OSSIER PIEMONTE L’INTERVENTO.........................................13 Ferruccio Fazio Benito Benedini
PRIMO PIANO
POLITICHE GIOVANILI.......................68 Giovanna Meloni GIOVANI E IMPRESA ..........................72 Jacopo Morelli
IN COPERTINA......................................46 Mariella Enoc
QUOTE ROSA.........................................76 Mara Carfagna Lella Golfo
POLITICA ECONOMICA .....................22 Roberto Cota Massimo Giordano Giorgio Felici Giorgio Guerrini Luigi Marino
LA RIFORMA DEL COMMERCIO ....82 William Casoni Renato Viale Antonio Carta Giovanni Cobolli Gigli
STRATEGIE PER LE PMI...................34 Giuseppe Tripoli Raffaello Vignali IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI .........42 Osvaldo Napoli ESTERI ....................................................46 Franco Frattini Enrico La Loggia UNITÀ D’ITALIA ...................................54 Le celebrazioni in Piemonte
ECONOMIA E FINANZA MERCATO DEL LAVORO ..................58 Claudia Porchietto Gianfranco Carbonato Giovanna Ventura Andrea Launo
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FOCUS CUNEO .....................................92 Alberto Valmaggia Nicoletta Miroglio Domenico Massimino Vittorio Sabbatini Luca Colombatto CONFINDUSTRIA...............................106 Fabio Ravanelli Marco Giovannini Marilena Bolli IMPRENDITORI DELL’ANNO ..........112 Lilli Bertone e Marco Filippa, Debora Paglieri, Luigi Lamanna, Stefano Quercetti, Amilcare Merlo, Antonio Astorino, Andrea Strini, Fulvio Buffa, Marco Grizzi, Mauro Meliga, Valter e Alessandro Monticone, Vittorio Micelli, Andrea Robasto, Franco Campidonico, Rossano Tellone, Luciano Faccin, Matteo Prina Mello, Stefano Zaveri, Augusto Geminiani, Stefano Bonino, Bruno Scanferla, Marco e Andrea Brusa, Mauro Ferrari, Adriano Sarazzi, Fabio Valerio Cascio, Giuseppe Migliasso, Fabio e Maurizio Graglia, Sergio Ottinetti, Mario Maccone, Donato Linzalata, Marco Manera, Guido Rinaudo, Riccardo Stefani, Paolo Masso, Gerardo Porzio, Pier Mario Cornaglia, Fabrizio Pesce, Pier Paolo Papa, Umberto Delgrosso, Massimo Derossi, Giovanni Germano, Gianluca Meschi
MERCATO DELL’AUTO....................210 Paolo Ghinolfi Maurizio Lazzaroni Zentrum Alessandria IL SETTORE TESSILE.......................218 Giuseppe Sciumè Attilio Reggiani Andrea Casalini Roberto Mancini Francesca Bozzo Lino Cigolini Marco Rinaldi Giovanni Basso Chiara Bonino IL SETTORE CALZATURIERO ......236 Alessandra Capra ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE.....238 Giordano Lucato SICUREZZA DEI MATERIALI .......240 Carlo Gorrino RICERCA PER L’IMPRESA ............242 Franco Lico STRUMENTI INNOVATIVI ..............244 Claudio Bistolfi TECNOLOGIE .....................................246 Antonino Rizzari Fabrizio Re Sandro Rapisarda, Maurizio De Luca e Carlo Sau CONSULENZA ...................................252 Luigi Pozza Attilio Mercalli FINANZA...............................................258 Marco Rossi Emilio Girino FISCO E TRIBUTI ..............................262 Giovanni Ansaldi Ruggero Ravazzotti EVENTI..................................................266 Fabrizio Bellone
Sommario LOGISTICA E TRASPORTI ..............314 Silvio Valanca Ferruccio Berutti APPALTI ................................................319 Sergio Santoro Barbara Bonino Giuseppe Provvisiero Alessandro Cherio IMMOBILIARE ....................................332 Vittorio Risso PRODOTTI ALIMENTARI ................270 Maria Grazia Tagliabue Umberto Sacchi TRADIZIONI ITALIANE ....................274 Franco Thedy ENOLOGIA............................................276 Riccardo Capetta
AMBIENTE ED ENERGIA MOBILITÀ SOSTENIBILE...............280 Stefania Prestigiacomo Lorenzo Bertuccio Mauro Forghieri IMPRENDITORI DELL’ANNO ........288 Gianluca Toso e Yanez Dalle IL MERCATO DELL’ENERGIA.......292 Riccardo Caraglio PierPaolo Carini RISPARMIO ENERGETICO ............296 Gabriele Poggi SERVIZIO IDRICO INTEGRATO....298 Paolo Romano RACCOLTA RIFIUTI .........................302 Massimo Armando
TERRITORIO INFRASTRUTTURE...........................308 Marco Rovera GESTIONE DEL TRAFFICO.............310 Alfredo Bolelli
EDILIZIA................................................336 Salvatore Parisi Mario, Luca e Paolo Giuggia Michele Cameroni Natale Maesano Paolo Janno Riccardo Raimondo Elsa Roggero Norberto Moser Claudio Airaudo PROGETTAZIONE .............................358 Carlo e Gianfranco Vinardi MATERIALI .........................................360 Rosalda Sbaffi Monica Farioli Sante Carlini INNOVAZIONI .....................................370 Ezio Maja Michele Benzo DESIGN ................................................374 Livia Nita Bonansea Emanuele Zanetta
DIRITTO CIVILE .................................400 Monica Romano DIRITTI QUESITI PENSIONISTICI..................................402 Pier Costanzo Reineri RESPONSABILITÀ PENALE E AMMINISTRATIVA .......................404 Paolo Tormena
SANITÀ POLITICHE SANITARIE...................406 Paolo Monferino Luca Pedrale Giacomo Manuguerra TOSSICODIPENDENZE....................414 Giovanni Serpelloni ODONTOSTOMATOLOGIA..............418 Simonetta Vedovatto PRODOTTI MEDICALI .....................420 Pier e Zaira Beretta e Vittorio Bobba ASSISTENZA ......................................422 Vanda Sacchini
RUBRICHE TRA PARENTESI ...............................426 Antonio Catricalà IL COMMENTO...................................428 Raffaele Guariniello
ARTE E CULTURA.............................380 Patrizia Bottallo TURISMO..............................................382 Alberto Cirio Bernardino Garetto Gian Paolo Coscia
GIUSTIZIA EVASIONE FISCALE.........................392 Victor Uckmar Rossella Orlandi Carlo Federico Grosso PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 11
IN COPERTINA
OCCORRE CONIUGARE IL RIGORE DEI CONTI CON LA CRESCITA «Gli imprenditori sono disposti a fare sacrifici, ma serve una politica economica maggiormente orientata allo sviluppo». Mariella Enoc, numero uno di Confindustria Piemonte, invoca semplificazione per le imprese, liberalizzazione delle professioni e investimenti in infrastrutture Michela Evangelisti
na ripresa che fatica a decollare, spinta, per ora, da un solo motore: quello della domanda estera. È il quadro che emerge dalle ultime indagini congiunturali sull’economia regionale presentate da Unioncamere e Confindustria Piemonte. L’industria regionale, in sostanza, risale lentamente la china, ma i livelli massimi di produzione registrati a inizio 2008 sono ancora lontani; a trainare le performance sono le esportazioni, il cui valore nei primi 6 mesi del 2011 ha raggiunto i 19,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2010. Un dato che rimane, però, lievemente inferiore rispetto alla media nazionale (+15,8%) e che colloca il Piemonte in quarta posizione tra le regioni esportatrici, dopo Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. «Occorre una politica capace di soste-
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nere le imprese sui mercati esteri, in particolare nei cosiddetti paesi Bric – commenta la numero uno di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc –. Le imprese vanno aiutate a cercare nuovi partner, clienti, fornitori, intermediari, non solo attraverso strumenti già collaudati ma anche, e soprattutto, attraverso il potenziamento e l’efficace coordinamento dei numerosi uffici che Regione, Camere di Commercio e associazioni industriali hanno attivato nei vari paesi, in particolare in quelli emergenti. Un’esigenza resa ancor più impellente in vista del progressivo smantellamento degli uffici Ice». L’ultimo rapporto Bankitalia, in un’analisi comparata con un gruppo di regioni europee simili per condizioni di partenza, ha evidenziato la presenza di significativi ritardi del Piemonte nella dotazione di capitale umano, nella diffusione delle attività di formazione e nella produzione di
innovazioni. Come intervenire per invertire la rotta? «Il Piemonte continua ad avere una vocazione industriale forte e un grande interesse a investire su innovazione e ricerca, ma presenta ancora rilevanti e persistenti ritardi nel confronto europeo. Pur in presenza di una struttura produttiva relativamente orientata verso attività a medio alta tecnologia, la dotazione di capitale umano è sensibilmente inferiore rispetto alla media degli altri paesi comunitari. La formazione professionale, l’innovazione e il trasferimento tecnologico rappresentano quindi temi prioritari per lo sviluppo economico del territorio piemontese. Per sconfiggere la disoccupazione giovanile, e contemporaneamente favorire la competitività delle imprese, è necessario generare e sostenere processi di sviluppo fondati sulla conoscenza, attraverso l’interazione con gli attori pubblici e privati che sul territorio contri-
IN COPERTINA
buiscono a crearla e a distribuirla». Quanto è elevata in regione la capacità di fare sistema sul fronte della ricerca e della formazione fra atenei, istituzioni pubbliche e imprese? «Il Piemonte deve diventare un modello nella collaborazione tra università e imprese. Passo importante in questo senso è stata la sigla nel 2009 del protocollo tra Confindustria Piemonte e Politecnico di Torino, con l’obiettivo di colmare la criticità, oggi molto avvertita dalle imprese, che riguarda la scarsa interazione tra il mondo produttivo e quello universitario. Il protocollo si sta traducendo in azioni concrete di ricerca, innovazione e formazione che hanno un impatto positivo sullo sviluppo economico e occupazionale del territorio, favorendo l’inserimento dei laureati e laureandi nelle imprese coinvolte». 18 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
Nel 2010, però, l’incidenza della disoccupazione in regione è continuata a salire. Il piano straordinario per l’occupazione predisposto dalla Regione non ha dato ancora i risultati sperati? «Occorre dare atto alla Regione Piemonte di aver posto il problema della disoccupazione al centro delle sue politiche e di aver elaborato un piano che ha dato risultati decisamente superiori alle aspettative. Gli incentivi fiscali alle assunzioni o alla conversione dei contratti a tempo determinato, da sempre caldeggiati dalle imprese, hanno avuto un impatto molto positivo sulle aziende. Misure analoghe dovranno essere assunte per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Il resto lo può fare solo un deciso miglioramento della congiuntura: un’eventualità che sembra lontana e che, al
momento, non ha potuto giovarsi di misure di sostegno, che sono invece indispensabili per ridare fiducia non solo alle imprese ma a tutto il Paese». Una nota rosea sembra invece venire dalla dinamica del credito, progressivamente migliorata e ritornata positiva nei primi mesi del 2011. Un dato che si sta già riflettendo concretamente sulla situazione delle imprese? «Forse è un dato dei primi sei mesi. Probabilmente non sarà così per il secondo semestre. Allo stato attuale la situazione non è delle migliori. Il funding da parte del sistema bancario è più difficoltoso, conseguentemente più costoso, e questi effetti gravano sulle imprese che subiscono spread più elevati, ovviamente con una selezione ancora maggiore nella concessione del credito. Per onestà intellettuale
Mariella Enoc
Il protocollo tra Confindustria e Politecnico di Torino vuole colmare la scarsità di interazione tra mondo produttivo e mondo universitario
va anche riconosciuto che in questo momento la finanza per investimenti è poco richiesta, maggiore è quella per liquidità o per consolidamento. Credo che il sistema bancario sia consapevole che “sfilarsi” da certe posizioni non possa che aggravare la situazione di molte imprese e, dove possono, le banche rimangono in attesa». In più occasioni ha sottolineato la debolezza del territorio piemontese sotto il profilo delle infrastrutture. Dopo il via libera del Cipe al progetto preliminare della Torino-Lione, la Tav è un traguardo più vicino? «Continuo a sostenere che la mobilità di persone e merci e la logistica rappresentino condizioni indispensabili per lo sviluppo economico di un territorio. Il nostro ruolo nei confronti delle istituzioni e degli stakeholders è sempre stato quello di
rappresentare il punto di vista delle imprese riguardo alla necessità di un sistema infrastrutturale e logistico moderno e rispondente ai bisogni del territorio. La Tav continua a essere uno tra i progetti prioritari e fondamentali per il Piemonte e per l’Italia. Sono fiduciosa che il processo ora avviato non possa che raggiungere il traguardo. Naturalmente permangono ancora problemi di disponibilità di risorse finanziarie, di vincoli progettuali e anche di consenso attorno alla necessità dell’opera. Sarà costante la nostra attenzione in tutte le fasi di avanzamento». Quali altri interventi ritiene urgenti sotto questo profilo? «Auspichiamo che nei prossimi anni vi sia l’avvio e il completamento dell’Asti-Cuneo, della tangenziale Est, della Pedemontana piemontese, del passante ferrovia-
rio e del sistema ferroviario dell’area metropolitana torinese. La sfida verso il domani è quella di cominciare a operare con un approccio sistemico, per rendere il Nord Ovest una vera e propria macroregione, più accessibile e più competitiva; deve diventare una piattaforma logistica integrata che faccia perno sui tre snodi metropolitani tra loro complementari, per creare un sistema di rete che possa rivestire un ruolo di primaria importanza nello scenario europeo e internazionale». Piccole e medie imprese hanno bisogno di aggregarsi, soprattutto per trovare luoghi nei quali sperimentare innovazione. Quanto è diffuso in regione il contratto di rete e quali ostacoli ne frenano un’ulteriore espansione? «Il contratto di rete rappresenta uno strumento innovativo e flessibile, PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 19
IN COPERTINA
Il Piemonte continua ad avere un grande interesse a investire su innovazione e ricerca
che siamo convinti possa davvero aumentare significativamente». supportare efficacemente le imprese che intendono crescere sul piano dimensionale. Registriamo un elevatissimo interesse da parte delle piccole e medie imprese riguardo al contratto; restano da chiarire alcuni aspetti, comunque secondari, relativi ai profili giuridici, ma probabilmente quello di cui c’è maggior necessità oggi è lo sviluppo di uno schema di agevolazioni, soprattutto regionali, che accelerino il processo di aggregazione e crescita. Muoversi più velocemente e meglio potrebbe, anche in questo caso, aiutare a dare al sistema produttivo piemontese un vantaggio competitivo in Italia e a ridurre il gap con i nostri principali concorrenti europei. In questo modo anche i numeri, ancora troppo ridotti, di contratti di rete con imprese piemontesi potranno
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Il direttivo di Confindustria ha espresso ultimamente perplessità per la situazione della finanza pubblica italiana. Qual è la sua ricetta per lo sviluppo? «È necessario coniugare il rigore dei conti con la crescita. Bisogna intervenire sul sistema pensionistico, ridurre le tasse per lavoratori e imprese, liberalizzare le professioni, privatizzare le società di servizi pubblici e investire nelle infrastrutture. Come imprenditori siamo disposti a fare sacrifici, purché ci sia una profonda riorganizzazione dello Stato accompagnata da un deciso taglio ai costi della politica». Deregolamentare e semplificare: sono questi gli obiettivi prioritari del progetto di legge “Statuto delle imprese”. Crede che potrà garantire maggiori diritti e quindi
più possibilità di crescita alle pmi? «Su questo punto è necessario essere chiari e netti: semplificazione e riduzione del carico burocratico sulle imprese possono e devono essere al centro dell’azione politica a tutti i livelli; in periodi di crisi e scarsità di risorse, come l’attuale, non si può ignorare il fatto che dalla riduzione della burocrazia si possono ottenere sia un forte stimolo all’attività imprenditoriale, sia una riduzione dei costi strutturali, il tutto senza necessità di impegnare nuove risorse economiche. Lo statuto delle imprese, così come altre iniziative avviate a livello nazionale e regionale, è importante e si muove nella giusta direzione. Il bilancio è però ancora fondamentalmente negativo, gli spazi su cui intervenire sono enormi, come i benefici possibilmente raggiungibili».
XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA
Aiuti alle imprese, la Regione entra in campo osa chiedono le imprese piemontesi alla politica? Quali tipi di aiuti sono maggiormente graditi? Per capirlo la Regione ha realizzato un’indagine, in collaborazione con Ceipiemonte e Unione industriale di Torino, chiedendo a 728 imprese quali fossero gli incentivi più adatti a supportare i processi di internazionalizzazione. I risultati mostrano che gli imprenditori chiedono servizi qualificati per aggredire i mercati emergenti, in particolare i paesi Bric e il mercato americano; fra i servizi richiesti figurano ai primi posti la ricerca di clienti, fornitori, partner, la consulenza legale e finanziaria e la disponibilità di studi di settore e di mercato per cogliere le nuove opportunità di sbocco dei loro prodotti, mentre fra i tipi di incentivi che la Regione può mettere a disposizione le aziende privilegiano sgravi fiscali, voucher e contributi a fondo perduto. Prima di conoscere questi risultati, la giunta guidata da Cota aveva intanto varato a luglio un nuovo piano per il sistema regionale dei Confidi, che prevede tra le altre cose l’istituzione di un osservatorio che coordini la loro attività, e soprattutto un nuovo programma pluriennale di intervento per le attività produttive, suddiviso in 5 differenti assi (competitività delle imprese; finanza, crescita
C
22 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
Si va dal nuovo programma pluriennale per le attività produttive agli stanziamenti in favore di progetti di ricerca e sviluppo previsti dal Piano per l’occupazione. Il presidente Cota: «Continuare su questa strada per promuovere un’economia più competitiva ed efficiente» Leonardo Rossi
Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte
dimensionale e credito; internazionalizzazione; insediamenti produttivi sostenibili; assistenza tecnica), con una durata più lunga rispetto al passato e realizzato con una dotazione complessiva di 338,5 milioni di euro. «Continua – ha dichiarato il presidente Cota in occasione della sua presentazione – il nostro impegno per rilanciare e rafforzare la vocazione industriale e produttiva del nostro territorio, puntando sulla ne-
cessità di sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione. Questo programma si ispira alle linee guida del Piano per la competitività e ne è uno dei più importanti strumenti di attuazione. Bisogna continuare su questa strada per promuovere un’economia più competitiva, ma al contempo più efficiente sotto il profilo dell’utilizzo delle risorse, rilanciando allo stesso tempo l’occupazione». In quest’ottica, in estate la Regione
Roberto Cota
Per il Piemonte è prioritario potenziare i settori orientati alla scienza e alla tecnologia, puntando sulle grandi capacità di cui disponiamo ha anche stanziato 10 milioni di euro per 8 innovativi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale: si tratta dei risultati della misura “Più sviluppo. Regime di aiuto per la qualificazione e il rafforzamento del sistema produttivo piemontese” contenuto nel Piano occupazione, risultati che vedono protagoniste importanti realtà industriali della regione come General motors powertrain Europe, Bracco imaging, Rockwood Italia e Pininfarina. «I risultati di questa misura – ha dichiarato Cota – confermano che il Piemonte può contare sulla dinamicità del proprio sistema industriale, pronto a cogliere le giuste opportunità per potersi esprimere. Le prospettive del provvedimento vanno in più direzioni e potranno favorire tutte quelle giuste condizioni che ci
siamo posti nel concepire il Piano stesso, ovvero la ripresa produttiva, lo sviluppo economico territoriale, la competitività, la salvaguardia del lavoro e l’incremento dell’occupazione. Per il Piemonte è prioritario potenziare e consolidare i settori orientati alla scienza e alla tecnologia, puntando sulle grandi capacità di cui disponiamo. Da parte sua la Regione farà tutto ciò che è necessario per valorizzare le sue eccellenze professionali e aziendali». Dichiarazioni importanti, in una fase caratterizzata da grande incertezza e instabilità dei mercati e in cui il tessuto imprenditoriale piemontese chiede ovviamente garanzie. Una fase nella quale il Piemonte, da parte sua, esige invece chiarezza dalle grandi imprese, prima tra tutte la Fiat: l’amministratore delegato Sergio Mar-
chionne continua a non sciogliere le riserve sul futuro dello stabilimento di Mirafiori (mentre a Grugliasco sono stati sbloccati gli investimenti), tanto che in estate lo stesso presidente Cota era intervenuto chiedendo «un chiarimento definitivo sugli investimenti e la tempistica degli stessi». «Come presidente della Regione Piemonte – aveva detto – organizzerò un incontro per averlo. Io ho stima di Sergio Marchionne e spero che voglia giocare in squadra. Tra l’altro la disposizione contenuta nella manovra relativa alla validità erga omnes dei contratti va proprio incontro a quelle esigenze di certezza da lui richiamate. Io stesso mi ero fatto promotore di quella disposizione proprio per sgombrare il campo dai tentennamenti. Adesso, ripeto, va messo un punto fermo e si deve partire». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 23
POLITICA ECONOMICA
Azioni e misure per lo sviluppo «Per il Piemonte è prioritario potenziare e consolidare i settori orientati alla scienza e alla tecnologia». Ad affermarlo è l’assessore allo Sviluppo economico, Massimo Giordano, che ha in cantiere un piano ad hoc per l’internazionalizzazione Michela Evangelisti
Massimo Giordano, assessore regionale allo Sviluppo economico, ricerca e innovazione
«P
ropensione all’ascolto, condivisione delle scelte e delle politiche, capacità di misurarsi con gli effetti degli interventi proposti, rendicontazione della sostanza e non della forma»: sono queste le traiettorie che l’amministrazione regionale ha individuato e sta seguendo per offrire al sistema piemontese nuove prospettive di crescita, facendo tesoro di una tradizione industriale di indubbio valore e dalle grandi potenzialità. Ad assicurarlo è l’assessore allo Sviluppo economico, ricerca e innovazione, Massimo Giordano, che parla, a proposito dell’economia piemontese, di una fase di profonda difficoltà. «Benché l’industria, duramente colpita dalla
recessione, stia faticosamente recuperando la propria capacità di competere, gli effetti della crisi in termini occupazionali si stanno manifestando in questi mesi in tutta la loro gravità, anche sul piano sociale – commenta –. Una situazione che richiede la tempestiva messa in campo di misure correttive». Siete intervenuti con il piano pluriennale per la competitività 2011-2015. Quali sono le linee guida? «Si tratta di un piano ad alto contenuto innovativo e di ampio respiro, che ha l’ambizione di contribuire anche a una svolta culturale, profonda e radicale, del modo di fare impresa in Piemonte. Tre gli assi di intervento individuati: sostegno alla competitività
delle imprese, finanza e nuova imprenditorialità, ricerca, università e innovazione. Obiettivi che si sviluppano attraverso “azioni”, ovvero strategie di natura generale e di sistema, e “misure”, ovvero interventi destinati a concretizzarsi in specifici atti amministrativi. Tutti gli strumenti elaborati nella redazione di questo piano hanno il comune obiettivo di individuare nell’innovazione, anche quella applicata ai settori più tradizionali della nostra economia, l’elemento principale di incremento della competitività». Il piano per la competitività segue quello straordinario per l’occupazione. Gli ultimi dati ufficiali parlano di una disoccupazione salita in Piemonte al 7,6%, il valore
Massimo Giordano
più alto tra le regioni del Nord. «Possiamo dire di aver già raccolto buoni riscontri dall’evoluzione del piano. A sei mesi dalla sua approvazione abbiamo, infatti, voluto fare il punto della situazione con le parti sociali, anche per capire dove fosse necessario correggere il tiro. In sintesi, i risultati sono stati ampiamente positivi. Abbiamo anche provveduto a modificare alcune misure che non avevano dato i risultati sperati perché troppo burocratizzate e che adesso, dopo averle semplificate, stanno dando riscontri positivi». Attraverso la misura “Più svi-
luppo” del piano per l’occupazione, la Regione ha stanziato 10 milioni di euro per finanziare 8 innovativi progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Quali ricadute vi aspettate? «Le prospettive del provvedimento vanno in più direzioni e potranno favorire tutte quelle giuste condizioni che ci siamo posti nel concepire il piano stesso, ovvero la ripresa produttiva, lo sviluppo economico territoriale, la competitività, la salvaguardia del lavoro e l’incremento dell’occupazione. Per il Piemonte è prioritario potenziare e consolidare i settori orientati alla
A sei mesi dalla sua approvazione il piano straordinario per l’occupazione ha già dato risultati ampiamente positivi
scienza e alla tecnologia, puntando sulle grandi capacità di cui disponiamo. Da parte sua la Regione farà tutto ciò che è necessario per valorizzare le sue eccellenze professionali e aziendali. Abbiamo dato i contributi ai primi 8 progetti, ma ce ne sono altri 20 valutati positivamente e ritenuti quindi ammissibili di finanziamento. Stiamo lavorando per trovare le risorse necessarie al sostegno di tutte le iniziative ammesse». Infine, come incentivare l’internazionalizzazione delle pmi piemontesi? «Gli ultimi dati sull’export ci spingono a promuovere in modo più incisivo il “made in Piemonte”, favorendo una maggiore penetrazione nei mercati esteri delle nostre aziende che lavorano secondo standard qualitativi d’eccellenza. Questa è la forza che ci consente anche di contrastare efficacemente qualsiasi forma di concorrenza sleale. Stiamo lavorando in questi giorni a un apposito piano sull’internazionalizzazione, che presenteremo nelle prossime settimane. Abbiamo comunque già stanziato 55 milioni di euro nell’ambito del programma pluriennale per le attività produttive e utilizzeremo questi fondi per i contratti di insediamento, nonché per mettere a punto azioni sull’internazionalizzazione in uscita, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese».
XXXXXXXXXXX STRATEGIE PER LE PMI
Fiducia nei confronti degli imprenditori laborato dopo aver ascoltato le associazioni delle imprese, le Regioni, gli enti locali e il sistema camerale, lo Statuto delle imprese, ottenuto il sì della Camera dei deputati, ora è in esame nell’altra ala del Parlamento. «Deregolamentare e semplificare» sono i principali cambiamenti previsti dal progetto di legge presentato dall’onorevole del Pdl Raffaello Vignali, vicepresidente della commissione Attività produttive, commercio e turismo di Montecitorio. Le pmi rappresentano una risorsa per il nostro Paese ed è per questo che è giunto il momento di garantire loro dei diritti. Bisogna, infatti, «passare dal sospetto alla fiducia verso chi intraprende» e soprattutto le banche devono tornare «a essere uno strumento a servizio del risparmio e dello sviluppo delle imprese». Il governo ha inoltre compreso «che le risorse per la ripresa non stanno nell’apparato pubblico, ma nella libertà, nell’iniziativa e nella responsabilità delle persone». Onorevole Vignali, lo Statuto delle imprese è arrivato in aula alla Camera lo scorso 14 marzo: qual è lo stato dell’arte del provvedimento? «Lo abbiamo approvato a Montecitorio il giorno successivo, con nessun voto contrario e nessuna astensione, quasi un record. Al Senato il provvedimento è tutt’ora
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Uno Stato che rappresenti per gli imprenditori non un ostacolo ma un valido sostegno. Attorno a questo principio è stato costruito lo Statuto delle imprese, ideato da Raffaello Vignali e ora in discussione a Palazzo Madama Luca Donigaglia
in discussione nelle commissioni competenti, ma sono fiducioso che sarà approvato in tempi rapidi. Quindi tornerà alla Camera per la terza lettura, che dovrebbe essere quella definitiva. Insomma, siamo in dirittura d’arrivo». Con questo testo siete riusciti a mettere d’accordo tutte le associazioni di categoria, cosa affatto scontata in Italia. C’è chi ha parlato di “rivoluzione copernicana”. Come è stato possibile? «Verrebbe da dire semplicemente… lavorando! Lo Statuto
non è nato a tavolino, ma da anni di frequentazione dei capannoni delle imprese, delle botteghe artigiane e del commercio, di rilevazione dei bisogni delle imprese e di rapporto con quelle grandi persone che sono i piccoli imprenditori. La “rivoluzione copernicana” è di tipo culturale: passare dal sospetto alla fiducia nei confronti degli imprenditori e partire dai piccoli. Su questo non è stato difficile per le associazioni ritrovarsi e suggerire proposte comuni. Come non è stato difficile fare convergere tutte
Raffaello Vignali, vicepresidente della commissione Attività produttive, commercio e turismo di Montecitorio
Raffaello Vignali
le forze politiche, a cominciare dalla commissione Attività produttive, un luogo in cui si lavora per il bene comune, anche con posizioni diverse. Posso dire che in tre anni non ho assistito a un solo minuto di “teatrino”, ecco». Spesso si dice che soprattutto le piccole e medie imprese nel nostro Paese non fanno rete per timore di perdere la propria autonomia. Come superare questo blocco, ammesso che ci sia? «La cultura delle imprese italiane storicamente non è darwiniana ma collaborativa. Da sempre le imprese italiane fanno rete, come dimostra il fenomeno dei distretti. È stato negli anni 80 e 90 che la rete si è smarrita, almeno in parte, perché il mercato “tirava” per tutti e si è insinuata in molti l’idea di poter fare da soli. Anche certe delocalizzazioni selvagge hanno spinto in questa direzione, per la precisione. Con l’avvento della glo-
balizzazione prima e, con la crisi poi, i nostri imprenditori hanno capito che da soli sarebbero morti. Vedo nascere reti formali e informali da 10 anni. Vedo imprenditori di ogni dimensione, anche micro, che si mettono insieme per andare all’estero, per porre in comune le reti commerciali, per realizzare insieme nuovi prodotti, per dialogare con i centri di ricerca, per creare gruppi d’acquisto per le materie prime, per godere di più considerazione da parte delle banche. Le reti non tolgono autonomia alle imprese, anzi la esaltano. Come diceva il grande Gilbert Keith Chesterton, “uno più uno non fa due; fa due mila volte uno”, insomma». In questa fase di lenta uscita dalla crisi, con quali interventi di incentivo o di sostegno sul fronte del credito il governo opera a sostegno del settore? «Il governo Berlusconi ha incre-
mentato fortemente il Fondo centrale di garanzia, uno strumento essenziale che opera in modo sussidiario ai Confidi. Ha allargato le possibilità di operare per Cassa depositi e prestiti e Sace. Ha promosso la moratoria per i debiti delle imprese verso le banche. Si sta impegnando in ogni sede internazionale per evitare che Basilea 3 determini una contrazione del credito per le imprese. Nello Statuto è prevista una riserva per le pmi di almeno il 60% di ogni incentivo. Ma, ovviamente, tutte le pmi - e io con esse - attendono molto dalla riforma fiscale promessa da Berlusconi e da Tremonti. Si aspettano una riforma che dopo la stabilità ci garantisca la crescita; perché senza crescita, nel medio periodo, non avremo nemmeno stabilità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 41
IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI
Un nuovo sistema Italia Il presidente dell’Anci Osvaldo Napoli riflette sui tagli agli enti locali e dice: «Necessaria una razionalizzazione delle istituzioni nel suo complesso. Il tempo delle vacche grasse è finito, oggi però i Comuni devono potersi muovere in autonomia» Riccardo Casini
mmontano a 4,2 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno altri 3,2 miliardi nel 2013, i tagli operati dalla manovra economica del Governo nei confronti degli enti locali. Il provvedimento, nonostante la cifra sia inferiore a quanto inizialmente prospettato, ha scatenato la protesta di diversi sindaci, anche di centrodestra. Neppure Osvaldo Napoli, presidente facente funzioni dell’Anci e vicecapogruppo Pdl alla Camera, ha risparmiato critiche nei confronti del Governo, anche se oggi conferma la necessità di una riflessione ad ampio raggio sulla riduzione dei costi della politica. «Quello di cui abbiamo bisogno – dice – è un nuovo sistema Italia. Ciò comporta riforme strutturali e tra queste è giusto includere anche i costi della politica. Costi intesi, però, in senso generale, dal welfare alle pensioni per arrivare alla gestione dei servizi. Parlare di taglio ai costi della politica alludendo esclusivamente agli stipendi dei parlamentari significa non aver capito nulla: oggi le nostre retribuzioni rappresentano l’ultima voce di costo per lo Stato, e neanche i benefit sono quelli di cui si sente spesso parlare. La revisione dei co-
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Un’immagine della manifestazione di Torino dello scorso 22 agosto contro l’abolizione dei piccoli Comuni
sti deve partire invece dagli enti inutili, dai palazzi, in particolare a Roma». Come valuta invece l’ipotesi di riduzione del numero dei parlamentari, oggetto di diverse proposte attualmente in discussione al Senato in commissione Affari costituzionali? «Ribadisco che i costi della politica non sono quelli dei parlamentari. A ogni modo la loro riduzione può essere un punto di partenza, a patto poi di proseguire nei tagli all’interno dei palazzi, iniziando dai vari ministeri».
Lei è sindaco di un piccolo Comune: da più parti si invoca un loro accorpamento. Come valuta questa proposta? In che modo è possibile conciliare riduzione dei costi e mantenimento della rappresentanza da parte di tutti i territori? «I Comuni rappresentano poco più del 2% dei costi dello Stato: perché puntare il dito nei loro confronti? A questo punto allora occorrerebbe ragionare anche sulle Regioni: ve ne sono alcune, come Molise o Basilicata, la cui popolazione complessiva non raggiunge quella di una grande città. Per questo ritengo
Osvaldo Napoli
Osvaldo Napoli, presidente facente funzioni dell’Anci e vicecapogruppo Pdl alla Camera
Abolirli? I piccoli Comuni rappresentano le tradizioni, la cultura e la storia di certi territori
necessaria una razionalizzazione delle istituzioni nel suo complesso. I piccoli Comuni invece rappresentano le tradizioni, la cultura e la storia di certi territori, e per questo il loro accorpamento forzato va respinto in maniera categorica; tra l’altro sopprimerli sarebbe incostituzionale, a maggior ragione se i loro consigli comunali verranno ridotti nel numero dei componenti e azzerati in termini di costi. Sono favorevole invece a un’unificazione dei servizi, costringendo anche i sindaci, se necessario, a muoversi in quella direzione». Molti Comuni, tra gli ultimi Cuneo, hanno già aderito al protocollo d’intesa siglato dall’Anci e relativo al recupero dell’evasione fiscale. Qual è l’importanza di questo provvedimento? I benefici per i Comuni sono proporzionati ai relativi oneri? «In queste settimane Anci e Agen-
zia delle entrate si stanno incontrando per definire sinergie utili a questo scopo. Certo è che se i Comuni saranno costretti a fare esclusivamente i delatori, la norma non regge; occorre invece che l’Agenzia delle entrate metta a disposizione degli enti locali i suoi dati, in modo da poterli incrociare. Come Anci stiamo cercando di portare a casa un risultato che consenta allo Stato ma anche ai Comuni di incrementare le proprie entrate». In questi mesi, in qualità di presidente dell’Anci si è opposto ai tagli previsti nella manovra del governo. Qual è allora la sua ricetta per conciliare necessità di bilancio dello Stato ed erogazione dei servizi essenziali da parte degli enti locali? «È necessario capire che il fondo del barile dei Comuni è già stato raschiato: il tempo delle vacche grasse è finito, e da tempo gli amministratori locali non scialacquano più. È vero, la situazione economica è difficile, e non solo in Italia, ma per i Comuni sarà difficile sopportare questi ulteriori ta-
gli. Anche se si è scesi da 6 a 4,2 miliardi di euro, la situazione resta pesante e i sindaci si trovano davanti a un bivio: o aumentano i costi, o diminuiscono i servizi. Una strada da seguire è quella di una maggiore autonomia in ambito finanziario: lo Stato deve darsi un obiettivo, ma al suo interno poi i Comuni devono poter fare quello che vogliono, in modo che gli enti più virtuosi, una volta raggiunto l’obiettivo, possano avere mani libere in termini di spesa. Inoltre come Anci chiediamo anche che i Comuni possano utilizzare almeno una parte dei residui passivi, che oggi ammontano a 40 miliardi di euro, di cui 10 miliardi già pronti: nonostante il Patto di stabilità, è necessario trovare una modalità per poterli sbloccare». In questa situazione quale sarà il futuro del federalismo fiscale? Lei in estate lo aveva dichiarato “finito”. «Non vi sono dubbi che si tratti di una riforma a rischio. Per questo chiediamo una commissione o una bicameralina che possa chiudere il cerchio, mettendo mano a una riforma istituzionale complessiva degli enti locali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 43
UNITÀ D’ITALIA
Un anno di eventi per celebrare l’Italia unita Le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia non sono ancora finite e gli eventi in programma sono ancora numerosi. In Piemonte continuano le mostre e gli incontri per ricordare uno dei periodi storici più importanti della nostra storia Nicolò Mulas Marcello
«C
redo che tutti, da qualsiasi parte del Paese, abbiamo avvertito che è accaduto qualcosa di importante: abbiamo avvertito uno scatto di sentimento nazionale ed era quello che volevamo suscitare». Con queste parole Giorgio Napolitano ha commentato la presenza delle 200mila persone in piazza a Torino, in occasione dei festeggiamenti per il 150 anniversario dell'Unità d'Italia lo scorso 17 marzo. Un sentimento di speranza, che in questo anno difficile per l'economia, sembra aver fatto riscoprire agli italiani una maggiore coesione, come testimonia l'incredibile partecipazione popolare in tutte le piazze d'Italia. «La straordinaria fusione di italiani del Nord e del Sud ha contribuito a una così grande crescita della nostra economia e della nostra società - ha detto ancora il presidente della Repubblica - che sento il bisogno di richiamare la necessità stringente di 54 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
coesione nazionale. Significa avere il senso della Patria e della costituzione come quadro di principi e di regole per il nostro vivere comune. Coesione indispensabile per far fronte alle prove che ci attendono». E proprio sulle difficoltà che il nostro paese sta attraversando ha rincuorato: «Reggeremo alle prove che ci attendono a condizione che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario». Manifestazioni di apprezzamento per le parole di Napolitano sono arrivate anche dal presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota il quale a nome di tutti i piemontesi, ha manifestato al Capo dello Stato la stima «per il segnale di attenzione nei confronti del territorio piemontese e di Torino, che è stata prima capitale». Nell'ambito delle celebrazioni per il 150 anniversario dell'Unità d'Italia, la Regione ha deciso di sostenere interventi nel campo della conservazione e della valorizzazione del patrimonio e della sto-
ria del Piemonte che siano legati alla dinastia Sabauda e alle vicende che hanno portato alla formazione dello Stato italiano, con riferimento anche alle trasformazioni del territorio, alla scienza e tecnologia, alla industrializzazione e alla questione sociale. A sei mesi dalle cerimonie ufficiali, le celebrazioni non finiscono, e ripercorrono ancora le tappe che hanno costituito il nostro Risorgimento, attraverso innumerevoli iniziative. Molte sono le mostre, gli eventi culturali, gli incontri e gli spettacoli che fino alla fine dell'anno accompagneranno i piemontesi, e chi verrà in visita in regione, nei percorsi di conoscenza degli avvenimenti storici più importanti. Il Castello di Cavour a Santena sarà aperto al pubblico fino al 30 ottobre, e il Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino ospiterà fino al 23 ottobre la mostra inti-
Le celebrazioni Vatlh in Dogh Piemonte nob
In apertura, Giorgio Napolitano; qui a fianco, un’immagine dei festeggiamenti legati al 150° anniversario dell’Unità d’Italia
La straordinaria fusione di italiani del Nord e del Sud ha contribuito a una così grande crescita della nostra economia e della nostra società
tolata “I Della Marmora. Dal Regno di Sardegna al Regno d'Italia”. Ma gli eventi sono tanti e coinvolgono anche il Museo del Cinema nella Mole Antonelliana, dove si susseguiranno fino al 2 ottobre esposizioni che inneggiano alla creatività artistica italiana. La Venaria Reale vedrà alternarsi interessanti mostre tra cui quella dedicata a Leonardo dal 18 novembre 2011 al 29 gennaio 2012. Le Sale delle Arti della Reggia di Venaria, fino all'8 gennaio 2012, ospiteranno anche un'inedita e irripetibile mostra sulla storia della moda
italiana: “Moda in Italia. 150 anni di eleganza”. Inoltre alle Officine Grandi Riparazioni fino al 20 novembre si potranno visitare importanti mostre legate alla produttività industriale italiana. Anche il Teatro Regio si unisce alle celebrazioni mettendo in scena fino al 7 gennaio importanti rappresentazioni. Così come il Teatro Stabile di Torino la cui programmazione vedrà fino al 19 novembre spettacoli legati alla storia d'Italia. Un anno di eventi che non ha precedenti nella storia del nostro paese e che vede in Piemonte una delle
maggiori concentrazioni di luoghi della memoria e di iniziative per ricordare le capacità degli italiani anche nei momenti più duri. «Valgano dunque le celebrazioni del Centocinquantenario a diffondere e approfondire tra gli italiani il senso della missione e dell'unità nazionale: come appare tanto più necessario quanto più lucidamente guardiamo al mondo che ci circonda, con le sue promesse di futuro migliore e più giusto e con le sue tante incognite, anche quelle misteriose e terribili che ci riserva la natura» ha sottolineato il presidente Napolitano. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 55
MERCATO DEL LAVORO
Un piano per difendere l’occupazione giovanile La giunta Cota ha lanciato alcune misure straordinarie per favorire l’occupazione degli under 30, i più colpiti dalla crisi. Diverse le modalità per incoraggiare la loro assunzione, tra tutte lo sgravio dell’Irap alle imprese disposte ad assumerli. Unico il filo conduttore: scommettere sui giovani, portatori di idee competitive Paola Maruzzi
a un paio d’anni il Piemonte si trova a fare i conti con un triste primato: tra le regioni del Nord Ovest ha il tasso più alto di disoccupazione giovanile, che nel 2009 ha coinvolto il 24,1% della popolazione, mentre in Lombar-
D Claudia Porchietto, assessore al Lavoro e formazione della Regione Piemonte
dia ha riguardato “solo” il 18,5%. Così la giunta Cota, dopo aver varato a giugno il piano straordinario per l’occupazione da 400 milioni, ha deciso di aprire alcune corsie preferenziali per favorire l’ingresso degli under 30 nel mercato del lavoro. In occasione degli stati
generali sono stati chiamati a raccolta i rappresentanti di Province, Comune di Torino, sindacati e organizzazioni. Da quest’incontro, sfociato nel “piano giovani”, sono emerse tre direzioni principali: rimuovere gli ostacoli di accesso al sistema delle opportunità, individuare nuovi canali di dialogo per recepire istanze inespresse, costruire un contesto favorevole alla valorizzazione del merito e della creatività. Il piano costerà alla Regione 11 milioni di euro. Basteranno per risollevare la situazione? L’assessore al Lavoro Claudia Porchietto non dà false speranze: «Nessuno ha la bacchetta magica, ma non si dica che le istituzioni non sono presenti». Quali saranno i prossimi passi per continuare un confronto bipartisan sul
Xxxxxxx ClaudiaXxxxxxxxxxx Porchietto
-979 euro IRAP
tema occupazione? «La giunta regionale vuole condividere con tutto il sistema le linee strategiche che la Regione sta adottando in questo difficile momento storico. Non è nel nostro interesse sponsorizzare misure autoreferenziali, al contrario vogliamo che esse siano oggetto di confronto in modo da riuscire a legarle alle diverse sensibilità che possono provenire dai vari operatori del mondo del lavoro. Non abbiamo paura delle correzioni, laddove siano necessarie: è un momento di crisi senza precedenti e nessuno ha la bacchetta magica. Pertanto è indispensabile che su queste
materie si trovi un accordo per presentarsi con credibilità sui mercati nazionali e internazionali, facendo sistema tutti insieme». Tra i provvedimenti c’è lo sgravio dell’Irap alle imprese che assumono giovani under 30 a tempo indeterminato. Cosa chiedete al mondo dell’impresa? «Credo piuttosto che sia importante dire che cosa diamo noi ai giovani under 30: i piani di intervento sono numerosi, primo fra tutti quello riguardante l’alta formazione in apprendistato, che ha permesso l’inserimento di circa un centinaio di nuovi manager in azienda; poi c’è la ri-
forma sulla formazione e sulLa deduzione l’apprendistato professionadell’Irap alle imprese piemontesi lizzante, che vuole sempre di che assumo a più collegare i corsi a una tempo indeterminato reale ricaduta occupazionale. lavoratori under 30 Infine, c’è tutta la partita del comporta il risparmio di 979 Piano giovani, con 11 milioni euro all’anno, da di euro investiti: le azioni che moltiplicare per tre vengono intraprese vanno dal citato sgravio ai fini dell’Irap per le assunzioni dei giovani, al sostegno finanziario per l’avvio di nuove imprese, dai EURO percorsi di formazione presso È l’investimento le aziende alla creazione di regionale nuove figure professionali. predisposto per rilanciare Parte dei provvedimenti che l’occupazione verranno adottati avranno vagiovanile in Piemonte lenza sistemica con basso impiego di risorse, mentre altri si articoleranno in misure
11 mila
PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 59
MERCATO DEL LAVORO
Occupazione, l’Italia rincorre dati diffusi dall’Ocse, basati sui dati degli ultimi mesi del 2010, danno una fotografia a tinte scure per le nuove generazioni: in Italia il 27,9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è disoccupato, contro una media europea del 16,7%. Ad aggravarsi è anche la precarietà contrattuale, che dal 2007 ha acquistato nove punti: il 46,7% dei giovani dice di avere un impiego temporaneo. Nello specifico sono le donne ad avere meno opportunità: il 29,4% di loro non ha un impiego, a dispetto del 26,8% degli uomini. Si tratta, anche in questo caso, di risultati che non sono allineati alla media europea. Dall’altro canto sono le donne le protagoniste dei lavori part time (76,9%). Le lavoratrici part time rappresentano il 31,1% del totale delle donne occupate, contro il 6,3% tra gli uomini. Il lavoro a tempo parziale rappresenta nel nostro Paese il 16,3% del totale dei posti di lavoro. Altro indicatore negativo dell’indagine riguarda la durata temporale della disoccupazione: cresce il numero di chi è senza lavoro da oltre 6 mesi, nel 2010 sono il 64,5% (in aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2009), invece quelli senza lavoro da un anno o più costituiscono il 48,5% (+4 punti percentuali rispetto al 2009). Un ultimo sguardo al salario medio, che nel 2010 è stato di 36.773 dollari, contro una media dell’Ue a 21 di 41.100 e dell’Eurozona a 15 di 44.904. Il salario medio italiano è superiore a quelli di Spagna (35.031), Grecia (29.058) e Portogallo (22.003), ma inferiore a Francia (46.365 dollari), Germania (43.352) e Gran Bretagna (47.645).
I
specifiche sostenute da inter- di collaborazione sinergica necessaria una mediazione poliventi finanziari». Altro problema è orientare le scelte verso i settori giusti: come favorire l’incontro tra domanda e offerta? «Insieme alle Province abbiamo avviato rilevazioni sistematiche sui fabbisogni di ogni comparto. Stiamo intervenendo, però, in modo che ciò avvenga in tempo reale. In particolare, vorremmo che i centri per l’impiego, che sono il vero braccio armato delle Province quando si parla di lavoro, trovino una forma 60 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
con le tante agenzie private che hanno ottime potenzialità nell’intercettare occasioni di lavoro per i giovani, soprattutto nei settori dell’innovazione e dello sviluppo». In che modo la Regione intende coinvolgere disoccupati e precari, magari raccogliendone stimoli e proposte? «In questo momento credo che nessun lavoratore possa lamentare un vuoto di rappresentanza. Ho scelto sin dall’inizio del mio incarico di presenziare personalmente ogni qual volta fosse
tica diretta nei tavoli di crisi. Oggi i lavoratori piemontesi sanno che c’è un assessore e una giunta che li ascolta e che non lascia nessuno solo. Sicuramente poi ci scontriamo anche con le sconfitte tipiche di una congiuntura economica mondiale sfavorevole». Quindi cosa resta da fare? «È fondamentale solo fare conoscere le misure a tutti i giovani piemontesi, quindi incontrare i ragazzi che non sanno di poter beneficiare di numerose agevolazioni».
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Gianfranco Carbonato
occupazione torinese mostra margini di miglioramento. Lo afferma Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione industriale del capoluogo piemontese, rifacendosi all’indagine congiunturale: «Nel primo semestre di quest’anno, periodo di fuoriuscita dalla crisi e quindi di relativa ripresa, gli avviamenti al lavoro sono cresciuti in tutti i comparti economici e, in particolare, proprio nel settore industriale. Analogo riscontro vale per la cassa integrazione guadagni in rallentamento, anche secondo i dati Inps». Ma il mercato ha bisogno ancora di altri stimoli, a partire dalla volontà di premiare le imprese che investono sui giovani. Qual è il problema principale dell’occupazione? «È la crescita, tema rispetto al quale io credo sia necessario intervenire rendendo disponibili un po’ di risorse per sostenere, attraverso meccanismi di incentivazione fiscale selettivi, le imprese più promettenti e virtuose. Penso a chi fa investimenti in ricerca, assume giovani, introduce capitali in azienda, a chi si aggrega con altre imprese, a chi va alla conquista di nuovi mercati; insomma, a quanti hanno comportamenti virtuosi che contribuiscono a creare sviluppo». La Regione Piemonte ha varato il piano di rilancio
L’
«Serve una risposta giovane e flessibile» Gianfranco Carbonato, numero uno degli industriali di Torino, fa il punto sulle politiche occupazionali in atto: «Bene il patto per i giovani, ora ci aspettiamo che non ci siano intoppi burocratici e che la formazione aziendale sia la vera svolta per favorire nuovi posti di lavoro» Paola Maruzzi per i giovani: crede che provvedimenti come la deduzione dell’Irap siano sufficienti? «Il progetto della Regione è certamente condivisibile nei principi. Ora ci aspettiamo che le risorse siano assegnate rapidamente e che si possa al più presto partire con la realizzazione degli strumenti, senza incorrere in eccessi di burocrazia. La deduzione Irap sulle assunzioni è indubbiamente un provvedimento valido e ritengo serva soprattutto a favorire assunzioni di laureati e di lavoratori dotati di alte qualifiche. Sugli altri profili bisognerebbe avviare rapidamente la semplificazione dell’apprendistato con la formazione in azienda, per ora utilizzato solo nel 9% degli avviamenti dei giovani e che, con gli ultimi provvedimenti del governo, dovrebbe diventare la via prioritaria. Non si tratta tanto di chiedere ulteriori “benefit” per gli industriali, ma di creare
Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione industriale di Torino
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VATLH CHOLJA MERCATO DEL LAVORO
quelle condizioni di snelli- posto di lavoro dai continui
9% APPRENDISTATO La formazione in azienda dei giovani è una modalità ancora poco praticata in Italia
13% DISOCCUPAZIONE Nel Nord Ovest a Torino c’è la percentuale più alta di disoccupazione giovanile
mento burocratico e amministrativo che spesso rendono inefficaci gli incentivi per le imprese posti a dote delle assunzioni agevolate». I contratti aziendali sono diventati più flessibili. Non c’è il rischio che il mercato del lavoro venga eccessivamente destabilizzato, pena la perdita di competitività? «Lo scenario dei contratti aziendali è stato rivalutato con l’accordo del 28 giugno proprio per dare alle aziende che operano sui mercati globali un efficace strumento di risposta per adeguarsi alle sfide che l’economia e i mercati globali impongono con sempre maggiore rapidità. Anche la maggior parte dei sindacati si è resa conto che la flessibilità negoziata a livello aziendale è la soluzione contrattuale migliore per garantire ai lavoratori la possibilità di continuare a difendere il
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attacchi dei concorrenti stranieri, che dispongono di flessibilità del mercato del lavoro ben maggiori delle nostre». Quindi reputa eccessiva la polemica sollevatasi per l’articolo 8 della manovra che introduce i contratti di prossimità? «Sì, e a questo ha contribuito anche il pesantissimo scenario economico e finanziario in cui si è inserito. In realtà l’articolo serve innanzitutto a rafforzare la validità e l’efficacia degli accordi aziendali firmati dalla maggioranza dei rappresentanti sindacali e votati dai lavoratori proprio per dare certezza sulle materie oggetto degli accordi. Viene quindi attribuita maggiore rilevanza, ma anche maggiore responsabilità alle aziende. Su questo punto le imprese e i sindacati dovranno scegliere se accettare questa sfida, con l’obiettivo di intervenire nei
momenti di crisi o di sviluppo dell’azienda, realizzando accordi più adeguati alla soluzione dei propri problemi, cogliendo le opportunità che l’accordo interconfederale e l’articolo 8 offrono loro». Ha parlato di sfide e cambiamenti. Cosa la preoccupa? «Forse l’emergenza principale in questo momento riguarda la crisi di credibilità che il nostro Paese sta vivendo a livello internazionale con indubbie e pesanti ripercussioni sulla situazione interna a livello economico e finanziario. Si tratta di una circostanza che assorbe tutte le energie e le risorse e che ci distoglie dal tema della crescita, il vero nodo per uscire stabilmente dalla crisi. In questo quadro certo non aiutano prese di posizione di esponenti politici e sindacali che non perdono occasione per manifestare contro il Governo in un momento in cui, invece, un maggior livello di coesione fornirebbe un utile segnale di responsabilità per recuperare fiducia presso gli operatori economici».
MERCATO DEL LAVORO
«Più occupazione? Ripartiamo dalla crescita» Per Giovanna Ventura, segretario generale della Cisl Piemonte, il problema occupazione va affrontato allargando le prospettive. Più che focalizzarsi solo sulla precarietà contrattuale c’è bisogno di serie misure per lo sviluppo: «Solo così ci saranno nuovi posti lavoro» Paola Maruzzi ono 41mila i posti di lavoro persi in Piemonte dal 2008 al 2010. Di questi, 20mila tra i giovani dai 24 ai 34 anni. La Regione ha recepito la gravità della situazione e, varando a luglio un piano ad hoc, nei prossimi mesi intende recuperare terreno sia sul piano occupazionale che, di riflesso, su quello della competitività. L’obiettivo della giunta Cota è creare da 10 a 30mila nuovi occupati. Stringersi attorno al tavolo per valutare proposte concrete «è stato un passo decisivo e condiviso – afferma Giovanna Ventura, segretario della Cisl, che ha partecipato agli stati generali sul lavoro – ma l’argomento non può chiudersi qui, bisogna andare a monte dei problemi, quindi lavorare per avere misure a sostegno della crescita economica, le opportunità occupazionali verranno da sé». Cosa ne pensa a proposito del piano straordinario per l’occupazione giovanile varato dalla Regione?
S Giovanna Ventura, segretario generale della Cisl Piemonte
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«È stato opportuno e importante, anche se il vero problema rimane la mancanza di risorse. Mi spiego meglio: buona parte del piano per i giovani piemontesi mira a incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato. Va benissimo, specie in questo momento, incentivare la regolarizzazione dei giovani, un passaggio che spero possa contare anche su fondi statali e non solo regionali. Ma contrastare la precarietà non risolve del tutto le cose perché, in fondo, il numero dei posti lavoro rimane invariato. Insisterei, quindi, su un altro punto: perché non premiare, con opportuni benefici, solo le aziende che creano nuovi posti di lavoro? Credo che oggi come non mai, in un tale clima di ristrettezze, bisogna essere selettivi». In sostanza sta dicendo che sarebbe meglio ragionare sui numeri che sulle forme contrattuali, ma i lavoratori sono preoccupati soprattutto per la flessibilità di queste. Per lei dov’è il giusto equilibrio? «Ribalto la domanda e chiedo: per quale ragione nel nostro Paese siamo arrivati al punto di dover per forza contrapporre esigenze dell'impresa e diritti del lavoratore? Certo, non voglio dire che il precariato non sia un problema, ma di fronte alla crescita della disoccupazione giovanile, che in Piemonte è del 27%, il tasso più alto del Nord Ovest, è necessario allargare le prospettive: il punto non è solo far sì che le imprese stabilizzino i precari, bensì favorire lo sviluppo economico. Ecco perché la Cisl sta chiedendo, al governo centrale e agli enti locali, provvedimenti sulla crescita».
Giovanna Ventura
E alle imprese cosa chiedete? «Maggiori investimenti, maggiore vivacità. Penso che l’imprenditoria italiana si sia “seduta”. A tal proposito le recenti misure contenute nel piano per la competitività voluto dalla Regione Piemonte siano un ottimo stimolo. Produrre di più e meglio è una sfida che noi abbiamo colto nei fatti, sottoscrivendo le nuove regole di contrattazione di secondo livello che conducono a una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, pur non rinunciando alle regole dei sindacati. Ma se i lavoratori s’impegnano a dare maggiore produttività, gli imprenditori devono dare maggiori opportunità». Quale messaggio per i giovani disoccupati? «Di non demordere e non deprimersi. Lo dico perché sono un po’ preoccupata da come i giovani vivono le problematiche. L’unico consiglio è di avvicinarsi al sindacato e all’associazionismo». A Torino c’è tanta aspettativa sul destino di Mirafiori. Se guarda al futuro del colosso industriale cosa vede? «In questo momento sono perplessa, mi aspettavo che la situazione si fosse chiarita quasi un anno fa, quando insieme ad altri sindacati abbiamo sottoscritto con l’ad Marchionne l’accordo sull’investimento di Mirafiori. Il fatto
che oggi lo si metta in dubbio, non gli fa onore. Per noi l’accordo ha lo stesso valore di un contratto. Non sta a noi definire il modello di sviluppo della Fiat, ma è chiaro che ai vertici bisogna aver ben chiara la situazione: a Mirafiori ci sono circa 5.500 dipendenti e 35mila sono i lavoratoti dell’indotto. L’attuale incertezza ha poi ovvie ricadute sulle imprese dell’indotto, che stanno rallentando gli investimenti. Credo che la situazione vada affrontata al più presto. Mi auguro, quindi, che Marchionne convochi coloro che hanno firmato l’accordo con lui e spieghi come stanno le cose. Le famiglie hanno già abbastanza incertezze, in questo momento non possiamo permetterci di aggiungerne altre, peraltro riguardanti una vicenda che si pensava definita. In gioco c’è la coesione sociale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 65
MERCATO DEL LAVORO
Mediazione dei conflitti aziendali In periodi di crisi, la riorganizzazione aziendale e il conflitto tra lavoratori e aziende diventano temi di stringente attualità. Il sociologo Andrea Launo spiega come nascono e perchè conviene risolverli Tiziana Achino ndrea Launo, sociologo, si occupa dell’analisi del clima aziendale, della valutazione dello stress nelle aziende, dell’organizzazione delle risorse umane e dell’analisi dei conflitti nelle organizzazioni. Il mediatore dei conflitti aziendali quale funzione ricopre? «Quando si parla di mediazione dei conflitti le persone che ti stanno davanti cominciano ad assumere delle strane forme di comportamento, che manifestano il loro disagio ad affrontare questo tema concretamente sociale e personale. Se poi questo aspetto viene accostato al mondo aziendale e delle grandi organizzazioni si notano concreti atteggiamenti di chiusura, se non addirittura di avversità. Come si vede è un tema duro e difficile da affrontare ma, come si dice, qualcuno questo lavoro lo deve fare. Sono ormai quindici anni che mi occupo di questo tema e credo, senza falsa modestia, di essere stato uno dei primi in Piemonte, se non fra i primi in Italia, a occuparmi di conflitti aziendali come sociologo pratico. Questo professionista viene chiamato dalle aziende quando il conflitto interno non è più gestibile e si cerca esternamente un professionista che, testuali parole, risolva i loro conflitti in modo veloce e duraturo». I conflitti possono creare disfunzioni tra le risorse umane?
A Andrea Launo, sociologo e mediatore dei conflitti aziendali, familiari e sociali
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«Quando si ha a che fare con le persone, o risorse umane, il più delle volte si deve saper fare e saper essere un buon gestore dei conflitti e non del conflitto, perché una caratteristica del conflitto è di essere stratificato nel tempo e quindi molto complesso da risolvere. Un altro aspetto caratterizzante il conflitto è che è come la società mai statica ma sempre dinamico e quindi variegato con molte sfaccettature. L’obiettivo della mediazione è quello di superare i conflitti con tecniche maieutiche dove il mediatore rimanendo esterno cerca di mettere in comunicazione le parti facendo passare il messaggio che il conflitto è ineluttabile ma che è soprattutto una possibilità di ricostruire un mondo che non c’è più. Il conflitto può essere visto come cambiamento sociale (Marx), oppure (Park) una forma cosciente di competizione, o (Collins) come conflitto concentrato sul movimento istituzionale. Il conflitto deve essere sempre gestito perché non si arrivi allo scontro sociale o personale che diventa ingestibile, dannoso e costoso per le parti e le aziende». Quali sono gli obiettivi principali del lavoro che svolge? «L’analisi del clima aziendale ha come obiettivo quello di abbassare i costi economici causati dallo scontro interno alle aziende che ricade inevitabilmente sulle risorse umane e sulla proprietà. Lo scontro non paga, anzi costa anche a livello di organizzazione aziendale, del personale, dei clienti e fornitori e della qualità della produzione. Con un buon intervento di analisi del clima aziendale si rimette in attività un’organizzazione che ha bisogno di una messa a punto senza interventi drastici di ristrutturazione».
LA RIFORMA DEL COMMERCIO
Nuova competitività al commercio «Misure a sostegno dell’innovazione tecnologica e organizzativa, aggiornamento professionale periodico e percorsi di qualità appositamente tarati per le piccole imprese commerciali». A individuarle è Renato Viale, presidente di Confcommercio Piemonte Francesca Druidi
el 2010, in base al rapporto di Banca d’Italia sul Piemonte, i consumi finali delle famiglie sono tornati a crescere (1,0% in termini reali) ma l’incremento, sostanzialmente allineato al dato nazionale, risulterebbe di poco inferiore a quello medio delle regioni del Nord Ovest. I dati sono stati confermati dallo stesso Renato Viale, presidente di Confcommercio Piemonte, che li definisce «rappresentativi di una situazione tutt’altro che rosea. I livelli di consumo risultano ancora ben lontani rispetto alla situazione precrisi». Ad attestarlo, nei mesi passati, è stato anche il centro studi di Confcommercio, secondo il quale ciascun italiano dispone per i consumi, a parità di potere d’acquisto, mediamente di 570 euro all’anno in meno rispetto al primo trimestre 2007. «Sono numeri che naturalmente non comprendono gli effetti derivanti dal progressivo acuirsi delle difficoltà sul versante della finanza pubblica e delle turbolenze finanziarie, registrate a partire dalla fine del mese di luglio». La nuova legge sul commercio
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Sotto, Renato Viale, presidente di Confcommercio Piemonte
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varata dalla giunta regionale, può però costituire una buona base di partenza per il rilancio del sistema distributivo piemontese. In quale direzione sono andate le indicazioni di Confcommercio? «Sono sostanzialmente due le priorità che come sistema abbiamo sottoposto all’assessore Casoni e, più in generale, alle diverse forze politiche. Il più urgente è stato quello che ha permesso di ripristinare condizioni di certezza nel comparto del commercio su area pubblica. In particolare, l’esonero del commercio ambulante dalla Direttiva servizi, prevedendo che l’assegnazione e il rinnovo delle concessioni avvengano secondo la normativa di settore, consente alle imprese di programmare lavoro e investimenti con un minimo di stabilità». Mentre l’altro aspetto? «L’altro elemento cui la legge regionale n. 13 ha riservato la dovuta attenzione è rappresentato dal complesso di norme dirette a riequilibrare la competizione tra i grandi insediamenti commerciali, ubicati esternamente alle aree urbane, e le aree commerciali operanti nei centri delle nostre città. Decisamente opportuni sono risultati il blocco delle nuove autorizzazioni per gli insediamenti commerciali superiori a 4.500 mq; l’anticipo del versamento di una parte degli oneri aggiuntivi al rilascio dell’autorizzazione e non più all’apertura dell’attività; la riduzione del periodo di validità dell’autorizzazione commerciale al fine di diminuire il numero di autorizzazioni rilasciate nel corso degli anni e mai attivate». Se e cosa resta ancora da fare per salva-
Renato Viale
guardare il commercio in regione? «Al di là delle difficoltà comuni a tutto il sistema distributivo e riconducibili alla situazione di crisi economica internazionale, non c’è dubbio che il mondo delle piccole imprese è costretto ad affrontare un impegnativo processo di razionalizzazione e ammodernamento. La situazione di estrema difficoltà delle piccole imprese è, infatti, testimoniata dal pesante saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni dal registro imprese che, nel solo 2010, è risultato pari a -966. Si tratta di un risultato in linea con un trend negativo che prosegue ormai da troppo tempo, posto che nel decennio 2001-2010 il saldo tra aziende iscritte e cessate è stato pari a -6.026, con un netto peggioramento a partire dal 2007 (-4.688 nel quadriennio 2007-2010)». Quali strategie dovrebbero allora essere messe in campo? «Rispetto a tale scenario chiediamo che la Regione attivi misure a sostegno dell’innovazione tecnologica e organizzativa, valorizzi l’aggiornamento professionale periodico e incentivi percorsi di qualità appositamente tarati per le piccole imprese commerciali.
Le piccole imprese sono costrette ad affrontare un impegnativo processo di razionalizzazione e ammodernamento
L’auspicio è che il Piano per la competitività del commercio piemontese, attualmente in fase di predisposizione, recepisca le proposte suggerite da Confcommercio e che venga accompagnato da dotazioni economiche adeguate rispetto allo sforzo che le piccole imprese commerciali sono chiamate ad affrontare». La manovra contiene il tanto paventato aumento dell’Iva al 21%. Quale ritiene sarà l’impatto della misura sul settore? «Nel riconoscere che le diverse ipotesi circolate nello scorso mese di agosto comprendevano interventi anche più pesanti rispetto alla versione finale del provvedimento, aumento di tutte le tre aliquote oppure incremento di 2 punti percentuali dell’aliquota del 20%, è indubbio che l’incremento di un punto percentuale dell’aliquota Iva più alta contribuirà, seppure in modo molto contenuto, ad aumentare gli effetti recessivi dei consumi».
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LA RIFORMA DEL COMMERCIO
Partiamo dall’urbanistica «Occorre definire quali aree sono destinate al commercio, in particolare alla grande distribuzione, senza però ricorrere a continue deroghe». A dettare questa priorità per il commercio è il presidente di Confesercenti Torino Antonio Carta Francesca Druidi o stato di salute del commercio non è buono. Lo afferma Antonio Carta, presidente di Confesercenti Torino. A incidere non solo la crisi generalizzata, che ha comportato un calo dei consumi soprattutto negli ultimi anni; la situazione già si presentava difficile al netto della congiuntura economica. «È cresciuta troppo la grande distribuzione – analizza Carta – in modo particolare nell’area torinese, erodendo quote di mercato alle piccole aziende del commercio. La presenza della Gdo secondo Confesercenti era ormai diventata eccessiva, rompendo l’equilibrio che dovrebbe esistere tra le diverse tipologie di vendita: piccola, media e grande distribuzione». Per il presidente, il fenomeno va attribuito anche all’esigenza, da parte dei Comuni, di reperire risorse: «Ogni volta che si prospettava la possibilità di costruire una grande struttura di vendita, non si è mai detto di no».
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Nella nuova legge regionale il commercio al dettaglio viene maggiormente tutelato rispetto alla grande distribuzione. Ritiene che il provvedimento sarà sufficiente? «Ho accolto con favore questo blocco dell’autorizzazione di nuovi insediamenti della grande distribuzione per un anno, se non per gli interventi che vanno a insediarsi nei siti industriali, dove la produzione è stata dismessa da almeno dieci anni. Si tratta però di una misura provvisoria; operiamo in un’area a economia aperta, dove i blocchi e i rallentamenti non possono che essere provvisori. Questa misura ci consente, ad ogni modo, di avere un anno di tempo per normare in maniera strutturale lo sviluppo della rete commerciale per salvaguardare quell’equilibrio tra forze distributive che deve sempre sussistere, soprattutto a tutela del consumatore che è libero solo quando ha diverse possibilità di scelta. Quando, infatti, una tipologia commerciale
Antonio Carta
Antonio Carta, presidente Confesercenti Torino
tende a sovrastare le altre, questa agisce in regime di monopolio, con tutte le ripercussioni che ne conseguono. Servono interventi di sostegno e forme di incentivazione per le aziende del commercio, ma soprattutto bisogna agire sul versante urbanistico, sullo sfruttamento dei suoli. Occorre, attraverso piani regolatori, definire quali aree sono destinate al commercio, in particolare alla grande distribuzione, senza però ricorrere a continue varianti e deroghe». Un caso che ha fatto discutere è quello di Ikea a La Loggia. «Possiamo rivoltare le regole fin che si vuole, ma la normativa urbanistica regionale sull’uso del suolo non consentiva la costruzione: sono permessi al massimo 6.000 mq se l’attività commerciale riguarda l’alimentare, altrimenti l’area concessa è di 3.500 mq. Ikea pretendeva di costruire 22mila mq. Una volta definite le regole, queste devono essere rispettate. E non si possono accettare tutte le deroghe. Anche questa continua accettazione da parte dei Comuni delle varianti richieste dai privati, ha contribuito a incrinare
l’equilibrio tra le diverse tipologie di vendita». Torino è città di mercati. Come Confesercenti ha accolto l’esonero dall’applicazione della direttiva Bolkestein per il commercio ambulante previsto dalla nuova normativa regionale? «La normativa regionale va nella direzione da noi auspicata, anche se tengo a precisare che a mio avviso neanche adesso il problema può dirsi del tutto risolto. La Regione ha aperto una strada su una possibile soluzione, ma il provvedimento richiede una conferma a livello di legislazione nazionale, la quale deve recepire quanto ha stabilito l’amministrazione piemontese. Bisogna continuare a definire le giuste soluzioni legislative e confrontarsi insieme a tutte le parti coinvolte, comprese quelle istituzionali». Tassa di soggiorno e innalzamento dell’Iva sono possibili spettri che aleggiano sul settore. Come valuta il loro impatto sul commercio? «L’aumento dell’Iva eroderà il consumo di quei prodotti e servizi sottoposti all’aliquota del 21%. Io non avrei preso questa decisione, che non produrrà effetti positivi. Per quanto riguarda la tassa di soggiorno, Confesercenti è fermamente contraria alla sua introduzione perché renderà ancora meno competitivo il sistema turistico italiano. L’Iva sugli alberghi in Europa oscilla tra il 4 e il 7%, in Italia si aggira attorno al 10%: scontiamo un differenziale d’Iva da un minimo di 3 a un massimo di 6 punti percentuale, tutto a carico del sistema alberghiero italiano. Ma se, nonostante i nostri no, si andrà comunque avanti, poniamo almeno una condizione: il ricavato della tassa deve servire esclusivamente a finanziare progetti che siano in grado di attrarre turisti nel nostro territorio, piuttosto che sostenere strutture fisse o spese che niente hanno a che fare con il turismo. La tassa dovrebbe, quindi, servire a finanziare progetti mirati, senza definirne subito il valore. Valore che andrebbe, infatti, determinato di anno in anno sulla base delle iniziative presentate dalla pubblica amministrazione, come ad esempio l’organizzazione di mostre o l’innevamento artificiale delle montagne. Si trarrebbe così di una tassa più digeribile». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 87
LA RIFORMA DEL COMMERCIO
Una stagione di liberalizzazioni per tutelare i consumi Adeguare l’offerta ai bisogni dei cittadini, accettando le sfide rappresentate dalle attuali criticità e dal cambiamento degli stili di vita. Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, indica la strada per il rilancio del commercio Francesca Druidi
resce l’inflazione e i consumi attraversano ormai un calo strutturale, con vendite al dettaglio che dall’inizio dell’anno decrescono dello 0,4% rispetto al 2010. Ma, come evidenzia Giovanni Cobolli Gigli, se la priorità per il Paese è tornare a crescere, «questo può essere fatto solo attraverso l’aumento dei consumi». Come invertire la tendenza? «Dopo una doppia manovra centrata sulle maggiori entrate, che rischia di avere effetti ulteriormente depressivi per la domanda interna, è venuto il momento delle scelte coraggiose, che imprimano un cambio di passo al Paese. Vedo due tipi di azioni che possono essere realizzate: una stagione di liberalizzazioni che introduca concorrenza e merito nei mercati, andando a incidere pesantemente in settori ancora protetti (servizi pubblici locali,
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Giovanni Cobolli Gigli, presidente Federdistribuzione
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banche, assicurazioni, professioni) e completando i percorsi avviati in altri (farmaci, carburanti). Da questo punto di vista, la recente manovra approvata contiene aspetti positivi». Quali nello specifico? «Laddove nell’articolo 3 si specifica che “Comuni, Province, Regioni e Stato devono adeguare i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”, aggiungendo poi che “le disposizioni vigenti che regolano l’accesso e l’esercizio delle attività economiche devono garantire il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza”». La seconda azione necessaria? «Riguarda provvedimenti tesi a recuperare le risorse da dedicare alla crescita, che non riducano le disponibilità economiche delle famiglie: penso alla vendita di parte del “patrimonio” dello Stato, a una ancor più efficace lotta all’evasione, a una spesa pubblica resa più efficiente, a un graduale innalzamento dell’età pensionabile. In questo modo otterremo un sistema economico più efficiente e competitivo, accompagnato da un recupero del potere d’acquisto dei cittadini». Quali strategie devono adottare oggi le realtà del settore? «Di fronte alle crescenti difficoltà delle famiglie italiane la distribuzione moderna, alimentare e non, ha fatto da diversi anni una scelta precisa: tutelare il potere d’acquisto dei
Giovanni Cobolli Gigli
cittadini. Questo ha significato rivedere le politiche assortimentali e commerciali per offrire la scelta più ampia possibile, la massima convenienza e un miglior servizio. Tutto ciò ha avuto un impatto sulla redditività delle imprese, che sta ormai calando, anche per una dinamica dei costi - trasporto, tariffe locali, energia e utenze, commissioni bancarie e assicurazioni - ben superiore a quella delle vendite. Le strategie per i prossimi anni saranno impostate per avvicinare ulteriormente le insegne distributive ai clienti: proposta commerciale orientata alla massima convenienza, ampliamento dell’offerta di prodotti (farmaci, carburanti) e di servizi (pagamento bollette, stipula assicurazioni, tariffe telefoniche), sviluppo della marca del distributore, ammodernamento delle reti commerciali per renderle più allineate ai nuovi bisogni dei clienti, oltre al radicamento sul territorio con prodotti locali». Sul fronte liberalizzazioni, non tutti sono compatti sull’opportunità di tenere i negozi aperti la domenica. «Il tema delle aperture domenicali è molto sensibile nel mondo del commercio e con esso si devono confrontare tipologie d’impresa molto diverse, da quelle tipicamente a gestione familiare alle grandi multinazionali. Organizzare l’apertura di un punto vendita per un maggior numero di giorni potrebbe comportare problemi organizzativi per gli esercizi più piccoli, ma anche su questo aspetto, come più in generale sull’ammodernamento dell’intero settore, occorrerebbe capire che bisogna fare un ulteriore sforzo per proseguire la strada coraggiosamente intrapresa nel 1998, adeguando l’offerta ai bisogni dei cittadini e accettando una logica di cambiamento». Si tratta di un problema ancora culturale? «Il destino del commercio è quello di essere al servizio dei clienti: con gli stili di vita che mutano c’è bisogno di avere più momenti per gli acquisti, di avere la possibilità di gestire nel modo migliore il proprio tempo, una risorsa
La distribuzione moderna ha scelto da anni di tutelare il potere d’acquisto dei cittadini
sempre più preziosa. È un cambio culturale, che deve essere sostenuto: l’imprenditore deve avere la libertà di decidere come gestire le aperture dei propri esercizi, sempre nel rispetto dei diritti dei lavoratori. Il tema delle aperture domenicali è emblematico delle scelte di fondo che il Paese deve operare per tornare a crescere: solo se sapremo fare un salto culturale e rompere antiche e antistoriche difese corporative potremo uscire dal tunnel». In Piemonte sono state varate norme che limitano il campo d’azione della Gdo. Come le valuta? «Se guardo fino a oggi quanto è accaduto in Piemonte con lo sviluppo del commercio, non vedo alcun effetto di “desertificazione” dovuto all’espansione della distribuzione moderna: i punti vendita complessivi tra il 2000 e il 2010 sono cresciuti del 2,3%, con qualche marginale spostamento tra dettaglio tradizionale e Gdo, che non guasta e non ha guastato l’efficienza del sistema». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 89
FOCUS CUNEO
L’isola felice del Nord Ovest fa i conti con la crisi Da alcuni anni prima in regione per qualità della vita e benessere economico, oggi Cuneo teme le ripercussioni della situazione economica internazionale. Secondo il sindaco Alberto Valmaggia occorre ripartire dalle infrastrutture Riccardo Casini uneo isola felice del Nord Ovest? La relazione 2010 dell’Istituto di ricerche economico sociali del Piemonte sembrerebbe confermarlo: la provincia è, infatti, la prima in regione per qualità della vita e benessere economico, con una bassa disoccupazione e una buona propensione alle esportazioni da parte delle imprese locali. Un quadro che oggi scricchiola, come conferma il sindaco Alberto Valmaggia, secondo cui «la crisi che sta colpendo l’economia mondiale si sta facendo sentire anche a Cuneo, anche se con un impatto leggermente meno forte rispetto ad altre parti d’Italia». Di cosa necessita allora oggi il tessuto produttivo del territorio? «I dati sulla disoccupazione ci dicono che nel 2010 c’era una leggera ripresa, ma temo che le tempeste finanziarie di questi mesi possano far tornare l’Italia e il Piemonte in una situazione buia. Certo, il tessuto imprenditoriale cuneese, sufficientemente diversificato e fatto di tante
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Alberto Valmaggia, sindaco di Cuneo. Nella pagina a fianco, una protesta dei dipendenti dell’Alpitour
Alberto Valmaggia
piccole e medie imprese e di eccellenze straordinarie, dovrebbe poter rispondere in modo più dinamico e flessibile alla crisi. Però abbiamo bisogno di infrastrutture, cronica carenza del cuneese, e che le grosse industrie non ci abbandonino. A Cuneo, invece, proprio in questi giorni stiamo assistendo alle proteste dei dipendenti dell’Alpitour per la chiusura della sede cuneese e il trasferimento di 300 dipendenti a Torino. Alpitour è una delle aziende storiche della città, nata e cresciuta qui, che garantisce anche un buon indotto. È una situazione preoccupante per tante famiglie e per l’intera città». In che modo è possibile intervenire? «Come istituzioni ci siamo attivati per cercare di trovare una mediazione favorevole ai dipendenti cuneesi, ma temo che le nostre possibilità siano limitate». A luglio intanto avete firmato un protocollo d’intesa per dar vita, insieme a Comuni come Genova, Savona e Alessandria, a un tavolo di concertazione per lo sviluppo di una rete portuale e retroportuale del Nord Ovest. Quali ricadute potrà avere sul territorio cuneese un progetto di questo tipo? «Il protocollo firmato a luglio è stato un momento importante, perché ha portato alla nascita di uno strumento operativo per avviare un disegno comune sul tema delle infrastrutture, soprattutto per quel che riguarda il trasporto delle merci, che nei porti liguri trovano lo sbocco verso il Mediterraneo. Tra i Comuni interessati è partita una fase di comunicazione e coordinamento al fine di dare vita a progetti di area vasta. Le economie di scala e di rete necessarie per poter affrontare in modo competitivo il mercato dei traffici internazionali sono infatti raggiungibili solo attraverso politiche di cooperazione e una progettualità condivisa fra i territori. Noi, in particolare, guardiamo con interesse Savona, di cui la nostra provincia rappresenta il naturale retroporto». Quali altre iniziative sono allo studio dell’amministrazione comunale in favore dell’economia del territorio? «In primis c’è l’impegno a sostenere le aziende con risposte tempestive alle loro esigenze urbanistiche, energetiche e quant’altro supporti l’at-
Credo che un maggior coinvolgimento dei Comuni nella lotta contro l’evasione fiscale sia sicuramente positivo
tività produttiva. Poi anche direttamente, come Comune, abbiamo sviluppato e continuiamo a progettare iniziative, attraverso le forme consentite dalla legge, per creare occasioni di lavoro. Abbiamo avviato cantieri di lavoro per disoccupati e stiamo garantendo, per mezzo dei voucher, piccoli lavoretti a chi è senza occupazione». Nei giorni scorsi avete aderito anche al protocollo d’intesa siglato dall’Anci e relativo al recupero dell’evasione fiscale. Quali benefici potrà trarne il Comune? «Intanto credo che un maggior coinvolgimento dei Comuni nella lotta contro l’evasione fiscale, che è una delle piaghe italiane, sia sicuramente positivo. Da anni siamo in prima linea su questo fronte, e il mettere in comune i propri database tra diversi enti è un ulteriore passo per scoprire i tanti “furbetti” che vivono da agiati ma si dichiarano indigenti. Il Comune potrà fare delle “segnalazioni qualificate” all’Agenzia delle entrate e, al termine dell’iter formale dell’accertamento, vedrà riconosciuta una percentuale delle somme definitivamente incassate dall’Erario. Con tutti i tagli che hanno colpito gli enti locali in questi ultimi anni e con i vincoli, a volte veramente assurdi, del Patto di stabilità, garantire i servizi sta diventando quasi impossibile. Per questo ogni azione che mira a ridare risorse ai comuni è buona. Noi abbiamo già deciso di destinare le eventuali somme incassate in questo modo al sociale, per contrastare quanto possibile gli effetti sciagurati dei tagli».
