OSSIER
VENETO EDITORIALE
13
GIUSTIZIA
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RIFORME Angelino Alfano
Raffaele Costa
L’INTERVENTO Giancarlo Laurini Niccolò Ghedini
PROFESSIONE FORENSE 128 Maurizio De Tilla Lorenzo Locatelli, Paolo De Girolami
PRIMO PIANO IN COPERTINA Luca Zaia
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CENTRI STORICI Strategie di rilancio
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BANDA LARGA Corrado Calabrò
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ESTERI Franco Frattini RITRATTI Cesare Geronzi
CONFINDUSTRIA Alessandro Vardanega Francesco Peghin Alessandro Vardanega Luigi Brugnaro
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FARE RETE Carlo Sangalli
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SISTEMA FIERISTICO Verona Fiere Ettore Riello
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TRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI Anna Cinzia Bonfrisco
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INCUBATORI D’IMPRESA Sviluppo e innovazione
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IMPRESE E CRISI La manovra economica
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IMPRESE ITALIANE IN CINA La consulenza legale
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CONSULENZA DEL LAVORO
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ECONOMIA E FINANZA L’ANALISI Marialuisa Coppola
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SKY DISTRICT Gianpietro Marchiori Sapio, Tecnomare
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METADISTRETTO LOGISTICO Renato Chisso Interporto Verona
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10 • DOSSIER • VENETO 2010
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DIRITTO DEL LAVORO Giuseppe Menegazzi Pasquale Giuliano
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SICUREZZA STRADALE Elisabetta Mancini Michelino Davico
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L’AVVOCATO MATRIMONIALISTA
FINANZIAMENTI EUROPEI
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VICINO ALL’IMPRESA
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CARTELLE ESATTORIALI
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TRA IMPRENDITORE E CONSULENTE
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IL SETTORE IMBALLAGGIO Tecnica e comunicazione
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AUTOMAZIONE INDUSTRIALE
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CONOSCENZE LINGUISTICHE
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Sommario TERRITORIO AGRICOLTURA Giancarlo Galan
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MATERIALI SOSTENIBILI Il legno
TURISMO Marino Finozzi
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COMPLESSI ECOSOSTENIBILI Hydra
DISTRETTO TERMALE Giuseppe Albertin
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PROGETTAZIONE Una nuova ingegneria Architettura e ambiente
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EDILIZIA
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BIOEDILIZIA
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166
168
AMBIENTI Confort e tecnologia
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IMPIANTI DI BUILDING
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DESIGN PER LO SPORT Ricerca e comunicazione
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L’ARTE DI MURANO Il maestro Fabio Fornasier
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SANITÀ POLITICHE SANITARIE Luca Coletto
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SANITÀ LOCALE Franco Alberton
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CORSIE D’ECCELLENZA Ospedale di Montebelluna
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OCULISTICA Alessandro Galan
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ODONTOIATRIA La salute della bocca
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AMBIENTE POLITICHE AMBIENTALI Stefania Prestigiacomo
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FOTOVOLTAICO
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INQUINAMENTO AMBIENTALE
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SALVAGUARDIA DELL’ACQUA
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VENETO 2010 • DOSSIER • 11
L’INTERVENTO
Custodi della legalità Giancarlo Laurini Presidente del Consiglio nazionale del Notariato
nche se esercitano in regime di libera professione, i notai sono titolari di pubblica funzione e, in quanto tali, sono i primi custodi della legalità, almeno per quanto attiene le transazioni tra privati. Va sottolineato, prima di tutto, che la funzione pubblica ci viene delegata dallo Stato e, in quanto tale, come notai non ne disponiamo, né possiamo ovviamente stabilire dove e in che termini sia necessaria. Detto ciò, i modi di esercizio della professione possono certo essere modificati. Per quanto riguarda l’organizzazione del territorio, ad esempio, si può pensare all’accorpamento di alcuni distretti troppo piccoli, per garantire una maggiore possibilità di scelta per il cittadino. Come sta avvenendo per gli avvocati, andrebbero anche ripristinate, a mio avviso, le tariffe inderogabili. E questo come garanzia non per il notaio, ma per il cittadino, che
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La funzione pubblica ci viene delegata dallo Stato e, in quanto tale, come notai non ne disponiamo, né possiamo ovviamente stabilire dove e in che termini sia necessaria. Detto ciò, i modi di esercizio della professione possono certo essere modificati
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deve sapere quando costa un servizio a Napoli come a Milano. Non c’è dubbio che semplificare le procedure, disboscando la selva enorme di leggi e regolamenti esistenti, sia necessario. In ogni riforma, però, bisogna sempre avere presente il rapporto costi-benefici. Un intervento i cui effetti negativi sono superiori ai benefici che ne ricava il cittadino non va attuato, perchè non è un miglioramento, ma un vulnus al sistema. Il notaio di fronte a un trasferimento immobiliare è tenuto a verificare ogni dettaglio, controllando la legalità dell’operazione, dall’impostazione generale fino alla minima clausola. Nel sistema anglosassone, invece, l’intermediario può anche fornire informazioni approssimative, se non false, col solo fine di aumentare le vendite. La cessione delle quote Srl, ad esempio, che permette di andare dal commercialista anziché dal notaio, con certe complicazioni informatiche, pagando le stesse somme, ma senza la garanzia assoluta della legittimità dell’atto che il notaio per vocazione e compito deve assicurare, è davvero una semplificazione? Ecco le domande che bisogna farsi. VENETO 2010 • DOSSIER • 15
IN COPERTINA
LA STRADA VERSO IL FEDERALISMO Rafforzare la competitività all’estero e sostenere l’agricoltura identitaria, sono solo alcune delle iniziative che il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, intende attuare, ma «madre di tutte le battaglie è, e rimane, il federalismo fiscale» di Nike Giurlani
a vinto con il 61,4% le elezioni regionali. È stato il primo a presentare la nuova Giunta e a insediarsi in Regione. Idee e progetti concreti caratterizzano Luca Zaia che, dopo il ministero dell’Agricoltura, ora ha davanti una nuova sfida: guidare la sua regione. Un incarico importante visto il ruolo chiave che questo territorio ricopre per l’economia del nostro Paese. Ma in un momento così difficile per l’economia, che ha colpito anche il tessuto produttivo del Veneto, «è necessario innanzitutto che gli istituti di credito facciano squadra con il territorio» sottolinea. «Le banche sono il socio informale delle nostre imprese ed è giusto – continua – che le aiutino ad affrontare la bufera, invece di rimettere il fieno in cascina e aspettare che ritorni il bel tempo. Solo attraverso un mag-
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giore accesso al credito si potrà promuovere l’innovazione e favorire il rilancio delle aziende, per renderle competitive a livello internazionale». E il rafforzamento della competitività all’estero è una delle priorità del programma di governo regionale. «Per fare questo – aggiunge il governatore – serve innanzitutto potenziare le infrastrutture, soprattutto la rete ferroviaria e il sistema ferroviario metropolitano regionale oltre, naturalmente, al Mose e alla riqualificazione di Porto Marghera». Questi, quindi, gli obiettivi strutturali che Zaia intende raggiungere durante il suo mandato. Poi, un altro
fronte che lo vedrà impegnato è quello della sicurezza. «Oggi il tessuto delle piccole imprese deve confrontarsi con un fenomeno che assume dimensioni sempre più estese: un’immigrazione incontrollata» spiega. «Se dieci anni fa, ad esempio, le microimprese cinesi erano poco più di duemila, oggi se ne contano quasi cinquemila e gli esercizi commerciali sono ormai migliaia. Spesso si tratta di concorrenza sleale, che non di rado avviene nell’illegalità con casi di vera e propria schiavitù. Una turbativa del mercato cui intendiamo porre rimedio». La soluzione «si chiama patto per la sicurezza, gestito
Puntiamo a elaborare una carta che abbia come suo faro il federalismo e che preveda la negoziazione della massima sovranità possibile per il Veneto
Luca Zaia
In apertura, Luca Zaia; sotto, alcuni prodotti Igp veneti
direttamente dalla Regione, che garantisca non solo i cittadini ma anche la correttezza nel mercato, l’equità fiscale e la reale applicazione dei contratti di lavoro» conclude Zaia. Entro il 31 dicembre verrà approvato il nuovo Statuto della Regione Veneto. Quali saranno i presupposti? «Stiamo valutando con i nostri tecnici quali dovranno essere i conte-
nuti dello Statuto, quindi non posso ancora rispondere nel dettaglio. Certo è che puntiamo a elaborare una carta che abbia come suo faro il federalismo e che preveda la negoziazione della massima sovranità possibile per il Veneto. Inoltre, dovrà sicuramente contenere un riferimento alle radici giudaico-cristiane, alle quali non intendiamo rinunciare. Perché fanno parte del Dna del Veneto, e perché senza bussola ideale
e morale qualsiasi azione politica è inevitabilmente affetta da una visione cieca e ristretta». Lei ha dichiarato che il suo Veneto si baserà anche su politiche sociali ad hoc per le fasce più fragili della popolazione. Quali sono le iniziative che intende attuare? «Occorre potenziare gli interventi a sostegno della famiglia, che è la cellula fondamentale di qualsiasi sistema che voglia progredire in modo sano. Attualmente, la Regione Veneto rilascia il cosiddetto marchio famiglia: una sorta di bollino di qualità sulle iniziative svolte in collaborazione tra soggetti privati ed enti pubblici su questo versante. Penso ad esempio ai mutui a tasso agevolato, agli asili nido, alle misure per una migliore qualità del tempo di lavoro e di vita. Vengono inoltre erogate contribuzioni ai Comuni, che poi le girano ai nuclei familiari con più di quattro componenti. Intendiamo poi rafforzare le misure in materia di marginalità sociale, per aiutare le persone che si ritrovano disoccupate a rientrare nel mondo del lavoro, magari con una nuova professionalità. E poi, naturalmente, gli anziani». VENETO 2010 • DOSSIER • 19
IN COPERTINA
Quali i progetti al riguardo? «Sono già attive alcune iniziative pilota per intervenire sul ‘sollievo’, ossia sulle misure per aiutare le famiglie che si prendono cura degli anziani. Inoltre, la Regione eroga l’assegno di cura: un contributo specifico alla persona anziana che le consente di rimanere nella propria casa invece di andare in una casa di riposo. Una delle fasce sociali che mi sta particolarmente a cuore è quella dei giovani. Bisogna potenziare la flexsecurity, per facilitare il reinserimento lavorativo, anche attraverso la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, e fare in modo che le banche mettano i giovani nelle condizioni di accendere un mutuo per acquistare casa e metter su famiglia o per avviare una nuova attività». La commissione Finanze del Senato ha espresso il suo parere favorevole all'attribuzione dei beni del demanio marittimo e idrico esclusivamente alle Regioni, un primo segnale positivo per importanti cambiamenti? «Il federalismo demaniale è un importante passo in avanti nel processo di riforma federale. La possibilità per
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le Regioni di gestire direttamente i propri beni immobili è certamente una svolta epocale. Innanzitutto, dal punto di vista turistico. Basti pensare al Piave e le sue rive, che costituiscono una risorsa turistica dalle enormi potenzialità. D’ora in poi potranno essere gestite direttamente dai territori. È un’opportunità di crescita ulteriore da non sottovalutare. Noi puntiamo a estendere questo tipo di approccio al più ampio spettro di competenze, quelle per le quali la stessa Costituzione prevede la possibilità di negoziare con lo Stato centrale una maggiore autonomia: dai rapporti internazionali, al commercio con l’estero, all’istruzione, alla tutela e sicurezza del lavoro, alla ricerca e innovazione per i settori produttivi, alle reti di trasporto e navi-
gazione, alle casse di risparmio, alla produzione, trasporto e distribuzione dell’energia. Per noi, però, la madre di tutte le battaglie è, e rimane, il federalismo fiscale». Per quale motivo? «Solo attraverso la libertà dei diversi territori di decidere come gestire il frutto del lavoro della propria gente, fatta salva la quota di autentica solidarietà nazionale, si può avere uno sviluppo giusto, non solo del Veneto, ma di tutta la penisola, uno sviluppo fondato sull’assunzione di responsabilità di tutte le Regioni». Come intende valorizzare il settore turistico? Per quest’estate le sponde del Piave saranno già attrezzate per la balneazione? «Grazie a un patrimonio paesaggistico-ambientale ricchissimo e a un
Luca Zaia
Bisogna puntare sull’agricoltura identitaria di cui il Veneto è esempio altissimo. La nostra regione, come del resto l’intera Italia, è culla delle biodiversità e di produzioni di qualità frutto di sapienze antichissime
vasto paniere di prodotti enogastronomici d’eccellenza, il Veneto è una delle regioni in cui più alta è l’affluenza turistica. Oltre alle forme tradizionali, intendiamo però sviluppare nuovi spazi di offerta come il
turismo congressuale, quello sanitario, quello termale. E tutto l’indotto legato all’evento “Miss Italia nel mondo”, che siamo riusciti a trasferire a Jesolo. Vale la pena potenziare anche il turismo d’arte, legato non solo alla città di Venezia. Basti pensare che, nei primi tre mesi dell’anno, quindi in un periodo di presenze ridotte, il turismo è cresciuto del 10% nella provincia di Treviso grazie a mostre come quella di Cima da Conegliano e del Giorgione a Castelfranco. Infine, oltre al turismo di montagna, si sta espandendo un settore nuovo, che è quello della fascia pedemontana, in cui si possono abbinare le escursioni al turismo enogastronomico. Infine, c’è la rivalutazione delle rive del Piave, che speriamo possano essere utilizzate per
la balneazione quanto prima». Durante il settimo Congresso nazionale di Slow Food ha ribadito la sua contrarietà agli Ogm, in quanto non sono la giusta soluzione per uscire dalla crisi agricola. Per quale motivo? «La storia che gli Ogm aiuterebbero i contadini è una bugia raccontata da chi ha in mano il monopolio dei prodotti transgenici, in particolare delle sementi. Mi si deve spiegare perché aumentare a dismisura la produzione di commodities, come il mais, di cui vi è già abbondanza e i cui prezzi sulle Borse internazionali continuano a calare». Per quanto concerne la realtà agricola e i prodotti Dop veneti, quindi, come la Regione sosterrà e promuoverà questa filiera? «Bisogna puntare sull’agricoltura identitaria di cui il Veneto è esempio altissimo. La nostra regione, come del resto l’intera Italia, è culla delle biodiversità e di produzioni di qualità frutto di sapienze antichissime. È questa eccellenza che ci rende riconoscibili in tutto il mondo, ed è su questa che bisogna investire, facendo in modo che le nostre aziende riescano sempre più a penetrare sulle piazze straniere, magari anche aggregandosi sul mercato. Sarebbe una bella vittoria riuscire a conciliare, appunto, agricoltura identitaria e ag- VENETO 2010 • DOSSIER • 21
IN COPERTINA
gregazione sul mercato. Ancora, si
deve dialogare con tutti i canali della grande distribuzione e della ristorazione, senza demonizzare nessuno, ma senza perdere la propria identità. Un lavoro che ho cominciato a fare da ministro dell’Agricoltura lanciando iniziative con catene come l’Auchan o il McDonald’s, per portare i buoni prodotti della nostra agricoltura nei grossi centri e nelle multinazionali. E poi, per ricollegarsi a quanto detto prima, potenziare i circuiti di turismo enogastronomico, legando i sapori alle storie e ai territori; un’offerta per la quale il Veneto offre potenzialità infinite». In merito alla politica estera ha espresso l’intenzione di creare una cooperazione con i Paesi più vicini al Veneto. Quali i progetti al riguardo? Quale sarà il futuro dell’Euroregione? «Credo che un progetto come l’Europa dei territori non possa che espandersi, secondo quel principio 22 • DOSSIER • VENETO 2010
Occorre potenziare gli interventi a sostegno della famiglia, che è la cellula fondamentale di qualsiasi sistema che voglia progredire in modo sano
della cantonalità a cui crediamo fortemente. L’intenzione è di fare del Veneto un punto di riferimento nello scacchiere europeo, potenziando le intese tra i diversi territori e dando sistemazione organica agli accordi di cooperazione transfrontaliera, che già sono una realtà. Insieme al Veneto, Piemonte e Lombardia sono tra le aree più ricche e dinamiche del mondo, e potrebbero quindi fare da traino per un disegno alternativo al centralismo di Bruxelles, guardando a quelle regioni italiane e straniere con cui hanno maggiori affinità geografiche, storiche, culturali, sociali ed economiche». Roma è la candidata ufficiale dell’Italia per le Olimpiadi del 2020.
Troverà Venezia il modo di inserirsi, comunque, all’interno di questo importante evento sportivo? «Noi abbiamo tentato in tutti i modi di convincere Roma che sarebbe stato possibile presentarsi all’appuntamento delle Olimpiadi in modo proficuo per entrambe le città, con una candidatura in tandem o riservando la parte acquatica a Venezia e il resto a Roma. Ma devo dire che non ho trovato grande disponibilità al dialogo. Il Veneto è una tra le regioni più importanti d’Italia, con una vocazione sportiva altissima: merita quindi di avere un riconoscimento degno anche dal punto di vista dei grandi eventi sportivi. Stiamo lavorando perché questo possa tradursi in realtà».
CENTRI STORICI
Comune e commercianti: sinergie anti degrado Verona, Padova, Treviso e Vicenza: a musica non cambia. Vi- quattro realtà in cui le amministrazioni cenza, Verona, Padova e e le Ascom collaborano per rivitalizzare Treviso. Con i sindaci e i commercianti impegnati a i centri storici, sottraendoli fronteggiare il degrado e a rivitaliz- alla microcriminalità e rendendoli zare i centri storici in sofferenza. così più accoglienti per i turisti Ciascuno con le proprie armi e le proprie strategie, ma in assoluta col- Filippo Mancini laborazione. Insomma in una sorta di entente cordiale con un obiettivo comune: rendere la propria città acShanghai con un video specificacogliente e produttiva. mente pensato per il pubblico cinese. Il padiglione Italia ha scelto VICENZA È il turismo la chiave di volta del come porta d’ingresso una riprodupiano di rilancio del centro, oggi zione della scena del Teatro Olim«in progressiva perdita d’identità», a pico. A inizio 2012, inoltre, sarà ficui sta lavorando il sindaco Achille nito il restauro della Basilica Variati. «Vicenza – ammette – è una Palladiana». Eventi che si integrano città rinascimentale straordinaria, con la ripulitura del centro: telecacapitale mondiale dell’architettura mere, nuova illuminazione pubblica, di Palladio, che però è fuori dalle più polizia municipale, ordinanze ad rotte consuete del turismo. Gli hoc su prostituzione e presenza irrestessi tesori di Palladio non sono golare di nomadi e sgomberi nelle sufficientemente noti e valorizzati». aree limitrofe al centro occupate Attrarre i visitatori è quindi impor- abusivamente. tante, ma non è tutto: «serve anche «Per non rischiare di impoverire ulfarli star bene». Ecco perché il Co- teriormente la rete distributiva – mune sta cercando un manager che auspica il presidente di Confcom«progetterà e coordinerà tutti gli in- mercio-Imprese per l’Italia di Viterventi per rendere il centro sto- cenza, Sergio Rebecca –, occorre una rico più accogliente. Più ordinato, politica di urbanistica commerciale pulito, fiorito, più amichevole verso che delinei scelte coraggiose per far vivere il cuore della città, restituenil turista». Attirare nuovi flussi turistici è l’in- dogli le funzioni essenziali legate al put. «Da un anno – ricorda il sin- commercio e al turismo e utilizdaco – la mostra sul cinquecentena- zando spazi abbandonati per riporrio di Palladio è in giro per il tare la gente nelle vie e nelle piazze. mondo. Siamo presenti all’Expo di Ad esempio, con l’attrattiva di un
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Strategie di rilancio
In senso orario, scorci di Verona, Vicenza e Treviso
moderno polo commerciale, multifunzione che faccia da calamita, valorizzando tutta l’offerta commerciale esistente». E al tempo stesso arricchendola da un punto di vista merceologico.
VERONA Presidio del territorio e riqualificazione urbanistica: si è mosso lungo questi binari il sindaco Flavio Tosi per rendere vivibile piazza delle Erbe e le vie circostanti. «Abbiamo fatto quanto i cittadini si aspettavano – rileva Tosi –: un controllo costante del territorio tramite la Polizia municipale che opera in collaborazione con le forze dell’ordine» perché così si «dà più sicurezza a cittadini e turisti, ma non è sufficiente: abbiamo anche cercato di diffondere tra la gente un maggior senso civico, attraverso regole di comportamento che portino al rispetto della città e dei suoi monumenti. Sono regole che si rifanno al buon senso come ad esempio il non poter girare a torso nudo, non fare il bagno nelle
Vicenza è una città rinascimentale straordinaria, che però è fuori dalle rotte consuete del turismo. Bisogna progettere e coordinere tutti gli interventi per rendere il centro storico più accogliente
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CENTRI STORICI
fontane, non fermarsi a mangiare in segnala Arena «sono riconducibili in modo coordinato e costante 12 prossimità dei principali monumenti cittadini, che rendono la città più pulita, ordinata e accogliente». Nascono qui le «ordinanze per il decoro urbano; quella contro il consumo di bevande alcoliche fuori da pubblici esercizi, plateatici e nei parchi». Ma anche l’organizzazione di «iniziative ed eventi promozionali che hanno portato a un aumento delle presenze turistiche in città, nonostante la crisi e il forte calo generalizzato». Chiede, invece, «parking a costo zero perché il centro soffre di una carenza di parcheggi» il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena. «Gli stalli a pagamento consentono di lasciare la vettura per un tempo limitato (2 o 3 ore) che può essere insufficiente per chi vuole fare shopping con calma». Altre criticità, 26 • DOSSIER • VENETO 2010
al costo delle locazioni, ormai improponibili per molti imprenditori, e alla difficoltà di adeguamento degli esercenti alla normativa plateatici, che cambia ogni anno. Ulteriore problematiche per i commercianti del centro sono legate alla difficoltà di approvvigionamento delle merci anche per l’esistenza di zone a traffico limitato». Una città, per Arena «si rende accogliente garantendo ordine e sicurezza, informazioni chiare per i turisti e prezzi adeguati al servizio, “riempiendola” di eventi e attrattive in modo che al turista possa essere garantita un’offerta completa sia dal punto di vista ambientale e storico che enogastronomico e agroalimentare, insieme ovviamente all’aspetto culturale di competenza di musei e spettacoli la cui offerta va proposta
mesi l’anno». PADOVA Guarda alle tante serrande abbassate e a quelle che vorrebbero alzarsi ma non riescono (anche causa caro affitti), l’ultimo strumento che Ascom Padova sta mettendo a punto per «rianimare» il centro. Insieme al Comune, spiega il numero dei commercianti patavini, Patrizio Bertin, «stiamo cercando un modo per avere affitti più accessibili. Così da estirpare l’isolamento di certe zone attraverso l’apertura di negozi capaci di portare flussi di gente» perché «microcriminalità e degrado sono figlie» anche delle botteghe chiuse. I mali che affliggono il centro, osserva Bertin, «non sono inguaribili». Anzi, si curano, «rendendo la città più appetibile». Anche sul fronte del
Strategie di rilancio
turismo. «Con Camera di Commercio, Comune e Provincia stiamo cercando di creare interesse attorno a Padova, una città turistica ricca di eccellenze. Si tratta solo di riportarle alla luce, comunicandole in modo da creare un circuito turistico». Ciò avrebbe inevitabili ricadute urbane ed economiche positive come attestato dalle aperture (per quest’anno sperimentali) la domenica delle attività commerciali. Accoglienza uguale benessere è un po’ la filosofia che sottende alle città d’arte e che l’Ascom locale è intenzionata a proporre all’ombra della Cappella degli Scrovegni.
