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FOTOgraphia 151 maggio 2009

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Mensile, 5,70 euro, Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge il 27-02-2004, numero 46), articolo 1, comma 1 - DCB Milano

ANNO XVI - NUMERO 151 - MAGGIO 2009

Vincitori TIPA 2009

Roberto Koch ATTORNO LA FOTOGRAFIA

SONY WORLD PHOTOGRAPHY GLI AWARD 2009


“

Per quanto autorevole, l’associazione TIPA

non ha certo la presunzione di sopravanzare il mercato, ma ha la consapevolezza di saperlo interpretare.

Non ha la pretesa, e tracotanza, di tracciare strade da percorrere, ma riconosce quelle che l’industria produttrice imbocca, e vi sa orientare i lettori delle proprie riviste tecniche. Antonio Bordoni su questo numero, a pagina 28

Non è venduta in edicola. Per averla hai una sola possibilità: sottoscrivere l’abbonamento annuale. 12 numeri 57,00 euro Solo in abbonamento Compilare questo coupon (anche in fotocopia), e inviarlo a: Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano MI (02-66713604, fax 02-66981643; graphia@tin.it)

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ED È SUBITO FOTOGRAFIA. Prestigioso indirizzo, con programmi e iniziative che potrebbero fare anche la differenza, se soltanto qualcosa potesse ancora farla (la differenza) nell’apatia del nostro mondo, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore, di Bibbiena, in provincia di Arezzo, riserva la propria estate all’espressività della fotografia a sviluppo immediato. La magia della polaroid apre i battenti all’inizio di giugno, per estendersi fino all’inizio di settembre. Appropriati allestimenti scenici fanno tesoro della straordinaria location: l’ex Casa Mandamentale del comune toscano, nel capoluogo del verde Casentino, un edificio ottocentesco appositamente ristrutturato per soddisfare le nuove esigenze di uso (FOTOgraphia, maggio 2005). In mostra, creatività fotografica a trecentosessanta gradi, in pertinente equilibrio tra professione (soprattutto moda e ritratto) e ricerca espressiva (senza soluzione di continuità). In mostra, un percorso unico nel proprio genere, che stabilisce un punto fermo nella classificazione e analisi della fotografia polaroid nel nostro paese. Niente nomi, per cortesia, almeno in questa fase introduttiva: a seguire, sul prossimo numero di giugno, pubblicheremo una presentazione commentata e approfondita. Ciò che conta ora, in fase preventiva, è giusto la segnalazione di questo autentico casellario creativo, che arriva nel momento nel quale il discorso polaroid è in bilico tra gli splendori del passato, le incertezze del presente e le incognite del futuro. Dunque, plauso alla Fiaf, l’autorevole Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, che ribadisce uno dei propri ruoli discriminanti: quello di saper guardare, per vedere; ovverosia, per condividere esperienze e storie con coloro i quali affrontano il discorso fotografico con entusiasmo e passione, indipendentemente dalle redditività di impresa. Ne riparleremo sul prossimo numero, dibattendone, ma fin d’ora sia chiara e trasparente una condizione fondamentale: La magia della polaroid è una mostra-sintesi che ci voleva, e che è fino a oggi mancata, in un paese nel quale lo spreco di parole inutili sta diventando più che imbarazzante, inquietante addirittura. M.R.

Alla maniera della busta caratteristica delle pellicole piane Polaroid 4x5 pollici, affascinante cartoncino-invito della mostra La magia della polaroid, al Centro Italiano della Fotografia d’Autore, di Bibbiena, in provincia di Arezzo, dal sei giugno al sei settembre (www.centrofotografia.org).

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Mai come oggi, la fotografia è stata lontana dal conoscere una crisi. Anzi, direi che è in una evoluzione abbastanza tumultuosa, si mescola e confonde con altri linguaggi, ha un riconoscimento nel mondo dell’arte molto più complesso di quanto aveva poco tempo fa. Roberto Koch; su questo numero, a pagina 63 Le fotografie cambiano, quando cambiano gli sguardi. Pino Bertelli; su questo numero, a pagina 65 È ritratto, ci domandiamo ancora, oppure fotografia sociale e antropologica? Documentazione? Reportage? Angelo Galantini; su questo numero, a pagina 53

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Riguardo l’uso delle immagini di minori, voglio ricordare un costume arrivato recentemente alla ribalta: i book di ragazzine non ancora maggiorenni, istigate dalle proprie famiglie, ritratte in pose provocanti e promettenti, per cercare il successo, diventare veline, meteorine, letterine e, magari, anche ministre. Lello Piazza; su questo numero, a pagina 9 La fotografia induce in errore: la sua pratica e la sua lettura e identificazione, senza soluzione di continuità. Maurizio Rebuzzini; su questo numero, a pagina 14

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Copertina Principessa dei corvi, del polacco Piotr Fajfer: primo premio al Sony World Photography Award 2009, nella categoria professionale Commercial / Fashion. Da pagina 46, la relazione sul prestigioso concorso

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3 Fumetto Da una antica e rara edizione Federico Elmo, del 1960, di (Egregio signore), Siamo spiacenti di..., racconti di Dino Buzzati ancora oggi freschi e attuali, una illustrazione del francese Siné: ovviamente, Formato gabinetto, in evidente ironia di intenti

7 Editoriale 14

I giovani! Qualcuno afferma che il mercato fotografico ne sarebbe privo. Non è proprio così, anche se qualcosa di vero c’è. Certamente, ai giovani non interessano vecchie pantomime di maniera, ma vorrebbero Fotografia. C’è chi sa offrirla loro, e con loro la condivide, soprattutto come specchio critico delle proprie esistenze

8 La Carta di Treviso

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A tutela dei minori, a mezzo stampa. C’è chi la rispetta, chi la contravviene bellamente, chi se ne fa carico. E poi, ancora, c’è chi confonde i termini del discorso, andando a implicare operazioni d’arte, che nulla hanno da spartire con tutto questo. Ancora: le pose ammiccanti, provocanti e promettenti dei nostri tristi giorni


MAGGIO 2009

R , RIFLESSIONI IFLESSIONI, OSSERVAZIONI E COMMENTI OSSERVAZIONI E COMMENTI SULLA FOTOGRAFIA SULLA FOTOGRAFIA

10 Notizie

Anno XVI - numero 151 - 5,70 euro

Attrezzature, vicende e altre segnalazioni

DIRETTORE

RESPONSABILE

Maurizio Rebuzzini

12 Ciò che dice l’anima

IMPAGINAZIONE

Littman 45 Single: produzione artigianale statunitense, che converte al 4x5 pollici antichi apparecchi Polaroid

REDAZIONE

14 Sagge parole Considerazioni fotografiche da due sceneggiature: I tre giorni del Condor e un episodio del tenente Colombo Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini

Gianluca Gigante Angelo Galantini

FOTOGRAFIE

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Rouge

SEGRETERIA Maddalena Fasoli

HANNO

COLLABORATO

Pino Bertelli Antonio Bordoni Roberto Koch Loredana Patti Lello Piazza Franco Sergio Rebosio Ciro Rebuzzini Filippo Rebuzzini

18 Reportage Appunti e attualità del fotogiornalismo internazionale A cura di Lello Piazza

24 Morire di classe Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin in anastatica

26 PoYi 2009

Redazione, Amministrazione, Abbonamenti: Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano; 02-66713604; graphia@tin.it.

I vincitori del Pictures of the Year International Competition

● FOTOgraphia è venduta in abbonamento.

28 Specchio tecnologico

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La quaranta categorie tecnico-commerciali individuate dai TIPA Awards 2009 stabiliscono una concreta e tangibile unità di misura della tecnologia fotografica dei nostri giorni. Senza alcun dubbio, i prodotti migliori di Antonio Bordoni

38 Erotismo visivo esplicito

● A garanzia degli abbonati, nel caso la pubblicazione sia pervenuta in spedizione gratuita o a pagamento, l’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e in suo possesso, fatto diritto, in ogni caso, per l’interessato di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi della legge 675/96.

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Due monografie a un tempo convergenti e divergenti: The Big Book of Breasts e The Big Book of Legs di Maurizio Rebuzzini

46 Affermazioni prestigiose

● FOTOgraphia Abbonamento 12 numeri 57,00 euro. Abbonamento annuale per l’estero, via ordinaria 114,00 euro; via aerea: Europa 125,00 euro, America, Asia, Africa 180,00 euro, gli altri paesi 200,00 euro. Versamenti: assegno bancario non trasferibile intestato a Graphia srl Milano; vaglia postale a Graphia srl - PT Milano Isola; su Ccp n. 28219202 intestato a Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano; addebiti su carte di credito CartaSì, Visa, MasterCard. ● Nessuna maggiorazione è applicata per i numeri arretrati. ● È consentita la riproduzione di testi e fotografie, magari citando la fonte (ma non è indispensabile, né obbligatorio farlo). ● Manoscritti e fotografie non richiesti non saranno restituiti; l’Editore non è responsabile di eventuali danneggiamenti o smarrimenti.

Sony World Photography Award 2009 : a tutti gli effetti uno dei più qualificati riferimenti attuali della fotografia di Angelo Galantini

Fotocomposizione DTP e selezioni litografiche: Rouge, Milano Stampa: Arti Grafiche Salea, Milano

56 Attorno la fotografia Intenso incontro con Roberto Koch, fondatore e guida dell’agenzia Contrasto, attorno cui sono nate e cresciute altre esperienze legate alla fotografia Intervista di Lello Piazza

● FOTOgraphia è una pubblicazione mensile di Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano. Registrazione del Tribunale di Milano numero 174 del Primo aprile 1994. Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge il 27-02-2004, numero 46), articolo 1, comma 1 - DCB Milano.

Rivista associata a TIPA

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65 Aldo Bonasia Sguardo su un poeta della fotografia randagia di Pino Bertelli

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www.tipa.com

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Alla Photokina e ritorno Annotazioni dalla Photokina 2008 (World of Imaging), con richiami e riferimenti che non si esauriscono con il solo svolgimento della Photokina

Riflessioni, Osservazioni e Commenti sulla Fotografia: spunti utili e proficui sia al comparto tecnico-commerciale sia al mondo della fotografia espressiva e creativa

Alla Photokina e ritorno dodici pagine, ventinove illustrazioni

Reflex con contorno ventotto pagine, settantuno illustrazioni

Visioni contemporanee venti pagine, quarantotto illustrazioni

I sensi della memoria dieci pagine, ventisette illustrazioni

La città coinvolta dieci pagine, ventisei illustrazioni

E venne il giorno (?) sei pagine, quindici illustrazioni

E tutto attorno, Colonia sei pagine, diciassette illustrazioni

Ricordando Herbert Keppler due pagine, due illustrazioni

Ciò che dice l’anima sei pagine, undici illustrazioni

Sopra tutto, il dovere quattro pagine, otto illustrazioni

• centosessanta pagine • tredici capitoli in consecuzione più uno • trecentoquarantatré illustrazioni

In forma compatta dieci pagine, venticinque illustrazioni

Tanti auguri a voi venti pagine, cinquantadue illustrazioni

Alla Photokina e ritorno di Maurizio Rebuzzini 160 pagine 15x21cm 18,00 euro

F O T O G R A P H I A L I B R I Graphia srl • via Zuretti 2a - 20125 Milano 02-66713604 • graphia@tin.it

Saluti da Colonia sei pagine, nove illustrazioni

Citarsi addosso sette pagine


ROBERTO GATTI (2)

G

iusto da qui prendiamo spunto per la rituale riflessione di apertura: la più recente parola trasversale al commercio fotografico, che è tornata prepotentemente alla ribalta all’indomani del PhotoShow dello scorso marzo, del quale abbiamo solo sentito dire, e non possiamo testimoniare direttamente [siccome la nostra redazione è stata cancellata dalle comunicazioni ufficiali, rispettiamo questa volontà, facendoci da parte; da Alla Photokina e ritorno: «mio esilio volontario dai PhotoShow successivi al 2005; ho tolto il disturbo»]. I giovani! Con maggiore esattezza, l’assenza dei giovani dalle manifestazioni della fotografia dei nostri giorni. Personalmente, non mi allineo. È pur vero che la fotografia esprime età medie sistematicamente crescenti; ma i giovani non mancano: semmai, «sono “vecchie” e vetuste le opportunità di incontro che allestiamo in fotografia. Ovviamente, un appuntamento fieristico-merceologico è assolutamente e inviolabilmente lontano dalla portata sociale e di costume dei più giovani» [Editoriale di Foto-Notiziario, dell’otto maggio]. Ovverosia: se, quando e per quanto l’invito è adeguatamente allettante, i giovani compaiono e fotografano. Perché compaiono, ci possiamo domandare? Semplice, perché ci sono! Soltanto, le loro pulsioni ed emozioni si manifestano in momenti e per richiami coerenti alla propria anagrafe, ed è un discorso, e alle loro esigenze, ed è la sostanza. Venendo al sodo: cosa vogliono i giovani? Tante cose, molte delle quali non immagino neppure (ma dovrebbero immaginare coloro i quali sono preposti all’infrastruttura di mercato). Una certezza, però, non mi manca: vogliono incontrarsi sulla Fotografia, che qui declino con maiuscola consapevole e volontaria. E lo dimostrano le presenze a tante manifestazioni fotografiche brillanti, mai a cura dell’industria che ne fa commercio (per il vero, una eccezione ci sarebbe; consentitemi la citazione dell’impegno di Nital, distributore del marchio Nikon, che spesso fa l’autentica differenza). Alla resa dei conti, quella dei giovani non è vicenda solo commerciale, come pure è, ma soprattutto morale. Se qualcuno ambisce ai giovani per propria redditività di impresa, altri -noi tra questi- debbono rivolgersi ai giovani per trasmettere i valori nei quali credono e dei quali sono convinti. Non penso di essere lontano dal vero, quando ipotizzo (e sogno) di agire per veder realizzata tutta la bellezza dei giovani ed esplodere la loro giovane poesia. Io sono perfettamente consapevole di questo mio dovere: che esercito in ognuna delle azioni che svolgo nel mondo fotografico italiano, peraltro tra l’indifferenza generale. Ma di certo questa indifferenza non mi frena, e non ne faccio piagnisteo. Convinto come sono delle mie azioni e intenzioni, cerco sempre di svegliare le potenzialità dei giovani, per indurli ad amare la vita verso la quale stanno per incamminarsi. Lo faccio attraverso la Fotografia, che è sempre un mezzo, mai un fine. Maurizio Rebuzzini

Domenica otto marzo: a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, migliaia di fotografi presenti al Magico, nato Magico Carnevale nel 2003, sempre con la regia del fotografo veneto Mario Lasalandra. Allestita dal Fotoclub Eyes, la manifestazione ha richiamato soprattutto giovani: sono state scattate migliaia, migliaia, migliaia e migliaia di fotografie.

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LA CARTA DI TREVISO

R

Ricordiamolo: il 25 novembre 1995 veniva approvato un documento per la tutela dei minori, dal quale stralciamo la parte essenziale. I giornalisti italiani, d’intesa con Telefono Azzurro, a cinque anni dall’approvazione della Carta di Treviso, ne riconfermano il valore e ne ribadiscono i princìpi a salvaguardia della dignità e di uno sviluppo equilibrato dei bambini e degli adolescenti -senza distinzioni di sesso, razza, etnia e religione-, anche in funzione di uno sviluppo della conoscenza dei problemi minorili e per ampliare nell’opinione pubblica una cultura dell’infanzia, pur prendendo spunto dai fatti di cronaca. In considerazione delle ripetute violazioni della Carta, ritengono utile sottolineare alcune regole di comportamento, peraltro non esaustive dell’impegno, anche in applicazione delle norme nazionali ed internazionali in vigore. 1. Al bambino coinvolto come autore, vittima o teste in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l’assoluto anonimato. Per esempio, deve essere evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l’indirizzo dell’abitazione o il Comune di residenza nel caso di piccoli centri, l’indicazione della scuola cui appartenga. 2. Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e critica circa le decisioni dell’autorità giudiziaria e l’utilità di articoli e inchieste, anche in questi casi occorre comunque tutelare l’anonimato del minore, per non incidere sull’armonico sviluppo della sua personalità. 3. Il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano ledere la sua dignità, né turbato nella propria privacy o coinvolto in

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Il nipote del premier Silvio Berlusconi su copertine di Oggi, Anna e Chi della scorsa estate 2008: rispettivamente, ventitré luglio, ventotto agosto e undici agosto. Tre storie di copertina con protagonisti Veronica Lario e il piccolo Alessandro, figlio di Barbara Berlusconi. Sulla copertina di Oggi, Alessandro è pixelato perché non sia riconoscibile, mentre su Anna e Chi, in barba alla Carta di Treviso, il bimbo appare in splendida definizione litografica.

Sempre contravvenendo la Carta di Treviso, sulla prima pagina del Giornale del nove aprile è stato pubblicato il ritratto di un bambino terremotato, sorridente e con un grande peluche tra le braccia. Non è questo un esempio di uso propagandistico di bambino, per mostrare quanto è bravo il governo che, nella catastrofe, sa rendere felici i piccolini?

una pubblicità che possa ledere l’armonico sviluppo della sua personalità e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori. 4. Nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi (come suicidi, lanci di sassi, fughe da casa) posti in essere da minorenni, occorre non enfatizzare quei particolari di cronaca che possano provocare effetti di suggestione o emulazione. 5. Nel caso di bambini malati, feriti o disabili, occorre porre particolare attenzione nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi a un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona. I giornalisti riuniti a Venezia e Treviso il 23, 24 e 25 novembre 1995 per la chiusura del Convegno Il Bambino e l’informazione impegnano inoltre il Comitato Nazionale di Garanzia a: a) diffondere la normativa esistente; b) pubblicizzare i propri provvedimenti anche attraverso un bollettino; c) attuare l’Osservatorio previsto dalla Carta di Treviso: Rai, Fieg e Fininvest [oggi, Mediaset]; d) organizzare una conferenza annuale di verifica dell’attività svolta e di presentazione dei dati dell’Osservatorio; e) coinvolgere nell’applicazione della Carta di Treviso in modo più diretto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa periodici, notiziari televisivi e radiofonici; f) sollecitare la creazione di uffici stampa presso i Tribunali per i minorenni;

g) sviluppare in positivo la creazione di spazi informativi e di comunicazione per i minori, affinché se ne possa parlare nella loro normalità e non soltanto nell’emergenza. E poi, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti a: a) prevedere che nella riforma dell’Ordine sia semplificata la procedura disciplinare e contemplata la sanzione accessoria della pubblicazione del provvedimento; b) organizzare seminari e incontri e quanto sia utile per confrontare l’iniziativa dei Consigli regionali dell’Ordine; c) coinvolgere le scuole di giornalismo come centri di monitoraggio. Questo documento, spesso dimenticato, mi è venuto in mente oggi, circa un anno dopo aver visto le fotografie pubblicate tra luglio e agosto 2008 dai settimanali Oggi e Anna (Rizzoli) e dal rotocalco Chi (Mondadori). Tre storie di copertina con protagonisti Veronica Lario e il piccolo Alessandro, figlio di Barbara Berlusconi e nipotino del premier Sil-


vio. Sulla copertina di Oggi, Alessandro è pixelato perché non sia riconoscibile, mentre su Anna e Chi il bimbo appare nella splendida definizione dei trecento-pixel-per-pollice [pagina accanto]. Ho provato un certo disagio nel vedere la differenza del comportamento di Oggi, che sembra aver rispettato la Carta di Treviso, e Anna e Chi, che non ne hanno tenuto alcun conto. Ma, mi fanno notare: Oggi non avrà avuto il model release! Permesso sì, permesso no, secondo me i minori dovrebbero essere comunque protetti, anche dai loro genitori o dai loro nonni («a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori», specifica la Carta), che potrebbero dare il consenso alla pubblicazione delle immagini che li ritraggono, magari perché hanno la necessità di apparire nelle vesti della sacra famiglia, con il santo bambino tra le braccia. Ho tenuto le copie di Chi, Oggi e Anna nel cassetto, e avevo ormai rinunciato a parlarne, quando su Il Giornale del nove aprile di quest’anno vedo una fotografia quasi a piena pagina di un bambino terremotato, sorridente e con un grande peluche tra le braccia [ancora pagina accanto]. Non è questo un esempio di uso propagandistico di bambino, per mostrare quanto è bravo il governo che, nella catastrofe, sa rendere felici i piccolini? Non è un’infrazione alla Carta di Treviso? Poi, sull’argomento, mi è arrivata una email dal signor Cesare Pietroingiusti, che me ne ha girata un’altra ricevuta da uno psicoterapeuta di Milano, Freddy Torta, a proposito della mostra L’artista viaggiatore da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani, a cura di Claudio Spadoni e Tulliola Sparagni, al Museo d’Arte della città di Ravenna, in via di Roma 13, fino al ventuno giugno. Tra le immagini esposte, Freddy Torta ne isola una nella quale si vede un fanciullo indiano, completamente nudo, che ha tra le labbra un lungo strumento simile a un flauto, mentre l’artista seminudo (Luigi Ontani, presumo e deduco), tiene per la testa un grosso serpente mentre una sua gamba si infila tra quelle del bambino: Les Charmeur des Serpentes d’après

J. Leon Gerôme; fotografia in bianconero su carta virata a seppia dipinta all’acquerello; 52x40cm (Collezione dell’artista) [qui accanto]. Freddy Torta comunica, quindi, di aver inviato una lettera di protesta alle autorità competenti, compreso il Presidente della Repubblica (sotto il cui Alto Patrocinio si svolge l’esposizione): «Intendo esprimere la mia perplessità relativamente all’esposizione di fotografie di bambini indiani nudi, ritratti in pose varie insieme all’artista, nella sala dedicata a Luigi Ontani, all’interno della mostra L’artista viaggiatore da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani, presso il Museo d’Arte della città di Ravenna». Lascio al lettore, al suo senso estetico, al suo spirito morale, un giudizio sull’argomento. Mi limito a osservare che, nel caso di Ravenna, le immagini hanno una valenza artistica, mentre se usate sulle pagine della stampa, le fotografie dei minori (in quanto tali, non come soggetto di pretesto, generico e anonimo) possono avere tutt’altro significato e delineare ben altre implicazioni. Sulla stampa, i minori hanno nome e cognome, sono cioè identificabili, e questo li rende più vulnerabili. Per quanto riguarda l’uso dei minori come protagonisti (anonimi) di fotografie d’arte ricordo qualche autore che (finora) non è mai stato messo veramente sotto accusa. Del Diciannovesimo secolo mi limito a citare Lewis Carroll, noto soprattutto per essere l’autore dell’epocale Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, fotografo di bambine di poco vestite, e Wilhelm von Gloeden (che per il vero fu processato per i suoi nudi, ma non per l’uso di minori, le cui immagini esposte all’inizio dello scorso anno al Palazzo della Ragione, a Milano, hanno comunque sollevato polemiche; FOTOgraphia, marzo 2008). Per tempi a noi più vicini, arrivo a David Hamilton, le cui raffigurazioni oniriche di fanciulle, forse ispirate dal capolavoro di Vladimir Nabokov, Lolita, pubblicate a partire dagli anni Settanta sono autenticamente e dichiaratamente erotiche. Per la verità, in nessuna di queste immagini il fotografo appare come protagonista, mentre questo accade nelle immagini di Luigi Ontani,

Esposte nella consistente mostra L’artista viaggiatore da Gauguin a Klee, da Matisse a Ontani, al Museo d’Arte della città di Ravenna, le opere di Luigi Ontani hanno ispirato prese di posizione sull’uso di minori nella raffigurazione visiva, in questo caso con intenzioni d’arte. Qui sopra: Les Charmeur des Serpentes d’après J. Leon Gerôme; fotografia in bianconero su carta virata a seppia dipinta all’acquerello; 52x40cm (Collezione dell’artista). A destra: Sahib Sadhu Scimmie Sunil; fotografia in bianconero su carta virata a seppia dipinta all’acquerello, 30x25cm (Collezione dell’artista).

rendendo più imbarazzanti l’ambiguità delle situazioni e i sospetti sul coinvolgimento dell’autore (che comunque interesserebbe altro, che il dibattito estetico e creativo). Riguardo l’uso delle immagini di minori, voglio però concludere ricordando un costume portato alla ribalta dalla cronaca politica di fine aprile: l’uso dei book da parte di molte ragazzine non ancora maggiorenni, istigate dalle proprie famiglie, ritratte in pose provocanti e promettenti (non soltanto ammiccanti, come accade del resto nelle coreografie degli stacchetti televisivi, anche in fascia protetta appetitose chiappette al vento), per cercare il successo, diventare veline, meteorine, letterine e, magari, anche ministre. Oltre l’uso delle immagini dei minori sulla stampa periodica (come dice bene la Carta di Treviso), giusto questo mal-costume potrebbe rappresentare un vero scandalo, forse il vero scandalo. Anche se il famoso giornalista Carlo Rossella, dichiaratamente schierato e asservito, minimizza, affermando che è impossibile definire minorenni le ragazze ritratte nei book (sic!), lo psicologo Freddy Torta farebbe bene a dedicare la priorità delle proprie preoccupazioni a questo inquietante fenomeno, che peraltro è sollecitato, coltivato, cullato, accarezzato, proposto (e tanti altri verbi, che ognuno può aggiungere da sé) dalla televisione italiana, di stato e non. L.P.

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VISIONE. La gamma di cornici digitali Braun Digiframe si arricchisce con un nuovo modello: la Digiframe 7700 con display LCD da sette pollici. Oltre le prestazioni standard, la principale caratteristica riguarda la possibilità di riprodurre file video e audio, ma soprattutto la dotazione di un’uscita Video-Out, che consente di utilizzare la Digiframe come riproduttore, collegato a un monitor televisivo. Al proposito, rivolgiamoci ai fotonegozianti. Convinti che ognuno svolga il proprio lavoro al meglio delle proprie possibilità, non intendiamo insegnare a nessuno come affrontarlo. Più semplicemente, sappiamo di poter offrire spunti utili e proficui. Niente di più, né di diverso. Da clienti possibili, passeggiando per strada e incontrando casualmente negozi di fotografia, piuttosto che recandoci volontariamente in negozi di fotografia, negli ultimi mesi abbiamo cercato indizi dei nuovi equilibri commerciali del nostro comparto. Non li abbiamo trovati, né in negozi di dimensioni e proiezioni limitate (senza scala gerarchica, ma per volume di affari e indirizzo merceologico), né in negozi iperforniti (dalle reflex a tutto l’indotto fotografico). Nelle vetrine, abbiamo visto molte compatte e tante reflex, ma niente d’altro; invece, nelle vetrine di altre merceologie ci siamo goduti una infinita serie di sollecitazioni eterogenee. Soprattutto, nelle vetrine dei negozi fotografici, non abbiamo visto una, che sia una, cornice digitale con relativa proiezione in continuo di possibili offerte commerciali (che invece abbiamo visto in negozi non fotografici). Appunto: le cornici digitali, oggetto assolutamente affascinan-

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te e avvincente, oltre che gratificante. Le cornici digitali: magari da usare per mostrare altro, magari da usare per mostrare se stesse e le proprie potenzialità (meglio che tenerle in scatola, sullo scaffale dietro il banco). Uno show con un avviso: «La cornice è in vendita». (Fowa, via Tabacchi 29, 10132 Torino).

CON PERSONALITÀ. Reflex a obiettivo zoom fisso, la nuova Sony Cyber-shot HX1 (TIPA Award 2009; su questo stesso numero, da pagina 28) non è soltanto tale, nuova, ma addirittura innovativa. L’insieme delle sue consistenti caratteristiche tecniche e di uso sottolineano una personalità fotografica a tutto tondo (è il caso, eccome!), per applicazioni che spaziano in lungo e largo, soprattutto in largo, fino a delineare i termini assoluti della maggiore soddisfazione del cliente utilizzatore. C’è di che meravigliarsi e stupirsi, ma anche rallegrarsi.