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FOCUS CUNEO
Un tessuto modello che ora chiede aiuto Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, illustra il momento delle imprese locali, tra segnali positivi e altri meno rassicuranti, e dice: «Siamo consapevoli della necessità di presidiare ancor di più il rapporto con le associate» Riccardo Casini
li imprenditori sono fiduciosi. Almeno così dicono i risultati dell’indagine congiunturale del centro studi di Confindustria Cuneo relativa al terzo trimestre 2011, risultati che mostrano un lieve miglioramento delle attese sull’evoluzione della congiuntura per i prossimi tre mesi. La rilevazione mostra segnali positivi su ordini, occupazione e ammortizzatori sociali (vi farà ricorso il 17,4% delle aziende rispetto al precedente 19,7%), mentre peggiorano le aspettative su export (da +10,4 a +5,6), investimenti e tempi medi di pagamento, con il 55,5% delle imprese che segnala ritardi negli incassi. A livello settoriale la metalmeccanica si conferma il comparto più dinamico, come già nel secondo trimestre, mentre l’edilizia registra le attese meno favorevoli. Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, spiega come questi dati si inseriscano in un quadro nazionale e internazionale. «Nel corso del primo semestre – spiega – nella nostra provincia e nel Paese sono emersi due dati precisi: da una parte, il recupero dell’economia ancora troppo debole e, dall’altra, le pericolose voragini apertesi nelle finanze pubbliche. L’estate appena trascorsa si è rivelata fredda per ordini e produzione nel settore manifatturiero e, secondo l’indice europeo pmi manifatturiero dello scorso agosto, si va evi-
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denziando la fine della fase di recupero del settore iniziata nell’ottobre 2009. Nello stesso periodo poi si sono registrate perdite pesanti e pronunciata volatilità nelle Borse di tutto il mondo. Le rilevazioni indicano anche più di 22 milioni di disoccupati nell’Unione europea, quasi 14 milioni negli Stati Uniti e più di 200 milioni nel mondo, per limitarci alle cifre che non includono lavoratori sotto-occupati e scoraggiati, soprattutto tra i giovani». Ma che momento stanno vivendo le imprese cuneesi? «In questo contesto a Cuneo si è registrata una discreta ripresa, soprattutto nel comparto metalmeccanico, specialmente quello più vocato all’export. Tra i più in difficoltà
Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo
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Nicoletta Miroglio
A Cuneo abbiamo fatto registrare una discreta ripresa, soprattutto nel comparto metalmeccanico
c’è invece il settore edile, in specie quello a committenza pubblica, che soffre anche di tempi biblici nei pagamenti». I ritardi negli incassi costituiscono in effetti una problematica che incide anche sulle decisioni di investimento. Come risolvere questo problema? «L’Europa ha già imposto ai Paesi dell’Eurogruppo pagamenti celeri in tempi certi. La possibilità data agli Stati membri di adeguarsi è troppo lunga e c’è da scommettere che l’Italia ritarderà il più possibile. Auspico che un allentamento della stretta determinata dal Patto di stabilità per gli enti più virtuosi possa dare un piccolo respiro a una si-
tuazione oggi insostenibile». Qual è, invece, la sua ricetta per il rilancio del tessuto produttivo cuneese? «Il nostro tessuto produttivo è di prim’ordine e nella tempesta sta reggendo bene sino a diventare un modello per altri territori. Mi chiedo, però, quanto a lungo potrà resistere il vantaggio competitivo di un sistema così ben integrato che sconta un deficit di infrastrutture, strade, autostrade e ferrovie, con un importante digital divide in ampie zone del territorio». Come giudica invece le linee guida della manovra del governo? «In una lettera agli associati ho evidenziato PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 95
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Mi chiedo quanto potrà resistere il vantaggio competitivo di un sistema che sconta un tale deficit di infrastrutture
il rischio di un forte sbilanciamento sulle en- esclusivi erogati localmente e vantaggi intrate e la presenza di componenti non quantificabili e incerte sui saldi. Nonostante nell’ultima versione del testo approvato siano stati inseriti alcuni elementi di rilievo, è ancora insufficiente l’intervento sul fronte della spesa. Purtroppo i drammatici eventi dell’agosto appena trascorso, la debolezza della politica di fronte alla crisi finanziaria e i richiami del presidente della Repubblica hanno confermato le considerazioni svolte nel corso della nostra assemblea di giugno». Quale dev’essere allora in questa fase il ruolo di Confindustria? Quali sono i vostri progetti a tutela delle imprese? «Confindustria Cuneo è consapevole della criticità della situazione entro la quale opera e, dunque, della necessità di presidiare con ancora maggiore intensità il rapporto con le imprese associate. Ciò significa che è indispensabile confermare e comunicare, come mai nel passato, i vantaggi e i benefici dell’associazionismo, inteso come mix di servizi
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dotti dall’azione di rappresentanza modulata sul piano locale. Il perseguimento degli obiettivi richiamati comporta tre orientamenti strategici precisi». Quali sono? «Innanzitutto valorizzare la funzione sociale delle imprese e degli imprenditori, ridefinendole e rilanciandone ruolo e responsabilità; in secondo luogo, massimizzare l’impegno nei confronti della realtà locale intesa come ambito prevalente nel quale è possibile la pratica del fare, anche attraverso l’attivazione di concrete e innovative forme di sussidiarietà. Infine, concentrare ulteriormente le energie associative sui servizi e sulla micro progettualità locale nelle diverse aree tematiche come innovazione, semplificazione, sostenibilità, internazionalizzazione, reti di imprese e finanza: aree che, direttamente o indirettamente, possono contribuire al riposizionamento competitivo delle imprese locali e delle loro filiere».
Domenico Massimino
L’artigianato accoglie lavoratori e cresce ancora I dati Infocamere mostrano un aumento delle imprese superiore alla media nazionale. Per Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Cuneo, «si tratta di un comparto sempre appetibile per chi cerca lavoro, e che tiene grazie alle piccole dimensioni delle aziende» Riccardo Casini onostante il prospettato trasferimento dell’Alpitour a Torino rischi di provocare un calo delle commesse locali per le numerose aziende dell’indotto, per ora le imprese artigiane del Cuneese continuano a crescere: secondo i dati Infocamere il secondo trimestre del 2011 ha visto un saldo positivo di 115 unità e un tasso di crescita (+0,57%) superiore anche alla media nazionale (+0,50%). Un dato che Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Cuneo, legge da due diversi punti di vista: «da parte nostra – dice – c’è ovviamente soddisfazione perché i numeri indicano che si tratta di un comparto sempre appetibile per chi cerca lavoro e che tiene grazie alle piccole dimensioni delle aziende. Però non bisogna nascondere che la crescita è dovuta al fatto che, con la crisi, sempre più professionalità escono dal mondo del lavoro dipendente e si riversano nell’artigianato perché vi cercano la possibilità di proseguire la loro attività». Si tratta comunque di un segnale positivo. «Certo, ma dall’altra parte dobbiamo segnalare una sempre maggiore difficoltà nel reperire figure professionali nelle categorie più “scomode”, in particolare in termini di orari di lavoro: penso alla panificazione e alla la-
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vorazione delle carni, che qui presenta una realtà importante. In questi ambiti i giovani spesso rilevano un’attività ma poi non riescono a portarla avanti per più di un anno». Ma a livello occupazionale che momento stanno vivendo le imprese del territorio? Sopra, Domenico «L’artigianato sta reggendo, non vi sono li- Massimino, presidente cenziamenti ma solo qualche riduzione di at- di Confartigianato Cuneo. Nella pagina tività. E anche i dati sulla cassa integrazione in seguente, un recente deroga sono positivi, con le richieste che sono incontro organizzato illustrare nuove addirittura diminuite. Una tenuta giustificata per normative agli associati dal fatto che, su 22mila aziende artigiane, ben 17mila sono a conduzione familiare, quindi senza dipendenti. Così come il dato eccezionale in termini di disoccupazione giovanile, ferma al 5,7%, è giustificato dall’elevato numero di partite Iva, quasi una ogni famiglia: ciò significa che i ragazzi vengono spesso integrati nelle aziende dei genitori». Ad agosto aveva espresso “soddisfazione” per l’abolizione del Sistri; la manovra di settembre però l’ha reintrodotto. Cosa comporta questo adempimento per le imprese? «In sé il Sistri è un sistema giusto, l’elemento negativo è dato dalla sua applicazione a piccole imprese per le quali effettivamente comporta un adempimento sproporzionato rispetto alla quantità di rifiuti prodotti. Servirebbe uno sbarramento nell’applicabilità della norma che PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 97
FOCUS CUNEO
capisco che possa risultare difficile». Lei ha recentemente definito la manovra “una medicina necessaria”, ma “inevitabilmente amara”. Quale effetto potrà avere in particolare l’aumento di un punto dell’Iva per le vostre associate? «Il passaggio al 21% comporta un costo ulteriore per l’utente finale, sia che costruisca una casa sia che vada escluda, ad esempio, le aziende al di sotto dei dal barbiere. Ci troviamo, però, in una situa 50 dipendenti, le quali continuerebbero a uti- zione particolarmente critica: qualche provlizzare l’attuale sistema cartaceo». vedimento andava preso, e in ogni caso vi saQuali interventi occorrono allora per rebbe stato qualche scontento. Personalmente snellire la burocrazia a carico delle pmi? però avrei preferito l’introduzione di un’im«All’interno delle piccole aziende spesso non posta patrimoniale». c’è la conoscenza normativa e tecnica necesParlava di una situazione critica. Quale saria per poter sbrigare rapidamente tutti gli dev’essere allora oggi il ruolo di un’assoadempimenti. Per questo credo che diversifi- ciazione di categoria nei confronti delle care la loro applicabilità in base alle dimen- imprese associate? sioni delle imprese sia importante, anche se «Mai come ora il nostro ruolo è importante, in primo luogo nell’accompagnamento delle aziende: a CuL’artigianato sta reggendo, non vi sono neo abbiamo costituito un colicenziamenti ma solo qualche riduzione di attività. mitato di crisi dove valutiamo le singole posizioni e i proE anche i dati sulla cig in deroga sono positivi blemi delle associate, dal credito nei confronti delle pubbliche amministrazioni al rapporto con il sistema creditizio, in particolare per chi prima della crisi si era particolarmente esposto in termini di investimenti. Ma un’associazione di categoria deve anche individuare linee strategiche e nuove opportunità per superare la crisi, oltre a dare servizi alle aziende e aiutarle a superare tutti gli adempimenti del caso, anche con l’aiuto dei sistemi informatici».
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FOCUS CUNEO
Più infrastrutture per le imprese Il tasso di crescita delle aziende cuneesi è in frenata, in particolare nel settore dei trasporti. A causa anche della carenza di piattaforme logistiche, come sottolinea la Camera di Commercio, che sostiene il rilancio dell’aeroporto. Il punto del presidente Sabbatini Riccardo Casini fine giugno erano 74.310 le imprese registrate in provincia di Cuneo secondo i dati diffusi da Movimprese. Ma se si esclude l’artigianato, la loro crescita (+0,43%) avviene a ritmi inferiori sia rispetto alla media nazionale (+0,64%) sia rispetto allo stesso territorio nel medesimo periodo del 2010, quando l’incremento era dello 0,74%. La spiegazione? Secondo Vittorio Sabbatini, segretario generale della Camera di Commercio di Cuneo, «anche il tessuto imprenditoriale della provincia è stato investito dalla crisi internazionale che a partire dal 2008 sta mettendo a dura prova l’economia del Paese. E la diminuzione del tasso di crescita è una conseguenza di questo difficile momento congiunturale che presenta ancora luci e ombre». Il segno positivo più consistente ha ri-
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guardato comunque il comparto delle costruzioni (1,20%), seguito dai servizi di alloggio e ristorazione (1,16%) e dal comparto industriale in senso stretto (1,07%), mentre nell’agricoltura e nei trasporti si è verificata una lieve diminuzione di imprese registrate. «La flessione registrata dalle imprese del settore agricolo – spiega Sabbatini – può essere imputata alla chiusura delle piccole e piccolissime imprese, che a volte decidono di aggregarsi in nuove forme giuridiche di maggiori dimensioni per far fronte con più forza alle sfide dei mercati. Per quanto riguarda invece la situazione delle imprese del settore dei trasporti, questa rispecchia il trend negativo registrato a livello regionale: emerge insomma la situazione di un settore decisamente in crisi. E non possiamo dimenticare – aggiunge – che
Vittorio Sabbatini
una nota dolente della provincia sono proprio le infrastrutture», per le quali Cuneo risulta «sottodimensionata rispetto al notevole sviluppo economico raggiunto». Già, le infrastrutture: un tema caldo per un territorio da sempre alle prese con un isolamento che non aiuta certamente le imprese, in particolare quelle di dimensioni minori. «Come Camera di commercio – prosegue Sabbatini – in passato abbiamo proposto la realizzazione di una piattaforma logistica per valorizzare il territorio e creare un punto di riferimento importante, non solo per il nostro territorio ma anche per la Liguria e le regioni francesi limitrofe, apportando effetti economici diretti e indotti sul territorio provinciale. Inoltre l’ente camerale sostiene fortemente l’aeroporto di Cuneo Levaldigi, che in questi anni, a seguito dello sviluppo di nuove tratte per i voli low cost, ha registrato nuovo impulso e un particolare dinamismo sia in termini di aeromobili arrivate e partite sia di passeggeri. Il 2010 è stato un anno difficile per il settore, segnato dalla crisi economica e dai gravi disagi causati dalla nube vulcanica originatasi in Islanda, ma pur in questo contesto lo scalo ha fatto registrare un’ottima performance, con un incremento del 120,7% di movimenti di aviazione commerciale e del 41,2% di passeggeri su base annua». Un altro problema riscontrato dalle imprese del territorio, e portato alla luce dalla rilevazione Excelsior, riguarda poi il rapporto tra domanda e offerta di lavoro: se nel terzo trimestre il 74% delle assunzioni previste riguarderà operai, va detto che quelli impegnati nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche risultano anche tra le figure di più difficile reperimento. Secondo Sabbatini «questi dati evidenziano che occorre puntare maggiormente sul dialogo tra il mondo accademico e quello
1.030 NATI Le nuove imprese iscritte al registro camerale tra aprile e giugno 2011 (710 le cessazioni)
2.030 LAVORATORI Le assunzioni previste in provincia di Cuneo nel terzo trimestre secondo Excelsior (16,6 ogni mille dipendenti contro una media regionale di 10,6)
imprenditoriale». A tal fine, la Camera di Commercio ha realizzato «progetti di alternanza scuola-lavoro finalizzati a favorire l’avvicinamento e il dialogo tra la scuola e le imprese e da anni sostiene l’insediamento universitario in provincia di Cuneo, convinta delle positive ricadute della creazione di una rete tra il mondo accademico e gli attori economici del territorio in termini di ricerca e sviluppo». Ma il ruolo dell’ente camerale non si esaurisce qui: «Stiamo portando avanti – spiega Sabbatini – alcune politiche per il rilancio dello sviluppo attraverso la semplificazione della macchina pubblica e soprattutto delle procedure necessarie per avviare un’attività di impresa e per gestirla, anche attraverso un miglioramento dell’accesso al credito. Da oltre 20 anni stiamo sostenendo le imprese cuneesi garantendo i mutui attraverso un rapporto privilegiato con le cooperative di garanzia: ammontano a 4 milioni di euro le risorse stanziate nel 2010 e, di questi, 3 milioni sono stati destinati in modo diretto al finanziamento dei nuovi bandi e in modo indiretto implementando i fondi di garanzia dei Confidi». Inoltre, la Camera di Commercio sta promuovendo la logica delle reti di impresa, «carta vincente – conclude Sabbatini – per far fronte ai nostri competitor. Infatti, siamo convinti che occorra facilitare le aggregazioni di piccole aziende che altrimenti, da sole, farebbero fatica a presentarsi sui mercati esteri. Infine, ritengo che sia importante per le nostre aziende fare un salto tecnologico per poter affrontare la crisi e dare una nuova spinta all’export: a questo proposito, anche l’Unione europea ha recentemente stanziato nel bilancio 2014-2020 nuovi fondi per le pmi puntando sui programmi comunitari rivolti alla ricerca e all’innovazione». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 101
FOCUS CUNEO
Tutela e valorizzazione dell’acqua Risorsa fondamentale fin dall’antichità, l’acqua oggi è ancora più strategica ai fini energetici. Il punto dell’assessore Luca Colombatto sulle normative vigenti nella provincia di Cuneo Tiziana Achino
a “ risorsa” e “resorgivo” l’assessore della provincia di Cuneo, Luca Colombatto, intraprende un viaggio dettagliato tra risorse idriche eccellenti e tutela ambientale. Assessore Colombatto, perché è tanto cresciuta in questi ultimi anni l’attenzione per le risorse idriche? «È estremamente curioso scoprire come le parole “ risorsa” e “resorgivo”, riferito alle acque sotterranee che escono dalla superficie, derivino dallo stesso termine latino “resurgere”, il che sottolinea come fin dall’antichità l’acqua era considerata la risorsa principe per eccellenza e in questi ultimi anni sta ritornando a essere al centro dell’attenzione pubblica, soprattutto grazie all’interesse economico generato dal suo impiego nel settore energetico». Come giudica la situazione attuale nella provincia di Cuneo? «La nostra provincia è particolarmente ricca di acqua di ottima qualità, dimostrata dal numero elevato di aziende che operano nel settore oligominerale e dagli stabilimenti termali presenti. L’acqua, quindi, come elemento in grado di attivare una nuova visione del sistema ambiente e paesaggio intorno a cui costruire una nuova economia verde». Avete un obiettivo specifico in materia di risorse idriche? «Come assessore provinciale all’ambiente ho proposto che venga realizzato un piano regolatore dell’acqua, capace di cogliere quelle che sono le potenzialità di sviluppo socio-
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economiche che un sapiente uso della risorsa idrica può generare. L’interazione antropica con il sistema paesaggio e il soddisfacimento di alcune necessità di acqua nei vari ambiti di riferimento, idropotabile, produttivo e turistico, dovrà avvenire in modo tale da non compromettere in alcun modo la qualità di vita dell’intero ecosistema senza andare a compromettere la possibilità di impiego dello stesso da parte delle generazioni future. L’ambiente non ci è stato donato dai nostri padri, quanto piuttosto ci è stato prestato dai nostri figli, per cui le varie scelte strategiche di sfruttamento della risorsa idrica dovranno avvenire in maniera biunivoca e reversibile. Il tutto sarà poi recepito dal Ptp che a sua volta organizzerà gli strumenti urbanistici comunali». Come contate di sostenere la tutela dell’ambiente? «L’ambiente va preservato e protetto, se non altro perché una volta rovinato difficilmente
Luca Colombatto, assessore della provincia di Cuneo alle Risorse idriche e tutela ambiente
Luca Colombatto
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L’ambiente va preservato e protetto, perché una volta rovinato difficilmente potrà mai ritornare a essere quello di prima
potrà mai ritornare a essere quello di prima e se deve esservi un interesse di parte questo non può che essere pubblico. Una brutta casa al limite può essere demolita e ricostruita, ma un fiume che ha perso le sue sorgenti è morto per sempre. Partendo dallo sfoltimento del sistema normativo ambientale vigente, dovremo cercare di arrivare a poche norme, chiare e semplici, facilmente recepibili dal cittadino, in grado di potere essere attuate in tempi brevi e certi. Il problema di oggi è che il nostro sistema amministrativo ha perso il suo ruolo di guida a servizio della comunità, diventando schiavo di se stesso». Le sue considerazioni per il futuro di questa importante materia nel territorio provinciale? «La Provincia è diventata in questi ultimi anni l’ente pubblico con maggiori competenze e responsabilità nel settore ambientale. Anche se con il trasferimento delle competenze di pari passo non sono state trasferite anche le risorse necessarie per potere
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fare tutto ciò che a esse si richiede». Quali interventi ritiene necessari? «Si dovrebbero in prima istanza ritoccare i criteri secondo cui vengono calcolati i canoni Bim e Rivieraschi. Proporre agli enti legiferativi regionali e nazionali di rilasciare le concessioni di sfruttamento della risorsa idrica ai fini energetici direttamente alle municipalità, che a seconda della loro capacità e volontà di contrarre mutui possono decidere di realizzare direttamente l’intervento oppure di andare nella direzione di scegliere un investitore privato, selezionato tramite bando pubblico, perequando gli utili generati all’investimento. Altro indirizzo operativo ecosostenibile è sicuramente quello di intervenire sulle condotte idropotabili e fognarie del sistema idrico integrato comunale. Questo permetterebbe di ottimizzare l’energia cinetica prodotta dal sistema e di pari passo riadeguare la stagnicità delle condotte stesse, in alcuni casi responsabili di perdite significative di acqua». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 103
FABIO RAVANELLI
MARCO GIOVANNINI
Presidente dell’Associazione industriale di Novara
Presidente di Confindustria Alessandria
MARILENA BOLLI Presidente dell’Unione industriale biellese
CONFINDUSTRIA
Le idee nuove: valore aggiunto «È fondamentale costruire, anche tra gli addetti ai lavori, una cultura d’impresa sempre più orientata all’innovazione». Il presidente dell’Associazione degli industriali di Novara, Fabio Ravanelli, spiega le politiche di sostegno alle pmi novaresi Renata Gualtieri no sportello dedicato al trasferimento tecnologico e ai materiali innovativi per fornire alle imprese una consulenza tecnica, completamente gratuita, in merito a nuovi materiali e tecnologie disponibili sul mercato, con lo scopo di facilitarne l’applicazione nella realizzazione di nuovi prodotti, perché «l’innovazione di prodotto – dichiara il presidente dell’Associazione industriali di Novara Fabio Ravanelli – è un elemento fondamentale per mantenere elevata la competitività delle aziende sul mercato», e un percorso di formazione intrapreso sulla “Lean production”, l’approccio organizzativo “snello” «che sta cambiando radicalmente il modo di funzionare delle aziende, focalizzandole sulle attività e sui processi a maggiore valore aggiunto e sull’eliminazione degli sprechi». Così l’associazione industriali di Novara sostiene la nascita e lo sviluppo di idee innovative. Lo scorso 6 settembre è stato presentato alle aziende novaresi il polo regionale di innovazione tessile. Al di là dell’attribuzione provinciale delle singole strutture (a Novara è già operativo il polo della chimica sostenibile) i poli hanno una valenza regionale? Come possono favorire l’aggregazione tra imprese con unità operative in tutto il Piemonte per sviluppare progetti comuni di innovazione? «I poli di innovazione, attivi da oltre due anni, hanno una valenza regionale perché sono accessibili a tutte le aziende con una sede attiva in Piemonte. Sono uno strumento di politica in-
U Fabio Ravanelli, presidente dell’Associazione industriali di Novara
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dustriale di grande importanza, perché consentono alle imprese di condividere conoscenze scientifico-tecnologiche e di beneficiare della convergenza di investimenti nello sviluppo di prodotti e di servizi innovativi. Si stanno rivelando utili anche per la loro capacità di generare nuovi modelli relazionali e operativi tra aziende dello stesso settore, e per il fatto che consentono alle imprese che vi prendono parte di accedere con costi ridotti a servizi e infrastrutture ad alto valore aggiunto. Ne siamo stati tra i primi sostenitori, contribuendo fattivamente alla realizzazione del polo della chimica sostenibile, il cui consorzio di gestione - “Ibis”, che riunisce i 22 soci fondatori, tra cui 18 aziende - ha sede proprio negli uffici dell’Ain». Durante il convegno “Il futuro delle imprese è in rete: nuove opportunità per competere”, organizzato nel mese di luglio dal Comitato per la piccola industria dell’Associazione industriali di Novara è emersa l’intenzione di arrivare a costituire almeno 200 reti di imprese nel maggio 2012. Quale è la situazione attuale tra le aziende novaresi e
Fabio Ravanelli
Il distretto della rubinetteria e del valvolame copre il 15% del mercato mondiale dell’output settoriale
come è possibile facilitare le aggregazioni tra imprese? «La cifra si riferiva agli obiettivi stabiliti da Confindustria a livello nazionale. In Piemonte i contratti di rete già sottoscritti sono ancora pochi, ma molti sono in fase di definizione e c’è un grande interesse fra gli imprenditori. Le aggregazioni tra imprese, infatti, generano positive ricadute dal punto di vista normativo, fiscale e finanziario; non necessitando la nascita di una nuova soggettività giuridica, inoltre, consentono agli imprenditori che vi prendono parte di non dover rinunciare alla propria autonomia decisionale e operativa, mettendo a fattor comune soltanto i vantaggi. Noi, con l’accordo tra la Sgp, nostra controllata nel settore editoriale, e la Ieb, controllata dell’Unione industriale biellese, siamo stati i primi, in tutto il Piemonte orientale, a siglare un contratto di rete, a inizio settembre 2011». È soddisfatto delle iniziative che vedono la collaborazione fra il mondo delle imprese e il mondo del credito e in che misura contribuiscono a promuovere lo sviluppo del sistema produttivo novarese? «Sono soddisfatto perchè abbiamo sviluppato una serie di iniziative molto concrete e innovative. Tra queste ricordo i “bond territoriali”, la cui raccolta servirà a finanziare i progetti di
investimento delle aziende locali e che verranno collocati in ottobre dal Banco Popolare, e le molte convenzioni già attive con i principali istituti di credito - Intesa San Paolo, Unicredit e Brebanca - per facilitare lo sviluppo del sistema produttivo novarese con prodotti studiati ad hoc per le nostre pmi. Ritengo però che il livello di dialogo e di interazione tra questi due “mondi” possa e debba essere costantemente incrementato e migliorato». I dati sul primo trimestre del 2011 parlano di una forte ripresa delle esportazioni che sono il traino dell’economia novarese. Come sta proseguendo il trend dei primi mesi e da quali comparti arrivano le performance più importanti? «Il Novarese può vantare la presenza di un comparto molto forte sul fronte delle esportazioni: il distretto della rubinetteria e del valvolame, che da solo copre quasi il 15% del mercato mondiale dell’output settoriale e che ha finora retto abbastanza bene alla crisi. Rispetto a sei mesi fa, però, la situazione si è radicalmente modificata e una ripresa che sembrava ben avviata si sta rivelando faticosa e piena di incertezze. In una fase così delicata la cautela è d’obbligo; attendiamo i risultati della nostra indagine previsionale trimestrale per avere qualche elemento di valutazione in più». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 107
CONFINDUSTRIA
Serve cervello, cuore e coraggio rovare a declinare le “3 C” di “cervello, cuore e coraggio”, è per il presidente Giovannini la strada da imboccare per uscire dalla crisi. E ciò vuol dire maggiore apertura a nuovi strumenti finanziari, coesione e sinergie con le reti di imprese, innovazione e riscoperta della capacità di rischio. Amalgamando queste doti con un rinnovato spirito di sacrificio e la voglia di avventura, che da sempre hanno fatto parte del dna italiano, «si otterrà la miscela esplosiva per riaccendere la crescita e rasserenare il futuro prossimo dei giovani». Dai dati dell’indagine congiunturale del III trimestre 2011 l’occupazione e produzione risultano in flessione mentre tengono gli ordini totali e quelli dell’ export. Come crede continuerà questo trend? «Tengo anzitutto a precisare, per una corretta lettura della nostra rilevazione, che i dati dell’indagine sono qualitativi e non quantitativi; esprimono, infatti, il “saldo” tra ottimisti e pessimisti, vale a dire tra coloro che prevedono
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L’Italia è in ritardo e non consolida le prospettive di crescita. Gli imprenditori, però, sostiene Marco Giovannini, presidente di Confindustria Alessandria, sono fiduciosi nelle loro capacità di reazione e sviluppo Renata Gualtieri
un aumento o una diminuzione degli indici e sono, inoltre, dati previsionali per il trimestre a venire. Per quanto concerne gli ordini totali, le nostre previsioni non fanno che confermare i dati nazionali più recenti che indicano, fortunatamente, la tenuta delle esportazioni; per quanto attiene al nostro territorio, va sottolineato che le imprese manifatturiere della provincia di Alessandria sono fortemente orientate all’export, grazie alle loro produzioni d’eccellenza, di alta qualità, di nicchia e caratterizzate da elevata innovazione. Di cosa più risentono le imprese? «Il problema è rappresentato dal mercato interno, con una domanda molto fiacca, che i provvedimenti contenuti nella manovra economica recentemente approvata non contribuiranno a rivitalizzare. L’Italia è in ritardo sulla ripresa globale e non consolida le prospettive di crescita. Come imprenditori, cerchiamo di rimanere fiduciosi nelle nostre capacità di reazione e di sviluppo». Appare invece positiva la propensione agli investimenti, quali i progetti più interessanti? «Le aziende sono attualmente orientate a investimenti rivolti alla ricerca e alla razionalizzazione ed efficienza dei processi produttivi. Anche Confindustria Alessandria è impegnata a supportare le aziende ed è, ad esempio, parte attiva di un progetto finalizzato alla realizzazione di un centro di smaltimento di apparecchiature frigorifere dismesse, nell’ambito del “protocollo del freddo” di Casale Monferrato».
Marco Giovannini, presidente di Confindustria Alessandria
Marco Giovannini
Tra i settori produttivi quali le previsioni migliori? «Le previsioni più ottimistiche rilevate dalla nostra indagine congiunturale riguardano il settore metalmeccanico, tra i più rappresentativi del nostro territorio, con dati tutti positivi e una buona tenuta, sebbene in lieve rallentamento, del comparto della chimica e di quello della gomma-plastica. A livello locale registriamo, comunque, oltre ai dati promettenti degli ordini export, anche buone previsioni relative alla propensione a investire e al grado di utilizzo degli impianti». Ha sottolineato la necessità di creare business attraverso la tecnologia. Cosa significa concretamente e quale sarà l’impegno dell’associazione nello sviluppo della banda larga? «Confindustria Alessandria è da tempo impegnata con proprie iniziative al fianco delle aziende attraverso appositi sportelli di assistenza in tema di ricerca e innovazione, in
particolare con l’attività degli sportelli gratuiti per le aziende di consulenza tecnica affidata a specialisti, in tema di brevetti e metrologia. Organizziamo incontri tematici di benchmark, con testimonianze di imprenditori e di esperti di ricerca e sviluppo. Per quanto attiene alla banda larga ci stiamo attivando, attraverso il coinvolgimento di Regione Piemonte, Provincia di Alessandria e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, affinché venga finanziato e realizzato un progetto pilota che porti la banda larga inizialmente nelle zone del Novese e delle aree industriali di questo territorio». In un’ottica di continuo sviluppo delle competenze, a quali risultati ha portato l’iniziativa Alessandria B2 London e quali le necessità delle imprese moderne in un sistema in continuo cambiamento? «Il progetto formativo B2 London, lanciato lo scorso luglio, e rivolto ad accrescere le competenze linguistiche specialistiche in azienda attraverso corsi di formazione personalizzati, ha incontrato l’interesse delle imprese; sarà infatti avviato a breve un primo corso di formazione specifico dedicato ai periti tecnici. Ad oggi le imprese si dimostrano maggiormente interessate a corsi di formazione meno “tradizionali” e più tagliati sulle esigenze specialistiche, in un’ottica di incremento della capacità competitiva per affrontare i mercati globali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 109
CONFINDUSTRIA
Reti e innovazione, risposte alla crisi stato presentato a inizio settembre al sistema confindustriale regionale, Po.In.Tex, il Polo per l’innovazione del tessile, nato nel Biellese ma operante in tutto il Piemonte. È importante ricordare come i poli di innovazione rappresentino nuovi strumenti messi a disposizione dalla Regione per favorire la crescita e la portata d’innovazione del territorio, in linea con la normativa europea. Una leva di politica industriale che per la neo presidente dell’Unione industriale biellese, Marilena Bolli, apre significative prospettive di sviluppo in uno scenario futuro purtroppo ancora dominato dall’«incertezza». Come si declina questo progetto in termini di benefici per le imprese aderenti sul fronte dell’internazionalizzazione, della ricerca e sviluppo e dei servizi? «Po.In.Tex, gestito da Città studi in collaborazione con l’Unione industriale biellese, è un punto di riferimento per le aziende che puntano sull’innovazione continua. Il confronto con altre imprese su progetti comuni è un volano fondamentale per la ricerca e lo sviluppo. Inoltre, la possibilità di partecipare a bandi nazionali e internazionali per ottenere finanziamenti per lo sviluppo di queste idee è un prezioso aiuto, soprattutto per le piccole realtà. Altro elemento importante è dato dalla vocazione internazionale di Po.In.Tex, che organizza periodicamente momenti di incontro dedicati alle imprese con esponenti del mondo
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Marilena Bolli, neo presidente dell’Unione industriale biellese
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Condividere conoscenze scientificotecnologiche per realizzare progetti accedendo a nuove risorse. Nel tessile e non solo. L’esperienza dei poli d’innovazione e le strategie di rilancio del Biellese descritte dalla numero uno degli industriali, Marilena Bolli Francesca Druidi
della ricerca sul settore tessile che operano all’estero: una vocazione che è profondamente radicata nel dna del Biellese». Po.In.Tex esprime anche un tentativo di aggregazione tra imprese appartenenti allo stesso settore, ma operanti in aree differenti della regione. Quanto è importante oggi improntare un sistema a rete di questo tipo? «Da Biella è partito nel 2008 “Navaltex”, progetto finalizzato alla ricerca e sviluppo di soluzioni che, per la prima volta, ha messo a diretto confronto il mondo tessile con quello della cantieristica navale ligure: un’idea che poi ha coinvolto anche le imprese toscane, una “best practice” che sarà ricordata nei forum organizzati dal Salone Nautico a Genova. Anche in questo caso, la strategia del “fare rete” - mettendo a fattore comune la forza di ogni singola azienda - si è rivelata una scelta vincente. Dallo scorso anno, poi, è possibile avvalersi del contratto di rete che permette di superare gli svantaggi dovuti al limite dimensionale delle imprese per valorizzare i vantaggi dell’aggregazione, senza dover ricorrere allo scambio di quote azionarie. Si tratta di aspetti positivi che sempre più aziende stanno valutando con attenzione». Come le imprese biellesi, non solo quelle tessili, stanno reagendo di fronte al difficile quadro economico? «Purtroppo l’unica certezza, oggi, è l'incertezza. Ciò significa che non è possibile contare su prospettive di medio termine perché l’an-
Marilena Bolli
Il polo per l’innovazione del tessile è un punto di riferimento per le aziende che puntano sull’innovazione continua
damento dei mercati a livello internazionale, sia sul fronte della finanza che su quello dell’export, è ancora molto fluttuante. Credo, quindi, che ci aspetti un autunno difficile, da un lato perché è necessario attendere la definizione della manovra economica e, dall’altro, perché non si prevede un recupero dell’occupazione. Le aziende biellesi, però, continuano a reagire e un segnale tangibile in questo senso è dato dall’export: nei primi sei mesi dell’anno, il valore delle vendite all’estero delle imprese biellesi, pari a quasi 798 milioni di euro, è aumentato del 19,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Il sostegno finanziario e l’accesso al credito rappresentano la quarta priorità del suo mandato appena intrapreso. Come sostenere in maniera efficace l’attività delle aziende del territorio? Quale rapporto dovrebbe instaurarsi tra banche e impresa?
«Un punto critico è rappresentato dalle imprese di piccole dimensioni che continuano a resistere tenacemente, combattendo il rischio di rimanere schiacciate fra l’erosione dei margini - accentuata dall’aumento delle materie prime - e l’incremento dei tassi d’interesse per ottenere finanziamenti. Queste realtà vanno sostenute con particolare attenzione, senza dimenticare che l’accesso al credito è una leva preziosa per lo sviluppo di tutte le nostre imprese. La trasparenza delle condizioni, il rapporto diretto con gli interlocutori, poter negoziare formule di miglior favore rispetto al mercato, sono parte integrante del servizio della nostra associazione. Abbiamo avviato un dialogo con gli istituti bancari presenti sul territorio, un confronto che sta dando ottimi risultati, in primis la firma di convenzioni ad hoc per le nostre imprese». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 111
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La Bertone compie cent’anni Nel 1912 era una piccola bottega in cui si riparavano le carrozze, oggi è un moderno gruppo industriale fiore all’occhiello del “made in Italy”. La Bertone raccontata da Lilli Bertone e Marco Filippa Francesco Bevilacqua el corso degli anni, i costruttori più importanti del mondo hanno affidato alla Bertone la realizzazione di vetture all’avanguardia per stile, tecnologia e prestazioni. Nel 2009 la società si ristruttura come azienda di servizi a trecentosessanta gradi nei settori dell’automotive, del transportation e dell’industrial design, ma anche dell’engineering, dell’Ict, dell’energia e dell’architettura, in grado di rispondere con flessibilità e rapidità a ogni esigenza delle aziende clienti. Guidata da Lilli Bertone, vedova dell’indimenti-
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Da sinistra, l’amministratore delegato Marco Filippa, il presidente Lilli Bertone e il direttore generale Sandro Colella. Nella pagina accanto, un modellatore al lavoro e il concept Fiat Barchetta. A seguire, il nuovo ETR 1000
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cabile Nuccio e oggi presidente, l’azienda ha oggi 300 dipendenti. Inoltre, negli “atelier” Bertone, si costruiscono ancora, su richiesta di singoli committenti, lussuose fuoriserie prodotte interamente a mano, proiettando così nel futuro l’antica arte del “carrozziere”. «Il prossimo anno la Bertone compirà cento anni – annuncia orgogliosa Lilli Bertone –, un traguardo industriale, ma anche un traguardo della vita. Perché così mantengo la promessa fatta a Nuccio, poco prima che ci lasciasse. Ho ripreso in mano l’azienda alla fine del 2009 e ho iniziato a lavorare per il suo rilancio. Insieme a un nuovo management abbiamo predisposto un piano industriale per affrontare un mercato sempre più difficile e impegnativo, caratterizzato da scenari in continuo mutamento». I numeri danno ragione alla grinta di questa elegante e sorridente “lady di ferro” dello stile italiano. «La Bertone – conferma l’amministratore delegato Marco Filippa – ha chiuso il 2010 in utile, con 26 milioni di fatturato consolidato, mentre il primo semestre 2011 presenta un portafoglio ordini che supera l’intero fatturato dell’anno precedente». Come è strutturata l’azienda? «Abbiamo sei divisioni: Stile, cioè design per trasporto, aeronautica e nautica; R&D, progettazione e ingegneria avanzata; Energia, soluzioni di mobilità e di sviluppo ambientale sostenibile; Information and Communication Technologies; Architettura, sezione dedicata al design e alla progettazione di edifici per usi in-
Lilli Bertone e Marco Filippa
dustriali; Glass, alla quale è affidata la produzione di parabrezza per veicoli industriali e la ricerca sull’impiego dei materiali innovativi. Il quadro si completa con Bertone Germany e con Bertone China, che non sono uffici di rappresentanza ma vere e proprie unità commerciali operative sui rispettivi mercati». Come operano in dettaglio le singole divisioni? «La Stile governa lo sviluppo di ogni progetto, dall’impostazione del concept alla costruzione dei prototipi. Si pone nei confronti delle aziende che ci affidano commesse di lavoro come partner in grado di seguire ogni aspetto dell'iter progettuale di ciascun programma e di garantire i risultati, certificandone la qualità. La struttura di Caprie comprende aree riservate dedicate ai clienti e ai loro team di lavoro per un’efficace gestione del progetto nello spirito del simultaneous engineering e del co-design con i fornitori. Con tecniche di project management gestiamo tutto il ciclo di vita di un nuovo modello, dal suo concepimento alla messa in produzione, dai macrolivelli al dettaglio, ottimizzando le risorse, gestendo i processi di qualità in ogni fase di sviluppo. Il nostro settore operativo “storico” è l’automotive, ma in questi anni abbiamo avuto grandi soddisfazioni anche nel transportation: è firmato Bertone il nuovo supertreno ad alta velocità Etr 1000, realizzato per il consorzio Ansaldo Breda – Bombardier e appena acquistato da Trenitalia». Quali sono i punti di forza di Bertone
R&D? «Sviluppiamo l’ingegneria di prodotto e di processo, cioè la trasformazione delle intuizioni di designer e creativi in progetti per la produzione. Questo reparto può contare su un pool di ingegneri che verifica fattibilità, costi, calcoli strutturali, scelte costruttive e progettuali. Il nostro team di progettisti garantisce esperienza, flessibilità operativa, attenzione per ogni particolare del progetto e dialogo continuo con il cliente». Energia e innovazione, come vi muovete in questi campi? «Abbiamo un’unità produttiva, Bertone Glass, con un’esperienza quarantennale nel settore dei vetri di sicurezza di medie e grandi dimensioni nel mondo del trasporto. Recentemente l’azienda ha creato una specifica unità interna dedicata allo studio e realizzazione di parti e componenti in materiali innovativi, in composito e in fibra di carbonio per applicazioni custom. Dagli anni ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 113
IMPRENDITORI DELL’ANNO
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❝ Ottanta, con i primi prototipi marcianti di auto elettrica, fino agli anni Duemila, con gli studi di architettura-veicolo condotti sulle prime piattaforme per vetture a idrogeno, la Bertone si occupa del futuro dell’automobile in termini di propulsori alternativi e di salvaguardia dell’ambiente. La divisione Energia si pone sullo scenario della mobilità sostenibile abbracciando questo tema fondamentale per la nostra civiltà in modo capillare». Una parola sul vostro portafoglio clienti? «La maggior parte dei nostri partner nel settore automotive è cinese e indiana: sono clienti Bertone sei dei primi dieci costruttori del Far East, ma abbiamo anche costruttori tedeschi, italiani. L’obiettivo per il medio periodo è di riequilibrare il nostro portafoglio, portando i ricavi dei mercati orientali al 55-50% degli ordini e quelli dei mercati europei intorno al 40-45%». Progetti per il futuro? «Molti, alcuni dei quali non posso ancora rivelare. Ma ne abbiamo uno in dirittura di arrivo che sta molto a cuore al nostro presidente e sul quale faccio volentieri un’anticipazione. L’anno prossimo, nel calendario delle celebrazioni per il nostro Centenario, apriremo al pubblico il Museo Bertone, che raccoglie circa 70 modelli fra vetture di produzione e “concept-car”. Questa istituzione avrà anche l’obiettivo di conser-
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L’anno prossimo, nel calendario delle celebrazioni per il nostro Centenario, apriremo al pubblico il Museo Bertone, che raccoglie circa 70 modelli fra vetture di produzione e “concept-car”
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vare e promuovere in Italia e all’estero il lascito morale e intellettuale di Nuccio Bertone, nonché i valori imprenditoriali collegati direttamente e indirettamente alle attività dell’azienda. Il Museo Bertone curerà la gestione e la valorizzazione dello spazio museale, la manutenzione dell’Archivio Storico e l’allestimento di mostre, condividendo gli eventi culturali dedicati alla promozione dell’automobile intesa come oggetto d’arte, design ed espressione di cultura artistica e ingegneristica e dell’immagine dell’Italia nel mondo. A questo proposito si propone di siglare un accordo con l’Università e con il Politecnico di Torino per offrire una borsa di studio e uno stage in Bertone. Infine, annuncio con particolare entusiasmo che abbiamo programmato l’assunzione di sessanta nuovi ingegneri entro la fine del 2011 per potenziare il nostro reparto progettazione».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La tradizione piemontese oltre la grande distribuzione Paglieri, trainata dal marchio Felce Azzurra, cresce diversificando produzione e canali distributivi. E guarda al 2012 puntando al “sogno americano”. Bilanci e prospettive dello storico marchio piemontese dalle parole di Debora Paglieri Andrea Moscariello
xport e diversificazione. Sono ambiziosi gli obiettivi per il prossimo anno della Paglieri. La storica azienda alessandrina, leader nel settore della detergenza, grazie soprattutto al brand Felce Azzurra, vivrà questo autunno una delle sue stagioni più importanti ed evolutive. Nuove acquisizioni e la conquista di ulteriori canali distributivi al di fuori della Gdo, sono stati possibili anche grazie ai risultati di fatturato. Negli ultimi tre anni, nonostante la congiuntura sfavorevole, la società ha registrato un incremento medio annuo di circa 8 punti percentuali, superando la soglia dei 104 milioni di euro nel 2010 con una proiezione di chiusura 2011 a 112 milioni di euro. A confermarlo è anche Debora Paglieri, presidente e amministratore delegato della Paglieri Profumi, all’indomani della presentazione della nuova linea di prodotti del marchio Schiapparelli. Proprio dall’acquisizione di questo altro storico brand avrà inizio un importante percorso di crescita per l’azienda che ha da poco festeggiato 130 anni di attività a conduzione familiare. La Paglieri acquisisce il marchio Schiapparelli. Due brand storici che si uniscono dopo
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Debora Paglieri, presidente e amministratore delegato della Paglieri Profumi Spa. Sopra, Mario Paglieri al lavoro all’interno di uno dei laboratori aziendali www.paglieri.com
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aver conquistato i consumatori per oltre un secolo. Come si è giunti a questo accordo? «Il marchio Schiapparelli, così come Paglieri, è sinonimo di qualità e di tradizione italiana. Già da tempo i nostri sforzi si concentrano sulla possibilità di allargare i canali distributivi. Attraverso questa acquisizione ora saremo presenti anche all’interno delle farmacie». In un periodo di crisi voi investite e ampliate la gamma dei brand. Propensione al rischio o previsioni ottimali? «Il mercato al momento è critico, è ovvio. Ma sono convinta del fatto che questa sia la strada giusta da percorrere. Per quanto i tempi non siano ancora maturi per fare bilanci, i riscontri ottenuti dalle reti commerciali delle farmacie al momento sono buoni. I consumatori e gli esercenti accoglieranno con entusiasmo la possibilità di ri-
Debora Paglieri
trovare alcuni prodotti storici, con le dovute innovazioni». Cosa rappresenta, nei momenti di crisi, la “tradizione” produttiva? «Può sembrare brutto da dire, ma nel nostro caso la crisi è stata anche un’opportunità di rivalutazione del brand». In che modo? «Nei momenti di difficoltà economica e sociale il consumatore si sente spaesato, ha bisogno di certezze. Per questo si rifugia nei marchi storici, legati al territorio, quelli che lo hanno accompagnato sin dall’infanzia. In questo la qualità, il marchio e il profumo di Felce Azzurra sono esemplari». Il settore della detergenza è però dominato da grandi colossi multinazionali. «Anche questo è vero. Ma, ripeto, la qualità del made in Italy e le tradizioni artigianali hanno assunto ancora più che in passato un valore aggiunto. La nostra è un’azienda seria, che sta crescendo senza perdere quelle peculiarità tipiche della media impresa italiana a conduzione familiare. E gli acquirenti nei momenti di crisi ne tengono conto». Lei è molto più attenta alle abitudini, all’emotività dei consumatori, rispetto ad altri amministratori delegati, o sbaglio? «È sempre stato un mio pallino. In realtà è una caratteristica che contraddistingue l’imprenditoria piemontese, da sempre “artigianale” nel suo
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La nostra azienda sta crescendo senza perdere quelle peculiarità tipiche della media impresa italiana
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modus operandi. Purtroppo, in alcuni casi, lo sviluppo dimensionale dell’azienda può far perdere di vista l’attenzione ai consumatori. E anche per questo, forse, alcune realtà non hanno saputo fare fronte alla crisi. Io amo, nonostante il poco tempo a disposizione, recarmi direttamente nei punti vendita, studiare le abitudini delle famiglie, capire su quali logiche e propensioni acquistano i prodotti». Felce Azzurra, il vostro prodotto più noto, non è unicamente un detergente liquido, sta vivendo ormai da tempo un importante processo di brand stretching. Proseguirete su questa strada? ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 117
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› «Assolutamente. Come dicevo prima, i consumatori riconoscono in Felce Azzurra una garanzia. Per questo abbiamo deciso di estenderlo a più momenti all’interno della quotidianità del consumatore. Non più soltanto sapone, ma anche prodotti per la pulizia della casa, detersivi per i capi d’abbigliamento, profumatori per gli ambienti domestici e, non ultima, una linea creata appositamente per l’uomo». Dunque diversificazione dei canali distributivi, ma anche produttiva? «E non soltanto nell’ambito dei profumi e della detergenza. Siamo ormai prossimi al lancio delle nostre nuove linee di integratori alimentari. Intendiamo implementare questo segmento di business proponendo prodotti che integrino la dieta del consumatore migliorandone la qualità, seguendo in questo modo la stessa filosofia di qualità e piacere che da sempre contraddistingue la produzione Paglieri». Il vostro fatturato è in crescita, oltre 104 milioni di euro nel 2010 . In futuro prevede un rallentamento a causa della crisi, o prevedete di crescere ulteriormente? «Le previsioni sono di crescita. Il prossimo bilancio si attesterà, si stima, sui 112 milioni di euro. Il mercato è instabile ma riusci-
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Abbiamo appena concluso un importante accordo, su cui lavoravamo strenuamente da un anno, per acquisire alcuni brand del settore profumi
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remo comunque a rispettare l’obiettivo della crescita annua pari all’8%». Mentre per quanto riguarda l’export? «Questa è la nostra nota dolente. Le esportazioni, pur essendo cresciute del 9%, rappresentano soltanto il 6% del nostro fatturato. Troppo poco. Le potenzialità delle nostre produzioni all’estero sono decisamente maggiori. Nell’ultimo biennio ci siamo concentrati sulle nuovi acquisizioni per ampliare i canali di penetrazione del mercato, ma per il 2012 le attenzioni dovranno rivolgersi soprattutto all’internazionalizzazione di Paglieri, che non è soltanto un’azienda, ma un brand a tutti gli effetti». Quali strategie ha in mente? «La risposta la si trova sempre nella diversificazione. In particolare, abbiamo appena concluso un importante accordo, su cui lavoriamo strenuamente da un anno, per acquisire alcuni brand presenti nel canale profumeria. Per cui in futuro, oltre alla Gdo e alla farmacia, saremo distribuiti con questi nuovi marchi anche nelle profumerie». E come mai il settore profumi è così importante per la crescita all’estero? «Uno dei marchi acquisiti è molto noto sul mercato statunitense. Puntiamo molto su questo. Ecco perché ad agosto abbiamo aperto una nuova sede commerciale negli Usa». Quali aspettative ripone sul futuro del
Debora Paglieri
Con Schiapparelli sul mercato della salute Milano, 14 settembre 2011 ‐ Schiapparelli SpA ha presentato alla stampa i suoi nuovi prodotti dedicati alla salute, al benessere a alla bellezza di tutta la famiglia. Un’occasione per i vertici aziendali, il presidente Lodovico Paglieri, l’amministratore delegato Fabio Rossello e il business director Michela Marchese Patti, per illustrare le strategie di marketing con cui lo storico marchio della farmaceutica italiana intende conquistare la leadership di mercato. Gli sforzi iniziali saranno rivolti soprattutto alla distribuzione affinché i nuovi prodotti possano contare su una presenza il più possibile capillare che interessi il maggior numero di farmacie presenti sul territorio nazionale. Parallelamente si punterà a una graduale apertura ai mercati oltre confine da cui giungono già numerose richieste di commercializzazione. Nella proposta dei nuovi prodotti, Schiapparelli ha seguito la tradizione, con l’obiettivo di continuare a rispondere alle esigenze di salute e benessere di tutta la famiglia e ha sviluppato tre nuove linee ‐ Salute, Integratori e Dermocosmesi. www.schiapparelli1824.com
settore? «Stiamo vivendo tutti una stagione difficile. I consumi sono calati persino nel settore alimentare, di prima necessità, per cui è chiaro che il trend sia negativo anche per il nostro comparto, anche se non lo è affatto se paragonato ad altri settori. Per questo attuiamo una politica sui prezzi che va incontro alla reali potenzialità di acquisto delle famiglie italiane. A tal proposito, abbiamo ricevuto un riconoscimento proprio per il rapporto qualità-prezzo delle nostre linee. Vogliamo distinguerci ed essere competitivi su un mercato che propone, per il 90%, grandi produzioni industriali, ponendo sugli scaffali prodotti realizzati seguendo ancora canoni di qualità artigianale. E le assicuro che questa non è cosa scontata. Da questa crisi, poi, tutti noi imprenditori dovremmo trarre una grande lezione». Quale? «Mai perdere d’occhio l’obiettivo finale, che è il consumatore. Nei momenti economici felici, può nascere la tentazione di “adagiarsi sugli allori”. Non mi riferisco alla pigrizia, ma più all’attitudine di pensare solo ed esclusivamente alla crescita strutturale e dimensionale dell’azienda. Senza osservare le abitudini di acquisto, il marciapiede, le corsie dei supermercati, si fa presto a perdere la rotta. Non bisogna mai dare nulla per scontato . In generale, comunque, credo molto nel potenziale del nostro tessuto produttivo e nella capacità degli imprenditori italiani, in particolare piemontesi, che sono certa sapranno fungere da traino per la ripresa del sistema paese». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 119
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Giocattoli made in Italy, garanzia di sicurezza Quercetti accompagna da oltre 60 anni la crescita dei bambini, in Italia e nel mondo. E dimostra come, anche una piccola azienda, possa dimostrarsi salda e competitiva su un mercato sempre più difficile. L’esperienza di Stefano Quercetti Eugenia Campo di Costa
l made in Italy è garanzia di qualità anche nel settore giocattoli. E, nonostante la serrata concorrenza dei colossi a basso costo, che troppo spesso immettono sul mercato giochi economici ma poco sicuri, quello italiano continua a essere il prodotto preferito dalle mamme. Lo dimostrano aziende come Quercetti, storica piccola impresa torinese, presente sul mercato da oltre 60 anni. «Essere un’azienda totalmente italiana è per noi sicuramente un grande punto di orgoglio e di forza - afferma Stefano Quercetti, alla guida dell’azienda con i fratelli Andrea e Alberto -. La qualità, l’affidabilità, i livelli di sicurezza che garantiamo ai nostri clienti e ai nostri giovani consumatori ci vengono riconosciuti da sempre». I giocattoli Quercetti si rivolgono ai bambini da 1 a 8 anni circa, la fase di vita in cui più si deve fare attenzione alla qualità e alla sicurezza degli oggetti che i bambini maneggiano. «Le mamme sono particolarmente attente a questi temi, ricercano questa tipologia di giocattoli – continua Quercetti – pertanto siamo perfettamente in grado di
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Nelle immagini, alcuni giocattoli e momenti di produzione all’interno della Quercetti di Torino www.quercetti.it
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affrontare le sfide commerciali di un mercato globalizzato. Prova ne è il successo che sta avendo il nostro store on line, nato dall’esigenza di sopperire alla mancanza di distribuzione capillare dei nostri giocattoli sul territorio italiano, ma che registra gran successo anche nelle aree in cui siamo storicamente presenti come il Piemonte». Quercetti, infatti, è un marchio storico, riconosciuto, presente nella memoria dei consumatori, a dimostrazione del fatto che anche sul mercato di oggi, le piccole imprese di qualità possono vincere sui grandi colossi produttivi. Non a caso, Quercetti ha anche ricevuto il Pal Award 2011 per il gioco prescolare “magnetino lettere”: «un premio che ci rende particolarmente orgogliosi perché viene riconosciuto da una commissione di esperti americani, che si occupa di terapie del linguaggio, e che esamina quei giocattoli e libri che grazie al proprio design, ai contenuti, alla qualità, riescono a favorire lo sviluppo nel linguaggio del bambino». Da due generazioni - Quercetti fu fondata da Alessandro Quercetti, padre degli attuali titolari - la filosofia dell’azienda è proprio quella di fare giocattoli che tengono conto delle reali esigenze di crescita dei piccoli. «Facciamo giocattoli per bambini di tutto il mondo, convinti che nei primi anni di vita si gettano le fondamenta per tutti gli apprendimenti, le abilità, le conoscenze che si svilupperanno lungo l’arco della vita – continua
Stefano Quercetti
Quercetti -. Da sempre poniamo al centro l’aspetto dei contenuti del prodotto, ma con una cura particolare, soprattutto negli ultimi anni, al design che presenta linee morbide e l’azzeramento degli spigoli, andando incontro a esigenze non solo estetiche ma anche di sicurezza. Questo contribuisce a rendere l’immagine dei nostri prodotti più attuale mantenendo una precisa riconoscibile personalità, frutto di approfondite ricerche e di attenzione al dettaglio». Negli anni Quercetti ha allargato la gamma dei prodotti affiancando ai classici di sempre, chiodini e lettere-numeri magnetici, tutto un intero mondo di costruzioni, piste delle biglie e negli ultimi due anni una linea baby dedicata ai più piccoli (1-3 anni). Una scelta strategica, quella di rivolgersi anche ai più piccoli, che è risultata premiante e ha portato al raddoppio del fatturato di anno in anno. «Nonostante la congiuntura economica negativa stia coinvolgendo anche il mondo del giocat-
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La qualità e i livelli di sicurezza che garantiamo ai nostri giovani consumatori ci vengono riconosciuti da sempre
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tolo – continua Quercetti – il fatto di essere una piccola azienda, con un segmento di mercato che poco vive delle mode e quindi poco risente delle pressioni promozionali, ci ha permesso di registrare risultati decisamente migliori della media di categoria. Alla fine di agosto abbiamo infatti registrato una crescita a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i piani per la fine del 2011 e per tutto il 2012 sono solidi e confidiamo ci permettano di mantenere questi tassi di crescita». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 123
L’innovazione, motore di sviluppo Tecnologie innovative, competitive ed ecofriendly. Il Cavaliere Amilcare Merlo, fa il punto sulla produzione di macchine e sistemi di movimentazione per l’agricoltura, l’edilizia e l’industria, per la raccolta e il trasporto dei rifiuti, per la manutenzione stradale, ferroviaria e forestale Nicoletta Bucciarelli
n’idea che si è fatta motore ha condotto all’azione e quindi, al risultato». Spiega il cavaliere Amilcare Merlo, presidente e fondatore nei primi anni sessanta del Gruppo Merlo, insieme con la sorella Natalina. «L’innovazione tecnologica e la qualità hanno rappresentato le chiavi del successo ma sono state soprattutto le idee il motore del tutto». Una realtà imprenditoriale, quella del Gruppo Merlo, che ha saputo guardare lontano fin dall’inizio. Un successo che racconta di sfide, di tenacia, di persone, di risultati e di un primato, il primato delle
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idee. Queste hanno portato il Gruppo Merlo a diventare leader mondiale nella produzione di macchine e sistemi di movimentazione e sollevamento per l’agricoltura, l’edilizia e l’industria, per la raccolta e il trasporto dei rifiuti, per la manutenzione stradale, ferroviaria e forestale. Il Gruppo Merlo può vantare una storia importante. «Siamo partiti da molto lontano con una piccola attività imprenditoriale, ma è nel 1964 che abbiamo fondato la società Merlo Industria Metal-
Il cavaliere Amilcare Merlo, presidente e fondatore del Gruppo Merlo di Cuneo. Sopra, sollevatore telescopico all’opera. Nella pagina accanto, fasi della produzione www.merlo.com
Amilcare Merlo
-20% CARBURANTE
meccanica, l’inizio di un’avventura industriale che ci ha portati molto lontani. Era l’entusiasmo a darci la forza e le idee a farci progredire. Per questo, fin dalle prime macchine, abbiamo proposto soluzioni innovative, un denominatore da sempre presente nel nostro sviluppo, uno sviluppo caratterizzato dalla volontà di diventare un’impresa il più possibile globale, capace di progettare, produrre e distribuire nei mercati
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Per i nostri prodotti di punta – i sollevatori telescopici – i mercati di riferimento sono in tutti i Continenti
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Il combustibile risparmiato con il sistema di trasmissione EcoPowerDrive
internazionali e attenta alle esigenze degli utilizzatori». Che cosa significa la tecnologia per un settore che continua a produrre macchine per la movimentazione e il sollevamento? «Per noi la tecnologia è da sempre legata all’innovazione di prodotto, all’innovazione DISTRIBUTORI di processo, allo sviluppo di sistemi alI punti vendita l’avanguardia di produzione e gestione, alla esistenti in tutto il mondo creazione di soluzioni che migliorano la sicurezza del lavoro a 360 gradi. Per questo i nostri progettisti seguono due linee guida semplici ma essenziali: costruire macchine sicure e confortevoli. Ecco quindi che le prestazioni, le dimensioni, l’affidabilità, l’efficienza e la produttività vengono di conseguenza, confermando la superiorità delle soluzioni che proponiamo. É il contenuto tecnologico quello che distingue e valorizza i nostri prodotti». In che modo il vostro Gruppo guarda al ››
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Cento anni per il Pavesi P4 Cento anni fa, nel 1911, nasceva il primo trattore agricolo di totale concezione e produzione italiana, il modello Pavesi P4. Per celebrare questo importante anniversario che ha segnato la storia del trattore consacrando l’Italia come punto di riferimento per l’innovazione tecnologica, l’Accademia dei Georgofili ha organizzato recentemente insieme al Gruppo Merlo il convegno “Il trattore Pavesi P4, 100 anni e non li dimostra”. L’evento ha sottolineato l’importanza di questo primo trattore italiano sia per l’originalità delle sue soluzioni ingegneristiche, sia come simbolo dell’innovazione Italiana che da sempre si contraddistingue a livello mondiale. Nel presentare le linee ispiratrici e i contenuti innovativi della sua ultima macchina - il trattore agricolo a braccio telescopico Multifarmer - ai rappresentanti del Corpo Accademico e della stampa specializzata, il cavalier Merlo ha sottolineato come «lo sviluppo in chiave tecnologica di macchine che affondano le radici nella trattrice Pavesi può essere un significativo ritorno alla ribalta di un prodotto industriale italiano capace di differenziarsi in modo efficace e di sostituire in agricoltura più mezzi tradizionali». Le funzioni del moderno trattore agricolo sono fortemente cambiate in questi 100 anni diventando una vera e propria “centrale mobile di potenza”, prestante e multifunzione. Il tutto per la gestione sempre più industrializzata delle aziende agricole. Il Merlo Multifarmer sa unire le prestazioni di un trattore agricolo a quelle di un sollevatore telescopico e rappresenta non solo un innovativo concetto progettuale ma un punto di continuità con il Pavesi P4 del 1911 nel nome dell’innovazione e della ricerca 100% made in Italy.
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mercato internazionale? «Da sempre siamo stati convinti che la nostra vocazione imprenditoriale potesse trovare soddisfazione e massima espressione sui mercati internazionali. Abbiamo cominciato a esportare le nostre macchine prima nei paesi più vicini e poi verso quelli più lontani, arrivando oggi ad avere una presenza globale con oltre seicento punti di vendita nel mondo e un export che sfiora l’80 per cento. Per i nostri prodotti di punta – i sollevatori telescopici – i mercati di riferimento sono in tutti i Continenti». Per prodotti che guardano alla tradizione non bisogna però smettere mai di puntare sull’innovazione. «Fare innovazione vuol dire pensare mentre si cammina a passo spedito in avanti. Vuol dire guardare oltre il quotidiano attraverso gli occhi di chi le nostre macchine le deve usare. Lo sforzo più gratificante per noi non è progettare e realizzare i nostri prodotti; è quello di avere le idee. Noi la chiamiamo, “la supremazia delle idee”. L’inno-
Amilcare Merlo
Sotto, sollevatore telescopico a torretta girevole Roto. Nella pagina accanto il modello Merlo Multifarmer. L’unico trattore agricolo con braccio telescopico
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Il nuovo Panoramic Hybrid è il primo sollevatore telescopico al mondo che può operare sia in modalità diesel che in modalità totalmente elettrica
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vazione è una delle pietre angolari sulle quali si è costruito il nostro successo. Investiamo mediamente l’otto per cento del nostro fatturato in ricerca, sviluppo tecnologico e industrializzazione. Il migliore investimento, però, lo continuiamo a fare nelle risorse umane: sono loro che con il proprio lavoro hanno fatto crescere e sviluppare l’azienda fino a farla diventare un gruppo industriale considerato un punto di riferimento nel mondo delle macchine agricole e industriali». Macchine per la movimentazione ma anche una forte sensibilità ambientale. «Sarebbe facile dire che lo stimolo ad agire in questa nuova direzione arriva dal mercato. In realtà la risposta è più complessa: il mercato certamente richiede macchine che rispondano a esigenze di minore inquinamento, ma non sempre è di-
sposto a compromessi sulle prestazioni e sui costi, specialmente in ambito industriale nel quale le risorse sono limitate e l’attenzione alla produttività è sempre più esasperata. Se noi siamo capaci di offrire macchine che rispondano adeguatamente a questa esigenza ma che non facciano rinunciare alle prestazioni e che si dimostrino redditive in funzione dell’investimento richiesto, allora saremo vincenti. La riduzione dell’impatto ambientale è comunque una parola chiave. Da tempo abbiamo reso disponibili nella produzione di serie numerose soluzioni ad alto contenuto tecnologico che favoriscono la riduzione dei consumi e della rumorosità. Ad esempio il sistema di trasmissione EcoPowerDrive permette un risparmio di carburante del 20%. Per non parlare del nuovo Panoramic Hybrid, il primo sollevatore telescopico al mondo che può operare sia in modalità diesel che totalmente elettrica. È l’ingresso in un campo ancora inesplorato nel quale desideriamo investire e i primi brevetti internazionali testimoniano la validità del progetto». Un altro concetto fondamentale per il Gruppo è il concetto di formazione. «In Merlo il concetto di formazione è molto articolato. Formazione vuol dire offrire strumenti di conoscenza e contenuti addestrativi. Abbiamo una scuola nella quale formiamo il personale di stabilimento nelle principali discipline (oleodinamica, metallurgia, software di progettazione e di produzione) ed il personale di assistenza. Nella scuola “meccanici” passano circa mille tecnici all’anno per imparare a fornire un servizio di assistenza di prossimità di alto livello. E arrivano da tutto il mondo. Formazione per noi è anche il moderno Centro Formazione e Ricerca Macchine, la prima e ancora unica scuola in Italia che fornisce corsi di formazione qualificati dall’Inail (ex Ispesl) agli utilizzatori di macchine industriali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 127
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dall’acciaio al super mirror Finiture pregiate e macchine all’avanguardia sono i traguardi cui ha portato la lunga evoluzione della lavorazione dei lamierati. Ancora oggi però esperienza e capacità tecniche fanno la differenza, come spiega Antonio Astorino Amedeo Longhi
ggi il laser è diventato, per certi versi, “inflazionato” come strumento di lavoro, poiché sono tante le aziende che ne fanno uso. Tuttavia, sono ancora poche quelle in grado di garantirne un utilizzo ottimale. Antonio Astorino è titolare della Ast, che dal 1985 si occupa di lavorazione di lamiere in acciaio inox, ferro e alluminio. «Mi preme puntualizzare – spiega Astorino a proposito del laser – che si tratta di una tecnologia difficile da usare al meglio. Noi ci siamo formati con pazienza e rigore per imparare a effettuare tagli puliti, precisi e privi di bave e questo è molto importante, specialmente per il tipo di prodotti che realizziamo». Nel tempo vi siete evoluti fino a specializzarvi in settori specifici, come quello del super mirror. «Siamo nati nel settore della lavorazione della lamiera a livello generale, poi nel corso degli anni abbiamo affinato tecnica e tecnologia per quanto riguarda l’acciaio inossidabile, dopodiché l’abbiamo perfezionata ulteriormente nella nicchia della finitura super mirror, il top di questo campo. Si tratta di una finitura a specchio, priva di qualsiasi tipo di difetto, che riflette un’immagine pulita e senza aloni. Siamo tra i primi consumatori di super mirror in Europa, il primo
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Antonio Astorino, titolare della AST Srl di Baveno (VB) www.astsrl.net
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in Italia, e ci stiamo orientando verso prodotti di fascia medio-alta, prevalentemente per il mercato di arredo bagno e arredamento. Questo richiede grande esperienza, accuratezza nelle lavorazioni e tecnologie avanzate per non rovinare il metallo, che è molto vulnerabile». Da cosa è nata questa specializzazione? «L’impegno costante, la serietà e la continua ricerca: abbiamo lavorato per anni l’acciaio inox in maniera perfetta e quella verso il super mirror è stata un’evoluzione quasi naturale. Alcuni clienti ci hanno presentato delle problematiche inerenti l’arredo e noi le abbiamo risolte in maniera brillante; da lì è nata la specializzazione. Vorrei sottolineare che possiamo anche contare sull’aspetto propositivo a livello di ufficio tecnico: spesso e volentieri è infatti il cliente che da l’input a livello di forme e design e noi, basandoci su di esse, andiamo a fondo nello sviluppo tecnologico. La progettazione è di vitale importanza per noi, perché mettiamo a frutto tutta l’esperienza accumulata negli anni». L’evoluzione dei prodotti ha richiesto anche un’implementazione delle attrezzature e della tecnologia? «Certo, ci siamo sempre tenuti al passo con l’evoluzione tecnologica: siamo partiti con macchine manuali, poi siamo passati a quelle meccaniche per taglio e piega, quindi siamo appro-
Antonio Astorino
❝ dati nel campo della macchine a controllo numerico, in particolare di quelle a taglio e saldatura laser, il top della tecnologia. Abbiamo sviluppato internamente un software, che però quest’anno verrà abbandonato a fronte di un investimento di quasi 70.000 euro per un nuovo programma gestionale ». Quali sono le caratteristiche delle lavorazioni con il laser? «La saldatura laser implica dei pro e dei contro. I pro sono una penetrazione continua che garantisce la completa mancanza di deformazioni sulle superfici. Serve però una grandissima precisione dei giunti, nell’ordine dei centesimi, e proprio lì sta l’abilità dell’azienda nel preparare i pezzi, allinearli perfettamente anche in fase di piega per fare sì che la macchina laser possa svolgere il suo lavoro in maniera ottimale». Quindi anche la capacità tecnica del personale è importante? «Certamente, infatti fra poco parteciperemo a un corso in Germania sull’utilizzo di una nuova macchina che abbiamo acquisito. Per alcuni prodotti, come i soffioni per docce, abbiamo realizzato internamente un apparecchio per testare le saldature; facciamo 15/20.000 cicli di entrata e uscita acqua a 4/5 bar di pressione per verificare la tenuta nel tempo della saldatura, dopodiché per ogni lotto eseguiamo un taglio
Siamo nati nel settore della lavorazione della lamiera a livello generale, poi nel corso degli anni abbiamo affinato tecnica e tecnologia per quanto riguarda l’acciaio inossidabile
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su dei campioni per analizzare la saldatura in profondità. Infine, numeriamo in maniera seriale tutti i soffioni in modo da averne la rintracciabilità totale». Dal punto di vista commerciale come siete organizzati? «Pur non avendo mai investito molto nel marketing, l’atteggiamento propositivo e collaborativo che ci contraddistingue ci ha collocato in una posizione di rilievo nell’attuale mercato ed il passaparola tra i clienti ha fatto il resto. A oggi tra i nostri clienti possiamo vantare alcune delle più importanti firme del settore arredo bagno italiane ed estere. Abbiamo una statistica dei fornitori, indicizzati secondo qualità dei prodotti, affidabilità nei tempi di consegna e, in ultima battuta, prezzo. Siamo in continuo ampliamento, ogni anno cresciamo, adesso stiamo ristrutturando un’altra sede produttiva di altri 3.500 metri quadrati in cui andremo a locare alcune lavorazioni e a inserire personale di prossima assunzione per far fronte alle nuove richieste». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 129
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Segnali positivi per l’industria del packaging L’Italia vanta importanti eccellenze nel campo del packaging. Andrea Strini illustra criticità e prospettive per il settore del confezionamento, tra nuovi mercati e possibilità di sviluppo Diego Bandini
e macchine per il confezionamento e l’imballaggio di prodotti, destinati a diversi ambiti di utilizzo, sono una delle eccellenze più significative dell'industria italiana, grazie al costante impegno profuso da moltissime aziende del settore, caratterizzate da una spiccata propensione all’innovazione tecnologica. A questo proposito un punto di riferimento, non solo nel panorama nazionale ma anche a livello internazionale, è senza dubbio rappresentato da Tecnos Srl, solida realtà produttiva di Oleggio Castello, in provincia di Novara, come spiega il suo titolare, Andrea Strini: «La nostra è un’attività ad alta specializzazione, in grado di soddisfare le più svariate richieste di confezionamento per articoli editoriali, giochi, audio-video, cancelleria, maglieria, accessori auto, accessori per l'arredamento e sanitari, cosmetica, hobbistica e alimentari». Come si può facilmente intuire, dunque, la di-
L Alcune fasi di lavorazione all’interno della Tecnos Srl di Oleggio Castello (NO) www.tecno-s.com
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versificazione rappresenta un valore aggiunto fondamentale, grazie al quale l’azienda è riuscita a superare brillantemente anche una fase di difficoltà, generata dalla negativa congiuntura internazionale: «Lavoriamo per conto terzi, e siamo quindi influenzati dall’andamento dell’attività dei nostri committenti. Per questo fin dalla nostra nascita – conferma Strini - abbiamo sempre cercato di ampliare il nostro raggio d’azione, con l’obiettivo di non essere vincolati esclusivamente ad un unico ambito». La crisi, infatti, ha inciso profondamente anche nel mondo del packaging, e per far fronte a questa situazione l’azienda ha provveduto ad attuare una profonda riorganizzazione interna, con l’obiettivo di ridurre i costi e gli sprechi, massimizzando i risultati: «Negli ultimi due anni abbiamo ottimizzato il nostro sistema produttivo, avvalendoci anche della consulenza e della collaborazione di professionisti del settore, per garantire ai nostri committenti sem-
Andrea Strini
pre il massimo della flessibilità e dell’efficienza», sottolinea Strini. «Abbiamo implementato un innovativo sistema di gestione, in grado di seguire il prodotto in ogni fase del ciclo produttivo, che va dall'arrivo, al confezionamento, all'imballaggio, allo stoccaggio, all'eventuale postalizzazione o spedizione del prodotto finito tramite corriere, attraverso software che abbattono in modo considerevole i tempi di lavorazione, con un indubbio vantaggio anche per i nostri committenti». Una politica efficace, che ha permesso al gruppo di conquistare in breve tempo nuove fette di mercato: «Da diversi anni operiamo al fianco di un committente di rilevanza internazionale, per il quale realizziamo packaging di prodotti rivolti prevalentemente al mondo editoriale e della scuola, sia in Italia che all’estero. Al di fuori dei nostri confini – prosegue Strini - siamo presenti su larga scala sul mercato europeo ed extra UE, con interessanti prospettive di crescita anche in chiave futura». Blisteratura, cellofanatura, incollaggio e termoformatura sono solo alcune delle lavorazioni che Tecnos è in grado di implementare, grazie anche a macchinari di ultima generazione costantemente aggiornati, come conferma Strini: «Ogni anno investiamo tra il cinque e il dieci per cento del nostro fatturato in attività di ricerca e sviluppo, anche perché questa è l’unica strada percorribile per continuare a essere competitivi in un
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Al di fuori dei nostri confini siamo presenti su larga scala sul mercato europeo ed extra UE, con interessanti prospettive di crescita anche in chiave futura
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mercato in continua evoluzione. L’automazione dei processi produttivi è ormai una realtà consolidata all’interno del nostro settore, ma nonostante questo – precisa Strini - non possiamo prescindere dalla manualità, dall’esperienza e dalla professionalità dei nostri operatori, che rappresentano ancora la risorsa più importante per un’azienda come la nostra». Gli obiettivi per il futuro sono molto ambiziosi, rafforzati anche dai dati relativi all’andamento del mercato negli ultimi mesi, che inducono Strini a un moderato ottimismo: «La crisi ha provocato un deciso calo nei consumi, che ha avuto ripercussioni anche sulla nostra attività. Il 2010, per quel che ci riguarda, è stato senza dubbio l’anno più duro. A partire dal 2011 però, abbiamo assistito a una lenta ripresa del mercato, dovuta soprattutto a una crescita considerevole delle nostre esportazioni. I segnali di ripresa non mancano, e noi ci sentiamo pronti per raccogliere queste nuove sfide, forti di un know-how e di un’esperienza di assoluto livello». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 131
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’alluminio nel packaging alimentare Un’attività ad alto contenuto tecnologico, per ottenere imballaggi utilizzati in ambito alimentare e farmaceutico, garantendo sempre il massimo dell’igiene e della sicurezza. La lavorazione dell’alluminio secondo l’esperienza di Fulvio Buffa Guido Puopolo
strema specializzazione, innovazione di processo e di prodotto, internazionalizzazione e flessibilità, sono le linee guida che caratterizzano la filosofia aziendale di Ariflex Spa, società del Gruppo Comital con stabilimento e sede operativa a Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, impegnata nel campo della lavorazione di fogli di alluminio. «L’azienda è specializzata nei processo di laccatura, accoppiatura, stampaggio, goffratura e taglio a misura per la realizzazione di imballaggi specifici per il packaging alimentare e per prodotti, farmaceutici», spiega l’amministratore delegato, Fulvio Buffa. Produrre e fornire imballaggi destinati principalmente al contatto con gli alimenti impone naturalmente il rispetto della normativa e della legislazione propria del settore, come conferma
E Nelle foto, un interno della Ariflex Spa e alcuni dettagli delle lavorazioni www.comital.com
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Buffa: «Tali norme si estendono dalla semplice certificazione della idoneità al contatto con alimenti, fino alla certificazione Haccp, che rappresenta un restrittivo protocollo di autocontrollo igienico che ogni operatore nel settore della produzione di imballaggi alimentari deve attuare e rispettare, al fine di valutare pericoli e rischi e stabilire le contromisure per prevenire l'insorgere di problemi igienici e sanitari, a tutela della salute dei consumatori. Tutto ciò ci impone di investire continuamente in formazione e qualità di processo e prodotto». Non è un caso, infatti, che ogni anno la società investa il 3 per cento del proprio fatturato in progetti di ricerca e sviluppo finalizzati a migliorare costantemente gli standard produttivi e qualitativi: «L’attività e la competitività di Ariflex in settori così delicati come il farmaceutico e l’alimentare è resa possibile da una continua ricerca e un continuo aggiornamento tecnologico e qualitativo. Recentemente abbiamo infatti rinnovato radicalmente le nostre linee produttive, con una macchina tri-laccatrice di ultima generazione, tra le più avanzate in Europa, al fine di garantire il rispetto di
Fulvio Buffa
tutti i più restrittivi parametri tecnici richiesti, senza trascurare l’aspetto ambientale». L’attenzione all’ambiente caratterizza infatti ogni ambito operativo di Ariflex e, più in generale, del Gruppo Comital, come ricorda Buffa: «Siamo impegnati a tutelare valori di correttezza e sensibilità verso le tematiche ambientali, attraverso l’implementazione di precise linee guida. Negli ultimi anni – prosegue Buffa – sono state investite risorse significative peruna maggior sostenibilità ambientale delle nostre lavorazioni. A questo proposito abbiamo sviluppato un nuovo tipo di imballaggio, con allumino extrafine accoppiato a film plastici di 4-6 micron, caratterizzati da processi di produzione in grado di ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica. In questa logica si colloca anche la decisione di realizzare, all’interno del nostro stabilimento, un impianto per il recupero dei solventi, che permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni e recuperare i solventi utilizzati nelle lavorazioni, con una efficienza superiore al 95 per cento». L’azienda, protagonista sul mercato italiano, guarda con grande interesse alle potenzialità di
sviluppo all’estero. «L’export – spiega Buffa - è una nostra vocazione strategica. Operiamo in Europa e Nord Africa, l’espansione in Sud America e in Estremo Oriente è uno degli obiettivi per il prossimo futuro, che intendiamo realizzare in collaborazione con alcuni dei nostri partner industriali e commerciali». L’attenzione al consumatore, il costante impegno al miglioramento, un solido know-how e l’elevata flessibilità del processo produttivo sono i fondamenti della credibilità di Ariflex, oggi riconosciuta come un fornitore e partner tecnologico tra i più affidabili nel campo dell’imballaggio flessibile: «Nonostante il periodo di crisi, in questi anni siamo riusciti a consolidare la nostra posizione sul mercato e con il rafforzamento qualitativo della nostra offerta contiamo di consuntivare nel 2011, pur in un difficile scenario economico, un significativo incremento del volume d’affari». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 133
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Una produzione più economica e più ecologica Lo scorso novembre è stata presentata Eco Silent, sorprendente per il basso consumo energetico, la silenziosità e la velocità di lavorazione. Ne parla Marco Grizzi Guido Puopolo pannelli preisolati sono strumenti indispensabili nella costruzione dei canali per la distribuzione dell’aria, sempre più utilizzati in alternativa ai classici canali in lamiera zincata, sia per gli impianti di condizionamento che per quelli di riscaldamento. Cgm srl, azienda di Verbania, è una realtà leader nella progettazione e costruzione di macchine per la lavorazione di questi pannelli: «In linea di massima la nostra produzione è indirizzata prevalentemente ad aziende costruttrici di impianti di condizionamento e riscaldamento, di norma attraverso la collaborazione con studi di progettazione e grandi imprese edili», sottolinea il titolare, Marco Grizzi. Fresatrici Cnc, plotter di tracciatura e curvatrici completano l’offerta aziendale, sempre in linea con le più recenti nor-
I Nelle immagini, personale al lavoro durante il collaudo delle macchine nello stabilimento della CGM di Verbania www.cgmprogetti.it
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mative comunitarie, come spiega Grizzi: «Proponiamo soluzioni semplici e al tempo stesso innovative, coniugando la massima qualità con il minor costo, per soddisfare nella maniera più esauriente possibile le esigenze dei nostri committenti». Ricerca e innovazione, dunque, sono ingredienti fondamentali nel percorso di crescita dell’azienda, che negli ultimi anni ha investito considerevoli risorse per lo sviluppo di nuovi macchinari sempre più performanti ed ecologici, con l’obiettivo di ridurre i costi di produzione e gli scarti di lavorazione. «Lo scorso novembre, in occasione della fiera Big 5 di Dubai – racconta Grizzi - abbiamo presentato la nostra nuova macchina, denominata Eco Silent, che grazie a un innovativo sistema di taglio consente
Marco Grizzi
di risparmiare fino al 15 per cento di materiale utilizzato. Considerando che il costo dei pannelli preisolati è di circa 8 euro al metro quadrato e che i clienti ne utilizzano annualmente dai 20.000 ai 50.000 metri quadrati, risulta indubbio il vantaggio economico che si ottiene con questo nuovo strumento». I benefici generati da Eco Silent sono però sorprendenti anche sotto altri punti di vista: il basso consumo energetico, la silenziosità e l’alta velocità di lavorazione la rendono infatti uno strumento indispensabile per chiunque operi in questo campo: «La ricerca di nuove soluzioni meccaniche ed elettroniche per questo tipo di macchina - prosegue Grizzi - ha consentito a Cgm di migliorare anche le fresatrici, con particolare riferimento al modello LC12, già molto apprezzata sul mercato europeo dove, per tipologia di pannelli utilizzati e per modelli di pezzi da eseguire, è ancora la macchina più utilizzata». Grazie a queste produzioni oggi il marchio Cgm è sinonimo di qualità e affidabilità, conosciuto e apprezzato a livello internazionale. Questa politica ha prodotto ricadute molto positive anche a livello commerciale, come conferma Grizzi: «Tutti questi fattori hanno consentito al nostro gruppo di rafforzare la propria presenza all’interno di mercati dalle enormi potenzialità, come gli Emirati Arabi Uniti e i Paesi asiatici, luoghi in cui l’utilizzo di pannelli preisolati è massiccio». Un processo innovativo, quello di Cgm, che non sembra volersi arrestare, neanche in un momento di crisi generale come quello attuale,
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Il prossimo mese di novembre l’azienda esporrà all’interno della fiera Big 5 di Dubai, l’ultima versione di Eco Silent
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tanto che sono diversi i progetti in cantiere, da realizzare nel prossimo futuro: «Attualmente – afferma Grizzi - stiamo lavorando per favorire l’automatizzazione di operazioni che vengono ancora eseguite manualmente, come ad esempio l’attività di incollaggio. Negli Emirati Arabi stiamo inoltre provvedendo alla formazione di tecnici locali, che possano supportare le nuove aziende utilizzatrici dei nostri prodotti durante la fase di start-up dell’attività, continuando poi a offrire un servizio di assistenza laddove necessario». Il prossimo mese di novembre, infine, l’azienda esporrà, sempre all’interno della fiera Big 5 di Dubai, l’ultima versione di Eco Silent, aggiornata con soluzioni ancora più innovative e performanti: «Siamo una realtà di dimensioni ridotte, in grado però di competere a livello globale. Abbiamo intenzione di proseguire su questa strada – conclude Grizzi - per incontrare sempre maggiori consensi e alimentare continuamente quell’entusiasmo che è il vero segreto alla base della nostra intraprendenza». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 135
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’azienda cambia volto all’insegna della managerializzazione La storia della piccola imprenditoria italiana del dopoguerra accomuna migliaia di aziende. Pochissime però hanno attraversato un processo di managerializzazione che ne ha rinnovato completamente i connotati. Mauro Meliga racconta la sua esperienza Valerio Germanico
egli anni Cinquanta, il periodo del boom industriale che ha seguito la seconda mondiale, hanno cominciato a sorgere nel nostro paese tantissime realtà, per lo più familiari, appartenenti al settore della produzione industriale e artigianale. Dopo il periodo di forte espansione economica però, una buona parte di esse ha cominciato ad accusare problemi, tanto che si è creato l’ormai famoso “scoglio” della seconda generazione, di un passaggio di consegne che ha operato tante scremature. I fratelli Meliga oggi ricoprono ruoli dirigenziali all’interno del Tauringoup, società piemontese che occupa una posizione di primo piano nell’industria mondiale della curvatura profilati. «La storia della nostra azienda – spiega Mauro Meliga, amministratore delegato del gruppo – è simile a quella di tante altre, almeno nella prima parte. Sopraggiunti i grandi cambiamenti tecnologici e commerciali, la globalizzazione dei mercati e la diversificazione della produzione, anche la nostra realtà è entrata in crisi». Insieme ai fratelli
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Mauro Meliga, amministratore delegato di Tauring Spa, Leinì (TO) www.tauringroup.com
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Giulia e Andrea e con la collaborazione del direttore operativo Tommaso Beccuti, il gruppo Tauring ha intrapreso una via diversa, un esempio quasi unico nel panorama imprenditoriale italiano, che oggi si è rivelato vincente. Cosa vi ha spinto a dare una nuova struttura alla società? «Negli ultimi anni, il fondatore Oreste Meliga ha consegnato la guida dell’azienda a me e ai miei fratelli Andrea e Giulia. In seguito a questo passaggio ci siamo trovati ad affrontare tutta una serie di problemi di governance, tipici di queste fasi di transizione. Per risolvere queste criticità, nel 2008, abbiamo deciso di darci una nuova struttura. I miei fratelli e io abbiamo abbandonato le posizioni operative che occupavamo, per dedicarci a ruoli attivi nel management e nel consiglio di amministrazione. Abbiamo rivoluzionato la gestione aziendale attuando un grande processo di managerializzazione. Il punto fermo di questa piccola rivoluzione è stato il mantenimento di standard produttivi orientati alla qualità e all’eccellenza. Una delle linee guida del rinnovamento è stata quella di diversificare: mia sorella Giulia e mio fratello Andrea, oggi membri di consiglio di amministrazione di Tauringroup, portano avanti attività differenti all’interno del gruppo. Lavorando con loro e potendo contare sulla collaborazione di Tommaso Bec-
Mauro Meliga
cuti abbiamo sbloccato la situazione di impasse a livello di governance societario dovuta al ricambio generazionale, creando una realtà diversificata e funzionale». Qual è il percorso attraverso il quale la società è cresciuta, sviluppando di pari passo le tecnologie a sua disposizione? «La nostra azienda è stata fondata nel 1955 da Oreste Meliga. All’inizio eravamo una rivendita di macchine utensili per la deformazione di profilati, ma abbiamo ben presto sviluppato una propria esclusiva tecnologia, che ne ha assicurato la rapida espansione. A quei tempi il settore disponeva ancora di pochi tipi di macchine e la nostra intuizione, dovuta all’inventiva dei coniugi Meliga, di realizzare un sistema di curvatura libera a tre rulli trascinatori – all’epoca le macchine erano a un solo rullo – determinò una rivoluzione nel campo. Il sistema fu brevettato e inaugurò l’inizio della nostra espansione. Oggi il gruppo comprende due marchi, Tauring e Saf – quest’ultimo è stato acquisito negli anni Ottanta». La vostra innovazione tecnologica ha permesso la realizzazione di importanti opere. Può fare qualche esempio? «Ogni anno investiamo il 7% del nostro fatturato in ricerca: per essere sempre all’avanguardia bisogna avere già nel cassetto le nuove soluzioni per il domani. Questo pensiero continua a rappresentare la visione e la missione
Corporate Social Responsibility Attenta alle più importanti novità introdotte negli ultimi anni nel settore della sostenibilità e del risparmio energetico, Tauringroug, nel 2011, in linea con le proprie strategie aziendali, ha investito e reso operativo un impianto che sfrutta la tecnologia fotovoltaica per la produzione di energia elettrica. L’impianto ha una potenza di picco pari a 200 kW, permettendo così di produrre autonomamente l’energia necessaria ai processi di trasformazione industriale. Rappresenta un ulteriore e importante passo avanti nella Corporate Social Responsibility dell’azienda, che prevede così di limitare fortemente il proprio impatto sull’ambiente.