Guido Pomini, presidente AscomConfcommercio di Treviso –. Ciò è dovuto in gran parte alla forte concorrenza, creata negli anni 90, dalle grandi superfici di vendita. Ma anche per la mancanza di una vera e propria isola pedonale e più genericamente dell’assenza di un piano di riqualifica. Ciò ha ridotto, da un lato, la residenza a poche migliaia di persone e, dall’altro, ha generato lo spostamento di servizi primari all’esterno delle sue mura senza prevedere un utilizzo funzionale degli immobili rimasti liberi». Inevitabile quindi che le «potenzialità inespresse siano molte». Ad esempio, il centro storico «è cinto da mura che ne delimitano lo sviluppo, ma che TREVISO potrebbero invece enfatizzarlo come Non gode di buona salute piazza dei luogo ideale per lo sviluppo comSignori e dintorni, «soffre della gene- merciale e turistico visto la ricchezza rale perdita di attrattività – osserva di portici, canali e piazze che trasu-
Nella pagina a fianco, Piazza Bra a Verona; sotto, Padova e in basso Vicenza
dano storia». Ridargli vita è, dunque, «da anni» l’obiettivo dei commercianti che di recente hanno attivato «un tavolo tecnico, con esperti e altre associazioni di rappresentanza economica, al fine di creare con la pubblica amministrazione e tutti gli altri soggetti preposti, un’efficace politica di sviluppo partecipato». A cominciare da quella che fa perno sulla «leva trainante» del turismo. «Orientare la città all’accoglienza – evidenzia Pomini – è forse la scommessa più pesante. Bisogna “ripulirla” dal traffico, illuminarla, valorizzando le innumerevoli bellezze architettoniche, arredarla in virtù della nuova funzione. Il turismo è la nostra grande risorsa e se si vuole sfruttarla bisogna cominciare a pensare ad esempio a nuove politiche di orari di apertura oppure a dotarsi di personale che conosca le lingue». VENETO 2010 • DOSSIER • 27
RITRATTI
Il banchiere politico i sono quelli il cui destino è davvero scritto nel nome. Geronzi, per esempio. Cesare. Come Cesare Merzagora. Proprio Merzagora l’aveva preceduto a Trieste, a capo delle Generali, e fu presidente del Senato, nemico-amico di Enrico Cuccia, cospicua personalità liberale a cavallo fra impresa e politica. E come l’arciCesare dell’economia, Romiti, per un decennio padre-padrone del capitalismo italiano, antesignano dei manager che seppero farsi imprenditori (lui, a dir la verità, sull’onda della meritata buonuscita), passando dalla Fiat a Gemina, Rizzoli e oltre. Ma Geronzi è il più Cesare di tutti. Perché è quello dei tre più dotato dello spirito di condottiero. Un grande capitano senza esercito, machiavellico in senso alto: capace di essere volpe e leone, forte per evitare le trappole, astuto per sfuggirvi quando gliene piazzano di ogni tipo - anche giudiziario - per farcelo cadere. Poveretti, che illusi. Di certo è un banchiere politico. Questo però non implica, nel caso di Geronzi, una valutazione negativa. Anzi. È semplicemente l’unica descrizione possibile. Perché da politico ha consentito l’equilibrio del sistema Italia gestendo le banche e il rapporto tra esse senza mai pretendere che la finanza sottomettesse a sé la politica; e da banchiere finissimo, tecnicamente così preparato da essere definito in gioventù, quando si occupava di cambi, dottor Koch (dal nome dell’architetto Gaetano Koch che ha disegnato il Palazzo omonimo sede della
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Un ritratto di Cesare Geronzi dagli esordi nella Banca d’Italia al Banco di Napoli. Da Capitalia alle Generali. Una vita passata a tirare le fila della finanza italiana mantenendo il giusto equilibrio tra economia e politica. Senza pretendere che la finanza sottomettesse a sé la politica e spingendo la politica a rispettare le banche Renato Farina
Banca d’Italia) ha indotto la politica a rispettare le banche, impedendo fossero trattate da serve o taxi dei partiti. Quegli stessi partiti che pure ha sempre sostenuto, come impone la Costituzione quali pietre angolari della democrazia. Dicono sia bravissimo nei rapporti personali, con una capacità di relazione a 360 gradi. Ma perché uno ha capacità di relazione? Perché sa incontrare le persone. Ogni telefonata,
discorso alla scrivania o in piedi, un caffè, un saluto è un avvenimento, qualcosa cioè di non meccanico, di non ripetitivo dove si crea un’alchimia di fusione e arricchimento reciproci. Arricchimento - battuta facile - per lui è da intendersi anche in senso monetario. Ma lui è sempre lì, al culmine della carriera, con l’attitudine di imparare, che è la cosa che dà giovinezza. Banchiere politico. Davvero, anche nella seconda Repubbblica, e quasi
Cesare Geronzi
Un grande capitano senza esercito, machiavellico in senso alto: capace di essere volpe e leone, forte per evitare le trappole, astuto per sfuggirvi quando gliene piazzano di ogni tipo per farcelo cadere
nella terza. È Geronzi l’uomo che con più metodo, più pazienza e più genio di ogni altro, ha imposto alle faccende di banca (e di banche) la chiave di lettura della politica. Una politica da statista, deve aver rubato gli occhi a qualche cavallo di razza democristiano soprattutto. Così Cesare gioca davvero al “risiko”, muovendo pedine e spostando carri armati, nel tentativo costante di accordare la sua personalissima ambizione con gli interessi del Paese. L’economia come “sistema”. In Italia parlano tutti di fare squadra, ma spesso è puro slogan, chiacchiericcio e vanteria da conferenza stampa: si
In apertura, Cesare Geronzi; a destra, la sede centrale delle Assicurazioni Generali
fatica a trovare qualcuno che conosca davvero il campo di gioco, che sappia disegnarne il perimetro a occhi chiusi, e passi la palla ai politici e ai banchieri perché vinca questo nostro Paese. Cesare Geronzi è, di certo, questo qualcuno. Ambizione divorante e assoluta, altrimenti non si passa dai castelli romani alle Generali. In rima con servizio deciso e persino cristiano al bene comune. La sua biografia è bella e istruttiva. Nasce nel 1935, a Marino. Suo padre fa il ferroviere. Si usa dire: di famiglia umile. Ma sono le famiglie modeste di altri tempi, quelle dove si credeva alla scuola e al merito come ascensore sociale possibile, senza scorciatoie astute. Dove il bisogno dell’affermazione sociale viaggiava insieme a quello di essere buoni. Quelle per cui il figlio che si laurea era il traguardo del duro lavoro del babbo, raggiunto! E - traguardo ancora più ambito che meraviglia vedere la propria creatura entrare in grisaglia nell’ufficio cambi
della Banca d’Italia (1961). Entrare in quel gruppo significava essere cooptati in una sorta di aristocrazia del Paese. In Italia c’è carenza, almeno in un senso fondamentale, di istituzioni. Sono pochi quei luoghi che ispirano istintivamente rispetto a chi ci mette piede, dove i mattoni pesanti, i muri austeri, la quieta parata di quadri e arazzi alle pareti proiettano nelle cose la forza dei simboli. La Banca d’Italia è uno di questi, pochissimi, luoghi. Varcarne la soglia è come per un aspirante giornalista salire per la prima volta lo scalone del Corriere della Sera. Lo dicono i muri: sei in un posto che c’era prima, e ci sarà dopo di te. Un posto che per governatori ha avuto Luigi Einaudi, Donato Menichella, Guido Carli, Paolo Baffi. Le guardie svizzere della nostra repubblica. Cesare Geronzi in Banca d’Italia resta fino al 1980, quando diventa vicedirettore generale del Banco di Napoli. L’esperienza non è felicissima, ma nessuno può certo fargliene una colpa.
RITRATTI
Nella foto grande, un’assemblea delle Assicurazioni Generali; in alto Alessandro Profumo, Dieter Rampl e Cesare Geronzi brindano dopo la fusione Unicredit Capitalia; in basso, Geronzi con Matteo Arpe
Banco di Napoli, che faranno disperare negli anni a venire proprio gli azzimati funzionari di Bankitalia. Nel 1982 arriva come direttore generale alla Cassa di Risparmio di Roma, trovando casa per più di vent’anni. Il suo non è un percorso unico. Fra gli altri banchieri di lungo corso che arrivano dalla Banca d’Italia, basti ricordare Rainer Masera, a capo dell’Imi. Con lui Geronzi incrocerà le spade a fine anni Ottanta quando la Cariroma, la banchetta che assieme al presidente Pellegrino Capaldo è riuscito a riportare in buona salute, acquista il Banco di Santo Spirito e il Banco di Roma, due istituti di credito targati Iri che Romano Prodi vende per disperazione. Per il Banco di Roma, è in lizza l’Imi di Masera: ma Geronzi e Capaldo, pur mancando del capitale necessario al grande passo, riescono a portarselo in pancia con un’alchimia di scambi azionari che permette all’Iri di andare in minoranza. L’operazione viene consacrata anche dagli osservatori più critici come una mossa “alla Cuccia”. Qualcosa che ha del capolavoro. Comincia così un lungo periodo di
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corporare la Banca di Roma, la Banca Mediterranea, la Banca Nazionale dell’Agricoltura (che vende dopo cinque anni all’Antonveneta a una volta e mezza il prezzo pagato), per poi partire alla conquista del Sud. Compra il Mediocredito centrale e il Banco di Sicilia. Getta un ponte al Nord con l’acquisto di Bipop-Carire. Questa somma apparentemente disordinata di banche diventa Capitalia, nome ambizioso che richiama assieme il capitale e la capitale, il quattrino e la politica. Insomma un autoritratto, un nome che come Cesare è un destino. Geronzi costruisce una banca forte, ramificata, con un presidio del territorio a vasto raggio. Ha nella testa i libri sacri della tecnica bancaria, pensa come il costruttore di un impero. Ma ha anche fiuto. È fra i pochi, a inizio anni Novanta, a scommettere sul rilancio della Fininvest. Gli altri istituti chiudono i rubinetti. Geronzi si rifiuta di partecipare all’assassinio di una delle più innovative iniziative imprenditoriali del nostro Paese. Capirà subito anche il business dei telefonini che aprono alla concorrenza, ed è fra i primissimi a investire in Omnitel. Costruisce legami forti con imprenditori solidi e manager emergenti. Riconosce anche, dote rara negli uomini di poteri, quelli che sono i suoi limiti. E così chiama a Capitalia un ex delfino di Enrico Cuccia scontratosi con Vincenzino Maranghi: Matteo Arpe. Le cose fra Geronzi e Arpe non finiranno bene, càpita, ma per anni la divisione del lavoro fra i due è impeccabile. A Geronzi le strategie, il
Foto Giuliano Koren
Siamo solo agli inizi delle peripezie del espansione, che porta Geronzi a in-
pensar lungo e, sì, ovvio, anche i rapporti con la politica. Ad Arpe la redditività, il confronto con analisti e mercati, la proiezione internazionale. La storia va avanti a scossoni. Geronzi e Capitalia vengono coinvolti a forza nello scandalo Parmalat, nello scandalo Cirio, nel crac Italease, nella vicenda delle acque Ciappazzi. Ne esce persino più temprato, va avanti, sereno al punto che nel 2007 al ragazzo
Cesare Geronzi
di Marino riesce il colpo della vita. La spagnola Santander ha fatto un piccolo acquisto di azioni Capitalia, forse chiamata dallo stesso Geronzi che voleva offrire agli spagnoli una sponda, dopo che erano stati trattati a pesci in faccia dal San Paolo di Torino. Sui giornali si comincia a fantasticare di una possibile acquisizione. Cesare coglie l’attimo e riesce a concludere, in un tripudio di bandiere tricolori, l’in-
corporazione di Capitalia in UniCredit. Un’operazione in cui Capitalia viene valutata 22 miliardi di euro. È il coronamento del lavoro di una vita: resuscitate da Geronzi e Arpe, le banche romane, di cattiva reputazione da sempre, finiscono per diventare pilastro del più importante e internazionale fra i gruppi bancari italiani. La politica plaude a Geronzi, come
si fa con un maestro del ramo. Democristiano amico di Giulio Andreotti, da cui ha appreso l’arte del troncare e sopire, soprassedere e guardare con ironia i guai, ma alla fine reggere i colpi, oggi s’intende soprattutto coi fuoriclasse: Berlusconi, D’Alema, Tremonti, Gianni Letta. Con l’approdo di Capitalia a UniCredit, però, le soddisfazioni non sono solo strettamente professionali. Sono anche personali. Cesare passa il Rubicone e diventa presidente di Mediobanca, da cui tre anni dopo spiccherà il volo per le Generali. Da Marino alla città di Italo Svevo, la strada è stata lunga. Un mio amico, sul quotidiano per cui allora scrivevo, liquidò il matrimonio Capitalia-UniCredit come una “fusione ad personam”, la persona essendo Geronzi. Per carità, come detto l’ambizione dell’uomo è potente. È lui il vero Cuccia del terzo millennio. Ma, alla fine, il “politico” Geronzi si è fatto largo osservando i dettami degli economisti liberisti, per cui non contano le aziende, che sono finzioni giuridiche, ma l’articolazione che prendono i fattori produttivi. Ora che è arrivato nella città di Italo Svevo, sulla poltrona che hanno occupato veri notabili del nostro capitalismo finanziario come Merzagora e Desiata, Cesare forse può finalmente riposarsi. E fare il conto di tutte le sue vittorie. Ho scritto riposarsi. Impossibile. VENETO 2010 • DOSSIER • 43
L’ANALISI
Dai distretti alle reti d’impresa n’indagine realizzata dal servizio studi di Intesa Sanpaolo ha inserito il distretto del prosecco di Conegliano Valdobbiadene e quello del vino veronese tra quelli che hanno chiuso il 2009 con una crescita sul fronte dell’export. A questi si aggiunge il distretto delle calzature del Brenta. Sempre in base alla ricerca, in regione si individuano poli produttivi che hanno contenuto il calo delle esportazioni tra il -10 e il -15%: la calzatura veronese e quella sportiva di Montebelluna, termomeccanica scaligera, elettrodomestici dell’Inox valley, marmo e granito di Valpolicella. Non mancano però aree distrettuali con perdite di fatturato estero superiori al 25%, tra cui la concia di Arzignano e il tessile e abbigliamento sia di Treviso che di Schio-ThieneValdagno. «I dati riportati concordano, perlopiù, anche con le indicazioni in nostro possesso – commenta l’assessore regionale all’economia e sviluppo Marialuisa Coppola – buone performance sono attribuibili anche ai distretti cosiddetti dell’ICT, che in Veneto sono rappresentati in particolare dal distretto informatico, dallo Sky District e dal distretto dei beni culturali». Si può parlare di ripresa per quanto riguarda i distretti produttivi veneti nei primi mesi del 2010? «I distretti veneti rappresentano la quasi totalità dei settori merceologici presenti in regione e come tali offrono sempre un panorama variegato e difficilmente generalizzabile. Ciò nondimeno, si può affermare che i primi mesi del 2010 hanno visto per molti distretti un’evoluzione positiva del mercato. Cito, tra tutti, i distretti appartenenti alla filiera alimentare, alcuni distretti calzaturieri, il distretto della bicicletta, quello del marmo e la meccanica avanzata. Per alcuni
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Il tessuto distrettuale veneto è ancora un laboratorio per il resto d’Italia e l’Europa. Ma, per l’assessore regionale all’economia e sviluppo Marialuisa Coppola, va «snellito e re-indirizzato». Valorizzando forme di aggregazione tra imprese che promuovano le tante eccellenze produttive e aprendosi di più all’innovazione Francesca Druidi distretti invece, penso ad esempio a quelli delle filiere del tessile-abbigliamento, all’occhialeria e alla concia, ma anche ad alcune filiere del mobile, la ripresa stenta ad affiorare. Ancora una volta, più che parlare di distretti, si dovrebbe parlare di settori merceologici che vanno bene o male: il distretto è una modalità organizzativa tra imprese». Quali sono le motivazioni che spiegano tale variabilità di risultati? «Una tale disomogeneità dei dati è da riconnet-
Marialuisa Coppola, assessore regionale all’Economia, sviluppo, ricerca e innovazione
Marialuisa Coppola
97EURO mln Il valore dei contributi impegnati nei progetti relativi ai distretti ammessi a finanziamento dalla Regione dal 2003 al 2009
125
PROGETTI Numero di progetti relativi ai distretti ammessi a finanziamento dalla Regione nel 2009 per un valore di contributi impegnati di circa 10 mln di euro
tersi soprattutto a elementi che afferiscono i settori merceologici di provenienza dei vari distretti. Il caso della termomeccanica può essere emblematico: l’amplissimo utilizzo che stanno avendo le energie da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, e le nuove certificazioni energetiche sulla costruzione di nuovi edifici, stanno imponendo alle imprese un ripensamento e uno sforzo senza precedenti sull’innovazione di prodotto. Ora è chiaro che le difficoltà di mercato qui non sono tanto da riconnettersi al modello distrettuale, quanto invece al settore merceologico e alle sue evoluzioni. Indagini su
base nazionale affermano, del resto. che l’appartenenza di un’impresa di un settore in crisi a un distretto produttivo, beneficiando di relazioni sistemiche e di un più facile approvvigionamento di informazioni e conoscenze, contribuisce a meglio sopportare le difficoltà competitive». Con quali strategie e interventi la Regione intende sostenere i distretti? «Il modello distrettuale è da tempo in lenta ma costante evoluzione. Ai distretti tradizionali, strettamente collegati a un determinato territorio e molto specializzati, si stanno affiancando forme aggregative tra imprese più flessibili, quali quelle riconducibili alle reti d’impresa assai più ampie e internazionalizzate. L’evoluzione della domanda e dei bisogni del consumatore ha in parallelo mostrato l’esigenza di ripensare i fattori che stanno alla base della compatibilità delle imprese. Il risultato di questo doppio profilo trasformativo è un graduale cambiamento delle aziende distrettuali. In questo scenario, riteniamo si debba ripensare e ri-orientare le azioni di sviluppo finalizzate alle aggregazioni di impresa. Non si tratta, dunque, di sostenere più questo o quel distretto, quanto piuttosto di avviare un’azione forte per la competitività delle tante eccellenze diffuse nel nostro territorio, intendendole quali veri e propri sistemi produttivi locali». Il Veneto ha scommesso sullo spazio con la VENETO 2010 • DOSSIER • 45
L’ANALISI
Sotto, Antenna Normandia, il più grande radar per telecomunicazioni e navigazione del mondo totalmente realizzato in fibra di carbonio (cortesia EIE Group)
Non si tratta di sostenere più questo o quel distretto quanto piuttosto di avviare un’azione forte per la competitività delle tante eccellenze diffuse nel nostro territorio, intendendole quali veri e propri sistemi produttivi locali creazione dello Sky District. «Sky District è un distretto nuovo nel panorama non solo veneto, ma italiano. È, infatti, composto da imprese, enti, università, tutta una serie di soggetti che opera nel settore dell’aerospazio. A oggi Sky District è composto da poco meno di 150 imprese, destinate a crescere entro
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l’anno in corso. La sinergia tra molte di queste realtà ha fatto registrare l’acquisizione di commesse internazionali importanti, ultima delle quali la partecipazione alla costruzione del più grande telescopio del mondo. Ma proprio il riconoscimento da parte della Regione di questo distretto ha fatto sì che l’Agenzia spaziale italiana abbia dichiarato di recente di voler costruire proprio in Veneto un centro di eccellenza per gli studi afferenti i dati provenienti da satelliti. La stessa Università di Padova, con il Centro denominato Cisas, sta affiancando alcune imprese nello sviluppo di nuovi prodotti e prototipi. Sky District è insomma un distretto “giovane” e per tanti aspetti “anomalo” rispetto alle aggregazioni manifatturiere tradizionali, ma che sta rispondendo alla domanda di innovazione e di trasferimento di conoscenze che proviene dal tessuto produttivo regionale. Solo così possiamo vincere le prossime sfide».
