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Dossier Ta

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OSSIER

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL EDITORIALE ..............................................13 Raffaele Costa

L’INTERVENTO.........................................15 Maurizio Sacconi Ferruccio Dardanello

PRIMO PIANO COOPERAZIONE ...................................18 Lorenzo Dellai Luis Durnwalder Günther Platter Werner Stuflesser Michaela Biancofiore UNITÀ D’ITALIA ....................................34 Renato Schifani Giorgio Napolitano Mario Cervi FOCUS TRENTO...................................46 Alessandro Andreatta Nicola Giuliano FOCUS BOLZANO ...............................50 Luigi Spagnolli Paolo Bertolucci RITRATTI ..............................................56 Gianni Letta

ECONOMIA E FINANZA VERSO I MERCATI ESTERI ..............70 Umberto Vattani Giovanni Castellaneta Pietro Celi Stefan Pan Ilaria Vescovi Graziano Molon GRANDE DISTRIBUZIONE................88 Thomas Widmann Walter Amort Giovanni Podini Francesco Montalvo IMPRENDITORI DELL’ANNO...........98 Marisa Zeni Ernesto Amenduni Luciano Giorgi Gian Nicola Berti Franco Berlanda e Primaldo Paglialonga Giovanni Coletti Fulvio Italo Pancheri Lorenz Moroder Mario Dorighelli e Thomas Klotz Fabio Gatti Rudi Dalpiaz Bruno Gomarasca

L’INCONTRO..........................................60 Bruno Vespa WELFARE...............................................64 Ugo Rossi Walter Viola Franca Penasa

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COMPONENTI INNOVATIVE .........130 Dalmec COMPONENTI ELETTRONICI ........132 Ivo Donà POSTAZIONI DI LAVORO................134 Ruggero Stranieri SPORTWEAR.......................................138 Lorenzo Delladio PRODOTTI TIPICI...............................140 Fabio Finco ENOLOGIA ...........................................142 Daniele Simoni Franz Haas


Sommario TERRITORIO

AMBIENTE

GIUSTIZIA

INFRASTRUTTURE............................148 Pietro Ciucci Francesco Karrer

POLITICHE ENERGETICHE ...........204 Stefania Prestigiacomo Michelangelo Marchesi

RETE STRADALE ..............................154 Valentino Pagani Josef Negri

RINNOVABILI.......................................210 Mirko Bottini

RIFORME..............................................236 L’agenda del Governo Maria Elisabetta Alberti Casellati Maurizio Paniz Carolina Lussana Piero Longo Guido Alpa

IMPRENDITORI DELL’ANNO .........212 Sergio Bortolotti

IMPRENDITORI DELL’ANNO ........162 Giambattista Coradello Alfonso Vescovi Ezio Luchesa Ivo Malfatti

BONIFICHE E DECONTAMINAZIONI ...................216 Arturo Bertolini

IL PORFIDO TRENTINO ..................170 Sandro Cristofolini

L’ACQUA CHE NON INQUINA ........218 Cristiano Ferrari

URBANISTICA ....................................172 Vittorio Gregotti

PARCHI NATURALI ..........................222 Cesare Patrone Paul Profanter Ferruccio Tomasi Tiziano Mellarini Dario Furlanetto

BIBLIOTECA DI TRENTO ................174 Mario Botta PROGETTAZIONE D’INTERNI .......178 Mauro Vanzetta IMMOBILI .............................................180 Luigi Della Vedova SOLUZIONI D’ARREDO ...................184 Lionello Nicolussi Poiarach TURISMO...............................................188 Gianfranco Betta Hans Berger Armando Pederzolli Adelheid Stifter Tullio Zulian

SISTEMA GIUSTIZIA........................250 Sabino Giarrusso Patrizia Corona Heinrich Zanon Heiner Nicolussi-Leck SICUREZZA STRADALE.................260 Massimo Piampiani Alberto Pacher Paolo Montagner

SANITÀ POLITICHE SANITARIE...................268 Ferruccio Fazio Enrico Garaci RIFORMA SANITARIA......................274 Il sistema trentino Pino Morandini APPARECCHIATURE SANITARIE ..278 Antonella Marini Gritti GENIUS LOCI .....................................282 Reinhold Messner

TRATTAMENTI TERMALI ...............198 Ivo Osti SORVEGLIANZA ...............................202 Andrea Menegazzi

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COOPERAZIONE

RECUPERARE UN DESTINO COMUNE essun timore per il prosieguo dell’iter che conduce alla nascita istituzionale dell’Euregio Tirolo, Alto Adige, Trentino. «La procedura relativa alla richiesta di autorizzazione alla costituzione del Gect, avviata il 14 ottobre scorso con l’invio della bozza di Statuto alla presidenza del Consiglio dei Ministri, sta facendo il suo corso, checché ne dica la destra sudtirolese che vagheggia un’improponibile secessione dell’Alto Adige», spiega il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai, il quale ridimensiona le questioni emerse - «Da Roma non è arrivata una battuta d’arresto né un “blocco”, solo alcune richieste di precisazioni» - mostrandosi ottimista per la risoluzione di un’intesa che, in tempi rapidi, imprimerebbe lo scatto decisivo al perseguimento di politiche condivise da parte dei tre territori. Cosa significa dare una cornice istituzionale all’Euregio? «La regione europea, alla quale le Province autonome di Trento e di Bolzano e il Land Tirol intendono dare vita, servirà ai cittadini, ai territori che ne fanno parte, ma anche all’Europa nel suo percorso di avvicinamento ai cittadini stessi. Sotto il profilo dello sviluppo dei nostri territori, avvertiamo la necessità, di fronte alle incognite ma anche alle opportunità della globalizzazione e delle relazioni economiche che non tengono conto

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Trentino, Alto Adige e Tirolo uniti per creare e rafforzare l’Euroregione. La coesione dei territori permetterà, come afferma il governatore trentino Lorenzo Dellai, di «fare massa critica per mettere a frutto le nostre eccellenze». Anche in ottica europea Francesca Druidi dei confini geografici, di essere rappresentati in maniera adeguata a Bruxelles e di fare massa critica per mettere a frutto le nostre eccellenze. I campi nei quali potremo avere benefici, mettendo in sinergia i nostri sistemi, sono molti: sanità, sistemi educativi e università,

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ricerca, servizi, energia, finanza, trasporti, difesa dell’ambiente e delle economie di montagna, politiche sociali e del lavoro, cooperazione allo sviluppo e rapporti istituzionali. Temi, questi, che rappresentano per molti versi il “cuore” delle nostre autonomie».


Lorenzo Dellai

Lorenzo Dellai, presidente della Provincia Autonoma di Trento. In apertura, una veduta di Trento. Nella pagina seguente, l’ateneo di Bolzano

È un disegno di ricomposizione quello cui tende l’Euregio

Mentre sul fronte culturale? «Sul piano culturale e più strettamente motivazionale, vogliamo coltivare, attraverso la partecipazione delle nostre genti, il recupero di una storia, di un’identità e di un destino comune, in un’ottica di apertura e non di chiusura a cavallo di due mondi, due mentalità, due Stati che i nazionalismi del secolo scorso hanno artificiosa-

mente contrapposto. È, dunque, un disegno di ricomposizione in chiave plurilinguistica, pluri-culturale e binazionale, quello al quale tende l’Euregio». Le maggiori criticità del processo di costruzione dell’Euregio? «Innanzitutto, il ritardo del governo italiano nel ratificare i protocolli aggiuntivi alla Convenzione quadro europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali, meglio nota come Convenzione di Madrid, i quali prevedono che organismi comuni a territori europei appartenenti a Stati diversi possano adottare decisioni amministrative aventi valore giuridico su tutti i territori di appartenenza. Tale mancata ratifica ha senza dubbio rallentato il percorso di costruzione dell’Euroregione alpina, ma non l’ha di certo fermato. Il percorso, infatti, è proseguito attraverso la costituzione del Gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera (Gect), previsto dal regolamento dell’Unione europea, e l’insediamento nel dicembre 2009 di un ufficio congiunto con sede a Bolzano. Altri territori si stanno, per altro, muovendo su questa strada, interpretando in una più ampia visione lo spirito di un

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COOPERAZIONE

nuovo federalismo, non solo na-

zionale ma europeo, che veda le regioni protagoniste attive di una propria, autonoma idea di sviluppo e di futuro». Su quali principi è stato redatto lo statuto del Gect? «La logica è quella di mettere in rete i nostri territori, condividere scelte e decisioni che riguardano uno spazio comune. Il Gect è lo strumento che dà personalità giuridica – garantita dalla Ue e che sarà successivamente recepita dagli Stati nazionali secondo il principio del silenzio-assenso “senza Vienna e senza Roma” – a una collaborazione tra territori dove le sinergie, già attive in moltissimi campi, siano il motore di un comune progetto di futuro, un progetto che interpreti una nuova idea di Europa dove proprio le regioni situate sui confini, un tempo simbolo di divisione, sono destinate ad avere un ruolo decisivo. In questo non vogliamo essere un modello, ma un laboratorio, utile agli Stati ma anche, ripeto, alla stessa Europa». Quali sono gli obiettivi che nelle diverse aree considerate dalla dichiarazione congiunta con Tirolo e Alto Adige ritiene prioritari? «A livello pratico, per fare un esempio, un’azione comune permetterà di preservare il patrimonio delle Alpi, un compito divenuto ancora più importante dopo l’adozione delle Dolomiti quale patrimonio mondiale dell’umanità; di promuovere unitariamente l’offerta turistica sul mercato mondiale; di adottare una strategia comune per il graduale trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia e di armonizzare i rispettivi

sistemi tariffari nei trasporti pubblici, di approfondire la collaborazione tra università e centri di ricerca e gli scambi tra studenti; di intervenire con politiche regionali sociali per la salvaguardia dell’occupazione. Se c’è un “settore”, al quale è idealmente dedicata la nascita dell’Euregione è quello dei giovani, che già oggi rappresentano i nuovi cittadini europei e i cui orizzonti culturali non possono essere costretti negli angusti limiti dei confini degli stati nazionali, ma nemmeno in quelli orografici o linguistici». È ottimista su una rapida risoluzione dei nodi che stanno bloccando il decollo del pro-

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getto di cooperazione? «Da Roma non è arrivata una battuta d’arresto né un “blocco”, solo alcune richieste di precisazioni, in coerenza con l’iter previsto dal regolamento dell’Unione europea del 2006 e della legge comunitaria del 2009, che disciplinano appunto la costituzione dei gruppi europei di cooperazione territoriale. La bozza di Statuto è stata accolta in larga parte, rimangono da approfondire alcune questioni tecniche e il nome. Se “Euregio” non va bene, troveremo un altro nome. Mi pare che i rilievi sollevati dal governo attengano più alla forma che alla sostanza, e credo dunque che troveremo un’intesa in tempi brevi».


Luis Durnwalder

OBIETTIVO COOPERAZIONE Euregio. Non un concetto astratto, sganciato dalle esigenze delle popolazioni, ma un valore aggiunto per Alto Adige, Trentino e Tirolo. Un’opportunità che, secondo il governatore bolzanino Luis Durnwalder, potrebbe consentire una maggiore promozione degli interessi dei territori nei confronti di Stati nazionali e Unione europea Francesca Druidi

rentino, Alto Adige e Tirolo sono accomunati da una forma di autogoverno, nonché da tradizioni storiche, sociali e culturali. Il progetto dell’Euroregione amplia questo terreno comune, offrendo la possibilità ai tre enti di realizzare misure e interventi condivisi in diversi ambiti di competenza: «Al momento, sono attivi alcuni progetti congiunti nei settori cultura, formazione, istruzione, turismo, agricoltura di montagna, energia e mobilità – sottolinea il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder – altri sono in fase di definizione, ad esempio nell’ambito della sanità, delle politiche sociali, della ricerca e dei giovani». Quali sono stati i passi più significativi verso il riconoscimento dell’Euregio? «L’impegno di Alto Adige, Trentino e Tirolo in settori di comune interesse ha portato le tre giunte a sottoscrivere un anno fa a Innsbruck una dichiarazione congiunta con

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L’obiettivo è agire a favore dello sviluppo del territorio

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COOPERAZIONE

Le tappe per l’Euregio 2001 Il Manifesto delle Alpi della Regione europea Trentino - Alto Adige – Tirolo: documento programmatico sottoscritto dai tre presidenti che fissa obiettivi e provvedimenti da adottare nei settori di maggiore rilevanza 2009 Firma a Innsbruck della dichiarazione congiunta che mette a fuoco un’idea più esigente di collaborazione transfrontaliera con un forte profilo istituzionale 2010 Le Province di Bolzano e Trento e il Land Tirol inviano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la richiesta di autorizzazione alla costituzione del Gect

l’impegno di realizzare azioni con- cornice istituzionale nella quale in futuro ci presenteremo come Euroregione e, dall’altro, si propone anche come il suo braccio operativo, in quanto questo nuovo ente, dotato di propria personalità giuridica, sarà lo strumento per rafforzare la collaborazione in settori di interesse comune quali trasporti, tutela dell’ambiente, formazione, cultura, ricerca scientifica, cooperazione economica e turismo». Dal suo punto di vista di governatore dell’Alto Adige, quali le finalità particolarmente strategiche per la crescita del territorio? «Il principale obiettivo è quello di agire a favore dello sviluppo del Foto Andreas Fischer

divise. Successivamente, l’Assemblea dei tre consigli provinciali ha approvato una mozione che sollecitava gli esecutivi a elaborare una proposta attuativa di realizzazione di un Gruppo europeo per la cooperazione territoriale (Gect), come previsto dal regolamento Ue 1082/2006 costituito per facilitare e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale tra i suoi membri e dalla legge comunitaria del 2009». In che modo l’Euregio rafforzerà i legami di collaborazione tra i territori? «Il Gect rappresenta, da un lato, la

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territorio con un’attenzione particolare alla cooperazione nei settori della formazione, istruzione, cultura, energia, viabilità sostenibile, sanità, ricerca e innovazione, economia e ambiente di montagna. Inoltre, vogliamo rappresentare gli interessi del Gect nelle sedi comunitarie e nazionali, attuare ulteriori azioni specifiche di cooperazione territoriale negli ambiti di collaborazione comune, che possono avvalersi di un contributo finanziario comunitario». Come si sta coinvolgendo la popolazione in modo che costituisca parte attiva del processo? «Organizziamo di frequente convegni, workshop, conferenze stampa, momenti di formazione e occasioni di incontro per scambi sull’Euregio, sui nostri rapporti con la Comunità europea e sulle esperienze degli altri Gect costi-


Luis Durnwalder

In apertura, il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder. A fianco, in basso, i tre governatori di Trentino, Tirolo e Alto Adige il 14 ottobre 2010. In alto, ufficio di rappresentanza comune a Bruxelles

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Vogliamo rappresentare gli interessi del Gect nelle sedi comunitarie e nazionali, attuare azioni specifiche di cooperazione territoriale, che possono avvalersi di un contributo finanziario comunitario

tuiti e costituendi. Il target di riferimento di questi eventi è vasto, dalla popolazione ai giovani studenti sino ai membri delle pubbliche amministrazioni». Qual è l’iter che ora attende la costituzione del gruppo europeo di cooperazione territoriale fra Trentino, Alto Adige e Tirolo dopo lo stop del governo? «Le strutture amministrative dei tre territori insieme all’Ufficio comune dell’Euregio di Bolzano hanno elaborato gli schemi di convenzione e statuto, li hanno inviati il 14 ottobre 2010 alla presidenza del Consiglio dei Ministri per la richiesta di auto-

rizzazione alla costituzione del Gect. Entro il termine di 90 giorni previsto dal regolamento Ue, il Governo si è espresso inviando alcune osservazioni, alle quali abbiamo risposto inviando i documenti rielaborati e ora siamo in attesa della definitiva autorizzazione». Come l’Euregio può rappresentare un’importante esperienza nell’ambito dell’Unione europea? Qual è la logica ad ampio raggio di questo progetto? «L’Euregio diventerà a breve Gect. In Europa finora se ne sono costituiti non più di una quindicina, nessuno dei quali con sede in Italia. Pertanto,

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il nostro progetto porterà, in questo senso, un contributo alla causa di incentivazione della cooperazione transfrontaliera, risultando - con ogni probabilità - essere il primo Gect con membri italiani. Oggi siamo parte della nuova piattaforma dei gruppi europei di cooperazione territoriale, che riunirà i rappresentanti politici e tecnici di tutti i Gect già formati e di quelli in via di costituzione, nonché membri del gruppo di esperti del Comitato delle Regioni, associazioni e altri soggetti interessati. In futuro, il nostro Gect potrebbe diventare il nucleo centrale di un’Euroregione alpina».

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COOPERAZIONE

EUREGIO, IL NOME CONTA Economia, cultura, sanità. Settori in cui - grazie all’Euregio Trentino, Alto Adige e Tirolo possono agire congiuntamente. «Decisivo per il futuro è l’ambito della ricerca e dello sviluppo, dove la cooperazione dovrà essere intensificata», commenta il governatore Günther Platter Francesca Druidi

l “Manifesto delle Alpi”, concordato dai presidenti di Trentino, Alto Adige e Tirolo, Dellai, Durnwalder e Platter, in occasione dell’incontro congiunto che si è tenuto il 26 gennaio 2001 a San Michele all’Adige, stabiliva per l’Euroregione gli obiettivi concreti e i provvedimenti da adottare nei settori di maggiore rilevanza. Tenuto conto delle peculiarità del territorio alpino e delle comuni radici storiche, questi tre territori hanno, dunque, dato vita a una fitta rete di rapporti di amicizia e di scambi culturali, economici, sociali. Quel Manifesto ha costituito soprattutto uno step decisivo nel processo di creazione dell’Euregio che, in questi anni, sta progressivamente compiendo dei passi in avanti verso la definizione di una cornice istituzionale al progetto. Le ultime novità risalgono alla storia più recente. Nell’ottobre scorso, le tre province hanno lavorato alla costituzione del gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect) per facilitare e promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale tra i suoi membri.

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Come ricorda Günther Platter, governatore del Land Tirol, «le tre giunte hanno redatto i documenti necessari e inviato la richiesta di autorizzazione al Consiglio dei Ministri a Roma». Uno degli appunti mossi da Roma riguarda però proprio il nome, Euregio. Un ostacolo

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che Platter si augura fortemente di risolvere. Per il Land Tirolo, cosa significa sviluppare il progetto Euregio? Qual è il clima che si respira sul territorio attorno a questa intenzione di cooperazione transnazionale?


Günther Platter In apertura, Günther Platter, governatore del Land Tirol. A fianco e sotto, la città di Inssbruck

I tre territori dell’Euroregione collaborano in tutti i settori, dove congiuntamente si può far fronte in modo migliore alle sfide

«L’Euroregione è già una realtà vissuta, in quanto i tre territori collaborano strettamente da tanti anni e questa cooperazione è basata su rapporti cresciuti dal punto di vista storico. Questo vale per l’economia e la sanità, come per gli ambiti della cultura e dell’istruzione. Oggi possiamo dire con orgoglio che il Tirolo, l’Alto Adige e il Trentino sono coinvolti in egual misura nell’Euroregione. Soprattutto l’anno commemorativo 2009 ha dimostrato come l’Euroregione sia vissuta dai suoi abitanti». In base al suo personale punto di osservazione, quali sono gli elementi e i comparti che, nelle diverse aree considerate dalla dichiarazione congiunta con Trentino e Alto Adige, ritiene prioritari e maggiormente strategici? «I tre territori dell’Euroregione collaborano in tutti i settori, dove con-

giuntamente si può far fronte in modo migliore alle sfide. Un progetto centrale è la Galleria di Base del Brennero, ambito nel quale le tre province collaborano in maniera intensa per trasferire il traffico merci dalla strada alla rotaia. Ulteriori tematiche relative alla cooperazione nell’Euroregione sono certamente l’agricoltura di montagna, l’istruzione, la cultura e la sanità. Decisivo per il futuro dei tre territori è poi tutto l’ambito della ricerca e dello sviluppo, dove la cooperazione dovrà essere intensificata». Quali sono le prospettive prossime future per l’Euregio, considerando il momentaneo stop dato dal governo italiano? «Nell’anno hoferiano le tre assemblee legislative del Tirolo, dell’Alto Adige e del Trentino hanno approvato all’unanimità, nella seduta congiunta “Dreierlandtag” a Mez-

zocorona, il progetto in base al quale i tre territori costituiranno congiuntamente un Gect per far crescere a un livello superiore la tradizionale, stretta, cooperazione. Le tre Giunte hanno redatto i documenti necessari e inviato la richiesta di autorizzazione al Consiglio dei Ministri a Roma. Non è corretto parlare di un blocco da parte del governo italiano. Per il 99% non esistono problemi, semplicemente Roma solleva obiezioni sul fatto che il Gect sia chiamato Euroregione. In realtà, però, le popolazioni locali identificano proprio questa definizione con la nostra cooperazione. In una lettera indirizzata al ministro degli Affari esteri Franco Frattini, ho segnalato l’importanza della denominazione Euroregione e confido che quest’ultimo ostacolo potrà essere superato».

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COOPERAZIONE

Una base culturale tra le regioni Il tema della cooperazione transfrontaliera e il caso specifico dell’Euregio sono tra le materie trattate dall’Eurac che, come rileva il suo presidente Werner Stuflesser, si presenta come «un’istituzione di collegamento tra il mondo germanofono e quello italiano» Francesca Druidi

a vocazione transfrontaliera appartiene profondamente al dna di Eurac, (Accademia europea di Bolzano), innovativo centro di ricerca e di formazione impegnato in diverse aree scientifiche tra cui management e cultura d’impresa, sviluppo sostenibile, minoranze e autonomie. Per questi motivi, non è certo un caso che la struttura ospiti organizzazioni internazionali, in primis l’ufficio comune dell’Euregio, oltre alla sede distaccata della Convenzione delle Alpi. «Questa vicinanza anche fisica – commenta Werner Stuflesser, pre-

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sidente dell’Eurac – facilita e intensifica i rapporti di scambio e collaborazione, permettendo di fornire un contributo concreto allo sviluppo dell’Euroregione». In che misura Eurac si pone come punto di riferimento per la formazione di una base culturale e di studio per lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera, tematica fondamentale per il Trentino Alto Adige soprattutto nell’ottica dell’Euregio? In che modo le vostre attività forniscono un concreto contributo all’Euroregione? «Sin dalla sua nascita l’Accademia

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Werner Stuflesser

In apertura, la sede del centro Eurac a Bolzano A fianco, Werner Stuflesser, presidente dell’Istituto. Nella pagina successiva, il governatore Durnwalder durante una tavola rotonda organizzata dall’Eurac

europea di Bolzano è stata pensata come istituzione di collegamento tra il mondo germanofono e quello italiano, come piattaforma di discussione e di confronto tra tutti quei soggetti che rivestono un ruolo decisivo quando si parla di scienza e di cultura della scienza. La cooperazione transfrontaliera si rispecchia in molti elementi: siamo impegnati in 36 progetti europei, abbiamo collaboratori da 20 diversi paesi, le nostre lingue di lavoro sono inglese, italiano e tedesco. Insieme a Tirolo e Trentino, portiamo avanti progetti comuni in ambito linguistico e di monitoraggio dei fenomeni migratori; siamo impegnati in studi sulla mobilità lungo l’asse del Brennero e sullo sviluppo sostenibile dell’ambiente alpino. Cerchiamo di presentarci in maniera unitaria anche al grande pubblico. Con i nostri partner, abbiamo organizzato diverse attività di comunicazione scientifica rivolte soprattutto ai ragazzi, come il concorso “Giovani ricercatori cercansi” e la “Lunga notte della ricerca”». La “Winter School on comparative federalism and governance” nel 2011 si occuperà nello specifico proprio di cooperazione tran-

sfrontaliera. A chi si rivolge questo progetto di formazione? «La Winter School è stata lanciata nel 2010 e ogni anno, all’interno della macroarea “federalismo e governance”, ci indirizziamo verso uno specifico tema di studio: nel 2011 il focus è, appunto, sulla cooperazione transfrontaliera. La scuola identifica un progetto sviluppato dall’Istituto per lo studio del federalismo e del regionalismo dell’Eurac insieme alle facoltà di Giurisprudenza e di Scienze politiche e sociali dell’Università di Innsbruck. L’iniziativa si rivolge ad accademici e amministratori a livello locale, regionale, nazionale e sovranazionale che intendono approfondire le tematiche legate ai processi federali e di governance multilivello». E quali obiettivi si prefigge? «Si tratta di un percorso formativo in lingua inglese di due settimane, una presso l’Università di Innsbruck e l’altra qui all’Eurac, che coniuga teoria e prassi. Oltre a seguire le relazioni degli esperti, i partecipanti analizzano concreti casi di studio e vengono esortati a condividere esperienze e competenze. Scopo della Winter School è soprattutto quello di mettere in rete

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COOPERAZIONE

Ogni anno la Winter School si indirizza verso uno specifico tema di studio: nel 2011 il focus è sulla cooperazione transfrontaliera

persone con esperienza accademica e professionale che affrontano questioni analoghe in luoghi diversi. Dallo scambio di idee possono nascere soluzioni innovative e rapporti di collaborazione duraturi». Come si articola la collaborazione tra Eurac e l’Università di Innsbruck? «Abbiamo con entrambe le università, Leopold Franzens Universität e Medizinische Universität Innsbruck, convenzioni che permettono una stretta collaborazione a tutti i livelli senza ostacoli burocratici. Diversi collaboratori dell’Eurac sono stati invitati a tenere dei corsi universitari a Innsbruck e professori dell’ateneo austriaco fanno parte dei comitati scientifici, che indirizzano e valutano l’attività di ricerca degli undici istituti del nostro centro. Con l’Università di Innsbruck portiamo avanti progetti di ricerca nel campo della medicina di

emergenza in montagna, della medicina genetica e del management pubblico. C’è poi un elemento in più». Quale? «Essendo accomunati dal fatto di vivere in un’area montana, abbiamo interesse a sviluppare attività congiunte per preservare l’ambiente in cui viviamo e pensare a uno sviluppo sostenibile delle nostre province. Con i nostri partner tirolesi, stiamo portando avanti numerosi progetti per studiare i cambiamenti climatici: valutiamo quali strategie di adattamento possono essere adottate e in che modo i cambiamenti climatici incidono sul turismo, monitoriamo la copertura nevosa e l’estensione dei ghiacciai». La formazione, con ricerca e sviluppo, individuano alcuni degli importanti settori nei quali è prevista la collaborazione tra Tirolo, Alto Adige e Trentino. Quali sono, a suo avviso, le prospettive per una

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efficace gestione coordinata e condivisa di queste tematiche? «Nel campo della formazione, si sta pensando alla creazione di una “medical school” a livello Euregio in cooperazione tra le varie istituzioni. L’idea prevede che lo studente compia il suo percorso di studi in tre diverse sedi e in tre lingue, italiano, tedesco e inglese. Il titolo di studio conseguito verrà poi riconosciuto sia in Italia che in Austria. Altri futuri percorsi di formazione interessano il settore delle energie rinnovabili e della Information & Communication Technology. Alto Adige, Trentino e Tirolo devono mettersi assieme per fare massa critica, mettere in rete competenze diverse e attivare collaborazioni di alto livello». Tenendo conto anche dell’attività di ricerca effettuata da Eurac, quali sono i fattori e le problematiche più importanti oggi da considerare nell’affrontare la cooperazione transfrontaliera, in particolar modo quella che riguarda Trentino, Alto Adige e Tirolo? «Un tema delicato riguarda il finanziamento delle attività di ricerca, che segue procedure specifiche in base al paese di riferimento. Sarebbe maggiormente pratico poter attingere a fondi comuni sottoposti a un’unica regolamentazione, come accade nel caso dei progetti finanziati dalla Commissione europea. Un’altra difficoltà è legata al fatto che si tratta comunque di due sistemi statali diversi. Oltre alla questione dei finanziamenti, penso ad esempio al sistema universitario, alle carriere accademiche. Non bisogna poi trascurare le questioni culturali: la diversità linguistica può essere un ostacolo nella comunicazione, soprattutto tra Tirolo e Trentino».


COOPERAZIONE

Euroregione, ma solo per unire Serve un moto rivoluzionario sul piano economico e istituzionale nelle province autonome di Trento e Bolzano per assicurare un nuovo assetto futuro alla regione. Lo evidenzia la deputata Michaela Biancofiore, coordinatrice del Pdl per l’Alto Adige Francesca Druidi

approvazione della richiesta ufficiale di costituire un gruppo europeo di cooperazione territoriale, presentata lo scorso ottobre al governo italiano da Alto Adige, Trentino e Tirolo, attribuirebbe personalità giuridica all’Euregio, rinforzando i legami di cooperazione già attivi tra le tre province in diversi settori. A commentare lo scenario è la deputata Michaela Biancofiore, segretario della III commissione Affari esteri e comunitari e coordinatrice del Popolo della Libertà per l’Alto Adige. Ritiene che l’Euregio potrà consentire la promozione degli interessi dei territori e delle rispettive popolazioni nei confronti degli Stati nazionali e dell’Unione europea? «Il progetto dell’Euregio, per quanto riguarda la Provincia autonoma di Bolzano, è un progetto che travalica il senso delle euroregioni volute dall’Unione europea. In questo caso, si configura un po’ come il sogno retrogrado del ritorno al grande Tirolo storico. Non si fermerebbe alla realizzazione di un semplice rapporto transfrontaliero e non sarebbe fi-

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nalizzato in misura prevalente come per la Carinzia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia - al rafforzamento di legami di tipo economico nell’ambito di terre confinanti. Nel nostro territorio, la questione si presenta più delicata». In che senso? «Ancora persistono diversi revanscismi storici e la creazione dell’Euregio, così come posta in essere dai vertici delle istituzioni locali, guarda al sogno di ritornare alla situazione politica-istituzionale ante 1918. Su questo punto non possiamo trovarci d’accordo. Altra cosa sarebbe se si trattasse di un

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rafforzamento prevalentemente di stampo economico, ma in ogni caso il progetto dovrebbe coinvolgere la comunità italiana dell’Alto Adige, una comunità che purtroppo si ritrova in minoranza all’interno dell’Euregio. Occorre, dunque, prestare molta attenzione


Michaela Biancofiore

Le euroregioni, quando non hanno come scopo la divisione ma bensì il consolidamento economico, sono importanti

affinché non siano escluse comunità dotate di valenza socio-politica, identitaria ed economica. Sono d’accordo sul fatto che le euroregioni contribuiscano a favorire il potere di questi territori nella Ue, ma è anche vero che l’Europa nella quale ci riconosciamo è soprattutto l’Europa dei popoli». Nella geografia europea del futuro, che ruolo potrebbero rivestire le euroregioni? «L’Europa deve essere quella dei popoli e non delle singole nazioni o come vengono definite, “sacche di privilegio positivo”. Certo, esistono aree indubbiamente omogenee e quindi le Euroregioni, quando non hanno come scopo la divisione ma bensì il consolidamento economico, sono importanti nell’ottica soprattutto di favorire lo sviluppo degli Stati di cui fanno parte. Altrimenti si diventa

quello che l’Europa non vuole: l’Europa delle piccole patrie». Quali sono, in generale, le prospettive dello scenario politico in Trentino Alto Adige? «Per il prossimo futuro, il Trentino Alto Adige dovrebbe innanzitutto aprirsi a logiche economiche e di mercato: nelle Province autonome di Trento e Bolzano, la Provincia in quanto ente istituzionale costituisce la prima impresa del territorio, con grande lamentela da parte degli imprenditori e del tessuto produttivo. Bisognerebbe tornare in queste zone a un’economia di mercato, liberandola dai gangli burocratici che istituzioni così forti possono generare, e soprattutto applicare il principio cardine nell’economia e nelle istituzioni in Europa e in Italia: il principio di sussidiarietà, ossia quello di delegare in senso verticale, dalla Pro-

vincia al Comune, dal pubblico al privato, cosa che adesso non accade in Trentino Alto Adige». Con quali conseguenze? «Basti pensare che in Alto Adige sono occupati 44mila dipendenti pubblici su 400mila abitanti, mentre in una grande Regione come la Lombardia lavorano 3.000 dipendenti, al massimo 5.000 quando arrivò Formigoni. Questo aspetto non può durare in eterno, nessuno vuole toccare le regioni a Statuto speciale, però in questo contesto oggi serve un “moto rivoluzionario”, almeno sul piano economico oltre che su quello istituzionale. Per il momento l’economia va bene, perché ancora foraggiata dai fondi pubblici, ma fino a quando saranno disponibili queste risorse pubbliche, considerando la crisi economica che attanaglia tutta l’Europa? Bisogna essere pronti per non subire smottamenti».

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FOCUS TRENTO

Sotto il segno di Dante Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, si smarca dalle polemiche sui festeggiamenti e ricorda il contributo della città all’Unità italiana: «Qui sono nati l’irredentismo e anche martiri come Filzi, Chiesa e Cesare Battisti» Riccardo Casini

anno lasciato il segno le polemiche innescate dal presidente della Regione, Luis Durnwalder, che aveva annunciato che la sua giunta non avrebbe partecipato alle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Dopo la pronta replica del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha espresso «sorpresa e rammarico», la discussione si è spostata a livello locale, dove molti amministratori si sono detti in disaccordo con le posizioni di Durnwalder. Alessandro Andreatta, sindaco di Trento, preferisce però non scendere in polemiche, sottolineando piuttosto il ruolo della sua città nella storia del Paese. «Trento – spiega – è stata per lungo tempo il simbolo dell’unità incompiuta. Qui è nato l’irredentismo, quel movimento di matrice risorgimentale che rivendicava il passaggio all’Italia di territori come il

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Trentino e il Friuli Venezia Giulia, rimasti sotto il dominio dell’Austria anche dopo la Terza guerra d’indipendenza. Ma il Trentino è anche la patria di Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, che furono giustiziati dagli austriaci perché, durante la Prima guerra mondiale, avevano scelto di combattere con l’Italia: Filzi, Chiesa e ancor più Battisti sono diventati dunque il simbolo dell’aspirazione all’Unità nazionale, i martiri per cui bisogna portare a compimento gli ideali del Risorgimento. Trento, da questo punto di vista, è dunque un luogo importante». Come testimoniano peraltro i suoi monumenti. «Certo, penso alla statua di Dante

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che domina l’omonima piazza, inaugurata nel 1896 – e dunque sotto il dominio austriaco – proprio per testimoniare l’italianità di Trento. Inserito nei “Luoghi della memoria” di questo 150esimo anniversario, il monumento, opera dello scultore fiorentino Cesare Zocchi, sarà presto sottoposto ad alcuni interventi di manutenzione e consolidamento grazie a un finanziamento statale. I cultori della storia dovrebbero inoltre visitare la fossa dei martiri, al Castello del Buonconsiglio, dove nel 1916 fu giustiziato Cesare Battisti. Oppure spostarsi a Bezzecca, da dove Garibaldi spedì il famoso telegramma recante la scritta “Obbedisco”». In che modo allora Trento sta


Alessandro Andreatta

La statua di Dante è stata inaugurata sotto il dominio austriaco proprio per testimoniare l’italianità di Trento

In apertura, da sinistra, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta e una veduta della città. Sopra, la statua di Dante nell’omonima piazza

celebrando i 150 anni dell’Unità d’Italia? «L’evento è stato ricordato in città con solenni manifestazioni ufficiali e innumerevoli iniziative culturali, tra le quali la “Notte tricolore” che ha coinvolto i musei e i palazzi simbolo della città: palazzo Geremia, sede del Comune, ma anche il Castello del Buonconsiglio, il Museo diocesano, il Museo Tridentino di Scienze naturali, il teatro sociale e le Gallerie di Piedicastello». Sono state coinvolte anche le scuole? «In occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, la Fondazione Museo storico del Trentino e l’Esercito italiano offrono a tutte le scuole superiori della Provincia autonoma di Trento la possibilità di approfondire le ragioni storiche dell’Unità nazionale attraverso lo studio delle vicende belliche che interessarono il Trentino nel 1866, in occasione della Terza guerra d’indipendenza. L’attività consiste nell’esposizione, della durata di due ore scolastiche e con l’ausilio di supporti multimediali, delle vicende militari che si svolsero sul territorio trentino

nel 1866. Un operatore didattico della Fondazione Museo storico del Trentino esporrà il contesto storico e le ragioni del conflitto e dell’intera vicenda risorgimentale; un ufficiale dell’Esercito italiano si occuperà invece di illustrare lo svolgimento degli scontri, alcuni punti salienti dell’arte bellica del periodo storico preso in esame, oltre che l’apporto dell’esercito alla costruzione di un’effettiva unità nazionale». Come giudica invece le posizioni espresse su questa ricorrenza dal presidente della Regione, Luis Durnwalder? «Mi limito a fare un’osservazione strettamente legata alle vicende storiche che riguardano la mia città: ha ben poca importanza il fatto che Trento sia diventata italiana non nel 1861, ma oltre mezzo secolo dopo. Perché la storia della nostra città era parte della storia nazionale da ben prima: chi di noi non si riconosce nella cultura di Dante, Giotto, Leonardo, Michelangelo, Galilei? È questo il nostro orizzonte, quale che sia l’anno in cui questo comune retroterra culturale si è tradotto in unità politica e istituzionale».