del gruppo. Per questo le nostre macchine si sono evolute nel tempo, fino a creare due linee, una dedicata alla realizzazione di sistemi di curvatura e un’altra alla produzione di macchine curvatrici di serie. Oltre a essere impiegate in vari ambiti produttivi – marchi come BMW, Ansaldo Breda, Rolex e Cartier usano la nostra tecnologia –, con le nostre macchine abbiamo dato un contributo importante alla realizzazione dell’aeroporto di Madrid e del museo Guggenheim di Bilbao». Nel tempo siete riusciti a brevettare nuovi sistemi? «Una volta avviata, la ricerca di nuove soluzioni e materiali non si è mai arrestata. A ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 137
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› partire dai primi brevetti depositati dal fon-
datore oltre cinquant’anni fa, sino ad arrivare a quelli attuali, la nostra filosofia è stata sempre quella di non fermarci all’esistente, ma di creare. Per questo la lista dei nostri brevetti è lunga. L’ultima soluzione che abbiamo brevettato sono i supporti indipendenti, che permettono alle curvatrici il massimo dell’efficienza. Si tratta di un’innovazione tecnologica basata sulla resistenza degli alberi porta rulli supportati alle estremità. La novità è caratterizzata dal montaggio dei rulli regolabili su slitte a corsa rettilinea, che permettono, a parità di sezione resistente dell’albero, il triplo della resistenza». Avete già realizzato dei lavori simili nel settore dell’energia? «Fra i nostri clienti ci sono agenzie e imprese, parastatali e governative, che si occupano di energia nucleare. La nostra storica esperienza nella curvatura e i risultati sulle tolleranze dei conduttori già realizzati ci fanno essere ottimisti per il nostro consolidamento in questo settore». State puntando strategicamente sul settore energetico dove è in corso un grande progetto, potete darci qualche anticipazione? «Si tratta di un orientamento strategico che va di pari passo con il progetto internazionale
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Abbiamo sbloccato la situazione di impasse a livello di governance societario dovuta al ricambio generazionale creando una realtà diversificata e funzionale
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Iter – ovvero International Thermonuclear Experimental Reactor –, avviato da diversi anni con lo scopo di realizzare un reattore a fusione nucleare. Il nostro contributo potrebbe consistere nella costruzione di linee di produzione propedeutiche alla realizzazione delle bobine che saranno collocate all’interno del reattore. Il successo del progetto potrà portare la tecnologia nucleare, nei prossimi decenni, a un tipo di reattore che soppianterà le attuali centrali nucleari a fissione. Si tratta di un progetto molto ambizioso dai confini ancora incerti, che comunque cu vedrà impegnati mettendo a disposizione la serietà che da cinquant’anni ci contraddistingue».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’impiantistica traina la crescita L’impiantistica industriale, nonostante alcune criticità, comincia a mostrare segnali di ripresa. Valter e Alessandro Monticone analizzano la situazione, tra collaborazioni di successo e le prospettive offerte da nuovi mercati e nuove tecnologie Guido Puopolo n team giovane, dinamico e affiatato, che nel corso degli anni è stato capace di instaurare proficui rapporti di partnership con alcune tra le più importanti Società operanti nel campo della costruzioni di forni industriali e dell’impiantistica gestionale applicata al settore petrolifero. La costante ricerca della qualità è infatti il motore alla base del lavoro portato avanti da Elettrotech, società di Torino con una consolidata esperienza nella progettazione e realizzazione di quadri e impianti elettrici, destinati principalmente al mondo della robotica e dell’automazione. Siamo inoltre fortemente impegnati sul fronte delle tecnologie rivolte al risparmio di energia elettrica, sottolinea Valter Monticone, titolare dell’azienda insieme al figlio Alessandro. Come sta reagendo il mercato dell’automazione alla crisi internazionale? VALTER MONTICONE «Il settore dell’automazione sta manifestando incoraggianti segnali di crescita, e vogliamo interpretare questi dati come i primi piccoli, ma fondamentali passi, verso una nuova e duratura ripresa dell’economia. Siamo molto fiduciosi, e per questo crediamo che in breve tempo l’in-
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Valter e Alessandro Monticone, titolari dell’azienda Elettro-Tech Snc di Torino. Nell’altra immagine, parte dello staff dell’azienda dinanzi alla sede del primo Parlamento Italiano www.elettrotech.net
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dustria Italiana possa tornare a occupare un posto di rilievo a livello mondiale». Quali sono attualmente le criticità maggiori, secondo la vostra esperienza? ALESSANDRO MONTICONE «La crisi purtroppo ha determinato l’implementazione sul mercato di operatori poco seri, che contando anche su una burocrazia lenta e su un sistema di controlli scarsamente efficace, spesso sono portati a non “onorare” gli impegni presi, anche da un punto di vista economico. Questo si traduce in un danno notevole per tutte quelle realtà che, come la nostra, quotidianamente cercano di difendere la credibilità del Made in Italy attraverso il lavoro e il sacrificio». Quali azioni avete dunque intrapreso per far fronte a questo particolare momento? A.M. «Per quel che ci riguarda, nonostante le evidenti difficoltà economiche legate alla situazione contingente, ci stiamo impegnando a fondo per poter consolidare e, se possibile migliorare, la nostra posizione sul mercato. Negli ultimi anni abbiamo operato importanti investimenti, anche da un punto di vista strutturale, per migliorare lo standard qualitativo delle nostre lavorazioni, e poter offrire così ai nostri committenti un servizio sempre più flessibile ed efficiente». Proprio la flessibilità è uno dei punti di forza della vostra organizzazione. Come si traduce questo nella pratica? V.M. «Siamo dotati di una struttura che, uni-
Valter e Alessandro Monticone
tamente a un appartato tecnologico di assoluto livello, ci permette di gestire nel migliore dei modi anche le richieste più complesse. Sicurezza e qualità rappresentano per noi un binomio inscindibile. Vantiamo un organico composto da unità operative strettamente interconnesse nelle attività di manutenzione, cablaggio e impiantistica industriale, in grado di operare autonomamente con attrezzature, mezzi e materiale di protezione individuale, a norma con le vigenti disposizione di Legge. Tutto il nostro personale, inoltre, grazie ad appositi corsi di formazione e di specializzazione, è sottoposto ad un continuo aggiornamento tecnico, con l’intento di fornire ai nostri partner un servizio sempre all’altezza delle loro aspettative. In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia abbiamo orgogliosamente inserito il tricolore nei nostri loghi ed elementi distintivi societari. Riteniamo importante sottolineare con la giusta componente patriottica come negli anni non ci siamo limitati solo a fare il nostro lavoro, e a farlo nel migliore dei modi, ma abbiamo sempre divulgato un certo “orgoglio italiano” e la fierezza di rappresentare il made in Italy». Negli anni il vostro lavoro è stato ulteriormente valorizzato proprio da alcune prestigiose collaborazioni. Quali sono state le più significative? A.M. «È vero, abbiamo avuto la fortuna di operare al fianco di importanti realtà nel
campo dell’automazione e dell’impiantistica. In particolar modo, come Elettrotech, ci sentiamo molto legati a due aziende con le quali abbiamo instaurato un rapporto di proficua collaborazione: la Società Bi.Esse spa e la Società HiTech Engineering srl, che da anni ci accompagnano e ci supportano nella nostra crescita professionale». Quali sono, infine, i programmi per il futuro? V.M. «Come detto, nonostante la crisi ancora in atto, siamo portati a vedere il bicchiere mezzo pieno. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere nuovi mercati, in Europa e nel resto del mondo. L’internazionalizzazione, infatti, è ormai un valore fondamentale per le strategie di un’azienda ambiziosa come la nostra, anche perché le tecnologie Italiane hanno molti estimatori all’estero. Siamo motivati a continuare a lavorare con serietà e passione, perché crediamo che, alla lunga, gli sforzi e i sacrifici sostenuti si tramuteranno in grandi soddisfazioni. Stiamo inoltre investendo molte risorse per creare un nuovo ramo d’azienda dedicato alle tecnologie di recupero energetico, vera sfida per il futuro in un mondo sempre più “assetato” di energia». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 141
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dall’impiantistica alle rinnovabili Generazione di energia, fonti rinnovabili, impiantistica. Sono diversi i fronti su cui la Comat è attiva, distinguendosi sul mercato grazie a idee innovative e investimenti mirati. L’esperienza di Vittorio Micelli Carlo Gherardini
a azienda fornitrice di combustibile a grande realtà che oggi gestisce oltre 800 impianti. È questa l’evoluzione della Comat Spa, Commercio Olii Minerali e Affini Torino, oggi impegnata su diversi settori: dalla generazione di energia, con riferimento alla cogenerazione, alle fonti rinnovabili, in particolare le biomasse, fino alle piccole reti di teleriscaldamento. «Erano gli anni 70 quando, trasferitomi a Torino dalla Puglia, ho iniziato a lavorare nella realizzazione di impianti termici, stringendo una collaborazione sempre più stretta con la Comat, fino ad acquisirne l’intera proprietà alla fine degli anni ’80» ricorda Vittorio Micelli, titolare dell’azienda, oggi affiancato dai figli Gianfranco ed Enrico. Nel 1998, con un’operazione di fusione, Comat ha incorporato le attività della società Torino Termica, configurando l’attuale società che coniuga in modo ottimale le competenze tecniche e gestionali nell’ambito degli impianti termici e di climatizzazione. Parallelamente è stata avviata la diversificazione dei settori generazione di energia, fonti rinnovabili, impianti di teleriscalda-
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Nelle immagini, diversi momenti di attività della Comat Spa www.comatspa.com
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mento. Se negli anni il settore energetico si è evoluto profondamente, oggi i mutamenti più evidenti si stanno manifestando in conseguenza delle normative tecniche e ambientali che interessano il settore. «Per molti anni – afferma Vittorio Micelli -, soprattutto in ambito residenziale, l’evoluzione tecnologica è stata lenta, mentre oggi siamo protagonisti di una piccola rivoluzione: i requisiti minimi di un impianto in termini di sicurezza, efficienza e regolazione impongono elevati standard meccanici e costruttivi, e sono necessarie nuove competenze, ad esempio sulle fonti rinnovabili come sistemi solari o geotermici, sulla contabilizzazione e ripartizione dei consumi, sui nuovi materiali». Gli investimenti della Comat, in questo scenario, si concentrano, dal punto di vista della struttura aziendale sul servizio di conduzione, manutenzione e gestione degli impianti. Come afferma il titolare «vogliamo distinguerci dai competitor per la capacità di soddisfare le esigenze di comfort, affidabilità e continuità del servizio tanto in ambito civile che terziario, fornendo un servizio attento, puntuale e meticoloso sia dal punto di vista tecnico che commerciale-amministrativo». Sotto il profilo più strettamente impiantistico, invece, l’azienda sta investendo in una serie di progetti di cogenerazione alimentati sia da fonti rinnovabili che tradizionali. «Tali progetti – afferma Micelli - richiederanno un forte impegno di ri-
Vittorio Micelli
800 IMPIANTI È il numero di commesse oggi gestito dalla Comat
sorse finanziarie, ma ci consentiranno di aprire nuovi scenari di sviluppo per Comat». Per rispondere al meglio all’evoluzione del settore, Comat si è integrata nell’acquisto combustibili, nella realizzazione di impianti tecnologici complessi, nella produzione di pellet e nella commercializzazione di combustibili legnosi (Biotrade). «I processi di acquisizione e partecipazione condotte nel recente passato hanno una duplice finalità – spiega l’ingegner Giuseppe Mosca, direttore generale della Comat -. Le integrazioni verticali permettono di avere un maggiore controllo della filiera energetica: partecipare in società attive nella fornitura e dell’approvvigionamento di combustibili, come Gei e Biotrade, consente a Comat un migliore controllo
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Vogliamo distinguerci per la capacità di soddisfare le esigenze di comfort, affidabilità e continuità del servizio tanto in ambito civile che terziario
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dei costi, attività basilare per la redditività dei servizi forniti. Le integrazioni orizzontali, come la nostra partecipazione in Innotec per la costruzione di impianti di cogenerazione, permettono di acquisire competenze che sarebbe complesso far maturare internamente». L’azienda oggi è impegnata nella realizzazione di progetti nell’ambito del teleriscaldamento di quartiere, «il concetto base – conclude Vittorio Micelli - è di fornire, con un’apposita doppia tubazione posata nel sottosuolo, energia termica a una pluralità di edifici e soggetti, partendo da un’unica centrale termica altamente efficiente che produce contestualmente sia calore che energia elettrica. Stiamo sviluppando sia impianti alimentati a gas metano che a fonti rinnovabili, quali le biomasse legnose e il biogas. Mettendo insieme attività impiantistiche e gestionali, progettazione e sviluppo commerciale, tali iniziative rappresentano la sintesi delle competenze della nostra azienda». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 143
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Innovazioni nell’impiantistica Prodotti innovativi e affidabili nel campo delle forniture idro-termo industriali, per soddisfare le esigenze di moltissimi operatori del settore. Un’organizzazione capillare e collaborazioni di successo sono alla base dell’attività di Andrea Robasto Guido Puopolo
na realtà giovane, ma con alle spalle già una significativa esperienza nel campo della fornitura di componenti per impianti idraulici, industriali e civili. È la Aston, azienda di Settimo Torinese, in provincia di Torino, che ha fatto dell’efficienza e della flessibilità del servizio i propri punti di forza: «In un mercato spesso caratterizzato da grande confusione – sottolinea il titolare, Andrea Robasto - nel nostro piccolo, cerchiamo di garantire un servizio quanto più vicino alle specifiche esigenze dei nostri committenti, instaurando con essi rapporti duraturi e trasparenti che possano dare, con il tempo, la massima soddisfazione reciproca». Aston commercializza differenti prodotti, tra cui raccordi, flange, valvole civili e industriali, prodotti per centrali termiche e tubi. Quali di questi articoli ha subìto, negli ultimi anni, una maggiore evoluzione dal punto di vista tecnologico? «Certamente l’evoluzione più significativa si è
U Andrea Robasto, titolare della Aston Srl www.aston.it
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riscontrata in tutti quei prodotti direttamente legati al problema dell’inquinamento e al risparmio energetico. La cosa interessante è che oggi, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, è possibile ridurre notevolmente l’impatto ambientale, con notevoli benefici anche da un punto di vista economico, sia in ambienti industriali che in abitazioni civili. Basti pensare a prodotti quali caldaie a condensazione, pompe di calore, contabilizzatori e ripartitori di energia, per capire quanto questi articoli si stiano diffondendo sul mercato». Secondo la vostra esperienza, il made in Italy può essere considerato ancora come un valore aggiunto sul mercato, sinonimo di qualità? «Qualità, innovazione e flessibilità rappresentano, secondo noi, le caratteristiche che permetteranno al vero “made in Italy” di continuare ad affermarsi nel mondo. Per quel che ci riguarda operiamo da sempre al fianco di fornitori specializzati, che condividono con noi un progetto di crescita basato sulla continuità e sulla assoluta affidabilità dei prodotti distribuiti. Allo stesso modo collaboriamo con i migliori produttori italiani, che ci supportano nella soluzione dei problemi e nella ricerca di nuove soluzioni, prestando sempre la massima attenzione alla qualità dei prodotti e alle continua innovazione tecnologica. Da otto anni, inoltre, operiamo nel pieno rispetto del sistema di gestione per la qualità Iso 9001:2008,
Andrea Robasto
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L’evoluzione più significativa, in questi anni, si è riscontrata in tutti quei prodotti legati al problema dell’inquinamento e al risparmio energetico
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con l’obiettivo di perfezionare il servizio proposto, puntando su economicità e supporto tecnico costante». Quali sono i vostri principali mercati di riferimento? «Pur non vendendo direttamente al di fuori del territorio nazionale, collaboriamo con importanti realtà che operano in tutto il mondo. Proprio per questo dobbiamo garantire continuità e tracciabilità dei prodotti forniti, che devono essere conformi, oltre che alle normative nazionali, anche a quelle di paesi terzi. Proporre materiale certificato e qualitativamente adeguato alle esigenze di utilizzo è indispensabile per garantire l’affidabilità di prodotti che vengono spesso installati in paesi lontani». Quali tra i diversi prodotti a vostra disposizione offre le migliori prospettive, anche da un punto di vista commerciale?
«Siamo nati come distributori di prodotti per impianti industriali e ancora oggi la maggior parte del nostro fatturato deriva da questo settore. Negli ultimi tre anni abbiamo però ampliato notevolmente la gamma di articoli trattati, indirizzando i nostri sforzi al settore civile. Con 4.000 mq di magazzino, un catalogo in continua evoluzione e operatori costantemente aggiornati, cerchiamo di essere un valido punto di riferimento per industrie e installatori. Siamo convinti che nel futuro il mercato sarà sempre più caratterizzato dalla richiesta di prodotti e soluzioni a 360 gradi, soprattutto nel campo dell’impiantistica. Fidelizzazione dei partner e collaborazioni trasparenti con i produttori saranno le chiavi per il successo aziendale in questo settore». Avete qualche novità in serbo per il futuro? «Vogliamo continuare a crescere e migliorare, e questo potrà essere possibile solo attraverso una presenza più capillare sul territorio. Questo sviluppo dovrà essere però graduale, anche in considerazione del particolare momento economico internazionale. Ritengo infatti che la crescita del fatturato sia un obiettivo importante per qualsiasi azienda, che deve però essere perseguito senza mai perdere i valori alla base del nostro lavoro, e mai a discapito di una solidità imprenditoriale oggi quanto mai essenziale per poter essere competitivi sul mercato». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 145
IMPRENDITORI DELL’ANNO
I vantaggi del servizio chiavi in mano Combattere la crisi dell’edilizia con la diversificazione produttiva. Unendo a questa la specializzazione e offrendo un pacchetto di servizi completo. Rossano Tellone spiega che nel settore dell’impiantistica la ripresa è alle porte Valerio Germanico
olte imprese, da alcuni mesi, hanno ripreso a guardare al futuro con ottimismo. I riscontri del mercato, soprattutto di fronte al momento economico attuale, stanno dando a molte realtà la possibilità di immaginare che la fase più dura si trova ormai alle loro spalle. «In base alla mia lunga esperienza imprenditoriale – afferma Rossano Tellone, titolare della società Ross Service di Torino e inoltre legale rappresentante e coordinatore e organizzatore dei lavori – mi sento di poter dire che i prossimi mesi dovrebbero registrare un’inversione di tendenza rispetto alla sta-
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gnazione che in molti settori si è vissuta finora». La Ross Service, specializzata nel settore elettrico e nel fornire un servizio “chiavi in mano” ha attuato una precisa strategia per affrontare la crisi, quella di diversificare i servizi offerti e proponendo un prodotto praticamente unico. «Questo modo di operare ci ha permesso di resistere alle difficoltà nate dalla stasi nel settore edilizio. Tanto che quest’anno abbiamo registrato un fatturato di oltre 4 milioni di euro». Tra le principali attività svolte dalla Ross Service, quale rappresenta il vostro core business?
Rossano Tellone
«La nostra nasce come un’azienda artigiana nel settore dell’impiantistica elettrica, del condizionamento e della sicurezza. Nel tempo, accompagnando le esigenze del mercato, ci siamo evoluti fino a poter offrire il cosiddetto servizio “chiavi in mano”. Questo negli anni è diventato il nostro core business. Abbiamo realizzato sportelli bancari nuovi o ristrutturati e lavorato per uffici, per concessionarie, per punti vendita, per alloggi privati e capannoni. Offriamo inoltre servizi di assistenza e manutenzione 24 ore su 24 con contratti full per impiantistica elettrica, termoidraulica, condizionamento, sicurezza, bussole, muraria e assistenza ai Bancomat su tutto il territorio nazionale». Quali sono le prerogative e gli obiettivi di un’impresa che si pone sul mercato in veste di general contractor? «La strategia che abbiamo sempre seguito è quella di ricevere un riscontro di totale soddisfazione da parte dei nostri committenti e partner. In termini operativi questo significa porre in campo tutte le risorse disponibili per rispettare le attese e le tempistiche concordate con il cliente in fase di preventivazione. Bisogna organizzare e gestire tutte le risorse umane e il personale in modo tale che i tempi, soprattutto se ristretti, non pregiudichino il risultato finale e che l’opera rientri in tutti i parametri di qualità richiesti. È possibile ottenere questi risultati solo avendo nel proprio organico tecnici altamente specializzati».
La diversificazione produttiva e operativa può incidere positivamente sui bilanci delle imprese. In tal senso, in questo momento, per esempio, quale fra le attività relative all’edilizia residenziale, commerciale e industriale è per voi più remunerativa? «La possibilità di operare in una struttura che riesca a muoversi in modo diversificato, indubbiamente, in questo periodo è un punto di forza. Questo perché la diversificazione produttiva permette di coprire un’area di mercato più vasta di quella che si avrebbe con la limitazione a un unico settore. Anche il rapporto con la concorrenza cambia, perché ci si può spostare verso gli ambiti nei quali si è più competitivi nei periodi in cui in altri si farebbe fatica. Sicuramente, in questo periodo, l’attività più remunerativa è quella legata all’edilizia commerciale e industriale». Quali sono i progetti più rilevanti cui la Ross Service è impegnata in questi mesi? «In questo momento siamo impegnati nella realizzazione di nuove agenzie bancarie e nella ristrutturazione di locali per alcune delle sedi centrali di importanti società. Accanto a questa attività, che cambia nel tempo, buona parte delle nostre risorse sono però impegnate nell’ordinaria attività di manutenzione delle strutture già realizzate o delle quali curiamo con dei controlli il costante funzionamento. Alla manutenzione ordinaria è poi sempre affiancata la disponibilità per effettuare interventi di manutenzione straordinaria».
Rossano Tellone, titolare di Ross Service Srl, Torino info@ross-service.it
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dalla specializzazione ai brevetti in refrigerazione Avere la capacità di leggere l’evoluzione del mercato è già un capitale. Come lo sono il dinamismo e una struttura snella, sempre pronta all’evoluzione, all’investimento e alla diversificazione. Il percorso imprenditoriale di Luciano Faccin Luca Cavera alla provincia piemontese all’esportazione globale. Un percorso fatto di fatica, ma anche di intuito, per capire i prossimi movimenti del mercato e accompagnarli con il coraggio di scommettere sulle proprie capacità. Luciano Faccin si è trovato ciclicamente a confrontarsi con realtà dalle dimensioni incomparabili. Non potendosi scontrare frontalmente sul terreno della concorrenza, Faccin ha scelto di camminare al loro fianco, individuando spazi di investimento nei vuoti lasciati dai giganti della grande distribuzione e colmandoli. Il fondatore e attuale presidente di Mariel, oggi amministrata dal figlio Alberto, ripercorre le tappe di un lungo percorso. «All’inizio c’erano solo un
D Il signor Luciano Faccin, fondatore e presidente di Mariel Srl, Gattico (NO) www.mariel.it
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negozio di elettrodomestici e il suo laboratorio di assistenza. Alla scarsità di mezzi contrapponevamo però molto lavoro, sacrifici e la capacità di capire cosa accadeva nel mercato. La prima rivoluzione fu l’avvento dei centri commerciali. Scontrarsi contro questi giganti per un piccolo negozio non era possibile e anche il servizio di assistenza diventava difficile, a causa degli ostacoli nel reperimento dei pezzi di ricambio. Da qui l’idea di un grosso centro per la commercializzazione all’ingrosso di ricambi per elettrodomestici di tutte le marche». Quale era la situazione del mercato dei ricambi il quel momento? «Ogni casa produttrice deteneva il monopolio della distribuzione dei propri pezzi e per i piccoli centri assistenza era difficilissimo trovare i canali giusti. Per venire incontro a queste esigenze fondammo Market Ricambi Elettrodomestici (Mariel), che era una delle due o tre aziende di questo genere in Italia negli anni Ottanta. Col tempo, però, anche questo settore fu marginalizzato. Non da una nuova concorrenza, ma nella mancanza di interesse nella riparazione». A questa nuova svolta corrispose una vostra iniziativa imprenditoriale? «Anziché proseguire in una specializzazione di settore, decidemmo di lavorare in un campo di prodotti specifici: quello dei refrigeranti: il loro confezionamento in contenitori mirati all’assistenza a alla loro distribuzione. Furono inoltre sviluppate, perfezionate e brevettate a livello
Luciano Faccin
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La nostra strategia commerciale di diversificazione ci ha permesso di non arrestare mai la crescita, neppure nel biennio buio del 2008-2009
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mondiale attrezzature per la carica di refrigeranti negli apparecchi domestici. Il passo successivo fu quello di entrare ancora più a fondo in questo mondo, investendo in impianti di riempimento per refrigeranti, spezzando di fatto un monopolio controllato in Italia da due sole multinazionali». Come avete compiuto il passaggio dai refrigeranti in genere al settore dell’assistenza per il condizionamento veicolare? «Ancora dieci anni fa il condizionatore nell’auto era considerato un optional o un lusso. Da allora il mercato è totalmente cambiato e il 95% delle autovetture lo monta di serie. Per entrare in questo settore, nel 2003, rilevammo una piccola azienda di manutenzione e vendita di prodotti destinati ai condizionatori d’auto. Ottenuto il know how che ci era necessario per entrare in questo mondo, vi abbiamo investito forti risorse, specializzandoci in apparecchiature e prodotti dedicati a questo, utili al lavaggio dei circuiti interni, alla ricerca delle perdite, alla sa-
40% EXPORT
nitizzazione dell’abitacolo auto, alla riparazione e ricarica del refrigerante; anche qui perfezionando alcuni brevetti». Qual è il rapporto, se esiste, fra i vostri due settori produttivi? «I due settori sono mantenuti distinti, con due organizzazioni commerciali separate. Di conseguenza ognuna delle due ha il suo programma di partecipazione a fiere nazionali e internazionali, la propria pubblicità sulle riviste specializzate e il suo settore ricerca e sviluppo. Questa strategia ci ha permesso di non arrestare mai la nostra crescita, neppure nel biennio buio del 2008-2009, quando semmai ci siamo stabilizzati». Dove si colloca geograficamente la vostra presenza all’estero? «Esportiamo più del 40% della nostra produzione in tutto il mondo – Australia compresa – e siamo fornitori delle più famose multinazionali del settore elettrodomestico. Inoltre, abbiamo avviato due importanti partecipazioni. La prima è stata stabilita con Milano Tecnica, che ha sede a San Paolo, in Brasile, a partire dalla quale distribuiamo poi in tutto il Paese. L’altra, Mariel Usa, è nata nel 2008 e ha sede a Philadelphia. Il nostro fatturato, che dovrebbe raggiungere i 10 mln di euro nel 2011, sommando i ricavi delle collegate, arriverebbe quasi a duplicarsi».
Quota di esportazione di Mariel nei cinque continenti
10 mln EURO
Il fatturato previsto per il 2011
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Una distribuzione selezionata La costruzione di uno spazio riconoscibile all’interno del mercato passa dalla specializzazione. L’ingegnere Matteo Prina Mello spiega come puntare su qualità e tecnologia, anche anticipando le novità provenienti dall’estero Valerio Germanico
n’impresa dalle dimensioni medio piccole ha un’agilità di manovra che difficilmente può essere emulata dai giganti dell’industria. Questa agilità si concretizza nel modo di affrontare i rapporti coi clienti, che possono essere diretti e quasi personali, soprattutto se si instaurano partnership durature nel tempo. Un ulteriore impulso all’agilità e alla capacità di adattarsi alle mutate condizioni del mercato può inoltre venire dalla capacità di guardare a ciò che accade nelle realtà estere del proprio settore produttivo. L’avanguardia nella conoscenza delle tecnologie è una delle caratteristiche raggiunte da Acquatec. La parola a uno degli amministratori, l’ingegnere Matteo Prina Mello: «Ciò che ci distingue dalla grande distribu-
U A sinistra, in piedi, l’ingegnere Matteo Prina Mello, amministratore di Acquatec Srl, Gaglianico (BI) www.acquatec.com
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zione, o alla distribuzione generalizzata dei grossisti, è il fatto che per ogni singolo articolo trattiamo un solo marchio». Questa può sembrare una scelta strana o limitante, in realtà nasce da una strategia ben precisa, che è stato possibile avviare grazie a rapporti di fiducia costruiti nel tempo. «Acquatec è considerato un distributore specialista. Per ogni articolo, abbiamo puntato su un marchio e un prodotto che conosciamo bene e di cui condividiamo le scelte tecnologiche, oltre alle scelte di distribuzione che identifichiamo con il fornitore». Quali sono i marchi e i prodotti che trattate e a quali settori industriali distribuite? «Per i gruppi di pompaggio e le pompe per acqua in qualsiasi genere, il marchio con il quale ci identifichiamo è Grundfos. Siamo un loro partner storico e molto importante. Per le caldaie, invece, il nostro marchio di riferimento è De Dietrich, mentre per il condizionamento Carrier. I nostri clienti sono sempre e solo imprese, ovvero idraulici e istallatori. La dimensione delle aziende installatrici dipende dalla zona geografica: si va dal singolo artigiano alle imprese strutturate, che contano anche centinaia di dipendenti». Come ha reagito il vostro settore, e in particolare la vostra impresa, alla crisi? «La crisi ha comportato un aumento notevole del numero dei competitor, perché diminuendo i lavori disponibili, i concorrenti si concentrano tutti sullo stesso lavoro. Quindi per mantenere i livelli di vendita è stato necessario porre una forte attenzione all’aspetto economico della trattativa, ma il fatto di lavorare con prodotti tecnici e di qualità ci ha permesso di superare
Matteo Prina Mello
questi momenti difficili». Qual è la strategia che ha guidato e guida le vostre scelte? «Le nostre scelte hanno sempre posto la massima attenzione sulla qualità del prodotto. A questa abbiamo aggiunto il servizio di assistenza, che è presente sia prima, che durante, che dopo la vendita. Questo approccio ci ha permesso, anche in momenti difficili come questo, di affrontare le difficoltà. La qualità è anche tecnologia. Da questo punto di vista in più occasioni ci siamo trovati all’avanguardia sul nostro mercato e nel nostro territorio». Può fare qualche esempio? «Ci è capitato di proporre un prodotto che altri non conoscevano. Le caldaie a condensazione, di cui oggi si parla tantissimo, fanno parte del nostro quotidiano da tantissimo tempo. L’impianto a pavimento lo vendiamo da più di 25 anni. Ci siamo sempre occupati di solare termico e non soltanto in seguito al suo recente boom, che ci ha spinto anche a interessarci al fotovoltaico». Che peso ha l’attenzione sull’impatto ambientale nelle vostre scelte? «Non essendo produttori, la questione ci tocca fino a un certo punto. Però quando dobbiamo scegliere fra un fornitore e un altro, nella nostra valutazione rientra anche questo aspetto. Negli ultimi tempi ci siamo rivolti a un’azienda che si
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Per ogni articolo, abbiamo puntato su un marchio e un prodotto che conosciamo bene e di cui condividiamo le scelte tecnologiche, oltre alle scelte di distribuzione
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occupa di solare termico e fotovoltaico in modo importante, Schüco. Quest’azienda era alla ricerca di un partner che distribuisse il prodotto nel nostro territorio. Schüco fa dell’attenzione alla questione ambientale uno dei suoi fiori all’occhiello. Infatti ha una nuova sede a impatto zero che produce più di 1 megawatt di energia». Quali sono i vostri progetti futuri? «Un’azienda dalle dimensioni mediopiccole come la nostra ha il vantaggio di poter essere flessibile e maggiormente attenta ai cambiamenti del mercato. Oggi, con la crisi e con la circolazione delle informazioni su Internet, il cliente sa già tutto sui prodotti e gli impianti, anche quelli più complessi. Anche l’utente finale è molto più preparato rispetto a un tempo. Per questo motivo il nostro lavoro deve essere fatto con il massimo della professionalità. Per capire verso quale direzione muoverci, siamo attenti a ciò che succede nei mercati degli altri Paesi, soprattutto quello tedesco, da cui vengono molte novità del nostro settore, sia da un punto di vista qualitativo che tecnologico».
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Strumentazione su misura I misuratori di pressione e temperatura trovano spazio in quasi tutti i processi industriali e hanno un mercato ampio e diversificato. Per emergere in questo settore è dunque necessario fornire prestazioni particolari improntate su innovazione e personalizzazione, come spiega Stefano Zaveri Amedeo Longhi
raticamente in qualsiasi campo industriale c’è la necessità di misurare la pressione e verificare la temperatura di un liquido o di un gas: dall’oleodinamica alla distribuzione dell’energia, dal sanitario all’alimentare, fino ad arrivare al petrolchimico. Per gli operatori del settore questo può voler dire avere una richiesta sempre florida ma significa anche confrontarsi quotidianamente con una concorrenza agguerrita e dover investire ingenti risorse in innovazione, ricerca tecnologica e studio di nuovi prodotti. Stefano Zaveri, con il fratello Federico, è amministratore delegato di Nuova Fima Spa, società che dal lontano 1925 – alla sua nascita si chiamava semplicemente Fima – opera in questo settore: «La molteplicità di applicazioni ci ha portato a progettare, realizzare e proporre una gamma davvero ampia di prodotti, curando però non solo la produzione seriale ma anche, anzi soprattutto, la personalizzazione da un lato e lo studio di nuove soluzioni dall’altro». Prossimamente è previsto il lancio di una nuova linea di
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Stefano Zaveri, amministratore delegato della Nuova Fima di Invorio (NO). Nella pagina accanto, sistema di taratura laser automatica www.nuovafima.com
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prodotti, ce ne può parlare? «Si tratta della linea di trasmettitori di pressione a calibrazione digitale ST1 e ST2 che ci stiamo preparando a lanciare, la loro uscita sul mercato è prevista per il mese di ottobre. Sono prodotti pensati per venire incontro alle esigenze di mercato: oggi gli operatori richiedono trasmettitori capaci di maggior precisione, ma anche a un prezzo più contenuto. Un altro fattore determinante sono le dimensioni, che oggi devono essere sempre più compatte, poiché si sta procedendo a una progressiva miniaturizzazione dei trasmettitori. Al contempo è richiesta anche una ottimizzazione del segnale e della rilevazione della pressione». Cosa vi aspettate da questo lancio dal punto di vista commerciale? «Ci aspettiamo una risposta immediata e positiva da parte del mercato, anche perché la nostra ricerca è orientata dagli input che provengono dal mercato stesso e così è stato anche per questa nuova linea di trasmettitori di pressione. In generale stiamo provvedendo ad ampliare la nostra gamma di prodotti elettronici e perciò cerchiamo di raggiungere il maggior numero di clienti e coprire quante più applicazioni possibile». Quali sono i settori di applicazione principali dei vostri prodotti? «Come detto, i campi di destinazione sono innumerevoli. Sostanzialmente i nostri prodotti vengono utilizzati ovunque ci sia bisogno di misurare pressione o temperatura
Stefano Zaveri
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Ci stiamo preparando a lanciare una nuova linea di trasmettitori di pressione ST1 e ST2. La loro uscita sul mercato è prevista per il mese di ottobre
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quindi, nei processi industriali moderni, praticamente dappertutto. Per quanto riguarda i settori specifici, posso però dire che quello verso cui è indirizzata la maggior parte dei nostri prodotti è quello petrolchimico». Come riuscite a emergere in un mercato con questa caratteristiche? «Oltre alla doverosa attenzione che viene prestata alla qualità e alla rifinitura del prodotto in sé, come l’innovativo sistema di taratura automatica laser e la produzione robotizzata degli elementi sensibili in acciaio inox, quello che ci contraddistingue e su cui abbiamo convogliato, e continuiamo a convogliare tutt’oggi, un’ingente quantità di risorse in termini di lavoro e investimenti è la personalizzazione. Spesso il committente ha esigenze particolari che richiedono un accurato lavoro di “customizzazione” del prodotto. Noi siamo in grado di svolgerlo senza problemi e accontentando tutte le richieste che ci pervengono». La storia dell’azienda parte da lontano, quali sono state le tappe fondamentali dalla fondazione a oggi? «La Fima, nata nel 1925, costituì
l’eredità da cui nacque nel 1948 la Nuova Fima, stabilita da Vincenzo Zaveri. Gli anni Cinquanta e Sessanta vedono crescere la società, che si stanzia nella sede attuale, e nel 1973 viene aperta la prima filiale produttiva estera in Spagna, che sarà seguita da un’altra in Argentina nel 2000 e da filiali commerciali in Brasile, Stati Uniti e Russia. Proprio l’apertura verso i mercati esteri ha sempre caratterizzato la politica commerciale della Nuova Fima, che destina oltre confine circa il settanta per cento della propria produzione, il quaranta per cento fuori dall’Europa. Questo è possibile grazie a un’efficiente rete di agenti e distributori che copre circa ottanta paesi in giro per il mondo. Inoltre, la politica di diversificazione e frazionamento del portafoglio clienti ci garantisce una notevole solidità: il contributo che ciascun committente fornisce al fatturato complessivo infatti, non supera mai il due per cento. Questo è un importante fattore di indipendenza dalle turbolenze del mercato e di garanzia economica e commerciale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 155
La sinterizzazione dei metalli duri La Sinterloy ha raggiunto una rinomanza notevole fin da più di 50 anni nella produzione di metalli duri e non ha cessato di investire ogni anno una parte considerevole del suo fatturato in ricerca e sviluppo. Ne parla Augusto Geminiani Emanuela Caruso
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hi ha scelto di fare impresa vive ogni giorno la crescita e lo sviluppo della propria attività con un misto di impegno, sacrificio e piacere». È così che Augusto Geminiani spiega cosa significa e che cosa si prova a essere imprenditori. E se la società è a carattere familiare, allora sia il piacere che l’impegno nel portare avanti l’attività aumentano notevolmente. La Sinterloy, azienda leader in Italia come all’estero nel settore dei metalli duri, ha vissuto proprio questa specifica situazione. «A oggi, la società – commenta Augusto Geminiani, attuale direttore generale della Sinterloy – ha affrontato ben tre passaggi generazionali, che hanno visto l’attività partire con mio nonno Augusto, proseguire con mio padre e ora culminare con il mio operato». L’ultimo passaggio di generazione, quindi, è quello che l’ha portata al comando dell’azienda. Com’è avvenuto e quali difficoltà ha incontrato? «Il mio arrivo ai vertici dell’azienda, avvenuto nel 2008, ha combaciato con lo scoppio della crisi economica mondiale e con un calo notevole del fatturato. La preoccupazione maggiore era di lasciare in mano a un giovane una società che stava affrontando un periodo diffi-
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Augusto Geminiani
cile. In principio è stato complicato passare da un rapporto orizzontale, che vedeva a capo dell’impresa mio padre e mio zio, a un rapporto verticale in cui io mi assumevo l’incarico più importante. Ma impegnandomi e con il supporto di chi viveva la realtà aziendale da più tempo di me, siamo riusciti a trovare la giusta dimensione lavorativa e in soli due anni a riportare il fatturato a livelli ottimali». Quali sono le attuali attività svolte dall’azienda e quali settori si interessano maggiormente ai vostri prodotti? «La produzione della Sinterloy, oltre al settore tradizionale dell’asportazione di truciolo, si allarga al campo degli attrezzi per deformazione a freddo, a semi-caldo e a qualsivoglia particolare antiusura, con una gamma di pezzi praticamente illimitata. Inoltre su richiesta dei clienti siamo in grado di studiare, progettare e realizzare prodotti particolari e su misura. La nostra utenza fa parte dei settori automotive, tessile, meccanico, packaging, alimentare, chimico e dell’industria della carta. I prodotti più richiesti vanno dai punzoni e dalle matrici per stampi di tranciatura alle placchette e alle lame da taglio, fino ad arrivare ai componenti meccanici per macchine automatiche». Come avete cercato di risolvere il problema legato alla facile usura degli attrezzi realizzati in metallo? «Abbiamo affrontato questo problema specializzandoci sempre più nella sinterizzazione dei metalli duri. Con questo metodo, per ogni singola richiesta mettiamo a disposizione un gruppo di tecnici esperti che, in collaborazione diretta con il cliente, studia la forma più adatta da dare al prodotto, sceglie il materiale specifico migliore e tiene conto che i vari elementi progettati faranno parte di un insieme meccanico. Tutto questo rende la vita operativa del componente più lunga di anche dieci o venti volte e inoltre abbatte i costi di manutenzione elevati sia per l’utente quanto per l’azienda». La Sinterloy si è distinta da sempre per
l’elevata qualità dei suoi prodotti, in che modo riuscite a garantirla? «Non ci limitiamo solo a seguire con scrupolo tutte le normative vigenti, ma effettuiamo una serie di procedure di controllo al fine di seguire passo per passo ogni fase del ciclo produttivo, tenendo sotto osservazione sia i parametri operativi del processo sia il prodotto finito. I controlli di laboratorio a cui l’azienda dà più importanza sono quelli dimensionali e geometrici, per cui abbiamo a disposizione macchinari altamente tecnologici, e quelli di superficie, per i quali utilizziamo apposite macchine di misura. Effettuiamo anche prove di durezza, esami di proprietà fisiche e microstrutturali. L’attenzione particolare data alla qualità ci ha valso la certificazione Uni En Iso 9001:2008».
In apertura, Augusto Geminiani, direttore generale della Sinterloy di Castellamonte (TO). Nelle altre immagini, fasi di lavoro all’interno dell’azienda www.sinterloy.it
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’ottimizzazione dei processi produttivi Celerità di analisi e di consegna. Affidabilità tecnica della gamma produttiva. Queste sono le caratteristiche che hanno permesso alla Valvole Hofmann di ottimizzare le prestazioni di macchinari e impianti muniti delle sue componenti. Ne parla Stefano Bonino Marco Tedeschi
na vasta gamma produttiva che permette di ovviare alle varie esigenze di controllo dei fluidi nell’industria di processo. È questa l’area d’attività di Valvole Hofmann by Bonino Engineering, azienda del biellese specializzata nella produzione di valvole in ghisa grigia GG25, ghisa sferoidale GGG40,3 e acciaio inox AISI 316. «Temperature, flussi e pressioni possono essere controllate da valvole on-off o modulanti». Afferma Stefano Bonino, contitolare dell’azienda. «Ogni genere di fluido troverà i materiali più idonei alla gestione dello stesso». La famiglia Bonino, opera nel settore meccanico da quattro generazioni La famiglia Bonino. Nella pagina accanto, la sala riunioni www.valvolehofmann.com e quest’esperienza consente
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di gestire e seguire direttamente l’intero ciclo produttivo, dalle fasi di progettazione fino all’assistenza tecnica. Come nasce la Valvole Hofmann by Bonino Engineering? «Siamo nati nel 1989 come piccolo laboratorio di produzione componenti meccanici collegato alla produzione di valvole di regolazione ad azionamento pneumatico, rivolto in particolar modo all’industria meccano tessile, al settore tintoria e finissaggio per applicazione vapore e fluidi chimici. Nel corso degli anni abbiamo poi allargato la produzione destinandola anche all’industria di processo». Innovazione ma soprattutto sicurezza e affidabilità sono componenti imprescindibili per i vostri prodotti. Come riuscite a portare avanti queste componenti? «Sono sicuramente delle caratteristiche indispensabili a cui affianchiamo in ogni caso anche una rapida gestione dell’analisi delle richieste del cliente con una celere emissione delle relative scelte tecnico commerciali. In questo modo riusciamo a proporre la soluzione più idonea alle differenti esigenze». Come riuscite ad ottimizzare l’intera filiera della ge-
Stefano Bonino
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Entro il 2012 inseriremo un nuovo macchinario specifico per l’incremento della produzione dei corpi valvola
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stione di tutte le aree funzionali? «Attraverso un costante e continuo investimento sia nei software di gestione aziendale e di analisi tecnica sia nell’incremento e sostituzione di macchinari di produzione. In questo modo tutte le nostre aree funzionali subiscono un vantaggio: dai termini di tempi di risposta per il cliente, all’adeguato valore commerciale dei nostri prodotti». Che cosa significa, nel vostro caso, avere flessibilità aziendale? «Rappresenta la capacità di analisi di varie tematiche proposte da una clientela tecnica che necessita di risposte coerenti alle sue esigenze in tempi stretti. Per ovviare a quanto sopra siamo strutturati per una rapida gestione offerte e industrializzazione prodotti con consegne celeri grazie al nostro importante magazzino materie prime e semilavorati. Questo diventa una risorsa fondamentale oltre che per una gestione della produzione flessibile anche per avere dei macchinari prestanti ma non rigidi». La vostra realtà esporta circa il 50% del fatturato. Un dato rilevante. Verso quali mercati esportate principalmente? «Esportiamo oltre il 30% in quasi tutti i Paesi UE, ma anche in Svizzera, Israele, Turchia, Marocco, Brasile, Perù, Usa, Tailandia, In-
donesia, Hong Kong. In particolar modo ci rivolgiamo a costruttori di macchinario, grandi impiantisti e distributori. Operiamo in diversi settori applicativi quali textile, boilers, heat exchange, dosing plants, food, soap, pharmaceutical sterilized, gas industries, environmental pollution control». Dove si sta indirizzando la ricerca nel settore delle valvole? «Nella continua analisi avente come obiettivo l’ottimizzazione dei processi produttivi e nella ricerca di nuovi materiali al fine di rendere i nostri articoli più prestanti e longevi nelle svariate applicazioni». Quali sono i progetti futuri? «Entro il 2012 inseriremo un nuovo macchinario specifico per l’incremento della produzione dei corpi valvola (componente rilevante sulle valvole di regolazione) che verrà affiancato alle già sature linee produttive permettendoci di incrementare i volumi e, in particolar modo, gestire al meglio la nuova serie a 3 vie tipo 12M6-3 per olio diatermico, versione più compatta e competitiva rispetto alla attuale serie 11M9-3. Progetto in corso d’opera è inoltre l’investimento in un impianto fotovoltaico per renderci autosufficienti nel consumo energetico. Le nostre linee produttive utilizzeranno energia pulita rendendo i ns articoli a basso impatto ambientale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 159
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Le risorse umane, il primo investimento È la competenza professionale, concentrata nella gestione di ogni singolo ambito di un’attività imprenditoriale, che permette a un’azienda di imporsi sul mercato. Il punto di Bruno Scanferla Emanuela Caruso
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nalizzare le richieste del mercato di riferimento, la concorrenza e le strategie per migliorare l’attività sono operazioni fondamentali da mettere in campo in una realtà imprenditoriale, tanto quanto investire in tecnologia e in risorse umane specializzate. Su questo fondamentale principio è stata fondata trent’anni fa la società Scanferla. «L’azienda – spiega Bruno Scanferla, titolare dell’impresa – è oggi leader nella progettazione e costruzione di stampi progressivi e nello stampaggio e assemblaggio di particolari metallici di precisione per medie e grandi serie». Su quali fasi di lavorazione si basa la vostra produzione e quali avanzate tecnologie utilizzate? «Il primo step della nostra produzione è quello di cui si occupa l’ufficio tecnico, che analizza le possibili problematiche del futuro stampo e ne realizza la progettazione attraverso programmi specifici come Catia. Una volta che viene ultimata la progettazione dello stampo, entra in gioco il reparto di costruzione dove con macchine a controllo numerico computerizzato viene
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Bruno Scanferla
❝ fabbricato ogni singolo elemento facente parte del progetto. Seguono il minuzioso montaggio e la messa a punto di tutti i componenti. Ma il reparto dove si concentrano maggiormente le tecnologie più avanzate è quello della produzione, che immette sul mercato 60 milioni di pezzi metallici all’anno e che può avvalersi di varie linee automatiche di presse a doppio montante e di altrettante presse a collo di cigno». In che modo riuscite ad accrescere il know how aziendale? «Per far crescere continuamente il know how aziendale bisogna disporre di un personale qualificato e specializzato che riesca sempre a interpretare le nuove tecnologie imposte dal mercato. A tale scopo è essenziale la formazione costante delle risorse umane, motivo per cui effettuiamo corsi interni tecnici, per presentare le innovazioni e il loro funzionamento, e di lingue straniere, così da poter collaborare con società di tutto il mondo. Grazie a questo metodo oggi siamo in grado di realizzare prototipi di particolari anche molto complessi, necessari ai test sperimentali di vari settori». La vostra azienda è conosciuta soprattutto per la grande attenzione alle esigenze del cliente. Chi sono i vostri maggiori utenti e che tipo di servizio offrite? «I nostri clienti più importanti sono sicuramente quelli dei settori dell’automotive, degli elettrou-
Per far crescere continuamente il know how aziendale bisogna disporre di un personale qualificato e specializzato che riesca sempre a interpretare le nuove tecnologie imposte dal mercato
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tensili, dei mobili metallici, e poi il mercato elettrico, elettronico e ferroviario. Inoltre la nostra utenza è tanto italiana quanto europea e internazionale. Il servizio che offriamo è caratterizzato da grande qualità e vasta scelta dei prodotti, competitività dei prezzi, studiati in base alle richieste specifiche dei clienti, e puntualità, efficienza e rapidità nelle consegne». Quali sono le strategie che continuerete ad attuare per rimanere in vetta al vostro mercato di riferimento? «Sicuramente quelle che ci hanno permesso di raggiungere il successo inizialmente, quindi personale di livello e cliente soddisfatto del servizio offerto. Ma grande importanza ha anche la ricerca e selezione dei fornitori giusti, attività di cui si occupa l’ufficio acquisti e che garantisce l’affidabilità delle forniture e acquisti a prezzi convenienti, aspetti che aumentano la competitività dell’azienda sul mercato. Infine poniamo molta attenzione alla gestione delle tematiche amministrative e fiscali, perché è grazie a queste che l’impresa può superare i vari problemi derivanti dalle normative comunitarie e internazionali in materia di scambio merci».
Nella pagina precedente, Bruno Scanferla, titolare dell’omonima azienda di Avigliana (TO). Nelle altre immagini, macchinari della Scanferla Bruno Srl all’opera www.scanferla.com
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I vantaggi del general contractor È lo sviluppo di uno specifico know how aziendale sia tecnico che organizzativo a permettere a un’azienda di essere un partner imprenditoriale indispensabile. Marco e Andrea Brusa raccontano la loro esperienza Emanuela Caruso ggi il mercato è sempre più articolato, nascono e si sviluppano continuamente imprese di ogni genere. Un’azienda che volesse costruire nuovi impianti idroelettrici o installare condotte forzate può trovare innumerevoli società costruttrici, senza riuscire a capire chi abbia le competenze necessarie. In tale contesto le realtà che si propongono come General Contractor sono le uniche opzioni vincenti. Chi opera in quest’ottica, si impegna infatti a offrire un servizio “chiavi in mano” completo, occupandosi di ogni singola fase di lavorazione. In questo modo il cliente non solo si affida a un’unica impresa responsabile, ma abbatte anche i costi, che invece risulterebbero più elevati se si dovesse rivolgere a singole imprese contemporaneamente e gestirne le attività. La Idroweld, nata dall’unione strategica di alcuni progettisti con artigiani carpentieri, opera nel set-
O Alcuni lavori effettuati dalla Idroweld di Domodossola (VB) www.idroweld.com
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tore industriale dei montaggi meccanici, con una particolare specializzazione nell’installazione di condotte forzate, macchinari accessori e strutture di servizio per impianti idroelettrici e si propone ai committenti proprio come interlocutore unico per la realizzazione di ogni aspetto del progetto concordato. «L’azienda – spiega Marco Brusa, titolare di Idroweld – gestisce in modo autonomo tutta la progettazione sviluppandola in proprio e confrontandosi con il cliente per i dettagli esecutivi. Cerchiamo di essere autosufficienti e fornire così un servizio completo e più competitivo. Siamo dotati di un Ufficio Tecnico che segue gli studi di fattibilità, le valutazioni preliminari di nuovi impianti, l’ingegneria di dettaglio e la direzione dei lavori. Abbiamo inoltre un’officina attrezzata con posizionatori automatici per il taglio e la prefabbricazione dei pezzi di condotta, e un parco macchine che comprende gru, solleva-
Marco e Andrea Brusa
tori telescopici, scavatori, motopale, compressori, saldatrici elettriche e motosaldatrici. Siamo in grado di mettere a disposizione qualsiasi impianto e attrezzatura che serva durante le fasi di montaggio in cantiere, dai carri per la posa in opera dei tubi alle teleferiche tipo Blondin e a tutto ciò che utilizza il personale nei campi allestiti». Nell’intenso periodo di crisi che l’Italia sta vivendo, proporsi come General Contractor in un mercato ristretto come quello della costruzione e montaggio di condotte ha portato innumerevoli vantaggi. «Nel settore in cui ci muoviamo non sono tante le società specializzate come la nostra e ancora meno quelle in grado di fornire un servizio “chiavi in mano”. Per la maggior parte sono presenti tante aziende che si occupano però di un solo aspetto del progetto, che può essere la parte di carpenteria o quella di fornitura dei materiali. La concorrenza che interessa la Idroweld è perciò abbastanza contenuta, e per fare un esempio concreto, se consideriamo soltanto il settore delle condotte forzate, in tutta Italia come aziende qualificate per Enel, nostra cliente, siamo cinque o sei realtà suddivise nelle varie zone nazionali. Inoltre, nonostante il momento economico difficile, numerose sono le occasioni di lavoro soprattutto laddove si riesce ad offrire un servizio completo ed una assistenza al cliente anche in fase di definizione delle soluzioni tecniche, rappresentando ciò una buona fonte di risparmio». L’ultimo anno, purtroppo, non è stato positivo per nessuna società di questo specifico settore, soprattutto se si analizzano alcune nuove normative. «Per riprendersi completamente e tornare ai mas-
simi livelli, il nostro mercato – continua Andrea Brusa, altro titolare della Idroweld – avrebbe bisogno di investimenti importanti sia per l’apertura di nuove centrali idroelettriche che per il rinnovo di impianti ormai vecchi e non più a norma. Ma la nuova legge riguardante il settore delle energie rinnovabili ha tagliato gli incentivi sui rifacimenti delle condotte e degli impianti desueti, creando una situazione di stallo per molte aziende». La Idroweld può contare però su un buon bacino di utenza, sia privato che pubblico, che le ha permesso di affrontare la situazione con calma e senza inutile panico. «A oggi, il nostro fatturato si divide quasi in parti uguali tra lavori pubblici e commissioni private. Per quanto riguarda il settore pubblico i maggiori clienti sono Enel, infatti gran parte del parco idroelettrico italiano è Enel produzione, e Cva; mentre le società private che richiedono i nostri servizi sono quelle che possiedono centrali idroelettriche, come Italcementi, che ha una serie di impianti di proprietà, Gruppo Friel e Gruppo Energie». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 163
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Specializzarsi per coprire nicchie di mercato Il mercato dei cablaggi richiede una grande specializzazione, che solo una manodopera qualificata può garantire. Come resistere alla concorrenza dei paesi in via di sviluppo, puntando su flessibilità e qualità delle lavorazioni, secondo Mauro Ferrari Guido Puopolo
n’attenta politica aziendale, volta all’efficienza e all’ottimizzazione delle risorse sui cicli produttivi, è l’ingrediente principale che ha permesso alla Ma.Fer. Cablaggi Srl, azienda di Verbania operante nel mercato della lavorazione dei cavi e nella produzione di cablaggi, di trasformarsi, nel giro di pochi anni, da piccola realtà a gestione familiare a punto di riferimento per tutto il settore. «Il nostro ambito di produzione spazia dalla semplice cavetteria per il settore elettrodomestico, ai cablaggi per il settore automobilistico, a quelli completi per Ups, fino all’assemblaggio e montaggio di piccoli elettrodomestici, apparecchiature elettromeccaniche e quadri elettrici», sottolinea l’amministratore delegato del gruppo, Mauro Ferrari. Nel vostro settore, anche a seguito della crisi che ha colpito i mercati, è ancora possibile, secondo lei, orientare la produzione in maniera tale da realizzare economie di scala?
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L’amministratore delegato Mauro Ferrari e la sua socia, Patrizia Macchi www.mafercablaggi.com
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«Per come è strutturata la nostra azienda, la realizzazione di una produzione di scala è pura utopia, considerando soprattutto il fatto che le produzioni con grandi numeri, già da qualche tempo, sono state indirizzate verso Paesi in cui i costi del lavoro e della manodopera, che incidono in maniera pesante sulle attività delle imprese italiane, sono nettamente inferiori. Per far fronte a questa situazione e rimanere competitivi, abbiamo quindi deciso di specializzarci nella produzione rivolta a nicchie di mercato ben definite, dove oltre al prezzo finale del prodotto, contano anche qualità, collaborazione e trasparenza del servizio». Esistono nuove tipologie di prodotti o nuovi target di mercati verso cui potreste rivolgere la vostra attenzione in futuro? «La diversificazione produttiva sicuramente rappresenta un valore aggiunto per ogni impresa, soprattutto in un momento in cui la ricerca di nuovi mercati può determinare il successo di un’azienda. In virtù dell’esperienza maturata in quindici anni di presenza nel campo dei cablaggi elettrici, oggi pos-
Mauro Ferrari
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A partire dal 2010 abbiamo dato avvio a una fase di lenta ripresa, con un aumento degli ordini e del fatturato, raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati
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siamo puntare, oltre che su nuove tipologie di prodotti e nuovi target di mercato, anche sulla fornitura di articoli “chiavi in mano”, progettati e assemblati sulla base delle specifiche richieste dei nostri committenti». La società è ormai presente da diversi anni sul mercato svizzero, che rappresenta una fetta molto importante del vostro fatturato. Quali prospettive commerciali riponete su quest’area? «In effetti, grazie anche alla vicinanza geografica, questo mercato rappresenta quasi il 70 per cento del nostro fatturato. Riforniamo i nostri partner da più di dieci anni, e a questo proposito intendiamo consolidare e, se possibile rafforzare ulteriormente, questa partnership strategica. Lavoriamo infatti in perfetta sintonia con i nostri referenti svizzeri, con i quali abbiamo instaurato rapporti commerciali e amministrativi molto proficui, sempre all’insegna della correttezza e del rispetto reciproco». Quanto conta la tecnologia nella vostra attività e quali politiche avete adottato in materia di ricerca e sviluppo? «Investiamo costantemente nell’acquisto di macchinari tecnologicamente avanzati, anche se, per le lavorazione che vengono svolte in azienda, la tecnologia non è sicuramente il
fattore più importante. La risorsa più preziosa è infatti rappresentata dai nostri collaboratori, in quanto molte attività realizzate all’interno del nostro stabilimento hanno ancora un carattere prevalentemente “manuale”. Per questo puntiamo molto sull’autocontrollo delle lavorazioni, sulla flessibilità e sulla responsabilizzazione del personale, per garantire sempre un prodotto di qualità, in conformità agli standard previsti dalla certificazione Iso 9001, di cui siamo dotati già da diversi anni». Qual è il bilancio relativo all’attività di Ma.Fer. nell’ultimo biennio e quali obiettivi vi siete posti per il futuro? «Anche il nostro gruppo, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con le problematiche connesse alla crisi economica in atto. Una volta superato il periodo di maggiore difficoltà, però, a partire dal 2010 abbiamo dato avvio a una fase di lenta ripresa, con un aumento degli ordini e del fatturato, raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati, tra cui la riduzione del lead-time degli ordini, il contenimento dei costi e la fidelizzazione dei nostri principali committenti. Per questo guardiamo al futuro con ottimismo, certi che la qualità delle nostre lavorazioni continuerà a trovare sempre nuovi estimatori». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 165
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Le applicazioni nel campo della finitura Per la finitura di prodotti per ferramenta, casalinghi, rubinetterie, componenti di auto e aerei, oreficeria, meccanica, serramenti e innumerevoli altri articoli ci sono i prodotti International Chips. Ne parla Adriano Sarazzi Erika Facciolla a secoli l’uomo ha imparato a sfruttare la sua capacità ‘manuale’ per conferire alla materia forme e levigature diverse: rigirandosi tra le mani una pietra scolpita rozzamente, capisce che per utilizzarla come punta di una lancia dovrà darle una forma liscia; servendosi di una pietra più dura comincia a lavorare sugli spigoli, smussandoli, e passa infine alla lucidatura con una pietra più morbida dando vita al primo, arcaico, processo di finitura manuale di un materiale naturale. Oggi la finitura dei maAdriano Sarazzi della International Chips di Domodossola (VB). teriali è affidata a moNelle altre immagini, operatori a lavoro www.internationalchips.it derne tecnologie meccaniche utilizzate da aziende la cui attività attinge da questo antico ‘rituale’. Una di queste è la International Chips, azienda piemontese specializzata nella produzione e commercializzazione su scala mondiale di abrasivi per la finitura manuale o meccanica di pezzi. Dal 1975 ad oggi, l’azienda è passata dalla produzione
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su scala locale, alla commercializzazione nei mercati mondiali, consacrata con la conquista di un ruolo di grande prestigio tra i ‘colossi’ del settore. Adriano Sarazzi, amministratore unico della International Chips, conferma con orgoglio questa evoluzione sottolineando che «dalle cinquecento tonnellate di prodotto di una volta, si è passati alle tremila tonnellate attuali». Come è stato possibile raggiungere tali obiettivi e quali sono gli elementi che hanno giocato un ruolo fondamentale in questo percorso? «Certi traguardi si possono raggiungere solo attraverso l’impegno di tutti i collaboratori. Abbiamo puntato su dipendenti giovani e dinamici, che hanno a cuore l’azienda e operano sempre con serietà professionale. Questo è ciò che conta: poter contare su un team cresciuto con noi, composto da professionisti pieni di creatività e disponibilità». Come vengono concepiti i prodotti? «I nostri prodotti sono concepiti proprio come vuole ‘madre natura’. Il processo è sempre quello che da secoli, o millenni, ha spinto l’uomo a creare, osservando ciò che da sempre gli sta intorno. Nel terzo millennio la lucidatura di qual-
Adriano Sarazzi
sivoglia oggetto si può fare con i prodotti di International Chips. Le finiture che nella preistoria si facevano rozzamente, ora si fanno con estrema precisione: con le “mole” o i perni montati su trapani, e con l’utilizzo di resine particolarmente flessibili. E dalla finitura singola siamo passati alla finitura di massa, cioè di più pezzi senza l’intervento dell’uomo». Tornando al presente, quali sono le attività che identificano il core business dell’azienda? «Progettiamo e produciamo i cosiddetti ‘preformati plastici’, ovvero piccoli coni, piramidi o cilindri, con perfette forme geometriche, formati da prodotti abrasivi macinati finemente e legati tra loro da resine rigide o flessibili. “Sassi” che fanno brillare tutto ciò che toccano». Che tipo di applicazioni trovano questi ‘utensili’ sul mercato? «Non esiste prodotto sul mercato che non necessiti di queste granuli abrasivi. Si usano per i prodotti metallici per ferramenta, casalinghi, rubinetterie, componenti di auto e aerei, oreficeria, meccanica, serramenti e innumerevoli altri articoli. Oppure per la ceramica, il legno, la pelle e la plastica c’è sempre un utensile in grado di rispondere alle caratteristiche desiderate di elasti-
cità, adattabilità o rigidità». E per quanto riguarda la distribuzione? «I prodotti di International Chips raggiungono tutto il globo. La commercializzazione è su scala mondiale, con prevalenza in Europa e Sud America, ma il mercato si fa sempre più florido anche in Medio ed Estremo Oriente». Una riflessione a parte spetta all’innovazione e alla ricerca. Quali sono le strategie messe in campo in tal senso? «Nei laboratori dell’International Chips non ci si stanca di cercare soluzioni innovative col massimo rispetto per l’ambiente. I nuovi Chips Ecos (preformati abrasivi che lavorano senza l’uso di acqua) sono il nostro fiore all’occhiello tra i prodotti ecocompatibili». Operando con prodotti chimici l’attenzione all’ambiente e alla sicurezza diventa prioritaria. «Sicuramente bisogna porre la massima cura al sistema produttivo e renderlo il più possibile non inquinante per l’ambiente e, soprattutto, non dannoso per chi vi lavora. Oltre a rispettare norme e disposizioni di legge, l’azienda attua specifici programmi di prevenzione in tutto il processo produttivo. In questo senso, l’impegno profuso è testimoniato dalle certificazioni di qualità ottenute: un passo ulteriore verso un alto grado di rispetto per l’ambiente». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 167
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Servizi integrati e facility management Un nuovo modo di organizzare la pulizia dei treni. Insieme a una riscrittura delle regole fra imprese e lavoratori. La strategia per riportare a un livello di qualità le condizioni di viaggio sulle ferrovie italiane. Ne parla Fabio Valerio Cascio Valerio Germanico
iù volte negli ultimi anni ha fatto scalpore la notizia di disagi sui treni, causati dalla scarsa pulizia degli scompartimenti e dei servizi. In un rimpallo di responsabilità fra le ferrovie, le ditte che hanno in appalto la pulizia dei convogli e i sindacati, a pagare il conto sono sempre stati gli utenti, che si sono trovati a dover viaggiare su treni non perfettamente puliti nell’ordinario e invasi da parassiti nei casi più gravi. La situazione però sta cambiando, grazie alla rottura degli accordi con le vecchie società addette alle pulizie e all’ingresso di nuovi soggetti che hanno raccolto la sfida di rilanciare la qualità del servizio. La società Boni, per esempio, ha stretto i primi accordi con Trenitalia, e si occupa dei vagoni dei Frecciarossa nell’impianto di Torino e dei Frecciabianca in quello di Venezia Mestre. La parola a Fabio Valerio Cascio, amministratore delegato della società. Il settore dei servizi nell’ambito delle ferrovie si sta riprendendo dopo un periodo diffi-
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Fabio Valerio Cascio, amministratore delegato di Boni Spa, Banchette d’Ivrea (TO) www.bonispa.it
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cile, segnato da cause, ricorsi e scandali di mala gestione finiti sotto gli occhi di tutti gli italiani. Su quali nuovi presupposti si può, e si deve, rimediare agli errori del passato? «Trenitalia ha perseguito giustamente la politica di apertura a nuove imprese, abbandonando quelle che tradizionalmente operavano nel settore. Le nuove imprese porteranno indubbiamente un nuovo modo di gestire le commesse, sia nei riguardi dei lavoratori, sia nei riguardi delle organizzazioni sindacali, avendo come obiettivo il rispetto delle regole. Ciò significa, in primo luogo, ottenere maggiore produttività ed efficienza da parte delle risorse umane. Inoltre attraverso opportuni investimenti in macchinari, attrezzature e formazione del personale, si dovrò promuovere nei lavoratori la motivazione e la consapevolezza di far parte di aziende che garantiscono la pienezza dei loro diritti e un reciproco rapporto di fiducia». Cosa vi aspettate sul fronte sindacale? «Con le organizzazioni sindacali occorre operare nel rispetto reciproco e nella consapevolezza dell’importanza dei ruoli di ciascuno. Bisogna puntare con serietà alla risoluzione dei problemi e rifuggire ogni forma di approccio legato a vecchie logiche di clientelismo e difesa aprioristica. Ma anche il committente dovrà fare la sua parte, garantendo alle aziende un costante livello di servizi, in
Fabio Valerio Cascio
modo da garantire la piena occupazione del personale dipendente». Cosa rappresenta per una realtà come la vostra aprirsi al mercato ferroviario? «Si tratta di un’opportunità che andava colta, data la nostra volontà di avviare una diversificazione delle attività aziendali e per acquisire un nuovo know how che costituisca un ulteriore elemento di competitività. Naturalmente per riuscire in questo scopo l’azienda ha dovuto pianificare un significativo investimento in termini di partecipazione alle gare e poi, nella fase di start up delle commesse aggiudicate, significativi investimenti in macchinari, attrezzature e nel potenziamento della struttura amministrativa e tecnica aziendale, attraverso il ricorso a nuove assunzioni di personale specializzato». Quali aspettative ripone Trenitalia sul vostro operato e quali sono i principali problemi da superare? «Le aspettative di Trenitalia sono alte, sia in termini di aumento della qualità del servizio sia di normalizzazione del settore. I principali problemi da superare sono fondamentalmente due: un significativo esubero delle maestranze e una diminuzione dei servizi richiesti da parte del committente. La prospettiva futura è che Trenitalia riduca la richiesta di attività di pulizia , a causa di soppressione di servizi e tratte non più remunerative. Questo andrebbe certamente ad aggravare il primo problema». Per il prossimo biennio quali saranno i principali obiettivi da perseguire e dove si concentreranno i vostri maggiori investimenti?
Una nuova sede aziendale La società Boni è presente sul mercato da oltre 40 anni e ha chiuso il 2010 con un fatturato di 14,5 milioni di euro. Nata come ditta individuale nel settore dei servizi di pulizia industriale, nel tempo ha esteso i suoi interessi oltre l’ambito locale, ampliando la gamma dei servizi offerti e focalizzando il suo core business nei servizi integrati ambientali all’immobile. La società continua a investire e puntare sulla realtà aziendale, per sviluppare ulteriormente la posizione sul mercato dei servizi integrati e del facility management. Nel corso del 2011 sarà completata la nuova sede aziendale. Concepita secondo i più innovativi standard di rispetto ambientale e comfort, avrà un ruolo nel dare ulteriore slancio e supporto al constante sviluppo e potenziamento societario.
«I nostri maggiori investimenti saranno dedicati all’avviamento e alla gestione delle nuove commesse ferroviarie, implementando la formazione del personale. Inoltre verrà realizzata la nuova sede aziendale, che consentirà una logistica più adeguata alle prospettive di crescita aziendale. Al contempo, sarà resa operativa la struttura commerciale e incrementata la partecipazione alle gare di appalto, sia nel pubblico sia nel privato. Infine intendiamo portare a termine le procedure per l’acquisizione delle certificazioni Sa 8000 sulla Responsabilità sociale dell’impresa e Ohsas 18001 sul Sistema di gestione sicurezza e salute dei lavoratori». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 169
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Tecnologia e design: un modello di business Da sempre specializzata nelle realizzazioni di sistemi di controllo accessi, rilevazione presenze del personale e raccolta dati di produzione, Microntel punta su tecnologie sempre più innovative per aprirsi a nuovi mercati. Il punto di Giuseppe Migliasso Eugenia Campo di Costa
alla sicurezza dell’edificio alla protezione di aree riservate, dalla rilevazione delle presenze del personale alla valorizzazione delle risorse umane, dal controllo dei tempi in produzione alla verifica dell’efficienza dei processi produttivi. Sono alcuni degli aspetti, essenziali per ogni tipo di impresa, che vengono gestiti dalla tecnologia di Microntel, azienda di San Mauro Torinese specializzata nella progettazione, realizzazione, distribuzione e assistenza di sistemi di controllo accessi, rilevazione presenze del personale e raccolta dati di produzione. L’azienda quest’anno raggiunge il prestigioso traguardo dei 25 anni di attività nel settore dell’Information Technology, un comparto che, come molti altri, non è stato esente dalla crisi economica. Microntel, a differenza di altri suoi competitor, ha superato la congiuntura negativa, anche grazie all’apertura verso nuovi mercati esteri. «Abbiamo seguito le necessità delle aziende nostre clienti in crescita, che
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Giuseppe Migliasso, presidente di Microntel
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hanno potenziato la loro produzione con nuovi insediamenti all’estero, esportando così le nostre soluzioni e i nostri servizi» afferma Giuseppe Migliasso, figlio del fondatore, Vincenzo Migliasso, e dal 2010 presidente alla guida dell’azienda, affiancato dalle sorelle Maria Gabriella e Alessandra, e dall’amministratore delegato Giorgio Chierico. In quali paesi, soprattutto, siete operativi? «Siamo presenti con società del gruppo e filiali in Lombardia, in Umbria e in Spagna. L’organizzazione Microntel è costituita da più di cinquanta addetti e dispone di una rete di partner tecnico-commerciali, presenti su tutto il territorio nazionale, e in alcuni paesi stranieri: Russia, Polonia, Germania, Svizzera, Portogallo, Grecia, Turchia. Inoltre stiamo collaborando con organizzazioni internazionali per aprirci ulteriormente al mercato estero». Possiamo ripercorrere brevemente la storia di Microntel? «La storia di Microntel inizia nel 1986, a Torino, con l’attività di distribuzione e assistenza di sistemi di orologeria industriale: i “timbracartellino”, gli orologi a lettura diretta e i primi rilevatori automatici di presenze del personale. Nei primi anni ’90, l’azienda ha intrapreso il cammino della progettazione e realizzazione al proprio interno di apparecchiature e relativi software di ge-
Giuseppe Migliasso
Il Design come valore aggiunto Di particolare rilevanza per Microntel è il design, che caratterizza da sempre i prodotti. È una radicata convinzione aziendale che, anche un prodotto tecnologico meriti un housing piacevole, raffinato ed elegante, per ambientarsi in modo coerente e non invasivo, e per “comunicare” positivamente all’utente. Non a caso, dal 2009, è entrata a far parte del gruppo Microntel, U-Design, centro stile affermato in ambito nazionale e internazionale, guidato dal design manager Massimo Brighenti. Tra le prestigiose aziende che hanno scelto la creatività di U-Design spiccano nomi quali Olivetti, Necta & Wittemborg (N&W), Faro, Pastorfrigor, Salvagnini. UDesign cura lo stile di tutti i prodotti Microntel, si interfaccia con l’“R&D” aziendale per la definizione dei nuovi prodotti, anticipando le tendenze e creando moda, per soddisfare la committenza più esigente, dando forma a “classici” che mantengono la loro identità e caratterizzazione nel tempo.
stione che costituiscono le soluzioni di controllo accessi, rilevazione presenze del personale e raccolta dati di produzione. Il cammino di crescita di Microntel, seppure rapido e fortemente ricettivo nei confronti dell’innovazione, non ha mai trascurato la continuità, la compatibilità e la salvaguardia dell’investimento del cliente, basti pensare che, ancor oggi, nonostante il core business dell’azienda sia orientato verso soluzioni ad elevato contenuto tecnologico, è ancora operativo un settore tecnico in grado di fornire assistenza sui vecchi orologi di timbratura meccanici». A quale target vi rivolgete in particolare? «Le nostre soluzioni sono adatte a qualsiasi tipo di azienda, sia pubblica, sia privata, per qualsiasi settore di appartenenza, e di qualsiasi dimensione. Tutte le aziende che impiegano del personale infatti, ad esclusione di quelle
molto piccole, hanno necessità di rilevare in modo automatizzato le presenze del personale o di gestire gli accessi e, nei casi di aziende produttive di medio-grandi dimensioni, di monitorare l’andamento della produzione. Noi siamo particolarmente presenti nell’ambito industriale e negli ultimi anni ci stiamo affermando anche nel settore pubblico. Tra i nostri clienti annoveriamo le migliori realtà nazionali e internazionali. Per citarne alcune, sul territorio nazionale, Siemens, Università degli Studi di Padova, Policlinico di Milano e, nell’area piemontese, Ferrero Industria Dolciaria, Aurora, Martini & Rossi, Politecnico di Torino. In ambito internazionale, seguiamo la più grossa realtà polacca nel settore pubblico: Ferrovie Polacche PKP Cargo». Una delle vostre peculiarità è quella di fornire tecnologie ad hoc, personalizzando le soluzioni in base alle richieste del committente.
Nelle immagini, lo stile dei prodotti Microntel www.microntel.com
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
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Disponendo di un know how interno, le nostre soluzioni, tutte rigorosamente “made in Italy”, sono sempre personalizzabili per rispondere a qualsiasi esigenza
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›› «Disponendo di un know how interno, nella
In basso, il render della nuova sede in Torino di Microntel, dove l’azienda si sposterà il prossimo anno. In alto, lettori di controllo accessi da incasso in scatola 503, nelle versioni radiofrequenza, impronta digitale, con tastiera
progettazione sia hardware sia software, le nostre soluzioni, tutte rigorosamente “made in Italy”, sono sempre personalizzabili per rispondere a qualsiasi esigenza. La soddisfazione del cliente è l’obiettivo primario, sia nella realizzazione della soluzione su misura, sia nell’integrazione e interattività con i sistemi in dotazione del cliente, sia nella resa del servizio. Proprio l’orientamento verso il cliente, insieme al costante investimento in ricerca e innovazione, è ciò che ci ha permesso, nonostante la congiuntura economica, di continuare a migliorare la nostra posizione sul mercato, chiudendo in positivo il bilancio 2010, e consolidando la fiducia di oltre 5.000 clienti». Quali sono i prossimi obiettivi per il futuro di Microntel? «Le strategie per il futuro sono naturalmente in linea con i più innovativi orientamenti nel mercato di settore, e con l’autunno prossimo è prevista l’uscita di nuove soluzioni che anticiperanno le tecnologie più all’avanguardia, con la realizzazione di una gamma di termi-
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nali di raccolta dati e applicazioni di sicurezza integrate con il mondo delle serrature elettroniche». Quale valore aggiunto può dare all’azienda la nuova gamma di sistemi di rilevazione presenze e lettori di controllo accessi? «Il nostro obiettivo è di aprirci su altri mercati, soprattutto nell’ambito della sicurezza. Proporremo i nostri nuovi prodotti anche attraverso inediti canali di distribuzione. Ma oltre a concentrarci nello sviluppo di mercati esteri, ci dedicheremo anche al consolidamento delle quote acquisite sul mercato nazionale. Infine, è in programma per il prossimo anno il trasferimento nella nuova sede in Torino, dove saranno implementate nuove aree tra cui l’R&D, l’area prototipale e quella commerciale».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’industria torinese guarda a Est Flessibilità operativa e tecnologie all’avanguardia per competere sui mercati internazionali. La produzione di stampi per gomme e materie plastiche, rivolti soprattutto al settore automobilistico, nell’esperienza di Fabio e Maurizio Graglia Diego Bandini
a costruzione di stampi per gomma, unitamente alla progettazione e costruzione di stampi per materie plastiche, rappresenta attualmente il core business di Ngs, azienda di Leinì, in provincia di Torino, nata nel 2007 in seguito all’acquisizione di macchinari e di parte del personale della Graglia srl. Gestita dai fratelli Maurizio e Fabio Graglia, Ngs si è ritagliata, nel giro di pochi anni, un ruolo di primissimo piano all’interno del suo settore di competenza, con importanti partnership e collaborazioni che hanno contribuito a far crescere rapidamente il suo raggio d’azione: «Operiamo all’interno di un tessuto industriale tecnologicamente avanzato e altamente innovativo – sottolinea Maurizio Graglia – at-
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Fabio e Maurizio Graglia, titolari della società N.G.S. Srl di Leinì (TO) www.graglia.it
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traverso una struttura aziendale flessibile che, unitamente alla presenza di un personale specializzato e di macchinari sofisticati, ci permette di soddisfare in maniera completa le aspettative del mercato». Il vostro è un settore che richiede un continuo aggiornamento tecnologico. Come siete organizzati sotto questo punto di vista? FABIO GRAGLIA «La ricerca e lo sviluppo tecnologico, sia nel settore della gomma che in quello della plastica, rappresenta la base di tutto il nostro lavoro, tanto che in questi ultimi anni abbiamo addirittura brevettato due differenti sistemi. Il primo è un sistema di iniezione multi punti, che permette di alimentare componenti senza generare sfridi di materia prima, mentre il secondo è un sistema di fissaggio rapido, da utilizzare per particolari elementi, detti anche sciabole, che compongono lo stampo. In questi anni siamo cresciuti notevolmente sotto questo punto di vista, e il raggiungimento di questi risultati è stato possibile anche grazie alla collaborazione e al sostegno offertoci dal nostro partner principale, la Sigit Spa, che con il suo lavoro ci permette di sviluppare e migliorare costantemente la qualità dei nostri stampi per materie plastiche di piccola e di media dimensione, destinati soprattutto al settore automobilistico». Recentemente l’azienda ha inaugurato un nuovo stabilimento produttivo in Po-
Fabio e Maurizio Graglia
2,4 mln lonia. Quali prospettive di crescita riponete su quest’area? MAURIZIO GRAGLIA «Nel 2009 abbiamo iniziato a lavorare con diverse aziende presenti sul territorio polacco, rendendoci subito conto di quanto lo sviluppo del nostro settore fosse carente in tale mercato. Sulla base di queste considerazioni abbiamo cominciato a ipotizzare l’apertura di una filiale in loco. Dopo un’attenta analisi della situazione abbiamo invece deciso di rilevare una delle poche aziende attive nella costruzione di stampi per materie plastiche, la Opakomet, sita in Cracovia, che è stata ribattezzata Ngs Poland. Riponiamo grandi aspettative nello sviluppo di questo centro, anche in considerazione del fatto che tutte le più importanti case automobilistiche, come ad esempio Fiat, hanno delocalizzato proprio in Polonia una parte consistente della loro produzione». Qual è stato l’andamento della vostra attività nell’ultimo periodo, anche alla luce della crisi economica? F.G. «La crisi ha chiaramente condizionato l’andamento del mercato negli ultimi anni, con numerose aziende che sono state costrette a chiudere in quanto non più in grado di far
fronte ai costi di gestione. Per quel che ci riguarda il 2010 ha rappresentato un momento molto difficile anche per la nostra attività, con una riduzione del fatturato di circa il 30 per cento rispetto all’anno precedente. Crediamo però di aver superato la fase di maggior difficoltà, anche in considerazione dei dati relativi ai primi mesi del 2011, che hanno fatto segnare una significativa ripresa, che speriamo possa ulteriormente consolidarsi anche nei prossimi mesi». Avete in cantiere particolari progetti per il futuro? M.G. «La nostra azienda crede molto nelle potenzialità derivanti da una maggiore internazionalizzazione del business. Per questo, dopo l’inaugurazione di Ngs Poland, stiamo valutando con grande attenzione la possibilità di aprire una nuova sede operativa in Serbia, paese in cui Fiat produrrà il suo nuovo monovolume, anche in virtù del fatto che quasi tutte le plastiche che compongono la vettura saranno realizzate dalla Sigit. La divisione serba di Ngs, sempre secondo i nostri progetti, dovrà occuparsi di gestire la manutenzione, le riparazioni e le piccole modifiche di tutti gli stampi, destinati proprio alla produzione del monovolume».