Marialuisa Coppola
Come si inserisce il profilo del distretto termale euganeo nel più ampio contesto turistico regionale? «L’area termale euganea è un’importante bacino turistico regionale e risulta essere una delle più rilevanti a livello europeo. Da sempre in questa parte del Veneto esiste un particolare rapporto tra imprese e territorio: la “ragion d’essere” della maggior parte delle aziende insediate è strettamente correlata alla natura e alla conformazione del territorio, che garantiscono la disponibilità di materie prime quali l’acqua e il fango. L’obiettivo fondamentale in questi anni si riconduce al potenziamento della cultura della specificità del termalismo euganeo, valorizzando il “fango” come elemento distintivo territoriale e stimolando anche a livello scientifico la ricerca sulle sue caratteristiche curative. L’elemento aggregativo tra imprese ha anche in questo caso agevolato di fatto non solo lo scambio di conoscenze, ma anche la promozione di fattori distintivi dell’offerta
150 AZIENDE
Il numero di aziende afferenti al distretto dell’aerospazio e dell’astrofisica SkyD
1,3 mln PRESENZE
Numero presenze straniere registrate nel 2009 dal distretto termale euganeo
turistica locale e regionale. La progettualità distrettuale viene indirizzata principalmente su quegli elementi “intangibili” che sono alla base di un moderno marketing territoriale. La Regione ha inoltre di recente investito nelle Terme Euganee, finanziando un piano di rigenerazione incentrato proprio sulla promozione del turismo termale». Quale ruolo mantiene il modello del distretto nel sistema economico del Veneto? «Sicuramente sento la necessità di riflettere, ripensare il tessuto distrettuale della nostra Regione, valorizzando il passato, ma anche regolamentando le nuove forme di aggregazione tra imprese, con specifico riferimento alle reti. Il modello distrettuale veneto, che resta un grande laboratorio di studio per molte altre regioni italiane ed europee, va semplificato, direi snellito, maggiormente legato alle reali eccellenze produttive operanti sul territorio, ancora più aperto alle innovazioni e alla promozione internazionale. La stessa Legge Regionale n.8/2003, che ha contributo molto allo sviluppo competitivo dei nostri distretti, va probabilmente ri-orientata alle necessità del momento competitivamente difficile ed anche alle trasformazioni in atto all’interno degli stessi distretti. La sensazione registrata dal territorio è il desiderio di dialogo e di concertazione, per guardare avanti con maggiore trasparenza e semplificazione. A fine mese rivedrò i distretti per formulare delle proposte raccolte da alcune loro provocazioni intelligenti e puntuali. Credo si possa fare veramente molto e sono convinta che la politica debba calarsi bene sul territorio prima di decidere. Inizieremo una nuova stagione di collaborazione sotto la bandiera dell’innovazione anche nei rapporti tra imprese e istituzioni». VENETO 2010 • DOSSIER • 47
DISTRETTI
Lo spazio del Veneto Dal 2008 il Veneto può contare su una realtà importante: il distretto SkyD. Spazio, astrofisica, aeronautica e aeroportuale sono i settori principali, ma l’obiettivo prioritario è «realizzare il telescopio più grande del mondo» illustra Gianpietro Marchiori Nike Giurlani
a competitività del sistema industriale di un Paese industrializzato si basa sulla capacità di innovare, in particolare dal punto di vista tecnologico». A sottolinearlo è il rappresentante del distretto dell’Aerospazio e dell’astrofisica SkyD, Gianpietro Marchiori, presidente dell’European industrial engineering (Eie Group). SkyD vuole essere l’espressione delle capacità del territorio di divenire «non solo il luogo di incontro e di scambio utile tra i soggetti che vi prendono parte, ma anche l’occasione per sviluppare una progettualità strategica rivolta alla competizione in sede europea ed internazionale e un laboratorio per l’esportazione di tecnologie innovative verso altri settori» sottolinea Marchiori. Al momento le aziende che hanno aderito al progetto sono circa 150, ma l’intenzione è quella di aggregare nuove realtà. Quattro i comparti principali: aeronautico, aeroportuale, spaziale e astrofisico. Tra i progetti e gli obiettivi, «realizzare il telescopio più grande del mondo» mette in evidenza l’ingegner Marchiori. Perché un distretto aerospaziale proprio nel Veneto? «Le ragioni derivano da un percorso storico portato avanti dalle aziende del Veneto. Nel territorio del Nord Est da circa vent’anni, sono nate, in maniera disomogenea e casuale, imprese regionali che operano, a vario
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titolo, nella progettazione, realizzazione e manutenzione di sistemi, strutture e componenti per l’aeronautica civile, per lo spazio, per l’astronomia, per la sicurezza e la difesa delle comunicazioni, nei trasporti aerei, nella aerofotogrammetria e cartografia e nelle previsioni meteorologiche. E, inoltre, società di ingegneria e architettura di software, di certificazioni e di collaudo, la meccanica di precisione, l’elettronica, il management, le telecomunicazioni e la banda larga». Come nasce, quindi, il progetto Sky District? «Questa filiera d’eccellenza, che vanta circa 150 aziende regionali, nasce da un’intuizione vincente: fare rete per divenire una realtà
In apertura, Gianpietro Marchiori, rappresentante del distretto dell’Aerospazio e dell’Astrofisica SkyD e presidente dell’European Industrial Engineering
Gianpietro Marchiori
competitiva a livello internazionale e per aggredire insiemi i mercati esteri. Portare avanti, infatti, politiche di marketing congiunte, rappresenta un’ottima strategia di crescita, soprattutto perché partiamo già da una realtà con un background tecnologico e qualitativo molto elevato. È stata, quindi, avvertita l’esigenza di creare delle alleanze tra le imprese, con fornitori, con clienti, con centri di ricerca, con il sistema finanziario, per condividere risorse produttive nell’ambito dei settori dello spazio, dell’astrofisica, dell’aeronautica e dell’aeroportuale». Qual è il ruolo del Centro interdipartimentale studi e attività spaziali (Cisas) dell’Università di Padova? «Questo centro, nato nel 1991, si occupa di progettazioni, sviluppo di attività nel campo dello spazio, in particolare per quanto concerne i satelliti. Il Cisas collabora anche con le varie agenzie spaziali dalla Nasa all’Esa, dall’Asi al Cnes francese». Quali sono i vantaggi per le aziende che aderiscono al distretto? «Le aziende hanno capito che è fondamentale “fare massa critica” perché solo così è possibile rendere il nostro territorio appetibile per insediamenti di grossi gruppi industriali o organizzazioni del settore. Aderire a SkyD, significa condividere politiche congiunte di marketing, concorrere allo sviluppo delle attività sia a livello organizzativo che realizzativo. Diversamente dal distretto classico, infatti, il nostro non punta solo ad aggregare le imprese, ma volge alla creazione di una vera struttura operativa che gestisce il distretto come una vera e propria realtà produttiva ». Quali progetti intendete promuovere? «Prima di tutto portare avanti delle sinergie con Esa, Nasa ed Eso e le altre grandi organizzazioni per la partecipazione ai grandi progetti internazionali. Un esempio per tutti è rappresentato dalla realizzazione del più grande telescopio del mondo e del relativo
edificio che lo conterrà, la cui progettazione è ora già tutta made in Veneto. La struttura sarà realizzata in acciaio, per un’altezza di 80 metri e del peso di più di 5.000 tonnellate. Lo specchio, da 42 metri, sarà costituito da quasi 1.000 segmenti esagonali che funzioneranno con l’ottica adattativa, un sistema controllato da potentissimi supercomputer che manovreranno mini pistoni per mantenere la superficie ottica nella sua forma ottimale. Fino ad oggi, gli specchi considerati più grandi, hanno un diametro di otto metri. L’edificio, invece, totalmente rotante, avrà un diametro di oltre 100 metri, un altezza di 86 metri ed un peso di oltre 6.000 tonnellate. Quali i vantaggi per l’Italia? «Con questo telescopio il nostro Paese sarà all’avanguardia nella visione degli ammassi di stelle ai confini dell’universo. Stiamo vivendo un momento storico molto importante per il settore dei telescopi e l’obiettivo è quello di acquisire i vari contratti, per la realizzazione da qui al 2018 del valore stimato di oltre 300 milioni di euro. Un altro settore su cui stiamo puntando è ovviamente quello spaziale, verso il quale stiamo muovendo alcune azioni importanti soprattutto verso L’Agenzia Spaziale italiana e quello aeronautico/aeroportuale con un progetto sulla gestione dei tempi di atterraggio/decollo e dell’uso esteso delle relative informazioni». VENETO 2010 • DOSSIER • 49
SKY DISTRICT
L’idrogeno come vettore energetico Il sistema energetico attuale risulta troppo antiquato e fin troppo immobile. C’è bisogno di una ricerca che riesca a trovare alternative valide che possano dare quella flessibilità atta ad uno sviluppo energetico. Il direttore generale del gruppo Sapio, Massimo Cardaccia, spiega quali possono essere queste alternative e il percorso della ricerca Matteo Cavallari a tecnologia mondiale è lanciata sull’utilizzo dell’idrogeno per far fronte alle esigenze energetiche. Bene inteso, non come fonte energetica, ma come vettore per produrre energia. Molti gruppi si dedicano alla ricerca in questo progetto. «La ricerca sull’idrogeno come vettore energetico rappresenta una soluzione che aggiunge flessibilità a un sistema energetico basato su concetti e criteri troppo obsoleti». Spiega il direttore generale del Gruppo Sapio, Massimo Cardaccia. Il Gruppo, che opera nel settore dei gas tecnici e medicinali, è il principale produttore d’idrogeno per il mercato ita-
L
In alto, il direttore generale del Gruppo Sapio, Massimo Cardaccia. Sotto, la sede di Monza. In chiusura, l’impianto produttivo di Caponago
liano, con una quota pari al 60%, grazie a 7 unità produttive dislocate su tutto il territorio nazionale. Il know-how sviluppato in tutti questi anni è stato messo a disposizione dei principali progetti di studio che vedono impegnati i centri di ricerca italiani e le università nello sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico compatibile con le esigenze dell’ambiente.
Cosa rappresenta l’idrogeno per il settore energetico nel futuro? «L’utilizzo dell’idrogeno quale vettore energetico, alternativo all’energia elettrica, offre delle interessanti prospettive di applicazione in un contesto energetico nuovo, che speriamo sarà sempre meno dipendente dall’uso dei combustibili fossili. L’Idrogeno può essere utilizzato per immagazzinare i picchi di produzione di energia generati dalle fonti rinnovabili e attraverso le celle a combustibile può, quindi, essere riconvertito in energia elettrica in modo efficiente. Un panorama energetico sempre più complesso, che non potrà prescindere da alcuna fonte di energia. Inoltre, rappresenta una solu50 • DOSSIER • VENETO 2010
Sapio, Tecnomare
SINERGIA TRA TECNOLOGIA MARINA E AEROSPAZIO
A
ttiva dal 1971, è specializzata nel fornire servizi completi di ingegneria offshore alle Compagnie Petrolifere, supportandole nello sviluppo del loro core business, coprendo tutte le fasi di ciclo di vita degli impianti upstream. Il raggiungimento di alti standard qualitativi è un obiettivo fondamentale, da raggiungere attraverso la valorizzazione e il miglioramento continuo delle competenze, delle esperienze e delle capacità delle risorse che della società fanno parte. «In tutti questi anni le competenze acquisite sia nel campo della progettazione che della ricerca tecnologica, ci
zione che aggiunge flessibilità a un sistema energetico basato su una rete progettata, su criteri e su concetti ormai obsoleti. E, infine, l’idrogeno potrà fungere da combustibile per autotrazione».
A che punto è la ricerca? «Bisogna ancora superare alcune barriere tecnologiche per consentire un’immissione sul mercato di veicoli alimentati da “fuel cell”, ma la sperimentazione con i primi prototipi ha dato risultati estremamente incoraggianti, in quanto l’utilizzo di tale
hanno permesso di risultare competitivi sia sul mercato internazionale che nazionale», spiega il presidente e amministratore delegato Andrea Forzoni. Tutte le strutture che Tecnomare progetta sono caratterizzate da una tipologia, da una forma e dimensione dettate dalle condizioni ambientali e morfologiche dei fondi marini e dalle dimensioni e caratteristiche degli impianti che devono accogliere. In tutte le fasi di progettazione viene data molta importanza agli aspetti relativi a salute, sicurezza e ambiente. «Un grande sforzo – chiarisce Forzoni – è stato profuso negli ultimi anni per valutare in maniera preventiva e più accurata possibile i rischi per le persone, gli asset e l’ambiente, e adottare adeguate misure di prevenzione e protezione fin dalle prime fasi della progettazione». Tecnomare, quindi, cerca di trovare innovazioni tenendo presente la sicurezza della salute delle persone e dell’ambiente, ma anche la tecnologia collegata con la produzione petrolifera offshore, che prende quasi tutti i piani dell’ingegneria. «Infatti – sottolinea il manager – sono da evidenziare gli sviluppi per tutte le attività legate all’impiantistica sottomarina nel campo del trasporto e trattamento fluidi, controllo dei processi, monitoraggio della produzione e robotica». Il tema della robotica risulta centrale proprio nel trovare sinergie e delle opportunità di trasferimento tecnologico fra ambiente marino ed aerospaziale. «Da questo – continua Forzoni – nasce la nostra iniziativa di aderire al distretto veneto dell’Aerospazio e dell’Aerofisica SkyD. Inoltre – conclude – considerato l’attuale impegno di Tecnomare nello sviluppo di progetti relativi alla robotica per esplorazione spaziale, l’opportunità di fare squadra con altre realtà venete permette di sfruttare al meglio le capacità e le attrezzature delle singole aziende».
tecnologia offre delle prestazioni comparabili a quelle dei vicoli convenzionali».
Perché avete deciso di aderire al distretto Veneto Aerospazio Astrofisica di Venezia? «L'appartenenza per il gruppo Sapio a questa realtà, oltre che ad altri distretti simili nati nella zona di Marghera, come il Metas che opera in ambito ambientale, rappresentano una possibilità importante nell'ottica della creazione di un pool di realtà che fanno “distretto”, uniscono le diverse competenze
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SKY DISTRICT
SINERGIE TECNOLOGICHE
B
iorep nasce a Milano nel 2003 dall’investimento congiunto di Sapio Life, Angelantoni Industrie e Integrated System Engineering, costituendo un vero e proprio “service provider” indipendente in grado di fornire servizi di stoccaggio a istituti di ricerca pubblici e privati, garantendo i più elevati livelli di qualità e
sicurezza. È possibile stoccare collezioni di cellule, acidi nucleici ed emoderivati a temperature basse. È dotato di un’infrastruttura tecnologicamente all’avanguardia, in grado di fornire, in aggiunta ai servizi di stoccaggio, un’ampia gamma di servizi di biologia cellulare, molecolare e microbiologica.
L’appartenenza per il gruppo Sapio al tessuto distrettuale rappresenta una possibilità importante nell’ottica della creazione di un pool di realtà che fanno “distretto”, uniscono le diverse competenze ed elaborano nuove progettualità
ed elaborano nuove progettualità». Che importanza ricoprono le attività portate avanti nel Porto di Marghera? «Sapio è membro del Consorzio Hydrogen Park, che ha come scopo la promozione di progetti finalizzati all’utilizzo di una chimica “verde” nell’area ed in particolare all’utilizzo dell’Idrogeno a scopo energetico. Il nostro gruppo, inoltre, è capofila del progetto “Idrogeno in azienda” che è finalizzato alla verifica della fattibilità dell’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico in un contesto industriale, attraverso l’introduzione di un veicolo commerciale a fuel cell e relativa stazione di rifornimento, di un carrello elevatore e di una cella a combustibile per la produzione 52 • DOSSIER • VENETO 2010
di energia elettrica».
Le biotecnologie rappresentano per voi una delle maggiori opportunità di innovazione con effetti fortemente incisivi nell’ambito scientifico, produttivo, economico e sociale. Per questo motivo è nato nel 2003 BioRep. Quali gli obiettivi? «BioRep rappresenta un vero e proprio “service provider” indipendente, in grado di fornire servizi di stoccaggio a istituti di ricerca pubblici e privati, garantendo i più elevati livelli di qualità e sicurezza. Grazie a questa nuova realtà è possibile oggi stoccare collezioni di cellule, acidi nucleici ed emoderivati a temperature estremamente basse».
METADISTRETTO LOGISTICO
La competitività passa dalla logistica uecentosettantatre aziende aderenti per 30 mila addetti impiegati e un fatturato di 1,3 mln di euro, con 1,5 mld di euro di investimenti nei prossimi tre anni. Sono i numeri che contraddistinguono il Metadistretto logistico veneto, un sistema economico complesso che unisce i ser¬vizi di trasporto, di logistica e di intermediazione nell’organizzazione dei trasporti prodotti nell’ambi¬to dei contesti logistici di Verona, Padova, Venezia-Treviso attraverso relazioni di filiera. «L’obiettivo che ci siamo dati con il Metadistretto – spiega l’assessore alla Mobilità della Regione Veneto, Renato Chisso – è di mettere allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti e le diverse iniziative, per sapere dal sistema di imprese cosa serve e per indirizzare di conseguenza le azioni. Da questo punto di vista, l’istituzione di un distretto “diffuso” della logistica non è stato calato dall’alto, ma piuttosto è nato dal basso, dalle esigenze del territorio». Del resto, come sottolinea l’assessore, pur nell’attuale fase di crisi economica e finanziaria, i trasporti europei sono destinati a crescere e probabilmente questo è un momento ideale per realizzare un sistema teso a rendere la movimentazione delle merci più efficiente e «ambientalmente amica». Nel 2006 nasceva formalmente il Metadistretto. Qual è il bilancio che a oggi si può trarre di questa esperienza?
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In un mercato italiano caratterizzato da un cronico deficit nella bilancia dei pagamenti per servizi di trasporto e logistica, il Metadistretto logistico veneto assume una valenza centrale nel sostegno alle attività produttive del territorio. Lo spiega Renato Chisso, assessore regionale alla Mobilità Francesca Druidi
«Il Metadistretto è nato dalla costatazione della realtà esistente e dalla prospettiva futura di un trasferimento delle merci, la cui efficacia ed economicità deve sempre più rispondere al criterio di “se serve, quando serve, dove serve e nel modo più economico e compatibile con l’ambiente”. Nel territorio regionale erano e sono presenti più iniziative legate a questo obiettivo, vivaci ma non coordinate, mentre la logistica è prioritariamente coordinamento. La logistica è una tematica parallela e non indipendente rispetto alle grandi infrastrutture che stiamo realizzando ed è sicuramente l’elemento di competitività del futuro per recuperare concorrenzialità all’esterno dei cancelli della fabbrica». Quali sono le linee di indirizzo che dovrà seguire la logistica veneta nel prossimo futuro? «Qui guardiamo all’esistente, che vede in primo piano il Quadrante Europa di Verona. Ma dobbiamo anche puntare alle enormi potenzialità dell’area di Porto Marghera, dove è stata realizzata l’area logistica dell’Interporto di Venezia, come supporto alla portualità dell’alto Adriatico
Renato Chisso, assessore alla Mobilità della Regione Veneto
Renato Chisso
che si propone al mondo come scalo europeo alternativo agli approdi del Nord Europa. Poi dobbiamo anche infrastrutturare non solo il territorio, ma soprattutto il cosiddetto “ultimo miglio”, per evitare che in ogni caso il reticolo trasportistico si areni a due passi dalle fabbriche. La prospettiva è quella di togliere più trasporto merci dalla strada per un minore inquinamento; creare sinergie tra le compagnie di trasporti merci moltimodali disposte a superare barriere di mercato; costruire un effettivo sistema di autostrade del mare tramite la loro combinazione con altri modi di trasporto e incoraggiare la cooperazione tra gli operatori della logistica tramite la conoscenza e il know how». Come si integrano le attività dell’interporto veronese con quelle degli altri poli logistici della regione? «Verona è una sorta di ombelico d’Italia nel campo trasportistico. Qui si intersecano il corridoio intermodale 1 Berlino-Palermo e il Corridoio 5 Lisbona-Kiev, con le diramazioni verso l’Adriatico, ma anche verso il Tirreno. Questo già evidenzia una vocazione “naturale” dell’area scaligera, che in un’economia moderna ha richiesto
85 Mt MERCE
Milioni di tonnellate di merce movimentata per anno dal MLV, di cui 35 Mt via mare e 50 Mt via terra, di cui 30 t su traffico stradale e 20 t di traffico intermodale
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DEPOSITI Numero in milioni di mq di magazzini attrezzati del Metadistretto Logistico Veneto
un salto di qualità che i veronesi hanno saputo cogliere. Rispetto allo sviluppo logistico, emerge una sorta di naturale integrazione tra il polo veronese, il Polo di Padova, il sistema portuale di Venezia, Chioggia e Porto Levante, l’interporto “fluviale” di Rovigo. C’è spazio per tutti e c’è bisogno di tutti, il problema è semmai di coordinare il sistema in modo che sia sinergico e funzionale alle esigenze delle imprese. Un interporto non ha come finalità la propria esistenza, ma quella del sistema produttivo del quale è al servizio». Qual è la rilevanza strategica delle attività economiche riconducibili al distretto logistico veronese? «Il distretto veronese ha un rapporto privilegiato con il cuore dell’Europa più ricca e diventa volano sia per l’industria sia per l’agroalimentare. In questo settore, anzi, Verona è il vero punto di raccordo tra la Pianura Padana e la Germania, tra l’Italia e il Centro del vecchio continente. L’interscambio industriale tra queste due aree passa di qui. Non è a caso che da Verona si siano articolate esperienze innovative come Ro/Ro (è il termine inglese per indicare una nave-traghetto VENETO 2010 • DOSSIER • 57
METADISTRETTO LOGISTICO
L’obiettivo che ci siamo dati con il metadistretto è di mettere allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti per sapere dal sistema di imprese cosa serve e per indirizzare di conseguenza le azioni
con modalità autonome di carico del gommato che alle proposte che ne nascono. L’intervento re-
In alto, una panoramica dell’Interporto di Padova
senza ausilio di mezzi meccanici esterni, ndr) e autostrade viaggianti. Questo è insomma il cuore pulsante della logistica nazionale, senza nulla togliere agli altri gangli che servono al sistema economico-produttivo». Tra gli interventi ritenuti prioritari dalle istituzioni veronesi vi è un nuovo casello autostradale creato appositamente per Quadrante Europa. Ritiene fattibile una concretizzazione a breve termine di questa iniziativa? «L’idea di un nuovo casello di accesso diretto al Quadrante Europa e all’aeroporto Catullo è sicuramente interessante. Se ne è parlato, ma al momento si tratta ancora solo di un’idea, di una proposta da sposare, ma dall’iter appena abbozzato. Qualora le parti direttamente coinvolte volessero dare concretezza a una simile ipotesi, noi ci siamo». Come la Regione sosterrà concretamente il metadistretto e nello specifico l’interporto veronese? «È stata la Regione che ha voluto il Metadistretto e dunque guardiamo con attenzione an-
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gionale è tuttavia più finalizzato al coordinamento e alla programmazione, all’essere tramite attraverso le iniziative europee come il Programma Marco, a “sgomberare” il campo nei confronti delle altre istituzioni. Sul versante delle risorse, anzitutto dobbiamo fare i conti con i limiti della finanza pubblica e, di massima, possiamo sostenere in base alla normativa vigente solo iniziative a contributo proposte dagli enti gestori. Per quanto riguarda Verona, in ogni caso, alla fine dello scorso anno abbiamo approvato un insieme di progetti infrastrutturali complementari nell’ambito del completamento del Quadrante Europa, all’interno del Programma Operativo Regionale, parte FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Questo si traduce in un contributo finanziario di oltre 9 milioni 262 mila euro su un investimento previsto di 14 milioni e 250 mila euro per strade di accesso, un cavalcavia, una rotatoria, modifiche alla viabilità interna dell’interporto e opere accessorie quali fognature, cabine elettriche, illuminazione, rete dati e aree a verde».