Opzione panoramica. Fotografia a distanza ravvicinata. Registrazione video. Rumore ridotto. Zoom di classe G. Processore Bionz. Sensore Exmor CMOS. Intelligent Scene Recognition. Visione grandangolare. Raffinata e selettiva Enhanced Face Detection. Alta definizione. Sono questi, e altri ancora, i parametri identificativi di questa nuova configurazione. Di fatto, la Sony Cyber-shot HX1 assicura risultati professionali in estrema facilità. È ricca di funzionalità e coniuga rapidità di scatto e potenti opzioni creative in un corpo macchina elegante, quanto efficace. All’interno, un sensore CMOS da 9,1 Megapixel effettivi super sensibile riduce i disturbi dell’immagine in condizioni di scarsa lu-

minosità. Questo definisce una sostanziosa differenza fotografica, edificata su risultati nitidi e naturali scattando a mano libera e senza flash. Sony Cyber-shot HX1 è la prima compatta al mondo a scattare una sequenza di dieci fotogrammi al secondo a piena risoluzione; di fatto, è più veloce di molte reflex professionali. Inoltre, si segnalano nuove modalità di scatto in condizioni di scarsa luminosità, che sovrappongono automaticamente una sequenza ad alta velocità di sei fotogrammi per produrre un unico scatto sorprendente. Inoltre, ricca di funzioni avanzate, la Cyber-shot HX1 è la prima macchina fotografica al mondo che unisce la modalità panoramica a sequenze veloci da dieci fotogrammi al secondo e registrazione di filmati HD. La modalità “Sweep Panorama” si basa su una sequenza di immagini riprese ad alta velocità abbinata alla rotazione dell’apparecchio da destra a sinistra, lungo l’orizzonte (piuttosto che dall’alto verso il basso). Le immagini singole vengono poi unite insieme in modo automatico dalla Cyber-shot HX1, per ricreare l’immagine completa della spettacolare vista panoramica. (Sony Italia, via Galileo Galilei 40, 20092 Cinisello Balsamo MI).

CONFORTEVOLE. Eccellente produzione ottica, che si impone per le proprie interpretazioni fotografiche, Sigma continua a sfornare zoom particolarmente agevoli, a misura della fotografia reflex dei nostri giorni. Ecco qui il nuovo Sigma 50-200mm f/45,6 DC OS HSM, zoom standard di confortevole luminosità relativa che incorpora il sistema proprietario di stabilizzazione ottica Sigma OS; diaframma minimo f/22 (a tutte le focali). Nel gruppo frontale, lo schema ottico di quattordici elementi divisi in dieci gruppi prevede lenti in vetro ottico a basso indice di dispersione SLD (Special Low Dispersion). Inoltre, lo zoom è dotato di sistema di messa a

fuoco interna, che garantisce una perfetta nitidezza a tutte le focali della propria escursione. Grazie al motore ipersonico HSM (Hyper Sonic Motor, ancora tecnologia proprietaria), l’autofocus è veloce e silenzioso. Il sistema OS di stabilizzazione ottica elimina le vibrazioni accidentali. Questa condizione permette di scattare a mano libera con tempi di otturazione circa quattro volte più lenti, rispetto a quelli che si dovrebbero adottare e selezionare con un obiettivo parifocale non stabilizzato. Nell’uso, le versioni in montatura per reflex Pentax e Sony possono utilizzare il sistema di stabilizzazione OS, in alternativa ai sistemi di stabilizzazione interni delle singole reflex. Il rivestimento multistrato Super Multi-Layer Coating riduce il flare e le immagini fantasma, e assicura un alto contrasto di immagine. La messa a fuoco da 110cm, lungo tutta l’escursione focale, equivale a un ingrandimento massimo di 1:4.5. Grazie al sistema di messa a fuoco interna, la lente frontale non ruota, così che si possono usare i filtri polarizzatori circolari, diametro 55mm, e gli accessori ottici direzionati (a ciascuno, il suo). In montatura fissa per reflex Canon, Nikon, Pentax, Sigma e Sony con sensori digitali in dimensioni APS-C. (Mamiya Trading, via Cesare Pavese 31, 20090 Opera Zerbo MI).


CIÒ CHE DICE L’ANIMA

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Ancora in anticipo sull’annunciata presentazione della straordinaria selezione La magia della polaroid -alla quale ci siamo già richiamati in apertura di rivista, Prima di cominciare questo stesso numero di FOTOgraphia, a pagina quattro-, una notazione tecnica di quelle che tanto ci piacciono e appassionano. Anche qui, come già fatto in altre occasioni precedenti, stiamo per riferire di un personaggio che appartiene alla schiera di coloro i quali ascoltano ciò che dice l’anima. Lo ribadiamo: sono loro la nostra migliore compagnia. Per ora, un accenno; poi, entreremo nel dettaglio della vicenda sul prossimo numero di giugno. Come nostra consuetudine (e capacità?), a complemento dell’annunciato approfondimento sulla mostra allestita al Centro Italiano della Fotografia d’Autore, di Bibbiena, in provincia di Arezzo, appunto La magia della polaroid, affronteremo anche complementi che consideriamo doverosi, prima che leciti. Quindi, oggi, solo l’annotazione che lo statunitense William Littman, nel commercio fotografico con la linea di apparecchi (modificati) Littman 45 Single, espressione attuale di una storia decennale, interpreta in modo brillante la consecuzione tecnica della produzione Polaroid (www. littman45single.com). Adesso come adesso, converte alla ripresa 4x5 pollici apparecchi folding Polaroid del passato remoto; anni fa, è nato trasformando al dorso per filmpack della serie 600 quelli per (*) Titolo ripreso da uno dei tredici capitoli in consecuzione (più uno) di Alla Photokina e ritorno, nel cui delirio Maurizio Rebuzzini affronta un identificato discorso fotografico: spunti utili e proficui sia al comparto tecnico-commerciale sia al mondo della fotografia espressiva e creativa. Nello specifico, come ogni altro del libro, anche questo capitolo ha un proprio sottotitolo esplicativo: con Enzo Jannacci, Come gli aeroplani che si parlano tra di loro / e discutono e non si dicono mai niente.

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Da Littman Opus+Arte Collection, in associazione con Retro+Futur, una serie di finiture e dotazioni ottiche diverse della trasformazione Littman 35 Single, pellicola a rullo da antichi corpi originaria. Ai nomacchina Polaroid stri giorni, la sua produzione (prossimi artigianale, pezzo per pezzo, è legalle origini) gendaria e mitica, tanto che -anticia 4x5 pollici.

Dopo una prima serie di antiche Polaroid trasformate al filmpack serie 600, da tempo William Littman converte gli stessi apparecchi al formato di ripresa 4x5 pollici, con dorso internazionale per châssis in formato, châssis Polaroid 545 e/o portarulli 120 e 220 per esposizioni 6x7, 6x9 e 6x12cm.

piamolo- Angelina Jolie ne ha regalata una particolare finitura al marito Brad Pitt, appassionato di fotografia, in occasione di un suo compleanno! Ne riparleremo; e oltre la panoramica pubblicata in questa pagina, soltanto un’altra annotazione. Testimoni diretti, ricordiamo un passaggio italiano di William Littman, dei tempi delle Polaroid antiche riconvertite al filmpack serie 600. Non venne capito da nessuno, fu trattato come un bizzarro e oscuro personaggio, non ha lasciato segno. Del resto, ammettiamolo (con tanta vergogna), il mercato italiano della fotografia professionale è stato spesso cieco e accecato da presunte redditività di impresa, interpretate senza alcuna previsione o intuizione: ha ricevuto molto, senza nulla restituire. Così che, l’indifferenza generale ha determinato quell’apatia che ancora oggi respiriamo, e che non dà peso e riscontro a nulla che esca dal consueto. Ammesso, ma non concesso, che il consueto da sé basti... ciò è! Ci piaccia o meno. A.Bor.


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SAGGE PAROLE

Tutte le volte che si mostrano fotografie a persone che non se ne occupano specificamente, diciamo ad amici e conoscenti, non si ottiene mai un commento. Ovvero, anche a domanda specifica, la risposta è sempre inevitabilmente la stessa: «Non me ne intendo». Da questo, ricaviamo l’impressione, ma anche l’opinione, che si confondono i termini del discorso: si sovvertono i concetti, andando a scambiare la pratica fotografica, che casomai c’entra altrove e altrimenti, con la lettura dell’immagine, a tutti gli effetti ben diversa e non necessariamente coincidente. Certo, coloro i quali possiedono i codici della fotografia (magari anche soltanto tecnici), possono effettuare letture stratificate e mirate; ma, in assoluto, tutti viviamo con le immagini, e dovremmo comprenderle.

Del resto, in parallelo, ognuno sa gustare un buon pranzo, sa valutare il cibo che mangia, pur non essendo né un cuoco, né un esperto di alimentazione. Invece, e al contrario, la fotografia induce in errore: la sua pratica e la sua lettura e identificazione, senza soluzione di continuità. Così, pochi, ma forse nessuno, si esprimono sull’immagine fotografica, esternando le eventuali emozioni che sollecita e provoca. Questo avviene in Italia, lo precisiamo subito. In altre geografie, meno formali, meno condizionate, più disponibili al dialogo e alla condivisione, accade esattamente il contrario. Ancora una volta, per approfondire questo concetto, andiamo a isolare e considerare esempi dal cinema, da sue sceneggiature individuate e proposte a titolo di esempio... esemplare e significativo.

Peter Falk negli inconfondibili panni del tenente Colombo, fortunata serie televisiva avviata nel lontano 1971, con un primo episodio Murder by the Book, in Italia Un giallo da manuale, diretto da Steven Spielberg. Questo ritratto è uno degli ufficiali realizzati da Douglas Kirkland, che ne ha cortesemente concesso l’uso.

In Ospite d’inverno, di Alan Rickman ( The Winter Guest; Gran Bretagna e Usa, 1997), la protagonista Frances, interpretata dall’attrice Emma Thompson, riflette sulla propria macchina fotografica (per dovere di cronaca, una Nikkormat): «Vede quello che dico io. Di volta in volta, scopre l’animo delle persone, vede quello che hanno dentro, se si lasciano andare. [...] Se sono fortunata, mi mostrerà anche i loro segreti, li porterà allo scoperto, uno ad uno».

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Due i titoli presi in esame, estremamente diversi da loro, tanto da comporre i tratti della regola. Ciò a dire, la parte per il tutto. Minimo comune denominatore sostanziale, che nella nostra lettura fa la differenza e stabilisce parametri di riferimento e richiamo, entrambi i titoli sono statunitensi. Uno è un film che ai propri tempi ha riscosso anche un certo successo, I tre giorni del Condor, di Sidney Pollack, apprezzato regista (e spesso anche attore), scomparso lo scorso maggio 2008, a settantaquattro anni; l’altro è un telefilm della fortunata serie Colombo, imperturbabilmente replicata, replicata, replicata, replicata e ancora replicata in Italia. Per consecuzione di considerazioni, invertiamo l’ordine dei fattori. Ma il risultato con cambia, come per la moltiplicazione aritmetica.

COLOMBO Prima di affrontare lo specifico del celebre tenente, ottimamente caratterizzato da Peter Falk, una notazione parallela, utile per l’aneddotica di costume. Il primo episodio della lunga serie, che si è poi allungata negli anni, Murder by the Book, che in Italia è stato tradotto in Un giallo da manuale, del 1971 (e trasmesso negli Stati Uniti il quindici settembre), è stato diretto nientemeno che da Steven Spielberg, che si è appunto formato con i serial televisivi, prima del suo primo autentico film accreditato, in origine per la televisione, Duel, dello stesso 1971. Per quanto trasversale anche ad altre sceneggiature e scenografie di Colombo, la fotografia è autentica protagonista di Una mossa sbagliata (Negative Reaction), del 1974, secondo episodio della quarta stagione, che si è altresì aggiudicata l’Emmy Award 1975, ventiseiesimo dall’origine. Diretto da Alf Kjellin, su sceneggiatura di Peter S. Fischer, l’episodio verte attorno l’omicidio di un fotografo professionista, Paul Galesko, interpretato dal bravo Dick Van Dyke, che uccide la propria moglie


Frances, dopo averne inscenato un finto rapimento. La mossa sbagliata del titolo, corrispondente all’originaria negative reaction, è giusto quella che commette l’assassino, che, al solito, si smaschera e rivela alla fine dell’avventura, quando, tra tanti reperti di prova archiviati nell’apposita sala, individua e indica la macchina fotografica con la quale è stata scattata la fotografia della rapita. Per la cronaca, si tratta di una elegante Polaroid delle origini, erede della genìa avviata con la prima Polaroid 95 (e forse è proprio una Polaroid 95). Ma non è questo il punto, quantomeno oggi. Invece, affondando fino ad altra profondità (di pensiero e concetto), oggi sottolineiamo qualcosa di diverso, che esula dalla combinazione cinematografica con apparecchi fotografici, che ha caratterizzato, fino a definirle, nostre altre precedenti considerazioni in merito, puntualmente presentate su queste pagine e imperiosamente riunite in avvincenti mostre a tema, tutte a cura di Maurizio e Filippo Rebuzzini (responsabili anche delle corrispondenti segnalazioni redazionali di FOTOgraphia); tra queste, ne ricordiamo ancora tre in particolare: Fotografia & Cinema. Fotogrammi celebri, alla Galleria Grazia Neri, di Milano, all’inizio del 2007 (FOTOgraphia, dicembre 2006 e maggio 2007); Fotogrammi. Fotografi e fotografia nel cinema, con il supporto di Sony Italia, al LuccaDigitalPhotoFest 2008 (FOTOgraphia, novembre 2008); e la recente selezione tematica Nikon sul

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grande schermo, che il distributore Nital ha allestito nel proprio stand allo scorso PhotoShow (FOTOgraphia, marzo 2009). Cosa porta il tenente Colombo sulle tracce del marito assassino? Il fatto che sul luogo del delitto recupera una polaroid di scarto, alla quale ha poi fatto seguito quella cha ha accompagnato la falsa richiesta di riscatto. Ancora: cosa lo insospettisce e indirizza? Il fatto che questa precedente polaroid è stata scartata perché imperfetta nell’inquadratura e composizione, come peraltro sottolinea lo stesso fotografo-assassino, cadendo nella prima delle numerose trappole che l’imperturbabile tenente confeziona a misura di presunzione e insolente arroganza (da professionista). Non un rapitore, ma un fotografo, annota Colombo, può avere una tale accortezza, un così alto amor proprio. Ed ecco qui, la nostra riflessione. La sceneggiatura fa declinare una osservazione fotografica a un tempo consistente e profonda a un “personaggio comune”, non a un esperto di fotografia. Questa combinazione è impensabile in una sceneggiatura italiana che, traendo altrettanta ispirazione dalla vita quotidiana, non approderebbe mai a tanto.

CONDOR Sceneggiato da Lorenzo Semple Jr, dal racconto Six Days of the Condor, di James Grady, il cinematografico I tre giorni del Condor, del 1975, consente analoghe riflessioni sulla fotografia presa in considerazione da “persone comuni”. Prima di esprimerle, ancora e anche qui annotazioni parallele e di complemento. Anzitutto, dopo aver ricordato la coinvolgente regia di Sydney Pollack, non possiamo sorvolare sulle convincenti interpretazioni di Robert Redford (Joseph Turner; per la Cia, il Condor) e Faye Dunaway (Kathy Hale), e neppure ignoriamo la presenza di un enigmatico killer governativo, G. Joubert, perfettamente caratterizzato da Max Von Sydow. Quindi, una annotazione di costume: contrariamente alle ottime traduzioni di molti film, in questo caso registriamo un clamoroso errore nel dialogo. È quando si specifica che l’agente Joseph Turner è un “letto-

In I tre giorni del Condor, nei panni dell’agente Cia Joseph Turner, Robert Redford esprime approfondite notazioni fotografiche. Osservando le stampe di Kathy Hale (Faye Dunaway), rileva che sono tutti paesaggi senza persone, visioni in una stagione cupa, non ancora inverno e non già più autunno: probabilmente, il tempo ibrido di interregno di novembre.

re di fumetti comici”, dall’originario “lettore di comics”, che appunto sono i fumetti in sé. Ancora in anticipo sull’argomento che stiamo per affrontare, un’altra deviazione, per segnalare che in una collutazione Joseph Turner (Robert Redford) si libera di un assalitore accecandolo con un flash elettronico. Ed è esattamente quanto ipotizzato da Alfred Hitchcock in La finestra sul cortile, del 1954, nel quale, tra tanta altra fotografia, il fotoreporter L.B. Jefferies (l’attore James Stewart) resiste all’aggressione dell’assassino difendendosi a colpi di flash a lampadine, che accecano il pur coriaceo Lars Thorwald (Raymond Burr, noto per le serie televisive dell’avvocato Perry Mason e dell’investigatore paraplegico [Robert] Ironside): ne abbiamo approfondito in FOTOgraphia del marzo 2007. A noi, ora. Per una controversa serie di accadimenti, sui quali sorvoliamo, l’agente Cia Joseph Turner (Robert Redford), incaricato di leggere libri pubblicati in tutto il mondo, nome in codice Condor, si rende ir-


reperibile alla Compagnia, entro la quale ha intuito una deviazione per la quale lui dovrebbe essere ucciso. A Manhattan, rapisce una signora che sta salendo sulla propria automobile (è cinema, non realtà: non una scarampana qualsiasi -ci venga perdonata la poca delicatezza di linguaggio-, ma l’avvenente Faye Dunaway, nei panni di Kathy Hale). Si fa condurre nel suo appartamento di Brooklyn, dove la lega su un divano. A questo punto, osservando l’appartamento, nota una serie di fotografie bianconero incorniciate, ap-

Ancora con Joseph Turner, l’agente Cia di I tre giorni del Condor (Robert Redford): fotografie tristi, malinconiche, desolanti, che esprimono un animo (dell’autore) in qualche modo e misura analogamente tormentato.

pese alle pareti. Si informa; «Sì, sono una fotografa», rivela Kathy Hale. Attenzione: Joseph Turner è una “persona comune”, non un esperto in materia. Osserva le stampe e nota che sono tutti paesaggi senza persone, visioni in una stagione cupa, non ancora inverno e non già più autunno: probabilmente, il tempo ibrido di interregno di novembre. Fotografie tristi, rileva, fotografie malinconiche, visioni e interpretazioni desolanti, che esprimono un animo (dell’autore) in qualche modo e misura analogamente tormentato. Insomma, minuti di considerazioni fotografiche degne di una sostanziosa critica d’autore. E poi, nel rapporto tra i due, questa personalità fotografica fa capolino altre volte, fino a quando Joseph Turner sollecita Kathy Hale ad assecondare il coinvolgimento emotivo e intimo che si è inevitabilmente creato tra loro (è cinema, non realtà). E la rimprovera di essere come le sue fotografie, mai de-

cise, mai definite, mai finite, ma sospese nel vuoto e nel tempo. All’esatto opposto e contrario, ripetendo l’avvio: in Italia, tutte le volte che si mostrano fotografie a persone che non se ne occupano specificamente, diciamo ad amici e conoscenti, non si ottiene mai un commento. Ovvero, anche a domanda specifica, la risposta è sempre inevitabilmente la stessa: «Non me ne intendo». Dunque, si confondono i termini del discorso: si sovvertono i concetti, andando a scambiare la pratica fotografica, che casomai c’entra altrove e altrimenti, con la lettura dell’immagine, a tutti gli effetti ben diversa e non necessariamente coincidente. Certo, coloro i quali possiedono i codici della fotografia (magari anche soltanto tecnici), possono effettuare letture stratificate e mirate; ma, in assoluto, tutti viviamo con le immagini, e dovremmo comprenderle. M.R. Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini


DONAZIONE. Grazia Neri ha donato un imponente archivio di immagini al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano (www.museofotografiacontemporanea.org). L’annuncio ufficiale è stato dato lo scorso undici aprile dalla stessa Grazia Neri e dal figlio Michele, dall’inizio dell’anno a capo dell’agenzia [FOTOgraphia, febbraio 2009]: in accordo con gli autori e gli aventi diritto (di riproduzione), al Museo sono state inviate centinaia di migliaia di stampe fotografiche e diapositive giacenti presso i loro archivi. Si tratta di fotografie di molti dei grandi autori che l’agenzia ha rappresentato nella propria ultra decennale attività (tra le quali segnaliamo il bravo Peter Menzel, che abbiamo presentato lo scorso maggio 2008, e l’attento Uliano Lucas, della cui fotografia -e altro ancora- ci siamo occupati in tante occasioni [entrambi, qui sotto]). Questo materiale, che porterà a quasi due milioni il numero di immagini conservate nelle collezioni del Museo, riguarda soprattutto temi che sono stati di interesse per la stampa periodica italiana, dai grandi cambiamenti del costume degli anni Sessanta-Settanta ai movimenti politici, dalle icone del cinema a quelle della musica, della cultura, dello sport.

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Questa rubrica riporta notizie che sono appartenute alla cronaca. Però, nel loro richiamo e riferimento molti motivi ci impediscono di essere tempestivi quanto la cronaca richiederebbe. Ciononostante riteniamo giusto proporle, perché siamo convinti che non abbiano perso la propria attualità, e continuino a offrire spunti di riflessione. no scatto rappresenta un piccolo haiku (brevissima composizione e lirica giapponese di tre versi, caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe), e rivelano qualcosa di veramente profondo nell’apparente nullità della vita quotidiana.

DEUTSCHE BÖRSE PHOTOGRAPHY 2009. Il quarantatreenne Paul Graham si è aggiudicato le trentamila sterline del ricco premio tedesco. L’annuncio è stato dato mercoledì venticinque marzo, presso la Photographers Gallery, di Londra (la più grande galleria pubblica della capitale inglese dedicata alla fotografia), da Jefferson Hack, co-fondatore del periodico Dazed & Confused. La giuria che ha assegnato il riconoscimento era composta da David Campany, scrittore e lettore presso l’Università di Westminster (Inghilterra), David Goldblatt, fotografo (Sudafrica), Chus Martínez, capo dei curatori del Museu d’Art Contemporani de Barcellona (Spagna), e Anne-Marie Beckmann, responsabile della Collezione d’Arte della Deutsche Börse (Germania). Paul Graham si è aggiudicato il premio con un libro, A Shimmer of Possibility (raccolta originariamente pubblicata in dodici volumetti distinti), contenente una intensa storia riguardante la vita quotidiana nell’America di oggi [qui sopra]. Secondo la giuria, le immagini di Paul Graham sono piene di lirismo; ciascu-

Con la monografia A Shimmer of Possibility, Paul Graham si è aggiudicato la Deutsche Börse Photography 2009: intensa storia riguardante la vita quotidiana in America. Fotografie di Peter Menzel, da Hungry Planet: What the World Eats ( FOTOgraphia, maggio 2008), e Uliano Lucas, sull’inquinamento da diossina a Seveso, che fanno parte del corpus di stampe e diapositive donate dall’agenzia Grazia Neri al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, alle porte di Milano.

FAR DI CONTO. Salvo proroghe dell’ultimo minuto, il prossimo ventiquattro maggio si conclude la mostra di chi non sa contare. In quella data il programma di Padova Aprile Fotografia 09 abbassa le saracinesche sulla personale di Douglas Kirkland e la collettiva dal titolo assolutamente bizzarro (e depistante), 10 fotografi d’oro. A conti fatti, la presenza di opere di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Paolo Gioli, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Fulvio Roiter e Marco Zanta fa dodici fotografi (sic!), non dieci. Ma sanno contare a Padova? Le lezioni dell’illustre concittadino Galileo Galilei non sono servite a nulla? Non sono neppure riuscite a sintonizzare le intenzioni che presumiamo originarie (appunto dieci, fatidico numero tondo) con i dodici di compromesso (come lasciare fuori chi ha preteso e ottenuto di far parte dell’“apostolato”?: appunto, dodici). CANON SPONSOR. Telecamere della serie XL, videoproiettori della linea Xeed, scanner piani CanoScan, sono solo alcuni degli strumenti che Canon mette a disposizione dei visitatori della mostra Galileo. Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio, dedicata al grande scienziato italiano, aperta a Firenze, a Palazzo Strozzi, fino al trenta agosto. PULITZER 2009. Prestigiosissimo premio alla letteratura e spettacolo e al giornalismo, con corollario di fotogiornalismo (www.pulitzer.org).


Patrick Farrell, del The Miami Herald, Pulitzer 2009 nella categoria Breaking News Photography per il suo lavoro in bianconero sulla tragedia della popolazione di Haiti dopo l’uragano Ike. Damon Winter Pulitzer 2009 nella categoria Feature Photography per il suo reportage sulla campagna elettorale di Barack Obama, pubblicato dal New York Times.

A Photographer’s Life 1990-2005, di Annie Leibovitz a Berlino, dopo essere stata esposta alla National Portrait Gallery, di Londra. Fotografia privata di Annie Leibovitz: i genitori alla Peter’s Pond Beach, Wainscott, Long Island; 1992.

italiana Campione del Mondo di fotografia naturalistica 2006 e 2008, e nel Glanzlichter si è affermato nella categoria Magnificent Wilderness (paesaggio [in basso]). Luciano Gaudenzio è nato a Pordenone nel 1969. La sua laurea in Economia aziendale gli permette di lavorare come consulente in questo campo; la sua passione per la fotografia della natura gli consente, invece, di esprimersi al livello dei massimi interpreti mondiali del settore (www.naturalight.it). La sua formazione è maturata all’interno dell’Afni, l’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani, della quale oggi è consigliere nazionale. Segnaliamo, per l’appunto, i Pulitzer 2009 della fotografia. Patrick Farrell, del The Miami Herald, si è aggiudicato i diecimila dollari di premio nella categoria Breaking News Photography, per il suo lavoro in bianconero sulla tragedia della popolazione di Haiti dopo l’uragano Ike [in alto]. Nella sezione Feature Photography è risultato vincitore Damon Winter, per il suo reportage sulla campagna elettorale di Barack Obama, pubblicato dal New York Times [qui sopra]; anche a lui un premio di diecimila dollari.

NATURA. Luciano Gaudenzio ha vinto il premio Glanzlichter, riservato ai fotografi naturalisti europei. Lo annotiamo con orgoglio, anche a proposito della crescente maestria dei fotografi naturalisti italiani (FOTOgraphia, febbraio 2009). Luciano Gaudenzio fa parte della squadra

IL FESTIVAL DI MARIO PELITI. Noto e apprezzato editore specializzato in fotografia, con l’identificazione Peliti Associati, che fa anche parte del qualificato cartello dell’European Publishers Award for Photography, Mario Peliti lancia Reportage, un festival che intende collegare la produzione di immagini del fotogiornalismo con quella dei videonews girati per la televisione: a Atri, in provincia di Teramo, a venti chilometri da Pescara. Sul tema La Pelle, con giornate inaugurali dal diciotto al ventuno giugno, la prima edizione ha come direttore Toni Capuozzo, giornalista televisivo di Canale 5 (www.reportageatrifestival.it). Le mostre fotografiche sono: Sulla Pelle, a cura di Giovanna Calvenzi, Mario Peliti e Laura Serani; Ore 3:32, con immagini del terremoto in Abruzzo, a cura di Renata Ferri; L’Europeo, dedicata al newsmagazine milanese, che tanta impor-

tanza ha avuto nel fotogiornalismo italiano, a cura di Daniele Protti; La memoria degli alberi, nella quale, utilizzando il paradigma degli alberi, la fotografa Kathryn Cook percorre la tragedia del popolo armeno, a cura di Mario Peliti; Ferite, con fotografie di Stanley Greene, a cura di Paolo Pellegrin; e Montagne Nere, con fotografie di Paolo Pellegrin, a cura di Annalisa D’Angelo.