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FOCUS TRENTO

Uscire dall’autoreferenzialità Nicola Giuliano, capogruppo Pdl in consiglio comunale a Trento, critica la giunta Andreatta su bilancio e pianificazione. E sui festeggiamenti dell’Unità d’Italia dice: «Durnwalder sbaglia a essere ostile alla nazione che gli consente una condizione unica» Riccardo Casini

no sbaglio»: non ha dubbi Nicola Giuliano, capogruppo Pdl in consiglio comunale a Trento, quando gli si chiede un commento sulle recenti dichiarazioni del presidente della Provincia di Bolzano (e oggi presidente della Regione), Luis Durnwalder, in merito alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. «Nonostante le sofferte vicende storiche dell’Alto Adige/Sudtirol, chi oggi come Durnwalder ha grandi responsabilità istituzionali e amministra un territorio con 500mila abitanti con un bilancio di oltre 400 milioni di euro sbaglia a essere ostile alla nazione che gli consente, al netto degli accordi internazionali, una condizione di autonomia unica nel suo genere. Si potevano rimarcare le differenze, anche importanti e che non vanno dimenticate, e partecipare ugualmente alle celebrazioni». A proposito di autono-

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mia, qual è invece la vostra valutazione sulle linee guida del Bilancio di previsione 2011 del Comune? «Le forze politiche di centrosinistra che governano il Comune e la Provincia di Trento sono i più grandi nemici dell’autonomia, al di là della demagogia imperante. L’autonomia, quando genera sprechi e diventa un sistema chiuso, autoreferenziale, protezionistico e clientelare si avvia al declino e crea invidia, specie nei territori circostanti. È quello che accade qui. Da anni il centrosinistra governa con l’unico obiettivo di coltivare il consenso con politiche di controllo sociale ed economico; distribuisce consulenze e incarichi agli amici, affida appalti e forniture per lo più senza fare gare pubbliche e spesso senza nemmeno fare un confronto concorrenziale e gestisce i servizi pubblici con un interventismo del pubblico nel privato senza paragoni nemmeno in Emilia Romagna». A cosa si riferisce? «La moda sono le cosiddette “società di sistema” a partecipazione pubblica (o pubblico privato): nei più importanti settori dell’economia locale, dai trasporti all’energia, dai rifiuti al patrimonio im-

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mobiliare pubblico, dal turismo all’informatica, si creano condizioni di monopolio in favore di queste società per poter gestire i servizi pubblici locali sottraendosi alla concorrenza europea, gestendo consigli di amministrazione, assunzioni, forniture. In questa sovietizzazione, in cui si lavora non per rendere più competitivo il territorio ma per difenderlo, il tessuto imprenditoriale si impoverisce sempre di più e i giovani crescono nella convinzione che l’obiettivo sia il posto pubblico, parapubblico o di professionista o imprenditore che lavora con l’ente pubblico. Non vedo un futuro affatto roseo: una volta che dovesse aprirsi la diga


Nicola Giuliano

Nella pagina a fianco, Nicola Giuliano, capogruppo Pdl in consiglio comunale a Trento. Sotto, l’architetto Joan Busquets

sarà un disastro, anche per le casse della provincia che potrebbero restare improvvisamente a secco visto che le entrate sono commisurate al gettito prodotto dalle imprese con sede in provincia». L’artigianato costituisce oggi il settore produttivo trainante dell’economia locale, come sottolineato da diverse indagini. Quali misure a suo sostegno andrebbero introdotte? «Anziché intervenire nell’economia direttamente, l’ente locale dovrebbe creare condizioni di competitività per le nostre aziende: infrastrutture, accesso al credito, formazione, competitività. Invece a Trento si è varato un Piano urbano della mobilità che parte dal presupposto che l’artigiano, l’imprenditrice madre di famiglia dovrebbe muoversi solo con l’autobus e in bicicletta, con una scelta ideologica e irrealizzabile che avrà l’unica conseguenza di ostacolare il diritto e la necessità a una mobilità efficiente e funzionale». Non solo mobilità: l’architetto Vittorio Gregotti ha presentato un nuovo progetto per l’area Trento Nord. I vincoli sull’area imposti dalla variante possono costituire un ostacolo per una

sua rapida realizzazione? «I vincoli, e in particolare l’unitarietà della bonifica, sono stati pensati come logica contropartita per i volumi edilizi concessi con il Prg, che non erano un atto dovuto: la destinazione industriale poteva anche essere trasformata in area verde pubblico, in realtà la soluzione migliore per il recupero ambientale delle aree terribilmente inquinate da Sloi e Carbochimica. Quindi le attuali spinte a superare i vincoli sono il frutto di errori tecnici dell’amministrazione e di spinte che non hanno attinenza con gli interessi pubblici». Come valuta invece il progetto di Mario Botta per la nuova biblioteca universitaria? «La nuova biblioteca è senza dubbio una proposta affascinante. L’idea della forma a libro e la vicinanza con le facoltà di Lettere, Economia e Giurisprudenza, così come l’affacciarsi sul fiume Adige per un recupero dello stesso, pur guardando verso il Duomo, sono aspetti assolutamente positivi. Certo i costi, anche di gestione, sono una grande incognita. Tuttavia nel complesso considero positivo il progetto, utile non solo per l’Ateneo ma per tutta la città».

In sintesi, è necessario il ricorso alle cosiddette “archistar” per la riqualificazione del tessuto urbano? «Occorre distinguere. A parte il modo poco corretto e trasparente con cui sono state acquisiste le aree ex Michelin con la regia dell’allora sindaco Dellai, credo che ora il progetto di Renzo Piano sia un vanto per la città, una straordinaria occasione di crescita, sempreché naturalmente non intervenga l’Itea a risolvere i problemi di stagnazione del mercato immobiliare: sarebbe una scorrettezza ma soprattutto un’occasione persa per la città. Invece il problema è molto serio per quanto attiene alla progettazione di Busquets: questo nome credo sia stato ingaggiato per far digerire alla città volumi edilizi spropositati, da destinare in gran parte ad edilizia popolare pubblica. Penso al progetto di Canova di Gardolo, una mega lottizzazione che porterà circa 5mila nuovi abitanti (per lo più extracomunitari) in un quartiere che in tutto ne ha 10mila (su 100mila abitanti della città). Uno stravolgimento urbanistico, sociale, culturale inaccettabile, al quale ci opporremo duramente».

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FOCUS BOLZANO

Votati naturalmente all’incontro Tra bilancio di previsione e Masterplan, il sindaco Luigi Spagnolli disegna il futuro di Bolzano. E sulle recenti polemiche dice: «Durnwalder ha usato espressioni e toni sbagliati, ma ha detto cose vere» Riccardo Casini

urnwalder ha usato espressioni e toni sbagliati, ma ha detto cose vere, perché una cosa è la cittadinanza e un’altra la nazionalità»: così Luigi Spagnolli, sindaco di Bolzano, interviene sul vespaio suscitato dal presidente della Provincia in merito ai festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. «L’Alto Adige e con esso la nostra città – precisa – fa parte dello Stato italiano dal 1919. Ora, a seguito dell’italianizzazione forzata voluta dal fascismo, Bolzano ha una maggioranza di abitanti di lingua italiana in una provincia a larga maggioranza “tedesca”, nel senso di nazione e non di cittadinanza, che è e resta italiana». Veniamo al 2011. L’Unità d’Italia va celebrata? «Bolzano ha deciso di partecipare agli eventi di celebrazione, ponendo l’accento sull’approfondimento storico. Si intende stimolare la riflessione sull’incontro delle culture che oggi convivono con

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grande profitto sull’intero territorio provinciale, con il privilegio di potervi volgere uno sguardo che è attore e spettatore al tempo stesso. Collaboriamo con il commissariato del Governo nel predisporre e nel dare attuazione al calendario degli eventi, cui deve comunque sovrintendere lo Stato, che è l’ente competente in tal senso». Ma come giudica le posizioni espresse sulla ricorrenza dal presidente della Provincia, Luis Dur-

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Luigi Spagnolli

La posizione di collegamento fra l’Italia e la Mitteleuropa è un grande vantaggio per l’insediamento di nuove attività

Nella pagina a fianco, il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli. Sopra, una veduta aerea della città

nwalder? «Durnwalder ha usato espressioni e toni sbagliati, ma ha detto cose vere, perché una cosa è la cittadinanza e un’altra la nazionalità: gli altoatesini sono cittadini italiani, ma non hanno in comune con gli abitanti dello Stivale quell’insieme di aspetti di lingua, di storia e di cultura che consentano loro di sentirsi parte della nazione nel suo complesso. Se poi rispettiamo le posizioni di ampie parti dell’attuale maggioranza di Governo contrarie ai festeggiamenti, possiamo anche cercare di capire come l’esponente di spicco di una minoranza linguistica, all’epoca dell’unità fieramente parte di un’altra nazione, non senta un particolare trasporto. Detto ciò sono convinto che anche tanti altoatesini di madrelingua tedesca parteciperanno alle celebrazioni e che il presidente della Provincia, e quindi anche degli abitanti di lingua italiana, abbia perso un’occasione per un atto di coraggio utile anche all’autonomia, che oggi è patrimonio di tutta la popolazione». Tornando a Bolzano, il Bilancio di previsione 2011 ammonta a 229 milioni di euro. Quali sono le sue priorità?

«Premesso che i bilanci degli enti locali si stanno pian pianino assottigliando (quello del 2010 era di 243 milioni) il nostro impegno primario è volto a mantenere sempre alto il livello dei nostri servizi, che secondo tutti i rilevamenti sono ai vertici del paese, aumentando l’efficienza e riducendo spese non fondamentali laddove possibile. Per quanto riguarda investimenti infrastrutturali è arrivata l’ora di percorrere nuove strade, a partire da nuove forme di partnership pubblico-privato e di collaborazioni sovraterritoriali e comunitarie. Per fortuna la mia città parte da una base molto solida, con un indebitamento oculatamente ridotto negli ultimi anni e una partecipazione della cittadinanza alla cosa pubblica esemplare». L’ultimo rapporto mensile dell’Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano ha mostrato come il numero d’imprese (agricoltura esclusa) a fine 2010 risulti superiore (+1,7%) all’anno precedente. Come spiega questo incremento? Quali vantaggi offre il territorio all’insediamento di nuove attività? «In questo caso parliamo soprattutto

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FOCUS BOLZANO

di politiche di sostegno a livello pro-

Ci teniamo stretta la nostra città, puntando sulla riconversione ecologica degli edifici esistenti e valorizzando gli immobili fatiscenti

vinciale e di un tessuto economico generalmente molto sano, che ha messo a maggior riparo rispetto ad altre regioni le imprese qui ubicate dagli effetti della crisi. Non è da trascurare poi il fatto che una zona plurilingue, naturalmente votata all’incontro e alla comprensione delle diversità, in tempi di globalizzazione accelerata offra argomenti particolarmente validi per imporsi sul mercato. La posizione di collegamento fra l’Italia e la Mitteleuropa è un grande vantaggio». Il Masterplan di Bolzano approvato a inizio 2010 ha ricevuto diverse attenzioni per le sue linee guida innovative: tra queste, il “nuovo patto tra città e campagna” e la volontà di “costruire sul costruito”. In che modo le state mettendo in pratica? Quali saranno le sue possibili tempistiche di attuazione?

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«La città di Bolzano si trova in una conca, che rappresenta quindi limiti fisici invalicabili, ed è circondata da una cintura di verde agricolo di particolare pregio economico, paesaggistico ed ecologico, che rappresenta il polmone per un microclima pesantemente influenzato dal passaggio della più importante arteria stradale tra il Nord e il Sud Europa, e dove si producono tra i migliori vini della penisola e vi si può trovare ristoro a pochi passi dalla città. Per questo ci teniamo stretta la nostra città, puntando sulla riconversione ecologica degli edifici esistenti, valorizzando la sostanza immobile fatiscente e implementando forme di stimolo all’assunzione di responsabilità dei privati, come il bonus cubatura, già previste dal masterplan e dal piano Co2 del Comune. Questo piano sarà avviato nei prossimi mesi, ma ha un orizzonte temporale che va ben oltre il decennio».


Paolo Bertolucci

Una giunta senza idee entre l’Italia celebra i 150 anni di Unità nazionale, c’è una sua parte che non si accoda al clima di festa. Le recenti dichiarazioni del presidente Luis Durnwalder hanno infatti dato voce a un sentimento, quello antitaliano, diffuso in una fetta della popolazione altoatesina. E pensare che, tra le concessioni del Governo nazionale e un’ormai storica autonomia di manovra, l’Alto Adige è una delle zone dove, già ben prima della possibile approvazione della riforma federalista, il benessere percepito (in termini di servizi pubblici e welfare, ma anche di occupazione lavorativa) è maggiore, come dimostrano rilevazioni recenti. Paolo Bertolucci, che a Bolzano è capogruppo del Pdl in consiglio comunale, smentisce però in parte l’idea di “isola felice”, riservando una stoccata finale a Durnwalder. Qual è la vostra valutazione sulle linee guida del bilancio di previsione 2011 del Comune? «È difficile dare una valutazione

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Per Paolo Bertolucci, capogruppo Pdl in consiglio comunale a Bolzano, c’è un «vuoto assoluto» di progetti per il futuro, dalla crisi occupazionale alla pianificazione urbanistica Riccardo Casini

Paolo Bertolucci, capogruppo Pdl in consiglio comunale a Bolzano

sulle linee guida del bilancio 2011, visto che manca completamente un programma di giunta per il mandato in corso (2010-2015), malgrado siano già passati nove mesi dall'insediamento di questa giunta. C’è il vuoto assoluto in termini di progetto per la Bolzano del futuro». Intanto, secondo l’Ire della Camera di commercio di Bolzano, il 2010 si è chiuso con una crescita nel numero di imprese. Come spiega questo incremento? «Il dato in se è da accogliere positivamente. C’è però da dire che l’economia altoatesina è fortemente assistita da contributi pubblici della Provincia, e che anche qui si è sentita fortemente la crisi occupazionale nel mercato del lavoro; è quindi probabile che il mix di questi due fattori abbia spinto molte persone a “mettersi in proprio”». Il masterplan di Bolzano ha ricevuto diverse attenzioni per le sue linee guida innovative. Si sta procedendo nella giusta direzione? Quale de-

v’essere a vostro avviso il futuro della città sotto il profilo urbanistico? «Le attenzioni ricevute sono dovute principalmente all’effetto novità. Non credo però che questa sia la direzione giusta per dare una prospettiva alla città. Il masterplan non è altro che un libro dei sogni, con progetti faraonici del tutto irrealizzabili: faccio l’esempio dei parchi fluviali con molti nuovi edifici a uso pubblico, che però presuppongono lo spostamento dell’autostrada, spostamento che non avverrà prima di trent’anni, come dichiarato pubblicamente dai vertici dell’A22. Bolzano deve invece pensare a uno sviluppo urbanistico, con l’individuazione di nuove aree nel più breve tempo possibile a favore

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FOCUS BOLZANO

Bolzano deve pensare a uno sviluppo urbanistico, con l’individuazione di nuove aree a favore dell’economia e della residenza

dell’economia e della residenza. Del

tutto assente inoltre è il tema della viabilità sia interna alla città che esterna: non si offre nessuna soluzione concreta al traffico che molto spesso risulta congestionato». Recentemente ha dichiarato che “non è possibile andare avanti con il masterplan e le varianti stralcio”, sottolineando al contempo la necessità di avere un Puc. Perché? «Come detto, il masterplan è solo un libro dei sogni e non attiva nessun diritto a costruire e nessun progetto concreto. Le varianti stralcio sono spesso dannose se si vuole dare alla città uno sviluppo armonico e organico. Ora come ora non vi sono certezze per chiunque voglia ottenere una licenza edilizia: deve invece piatire un incontro con l’as-

sessore competente, senza nessuna evidenza pubblica. Il Puc è indispensabile per individuare con certezza giuridica - certezza che il masterplan non ha - le aree di sviluppo per industria, artigianato, terziario e residenza. Il vecchio Puc è scaduto nel 2005: oggi è della massima urgenza elaborare un nuovo documento di pianificazione urbanistica comunale insieme alle categorie economiche, all’Istituto per l’edilizia sociale e all’edilizia privata, coinvolgendo anche i Comuni confinanti soprattutto per quanto riguarda la viabilità e il trasporto pubblico». Da esponente politico ma anche da bolzanino, come ha valutato la posizione sulle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia

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assunta da Durnwalder? «Reputo gravissime le affermazioni di Durnwalder. Stranamente un politico esperto e pragmatico come lui ha sottovalutato le reazioni che avrebbero provocato quelle dichiarazioni nell’opinione pubblica locale e anche al di fuori dei confini provinciali. Inoltre si tratta di parole pronunciate in un momento delicato, considerato che alcuni temi locali sono oggetto di confronto e scontro tra i gruppi linguistici dell’Alto Adige: prendo ad esempio la manifesta volontà della Svp (partito al quale tra l’altro appartiene Durnwalder) di cancellare attraverso una legge provinciale migliaia di toponimi italiani. Penso che quanto accaduto abbia sicuramente fatto crollare l’indice di gradimento di Durnwalder».


WELFARE

Trentino, approvata la legge sulle politiche familiari «L’assegno unico darà notevole spinta al principio di sussidiarietà che coinvolgerà il pubblico e il privato attraverso l’associazionismo familiare». Ecco i passaggi chiave della legge nel commento di Ugo Rossi Elisa Fiocchi

er parlare di legge bipartisan occorre non arroccarsi sulle ideologie della famiglia, accendendo dibattiti ormai già affrontati a livello nazionale e locale che vertono principalmente sull’articolo 1» spiega Ugo Rossi, assessore alla salute e politiche sociali della provincia di Trento. «È necessario invece fare un passo indietro e attuare norme che possano offrire risposte pragmatiche attraverso politiche per i figli come il problema sul tasso di natalità nazionale in Italia che va affrontato con provvedimenti specifici». Quali sono gli elementi più all’avanguardia contenuti nella normativa? «Si comincia dalle politiche strutturali con l’ambizione di incidere sulle aspettative della famiglia nella realizzazione dei loro sogni e con delle politiche integrate che si suddividono in politica sul reddito e sulla casa con 3 mila appartamenti destinati alle famiglie nel corso di dieci anni. Poi un altro aspetto innovativo consiste nel lavorare sui tempi delle aziende e sulle responsabilità che

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pubblico e privato hanno verso il territorio». Un unico assegno familiare per tutti gli interventi e l’istituzione di uno sportello unico per il cittadino e la famiglia. Obiettivo: semplificare e integrare i tempi del territorio con i tempi di vita. Come cambieranno le Ugo Rossi, assessore alla salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento abitudini delle famiglie? «Saranno completamente ribaltate: non sarà più infatti la famiglia più grandi quali tutele sono previa recarsi agli sportelli per eseguire le ste dalla norma? pratiche ma il sistema stesso a rivol- «Prima di parlare dei figli più grandi gersi alla famiglia per offrire i suoi ci tengo a sottolineare che la fascia servizi. Questo nuovo meccanismo 0-3 anni raccoglie i servizi più coaiuterà anche quei nuclei familiari stosi, dunque lavorare e prendere che in molti casi non sono al cor- provvedimenti significa compiere rente di tutte le attività e le risorse di- un passo strategico non solo a sosponibili, accelerando così i processi stegno delle famiglie ma anche delle di conoscenza. L’assegno unico darà imprese. I nostri interventi favorinotevole spinta anche al principio di ranno quelle donne che in molti sussidiarietà che coinvolgerà il pub- casi erano costrette a lasciare il lablico e il privato attraverso l’associa- voro, diminuendo così il tasso di zionismo familiare» disoccupazione femminile molto Uno dei provvedimenti riguarda alto in Italia. E in parallelo sarà atil soddisfacimento della domanda tuata una politica di sostegno delle di conciliazione riguardo ai servizi imprese per agevolare l’occupazione. per i figli da 0 a 3 anni. E per i figli Sulle fasce di età prese in esame nella

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Walter Ugo Rossi Viola

Il nostro metodo si rifà a uno standard tedesco proposto da Angela Merkel che ha chiesto agli imprenditori di essere creativi

legge della famiglia è bene specificare che quella 3-6 anni era già coperta al 100% oltre alle altre politiche di sostegno per i giovani. Ciò che mancava erano normative in favore dei 0-3 anni che andranno a sostenere il tasso di natalità» Se si ragiona in termini di “distretto famiglia”, diventa cruciale il ruolo svolto dal datore di lavoro nell’agevolare le esigenze dei dipendenti con figli a carico. Quali garanzie chiedete? «Per parlare di distretto famiglia, occorrono tanti attori sul territorio capaci di orientare il proprio servizio alla famiglia. Le iniziative in programma hanno suscitato molto en-

tusiasmo e spinto alla necessità di certificare quelle che saranno definite le aziende amiche della famiglia attraverso un processo di valutazione denominato “family audit”. Il punto chiave è far capire all’azienda che ci concilia sarà più produttiva rispetto a quelle che si rifiuteranno. Mentre per quanto riguarda il sistema pubblico si procederà all’assegnazione di punteggi alle organizzazioni aderenti al progetto. Il nostro metodo si rifà a uno standard tedesco proposto da Angela Merkel che ha chiesto agli imprenditori di essere creativi altrimenti costringeranno i leader politici a essere creativi per tutti».

Ma come si traducono le tutele di garanzia offerte dalle imprese? «Si tratta di un piano strategico, testato su una ventina di organizzazioni, in cui particolare attenzione è rivolta agli orari di lavoro. Ad esempio, chi ha stabilito che bisogna obbligatoriamente entrare in azienda attorno alle otto del mattino? È invece possibile puntare su progetti innovativi come la “banca delle ore” che favorirà la solidarietà e la cultura aziendale. Esiste già un protocollo nazionale in cui hanno aderito 50 aziende e una quarantina a livello locale. L’auspicio è che al progetto possano aderire sempre più imprese in tutto il territorio».

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WELFARE

Sostegno bipartisan a famiglie e natalità La legge approvata in Trentino accontenta anche il Pdl: «Proposte recepite» afferma il consigliere regionale Walter Viola. «Ora però serve una vera riforma della provincia» Elisa Fiocchi a legge sulla famiglia, approvata quasi all’unanimità dal consiglio provinciale di Trento è il frutto della fusione di cinque disegni di legge ai quali hanno lavorato congiuntamente maggioranza e opposizione. «I contenuti qualificanti della nuova legge comprendono anche le proposte del Pdl, in particolare le mie e del collega Morandini», sostiene il consigliere regionale del Pdl Walter Viola. Ma quali sono i provvedimenti cruciali che hanno garantito la coesione d’intenti? «Consistono innanzitutto nell’impegnare la Provincia e gli altri enti locali a sostegno dei progetti di vita dei nubendi, delle giovani coppie e delle famiglie con figli nel settore dell’edilizia abitativa. Viene poi concretamente affermato il valore sociale del lavoro del genitore quando, rinunciando temporaneamente all’impiego fuori della famiglia, decide di dedicarsi alla cura del figlio nel primo anno di vita, ma anche la scelta delle madri di non lavorare fuori casa, attraverso interventi nel primo anno di vita del figlio stesso in entrambi i casi. Inoltre vengono fortemente valorizzate e coinvolte le associazioni fa-

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miliari e il terzo settore che favorisce il mutuo aiuto nel lavoro domestico, di cura familiare e delle persone anziane. Con altri interventi si favoriscono le attività formative rivolte alle coppie e ai genitori e per sostenere l’esercizio consapevole dalla maternità e paternità, vedrà la luce una consulta provinciale per la famiglia». Quali cambiamenti concreti si attendono per i servizi socioeducativi, i contributi e le agevolazioni alle famiglie numerose? «Tra gli aspetti più innovativi da noi introdotti nella legge vi è la norma che considera “famiglie numerose” i nuclei con 3 o più figli, compreso il concepito. È riconosciuto a carico della famiglia anche il figlio che nell’anno di riferimento percepisce un reddito personale inferiore a 6 mila euro. Per abbattere i costi, a partire dal terzo figlio, queste famiglie godranno di particolari agevolazioni nell’accesso ai servizi di mensa scolastica e di trasporto scolastico, ma anche di prolungamento d’orario nelle scuole dell’infanzia. Gli aiuti coprono anche le spese per l’educazione dei figli, mediche, sanitarie e socio-sanitarie non rientranti nelle prestazioni del servizio sanitario provinciale. Oltre a prevedere un “ticket sanitario fa-

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miliare” agevolato per tener conto dei carichi familiari, la provincia potrà concedere un contributo alle famiglie numerose per ridurre i costi connessi agli oneri tariffari derivanti dagli usi domestici». Quali altri interventi in tema di politiche sociali sono necessari al territorio? «Sottolineo la rilevanza della valutazione d’impatto familiare trasferita dalla legge sul welfare a questa nuova normativa. Questa misura da me fortemente voluta e proposta ha lo scopo di favorire una maggiore equità anche fiscale nei confronti delle famiglie residenti in Trentino,


Walter Ugo Rossi Viola

Walter Viola, consigliere regionale del Popolo della Libertà

Proliferano enti e società il cui totale controllo è in mano alla giunta di centrosinistra allo scopo di consolidare ed estendere il consenso politico

pur entro i limiti delle competenze tributarie riconosciute alla Provincia. Il dispositivo ha un valore trasversale rispetto a tutte le politiche provinciali, che non potranno più trascurare né un’attenzione preventiva alla famiglia quando si tratterà di predisporre interventi legislativi e amministrativi, né una verifica ex post che consenta di stimare i benefici o i danni causati alle famiglie da determinati provvedimenti. Questo permetterà di correggere le iniziative perché rispondano realmente all’esigenza di favorire e non diminuire il benessere delle famiglie». Quali passi sono stati compiuti

finora per attuare concretamente il principio di sussidiarietà? «Segnalo in particolare la riforma del welfare, introdotta anche in questo caso con il nostro contributo determinante dalla legge 13 del 2007, la cui applicazione non è ancora operativa perché i regolamenti di attuazione delle norme, attesi nei prossimi mesi, devono tener conto del trasferimento delle competenze dalla provincia alle comunità di valle in materia di politiche sociali. In ogni caso la legge punta a realizzare nei fatti il principio di sussidiarietà, creando un sistema integrato di interventi a servizio delle persone e delle

famiglie realmente bisognose di aiuto. Si favoriscono anche con l’erogazione di contributi, le autonome iniziative progettuali e concretamente realizzate in campo sociale dai soggetti del terzo settore con cui l’ente pubblico sottoscriverà appositi accordi di collaborazione e di coordinamento delle attività, individuando tempi, modalità e responsabilità nell'attuazione dei rispettivi compiti». Porre fine all’invadenza soffocante della provincia nella vita sociale, culturale ed economica è parte del suo impegno politico. Quali sono le sue proposte per dare vera centralità ai comuni e alle valli? «Da sempre il Pdl si batte in Trentino per una vera riforma dell’ente provinciale, che negli ultimi anni ha moltiplicato anziché ridurre la propria sfera di influenza attraverso la continua proliferazione di enti e società il cui totale controllo è in mano alla giunta di centrosinistra allo scopo di consolidare ed estendere il consenso politico. I costi e la scarsa trasparenza democratica di questo sistema vengono sempre più alla luce e rimangono il principale bersaglio delle nostre critiche che hanno finito per incrinare anche i rapporti interni alla maggioranza. Insisteremo, quindi, per superare l’attuale impostazione centralistica e autoreferenziale della provincia affinché avvenga un trasferimento effettivo (e non solo burocratico) di poteri e risorse ai territori formati però non solo dai comuni e dalle comunità di valle, bensì anche dai privati e dai corpi sociali intermedi».

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WELFARE

Cinque milioni? Insufficienti per risollevare le famiglie «Tante buone intenzioni ma nessun riscontro concreto per i grandi problemi come casa, lavoro, assistenza». Franca Penasa commenta la legge sulla famiglia approvata in Trentino Elisa Fiocchi

a Lega Nord denuncia la mancanza di un coordinamento reale all’interno della legge sulla famiglia che comporterebbe un rialzo dei possibili beneficiari di contribuzioni. «È l’ennesimo manifesto elettorale di una giunta di centrosinistra autonomista che, controllando tutta l’informazione, riesce a far passare ogni giorno messaggi tranquillizzanti» sostiene Franca Penasa, consigliere della Lega Nord Trentino. «Anche le nostre famiglie, contrariamente a quelle del vicino Alto Adige, stanno vivendo la crisi in maniera davvero preoccupante». Quali sono dunque i rischi concreti che si troveranno ad affrontare le famiglie trentine realmente bisognose? «Nonostante tutta una serie di buone enunciazioni, non s’individua nella legge un puntuale riscontro risolutivo per i grandi problemi delle famiglie che, come nel resto del paese, sono quelli del lavoro, della casa, dell’assistenza dei bambini. Sono previste inoltre concessioni di maggiori agevolazioni sui servizi di mensa, trasporto e prolungamento dell’orario scolastico

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per quelle famiglie che hanno più di tre figli: servizi che per quanto riguarda la Lega Nord Trentino dovrebbero essere riconosciuti come misure compensative e quindi gratuite. Altri passaggi, come i sostegni economici per il genitore che si astiene dall’attività lavorativa, non sono ancora definiti e sono rinviati alla fissazione di criteri puntuali da parte della giunta provinciale. Anche in questo caso, il nostro timore è che questi criteri siano tali da rendere inefficace il provvedimento per le famiglie trentine». Tra i punti discordanti c’è il budget stanziato dalla giunta per l’attuazione della legge. «La cifra del 2011 corrisponde a 5 milioni di euro che a nostro parere sono del tutto insufficienti per portare quel reale sollievo alle famiglie bisognose. Con i 5 milioni sarebbe stato meglio costruire qualche asilo nido in più e togliere il sistema Icef come elemento valutativo per la definizione della tariffa di accesso a tutti i servizi sociali e scolastici». L’innalzamento dell’indice Icef quanto graverà sull’economia delle famiglie?

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«Il sistema Icef ha praticamente tolto a moltissime famiglie trentine la possibilità di accedere, in forma agevolata, a gran parte dei servizi in campo scolastico, sociale, della casa, dello studio e così via: proprio tutti quei servizi di cui appunto fruiscono le famiglie. Detto sistema però si è dimostrato una vera manna sia per chi l’ha inventato (trattasi di un complesso algoritmo matematico), sia per chi lo gestisce mediante lo sviluppo di appositi prodotti informatici (che guarda caso, sono soci delle stesse società costruite con il sistema delle scatole cinesi) e non da ultimo per i patronati che fruiscono dell’istruttoria delle domande di notevoli contributi pubblici. Con questo sistema si è costruito un elemento di ingegneria finanziaria del sistema del welfare dove tutti questi soggetti che erogano servizi sottraggono di fatto importanti risorse pubbliche alla finalità principale, ovvero quella di erogare servizi nel campo del sociale ai singoli come alle famiglie, al minor costo possibile, utilizzando al meglio i soldi delle nostre tasse».


VERSO I MERCATI ESTERI

Sinergie utili allo sviluppo Per sostenere la crescita delle imprese del Trentino Alto Adige occorre snellire la burocrazia e ridurre la pressione fiscale. A sostenerlo è Stefan Pan che illustra la situazione economica del territorio Nicolò Mulas Marcello viluppare progetti per il bene comune delle imprese trentine e altoatesine è la formula che intende adottare Stefan Pan, neo presidente della Federazione regionale degli industriali del Trentino Alto Adige per incentivare la crescita delle aziende del territorio. «È importante – sostiene Stefan Pan – trovare proficue sinergie e proporre soluzioni congiunte per raggiungere gli obiettivi che stanno a cuore agli imprenditori sia dell’Alto Adige che del Trentino. Tra questi ricoprono sicuramente un posto rilevante lo snellimento burocratico e la riduzione della pressione fiscale per i cittadini e le aziende. Uno studio elaborato di recente dalla Banca Mondiale in collaborazione Life e la società di consulenza Price Waterhouse Coopers dimostra che in Italia la quota di tasse e oneri sociali sugli utili si attesta sul 68,6%. Questa percentuale estremamente alta è fortemente condizionata soprattutto dalle imposte e dalle tasse che gravano sul fattore lavoro. Ciò assegna all’Italia la posizione 167 a livello mondiale. Il valore medio europeo si aggira sul 44,2%, a livello mondiale la media è sul 47,8%, in Germania sul 48,2%». Qual è lo stato di salute delle imprese del Trentino Alto Adige e quali sono i principali fabbisogni per le imprese delle due province di Trento e Bolzano? «Da poche settimane ho assunto la presidenza della Federazione regionale degli industriali, ri-

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Stefan Pan, presidente di Assoimprenditori Alto Adige e della Federazione degli industriali del Trentino Alto Adige

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cevendo il testimone dalla collega Ilaria Vescovi, oggi a capo di Confindustria Trento. Il cambio di presidenza ci ha anche dato la possibilità di confrontarci sulle tematiche di interesse comune. Innovazione, esportazioni e raggiungibilità sono i tre temi su cui Assoimprenditori Alto Adige e Confindustria Trento intendono


Stefan Pan

focalizzare l’attenzione comune in quanto sono di importanza strategica per le aziende delle due province». Per quanto riguarda l’internazionalizzazione qual è il grado di propensione verso l’estero da parte delle imprese regionali? «Soprattutto le imprese medie hanno ancora un grande potenziale da sfruttare: attualmente meno di un terzo di queste aziende opera nell’export. È importante offrire supporti alle imprese in modo tale che possano riuscire ad accedere anche a mercati extraprovinciali. Esportare con successo è una grande sfida per un’impresa e richiede sicuramente una certa organizzazione interna. Attualmente buona parte delle grandi aziende (con 50 e più addetti) operano su mercati stranieri. Tra le piccolissime imprese (con meno di 5 addetti), invece, la quota delle aziende che esportano raggiunge -

20% EXPORT

Il volume di esportazioni rispetto al Pil sia per le imprese della provincia di Bolzano che per quella di Trento

68% TASSE

La quota di tasse e oneri sociali sugli utili in Italia secondo uno studio della Banca Mondiale

almeno in Alto Adige - appena il 5%. Anche tra le imprese medie (da 5 a 49 addetti) si registra grande potenziale per aumentare le esportazioni. È necessario, quindi, offrire alle aziende, in particolare a quelle medio-piccole, il sostegno e la collaborazione per affrontare anche i mercati esteri. A tale proposito è di importanza strategica e fondamentale l’attività che l’Organizzazione Export Alto Adige sta svolgendo per le aziende altoatesine. A livello regionale negli ultimi anni il volume delle esportazioni rispetto al Pil si attesta sia in provincia di Trento che in quella di Bolzano su circa il 20%. Dobbiamo fare tutto il possibile per aumentare tale percentuale». Ricerca e innovazione. Le aziende hanno investito su questi fronti nonostante la crisi economica? «Ricerca e innovazione sono di fondamentale importanza per il futuro sviluppo economico del Trentino Alto Adige. Sicuramente le aziende locali hanno investito e fatto molto in questi anni per non farsi trovare impreparate dalla fine della crisi, nella nostra regione c’è però ancora molto da recuperare nel campo della ricerca e dello sviluppo (R&S) e dell’innovazione aziendale. Il rafforzamento delle attività di R&S e di innovazione nelle aziende è un punto chiave determinante per assicurare la futura competitività dell’economia. È innanzitutto necessario creare un ambiente favorevole all’innovazione. Ciò presuppone una forte cultura dell’innovazione, specialisti e incentivi da parte dell’ente pubblico. Soprattutto, occorrono imprese che facciano innovazione, sviluppando nuovi prodotti da introdurre sul mercato, nuovi sistemi produttivi e nuovi processi». La giunta provinciale di Bolzano ha deciso di riservare ai progetti di ricerca e innovazione una dotazione finanziaria di 19 milioni di euro. Come verranno distribuiti questi fondi? «Assoimprenditori Alto Adige ha indubbiamente accolto con favore la decisione della giunta altoatesina di riservare ai progetti di ricerca e innovazione tale dotazione finanziaria. L’incentivazione di ricerca e sviluppo è di importanza strategica e a tale proposito il sostegno TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 79


VERSO I MERCATI ESTERI

Occorrono imprese che facciano innovazione, sviluppando nuovi prodotti da introdurre sul mercato

diretto alle aziende è particolarmente significativo. Lo ha anche confermato un recente studio della Camera di commercio di Bolzano. Proprio in periodi segnati dalla riduzione dei bilanci pubblici bisogna investire in quei campi che possono dare il maggiore valore aggiunto. L’effetto moltiplicatore del sostegno all’innovazione è enorme, come tra l’altro è emerso da una ricerca dell’Istituto Kmu Forschung Austria sull’impatto dei progetti finanziati dalla “Società austriaca per la promozione della ricerca” (Forschungsförderungsgesellschaft – FFG): 1 Euro investito in ricerca e sviluppo genera 19 Euro di fatturato aggiuntivo e ben 17 Euro di fatturato relativo all’export. Lo stanziamento della Giunta provinciale è rivolto a sostenere progetti specifici legati all’innovazione e promossi sia da enti di ricerca che da imprese da erogare in parte con il tradizionale sistema dei contributi e in parte con i bandi. In tale contesto attendiamo con fiducia l’approvazione della nuova legge sull’innovazione che dovrebbe snellire la burocrazia nell’iter delle domande e introdurre tempi certi 80 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

nell’erogazione dei contributi». Parliamo di viabilità. Recentemente lei ha affermato che l’arginale necessita interventi. Cosa occorre fare per migliorare le infrastrutture viarie della regione? «L’accessibilità è un bene pubblico, un importantissimo fattore competitivo e di localizzazione per l’economia ed una condizione fondamentale per la garanzia e la qualificazione dei posti di lavoro. L’accessibilità dell’Alto Adige, però, è relativamente carente sia per quanto riguarda i trasporti stradali, sia per quelli ferroviari e soprattutto aerei Tale carenza è confermata recentemente anche da uno studio dell’Istituto di ricerca svizzero “BAK Basel Economics“, che in merito all’accessibilità pone l’Alto Adige all’ultimo posto a confronto delle regioni e province confinanti. Per questo motivo Assoimprenditori Alto Adige collabora al cosiddetto “Tavolo di lavoro sull’accessibilità“ attivato lo scorso anno dalla Camera di commercio di Bolzano per migliorare l’accessibilità dell’Alto Adige. Questo gruppo di lavoro ha elaborato un piano a lungo termine per affrontare le sfide del futuro che la nostra Associazione condivide completamente. Per quanto concerne il trasporto di persone, deve essere sistematicamente incrementato l’utilizzo dei mezzi pubblici, quali autobus, ferrovia e aereo».