Interporto di Verona
Il Quadrante Europa tra strategia e rinnovamento l Consorzio Zai ha raggiunto il primato a livello qualitativo nella logistica in Europa davanti Norimberga e Brema, seguendo un ben determinato piano strategico, caratterizzato da un progetto basato su lavoro e idee chiare per contrastare il momento di crisi. Il presidente Flavio Zuliani traccia i tratti più importanti di questa azione e i progetti per il futuro, fatto di investimenti e sinergie a medio e lungo termine. Perché «prima o poi la crisi finirà e sarà il mercato a fare il resto, e bisognerà essere pronti a capitalizzare la crescita». Quanto ha inciso la crisi economica nazionale e internazionale sul settore logistico e in particolare sulle attività di Quadrante Europa? Quali le prospettive per il 2010? «Gli ultimi tre anni e mezzo sono stati caratterizzati da un dinamismo senza precedenti: nel luglio 2008 abbiamo toccato il massimo storico per quanto riguarda la movimentazione dei carri; soltanto 5 mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, abbiamo toccato il minimo storico. Fortunatamente la crisi è stata assorbita bene, il Quadrante Europa ha retto, registrando un calo complessivo del 12%. Ora sembra che il peggio sia passato e che gli andamenti stiano cominciando a stabilizzarsi. Ma la cosa più importante è che il momento di difficoltà non ha avuto ricadute sulla gestione dei cantieri né sulla loro programmazione». Con quali strategie, nello scenario attuale, si punta a incrementare la competitività dell’interporto veronese? «L’organizzazione che ci siamo dati e il modus operandi che adottiamo, sia nell’operatività quotidiana sia di fronte a progetti di lungo periodo, è fatto di un’attenta, meticolosa e magari lunga pianificazione strategica, al termine della
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Secondo uno studio sugli scali europei della società tedesca Dgg, l’interporto di Verona è al primo posto nel Vecchio Continente. Un primato determinato da dinamismo imprenditoriale, capacità di individuare le opportunità, rapidità di azione e sinergia tra operatori pubblici e privati Matteo Cavallari
quale però si passa alla realizzazione, senza ripensamenti. In tutto questo, oltre a idee chiare e a tanto lavoro, bisogna aggiungere un azionariato coeso, interlocutori efficienti e norme che consentano la gestione diretta dei progetti. A quel punto, sarà il mercato a fare il resto e bisognerà essere pronti a capitalizzare la crescita quando la crisi, prima o poi, passerà. Dob- Sotto, Flavio Zuliani a capo del Consorzio biamo imparare a ragionare in termini di si- Zai, l’ente di gestione stema e di network. Occorre un disegno com- dell’interporto plessivo della rete. A quel punto dovrà essere data forma al sistema che consentirà al network di lavorare in sincrono. Il tutto ovviamente con tempistiche e costi certi. Anche perché i
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METADISTRETTO LOGISTICO
La posizione centrale della realtà veronese rappresenta un ideale bacino di raccolta per le sinergie collaborative dell’intermodalità tra Tirreno e Adriatico, grazie anche alla conformazione e alle caratteristiche del territorio
grandi progetti infrastrutturali sono come gli
alimenti: prima o poi scadono». Quali saranno gli investimenti per il 2011 e i principali obiettivi? «Il progetto di espansione dell’Interporto Quadrante Europa di Verona prevede un ampliamento della superficie interportuale da 2,5 milioni a 4,2 milioni di metri quadrati. Oggi l’ente sta sostenendo investimenti per 50 milioni di euro; a medio termine per i prossimi 510 anni sono già programmati investimenti per 100 milioni. È stato inoltre portato a termine l’intervento di potenziamento della capacità intermodale dell’interporto mediante la realizzazione del 3° modulo terminal da parte della società Quadrante Europa Terminal Gate, costituita al 50% tra Consorzio Zai e Rete Ferroviaria Italiana: questo porterà a un aumento della capacità intermodale che dalle attuali 30 coppie passerà a 47 coppie treni/giorno. Secondo RFI Verona e l’Interporto Quadrante Europa essi sono una base di partenza sulla quale sviluppare i futuri progetti, anche sul piano tecnologico. Qui si sperimenterà ciò che verrà applicato in futuro nello sviluppo utilizzando, probabilmente, la doppia connessione al Corridoio 1 e al Corridoio 5. Voglio ricordare il progetto Uirnet, la realizzazione di un sistema di gestione logistica nazionale, società con l’obiettivo di progettare e creare, grazie a una convenzione con il ministero dei Trasporti, un sistema che permetta la connessione dei nodi di interscambio modale al fine di migliorare la sicurezza dei trasporti all’interno delle
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strutture logistiche interportuali di primo livello. Si tratta di una piattaforma IT localizzata, aperta e modulare, in grado di integrare fornitori di servizi e contenuti orientati alla gestione dei processi logistici e del trasporto merci che consentirà la tracciabilità dei percorsi in funzione delle esigenze delle singole strutture e integrati con i sistemi già operanti». Sono previste sinergie importanti con altri interporti o altri nodi logistici? «Innanzitutto, senza disperdere risorse finanziare, l’Italia dovrebbe rivedere completamente il piano regolatore nazionale per creare sinergia tra porti e interporti collegati con infrastrutture ad alta capacità ferroviaria.
Interporto di Verona
GLI INTERPORTI EUROPEI A CONFRONTO
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o studio sul posizionamento degli Interporti in Europa (Gvz) è il primo del suo genere in Europa e rappresenta una “piccola” tradizione della società tedesca degli Interporti. La Dgg, infatti, già con il primo ranking nazionale del 2004 e relativi aggiornamenti nel 2007 ha contribuito considerevolmente a far recepire l’idea degli Interporti dal pubblico specializzato. Per la prima volta con questo studio si è riusciti a fare un confronto completo a livello europeo degli Interporti, in base a un’analisi dettagliata e di valutazione dei 70 maggiori siti. Il punto di partenza della ricerca è stato quello di creare un documento uniforme e di comprensione degli Interporti, che ha puntato soprattutto
sull’intermodalità e sulle tipiche strutture di servizio e di gestione tipiche degli interporti. Di conseguenza, sono stati presi in considerazione solo i siti logistici con un’organizzazione adeguata. Al processo di benchmarking sono stati sottoposti Interporti (Gvz) di oltre 30 stati europei. Gli interporti italiani e tedeschi rientrano tra quelli leader in Europa e stabiliscono standard di performance internazionali. Anche la Spagna si pone tra i pionieri della divulgazione del concetto di interporto; gli interporti di questi tre Stati sono tra i primi 10 in Europa. Tra i siti intermodali in Europa l’Interporto di Verona occupa la prima posizione nella classifica.
Il futuro è nel mare, e l’obiettivo è quello di avvicinare il mare stesso al Quadrante Europa, e questo può essere l’unico modo per concorrenza ai grandi traffici dei porti del Nord. La posizione centrale della realtà veronese rappresenta un ideale bacino di raccolta per le sinergie collaborative dell’intermodalità tra Tirreno e Adriatico, grazie anche alla conformazione e alle caratteristiche del territorio, quali la mancanza di rilievi montuosi e la natura pianeggiante del suolo. Guardiamo sempre con interesse a Venezia e alle progettualità promosse per creare maggiori collegamenti e accessi al mare». In che modo l’Expo 2015 può costituire un fattore propulsivo per lo sviluppo della logistica in Italia e soprattutto per l’interporto veronese? «L’Alta Velocità potrà avvicinare Milano all’Interporto veronese consentendo al Quadrante Europa di diventare piattaforma logistica strategica. L’Alta Velocità ferroviaria deve essere messa al più presto in funzione, mi riferisco al Corridoio 1 con il Brennero che è la porta per l’Europa , e il Corridoio 5 che proietta il nostro paese verso i nuovi mercati dell’Est. Ricordo che il Quadrante Europa si trova all’incrocio dei due corridoi 1 e 5, locazione strategica per il prossimo futuro , il tutto in sinergia con Expo 2015». VENETO 2010 • DOSSIER • 61
ALESSANDRO VARDANEGA
ROBERTO ZUCCATO
Presidente di Unindustria Treviso
Presidente di Assindustria di Vicenza
FRANCESCO PEGHIN
LUIGI BRUGNARO
Presidente di Confindustria Padova
Presidente di Confindustria Venezia
CONFINDUSTRIA
Una ripresa lenta ma costante Gli effetti della recessione economica si fanno ancora sentire sulle imprese venete, che però stanno reagendo con decisione. Occorre tenere monitorata la situazione e confrontarsi periodicamente sull’andamento finanziario. Ne parla Alessandro Vardanega, presidente di Unindustria Treviso Simona Cantelmi
l Veneto sta contrastando con determinazione i problemi dettati dalla sfavorevole congiuntura economica, ma le difficoltà persistono, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro. «I primi dati sulla congiuntura al 1° trimestre 2010 confermano lo stabilizzarsi di tutti i principali indicatori produttivi, con un incremento della percentuale di imprese che segnala un aumento e una diminuzione sensibile di quelle che presentano invece un calo» afferma il presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega, convinto che una soluzione può venire dalla collaborazione fra tutti gli attori, istituzionali e non, e dalla creazione di reti in comunicazione fra loro. Qual è l’attuale situazione delle imprese del territorio trevigiano? «Sono in crescita i consumi elettrici, mentre rimangono in linea con gli ultimi trimestri i dati sull’andamento del mercato del lavoro come il ricorso agli ammortizzatori sociali, le procedure di mobilità e le nuove assunzioni. Il momento rimane complesso, ma nei contatti con gli imprenditori sento una forte determinazione e volontà di impegnarsi per la propria azienda e i propri collaboratori. L’Assemblea generale 2010
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Qui sopra, il presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega; in alto, Fondazione La Fornace dell’Innovazione, tra i promotori di Treviso Design assieme a Unindustria Treviso
Alessandro Vardanega
di Unindustria Treviso si intitola “Imprese per il Futuro”, in programma il 25 giugno a Villa Loredan Gasparini di Venegazzù. Esamineremo questa situazione di forte discontinuità economica ma anche politico-sociale, insieme al ministro Maurizio Sacconi, al presidente della Regione Luca Zaia, al vicepresidente di Confindustria Antonio Costato, al direttore del Centro Studi di Confindustria Luca Paolazzi e al giornalista Oscar Giannino». Quale può essere il contributo degli istituti di credito per aiutare le imprese? «Ai responsabili del credito della provincia abbiamo prospettato due questioni. In primo luogo evitare che nei prossimi mesi si possa assistere a un ulteriore irrigidimento creditizio come reazione ai risultati dei bilanci 2009. Uno stato di cose inaccettabile, tanto più che potrebbe verificarsi alla presenza di segnali di ripresa e, dunque, nel momento di massima necessità per le aziende. Poi bisogna rendere ancora più intenso il confronto tra le banche e la nostra
200 IMPRESE
Le aziende che finora hanno partecipato ai progetti del consorzio Unint
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PROGETTI I progetti finora attivati dal consorzio Unint
associazione, in una logica di tutela e salvaguardia delle imprese. Un obiettivo, quest’ultimo, perseguibile grazie alla task force Credito e Finanza». Di cosa si tratta? «È un’iniziativa che la nostra associazione ha avviato nel settembre 2009 e che offre un servizio di consulenza gratuita agli associati per le loro esigenze finanziarie, attraverso l’analisi del bilancio aziendale, della situazione finanziaria, del merito del credito, delle condizioni bancarie ottenute, dell’impatto dei rischi finanziari e l’analisi dei principali programmi aziendali. Obiettivo della task force è anche di rappresentare e valorizzare dinamiche e prospettive delle aziende presso le banche. In pochi mesi, è già stata utilizzata da oltre un centinaio di imprese e molte altre continuano a prenotarsi». Come devono agire gli imprenditori in questo momento? «Vista la situazione ancora difficile, continueranno le azioni difensive per le imprese, legate principalmente al credito e al ricorso agli ammortizzatori sociali, che si sono dimostrati decisivi, nel momento più grave della crisi, per mantenere l’occupazione e il più possibile intatto il capitale umano delle imprese. È importante sottolineare lo sforzo di tanti imprenditori nel mantenere intatto il patrimonio di professionalità e competenze rappresentato dai propri collaboratori, nonostante una crisi mai così pesante e prolungata. Un impegno che quasi mai fa notizia, mentre il nome di un’impresa va sui giornali quando invece è costretta a chiedere la cassa integrazione o altri provvedimenti». Quali sono le iniziative che metterete in campo per sostenere le imprese? «Tre in particolare sono le aree che consideriamo strategiche in questa fase di riposizionamento per le imprese: innovazione, aggregazioni e internazionalizzazione. Sull’innovazione Unindustria Treviso ha costituito una nuova struttura, denominata Unir, dedicata alla promozione e al supporto della ricerca e innova- VENETO 2010 • DOSSIER • 67
CONFINDUSTRIA
TREVISO DESIGN
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n progetto importante per rinnovare e potenziare la tradizionale vocazione all’innovazione e alla creatività dell’industria trevigiana. È questo lo scopo di “Treviso Design”, promosso da diversi soggetti, fra i quali Unindustria Treviso, Treviso tecnologia, Iuav – Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Fondazione la Fornace dell’Innovazione e Fondazione Oderzo Cultura, col patrocinio della Provincia di Treviso e il sostegno di Veneto Banca. Tale progetto vuole porsi come coordinamento di innume-
revoli azioni nell’ambito del design e valorizzare il ruolo della città e del territorio come riferimento per il Nord Est. Un marchio unico e un manifesto saranno il biglietto da visita di Treviso Nordest, con un calendario di iniziative che mette in rete università, pubbliche amministrazioni, centri di ricerca, fondazioni e aziende. Proprio l’università è un soggetto fondamentale per questo progetto, in quanto può apportare le energie e le idee innovative dei giovani laureati e specializzati presso la Facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia.
zione a favore delle aziende della provincia di Treviso e che offre un supporto diretto e continuo alle aziende, avvalendosi di competenze proprie e di accordi di collaborazione e trasferimento tecnologico con organismi ed enti di ricerca. Sempre in quest’ambito ricordo l’intenso lavoro sul design e proprio nei giorni scorsi è stato avviato il progetto Treviso Design, che crea un brand unico alle molteplici iniziative sulla cultura del design e valorizza il ruolo della città e del territorio come riferimento per tutto 68 • DOSSIER • VENETO 2010
il Nord Est». Per quanto riguarda aggregazione e internazionalizzazione invece? «Sulle aggregazioni vi è la positiva esperienza del nostro consorzio Unint, avviato già nel 2005 per favorire le collaborazioni tra imprese. Ma il dato più importante è l’ingresso in Unint di Confindustria Belluno-Dolomiti, nel 2009, e quest’anno di Confindustria Padova. La presenza di queste due importanti Associazioni permette di elevare gli obiettivi e le ambizioni di Unint come strumento fondamentale per accrescere la competitività delle imprese e fare sì che si crei un laboratorio di quella cultura delle alleanze che è uno snodo inevitabile per uscire dalla crisi. Sull’internazionalizzazione ha preso il via il desk commerciale che realizza incontri individuali con un “export specialist”, per fornire gratuitamente una consulenza specialistica alle imprese sull’opportunità di commercializzazione ed esportazione, una valutazione delle aree di mercato di possibile interesse per il prodotto destinato al mercato nazionale o estero e l’informazione sulle fasi operative in termini generali, su cui si basa un processo di commercializzazione e internazionalizzazione». In che modo l’internazionalizzazione può rappresentare una possibilità per uscire dalle difficoltà economiche? «È un’occasione tanto più utile in una fase in cui le migliori opportunità sono in quelli che chiamavamo mercati emergenti, oggi diventati protagonisti a pieno titolo dell’economia mondiale. Dal Brasile alla Cina, fino all’Africa è in queste aree che le aziende devono orientarsi, confermando la tradizionale propensione all’internazionalizzazione del sistema economico trevigiano. I segnali di ripresa dell’export negli ultimi mesi sono un indicatore sicuramente positivo e indice della capacità di tenuta delle nostre imprese».
Francesco Peghin
Reti d’impresa per lo sviluppo È stato siglato un accordo fra Confindustria Padova, Unindustria Treviso e Confindustria Belluno Dolomiti che sancisce l’ingresso dell’associazione padovana nel Consorzio Unint per le integrazioni tra imprese. Lo spiega Francesco Peghin, presidente di Confindustria Padova Simona Cantelmi
n aiuto importante verso la ripresa può arrivare dall’accordo di collaborazione strategica fra Confindustria Padova, Unindustria Treviso e Confindustria Belluno-Dolomiti, che sancisce l’ingresso dell’associazione degli industriali padovani nel Consorzio Unint per le integrazioni tra aziende, e la costituzione del nuovo desk Reti d’impresa di Confindustria Padova. Ciò porta alla nascita di un network virtuale di ben cinquemila imprese. «L’adesione a Unint e il nuovo desk Reti d’impresa - spiega il presidente di Confindustria Padova Francesco Peghin - segnano un salto di qualità nella nostra azione per le aggregazioni tra aziende. Dobbiamo aiutarle a imboccare strade nuove per competere, quindi più reti d’impresa, per raggiungere dimensioni operative e assetto finanziario adatti a un mercato globale e per aiutare gli imprenditori a creare nuove opportunità di business condivise. La crisi ha messo ben in evidenza le criticità del nostro modello, ma ha anche innescato la reazione e accelerato un radicale cambio di mentalità rispetto al tradizionale individualismo. La rete è in primo luogo un aspetto culturale che supera la logica del distretto con un modello aperto, che può coinvolgere più settori e territori, facendo collaborare realtà tra
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Dobbiamo aiutare le imprese a imboccare strade nuove per competere e raggiungere dimensioni operative e assetto finanziario adatti a un mercato globale
loro diverse, consentendo di affacciarsi con maggiore massa critica sui mercati mondiali». In questo progetto sono confluite le energie di diversi soggetti imprenditoriali e istituzionali. «È stata una risposta nuova del territorio a una discontinuità senza precedenti, che sta facendo emergere un “quinto capitalismo”, quello delle reti. L’accordo con Treviso e Belluno è un passo importante nella stessa logica di rete, valorizzando risorse e sinergie nel sistema Confindustria. Se il mondo delle imprese si muove, anche il governo e la Regione ci dovranno seguire, rendendo subito attuativi i contratti di rete previsti dalla legge Sviluppo del 2009 e agevolandoli con sgravi fiscali. Alla Regione Veneto chiediamo di farsi apripista di una sperimentazione che riveda la legge sui distretti e trasferisca anche alle reti incentivi, agevolazioni e semplificazioni amministrative».
Il presidente di Confindustria Padova Francesco Peghin
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CONFINDUSTRIA
Segnali di ripresa dalle pmi vicentine Le imprese vicentine sono in ripresa, ma occorre non lasciarsi prendere dall’entusiasmo ed essere cauti. Serve uno snellimento del sistema burocratico e di quello fiscale, come sostiene Roberto Zuccato, presidente dell’Associazione Industriali della provincia di Vicenza
industria vicentina ha registrato un trend positivo per i primi mesi del 2010 e le previsioni per i prossimi sono positive. «L’Italia ha agganciato la ripresa e Vicenza si allinea a questo scenario, ma resta lontana dai massimi pre-crisi» afferma Roberto Zuccato, presidente degli industriali vicenSimona Cantelmi tini. «Non dobbiamo cedere a facili euforie, la discesa è stata repentina e profonda e la ripresa sarà lenta e faticosa. La produzione industriale sta accelerando e si stanno innalzando le probabilità di un aumento del Pil superiore all’1% nel 2010. La stima del Centro studi di Confindustria dice che il secondo trimestre sarà ancora positivo, trainato Roberto Zuccato, presidente dell’Associazione Industriali della provincia di Vicenza dalla produzione industriale e ciò potrebbe ampliare le chance di un aumento del Pil sopra l'1%. Ma bisogna essere molto cauti». Un incentivo alla rivitalizzazione del sistema economico viene dall’estero. «Si nota un riavvio della domanda internazionale soprattutto per le economie emergenti e di recente industrializzazione, come quelle di Cina, India, Brasile e Libia. Anche gli Stati Uniti dimostrano un certo risveglio. A spingere le vele dell’export è poi il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. Insomma, una moneta più bassa del 15% su un’economia internazionalizzata come quella vicentina un impatto positivo ce l’avrà. Quindi credo che i settori che tipicamente rappresentano il made in Italy ne trarranno un beneficio». Il Veneto, però, detiene un triste primato, quello dei fallimenti e delle procedure concorsuali, con più di tre aziende al giorno che nella regione hanno intrapreso il percorso fallimentare nei primi tre mesi dell’anno. «Nel 2009 i concordati in Veneto sono aumentati del 58% secondo dati dell’Osservatorio Cerved. Un dato che fa della nostra regione la seconda, dopo la Lombardia, per numero di procedure straordinarie. A Vicenza le ultime rilevazioni che arrivano dal tribunale raccontano di un’esplo-
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L’
Roberto Zuccato
VENEZIA RISALE LA CHINA
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n linea con la situazione economica della regione, Venezia è in lento ma costante recupero. «Continuano a migliorare gli indicatori dell’economia veneziana - rileva Luigi Brugnaro (nella foto), presidente di Confindustria Venezia, il quale precisa che la situazione rimane comunque ancora sotto stretta osservazione. La nostra indagine trimestrale sul “sentiment” degli imprenditori veneziani rivela chiari segni di ripresa per l’economia locale e testimonia l'affermarsi di un cauto ottimismo nella comunità imprenditoriale. Tutti gli indicatori esaminati condividono una tendenza al miglioramento, che è più marcata per la produzione e, soprattutto, per le esportazioni verso i paesi extra Ue». Le previsioni per i prossimi mesi sono buone, ma occorre tutelare i piccoli progressi ottenuti finora e non lasciarsi prendere da eccessivo entusiasmo. «La ripresa è ancora fragile e va difesa dalle minacce che potrebbero soffocarla sul nascere. Tra queste, preoccupano i continui rincari delle commodities, che interessano primariamente le industrie più energivore della chimica, della meccanica e della cantieristica, ma che sono destinati a influenzare a cascata tutti i settori a causa degli aumenti nei listini aziendali. Occorre, inoltre, mantenere alta l’attenzione sulla salute finanziaria delle aziende, in particolare delle Pmi, che continuano per buona parte a
sione di questa procedura di crisi. Confindustria Vicenza e Apindustria Vicenza, alla luce di queste evidenze, hanno richiesto una modifica dell’attuale legge fallimentare, con l’obiettivo di dare più peso ai piccoli creditori rendendo obbligatoria la creazione di classi distinte». L’imprenditoria vicentina ha deciso sollecitare una modifica della legge. «L’attuale norma, non distinguendo le classi dei creditori, penalizza le Pmi, che non hanno un peso sufficiente nel far rivalere i propri crediti. L’attuale impostazione, infatti, se da un lato permette una gestione più flessibile e “privatistica” della crisi, demandando alla volontà dei creditori la decisione sul piano proposto dall'impresa in difficoltà, dall’altro ha determinato, di fatto, una riduzione a percentuali spesso irrisorie della quota dei crediti che si presume di soddisfare. Per questo gli imprenditori vicentini hanno proposto, attraverso alcuni emendamenti, una modifica della legge fallimentare che garantisca maggior potere e visibilità alle piccole e medie imprese fornitrici, che diversamente rischiano di pagare il prezzo più salato delle crisi aziendali». Le imprese vanno supportate anche da un punto di vista finanziario, incentivando gli aiuti da parte degli istituti
dichiarare liquidità tesa anche a causa dei diffusi ritardi nei pagamenti. Per quanto riguarda il secondo trimestre 2010 - conclude Brugnaro la nostra indagine registra una moderata fiducia tra gli imprenditori. Le aziende confidano in aumenti generalizzati per tutti gli indici, in particolare per le esportazioni, i cui indicatori dovrebbero finalmente tornare in terreno positivo».