ANNIE LEIBOVITZ. Fino allo scorso Primo febbraio, oltre centocinquanta fotografie della newyorkese Annie Leibovitz sono state esposte alla National Portrait Gallery, di Londra. Replica a Berlino, fino al ventiquattro maggio [qui sotto]. Riprendendo il filo e la traccia dell’omonima monografia di recente pubblicazione, A Photographer’s Life 1990-2005 passa dalle immagini professionali, tra le quali Demi Moore incinta, apparsa sulla copertina di Vanity Fair, e Hillary Clinton vittoriosa al Senato, a fotografie private: i genitori [in basso], la compagna di vita Susan Sontag nella sua lunga battaglia contro il male che ha finito per prevalere (nel dicembre 2004), le figlie.

Luciano Gaudenzio ha vinto il premio Glanzlichter, riservato ai fotografi naturalisti europei, nella categoria Magnificent Wilderness.

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A complemento, anche qualche fotografia più recente. Dato il luogo, non sono mancate le pose ufficiali della regina Elisabetta, scattate a marzo dello scorso anno. Sono quelle che hanno dato vita alle polemiche per il falso scoop della Bbc, secondo la quale tra Annie Leibovitz e la regina ci sarebbero stati malumori e incomprensioni. Oltre la monografia appena ricordata, il corpo di queste fotografie è raccolto in Annie Leibovitz at Work (pubblicato da Jonathan Cape lo scorso 2008). Oltre l’esposizione degli originali, che non sappiamo se in viaggio anche per l’Italia, la visione/acquisto delle due monografie citate rappresenta un dovere (che gli inglesi dicono must).

VILLE DE LEVALLOIS - EPSON. Il comune di Levallois e Epson Francia annunciano la seconda edizione del premio fotografico che prende il nome della cittadina francese (della prima edizione abbiamo riferito nel maggio 2008). Per il vincitore, il concorso prevede un riconoscimento di diecimila euro; la partecipazione è riservata a concorrenti che non abbiano ancora compiuto i trentacinque anni al prossimo venti novembre. Scadenza trentuno luglio; www.photolevallois.org. Dal venti novembre al ventiquattro dicembre, al festival Photo Levallois, nelle sale dell’Escale, il centro culturale della città, viene allestita una mostra con le immagini del primo classificato e dei segnalati. VENT’ANNI. L’agenzia fotografica di Regina Anzenberger ha compiuto vent’anni (www.anzenberger.com). Tutti sanno le difficoltà entro le quali si stanno muovendo le agenzie fotografiche da due decenni, cioè da quando ha fatto la propria comparsa la tecnologia digitale, che ha rivoluzionato la struttura fisica e logica degli archivi, le strategie di distribuzione, la concorrenza, le difficoltà nel difendere il copyright (quante volte ormai lo abbiamo detto). È quindi un piacere poter annunciare che non tutti stanno male. Il prossimo quattro maggio, durante un party presso la galleria WestLicht, di Vienna, verrà festeggiato il

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Regina Maria Anzenberger, la cui agenzia ha compiuto vent’anni.

Da West, una delle due monografie pubblicate per i vent’anni dell’agenzia Anzenberger.

ventesimo compleanno dell’agenzia Anzenberger, di Regina Maria Anzenberger [in alto], una agenzia di produzione che opera soprattutto nel campo della fotografia feature (cioè reportage per mensili di vario genere) e si dedica poco o niente alle news. I quarantasette fotografi che l’agenzia rappresenta nel mondo pubblicano regolarmente i propri servizi su National Geographic, Geo, Der Spiegel, Focus, Stern, Time, Newsweek, New York Times, Fortune, L’Espresso, Le Figaro, El Pais. Regina Maria Anzenberger fondò l’agenzia nel 1989. Oltre la produzione di reportage, recentemente ha avviato anche un settore dedicato al collezionismo. Proprio riferendosi al collezionismo, festeggia questi vent’anni con un portfolioanniversario, 20 Years of Anzenberger Agency 1989-2009, comprendente dodici stampe fine art ai pigmenti su carta Hahnemühle Photo

Rag, più due volumi East e West (con immagini dell’Est e dell’Ovest del mondo [qui sopra]), il tutto raccolto in un elegante box 40x60cm. Prodotto in cento esemplari, il portfolio viene venduto a duemilacinquecento euro, e ovviamente rappresenta una ghiotta e irripetibile proposta per i collezionisti.

GIORNALISTI. Alle tre del mattino del Primo aprile è stato rinnovato il contratto dei giornalisti. Dopo quattro anni, è arrivata la firma tra la Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e la Fieg (Federazione Italiana Editori di Giornali). Direttori e “vice” sono dirigenti e, quindi, sono licenziabili (ma saranno assunti sempre a termine e, in caso di licenziamento, riceveranno una indennità pari a venticinque mensilità, al posto delle tredici precedenti). Il nuovo contratto ha validità fino al 31 marzo 2013, per la


parte normativa, e al 31 marzo 2011 per quanto riguarda eventuali ricontrattazioni economiche. Come fa notare Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, le richieste degli editori ai giornalisti inviati sul campo hanno subìto novità: «Negli anni Settanta, i cronisti più svegli, che si occupavano di nera e giudiziaria, giravano non solo con il taccuino e la penna, ma anche con la macchina fotografica e il registratore mignon. Oggi hanno in tasca il cellulare, che riceve e invia email, sms e fotografie, che consente la consultazione di Internet e delle agenzie di stampa, nonché la nanocinepresa collegata al telefonino capace di rovesciare in redazione voce e immagini».

grafia, l’Annenberg Space for Photography (www.annenbergspaceforphotography.org) [in basso]. In primavera, la mostra inaugurale, L8S ANG3LES, ha coinvolto otto fotografi che vivono e lavorano nella grande città californiana: John Baldessari (art photography, www.baldessari.com), Carolyn Cole (staff photographer del Los Angeles Times, premio Pulitzer 2004 nella categoria Feature Photography), Lauren Greenfield (fotoreporter, agenzia VII, www. laurengreenfield.com), Greg Gorman (fotografo pubblicitario, www.greggormanphotography.com [cameo in Tootsie; FOTOgraphia, ottobre 2008]), Douglas Kirkland (fotografo delle star hollywoodiane, www.douglaskirkland. com), Catherine Opie (artista specializzata in ritratto e documentary photography), Julius Schulman (fotografo, da oltre settanta anni testimone della vita quotidiana nel sud della California) e Timothy Street-Porter (specializzato nella fotografia di architettura, www.timstreet-porter.com). Come sottolinea la grafia del titolo della mostra, comprensiva delle cifre “8” e “3”, alle immagini di questi fotografi, i curatori della mostra hanno affiancato altre immagini di tre cronisti dello staff del Los Angeles Times, Lawrence Ho, Gennaro Molina, e Kirk McKoy, dedicate alla vita quotidiana nella megalopoli americana.

KARATE. Con il supporto dell’agenzia Grazia Neri e della Federazione Italiana Karate tradizionale e discipline affini, viene lanciato il Primo Concorso Fotografico Internazionale dedicato ai valori tradizionali del karate. Per Riprendi l’anima non sono richieste immagini che illustrino la pratica sportiva, ma che alludano ai valori del karate elencati nel bando di concorso. Scadenza per la presentazione delle opere trentuno dicembre (www.grazianeri.com/premi.php e www.fikta.it/frame.php). Ricordo che oggi il karate non rappresenta soltanto ciò che è stato originariamente, cioè un’arte di difesa: nel corso del tempo, si è trasformato in una filosofia di vita, in impegno alla ricerca proprio equilibrio.

NUOVO MUSEO. Con un gala tenuto lo scorso venticinque marzo, a Los Angeles, in California, Stati Uniti, è stato inaugurato un nuovo museo dedicato alla foto-

EDITORIA: PRIMO TRIMESTRE. Ri-

Annenberg Space for Photography, a Los Angeles, California, Stati Uniti.

assumo, rielaborandola, una newsletter di Franco Abruzzo, per anni presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, relativa all’andamento economico del primo trimestre 2009 delle case editrici italiane. Rizzoli - Corriere della Sera: 40,7 milioni di perdite; 200 milioni i tagli dei costi in Italia e all’estero, in tutte le voci, comprese quelle riguardanti i dipendenti. Mondadori: 1,8 milioni di rosso; meno 23 per cento i ricavi. Gruppo L’Espresso: 2,5 milioni le perdite; meno 26 per cento i ricavi pubblicitari. Il Sole 24 Ore: la perdita netta del Gruppo è di 4,2 milioni (contro un attivo di 5,3 milioni del primo trimestre 2008); ricavi pubblicitari meno 21,3 per cento. Dati non riguardanti il primo trimestre 2009.

Caltagirone Editore (terzo gruppo editoriale italiano, 5,6 milioni di lettori medi al giorno dei propri quotidiani: Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino, testate leader rispettivamente a Roma, Napoli e in Veneto, oltre a altri due quotidiani locali, Il Corriere Adriatico, nelle Marche, e Il Nuovo Quotidiano di Puglia, nel Salento, e poi Leggo, il primo quotidiano free press in Italia): ricavi 2008, 294 milioni; 2007, 326,8 milioni; margine operativo lordo 2008, 30,8 milioni; 2007, 53,6 milioni; utile netto 2008, 10,9 milioni di perdite; 2007, 61,2 milioni. Poligrafici Editoriale (il quinto gruppo editoriale italiano; solo nel settore quotidiani possiede Il Resto del Carlino, a Bologna, La Nazione, a Firenze, e Il Giorno, a Milano): il bilancio dell’esercizio 2008 ha chiuso con una perdita netta di 12,2 milioni; il primo trimestre 2009 evidenzia una riduzione del 23,6 per cento della raccolta pubblicitaria, ma registra un incremento del fatturato delle vendite di quotidiani di 1,1 milioni (più cinque per cento), rispetto lo stesso periodo dell’esercizio precedente. Allo scorso trentuno marzo, il conto economico consolidato del Gruppo Poligrafici Editoriale evidenzia una perdita netta di 3,4 milioni, mentre nello stesso periodo del 2008 il conto economico consolidato evidenziava una perdita netta di 2,9 milioni.

PREMIO NATIONAL GEOGRAPHIC. La fotografa argentina Alessandra Sanguinetti si è aggiudicata i cinquantamila dollari del premio indetto dal National Geographic Magazine: finanziamento per il suo progetto dedicato ai problemi inerenti la produzione di cibo. I due vincitori che l’hanno preceduta sono stati Jonas Bendiksen, fotografo norvegese Magnum Photos (2008), e Eugene Richards, già Magnum Photos (2007). La giuria era composta da Alice Gabriner, photo editor per la Casa Bianca, il fotogiornalista freelance Lucian Perkins e il responsabile della veste grafica del National Geographic Magazine, Bill Marr. Aperto a tutti fotografi professionisti, il premio è assegnato sulla base del curriculum del fotografo e in relazione a una sua proposta scritta che presenti un progetto da rea-

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lizzare. Una volta realizzato il reportage, il National Geographic si riserva di valutarne l’eventuale pubblicazione sulle sue pagine. Alessandra Sanguinetti vive tra Buenos Aires e New York, non ha mai pubblicato sul National Geographic e in precedenza ha già vinto un Guggenheim Fellowship e un Hasselblad Foundation Grant. Per il collezionismo, è rappresentata dalla Yossi Milo Gallery, di New York, ed è attualmente un nominé di Magnum Photos.

Fotografia di strada di Helen Levitt; New York, 1942. L’anziana fotografa è mancata il trenta marzo, a novantacinque anni.

PORTFOLIO MAGAZINE. Il ventisette aprile, Condé Nast ha annunciato la chiusura della rivista Portfolio e del suo sito web collegato www.portfolio.com [a destra]. Ottantacinque persone rimangono senza lavoro. La rivista era nata con lo scopo di pubblicare solo reportage importanti, con fotografie bellissime, seguendo l’esempio di Vanity Fair. Comunque, nella sua breve storia, non aveva mai riscontrato gradimento né di pubblico né di critica. Secondo l’Audit Bureau of Circulations, l’autorità che negli Stati Uniti certifica il numero di copie vendute dai media della carta stampata, Portfolio ha avuto una circolazione media di quattrocentoquarantanovemila copie nella seconda metà del 2008, novantunomila delle quali distribuite gratuitamente.

OVERSEAS PRESS CLUB. Mercoledì ventidue aprile sono stati annunciati i vincitori dei premi Overseas Press Club 2009. Due di que-

Ha chiuso Portfolio, rivista Condé Nast nata con lo scopo di pubblicare solo reportage importanti, con fotografie bellissime. Shaul Schwarz, di Getty Images, in assegnato in Kenya per Newsweek: Robert Capa Gold Medal all’Overseas Press Club Award 2009.

sti premi sono stati assegnati per la copertura delle violenze in Kenya, seguite alle elezioni 2008 (www.opcofamerica.org). Il Robert Capa Gold Medal Award è stato assegnato a Shaul Schwarz, di Getty Images, in assegnato in Kenya per Newsweek, con la motivazione «fotogiornalismo che implica un grande coraggio» [in basso]. L’OPC John Faber Award, riservato a reportage prodotti per quotidiani o newsmagazine, è stato assegnato a un gruppo di fotografi che hanno coperto le violenze postelettorali in Kenya: Tony Karumba, Simon Maina, Yasuyoshi Chiba, Walter Astrada e Roberto Schmidt della Agenzia France Presse. Per la sua storia sulla infibulazione in Indonesia, Stephanie Sinclair, già vincitrice di diversi premi e membro del team di fotografi del Chicago Tribune, che vinse un Pulitzer nel 2001, entrata recentemente nella agenzia VII, si è aggiudicata l’Oliver Rebbot Memorial Award, riservato a servizi prodotti per mensili o libri. Patrick Farrell, del Miami Herald, si è aggiudicato l’OPC Feature Photography Award, per un portfolio dal titolo A People in Distress: Haiti’s Year Without Mercy. Ricordo che quest’anno Patrick Farrell ha ottenuto anche il Pulitzer nella categoria Breaking News, sempre per una storia realizzata a Haiti che ha coperto una calamità naturale che ha colpito l’isola [a pagina 19]. La giuria OPC ha anche assegnato menzioni d’onore: Yuri Kozyrev (nella categoria Robert Capa Gold Medal Award), per i suoi servizi sull’Iraq; Jerome Delay, di Associated Press (nella categoria John Faber Award), per un lavoro sul Congo; Carol Guzy, del Washington Post (nella categoria Feature Photography Award ), per un reportage su Sierra Leone.

HELEN LEVITT È MANCATA. Pioniera della street photography, l’americana Helen Levitt si è spenta domenica trenta marzo, a novantacinque anni. Realizzato in gran parte con una Leica dotata di mirino angolare, che le permetteva di inquadrare senza farsi notare, il

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suo lavoro è stato fondamentale nella definizione dello stile della documentary photography del Ventesimo secolo. Helen Levitt era nata a Brooklyn nel 1913. Agli inizi degli anni Trenta, dopo aver lavorato presso un negozio di fotografia del Bronx, si mise in proprio e cominciò a fotografare scene di vita quotidiana di New York, bimbi che giocavano nelle strade e nei parchi, lavoratori che riposano durante la pausa pranzo, gente agli attraversamenti pedonali, gruppi familiari che si affollano intorno alle fontane comunali nelle calde sere d’estate [qui sopra]. I suoi modelli furono Henri Cartier-Bresson, Walker Evans e Ben Shahn. Il leggendario curatore della fotografia del Museum of Modern Art (MoMA), Edward Steichen, le dedicò una personale nel 1943. Tra i suoi libri ricordiamo A Way of Seeing, pubblicato nel 1965, e In the Street: Chalk Drawings and Messages, New York City, 1938-1948, del 1987.

VALORI. Domanda: quanto vale negli Stati Uniti una valigia di diapositive smarrite? Ad aprile, un tribunale della corte di appello di New York ha riconosciuto al fotografo Chris Usher un risarcimento di centomila dollari abbondanti (100.237), più altri cinquantasettemila dollari scarsi di interessi (56.834) per la perdita di oltre dodicimila originali (12.640) che una decina di anni fa il fotografo aveva affidato per la distribuzione all’Agenzia Corbis. Nel 2003, all’inizio della causa, Chris Usher aveva chiesto un risarcimento di quattro milioni e mezzo di dollari. Invece, nel concreto, la cifra stabilita dal tribunale si è basata sui calcoli di quanto Corbis ha fatturato con il materiale del fotografo nel periodo in cui aveva avuto in deposito le immagini. A cura di Lello Piazza


MORIRE DI CLASSE

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Originariamente pubblicato nel 1969, da Einaudi, in un momento nel quale il dibattito sulla condizione manicomiale era di stretta attualità, Morire di classe è uno dei titoli fondamentali delle lunghe e consistenti bibliografie di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, che l’hanno illustrato a quattro mani. In cronaca, la monografia accompagnò l’esperienza degli psichiatri Franco e Franca Basaglia, ai quali si deve la stesura della Legge 180, altrimenti nota e identificata come Legge Basaglia, del 13 maggio 1978: Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, nota e importante legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo servizi pubblici di igiene mentale. A trent’anni dalla Legge, e a quasi quaranta dalle rivelazioni fotografiche di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, l’ormai introvabile volume, che merita un posto di privilegio nella ipotetica Biblioteca della Fotografia Italiana (l’abbiamo appena inventata, ma la sogniamo da tempo),

Morire di classe; Franco e Franca Basaglia; La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin; anastatica Duemilauno, 2008 (dell’edizione originaria Einaudi, 1969); 96 pagine 23,5x18cm.

SCONFINAMENTI DI DUEMILAUNO

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ome precisato nel corpo centrale dell’odierno intervento redazionale, l’attuale anastatica di Morire di classe, dall’edizione originaria Einaudi, del 1969, è pubblicata come quattordicesimo numero del semestrale tecnico-scientifico Sconfinamenti, diretto da Sergio Serra. La pubblicazione è una delle iniziative di Duemilauno Agenzia Sociale, cooperativa sociale onlus con sede nella provincia di Trieste (www.2001agsoc.it). Duemilauno opera nell’ambito dei servizi socio-assistenziali, educativi e riabilitativi, per conto di enti pubblici e privati; ha origine dalla fusione di due cooperative, avvenuta nel 1999, Duemilauno servizi socio educativi e Agenzia Sociale. Le attività hanno lo scopo di perseguire gli interessi generali della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini, nonché di ottenere continuità di occupazione e le migliori condizioni economiche, sociali e professionali per i propri soci. Semestrale di ricerca e divulgazione sociale, Sconfinamenti si propone di sollecitare un dibattito tra gli operatori del settore sulle scelte amministrative e tecniche più opportune per l’evoluzione e qualificazione della rete dei servizi sociali e di valorizzare il lavoro degli operatori che a tutt’oggi non ha trovato percorsi formativi specifici e riconosciuti.

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è stato ripubblicato in anastatica dalla triestina Duemilauno Agenzia Sociale, cooperativa sociale onlus, come numero quattordici del proprio semestrale tecnico-scientifico Sconfinamenti: in abbonamento postale gratuito a un indirizzario mirato (ma!: www.2001agsoc.it). L’attuale edizione di Morire di classe ripropone esattamente l’originaria del 1969. Per l’occasione, sono state aggiunte soltanto due introduzioni d’attualità, oggettivamente indispensabili (una a cura della redazione, l’altra di Maria Grazia Giannichedda, dell’Università di Sassari), e una conversazione del giornalista Claudio Ernè con Gianni Berengo Gardin. Attenzione, nota complementare: queste pagine di avvio si distinguono dall’anastatica della monografia per e con l’uso di una carta differente. A seguire, dopo questa documentazione della fine degli anni Sessanta, in un clima sociale che oggi non è facile rievocare per far capire, tanta altra fotografia italiana, e non soltanto, si è rivolta alla rilevazione della condizione manicomiale, con ricerche e visioni coincidenti con il passo di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, relativo alla degenza in ospedali psichiatrici, e con altrettante rievocazioni del passato remoto di istituti ormai abbandonati: documentazioni dei luoghi, come anche recupero di materiali storici, opportunamente riattualizzati e reinterpretati. In definitiva, se dobbiamo anche

vederla così, e forse è indispensabile farlo, è stato composto un consistente casellario, che possiamo superficialmente definire “di infamie”, osservate a distanza di tempo, con il proverbiale senno di poi. In assoluto, è stata confezionata una panoramica esaustiva di un fenomeno quantomeno controverso, al quale, in tempi e con intendimenti diversi (spesso contrastanti), la fotografia ha dato commossa testimonianza, ma anche complice avvallo e protezione (occorre rilevarlo). In stretto ordine temporale, ricordiamo la rassegna Il volto della follia. Cent’anni di immagini del dolore, a cura di Sandro Parmiggiani, allestita a cavallo tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 (volume-catalogo pubblicato da Skira; 434 illustrazioni; 432 pagine 24x28cm, cartonato con sovraccoperta; 60,00 euro). Ne abbiamo approfondito in FOTOgraphia del febbraio 2006: cinquecento immagini di ambienti e vita all’interno degli ospedali psichiatrici; fotografie distribuite sull’arco di cento anni. Quindi, non dimentichiamo la concreta e particolare testimonianza di Emilio Tremolada, che nel 1981 realizzò toccanti e coinvolgenti Immagini per una storia della psichiatria, raccolte anche in mostra e in un corrispondente catalogo Una perfezione manicomiale. Si trattò di un lavoro fotografico anticipatorio di altre e successive visioni sul medesimo passato, che raramente, occorre ammetterlo, si sono espresse con altrettanta convinta partecipazione. E non sorvoliamo, in chiusura, sulla monografia Gli esclusi, di Luciano D’Alessandro, sottotitolo Fotoreportage da un’istituzione totale, pubblicata da Il Diaframma, che nello stesso 1969 di Morire di classe fece riflettere con materiale fotografico analogo, se non già coincidente, e non soltanto allineato: ancora manicomi svelati. Altri tempi, altre stagioni, che oggi Duemilauno Agenzia Sociale riporta prepotentemente alla ribalta. Tante grazie. M.R.


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POYI 2009

Collegato al Donald W. Reynolds Journalism Institute e alla università Missouri School of Journalism, per quanto limitato soprattutto al fotogiornalismo statunitense, il PoYi è uno dei più importanti premi del mondo che riguardano l’informazione visiva: Pictures of the Year International Competition, della quale abbiamo già riferito lo scorso aprile 2008. Segnaliamo l’elenco dei vincitori dell’attuale edizione 2009, la sessantaseiesima dalle origini, per la quale precisiamo che tutte le immagini sono pubblicate sul sito www.poyi.org/66/winners.html. Dopo aver esaminato più di quarantaseimila fotografie, i giudici si sono così espressi. ❯ Newspaper Photographer of the Year: Emilio Morenatti, Associated Press [a destra]. ❯ Magazine Photographer of the Year: Uriel Sinai, Getty Images [qui sotto]. ❯ Angus McDougall Overall Excel-

Emilio Morenatti (Associated Press): Newspaper Photographer of the Year. Carica della polizia, con uso di gas lacrimogeni a Islamabad, in Pakistan; 9 marzo 2008. Uriel Sinai (Getty Images): Magazine Photographer of the Year. Disordini nei quartieri poveri di Nairobi, in Kenya, con massiccio intervento della polizia locale; 17 gennaio 2008.

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Balazs Gardi (VII Network): Global Vision Award. Reportage Thirst: l’acqua è vita e indice di civilizzazione.

lence in Editing Award: National Geographic Magazine. ❯ One Week’s Work Award: Susana Vera, Reuters. ❯ Community Awareness Award: Matt Eich, Aurora Select / The Alexia Foundation per Carry Me Ohio. ❯ Global Vision Award: Balazs Gardi, VII Network, per il suo reportage Thirst [qui sopra]. ❯ World Understanding Award: Jakob Carlsen, freelance, per il suo reportage Untouchables of Asia. ❯ Best Use Books: Wonderland: A Fairy Tale of the Soviet Monolith,

di Jason Eskenazi, pubblicato da Giorgio Baravalle, de.MO Books. ❯ Documentary Project of The Year: The Roanoke Times e Roanoke.com, per il progetto Age of Uncertainty. Significativo anche il riassunto dei giornali e delle agenzie che si sono aggiudicati almeno tre premi: ❯ National Geographic: ventisette attestazioni; ❯ Getty Images: diciannove; ❯ Los Angeles Times: quattordici; ❯ Time e Time.com: dodici; ❯ Associated Press: undici;

❯ Agence France-Presse: otto; ❯ The Washington Post: otto; ❯ The New York Times e The New York Times Magazine: sette; ❯ Sports Illustrated: sette; ❯ Aurora: sei; ❯ The Herald: sei; ❯ Newsweek: sei; ❯ Rocky Mountain News: sei; ❯ San Francisco Chronicle: cinque; ❯ The Washington Times: cinque; ❯ VII: cinque; ❯ Reuters: quattro; ❯ The Toronto Star: tre. Due soli commenti. Per la prima volta nella storia del PoYi, il primo premio assoluto nella categoria editing se lo è aggiudicato un mensile, il National Geographic, per il servizio Borneo’s Moment of Truth, di Mattias Klum. Curioso ma, finora, top in questa categoria era sempre risultato un quotidiano. La seconda osservazione è più importante: The Herald, un piccolo quotidiano di Jasper, Indiana, con una circolazione di sole dodicimilaseicento copie, si è aggiudicato ben sei premi, tanti quanti Newsweek, cinque dei quali per il photo editing e uno nella categoria ritratti, con la fotografa Amanda Lucier. Last but not least, il Rocky Mountain News, che ha chiuso i battenti a febbraio, dopo un secolo di pubblicazioni (FOTOgraphia, aprile 2009), si è aggiudicato sei premi, che gli sono stati assegnati alla memoria. L.P.


Specchio R

Quando il marchio dei TIPA Awards appare in un annuncio pubblicitario, un pieghevole o sulla confezione di un prodotto, potete esser certi che è stato meritato. I TIPA Awards sono un motivo di orgoglio per chi li attribuisce e per coloro che li ricevono.

ileggiamo insieme il testo dell’annuncio tabellare che sottolinea valore e pregi degli ambìti TIPA Awards, pubblicato dalle e sulle riviste fotografiche internazionali che fanno parte della Technical Imaging Press Association, qualificato cartello che presentiamo (per l’ennesima volta) in un apposito riquadro, riportato a pagina 32. Testuale: «Se volete sapere quali siano i migliori prodotti fotografici, video e imaging, o avete bisogno di un consiglio da esperti, cercate i qualificati e autorevoli logotipi dei TIPA Awards. Ogni anno, i direttori di ventinove riviste di fotografia e imaging, leader in Europa [ma ormai anche oltre], votano per stabilire quali nuovi prodotti sono davvero i migliori nelle proprie rispettive categorie. I TIPA Awards vengono assegnati in base a qualità, prestazioni e valore, tanto da farne i premi indipendenti della fotografia e dell’imaging dei quali potete fidarvi». E scusateci, se non è poco: anzi, è addirittura vero l’esatto contrario. Non servono altre parole, se non già quelle di ap-

Così come in altri ambiti, e altrettanti altri momenti giornalistici, evochiamo che lo svolgimento del World Press Photo assegna alla fotografia del reale il proprio ruolo istituzionale di “specchio critico” del mondo, su altro piano le indicazioni che attraversano gli autorevoli TIPA Awards stabiliscono un analogo (e corrispondente?) “specchio tecnologico” della fotografia dei nostri giorni. L’allineamento è ardito, ma non fuori luogo; casomai forse è provocatorio. Però, allo stesso tempo, è concreto e plausibile: assegnati da direttori e redattori di ventisei riviste, di dieci paesi (che alla prossima edizione 2010 saliranno a ventinove, da tredici paesi, con proiezione extra-europea), i TIPA Awards 2009 sottolineano l’autentico stato dell’arte nella attuale progettazione e produzione fotografica 28

profondimento che stiamo per esprimere, alla nostra solita maniera, che non lascia nulla in sospeso. Infatti, questo è l’autentico spessore dei TIPA Awards, che ogni anno individuano e segnalano quelli che i giurati considerano i migliori prodotti fotografici in un panorama che spazia a giro tondo sull’intera offerta tecnico-commerciale dei nostri giorni attuali; ancora, in sottolineatura: «I TIPA Awards vengono assegnati in base a qualità, prestazioni e valore, tanto da farne i premi indipendenti della fotografia e dell’imaging dei quali potete fidarvi».

