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FOTOgraphia 121 maggio 2006

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Mensile, 5,70 euro, Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge il 27-02-2004, numero 46), articolo 1, comma 1 - DCB Milano

ANNO XIII - NUMERO 121 - MAGGIO 2006

WPP 2006 MISSIONE DELLA FOTOGRAFIA

TIPA 2006 LE PRIME DELLA CLASSE

SOPRATTUTTO LEI BETTIE PAGE


non è venduta in edicola. Per averla hai una sola possibilità:

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DEARDORFF! Come altri periodici di costume e tendenza (ci tocca registrare questa attuale categoria dell’editoria periodica?!), l’edizione italiana del mensile GQ viene distribuita in edicola in due formati diversi. La confezione originaria (principale?) 20,5x27,5cm, una volta l’unica, si accompagna con una versione pocket 16,8x22,3cm. Ma non è questo che ha richiamato la nostra odierna attenzione. Da un consueto punto di vista mirato, peraltro perfino istituzionale, segnaliamo che sulla copertina del numero di GQ dello scorso aprile fa bella mostra di sé, non tanto l’immancabile bella ragazza di fondo, quanto una affascinante Deardorff 8x10 pollici, su coerente treppiedi in legno. La citazione accompagna la presentazione della ventiseienne Gisele Bündchen, punta di diamante della nuova generazione di top model brasiliane, alle quali è riservato spazio autonomo nell’ampio contenitore redazionale sul Brasile, appunto, strillato in copertina. Deardorff... Quanti sogni, quanti ricordi, che straordinaria evocazione di un tempo e un mondo che soltanto qualche anno fa faceva palpitare i cuori di chi, noi tra questi, considerano discriminante anche la forma degli utensili fotografici, fatta salva la loro relativa ottima funzionalità (e le due componenti sono spesso indivisibili tra loro). Visualizzata nel maggio 1998, nell’ambito del nostro spazio Memorabilia, allora dedicato e riservato alle “forme ed estetica della fotografia”, la Deardorff è stata un autentico mito per generazioni di fotografi e usata da tanti autori di ogni grandezza espressiva e creativa (niente nomi, per cortesia). Grande formato folding in legno, interpretazione tecnica che gli americani definiscono “View”, la Deardorff è stata prodotta senza sostanziali modifiche dal 1924 al 1988, quando il marchio è stato ceduto a una cordata giapponese, capeggiata da Horseman, che lo tenne in vita per pochi anni ancora. La L.F. Deardorff & Sons di Chicago fu fondata dal capofamiglia Laben F. Deardorff, apprezzato riparatore di macchine fotografiche professionali, e condotta dal figlio Merle S. A parte costruzioni per pellicole piane di dimensioni ancora superiori, tre furono i formati standard: al consueto, 8x10, 5x7 e 4x5 pollici, rispettivamente equivalenti a 20,4x25,4, 12,7x17,8 e 10,2x 12,7cm (semplificati in 20x25, 13x18 e 10x12cm). Ma la Deardorff per eccellenza, quella dei sogni e del desiderio, è la otto-per-dieci, appunto richiamata sulla copertina di GQ dello scorso aprile.

A volte abbiamo la mente ingombra di mille domande (e le risposte?), ma la vista di alcune fotografie (non tutte) la liberano. Non possono esserci pensieri intricati nella limpida certezza di tali visioni.

Copertina Non accodandoci banalmente, ma approfondendo un nostro punto di vista fotografico (privilegiato), diamo fiato all’interesse giornalistico internazionale che sta analizzando il fenomeno Bettie Page degli anni Cinquanta. Il successo commerciale di un film autobiografico ha invitato a sollevare il coperchio di una storia lunga e differenziata, della quale noi sottolineiamo, appunto, la fondamentale componente fotografica (d’epoca). Da pagina 44

3 Fumetto

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Vignetta da Pin-up, di Yann e Berthet (rispettivamente, sceneggiatura e disegni), storia a fumetti pubblicata in Italia da Eura Editoriale nel 2000. Premesse e promesse, all’avvio della carriera fotografica di Dottie (palese visualizzazione di Bettie Page, che oggi ricordiamo da pagina 44): «Ragazza mia... Tu hai proprio quel non-so-che delle vere star... Ti costruirò una leggenda su misura... Vedrai come si ecciteranno i bavosi che comprano le mie foto...»; «Oh... Che complimento! Sono lusingata». Riferimento esplicito all’attività fotografica del newyorkese Irving Klaw, svolta all’inizio degli anni Cinquanta, che richiamiamo appena sotto

7 Editoriale Il Tempo è uno dei valori ai quali la Fotografia dà senso e concretezza visiva. Allo stesso momento, la sottolineatura e valorizzazione di questo (Tempo) potrebbe essere fondamentale anche per il commercio

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8 Il senso della qualità Di Olympus rivela la sostanza di un indirizzo tecnologico che non agisce dal vertice, ma parte dalla base

12 Notizie Attrezzature, vicende e altre segnalazioni

16 Una mano di bianco Alla fine del proprio ciclo vitale, millecentocinquanta monouso finalizzate alle vetrine di Foto Ottica Corbetta

18 Poco si crea 56

Originaria campagna pubblicitaria statunitense indirizzata al consumo di latte... copyata (!) in Italia Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini


. MAGGIO 2006

RRIFLESSIONI IFLESSIONI,, OSSERVAZIONI OSSERVAZIONI EE COMMENTI COMMENTI SULLA SULLA FFOTOGRAFIA OTOGRAFIA

22 Donne italiane

Anno XIII - numero 121 - 5,70 euro

Raccolta fotografica (d’archivio) di Gianni Berengo Gardin a sostegno delle iniziative di Amnesty International

DIRETTORE

IMPAGINAZIONE

24 Missione della fotografia

Gianluca Gigante

REDAZIONE

L’insieme dei vincitori del World Press Photo 2006 sollecita annotazioni a margine. In particolare, è giocoforza soffermarsi sul lessico del fotogiornalismo, che invita ognuno all’osservazione intelligente della vita

Alessandra Alpegiani Angelo Galantini

FOTOGRAFIE Alessandra Alpegiani Antonella Simoni

32 Tecnologie in proiezione Al solito, i qualificati e prestigiosi TIPA Awards 2006 segnalano i migliori prodotti fotografici dell’anno di Antonio Bordoni

SEGRETERIA Maddalena Fasoli

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39 Fotoamatori insospettabili In mostra, immagini realizzate da scrittori, cantanti, calciatori, industriali, politici, cattedrattici. E altri, ancora di Alberto Moioli

24

44 Ancora lei. Bettie Page Potrebbe essere l’estate di Bettie Page! Il successo di un film biografico ha risvegliato l’interesse giornalistico sul suo fenomeno, la cui declinazione è fotografica di Maurizio Rebuzzini

COLLABORATO

Pino Bertelli Antonio Bordoni Sara Del Fante Alberto Moioli Loredana Patti Franco Sergio Rebosio Ciro Rebuzzini Filippo Rebuzzini Zebra for You

● FOTOgraphia è venduta in abbonamento. ● FOTOgraphia è una pubblicazione mensile di Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano. Registrazione del Tribunale di Milano numero 174 del Primo aprile 1994. Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge il 27-02-2004, numero 46), articolo 1, comma 1 - DCB Milano.

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● A garanzia degli abbonati, nel caso la pubblicazione sia pervenuta in spedizione gratuita o a pagamento, l’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e in suo possesso, fatto diritto, in ogni caso, per l’interessato di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi della legge 675/96. ● FOTOgraphia Abbonamento 12 numeri 57,00 euro. Abbonamento annuale per l’estero, via ordinaria 114,00 euro; via aerea: Europa 125,00 euro, America, Asia, Africa 180,00 euro, gli altri paesi 200,00 euro. Versamenti: assegno bancario non trasferibile intestato a Graphia srl Milano; vaglia postale a Graphia srl - PT Milano Isola; su Ccp n. 28219202 intestato a Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano; addebiti su carte di credito CartaSì, Visa, MasterCard.

54 Quota Trenta Reflex digitale a obiettivi intercambiabili entry level: la Canon Eos 30D sostituisce la precedente Eos 20D

● Nessuna maggiorazione è applicata per i numeri arretrati. ● È consentita la riproduzione di testi e fotografie, magari citando la fonte (ma non è indispensabile, né obbligatorio farlo). ● Manoscritti e fotografie non richiesti non saranno restituiti; l’Editore non è responsabile di eventuali danneggiamenti o smarrimenti.

56 Addirittura, un classico Attuate interpretazione di una delle focali fondamentali del sistema ottico Nikon. La recente configurazione AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED è dotata di stabilizzazione VR e motore autofocus SWM

HANNO

Redazione, Amministrazione, Abbonamenti: Graphia srl, via Zuretti 2a, 20125 Milano; 02-66713604, fax 02-66981643; graphia@tin.it.

52 Banco di eccellenza Versatile e straordinariamente affidabile, ricca di regolazioni finemente micrometriche, la Silvestri S5 Micron è rivolta all’acquisizione digitale di immagini e (anche) alla ripresa tradizionale 6x7 o 6x9cm di Antonio Bordoni

RESPONSABILE

Maurizio Rebuzzini

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Fotocomposizione DTP e selezioni litografiche: Rouge, Milano Stampa: Arti Grafiche Salea, Milano

Rivista associata a TIPA

58 Agenda Appuntamenti del mondo della fotografia

65 Ben Shahn Sguardi su un eretico, occhio della fotografia umanista di Pino Bertelli

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utto sommato, bisogna intendersi su termini e concetti. Riflessioni filosofiche a base scientifica, elaborate dal pensiero che trasforma numeri, fenomeni e ipotesi in qualcosa di più etereo, ma stringente sull’esistenza, affermano che il Tempo non esiste. Vero in parte, perché nella concezione quotidiana della vita il Tempo è una discriminante inderogabile per ciascuno di noi. Tra l’altro, il Tempo alimenta anche antichi sogni, che al nostro solito accodiamo al pensiero fotografico, che è quello che ci interessa e che definisce lo spirito di queste nostre pagine di annotazioni a tema. Evocato anche da certo cinema, il fantastico sogno della macchina del tempo può essere datato dal 1895, anno di pubblicazione dell’omonimo romanzo di H.G. Wells (che nel successivo 1897 avrebbe raccontato le avventure dell’uomo invisibile). Quindi, per consecuzione, non possiamo ignorare quanto riferito dal teologo francese padre François Brune riguardo una effettiva e funzionante macchina del tempo, che sarebbe custodita in Vaticano (!). Precedentemente commentata da organi di informazione, soprattutto italiani, sarebbe una sorta di cronovisore capace di captare eventi del passato, che, visualizzati così come si sono svolti, svelerebbero anche rischiosi segreti storici. L’invenzione è attribuita a padre Pellegrino Alfredo Maria Ernetti, monaco benedettino, conosciutissimo esorcista, musicologo di fama internazionale e scienziato, vissuto a Venezia, nel convento benedettino dell’Isola di San Giorgio Maggiore, dove è morto nel 1994. Magistrali nella propria enunciazione, queste rivelazioni hanno l’amaro sapore della speculazione. Per cui, le lasciamo ad altri. Personalmente, avendo sempre in mente la Fotografia, riflettiamo altrimenti. Soprattutto, annotiamo che abbiamo tutti una personale e individuale macchina del tempo: i ricordi, che ci portano indietro nella nostra vita; le speranze e i sogni, che si spingono avanti. Cioè, abbiamo coscienza del passato e ambizioni per il futuro. Paradossalmente, la Fotografia sta nel mezzo. Fantastica macchina del tempo, che fissa il Tempo che c’è stato, attiva e sollecita sogni per il futuro. E questo riguarda ciascuno di noi, oltre a rappresentare una incantevole motivazione della quale potrebbe e dovrebbe far tesoro quella componente commerciale che, indipendentemente dalla tecnologia (all’interno della quale si sta richiudendo), ha/avrebbe eccezionali ed eccellenti motivazioni da offrire al pubblico. Oppure, il Tempo può essere visto dal commercio fotografico anche per dare sostanza, peso e valore alla propria proposizione merceologica; ancora: coscienza del passato e ambizioni sul futuro. Al contrario, possiamo ignorare tutto, Tempo, Storia e Passato proiettato sul Presente e Futuribile, per continuare a considerare la tecnologia fotografica in modo arido e asettico: rappresentante di se stessa e del proprio abile esercizio e non fonte di sogni, visioni e piacere/capacità di vivere. Maurizio Rebuzzini

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Scandalosa ai propri tempi, oggi l’iconografia di Bettie Page è considerata altrimenti. Le sedimentazioni del Tempo, e le relative maturazioni, sollecitano e inducono giudizi pacati, che tengono conto di nuovi elementi e altri fattori. Da pagina 44.

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IL SENSO DELLA QUALITÀ

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Notizia già data lo scorso aprile: la giapponese Panasonic aderisce allo standard digitale QuattroTerzi, originariamente ideato in forma aperta da Olympus. Allo stesso momento, ma non certo in subordine, Olympus Corporation (appunto, Olympus) e Matsushita Electric Industrial Co (Panasonic) hanno definito un accordo di collaborazione per la progettazione congiunta di reflex a obiettivi intercambiabili conformi allo stesso standard QuattroTerzi. Nello specifico, i primi risultati del lavoro abbinato si materializzano e materializzeranno nella recente reflex Olympus E-330 (FOTOgraphia, aprile 2006) e nell’annunciata DMC-L1, la prima reflex digitale a obiettivi intercambiabili di Panasonic. Entrambe, sono state realizzate in base all’accordo annunciato lo scorso 13 gennaio 2005, grazie al quale Olympus e Panasonic approfondiranno insieme tecnologie e componenti e promuoveranno la

Reflex digitale a obiettivi intercambiabili nello standard QuattroTerzi, l’Olympus E-330 ripropone caratteristiche proprie del sistema, come l’esclusivo sistema di rimozione della polvere Supersonic Wave Filter, e offre prestazioni innovative: sopra tutte, la visualizzazione del campo inquadrato sul monitor LCD esterno.

realizzazione di reflex digitali basate sulle significative prerogative tecniche dello standard QuattroTerzi.

Nel concreto, il gruppo penta-mirror e il sensore Live MOS, utilizzato in entrambe le nuove reflex, determinano significative

LIVE VIEW

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lympus E-330 è la prima reflex digitale al mondo con funzione Live View. Cioè è la prima reflex digitale a obiettivi intercambiabili a poter utilizzare il monitor LCD in fase di ripresa, in alternativa al mirino ottico: ampio monitor LCD da 2,5 pollici, con visione da angolazioni anche estreme. Applicata a un monitor ad alta risoluzione, la versatilità della tecnologia Live Preview diventa un confortevole e utile strumento operativo. Infatti, non è più necessario guardare sempre attraverso il mirino e, di conseguenza, il campo visuale non ha più limiti. In slogan: scatta quello che vedi, vedi ciò che scatti, con applicazioni autenticamente infinite. Riferendoci allo schema qui riportato, in Modalità A (Live View Full Time) con autofocus continuo, l’Olympus E-330 utilizza un sensore CCD inserito nel percorso ottico del mirino, con un campo inquadrato del novantadue per cento, e risulta perfetta in diverse condizioni di impiego. In Modalità B, invece, lo specchio è sollevato e bloccato in posizione di scatto e viene utilizzato il sensore Live MOS principale, con un campo di inquadratura del cento per cento. Questa modalità, perfetta in particolare per la fotografia macro, permette di ingrandire dieci volte una parte dell’immagine, per assicurare un’accurata messa a fuoco manuale della porzione principale del soggetto. Inoltre, per ottenere i più elevati standard in termini di qualità di immagine, l’Olympus E-330 adotta un sensore Live MOS di nuova concezione da 7,5 Megapixel effettivi, con tecnologia di ultima generazione ad alta velocità operativa e sensibilità. Non solo il sensore Live MOS riduce notevolmente il consumo di

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energia, al pari dei sensori CMOS, ma riduce anche il rumore, grazie a una particolare tecnologia proprietaria di elaborazione dati, che funziona con un voltaggio inferiore ai cinque volt. D’altra parte, in termini di riproduzione della gamma dinamica colore e della tridimensionalità dell’immagine, ripropone le caratteristiche peculiari di un sensore CCD Full Frame Transfer.

Modalità A (Live View Full Time) con autofocus continuo: l’Olympus E-330 utilizza un sensore CCD inserito nel percorso ottico del mirino, con un campo inquadrato del novantadue per cento. Modalità B: lo specchio è sollevato e bloccato in posizione di scatto e viene utilizzato il sensore Live MOS principale, con un corrispondente campo di inquadratura del cento per cento.


L’Olympus E-300 è dotata di funzione Live View, con visualizzazione sul monitor LCD esterno da 2,5 pollici ad angolazione variabile. La visione continua del soggetto inquadrato è sempre chiara e nitida,

implicazioni a livello di prestazioni fotografiche digitali e hanno reso possibile la realizzazione di apparecchi con caratteristiche concretamente superiori a quelle delle precedenti configurazioni reflex.

TECNOLOGIA Già presente nell’Olympus E-330, il gruppo penta-mirror (design TTL Porro) integra uno specchio a ritorno automatico, un mirino e un sensore AE, e opera come autentico cuore (pulsante) della reflex. È stato progettato e realizzato per poter essere utilizzato sia su reflex digitali Olympus sia su reflex digitali Panasonic. Il sensore Live MOS è un sensore ad acquisizione digitale di immagini di nuova generazione, che offre l’elevata qualità di un sensore CCD e il ridottissimo consumo di energia di un sensore CMOS, così da rendere possibile la visualizzazione Live View dell’immagine in una reflex digitale per un prolungato periodo di tempo. Inoltre, poiché il sensore è dotato di un circuito elettronico semplificato, la distanza dalle microlenti al fotodiodo è sostanzialmente contenuta, tanto da garantire tempi operativi ridotti e qualità dell’immagine superiore quando la luce colpisce il sensore agli angoli (ai bordi). Grazie all’utilizzo di queste nuove tecnologie, Olympus e Panasonic continuano continueranno a progettare e produrre reflex digitali QuattroTerzi in base alle loro rispettive strategie. Del resto, nella nuova E-330, Olympus ha giù utilizzato dispositivi nati dalla collaborazione con altre aziende, che hanno consentito di realizzare la prima reflex digitale a obiettivi intercambiabili che offre la funzione Live View continuo tramite l’LCD posteriore. Giusto grazie al Live View (che approfondiamo a parte, nell’apposito riquadro pubblicato qui a sinistra), l’Olympus E-330 può essere considerata configurazione tecnica discriminante, che dà avvio a una nuova stagione, perché permette all’utente di godere della fotografia reflex

digitale in un modo tutto nuovo. Il Live View con sensore Live MOS e altre semplici impostazioni, esclusive dell’interpretazione digitale di Olympus, mettono a concreto frutto le prestazioni potenziali della reflex, sottolineando un’elevata qualità dell’immagine e una confortevole velocità di elaborazione. Fino a una conveniente operatività, sia in utilizzo professionale sia in impiego non professionale.

IL MERCATO Del resto, l’impegno progettuale e costruttivo rivolto al segmento delle reflex digitali è confortato da un sostanzioso riscontro commerciale (oppure lo determina?). Lo scorso 2005, nel mondo, sono state

in relazione all’orientamento del display, che può essere ruotato e inclinato praticamente in qualsiasi posizione: per adattarsi e adeguarsi a ogni condizione di ripresa. L’integrazione della tecnologia HyperCrystal assicura una confortevole osservazione del monitor fino a 160 gradi di angolo visuale. Inoltre, e ancora, la funzione Live View Boost, che incrementa significativamente contrasto e luminosità del display LCD, è particolarmente utile in situazioni di scarsa illuminazione.

vendute 3,79 milioni di reflex digitali, che, secondo previsioni autorevoli e qualificate, dovrebbero incrementare la propria penetrazione di mercato, arrivando a 4,68 milioni nel corrente 2006, a 5,26 milioni nel 2007 e a 5,62 milioni nel 2008. Proprio questa è osservata come data/scadenza di svolta. La prevista (e prevedibile?) stabilizzazione dei consumi dovrebbe innescare una ulteriore evoluzione tecnologica di sostanza, alla quale le aziende fotografiche guardano con attenzione (e speriamo senza quei pericolosi affanni che potrebbero mal consigliare le rispettive scelte). Anche in questo senso, se non già addirittura proprio in questo senso, si possono leggere gli accordi progettuali che avvicinano tra loro marchi diversi (come è il caso odierno di Olympus e Panasonic): in una chiave, diciamola così, di unione che fa la forza. Analogamente, la stessa definizione dello standard aperto QuattroTerzi identifica una intenzione tecnica e commerciale lungimirante, rivolta più a una identificazione qualitativa a disposizione di ogni produttore, che a una frammentazione in infinite strade a percorrenza autonoma. Per quanto la rilevazione possa anche apparire scontata, va fatta. In un concetto di mercato altrimenti e altrove troppo spesso slegato dalle reali esigenze del pubblico (potenzialmente) consumatore, Olympus rivela la sostanza di un indirizzo tecnologico che non agisce dal vertice, ma parte dalla base. Parafrasando, il senso di Olympus per la qualità (come quello di Smilla per la neve), con corrispondente soddisfazione negli usi quotidiani, rafforza le basi e fondamenta di un mondo, sul quale, giorno dopo giorno, evoluzione dopo evoluzione, si possono edificare valori di sostanza. Il resto, sono solo parole. Così come sono altrettanto aleatorie le operazioni tecniche e commerciali che non si proiettano in avanti, ma limitano al minimo indispensabile il proprio sguardo. A.Bor.

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GABBIA DI LUCE. Cubelite è una efficace e pratica interpretazione della classica “gabbia di luce”: illuminazione morbida dei soggetti da fotografare, priva di ombre eccessive. Si può applicare sia all’illuminazione flash sia all’illuminazione continua, usando anche una sola sorgente luminosa. A differenza di una sola luce, che genera ombre troppo dense e sgradevoli (sgraditi) riflessi sui soggetti lucidi, le pareti traslucide di Cubelite fanno da diffusore, ammorbidendo la luce, peraltro proporzionalmente rimandata da un pannello riflettente sul lato del soggetto originariamente in ombra. In questo modo si riproducono correttamente i dettagli in tutte le aree dell’immagine. (Bogen Imaging Italia, via Livinallongo 3, 20139 Milano). PORTATILE. Chiave (o penna) USB da un giga, grazie alla piattaforma U3, specificata nella sigla identificatoria, Verbatim Store’n’Go U3 Smart Drive permette di trasferire dalla memoria dei computer sia file e cartelle, sia applicazioni e impostazioni personali. In standard U3, dal sito www.verbatim.com/u3, oppure da www.u3.com, sono scaricabili numerosi programmi tra i più conosciuti, alcuni sono gratuiti altri a pagamento. Si installano direttamente sullo Smart Drive tramite il Launchpad U3: un menu che compare automaticamente, da cui lanciare applicazioni, aggiungerne nuove, rimuoverne altre e impostare le proprie preferenze.

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Quindi, semplicemente inserendo la chiavetta U3 nella porta USB di un qualsiasi computer, si può lavorare senza doversi preoccupare che le applicazioni siano installate sullo stesso computer in uso; e senza lasciare alcuna traccia una volta disinserita la chiavetta. Questo si traduce nella massima portabilità e sicurezza: il proprio lavoro può essere condotto su qualsiasi computer, senza interferire con l’hard disk e le impostazioni originarie, e al sicuro da ogni virus. Lo smart drive U3 di Verbatim nasce con incorporata una password di protezione e autenticazione, che rende i dati e programmi inaccessibili a estranei. (Rossi & C, via Ticino 40, 50010 Osmannoro di Sesto Fiorentino FI).