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IMPRESE
Sono le aziende venete in grave difficoltà che hanno attivato una procedura straordinaria nel primo trimestre del 2010. Più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo le elaborazioni della Camera di Commercio
di credito e favorendo la circolazione di nuovo capitale. «Ho scritto una lettera alla nostra Presidente Marcegaglia – prosegue Zuccato – proponendo di farsi interprete di un’azione per chiedere la detassazione degli investimenti in azienda. Sempre con più frequenza, negli ultimi tempi, colgo da parte di numerosi colleghi imprenditori la disponibilità a investire risorse finanziarie proprie nelle aziende. D'altro canto, nei miei rapporti con i rappresentanti del credito, colgo un altro segnale: ci sono banche che capiscono lo sforzo che stanno facendo gli imprenditori e sono disposte a mettere a disposizione delle loro aziende anche tre o quattro volte la cifra dagli stessi investita. Credo che questi due aspetti positivi debbano essere immediatamente colti e incentivati. Zuccato sollecita anche un intervento da parte dell’esecutivo. «È in questo contesto che il governo dovrebbe fare la sua parte, detassando gli investimenti immessi nelle aziende in conto capitale, mettendo così in moto un circuito positivo in grado davvero di favorire il rilancio della nostra economia. Inoltre il governo dovrebbe prevedere una norma che consenta meccanismi di detassazione in presenza di iniezione di denaro fresco». VENETO 2010 • DOSSIER • 71
FARE RETE
Modernizzare le imprese per innovare l’economia nsieme per lo sviluppo del Paese. Hanno saltato steccati (antichi) e abbattuto barriere (desuete), unendosi. Divenendo così un nuovo soggetto economico che, a livello nazionale, rappresenterà il 95% delle piccole imprese, degli artigiani e dei commercianti. Questo significa Rete Impresa Italia, un ombrello che comprende Confcommercio, Cna, Confartigianato, Confesercenti e Casartigiani. E che è uno dei frutti del Patto del Capranica. Una scelta strategica intrapresa perché, sottolinea Carlo Sangalli, presidente di turno della rete, nonché numero uno di Confcommercio, «ci si è resi conto che costruire una risposta nuova e più efficace al problema della rappresentanza del sistema imprenditoriale italiano era non solo necessario, ma anche possibile». Come? Partendo dal denominatore comune «e cioè che le imprese dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo hanno il medesimo Dna di principi e di valori. Questo ci ha permesso di superare le frammentazioni per classi dimensionali, per inattuali logiche settoriali o per antiche e cadute appartenenze politiche originarie. La nascita di Rete Impresa Italia rappresenta, pertanto, il coronamento di un grande lavoro che ci consente di parlare con voce comune e con una maggiore capacità di rappresentanza delle pmi e dell’impresa diffusa. Il vero motore del nostro tessuto produttivo che, con oltre 4 milioni di imprese, può dare un buon contributo alla crescita e alla coesione del Paese».
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Cosa significa per Confcommercio, la presidenza di una realtà che rappresenta il 95% delle pmi? «Quello che abbiamo posto è il primo mattone di una grande casa comune. Una casa in cui 74 • DOSSIER • VENETO 2010
Confcommercio, Cna, Confartigianato, Confesercenti e Casartigiani rappresentano il 95% delle Pmi. E grazie a Rete Impresa Italia parleranno con voce comune e con una maggiore capacità di rappresentanza. Lo spiega Carlo Sangalli Caterina Sangiovanni
tutti gli “inquilini” abitano sullo stesso piano, condividono interessi, aspettative, ambizioni. Ci rendiamo conto che è una grande responsabilità, ma siamo consapevoli di offrire anche una grande opportunità per il Paese perché la nostra è una scelta che guarda al futuro».
La ricomposizione della rappresentanza anche del mondo delle imprese è condizione indispensabile per affermare strategie competitive fondate su qualità ed innovazione. A quali progetti state lavorando? «Nel manifesto delle imprese del territorio, presentato in occasione dell’assemblea costitutiva di Rete Impresa Italia, abbiamo scritto che il nostro obiettivo è quello di modernizzare la rappresentanza delle imprese per modernizzare l’economia e la società italiana. Obiettivo ambizioso che richiede il riconoscimento da parte soprattutto del governo, della politica e delle istituzioni del ruolo delle imprese dell’economia dei servizi che rappresentano larghissima parte dell’economia reale, quasi il 95% del tessuto produttivo e quasi il 60% del Pil e dell’occupazione - quale risorsa fondamentale da cui ripartire per rimettere
Carlo Sangalli, presidente di turno di Rete Impresa Italia; nella pagina accanto, l’assemblea che ha sancito la fondazione di Rete Impresa Italia
Xxxxxxx Carlo Xxxxxxxxxxx Sangalli
zione tra le imprese e il lavoro. Non coltiva disegni “egemonici” e tanto meno si propone di agire per la conquista di spazi di potere».
Quali le principali esigenze del “popolo del fare impresa”?
in moto lo sviluppo. E proprio per valorizzare l’apporto di questo mondo al processo evolutivo del Paese sono necessarie politiche più attente alle esigenze delle pmi che abbiano alla base alcuni valori che riteniamo indispensabili: la tutela rigorosa della legalità e della sicurezza e l’efficienza della giustizia; il pluralismo imprenditoriale; l’apertura dei mercati e l’attenzione alle ragioni dei consumatori fondate su una concorrenza a parità di regole; l’impegno per lo sviluppo territoriale e per una maggiore competitività del sistema-Paese».
Con quali richieste vi siederete ai tavoli di contrattazione? «Rete Impresa Italia rappresenta oltre 2,5 milioni di imprese. La nostra intenzione è di incidere maggiormente sulla formazione delle scelte decisive per il nostro Paese. Ma lo faremo partendo da una scelta di coesione che non va letta in termini di proposizione di un modello chiuso e antagonista perché Rete Impresa Italia non è un modello “contro”, ma un modello “per”. Un modello programmaticamente aperto e plurale, che lavora per rafforzare le ragioni dell’unità di rappresentanza delle imprese e della collabora-
«Sollecitare l’avanzamento delle grandi riforme istituzionali ed economiche. A partire dal federalismo come occasione di maggiore produttività della funzione pubblica e della spesa pubblica e di riduzione della pressione fiscale complessiva in parallelo al contrasto e recupero di evasione ed elusione; dalla semplificazione del sistema amministrativo e della riduzione degli oneri burocratici, e a questo proposito vanno nella giusta direzione le iniziative del ministro Brunetta per favorire la semplificazione e l’innovazione delle pmi come la posta elettronica certificata; dal completamento del circuito della flexicurity attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali e la qualità dei processi di formazione continua; dalla valorizzazione del merito e del talento, nella scuola e nell’università come nel mercato del lavoro; da una piena integrazione tra politica industriale e politica per i servizi, costruita sulla centralità dell’innovazione e degli investimenti infrastrutturali, sulla valorizzazione dell’identità italiana e sul ruolo propulsivo della risorsa-turismo, sulla riduzione del costo dell’energia e sulle nuove opportunità della green economy».
4 mln IMPRESE
Aziende dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo riunite nel nuovo soggetto economico. Pari al 95% del tessuto produttivo
% +0,8 PIL A tanto ammonta la previsione di crescita stimata per il 2010, mentre per i consumi si veleggia sul +0,6%
Crisi, quali gli interventi necessari per poter archiviare definitivamente questo periodo? «Il percorso della ripresa imboccato mostra timidi, ma incoraggianti segnali di ripresa che non devono però farci allentare la guardia su quello che, per esempio, è il rischio di un meccanismo perverso tra aumento della disoccupazione e stagnazione dei consumi. Le nostre previsioni per il 2010 sono ancora prudenti con un Pil a +0,8% e consumi a +0,6%. E’, pertanto, necessario rispondere con maggiore incisività alla difficoltà della domanda interna che soffre ormai di una debolezza strutturale di lungo periodo. Basti pensare che, negli ultimi dieci anni, i consumi sono cresciuti in media dello 0,5% l’anno. Quello che serve, dunque, è una politica attenta per rilanciare i consumi e per irrobustire la crescita». VENETO 2010 • DOSSIER • 75
SISTEMA FIERISTICO
Fiera di Verona, gli obiettivi dei prossimi anni obiettivo di VeronaFiere è mantenere intatta la sua leadership. E con «l’insoddisfazione creativa» che da sempre la «spinge a migliorare», punta a quattro nuovi risultati strategici, «individuati dal piano industriale: consolidamento del margine, diversificazione, sviluppo estero, razionalizzazione dei costi ossia efficientamento». Per il presidente dell’ente autonomo per le fiere di Verona, Ettore Riello, «condizione necessaria per realizzare il Piano 2010-2014, sostenendo così la competitività del polo fieris t i c o , è l’ulteriore adeguamento del quartiere e il miglioramento delle infrastrutture». In questo, un aiuto potrebbe venire dalla firma dei preliminari di vendita che riporta nelle mani del Comune (per l’85%) e della Fiera (per il restante 15%) l’area dell’ex mercato ortofrutticolo. Una scelta che, sottolinea Riello, «conferma il radicamento della Fiera di Verona nell’attuale sito. In quest’area, possiamo così allestire subito 2.000 posti auto con servizi adeguati, che progressivamente diventeranno 5.500 e saranno di nostra proprietà, adiacenti al quartiere, senza quindi chiedere concessioni d’uso a titolo oneroso come sinora avvenuto. Questa disponibilità si aggiunge ai 2.200 posti auto del parcheggio multipiano di viale del-
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Ha chiuso il bilancio 2009, inanellando una lunga serie di segni più perché la governance è quella di «un’azienda industriale», rivela Ettore Riello, presidente di VeronaFiere. Una crescita che guarda anche ai mercati esteri attraverso accordi e partnership. Dagli Stati Uniti all’India Sandro Fioravanti
l’Industria, costruito e pagato con soldi dell’Ente fiere nel 2002. È un concreto passo per mantenere l’azienda competitiva sul mercato, dato che uno dei plus è anche la vicinanza al centro storico cittadino e al sistema intermodale di Verona: aeroporto, stazione ferroviaria e autostrade del Brennero e Serenissima». Avete chiuso il bilancio consolidato 2009 con un fatturato di 83,1 milioni di euro (+19,6% rispetto alle previsioni). Come si raggiunge questo risultato in un momento così difficile? «Ci sentiamo un’azienda industriale e sentiamo il senso di responsabilità nei confronti del sistema, cercando di produrre reddito piuttosto che chiedere contributi. L’indotto che generiamo, inoltre, riversa 1 miliardo di euro l’anno sul territorio regionale e locale. Per questo, ci muoviamo seguendo un’attenta politica di gestione delle manifestazioni in portafoglio, del cash flow e di razionalizzazione dei costi. Essere organizzatori diretti di rassegne, tra le quali alcune di riconosciuto livello mondiale ed eu-
Ettore Riello, presidente dell’ente autonomo per le fiere di Verona; a destra, una veduta aerea dei padiglioni fieristic
Ettore Riello
ropeo quali Vinitaly, Marmomacc, Fieragricola e Samoter, ci consente di generare oltre l’80% del fatturato da fiere di proprietà, seguite da brand interne che possono modificare i modelli di business più rapidamente seguendo l’evolversi dei mercati e dando risposte concrete alle esigenze di clienti, espositori e visitatori». Veronafiere è tra i primi organizzatori diretti di manifestazioni espositive in Italia. Un filone da potenziare oppure è preferibile puntare sul ruolo di piattaforma logistico-organizzativa? «Obiettivo dell’attività della Fiera è di essere una piattaforma per la promozione del made in Italy sui mercati consolidati ed emergenti e di
Ci sentiamo un’azienda industriale e sentiamo il senso di responsabilità nei confronti del sistema, cercando di produrre reddito piuttosto che chiedere contributi
fornire servizi ad alto valore aggiunto ai propri clienti, espositori e visitatori, implementando, attraverso l’attività estera, la presenza di operatori professionali alle rassegne in calendario in Italia. La nostra vocazione è complementare: solo rafforzando il ruolo di organizzatori diretti, possiamo implementare quello di piattaforma estero su estero ed estero verso Italia». Estero: nel 2009 avete organizzato 18 eventi in 11 paesi. Lungo quali direttrici internazionali pensate di muovervi? «La logica che ci ispira è quella di un’internazionalizzazione che risponda alle esigenze degli espositori, mediante importanti investimenti all’estero pari a 7 milioni di euro, che rappresentano il 10% del totale del Piano industriale 2010-2014. Veronafiere ha individuato una precisa linea di incremento del proprio fatturato anche con l’attività all’estero, in particolare attraverso l’acquisizione di un ruolo preminente nelle aree a maggior crescita quali India, Cina e Brasile e nel rafforzare le propria attività negli Stati Uniti d’America. Nel fare questo, la Fiera non parte da zero, ma da un consolidato che dal 1998 l’ha vista attivare il Vinitaly World tour (presente oggi in Singapore, India, Corea del Sud, Cina, Giappone, Russia, Usa e dal 2010 anche in Brasile e in Svezia) e da un accordo di co-brand con il più importante organizzatore statunitense di fiere nel settore construction che ha originato StonExpo Marmomacc Las Vegas. E il Sud-America? «È meta di iniziative legate all’industria dei macchinari e tecnologie per l’arte bianca attraverso l’organizzazione di Siab in Brasile. Nel settore del building e movimento terra, invece, con Samoter la presenza si è radicata nell’Est Europa - Polonia, Romania, Ungheria - e VENETO 2010 • DOSSIER • 79
SISTEMA FIERISTICO
nelle ex repubbliche sovietiche.
Inoltre, l’Ente ha costituito e presentato a New Delhi la società Veronafiere Lems India Private Ltd. per l’organizzazione di rassegne, eventi e workshop su un mercato fieristico che cresce del 50% annuo. Vinitaly 2010 ha, infine, visto la sigla del protocollo tra Veronafiere e il Trade Development Council di Hong Kong, organizzatore dell’Hong Kong International Wine & Spirits Fair. Un accordo reso possibile anche dall’importante collaborazione con ministero delle Politiche agricole, Ice, Buonitalia, Federvini, Uiv e che fa della rassegna leader mondiale del settore la porta di accesso per il vino europeo in Cina e Asia grazie. Tra le diverse attività che la Fiera svilupperà entro il 2014, termine del Piano industriale che prevede investimenti autofinanziati per 70 milioni di euro in cinque anni, vi sono anche una partnership in Sud America per il settore marmo lapideo e delle tecnologie e lo sviluppo di ulteriori collaborazioni negli USA che rimangono uno dei principali mercati per il made in Italy». Con Solarexpo, Greenbuilding, Progetto Fuoco, Legno Edilizia e BioEnergy Expo, siete ‘capitale fieristica’ della green economy. Sono previsti ulteriori sviluppi in questa direzione? «Le energie rinnovabili e le fonti alternative di approvvigionamento energetico sono settori in forte espansione che interessano ormai quasi tutti gli ambiti produttivi delle economie più
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1 mld INDOTTO
È la ricaduta in termini economici della Fiera di Verona sul territorio regionale e locale
83,1 mln BILANCIO
A tanto ammonta il fatturato 2009 (+19,6% rispetto alle previsioni). Superiori alle attese anche il Mol (11,6 milioni; +32,5% rispetto alle previsioni)
avanzate, innescando un processo che può generare un circolo virtuoso sia sul fronte della tutela dell’ambiente, sia nell’incremento dei posti di lavoro e nel creare nuova ricchezza. Ogni fiera che noi organizziamo, ha ormai al proprio interno un aspetto che rimanda a questo settore. Il pool di fiere citate registrano 300.000 visitatori e 2.500 espositori su una superficie di 200.000 metri quadrati. Il 30 % degli espositori è costituito da operatori esteri, professionisti che si incontrano a Verona per discutere su un tema imprescindibile con il quale tutti i settori, anche quello fieristico, si devono confrontare per assicurare un maggior rispetto dell’ambiente insieme alla crescita della nostra economia. Per la Fiera di Verona è di grande rilevanza il presidio e lo sviluppo di tali rassegne in un’ottica di medio lungo periodo».
VeronaFiere
Lo sviluppo della città passa per la fiera a Fiera è un volano insostituibile per l’economia veronese: serviva una soluzione di questo tipo per garantirne lo sviluppo futuro. La sottoscrizione di questo contratto è la prova che il sistema Verona funziona al meglio». Così il primo cittadino di Verona, Flavio Tosi, ha salutato la firma in calce ai preliminari di vendita che hanno sancito il ritorno dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo nelle mani del Comune (per l’85%) e della Fiera (per il restante 15%). Mentre, per contro, palazzo Forti è passato in quelle della Fondazione Cariverona. Un’operazione strategica per il capoluogo scaligero: ma lo è ancora di più per la sua prestigiosa fiera che genera un indotto di un miliardo di euro ogni qualvolta apre i suoi padiglioni per una delle sue manifestazioni. Da Vinitaly a Marmomacc, dalla Fieragricola a Samoter. «Il nostro obiettivo ora – ha annunciato il sindaco – è di realizzare entro fine anno, pena la perdita di importanti benefici fiscali, un parcheggio a raso di 5 mila posti auto a servizio delle manifestazioni fieristiche: è chiaro comunque che in tempi strettissimi decideremo insieme alla Fiera quale sarà il progetto definitivo per lo sviluppo dell’area». Perché quei metri quadri diventano fondamentali nell’aiutate l’ente a rafforzarsi per rispondere alla concorrenza agguerrita di altre città. Oppure per guardare, ad esempio ai Balcani, un’area cruciale per l’Italia, essendo secondo partner per l’export e primo per l’import con una quota, rispettivamente, dell’11% e del 15% sul totale dell’interscambio. Inevitabile, quindi, supporre come la Fiera e Verona stessa, per posizione geo-
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Genera un indotto da un miliardo di euro l’anno la fiera di Verona che, da Vinitaly a Marmomacc, dalla Fieragricola a Samoter, rappresenta per la città un volano economico fondamentale Sandro Fioravanti
Il primo cittadino di Verona, Flavio Tosi
grafica e spessore economico, possano diventare, come ha sottolineato il viceministro dello Sviluppo economico con delega al commercio con l’estero Adolfo Urso, nel corso del Forum sui Balcani, un «ponte naturale per l’area dei Balcani, in quanto, rispettivamente, regione dotata di tessuto industriale fortemente vocato all’export e città al crocevia di due corridoi europei strategici, dotata di un polo fieristico di eccellenza e di un sistema infrastrutturale e logistico tra i primi in Europa». VENETO 2010 • DOSSIER • 81
SISTEMA FIERISTICO
La Fiera è un volano insostituibile per l’economia veronese. La firma ai preliminari di vendita dell’area dell’ex mercato ortofrutticolo serve per garantirne lo sviluppo futuro
Insomma Comune e VeronaFiere sono già al lavoro. Come del resto era già accaduto per «l’area destinata a polo finanziario» bloccata in extremis dalla giunta Tosi. «Il Comune – spiega Enrico Corsi, assessore alle Attività economiche, allamobilità e alla viabilità e relative infrastrutture – ha dato una forte risposta, modificando quello che era l’intento della precedente amministrazione: creare un polo finanziario in quella zona che, di fatto, avrebbe eliminato ogni possibilità di parcheggio per gli operatori della Fiera». Stoppando quel progetto l’Amministrazione «ha rimesso quell’area a disposizione della fiera». 82 • DOSSIER • VENETO 2010
Tra l’altro quello spazio, «di fronte alla fiera, da sempre era utilizzato come parcheggio». È evidente che il polo finanziario avrebbe mangiato «buona parte dei posti auto. La nostra è stata un’operazione a vantaggio del sistema fieristico», sottolinea Corsi. E sul nodo delle infrastrutture, l’assessore spiega che, «se arriveranno i finanziamenti, è previsto il passaggio del sistema di trasporto pubblico di massa alla fiera». Migliorare, dunque la viabilità anche per i residenti, che coabitano con questa grossa realtà economica. «Abbiamo fornito loro del luogo dei pass che consentono la sosta durante le manifestazioni fieristiche». Ma non è tutto. La macchina comunale ha lavorato anche per «far vivere la città in concomitanza con le fiere. Ad esempio Atelier aperti con l’apertura di un centinaio di negozi durante il Vinitaly». In questo modo, «si aiuta la fiera, ma anche Verona. Perché chi arriva ha una possibilità in più di trovare un momento di svago nelle ore serali e al contempo facciamo vivere le attività economiche».
TRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI
Difendiamo l’identità dei nostri prodotti «È necessario abbattere i muri che ostacolano il recupero di competitività dell’intero sistema economico» sostiene la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, che ritiene fondamentale dare una maggiore rilevanza alla tracciabilità delle produzioni e in particolare della filiera Francesca Druidi
a globalizzazione dei mercati, l’avanzata di economie emergenti dell’Asia e dell’America latina e, più recentemente, la più grave recessione internazionale dal 1929, che l’anno scorso ha determinato la contrazione di quasi l’1,2% del prodotto lordo mondiale e di oltre il 12% dei traffici di beni e servizi, rendono sempre più urgente rivolgere particolare attenzione alla crescita strutturale della nostra economia». È l’analisi sullo stato dell’economia italiana delineata dalla senatrice Anna Cinzia Bonfrisco. Per perseguire il sentiero della crescita «è necessario abbattere i muri che ostacolano il recupero di competitività dell’intero sistema economico – prosegue – attraverso il rafforzamento dei conti pubblici, alla modernizzazione delle istituzioni e della pubblica amministrazione, alle riforme fiscale, previdenziale e della giustizia. Ma anche al riequilibrio del divario Nord-Sud, agli investimenti in infrastrutture, in ricerca e nel capitale umano, alle liberalizzazioni». Una sfida complessa quella intrapresa dal Governo che però «fin dal suo insediamento sta affrontando con provvedimenti importanti non da ultimo – continua la senatrice – la manovra
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varata in questi giorni, incentrata sulla lotta agli sprechi, all’evasione e alla più razionale allocazione delle risorse pubbliche». La senatrice ritiene, inoltre, fondamentale combattere «la perdita d’identità dei prodotti, una conseguenza dei processi di globalizzazione dei mercati, che penalizza significativamente le produzioni caratteristiche del made in Italy». Per questo motivo ha presentato un ddl per dare una maggiore rilevanza alla tracciabilità delle produzioni ed in particolare della filiera. Quali sono gli obiettivi del ddl? «Pervenire a una etichettatura dei prodotti che recuperi l’elemento centrale dei “tradizionali” rapporti commerciali: la fiducia tra venditore e compratore, messa in discussione dai più moderni modelli distributivi. Un traguardo che è possibile
La senatrice Anna Cinzia Bonfrisco
Anna Cinzia Bonfrisco
raggiungere con la tracciabilità delle produzioni, ovvero la possibilità di ripercorrere la storia dei prodotti, dalle diverse fasi di lavorazione a quelle di distribuzione, mediante identificazioni opportunamente documentate. Un sistema nato nel settore agroalimentare, ma che si sta estendendo ad altri comparti, che favorisce la trasparenza e consente al consumatore di conoscere aspetti produttivi e simbolici delle produzioni. È importante ricordare, però, che la tracciabilità non va intesa come una misura protezionistica,
ma come un modo per valorizzare il made in Italy». Come le imprese potranno aderire al sistema di tracciabilità? «Com’è indicato nella relazione introduttiva del provvedimento, è di carattere volontario. È basato cioè sulla scelta delle imprese che sono “a monte” e “a valle” di una certa produzione, quelle cioè che costituiscono la filiera di quella produzione, di certificare i propri prodotti e processi. Attraverso un’idonea organizzazione e documentazione aziendale, strutturata sulla scorta di un disciplinare, ovvero di un documento che stabilisce regole standard e requisiti necessari per ottenere la certificazione. Un sistema, inoltre, che prevede ispezioni e sanzioni, morali e anche pecuniarie, per coloro che non rispettano quelle regole a cui hanno inteso aderire volontariamente». Quali i vantaggi per le imprese? «Le opportunità mi sembrano notevoli. Oltre a divenire una sorta di etichetta, che costituisce il principale strumento di comunicazione verso i consumatori finali, le produzioni così certificate
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TRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI
acquisiscono un valore, anche extraeconomico, che le qualifica e le differenzia da quelle, per così dire, convenzionali, divenendo altresì un significativo strumento promozionale nei mercati internazionali». Quali saranno le realtà che dovranno entrare in gioco? «La volontarietà fa sì che le imprese siano gli attori principali di questo sistema. Tuttavia, al fine di conferire credibilità al modello, appare necessario che la certificazione venga rilasciata da un ente terzo e indipendente. Come le Camere di Commercio, che hanno già maturato un’esperienza importante nel settore agricolo, che stanno estendendo ad altri settori, come ad esempio il tessile-abbigliamento. Nella mia idea, quindi, dovranno essere proprio le Camere di commercio a redigere il disciplinare e gli strumenti che consentono la certificazione. Così come a esse sono affidate le funzioni ispettive e sanzionatorie. Un’attività complessa quella svolta dal sistema camerale, che vede però il coinvolgimento diretto delle imprese, che partecipano attivamente alla definizione e al rispetto delle regole del
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gioco. Un sistema che non intende sostituire le norme vigenti, ma valorizzare le produzioni». Quali i vantaggi per il consumatore? «Innanzitutto, la qualità perché potrà contare su prodotti certamente migliori ed essere sicuro sulla veridicità e la correttezza delle informazioni contenute nelle etichette. Tuttavia, non sottovaluterei l’importanza dell’elemento conoscenza. Come dicevo all’inizio, obiettivo di questa proposta è far conoscere la storia delle produzioni. Che, in altre parole, significa mettere a disposizione del consumatore un’informazione chiara e diretta il loro valore, anche immateriale dei prodotti. E su questa informazione, la più completa possibile, il consumatore costruirà, come dovrebbe essere in una normale economia di mercato, il proprio convincimento e, infine, il proprio giudizio su prodotti, produttori e distributori. In fondo, anche questa vuole essere un piccolo contributo a quella massima einaudiana di conoscere per decidere».