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È la previsione di fatturato del gruppo per il 2011, mentre per il 2012 si prevede di raggiungere quota 4,5 milioni
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Produzioni artigianali su scala industriale Puntare sull’innovazione per offrire vernici sempre più performanti e adatte alle necessità di committenti attivi in diversi ambiti. È questa la politica attuata da Mario Maccone Guido Puopolo
e piccole e medie imprese rappresentano, non solo a detta degli economisti, la spina dorsale del sistema produttivo italiano, anche e soprattutto in un momento di grave difficoltà come quello attuale. La capacità di innovazione tipica delle nostre realtà industriali costituisce infatti un traino indispensabile per la ripresa economica del Paese, in grado di rilanciare con forza il valore del made in Italy anche sui mercati esteri. In questo senso Agm, azienda fondata nel 1978 a Tornaco, in provincia di Novara, rappresenta un chiaro esempio di come spirito imprenditoriale e continua ricerca di nuove soluzioni possano permettere, anche a realtà di dimensioni ridotte, di competere su mercati altamente competitivi: «Siamo specializzati nella realizzazione di vernici di finissaggio per i più svariati supporti, tra cui legno, carta e materie plastiche», racconta Maria Caruti, titolare dell’azienda insieme al marito, Mario Maccone. «Abbiamo iniziato eseguendo lavori di vero artigianato, nell’accezione più elevata del termine. A partire dal 1979, però, per rispondere a richieste sempre più numerose, abbiamo iniziato a produrre in maniera industriale». La gamma dei prodotti offerti è varia: vernici all’acqua e a solvente, paste colore, inchiostri, adatte a soddisfare ogni specifica esigenza: «I nostri committenti, pur essendo estremamente eterogenei, generalmente sono produttori di carta da parati, di pelli, finte pelli, legno e
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Momenti di lavoro all’interno della Agm di Tornaco (NO) www.agmsrl.biz
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gomma», specifica Caruti, confermando come la flessibilità e la capacità di adattamento siano fattori chiavi per il successo di un’impresa. Pur essendo diventata una realtà industriale di primo piano nel suo mercato di riferimento, l’azienda conserva ancora una capacità produttiva di tipo artigianale, riscontrabile nella qualità delle sue vernici, come conferma Caruti: «I nostri articoli sono realizzati sulla base delle richieste provenienti direttamente dai committenti, per i quali eseguiamo un servizio “su misura”. Il nostro non è un prodotto generico, ed è proprio questo valore aggiunto che ci permette di essere partner affidabili anche per realtà di altissimo livello». Le attività di ricerca e sviluppo, come è noto, ricoprono un ruolo fondamentale per la crescita delle piccole e medie imprese, e anche Agm non sfugge a questa regola: «Consideriamo i nostri laboratori di ricerca come il cuore dell’azienda, all’interno dei quali sperimentare nuove soluzioni per produrre vernici sempre diverse, testandone, ad esempio, la solidità alla
Mario Maccone
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Investiamo costantemente in attività di ricerca e sviluppo, tanto da essere stati tra i primi ad affiancare la produzione di vernici ad acqua alle più tradizionali vernici a solvente
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luce, le flessioni ripetute, e la resistenza alle abrasioni. Investiamo costantemente in attività di ricerca e sviluppo, tanto da essere stati tra i primi ad affiancare la produzione di vernici ad acqua alle più tradizionali vernici a solvente». Grazie a questa politica, sottolinea Caruti, negli ultimi anni l’azienda è stata protagonista di una crescita costante, che l’ha portata a conquistare nuovi mercati di grande interesse: «Ultimamente stiamo aprendo filiali in diversi paesi europei, senza tralasciare le possibilità offerte dai mercati emergenti. A questo proposito abbiamo da poco realizzato un grosso contratto di fornitura per il mercato iraniano. Garantire qualità assoluta ai nostri committenti è il solo modo per vincere la concorrenza proveniente dai paesi in via di sviluppo – prosegue Caruti – Chi si rivolge a noi sa cosa sta acquistando, e proprio per questo è disposto a spendere anche qualcosa in più, per avere la sicurezza di disporre di materiali che assicurano però una resa superiore a
quella offerta dai prodotti generalmente presenti sul mercato». Grande attenzione, oltre che alla ricerca della qualità, è riservata anche alla tutela dell’ambiente: «Per noi il rispetto dell’ambiente è fondamentale – continua Maccone – Recentemente abbiamo investito centinaia di migliaia di euro per realizzare un sistema di recupero dell’acqua utilizzata per il lavaggio delle cisterne. L’acqua sporca viene così distillata e riutilizzata, riducendone così i consumi e gli sprechi». E il futuro? «Ricerca, ricerca e ancora ricerca», conclude Caruti. «L’innovazione è il nostro cavallo di battaglia, e siamo convinti che soltanto proseguendo su questa strada potremo continuare a crescere e ad affermarci in un mercato in continua evoluzione». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 179
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il futuro delle tecnologie per la stampa digitale Nonostante Internet e l’“immaterialità” della rete, l’innovazione, nel settore della stampa digitale, non conosce interruzioni. Donato Linzalata spiega come sono testate le nuove soluzioni e quali potenzialità offrono alle arti grafiche e alle aziende Luca Cavera
era di Internet e della digitalizzazione non ha affatto marginalizzato il prodotto stampato, che continua ad avere un larghissimo impiego. Anzi, per certi versi, Internet ha aumentato la quantità di materiale stampato prodotto da uffici e centri aziendali. La facilità con la quale sono disponibili i servizi di stampa, anche professionale, ha fatto il resto. Quale sarà il futuro dei servizi di stampa digitale? Quali sono le nuove tecnologie e che impatto stanno avendo presso gli addetti ai lavori? Per rispondere a queste e altre domande, parliamo con Donato Linzalata, amministratore delegato della Molteco, azienda del Gruppo Venco che si occupa di sistemi di stampa digitale. «Le nostre più importanti specializzazioni produttive riguardano il noleggio e l’assistenza dei sistemi di stampa digitale. Una si rivolge alle arti grafiche e ai centri stampa aziendali, l’altra, alla stampa office». Quali sono le maggiori richieste del mercato? «In ambito office, sicuramente l’ottimizzazione dei
L’ Donato Linzalata, amministratore delegato della Molteco Spa, Torino www.gruppovenco.it
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processi, con la conseguente razionalizzazione delle apparecchiature installate, in termini sia quantitativi, sia logistici, sia di servizi di stampa disponibili per gli utenti. Nel mercato delle arti grafiche e Crd, le richieste sono particolarmente orientate a soluzioni di stampa innovative e versatili con, soprattutto, un livello di servizio tecnico, in termini di tempi di risposta, organizzazione e supporto adeguato alle nuove esigenze di mercato». Nell’ambito del printing le parole d’ordine sono spesso state “ottimizzare” e “razionalizzare”. Come risponde vostro gruppo a queste necessità? «Con un progetto specifico denominato Optimus Print. Questo ha l’obiettivo di proporre una soluzione applicativa orientata alle esigenze del cliente con l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. L’analisi viene condotta da un team dedicato che, dopo sopralluoghi e incontri con il cliente, redige un documento di analisi approfondito. Questo contiene tutti gli elementi per scegliere il modello organizzativo da utilizzare per la gestione dei flussi di stampa, raggiungendo obiettivi interessanti in termini di saving». Quali sono le nuove tecnologie applicate all’ottimizzazione dei flussi di stampa? «Riguardano soprattutto applicativi software, che mettono al centro del flusso l’utilizzo delle
Donato Linzalata
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Il nostro laboratorio interno, il MoltecoLab, fa da banco di prova per le più recenti tecnologie disponibili per la stampa, sia hardware sia software
nuove funzionalità disponibili sul multifunzioni per la stampa. I più utilizzati permettono la gestione del parco apparecchiature di stampa anche tramite l’utilizzo del badge aziendale. Altri invece utilizzano il multifunzione come unità scanner d’immissione documenti per l’archiviazione. Questi applicativi permettono un monitoraggio continuo di tutto il flusso e la gestione dei vari centri di costo. Inoltre tutte le più recenti apparecchiature sono dotate di servizi per la gestione della sicurezza, per il controllo dei flussi e del relativo saving che ne deriva. Tramite queste soluzioni applicative, semplici nell’utilizzo, è possibile stampare sia a colori sia in bianco e nero in modo sicuro e senza sprechi». Le novità della tecnologia di stampa vengono prima testate o entrano direttamente nel ciclo produttivo? «Sottoponiamo le innovazioni a un’analisi iniziale e a delle prove presso il nostro laboratorio interno, il MoltecoLab. Questo laboratorio fa da banco di prova delle ultime tecnologie disponibili, sia in ambito hardware sia software solution, affinché il cliente possa davvero “toccare con mano” prima di decidere se utilizzare una tecnica di stampa che non conosce ancora. Il MoltecoLab è anche un supporto prezioso nei casi di picchi di lavoro o quando ci viene richiesto di eseguire lavora-
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zioni particolari». Avete una politica di rispetto dell’ambiente? «Per noi la questione ambientale è importante al punto che la nostra strategia rappresentata dal progetto Optimus Print contiene una specifica sezione dedicata al risparmio energetico, alla riduzione dell’uso della carta e al miglioramento continuo della qualità della postazione di lavoro. La nostra offerta inoltre contiene il servizio di ritiro e smaltimento cartucce esauste, affinché anche si possa essere in linea con le direttive legislative». Verso quali ambiti si sta dirigendo la ricerca all’interno del vostro settore? «Come azienda siamo normalmente affascinati da tutte le innovazioni tecnologiche nell’ambito della stampa e i servizi collegati, soprattutto per quelli che promettono di rivoluzionare il modo di intendere alcuni procedimenti. Stiamo guardando molto da vicino le applicazioni rivolte al cloud printing, con le relative apparecchiature che ne facilitano l’utilizzo. Ritengo ci potranno essere sviluppi interessanti su questo servizio per il mercato». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 181
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Nuova vita per la carta La carta è ancor oggi un importante supporto per l’informazione: utilizzata nella stampa, rivive oggi nel commercio dopo la messa al bando dei sacchetti non biodegradabili. Su come opera con successo un’azienda in questo settore interviene Marco Manera, Presidente e Amministratore Delegato della SRT ITALIA Amedeo Longhi
a Srt Italia è nata nel 2009 a seguito di un percorso di riorganizzazione strategica della Manera Srl, come racconta il presidente Marco Manera: «La vecchia società fu costituita nel 1991 per operare nel settore del recupero e riciclo di rifiuti speciali industriali. Nel tempo ci siamo specializzati nella gestione e lavorazione della carta – spiega il Presidente Marco Manera – scegliendo tra le opportunità di mercato un’attività che all’ovvio interesse economico abbini un elevato valore ecologico ambientale. In pra-
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Momenti di lavoro all’interno della SRT Italia di Roddi (CN) www.maneragroup.it
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tica chiudiamo il ciclo della carta: acquistiamo, recuperiamo, lavoriamo carta che rendiamo disponibile per nuovi cicli produttivi da e verso tipografie e cartiere». Questa attività è integrata dalla storica attività di ritiro e recupero di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività industriali, commerciali e artigianali. «La Srt Italia offre ai clienti un servizio just in time finalizzato alla fornitura di bobine per stampa offset e rotocalco, carta patinata e non, lucida e opaca, con e senza legno, oltre a carta da imballaggio. La nostra azienda è in grado di fornire carta da stock con significativi vantaggi economici per i clienti o carta di produzione proveniente da primarie cartiere italiane ed estere in quantitativi, tipologie e formati adeguati e ottimizzati secondo le esigenze dei nostri clienti, costituiti principalmente da case editrici e tipografie. Dalla stessa tipologia di clienti possiamo recuperare sfridi ed eccedenze che rilavorati o ricondizionati, reintroduciamo in nuovi cicli produttivi di stampa o macero». Come in tutte le attività produttive e di trasformazione, è fondamentale rimanere aggiornati e al passo con l’evoluzione tecnologica: «Pur rivestendo sul mercato nazionale una posizione di leadership – spiega Manera – continuiamo a puntare sull’innovazione tecnologica
Marco Manera
per mantenere la posizione nel mercato interno ed essere presenti e competitivi anche su quello estero». Ovviamente l’aggiornamento prevede uno forzo economico importante, a cui la Srt Italia non si sottrae: «Abbiamo investito con decisione in impianti e macchinari che consentono di rispondere tempestivamente alle esigenze della committenza, offrendo prodotti di elevato livello qualitativo». Manera prosegue descrivendo la struttura operativa che consente all’azienda di svolgere il proprio compito: «L’attività si svolge in due stabilimenti che si estendono su una superficie complessiva di circa ventimila metri quadrati, ubicati in provincia di Cuneo, rispettivamente a Roddi e a Bra Pollenzo. Nell’unità di Roddi si lavora la carta da stampa ribobinando, tagliando e ricondizionando le bobine da reintrodurre nei cicli di stampa. Sempre nella stessa sede sono installate tre ribobinatrici, una sega bobine e una imballarotoli. Nell’unità operativa di Pollenzo, diretta da mio fratello Alessandro, si effettua principalmente l’attività di recupero degli scarti di carta, che vengono lavorati e preparati per l’invio al macero. In questa struttura, oltre a una sega bobine, è
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Abbiamo investito con decisione in impianti e macchinari che consentono di rispondere tempestivamente alle esigenze della committenza, offrendo prodotti di elevato livello qualitativo
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in funzione una linea di triturazione, pressatura ed imballaggio per predisporre il materiale all’invio diretto in cartiera per il recupero». In conclusione, un accenno alla politica commerciale della Srt Italia: «La nostra azienda produce sia per il mercato nazionale che per quello estero, per paesi sia europei che extraeuropei. In particolare, numerosi sono i rapporti di interscambio con nazioni quali Francia, Germania, Austria, Spagna Svizzera nonché Canada, Stati Uniti, Cina e India. L’export costituisce oggi circa il venticinque per cento del nostro fatturato, che complessivamente supera i venti milioni di euro».
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Gli usi della carta nel settore medicale a carta è una categoria merceologica che appartiene alla tradizione produttiva e industriale italiana e che tuttora vede aziende di primo piano occupare l’intero settore. Ma c’è anche chi, per vocazione o per una precisa scelta progettuale, preferisce concentrarsi su una specifica nicchia. Fra chi ha operato questa scelta c’è la Errebi Paper della famiglia Rinaudo, la cui attività è oggi quasi esclusivamente rivolta al settore medicale: «Oggi i nostri prodotti di punta – spiega l’amministratore Guido Rinaudo – sono il lenzuolino medico, il bavaglino per bambini e l’asciugamano interfogliato a V. L’asciugamano in generale non è mai stato il nostro prodotto principale, ultimamente abbiamo deciso di diversificare, acquistando una linea automatizzata per la produzione di asciugamani interfogliati, articolo particolarmente richiesto dal mercato. Nel frattempo, abbiamo ridotto la gamma di altri prodotti più particolari che proponevamo, come le salviette dentali, e le salviette umidificate multiuso». Com’è organizzata la parte commerciale della vostra attività? «Un momento importante per noi è la partecipazione a fiere specializzate. Fra poco, dal 16 al 19 novembre, si terrà la fiera Medica di Dusseldorf, in Germania, la kermesse del settore medicale più importante del mondo, a cui ovviamente saremo presenti. Inoltre a gen-
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Guido Rinaudo, amministratore della Errebi Paper srl Industria Cartaria di Cuneo www.errebipaper.it
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Fra i grandi segmenti dell’industria cartaria, c’è chi sceglie di specializzarsi in uno particolare, quello sanitario, cimentandosi in un mercato che si sviluppa prevalentemente all’estero. Guido Rinaudo parla della sua esperienza Amedeo Longhi
naio parteciperemo a Dubai alla fiera Arab Health. In tali occasioni presenteremo i nostri nuovi prodotti e ci adopereremo per sviluppare nuovi contatti sui mercati, soprattutto su quello tedesco, dove operiamo con un agente, oltre che nel resto dell’Europa e nel Medio Oriente, dove abbiamo già clienti fidelizzati. La fiera in Germania è stata sempre molto utile per sviluppare contatti, anche con i grandi gruppi. Infatti possiamo dire che forniamo alcuni fra i maggiori gruppi francesi e tedeschi, contatti sviluppati soprattutto grazie a questi eventi. Non abbiamo pubblicità su siti o riviste dedicate perché la partecipazione a queste fiere, una o due volte all’anno, è sufficiente per mantenere i rapporti commerciali già in essere e svilupparne di nuovi. Abbiamo inoltre un agente in Francia inserito nel settore paramedicale e AFH (settore industria e comunità)». Il 90% della vostra produzione viene venduto all’estero, si tratta di una strategia precisa o seguite semplicemente il mercato? «Sicuramente seguiamo il mercato. In effetti il nostro è un prodotto di basso valore, per cui non può sopportare le spese di trasporto verso mercati quali gli Stati Uniti o altre destinazioni ancor più lontane, benché vi siano delle eccezioni, come ad esempio alcuni clienti in Au-
Guido Rinaudo
stralia. I nostri principali mercati di destinazione sono Europa, Francia, Germania, paesi dell’Est e Medio Oriente». Quali sono le caratteristiche del mercato italiano di settore? «Abbiamo parecchi clienti in Italia, sebbene di modeste dimensioni, operiamo comunque meglio sull’estero e sull’Europa. Nel nostro paese esiste una forte concorrenza, proveniente dal Centro Italia, che si fa sentire. La nostra società è una realtà di dimensioni contenute, pertanto riusciamo a essere presenti senza difficoltà nella nicchia del medicale, mentre i nostri concorrenti italiani producono lenzuolini, così come carta igienica, e altri prodotti che noi abbiamo deciso progressivamente di abbandonare, articoli che richiedono una politica di prezzi molto più aggressiva, sempre al ribasso, e commercializzati in mercati molto agguerriti». Invece, dal punto di vista produttivo, cosa comporta operare in questo particolare settore? «Dobbiamo essere molto flessibili per quanto riguarda il prodotto e l’imballo. La personalizzazione degli articoli realizzati è notevolmente importante, per tutti i clienti offriamo il servizio di “private label”, cioè il prodotto fornito da noi è marchiato con il nome del cliente. Inol-
tre poniamo particolare attenzione alla qualità, che è assolutamente prioritaria: i nostri prodotti sono quasi esclusivamente di pura cellulosa, obbligandoci a prestare particolare cura nell’approvvigionamento delle materie prime». Com’è organizzata la selezione dei materiali? «Ci riforniamo in Italia, siamo dei trasformatori quindi acquistiamo i rotoloni madre principalmente nel nostro paese e solo una piccola parte all’estero. Abbiamo rapporti consolidati prevalentemente con le cartiere toscane, del distretto della carta di Lucca, ed altre in Veneto». La parte relativa al discorso delle certificazione e della normativa in generale è importante? «La nostra società è dotata di un Ufficio Assicurazione Qualità e per il momento abbiamo per i lenzuolini e i telini medicali la classe 1 dei dispositivi medici CE e ci stiamo muovendo per la certificazione Iso, che abbiamo intenzione di raggiungere presto». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 185
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Tecnologie per l’impiantistica navale Nel settore navale le evoluzioni sia a livello tecnologico che di normative sono incessanti. Ne parla Paolo Masso descrivendo gli impianti impiegati per controllare a distanza tutte la fluidica principale di servizio e di emergenza per la sicurezza nave Emanuela Caruso
l settore navale, e più in particolare quello dell’impiantistica navale, si sta dimostrando sempre più dinamico e i cambiamenti sia a livello tecnologico che a livello di normative e regolamentazioni si susseguono uno dopo l’altro incessantemente. Una delle aziende che meglio è riuscita a seguire la scia dell’evoluzione e a ragionare in termini di integrazione con i nuovi sistemi di sicurezza e di governo di una nave è la Rizzio leader nel settore specifico della progettazione e fabbricazione di impianti di telecomando valvole per il mercato navale. «Il nostro – chiarisce Paolo Masso, titolare dell’impresa – è un settore di nicchia, perché realizziamo impianti che verranno utilizzati nelle navi di fascia HI-TECH». Potrebbe spiegarci il campo di applicazione di Rizzio? «Realizziamo ogni giorno la differenza come centro di competenza negli impianti di telecomando valvole destinati a navi passeggeri, navi tecniche, gasiere e chimichiere. Siamo consapevoli che un sistema o un impianto telecomando valvole deve operare in un’unità che galleggia, che trasporta migliaia di vite umane, che rispetti le leggi di vita del mare. Questo significa conoscere i segreti e l’applicabilità di regole che
I In basso, il titolare della Rizzio Spa Paolo Masso. Nella pagina a fianco, un esempio di impianto Telecomando valvole idraulico di tipo Excellent www.rizzio.it
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interpretano e guidano la prevenzione alle avarie, ai rischi di perdita di vita umana, ai disastri ambientali e consentire certezza funzionale al momento del bisogno. Fino a pochi anni fa l’attenzione da parte delle società di controllo e governo era riservata solamente agli aspetti di immunità, perseguendo il semplice obiettivo “dell’ autodifesa o della sopravvivenza” senza preoccuparsi delle problematiche legate all’ emissione, mentre solo in tempi molto recenti l’interesse si è concentrato anche sugli aspetti relativi all’ emissione, verso fenomeni quali anomalie di corrente, tensione e temperatura e radiazioni elettromagnetiche, rivelatisi problemi di rilevanza tale da richiedere anche l’intervento dell’unione europea». Qual è la politica che fa da supporto alla Rizzio? «Ogni anno – nel settore auto motive ad esempio – si investe in R&D una percentuale compresa tra il 7 e il 10% del fatturato; nel settore navale, invece, circa il 3%. Per stare sopra la qualità e al passo con le nuove esigenze richieste nella sicurezza degli impianti, la Rizzio destina annualmente il 5 % dei ricavi annui ad investimenti sui prodotti non fini a se stessi ma per come si integrano nei sistemi del domani. Da qui parte il nostro lavoro. Le iterazioni degli impianti di telecomando valvole tra le esigenze degli operatori e i reali risultati “cost ef-
Paolo Masso
L' evoluzione dell'azienda dalla nascita ad oggi La Rizzio nasce a Valduggia più di ottant’anni fa con la fabbricazione di valvolame industriale e navale di elevata qualità, di cui tuttora mantiene alcuni prodotti eccellenti. Negli anni ’80 Rizzio inizia un processo di evoluzione tecnologica indirizzato alla realizzazione di Impianti di controllo a distanza delle Valvole sia di tipo tradizionale centralizzato che con microcentraline elettroidrauliche distribuite in campo. Società atipica Rizzio Spa nel panorama dell’ impiantistica navale non vuole essere uno di quei fornitori che dell’attività di post-produzione fanno un cardine del business ma basa il “nocciolo duro” del proprio know-how sulla prevenzione ed immediata acquisizione delle eventuali anomalie funzionali al fine di minimizzare l’incidenza del probabile danno o eliminarlo completamente permettendo all’operatore le appropriate azioni correttive prima che il malfunzionamento diventi guasto irreversibile.
fective” costituiscono il sorgere di ogni nostra nuova idea che evolve solo grazie all’implementazione di alta tecnologia a grande valore aggiunto. Riteniamo che non basta soddisfare i singoli requisiti; questi vanno visti nel contesto dell’integrazione verso sistemi di sicurezza e governo della nave non prescindendo mai dai costi totali di impianto installato». Come vengono realizzati i progetti e le successive realizzazioni? «Forte del background proveniente da società caposcuola nell’automazione navale ab-
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L’innovativo impianto di telecomando valvole studiato all’interno dell’azienda permette di manovrare una valvola in remoto nella più totale sicurezza e autonomia
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biamo consolidato sinergie ingegneristiche e produttive mirate alla realizzazione di impianti di elevati standard qualitativi in ottemperanza alle subentranti normative M64 IACS req 2003 che fanno del concetto del “Single Failure” il vademecum del “Design of integrated cargo and ballast system of tankers”, così come la nuovissima regolamentazione MSC.1/Circ.1369 Safe Return to Port (ritorno in sicurezza in porto) che comprende tutte le nuove navi da crociera in costruzione con lunghezza pari e superiore ai 120 mt. Il nostro concetto di Ridondanza si propone i seguenti obiettivi: la prevenzione dei rischi di avaria, la sicurezza operativa dell’impianto anche in seguito ad avarie di suoi componenti elettrici, elettronici, oleodinamici, la riduzione dei costi di manutenzione ordinaria e straordinaria (ottenuta grazie all’ autodiagnosi) e la minimizzazione delle parti di ricambio. Progettiamo secondo requisiti di normativa o di specifica cliente. Effettuiamo calcoli e simulazioni MTBF testando il prodotto per conoscerne e documentarne i limiti funzionali inferiori e superiori, mantenendo i nostri standard costruttivi nella fascia certificabile più alta». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 189
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’automotive è sempre più internazionale La produzione di componenti per le automobili è in costante evoluzione. Come i suoi mercati di riferimento che oggi abbracciano anche l’India e la Turchia. L’analisi di Pier Mario Cornaglia Manuel Zanarini
L’ingegner Pier Mario Cornaglia e il dottor Umberto Cornaglia, amministratori delegati delle Officine Cornaglia di Torino. Nelle altre immagini gli interni dell’azienda e personale al lavoro nelle divisioni componenti plastici e sitemi di scarico www.cornaglia.com
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l settore delle automobili è in crisi, ma diversificando l'offerta, continuando a investire sulla ricerca e ampliando il giro d'affari nei mercati dei Paesi in via di sviluppo, le possibilità di crescita non mancano. Una tale situazione di costante mutamento richiede una forte capacità di adattamento da parte delle imprese. La capacita di adattamento però implica anche una solida tradizione, ad esempio quella che si riscontra nelle aziende a conduzione familiare. Le Officine Cornaglia di Torino si inseriscono in questo contesto. L’azienda nata nel 1916, oggi è guidata dalla quarta generazione. Pier Mario Cornaglia, spiega come il settore della produzione di componenti per automobili sia cambiato in questi anni. Cosa richiede principalmente il vostro mercato di riferimento? «Il mercato richiede innanzitutto soluzioni. Noi rispondiamo fornendo componenti auto, iniziando dallo studio completo degli stessi fino alla loro produzione». In cosa consiste esattamente il “co-design”? «Il lavoro di co-design consiste nel progettare insieme al cliente il prodotto in modo che questo rispecchi perfettamente le sue richieste, riguardo le prestazioni, gli ingombri e la durata. Proprio per soddisfare tale esigenza è nato nel 1978 il nostro centro ricerche, considerato il fiore all'occhiello del gruppo, che si occupa di tutta la parte di sviluppo e innovazione e impegna 50 persone». Verso quali ambiti si sta dirigendo la ricerca all’interno del vostro settore? «Il nostro lavoro è costantemente orientato al miglioramento e all’evoluzione dei prodotti. A tal proposito collaboriamo con importanti cen-
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Pier Mario Cornaglia
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Stiamo puntando su nuovi mercati come quello brasiliano, appoggiandoci a partner locali, oppure a quello cinese per gli impianti di scarico e aspirazione
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tri di ricerca come il Politecnico di Torino, il Centro Ricerche Fiat e altre qualificate società di engineering europee». I mercati esteri sono ricettivi in questo momento? «Abbiamo puntato molto sull'estero. Nel 1998 è stata inaugurata la Cornaglia Poland, sita all’interno del comprensorio Fiat, che produce componenti in lamiera e plastica per l’automotive. Poi nel 2000 è sorta la Cor.Tubi Romania, sita nel comprensorio Renault dove è l’unica fornitrice di impianti di scarico per la Dacia. Le due società estere nate recentemente sono in India, società costituita con un socio indiano e denominata Lumax-Cornaglia che fornisce Tata, Fiat ma anche Volkswagen e General Motor, e in Turchia posseduta da Cornaglia al 100% che fornisce Turk Traktor e Karsan». State ottenendo risultati soddisfacenti? «Il mercato estero sta andando bene, soprattutto quello in Polonia e Romania. Il problema principale in questi paesi è che anche qui il costo del lavoro sta aumentando costringendo molte aziende a spostare gli impianti nelle zone in via di sviluppo dove i costi sono diventati più competitivi. Anche il mercato indiano sta crescendo molto velocemente e richiede investimenti sempre più importanti». Come vi state preparando alla normativa Euro 6?
«In Italia entrerà in vigore nel 2013/2014, ma noi abbiamo già studiato soluzioni adeguate anche per i mercati europei. Abbiamo inoltre instaurato una collaborazione con la Bosal, per la Turchia, dove tale normativa sarà in vigore dal 2015; inoltre, stiamo studiando per i trattori sistemi analoghi a quelli Euro 6 chiamati Tier 4 final». Per il futuro c’è la possibilità di ulteriore espansione all'estero? «Stiamo puntando su nuovi mercati come quello brasiliano, appoggiandoci a partner locali, oppure a quello cinese per gli impianti di scarico e aspirazione. Ovviamente visti i recenti sviluppi, anche il mercato americano legato a Chrysler sarà per noi fondamentale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 193
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La svolta internazionale della Torino tecnologica L’internazionalizzazione come risposta alla crisi, all’interno di un processo di sviluppo di tecnologie arricchito dall’intraprendenza delle nuove generazioni. Fabrizio Pesce e la filosofia di Vigel, leader nello sviluppo di soluzioni produttive innovative e altamente performanti Matteo Rossi
n tutti i settori i rischi derivanti dall’avviamento di una nuova attività sono decisamente elevati. Se si prendono in considerazione aziende produttrici di beni ad alto contenuto tecnologico e si contestualizza il tutto all’interno di Paesi ancora in una fase di sviluppo, è facile capire come queste difficoltà siano ulteriormente accentuate. Un’approfondita conoscenza del mercato locale svolge quindi un ruolo fondamentale nel processo di internazionalizzazione di un’azienda, come dimostra l’esperienza di Vigel Spa, storica realtà torinese leader nella realizzazione di macchinari e “manufacturing technologies”, destinati al settore automotive: «La ripresa economica, seppur ancora instabile, ha riaperto la corsa agli investimenti e alla produzione da parte dei grandi marchi del settore automotive, con nuove opportunità per il nostro business. Nel nostro caso, le attività produttive di Vigel sono incrementate raggiungendo livelli superiori a quelli del 2008», afferma Fabrizio Pesce,
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In basso. Fabrizio Pesce, Strategic Marketing Executive di Vigel Spa. Nella pagina a fianco, area produttiva dello stabilimento Vigel Italiano e l’Ad Alberto Pesce www.vigel.com
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strategic marketing executive del gruppo e simbolo di uno spirito imprenditoriale che si tramanda di generazione in generazione. Cosa ha rappresentato per voi il biennio 2010/2011 e quali effetti ha avuto la crisi sulla vostra realtà imprenditoriale e sui settori a cui vi rivolgete? «Gli ultimi due anni sono stati particolarmente difficili. Questo periodo ha messo a dura prova anche aziende solide sotto tutti gli aspetti, come la Vigel, a causa di una crisi finanziaria che ha travolto tutto e tutti, abbattendosi in modo imprevedibile anche sul settore dei beni strumentali all’interno del quale operiamo. Nonostante il momento difficile, però, non abbiamo smesso di investire, stanziando, proprio in questo periodo critico, importanti risorse per la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni. Abbiamo rivisitato tutte le piattaforme produttive, apportando miglioramenti tecnologici e integrando la gamma con nuovi prodotti. Oggi da queste scelte industriali, fatte in un periodo di congiunture negative ,traiamo importanti opportunità». Vigel ha, storicamente, un appeal internazionale. Con la crisi sta mutando la geografia dei mercati e dei marchi che investono nelle vostre tecnologie? «Da sempre l’azienda guarda ai mercati esteri come a un punto di riferimento: un imprinting delineato sì da necessità, ma anche da valide scelte strategiche imprenditoriali. Il massiccio esodo degli impianti e dei volumi produttivi
Fabrizio Pesce
Nel segno della continuità Pur essendo una realtà leader a livello mondiale nel suo settore di riferimento, Vigel, fondata nel 1947 da Lodovico Geninat, è ancora amministrata attraverso una gestione di tipo familiare, in cui nulla viene lasciato al caso. Attualmente presieduta da Alberto Pesce, con l’ingresso in azienda del figlio Fabrizio ha avuto inizio quel processo di rinnovamento generazionale che dovrà portare il gruppo a consolidare ulteriormente la propria posizione sui mercati internazionali. Un segno importante di continuità che, visti i primi risultati ottenuti, potrà continuare a garantire a Vigel un futuro ricco di soddisfazioni.
verso quei paesi riconosciuti come “low-cost Country” è un trend che si era ben delineato già negli anni precedenti alla crisi. L’Automotive e i grandi marchi globali di primo ordine a essa legati, per i quali forniamo impianti di produzione “turnkey”, da tempo si sono già mossi in questa direzione. Alta tecnologia e un ridimensionato costo della manodopera, rappresentano un binomio che ad oggi funziona, da tempo sotto gli occhi dei brand globali. Si tratta di cambiamenti che bisogna intercettare con anticipo al fine di strutturarsi. Approcciare i mercati esteri non coincide più solo con l’ampliare i mercati destinatari del proprio prodotto, ma presenziarli. Senza la presenza sul territorio le opportunità si ridimensionano». Anche in considerazione di questo, cosa rappresentano per voi i mercati emergenti?
«Sono mercati in forte espansione, all’interno dei quali un’azienda solida e strutturata come la nostra può crescere e consolidarsi. Senza dubbio Cina e India sono Paesi che stanno andando ben oltre le stime previsionali di sviluppo, tanto che la produzione di auto al loro interno è quadruplicata in meno di un decennio. Le grandi case automobilistiche continuano a investire risorse sempre più importanti in questi territori, mentre assistiamo al contemporaneo sviluppo di produttori locali. Sono queste le aree che hanno visto concentrarsi i nostri ultimi investimenti e dalle quali ci attendiamo un buon ritorno degli stessi». Dal 2007, infatti, siete presenti in India con una nuova realtà produttiva. Con quali risultati? «L’avviamento della produzione e la gestione ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 195
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› delle fasi di start up non sono stati processi sem- insediati sul territorio».
Sopra, lo stabilimento indiano Vigel. Sotto, il team della società nel corso di un meeting in Giappone
plici, anche se oggi, a distanza di 4 anni, le performance di business raggiunte sono decisamente positive. Non c’erano all’epoca certezze sulle possibilità di penetrazione nel tessuto indiano di un prodotto che, anche se meno sofisticato rispetto a quello destinato ai mercati occidentali, rimaneva per tecnologia e qualità comunque unico per gli standard locali. Un prodotto innovativo, che si è rilevato strategicamente in linea con le necessita attuali dei mercati, tanto che oggi Vigel India è una realtà in continuo sviluppo, dotata di una grande forza innovativa, che la rende partner privilegiato per i maggiori player internazionali
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Abbiamo creato le basi per collaborare con aziende leader nell’area nipponica
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Avete in programma nuovi investimenti per il futuro? «Un paio di mesi fa abbiamo completato le fasi procedurali per l’apertura di un nuovo centro di service e spare parts a Suzhou, in Cina, destinato a supportare e presenziare le attività aziendali su un mercato in costante sviluppo e sempre più decisivo per Vigel. A questo scopo da diverso tempo ospitiamo, nella nostra sede italiana, tecnici e operatori cinesi, sottoposti a uno scrupoloso training formativo al fine di poter garantire il prima possibile ai nostri partner servizi strutturati e di qualità, in linea con la nostra storia». La vostra azienda si è ritagliata uno spazio significativo anche sul mercato giapponese, notoriamente non facile per i costruttori di macchine utensili. Quale bilancio può trarre da questa esperienza? «Il Giappone è il primo produttore di macchine utensili al mondo, e il suo mercato rimane uno dei più difficili e chiusi, in cui la presenza di aziende europee è da considerarsi come una rarità. A partire dal 2008, lavorando con grande determinazione, abbiamo creato le basi per quelle che oggi sono proficue collaborazioni con aziende leader nella componentistica automotive nipponica. Tecnologia innovativa e know-how giocano ruoli determinanti in grado di sradicare le certezze più radicate, l'augurio è che il nostro esempio possa rappresentare uno stimolo per le numerose valide realtà industriali italiane».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Flessibilità e dinamismo, le nuove regole dell’automotive Stampi per componenti in plastica utilizzati soprattutto nel settore automotive, per una produzione consolidata e attenta alle nuove tendenze del mercato. La ricetta anticrisi di Pier Paolo Papa Matteo Rossi
a flessibilità rappresenta, soprattutto per le piccole e medie imprese costrette a fare i conti con mercati sempre più competitivi, una prerogativa di inestimabile valore, capace di garantire crescita e sviluppo, anche in un momento di crisi come quello attuale. Adattare la propria produzione alle mutate esigenze del mercato è stata la strada intrapresa con successo anche dalla Sama, azienda di Masio, in provincia di Alessandria, attiva nel campo dello stampaggio e della lavorazione di materie plastiche, destinate principalmente al settore automotive: «In origine la nostra attività era unicamente rivolta alla realizzazione di fibre ottiche. Col tempo abbiamo ampliato il nostro raggio d’azione, proprio per non dipendere esclusivamente da un unico prodotto, tanto che oggi siamo in grado di realizzare articoli composti da decine di componenti plastici e metallici in maniera quasi completamente autonoma», sottolinea il titolare dell’azienda, Pier Paolo Papa. I vostri stampi sono utilizzati soprattutto in campo automobilistico. Come è cambiato, in questi anni, il mercato di riferimento, anche da un punto di vista
L Pier Paolo Papa, titolare della Sama Srl sama.masio@tin.it
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geografico? «Oggi il mercato si è notevolmente allargato, uscendo dai confini nazionali. Noi produciamo particolari orientati soprattutto alla ricambistica per automobili e autocarri. Molti dei nostri pezzi sono destinati a vetture ormai non più in produzione sul mercato italiano, e quindi scarsamente appetibili dai nostri partner di riferimento. La riduzione del business a livello nazionale è stata in parte compensata dall’apertura di nuove opportunità in paesi in via di sviluppo, tra cui il Nord Africa». Quali sono state le conseguenze prodotte, anche nel vostro settore, dalla crisi economica internazionale? «Quello che stiamo vivendo è sicuramente un momento molto delicato, che ha portato alla chiusura di tantissime realtà industriali anche all’interno del nostro tessuto produttivo. Fortunatamente proprio la nostra capacità di adattamento ci ha permesso di superare la fase più acuta della crisi, che nel 2009 aveva provocato una considerevole riduzione dell’attività. Attualmente stiamo assistendo a una debole ripresa, che speriamo possa consolidarsi nei prossimi mesi». Cosa vi ha permesso, nello specifico, di resistere a questa situazione di difficoltà? «Come detto, siamo dotati di un’organizzazione flessibile e dinamica, capace di intercettare e soddisfare, in tempi brevissimi, le nuove esigenze del mercato, non solo nel settore au-
Pier Paolo Papa
tomotive. La produzione di articoli anche in quantità limitate, a seconda dei bisogni dei singoli committenti, ci permettere di competere sul mercato anche con le grandi aziende del settore, rispetto alle quali riusciamo a offrire la qualità tipica delle lavorazioni artigianali a prezzi contenuti. Per far fronte ai costi del lavoro sempre più elevati, negli ultimi anni abbiamo delocalizzato una parte della nostra produzione, mantenendo però in sede l’ufficio tecnico, attraverso il quale siamo in grado di offrire un servizio completo ai nostri partner con un costante supporto operativo». Quanto contano, per voi, gli investimenti in ricerca e sviluppo? «La ricerca di soluzioni sempre più innovative è una peculiarità della nostra azienda, tanto che ogni anno reinvestiamo circa il 20 per cento del nostro fatturato in attività di ricerca e sviluppo. Siamo convinti che una politica di questo tipo sia assolutamente indispensabile, ancora di più in un momento di crisi, per poter rimanere competitivi a lungo sul mercato. Ultimamente,
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La riduzione del business a livello nazionale è stata compensata dall’apertura di nuove opportunità in paesi in via di sviluppo, tra cui, ad esempio, Turchia e Nord Africa
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ad esempio, abbiamo realizzato, per un’azienda partner del gruppo Fiat, una serie di prototipi di piccoli particolari elettrici che verranno poi assemblati e installati su auto di lusso, come Bentley e Ferrari». Quali sono, infine, le aspettative per il futuro dell’azienda? «In questo momento non siamo in grado di fare prospettive a lungo periodo. Siamo in una fase di stallo, in attesa di capire i futuri scenari dell’economia mondiale. Abbiamo comunque in cantiere una serie di progetti che speriamo di poter implementare quanto prima, per continuare a svolgere un ruolo di primo piano nel settore dello stampaggio di materie plastiche». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 199
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’evoluzione dei ricambi Nuove applicazioni, servizi collegati ai prodotti e una solida realtà aziendale alle spalle. Secondo Umberto Delgrosso è questa la strategia per affrancarsi dalle difficoltà che hanno colpito il settore automotive Amedeo Longhi
agli albori del grande distretto dell’industria italiana dell’auto, Torino, a oggi, molte cose sono cambiate e chi è partito come “semplice” accessorista e ricambista oggi si è specializzato e ha consolidato la propria posizione sul mercato dell’automotive, ma non solo. Umberto Delgrosso è il presidente della Delgrosso Spa, che da sessant’anni esatti opera nel campo: «Oggi, con i nostri filtri Clean, occupiamo una posizione di primo piano nell’automotive italiano. Questo però grazie non solo alla cura che abbiamo prestato nei confronti della qualità del prodotto e del servizio offerto, ma anche in virtù di una strategia commerciale e produttiva attenta e ponderata». Che significato ha per voi aver raggiunto il traguardo dei sessant’anni di attività e
D Umberto Delgrosso, in piedi, presidente della Delgrosso Spa di Nichelino (TO) www.clean.it
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come si è evoluta l’azienda in questo lasso di tempo? «Aver raggiunto sessant’anni di attività è motivo di grande orgoglio. L’azienda è stata fondata nel 1951 da Mario Delgrosso, la sua produzione era costituita da accessori e ricambi per la Vespa. Successivamente, negli anni Sessanta, si è entrati nel campo della filtrazione. In quel periodo il numero dei codici era molto limitato, ma poi il mercato si è evoluto notevolmente e oggi la gamma a catalogo supera i duemila codici. Attualmente l’azienda ha sul mercato italiano quattordici centri di distribuzione che possono offrire alla clientela un rapido servizio porta a porta. A livello produttivo la Delgrosso è suddivisa in tre stabilimenti che si trovano a Nichelino, in provincia di Torino, e la produzione è totalmente verticalizzata. Si realizzano filtri olio, aria, carburante e abitacolo. Adiacente alla produzione si trova un magazzino di 16.000 m³ con più di 2000 posti pallet, in cui viene stoccato il materiale pronto per la vendita; questo ci permette di poter soddisfare qualsiasi ordine
Umberto Delgrosso
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La nostra attività commerciale passa dal settore after market, con il marchio Clean Filters, a quello delle case automobilistiche, dal filtro per l’auto a quello del veicolo industriale
dei nostri clienti italiani ed esteri nel più rapido tempo possibile. L’azienda, nata nel 1951 con una pressa e il suo titolare, oggi occupa 230 persone, produce 11 milioni di pezzi ed è il più grosso produttore italiano di filtri automotive. Il nostro marchio commerciale è Clean Filters». Com’è cambiato il mercato da quando avete iniziato a oggi? «Il mercato dal 1951 è cambiato molto: allora si parlava di un rapporto cliente-fornitore basato sulla domanda, oggi, al contrario, si parla di un mercato caratterizzato dell’offerta e un servizio sempre più sofisticato con prezzi altamente competitivi per poter affrontare la concorrenza dei produttori europei ed extraeuropei. Oggi il filtro Clean è venduto soprattutto per i servizi a lui connesso: rapide spedizioni e disponibilità del materiale in pronta consegna in magazzino, mentre le variabili di prezzo e qualità sono intrinseche nel prodotto. Un tempo il mercato era caratterizzato da piccole realtà distributive nel settore dell’after market e anche le case automobilistiche non
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avevano le necessità odierne; oggi invece si parla di gruppi di acquisto e di mega strutture con distribuzione capillare a livello nazionale ed europeo». La crisi che ha investito il settore auto si è ripercossa sull’indotto, di cui fate parte anche voi? «La crisi è di carattere mondiale e logicamente anche il settore automotive ha subito gli effetti negativi. Va però detto che la filtrazione rimane un prodotto estremamente particolare, le sue infinite applicazioni sono in costante aumento e il mercato va oltre quello dell’automobile, spaziando al veicolo industriale, alla trattoristica e così via. Per quel che ci riguarda, abbiamo cercato di affrontare la situazione con dinamismo, studiando e attuando soluzioni commerciali e produttive interessanti per la clientela. Il mercato ci ha premiato garantendoci, nonostante la situazione, ritmi di sviluppo a due cifre». La vostra attività commerciale è concentra nel settore after market o si rivolge anche direttamente con le case automobilistiche? ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 201
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›› «La nostra attività commerciale passa dal set-
tore after market, con il marchio Clean Filters, a quello delle case automobilistiche, dal filtro per l’auto a quello del veicolo industriale. La distribuzione del filtro Clean sul mercato after market sul territorio europeo è effettuata tramite distributori regionali o nazionali, mentre, come dicevo in precedenza, il mercato interno è coperto da quattordici centri distributivi in tutte le regioni italiane per la vendita diretta ai negozianti. Le vendite alle case automobilistiche sono basate su ordini aperti che vengono evasi in date stabilite». Per portare avanti l’aggiornamento tecnologico e progettare nuovi prodotti vi servite anche del feedback del mercato e delle aziende con cui lavorate? «Lo sviluppo tecnologico, sulle attrezzature, sui metodi di produzione e sui materiali, è basilare per nostra azienda. Possiamo menzionare attività di Wcm e kaizen per il miglioramento organizzativo delle linee produttive, mentre per quanto riguarda le attrezzature si stanno implementando delle linee robotizzate. L’aspetto più importante del nostro mestiere riguarda la scelta dei materiali; su questo tema molto si deve dire, essendo soprattutto il materiale filtrante l’organo specificatamente destinato ad assolvere la funzione principale del
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La filtrazione è un prodotto estremamente particolare, le sue infinite applicazioni sono in costante aumento e il mercato va oltre quello dell’automobile
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prodotto stesso. L’azienda è dotata di laboratori di analisi avanzatissimi che le permettono di studiare e verificare le performance di questi materiali. La logica è quella del miglioramento e senza questi laboratori tutto ciò sarebbe impossibile». Come garantite la qualità del prodotto e del servizio al cliente? «La nostra mission è soddisfare il cliente e per poterci riuscire in un mercato complesso come quello attuale sono necessarie competenza e conoscenza. Un prodotto privo di qualità non può resistere sul mercato, uno non supportato dall’opportuno servizio richiesto dal mercato è destinato a soccombere. La volontà è quella di migliorare la nostra posizione sul mercato e per questo abbiamo puntato molto su aspetti tecnologici, qualitativi e di servizio. Questo vuol dire a nostro avviso possedere una visione strategica dell’oggi e del futuro».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Ricambi certificati per il settore auto Pezzi di ricambio adatti a qualsiasi auto, con la qualità di articoli originali e la convenienza di prezzi ridotti. Alcune possibili soluzioni per il rilancio dell’automotive secondo il management della Rhibo Guido Puopolo
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iventare un punto di riferimento nel mercato dei ricambi auto non originali, nel quale la fedeltà al prodotto originale ha, soprattutto per il carrozziere, un valore altissimo. È questa la mission che Rhibo spa, azienda con sede a La Loggia, in provincia di Torino, persegue fin dalla sua nascita. Specializzata nella produzione di componenti per autovetture, carrozzerie di autoveicoli, trattori e autocarri, di sedili per autobus e di serrature alzacristalli, la società, sotto la guida del suo storico presidente, Giovanni Germano, è riuscita a imporsi in un settore altamente competitivo, come conferma il direttore generale di Rhibo, Salvatore Bortone: «I nostri prodotti rientrano nel processo riparativo di oltre duemila veicoli al giorno, a testimonianza dell’ottima percezione qualitativa e dell’alto livello di penetrazione dei prodotti stessi». Tutto questo in un momento particolarmente delicato per il comparto automotive, colpito duramente dalla crisi ancora in atto. «Anche noi abbiamo subito le conseguenze di questa situazione – sottolinea Bortone – che abbiamo cercato di fronteggiare attraverso una riorganizzazione interna e un’ottimizzazione del nostro sistema produttivo. Professionalità, serietà e coraggio sono gli insegnamenti che il nostro presidente ha trasmesso a tutto il gruppo, grazie ai quali siamo riusciti a ridurre i costi di gestione e a salvaguardare molti posti di lavoro». Poter coniugare la convenienza economica del ricambio non originale con l’affidabilità e la qualità del prodotto offerto, rappresenta sicuramente il punto di forza dell’azienda, come spiega Bortone: «I nostri pezzi, adatti a qualsiasi auto, sono realizzati secondo rigidi criteri di qualità e di affidabilità, che li rendono perfettamente intercambiabili ai ricambi originali. Rhibo è stata la prima azienda italiana del settore after market dei ricambi di carrozzeria per auto ad aver ottenuto la certificazione Iso 9002 da parte di Tuv Rheinland Italia, leader indipendente nei servizi
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Giovanni Germano
di verifica e certificazione. L’esperienza e la competenza dei nostri tecnici, degli stampisti e degli addetti alle varie fasi produttive, sono altrettanto importanti per l’ottenimento di un prodotto finale efficiente e qualitativamente paragonabile all’originale». Anche l’organizzazione logistica, ricorda Bortone, riveste un ruolo fondamentale per il successo di Rhibo: «Mediamente siamo in grado di consegnare i nostri articoli in tutta Italia entro due o tre giorni dalla data dell’ordine, senza dimenticare che per certe zone disponiamo anche di un servizio di consegna in giornata. La fase di trasporto è molto delicata, visto che i lamierati sono soggetti a bolli e ammaccature da movimentazione. Ci siamo impegnati molto in questa direzione – prosegue Bortone - sensibilizzando gli autisti, e studiando sistemi di
imballaggio in grado di soddisfare l’esigenza di proteggere adeguatamente i pezzi senza eccedere nell’ingombro». Nonostante il momento di difficoltà generale, dunque, Rhibo continua a perseguire una politica di innovazione e sviluppo, cardine della strategia imprenditoriale adottata dal suo presidente: «Negli ultimi anni abbiamo provveduto ad ampliare costantemente la gamma degli articoli a nostra disposizione, con un catalogo sempre più ampio. Importanti investimenti sono stati fatti anche in settori per noi nuovi, ma attinenti al nostro core business, attraverso la produzione di minuterie di fissaggio, sigillanti per carrozzieri, locari passaruota, ripari motore e cerniere per cofani, con l’obiettivo di soddisfare pienamente un mercato sempre più esigente». Pur non potendo ancora prevedere l’evoluzione del settore automotive nel prossimo futuro, Rhibo sembra destinata a ricoprire ancora per lungo tempo un ruolo di primissimo piano all’interno del comparto: «Sicuramente continueremo a operare per offrire prodotti di alta qualità a prezzi competitivi – conclude Bortone - grazie anche all’esempio che quotidianamente ci viene dal nostro presidente, ancora in prima linea nel condurre con grande capacità un’azienda che ormai, dopo tanti anni di lavoro, può essere considerata come una grande famiglia».
Alcuni momenti di lavoro all’interno della Rhibo Spa di La Loggia (TO). A sinistra, al centro, il presidente dell’azienda, Giovanni Germano www.rhibo.it
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MERCATO DELL’AUTO
Il noleggio, soluzione ideale per aziende e privati orna a crescere il settore del noleggio veicoli che sembra ormai aver superato la fase critica della difficile congiuntura economica internazionale: i dati del primo trimestre 2011 (immatricolazioni +38,5%, fatturato pressoché stabile e flotta circolante +1%) confermano il progressivo miglioramento degli indicatori evidenziati già a partire dal secondo semestre del 2010. Il presidente dell’Associazione nazionale industria autonoleggio e servizi automobilistici, Paolo Ghinolfi, commenta questi dati. Il noleggio a lungo termine nel primo trimestre dell’anno ha evidenziato un aumento rispetto allo stesso periodo del 2010 (+47%). In quale misura il dato è stato influenzato dal rinnovo di numerose commesse da parte di amministrazioni pubbliche e grandi aziende che c’è stato nei primi mesi dell’anno? Dai dati in vostro possesso il trend positivo sta continuando? «Il dato che va tenuto più in considerazione è la non crescita della flotta circolante. Il noleggio a lungo termine cresce sì di pochi punti percentuali, grazie anche a qualche commessa della pubblica amministrazione, ma non è tornato sui livelli di qualche anno fa. Per intenderci il parco circolante, che è di 550mila macchine, rimane tale ed costituito dall’immatricolato di sostituzione. Questo dimostra, da un lato che, è importante perché conferma che il noleggio a lungo termine resta la soluzione migliore per gestire le flotte aziendali, dall’altro che, non vi è crescita nè penetrazione su altre quote di mercato in questo momento, c’è solo la sostituzione». Il mercato a lungo termine risulta in
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È il comparto trainante per l’automotive, con un’incidenza sul mercato aumentata dal 12,8% nei primi 5 mesi del 2010 e di oltre il 17% tra gennaio e maggio di quest’anno. Il presidente Paolo Ghinolfi riflette sul quadro del settore emerso dal rapporto Aniasa Renata Gualtieri
crescita soprattutto nelle medie e grandi aziende, ma si intravede una certa apertura anche da parte delle piccole imprese. In che modo incrementare questo mercato? E perchè il noleggio a lungo termine può essere un vantaggio per le pmi? «Tutte le aziende che si occupano di noleggio a lungo termine ormai sono specializzate nell’affrontare i diversi segmenti di mercato perché è cresciuta la domanda anche da parte delle piccole aziende. Le grandi aziende avevano esigenze più impellenti e immediati ritorni nel passaggio dalla proprietà o dal leasing al noleggio a lungo termine, perché hanno terziarizzato non solo la gestione dell’autovettura da un
Paolo Ghinolfi, presidente dell’Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici
Paolo Ghinolfi
Il noleggio a breve termine è cresciuto del 3% rispetto al 2010. A fare da traino i noleggi legati ai flussi turistici
punto di vista finanziario ma anche tutta la parte manutentiva e assistenziale. Vedendo questi benefici anche le medie e piccole aziende hanno iniziato ad avvalersi del noleggio a lungo termine, con la certezza di ottenere condizioni economiche, di servizio e di qualità alla stregua delle grandi aziende». Nei primi tre mesi dell’anno il giro d’affari del noleggio a breve termine è cresciuto del 3% rispetto al 2010. A fare da traino, però, continuano a essere soprattutto i noleggi in aeroporto (+6%), legati perlopiù ai viaggi d’affari e ai flussi turistici. Quanto ha inciso l’abbassamento del prezzo medio di noleggio? In che modo è possibile incrementare questo settore? «L’abbassamento del prezzo medio di noleggio è legato anche alla tipologia dei contratti stipulati, che sono settimanali o quindicinali. I canoni di noleggio restano interessanti e hanno subìto un leggero ribasso, ma la cosa importante è l’analisi dei
volumi per i viaggi turistici e i viaggi di affari che è aumentato in maniera evidente rispetto al periodo 2008-2009. Quello che manca è l’utilizzo intensivo del rent a car nella quotidianità: il privato che ha la necessità di usare la macchina per poco tempo continua a utilizzare la sua auto quando potrebbe rivolgersi al noleggio a breve termine. È una cultura che in Italia si deve ancora sviluppare, è diffusa invece nei paesi anglosassoni. Ma stiamo lavorando affinché l’utilizzo massivo del noleggio a breve termine avvenga anche nel nostro Paese». L’esperienza del car sharing, ancora poco impiegata in Italia, può essere d’aiuto al mercato del noleggio? Come permettere al segmento di raggiungere la piena maturità? «Il car sharing è molto sviluppato nei paesi del nord Europa e ancora poco in Italia, dove servono scelte precise da parte delle amministrazioni per sviluppare questo tipo di servizio. Troppo spesso è lasciata al caso la comunicazione della disponibilità di pro- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 211
MERCATO DELL’AUTO
1° TRIMESTRE 2011 1° TRIMESTRE 2010
VAR. %
Fatturato (min €)
1.424
1.437
-1%
Flotta circolante
604.710
599.560
1%
• lungo termine
513.197
513.418
0%
• breve termine
91.513
86.142
6%
Immatricolazione (auto + altro) 88.301
63.764
30,5%
Addetti diretti
7.020
1%
7.100
Fonte: Rapporto Aniasa sul noleggio veicoli 2010
dotto e, quindi, ne consegue un uso limi- come sui passaggi di proprietà dell’usato, tato. Manca addirittura la cultura dell’utilizzo corretto di questi strumenti». Insieme alle associazioni dell’intera filiera, Anfia, Assilea, Federauto e Unrae, avete protestato contro la disposizione contenuta nella manovra finanziaria che modifica l’Imposta provinciale di transazione, aumento che si aggiunge a quello delle accise sui carburanti, all’incremento della tassazione Rc Auto e alla recente introduzione del “superbollo”. «È stato evidenziato che la manovra contiene conseguenze che valgono cifre importanti e che incide sul settore dell’auto privata, oggi completamente fermo. Inoltre, l’Imposta provinciale di trascrizione, che pesa tanto sull’immatricolazione del nuovo
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porterà a un ulteriore rallentamento di un mercato già in grosse difficoltà». Il calo delle vendite del 12% dopo i primi otto mesi del 2011 mostra un settore che fatica a uscire da un trend negativo che perdura da tempo. Quali le soluzioni? In che modo innovazione e attenzione alla sostenibilità possono essere d’aiuto alle immatricolazioni? «Bisogna tenere presente che il mercato privato è in calo e solo quello del noleggio sta tenendo grazie ai rinnovi delle flotte circolanti, dunque, è necessario sostenere il nostro settore, che da solo in Italia supporta l’intero mercato. Innovazione e sostenibilità sono due temi fondamentali, infatti, le richieste più frequenti che provengono dai cittadini sono legate alla sicurezza delle automobili, alle emissioni e all’impatto ambientale. Tutte le nuove vetture vanno in questa direzione - veicoli ibridi, vetture elettriche - e gli specialisti del noleggio a lungo e breve termine, molto vicini ai costruttori e alle esigenze dei clienti, possono dare delle risposte veloci in questo senso. I noleggi, poi, per loro natura sono il migliore antidoto contro l’evasione fiscale perché tutto è fatturato».
Maurizio Lazzaroni
Incentiviamo le auto in leasing Nei primi sei mesi del 2011 si è assistito a un incremento a due cifre delle immatricolazioni in leasing con un +18% rispetto allo stesso periodo del 2010. Maurizio Lazzaroni, presidente Assilea, commenta questo risultato Renata Gualtieri
ai dati del mercato leasing nel 2010, anno in cui, dopo due anni di calo degli investimenti, il settore è tornato a crescere, realizzando oltre 27,4 miliardi di euro di stipulato, in aumento del 4,8% rispetto al medesimo periodo del 2009. «Nel 2010 – precisa il presidente dell’Associazione italiana leasing Maurizio Lazzaroni – si è assistito a una crescita notevole del settore emergente del leasing su impianti e centrali per la produzione di energia da fonti di energia rinnovabile, che è stata accompagnata da una ripresa, tra i comparti tradizionali, del leasing auto». Quest’ultimo ha visto una crescita del 5,8% in termini di numero di nuovi contratti stipulati e del 2,1% in termini di volumi di tali contratti, con performance positive in tutte e tre le principali categorie di veicoli: autovetture, veicoli commerciali e veicoli industriali». Quali sono stati i marchi più richiesti e in quali città? «In termini assoluti primeggiano le auto tedesche: Audi, Bmw, Volkswagen, Mercedes. Negli ultimi anni, comunque, si sta assistendo a una diminuzione del valore medio dei contratti di leasing stipulati e risultano in aumento le immatricolazioni anche di autovetture di marche francesi e italiane. Roma e Milano sono le città in cui si effettua il mag-
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gior numero di immatricolazioni di autovetture in leasing, seguono altre maggiori provincie del Nord, in particolare Reggio Emilia, Brescia e Bergamo». Dai dati dell’Osservatorio Unrae-Assilea di luglio 2011 si evince che, mentre permane di segno negativo il trend delle immatricolazioni totali di autovetture, sulle quali pesa il crollo delle vendite ai privati, si segnala un incremento a due cifre delle immatricolazioni in leasing che registrano un +18% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2010. Come crede proseguirà questo trend? «Purtroppo nei mesi di luglio e agosto questo trend di crescita si è interrotto e le recenti manovre del governo anziché incentivare la ripresa del settore contribuiscono, al contrario, a deprimere le già scarse intenzioni di investire. L’inasprimento dell’Imposta provinciale di trascrizione, previsto dalla manovra correttiva ne è un esempio. Tale incremento d’imposta si tradurrà in un raddoppio della tassazione sugli autoveicoli nuovi e usati attuando altresì una discriminazione fiscale tra le province “ordinarie” e quelle “speciali” (quest’ultime non colpite dalla manovra sull’Ipt). Se lo Stato vuole maggiori introiti deve favorire il turn over di vetture, non scoraggiarlo».
Maurizio Lazzaroni, presidente Assilea, Associazione italiana leasing
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IL MERCATO DELL’AUTO
Nuove proposte dal mondo automobilistico Le concessionarie automobilistiche, per conquistare nuove fette di mercato, puntano sempre di più sull’usato di qualità e su una rete di servizi complementari. Il caso della società Zentrum Alessandria Filippo Belli
a crisi economica ha inciso profondamente sul settore automobilistico, ancora alle prese con una ripresa che tarda ad arrivare. Non tutte le realtà operanti in questo campo, però, hanno subito questa particolare situazione di difficoltà nella stessa maniera. Non mancano, anzi, gli esempi di aziende e concessionarie automobilistiche che in questi ultimi anni sono state addirittura in grado di incrementare significativamente il loro giro d’affari, come ad esempio la Zentrum Alessandria Spa, società di Alessandria con alle spalle un’esperienza decennale nel settore. Concessionaria Volkswagen con diverse filiali sparse
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Alcuni scatti realizzati presso la Zentrum Alessandria Spa www.zentrumalessandria.it
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sul territorio piemontese, l’azienda, nel 2010 ha fatto registrare un aumento delle vendite pari al 29 per cento rispetto all’anno precedente, un risultato estremamente positivo, soprattutto se raffrontato all’andamento generale del mercato. Il punto di forza del gruppo è rappresentato dalla possibilità di offrire un servizio completo, che non si limita alla vendita, ma che assiste l’utente anche in diverse attività ad essa complementari. L’obiettivo è quello di porsi, dunque, come partner privilegiato per chi ha la necessità di acquistare un’auto. Il tutto grazie, ad esempio, alla disponibilità di servizi interni per la stipula delle polizze assicurative, per l’accensione di finanziamenti e il disbrigo di tutte le pratiche burocratiche necessarie, con una squadra di professionisti a completa disposizione di chiunque voglia visitare l’autosalone. La società dispone inoltre di un’officina all’avanguardia, attrezzata con macchinari di ultima generazione, per garantire a ogni auto il massimo di efficienza, affidabilità e durata nel tempo. Tecnici di grande esperienza, formati direttamente dalla casa madre, si occupano della manutenzione
Zentrum Alessandria
ordinaria e straordinaria dei veicoli, utilizzando esclusivamente ricambi e accessori originali Volkswagen. Vetture usate e a km 0 incidono fortemente sulle vendite del gruppo, soprattutto in un momento come quello attuale, caratterizzato dalla grande attenzione al risparmio da parte degli acquirenti. Zentrum Alessandria Spa è specializzata nella vendita dell’usato garantito, e certificato dal marchio “Volkswagen Das WeltAuto”, il progetto realizzato da Volkswagen Group che verifica la perfetta funzionalità delle auto usate grazie a 110 rigorosi controlli. Tutti i veicoli a disposizione sono selezionati accuratamente, mentre le auto con maggiore chilometraggio sono destinate al comparto aziendale. Il successo di un’azienda, si sa, al giorno d’oggi passa anche da internet, e in questo senso il gruppo ha puntato con decisione sullo strumento dei social network, per raggiungere una platea di potenziali clienti sempre più vasta. Dopo aver lanciato già da diversi anni il proprio sito internet, uno spazio web dinamico, veloce e immediato, per venire incontro alle nuove esigenze di comunicazione e informazione, da alcuni mesi Zentrum Alessandria è presente anche su Facebook con una
pagina ufficiale. Facebook è stato scelto per la sua immediatezza di comunicazione, per la possibilità di dialogare con le persone e per offrire loro una gamma sempre più ricca e personalizzata di informazioni, senza nemmeno dover uscire di casa. Dopo gli ottimi risultati fatti registrare nello scorso esercizio, l’obiettivo per il gruppo è quello di confermare, anche nel prossimo futuro, quanto di buono fatto finora. La sua direzione intende continuare a lavorare per cercare di offrire un servizio sempre più rispondente alle esigenze di chi è alla ricerca di un’automobile, nuova o usata. Per quel che riguarda i veicoli proposti, si punterà soprattutto sulle novità che caratterizzeranno il marchio Volkswagen. Nei prossimi mesi sono infatti in programma le presentazioni degli ultimi modelli della casa tedesca, tra cui spiccano il nuovo Maggiolino, la nuova Tiguan, la nuova Golf Cabrio e l’ultima grande novità che sarà presentata nei saloni Zentrum a partire dai primi mesi del 2012, la Volskwagen Up. La società di Alessandria crede fortemente nelle potenzialità di questi veicoli, certi del fatto che conquisteranno in breve tempo le attenzioni del pubblico. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 215
L’export consolida il tessile Commercializzare tessuti è un’attività stimolante, che richiede però grande spirito imprenditoriale. Giuseppe Sciumè, in questo settore, è un vero e proprio cool hunter di tendenze Matteo Rossi
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uello attuale è un periodo difficile per l’intera filiera del settore tessile italiano. Basti pensare che complessivamente, nel solo 2010, ben 1500 aziende sono state costrette, a causa della crisi, a chiudere la loro attività, con una conseguente perdita di circa 25000 posti di lavoro. Ne è consapevole Giuseppe Sciumè, imprenditore con un’approfondita conoscenza del settore, frutto di una lunga esperienza maturata nel campo della commercializzazione dei tessuti. Sciumè è infatti il fondatore e presidente di Mariatex, azienda di Stresa attiva dal 1996 sul mercato tessile come trader di tessuti di cotone, lini, misti lini e seta, grezzi e pronti per tinta, provenienti principalmente dall’estremo Oriente. «Secondo i dati forniti dall’associazione Sistema Moda Italia – SMI, abbiamo assistito, tra il 2008 e il 2009, a un crollo verticale del fatturato dell’intero comparto della tessitura, passato in un solo anno da 8,7 a 6,7 miliardi di euro». Che ripercussioni ha avuto la crisi sull’attività di Mariatex? «Questa recessione ha naturalmente coinvolto anche la nostra azienda, proprio in un momento in cui stavamo spingendo il nostro bu-
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Giuseppe Sciumè
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Il nostro settore deve fronteggiare gap come la mancanza di leggi efficaci e le turbolenze sui prezzi delle materie prime
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siness verso un riposizionamento strategico, con un imprinting produttivo a più elevato valore aggiunto. Nonostante questo siamo comunque riusciti a mantenere la nostra posizione sul mercato, superando brillantemente la fase più acuta della crisi». Quali politiche imprenditoriali avete adottato per raggiungere questo risultato? «Abbiamo perseguito con maggiore rigore l’obiettivo di imporci su un mercato di fascia medio – alta, commerciando prodotti di eccellenza con un forte contenuto di innovazione, creatività e qualità, il tutto accompagnato da un servizio ineccepibile e rapidi tempi di fornitura. A questo proposito abbiamo riformulato le nostre strategie gestionali, instaurando una proficua collaborazione con la CQT Qualitex di Fino Mornasco (CO), un importante partner che ci supporta sia per quanto riguarda il controllo di qualità sia per la distribuzione, per poter offrire ai nostri buyer un servizio a 360 gradi. Il risultato di questa politica è stato il lancio, nel gennaio scorso, di
un nuovo brand, denominato “Filo Ritorto”, rivolto a quella clientela più esigente e alla continua ricerca di prodotti all’avanguardia da distribuire sul mercato». Quali sono i maggiori fattori di criticità con cui siete costretti a confrontarvi, nel vostro lavoro? «Il nostro settore deve fronteggiare ancora gap notevoli che rallentano la crescita: dalla mancanza di leggi efficaci a tutela del made in Italy, alle turbolenze sui prezzi delle materie prime, fino alle difficoltà di approvvigionamento, senza dimenticare il cattivo andamento dell'export relativamente ai tessuti in prevalenza di fibra naturale. La Mariatex ha sperimentato in prima persona come il crollo delle vendite estere abbia interessato egualmente sia le destinazioni Ue che extraeuropee, quali Usa, Hong Kong, Turchia e Spagna». Su quali mercati si concentra attualmente la vostra presenza e quali sono gli obiettivi per il futuro? «Mercato nazionale ed estero incidono sul bilancio più o meno in maniera uguale. Quasi l’80% delle nostre esportazioni sono indirizzate verso Germania, Inghilterra e Francia, paesi che ci permetteranno di chiudere il 2011 con un incremento del 30% rispetto al fatturato precedente. Nel prossimo biennio intendiamo consolidare la nostra posizione in Europa, puntando su servizio, prezzo e qualità. Vogliamo inoltre conquistare l’area del Sud Est asiatico, dove statisticamente si concentra la fetta più consistente di “nuovi ricchi”, da soddisfare con prodotti non solo eccellenti nella qualità, ma anche innovativi per lavorazioni, design, colori e creatività».
Mariatex Srl è a Stresa (VB) www.mariatex.com
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Lo stretch-deluxe made in Italy Interpretare, innovare, sorprendere: sono questi i diktat della moda, oggi più che mai impegnata nel tradurre con creatività stilistica e innovazione tecnologica i segnali di cambiamento che scuotono la società moderna. L’esempio del Gruppo Reggiani nelle parole di Attilio Reggiani Erika Facciolla
a sempre, la moda rappresenta lo specchio di epoche spesso caratterizzate da profondi cambiamenti sociali e culturali che si traducono in tendenze e gusti estetici la cui interpretazione passa attraverso la scelta di linee e tessuti adeguati ai nuovi stili di vita. Il fenomeno stretch, ad esempio, esploso in maniera prorompente a cavallo degli anni Settanta/Ottanta, ha rivoluzionato l’abbigliamento formale e informale uomo-donna e il mercato stesso scrivendo un nuovo capitolo del fashion che solo alcune aziende hanno saputo intuire con anticipo, sfruttandone tutte le potenzialità e le possibili applicazioni. Ed è nel solco di questa svolta epocale che l’azienda Reggiani ha saputo costruire un gruppo dinamico e innovativo destinato a diventare protagonista nella
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produzione di tessuti elasticizzati di alta qualità. L’intuizione del fondatore Attilio Reggiani di legare l’elastomero alle fibre tradizionali, ha favorito il rapido sviluppo di tessuti elasticizzati a navetta contenente l’elemento innovativo lycra. Una lungimiranza ancora più palese negli anni Ottanta quando Reggiani intravede una donna dinamica abituata a soventi spostamenti, desiderosa di indossare tessuti versatili e funzionali senza rinunciare all’eleganza. Un percorso di crescita graduale e continuo che ha portato l’azienda Reggiani ad espandersi e ampliare la gamma di prodotti e servizi offerti: «L’obiettivo – conferma Attilio Reggiani, presidente di Reggiani Lanificio - è quello di offrire al cliente un servizio e un prodotto all’avanguardia e sempre più deluxe». Come si traduce tale impegno nell’attività del gruppo? «Nella capacità di essere sempre più “speciali e specialisti”, nel soddisfare le esigenze della clien-
Attilio Reggiani
tela più sofisticata e dei mercati, valorizzando sia la capacità produttiva che l’aspetto qualitativo». Il marchio Reggiani è legato al ‘Pianeta Stretch’, una garanzia di qualità di un prodotto totalmente made in Italy. Cosa si intende esattamente con questa espressione? «Pianeta Stretch è una totalità di elementi che ci consente di realizzare il prodotto in completa autonomia, partendo da filati esclusivi fino al prodotto finito interamente realizzato in Italia, con l’aiuto di personale specializzato presente nelle tre strutture italiane. Quindi un knowhow mirato alla realizzazione del tessuto elasticizzato Reggiani, conosciuto da tutti come lo stretch de-luxe». Un lavoro, quello del Gruppo Reggiani, che punta alla continua innovazione tecnologica e stilistica, fattore fondamentale per
intercettare le tendenze di un mercato in continua evoluzione. «Reggiani lavora tutto l’anno sulla ricerca, portando avanti novità estese a tutte quelle che possono essere le richieste che i clienti ci prospettano. Le collezioni prevedono circa quattrocento articoli che stagionalmente vengono rinnovati lavorando su fantasie, finissaggi, filati, per realizzare disegni raffinati e particolarissimi». Nel 2013 l’azienda festeggerà quarant’anni di attività nel settore. Qual è il bilancio che sente di poter tracciare alla luce di questa lunga esperienza? «Sono stati quarant’anni intensi, vissuti con impegno e passione: una vita dedicata ad una missione professionale molto laboriosa e spesso difficile. Con l’insediamento della seconda generazione ai vertici del gruppo, la nuova mission è quella di portare una ventata di novità nel settore attraverso la creazione di una linea di abbigliamento donna “total look” destinata alla fascia di alta boutique». Pensa che la qualità sia ancora un fattore premiante in un mercato dominato da logiche di prezzo spesso penalizzanti per il made in Italy? «La creatività, la passione e l’impegno di tutti coloro che lavorano per il vero made in Italy può essere solo premiante. Il prodotto italiano sarà sempre riconoscibile e apprezzato da tutto il mondo».
In apertura, il reparto tessitura della società Reggiani Lanificio presso lo stabilimento di Varallo (VC) e Attilio Reggiani, presidente del Gruppo Reggiani. In questa pagina, reparto di torcitura e un capo realizzato con tessuto Reggiani www.reggianistretch.com
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IL SETTORE TESSILE
Nuovi trattamenti per la lavorazione dei tessuti Lavorazioni innovative e un servizio studiato sulle specifiche esigenze dei singoli committenti, per imporsi nel campo della tintura e del finissaggio dei tessuti. L’esperienza di Roberto Mancini Matteo Rossi
i chiama mercerizzo delle fibre cellulosiche naturali, come lino, cotone e canapa. È un trattamento particolare in campo tessile, in grado di conferire ai tessuti un aumento della brillantezza, una maggiore stabilità dimensionale e una migliore resa del colore, un risultato impossibile da raggiungere con il semplice lavaggio. L’azienda Finissaggio & Tintoria R. Mancini Srl, specializzata nella lavorazione conto terzi di vari tipi di tessuti, è l’unica realtà del territorio biellese a disporre di un macchinario per il mercerizzo in continuo, un importante valore aggiunto che spiega molto bene il grande spirito innovativo che da sempre contraddistingue l’impresa, come
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In basso, Roberto Mancini, titolare della Finissaggio & Tintoria R. Mancini Srl, con la figlia Maria Elisa roberto.mancini57@tin.it
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conferma il suo titolare, Roberto Mancini: «Avere a disposizione una macchina per il mercerizzo ci permette di mantenere un elevato livello qualitativo in ogni lavorazione che andiamo a effettuare, per un servizio difficilmente riscontrabile altrove». Quanto conta nel vostro settore l’innovazione tecnologica? «La ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni sono indispensabili per raggiungere gli obbiettivi di qualità e di efficienza che ci siamo prefissati fin dalla nostra nascita, investendo, in questo senso, notevoli risorse materiali e umane. L’innovazione che perseguiamo va oltre i muri della nostra azienda. Siamo infatti impegnati su vari fronti all’interno dei Poli di Innovazione promossi dalla Regione Piemonte, alla costante ricerca di tecnologie e tipologie di tessuti che possano migliorare non solo l’abbigliamento delle persone, ma anche gli strumenti necessari per la vita di tutti i giorni. Nello specifico, nell’ambito del Polo Tessile Piemontese, abbiamo partecipato al progetto Fisti, in collaborazione con laboratori specializzati e altre aziende del settore. Tale pro-
Roberto Mancini
rienza nel settore, siamo inoltre in grado di risolvere in tempo reale qualsiasi problematica che si dovesse presentare, attraverso un costante lavoro di verifica al quale fornisce un contributo decisivo anche mia figlia Maria Elisa». Quali sono i vostri principali mercati di riferimento, sia da un punto di vista delle lavorazioni che a livello geografico? «La maggior parte del nostro lavoro si svolge al fianco di primarie aziende biellesi di fascia medio-alta, per le quali nobilitiamo finissimi tessuti
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Per cercare di ottenere le migliori soluzioni possibili collaboriamo costantemente con i nostri partner, in perfetta sinergia
getto riguarda uno speciale processo capace di rendere oleo e idro repellenti diversi tipi di tessuti, destinati al mondo dell’abbigliamento ma anche al settore dell’arredamento, con performance mai ottenute finora. Altro progetto di grande importanza a livello internazionale nel quale siamo coinvolti è quello presentato al Polo europeo Manunet, in collaborazione con imprese di primo piano della Vallonia. Denominato Tphdf, questo progetto ha l’obiettivo di realizzare un tessuto speciale formabile, rivolto specificatamente al settore automotive, ma applicabile anche in altri ambiti». Oltre che sulla qualità dei lavori, l’azienda punta molto sul servizio al cliente, riuscendo anche a effettuare consegne in tempi decisamente stretti. Come riuscite a coniugare velocità e qualità? «La completezza del servizio rappresenta senza dubbio il nostro punto di forza, e per cercare di ottenere le migliori soluzioni possibili collaboriamo costantemente con i nostri partner, in perfetta sinergia. Grazie alla specializzazione dei nostri dipendenti e alla mia quarantennale espe-
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in lana, seta, cashmere, lino, cotone, canapa e iuta. Il nostro “portafoglio” comprende però anche aziende del bustocco e del comasco, con le quali collaboriamo per la lavorazione di particolari creazioni in seta, lino, viscosa, poliammide». Possiamo fare un bilancio dell’ultimo anno e delineare le prospettive per il prossimo futuro dell’azienda? «Il biennio compreso tra il 2008 e il 2010 ha rappresentato un periodo di grande depressione per il comparto tessile, e anche noi abbiamo risentito della congiuntura negativa. A partire dagli ultimi mesi dell’anno scorso, però, abbiamo registrato una decisa inversione di tendenza, con un aumento del 30 per cento del fatturato. Con queste premesse, dunque, il futuro ci appare un po’ meno preoccupante, anche se siamo consapevoli che per proseguire su questa strada potremo contare solo sulle nostre forze, visto lo scarso sostegno ricevuto finora dal mondo politico e istituzionale. Vogliamo continuare a offrire un servizio efficiente e puntuale, sempre caratterizzato dalla qualità delle nostre lavorazioni, certi che il mercato premierà la nostra perseveranza». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 225
Macchinari più green per l’industria tessile Tecnologie all’avanguardia, sia in ambito progettuale che produttivo, per operare in maniera efficace, nel pieno rispetto dell’ambiente. Francesca Bozzo illustra le ultime novità nella produzione di macchinari destinati all’industria tessile Guido Puopolo
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a provincia di Biella costituisce uno dei maggiori centri mondiali dell’industria tessile e laniera, all’interno del quale operano, in stretta sinergia, aziende di piccole e medie dimensioni e gruppi industriali di grande prestigio. Tra questi un ruolo di primo piano è ricoperto da Flainox, storica realtà produttiva del comprensorio biellese fondata nel 1968 a Quaregna, e divenuta un punto di riferimento a livello mondiale nel campo della costruzione di impianti di tintoria e fissaggio, con una particolare specializzazione nella realizzazione di macchine rotative adatte alla tintura di qualsiasi tipo di capo. «La produzione di macchine tessili richiede cospicui investimenti in ricerca, un profondo know-how e una lunga esperienza», spiega, Francesca Bozzo, procuratore dell’azienda e figlia dell’amministratore unico Giovanni Bozzo. Come si sono evolute le tecniche di tintura e fissaggio, nel corso degli anni? «Il nostro settore è stato interessato da radicali trasformazioni, che abbiamo sempre cercato di interpretare nel miglior modo possibile, attraverso un processo di ricerca e innovazione con-
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Francesca Bozzo
tinua. Da alcuni anni, ad esempio, abbiamo intrapreso un percorso rivolto alla sostenibilità delle nostre produzioni, con la realizzazione di macchinari a ridotto impatto ambientale. Le tecnologie utilizzate ci hanno permesso di ridurre i consumi di acqua, coloranti ed energia, così da ottenere risparmi significativi sui costi di produzione, limitando contemporaneamente le emissioni di CO2 in atmosfera. A questo proposito siamo stati anche premiati dall’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinari per l'Industria Tessile – Acmit, che ci ha insignito della “Targa Verde”, un certificato che testimonia proprio il nostro impegno nella ricerca e diffusione di tecnologie ecosostenibili. Sempre rimanendo nell’ambito del green, abbiamo studiato un sistema per la tintura dei capi con coloranti naturali, dando così la possibilità ai nostri clienti non solo di seguire le tendenze, ma anche di impattare meno sull’ambiente». Quali sono le prerogative che vi hanno permesso di affermarvi a livello mondiale in un settore così competitivo come quello tessile? «Siamo stati protagonisti di una crescita costante,
grazie soprattutto alla passione e alla dedizione che mio padre, il fondatore, ha saputo trasmettere a tutti i suoi collaboratori. Pur essendo una realtà molto complessa, siamo dotati di una struttura dinamica e flessibile, che ci permette di supportare i nostri committenti in ogni fase di lavoro. Il nostro servizio di post vendita, infatti, rappresenta uno dei nostri punti di forza, con la possibilità di intervenire dovunque ci sia bisogno, anche oltreoceano, risolvendo problematiche di qualsiasi tipo praticamente in tempo reale, semplicemente grazie a un computer e a un collegamento di rete». Quali, infine, i progetti per il futuro? «Dal 22 al 29 settembre saremo presenti all’Itma di Barcellona, la più importante fiera mondiale del settore durante la quale, oltre a presentare le ultime novità prodotte, saremo protagonisti di una serie di interventi didattici. Per il futuro ricerchiamo un miglioramento continuo, recuperando efficienza ove possibile, consapevoli che solo attraverso un costante processo di dedizione ed innovazione potremo continuare affermarci sul mercato».