CATEGORIE (QUARANTA!) Se servissero conferme e valutazioni approfondite, la scrupolosità ed etica con le quali vengono assegnati i TIPA Awards sono altresì certificate dalla mobilità trasversale di individuazione delle categorie, che, a partire da princìpi certi e statutari, ogni anno subiscono modifiche e inducono in ulteriori distinzioni. Difatti, l’evoluzione tecnologica dell’era digitale non può essere circoscritta entro contenitori commerciali sovrastanti e inviolabili, che distinguono le macrocategorie, ma sollecitano sempre più frammentazioni, che collochino le singole proposte tecniche in divisioni/famiglie mirate e definite per propri dettagli qualificanti. Per quanto autorevole, l’associazione TIPA non ha certo la presunzione di sopravanzare il mercato, ma ha la consapevolezza di saperlo interpretare. Non ha la pretesa, e tracotanza, di tracciare strade da percorrere, ma riconosce quelle che l’industria produttrice imbocca, e vi sa orientare i lettori delle proprie prestigiose riviste tecniche. L’attuale edizione dei TIPA Awards 2009 va archiviata annotando che


TECNOLOGICO si è trattato dell’ultima sessione giudicatrice alla quale hanno partecipato soltanto riviste europee; a conclusione della propria Assemblea Generale, nel cui ambito si svolgono anche le votazioni per i Premi, sono state accolte domande di adesione di nuove riviste, che così entrano a far parte di TIPA: la canadese Photo Life, la sudafricana PiX Magazine e la statunitense Shutterbug. Quaranta le categorie prese in esame e considerazione (sintesi tabellare a pagina 33 e motivazioni dettagliate da pagina 34), per le quali, oltre la quantità, va annotata la qualità di visione: insistiamo. Per nostra posizione personale, ufficializzata anche in sede opportuna, noi saremmo propensi ad evitare la qualifica “Digital”, che ormai è ampiamente scontata e inevitabile. A questo proposito, sottolineiamo anche in questa occasione come da tempo su FOTOgraphia non si riporti più la dizione “reflex digitale”, oppure “compatta digitale”, ma si scriva ormai soltanto “reflex” e “compatta”, dando così per scontata, non soltanto acquisita, una condizione commerciale e tecnica che non può più indurre in errore o creare dubbi. Però, ha ragione TIPA a non modificare le proprie identificazioni internazionali di straordinaria efficacia fonetica e visiva: “D-SRL” e “D-Camera”. Dunque, quaranta categorie, per altrettanti TIPA Awards. Conteggiamo e leggiamo oltre la cadenza ufficiale, ripetiamo sintetizzata a pagina 33. Quattro tipologie di reflex (in progressione, da Entry Level a Professional: Olympus E-620, Nikon D90, Canon Eos 5D Mark II e Nikon D3x); altrettante quattro di compatte (Canon PowerShot G10, Fujifilm FinePix F200EXR, Sony Cyber-shot DSC-HX1 e

Olympus µ Tough 8000), e poi, sistema medio formato (Hasselblad H3DII-50) e apparecchio fotografico di prestigio (Leica M8.2), che portano a dieci le segnalazioni per apparecchi di ripresa. Ancora, da dieci a undici, andando a sommare il Design Innovation (Panasonic Lumix G); ma anche a dodici, se consideriamo l’Imaging Innovation, che rileva la tecnologia del sensore di acquisizione digitale di immagini Fujifilm Super CCD EXR, appunto finalizzato ad apparecchi fotografici. Esageriamo! Altro ancora si richiama e riferisce esplicitamente alla fotografia in ripresa: prima di tutto, i tre obiettivi che scandiscono altrettanti tre indirizzi adeguatamente distinti (Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM, Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM e Canon TS-E 17mm f/4L); immediatamente a seguire, la card Panasonic 32GB SDHC, la gamma di treppiedi Vanguard Alta Pro e le borse LowePro AW (elementi e complementi della ripresa fotografica). Ma, soprattutto, ultima testimonianza (palpitante!) di fotografia analogica/argentica, il negativo colore Kodak Professional Ektar 100, migliore pellicola dell’anno (non soltanto perché unica pellicola, ma avrebbe primeggiato anche in una gara a più/tanti partecipanti). Quindi, a conti fatti: da dodici a diciannove premi per la fo-

Olympus E-620: Reflex digitale entry level.

Canon Eos 5D Mark II: Reflex digitale expert.

Nikon D90: Reflex digitale advanced. Nikon D3x: Reflex digitale professionale.

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Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM: Obiettivo expert.

Olympus µ Tough 8000: Compatta digitale resistente (Rugged). Fujifilm FinePix F200EXR: Compatta digitale.

Kodak Oled Wireless Frame: Cornice digitale.

Canon PowerShot G10: Compatta digitale expert. Panasonic Lumix G: Design innovativo.

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tografia in ripresa, su quaranta totali. La proporzione e quota ci stanno tutte. Tre stampanti: Canon Pixma Pro9500 Mark II, Epson Stylus Photo PX800FW e Epson Stylus Pro GS6000. Con allungo sulla carta inkjet Fine Art Hahnemühle Photo Rag Baryta. Infine, si arriva a quaranta conteggiando due proiettori (Epson EH-TW5000 e Jvc DLA-HD750), il software Adobe Photoshop Lightroom 2, l’accessorio digitale Wacom Intuos4, la cornice Kodak Oled Wireless Frame, il sistema di Storage Backup Data Robotics Drobo, due camcorder (Samsung SMXF34 e Canon Legria HF S10), il telefonino con funzioni fotografiche (e altro tanto ancora) Nokia N86, la stampante Noritsu D502, il chiosco Kis Photobook Maker, il monitor Eizo ColorEdge CG242W, il Photo Display Jvc LT-42WX70EU e, ancora, il Photo Service Fujifilm Photobook Brilliant. Ma siamo a trentasette! Perché non abbiamo ancora menzionato la nuova categoria dei flash elettronici professionali, che nasce con i TIPA Awards 2009 in tre distinzioni. Qui, confessiamo subito il nostro imbarazzo e la nostra assoluta perplessità, a propria volta espressa in sede opportuna: assolutamente legittime le presenze della svizzera Broncolor e svedese Profoto, rispettivamente con il generatore Scoro A4S (Studio Flash Generator) e il sistema D1 (Compact Flash System); meno probabile quella dell’Hensel Porty Lithium, che ha primeggiato nella categoria Mobile Flash Generator. A parte i distinguo tecnici che possiamo esprimere, pensiamo che l’assenza della svizzera Elinchrom in questa prima tornata sia quantomeno pregiudiziale, e poi non abbiamo condiviso la mancanza di coraggio nel segnalare (come farlo, però?) l’efficacia ed efficienza dell’attuale tecnologia flash dei produttori cinesi, che stanno esprimendo opzioni e interpretazioni di tutto rispetto. Di più, addirittura. Ma queste, come altre, sono soltanto opinioni personali, che si fanno da parte quando si considera e valuta l’espressione giudicatrice di una giuria selettiva e qualificata. Nessun personalismo, dunque, ma piena condivisione delle valutazioni espresse collegialmente.

INDICAZIONI AUTOREVOLI Valutati tra quanti sono stati introdotti sul mercato nell’ultimo anno,

dall’aprile 2008 al marzo 2009, i TIPA Awards 2009 confermano la personalità di queste attribuzioni significative, affermatesi stagione dopo stagione. Ripetiamolo, per ribadirlo ancora una volta: sono i più prestigiosi, qualificati e ambìti premi della fotografia, assegnati dalla selettiva giuria della Technical Image Press Association, composta dai redattori e/o direttori di qualificate riviste europee di fotografia (e dal prossimo anno voteranno anche riviste extra-europee). In sequenza serrata, i quaranta TIPA Awards 2009 sono stati distribuiti su ventisei marchi: premi e indicazioni che vivisezionano l’offerta tecnica della fotografia, evocandone anche la sostanza commerciale. La nota caratterizzante è presto individuata: soprattutto, le indicazioni dei TIPA Awards sottolineano le condizioni attuali della tecnologia fotografica, andando anche a rilevare le relative possibilità e potenzialità in proiezione futuribile. Da una parte, lo spessore del giudizio espresso si può conteggiare sulla straordinaria qualifica dei giornalisti TIPA, che osservano il mercato con doppia attenzione, analogamente indirizzata: sia verso l’espressione tecnologica vera e propria, sia verso la sua


effettiva proiezione nell’esercizio quotidiano della ripresa fotografica (dal punto di vista formale: diversamente, i contenuti espressivi sono tutt’altra questione, e non dipendono da alcun rapporto statico con gli strumenti). Dall’altra, non va sottovalutata la distribuzione geografica degli stessi giornalisti in giuria, che compone i tratti di esperienze personali adeguatamente diverse e integrate tra loro. Dalle quali consegue una visione media e ponderata.

NIKON D3 IN GARFAGNANA

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llineati con una iniziativa europea di TIPA, sul nostro numero dello scorso dicembre 2008 abbiamo pubblicato la scheda di partecipazione al definito Sondaggio Europeo TIPA 2009. Ogni due anni, TIPA rileva e valuta le opinioni e tendenze dei lettori delle riviste associate alla Technical Image Press Association. Partecipare al sondaggio significa fornire importanti informazioni, che -raccolte e analizzate da un team professionale- vengono offerte alle maggiori industrie del settore, sempre interessate a conoscere le opinioni di utenti leader. Tra tutti i lettori delle riviste TIPA partecipanti al Sondaggio 2009 sono state estratte a sorte le quattro reflex digitali insignite dai TIPA Awards 2008: Sony a200 (Alpha 200), Canon Eos 450D, Nikon D300 e Nikon D3. Il premio di maggior prestigio, la Nikon D3 (Best D-SRL Professional Tipa Award 2008, premio peraltro bissato quest’anno dall’evoluzione Nikon D3x), è andato a un lettore di FOTOgraphia: Pietro Guidugli, di Molazzana, in provincia di Lucca, presidente del Circolo Fotocine Garfagnana.

Come già rilevato in altre occasioni -ma la ripetizione si impone-, statisticamente parlando, l’eterogeneità dei punti di vista dei membri TIPA (Technical Image Press Association) assicura la fondatezza dei giudizi espressi e meriti accordati, che appunto derivano e dipendono da una confortevole e concentrata osservazione tecnica a giro tondo, senza soluzione di continuità. La configurazione TIPA evita ogni possibile predominanza e preconcetto. Addirittura, risulta benefica, oltre che straordinariamente efficace, la comunione di intenti tra riviste dichiaratamente tecniche, che con competenza elevano le relative condizioni a valore assoluto e inviolabile, e riviste rivolte all’immagine, che subordinano il momento originariamente tecnico all’interpretazione creativa (se proprio vogliamo rilevarlo, FOTOgraphia, che porta in TIPA la propria particolare esperienza e visione, è ancora altro: riflessione, analisi, approfondimento anche del linguaggio e degli stilemi espressivi). Confermiamo, ribadendolo, che le riviste TIPA rivendicano un ruolo di competenza fuori dal comune, capace di analizzare il mercato fotografico che dal proprio presente si proietta in possibili e potenziali scenari del futuro, immediato ma anche più lontano. A diretta conseguenza, così profondamente studiati e motivati, i TIPA Awards si affermano come i più qualificati e prestigiosi premi della tecnica e tecnologia fotografica, e per questo sono ambìti. Ogni anno, i TIPA Awards scompongono il mercato, identificando al proprio interno categorie merceologiche significative per se stesse e nell’insieme che disegnano e definiscono. A differenza delle analisi commerciali compilate su schemi adeguatamente oggettivi, per lo più statistici dei volumi e valori di vendita, il punto di osservazione dei vivaci e brillanti TIPA Awards è assolutamente meno asciutto: soprattutto, è guidato da una competente visione reale e realistica del mercato fotografico, che dalla tecnica si proietta all’uso e, quindi, all’espressione creativa individuale. A diretta conseguenza, le categorie individuate e sottolineate non procedono soltanto per parametri freddamente numerici, ma sono in qualche misura trasversali. Nel proprio insieme, le categorie indicate nella consistente sequenza dei quaranta TIPA Awards 2009 definiscono il grande mondo della fotografia dei giorni attuali, che si rivol-

Canon TS-E 17mm f/4L: Obiettivo professionale. Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM: Obiettivo entry level.

Sony Cyber-shot DSC-HX1: Compatta digitale superzoom. Leica M8.2: Apparecchio di prestigio. Canon Pixma Pro9500 Mark II: Stampante fotografica expert.

Epson Stylus Photo PX800FW: Stampante fotografica multifunzione.

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Epson Stylus Pro GS6000: Stampante grande formato.

ge sia ai professionisti (della ripresa come anche del trattamento conto terzi) sia al pubblico potenzialmente più ampio (il più vasto possibile), verso i quali indirizza una diversificata serie e quantità di prodotti.

A CONCLUSIONE Fujifilm Super CCD EXR: Innovazione Imaging.

Come già conteggiato, i quaranta TIPA Awards 2009 sono stati assegnati a ventisei marchi della fotografia (furono ventiquattro lo scorso 2008, differenza insignificante). Cioè, come al solito, più marchi si sono affermati in più categorie. Obbligatorie, a questo punto, segnalazioni e sottolineature in questa chiave di lettura.

Epson EH-TW5000: Proiettore expert. Kodak Professional Ektar 100: Pellicola.

TIPA (TECHNICAL IMAGE PRESS ASSOCIATION)

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entinove qualificate riviste internazionali di fotografia, di tredici paesi, compongono l’associazione di categoria TIPA (Technical Image Press Association; www.tipa.com): l’Italia è rappresentata dalla nostra testata e da Fotografia Reflex, di Roma, mensile diretto da Giulio Forti. Ogni anno, i rappresentanti delle singole testate, riuniti in Assemblea Generale, analizzano i valori tecnici del mercato fotografico e indicano quali sono, a proprio giudizio, i migliori prodotti della stagione. Su indicazione di una attenta commissione interna, l’esperta e valida giuria TIPA, composta dai direttori e/o redattori delle riviste associate, prende in considerazione i prodotti fotografici arrivati sul mercato europeo dall’aprile dell’anno precedente al marzo dell’anno in questione: nello specifico dei TIPA Awards 2009, dall’aprile 2008 al marzo 2009 (con la Photokina di Colonia nel mezzo: Alla Photokina e ritorno, di Maurizio Rebuzzini; Graphia, 2008; 160 pagine 15x21cm; 18,00 euro). La riunione per i TIPA Awards 2009 si è svolta all’inizio di aprile in Ungheria. Erano presenti i rappresentanti delle riviste associate: Réponses Photo (Francia); Digit!, Foto Hits, Inpho, Photographie, Photo Presse e ProfiFoto (Germania); Photographos e Photo Business (Grecia); Digital Photo, Photography Monthly, Practical Photography e Professional Photographer (Inghilterra); Fotografia Reflex e FOTOgraphia (Italia); Fotografie F+D, FotoVisie e P/F (Olanda); Foto (Polonia); Arte Fotográfico, Diorama, Foto/Ventas Digital, FV/Foto-Video Actualidad e La Fotografia Actual (Spagna); FOTOintern (Svizzera); Digitális Fotó (Ungheria). A conclusione dell’Assemblea Generale sono state accolte le adesioni di tre riviste extra-europee, che vanno a confermare l’autorevolezza di TIPA (Technical Image Press Association): Photo Life (Canada), PiX Magazine (Sudafrica) e Shutterbug (Usa).

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Al solito è consistente la presenza Canon, che progetta e produce linee di prodotto trasversali a tutta la fotografia del nostro tempo, dalla ripresa alla stampa delle copie, al video. Cinque premi: Canon Eos 5D Mark II (Reflex digitale expert), Canon TS-E 17mm f/4L (Obiettivo professionale), Canon PowerShot G10 (Compatta digitale expert), Canon Pixma Pro9500 Mark II (Stampante fotografica expert) e Canon Legria HF S10 (Camcorder expert HD). Tre premi sono stati assegnati a Epson e Fujifilm. Rispettivamente: Epson Stylus Photo PX800FW (Stampante fotografica multifunzione), Epson Stylus Pro GS6000 (Stampante grande formato) e Epson EH-TW5000 (Proiettore expert); quindi, Fujifilm FinePix F200EXR (Compatta digitale), Fujifilm Super CCD EXR (Innovazione Imaging) e Fujifilm Photobook Brilliant (Servizio fotografico conto terzi). Doppia affermazione per sei marchi: Nikon, Kodak, Olympus, Sony, Panasonic e Jvc. Nikon ha primeggiato con le reflex D90 e D3x, rispettivamente Advanced e Professionale, andando così a sottolineare la propria costante innovazione tecnologica, che lo scorso 2008 valse due TIPA Awards analoghi: Nikon D300 (Reflex digitale expert) e Nikon D3, full frame originaria (Reflex digitale professionale). Kodak mantiene e ribadisce il proprio impegno con la pellicola fotosensibile, e il nuovo negativo colore Professional Ektar 100, in confezione 35mm e rullo 120, si afferma nell’apposita categoria. Analogamente, in proiezione futuribile, la tecnologia Oled applicata alle cornici digitali vale il secondo dei due premi conquistati (e meritati). La reflex Olympus E-620 ha primeggiato nella categoria entry level, dove ha rivaleggiato con configurazioni analogamente valide (sopra tutte, segnaliamo l’interpretazione Pentax K-m, che a propria volta avrebbe meritato qualcosa: ma, si sa, vince uno soltanto, e il podio del secondo e terzo arrivato conta poco, se non già nulla). Quindi, la compatta Olympus µ Tough 8000 ha sollecitato, se non già imposto, una nuova categoria, in sostituzione della identificazione di Ultra com-


TIPA AWARDS 2009: PREMI E VINCITORI Reflex digitale entry level ......................................................Olympus E-620 Reflex digitale advanced ..............................................................Nikon D90 Reflex digitale expert .................................................. Canon Eos 5D Mark II Reflex digitale professionale ........................................................ Nikon D3x Sistema digitale medio formato ..................................... Hasselblad H3DII-50 Compatta digitale expert ............................................ Canon PowerShot G10 Compatta digitale ................................................... Fujifilm FinePix F200EXR Compatta digitale superzoom ................................. Sony Cyber-shot DSC-HX1 Compatta digitale resistente (Rugged) ....................... Olympus µ Tough 8000 Apparecchio di prestigio .............................................................. Leica M8.2 Obiettivo entry level ........................ Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM Obiettivo expert .......................................... Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM Obiettivo professionale ............................................. Canon TS-E 17mm f/4L Stampante fotografica expert ......................... Canon Pixma Pro9500 Mark II Stampante fotografica multifunzione ................. Epson Stylus Photo PX800FW Stampante grande formato ..................................... Epson Stylus Pro GS6000 Carta inkjet Fine Art ...................................... Hahnemühle Photo Rag Baryta Proiettore expert ............................................................. Epson EH-TW5000 Proiettore professionale ........................................................ Jvc DLA-HD750 Software ........................................................ Adobe Photoshop Lightroom 2 Design innovativo ........................................................... Panasonic Lumix G Innovazione Imaging ................................................ Fujifilm Super CCD EXR Pellicola .......................................................... Kodak Professional Ektar 100 Accessorio ....................................................... Vanguard Alta Pro (treppiedi) Accessorio digitale ................................................................ Wacom Intuos4 Cornice digitale ................................................... Kodak Oled Wireless Frame Supporto di memoria....................................................Panasonic 32GB SDHC Dispositivo di archiviazione e back-up ............................. Data Robotics Drobo Camcorder entry level ..................................................... Samsung SMX-F34 Camcorder expert HD ................................................... Canon Legria HF S10 Telefonino fotografico (e altro) .................................................... Nokia N86 Stampante digitale conto terzi .................................................. Noritsu D502 Chiosco fotografico ...................................................... Kis Photobook Maker Generatore flash a batteria ........................................... Hensel Porty Lithium Generatore flash da studio ............................................. Broncolor Scoro A4S Flash monotorcia ........................................................................ Profoto D1 Borsa fotografica ...................................................................... LowePro AW Monitor .................................................................. Eizo ColorEdge CG242W Display fotografico ............................................................ Jvc LT-42WX70EU Servizio fotografico conto terzi ............................. Fujifilm Photobook Brilliant

patta degli scorsi anni (ormai tutte le compatte sono di dimensioni ultra contenute: la distinzione non fa più testo): Compatta Rugged nel senso di resistente, nella nostra traduzione, e a ciascuno la ricerca di altri sinonimi adeguatamente esplicativi: forte, tenace, robusta, solida, massiccia, in virtù delle proprie caratteristiche peculiari, sottolineate nella motivazione del premio (a pagina 34). Ancora una doppia affermazione per Sony, la cui reflex a900 (Alpha 900; FOTOgraphia, ottobre 2008) avrebbe dovuto/potuto indurre a portare a cinque le categorie scandite, anche a testimonianza di una proposta tecnica che sta sempre più allungando la gamma di interpretazioni, sistematicamente rivolte a un pubblico

Adobe Photoshop Lightroom 2 ........................................................ Software Broncolor Scoro A4S ............................................. Generatore flash da studio Canon Eos 5D Mark II .................................................. Reflex digitale expert Canon TS-E 17mm f/4L ............................................. Obiettivo professionale Canon PowerShot G10 ............................................ Compatta digitale expert Canon Pixma Pro9500 Mark II ......................... Stampante fotografica expert Canon Legria HF S10 ................................................... Camcorder expert HD Data Robotics Drobo ............................. Dispositivo di archiviazione e back-up Eizo ColorEdge CG242W .................................................................. Monitor Epson Stylus Photo PX800FW ................. Stampante fotografica multifunzione Epson Stylus Pro GS6000 ..................................... Stampante grande formato Epson EH-TW5000 ............................................................. Proiettore expert Fujifilm FinePix F200EXR ................................................... Compatta digitale Fujifilm Super CCD EXR ................................................ Innovazione Imaging Fujifilm Photobook Brilliant ............................. Servizio fotografico conto terzi Hahnemühle Photo Rag Baryta ...................................... Carta inkjet Fine Art Hasselblad H3DII-50 ..................................... Sistema digitale medio formato Hensel Porty Lithium ........................................... Generatore flash a batteria Jvc DLA-HD750 ........................................................ Proiettore professionale Jvc LT-42WX70EU ............................................................ Display fotografico Kis Photobook Maker ...................................................... Chiosco fotografico Kodak Professional Ektar 100 .......................................................... Pellicola Kodak Oled Wireless Frame ................................................... Cornice digitale Leica M8.2 .............................................................. Apparecchio di prestigio LowePro AW ...................................................................... Borsa fotografica Nikon D90 ............................................................. Reflex digitale advanced Nikon D3x ........................................................ Reflex digitale professionale Nokia N86 .................................................... Telefonino fotografico (e altro) Noritsu D502 .................................................. Stampante digitale conto terzi Olympus E-620 ..................................................... Reflex digitale entry level Olympus µ Tough 8000 ....................... Compatta digitale resistente (Rugged) Panasonic Lumix G ........................................................... Design innovativo Panasonic 32GB SDHC .................................................. Supporto di memoria Profoto D1 ........................................................................ Flash monotorcia Samsung SMX-F34 ..................................................... Camcorder entry level Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM ........................ Obiettivo entry level Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM .......................................... Obiettivo expert Sony Cyber-shot DSC-HX1 ................................. Compatta digitale superzoom Vanguard Alta Pro (treppiedi) ....................................................... Accessorio Wacom Intuos4 ................................................................ Accessorio digitale

estremamente cadenzato. Ma questo coraggio non c’è stato... e allora la straordinaria Sony a900 è rimasta (immeritatamente) all’asciutto: dolore! Invece, onore e merito sia allo zoom Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM, TIPA Award come Obiettivo expert, sia alla Compatta digitale superzoom Sony Cyber-shot DSC-HX1, che a propria volta indica una fascia tecnica alla quale si deve prestare una attenzione partico(continua a pagina 36)

Wacom Intuos4: Accessorio digitale.

Vanguard Alta Pro: Accessorio.

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le reflex tipo 35mm. La H3DII-50 è stata pensata come soluzione ideale per tutti quei fotografi che desiderano flessibilità creativa, qualità d’immagine e risoluzione elevata. ■ Best Expert Compact D-Camera Canon PowerShot G10

Quando il marchio dei TIPA Awards appare in un annuncio pubblicitario, un pieghevole o sulla confezione di un prodotto, potete esser certi che è stato meritato. I TIPA Awards sono un motivo di orgoglio per chi li attribuisce e per coloro che li ricevono. ■ Best D-SLR Entry Level

Con il nuovo zoom 28-140mm (equivalente) e il sensore CCD da 14,7 Megapixel, la Canon PowerShot G10 rappresenta una valida alternativa alle interpretazioni reflex bridge. La PowerShot G10 permette di scegliere la modalità dell’esposizione (P, S, A, M) e salvare le immagini in formato grezzo RAW. Ben costruita, ha un’impugnatura che garantisce una buona stabilità e regolazioni rapide.