Ilaria Vescovi

Uno sguardo all’estero per la crescita delle imprese Un terzo del fatturato totale delle imprese trentine è rappresentato dall’export. A sostenerlo è Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento, che illustra tutti i progetti che l’associazione ha in cantiere Nicolò Mulas Marcello

ono circa 800 gli associati di Confindustria Trento. L’associazione degli industriali mette in atto iniziative per promuovere la loro presenza sui mercati esteri. «Attraverso Confindustria – spiega Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento – abbiamo istituito un consorzio che si chiama Trentino Export, che segue tutte le tematiche legate all’internazionalizzazione. In questi ultimi due anni questo consorzio ha raggiunto già risultati molto incoraggianti». Qual è il grado di internazionalizzazione delle imprese di Confindustria Trento? «Le aziende trentine esportano circa un terzo del fatturato totale, quindi, se il fatturato totale è di circa 10 miliardi, le esportazioni delle nostre associate valgono circa 3 miliardi, prevalentemente sul mercato tedesco e statunitense. Uno dei dati migliori del 2010 ri-

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spetto al 2009 è proprio la percentuale di cre- A sinistra Ilaria Vescovi, scita dell’export che è stata intorno al 18%. presidente di Confindustria Trento Stanno migliorando anche le esportazioni nei paesi emergenti come Cina, Russia, Brasile, grazie anche a molte nostre iniziative». Innovazione ed export sono due punti cardine dello sviluppo delle imprese. Su questo fronte come si sta muovendo Confindustria? «Oltre a essere due punti cardine dello sviluppo delle imprese sono stati proprio due punti fondamentali del mio mandato. Abbiamo lavorato moltissimo su questi due temi e anche sull’internazionalizzazione, con il potenziamento delle iniziative del nostro consorzio e con una azione forte nei confronti del governo provinciale in TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 81


VERSO I MERCATI ESTERI quanto abbiamo una legge unica sull’economia che prevede incentivi e agevolazioni a sostegno dell’internazionalizzazione. In particolare queste sono rivolte alla partecipazione alle fiere e noi abbiamo chiesto che queste agevolazioni fossero particolarmente importanti per le fiere internazionali, che sono quelle più difficili. Le imprese che non esportano fanno un po’ più fatica a sostenere queste spese, anche perché le fiere sono molto costose. Per quanto riguarda l’innovazione invece, con un accordo che io ho definito storico, siamo riusciti con uno dei nostri centri più importanti qui in Trentino, che è la fondazione Bruno Kessler - di cui è vicepresidente uno dei nostri componenti di giunta, Giulia Bonazzi - a siglare una intesa di collaborazione dei ricercatori della fondazione. Questi ricercatori sono presenti stabilmente a Palazzo Stella, presso la nostra sede, proprio per soddisfare in presa diretta le esigenze e le domande poste dalle nostre aziende. Anche su questo in pochissimi mesi siamo arrivati già a più di una sessantina di collaborazioni avviate, con grandissima soddisfazione da parte nostra». La crisi non ha risparmiato neanche le imprese trentine. Quali sono i principali fabbisogni delle aziende nel territorio?

«Come un po’ in tutto il resto dell’Italia, il problema del credito è uno dei più pressanti. Devo dire che noi in Trentino abbiamo avuto Confidi Impresa che si è mosso bene ed è stato molto presente. Inoltre abbiamo siglato, con il nostro comitato Piccola industria, accordi di collaborazione importanti con i principali istituti di credito. I fabbisogni credo siano un po’ quelli di tutti: procedere con investimenti su innovazione e anche su l’organizzazione interna». Per quanto riguarda l’occupazione qual è la situazione per la provincia di Trento? «Qui, per fortuna, la situazione a quasi due anni dalla crisi è sotto controllo. Abbiamo anche noi usufruito di molte ore di cassa integrazione: circa 3 milioni di ore sia nel 2009, in cui quella ordinaria è stata maggiore, che nel 2010, anno in cui quella straordinaria è Stanno migliorando le esportazioni stata più utilizzata. Però non ci sono state situazioni di perdita permanente di posti di lanei paesi emergenti come Cina, voro, siamo quindi riusciti a mantenere pressoRussia, Brasile ché inalterata l’occupazione in provincia di Trento nel comparto industriale. Anche per questo va dato atto agli imprenditori che hanno dimostrato un grande senso di responsabilità, perchè per noi il patrimonio umano è quello più importante. E poi c’è stata un’attenzione da parte del governo provinciale che ha messo in campo strumenti per riuscire, e mi riferisco alla manovra anticrisi del 2009, a mantenere questa situazione occupazionale stabile. Così come il sindacato ha agito in modo molto responsabile, per cui si è creato un grande lavoro di squadra sul territorio che ha permesso e permette a oggi di essere ancora in una situazione di stabilità».

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Ilaria Vescovi

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Nel comparto industriale siamo riusciti a mantenere pressoché inalterati i posti di lavoro in provincia di Trento

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18% EXPORT

L’incremento dell’export per le imprese trentine nel 2010 rispetto all’anno precedente

Su quali progetti sta lavorando attualmente Confindustria Trento? «Proprio ieri abbiamo organizzato un seminario molto importante qui a Trento con ospite il vicepresidente di Confindustria Aldo Bonomi sul tema delle reti d’impresa. Stiamo, da qualche mese, puntando molto su questa nuova forma contrattuale. Io stessa sto facendo un giro di riunioni comprensoriali noi in Trentino siamo divisi in 11 comprensori - per spiegare questa forma di alleanza, di congregazione. Abbiamo istituito in associazione un servizio apposito proprio dedicato al tema delle rete e inoltre anche qui, nella legge unica dell’economia, siamo riusciti con l’assessorato a destinare delle risorse specifiche al tema delle reti d’impresa che credo a giorni,

o in settimana, dovrebbe essere oggetto di valutazione da parte del governo provinciale». Il suo mandato come presidente della confederazione che si è appena concluso possiamo stilare un bilancio? «Da sempre la collaborazione con gli imprenditori altoatesini è molto buona, frequente, continua. Per cui i temi su cui generalmente ci concentriamo sono le infrastrutture, l’innovazione, l’internazionalizzazione. Abbiamo, su entrambi i territori, strutture molto qualificate per cui cerchiamo di razionalizzarle, di metterle insieme. Adesso per quanto riguarda i servizi delle associazioni stiamo cercando, se è possibile, di mettere in campo collaborazioni che vadano poi a vantaggio degli associati».

mnl ORE

Il numero di ore di cassa integrazione di cui hanno usufruito le imprese trentine sia nel 2009 che nel 2010

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 83


VERSO I MERCATI ESTERI

Occasioni di sviluppo per l’economia trentina Le piccole imprese trentine, a fronte della crisi economica, hanno mostrato maggiore interesse per i mercati internazionali. Graziano Molon, direttore di Trentino Sprint, spiega le difficoltà ma anche le opportunità che offre l’internazionalizzazione Nicolò Mulas Marcello l quadro dell’economia trentina può contare su diverse aziende o società che promuovono, attraverso le loro iniziative, l’internazionalizzazione delle imprese del territorio. Tra queste c’è Trentino Sprint, azienda speciale della Camera di Commercio di Trento. «L’internazionalizzazione – sostiene Graziano Molon, direttore di Trentino Sprint – è fondamentale e deve essere una forma mentis, quindi un approccio mentale con il quale l’imprenditore stesso si pone l’obiettivo di considerare l’internazionalizzazione non una quota aggiuntiva del suo lavoro ma una quota costitutiva e cioè una dimensione che deve essere costitutiva della sua azienda». In uno scenario economico globale difficile come quello che stiamo vivendo, sempre di più anche le piccole imprese stanno pensando a politiche di internazionalizzazione. Qual è la situazione per quanto riguarda il Trentino? «Dopo la crisi anche le imprese più piccole si sono orientate verso i mercati internazionali. Per il Trentino la prevalenza è delle piccole imprese che hanno una limitata esperienza internazionale. C’è sicuramente da parte loro più interesse, intenzione e maggiore con-

I Graziano Molon, direttore di Trentino Sprint

84 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

sapevolezza di una necessità di approcciarsi ai mercati esteri per compensare quelle che sono le capacità nazionali. Ci sono però anche difficoltà oggettive rispetto alle dimensioni». Lei ha affermato che «la struttura imprenditoriale trentina presenta alcune peculiarità che rendono più complesso l’approccio ai mercati internazionali». In cosa consistono? «Di fatto sicuramente le dimensioni aziendali che sono prevalentemente piccole. Non esistono veri e propri distretti o cluster di impresa sul classico modello del Nordest con l’eccezione forse di due realtà grandi che sono l’agroalimentare con i due poli importanti del vino e delle mele che sono le due più grandi produzioni regionali e dall’altra il polo del lapideo in particolare per quanto riguarda la lavorazione del porfido e delle pietre trentine. Tutto il resto è parcellizzato in piccolissime quote e suddiviso tra i vari settori merceologici per cui Ict, meccanica e altre realtà. Un dato che fa riflettere è che oltre il 50% dell’export trentino è concentrato principalmente su circa una decina di imprese, il resto ancora una volta è suddiviso in piccole quote. Per cui troviamo una grossa polarizzazione delle imprese più grandi e una parcellizzazione del resto. Queste caratteristiche oggettive del Trentino danno, rispetto a quella fascia che ha potenzialità, più problematiche rispetto a un approccio organico all’internazionalizzazione». Tra gli strumenti e i servizi avanzati offerti alle imprese da parte di Trentino Sprint per


Graziano Molon

Oltre il 50% dell’export trentino è concentrato principalmente su circa una decina di imprese

affrontare le sfide dei mercati globali c’è anche la formazione. Come si concretizza questo aspetto? «La formazione è un aspetto basilare proprio perché l’alfabetizzazione del concetto di internazionalizzazione e quindi di comunicare alle imprese quanto sia necessario farlo è fondamentale. Abbiamo la fortuna, come azienda speciale, di avere i colleghi dell’altra azienda speciale della Camera di Commercio di Trento, Accademia d’Impresa, che si occupa

prevalentemente di formazione. Con loro organizziamo per le imprese trentine i corsi di basi che riguardano i contratti internazionali, le controversie internazionali, le partecipazioni alle fiere, i rapporti del credit con l’export e le tematiche finanziarie dell’internazionalizzazione. Quindi tutto ciò che riguarda gli approcci tecnici ma sempre a un livello di base. Poi abbiamo anche quelle che possono essere le rappresentazioni paese ovvero quelle iniziative che avvicinano la distanza tra i paesi. Per questo facciamo anche attività di “country presentation”». Quali sono i principali progetti e attività in corso e quelli in programma per il futuro da parte di Trentino Sprint? «Ci sarà sicuramente un’intensa attività fieristica che vede la presenza a tutti i più grandi appuntamenti internazionali dell’agroalimentare, del lapideo e dei comparti dell’edilizia e del legno. Poi abbiamo un’attività di missione che ci vedrà in Polonia con la provincia autonoma di Trento per un’importante iniziativa di promozione del sistema trentino. Saremo inoltre presenti al Vinitaly e parteciperemo alla fiera Pro Wine di Dusseldorf. Siamo appena stati a gennaio alla fiera Stone Expo di Las Vegas in collaborazione con Verona Fiere per promuovere le pietre trentine. Ci sarà una nuova missione che ci vedrà a Taiwan e a dal 16 al 22 marzo ci sarà la fiera internazionale dell’artigianato a Monaco con 9 aziende del territorio». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 85


GRANDE DISTRIBUZIONE

Megastore, serve equilibrio L’assessore Thomas Widmann interviene sullo sviluppo della grande distribuzione nel Bolzanino: «Il negozio di vicinato offre un prezioso servizio, ma il commercio è il settore più dinamico dell’economia e un certo sviluppo è necessario» Riccardo Casini a recente apertura del centro commerciale “Twenty” a Bolzano ha rinfocolato la polemica sullo sviluppo della grande distribuzione in Alto Adige. Il piano provinciale per le grandi strutture di vendita, approvato nel 2009 e valido per 5 anni, prevedeva in totale 42.737 metri quadri ulteriori di superficie per la vendita, di cui 29.916 destinati alla grande distribuzione (di questi 20mila erano riservati proprio al nuovo centro commerciale di Bolzano) e i restanti 12.821 all’amplia-

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mento di strutture commerciali già esistenti. Oggi però la paura di molti è quella di una sua revisione, una possibilità in effetti originariamente prevista dopo due anni. Ma Thomas Widmann, assessore all’Economia e al commercio della Provincia di Bolzano, rassicura chi teme uno squilibrio a svantaggio dei piccoli esercenti. «La rete commerciale della A sinistra, Thomas Widmann, assessore all’Economia Provincia di Bolzano – spiega della Provincia di Bolzano. – si compone di piccole, me- In alto e nella pagina die e grandi strutture di ven- a fianco, due immagini del centro commerciale dita. È molto importante “Twenty” mantenere un costante equilibrio tra queste tipologie di negozi. Questo si rende possibile attraverso una mirata e puntuale programmazione della grande struttura di vendita, e quindi della grande distribuzione, in


Thomas Widmann

modo che questa non vada a incidere negativamente sul prezioso servizio che offre il negozio di vicinato. È quindi mia intenzione mantenere inalterato, anche in futuro, questo equilibrio attraverso la legge urbanistica e l’applicazione del Piano provinciale per le grandi strutture di vendita, cioè di quelle strutture che hanno una superficie di vendita superiore a 500 metri quadri». Ma come risponde alle accuse e alle preoccupazioni di chi parla di un loro aumento indiscriminato negli ultimi anni? «In totale abbiamo circa 7mila punti vendita con circa 750mila metri quadri di superficie e, nonostante ci sia stato un incremento delle grandi strutture di vendita, è rimasto invariato l’equilibrio tra queste ultime e quelle piccole e medie. La preoccupazione è infondata, in quanto posso assicurare che il sostegno alle piccole strutture di vendita e al commercio di vicinato sarà tra gli obiettivi principali della giunta provinciale. Attraverso l’applicazione del piano commerciale abbiamo il completo controllo dell’andamento delle superfici di vendita. Devo aggiungere che il commercio è certamente il settore più dinamico dell’economia e un certo sviluppo è necessario per soddisfare le richieste da parte del cliente». A questo proposito, il piano provinciale varato nel 2009 prevedeva 42.737 metri quadri ulteriori di superficie per la vendita. Il piano ha validità di cinque anni, ma è prevista la possibilità di revisioni dopo due. Pensate sia necessario apportarvi qualche modifica alla luce dello sviluppo del settore nell’ultimo periodo? «Il piano provinciale per le grandi strutture di vendita prevede fin dall’inizio una sua valuta-

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Con l’applicazione del piano provinciale abbiamo il completo controllo dell’andamento delle superfici di vendita

zione nel corso della sua validità anche per poter apportare eventuali correttivi. Quindi, se sarà necessario, si potrà prevedere qualche modifica pur rimanendo entro i limiti previsti nel piano». In che modo è possibile preservare un equilibrio tra grande distribuzione e piccoli negozi nei centri abitati? «Come ho già detto, è possibile solo grazie a una rigida disciplina urbanistica e attraverso la programmazione, avvalendosi del Piano provinciale per le grandi strutture di vendita». Il “Twenty” è l’ultimo nato. Quale apporto potrà dare questa struttura al commercio della Provincia? «Si tratta di una struttura nuova, con un’offerta diversa per la città con nuovi negozi. Alla luce del grande afflusso di gente, sono dell’opinione che questa struttura contribuirà sicuramente a far crescere i consumi evitando che certi flussi commerciali migrino all’estero, soddisfando in loco la domanda dei clienti».

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TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 89


GRANDE DISTRIBUZIONE

Attrattività al centro Walter Amort, presidente dell’Unione commercio Alto Adige, è da tempo impegnato in difesa di un equilibrio tra grande distribuzione e piccoli negozi: «in un mondo di profondi cambiamenti il servizio sotto casa diventa sempre più importante» Riccardo Casini onostante la pressione fiscale, la burocrazia e l’aumento dei servizi online, nel 2010 il commercio al dettaglio in Alto Adige si è mantenuto stabile». Lo dice Walter Amort, presidente dell’Unione commercio turismo servizi, impegnato da diversi mesi in una battaglia per preservare «un equilibrio» (per usare le sue parole) tra grande distribuzione e negozi piccoli e medi. «Le strutture di vendita – spiega – sono equamente differenziate e hanno raggiunto un equilibrio che ancora regge con efficacia. È comunque necessario analizzare la situazione nel dettaglio, perché molto dipende dalla capacità di attrazione della zona e della località specifica. Abbiamo situazioni di calo netto e situazioni di incremento. Nel complesso, quindi, il giudizio è positivo ma non in relazione a tutto il territorio». Quali segnali stanno arrivando dai saldi di fine stagione? «Bisogna innanzitutto premettere che, rispetto a cinque anni, fa la loro importanza è calata, perché sono aumentate le possibilità di effettuare vendite straordinarie. Ciononostante i saldi continuano a rappresentare un’importante occasione di dare fondo al proprio magazzino. In Alto Adige siamo particolarmente soddisfatti di essere riusciti a mantenere una data fissa, perché ciò

«N Walter Amort, presidente dell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige

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rappresenta un eccellente segnale di marketing specialmente per i piccoli che non possono permettersi grandi campagne pubblicitarie». Che ruolo ricopre oggi la grande distribuzione all’interno del comparto del commercio provinciale? «La grande distribuzione è già ampiamente presente, e cerca di conquistare ulteriore posto con la forza. È invece fondamentale riuscire a mantenere l’equilibrio con le medie e piccole strutture: in caso contrario sarà difficile soddisfare tutte le esigenze di consumo della nostra provincia, che presenta una struttura assai varia. Crediamo che sia giunto il momento di dire basta all’espansione scriteriata della grande distribuzione che, sul nostro territorio, ha sicuramente raggiunto il livello massimo di sopportazione». Qual è il vostro timore? «I rischi sono principalmente due: da un lato quello di perdere la vivacità e la varietà del commercio al dettaglio, e dall’altro quello di danneggiare il commercio di vicinato, non solo dei paesi ma anche dei rioni cittadini. Con il proliferare delle grandi strutture si perdono i piccoli e le vie si trasformano in deserti». Secondo l’Istituto di ricerca economica della Camera di commercio, il clima di fiducia dei consumatori registrato a gennaio non è aumentato rispetto a ottobre 2010. Come si concilia questa sorta di “prudenza” con l’aumento di strutture di vendita? «Questo è un punto nevralgico: viviamo in


Walter Amort

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La grande distribuzione è già ampiamente presente, ma è fondamentale mantenere l’equilibrio con le medie e piccole strutture

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un mondo di profondi cambiamenti, aumentano le vendite online, i prezzi sono confrontabili, i clienti si informano prima di acquistare e, in conseguenza di tutto ciò, la prossimità dell’esercizio diventa un argomento di grande forza, perché il servizio sotto casa diventa sempre più importante. Il clima di fiducia dei consumatori ha naturalmente anche a che fare con le insicurezze della finanza e delle guerre che viviamo da vicino. E questi sono problemi che crediamo non si possano risolvere con la grande distribuzione, ma con un’attenta politica di strutturazione del commercio al dettaglio finalizzata a mantenere il servizio vicino alla gente». In che modo possono competere i negozianti dei centri storici con la grande distribuzione? In quali direzioni dovrebbero svilupparsi le loro attività? «È importante che non ci siano eccessivi sviluppi all’esterno delle città, perché in caso contrario la frequenza dei clienti si riduce a favore delle periferie. I centri non possono vivere soltanto con i turisti, ma devono mantenere un mix interessante per riuscire ad attirare anche il cliente abituale locale. Servono naturalmente delle azioni mirate di marketing, e ci vorrebbe anche una maggiore sensibilità dei comuni sull’importanza di amministrare un centro abitato vivo e attivo. Come Unione commercio stiamo portando avanti progetti che puntano alla costruzione di centri vitali e, in questo, la Provincia ci sostiene. Ribadisco però che, se non sarà posto un freno al proliferare delle grandi strutture, tutte le azioni a favore della vivacità dei centri risulteranno inutili. Questo è il principio in cui crediamo e a favore del quale organizzeremo il maggior numero possibile di azioni di sensibilizzazione per far sentire al cittadino l’importanza delle strutture di commercio al dettaglio nei nostri centri». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 91


GRANDE DISTRIBUZIONE

Tra licenze e nuove aperture Twenty si consolida Il centro commerciale di via Galilei a Bolzano ha inaugurato da alcuni mesi ma non è ancora riuscito a riempire tutti gli spazi di vendita, a causa anche di qualche ricorso. Il suo promotore, l’imprenditore Giovanni Podini, guarda però al futuro con fiducia Riccardo Casini a rappresentato il pomo della discordia, tra gli altri, tra amministrazione provinciale e associazioni di categoria. Alla fine il centro commerciale “Twenty” ha aperto i battenti in via Galilei a Bolzano, anche se una serie di polemiche (da quella sui numeri civici ai ricorsi contro la concessione delle licenze) ne hanno accompagnato le fasi di gestazione. Oggi, a qualche mese dalla sua inaugurazione, facciamo il punto della situazione con l’imprenditore Giovanni Podini, a capo della Podini Holding che ne ha curato la realizzazione e oggi sta gestendo le licenze di vendita al suo interno. A pieno regime “Twenty” dovrebbe ospitare 20 esercizi. Come procede l’assegnazione degli spazi di vendita? Quando è auspicabile prevedere il loro riempimento? «Procede bene. In base alle sentenze del Consiglio di Stato abbiamo le licenze necessarie e a breve apriremo quattro ristoranti e alcuni nuovi negozi». In che modo stanno influendo sull’assegnazione i ricorsi presentati da alcuni marchi come Trony? «Siamo fiduciosi per quanto riguarda i ricorsi, e confidiamo di ottenere la ragione. I casi Trony e il nostro non sono assolutamente paragonabili a livello legale». Quale indotto in termini occupazionali e di

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giro d’affari può creare questo centro commerciale una volta a pieno regime? «A regime prevediamo oltre 400 persone impiegate, a fronte di un investimento complessivo intorno ai 70 milioni di euro. Sono già alcuni anni che stiamo lavorando con circa 200 persone. E ci teniamo a specificare che abbiamo appaltato i lavori solo ad aziende locali». Recentemente in provincia di Bolzano si è accesa una polemica sull’aumento delle superfici di vendita per la grande distribuzione. Unione di commercio e Confesercenti hanno parlato di uno sviluppo incontrollato che mette a rischio le attività dùli esercenti dei centri storici. Come si può conciliare quest’ultima con la presenza dei grandi centri commerciali nelle periferie? Perché nel Bolzanino l’edificazione di megastore ha sempre suscitato polemiche? «Il centro commerciale va incontro alle esigenze delle persone, è quanto da loro richiesto: basta vedere quanti bolzanini vanno nei centri commerciali di Innsbruck, Affi o altri. L’offerta del centro commerciale è un’integrazione all’offerta già esistente e non, come paventato da certe associazioni, una sostituzione di tale offerta. È chiaro e comprensibile che una famiglia preferisca andare a comprare dove ha a disposizione un parcheggio comodo e dove può trovare più prodotti nello stesso complesso».

Giovanni Podini, imprenditore a capo della Podini Holding


GRANDE DISTRIBUZIONE

Differenziare i format per soddisfare il territorio Francesco Montalvo, direttore marketing Aspiag Service Despar Nordest, illustra le strategie di un’azienda con i fatturati in crescita. «I punti di forza? La consapevolezza di essere diventata grande grazie ai piccoli supermercati» Riccardo Casini

Francesco Montalvo, direttore marketing Aspiag Service Despar Nordest

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ltre 1.600 occupati, 53 filiali e circa 150 dettaglianti associati: sono questi i numeri di Despar in Trentino Alto Adige, presenza che rende Aspiag Service (l’azienda facente parte del consorzio e che si occupa dell’area Nordest) «uno dei principali datori di lavoro privati della regione», come sottolinea il suo direttore marketing, Francesco Montalvo. Anche nel 2010 il vostro fatturato è risultato in crescita (+4,12% rispetto all’anno precedente). Quali sono i punti di forza su cui ha puntato Despar Nordest per raggiungere questi risultati in un periodo di crisi economica e dei consumi? «I risultati sono prima di tutto il frutto del lavoro quotidiano dei 6.330 collaboratori diretti di Despar Nordest, donne e uomini che vengono dal territorio e lavorano ogni giorno per soddisfarlo. Abbiamo cercato di affrontare la difficile situazione economica restando fedeli alla nostra voglia e capacità di innovare e ricercare sempre soluzioni per soddisfare le esigenze dei nostri clienti, senza dimenticare l’impegno di tutelare sempre e comunque il loro potere di acquisto. Credo che uno dei nostri punti di forza sia anche la capacità di differenziare i format di negozio, variando le superfici e l’ampiezza assortimentale ma restando sempre riconoscibili, così come il continuare a puntare sui negozi di vicinato: siamo un’azienda consapevole di essere diventata grande grazie ai piccoli supermercati, ai dettaglianti associati». Qual è il legame con il territorio trentino e altoatesino? Sono in programma nuove aperture? «In Alto Adige puntiamo molto alla riqualificazione di nostri punti vendita già esistenti nei centri storici, come avverrà a Merano sotto i portici o a Bolzano, con l’apertura del primo Eurospar. E stiamo adottando anche nuovi format come il convenience store Despar Express, pensato proprio per contesti di questo tipo. Per quanto riguarda le nuove aperture vere e proprie, abbiamo in corso un progetto a Merano, nel contesto del complesso commerciale e residenziale che sta sorgendo nell’area dell’ex Fruma. Nel mediolungo termine stiamo progettando poi ulteriori iniziative a Bolzano, Laives, Bressanone, Trento e Rovereto, tutte all’interno di insediamenti residenziali già esistenti. Per quanto riguarda il Tren-

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Francesco Montalvo

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La Gdo è fondamentale nei territori montani per garantire il rifornimento dei piccoli negozi

tino, siamo interessati a rafforzare la nostra presenza sul territorio, e stiamo per questo cercando posizioni interessanti». Come si è modificato negli anni e come sta ancora cambiando il ruolo della grande distribuzione nei territori montani? «La nostra ormai quasi cinquantennale esperienza ci insegna che la grande distribuzione è fondamentale nei territori montani per garantire l’approvvigionamento e il rifornimento dei piccoli negozi, che possono così usufruire di semplificazioni logistiche e di supporti commerciali che spesso ne consentono la sopravvivenza. Uno dei problemi maggiori riscontrati dai nostri dettaglianti associati, per esempio, è quello del ricambio generazionale: a volte i figli non vogliono o non possono continuare l’impresa messa su dai genitori, che rischia di chiudere e far così venire meno il servizio alla comunità. La grande distribuzione può intervenire in questi casi, e trovare una “successione” che garantisca la continuità del servizio, o lo riqualifichi». Il legame con il territorio di Despar si attua anche attraverso iniziative sociali, come quella di sensibilizzazione ambientale realizzata con il sito Footprint.bz.it. Quali altri progetti sono in programma per il 2011? «Continueremo con progetti già avviati, come

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la raccolta di alimenti prossimi alla scadenza nell’ambito del progetto “Pronto fresco”, in collaborazione con Caritas e Banco alimentare, ma ci piacerebbe estendere al Trentino Alto Adige anche esperienze innovative sperimentate in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, come la “Piramide della salute”, o progetti di educazione alimentare e ambientale sviluppati in collaborazione con il mondo della scuola, come “Le buone abitudini” a Padova». A Bolzano si è registrata una polemica sull’aumento delle superfici di vendita per la grande distribuzione. Come si può conciliare quest’ultima con l’attività dei piccoli e medi esercenti? Che ruolo hanno in proposito i cosiddetti “negozi sotto casa” Despar? «Come detto, Despar si muove nella direzione della riqualificazione dei centri storici, attraverso il rinnovamento della nostra rete vendita. Il ruolo dei dettaglianti associati, dei “negozi sotto casa” è in questo senso fondamentale, anche se ovviamente rispondono a una “vocazione” diversa rispetto alle superfici maggiori e devono trovare il loro punto di forza nella specializzazione. A volte sono degli eccezionali promotori dei prodotti locali o comunque della cultura del buon mangiare e del buon bere: ad esempio, il market Despar di Campo Tures offre un assortimento di oltre 130 tipi diversi di formaggi ed è stato insignito per ben due volte da Slow Food del titolo di “Locale del buon formaggio”. Certo, non tutti raggiungono questi livelli di eccellenza, ma la creatività imprenditoriale e la capacità di dialogare con il territorio tipica dei dettaglianti associati è una risorsa preziosissima, a cui Despar non intende rinunciare».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’innovazione è il passaporto per il mercato globale È sempre rivolto al futuro il pensiero di Marisa Zeni, numero uno di Eurostandard. E soprattutto all’estero. L’impresa trentina ha infatti registrato una significativa crescita di fatturato affermandosi su importanti mercati internazionali Andrea Moscariello

una consacrazione dal carattere prettamente internazionale quella di Eurostandard. L’azienda, leader sul mercato della lavorazione delle materie plastiche e della creazione di raccordi per tubi a pressione, per acqua e gas, rappresenta oggi un fondamentale traino per l’economia trentina. Il dato più interessante deriva dall’export, che ha contribuito all’aumento di fatturato nel 2010, pari al 7%. «Devo dire che mai quanto negli ultimi anni abbiamo lavorato e impiegato tutte le nostre forze all’internazionalizzazione dell’impresa – spiega Marisa Zeni, amministratore delegato di Eurostandard -. I risultati positivi e davvero incoraggianti si sono visti proprio nel corso del secondo semestre del 2010 e i numeri stanno crescendo a un ritmo importante anche in questi primi mesi del 2011». La crisi, dunque, pare essere finalmente acqua passata. Nel 2008, però, si è fatta sentire. «Vero. Dall’ottobre di quell’anno tutto il nostro settore ha subìto forti rallentamenti, molti lavori di costruzione di reti per la distribuzione di acqua potabile e gas combustibile sono stati congelati o, meglio, sono mancati molti finanziamenti. A questo si è aggiunto il blocco quasi totale delle costruzioni nell’edilizia. E quindi anche la nostra azienda si è trovata in un momento di affanno». Qual è stata la vostra reazione? «Abbiamo sempre creduto nella nostra capacità di fare impresa, l’ambizione alla crescita non è

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Marisa Zeni, amministratore delegato di Eurostandard

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mai venuta a meno e così ci siamo allargati verso nuovi mercati. Fondamentale, poi, è stato l’investimento rivolto all’innovazione e alla diversificazione produttiva. Abbiamo acquistato nuovi macchinari, stampi innovativi, isole automatiche per la produzione di raccordi elettrosaldabili». A quanto ammontano i nuovi investimenti? «Il piano che abbiamo programmato per il periodo 2010-2012 prevedeva investimenti complessivi per oltre 4 milioni di euro e sarà sicuramente superato. L’innovazione, del resto, per noi è sempre stata la chiave fondamentale per avere una visione positiva del futuro». Su cosa si sta concentrando il vostro dipartimento di ricerca e sviluppo? «Il dipartimento è costantemente coinvolto nello studio di nuovi prodotti. Negli anni


Marisa Zeni

photos: orlerimages.com

La nostra capacità di innovare, insieme alla volontà di adeguare continuamente l’offerta, è la base per sviluppare nuove idee, progetti e soluzioni di grande rilievo tecnico

+7%

FATTURATO Questa la crescita registrata nel 2010 da Eurostandard. Un trend positivo che prosegue e che permetterà alla società di incrementare il tetto dei 4 milioni di euro per il piano di investimento biennale

sono stati avviati vari progetti di ricerca in collaborazione con l’Università di Trento, il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali Plastici e l’Istituto di Ricerca FBK. Attualmente è in fase di studio un importante progetto di ricerca per la realizzazione di un sistema di intercettazione delle fughe di gas da utilizzare all’interno dei raccordi elettrosaldabili. Lo studio prevede l’uso di soluzioni tecnologiche innovative che consentono la produzione di questo dispositivo in un solo pezzo. Anche le automazioni dei processi produttivi vengono interamente studiate all’interno di Eurostandard, la successiva produzione viene realizzata da fornitori selezionati ma sempre con la nostra supervisione interna». Dunque la vostra gamma di produzione è destinata ad ampliarsi? «La nostra capacità di innovare, insieme alla vo-

lontà di adeguare continuamente l’offerta per soddisfare le richieste del mercato, è alla base per sviluppare nuove idee, progetti e soluzioni di grande rilievo tecnico». Siete presenti anche con un servizio di assistenza tecnica? «In 25 anni di attività abbiamo sviluppato un know how significativo sui prodotti. Per cui conosciamo bene le problematiche che possono sorgere durante l’installazione di nuovi impianti. Proprio per questo consideriamo fondamentale l’assistenza operativa in fase di avvio dei nuovi cantieri per fornire la necessaria consulenza agli operatori, garantire un servizio affidabile e assicurare la perfetta funzionalità dell’impianto. Lo stesso vale anche nella fase di esercizio delle condotte, seguendo la manutenzione delle strutture». Parliamo di internazionalizzazione. Questo processo, però, immagino non sia stato immediato. «Il processo di internazionalizzazione di Eurostandard sui mercati emergenti ha significato innanzitutto insegnare ai progettisti, ai tecnici e agli operatori l’utilizzo della tecnologia delle tubazioni in polietilene in sostituzione dei materiali tradizionali. In aggiunta, le certificazioni di prodotto presso gli enti preposti, sia per il settore gas che acqua, hanno sempre richiesto e tuttora richiedono tempi molto lunghi per l’omologazione. La certificazione locale costituisce quindi un elemento essenziale per l’entrata su TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 99


IMPRENDITORI DELL’ANNO

COSÌ EUROSTANDARD INVESTE IN FORMAZIONE Sono stati i primi, in Italia, a creare corsi per il conseguimento della certificazione di saldatore di materie plastiche secondo la norma UNI 9737. E oggi, l’azienda trentina continua a puntare sulla formazione innovazione passa attraverso l’impegno formativo di ogni dipartimento presente all’interno delle imprese. La società trentina Eurostandard, in tal senso, ha fatto da apripista proponendo un modello integrato con i piani produttivi e di sviluppo del gruppo, oggi tra i leader mondiali nel settore dei raccordi in polietilene per tubi a pressione. Oltre a sostenere progetti di ricerca in collaborazione con l’Uni-

L’ In basso, esterno e interno dello stabilimento di Tesero (Tn). Nella pagina a fianco, il Centro di Formazione Tecnica

versità di Trento, il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali Plastici e l’Istituto di Ricerca FBK, l’azienda ha costituito al suo interno un vero e proprio centro di formazione. «Il Centro di Formazione Tecnica è nato nel 1989 all’interno della struttura Eurostandard con lo scopo di divulgare le nozioni teoriche e pratiche che riguardano la corretta realizzazione delle reti in polietilene – spiega l’amministra-

tore delegato Marisa Zeni -. Siamo convinti che per mantenere costantemente elevati gli standard qualitativi e l’immagine del marchio sia necessario fornire agli utilizzatori e ai tecnici tutte le informazioni utili alla corretta installazione dei prodotti». Questo centro è stato il primo in Italia a organizzare i corsi per il conseguimento della certificazione di saldatore di materie plastiche secondo la norma UNI 9737

mercati nuovi». Dunque sono quelli emergenti i vostri principali mercati di riferimento? «Sono molto importanti sia il mercato italiano ed europeo in generale. Dal 1998, però, abbiamo costituito una joint-venture a Santiago del Cile. Dal 2004, poi, abbiamo avviato un progetto analogo a Kuala Lumpur in Malesia. Entrambe le consociate sono produttrici di una gamma di raccordi elettrosaldabili e distributrici per il mercato locale e per i paesi limitrofi. Negli ultimi due anni abbiamo investito molto nei paesi baltici, nel Nord Africa, quindi Algeria, Libia, Tunisia, e nei paesi arabi come l’Arabia Saudita, Dubai e Abu Dhabi. In queste aree i risultati sono stati, finora, più che positivi, con ulteriori importanti prospettive di crescita per i prossimi cinque anni». Ci sono nuove aree che intendete conquistare in futuro? «Certamente, i programmi di sviluppo non possono fermarsi qui. Innanzitutto sarà fondamentale consolidare e valorizzare ulteriormente quanto creato sui mercati appena citati. Vi sono, poi, aree ancora nuove per la nostra azienda 100 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011


Marisa Zeni

ed è attualmente approvato dall’Istituto RINA di Genova. «Il continuo aggiornamento di tutta la struttura interna, in ogni suo ordine e funzione, contribuisce a migliorare il coordinamento in ogni

fase di lavorazione della catena produttiva. Periodicamente sono organizzate giornate di aggiornamento e training del personale anche utilizzando formatori esterni – conclude Zeni -. Da sempre rite-

quali Brasile, India e Russia per citarne alcune. In questo momento stiamo valutando opportunità di business con importanti partner locali». La congiuntura dell’ultimo biennio ha mutato le prospettive alla base del vostro processo di internazionalizzazione? «Direi proprio di no, anzi, le ha rafforzate dandoci ancora più stimoli per ricercare nuovi territori prima inesplorati. La nostra filosofia si basa sul perseguimento della specializzazione e sull’impegno nella qualità, nella sicurezza e nell’innovazione. Questi dettami sono stati il motore che ci ha spinto alla riuscita di questo progetto di internazionalizzazione. Ed è proprio grazie alla continua volontà di crescere e di migliorare che Eurostandard è oggi leader in Italia e tra le protagoniste del mercato mondiale nel settore dei raccordi in polietilene per tubi a pressione». L’attenzione all’ambiente è un altro dei temi fondamentali per le industrie di oggi. Quali politiche ha Eurostandard relativamente alla questione “green”? «La nostra azienda ha da sempre posto al vertice dei propri valori il rispetto per l’ambiente

niamo che per realizzare prodotti innovativi e stimolare una ricerca continua serva un team impegnato e motivato al raggiungimento dell’eccellenza». www.eurostandard.it

Mi aspetto una maggiore crescita del territorio legata alla capacità di esportare delle imprese trentine. Tutti i nostri comparti devono conquistare i mercati internazionali

che la circonda e la salute delle persone. Non possiamo dimenticarci che il nostro stabilimento produttivo si trova in un’importante zona turistica, rispettiamo il nostro territorio e siamo consapevoli che dobbiamo preservarlo da ogni possibile danno. A dimostrazione del nostro impegno, già dal marzo del 2003, fra le prime imprese in Italia nel nostro settore, abbiamo ottenuto la certificazione secondo lo standard ISO 14000». Come vede l’economia trentina nei prossimi anni? «Mi aspetto una maggiore crescita del nostro territorio legato alla capacità di esportare. Tutti i nostri comparti devono, e possono, conquistare i grandi mercati internazionali».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

La ripresa del settore siderurgico Ernesto Amenduni, a capo delle acciaierie Valbruna di Bolzano, osserva la ripresa del settore dell’acciaio dopo la brusca frenata del 2009. E conferma la leadership italiana sul mercato europeo dell’inox Andrea Moscariello

er l’industria dell’acciaio il 2010 ha rappresentato l’anno della ripresa. Una risalita dalla crisi che aveva colpito l’intero settore, in tutte la parti del mondo, provocata da un vertiginoso e improvviso crollo degli ordini, verificatosi a partire dall’ottobre del 2008. «Una caduta che di fatto ha poi influenzato tutto il 2009». A parlare è uno dei personaggi chiave per questa industria, l’ingegner Ernesto Amenduni, a capo delle Acciaieria Valbruna di Bolzano. Chiave, in quanto il gruppo italiano, seppur rivolgendosi a una produzione di nicchia, quello degli acciai inossidabili cosiddetti “lunghi”, è un esempio di successo industriale made in Italy nel mondo. Fondata nel 1925, la Valbruna ha seguito le vicissitudini di molte realtà siderurgiche nazionali. A metà degli anni Novanta, dopo aver strutturato e portato avanti con successo lo stabilimento di Vicenza, il suo direttivo ha iniziato a chiedersi verso quali nuovi canali di sviluppo orientarsi. La scelta è ricaduta su Bolzano, complice la vendita dell’ex stabilimento della Falck. Le cifre rendono l’idea dell’impatto che la Valbruna ha avuto sul territorio bolzanino, in cui oggi risiede anche la sede legale del gruppo gestito dalla famiglia Amenduni. Sono oltre 85 milioni gli euro investiti per il rinnovo dello stabilimento, e sfiorano i 170 milioni quelli versati nelle casse erariali della Regione come effetto del trasferimento della sede legale del gruppo. Un impatto e un indotto al pari di pochissimi altri precedenti sul territorio altoatesino. Ma l’ingegnere non è certo pentito degli investimenti effettuati. «Quando siamo arrivati a Bolzano abbiamo dovuto rinnovare il parco macchine e ridisegnare il sistema organizzativo inserendo nuovi manager».