DISTRIBUZIONE & CONTORNI. Per quanto, dal punto di vista merceologico, l’attenzione fotografica sia soprattutto rivolta alle evoluzioni tecnologiche degli strumenti, con relative prestazioni in sostanziale continua crescita (sempre più accelerata, spesso addirittura frenetica), non bisogna ignorare la componente commerciale del mercato, che noi osserviamo dal punto di vista mirato del nostro paese. In tempi recenti, con curiosa coincidenza, sono stati stipulati nuovi accordi di distribuzione e compartecipazione, ed è partita una significativa azione di marketing. Registriamo, segnalando senza alcuna gerarchia, ma in volontaria casualità. ❯ Nella realtà commerciale del mercato fotografico si incontrano due tipi di garanzie: quelle ufficiali dei prodotti, stilate dalle case produttrici e avvallate dai distributori, e quelle stabilite ufficialmente dalle leggi (ventiquattro mesi obbligatori). Questi termini sono confortanti, anche se sempre più spesso l’attuale ciclo di vita dei prodotti di ultima tecnologia è sostanzialmente inferiore. Lo stesso non si può affer-

mare per altri elementi discriminanti della fotografia. Per questo, rompendo mille inutili indugi burocratici, che spesso creano diffidenza tra i consumatori (effettivi o potenziali), Nital raddoppia la garanzia degli obiettivi Nikon: dai due anni obbligatori ai quattro anni di assistenza e garanzia per tutta la gamma dei Nikkor in montatura a baionetta F, nata nel 1959 e da allora compatibile con ogni reflex di casa. Per ottenere i nuovi termini di garanzia è sufficiente la registrazione sul sito www.nital.it, dimostrando la presenza della Nikon Card, l’attestato che da dieci anni accompagna la combinazione Nikon-Nital. Sempre previa registrazione on line sul sito www.nital.it, la stessa opportunità di raddoppiare il periodo di garanzia è estesa anche agli obiettivi per uso professionale, quindi venduti con emissione di fattura: in questo caso, il periodo di garanzia passa da uno a due anni. (Nital, via Tabacchi 33, 10132 Torino). ❯ Durst Phototechnik annuncia un’alleanza strategica con 3M. Leader nella produzione di sistemi di stampa per il grande formato, l’azienda di Bressanone, che vanta una straordinaria e nobile storia fotografica (per quanto serva rilevarlo), si abbina alla divisione 3M Commercial Graphics, al vertice delle soluzioni grafiche analogamente indirizzate alla stampa in grandi dimensioni. In particolare, l’accordo prevede la combinazione tra l’affermata tecnologia Durst e la consistente alta qualità degli inchiostri 3M Premium UV. Esperienza ed elevate prestazioni diventano quindi protagoniste del grande formato, per fornire agli operatori soluzioni uniche ed innovative in ambito di stampa digitale UV. (Durst Phototechnik, via Vittorio Veneto 59, 39042 Bressanone BZ). ❯ Da anni orientata al sostegno e supporto delle potenzialità tecniche degli apparecchi digi-

tali, a partire dalla linea in distribuzione esclusiva Nikon, Nital ha edificato un portafoglio di rappresentanze mirate, finalizzate a quello che è stato definito e identificato come Digitalworld by Nital (http://dw.nital.it).Uno degli intendimenti dichiarati ed espliciti di questa divisione è sempre stata quella di impreziosire la gamma dei prodotti distribuiti, al fine di offrire sempre il prodotto migliore. L’attuale nuova rappresentanza Lexar si inserisce, appunto, in questa concezione. Con sede centrale a Fremont (California), Lexar possiede e gestisce novantadue brevetti. È azienda leader nella produzione e distribuzione di prodotti flash memory, quali memory card, USB flash driver e lettori di card, oltre ai sistemi di ATA controller technology per la fotografia digitale, il consumer electronic, l’industria e le comunicazioni. (Nital, via Tabacchi 33, 10132 Torino). ❯ Da aprile, la fiorentina Rossi & C distribuisce TrekStor in esclusiva sul territorio nazionale. Si tratta di un’ampia gamma di lettori Mp3, Hard Drive, Stick USB e accessori affini. Nata nel 2001 in Germania, l’azienda ha ottenuto subito consistenti consensi, aggiudicandosi l’attuale ventotto per cento del mercato tedesco nel settore lettori Mp3 portatili e l’undici per cento negli altri paesi in cui è distribuita. La filosofia TrekStor prevede un design ricercato, caratteristiche tecnologiche di avanguardia e una estrema praticità, frutto del proprio studio di progettazione a Lorsch. I lettori portatili nascono per tutte le esigenze e gusti, dal supereconomico da 256Mb, fino al lettore video da 2Gb. Gli hard drive sono disponibili sia in versione esterna sia interna, fino a 400Gb, mentre le stick USB hanno capacità che raggiungono gli 8Gb. (Rossi & C, via Ticino 40, 50010 Osmannoro di Sesto Fiorentino FI). ❯ Panasonic Italia ha siglato un accordo con Fowa, azien-


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da primaria nel campo fotografico, per la distribuzione nel canale fotografico degli apparecchi digitali Lumix e delle videocamere Panasonic. Marchio di prestigio dell’elettronica di consumo, Panasonic è all’avanguardia nella ricerca tecnologica e progettazione e produzione di strumenti digitali altamente sofisticati; è il caso anche della genìa Lumix, compatte digitali dotate di stabilizzatore ottico di immagini Mega OIS e obiettivi Leica, sinonimo di qualità ottica senza compromessi. Le videocamere Panasonic, d’altro canto, rappresentano il termine di paragone per il mercato video. Le loro qualità, affidabilità, semplicità d’uso e versatilità sono proverbiali. Presente da oltre quarantacinque anni sul mercato fotografico italiano, grazie alla propria grande esperienza e professionalità nell’importazione e distribuzione di notissimi marchi fotografici, che hanno fatto la storia della stessa fotografia, Fowa è da lungo tempo riferimento per tutti i fotografi professionisti e non professionisti. Quindi, la collaborazione tra Panasonic Italia e Fowa rappresenta un momento significativo e significante per il mercato fotografico italiano. (Fowa, via Tabacchi 29, 10132 Torino). ❯ Polaroid, protagonista di primo piano dell’evoluzione tecnica della fotografia, nonché del suo stesso linguaggio espressivo, affida a Nital la distribuzione dei propri prodotti di fotografia a sviluppo immediato. I riferimenti storici Polaroid compongono straordinari capitoli di un lungo tragitto, che non andrebbe mai dimenticato, né sottovalutato (tra i tanti riferimenti possibili: FOTOgraphia, febbraio 1997, in occasione dei cinquant’anni dalla nascita della fotografia a sviluppo immediato). Oltre a questo, nell’attualità tecnica e commerciale i prodotti Polaroid sono presenti non solo nella ripresa delle immagini, ma anche in campi della medicina e delle applica-

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zioni scientifiche, dove la fotografia a sviluppo immediato risultata tuttora insostituibile. L’accordo distributivo italiano è stato stipulato a un anno dall’acquisizione di Polaroid da parte del colosso statunitense Petters Group, e conferma la nuova strada commerciale intrapresa dalla casa di Cambridge (Massachusetts, Usa). Petters Group investe in aziende leader nella produzione o distribuzione di soluzioni per mercati strategici in crescita; ha dato il via a una nuova fase di crescita di Polaroid, allargandone le opportunità di mercato e lanciando con successo prodotti nel campo dell’elettronica di consumo. (Nital, via Tabacchi 33, 10132 Torino). ❯ In campo internazionale, si segnala che dal prossimo Primo settembre la giapponese Mamiya trasferirà le proprie attività nel campo della fotografia a Cosmo Digital Imaging Co. Il nuovo assetto societario è stato stipulato lo scorso aprile e dovrà essere ratificato dall’assemblea degli azionisti del prossimo fine giugno. Il nuovo assetto vede convergere in un’unica società, denominata Cosmo Digital Imaging Co, le competenze fotografiche di Mamiya-OP Co e quelle digitali ed elettroniche di Cosmos Scientific Systems Co, una delle maggiori produttrici mondiali di Information Technology. Lo scopo è rendere sempre più competitivo il marchio Mamiya sul mercato della fotografia professionale. Alla luce dell’accordo, nulla cambierà nelle strategie di produzione, marketing e distribuzione. In modo particolare, gli indirizzi del nuovo assetto societario continueranno a focalizzarsi sulla costruzione e distribuzione della nuova Mamiya ZD, la prima reflex digitale professionale medio formato a obiettivi intercambiabili, con sensore 36x48mm da 22 Megapixel (FOTOgraphia, novembre 2004 e marzo 2006). Inol-

tre, in occasione della prossima Photokina 2006 sarà disponibile il dorso ad acquisizione digitale da 22 Megapixel, derivato, per le Mamiya RZ Pro II D e Mamiya 645AF II D. (Mamiya Trading, via Cesare Pavese 31, 20090 Opera Zerbo MI).

PER TRENTACINQUE. I lettori di schede di memoria debbono sistematicamente adattarsi e adeguarsi alla rapida evoluzione del mercato. Il lettore Hama 55312, della generazione USB 2.0, permette di leggere e scrivere trentacinque differenti schede di memoria: CF Ultra, CF Extreme, CF tipo II, Microdrive, Magistore, SM, MMC, MMC 4.0, MMC Mobile, MMC Plus, DV MMC, RSMMC, RS-MMC 4.0,SD, SD Ultra, SD Extreme, Mini SD, Micro SD, MS, MS Pro, MS Pro Ultra, MS Pro Extreme, MS Select, MS Magic Gate, MS Duo, MS Pro Duo Ultra, MS Pro Duo Extreme, MS Pro Duo Magic Gate, MS Duo Magic Gate, MS Pro Duo, XD, MS Pro MagicGate. Il dispositivo è dotato di firmware che permette l’aggiornamento per lettura di nuovi tipi di schede e per schede di nuove capacità; inoltre, permette un veloce scambio e trasferimento di dati da una scheda all’altra, senza alcuna interfaccia intermedia. (Mamiya Trading, via Cesare Pavese 31, 20090 Opera Zerbo MI).

CON MUSICA. Super compatta digitale da sei Megapixel, la Samsung i6 PMP dà avvio a una nuova interpretazione fotografica, incorporando in sé un Portable Media Player integrato (Premio TIPA 2006; su que-

sto stesso numero, da pagina 32). Nel concreto, unisce la fotografia alla visualizzazione di video e all’ascolto di musica. Autentico PMP, appunto Portable Media Player, è provvisto di software che permette di convertire i file video e inserirli nella memoria della compatta digitale. Su una SD card da 512Mb trova posto un film da circa due ore, che si può rivedere sul generoso display da 2,5 pollici. Quindi, attraverso gli auricolari Stereo Hi-Fi, a corredo, si ascolta musica con il lettore Mp3 integrato (sul display compaiono i titoli e le play-list). Concepita per un pubblico evoluto ed esigente, la Digimax i6 PMP si presenta con accattivante design. Super compatta, appena 18,5mm di spessore, ha un corpo in elegante alluminio satinato nero con un inedito profilo a onda (wave, in gergo), che facilita una impugnatura comoda e salda. I sei Megapixel di risoluzione sono supportati da uno zoom ottico 3x e da una completa gamma di funzioni, che rendono facile e a prova d’errore la ripresa, ma che possono soddisfare anche esigenze di classe superiore. Alle classiche modalità di ripresa totalmente automatiche, si affiancano sistemi di controllo e regolazione manuale che consentono di intervenire su tutti i principali parametri di ripresa. La Samsung Digimax i6 PMP consente anche la ripresa di video-clip, in formato file MPEG4. (Giliberto Fotoimportex, via Ticino 12, 50010 Osmannoro di Sesto Fiorentino FI).


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UNA MANO DI BIANCO

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Nel dicembre 2001, commentammo un allestimento scenico realizzato da Foto Ottica Corbetta di Albavilla, in provincia di Como, vicino a Erba (via don Felice Ballabio 11; 031-627337). Ricordiamo che si era trattato di una serie di vetrine tematiche, realizzate con efficace combinazione visiva tra realtà e richiamo. Oggetti merceologicamente definiti furono presentati su ampi supporti evocativi. Non necessariamente in questo ordine, occhiali, apparecchi fotografici, cassette magnetiche video e audio, pellicole fotografiche, cornici e album troneggiavano su uno sfondo omogeneo di analoghi prodotti (usati e di recupero), verniciati in bianco neutro. A distanza di tempo, torniamo sull’argomento, per segnalare che l’eclettico e vulcanico titolare Luigi Corbetta ha idealmente continuato quel progetto originario. Sull’onda lunga di quell’esperienza ha verniciato una sostanziosa quantità di monouso, recuperate alla fine del proprio iter fotografico, che, come sappiamo, prevede anche riutilizzi commerciali ufficiali (in base a un Accordo di programma stipulato tra i Ministeri dell’Ambiente e dell’Industria, Federchimica, Ascofoto e Assofotolabo; FOTOgraphia, giugno 2000). Per le vetrine del negozio, dove una volta ancora hanno rappresen-

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Allestimento scenico di Foto Ottica Corbetta di Albavilla, in provincia di Como, vicino a Erba. Millecentocinquanta monouso (1150) sono state incollate su otto pannelli 50x280cm e verniciate in bianco (15kg di colla e 5kg di vernice).

Luigi Corbetta in fase di realizzazione degli otto pannelli di grandi dimensioni, finalizzati all’allestimento scenico delle proprie vetrine commerciali. Oltre mille monouso sono state incollate e verniciate in bianco.

tato un efficace richiamo scenico, sono stati preparati otto pannelli di cinquanta centimetri di larghezza, per due metri e ottanta centimetri di altezza (50x280cm). Questa volta, i pannelli sono monotematici. Come abbiamo appena rilevato, sono composti soltanto da monouso ormai esaurite. In totale, Luigi Corbetta ha usato millecentocinquanta monouso, quindici chili di colla e cinque di vernice bianca (1150 monouso, 15kg di colla, 5kg di vernice bianca). Il tutto, condito da una certa dose di pazienza, applicazione e buona volontà. Più qualche ora di lavoro, che sono state commentate come “piacevoli”. Ribadendo quanto già commentato nell’ambito della nostra precedente segnalazione, sottolineiamo che questo tipo di approccio è sostanzialmente benefico per un settore, come è quello del commercio fotografico, che troppo spesso è chiuso su se stesso e non coinvolge il pubblico. Del resto, lo confermiamo, non possiamo sottovalutare come la fotografia tragga beneficio merceologico da attente e intelligenti sollecitazioni.

In questo senso, l’esperienza di Foto Ottica Corbetta di Albavilla, in provincia di Como, è esemplare. Il negozio di vendita, al solito dalla fotografia all’ottica, con annesso minilab per la stampa rapida delle copie colore dei clienti, si propone anche come autentico e differenziato centro di interesse fotografico. I suoi locali sono frequentati da appassionati e neofiti (che ne hanno sentito parlare), indipendentemente dalle occasioni di concreto acquisto: lo scambio di parole ed esperienze è vitale sia per chi vi partecipa, sia per l’insieme del commercio della fotografia. Inoltre, con solenne ufficialità, ogni venerdì sera, il Foto Club creato da Luigi Corbetta si incontra per proiezioni, multivisioni e diaporama (dipende dai programmi), e trascina nelle proprie serate un vasto pubblico, richiamato dall’efficace spettacolarità degli incontri. Alcuni sono a tema, e altri rinnovano il piacere di missioni fotografiche condotte in compagnia: tutti insieme al Carnevale di Venezia, per le strade di New York e altro ancora, in gite e viaggi caparbiamente organizzati da Foto Ottica Corbetta. Alla fine della stagione, all’inizio dell’estate, si svolge quindi una proiezione conclusiva con tanto di giuria e premi: tra il serio e il faceto si sta in compagnia, si possono vedere lavori fotografici di taglio alto e si distribuiscono riconoscimenti ufficiali e ufficiosi. Tra questi, segnaliamo ancora l’orrendo primo premio che passa di mano anno dopo anno: si tratta di un quadro di bruttezza unica (volontariamente brutto), che il vincitore ha l’obbligo di tenere in casa per dodici mesi. A.G.


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POCO SI CREA

Dall’inizio di aprile, una affissione pubblicitaria di un latte, non importa quale, visualizza un baffo bianco, è ovvio, sul labbro superiore del soggetto (in alternanza, maschile e femminile). In Italia, un analogo richiamo è già stato declinato in un precedente spot televisivo, se non ricordiamo male relativo a un cappuccino istantaneo, da preparare in casa (come al bar). L’idea non è originale. È mutuata da una incessante campagna stampa e affissione statunitense, che dalla seconda metà degli anni Novanta si è pro-

Alla fine della seconda stagione della fortunata serie televisiva Friends, nel luglio 1995, non fu possibile riunire l’intero cast dei sei attori. Si resero disponibili solo Lisa Kudrow e Jennifer Aniston (Phoebe e Rachel, sul piccolo schermo), successivamente parodiate sulla copertina del mensile Mad del marzo 1996.

Utilizzato in annunci su riviste statunitensi, nell’inverno 1994 questo ritratto di Naomi Campbell ha avviato l’incessante e differenziata campagna promozionale del consumo di latte, partita come Milk. What a surprise!

Una delle prime testimonial della campagna Milk: l’attrice Lauren Bacall, già moglie di Humphrey Bogart, autentica e ammirata icona dello star system statunitense.

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lungata in avanti, e che supponiamo essersi ormai esaurita; ma che ha composto i tratti di una sostanziale socialità, inserendosi nel costume americano. Ovviamente, il richiamo è esplicito e diretto. Il baffo bianco è chiaro e dichiarato: non può che riferirsi al consumo di un bel bicchiere di latte. In questo senso, gli esempi italiani hanno ripreso l’originale statunitense, quantomeno nella propria forma dichiarata. Risolta l’apparenza, le differenze sono, quindi, di sostanza. Infatti, l’originaria campagna Milk. What a surprise!, poi trasformatasi in Milk. Where’s your mustache?, appunto dov’è il tuo baffo di latte (in libera interpretazione), non si è riferita a un prodotto in particolare, ma ha sollecitato il consumo generale e generico di latte, da tempo immemorabile argomento sempre vivo e palpitante negli Stati Uniti (e sono fatti loro). Per questo, il baffo di latte si è basato sulla partecipe testimonianza di personaggi di spicco della società americana: politici, attori, cantanti, atleti e interpreti di noti serial televisivi di successo. Con accompagnamento di testi consequenziali, ognuno è stato raffigurato con un ritratto formale, oppure inserito in un proprio ambito immediatamente riconoscibile: per esempio, gli atleti nel proprio gesto caratteristico, i personaggi televisivi

nel proprio ambiente, in abito di scena (spesso in gruppo: il cast al completo). Nell’insieme, le fotografie sono state realizzate dalla nota ritrattista Annie Leibovitz, con modeste eccezioni per casi particolari (tra tutti, citiamo il ritratto del regista James Cameron, sul set di Titanic, realizzato da Douglas Kirkland; a pagina 20). Come annotato, si è trattato di una campagna prolungata nel tempo ed estesa nelle testimonianze, tanto da sollecitare addirittura edizioni librarie, che hanno raccolto l’insie-

Annuncio del film parodia di Mel Brooks Dracula morto e contento ( Dracula, dead and loving it; 1995). Il protagonista Leslie Nielsen, nei panni di un improbabile conte Dracula, è raffigurato con un baffo rosso sangue che fa il verso al baffo bianco della campagna Milk.


wis, che racconta la storia dei soggetti della celebre campagna pubblicitaria della vodka, dei quali ci siamo occupati in diverse occasioni, a partire dall’ottobre 1999]. Allo stesso tempo, registriamo che l’incessante campagna statunitense ha sollecitato diverse parodie, che le hanno fatto il verso: a testimoniare il successo e la straordinaria visibilità, con relative proiezioni nel costume e nella vita quotidiana americana. Ricordiamo l’apparizione del baffo bianco in sceneggiature televisive (per esempio, in un episodio della fortunata serie Friends, successo internazionale), l’uso del ritratto con baffo bianco nella cam-

me dei soggetti (The Milk Mustache Book, a cura di Jay Schulberg; Ballantine Books, 1998; 160 pagine 21,5x28cm; 18,00 dollari) e che hanno declinato la vicenda rivolgendosi ai bambini (Milk Mustache Mania, a cura di Bernie Hogya e Sal Taibi; Scolastic, 2002; 96 pagine 22x 28,5cm; 9,95 dollari). Non manca, quindi, un sito sul quale sono riuniti tutti i dettagli dell’iniziativa: www. whymilk.com. [Attenzione: riguardo le edizioni librarie, con l’occasione richiamiamo l’analoga monografia Absolut Book, a cura di Richard W. Le-

pagna elettorale di Bill Clinton (peraltro già testimonial della campagna stessa), una copertina dell’edizione tedesca di Men’s Health, diverse parodie in talk show statunitensi, soggetti di T-Shirt (tra cui Tomb Raider e Betty Boop con rispettivi baffi bianchi) e la promozione del film parodia di Mel Brooks Dracula morto e contento (Dracula, dead and loving it; 1995), con un conte Dracula-Leslie Nielsen con baffo rosso sangue (pagina accanto). Un’altra parodia ha illustrato la copertina di Mad del marzo 1996, nella quale il noto personaggio di poca intelligenza, dopo aver bevuto un bicchiere di latte, ha il baffo bianco sul labbro inferiore (ancora pagina accanto). Per dovere di cronaca, bisogna ricordare anche l’interpretazione interpolata dell’edizione originaria statunitense di Esquire: di gusto discutibile, ma di combinazione esplicita. Nell’autunno 1995, all’indomani dell’ar-

Le testimonianze della campagna Milk sono arrivate anche dal mondo dei cartoni. Straordinaria la partecipazione di Lisa e Bart Simpson, i celeberrimi personaggi di Matt Groening. Larry King è il più celebre conduttore televisivo statunitense. È stato fotografato sul set del suo Larry King Live, talk show di prima grandezza trasmesso in tutta la nazione (visualizziamo anche la versione in affissione sui mezzi pubblici). Dal maggio 1996, nella famiglia Milk entra il regista Spike Lee, autentico riferimento per il dichiarato impegno sociale.

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Inevitabile, il gioco di magia del bicchiere rovesciato: David Copperfield è il più famoso illusionista al mondo. Orel Hershiser e Kevin Brown, lanciatori dei Cleveland Indians e Florida Marlins, insieme in occasione delle World Series dell’ottobre 1997. James Cameron, regista di Titanic: soggetto utilizzato la vigilia dell’assegnazione degli Oscar, dove il film concorreva con quattordici nomination.

Dennis Franz e Jimmy Smits hanno posato in abiti di scena, dopo una lunga giornata di riprese, nel settembre 1997, sul set del televisivo NYPD Blue (in Italia New York Police Department). Rispettivamente, interpretano l’agente Andy Sipowicz, da sempre protagonista della serie, e l’agente Bobby Simone, delle stagioni dal 1994 al 1998.

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resto dell’attore inglese Hugh Grant, colto in intimità con la prostituta nera Divine Brown, nella fragile non-riservatezza della propria auto parcheggiata in una strada secondaria di Los Angeles (con la signorina inequivocabilmente chinata sui suoi calzoni), il mensile ha pubblicato un ritratto della stessa Divine Brown con baffo bianco, stile Milk Mustache. In didascalia, fu precisato che non si trattava... di latte (testuale!). Detto questo, una conclusione, forse amara. In un mondo che molto copia e poco crea (a partire dai cosidetti “format” televisivi), la pubblicità va spesso a recuperare idee altrui, idee non originali. Per esempio, questa del baffo bianco di latte. A.G. Ricerca iconografica di Filippo Rebuzzini


U N A PA N O R A M I C A C O M P L E TA

Ampliate i vostri orizzonti con le soluzioni Hasselblad a 39 megapixel Alcune cose cambiano, per esempio il mondo, la fotografia e il modo di riprendere. Altre cose rimangono uguali, per esempio il fatto che le dimensioni contano, che effettivamente più grande è meglio è, e che quando si parla di qualità una Hasselblad è imbattibile. Con un sensore da 39 megapixel che è più del doppio della dimensione dei sensori da 35mm, la nuova gamma di fotocamere e dorsi del sistema H Hasselblad cambierà il modo di pensare la fotografia: digitale o altro. Dalla nuova H2D-39, la prima SLR digitale a 39 megapixel del mondo, all'integrazione totale nel Sistema H del nuovo CFH-39 e del CF-39 indipendente dalla piattaforma; dall'innovativo processo Digital APO Correction all'Architettura di Approvazione Immediata (IAA) (in attesa di brevetto) e all'esclusiva soluzione Hasselblad Natural Color Solution, è impossibile negarlo: attualmente non esiste sul mercato altro sistema di fotocamera migliore del nostro.

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DONNE ITALIANE

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Giorno dopo giorno, lo scorrere quotidiano della vita in fotografia sollecita annotazioni suggerite dalla cronaca, che si possono valutare come meritevoli di proiettarsi verso la storia: a volte della società, altre volte del costume, altre ancora dello stesso specifico linguaggio espressivo. In questa chiave e visione, sono soprattutto da sottolineare le esperienze dei più giovani, che si affacciano alla ribalta proponendo una sostanziosa e benefica dose di entusiasmo e innovazione. Alternativamente, non vanno ignorate, né sottovalutate, le proposte di coloro i quali, ciascuno secondo propria personalità, sono da tempo presenti nel mondo della fotografia. Tutto questo per ribadire, una volta ancora e una di più, come sia giocoforza tornare spesso sulla figura fotografica del carismatico Gianni Berengo Gardin, autore affermato, autore acclamato, autore già consacrato. Senza togliere spazio o tempo ai più giovani, è comunque doveroso restare anche in compagnia di coloro i quali si sono già affermati.

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L’occasione è oggi fornita dall’ennesima edizione libraria di Gianni Berengo Gardin, che vanta una delle più consistenti bibliografie della storia fotografica, vasta per quantità (l’annotazione è semplicemente oggettiva) e convincente per qualità: rilevazione di merito. Aggiungiamo la nostra alle voci che già si sono espresse, ribadendo come la fotografia di Gianni Berengo Gardin sia una delle più autorevoli ed eloquenti del nostro tempo. È una fotografia che ha tracciato i connotati espressivi degli ultimi decenni, andando a comporre efficaci ed energiche visioni del nostro mondo. È una fotografia di strada, soprattutto, che è palpitante e partecipe affermazione di vita, di esistenza. Pubblicata da Ega Editore per conto di Amnesty International, Italiane è una monografia a tema che sostiene il movimento per i diritti umani, realizzata per contribuire alle campagne della nobile organizzazione. Il titolo è esplicativo, e non richiede commenti, né aggiunte. Appunto, la selezione fotografica riunisce una consistente serie di immagini di Gianni Berengo Gardin, con soggetto la donna. L’arco temporale degli scatti è lo stesso della lunga parabola fotografica dell’autore: parte dalla seconda metà degli anni Cinquanta e raggiunge i nostri giorni più recenti. L’approccio è costante e immutato nei decenni. Come annota l’attrice Lella Costa in prefazione, con relativo richiamo in quarta di copertina, là dove le edizioni librarie sintetizzano i propri contenuti, presentandoli al pubblico, «Gianni Berengo Gardin ama le donne, e le racconta guardandole. Non è cosa facile saper guardare, e men che scontata: ci vuole rispetto, passione, ironia». Noi ci accodiamo, e aggiungiamo che la fotografia di Gianni Berengo Gardin, al pari dei tanti poeti della rappresentazione visiva, compie sempre e comunque quel passo avanti, spesso di lato, che trasforma il naturale guardare nel ve-

Italiane, fotografie di Gianni Berengo Gardin; prefazione di Lella Costa; Ega Editore, 2006 (corso Trapani 95, 10141 Torino; 011-3859500, fax 011-389881; www.egalibri.it, ega@egalibri.it); per Amnesty International (Sezione Italiana, via De Rossi 10, 00161 Roma; 06-44901, fax 06-4490222; www.amnesty.it, info@amnesty.it); 80 pagine 20x27cm, cartonato; 24,00 euro.

Bolzano, 1995.

Bologna, 2005.

Treviso, anni Sessanta.

dere profondo. A seguire, il processo non si ferma o esaurisce nell’esercizio dello scatto, ma si allunga verso l’osservatore, immediatamente coinvolto nella medesima visione, nella stessa emozione, nel corrispondente sentimento. Raccolta di fotografie d’archivio, selezione a tema, oltre la propria valenza sociale (nell’esplicita combinazione con Amnesty International e le sue campagne), Italiane conferma ancora la sostanza della fotografia, che si estende in avanti nel tempo, che con lo scorrere del tempo accresce la sostanza dei propri contenuti, che continua a raggiungere cuore e mente di chi guarda, eccoci ancora, sapendo vedere. M.R.


La cronaca dell’edizione 2006 del World Press Photo, il più prestigioso e qualificato Premio del fotogiornalismo internazionale, segnala la lunga sequenza dei riconoscimenti assegnati. Non è solo questo il punto, pur essendo un punto. A completamento, sono sollecitate considerazioni sull’estetica del fotogiornalismo, che applica il proprio delicato linguaggio. Soprattutto belle immagini di brutta vita. Dove sta l’equilibrio? In una fotografia che sia tale, fotografia, e non cerchi di essere vita, ma sua colta e mirata rappresentazione. Una idea sopra tutte: comunque sia, nessuno resti indifferente erza riflessione sul World Press Photo, o a partire dal World Press Photo, che pubblichiamo quest’anno. Sono tante, non troppe: nessuna è stata inutile, e neppure superflua. A febbraio, l’occasione dei cinquant’anni del Premio (19552005) ha sollecitato considerazioni retrospettive sul suo svolgimento e sulle proiezioni in attualità e future nel mondo del giornalismo visivo. Lo scorso aprile, abbiamo analizzato, approfondendola al possibile, la monografia Things As They Are, pubblicata proprio per il cinquantenario: consistente e concentrato casellario su mezzo secolo di fotogiornalismo, ricco di significati e spunti di pensiero, rilievo e, perché no, studio. Come abbiamo sottolineato, un libro che bisogna assolutamente avere. Ora, torniamo in ambito World Press Photo, oppure vi rimaniamo, dipende dai punti di osservazione, ca-

T Primo premio General News Stories: Uriel Sinai, Israele, per Getty Images; Evacuazione dei coloni israeliani dai territori palestinesi, 12-18 agosto.