Francesca Bozzo, procuratore della Flainox, si occupa del controllo di gestione. Nella pagina accanto, Giovanni Bozzo, amministratore unico dell’azienda. Nelle altre immagini, fasi di lavoro all’interno della sede di Quaregna (BI) www.flainox.com www.flainox.com/blog
PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 227
IL SETTORE TESSILE
L’innovazione sul ‘filo’ della tradizione È uno dei settori nevralgici dell’economia, dove tradizione e innovazione tecnologica, oggi più che mai, si fondono alla ricerca di strategie produttive atte a preservare l’eccellenza del prodotto italiano sui mercati internazionali. Le nuove sfide del tessile analizzate da Lino Cigolini Erika Facciolla
l settore tessile, fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo, si appresta a vivere una delle fasi più intense degli ultimi decenni; un ciclo di rinnovamento radicale pilotato dalle nuove tecnologie che sta investendo centinaia di aziende di piccole e medie dimensioni la cui attività ha contribuito, direttamente e indirettamente, all’ascesa delle griffe italiane nel panorama internazionale dell’alta moda. Molte di queste aziende sono concentrate in uno dei distretti ‘storici’ del manifatturiero, il biellese, la cui naturale vocazione all’attività tessile ha origini antichissime, riconducibili addirittura all’epoca pre-romana. Oltre a rappresentare una vera eccellenza nel comparto, l’esempio biellese è significativo soprattutto per la posizione di forte leadership che ha saputo conquistare a livello mondiale e per le strategie di adeguamento e reazione messe in campo di fronte alle mutate caratteristiche dei mercati e dello scenario economico globale. Ed è proprio nel cuore di Biella che nasce la C.F.T. Cashmere, azienda specializzata da anni nella produzione
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Lino Cigolini della Commercio Fibre Tessili Srl di Vigliano Biellese (BI). In queste pagine, alcuni prodotti della CFT www.cftcashmere.it
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in fibre pregiate di alcuni dei più esclusivi tessuti, accessori di abbigliamento e accessori per la casa. Attraverso la combinazione di sapienti lavorazioni artigianali e la ricerca continua della massima qualità e dell’innovazione tecnologica, la C.F.T. ha saputo guadagnarsi un posto di primo livello tra i principali competitor internazionali, affrontando con strategie di investimento coraggiose la crisi economica e la rivoluzione tecnologica in corso. Abbiamo parlato di tutto questo con Lino Cigolini, amministratore delegato del’azienda. Quali sono i presupposti con cui C.F.T. è riuscita a conquistare il mercato e cavalcare l’onda di una costante crescita aziendale? «La C.F.T. è un’azienda verticalizzata, che da diversi anni produce in fibre pregiate alcuni dei più esclusivi tessuti e accessori per conto dei più importanti brand della moda italiana e internazionale, e con una distribuzione a retail e department stores attraverso le più importanti fiere internazionali». Quali sono i vostri principali target di riferimento? «Produciamo e commercializziamo solo prodotti di altissima gamma, che richiedono un lavoro costante di controllo della qualità. Vendiamo in tutto il mondo ai principali competitor internazionali». Dove acquistate le materie prime e secondo quali parametri di qualità? «Le pregiate e selezionate materia prime, in particolare il cashmere, vengono acquistate diretta-
Lino Cigolini
mente dai paesi di origine, in particolare Cina e Mongolia e, attraverso sapienti e artigianali lavorazioni nei processi produttivi, unite alla continua ricerca della massima qualità, vengono trasformate in prodotti di altissimo pregio». Quali nuove strategie produttive avete sommato all’antichissima tradizione tessile biellese per offrire prodotti qualitativamente innovativi? «La cultura del prodotto, interamente concepito e realizzato in Italia, caratterizza l’azienda nella sua unicità e la posiziona tra i produttori più affidabili, specializzati nella manifattura di accessori tessili. C.F.T. segue in ogni sua fase la realizzazione delle collezioni, coordinandosi con le Maison dei marchi più noti e sviluppando con la stessa attenzione le collezioni dei marchi di proprietà. Ogni prodotto è, quindi, un accessorio unico, che sia stato interamente realizzato a mano con sapienza sartoriale o che si tratti di prodotto industriale o semi industriale». Da un punto di vista logistico, cosa rende C.F.T. un’azienda solida e competitiva? «La struttura organizzativa consente una grande flessibilità nella scelta dei partner-fornitori e quindi un’elevata capacità di rispondere efficacemente anche ad esigenze di produzioni piccole e altamente personalizzate, giungendo così a realizzare un prodotto taylor made». Artigianalità e innovazione tecnologica: un binomio vincente ma arduo da realizzare con i tempi stringenti dettati dal mercato.
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Le pregiate e selezionate materie prime, in particolare il cashmere, vengono acquistate direttamente dai paesi di origine, in particolare Cina e Mongolia
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«Coniugare l’artigianalità con i tempi imposti oggi dal mercato è la cosa più difficile anche perché la perfetta riuscita del prodotto dipende da molti fattori, primo fra tutti la scelta delle materie prime, l’attenzione nei confronti dei terzisti, gli imprevisti imponderabili in qualche fase del ciclo produttivo e così via: si corre sperando che il risultato finale sia quello richiesto». A suo parere, quali sono le prerogative indispensabili da perseguire nelle strategie aziendali di un settore competitivo come questo? «La costante attenzione al prodotto da mettere in collezione, dopo le dovute ricerche e innovazioni, e la ricerca di nuove fonti per l’acquisto di materie prime prestando molta attenzione al rapporto qualitàprezzo. Nessuna azienda del settore può prescindere da questi presupposti». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 229
La lana per il prêt-à-porter Lavorazioni che esaltano la perizia manuale e l’artigianalità di un antico “saper fare”. Come spiega Marco Rinaldi, ci sono tecnologie che non si possono acquistare. Si apprendono dal contatto diretto. Dal Piemonte i tessuti che sfilano sulle passerelle di tutto il mondo Luca Cavera
oraggio, tenacia e capacità imprenditoriale. Sono queste le parole che spesso ricorrono quando si descrive un’impresa. Non si tratta di una mera ripetizione o di carenza di argomenti, bensì del ricordare quali sono le caratteristiche che permettono a un imprenditore di concretizzare un’idea e di farla crescere Marco Rinaldi, presidente di Tessitura di nel tempo fino a consegnarla ai Crevacuore, Borgosesia (VC) www.tessituradicrevacuore.it propri figli e, magari, anche ai propri nipoti. Nell’Italia del primo dopoguerra, Vittorio Rinaldi, insieme al socio Giovanni Vietti dà avvio a una solida industria che unisce la sapienza artigianale e le competenze professionali del proprio territorio. Nasce così la Tessitura di Crevacuore, nell’Italia dell’immediato dopoguerra. Sono passati sessant’anni e l’azienda è ancora nelle mani della stessa famiglia, se-
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gno non solo del possesso di un antico “saper fare”, ma anche della capacità di trasmetterlo. Oggi il signor Marco Rinaldi, i figli Giorgio e Andrea, il nipote Alberto e Michele Pizzi continuano con successo gli insegnamenti dei loro padri e zii. L’azienda è giunta alla terza generazione e i suoi prodotti sulle passerelle delle sfilate del prêt-à-porter femminile di tutto il mondo. La vostra è un’azienda storica. Quali evoluzioni ha vissuto il vostro settore soprattutto negli ultimi anni? «La Tessitura di Crevacuore ha saputo evolversi continuamente dal punto di vista tecnologico, senza però perdere i profondi legami con le radici della tradizione tessile. L’evoluzione, negli ultimi anni, ha riguardato soprattutto il modo di mantenere i contatti e confrontarci con il cliente finale. Le relazioni e le richieste si sono fatte più frequenti e hanno rappresentato per noi anche uno sforzo organizzativo, in modo tale da adeguare il servizio alle attese di rapidità, qualità ed efficacia che il mercato attualmente ci
Marco Rinaldi
richiede». Quanto ha influito la crisi economica sul vostro settore in generale e sulla vostra realtà in particolare? «Il settore tessile è stato certamente uno dei primi ad andare incontro alla crisi. Già a partire dal biennio 2005-06, nell’ambiente si respirava un’aria pesante, fino a toccare il fondo nel 2008. Molte imprese sono state costrette a chiudere i battenti o si sono dovute convertite da aziende verticali in converter. La nostra realtà è riuscita a resistere in quelli che crediamo siano stati gli anni peggiori della bufera e ora siamo fiduciosi nel futuro. Nell’ultimo biennio la nostra azienda ha avuto una netta ripresa per quanto riguarda gli ordinativi e questo ci fa sperare anche per il 2011-12». Quali sono i vostri principali mercati di riferimento e quali tipologie di tessuti, principalmente, lavorate? «Acquistiamo le lane in tutto il mondo, ma soprattutto le importiamo dall’Australia e dall’America del Sud. Per avere uno standard qualitativo ottimale costruiamo il tessuto interamente in azienda, dal filo fino all’imballaggio. I nostri mercati di vendita principali sono l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, l’America e l’Asia. I nostri tessuti sono per la maggior parte in lana e misti lana destinati al prêt-àporter femminile. Siamo specializzati nei finis-
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Siamo rimasti legati a cicli produttivi di finissaggio di fattura tradizionale, che mantengono inalterata la “mano” di antichi tessuti
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saggi lanieri e misti lana. Lavoriamo però anche altre fibre: cotoni, sete, lini, poliesteri. Eseguiamo internamente sia i processi di tintoria che di finissaggio, che sono la nostra forza per quel che riguarda qualità e consegna». Quanto conta nel vostro lavoro l’innovazione tecnologica? «Come in tutti i campi produttivi, anche il nostro non fa eccezione. L’innovazione tecnologica ci ha certamente aiutato a migliorare la qualità e la velocità di produzione. Tuttavia siamo rimasti legati a dei cicli produttivi di finissaggio di fattura tradizionale, che mantengono inalterata la “mano” di antichi tessuti. Questo dà certamente un valore aggiunto al nostro prodotto. I nostri nonni e zii ci hanno insegnato l’arte di produrre un tessuto di qualità – e noi intendiamo continuare su questa strada. Ci hanno insegnato a capire dove modificare un ciclo di finissaggio o un’armatura a telaio, per renderla diversa e migliore rispetto a un’altra. Quest’arte, che ci viene da radici lontane, è la nostra tecnologia più importante. Una tecnologia che nessuno potrà mai copiarci».
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IL SETTORE TESSILE
Dare colore ai filati: imprenditori contro un mercato I senza regole La professionalità permette ancora di resistere nel difficile settore della tintura dei filati. Ne parla Giovanni Basso, imprenditore dalla lunga esperienza. La sua visione di un mercato divenuto globale, le cui regole sono ormai inadeguate Valerio Germanico
Giovanni Basso, titolare della Tintoria di Pollone Srl, Biella amministrazione@tintoriadipollone.it
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l settore della tintura dei filati ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi decenni. Alcuni frutto della ricerca di nuove soluzioni produttive che migliorassero la qualità della vita nell’ambiente di lavoro, altri a supporto tecnico di chi lavora sui macchinari e altri a favore di chi la qualità la deve fornire garantendo soluzioni all’altezza delle aspettative, sempre maggiori, dei propri clienti. L’invasione del mercato turco, nonché quella dei mercati indiano e cinese ha comportato la pretesa, da parte di clienti scorretti, di avere dalle nostre imprese le stesse quotazioni fatte dalle aziende dei paesi di cui sopra. Le organizzazioni coinvolte non hanno dato alle aziende alcuna tutela in questo senso, hanno anzi spinto alla delocalizzazione all’estero. A questo aspetto si è aggiunto anche, nei mercati emergenti, lo sfruttamento della manodopera infantile, che ha determinato una crisi di settore che ha risparmiato ben poche realtà. In questo scenario, solo le imprese con una storica professionalità e capacità riescono, non senza difficoltà, a sopravvivere. La Tintoria di Pollone Srl è una di queste. Abbiamo parlato con il titolare, Giovanni Basso, dello scenario attuale del settore. Su quale tessuti e procedimenti di tintura vi siete specializzati? «La nostra azienda tinge filati di varia composizione. Sia fibre tessili naturali come il cotone, il lino, la lana, la seta e le loro mischie, sia le fibre tessili artificiali come la viscosa, modal, acetato. Inoltre fibre sintetiche in poliestere: trevira, dralon, cashmilon e elastofibre: dorlastan, lycra. Per i trattamenti, siamo specializzati nello “stone wash” e nelle tinture con effetto “delavé”, “bicolor” e “mélanges”». Siete sul mercato da circa un trentennio. Quali evoluzioni ha vissuto il vostro
Giovanni Basso
settore, soprattutto negli ultimi anni? «Ci sono stati cambiamenti travolgenti. Inizialmente il filo tinto in rocca veniva impiegato solo nelle fantasie, poi sempre più negli uniti. Questo ha comportato restrizioni in termini di controllo qualità e soprattutto differenziate fra i vari Paesi. Dietro la giustificazione della tutela della salute e dell’ambiente, sono state intraprese iniziative legislative e normative riguardanti la solidità del colorante che somigliano troppo a tentativi protezionistici. In aggiunta ora, in Europa sono state introdotte delle leggi che regolamentano le composizioni chimiche dei coloranti e il loro impiego (Reach)». Qual è la situazione del settore dal punto di vista delle innovazioni che permettono un minore impatto ambientale? «In linea con i più recenti aggiornamenti normativi sono stati brevettati dei nuovi coloranti che riducono drasticamente il consumo di acqua. Noi prestiamo la massima attenzione quando scegliamo i prodotti, prediligendo quelli biodegradabili e i coloranti che abbiano la massima affinità con le fibre da lavorare. Ci sono dei prodotti ausiliari che permettono di velocizzare alcuni tipi di tintura. Un processo più rapido naturalmente implica un minore consumo di energia, carburante, acqua e tempo. Ciò ha quindi un impatto positivo sia per quel che riguarda la riduzione dell’inquinamento che per la nostro produttività». Quanto ha influito la crisi economica sul vostro settore in generale e sulla vostra realtà in particolare? «Il 60-70% dei nostri concorrenti è stato costretto a chiudere. Noi abbiamo resistito, grazie alla nostro lunga professionalità, ma la crisi non ci ha risparmiato. A causa delle speculazioni di mercato che hanno fatto crescere i costi di combustibili, energia e materie prime, i costi di produzione per 1
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Noi prestiamo la massima attenzione nella scelta di prodotti biodegradabili e coloranti che abbiano la massima affinità con le fibre
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kg di filo sono diventati troppo alti, in proporzione, rispetto a quanto viene pagato il prodotto sul mercato. A fronte di ciò, il prezzo del nostro prodotto resta poco competitivo se confrontato a quello che si può trovare all’estero. C’è stata una fuga di clienti verso la Cina, l’India e recentemente anche la Turchia». Quali sarebbero gli interventi che potrebbero favorire un’inversione di rotta? «Una strategia che certamente andrebbe a rivalorizzare il nostro mercato interno dovrebbe partire dalle istituzioni e andare a colpire quelle sacche di concorrenza sleale che sono presenti anche in Italia. L’ingresso nel mercato di grosse aziende dalle dimensioni europee rischiano di portare alla chiusura tutte le realtà che tradizionalmente sono cresciute nel territorio». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 233
IL SETTORE TESSILE
L’artigianato ipertecnologico Sintetizzare la tradizione artigianale italiana con la ricettività degli stimoli all'innovazione imposti dal mercato. La ricetta di Chiara Bonino per essere competitivi nel settore tessile Lodovico Bevilacqua
l settore tessile è un ambito di eccellenza del made in Italy; la produzione nostrana ha raggiunto livelli di qualità ineguagliati e guadagnato credibilità e apprezzamento in tutto il mondo. La produzione autonoma di macchinari per l'industria tessile costituisce altresì un punto di merito, in quanto, oltre che permettere un migliore controllo della qualità e dei tempi di consegna, garantisce la disponibilità continua di pezzi di ricambio e la costante possibilità di manutenzione dei macchinari, con conseguenti vantaggi per l'efficienza complessiva del ciclo produttivo. L'autonomia produttiva, con la progettazione, la realizzazione e l'utilizzo nella stessa sede di macchine e componenti per la cardatura, non è tuttavia una prerogativa di molti; Chiara Bonino, titolare della ditta Bonino Carding Machines di Biella, è orgogliosa latrice di tale consuetudine societaria. «La nostra ditta, fondata nel 1913, vanta una storia ormai centenaria. Questo retaggio aziendale costituisce senza dubbio uno dei motivi di distinzione della Bonino». Un prestigio legato alla propria storia che viene tuttavia vissuto come un vantaggio operativo, più che come un semplice simbolo intriso di nostalgismo. «La nostra storia deriva prima di tutto dall’esperienza; un'esperienza che ci ha aiutato ad essere sempre dinamici e propositivi, in un mercato che vive di sollecitazioni tecnologiche ed è
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Bonino Carding Machines ha sede a Sandigliano (BI) www.bonino1913.it
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tanto magnanimo con chi sa assecondarle quanto crudele con chi non investe su innovazione e sviluppo». Una sorta di sintesi, dunque, fra l'antica vocazione artigianale dell'azienda e la sua nuova dimensione industriale, fatta di sperimentazione di nuove tecnologie produttive e investimenti sulla formazione. «La progettazione e la realizzazione dei macchinari per la produzione avviene in totale autonomia presso la nostra sede; ci avvaliamo della collaborazione di tecnici competenti e preparati e coinvolgiamo nella fase progettuale e sperimentale anche la clientela, che svolge così una funzione attiva – addirittura propositiva – nella nostra azienda». Già descritti – sono in realtà facilmente intuibili – i vantaggi di assolvere internamente alle fasi di collaudo e assemblaggio dei macchinari: la disponibilità e la padronanza totale del parco macchine consentono infatti alla Bonino un controllo assoluto sulla qualità e i tempi di produzione, aumentando il pregio dei prodotti e l'affidabilità dei produttori. Una vivace attitudine all'innovazione che
Chiara Bonino
❝ si traduce anche in una attività di marketing e promozione del marchio, in particolar modo attraverso la partecipazione a fiere specialistiche. «Quella dell'anno corrente è la tredicesima partecipazione della Bonino alla fiera Itma di Barcellona, una delle più importanti e prestigiose del settore. La novità proposta in questa occasione consiste nella nuova versione della ormai collaudata turbo carda, macchina indicata per la produzione di nontessuti per uso industriale». Le novità di carattere tecnico non saranno tuttavia le uniche presentate dalla ditta di Biella alla kermesse catalana. «Alla Itma la Bonino sarà affiancata per la prima volta dal marchio belga HDB, società rilevata nel 2008 e affermata produttrice di carde per nontessuto e assortimenti per tappeti. Lo stand fieristico sarà infatti corredato di foto raffiguranti i macchinari che la Bonino ha prodotto su disegno della controllata nord europea». La dinamicità e l'intraprendenza della Bonino si sono rivelate di fondamentale importanza per controbattere a questo momento di flessione del
Alla Itma la Bonino sarà affiancata per la prima volta dal marchio belga HDB, società rilevata nel 2008 e affermata produttrice di carde per nontessuto e assortimenti per tappeti
mercato tessile, come conferma Chiara Bonino. «In questo periodo il mercato è stato caratterizzato da una forte contrazione della domanda e la soluzione verso cui ci siamo orientati per uscire indenni da questo momento di crisi è quella di un ampliamento e perfezionamento della nostra gamma di prodotti – già di per sé molto vasta –, della ricerca di settori di nicchia ai quali offrire macchinari sempre più personalizzati, dell'inclinazione a un forte impulso alla internazionalizzazione e alla flessibilità aziendale». Emerge dunque il quadro di una società forte, dalla grande personalità, in grado di compendiare la lunga e prestigiosa tradizione aziendale con una strategia innovativa e intraprendente, necessaria per mantenersi competitivi nel mercato internazionale e assolvere al meglio la responsabilità di rappresentare un paese che ha fatto la storia dell'industria tessile.
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IL SETTORE CALZATURIERO
Lo stile italiano come antidoto alla crisi Lavorare le pelli, conciarle e trattarle, per creare calzature capaci di esaltare il valore della tradizione italiana anche a livello internazionale. È questo l’obiettivo perseguito da Alessandra Capra Matteo Rossi
n sistema moderno e competitivo costruito passo dopo passo nel corso di cinque generazioni, attraverso un processo integrato che oggi si avvale delle tecniche più avanzate di produzione e distribuzione. Il fascino, l’appeal e lo stile che hanno reso celebri le calzature italiane a livello internazionale sono tutti elementi riscontrabili nei prodotti realizzati dalla Quattroci, azienda commerciale fondata nel 1984 ad Arona, in provincia di Novara, con l’obiettivo di distribuire, grazie anche alla formula del franchising, le proprie calzature attraverso il marchio Bagatt. «Il mondo è cambiato radicalmente in questi ultimi decenni», sottolinea l’amministratore delegato del gruppo, Alessandra Capra. «Grazie all’esperienza maturata, abbiamo però imparato che non si finisce mai di costruire, e che il traguardo si sposta sempre più in là: tutte le volte che ci sono idee nuove e persone che vogliono metterle in pratica». La vostra è un’attività caratterizzata da un alto valore artigianale. Come si co-
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Alessandra Capra, amministratore delegato di Quattroci Srl www.bagatt.it
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niugano, a questo proposito, tradizione artigiana e nuove tecnologie nella produzione? «Il settore calzaturiero, a differenza di molti altri ambiti, per le sue caratteristiche prettamente manifatturiere rimane ancora fortemente legato alla manualità degli operatori. Tuttavia, in questi ultimi anni, alla componente artigianale si sono affiancati i progressi della tecnologia e dei nuovi sistemi informatici, che hanno determinato un continuo arricchimento del prodotto. Lo sviluppo delle procedure tecnologiche ha portato inoltre un’ottimizzazione dei nostri processi produttivi e organizzativi, visto che oggi riusciamo a essere più rapidi non solo di fronte alle esigenze dei fruitori del nostro prodotto, ma anche verso il punto vendita stesso, garantendo un riassortimento in tempo reale sui prodotti best seller e riducendo al minimo eventuali rotture di stock». Bagatt è presente, con la sua rete di fran-
Alessandra Capra
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I nostri spazi espositivi sono caratterizzati da un’architettura semplice e ricca di charme
chising, in quasi tutta Europa. Quali sono le caratteristiche principali che accomunano i diversi negozi? «Il negozio rappresenta per noi un contenitore all’interno del quale proporre articoli attuali, sempre in linea con le aspettative del nostro target di riferimento. Oggi siamo presenti nelle principali città italiane ed europee, con spazi espositivi caratterizzati da un’architettura semplice e luminosa, che lascia spazio al prodotto ed in grado di adattarsi ovunque e con originalità: nei centri storici delle città, negli shopping center e nei mega-store, in cui trovano posto i nostri corner personalizzati. La formula scelta è quella di ambientare le collezioni in un orizzonte di atmosfere fashion, in cui le nostre creazioni siano al centro della scena, per esaltare le caratteristiche del marchio e la sua costante evoluzione, sempre secondo lo spirito della moda». Avete in programma l’apertura di
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nuovi punti vendita nel prossimo futuro? «Nonostante le difficoltà economiche che caratterizzano anche il nostro settore, lo sviluppo del brand Bagatt e della sua rete di distribuzione non si arresta, tanto che nel solo 2011 abbiamo inaugurato ben sette nuovi negozi. Siamo ormai prossimi all’apertura di un punto vendita di proprietà aziendale nel pieno centro di Roma, una vetrina internazionale proprio nel cuore dello shopping capitolino. A conferma della nostra crescita contiamo di aprire, nei prossimi mesi, nuovi negozi monomarca in alcune delle principale città europee, per rafforzare ulteriormente la nostra presenza anche sul mercato estero». Quali sono, infine, le ultime tendenze per la prossima stagione? «Le nostre collezioni autunno/inverno puntano a una riscoperta degli anni Ottanta, con calzature pensate per una donna sportiva e grintosa, ma attenta alla propria femminilità. Nuovi volumi, tacchi, pellami dai colori caldi e naturali e suole flexi, unitamente a calzature e borse legate all’everyday life e al tempo libero, arricchiscono la collezione di un comfort aggraziato e trendy. Tutto questo rappresenta un valore aggiunto della moda Bagatt, destinata a un pubblico esigente e sempre attento alle ultime tendenze». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 237
Il vapore: tecnologia da museo Dalla costruzione delle caldaie al recupero degli ultimi esemplari dell’archeologia industriale ferroviaria. Un’eccellenza italiana fra competenza e passione: il restauro delle antiche locomotive a vapore. La parola a Giordano Lucato Salvatore Cavera
a locomotiva a vapore per oltre un secolo e mezzo ha spostato uomini e merci per centinaia di kilometri. Ormai pressoché scomparsa dalle strade ferrate, se non per occasioni particolari o rare tratte turistiche, è entrata nell’immaginario collettivo attraverso il cinema e la letteratura. Alcuni esemplari, da tempo, sono stati conservati e destinati a musei, pubblici e privati. Lo stato di salute di queste macchine depositate nei templi dell’archeologia industriale è quasi sempre precario. Esistono però delle imprese – pochissime – che si sono specializzate nella riparazione e nel recupero di questi esemplari della storia della tecnologia. In Italia è presente una delle sole cinque imprese europee che ha le competenze per eseguire questo tipo
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A fianco, Giordano amministratore delegato, Antonio presidente e Tiziano Lucato amministratore delgato di Lucato Termica Srl, Castelletto Monferrato (AL) www.lucatotermica.it
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di lavoro sulle locomotive a vapore. Si tratta della Lucato Termica di Castelletto Monferrato, una realtà imprenditoriale che viene dal solco della tradizione dei maestri calderai. Un’azienda orgogliosa del proprio spirito artigiano, che oltre che nella costruzione e manutenzione di impianti industriali, si cimenta anche nella riparazione delle locomotive nella costruzione degli alambicchi in rame per le distillerie della grappa. La parola all’amministratore delegato Giordano Lucato. Cessata la produzione di caldaie a vapore, verso quali settori vi siete orientati? «Ci siamo specializzati sempre più nel settore industriale, nella manutenzione e realizzazione di impianti a vapore, olio diatermico, acqua surriscaldata; costruzione di apparecchi speciali
Giordano Lucato
a pressione; scambiatori di calore a fascio tubiero in rame e riparazione di generatori di vapore. A queste attività, dal 1993, si è aggiunta l’offerta di una serie di servizi di controlli non distruttivi, come le indagini spessimetriche e difettologiche con ultrasuoni, indagini visive con videoendoscopio industriale, controlli con liquidi penetranti e magnetoscopio ». È stato complesso passare da una monoproduzione a un’ampia gamma di competenze? «Avendo un’attitudine artigiana, avevamo già nel nostro Dna le caratteristiche di eccletticità e versatilità che sono state necessarie per mettere in atto questa trasformazione aziendale. Per questo motivo, senza troppe difficoltà, ci siamo trovati a operare con la stessa dimestichezza sia nel settore civile che in quello industriale, passando dal tessile all’alimentare, dall’ospedaliero al nucleare e al petrolchimico e dedicandoci a una nostra passione, il settore ferroviario». Com’è iniziata la vostra attività di recupero e riparazione di locomotive a vapore? «La nostra azienda è nata per costruire caldaie a vapore e costruivamo anche quelle per i treni. Questa tecnologia dunque la conosciamo bene. Le locomotive a vapore ormai non esistono praticamente più nelle normali linee ferroviarie, sostituite dai locomotori elet-
trici o diesel. Però esistono musei e collezioni private che raccolgono le ultime superstiti, a dimostrazione che queste immense macchine a vapore conservano ancora un certo fascino. Quasi sempre necessitano di una riparazione e non sono in molti che sanno ancora intervenire. Noi siamo tra i pochi in Europa in grado di farlo». Per voi è più che un semplice lavoro dunque. «È un’attività non comune, che ci ha permesso di trovare un costante stimolo per migliorarci. Per noi è come eseguire il restauro di un’opera d’arte, è un lavoro che dà una grande soddisfazione e che richiede una grande specializzazione. In Italia siamo una realtà importante in questo settore – abbiamo lavorato per le Ferrovie Nord Milano, il Museo Ferroviario Piemontese, l’azienda consortile Trasporti di Reggio Emilia le Ferrovie della Calabria – e siamo anche richiesti dall’estero. Nel 2009 abbiamo terminato la grande riparazione della locomotiva Mallet E211 del Groupe d’Étude des Chemins de Fer de Provence», mentre nel 2010 e 2011 abbiamo riparato le due locomotive delle Ferrovie Nord Milano, la 200-05 (costruita nel 1883) e la 240-05 (costruita nel 1908)». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 239
RICERCA PER L’IMPRESA
Impresa e università unite per creare L innovazione La ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali plastici rendono disponibili soluzioni più funzionali e leggere, oltre che più economiche e rispettose per l’ambiente. Franco Lico espone il presente e il futuro dei tecnopolimeri plastici Luca Cavera
Franco Lico, direttore generale di Cobraplast di Villanova Canavese (Torino) www.cobraplast.com
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a ricerca sui nuovi materiali è effettuata da centri di ricerca, università e anche aziende. In alcuni casi i centri di ricerca e sviluppo di entrambi si uniscono, dando vita a sinergie e collaborazioni. La trasformazione e la realizzazione delle materie plastiche hi-tech stanno sviluppando e individuando nuovi compound, capaci di risolvere applicazioni strutturali complesse (metal remplacement), come quelle termiche, tribologiche e chimiche. I benefici in termini di costo e peso sono indiscutibili. Come spiega Franco Lico: «I nuovi materiali, sono in grado di lavorare a contatto con tutti i tipi di liquidi e alimenti, in conformità alle certificazioni internazionali e per alcune applicazioni specifiche possono essere a base organica con elevato grado di biodegradabilità». Franco Lico è il direttore generale di Cobraplast, una società im-
Franco Lico
pegnata nella ricerca di nuovi materiali che sempre più frequentemente studia nuove soluzioni in collaborazione con i laboratori di ricerca delle università. «Per oltre un decennio, il marchio e brevetto internazionale Krailon è stato predominante nei progetti Cobraplast. Adesso la nuova strategia aziendale è quella di investire risorse tecniche ed economiche per sviluppare nuovi i materiali, trasformandoli in prodotti finiti all’interno del nostro stabilimento». Qual è il bilancio sulla vostra attività per il 2010 e quale trend state registrando dall’inizio del 2011? «L’attività svolta nel corso del 2010 è stata condizionata negativamente dalla crisi internazionale. Pur avendo aumentato il volume di affari, abbiamo assistito a una diminuzione dei margini. Le ragioni sono state principalmente due: da una parte, l’incremento di competitività del settore ha favorito una tendenza all’abbassamento dei prezzi di vendita, dall’altra si è registrato un aumento complessivo dei costi di produzione. Per il 2011 prevediamo un incremento delle vendite, consolidando ulteriormente la nostra presenza verso Paesi in forte crescita e alto contenuto tecnologico quali Stati Uniti, Messico, India, Cina e Brasile». Quali, tra i vostri materiali, hanno ottenuto le migliori performance sui mercati? «I tecnopolimeri di nuova generazione stanno ottenendo buoni risultati sul mercato. Infatti questi sono riusciti a sostituire i metalli in molte applicazioni, grazie alle loro caratteristiche meccaniche. Inoltre, abbiamo appena lanciato sul mercato tre nuove linee di tecnopolimeri, ciascuna con caratteristiche specifiche diverse, pensate per supportare lo sviluppo di soluzioni destinate a settori diversi». Quali sono le altre novità sulle quali state lavorando e che porterete sul mercato nei prossimi mesi?
Un problem solving partner La Cobraplast è una società italiana con una grande passione per l’innovazione tecnologica. Specializzata nel campo dei polimeri termoplastici ad alte prestazioni, da anni lancia sul mercato nazionale e internazionale i proprio prodotti, sviluppati grazie a un know how acquisito in oltre trent’anni di esperienza. “Dal progetto all’oggetto la soluzione è Cobraplast”, questo è lo slogan promosso dall’azienda. Con tecnologie di altissimo livello e la competenza delle proprie risorse umane, la società si pone come un vero problem solving partner: propone soluzioni e prodotti finiti, gestisce in modo personalizzato ogni progetto e segue l’iter produttivo in tutte le sue fasi. Le sue applicazioni sono presenti in quasi tutti i settori industriali: dall’automotive all’aereonautico, dal medicale al fitness, dall’arredamento all’elettrodomestico. Questa realtà fa inoltre parte del progetto “From Concept to Car”, che sostiene all’estero le eccellenze dell’industria dell’auto piemontese.
«Ci stiamo sempre più concentrando sull’innovazione di prodotto. Collaboriamo con diversi centri di ricerca con i quali abbiamo avviato lo sviluppo e l’utilizzo di nuovi materiali con tecnologia nano (nano compositi) e materiali ecologici e biocompatibili». Che peso ha, rispetto al vostro fatturato, l’investimento nella ricerca e nell’innovazione? «Per l’anno 2010, gli investimenti hanno inciso sul fatturato per l’8%. Abbiamo investito principalmente nella ricerca e nello sviluppo di tutti i materiali ad alte prestazioni, da utilizzare in alternativa a quelli tradizionali. Inoltre sono state introdotte delle attrezzature altamente tecnologiche sia all’interno del processo produttivo che nell’area controllo qualità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 243
STRUMENTI INNOVATIVI
Soluzioni informatiche per il settore orafo Anche il settore orafo è protagonista di una rivoluzione tecnologica, grazie all’uso di strumenti di ultima generazione, a supporto del lavoro di artigiani e gioiellieri. Il punto di Claudio Bistolfi Guido Puopolo
a passione racchiusa nella creazione di un gioiello non viene dagli strumenti usati per costruirlo, ma dalla persona che li usa. Come tanti altri settori, però, anche la realizzazione dei gioielli, negli ultimi anni, è stata fortemente influenzata dalla diffusione di strumenti innovativi, tanto che ormai la maggior parte delle nuove creazioni, sia economiche che lussuose, sono il risultato di lavorazioni eseguite con le più moderne tecnologie 3D. Queste non possono certo sostituirsi all’abilità del gioielliere, ma offrono un supporto decisivo nella produzione di gioielli unici, realizzati sulla base delle specifiche richieste di ogni committente: «Creare un
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Una fase di progettazione di un gioiello al computer www.matrix3d.it
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gioiello su misura valorizza la capacità creativa e artigianale del gioielliere», spiega Claudio Bistolfi, amministratore unico della Informatica Service Valenza, azienda di Valenza specializzata nella fornitura di soluzioni informatiche per il settore orafo. Tenendo conto delle sfide commerciali del mondo di oggi, i vantaggi offerti dall’utilizzo della tecnologia Cad - Computer Aided Design, e Cam - Computer Aided Manufacturing, sono infatti così evidenti da non poter più essere ignorati, come conferma Bistolfi: «Si tratta di una tecnologia usata per decenni in altri settori, che sta modificando le abitudini commerciali dei gioiellieri più attenti alle nuove tendenze. Il Cad/Cam permette di disegnare e costruire un oggetto di gioielleria usando il computer, per poi inviare le informazioni a una macchina controllata dal computer stesso, che sulla base delle informazioni ricevute è in grado di creare il pezzo». L’azienda, all’avanguardia in questo settore, recentemente ha immesso sul mercato, dopo oltre due anni di studi, un software di ultima generazione, denominato Matrix 3d, divenuto in breve tempo uno strumento di supporto fondamentale per il lavoro di moltissimi gioiellieri. «Il software Matrix è un pacchetto appositamente studiato per facilitare la
Claudio Bistolfi
Creatività supportata dal computer Per realizzare Matrix 3d sono stati necessari più di due anni di lavorazione e una grande quantità di informazioni, raccolte dai migliori modellatori Cad del settore. Grazie a Matrix 3d è possibile creare un dettagliato modello tridimensionale del gioiello che si vuole creare, con la possibilità di controllare ogni caratteristica di dimensione della pietra, profondità di incassatura, spessore delle punte, peso del metallo e molto altro. Il giusto mix tra capacità artigianale e tecnologia d'avanguardia, una combinazione vincente che distingue il vero gioielliere dai punti vendita di massa.
modellazione dei gioielli, tramite il noto applicativo Rinoceros 3d.Un normale software Cad 3d costruisce modelli matematici. Un gioiello è però un oggetto artistico – sottolinea Bistolfi - dotato di precise particolarità. Qui Matrix 3D fa la differenza, in quanto è stato progettato per utilizzare algoritmi capaci di rispettare l’approccio manuale nella modellazione degli oggetti, lasciando ampio spazio alla creatività del gioielliere e incrementandone notevolmente la produttività». La ricerca e l’innovazione costituiscono quindi un requisito fondamentale per Informatica Service, come evidenzia Bistolfi: «Sosteniamo continui investimenti, sia in termini economici che di risorse tecniche. Questo, tenendo conto anche delle particolari esigenze rilevate sul campo, ci ha portato a instaurare proficue sinergie con i nostri partner, mirate a un costante miglioramento del prodotto». Nonostante la difficile situazione economica generale, queste prerogative hanno permesso all’azienda di consolidare la propria posizione
sul mercato, anche se, sempre secondo Bistolfi, persistono alcuni elementi di criticità a cui bisognerebbe porre rimedio: «Per mantenere la qualità del gioiello italiano ai massimi livelli è necessario porre in atto un serio programma di rinnovamento tecnologico, senza il quale diventerà impossibile riuscire a ridurre i costi e i tempi di produzione». Proprio la diffusone delle nuove tecnologie rappresenta, dunque, la mission aziendale, rivolta anche ad ambiti diversi: «Vogliamo aumentare la nostra presenza in settori strategici come la sicurezza dei dati e lo sviluppo delle reti informatiche. Promuoviamo, all’interno delle aziende, lo sviluppo delle più recenti tecnologie, uno strumento necessario per permettere ai nostri partner di affrontare questo particolare momento con rinnovato spirito imprenditoriale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 245
TECNOLOGIA INTEGRATA
Servizi ad alto contenuto tecnologico Mettere in comunicazione le persone e le organizzazioni, per rendere facilmente disponibili le informazioni, aggiungendo valore al lavoro. Fabrizio Re spiega come la tecnologia possa aiutare a gestire anche le situazioni più complesse Diego Bandini
reare valore attraverso un approccio integrato, capace di coniugare l’eccellenza della tecnologia, l’esperienza della consulenza e la forza della comunicazione. È questo l’obiettivo che, fin dalla sua nascita, si è posta Irides, azienda di Vigliano Biellese, in provincia di Biella, specializzata nella progettazione, installazione e manutenzione di sistemi collegati al mondo Ip quali telefonia, VoIP, videosorveglianza, stampa/copy, multifunzione e soluzioni informatiche. «L'informatica è un fattore strategico nello sviluppo economico e sociale delle popolazioni, e per questo rappresenta uno dei pilastri su cui poggiano le soluzioni tecnologiche proposte da Irides», spiega il responsabile Commerciale della Società, Fabrizio Re. Quali sono i principali ambiti di riferi-
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In basso, a sinistra, Fabrizio Re, responsabile commerciale, e Paolo Montarolo, responsabile tecnico di Irides Srl www.irides.it
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mento dei vostri prodotti? «I nostri servizi sono rivolti alle aziende, alle pubbliche amministrazioni, ma anche ai privati. I professionisti che lavorano in Irides possiedono infatti competenze eterogenee, tecniche, organizzative, finanziarie e legali che, unite a una spiccata vocazione al problem solving, ci permettono di rispondere in maniera precisa alle diverse esigenze dei nostri clienti, in qualsiasi ambito essi operino». Che ruolo ricoprono le attività di ricerca e sviluppo nel vostro settore? «Il nostro motto è “oggi le tecnologie di domani”. Questa frase per noi ha un valore ben preciso, in quanto siamo sempre alla ricerca di ciò che di più all'avanguardia offre il mercato, per progettare e costruire soluzioni sempre più innovative. Nella sede di Vigliano Biellese disponiamo, ad esempio, di una sala demo in cui è possibile vedere in funzione ogni servizio e prodotto della nostra proposta. Un valore aggiunto è rappresentato inoltre dai nostri collaboratori, che costituiscono un team in continua evoluzione grazie anche a un programma continuo di aggiornamento, sul campo e mediante società di formazione, con la comunità scientifica e il mondo universitario». La vostra azienda lavora al fianco di diversi enti pubblici. In quali ambiti soprattutto trovano applicazione i vostri servizi? «Ogni qual volta affrontiamo un nuovo lavoro
Fabrizio Re
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Siamo sempre alla ricerca di ciò che di più all'avanguardia offre il mercato, per progettare e costruire soluzioni sempre più innovative
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a stretto contatto con la pubblica amministrazione, oltre a provare orgoglio nel fornire servizi e impianti alla collettività di cui facciamo parte, tendiamo a cercare di elevare il livello tecnologico e di servizio. Nello specifico collaboriamo con molti Enti per la fornitura di diversi servizi ad alto contenuto tecnologico. Tra questi, ad esempio, possiamo ricordare la Videosorveglianza per il controllo del territorio, i sistemi sanzionatori per il rilevamento di accessi non autorizzati in Zone a Traffico Limitato, le soluzioni VoIP per la riduzione dei costi telefonici, gli Internet Point Pubblici che permettono al cittadino la navigazione web ad esempio in un parco». Al giorno d’oggi la sicurezza ricopre un ruolo centrale nelle politiche di sindaci e amministratori. Che tipo di supporto fornisce Irides a questo proposito? «Siamo specializzati nella realizzazione di impianti per la videosorveglianza con risoluzione superiori all’Alta definizione di SKY. La videosorveglianza è divenuta, infatti, una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza,
tanto che in Irides abbiamo coniato il neologismo “videosicurezza”. Tramite i nostri sistemi di videosorveglianza si ha la possibilità di visualizzare immagini in tempo reale oppure registrate che permettono agli organi preposti l’identificazione di mezzi o persone». Quale, invece, il supporto fornito alle imprese? «Ogni azienda crea quotidianamente informazioni sotto forma di immagini, filmati, materiale di vendita, documenti tecnici, legali e amministrativi. Imprese e organizzazioni si trovano a dovere affrontare ogni giorno una variabile con cui, spesso, non sono abituati a confrontarsi: la complessità. Per questo aiutiamo i nostri clienti a utilizzare al meglio le informazioni di cui dispongono, o creiamo i presupposti affinché possano acquisirle, analizzarle e fruirne, mediante soluzioni che integrano elevati standard qualitativi, in ambito informatico e telefonico. Siamo inoltre specializzati in soluzioni professionali per il collegamento ad Internet anche su aree in Digital Divide». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 249
INFORMATION & COMMUNICATION TECHNOLOGY
L’espansione dell’Ict L'erogazione di servizi Ict, in un'era in cui l'informatizzazione ha contaminato positivamente gli ambiti di ogni settore industriale e commerciale, richiede un ventaglio di offerte completo e flessibile. Il punto di Sandro Rapisarda, Maurizio De Luca e Carlo Sau Lodovico Bevilacqua
egli ultimi decenni gli effetti della tecnologia informatica e della sua applicazione sono divenuti talmente importanti e pervasivi da fare addirittura parlare di terza rivoluzione industriale. Ogni ambito di ogni settore industriale è ormai fortemente caratterizzato da un processo, avvenuto o in completamento, di informatizzazione dei servizi. E le società che si dedicano a questa attività specifica sono cresciute in proporzione notevole, rendendo tale mercato sempre più competitivo. Il settore denominato Information & Communication Technology si è evoluto in maniera esponenziale e delineato in base a caratteristiche ben precise, quali la grandissima importanza ricoperta della formazione del personale e il ruolo fondamentale degli investimenti in ricerca e sviluppo, in quanto si tratta di un segmento che – più che considerarla un vantaggio – identifica la propria natura con la tecnologia. Caratteristiche che ben conosce Sandro Rapisarda, amministratore delegato della Csp di Torino, società specializzata nell'erogazione di servizi di consulenza nel settore dell'Information Technology. «Inno-
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Da sinistra, Sandro Rapisarda, Carlo Sau e Maurizio De Luca della CSP Spa di Torino www.cspnet.it
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vazione e flessibilità sono gli obiettivi fondamentali da perseguire per rimanere competitivi sul settore», spiega Rapisarda. Il portafoglio d'offerta Csp è oggi estremamente ampio. Non ultima, sull’onda della diffusione dei dispositivi mobile di ultima generazione, come l’Ipad, il gruppo piemontese ha sviluppato iWASS, un’applicazione destinata alle reti di vendita per la promozione di prodotti assicurativi. «È una soluzione innovativa molto apprezzata dalle compagnie perché è strettamente connessa ai processi di business – spiega Rapisarda -. L’applicazione è stata progettata per supportare le attività della forza vendita sul territorio, adottando la logica del lavoro in mobilità». Attraverso iWASS è possibile incrementare l’efficacia dell’attività commerciale, grazie a un tutorial di facile utilizzo che semplifica la presentazione e la scelta da parte dei clienti tra i vari prodotti assicurativi disponibili. «Contiamo di offrire la soluzione personalizzata ai nostri clienti in tempi molto rapidi, grazie alla semplicità di integrazione con i sistemi già esistenti». Ad aver permesso lo sviluppo di iWASS è stata anche la recente operazione di acquisizione effettuata dalla Csp e descritta dal presidente della compagnia, Carlo Sau. «All'inizio di maggio la nostra società ha proceduto all'acquisto del 100% delle quote della Italsoft, rilevate dal gruppo Technomind che, come la Csp, è impegnata nell'ambito dei servizi informatici». Questa operazione costituisce un vero e proprio salto di qualità, non solo in termini di efficienza del servizio offerto, comunque già alta in precedenza, quanto in relazione al concomitante rilevamento del mercato di competenza della Italsoft, con conseguente espansione in aree
Sandro Rapisarda, Maurizio De Luca e Carlo Sau
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commerciali prima insondate. Continua Sau: «Il potenziale operativo – grazie a questa acquisizione – cresce in maniera esponenziale; il nuovo gruppo potrà ora contare su cinque sedi operative – Torino, Milano, Padova, Trieste e Lugano – un’asse che permette il presidio di un mercato localizzato nell'intera Italia settentrionale. Cosa ancora più importante, le nuove dimensioni raggiunte ci permettono di entrare nel novero dei cento maggiori operatori italiani di servizi Ict. L'organico di collaboratori di cui ci avvaliamo salirà oltre le 420 unità, aumentando notevolmente le potenzialità operative dell'azienda». Non ultimo in ordine di importanza, è previsto
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La nostra proposta va dalle soluzioni di business integration a servizi di consulenza Ict, passando per outsourcing, system integration e sviluppo di progetti “a corpo”
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anche un aumento di fatturato, che si dovrebbe stabilizzare attorno a una cifra superiore ai venti milioni di euro. «La CSP è stata fondata nel 1977 e questa esperienza pluriennale ci ha permesso di aumentare in maniera graduale l'offerta, fino a garantire la capacità di assecondare le esigenze più differenti nell'ambito di consulenza, progettazione e sviluppo informatico» interviene nuovamente Rapisarda. Una varietà di servizi che costituiscono dunque un valore aggiunto, come sottolinea il direttore generale Maurizio De Luca, già amministratore delegato di Italsoft. «L'assortimento di servizi che offriamo incontra le esigenze di qualunque cliente; la nostra proposta va dalle soluzioni di business integration a servizi di consulenza Ict, passando per outsourcing, system integration e sviluppo di progetti “a corpo”». Conclude Maurizio De Luca: «l'incorporazione di Italsoft in CSP, già deliberata, ci permetterà di rafforzare ulteriormente la nostra competitività, realizzando una maggiore efficienza nei processi produttivi e amministrativi, contenendo i costi di struttura ed attuando una rigorosa politica di recruiting e formazione continua. In questo modo potremo continuare ad affiancare nel tempo i nostri clienti, costruendo relazioni di reciproca fiducia e supportandoli nell'evoluzione del loro business».
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Questa la proiezione per il prossimo fatturato del gruppo CSP, che conta su un organico di oltre 420 collaboratori dislocati presso le sedi di Torino, Milano, Padova, Trieste e Lugano
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CONSULENZA
Tempestività e competenza nella gestione dei sinistri a gestione dei sinistri, dei danni e delle avarie è una funzione estremamente delicata; in virtù degli interessi che vengono coinvolti e delle responsabilità attribuite – richiede una capacità sempre maggiore di integrare il servizio, nonché migliorarne l'efficienza. Inoltre la condizione verosimilmente conflittuale che si viene a creare fra i soggetti investiti da fatti o responsabilità, attiva o passiva che sia, nonché depositari di interessi diversi – normalmente opposti – impone la garanzia di una grande professionalità , frutto di anni di esperienza in questo settore. L'erogazione di un servizio completo diviene a questo punto fondamentale: la capacità di intervenire anche dal punto di vista operativo, mettendo a disposizione del cliente un potenziale logistico idoneo all'intervento richiesto, è una prerogativa a cui le società impegnate in questo settore non possono rinunciare. Ben consapevole di tutte le succitate condizioni è Attilio Mercalli, fondatore e titolare della società torinese Engineering Data. «La nostra azienda è impegnata nell'ambito delle consulenze peritali da ormai quarantadue anni e questa lunga esperienza costituisce un vero e proprio valore aggiunto, che oltre a garantire il prestigio e l'affidabilità della Engineering Data, ha conseguito anche notevoli vantaggi operativi». Una decisione che matura nel corso di una vita professionale spesa nell'ambito dell'industria. «Ho acquisito
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Attilio Mercalli, fondatore e titolare della società torinese Engineering Data www.engineeringdata.it
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Qualità e completezza del servizio grazie a larghi investimenti in tecnologia e risorse umane. La strategia vincente per avere successo nel campo delle consulenze peritali spiegata da Attilio Mercalli Lodovico Bevilacqua
grande esperienza nel campo industriale, in particolare nell'ambito legato all'elettrotecnica, prima come semplice dipendente e poi come dirigente; ed è proprio in questa ultima fase che, in seguito a un danno di grande rilevanza subito dalla mia azienda, ho deciso di fondare una struttura per la consulenza peritale». L'ambito di intervento della Engineering
Attilio Mercalli
L’investimento migliore è sulle risorse umane Engineering Data investe con forza nel suo capitale umano. Forte anche di uno staff coeso e intraprendente (nelle immagini, da sinistra, Adriana Lommi, Silvio Maiaris, Gaetano Puorro e sotto, Carlo Pozzo, Ivo Panero e Sabrina Giordano). «Al di là dell'indubbia utilità della tecnologia, ho sempre creduto che l'investimento migliore sia nella formazione del personale – spiega Attilio Mercalli -. La competenza e la professionalità dello staff che ho allestito costituiscono infatti il vero valore aggiunto di questa società. Un patrimonio che non si declina solamente sotto l'aspetto lavorativo, ma anche umano: la coesione e i rapporti interpersonali fra i componenti del team sono infatti estremamente importanti per creare un gruppo affiatato e unito, in grado di lavorare in armonia e serenità». Una struttura che punta tanto sulla professionalità che sull'affiatamento dei propri collaboratori e che ha dimostrato come questa sia una scelta vincente. Negli anni, infatti, è stata in grado di guadagnare una leadership territoriale, che suggella la strategia aziendale con un mercato in costante ampliamento. «I nostri utenti – compagnie assicuratrici in prevalenza, ma anche banche, industrie e privati – sono in buona parte piemontesi, ma abbiamo anche un riscontro molto importante in ambito nazionale e internazionale, con servizi erogati in tutto il mondo e collaboratori di fiducia dislocati in diversi paesi».
Data è molto ampio e va dai sinistri di vario tipo, ai grandi danni provocati da fenomeni atmosferici, sia nel settore civile che in quello industriale. «Le nostre prerogative di gestione del contenzioso sono estremamente estese e prevedono diverse fasi, la prima, e certamente la più urgente, è la presa di coscienza del danno stesso, cioè la cosiddetta fase del so-
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La celerità dell'intervento è una garanzia importante, poiché da essa dipende in buona parte la qualità della perizia, nonché l’eventuale possibilità di limitare i danni subiti dal bene in questione
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pralluogo; la celerità dell'intervento è una garanzia importante, poiché da essa dipende in buona parte la qualità della perizia, nonché la eventuale e residua possibilità di limitare i danni subiti dal bene in questione». La capillarità della presenza sul territorio diventa quindi un'altra condizione necessaria per essere competitivi e la rete di contatti su cui contare è proporzionata alle potenzialità che è in grado di esprimere l'azienda. «La Engineering Data ha intessuto una fitta rete di contatti con corrispondenti fiduciari, selezionati accuratamente negli anni in virtù della loro competenza; la presenza di collaboratori afferenti ai più diversi ambiti, consente alla società di avere esperienza e professionalità per la compilazione di perizie di ogni tipologia». Il raggiungimento di standard elevati nell'erogazione del servizio di consulenza peritale passa senz'altro da ingenti investimenti in due particolari ambiti, quello tecnologico e quello umano, come sostiene Attilio Mercalli. «La gestione di una grandissima quantità di dati richiede naturalmente un imponente sistema in grado di affrontare questo compito; è scontato che solo una completa informatizzazione sia in grado di garantire la possibilità di ordinare e rendere accessibili tutti i dati raccolti nel tempo. L'investimento in tecnologia, informatica e non, è quindi un capitolo di grande importanza alla Engineering Data». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 255
FINANZA
Conoscere i rischi per gestire le scelte in maniera consapevole Negli ultimi dieci anni nel nostro Paese c’è stata un’offerta sconsiderata di contratti derivati. L’Italia però è anche all’avanguardia in Europa per quanto riguarda la tutela legale sotto questo aspetto. Marco Rossi spiega in che modo difendersi Nicolò Mulas Marcello l finanziere americano Warren Buffett ha detto che “la varietà dei contratti derivati trova un limite solo nell’immaginazione dell’uomo (o talvolta, a quanto pare, del folle)”. Basti pensare che esistono derivati sulle variazioni climatiche (weather derivatives), sulle tariffe di trasporto (freight derivatives) e sulle quote di emissioni di gas a effetto serra (EU emission allowance transactions). Tra future, option e swap, la categoria dei derivati è molto numerosa. Ma quali sono le principali differenze tra questi tipi di contratti? «Quest’estrema eterogeneità – spiega l’avvocato Marco Rossi – mi spinge a dichiarare l’impossibilità di individuare caratteristiche comuni a tutti i derivati. Le tre categorie sopra citate sono però quelle di base. I future sono
I Marco Rossi, avvocato esperto di strumenti finanziari
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trattati in Borsa e sono contratti tra due parti per comprare o vendere un’attività a una certa data futura, per un certo prezzo. Le option vengono negoziate sia in Borsa sia over the counter (Otc, fuori dai mercati regolamentati) e si tratta di contratti in base ai quali una parte s’impegna a concedere all’altra, dietro pagamento di un prezzo (premio), il diritto (e non già l’obbligo) di acquistare (call) o di vendere (put), a una scadenza prefissata, un’attività a un certo prezzo (strike price). Gli swap sono invece accordi Otc tra due parti per scambiarsi futuri pagamenti, il cui ammontare è determinato sulla base di parametri di riferimento diversi. Ad esempio, il cliente paga un tasso fisso e la banca uno variabile su un medesimo capitale nozionale che non viene scambiato tra le parti. Quest’ultima forma è la più semplice e viene denominata plain vanilla (“tutto vaniglia”), come il gusto più semplice per i gelati». I guadagni e le perdite che possono conseguire da un contratto derivato sono potenzialmente molto elevati. Esiste una tutela dal punto di vista legale? «In Italia, nell’ultimo decennio, c’è stata un’offerta dissennata di tali prodotti e le perdite per le imprese e per gli enti locali sono state elevatissime. Per fortuna esiste un’effettiva tutela dal punto di vista legale e su questo aspetto siamo all’avanguardia in Europa. Le imprese e gli enti locali, sempre di più, riescono a ottenere in sede giudiziale la dichiarazione di nullità di tali contratti o la con-
Marco Rossi
danna della banca al risarcimento dei danni. In termini economici ciò significa la possibilità non solo di annullare i debiti nei confronti del sistema bancario, ma anche di recuperare le perdite finanziarie prodotte da tali contratti oltre a poter richiedere il risarcimento dei danni patiti. A tal riguardo, è fondamentale destrutturare tali contratti complessi con un’apposita perizia matemaLe banche hanno un generale obbligo di agire tico-finanziaria, che evidenzi nell’interesse del cliente e di spiegare tutte gli aspetti critici dei derivati e che consenta all’avvocato le caratteristiche dei prodotti finanziari proposti d’agire in giudizio contro gli istituti di credito. In questo modo si garantisce alle imprese e agli enti lo- dichiarati inefficaci proprio perché l’oggetto cali la possibilità di disporre degli stessi stru- sociale della società non consentiva la sottomenti di finanza matematica di cui dispon- scrizione di tali prodotti». gono le banche, così eliminando l’asimmetria Le banche sono obbligate a fornire tutte le informativa». informazioni necessarie riguardo al rischio? Spesso sono proprio le imprese indebitate «Sicuramente sì. Le banche hanno un generale a fare ricorso a questo tipo di contratti ad obbligo di agire nell’interesse del cliente e di alto rischio. C’è una regolamentazione che spiegare tutte le caratteristiche dei prodotti pone dei limiti in questo ambito? finanziari proposti (si tratta della regola di de«No, per le imprese private non c’è un limite rivazione anglosassone del “know your merprevisto per legge alla possibilità di stipulare chandise rule”). Per i derivati l’elemento del ricontratti di natura finanziaria, limite che, in- schio è, di sicuro, quello più importante e sul vece, sussiste per gli enti pubblici, che possono quale la banca deve porre in essere un’operastipulare solamente derivati con finalità di zione di completa disclosure. In mancanza di copertura. Tuttavia pochi sanno che quasi una comunicazione chiara e trasparente in ortutti gli statuti delle società vietano (seppur dine al rischio sotteso al derivato verrebbe a implicitamente) la stipulazione dei contratti mancare, a mio avviso, un accordo sull’ogderivati speculativi. Pertanto, una volta che la getto stesso del contratto, con sua conseguente perizia ha dimostrato che i contratti stipulati nullità e obbligo per la banca di restituire al dall’impresa non erano di copertura bensì cliente tutte le somme perse. Per usare un speculativi, l’avvocato avrà la possibilità di esempio banale è come se la banca invitasse contestarne l’efficacia in quanto contratti l’impresa a scommettere a “testa o croce” ma estranei all’oggetto sociale e fatti stipulare da- non le dicessi in anticipo che la moneta è gli intermediari finanziari esclusivamente per truccata (ovverosia che da come risultato “telucrare ingenti commissioni occulte (ovvero- sta” 9 volte su 10). Ovviamente le banche sia non dichiarate al cliente). In un caso de- scelgono sempre “testa” visto che sono loro che ciso dal Tribunale di Bergamo nel 2006, i strutturano i derivati complessi che poi rivencontratti swap (rivelatisi speculativi) sono stati dono a imprese ed enti locali».
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FINANZA
Strumenti utili per domare i mercati li strumenti derivati costituiscono una famiglia molto numerosa di contratti spesso considerati ad alto rischio. Occorre, però, conoscerne la natura per definirne la pericolosità: «A dispetto di quanto superficialmente sin qui affermato – spiega l’avvocato Emilio Girino – non sono di per sé strumenti malefici e, se intelligentemente utilizzati, possono rivelarsi utili per domare l’irrequieto movimento dei mercati. Sono, però, arnesi complessi da maneggiare». Cosa bisogna sapere prima di sottoscriverne uno? «La prima cosa da sapere è in cosa consistono. In estrema sintesi si tratta di strumenti finanziari miranti a realizzare un differenziale di valore su una data grandezza economica calcolato, appunto, come differenza fra il prezzo pattuito in contratto e il prezzo che quella stessa grandezza assumerà sul mercato alla data di scadenza o di esecuzione. Ciò significa che un derivato, di norma, recepisce interamente il fluttuante andamento della grandezza economica sottostante, esponendo le parti a probabilità di profitti teoricamente illimitati. Ovviamente, eguale e contraria conclusione vale per le perdite». Oramai sono innumerevoli i casi di una recente fattispecie di raggiro finanziario: “la copertura” dal rialzo dei tassi di interesse mediante la sottoscrizione di contratti su strumenti derivati, i cosiddetti Interest rate swap. Come difendersi? «Mi lasci, innanzitutto, sfatare la leggenda metropolitan-finanziaria per cui gli Irs sarebbero di per sé una truffa. Si tratta di una convinzione “popolare” tecnicamente errata. L’Irs è uno swap che assicura la conversione di un tasso fisso in variabile o viceversa e sin qui nulla di strano. Le anomalie sopraggiungono quando il contratto accumuli una perdita teorica (misurata dal mark-to-market, ossia dal valore prospettico del contratto) e il cliente intenda chiuderlo». E in questo caso che succede?
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Conoscere l’andamento del mercato delle azioni, indici, valute e tassi è il primo passo per gestire senza pericoli i derivati. L’avvocato Emilio Girino aiuta a fare chiarezza nell’intricata selva di questi strumenti finanziari Nicolò Mulas Marcello
«In questo caso la banca, in alternativa alla chiusura, può proporre di rinegoziare il contratto erogando al cliente un importo (up-front) sufficiente alla copertura della perdita. Contemporaneamente la banca modifica le condizioni originarie dell’operazione onde assicurarsi in futuro il recupero dell’up-front. Il nodo sta proprio qui. Sino a che la modifica, nella stessa prospettiva temporale e di tasso in cui è stato stimato il mark-to-market, assicura tale recupero, l’operazione può dirsi regolare. Nei fatti è accaduto che, in occasione della modifica, alcune banche abbiano imposto condizioni nettamente penalizzanti tali far ripartire il contratto in una condizione di perdita eccedente quel fine: con che nel tempo il rosso si è elevato a potenza. L’unica seria difesa consiste nel non accedere alla proposta e nel chiu-
Emilio Girino, partner dello Studio Ghidini, Girino e Associati e docente del Centro universitario di organizzazione aziendale
Emilio Girino
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La carenza di informazione è, sempre e comunque, espressione di una condotta illecita
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dere la posizione. In alternativa occorre valutarne la portata con l’ausilio di un consulente e verificarne l’effettiva convenienza». Esistono casi in cui l’azienda alla richiesta di un mutuo si è vista porre la condizione dalla banca di sottoscrivere swap senza alcuna informazione a riguardo. È lecita questa condotta? «Condizionare la concessione di credito alla stipula di un’operazione parallela, sconveniente per il cliente, è una condotta che, in casi estremi, potrebbe condurre anche all’annullamento del contratto. La carenza di informazione invece è, sempre e comunque, espressione di una condotta illecita. La più recente giurisprudenza (emblematica una pronuncia del Tribunale di Milano del 19 aprile scorso) va assumendo, al riguardo, una linea di sempre maggior severità e – questa è la novità rispetto al passato – a prescindere dalla circostanza che il cliente possa o meno ritenersi un operatore qualificato secondo la normativa pre-Mifid. Omettere una chiara informazione su caratteristiche e rischi del derivato può rileggersi, in sede giudiziaria, come inadempimento agli obblighi contrattuali primari». Dal punto di vista normativo come sono
regolamentati questi contratti? Esiste una tutela adeguata? «I derivati sono strumenti finanziari sottoposti alla disciplina del testo unico della finanza e a tutti i connessi obblighi di trasparenza, correttezza, informazione ivi previsti. Nei fatti tuttavia, complice la pregressa infausta disciplina sull’operatore qualificato cui accennavo, la vendita di questi prodotti è spesso avvenuta in modo affrettato, superficiale e, in qualche caso, fraudolento. Il limite della normativa attuale deriva dalla stessa natura del derivato che è sia strumento finanziario sia titolo contrattuale. Ma un’attenta applicazione dei principi civilistici in materia negoziale potrebbe utilmente porre rimedio». Può fare qualche esempio? «Potrei farne parecchi. Pensi solo al calcolo del mark-to-market, essenziale, come le dicevo, per la stima del costo di chiusura anticipata. Le clausole contrattuali rimettono questo calcolo alla banca senza specificare i criteri di stima, il che equivale a conferire a una sola parte il potere di determinare in modo arbitrario il “prezzo del recesso”. Senza invocare norme speciali, una simile clausola sarebbe nulla secondo le norme del codice civile del 1942». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 261
FISCO E TRIBUTI
Irap è l'imposta regionale sulle attività produttive e, in quanto tale, viene versata su base regionale da tutti coloro che svolgono un’attività imprenditoriale, dalle grandi industrie ai commercianti e artigiani. Una tassa controversa, i cui introiti servono però per finanziare alcuni servizi fondamentali per la nostra società. Giovanni Ansaldi, titolare dell’omonimo studio commerciale di Alba, ci aiuta a fare un po’ di chiarezza in materia, anche alla luce delle ultime sentenze della Corte di Cassazione. In questo ultimo anno, quanto ha inciso il Fisco sulle aziende italiane? «Il carico fiscale gravante sulle imprese è aumentato progressivamente, soprattutto per quelle aziende che, in quest’ultimo anno, hanno visto ridurre i loro utili. Sembra un paradosso, ma la pressione fiscale cresce proprio quando gli utili delle imprese diminuiscono o, ancora peggio, non ci sono affatto. È uno degli effetti distorti prodotti dall’Irap, nel cui imponibile rientrano anche il costo del personale, gli interessi passivi e le perdite su crediti; tutte voci non deducibili, neppure quando la crisi avanza e azzera gli utili delle imprese». Ci sono soluzioni attuabili per far fronte a questa situazione? «Basterebbe eliminare gradualmente la componente del costo del lavoro dalla base di calcolo dell’Irap, e la situazione sarebbe già molto diversa. Inoltre in periodi di difficoltà nel reperire credito dal sistema bancario, rendere indeducibili gli interessi passivi pagati non favorisce certo la competitività delle imprese che decidono di investire sul nostro territorio. Al contrario, con un sistema di questo tipo, a trarre i maggiori benefici sono proprio quelle aziende che scelgono di delocalizzare la produzione». L’idea di abolire l’Irap non è più contemplata nell’agenda politica? «Di abolizione dell’Irap se ne parla da tempo,
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Irap, novità per le imprese Introdotta nel 1998 con l’obiettivo di semplificare il sistema fiscale, l’Irap è una tassa che continua a far discutere. Le ultime novità, apportate da alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione, illustrate da Giovanni Ansaldi Guido Puopolo
ma finora non se ne è fatto nulla, per evidenti motivi di gettito: l’imposta vale ben 33,5 miliardi e serve per finanziare in gran parte la sanità. Ora l’intenzione di intervenire sull’Irap è stata reinserita nella legge delega della riforma fiscale, rinviandone però l’abolizione al 2014, con l’attuazione del federalismo fiscale». Anche la Corte Costituzione e la Cassazione sono stati investiti della questione.
Giovanni Ansaldi
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Siamo stati i precursori di quello che sarebbe stato il cambiamento giurisprudenziale, sostenendo le ragioni di tanti piccoli imprenditori che chiedevano il rimborso di quanto versato
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A sinistra, Giovanni Ansaldi, Federica Bergamino e Anna Maria Alessandria, soci dello studio Ansaldi di Alba (CN) www.studioansaldi.it
«Si, la Corte Costituzionale ha sospeso un giudizio che avrebbe potuto irreparabilmente censurare il meccanismo e la struttura normativa dell’Irap, mentre la Cassazione a più riprese, anche con una sentenza del 26 luglio scorso, si è pronunciata sulla questione, individuando una schiera di soggetti esonerati dal pagamento dell’Irap». Quali sono, dunque, le categorie che possono non pagare l’Irap? «In primo luogo possono ritenersi esonerati dal pagamento dell’Irap i professionisti e i titolari di lavoro autonomo, nei casi in cui non si avvalgano di lavoratori dipendenti né di collaboratori e che utilizzino limitati beni strumentali. Più recentemente, la giurisprudenza di merito si è anche pronunciata a favore dell’esonero dall’Irap di tre ampie cate-
gorie di piccoli imprenditori: gli agricoltori, i tassisti e gli artigiani, a patto che non sussista il requisito di una rilevante autonoma organizzazione». Lo studio Ansaldi come ha affrontato la questione Irap, soprattutto in relazione ai soggetti di minori dimensioni? «Siamo stati fin da subiti i precursori di quello che sarebbe stato il cambiamento giurisprudenziale, sostenendo le ragioni di tanti piccoli imprenditori che chiedevano il rimborso di quanto versato. I nostri ricorsi alle commissioni tributarie provinciali hanno avuto esito negativo, ma dal secondo grado di giudizio sono state riconosciute le nostre argomentazioni, fino alla vittoria in Cassazione». Una soddisfazione per uno studio in continua crescita. «Si, aver indirizzato i nostri clienti verso scelte non facili, che si sono però rivelate vantaggiose, è per noi motivo di orgoglio. Passione ed esperienza professionale hanno portato lo studio a uno sviluppo e a una crescita costanti nel tempo. Oggi possiamo contare su un sistema organizzativo consolidato e su metodologie di lavoro innovative, tanto che l’organico si è progressivamente potenziato, accogliendo nuovi professionisti nel campo dell’assistenza contabile e societaria». Quali sono, a questo proposito, gli strumenti a disposizione di uno studio professionale per formare e informare l’utenza? «La formazione è alla base del rapporto col cliente, in quanto solo un aggiornamento adeguato e costante può garantire un alto grado di soddisfazione da parte di chi si rivolge a noi. Lo studio utilizza come canale informativo principale il proprio sito internet, tramite il quale diffondiamo in modo tempestivo le novità legislative e fiscali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 263
Valorizzare gli spazi espositivi Dal progetto all’opera competa, con allestimenti personalizzati destinati a mostre, fiere ed eventi internazionali. Le evoluzioni del mondo espositivo secondo Fabrizio Bellone Guido Puopolo
onostante la diffusione di internet e dei social network, fiere ed esposizioni internazionali rappresentano ancora, per moltissime aziende, uno strumento fondamentale, un’occasione unica per far conoscere i propri prodotti a un pubblico variegato, e conquistare nuovi mercati. Per raggiungere questi obiettivi diventa indispensabile disporre di stand e spazi espositivi all’altezza, dotati di forte impatto comunicativo e capaci di colpire l’immaginario collettivo. Mostre e Fiere srl, azienda di Nichelino specializzata nell’organizzazione logistica di fiere, mostre e rassegne di rilevanza mondiale, rappresenta oggi un punto di riferimento per tutto il settore, con alle spalle prestigiose collaborazioni con realtà di livello internazionale. «Mostre e Fiere è nata nel 1966, come partner privilegiato di imprese che agli eventi, alla comunicazione e all’interazione con
N Fabrizio Bellone, direttore commerciale di Mostre e Fiere Srl www.mostrefiere.com
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il pubblico davano grande importanza: è il caso, ad esempio, di Fiat, con la quale il nostro gruppo continua ancora oggi a girare il mondo di salone in salone», sottolinea il direttore commerciale, Fabrizio Bellone. Come è cambiata, nel corso degli anni, l’idea di progettazione e costruzione degli spazi espositivi alla base del vostro lavoro? «Rispetto a quando abbiamo intrapreso quest’attività, sono cambiati i materiali, gli scenari del mercato, le tecniche costruttive, le tecnologie e le macchine a nostra disposizione. Sono inoltre cambiate le location: non solo fiere, ma anche i temporary store, i punti vendita, i musei, i saloni culturali, gli eventi one-shot. Quello che è rimasto immutato nel tempo è la professionalità di Mostre e Fiere, che ci permette ancora oggi di porci come partner a tutto campo nel settore dell’exhibition». Quali sono, quindi, le ultime tendenze nella realizzazione degli spazi espositivi? «Le esigenze strutturali degli stand, e più recentemente le istanze di carattere ecologico, hanno portato a un grande sviluppo del reparto della la-
Fabrizio Bellone
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Ogni progetto espositivo ha un iter articolato e ben scandito, che parte naturalmente dall’ideazione
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vorazione del legno, settore nel quale l’azienda opera fin dalla sua fondazione. Il nostro personale, altamente specializzato, è in grado di produrre materiali espositivi su misura, di qualsiasi dimensione e forma, grazie anche alla flessibilità di tutto il reparto operativo e all’impiego di moderne macchine a controllo numerico». Il vostro gruppo pone grande attenzione alle esigenze di chi si rivolge a voi. In che modo riuscite a offrire, ai vostri committenti, un servizio “chiavi in mano”? «Professionalità ed esperienza, tecnologie all’avanguardia, organizzazione e grande flessibilità: sono queste le caratteristiche che ci contraddistinguono sul mercato. Ogni progetto espositivo ha un iter articolato e ben scandito, che parte naturalmente dall’ideazione. Da questo fondamentale momento sino al giorno dell’evento, sia esso l’inaugurazione di uno stand in fiera o il vernissage di una mostra, il nostro gruppo opera al fianco del committente, quasi in simbiosi, con un bagaglio di esperienza con pochi eguali in Europa. L’analisi preliminare tocca tutti gli aspetti tecnici e architettonici del pro-
getto e porta a formulare la soluzione più idonea rispetto al budget affidato. Nel corso del tempo sono stati e sono tuttora numerosi i contributi di pensiero che arrivano anche dai più grandi architetti del mondo, pronti a confrontarsi concretamente con noi in tutte le fasi progettuali, produttive e di allestimento. Promuoviamo, inoltre, un continuo sviluppo nella ricerca e sperimentazione di nuovi processi produttivi e nuovi materiali, pronti ad essere subito applicati ai progetti in corso». Quale futuro ha oggi l’industria dell’allestimento? «Negli anni la crescita della domanda e i nuovi sistemi produttivi hanno profondamente trasformato il mondo dell’allestimento. Attualmente, anche a causa della crisi economica, il settore non gode certo di buona salute, visto che le imprese hanno drasticamente ridotto gli inve- ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 267
EVENTI
›› stimenti destinati a questo ambito. Le aspettative di crescita sono essenzialmente rivolte al 2012, nella speranza che non sopraggiungano nuovi avvenimenti in grado di arrestare questa flebile ripresa». Quali sono le criticità maggiori riscontrabili da chi opera nel vostro settore? «In questo particolare periodo è chiaro che le incertezze del mercato creano insicurezza circa i tempi di recupero degli investimenti, condizionando non poco il nostro lavoro. Ma, al di là della crisi, le difficoltà sono riconducibili anche ad altri fattori, con i quali siamo costretti a confrontarci quotidianamente. Questi sono identificabili nella mancanza di regole e di etica concretizzata in progetti di dubbia qualità a prezzi stracciati che penalizzano quanti agiscono con la massima trasparenza e attenzione alla redditività degli investimenti. Nonostante il momento critico, però, non intendiamo venire meno alla nostra filosofia aziendale, e per questo siamo motivati a operare per continuare a offrire un prodotto di alta qualità, elemento che rappresenta da sempre il nostro marchio di fabbrica». Quali sono, a questo proposito, le strategie future del gruppo? «Ci stiamo muovendo sia nel campo della ricerca di materiali e tecnologie innovative, sia da un punto di vista progettuale, cercando di 268 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
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Esigenze strutturali degli stand e nuove istanze ecologiche hanno portato allo sviluppo del reparto della lavorazione del legno
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stabilire delle partnership mirate con alcuni studi di progettazione italiani e stranieri con i quali presentare un’offerta veramente alternativa, in un mercato sempre più soggetto a una politica fatta di ribassi esponenziali. Noi, come detto, abbiamo scelto di continuare a lavorare puntando sulla qualità, e ora riteniamo di essere nella migliore condizione per garantire ai nostri committenti una serie di servizi che possano ottimizzare il prodotto. Il nostro è un programma ambizioso. Siamo intenzionati a realizzare un progetto con il Politecnico di Torino e con la facoltà di Architettura, per mettere a disposizione di alcuni dipartimenti e studenti parte del nostro laboratorio. Recentemente, infine, abbiamo stipulato una serie di accordi con diverse società di design di livello mondiale, che ci permetteranno di fornire un servizio ancora più completo, come mai eravamo stati in grado di offrire prima».
PRODOTTI ALIMENTARI
Pasta e riso sui mercati internazionali Nonostante l’oscillamento dei prezzi e le incertezze sul mercato alimentare, la strategia imprenditoriale di alcune realtà di settore ha ottenuto ottimi risultati. Il caso della S.P. nelle parole di Maria Grazia Tagliabue e Mario Pastore Lucrezia Gennari
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nche se la crisi economica ha colpito in misura minore il settore dell’alimentare primario rispetto ad altri comparti, alcuni mercati, come quello del riso, negli ultimi anni stanno scontando un’instabilità dei prezzi dovuta a diversi fattori. Uno dei motivi principali di quest’oscillamento dei costi è dato dall’entrata e dall’uscita dai mercati di paesi grandi produttori di riso quali India, Tailandia ed Egitto che, in base ai regolamenti dei loro governi, hanno aperto e chiuso le esportazioni. Va da sé come questa volatilità del prezzo crei molta incertezza sul mercato. «Le riserie – afferma Maria Grazia Tagliabue , Amministratore delegato della società S.P. Spa di Stroppiana - si trovano a dover lavorare con le industrie alimentari e la grande distribuzione che richiedono contratti a lungo termine e un mercato la cui instabilità crea la necessità di coperture sull’ordinato. Tali aspetti determinano costi di stoccaggio e finanziari non indifferenti». In questo contesto, la S.P., grazie a una politica di coperture sull’acquisto del risone, che evita le speculazioni, e a una corretta politica di contenimento dei costi, è riuscita a mantenere buoni risultati economici che hanno permesso di realizzare un nuovo stabilimento per il confezionamento del riso lavorato, verticalizzando così, ulteriormente, la produzione. La società ------S.P. Spa si occupa infatti della produzione e commercializzazione di riso e pasta, sia tradizionale sia di farine speciali. «La nostra è una conduzione familiare in quanto il capitale è detenuto dalla famiglia Scalafiotti e dalla famiglia Pastore, unite da vincoli di parentela» spiega Tagliabue Maria grazia. «In particolare, S. P. si occupa della produzione di riso confezionato, mentre la lavorazione del risone è svolta dalla Riseria di Asigliano di Pastore Davide & Fausto, e la pasta viene invece prodotta dalla La Mia Pasta Srl di proprietà della famiglia Scalafiotti». La S. P., in sintesi,
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Maria Grazia Tagliabue
provvede ad acquistare la materia prima – risone o farine –, il risone viene lavorato presso la Riseria di Asigliano. I risi ottenuti, semilavorati e bianchi, vengono poi destinati all’industria di trasformazione o al consumo finale. Le farine, invece, che possono essere di grano oppure di riso o integrale o di kamut, vengono trasformate in pasta presso lo stabilimento La Mia Pasta ubicato presso la stessa sede della S.P. Gran parte della produzione S.P. viene esportata all’estero: «La percentuale di export supera il 90% del nostro fatturato. I nostri mercati principali, oltre all’Europa, sono Australia, Brasile, Russia, Canada, Stati Uniti. Il riso viene distribuito nelle principali industrie alimentari, mentre la pasta, che produciamo in modo artigianale, viene distribuita principalmente nelle gastronomie e nei negozi specializzati». Da tre anni, inoltre, la società lavora in esclusiva per la Jfc – Giappone, detentrice del marchio Kikkoman, uno speciale tipo di riso di origine giapponese utilizzato per la preparazione dello sushi. «Questo prodotto – continua Maria Grazia Tagliabue - viene posto sul mercato europeo e asiatico direttamente dalla Jfc Internationalcon il marchio “Yume”, che in giapponese vuol dire “Sogno”, e rappresenta un’eccellenza nel nostro settore». La qualità del prodotto costituisce da sempre il cardine della produzione S.P. «Disponiamo
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La percentuale di export supera il 90% del nostro fatturato. I nostri mercati principali, oltre all’Europa, sono Australia, Brasile, Russia, Canada, Stati Uniti
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per entrambi i prodotti, riso e pasta, sia di una linea convenzionale che di una biologica. L’attenzione alla salute del consumatore ci ha portato a realizzare un impianto speciale che tratta il riso con CO2, al fine di sanificare totalmente il prodotto. Abbiamo inoltre conseguito le certificazioni I.F.S e B.R.C., Iso 9001:2008 e Kosher». Il rispetto di standard qualitativi definiti e dimostrabili, resi necessari dalla forte competitività a livello europeo, ha comportato anche l’adozione in azienda di criteri organizzativi caratterizzati da un’efficiente elasticità operativa e gestionale. «Ogni attività – conclude Maria Grazia Tagliabue - è volta al conseguimento della soddisfazione del “cliente”, intendendo in questa sede sia il cliente interno - nella successione delle attività di ricevimento, processo di riseria, confezionamento, stoccaggio e spedizione -, che quello esterno all’azienda».