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Dal punto di vista produttivo quali risultati avete raccolto? «Nel 1995 a Bolzano si producevano circa 100mila tonnellate all’anno di acciaio, di cui soltanto il 14% di inossidabile della serie 400 (martensitici e ferritici); il resto era dato da acciai da costruzione e cuscinetti, settori in cui la Falck non era ormai più competitiva rispetto ad altri attori molto più efficienti. Con gli investimenti effettuati dalla Valbruna il quadro è totalmente


Ernesto Amenduni

L’ingegnere Ernesto Amenduni, a capo delle Acciaierie Valbruna di Bolzano www.acciaierie-valbruna.com

mutato. Oggi lo stabilimento produce acciai inossidabili di tutti i tipi, inclusi gli austenitici della serie 300 di più largo consumo, nonché leghe a base nichel e, in generale, articoli che trovano impiego nei più svariati settori industriali quali alimentare, aeronautico, aerospaziale, automobilistico, meccanico, chimico, petrolchimico energetico, medicale, navale e molti altri ancora. E non è poco, considerando che l’Italia, in Europa, è la prima produttrice di lungo inox

ed è la principale consumatrice di inossidabili piani e lunghi». Lei ha dichiarato che il 2010 ha rappresentato finalmente la ripresa per l’intero settore. Il mercato dell’acciaio è uscito comunque mutato dalla crisi? «Con il 2010 si è registrata, di fatto, una risalita della domanda, a partire da Giugno e Luglio. Si è vista una ripresa, una risalita dei prezzi. Nei primi nove mesi dell’anno scorso la produzione di acciai inossidabili nel mondo è stata, grosso modo, pari a 23 milioni e 370 mila tonnellate, con un incremento del 29% rispetto all’anno precedente. L’Europa Occidentale, assieme all’Africa, ha avuto un incremento del 29,6 %, l’Asia, Cina esclusa, del 28,3, la Cina da sola ha registrato un aumento del 26,5%. Ecco, da questi dati si evince che sì, c’è la ripresa, ma si stanno affermando i nuovi protagonisti globali del settore». Si riferisce all’Asia? «Sì, in particolare alla Cina. Nei primi 9 mesi del 2010 questo paese ha prodotto il 36% dell’inox mondiale e ne ha consumato il 37%, l’Asia, senza la Cina, ne ha prodotto il 27,8%. L’intero continente asiatico, attualmente, crea circa il 63,8% dell’inox mondiale, divenendo a tutti gli effetti il principale produttore. All’Italia resta un primato importante, essendo il primo consumatore europeo di inossidabili». L’Inox rappresenta, però, una nicchia nel contesto della produzione siderurgica mondiale. «Non vi è dubbio su questo. Su circa 1,4 miliardi di tonnellate di acciaio prodotto annualmente, solo 25 milioni di tonnellate sono di inossidabili. Di questi, solo 4,4 milioni di tonnellate sono acciai inossidabili lunghi». Cosa ha causato, principalmente, la crisi del precedente biennio? «Ovviamente abbiamo risentito anche noi dell’effetto Lehman Brothers. Dall’America, che poi per Valbruna rappresenta il mercato princi- TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 103


IMPRENDITORI DELL’ANNO

pale, è partito il tutto. La nostra azienda risente

Sopra, un interno dello stabilimento di Bolzano. In basso, nel riquadro, le tre sedi Valbruna di Vicenza, Bolzano e Fort Wayne

dello scenario internazionale, esportando oltre il 70% della sua produzione. Siamo riusciti comunque a superare con successo la crisi. La nostra strategia, fondamentalmente, è consistita nel non interrompere la produzione pur in assenza di ordini. Abbiamo quindi lavorato per alimentare la nostra rete distributiva, forte in Europa e nel mondo di 37 magazzini ubicati in prossimità dei nostri principali mercati di sbocco. Siamo quindi in grado di fornire dovunque, ai clienti che ne facciano richiesta,

un’amplissima gamma di prodotti inox nel giro di pochi giorni». Che tipologia di acciaio inossidabile producete? «Produciamo oltre 700 tipologie di acciai inossidabili speciali: austenitici, ferritici, martensitici, refrattari, indurenti per precipitazione, duplex e super duplex; leghe di nichel-rame, nichel-chromo e ferro-nichel-chromo; titanio e sue leghe». Questo non vi rende dipendenti dalle oscillazioni di prezzo del nichel? «È chiaro che non è semplice dare stabilità al listino. Il prezzo dell’inossidabile varia di mese in mese essendo esso la somma di due addendi, ossia un prezzo base più o meno fisso e un extra di lega. Quest’ultimo è variabile in funzione delle quotazioni che il nichel spunta di giorno in giorno presso l’LME di londra. Di conseguenza il prezzo degli acciai inossidabili è fortemente influenzato dal costo del nichel. Ad esempio, nel 2008 il suo costo è crollato e poi ,via via, si è ridotto fino a toccare nel 2009 valori minimali,

DAL VENETO ALL’INDIANA, UN INDOTTO DI 2720 DIPENDENTI Dall’immediato Dopo Guerra alla Globalizzazione. Le Acciaierie Valbruna hanno vissuto in prima persona la storia industriale italiana e internazionale, conoscendo uno sviluppo che le ha rese uno dei principali esempi di successo dell’imprenditoria nazionale pecializzazione, verticalizzazione, flessibilità e rapidità decisionale rappresentano i caratteri distintivi delle Acciaierie Valbruna che, fondate a Vicenza nel 1925 dall’ingegnere Ernesto Gresele, sono oggi leader mondiali nella produzione di acciai inossidabili, leghe di nichel e titanio. Inizialmente orientata alla fabbricazione e alla trasformazione di semplici leghe al carbonio, l’azienda diede avvio nel 1939 alla produzione di acciai speciali ma la svolta determinante si ebbe sul finire degli

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anni Cinquanta, con l’avvento dell’ingegnere Nicola Amenduni, attuale presidente del Gruppo Valbruna, che decise di puntare alla produzione degli acciai inossidabili applicando il principio, ancor oggi attivo, in ragione del quale la qualità deve necessariamente prevalere sulla quantità del prodotto finito. Nel 1973 il primo grande passo, con il trasferimento delle attività produttive dalla sede iniziale all’attuale di Vicenza, che si estende su 300mila mq. Da qui ebbe inizio la vera espansione

dell’azienda grazie a investimenti mirati all’utilizzo di tecnologie e impianti innovativi, che assicurano standard qualitativi sempre più elevati. «La strategia adottata dalla proprietà non è mai mutata negli anni – spiega l’attuale Amministratore delegato, Ernesto Amenduni -. Consiste nel reinvestire all’interno dei propri stabilimenti gli utili generati nell’esercizio, perseguendo così un costante aggiornamento tecnologico e gestionale». La produzione si estende su una gamma di prodotti tra le più variegate sul


Ernesto Amenduni

trascinando con sé anche i prezzi di vendita. Da questo il calo dei fatturati, anche del 50%, che ha colpito moltissime industrie siderurgiche. Giova ricordare il fatto che il nichel identifica il componente principale degli acciai inossidabili austenitici della serie 300, che nel loro contesto hanno, nel 2009, rappresentato il 60,6% della produzione totale di inossidabili lunghi». Come si è giunti, nel 2004, alla scelta di aprire uno stabilimento a Fort Wayne? «Valbruna, dal punto di vista commerciale, ha una delle migliori distribuzioni al mondo. Il nostro mercato principale, ripeto, è proprio quello americano, su cui abbiamo 8 filiali ben assortite che distribuiscono annualmente oltre 35 mila tonnellate di acciaio. L’acquisto del grande stabilimento di Fort Wayne nasce proprio per meglio servire i nostri magazzini statunitensi. Gli impianti che abbiamo acquistato appartenevano alle industrie Slater». Come mai decisero di vendere? «Erano in forte perdita in quanto avevano seguito le stesse strategie che hanno generato il fal-

settore. L’impiego dell’acciaio e delle sue leghe in ambiti sempre più evoluti dal punto di vista tecnologico ha portato come conseguenza la necessità di rispettare standard qualitativi e limiti di tolleranza sempre più ristretti. Sei sono i marchi registrati Valbruna: Maxival (acciai ad elevata lavorabilità alle macchine utensili); Magival

Con il 2010 si è registrato, di fatto, un incremento della domanda, a partire da Giugno e Luglio. Si è vista una ripresa, una risalita dei prezzi

limento di moltissime industrie siderurgiche del comparto americano». Vale a dire? «Avevano pensato quasi esclusivamente al profitto, per dividere i ricavati tra gli azionisti, investendo poco e nulla nel rinnovo tecnologico. In parole povere non sono rimaste al passo e la concorrenza li ha bruciati. In realtà ancora oggi ci stiamo lavorando, proprio per rendere la struttura funzionale e all’altezza dei nostri altri stabilimenti. Se prima a Fort Wayne, con la Slater, lavoravano 450 persone, ora riusciamo ad occuparne soltanto 100. Questo perché abbiamo mantenuto in vita solo gli impianti che creavano produttività, perlomeno in linea con i nostri standard».

(acciai per elettrovalvole); Reval (armature in acciaio inossidabile ad aderenza migliorata per cemento armato, utilizzate nei settori della nuova edilizia pubblica e privata); Marinox (acciai per assi portaelica); Aeroval (acciai speciali per applicazioni aerospaziali); Bioval, (acciai per impieghi nel settore chirurgico e medicale). Oggi il

Gruppo Valbruna produce con circa 2.720 dipendenti tra le 180mila e le 200mila tonnellate di lunghi inossidabili di cui il 70% destinato ai mercati internazionali. Tre sono gli stabilimenti dedicati alla gestione del prodotto. A Vicenza in cui lavorano 1.100 persone, a Bolzano, con 500 dipendenti, e Fort Wayne, negli Usa.

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Alluminio e fotovoltaico, un comparto che cresce a chiave sta nella flessibilità produttiva. Se attrezzate per modificare la produzione, sia nella qualità, sia nel suo quantitativo, seguendo la domanda del mercato, le medie imprese possono certamente adattarsi a un’economia estremamente volubile. Il settore dell’alluminio ne è un esempio incalzante. «La verità è che oggi i tempi di consegna rappresentano il vero valore aggiunto per le aziende come la nostra – dichiara Luciano Giorgi, imprenditore, a capo della società Metal Center di Trento -. Negli anni abbiamo dovuto attrezzarci sempre di più per consegnare in tempi rapidi tanto le grosse quanto le piccole quantità». L’azienda trentina, che ha ottenuto recentemente un significativo successo grazie al suo sistema in alluminio per sottostrutture applicabili ai pannelli fotovoltaici, osserva con interesse i cambiamenti del proprio target di riferimento, seguendo le nuove esigenze degli utilizzatori di alluminio. «Manteniamo una certa elasticità che ci permette di affiancare alla classica commercializzazione di semilavorati, quindi profili e laminati in alluminio, ottone, rame, bronzo e inox, anche la produzione e la vendita di sistemi, insiemi di profili e accessori tra loro componibili – spiega Giorgi -. In pratica, abbiamo sempre sfruttato la nostra essenza di commercianti di metalli per sviluppare parallelamente sistemi che si adattassero alle esigenze del mercato contemporaneo». Ma lavorare i metalli non richiede unicamente una

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Ampliando la sua gamma e velocizzando le performance di consegna, Metal Center si conferma come un’azienda leader sul comparto dei metalli. E grazie al fotovoltaico trova una nuova, importante, fonte di business Carlo Sergi

preparazione di carattere tecnico. «Esistono anche dei dettami di stile. A seconda del committente dobbiamo seguire determinate indicazioni di carattere estetico, che se un tempo erano più marginali, oggi possono conquistare l’interesse degli acquirenti. Occorre poi proporre soluzioni di facile montaggio». Finiture semplici ma gradevoli esteticamente e resistenti nel tempo. «Oggi per essere competitivi non basta lavorare bene. Bisogna essere in grado di ottimizzare le risorse e arrivare in tempo a comprendere le esigenze e i movimenti del mercato, prevedendone i trend – spiega il titolare -. Ma questi obiettivi si raggiungono solamente stimolando la crescita professionale del personale. Le persone che lavorano con noi vengono costantemente formate sul campo. Tutto quello che serve è la flessibilità e la passione per il lavoro. Il nostro personale è attivo e pronto a evolversi, i nostri responsabili di settore sanno gestire i vari momenti del mercato per trarre sempre il meglio, questa è la nostra forza».

Luciano Giorgi, titolare dell’azienda Metal Center di Trento www.metalcenter.it


Luciano Giorgi

Stiamo lavorando a un sistema per gli impianti fotovoltaici, composto di profili e accessori per le sottostrutture dei pannelli

800 ton MATERIALE

Il magazzino di Metal Center, a Gardolo, si estende su oltre 5mila mq. coperti in cui vengono stoccati più di 3mila articoli in pronta consegna per una giacenza media di 800 tonnellate

L’azienda, al momento, sta lavorando su un sistema per gli impianti fotovoltaici, composto di profili e accessori per le sottostrutture dei pannelli. «Le nostre energie sono concentrate sullo studio e l’implementazione quotidiana di accessori che possano agevolare il lavoro di montaggio, che deve essere veloce, ma anche efficace e sicuro». Altra peculiarità su cui l’azienda trentina si è posizionata come leader del settore, è quella della sua produzione di sistemi in tinta legno. «Questa soluzione è nata per soddisfare l’esigenza di chi apprezza il legno ma non vuole investire tempo nelle doverose manutenzioni che questo materiale richiede – spiega sempre

Luciano Giorgi -. Abbiamo concepito un sistema che ben si adatta a recinzioni, balconi, parapetti, arredo urbano e frangisole». E il successo commerciale del tinta legno è stato talmente importante per l’azienda da spingerla a creare una gamma di prodotti adattabili a molti altri complementi di arredo. Non sono mancati, al fine di permettere un simile sviluppo produttivo, importanti investimenti di carattere strutturale. L’azienda, infatti, ha ottimizzato significativamente il proprio magazzino, riorganizzandone la gestione, oggi più rapida ed efficiente rispetto al passato. «Stiamo organizzando un nuovo impianto di codice a barre per migliorare i tempi e la gestione di magazzino – conclude Luciano Giorgi -. Non solo, si continua a investire nell’aggiornamento del nostro parco macchine, sia relativamente ai mezzi adibiti alle consegne, sia ai macchinari interni». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 107


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Processi biotecnologici Sandoz Industrial Products, divisione del Gruppo Novartis è tra i leader mondiali nella produzione e nella commercializzazione dei farmaci generici o equivalenti. Con Gian Nicola Berti, direttore e Ad della società parliamo degli sviluppi del settore Giulio Conti

ome dimostra un recente studio condotto dal Centro Ricerche e Studi in Management Sanitario dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, «il contributo delle attività di Novartis al Prodotto Interno Lordo in Italia si aggira intorno allo 0,1 per cento e solo in Trentino sfiora lo 0,3. Dato significativo anche secondo gli esperti per i quali risulta inconsueto che una singola azienda possa essere in grado di generare un simile impatto su un PIL territoriale. Indicativo anche il numero di posti di lavoro, creati dall’attività di Sandoz Rovereto sul territorio trentino: quasi 460». A commentare gli effetti generati dalle attività della Sandoz Industrial Products, divisione del Gruppo Novartis, tra i leader mondiali nella produzione e nella commercializzazione dei farmaci generici o equivalenti, è il dottor Gian Nicola Berti, direttore e Ad della società. I punti di forza della Sandoz sono da ricercare nel knowhow biotecnologico, nella qualità dei prodotti e nel lavoro. «Operiamo in un settore altamente competitivo soprattutto a causa dei Paesi asiatici sempre più presenti nel mercato mondiale – afferma Berti –; le capacità di miglioramento sono infatti il fattore chiave per riuscire a soddisfare le richieste dei committenti, sempre alla ricerca della

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Gian Nicola Berti è direttore e Ad della Sandoz Industrial Products. Nelle altre immagini, alcuni ambienti dello stabilimento di Rovereto (Tn) www.sandoz.it

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qualità dei prodotti e la competitività dei costi». In un settore sempre più inflazionato dai mercati emergenti, come è possibile reggere il passo? «Per restare competitivi utilizziamo moderne biotecnologie abbinate all’esperienza che dura ormai da più di 40 anni e che di fatto è diventata una vera e propria tradizione di eccellenza. Il nostro obiettivo rimane costante: impegniamo ogni risorsa disponibile per conservare la posizione della Sandoz tra le migliori aziende che forniscono medicinali di qualità a un prezzo accessibile, e mantenere la nostra presenza produttiva e commerciale quale punto di riferimento per il tessuto economico trentino». Ma per meglio comprendere le tappe evolutive della Sandoz occorre fare un passo indietro. Lo stabilimento produttivo di Rovereto nasce alla fine degli anni sessanta ed entra a far parte di Novartis, contestualmente alla costituzione del Gruppo, nel 1996. Oggi, il nome di Sandoz Industrial Products si fa portavoce di un centro di eccellenza per la produzione dei principi attivi farmaceutici del Gruppo svizzero. Principi attivi che, al termine dei processi di trasformazione, arrivano nelle farmacie e vengono adottati comunemente nella cura delle patologie più diffuse. «Lo stabilimento Sandoz di Rovereto, dove operano circa 160 dipendenti altamente qualificati, è specializzato nella produzione di principi attivi che si trovano nelle formulazioni di antibiotici a larga diffu-


Gian Nicola Berti

sione e in farmaci antirigetto, utilizzati in terapie post trapianto. Farmaci quindi considerati “salvavita” per quei pazienti che ne hanno necessità – asserisce il dottor Berti –. I procedimenti utilizzati sono di natura biotecnologica, attraverso impianti d’avanguardia sia dal punto di vista dell’efficienza sia da quello della sicurezza». Tutta la produzione di Sandoz Rovereto è destinata all’export e contribuisce in maniera significativa a valorizzare l’importanza del territorio trentino a livello mondiale. «Secondo un recente calcolo, i quantitativi prodotti presso Sandoz raggiungono annualmente circa 150 milioni di pazienti in tutto il mondo, salvando circa 100.000 persone». Al centro delle politiche di sviluppo di Sandoz Industrial Products fattori imprescindibili sono infatti, concentrati nei settori salute, sicurezza e ambiente. «A fronte di un incremento dei volumi produttivi, l’obiettivo è realizzare performance ambientali e di sicurezza sempre più efficaci – dichiara Berti –; la società ha infatti ottenuto da tempo, attraverso BVQi, Bureau Veritas, le certificazioni per la qualità, la tutela ambientale e la sicurezza in conformità agli standard ISO ed EMAS». Ogni anno, inoltre, a seguito dell’adesione volontaria al regolamento EMAS, Sandoz Rovereto redige una dichiarazione ambientale che rappresenta un

Lo stabilimento Sandoz di Rovereto è specializzato nella produzione di principi attivi che si trovano nelle formulazioni di antibiotici e in farmaci antirigetto, utilizzati in terapie post trapianto

ulteriore passo verso una gestione sicura e trasparente dell’ambiente. Nel 2006, infine, lo stabilimento ha conseguito anche l’attestato di convalida per l’attuazione del protocollo di Kyoto. «Sono in azienda dal 1996, ne ho assunto la guida nel 2009 e in tutti questi anni ho assistito a una trasformazione radicale dello stabilimento – commenta l’Ad della Sandoz –. Dal 1996 a oggi vi sono stati investiti complessivamente più di 200 milioni di euro, dei quali almeno 50 milioni destinati alla sicurezza, alla protezione dell’ambiente e alla prevenzione degli infortuni». Tutte le fasi di produzione dello stabilimento di Rovereto, che dispone delle autorizzazioni dell’Agenzia italiana del Farmaco e dell’americana Food and Drug Administration, rispettano le linee guida e le norme stabilite sia dall’Unione Europea sia dagli Stati Uniti. TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 109


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La chimica punta a un business sempre più internazionale igillare garantendo qualità, sicurezza e specializzazione. Sono questi i tre valori che guidano Uniflex, azienda con sede a Mezzocorona, in provincia di Trento, che da oltre 15 anni lavora nel mercato dei sigillanti industriali fornendo tutte le maggiori corporation mondiali del settore della chimica industriale, dell’automotive e delle costruzioni. Ad oggi l’impresa realizza 11 tipologie di prodotto, per un totale giornaliero di 50 tonnellate di sigillante a base acrilica, conta 30 dipendenti e ha un fatturato di 15 milioni di euro, prevalentemente derivante dal mercato estero, e ha chiuso il proprio bilancio in attivo anche negli anni della crisi economica. Uniflex nasce nel 1996 per opera di Franco Berlanda, chimico industriale, e Primaldo Paglialonga, imprenditore, entrambi operanti nel settore dei sigillanti da oltre 40 anni, con l’obiettivo di diventare leader internazionale nella produzione e nella vendita di sigillanti industriali. L’evoluzione dell’azienda è rapida e fortemente legata al mercato business-tobusiness. «La qualità dei nostri prodotti spiega Berlanda, oggi presidente della società - la decisione di puntare fortemente sull’acrilico e la nostra affidabilità commerciale e finanziaria ci hanno messo nella condizione di diventare partner di grandi aziende internazionali fin dall’inizio dell’attività». «Abbiamo cominciato comprando materie prime da grossi gruppi industriali con i quali avevamo già un rapporto di fiducia, quali Dow Corning e BASF, e fornendo aziende

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La decisione di puntare sull’acrilico e la stabilità finanziaria che la contraddistingue hanno reso la Uniflex azienda leader nel mercato dei sigillanti industriali nonché partner di note aziende internazionali. Il quadro di Franco Berlanda e Primaldo Paglialonga Luca Righi

come 3M, Henkel, Fischer e Würth - prosegue Paglialonga, amministratore delegato di Uniflex -. Per noi sono state referenze di inestimabile valore, che ci hanno dato fiducia, ma soprattutto ci hanno aperto ulteriori pos-

Da sinistra Franco Berlanda, presidente della Uniflex e Primaldo Paglialonga, amministratore delegato www.uniflexitalia.it


Franco Berlanda e Primaldo Paglialonga

LEADER DEI SIGILLANTI niflex Spa è una delle aziende leader in Europa nella produzione di sigillanti organici. L'azienda nasce nel 1996 dall'iniziativa di un team di persone con lunga esperienza nella produzione di sigillanti, colle, stucchi e schiume poliuretaniche. La presidenza è affidata a Franco Berlanda, chimico da oltre 40 anni attivo nel settore, coadiuvato dall’amministratore Primaldo Paglialonga, funzionario commerciale operante da oltre 30 anni nel campo dei prodotti per l'edilizia. L'insediamento produttivo di Uniflex srl si colloca in un edificio di circa 4.300 mq sito nel comune di Mezzocorona (Tn), dal 1996 ad oggi l'attività si è sviluppata in maniera esponenziale sia per volumi di prodotto sia per qualità. Dalla prima linea di produzione costituita da una macchina incartucciatrice e da un miscelatore, oggi Uniflex dispone di 9 linee di incartucciamento e 2 linee di insacchettamento, tutte automatiche, e di 8 miscelatori di grandi dimensioni; tali macchinari producono circa 50 tonnellate di sigillante acrilico al giorno.

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sibilità di crescita tecnologica e commerciale». Le collaborazioni sono sempre state considerate, in Uniflex, un’arma di successo. L’azienda, infatti, realizza i suoi prodotti con la strategia del “private label”, ovvero personalizzando il materiale per il cliente di riferimento e assecondandone ogni desiderio in materia di prestazioni. Inoltre, l’approccio sistematico ai bisogni del cliente ha fatto crescere Uniflex nell’ottica di un costante miglioramento della tecnologia e della gamma di prodotto. La dedizione al prodotto sigillante, sia esso la classica cartuccia di silicone, oppure materiali più sofisticati quali i sigillanti acrilici, quelli resistenti al fuoco, oppure i poliuretanici, ha permesso all’azienda di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mercato europeo, tanto da trasformarsi rapidamente in Spa ed entrare a far parte, nel 2009, del gruppo Den Braven, multinazionale olandese che conta ventotto stabilimenti nel mondo e con la quale sussisteva già dal 2006 una consolidata collaborazione commerciale. Una scelta, quella dell’incorporazione in una realtà multinazionale, ancora piuttosto inusuale nel panorama delle Pmi italiane, che tendono maggiormente a conservare la loro autonomia operativa. Tuttavia, la strada in-

trapresa da Uniflex è in linea con una strategia di crescita aziendale che le permetterà, insieme con Den Braven, di ritagliarsi maggiori opportunità di business internazionale nonché, soprattutto, la possibilità di intraprendere nuove strade di sviluppo tecnologico. A questo proposito, l’impresa trentina sembra

Uniflex ha in programma interessanti investimenti nel settore della ricerca. In particolare, sta lavorando alla realizzazione di nuovi prodotti “green”

avere le idee piuttosto chiare, dichiarando di avere in programma interessanti investimenti nel settore della ricerca. In particolare, Uniflex sta lavorando alla realizzazione di nuovi prodotti “green”: sostenibili per l’ambiente, con meno problematiche legate al loro smaltimento, una maggiore durabilità e la possibilità di riciclo. Insomma, come dimostra Uniflex, la crisi è sinonimo anche di opportunità. Basta mettere in campo le strategie giuste per garantire continuità e crescita alla produzione, ai propri collaboratori e ai propri clienti. TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 111


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Tecnologie a basso consumo energetico a qualità dell’aria che si respira è fondamentale per lo stato di salute e benessere dell’uomo. Ecco perché il progresso tecnologico mira anche a migliorare l’ambiente, cercando di avere sull’ambiente stesso il minor impatto possibile. L’azienda trentina Tama Spa dal 1985 produce unità filtranti, componenti e sistemi per impianti di depurazione dell’aria. I suoi prodotti trovano applicazione in diversi settori: dal taglio termico, alla verniciatura, dall’alimentare, al chimico, al farmaceutico. L’attenzione all’impatto ambientale è da sempre un aspetto fondamentale per l’azienda che proprio di recente ha messo a punto una nuova gamma di prodotti denominata “Energy Saving”. «Questa linea - spiega il fondatore e presidente di Tama, il Cavalier Giovanni Coletti - offre filtri in grado di garantire elevata efficienza a basso consumo energetico. Il primo prodotto della nuova serie è il filtro ELaser, un prodotto specifico per il settore del taglio laser». Grazie a questo prodotto, Tama è stata scelta per la partecipazione all’iniziativa

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Nella produzione di unità filtranti, componenti e sistemi per impianti di depurazione dell’aria, oltre alla qualità dei prodotti, è importante l’attenzione all’impatto ambientale. L’esperienza del Cavalier Giovanni Coletti Eugenia Campo di Costa

“Italia degli innovatori” che si è tenuta all’Expo di Shanghai dal 24 luglio al 7 agosto 2010. Un’iniziativa realizzata congiuntamente dal Ministero per la Pubblica amministrazione e Innovazione e dal Commissariato Generale del Governo per l’Expo di Shanghai. Quella dell’Expo di Shangai è stata senza dubbio una grande soddisfazione, ma non è l’unico riconoscimento che avete ottenuto in questi anni. «In effetti no. Nel giugno 2008 Tama si è aggiudicata il Premio Imprese per l’Innovazione classificandosi tra le prime sette aziende italiane. L’azienda aveva preso parte al Premio Imprese per l’Innovazione anche nel 2009 classificandosi tra le prime sei aziende della categoria piccole-medie imprese e ottenendo il premio “Prize” per l’edizione 2009. Tama è stata premiata per l’innovazione e il miglioramento continuo che, insieme alla forte partnership con i clienti, ha consentito all’impresa di ottenere risultati eccellenti nei mercati nazionale e internazionale». Che cosa significa scegliere un prodotto Tama? «Significa premiare la qualità, valorizzare l’impegno e l’esperienza. Tama si è sviluppata fin

Il Cavalier Giovanni Coletti, presidente della Tama di Mollaro (Tn). In alto, l’esterno dell’azienda e un filtro a maniche www.tama.eu


Giovanni Coletti

da subito a misura del cliente, realizzando su ordinazione filtri speciali senza vincoli dimensionali e di progetto. Oggi siamo in grado di studiare progetti personalizzati per qualsiasi richiesta. Questa caratteristica ci ha consentito una crescita molto veloce e progressiva, registrata soprattutto negli ultimi 5/6 anni. Oltre ai prodotti realizzati appositamente in base alle specifiche esigenze del cliente, abbiamo a disposizione anche una vasta scelta di prodotti standard a catalogo». A quale target vi rivolgete principalmente? «La clientela di Tama è costituita prevalentemente da aziende italiane ed estere, che utilizzano i nostri componenti per la realizzazione di impianti completi di filtraggio e depurazione. Tipicamente gli utilizzatori finali dei prodotti Tama sono aziende operanti nei settori metalmeccanico, farmaceutico, alimentare, chimico, della verniciatura, della lavorazione della lamiera, della plastica, del cemento e di qualsiasi altro settore produttivo avente l’esigenza di installare sistemi di abbattimento di polveri, fumi e gas». Le esigenze impiantistiche e i requisiti imposti dal mercato impongono un’ampia

conoscenza non solo per ciò che riguarda gli aspetti di funzionalità ed efficienza dei prodotti, ma anche per ciò che riguarda la conformità alle norme vigenti. «Proprio in quest’ottica, l’azienda è in grado di effettuare valutazioni sui propri prodotti tali da verificare la conformità alla direttiva Atex e adottare le soluzioni richieste in base alle varie esigenze impiantistiche. Tali valutazioni vengono estese a tutti i prodotti, anche non elettrici, individuando i requisiti essenziali di sicurezza (Essential Safety Requirements ESR) che essi devono soddisfare affinché il loro utilizzo sia conforme alle norme vigenti. Tutti i prodotti Tama sono soggetti alla direttiva macchine 2006/42/CE. Dal 2003 Tama ha iniziato la produzione di gruppi filtranti destinati a lavorazioni in atmosfere potenzialmente esplosive, ponendo conseguentemente in essere una serie di adempimenti procedurali, di processo e formativi. Questi gruppi filtranti prevedono il rilascio di una specifica dichiarazione di conformità CE secondo la direttiva europea 94/9/CE – Atex». Unitamente alle competenze specifiche in materia di disposizioni ambientali, avete TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 113


IMPRENDITORI DELL’ANNO XXXXXXXXXXXXXXXXX

Effettuiamo valutazioni sui prodotti per verificare la conformità alla direttiva Atex e adottare le soluzioni richieste in base alle varie esigenze impiantistiche

maturato una vasta esperienza negli ambiti Alcuni momenti di realizzazione delle unità filtranti

di applicazione della direttiva Atex. «Questo ci permette di offrire un servizio di analisi, consulenza e progettazione in tutte quelle situazioni in cui è necessario considerare la possibilità di formazione di atmosfere potenzialmente esplosive a causa di polveri combustibili. In virtù di una profonda conoscenza delle metodologie progettuali nell’ambito della direttiva Atex, Tama è in grado di fornire le soluzioni impiantistiche che meglio coniugano gli aspetti normativi con quelli legati alla produzione, adottando i sistemi di protezione più adatti al contesto di utilizzo e fornendo all’utilizzatore le conoscenze necessarie per interagire con tali sistemi». Quali sono i punti di forza sui quali l’azienda continuerà a puntare per il futuro? «Le numerose certificazioni e i riconoscimenti ottenuti nel corso dell’attività rappresentano

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un ulteriore incentivo per scegliere i prodotti Tama e la garanzia di un prodotto realizzato nel pieno rispetto delle norme. Il nostro vantaggio sul mercato è dato ovviamente anche dalle innovazioni, dalla costanza e dall’esperienza. In un settore altamente specializzato e competitivo come quello della depurazione, il successo e l’affermazione di un’azienda come la nostra è strettamente legato alla capacità di tradurre l’esperienza maturata negli anni in esclusive e innovative soluzioni tecnologiche. A questo scopo, abbiamo creato nel 2006 la chemical division, una realtà che al know-how aziendale unisce la sfida verso una fetta di mercato esigente rappresentata dai settori alimentare e chimico-farmaceutico. La ricerca per noi è una sfida non solo al mercato ma anche a se stessi, per consolidare l’affiatamento di un team che in sé unisce passione, conoscenza e rigore scientifico». Quanto conta, nel vostro operato, il legame con il territorio? «Elevato è l’impegno di Tama legato alla responsabilità sociale sia verso il territorio che l’ambiente. Le aspettative in ambito sociale vengono recepite attraverso le numerose richieste che arrivano in azienda sotto forma di sponsorizzazioni, elargizioni liberali e sostegno di attività benefiche. Inoltre l’azienda riveste un ruolo importante a livello economico locale: nell’intera Val di Non siamo tra le prime imprese industriali come ricaduta occupazionale. Inoltre, grazie alla nostra politica ambientale, da sempre operiamo con risorse economiche non indifferenti per migliorare il livello di salubrità dei processi produttivi e il loro impatto ambientale».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Le “mani” meccaniche degli operatori idea è quella antica e collaudata della leva. Trasformare un movimento e renderlo più agevole tramite una macchina semplice. I manipolatori pneumatici rappresentano l’evoluzione di questo stadio primordiale di macchina, permettendo il sollevamento e lo spostamento di carichi di differente peso. L’azienda Atis dal 2006 si occupa della produzione di manipolatori pneumatici per aiutare nelle azioni più difficoltose del lavoro meccanico. Fulvio Italo Pancheri legale rappresentante e direttore generale della Atis, specifica l’insostituibilità della precisione umana. «Vi sono mansioni nelle quali l’uomo è insostituibile. I manipolatori Atis permettono di alleviare all’uomo fatica fisica e stress». Quali sono i settori produttivi in cui vengono impiegati maggiormente i vostri manipolatori? «In qualsiasi azienda dove vi sia la movimenta-

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Sopra, i soci della Atis di Mezzolombardo (Tn). Nella pagina a fianco, il presidente della Atis, Fulvio Italo Pancheri www.atismanipolatori.com