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valcando la stretta attualità dei premi assegnati dalla qualificata giuria 2006, al solito per fotografie scattate durante i dodici mesi dello scorso anno 2005. Prima di tutto assolviamo la logistica dei riferimenti ufficiali, che sottolineano il valore della selezione e ne quantificano anche lo spessore. Al solito, la giuria ha riunito personalità di spicco del fotogiornalismo internazionale, qualificati dallo svolgimento quotidiano dei rispettivi ruoli professionali. La giuria del World Press Photo 2006 è stata presieduta dallo statunitense James Colton, photo editor del prestigioso Sports Illustrated. Coordinati dalla segretaria Stephen Mayes (Inghilterra, direttrice dell’archivio fotografico Art+Commerce Anthology), hanno fatto parte della giuria: Paula Bronstein, Usa, fotografa dello staff di Getty Images - Asia; Per Folkver, Danimarca, picture editor di Politiken; Janine Haidar, Libano, photo editor dell’agenzia France-Presse; Magdalena Herrera, Francia/Cuba, art director di National Geographic; Wen Huang, Repubblica popolare cinese, picture editor dell’agenzia Xinhua News; Gary Knight, Inghilterra, fotografo dell’agenzia VII; Eliane Laffont, Francia, direttrice di Hachette Filipacchi Photos; Greg Marinovich, Sudafrica, picture editor del Sunday Times; Ricardo Mazalan, Argentina, fotografo dell’agenzia Associated Press; Simon Njami, Camerun, direttore artistico dei Rencontres Africaines; Kathy Ryan, Usa, photo editor di The New York Times Magazine; Stephan Vanfleteren, Belgio, fotografo. All’edizione 2006 del World Press Photo hanno partecipato quattromilaquattrocentoquarantotto fotografi (4448), provenienti da centoventidue paesi, che hanno inviato oltre ottantantatremila immagini (83.044, per la precisione). Come da regolamento acquisito da qualche anno, tutte le immagini sono state presentate in forma digitale, pur non essendo state necessariamente realizzate in acquisizione digitale (in precedenza, si è registrata l’escalation che ha creato i presupposti del nuovo regolamento: 57 per cento di immagini digitali nel 2002, 69 per cento nel 2003 e 80,7 per cento nel 2004). Nelle dieci doppie categorie a tema, per fotografie singole e storie, sono stati segnalati sessantatré fotografi, di venticinque nazionalità, nel consueto equilibrio formale e di contenuti tra bianconero e colore (a certificare che la questione “digitale” non è discriminante, ma soltanto necessaria per agevolare i lavori di selezione): Argentina, Australia, Bangladesh, Canada, Repubblica ceca, Cile, Repubblica popolare cinese, Colombia, Danimarca, Francia, Grecia, India, Inghilterra, Irlanda, Israele, Italia (Massimo Mastrorillo, primo premio Nature, e Paolo Pellegrin, primo premio Portraits

della


Stories e terzo premio Arts and Entertainment Stories), Libano, Norvegia, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Sudafrica, Stati Uniti e Ungheria.

DALLA CRONACA Ma questi, riferiti fin qui, sono solo elementi burocratici, per tanti versi necessari, sicuramente non sufficienti. Infatti quantificano soltanto il come, senza dire molto dei perché. Volendolo fare, nell’evoluzione dei tempi, così come è stata annotata lo scorso febbraio per il cinquantenario, potremmo andare a leggere qualcosa anche dalla burocrazia, segnalando l’attuale presenza di realtà geografiche moderne, sia in giu-

ria sia tra i paesi di provenienza dei fotografi premiati. Ci riferiamo all’oriente, come anche alle nuove repubbliche dell’Europa orientale, che qualche anno fa, prima del nuovo ordine del mondo (diciamola così), erano assenti dalla vita dell’emisfero occidentale, pur esprimendo realtà sociali, politiche e culturali di spessore e peso. In questo senso, nota parallela, andrebbero riviste anche le storiografie della fotografia, sempre e comunque limitate all’area, appunto, occidentale del mondo. Per quanto altre esperienze espressive non siano state in alcuna misura influenti sul movimento complessivo del pensiero fotografico, hanno comunque manifestato autonomie creative e inter-

MISSIONE

World Press Photo of the Year 2006: Finbarr O’Reilly, Canada, Reuters; Mamma con il suo bambino in un centro di emergenza per la distribuzione di cibo a Tahoua, nel nordovest del Niger, Primo agosto.

FOTOGRAFIA

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Terzo premio Spot News Stories: Michael Appleton, Usa, New York Daily News; Distruzioni dell’uragano Katrina, New Orleans, 30 agosto-5 settembre.

Primo premio Contemporary Issues Singles: Yannis Kontos, Grecia, Polaris Images; Bambino aiuta il padre mutilato a vestirsi, Sierra Leone.

pretative delle quali si dovrebbe tener conto, alle quali si dovrebbe offrire visibilità e analisi. Ma anche questo, è tutto un altro discorso. Per quanto siano tentatrici le sollecitazioni ad affrontare il complesso delle considerazioni fotografiche, via via ispirate nei passaggi di pensiero, non è mai opportuno né consigliato allargarsi oltre il tema prefisso. In questo caso, si tratta di concentrarsi su quanto sollecita e sottolinea lo svolgimento annuale del World Press Photo. Nel farlo, è giocoforza sottolineare, prima di altro, come la personalità implicita ed esplicita

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della fotografia giornalistica sia diversa da altre applicazioni del linguaggio visivo (dalla moda alla pubblicità, dalla ricerca ai diversi aspetti del professionismo e del più sereno, ma concentrato, non professionismo). Istituzionalmente, il fotogiornalismo è il racconto della vita, che dalla cronaca si proietta nella storia della società, delle nazioni, delle persone che la animano. Quindi, per quanto sia adeguato farlo, ricordiamo che nell’ambito del giornalismo, l’editoria internazionale sta da tempo declinando espressioni visive di altra origine (rimarcate proprio nel percorso del già ricordato Things As They Are). Come, del resto, il fotoreportage ha prestato il proprio linguaggio ad altri: alla moda, alla documentazione, alla pubblicità. Però, circoscrivendo le considerazioni, il fotogiornalismo si esprime prima di tutto in cronaca, lo ripetiamo. A seguire, sulla sostanza dei suoi valori formali e di contenuto, lo svolgimento dell’esistenza assegna alla cronaca compiti di altro racconto, che appunto diventa storia.

ESTETICA Per esprimersi, la fotografia applica una sequenza di princìpi che compongono il proprio linguaggio, anche tecnico, ma soprattutto estetico. Lo stesso fa il fotogiornalismo, che non può prescindere dalla grammatica e dal lessico della fotografia in toto, e che si deve incontrare e sintonizzare con le ulteriori esigenze e necessità della propria veicola-


WORLD PRESS PHOTO 2006 (SUL 2005)

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ifre in continua crescita, anno dopo anno. L’edizione 2006 del World Press Photo, riferita a fotografie scattate nel precedente 2005, ha preso in esame oltre ottantantatremila immagini (83.044, per la precisione), inviate da quattromilaquattrocentoquarantotto fotografi (4448), provenienti da centoventidue paesi (www.worldpressphoto.nl). World Press Photo of the Year 2005: Finbarr O’Reilly (Canada), Reuters; Primo agosto, mamma con il suo bambino in un centro di emergenza per la distribuzione di cibo a Tahoua, nel nordovest del Niger [a pagina 25]. Spot News: 1) Mohamed Azakir (Libano), Reuters; 2) Chris Hondros (Usa), Getty Images; 3) Edmond Terakopian (Inghilterra), Press Association. Spot News Stories: 1) Ben Curtis (Inghilterra), The Associated Press; 2) Tomás Munita (Cile), The Associated Press; 3) Michael Appleton (Usa), New York Daily News [pagina accanto]. Menzioni d’onore) Scott Nelson (Usa), per World Picture News; Vincent Laforet (Usa), The New York Times. General News: 1) David Guttenfelder (Usa), The Associated Press; 2) Andrew Testa (Inghilterra), Panos Pictures per The New York Times; 3) Rafiq Maqbool (India), The Associated Press. General News Stories: 1) Uriel Sinai (Israele), per Getty Images [a pagina 24]; 2) Seamus Murphy (Irlanda), AWP per The Sunday Times Magazine; 3) David Butow (Usa), Redux Pictures per US News & World Report. People in the News: 1) Sven Torfinn (Olanda), Panos Pictures; 2) Finbarr O’Reilly (Canada), Reuters; 3) Jakob Dall (Danimarca), per la Croce Rossa Danese. People in the News Stories: 1) Todd Heisler (Usa), Rocky Mountain News/Polaris Images; 2) Jan Grarup (Danimarca), Politiken/Rapho; 3) Rodrigo Abd (Argentina), The Associated Press. Contemporary Issues: 1) Yannis Kontos (Grecia), Polaris Images [pagina accanto]; Joao Silva (Sudafrica), The New York Times; 3) Sucheta Das (India). Contemporary Issues Stories: 1) Olivier Jobard (Francia), Sipa Press per Paris Match [qui sotto]; 2) Kadir van Lohuizen (Olanda), Vu per Niza/Vrij Nederland; 3) Christopher J. Capozziello (Usa), per Time. Daily Life: 1) Sergey Maximishin (Russia), Focus Photo e Presseagentur per Newsweek Russia; 2) Marcus Bleasdale (Irlanda), per Human Rights Watch [a

zione attraverso i canali della stampa periodica. Da cui, la differenziata e consecutiva applicazione di professionismi, abilità e capacità porta a una confezione, riconosciamolo, artificiosa dell’immagine. Tanto che l’estetica sopravanza spesso, quasi sempre, il soggetto raffigurato, fino a rappresentazioni di straordinaria delicatezza. In una idea, al minimo la fotografia mette ordine nel disordine originario. Ebbene, per quanto il World Press Photo sia diviso in molteplici categorie, che approdano anche a confortevoli leggerezze della vita (lo sport e la natura, per dirne due), come abbiamo più volte annotato, il suo segno caratteristico, il suo marchio puntualizza soprattutto la tragedia della vita. Lo fa, eccoci!, con immagini di straordinaria eleganza visiva. Insomma, ogni dodici mesi, il World Press Photo mette ciascuno di noi con le spalle al muro. Ci dobbiamo incontrare, misurare addirittura, con l’estetica del dolore, del dramma e della tragedia. Una volta ancora è obbligatorio ricordare la straordinaria riflessione di Susan Sontag, scomparsa alla fine dello scorso 2004 (FOTOgraphia, febbraio 2005), che l’italiano Mondadori ha pubblicato conservandone il titolo originario: Davanti al dolore degli altri (Oscar

pagina 28]; 3) G.M.B. Akash (Bangladesh). Menzione d’onore) Donald Weber (Canada), Polaris Images. Daily Life Stories: 1) Jacob Aue Sobol (Danimarca); 2) Tamás Dezsö (Ungheria), per Geo Hungary; 3) Michal Novotny (Repubblica ceca), Lidové Noviny. Portaits: 1) Pieter Hugo (Sudafrica), Corbis [a pagina 30]; 2) David Høgsholt (Danimarca); 3) Tomás Munita (Cile), The Associated Press. Menzione d’onore) Robert Knoth (Olanda), TCS/Contrasto per Greenpeace International. Portraits Stories: 1) Paolo Pellegrin (Italia), Magnum Photos per Newsweek; 2) Martin Roemers (Olanda), Hollandse Hoogte/Laif Photos & Reportagen [a pagina 28]; 3) Lucian Read (Usa), World Picture News. Sports Action: 1) John G. Mabanglo (Usa), European Pressphoto Agency; 2) Adam Pretty (Australia), Getty Images; 3) Benito Pajares (Spagna), El Mundo/SaharaMarathon. Sports Action Stories: 1) Donald Miralle Jr (Usa), Getty Images; 2) Adam Pretty (Australia), Getty Images; 3) Craig Golding (Australia), per The Sydney Morning Herald. Sports Features: 1) Henry Agudelo (Colombia), El Colombiano [a pagina 30]; 2) David Guttenfelder (Usa), The Associated Press; 3) Ezra Shaw (Usa), Getty Images. Sports Features Stories: 1) Mark e Jenny Evans (Australia); 2) David Maialetti (Usa), Philadelphia Daily News; 3) Tomasz Gudzowaty e Judit Berekai (Polonia), Yours Photography/Focus. Arts and Entertainment: 1) Shayne Robinson (Sudafrica), PhotoWire Africa per The Globe and Mail; 2) Xin Zhou (Repubblica popolare cinese), Guangzhou Daily; 3) Michael Wirtz (Usa), The Philadelphia Inquirer. Arts and Entertainment Stories: 1) Åsa Sjöström (Svezia) [a pagina 29]; 2) Haibo Yu (Repubblica popolare cinese), Shenzhen Economic Daily; 3) Paolo Pellegrin (Italia), Magnum Photos per Olympus. Nature: 1) Massimo Mastrorillo (Italia); 2) Pål Hermansen (Norvegia), per Orion Forlag/Getty Images [a pagina 30]; 3) Halden Krog (Sudafrica), Beeld. Nature Stories: 1) Kieran Dodds (Inghilterra), The Herald / Evening Times [a pagina 29]; 2) Palani Mohan (Australia), Getty Images; 3) Daniel Beltrá (Spagna), per Greenpeace.

Mondadori; 7,40 euro: altro titolo da non perdere). È inevitabile sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della fantastica sociologa, così attenta al discorso del linguaggio fotografico, già in precedenza affrontato nel fondamentale saggio Sulla fotografia, che Einaudi ha pubblicato in edizioni successive, dal

Primo premio Contemporary Issues Stories: Olivier Jobard, Francia, Sipa Press per Paris Match; Emigrazioni dei popoli.

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Secondo premio Daily Life Singles: Marcus Bleasdale, Irlanda, per Human Rights Watch; Bambini di strada, Kinshasa, DR Congo.

ta, riconosciamolo, formalmente... bello da vedere. Ovviamente, l’operazione va decodificata. Chi si ferma all’estetica, corre rischi in questo senso. Coloro i quali, noi addetti tra questi, distinguono la realtà dalla propria raffigurazione e rappresentazione fotografica possono compiere un passo avanti. Cioè possono assegnare alla fotografia il proprio ruolo, che spesso abbiamo definito “specchio critico”, riprendendo proprio l’espressione che nel 1966 ha accompagnato la sintesi dei primi quarant’anni di World Press Photo. Dall’introduzione di Sebastião Salgado a This Critical Mirror ( a cura di Stephen Mayers; Thames & Hudson, 1996): «Il miracolo delle fotografie, della fotografia in generale, è che possono essere trasmesse a chiunque senza bisogno di una traduzione. Sono la più pura espressione dell’umanità, il suo linguaggio universale e il suo specchio critico. Dobbiamo cercare di non sfuggire a ciò che vediamo riflesso in questo specchio. Dobbiamo accettarlo e rispettarlo, in modo da poter prendere parte all’evoluzione della società, e al suo processo di cambiamento». Insomma, le fotografie raccontano la vita, non sono la vita. Ma alla vita tornano. Secondo premio Portraits Stories: Martin Roemers, Olanda, Hollandse Hoogte/Laif Photos & Reportagen; Veterano della Seconda guerra mondiale.

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1977 al recente 2004. Dalla guerra civile spagnola al fatidico undici settembre, passando attraverso tanti altri conflitti dei nostri giorni (troppi, per il vero), in Davanti al dolore degli altri Susan Sontag esprime una acuta riflessione sul modo in cui le immagini di morte e dolore, appunto ingredienti immancabili del World Press Photo, influenzino la percezione generale della realtà. Aggiunge, quindi, che su queste immagini si forma l’opinione comune, che induce a contrastare i conflitti bellici o ad appoggiarli. Ma, ahinoi, tanta estetica fotografica finisce anche per tracciare i connotati di un dolore che non è sempre tale, e non è solo orrore, ma diven-

ANNO DOPO ANNO Per tutto questo è opportuno, oltre che fortemente necessario, che coloro i quali sanno leggere dentro l’immagine, dietro e oltre l’apparenza della sua “bella” forma, si impegnino continuamente nell’evangelizzazione. A parte tante altre implicazioni individuali, ma anche professionali, la fotografia non deve essere vissuta come un fine, ma un mezzo di fantastica comunicazione. Il fotoreportage ha questo dichiarato compito istituzionale, cui non deve, né può, venire meno. Deve raccontare e coinvolgere, appassionare ed emozionare, far conoscere e pensare. Deve raggiungere


Primo premio Nature Stories: Kieran Dodds, Inghilterra, The Herald / Evening Times; Volo di pipistrelli, Kasanka National Park, Zambia.

Primo premio Arts and Entertainment Stories: Åsa Sjöström, Svezia; Scuola di ballo, Moldavia.

la mente, passando attraverso il cuore. A volte, poi, come rivelano molte delle fotografie sottolineate dal World Press Photo, a partire dalla celebrata fotografia dell’anno, che da tanto tempo

è soprattutto a soggetto tragico (la tragedia della vita?: editoriale dello scorso febbraio), può anche passare per una scorciatoia. Può colpire direttamente in pancia, procurando un dolore individua-

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Primo premio Sports Features Singles: Henry Agudelo, Colombia, El Colombiano; Torero, Medellín. (in alto) Secondo premio Nature Singles: Pål Hermansen, Norvegia, per Orion Forlag/Getty Images; Orso polare, Svalbard. (a destra) Primo premio Portraits Singles: Pieter Hugo, Sudafrica, Corbis; Mallam Gahadima Ahamadu con la iena Jamis, Abuja, Nigeria.

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le certamente lontano da quello originario, perché più lieve e nella propria sostanza intellettuale. Ma deve far pensare al dolore degli altri. Anno dopo anno è anche questa la lezione del World Press Photo, celebrata dall’allestimento in mostra delle fotografie premiate, raccolte anche in volumi ben confezionati (in mostra, due tradizionali appuntamenti italiani: a maggio, al Museo di Roma in Trastevere di Roma e alla Galleria Carla Sozzani di Milano). Ma, non dimentichiamolo, anno dopo anno la lezione del World Press Photo è anche più alta: ribadisce e conferma il ruolo istituzionale della fotografia, ovvero della comunicazione visiva. Per l’edizione 2006, della quale a parte riassumiamo l’elenco dei vincitori, divisi per categoria, una sola osservazione si alza sopra tutte: pur sottolineando aspetti tragici di esistenza, riferiti soprattutto alle conseguenze delle guerre e del nuo-

vo ordine del mondo (a questa dizione ci tocca allinearci), quest’anno la guerra in quanto tale è sostanzialmente assente, seppure la sua presenza rimanga incombente. Ma i pugni nello stomaco non mancano proprio, a testimonianza di un ruolo discriminante del fotogiornalismo. Come abbiamo già fatto in molte altre occasioni, mai in troppe, concludiamo con ciò che osservò Edward Steichen, in occasione del suo novantesimo compleanno (nel 1969, quattro anni prima della sua scomparsa): «[Quando cominciai a interessarmi di fotografia, credevo che fosse il massimo. Volevo che venisse riconosciuta come una delle belle arti. Oggi non me ne importa un accidente di tutto questo.] La missione della fotografia è quella di spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso». Nessuno resti indifferente! Maurizio Rebuzzini


Heine/Lenz/Zizka

»Per me il fotoreportage esprime la dignità umana.«

www.leica-italia.it

Sebastiãão Salgado, fotografo, con LEICA M7 Sebastião Mani: Sebasti


Ogni anno, i redattori di trentun riviste europee di fotografia e imaging votano per stabilire quali nuovi prodotti sono i migliori nelle rispettive categorie. I TIPA Awards giudicano qualità, prestazione e valore.

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alle proprie origini, e dal 1991 sono passati quindici anni di grandi trasformazioni tecnologiche, le segnalazioni periodiche dei qualificati TIPA Awards, i premi assegnati dall’autorevole e accreditata associazione di categoria Technical Image Press Association stabiliscono (almeno) due momenti fotografici coincidenti. Il primo, immediato e statutario, riguarda l’indicazione di una identificata serie di prodotti che si sono segnalati e distinti per propri valori tecnologici e operativi. Diciamo, i migliori di ogni categoria, in una visione che tiene conto delle novità tecniche arrivate sul mercato nell’arco dei dodici mesi (precedenti). Il secondo, conseguente, ma non certo in subordine, rileva gli spostamenti della tecnologia fotografica applicata, che dal presente si proietta in avanti, verso un futuro sempre più pressante e sempre meno tale. Quasi ad affermare che al giorno d’oggi, dal punto di vista della fotografia, presente e futuro quasi coincidono tra loro, e a volte si accavallano addirittura. Ammesso che serva rilevarlo, il passato, sia remoto sia anche solo prossimo, è tutta altra questione: che andrebbe approfondita, analizzata e impreziosita, appunto per capire meglio l’attualità. Ma questo, come altri del resto, è un discorso diverso, non necessario in questa sede. È un discorso imbarazzante, oltre che inquietante, che dà disagio e affanno: e perciò non è mai richiesto, né gradito, so-

Trentaquattro prodotti, per altrettante merceologie. Come previsto, oltre che prevedibile, la segnalazione dei qualificati e prestigiosi TIPA Awards 2006, attribuiti dall’autorevole associazione di categoria di riviste europee di fotografia, continua a scomporre il mercato nei propri differenziati indirizzi tecnici, che ogni anno richiedono considerazioni sempre più dettagliate. È scontato: nella propria rapida crescita ed evoluzione, la tecnologia digitale impone suddivisioni sempre più pertinenti e identificatorie

prattutto dagli quegli addetti, e sono la maggior parte, che preferiscono l’approssimazione alla verità.

LUNGO CAMMINO Seppure soltanto quindicenne, come abbiamo conteggiato in apertura, il tragitto dei premi merceologici e tecnici assegnati dall’associazione europea TIPA è già lungo e differenziato. È partito in un tempo nel quale la fotografia tradizionale argentica imponeva proprie scomposizioni (per esempio, distinguendo nel dettaglio le pellicole: bianconero, negativo colore e diapositiva), e ora si muove in un ambito nel quale, come già annotato in altre occasioni, a questa temporalmente precedenti, è la tecnologia digitale che esige altrettanta minuzia. Prima degli attuali trentaquattro premi dell’edizione 2006, dal 1991 sono stati indicati duecentoquaranta prodotti di quarantatré aziende. Nel concreto e specifico, i TIPA Awards hanno via via preso in considerazione la realtà dei fatti, per l’occasione decodificata in categorie merceologiche significative per se stesse e nel proprio insieme. Anno dopo anno, e ancora più nell’ambito della recente assegnazione dei TIPA Awards 2006, sono state identificate e create nuove categorie, ovviamente dipendenti e coincidenti con l’affermazione sistematica delle tecnologie digitali di acquisizione e gestione delle immagini. In particolare, si sono moltiplicate le segnalazioni sostanzialmente infrastrutturali, relative a quei prodotti che sostengono e supportano, appunto, l’attuale iter della fotografia. Così, registriamo ancora la scomposizione delle reflex digitali in tre fasce, all’interno delle quali sono collocate e considerate configurazioni appunto

TECNOLOGIE

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IN PROIEZIONE


orientate e finalizzate secondo dichiarate intenzioni originarie. Diversamente da come potevano essere interpretate le reflex argentiche del passato, le attuali reflex digitali nascono esprimendo intenti espliciti: con indirizzo verso identificate fasce commerciali e relativi utenti. Dunque, abbiamo le reflex digitali entry level, quelle di fascia media e quelle professionali, con nessun tratto in comune tra loro. Ed è esattamente lo stesso, in parallelo e simultanea, per le compatte digitali, che vanno analizzate per analoghe interpretazioni e proposizioni tecniche distinte: ultra compatte, compatte standard e compatte con zoom ad ampia escursione focale, dalle quali si deve poi distinguere l’ulteriore (nuova) merceologia delle compatte multimediali. Allo stesso momento, l’infrastruttura digitale si presenta sempre più come un albero in rapida crescita, dal cui tronco principale si diramano infinite ramificazioni e sottoramificazioni. Dalla scomposizione commerciale delle stampanti, in relazione a rispettivi indirizzi tecnici, si approda ai supporti di memoria, ai dispositivi di archivio e back-up, ai software, alla gestione del colore, alle periferiche, alle innovazioni. Insomma, tutta/tanta materia che compone l’odierno menu dell’attuale flusso di lavoro digitale, sia in proprio sia conto terzi.

APPROFONDIMENTO? In un certo senso, se l’analisi sui TIPA Awards potesse essere approfondita, andando oltre la sola elencazione delle relative indicazioni (sempre più lunga e dettagliata), si potrebbe ricavarne un autentico specchio dei tempi tecnologici della fotografia. Per quanto sia legittima la visione, la moltiplicazione delle categorie sta a certificare, non solo suggerire, la

radicale trasformazione della gestione fotografica individuale, sia professionale sia non professionale, che oggi si allarga a tutto il processo nel proprio insieme, più e diversamente di quanto non succedesse con la consecuzione della pellicola e relativo trattamento. Dagli apparecchi, manco a dirlo, agli scanner e alle stampanti (che possono essere considerate in parallelo agli ingranditori del passato), ma anche alle carte e ai software, il fotografo di oggi, e ancor più di domani, deve estende esponenzialmente le proprie competenze d’uso e capacità, fino a stabilire un percorso senza soluzione di continuità dalla forma ai contenuti. Anche questo, o forse soprattutto questo, offre materia di riflessione. Invece dell’inutile e arida diatriba tra “digitale sì” e “digitale no”, dal punto di vista operativo si tratterebbe di valutare quali e quante implicazioni parallele si accompagnano con le trasformazioni tecnologiche. Senza pregiudizi, né preconcetti, l’argomento offre straordinaria materia di analisi, che potrebbe arricchire i contenuti e le coscienze della fotografia, senza che sia necessario schierarsi su fazioni contrapposte. C’è del bene e del male in tutto (ma anche in tutti, come puntualizzò la doppia personalità letteraria del dottor Jeckyll e di mister Hyde), e dunque si tratta soltanto, e non già soprattutto, di mettere a frutto ciò che ciascuna tecnologia offre. Così come, in tutta la lunga vicenda tecnica della fotografia, dalle proprie lontane origini, si sono scelti apparecchi, accessori e obiettivi in ordine con le proprie individuali e particolari necessità ed esigenze. (continua a pagina 36)

Sigma 10-20mm f/4-5,6 EX DC: Obiettivo. (al centro) Epson Stylus Photo RX640: Stampante formato A4 multifunzione. (a sinistra) Kata (linea di borse): Design. (in basso, a sinistra) Canon Eos 5D: Reflex digitale professionale. (pagina accanto) Fujifilm Frontier 500: Minilab digitale. Olympus E-330 Live View: Innovazione Imaging.