Momenti di produzione all’interno dello stabilimento S.P. di Stroppiana (VC) www.spspa.it
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PRODOTTI ALIMENTARI
Riscopriamo i frutti del Roero In un mercato sempre più globalizzato, Life ha scelto di andare controtendenza. E di riscoprire il legame con il territorio, proponendo particolari varietà di frutta secca, tipiche della zona del Roero. L’esperienza di Umberto Sacchi Luca Righi
inforzare il legame con il territorio. Rilanciando prodotti tipici spesso dimenticati perché sostituiti da quelli di importazione. È questa la filosofia alla base dell’attività di Life, azienda di Sommariva Perno, che negli anni si è specializzata nella lavorazione della frutta e nella sua essiccazione, forte degli insegnamenti di un territorio, quello piemontese del Roero, custode millenario di saggezza e carattere contadino. «La frutta secca, spesso uniformata nella coscienza comune, in realtà mostra caratteristiche ben diverse a seconda del tipo di prodotto e dei trattamenti cui viene sottoposto – afferma Umberto Sacchi, amministratore delegato dell’azienda -. Esistono infatti prodotti in guscio, sgusciati, essiccati, disidratati». Life tratta tutte le differenti tipologie di frutta secca, che esporta nei principali mercati nazionali e internazionali, promuovendo attivamente la riscoperta dei prodotti tipici del territorio piemontese. Proprio di recente avete siglato un accordo con la facoltà di Agraria dell’Università di Torino per borse di studio e un progetto di riqualificazione di terreni e produzioni del terri-
R Umberto Sacchi, amministratore delegato della Life. Nelle altri immagini, fasi di lavoro all’interno dello stabilimento di Sommariva Perno (CN) www.lifeitalia.com
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torio. Può spiegarci più nel dettaglio i termini di questo accordo? «Negli anni, il rapporto tra mercato e territorio è stato compromesso dai più economici prodotti di importazione. Con la globalizzazione, invece, Life è andata prendendo sempre più coscienza dell’importanza di rivalutare il rapporto con la realtà circostante, mettendo a disposizione il proprio know how e la distribuzione nei suoi già presenti circuiti di vendita. Passaggio obbligato è stato quello di collaborare con la facoltà di Agraria per avere un rapporto tecnico/scientifico di consulenza circa le zone più vocate e le varietà che meglio si riproducono nei nostri terreni. L’Università ha accolto la nostra proposta con entusiasmo. Tale collaborazione passa attraverso un sostegno economico e di fattiva realizzazione di alcuni progetti, quale quello di diventare un punto di riferimento per tutti quei produttori che desiderano tornare ad avere soddisfazione dalla lavorazione dei propri terreni, in un momento in cui le campagne si stanno spopolando sempre di più». Una delle peculiarità di Life è quella di essere un’azienda innovativa nelle proposte ai consumatori, pur rimanendo radicata alla tradizione e ai prodotti tipici del territorio. Possiamo fare qualche esempio? «Abbiamo deciso di partecipare a una filiera presente sul territorio Langhe/Roero di produttori di nocciole Igp, ai quali la nostra azienda garantisce il ritiro della loro produzione e una
Umberto Sacchi
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Con la globalizzazione, Life ha preso sempre più coscienza dell’importanza di rivalutare il rapporto con il territorio
giusta e costante remunerazione. Lo stesso concetto vale per la castagna secca e bianca Igp delle vallate cuneesi. Inoltre, abbiamo intrapreso un progetto di rilancio della varietà di pera Madernassa, una volta diffusissima nelle nostre zone, e ora quasi irreperibile poiché di difficile collocazione sui mercati, a favore di altre varietà di importazione. Abbiamo ideato una ricetta in cui la pera Madernassa viene cotta, aromatizzata, senza conservanti e senza aggiunta di zuccheri, in confezioni a lunga conservazione. Da quest’anno la linea si arricchirà di un altro prodotto come la prugna del Roero». Quali sono le peculiarità, dal punto di vista nutrizionale e salutistico, dei vostri prodotti? «La frutta secca, nelle varie sue sfaccettature, sta entrando sempre di più a far parte di diete sa-
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lutistiche particolarmente ricche di energia ed é portatrice di sani equilibri nell’alimentazione. Basti pensare all’alto contenuto di oli polinsaturi nelle noci, mandorle, nocciole o all’altissimo apporto di fibre nelle prugne. Attraverso l’organizzazione Nucis, di cui facciamo parte, è partita da anni una campagna presso seimila medici di base volta a comunicare gli aspetti salutistici dei singoli frutti. È prevista inoltre, per la campagna invernale, la presenza di corner esplicativi sulla frutta secca nei principali supermercati e punti vendita». Anche l’impatto estetico sul consumatore è importante. Quanto investite in packaging e nuove forme di comunicazione visiva? «Recentemente la nostra azienda muovendosi nel comparto della Gd e Do è stata particolarmente attenta all’aspetto estetico del prodotto con packaging accattivanti e comodi utilizzi apri e chiudi. Inoltre da anni è in atto una operazione di restyling in via continuativa delle varie linee e pubblicità mirata alla divulgazione del consumo frutta secca». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 273
TRADIZIONI ITALIANE
Da più di 160 anni, non solo birra Un marchio storico della tradizione italiana apprezzato a livello mondiale. E insieme alla produzione di birre anche marketing dedicato agli appassionati e mecenatismo culturale. Franco Thedy racconta il mondo Menabrea Francesco Bevilacqua arte nel 1846 la lunga storia della birra Menabrea di Biella, celebre marchio conosciuto e apprezzato dagli intenditori e non, di tutto il mondo. Oggi, dopo più di centosessant’anni, Menabrea non è più solamente un produttore di birra fra i più rinomati, ma è un’azienda solida e impegnata su più fronti, che si muove fra una curata strategia di immagine e di valorizzazione della cultura della birra e la lodevole opera di promozione culturale di giovani artisti. «Ancora oggi – racconta l’amministratore delegato Franco Thedy – facciamo birra per passione, attenti però alle esigenze di un mercato che nel corso degli anni si è evoluto». Quali i valori della sua azienda? «Birra Menabrea rappresenta oggi un’azienda molto dinamica, capace di proporre novità interessanti e sperimentazioni innovative, oltre a prodotti tradizionalmente eccellenti. Tra queste, cito le Top Restaurant 3,5° e 7,5°, due referenze dedicate all’alta ristorazione e realizzate per essere abbinate ai piatti della miglior gastronomia nazionale. Birra Menabrea è una realtà italiana di qualità. Siamo orgogliosi di produrre una birra come si faceva un tempo, con la stessa passione, cura e attenzione. Pur disponendo di strutture tecnologiche avanzate, infatti,
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Franco Thedy, amministratore delegato di Birra Menabrea di Biella
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riteniamo che siano la componente umana e quella strategica a fare davvero la differenza». Qual è la situazione del mercato dell’industria birraria italiana e come vi collocate all’interno di esso? «In Italia, nonostante il delicato momento economico, il mercato della birra sta registrando buone performance, grazie soprattutto all’export, che da due anni a questa parte sta trascinando la ripresa del settore. Anche noi confermiamo questo trend, con una continua ascesa dell’esportazione, che oggi rappresenta l’8% del nostro fatturato». La Birra Menabrea fa coesistere una conduzione familiare e delle ricette tradizionali con un nome di livello internazionale e l’appartenenza a un grande gruppo del settore beverage. Come riuscite a conciliare queste due anime? «Condividiamo con la Forst, il gruppo al quale apparteniamo dal 1991, gli stessi valori e la medesima filosofia. Crediamo che la qualità, la tradizione e l’eccellenza del prodotto possano soltanto nascere da materie prime accuratamente selezionate, da un’attenzione scrupolosa a tutti i processi produttivi e da una passione vera e genuina per questa bevanda». Nella gamma Menabrea, troviamo anche la prestigiosa la Birra di Natale. Può illustrarne le particolarità, spiegando da cosa è derivata la scelta di proporre questa particolare confezione? «Volevamo che la Birra di Natale fosse caratte-
Franco Thedy
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Pur disponendo di strutture tecnologiche avanzate riteniamo che siano la componente umana e quella strategica a fare davvero la differenza
rizzata da una personalità inedita rispetto alle birre delle altre linee. Desideravamo che diventasse omaggio elegante o prodotto esclusivo. Oggi posso affermare che l’operazione è pienamente riuscita. La Birra di Natale è una delle referenze più attese dell’anno ed è ormai diventata un “cult” per gli appassionati e gli esperti del settore. Sia nell’elegante astuccio regalo, contenente cinque bottiglie e un bicchiere brandizzato, sia nel bottiglione di ceramica da due litri prodotto su ordinazione in “Limited Edition”, con l’etichetta cotta in forno e raffigurante immagini storiche di Birra Menabrea. Un vero oggetto da collezione, non solo in Italia. Negli ultimi due anni, infatti, il bottiglione di Natale ha riscosso uno straordinario successo anche tra i popoli nordici e asiatici». In virtù anche del vostro considerevole palmares, quanto è importante per voi la partecipazioni a manifestazioni, premi e kermesse dedicate al mondo della birra? «I riconoscimenti internazionali, che hanno costellato la storia della nostra azienda fin dalla fine del 1800, testimoniano la qualità dei nostri prodotti e rappresentano motivo d’orgoglio e indiscutibile valore aggiunto per il nostro brand. Le numerose medaglie d’oro, d’argento e di bronzo confermano una credibilità che si è
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consolidata nel tempo e dimostrano come l’azienda abbia saputo sempre tener fede ai propri originari valori». Siete impegnati anche nel campo della promozione culturale, può descrivere questa parte della vostra attività, in particolare il Menabrea Art Prize, di prossima assegnazione? «Il “Menabrea Art Prize 2011”, nato insieme all’associazione no-profit Untitled Association, attiva nella promozione e nello sviluppo di progetti d’arte, é un Premio annuale finalizzato alla valorizzazione di artisti emergenti italiani. Con il “Menabrea Art Prize 2011”, oltre a riconoscere un premio in denaro, abbiamo voluto offrire visibilità all’artista primo classificato attraverso la riproduzione dell’opera vincitrice sull’etichetta di una Birra Menabrea Top Restaurant “Special e limited Edition”. La nostra azienda ha sempre creduto nell’affinità tra il mondo dell’arte e quello della birra e ha supportato negli anni molte iniziative di questo tipo, non solo a Roma, ma anche a Milano e Torino. Abbiamo sempre sostenuto l’arte e i giovani e siamo diventati un partner di qualità in occasione di eventi, mostre e inaugurazioni». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 275
Il vero “made in Piemonte” Una terra generosa che ospita vigneti fiorenti e gusti diversi. Questa la caratteristica fondamentale che ha permesso ai vini piemontesi di essere tra i più famosi e apprezzati d’Italia. Ne parliamo con Riccardo Capetta Mimmo Beltramone
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i più affezionati al mondo dell’enologia e delle produzioni vitivinicole piemontesi, visitare le Cantine Capetta a Santo Stefano Belbo, sul confine tra Langhe e Monferrato, rivela una realtà inattesa. Già la sala riunioni – con decine di attestati, targhe e medaglie che, letteralmente, tappezzano le pareti e non solo – anticipa l’eccezionalità dei vini prodotti a partire dal 1953. Un palmares ricchissimo, in cui Riccardo Capetta, presidente delle omonime Cantine, evidenzia una cornice dove spicca un “Premio Duja d’Or 2011” e dove nell’intestazione del prodotto/azienda vincitrice si legge: “Moscato 2010 - Duchessa Lia”: uno dei marchi più affermati, per non dire chiaramente leader, nel segmento dei vini “made in Piemonte”. Pochi sanno, però, che il marchio “Duchessa Lia” appartiene alla famiglia Capetta, ma come dice il presidente «Ciò che conta è che i clienti di questa linea sappiano di poter trovare una Barbera, un Barbaresco o un altro dei nostri classici piemontesi firmati “Duchessa Lia”, sempre e ovunque in Italia e, soprattutto, che lo riconoscano come un prodotto di assoluta qualità con un prezzo sempre possibile. E, a proposito di qualità, – prosegue Capetta – alla nostra Barbera d’Asti Docg della linea “Corte dei Balbi Soprani” è andato l’Oscar della Duja d’Or” nel 2010, il premio nel pre-
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Riccardo Capetta
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“Duchessa Lia” delle Cantine Capetta, è uno dei marchi più affermati nel segmento dei vini “Piemontesi”
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mio» e così dicendo mi mostra una bottiglia con un’etichetta elegante, che riproduce il classico tessuto gessato che scoprirò essere il segno distintivo di tutta la gamma. Ma la linea “Corte dei Balbi Soprani” nel 2010, si è aggiudicata anche una Duja d’Or per il Brachetto d’Acqui Spumante Docg 2008, un’altra per il Dolcetto d’Alba 2009 e infine una per l’Asti Docg 2009. Anche in questo caso, non tutti sanno che il marchio “Corte Dei Balbi Soprani”è riconducibile alla famiglia Capetta: «Lasciamo che parlino i prodotti e consideriamo i premi ricevuti dai nostri vari marchi, una gratificazione per l’impegno nel nostro lavoro. Perché qualunque dei nostri vini, che si chiami “Duchessa Lia” o “Corte dei Balbi Soprani,” per noi porta comunque il nome della nostra famiglia, esattamente come la linea “Capetta” (dove è chiaro il nome di chi produce), o la linea “Francesco Capetta” dedicata a nostro padre che ci ha insegnato ad affrontare questo mestiere sempre con modestia e onestà, a reinvestire sempre nell’azienda: per fare meglio, per dare di più, diceva – racconta Capetta con convinzione e legittima emozione –. Così abbiamo fatto e faremo io e le mie sorelle, Maria Teresa, Carla e Gabriella». Ma come è possibile produrre per ogni marchio una Barbera, un Dolcetto, un Barbaresco eccetera….dando vita a vini – realmente – diversi in grado di giustificare linee diverse e anche prezzi diversi, partendo
dalle stesse uve? «Occorre parlare infatti di uno stesso vitigno, non delle stesse uve. Immagini di salire su quella collina lì – dice Capetta indicando oltre la finestra il territorio che l’Unesco si appresta a dichiarare Patrimonio dell’Umanità –, di scegliere qualche bel grappolo di Moscato maturo. Poi ci spostiamo di un paio di kilometri in uno stesso vitigno, ma con un altro terreno e un’altra esposizione. Se anche qui prendiamo dei grappoli e infine nel nostro laboratorio analizziamo i valori dell’una e dell’altra uva, si vedranno chiaramente quali e quante possono essere le differenze». Non a caso il vino è fatto di sfumature. «Zuccheri, tonalità di colore, profumi e aromi, sono diversità che ci permettono di realizzare per ogni nostro marchio una gamma di “Piemontesi” con personalità anche molto diverse l’una dall’altra, confermando appieno quella che è la nostra caratteristica saliente di produttori specializzati nei vini Doc e Docg del Piemonte». L’intero processo produttivo e di commercializzazione della società è certificato Uni En Iso 9001 dal 2000; inoltre la Capetta è stata la prima azienda vinicola in Piemonte, e tra le primissime in Italia, ad aver ottenuto la Certificazione Ambientale Iso 14001 nel 2003. «Un riconoscimento che attesta anche in questo ambito, l’attenzione che poniamo al raggiungimento di una qualità realmente totale, di prodotti e di impresa», conclude Capetta.
In apertura, Gabriella, Riccardo, Maria Teresa e Carla Capetta delle Cantine Capetta con sede a Santo Stefano Belbo (CN). In alto, panoramica di un vigneto e alcuni vini della linea Duchessa Lia www.capetta.it www.duchessalia.it www.balbisoprani.it
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MOBILITÀ SOSTENIBILE
Una mobilità dolce per il futuro del Paese ifficile parlare di investimenti, in particolare in materia di ambiente, in un momento in cui tutta la macchina pubblica è soggetta a tagli di bilancio. Ma il ministro Stefania Prestigiacomo, nonostante a più riprese abbia avuto confronti anche accesi con il titolare dell’Economia Tremonti sul budget assegnato al suo dicastero, oggi fa un passo indietro in nome del «rigore». «Il governo – spiega – sta dando un segnale forte al Paese, all’Europa e ai mercati. L’articolazione dei tagli dell’amministrazione centrale dello Stato non è stata ancora definita, ma sono consapevole che anche il ministero dell’Ambiente dovrà fare la sua parte. È importante, però, che non vengano intaccati fondi come quelli per il programma di prevenzione del dissesto idrogeologico, che sono importantissimi per l’assetto del territorio». Intanto il referendum che ha bocciato l’ipotesi nucleare ha indirizzato la barra delle politiche energetiche verso il mondo delle rinnovabili. Quali provvedimenti in loro favore sono attualmente allo studio del Ministero? «Abbiamo recentemente ridefi-
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Il ministro Stefania Prestigiacomo elenca le politiche ambientali del Paese, dalle energie rinnovabili alla rivoluzione ecosostenibile delle città: «Occorrono incentivi in tema di trasporto ed efficientamento energetico degli immobili, ma anche cambiamenti degli stili di vita individuali» Riccardo Casini nito il quadro degli incentivi alle rinnovabili per sostenere un settore strategicamente decisivo per il futuro dell’energia, rafforzando le prospettive di crescita di un comparto in espansione. Assicurando certezze per gli investimenti nel breve e nel lungo periodo, si alimenterà la spinta virtuosa verso nuove tecnologie energetiche amiche dell’ambiente e si aiuterà in maniera decisiva l’Italia a raggiungere i target di riduzione di Co2 fissati a livello internazionale. L’Italia deve costruirsi un modello energetico basato sull’efficienza e sul risparmio, sull’ambientalizzazione delle centrali a combustibili fossili e, soprattutto, sulle rinnovabili». Cosa è possibile fare ancora in questa direzione? «Si spera che entro alcuni anni le fonti pulite possano raggiungere la “grid parity”, avere cioè costi competitivi con le fonti tradizionali. Ma dobbiamo anche tener conto, e ne devono tener conto soprattutto le co-
munità locali, che per produrre grandi quantità di energia con le rinnovabili bisognerà occupare con pannelli solari e pale eoliche porzioni di territorio. E su questo tema spesso le istituzioni locali si mettono di traverso. In altre parole, anche le energie pulite hanno costi ambientali, e per questo vanno adottate scelte equilibrate». La Settimana europea della mobilità sostenibile costituisce un’occasione per affrontare un tema sul quale le grandi città italiane sembrano ancora un passo indietro rispetto all’Europa. Quali interventi sono necessari su questo fronte? «L’appuntamento è un’importante occasione per iniziare a cambiare alcuni stili di vita nemici dell’ambiente ma non è l’unica iniziativa che il ministero promuove. Stiamo portando avanti, infatti, una più vasta politica sulla mobilità “dolce”: dall’istituzione della Giornata nazionale della bicicletta, che ha visto l’adesione di
Stefania Prestigiacomo
Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo
oltre mille Comuni nell’edizione 2011, agli incentivi per l’acquisto di biciclette fino al Bando bike sharing e fonti rinnovabili, attraverso il quale sono stati finanziati con 14 milioni di euro 57 interventi per l’acquisto
di biciclette a pedalata assistita. E non dimentichiamo la realizzazione o il completamento di piste ciclabili, la realizzazione di parcheggi attrezzati riservati alle biciclette, l’installazione di colonnine di ricarica e gli im-
pianti a energia rinnovabile a supporto del servizio di bike sharing. È giunto finalmente a conclusione il complesso iter del decreto interministeriale che porterà a breve alla creazione di piste ciclabili in 12 vecchie tratte dismesse dalle ferrovie: sono tratte di grande interesse ambientale che consentiranno di scoprire in bicicletta luoghi bellissimi prima accessibili solo in treno». Esperimenti di pedonalizzazione del centro storico, come quello recentemente avviato a Firenze, hanno generato molte polemiche. Come superare le resistenze e conciliare tutti gli interessi in campo? Cosa possiamo imparare dalle best practices a livello europeo? «Per noi difendere l’ambiente significa avere città più vivibili, PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 281
MOBILITÀ SOSTENIBILE
ecosostenibili, con una mobi-
lità non inquinante, con usi civili meno energivori e meno fonte di polveri sottili, con un’edilizia tendenzialmente autosufficiente sotto il profilo energetico. Per far ciò occorrono politiche mirate e incentivi in tema di trasporto ed efficientamento energetico degli immobili, ma anche cambiamenti degli stili di vita individuali che riguardano la mobilità, l’uso delle risorse come l’acqua e l’educazione ambientale, in primis attraverso una corretta raccolta differenziata dei rifiuti. Da anni i sondaggi confermano che gli italiani sono disposti anche a pagare se serve ad aiutare l’ambiente, come hanno dimostrato i milanesi che hanno detto sì all’Ecopass. Nel nostro Paese esiste una coscienza ecologica diffusa ormai molto forte: si pensi a cosa è accaduto con l’eliminazione delle buste
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Da anni i sondaggi confermano che gli italiani sono disposti anche a pagare se serve ad aiutare l’ambiente, come hanno dimostrato i milanesi
di plastica. Una sensibilità e una disponibilità soprattutto dei più giovani che deve farci ben sperare per il futuro». Tempo fa ha dichiarato che “le auto elettriche costituiscono il futuro”, anche se “su questo settore l’Italia non ha investito”. Come procedono le cose oggi? Vi sono progetti in questo senso? «Le auto elettriche sono una soluzione per i centri urbani e per le grandi città: bisogna mettere in campo dei progetti sperimentali per diffonderne l’uso. La mobilità sostenibile è al centro di numerosi accordi internazionali per sviluppare tecnologie a zero emissioni: con la Cina, ad esempio, abbiamo firmato un’intesa per la cooperazione in materia di
veicoli elettrici. Ma l’uso effettivo di un’auto elettrica a prezzi competitivi non sarà immediato e quindi è necessario investire su più fronti sulla mobilità sostenibile. Proprio di recente, in occasione della Settimana europea della mobilità sostenibile, ho proposto al ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta di incentivare una maggiore elasticità degli orari di ingresso e di uscita dal lavoro e di rilanciare il telelavoro nel pubblico impiego per contribuire a ridurre notevolmente il pendolarismo quotidiano di tanti lavoratori. Sono, infatti, circa 19 milioni gli italiani che secondo l’Istat ogni giorno si muovono per lavoro, di cui 16 milioni in automobile».
MOBILITÀ SOSTENIBILE
Politiche di continuità per l’elettrico Il mercato ha bisogno di certezze e la discontinuità degli incentivi non giova alla mobilità sostenibile. Lo sostiene Lorenzo Bertuccio di Euromobility, che invita anche i cittadini all’adozione di buone abitudini come la bicicletta elettrica e il car sharing, «una valida alternativa al possesso dell’automobile» Elisa Fiocchi
elle principali cinquanta città italiane si contano già oltre 60 automobili ogni 100 abitanti contro una media europea di 46. A mettere in evidenza questo dato è Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility: «La mobilità urbana può diventare più sostenibile solo con le scelte dei singoli cittadini e degli amministratori che puntino a una riduzione complessiva del traffico». Il dibattito è aperto anche in occasione della settimana eu-
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ropea della mobilità, che valuta progetti orientati non solo alla riduzione dell’inquinamento causato dal traffico ma anche al miglioramento della qualità della vita. Il periodo di crisi economica quali riflessioni fa emergere in tema di mobilità? «La crisi può essere l’occasione giusta per voltare pagina verso un nuovo modello di mobilità, del quale l’elettrico rappresenta un piccolo tassello per il contributo che può dare alla riduzione delle emissioni inquinanti e al miglioramento della qualità del-
l’aria. L’auspicio, però, è che non sia l’ennesina occasione per mantenere, o addirittura incrementare, il possesso e l’uso dell’automobile». Quali politiche darebbero linfa al settore? «Il mercato ha bisogno di certezze e continuità, e una politica discontinua degli incentivi non giova alla mobilità sostenibile. Ne sa qualcosa il mercato del gas, che fino al primo semestre dello scorso anno ha incrementato la propria quota e ha contribuito e contribuisce non poco all’abbassamento dei livelli di inquinamento. Un mercato che, dopo aver raggiunto la quota per niente trascurabile del 6%, tra veicoli a Gpl e a metano, sconta oggi una battuta di arresto per il mancato rinnovo degli incentivi. Un vero peccato per un Paese che è leader mondiale nel settore del gas per autotrazione». L’auto elettrica è una realtà quasi inesistente in Italia. Perché? «Le case automobilistiche stanno offrendo modelli a trazione totalmente elettrica ma è il consumatore che ancora non si avvicina nè in
Lorenzo Bertuccio
Italia nè negli altri Paesi europei, a causa dei costi ancora troppo elevati. Nel nostro Paese, acquistarla, significa spendere almeno il doppio di una analoga autovettura a benzina o a gasolio e dover fare poi i conti con una rete poco diffusa di punti di ricarica». Uno spiraglio di luce proviene dalla vendita di biciclette elettriche, la cui vendita si aggira intorno alle 40-50mila unità l’anno. È un trend destinato a crescere ancora? «Penso proprio di sì. Come per le automobili, anche per acquistare una bicicletta a pedalata assistita occorre spendere molto più di una bicicletta tradizionale, ma l’investimento è decisamente più contenuto. Con meno di mille euro se ne può acquistare una ed è l’unico mezzo a garantire il vero “porta a porta” e una estrema flessibilità d’uso». Tra i servizi di mobilità pubblica, il car sharing è presente in una decina di città. A Torino che tipo di vantaggi ha garantito? «Il car sharing può davvero rappresentare una valida al-
Il bike sharing è la vera novità, un volano di promozione della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano, non più giocattolo della domenica
ternativa al possesso dell’automobile e determinare, se integrato alle cosiddette misure di mobility management, l’auspicata inversione di tendenza negli atteggiamenti e nel comportamento del cittadino. Car City Club, l’operatore di Torino, rappresenta proprio l’esperienza italiana di maggior successo. Nelle altre città, invece, siamo ancora molto lontani dai migliori esempi europei, ma il trend degli ultimi anni fa comunque ben sperare». A Milano, il bike sharing sta offrendo i primi risultati. Ma mentre a Londra ci sono 6mila biciclette e a Parigi addirittura 20mila, a Roma se ne contano appena 154. Perchè l’Italia è ancora ferma a una fase di
Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility
sperimentazione? «Da una parte perchè i nostri amministratori dimostrano meno coraggio e minore convinzione rispetto ai loro colleghi europei, dall’altra perché i tagli imposti e i vincoli introdotti, come ad esempio il patto di stabilità, impediscono agli stessi amministratori quegli investimenti di cui avrebbe bisogno il settore della mobilità urbana. Un settore al quale negli ultimi anni anche il governo centrale non ha mostrato di dedicare particolare attenzione, nonostante i problemi del traffico e dell’inquinamento siano tra i più sentiti dai nostri cittadini e tra i primi parametri sui quali si misura la qualità della vita delle nostre città». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 285
MOBILITÀ SOSTENIBILE
“La competizione è l’anima di ogni scoperta”
l contributo che Mauro Forghieri ha apportato all’ingegneria automobilistica italiana è rac- Lo dice Mauro Forghieri, esperto nel campo dell’ingegneria automobilistica. chiuso nei dodici campionati mondiali vinti con la Ferrari, «Non si può pretendere di ottenere una mobilità sostenibile solo grazie dove lavorava in qualità di di- all’industria del veicolo: serve l’intervento di chi gestisce l’interesse pubblico» rettore tecnico, e nelle successive esperienze alla Lambor- Elisa Fiocchi ghini e alla Bugatti. «Anche nel campo della Formula 1 le vetture sono una risposta ai regolamenti tecnico-sportivi che le condizionano» afferma Forghieri in tema di ingegneria ecosostenibile. «Sono certo che regolamenti oculati e legati al rispetto dell’ambiente troverebbero un’ingegneria capace di dare soluzioni più che valide». Oggi, il famoso progettista di auto è direttore tecnico dell’azienda modenese Oral Engineering, fondata nel 1994 assieme a Franco Antoniazzi e Sergio Lugli. In anni di attività, come ha visto evolversi il settore dell’automotive e motociclistico in rapporto alla crescente necessità di una mobilità sostenibile? «La mobilità diventa sostenibile se si ha una corretta concezione di essa. Non si può pretendere di ottenere sostenibilità grazie all’industria del veicolo che, normalmente, viene raggiunta se sottoposta a certe imposizioni, ad esempio il crash test e i vincoli sulle emissioni. Le strade sono fatte per la mobilità non per il parcheggio e,
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Mauro Forghieri
per perseguire questo concetto, deve imporsi chi detiene la gestione del pubblico interesse perché potrebbe dare anche una buona risposta a un uso efficiente del trasporto pubblico. Non credo sia stato fatto molto in questo senso». Quali progetti e prototipi, ideati da Oral Engineering, vanno in questa direzione? «Anni fa abbiamo progettato, grazie a investitori coscienti e socialmente responsabili, una city car a due posti, con un peso, a pieno carico, di circa 600 kg ed equipaggiata con motori di trazione integrati nelle ruote (motori brushless), alimentati con batterie avanzate. Il prototipo è stato progettato per rispettare anche le specifiche previste
per la sicurezza passiva dei pedoni. Questo veicolo, avrebbe dovuto essere inserito in una gestione pubblica del traffico cittadino, mediante utilizzo orario e pagamento con carta di credito (qualche cosa di simile al car sharnig). Gli attesi investimenti, sia pubblici che privati, non ci sono mai arrivati». L’auto elettrica è una realtà praticamente inesistente nelle abitudini degli italiani: crede si possa arrivare a una svolta nello sviluppo del comparto elettrico? «Non possiamo pretendere che il privato sappia fare la scelta giusta: un Suv, al di là dei costi, sarà sempre preferibile a una auto piccola elettrica. Chi
Sarebbe sufficiente pensare a città con grandi parcheggi, ben posizionati all’esterno
ha il potere decisionale dovrebbe farlo valere. Questo purtroppo avverrà - credo quando il problema non sarà più rimediabile al di là di ogni considerazione di voto». Quali sono le sue proposte in fatto di mobilità alternativa? «La intendo come isola di mobilità (parziali strade mobili), che non può essere presa in considerazione per città antiche e d’arte come lo sono le nostre. A mio avviso, sarebbe sufficiente pensare a città con grandi parcheggi, ben posizionati all’esterno, e con una gestione centralizzata del traffico all’interno della città».
In apertura, Mauro Forghieri, direttore tecnico di Oral Engineering
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’energia sostenibile, un nuovo impulso per l’edilizia
Tecnologie avanzate per la tutela dell’ambiente, ad alto rendimento e zero emissioni. Lo sviluppo del fotovoltaico e di un’edilizia orientata al risparmio energetico rappresentano il fulcro del lavoro di Gianluca Toso e Yanez Dalle Guido Puopolo
l mercato del fotovoltaico sta attraversando in Italia un periodo di grande crescita, che neanche la crisi economica sembra aver arrestato. Secondo i dati recentemente diffusi dal Gestore del Servizio Elettrico – GSE, nel 2010 l’Italia ha infatti raggiunto il secondo posto a livello mondiale come potenza complessiva degli impianti installati, preceduta solo dalla Germania. Il fotovoltaico, dunque, rappresenta una risorsa strategica fonda-
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mentale, che potrebbe permettere al nostro Paese di raggiungere, entro il 2020, gli obiettivi relativi all’utilizzo di energie rinnovabili fissati dall’Unione Europea, con importanti ricadute anche da un punto di vista economico e occupazionale. Sono tante le aziende che negli ultimi anni hanno deciso di puntare con forza sullo sviluppo di questo settore, come la Sesting, società di Torino nata nel 2008 dalla proficua collaborazione tra gli ingeneri Gianluca Toso
e Yanez Dalle, attuali amministratori del gruppo, che uniscono al loro know-how universitario conoscenze ed esperienze lavorative maturate sul campo. «La nostra azienda è specializzata nella consulenza, progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici, solari termici e tecnologici, sia in ambito civile che industriale», sottolinea Toso. Quali sono le prospettive del mercato delle energie rinnovabili in Italia, anche
Da sinistra, Gianluca Toso e Yanez Dalle, fondatori e amministratori di Sesting Srl www.sesting.com
Gianluca Toso e Yanez Dalle
20 mln EURO
alla luce delle recenti modifiche introdotte dal Quarto Conto Energia? YANEZ DALLE «Storicamente l’Italia, pur avendo grandi potenzialità, è sempre stata piuttosto lenta nella diffusione e nello sviluppo di nuove tecnologie, soprattutto se paragonata agli altri paesi industrializzati. Per quel che riguarda le fonti rinnovabili però, negli ultimi anni, grazie anche a una politica di incentivi molto efficace, abbiamo assistito a una crescita esponenziale nella realizzazione di impianti finalizzati alla produzione di energia “pulita”,
tanto che attualmente l’Italia risulta praticamente in linea con i parametri fissati a livello europeo. Le prospettive sono quindi assolutamente incoraggianti, e grazie allo sviluppo del mercato la cosiddetta “grid parity” sembra essere sempre più vicina». Come deve strutturarsi un’azienda che opera in un settore come il vostro? GIANLUCA TOSO «Per poter essere competitiva in un settore altamente tecnologico come quello delle energie rinnovabili un’azienda deve possedere, prima di tutto, una forte solidità economica. Questa
Questo il fatturato della Sesting per il 2010
però non può essere sufficiente se non è affiancata dalla capacità di mantenere costantemente una coscienza tecnico-qualitativa elevatissima, necessaria per offrire sempre un servizio in linea con le aspettative dei nostri committenti». Le imprese sono chiamate a confrontarsi con molti ostacoli e farraginosità. Quali i gap maggiormente critici? Y.D. «Senza dubbio la burocrazia rappresenta un ostacolo non indifferente per chiunque svolga un’attività imprenditoriale sul nostro territorio, ancor di più nel campo delle fonti rinnovabili. Tuttavia notiamo con piacere che in questi anni è cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti di questo tema, cosa che ha portato anche gli enti preposti al rilascio delle varie autorizzazioni a un miglioramento del servi-
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
zio, con un’attività più snella senta un’ulteriore spinta verso Ministero per lo Sviluppo ed efficace». Qual è il trend relativo all’installazione di impianti fotovoltaici in Piemonte, specie per quanto concerne le abitazioni private? G.T. «Il territorio piemontese appare molto aperto allo sviluppo di queste applicazioni, considerando che ultimamente stiamo registrando la realizzazione di un numero sempre maggiore di impianti installati su edifici privati. Anche a livello industriale, però, la realizzazione di progetti relativi al fotovoltaico è ormai un’attività consolidata, a testimonianza della crescente attenzione alla tutela ambientale da parte dei cittadini. La consapevolezza di realizzare un investimento economico di sicuro valore, infine, rappre-
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il fotovoltaico». Ricerca e innovazione sono attività fondamentali per Sesting. Quali sono le linee guida seguite dal gruppo a questo proposito? Y.D. «Riteniamo indispensabile mantenere un proficuo contatto con il mondo esterno, sia a livello tecnologico/commerciale che prettamente tecnico. A tal proposito tutti i membri di Sesting sono sottoposti a un continuo aggiornamento circa lo sviluppo e gli scenari del mercato in cui operiamo, naturalmente senza mai tralasciare la formazione tecnica e normativa di settore. Lavoriamo a stretto contatto con il Politecnico di Torino, con il quale collaboriamo anche alla realizzazione di progetti di ricerca finanziati dal
Economico, sempre legati all’ambito energetico. Questa partnership rappresenta per noi un’opportunità unica, per crescere costantemente anche in ambito scientifico, con la possibilità di conoscere sempre in anteprima ogni eventuale novità». La vostra è una realtà attiva anche nel campo dell’edilizia e dell’ingegneria civile. Su cosa state lavorando attualmente? Y.D. «In parallelo alle fonti rinnovabili l’attività di Sesting si concentra anche nell’impiantistica più tradizionale, sempre però caratterizzata da un uso razionale dell’energia e da una particolare attenzione al risparmio energetico. Il settore dell’edilizia ingloba infatti diverse competenze, che riusciamo a unificare raccogliendo le varie specializzazioni dei nostri collaboratori. Attualmente i principali progetti su cui siamo impegnati riguardano alcuni complessi residenziali e di edilizia assistenziale di ampia visibilità, tutti orientati al raggiungimento della ben nota Classe Energetica “A”, mediante l’utilizzo di tecnologie di ultima generazione». Sesting è una realtà giovane, nata nel 2008, proprio in concomitanza con lo scoppio della crisi internazionale. Quali strategie avete adottato per far fronte alla
Gianluca Toso e Yanez Dalle
negativa congiuntura del mercato? G.T. «Il rispetto dei nostri committenti, l’elevata professionalità e la serietà dimostrata anche nei momenti di maggiore difficoltà sono le armi che ci hanno permesso di essere protagonisti, in questi anni, di una crescita costante, seppur in un momento di grande crisi come quello attuale. Ci poniamo come un unico interlocutore nei confronti dei nostri partner, capace di recepire e soddisfare ogni specifica esigenza, dall’ideazione alla realizzazione del progetto. Anche nell’ambito puramente commerciale l’attività di Sesting si è sempre caratterizzata per la grande attenzione rivolta all’aspetto tecnico e funzionale, finalizzata all’ottimizzazione della prestazione fornita, a prescindere da considerazioni dettate esclusivamente dalla logica del profitto».
Siamo impegnati nella realizzazione di alcuni complessi residenziali e di edilizia assistenziale di ampia visibilità, orientati al raggiungimento della Classe Energetica “A”
Quali sono state, fino ad ora, le vostre realizzazioni più significative? G.T. «Dal 2008 ad oggi abbiamo avuto la possibilità di realizzare un gran numero di progetti significativi, con grande soddisfazione nostra e dei nostri committenti. Per quel che riguarda gli impianti fotovoltaici Sesting vanta oltre 10 MWp installati negli ultimi due anni. In particolare possiamo citare gli impianti costruiti presso diverse aziende della nostra regione tra cui, ad esempio, la Balocco spa, la Bottero spa e la Matrix spa. A livello impiantistico, invece, meritano una citazione gli impianti realizzati presso il Gruppo Dolcissimo a Ossona,
la De.Ga. spa di Torino e il Comune di Sommariva Perno». Quali sono le prospettive e gli obiettivi principali per il prossimo biennio della Sesting? Y.D. «Sulla scia delle attuali attività implementate dal gruppo, riteniamo necessario rafforzare le risorse dell’azienda e le relative competenze, per poter proseguire il nostro lavoro con umiltà, serietà, e impegno. Nei prossimi anni intendiamo continuare a operare nel settori dell’edilizia e dell’impiantistica per favorire un uso razionale dell’energia, a supporto del mondo pubblico e privato, tanto delle grandi aziende quanto delle piccole e medie imprese». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 291
“Lavorare l’energia” È il compito delle aziende impegnate nel settore dell’impiantistica elettrica. L’ingegner Riccardo Caraglio presenta una panoramica dei mercati maggiormente interessati all’utilizzo di impianti e centrali elettriche Emanuela Caruso
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passaggi essenziali per costruire un’attività indispensabile sono due: individuare le realtà industriali già presenti in uno specifico territorio e analizzare cosa manca e di cosa necessita quella determinata zona. Il Gruppo Caraglio, nato più di quarant’anni fa, ha iniziato a occuparsi di impiantistica elettrica seguendo lo sviluppo di aziende dell’area di Alba in rapida crescita quali Ferrero, Miroglio, e Abet. «Iniziare a lavorare da subito per aziende importanti – spiega Riccardo Caraglio, titolare della Caraglio Srl, una delle società del Gruppo – ci ha permesso di acquisire in poco tempo visibilità e credibilità, tanto da far espandere l’attività anche all’estero, in particolar modo nell’Europa
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dell’Est e in Canada». Il successo raggiunto ha portato l’azienda ad ampliare notevolmente la gamma di servizi e di impianti realizzabili. «Oggi ci occupiamo della costruzione di impianti elettrici, apparecchiature elettriche, sistemi elettrostrumentali e sistemi di automazione industriale e di processo. Cerchiamo di fornire agli utenti un servizio chiavi in mano seguendo ogni fase della realizzazione, dal preventivo alla progettazione, alla produzione e all’installazione, e completando il tutto con il software di controllo e con il sistema di monitoraggio e supervisione». Questa attenzione particolare nei confronti delle esigenze di ogni singolo cliente, unita alle soluzioni all’avanguardia in
Riccardo Caraglio
grado di soddisfare qualsiasi richiesta, ha portato nel corso degli anni a sviluppare competenze diversificate: dall’impiantistica elettrica, all’impiantistica meccanica (società Nordimpianti) alla produzione di quadri elettrici (società Cieb). Attraverso la collaborazione con i principali clienti il gruppo ha sviluppato particolari specializzazioni nei settori tessile, alimentare, meccanico, chimico e generazione di energia. Ma la società Caraglio, da sempre attenta allo sviluppo e all’utilizzo delle energie rinnovabili e alla sostenibilità ambientale, si è fatta conoscere anche dal settore ecologico. «In questo specifico mercato abbiamo iniziato a realizzare impianti fotovoltaici chiavi in mano, a partire dall’individuazione del sito, all’espletamento delle pratiche autorizzative sino alla progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto». Come se non bastasse, oggi la Caraglio è anche impe-
Siamo in grado di sviluppare progetti di centrali idroelettriche a partire dall’acquisizione della concessione alla realizzazione dell’impianto chiavi in mano
gnata nello sviluppo, progettazione, costruzione e consegna di centrali idroelettriche di diversa portata. «Per prima cosa valutiamo la fattibilità della centrale idroelettrica attraverso uno studio geomorfologico e idrologico, considerando la presenza di corsi d’acqua sia naturali che artificiali, poi aiutiamo il cliente nella scelta della dimensione più appropriata, e infine forniamo un’accurata relazione tecnico-economica, in modo che l’utente possa avere ben chiaro ogni aspetto del progetto. È importante che tutti si rendano conto di quanto sia vantaggiosa l’autoproduzione di energia alternativa, che porta evidenti benefici economici, ma soprattutto
aiuta a mantenere intatto il delicato equilibrio ambientale». Questa filosofia alla base dell’attività, la grande esperienza e il personale qualificato e affidabile rendono la società Caraglio l’interlocutore ideale non solo per l’edificazione ex novo di una centrale idroelettrica, ma anche per il revamping. «Nel settore idroelettrico crediamo in modo particolare, sia in Italia che all’estero. Abbiamo iniziato in questi giorni la realizzazione di una centrale idroeletrica nel biellese e stiamo completando la progettazione esecutiva di una serie di impianti in Albania per i quali abbiamo ottenuto concessioni da parte del governo».
Nelle foto, un impianto fotovoltaico e alcune fasi di realizzazione di centrali idroelettriche www.caraglio.it
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RISPARMIO ENERGETICO
Cresce l’interesse per le rinnovabili Fonti rinnovabili e tecnologie sempre più sofisticate sembrano rendere possibile l’obiettivo europeo del 20/20/20. Ma sono molti gli aspetti di cui bisogna tenere conto. Il quadro di Gabriele Poggi Carlo Gherardini
egli ultimi 40 anni il progresso nei settori energetico, del riscaldamento e del condizionamento è stato veramente rivoluzionario. Dal riscaldamento con le stufe a legna e carbone si è passati, negli anni ’60, ai primi bruciatori domestici a nafta, un decennio dopo sono arrivati i primi impianti a gasolio e metano e le centraline termostatiche, mentre gli impianti solari termici sono entrati sul mercato negli anni
N Momenti di lavoro della Poggi Ugo Srl. L’azienda ha sede ad Alessandria ugo.poggi@email.it
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’80. Negli anni ’90, invece, sono apparsi i primi impianti autonomi. Gli anni 2000 hanno infine visto la diffusione di impianti sia a pavimento che a parete e di circuiti integrati per gestire più fonti energetiche su uno stesso impianto. La ditta Poggi Ugo Srl, di Alessandria, è stata testimone e protagonista di tutti questi cambiamenti. Da quasi mezzo secolo nel settore, l’impresa offre servizi di assistenza tecnica e consulenza sui prodotti Riello con personale qua-
lificato e costantemente aggiornato ed è impegnata nei settori del teleriscaldamento e del condizionamento gestendo impianti tecnologicamente sempre più complessi. «Oggi è crescente l’interesse verso le fonti rinnovabili – afferma Gabriele Poggi, alla guida dell’azienda -, e credo che nel futuro ci saranno impianti sempre più legati alle fonti rinnovabili, come il sole e la biomassa, e sarà possibile creare impianti sempre più mirati alle specifiche esigenze di ognuno, grazie anche alla telegestione». In tema di rinnovabili, sono gli impianti fotovoltaici a riscuotere, oggi, sempre maggiore interesse grazie all’incentivazione e alla semplicità del sistema. «Anche il sistema solare termico si sta diffondendo – afferma Poggi -, ma necessita di personale abituato a integrare il sistema solare con quello del riscaldamento. L’utilizzo delle biomasse risulta invece più articolato in quanto determinato dalle caratteristiche del terreno e dall’ubica-
Gabriele Poggi
zione degli impianti». Anche i privati si stanno avvicinando sempre di più al fotovoltaico, attratti dal fatto che, questo tipo di impianto, si è rivelato un investimento che aggiunge valore all’abitazione. «Già alcuni impianti che abbiamo realizzato – afferma Poggi - ci hanno fornito dati molto interessanti rispetto al notevole risparmio energetico che permettono di ottenere. Secondo la mia esperienza, sono soprattutto i privati a sperimentare questo tipo di tecnologia, le aziende sono più titubanti all’installazione di un impianto fotovoltaico, in quanto rappresenta un investimento a lungo termine progettato sulle esigenze immediate delle imprese, le quali, invece, possono subire variazioni di processo in pochi anni». Dal momento che oggi le tecnologie sono tutte disponibili, e le fonti di energia anche, sulla carta sembrerebbe facilmente raggiungibile, l’obiettivo europeo del 20/20/20: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili. «Bisogna però lavorare come una squadra – sostiene Poggi -. Anzi tutto serve un progetto iniziale che fornisca linee guida generate anche in base all’ubicazione geografica. L’Italia ha un territorio disomogeneo e non
Alcuni impianti fotovoltaici che abbiamo realizzato ci hanno fornito dati molto interessanti rispetto al notevole risparmio energetico che permettono di ottenere
tutte le aree sono adatte per l’installazione delle stesse strutture mantenendo gli stessi costi. Inoltre, non è sufficiente installare un impianto nuovo, bisogna unirlo ad altre tecniche di risparmio come serramenti isolanti e la schermatura termica degli edifici. Credo poi che in Italia manchi la volontà di investire a 360°. Servono agevolazioni certe e continuative perché c’è ancora tanto da fare. Nel 2020 inoltre, la popolazione aumenterà la richiesta di energia, bisogna tener presente anche questo nel progetto». Secondo Poggi, anche a livello istituzionale sarebbero necessari alcuni interventi per so-
stenere le fonti alternative di energia: «Sarebbe necessario snellire la burocrazia e dare alle aziende la possibilità di usufruire di agevolazioni mirate in base ai settori di appartenenza. Per avere un migliore controllo delle risorse investite, bisognerebbe poi affidarsi a personale competente che verifichi la reale efficacia e sostenibilità dell’impianto. Bisognerebbe infine, aumentare la formazione del personale e degli stessi titolari all’interno delle imprese. È evidente come tutti questi aspetti necessitino di un intervento da parte di istituzioni che credano fermamente in un progetto di questo tipo».
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SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
Il servizio idrico dopo il referendum Realizzare reti di acquedotto e sviluppare il servizio idrico: una lunga storia che comincia nel 1857. Paolo Romano, vicepresidente e amministratore delegato di Società Acque Potabili, affronta il tema del basso costo dell’acqua in Italia. E della difficoltà a migliorare i servizi e rilanciarli con nuovi investimenti Valerio Germanico
l recente referendum abrogativo del 12 giugno ha interessato, fra le altre questioni, la gestione e l’affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato.
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L’approvazione dei primi due quesiti ha riproposto il problema della qualità del servizio erogato, anche a causa dell’impossibilità di ottenere capitali reinvestibili dalle tariffe. Paolo Romano di Società Acque Potabili spiega in che modo una delle
più antiche società di servizi idrici italiani – costituita in epoca preunitaria – prevede di gestire le proprie risorse in futuro. La prima considerazione da fare, tuttavia, è che a fronte della popolarità del tema dell’“acqua pubblica”, il servizio in Italia
Paolo Romano
Le società che hanno l’esperienza adeguata potranno sviluppare servizi complementari, da offrire alle nuove aziende titolari del servizio idrico integrato
molte volte non è confrontabile con quello degli altri paesi europei. «Rispetto al contesto europeo, abbiamo in Italia delle realtà abbastanza differenziate, in termini di servizi idrici. In altre parole non si riscontra un’omogeneità nella qualità del servizio fra le varie regioni. Però dobbiamo anche partire dal presupposto che da noi il costo del servizio idrico è il più basso in assoluto di tutta Europa e che in quello che si paga, come servizio idrico, sono inclusi oltre all’acquedotto, anche i servizi di fognature e depurazione e a oggi la remunerazione del capitale investito». Quali sono state le conseguenze del referendum sui costi del servizio?
«Il costo tendenzialmente si aggira intorno fra 1,2 e 1,3 euro al metro cubo. E bisogna considerare che in questi mille litri sono inclusi anche i costi per la depurazione e la raccolta fognaria. Il prezzo così basso spiega perché in alcune regioni ci siano delle difficoltà, perché non si può non rapportare il costo del servizio con la sua qualità. Se le spese sono alte e non trovano un riscontro nelle entrate è chiaro che si crea uno scompenso». Può fare un esempio concreto? «Attualmente, per la parte depurazione, noi dobbiamo migliorare gli standard di qualità del servizio, come ci viene chiesto dalle nuove direttive europee. Questo na-
turalmente vuol dire notevoli interventi e quindi investimenti, perché la depurazione è un servizio che necessità di forti capitali. Tali capitali però non possiamo ottenerli dal costo del servizio, perché non possono incidere sulla tariffa pagata dall’utente e ciò in conseguenza di quanto stabilito dall’ultimo referendum». Come si concilia la bassa tariffa con la necessità di investimenti? «Tutto dipende da che tipo di qualità del servizio ci aspettiamo. Proviamo a confrontare quello che succede a Cesana Torinese in Italia con Montgenèvre in Francia a 30 km di distanza a parità di servizio. Uno stesso metro cubo di acqua che in Italia fac-
Paolo Romano, a destra, vicepresidente e amministratore delegato di Società Acque Potabili Spa, Torino, con Augusto Cassinelli direttore tecnico www.acquepotabilispa.it
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SERVIZIO IDRICO INTEGRATO
ciamo pagare 1,3 euro, i francesi lo vendono a 4,2 euro. Questo vuol dire che c’è un problema di prospettiva e di abitudine. I francesi hanno la consapevolezza che la qualità del servizio non può che essere direttamente proporzionale al costo di cui una parte significativa si trasforma in investimento e in ricerca». Esistono attività di servizio complementari che le società potrebbero introdurre per aumentare fatturato, utili e per generare capitali di investimento? «Penso che questo sia uno dei settori nei quali la nostra società deve dimostrare la sua capacità di sapersi adeguare.
300 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
Prima del referendum c’era la possibilità di acquisire nuovi servizi attraverso le gare. Adesso le gare non si faranno più. Quindi bisognerà confrontarsi con le Aziende che risultano affidatarie diretto del servizio. Questo significa che le società che hanno l’esperienza adeguata come SAP potranno sviluppare servizi complementari, da offrire alle nuove aziende che hanno il compito di gestire il servizio idrico. Alcune di queste attività potrebbero essere, per esempio, il presidio delle reti, la ricerca perdite e la gestione di impianti articolati e complessi. Questi saranno i nuovi filoni con i quali la Società Acque Potabili dovrà confrontarsi».
Qual è la situazione della ricerca su nuove tecnologie che potrebbero limitare sprechi e disservizi? «Per rinnovare i nostri servizi, dovremmo certamente avere degli adeguati centri di ricerca che siano in grado di studiare nuove soluzioni. Noi, con i nostri tecnici, abbiamo visitato recentemente un centro di ricerca francese, dove abbiamo trovato ben 500 ricercatori che si occupano solo del settore idrico. La situazione d’oltralpe non è evidentemente paragonabile a quella italiana. Bisognerebbe avere una visione di maggior sviluppo di tutto il sistema e investire molto anche nella ricerca».
RACCOLTA RIFIUTI
Come semplificare la raccolta dei rifiuti urbani Un sistema di raccolta differenziata dei rifiuti urbani efficiente, economico nell’esercizio, a basso impatto ambientale. Massimo Armando, amministratore della Nord Engineering, presenta il nuovo modello New Easy City Eugenia Campo di Costa
ur non essendo tra le prime nazioni europee, in tema di raccolta differenziata, l’Italia si sta muovendo egregiamente, con numeri e percentuali davvero interessanti». È questa l’opi-
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In apertura, Massimo Armando, amministratore della Nord Engineering di Caraglio (CN). Nelle altre immagini, il sistema di raccolta dei rifiuti New Easy City www.nordengineering.com
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nione di Massimo Armando, amministratore della Nord Engineering, società con sede a Caraglio, in provincia di Cuneo, specializzata da 25 anni nella progettazione e produzione di attrezzature e sistemi di raccolta automatica dei rifiuti. Secondo Armando, il cui modello di raccolta rifiuti ha già trovato grandi consensi anche all’estero, da Barcellona al Sud America, «l’Italia, rispetto al resto del mondo, vanta nel settore dei rifiuti un evoluto aspetto progettuale: gli italiani infatti dimostrano un interesse sempre più crescente verso la ricerca di soluzioni innovative in questo ambito». Non solo. I comuni e le amministrazioni del nostro paese stanno dimostrando un concreto segno di interesse verso lo sviluppo di sistemi di raccolta innovativi, tali da ridurre il più possibile l’impatto ambientale e da avere, nel contempo, un servizio di raccolta rifiuti di qualità. «Una tendenza – sottolinea Ar-
mando – che viene dimostrata anche dall’andamento del nostro fatturato, che negli ultimi due anni, e soprattutto sul mercato nazionale, è cresciuto del 150%». Nord Engineering è celebre per la realizzazione del sistema di raccolta Easy, composto da un’attrezzatura mono-operatore bilaterale e da una serie di contenitori dalle linee innovative. Di che cosa si tratta nello specifico? «Il sistema automatico Easy è composto da un’attrezzatura automatica mono-operatore bilaterale in grado di raccogliere vari tipi di contenitori stradali adibiti alla raccolta differenziata. Tali contenitori
Massimo Armando
La novità del contenitore New Easy City è che permette un dialogo in tempo reale tra il veicolo adibito alla raccolta e il contenitore
sono realizzati ad hoc per questa attrezzatura, possono essere di superficie o interrati, hanno un basso impatto ambientale e sono collocabili in qualsiasi contesto urbano sia storico che di nuova urbanizzazione. Per far fronte nello specifico all’esigenza della raccolta differenziata, nonostante la linea dei contenitori Easy City abbia riscosso un notevole successo
non solo in Italia, ma anche all’estero, abbiamo pensato di introdurre di recente una linea di nuova esecuzione, il modello New Easy City, notevolmente innovativo sotto l’aspetto della raccolta differenziata stradale». In che cosa consiste l’innovazione? «I modelli New Easy City sono molto innovativi in termini di
flessibilità ed estetica. Grazie al concetto modulare, è infatti possibile concentrare in pochi metri quadrati un grande volume di rifiuti, ma soprattutto il sistema è rivoluzionario per la sua efficienza e i costi di manutenzione notevolmente ridotti. Dal punto di vista estetico, abbiamo voluto proporre un contenitore capace di collocarsi gradevolmente in qualsiasi contesto urbano, lavorando molto sul design. Abbiamo inoltre ridotto notevolmente l’impatto ambientale a favore delle capacità volumetriche al quanto generose, mantenendo uno standard qualitativo tra i più alti sul mercato. Si va dai 2.250 lt del più piccolo, per passare al 3.000 lt e infine al 3.750 lt del più grande, il tutto con la massima personalizzazione delle bocche di conferimento a seconda delle singole esigenze e delle frazioni da conferire. I contenitori sono inoltre dotati di adesivi di ultima genera- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 303
RACCOLTA RIFIUTI
zione ad alto potere riflettente e di grandi dimensioni, capaci di instaurare con l’utente finale una “comunicazione” più chiara e diretta». Questo prodotto è frutto dei vostri continui investimenti in ricerca e sviluppo. «La ricerca è un fattore chiave per la nostra azienda, che ci ha consentito, negli ultimi due anni, di conseguire dei risultati notevoli, come il raddoppio
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del fatturato in Italia e una crescita del giro d’affari pari al 150%, nonostante le difficoltà del mercato. È nella nostra filosofia cercare di anticipare tutte le esigenze che si incontrano nelle acquisizioni di nuovi mercati, soprattutto laddove la raccolta differenziata è molto sentita». New Easy City è pensato per la raccolta differenziata stradale. Quali sono le pecu-
liarità della raccolta differenziata stradale e quali quelle della raccolta porta a porta e, in particolare, quali percentuali di rifiuti, con il sistema Easy, si possono recuperare? «Noi pensiamo che coniugando quello che è il nostro sistema di raccolta Easy, con il sistema di raccolta porta a porta, soprattutto nei centri storici con una viabilità piuttosto critica, si possono ottenere delle percentuali, in termini di differenziata, anche superiori al 70% rispetto ai tradizionali sistemi di raccolta stradale, che garantiscono un livello difficilmente superiore al 30 – 35%. Pertanto è quasi implicito parlare più di progetti completi di raccolta estesi a 360° che di singoli prodotti. In riferimento alle due tipologie di raccolta, possiamo sicuramente affermare che il sistema porta a porta risulta privo di qualsiasi forma di tecnologia, a differenza del nostro sistema che ha come obiettivo l’utilizzo della tecnologia in grado di controllare e monitorare il conferimento da parte dell’utenza, con il relativo rilevamento dati, in modo da portare l’utente finale a un livello di collaborazione tale da raggiungere altissimi obiettivi». Come siete arrivati a questi risultati? «Questo sistema è la conseguenza di sperimentazioni ef-
Massimo Armando
fettuate dapprima su contenitori interrati di grandi volumetrie e con investimenti importanti, successivamente applicato su contesti stradali di minor costo e volumetria, con l’uso di dispositivi di calotte volumetriche dotate di sistemi di controllo e invio dati dall’importante costo economico, quasi sempre applicati su contenitori stradali standard dove scaturisce un rapporto non equilibrato tra calotta e contenitore, sia dal punto di vista economico che volumetrico. Sulla base di tale realtà, abbiamo sviluppato il progetto del contenitore New Easy City con bocca di conferimento personalizzata e portella scorrevole a scomparsa, dotato di sistema elettronico per l’identificazione dell’utente e il relativo invio dati a remoto. La novità è che esiste un dialogo in tempo reale tra il veicolo adibito alla raccolta e il contenitore, attraverso il quale, ogni qualvolta quest’ultimo viene svuotato, avviene lo scarico dati dal contenitore al veicolo che, a sua volta dotato di sistema Gprs a bordo, è in grado di inviare i dati alla propria sede. Tale sistema ha come obiettivo un aumento della redditività e qualità della raccolta differenziata e l’ottenimento di un prodotto proveniente dalla raccolta differenziata che sia realmente
Coniugando il nostro sistema di raccolta Easy, con il sistema di raccolta porta a porta, si possono ottenere delle percentuali di differenziata, anche superiori al 70%
recuperabile, mantenendo i costi del servizio decisamente inferiori a qualsiasi altra forma di raccolta». Quali prospettive intravede per il futuro della raccolta differenziata e del sistema Easy? «Penso che le varie aziende di servizio debbano essere più esigenti sia nei confronti dei diversi fornitori, chiedendo macchine e veicoli più innovativi e performanti, sia verso se stesse, per offrire un servizio di maggiore qualità ai propri clienti finali, gli utenti. Un’ottica di questo tipo potrebbe far sì che il fornitore partecipi attivamente al servizio, offrendo la sua massima capacità progettuale e di sviluppo, ponendosi non come semplice fornitore, bensì diventando
partner a tutti gli effetti nel progetto di raccolta. Credo che questa sia la massima soddisfazione per chi sviluppa progetti e innovazione: vedere mettere in pratica il proprio ritrovato dopo anni di investimento in ricerca e sviluppo. Per anni nel nostro settore si è percorsa la strada della ricerca al minor costo, impoverendo di conseguenza il prodotto. Attraverso la creazione del nostro sistema di raccolta Easy siamo stati in grado di dare un’inversione a questa tendenza, peraltro ancora in atto sul mercato, riuscendo a garantire non solo un prodotto di qualità, ma anche vantaggi e benefici che nel tempo possono essere apportati sia all’azienda di servizio, sia all’intera collettività».
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INFRASTRUTTURE
In ripresa il comparto delle opere marittime I porti, siano essi industriali o turistici, devono essere dotati di attrezzature e strumentazioni adeguate, che richiedono un costante aggiornamento sulla base delle più moderne tecnologie. Criticità e prospettive del settore secondo l’ingegner Marco Rovera Diego Bandini
arabordi in gomma e attrezzature marine per l’accosto di natanti, ma anche strutture metalliche da banchina per porti industriali e turistici: Orion Tech, azienda di Torino, dal 2001 rappresenta un punto di riferimento nel settore delle opere marittime e delle infrastrutture, sia in Italia che all’estero: «Disponiamo di un parco mezzi di primissimo livello e di attrezzature tecnologicamente avanzate», sottolinea l’amministratore unico, ingegner Marco Rovera. «Alla base del nostro lavoro c’è un approccio organizzativo di tipo
P Lo staff della Orion Tech. Al centro l’amministratore Marco Rovera www.oriontech.it
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globale, in cui ideazione, programmazione, progettazione, realizzazione, gestione e vendita dei prodotti, rappresentano il fulcro di una politica finalizzata a una crescita costante». Quale impatto ha avuto la crisi sul vostro settore e come siete riusciti a tenere con successo il mercato, anche negli anni più difficili? «Ovviamente la crisi economica ha avuto ripercussioni anche nel nostro settore, anche se in maniera decisamente inferiore rispetto a quanto accaduto in altri ambiti. Noi, infatti, ci occupiamo prevalentemente di opere pubbliche o private, che fanno comunque parte di un mercato legato ai fabbisogni primari. I trasporti marittimi, infatti, dipendono anche dalle infrastrutture portuali legate ai nostri pro-
dotti, che quindi devono essere necessariamente mantenute in perfetto stato. In generale, sotto questo punto di vista, si può dire che la manutenzione dei vecchi sistemi di attracco o l’installazione di nuovi non abbia risentito particolarmente della crisi, continuando a seguire il suo normale corso. Piuttosto hanno subito un rallentamento notevole le gare d’appalto e gli investimenti per la realizzazione di nuove strutture, così come gli investimenti per il miglioramento generale dei porti italiani. Questo ha finito per influire in maniera significativa sul mercato, con una contrazione del volume di affari e delle commesse anche per il nostro gruppo». Possiamo fare un bilancio, anche in termini di fatturato, dell’ultimo biennio, e delineare le prospettive per il futuro? «Per le ragioni precedentemente elencate, gli ultimi anni hanno fatto registrare un trend negativo come volume d’affari,
Marco Rovera
Sviluppo e innovazione tecnologica hanno portato il gruppo ad assicurarsi contratti di fornitura per le più prestigiose autorità portuali italiane
soprattutto se paragonato ai dati del biennio 2007/2008. Da alcuni mesi a questa parte, però, abbiamo iniziato a percepire piccoli ma significativi segnali di ripresa, che ci fanno ben sperare per il prossimo futuro». Il mercato nazionale assorbe circa il 70% della vostra produzione, anche in virtù della stipula di importanti accordi commerciali con altre aziende leader del settore. Può descrivere brevemente il valore di queste partnership? «In questi anni ci siamo guadagnati sul campo la fiducia di molte imprese specializzate nel settore dei lavori marittimi. Il continuo investimento da parte della Società nell’aggiornamento professionale, nello sviluppo e nell’innovazione del proprio know-how tecno-
logico, ha portato il gruppo a instaurare e consolidare nel tempo proficue collaborazioni con diversi partner, e ad assicurarsi contratti di fornitura per le più prestigiose autorità portuali italiane. Tutti i prodotti che realizziamo sono dotati di certificazione Iso 9001 e sottoposti ad accurati controlli all’interno dei nostri laboratori. Proprio l’elevato livello qualitativo delle nostre produzioni ci ha consentito di diventare fornitori autorizzati di diverse Autorità Portuali, con l’iscrizione ad appositi elenchi». In quali zone d’Italia lavorate soprattutto, e verso quali altri territori avete intenzione di espandervi in futuro? «A livello nazionale siamo presenti in modo capillare su tutto il territorio, grazie an-
che a uffici e sedi distaccate a Genova e Catania, con la possibilità di garantire in ogni momento il nostro supporto alle imprese, alle autorità portuali e alle pubbliche amministrazioni» Per quel che riguarda i mercati esteri, invece, quali paesi sembrano offrire oggi le maggiori opportunità? «All’estero le nostre attenzioni sono rivolte soprattutto al bacino del Mediterraneo, con particolare attenzione alle aree di facile gestione logistica, quali Francia, Spagna e Grecia. Al di fuori di questo contesto, invece, gli elevati costi di trasporto per commesse di medio valore e la presenza radicata di imprese locali attive nel nostro settore, non ci consentono ancora di espandere ulteriormente la nostra presenza, anche se, per il futuro, se le condizioni del mercato lo permetteranno, non è da escludere un ingresso di Orion Tech su nuovi mercati». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 309
GESTIONE DEL TRAFFICO
Nuovi strumenti per una mobilità sostenibile Risolvere i problemi legati alla gestione del traffico e della viabilità, per favorire un sistema di trasporto sostenibile, capace di integrare velocità e sicurezza degli spostamenti. Le ultime novità nel campo dell’ITS illustrate da Alfredo Bolelli Guido Puopolo
randi metropoli, ma anche piccole città, tanto in Italia quanto in Europa, sono ormai costrette da anni a fare i conti con un problema forse alcune volte sottovalutato, ma capace di incidere sulla qualità della vita delle persone, con conseAlfredo Bolelli, Presidente di Mizar guenze negative anAutomazione Spa, azienda che da un punto di con sede centrale a Torino facente parte del Gruppo Swarco vista ambientale, www.swarco.com/mizar sociale ed economico. È il traffico, vera spina nel fianco per tanti amministratori locali, impegnati a trovare soluzioni che possano mitigare i disagi causati da una viabilità sempre più complessa. Un aiuto in questo senso arriva da Mizar Automazione Spa, azienda di Torino facente parte del Gruppo multinazionale Swarco AG, leader interna-
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310 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
zionale nel campo della fornitura di materiali e soluzioni per la gestione del traffico urbano ed extraurbano. Specializzata nella progettazione, sviluppo e realizzazione di Sistemi Telematici Integrati e di servizi per la supervisione, il monitoraggio e il controllo del traffico e dei trasporti, l’azienda è considerata un punto di riferimento nel settore ITS - Intelligent Transport System – come conferma il Presidente , Alfredo Bolelli. La gestione del traffico è una materia delicata, che deve tenere conto delle prerogative, costantemente mutevoli, delle aree urbane, delle industrie, dei trasporti, dell’ambiente e delle economie su piccola e larga scala. Quali sono i principali obiettivi che le grandi città europee dovranno prefiggersi in futuro in questo ambito? «Le città moderne, per essere considerate tali, nel prossimo futuro dovranno necessariamente moltiplicare i loro sforzi per favorire un aumento
della sicurezza e della semplicità negli spostamenti, affiancando queste azioni a un’attenta politica di riduzione dei consumi di energia e dell’impatto ambientale inevitabilmente causato dal traffico. Da anni siamo impegnati a offrire soluzioni che possano migliorare la gestione del traffico e del trasporto pubblico, ma anche i servizi di informazione rivolti a chi si trova in viaggio, attraverso sistemi innovativi e tecnologicamente all’avanguardia». A questo proposito, in quali progetti di ricerca e sviluppo siete attualmente impegnati? «Crediamo fortemente nel valore dell’innovazione e della ricerca quale mezzo per garantire l’eccellenza dei nostri prodotti, e in questi anni abbiamo deciso di concentrare gli investimenti su alcuni ambiti specifici in materia di ITS. Tra questi, ad esempio, progetti per favorire la cooperazione tra le infrastrutture stradali e i veicoli, per promuovere
Alfredo Bolelli
una mobilità ecosostenibile attraverso la gestione ottimizzata delle infrastrutture, per ridurre le emissioni nocive e per migliorare l’integrazione tra i sistemi di gestione della viabilità e quelli della sicurezza. Collaboriamo costantemente con il mondo universitario e con aziende italiane e internazionali, con cui condividiamo obiettivi e ambizioni, anche attraverso la partecipazione a gruppi di lavoro e comitati in cui vengono dettate le linee guida e i piani strategici del settore. Questa attività è per noi fondamentale, perché ci permette il confronto continuo con altre realtà attive nel nostro settore, ma anche l’aggiornamento delle conoscenze grazie alla collaborazione con aziende dotate di competenze complementari alle nostre». Sulla base della vostra esperienza quali paesi, nel
Le città nel futuro dovranno aumentare i loro sforzi, per favorire l’aumento della sicurezza e la semplicità negli spostamenti
prossimo biennio, potrebbero decidere di investire sui vostri sistemi? «Sicuramente la diffusione dei sistemi ITS sarà massiccia nei paesi emergenti come Brasile, Cina e India, accompagnandone lo sviluppo delle infrastrutture in modo consistente. Siamo però convinti che anche in Europa i sistemi ITS possano continuare a svilupparsi significativamente, e anzi essere uno dei motori trainanti della ripresa economica, anche in virtù di un rapporto vantaggioso tra costi e benefici, che rende queste soluzioni molto più conve-
nienti rispetto a interventi di tipo infrastrutturali». Per quel che riguarda la realtà di casa nostra, esiste un gap tra l’Italia e gli altri paesi europei a livello di gestione della viabilità, soprattutto nei centri abitati? «Non credo che esista un divario significativo tra l’Italia e gli altri paesi europei. Piuttosto sono riscontrabili notevoli differenze tra le strutture urbanistiche e le infrastrutture della viabilità nei vari paesi, che possono determinare situazioni di maggiore o minore complessità gestionale. Il nostro territorio, ad esempio, è sicura- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 311
Soluzioni specifiche a problemi complessi La vivibilità dei centri urbani è una delle finalità principali per la quale Mizar ha sviluppato soluzioni dedicate al monitoraggio del traffico, attraverso diversi strumenti. L’offerta di Mizar in ambito urbano, spazia dalla produzione di sistemi per il controllo semaforico adattativo, in grado di determinare e mettere in atto strategie ottime di gestione degli impianti semaforici per la regolazione del traffico urbano (prodotto UTOPIA), alla realizzazione di “supervisori del traffico” per l’integrazione e la gestione del traffico cittadino (prodotto MISTIC),alla realizzazione di sistemi telematici integrati ad elevato contenuto tecnologico dedicati al trasporto pubblico in grado di localizzare e monitorare in tempo reale i veicoli, gestire e certificare il servizio erogato, fornire servizi multimediali di informazione all’utenza e supportare le attività di assistenza e manutenzione del sistema (prodotto FLASH). Mizar prevede inoltre la progettazione e l’attuazione di piattaforme per supportare l’integrazione di un’ampia gamma di applicazioni ITS offrendo un “look-and-feel“ omogeneo a tutte le funzionalità delle diverse applicazioni (prodotto OMNIA).
mente penalizzato dalla sua conformazione geografica, che di certo non facilita il compito di chi opera nel nostro settore. Anche da noi comunque è notevolmente aumentata la sensibilità verso questi temi, tanto che attualmente stiamo portando avanti significativi progetti in molte città italiane tra cui Roma, Torino,Verona, Firenze, Napoli, per citarne alcune». Qual è il bilancio relativo all’attività di Mizar per il 2010? «Il 2010 è stato un anno molto positivo. A livello di fatturato abbiamo registrato un aumento considerevole del volume d’affari, con utili in aumento rispetto all’anno 312 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
precedente - grazie a una crescita costante sia sul mercato interno che su quello internazionale, soprattutto in Scandinavia e Nord Africa. Inoltre nel maggio 2010 siamo diventati 100% Gruppo Swarco, confermando un ruolo di primo piano nelle strategie di sviluppo per i progetti di gestione del traffico. Questo ci ha garantito e ci garantirà sempre più, un accesso più agevole ai mercati internazionali dal punto di vista commerciale, oltre a nuove possibilità di integrazione e innovazione tecnologica delle nostre soluzioni». Quali sono, infine, le prospettive per il futuro del gruppo?
«Il gruppo Swarco rappresenta l’industria del traffico a maggiore tasso di crescita in campo mondiale, e Mizar, grazie all’esperienza maturata e al suo know-how tecnico e tecnologico, ne è una componente strategica essenziale. Le aziende che crescono molto rapidamente, soprattutto in contesti di economia mondiale instabile o recessiva, hanno molte sfide da affrontare ma anche molte opportunità da cogliere, come ad esempio quelle offerte dalla realizzazione dei nuovi grandi corridoi europei. Il nostro è un gruppo solido e strutturato, attrezzato per porsi come uno dei principali fornitori di soluzioni nel settore a livello mondiale».
LOGISTICA E TRASPORTI
Obiettivi condivisi per trasporti più efficienti L’intermediazione nel campo dei trasporti consente di soddisfare tanto le necessità delle aziende quanto quelle dei trasportatori, evitando inutili sprechi di tempo e denaro. Il punto di Silvio Valanca Matteo Rossi
er le imprese di trasporto, così come per gli autotrasportatori che quotidianamente macinano chilometri sulle strade italiane ed europee, diventa fondamentale poter contare su un supporto logistico qualificato, in grado di ottimizzare i tempi e i costi dei trasporti stessi, all’interno di un mercato sempre più competitivo. Euromed, azienda di Sant’Albano Stura, opera nel settore da più di vent’anni, portando avanti una proficua attività di intermediazione, a vantaggio sia dei trasportatori che delle committenze: «Organizziamo prevalentemente trasporti internazionali di merci industriali refrigerate e a temperatura controllata, offrendo anche un servizio di magazzino e stoccaggio. Provvediamo inoltre alla distribuzione di prodotti ortofrutticoli destinati ai mercati generali presenti sul territorio italiano», spiega Silvio Valanca, titolare del gruppo. Qual è la situazione attuale
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Il magazzino di Euromed srl a Sant’Albano Stura (CN) euromed01@libero.it
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nel mondo dei trasporti? «Il trasporto delle merci è un indice significativo per comprendere lo stato di salute dell’economia italiana e internazionale. Una crescita dei consumi, infatti, si traduce immediatamente in un aumento del traffico merci, mentre al contrario, nei momenti di difficoltà, il settore dei trasporti è uno dei primi a subirne le conseguenze negative. Attualmente stiamo attraversando una fase di stagnazione economica, che ha prodotto una significativa riduzione degli affari». La vostra azienda, però, non sembra aver risentito particolarmente di questa situazione. Come siete riusciti a mantenere la posizione sul mercato? «Bisogna ammettere che, in un certo senso, siamo stati anche fortunati. Siamo infatti specializzati nell’organizzazione di trasporti di merci come frutta, verdura e, più in generale, di tutti quei prodotti a temperatura controllata, che rappre-
sentano circa il 60 per cento del nostro business. Questi, essendo beni primari, hanno subito la crisi in maniera minore, visto che la gente continua ad acquistarli. Al di là di questo però, grazie all’esperienza maturata in questi anni, siamo ormai diventati un punto di riferimento per tante realtà attive nel settore, grazie soprattutto a un’organizzazione capillare e all’offerta di un servizio che permette di ottenere benefici tangibili. Il nostro obiettivo è infatti quello di ridurre al minimo i viaggi svolti senza carico, favorendo l’incontro tra committenti e trasportatori, con significativi vantaggi per entrambe le parti».
Silvio Valanca
Abbiamo inoltre diversificato i nostri investimenti puntando sulle energie alternative per la tutela ambientale
Su quali mercati siete maggiormente presenti? «Organizziamo quotidianamente trasporti da e verso Francia e Spagna, garantendo partenze regolari a prezzi altamente competitivi». Quali precauzioni sono richieste per poter operare nel vostro settore? «Per quel che ci riguarda siamo dotati delle più moderne tecnologie, per assicurare sempre il massimo dell’affidabilità e della sicurezza, anche e soprattutto da un punto di vista igienico e sanitario. Operiamo nel pieno rispetto della normativa Haccp, un sistema di auto-controllo sui prodotti alimentari introdotto in Italia dal D.Lgs. 155/97. Lo
scopo di tale sistema è garantire l'assoluta igienicità degli alimenti in tutte le varie fasi, dalla lavorazione sino alla vendita agli utenti finali. In particolare eseguiamo accurati controlli sui mezzi su cui vengono caricate le merci, per assicurarci che le stesse non siano sottoposte al rischio di contaminazione da parte di agenti patogeni. Attraverso un sistema informatico all’avanguardia, abbiamo inoltre la possibilità di monitorare costantemente i mezzi, garantendo sempre grande puntualità nelle consegne». Quali sono le aspettative per il futuro dell’azienda? «In questi anni abbiamo do-
vuto fare i conti con una serie di criticità, come ad esempio la crescente difficoltà nel rispettare i tempi di pagamento da parte di numerosi committenti. Nonostante tutto però, siamo riusciti a consolidare la nostra posizione anche da un punto di vista economico, senza particolari contraccolpi da un punto di vista del fatturato. A questo proposito mi preme sottolineare il fatto che vari Istituti di Vigilanza, nella loro periodica attività di monitoraggio dello stato di salute delle aziende locali, hanno confermato la nostra solidità finanziaria assegnandoci un rating vicino al livello massimo. Una grande soddisfazione per noi, che da sempre abbiamo fatto della serietà e dell’affidabilità il nostro cavallo di battaglia». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 315
TRASPORTI
La sicurezza nel trasporto di merci pericolose Come ridurre al minimo i rischi derivanti dalla movimentazione su strada di prodotti chimici pericolosi, cercando, nello stesso tempo, di incentivare lo sviluppo di modalità di trasporto alternative. L’opinione di Ferruccio Berutti amministratore dell'Autochim trasporti di Tortona Guido Puopolo
l trasporto di prodotti pericolosi, chimici, tossici e infiammabili è un’attività che comporta grandi responsabilità, sia nei confronti dei cittadini che dell’ambiente e che, per la sua natura, deve essere svolta con la massima attenzione. Professionalità e sicurezza rappresentano le parole d’ordine per chiunque operi in quest’ambito, come Autochim Srl, azienda di Tortona,
I Ferruccio Berutti, fondatore e amministratore delegato della Autochim Srl di Tortona www.autochim.it
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in provincia di Alessandria, presente sul mercato da oltre quarant’anni. «Autochim opera in modo altamente specializzato e professionale nel trasporto di prodotti chimici liquidi e gas, sia sul territorio nazionale che su quello internazionale», sottolinea Ferruccio Berutti , fondatore e amministratore delegato del gruppo. Più nel dettaglio, quale tipologia di prodotti trasportate e in che modo? «Disponiamo di una flotta di trattori stradali di ultima generazione, attraverso i quali siamo in grado di trasportare prodotti chimici pericolosi e non, tramite cisterne ebanitate, cisterne in acciaio e tank container, disponiamo inoltre di cisterne per il trasporto di gpl. Il nostro è un servizio completo, che ci permette di coprire a 360 gradi le necessità di movimentazione di queste merci da parte dei nostri committenti». Il vostro può considerarsi un settore di nicchia, e
quindi al riparo dalla concorrenza selvaggia che affolla il mercato del trasporto? «Per operare all’interno di un settore come il nostro sono necessari considerevoli investimenti in attrezzature e in mezzi, che nel passato hanno rappresentato una barriera in grado di selezionare esclusivamente i migliori operatori. A questi bisogna aggiungere gli investimenti sempre crescenti nell’ambito della sicurezza, del rispetto dell’ambiente, della formazione e addestramento del personale, elementi indispensabili per poter operare sempre con la massima trasparenza e serietà. Oggi, purtroppo, queste barriere vengono quotidianamente aggirate da nuovi attori, spesso stranieri, che si muovono all’interno del mercato, in sfregio alle più elementari norme di sicurezza. Una situazione che deve essere fermata, perché questo tipo di concorrenza sleale, oltre a danneggiare chi agisce
Ferruccio Berutti
correttamente, può portare anche a conseguenze molto pericolose». Come cercate, a questo proposito, di ridurre al minimo i rischi derivanti dalla vostra attività, anche da un punto di vista ambientale? «Il processo mondiale di sensibilizzazione nella gestione e nella movimentazione delle merci a forte impatto ambientale, ha trovato la nostra piena adesione. Ci prodighiamo per porre in essere una serie di attività e conoscenze finalizzate alla tutela del patrimonio ecologico, grazie anche a sistemi di gestione sottoposti a periodici controlli da parte dei principali istituti di certificazioni della qualità». Quali prospettive per il futuro in Italia e in Europa? «Mai come in questo momento risulta difficile fare previsioni per il futuro. Quel che è certo è che la chimica di base in Italia è in declino, come del resto buona parte dell’industria pesante. Per questo siamo convinti che, in uno scenario di questo tipo, l’unico modo per continuare a operare sul mercato sia rappresentato dall’internazionalizzazione. La nostra azienda negli ultimi anni si è affacciata con decisione sullo scenario europeo, un ambito
Il trasporto di merci pericolose deve essere effettuato da operatori altamente specializzati, in possesso quindi delle attrezzature, delle capacità e delle conoscenze necessarie
molto complesso, ma con interessanti possibilità di sviluppo. Nei prossimi mesi, infatti, abbiamo in programma il consolidamento di alcune partnership strategiche con operatori del nord Europa, soprattutto in Francia e Germania, e una intensificazione del trasporto multimodale». Su cosa occorre fare leva, a suo parere, per favorire lo sviluppo del trasporto e della logistica intermodale? «Considerando la situazione attuale, in cui tutte le principali voci di costo dei trasporti sono in vertiginoso aumento, ci sarebbe bisogno di un maggior utilizzo di vie intermodali. Purtroppo però, in
Italia le infrastrutture, come ad esempio la rete ferroviaria, sono carenti e inadeguate, rendendo molto difficile l'utilizzo di questa forma di trasporto». Quali sono, infine, gli obiettivi aziendali per il prossimo biennio? «Vogliamo cercare di implementare le attività di logistica multimodali, con la movimentazione di tank container verso l’Europa occidentale, e la Germania in particolare. Puntiamo inoltre a incrementare la flotta di cisterne a nostra disposizione, per poter ulteriormente consolidare la nostra presenza sul mercato europeo». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 317
OPPORTUNITÀ SUI GRANDI APPALTI • Meno burocrazia per rispettare i tempi dei lavori. Intervista a Sergio Santoro • Edilizia e piccoli cantieri. Intervista a Giuseppe Provvisiero • Il deficit infrastrutturale del Piemonte. Intervista a Barbara Bonino • Torino: scetticismo sulla ripresa. Intervista a Alessandro Cherio
APPALTI
Rimettere in moto la “macchina” delle infrastrutture «Il Piemonte soffre di un deficit infrastrutturale, occorre recuperare», largo quindi alla Torino-Lione e alla galleria geognostica di Chiomonte che, per l’assessore regionale Barbara Bonino, sono opere prioritarie per il territorio Paola Maruzzi iamo consapevoli che gli investimenti pubblici sono strategici per ridare respiro alla nostra economia». Per Barbara Bonino, assessore ai Trasporti e infrastrutture del Piemonte, è questa la premessa necessaria per affrontare la crisi che ha investito il settore edilizio. A favore della ripresa sarà prezioso il ruolo delle grandi infrastrutture, motivo per cui non bisogna tenerle in sospeso per anni. Serve, prima di tutto, un snellimento dei tempi. «La Giunta Cota sin dal suo insediamento – continua l'assessore – ha lavorato per sbloccare tutte le opere impantanate da anni nelle pastoie burocratiche e per trovare le risorse necessarie a finanziarle». Quali sono i criteri fondamentali con cui vengono aggiudicati gli appalti? «La Scr, la società di committenza regionale, predilige criteri di selezione improntati all’offerta economicamente più van-
«S
Barbara Bonino, assessore ai Trasporti e alle infrastrutture della Regione Piemonte
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taggiosa in luogo del massimo ribasso, al fine di dare maggior peso alla qualità dell’intervento. I criteri di valutazione sono improntati all’ottimizzazione degli aspetti tecnici, ambientali e di sicurezza, anziché essere focalizzati solo sui ribassi economici e temporali: l’obiettivo è garantire un efficace controllo delle procedure, degli obblighi contrattuali, nonché di tutto l’iter dell’intervento». Quali lavori pubblici e nuove costruzioni sono stati avviati nel 2011? «Nel 2011 Scr ha affidato, nell’ambito del piano di investimenti regionale, un’importante opera in provincia di Alessandria, la variante di Tortona, per un importo di circa 44 milioni di euro. Ne ha portate a conclusione altre tre nelle province di Cuneo e Alessandria, per un totale di 75 milioni di euro». Dal 2010 al 2009 la crisi del mercato edilizio si è fatta sentire maggiormente. Quali previsioni andranno a chiudere il 2011? «Per quel che riguarda il settore di mia competenza, con una ri-
gorosa gestione dei fondi disponibili, siamo riusciti a eliminare sacche di sprechi consolidate da tempo, recuperando risorse indispensabili per realizzare le opere sul nostro territorio, che soffre di un deficit infrastrutturale notevole rispetto alle regioni confinanti, italiane o estere. E grazie anche alla grande collaborazione del Governo, siamo riusciti a inserire nell’allegato infrastrutture, fra le priorità del prossimo triennio, opere per oltre 3 miliardi di euro. Non solo. In virtù del nuovo contratto di servizio con Trenitalia, verranno investiti, da qui al 2014, 280 milioni di euro in nuovi treni per il trasporto regionale, mentre altri 100 milioni in due anni saranno destinati alla sostituzione di tutti i bus Euro 0 e Euro 1 ancora circolanti sulle nostre strade». Come far sì che le grandi opere, a cominciare dalla la Tav, siano motore di sviluppo anche per piccole e medie imprese? «Ci siamo posti sin dall’inizio il problema di come legare la cantierizzazione delle grandi opere a
Barbara Bonino
Abbiamo posto le condizioni per massimizzare le ricadute positive per il territorio che ospita una grande opera come la Tav
una possibilità di sviluppo per i territori interessati, sia sotto forma di nuovi posti di lavoro sia di commesse per le aziende locali, nonché di effetti positivi per l’indotto derivante. Ed è in questa ottica che abbiamo lavorato all’impianto della legge regionale cantieri-sviluppo-territorio, approvata dal consiglio regionale con larghissima maggioranza. Una legge pensata per tutte le grandi opere, ma che sarà applicata concretamente per la prima volta con l’avvio dei lavori per la nuova linea Torino-Lione. Nel frattempo un buon test potrà essere rappresentato dalla galleria
geognostica di Chiomonte, per la quale si stanno completando le opere propedeutiche all’inizio degli scavi». In cosa si concretizza il vantaggio? «Crediamo di aver posto le condizioni per massimizzare le ricadute positive per il territorio che ospita una grande opera come la Tav. Innanzitutto, come è già successo nel caso di Chiomonte, scorporando alcune opere accessorie che possono essere appaltate in maniera accessibile alle aziende locali, come effettivamente è successo; in secondo luogo, scegliendo di non allestire un campo base per accogliere le
maestranze, ma utilizzando le strutture presenti sul territorio per l’alloggio e la ristorazione. Una scelta che è già stata fatta in Savoia in occasione della costruzione delle tre discenderie, con ottimi risultati: basti pensare che i cantieri hanno coinvolto 64 aziende della Maurienne (pari al 48% del totale) e hanno impiegato personale locale nella misura del 30%. Non solo, ma l’87% degli operai che hanno lavorato alle discenderie hanno utilizzato le strutture locali per l’alloggio e la ristorazione. Numeri che potremo ripetere e migliorare anche in Valsusa, su un arco temporale più lungo, vista la portata del cantiere del tunnel di base». La Torino-Lione va avanti nonostante le difficoltà. Cosa la preoccupa maggiormente? «Non sono preoccupata per il progredire dei lavori, il Governo ha assicurato il finanziamento dell’opera, dispiegando un contingente adeguato per difendere
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APPALTI
l’area di cantiere. Merita una ri-
flessione la situazione che stiamo vivendo da tre mesi a questa parte: assistiamo a un susseguirsi di attacchi quotidiani ai nostri agenti da parte di un gruppo di poche decine di veri e propri terroristi. Professionisti della violenza, provenienti da tutta Italia e da mezza Europa, che non hanno nulla a che vedere con la Valsusa e che come unico obiettivo hanno quello di scontrarsi con le forze dell’ordine. Da quando è stato aperto il cantiere sono oltre 300 i poliziotti e carabinieri feriti negli scontri: una situazione inaccettabile. Ed è incredibile che, anche all’interno del consiglio regionale, ci siano esponenti e gruppi politici che continuano a fare da sponda alle azioni di questi facinorosi. Dal canto suo il movimento No tav è uscito con le ossa rotte da quello che i suoi attivisti amano definire l’asse-
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Abbiamo ereditato una situazione difficile, ma vi abbiamo posto freno: entro il 2014 saranno stanziati 280 milioni per il rinnovamento del materiale rotabile
dio: ha perso irrimediabilmente l’adesione e l’appoggio di un gran numero di valsusini e si è squalificato definitivamente agli occhi dell’opinione pubblica italiana e internazionale, associando la propria immagine a quella dei terroristi». Un altro argomento spinoso è il trasporto ferroviario regionale nel suo complesso. «Abbiamo ereditato una situazione difficile, con rapporti tesi sia nei confronti del gestore, che operava dal 2007 senza un contratto, sia nei confronti degli utenti, sul piede di guerra per i frequenti disagi che erano costretti a subire. In questo primo anno di lavoro, comunque, abbiamo lavorato duro per cambiare le cose. E i risultati si sono visti, principalmente sotto forma della stipula del nuovo contratto
di servizio con Trenitalia, che continuerà ad essere il gestore del servizio ferroviario regionale sino al 2017, quando subentrerà il vincitore della gara d’appalto che sarà indetta tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Un contratto che prevede entro il 2014 lo stanziamento di 280 milioni di euro per il rinnovamento del materiale rotabile, la reintroduzione della carta Tutto Treno, che consente ai pendolari dotati di abbonamento di utilizzare anche gli Intercity, e il ripristino del bonus (il risarcimento agli abbonati sulle tratte regionali per i ritardi patiti). Non solo, ma abbiamo deciso anche di congelare ogni aumento tariffario per tutto il 2011, legando l’incremento del prezzo dei biglietti alla crescita della qualità del servizio».