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Garantire il movimento di prodotti pesanti, ingombranti, pericolosi o fragili. In completa autonomia e sicurezza. Ne parliamo con Fulvio Italo Pancheri, legale rappresentante della Atis di Mezzolombardo Nicoletta Bucciarelli

zione di un prodotto può essere utilizzato il nostro manipolatore. Dal settore alimentare al meccanico, dal farmaceutico alle vetrerie e ai serramentisti. I nostri manipolatori pneumatici sono altamente flessibili e riescono ad adattarsi facilmente a qualsiasi tipo di movimentazione. Ogni azienda è generalmente già strutturata con un suo ciclo produttivo e salvo rari casi non le conviene modificarlo. Per questo l’inserimento del manipolatore deve essere “veloce e indolore”. Il manipolatore coadiuva il singolo operatore nelle operazioni di movimentazione di carichi da 3kg a più di 600 kg diventandone fisicamente “le mani”. È l’operatore stesso che gestisce il movimento e il posizionamento del prodotto, proprio come se lo avesse nelle sue mani. La precisione nella movimentazione dei carichi, anche i più fragili e preziosi, è legata a questa sensazione». Avete un ufficio interno di ricerca o di progettazione? «Nell’ufficio tecnico si progettano tutti i manipolatori e le attrezzature. Nella realizzazione dei progetti, i tecnici, guidati dall’esperienza si confrontano sempre con le aziende clienti e questo permette di studiare la soluzione più precisa e corretta per ogni esigenza. La collaborazione è improntata principalmente sull’ascolto. Facciamo nostri i problemi del cliente e cerchiamo di risolverli mantenendo un costante colloquio e aggiornamento. L’ufficio tecnico sviluppa le nuove soluzioni e le innovazioni che costantemente sono applicate ai prodotti. Il nostro scopo


Fulvio Italo Pancheri

È l’operatore stesso che gestisce il movimento e il posizionamento del prodotto, proprio come se lo avesse nelle sue mani

è sempre stato quello di fornire un manipolatore pneumatico che abbia una durata elevata nel tempo e che soprattutto non richieda interventi di assistenza post vendita. Ogni particolare dei manipolatori è studiato, collaudato e costantemente aggiornato per avere un’elevata affidabilità nel tempo». Collaborate con l’estero? «Con i nostri rivenditori siamo presenti sul mercato europeo in Germania, Spagna, Austria, Regno Unito, Belgio, Francia, Polonia. A marzo partecipiamo a una fiera a Chicago, il Promat Show, la più grande e conosciuta fiera americana nel settore del material handling». Qual è invece l'andamento del vostro mercato nel territorio del Trentino? E in quello italiano? «Atis è nata nel 2006; fondamentalmente è

una realtà giovane. Lavorando duramente siamo cresciuti molto in un periodo di tempo estremamente limitato, implementando da subito con un sistema ISO 9001:2008. I nostri processi interni sono definiti e rigorosi. L’organizzazione aziendale è un punto strategico e fondamentale per gestire una crescita in tempi così brevi e il mercato italiano nonostante il periodo di crisi per noi è in costante crescita. Stiamo sviluppando sempre più il mercato anche in Trentino, molte aziende che operano nel nostro territorio hanno bisogno del nostro prodotto. Noi siamo sempre presenti alle fiere di settore in Italia; imminenti sono le partecipazioni al Mecspe di Parma dal 24 al 26 marzo nel padiglione riservato alla movimentazione industriale, e subito dopo a Colfert Expo a Treviso, dal 2 al 3 aprile». Avete subito una riorganizzazione aziendale a causa della crisi? «Nonostante poco dopo la nascita dell’azienda sia iniziata la crisi economica, siamo riusciti a realizzare il nostro obiettivo di crescita, aumentando l’organico e inserendo nella produzione attrezzature tecnologicamente all’avanguardia. Inoltre nel 2010 ci siamo anche ampliati con una nuova sede produttiva e amministrativa». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 117


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Sicurezza durante i temporali gni anno nel mondo sono circa 1000 i morti a causa di fulmini. Oltre a colpire le persone, molto spesso sono edifici pubblici e privati a subire danni significativi. Ma non solo. Televisore, decoder, videocitofono, telefono ed elettrodomestici in generale sono i “punti deboli“ oggetto di danni in un’abitazione civile. La quotidiana attività lavorativa è strettamente coordinata con questi sistemi e un fuori servizio rappresenta un’insidia. La Dehn Italia promuove una tecnologia nella protezione dai fulmini e dalle sovratensioni con corsi di formazione, incontri tecnici, visite a studi di progettazione e ditte d’impianti elettrici. Dehn + Söhne, capogruppo della Dehn, è un’impresa a conduzione familiare, innovativa ed operativa in tutto il mondo da oltre 100 anni. La protezione dalle conseguenze delle fulminazioni dirette, delle sovratensioni e più in ge-

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Lorenz Moroder è direttore tecnico della Dehn Italia, di Bolzano www.dehn.it

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L’arrivo di un temporale deve sempre essere affrontato nel modo corretto. Soprattutto riparandosi dai fulmini. Ne parliamo con Lorenz Moroder, direttore tecnico della Dehn Italia Nicoletta Bucciarelli

nerale il lavoro nel settore dell’energia elettrica sono sempre stati al centro della filosofia aziendale. La parola a Lorenz Moroder, direttore tecnico dell’azienda. Quali sono le leggi che regolamentano la protezione di un edificio pubblico o privato? «In Italia, diversamente da altri paesi europei come Germania, Austria e Svizzera, le leggi vengono interpretate. Si arriva quindi alla conclusione che esse prescrivono obbligatoriamente solo la necessità di eseguire il calcolo del rischio secondo la norma di protezione contro i fulmini. Tale calcolo può anche fornire come risultato che l'impianto di protezione non sia più richiesto, anche per edifici che rivestono una certa importanza economica, pubblica o sociale. In altri stati si ragiona in modo diverso, ad esempio realizzando l'impianto di protezione su tutte le scuole senza la necessità di ricorrere ad un calcolo che ne giustifichi l'esecuzione o meno. Le leggi italiane che prescriverebbero la necessità di una protezione contro i fulmini e le sovratensioni sono diverse, tra le quali le più importanti: la legge n. 37 del 2008 che prescrive la progettazione elettrica, completa di calcolo probabilistico per quasi tutte le strutture. La legge 81, sempre del 2008 sulla sicurezza e salute sul lavoro. La legge sull'edilizia scolastica, già in vigore dal 1975». In che modo i settori di protezione da sovratensione, da fulmini e l'antinfortunistica sono compatibili tra di loro?


Lorenz Moroder

«La risposta sta interamente nella parola "sicurezza" su cui Dehn basa la sua filosofia da oltre 100 anni. Al centro del nostro agire si trovano lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di apparecchi e componenti fondamentali per la salvaguardia dell'uomo, degli impianti e delle apparecchiature. Abbiamo per questo motivo un grande ufficio interno di ricerca e molti nostri prodotti sono coperti da brevetto in campo internazionale. Dalla più semplice staffa porta-conduttore allo scaricatore di sovratensione più complicato. Il primo brevetto fu richiesto da Dehn nel lontano 1918 e aveva come oggetto un componente per l'impianto parafulmine. Da allora ne sono seguiti diversi altri, in ogni campo di applicazione». Nello specifico potrebbe descrivere come avviene la protezione dai fulmini? «La protezione dai fulmini consiste in un sistema di impianti con compiti diversi tra loro. Contro il danno derivato da una scarica diretta, come l'incendio, la distruzione meccanica di parti dell'edificio o la morte per pericolose differenze di potenziale, si rende necessaria l'installazione di una "protezione esterna". Essa è semplicemente un impianto di captazione del fulmine che, portando la corrente elettrica impulsiva a terra, permette poi alla stessa di disperdersi nel terreno in modo sicuro. La captazione avviene con maglie costituite da conduttori metallici appoggiati sul tetto oppure con aste di captazione. O con un sistema abbinato tra i due. Contro il danno dalle sovratensioni, che si formano ad esempio per il passaggio della corrente impulsiva del fulmine attraverso i conduttori degli impianti parafulmini, ma anche attraverso scariche che si abbattono fino ad oltre 2 Km di distanza, devono essere installati dei limitatori di sovratensione sulla linea elettrica o telefonica». In che modo è possibile salvaguardarsi durante un temporale quindi? «È importantissimo affrontare l'arrivo di un

Il primo brevetto fu richiesto da Dehn nel lontano 1918 e aveva come oggetto un componente per l'impianto parafulmine

temporale nel modo più corretto possibile. Il più grande numero di morti per fulminazione si conta purtroppo durante le attività di svago e di tempo libero e i soggetti più a rischio sono ad esempio gli scalatori e i rocciatori, le persone in gita, i bagnanti e le persone su barche, wind surf ecc. La protezione della propria casa o industria riguarda invece soprattutto la protezione delle apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso interventi mirati, relativamente semplici e poco costosi. Essi devono però essere progettati da persone competenti e installati da aziende con esperienza nel settore». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 119


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Applicazioni innovative nvestire nella ricerca. Brevettando prodotti innovativi, con applicazioni finora impensabili. È la strada seguita dalla Fein Elast Italia Spa di Ala, nata come impianto di spiralatura all’avanguardia, con lavorazioni a ciclo continuo per la produzione di filati elastici per il settore della calzetteria femminile. Alla fine del 2007, reagendo in anticipo a quella che a partire dal secondo semestre del 2008 si sarebbe dimostrata la più pesante crisi economico – finanziaria internazionale dopo quella del 1929, Fein Elast ha destinato importanti risorse nella riorganizzazione della produzione, nell’espansione commerciale e in un progetto di ricerca triennale finalizzato alla produzione di filati a base di silicone con applicazioni principali nel settore tessile, medicale e della chirurgia plastica. Ciò ha consentito alla società di porre le basi per un veloce rientro dalla crisi già a partire dai primi mesi del 2010, in controtendenza con quanto avvenuto in altre aziende dove, in alcuni casi, si è dovuto ricorrere a profonde ristrutturazioni o a fu-

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Dal filo per calze da donna al filo elastico di sutura per lifting. Da una ricerca triennale si aprono nuove frontiere per i prodotti elasticizzati, oggi impiegabili nei settori dei tessuti ignifughi, resistenti ai raggi UV, per i sensori di movimento e nel settore medicale. Ne parliamo con Mario Dorighelli, amministratore delegato, e Thomas Klotz, direttore generale della Fein Elast Italia Carlo Gherardini

sioni. «I primi segnali di ripresa la società li ha avvertiti alla fine del 2009 con la conclusione di importanti accordi commerciali con calzifici, tessiture e maglierie, leader di settore sia in Italia che all’estero» spiega l’amministratore delegato Mario Dorighelli. «Ciò ha permesso alla Fein Elast di rafforzare nel 2010 i fatturati, con un incremento del 70 per cento rispetto al 2009, un trend positivo che si è consolidato nei primi mesi del 2011» sottolinea Thomas Klotz, direttore generale. L’attenzione rivolta dall’azienda alla continua innovazione identifica oggi Fein Elast come fornitore di prodotti e servizi di alta qualità. Su quali fronti vi state muovendo attualmente? Mario Dorighelli: «Ultimata la fase della ricerca, che ha interessato gli esercizi 2008 – 2009 – 2010 e ha permesso di individuare prodotti altamente innovativi, non presenti sul mercato, l’impegno della società è ora rivolto all’industrializzazione delle conoscenze acquisite con un investimento finalizzato all’avviamento di una nuova attività industriale, che interesserà il triennio 2011 – 2013, per la quale è prevista l’assunzione di 23 dipendenti, portando così a 75 risorse il personale in forza all’azienda. Gli investimenti effettuati nell’ultimo triennio e quelli programmati per i pros-

L’immagine in apertura mostra le caratteristiche di muriel, il primo da sinistra, a confronto con spandex, al centro, e gomma naturale, a destra. È evidente come muriel sia tra gli elastomeri quello con il miglior comportamento termico


Mario Dorighelli e Thomas Klotz

Sopra una fase della produzione. A destra, Mario Dorighelli e Thomas Klotz rispettivamente amministratore delegato e direttore generale della Fein Elast di Ala (Tn)

simi anni, favoriti anche dal sostegno da parte della Provincia Autonoma di Trento, sensibile all’innovazione tecnologica delle imprese, garantiranno un maggiore radicamento della società sul territorio. La nuova attività industriale sarà accompagnata da un secondo progetto di ricerca finalizzato alla soluzione di alcuni quesiti rimasti oggi insoluti, indispensabili per garantire il successo della nuova iniziativa e creare altri prodotti da portare alle lavorazioni dell’azienda». Quali sono i vostri ultimi ritrovati? Thomas Klotz: «Abbiamo investito grandi risorse in un impianto pilota di ricerca e sviluppo e abbiamo realizzato prodotti altamente innovativi, non esistenti sul mercato su scala internazionale. Questi prodotti, registrati con il marchio “muriel”, sono stati testati con grande successo e soddisfazione in varie applicazioni e settori e aprono nuove frontiere per i prodotti elasticizzati resistenti alla temperatura. Il processo e le applicazioni sono protette da un brevetto internazionale che garantisce all’azienda un know-how unico e vitale per la crescita futura. L’idea sulla quale si è basata la ricerca nasce da un’intesa per lo

sviluppo di un filo elastico di concezione totalmente nuova con un professore in chirurgia plastica di Genova. Partendo da materiali completamente nuovi per l’industria tessile si è giunti a produrre un filo elastico biocompatibile, anallergico e non assorbibile dal corpo umano. Tale filo, ricoperto attraverso una tecnologia particolare con diversi strati di materiali biocompatibili e altamente resistenti, permette interventi di chirurgia plastica e correttiva veloci e a costi ridotti rispetto ai lifting tradizionali. Oltre alle applicazioni non assorbibili nella chirurgia, le applicazioni variano nel settore medicale dai trattamenti antiustione alle calze per diabetici, fino alla produzione di reti per ernie elastiche, per renderle più “sopportabili” ai pazienti». Quali sono le proprietà di muriel? Thomas Klotz: «Si tratta di un elastomero speciale con un’alta resistenza alla fiamma, alle alte e basse temperature, ai raggi UV, X e TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 121


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Muriel è un elastomero speciale con un’alta resistenza alla fiamma, alle alte e basse temperature, ai raggi UV, X e Gamma, completamente anallergico e biocompatibile

Gamma, completamente anallergico, bio-

Ancora un’immagine del centro R&D della Fein Elast Italia www.fein-elast.com

compatibile. Mescolato con altri materiali riesce anche a condurre l’elettricità. Tutte queste proprietà erano esclusivamente conosciute nei filati rigidi e non elastici. Mescolando muriel con altre fibre e filati si possono ottenere combinazioni di caratteristiche mai ottenute finora». Quali altre applicazioni trova muriel? Thomas Klotz: «Le applicazioni per questo filo vanno dai tessuti ignifughi per abbigliamento tecnico (pompieri, polizia, esercito, settore corse) ai tessuti ignifughi per applicazioni tecniche come quelle del settore dei trasporti terrestri e dell’aeronautica, fino all’aerospaziale. Nell’abbigliamento, l’uso di muriel conferisce comfort là dove finora si usavano tessuti rigidi con limitazione dei movimenti per le persone obbligate a indossare questo tipo d’indumenti. Fein Elast sta attualmente lavorando in questo settore per la realizzazione di abbigliamento esterno per pompieri e tute per corse automobilistiche. Nel settore dei trasporti terrestri, in primis su rotaia, il tessuto realizzato con questo elastomero permette una riduzione dei

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costi di fabbricazione dei treni per una più semplice costruzione dei collegamenti tra le carrozze e una loro maggiore insonorizzazione. Il filo elastico conduttivo, nato come prodotto collaterale, varia la sua resistenza in funzione all’allungamento e trova applicazione come sensore di movimento che può essere impiegato per monitorare l’attività motoria di una persona, il rilevamento di peso sui sedili delle automobili, come sensore antifurto, per movimenti geologici. I settori sopra descritti rappresentano ovviamente mercati di nicchia rispetto al mercato tessile generale, ma si tratta di mercati con il più alto tasso di crescita registrato negli ultimi decenni». Quali i prossimi obiettivi della Fein – Elast? Mario Dorighelli: «Nell’anno in corso si stanno creando le basi per il primo impianto di produzione, per poter affrontare le richieste che si stanno concretizzando dai settori descritti. Parallelamente alla realizzazione del primo impianto di produzione si andrà ad avviare un nuovo impianto pilota con le ultimissime modifiche di ingegneria per continuare nella ricerca di nuovi prodotti e la messa a punto dell’automazione dell’impianto di produzione. Tra le applicazioni principali della ricerca vi è lo sviluppo di un filo con alta resistenza ai raggi UV per possibili applicazioni nella produzione di tessuti per le serre e per i tendaggi d’arredamento».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Sostenibilità per nuove forme di packaging applicazione di pratiche per il riciclo del materiale rappresenta uno degli orizzonti più concreti e innovativi dell’attività del packaging, un’industria che individua l’1,5% del Pil nazionale. Il rispetto e l’attenzione per l’ambiente sono un imperativo di I.C.S., cartotecnica dal 1928, una realtà da 9 milioni di fatturato e 50 collaboratori che opera a Rovereto e prevede per il prossimo futuro nuovi investimenti che ammontano a circa 1 milione di euro. «Il cartone potrà con ogni probabilità identificare una valida alternativa ad altri materiali meno eco-sostenibili – spiega Fabio Gatti, amministratore unico dell’impresa – poiché è un materiale interamente riciclabile». Ma gli elementi sui quali I.C.S. basa la sua filosofia aziendale non si esauriscono nell’eco-sostenibilità. Qualità, competitività e servizio sono fattori altrettanto determinanti, insieme all’autosufficienza raggiunta nell’attuazione del processo produttivo di espositori e imballaggi: si va dalla progettazione ai differenti tipi di stampa sino al confezionamento e alla logistica. L’innovazione è poi sostenuta dal design, per questo in I.C.S. «la ricerca costante di nuove forme di packaging si unisce al design». Attraverso quali attività, nello specifico, si declina il percorso realizzativo di un progetto “su misura”? «Dopo aver completato il briefing con il cliente, formuliamo una proposta in 3d dei progetti in diverse soluzioni. Nella fase successiva attuiamo un prototipo in bianco realizzato a plotter,

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Pieno controllo sul processo produttivo. Al quale si affiancano qualità, competitività, servizio, sviluppo nel campo del design. Fabio Gatti spiega le leve strategiche necessarie oggi per imporsi sul mercato del packaging Miriam Casati

alla quale fa seguito la creazione dei file grafici. Conclude il processo la fase di produzione, che include la stampa, la verniciatura o plastificazione, l’accoppiatura, la fustellatura, l’incollatura, il confezionamento e, in ultima istanza, la consegna». Quali sono oggi le principali esigenze espresse dai committenti? «Si richiede soprattutto un miglior rapporto fra soluzione tecnica e prezzo. La ricerca del risparmio da parte dei nostri clienti ci sprona a essere tecnicamente più propositivi per non penalizzare l’immagine dei prodotti a un prezzo interessante. Un altro elemento strategico è rappresentato dai tempi di realizzazione sempre più rapidi, che noi siamo in grado di soddisfare in quanto disponiamo al nostro interno di tutti i macchinari necessari per ogni tipo di lavorazione possibile in cartotecnica». In che termini si misura la qualità dei prodotti I.C.S.? «Potrebbe misurarsi con il grado di soddisfazione dei clienti. Alcuni di essi dispongono di un sistema di valuta-

9 Mln EURO

È il fatturato registrato da I.C.S. nel 2010

A lato, Fabio Gatti, amministratore unico della I.C.S. Bertagnin Spa www.ics-packaging.it


Fabio Gatti

zione dei fornitori e I.C.S. figura ai primi posti. Questi sistemi di valutazione tengono ovviamente conto non solo della qualità del prodotto, ma anche del rispetto di tutte le condizioni contrattuali, fra cui quello dei tempi di consegna. Si potrebbe, quindi, parlare di qualità del fornitore, non solo dei prodotti». Come riuscite a mantenere e incrementare la competitività sul mercato? «In Trentino non si segnalano molti competitors, in quanto operano realtà piuttosto piccole e non attrezzate a 360 gradi. I nostri concorrenti più importanti sono decisamente fuori dalla regione, in particolare in Veneto, Piemonte e Toscana. Per affrontarli, proponiamo sempre più flessibilità e qualità a prezzi competitivi. Abbiamo, inoltre, la possibilità di spaziare dai classici e semplici astucci agli espositori, dagli imballaggi di lusso al pop (acronimo di punti di acquisto) fino ai complementi di arredo quali poltroncine, divanetti e tavoli. La ricerca costante di nuove forme di packaging si unisce al design». Quali sono i vostri progetti sul fronte dell’internazionalizzazione? «Il nostro fatturato prevalente è al momento in Italia. Esportiamo già in Francia, Germania, Austria e Romania in piccole percentuali. Nel

Il cartone potrà con ogni probabilità identificare una valida alternativa ad altri materiali meno eco-sostenibili

prossimo futuro l’obiettivo principale è quello di aumentare la nostra presenza in Germania e in Francia». La cultura dell’ecosostenibilità e del risparmio energetico si sta affermando con crescente determinazione nell’industria del packaging. In che modo la I.C.S. segue e sviluppa questa tendenza? «Il rispetto dell’ambiente e, quindi, della sostenibilità identifica uno dei valori dell’azione di I.C.S.. Di fatti il cartone, materiale principale attraverso cui mettiamo in atto le dinamiche produttive dell’azienda, rappresenta l’alternativa ideale ad altri materiali con un più basso livello di fruibilità eco-sostenibile. Il cartone è, infatti, un materiale interamente riciclabile, perciò la totalità dei nostri scarti di lavorazione viene riciclata per produrre ulteriore cartone riciclato. Inoltre, in molti casi, i materiali che utilizziamo per realizzare gli imballi, gli espositori, i cartelli e le confezioni sono interamente riciclati. Verrà, infine, attuato un significativo investimento per installare un impianto fotovoltaico».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Soluzioni per la stampa che rispettano l’ambiente gni realtà, sia privata che pubblica, potrebbe muoversi nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Se si tratta del singolo cittadino, si potrebbe parlare di piccoli passi individuali per raggiungere grandi e comuni mete. Ma quando si getta uno sguardo su realtà aziendali importanti, i numeri iniziano a diventare influenti e diventa sempre più fondamentale riuscire ad attuare una svolta che non solo aiuti la natura, ma che sia in qualche modo conveniente per l’azienda stessa. Di soluzioni ce ne sono davvero tante, dal riciclaggio capillare dei materiali di scarto all’installazione dei pannelli fotovoltaici, dall’utilizzo di materiale riciclato al taglio su costi energetici considerati superflui. Rudi Dalpiaz, dopo un’esperienza di circa sei anni nelle migliori tipografie del Trentino ha iniziato la sua attività in proprio ormai trent’anni fa, divenendo titolare dell’azienda Grafiche Dalpiaz, che si occupa di stampa, legatoria e cartotecnica. Da allora ha potuto

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Riciclaggio capillare dei materiali di scarto, installazione di pannelli fotovoltaici, utilizzo di materiale riciclato. Rudi Dalpiaz spiega come stampa, legatoria e cartotecnica possano evolversi nel rispetto dell’ambiente Belinda Pagano

scegliere la strada della sostenibilità ambientale. «Io credo fortemente che operare nel rispetto della natura e della salute sia un dovere etico fondamentale per un’attività moderna che getta lo sguardo verso il futuro. L’ambiente in cui viviamo deve essere aiutato e sostenuto nel miglior modo possibile e noi, in quanto ospiti del nostro pianeta, abbiamo il dovere di fare tutto quanto è possibile perché questo avvenga». La strada intrapresa da Grafiche Dalpiaz non è unidirezionale, ma si muove su diversi percorsi paralleli. «Innanzi tutto è stato installato ed è oggi in funzione un impianto fotovoltaico in modo che l’azienda consumi e produca anche energia pulita e sostenibile» spiega Rudi Dalpiaz «inoltre prestiamo una particolare attenzione a stampare su carta certificata FSC. Dal 2009 infatti abbiamo ottenuto la certificazione che, oltre a renderci orgogliosi del nostro operato, ha fatto incrementare il fatturato. Per fortuna, oggigiorno, sono in aumento i


Rudi Dalpiaz

A sinistra, la nuova macchina da stampa XL105-5+LX installata a gennaio 2011 www.grafichedalpiaz.com

Operare nel rispetto della natura e della salute è un dovere etico fondamentale per un’attività moderna che getta lo sguardo verso il futuro

clienti che prestano attenzione alle problematiche forestali». Un aiuto dunque sia per l’ambiente che per la realtà aziendale stessa. «Grafiche Dalpiaz, è riuscita anche a non essere intaccata dalla crisi economica. Credo che la vasta gamma delle nostre lavorazioni ci abbia permesso di non diminuire il fatturato e di rimanere competitivi sul mercato. Il nostro parco macchine, ad esempio, vanta un’ampia e com-

pleta struttura, mentre per quanto riguarda la stampa, la nostra società conta su moderne tecnologie e attrezzature fra le quali una nuova Heidelberg Speedmaster XL 105-5+LX installata a gennaio 2011 con specifiche tecniche interessanti: cinque colori, laccatura e forno, f.to 75x105, velocità di stampa fino a 18.000 copie ora, e non ultima la Heidelberg Speedmaster 52 a quattro colori, f.to 35x50 con velocità di stampa fino a 15.000 copie all’ora. Entrambe le Heidelberg sono collegate con la prestampa, dalla quale vengono trasferiti i dati per la programmazione di ogni lavoro garantendo ulteriore qualità e tempi ridotti di avviamento. Inoltre abbiamo la possibilità di impreziosire ogni stampato con finiture drip-off, lamina a caldo e rilievo a secco. Come si può ben comprendere i servizi offerti, nel rispetto ambientali, sono così ampi da ricoprire una grande quantità di possibili richieste». Altro aspetto da non sottovalutare, se si pensa alla stampa, è quello delle tecnologie esistenti. «Rimanere al passo coi tempi ci ha sempre contraddistinti perché ritengo di fondamentale importanza riuscire a sviluppare tecnologia e innovazione in modo costante e continuo inserendo in azienda nuove tipologie di macchinari. Ed è questa la nostra forza: la ricerca di nuove lavorazioni in modo da riuscire ad anticipare, anche con ampio raggio, la concorrenza. Per essere competitivi, tuttavia, oltre alla qualità del servizio e all’innovazione tecnologica presente in azienda, non sono da tralasciare aspetti che per la clientela sono altrettanto fondamentali. Sto parlando delle tempistiche di lavorazione possibilmente il più brevi possibile senza trascurare, ovviamente, la qualità del prodotto finale e la professionalità di chi opera il servizio». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 127


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Avanguardia nella videoproiezione a diffusione della videoproiezione, cominciata negli anni 80, ha comportato lo sviluppo di tecnologie e prodotti dedicati. Negli ultimi 30 anni sono nate decine di aziende che propongono soluzioni e tecnologie relative alla videoproiezione, sia per il mercato professionale che domestico. Oggi i “grandi schermi”, non vengono utilizzati solo al cinema, ma trovano un’applicazione sempre più ampia presso aziende, musei, piazze nonché abitazioni private. Dal 1985 la Screenline, all’interno dello stabilimento Besenello (Tn) produce schermi per cinematografia: «progettiamo, realizziamo e vendiamo diverse tipologie di schermi – afferma Bruno Gomarasca, titolare dell’azienda - dai motorizzati avvolgibili agli schermi fissi con telaio, ma anche schermi componibili, piani o curvi, dai 2 ai 20 metri di base». Quali sono le caratteristiche della vostra produzione? «Abbiamo tre linee di produzione, più una grande officina che si occupa dei prodotti speciali. I prodotti vengono progettati dal nostro ufficio tecnico coinvolgendo attivamente anche i fornitori e gli utilizzatori e si distinguono per qualità e originalità. Tutti i materiali da noi impiegati nelle realizzazioni sono certificati, non

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Non solo tecnologie evolute e accorgimenti tecnici innovativi. Gli schermi per la videoproiezione devono essere anche belli. E sapersi adattare a diverse esigenze. Il punto di vista di Bruno Gomarasca della Screenline Eugenia Campo di Costa

rilasciano composti di piombo né di cadmio o altri composti nocivi. Le nostre tele, certificate M1 e M2, offrono la massima sicurezza anche in presenza di fiamma o di corto circuito». Il vostro mercato teme la concorrenza dei paesi produttori a basso costo? «È vero che i prodotti cinesi o americani sono meno costosi, ma la qualità del prodotto italiano è di gran lunga superiore. I nostri schermi non sono solo più sicuri, ma anche più belli. Se dal punto di vista tecnico il progetto realizzato in Italia può essere anche paragonato a quello tedesco o francese, dal punto di vista estetico vince sempre il prodotto italiano: gli italiani hanno un gusto per il bello che non si trova altrove. Nell’ultima fiera di Amsterdam abbiamo presentato una linea denominata “Wave” che offre un impatto estetico e funzionalità avanzate, quali la retroilluminazione a LED o la geometria variabile dei teli, che hanno suscitato unanime ammirazione. Nel nostro catalogo Othelloline, peraltro, offriamo già dal 2001 una linea di schermi per l’home cinema che ha fatto della bellezza il tratto distintivo ed è stato il punto di riferimento per diversi concorrenti». Quali sono le peculiarità della linea “Wave”?

In apertura, lo staff di Screenline, sopra un proiettore. Nella pagina accanto Bruno Gomarasca, titolare dell’azienda. In alto, lo stand di Screenline ad Amsterdam e i dettagli di alcuni prodotti www.screenline.it www.screenlineproav.com


Bruno Gomarasca

Se dal punto di vista tecnico il progetto realizzato in Italia può essere anche paragonato a quello tedesco o francese, dal punto di vista estetico vince sempre il prodotto italiano

«Wave rappresenta una svolta nel design degli schermi avvolgibili motorizzati e si caratterizza per la linea armoniosa, morbida e flessuosa che ne permette una perfetta integrazione nei contesti di interior design. Wave è disponibile anche in versione Multiformat con un doppio motore Somfy. Grazie a questa opzione è possibile ottenere vari formati di proiezione, dal classico 4:3 al 16:9 fino al 2,35:1». Screen Line è, nel settore, l’azienda italiana che esporta di più verso l’estero. Quali sono i principali mercati di riferimento? «Circa il 70% dei nostri prodotti viene esportato. I nostri mercati tradizionali sono quelli dell’Europa continentale, sui quali abbiamo contatti che risalgono ai primi anni 90. Negli ultimi 12 anni, grazie all’assidua partecipazione a fiere internazionali, abbiamo ampliato la nostra area di riferimento riuscendo a entrare in mercati

nuovi come Russia, Europa dell’Est e tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e nell’area medio orientale. Attualmente stiamo perfezionando il nostro ingresso in America: USA, Canada e Messico». Dal 2008 siete anche distributori per l’Italia della gamma professionale dei videoproiettori Epson. «Epson ha incontrato in Screenline l’azienda che poteva non solo distribuire le macchine, ma seguire le problematiche degli installatori, risolvendole direttamente. Un servizio che ci differenzia dai distributori classici, la cui attività si incentra unicamente su prezzo e logistica. Questa partnership sta crescendo molto velocemente, tanto che nel 2010, ci ha portato a diventare la seconda azienda del mercato, superando molti marchi storici, ancora legati al modello di distribuzione classico». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 129


COMPONENTI INNOVATIVE

Verso l’efficienza nei processi produttivi azienda trentina, con sede a Cles, è attiva da oltre cinquant’anni nell’ambito della produzione e commercializzazione di manipolatori per la movimentazione delle merci e dei semilavorati all’interno di catene e processi di lavorazione. Si tratta di soluzioni che simulano e aiutano efficacemente il lavoro manuale, pensate per ottimizzare il lavoro delle risorse umane nelle aziende. L’offerta di Dalmec si rivolge a un ampio raggio di categorie merceologiche, particolarmente alle realtà dotate di linee di montaggio complesse. Purtroppo, il periodo storico continua a non essere dei più felici, particolarmente per le aziende del comparto meccanico. Dalmec ha reagito alla crisi con dinamismo e, nonostante tutto, ha visto il proprio fatturato aumentare nell’annus horribilis, il 2010. Scopriamo perché assieme all’amministratore delegato, Luciano Dallago. Cosa ha rappresentato, per voi, il 2010? «È innegabile, anche la nostra azienda è rimasta coinvolta dalla crisi, anche se non in maniera grave. Abbiamo anzi avuto un leggero incremento di fatturato rispetto all’anno precedente, ma si tratta di valori ben lontani dai risultati 2008. Tuttavia, questa pausa è servita all’azienda per migliorare il sistema relazioni esterne con la rete dei dealer, che sono sparsi nei cinque continenti e ci consentiranno di continuare ad essere vincenti sul mercato globale». Quali sono i prodotti che hanno ottenuto il maggior successo? «Uno in particolare: il nostro prodotto base per la movimentazione di oggetti in maniera ergonomica, il “Manipolatore”, che nelle va-

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La movimentazione delle merci e dei semilavorati all’interno di catene e processi di lavorazione è possibile grazie ai “Manipolatori”, che possono lavorare con carichi da dieci a novecento chilogrammi. Luciano Dallago, amministratore delegato della Dalmec, osserva il loro mercato e i futuri sviluppi del settore Riccardo Ceredi

rie versioni può lavorare con carichi da dieci a novecento chilogrammi. Questo prodotto si sta rivelando sempre più importante, sia per noi che per i clienti, e offre soluzioni assai evolute, sia dal punto di vista della sicurezza che dell’ergonomia per l’operatore». Su quali progetti si orienteranno i vostri prossimi investimenti? «Pensiamo sempre in un’ottica di sviluppo, investendo sia nella formazione del personale, che nella progettazione di componenti innovativi, senza scordarci dell’efficienza dei proL’amministratore delegato di Dalmec, Luciano Dallago, alle prese con uno dei manipolatori prodotti dall’azienda di Cles (Tn) www.dalmec.it


Dalmec Luciano Dallago con il direttore tecnico Giovanni Lorengo, a sinistra, e il direttore commerciale Daniel Martini. A destra, lo stabilimento di Cles (Trento-Italy)

Operiamo in un’ottica globale da circa trent’anni e abbiamo seguito da vicino l’evoluzione industriale di tutte le nazioni emergenti

4% RICERCA

La Dalmec investe regolarmente parte del fatturato nel comparto Ricerca & Sviluppo, confermando la sua attitudine all’innovazione

cessi produttivi, della vendita e dell’assistenza post vendita. Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante: da sempre, lavoriamo nell’ottica di assistere il cliente fino alla fine del ciclo vitale del nostro prodotto, in qualsiasi parte del globo terrestre. In sintesi: puntiamo molto sulla qualità e l’affidabilità dei nostri prodotti, per aumentare la soddisfazione dell’utenza». Ricerca, sviluppo e innovazione quale peso rivestono? «Le nostre priorità sono da sempre orientate allo sviluppo di soluzioni che rendano i nostri prodotti impiegabili su nuovi e differenti settori industriali, così da allargare la base del mercato. Questo, ha richiesto e richiederà un incremento sempre maggiore delle attività di ricerca, che è possibile portare avanti solo grazie all’ingegno e alla creatività delle risorse

umane. All’atto pratico, un impegno di questo tipo si traduce in un cospicuo investimento economico, che va ad incidere sul nostro bilancio per il 4% circa». Avete le vostre radici in Trentino, ma siete molto attivi sui mercati esteri. Come sono cambiate, per la vostra azienda e, più in generale, per il comparto, le prerogative e le prospettive del mercato mondiale? «Noi operiamo in un’ottica globale da circa trent’anni, e abbiamo seguito da vicino l’evoluzione industriale di tutte le nazioni emergenti. In questo arco di tempo, abbiamo consolidato il nostro know how tecnico e commerciale, sia all’interno che all’esterno della realtà trentina, così da assicurarci un buon posizionamento sul mercato globale. Al contempo, abbiamo studiato attentamente le tante sfaccettature che stanno dietro ai processi di sviluppo delle singole nazioni». Quali sono i mercati e i settori industriali attualmente più interessanti? «La particolarità dei nostri prodotti sta nel fatto che possono essere utilizzati in numerosi ambiti, pertanto, siamo presenti in moltissimi settori industriali. Inoltre, le nostre soluzioni vantano un costante sviluppo tecnologico e sono adatte alle esigenze più disparate. Questo, ci consente di seguire tanto i mercati consolidati quanto quelli emergenti. A tal proposito, possiamo fare affidamento anche su di una rete di personale specializzato con una diffusione capillare in tutto il mondo». Vi ponete particolari obiettivi per il prossimo biennio? «L’obiettivo primario sarà quello di investire nel rapporto qualità/prezzo dei nostri prodotti, così da crescere sui mercati emergenti. Contemporaneamente, vogliamo mantenere la leadership in Italia e in Europa». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 131


POSTAZIONI DI LAVORO

I veicoli che diventano officine mobili

Allestire veicoli commerciali in modo che diventino delle vere e proprie officine richiede competenza, organizzazione e garanzie di sicurezza. Il punto di Ruggero Stranieri, amministratore delegato della Bott

ostruire una vera e propria officina su quattro ruote può essere molto utile per tantissime tipologie di lavoro. Significa trasformare Belinda Pagano il proprio mezzo di trasporto in uno strumento di lavoro che permette di eseguire interventi direttamente sul posto, certi di avere tutti gli utensili a portata di mano. Alla base mettere la massima efficienza e la masdi questi allestimenti occorre una solida re- sima comodità ai liberi professionisti o altà aziendale che possa garantire il massimo alle aziende. Quali sono le basi operative dell’efficienza. Ne abbiamo parlato con Rug- della vostra attività? gero Stranieri, amministratore delegato del- «Consideri che Bott comprende circa 700 l’azienda Bott, realtà che si occupa da oltre collaboratori in tutto il mondo con un fatottant’anni di produzione di arredamenti turato di oltre 100 milioni di Euro e già aziendali e allestimenti per veicoli commer- questi numeri offrono una sicura garanzia. Possediamo anche tre stabilimenti produttivi ciali. In sostanza vi occupate dell’organizza- in Germania, Inghilterra e Ungheria, oltre ad zione lavorativa di altre realtà, per per- avere numerose filiali e importatori negli altri paesi. Gli stabilimenti di produzione sono ovviamente certificati ISO 9001:2000 e i prodotti sono concepiti e realizzati secondo lo standard di certificazione TÜV e GS. Gli 80 anni di storia sono per noi allo stesso tempo una sfida, un impegno e una garanzia». Allestendo soluzioni per postazioni di lavoro mobili e magazzino, quali sono i punti fondamentali sui quali non è possibile prescindere? «La nostra filosofia volge attorno a concetti semplici ma fondamentali: servizio qualitativo, rapidità nello sviluppo di nuove soluzioni e attendibilità. Poniamo particolare attenzione, inoltre, alla ricerca di nuove soluzioni, sostenute da un nostro reparto preposto allo sviluppo di nuovi prodotti e In queste pagine alcuni esempi di installazioni della Bott, allo studio del miglioramento dei servizi. azienda vincitrice dell’ If Gold Award 2011 Per fornire un servizio efficiente, ci si avvale www.bott.it

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Ruggero Stranieri

Trasformare un mezzo di trasporto in uno strumento di lavoro permette di eseguire interventi direttamente sul posto

100 mln EURO

È il fatturato realizzato dalla Bott nel 2010

anche in tutta Italia della collaborazione di strutture specializzate denominate “Service partner”, a cui è affidata la distribuzione in esclusiva dei nostri prodotti. A stretto contatto con il cliente vengono eseguite tutte le operazioni di progettazione e personalizzazione, partendo dalla semplice scaffalatura fino a ottenere un’officina mobile completa di impianto per l’utilizzo di strumenti e attrezzi». Un servizio a 360 gradi dunque, dalla progettazione alla realizzazione? «Esatto. Progettiamo e costruiamo allestimenti partendo da un'analisi concreta delle necessità, ponendo particolare attenzione a sicurezza, ordine ed efficienza. Bott Vario, ad esempio, è un sistema modulare che per-

mette soluzioni specifiche per ogni tipo di veicolo e necessità operativa, in modo da ottenere un allestimento organizzato ed efficiente. Realizzare un allestimento su misura significa utilizzare al meglio le dimensioni del vano di carico componendo gli elementi in modo ergonomico e sicuro». E per quanto riguarda la sicurezza? «Questo specifico tema è oggi al centro dell’attenzione e anche fra gli utilizzatori cresce l’interesse per le norme che ne regolano la corretta applicazione. Un aspetto importante è rappresentato dalla corretta progettazione al fine di garantire una distribuzione equilibrata dei carichi. Per verificarne l’efficacia noi non ci limitiamo a considerazioni teoriche, ma testiamo regolarmente i nostri prodotti eseguendo dei Crash-Test secondo la normativa europea ECE-R44. La sicurezza si ottiene anche nella cura del dettaglio. Quando sono necessarie stabilità e leggerezza contemporaneamente, la soluzione migliore è una combinazione di materiali con caratteristiche diverse». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 135


SPORTWEAR

Lo sport tiene il passo del business a ricetta del successo? Per l’azienda trentina con sede in Val di Fiemme, dove occupa ben 168 persone, può riassumersi in due parole: innovazione e fidelizzazione. Due concetti portati avanti senza scordarsi delle sue tradizioni. Nel momento più buio dell’economia mondiale La Sportiva ha infatti deciso di investire nella ricerca, tecnologica e di prodotto, impegno che è stato riconosciuto e che le ha permesso di mantenere stabile la sua posizione sul mercato. Il 2010 è ormai alle spalle, possiamo stilare un bilancio per La Sportiva? «L’anno passato ha confermato un trend positivo di crescita per l’azienda. Nonostante qualche mercato estero abbia accusato più di altri la crisi, iniziata nel 2009 e protrattasi per tutto il 2010, altri mercati hanno contribuito a bilanciare la situazione consentendoci un incremento di fatturato. L’anno passato ha inoltre portato un ulteriore rafforzamento della nostra leadership di mercato nella nicchia core, l’arrampicata, e un aumento di quote nel trail running, settore dalle ottime potenzialità, sul quale stiamo concentrando innovazioni e investimenti».