Olympus E-620

Questa reflex digitale formato QuattroTerzi è leggera e vanta tecnologie in grado di soddisfare tutti i neofiti. Infatti, oltre la sensibilità di 3200 Iso equivalenti del sensore Live MOS da 12,3 Megapixel, vanno segnalati il sistema autofocus a sette punti, i numerosi filtri artistici e il monitor orientabile, che consente e semplifica l’applicazione della modalità Live View a tutte le angolazioni. ■ Best D-SLR Advanced Nikon D90

Nel suo corpo macchina compatto, la Nikon D90 racchiude un vero concentrato di tecnologia, con in più una innovazione straordinaria per una reflex: la possibilità di realizzare video HD. Il sensore CMOS garantisce la definizione e la qualità della D300, a un prezzo decisamente inferiore. Una reflex molto robusta e versatile. ■ Best D-SLR Expert Canon EOS 5D Mark II

Nata per sostituire la famosa Eos 5D, la Mark II moltiplica i pixel, per raggiungere una definizione di 21,1 Megapixel, permettendo di fotografare a sensibilità espandibili da 50 a 25.600 Iso equivalenti. È dotata della modalità video Full HD, regolata da un processore Digic IV. Rapida, affidabile e discreta, questa reflex per esperti sfida le migliori configurazioni professionali. ■ Best D-SLR Professional Nikon D3x

Progettata basandosi sulla D3, la Nikon D3x con sensore full frame 24x36mm da 24,4 Megapixel è dedicata ai fotografi professionisti veramente esperti. Dal corpo macchina straordinario, con un super mirino con copertura del 100 per cento e un’impugnatura affidabile, la D3x combina risoluzione e sensibilità elevate. Caratteristiche di primaria importanza per la fotografia professionale di alta qualità. ■ Best Medium Format D-System Hasselblad H3DII-50

L’Hasselblad H3DII-50 è la prima interpretazione fotografica dotata del sensore Kodak 36x48mm da cinquanta Megapixel, due volte la dimensione dei sensori full frame del-

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re sono stati ridotti, migliorando il feeling “M” di questa prestigiosa interpretazione professionale. ■ Best Entry Level Lens Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM

Con escursione zoom 13,8x, il Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM incorpora l’esclusivo Optical Stabilization System. Quattro lenti in vetro a bassa dispersione (SLD) e tre lenti asferiche assicurano una qualità elevata. La distanza minima di messa a fuoco di 45cm a tutte le lunghezze focali rappresenta una soluzione molto apprezzata. ■ Best Expert Lens Sony 70-400mm f/4-5,6 G SSM

■ Best Compact D-Camera Fujifilm FinePix F200EXR

La Fujifilm FinePix F200EXR utilizza una tecnologia all’avanguardia per una qualità d’immagine mai vista prima in una compatta consumer. In modalità EXR, si può selezionare l’impostazione del sensore più adatta al soggetto, scegliendo tra le priorità Alta Risoluzione (HR, per la massima definizione), Alto indice Iso e Basso rumore (SN, per scatti di alta qualità in condizioni di scarsa illuminazione), o priorità D-Range (DR, per un miglior dettaglio con soggetti ad elevato contrasto). ■ Best Superzoom D-camera Sony Cyber-shot DSC-HX1

Con il suo zoom 20x f/2,8, la Sony Cyber-shot DSC-HX1 è in grado di catturare panoramiche a 224 gradi con estrema facilità. Inoltre, è la prima compatta Sony ad utilizzare la tecnologia del sensore CMOS Exmor, che consente di eseguire sequenze rapide di dieci fotogrammi al secondo con una risoluzione di 9,1 Megapixel in modalità di scatto continuo. Inoltre, può eseguire video HD a 1080 pixel.

Con diciotto lenti in dodici gruppi e un peso complessivo di 1,5kg, questo zoom Sony merita proprio la definizione di “expert”. In una convincente finitura argento e una montatura robusta, vanta un’eccellente qualità ottica a f/4 (apertura relativa). Distorsione leggera, vignettatura invisibile e un’aberrazione cromatica trascurabile completano il profilo di questo teleobiettivo di alta qualità. ■ Best Professional Lens Canon TS-E 17mm f/4L

L’obiettivo Canon TS-E 17mm f/4L è dotato dell’angolo di campo più ampio tra gli obiettivi decentrabili e basculabili attualmente disponibili: per questo è la scelta obbligata per i professionisti che si occupano di fotografia di architettura e paesaggio. Grazie allo speciale sistema di rotazione, il senso di basculaggio e quello di decentramento sono indipendenti tra loro. Il TS-E 17mm f/4L adotta il trattamento delle lenti Canon Sub-Wavelength Structure (SWC), che riduce notevolmente i riflessi e le immagini fantasma. ■ Best Expert Photo Printer

■ Best Rugged D-camera Olympus µ Tough 8000 Olympus µ (mju) Tough 8000 è perfetta per chi ama le sfide. È impermeabile fino a dieci metri di profondità, resistente alle cadute da due metri, in grado di funzionare alla temperatura di meno dieci gradi e sopporta pesi di cento chilogrammi. Ma, pur essendo così robusta, questa compatta è dotata di caratteristiche fotografiche avanzate. Infatti, incorpora tecnologie all’avanguardia, come Face Detection e Shadow Adjustment.

Canon Pixma Pro9500 Mark II

La stampante Canon Pixma Pro9500 Mark II utilizza un sistema di dieci inchiostri singoli a pigmenti, tra cui il nero opaco e il nero fotografico. Ciò permette di stampare su supporti opachi e lucidi con una accuratezza dei colori e una gamma cromatica eccezionali, senza dover sostituire i serbatoi di inchiostro. Inoltre, la stampa a 16bit per canale offre gradazioni estremamente omogenee, sia a colori sia in bianconero. ■ Best Multi-function Photo Printer

■ Best Prestige camera Leica M8.2

La Leica M8.2, digitale a telemetro, rappresenta un significativo passo avanti rispetto al modello precedente e originario M8. Grazie al controllo automatico dei parametri principali, come esposizione, sensibilità Iso e bilanciamento del bianco, la nuova modalità “S” (Snapshot) è ideale per il reportage. Il rumore e le vibrazioni dello scatto dell’otturato-

Epson Stylus Photo PX800FW

La Epson Stylus Photo PX800FW è una stampante multifunzione 4-in-1 ad alta definizione, dotata di scanner e fax, con alimentatore automatico dei documenti e connessione Wi-Fi. Progettata per stare tranquillamente anche in ambiente domestico, la Epson Stylus PX800FW è caratterizzata da finiture nere lucide e da un’interfaccia touch screen che gli conferiscono un look molto moderno. La

Stylus Photo PX800FW garantisce stampe fotografiche di qualità analoga a quelle professionali. Un cassetto a scomparsa emerge al tocco di un pulsante, attivando l’esclusiva funzione di stampa Direct CD/DVD. ■ Best Large Format Printer Epson Stylus Pro GS6000

La nuova Epson Stylus Pro GS6000 è caratterizzata da un set di inchiostri a solventi di otto colori. Questa stampante professionale di grande formato garantisce stampe di lunga durata fino a 64 pollici per interni o esterni (162,6cm), su supporti patinati e non, come il vinile. La risoluzione di 1440x1440dpi e l’elevata velocità di stampa di 25mq/ora assicurano eccellenti prestazioni in termini di qualità e produttività. I nuovi inchiostri Epson UltraChrome GS offrono una gamma cromatica più ampia e l’efficienza di taniche da 950ml. ■ Best Fine Art Inkjet Paper Hahnemühle Photo Rag Baryta

La carta Photo Rag Baryta combina i vantaggi della carta cotone 100 per cento con la classica finitura baritata. L’uso del solfato di bario nel rivestimento inkjet le conferisce la brillantezza tipica della carta baritata. L’esclusiva superficie della carta è perfetta per stampe in bianconero, con un Dmax molto elevato e grigi più definiti, oltre a immagini a colori lucide su carta fine art da 315g/mq. ■ Best Expert Photo Projector Epson EH-TW5000

Grazie all’innovativa tecnologia Epson 3LCD incorporata, il proiettore digitale EH-TW5000 assicura immagini più luminose, riproduzioni dei colori più accurate e una scala dei grigi più precisa. Epson ha raggiunto il sorprendente rapporto di contrasto dinamico di 75.000:1 grazie ai nuovi pannelli D7 C 2Fine, all’avanzata tecnologia Deep Black e alla nuova lampada E-TORL, per ridurre la dispersione della luce e garantire neri più intensi. ■ Best Professional Photo Projector JVC DLA-HD750

Il nuovo proiettore JVC DLA-HD750 rappresenta un ulteriore punto di riferimento in termini di prestazioni e prezzo, e definisce nuovi standard per l’accuratezza dei colori, i livelli del nero, la facilità di utilizzo e per una regolazione flessibile. Il DLAHD750 ha un rapporto di contrasto nativo pari a 50.000:1, senza l’uso di un diaframma a iride automatico: si tratta del più alto rapporto tra tutti i modelli per l’Home Theatre attualmente disponibili. ■ Best Photo Software Adobe Photoshop Lightroom 2

Adobe Photoshop Lightroom 2 è lo strumento essenziale per il fotografo che gestisce, elabora e presenta grandi quantità di fotografie digitali. Grazie ad innovazioni, come il supporto di due monitor, ai miglioramen-


ti significativi nell’editing fotografico non distruttivo dell’immagine localizzata e alla possibilità di ricerca rapida, Lightroom 2 è un aggiornamento efficace che semplifica il processo fotografico, dallo scatto alla stampa. ■ Best Design Innovation Panasonic Lumix G series

Le reflex Panasonic Lumix G sono le prime ad essere basate sul sistema Micro QuattroTerzi e sul conseguente sistema di obiettivi intercambiabili per reflex più piccolo e leggero del mondo. Lumix G1 e GH1 eliminano lo specchio interno, tipico delle reflex, che ne dimezza dimensioni e peso. ■ Best Imaging Innovation Fujifilm Super CCD EXR

Il sensore EXR è il risultato della combinazione delle note tecnologie proprietarie Fujifilm HR e SR, che gli permettono di cambiare il proprio “comportamento“ in base al soggetto. Questo porta la tecnologia Super CCD a un livello superiore. La nuova disposizione del filtro colore a mosaico contribuisce a creare un sensore dalla sensibilità elevata e dal rumore ridotto. La tecnologia Close Incline Pixel Coupling minimizza i falsi colori. ■ Best Film Kodak Professional Ektar 100

Kodak Professional Ektar 100 non è solo un’altra pellicola negativa a colori di 100 Iso di sensibilità. Nei formati 35mm e rullo 120, Ektar 100 è un nuovo tipo di pellicola che incorpora Kodak Vision, tecnologia di provenienza cinematografica, per fornire grana ultrafine, saturazione elevata, colori ultra-brillanti e ingrandimenti migliori sia in stampa sia in scansione.

■ Best Photo Frame Kodak Oled Wireless Frame

La tecnologia Oled è meritatamente famosa perché consente di creare pannelli digitali con elevati livelli di saturazione e profondità del colore. Kodak è la prima ad adottarla per una cornice digitale top di gamma da 7,6 pollici, con collegamento Wi-Fi incorporato, per caricare immagini, video e musica. Le immagini sono elaborate in qualità, con una risoluzione di 800x480 pixel, mentre la luminosità è regolata in base alla luce ambiente. ■ Best Imaging Storage Media Panasonic 32GB SDHC

La nuova scheda di memoria SDHC Panasonic da 32GB offre prestazioni di classe 6, garantendo una velocità minima in scrittura di 6MB al secondo e una di trasferimento dei dati di 20MB al secondo. Velocità e capacità elevate permettono di acquisire video in alta definizione e fotografie in rapida sequenza con reflex digitali. Piccola, ma molto utile, è l’etichetta “Memo Label”, che consente di scrivere con facilità su entrambi i lati della scheda. ■ Best Storage Backup System Data Robotics Drobo

Il sistema di archiviazione Drobo offre facilità di uso, protezione dei dati ridondanti e espansione immediata, per aumentare la memoria in un secondo momento. Vanta due porte FireWire 800 e un’interfaccia USB 2.0 ad alte prestazioni. Questo sistema soddisfa le esigenze di uno strumento affidabile per la gestione di grandi quantità di dati, senza rinunciare alle prestazioni, da chi realizza video ai fotografi che scattano immagini RAW. ■ Best Entry Level Camcorder

■ Best Accessory Vanguard Alta Pro series

A differenza dei treppiedi tradizionali, l’innovativa colonna centrale Multi-Angolo (MACC) della gamma Vanguard Alta Pro consente di regolarla in base alle necessità della collocazione: da 0 a 130 gradi, in posizione verticale e orizzontale, garantendo sempre una rotazione completa di 360 gradi. Il sistema di blocco rapido (ISSL) permette di riposizionare la colonna in totale sicurezza in pochi secondi, mantenendo sempre la stabilità dello stesso treppiedi. ■ Best Digital Accessory Wacom Intuos4

La nuova serie di tavolette Wacom è stata notevolmente migliorata. Intuos4, infatti, offre 2048 livelli di sensibilità alla pressione dello stilo per una precisione maggiore. Scorciatoie ed altre applicazioni possono essere eseguite grazie ai tasti Express Key, mentre i piccoli display OLED presenti sulla tavoletta consentono un controllo rapido ed immediato. Il nuovo Touch Ring migliora il funzionamento del software. La tavoletta può essere usata da mancini e destrorsi con una semplice rotazione di 180 gradi.

Samsung SMX-F34

Samsung SMX-F34 è una videocamera digitale compatta, compatibile con YouTube, dotata di memoria incorporata da 16GB, slot per schede di memoria SD, SDHC e MMC+, possibilità di scattare fotografie digitali e Intelli-Zoom 42x. Proprio il nuovo Samsung Intelli-Zoom consente di andare oltre lo zoom ottico 34x della videocamera, senza rinunciare alla qualità dell’immagine.

Questo dispositivo adotta un’esposizione a preferenza centrale, tempi di otturazione di 1/1000 di secondo, flash multimode e numerose modalità Scena, con funzione macro da 10cm; senza dimenticare le avanzate tecnologie di comunicazione e localizzazione. ■ Best Retail Finishing System Noritsu D502

Noritsu D502 è una nuova stampante inkjet fronte-retro, che garantisce ai rivenditori un prodotto versatile e di valore, grazie alla possibilità di produrre stampe fotografiche tradizionali e un’ampia gamma di servizi fotografici. Infatti, con la D502 è facile creare cartoline d’auguri, calendari, poster, cartelli, scrapbook, banner, ingrandimenti e album fotografici, per nuove opportunità commerciali per i fotonegozianti. ■ Best Photo Kiosk Kis Photobook Maker

Questo KIS/Photo-Me Photobook Maker è un chiosco innovativo, progettato per produrre in pochi minuti album fotografici che durano a lungo. In soli due minuti, il software intelligente ordina le fotografie dei clienti secondo layout accattivanti, basandosi su proprietà dell’archivio. Gli album sono formati da carta lucida, resistente a graffi e macchie, con un sistema di rilegatura di qualità. ■ Best Mobile Flash Generator Hensel Porty Lithium

Molto leggeri ma in grado di offrire prestazioni elevate, i generatori flash Hensel Porty Lithium sono fondamentali per tutti i fotografi che lavorano in location (senza possibilità di collegamento elettrico a rete). Sfruttando le caratteristiche del Litio, Hensel ha progettato generatori alimentati da due batterie, con potenza di 600 e 1200 watt/secondo, del peso di soli 5,4 e 5,9kg rispettivamente. Inoltre, i generatori impiegano il radiocomando Hensel, che permette l’attivazione e la regolazione della potenza e del controllo della luce. ■ Best Studio Flash Generator Broncolor Scoro A4S

Canon Legria HF S10 è una videocamera HD che integra l’imaging professionale con i vantaggi di una doppia memoria flash. Per produrre video dalla qualità eccezionale, Legria HF S10 combina il sensore CMOS Full HD da otto Megapixel, l’obiettivo zoom video HD Canon 10x e il processore Digic DV III.

Il generatore Broncolor Scoro A4S rappresenta l’avanguardia nel campo dei generatori flash da studio. Con tre prese torcia gestite da tre canali asimmetrici è come avere tre generatori in uno, con una potenza flash di 3200 watt/secondo. Ciò che lo rende speciale è l’alta costanza, frutto della stabilizzazione automatica della temperatura di colore ECTC sull’intero intervallo di controllo e fino a sei stop in modalità asimmetrica.

■ Best Mobile Imaging Device

■ Best Compact Flash System

■ Best Expert HD Camcorder Canon Legria HF S10

Nokia N86

Il nuovo Nokia N86, con obiettivo zoom grandangolare Carl Zeiss f/2,8 e sensore da otto Megapixel, rappresenta un nuovo ulteriore passo avanti nel proprio segmento di mercato.

Profoto D1 series

La nuova linea di flash elettronici digitali compatti Profoto D1 garantisce efficienza e durata, grazie a un sistema di caricamento del condensatore SMPS a due modalità, controllato da

un microprocessore. I monotorcia offrono la giusta esposizione da flash a flash e una precisa temperatura colore, qualità importanti per chi agisce nella fotografia di figura, soprattutto ritratto, o lavora in studio avendo necessità di un flash monotorcia resistente e pratico. Le dimensioni allineate con le altre torce flash Profoto consentono di usare proficuamente l’intera linea di accessori per il controllo e la regolazione della qualità di luce in uscita. ■ Best Photo Bag LowePro AW series

LowePro AW è una nuova gamma di borse fotografiche, creata pensando alle particolari esigenze del fotogiornalismo. I modelli AW a tracolla nascondono l’attrezzatura dei fotografi (e la loro missione) con una linea discreta e profilata per essere più comoda, potersi muovere facilmente e consentire gli spostamenti in una strada trafficata o una metropolitana affollata, sapendo che l’equipaggiamento è al sicuro. ■ Best Photo Monitor Eizo ColorEdge CG242W

Eizo ColorEdge CG242W è un monitor formato widescreen da 24,1 pollici, che permette la propria calibrazione indipendente da quella della scheda grafica del computer. Ciò assicura la conservazione delle tonalità durante il processo di calibrazione, per colori sempre corretti sullo schermo. Per neutralizzare i difetti di luminosità e uniformità cromatica, tipici dei pannelli LCD, ColorEdge CG242W è dotato della funzione Digital Uniformity Equalizer (DUE), che garantisce l’uniformità dell’intero schermo con qualsiasi livello di grigio. ■ Best Photo Display JVC LT-42WX70EU

JVC LT-42WX70EU è un genere completamente nuovo di TV, progettato per apprezzare appieno la visione di fotografie digitali. Nel realizzare questo televisore eccezionale, che adotta la gamma cromatica AdobeRGB (96 per cento), JVC non si è preoccupata solamente di garantire la straordinaria qualità dei video Full HD, ma anche la riproduzione fedele di colori, dettagli, caratteristiche, sfumature e atmosfere particolari che solo le fotografie acquisite con reflex ad alta definizione possono offrire. ■ Best Photo Service Fujifilm Photobook Brilliant

A differenza dei consueti dispositivi per la stampa digitale, il flusso di lavoro del Fujifilm Photobook Brilliant è basato interamente sullo spazio RGB; quindi, può produrre un gamut più ampio rispetto a quello degli altri processi di stampa. Ciò significa gradazioni più dettagliate, tonalità naturali dell’incarnato e colori saturi, in particolare nelle aree verdi e blu. Inoltre, la carta fotografica è molto resistente, per album fotografici della migliore qualità. www.tipa.com

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(continua da pagina 33) lare: ne sentiremo ancora delle belle. Due premi anche per Panasonic: il Design innovativo del sistema Lumix G non può certo passare inosservato; così come merita rispetto la card di alte prestazioni e consistente capacità Panasonic 32GB SDHC. Su altro terreno che non quello squisitamente fotografico, due TIPA Awards per Jvc: che ha primeggiato con il Proiettore professionale Jvc DLA-HD750 e il Display fotografico Jvc LT-42WX70EU. Broncolor Scoro A4S: Generatore flash da studio. LowePro AW: Borsa fotografica. Canon Legria HF S10: Camcorder expert HD. Fujifilm Photobook Brilliant: Servizio fotografico conto terzi.

Profoto D1: Flash monotorcia.

PER FINIRE Da qui, le affermazioni singole, per le quali spendiamo ancora qualche parola a commento. Già abbiamo esternato le nostre perplessità per l’assenza della svizzera Elinchrom tra i flash elettronici professionali, nelle tre divisioni introdotte quest’anno dalla giuria TIPA, e, in subordine, la sincera amarezza per la non conside-

razione dell’attualità tecnologica di identificati produttori cinesi. Ma, tant’è. Invece, e all’esatto opposto, ci allineiamo con le efficaci indicazioni di Leica M8.2 (Apparecchio di prestigio), delle Borse LowePro AW, dei treppiedi Vanguard Alta Pro, dello zoom Sigma 18-250mm f/3,5-6,3 DC OS HSM (Obiettivo entry level) e del Sistema digitale medio formato Hasselblad H3DII-50. Di Broncolor Scoro A4S (Generatore flash da studio) e della gamma Profoto D1 (Flash monotorcia) abbiamo già detto. Per il resto, non siamo in grado di esprimere opinioni personali, per strumenti che esulano dalle nostre capacità, visioni e considerazioni tecniche (siamo sinceri): Data Robotics Drobo, Dispositivo di archiviazione e backup; Eizo ColorEdge CG242W, Monitor; Hahnemühle Photo Rag Baryta, Carta inkjet Fine Art; Kis Photobook Maker, Chiosco fotografico; Nokia N86, Telefonino fotografico (e altro); Noritsu D502, Stampante digitale conto terzi; Samsung SMX-F34, Camcorder entry level; e Wacom Intuos4, Accessorio digitale. Per un anno intero, i vincitori dei prestigiosi TIPA Awards possono vantare questa assegnazione, che impone la ripetizione della conclusione che riferiamo ogni anno in occasione della presentazione commentata dei qualificati Premi. Dall’aggiudicazione, alla quale fa seguito la cerimonia ufficiale della consegna dei premi, per un anno, fino a marzo 2010, le aziende produttrici e distributrici possono combinare la presentazione dei relativi vincitori di categoria con l’identificazione ufficiale dei TIPA Awards 2009: «Quando il marchio dei TIPA Awards appare in un annuncio pubblicitario, un pieghevole o sulla confezione di un prodotto, potete esser certi che è stato meritato. I TIPA Awards sono un motivo di orgoglio per chi li attribuisce e per coloro che li ricevono». Antonio Bordoni


The Big Book of Breasts; a cura di Dian Hanson; testi in inglese, francese e tedesco; Taschen, 2006 (distribuzione: Inter Logos, strada Curtatona 5/2, Località Fossalta, 41100 Modena; 059-412648; www.books.it); 372 pagine 30x30cm, cartonato con sovraccoperta; 39,99 euro.

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ubblicate una a ridosso dell’altra, in una successione temporale conseguente, le due monografie collegate The Big Book of Breasts, fine 2006, e The Big Book of Legs, inizio 2009, sono clamorosamente collegate l’una all’altra. Se non si fosse capito, ma le illustrazioni delle rispettive copertine sono più che schiette, esplicite addirittura (soprattutto se e quando si dovesse togliere la sovraccoperta semitrasparente che veste i rispettivi nudi), si tratta di due percorsi storici sulla fotografia di seni e gambe, rispettivamente. Ovverosia, una volta ancora, oltre che una di più, il perspicace editore tedesco Taschen Verlag rivela l’avvincente capacità dei propri curatori di mettere ordine all’interno di un vasto ed eterogeneo patrimonio di fotografie realizzate nei decenni scorsi. Per quanto affrontato da due punti di vista dichiaratamente mirati, ma non certo limitati, appunto il seno e le gambe femminili, l’argomento è sostanzialmente unico: ovverosia, coincidente. Senza timore di usare termini espliciti, si tratta di erotismo visivo, appunto affrontato e svolto con la consapevole complicità del linguaggio fotografico, nelle proprie declinazioni caratteristiche che hanno disegnato i decenni del secolo appena trascorso, che per tanti versi (secolo breve) è appunto un Tempo inviolabilmente definito dalla Fotografia: in senso ampio e completo, autentico linguaggio del Novecento. Tanto che, entrambe le monografie scandiscono proprio la successione dei decenni, individuati e certificati per proprie linee conduttrici e identificatrici.

BREASTS (SENI? TETTE!) Focalizzandosi su identificate figure femminili dell’immaginario erotico sollecitato e coltivato dalla fo-

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EROTISMO VISIVO ESPLICITO


tografia, The Big Book of Breasts, pubblicato alla fine del 2006 (lontano?, dipende dai punti di vista, dalle anagrafi e dagli intendimenti personali e individuali del Tempo), che torna di attualità in allineamento con la più recente monografia sulle gambe, alla quale stiamo per riferirci, segna i tempi successivi e conseguenti delle decadi dai Cinquanta ai Settanta. Trent’anni sostanzialmente discriminanti per la considerazione del seno femminile (delle tette, diciamolo); trent’anni definiti soprattutto dall’idea e ipotesi di sostanziale abbondanza. Insomma, all’indomani di una guerra mondiale, la Seconda, con tutto il legittimo desiderio di (ritorno alla) vita che ne è conseguito, in molte manifestazioni quotidiane dell’esistenza ha predominato un’idea di quantità, che non sempre coincide, né ha coinciso, con la qualità: e non ci limitiamo soltanto alle misure del seno, attuale nostro soggetto, e della sua prepotente e sfacciata proposta. Da archivi ben allestiti, sapendo andare a individuare ciò che ha significato, e che ancora oggi può significare le decadi, sono state selezionate e ordinate fotografie esemplificative ed esplicite di visioni e interpretazioni che si sono manifestate nel sogno erotico, pur rappresentando qualcosa di molto più profondo e radicato nelle rispettive epoche. Se questi nomi significano qualcosa, dopo una doverosa introduzione generale, ampiamente illustrata, e oltre tante altre presenze di contorno, richiamiamo le personalità sovrastanti di Tempest Storm e Candy Barr, per gli anni Cinquanta, June Wilkinson, Michelle Angelo e Uschi Digard, per i Sessanta, Candy Samples, Kitten Natividad e Candye Kane, per i Settanta: ognuna presentata con un generoso portfolio di immagini, distribuito

The Big Book of Legs; a cura di Dian Hanson; testi in inglese, francese e tedesco; Taschen, 2009 (distribuzione: Inter Logos, strada Curtatona 5/2, Località Fossalta, 41100 Modena; 059-412648; www.books.it); 372 pagine 30x30cm, cartonato con sovraccoperta; 39,99 euro.

Intendiamoci sui termini del discorso. Indipendentemente dalle eventuali, ma non necessarie, partecipazioni emotive personali e individuali, l’erotismo visivo è uno dei generi della fotografia; non il nudo, proprio l’erotismo. Relegato a discorsi e considerazioni in clandestinità, a causa di una sostanziale confusione tra moralismo (che tra l’altro noi non abbiamo) e moralità (che invece guida le esperienze e gli indirizzi della nostra vita), la fotografia erotica ha composto straordinarie rappresentazioni che attraversano i tempi. Non ci si vergogni a parlarne (noi non ce ne vergogniamo di certo); questa volta lo facciamo in riferimento a due monografie strettamente collegate tra loro, pur differenti nel valore storico e di costume che le definisce. In stretto ordine temporale, entrambe pubblicate da Taschen Verlag, The Big Book of Breasts e The Big Book of Legs: sì, proprio seni (tette) e gambe 39


ARS ARCHIVE / YESGIRLS AT YESTERDAYGIRLS.COM (6)

Da The Big Book of Breasts, l’immagine evocativa che sulle pagine della monografia illustrata dà avvio al lungo tragitto sul seno (sulle tette).

(al centro) Joyce Spaeth, anni Settanta.