Giuseppe Provvisiero
La ripresa dell’edilizia parte dai piccoli cantieri Appalti immediati di opere propedeutiche alle grandi infrastrutture, con la Tav in testa, maggiori opportunità per le piccole imprese e meno ritardi nei pagamenti, che in Piemonte sono aumentati del 60%. È quanto si augura Giuseppe Provvisiero, presidente dell’Ance regionale Paola Maruzzi
al 2003 al 2010 il numero dei bandi di gara pubblicati è sceso del 76,7%, mentre l’importo complessivo si è ridotto del 70,7%. Per il 2011 le previsioni non sono positive se si considera anche la riduzione di risorse per gli enti locali stabilita dalla manovra». Dati alla mano, Giuseppe Provvisiero, presidente dell’Ance Piemonte, arriva dritto alla “questione” costruzioni: le commesse continuano a diminuire in modo consistenze e a far fatica sono soprattutto le piccole imprese. Sul piano nazionale il “copione” è simile: nei primi mesi dell’anno gli appalti per lavori i pubblici sono scesi da 6,2 a 4,8 miliardi (-22,6%). Secondo l’Istat gli imprenditori temono che il calo possa protrarsi anche nel 2012. Per giunta ad agosto l’edilizia ha visto quasi raddoppiate le ore di cassa integrazione richie-
«D
ste, passate da 2,5 a 4,7 milioni. Alla luce di una criticità nazionale, va sulla buona strada il dialogo aperto tra Ance Piemonte e Regione affinché non vengano sottovalutati le problematiche che stringono l’edilizia e si ripensi in ottica locale alle opportunità legate ai grandi appalti, la Tav prima di tutto, facendo in modo che anche le piccole imprese del territorio possano entrare in gioco. Tempo fa ha messo l’accento sulla “tendenza al gigantismo negli appalti”, che taglia spesso fuori le imprese locali. Come far fronte a questa situazione? «Da tempo sosteniamo l’importanza dell’attivazione di un piano di piccoli interventi immediatamente cantierabili necessari per la ripresa economica della nostra regione e per dare respiro alle piccole imprese del settore. Abbiamo presentato alla Regione la nostra proposta ma al momento la carenza di risorse
Giuseppe Provvisiero, ne ha impedito l’avvio». Attorno ai lavori di realiz- presidente di Ance Piemonte zazione della Tav stanno spuntando interventi minori che possono essere eseguiti dalle imprese edili locali. L’assessore regionale Barbara Bonino si è mostrata molto favorevole a quest’ipotesi. All’Ance che ruolo spetta per tradurla in realtà?
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APPALTI
La legge regionale Cantieri-sviluppo-territorio prevede la programmazione di ricadute sui territori interessati dalla realizzazione di grandi infrastrutture
«Abbiamo messo a disposi- credito e ritardo nei paga- semestre del 2011 il livello zione le nostre competenze affinché le grandi opere vengano avviate attraverso l’appalto immediato di opere minori propedeutiche all’intervento finale. Anche grazie al nostro sollecito è stata approvata la legge regionale cantieri-sviluppo-territorio, che prende spunto dalla legge francese Demarche Grand Chantier che prevede la programmazione di ricadute sui territori interessati dalla realizzazione di grandi infrastrutture, in modo da governare le opportunità economiche a esse collegate». In che misura liquidità, 328 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
mento penalizzano le imprese piemontesi? «Nonostante le variazioni positive registrate nel 2010, negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria stretta creditizia: i mutui per investimenti in edilizia residenziale sono tornati ai livelli del 2005 mentre quelli per investimenti in edilizia non residenziale, rispetto al 2006, sono praticamente dimezzati. A ciò si aggiunge il peggioramento delle condizioni di pagamento da parte della pubblica amministrazione dei lavori regolarmente eseguiti. Basti pensare che nel primo
dei ritardi di pagamento della Pa è stato quello più alto negli ultimi dieci anni e in tre anni tali ritardi sono aumentati del 60%. Le imprese vengono pagate dopo più di cinque mesi dalla conclusione dei lavori, con onerose ripercussioni sulla loro contabilità». Ci sono novità riguardanti il prezzario 2011? «Siamo da sempre molto attenti al costante aggiornamento del prezzario, in particolare in questo periodo difficile, al fine di permettere alle nostre imprese una corretta concorrenza».
APPALTI
econdo il bilancio del 2010 a Torino gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti del 30% in due anni e i dati relativi a fine agosto segnalano un ulteriore calo. Così quella che nel secondo trimestre 2011 si era annunciata come una leggera ripresa, dovuta probabilmente all’approssimarsi dell’entrata in vigore del regolamento attuativo del codice dei contratti contenuto nel decreto sviluppo, «è stata palesemente contraddetta», afferma Alessandro Cherio, presidente dei costruttori torinesi. «Negli ultimi due mesi si è registrata la pubblicazione di soli 24 bandi per un importo di 32 milioni di euro». Valide alternative, ancora poco considerate nel Torinese, sono quindi il partenariato pubblico-privato e il project financing. Cosa si aspetta in futuro? «I dati sulla proiezione annuale indicano una previsione complessiva di circa 360 milioni, inferiore di 60 milioni rispetto ai circa 420 del 2010 (ulteriore calo del 15% circa). Siamo scettici sui possibili segnali di ripresa per l’anno prossimo». A fronte della mancanza di risorse per le opere pubbliche, il partenariato pubblico-privato e il project financing possono essere valide alternative. In questo senso la pubblica ammini-
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L’edilizia inespressa del “cantiere” torinese Nel capoluogo piemontese le piccole imprese edili non possono più contare solo sulle esigue risorse degli appalti pubblici. Per Alessandro Cherio, presidente di Ance Torino, occorrono alternative: il project financing è una di queste Paola Maruzzi
strazione di Torino può dirsi innovativa? «Il partenariato pubblico-privato appare una strada promettente, sia per il reperimento delle risorse sia in relazione alla qualità dell’opera e ai tempi di realizzazione, in particolare nel caso del project financing; infatti, il ritorno dell’operazione immobiliare è in gran parte legato alla fase di gestione dell’opera, che deve dunque essere completata in tempi rapidi e con un livello qualita-
tivo tale da non generare elevati costi di manutenzione. Questi strumenti, tuttavia, stentano a decollare sul nostro territorio. Il motivo? Indubbiamente è un problema culturale, correlato anche alla farraginosità in alcuni casi (project financing), all’incompletezza in altri (leasing in costruendo), della normativa vigente». Eppure a Torino ci sono stati esempi virtuosi a tal proposito. «Sì ma sono pochi interventi,
Alessandro Cherio
Occorre avviare opere meno rilevanti dal punto di vista degli importi ma strategiche, come l’edilizia scolastica e ospedaliera
In alto, a destra, Alessandro Cherio, presidente dell’Ance di Torino
si spera possano fare scuola. Si tratta della nuova sede della Regione, della Scuola di Biotecnologie, della scuola materna di Vinovo, della nuova sede della Provincia di Torino. Come si è visto i vantaggi sono stati notevoli: per i cittadini che hanno beneficiato di opere innovative; per le imprese che hanno eseguito i lavori; per agli enti pubblici normalmente soffocati dai vincoli del patto di
stabilità. In tal senso, occorre dare atto alla Regione Piemonte che ha recentemente istituito, sul modello di quella nazionale, l’unità tecnica per il partenariato pubblico-privato. Speriamo diventi un punto di riferimento essenziale per tutte le iniziative di tal genere». Perché la procedura negoziata per appalti inferiori ai 500mila euro fa fatica a essere preso in considerazione? «A mio parere non ne è stata pienamente colta l’opportunità di utilizzo così come è stata promossa dal Governo nel 2009 e, di recente, con il decreto sviluppo. La procedura negoziata rappresenta un’utile occasione per garantire lavoro sul territorio, in un quadro di trasparenza, concorrenza, rotazione e di rispetto delle norme in materia di sicurezza e di contribuzione sociale. Occorre peraltro sottolineare come talune amministrazioni, come quella di Torino, che avevano apprezzato e correttamente utilizzato l’istituto, hanno poi dovuto subire una sorta di “invasione di campo” da parte dell’Autorità per la
Vigilanza, che di fatto ha limitato la possibilità di ricorso a questa procedura». A parte le grandi infrastrutture, per quali opere medio-piccole potrebbero essere lanciate gare d’appalto? «Non vi è dubbio che, parallelamente all’avvio delle grandi opere quali la TorinoLione, occorre che vengano avviati programmi di opere meno rilevanti dal punto di vista degli importi ma altrettanto strategiche, che coinvolgano il settore produttivo delle imprese medio-piccole in comparti significativi quali l’edilizia scolastica e ospedaliera, rilanciando anche interventi di manutenzione straordinaria su edifici e strade. In tal senso occorre apprezzare la recente iniziativa della nostra Regione che, oltre ad aver “regionalizzato” il patto di stabilità, determinando lo sblocco di diversi pagamenti da parte delle Pubbliche amministrazioni, ha finanziato una serie di primi interventi per opere medio-piccole per circa 50 milioni sul territorio piemontese». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 331
IMMOBILIARE
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Grandi collaborazioni a sostegno del territorio La Risso Immobiliare di Cuneo, ha raggiunto traguardi importanti collaborando con il Gruppo Fincos di Mondovì, rappresentata ora dall’ingegnere Bongiovanni Stefano, con cui, dopo un ventennio di partnership, da qualche anno ha costituito la Granda Immobiliare, che, come si intende dal nome, ha come obiettivo lo sviluppo soprattutto nella provincia di Cuneo. Ne parla Vittorio Risso
elle città italiane le principali fonti di inquinamento dell’aria, da sempre combattute con mezzi più o meno vincenti dalle varie amministrazioni comunali, sono il traffico, gli impianti industriali e il riscaldamento domestico. Una delle città che più è riuscita a darsi da fare e a migliorare la qualità dell’aria è Cuneo, dove non solo sono state ridotte le emissioni di polveri sottili, realizzando zone a traffico limitato, nuove piste ciEmanuela Caruso clabili, parcheggi di interscambio, ma con l’aiuto delle aziende e imprese locali sono
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state ridotte le emissioni da riscaldamento domestico e industriale. La Risso Immobiliare, società profondamente legata al territorio cuneese, si è impegnata nella progettazione, costruzione e soprattutto nella cura dei particolari delle finiture degli immobili ,caratteristiche necessarie al fine di ottenere un prodotto di qualità che in particolare negli ultimi anni sono state concentrate nella costruzione di edifici residenziali in Classe Energetica A. «I riscaldamenti domestici – spiega Vittorio Risso, titolare della società – sono tra le maggiori cause di inquina-
Vittorio Risso
In apertura, Palazzo delle Poste, Verona. A sinistra, Via Massimo d’Azeglio, Cuneo. In basso, Via Tetto Cavallo, Cuneo
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Costruire in Classe Energetica A riduce l’inquinamento dei riscaldamenti domestici e mantiene sana l’aria
mento atmosferico, ma questo succede perché il più delle volte gli impianti non sono costruiti a norma, rovinando l’aria. Realizzando immobili in Classe Energetica A, otteniamo un manufatto ottimale che anche in futuro necessiterà di poche spese di manutenzione, ma in particolar modo riusciamo a ridurre in maniera rilevante le emissioni di inquinanti, mantenendo così alta la qualità dell’aria della nostra città». Al fine di poter proporre al mercato una più ampia scelta di immobili con diverse caratteristiche in location differenti, la Risso Immobiliare, ha iniziato a collaborare prima con la Conicos, ora Gruppo Fincos di Mondovì, rappresentato dall’Ing.Bongiovanni Stefano, con cui da qualche anno ha costituito la Granda Immobiliare, che ha come obiettivo principale lo sviluppo di interventi nella provincia di Cuneo. «Abbiamo creato una più grande società in grado di rappresentare un punto di riferimento stabile per i cittadini e in grado di soddisfare qualsiasi richiesta dei clienti, che vengono seguiti in ogni fase della ricerca della propria abita-
zione, dalla progettazione alla scelta dei materiali, dall’acquisto alla consegna». E l’unione tra Risso e Fincos si è rivelata una mossa vincente e molto produttiva, infatti i progetti di sviluppo già realizzati e ancora da iniziare sono tanti. «Il primo importante lavoro lo abbiamo portato a termine con la costruzione del complesso “Agorà-Porta di Francia” proprio di fronte al palazzo degli Uffici Finanziari di Cuneo. Con questo progetto siamo riusciti ad armonizzare una cubatura consistente con il verde e i parcheggi, realizzando un misto tra attività commerciali e direzionali e immobili residenziali, molto apprezzato dai cittadini. Inoltre in questo periodo siamo in fase di ultimazione di un complesso di 24 alloggi e oltre 100 autorimesse sempre nella zona centrale della città, mentre sono in fase iniziale alcuni progetti che vedranno la costruzione di altri fabbricati, di cui gli utenti hanno già deciso di comprare appartamenti non solo come alloggi in cui vivere, ma anche come investimento sul mattone, che a oggi è ancora un bene-rifugio capace di garantire tranquil- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 333
IMMOBILIARE
Da sinistra, Via San Giovanni Bosco, Cuneo, e Area Ex Vetreria Vernante (CN)
lità a chi investe il proprio denaro». Con l’aiuto di una serie di collaboratori che sentono “propria” l’impresa e che dedicano attenzione e impegno allo svolgimento dei vari compiti, la Granda Immobiliare ha allargato il suo raggio d’azione, arrivando a occuparsi anche di alcune zone della Liguria. «Ci siamo concentrati sulle aree di Alassio, Imperia e Ventimiglia, oltre che Genova, cioè su città facili e comode da raggiungere anche per noi titolari che vogliamo gestire sia l’azienda che i lavori in modo diretto, assicurando la nostra presenza durante tutte le fasi di costruzione, dalla progettazione, fino ad arrivare alla commercializzazione dei cespiti». Nel 2008 è stato fatto un altro passo importante che ha portato la Granda Immobiliare ad associarsi con la Fantino Costruzioni e a far na-
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Il primo importante lavoro lo abbiamo portato a termine con la costruzione del complesso “Agorà-Porta di Francia” proprio di fronte al palazzo degli Uffici Finanziari di Cuneo
scere la F.R.C. Costruzioni. «L’unione delle forze ha permesso a tutto il gruppo di affrontare e superare la fase più acuta della crisi economica mondiale scoppiata proprio in quel periodo. Grazie alla professionalità, alla preparazione, all’impegno e alla disponibilità di ogni parte coinvolta nella società, possiamo guardare al futuro con ottimismo e nel segno della continuità del nostro operato. Al momento, a testimonianza della nostra vincente collaborazione stiamo sviluppando alcuni progetti che mirano alla realizzazione di aree particolari nelle città d’origine delle tre imprese che formano il nostro grande gruppo. La
prima idea è quella che vedrà protagonista l’Area della Vetreria di Vernante, il paese dove è iniziata la storia della famiglia Risso, oltre a continuare a sviluppare poi le nostre energie sul tessuto urbano di Cuneo, dove è stata fondata la Fantino Costruzioni agli inizi dell’attività; e infine è nostra intenzione condivisa cercare di ideare e mettere in atto un’operazione immobiliare dinamica e innovativa anche a Mondovì, città di origine del Gruppo Fincos. In questo modo potremo dire di aver tutti insieme contribuito a dare un’impronta “nostra” al nostro amato territorio all’inizio del 3° millennio».
EDILIZIA
Il comparto edile chiede maggiore fiducia Salvatore Parisi si rivolge al sistema pubblico e bancario affinché si sblocchi un meccanismo che sta atrofizzando il comparto edile. E spiega perché, in assenza di sostegni, le imprese del settore stanno tornando a fare sistema Andrea Moscariello
l settore immobiliare dovrà affrontare un lungo percorso, in salita, per lasciarsi alle spalle le sue ultime stagioni economiche. Considerato la fonte della crisi economica internazionale, il comparto deve ora porsi due quesiti fondamentali: quali errori non si possono più commettere? Come fare per risalire la china? Un esercizio, quest’ultimo, che alcune imprese storiche stanno già eseguendo da tempo, non senza ottenere importanti risultati. A riflettere sul quadro è Salvatore Parisi, ormai considerato a tutti gli effetti un imprenditore simbolo del comparto immobiliare ed edile piemontese. Al vertice dell’omonima società di costruzioni, con sede a Torino, Parisi può essere annoverato tra coloro i quali che, la
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china cui accennavo poc’anzi, l’hanno certamente risalita. «In un momento di contrazione così forte devo dire che il bilancio della nostra società è assolutamente positivo – spiega Parisi -. Naturalmente, non possiamo riposarci sugli allori. Ricordiamoci che questo è un settore caratterizzato da una ciclicità, da alti e bassi, oltre che tempi di realizzazione dei progetti medio/lunghi». Attualmente impegnato nella realizzazione di più iniziative immobiliari, su buona parte del territorio torinese, l’imprenditore propone una riflessione differente rispetto a chi, dal 2008, non ha fatto altro che ritenere il settore immobiliare l’origine della recessione occidentale. La crisi ha colpito ovvia-
mente anche il real estate. Lei però ha sempre sostenuto che crisi, ancora prima che “danno”, può significare cambiamento. «La crisi ci ha offerto l’opportunità di accelerare sul cambiamento della nostra strategia aziendale. Il cambiamento, ancora in atto, si è reso possibile grazie all’ampia opportunità di ri-
Salvatore Parisi, presidente della Parisi Costruzioni Spa. Nelle altre immagini, alcuni render di complessi residenziali in fase di realizzazione da parte della società di Torino www.parisicostruzioni.it
Salvatore Parisi
sposte e soluzioni abitative rispetto alle esigenze di mercato attuali. Con una gamma di soluzioni immobiliari adatte a ogni esigenza abitativa, sparse su tutto il territorio, la ripresa è stata affrontata con fermezza e ottimismo. E i dati aziendali ci danno ragione. Ovviamente abbiamo dovuto affrontare
un mercato la cui evoluzione è stata veloce almeno quanto la crisi stessa». Tutto questo, nel pratico, sotto quali aspetti ha inciso? «La realizzazione di interi complessi residenziali, con tutte le nuove norme costruttive, ha portato a un aumento consistente del costo di costruzione. La valutazione dei reali effetti positivi di nuovi materiali edilizi ci ha spinto a creare un team di esperti chiamati a esaminare nel dettaglio ogni elemento. Tutto questo si è tradotto in una ricerca del miglior punto di incontro tra una maggior qualità e un prezzo conveniente. Ciò viene fatto per conferire alle nostre realizzazioni quel plus di investimento che deve appartenere a ogni acquisto
La crisi ci ha offerto l’opportunità di accelerare sul cambiamento della nostra strategia aziendale
immobiliare. In parole semplici, il mattone non deve tradire mai. E questo è anche il valore aggiunto di un’impresa, di una società per azioni a carattere famigliare, come la nostra». Non tutti sono d’accordo nell’affermare che il settore edile è la causa principale della crisi internazionale. «Il mondo edile ne è stato il capro espiatorio. È il mondo finanziario, il mondo “non visibile”, dei grandi speculatori, di quelli che, spesso, sono costruttori del nulla, il vero artefice della crisi. E lo si vede ancora oggi con gli indici dell’andamento borsistico. La crisi immobiliare
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EDILIZIA
era nata con un rallenta- stema di aggregazione. La le- stante e l’attenzione al contimento, ancor prima del 2008. Quando poi a essere coinvolto è il sistema bancario è normale che la crisi diventi anche di tipo industriale. Oggi paghiamo le conseguenze della miopia e dell’arroganza di un sistema bancario che per anni non ha svolto il ruolo di banca. Ci hanno snocciolato numeri di crescita che poi abbiamo pagato a carissimo prezzo. Bisogna cambiare rotta, gli istituti di credito devono sostenere le imprese italiane in modo fattivo, perché possano tornare a realizzare investimenti. Garantendo così un livello di occupazione stabile, che metta di nuovo in moto l’economia del consumo». Quale lezione ha tratto lei dagli ultimi anni? «La crisi ha dato il via al si-
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zione è chiara: nel momento di crisi siamo rimasti soli e inascoltati. Nel nostro settore siamo tornati a fare sistema con gli altri attori del comparto edile, fornitori e artigiani. In sostanza ci diamo una mano a vicenda. Per essere forti dobbiamo essere uniti». Torniamo a parlare di abitazioni. Quali peculiarità, secondo lei, le rendono un buon investimento? «Sono diversi gli aspetti da considerare. Dai temi architettonici, che coniugano con efficacia eleganza e praticità, la solidità, la distribuzione razionale degli spazi, la dimensione delle aree destinate allo svago o a specifiche attività, il rapporto tra la volumetria e la fruibilità delle aree comuni. Poi vi è il rispetto dell’ambiente circo-
nuo risparmio energetico. Tutto questo al fine di produrre la giusta soddisfazione di chi concepisce lo spazio e la casa come specchio delle proprie ambizioni e risultato del proprio impegno». Oggi come oggi, però, investire in una casa non è scontato per la famiglia media italiana. «Il fatto è che lo Stato deve mettere le famiglie nelle condizioni di non essere continuamente tassate sulla prima abitazione. Mi spiego meglio. Si potrebbero eliminare alcune imposte, almeno i primi anni, per poi portarle a regime negli anni a seguire. Si creerebbe così un mercato di ricambio essenziale per l’economia e la vivacità di sviluppo. Formule semplici ma efficaci. Potrei elencare esempi, entrando più nel dettaglio, su cui poter ragionare e trovare insieme soluzioni soddisfacenti per tutti. E questo è anche il compito delle associazioni di categoria. In tal senso devo riconoscere al nostro presidente di Ance Piemonte, Giuseppe Provvisiero, e al Presidente del Collegio Costruttori di Torino, Alessandro Cherio, una motivata sensibilità alla promozione del comparto edile piemontese nella ricerca di soluzioni proposi-
Salvatore Parisi
tive per il rilancio del settore». Quale impatto avrà, a suo parere, la manovra sul comparto edile? «Non credo sarà del tutto positivo. Il primo effetto sarà quello di una ulteriore riduzione delle compravendite senza, tuttavia, la riduzione dei prezzi. Il tutto dipenderà da quanto veloce dovrà essere il “rientro” chiesto dalle banche. Le banche esigono i rientri dai costruttori, ma al tempo stesso non concedono più mutui ai privati. Il sistema così è bloccato». Quale soluzione proporrebbe? «La soluzione, a parer mio, deve partire dalle banche, devono iniziare a valutare quanto costi all’economia non concedere mutui alle famiglie e togliere ossigeno ai
costruttori. Come dicevo prima, devono avere più fiducia nei cittadini e nelle imprese. Gli italiani stanno ritirando i capitali dalla Borsa e sono sempre più cauti nell’acquistare lingotti per i valori raggiunti. Così ritornano a pensare all’investimento rifugio per eccellenza: il mattone. Fatta un’attenta analisi, questo è il suggerimento ma soprattutto il sentimento degli italiani. Risparmiatori e amanti della proprietà immobiliare». Dunque la prima casa secondo lei è ancora un buon investimento? «Non solo. Oggi l’investitore ha un ventaglio di offerte più ampio, quindi la scelta può essere migliore e ragionata. Anche per questo i tempi di vendita sono un po’ più lunghi rispetto al pas-
La crisi ha dato il via al sistema di aggregazione. Siamo tornati a fare sistema con gli altri attori del comparto edile, fornitori e artigiani
sato. I primi segnali di una ripresa stanno già arrivando, se si tiene conto che il 2011 si chiuderà con circa 600mila compravendite e con un leggero aumento del fatturato rispetto al 2010». Obiettivi per il futuro della Parisi Costruzioni? «Un’ulteriore crescita in termini qualitativi, migliorando struttura e servizi offerti. Il nostro augurio è quello di rappresentare, insieme alle altre Imprese di Ance Piemonte, l’eccellenza della nostra regione. In altre parole, che il Sistema Piemonte diventi la punta di diamante dell’Italia Imprenditoriale».
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EDILIZIA
Innovazione e diversificazione per il comparto edile Mario, Luca e Paolo Giuggia spiegano il percorso e l’evoluzione di un’impresa che ha compiuto 130 anni, la Giuggia Costruzioni. Dagli esordi in cava alla collaborazione con l’Anas Belinda Pagano
«Q
uando si ha alle spalle una storia imprenditoriale consolidata negli anni non è sempre facile investire e aprirsi a diversi mercati, anche perché avvicinarsi a nuove aree è sempre un’operazione che comporta rischi». Così esordisce l’ingegnere Mario Giuggia della Giuggia Costruzioni. Ma grazie al desiderio di espansione e alla consolidata esperienza
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Gli amministratori e direttori tecnici della Giuggia Costruzioni. Da sinistra l’ingegnere Luca Giuggia, l’ingegnere Mario Giuggia e l’ingegnere Paolo Giuggia www.giuggia.it
(l’azienda è nata 130 anni fa) la Giuggia Costruzioni ha ampliato in diversi settori la sua attività diversificando i prodotti e i servizi offerti. «La società è nata nel 1881 e si occupava esclusivamente di una
cava e del commercio del materiale da lì estratto. Successivamente si è espansa verso la produzione di conglomerato bituminoso e la realizzazione di lavori stradali. Infine nel 1974 iniziò l’attività di edilizia abitativa. Ovviamente si è potenziato l’organico- continua l’ingegnere Luca Giuggia - si è aumentata gradualmente la presenza sul mercato e si è partecipato in modo costante e massiccio a opere pubbliche sia edili che stradali, senza trascurare il settore dei committenti privati». Una semplice “formula” che ha dato i suoi frutti e che ha portato un’azienda familiare a raggiungere dimensioni insperate. «Il nostro stabilimento» continua l’ingegnere Paolo Giuggia «è in grado di estrarre
Mario, Luca e Paolo Giuggia
Sono scelte che incidono molto sulla trasformazione aziendale, ma se ponderate con cura e programmate nei minimi dettagli, un cambio direzionale può portare a eccellenti risultati
circa 250 mila metri cubi l’anno di materiale che viene in parte destinato alla vendita e in parte impiegato per il confezionamento di conglomerati cementizi e bituminosi che possono essere a loro volta o commercializzati o impiegati per uso interno». Ma come essere competitivi in un mercato particolare come questo? «Il nostro giacimento pur essendo costituito da materiale piuttosto resistente» continua l’ingegnere Mario Giuggia «data l’esiguità degli strati può essere coltivato in maniera abbastanza economica. Questa caratteristica, insieme a una serie di investimenti, permette di attuare una politica dei prezzi particolarmente aggressiva e di essere quindi presente su larga scala nel commercio degli inerti, sia grezzi, sia lavorati». Ma quali sono gli impieghi possibili per questo tipo di materiale? «Ciò che viene prodotto» spiega l’ingegnere Paolo Giuggia «rientra perfettamente nelle specifiche dei capitolati Anas, Società Autostrade, Amministrazioni Provinciali ed è adattabile in base a specifiche ri-
chieste. Presso i nostri impianti infatti possono essere prodotti calcestruzzi a resistenza e a dosaggio e sono in grado di sviluppare miscele ad hoc grazie a un laboratorio analisi interno e all’appoggio con laboratori certificati». Oltre a operare nel campo delle infrastrutture stradali, puntando in modo particolare sulle pavimentazioni flessibili, la Giuggia Costruzioni non si è fermata gettandosi a capofitto nella realizzazione di edili. «Sono scelte che incidono molto sulla trasformazione aziendale» tiene a sottolineare l’ingegnere Luca Giuggia «ma se ponderate con cura e programmate nei minimi dettagli un cambio direzionale di questo tipo può portare a eccellenti risultati. Gli investimenti nell’edilizia privata, ad esempio, hanno portato alla nostra azienda così tanti introiti da permetterci di svilupparci anche nel ramo del pubblico». Ovviamente tutto ciò non può prescindere dal
mantenimento di un elevato standard di qualità. «Ogni tipologia di materiale ottiene la marcatura Ce con sistema 2+ in riferimento alla normative En 12620, En 13043, En 13242, En 13139» precisa l’ingegnere Mario Giuggia. «Nell’ottica di sviluppare un processo produttivo condotto in modo controllato è importante infatti dotarsi di una politica per la qualità e di un sistema di gestione per il suo conseguimento». Una macchina aziendale perfetta incentrata sulla diversificazione, sulla qualità e sulla soddisfazione della clientela.
Nelle immagini, realizzazioni e cava della Giuggia Costruzioni di Villanova di Mondovì in provincia di Cuneo
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EDILIZIA
Il mattone, investimento sicuro Il mattone rimane un investimento sicuro, «soprattutto adesso che gli edifici vengono progettati e realizzati in base a precise regole inerenti al risparmio energetico». Ma il settore presenta comunque alcune criticità. Ne parla Natale Maesano Emanuela Caruso
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egli ultimi anni i parametri che regolano l’edilizia sono molto cambiati. Se prima si costruivano palazzi a sei, otto, dieci piani, ora si prediligono edifici più bassi e meglio integrati con l’ambiente circostante; se prima si realizzavano dieci, quindici villette a schiera attaccate l’una all’altra, adesso a questi condomini distesi che utilizzano in modo sbagliato l’area verde si preferiscono villette singole circondate e abbellite da bei giardini. Le aziende costruttrici hanno dovuto saper cogliere quest’evoluzione e adattarsi ad essa. Proprio come ha fatto la Edil Fosmagna, società concentrata sin dall’inizio sull’edilizia civile, che in più di quarant’anni di attività ha realizzato abitazioni plurifamiliari, appartamenti e case a schiera ponendo sempre grande attenzione alle richieste del mercato e dei clienti. «Il criterio che ci guida nel momento in cui valutiamo un’operazione immobiliare – spiega Natale Maesano, amministratore unico dell’azienda – è quello di considerare se una famiglia potrebbe vivere bene in quel luogo e se c’è la possibilità di creare oltre all’edificio anche degli spazi verdi». Ma questi non sono gli unici particolari di cui tiene conto l’azienda quando si appresta a costruire un nuovo edificio. «Un fattore davvero im-
N
portante in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo è tenere i prezzi degli immobili non troppo alti. A tale scopo la Edil Fosmagna è da sempre orientata verso la ricerca della qualità del prodotto che immette sul mercato. Da qui gli studi continui e le conseguenti scelte progettuali di materiali e tecnologie che diano un risultato positivo per l’acquirente cercando di coniugare il rispetto dell’ambiente con il prezzo finale. Tenere i costi troppo elevati riduce drasticamente il numero di possibili acquirenti e poi non si può dimenticare che oggi molte famiglie ottengono aiuti bancari per l’acquisto della prima casa e quindi è di assoluta importanza offrire un’abitazione con un alto livello di confort riducendo al minimo quelli che poi sono i costi di gestione futuri. Questo significa dare un aiuto concreto nella realizzazione di un sogno mantenendo inoltre attivo un settore che troppo sta accusando i colpi dell’attuale contesto economico. Della crisi che sta colpendo ormai da anni l’Italia, come anche i paesi esteri, l’azienda ha molto risentito. «Il difficile momento economico si sta protraendo anche a causa delle banche, che sono più ostili a concedere i prestiti sia per coloro che vogliono acquistare casa sia per noi imprese che abbiamo bisogno di finanziamenti per poter lavorare.».
Natale Maesano
La riqualificazione urbana e il recupero di zone dismesse sono importantissimi per realizzare nuove aree abitative moderne e confortevoli
Grazie, però, a una buona posizione sul mercato e ad alcune intuizioni vincenti, la Edil Fosmagna ha messo in atto una serie di strategie che le hanno permesso di opporsi in maniera attiva alla crisi, convinti più che mai che l’unico investimento sicuro rimane il mattone «Abbiamo deciso di concentrare gli sforzi e le energie aziendali nella costruzione di edifici a norma con le nuove regole sul risparmio energetico, utilizzando, a livello di impiantistica, pannelli solari per scaldare l’acqua e abbattere quindi i costi derivanti dall’uso di acqua calda, una centrale unica con contatore per ogni stabile, e la domotica, cioè tutta una serie di tecnologie di automazione domestica che consentono a chi vi abita di interagire con la casa. Ma sicuramente, la mossa migliore che abbiamo attuato è stata quella di interessarci alle aree dismesse e alla loro riqualificazione urbana. Proprio in questo periodo stiamo lavorando nel recupero di un’area importante nel centro del Comune di Ornavasso. Abbiamo demolito una fabbrica in disuso da circa 15 anni e al
suo posto è in progetto la costruzione di tre condomini, dove in totale potranno abitare 50 famiglie. Il terreno che abbiamo a disposizione ha una volumetriadi 21mila metri cubi, ma per lasciare spazio al verde e per dare aria al complesso edilizio, il nostro progetto prevede l’utilizzo di soli 13mila metri cubi. E’ una scelta che va’ contro a una logica speculativa ma che non è metodo della nostra azienda». C’è una cosa, però, che nonostante sia molto in voga negli ultimi anni non riesce a convincere del tutto la Edil Fosmagna e il riferimento ricade a tutti quegli pseudo-accorgimenti appartenenti alle tecniche cosiddette bioedili. «La bioedilizia non ha ancora raggiunto la forza necessaria per imporsi in maniera definitiva sul mercato e questa situazione si spiega facilmente osservando con quale velocità variano i metodi proposti per realizzarla. Per noi bioedilizia non è intesa esclusivamente come la ricerca, talvolta esasperante, di materiali estremamente specifici (vedi la calce particolare o il mattone fatto a mano o l’isolante in lana
animale, ecc ) ma è un ambito molto più vasto che ha come obbiettivo principale la tutela dell’ambiente, La società, in considerazione di ciò, ha orientato le sue scelte verso il recupero delle aree dismesse per cercare di riqualificarle sia dal punto di vista ambientale ( rimuovere residuati post –industriali, bonificare le aree sia nel soprasuolo che nel sottosuolo) chesotto l’aspetto sociale eliminando il degrado esistente e reintegrando l’area nel tessuto circostante. Noi consideriamo anche questo bioedilizia e siamo comunque i primi a anteporre nelle scelte di capitolato l’impiego di materiali naturali ed eco-sostenibili». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 345
L’isolamento termico aumenta il risparmio energetico Minori spese di riscaldamento in una casa isolata con la cellulosa in fiocchi. Questo materiale aumenta il comfort e il benessere casalingo senza rischi per la salute né interventi invasivi. Le procedure applicative spiegate dall’ingegnere Riccardo Raimondo, titolare di “Isolarelacasa s.a.s.” Salvatore Cavera
Lo studio dell’ingegnere Riccardo Raimondo ha sede a Basaluzzo (AL) www.isolarelacasa.it
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esperienza e gli studi conseguiti negli ultimi anni nel campo dell’ingegneria e dell’architettura hanno permesso di rendere disponibili nuovi strumenti e soluzioni per diagnosticare con grande rapidità i problemi energetici di una casa. Inoltre è stato possibile ottenere un miglior rapporto fra vantaggi e spese di intervento. Individuando e risolvendo i punti di maggiore dissipazione energetica, i vantaggi immediati sono riscontrabili nei costi di riscaldamento e in un conseguente miglioramento del comfort e del benessere degli abitanti della casa. L’ingegnere Riccardo Raimondo spiega quali sono le tecniche e le tecnologie che permettono di ottenere l’isolamento termico di un’abitazione. «Utilizzando la cellulosa in fiocchi, che oltretutto è
L’
un prodotto naturale, è possibile coibentare velocemente tutte le parti strutturali di una casa, principalmente intervenendo su pareti, sottotetti, e tetti. In una casa non isolata termicamente, una volta spento il riscaldamento, si ha un rapido calo delle temperature di oltre 5 °C in poche ore . In una casa isolata con la cellulosa in fiocchi tramite insufflaggio, invece, nello stesso intervallo di tempo, il calo è limitato a un solo grado. Ciò semplicemente perché la cellulosa in fiocchi, grazie alle sue proprietà di conduttività e densità, riesce a mantenere la temperatura uniforme e a trattenere il calore all’interno dei locali domestici». Questa caratteristica è riscontrabile sia d’inverno che durante la stagione estiva. Quando la temperatura esterna è più alta rispetto a quella interna, l’isolamento con fiocchi di cellulosa
Riccardo Raimondo
ritarda il passaggio del calore dall’esterno all’interno, che impiega circa dieci ore ad attraversare lo strato isolante. In tal modo il calore non riesce ad entrare perché dopo 10 ore è arrivata la sera e il calore accumulato viene smaltito all’ esterno. Tale proprietà non è presente in altri isolanti specialmente quelli di origine sintetica. «Uno degli interventi può riguardare l’isolamento delle intercapedini. La procedura si svolge in più fasi: si esegue una serie di fori da quattro centimetri sulle pareti con un carotatore. In questi viene poi inserito il materiale sfuso, ovvero la cellulosa in fiocchi, con una densità di 55 kg/mc. Questa riempie tutti gli interstizi presenti nei vani garantendo la continuità dell’ isolamento. Infine si esegue la chiusura dei fori». È un sistema che costa anche cinque volte meno rispetto ad un cappotto in materiali sintetici e non sono necessarie opere accessorie in quanto non viene apportato ulteriore spessore alla muratura esistente. L’ intervento può essere realizzato sia in esterno che in interno anche se la casa è abitata e arredata. Il modo in cui si interviene nei sottotetti è invece differente, grazie al fatto che
questo è un ambiente solitamente non utilizzato. «Il materiale viene insufflato sciolto e steso a tappeto su tutta la superficie da ricoprire, per uno spessore variabile da 12 a 25 cm, in funzione dell’isolamento che si vuole ottenere. La pressione della macchina per l’insufflaggio e la leggerezza del prodotto consentono di saturare tutti gli spazi presenti, compresi quelli inaccessibili alla persona. A differenza di un isolamento realizzato con pannelli rigidi – che garantiscono il corretto livello di aderenza solo quando la superficie d’appoggio è liscia e sgombra da ogni impedimento – i fiocchi di cellulosa vanno a saturare ogni spazio utile e garantiscono una perfetta aderenza alla superficie del sottotetto, anche qualora questa non sia liscia oppure ospiti tubature elettriche o idriche. Il materiale se calpestato non si danneggia. Pertanto è sempre garantita l’accessibilità del sottotetto per manutenzione. Nel caso di un intervento direttamente al tetto, il lavoro viene eseguito dal colmo del tetto, procedendo dall’alto verso il basso, mediante l’inserimento di apposite tubazioni». L’ingegnere Riccardo Raimondo dirige uno studio com-
In una casa isolata con fiocchi di cellulosa tramite insufflaggio, dopo lo spegnimento dei riscaldamenti, si perde anche dopo qualche ora un solo grado di calore
posto da un gruppo di professionisti – ingegneri, architetti e geometri, periti e artigiani – con più di dieci anni di esperienza nel settore dell’edilizia. «Anni di lavori e sperimentazioni ci hanno permesso di raggiungere le competenze per intervenire con la soluzione più idonea a ogni singolo caso. Inoltre, la cellulosa in fiocchi che utilizziamo, oltre ad avere proprietà che permettono di ottenere un efficiente isolamento termico, è sicura per la salute. Infatti, il prodotto non crea fastidi alle vie respiratorie e al tatto non crea prurito, come fa invece la lana di vetro. È ultraleggero e quindi non grava sulla struttura». Il costo medio dell’ intervento per la coibentazione di una casa con la cellulosa in fiocchi è di modesta entità, per cui i soldi spesi vengono compensati con il risparmio sul riscaldamento mediamente in meno di 3 anni. E la soluzione di coibentazione termica della casa che ha un tempo di ritorno in assoluto più breve rispetto a ogni altra alternativa. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 349
EDILIZIA
L’edilizia punta alla diversificazione Infrastrutture, edilizia civile, commerciale e direzionale, prefabbricazione. Sono i settori in cui è impegnata l’impresa di costruzioni Codelfa, cui sono affidate alcune importanti opere del Nord Italia. L’esperienza di Norberto Moser Eugenia Campo di Costa
n valore della produzione cresciuto dai 3 milioni di euro del 1985 ai 150 attuali. Distribuiti tra infrastrutture, edilizia civile, direzionale e commerciale, tra appalti pubblici e privati e di cui un buon 20% è costituito da attività industriale nel settore della prefabbricazione. Sono i numeri di Codelfa Spa, società di Tortona, inquadrata nel Gruppo Gavio, uno dei maggiori gruppi finanziario-imprenditoriali piemontesi. Oggi Codelfa è una delle
U
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In apertura, due immagini del recupero dell’area Cotorossi a Vicenza. Nella pagina accanto, in alto a sinistra e in basso, i lavori per il parcheggio di Piazza Meda a Milano, in alto a destra, il progetto per la realizzazione del grande parcheggio Rho – Pero
prime imprese di costruzione in Italia e vanta un ampio numero di lavori prestigiosi. In corso d’opera, in ambito di edilizia civile, spiccano, tra gli altri, la costruzione del nuovo
Acquario di Genova e la ristrutturazione del Convento dei SS Giacomo e Filippo a Genova. «La costruzione della Nuova Vasca dei Delfini per l’Acquario di Genova, su pro-
Norberto Moser
L’appalto per il lavoro in Piazza Meda ha avuto per oggetto la realizzazione di un parcheggio interrato nel centro di Milano, in una zona che ha richiesto particolare attenzione
getto dell’architetto Renzo Piano, va ad ampliare la struttura esistente realizzata in occasione dell’Expò 1992» spiega l’amministratore delegato, l’ingegner Norberto Moser alla guida della società sin dai suoi inizi. Il progetto prevede la realizzazione di quattro nuove vasche per ospitare i delfini, la ristrutturazione del sistema di accesso, l’insediamento di nuovi spazi di servizio al pubblico e il potenziamento dei locali di ristoro e commerciali connessi.
«Per quanto riguarda le vasche, l’obiettivo è coniugare la necessità di innovazione con l’esigenza di garantire agli animali ospitati in cattività le migliori condizioni di vita possibili sotto l’aspetto biologico, ecoetologico e veterinario» . Complessivamente la Via del Mare per accogliere la Nuova Vasca dei Delfini sarà allungata di 56 metri. La passerella vetrata a quota +7.28, che attualmente collega l’Acquario con la Nave Italia, e le
scale di sicurezza esterne saranno demolite, la Nave Italia sarà allontanata, ricoverata in bacino e rinnovata. Sarà poi ricollocata al momento opportuno nella nuova posizione prevista dal progetto. «Lo “scafo” in cemento armato a pianta rettangolare che costituisce in gran parte la “Nuova Vasca dei Delfini”continua Moser - sarà realizzato presso un bacino di carenaggio e sarà largo 28 metri, lungo 94 e alto 12. Dopo aver completato le opere necessarie il bacino sarà allagato e la costruzione sarà trasportata, in galleggiamento, presso un sito dove sarà ormeggiata e completata. Una volta ultimato, il manufatto sarà trasportato, a mezzo di PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 353
EDILIZIA
rimorchiatori, presso la desti-
In alto, particolare della ristrutturazione del complesso edilizio dell’Ex Convento di SS. Giacomo e Filippo in Genova. In basso, una fase di lavoro presso l’Acquario di Genova. Nella pagina accanto i lavori per la galleria sull’autostrada Asti-Cuneo www.codelfa.com
nazione finale dove sarà affondato utilizzando, come casse di zavorra, le casse d’acqua e le vasche di esercizio». Il progetto di ristrutturazione del complesso edilizio dell’Ex Convento di SS. Giacomo e Filippo in Genova prevede invece la realizzazione di un’autorimessa interrata per circa 125 box, di cui alcuni doppi, articolata su livelli, autorimesse pertinenziali delle unità residenziale e direzionale con ascensori esclusivi per le residenze, nonché box a libera commercializzazione. «Il con-
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tenimento dei fronti di scavo è stato realizzato mediante paratie e opere di sottomurazione. Le strutture del parcheggio sono costituite da un sistema puntuale di travi e pilastri. I pilastri spiccano da una platea di fondazione armata con doppia maglia di tondo di acciaio». Il progetto prevede anche la realizzazione di un piazzale carrabile pavimentato in lastre di arenaria e finito con verde pensile sulla copertura dell’autorimessa, la ristrutturazione parziale e ricostruzione dell’ala ovest, il restauro del piano terra, connotato da decorazioni parietali in affresco, il risanamento conservativo e la ristrutturazione parziale dell’ala est, la ricostruzione dell’ala nord e varie sistemazioni esterne. In un’ottica di diversificazione operativa, Codelfa ha sviluppato la propria presenza anche nel settore della finanza di progetto, in particolare dei grandi parcheggi pubblici. La società è concessionaria, del parcheggio per 10.000 posti auto del Nuovo Polo Fieristico di Milano, il più grande d’Europa, nonché in società per
quelli in Piazza Meda, Via Manuzio a Milano, Piazza Vittorio Veneto a Torino e Piazza Trento e Trieste a Monza. In particolare, l’intervento di Codelfa per il lavoro presso il polo espositivo Rho – Pero ha compreso progettazione definitiva del parcheggio, progettazione esecutiva, realizzazione e gestione futura trentennale. L’appalto per il lavoro in Piazza Meda, invece, ha avuto per oggetto la realizzazione di un parcheggio interrato nel centro di Milano, in una zona che ha richiesto particolare attenzione, «per i vincoli e la necessità di una sistemazione in superficie». Data la limitata distanza degli edifici limitrofi, la necessità di garantire l’accesso ai passi carrai confinanti e di limitare al minimo i disagi al traffico veicolare della zona, l’ampiezza dello scavo è stata ridotta al minimo. A tale scopo sono stati adottati diaframmi lungo il perimetro dell’edificio e successivamente si è proceduto con gli scavi all’interno delle pareti perimetrali. «Lo scavo è avvenuto per fasi successive in
Norberto Moser
I lavori sull’autostrada Asti-Cuneo prevedono la realizzazione della galleria artificiale mediante posa in opera degli arconi prefabbricati realizzati presso lo stabilimento di Tortona
modo coordinato con l’esecuzione e la preventiva maturazione dei diaframmi e dei tiranti. Le fondazioni, di tipo diretto, data la presumibile risalita dell’acqua di falda sono a placenta continua e la tenuta dell’acqua è stata coadiuvata da un efficace sistema di impermeabilizzazione e da un sistema drenante di sicurezza». Tra i lavori in corso d’opera che impegnano Codelfa sotto il profilo delle infrastrutture, è recente l’avvio dei lavori sull’autostrada AstiCuneo. «Questo lavoro prevede la realizzazione della galleria artificiale mediante posa in opera degli arconi prefabbricati realizzati presso il nostro stabilimento di Tortona. Si tratta di arconi prefabbri-
cati pieni, di sviluppo longitudinale di circa 13 metri e spessore 50 cm». Tra le iniziative di Codelfa, non mancano infine quelle in ambito immobiliare, che rappresentano il più recente obiettivo di sviluppo, e che vedono la società impegnata, sia in autonomia che in partnership con altri investitori, su progetti prestigiosi quali il recupero dell’area Cotorossi a Vicenza, di cui Codelfa è promotrice insieme al Gruppo Maltauro. «L’area in cui sorgevano gli edifici dell’ex cotonificio Rossi – conclude Moser – lascia il posto al progetto Borgo Berga, con la costruzione di uffici e residenze. La presenza del palladiano Arco delle scalette a
nord e la villa “La Rotonda” a sud suggellano un insediamento progettato con grande rigore formale e sensibilità architettonica dall’architetto Gonçalo Sousa Byrne, coaudivato dal paesaggista Joao Nunes. Il disegno complessivo della nuova viabilità di accesso e di attraversamento dell’area comprenderà la costruzione di tre nuovi ponti e una nuova urbanistica realizzata appositamente per servire ottimamente il nuovo tribunale e le strutture commerciali, direzionali e residenziali previste, ma con il preciso intento di non interferire con la nuova piazza ciclo-pedonale posta ad un livello superiore rispetto la viabilità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 355
In cantiere, al passo con i tempi La costruzione di complessi residenziali ad alte prestazioni energetiche e l’organizzazione industriale dell’impresa. È questa la doppia svolta che Claudio Airaudo ha portato nell’azienda fondata dal padre Emanuela Caruso
In queste pagine, progetti di edilizia privata realizzati dalla Airaudo Costruzioni Srl con sede a Bagnolo Piemonte (CN) www.airaudocostruzioni.it
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i padre in figlio, è questo quello che molto spesso succede in modo più o meno spontaneo nelle aziende di carattere familiare. Si crea un passaggio generazionale dell’attività che, se in alcuni casi sfortunati può portare alla fine dell’avventura, il più delle volte sfocia in un consolidamento dell’impresa attraverso innovazioni e nuovo sprint imprenditoriale. La Airaudo Costruzioni è nata proprio così. Fondata più di trentacinque anni fa da Ferdinando Airaudo, la società si è specializzata nella realizzazione di opere edili destinate ai settori residenziale, commerciale e industriale, trovando subito un ottimo riscontro sul mer-
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cato, anche grazie alla correttezza professionale e alla puntualità nelle consegne. Ma il vero salto dimensionale è stato fatto con l’ingresso in azienda, nel ruolo di amministratore unico, di Claudio Airaudo, figlio del fondatore, che fresco di studi da geometra e di lunghi tirocini in cantiere inizia subito ad apportare alcuni cambiamenti e svariate migliorie. «Senza stravolgere il lavoro fatto da mio padre, tutt’ oggi protagonista delle più importanti decisioni direzionali, ho cercato di organizzare l’azienda in modo più industriale – spiega Claudio Airaudio –, così da poter ricevere commesse tanto da clienti privati quanto pubblici». E questa strategia si è rivelata
Claudio Airaudo
La realizzazione di parchi commerciali per la grande distribuzione è stata per la Airaudo Costruzioni la mossa vincente contro la crisi
vincente perché il fatturato è subito aumentato e il raggio d’azione della società si è ampliato notevolmente. «A oggi ci occupiamo della costruzione e ristrutturazione di complessi residenziali e industriali, di edifici per uso pubblico, di complessi turisticoalberghieri e di infrastrutture. In questi ultimi anni il passo una volta spedito e dinamico del mercato immobiliare ha perso vigore e di conseguenza abbiamo dovuto pensare e capire quale strategia ci avrebbe consentito di mantenere forte e non diminuire l’attività dell’azienda: abbiamo quindi sviluppato un settore interno impegnato nello sviluppo e realizzazione di parchi commerciali per la grande distri-
buzione. Siamo riusciti a garantirci un numero costante ed elevato di commesse e a oggi il nostro portafoglio di lavori relativi alla realizzazione di parchi commerciali, appalti pubblici e complessi residenziali da realizzare e in corso d’opera supera i 200 milioni di euro». Gran parte del successo della Airaudo Costruzioni è da attribuire però anche all’ottimo lavoro svolto dal personale interno altamente qualificato. «Il nostro staff aziendale è formato da giovani professionisti, operai specializzati, artigiani motivati e seri che seguono l’evoluzione normativa e tecnologica del mercato edile e immobiliare attraverso la partecipazione a
corsi di aggiornamento. Lavorando poi in profonda collaborazione gli uni con gli altri riusciamo a controllare ogni singola fase del processo di costruzione, dal progetto al cantiere, e ad assistere il committente durante tutto il periodo di realizzazione». Questa organizzazione ottimale ha permesso all’azienda di ricevere commissioni non solo a livello nazionale ma anche internazionale, come dimostra il progetto affidato alla società dal Governo algerino. «Grazie al conseguimento di consistenti appalti in Algeria, abbiamo fondato la Airaudo Algerie Sarl, che entro la fine dell’anno darà inizio alla realizzazione di opere e appalti di edilizia popolare di notevoli dimensioni». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 357
Conserviamo il patrimonio architettonico Per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio architettonico, la progettazione deve privilegiare istanze di minimo intervento e di compatibilità. Perché come spiegano Carlo e Gianfranco Vinardi, le opere esistenti vanno conservate non solo nella forma, ma anche nella materia Giulio Conti
ontani dagli stereotipi spesso trascritti nelle fattezze degli oggetti architettonici. Diretti a individuare l’unicità che la storia e l’ambiente trasmettono alle architetture giunte fino a noi, e a rivalutarla ponendo le basi per una corretta lettura delle recuperate preesistenze. Concentrati a innovare l’incipit progettuale, senza mai perdere di vista i parametri dell’ecosostenibilità. È con questi presupposti che i fratelli Carlo e Gianfranco Vinardi, titolari
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dell’omonimo studio di architettura attivo a Torino dall’inizio degli anni Settanta, operano nell’ambito della progettazione architettonica, del restauro, del consolidamento strutturale, dell’allestimento, dell’arredamento degli interni e del design. Un ventaglio di attività ben delineato sulle basi di un concetto quasi “globalizzante” dell’architettura, dove il dettaglio progettuale viene posto in dialogo implicito con il contesto generale, e ogni specificità “locale” con le presenze architet-
toniche internazionali. «La matrice di riferimento del nostro orientamento progettuale è la scuola compositiva torinese caratterizzata dalle personalità di Carlo Mollino, Ottorino Aloisio e Roberto Gabetti, esplicita ed espressa nell’attenzione per una cultura architettonica indirizzata alla rivalutazione della storia, dei luoghi, della tradizione – spiega Carlo Vinardi –, in contrasto quindi con l’omologazione, ma a favore della specificità e delle differenze, nell’idea, già espressa da Vit-
Carlo e Gianfranco Vinardi
In apertura, ex Ospizio di Carità, ora facoltà di Economia e Commercio, e i professionisti dello studio Vinardi: Carlo, Gianfranco e Barbara Vinardi, Flaviana Di Carlo e Monica Fantone, con i consulenti per le metodologie del restauro, i professori Maria Grazia Vinardi e Luciano Re.Qui, in alto a sinistra, Castello di Sant’Ambrogio restaurato; a destra, Sacra di San Michele. A fianco, casa unifamiliare, Torino archivinardi@inwind.it
torio Gregotti, che i principi dell’architettura internazionale e quelli della cultura locale siano interdipendenti». Le premesse concettuali con cui gli architetti Vinardi mettono in atto la loro creatività progettuale, si esprimono chiaramente nei progetti di edilizia residenziale in cui l’attenzione al rapporto con il contesto e le preesistenze si manifestano alle varie scale di intervento. Tra queste, ad esempio, «quando si tratta di intervenire nella definizione o riqualificazione di piani ur-
banistici, consideriamo determinanti la conoscenza del territorio, i rapporti dimensionali, gli orientamenti, le visuali e le confrontanze – afferma Gianfranco Vinardi –; nella costruzione di singoli edifici le scelte dei materiali, delle tecniche tradizionali aggiornate rispetto alle recenti acquisizioni in termini di eco-sostenibilità, e la cura per il particolare costruttivo garantiscono funzionalità e facile manutenzione anche a distanza di anni». Nei più recenti cantieri di
conservazione e restauro in edifici vincolati «le scelte sono state rivolte alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio architettonico, letto nella sua complessità e stratificazione edilizia e ambientale, in cui la progettazione e la direzione lavori hanno privilegiato le istanze di minimo intervento e di compatibilità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 359
“Movimenti” scolpiti nella pietra Una tradizione millenaria, le cui trame si intrecciano al cammino dell’uomo in secoli di evoluzione. Quello che lega l’uomo alla pietra è un rapporto speciale, la cui memoria rivive anche nell’attività di molte aziende dedite all’estrazione di questo materiale. Ne parla Rosalda Sbaffi Erika Facciolla
Sopra, arrampicata artistica presso le cave della Domo Graniti. Nella pagina a fianco, dettagli della cava e fase di lavorazione www.domograniti.it
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ensare alla ‘pietra’ significa ripercorrere la storia di un elemento naturale che ha caratterizzato il percorso evolutivo dell’uomo e della società moderna. Il legame tra pietra e uomo, infatti, è talmente forte da riemergere periodicamente nella storia dell’arte, dell’architettura e della religione. Molte sono i ‘simboli’ che testimoniano questo rapporto: pensiamo ai megaliti, alle Piramidi egizie, al Colosso di Rodi, alla Grande Muraglia cinese, fino ad arrivare alle creazioni degli artisti carraresi o di quelli romani che con il
P
marmo hanno dato vita ad alcune delle opere monumentali più apprezzate al mondo. Oggi, l’estrazione, la lavorazione e il commercio della pietra rappresentano un’attività economica molto intensa che ha conosciuto un vero e proprio boom tra gli anni Sessanta e Novanta. In Italia, i centri di produzione intorno ai quali si è organizzata l’intera filiera vivono una fase molto delicata, caratterizzata dall’irruzione di nuove tecnologie di lavorazione e dalla concorrenza straniera agguerrita. Tuttavia, la tradizione e la consolidata esperienza nel settore lapideo è
Rosalda Sbaffi
un elemento strategico sul quale le aziende italiane potranno sempre contare. È proprio il caso della Domo Graniti, azienda piemontese nata nel 1976 e specializza nell’estrazione dei blocchi nelle cave di proprietà e nella produzione di lastre. «I cicli di lavorazione della Domo – precisa la titolare Rosalda Sbaffi – possono essere sintetizzati in due aree principali: taglio a monte di bancate rocciose e successiva suddivisione in blocchi, attraverso differenti tecnologie; produzione e lavorazione delle lastre di dimensioni e spessori diversi con l’ausilio di apparecchiature moderne e precise nel taglio e nella rifinitura». Ma che fine fanno le lastre che escono dai magazzini della
Domo Graniti? «Le lastre spiega la titolare - vengono commercializzate grezze oppure lavorate sulla superficie. Una volta avviate ai laboratori di finitura diventano strutture di edifici, utilizzate nei centri urbani per opere di nuovo insediamento o di recupero architettonico». Le pietre, infatti, possono essere impiegate per ville o alberghi prestigiosi o per semplici interventi edili. Tra gli altri materiali utilizzati dalla Domo Graniti c’è anche la pietra Oira impiegata per la Stazione Porta Nuova di Torino. «Con lo stesso materiale – aggiunge la Sbaffi - è stata data un’impronta esclusiva allo showroom della concessionaria automobilistica “Lexus” a Tokyo. Infine, con la beola grigia, già utilizzata storicamente a
La pietra più richiesta attualmente è il serizzo “Passo”, ma anche la beola grigia, non uniforme e ben nota per la sua versatilità, sta trovando sempre più estimatori
Pavia e in tutta la Lombardia, sono in corso opere di riqualificazione nel quartiere cinese di Milano». Le pietre ornamentali lavorate dalla Domo sono molto apprezzate per le caratteristiche di robustezza e resistenza all’usura, agli sbalzi termici e per l’innata capacità di inserirsi in maniera armonica in qualsiasi contesto ambientale. «Ogni pietra è affascinante, ha le sue lavorazioni ottimali e la sua collocazione più adatta. Da parte del personale della Domo – precisa la Sbaffi -
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MATERIALI PER L’EDILIZIA
viene posta molta attenzione
Sopra, una lastra in stoccaggio; sotto, momento di trasporto
nella selezione del materiale, che viene poi commercializzato con un ottimo rapporto qualità – prezzo». Interessanti le dichiarazioni della manager sui materiali più richiesti dal mercato: «Quello più richiesto attualmente è il serizzo “Passo”, ma anche la beola grigia, non uniforme e ben nota per la sua versatilità, sta trovando sempre più estimatori». Rosalda Sbaffi ci spiega che «la beola bianca, di estrazione limitata, proveniente dalla cava Pianasca di Villadossola è elegante e adatta per interni; la sua bellezza viene esaltata dalle lavorazioni di lucidatura e di spazzolatura e sicuramente va annoverata tra le pietre di maggior prestigio». È importante sottolineare come tutte le pietre della Domo Graniti siano certificate dal Politecnico di Torino e dal Centro Servizi Lapideo del Verbano Cusio Ossola di Crevolados-
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La beola bianca, di estrazione limitata, proveniente dalla cava Pianasca di Villadossola è elegante e adatta per interni
sola. Tra le strategie di marketing perseguite negli ultimi anni dall’azienda, particolare attenzione è riservata agli eventi fieristici più prestigiosi del settore, seguiti in ogni parte d’Italia e del mondo: dalla rassegna “Marmomacc” di Verona, alle fiere di Shanghai e di Pechino. La Domo Granito aderisce anche al prestigioso
evento “Tones on the Stones”, ospitando nelle proprie cave manifestazioni cariche di valore artistico ed effetti spettacolari: «lo facciamo per dare maggiore visibilità al nostro lavoro – rimarca la Sbaffi - e per un riconoscimento al territorio in cui Domo Graniti svolge l’attività». In un settore dinamico come quello lapideo, è fondamentale mantenere vivo il rapporto con la comunità mediante iniziative di promozione e salvaguardia delle tradizioni. «È per questo motivo – conclude – che accogliamo con entusiasmo gli studenti del Politecnico di Torino e di altre università che visitano le nostre cave e i nostri impianti. L’obiettivo è sempre lo stesso: mantenere e accrescere l’importante ruolo che abbiamo saputo ritagliarci in questo settore».
MATERIALI PER L’EDILIZIA
Utilità ed estetica dei pavimenti in Pvc Per la resistenza all’usura il Pvc è uno dei prodotti maggiormente utilizzati per la produzione di pavimenti e copri pavimenti. Ne abbiamo parlato con Monica Farioli, titolare della Sogega Nicoletta Bucciarelli
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utilizzo del Pvc per la pavimentazione di grandi spazi come palestre, ospedali, scuole o uffici è molto comune per le caratteristiche intrinseche del prodotto. Buona malleabilità per la lavorazione, un’ottima resistenza, una manutenzione facile da eseguire e un’igiene semplice da mantenere. È proprio il Pvc, con la complessa tecnologia ad esso connessa, il settore di specializzazione della Sogega, azienda fondata nel 1962 a Milano con il nome di Specialflex e che nel 1969 si è trasferita a Gattico cambiando la ragione sociale in Sogega. Dall'iniziale
L’
produzione di profili e tapparelle, l’azienda del novarese è passata ad una più complessa tecnologia per la produzione di pavimenti e copripavimenti in Pvc. La parola a Monica Farioli, titolare della Sogega. Come vengono realizzati i vostri prodotti? «I pavimenti e i copripavimenti vengono realizzati attraverso una tecnica molto particolare di coestrusione, dove la couche del pavimento e la parte nobile di calpestio hanno due miscele diverse, sempre a base di Pvc, e si incontrano all'interno della filiera. In questo modo risultano non accoppiati ma coestrusi. In considerazione
Monica Farioli
Il nostro processo produttivo è in grado di riciclare internamente tutti gli sfridi di produzione, addirittura riacquistiamo gli scarti di produzione di alcuni clienti per il riciclo
dell'unicità e della complessità di questo sistema produttivo, la ricerca di nuove miscele e di nuovi accorgimenti tecnico/meccanici ha significato e sempre più ricopre un ruolo fondamentale per l'azienda per la competitività aziendale». Quali sono le peculiarità del Pvc che lo rendono così unico nel suo genere? «Il Pvc ha caratteristiche intrinseche molto interessanti: un'ottima resistenza all'usura, agli acidi, agli alcali, all'aggressione dei batteri e non teme acqua e umidità. Il valore aggiunto che la nostra realtà riesce a dare ai prodotti in Pvc è quello di esaltare queste caratteristiche di base e di raggiungere anche degli eccellenti risultati estetici dai quali non possono prescindere la creazione e l'allestimento di locali moderni, salubri e accoglienti quali ospedali, uffici, scuole, centri commerciali, palestre, stand fieristici». Che cosa rappresenta per Sogega l’“environmental care”?
«Environmental care, è un concetto che ci è stato prima introdotto e poi imposto circa una ventina di anni fa dai nostri clienti del nord Europa. Ora è un termine sempre più utilizzato anche in Italia, tutti lo rincorrono, mentre noi lo applichiamo da anni. Abbiamo un processo produttivo in grado di riciclare internamente tutti gli sfridi di produzione, addirittura riacquistiamo gli scarti di produzione di alcuni nostri clienti per il riciclo; ci siamo dotati di un sistema chiuso di raffreddamento che riduce al minimo il prelievo di acqua da falda e, di conseguenza, il rilascio di acque in superficie; possiamo contare su un impianto fotovoltaico in grado di produrre circa 120'000 kwh/anno per ridurre la dipendenza da energie derivanti da combustibili fossili». Un mercato di riferimento che oltre all’Italia guarda oltre i confini nazionali. «Nel nostro paese abbiamo circa 700 clienti attivi, gestiti da funzionari addetti alle ven-
dite con la collaborazione di 9 agenti. All'estero invece esportiamo direttamente negli Usa, a Singapore, in Qatar, in Inghilterra, in Svizzera e in Austria poggiandoci su una rete di importanti rivenditori di zona». Quali sono state le strategie che hanno permesso a Sogega di crescere? «Lo stesso processo produttivo di coestrusione impone la lavorazione di bassi volumi con elevate caratteristiche qualitative. Questo, coniugato a una precisa scelta strategica volta a puntare alla cura e alla soddisfazione del cliente creando spesso articoli personalizzati per colore, spessore, finitura superficiale e caratteristiche tecniche, implica la necessità di una struttura flessibile capace di affrontare e proporre soluzioni innovative. Si tratta evidentemente di un mercato di nicchia, lontano dall'acerrima competizione di prezzo che caratterizza i prodotti standardizzati, che si è dimostrato fino ad oggi una carta vincente per la nostra società».
Nella pagina accanto, Monica Farioli, titolare con il fratello Alessio della Sogega di Gattico (NO). Nelle altre immagini, fasi della produzione www.sogega.com
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Novità per il riposo «In quanto unico strumento capace di garantire il recupero totale delle energie psico-fisiche, il materasso andrebbe selezionato a seconda delle caratteristiche della persona e dei materiali e tessuti con cui è realizzato». Sante Carlini illustra i vantaggi del lattice Emanuela Caruso
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Sante Carlini
rima di acquistare un materasso bisogna provarlo per almeno cinque minuti». È questo il consiglio di Sante Carlini a tutti quei clienti che si apprestano a comprare un materasso. Molti di loro infatti, oltre a non sapere che questo prodotto rientra nel settore dell’arredamento e quindi andrebbe scelto con la stessa cura con cui si acquista un mobile, non considerano la grande importanza e l’impatto reale che un materasso ha sulla vita delle persone. In quanto unico strumento capace di garantire il recupero totale delle energie psico-fisiche, andrebbe selezionato a seconda delle caratteristiche della persona e dei materiali e tessuti con cui è realizzato. In tutto il mondo si contano tanti rivenditori di materassi, ma pochi sono davvero specializzati e ancora meno quelli che vengono forniti da aziende conosciute per la qualità dei propri prodotti. L’Italia può
«P
vantare la presenza sul mercato della Sapsa Bedding, azienda leader mondiale nella produzione di materassi in lattice. «Abbiamo fatto del lattice – spiega Sante Carlini, amministratore della società – il perno della nostra attività. È in grado di soddisfare le esigenze di comfort che un materasso richiede e ha una resistenza nel tempo ottimale». E la Sapsa Bedding, azienda nata nel 1929 già con questo nome, attraverso questo materiale, è riuscita a creare un prodotto perfettamente ergonomico e igienico. «Essendo un materiale naturale ricavato dall’albero della gomma, ma di cui è stata ricreata fedelmente la
Il lattice è l’unico materiale in grado di assicurare ottima ergonomia e igiene perfetta e creare quindi una qualità di prodotto eccellente
molecola in laboratorio, è diventata una materia igienica al cento per cento, che non permette la nascita e la proliferazione di parassiti, acari e germi. Questa tesi è stata confermata da test svolti insieme all’Istituto Pasteur di Parigi e all’Istituto Superiore della Sanità italiano, che hanno rilevato la qualità battericida, fungicida e germicida dei nostri prodotti. Il lattice inoltre è elastico, caratteristica che lo rende ideale per un materasso perché in grado di seguire in modo naturale la curva del corpo e di sostenere bene la colonna vertebrale». Questo eccellente risultato produttivo è stato raggiunto dalla Sapsa Bedding attraverso investimenti nella ricerca e nello sviluppo tecnologico e grazie alle collaborazioni con centri e istituti specializzati, università, ospedali e alberghi di tutto il mondo. «Per i nostri brevetti e per il nostro lavoro in generale abbiamo ottenuto certificazioni e omologazioni
In apertura, immagine della lavorazione del lattice. Sopra uno dei blocchi di lattice prodotti da Sapsa Bedding di Silvano D’Orba (AL) www.sapsabedding.com
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MATERIALI
da parte di tutti gli enti pub- diale con un’attenzione speci- cato ha ampliato ulteriormente blici che si rivolgono a noi per avere materassi di qualità. La certificazione che riteniamo più importante è l’Iso 14001 sul rispetto per l’ambiente, in quanto siamo stati i primi nel settore bedding a riceverla». Il mercato a cui si rivolge la Sapsa Bedding è molto ampio e i suoi settori di competenza sono la casa e la collettività, intesa come ospedali, cliniche e alberghi. È un mercato mon-
fica all’Europa. «L’azienda ha due sedi produttive, una in Italia a Silvano d’Orba e una in Francia ad Amiens, cinque organizzazioni commerciali, in Italia, Francia, Belgio, Spagna e Olanda, e cinque distributori che coprono tutte le altre zone europee». Grazie agli accordi con il gruppo americano Sealy Corporation, di cui Sapsa faceva parte e ora ne distribuisce i prodotti in Europa, il mer-
Gli elementi del buon riposo Certo, per essere sicuri di lasciarsi andare a un sonno ristoratore non basta solo un ottimo materasso. C’è bisogno di altri elementi che influiscano positivamente sul riposo di una persona. Stiamo parlando di un buon supporto, la cosiddetta rete, di un buon guanciale e della sfoderabilità. Ormai è provato che le reti a listelli di legno flessibili siano l’ideale per i materassi, li sostengono infatti in modo ottimale. Il guanciale deve essere studiato per accogliere e sostenere la cervice, ma anche per essere igienico e in questo caso il lattice, ancora una volta, è il miglior materiale in quanto lavabile. Infine è importantissima la possibilità di sfoderare con facilità il materasso e mantenere così un regime di igiene totale e impeccabile.
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le sue dimensioni. «Per il marchio Sealy distribuiamo materassi a molle, attività che ci ha consentito di fornire catene alberghiere a quattro o cinque stelle. Per loro abbiamo creato un prodotto ad hoc: materassi con un interno a molle ma ricoperte da strati di lattice e un esterno in tessuti antifiamma». Questo prodotto ha riscosso molto successo, infatti la società fornisce materassi ad alberghi importanti e di classe quali Four Seasons, Orient Express, Bulgari Hotels, Holiday Inn e Armani Hotel, di prossima apertura. L’avanzata della Sapsa Bedding non dà segni di arresto e l’azienda ha già ben chiari gli obiettivi futuri, tra cui quello fondamentale è l’allargamento di prodotto. «La nostra idea è di ragionare non più come produttori di materassi, ma come produttori di letti. Vogliamo, cioè, realizzare materassi che abbiano le sembianze di veri e propri letti e che di conseguenza uniscano agli aspetti ergonomici, igienici e salutistici anche ricchezza di materiali e grande impatto estetico. Questo progetto nasce grazie all’esperienza maturata negli anni nei vari mercati e consolidata con Sealy che ha in Stearns & Foster, il marchio di riferimento del lusso. Stiamo così realizzando materassi imponenti, sono alti circa 35 cm, e che siano dei veri elementi d’arredo».
IMPIANTISTICA TERMOIDRAULICA
I vantaggi della diversificazione dell’offerta In un settore sempre in movimento come quello dell’impiantistica termoidraulica, è essenziale cogliere al volo le tendenze innovative e tecnologiche del mercato e i nuovi gusti degli utenti. Il commento di Ezio Maja Emanuela Caruso
In queste pagine, prodotti e impianti della Idroterm Spa, azienda di Cuneo www.idroterm.com
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ttenzione al cliente, organizzazione e affidabilità sono le caratteristiche attestate dalla certificazione Iso 9001/Vision 2000, riconoscimento dato alle aziende in grado di garantire una qualità di servizio comprensiva di tutti e tre gli aspetti. Vengono quindi sottoposti a esame il tipo di servizio offerto ai clienti, la gestione delle strategie di marketing e l’affidabilità intesa come presenza costante dell’azienda sul mercato anche in periodo di crisi e conseguente capacità di soddisfare sempre le esigenze dell’utente. Nel settore dell’impiantistica termoidraulica la prima impresa italiana a conseguire questa certificazione è stata la Idroterm, società specializzata nella fornitura di idrotermosanitaria civile e industriale. «Abbiamo costruito una realtà orientata al cliente e al mercato– commenta Ezio Maja, amministratore delegato della Idroterm –, puntando costantemente un occhio vigile sulle innovazioni del settore». L’azienda, fornendo arredi sanitari, deve interpretare e soddisfare le esigenze specifiche di due diversi clienti: l’instal-
A
latore e il privato. Per riuscirvi la Idroterm ha creato e organizzato servizi e strutture diversificati a seconda del cliente di riferimento. «Il trattamento che riserviamo agli installatori prevede una consulenza tecnica pre-vendita, un affiancamento nella posa delle tecnologie impiantistiche e dei prodotti del comparto estetico, come cabine idromassaggio, consegne in cantiere giornaliere e un’assistenza post-vendita che comprende anche la manutenzione programmata. Al cliente privato, invece, proponiamo ampie e curate esposizioni di vendita
Ezio Maja
dislocate in cinque filiali, addetti di vendita che in realtà sono veri e propri consulenti d’arredamento, e un professionista interno che, aiutato da architetti e arredatori, studia soluzioni innovative e ottimali per soddisfare qualsiasi richiesta. A entrambi i clienti assicuriamo infine un’ampia disponibilità di merce in pronta consegna e un’attenzione particolare al binomio qualitàprezzo». La grande forza della Idroterm non si è fermata al livello “clientela”, ma è andata a incalzare e a rendere vincenti le varie strategie di marketing attuate per seguire l’andamento oscillante del mercato, causato sia dal periodo di crisi economica, sia dal naturale sviluppo del settore. «La strategia più importante che abbiamo messo a punto è stata quella di monitorare attentamente le tendenze di mercato, analizzando il gusto dei clienti del nostro territorio e l’evoluzione tecnologica ed estetica dei nuovi arredi e impianti. Anche durante il periodo di crisi abbiamo scelto di non restare statici, ma anzi di investire e ottimizzare i processi. In questo modo siamo riusciti a ottenere
I pannelli solari termici, i pannelli fotovoltaici e i contabilizzatori di calore sono stati la più grande innovazione del settore
una visione di insieme della nostra attività, a incrementarla e a pubblicizzarla nel modo giusto. A tale scopo il nostro personale, già altamente qualificato, ha frequentato corsi di formazione e aggiornamento tecnici e legislativi e l’azienda si è impegnata nell’organizzare eventi dimostrativi, divulgativi e iniziative di direct-marketing». Questa costante attenzione al mercato ha portato la Idroterm a intercettare in breve tempo il nuovo interesse globale per le energie rinnovabili e alternative. «I sistemi ecocompatibili di cui ci occupiamo e che forniamo a impiantisti e privati sono pannelli solari termici e fotovoltaici, caldaie a biomassa, pompe di calore, sistemi a basso consumo ener-
getico e contabilizzatori. Questi ultimi misurano il consumo di energia termica con calcoli precisissimi e consentono di ripartire i costi di gestione in funzione del vero consumo energetico. È uno strumento che può essere molto utile per gestire il calore delle unità abitative di un condominio. Ma se vogliamo indicare il prodotto che davvero ha rivoluzionato il modo di produrre energia termica e di realizzare impiantistica termoidraulica, allora dobbiamo parlare di solare, inteso sia come solare termico che fotovoltaico, che sta moltiplicando la presenza di pompe di calore e impianti di riscaldamento a bassa temperatura e porterà in poco tempo al vero successo delle energie alternative». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 371
INNOVAZIONI
Elettrodomestici, più efficienza e meno consumi Il settore degli elettrodomestici ha subito un forte calo in seguito alla crisi economica. Ma investendo in nuove tecnologie a risparmio energetico è ancora possibile affrontare il mercato. L’esperienza di Michele Benzo Luca Cavera nche il settore degli elettrodomestici per cucine ha subito un forte calo a partire dal primo semestre del 2009. Di fronte a un calo delle vendite, un’azienda può intraprendere due strade opposte: investire, credendo nelle proprie potenzialità, oppure attendere con prudenza che l’onda passi. La seconda scelta è forse la più sicura nel presente, ma c’è il rischio di essere colti impreparati al momento della ripresa. La prima strada è invece un’impostazione strategica, che crea le condizioni per la ripresa e mantiene alta la guardia per restare competitivi. Di questa strategia parliamo con Michele Benzo, titolare di Incasso, una società che distribuisce elettrodomestici da incasso e acces-
A
Francesco Magnetti e Michele Benzo, titolari di Incasso Srl, San Maurizio Canavese (TO) www.incasso.it
sori per cucine componibili e in muratura. Quali sono gli aspetti della vostra strategia sui quali puntate maggiormente? «Essendo distributori, e non produttori, è basilare per noi puntare sul servizio. Per questo accogliamo i clienti con personale preparato e un magazzino molto fornito. Poniamo particolare attenzione nella formazione tecnica, commerciale e contabile. Per migliorare la conoscenza dei prodotti, il nostro personale è aggiornato periodicamente con corsi di formazione, condotti anche in collaborazione con i product manager delle aziende fornitrici. Per quanto riguarda la comunicazione e la vendita per gli agenti commerciali abbiamo il supporto di docenti specia-
lizzati in formazione». Nella gestione del magazzino vi avvalete di supporti informatici? «Con grande impegno da parte di tutte le risorse, è stato adottato un innovativo software gestionale. Questo ha contribuito all’ammodernamento dell’organizzazione del magazzino. Grazie a dei controlli sui codici a barre, si è sensibilmente ridotta la possibilità di errore nella preparazione delle liste merci. Inoltre un’analisi statistica consente di avere giacenze corrette delle merci in base allo storico del venduto; fornisce inoltre agli agenti dati capillari degli acquisti dei clienti. In questo modo è stato possibile offrire migliori opportunità e trasversalità di prodotti». La crisi economica ha inciso sulla vostra crescita o sugli investimenti? «Crediamo che gli investimenti vadano affrontati proprio nei momenti di crisi, in maniera tale da essere preparati per il momento della ripresa del mercato. Per questo motivo, negli ultimi due anni, nonostante la crisi economica, l’azienda ha
Michele Benzo
continuato a investire, soprattutto nel servizio al cliente. Uno dei risultati tangibili sarà realizzato entro la fine del 2011, quando i nostri clienti potranno accedere a un’area riservata del nostro sito, che permetterà loro di verificare gli ordini e la situazione contabile direttamente tramite il software gestionale». La ripresa è stata sostenuta con le vostre risorse o siete ricorsi al credito? «Abbiamo avuto la possibilità di muoverci contando sulle nostre forze. Questo perché la nostra gestione finanziaria è sempre stata guidata con lungimiranza. Non ci siamo mai rivolti a istituti bancari. Crediamo che anche questo approccio e questa filosofia aziendale facciano parte del servizio offerto al cliente, che può così avere la garanzia di instaurare rapporti con persone che credono e investono nel futuro senza aspettare che il futuro li raggiunga».