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È da 80 anni che La Sportiva opera nel mercato delle calzature per la montagna. Grazie a un costante investimento nella ricerca e nello sviluppo, l’azienda ha superato brillantemente la crisi. Ne parla Lorenzo Delladio, amministratore delegato Riccardo Ceredi

Qual è la vostra mission? «Cercare di andare sempre oltre alle aspettative del cliente, così da fargli vivere la montagna come un’esperienza unica, portando innovazione a 360 gradi nei prodotti che utilizza: dalle scarpette per l’arrampicata agli scarponi da escursionismo, passando per gli scarponcini da trekking e per le calzature da trail running». In che modo curate la fidelizzazione con i consumatori e come affrontate la concorrenza dei competitor? «Il nostro cliente associa al brand La Sportiva un marchio di qualità e si identifica in esso, perché i nostri prodotti gli consentono di raggiungere le più elevate performance. È un legame molto forte quello che si instaura, dapprima tra consumatore e prodotto, poi tra consumatore e azienda. La fedeltà verso il nostro marchio viene inoltre rafforzata attraverso l’organizzazione di eventi, le sponsorizzazioni, e un costante dialogo con gli utenti, che alimentiamo anche on-line, tramite la gestione della community sul sito internet aziendale, sui blog e sui social network. Grazie al dialogo coi clienti raccogliamo le loro impressioni su prodotti, e incentriamo la comunicazione sugli aspetti che li riguardano da vicino. Tutto questo, di riflesso, ci consente di avere un

A sinistra, Lorenzo Delladio, amministratore delegato de La Sportiva. Nelle altre immagini, alcune fasi lavorative all’interno dell’azienda di Ziano di Fiemme (Tn) www.lasportiva.com


Lorenzo Delladio

vantaggio nei confronti dei concorrenti che non seguono così da vicino questi aspetti volti alla fidelizzazione». Si è appena conclusa la stagione invernale. Quali sono stati i prodotti più apprezzati dagli appassionati? «A cavallo dell’inverno abbiamo lanciato alcuni prodotti innovativi, sviluppati a seguito dell’entrata nel settore dello sci alpinismo, che hanno riscosso un buon successo. Tra questi “Stratos”, lo scarpone più leggero sul mercato, realizzato totalmente in carbonio con tecnologie aereonautiche, coperto da ben quattro brevetti che riguardano sistemi costruttivi e di chiusura. Un altro modello particolarmente importante è “Crossover”, una calzatura da mountain running con ghetta integrata e predisposizione per montaggio di chiodi da neve invernali, perfetta per la corsa su terreni ghiacciati o innevati, tipici della stagione invernale». Ci dica di più sullo sci alpinismo.

«È uno sport che rappresenta un’alternativa invernale alla palestra e allo sci di fondo, ed è praticabile in totale libertà, senza bisogno di strutture dedicate o di skipass. in Italia, come negli altri paesi dell’arco alpino, lo sci alpinismo è in forte crescita. I praticanti sono in continua ascesa, in senso letterale, soprattutto per quel che riguarda i settori free-ride e ski touring di medio livello. Lo sci alpinismo è visto come un modo di vivere la montagna più tranquillo e personale, lontano da piste e impianti sciistici, a riprova di un sempre più diffuso sentimento di riappropriazione della natura». Qual è il target a cui si rivolge? «Fino a qualche anno fa si trattava di uno sport praticato soprattutto da persone tra i 35 e i 60 anni, ma oggi stiamo assistendo a una crescita anche in fasce di età più giovani, per le quali lo sci alpinismo rappresenta un’attività alternativa, diversa da quello che già è stato sperimentato. A prescindere dall’età, si tratta di persone competenti, attente a elementi quali leggerezza, performance, materiali utilizzati e rispetto per l’ambiente». Quanto è importante la ricerca nel mercato dello sci d'alpinismo? «Fondamentale, e non solo in questo settore. Noi non ci accontentiamo di presentare soluzioni simili ad altre esistenti, ma puntiamo sempre a differenziarci. D’altra parte la parola innovazione è contenuta anche nel nostro pay-off: “innovation with passion”». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 139


PRODOTTI TIPICI

Puntiamo all’export e al segmento fast-food Un caseificio che conserva antiche tradizioni e che le coniuga alle moderne tecnologie. Certificazioni D.O.P. e nuovi mercati fast-food. La parola a Fabio Finco, amministratore della casearia Montitrentini Nicoletta Bucciarelli

n’offerta di formaggi caratteristici del luogo e a denominazione di origine protetta come Asiago Pressato e d'Allevo. Ma anche sapori di altre regioni nel Provolone e nel Grana Padano. Sono alcuni dei prodotti tipici della Casearia Monti Trentini, azienda familiare che è riuscita a fondere antiche ricette con macchinari tecnologicamente avanzati. Ne parliamo con Fabio Finco, amministratore di un’azienda che «pone nella produzione di formaggi la stessa passione delle origini, avendo cura dell’ambiente, seguendo le tradizioni e selezionando con attenzione la materia prima». Come avviene il processo produttivo dei vostri formaggi? «Le fasi si differenziano a seconda dei prodotti. Al centro del processo produttivo collochiamo la materia prima, ovvero il latte, che controlliamo fin dalle stalle. Le fasi di lavorazione vengono esaminate in tutti i loro passaggi e questo lo si deve soprattutto all’unione tra tradizione casearia e moderne tecnologie. Non tralasciamo inoltre un’attenta e paziente cura nella stagionatura e conservazione per quei formaggi che lo richiedono». Oltre ai prodotti tradizionali state sperimentando altri mercati? «Stiamo prestando attenzione anche ai prodotti idonei alla preparazione di piatti pronti richiesti dalla grande ristorazione e dal seg-

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mento fast-food. Questo segmento non tradizionale ci sta dando grandi soddisfazioni; c’è infatti una consapevolezza da parte della ristorazione che l’uso di prodotti di qualità porta un valore aggiunto al cibo e l’incidenza del costo viene assorbita dalla fidelizzazione del cliente che assaggiato il piatto pronto continua a richiederlo». In quali ambiti si sviluppa prevalentemente la ricerca? «All’interno dell’azienda abbiamo un laboratorio di analisi dove viene controllata tutta la produzione, dal latte ai prodotti finiti. Accanto al controllo abbiamo creato una sezione di ricerca e sviluppo: l’ambito non si limita unicamente a sperimentare la produzione di nuovi formaggi, ma anche la shelf-life dei pro-

I soci della casearia Montitrentini www.montitrentini.com


Fabio Finco

dotti confezionati, il panel–test per verificare la qualità del prodotto e l’abbinamento a vini. Per avere un riscontro scientifico collaboriamo sia con l’Università di Milano sia con Veneto Agricoltura». Come risponde il mercato estero ai vostri prodotti? «Nel 2003 l’azienda si è assoggettata allo standard anglosassone British Retails Consortium, per poter soddisfare le esigenze della grande distribuzione del Regno Unito. Questa rappresenta una delle certificazioni che abbiamo deciso di ottenere insieme all’International Food Safety per il mercato tedesco, con lo scopo di elevare la qualità dei nostri formaggi assoggettandoci a standard qualitativi elevati a garanzia della salubrità dei prodotti. Questo oggi è indispensabile per l’apertura al mercato globale. La Food and Drug Administration americana, notoriamente rigorosa rispetto alle importazioni alimentari, ha concesso il suo benestare e da 10 anni esportiamo i nostri formaggi sul mercato americano. Da quest’anno siamo entrati nel circuito di distribuzione Walmart». Come avete affrontato questo momento di difficile congiuntura economica? «Per quanto riguarda il mercato interno, come del resto il comparto alimentare in generale, non abbiamo risentito molto della crisi: alimentarsi è una necessità, anche se il consumatore è più attento al prezzo. Invece nell’esportazione c’è stato un calo dovuto sia a problematiche legate al cambio e al valore dell’euro sia alla contrazione di consumo interno di prodotti importazione». Come si inserisce la vostra realtà aziendale nel territorio? «Noi suggeriamo agli interessati una selezione di luoghi da non perdere per chi voglia trascorrere qualche giorno nella nostra terra. Riteniamo infatti che un’azienda che raccoglie il latte in tutta la provincia trentina sia profondamente legata al territorio in quanto contribuisce a sostenere l’economia contadina montana e di fondo valle. Crediamo sia doveroso da parte nostra promuovere questa

provincia con i suoi meravigliosi paesaggi naturali, montagne, laghi, fiumi, senza dimenticare tradizioni e storia». La distribuzione è su tutto il territorio nazionale oppure è concentrata solo nel nord Italia? «I nostri formaggi si possono trovare in tutta la penisola, da nord a sud, poiché abbiamo agenti che operano su tutto il territorio nazionale. Ma non ci siamo fermati all’Italia, operiamo in mercati europei ed extraeuropei; negli Stati Uniti in particolare operiamo attraverso la controllata Monti Trentini USA».

Alcune fasi di lavorazione della casearia Montitrentini

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ENOLOGIA

Come cambiano consumi e mercati er gli italiani il vino è sempre stato considerato e consumato come alimento, nonché come uno dei principali “ingredienti” della tradizionale buona tavola. Negli ultimi quindici anni però, pur continuando ad andare di pari passo con i cambiamenti della produzione e del consumo gastronomico, quindi mantenendosi quale ideale compagno del cibo durante i pasti, il vino è divenuto anche il protagonista di momenti conviviali o di relax grazie ai wine bar e alle enoteche che ne hanno diffuso il consumo soprattutto fra i giovani. La crisi economica costituisce però un ingombrante imprevisto per le aziende produttrici che vogliono adeguarsi a questa nuova tendenza. Ciononostante, c’è chi ha elaborato una nuova formula imprenditoriale che consente di offrire un prodotto di qualità con fasce di prezzo adatte a tutte le tasche. Daniele Simoni, ad di Schenk Italia, illustra la situazione di questo particolare e importante segmento. Come sono cambiati la percezione e il consumo del vino e quali fattori hanno contribuito a questa trasformazione? «Il vino è consumato e percepito in modo di-

P

Sopra, parte dello staff di Schenk Italia. Nelle altre immagini, team vendite e laboratorio www. schenkitalia.it

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Il vino non è più solo una bevanda per accompagnare i pasti ma è diventato un catalizzatore sociale. Il mercato vinicolo ha preso atto di questo cambiamento e si è evoluto a sua volta. Daniele Simoni, Ad di Schenk Italia, spiega come Francesco Bevilacqua

verso a seconda delle latitudini: mentre nei paesi di storica produzione accompagna ancora il cibo, in quelli nordici o comunque nuovi al consumo non viene bevuto esclusivamente durante i pasti, ma diventa protagonista della vita sociale. In generale però la maggior parte dei consumatori di vino lo considera ancora come un alimento e richiede quindi che sia buono, ma che abbia anche un costo accessibile, in modo da poter essere tutti i giorni sulle tavole ed è questo il tipo di prodotto che alla fine dell’anno permette di esaurire buona parte delle scorte vinicole italiane. Vi sono poi i cru, le prelibatezze che nobilitano il prodotto, lo rendono noto e, facendo anche tendenza, conquistano e influenzano le abitudini dei consumatori. Si va sempre più consolidando il bere responsabile che, sospinto dall’ampia diffusione di locali dedicati, permette alla gente di avvicinarsi a vini di alta qualità provenienti da tutte le regioni italiane e non solo». Qual è la situazione del mercato dei vini oggi? «Il settore enologico in Italia è estremamente frammentato e questo rende difficile il raggiungimento di quella massa critica che permette consistenti investimenti in marketing e pubblicità. Inoltre la Grande Distribuzione Organizzata e i discount, che dominano il settore della distribuzione del vino, sono sempre più orientati verso le etichette private. Come Schenk Italia, per riuscire a mantenere e migliorare le nostre


Daniele Simoni

quote di mercato, abbiamo incentivato le alleanze e le joint venture con realtà produttive in tutte le regioni d’Italia. In questo modo siamo riusciti a incidere in modo determinante sulla qualità dei vini, offrendo al pubblico lo stile e i varietali richiesti di volta in volta. Produttori e cantine sociali di varie zone collaborano con i nostri enologi in progetti pluriennali volti al raggiungimento di alti livelli qualitativi, forti della garanzia della destinazione del prodotto che siamo in grado di offrire loro». Come avete fronteggiato le nuove esigenze del mercato indotte dai mutamenti sopra descritti? «Dal 1952 a oggi la Schenk Italia si è prima adeguata alle esigenze commerciali del gruppo, poi – in questi ultimi dieci anni – si è notevolmente trasformata, riuscendo a limitare i danni causati dalla crisi. Chiaramente, essendo una cantina di imbottigliamento, la tecnologia è al passo con i tempi e gli investimenti sono pianificati e costanti. Il successo commerciale è reso possibile non solo dall’aumento delle quantità prodotte, ma anche dalla riqualificazione della gamma offerta. Tutto il gruppo Schenk cerca di mettere a disposizione la propria esperienza interagendo quotidianamente con le varie cantine, cogliendo le nuove tendenze e i nuovi gusti e proponendo sempre prodotti all’avanguardia. Inoltre i nostri vini sono tracciabili fin dall’origine, cioè dal vigneto, e l’intera fi-

Si va sempre più consolidando il bere responsabile, che permette alla gente di avvicinarsi a vini di alta qualità provenienti da tutte le regioni

70

DIPENDENTI Compongono lo staff della di Schenk Italia. Fra loro, 6 enologi e 14 tecnici

80 mln EURO

È il fatturato di Schenk Italia nel 2010

liera è seguita e garantita, dal produttore fino al consumatore finale». Quanto incide il legame con il tessuto locale, soprattutto per chi si occupa di un prodotto che ha una connotazione territoriale così forte come il vino? «La delocalizzazione è un argomento che fino ad alcuni anni orsono era sconosciuto nel settore vinicolo; oggi invece sempre più spesso i vini italiani sono imbottigliati all’estero, in centri specializzati molto più competitivi e razionali delle cantine nostrane. Da parte nostra non c’è alcuna intenzione di delocalizzare la produzione, anche se seguiamo questo fenomeno con molta attenzione. Ormai il vino inteso come comodity è considerato più materia prima che prodotto d’origine. I varietali quali Merlot o Chardonnay, a seconda delle condizioni economiche e della qualità, possono tranquillamente cambiare il paese d’origine e spesso vengono marcati con etichette private che fanno riferimento alle catene della GDO. Per questo è indispensabile collaborare con la produzione per evitare di perdere quote di mercato». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 143


ENOLOGIA

Il valore del grappolo ena. Venus. Oînos. Vinum. A distanza di cinquemila anni, quando gli antichi egizi lo arricchivano con erbe e resine per esaltarne le proprietà medicinali, nonostante le metamorfosi socio-culturali che di secolo in secolo ne hanno accompagnato la “degustazione”, il vino non cessa di confermare la sua eccellenza. «Il vino non è solo una bevanda alcolica. Se bevuto con moderazione è un alimento, possiede caratteristiche medicinali ed è anche un prodotto socializzante. Il vino è allegria, è amicizia». Lo sa bene Franz Haas, maestro di vigna e di cantina, rappresentante della settima generazione dell’omonima azienda vinicola ubicata tra Montagna ed Egna, e non ha dubbi quando afferma che «per riuscire ad apprezzare l’autenticità del vino e tutte le sue peculiarità bisogna metterci anche passione, tempo e saggezza». Attraverso quali dinamiche di produzione le etichette Franz Haas hanno scalato le vette del mercato vitivinicolo? «Già nel 1990 abbiamo iniziato a lavorare con estrema cura la campagna: una scelta accompagnata da una miriade di problematiche aggiuntive per la viticoltura ma, dopo tante prove ed esperimenti, siamo riusciti a conoscere meglio gli equilibri della natura e, nello specifico, della vi-

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Conoscere gli equilibri della natura e della vigna. E rispettare il frutto che la natura crea perché dal grappolo dipendono tutte le fasi della produzione. Franz Haas racconta il suo concetto di vino Adriana Zuccaro

gna. Il mio più grande desiderio è di fatti quello di lasciare ai miei figli delle vigne che sembrino prati fioriti e non “green” per golfisti. In azienda siamo convinti che vini fatti in maniera “alternativa” – senza che debbano rientrare forzatamente nelle definizioni di biologico, integrato o biodinamico – devono essere migliori di qualsiasi vino fatto in maniera tecnologica perché sia al naso che in bocca, hanno qualcosa che gli altri non hanno». Come coniugate l’artigianalità implicita del “fare vino” con le tecnologie che ne preservano l’autenticità organolettica? «In un’epoca come quella attuale in cui la tecnologia permea ogni ambito produttivo, la tradizione non deve diventare una palla al piede perché, arricchendoci dell’esperienza dei nostri avi, deve invece configurarsi come valore aggiunto. È certo poi che il lavoro manuale in vigna e la raccolta, ad esempio, rappresentano ancora la sfera artigianale della produzione vinicola ma dall’attimo in cui le uve arrivano in cantina, il sapere all’avanguardia e tutta la tecnologia possibile la fanno da padroni. Il compito di un enologo è di rispettare il frutto che la natura ha prodotto e di trasformarlo in vino in maniera ottimale senza lasciare niente al caso». Quanto c’è ancora di tradizionale e quanto di moderno appare nella vendemmia? «La modernità della vendemmia consiste soltanto nell’uso di cassette di plastica al posto dei

Franz Haas è maestro di vigna e di cantina dell’omonima azienda di Montagna (Bz) www.franz-haas.com


Franz Haas

cesti in vimini e dell’uso del trattore al posto dei cavalli o dei buoi. La magia invece, si avverte sempre nel movimento manuale della raccolta dell’uva, il momento che per ogni viticoltore rappresenta la gratificazione per il lavoro svolto durante tutto l’anno». Quale vino prodotto dalla Franz Haas considera il “fiore all’occhiello” dell’azienda? «Non riesco ad attribuire a un vino un merito particolare. Il nostro traguardo deve essere e deve rimanere il desiderio di ottimizzare ogni chicco d’uva, indipendentemente dalla varietà: dobbiamo cercare di estrarre il massimo da ogni frutto. Nessun “fiore all’occhiello” dunque: la soddisfazione si avverte sempre quando il vino prodotto, nell’attimo della degustazione, esprime la sua origine e varietà in un buon connubio di profumo-sapore». Quali sono gli attuali mercati cui destinate i vostri prodotti e verso quali nuove “rotte” siete diretti? «Attualmente i mercati più importanti per l’azienda sono Italia, Inghilterra, Giappone, Svizzera, Olanda, Polonia, Russia e Australia. Tra i mercati da conquistare non possono mancare

Cina, India, USA e Canada». Quali sono gli elementi necessari per poter, oggi, fare un buon vino? «Noi siamo convinti che per fare un buon vino si debba lavorare in maniera ottimale in campagna. La trasformazione di uva in vino è un processo relativamente semplice. Bastano precisione, molta attenzione e passione autentica per il lavoro che si fa». Su cosa punta la sua ricerca, il consumatore di oggi? «Nella fascia di mercato in cui opera la nostra azienda, abbiamo notato un incremento notevole della ricerca della qualità intesa non soltanto come qualità del prodotto ma anche della comunicazione espressa in validi abbinamenti vino-cibo, ad esempio, o nella divulgazione del vino come alimento, come medicina, come prodotto socializzante e altro ancora. Il consumo è diventato più consapevole; sono cambiate leggermente le abitudini dell’amante del vino che sta spostando il consumo tra le mura di casa e meno al ristorante». Cosa rappresenta per lei, un grappolo d’uva? «È il tassello più importante per produrre un bicchiere di buon vino. Dalla maturazione di ogni grappolo d’uva dipendono tutte le fasi successive della produzione. La degustazione del grappolo, il giudizio della maturazione (raspo, buccia, seme) e di conseguenza, il termine di vendemmia, sono gli step fondamentali per portare il gusto del grappolo nel bicchiere».

1880 INCIPIT

Giunti alla settima generazione, la Franz Haas vinifica uve di proprietà dal 1880, anno nel quale sono state gettate le basi dell'attuale azienda

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INFRASTRUTTURE

n Paese che non investe nelle infrastrutture è un Paese che non ha avvenire”, è quanto scrive Maurizio Lupi nella prefazione del suo libro Infrastrutture Brianza. Infrastrutture, mobilità e sviluppo: spunti concreti per elaborare un nuovo modello d’intervento. Al libro del deputato azzurro ha contribuito anche il presidente del Consiglio superiore del Lavori pubblici, Francesco Karrer, che ne condivide totalmente l’impostazione culturale, anche se «qualcuno sostiene che nelle società e nell’economia odierna il “peso” delle infrastrutture sia divenuto secondario nelle politiche di sviluppo e nell’assetto del territorio. Ciò però non è vero sia per le infrastrutture tradizionali che per quelle innovative». Oggi quanto si investe in grandi opere pubbliche? «Non so quanto si spenda attualmente in infrastrutture, è un problema di contabilità generale. Infatti non è solo lo Stato che spende, lo fanno anche le altre stazioni appaltanti che nel nostro Paese sono oltre 10.000. Certo che, data la situazione delle finanze pubbliche, si spende non adeguatamente rispetto alle esigenze dell’Italia, che non riguardano solo lavori ex novo, ma anche la manuten-

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Non c’è futuro senza infrastrutture «Mantenere il livello di dotazione infrastrutturale raggiunto, se la produzione di risorse non crescerà, sarà un obiettivo tutt’altro che secondario». Lo assicura Francesco Karrer guardando a quale potrà essere il futuro del sistema infrastrutturale in Italia Renata Gualtieri

zione dell’esistente. Meno si investe in nuovo e più il vecchio aumenta di valore. Purtroppo non c’è consapevolezza adeguata di ciò». Come si può uscire dalle sindromi Nimby italiane? «Con migliori politiche pubbliche e più certe risorse nelle quantità, nelle modalità e nei tempi di erogazione. Tutto ciò richiede una complessiva responsabilizzazione di tutti i soggetti decisionali coinvolti, anche dei rappresentanti degli

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interessi diffusi. Adottare migliori politiche pubbliche significa anche partecipazione alle decisioni e pianificazioni coerenti da parte di tutti i detentori di potere pianificatorio, oltre a un più chiaro uso delle cosiddette compensazioni, che vanno meglio disciplinate nelle tipologie e nell’entità economica». Quale impatto ambientale hanno le infrastrutture di trasporto? «Dipende dal tipo di infra-


Francesco Karrer

Nella pagina a fianco Francesco Karrer, presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici; a fianco Maurizio Lupi

struttura e dal contesto nel quale ricade ovviamente. Non si può dire quale sia l’impatto senza una valutazione ponderata di tutti gli elementi in gioco, tra i quali il tempo di realizzazione, l’entità della copertura della domanda sociale e così via. Poi bisogna ricordare che il termine impatto non significa solo negatività ma anche

Manutenzione e gestione divengono funzioni strategiche davvero e lo sono tanto più quando si fa fatica a produrre nuovo capitale fisso sociale

positività, pure in campo ambientale. Ma si dovrebbe concordare con il concetto di ambiente: si intende anche quello sociale ed economico o solo quello culturale e fisico-naturalistico?». Cosa si deve fare per avere un appalto pubblico-privato trasparente? «Nient’altro che applicare quanto leggi e regolamenti prevedono. Se ci si trova nella condizione virtuosa implicitamente descritta sopra, ovviamente il processo è fisiologicamente “trasparente”». Si può puntare sulle grandi infrastrutture per colmare il ritardo di sviluppo del Sud rispetto al resto del Paese? «Le infrastrutture, sia materiali che immateriali, hanno un grande rilievo nello “strutturare” i territori, quindi nel ridurre i gap esistenti e creare opportunità determinando attrattività e competitività. Ma esse devono essere “a sistema”, vale a dire concepite come integrate tra loro e con i territori. L’integrazione totale dovrebbe essere l’obiettivo». Quale importanza riveste per le città un piano strategico? «Piani e agende strategiche, stati generali, progetti di territorio, sono espressioni che abbiamo usato e usiamo sempre più frequentemente an-

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 151


INFRASTRUTTURE

che se non di univoco significato e copertura di legge: si tratta di strumenti volontari con o senza valenza urbanistico-territoriale. Possono essere di settore o integrati. Personalmente preferisco i secondi, che spaziano dalle questioni culturali a quelle socio-economiche e, soprattutto, anche di organizzazione. Sono utili per costruire “visioni”, meglio se condivise. Sono giusti soprattutto per sopravanzare le “separatezze” con le quali di solito operano le amministrazioni pubbliche per via della logica delle competenze e della contabilità pubblica. Attraverso questi strumenti è possibile far emergere la qualità della società civile e aprire ai partenariati tra pubblico e pri152 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

Le infrastrutture devono essere «a sistema», concepite come integrate tra loro e con i territori, quelle prodotte ex novo con quelle esistenti

vato. Bisogna, però, stare attenti a non cadere nella retorica della pianificazione strategica: quella buona si ferma alla fase prodromica dell’azione. L’azione è dominio di altre pianificazioni e programmazioni, la pianificazione strategica è tutt’altro che operativa. Ma la confusione al riguardo è molta». Che futuro avrà il sistema infrastrutturale in Italia? «Secondo un vecchio slogan in auge tra gli studiosi di futuro, «il futuro si costruisce, non si prevede». E ancora: il nostro sistema infrastrutturale «sarà quello che vor-

remmo che sarà». Ma dovremo fare i conti con le risorse, non solo quelle economico-finanziarie, che potremo utilizzare. Certamente mantenere il livello di dotazione infrastrutturale raggiunto, se la produzione di risorse non crescerà, sarà gia un obiettivo tutt’altro che secondario. Manutenzione e gestione divengono funzioni strategiche davvero. In realtà lo sono sempre, tanto più quando si fa fatica a produrre nuovo capitale fisso sociale. Anche la capacità della gestione dell’esistente è da considerarsi risorsa strategica».


RETE STRADALE

Progetti e risorse per la mobilità La situazione del traffico a Bolzano è grave anzi, quasi al limite, e necessita di nuove strutture che incrementino la fluidità e la scorrevolezza della mobilità. A fare ordine tra le priorità è Valentino Pagani, direttore alla Ripartizione infrastrutture della provincia di Bolzano Renata Gualtieri

addoppio dell’arginale o variante nella galleria della Ss12. La proposta di Luis Durnwalder è che la Provincia può finanziare l’opera legata all’arginale. Il sindaco Spagnolli dice che la priorità concordata con Pa-

R Il direttore alla Ripartizione infrastrutture della provincia di Bolzano, Valentino Pagani

154 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

lazzo Widmann è la variante della Ss12 in tunnel fino a Campiglio. Statale 12 in galleria tra San Giacomo e Campiglio, galleria di monte Tondo, collegamento tramviario con l’Oltradige: queste le grandi opere concordate tra Provincia e Comune a Palazzo Widmann. Ma per il presidente Luis Durnwalder il raddoppio dell’arginale è altrettanto necessario. Le priorità delle infrastrutture provinciali nell’analisi del direttore alla Ripartizione infrastrutture della provincia di Bolzano, Valentino Pagani. Il presidente della Provincia sostiene che a Bolzano la

situazione della viabilità è al limite. Quali i principali problemi del traffico cittadino? «Tra i principali problemi del traffico cittadino al momento c’è una strada arginale che non riesce a smaltire il traffico proveniente dai comuni limitrofi come Laives, Ora e Appiano, oltre al traffico che arriva da Merano e dalla Val Sarentina. La città di Bolzano attualmente non dispone di un sistema di circonvallazione che riesca a gestire il traffico consistente che arriva da questi comuni, e l’arginale, che è un’arteria che passa in mezzo alla città, non è in grado di


Valentino Pagani

Su via Einstein, arteria importante della zona industriale di Bolzano, sono necessari degli interventi migliorativi per convogliare il traffico

Fimiano fino allo svincolo tra la galleria di San Giacomo». Visto che le risorse attualmente sono limitate quale opera è più necessaria da GALLERIA realizzare tra il raddoppio La lunghezza dell’arginale e la variante in della galleria galleria alla Ss12? che sfocerà in corrispondenza «Prima di tutto la variante di Bolzano nord della galleria della Ss12 verso il nord di Bolzano, poi viene il raddoppio dell’arginale. Adesso stiamo disponendo le fasi preliminari del progetto e le varie caratteristiche tecniche e stiamo verificando se è sufficiente una canna o due e le ottimizzazioni degli svincoli, quindi siamo nella fase preliminare della progettazione e stiamo anche quantificando con esattezza i costi. Questo è solo il primo intervento ma ce ne sono altri come il collegamento della

3,5 km

contenere questo volume». La città rischia davvero la paralisi? «La situazione del traffico sicuramente è grave e necessita di nuove strutture affinché la scorrevolezza della città possa essere incrementata. Non possiamo dire di essere vicini alla paralisi, perché forse è un termine un po’ eccessivo, ma sicuramente vanno progettate altre strutture che al momento non ci sono, ma potrebbero contribuire a migliorare la situazione». Quali le opere necessarie alla risoluzione di questi problemi? «Noi abbiamo realizzato da

poco la circonvallazione di Laives di San Giacomo a sud di Bolzano e riteniamo che la prosecuzione della galleria di San Giacomo con la realizzazione della variante in galleria sulla Ss 12 sia il primo intervento prioritario da eseguire. Già ci sono delle predisposizioni fatte quando abbiamo realizzato la variante di San Giacomo per poter realizzare questa Galleria che sarà lunga circa 3,5 km e andrà a sfociare in corrispondenza di Bolzano nord. Come secondo intervento prioritario c’è il collegamento della Mebo, cioè di tutto il traffico che arriva da Merano, sotto Castel

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 155


RETE STRADALE

Mebo con questa galleria. territorio avere un sistema di due tre anni non potrà avOra stiamo programmando questo progetto generale, concentrandoci però sulla galleria Ss12» Il progetto legato all’arginale è pronto e la Provincia da anni si dice disponibile a finanziarlo. Per quale motivo allora non è stato completato il tragitto? «Perché prima di raddoppiare l’arginale noi riteniamo che sia necessario far confluire tutti gli sforzi economici e tecnici vanno fatti in primo luogo su questa galleria e poi vedremo quali sono i risultati e le ripercussioni sul traffico e, solo successivamente, si potrà pensare al raddoppio dell’arginale». Quanto è importante per le aziende e i cittadini del

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di infrastrutture adeguato? «È sicuramente importante in tutti i centri. Da noi sicuramente si sente molto perché i centri intorno a Bolzano sono centri popolosi e in determinate ore della giornata, come alle otto di mattina e alle sei di sera, si riversa la grande quantità di persone che va a lavorare a Bolzano. Questo sistema avrebbe dunque anche grandi ripercussioni sul fenomeno dei pendolari per Bolzano». È chiara la necessità di fare qualcosa in tempi brevi. Ma si riuscirà a soddisfare questa aspettativa? «Quanto al prolungamento siamo in fase di progettazione preliminare quindi l’inizio dei lavori sicuramente prima

venire, tra permessi, nullaosta e pareri». Sono necessari lavori di manutenzione delle strade già esistenti a Bolzano? «Affinché funzioni bene e abbia notevoli risultati la realizzazione di questa galleria è necessario migliorare il collegamento tra la Mebo e San Giacomo e lì si passa per via Einstein che è un’arteria abbastanza importante della zona industriale di Bolzano e qui sono necessari degli interventi migliorativi per convogliare il traffico verso quella direzione che altrimenti andrebbe verso la zona industriale. Quindi soprattutto su via Einstein per migliorare il collegamento Mebo, nuova galleria».


RETE STRADALE

Le strade della competitività «Migliorare la mobilità interna è l’obiettivo alla base di uno sviluppo economico, sociale e culturale del capoluogo». Lo evidenzia il direttore di Assoimprenditori Alto Adige, Josef Negri Renata Gualtieri

ià nel 2008, su iniziativa e incarico del Collegio dei costruttori edili e del Comprensorio Bolzano città di Assoimprenditori Alto Adige, un team di professionisti - composto da professori dell’Università Bocconi di Milano ed architetti altoatesini - aveva elaborato uno studio sul futuro sviluppo strategico della città di Bolzano. Nella loro analisi i tecnici incaricati hanno articolato il loro lavoro in quattro ambiti, tra cui il tema della mobilità con l’individuazione di due obiettivi specifici: favorire l’accesso a Bolzano, migliorare cioè l’accessibilità all’area bolzanina in modo da aumentare il vantaggio competitivo offerto rispetto ad altre aree urbane europee e migliorare la mobilità interna». Il presidente Pan ha dichiarato che a Bolzano la situazione della viabilità è

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al limite. La città è davvero al collasso? «Migliorare il sistema delle infrastrutture di trasporto e delle comunicazioni è decisivo per il futuro della città di Bolzano. Il tema della mobilità è, infatti, un problema determinante anche per Bolzano, in quanto la congestione del traffico costituisce ormai un limite alla fruizione di alcune parti della città, quali la zona del centro, la zona industriale sud e le strade di accesso alla città. Per risolvere il problema della mobilità non si può chiedere ad una società in continua evoluzione di muoversi di meno; la sfida odierna per Bolzano deve, dunque, essere quella di muoversi meglio, superando gli elementi di criticità che oggi la caratterizzano». In che modo avete cercato di sensibilizzare l’amministrazione comunale e provinciale a risolvere il problema viario?

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Josef Negri

La sfida odierna per la città di Bolzano deve essere quella di agevolare una viabilità efficiente, superando gli elementi di criticità che oggi la caratterizzano

«In varie occasioni in passato, sia come Assoimprenditori Alto Adige sia come Comprensorio Bolzano città, abbiamo fatto appello al Comune e alla Provincia autonoma perché nel rispetto delle rispettive competenze trovino le forme per migliorare e consolidare la reciproca collaborazione nell’interesse di Bolzano e di tutte le persone che ci vivono e ci lavorano. La predisposizione del nuovo piano urbanistico co-

munale ha offerto alla città un’occasione unica di riflessione sulle prospettive strategiche future di medio e lungo periodo. Riteniamo che ognuno debba fare la sua parte così come gli imprenditori - del settore manifatturiero, dei servizi e dell’edilizia - non si sono sottratti all’impegno di dare un contributo concreto agli orientamenti per lo sviluppo della città di Bolzano per i prossimi 10-15 anni».