Rosina Revelle, anni Cinquanta.

in numerose pagine a seguire. E soprassediamo sulla conclusione, visivamente superflua ma contenutisticamente necessaria (facciamo di necessità, virtù), con le misure extra di Norma Stitz, appunto The Biggest, la più grande (di seno). Domanda: oggi, a distanza di decenni dai tempi

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presi in considerazione, con che occhio guardiamo quel passato ormai remoto, non soltanto sulle successioni del calendario, ma più concretamente nell’evocazione e idea dell’erotismo visivo (e non solo) dei nostri giorni? Risposta: con un occhio soltanto retrospettivo, addirittura storico, che non incontra alcuna coincidenza con grossolanità e gusti che si sono esauriti in se stessi, senza lasciare traccia, senza seminare alcuna continuità. Ancora una volta, e una volta di più: magia e fascino della fotografia, che testimonia con implacabile rigore ed esattezza quanto è esistito, offrendolo al commento successivo (mai giudizio). Per quanto serva rilevarlo, e rivelarlo, in linea di massima la ipervalutazione delle maggiorate ha segnato un’epoca effimera, che non è proseguita verso momenti successivi. Anteponendo la circonferenza del seno a tutto, quelle raffigurazioni erotiche (spesso interpretate con prospettiva grandangolare ravvicinata, persino fisheye!) hanno finito per autoestinguersi, ed oggi le possiamo osservare soltanto con spirito clinico: appunto quello che sfoglia l’album del costume sociale di un tempo nel quale stentiamo a riconoscerci, e del quale non riusciamo a cogliere né il senso né la logica. Forse è un’opinione soltanto personale, forse. Ma certamente, la successione delle pagine del pur avvincente The Big Book of Breasts non ha modo di superare la sola retrovisione di costume. Già questo basta, e filologicamente potrebbe anche avanzare, sempre che la fotografia erotica (proprio tale, non casto nudino di maniera) potesse guadagnarsi la legittimità linguistica e storica che merita, potesse accedere a discorsi fotografici espressi alla luce del sole, come stiamo facendo, e non essere limitata alla clandestinità di quanto si fa, ma non è bene dire. In definitiva, anteponendo la quantità e abbondanza di seno (tette!), salvo casi rari e identificati, l’insieme delle fotografie di The Big Book of Breasts è sostanzialmente penalizzato da una evidenza che


tutto sopravanza e poco significa, quantomeno dal punto di vista della intrigante evocazione erotica. Sul volto delle modelle, oltre le tette prepotentemente offerte, ci sono troppi sguardi vacui e vuoti (nel vuoto): e si sa, l’erotismo è un fatto più cerebrale che fisico, più solleticante che esplicito, più complice che stolto. Ed è ancora quanto rivelano alcune maggiorate (residue) dei giorni nostri: ne abbiamo in mente una in particolare, sarda di origine, che non sappiamo cosa faccia nella vita, se non parlare con inflessione ebete e guardarsi attorno con sguardo acquoso... appunto, da mucca (con tutto il rispetto per le mucche).

Diane Curtis, anni Sessanta.

(al centro) Michelle Angelo, anni Sessanta.

GAMBE (MA NON SOLO) Per quanto analoga nella declinazione, tanto da esserne conseguente e consecutiva, la monografia The Big Book of Legs, di pubblicazione recente, è eroticamente assai più intrigante della precedente. Infatti, il pretesto dichiarato delle gambe (ma non soltanto) si è prestato a una escursione meno confinata, che ha potuto affrontare l’erotismo visivo dei decenni scorsi con un piglio più concentrato, ovverosia rappresentativo delle rispettive epoche e del conseguente costume sociale. Dopo l’inevitabile introduzione all’argomento, ancora il percorso è scandito per decadi, con una partenza più retrodata di quanto abbia potuto (voluto?) essere quella dei seni, delle tette, appena presi/prese in considerazione. Gli anni Venti segnalano una garbata successione di cartoline postali galanti, così si diceva, che ha avuto la propria manifestazione massima, quasi esclusiva, in Francia: ai tempi, terra nella quale si coltivava il proibito. Negli anni Trenta e Quaranta si affacciano alla ribalta quelle gambe tanto straordinarie, soprattutto statunitensi, da meritarsi la qualifica esplicita di gambe da un milione di dollari: cifra ancora oggi esuberante, ma allora addirittura stratosferica. Gli anni Cinquanta dell’immediato secondo dopoguerra, con guerre ancora in corso (Corea e contor-

Roberta Pedon, anni Settanta.

ni), hanno segnato il trionfo della gamba calzata di nylon, per l’appunto arma da combattimento: lingerie ardite, reggicalze provocanti, posture ammiccanti. Gli stessi anni Cinquanta hanno segnato anche il trionfo delle pin up, qui rappresentate dall’immancabile Bettie Page (ma noi, nelle nostre tante evocazioni del

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Senza nome; circa 1959.

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personaggio, abbiamo sempre preferito la dizione Betty Page): la cui presenza si declina in una sorta di omaggio e celebrazione all’indomani della scomparsa, lo scorso dicembre (FOTOgraphia, febbraio 2009). Gli anni Sessanta segnalano l’avvio della stagione del feticismo, che ha avuto in Elmer Batters uno degli interpreti più significativi di questa fotografia, addirittura capostipite di un genere che si è poi allungato in avanti. A questo proposito occorre segnalare che Elmer Batters è stato pubblicato in monografia dallo stesso Taschen Verlag, che nelle sue collane ha proposto anche altre alte personalità della fotografia fetish, tra le quali ci preme segnalare Eric Kroll. Insomma, in definitiva, se erotismo deve essere, volendo altresì esserlo (non nudo insapore), quello che prende spunto e pretesto dalla raffigurazione delle gambe femminili è assai più intrigante di quello che si attarda sulle tette. Così dicendo (scrivendo), non intendiamo esprimere alcun giudizio soltanto individuale, che non avrebbe alcun diritto di ospitalità, ma approfondiamo lo stilema lessicale della fotografia di genere.

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Da The Big Book of Legs, senza nome; circa 1958 [ma non stentiamo ad attribuire questa fotografia allo studio di Irving e Paula Klaw].


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Gayle Glenn; fotografia di Elmer Batters; circa 1964.

Joan Webb; fotografia di Peter Gowland; circa 1959.

Fatta salva la solita distinzione che separa l’erotismo dalla pornografia, assegnando a uno un valore positivo e all’altra una intenzione negativa, comunque la si pensi al proposito, l’insieme delle fotografie raccolte nella successione di pagine di The Big Book of Legs è di valore altamente erotico: proprio perché intrigante, come abbiamo appena annotato. Poco è lasciato all’immaginazione, come invece vorrebbe la sottile evocazione erotica, secondo la quale, in materia appunto erotica, meno si vede e meglio è. Molto è dichiaratamente esplicito e diretto. Però, attenzione, non siamo mai di fronte a manifestazioni di consistente entità e densità trasgressiva, ovvero non incontriamo alcun erotismo funambolico o descrittivo, ma osserviamo evocazioni che, pervadendo i gesti raffigurati in fotografia, si proiettano sulle azioni degli osservatori. In una ipotesi probabile, ognuno sia avvertito: a dispetto dell’intenzione dichiaratamente storica e filologica, The Big Book of Legs finisce per essere un libro illustrato terribilmente erotico. Mentre le anagrafi delle ragazze (del Novantanove!) di The Big Book of Breasts sono palesi e ma-

nifeste, non soltanto in dipendenza del “gusto” visivo datato delle inquadrature e composizioni, tanto da lasciare indifferenti coloro i quali hanno la sensazione di incontrare qui proprie parenti in giovinezza, quelle delle ragazze di The Big Book of Legs sono senza tempo e oltre i tempi: moderne e attuali sia nelle posture, sia nei sottili cenni di intesa. In differenza, liberate dall’incombenza e invadenza di proprie prepotenti tette da mostrare a tutti i costi, qui i soggetti sono definiti da sguardi complici, addirittura intelligenti. Nulla da spartire con quelli vacui e acquosi delle maggiorate: di ieri come ancora di oggi. E abbiamo capito tutti a chi ci siamo riferiti, e ancora ci riferiamo qui. In conclusione. Insomma, indipendentemente dagli interessi e partecipazioni emotive personali, quella volontariamente e consapevolmente erotica è uno degli aspetti della fotografia. Ci piaccia o meno, è così. E sulle pagine di The Big Book of Legs l’erotismo visivo segna un passo avvincente e convincente. Ci piaccia o meno. Maurizio Rebuzzini

(al centro, in alto) Bettie Page; fotografia di Bunny Yeager; 1954.

(al centro) Barbara Trent; circa 1966.

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AFFERMAZIONI Ripetendo e ribadendo lo svolgimento avviato lo scorso anno, con la prima edizione del Premio, la cerimonia della consegna dei trofei del Sony World Photography Award 2009 si è svolta a Cannes, in Costa Azzurra, a metà aprile. Un programma diverso da quello originario del 2008 ha consentito l’edizione di un entusiasmante volume-catalogo, che presentiamo a pagina 48. In tutti i casi, spessore e valore di un concorso che è già conteggiato nel ristretto novero dei più prestigiosi e qualificati riferimenti della fotografia professionale, con contorno non professionale.

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C

lamoroso e affascinante, allo stesso momento. Alla sua seconda edizione, il differenziato Sony World Photography Award ha raffinato il proprio svolgimento, che già all’origine era stato adeguatamente convincente (FOTOgraphia, giugno 2008). Di fatto, mentre sono state confermate le divisioni per categorie, sia professionali sia non professionali, seppure ricollocate, come riassumiamo nell’apposito riquadro pubblicato a pagina 51, sono state aggiunte nuove sezioni di prestigio; sopra tutte quella riservata agli studenti di istituti scolastici internazionali della fotografia (le scuole finaliste sono indicate a pagina 52, e a pagina 51 presentiamo il vincitore di sezione): una autentica gioia per gli occhi e, soprattutto, il cuore di coloro i quali, noi tra questi, batte al ritmo dell’amore per la stessa Fotografia, maiuscola volontaria, oltre che consapevole. Purtroppo, poco abbiamo da aggiungere all’impegno civile ecologico verso il Pianeta, pure nel programma di quest’anno, del quale ci sfuggono le proiezioni e finalità da raggiungere con la fotografia: ma la carenza è soltanto nostra, non certo dello svolgimento del Premio. Altra differenza tra l’edizione 2008 originaria e l’attuale Sony World Photography Award 2009, del quale stiamo per riferire, riguarda l’organizzazione e svolgimento della serata finale di assegnazione dei premi di categoria, anticipatori del primo premio assoluto, il definito Iris d’Or. Lo scorso anno, erano stati presentati tre finalisti per ogni categoria, all’interno dei quali la giuria finale scelse appunto il vincitore assoluto. A diretta conseguenza, prima della se-

rata di gala di consegna degli ambìti trofei, nessuno conosceva le conclusioni, annunciate nel corso della cerimonia, dopo la doverosa presentazione della sequenza delle tre nomination di categoria. Quest’anno è stato fatto tutto in anticipo, in modo da poter confezionare anche un prezioso catalogo della manifestazione (in vendita dalla mattina successiva: per non svelare nulla), diverso da quello dello scorso anno, che fu scandito sul ritmo dei soli finalisti. Catalogo diverso, perché conclusivo e completo: altresì comprensivo di una sostanziosa presentazione del fotografo insignito dell’autorevole Lifetime Achievement, che in diverse occasioni abbiamo banalmente tradotto come “premio alla carriera” (ancora lo abbiamo fatto, lo scorso ottobre 2008, per il prestigioso Lucie Award / Lifetime Achievement assegnato a Gianni Berengo Gardin): meglio hanno tradotto i francesi, padroni di casa nelle giornate finali del Sony World Photography Award 2009, a Cannes, in Costa Azzurra, a metà dello scorso aprile. Dunque: non arido premio alla carriera, ma partecipe l’œuvre de toute una vie, l’opera di tutta una vita a Marc Riboud, una cui fotografia cinese degli anni Sessanta illustra la copertina della preziosa monografia che racconta l’insieme del Premio [a pagina 48].

OLTRE L’UFFICIALITÀ Ancora prima della segnalazione dei vincitori, che registrano una significativa presenza italiana, il giovane Giulio Di Sturco, dell’Agenzia Grazia Neri, che quest’anno si è già affermato nelle Arts and Entertainment Singles del World Press Photo 2009 con un backstage della settimana della moda, a Nuo-


MAURIZIO REBUZZINI

va Delhi (FOTOgraphia, marzo 2009), richiamiamo doverose riflessioni di fondo, che rivelano e quantificano gli straordinari valori che qualificano il pur giovane Sony World Photography Award. Giovane, ma assolutamente autorevole. Ribadendo quanto abbiamo già annotato in occasione della prima edizione 2008, il Sony World Photography Award 2009 ha confermato le doti di concorso fotografico di livello straordinariamente alto, peraltro certificato dalle giurie convocate per l’occasione e dalle efficaci manifestazioni collaterali che hanno accompagnato, contornandola, la cerimonia ufficiale di consegna dei premi, e poi si proiettano ancora in avanti. Se servisse sottolinearlo, è un concorso che conferma l’impegno di Sony nel mondo della fotografia consapevole (non solo fotoricordo: argomento per se stesso affascinante, ma estraneo all’azione fotografica riferita al proprio linguaggio espressivo), nel quale la casa giapponese è entrata all’indomani dell’acquisizione delle linee produttive Konica-Minolta, con la propria famiglia di reflex a (Alpha).

Con qualche aggiustamento rispetto l’edizione originaria dello scorso anno, e persino aggiunte sostanziose, il Sony World Photography Award 2009 ribadisce lo spessore e valore di un concorso che è già considerato nel ristretto novero dei più prestigiosi e qualificati riferimenti della fotografia professionale, con avvincente accompagnamento non professionale. Dodici categorie tematiche e vincitore assoluto; quindi, manifestazioni collaterali che si estendono oltre le date ufficiali della cerimonia di consegna dei premi. E anche il riconoscimento all’opera di una vita: a Marc Riboud. Parole di presentazione e a commento

PRESTIGIOSE

Raccolte in un ben allestito catalogo, che presentiamo a pagina 48, e riunite in una avvincente e affascinante mostra itinerante (per la quale, nel saggio Alla Photokina e ritorno, Maurizio Rebuzzini ha testimoniato dell’allestimento alla Seipel Galerie, di Colonia, in date coincidenti con la Fiera del-

la fotografia), le immagini finaliste e vincitrici, tutte di alta qualità espressiva, proiettano il Sony World Photography Award nel panorama internazionale dei premi della fotografia. La differenza la fa proprio la qualità, che attraversa diagonalmente l’intera espressività fotografica, evitando altresì

Primo nella categoria del Paesaggio, inserita nell’ambito della Fine Art, lo statunitense David Zimmerman ha conquistato l’Iris d’Or del Sony World Photography Award 2009 (vincitore assoluto). Straordinaria rilevazione dei deserti al sud-ovest degli Stati Uniti. Ambienti di totale ecosistema estremamente fragili, seriamente minacciati da inquinamento atmosferico, inadeguata gestione federale e pressioni per un utilizzo più intensivo, soprattutto turistico. La sua colta documentazione fotografica intende influenzare la conservazione, attraverso la sensibilizzazione del pubblico e delle istituzioni.

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ti svolti anche con apprezzata coerenza e modestia: che ci ha profondamente colpiti. Al positivo.

(pagina accanto, in senso orario) I vincitori nelle quattro categorie di Photojournalism and Documentary: Amit Madheshiya (India), Arts and Entertainment; Wojciech Grzedzinski (Polonia), Current Affairs; Julian Abram Wainwright (Canada), Sport; Giulio Di Sturco (Italia), Contemporary Issues.

NON PROFESSIONALE

Sony World Photography Awards. Cannes 2009. Monografia-catalogo del premio, con presentazione delle manifestazioni collaterali e del Lifetime Achievement assegnato a Marc Riboud (consistente portfolio di immagini). Per ogni sezione professionale, sia il vincitore sia il secondo e terzo finalista; per la fotografia non professionale ampio panorama di partecipanti. Verlhac Editions; 240 pagine 26,5x30,5cm, cartonato con sovraccoperta; 49,00 euro.

Primo nella Natural History, Vincent Foong (Singapore) è stato votato come vincitore assoluto non professionale. Tra le otto categorie previste, registriamo l’affermazione dell’italiano Giuseppe Parisi nel Paesaggio (a destra).

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quella concentrazione sul dolore, troppo spesso materia unica dei concorsi di fotogiornalismo, magari proprio a partire dal prestigioso World Press Photo (più recente riflessione al proposito, in FOTOgraphia dello scorso aprile). Quindi, e con convinzione e ammirazione, congratulazioni e complimenti a Sony, che è entrata in un mondo nuovo con passo deciso e intelligente (dote rara nel commercio della fotografia), ribadendo che gli impegni o si prendono o si lasciano stare. Se si prendono, ci possono essere tanti diritti e benefit, ma soprattutto ci sono altrettanti doveri. Da svolgere con competenza e decisione. Nel caso di Sony, sono sta-

La fotografia non professionale è stata scomposta in otto categorie (attenzione: per nostra abitudine evitiamo di definire “amatoriale” questa fotografia, perché “amatoriale” ci pare identificazione discriminante che non dà esatto valore a un impegno fotografico che non è professionale, appunto, soltanto nel senso fiscale e burocratico dei termini). Nell’ambito di Photojournalism and Documentary (Fotogiornalismo e documentazione) si è imposta una immagine di Sport: del tedesco Lorenz Holder. Francese, Christo Stankulov, il vincitore nella categoria Commercial, dove si è affermato con una immagine di Fashion (Moda). Salto di continente, fino all’Oriente, per il vincitore nella categoria Music, l’indiano Kushal Gangopadhyay. Anche Claire Martin, vincitrice nella Fine Art, sottodivisione Portraiture (Ritratto), arriva da lontano: dall’Australia. Quindi, a conferma di una internazionalità completa della fotografia dei nostri giorni, con espressioni da paesi che fino a ieri l’altro erano estranei al suo circuito (come abbiamo già riferito ai vincitori del World Press Photo, in FOTOgraphia dello scorso aprile), nella categoria Conceptual and Constructed (Concettuale e Creato) si è imposto il russo Vladimir Melnik. E sulla stessa lunghezza d’onda registriamo la provenienza di Vincent Foong, da Singapore, primo nella Natural History [in basso, a sinistra]. Torniamo in Europa, con l’italiano Giuseppe Parisi, che ha vinto nella sezione Landscape (Paesaggio) [qui sotto], e l’inglese David Watts, primo in Architecture. Tra questi otto, un solo premio assoluto per la fotografia non professionale: Vincent Foong (Singapore), primo nella categoria Natural History [qui a sinistra]. Quindi, registriamo che ventisette pagine della monografia-catalogo dei Sony World Photography Awards 2009, delle duecentoquaranta totali, sono appunto riservate alla fotografia non professionale. Oltre la certificazione degli otto vincitori di categoria, sono riportati i finalisti di ciascuna


LE GIURIE

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LELLO PIAZZA

iversamente dall’edizione originaria dello scorso anno, presentata e commentata in FOTOgraphia del giugno 2008, gli attuali Sony World Photography Awards 2009 sono stati scomposti in tre macrocategorie di riferimento primario, all’interno delle quali sono state identificate e collocate le dodici sezioni professionali del premio. Altrettante tre le giurie. Photojournalism and Documentary: Sue Steward, Inghilterra, critica e photo editor, Inghilterra; Bruce Davidson, fotogiornalista (Magnum Photos), Usa; Adrian Evans, direttore di Panos Pictures, Inghilterra; Jurgen Schadeber, fotogiornalista, Germania. Commercial: Mark George, agente di fotografi, Inghilterra; Arnaud Adida, fondatore di Acte 2 e della galleria collegata, Francia; Gered Mankowitz, fotografo, Inghilterra; Grazia Neri, fondatrice e presidente dell’omonima agenzia fotografica. Fine Art: Zelda Cheatle, gallerista, Inghilterra; Philippe Garner, direttore della sezione fotografica di Christie’s, Inghilterra; Mary-Ellen Mark, fotogiornalista, Usa; Sarah Moon, fotografa, Francia. Alle sessioni giudicatrici di Londra ha presenziato il nostro corrispondente Lello Piazza, che ha incontrato molti dei membri delle giurie. A partire dal prossimo numero, e in cadenza, pubblicheremo le interviste che ha realizzato con l’occasione.

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zioni quadrate (che di per sé meriterebbero ulteriori approfondimenti: ne riparleremo a tempo debito).

TRE VOLTE PRO(FESSIONALE)

Commercial: Amiran White (Inghilterra), Music; Piotr Fajfer (Polonia), Fashion; Dustin Humphrey (Usa), Advertising.

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sezione, da otto a nove per ciascuna, e cinquecentoquarantanove selezionati (ognuno in onorevole riproduzione litografica). Senza andare a mischiare i vincitori non professionali con quelli professionali, ai quali stiamo arrivando, una prima analisi, che riprenderemo in ambito appunto professionale: non ci occupiamo delle quote rosa, che sono rappresentative soltanto di una moda del momento, ma registriamo vincitori da otto nazioni (Germania, Francia, India, Australia, Russia, Singapore, Italia e Inghilterra), cinque fotografie in bianconero e tre a colori, e due composi-

Oltre l’espansione delle manifestazioni collaterali alla serata di gala per la consegna dei premi, che si sono concretizzate in mostre allestite in prestigiose location di Cannes e in incontri pubblici con i fotografi coinvolti nelle giurie, a partire dal sempre brillante Elliott Erwitt, come annotato in apertura, l’attuale seconda edizione del Sony World Photography Award ha rivisto anche la scomposizione e suddivisione dei propri premi. Quasi avessero preso atto delle nostre rilevazioni all’edizione originaria dello scorso anno, per la quale avevamo riscontrato una certa trasversalità delle identificazioni delle categorie e delle fotografie segnalate e premiate in ciascuna (FOTOgraphia, giugno 2008), l’attuale Sony World Photography Award 2009 ha in qualche modo e misura perfezionato la propria mira. Certo, non siamo così tanto autoreferenti, né presuntuosi, da accreditarci qualsivoglia merito, però. Però possiamo vantare quantomeno di aver percepito una esigenza che si è manifestata tra le pieghe di una procedura, e che può aver creato imbarazzo: oppure, ed è lo stesso, che ha finito per confondere coloro i quali non sanno andare oltre le apparenze più evidenti. E qualsiasi manifestazione si proponga come universale non può lasciare dischiusa alcuna porta: deve spalancarle tutte! Ecco quindi che il contenitore della fotografia professionale è stato abilmente scomposto in tre tematiche sovrastanti, per ognuna delle quali è stata convocata una apposita giuria specializzata [a pagina 49], e in ulteriori categorie: Photojournalism and Documentary, Commercial e Fine Art.


PRO/1: FOTOGIORNALISMO

Per il Fotogiornalismo, ufficialmente proposto come Photojournalism and Documentary (appunto, Fotogiornalismo e documentazione), si registrano quattro categorie tematiche: Current Affairs (Attualità), Sport, Contemporary Issues (Vicende contemporanee) e Arts and Entertainment (Arte e intrattenimento). Con ordine. Il polacco Wojciech Grzedzinski ha vinto nella ca-

tegoria Current Affairs con un reportage realizzato in Georgia, nell’agosto 2008 [a pagina 49]. Ripetuti incidenti militari sulla linea di confine tra la Georgia e l’Ossezia del Sud, provincia georgiana ribelle, hanno causato il conflitto esploso la mezzanotte del sette agosto; le milizie irregolari dell’Ossezia del Sud hanno ricevuto il sostegno militare dell’esercito russo. Dopo alcuni giorni di combattimenti, l’esercito georgiano è stato costretto dalle truppe russe a lasciare l’Ossezia del Sud. Le battaglie più feroci hanno avuto luogo tra Gori e Cchinwali. Su entrambi i fronti del conflitto, il numero delle vittime non è noto, ma si presume alto, soprattutto tra la popolazione civile. Nella stessa categoria: secondo e terzo posto a Dominic Nahr (Francia) e Hui Min Kuang (Cina).

Tra i sei istituti scolastici finalisti di categoria al Sony World Photography Award 2009 ha primeggiato l’indiano Jamia Millia Islamia.

SONY WORLD PHOTOGRAPHY AWARDS 2009, IN SINTESI odici categorie professionali, analoghe scomposizioni della fotografia non proDzionifessionale, con unico vincitore assoluto: Iris d’Or 2009. Oltre le manifestadi complemento, è questa l’essenza dei premi dell’attuale Sony World Photography Award 2009. In sintesi, i vincitori di categoria e i finalisti nelle categorie professionali (secondo e terzo posto).

(Svezia), Hans de Vries (Olanda). ❯ Conceptual and Constructed: Tamany Baker (Inghilterra) [a pagina 52],

Branislav Kropilak (Repubblica Slovacca), Angelika Sher (Israele). ❯ Natural History: Lisa Maree Williams (Australia) [a pagina 53], Steve Mo-

renos (Australia), Yannick Dixon (Inghilterra). ❯ Landscape: David Zimmerman (Usa) [a pagina 47], Edgar Martins (In-

Photojournalism and Documentary ❯ Current Affairs: Wojciech Grzedzinski (Polonia) [a pagina 49], Dominic Nahr (Francia), Hui Min Kuang (Cina). ❯ Sport: Julian Abram Wainwright (Canada) [a pagina 49], Salvi Danés Vernedas (Spaga), Li Fan (Cina). ❯ Contemporary Issues: Giulio Di Sturco (Italia) [a pagina 49], Kosuke Okahara (Giappone), Massimo Mastrorillo (Italia). ❯ Arts and Entertainment: Amit Madheshiya (India) [a pagina 49], Chiara Goia (Italia), Ohm Phanphiroj (Thailandia). Commercial ❯ Advertising: Dustin Humphrey (Usa) [qui sopra, al centro], Peter Franck (Germania), Dylan Collard (Inghilterra). ❯ Fashion: Piotr Fajfer (Polonia) [pagina accanto], Jessica Hilltout (Belgio), Takaki Hashimoto (Giappone). ❯ Music: Amiran White (Inghilterra) [pagina accanto], Gordon Welters (Germania), Elen Miroshkina (Russia). Fine Art ❯ Portraiture: Roderik Henderson (Olanda) [a pagina 52], Martin Bogren

ghilterra), Yvonne Seidel (Germania). ❯ Architecture: Michael van den Bogaard (Germania) [a pagina 53], Joel

Micah Miller (Germania), Daichi Ano (Giappone). Iris d’Or 2009 allo statunitense David Zimmerman, primo nella categoria del Paesaggio, nell’ambito della fotografia professionale Fine Art. A seguire, o in simultanea, otto categorie della fotografia non professionale, con unico vincitore assoluto: Vincent Foong, da Singapore, primo nella categoria Natural History [a pagina 48]. ❯ Photojournalism and Documentary / Sport: Lorenz Holder (Germania). ❯ Commercial / Fashion: Christo Stankulov (Francia). ❯ Commercial / Music: Kushal Gangopadhyay (India). ❯ Fine Art / Portraiture: Claire Martin (Australia). ❯ Fine Art / Conceptual and Constructed: Vladimir Melnik (Russia). ❯ Fine Art / Natural History: Vincent Foong (Singapore). ❯ Fine Art / Landscape: Giuseppe Parisi (Italia) [a pagina 48]. ❯ Fine Art / Architecture: David Watts (Inghilterra).

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Fine Art: Roderik Henderson (Olanda), Portraiture; Tamany Baker (Inghilterra), Conceptual and Constructed.