Crediamo che gli investimenti vadano affrontati proprio nei momenti di crisi, per essere preparati nel momento della ripresa
Quali sono i prodotti più innovativi che proponete dal punto di vista del risparmio energetico? «Ci sono i forni, che con coibentazioni migliori, resistenze elettriche più efficaci e controlli elettronici delle temperature, consentono elevate prestazioni, con risparmi fino al 20% ri-
spetto ai forni in classe energetica A. Poi le lavastoviglie, che hanno sistemi di filtraggio avanzati per un utilizzo ottimizzato dell’acqua e programmi che gestiscono il lavaggio con sensori che rilevano lo sporco. Queste possono consumare sino al 25% in meno di corrente elettrica e 7 litri di acqua. Altri vantaggi verrebbero dalla diffusione dei piani cottura a induzione». Quali sono i vantaggi di questa tecnologia? «La cottura a induzione è una tecnologia molto più performante rispetto al gas. Per esempio, offre una cottura più veloce, perché il calore si diffonde rapidamente e si lascia regolare in modo più preciso e senza dispersione. Purtroppo l’Italia è ancora troppo legata al gas – siamo in controtendenza rispetto alle altre nazioni europee».
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DESIGN E PROGETTAZIONE
Progettazione per terra, mare e cielo orino è una delle culle del design e della progettazione, eccellenza tutta italiana che vanta estimatori e committenti in tutto il mondo. Ma il design non si limita al comparto automotive che pure, soprattutto da queste parti, la fa da padrone. Tutto il settore trasporti ha la necessità di appoggiarsi ad abili e affidabili progettisti. Livia Nita Bonansea è presidente dell’omonima azienda, che da trent’anni si occupa di progettazione e ricerca innovativa per mezzi di trasporto di terra, di cielo e di mare. «Per tutte queste tipologie di trasporto – spiega Bonansea – abbiamo sviluppato, soprattutto negli ultimi quindici anni, competenze ed esperienza di primo livello, che ci hanno consentito di lavorare a numerosi progetti, sia in Italia che all’estero». Come vengono instaurati i rapporti con le aziende per le quali svolgete opera di progettazione? «Siamo certificati per importanti multinazionali per cui collaboriamo da oltre 30 anni sviluppando progetti. Come detto, siamo in grado di lavorare su qualsiasi tipologia di mezzo: treni, aerei, automo-
T
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Disegno e progettazione made in Italy, applicati in tutti i settori dell’industria dei trasporti, dall’aeronautico al nautico, passando ovviamente per l’automobilistico. Livia Nita Bonansea racconta la sua esperienza Amedeo Longhi
Livia Nita Bonansea, presidente di Bonansea Engineering di Torino. Nella altre immagini, le attrezzature dell’azienda e alcuni esempi di progetti realizzati www.bonansea.it
bili, veicoli da lavoro. Sviluppiamo il concept partendo dal disegno fino ad arrivare alla realizzazione finale chiavi in mano. Lavoriamo in co-design con team congiunti facendo cooperare gli staff tecnici del committente e quello
Livia Nita Bonansea
nostro interno». La fase di prototipazione è importante per voi? «Eseguiamo il progetto seguendo il nostro cliente fino all’industrializzazione, passando per le fasi di prototipazione, pre-serie e produzione a supporto. Possiamo realizzare modelli di stile e prototipi statici e dinamici per il settore automotive e aeronautico. Eseguiamo, oltre allo sviluppo ingegneristico, anche i prototipi e la produzione di piccole serie per auto, per interni di treni e per aerei. Per vetture del segmento sportivo e di lusso possiamo fornire kit in materiale composito innovativo con elevate prestazioni in ottica balistica e anche in termini di riduzione di peso. Per vetture di lusso e macchine di piccola serie possiamo fornire i kit quali paraurti, spoiler, componenti di scocca e interiors. L’attività di studio, prototipazione e realizzazione dei prodotti comprende calcoli strutturali computerizzati incentrati sulle prestazioni in termini meccanici, di fatica, fluidodinamici, termici, di interferenza elettromagnetica e così via, in modo da fornire una panoramica completa». Quali sono le principali collaborazioni che avete svolto, i progetti più importanti a cui avete partecipato e i marchi del settore tra-
Lavoriamo su qualsiasi tipologia di mezzo: treni, aerei, automobili, veicoli da lavoro. Sviluppiamo il concept partendo dal disegno fino ad arrivare alla realizzazione finale
sporti con cui avete lavorato? «I progetti a cui abbiamo partecipato sono davvero numerosi. I più rilevanti sono stati, partendo dal settore del trasporto su ferro, quello realizzato in collaborazione con Trenitalia, quello per le metropolitane e la linea di alta velocità della Alstom Spagna e per alta velocità-Sncf Tgv bar della Alstom Francia. Nel settore aeronautico abbiamo portato avanti lo studio dell’interno del nuovo A380 e mock-up in collaborazione con Airbus, oltre ad aver assistito la cinese Catic nella produzione dell’elicottero H425 e dei velivoli Y12 E e Y12 F. Parecchie sono state anche le collaborazioni nel settore automobilistico: loop statico per conto di Ferrari Maserati, sviluppi ingegneristici per i modelli Palio, Punto Rally, la versione della Stilo destinata ai Carabinieri, Mito e in generale per i marchi Fiat Auto, Lancia, Alfa Romeo e Maserati. Abbiamo lavorato alla produzione di motori per Iveco e per GM e, all’estero, abbiamo partecipato a collaborazioni con il Gruppo Audi
e Volkswagen». Può descrivere brevemente le fasi del vostro lavoro, dall’assegnazione della commessa alla consegna del prodotto? «La prima fase è di natura commerciale e prevede l’instaurazione del contatto e la stipula dell’accordo di collaborazione. Dopodiché ha inizio la parte tecnica, che si compone di un lavoro preliminare, seguito da un lavoro di fattibilità congiunto, che vede operare sinergicamente gli staff tecnici di Bonansea e del committente. A seconda PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 375
DESIGN E PROGETTAZIONE
I criteri di selezione dei materiali vengono dettati da ricerche tecnologiche che si fondano su prodotti altamente innovativi, in parte derivati dal mondo aerospaziale
del tipo di progetto si procede
poi a effettuare tutti i dovuti calcoli e a sviluppare i prototipi, per concludere con la vera e propria produzione finale». Quali sono i materiali con cui lavorate e come avviene la loro selezione? «La scelta dei materiali viene ovviamente effettuata in funzione della specificità del progetto: ci serviamo di una vasta gamma che va dai materiali
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metallici a quelli termoplastici, fino a quelli compositi in sandwich e in fibra di carbonio. I criteri di selezione dei materiali stessi vengono dettati da ricerche tecnologiche che si fondano su prodotti altamente innovativi, in parte derivati dal mondo aerospaziale». Com’è strutturata la società? «Il gruppo Bonansea è suddiviso in diverse società, ognuna dedicata a un settore
specifico: quello aeronautico e ferroviario, quello dell’automotive e quello dedicato a ricerca e sviluppo. Per quanto riguarda le sedi produttive, possiamo contare su due stabilimenti a Torino, dotati di uno staff progettuale composto da progettisti e specialisti, più altri due a Cisterna, in provincia di Latina, le cui attività principali sono la ricerca applicata, la progettazione e la produzione di materiali in composito atti a soddisfare le diverse esigenze nel campo dei mezzi di trasporto. Inoltre abbiamo una sede distaccata in Romania per la produzione di componenti in materiale composito a fronte di commesse assegnate dalla sede centrale presso Cisterna, una joint venture in Cina e uno stabilimento a Betim, in Brasile, per la realizzazione di progetti negli ambiti di specializzazione. L’insieme di queste società è caratterizzato da un numero di persone non superiore a trecento unità, ma ognuna di esse è in possesso di un elevato skill di ricerca, innovazione, applicazione».
DESIGN
Innovazioni nell’arredo bagno Una nuova concezione del bagno, inteso come luogo in cui è possibile coniugare funzionalità, raffinatezza ed eleganza. Le novità in fatto di stile e design per l’arredamento della Beauty Area secondo Emanuele Zanetta Guido Puopolo
ggetti dal design ricercato realizzati con materiali di primissima qualità, per un ambiente confortevole ed elegante, con un’attenzione particolare rivolta a quella zona definita come Beauty Area. È in questo ambito che si concentra l’attività di Webert Spa, azienda di Maggiora(Novara) nata nel 1975 e attualmente una tra le realtà più apprezzate nel campo della rubinetteria e dell’arredo bagno, grazie soprattutto a un incessante lavoro di innova-
O Nella foto, la Serie Angelica per la Beauty Area studiata dalla Webert www.webert.it
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zione stilistica e ricerca di nuove soluzioni, come racconta il suo titolare, Emanuele Zanetta: «Diverse aziende operanti nel settore dell’arredo bagno hanno cercato di diversificare la loro offerta, aggiungendo alle produzioni classiche articoli vari, tra cui, ad esempio, sanitari, mobili e rubinetti. Noi abbiamo invece deciso di focalizzare la nostra attenzione su una zona particolare, la cosiddetta Beauty Area, dove solitamente trovano posto lo specchio, il rubinetto e il lavabo, proponendo un’offerta
d’arredo specifica in questo senso». La vostra spinta innovativa vi ha portato, recentemente, a realizzare un lavabo rivoluzionario. Dove e quando è nata l’idea di questo nuovo progetto? «La voglia di misurarsi sempre con nuove sfide e progetti è una caratteristica basilare per l’azienda. Questo dinamismo si è concentrato, per oltre trentacinque anni, nella creazione di rubinetti per il bagno, dando vita a serie di grande successo disegnate dall’architetto Massimiliano Settimelli tra cui, ad esempio, le linee “Aria”, “Lotho” e “Flauto”. L’esperienza maturata e l’apprezzamento riscosso dalle nostre produzioni ci hanno portato a sviluppare il design delle serie principali anche per gli altri oggetti del bagno, sempre però in riferimento alla Beauty Area. Abbiamo cosi cercato di studiare le esigenze di un mercato in continua evoluzione, ricco di offerta ma debole di domanda. La nostra politica è quella di concentrarci sulla realizzazione di pochi oggetti, che siano tra
Emanuele Zanetta
loro complementari, privilegiando la qualità e la completezza del servizio». Che peculiarità ha, nello specifico, il vostro lavabo? «È un prodotto unico nel suo genere, con specifiche caratteristiche sia da un punto di vista estetico che funzionale, e che per queste sue qualità ha immediatamente suscitato grande interesse tra gli addetti ai lavori. Nel dettaglio il prodotto è costituito da una base e da un lavabo, che si appoggia a essa grazie a un sistema di ancoraggio da noi brevettato. Questo offre la possibilità di staccare il lavabo dalla base stessa, sia per effettuare una pulizia comoda ed efficace di tutta la superficie, sia per poter disporre di un ampio piano da utilizzare come appoggio per tutti quegli oggetti che ognuno di noi usa quotidianamente per la cura del proprio corpo. Il piano d’appoggio, così concepito e reinterpretato, viene trasformato in un vero e proprio oggetto d’arredo, coordinato naturalmente al lavabo, ma anche al rubinetto e
allo specchio, per una combinazione unica in termini di design e funzionalità». A che tipo di pubblico si rivolge questo prodotto? «È un articolo adatto a tutti quei consumatori che amano oggetti pregiati e ambienti eleganti e raffinati, capaci di andare oltre i rapidi cicli delle tendenze e delle mode passeggere, ma anche attenti al giusto rapporto tra qualità e prezzo». In generale, come riuscite a garantire sempre l’eccellente livello qualitativo che caratterizza le vostre produzioni? «I nostri impianti produttivi controllano ogni fase di lavoro con il meglio che la tecnologia offre, in particolare per quanto riguarda le lavorazioni meccaniche e i trattamenti galvanici. La progettazione avviene con un software tridimensionale di ultima generazione, che permette ai nostri progettisti di studiare nel dettaglio gli oggetti, e consente di eseguire simulazioni per porre rimedio alle eventuali criticità in
La nostra politica è quella di concentrarci sulla realizzazione di pochi oggetti, che siano tra loro complementari, privilegiando la qualità e la completezza del servizio
tempi brevissimi. La severa selezione dei nostri fornitori ci ha portato inoltre a collaborare con le primarie realtà produttive Italiane ed estere, ed è anche grazie a loro che la qualità dei prodotti Webert può essere garantita per un lungo periodo a prezzi competitivi». Avete in cantiere altre novità per il prossimo futuro? «Attualmente stiamo lavorando a diversi progetti, con l’obiettivo di proseguire in un processo di crescita aziendale ben delineato. Siamo ormai una realtà matura e con un’esperienza consolidata nel settore, che ci permette di guardare al futuro con serenità, con la sicurezza di poter svolgere ancora un ruolo da protagonisti sul mercato». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 379
TURISMO
La Coverciano della neve effetto a lungo termine delle Olimpiadi invernali si fa ancora sentire a Torino come in tutto il Piemonte. La manifestazione del 2006 ha lasciato, infatti, un’ottima immagine della città all’estero lanciandola anche come meta turistica italiana - e diverse strutture sportive all’avanguardia che qui nessuno pensa di chiudere nel dimenticatoio. «C’è in progetto di trasformare le montagne olimpiche, con i loro impianti di ultima generazione, in un centro di formazione internazionale per gli sport delle neve», precisa l’assessore regionale al Turismo Alberto Cirio. L’idea, ambiziosa, è quella di riproporre sull’intero territorio regionale quello che Coverciano rappresenta per il nostro calcio. Ma il bilancio positivo del turismo – nel 2010 sono stati 12 milioni i turisti che hanno visitato il Piemonte – è anche merito dei prodotti enogastronomici della regione. Quali i principali obiettivi per la promozione di questo segmento? «L’enogastronomia è il segmento che nel 2010 ha trainato l’intero turismo italiano e le colline piemontesi hanno la forza di prodotti unici “born in Piemonte”
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Sport e cibo. Si gioca su questi due elementi il futuro turistico del Piemonte. E l’assessore regionale Alberto Cirio spiega quali sono i progetti in corso e i prossimi appuntamenti che attendono la regione Tiziana Achino
come il tartufo bianco d’Alba o il Barolo, che rappresentano vere icone per il turista del gusto. Ma l’enogastronomia è una eccellenza su tutto il territorio, basti pensare ai nostri vini Docg, alle tante Dop, alla tradizione torinese legata, ad esempio, al cioccolato con prodotti simbolo come il gianduiotto, alla “tonda gentile” la nostra nocciola considerata la migliore al mondo, ai sapori umili e intensi della cucina di montagna e alla concentrazione di chef stellati su tutta la regione a cominciare dagli splendidi Lago Maggiore e Lago d’Orta. L’obiettivo è sicuramente quello di conti-
nuare a potenziare questo comparto attraverso eventi come la Biteg, la Borsa internazionale del turismo enogastronomico, che ogni anno ospitiamo in un’area diversa del territorio e che quest’anno si è svolta nell’Alessandrino per poi fare tappa sulle colline di Langhe-Roero e Monferrato candidate ufficialmente, proprio nel 2011, a diventare patrimonio mondiale dell’umanità Unesco». Per il Piemonte si parla di grandi eventi e ordinarietà. Il suo punto di vista? «Sono esattamente i due elementi che hanno permesso al Piemonte di aumentare di oltre il 50% negli ultimi
Alberto Cirio
A sinistra, Alberto Cirio, assessore regionale all'Istruzione, sport, turismo e opere post-olimpiche
dieci anni i propri flussi turistici. Grandi eventi come le Olimpiadi, che hanno portato l’attenzione mondiale su questa regione, ma anche un patrimonio straordinario di eccellenze territoriali che i turisti hanno imparato a conoscere e apprezzare; eccellenze che sono diventate, proprio grazie al passaparola, il nostro miglior strumento di promozione. Nel 2010 abbiamo consolidato oltre 12 milioni di presenze e quest’anno, grazie anche alle celebrazioni di Italia 150, contiamo di superare i 13 milioni. È, però, evidente
che un patrimonio eccellente come il nostro, fatto di cultura, enogastronomia, sport, natura, benessere e strutture congressuali all’avanguardia, ha comunque bisogno di essere sostenuto con politiche che incentivino i turisti a scegliere la nostra destinazione. Per questo abbiamo potenziato e continueremo a incrementare i collegamenti aerei e ferroviari, anche sul fronte low cost. Inoltre, stiamo puntando molto sul web e per il prossimo anno contiamo di essere pronti per il booking on line sul sito piemonteitalia.eu». E dal punto di vista turismo sportivo? «Lo sport è una grande risorsa turistica ed economica, basti pensare all’effetto che le Olimpiadi invernali del 2006 hanno avuto sul turismo piemontese, con un incremento dei flussi di oltre il 40%, tra prima e dopo, e una crescita che continua ancora oggi a cinque anni dalla fine deella manifestazione. Da allora i grandi
eventi sportivi hanno assunto un ruolo importantissimo nella valorizzazione di questo territorio: siamo al secondo posto della classifica nazionale del turismo sportivo, un settore che muove ogni anno circa 2,8 milioni di italiani con un giro d’affari, tra praticanti e spettatori, di oltre 6 miliardi di euro. Anche in questo 2011 dedicato ai 150 anni dell’unità nazionale lo sport ha avuto un ruolo di primo piano, entrando pienamente a far parte del calendario di Esperienza Italia con eventi straordinari come la partenza da Torino del Giro d’Italia, ma anche lo sconfinamento a Pinerolo del Tour de France, gli Europei di Tuffi, l’Open di golf e i Mondiali di tiro con l’arco». Quale sarà il ruolo delle strutture olimpiche? «Le Olimpiadi hanno contribuito a dare alla nostra regione la stima e la fiducia internazionale, ma ci hanno anche lasciato una straordinaria eredità materiale fatta PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 383
TURISMO
L’enogastronomia è il segmento che nel 2010 ha trainato l’intero turismo italiano e le colline piemontesi hanno la forza di prodotti unici “born in Piemonte” come il tartufo bianco d’Alba o il Barolo
di impianti di altissimo li- monte proprio per aiutare il di Italia 150 la mostra sulla vello, che ci permettono oggi di candidare il Piemonte a diventare “la Coverciano della neve”. L’obiettivo è quello di trasformare le montagne olimpiche, con i loro impianti di ultima generazione, in un centro di formazione internazionale per gli sport delle neve, al pari di quanto Coverciano è in Italia per il calcio. Per lanciare questo progetto ci serviremo dei fondi residui dell’Agenzia Torino 2006, che costruì le infrastrutture olimpiche: 40 milioni di euro risparmiati con una buona gestione e una sobrietà tipicamente sabauda, che il governo ha accettato di lasciare in Pie384 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
rilancio del post olimpico». Può citare alcuni eventi turistici rilevanti previsti per i prossimi mesi? «Innanzitutto, riapre al pubblico dopo anni di restauro la Palazzina di Caccia di Stupinigi, residenza estiva di Casa Savoia con il grande parco custode delle rotte reali di caccia, i lunghi viali immersi nel bosco e percorsi nel Settecento dalla corte accompagnata dalle mute di cani. Alla Reggia di Venaria, invece, perla del circuito delle 15 residenze reali dichiarate dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’umanità”, si inaugurano per la chiusura dei festeggiamenti
moda e l’esposizione dedicata al genio di Leonardo, che mostrerà tra l’altro al pubblico il celebre autoritratto. Sul fronte degli eventi sportivi, invece, sulle vette dei Giochi invernali di Torino 2006, a marzo tornerà la Coppa del mondo di snowboard e, sempre a marzo, Torino ospiterà ancora una volta la Coppa del mondo di fioretto femminile, mentre in primavera inoltrata al Royal Park & Country Club riandrà in scena l’Open d’Italia di golf. Nel 2013, poi, ci prepariamo ad accogliere i World master games: le Olimpiadi degli over 35».
TURISMO
L’incognita 2012, Torino a caccia di grandi eventi Solo un anno fa, sono stati registrati 12,3 milioni di presenze totali in Piemonte, di cui il 28,6% solo a Torino. Difficile, però, mantenere il record degli ultimi anni a causa dell’esubero di strutture alberghiere e dell’assenza di eventi internazionali sul territorio Elisa Fiocchi
on l’incremento di affluenze turistiche registrato nei soli primi tre mesi delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Torino si prepara a stringere alleanze strategiche per consolidare e mantenere la credibilità costruita dopo le Olimpiadi del 2006. «Occasione in cui – rammenta Bernardino Garetto di Federalberghi Piemonte – sono state concesse facilitazioni a chi costruiva strutture alberghiere». Tra il 2000 e il 2006, infatti, il numero di camere è cresciuto del 42% e fra cinque anni, cioè quando scadrà il vincolo decennale previsto dalla Regione per lo stanziamento dei contributi, alcune strutture saranno costrette a cambiare destinazione d’uso. «Il prossimo anno lascia qualche
C Bernardino Garetto, presidente di Federalberghi Piemonte
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preoccupazione per gli addetti ai lavori, temiamo non ci siano flussi turistici sufficienti perchè scoperti di eventi e di manifestazioni importanti. Fino a tre mesi fa sono stati valutati progetti e mostre temporanee per arricchire il calendario ma l'amministrazione comunale di Torino vuole dirottare queste risorse nel welfare a discapito degli eventi culturali». Tutto ciò rappresenta una notevole perdita per la città se si considera, afferma Garetto, «che una mostra d’arte con un flusso medio di 500mila visitatori, ne porta almeno la metà negli alberghi, con un capitale di 50-60 milioni di euro per l’intera città». Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità che impatto stanno avendo sull’economia turistica della città? «Le previsioni indicano già un incremento delle presenze di visitatori del 10% rispetto all’anno precedente. A novembre e a dicembre at-
tendiamo un ulteriore boom di presenze in occasione della mostra temporanea “Leonardo. Dal genio al mito”. L’esposizione racconterà, attraverso sculture e pitture di artisti famosi, la storia di Leonardo da Vinci e sarà un’occasione unica per ammirare il celebre autoritratto, esposto per la prima volta e per un periodo limitato in una mostra e al di fuori del caveau della Biblioteca Reale di Torino». Decine di migliaia di visitatori sono stati, almeno negli ultimi dodici mesi, richiamati dai concerti organizzati al PalaIsozaki e
Bernardino Garetto
In alto, le strutture alberghiere di Sestriere. Nella foto in basso, un’immagine del PalaIsozaki di Torino
allo stadio olimpico. Di quali novità e collaborazioni necessita la città per tenere alta l’offerta turistica? «Fino a quando ci giocava la Juventus, lo stadio olimpico
era ricco di eventi e aveva in agenda anche le partite del Torino. Ora si rende necessaria l’introduzione di nuovi attori, per questo stiamo sollecitando il Comune affin-
ché coinvolga il Live Nation-Setup che lavora al PalaIsosaki, la cui capienza è di sole 11mila persone. Allo stesso modo, chiediamo la costruzione di un nuovo palazzo dei congressi che prenda il posto dell’attuale Auditorium, che ha una capienza massima di sole 1.700 persone e non è più funzionale per organizzare congressi. Per il nuovo progetto si sono già mobilitati un gruppo d’investitori disposti a mettere insieme un budget di 15 milioni di euro. Infine, guardiamo con fiducia alla crescita dell’aeroporto di Caselle». L’Expo 2015 in programma a Milano sarà una grande occasione da cogliere per la città di Torino. «Si tratta di sei mesi di manifestazioni con milioni di visitatori attesi. Noi saremo una specie di ponte per collaborazioni ed eventi collaterali tra Torino e Milano. Il sindaco Fassino è al lavoro con Giuliano Pisapia da circa due mesi per unire le forze e rendere ancora più prestigiosa questa manifestazione». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 387
TURISMO
Alessandria, è boom di presenze nel 2011 Cresce il numero di pernottamenti e dalla Germania e dall’Olanda partono treni speciali che fanno tappa nelle località tipiche della città, per unire le bellezze paesaggistiche alle eccellenze del territorio con le produzioni di vini, cioccolato, biscotti e formaggi. Il punto di Gian Paolo Coscia Elisa Fiocchi
industria turistica piemontese è continuata a crescere anche nel 2010, registrando picchi in controtendenza con quelli che vedono il settore in crisi a livello nazionale. Grazie alle sue bellezze naturali, alla ricchezza del suo patrimonio storico, artistico e architettonico e alla sua grande tradizione enogastronomica, il territorio rappresenta una delle mete più ambite dai turisti connazionali e stranieri. I flussi turistici confermano la prevalenza del mercato nazionale con 8,1 milioni di presenze e con una crescita del mercato estero di 4,2 milioni. Non è da meno la città di Alessandria che, da tappa di passaggio, è divenuta meta ambita di molti turisti che scelgono di pernottare in agriturismi e bed&breakfast e
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utilizzano servizi innovativi per spostarsi da una zona all’altra. I risultati ottenuti nel 2010 consegnano alla città 40.960 turisti in più rispetto al 2009 con un aumento di 132.621 presenze. «Ma anche il 2011 registra una crescita del numero di turisti nelle nostre strutture». Lo conferma Gian Paolo Coscia, presidente di Confagricoltura Alessandria. Nel 2010 Alessandria ha raccolto visitatori con percentuali oltre la media provinciale. A cosa si deve lo slancio turistico registrato? «La città offre bellezze paesaggistiche e prodotti enogastronomici di altissima qualità oltre a numerosi servizi come Autozug e Autoslaap, forniti grazie ai contributi di Provincia e Camera di Commercio. Si tratta di treni con auto al seguito che giungono
dalla Germania e dall’Olanda e consentono al turista di eseguire percorsi con stazionamenti nelle località tipiche e vitivinicole di pregio come la collina del Monferrato, la collina di Acqui Terme, i colli Tortonesi, la zona del Novese e di Gavi Ligure. Queste località offrono bellezze sia a livello paesaggistico sia per quanto concerne l’offerta di prodotti Docg e Dop». A livello settoriale le imprese dell’agricoltura coprono nel Piemonte il 13,4%. La produzione di
mln PRESENZE
I flussi turistici della Regione Piemonte confermano nel 2010 la prevalenza del mercato nazionale
32.621 PRESENZE Il numero di presenze turistiche in più sul territorio di Savona rispetto al 2009
Gian Paolo Coscia
PRESENZE TOTALI 2010: 697.663 DIFFERENZA PRESENZE RISPETTO AL 2009: 132.621 (23,47%) Estero 199.889 29%
Italia 497.774 71%
Fonte: ATL ALEXALA anno 2010
Gian Paolo Coscia, presidente di Confagricoltura Alessandria
prodotti tipici sul territorio come influisce sull’economia turistica? «Cerchiamo a livello provinciale, e attraverso un coordinamento regionale, di promuovere il turismo collegandolo alle eccellenze enogastronomiche del territorio. Per quanto riguarda la gastronomia vantiamo un’ottima produzione di formaggi come il Montebore Dop, che rappresenta un richiamo non indifferente sul territorio. Ma Alessandria è famosa anche per il Salone regionale del biscotto e per le manifestazioni legate alla produzione di cioccolato con la presenza dei migliori cioccolatieri alessandrini». Si parla già di una prossima vendemmia ottima: una minore produzione di vino ma di altissima qualità. Il 2012 che anno si preannuncia per tutta l’enogastronomia? «Ritengo un dato positivo la minore quantità (un calo del 20-30%) nella prossima produzione. Le condizioni atmosferiche e le strette di caldo re-
gistrate prima della vendemmia, hanno fatto maturare l’uva e hanno levato l’acqua necessaria perchè pesasse di più. Essendoci meno prodotto ci auguriamo dunque che le vendite siano superiori. La provincia di Alessandria detiene il primato di 41 denominazioni di orgine. Molte di queste tipologie sono andate bene, altre registrano problemi contingenti legati alla globalizzazione. Come nel caso del Barbera e del Dolcetto che risentono della diminuzione dei prezzi dovuta al calo dei consumi. Esistono poi tre tipologie per le quali si attua la paritetica, uno strumento che stabilisce i prezzi: il Moscato, il Brachetto e il Gavi. In questi casi, le prospettive di chiusura della paritetica sono state migliorative rispetto al 2010 e ciò significa che sono aumentati i prezzi. Per le altre tipologie - il Barbera, il Dolcetto e il Pignolino - le prospettive sono di miglioramento del prezzo considerando la minore produzione, pur mantenendo di base un andamento stabile essendo vini legati ai mercati». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 389
EVASIONE FISCALE
Società di comodo: le nuove norme Scoprire le società di comodo non sempre è un compito facile. A chiarire meglio la questione sono intervenute alcune norme contenute nella recente manovra finanziaria. Victor Uckmar spiega di cosa si tratta Nicolò Mulas Marcello
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ell’ultima manovra finanziaria è stata introdotta una rimodulazione dei criteri per riconoscere le società di comodo. Una volta scoperte, occorre verificare se vi siano le condizioni per disapplicarle e, successivamente, stabilire se sono considerate operative o non operative in base al test predisposto. Quelle non operative devono procedere alla determinazione del reddito presunto se non vogliono incorrere nell’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. «È auspicabile che si preveda allo scioglimento – spiega il professor Victor Uckmar – con l’applicazione della sola imposta di registro sul trasferimento nella proprietà dei beni a seguito di liquidazione». Ma cosa sono e quanto costa aprire una di queste società? «L’espressione “società di comodo” ha una pluralità di significati. Il legislatore con l’articolo 30, legge 1994, n. 734 le ha indicate come quelle che hanno limitate immobilizzazioni e un reddito inferiore a determinati parametri, mentre l’Agenzia delle Entrate usa la denominazione “società non operative”. Con la normativa in corso è stata aggiunta l’ipotesi di società con perdite per tre anni consecutivi o con reddito inferiore a quello descritto in base a determinati coefficienti; lo stesso provvedimento ha disposto l’aumento del 10,5% della aliquota di imposta. Ma la costellazione delle società di comodo è ben più ampia: ci sono quelle intestatarie di beni di lusso - ville, yacht, aerei, auto di alto costo - costituite per evitare che detti beni entrino nell’indice di ricchezza o comunque denotino una notevole disponibilità dell’effettivo beneficiario, ovvero le potenzialità economiche individuali in tema di reddito. Altre ancora sono le società che costituiscono “paravento” per evitare che alti proventi, talvolta illeciti - intermediazioni, sopravvenienze,
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Victor Uckmar
Per le società di tipo personale dovrebbe adottarsi il metodo della tassazione per “trasparenza”, cioè direttamente in capo ai soci
partecipazioni agli affari - affluiscano in capo al beneficiario con effetto per la imposizione personale. Scorrendo le liste dei contribuenti dichiaranti non ne vedo traccia (e i calciatori?) anche se i nomi girano sulle pagine dei giornali». Quali sono le armi del fisco per scoprirle? E a cosa servono le società di comodo, quando non vengono costituite per aggirare il fisco? «Le società dell’ultimo tipo sono centinaia e, quindi, l’indagine è assai impegnativa e comunque con risultati a lunga distanza. Da tempo ho suggerito che per le società di tipo personale che non svolgono effettiva attività industriale o commerciale e, in sostanza, non coprono le funzioni proprie della società di capitali di adottare, per evitare la elusione nella dichiarazione dei redditi, il metodo della tassazione per “trasparenza”, cioè direttamente in capo ai soci, come avviene per le società di persone (tendenza recentemente perseguita negli Stati Uniti): ossia qualcosa del genere del regime previsto per le Controlled Foreign Companies per attività all’stero».
Come sono cambiate nel tempo le normative che riguardano queste società? «Nella costellazione delle società di comodo ci sono anche quelle intestatarie di beni familiari (soprattutto immobili, caratterizzate dalla stabilità nella proprietà dei beni, senza operazioni speculative) nel tempo costituite soprattutto a fronte del prelievo confiscatorio per l’imposta di successione. È auspicabile si preveda lo scioglimento (come era stato consentito dalla richiamata legge del 1994), con l’applicazione della sola imposta di registro sul trasferimento nella proprietà dei beni a seguito di liquidazione: sarebbe anche un buon metodo per raccogliere prontamente quattrini». Dalla manovra finanziaria arriva un’addizionale del 10,5% e una serie di norme restrittive. Di cosa si tratta e cosa comporterà in concreto? «Il recente provvedimento che prevede l’addizionale del 10,5% non credo sia profittevole di risultati per la lotta all’evasione nonché della elusione e tanto meno per il buon ordine del rilevante settore economico e ciò anche ai fini della perequazione tributaria».
Vicktor Uckmar, professore emerito dell’Università di Genova
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EVASIONE FISCALE
Sinergie funzionali al contrasto dell’evasione Il lavoro quotidiano di lotta all’evasione da parte dell’Agenzia delle Entrate è coadiuvato da accordi di collaborazione tra istituzioni e dai primi protocolli di intesa stipulati con i Comuni. Rossella Orlandi illustra i risultati finora raggiunti Nicolò Mulas Marcello
l fenomeno dell’evasione fiscale – spiega Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate Piemonte – è distribuito in modo relativamente omogeneo su tutto il territorio nazionale. Costituisce sicuramente un fenomeno da combattere - ed è quello per cui i nostri funzionari si impegnano quotidianamente - perché danneggia principalmente gli operatori economici onesti che vengono colpiti ingiustamente dalla sleale concorrenza di chi non paga le tasse. L’Agenzia, tra l’altro, si è dotata di uno strumento denominato “DbGeo”, una banca dati che definisce un profilo socioeconomico della realtà territoriale di ciascuna provincia, offrendo così un orientamento concreto sulla conoscenza dell’evasione territoriale. “DbGeo” permette, inoltre, di tarare in ambito regionale i servizi offerti dall’agenzia». Nel corso del 2010 avete riscosso 778 milioni di euro realizzando 57mila controlli e scoprendo 278 evasori tra i grandi contribuenti. Per quanto riguarda il 2011 come stanno andando le cose? «I risultati per il 2011 sono in linea con le previsioni, ma è ancora presto per fare un consuntivo. Ci aspettiamo
«I Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia Entrate Piemonte
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soprattutto un lavoro particolarmente efficace dal punto di vista qualitativo, colpendo l’evasione “sostanziale” e non inseguendo chi ha commesso soltanto qualche piccolo errore formale. In poche parole, cerchiamo di orientare le nostre risorse verso un miglior rapporto tra numero di controlli e gettito fiscale recuperato». Spesso si parla di sinergie tra istituzioni per migliorare l’articolazione degli accertamenti. Quali risultati importanti hanno prodotto nella lotta all’evasione? «Negli ultimi anni abbiamo stipulato accordi di collaborazione specifici con l’Inps, la Siae, e stiamo dando impulso ai protocolli di intesa con i Comuni che verranno chiamati sempre più a collaborare per combattere il fenomeno dell’evasione. Stiamo vedendo i primi risultati di questi accordi e stiamo investendo importanti risorse per migliorarne ancora di più la loro efficacia». La manovra finanziaria è stata da poco approvata. In essa sono presenti norme relative alla lotta all’evasione. Quale scenario si prospetta? «Gli ultimi interventi legislativi hanno introdotto parecchie novità in campo fiscale. In collaborazione con le categorie professionali ci stiamo attivando per spiegarle al meglio e mettere i contribuenti in condizione di adempiere correttamente ai loro doveri. E cercheremo di centrare gli obiettivi ancora più sfidanti nel contrasto all’evasione».
EVASIONE FISCALE
Accertamenti più efficaci Nella manovra finanziaria sono state introdotte norme che cercano di costituire un deterrente all’evasione fiscale. Come ricorda l’avvocato Carlo Federico Grosso, il primo passo è costituito dagli accertamenti che devono rappresentare l’arma principale per scoprire gli evasori Nicolò Mulas Marcello
l ministero delle Finanze ha stimato che nel nostro Paese l’evasione fiscale di massa ammonta a circa 110 miliardi di euro. Ma qual è il confine tra la questione culturale e la mancanza, rispetto agli altri paesi, di sanzioni adeguate per chi evade il fisco? Da questo punto di vista le norme nel nostro ordinamento certamente non mancano, ma gli accertamenti, secondo il professor Carlo Federico Grosso, evidenziano una carenza strutturale nella loro realizzazione. «Si tratta sia di una que-
I Carlo Federico Grosso, professore ordinario di diritto penale nell’Università di Torino
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stione culturale, in quanto il cittadino medio italiano ritiene che rubare al fisco non costituisca un illecito ma sia dimostrazione di furbizia, sia una questione di organizzazione giuridica. Sotto questo secondo profilo, più che di carenza di sanzioni adeguate contro gli evasori parlerei, soprattutto, di carenze perduranti nel sistema degli accertamenti, in larga misura dovute alla mancanza di una reale volontà politica di prevenire e reprimere tale fenomeno». Nella manovra finanziaria per i reati penali tributari vengono ridotte le soglie per le quali scatta la sanzione penale in materia di reati tributari, con la possibilità di carcerazione immediata per i maxi evasori. L’inasprimento delle pene potrà servire ad arginare in qualche modo questo malcostume? «Nella misura in cui la sanzione penale è utile a disincentivare dalla commissione degli illeciti (e questa utilità esiste sicuramente, anche se, in concreto, risulta appan-
Carlo Federico Grosso
I meccanismi di accertamento a mio avviso costituiscono il mezzo più importante di lotta all’evasione
nata dalla inefficienza complessiva della giustizia italiana), ampliare l’ambito di applicazione delle sanzioni e prevedere la possibilità di incarcerazione immediata nei casi di maggior gravità può avere una sua efficacia. Come ho già detto, mi sembra che il terreno di intervento più utile sia, comunque, quello dell’affinamento dei meccanismi di ricerca e accertamento delle evasioni fiscali da parte degli uffici finanziari e della Guardia di Finanza». Modifiche anche per quanto riguarda la prescrizione dei reati tributari, che passa dai 6 anni agli 8 anni e, inoltre, viene previsto che il patteggiamento possa essere richiesto solo nel caso in cui venga estinto il debito fiscale. Qual è l’efficacia di queste misure? «Rendere più difficile l’estinzione dei reati a causa del sopraggiungere della prescrizione possiede un indubbio effetto rafforzativa dell’efficacia preventiva della sanzione. Il problema non riguarda tuttavia soltanto il settore
dei reati fiscali, ma tutti i settori di reità. Ma il governo e l’attuale maggioranza parlamentare negli ultimi anni hanno, su questo terreno, accorciato i tempi di prescrizione». Inoltre si amplia la funzione dei Comuni nella lotta all’evasione che si coordina all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza allo scopo di individuare i redditi occultati. I controlli sono il primo passo per scoprire le evasioni. Secondo lei questa è un’altra carenza del nostro sistema? «Si tratta, in realtà, di una misura particolarmente utile, in quanto costituisce strumento di affinamento dei meccanismi di ricerca e accertamento dell’evasione fiscale, che, come ho detto, a mio avviso costituiscono il mezzo più importante di lotta al fenomeno dell’evasione fiscale. Ben vengano, pertanto, ulteriori interventi su questo terreno. Ma non ho l’impressione che la lotta all’evasione fiscale sia, tuttavia, davvero al centro dell’attenzione e della volontà politica di governo e Parlamento (o lo sia comunque stato)». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 397
DIRITTO CIVILE
on “patto quota lite” si intende l’accordo tra l’avvocato e il cliente per cui l’avvocato percepisce una parte, la quota appunto, del risultato economico della controversia solo se questa ha esito positivo. Ma quali sono i pro e i contro di quest’accordo? Ne parliamo con l’avvocato Monica Romano, titolare dello Studio Legale Romano di Torino specializzato nell’ambito del diritto civile d’impresa. Lo studio si occupa prevalentemente di contrattualistica aziendale e recupero del credito, nonché di soluzioni stragiudiziali delle controversie anche attraverso l’utilizzo della mediazione, introdotta di recente, in particolare in tema di responsabilità civile e diritto di famiglia, curando la gestione dei patrimoni familiari e immobiliari. Da quando è applicabile il “patto quota lite” e come funziona? «La possibilità di adottare il “patto quota lite” per la determinazione del compenso professionale, pratica ampiamente conosciuta nei paesi anglosassoni (e soprattutto negli Stati Uniti) è stata introdotta in Italia nel 2006 dal decreto Bersani. È ora lecito per l’avvocato pattuire con il cliente un compenso correlato al risultato in misura percentuale al valore degli interessi oggetto del contenzioso. È però necessario che il patto con il cliente venga stipulato in forma scritta, che il compenso previsto risulti proporzionato all’attività svolta e in ogni caso, che questo patto non si configuri come una cessione dei diritti sui quali è sorta la contestazione. Questi limiti sono previsti allo scopo di evitare che l’avvocato, essendo troppo coinvolto dall’esito della controversia, perda il suo doveroso distacco». Volendo individuare una caratteristica prevalente del “patto quota lite” quale indicherebbe? «Sicuramente la forte aleatorietà poiché il pagamento della prestazione, soprattutto se il patto è previsto nella sua forma ‘pura’, è correlato unicamente all’esito positivo della controversia. La forma più utilizzata, tuttavia, è quella ‘mista’,
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“Patto quota lite” Quando e come applicarlo? «Solo un rapporto paritario e sinergico tra avvocato e azienda può garantire il corretto funzionamento del “patto quota lite”». Con l’avvocato Monica Romano abbiamo discusso dell’accordo introdotto in Italia nel 2006 Nicoletta Bucciarelli
Monica Romano
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Il patto di quota lite dovrebbe prevedere garanzie e limiti per entrambe le parti. Ma nel nostro ordinamento, non sempre è possibile
L’avvocato Monica Romano esercita la professione forense a Torino www.avvocatoromano.net
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nella quale è determinato a priori solo il compenso base, cui si aggiunge una seconda voce di onorario, commisurata in percentuale sul risultato ottenuto, e quindi aleatoria». In quali ambiti e materie viene applicato maggiormente il patto e quando sarebbe consigliabile non applicarlo? «Il “patto” dovrebbe presupporre quantomeno il ragionevole fondamento della pretesa azionata. In pratica non si può prescindere dalla valutazione delle possibilità concrete di successo della lite o della negoziazione. Tuttavia, questa forma di compenso professionale trova più facilmente applicazione nelle materie del diritto del lavoro, della responsabilità civile e ove ci siano crediti da recuperare. È invece difficile immaginarne un’applicabilità nel settore del diritto di famiglia se non addirittura la sua legittima applicazione, nel campo della difesa penale». L’applicazione del “patto quota lite” viene dunque più facilmente richiesta da grandi aziende, istituti bancari, compagnie di assicurazioni, in sostanza soggetti che hanno a che
fare con la gestione di crediti. «Nell’esperienza del mio studio, in effetti, si tratta principalmente di aziende che si trovano a dover gestire fisiologici importi di insoluto correlati agli alti fatturati. L’esigenza crescente di queste imprese è quella di trovare soluzioni idonee per una corretta gestione dei crediti che, da un lato, assicurino recuperi rapidi e significativi e, dall’altro permettano di controllare i costi di gestione dell’azione legale e di tenerli quanto più possibile contenuti, soprattutto se il credito non viene saldato dal debitore. Le aziende infatti, non possono rinunciare al tentativo di recupero del credito, perché è necessario alla corretta messa a bilancio (come perdita) dell’importo non recuperato e al conseguente sgravio fiscale delle somme». Quali sono le difficoltà che fanno emergere la complessità del “patto quota lite”? Che cosa andrebbe fatto per una gestione dei compensi che tenga conto delle attuali esigenze delle aziende? «Dovrebbe prevedere garanzie e limiti per entrambe le parti che, però, sarebbero difficilmente utilizzabili, almeno nel nostro sistema normativo. Credo quindi che il nostro ordinamento, caratterizzato da alti costi e da tempi assolutamente incerti, renda di fatto impossibile un proficuo utilizzo di questo strumento». Preso atto della sua esperienza professionale, come vede il rapporto tra azienda e avvocato? «Lavoro da molti anni con le aziende piemontesi e conosco bene sia le loro esigenze sia le complessità dei loro processi decisionali. Il rapporto tra le parti si rivela proficuo e soddisfa le aspettative dell’azienda nella misura in cui è basato sulla reciproca collaborazione, sulla massima fiducia e sul rispetto per il lavoro svolto da ciascuno. Solo un rapporto paritario e sinergico, che porti avvocato e impresa ad avere gli stessi obiettivi consente di ottenere quella continuità di relazione che è requisito primario per ottimizzare e ridurre i ‘costi giuridici’, concentrandosi sulla prevenzione, e coordinando gli sforzi organizzativi e strutturali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 401
DIRITTI QUESITI PENSIONISTICI
Salvi i diritti “acquisiti” dei professionisti pensionati Con l’avvocato Pier Costanzo Reineri abbiamo parlato di un argomento ora più che mai d’attualità Marco Tedeschi
ono state recentemente depositate numerose sentenze della Corte di Cassazione che hanno dato ragione ai professionisti pensionati e torto alle rispettive Casse di previdenza privatizzate sulla annosa “querelle” dei “diritti quesiti” pensionistici. Si tratta del principio (che le recenti manovre finanziarie non hanno intaccato) per cui i lavoratori, e quindi anche i professionisti, nel caso si succedano sistemi diversi di calcolo della loro pensione (e i nuovi sistemi sono sempre più svantaggiosi) hanno diritto, nel rispetto del principio del “pro rata temporis”, ad altrettante quote di pensione, da calcolare in relazione a ciascun periodo di anzianità maturata secondo il sistema, rispettivamente, in vigore. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Pier Costanzo Reineri di Torino che, nell’aprile scorso, avanti la Cassazione, ha discusso con successo molte cause sul tema. Avvocato, perché è stato necessario rivolgersi ai Giudici per ottenere il rispetto del principio del “pro rata” contenuto nella legge Dini, la legge n. 335 del 1995 di riforma del sistema pensionistico?
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«Perché alcune Casse di previdenza dei professionisti hanno disatteso tale principio nel liquidare le pensioni dei professionisti iscritti, affermando di poter godere di ampia autonomia rispetto alla legge. Ma le Casse previdenziali, pur se privatizzate, non possono violare la legge. La loro autonomia gestionale incontra sempre i limiti contenuti nelle leggi e nella Costituzione». È vero che il governo Prodi tentò con la legge finanziaria del 2007, di attutire il principio del “pro rata” e di fare salvi gli atti già adottati dalle Casse anche se violavano tale principio? «È verissimo. Fu però un tentativo maldestro, pilotato dall’allora Ministro del Lavoro onorevole Damiano. Esso si tradusse, anzitutto, nel sostituire, nella legge Dini del 1995, l’obbligo del “rispetto del principio del “pro rata” con quello, ritenuto più attenuato, di tenerne semplicemente conto. Ma come è stato autorevolmente detto da un alto magistrato della Cassazione, un principio “o si osserva o non si osserva. Non ci sono mezze misure”. Per quanto poi riguarda la salvaguardia degli atti già adottati dalle Casse, anche se in violazione del principio del “pro rata”, la Cassazione ha ora ribadito che non si tratta di una sanatoria, per cui essi non sono sottratti al sindacato sulla loro legittimità da parte del Giudice. Questo orientamento interpretativo è stato anche implicitamente recepito dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza
L’avvocato Pier Costanzo Reineri esercita la professione forense a Torino studiolegalereineri@alice.it
Pier Costanzo Reineri
Accanto, l’avvocato Paolo Alberto Reineri mentre riceve in premio, dall’Ordine degli Avvocati di Torino, la toga, per il brillante esito dell’esame di Stato, sessione 2008-2009 e, sotto, l’avvocato Nicola Peretti dello Studio Legale Reineri di Torino
n. 124 del 2008». Lei ritiene che con la suddetta autorevole giurisprudenza anche i professionisti che si pensioneranno in futuro, potranno considerarsi in una botte di ferro? «Tutt’altro. Allo stato non risultano nuove correzioni al principio del “pro rata”. Ma esiste una “lobby” che opera in Parlamento perché ciò avvenga. È promossa dalla Associazione delle Casse privatizzate di previdenza (Adepp) e punta all’approvazione di un disegno di legge Damiano che introdurrebbe una norma di interpretazione autentica dell’autonomia degli enti pensionistici privatizzati, ampliandola a scapito della legge». Ma si tratterebbe di una norma costituzionalmente legittima? «Ritengo di no, anche alla luce dell’ordinanza della Corte Costituzionale n. 124 del 2008 che ho prima citato». Il Suo studio è specializzato esclusivamente nella materia previdenziale? «No. Lo studio legale che dirigo è uno studio amministrativo e civile. Per quanto riguarda il settore amministrativo è specializzato in materia ambientale, urbanistica ed edilizia. Per il civile ha un ampio raggio di attività, ma
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Le Casse previdenziali, pur se privatizzate, non possono violare la legge. La loro autonomia gestionale incontra sempre i limiti contenuti nelle leggi e nella Costituzione
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la materia previdenziale si è andata imponendo, in questi ultimi anni, fra le più praticate. Ne fanno parte gli avvocati Nicola Peretti, una mente giuridica finissima e Paolo Alberto Reineri, mio figlio». Vista la sua esperienza professionale, può testimoniare l’importanza di una questione come quella riguardante i “diritti acquisiti” dei pensionati? «Certamente, si tratta di un argomento che tiene in ansia molti anziani lavoratori. È una battaglia che conduciamo anche per ragioni ideali di giustizia ed equità sociale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 403
POLITICHE SANITARIE
Obiettivo sostenibilità Il piano di rientro della sanità piemontese è l’impegno cui è proteso l’assessore regionale Paolo Monferino. Scopo principale è coniugare il miglioramento dell’efficienza complessiva del sistema con il mantenimento di un elevato livello delle prestazioni Francesca Druidi
recente la nomina di Paolo Monferino ad assessore alla Sanità della Regione Piemonte. La priorità, per il neo assessore, è «ridurre il disavanzo, attraverso il piano di rientro: non è una nostra scelta, ma un obbligo di legge, pena il commissariamento che avrebbe conseguenze ben peggiori». Nel medio e lungo periodo, l’obiettivo di Monferino è improntare una riforma in grado di rendere sostenibile un sistema sanitario di buona qualità, «come è da tutti riconosciuto essere quello piemontese». Del resto, nell’ultimo decennio «i costi della sanità sono aumentati del 5-6% all’anno, mentre la crescita del Paese si è attestata sull’1% all’anno». La riforma del sistema sanitario piemontese tende al modello “hub & spoke”. Quali vantaggi apporterà? «Anche facendo riferimento a modelli che hanno dimostrato di aver avuto successo, la nostra riforma inserisce la gerarchizzazione delle strutture ospedaliere, rivedendo la loro dislocazione sul territorio. Puntiamo a razionalizzazioni ed economie di scala, con un minor numero di strutture ospedaliere. In questo modo, libereremo altre strutture, che saranno convertite per dare risposte ai problemi del territorio, in particolare quelli legati all’invecchiamento della popolazione: lungodegenze, riabilitazione, pazienti affetti dal morbo di Alzheimer». Atenei e facoltà di Medicina hanno bocciato l’accorpamento
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Paolo Monferino, assessore alla Sanità della Regione Piemonte
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dell’Oftalmico, del Valdese, e degli ospedali di Moncalieri, Chieri e Carmagnola con il polo Molinette-Cto-Sant’Anna-Regina Margherita, proponendo un progetto alternativo. Cosa ne pensa? «È in corso un dialogo con l’Università che, in prima battuta, non ha condiviso la costituzione di aziende sanitarie di maggiori dimensioni, in una parte delle quali dovrebbero operare le strutture universitarie. Non potendo la Regione rinunciare alle razionalizzazioni e agli accorpamenti previsti che porteranno le efficienze necessarie, è allo studio - per dare risposte ad alcune giuste osservazioni del mondo accademico - un modello organizzativo che, all’interno di una più grande azienda sanitaria, consenta le giuste focalizzazioni necessarie alle attività universitarie. Il dialogo è tuttora in corso e sono certo che porterà a una corretta soluzione del problema». In quale fase si trova il progetto della Città della salute? «Siamo nella fase del processo autorizzativo dei finanziamenti. Stiamo studiando la formalizzazione del soggetto o dei soggetti giuridici che dovranno essere individuati tenendo conto delle esigenze della città di Torino, dell’università, dell’Azienda sanitaria Molinette, oltre che della Regione. Sostanzialmente la Città della Salute riguarderà le attività sanitarie, la ricerca e la didattica universitaria e dovrà fungere da incubatore di imprese per il richiamo di attività imprenditoriali. Si tratta di una partita importante, anche per l’utilizzo di tutto il patrimonio immobiliare dell’area (fronte Po e collina), che sarà riconvertita e dismessa».
Luca Pedrale
Il nuovo volto della sanità piemontese La Regione sta lavorando al piano di rientro sanitario, il cui varo è accompagnato da polemiche che ne frenano l’approvazione. Il consigliere regionale Luca Pedrale difende la bontà del provvedimento e avverte: «L’unica alternativa sarebbe il commissariamento» Tiziana Achino
uca Pedrale ha fatto dell’impegno politico la sua passione. Presidente del gruppo consiliare regionale del Pdl e membro della commissione Sanità è da sempre animato dai valori della buona amministrazione, della libertà, della democrazia, del cattolicesimo liberale. Pur rivolgendo il suo interesse a pressoché tutti i settori della pubblica amministrazione, i sui cavalli di battaglia possono sintetizzarsi essenzialmente in tre: la sanità, l'ambiente, il benessere economico di famiglie e imprese. Riorganizzazione del sistema sanitario: i vostri obiettivi? «La riforma del piano sanitario regionale, che sta incontrando la resistenza di tante amministrazioni locali e soprattutto dei partiti dell’opposizione, è necessaria per due motivi. Il primo è affrontare l’enorme buco di bilancio che si è verificato nella sanità regionale: una voragine della quale si può incolpare prevalentemente la Giunta Bresso, durante la cui legislatura l’indebitamento della Regione è cresciuto notevolmente; il secondo è migliorare ulteriormente il livello e la qualità dei servizi, pur in un momento difficile dal punto di vista finanziario. È da questi due obiettivi che nasce il “piano di rientro” realizzato sotto la supervisione del ministero della Sanità. Se questo piano non venisse attuato, l’unica alternativa sarebbe il commissariamento». Non c’erano altre soluzioni praticabili? «Per evitare questo grave provvedimento ave-
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vamo di fronte soltanto due strade: chiudere molti piccoli ospedali, come hanno fatto altre regioni quali Puglia, Liguria e Toscana; oppure organizzare gli ospedali in rete, strada che consente di salvaguardare anche i piccoli presidi. È stato ritenuto importante percorrere questa seconda strada per non privare di un servizio fondamentale, quale quello sanitario, la popolazione che vive in territori montani e che difficilmente riuscirebbe a raggiungere in tempi brevi strutture collocate nei centri cittadini. La riforma prevede innanzitutto il passaggio dalla “spesa storica” al “fabbisogno standard”, ovvero dal finanziamento in base a quanto è stato speso negli anni precedenti per quel capitolo di Luca Pedrale, spesa, all’erogazione di risorse in base ad una presidente del gruppo consiliare regionale media del costo effettivo ed attuale di quel servi- del Pdl e membro zio, che favorisce la responsabilità. Sempre nell’ot- della commissione Sanità tica di offrire un servizio migliore a costi inferiori, nel nuovo piano sanitario regionale è stata prevista la messa in rete del sistema sanità con una diversa classificazione degli ospedali, con la suddivisione del territorio in Aziende sanitarie locali e Aziende ospedaliere». Cosa comporterà in concreto per i citta- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 407
POLITICHE SANITARIE
dini questa suddivisione?
cardine, ospedali di comunità etc. Una grande
tegorie: gli ospedali “d’eccellenza” o “di riferimento”, detti anche hub; gli ospedali “cardine”, di “medio livello”; infine, i piccoli ospedali “di contiguità” che avranno caratteri specifici differenti. Negli ospedali “di riferimento” dovranno essere eseguiti gli interventi di alta elezione e molto complessi e curate le patologie molto difficili. Questi presidi saranno un po’ le “corazzate” della sanità piemontese, e il loro compito prioritario sarà quello di contrastare e ridurre la mobilità passiva dei pazienti verso le altre regioni. Negli ospedali “cardine” dovranno essere eseguite attività e interventi di livello medio-basso per complessità e necessità di attrezzature tecnologiche. Gli ospedali di questa categoria sono i più numerosi, e nel caso siano geograficamente molto vicini dovranno differenziare le proprie prestazioni, evitando di diventare inutili doppioni. Negli ospedali “di contiguità” si svolgeranno invece l’assistenza sanitaria post-acuzie, le fasi finali della convalescenza, la riabilitazione e le visite specialistiche con medici che arriveranno dagli ospedali
nanziario, in quanto la cassaforte del sistema sanitario sarà in mano alle Asl territoriali. Sarà quindi l’Asl a pagare le prestazioni negli ospedali e a decidere dove mandare i propri ammalati, in base alla tipologia della patologia da curare». L’assistenza sanitaria è considerata oggi basilare. Quali i punti fondamentali? «Il settore socio-assistenziale vive da sempre mille problemi, e purtroppo continuerà a viverli: qualunque miglioria si possa studiare, si tratta pur sempre di problematiche delicate e difficilmente risolvibili. Problematiche che sul Piemonte hanno ripercussioni ancora più forti rispetto alle altre regioni, in quanto il Piemonte è una delle regioni con il maggior numero di anziani. Proprio per questo è necessario dedicare a questo settore la massima attenzione possibile. Attenzione che la giunta regionale di centrodestra che oggi governa il Piemonte dimostra di avere: ha infatti mantenuto, nel bilancio 2011, gli stessi stanziamenti di risorse dell’anno precedente, nonostante in drastici tagli che hanno caratterizzato tutti gli altri ca-
«Gli ospedali dovranno essere suddivisi in tre ca- novità è inoltre rappresentata dallo scenario fi-
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Luca Pedrale
pitoli del bilancio regionale. Proprio perché il Piemonte è una delle regioni con il maggior numero di anziani, ritengo sia fondamentale andare incontro il più possibile alle esigenze del mondo della terza età. L’assegno di cura regionale per gli anziani non autosufficienti, istituito su mia proposta nei primi anni Novanta, ha riscontrato un notevole successo. L’iniziativa è infatti stata portata avanti negli anni prima dalla Giunta Bresso e oggi dalla Giunta Cota. Purtroppo le risorse disponibili sono insufficienti per dare a tutti i richiedenti una risposta efficace. Altri provvedimenti importanti, sempre per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, sono inseriti nel nuovo piano sanitario e riguardano sia la post-acuzie, sia la riabilitazione. Inoltre sono allo studio iniziative verso il mondo dei disabili». Le sue considerazioni sulla Città della salute? «Era stato proprio il centrodestra, alla fine degli anni Novanta, a lanciare l’idea di creare un “distretto integrato evoluto della sanità”, grande polo in grado di coniugare il diritto alla cura con la ricerca medica e farmacologica e l’industria del settore. A questo polo, il cui obiettivo primario era quello di trasformare la sanità pubblica da pesantissimo costo che affligge tutte le am-
ministrazioni a opportunità e risorsa anche economica, venne dato il nome di “Città della salute”. Oggi Torino e il Piemonte hanno più che mai il bisogno di realizzare questo ambizioso progetto. Innanzitutto perché il Piemonte, nonostante l’eccellenza sanitaria raggiunta, sta vivendo una situazione di mobilità negativa, fatta di tanti piemontesi che vanno a farsi curare fuori dai confini regionali. Nella prospettiva di una Città della salute all’avanguardia questo stato di cose si ribalterebbe, conferendo alla sanità piemontese una forte funzione attrattiva. Inoltre, ritengo che la realizzazione della Città della salute potrebbe risollevare Torino dal destino incerto in cui si trova oggi: in un momento di crisi così forte Torino ha bisogno di questo progetto, ovvero di un sistema di soggetti pubblici e privati di alto profilo in grado di innescare un livello di interazione e collaborazione istituzionalizzata che miri allo sviluppo e alla ricerca di eccellenza grazie alla rete ospedaliera, all’università, ai centri di ricerca e alle imprese del settore. Un ruolo fondamentale lo dovrà avere l’Università, con cui è assolutamente necessario confrontarsi e raccogliere gli stimoli e le proposte che saranno evidenziate». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 409
POLITICHE SANITARIE
Verso il piano di riordino della sanità piemontese Offrire una risposta adeguata alle esigenze sanitarie dei piemontesi, garantendo al contempo l’auspicata sostenibilità economica. Il commissario delle Asl 1 e 2 di Torino, Giacomo Manuguerra, illustra lo stato di avanzamento del progetto di riordino della sanità Francesca Druidi
l 29 dicembre 2010 è stata varata la delibera con la quale è iniziato l’iter per la riorganizzazione del sistema sanitario piemontese. Un progetto di riordino basato sull’individuazione di una nuova configurazione degli attuali ambiti organizzativi e territoriali delle Aziende sanitarie regionali. La delibera della giunta regionale ha stabilito, inoltre, il
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commissariamento - sino alla definizione del nuovo assetto e comunque non oltre il 31 dicembre 2011 - delle direzioni generali aziendali in scadenza. Tra i commissari straordinari nominati, anche Giacomo Manuguerra, chiamato a rivestire il ruolo di commissario delle Asl torinesi 1 e 2. Il riordino prevede, in sostanza, lo scorporo degli ospedali dalla gestione diretta delle Aziende sani-
Giacomo Manuguerra
Con la futura organizzazione si dovrebbero risolvere le problematiche di carattere economico e funzionale
tarie e l’aggregazione dei nosocomi, sulla base delle aree su cui gravitano, nell’ambito di sei aziende ospedaliere. Come sta procedendo la riorganizzazione delle aziende sanitarie locali? «Abbiamo già attivato tre tavoli operativi, raggruppando i commissari interessati dal futuro assetto organizzativo. Un tavolo riguarda il cluster 1 dell’Aou San Giovanni Battista di Torino che vede coinvolti il sottoscritto e il commissario dell’Asl5, un altro tavolo concerne l’Aou San Luigi mentre un terzo tavolo interessa le Asl 2 e 4: dovrebbe essere creata una nuova azienda ospedaliera comprendente gli attuali presidi dell’Asl2, Maria Vittoria, Amedeo di Savoia e San Giovanni in Bosco oltre ai sei ospedali del Canavese. C’è poi il tavolo interno che ho attivato, in quanto responsabile dell’Asl To1 e To2, per lavorare sul futuro assetto ossia un’unica Asl territoriale. Si tratta, quindi, di un impegnativo sforzo preparatorio che già è in corso. Resta il lavoro politico. Affinché parta il nuovo sistema è, infatti, necessario che la delibera n. 51 venga sottoposta all’approvazione del Consiglio regionale, così come il nuovo Piano socio-sanitario regionale. I giorni che mancano alla fine dell’anno non sono tanti, sono appena sufficienti ad avviare il progetto, ma bisogna rimboccarsi le maniche». Quali sono i punti critici che a oggi individua? «Sono tre. La maggioranza deve innanzitutto sciogliere con l’Università il nodo della definizione dei presidi ospedalieri da attribuire al cluster 1. Ulteriore criticità è la collocazione nel sistema dell’ospedale Mauriziano, dotato di eccellenze, di oltre 400 posti letto e un pronto soccorso appena
inaugurato. La logica è però quella dei cluster e nessun nosocomio può operare da solo. Poi aggiungerei il problema politico del rapporto tra maggioranza e opposizione, che non condivide queste divisioni fra Asl e ospedali. Occorre, inoltre, chiarire il punto rappresentato dalla “Città della salute”, dove un confronto tra Regione e Università si rende assolutamente necessario essendoci idee diverse. L’Ateneo non vorrebbe un’eccessiva aggregazione di presidi, mentre nella delibera 51 gli ospedali di Moncalieri, Chieri e Carmagnola sono riuniti. È uno snodo che va risolto per non compromettere il progetto. Inoltre, è fondamentale che le riforme vengano condivise». Progetti che riguardano nello specifico le sue Asl di competenza, come ad esempio i lavori di ristrutturazione dell’ospedale Martini? «Importante sottolineare come l’ospedale Martini, un presidio importante che conta più di 80mila passaggi al pronto soccorso - come quelli de Le Molinette - sia al momento destinato al cluster San Luigi. Si stanno investendo risorse per aumentarne il numero di posti letto disponibili in modo che i pazienti possano trovare idonea collocazione nei reparti evitando sovraffollamenti. Per quanto riguarda l’Asl To1 e To2, una volta ceduti gli ospedali ai cluster, si organizzerà come Asl territoriale, e sarà la più importante del Piemonte da dove transiterà la principale funzione di tutela della popolazione torinese. Ritengo che il sistema di riordino della sanità piemontese abbia una sua logica, una sua validità, che si prevede possa esprimersi anche sul fronte della quadratura dei conti. Con la futura organizzazione si dovrebbero, infatti, risolvere le problematiche di carattere economico oltre che funzionale».
Giacomo Manuguerra, commissario straordinario Asl To1 e Asl To2. In apertura, ospedale Oftalmico dell’Asl 1 di Torino
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ODONTOIATRIA
La parola chiave è prevenzione Mentre solo dieci anni fa ci si recava dal dentista, di solito, spinti dal dolore, oggi nei pazienti emerge sempre più la consapevolezza dell’importanza di un sorriso sano. L’esperienza di Simonetta Vedovatto, medico chirurgo specializzato in odontostomatologia Salvatore Cavera
on ci si reca più dal dentista soltanto nel momento in cui non se ne può più fare a meno per il dolore. Nell’ultimo decennio si è sviluppata una coscienza e una maggiore attenzione, da parte dei pazienti, sia per gli aspetti funzionali che per quelli estetici. L’odontoiatria si è evoluta di pari passo e riesce a rispondere a tutte queste nuove esigenze sentite dai pazienti e anche a risolvere e permettere la riabilitazione di casi complessi che riguardino intere arcate dentali. Lo fa riducendo al minimo gli stress per il paziente e anche i tempi e il numero di sedute.
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La dottoressa Simonetta Vedovatto, medico chirurgo specializzato in odontostomatologia, dal suo studio di Torino spiega come sia possibile affrontare l’aspetto “globale” del volto e del sorriso, coniugando il piano estetico con quello funzionale della masticazione. Rispetto al passato, quanto è aumentata l’attenzione nella cura dell’aspetto estetico del sorriso? «Le cure dentistiche sono ormai alla portata di tutte le fasce della popolazione. Mentre solo dieci anni fa ci si recava dal dentista per cure di mantenimento della dentatura, e di solito spinti dalla motivazione del dolore, oggi la parola chiave è prevenzione. Ciò riguarda non solo le nuove generazioni, ma anche chi in passato ha avuto la necessità di sottoporsi a interventi importanti sulla propria dentatura». Quali sono le richieste che con più frequenza riceve dai suoi pazienti? «Non ci viene chiesto più solo di poter masticare non avendo dolore, ma anche di riconquistare o migliorare il sorriso. L’estetica è diventata importante quanto la funzio-
Simonetta Vedovatto
nalità e l’avere denti sani. Anche chi non ha potuto in passato curare la propria dentatura, e magari, purtroppo, ha pregiudicato i propri elementi dentari, oggi può recuperare una buona masticazione e un sorriso armonioso». Il suo studio affronta l’aspetto estetico “globale” del volto. Quali tecniche utilizzate? «Nel nostro studio è valutato l’aspetto funzionale della masticazione, anche con l’aiuto di un esperto in grado di riportare la dentatura alla migliore dimensione e posizione, fattori che nel tempo si possono essere persi, riducendo se non eliminando i disturbi articolari che sono sopraggiunti. Si lavora con un tecnico esperto nei migliori materiali dentali in commercio per dare il sorriso più naturale e idoneo al volto del paziente, tenendo conto anche delle sue aspettative». Cosa fare se i tessuti non riescono più a sostenere il sorriso che si va a “progettare”? «È possibile utilizzare materiali che aiutano le guance, le labbra, gli zigomi, il tutto tramite di sostanze altamente biocompatibili e modulabili nel tempo secondo le esigenze del soggetto in cura. Bisogna poi tener conto della sensibilità dei pazienti. Oggi è anche possibile eliminare tutti i denti di un’arcata in una sola seduta. Per i più sensibili è possibile l’affiancamento di un anestesista, e nella stessa giornata congedare il paziente con una dentatura fissa provvisoria assolutamente ben ac-
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L’estetica è diventata importante quanto la funzionalità e l’avere denti sani. Un sorriso armonioso e accattivante rinfranca l’autostima
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cettata ed esteticamente gradevole». Potrebbe farci l’esempio di un Sotto, Simonetta Vedovatto, caso che ricorda con particolare medico chirurgo specializzato in odontostomatologia soddisfazione? all’interno del suo studio di Torino «Ricordo il caso di un signore di simonetta.vedovatto@fastwebnet.it mezza età, che aveva trascurato la dentatura, non tanto per motivi economici, piuttosto per noncuranza. Arrivato alla pensione, decise che era giunto il momento di affrontare la situazione e con coraggio ha iniziato un ciclo di sedute che gli hanno permesso di riabilitare completamente entrambe le arcate. Oggi ha recuperato sia il sorriso che la funzione masticatoria». Su quali metodologie e innovazioni si orienterà in futuro la sua disciplina? «Penso che il compito fondamentale dell’odontoiatria sarà sempre più, non solo mantenere la funzione della dentatura, ma anche restituire a ciascun paziente un sorriso gradevole dal punto di vista estetico. In questo l’odontoiatria può dare anche un grande beneficio dal punto di vista psicologico». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 419
ASSISTENZA
Opportunità nel sociale La Società Cooperativa Sociale Xenia è nata per offrire opportunità lavorative, in particolar modo alle donne, attraverso la gestione di un servizio socio-assistenziale. Il punto di Vanda Sacchini Emanuela Caruso
a ormai alcuni anni uno dei problemi che flagella maggiormente lo Stato italiano è la disoccupazione, da intendersi sia come mancanza effettiva di posti di lavoro, sia come difficoltà di molte persone di riuscire a entrare in quegli ambiti lavorativi dove le assunzioni sono regolate da concorsi e bandi, a cui tanti si iscrivono ma in pochissimi In apertura, Vanda Sacchini, fondatrice della Società vengono scelti. QueCooperativa Sociale Xenia. Nelle altre immagini, momenti relax e attività ricreative st’ultimo è il caso specixeniaarl1@tiscali.it fico degli enti pubblici quali comuni, ospedali e Asl. Ed è proprio dall’Asl che Vanda Sacchini si distacca nel 1994 con in mente il chiaro obiettivo di trovare una soluzione alla disoccupazione, soprattutto quella riguardante gli infermieri neo-laureati, della provincia di Verbania. «Ho fondato la Società Cooperativa Sociale Xenia – spiega Vanda Sacchini – per poter offrire opportunità
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lavorative, in particolar modo alle donne, per le quali è ancora più difficile trovare un’occupazione, attraverso la gestione di un servizio socioassistenziale. Quindi per offrire lavoro e aiutare le persone malate». Com’è organizzata al suo interno la Cooperativa Xenia? «La particolarità di Xenia è il fatto di essere una cooperativa quasi del tutto femminile. Su 74 soci lavoratori, infatti, solo 5 sono uomini. Questa scelta è stata presa volutamente, affinché anche il ruolo lavorativo delle donne, insieme alle loro grandi capacità, fosse finalmente messo sotto la giusta luce. È al femminile anche il nostro Cda, dove ogni componente rappresenta una delle categorie di operatori inseriti nel nostro organico. Le figure professionali coinvolte all’interno della cooperativa sono quelle degli psicologi, infermieri, fisioterapisti, educatori professionali, operatori socio-sanitari, impiegati e operatori generici, e ognuno di loro segue periodicamente corsi di aggiornamento». Le capacità progettuali del vostro team tutto al femminile hanno portato alla realizzazione di Casa Xenia. Di che cosa si tratta? «Casa Xenia è una vera e propria casa di accoglienza dove ospitiamo vari soggetti inviati dal servizio psichiatrico in due gruppi apparta-
Vanda Sacchini
mento. L’obiettivo è di far sperimentare ai pazienti che hanno raggiunto l’equilibrio terapeutico la graduale ripresa della gestione della propria vita, spingendoli a prendersi cura di sé e dell’ambiente che li circonda. Per ognuna delle persone ospitate viene elaborato un progetto riabilitativo specifico che ha lo scopo di riportarli a vivere autonomamente. Abbiamo cercato di ricreare un clima familiare e i pazienti hanno a disposizione camere singole, un giardino dove rilassarsi e spazi comuni dove condividere momenti di relazione con gli altri». Altro settore in cui opera la Cooperativa Xenia è l’assistenza a domicilio. Chi si rivolge a voi per ottenere questo servizio e quali attività vi richiede? «L’assistenza a domicilio viene svolta per conto dei Consorzi, che ci indirizzano verso persone bisognose, o per conto del singolo cittadino che autonomamente si rivolge alla nostra cooperativa per concordare gli interventi di cui necessita. I servizi maggiormente richiesti sono tutte le piccole attività quotidiane, come il risveglio mattutino, con anche cure igieniche e rifacimento del letto, la spesa, riordinare la casa, la somministrazione della terapia e l’accompagnamento dal medico, il disbrigo di pratiche burocratiche. Durante l’assistenza a domicilio la funzione delle
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La Cooperativa Sociale Xenia ha voluto essere uno strumento capace di inserire stabilmente le donne all’interno del mondo del lavoro
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operatrici varia in relazione al grado di autonomia di ogni soggetto e può andare da un semplice controllo delle attività a una vera e propria sostituzione nelle azioni che il paziente non è più in grado di svolgere». Quali sono i vostri obiettivi futuri? «I traguardi che vorremmo raggiungere nel prossimo futuro sono molti, ma tra i più importanti ci sono sicuramente quelli di mantenere i servizi che già offriamo, aggiungerne di nuovi, anche rendendoci indipendenti dalle gare d’appalto, e assumere nuove figure professionali proponendo la frequenza di corsi di formazione mirata con successiva assunzione. Poi rimarremo concentrati sul migliorare la visibilità della cooperativa attraverso rapporti con i media ed eventi di sensibilizzazione, e sull’ulteriore sviluppo del senso di appartenenza dei soci, essenziale per incentivare la collaborazione ottimale e la realizzazione di nuovi progetti». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 423
TRA PARENTESI di Antonio Catricalà - Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato
è un risultato della mia esperienza all’Antitrust che mi rende particolarmente fiero: avere contribuito all’abolizione dello jus variandi, quel particolare diritto delle banche di cambiare le condizioni contrattuali senza garantire al cliente alcuna possibilità di reazione. Eppure, quando ogni settimana esamino insieme al Collegio le denunce dei consumatori contro il settore del credito, capisco che ho vinto la battaglia, ma non la guerra. Ce ne vorranno altre di battaglie perché al cittadino sia garantita l’informazione necessaria per scegliere liberamente. La relazione sull’attività dell’Antitrust nel 2010 conferma questa mia convinzione. Sul mercato troviamo ancora ostacoli allo spostamento del conto corrente, attraverso sotterfugi che non fanno onore alle banche: tempi di estinzione lunghissimi e imprevedibili; addebito di spese relative alla gestione del conto dopo che il cliente ne ha chiesto la chiusura; mancata comunicazione di condizioni che ostacolano la chiusura stessa. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, le denunce dei consumatori ci indicano che spostare un conto corrente richiede un’energia e una determinazione titaniche. Anche sulla portabilità dei mutui, nonostante la vigilanza dell’Antitrust, qualche banca continua a mettere ostacoli alla decisione del cliente di spostarsi su un’altra azienda che offre condizioni più vantaggiose. Lo fa dando ai consumatori risposte scorrette o incomplete, che rischiano di confondere i consumatori stessi, oppure allungando al di là del sopportabile i tempi della surroga (vale a dire la “cessione” del mutuo a un
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LA CORRETTA INFORMAZIONE È UN DIRITTO DEI CONSUMATORI 426 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
altro istituto). Quanto alle offerte per accaparrarsi nuova clientela, non sempre sono corrette: i tassi allettanti vengono riconosciuti per un periodo più breve di quello pubblicizzato, si promettono prelievi bancomat all’estero gratuiti, mentre per estero si intende solo l’area euro. Non va meglio con le assicurazioni: i consumatori, penalizzati dalla crisi economica, hanno reagito agli aumenti praticati, in particolare nella Rc auto, denunciandoci incrementi insopportabili, tali da scoraggiare il rinnovo delle polizze da parte della clientela. È un fenomeno particolarmente diffuso in alcune zone del Paese, particolarmente grave perché riguarda un contratto assicurativo che la legge vuole obbligatorio. Anche la vigilanza delle imprese sulla rete di agenzie a volte lascia a desiderare: l’Autorità ha sanzionato le compagnie i cui agenti inviavano solleciti di pagamento per polizze già oggetto di disdetta. In pratica, un escamotage per indurre il cliente a non cambiare compagnia, nel dubbio di dovere pagare un doppio conto. Eppure, anche di fronte a queste pratiche scorrette, puntualmente sanzionate dall’Antitrust, non riesco a essere pessimista. Al contrario, la consapevolezza che altre battaglie vadano vinte, mi rafforza nella convinzione di essere sulla strada giusta. Al legislatore abbiamo indicato le misure necessarie per rendere più concorrenziali banche e assicurazioni. Fino a oggi non sono stato ascoltato, ma so di avere al mio fianco tutti quei consumatori che non si sentono tutelati, insieme alla parte migliore del settore bancario e assicurativo che nella cura del cliente individua il vero senso della propria azione.
IL COMMENTO
all’inizio dell’anno a oggi in Italia si sono contati 471 morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Nello stesso arco di tempo nel 2010 erano 403, decretando un aumento del 14,5%. L’escalation infortunistica sembra non fermarsi nonostante il tema sia ampiamente dibattuto in televisione, sui giornali e attraverso campagne di sensibilizzazione. Da cosa dipendono quindi questi tragici numeri? «Il problema – spiega Raffaele Guariniello, procuratore di Torino – è di una effettiva applicazione di queste norme e sanzioni». Le norme in materia di sicurezza
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Dopo la storica sentenza del processo Thyssenkrupp cosa cambierà in Italia sul piano giudiziario della sicurezza sul lavoro? Ne parliamo con Raffaele Guariniello 428 • DOSSIER • PIEMONTE 2011
del lavoro ci sono, ciò che manca è la cultura della sicurezza. Secondo lei questo può dipendere dall’entità delle pene che finora sono state applicate? «Non parlerei tanto di cultura della sicurezza, che è poi una conseguenza; ciò che occorre è una maggiore organizzazione da una parte della vigilanza e dall’altra della magistratura perchè non mi sembrano adeguate alle esigenze che ormai sono pressanti». Qual è il suo giudizio sul decreto 106/2009? Ha in qualche modo salvato la struttura base del Testo unico 81? «Sotto vari aspetti il decreto 106 ha migliorato o chiarito alcuni punti che erano un po’ oscuri del testo originario. Complessivamente non mi pare che abbia ridotto l’efficacia del testo unico. I due decreti, quello originario e quello successivo, complessivamente formano un robusto testo unico potenzialmente idoneo a darci grandi strumenti di prevenzione». Non tutte le procure sono specializzate in materie di sicurezza sul lavoro. Il problema della mancata applicazione delle sanzioni spesso quindi non è dettata da lacune legislative quanto dalla scarsa
competenza dei giudici? «Il punto non sono le norme e nemmeno le sanzioni. Le pene ci sono e sono previste anche sanzioni penali pesanti laddove ci siano fattispecie che lo richiedano. Mi pare che alcuni dei processi che abbiamo fatto ne siano la palese dimostrazione. Ciò che manca è l’effettiva applicazione di queste norme e sanzioni. Ed è da qui che nascono le difficoltà dell’Italia sia sotto l’aspetto della adeguatezza degli organi di vigilanza sia sotto quello dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Certamente la specializzazione è uno strumento fondamentale per l’incisività dell’intervento della magistratura. Purtroppo abbiamo un numero eccezionale di piccole procure che non sono in grado di specializzarsi in questa o quella materia. Quindi credo che l’indicazione che è stata data nell’ultima manovra economica, ovvero quella di ridurre il numero degli uffici giudiziari sia un’indicazione molto importante in questa direzione. Avere procure più ampie significa anche avere la possibilità di garantire una specializzazione nelle varie materie, in particolare nella sicurezza sul lavoro. Se poi si riuscisse ad arrivare
a creare in materia di lavoro una procura nazionale, questo sarebbe addirittura un fiore all’occhiello per il nostro paese». Ci sono decisioni storiche della Cassazione che hanno dato un impulso positivo alla giurisprudenza in tema di sicurezza sul lavoro? «Proprio nell’ultimo anno abbiamo avuto sentenze della Corte di Cassazione che rappresentano una svolta profonda in materia di sicurezza sul lavoro. Sotto la spinta del testo unico è maturata una novità sul piano giurisprudenziale molto importante. La Corte di Cassazione ha preso in particolare consapevolezza del fatto che infortuni, malattie professionali e disastri sul luogo di lavoro costituiscono molto spesso non il frutto di carenze occasionali ma di carenze strutturali, quindi addebitabili a scelte aziendali di fondo. Questo ha condotto la giurisprudenza a ritenere che il livello delle responsabilità si colloca al vertice delle imprese pubbliche e private. Per le società per azioni si riconduce la figura del datore di lavoro penalmente responsabile, indistintamente a tutti i membri del consiglio di amministrazione. Questa è un’indicazione che ci
deve portare a entrare nelle stanze dei consigli di amministrazione per capire come mai è stata adottata una certa politica aziendale. Quindi occorre considerare l’infortunio non come un episodio sporadico ma come un fatto strutturale su cui pesano le decisioni del vertice dell’impresa». Il processo Thyssenkrupp ha raggiunto una decisione storica da questo punto di vista. Questo secondo lei può cambiare le cose? In particolare può creare un precedente per l’imminente sentenza del processo Eternit? «I due processi sono in qualche modo distinti perché uno riguarda infortuni sul lavoro e l’altro malattie professionali, però hanno sicuramente un’ispirazione comune, nel segno di quella giurisprudenza della Corte di Cassazione che pone la necessità di individuare le responsabilità penali al livello in cui vengono effettivamente adottate certe decisioni. Questa dovrebbe costituire un’indicazione di metodo anche per la magistratura, perché quando essa cerca di individuare le responsabilità non deve fermarsi necessariamente ai livelli bassi o intermedi ma deve volgere lo sguardo verso l’alto». - NMM PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 429