Quali le proposte specifi- Nella pagina a fianco, in basso, il direttore che che avete presentato? di Assoimprenditori «Per ogni ambito di inter- Alto Adige, Josef Negri vento, tra cui c’è appunto anche quello della mobilità, abbiamo individuato degli obiettivi di fondo e suggerimenti con cui gli imprenditori hanno voluto dare il loro contributo per arrivare a una soluzione. Le varie proposte sono distinte in due orizzonti temporali: di medio periodo, con uno scenario di interventi immediatamente possi- TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 159


RETE STRADALE

bili e realizzabili entro il 2020; poi abbiamo individuato un secondo scenario, che si spinge fino al 2030 e oltre, con la previsione del completamento delle grandi infrastrutture urbane. Alcuni esempi sono la realizzazione di una serie di circonvallazioni della città stessa ed una linea metropolitana urbana con collegamento anche delle zone limitrofe; occorre poi migliorare il collegamento su fune ottimizzando le funivie già esistenti tra Bolzano e centri limitrofi; occorrono nuovi parcheggi sotterranei e di superficie, nonché il potenziamento della rete ciclabile in alcune zone della città. Tra i nostri suggerimenti figurano anche progetti a lungo termine, quali ad esempio spostamento dell’autostrada in “galleria ad est” ed il recupero urbanistico ed ambientale di 160 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

Tra le proposte di medio e lungo periodo ci sono nuovi parcheggi sotterranei e di superficie, nonché il potenziamento della rete ciclabile in alcune zone della città

tutta l’area sovrastante, al fine di ridurre l’inquinamento atmosferico e abbattere la frattura urbana che ne derivano». Al di là dei progetti ambiziosi, costosi e che richiedono molto tempo, il raddoppio dell’arginale sembra essere più economico e più rapido. Perché allora non si è passati dal progetto alla realizzazione? «Siamo convinti che Bolzano stia attraversando un momento storicamente importante per il suo sviluppo. La città capoluogo è diventata un nodo fondamentale anche per i territori che la circon-

dano. Nel prendere qualsiasi decisione che riguarda il futuro della città le amministrazioni - comunale e provinciale - devono tenere conto di questo scenario per assicurare alla città uno sviluppo armonico e coerente negli anni con un’adeguata pianificazione. In quest’ottica devono anche essere prese le decisioni in merito alla viabilità. A nostro avviso è, pertanto, importante prendere una decisione che sia effettivamente risolutiva e definitiva e che non faccia ripresentare gradualmente il problema nei prossimi anni».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il made in Italy nel settore marino algrado il momento di crisi economica l’imprenditoria italiana vive, in alcuni settori, una fase di grande espansione e si presenta ai mercati esteri forte di un know-how che la rende leader in Europa e nel mondo. Uno di questi è il comparto marino che per ricerca, infrastrutture, produzione e distribuzione ha bisogno di tecnologia avanzata, spesso mutuata da quella militare; una tecnologia che incontra non poche difficoltà per essere adeguatamente sviluppata e che risente di una

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Giambattista Coradello, amministratore delegato della Impresub www.impresub.com.eg

certa dipendenza dalle industrie straniere. Per colmare questo gap è necessario uno sforzo ulteriore a livello politico ed economico che consenta alle imprese di fare quel salto di qualità decisivo. Una delle aziende che sta portando in alto l’immagine dell’Italia nel Mondo nel set-

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Tecnologia avanzata, ricerca continua e spirito imprenditoriale lungimirante: gli ingredienti del successo italiano nel mondo in un comparto complesso, competitivo e in continua evoluzione. L’esempio della Impresub illustrato da Giambattista Coradello Erika Facciolla

tore marino è la trentina Impresub, esempio della grande inventiva e della forza dell’imprenditoria Italiana. Ne parliamo con Giambattista Coradello, amministratore delegato dell’azienda. Qual è l’ambito in cui opera l’Impresub? «Essenzialmente quello marino mentre il mercato di riferimento è quello energetico del petrolio, del gas e dell’elettricità. La naturale evoluzione industriale ha portato ad investire anche sulla comunicazione e sulla tipologia di servizi su sui si fonda la nostra crescita». Che tipo di servizi e prodotti siete in grado di offrire? «Oltre ai servizi specialistici quali il posizionamento satellitare di precisione, gli interventi subacquei, le ispezioni sottomarine anche a grandi profondità per mezzo di veicoli filoguidati robotizzati, l’azienda ha investito nello sviluppo della tecnologia di interro e protezioni di condotte e cavi sottomarini divenendo oggi uno dei

leader mondiali del settore». Quali sono i punti di forza che avete sfruttato per raggiungere una posizione di leadership? «Negli anni abbiamo avuto la forza, la capacità e la professionalità di farci strada nel mondo e di diventare un gruppo con un’immagine di serietà ed efficienza. Oggi siamo presenti nel Mediterraneo, in paesi come l’Egitto, la Libia, gli Emirati Arabi Uniti, America centrale e meridionale, Cuba, Venezuela, Brasile, ma operiamo in qualsiasi area del mondo dove ci sia bisogno dei nostri servizi». Il vostro è un settore che risente fortemente della competizione straniera. «Lo sviluppo della tecnologia necessaria a questo mercato è da sempre prerogativa di francesi e anglosassoni, quello della cantieristica navale ad alti livelli delle aziende scandinave che godono di strumenti finanziari di supporto statale». Come siete riusciti a superare le difficoltà di un mer-


Giambattista Coradello

cato così competitivo? «Il mercato energetico è un settore strategico irrequieto e instabile. È influenzato dalle politiche dei paesi produttori e da quelle degli stati membri, dalle crisi internazionali, dalle borse e tanti altri fattori. La nostra azienda ha dovuto strutturarsi in modo efficiente, stando al passo con la tecnologia, con la ricerca, dotandosi di risorse professionali e finanziarie adeguate a soddisfare la domanda del mercato. Abbiamo acquisito gli strumenti appropriati per sopravvivere ai periodi difficili, guardando a nuovi mercati, ai servizi di nicchia, diversificando e cercando di trasformare le difficoltà in opportunità». Quali sono le caratteristiche professionali e imprenditoriali indispensabili per ‘sopravvivere’ in questo settore? «Questo è un mondo complesso, fatto per imprenditori e tecnici con profili professionali di altissimo livello, sempre pronti alla partenza; un lavoro

svolto con passione ma che mette a dura prova i rapporti familiari. È un mercato dove la nostra imprenditoria è sempre sotto esame e deve dimostrare di avere le capacità e l’esperienza giusta. In Italia ci scontriamo, purtroppo, con una quasi totale mancanza di personale specializzato. Le imprese del nostro settore devono ricolmare un gap formativo non indifferente». Ci sono, a suo parere, dei punti nevralgici su cui l’Italia deve lavorare per crescere? «A differenza degli altri paesi, non abbiamo il supporto di un rapporto commerciale concreto con le nostre organizzazioni economiche o con gli istituti di credito che fattivamente introducono o sostengono le loro aziende. Inoltre, questo va detto, agiamo in assenza di un concreto supporto istituzionale da parte degli uffici per il Commercio Estero, a differenza delle realtà francesi, inglesi e americane, per cui si muovono regolarmente per-

sino gli ambasciatori». Alla luce di queste considerazioni, quali sono le prospettive per il futuro? «Il futuro ci dovrebbe far sentire ottimisti ma dobbiamo pensare ad energie alternative più rispettose dell’ambiente, ed esser bravi a mettere a punto tecnologie che ci consentano di sfruttare gli idrocarburi in modo adeguato». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 163


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il sistema Dry per climatizzare l’aria ultimo brevetto risale a pochi giorni fa e riguarda un particolare prodotto progettato per il riscaldamento di strutture prefabbricate per la rimessa di aerei da caccia. La termoidraulica e il riscaldamento di un ambiente sono sempre stati al centro della ricerca e della produzione della Tecnoclima, realtà fondata nel 1973 e oggi presente in oltre 45 paesi con la sua innovativa tecnologia Dry. Ne parliamo con Alfonso Vescovi, presidente dell’azienda, che ha fatto della progettazione e dello sviluppo di generatori d’aria calda la sua passione. Nello specifico, come funziona il trattamento dell’aria a scambio diretto? «Il nostro sistema consiste nel riscaldamento e nel raffreddamento dell’aria facendola

L’

Riscaldamento di strutture abitative post-terremoto, grandi stabilimenti industriali e luoghi di culto. E perfino di una miniera di diamanti a -60°C. Alfonso Vescovi, presidente della TECNOCLIMA, spiega come si può climatizzare un ambiente tramite un sistema innovativo Nicoletta Bucciarelli

passare direttamente sulla parete riscaldata dalla combustione, evitando così il fluido intermedio e la distribuzione dello stesso nell’impianto. L’apparecchio viene collocato nell’ambiente o in prossimità dello stesso e preleva direttamente l’aria, la riscalda o la raffredda a seconda della necessità, e la rimette nell’ambiente. Si evitano quindi le esigenze di centrali distaccate e di sistemi di distribuzione costosi e dispersivi. Si possono inoltre frazionare le fonti di calore utilizzando solamente

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quelle necessarie alla realizzazione del confort termico richiesto». Vi rivolgete soprattutto alle industrie oppure anche i privati e gli edifici pubblici rispondono in eguale misura? «Il sistema Dry può essere impiegato sia in campo industriale che residenziale e commerciale così come in luoghi di culto o in piccole-grandi strutture a carattere provvisorio. Un altro impiego esclusivo è rappresentato dal settore agricolo per il

Alfonso Vescovi, presidente della Tecnoclima S.p.a., Ilaria e Giulio Vescovi www.tecnoclimaspa.com


Alfonso Vescovi

riscaldamento di serre e allevamenti avicoli e di suini. Viene utilizzato anche per essiccatoi di materiale alimentare, per impieghi industriali quali impianti di verniciatura o carrozzerie, o per pre-riscaldare l’aria di rinnovo in grandi volumi industriali e per soddisfare varie problematiche di emergenza con apparecchi mobili. Mi riferisco a strutture abitative post-terremoto o a locali e scantinati allagati da asciugare, come è successo per l’alluvione di Firenze. In Italia inoltre ci siamo occupati dell’impianto di condizionamento di uno stabilimento Ferrari Auto a Modena; del rinnovo dell’impianto del Duomo di Trento e di quello dello stabilimento industriale della Whirlpool di Trento». Per quanto riguarda l’estero? «La nostra attività si espande per il 65%-70% all’estero in oltre 40 paesi in tutto il mondo. Oltre all’Europa e alla Russia esportiamo in paesi quali Nuova Zelanda, Sud Africa, Cile, Canada e Stati Uniti. L’impianto più significativo e al tempo stesso il più impegnativo è sicuramente quello di ventilazione delle miniere di diamanti MIR, situato in Jacuzia che riscalda 5.000.000 m3/h partendo da una temperatura di -60°C e raggiungendo la temperatura ambiente. Da annoverare anche l’impianto di riscaldamento di numerosi capannoni in Egitto, dove vengono allevati 38 milioni di polli all’anno e l’impianto installato

in varie decine di ettari di serre in Messico, la cui peculiarità è rappresentata dalla diffusione dell’aria direttamente alla base delle piante così come il sistema di irrigazione a goccia. Da non dimenticare l’impianto di condizionamento effettuato in un grande stabilimento della Siemens situato nei pressi di Monaco». Quanto si risparmia con il trattamento dell’aria a scambio diretto? «Ovviamente le differenze possono essere molte rispetto a un sistema tradizionale, ma in tutti gli esempi citati in precedenza il costo dell’impianto prodotto con le nostre apparecchiature prevedeva circa la metà dei costi di un impianto centralizzato. Per quanto riguarda l’esercizio, preciso che in uno degli esempi citati, il risparmio di esercizio di una

sola stagione ha consentito di ammortizzare il costo dell’impianto in soli 3 anni. C’è inoltre un guadagno in prospettiva ecologista. I nostri prodotti devono rispettare non solo le normative italiane, ma anche quelle internazionali, che in altri paesi sono più rigorose. Ciò garantisce di fatto la riduzione delle emissioni nocive, ma anche la massima efficienza energetica». Il vostro settore è stato colpito dalla crisi? «Sì, in modo molto forte, direi. Per quanto ci riguarda, però, grazie alle nostre peculiarità quali innovazione, esportazione e internazionalizzazione, la crisi è stata in buona parte assorbita, così come già verificatosi nelle crisi precedenti (1981 e 1992), che ci hanno di fatto creato delle opportunità».

40 I PAESI

nel mondo in cui si espande l’attività della Tecnoclima

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il legno, tra artigianalità tecnologia e sostenibilità li ambienti in cui viviamo sono carichi di significati simbolici ed emozionali che spesso si riflettono nei materiali che li compongono. In generale, è fondamentale scegliere materiali quanto più adatti all’uso specifico e alle condizioni dell’ambiente in cui devono essere inseriti, che garantiscano, dunque, una resa ottimale in qualità e durevolezza. E se la resa estetico-funzionale è importante, altrettanto fondamentale è l’impatto ecologico che tali materie prime comportano in termini di emissioni nocive, riciclabilità e risparmio energetico. In tal senso è illuminante l’esperienza di Ezio Luchesa, titolare dell’omonima azienda, che illustra quanto incide la scelta dei materiali e delle tecniche produttive da

G Ezio Luchesa è il titolare della Luchesa Srl Serramenti in legno con sede a Bleggio Superiore (TN). Nella pagina a fianco, alcune delle realizzazioni Luchesa www.luchesa.com

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Fin dalla fase di progettazione, con l’ausilio di programmi informatici dedicati, l’azienda diretta da Ezio Luchesa immette nel mercato finestre dal fine dettaglio artigianale. E il legno, materiale eletto e lavorato a regola d’arte, giunge a riflettere anche i dettami della moderna tecnologia Erika Facciolla

utilizzare in un settore che più degli altri unisce la qualità artigianale alla versatilità della tecnologia moderna. Dalla pratica artigianale alla fabbricazione tecnologizzata: perché produrre serramenti in legno? «La casa è il luogo più caro all’uomo, è il rifugio dove intimamente si ritrova se stessi e la propria serenità. Il legno ha accompagnato l’uomo in tutta la sua storia. Con l’uomo si è evoluto. Nulla più del legno riesce a rendere intimo l’ambiente. La passione per il legno non è estranea a questa filosofia. Sposare un ideale per restarne fedele comporta anche nel lavoro, la gratificante necessità di tracciare e mantenere precise scelte operative». Quali sono le scelte progettuali che caratterizzano la produzione di serramenti in legno? «Le finestre Luchesa sono co-

struite con materiali scelti e progettate per garantire il massimo isolamento termico e acustico. L’elevato grado qualitativo è attestato dai valori riscontrati nelle prove fisiche sui prodotti testati. L’idea è di mantenere lo spirito e la cura artigianale che caratterizzano la lavorazione di ogni singolo manufatto e la particolare predisposizione al rapporto umano che s’instaurava con il cliente. Oggi, con l’ausilio dei computer, mediante l’utilizzo di sofisticati programmi gestionali dedicati, viene garantita cura e precisione nel lavoro a partire dalla fase di progettazione». Quali sono le caratteristiche che hanno permesso a Luchesa di crescere sul mercato? «Luchesa progetta e costruisce finestre su misura, in varie forme geometriche, con diverse essenze e tonalità cromatiche del legno puntando su una no-


Ezio Luchesa

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L’idea è di mantenere lo spirito e la cura artigianale che caratterizzano la lavorazione di ogni singolo manufatto

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3,5 Mln EURO

È l’ultimo fatturato della Luchesa, generato per la maggior parte dalla produzione di serramenti in legno per esterni

2 Mln EURO

È l’ammontare degli ultimi investimenti effettuati per l’acquisizione di impianti altamente tecnologici

tevole versatilità. Oltre alla grande attenzione agli standard qualitativi, è sulla flessibilità che si basa l’impostazione aziendale. La forza dell’impresa deriva però da una scelta fondamentale di radicamento su un territorio di periferia come Bleggio. Perché l’attaccamento alle proprie radici, combinato con un’aperta mentalità per una sana competizione quotidiana, può e deve rappresentare una guida vitale per il mantenimento dello sviluppo socioeconomico nelle nostre vallate». A cosa si ispira il team nella fase di progettazione? «La molla ispiratrice è senza dubbio la necessità di intercettare le richieste del mercato attraverso una serie di analisi di fattibilità. La progettazione di

nuovi profili, le prestazioni di tenuta all’aria, acqua, vento, il grado di isolamento termico e acustico, le dimensioni strutturali per portata e sicurezza, il design e la reperibilità dei materiali in un’ottica di ottimizzazione dei costi». La cultura dell’eco-sostenibilità e del risparmio energetico dilaga: in che modo Luchesa segue questa tendenza? «Innanzitutto garantendo che i nostri serramenti siano costruiti con legno proveniente da foreste certificate. Il prodotto legno riporta il marchio di tracciabilità che garantisce la provenienza da siti a gestione durevole. Per ogni albero abbattuto, un albero verrà piantato, sostenendo così la vita delle foreste dal punto di vista ambientale ed economico. Un altro impegno che ci siamo dati è quello di produrre autonomamente energia rinnovabile attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici». Qual è la novità più significativa verificatasi negli ultimi anni nel settore? «Le grandi novità ruotano in-

torno alla sempre più diffusa informazione e sensibilizzazione circa i problemi legati al contenimento di Co2 nell’ambiente. I conseguenti provvedimenti legislativi e normativi a livello nazionale e locale hanno generato un virtuoso processo di ricerca e sviluppo con una conseguente selezione nel mondo degli addetti ai lavori». Quali fattori esprimono il legame tra il circuito produttivo e il contesto ambientale? «Valori quali l’amore per la propria terra e l’attaccamento alle proprie radici, combinati con un’aperta mentalità per una sana competizione quotidiana possono e devono rappresentare una guida vitale per la vita e il mantenimento dello sviluppo socio-economico. Il nostro messaggio di forte fiducia si riafferma nel privilegiare la qualità e l’armonia con l’ambiente, fattori certamente riflessi, infine, nei prodotti messi in opera».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Tra estetica e sostenibilità ambientale La tradizione dell’artigianato edile si è evoluta. Non bastano più esperienza e manualità, oggi sono fondamentali anche la ricerca tecnologica e la capacità di innovarsi. Ivo Malfatti spiega perché Amedeo Longhi

l settore edile è soggetto da qualche anno a una decisa trasformazione qualitativa: insieme a una sempre maggiore efficienza e funzionalità dei progetti e dei materiali, sono infatti richiesti nuovi criteri quali sostenibilità, buon impatto estetico e legame con gli elementi architettonici tradizionali. Fra le varie nicchie che compongono il grande segmento dell’edilizia, un ruolo di spicco è rivestito da chi si occupa della realizzazione di accessori quali serramenti, infissi, balconi, finestre, scuri e altri elementi fondamentali per la costruzione di un edificio. Conosce certamente a fondo questo particolare settore Ivo Malfatti, fondatore della MAcos che oggi conduce insieme alla moglie e tre figli, e impegnato sin dal 1974 nella lavorazione di ferro e alluminio. «Partendo da un laboratorio ricavato dai locali

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A sinistra Ivo Malfatti della MAcos di Mezzolombardo (Tn). Nelle altre immagini, realizzazioni dell’azienda www.ma-cos.com

della casa di famiglia – racconta Malfatti – ho accumulato negli anni esperienza e know how nella progettazione e nella scelta dei materiali, sviluppando nuove tecniche e nuove forme, sempre con un occhio di riguardo all’armonia dell’architettura». Secondo Malfatti la nuova sfida dell’artigianato edile sta nel connubio fra le forme tradizionali e le più innovative tecniche costruttive e di design. Uno dei punti di forza della MAcos è il sistema di realizzazione di balconi e recinzioni Balcon System che, visto anche

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il peculiare contesto territoriale in cui si colloca l’azienda, ha un particolare valore anche come elemento decorativo. Proprio il legame con il territorio è un altro elemento importante: «I prodotti – sottolinea Malfatti – sono progettati e realizzati interamente all’interno dei nostri stabilimenti». Il radicamento, oltre a contribuire a dare una precisa identità, garantisce anche alle aziende di poter lavorare accuratamente sulle risorse umane, cioè sulla formazione del personale tecnico che è la forza che muove


Ivo Malfatti

LEGGERO E RESISTENTE B

alcon System è un sistema ideato e brevettato nel 2003, frutto dello spirito d’innovazione e della conoscenza dei materiali accumulata negli anni. Si tratta di una struttura che sfrutta la leggerezza e la resistenza dell’alluminio nella realizzazione di balconi e recinzioni dalle forme più varie, dalla classica “trentina” a doghe verticali alla “vetrata”. Il sistema, oltre alla sicurezza e alla durata, garantisce anche un impatto ambientale contenuto, essendo l’alluminio un materiale riciclabile al cento per cento. Anche l’impatto estetico è ottimale: la verniciatura a sublimazione permette di riprodurre i colori del legno, consentendo alla struttura di armonizzarsi al meglio con il contesto architettonico.

2003 BREVETTO

È l’anno in cui è stato ideato e brevettato dalla Macos l’innovativo Balcon System

l’intero settore. «La MAcos occupa quarantacinque dipendenti, tutti specializzati nel loro comparto produttivo e progettuale; l’assistenza tecnica e post vendita è garantita dal servizio offerto dalle risorse interne». Altri elementi basilari sono la compatibilità estetica e la sostenibilità ambientale. Infissi, porte e finestre sono importanti per il risparmio energetico, poiché contribuiscono a minimizzare i costi di condizionamento

degli edifici. Inoltre, nuove soluzioni architettoniche come le facciate continue con ampie superfici vetrate – che, come ricorda Malfatti, sono fra i prodotti di punta della MAcos – migliorano il design, il comfort e le prestazioni energetiche dell’abitazione. Molta importanza viene attribuita anche alla possibilità di recupero e riciclo dei materiali; i sistemi Balcon System ideati dalla MAcos, ad esempio, sono riciclabili al cento per cento. Parlando di innovazione, sperimentazione e ricerca tecnologica, Malfatti ripercorre la sua storia professionale come dimostrazione della dinamicità del settore: «Da quando ho cominciato, nel 1974, ho studiato e testato l’applicazione di forme e materiali sempre nuovi, dai

serramenti in PVC alle finestre in alluminio-legno, dalle facciate continue, strutturali e ventilate al sistema Balcon System». Solo grazie a una ricerca continua, stimolata dall’ambizione di migliorare sempre la qualità e la quantità delle soluzioni offerte, è possibile far fronte alle nuove esigenze di mercato, che richiedono il difficile connubio fra funzionalità, sicurezza, affidabilità, contenuto impatto ambientale, armonia con la tradizione architettonica e riciclabilità dei materiali.

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IL PORFIDO TRENTINO

on solo mele e vino. Dalle valli del Trentino derivano molti altri prodotti che per l’autenticità del territorio in cui affiorano, rappresentano una vera e propria risorsa per il sistema imprenditoriale regionale, nonché un’offerta tipica, posta nelle “vetrine” del mercato mondiale, da sostenere e potenziare. Il porfido, ad esempio, la cui estrazione rappresenta una delle attività storiche della regione grazie alla straordinaria presenza di cave a cielo aperto, «dovrebbe essere concretamente valorizzato non solo come “prodotto tipico” da promuovere agli occhi del resto del mondo ma, in un momento di difficile congiuntura come quella attuale, come risorsa da assistere dall’interno con supporti concreti da parte della pubblica amministrazione». Sandro Cristofolini, portavoce dell’omonima azienda di Fornace specializzata nell’estrazione e lavorazione di porfidi, descrive le dinamiche di un settore che, per l’essenzialità della sua materia prima, in termini di qualità non può temere concorrenza. Le attività estrattive hanno alle spalle antiche e profonde tradizioni. Come è riuscita la Porfidi Cristofolini a coniugare l’artigianalità dell’estrazione con l’innovazione tec-

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Una risorsa per la regione Rivestimenti, pavimentazioni, strade, marciapiedi e mosaici. Il porfido trentino viene utilizzato anche per nuovi componenti dell’asfalto. Sandro Cristofolini descrive l’unicità del porfido, materiale che in qualità non teme “economiche” concorrenze Giulio Conti

nologica dei giorni nostri? «Con l’abbinamento della tecnologia disponibile ai prodotti da attività estrattiva, abbiamo mantenuto valida la prerogativa di presentare al mercato una produzione, comunque, dal carattere artigianale, indissolubile dalla materia prima. Negli anni 2000, con la modernizzazione dell’azienda, abbiamo dotato la struttura operativa di macchine piastrellatrici e cubettatrici sempre più efficienti e di banconi con tramogge e nastri per gli operai di cava: la selezione del materiale avviene infatti, su questi nastri trasportatori e non più a terra come in precedenza. Per capire il cambiamento, basta immaginare ad esempio, la selezione delle mele durante la quale l’operaio resta in posizione eretta per posizionare successivamente le migliori su dei bancali posti in sollevatori che si adeguano all’altezza desiderata».

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Nell’applicazione del porfido, quali sono le tendenze più innovative? «Si tentano sperimentazioni varie per l’utilizzazione del porfido in modo alternativo, tutte più o meno bizzarre. La più interessante sicuramente è stata quella dell’utilizzo dello scarto di cava nella composizione dell’asfalto per strade e autostrade che, al contrario dell’asfalto tra-

Sopra, una parte del team dell’azienda Porfidi Cristofolini con sede a Fornace (Tn). Nelle altre immagini, cubetti e lastre di porfido porfidicristofolini@virgilio.it


Sandro Cristofolini

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Non si può competere con gli standard di qualità della materia prima. Il porfido trentino rimane una pietra unica nel suo genere

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dizionale, risulta meno impermeabile e quindi idoneo al necessario filtraggio dell’acqua». In quali specifici settori vengono utilizzati i porfidi? «I prodotti estratti e lavorati dalla Cristofolini vengono utilizzati prevalentemente per la realizzazione di pavimentazioni a terra come strade, piazze, cortili e interi centri storici cittadini. Con il porfido lavorato e reso in tradizionali cubetti o in lastre di varia pezzatura è poi possibile realizzare mosaici, cordoli dei marciapiedi, rive-

stimenti esterni di vario tipo, muri e muretti. Tutti i prodotti vengono rigorosamente controllati per intero nel loro ciclo produttivo in modo tale da garantire sempre un’ottima qualità, che non dipende solamente dalle applicazioni di moderne tecnologie certificate ma anche dall’impiego di maestranze altamente qualificate». Perché il porfido è sempre così apprezzato nel settore dell’edilizia? «La risposta è da rintracciare nelle proprietà di questo ma-

gnifico materiale. Il porfido utilizzato ad esempio, per pavimenti e rivestimenti rappresenta una proposta sempre attuale e particolarmente affidabile, uno stile classico ed estremamente elegante capace di adattarsi con facilità ad ogni tipologia di ambiente, con soluzioni anche personalizzabili al fine di evidenziare quelle che sono le peculiarità estetiche di tutto il complesso edilizio senza temere l’usura del tempo». Quale apporto commerciale vanta il porfido in termini di competitività? «Anche se i principali concorrenti del porfido trentino, quali Cina, India, Turchia e Albania, approfittando dei bassi costi di manovalanza, giungono a offrire al mercato prodotti più economici del nostro, non possono comunque competere sugli standard di qualità della materia perché di fatto, il porfido trentino rimane una pietra unica nel suo genere». Quali direzioni intraprende l’export della Cristofolini? «È ancora l’autenticità del porfido a determinare le percentuali d’esportazione. I nostri prodotti vengono distribuiti in quasi tutto il mondo, principalmente nei mercati tedeschi, austriaci e francesi, ma anche nei paesi arabi come ad esempio Dubai, e in quelli dell’Est come la Croazia e la Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia».

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URBANISTICA

endere le periferie parte integrante della città, donando loro al contempo una propria identità: è sicuramente questa una delle grandi sfide della pianificazione urbanistica contemporanea. In realtà, sempre più spesso oggi si assiste in queste zone alla nascita di vere e proprie cittadelle commerciali, alle quali viene delegato il compito di fungere da cuore pulsante e da centro aggregativo del quartiere. Ma la realizzazione di strutture di questo tipo aiuta le periferie a interagire con i centri storici o le allontana da loro? E in questo caso, quali tipi di servizi è necessario introdurre nei quartieri-satellite per evitare il loro isolamento? Interrogativi affascinanti, che costituiscono grandi stimoli per urbanisti e architetti. Tra questi, Vittorio Gregotti e il suo studio hanno incentrato buona parte della loro attività sulla riqualificazione delle periferie, con esiti a volte controversi e oggetto di discussione: dallo Zen di Palermo alla Bicocca di Milano, fino ad arrivare oggi alla creazione ex novo di vere e proprie new town, come a Shangai. Professor Gregotti, quale deve essere il ruolo delle periferie nella città contemporanea? «Potrei rispondere: quello di diventare città, cioè di essere

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Differenziazione e identità Dallo Zen di Palermo alla Bicocca di Milano per arrivare a Trento Nord: l’architetto Vittorio Gregotti ha realizzato vari progetti di riqualificazione delle periferie, il cui ruolo deve essere «quello di diventare città» Riccardo Casini

dotate di funzioni differenziate, abitate da una società pluriclasse, oltre a possedere servizi rari attrattivi per l’intera città e proporre un’identità di disegno urbano, capace di durare nel tempo». In che modo è cambiata la pianificazione urbanistica nelle città italiane con il passaggio dal vecchio Prg ai nuovi Piani strutturali (Psc)? Quali possibilità ha introdotto questo strumento?

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«Sembra cambiata solo nei suoi elementi burocratici, ovvero nella progressiva deregolazione che pensa che la libertà sia solo la mancanza di impedimenti, e non in termini di realizzazione di un progetto; rinunciando ancora una volta, a favore dei limiti politicoamministrativi di un territorio, a mettere in atto il principio di un comprensorio organico sul piano economico e strutturale da pianificare pro-

Sopra, il progetto per l’area Consorzio bonifica e sviluppo Trento Nord. Sotto, l’architetto Vittorio Gregotti


Vittorio Gregotti

Nel nuovo progetto abbiamo cercato di essere fedeli ai principi insediativi iniziali di riferimento, ma con le correzioni imposte dai nuovi limiti fissati dalle autorità

posto dalla cultura urbanistica da più di quarant’anni». Lei ha scritto un libro intitolato Contro la fine dell’architettura. In che modo è possibile evitare questo scenario e ribadire oggi il ruolo di questa disciplina? Come risponde a chi parla di uno scollamento tra i grandi architetti e le esigenze delle città contemporanee? «Quelli che lei chiama “i grandi architetti”, cioè quelli sostenuti dalle mode mediatiche, non hanno alcun interesse alla storia, al contesto, e quindi al disegno della città e ai suoi scopi civili, ma solo all’autonomia del proprio oggetto ingrandito. Lottare contro tutto

questo è forse ciò che potrebbe evitare all’architettura come arte civile di scomparire». Quali sono le principali differenze nelle modalità di intervento, sia rispetto al paesaggio esistente che in termini di libertà di manovra, tra l’Italia e altri Paesi? «Nei nostri anni le difficoltà non sono costituite nei vari Paesi dalle differenze di civiltà, che sono anzi sempre colme di nuovi materiali e punti di vista con cui confrontarsi. Il problema è piuttosto la mania di autocolonizzazione di cui sono affetti molti Paesi e che imita – anche se non è chiaro perché – gli aspetti peggiori di quelli dominanti nei costumi,

154 mila SUPERFICIE I metri quadrati dell’area interessata dall’intervento a Trento

480 mila METRI CUBI

La superficie massima prevista dalla variante 2009 al Prg, della quale il 45% destinata al residenziale. Nel primo progetto di Gregotti erano 617mila metri cubi

e che gli architetti alla moda cercano con le loro bizzarrie mercantili di rispecchiare senza alcuna distanza critica». A questo proposito, ha presentato un nuovo progetto per l’area di Trento Nord. In cosa differisce da quello originario del 2004? «Sono passati più di sette anni da quando abbiamo proposto quel progetto. Le sembra che al mondo e in Italia non sia cambiato nulla? Nonostante questo, abbiamo cercato di essere fedeli ai principi insediativi a cui abbiamo fatto riferimento fin dall’inizio, ma con le correzioni imposte dai nuovi limiti fissati dalle autorità». Quali ostacoli ha incontrato in questi anni? Quali sono presenti ancora oggi a causa della variante sulla zona e dei “paletti” che questa ha fissato? «Gli ostacoli sono sempre costituiti in Italia dalle difficoltà di decidere, cioè di scontentare alcuni. Ma la nostra fiducia, così come la pazienza dei nostri clienti, sinora ha resistito».

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Foto Enrico Cano

Dare corpo alla polis Riportare al centro della città di Trento la cultura e i suoi luoghi istituzionali. In cantiere, la nuova biblioteca universitaria ideata da Mario Botta. «Non sarà solo un contenitore di libri, ma una piattaforma di socialità» Paola Maruzzi

opo il Mart, Mario Botta torna a soppesare la fruibilità degli spazi pubblici firmando il progetto della nuova biblioteca universitaria di Trento. Sorgerà in via Verdi, lungo «quel tracciato ottocentesco voluto per collegare il duomo e il punto estremo della città, l’Adige appunto». La collocazione non è casuale, anzi apre tutta una serie di questioni. Se lo sviluppo urbanistico delle città storiche europee è centripeto, allora i nuovi edifici istituzionali non possono

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174 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

sottrarsi al compito di catalizzare il passaggio di tutti gli attori sociali. L’obiettivo è evitare la dispersione e, quindi, far fronte al progressivo “svuotamento” di luoghi simbolo. Ecco quindi che «la biblioteca sarà aperta a tutta la città. Avrà una “cubatura concentrata” in una caratteristica forma triangolare per lasciar posto al “vuoto” di una piazza, che diventerà un punto d'incontro per studenti e residenti. Sarà dunque un “elemento fisico di riferimento” non in una logica ambiziosa e arrogante,

ma per coerenza con il contesto in cui si trova». Lei ha definito la biblioteca di Trento una “cattedrale laica della cultura”. In un certo senso, sotto nuove vesti, torna in gioco la sua passione per la sacralità dell’architettura o c’è dell’altro? «La metafora che ho usato è forse un po’ forzata, ma è utile per scoprire la simbologia della disposizione spaziale: la biblioteca sorgerà in via Verdi, dove ci sono già alcune strutture universitarie, per diventare quasi elemento di contrappunto al


Mario Botta

In apertura, render della biblioteca universitaria di Trento. A fianco, l’architetto Mario Botta

duomo, collocato nel cuore del centro storico. La definizione di “nuova cattedrale” va quindi concepita in questa dimensione di dialogo, tra un istituzione religiosa e una laica. Questa dualità dà un ulteriore peso al nuovo progetto. La cultura è di per sé un patrimonio spirituale importante e, di rimando, la biblioteca diventa luogo della memoria, del saperi stratificati». Che nuovo significato acquista “ingombrare” la città con un luogo di cultura, in un’epoca in cui i saperi si fanno volatili e immateriali? «È una presa di possesso da parte dei saperi cartacei, che vanno riscoperti in chiave fortemente complementare ai nuovi linguaggi virtuali. Ecco che, quindi, vanno celebrati e istituzionalizzati attraverso la fisicità. L’architettura ha un po’ questo potere: rendere tangibile e fruibile ciò che altrimenti rimarrebbe inespresso. Nel caso particolare di Trento, la fisicità della biblioteca va a rafforzare l’identità universitaria che questa città si è data». Nuovi edifici pubblici e

nuovi modi di fruire la città. Questo a Trento cosa produrrà? «Innanzitutto ci sarà un arricchimento reciproco tra università e tessuto urbano, che verrà animato, invaso da studenti. La nascita di una biblioteca è un modo strategico per far risvegliare i centri medio piccoli. Pensiamo, per esempio, a Urbino. Quella di convogliare i luoghi della formazione nella dimensione pubblica è un’attitudine molto interessante anche alla luce del fatto che i centri storici si stanno pian piano svuotando di tutta una serie di attività produttive. Insomma, non possiamo pensare di relegare i contenuti in aree commerciali periferiche. La biblioteca, che ha la stessa dignità delle chiese, dei teatri, dei mercati, ci ricorda la funzione delle città europee: quella appunto di rafforzarsi grazie alla continua stratificazione. Trento va appunto in questa direzione». Questa presa di coscienza da chi è partita? «Diciamo che c’è stata una felice coincidenza tra le ragioni del sistema universitario e quelle,

Foto Beat Pfändler

I saperi non possono essere ghettizzati. L’Italia non può assumere su di sé il modello della cittadella universitaria, nato in America

forse ancora nascoste, dei cittadini di Trento». In molte città italiane, invece, si assiste al progressivo allontanamento dei campus PERSONE universitari. Cosa ne pensa? È la capienza «Non sono affatto d’accordo. I della piazza saperi non possono essere ghetpredisposta all’interno della tizzati. L’Italia non può assumere biblioteca su di sé un modello, quello della per accogliere eventi e mostre cittadella autonoma appunto, nato in America. Oggi lo sforzo che deve essere fatto è ben altro: compensare la perdita d’idenMETRI tità della città storica. L’università, con tutti i suoi contenuti - È la presunta altezza biblioteca, aule laboratori, spazi collettivi, chedella supererà persino il duomo di Trento mense - deve quindi essere compatibile con la polis. Solo in questo modo si generano nuovi input, anche economici. È chiaro, infatti, che gli studenti portano ricchezza e in molti casi incidono in modo determinante sull’indotto locale». I luoghi di cultura devono aprirsi alla vita che gli scorre accanto, contribuendo a formare nuove piattaforme di socialità. Per far questo, di quali accorgimenti architettonici si avvarrà la biblioteca di Trento? «Per prima cosa abbiamo insi-

3 mila

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Foto Enrico Cano

BIBLIOTECA DI TRENTO

La biblioteca ci ricorda la funzione delle città europee: quella di rafforzarsi grazie alla continua stratificazione

stito sulla distribuzione funzio- «Credo che oggi, almeno dal nale degli ingressi, disposi su tre angoli. In questo modo l’accesso è facilitato da più punti strategici. Ma, soprattutto, abbiamo ampliato il più possibile l’area di transizione tra la città e la biblioteca, che seppure sia per sia natura un ruolo luogo controllato, si apre a tutti. L’atrio accoglierà infatti una serie di attività “extra”. Ci saranno quindi una sala per gli incontri, spazi espositivi e polifunzionali, una caffetteria e una copisteria. In questo modo il transito continuo di gente, verrà assicurato anche al di là degli orari di apertura della biblioteca». Intervenire su un tessuto urbano stratificato, già “affollato” di edifici storici è un’operazione delicata. Tra continuità e rottura, quale vie intermedie cerca?