TIPA: TECHNICAL IMAGE PRESS ASSOCIATION

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rentun qualificate riviste europee di fotografia, di undici paesi compongono l’associazione di categoria TIPA (Technical Image Press Association; www.tipa.com): l’Italia è rappresentata dalla nostra testata e da Fotografia Reflex di Roma, mensile diretto da Giulio Forti. Ogni anno, i rappresentanti delle singole testate, riuniti in Assemblea Generale, analizzano i valori tecnici del mercato fotografico e indicano quali sono, a proprio giudizio, i migliori prodotti della stagione. Su indicazione di una attenta commissione interna, l’esperta e valida giuria TIPA prende in considerazione i prodotti fotografici arrivati sul mercato europeo dall’aprile dell’anno precedente al marzo dell’anno in questione: nello specifico dei premi TIPA 2006, dall’aprile 2005 al marzo 2006. La riunione per i TIPA Awards 2006 si è svolta all’inizio di aprile a Ginevra, in Svizzera. Erano presenti i rappresentanti delle trentun riviste associate: Photo Video Audio News (Belgio); Réponses Photo e Chasseur d’Image (Francia); Inpho, Photographie, PhotoPresse, Photo Hits, ProfiFoto e Digit! (Germania); Photographos e Photo Business (Grecia); Digital Photo FX, Practical Photography, Professional Photographer e Which Camera? (Inghilterra); Fotografia Reflex e FOTOgraphia (Italia); Foto, Fotografie, Fotovisie, P/F - Professionele Fotografie e Digitaal Beeld (Olanda); Foto (Polonia); Foto/Vendas Digital (Portogallo); Photomagazin (Russia); Arte Fotográfico, Diorama, Foto/Ventas, FV/Foto Video Actualidad e La Fotografia Actual (Spagna); FOTOintern (Svizzera).

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■ Compatta digitale Fuji FinePix F30 Zoom Prima compatta digitale che approda all’elevata sensibilità di 3200 Iso equivalenti, a piena risoluzione: per un uso esteso anche alle più avverse condizioni luminose, con soggetti in rapido movimento o in situazioni comunque difficili. Non mancano versatili automatismi, tra i quali si segnalano quindici modalità scene, adatte a una vasta campionatura di soggetti possibili e potenziali.

Quando il marchio dei TIPA Awards appare in un annuncio pubblicitario, un pieghevole o sulla confezione di un prodotto, potete esser certi che è stato meritato. I TIPA Awards sono un motivo di orgoglio per chi li attribuisce e per coloro che li ricevono. ■ Reflex digitale entry level Nikon D50 Derivata dalla configurazione D70, la Nikon D50 offre una risoluzione di 6,1 Megapixel, che permettono acquisizioni digitali di alta qualità, in una reflex di costo sostanzialmente contenuto. A seguire, una differenziata serie di versatili caratteristiche consente un utilizzo creativo, sia in fase di ripresa sia nella successiva gestione delle immagini digitali [ FOTOgraphia, maggio 2005]. ■ Reflex digitale di fascia media Nikon D200 Dieci Megapixel di risoluzione (3872x 2592 pixel), per file che possono essere ingranditi fino al formato 22x33cm a 300dpi. Sensibilità in ripresa fino a 400, e anche 800, Iso equivalenti, senza slittamenti apprezzabili di colore e nitidezza. Misurazione dell’esposizione 3D Color Matrix II, per raffinate valutazioni di ogni dettaglio luminoso del soggetto inquadrato. Rapida risposta allo scatto e consistente capacità di riprese in sequenza rapida, fino a cinque fotogrammi al secondo per trentasette acquisizioni consecutive in risoluzione Fine Jpeg. Autofocus a undici aree. E altro ancora [ FOTOgraphia, febbraio 2006]. ■ Reflex digitale professionale Canon Eos 5D Prima reflex digitale con sensore a formato pieno 24x36mm (già fotografico), senza compromessi sulla qualità dell’acquisizione. Il sensore da 12,8 Megapixel offre una sostanziosa abbondanza di risoluzione, per ingrandimenti di generose dimensioni, con confortevole combinazione a basso rumore. Inoltre, a parte l’insieme delle eccellenti dotazioni tecniche, forti di applicazioni tecnologiche esclusive, la corrispondenza tra le dimensioni del sensore e il tradizionale fotogramma fotografico consente di mettere a frutto tutta la visione, soprattutto angolare, degli obiettivi del sistema ottico Canon EF [ FOTOgraphia, novembre 2005]. ■ Sistema digitale medio formato Hasselblad H2D-39 Nel mondo professionale, da decenni il sistema Hasselblad rappresenta un

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sicuro punto di riferimento e una certezza tecnica. La configurazione digitale con il dorso di acquisizione H2D39, nel quale la precisazione numerica sta per 39 Megapixel, stabilisce un nuovo standard. L’alta risoluzione è stata ottenuta riducendo le dimensioni dei pixel, da nove a sei micron e otto (6,8), con conseguenti compensazioni gestite direttamente dall’apparecchio. Si ottengono acquisizioni Tiff a 16-bit, che arrivano all’incredibile dimensione di ben 224Mb. Il resto, sono soltanto parole. ■ Sistema digitale High-End Sinar m Concetto modulare, idealmente ereditato dalla lunga storia della nobile casa svizzera, che alla fine degli anni Quaranta propose una innovativa interpretazione del banco ottico grande formato. Sulla lunga esperienza avviata con l’originaria Norma, e proseguito nelle generazioni Sinar-p, l’attuale configurazione Sinar m sottolinea l’estrema e differenziata modularità operativa, con dorsi digitali, sistema ottico Sinaron Digital AF, realizzato da Carl Zeiss, e versatile visione a prisma. Il modulo base Sinar m offre diverse modalità di misurazione esposimetrica e diffusi automatismi di funzione, estesi anche alla combinazione flash. L’otturatore è regolabile da sessantotto minuti a 1/2000 di secondo, e può essere utilizzato sul banco ottico Sinar p3. Si possono anche usare obiettivi Nikkor. ■ Ultra compatta digitale Canon Digital Ixus 65 Monitor LCD ad alta risoluzione da tre pollici, in un corpo macchina che conferma le dimensioni compatte e l’accattivante design della elegante famiglia Ixus. L’innovativo comando unico Touch Control è adatto sia al pubblico meno esperto, sia agli utilizzatori che agiscono con competenza acquisita. Tra l’altro gestisce un efficace playback, anche durante la ripresa. Potendo regolare alte sensibilità, fino a 800 Iso equivalenti, si estende la possibilità di impiego in condizioni luminose difficili e altrimenti problematiche, senza pericolo di mossi involontari dell’apparecchio.

■ Compatta digitale superzoom Panasonic Lumix DMC-TZ1 È la più piccola compatta digitale dotata di zoom ottico 10x: condizione tecnico-costruttiva resa possibile dalla tecnologia proprietaria dell’obiettivo integrato che rientra completamente nel corpo macchina. Lo zoom è altresì dotato di stabilizzazione ottica OIS, che compensa l’eventuale mosso involontario dell’apparecchio durante la ripresa. La tecnologia Venus Engine III riduce drasticamente il rumore, soprattutto ai più elevati valori Iso equivalenti. ■ Compatta digitale multimedia Samsung Digimax i6 PMP È qualcosa di più di una compatta digitale, non soltanto qualcosa di diverso. Samsung Digimax i6 PMP è un autentico prodotto multimediale, confezionato in un elegante design di soli 18,5mm di spessore e conveniente ergonomia. Oltre le funzioni fotografiche, per sé di taglio alto, si offre come lettore Mp3, con prestazioni differenziate: si può scattare, ascoltando musica. Inoltre, nell’uso, la tecnologia ASR (Advanced Shake Reduction) riduce i pericoli del e dal mosso accidentale dell’apparecchio [su questo numero, a pagina 14]. ■ Obiettivo Sigma 10-20mm f/4-5,6 EX DC Tuttograndangolare. Estremamente grandangolare. Perfetto e pratico nella propria combinazione con reflex ad acquisizione digitale di immagini, dotate di sensore di dimensioni analoghe all’APSC (circa 23,5x15,7mm), alle quali offre una visione angolare equivalente all’escursione 15-35mm della fotografia tradizionale 24x36mm. In concreto, una combinazione ottica estremamente versatile, a cavallo della definizione ormai classica del grandangolare standard 28mm. Leggero e compatto, lo zoom è definito da eccellenti prestazioni ottiche, per un utilizzo adeguatamente confortevole e creativo in ogni applicazione fotografica [ FOTOgraphia, aprile 2005]. ■ Obiettivo professionale AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED Erede di una lunga storia e genìa, tele macro estremamente efficace, dotato di stabilizzatore ottico integrato VR (Vibration Reduction) e motore autofocus SWM (Silent Wave Motor). Fino all’inquadratura ravvicinata, con rapporto di riproduzione 1:1, al naturale, offre alte prestazioni ottiche e eccellenti correzioni d’immagine, sia su pellicola fotografica tradizionale, sia in acquisizione digitale. Nel disegno ottico di quattordici lenti in dodici gruppi, sono comprese una lente in

vetro ED e una lente con rivestimento Nano Crystal, finalizzate alle migliori rese fotografiche a ogni distanza di ripresa [su questo numero, da pagina 56]. ■ Apparecchio di prestigio Ricoh GR Digital Dopo le affermazioni delle compatte argentiche, o analogiche (a ciascuno, la propria definizione preferita), Ricoh GR1 con 28mm f/2,8 di alta qualità formale (premio TIPA 1997) e Ricoh GR21 con ipergrandangolare 21mm f/3,5 (premio TIPA 2001), anche la derivazione dichiarata GR Digital segnala la particolarità della propria configurazione esclusiva. Il grandangolare fisso, equivalente al 28mm originario, può adottare l’aggiuntivo ottico per la visione allargata a 21mm (equivalente). Ancora, la qualità delle prestazioni digitali si combina con un design estremamente efficace, nella propria forma, di appena 25mm di spessore, e nella propria sostanza. Buon uso in finiture eccellenti oltre che eleganti [ FOTOgraphia, dicembre 2005]. ■ Dorso digitale Leaf Aptus 75 La più efficace soluzione per la fotografia digitale professionale. Dorso con risoluzione di 34 Megapixel (6726x5040 pixel), che produce file di circa 200Mb a 16-bit. Sensore con pixel di 7,2 micron, per sensibilità da 50 a 800 Iso equivalenti. Le acquisizioni in RAW possono essere compresse a metà peso, senza riduzione di qualità dei dati a 16-bit bloccati. Versatile e pratico è il monitor LCD 6x7cm, dal quale si visualizza e controlla la qualità dell’immagine. Archivia su card CompactFlash, sulla memoria da 20 o 30Gb o sull’hard disk del computer collegato. ■ Scanner piano Epson Perfection V750 Pro Scanner piano rivolto agli utenti professionali e ai non professionisti che richiedono il massimo dal proprio impegno fotografico. Doppio sistema ottico per trasparenze, alla risoluzione di 6400dpi, e per stampe (copie opache), alla risoluzione di 4800dpi. La densità ottica 4,0 dà equilibrio alla gamma tonale, restituendo pertinenti dettagli nelle ombre. Un rivestimento ottico perfeziona la scansione, così come uno specchio ad alta riflessione la rende più rapida. ■ Stampante di piccole dimensioni Panasonic KX-PX1/PX10 Le piccole stampanti, a disposizione in ogni condizione ambientale, sono un autentico complemento agli apparecchi digitali. Facilmente trasportabili, permettono a ciascuno di stampare le proprie fotografie, senza dipendere da connessioni complicate. Panasonic ha realizzato una gamma di stampanti portatili di piccole dimensioni per copie nelle proporzioni 16:9 (SediciNoni). Eleganti ed efficaci, producono copie all’alogenuro d’argento garantite per una lunga durata. ■ Stampante formato A4

multifunzione Epson Stylus Photo RX640 Efficace combinazione tra stampa di qualità e scanner da 3200dpi per rifles-


sione e trasparenza. La scansione applica la tecnologia proprietaria Epson Easy Photo Fix, con restituzione cromatica automatica da pellicole o stampe sbiadite (dal tempo). Il sistema comprende, poi, la rimozione in scansione di polvere e graffi eventualmente presenti sull’originale. In stampa, quindi, la tecnologia Epson PhotoEhnance rileva automaticamente il tipo di immagini e registra, a conseguenza, luminosità e contrasto. Infine, il monitor LCD Photo Fine da 2,5 pollici, consente un pertinente controllo dei parametri di lavoro.

■ Videoproiettore Panasonic PT-P1SD Tutto il potenziale per far rivivere tra le pareti domestiche le emozioni delle più efficaci proiezioni fotografiche. Tre intervalli diversi e sette effetti professionali aggiuntivi, che offrono alternanza allo show. Adatto per sequenze organizzate, è configurato anche per trasmettere immediatamente immagini digitali archiviate su schede di memoria. Una confortevole dotazione di parole d’ordine ne impedisce l’accesso e uso a utenti non autorizzati.

■ Stampante formato A3 HP Photosmart Pro B9180 Per copie fino alla dimensione A3+, o A3 Plus (32,9x43,8cm), la stampante HP Photosmart Pro B9180 è indirizzata all’uso professionale. Otto inchiostri separati HP Vivera sono finalizzati alla migliore restituzione del colore, per stampe accurate e di qualità. Il software in dotazione consente la pertinente combinazione con ogni profilo colore, per una produzione che sia costante nel tempo.

■ Supporto di memoria Lexar LockTight Card con sistemi di sicurezza per la gestione dei dati acquisiti e archiviati. Una volta che la CompactFlash è dedicata a un apparecchio digitale o a un lettore e a un utente, non può essere usata da altri, non può essere involontariamente manomessa. Le reflex digitali Nikon D200 e D2x supportano questa tecnologia, applicando proprie procedure di sicurezza. Oltre che in ambiti specifici e particolari, il sistema LockTight è conveniente anche nella gestione quotidiana della fotografia digitale, sia professionale sia non professionale.

■ Stampante grande formato Canon ImagePrograf iPF5000 Ovviamente indirizzata ad applicazioni professionali, la Canon ImagePrograf iPF5000 offre ampie opportunità operative, finalizzate a risultati versatili e di qualità. Operativamente, si segnalano i dodici inchiostri Canon Lucia, indirizzati ai duemilacinquecentosessanta ugelli da quattro picolitri, che assicurano rapidità di esecuzione e pratica risoluzione di 2400x1220dpi. Confortevoli interpretazioni tecniche la rendono adatta anche all’impiego da parte di operatori individuali, oltre l’indirizzo verso il servizio conto terzi. ■ Carta inkjet Innova Art FibaPrint Gloss In un momento nel quale la stampa fotografica a getto di inchiostro si è affiancata, per qualità, ai supporti tradizionali della fotografia all’alogenuro d’argento, il bianconero rimane territorio di discussione e ragionamento. La carta Innova Art FibaPrint si propone di colmare il divario residuo. Con inchiostri opachi, offre una densità ottica incredibilmente alta, 2,7, paragonabile a quella dei materiali chimici tradizionali. Toni neutri, ottimale distribuzione di grigio, ombre profonde e ricche di dettaglio, in ordine con i valori del file immagine originario. ■ Tecnologia di stampa Epson UltraChrome K3 La tecnologia degli inchiostri Epson UltraChrome K3 rappresenta una concreta e tangibile innovazione nella stampa professionale. Incorpora otto nuovi pigmenti di colore, che migliorano la qualità e la durata nel tempo delle stampe a colori e bianconero. Sono disponibili due interpretazioni di nero, opaco o fotografico, che si adattano alle esigenze e necessità dei soggetti della fotografia. Questa tecnologia è applicata a stampanti di diversa capacità e portata, fino alla luce massima di oltre cento centimetri [ FOTOgraphia, luglio 2005].

■ Dispositivo di archiviazione

e back-up Jobo Giga Vu Pro Album digitale di alta qualità con hard drive e slot per card CompactFlash progettato per gli utenti della fotografia digitale che hanno bisogno di sostanziosa autonomia di memoria. Funzioni professionali, compresa la decodifica di file grezzi RAW, combinate con il rapido trasferimento dei file. Archiviazione fino a 120 Giga. ■ Software DxO Optics Pro 3.5 Gestisce e governa automaticamente le acquisizioni digitali da apparecchi reflex o compatti. Agisce come un obiettivo, offrendo duecento moduli d’intervento, che perfezionano l’immagine intervenendo sui parametri ottici. Si possono rimuovere eventuali aberrazioni e perfezionare i valori e termini di nitidezza e restituzione cromatica. A seguire, il file è comunque disponibile per eventuali, ulteriori interventi con i software di fotoritocco. ■ Gestione del colore ColorVision PrintFIX Pro Suite Soluzione di gestione colore per piattaforme Mac e Windows. La combinazione dei dispositivi di misurazione permette la calibratura cromatica e i profili ICC, sia di periferiche (quali i monitor) sia in stampa su carta. In particolare, il colorimetro Spyder2 accorda la resa del monitor in relazione alla luce presente nell’ambiente di lavoro. Tutto è finalizzato a procedure che siano controllate e costanti in tutte le fasi operative. ■ Periferica Imaging Pantone Huey Realizzato in collaborazione con GretagMacbeth, è una soluzione di gestione colore per strumenti professionali,

basata su tecnologia GretagMacbeth. Utile e pratico per la calibratura e allineamento di monitor in serie e strumenti coordinati, è un raffinato ed efficace colorimetro di facile impiego. Funziona con LCD e non richiede specifiche competenze in materia. Pratico, può essere usato frequentemente, a ogni cambiamento delle condizioni ambientali. Le sue memorizzazioni possono essere trasferite su diversi monitor, perfettamente allineati. ■ Innovazione Imaging Olympus E-330 Live View Reflex digitale QuattroTerzi, che propone l’innovativa, e da qui discriminante, visione diretta attraverso il monitor LCD esterno. In combinazione e simbiosi, le tecnologie proprietarie finalizzate sia al sensore di acquisizione di immagini, con relativo doppio percorso al mirino e al monitor, sia allo stesso monitor orientabile, e visibile da ogni angolazione, agevolano e versatilizzano l’uso di questa reflex, che alza gli standard complessivi della fotografia digitale [ FOTOgraphia, aprile 2006 e su questo stesso numero, da pagina 8]. ■ Pellicola Fujichrome T64 Professional Quarta generazione di pellicola per diapositive equilibrata per luce artificiale, al tungsteno. Ancora di più: immagini altamente dettagliate e risultati notevoli anche in condizioni di luce avverse, con perfetta definizione dalle alte luminosità alle ombre profonde. La grana è particolarmente fine e le doti fotografiche confermano un impegno nella fotografia tradizionale, argentica. Oltre i propri valori impliciti ed espliciti, questa pellicola ribadisce un ruolo fondamentale della casa giapponese all’interno della cultura fotografica. E non è certo valore secondario; anzi, è addirittura vero il contrario. ■ Camcorder JVC Everio G GZ-MG505 Al vertice della propria gamma di camcorder, registra video Dvd di alta qualità formale e propone differenziate prestazioni. Hard Disk da 30Gb e sensore 3-CCD da cinque Megapixel. A ogni colore è dedicata una porzione del sensore, per rese cromatiche fedeli al soggetto ripreso e brillanti nella propria restituzione in proiezione o su schermo. Integra anche funzioni fotografiche, con prestazioni di taglio analogamente alto. ■ Telefonino fotografico Nokia N80 L’identificazione merceologica è ormai povera, lontana dal vero, ma quantomeno necessaria per stabilire parametri in qualche modo oggettivi. Infatti, il Nokia N80 è un autentico dispositivo (strumento o utensile) multimediale, dotato di una miriade di funzioni operative, molte delle quali proiettate nell’imaging. Rimaniamo in questo ambito: risoluzione da tre Megapixel, flash integrato, zoom digitale 20x, video, lettore Mp3. Il tutto in una costruzione compatta ed efficace. Su una card da 2Gb si possono memorizzare fino a mil-

le immagini Jpeg (2048x1536 pixel). La stampa delle copie, come anche l’invio delle immagini, sono semplici e immediate, favorite dagli standard PictBridge e Bluetooth. Il domani, se a questo stiamo anche riferendoci, è già oggi. ■ Design Kata (linea di borse) Il know-how di questa straordinaria linea di borse fotografiche, che nel catalogo originario fanno parte di una offerta estremamente vasta e differenziata, dai molteplici indirizzi, nasce nell’ambito delle costruzioni e forniture militari: materiali affidabili nell’uso e nel tempo, tecnologie applicate di straordinaria efficacia, praticità e versatilità. Ovviamente, davanti a tutto sta la condizione basilare della massima sicurezza e protezione degli strumenti trasportati, che qui si sposa con un design concreto, quanto elegante e affascinante. Gamma di prodotti completa, nella propria confortevole quantità [ FOTOgraphia, febbraio 2005]. ■ Minilab digitale Fujifilm Frontier 500 In ordine con una serie coincidente di esigenze e necessità dell’attuale servizio di stampa conto terzi, e allo stesso tempo proiettato a possibili e potenziali evoluzioni commerciali del mercato. Ideale per utenti che vedono ridursi i quantitativi di pellicole fotografiche, con corrispondente incremento di copie da file digitali, si installa in spazi ristretti e dunque è adatto a ogni situazione ambientale. Il processore LP5000 è autonomo, oppure può essere abbinato allo scanner SP500. Nelle proprie dotazioni, una serie di plus d’uso è finalizzata alla resa qualitativa delle stampe, per la quale si segnalano opzioni correttive finalizzate (per esempio, eliminazione volontaria del fastidioso affetto degli occhi rossi nel ritratto con flash diretto), o alla gestione del flusso di lavoro, fino alla classificazione sistematica dei file. ■ Chiosco fotografico Mitsubishi DPS Kiosk 7000 Presente? Immediato futuro? Indiscutibilmente, realtà con la quale confrontarsi. La gestione individuale dei file digitali, da stazioni collocate in luoghi strategici, dall’interno del fotonegozio di sempre ad altri riferimenti particolari, presuppone facilità di azione, percorso diretto e chiaro delle procedure, rapidità. Ma anche, e soprattutto, risultati qualitativi, tali da soddisfare la clientela. In questo caso il menu, guidato dal monitor touch screen, è estremamente amichevole e intuitivo. Tutti possono metterlo a buon frutto. ■ Monitor Nec Spectraview 2180 LED I LED rosso, verde e blu generano la luce bianca in uno spazio di lavoro standard. Questo significa che tutti i colori dell’immagine sono resi in modo e senso naturale. Anche nel caso di temperatura colore alterata, la visione è neutra e chiara, senza perdita di luminosità, dettaglio o contrasto. I LED definiscono un’uscita sempre stabile e sicura.

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(continua da pagina 33)

TIPA AWARDS

Nokia N80: Telefonino fotografico. (a destra) Nikon D200: Reflex digitale di fascia media. (al centro) Ricoh GR Digital: Apparecchio di prestigio. (al centro) Samsung Digimax i6 PMP: Compatta digitale multimedia.

Fujichrome T64 Professional: Pellicola.

Hasselblad H2D-39: Sistema digitale medio formato.

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Al di là delle filosofie di fondo, sollecitate proprio da momenti specifici e focali, come lo è la qualificata e autorevole sintesi dei TIPA Awards, assegnati dai rappresentanti di trentun riviste di europee di fotografia, di undici paesi (tra le quali la nostra testata e Fotografia Reflex di Roma, mensile diretto da Giulio Forti; elenco completo a pagina 33), in se stessi i premi rappresentano un concentrato momento focale della tecnologia fotografica attuale e futuribile. Come abbiamo avuto già modo di sottolineare, e la ripetizione è d’obbligo, per propria natura e personalità professionale, i redattori delle trentun riviste fotografiche europee della Technical Image Press Association (www.tipa.com) sono allo stesso momento al vertice e alla coda del mercato. Al vertice, quando debbono intuire le evoluzioni tecnologiche in divenire; alla coda, quando debbono registrare, annotandole e magari commentandole, perfino motivandole, le personalità del mercato fotografico: comunque questo si esprima. Dunque, per conseguenza, assegnati dai rappresentanti di trentun riviste specializzate europee, i qualificati premi TIPA sono frutto di una competente analisi complessiva del mercato fotografico. Alla resa dei conti, la combinazione di riviste fotografiche tra loro diverse ed eterogenee, sia per intendimento e finalità, sia per osservazione geografica del mercato, finisce per rappresentare una adeguata media continentale. Ciascuna rivista è portavoce di propri punti di vista e osservazioni nazionali, oltre che di realtà commerciali determinate da particolari equilibri

geografici e sociali; quindi, nel proprio insieme, la valutazione TIPA esprime sempre e comunque la più concreta e realistica essenza del mercato fotografico europeo. Nella sessione giudicatrice, le discussioni tra i giurati nazionali manifestano ed esprimono quella vitalità che dà lustro al mercato. L’affermazione finale arriva al culmine di un processo estremamente severo e approfondito. Nulla è lasciato al caso o sottovalutato. Come già annotato, svolgendo con doverosa serietà e adeguato scrupolo il proprio ruolo, intermediario tra le realizzazioni dell’industria e le aspettative del pubblico, ogni anno la giuria TIPA osserva il presente, tenendo aperti gli occhi anche sul possibile e potenziale futuro: avendo ben chiaro che ciò che conta non sono tanto le soluzioni che si risolvono in se stesse, seppur genialmente, quanto le intuizioni che sanno anche dare spessore generale all’intero mercato fotografico, nel proprio complesso. Dall’aggiudicazione, cui fa seguito la cerimonia ufficiale della consegna dei premi, per un anno, fino al prossimo marzo 2007, le aziende produttrici e distributrici possono combinare la presentazione dei relativi vincitori di categoria con l’identificazione ufficiale dei TIPA Awards 2006: «Quando il marchio dei TIPA Awards appare in un annuncio pubblicitario, un pieghevole o sulla confezione di un prodotto, potete esser certi che è stato meritato. I TIPA Awards sono un motivo di orgoglio per chi li attribuisce e per coloro che li ricevono». Antonio Bordoni


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E

sattamente un anno fa, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, in provincia di Arezzo, ha inaugurato la propria prestigiosa sede nell’ex Casa Mandamentale del comune toscano, nel capoluogo del verde Casentino, a sessanta chilometri da Firenze: un edificio ottocentesco appositamente ristrutturato per soddisfare le nuove esigenze di uso. Creato dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (Fiaf), il Centro è orientato e finalizzato alla promozione di iniziative culturali, all’archiviazione e conservazione del patrimonio fotografico, alla produzione di esposizioni, all’organizzazione della didattica e alla creazione di eventi fotografici (FOTOgraphia, maggio 2005). Il complesso architettonico dove ha sede il Centro è riorganizzato e ristrutturato per dare spazio alle molteplici attività. Ospita manifestazioni all’aperto, proiezioni, spettacoli e incontri, oltre l’infra-

Scrittori, cantanti, calciatori, industriali, politici, cattedratici, presentatori e altri personaggi emersi per qualità estranee al mondo della fotografia, che hanno coltivato parallelamente un’intensa passione per il linguaggio fotografico. In mostra una serie di autori che condividono una libertà espressiva, non vincolata da commissioni professionali, propria dello scatto personale. A ognuno, l’autorevole indirizzo espositivo della Fiaf riserva uno spazio espressivo di spessore

FOTOAMATORI INSOSPETTABILI

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Arturo Marchi (vescovo); La signora col gatto, fine Ottocento. (al centro) Elisa Toffoli (cantante); Colore.