INCUBATORI D’IMPRESA
L’innovazione è il traguardo dell’economia veneta Un evento sportivo che stimola i valori del fare squadra e della sana competitività. Un incubatore d’imprese per un Veneto che non rinuncia allo sviluppo innovativo delle sue realtà produttive. Dalle parole del suo direttore generale, Elvio Zanella, il bilancio sull’ultimo anno della Po.La.Re Andrea Moscariello
Elvio Zanella, direttore generale del Polytechnic Laboratory of Research di Donà di Piave (VE). Nelle altre pagine, alcune immagini dell’evento Pit-B 2010 organizzato da Po.La.Re in cui sono intervenuti anche gli assessori regionali Maria Luisa Coppola e Daniele Stival, nella foto in alto a destra - www.polare.eu
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innovazione sta allo sviluppo economico così come la scrittura sta alla cultura umana. Ne rappresenta il perno, lo scopo evolutivo, il suo motore di crescita. Ma, ovviamente, la piccola impresa rischia di non saper rispondere ai diktat di un mercato globale, con un bacino di utenza e concorrenziale sempre più potenziato. Certamente, però, le idee migliori non possono abortire in un universo aziendale che fa dell’attuazione pratica dell’ingegno la sua raison d’etre. E così nascono, strutture che puntano sulla ricerca e l’aggregazione a sostegno degli attori produttivi. Il Veneto conta, in particolare, sul noto Organismo di Ricerca (Odr) Po.La.Re. Come spiega il suo direttore generale, Elvio Zanella, l’Odr ha saputo integrarsi sul territorio «raggruppando sinergicamente le migliori competenze accademiche e professionali nel settore della ricerca e dello sviluppo, per poter offrire alle aziende soluzioni applicabili nei più diversi settori, sia consolidati come di nicchia, per eccellere in un contesto moderno e dinamico, sempre più competitivo e globale». L’occasione per trarre un bilancio con Zanella è sportiva. L’8 maggio si è tenuto, presso l’autodromo di Adria International Raceway, il primo evento annuale di Po.La.Re Incentive Team Building, o Pit-B 2010, organizzato dall’Odr per portare le imprese del gruppo a riflettere sull’importanza del “fare squadra”. Una metafora messa in pratica anche con un team di professionisti specializzato in innovazione al supporto aziendale. All’evento hanno partecipato 200 persone.
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Sviluppo e innovazione
Tra le personalità intervenute, anche gli assessori regionali: Maria Luisa Coppola, e Daniele Stival. Zanella si dimostra entusiasta sull’iniziativa. Come si è rivelata l’esperienza Pit-B 2010? «Unica e memorabile, vissuta nell’arco di una giornata dedicata al divertimento e alla sfida, nella cornice dell’autodromo Adria International Raceway, che con 2.702 metri di lunghezza per 12 metri di carreggiata a larghezza costante, è stato l’anello di congiunzione tra pit stop, percorsi di abilità, test drive di vetture splendide ed eventi collaterali in piccoli circuiti indipendenti ricavati intorno a un futuristico hangar di 8.000 metri quadri coperti. È stato entusiasmante vivere l’emozione della pista da protagonisti, perché quello che conta non è solo partecipare, ma arrivare fino in fondo». Come si esplica il binomio race-sviluppo di impresa? «Come in un Circuito, l’ambiente competitivo delle aziende è condizionato da continue sfide, ma è sempre il lavoro di squadra, il team, a costruire il successo. Po.La.Re non è solo un team di professionisti, è anche la
45 mln RACCOLTI
È la cifra ottenuta dal Polytechnic Laboratory of Research nel corso del 2009 come agevolazioni concesse. Nello stesso anno, Po.La.Re ha registrato 55 commesse gestite
60 mln PREVISTI
Questa la cifra che l’incubatore d’impresa veneto prevede come fatturato revisionale per il 2010
“squadra corse” delle aziende partner per vincere insieme». Così avete scelto di riproporre questo modello in scala, tramite un evento sportivo. «La filosofia di Pit-B si fonda sulla volontà di aggregare competenze diverse, socializzando, all’interno di un contesto competitivo definito ma sempre variabile, proprio come succede nelle aziende e nella vita. Lo spirito è quello di vivere una sfida con coraggio e tenacia, per vincere e per arrivare in fondo, in modo organizzato, senza improvvisare. Nella filosofia di Po.La.Re rientra Pit-B. Per essere partner delle aziende che vogliono crescere innovando, bisogna lavorare in squadra con metodo e con tenacia, per eccellere in un contesto globale dinamico, sempre più competitivo». Lavoro di squadra e rilancio del sistema produttivo dunque rappresentano elementi strettamente correlati? «Se l’innovazione si riscontra nella capacità di aggiornare l’offerta di prodotti e servizi sempre più efficienti, e soprattutto nel soddisfare sempre con maggior rapidità i mutevoli bisogni di mercato, la natura prevalentemente aggregativa del laboratorio Po.La.Re si pone di trasferire una maggiore attrattiva nel la- ›› VENETO 2010 • DOSSIER • 89
INCUBATORI D’IMPRESA
PROMUOVIAMO IL CAMBIAMENTO Po.La.Re, nel suo ideale ruolo di agente del cambiamento, promuove l’innovazione nei processi aziendali favorendo la competitività e l’efficienza. Il fattore principale su cui matura il proprio ruolo è rappresentato dalla conoscenza e dalla motivazione del fattore umano. Il know how quale componente incrementale purtroppo non si trasferisce per osmosi ma solo attraverso un lento processo di motivazione del fattore umano. L’ambiente, la creatività, la motivazione sono fattori critici di successo e lo sono in modo ancora più incisivo in un mercato non favorito da infrastrutture e attenzioni specifiche quale quello italiano. Il cambiamento quindi potrà maturare solo in un simbiotico apporto di tutte le componenti del mercato: capitale privato, capitale finanziari, fattore umano, infrastrutture pubbliche, collegamento con la conoscenza e favorevole consenso sociale. La risposta competitiva passa quindi per un processo sistemico di crescita e socializzazione. Per queste ragioni Po.La.Re si propone quale promotore di eventi non solo in ambito professionale ma anche e soprattutto sul piano ludico e sportivo. Sono così eventi periodici inseriti nel nostro programma di lavoro il BIT-P, sfida competitiva in autodromo, e la diretta sponsorizzazione delle attività sportive di gruppo nel contesto degli sport minori attivati presso la Polisportiva Casier Dosson di Treviso (Progetto Treviso Sud) al secolo Polare Casier. Oltre al centro di ricerca caratterizzante il profilo di Organismo di Ricerca, Polare si adopera per lo sviluppo della scuola per l’innovazione, quale master post universitario per avvicinare le carriere universitarie al profilo professionale di ricercatore nelle diverse di-
scipline accademiche in risposta al fabbisogno imprenditoriale; e all’attivazione della Banca per l’innovazione, istituto orientato esclusivamente alla partecipazione in progetti di ricerca di alto profilo d’interesse per l’economia e la socialità. Celebrando il successo del primo evento in pista tenutosi nell’autodromo di Adria l’8 Maggio, vi invitiamo al prossimo evento che promuoviamo in chiave intensiva nella due giorni programmata per il prossimo anno nel week end del 9 e 10 maggio 2011. Un ringraziamento particolare lo rivolgo allo staff di Po.La.Re. e dell’autodromo per l’impegno manifestato a favore dell’evento e ai partecipanti che ci hanno soddisfatto per le emozioni manifestate durante tutte le prove e gare intrattenute. www.pitb.it di Stefano Bonet – Amministratore Po.La.Re
›› voro di squadra tra le imprese innovative, fa- con il mondo della conoscenza? vorendo così la competizione e la derivante riqualificazione dell’offerta globale. Il tutto in uno sforzo complessivo di riposizionamento in mercati a maggior valore aggiunto». I valori che voi sostenete cosa rappresentano su un mercato che soffre una delle crisi più pesanti della storia economica contemporanea? «Nel mercato odierno innovazione e ricerca fanno la differenza in termini di Pil e competitività, ed è proprio qui che si pone la missione Po.La.Re. Organizzare l’innovazione, creando una cerniera tra mondo dell’impresa e mondo della conoscenza, rendendola tangibile e soprattutto fruibile. L’obiettivo è certamente ambizioso: diventare il punto di riferimento delle Pmi per tutto ciò che concerne le soluzioni agevolate nazionali e comunitarie». Come si configura questa connessione 90 • DOSSIER • VENETO 2010
«In quanto incubatore dell’innovazione, il nostro organismo è costantemente collegato con una rete universitaria, che alimenta il database dell’innovazione a supporto delle aziende. Non solo. Dobbiamo mantenere i rapporti anche con le istituzioni pubbliche comunitarie, nazionali e regionali, per seguire e orientare le linee guida di chi ha potere di scelta in materia di strumenti agevolativi». Le aziende quanto investono in innovazione? «Mediamente un’impresa spende ogni anno il 10% del suo fatturato in aggiornamenti più o meno innovativi di prodotto, processo, organizzazione e marketing. Dominare questo processo significa presidiare in modo completo e organizzato la propria nicchia di mercato. Dobbiamo far sì che gli obiettivi di mercato delle grandi, piccole e medie imprese siano recepiti in piani di lavoro condi-
Sviluppo e innovazione
visi con marketing, progettazione e ricerca investimenti produttivi. L’Area Ingegneria e dell’azienda». Tecnico-Scientifica fornisce la schedulazione, Come opera un Organismo di Ricerca preventivazione e progettazione esecutiva di come Polare? settore. Dall’attività di Benchmark si genera il «Il Sistema Po.La.Re si orienta verso due diffe- Programma Quadro i cui progetti vengono renti metodologie di apanalizzati singolarmente. proccio: come Incubatore L’Area IndustrializzaCome in un circuito, del Processo innovativo zione segue infine gli acnelle aziende strutturate quisti, le filiere produtl’ambiente competitivo e come Process Owner e i network dei delle aziende è condizionato tive nel Processo Innovativo partner fornitori». da continue sfide, verso le Pmi Strategiche. A proposito di ma è sempre il lavoro Po.La.Re assiste le im2010. Cosa si aspetta prese nella selezione e nelper i prossimi mesi? di squadra, il team, l’accesso ai contributi, «Proseguiremo con a costruire il successo nella gestione dei prol’obiettivo di introdurre getti, nell’offerta di tecl’innovazione come pronologie migliorative e nelle soluzioni finanzia- cesso produttivo, attraverso il pilastro fondarie per l’innovazione. Sono tre le aree mentale del Laboratorio Politecnico di Ricerca, funzionali su cui si svolge il nostro operato. per incubare l’innovazione. Non solo, sempre L’Area Agevolativa si occupa di finanziamenti proteso al futuro il Polytechnic Laboratory of comunitari, nazionali e regionali monitoran- Research avvierà nel 2011 la “Banca dell’Innodone costantemente i programmi di incenti- vazione”, per finanziare tali attività, e la “Scuola vazione alle attività di ricerca e sviluppo e va- per l’Innovazione”, per formare ricercatori e luta le possibilità che ne possono derivare per manager».
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IMPRESE E CRISI
Reti e innovazione il vero traino L’ per le imprese La crisi presenta il suo conto salato, soprattutto alle Pmi. E il Veneto, proprio nel momento fiscalmente più arduo, deve saper rilanciare i punti di forza della propria economia. L’opinione di Gino Priante, Graziano Dal Lago e Nicola Artoni, esperti in tematiche tributarie Andrea Moscariello
Da sinistra, Gino Priante, tributarista e consulente tecnico del giudice, Graziano Dal Lago e Nicola Artoni, entrambi ragionieri commercialisti e revisori legali dei conti - info@sinergosrl.it
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Italia, mai come in queste settimane, si è ritrovata a fare i conti con la crisi. Il ministro Tremonti ha l’ingrato, e arduo, compito di ricalibrare i sacrifici per un Paese martoriato dal fisco e, al tempo stesso, zoppicante a causa di molteplici sprechi e dislivelli nel potere di acquisto. Una manovra da 24 miliardi di Euro che fa discutere. E che ovviamente gli esperti in tematiche tributarie osservano con attenzione. «Tremonti ha basato la manovra correttiva privilegiando tagli di natura strutturale sulla spesa» osserva Gino Priante. Il tributarista vicentino, assieme ai suoi colleghi commercialisti della Sinergo, Graziano Dal Lago e Nicola Artoni, sottolinea come questo intervento governativo si inserisca in una fase drammatica per il nostro tessuto imprenditoriale. «Sono noti i dati nazionali che indicano che le imprese private hanno perso circa 700mila posti di lavoro e hanno subito un crollo della produzione industriale pari a circa il 25%». Soprattutto, i tre esperti denotano la difficile congiuntura che travolge l’economia della Vallata del Chiampo, in particolare la lavo-
La manovra economica
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I veneti hanno un forte senso dell’internazionalizzazione, e vedono nei Paesi orientali non solo manodopera a basso costo, ma anche promettenti mercati interni con tassi di crescita annua a due cifre
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razione del pellame, del marmo e il meccanico, settori che in quest’area geografica hanno subito un calo perfino superiore ai 25 punti percentuali della media nazionale. «L’impostazione data dalla manovra privilegia i tagli e il rigore nella Pubblica amministrazione, rinvigorendo anche la lotta all’evasione fiscale. In particolare è stato confermato il nuovo “redditometro” e la tracciabilità per i pagamenti in contanti superiori a 5mila euro, oltre a tutta una serie di norme e adempimenti a carico delle imprese» spiega Priante. Secondo Dal Lago «Gli imprenditori sono preoccupati per un eventuale uso improprio del nuovo redditometro, oltre che per l’assenza di misure volte a incentivare, in maniera significativa, le imprese che in questo momento stanno recedendo». Anche per questo la figura del consulente aziendale è divenuta sempre più centrale nell’attuazione delle strategie tese a salvare le attività produttive. Per Nicola Artoni il consulente «forma gli imprenditori trasmettendo, calando e applicando la normativa nelle singole realtà aziendali». L’elemento critico, per i tre consulenti, pur evidenziando la validità dei provvedimenti
24 mld MANOVRA
A questo ammonta la manovra correttiva che il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha redatto puntando soprattutto su tagli alle spese strutturali e lotta all’evasione fiscale
presi, sta nel fatto che gli stessi siano per loro natura rivolti alla generalità dei contribuenti «senza dare modo di misurare correttamente le capacità reddituali dei singoli». E neppure gli incentivi paiono essere sufficienti. Per Priante anche la Tremonti Ter, il cui termine scadrà il prossimo 30 Giugno, si è rivelata «insufficiente per il troppo breve periodo di validità della norma stessa e iniqua in quanto rivolta solamente a una minima parte di contribuenti». Artoni, poi, spiega come le aziende locali, molte delle quali affiancate proprio dalla loro struttura, Sinergo, «si aspettavano che l’elenco degli investimenti non si limitasse ai macchinari inseriti nella divisione 28 ATECO». E, aggiunge Dal Lago, «sarebbe stato opportuno estendere il provvedimento anche al mondo professionale». Le reazioni, quelle più significative, pare debbano giungere, ancora prima che dal programma governativo, dall’agire imprenditoriale, dalla cultura economica locale e nazionale. «La crisi insegna a fare di necessità virtù – interviene Priante -. Noi consulenti dobbiamo metterci in gioco schierandoci al fianco dell’imprenditore, spendendo la nostra faccia presso il sistema socio economico per cercare di aiutarlo a tutto campo. Ci hanno imposto nuove chiavi di lettura della realtà e abbiamo dovuto tempestivamente aggiornare il contenuto della nostra “cassetta dei ferri del mestiere” per saper intervenire a proposito». Per il futuro, i tre si aspettano maggiore attenzione da parte delle autorità locali, Re- ›› VENETO 2010 • DOSSIER • 93
IMPRESE E CRISI
UN SETTORE DA RISANARE L’attività più importante nella vallata del Chiampo è sicuramente rappresentata dall’industria della concia e della lavorazione delle pelli. «Il settore negli ultimi anni ha subito degli importanti tracolli in termini produttivi e di occupazione – spiegano gli esperti della Sinergo -. Dovuti soprattutto alla delocalizzazione». Per invertire la tendenza uno sforzo deve essere compiuto anche nel mondo creditizio, che deve supportare maggiormente le imprese «intervenendo laddove le stesse siano dotate di progetti e investimenti volti allo sviluppo nella propria realtà locale, con conseguenti benefiche ricadute sull’indotto della zona. In questa zona la ripresa è legata alla capacità dei nostri imprenditori di sapersi innovare e adattare alle nuove realtà imprenditoriali internazionali».
›› gione in primis. Ma soprattutto lo sviluppo di e al Canada -. I veneti hanno un forte senso una capacità, da parte degli imprenditori, di fare squadra, creando distretti di ricerca e di eccellenza per competere in tema di qualità e di tecnologia con il mondo intero. E gli auspici si rivolgono anche verso la realizzazione del federalismo fiscale, che a opinione di Artoni «potrà portare, se ben condotto e gestito, una redistribuzione migliore e più efficace delle risorse finanziarie derivanti dalle entrate tributarie, che potranno migliorare l’intera rete viaria della regione a vantaggio delle imprese, creando parchi tecnologici e incubatori di aziende in cui far nascere, o rinascere, nuove eccellenze». E gli imprenditori veneti, per Priante, hanno tutto il potenziale per puntare all’innovazione, parola chiave per il rilancio. «Sono stati tra i primi a “colonizzare” diversi Paesi esteri, dove spesso La crisi ci insegna a fare hanno traslocato interi distretti prodi necessità virtù. Anche duttivi - si pensi per questo noi consulenti alla Romania per il dobbiamo metterci in gioco settore calzaturiero schierandoci al fianco e manifatturiero e, dell’imprenditore prima, come emigranti, all’Australia
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dell’internazionalizzazione. Cina e Vietnam attraggono gli imprenditori, i quali vedono in questi Paesi non solo manodopera a basso costo, ma anche promettenti mercati interni con tassi di crescita annua a due cifre». E, per i tre, non meno diffuso è il senso dell’innovazione «visto come unico vantaggio competitivo, unitamente al design e alla fantasia tipicamente italiani, per competere con i sempre meglio organizzati e temibili Paesi emergenti, non più solamente ad Est». «L’intervento che viene richiesto a noi professionisti è quello di interagire a nostra volta con il sistema dell’internazionalizzazione – spiega Dal Lago - creando network professionali che sappiano gestire e seguire gli imprenditori anche all’estero, offrendo loro, di volta in volta, le migliori opportunità in tema di finanziamenti, regimi fiscali agevolati, strutture societarie e zone franche, al fine di ottimizzare il loro business». Ma, come sostiene Priante, «la vera sfida del futuro degli imprenditori veneti sarà quella del passaggio generazionale, in particolare la capacità di riuscire a trasmettere ai loro figli quella passione per il “fare impresa” che è il vero motore di questa regione».
DIRITTO DEL LAVORO
Rapporti di lavoro tra imprenditori e dipendenti In un periodo molto caldo per quanto riguarda le riorganizzazioni aziendali dovute alle difficoltà economiche insorte per la crisi globale ci sono essenziali accortezze che l’imprenditore deve tenere in considerazione nei confronti dei suoi dipendenti. Giuseppe Menegazzi spiega quali Nicolò Mulas Marcello
li effetti della crisi economica continuano a farsi sentire soprattutto per quelle imprese che sono riuscite fino a oggi a tenere i denti stretti senza dover ricorrere a misure drastiche di riduzione del personale. Il mondo legale rivela che l’ondata di licenziamenti dovuti alla difficile situazione economica mondiale iniziata nel 2008 si fa sentire proprio adesso. Ma la maggiore incidenza di cause legali improntate dai dipendenti verso i loro datori di lavoro sembra non essere legata essenzialmente ai licenziamenti. Come spiega l’avvocato Giuseppe Menegazzi di Simmons & Simmons: «È quasi come se ci fosse paura a smuovere l’azione giudiziaria sugli inquadramenti e più invece sull’aspetto disciplina, trasferimenti di rami d’azienda e sull’outsourcing». Qual è lo scenario attuale dell’azienda per quanto riguarda i licenziamenti? «Tra settembre e ottobre del 2008 sono partite le grandi manovre relative a riorganizzazioni e chiusure di aziende. Considerando la tempistica del verificarsi di cassa integrazione straordinaria o in deroga e aggiungendo le mobilità ci rendiamo conto che la massa dei licenziamenti dovuti alla crisi del 2008 arriva adesso. Dall’inizio dell’anno a oggi si è por-
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tato a compimento il processo che è cominciato con la crisi dell’agosto del 2008. Nel nostro studio c’è stato un maggior impegno su questo versante. Confrontandoci con altri studi di tutta Europa, da Parigi, Dusseldorf, Londra, e in Spagna, la tempistica negli altri paesi è stata diversa perché a Londra l’ondata si è sentita subito. Già alla fine del 2008 avevano la situazione che sta arrivando qui sulle nostre scrivanie oggi. Lo scenario francese invece è più simile al nostro». In base alla vostra esperienza quali sono
Giuseppe Menegazzi, esperto di diritto del lavoro presso lo studio legale Simmons & Simmons
Giuseppe Menegazzi
Non è infrequente che attraverso cessione dei rami di azienda si mascheri un meccanismo per evitare procedure di licenziamento collettivo
le tipologie di citazioni in giudizio da parte di dipendenti nei confronti di imprenditori? «È quasi come se ci fosse paura a smuovere l’azione giudiziaria su inquadramenti ma più un’inclinazione sull’aspetto di trasferimenti di rami d’azienda e sull’outsourcing. Quindi tutto ciò che riguarda la disciplina da un lato e l’organizzazione dall’altro perché sono aumentate molto le outsourcing, ovvero aziende che danno la logistica in appalto che di conseguenza genera licenziamenti di lavoratori.