Julian Abram Wainwright (Canada) ha vinto nello Sport. Ovviamente, la sua serie di tuffatori, impeccabilmente isolati su fondo nero, con spruzzi d’acqua a contorno, è stata realizzata nel corso dei Giochi Olimpici di Pechino della scorsa estate 2008 [a pagina 49]. Salvi Danés Vernedas (Spagna) e Li Fan (Cina) nelle posizioni d’onore. Eccoci, quindi, all’italiano Giulio Di Sturco, dell’Agenzia Grazia Neri, primo nelle Contemporary Issues dei Sony World Photography Awards 2009 immediatamente dopo l’affermazione nelle Arts and Entertainment Singles del World Press Photo 2009 con un backstage della settimana della moda, a Nuova Delhi (FOTOgraphia, marzo 2009). Ancora reportage dall’India [a pagina 49]. Alla fine dello scorso agosto, il fiume Kosi, nello stato di Bihar, è straripato a causa di piogge monsoniche: la peggiore inondazione negli ultimi cinquanta anni. Nel distretto di Purnia, nell’India nord-orientale, un edificio scolastico è stato adibito a rifugio per gli abitanti di un villaggio. A seguire: Kosuke Okahara (Giappone) e Massimo Mastrorillo (Italia) al secondo e terzo posto. Al solito, più leggeri i toni della sezione Arts and

LE SCUOLE ovità della seconda edizione del Sony World Photography Award, che ha peraltro incluso un programma sull’ambiente, per il quale non siamo qualificati a parlare (ma è stato un impegno conNsistente, per quantità e qualità di riferimenti), l’attenzione alle scuole di fotografia ha selezionato sei indirizzi tra i molti che hanno partecipato, inviando propri elaborati. Con riferimento ad aree geografiche preannunciate, sono state segnalate le esperienze creative di sei istituti scolastici di fotografia, tra i quali, in finale, ha primeggiato l’indiano Jamia Millia Islamia [a pagina 51]. Africa e Medio Oriente University of Johannesburg Sudafrica Asia Jamia Millia Islamia India Australasia University of Sydney Australia Europa La Cambre University Belgio Nord America Art Institute of Fort Lauderdale Usa Sud America Universidad Autónama de Ciudad Juárez Messico

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Entertainment, nella quale si è affermato l’indiano Amit Madheshiya, con affascinanti cinema-tenda [sempre a pagina 49]: in ottobre, a poche centinaia di miglia da Mumbai, capitale indiana del cinema, tende adibite a cinematografo accompagnano manifestazioni religiose che iniziano dopo la stagione della raccolta delle colture. In linea con il carattere transitorio, l’architettura degli allestimenti è adeguatamente geniale, e si basa su suppellettili che possono essere facilmente trasportate con camion, che a propria volta sono usati come cabine di proiezione. Al secondo e terzo posto Chiara Goia (Italia) e Ohm Phanphiroj (Thailandia).

PRO/2: COMMERCIALE Tre categorie per la fotografia Commercial, appunto Commerciale, per le quali ribadiamo l’indicazione del vincitore e la segnalazione delle due piazze d’onore immediatamente successive, senza entrare nel merito dei giudizi espressi dalla giuria: Advertising (Pubblicità), Fashion (Moda) e Music. I soggetti della campagna pubblicitaria per il marchio Insight, di abbigliamento giovane, dello statunitense Dustin Humphrey [a pagina 50] hanno sopravanzato analoghe interpretazioni del tedesco Peter Franck e dell’inglese Dylan Collard: le visioni e i gusti sono soggettivi. E qui lo sottolineiamo. Al contrario, siamo in perfetta sintonia con la Moda (Fashion) del polacco Piotr Fajfer, la cui Principessa dei corvi avremmo personalmente gradito come fotografia vincitrice assoluta [a pagina 50 e in copertina di questo stesso numero di FOTOgraphia]; ma così non è stato, come vedremo più avanti, e altre fotografie (visioni) sono state preferite a questa affascinante evocazione, soave, delicata e raffinata sia nei modi sia nel contenuto. In ogni caso, a seguire: Jessica Hilltout (Belgio) e Takaki Hashimoto (Giappone) al secondo e terzo posto. Music: dalla fotografia vincitrice dell’inglese Amiran White salgono lievi e avvolgenti le note che sta suonando al pianoforte la dodicenne Preetha Naravanan [a pagina 50]. Un’oasi di pace, in un isti-


tuto scolastico indiano per bambini svantaggiati, a Shanti Bhavan, nel sud del paese. Rispettivamente, secondo e terzo posto per Gordon Welters (Germania) e Elen Miroshkina (Russia). Proprio per evitare il tutto-in-uno della scorsa prima edizione, il Sony World Photography Award 2009 ha distinto per rigorose linee verticali l’espressività della fotografia professionale dei nostri giorni. Ecco dunque il terzo dei tre macrocontenitori: la fotografia Fine Art, scandita sui tempi e ritmi di Portraiture (Ritratto), Conceptual and Constructed (Concettuale e Creato), Natural History (Natura), Landscape (Paesaggio) e Architecture (Architettura). Nonostante l’identificazione sovrastante, ancora una volta il Ritratto vincitore è sostanzialmente divergente e lontano dalla più classica interpretazione del genere; ancora, come già l’anno scorso con Sweet Nothings di Vanessa Winship (ritratto da reportage, che si affermò anche come primo premio assoluto della prima edizione del Sony World Photography Award ), siamo in presenza di ritratto dalla realtà della vita: volti, che forse bastano, senza avanzare, alla identificazione di categoria. Di notte, in un parcheggio a British Columbia, in Canada, l’olandese Roderik Henderson ha fotografato persone chiuse nelle proprie automobili coperte di neve [pagina accanto]. È ritratto, ci domandiamo ancora, oppure fotografia sociale e antropologica? Documentazione? Reportage? Comunque, onore al vincitore, che ha sopravanzato gli altri due finalisti, alle piazze d’onore: Martin Bogren (Svezia) e Hans de Vries (Olanda).

GETTY IMAGES

PRO/3: FINE ART

Nel disagio di stabilire l’esatta identificazione di Conceptual and Constructed (Concettuale e Creato) è ammirevole la serie fotografica dell’inglese Tamany Baker. Living with Wolfie, Vivendo in campagna con Wolfie (il suo gatto), l’autrice ha reso onore agli animaletti che il gatto cattura e uccide, per offrirli in dono alla sua padrona. Dopo una sorta di orrore, Tamany Baker si è allineata agli istinti del suo gatto, e li ha celebrati, venendone a patti, con un omaggio fotografico delicato e coinvolgente, che qualcuno ha definito addirittura vittoriano: fiori e ornamenti che preservano la memoria. Una sorta di santuario della/alla natura che si manifesta per se stessa [pagina accanto].

Fine Art: Lisa Maree Williams (Australia), Natural History; Michael van den Bogaard (Germania), Architecture.

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ne del modo nel quale si trasforma una megalopoli dei nostri tempi. Come se osservasse dall’interno di un teatro, lo spettatore rimane al buio e visualizza una scena dalla prospettiva oscura [a pagina 53].

I PRIMI DELLA CLASSE

La pachistana Sarah Ahmad, di Rawalpindi, ha primeggiato nella sezione Campaign Award, appuntamento complementare del differenziato programma del Sony World Photography Award 2009.

Al secondo posto Branislav Kropilak (Repubblica Slovacca) e al terzo Angelika Sher (Israele). Ancora animali per altre storie di Natura (Natural History). Si è affermata l’australiana Lisa Maree Williams. Lo scorso quindici settembre, un canguro joey è stato adottato dal The Australian Wildlife Hospital, il più grande ospedale del mondo per la fauna selvatica, a Beerwah, sulla Sunshine Coast dell’Australia. Il suo salvataggio e la sua nuova vita [a pagina 53]. Al secondo posto di categoria un altro fotografo australiano, Steve Morenos, e al terzo l’inglese Yannick Dixon. Paesaggio: il noto e affermato David Zimmerman, statunitense con doppio indirizzo, a New York e nel New Mexico (a Tres Piedras e casella postale a Taos), ha realizzato una straordinaria rilevazione dei deserti al sud-ovest del paese. Ambienti di totale ecosistema estremamente fragili, seriamente minacciati da inquinamento atmosferico, inadeguata gestione federale e pressioni per un utilizzo più intensivo, soprattutto turistico. La sua colta documentazione fotografica intende influenzare la conservazione, attraverso la sensibilizzazione del pubblico e delle istituzioni [a pagina 47]. Rileviamolo subito, anticipando i commenti a seguire: vincitore assoluto del Sony World Photography Award 2009. Secondo e terzo posto di categoria: Edgar Martins (Inghilterra) e Yvonne Seidel (Germania). E per finire, Architettura: vince il tedesco Michael van den Bogaard, seguìto da un altro tedesco, Joel Micah Miller, e dal giapponese Daichi Ano. Ancora riflettori accesi sul fenomeno della nuova Cina. In particolare sull’urbanizzazione forsennata di Shanghai: le sue luci notturne, che definiscono l’azione fotografica nel proprio insieme. Passaggio dalle tenebre alla luce di una Terra di rottura, ovvero rappresentazio-

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L’abbiamo appena rivelato, in anticipazione. Tra tutti i primi premi di categoria, lo statunitense David Zimmerman si è imposto come vincitore assoluto al Sony World Photography Award 2009. Nulla da eccepire per questo Iris d’Or, se non il rammarico, anche questo già espresso, per la mancata affermazione del nostro candidato personale: il polacco Piotr Fajfer, primo nella categoria professionale della Moda, dal contenitore della fotografia commerciale. In aggiunta, soltanto una rilevazione di ordine statistico: come l’anno scorso, anche quest’anno si è imposta la fotografia bianconero. A doppio passo, bianconero e colore sempre in toni tenui, nel caso di David Zimmerman, e sei bianconero tra i dodici vincitori delle categorie professionali (tre su quattro nel Fotogiornalismo). Percentuale consistentemente diversa nel caso della fotografia non professionale: cinque bianconero su otto categorie. Quindi, in sovramercato, le fotografie di David Zimmerman sono a composizione quadrata, come altre serie vincitrici (qui e anche al World Press Photo). Non sappiamo cosa questo significhi, fingiamo di non saperlo, ma sicuramente qualcosa vuole dire. Ancora bianconero è la fotografia vincitrice del Campaign Award, assegnato alla pachistana Sarah Ahmad, di Rawalpindi [a sinistra]. Quindi, a contorno di tutto, e oltre le molteplici manifestazioni di avvicinamento, collaterali alla cerimonia di consegna dei premi, e a seguire, il Sony World Photography Award 2009 ha assegnato il proprio Lifetime Achievement, l’opera di tutta una vita. Ne è stato insignito il francese Marc Riboud, classe 1923, uno dei più attenti fotogiornalisti del secondo Novecento. Come commentare la sua statura ed etica professionale ed espressiva? Ricordando ancora che Marc Riboud, Magnum Photos, è stato l’unico dei cinque fotografi presenti nello stadio a est di Dacca, nel dicembre 1971, che non ha fotografato le esecuzioni pubbliche spettacolari con le quali i bengalesi, vincitori sull’esercito pakistano, hanno rivendicato il proprio status militare sugli sconfitti. «I fotografi lavorano in base all’istinto», ha commentato. «Ma anche il disgusto fa parte della vicenda. Io fui fisicamente incapace di digerire quelle azioni, quel massacro di prigionieri inermi. Non furono un riflesso etico o la morale a fermarmi [sarà vero?], ma la vista del sangue che zampillava dagli occhi dei torturati. Penso anche che i torturatori spesso si eccitavano alla presenza delle macchine fotografiche; questa è la ragione per cui, se ne avessi ancora l’occasione, non scatterei quelle fotografie». Nulla da aggiungere; a volte, si raggiungono punti che impongono di fermarsi, di anteporre l’anima al presunto dovere. Angelo Galantini


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Alessandra Mauro, direttore editoriale e artistico di Contrasto due, prestigiosa casa editrice specializzata.

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i questi tempi, dovunque nel mondo, la maggior parte delle agenzie fotografiche non naviga in acque tranquille. La vittoria della tecnologia digitale, gli enormi investimenti che ha comportato, le difficoltà della protezione del copyright sul web e la crisi della carta stampata rappresentano incubi da togliere il sonno. Le più forti, le meglio organizzate, tengono comunque duro. C’è chi cerca addirittura di fare delle difficoltà lo sgabello di crociana memoria, diversificando, inventando nuove strade, sempre nell’ambito della fotografia. L’agenzia Contrasto è tra queste. Ha una sede a Roma e una a Milano, da anni ha avviato una divisione Contrasto due per realizzare un’attività editoriale di ottimo livello, pubblicando libri fotografici di grande rilievo culturale. Ancora, gestisce una delle realtà più importanti per la fotografia in Italia, il Centro Forma, a Milano. Ne approfondiamo, attraverso una lunga intervista che ci è stata rilasciata dal creatore e “capo” di Contrasto, Roberto Koch. L’occasione dell’intervista si è creata all’inaugurazione della splendida doppia mostra (coincidente) Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro - Gerda Taro, una retrospettiva, lo scorso ventisette marzo, nella sede di Forma. È una intervista che, a mio modo di vedere, rivela e rileva idee e posizioni di valore e spessore, una intervista dalla quale traspare la strategia perfetta di un imprenditore del mondo della comunicazione, una strategia in grado di coniugare business, cultura e passione. Addirittura, nell’ultima lunga risposta, riferendosi al futuro della fotografia, dei giornali e dell’informazione, Roberto Koch fa venire in mente quanto Swan, rispondendo alla zia Celine, afferma a proposito dei giornali (in Alla ricerca del tempo perdu-

DANIELE DAINELLI

Roberto Koch, fondatore e guida dell’agenzia Contrasto, con sedi a Roma e Milano. Nell’intervista rilasciata a Lello Piazza si ripercorrono le tappe della particolare esperienza fotografica di un’agenzia che ha dato vita anche a una casa editrice, Contrasto due, e al fantastico Centro Forma, di Milano, autentica «casa della fotografia». Ma non solo: Roberto Koch non si limita all’autoreferenza, peraltro sollecitata e richiesta dall’intervistatore. Affronta e approfondisce idee e posizioni di valore e spessore attorno il discorso globale della fotografia dei nostri giorni e in proiezione futuribile.

to, di Marcel Proust [À la recherche du temps perdu], Primo volume, pagina 29, almeno nella edizione in mio possesso, Nuova Universale Einaudi, nella traduzione di Natalia Ginzburg, 1973): «Quel che rimprovero ai giornali è di farci prestare attenzione ogni giorno a fatti insignificanti, mentre i libri, dove ci sono cose essenziali, li leggiamo tre o quattro nella vita. Dato che tutte le mattine stracciamo febbrilmente la fascetta del giornale, allora bisognerebbe cambiare le cose e nel giornale mettere, non so... i Pensieri di Pascal» E poi: «E al contrario, nel volume dal taglio dorato che non apriamo se non una volta ogni dieci anni -soggiunse, mostrando per le cose mondane il disdegno ostentato di certi uomini di mondo-, leggeremo che la Regina di Grecia è andata a Cannes o che la Principessa di Léon ha dato un ballo mascherato». Ciao Roberto. Innanzitutto voglio complimentarmi per l’headline che ho visto sul vostro sito (www.contrasto.it): Contrasto, progetti per la fotografia. E ti faccio i complimenti anche per il sito che, se non ricordo male, avete cambiato integralmente l’anno scorso: molto bello, bei colori, molto navigabile. «Grazie, mi fa piacere». Allora, cominciamo questa intervista proprio dal sito, che è uno dei crucci delle agenzie

ATTORNO LA


Intensa intervista a Roberto Koch, fondatore e guida dell’agenzia Contrasto, attorno la quale sono nate e cresciute altre esperienze legate alla fotografia, dalla casa editrice Contrasto due, che non si limita alla realizzazione di monografie e studi a tema, al Centro Forma, autentica «casa della fotografia» (testuale). Parole franche, oltre che autorevoli, espresse da chi sa trasformare la propria conoscenza professionale quotidiana in idee, opinioni e visioni originarie. Delle quali fare prezioso tesoro. In definitiva, quella di Roberto Koch si offre e propone come esperienza unica, in un panorama fotografico altrimenti definito da troppi vuoti di pensiero e autoreferenze che si esauriscono in se stesse «Il nostro contributo comincia all’inizio degli anni Ottanta, quando ci fu il terremoto in Irpinia. Proponemmo il lavoro dei nostri reporter direttamente alle riviste internazionali, perché erano più abituate a relazionarsi con i fotografi e anche a garantire degli assignement. Produrre fu una delle nostre prime intenzioni. «Con la copertura in Irpinia, abbiamo avuto riconoscimenti importanti, le copertine di Time, Stern, L’Espresso e altri periodici italiani. Tutto questo ci aiutò

Dennis Curti, direttore dell’ufficio di Milano di Contrasto e della scuola di Forma. Come specificato in diverse occasioni, nell’ambito di queste pagine, il Centro Forma è una autentica «casa della fotografia».

MARTINO LOMBEZZI

fotografiche. La nuova versione l’avete progettata completamente voi? «Sì, l’abbiamo elaborata su nostro progetto. L’idea che rincorrevamo da tempo era quella di trovare una tecnologia che permettesse di consultare, oltre l’archivio con le nostre produzioni, gli archivi di Magnum Photos, Eyedea, Reuters, Laif e di altre agenzie internazionali che rappresentiamo. Volevamo che una ricerca potesse avvenire accedendo simultaneamente a più database, e non a un database per volta. C’è voluta un po’ di fatica, ma ora funziona». Ricordo quando ti ho conosciuto, più di venti anni fa. Da giovane facevi fotografie, facevi il fotogiornalista... anche se avevi già l’agenzia. Come è stato il processo che ti ha portato dalla professione di reporter ad appendere quasi completamente la macchina fotografica al chiodo e a occuparti dell’agenzia? «È stato così fin dall’inizio, perché io volevo occuparmi di fotografia, di fotogiornalismo, e quindi, verso il 1978, quando avevo ventidue-ventitré anni, ho cercato di capire quale fosse il modo migliore di cominciare. Mi saltò subito all’occhio il fatto che l’Italia, pur rappresentando un mercato molto importante, offriva una situazione diversa da quella di altri paesi: c’era poca produzione, soprattutto nel fotogiornalismo. Mi convinsi anche del fatto che la posizione di un professionista isolato sarebbe stata troppo debole all’interno di un mercato nel quale mancava quasi completamente il senso del rispetto per il lavoro dei fotografi. «Così, la mia idea fu quella di riunire un certo numero di fotografi all’interno di una mini struttura, che poi si sarebbe rafforzata e avrebbe attivato collaborazioni internazionali. Questa idea è cresciuta, e nel 1986 è diventata l’agenzia Contrasto. Fin dall’inizio è stato un lavoro di gruppo». Una specie di cooperativa? «Si cominciò con una società di fatto, che è diventata una Società a Responsabilità Limitata (srl) nel 1986. La società aiutava diversi fotografi nel proprio lavoro; se vuoi, c’era uno spirito cooperativo, ma non era una cooperativa, anche se l’idea di fondo era di mettersi insieme e cooperare, per avere più forza nei confronti del mercato e più sostegno reciproco». Molti dei fotografi italiani bravi, che adesso agiscono in territorio internazionale e vincono premi, si sono formati da Contrasto. «Beh, certamente c’è stato un lavoro di approfondimento e aiuto nei confronti di fotografi che avevano talento. Credo che abbiamo avuto una parte importante in quella che potremmo definire “Scuola Italiana di fotogiornalismo”.

FOTOGRAFIA

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Davide Monteleone, dell’agenzia Contrasto: primo premio General News Stories al World Press Photo 2009: Abkhazia, Caucaso [ FOTOgraphia, marzo 2009].

«Non posso non citare un altro grande talento, Jonas Bendiksen, un fotografo entrato in Magnum Photos quattro anni fa. Il suo stile nell’affrontare la realtà attraverso la fotografia a colori, i libri che ha pubblicato, quello sull’ex-Unione Sovietica o il più recente, I luoghi in cui viviamo, nel quale racconta le bidonville di quattro megalopoli in quattro continenti del mondo, rappresentano un modo originale, innovativo e fresco di intendere la fotografia, che non ha forse eguali in altri momenti del passato».

«Credo che la mostra di Mario Giacomelli, che si è chiusa a fine marzo [al Centro Forma], sia stata la prima retrospettiva completa del grande autore presentata a Milano».

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nella nascita e nella crescita immediatamente successiva. Ci aprì la strada a collaborazioni con fotografi in altre città, oltre Roma, dove siamo nati, principalmente Napoli e Milano e, progressivamente, siamo riusciti a creare una rete nazionale di fotografi. «Ci siamo subito distinti dalla maggior parte delle altre agenzie, soprattutto perché producevamo quello che vendevamo lavorando su incarichi ottenuti da giornali. Ma, in tutti questi anni, abbiamo continuato anche a realizzare servizi investendo per conto nostro. Poi, i reportage prodotti su nostra iniziativa li proponiamo alle testate italiane e internazionali. Infine, abbiamo cercato di costruire rapporti internazionali avviando collaborazioni con altre agenzie all’estero, come la Magnum Photos, per esempio, rappresentandole in Italia e facendoci rappresentare all’estero. «Oggi, il gruppo dei fotografi che lavora con noi è diretto con grande capacità da Giulia Tornari, che si occupa anche della loro promozione all’estero». Esatto. Quello che ti volevo proprio dire è che voi vi siete subito presentati e offerti come agenzia di produzione. «Sì, assolutamente sì. La proposta era un po’ estranea alla logica italiana, però pian piano ha attecchito. Negli ultimi cinque-sei anni, da parte dei giornali è cresciuto il desiderio di caratterizzare le proprie pagine in modo originale, con inviati fotografi oltre che, ovviamente, con inviati giornalisti». E cosa mi dici dell’idea, che mi sembra addirittura più coraggiosa e geniale di quella dell’agenzia fotografica, di creare Contrasto due, una casa editrice che vi posiziona autorevolmente nel mercato culturale. Come ti è venuta? Come mai hai pensato che l’agenzia potesse in un certo senso avere, in parallelo, un’attività più culturale che commerciale. Ovviamente, non voglio dire che l’agenzia sia un’attività esclusivamente commerciale. «Sì, sì, ho capito benissimo cosa vuoi dire. Guarda, riflettendo sul panorama italiano dell’inizio degli anni Novanta mi sembrava molto chiaro il fatto che ci fossero grandi differenze, per esempio, con un paese a noi vicino, come la Francia, peraltro patria della fotografia.

«In Francia c’è una azione molto incisiva delle università, ci sono istituzioni statali, regionali e comunali dedite alla salvaguardia, conservazione, promozione e divulgazione della fotografia. In Italia non c’era, e direi non c’è. Per tutto questo, e in un certo modo per facilitare una maggior conoscenza e apprezzamento della fotografia stessa, sarebbe stato necessario sostituirsi o comunque intraprendere un’iniziativa privata per diffonderne la cultura. «Quindi, nel 1992-1993, anche in conseguenza della collaborazione con Magnum Photos, abbiamo iniziato a proporre mostre fotografiche, che poi abbiamo portato in luoghi primari, dove si allestiscono le più importanti mostre di arti visive. Più volte, abbiamo realizzato mostre presso le Scuderie del Quirinale, a Roma, dove non era mai entrata la fotografia. Abbiamo portato mostre al Palazzo Reale di Milano, a Palazzo Vecchio a Firenze, a Bologna, un po’ dappertutto. Si capiva che queste iniziative avrebbe-


ro dovuto essere realizzate attraverso un’organizzazione parallela a Contrasto, perché una struttura che si proponeva di operare a livello culturale, che avesse il compito di produrre mostre opere fotografiche e poi subito dopo anche libri, avrebbe avuto bisogno di competenze, modalità e tempi diversi da quelli dell’agenzia. Per cui, nel 1994, abbiamo creato Contrasto due, che è strettamente connessa all’agenzia ma ne è anche separata. «Ciò è stato possibile anche grazie ad Alessandra Mauro, che è arrivata a Contrasto in particolare per seguire questo progetto, e che è direttore editoriale e artistico di Contrasto due. Tra l’altro, avevo constatato che in Italia non c’era un editore specializzato in libri di fotografia. C’erano, e ci sono, grandi editori, Mondadori, Rizzoli, Electa, Federico Motta, Leonardo, che pubblicavano importanti libri di fotografia. Ma erano episodi che si manifestavano all’interno di una produzione di libri illu-

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Inaugurazione ufficiale dello spazio espositivo del Centro Forma, di Milano, avviato con una consistente retrospettiva di Gianni Berengo Gardin. «Al Centro Forma abbiamo presentato molte star della fotografia mondiale. In soli quattro anni, abbiamo portato a Milano, in esclusiva, le grandi retrospettive di Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Martin Parr, Peter Lindbergh [qui sotto] e Josef Koudelka, e tra breve ne avremo una dedicata ad Albert Watson».

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strati dedicati alla pittura, alla scultura, alla architettura e, infine, anche alla fotografia. Invece, in altri paesi c’erano editori specializzati. Questo spazio, questa mancanza, ci ha fatto pensare che fosse necessario creare una casa editrice che operasse in questo campo. Credo che nel corso dei primi otto-nove anni siamo diventati la casa editrice di fotografia più importante in Italia, e oggi abbiamo rapporti di collaborazione molto consolidati con editori di altri paesi, con i quali collaboriamo su progetti che produciamo noi, che producono loro, o che elaboriamo congiuntamente. «A partire dal 2002, Contrasto due ha cominciato a diffondere i propri libri in tutto il mondo, pubblicandoli anche in inglese per rivolgersi a un mercato internazionale; così facendo, ci garantiamo un fatturato più solido di quello che può consentire il solo mercato italiano». Sembra di sentire parlare di un mondo che non è l’Italia. «Un mio desiderio è sempre stato quello di realizzare iniziative di qualità più alta possibile, ispirate ai migliori esempi che vedevo realizzati dalle case

editrici statunitensi, nei musei francesi e in molte situazioni internazionali. «Un altro mio grande desiderio è stato quello di riuscire a spingere, nel nostro paese, la fotografia verso livelli che magari erano abituali in altre geografie europee, ma non da noi, dove la fotografia ha sempre vissuto una dimensione un po’ da “sorella minore” di altre arti [quando va bene]. E poi, anche nell’informazione e nel giornalismo, svolge per lo più un ruolo di minore importanza rispetto la parola». Comunque bravi, perché i vostri libri sono veramente di altissimo livello. Niente da invidiare alle pubblicazioni più famose di Aperture, Actes Sud, Phaidon, Edition Stemmle, Steidl e altri riferimenti editoriali internazionali. Passiamo ad altro, a una mia curiosità: cos’è il Contrasto Club? «Qui dovremmo forse entrare più in un discorso di futuro e di che cosa può fare una struttura come la nostra rispetto i cambiamenti dei media e del mercato. Il Club è una idea ancora in nuce, che deve essere strutturata nei dettagli, ma che parte dal concetto di costruire una community, come si dice in gergo, dedicata a coloro che ci visitano attraverso Internet, una comunità ampia, interessata alla fotografia. Vorrei, sì, che questa comunità potesse nutrirsi delle nuove proposte che noi presentiamo, raccogliendole dai più importanti editori di fotografia, ma che potesse anche ritrovarsi e riconoscersi all’interno di un ragionamento, di una serie di suggestioni, di osservazioni, di sollecitazioni, insomma, di pensiero intorno alla fotografia, su come viene usata, coltivata, arruolata. Voglio dire una comunità con la quale costruire un percorso, un luogo metafisico dove ci si può incontrare e confrontare. «In futuro, l’idea del club potrebbe crescere con una serie di blog, con interventi anche di personalità di fama e di osservatori acuti, un po’ come, per certi versi, succede negli Stati Uniti. «Comunque, ci sono altre iniziative che seguiamo. Abbiamo appena lanciato un workshop Contrasto, e ad aprile è partita la prima edizione. Invitiamo venticinque fotografi o aspiranti fotografi, a passare una settimana di lavoro all’interno di Contrasto, per conoscere dal vivo come funziona la nostra attività, e per confrontarsi con fotografi affermati, scoprire come è stato il loro percorso professionale, avere una lettura, diciamo critica, del proprio lavoro. «Poi ci sono tutte le attività didattiche che svolgiamo a Forma. E anche una serie di libri che abbiamo cominciato a pubblicare come collana editoriale Contrasto-Logos da circa due anni: libri di riflessione che, con parole e immagini, affrontano vari temi inerenti alla fotografia. Ne abbiamo già pubblicati sette o otto. Ad aprile è arrivato in libreria Un’autentica bugia, con sottotitolo Il vero e il falso in fotografia. Si tratta di un saggio di Michele Smargiassi, su come, dove, perché, quando e quanto la fotografia mente e sul fatto che, per saperla leggere correttamente, è necessaria una consapevolezza critica da acquisire attraverso letture, attraverso il ragionamento.


si incontrano autori, dove ci si diverte persino e si discute intorno alla fotografia. È la casa della fotografia. «Ci è sembrato giusto che un indirizzo importante a Milano, con ambizioni in Italia e all’estero, cominciasse con un omaggio a un grande fotografo italiano, Gianni Berengo Gardin. Altri omaggi ad autori italiani sono state le grandi mostre dedicate a Mario Giacomelli, Mimmo Jodice e Piergiorgio Branzi. Altre ancora ne abbiamo in programma per il futuro. «Ma abbiamo presentato anche molte star della fotografia mondiale. In soli quattro anni, abbiamo portato a Milano, in esclusiva, le grandi retrospettive di Henri Cartier-Bresson, Richard Avedon, Martin Parr, Peter Lindbergh e Josef Koudelka, e tra breve ne avremo una dedicata ad Albert Watson. «Alcune delle mostre di Forma, quelle di nostra produzione, hanno già avuto presentazioni in altri luoghi in Italia e all’estero, Parigi, Arles, Olanda e ancora altre ne avranno. Per farti un esempio credo che la mostra di Mario Giacomelli, che si è chiusa a fine marzo, sia stata la prima retrospettiva completa del grande autore presentata a Milano. Ora è abbastanza sintomatico che, prima di Forma, il più importante fotografo italiano del Novecento, celebrato in pompa magna e giustamente all’estero, non avesse mai avuto un riconoscimento, ovvio e importante, a Milano. Come vedi, cerchiamo anche di colmare certe lacune. «Ci sta anche molto a cuore riuscire a creare un legame di affezione con il pubblico». Certo, Roberto. Hai già risposto ad altre domande che avevo preparato. Te ne proporrei dunque una che avevo saltato, una domanda un po’ ingenua forse, perché è difficile avere una preferenza unica: per te, tra i fotografi ancora operanti, oppure anche tra quelli non più operanti, chi è il più grande fotografo italiano e il più grande fotografo straniero? Ammesso che questa domanda abbia un senso... «Sì, ce l’ha. Pensando agli autori di grandissima bravura viventi, tra gli stranieri mi viene in mente Josef Koudelka, un fotografo dal talento straordinario, di una serietà e una coerenza di comportamento veramente eccezionali. Insomma un personaggio in

In simultanea, il Centro Forma, di Milano, ha presentato una straordinaria doppia mostra (coincidente): Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro e Gerda Taro, una retrospettiva [su Robert Capa e Gerda Taro, rispettivi Sguardi su, di Pino Bertelli, in FOTOgraphia del luglio 2003 e luglio 2008].