(pagina precedente) Davide Mengacci (conduttore televisivo); Parigi, 1978.

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WHO’S WHO

A

mpia e compendiosa selezione di Fotoamatori Insospettabili, la mostra al Centro Italiano della Fotografia d’Autore raccoglie e presenta immagini di (in ordine alfabetico): Antonio Auricchio (industriale), Luigi Capuana (scrittore), Philippe .Daverio (critico d’arte), Fernando de Marzi (senatore), Federico De Roberto (scrittore), Lory Del Santo (soubrette), Ardito Desio (geologo, esploratore), Giuseppe Dozza (ex sindaco di Bologna), Lorenzo Jovanotti (cantante), Enzo .Lattanzio (medico chirurgo), Giuseppe Lenzi (generale delle Frecce Tricolore), Dacia Maraini (scrittrice), Arturo Marchi (vescovo), Daniele Massaro (calciatore), Davide Mengacci (conduttore televisivo), Carlo Mollino (architetto), Paola & Chiara (cantanti), Gianpaolo Pansa (ambasciatore), Domenico Riccardo Peretti Griva (magistrato), Guido Rey (letterato, alpinista), Cesare Schiapparelli (scienziato), Gustavo Thoeni (sciatore), Elisa Toffoli (cantante), Giovanni Verga (scrittore), Lina Wertmuller (regista), Giancarlo Zucconelli (vignettista).

struttura fissa di uffici, archivio e sale di consultazione. Il restauro conservativo dell’edificio è stato progettato senza avere stravolto l’aspetto originario dell’antico carcere; realizzato sotto il controllo della Sovrintendenza per i Beni e le Attività Culturali, ha permesso di ottenere spazi multifunzionali adatti sia all’allestimento di rassegne espositive, sia all’organizzazione di convegni, sia alla realizzazione di attività di tipo didattico e formativo. Tra le iniziative d’apertura, ricordiamo ancora la corposa Rassegna dei Grandi Maestri: dalle collezioni della Fiaf, sono state selezionate opere di fotografi italiani passati al professionismo da attività fotografiche amatoriali, divenuti un riferimento coerente per la rappresentazione fotografica e il proprio linguaggio. Tra gli altri, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Mario De Biasi, Mario Cresci, Pietro Donzelli, Stanislao Farri, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Pepi Merisio, Nino Migliori e Fulvio Roiter, in una passerella di tutto rispetto.

ALTRE PERSONALITÀ A un anno dall’inaugurazione dei propri spazi, il Centro Italiano della Fotografia d’Autore propone un altro appuntamento di spessore, insolito ma sinceramente accattivante e intrigante. Dal ventun maggio, e per tutta l’estate, Fotoamatori Insospettabili si presenta e offre come ampia collettiva costituita da immagini realizzate da personaggi celebri, conosciuti al grande pubblico, giunti alla notorietà grazie ad attività professionali assai distanti dal mondo della fotografia. Forti della libertà espressiva svincolata dalle commissioni professionali, in una carrellata che affonda le proprie radici indietro nei decenni, con no-


mi che arrivano anche dalla scienza e dalla letteratura, questi tanti “fotoamatori insoliti” presentano un volto davvero nuovo di se stessi, a propria volta altrettanto “insospettabile”. L’identificazione e la scelta delle immagini è stata una vera sorpresa per chi, come Claudio Pastrone, direttore del Centro Italiano della Fotografia d’Autore, ha avuto modo di seguire e indirizzare lo svolgimento del progetto sin dal principio. Sorpresa nel trovare in molti autori una qualità elevata, sia dal punto di vista della composizione sia da quello dei contenuti. Il cantante Lorenzo Jovanotti, il critico d’arte Philippe Daverio, il conduttore televisivo Davide Mengacci e la regista Lina Wertmuller, per citarne alcuni, che arrivano da estrazioni culturali e professionali assai distanti tra loro, sono tutti idealmente uniti e accostati nella comune passione per l’espressione fotografica. Il fenomeno è solido, oltre che consolidato nel tempo. In aggiunta ai nomi proposti e presentati in questa occasione, sono obbligatorie altre citazioni, alcune delle quali già ricordate in precedenti occasioni, altre riunite in una edizione speciale di Photo Italiana dell’agosto 1981, senza equivoco intitolata Speciale Fotoamatori Celebri. Limitando all’indispensabile, ricordiamo alcuni autentici appassionati di fotografia, appunto riconosciuti anche per questo particolare aspetto della propria personalità creativa. Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano e Presidente del consiglio è stato collezionista e anche abile autore di particolari interpretazioni su materiale fotografico storico; dalla politica arriva anche Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano, che amava il paesaggio. Altrettanto affermiamo per Jiang Qing, vedova del presidente cinese Mao Zedong, arrestata dopo la morte del marito per reati contro lo stato e il partito (tra le accuse, anche quella di aver speso ingenti somme per la propria passione fotografica). Dal mondo dello spettacolo arrivano l’attrice Charlotte Rampling (il suono caratteristico del motore della sua Nikon accompagna la registrazione del concerto dal vivo in Cina, nel 1981, dell’allora marito Jean Michel Jarre), il cantante francese di origine armena Charles Aznavour, e gli attori statunitensi Yul Brynner (del quale, nel febbraio 1997, abbiamo presentato la monografia Yul Brynner: Photographer), Jeff Bridges (che usa soprattutto la panoramica a obiettivo rotante Widelux), Peter Sellers (fotografo con Linhof e Nikon: rispettivamente in FOTOgraphia del marzo 1998 e aprile 2004), Diane Keaton (che ha curato anche mostre e monografie di fotografie storiche) e Harold Lloyd (fotografo stereo, del quale abbiamo presentato le monografie di recente pubblicazione 3-D Hollywood e Hollywood Nudes in 3-D; FOTOgraphia, ottobre 2004 e marzo 2005). Tra loro sono, poi, coincidenti alcuni casi, che accostiamo assieme. Il designer e progettista Bruno Munari ha realizzato numerose serie fotografiche di spessore, tra le quali ricordiamo le fantastiche Fotocronache (del 1944, ripubblicate recentemente) e il designer e architetto Ettore Sottsass ha testimoniato e documentato la straordinaria stagione della

Beat generation (raccolta nella monografia C’era una volta un Beat, a cura di Fernanda Pivano). Gli scrittori dell’Ottocento Pierre Louys (di Aphrodite e del Piccolo galateo erotico per fanciulle) e Lewis Carroll (pseudonimo di Charles L. Dodgson; delle Avventure di Alice nel paese delle meraviglie) sono in qualche modo accomunati dal soggetto femminile delle proprie fotografie: arditi nudi per Pierre Louys e candide (?) fanciulle per Lewis Carroll (tra le quali si trova Alice Lindell, autentica ossessione dell’autore, alla quale è dedicato il celebre romanzo). Ancora, il caso dello scrittore francese Emile Zola è paragonabile a quello dei contemporanei italiani Giovanni Verga e Luigi Capuana, inclusi nella selezione presentata al Centro Italiano della Fotografia d’Autore.

Dacia Maraini (scrittrice); Alberto Moravia, Centroamerica, 1967. Dacia Maraini (scrittrice); Pier Paolo Pasolini, Marocco, 1965.

LA MOSTRA Il lungo corridoio di quello che fino agli anni Settanta era un vero carcere mandamentale ospita

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Dacia Maraini (scrittrice); Giappone, 1982. (a destra) Arturo Marchi (vescovo); Il cuoco, fine Ottocento.

Davide Mengacci (conduttore televisivo); Milano, quartiere Isola, 1969.

opere fotografiche di autentici e riconosciuti “pionieri” della fotografia non professionale, come il noto architetto Carlo Mollino, l’ambasciatore Gianpaolo Pansa, il magistrato Domenico Riccardo Peretti Griva, il letterato e alpinista Guido Rey e lo scienziato Cesare Schiapparelli. Le diciannove celle sono invece destinate agli altri autorevoli autori, tra i quali segnaliamo Giovanni Verga, già ampiamente apprezzato nella mostra fotografica a cura di Roberto Mutti, che si tenne a Milano nel 2004 (FOTOgraphia, luglio 2004). Come non sorprendersi, poi, in ordine sparso, senza alcuna scala gerarchica, davanti alle ope-

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re fotografiche dell’industriale Antonio Auricchio, dello scrittore Luigi Capuana, del senatore Fernando de Marzi, dello scrittore Federico De Roberto, della soubrette Lory Del Santo, dell’alpinista geologo Ardito Desio, dell’ex sindaco di Bologna Giuseppe Dozza, del medico chirurgo Enzo Lattanzio, del generale delle Frecce Tricolori Giuseppe Lenzi, della scrittrice Dacia Maraini, del vescovo Arturo Marchi, dello sciatore Gustavo Thoeni, della cantante Elisa Toffoli e del vignettista Giancarlo Zucconelli. La mostra rimane in cartellone fino all’inizio di settembre, per consentire la visita anche a quanti trascorreranno le ferie estive tra i dolci declivi e i caratteristici borghi medioevali del casentino. Già dal primo anno di attività, l’impegno espositivo e didattico del Centro Italiano della Fotografia d’Autore ha dato spazio e risalto sia l’opera dei grandi autori del passato sia a nuovi interpreti della fotografia italiana, ponendosi come ipotetico ponte tra passato e futuro, proprio in un momento di grandi trasformazioni nel mondo della fotografia. La valorizzazione dei giovani autori deve necessariamente passare attraverso il rispetto e la conoscenza della nostra storia fotografica. Elementi essenziali, come sottolineato proprio su queste pagine dalla nota critica e storica della fotografia Giuliana Scimé, lo scorso marzo. Alberto Moioli Fotoamatori Insospettabili. Centro Italiano della Fotografia d’Autore, via delle Monache 2, 52011 Bibbiena AR; 0575-536945; www.centrofotografia.org, info@centrofotografia.org. Dal 21 maggio al 3 settembre; lunedì 15,30-18,30, martedì-sabato 9,30-12,30 15,30-18,30, domenica 10,00-12,30.


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ANCORA LEI molto pubblicizzato Scary Movie 4, ennesimo caPotrebbe essere l’estate di Bettie Page! Un film del pitolo della saga delle parodie del cinema horror. biografico racconta la lunga vicenda della scan- Tanto successo, annotiamolo subito, si è presto proiettato sulla stampa internazionale, che ha prondalosa modella degli anni Cinquanta, che più e tamente ripreso l’argomento sottinteso e sottolineato il senso e gusto della rivisitazione di un comeglio di altre protagoniste di quei momenti ha stume sociale, che negli anni Cinquanta influì sul comune senso del pudore: addirittura «cambiò il dato avvio a una autentica rivoluzione del costu- comune senso del pudore», secondo l’autorevole quotidiano milanese Corriere della Sera, che lo me. I record di incassi che The Notorious Bettie scorso diciotto aprile ha dedicato una intera pagina al film e alle relative implicazioni fenomenoloPage ha registrato negli Stati Uniti hanno risve- giche. E una pagina del Corriere, siamo sinceri, è gliato l’interesse giornalistico internazionale su un una quantificazione che dà il valore e peso della vicenda Bettie Page, che ormai non riguarda più sofenomeno, la cui base e la cui declinazione sono lo una ristretta e identificata cerchia circoscritta di e cultori, ma si proietta a pieno diritsoprattutto fotografiche. Per quanto ne abbiamo appassionati to nella storia del costume, contribuendo a scrivergià scritto anni fa, oggi, in una ipotesi di probabi- ne un capitolo sostanzialmente discriminante. E INFLUENZE le esplosione mediatica (?), torniamo ancora DEBITI Anticipando quello che potrebbe essere uno degli arsull’argomento: sul quale abbiamo molto da dire gomenti giornalistici di questa estate, il lungo e detLe fotografie di Bettie Page pubblicate in queste pagine fanno parte del corpus di immagini realizzate da Irving Klaw. Quando si parla del fenomeno di Bettie Page, di fatto ci si riferisce alle “fotografie di Bettie Page”, in particolare proprio a quelle di Irving Klaw.

Qui accanto, presentiamo quello che Irving Klaw ha catalogato come primo scatto di/con Bettie Page (appunto identificato “B. Page 1”). A confronto, uno scatto successivo, realizzato anni dopo. Ribadiamo: il valore delle fotografie di Bettie Page dipende dalle sue capacità interpretative, a servizio di sessioni fotografiche quantomeno modeste.

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B

etty Page, oppure Bettie (i fronti della grafia del nome si scompongono in due fazioni sostanzialmente equilibrate), è già apparsa su queste pagine, in diverse occasioni: due di sostanza. Combinandolo con l’estetica della Pacemaker Speed Graphic, degli stessi anni Cinquanta, nel settembre 1997 approfondimmo il fenomeno della sua iconografia, allora evocata dal film di David Lynch, Lost Highway (in Italia, Strade perdute), nel quale il personaggio principale ha ripreso i connotati esteriori della celebre modella. A seguire, nel marzo 2001 segnalammo l’edizione italiana del fumetto di origine francese Pin-up, pubblicato nella collana Euromaster Tuttocolore, dichiaratamente ispirato a Bettie Page, appunto, sessioni fotografiche comprese. A distanza di tempo, e in stretta attualità, torniamo sull’argomento, ripercorrendone una volta ancora la fantastica fenomenologia. Siamo sollecitati a farlo dal successo di pubblico, che negli Stati Uniti sta premiando il film The Notorious Bettie Page, diretto dalla canadese Mary Harron, regista soprattutto televisiva, arrivata nelle sale oltreconfine con i precedenti American Psycho (2000) e Ho sparato a Andy Warhol (1996). Autentica biografia di Bettie Page (oggi ci accodiamo a questa grafia, anche se preferiremmo “Betty”), in distribuzione dalla settimana di Pasqua attraverso il circuito del cinema indipendente statunitense, il film ha registrato incassi consistenti, paragonati dalla stampa nazionale a quelli

tagliato reportage del Corriere della Sera sottolinea, annotandoli, i termini del fenomeno. Tra le tante considerazioni a margine, viene altresì precisato come l’“innocenza peccaminosa” di Bettie Page, testuale, sia oggi rimpianta, in un epoca nella quale il pudore non esiste più e l’erotismo seriale si basa su in-


BETTIE PAGE

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finiti annunci semi-pornografici privi di mistero e sensualità. In questo senso, dal nostro particolare e mirato punto di vista (fotografico!), aggiungiamo che quando si parla di Bettie Page, di fatto ci si riferisce sempre e comunque alle “fotografie di Bettie Page”: cioè non si richiama alcuna realtà, ma si evoca una trascrizione fotografica, costruita su una sostanziosa quantità di immagini. Dunque, a conseguenza, noi spostiamo a lato i termini del possibile dibattito, cui in genere partecipano addirittura dotti sociologi, per annotare appunto la componente fotografica di questa particolare comunicazione visiva, ovverosia dell’autentico e identificato fenomeno. Personalmente, siamo grati e in sintonia con coloro i quali, pur estranei alla cerchia degli addetti, riferiscono all’iconografia di Bettie Page aspetti eclatanti della fotografia contemporanea: a partire da un richiamo spesso obbligato a Helmut Newton (più avanti, noi aggiungiamo altri nomi). Allo stesso momento, confermiamo come riconoscibili manifestazioni dei nostri giorni (o quasi) abbiano debiti con quel mon-

Come annotiamo nel corpo centrale dell’odierno articolo, osservate in quantità, le immagini di Bettie Page realizzate da Irving Klaw rivelano l’inesorabile povertà di stile del fotografo. In sessioni di poca abilità fotografica, la differenza l’ha fatta, e continua a farla, la travolgente personalità di Bettie Page.

APPROFONDIMENTI

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rima della biografia autorizzata Bettie Page. The Life of a Pin-Up Legend, che abbiamo citato nel corpo centrale dell’odierno testo, con tutto un altro piglio -affatto consenziente, ma comunque sia devoto- l’argomento era già stato affrontato dal volumetto Betty Page Confidential, pubblicato dalla casa editrice St. Martin’s Press (New York, 1994; 128 pagine 17x25,5cm; 15,95 dollari). Leggiamo dall’introduzione di Buck Henry: «La prima volta che la vidi, fu alla metà degli anni Cinquanta, a New York. Stavo in piedi fuori del palazzo della 14th street sulla cui facciata era dipinta la gigantesca scritta “Irving Klaw Pinup Photos”. Una porta si aprì, e lei uscì sulla strada. Uomini e donne si voltavano per guardarla, per guardare la nera, nera, nera frangia dei capelli proprio sulla fronte. E, naturalmente, il sorriso. Era il sorriso che ti spezzava il cuore». Analogamente, va ricordata la biografia non autorizzata, dunque più piccante, The Real Bettie Page: The Truth about the Queen of Pinups, di Richard Foster (Carol Publishing Group, 1997 e 2005; 214 pagine 16x22cm; 14,95 dollari). Soprattutto negli anni Novanta, il mercato editoriale internazionale ha offerto altri titoli, ancora oggi reperibili. Betty Page: Queen of Pin-Up (introduzione in inglese, francese e tedesco; Taschen, 1993; 80 pagine 23x30cm; 12,00 euro) è una monografia nella quale è raccolta l’essenza delle fotografie di Irving Klaw. Invece, Bettie Page: Queen of Hearts (Regina di cuori: in inglese; Dark Horse Books, 1995; 96 pagine 23x30cm; 19,95 dollari) è una rapida carrellata sul fenomeno: parte da qualche fotografia, per concludersi con le illustrazioni, i fumetti e le interpretazioni ispirate alla caratteristica figura con indomabile frangia nera. Avanti ancora, nel momento in cui cataloga l’ingenuità e il candore della fotografa arrivata alla professione dopo essere stata modella sexy tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, Bunny Yeager: Bunny’s Honeys ricolloca la raffigurazione di Bettie Page nel proprio contesto storico, mettendola a confronto diretto con la banalità delle modelle sue coetanee e colleghe (introduzione in inglese, francese e tedesco; Taschen, 1994; 160 pagine 22,5x30cm; 25,00 euro). Con l’occasione non possiamo ignorare i manualetti tecnici redatti dalla stessa Bunny Yeager all’inizio degli anni Sessanta, in tempi nei quali altri autori di spicco si impegnarono nella didattica fotografica (FOTOgraphia, aprile 2005): Photographing the Female Figure (Whitestone, Louisville, 1961); Bunny Yeager’s Art of Glamour Photography (Clinton Books, New York, 1962) e How To Take Figure Photos (Whitestone, Louisville, 1962). Di scarso interesse è, infine, il modesto Bettie Page, la reina de las curvas, di Isabel Andrade, pubblicato dallo spagnolo Midons Editorial (1996; 128 pagine 16,5x23,5cm; 22,00 euro). Questo nostro giudizio lapidario, che punisce in misura

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eccessiva una pur volonterosa ricerca storica, è motivato dal fatto che, in Italia, sul fronte Bettie Page siamo un poco viziati. Infatti, le più accattivanti e competenti monografie che in anni non sospetti, e in anticipo su tutti, hanno affrontato, analizzato, vivisezionato e storicizzato il mito sono state pubblicate a Firenze, da due case editrici che si contendono la leadership dell’argomento con un impegno lodevole, sincero e apprezzato. Non vogliamo propendere né per l’uno né per l’altro editore, perché siamo convinti che la loro civile competizione sia condizione indispensabile per un continuo e costante botta-e-risposta del quale noi lettori, noi appassionati godiamo i succulenti frutti librari. Senza allargarci all’inserimento di Bettie Page in altre pubblicazioni (monografiche o periodiche) delle due case editrici, osiamo affermare che i titoli ufficiali prodotti da Glittering Images e Glamour International Production sono in assoluto i più competenti e preziosi tra quanti sono stati prodotti fin qui a livello mondiale (fatta eccezione per la biografia autorizzata Bettie Page. The Life of a Pin-Up Legend, che fa storia a sé). Ma non solo, i rispettivi volumi sono anche i meglio confezionati: e un poco di forma, a contorno di ottimi contenuti, non guasta mai. Di Glittering Images vanno soprattutto ricordati i titoli, purtroppo fuori catalogo, che compongono un trittico di inestimabile valore, ricco di dati, considerazioni, riferimenti e storiografia, oltre che arricchito con imponenti cronologie sul fenomeno dei fumetti e delle vicende ispirate al modello originario: The Glamorous Betty Page (Cult Model 1950’s - Book One; 1989) è stato seguìto da Dedicated to Betty Page (ancora Cult Model 1950’s - Book Two; 1990) e da The Sexy Files of Betty Page (immancabilmente Cult Model 1950’s - Book Three; 1991). Di uguali dimensioni, 24x31cm, e analoga veste redazionale, con testi in italiano, inglese e francese, le tre monografie sono state curate e redatte da Marco Giovannini, Riccardo Morrocchi, Stefano Piselli e Bernardino Zapponi: rispettivamente 128, 120 e 128 pagine (Glittering Images, via Giovanni da Montorsoli 37-39, 50142 Firenze; 055-717880; www.glitteringimages.com). Dopo di che, oltre a essere ricordata in altre monografie a tema del periodico Glamour International Magazine, Bettie Page è l’autentica protagonista di Sweet Bettie (96 pagine 31x31cm; aprile 1991; 26,00 euro), Sweet Bettie Two (84 pagine; ottobre 1991; 26,00 euro), Sweet Bettie Three (in Glamour International Album / Bizarre Life 4; 84 pagine; ottobre 1992; 26,00 euro) e Sweet Bettie Four (in Glamour International 22; 84 pagine; gennaio 1996; 26,00 euro): Glamour International Production, via Doni 28, 50144 Firenze; 055352450; www.glamourinternational.com.


do, quella fotografia e quel clima; un nome sopra tutti: la vulcanica e camaleontica superstar Madonna ha sempre ammesso e riconosciuto di essersi ispirata a Bettie Page. A conseguenza, rileviamo come in fotografia prima di lei, Bettie Page, nessuno abbia osato tanto e dopo di lei è cambiato tutto. Quando si parla della fotografia di Bettie Page ci si riferisce soprattutto, o forse addirittura esclusivamente, alla quantità di immagini realizzate da Irving Klaw a New York, originariamente veicolate attraverso un circuito semiclandestino, ai tempi sostanzialmente scandaloso (soprattutto nelle intenzioni). Altri hanno fotografato Bettie Page, dalla brava Bunny Yeager, che firmò il paginone centrale di Playboy del gennaio 1955, per tanti versi l’apogeo della carriera fotografica della straordinaria modella, a Weegee (perfino!), a tanti anonimi frequentatori dei discreti e appartati Camera Club, indirizzati a un nudo che doveva essere consumato in sostanziale segretezza. Però, confermiamolo, sono autenticamente “Bettie Page” le fotografie di Irving Klaw, del quale noi conosciamo anche innumerevoli scatti di altre modelle, realizzati negli stessi momenti. Quindi, forti di questa competenza, non temiamo di essere smentiti, quando affermiamo che come fotografo Irving Klaw era poco più che modesto (e siamo buoni). Non molto capace, un flash diretto e via, come sottolineano le illustrazioni proposte in queste pagine, svolgeva sessioni fotografiche di e in quantità, senza alcuna accortezza, né compositiva né espressiva. Dunque, la differenza l’hanno fatta soltanto le modelle: Bettie Page era sopra e avanti tutte, tanto che poche riuscivano ad avvicinarsi al suo carisma. Dovendo salvare altri nomi della scuderia di Irving Klaw, ci vengono in mente soltanto Lily St. Cyr, Blaze Starr e Tempest Storm, perché nelle medesime pose di Bettie Page, e prive del suo sguardo magnetico, tutte le altre riuscivano solo a essere inutilmente lascive e volgari. Tanto banali e dozzinali, da non poter essere iscritte in quel fenomeno di costume al quale oggi ci si riferisce.

AUTENTICO FENOMENO

Come è già stato registrato, sparendo dalla ribalta in modo repentino e assoluto, Bettie Page ha altresì favorito la nascita della propria leggenda, allungatasi nei decenni. Le sue sembianze e i suoi atteggiamenti davanti all’obiettivo sono stati ripresi da numerosi fumetti, che ricordiamo a parte (a pagina 49), e sono stati fonte di ispirazione per molti: confermiamo i debiti di riconoscenza di certa fotografia di Helmut Newton, del look originario di Madonna e di celebrate firme della moda internazionale. L’esplosione del fenomeno Bettie Page oltre la cerchia dei cultori storici può essere datata alla pubblicazione della biografia autorizzata Bettie Page. The Life of a Pin-Up Legend, redatta a quattro mani dalla scrittrice Karen Essex e dall’avvocato di famiglia James L. Swanson (General Publishing Group, Los Angeles, 1996; 228 pagine 22,5x27,5cm; 40,00 dollari). Immediatamente a seguire, il giornalismo rosa internazionale ha cominciato a certificare l’apporto (inconsapevole?!) di Bettie Page alla rivoluzione sessuale avviata a partire dagli anni Cinquanta. A parte le testate preposte all’argomento (ancora ricordiamo i servizi pubblicati dallo statunitense Playboy negli anni Novanta), anche pagine insospettabili si sono soffermate sull’argomento (le riprendiamo più avanti). Per quanto riguarda l’Italia, si registra un efficace servizio televisivo di Target (Canale 5, domenica 20 aprile 1997) e un esaustivo articolo del supplemento femminile di La Repubblica (D. La Repubblica delle Donne, del 10 giugno 1997). Quindi, nel dicembre 1996, un numero monografico dell’allora bimestrale Fotopratica Immagini, indirizzato all’erotismo visivo, si è attardato su Bettie Page, proponendo in copertina la sua raffigurazione “babbo natale” del paginone centrale di Playboy del gennaio 1955 (che abbiamo già citato), il diciottesimo della serie cominciata nel dicembre 1953 con la celeberrima posa di Marilyn. Nata il 22 aprile 1923, Bettie Mae Page ha appena compiuto ottantatré anni. Vive in California, ed è completamente estranea al proprio mito, che è

Un classico: una sequenza di danza, con movenze dichiaratamente ammiccanti, ereditata alla fotografia dalle sessioni cinematografiche finalizzate a filmini a tema. Oggi, quei titoli degli anni Cinquanta, originariamente in passo ridotto, sono disponibili in Dvd.