Questo è il focus di oggi». In caso di fallimento quali sono le responsabilità dell’imprenditore nei confronti dei dipendenti? «Innanzitutto la responsabilità se la prende la procedura nel senso che dichiarato il fallimento è il curatore che mette in essere tutte le attività conseguenti alla cessazione dell’impresa oppure alla vendita dell’impresa comperata con moneta fallimentare. Diciamo che il curatore si sostituisce all’imprenditore nell’ambito del fallimento con gli strumenti giuridici che ha a disposizione». In caso di trasferimento di azienda e riorganizzazione, quali accortezze deve riservare l’imprenditore nei confronti dei suoi dipendenti? «Questo è un argomento molto caldo perché ci sono moltissime attività in questo senso. Ovviamente se devo fare un ragionamento banale ma concreto l’imprenditore deve osservare il rispetto dello “zainetto” che il lavo-
3,5 mln EUROPA Posti di lavoro in meno nella zona Euro nel corso del 2009
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DIRITTO DEL LAVORO
UN FUTURO IN CHIAVE FLESSIBILE
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a crisi ha portato i vertici e i politici mondiali a rivalutare seriamente molteplici paradigmi economici. È divenuto sempre più chiaro, comunque, come il mondo finanziario, anche se legato al più radicato liberismo, non può agire nel completo distacco delle autorità governative, le quali devono poter garantire una stabilità lavorativa alle cittadinanze. E l’Italia non sta certamente a guardare. Riforma, mercato e occupazione restano i nodi gordiani da affrontare. A parlarne è il senatore Pasquale Giuliano (nella foto), presidente della commissione Lavoro del Senato, il quale osserva come, in un’epoca in cui l’antagonismo ideologico tra capitale e lavoro è finito ormai da tempo, «della necessità di aggiornare il mercato di riferimento si sono progressivamente convinte, chi prima e chi dopo, tutte le forze sociali e politiche, o quasi». Che tipo di atteggiamento deve assumere la classe politica per far collaborare maggiormente le parti sociali? «La politica ha la responsabilità di assicurare la sintesi, che non può significare stasi, ma deve invece tradursi in quel dinamismo complessivo che è necessario perché più alti livelli di benessere sociale possano essere conse-
guiti da tutti. La riforma della contrattazione collettiva, siglata il 22 gennaio 2009, è un esempio di questo metodo». Perché ritiene questa riforma così importante? «Perché ciò che è stato realizzato, oltre a semplificare le procedure e a incentivare le trattative a livello decentrato, stimola e premia la produttività. Quindi si favoriscono la competitività, l’occupazione e lo sviluppo». Lei concorda sul puntare a una riforma basata sulla flexsecurity? «Ora che l’onda d’urto della crisi va, seppure lentamente, perdendo forza, è possibile entrare nel merito delle proposte e valutare, anche insieme alle Regioni e alle parti sociali, se e come intervenire per migliorare ulteriormente le regole in materia di lavoro, di ammortizzatori sociali e di formazione». Trova che il diritto del lavoro in Italia debba dunque essere ripensato anche in un’ottica maggiormente rivolta ai giovani? «L’aumento della vita media e l’aggressività della competizione globale sono alcuni dei fattori che hanno imposto un ripensamento delle regole del lavoro e un bilanciamento del rapporto tra insider e outsider. La legge Biagi è stato lo strumento attraverso il quale tale
ratore si porta dietro nel trasferimento dall’società A alla società B con l’azienda che viene trasferita o a titolo definitivo o in affitto. Quindi io imprenditore che cedo, devo assicurare il pagamento dei contributi e che tutto il resto non necessiti rivendicazioni. Chi invece riceve il lavoratore, lo deve fare rispettando quello che il lavoratore aveva nello “zainetto” e successivamente se deve modificare l’organizzazione, gli orari o gli inquadramenti deve partire con una riorganizzazione con confronto sindacale. Questo è un momento molto caldo, perché non è infrequente che attraverso cessione dei rami di azienda si mascheri un meccanismo per evitare le forche caudine delle procedure di licenziamento col-
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ripensamento ha avuto luogo anche nel nostro Paese. Sono state introdotte nuove formule di lavoro, volte anzitutto a favorire l’inserimento dei giovani, dal contratto a progetto al contratto di inserimento, dalla somministrazione all’apprendistato, dal lavoro intermittente al lavoro ripartito e a quello accessorio. Inoltre, sono state riformate profondamente le politiche attive del lavoro. Molte delle ragioni della crescita dell’occupazione in Italia, aumentata di oltre un milione di unità dal 2004 al 2008, fino cioè all’avvento della crisi internazionale, vanno certamente ascritte a tali innovazioni. I giovani costituiscono la principale risorsa di un Paese e sono la nostra riserva di futuro per cui continuare a investire su di loro è un obbligo morale, oltre che politico».
lettivo che invece danno il via a un’altra serie di problematiche più complesse». Per quanto riguarda la tutela del segreto d’impresa quali sono gli obblighi del lavoratore dipendente? «Sono quelli previsti dal codice civile. Ci sono poi casi in cui non si possono divulgare notizie avute nell’ambito della prestazione lavorativa che possano portare danno all’impresa, e nocumento alla sua attività. Poi ci possono essere particolari posizioni di lavoratori che essendo all’interno di nodi nevralgici dell’attività dell’impresa possono avere un particolare obbligo di riservatezza, cosa che molto spesso viene rafforzata da patti di non concorrenza o da patti di confidenzialità che prevedono penali».
AGRICOLTURA
Il rilancio dell’agricoltura Ricerca e innovazione tecnologica. E una più incisiva attività negoziale a livello europeo. Ecco i progetti del ministro Giancarlo Galan Nike Giurlani agricoltura italiana sta attraversando un momento di difficoltà, con alcuni problemi che cercheremo di affrontare subito, ma anche molti punti di forza che ci danno ottimismo. Siamo pronti, quindi, ad affrontare la sfida dei mercati internazionali» mette in evidenza Giancarlo Galan. «La valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare è certamente centrale, per il
L’
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rilancio del comparto primario – prosegue il neo ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali – e siamo al lavoro per compattare tutta la filiera produttiva, dai produttori ai distributori, e le istituzioni, in modo da concentrare tutte le energie e le risorse finanziarie». Ma questo non basta, afferma Giancarlo Galan. «C’è bisogno, inoltre, di un’agricoltura che segua e faccia proprie le esigenze del mercato, e che sia aperta al nuovo anche at-
In apertura, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan
Giancarlo Galan
traverso la ricerca e l’innovazione tecnologica. I giovani devono avere la possibilità concreta di scegliere l’agricoltura e di sviluppare attività d’impresa. E noi dobbiamo metterli in grado di dotarsi di tutti gli strumenti, anche finanziari, che permettano loro di accedere e di operare in modo propositivo e innovativo». Quali sono le prime iniziative che intende portare avanti? «Voglio essere il ministro dell’ascolto. Avvieremo subito la fase della concertazione, con tutti i protagonisti, i produttori, le associazioni di categoria e le Regioni. Avvieremo al più presto un piano di rilancio, valorizzando i punti di forza
30-40%
RISPARMIO Gli sprechi che potrebbero essere evitati eliminando intermediazioni tra i costi di produzione e i prezzi al consumo
di ciascun settore e superando la frammentazione delle competitività. Lavoreremo per rafforzare e rendere più certa la nostra azione negoziale a Bruxelles, semplificando al contempo il quadro normativo e le strutture della nostra agricoltura. Se vogliamo davvero che torni a svolgere un ruolo centrale per la nostra economia, dobbiamo valorizzare ogni realtà, che porta il suo contributo irrinunciabile all’intero comparto». Su quali aspetti occorre puntare per rilanciare l’agricoltura italiana? «Ritengo prioritaria una politica a sostegno delle famiglie italiane, bisogna restituire loro il giusto potere di acquisto. I nostri sforzi saranno
concentrati ad accorciare la filiera, avviando al più presto un processo di rinnovamento della filiera tradizionale, che va razionalizzata e modernizzata per superare inefficienze e speculazioni. Metteremo subito in atto tutti quegli aspetti che possono restringere al massimo la forbice, oggi penalizzante, tra costi di produzione nel sistema agroalimentare e i prezzi al consumo, eliminando intermediazioni e sprechi, che incidono anche fino al 30-40 per cento sul prezzo finale». Qual è la sua posizione nei confronti degli Ogm e della ricerca? «Per un sistema paese il gap peggiore è quello della conoscenza, quindi su questo punto resterò coerente alle VENETO 2010 • DOSSIER • 147
AGRICOLTURA
L’eccellenza della nostra tavola è il frutto di un’arte secolare, che ha saputo esaltare i sapori e i profumi dei nostri prodotti tipici
mie posizioni di sempre: sì
alla ricerca e all’innovazione. Sono entrato a far parte di un governo che su questa questione ha già preso una serie di decisioni, l’ultima è il decreto interministeriale di stop alla coltivazione di un mais Ogm. Non intendo per coerenza e lealtà, mettere in discussione questa posizione. Detto questo, la ricerca va sempre e comunque incoraggiata».
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La Francia ha avanzato la richiesta di dichiarare la cucina francese Patrimonio dell’Unesco, si potrebbe portare avanti la stessa iniziativa anche per quella italiana? Cosa fare per salvaguardare il nostro patrimonio enogastronomico? «Siamo l’Italia dei mille sapori, delle produzioni tipiche di ogni regione, della buona cucina. Sarebbe più giusto
parlare di cucine italiane, allo stesso modo in cui siamo celebrati per i mille monumenti, città d’arte, paesaggi. Abbiamo le più famose accademie della cucina, il nostro patrimonio enogastronomico è un bene prezioso, riconosciuto in tutto il mondo. Ma l’eccellenza della nostra tavola è il frutto di un’arte secolare, che ha saputo esaltare i sapori e i profumi dei nostri prodotti tipici e che non teme la concorrenza straniera. Per questo, intendo candidare l’Italia per ottenere dall’Unesco il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità di specialità gastronomiche tipiche, che sono uniche e solo nostre. E per far questo, coinvolgeremo autorevoli chef, giornalisti enogastronomici e intellettuali per sostenere la campagna con il loro fondamentale contributo».
TURISMO
Veneto regione pilota per il turismo «Un turismo accessibile è per le economie locali una fonte duratura di reddito e un mezzo per promuovere un’occupazione stabile e valorizzare il nostro patrimonio paesaggistico, culturale, storico e ambientale». Così Marino Finozzi, assessore regionale al Turismo Renata Gualtieri
a Commissione europea sta studiando l’ipotesi di fare del Veneto una regione pilota nell’applicazione delle politiche europee sul turismo. L’Assessore regionale al Turismo Marino Finozzi commenta così questa candidatura: «Il turismo rappresenta la terza attività economica più importante d’Europa, in termini di volume e per numero di addetti nel settore, ed è il nostro biglietto da visita per il resto del mondo, per questo motivo la nostra candidatura a regione pilota rappresenta uno stimolo e una responsabilità, ma anche una conferma di quanto di buono è stato fatto fino ad adesso. Nel pieno rispetto di quelle che sono le linee guida dettate dalla Commissione, il nostro inestimabile patrimonio artistico, ambientale e culturale dovrà divenire pienamente accessibile a tutti coloro i quali hanno difficoltà a viaggiare, anziani, persone con mobilità ridotta, ma anche giovani e nuclei familiari meno
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abbienti». Un turista su cinque che sceglie l’Italia si ferma in Veneto, tra le prime regioni in Europa ad avere strutturato un’offerta ricettiva estremamente variegata. Con quali strategie si possono incrementare questi dati? «Lo sforzo che faremo è di mantenere la notorietà delle destinazioni turistiche più famose, come le città d’arte e la montagna, ma nello stesso tempo di accrescere il concetto di Veneto come regione turistica nel suo complesso. In questo senso il claim “Veneto tra il cielo e la terra” con il simbolo del leone alato e la stella a sette colori è entrato nella conoscenza di ogni turista quale segno di identità e di identificazione. È mio preciso obiettivo sviluppare nel corso dei prossimi cinque anni quello che sarà un nuovo tema turistico: il “paesaggio culturale” quale elemento di conoscenza ed esplorazione del territorio nel senso più ampio del termine. Sono convinto che al
termine di questo mio mandato parlare di Veneto ai turisti vorrà dire evocare Venezia, Cortina, Dolomiti, ma anche Asolo, Marostica, Bassano del Grappa, Este, Cittadella e la Riviera del Brenta». Quali importanti sfide deve ancora vincere il settore? «Obiettivo prioritario è accrescere la conoscenza del Veneto a livello nazionale e internazionale. Stiamo avviando un lavoro con gli aeroporti del Veneto per nuovi flussi turistici che portino visitatori da quelle
A sinistra Marino Finozzi Assessore Regionale Turismo Regione Veneto; in alto, un’immagine di Venezia
Marino Finozzi
Sviluppare un nuovo tema turistico: il “paesaggio culturale” quale elemento di conoscenza ed esplorazione del territorio nel senso più ampio del termine
città ancora considerate troppo lontane dal Veneto. Ho da poco partecipato a un convegno sul turismo sanitario fatto per coniugare le eccellenze della sanità e del turismo, perché i cittadini europei vengano in Italia per godere di cure e terapie e abbiano la possibilità di soggiornare in Veneto nel periodo pre e post operatorio. Ho preso anche il grande impegno di rinnovare la legge sul turismo per dare agli imprenditori e alla Regione un nuovo e moderno strumento di lavoro. Devo inoltre creare i presupposti per nuovi e più accattivanti strumenti finanziari di sostegno e sviluppo delle imprese perché le stesse siano competitive sul mercato e possano vincere l’agguerrita con-
3 mln
PRESENZE Totale presenze tra italiani e stranieri alle Terme Euganee nel 2009
correnza estera. Infine dovrò aprire il dialogo con tutto quello che impatta con il turismo. La sanità per le strutture ricettive, la sicurezza nei luoghi di soggiorno dei turisti, l’urbanistica e i piani di costruzione delle abitazioni e delle seconde case, la conservazione del paesaggio, la tutela dell’ambiente, l’impatto della nuova viabilità, sono tutti elementi le cui decisioni possono esaltare o frenare il turismo, orientarlo verso un turismo estero o di sola prossimità». Lei ha manifestato l’esigenza di rinnovare la legge 33 del 2002 che regola il settore turistico. Quali saranno le linee generali? «Il nuovo testo unico che andrà a sostituire la Legge 33 è uno
degli obiettivi della maggioranza e sarà il mio prioritario impegno perché a richiederlo sono le imprese e il settore turistico economico. Per la prima industria del Veneto con un fatturato di circa 12 miliardi di euro, più di 22 mila imprese attive sul territorio e poco meno di mezzo milione di occupati, in un mercato sempre più dinamico e concorrenziale, le strategie devono essere chiare e definite, così come gli obiettivi e le opportunità di sviluppo del settore. In questo periodo iniziale sto ascoltando i diversi soggetti e a breve intendo attivare un gruppo di lavoro per elaborare quella che voglio sia una legge innovativa e fortemente orientata alla qualità e al mercato». “Un turismo accessibile e inclusivo”. Quanto impegno ci sarà per perseguire questo obiettivo del suo programma? «Lavorerò affinché i servizi e le strutture del Veneto siano sempre più in grado di permettere a tutte le persone, soprattutto a quelle con esigenze speciali, VENETO 2010 • DOSSIER • 153
TURISMO
la fruizione della vacanza e del
Sotto e nella pagina seguente alcune località turistiche regione Veneto, Bassano del Grappa, Cortina e Marostica
tempo libero. Per “persone con esigenze speciali” si intendono non solo le persone su sedia a rotelle ma anche quelle a mobilità ridotta, persone con limitazioni di tipo sensoriale, ossia persone che nella pratica del viaggiare necessitano di particolari attenzioni o comodità. Si tratta di un bacino di utenza che viene stimato in oltre 130 milioni di persone solo in Europa. Il potenziale di crescita è enorme se si considera che i modelli di comportamento delle persone con esigenze speciali sono simili a quelli degli altri turisti; si viaggia in compagnia della famiglia, di amici, di accompagnatore, con un alto livello di fidelizzazione e con un effetto moltiplicatore a beneficio dell’intero sistema». Quali sono gli interventi
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Azioni di differenziazione del prodotto e sviluppo di tematiche come il legame fra le terme e lo sport, la famiglia, i percorsi enogastronomici e culturali
che coinvolgano non solo le aziende, ma anche le istituzioni locali per individuare opportunità di sviluppo per il distretto termale euganeo? «In questo senso esiste già una realtà ben definita. La Giunta regionale del Veneto nell’ottobre del 2009 ha approvato il piano strategico di rigenerazione turistica del Bacino Termale Euganeo, prevedendo un sostanzioso finanziamento in merito. Su indirizzo della stessa Giunta è stato individuato un gruppo tecnico di indirizzo e coordinamento per l’attuazione delle iniziative del piano com-
posto dalle strutture tecniche regionali, dalla Provincia di Padova, dall’azienda speciale “Turismo Padova terme Euganee”, dal Consorzio “Terme Euganee di Abano e Montegrotto”, coordinato dalla Regione Veneto. Sarà mio impegno dare voce a tutti i rappresentanti dei vari settori interessati dal mondo del turismo e della promozione». Le Terme Euganee rappresentano una straordinaria opportunità di ospitalità. Quale sarà il ruolo della Regione nel rilancio turistico? «La Giunta regionale è interve-
Marino Finozzi
nuta con la deliberazione 2934 del 6 ottobre 2009 approvando il suddetto “Piano straordinario di rigenerazione turistica del Bacino Termale Euganeo” che prevede tre linee di intervento. La prima propone iniziative di valorizzazione, di comunicazione e di promozione a fini commerciali e di riposizionamento del prodotto delle terme Euganee in collaborazione con la Struttura associata di promozione turistica. La seconda iniziativa di formazione, valorizzazione e sviluppo delle attività complementari al termalismo, di riposizionamento della destinazione e delle integrazioni con le tipicità culturali, naturali ed enogastronomiche del territorio e dei colli euganei, in collaborazione con la Provincia di Padova. La terza consiste di un’azione a favore delle im-
prese e delle attività economiche per una qualificazione e sostenibilità delle attività termali realizzata dalla Provincia di Padova anche in collaborazione con la Cciaa di Padova». Recentemente ha parlato di un approccio sistematico per lo sviluppo termale e di un’attenzione alla dimensione ambientale e alla sostenibilità. Quali sono le strategie che proporrà in proposito? «Il termalismo non è più inteso come attività curativa, ma benessere, salute del corpo, wellness e antistress, per cui un rinnovamento complessivo nell’immagine è fondamentale. Oggi ad Abano e Montegrotto arriva il 50% in meno di tedeschi, sono cresciuti un po’ i francesi e gli italiani, ma il flusso costante e dominante dei tedeschi ed austriaci ha definitivamente rinunciato al pe-
riodo di cura in Veneto o ha preso altre destinazioni. Anche il tipo e l’età della clientela è cambiato in modo repentino e le strutture ricettive devono farsi trovare pronte ed adeguate a tale cambiamento e alle richieste dei nuovi turisti. Le due settimane di cura poi sono una cosa rarissima, i turisti si rivolgono alle terme per il fine settimana, periodi di ferie di 2/3 giorni, al massimo una settimana. Ciò implica quindi un cambiamento nella gestione ambientale. Il mio obiettivo è quello di coniugare questi tre re-indirizzamenti nel rispetto e nella massima sostenibilità del territorio e dell’ambiente circostante». Le Terme Euganee sono una realtà che si conferma come il luogo più idoneo per ritrovare le condizioni di completo benessere della persona. Cosa altro offre questo territorio che contribuisce a renderlo meta ideale per le vacanze? «La mia idea è puntare su azioni di differenziazione del prodotto. Si potrebbero sviluppare tematiche come il legame fra le terme e lo sport, la famiglia, i percorsi enogastronomici, culturali e similari. La vicinanza con Padova, Venezia e Vicenza rende la zona strategica per chiunque abbia voglia di abbinare alla specificità del soggiorno termale l’occasione per visitare non solo le nostre città uniche al mondo, ma anche per degustare i prodotti tipici di queste zone».