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«Sono poi molto soddisfatto di un altro volume che riguarda un reportage a più mani, realizzato da quattro fotografi (Lorenzo Cicconi Massi, Francesco Cocco, Daniele Dainelli e Massimo Siragusa), in compagnia di uno scrittore, Antonio Pascale. Si tratta di un viaggio attraverso il nostro paese, alla ricerca di storie locali, minori, ma che, a mio parere, sono assolutamente rappresentative della realtà italiana. «Un altro libro ancora è un saggio di Diego Mormorio sul rapporto tra Meditazione e fotografia [FOTOgraphia, febbraio 2009]. E sono in programma altri titoli dedicati a questo rapporto tra scrittura e fotografia e anche all’analisi della fotografia come linguaggio». Bello! Prima citavi Forma. Anche qui è un’altra idea che hai messo a punto, un’idea che si è affermata a Milano come l’operazione più importante di fotografia che si sia mai realizzata nella storia della città, dove non mi sembra che ci sia mai stato niente di equivalente. «Sì, credo che sia stata una buona intuizione. Anche questa nasce da una analisi, da un ragionamento. Da tantissimi punti di vista, Milano è una delle principali capitali europee: lo è, lo è sempre stata per il design, per l’architettura, per la moda, per la pubblicità. Milano è un luogo di confronto, nel quale si realizzano e discutono le idee più interessanti e moderne. Qui la fotografia è uno dei linguaggi più utilizzati per la presenza sia dell’editoria più importante del paese, sia di agenzie pubblicitarie, studi di architettura, case di grandi stilisti. «Ciononostante non esisteva un luogo dedicato al suo studio e alla sua divulgazione. Dopo aver svolto per molti anni una vasta e differenziata serie di iniziative in vari luoghi, in vari musei, iniziative che per altro continuiamo a realizzare, volevamo avere la libertà di poter programmare con anticipo le nostre mostre, senza dipendere dai programmi degli altri. Questo ci avrebbe permesso di progettare un lavoro di coordinamento con musei e altre realtà istituzionali all’estero, come l’International Center of Photography (Icp), a New York, o La Maison européenne de la photographie, di Parigi. «Abbiamo realizzato un progetto che permettesse la produzione di mostre importanti, per esempio dedicate ai grandi fotografi italiani. «E volevamo anche che questo diventasse un luogo dove si svolgesse attività didattica. Su tutta la attività di Forma e in generale della sede milanese di Contrasto, è stato ed è determinante il ruolo di Denis Curti, direttore dell’ufficio di Milano di Contrasto e della scuola di Forma. «Insieme alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, nel 2006 abbiamo inaugurato il primo Master post lauream in fotografia, che quest’anno è giunto alla terza edizione e ha un successo di adesioni molto consistente. Svolgiamo anche parecchi workshop inerenti le professioni che utilizzano la fotografia; non solo fotografi, dunque, ma photo editor, conservatori, curatori di mostre, editor di libri fotografici, restauratori. «Forma è anche un luogo dove si presentano libri,

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continua evoluzione, che ha saputo aumentare la propria capacità di analisi e ricerca visiva attraverso riflessioni profonde. È considerato e io lo considero un grande maestro. E come lui, senza voler fare graduatorie troppo discriminanti, mi vengono in mente William Klein e Sebastião Salgado, figure che hanno letteralmente inventato il loro unicissimo modo di fare fotografia, un modo pionieristico, che poi ha avuto molti seguaci. Questo parlando dei mostri sacri, dei grandi maestri ancora viventi. «Tra coloro che non ci sono più, abbiamo stelle di prima grandezza, come Richard Avedon, Henri Cartier-Bresson, Helmut Newton, che hanno caratterizzato la fotografia del Novecento. E anche Mario Giacomelli è tra questi. «Richiamando poi fotografi che sono emersi negli ultimi anni in Italia, credo che una segnalazione importante la meriti Paolo Pellegrin, perché in pochissimo tempo è diventato un reporter tra i più qualificati al mondo, con una versatilità e una capacità di interpretazione che va dal reportage di guerra alla sua ultima straordinaria realizzazione sul mondo delle celebrity, dei grandi attori, osservato con l’occhio del reporter. Non si vedeva niente di così innovativo da molto tempo! «Ma ci sono anche fotografi giovani che stanno ottenendo riscontri importanti. Tra quelli che lavorano con noi mi vengono in mente Davide Monteleone, che ogni anno vince un World Press, Massimo Siragusa e Daniele Dainelli, che ha fatto il giro del mondo e che, da quattro anni, sta lavorando su Tokyo con una coerenza e una profondità assolutamente rare. E non posso non citare un altro grande talento, Jonas Bendiksen, un fotografo entrato in Magnum Photos quattro anni fa. Il suo stile nell’affrontare la realtà attraverso la fotografia a colori, i libri che ha pubblicato, quello sull’ex-Unione Sovietica o il più recente, I luoghi in cui viviamo, nel quale racconta le bidonville di quattro megalopoli in quattro continenti del mondo, rappresentano un modo originale, innovativo e fresco di inten-

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Sede e uffici milanesi dell’agenzia Contrasto, complementari a quelli di Roma.

dere la fotografia, che non ha forse eguali in altri momenti del passato». Avrei una domanda di chiusura che, come spesso capita, riguarda il futuro. Che cosa succederà, secondo te, della fotografia? Che fine farà l’editoria periodica su carta? «Non penso che i libri possano sparire a breve, ma sembra che almeno i quotidiani siano orientati trasferirsi su Internet e forse, chissà, anche le riviste. Ciò avrà sicuramente importanti contraccolpi sulle possibilità di sopravvivenza dei fotografi, sulla ricchezza del mercato». Tu cosa ritieni che succederà? «Il futuro presenta grossi interrogativi, che per certi versi sono già attuali. Il rapporto tra grandi media e fotogiornalismo è un rapporto in crisi, ma è in crisi il giornalismo nel proprio complesso, non solo la sua componente fotografica. Certamente, la spinta che avevano i fotografi lavorare per la stampa è diminuita moltissimo. Oggi, un fotografo riesce a realizzare reportage importanti solo attingendo a mercati che non sono quelli editoriali, perché i giornali hanno meno mezzi, sono in recessione. Dall’altro canto, è anche vero che, come ha rilevato Ferruccio De Bortoli nell’editoriale di apertura della sua nuova direzione al Corriere della Sera [dieci aprile], l’informazione su carta è e sarà qualcosa di ben difficile da sostituire. Nel senso che permette una percezione, un rapporto con il tuo giornale, che non è rimpiazzabile con Internet. «Credo che per quello che riguarda le agenzie, e Contrasto è tra queste, ci sia la necessità di elaborare progetti. Realizzare progetti per la fotografia è un po’ la caratterizzazione di quello che abbiamo voluto e vogliamo essere a Contrasto. Con una metafora, direi che ci piace lanciare il sasso e


andarcelo a (ri)prendere. Cioè, ci piace proiettarci verso dimensioni diverse da quelle abituali, costruire percorsi verso mete delle quali attualmente non si intravedono i confini certi, ma dove probabilmente ci sarà più spazio un domani. Nel documentare situazioni difficili e dure in giro per il mondo, anche i fotografi devono relazionarsi non solo con i giornali, ma anche con le organizzazioni umanitarie, o con chiunque altro abbia necessità di tale documentazione; devono cercare di ottenere incarichi istituzionali, devono rivolgersi a una committenza più vasta e diversificata. «Per esempio, se facciamo un paragone tra il 2009 e quello che succedeva quarant’anni fa... «Beh, quarant’anni fa, a un fotografo che lavorava nel nostro paese, i giornali chiedevano di realizzare immagini della realtà italiana per poterle pubblicare e raccontare l’Italia. Quindi, mentre venivano pubblicate su quei giornali, oltre al racconto del quotidiano, le loro fotografie rappresentavano documentazione e memoria per il futuro sul nostro paese a quel tempo. Oggi, questo non è più possibile, perché i giornali hanno soprattutto bisogno di curiosità, intrattenimento, aspetti particolari e, in qualche modo, anche ossessioni in storie che sono al di fuori di quella centrale dell’Italia, ma sono un pochino periferiche. Con queste immagini, però, si rischia di non avere più una documentazione di come siamo veramente oggi, di non potere più costruire una memoria per il futuro. «Ma visto che il rapporto tra realtà e fotografia è quello che poi realizza la dimensione più avvincente, io credo che bisogna trovare il modo di continuare a scattare anche quelle immagini che si facevano quarant’anni fa. Queste ora non sono più una necessità per i giornali. Però, chissà, lo potreb-

bero diventare nel momento in cui queste fotografie esistessero, perché prodotte prima di essere chieste. D’altro canto non ci sono solo i giornali. Questo tipo di immagini rappresenta sicuramente una necessità per gli studiosi, magari per le istituzioni, i centri studi, le aziende. Forse, c’è bisogno di raccontare partendo non da una richiesta immediatamente riconducibile alla stampa, ma alla società. Se poi parliamo di fotografia in generale, e non solo di fotogiornalismo, allora esistono altri mercati. Mai come oggi, la fotografia è stata lontana dal conoscere una crisi. Anzi, direi che è in una evoluzione abbastanza tumultuosa, si mescola e confonde con altri linguaggi, ha un riconoscimento nel mondo dell’arte molto più complesso di quanto aveva poco tempo fa, c’è un mercato del collezionismo che sta crescendo in tutto il mondo, nonostante le difficoltà economiche di quest’anno... «Un mercato che anche in Italia si sta affermando sempre di più. Oggi, le possibilità per un fotografo sono quelle di ottenere assegnati da organizzazioni istituzionali, per raccontare alcuni particolari tipi di realtà, per svolgere e realizzare fotografia sociale. Ma anche di farsi approvare un progetto giornalistico relazionandosi con uno o più giornali in Italia e all’estero. Hanno quindi ancora molte opportunità di lavorare in profondità. E alla fine possono anche proporre il proprio lavoro sul mercato dell’arte. Ci possono essere molte altre possibilità. Certamente, oggi c’è un ascolto per la fotografia più vasto di prima. Il ruolo del giornalista, così come quello del fotogiornalista, è qualcosa che ha bisogno di riposizionarsi e collocarsi in un mondo che viaggia molto velocemente. «Ma io credo che chiunque, quando sfoglia un giornale free press o un grande quotidiano, non può non vedere e sentire la differenza. E io credo che non siano pochi coloro che hanno bisogno di un’informazione originale, più puntuale, più approfondita, un bisogno che non è affatto soddisfatto dalla stampa free. «Credo che per Internet valgano le stesse considerazioni. Internet arriva più lontano ed è molto più diffuso, ma c’è una bella differenza tra un gruppo di discussione nel quale tutti intervengono in modo, diciamo, non organizzato, non controllato, e un’informazione che invece è ragionata, documentata e filtrata, interpretata e coordinata da un gruppo di redattori. «Quindi, la necessità di avere giornalisti e fotogiornalisti rimane. Il problema è da dove potranno venire le risorse economiche; ma se il bisogno c’è, si troveranno anche le risorse e il modo di compensare coloro che fanno informazione come professione». Roberto, ti ringrazio infinitamente; mi è piaciuto molto quello che hai detto. E devo dire che raramente ho trovato un’esposizione così equilibrata nelle tematiche che riguardano la fotografia. «Anch’io ti ringrazio. Mi ha fatto molto piacere chiacchierare con te, e poi, ogni volta che uno chiacchiera, insomma, si chiarisce le idee». Intervista di Lello Piazza

«Abbiamo appena lanciato un workshop Contrasto, e ad aprile è partita la prima edizione. Invitiamo venticinque fotografi o aspiranti fotografi, a passare una settimana di lavoro all’interno di Contrasto, per conoscere dal vivo come funziona la nostra attività, e per confrontarsi con fotografi affermati, scoprire come è stato il loro percorso professionale, avere una lettura, diciamo critica, del proprio lavoro».

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ALDO BONASIA

Le fotografie cambiano, quando cambiano gli sguardi. Lo sguardo del mercimonio artistico o dell’omologazione massmediale volgarizza ogni forma di comunicazione alta, e tutta la fotografia muore di fotografia seriale. Il grande fotografo non è altro che la vampata d’amore per la libertà che lo brucia. La fotografia mercantile si nutre delle convenienze che strangolano la Fotografia. La Fotografia non è nata dall’esigenza di conoscere e approfondire la solidarietà sociale; come le cattedrali e i campi di sterminio, è stata edificata per incentivare la prostituzione industriale e il turismo di massa. La bellezza della fotografia a difesa degli ultimi, degli umiliati e degli offesi irrita anche l’ultimo plebeo. Le fotografie più intelligenti dicono le stesse cose delle fotografie più stupide, solo che gli autori sono diversi. Non è poco. A ricordo del Manuale del boia: «Chi conosce la forca, non sempre sa fotografare; e chi fotografa non sempre conosce la forca, anche se qualche volta la meriterebbe» [Manuale del boia, di Charles Duff; Adelphi, 1981. Il détournement è di quelli irriverenti; ma con l’insolenza che ci è propria vogliamo ricordare che a ragione gli indiani d’America, i gitani, gli anarchici, i situazionisti (...) considerano che la verità non vada mai detta che nella propria lingua; in quella del nemico, deve regnare la menzogna, diceva]. La fotografia deve la propria fortuna alle imprese di masnadieri che fanno professione di mercanteggiare sull’effimero digitale o sul dolore degli altri; qualche volta nascono poeti randagi della fotografia, che sono morti di niente, dopo aver vissuto di tutto.

a ricordo di Gianfranco Faina, Primo Moroni, Aldo Bonasia e dei maglioni inzuppati di sangue di quei ragazzi belli, ubriachi di utopie, nelle strade di Milano, che tiravano i sassi alla luna

Uno di questi, e tra i più grandi, è Aldo Bonasia.

UN POETA DELLA FOTOGRAFIA DEL NO! A ritroso. Mi ricordo sì, mi ricordo di Aldo Bonasia. Ci siamo incontrati diverse volte a fotografare nelle strade di Milano i conflitti sociali degli anni Sessanta e Settanta. Abbiamo anche mangiato insieme, in una casetta o covo di anarchici sui Navigli; si parlava di tante cose, mai di fotografia. Le utopie di ribaltamento di prospettiva di un mondo rovesciato ci affascinavano, e a lui devo gratitudine per avermi trovato un posto dove dormire quando la “gioia armata” di molti giovani mirava al cuore dello Stato. E anche con chi, come me, nulla (o poco) c’entrava con le “azioni dirette” e aveva bisogno di aiuto, lui non si è fatto scrupoli, né si è posto domande. Per diversi giorni ci ha protetti e sfamati con quel poco che aveva. Diceva che il male è amico del male, e poi c’è un male che lo spia e interroga. Qualche volta trucca l’innocenza del divenire, la imprigiona, la tortura o la uccide (com’è successo a Giuseppe “Pino” Pinelli e Franco Serantini). Per questo, quando è toccata la stessa sorte al commissario Calabresi o ad Aldo Moro, non abbiamo pianto, né gioito. La realtà è l’altra faccia della fotografia, basta uno sguardo trasversale per sorprenderla. La storia della fotografia autentica è un’arma che fa scandalo.

Ho iniziato questo scritto sulla fotografia del no! di Aldo Bonasia tante volte. Prima di oggi, non c’ero mai riuscito. Troppe erano le emozioni intime che mi salivano agli occhi nel descrivere il suo lavoro. Quando ho letto FOTOgraphia [marzo 2009], che sovente ospita i miei scritti, e in modo particolare il ricordo di Aldo Bonasia del direttore e amico, Maurizio Rebuzzini (mi riferisco alla riproposizione dell’Editoriale originariamente apparso in FOTOgraphia del giugno 1995, quando Aldo Bonasia si è chiamato fuori dalla vita), ho scritto di getto queste note, per quello che valgono. Il Sessantotto ci aveva trovati nelle strade e aveva inaugurato una festa libertaria che sembrava non avesse mai fine. Forse avevamo visto troppo in grande o troppo in piccolo; tuttavia quegli anni straordinari, o formidabili, come è stato detto (Mario Capanna), ci sono restati addosso come una pelle amorosa e non ci sono state sconfitte così grandi che abbiano lasciato nell’immaginario dei popoli tanto senso del sublime e tali legami generazionali mai distrutti. Un’orda d’oro (Primo Moroni), mai dimentica dei dannati, degli sfruttati e degli schiavi, per i quali, ancora e sempre, occorre ricordare la necessità di una tempesta libertaria che ispiri afflati e congiunzioni, colpi di mano e devianze, disobbedienze e insurrezioni, e fare della propria vita in rivolta un’opera d’arte.

Il sogno comune è sempre sulla soglia dell’essere, nell’infinita ricchezza o nella povertà dissennata delle passioni che ci hanno portati a sfidare l’impossibile e fare del possibile magico i migliori anni della nostra vita.

L’ARMA DELLA FOTOGRAFIA La fotografia randagia di Aldo Bonasia nasce, per non morire mai, nelle lotte sociali degli anni Settanta. Per oltre trent’anni, storici, critici, galleristi, operatori culturali non hanno tenuto in grande considerazione uno di più grandi autori italiani della fotografia impegnata. In una preziosa mostra alla Galleria Bel Vedere, di Milano, e nel corrispondente catalogo, Roby Schirer, Giovanna Calvenzi, Ando Gilardi ne rendono conoscenza, restituiscono il dovuto splendore culturale e politico all’oblio imposto dagli armigeri del settore sulla fotografia di Aldo Bonasia. L’arte della fotografia (anche di Aldo Bonasia) sfugge al mondo della merce, quando entra nel desiderio libertario in forma di resistenza. Rifiuta le immagini spettacolari, i simulacri, i feticci dell’ordine costituito e non appare mai là dove il circo delle apparenze soffoca e uccide il canto delle idee di amore e libertà tra le genti. Nelle fotografie del no! di Aldo Bonasia non c’è messa in scena, né autocelebrazione, né autocompiacimento, ma un istinto agonistico di giustizia che si oppone agli atti, alle azioni, ai privilegi che caratterizzano le violenze e le lacrime di un’epoca. Aldo Bonasia (1949-1995) lascia presto la fotografia di moda e si butta nel reportage sociale. A poco più di ventitré anni fonda l’agenzia DFP (Documents for Press) e raccoglie intorno a sé testimoni della fo-

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tografia civile di quegli anni (tra i quali vogliamo ricordare, su scalature diverse, Tano D’Amico, Paola Agosti, Dino Fracchia, Roby Schirer, Giovanna Calvenzi, Gabriele Basilico, Marcella Bonasia). I libri Vivere a Milano (con Nanni Balestrini, 1976) e L’Io in divisa. Immagini per un’analisi sociale (1978) non lo rendono celebre, ma lo fanno conoscere a chi di fotografia mastica: si tratta di fotografie indimenticabili, per coraggio e compiutezza formale. Raccontano le cariche della polizia, le molotov dei manifestanti, le rivendicazioni operaie di quegli anni, che poi sarebbero diventati “di piombo”. Il fotografo è immerso nelle situazioni che osserva con la macchina fotografica e la forza della sua fotografia raccoglie avvenimenti scottanti e pagine delittuose di storia italiana. L’arma della sua fotografia si trasforma in critica della politica che si oppone alla cultura dell’ostaggio e non aderisce al negativo che la abita. Lavora contro un’estetica della stupidità, per cogliere un’etica della vita politica in lotta per un’umanità migliore. Si lascia attrarre dalla fascinazione estrema dei desideri e dei piaceri, e quando si avvicina a fotografare l’universo ammaccato della droga, dell’autoemarginazione, della caduta, ne rimane coinvolto. Perderà tutto, anche la fotografia, anche l’amore, anche la vita... e si chiamerà fuori dal dolore di vivere, dandosi una fine annunciata. Così scrive di lui Maurizio Rebuzzini, al tempo della sua scomparsa, e ci fa tremare il cuore: «Aldo Bonasia ha concluso la sua parabola esistenziale volontariamente. Due righe nella cronaca cittadina, e tutto è finito, come se quarantasei anni di vita possono essere cancellati così, semplicemente aprendo il gas. Ma Aldo Bonasia era già morto. Non possiamo far finta di non averlo saputo, noi che gli siamo stati vicini nelle fasi conclusive della sua tormentata esistenza.

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Ha pagato a caro prezzo tutte le proprie convinzioni, gli errori, le speranze. La vita non gli ha mai risparmiato nulla, fino a quando gli ha presentato un conto ormai insaldabile. Alla fine, possiamo anche dire che Aldo Bonasia non è sopravvissuto a se stesso, credendo di poter guardare la vita in faccia, forte della sola onestà delle sue intenzioni» (FOTOgraphia, giugno 1995 e marzo 2009). La tenerezza di Aldo Bonasia è disseminata in una manciata di addii. Ci ricorda non solo ciò che è stato e che non

sia è di una prodigalità, una magnificenza o magnanimità che non cessa di sorprendere: esprime una cartografia libertaria dei sentimenti, e nella spogliazione dell’edonismo, anche di quello rivoluzionario, che conosceva bene, va a cogliere l’immaginario dal vero (Henri Cartier-Bresson, diceva). L’eternità della fotografia è nell’istante che rubi, nel momento presente che diventa storia, e in questo soltanto. Il resto è merce. Le fotografie del no! di Aldo Bonasia, che si tratti di scontri di piazza, ragazzi drogati o ri-

«La mia natura è negare. La mia parola è no. Ti cancello vita, perché sono su un cammino che porta lontano da te. Sono diretto là dove tu non mi puoi seguire» Pär Lagerkvist è più: resta la sua fotografia ad avvalorare ciò che è sparito. Là dove la fotografia non sa leggere sorgono le sue immagini e risuonano i suoi sguardi, le sue parole, i suoi sorrisi appoggiati ai ricordi del tempo. Attingere alle fonti di quelle fotografie imperfette, anche dirette, significa abbeverarsi all’eternità della fotografia. L’amore non ha eclissi. Chi accetta l’amore come dialogo, non teme le gogne. Giacché un’occhiata retrospettiva sulla fotografia del no! di Aldo Bonasia dovrebbe dissuadere dal praticare entusiasmi pericolosi e celebrazioni fittizie; è bene rifiutare i mille legami sottili, ridicoli e beffardi che finiscono col produrre l’assoggettamento e la dimenticanza dei più vigorosi poeti dell’anima in volo. Friedrich Nietzsche diceva che è «ugualmente odioso seguire quanto fare da guida». La fotoscrittura di Aldo Bona-

belli nella guerra di Cipro, l’uccisione di Giannino Zibecchi, gli sgomberi dell’Università Statale, le case occupate al Gallaratese o la tomba di Pinelli, sono tutte abitate, composte, affabulate in rapporto a qualcosa che nasce e contro una verità insopportabile, quella della sopraffazione degli ultimi, degli indifesi, dei senza voce, che manifestano il diritto di vivere in una democrazia davvero partecipata. Le sue immagini figurano un’esortazione contro l’ingiustizia e, sotto un certo taglio, invitano a prendere i propri sogni per realtà. In margine alla fotografia più acclamata, la scrittura fotografica di Aldo Bonasia attraversa abusi e terrori, ripara il torto e dice che non c’è salvezza nell’imitazione del potere. Le sue immagini in bianconero contengono quel senso di giustizia (e bellezza) che porta a considerare l’umano come fi-

ne e mai come mezzo. Sono “scritte” nella consapevolezza che la giustizia non è inseparabile dalla bellezza; anzi, è un viatico per conoscere la propria ombra. I volti, i corpi, i gesti che il fotografo scippa alla vita quotidiana rifuggono l’arroganza, rispettano il dolore, non imitano la pietà dell’estetica dei falsi idoli, come l’euforia pragmatica dei falsi rivoluzionari: fuori dalle “terrazze Martini” della Milano da buttare, dai partiti e dallo Stato, Aldo Bonasia lavora sulla bellezza insorta o dissipata delle giovani generazioni; sa che la bellezza delle loro storie estreme contiene la virtù e l’eccellenza del dopostoria (non solo) della fotografia. «Offrire il bello è naturalmente giusto» (Luigi Zoja). Il male è arroccato nell’esercizio del potere politico e economico e nelle fedi monoteiste: il bene, l’uomo giusto, è colui che lo combatte. Questo è ciò che ci suggeriscono le fotografie del no! di Aldo Bonasia. Di più. L’intenzionalità delle sue immagini nutre la giustizia e la bellezza dell’inconscio in un rizoma di ideali condivisi, e mostrano che l’amore dell’uomo per l’uomo è estraneo alla ferocità delle istituzioni. La loro veridicità emozionale incrina i modelli dell’apparire e li sostituisce con la commozione della bellezza. Lo spirito libero della sua fotografia si fa parola, inchioda in un gioco di specchi significati specifici e i responsabili di inaudite violenze orchestrate contro quella “meglio gioventù” (con Pier Paolo Pasolini) che ha osato sognare di volare nel cielo della coscienza umana e forzare l’eredità della storia, per passare dal tempo degli dèi al tempo dell’uomo. Colui che accetta di amare tutti gli uomini non avrà mai nemici, solo compagni di strada. Verrà l’amore e avrà i tuoi occhi. Pace. Pino Bertelli (Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 27 volte aprile 2009)


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