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Nella progressione fotografica di Bettie Page si registra il passaggio dalle pose complici e ammiccanti al bondage (spesso sottomissione in toni caserecci). Per finire al capitolo fetish, al quale si sono paradossalmente ispirati stilisti e personaggi dello star system (a partire dalla vulcanica Madonna).

nato sostanzialmente per caso e che si è alimentato soprattutto alla fonte del mistero della sua scomparsa, ormai ufficialmente sciolto e svelato nella biografia che abbiamo appena citato. In precedenza, l’ipotesi più diffusa si rifaceva alla decisa attività della commissione antipornografia guidata dal senatore Estes Kefauver, che aveva puntato la propria attenzione sugli studi fotografici newyorkesi che negli anni Cinquanta cominciavano a proporre bizzarre interpretazioni dell’erotismo visivo (che comunque fu il motivo per cui, nel 1955, Bettie Page lasciò New York e Irving Klaw, per trasferirsi in Florida, alla corte di Bunny Yeager, ex modella che cominciava allora a fotografare). A margine, precisiamo che in materia di libertà sessuale, il senatore Estes Kefauver agì con la medesima intolleranza e ottusa severità che caratterizzò la caccia ai comunisti del senatore Joseph McCarthy, che disegnò un buio capitolo della storia interna degli Stati Uniti, all’indomani della Seconda guerra mondiale. Nota parallela: in The Notorious Bettie Page, il senatore puritano Estes Kefauver ha il volto del bravo David Strathairn, del quale abbiamo apprezzato molte interpretazioni, fino al giornalista liberal Edward R. Murrow di Good Night, and Good Luck di George Clooney (nomination agli Oscar di quest’anno, dove si è affermato lo straordinario Philip Seymour di Capote). Nella biografia, Bettie Page racconta che la sera di San Silvestro del 1957 una serie di coincidenze le procurarono una crisi mistica, per la quale, a trentaquattro anni, abbandonò la ribalta fotografica nella quale si era definitivamente affrancata. Tagliati i ponti con il proprio più recente passato, sparita dalla scena dalla sera alla mattina, ha vissuto un’esistenza sobria e tranquilla, lontana dai clamori che nel frattempo sono sorti attorno la sua personalità (fotografica!).

OVVIA CLANDESTINITÀ È un classico. Come molte coetanee, anche Bettie Page ha cominciato tentando la strada del cinema, nel quale non è riuscita a entrare per colpa di un accento troppo marcato. Dalla natia Nashville, nel Tennessee, celebre per la musica country e rock & roll, si trasferì a New York, dove intraprese presto la carriera di modella in un ambito di erotismo clandestino, defilato dalla fotografia ufficialmente professionale (altri tempi!). Non era bellissima, non era travolgente, ed era anche oggettivamente bassa con fianchi larghi (le fotografie meno riuscite dell’epoca denunciano e rivelano tali imperfezioni), ma sapeva posare, era allegra e trasmetteva una leale e trasparente carica erotica, addirittura unica. Assieme a molte colleghe più appariscenti di lei, alle quali la storia non ha però assegnato alcun ruolo, Bettie Page posava sia nei Camera Club, circoli per fotografi dilettanti, sia nella sala di posa nella quale Irving Klaw e la sorella Paula producevano immagini maliziose e scabrose, commercializzate attraverso circuiti di vendita per corrispondenza sostanzialmente furtivi, occulti, sul filo della legalità. Ai tempi malvisto dalla cultura puritana anglosas-

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IN PUNTA DI PENNA

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orvoliamo sulla serie Pin-up, pubblicata in Italia da Eura Editoriale (via Nomentana 905, 00137 Roma; 06-86800951; www.euraeditoriale.it), che è Bettie Page a tutti gli effetti, che abbiamo approfondito ai tempi dell’edizione libraria (FOTOgraphia, marzo 2001), successiva alle originarie puntate in Skorpio (undici capitoli, dal numero 50 del 19 dicembre 1996 al numero 9 del 6 marzo 1997). A seguire, sul fronte dell’illustrazione di Bettie Page è doveroso ricordare le tavole di Olivia (De Berardinis), Steve Woron, Dave Stevens (dal cui The Rocketeer sono stati ricavati poster, statuine in porcellana e T-Shirt) e Terry Twigg, probabilmente il meno capace del gruppo. Quindi, vorremmo aggiungere l’opinione secondo cui le stereotipate visioni degli illustratori statunitensi, pur supportate da disegni di impeccabile manifattura (tanto bella da sconfinare nello stucchevole), non tengono il passo di alcuni disegnatori italiani, che hanno omaggiato Bettie Page con quella passione e quell’ammirevole disinteresse che fanno la differenza, tutta misurata alla luce dell’entusiasmo. Sopra tutti, citiamo Roberto Baldazzini e Leone Frollo, le cui tavole sono state pubblicate da Glamour International e Glittering Images, due straordinarie case editrici fiorentine. Dopo di che, l’estensione del fenomeno di Bettie Page, che è dilagato in mille direzioni, si può misurare anche alla luce dell’infinita serie di situazioni che ha creato. Citandone solo alcune, che ci vengono a mente a memoria, esprimiamo anche il senso di una quantità in progressione continua e costante. Nel mondo dei fumetti, le Bettie Page (tali o simil) si sprecano. Con disegni di Jor-

sone, tanto da essere perfino indagato dall’Fbi, che lo accusò di traviare la gioventù (e più precisamente di favorire, con le sue immagini, la vendita di giubbotti in pelle e di coltelli a serramanico), oggi Irving Klaw è considerato un maestro e un caposcuola. Come abbiamo appena scritto, noi dissentiamo, attribuendo a Bettie Page, e poche altre modelle, il valore delle fotografie arrivate fino a noi. Pur considerandolo con la simpatia che probabilmente merita, non possiamo non notare che la tecnica fotografica di Irving Klaw era primitiva e semplificata -un colpo di flash e via-, il suo studio era indigente e rimediato -un tavolinetto, una tenda, un divanetto e niente più-, la sua fantasia era misera. Nonostante questo, e nonostante la limitatezza

di Bernet e sceneggiatura di Carlos Trillo & Eduardo Maicas, Betty by the Hour racconta le avventure di una prostituta d’oggi, le cui fattezze sono più che riconoscibili. Dall’aprile 1992, questi episodi brevi, che si esauriscono su una doppia facciata bianconero, sono pubblicati dal settimanale Skorpio, che li presenta con il titolo di Chiara di notte, e che ha già riunito anche raccolte di tavole a colori (colorate). Bois Willys di Denis Sire è Bettie Page, così come lo è la Gwendoline di John Willie, come lo è il personaggio che Jordi Bernet (quello di Chiara di notte) ha realizzato per Torpedo all’inizio degli anni Novanta, e così come lo sono mille altre caratterizzazioni, alcune delle quali presentate addirittura come tali, Betty Page oppure Bettie Page: In Jungle Land, Captured Jungle Girl (3D), Being Bad, In Bondage, Sushi, Peek-a-Boo (3D), Tor Love Betty, 3D Picture Book, Bettie Page Queen of the Nile (in tre parti). E poi, ancora avanti con la fanzine The Betty Pages, realizzata da Greg Theakson con la casa editrice Pure Imagination (Box 669902, Marietta, GA 30066, Usa), e con una infinità di card, ovverosia “figurine”, che sono state pubblicate da 21st Century Archives (Bettie Page, Bettie Page - Queen of Curves, Bettie Page in Black Lace, Beach Bettie in the Buff e Bettie in Jungle Land, con fotografie di Bunny Yeager), da Shel-Tone (Betty Page, a colori) e da Mother Productions (Betty Page I, Betty Page II, Betty Page III e Betty Page IV). E poi? Altro merchandising e tante possibili citazioni da riviste, da libri e (ancora) da fumetti. Senza soluzione di continuità.

delle sue idee, spesso ossessivamente ripetute, grazie all’espressività e vitalità dell’“innocenza peccaminosa” di Bettie Page, sopra tutte, ha preso forma una miscela esplosiva che ha proiettato le proprie influenze avanti nei decenni. Confermiamo e ribadiamo: a conti fatti, la fotografia di Irving Klaw ha ispirato una genìa di interpreti dell’erotismo moderno: dalla fotografia di genere alla fotografia di moda (Horst P. Horst, Paul Outerbridge, Erwin Blumenfeld, Helmut Newton), al fumetto, all’illustrazione, al cinema. Merito di tutto è proprio Bettie Page, che ha interpretato talmente bene le modeste sceneggiature di Irving Klaw da far precipitare in secondo piano tutta la povertà e limitatezza della sua fotogra-

Frustino: immancabile complemento di molte pose di Bettie Page (queste sono le meno forzate, ovvero le più lineari e dirette). Una certa rievocazione, superficiale nell’analisi e banalizzante nelle proprie conclusioni, sottolinea sempre e soltanto la combinazione di Bettie Page con tale frustino, spesso inviolabilmente e forzatamente fetish. Dissentiamo. Si tratta di una semplificazione che scarta a lato l’autentica capacità interpretativa della fenomenale Bettie Page: brava per se stessa, senza bisogno di accessori posticci, peraltro sempre interpretati con sottile distacco e confortevole ironia.

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entusiasmo né passione, come un dovere mal digerito, le stampe firmate di Bunny Yeager si vendono sostanzialmente bene: duecento dollari gli ingrandimenti fine art 8x10 pollici (20x25cm), quattrocento dollari quelli 11x14 pollici (28x36cm) e seicento dollari quelli 16x20 pollici (40x50cm). Anche le reliquie del tempo sono ben considerate, tanto è vero che il californiano Roger May ha venduto per trecento dollari (ciascuna) alcune insipide fotografie inedite, scattate nel 1951 in un Camera Club.

La leggenda di Bettie Page, come il suo fenomeno, si basano soprattutto sulle fotografie scattate nei primi anni Cinquanta da Irving Klaw. Assieme alla sorella Paula, titolare di uno studio a New York, Irving Klaw realizzava immagini erotiche vendute per corrispondenza. Il valore estetico, e oggi sociale, di quelle pose si deve alla capacità di Bettie Page, non certo alla scarsa perizia del fotografo.

SULLO SCHERMO

fia. Ragazza solare (della porta accanto?), davanti all’obiettivo Bettie Page si trasformava in seducente maliarda che indossava con disinvoltura audaci guêpière e improbabili guarnizioni in pelle. Sia che si presentasse per se stessa, in biancheria intima che oggi possiamo definire abbondante (nelle dimensioni), sia che interpretasse le più acrobatiche situazioni bondage (sottomissione oggettivamente casereccia, fatta di fibbie, lacci e brividi assolutamente improbabili), Bettie Page ha dominato la scena e l’inquadratura. Il suo fu un successo travolgente, che durò sette anni, dal 1950 al già ricordato dicembre 1957, e che toccò il proprio apogeo nel gennaio 1955 grazie al più volte ricordato paginone centrale di Playboy realizzato da Bunny Yeager, ex modella che produsse anche un’altra significativa serie fotografica di Bettie Page, diversa dall’iconografia cui continuiamo a riferirci, in esterni, con bardature leopardate.

APPUNTO, FOTOGRAFIA Ancora oggi, Bunny Yeager, che vive a Miami, dove ha lavorato fino a poco tempo fa (www.bunnyyeager.com) e presieduto anche l’associazione di categoria Florida Motion Picture & Television Association, insiste nel considerare Bettie Page la migliore modella con cui abbia mai lavorato. Interpellata per il numero speciale What is Erotic di American Photo (novembre-dicembre 1993), Bunny Yeager ha dichiarato che «all’inizio della mia carriera, lavorare con Betty è stato molto positivo. Rispetto a una banale figura di ragazza carina, con lineamenti regolari, che si può trovare a ogni angolo di strada, Betty aveva un’espressione del viso unica: una luce che mancava alle altre modelle». Del resto, per quanto le copie bianconero 4x5 pollici (10x12cm) delle fotografie di Irving Klaw, stampate a contatto, non abbiano mai raggiunto quotazioni collezionistiche degne di attenzione o nota, e dunque continuino a essere proposte senza

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Film definito torbido, melmoso (come Blue Velvet ), infuocato, devastante (come Eraserhead ) e risucchiante (come Twin Peaks), il già ricordato Lost Highway di David Lynch (in Italia, Strade perdute; 1997) si è richiamato a una personalità superficiale di Bettie Page, presunta e apparente; non ne ha certo messo in scena tutta la intrigante complessità. Nel film, Patricia Arquette interpreta due ruoli: quello della bruna Renee Madison, che muore fatta a pezzi dal marito, e quello della sua reincarnazione, la bionda Alice Wakefield. Come è stato esplicitamente dichiarato, queste due femmine perdute si ispirano al modello di Bettie Page. Invece, più direttamente e ufficialmente, l’attuale The Notorious Bettie Page di Mary Harron, sceneggiato insieme a Guinevere Turner, è un’autentica e dichiarata biografia della fenomenale modella, interpretata da Gretchen Mol, classe 1972, che esordì in Girl 6 - sesso in linea di Spike Lee (1996) e che vanta molte interpretazioni cinematografiche e televisive. Nonostante il consistente successo di pubblico già registrato negli Stati Uniti, non pensiamo che il film possa approdare alla distribuzione internazionale, dove certamente non sarebbe accolto altrettanto calorosamente. Infatti, per quanto possiamo essere personalmente interessati alla fenomenologia di Bettie Page, che seguiamo da decenni, escludiamo una possibile e potenziale proiezione su grandi numeri di massa. Magari con pessimismo, e speriamo di essere lontani dal vero, non possiamo pensare diversamente, anche in considerazione che al sito specializzato www.imdb.com solo centotrentotto persone hanno espresso il proprio voto sul film: quantità risibile rispetto la media standard, che supera sempre le trenta-quarantamila presenze. Però, attenzione, non è detta l’ultima parola. Quindi, annotiamolo ancora, potrebbe essere l’estate di Bettie Page. Con l’occasione non possiamo non ricordare altri, precedenti riferimenti cinematografici a Bettie Page. Ovviamente, la sua personalità è evocata nei due documentari che hanno celebrato la lunga vicenda del mensile Playboy: rispettivamente nel fragile Playboy: Playmate Pajama Party del 1999 (regia di Scott Allen; cinquantun minuti) e nel più consistente Playboy: 50 Years of Playmates del 2004 (stessa regia; duecentosessanta minuti). Ed è soggetto di un documentario a tema del 1998 (regia di Brent Zacky): From Pinup to Sex Queen: Bettie Page, ottantanovesimo episodio della serie televisiva


statunitense The E! True Hollywood Story, che dal 1995 ha inanellato duecentoquarantotto puntate. Prima dell’attuale biografia cinematografica firmata da Mary Harron, approdata a una distribuzione sostanzialmente nazionale, seppure attraverso il circuito di sale indipendenti dalle major hollywoodiane, si segnalano ancora tre precedenti biografie, che non hanno certamente superato fumosi cineclub di iniziati. Ricordiamole, per dovere di cronaca: Bettie Page Uncensored: The Unauthorized Story, del 2003 (regia di Michael Flores su propria sceneggiatura; Sarah Masters nel ruolo di Bettie Page; cinque voti sul sito Imdb; pensiamo sostanzialmente scandalistico, come rivelano i termini di “non censurato” e “storia non autorizzata” richiamati nel titolo); Bettie Page: The Girl in the Leopard Print Bikini, del 2004 (regia e sceneggiatura di Carlos Larkin; documentario; ancora solo cinque voti sul sito Imdb: gli stessi cinque?); Bettie Page: Dark Angel, del 2004 (regia di Nico B., che ha scritto la sceneggiatura con Carly Adler; Paige Richards nella parte di Bettie Page; sessantaquattro voti sul sito Imdb). Infine, ricordiamo che, oltre le fotografie, negli anni Cinquanta Irving Klaw realizzava o produceva filmini in passo ridotto, che oggi sono stati riversati in Dvd e sono rintracciabili attraverso i consueti canali di distribuzione cinematografica. I titoli attuali replicano le proposizioni originarie: Betty Page: Pin Up Queen (1998, su spezzoni d’epoca; bianconero; novantasette minuti); Striporama (1953; con diverse modelle della scuderia di Irving Klaw; regia di Jerald Intrator; colore; settanta minuti); Varietease (1954; colore; sessantacinque minuti); Teaserama (1955; bianconero e colore; sessantanove minuti). Allora: le fotografie di Bettie Page sono intriganti e affascinanti, mentre i filmini rivelano una inesorabile povertà di mezzi e idee, che rischia di minarne il mito. Lasciamoli perdere!

NOSTALGIA (?) In stretto ordine temporale, la biografia cinematografica The Notorious Bettie Page, alla quale il Corriere della Sera dello scorso diciotto aprile ha riservato una intera pagina (è bene ripeterlo un’altra volta), è la più recente e convinta celebrazione di Bettie Page, autentica icona del nostro tempo. In precedenza, la sua figura ha ispirato una infinita serie di fumetti, illustrazioni e vicende, sulla cui sovrapposizione quantitativa si è appunto costruito il mito, che ha addirittura sollecitato la creazione di un club internazionale di appassionati (Bettie Scouts of America, 2641 South 53th street, Kansas City, Kansas 66106-3365; 001913-4329278), che anima migliaia (sì, migliaia) di siti Internet e che ha dato vita alla fanzine periodica The Betty Pages, la cui testata gioca sul cognome “Page” declinato al plurale di “Pages”/pagine. Comunque sia, e oltre una possibile segnalazione bibliografica (e dintorni), è doveroso inquadrare la dimensione moderna e attuale del fenomeno Bettie Page all’interno del contesto sociale che a nostro modo di vedere l’ha favorito. Per questo facciamo nostra una analisi riportata sul prestigioso e autorevole quotidiano The New York Times (del 24

luglio 1994), che teorizzò che l’interesse odierno per Bettie Page non va considerato per se stesso e basta, ma va inquadrato nella più ampia rivalutazione -prima statunitense e poi planetaria (del mondo occidentale)- degli anni Cinquanta. Ovverosia di un’epoca nella quale ciò che Bettie Page ha rappresentato (dallo scandalo alla licenziosità) ha fatto parte di un più generale clima di speranze e allegria. All’indomani del buio di un devastante conflitto mondiale, il dopoguerra portò con sé uno stile di vita e una narrativa positivi. Lo stato d’animo era ottimista; le automobili, i primi elettrodomestici per la casa e perfino le persone erano splendide e brillanti. Dopo la depressione della guerra, sia negli Stati Uniti, sia nel resto del mondo, la visione di una esistenza solida e tranquilla si concretizzò nelle menti di tutti: ogni ipotesi e ogni conclusione parevano felici. Ufficialmente non c’erano problemi. E quelli che anche c’erano, ce li siamo ormai dimenticati. Nel momento in cui abbiamo assegnato agli anni Cinquanta l’aggettivo di “favolosi”, abbiamo altresì scelto di guardare al nostro più recente passato attraverso lenti colorate in ammorbidenti toni rosa. Ecco perché, nel corso dei decenni, la solare allegria di Bettie Page -il cui fisico era inferiore a quello di molte modelle dell’epoca, già l’abbiamo scritto- ha finito per prevalere su tutto e per imporsi come specchio dei tempi, come specchio di quei tempi, così come ci ostiniamo a considerarli oggi. Maurizio Rebuzzini

Campionario espressivo di Irving Klaw: un colpo di flash (diretto) e via; allestimenti indigenti e rimediati (un tavolinetto, una tenda, qualche sedia, un divanetto); fantasia misera. Per non parlare, poi, di nessuna cura compositiva e nessuna attenzione per ciò che viene incluso nell’inquadratura. Ma! Ma in primo piano c’è lei. C’è Bettie Page.

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rede di una lunga e nobile tradizione fotografica, capace di dare alla costruzione artigianale una dimensione industriale, oltre che internazionale, da decenni il fiorentino Vincenzo Silvestri anima il mercato con efficaci e originali soluzioni tecniche, tutte di personalità fuori del comune. Giocoforza riferirsi all’originaria interpretazione grandangolare a obiettivo finemente decentrabile, per riprese medio formato 6x7 e 6x9cm, successivamente arricchita dei dorsi dedicati all’inquadratura panorama 6x12cm, oltre che di dotazioni ottiche standard e, perfino, tele. Dopo di che, si sono segnalate le configurazioni per il grande formato 4x5 pollici (10,2x12,7 centimetri), analogamente indirizzate alla fotografia grandangolare di architettura, paesaggio, industriale e arredamento, ma non soltanto, con obiettivo decentrabile in ogni direzione. Quindi, a seguire, registriamo l’ulteriore e indispensabile evoluzione verso la combinazione con dorsi ad acquisizione digitale di immagini, sempre in costruzione fotografica sostanzialmente compatta, seppure convenientemente versatile (FOTOgraphia, ottobre 1999 e maggio 2000). In tempi più vicini, Vincenzo Silvestri ha progettato e costruito un fantastico banco ottico, denominato Silvestri S5

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Micron, che a tutti gli effetti rappresenta l’apoteosi della propria categoria, che affonda solide radici indietro nei decenni. Da tempo compromessa da una erronea concezione della tecnologia applicata di acquisizione digitale di immagini, all’alba del Duemila la costruzione fotografica a banco ottico pareva destinata a esaurirsi nel ricordo di affascinanti stagioni passate. Se non che, con un autentico colpo a sorpresa, apprezzato e stimato come merita, alla scorsa Photokina 2004, Vincenzo

Silvestri è clamorosamente tornato sull’argomento, sottolineando le prerogative irrinunciabili della fotografia a corpi mobili: con piano dell’obiettivo e piano immagine adeguatamente combinabili per la corretta restituzione prospettica e l’ottimale distribuzione della nitidezza (FOTOgraphia, novembre 2004). Come abbiamo appena annotato, l’attuale Silvestri S5 Micron, apprezzata interpretazione tecnica, immediatamente proiettatasi sul mercato nazionale e internazionale, segna un

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consistente e concreto punto di arrivo della fotografia con banco ottico. L’identificazione “Micron”, va sottolineato, precisa subito e senza equivoci di sorta i connotati tecnici delle fini regolazioni micrometriche dei singoli movimenti rotatori di basculaggio e lineari di decentramento, appunto necessari per la pertinente collo-

cazione dei singoli piani principali dell’apparecchio.

UNIVERSALE Dati i tempi tecnologici dei nostri attuali giorni, rivolti sia a una applicazione fotografica, con materiali sensibili tradizionali (pellicola e relativo trattamento chimico), sia all’acquisizione digitale di immagini, con appositi dorsi (a ciascuno, il preferito), lo straordinario banco ottico Silvestri S5 Micron vanta un doppio indirizzo. Interpretazione oggettivamente più versatile e concreta tra quante siano mai state proposte e realizzate nei lunghi decenni della storia evolutiva della tecnica fotografica, la Silvestri S5 Micron è equamente rivolta all’esposizione di pellicola a rullo 120/220, per esposizio-

Al culmine di una lunga evoluzione tecnica, la costruzione a banco ottico è impeccabilmente interpretata dalla configurazione Silvestri S5 Micron, che possiamo conteggiare come la definitiva proposizione della fotografia a corpi mobili. Versatile e straordinariamente affidabile, è una dotazione pensata e costruita sia per la combinazione con dorsi ad acquisizione digitale di immagini, sia per l’uso della tradizionale pellicola a rullo 120/220, per esposizioni 6x7 o 6x9cm. In ogni caso, con impeccabile e sicura disposizione dei piani anteriore e posteriore: efficace controllo della prospettiva e della nitidezza

DI ECCELLENZA


ni 6x7 o 6x9cm, e all’adozione di dorsi ad acquisizione digitale di immagini. Nasce con questa bivalenza, che non sottintende alcun adattamento, ma che esprime efficacia e convinzione in entrambe le applicazioni, in entrambi gli utilizzi. Anche in questa luce, in tale indirizzo fotografico senza compromessi, sta il valore della particolare costruzione. Per cui, sottolineiamolo una volta ancora, e una di più, la Silvestri S5 Micron è il banco ottico per eccellenza. Logico punto di arrivo di una lunga e differenziata vicenda fotografica, nella propria evoluzione animata da affascinanti marchi internazionali, è ciò che desidera usare (dovrebbe desiderare usare) ogni operatore professionale della sala di posa e della fotografia in esterni. Approfondendo, si segnala il dorso configurato in attacco Graflok: per magazzini portapellicola a rullo 120/220 e relative esposizioni 6x7 o 6x9cm; l’innesto dedicato Graflok/Silvestri permette poi inquadrature e riprese panorama 6x12cm con l’apposito magazzino realizzato, appunto, da Silvestri su base Horseman. In alternativa alla fotografia tradizionale (con e su pellicola), l’innesto a slitta Hasselblad, con passaggio rapido

dal vetro smerigliato di inquadratura e composizione al dorso ad acquisizione digitale di immagini, trasforma la Silvestri S5 Micron in banco ottico digitale, cui si combinano gli eventuali controlli remoti abbinati alla memorizzazione in stazioni computer. In questa combinazione, gli obiettivi specificamente disegnati per la fotografia digitale dialogano con ogni elemento dedicato.