14 mln ARRIVI
Totale arrivi Tra italiani e stranieri anno 2009 Regione Veneto
60 mln PRESENZE Totale presenze italiani e stranieri anno 2009 Regione Veneto
VENETO 2010 • DOSSIER • 155
DISTRETTO TERMALE
Benessere e relax durante tutto l’anno ento aziende termo-alberghiere con 5.000 dipendenti. Trecentocinquanta milioni di euro di fatturato diretto, di cui 2/3 alberghiero e 1/3 termale sanitario e benessere. Ottomila dipendenti con indotto commerciale e artigianale. Cinquecento milioni di euro di fatturato del distretto con indotto». In più, offerte e proposte ad hoc per i clienti e attività di promozione e commercializzazione a favore dei propri associati con l’obiettivo di valorizzare l’importante offerta turistica del territorio euganeo. È il contribuito del distretto termale di Abano e Montegrotto per il territorio locale e l’occupazione che mette in evidenza Giuseppe Albertin, presidente Consorzio Terme Euganee e dell’Associazione albergatori termali Abano e Montegrotto. Il riposizionamento delle terme va impostato sempre a partire dalla centralità della cura. Ma come si può coniugare in chiave moderna e in linea con le attese di salute dei cittadini italiani ed europei? «È necessario individuare
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«Nuove strategie per un prodotto turistico integrato». Il futuro del distretto termale per Giuseppe Albertin, presidente Consorzio Terme Euganee e dell’Associazione albergatori termali Abano e Montegrotto Renata Gualtieri
nuove patologie da sanare con le cure termali, come i reumatismi da posture per lavori da ufficio, qualificare ulteriormente le nostre risorse umane e informare puntualmente i potenziali clienti sui benefici della fangoterapia anche rispetto al concetto di stile di vita». Quale è il ruolo finora svolto dell’Associazione albergatori termali e quali i fattori che rendono competitive le strutture appartenenti al consorzio? «La nostra azione si svolge attraverso tre modalità diverse ma nel contempo integrate e parimenti fondamentali: la rappresentanza istituzionale e politica con iniziative relazionali; l’attività di fornitura di servizi e di perseguimento di economie di scala nell’utilizzo dei medesimi
con iniziative dirette e infine l’attività delle società partecipate come capitale, Consorzio Terme Euganee, Centro studi termali, Muse, Gal, o come rappresentanza, Federterme, Federalberghi, Camera di Commercio, Azienda speciale per il turismo. Le aziende associate e
A sinistra, Giuseppe Albertin, presidente Consorzio Terme Euganee e dell’Associazione albergatori termali; di seguito, le Terme Euganee
Giuseppe Albertin
TOT. Europa
TOT. Stranieri
2008
TOT. Extraeuropei
2009
TOT. Italia
TOT. Generale
59.865 71.893
1.244.447 1.301.870
1.304.312 1.373.763
1.650.412 1.641.784
2.954.724 3.015.547
RIEPILOGO PRESENZE - BACINO TERMALE
A cura di: Marisa Masiero, Stefano Nagy, Stefan Marchioro
quindi iscritte al Consorzio e al Centro studi termali acquisiscono competitività dalle attività svolte dal nostro centro di ricerca e da quelle di promozione e commercializzazione svolte dal Consorzio e dall’AbanoMontegrottoSì». Quale è l’andamento del settore alberghiero di Abano e Montegrotto e in quali mesi si concentrano il maggior numero di presenze? «Come in tutti i settori dal punto di vista economico si assiste a una contrazione dei margini e dal punto di vista dei flussi turistici e a una diminuzione del periodo medio soggiorno. C’è l’aumento di presenze di italiani, ma una diminuzione costante dei clienti tedeschi. Le nostre strategie future però mirano a pro-
muovere il nostro prodotto e i nostri servizi anche nel tradizionale mercato tedesco». Con quali strategie sarebbe possibile attuare un processo destagionalizzazione delle strutture del distretto termale? «Sicuramente con strategie di segmentazione del mercato e di prodotto: congressuale, vacanza attiva (sport), territorio (enogastronomia, cultura, ambiente). Valori sui quali stiamo lavorando al fine di costituire un prodotto turistico integrato». Le Terme Euganee sono la più grande stazione termale d’Europa specializzata in fango-balneo-terapia. Quale è la tipologia di clientela che sceglie questi luoghi di benessere per ritrovare salute e relax e quali le cure specializ-
zate più richieste? «Ospitiamo una clientela over 55 e internazionale per profilo salutistico e periodo medio di soggiorno superiore alla settimana e clientela under 55 e italiana per profilo relax con periodo medio di soggiorno attorno ai 3 giorni». VENETO 2010 • DOSSIER • 157
POLITICHE SANITARIE
Ridurre i costi e mantenere la qualità L’assessorato alla Sanità del Veneto è al lavoro per elaborare il nuovo piano sociosanitario regionale. Nel cercare di ridurre i costi della macchina amministrativa non verranno minimamente intaccate «la qualità e nemmeno la quantità dei servizi sanitari offerti ai cittadini» spiega l’assessore Luca Coletto Nike Giurlani
er la sanità veneta la manovra governativa si traduce in 36.518.000 milioni in meno nel riparto 2010 del fondo nazionale di settore rispetto alla cifra annunciata. Se all’assessore alla Sanità si chiede quali saranno i presupposti del nuovo piano socio-sanitario regionale, risponde che «l’intera partita è ancora in corso di valutazione sia sul piano tecnico contabile sia su quello politico all’interno della giunta regionale» precisa Luca Coletto. Di sicuro anche il Veneto farà la sua parte «nel ricercare di ridurre i costi della macchina amministrativa, ma abbiamo deciso – prosegue l’assessore – che questo non dovrà minimamente intaccare la qualità e nemmeno la quantità dei servizi sanitari offerti ai cittadini». Deve essere però chiara una questione «tutte le Regioni sono chiamate a fare dei sacrifici e a contenere la spesa – continua – ma non si potrà pretendere la
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stessa performance da tutti. Chi ha più sprecato in passato dovrà fare più sforzi, e peraltro, dove c’è molta spesa ci sono anche grandi margini di miglioramento e ottimizzazione». E nel caso del Veneto? «Qui abbiamo tenuto i conti in ordine con grande fatica negli ultimi anni. Ce la metteremo tutta per fare ancora meglio, ma non ci si può chiedere lo stesso tipo di sforzo che dovranno fare in altre parti d’Italia, dove si ge-
nera l’80% del deficit sanitario nazionale. Quanto al nuovo piano socio-sanitario, abbiamo già iniziato a lavorarci, ma proprio per lo spirito di squadra che caratterizza l’attività della giunta Zaia, preferisco non rilasciare anticipazioni». La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha affidato al Veneto la commissione Sanità. Quali le responsabilità e gli obiettivi di questo compito?
A destra, l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto
Luca Coletto
«Responsabilità enormi, ma anche enormi stimoli. Con l’avvento del federalismo le responsabilità delle Regioni aumenteranno ancora e, per quanto riguarda la sanità, bisognerà avvicinare il livello medio di efficienza tra una parte e
l’altra del Paese. Come Veneto siamo pronti a mettere a disposizione le nostre conoscenze e le nostre esperienze. Anzi, voglio pensare che il coordinamento della sanità ci sia stato assegnato anche, se non soprattutto, per l’esempio virtuoso che da anni portiamo in materia di organizzazione sanitaria e di equilibrio tra i costi e il livello delle prestazioni». La sanità in Veneto ha dato prova di alti standard. Quali gli aspetti che vanno però migliorati? «Di migliorare non si finisce mai. Oggi abbiamo di fronte alcune sfide importanti: la diminuzione delle liste d’attesa; lo sviluppo degli acquisti in regime di Area Vasta che consente importanti economie; l’appropriatezza delle prescrizioni e dei ricoveri; il rafforzamento della medicina territoriale come filtro per gli accessi impropri alle strutture e come risposta im-
Con l’avvento del federalismo le responsabilità delle Regioni aumenteranno ancora e, per quanto riguarda la sanità, bisognerà avvicinare il livello medio di efficienza tra una parte e l’altra del Paese
mediata ai primi bisogni di salute della gente. Infine, lo sviluppo dell’informatizzazione dell’intera rete sanitaria collegando in via informatica l’ospedale, il medico di base e il cittadino». Lei ha sottolineato l’esigenza di riorganizzare la rete ospedaliera. Quali saranno i presupposti? «Il Veneto ha già riorganizzato ampiamente la sua rete ospedaliera nel corso degli ultimi anni, ma possiamo migliorarla ancora. Ad esempio, valutando con la massima attenzione la possibilità di evitare sovrapposizioni di reparti e servizi sia al-
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POLITICHE SANITARIE
l’interno del sistema pubblico che nel rapporto pubblico-privato nei diversi territori. Nell’ambito delle valutazioni che abbiamo avviato sul nuovo piano socio-sanitario regionale troverà spazio anche un ragionamento complessivo sia sull’efficienza e la capacità di rispondere alle esigenze dei pazienti della rete ospedaliera sia sulla rispondenza alle mutate esigenze dell’organizzazione territoriale». Sempre più importante nel settore sanitario è creare un dialogo tra personale sanitario e cittadini. Quali iniziative al riguardo intende promuovere? «È quell’aspetto che io amo definire “umanizzazione delle cure”, un elemento che prescinde dal livello tecnico-scientifico, sempre elevato, delle prestazioni sanitarie erogate, per affrontare quello del rapporto umano con il paziente e la sua famiglia. Ho in mente delle idee, ma per mia natura sono portato a fare prima che a parlare e, comunque, a parlare solo dopo aver fatto. Da un’indagine sulla qualità percepita dai pazienti nei nostri ospedali, realizzata dall’Agenzia regionale socio-sanitaria in collaborazione con il Picker Institute inglese, è emersa una valutazione già molto positiva proprio su questi aspetti». Quali le novità introdotte dal “Protocollo per la preven-
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zione delle patologie da elevate temperature nella popolazione anziana della regione del Veneto”? «Oggi abbiamo raggiunto un livello organizzativo di prim’ordine, che parte da una valutazione scientifica quotidiana da parte dell’Arpav sulle temperature e sulla qualità dell’aria e prosegue, se necessario in relazione alle condizioni atmosferiche, con l’attivazione di una vera e propria rete di assistenza sanitaria e sociale, rivolta prima di tutto alle persone anziane e a quelle portatrici di patologie a rischio, come, ad esempio, quelle respiratorie o cardiache». Insieme all’assessore all’Ambiente Fabio Venturi e con i dirigenti dell’Arpav, Giancarlo Cunego e Giampaolo Fusato, ha presentato in Provincia uno studio dedicato a tutte le fonti rinnovabili e non presenti sul territorio. Quale l’obiettivo di questa iniziativa? «È un progetto che è partito
quando ancora ero assessore provinciale, e ringrazio il collega Venturi che ha voluto coinvolgermi nella presentazione dello studio. Da questo è emerso che circa il 50% delle necessità energetiche della provincia di Verona è legato alle industrie. Un dato positivo per il sistema economico e occupazionale, ma bisogna anche valutare le problematiche ambientali collegate. Ecco, quindi, l’importanza delle energie rinnovabili, che andranno sviluppate nel rispetto del concetto di “filiera corta”, utilizzabili cioè nel raggio di non più di 100 chilometri da dove vengono prodotte. Bisogna, quindi, fare degli sforzi per implementare il fronte delle energie rinnovabili creando una vera e propria filiera virtuosa. Un tema che è intimamente connesso con il settore di cui mi occupo ora. A nessuno può, infatti, sfuggire quale fondamentale collegamento ci sia tra un ambiente sano e la salute delle persone».
SANITÀ LOCALE
Verona, bene la sanità solo qualche neo on è un’isola felice della sanità italiana, di certo però «la qualità delle prestazioni sanitarie a Verona è garantita dall’ottimo livello delle strutture pubbliche e private». Come attestato, del resto, dal «riscontro della generale soddisfazione dei cittadini», osserva Franco Alberton, presidente dei medici chirurgi (5.162) e odontoiatri (983) di Verona. Un dato «confermato anche dalla numerosità degli accessi di pazienti che provengono da altre regioni». La ricetta del successo? «Ad esempio – ipotizza il numero uno dei camici scaligeri –, una buona (almeno fino a qualche tempo fa …) situazione socio economica del territorio, la presenza significativa di un’ottima Università, la competenza di molti amministratori e, infine, la professionalità e la dedizione dei medici che operano quotidianamente negli ospedali e sul territorio». Malgrado ciò, non mancano alcune criticità. Come ad esempio le liste di attesa. «In un sistema complesso le criticità sono fisiologiche e la sanità veronese non fa eccezione – premette
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Funziona la sanità scaligera, per il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi, Franco Alberton. Buone le prestazioni, molti i pazienti che migrano qui per farsi curare. Non mancano però alcune criticità: liste di attesa e carenza di organici Giuseppe Tardivo
Alberton –. L’importante è prendere atto dei problemi, affrontandoli tempestivamente. È ovvio che carenze o anomalie ai livelli superiori generano alla fine disagi e disservizi grandi e piccoli che vengono sofferti dagli utenti. L’intollerabile scandalo delle liste d’attesa, ad esempio, potrebbe essere affrontato dilatando le fasce orarie delle prestazioni, anche se ciò comporterebbe la necessità di un incremento di organici (medici e infermieri), ipotesi attualmente improponibile». E il nodo organici è uno di quelli che più fanno soffrire i medici all’ombra dell’Arena. «Credo che non vi sia, a Verona come in ogni altra realtà sanitaria del nostro Paese, una struttura che non lamenti una qualche carenza di organici – osserva il presidente –. Le cause di ciò, prevalentemente di ordine economico, sono ben note. In alcuni ambiti tali carenze vadano assumendo caratteri di drammatica emergenza. Il sovraccarico di lavoro da parte del personale di assistenza, inevitabile a volte per sopperire alle assenze ed evitare interruzioni del servizio, rappresenta sempre un grave pericolo, sia per
Franco Alberton, presidente dei medici chirurgi e odontoiatri di Verona
Franco Alberton
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La qualità delle prestazioni sanitarie a Verona è garantita dall’ottimo livello delle strutture pubbliche e private come è attestato dal riscontro della generale soddisfazione dei cittadini
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l’utente che rischia di essere curato da operatori stanchi e stressati, sia per lo stesso medico che rischia di commettere errori di cui poi sarà ovviamente chiamato a rispondere». Pochi, dunque, ma anche oggetto di «contenziosi da parte di pazienti che si ritengono vittime di errori medici». Un fenomeno «in vistoso aumento che va approfondito da diversi punti di vista. Ad esempio, si dovrebbe tener conto che atteggiamenti di diffidenza, ostilità e rivalsa generalizzate nei confronti della classe medica provocano sempre un peggioramento della qualità delle prestazioni. Tutti noi siamo stati, siamo o saremo pazienti e non credo che qualcuno si au-
guri realmente di essere curato da un medico condizionato o impaurito». Oltre a ciò, ricorda Alberton, «l’incremento delle denunce a carico dei medici induce sempre più spesso a ricorrere alla cosiddetta “medicina difensiva”, atteggiamento che a sua volta rappresenta un abnorme (e per lo più inefficace) dispendio di energie e di risorse, che tra l’altro allunga i tempi delle prestazioni e alimenta le insopportabili abnormi liste di attesa». E comunque, «se è vero che il sanitario negligente deve rispondere dei danni che provoca, è altrettanto ovvio che gli eventuali errori devono essere dimostrati e non semplicemente presunti sulla base di empirici collegamenti cronologici o, peggio, sull’onda dell’emozione o del risentimento. In sintesi, il comportamento del medico non può essere giudicato soltanto sulla base dell’esito ottenuto, perché la medicina non è una scienza esatta e i risultati non possono mai essere considerati scontati e garantiti. Si sta discutendo a vari livelli per trovare soluzioni in grado di ristabilire un clima di serenità e collaborazione tra i medici, i pazienti e i loro rappresentanti».
5.162
mila MEDICI
Tanti sono i camici bianchi di base e di chirurghi che operano nella provincia di Verona. A questi si aggiungono 983 odontoiatri
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CORSIE D’ECCELLENZA
L’ospedale che coniuga umanità e professionalità l presidio ospedaliero di Montebelluna, in virtù dell’essere inserito in un contesto urbano contenuto, «offre ai pazienti un ambiente più familiare e ospitale, distante dall’immagine ospedaliera asettica. E viene così apprezzato per il suo essere a misura d’uomo. Condizione che, però – avverte Renato Mason, direttore generale della struttura che nel 2013 vedrà la fine dei lavoro di ristrutturazione –, non sacrifica la qualità dei servizi e la professionalità dei medici e degli infermieri». Ma anzi la esalta. In effetti, questo ragionare e agire su piccolissima scala «rientra nella filosofia dell'umanizzazione delle cure cioè nel mettere il paziente al centro delle attenzioni, delle cure e, perché no, dei servizi tecnologici offerti». Uno stile che, in questo ospedale della provincia di Treviso, diventa quasi un imperativo sia nell’intramoenia che nell’extramoenia. Fuori, questa logica di avvicinamento ai cittadini si concretizza in quello che è «uno dei nostri fiori all’occhiello – spiega Mason –: l’assistenza domiciliare praticata dai Servizi territoriali di cure domiciliari che hanno rivisto l’approccio al paziente e al suo nucleo familiare in un’ottica di valutazione multidimensionale e multiprofessionale. Questo ha permesso di gestire nel proprio domicilio sempre più pazienti affetti da patologie anche molto gravi e complesse come quelle neurologiche, cardiologiche, respiratorie e neoplastiche per le quali il ricorso alla degenza in ospedale non porterebbe ad alcun miglioramento». Pazienti “fragili” che «necessitano di un approccio palliativista e per i quali, al termine della degenza ospedaliera, vi è la necessità di instaurare un’assistenza mirata al
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L’ ospedale di Montebelluna «viene apprezzato per il suo essere a misura d'uomo. Condizione che – avverte Renato Mason, direttore generale – , non sacrifica la qualità dei servizi e la professionalità dei medici e degli infermieri» Carlo Grisanti
domicilio o in struttura residenziale». E dopo l’Adi, per essere più vicini al territorio, il nosocomio ha puntato alla «distribuzione diretta dei farmaci e a quella per conto realizzata grazie ad un accordo con le farmacie. In questo modo i pazienti dell’Ulss 8, che necessitano di farmaci ricorrenti – evidenzia il direttore generale –, possono ottenerli direttamente in farmacia oltre ai canali tradizionali. È un servizio che non ha per ora uguali nelle altre Ulss venete. E che ha permesso di ottenere delle performance economiche significative misurabili, nel 2010, in oltre 2 milioni di euro di risparmio».
Renato Mason, direttore generale del presidio ospedaliero di Montebelluna
Ospedale di Montebelluna
2 mln
RISPARMIO È la performance economica ottenuta dall’ospedale con il nuovo meccanismo di distribuzione per conto dei farmaci
Ma l’umanizzazione trova ampio spazio anche nell’intramoenia. Come avviene, ad esempio, con «il progetto che coinvolge tutte le unità operative e che pone attenzione non solo alla cura, ma anche agli aspetti relazionali e di accoglienza del paziente. Oppure quello per la riduzione del dolore che l’Ulss 8 attua in collaborazione con la rete Hph del Veneto. Troppo spesso ancora l’intensità del dolore intuito da medici e infermieri è molto diverso dal valore percepito dal paziente, per questo diventa importante ridurre questa forbice, intraprendendo azioni rivolte ai pazienti, alla comunità e al personale». Ma i fiori all’occhiello dell’ospedale non finiscono qui. Come emerge nell’ambito cardiologico e quello dell'ostetricia. «La nostra cardiologia, che è il polo aritmologico della cardiologia dell’Ulss 8 – sottolinea Mason -, può contare su due strumentazioni di ultimissima generazione che permettono di mantenere il laboratorio di Elettrofisiologia all’avanguardia. Si tratta di un sistema di mappaggio elettroanatomico e un nuovo po-
ligrafo a 32 canali. Il primo effettua la ricostruzione tridimensionale del cuore e visualizza con codici di colore l’attivazione elettrica, permettendo la corretta identificazione delle aritmie complesse, senza l’utilizzo di radiazioni ionizzanti e quindi senza rischi per i pazienti. Insieme al nuovo poligrafo, possono essere trattate, con ablazione trans catetere, tachicardie ventricolari e anche la fibrillazione atriale. Potranno essere effettuati inoltre mappaggi elettroanatomici del substrato nelle cardiomiopatie o nelle malattie rare, ma potenzialmente rischiose, come la displasia aritmogena del ventricolo destro». A Ginecologia e Ostetricia, invece, «la naturalità del parto è molto elevata: già nel 2008 si è ottenuta una riduzione sensibile della percentuale di cesarei, che si aggira sul 13%, in linea con quanto stabilito dall’Oms. Questo risultato è il frutto di più fattori: la prassi del primario e della sua equipe di non praticare una medicina difensivistica». Dal punto di vista gestionale, infine, l’ospedale «si caratterizza per il funzionamento del sistema cook and chill per la fornitura e distribuzione dei pasti». Un meccanismo che, da un lato, «garantisce la massima sicurezza nella produzione e nella conservazione dei cibi. E, dall’altro, permette al paziente di scegliere cosa mangiare». Infine, l'innovazione ha coinvolto «in maniera forte anche l'aspetto amministrativo e organizzativo grazie ad un sistema di digitalizzazione che permette a medici e operatori di avere a disposizione tutta la documentazione clinica dei pazienti con estrema semplicità». VENETO 2010 • DOSSIER • 187
OCULISTICA
Eliminare le degenze, il futuro dell’oculistica Apparecchiature di ultima generazione e una vocazione consolidata alla chirurgia di giorno caratterizzano il Centro oculistico San Paolo dell’Ospedale Sant’Antonio eedi Padova. Lo spiega il direttore Alessandro Galan Giuseppe Tardivo
l day surgery era anni fa ed è adesso il futuro dell’oculistica». Lo sostiene con forza Alessandro Galan che ne ha fatto la spina dorsale della struttura da lui diretta, il Centro oculistico San Paolo all’interno dell’Azienda ospedaliera di Padova. «Non solo le tecniche e i materiali a disposizione lo consentono, ma anche l’esperienza maturata in ormai 13 anni di attività presso l’ospedale pubblico Sant’Antonio». Quali sono i vantaggi del day surgery? «Day surgery significa ridurre i costi della sanità pubblica e velocizzare le procedure, con accessi ospedalieri caratterizzati da limitati tempi di permanenza in ospedale. Ciò vuol dire anche circoscrive re
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le complicanze infettive. Una delle principali problematiche del ricovero ospedaliero è, infatti, legato all’insorgere di infezioni. Inoltre, il paziente ha un’accettazione psicologica infinitamente migliore: non tanto perché sottovaluta l’intervento in day surgery, ma perché si rende conto che la tecnologia moderna lo mette in condizione di giovarsi di una prestazione più veloce e redditizia da un punto di vista fisiologico per la risoluzione della patologia». Il centro identifica una delle prime strutture pubbliche in Italia a eseguire un trapianto corneale in day surgery. Come si consegue questo importante risultato? «Abbiamo risolto il problema vero del day surgery, quello della logistica, tramite convenzioni stipulate con strutture alberghiere e ostelli vicino all’ospedale, tra le quali il paziente può scegliere. Si tratta soprattutto di una questione di organizzazione: gestendo in modo efficace il percorso del malato, si riesce a operarlo la mattina e a dimetterlo nel pomeriggio. Del resto, anche un trapianto di cornea viene quasi sempre effettuato in anestesia locale. E anche quando si rende necessaria un’anestesia generale, si adottano tecniche anestesiologiche sul principio del “fast track”, che prevedono un recupero funzionale estremamente rapido per il quale anche un paziente operato in anestesia totale può tornarsene a casa in giornata».
A destra, Alessandro Galan, direttore del Centro oculistico San Paolo dell’Azienda ospedaliera di Padova; in alto, Galan con l’equipe del centro durante un intervento
Alessandro Galan
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Gestendo in modo efficace il percorso del malato, si riesce a operarlo la mattina e a dimetterlo nel pomeriggio
Come procede lo sviluppo di metodiche per il trapianto di cornea? «La sperimentazione in oculistica e, nello specifico nel trapianto di cornea, sta registrando in questi ultimi anni grandi passi avanti. La novità più importante è rappresentata dalla tecnica del cross-linking che fa evitare l’operazione, arrestando le patologie degenerative della cornea. In caso di trapianto, invece, possiamo contare su tecnologie che eseguono con grande precisione i trapianti lamellari, permettendo di sostituire solo la parte malata della cornea. Ciò è reso possibile da laser di ultima generazione, come il femtolaser». Per quanto riguarda il filone di ricerca sulle staminali? «È da anni che se ne parla, ma in realtà una vera e propria applicazione clinica non c’è, si trova ancora a livello sperimentale. Come membro del consiglio direttivo della Banca degli Occhi di Mestre, dove si pratica la ricerca sulle staminali, posso affermare però che si
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tratta di un campo destinato a essere portato avanti». Lei ha avviato un laboratorio specifico per studiare le miodesopsie, il cosiddetto fenomeno delle mosche volanti. Si segnalano progressi significativi? «Le miodesopsie sono sempre state, in generale, poco considerate dagli oculisti e non sono state compiute effettive ricerche per ovviare al disturbo. In realtà, è stato calcolato che una persona su dieci che si rivolge all’oculista lamenta miodesospsie. La qualità di vita di chi ne soffre peggiora sensibilmente e alcuni casi richiedono proprio un intervento chirurgico. Lo studio multicentrico che stiamo conducendo in Veneto mira a chiarire sia la componente fisica che quella sensoriale del disturbo. Sono già stati raccolti dati statistici considerevoli e in autunno uscirà un corposo lavoro, realizzato in collaborazione con la facoltà di Statistica dell’Università di Padova, su quanto di nuovo è emerso in materia». VENETO 2010 • DOSSIER • 191