VALORI Come abbiamo annotato, tutti i movimenti di basculaggio e decentramento sono rigorosamente micrometrici, in modo da aggiustare i corpi dell’apparecchio, anteriore (obiettivo) e posteriore (immagine), per il più pertinente controllo della nitidezza e della prospettiva, sia nella ripresa di still life sia negli impieghi esterni alla sala di posa: architettura, paesaggio, fotografia industriale e altro ancora. Preziosa in assoluto, questa condizione tecnica è indispensabile nelle applicazioni attuali della ripresa fotografica. Più e diversamente che in altri momenti, gli odierni standard della fotografia a banco ottico richiedono precisione assoluta e movimenti di accomodamento ampi ed ergonomici. Inoltre, è necessario disporre di movimenti microme-

trici di assoluta affidabilità, soprattutto con i sensori che hanno dimensioni contenute e dove è richiesta grande precisione e tolleranze ridotte, specialmente nell’utilizzo di obiettivi grandangolari, che debbono proiettare convenientemente dal centro ai bordi estremi dell’inquadratura/composizione. Completamente in metallo, la Silvestri S5 Micron è costruita con materiali di alta qualità, facendo ricorso alla tecnologia digitale. Nella produzione sono impiegate macchine CNC a controllo numerico di assoluta precisione. Nella pratica, la sua configurazione si inserisce nel versatile e differenziato sistema Silvestri, del quale usa sia gli accessori opzionali sia il vasto parco di obiettivi dedicati. Ricordiamo, quindi, che i movimenti dei corpi del grande formato sono sostanzialmente indirizzati al controllo della prospettiva, che dipende dalla posizione relativa del piano immagine rispetto l’orientamento del soggetto, e all’estensione ottimale della nitidezza, genericamente governata dalla combinazione tra piano anteriore porta obiettivo (prima di tutto) e piano posteriore immagine. Per questo, la Silvestri S5 Micron, punto di arrivo (italiano!) di

una lunga storia fotografica, offre versatili accomodamenti dei propri piani. Anzitutto, il banco ottico a segmenti multipli è configurato per consentire il massimo avvicinamento dei due corpi, fino al loro contatto fisico (zero millimetri); in allungamento, la distanza dei piani con le guide standard arriva a 200mm. I decentramenti verticale e orizzontale si estendono fino a 30mm in ogni direzione: alto/basso e destra/sinistra, per entrambi i corpi anteriore e posteriore. La rotazione di basculaggio attorno gli assi verticale e orizzontale è di 15 più 15 gradi nelle stesse due direzioni, avanti/indietro e destra/sinistra. Compatta e convenientemente leggera, quattro chilogrammi di peso, la Silvestri S5 Micron ha un ingombro contenuto entro le dimensioni 330x210x210mm (altezza per larghezza per profondità). Gli obiettivi sono montati su piastra Silvestri S5, dotata di baionetta Silvestri. Il dorso è provvisto di sistema ad aggancio rapido a quattro punti standard. (Silvestri Fotocamere, via della Gora 13/5, 50025 Montespertoli FI; 0571-675049, fax 0571-675919; www.silvestricamera.com). Antonio Bordoni

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A

ncora una evoluzione nella fascia di esordio delle reflex digitali a obiettivi intercambiabili, rivolte al pubblico potenzialmente più ampio. L’attuale Canon Eos 30D, che sostituisce la precedente Eos 20D (FOTOgraphia, febbraio 2005), mantiene e conferma il corpo in lega di magnesio, i cinque fotogrammi al secondo, la possibilità di registrare simultaneamente in RAW e Jpeg, il sistema autofocus a nove punti di alta precisione e il sensore da 8,2 Megapixel. Allo stesso momento, la nuova configurazione tecnica aggiorna il monitor LCD, ora da 2,5 pollici e 230mila pixel, con angolo visuale di 170 gradi, la durata del ciclo di vita dell’otturatore (garantito fino a centomila scatti) e la lettura spot, aggiungendo poi una ulteriore serie di interventi migliorativi secondari, per accrescere la propria praticità di uso e versatilità operativa.

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Ancora indirizzata a un pubblico di esordio nel mondo e logica della reflex digitale, la Canon Eos 30D prende il posto di una dotazione, appunto la citata Eos 20D, che ha contribuito in misura consistente alla crescita esponenziale della quota di mercato delle reflex digitali a obiettivi intercambiabili nell’Europa occidentale, cresciuto del centoventi per cento negli ultimi dodici mesi.

MIGLIORAMENTI Oltre al monitor LCD più ampio, da 2,5 pollici, all’aumentata resistenza all’uso e alla misurazione esposimetrica spot concentrata al 3,5 per

cento dell’inquadratura, sono state introdotte anche nuove impostazioni sui parametri dell’immagine. L’attuale soluzione e interpretazione Picture Style, che approfondiamo più avanti, è uno standard di elaborazione dei file immagine all’interno dell’apparecchio, inaugurato con la reflex professionale Eos-1D Mark II N. Le Picture Style possono essere assimilate a diversi tipi di pellicola, ognuna delle quali fornisce una risposta autonoma, per soddisfare altrettante esigenze creative. Quindi, la cadenza di scatto in sequenza rapida è selezionabile tra tre e cinque fotogrammi al secondo, con autonomia estesa a trenta acquisizioni consecutive e immediate in Jpeg alla massima risoluzione. Inoltre, è ora possibile anche un maggiore controllo sull’esposizione, con i valori di sensibilità da 100 a 3200 Iso equivalenti, selezionabili a passi di terzi di stop. La Canon Eos 30D è dotata della connessione USB 2.0 Hi-Speed, dell’uscita video e del pulsante Stampa/Condividi, che consente la stampa diretta con stampanti PictBridge compatibili e il trasferimento immediato dei file a piattaforme Windows e Mac. La

La popolare Canon Eos 20D, che ha consentito e determinato un significativo passo avanti nella penetrazione delle reflex digitali a obiettivi intercambiabili d’esordio, è sostituita dalla nuova configurazione Eos 30D. Ovviamente, dotata di prestazioni migliorate e incrementate. Al solito quantità massima delle immagini all’interno di una cartella è passato da 100 a 9999, mentre il flash incorporato, con misurazione E-TTL II, è stato aggiornato per sopportare il ciclo vita di centomila scatti del nuovo otturatore.

VELOCITÀ Commercialmente disponibile nelle dotazioni solo corpo o con gli zoom standard EF-S 18-55mm o EF-S 17-85mm, la reflex digitale Canon Eos 30D conferma la tecnologia CMOS relativa al sensore, con pixel più ampi, per una superiore gamma dinamica con un basso rumore. Ogni rumore residuo a pattern fisso o casuale è amministrato dalla circuitazione di eliminazione del rumore incorporata nel chip. Un filtro passa-basso, collocato di fronte al sensore, riduce i falsi colori e gli effetti moiré,

QUOTA TRENTA


CANON EOS

R

eflex che arrivano e reflex che hanno concluso il proprio ciclo vitale. Dal vertice professionale, fino alle dotazioni rivolte a fasce commerciali (potenzialmente) sempre più ampie, l’attuale gamma di reflex digitali Eos comprende: Eos-1Ds Mark II da 16,7 Megapixel e quattro fotogrammi al secondo; Eos-1D Mark II N da 8,2 Megapixel e otto fotogrammi e mezzo al secondo; Eos 5D da 12,8 Megapixel e tre fotogrammi al secondo; Eos 30D da 8,2 Megapixel e cinque fotogrammi al secondo; Eos 350D da 8,0 Megapixel e tre fotogrammi al secondo.

mentre un filtro a infrarossi sopprime le sfrangiature rosse causate dai riflessi del sensore e dalla condensa. La nuova reflex è dotata di processore Digic II, ora presente in tutta la gamma digitale Eos. Digic II sposa qualità e velocità, elaborando senza compromessi i complessi algoritmi relativi alla resa cromatica e cancellando rapidamente la memoria di transito. Allo stesso momento, garantisce anche un tempo di accensione di soli 0,15 secondi. Nell’uso, una delle prerogative che definiscono la reflex Canon Eos 30D, qualificandola, è l’ampio sistema della quale entra a far parte: compatibilità con tutti gli obiettivi Canon EF e EF-S, flash elettronici Speedlite serie EX e accessori dedicati, come il trasmettitore di file senza cavi WFT-E1. L’innesto EF-S consente di utilizzare la differenziata e versatile gamma di obiettivi intercambiabili, recentemente arricchita di nuove dotazioni di diverso taglio fotografico (citiamo, per esempio, lo straordinario e luminoso medio tele professionale Canon EF 85mm f/1,2L II USM; FOTOgraphia, aprile 2006). Per un’elaborazione ad alta velocità delle immagini senza perdita di qualità RAW e una completa gestione del flusso di lavoro dalla ripresa alla stam-

pa, la Eos 30D è fornita del più recente software Digital Photo Professional, sul quale ci soffermiamo più avanti. Per estendere la capacità della batteria di serie (con autonomia fino a settecentocinquanta scatti) e migliorare la maneggevolezza della reflex, è disponibile l’impugnatura opzionale BG-E2, che può contenere due batterie al Litio, per raggiungere il traguardo di duemiladuecento scatti con una carica, oppure sei batterie AA. Per una maggiore comodità nelle riprese verticali, l’insieme dei comandi operativi è stato duplicato sull’impugnatura: pulsante di scatto, ghiera principale, blocco esposizione, blocco flash e selezione del punto di messa a fuoco.

quelli del soggetto quando si scatta con una temperatura colore di 5200 kelvin); Monocromatico (per acquisizioni in bianconero, con la simulazione degli effetti di una serie di filtri colorati -giallo, arancio, rosso e verde- e di viraggi in intonazione seppia, blu, porpora e verde). Inoltre, possono essere fissate tre posizioni di memoria, per creare altrettante variazioni degli stili presenti nella reflex o installarne di nuovi, scaricabili anche dal sito web Canon. Le Picture Style sostituiscono l’elaborazione interna delle immagini, precedentemente controllata dalle impostazioni dei parametri e delle matrici colore.

PICTURE STYLE

Oltre alla più recente versione del software di elaborazione delle immagini in formato RAW, Digital Photo Professional, che stiamo per approfondire, la Eos 30D porta a corredo Canon Eos Solution Disk, che contiene una nuova versione di programmi di utilità Eos, compreso il software per scattare fotografie a distanza, e le ultime release di ZoomBrowser/ImageBrowser e PhotoStitch. Eos 30D consente anche di accedere gratuitamente a Canon Image Gateway, il portale che offre 100Mb di spazio sul web per pubblicare le proprie immagini e creare album virtuali. Discorso a sé, per il

Le nuove impostazioni Picture Style semplificano il controllo della qualità dell’immagine attraverso la reflex Canon Eos 30D. La configurazione di base consente di ottenere immagini Jpeg immediatamente utilizzabili, senza bisogno di intervenire con menu addizionali di regolazione. Come già annotato, le preselezioni Picture Style possono essere considerate come differenti tipi di pellicola, con diverse caratteristiche di risposta. All’interno di ogni preselezione, si ha il controllo su nitidezza, contrasto, tonalità e saturazione. Le preselezioni previste sono: Standard (per immagini vivaci e nitide, che non richiedono post-elaborazione); Ritratto (per gestire i toni e la saturazione, evitando una nitidezza eccessiva, per ottenere attraenti tonalità dell’incarnato); Paesaggio (per verdi e blu più incisivi, con una decisa nitidezza, per dare enfasi ai bordi delle montagne, agli alberi e agli edifici); Neutro (ideale per la post-elaborazione); Fedele (che regola i colori, per allinearli con

SOFTWARE

nuovo software di elaborazione delle immagini Digital Photo Professional, che offre un’alta velocità di elaborazione di file senza perdita di dati (lossless) di tipo RAW. Consente una visualizzazione delle miniature in tempo reale e l’immediata applicazione delle variazioni alle immagini, comprendendo una vasta gamma di funzioni di editing per immagini RAW, Jpeg o Tiff che danno un controllo totale su molte variabili, come il bilanciamento del bianco, la gamma dinamica, l’esposizione e la tonalità colore. Le immagini Jpeg possono essere registrate secondo gli spazi colore sRGB o Adobe RGB, e l’applicazione Digital Photo Professional supporta gli spazi colore sRGB, Adobe RGB e Wide Gamut RGB. Il profilo colore ICC viene automaticamente inserito alle immagini RAW convertite in Tiff o Jpeg, per permettere una riproduzione più fedele dei colori nelle applicazioni software che supportano i profili ICC, come Adobe Photoshop. L’elaborazione dei vari parametri che hanno subìto modifiche viene eseguita contemporaneamente e non sequenzialmente, in modo da incrementare sostanzialmente l’efficienza quando si applicano numerose variazioni alla stessa immagine. (Canon Italia, via Milano 8, 20097 San Donato Milanese MI). A.Bor.

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ADDIRITTURA

UN CLASSICO P

rimo obiettivo macro equipaggiato con il motore di messa a fuoco automatica SWM (Silent Wave Motor) e l’efficace stabilizzazione VR (Vibration Reduction), l’odierno AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED è un disegno ottico ereditato da una lunga storia, scritta a partire dall’originario Nikkor 105mm f/2,5 (dal 1959!), autentico cavallo di battaglia di generazioni di fotografi, sia professionisti (soprattutto) sia non professionisti (non certo in subordine). A seguire, Micro-Nikkor 105mm f/4 dal 1974 e Micro-Nikkor 105mm f/2,8 dal 1984 (con versione UV Micro-Nikkor 105mm f/4,5 per fotografia in luce ultravioletta), ma anche AF DC-Nikkor 105mm f/2 D, con controllo defocusing della sfocatura collocata rispetto il soggetto principale, offerta anche in focale 135mm f/2 D; ma quella Micro-Nikkor è un’altra storia, ricca anche dei capitoli 55mm (successivamente 60mm) e 200mm. La particolarità della focale tele-macro 105mm ha sempre composto i tratti di un autentico fiore all’occhiello di un sistema ottico che nel corso del tempo ha stabilito numerosi primati e offerto fantastiche configurazioni. A ciascuno, se di questo si può anche scrivere, i propri ricordi: dal grandangolare 20mm f/3,5 UD (detto “padellone”; che compare in una delle Verifiche del mai dimenticato Ugo Mulas; succes-

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sivo l’originario Nikkor 21mm f/4 non retrofocus) al fantastico Micro-Nikkor 55mm f/3,5, dalla gamma degli esclusivi fish-eye (a partire dal fuori quota 6mm f/2,8) allo specialistico Medical 200mm, ai decentrabili PC-Nikkor 28mm e 35mm, ogni fotografo Nikon ha le proprie storie da raccontare (ammesso, ma non concesso, che ancora serva farlo).

ATTUALITÀ Ricordi a parte, che non sono solo inutili nostalgie, la cronaca tecnica sottolinea le prerogative che definiscono, qualificandolo, l’attuale AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED (Premio TIPA 2006, su questo numero da pagina 32). La più recente versione della classica focale tele-macro è rivolta sia alla fotografia tradizionale, con reflex 35mm, sia all’acquisizione digitale di immagini, con sensori formato Nikon DX. Costruttivamente, offre l’insieme delle più avanzate funzioni e tecnologie ottiche elaborate da Nikon. Prima di altro, si segnalano il

Nel sistema ottico Nikon, l’inconsueta focale 105mm, finalizzata anche all’inquadratura da distanza ravvicinata, è una costante di antica data. Oggi, il particolare disegno ottico viene interpretato in una configurazione tecnologicamente attuale: l’accomodamento dalle brevi distanze del più recente AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED è abbinato a particolarità di grande pregio, a partire dal sistema di stabilizzazione. Ma non è ancora tutto


trattamento Nano Crystal Coat, le lenti in vetro ED a basso (bassissimo) indice di dispersione e la messa a fuoco interna IF (appunto, Internal Focusing), che elimina la rotazione dell’elemento frontale durante l’accomodamento, agevolando l’impiego dei filtri polarizzatori e degli accessori direzionali e direzionati. Quindi, si debbono sottolineare le dotazioni dell’autofocus e della stabilizzazione ottica. Il motore SWM (Silent Wave Motor) assicura un autofocus veloce e silenzioso e la rapida commutazione tra messa a fuoco automatica e manuale. Mentre, a parità di altre condizioni fotografiche, il sistema VR (Vibration Reduction), perfezionato alla seconda generazione, identificata VRII, consente immagini nitide e ferme pur scattando/acquisendo con tempi di otturazione circa quattro volte più lunghi, ovverosia più lenti (nel campo da infinito a tre metri, equivalente al rapporto di riproduzione 1/30x). A questo proposito, va ancora (e sempre) sottolineato che gli effetti negativi dei piccoli movimenti dell’apparecchio fotografico risultano molto amplificati nelle riprese ravvicinate, e sono in grado di pregiudicare sensibilmente la nitidezza dell’immagine. L’inserimento della tecnologia di stabilizzazio-

IN CIFRE 23,20 gradi sul fotogramma fotografico 24x36mm 15,20 sul sensore ad acquisizione digitale di immagini Nikon DX (equivalente all’inquadratura della focale 157,5mm della fotografia 24x36mm) Costruzione ottica 14 lenti in 12 gruppi (con una lente in vetro ED e una lente con rivestimento Nano Crystal) A fuoco da 31cm (rapporto di riproduzione 1:1, al naturale) Scala diaframmi Da f/2,8 a f/32 In dotazione Copriobiettivo anteriore a molla 62mm (LC-62), copriobiettivo posteriore (LF-1), paraluce a baionetta (HB-38), custodia (CL-1020) Accessori opzionali Filtri a vite 62mm; Teleconverter AF-S TC-14E II, AF-S TC-17E II, AF-S TC-20E II (l’impiego dell’autofocus non è possibile; le funzioni VR e AE sono sempre disponibili) Diametro filtri 62mm Dimensioni e peso 83x116mm, 720g Angolo di campo

ne Nikon VR, per la prima volta adottata da un obiettivo Micro-Nikkor, amplia grandemente la versatilità dell’obiettivo, che può così accedere ai vantaggi offerti dall’assistenza VR contro il mosso involontario, ed essere efficacemente impiegato nella ripresa ravvicinata a mano libera. Inoltre, la dotazione VRII offre un’immagine stabile nel mirino, per una agevole e sicura composizione dell’inquadratura anche ai forti rapporti di ingrandimento. Ovviamente, l’AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IFED si avvale delle più sofisticate tecnologie ottiche Nikon: oltre al già annotato rivestimento Nano Crystal, che riduce drasticamente il flare, il tele-macro utilizza una lente in vetro ED, che minimizza l’aberrazione cromatica e

contribuisce ad elevati livelli di risoluzione e contrasto.

IN SINTESI Come già sottolineato, primo obiettivo macro con rapporto di riproduzione 1:1 (al naturale) provvisto di sistema Nikon di riduzione delle vibrazioni (VRII), il versatile AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2,8G IF-ED assicura sia utilizzi medio tele standard sia inquadrature ravvicinate a mano libera di alta qualità. Torniamo quindi alla configurazione IF di messa a fuoco interna, che mantiene invariate le dimensioni fisiche dell’obiettivo ed elimina la rotazione dell’elemento frontale. Oltre al consueto riferimento alla pratica utilizzazione di complementi ottici direzionali -sopra tutti, i filtri polarizzatori-, questa condizione agevola l’impiego

ottimale di ogni accessorio frontale della ripresa fotografica, tra cui i sistemi Flash macro Nikon Close-up Speedlight Commander Kit R1C1, Nikon Macro Close-up Speedlight Remote Kit R1 e Flash Remote Wireless SB-R200 (FOTOgraphia, febbraio 2006). Sulla focale medio tele 105mm, il rapporto di riproduzione 1:1, al naturale, si ha con la messa a fuoco da 31cm, che equivale a un ingombro di lavoro di circa 154mm, sia in autofocus, sia in messa a fuoco manuale. In ripresa fotografica tradizionale, su pellicola, e in acquisizione digitale di immagini, la configurazione del diaframma a nove lamelle, con regolazione circolare, rende più naturale la resa dei piani sfocati. (Nital, via Tabacchi 33, 10132 Torino). A.Bor.


L’altra metà del cielo Storia della fotografia al femminile econda edizione della Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia, con particolare punto di vista, che sottolinea un aspetto troppo spesso ignorato. Appunti per una storia della fotografia al femminile sintetizza un concetto che non deve far pensare ad atteggiamenti di rivendicazioni femministe. L’arte non ha sesso. Semmai, sottolineare le “differenze”, supposte, sarebbe mortificante proprio per le donne che hanno lasciato, e continuano a lasciare, impronte indelebili nell’evoluzione della fotografia come arte autonoma. Da metà giugno a metà settembre, l’edizione 2006 della Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia (trenta mostre; mille immagini esposte in spazi pubblici e privati) traccia una guida di “appunti”, sottolineati nell’enunciato, per metter in risalto un patrimonio di cultura e creatività che traspare dalla storia della fotografia internazionale, fin dagli albori e che, per oltre centocinquant’anni, ha imposto un modo spesso assolutamente diverso di vedere. Una storia della fotografia osservata da angolature diverse, che non mancherà di stupire per genialità e sensibilità, per innovativi atteggiamenti e libertà espressiva. In fotografia, le artiste donne sono state tante e bravissime, e oggi sono protagoniste delle più rilucenti sfaccettature di un diamante purissimo, la fotografia nelle arti visuali, che sta regalando galattiche avventure nell’universo dell’immagine.

S

■ Museo di Santa Giulia, via dei Musei 81b, 25121 Brescia. Dal 9 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 10,00-18,00.

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❯ Appunti per una storia della fotografia al femminile. A cura di Ken Damy, Giuliana Scimé e Mario Trevisan. Berenice Abbott, Laure Albin Guillot, Francis e Mary Allen, Eleonor Antin, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Lillian Bassman, Ruth Bernhard, Ilse Bing, Marilyn Bridges, Anne Brigman, Alice Boughton, Margaret Bourke-White, Claude Cahun, Julia Margaret Cameron, Maggie Cardelùs, Ghitta Carrell, Imogen Cunningham, Louise Dahl-Wolf, Madame D’Ora, Trude Fleischmann, Martine Frank, Jill Freedman, Gisèle Freund, Susan Friedman, Toto Frima, Christine Garcia Rodero, Nan Goldin, Annemarie Heinrich, Florence Henri, Gertrude Käsebir, Jaschi Klein, Barbara Kruger, Irina Ionesco, Graciela Iturbide, Lotte Jacobi, Dorothea Lange, Annie Leibovitz, Hellen Levitt, Dora Maar, Mari Mahr, Anna Pisula Mandziej, Sally Mann, Mary Ellen Mark, Lee Miller, Lisette Model, Lucia Moholy, Sarah Moon, Barbara Morgan, Shirin Neshat, Orlan, Bettina Rheims, Leni Riefenstahl, Ernestine Ruben, Shinako Sato, Sara Saudekova, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Ema Spencer, Elisabeth Sunday, Kariin Szekessy, Joyce Tenneson, Deborah Turbeville, Toni Von Haken, Eva Watson-Schütze, Dorothy Wilding, Francesca Woodman, Cui Xiuwen. ❯ Perfume de mujer - Fotografia messicana. A cura di Giuliana Scimé, assistente Eliseo Barbàra. Tina Modotti, Lola Alvarez Bravo, Mariana Yampolsky, Flor Garduño, Daniela Rossell. ❯ Patrizia della Porta: 30 immagini di architettura. A cura di Fabio Castelli. ❯ Nel silenzio di una storia.

A cura di Gigliola Foschi. Destiny Deacon, Anna Gaskell, Jitka Hanzlova, Hannah Starkey. ❯ Il mondo dell’arte. A cura di Massimo Minini. Elisabetta Catalano, Nanda Lanfranco. ❯ Contempor’art. A cura di Massimo Minini, Alberto Peola e Valerio Tazzetti. Piccolo Miglio in Castello, Brescia. Dal 9 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 10,0013,00 - 14,00-18,00. Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Candida Höfer, Karen Knorr, Paola De Petri, Sophy Rickett, Daniela Rossell, Sandy Skoglund. ❯ Nuove generazioni. A cura di Mauro Corradini, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). Sala dei Santi Filippo e Giacomo, via delle Battaglie 61, 25122 Brescia; 030-43018. Dal 12 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,30-19,30. Alessandra Arnò, Elena Carozzi, Serena Gallini, Valeria Necchi, Serena Porrati, Ilaria Turba. ❯ Collezione privata. A cura di Paolo Clerici e Ken Damy. Museo Ken Damy di Fotografia Contemporanea, corsetto Sant’Agata 22, Loggia delle Mercanzie, 25122 Brescia; 030-3750295, fax 030-45259; www.museokendamy.com, info@museokendamy.com. Dal 10 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,30,19,30. Berenice Abbott, Colette Alvarez Bravo, Lola Alvarez Bravo, Lillian Bassman, Vanessa Beecroft, Lynn Bianchi, Lynn Butler, Julia Margaret Cameron, Michelle Campbell, Monica Carocci, Pamela De Marris, Diana & Marlo, Trude Fleischmann, Barbara Forshay, Susan Friedman, Toto Frima, Flor Garduño, Nan Goldin, Florence Henri, Candida Höfer, Irina Ionesco, Connie Imboden,

Graciela Iturbide, Annie Leibovitz, Erika Lennard, Raffaella Marinello, Cindy Marler, Ruth Gilbert Mayerson, Manuela Metelli, Tina Modotti, Galina Moskaleva, Shirin Neshat, Eleonora Olivetti, Lieve Prins, Bettina Rheims, Ursula Richter, Leni Riefenstahl, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Connie Sullivan, Vee Speers, Elisabeth Sunday, Joyce Tenneson, Mariagrazia Toderi, Naomy Toki, Mariana Yampolsky, Khristina Ziach. ❯ Flor Garduño. A cura di Ken Damy. Aab - Associazione Artisti Bresciani, vicolo delle Stelle 4, 25122 Brescia; 030-45222. Dal 10 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,30-19,30 (chiusura estiva dal Primo al 17 agosto). ❯ Maggie Cardelùs: Sculpture for a Farmer Church. A cura di Silvana Turzio. Chiesa di San Zenone all’Arco - Ucai, vicolo San Zenone 1, 25122 Brescia; 03045551. Dal 10 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,30-19,30. ❯ Immagini nell’Università - Tre visioni al femminile. A cura del Laboratorio di organizzazione di eventi artistici dello Stars, tenuto da Piero Cavellini. Università Cattolica, via Trieste 17, 20121 Brescia. Dal 9 giugno al 14 settembre; lunedì-venerdì 10,00-18,00 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto). Paola di Bello, Armida Gandini, Alessandra Spranzi. ❯ Gruppo Quanta. A cura di Yves Chaineaux. Laba - Libera Accademia di Belle Arti, via Don Vender 66, 25127 Brescia; 030-380894. Dall’8 giugno al 14 settembre; lunedìvenerdì 9,00-19,30, sabato 9,30-12,30 (chiusura estiva dal 7 al 19 agosto). Nicole Heywang, Chantal Pinosa, Maryse Pinsar, Vicky Roux.


(chiusura estiva dal Primo al 31 agosto).

BERENICE ABBOTT

❯ Francesca Woodmann. A cura di Massimo Minini. Massimo Minini, via Apollonio 68, 25128 Brescia; 030383034. Dall’8 giugno al 14 settembre; lunedì-venerdì 10,30-19,30, sabato 15,3019,30 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto).

❯ Elaine Ling: Stones east and west. A cura di Ken Damy. Ken Damy Fine Art, corsetto Sant’Agata 22, Loggia delle Mercanzie, Cortile interno, 25122 Brescia; 0303750295, fax 030-45259; www.polimedia.it/kendamy, kendamy@tin.it. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,30-19,30.

❯ Barbara Forshay: Tra pittura e fotografia. A cura di Ken Damy. Galleria delle Battaglie, via delle Battaglie 69a, 25122 Brescia; 030-3759033. Dall’8 giugno al 14 settembre; lunedì 16,00-19,30, martedì-sabato 10,00-12,00 16,00-19,30 (chiusura estiva dal 24 luglio al 31 agosto).

❯ Lieve Prins: Touch. A cura di Ken Damy. Atelier degli Artisti, via delle Battaglie 36b, 25122 Brescia; 030-3753027. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 15,3020,00 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto).

❯ Martine Franck e Florence Henri: Ritratti. A cura di Chiara Fasser. Galleria dell’Incisione, via Bezzecca 4, 25126 Brescia; 030-304690. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-domenica 17,0020,00 (chiusura estiva dal 26 luglio al 31 agosto).

❯ Alma Davenport: Polaroid. A cura di Paolo Clerici. Associazione Culturale La Parada, via Milano 64, 25126 Brescia. Dall’8 giugno all’8 settembre; lunedì-venerdì 19,00-21,00 (chiusura estiva dall’8 luglio al 20 agosto).

❯ Galina Moskaleva e Toto Frima: Due differenti autobiografie. A cura di Lorenzo Merlo. Immagina di stile, via San Faustino 28, 25122 Brescia; 030-3774503. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-sabato 15,00-19,00

❯ Donnamadrebambina. Visioni e immagini di dieci artiste scelte con Annalisa Portesi. A cura di Piero Cavellini e Annalisa Portesi. Nuovi Strumenti, Piazza Tebaldo Brusato 2, 25121 Brescia; 030-3757401. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedìsabato 15,30-19,30 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto). Catalogo in galleria. Elena Arzuffi, Annalisa Cattani, Paola di Bello, Barbara Faessler, Armida Gandini, Silvia Lenvenson, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin, Liliana Moro, Cristina Pavesi. ❯ Paola Pansini: Introspezione. A cura di Martina Cavallarin e Gianpaolo Paci. Paci arte contemporanea, via Cattaneo 20b, 25121 Brescia; 030-2906352. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-venerdì 10,30-13,00 - 16,00-20,00, sabato 10,3018,00 (chiusura estiva dal 13 al 27 agosto). ❯ Armida Gandini: Rane in pancia. A cura di Fabio Paris. Fabio Paris Art Gallery, via Monti 13, 25121 Brescia; 030-3756139. Dall’8 giugno al 14 settembre; lunedì-sabato 15,00-19,00; dal Primo al 31 luglio lunedì-venerdì 15,00-19,00 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto). ❯ Manuela Carrano e Francesca Galliani: Il corpo umano come metafora. A cura di Giuliana Scimé. Primo’s Gallery, via Trieste 10d, 25121 Brescia; 030-

2404183. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-sabato 10,00-12,30 - 16,0019,30 (chiusura estiva dal 15 luglio al 31 agosto). ❯ Femminile, singolare. A cura di Paola Nicita. Reali Arte, via Pietro Marone 13, 25124 Brescia tel. 03046042. Dall’8 giugno al 14 settembre; mercoledì-sabato 15,3019,00 (chiusura estiva dal Primo al 31 agosto). Anne-Clémence de Grolée, Oksana Shatalova & Alla Girik, Yi Zhou. ❯ Ri-trattare. A cura di Sarenco. Sbac - Studio Brescia, via Milano 107, 25126 Brescia; 030-313888. Dall’8 giugno al 14 settembre; martedì-venerdì 15,00-19,00. Paola Mattioli, Patrizia Guerresi, Monica Biancardi, Almagul Menlibayeva. ■ Ancora: Eventi simultanei, Eventi collaterali, Spazi alternativi, Attorno alla Biennale, Workshop, Serate e Visione portfolio. Biennale Internazionale di Fotografia di Brescia 2006: Appunti per una storia della fotografia al femminile. Direttore artistico Ken Damy. Museo Ken Damy di Fotografia Contemporanea, corsetto Sant’Agata 22, Loggia delle Mercanzie, 25122 Brescia; 0303750295; www.museokendamy.com, info@museokendamy.com.

A seguire 60 Poesia del calcio 60 Occhio di regista 61 Tradizioni antiche 61 Terra di Bari e dintorni 61 Fugaci istanti irripetibili 62 Riguardo le città 62 Fotografie sul campo 62 Uomo e società

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ome dovere, il richiamo all’allestimento romano della selezione di immagini sul calcio di Marco Anelli presenta una bella immagine di Francesco Totti, idolo della Capitale (quantomeno della fazione giallorossa), isolato sul terreno di gioco. Allo stesso momento, questa inquadratura esprime il senso complessivo delle immagini che compongono la mostra: diverse dalla canonica raffigurazione dello sport, e riprese, diciamolo così, di lato. Presentata in prima nazionale quattro anni fa, in occasione dei mondiali d’Oriente (FOTOgraphia, aprile 2002), la selezione si ripropone oggi, nella coincidenza con l’analogo imminente appuntamento

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Poesia del calcio Visione laterale di Marco Anelli tedesco. Come appena sottolineato, Il calcio di Marco Anelli non risponde ai canoni della prosa; questa fotografia è altro. Confermando la nostra originaria visione, è soprattutto poesia. «I fatti, gli avvenimenti, i risultati e i gesti atletici sono altrove: in assoluto non li troviamo in questa selezione, nella quale impera l’interrogativo dell’autore, che diventa interrogativo (e risposta?) dell’osservatore. [...] Marco Anelli esalta invece l’immagine dei soggetti, presentati come moderni eroi e

miti, dei quali l’attenta mediazione fotografica [...] sottolinea la potenza mediatica delle gesta, capaci di emozionare e trascinare migliaia di tifosi. Insieme alla grinta e sofferenza che sostengono l’atleta nel dualismo con l’avversario, Marco Anelli ha dato forma e

visibilità alla concentrazione e alle tensioni della partita, autentiche e inviolabili protagoniste di una fotografia capace di estetizzare la poesia della vita: di sport, in questo caso». Marco Anelli: Il calcio. A cura di Giovanna Calvenzi. Cinecittàdue Arte Contemporanea, Centro Commerciale Cinecittàdue, viale Togliatti 2, 00173 Roma; 06-7220910, fax 06-7220891; direzione@cinecittadue.com. Dal 6 maggio al 30 luglio; lunedìsabato 10,30-19,30. Monografia pubblicata da Federico Motta Editore (2002): a cura di Giovanna Calvenzi, testo di Lucio Dalla; 144 pagine 24x34cm, cartonato con sovraccoperta; 55,00 euro.

Colto e raffinato occhio di regista L’espressione fotografica di Wim Wenders (con film)

nnota Wim Wenders, uno dei più acclamati registi contemporanei, assiduo frequentatore della fotografia: «I luoghi hanno memoria. Ricordano tutto. Il ricordo è inciso nella pietra. È più profondo delle acque più profonde. È come sabbia delle dune, che si sposta di continuo». Da cui, si estraggono riferimenti espliciti e dichiarati a “memoria”, “pietra”, “profondo” e “sabbia (che si sposta)”. Sessanta fotografie distribuite in un arco di vent’anni, che il regista tedesco considera rappresentative della propria visione, sono allestite in una imponente mostra, che a Roma segna la sua prima tappa europea, che probabilmente rimarrà anche l’unica. La

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straordinaria scenografia di Wim Wenders. Immagini dal pianeta Terra si avvale di ingrandimenti di grandi dimensioni, che arrivano anche a cinque metri di lunghezza e si combina con proiezioni cinematografiche serali: film dello stesso regista o di autori affini, per la rassegna Wim Wenders e gli amici americani, curata da Stefano Della Casa. Come è noto, a partire dalle rilevazioni visive per le location di Paris, Texas (1984), durante i propri viaggi, Wim Wenders porta con sé la macchina fotografica (spesso

a inquadratura panorama e panoramica), con la quale registra momenti e paesaggi significativi, che colpiscono in modo forte e profondo il suo occhio allenato. Le fotografie in mostra alle Scuderie del Quirinale sono visioni che scardinano le logiche del paesaggio, la normale scala degli eventi, e regalano all’osservatore attento e stupito momenti di assoluta ricchezza visiva. Le fotografie raffigurano sempre un mondo spoglio, quasi privo di presenza umana, distante, per creare visioni di natura incontaminata o pae-

saggi dove le tracce dell’uomo sono fin troppo evidenti. Wim Wenders. Immagini dal pianeta Terra. Mostra e rassegna cinematografica. Scuderie del Quirinale, via Ventiquattro maggio 16, 00187 Roma; 06-39967500; www. scuderiequirinale.it. Dal 13 luglio al 27 agosto; 17,0024,00. Catalogo pubblicato da Contrasto. ❯ Ogni sera, alle 21,00, proiezione di un film della rassegna cinematografica Wim Wenders e gli amici americani, a cura di Stefano Della Casa.


Tradizioni antiche Che sopravvivono ai cambiamenti upramonte di Oliena, maggio. Il pastore raduna il gregge e dà inizio ai gesti rituali di Su tusòrju. Rito antico, inintaccato dagli sconvolgimenti del tempo, la tosatura pone fine alla solitudine del pastore, che ora ritrova l’abbraccio della comunità. L’intero paese freme, come ammaliato dalle segrete, antichissime ritmiche dei campa-

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Terra di Bari e dintorni Uno scatto per l’economia del territorio oncorso internazionale di fotografia BariPhotoCamera, promosso dalla Camera di Commercio del capoluogo pugliese, che si propone come Uno scatto per l’economia della terra di Bari. 20.000,00 euro all’unico vincitore (!), mostra e catalogo. Alla fotografia si chiede di documentare il complesso momento storico vissuto dalle piccole e medie imprese

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baresi, in una interpretazione che combini arte e creatività, testimonianza e partecipazione, presente e proiezione verso il futuro (immediato, come anche prossimo). In un momento di economia sempre più globalizzata, il territorio barese sottolinea una particolare personalità produttiva, in efficace connubio tra la tenace custodia delle proprie tradizioni di impresa

e le spinte innovative. A selezionare le fotografie, una autorevole giuria internazionale, della quale fanno parte Gabriel Bauret, Giovanna Calvenzi, Marilena Di Tursi, Clara Gelao, Gianni Berengo Gardin, Nikos Economopulos, Oscar Iarussi, Antonella Marino e Ferdinando Scianna. Termine di partecipazione 22 settembre. BariPhotoCamera, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, corso Cavour 2, 70121 Bari; www.bariphotocamera.it, bariphotocamera@ba.camcom.it.

Fugaci istanti irripetibili Di città in sospeso (e attesa) rosegue la serie Racconti di donne, dedicata a figure femminili nel mondo dell’arte, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo di Padova con la collaborazione del Centro Nazionale di Fotografia. La città visibile è il risultato di una lunga ricerca fotografica di Giuliana Mariniello sulle recenti mutazioni del paesaggio urbano a Roma. La città contemporanea viene sempre più caratterizzata da una dimensione in cui l’artificio e

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l’illusione visiva si sovrappongono alla realtà urbana, come aveva già profetizzato Italo Calvino in Marcovaldo e nelle Città invisibili, a cui si richiama il titolo. Attraverso una visione ironica o surreale, con immagini pubblicitarie collocate su bus e tram, manifesti su facciate di palazzi in ristrutturazione, l’autrice sottolinea il rapporto insolito e sorprendente che si instaura tra la città reale e quella dell’effimero pubblicitario: un volto di donna che sembra

nacci nascosti nelle campagne; si radunano gli amici nei bar, si fissano le date, si misura con fierezza il frutto della passata stagione dalla consistenza del gregge. La serie fotografica di Matteo Monti, racconta di un giorno che sembra non aver mai fine. La luce e le nuvole del mattino rivelano i volti dei primi arrivati, cui ne seguono altri, ciascuno intento a un compito preciso. Da ultime, fanno il proprio ingresso nel recinto le pecore, chiuse in cerchio dalla veglia inesorabile dei cani; tra le pietre si rincorre insopportabile l’eco dei belati. La tosatura non è solo una necessità. È un irrinunciabile momento collettivo. Matteo Monti: Su tusòrju. Spazio Ugo Mulas per la fotografia, Agriturismo La Razza, via Monterampino 6, 42100 Canali di Reggio Emilia, 0522-599342. Dal 2 giugno al 29 luglio; mercoledìdomenica 11,00-23,00. dissetarsi a una fontana, un Concorde che attraversa un cielo inesistente. Misteriose figure in un gigantesco e accattivante mondo di carta, che sempre più irrompe nel nostro mondo reale. E di questi fugaci istanti, caratterizzati da combinazioni apparse e scomparse nei luoghi culto della Capitale, può rimanere solo traccia e memoria fotografica. Giuliana Mariniello: La città visibile. A cura di Enrico Gusella; direzione della mostra Alessandra De Lucia. Galleria Sottopasso della Stua, largo Europa, 35137 Padova. Dal 27 maggio al 24 giugno; lunedì-sabato 11,00-13,00 - 15,00-19,00.

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Riguardo le città

MICHELE NASTASI

Ciclo di mostre sul paesaggio urbano

aesaggi urbani che cambiano rapidamente e dei quali spesso non resta altra memoria, se non quella fotografica. Riguardo le città è un ciclo di mostre fotografiche a

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cura di Polifemo sul tema della rappresentazione della città. Se si pensa al territorio come a una entità amministrativa e all’ambiente come a una dimensione biologica, allora il paesaggio è sia un luogo sia una forma di identità: ovvero la somma di natura e memoria. E le aree urbane sono quindi il nostro habitat naturale, sono il paesaggio in cui viviamo, che

Fotografie sul campo Concorso per prodotti Peli in azione isogna guardarsi attorno, pronti a documentare l’uso delle valige e torce Peli in situazioni reali, come testimoniano gli esempi riportati alla homepage del sito www.peli.com, sul quale sono riportati i termini completi del particolare Concorso fotografico. Foto Peli 2006 è rivolto a fotografi professionisti e non professionisti, cui si richiedono immagini che includano

uno o più prodotti Peli (valige e pile), chiaramente visibili e riconoscibili. Compilato e firmato il formulario di iscrizione (dal sito www.peli.com), si possono inviare file digitali Jpeg di 2Mb di almeno 300dpi o stampe a colori di formato minimo 13x18cm. Sono gradite fotografie realistiche dei prodotti usati sul posto di lavoro: per esempio, le torce impiegate in aree pe-

ersonale dell’artista egiziano Moataz Nasr, classe 1961. L’insieme di Entrapment conferma la sensibilità e maturità di riflessione sul delicato rapporto individuo-società. Cogliendo elementi di universalità dal proprio vissuto quotidiano, l’autore affronta in modo compiuto e intenso gli aspetti del potere manipolativo dei mass media, delle tradizioni,

della riconoscibilità deformata dell’individuo di fronte al potere delle immagini. The Illusion è una installazione video progettata appositamente per questo spazio espositivo. Come a rappresentare le diverse culture del mondo, tredici gatti guardano immobilizzati e attoniti l’ombra enorme, proiettata sul muro, di una minuscola lisca di pesce. La struttura compositiva del lavoro richiama alla mente Tabla, l’opera esposta dall’artista alla Biennale di Venezia del 2003. Quindi, la sezione Insecure presenta cinque grandi stampe fotografiche, realizzate con una particolarissima tec-

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quotidianamente e istintivamente trasformiamo per facilitare i nostri nuovi bisogni. Riguardo le città dà spazio e visibilità a lavori di documentazione e ricerca svolti con lo specifico intento di prendere coscienza del proprio territorio attraverso la fotografia e prevede sei mostre personali fino a giugno. Dopo Rivedute italiane (2001-2004) di Massimiliano Foscati, Olimpia (Torino)

di Fulvio Bortolozzo, Genova di Antonietta Corvetti e La città (im)probabile (Città di Castello) di Marcello Volpi: ❯ Michele Nastasi: Geografie visive (Milano). Dal 25 maggio all’8 giugno. ❯ Piccolo Gruppo Lento: Tu sei qui (Venezia). Dal 15 al 25 giugno. Riguardo le città. Fabbrica del Vapore, via Luigi Nono 7, 20154 Milano. Associazione Culturale Polifemo; 0236521349, www.polifemo.org; info@polifemo.org. Lunedì-venerdì 10,00-18,00, sabato su appuntamento.

ricolose o installazioni industriali, in incendi o salvataggi, in situazioni critiche delle forze di sicurezza, come anche le valige al seguito di missioni fotografiche, cinematografiche o televisive, all’aria aperta. Si possono anche realizzare inquadrature evocative, con grandi scenari, in località esotiche. In palio oltre cinquecento prodotti, con graduatoria a scalare. Termine di partecipazione 30 settembre. Peli Products SA; 0034-934674999, fax 0034-934877393; www.peli.com.

Uomo e società In espressioni fotografiche d’arte nica di impressione a sole. Il negativo viene trasportato su carta da disegno emulsionata ed esposto al sole; successivamente la fotografia viene lavorata anche con elementi chimici industriali. Ancora avanti, The Water (2002), seconda installazione video, concettualmente ed esteticamente affine a Insecure. In chiusura, Man Made: una nuova installazione di sculture a muro e di dittici fotografici. Qui l’indagine del-

l’artista si sposta sul piano politico, sottolineando l’incapacità dell’uomo a rapportarsi in modo concreto e attivo al sistema politico e statale. Moataz Nasr: Entrapment. Galleria Continua, via del Castello 11, 53037 San Gimignano SI; 0577-943134, fax 0577-940484; www.galleriacontinua.com, info@continu@tin.it. Dal 20 maggio al 2 settembre; martedì-sabato 14,00-19,00.


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Ben Shahn, litografo, pittore, fotografo (o viceversa), nasce a Kovno, in Lituania, nel 1898 (dodici settembre), in una famiglia ebrea di falegnami e intagliatori di legno. Muore a New York nel 1969 (quattordici marzo). In mezzo, ci sta un’intera vita dedicata a sostegno degli ultimi e degli indifesi. La famiglia di Ben Shahn emigra negli Stati Uniti nel 1906, e si stabilisce a New York. Dal 1913 al 1917 (dicono le biografie), il giovane Ben Shahn lavora come apprendista litografo a Manhattan. Frequenta una scuola serale a Brooklyn, studia biologia; nel 1923 entra alla National Academy of Design e inizia una carriera artistica mai piegata al mercimonio del mondano e del conforme. Nel 1925 si sposta in Europa, e vive quattro anni a Parigi. Tornato a New York nel 1929, fino al 1931 condivide l’appartamento con Walker Evans, al Greenwich Village, e frequenta il suo studio a Cape Cod. È Walker Evans che lo introduce al mestiere, e Ben Shahn è attratto dalla fotografia “colta di sorpresa” teorizzata da Henri Cartier-Bresson. Per Ben Shahn, i diritti inalienabili di tutti gli uomini e non soltanto di alcuni, sono «il godimento della vita e della libertà, della fine dell’ingiustizia e la ricerca della felicità» (JeanFrançois Collange, Teologia dei diritti umani; Queriniana, 1991).

MESSA A FUOCO DEL REALE Nel 1929 esplode la crisi economica più profonda e più lunga della storia del capitalismo. Il crollo americano si diffuse in tutto il mondo e aprì un intero decennio di depressione dei consumi e delle libertà sociali. Sotto la spinta del presidente Franklin Delano Roosevelt, viene fondata la Farm Security Administration, una sezione istituzionale che si sarebbe dovuta occupa-

BEN SHAHN

re di poveri, di disoccupati, di emarginati; l’FSA gettò le basi della fotografia sociale, e in pochi anni archiviò più di centosettantamila immagini di un pezzo d’America, quello più inviso, più miserabile, più sconosciuto, che andava a smentire l’apologia del lieto fine, architettata dalla fabbrica hollywoodiana delle illusioni.

vi: o perché mi piacciono con molta intensità certi avvenimenti, cose o persone, o perché altri mi dispiacciono con altrettanta intensità» (L’occhio fotografico di Ben Shahn; Mazzotta, 1979). All’interno della FSA, Ben Shahn ha rappresentato una corrente quasi solitaria, di taglio comunardo, rispetto al modo di

«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Genesi; 2,16 e 2,17) Ben Shahn fu tra i primi ad essere contattato dalla FSA. Insieme a Walker Evans e Dorothea Lange mostrò lo sguardo più radicale della fotografia d’impegno civile. Il suo modo di raccontare per immagini è caratterizzato da una grande apertura umanista, ed è proprio nella libertà della narrazione degli ultimi che si manifesta la sua profonda conoscenza dei problemi e dei rapporti di classe. Così Ben Shahn, nel 1944, sulle esperienze con la FSA: «Cercavamo di presentare l’ordinario in modo straordinario. Ma quello è un paradosso, perché l’unico aspetto straordinario era quell’essere così ordinario. Mai nessuno prima aveva fatto questo coscientemente. Ora la chiamano fotografia documentaria, che sarà anche giusto [...]. Noi ci limitavamo a fare fotografie che gridavano di essere fatte». Più tardi, nel 1946, chiarì ulteriormente il suo pensiero: «Sono un pittore o un fotografo sociale. Dipingo o fotografo per due moti-

pensare e operare di quasi tutti gli altri autori, che orientavano il proprio lavoro verso una visione sociologica e riformista. Ben Shahn conosceva profondamente la grande pittura messicana. Era stato amico e collaboratore di Diego Rivera, con il quale, nel 1933, lavorò al murale Man at the Crossroads del Rockefeller Center, subito contestato dai committenti. Negli anni di permanenza con la FSA (1935-1938), scattò oltre seimila immagini degli Stati del Sud e del Middle West. Restano una testimonianza profonda della fotografia come strumento d’azione sul sociale, documento indelebile di una trasparenza storica della menzogna e del dominio che continua a partorire freaks sottoproletari. Ben Shahn è stato anche uno dei protagonisti della grande battaglia per i diritti civili combattuta in difesa di (Nicola) Sacco e (Bartolomeo) Vanzetti negli anni 1931 e 1932, ingiustamente accusati di rapina e omicidio e

condannati a morte in un processo farsa. Sono suoi, infatti, i migliori manifesti sui due anarchici bruciati, innocenti, sulla sedia elettrica. L’opera pittorica contiene tracce evidenti del suo lavoro fotografico, ma Ben Shahn riesce a dirottare su segni diversi e collocare la propria creatività oltre l’origine del saccheggio. Il lituano ha rifiutato il ruolo di intellettuale organico a qualunque cosa, tuttavia si è chiamato fuori anche dai detentori dei saperi e ha decontestualizzato i generi dai quali è partito, per affabulare altre realtà sganciate da ordini e gerarchie istituzionali. Non ha chiesto la riforma dell’arte dominante, ma il rovesciamento dell’ordine costituito.

L’OCCHIO UMANISTA DI UN ERETICO [Questo scritto è apparso, in modo piuttosto diverso, nel nostro libro Contro la fotografia. Il linguaggio ammaestrato delle scimmie e l’incendio dell’impero dei codici (L’Affranchi, 1996) e nella recente riedizione Contro la fotografia della società dello spettacolo. Critica situazionista del linguaggio fotografico (Massari, 2006)]. L’occhio umanista di Ben Shahn è meno “orbo” o “tonto” di quanto certi critici hanno scritto sulle riviste-arredamento: uno studio non affrettato delle sue immagini fa conoscere la particolarità delle sua tecnica di ripresa, la singolarità della inquadratura, la messa a fuoco del reale sparato contro la falsità e l’impostura della liturgia esistenziale. Le fotografie di Ben Shahn calano l’autore all’interno di quanto ha fissato sulla pellicola. Le sue attenzioni sono in massima parte per la gente di colore (sostanzialmente trascurata o evitata dagli altri fotografi della FSA, a parte Gordon Parks), e nessuno è riuscito a comunicare, come ha fatto Ben

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Shahn, lo stato di estrema povertà dei “Cotton Pickers” (raccoglitori di cotone) e degli “Sharecroppers” (mezzadri). I suoi gruppi o ritratti singoli raccontano anche una fierezza, una solidarietà, un distacco antagonista della popolazione nera in rapporto a quella bianca. «La visione di Ben Shahn era solo apparentemente semplice e diretta» (Davis Pratt). Si è detto molto del suo metodo di ripresa. Ben Shahn si avvicinava ai soggetti, e senza alzare la macchina all’occhio scattava di sorpresa per cogliere l’ordinario, il calore del vero. Sulla Leica aveva montato un mirino a novanta gradi, ad angolo retto, che gli permetteva di puntarla sui soggetti senza che questi se ne accorgessero, riuscendo così a fabbricare dei ritratti, in apparenza semplici, che vanno oltre le facili istantanee. A leggere

in profondità i suoi iconemi o le sue iconografie, molti risultano forti, abrasivi, eversivi, e vanno a descrivere una deriva fotografica di grande bellezza ereticale.

L’OCCHIO DELLA FOTOGRAFIA UMANISTA Lo sguardo diretto di Ben Shahn entrava negli angoli del quotidiano e la sua tecnica di rapina era dissipata ovunque: dall’auto in movimento, in interni, per la strada; certi tagli dei soggetti (teste mozzate, inquadrature sbilenche, ravvicinamenti “passionali”) esprimono una scrittura fotografica che segna forse il punto politico più alto dell’intero archivio FSA. Quello che più interessava a Ben Shahn era la caduta della spontaneità, il congelamento immediato di un avvenimento banale, consueto, della vita comune. «Per lui la fotografia era una forma espressiva grande e

valida [...]. Credeva nella fotografia usata per documentare [...]. Credeva molto nel potere della fotografia di scoprire e rivelare» (Bernarda B. Shahn, moglie di Ben Shahn). Ciò che colpisce nella lettura delle immagini di Ben Shahn è il profondo senso libertario con cui il fotografo si è accostato a un sottomondo di diseredati e ha dato loro la regalità di uomini in lotta per la sopravvivenza. Ben Shahn ha prodotto una fotografia d’arte inconsumabile e soppresso l’idea stessa di consumo. Ha espresso un’iconografia della deriva, che ha fatto dei paesaggi dell’anima bella i non-luoghi delle passioni resuscitate sulla riscoperta della fantasia restituita all’etica eidetica di un’infanzia indimenticata. Si tratta di un’estetica di spiazzamento, di decontestualizzazione e riutilizzo creativo del linguaggio

fotografico, che si pone fuori o al lato dell’incatenamento dai saperi dominanti; e nell’espressione delle differenze emerge una pratica della libertà come diritto universale dell’umanità in cammino per la conquista del proprio destino. La dinamica della dissidenza, dell’alterità, che è al fondo del fare-fotografia di Ben Shahn, anche se non è enunciata o gridata in questo modo, segna l’ingiustizia, l’oblio, il disprezzo dei potenti per i diritti umani e afferma che la libertà degli uomini non sarà mai tanto libera finché, da qualche parte del mondo, un solo uomo soffre miseria e fame. La Fotografia, quando è grande, può dunque rubare la felicità dall’albero della conoscenza e figurare l’immaginale liberato dell’insieme sociale. Pino Bertelli (30 volte marzo 2006)

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FOTOgraphia 121 maggio 2006 by FOTOgraphia - Issuu