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punto di vista del linguaggio architettonico, una biblioteca debba essere testimone della contemporaneità. Questo non vuol dire entrare necessariamente in conflitto con gli edifici preesistenti. Attraverso una serie di accorgimenti cerco la continuità. Per esempio, ho scelto di usare materiali minerari tipici del Trentino per dialogare, a distanza, con il duomo. Ecco quindi che verrà fuori una struttura autonoma, ma intessuta di storia». Tentando una paragone, quale differenza sostanziale corre tra la biblioteca di Trento e quella di Pechino? «Nella struttura che verrà inaugurata il prossimo aprile a Qinghua, il campus universitario a nord di Pechino, mancano totalmente gli elementi di relazione con la città».

La sua è un’architettura “di montagna”, continentale. Oltre a una certa propensione per la verticalità, in cos’altro il contesto influenza le scelte progettuali? «Sicuramente la fisionomia dell’ambiente si riflette nella scelta dei materiali. Prediligo quelli naturali e lapidei, la pietra prima di tutto. Credo che questa riesca a imprimere all’architettura una ricchezza che, al contrario, vetro e alluminio non sanno esprimere. Ma al tempo stesso mi piace definirmi con il più mediterraneo degli architetti svizzeri. Guardo quindi con attenzione alla luce, che è poi quella che segna il principale marcatore geografico. Al sud è più calda e non incontra la verticalità delle pareti, ma sente dapprima la pianura e poi il mare».


IMMOBILI

L’Alto Adige punta sul “virtuosismo” immobiliare l mercato immobiliare ha vissuto un momento di critica empasse legata alla congiuntura economicofinanziaria e alla conseguente riduzione degli investimenti. E se investire i risparmi in un bene immobile è sempre stata considerata una scelta più che valida, la restrizione dei finanziamenti e dei crediti bancari ha creato una stagnazione della compravendita, ma non delle costruzioni. Ciononostante «il mercato immobiliare sta registrando una ripresa tangibile capace di rafforzare positivamente l’impegno di ogni operatore del settore». L’ottimistico incipit di Luigi Della Vedova, Ad della BBG, società costituita da sei tra le più importanti imprese dell’Alto Adige, annuncia le prerogative messe in atto dal gruppo per scalare le vette del mercato e confermare la filosofia imprenditoriale: «poche parole. Si può essere dei validi immobiliaristi solo se si sa che cosa si vende. L’esperienza del costruttore è fondamentale». In quali termini si traduce il rapporto che un potenziale acquirente instaura con la BBG? «Partendo dal presupposto che l’acquisto di un immobile è traducibile innanzitutto come una questione di fiducia perché rappresenta una decisione per la

I

Abitazioni in Casaclima isolate acusticamente, con validi sistemi di sicurezza e rifinite con dettagli costruttivi di qualità. Luigi Della Vedova, Ad della BBG racconta il suo impegno affinché l’edilizia e le infrastrutture della regione mantengano quel carattere “virtuoso” che molti gli riconoscono Giulio Conti

vita, affidarsi al gruppo BBG significa disporre dell’esperienza immobiliare di ben sei imprese attive nel settore da oltre sessant’anni. La garanzia e l’affidabilità assicurata ai committenti deriva innanzitutto dall’identità imprenditoriale di ogni rappresentante societario: prima di essere “commercianti” siamo costruttori». Come si lega la partnership BBG con il territorio? «Il legame con l’Alto Adige o Sudtirolo e il Trentino è insito

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nel gruppo. BBG è una società composta da costruttori dei due gruppi etnici, italiano e tedesco, e ciò ha provocato tra i soci un reciproco arricchimento professionale che ha migliorato l’immagine del gruppo nel mercato immobiliare. Lavoriamo affinché l’edilizia e le infrastrutture della regione mantengano quel carattere “virtuoso” che in molti ambiti ci riconoscono». Qual è la domanda più attuale del mercato immobiliare altoatesino?

In basso, Luigi Della Vedova, Ad della società BBG di Bolzano. Nella pagina a fianco, in alto il residence Rosengarten e il Palais Marconi in Bolzano; in basso, iniziativa immobiliare ex stazione FS Brunico www.bbg.bz.it


Luigi Della Vedova

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Palais Marconi possiede caratteristiche all’avanguardia inerenti i principi Casaclima. Le case sono acusticamente isolate, dispongono di validi sistemi di sicurezza e vantano una panoramica mozzafiato

30,5

Mln EURO

È l’ultimo fatturato registrato dal gruppo BBG di Bolzano

«È sempre maggiore la richiesta di edifici costruiti secondo i parametri indetti da Casaclima, rispondenti quindi ad alti livelli di risparmio energetico e dotati di impianti e dispositivi che, oltre a produrre concreti vantaggi in termini economici, riducendo al massimo l’emissione di CO2 rappresentano anche un valido contributo di rispetto ambientale. Attualmente la ti-

pologia di immobile più richiesta è l’appartamento trilocale con dimensioni non eccessivamente ridotte che garantiscano pieno confort abitativo». Quali sono le dinamiche sottese alla compravendita? «Il committente, dalla progettazione alla consegna, condivide ogni fase del processo di acquisizione dell’immobile. Prendendo parte attiva alle scelte e allo sviluppo del progetto, può contare sulla costante assistenza dei professionisti della BBG. La ricerca continua di luoghi per cui i potenziali acquirenti dimostrano particolare interesse, insieme alla capillare indagine di mercato effettuata dall’equipe specializzata della BBG, rappresentano la principale prerogativa dell’organizzazione nella quale sono impegnati, oltre ai nostri soci e collaboratori, anche professio-

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nisti esterni». Quale progetto immobiliare impugnato dalla BBG ha riscosso particolare interesse? «Una recente importante costruzione a Bolzano ultimata nell’estate 2010 è il Palais Marconi, un complesso costituito da 92 appartamenti di cui, nonostante la crisi, è stato venduto oltre il 90 per cento. Ritengo che ciò rappresenti un evidente segnale di fiducia. Palais Marconi possiede tutta una serie di caratteristiche all’avanguardia inerenti i principi Casaclima. Le case sono acusticamente ben isolate, dispongono di validi sistemi di sicurezza, sono rifinite con dettagli costruttivi di qualità e, tenuto conto della splendida posizione di fronte agli scenari più belli di Bolzano, vantano una panoramica mozzafiato».

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SOLUZIONI D’ARREDO

Comfort e design negli spazi lavorativi è chi preferisce uno stile sobrio e classico, chi un design moderno e funzionale, chi ancora un arredamento personalizzato senza una linea guida generale. In tutti i casi non è facile arredare il proprio spazio di vita sia per l’importanza che l’ambiente riveste nella quotidianità, sia per paura di incorrere in errori che si potranno ripercuotere negli anni futuri. Per questo diventa fondamentale affidarsi a chi dell’arredamento di interno ha fatto il suo mestiere. Lionello Nicolussi Poiarach, titolare di Nipe Arredamenti, azienda che si occupa

C’

Lionello Nicolussi Poiarach, titolare di Nipe Arredamenti www.nipearredamenti.it

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Oggi per molte persone sono quasi più le ore trascorse sul luogo di lavoro di quelle passate a casa. Per questo l’arredamento dell’ufficio diventa fondamentale per dare “qualità” a buona parte della giornata. La parola a Lionello Nicolussi Poiarach Belinda Pagano

di soluzioni d’arredo d’ufficio, spiega il complicato mondo della realizzazione degli spazi. Lo stile nell’arredamento, il gusto nella scelta dei mobili e dei complementi, cambia non solo da persona a persona, ma anche di generazione in generazione. Oggi quali sono le esigenze più pressanti? «Oggi il committente è molto attento al design e alla scelta di forme e materiali in linea con l’attuale evoluzione tecnologica. Notiamo infatti una forte preferenza per forme minimali ed essenziali, realizzate con materiali quali cristallo, acciaio e alluminio. Leggerezza e trasparenza, dunque, sono le parole d’ordine per ottenere il massimo da ogni contesto lavorativo». L’ambiente in cui lavoriamo incide sulla qualità della vita ma non sempre le persone hanno chiaro ciò che desiderano. «In realtà c’è chi si è già fatto un’idea di come ottenere uno spazio perfetto per le proprie esigenze, addirittura abbiamo a

che fare con persone che hanno già le idee chiare sui materiali da utilizzare. Tuttavia ci sono altrettante persone che si affidano totalmente a noi. In questi casi ci occupiamo di progettare spazi d’ufficio con l’idea di fondo di renderli abitabili. Non si tratta quindi solo di arredare un ambiente, ma di assicurare ai lavoratori che ne usufruiranno un elevato standard di confort ambientale conciliando il design con l’aspetto ergonomico e funzionale». Vi occupate della progettazione fino alla consegna “chiavi in mano” degli ambienti? «Ovviamente sì, perché per il committente è fondamentale avere un solo punto di riferimento per tutto quello che concerne l’arredamento del suo spazio. Immaginate solo quale perdita di tempo e di energie seguire con diverse persone e diverse aziende tutte le fasi di realizzazione. Il servizio da noi offerto denominato “chiavi in mano” sta prendendo sempre più piede perché il cliente pre-


Lionello Nicolussi Poiarach

ferisce dedicarsi alla sua occupazione principale delegando a noi il compito di seguire le varie fasi dei lavori, consapevole di avere un unico interlocutore per la realizzazione del progetto, nel rispetto della normativa vigente, fino alla consegna dei locali arredati». Vi occupate solo di privati oppure lavorate anche per le pubbliche amministrazioni? «Lavoriamo quotidianamente con aziende private, pubblica amministrazione, scuole, istituti di credito, consorzi e cooperative. La differenza è che con i privati riusciamo a instaurare un rapporto diverso, che va dalla fase progettuale alla scelta del prodotto, cosa che invece viene a mancare nella relazione con la pubblica amministrazione, dove tutto ciò è già predisposto a monte». Per quanto riguarda i materiali come vi muovete nella scelta? «Quotidianamente ricerchiamo prodotti che valorizzano gli ambienti prevedendo l’utilizzo di articoli realizzati su misura e an-

Fase di consulenza e progettazione di Nipe Arredamenti

che di design per mettere in risalto l’unicità di ogni singolo spazio. I prodotti di nicchia, oltre ad essere superiori per quanto riguarda il colpo d’occhio, hanno qualità fisiche mi-

gliori, quali ad esempio la resistenza nel tempo». Chi si occupa della fase progettuale? «Nipe possiede uno staff tecnico specializzato ed esperto che si occupa del progetto fin dalla fase “concettuale”, a partire quindi dai rilievi e dalla scelta dei materiali, col coordinamento dei vari artigiani, in cantiere fino ad arrivare alla posa degli arredi realizzata con nostro personale qualificato. Non è tuttavia da tralasciare l’assistenza post-vendita che per noi riveste un’importanza fondamentale». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 185


TURISMO

enuta complessiva per l’attrattiva trentina. Ad annunciarlo è Gianfranco Betta, direttore dell’Osservatorio turistico provinciale. «Nel corso del 2010 c’è stata una crescita degli arrivi. Sono quasi 15,2 i milioni di pernottamenti certificati, che non includono cioè seconde case e alloggi privati, dove sono stati stimati poco più 14,5 milioni di pernottamenti, per un totale complessivo di poco inferiore ai 30 milioni». La stagione invernale mostra una performance migliore rispetto all’estate, confermando un andamento che ha caratterizzato l’intero ultimo decennio. «I pernottamenti invernali nella stagione 2009/2010 sono cresciuti del 23% rispetto alla stagione invernale 2000/2001. Mentre la crescita di quelli estivi nello stesso periodo è stata “solo” dell’8 per cento». Qualche leggero segno di cedimento, in relazione alla crisi, si è manifestato «sulla capacità di spesa dei turisti, che risulta più contenuta, con riflessi negativi sulle imprese interessate». Tra tutte, lo sci rimane la motivazione di vacanza principale, interessando circa sette turisti su dieci. Questo a riprova che il Trentino si caratterizza come destinazione eccellente per impianti, piste e maestri di sci. Il concentrato di fattori vincenti fa gola soprattutto agli stranieri,

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Performance positive sulle quote trentine Natura e sport trainano un turismo sempre più eterogeneo. Dopo famiglie e senior, è in crescita il target giovanile. Per Gianfranco Betta, direttore dell’Osservatorio provinciale, il 2010 ha fatto il boom di presenze Paola Maruzzi che in inverno saturano il 40 per cento del totale dei pernottamenti. A detta di Betta la «crescita è stata alimentata nell’ultimo decennio dai mercati dell’Europa centro orientale, soprattutto dalla Polonia e dalla Repubblica Ceca, che risultano oggi il primo e il terzo mercato estero più importanti per il Trentino della neve. In salita notevole anche arrivi e pernottamenti provenienti dalla Fe-

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derazione Russa». Meno omogenea, almeno per quanto riguarda le motivazioni e i mercati, la stagione estiva, che si è sorprendentemente arricchita di nuovi prodotti, stuzzicando così le corde dei giovane. «Accanto a alle ormai tradizionali attività, come l’arrampicata e il trekking in quota, stanno prendendo piede inedite proposte, per esempio quelle indirizzate ai biker, il tor-


Gianfranco Betta

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Lo sci rimane la motivazione di vacanza principale, interessando circa sette turisti su dieci, soprattutto tra gli stranieri

rentismo e il rafting». Grazie a questa nuova verve, il Trentino «intercetta un pubblico di turisti non interessati solo alla dimensione di riposo e relax. Oggi i vacanzieri attivi rappresentano, nelle stagioni calde, una quota superiore a un quarto del totale». Non scende, però, l’attenzione verso uno dei target più redditizi, quello di famiglie con bambini, «presenti

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sia in estate che inverno e in grado di coprire circa il 40% delle presenze complessive. Stiamo quindi lavorando su una migliore specializzazione sia delle strutture ricettive che della destinazione». Allargando il discorso ci si imbatte del macro binomio natura e movimento: più che una mera declinazione di marketing territoriale, rappresenta per

il Trentino il fattore di competitività di punta. «Il carattere alpino e montano è doppiamente spendibile come vacanza attiva e come dimensione del relax. Entrano in gioco i parchi naturali, che coprono circa un quinto della superficie provinciale; la diffusa presenza di rifugi alpini in quota, l’estesa rete di piste ciclabili, capaci di alimentare un flusso crescente di cicloturisti; ma anche i centri termali, tutti collocati in contesti montani». Fa da contraltare una sviluppata sensibilità verso il turismo sostenibile che, tra le tante cose, ha portato l’Osservatorio a tenere monitorati i cosiddetti effetti di disturbo. Tra questi l’eccessivo afflusso di escursionisti, come per esempio nel caso di Campiglio. «I fenomeni di carattere escursionistico, in particolare nei fine settimana, indubbiamente rischiano di compromettere la capacità di carico di un territorio di per sé fragile come quello montano e non aiutano a rafforzare il messaggio di salubrità e natura che il Trentino veicola nell’immaginario. Non esistono soluzioni facili e in grado di risolvere alla radice il problema. Tuttavia alcuni si stanno adottando misure in grado di rendere più vivibile la destinazione, per esempio limitando il traffico privato o potenziando il servizio di trasporto pubblico su gomma e rotaia». Questo a riprova che la tutela del patrimonio paesaggistico rappresenta la scelta più importante per un’offerta turistica di qualità.

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TURISMO

La Porta delle Dolomiti non chiude al turismo invernale Nelle latitudini altoatesine i primi mesi del 2011 fanno registrare una leggera crescita delle presenze turistiche. Per stare al passo servono formazione e qualificazione della filiera turistica, primi fra tutti i maestri di sci Paola Maruzzi assato il periodo natalizio, con il suo tradizionale “concerto” di mercatini tipici, l’Alto Adige risveglia tutta una serie di attrattive naturalistiche. Sulle scia della stagione primaverile in arrivo, le vette, e i tanti sport a esse correlate, continuano a essere nel mirino dei viaggiatori. D’altronde Bolzano è «la città travestita da montagna», come l’ha giustamente definita l’alpinista Messner. Seppure i dati siano ancora parziali, l’Istituto provinciale di statistica fa sapere che, rispetto al 2009, nel periodo che va dal novembre 2010 a gennaio 2011 si sono verificati dei lievi aumenti sia per quanto riguarda gli arrivi (+0,2 per cento), sia per le presenze (+0,7 per cento). Andando a ritroso, l’assessore al turismo Hans Berger commenta i dati relativi agli ultimi mesi del 2010, resi noti sempre dall’Astat. «Siamo soddisfatti per la crescita, ma dobbiamo ringraziare soprattutto un mese

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di dicembre da record». Scalzando il pericolo di apparire fuorviante, l’assessore prosegue circoscrivendo il boom. «Alla luce della difficile congiuntura economica presente a livello internazionale, questi numeri rappresentano naturalmente un successo, ma non devono essere sopravvalutati. Non si tratta del segnale di un deciso trend crescente, ma di una vit-

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Foto Walter Anselmi

Hans Berger

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Riuscire a mantenere l’Alto Adige tra le destinazioni preferite per trascorrere le vacanze è un’impresa, resa ancora più difficile dalla concorrenza internazionale

toria dell'intelligenza». Implicito il riferimento alla notevole discrepanza dei dati, soprattutto se vengono prese in esame le performance di novembre, in cui «il calo è stato di oltre il 5 per cento. Dicembre è stato, invece, particolarmente baciato dalla fortuna» conferma Berger. Merito soprattutto delle nevicate a ridosso delle festività, ma soprattutto della trasversalità dell’offerta. Infatti «non bisogna dimenticare l’enorme riscontro fra i turisti dei nostri mercatini di Natale, che hanno dato una grossa mano a invertire il trend negativo» conti-

nua l’assessore. La tesi di Berger si sposa soprattutto con l’analisi delle zone di provenienza degli ospiti, che fa registrare una netta prevalenza di turisti italiani. «Bisogna dare atto a tutti gli operatori turistici altoatesini di aver lavorato molto bene. Riuscire a mantenere l’Alto Adige tra le destinazioni preferite per trascorrere le vacanze è un’impresa, resa ancora più difficile non solo dalla concorrenza internazionale, ma anche dalla crisi economica e dai suoi negativi effetti accusati a tutti i livelli». Calza a pennello, quindi, ri-

percorrere brevemente quello che si può sicuramente definire il marchio di fabbrica delle dolomiti altoatesine, vale a dire la qualificazione del personale coinvolto dalla filiera turistica. Al centro ci sono naturalmente i maestri da sci, che a detta di Berger «svolgono un ruolo importantissimo e sono un biglietto da visita fondamentale per l'immagine dell'Alto Adige». Da sempre la provincia dà grande importanza alla formazione e alla preparazione di coloro che sono chiamati a impartire gli insegnamenti di base o a perfezionare la tecnica. «I maestri di sci non sono importanti solo per il turismo, ma svolgono anche una funzione sociale, soprattutto nell'ambito della prevenzione degli incidenti sulla neve. Devono essere da esempio per i bambini e per i giovani facendo capire loro che sciare significa non solo divertimento, ma anche attenzione e responsabilità». Una garanzia in più per un territorio che vanta un’importante prerogativa, quella di essere family friendly.

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120 EURO

È la spesa media giornaliera affrontata dal turista che sceglie di trascorre un periodo in provincia di Bolzano

+0,2% ARRIVI Rispetto al 2009, nel periodo che va dal novembre 2010 a gennaio 2011 si sono verificati aumenti sia per quanto riguarda gli arrivi (+0,2 per cento), sia per le presenze (+0,7 per cento)

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TURISMO

Folclore trentino e turismo “glocale” Per Armando Pederzolli, presidente del Comitato Unpli Trentino, la socialità è la cartina di tornasole del turismo efficace. Attraverso l’attività delle Pro Loco, il marketing territoriale riscopre l’autenticità su piccola scala Paola Maruzzi

e Martino diceva che la cultura è come il legno verde, se ci fai un mobile dopo un mese non lo riconosci più». Armando Pederzolli scopre la profondità antropologica che anima un certo tipo di attrattiva turistica e, quindi, sottolinea quanto sia importante tutelarla. Se l’autenticità locale ha un peso economico, perché attira e coinvolge un target sempre più ampio di visitatori, fondamentale è non trasformarla in mero feticcio consumistico. La socialità dal “basso” che ruota attorno alle varie associazioni Pro Loco, contribuisce così a consolidare un marketing esperienziale, difficilmente riproducibile dai tour operator. Le Pro Loco, proprio per la capacità di monitore il territorio su piccola scala, offrono una quadro sfaccettato della tipicità turistica trentina. A monte, qual è la politica unitaria di promozione che con-

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Armando Pederzolli

nette tutte le associazioni? «Rispetto al panorama nazionale, per il Trentino bisogna fare un distinguo, perché la normativa provinciale delinea maggiormente i ruoli e le competenze dei diversi soggetti turistici territoriali, tra i quali si annoverano appunto le Pro Loco. La promozione in senso stretto è stata centralizzata a livello provinciale, con la creazione di Trentino Marketing. Alle Pro Loco trentine viene attribuita la funzione di intrattenimento e accoglienza dell'ospite, che si risolve in un contatto diretto con il fruitore. Entrano così in gioco due componenti: quella economica, legata all’indotto del turismo, e quella del volontariato, che aggiunge un livello di unicità e umanità che non ha prezzo. La nostra politica spinge quindi a dare il giusto peso a entrambe, quindi anche al loro ruolo sociale aggregativo e di animazione di comunità». In che senso favorire un turismo dal “basso” e volontario, incentivando la partecipazione socio territoriale, è strategico per l’economia locale? «Pensiamo che questo ruolo sia determinante ai fini dell’idea di benessere che il turista porterà con sé, perché la presenza del volontariato rende unica l’esperienza di fruizione. Il volontariato difende i territori dall’omologazione, da quei meccanismi che portano ad “appiattire” l’offerta, rendendola drammaticamente simile a

quella di molte altre località dell’arco alpino con cui concorriamo, come destinazione e come prodotto. Vedere le persone che fanno qualche cosa per il luogo in cui vivono, in modo spontaneo e gratuito, fa sentire i visitatori coinvolti, partecipi e, soprattutto, fa emozionare. Questo non lo fornisce nessun tour operator». Come interagite con le altre istituzioni? «La singola Pro Loco ha come principale interlocutore l’amministrazione comunale, che ne è anche il primo sostenitore. È un rapporto in genere molto collaborativo, a parte alcuni momenti di frizione in genere vicini alle elezioni comunali. Bisogna tener conto che in Trentino circa la metà dei sindaci ha iniziato a prestare servizio per la propria comunità in una Pro Loco. Inoltre, in alcuni territori operano dei consorzi Pro Loco che svolgono a pieno titolo la funzione di marketing territoriale, altrove portata avanti dalle aziende per il turismo, e quindi dispongono dei finanziamenti e delle professionalità utili a valorizzare in termini economici il turismo dal basso». Il Trentino ha una forte connotazione folclorica. In che modo le attività delle varie Pro Loco contribuiscono a tenere in vita l’identità locale, magari rivisitandola? «Il tema identitario è sempre difficile da trattare, ma le Pro Loco rendono bene l’aspetto

antropologico della questione, restituendone l’autenticità. Insomma, non proponiamo “pezzi da museo” da mettere in vetrina, come spesso le aziende turistiche fanno. La tradizione è tale finché i suoi attori sociali la vivono e la riproducono nel tempo, personalizzandola e mettendovi qualcosa di proprio. La tradizione è qualcosa che si sente di possedere. Invece nel momento in cui viene estrapolato un dato tratto culturale, decontestualizzandolo, diventa un feticcio disumanizzato». Come state rinnovando l’ormai “vecchio” binomio territorio-prodotti tipici? «Per rinnovare l’idea che territorio sia un semplice “scatolone” di prodotti tipici bisogna valorizzare gli aspetti immateriali e i significati a essi associati. Se manca questa presa di coscienza, si rischia di sostituire, di anno in anno, un elemento materiale con uno nuovo, senza sapere bene il perché. Per questo puntiamo da anni sulla formazione, in modo cioè da sviluppare una capacità organizzativa che sappia comunicare e farsi tramandabile».

Armando Pederzolli, presidente del Comitato Unpli Trentino. In apertura, momento della manifestazione storico-folcloristica delle Feste Madruzziane, a Calavino (Tn)

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Un toccasana anche per l’indotto locale Giovane, mondano e disposto a spendere bene. È l’identikit di chi varca la soglia del turismo termale altoatesino. Per Adelheid Stifter, Merano si apre alla nuova stagione del termalismo, non più “isola” salutista ma veicolo di opportunità trasversali Paola Maruzzi

er la salute e la cura del corpo si spende ancora. Diciamo che è una forma di investimento privato e preventivo sul futuro della persona». Adelheid Stifter, direttrice delle Terme di Merano, tocca le corde di una filiera florida: l’industria del benessere che, più di ogni altra, prende forza dal contesto - naturale e culturale - in cui è calata. Con poco più di 37mila abitanti, la cittadina altoatesina modula le stagioni anche in base all’afflusso costante del turista termale che, lungi dal-

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Adelheid Stifter, direttrice delle Terme di Merano

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l’essere pigro e sedentario, si guarda volentieri intorno. Più che clinica “dorata”, lo stabilimento termale sprigiona un marketing a tutto tondo, che tira in ballo anche gli agricoltori locali. Terme e sostenibilità, due formule complementari. State pensando a nuovi modi per metterle in comunicazione? «La cura del corpo non può prescindere da un’attenzione alla natura e ai suoi prodotti. In tal senso, abbiamo pensato a un rimpiego innovativo di alcune materie prime del territorio, coinvolgendo direttamente


gli agricoltori locali. In questo modo anche il benessere diventa a chilometro zero. Per esempio, ci sono trattamenti che utilizzano la lana delle pecore o il siero di latte della Valsiria. Poi abbiamo fatto nostro il concetto di risparmio energetico. Attraverso sistemi all’avanguardia ottimizziamo i consumi». Secondo Federterme il 70% della popolazione vorrebbe dedicarsi alla cura del corpo. Ma fino a che punto possiamo considerare eterogeneo il target di riferimento? «Il volto tradizionale delle terme italiane è legato al concetto di cura, quindi è normale che ne venga attratta una clientela uniforme, in là con l’età. La specificità di Merano, invece, è quella di aprirsi alla prevenzione e, in generale, ai più variegati orizzonti dello “star bene”. Questo ci permette di

intercettare diverse esigenze, al di là di quelle strettamente cliniche. Il 70 per cento della nostra clientela ha tra i 35 e i 55 anni. Sono soggetti dinamici, che guardano alla complessità del sistema termale, compresa l’offerta paesaggistica». Mete d’elite fino al secolo scorso, le terme sono anche incubatori di iniziative artistiche e mondane. Cosa ha prodotto la sinergia con gli enti culturali? «Tra le ultime cose, abbiamo preso parte attivamente alle Settimane musicali meranesi, dando un ulteriore sbocco turistico al festival. Abbiamo un canale aperto con il Museo d’arte contemporanea, che spesso e volentieri sceglie di esporre sulla nostra piazza. Sono solo alcuni esempi che testimoniano la voglia di entrare a pieno diritto nella vita culturale».

Quanto l’industria del benessere di Merano incide sull’indotto dell’economia locale, soprattutto alla luce del fatto che attrae visitatori anche nei cosiddetti periodi di bassa stagione? «Mi riesce difficile quantificare, anche se commercianti e ristoratori ci confermano che la tipologia del turista termale è interessante: è curioso di scoprire il circondario e, soprattutto, è disposto a spendere. Alcuni dati sono comunque utili per comporre il quadro: abbiamo chiuso il 2010 con oltre 9 milioni di fatturato, registrando un incremento del 5 per cento. Questo anche per sottolineare il fatto che non abbiamo risentito minimamente della crisi, anzi gli affari sono andati crescendo, considerato che il primo anno abbiamo chiuso il bilancio con 5 milioni».

+5%

FATTURATO In cinque anni lo stabilimento ha registrato un continuo incremento, che non si è arrestato neanche nel periodo di crisi

1 mln

POSTI LETTO Nel 2010 Merano ha fatto il boom di presenze. Cinque anni fa il totale di posti letto era di 830mila

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TURISMO

L’acqua di Alloch ridisegna le stagioni dolomitiche Il Trentino è capofila dell’industria nazionale del wellness. Ma per Tullio Zulian, presidente delle Terme Dolomia, il fattore competitivo sta tutto nelle proprietà organolettiche delle acque Paola Maruzzi

ota fin dall’antichità per le sue qualità terapeutiche, l’acqua di Alloch si fa forte di un primato: è l’unica sorgente solforosa del Trentino. Eppure quella delle terme Dolomia è una storia giovanissima, iniziata appena qualche anno fa. Tullio Zulian, presidente dello stabilimento, va cauto con le valutazioni di più ampio respiro. «L’apertura della stazione termale non ha modificato in modo sostanziale l’indotto locale. La Val di Fassa, con le bellissime Dolomiti fassane da poco diventate patrimonio dell’Unesco, ha già una sua identità turistica consolidata. Ma il termalismo ha indubbiamente dato una marcia in più, soprattutto perché tra i benefici dei trattamenti e la cosiddetta aria di montagna c’è un’affinità notevole». Nonostante il debutto sulla

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piazza turistica locale sia recente, si è però fatto in tempo a cogliere una biforcazione del target, che rispecchia il trend nazionale. L’utente tipo si distingue infatti in due categorie: i senior, tradizionalmente affezionati ai luoghi salutisti, e i junior, nettamente in crescita. «È curioso come questi sottoinsiemi sfocino in due diverse stagioni, per certi versi parallele: quella estiva frequentata soprattutto da famiglie e anziani, e quella l'invernale in cui, invece, domina la presenza di turisti giovani, richiamati principalmente dagli sport invernali. Solo in determinati periodi c'è coincidenza». All’interno di un settore che sta crescendo a ritmi incalzanti, il Trentino occupa i primi posti della classifica: qui, infatti, è concentrato un buon 30 per cento delle strutture divise tra beauty farm, centri massaggi e strut-

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ture simili. Insomma, la corrispondenza tra offerta paesaggistica tout court - il Trentino è per eccellenza la regione green d’Italia - e l'inedita ascesa di pacchetti “edonistici” si fa sempre più stringente. Secondo le statistiche del 2007, solo in Italia le imprese che offrono servizi legati al wellness sono circa 30mila per un totale di 56mila addetti. Seppure la maggior parte siano piccoli istituti di bellezza, che dalla manicure alle maschere di fango hanno allargato l’offerta ai massaggi e alle sedute rilassanti, la

In queste immagini, le Terme di Dolomia


Tullio Zulian

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Nella stagione invernale domina la presenza di turisti giovani, richiamati principalmente dagli sport invernali

competizione si fa serrata, a volte quasi sleale. A detta di Tullio Zulian, l’esplosione della filiera che cura mente e corpo, ha generato un po’ di confusione. È necessario, quindi, affrontare la questione con spirito rigoroso. «In mancanza di precise normative in merito alla classificazione e distinzione fra realtà termali e i cosiddetti centri benessere, che nulla hanno a che fare con le prime, si assiste a una tendenza fuorviante: l’utente inesperto crede ci sia sinergia tra le due. Ma c’è una differenza sostanziale: i trattamenti termali

tendono ad alleviare o eliminare disfunzioni e malattie in base alle proprietà dell’acqua utilizzata. Ecco perché ogni centro ha le proprie specifiche applicazioni, che vanno puntualmente certificate. L’acqua, per essere definita termale, necessita di una serie di verifiche, a partire dall'area geologica, fino alla composizione chimico-fisica». Il fattore competitivo passa, dunque, per anche per la regolamentazione dei servizi sanitari, che funzionano da cartina tornasole. «Le normative, infatti, ci impongono continui controlli, ripetute

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+15% FATTURATO È il ritmo di crescita dell'industria del benessere nazionale

8,7% ITALIANI La percentuale di turisti provenienti dal nostro Paese che frequentano strutture per la cura del corpo

analisi delle acque e l’invio alle autorità competenti di tutti i dati relativi all’uso termale e curativo». Estendendo il discorso al mercato internazionale dei “salutisti” e alla collocazione strategica delle Terme Dolomia, da cui deriva un afflusso pluridirezionale, Zulian auspica a un «trattamento omogeneo per tutti i cittadini europei, che permetta a tutti di usufruite delle stesse condizioni. Questo faciliterebbe in modo inequivocabile le nostre strutture, creando un network virtuoso del turismo termale».

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TRATTAMENTI TERMALI

L’acqua che cura e proprietà salutari dell’acqua termale di Levico e Vetriolo furono scoperte nel XVI secolo in occasione di scavi di gallerie minerarie di ferro e rame presso la località montana di Vetriolo. Per secoli i benefici apportati dall’acqua ferruginoso-arsenicale di Levico sono stati riconosciuti e apprezzati nonostante ne rimanessero ignote e misteriose la composizione e l'origine. A Levico Terme sgorgano due sorgenti: la prima è quella dell’“Acqua Forte” che ancora oggi stilla all’interno di un’angusta e antica galleria mineraria a 1582 metri e a una temperatura di 9°C. La seconda sorgente è quella dell’“Acqua Debole” che ha caratteristiche fisico chimiche similari ma non identiche alla Forte e, in attesa dell’esito delle sperimentazioni in corso, non è ancora utilizzata per le cure. «Il riconoscimento ministeriale di tali acque - afferma

L

Ivo Osti, amministratore delegato della LevicoFin, società che gestisce il compendio termale. In alto, il trattamento di affezioni alle vie respiratorie con le acque termali ivoosti@yahoo.it

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Le acque di Levico e Vetriolo Terme vengono utilizzate nel trattamento di varie patologie. E si attende «l’esito di altre sperimentazioni per avviare nuovi cicli di cure» spiega Ivo Osti Elisa Fiocchi

Ivo Osti amministratore delegato della LevicoFin, società che gestisce il compendio termale e il Grand Hotel Imperial, albergo storico nonché stabilimento termale - permetterà di alimentare le vasche per il percorso flebologico e la piscina con idromassaggi dell’attuale area wellness, trasformandola in una vera e propria unità riabilitativa per le flebopatie e per le problematiche osteoarticolari. In particolare è in corso uno studio in vitro sugli effetti dell’acqua debole sui condrociti umani che precede lo studio in vivo di più ampia portata che riguarderà gli ef-

fetti dell’“Acqua Debole” nei pazienti affetti da artrosi alle ginocchia». Dopo la totale ristrutturazione avviata nel 1996, il compendio termale di Levico Terme comprende oggi lo stabilimento di cura di Viale Vittorio Emanuele, quello situato nella zona Est della città presso il Grand Hotel Imperial Terme e lo stabilimento di Vetriolo, a 1500 metri sul livello del mare. Le cure vengono erogate sfruttando le qualità terapeutiche dell’“Acqua Forte” con la sua composizione molto acida (pH alla fonte tra 1,5 e 1,7), ricca di ferro e di altri metalli come rame, piombo, manga-


Ivo Osti

Sopra, Grand Hotel Imperial Terme a Levico Terme. Nelle altre immagini, alcune fasi di trattamenti termali

nese, cobalto, nichel e concentrazioni non tossiche di arsenico. «È particolarmente indicata nella cura delle affezioni alle alte e basse vie respiratorie - spiega Ivo Osti malattie artroreumatiche, del sistema nervoso, osteoarticolari, problematiche legate all’apparato genitale femminile e svolge un’azione disinfettante, anti-infiammatoria, immunostimolante locale, trofica sulle mucose e stimolante sulle cellule epiteliali». L’acqua ferruginosa, definita debole, contiene invece elevate quantità di ferro e di altri metalli ed è caratterizzata da un pH meno acido rispetto all’acqua forte, dall’assenza dell’arsenico e da una insita instabilità. «I suoi effetti biologici principali sono l’azione disinfettante, anti-infiammatoria, immunostimo-

lante locale, trofica sulle mucose e tonica». «La scientificità delle proprietà curative delle nostre acque è comprovata da numerosi studi scientifici condotti da eminenti cattedratici e i cui risultati sono stati pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali, tra le quali, di recente un paio di articoli editi sull’American Journal of Otolaryngology» afferma il dottor Osti. Da alcuni anni le Terme

di Levico e Vetriolo hanno lanciato anche delle linee cosmetiche: «Sono prodotte in esclusiva per le nostre terme da industrie specializzate nel campo cosmetologico e dermatologico - conferma Osti - e ogni anno vengono arricchite con nuovi prodotti per la cura e la bellezza della pelle a base di oli vegetali, essenze balsamiche, estratti totali e fitoderivati combinati tra loro». La più recente è denominata “Acqua Amica” e contiene una base di vera acqua termale di Levico e Vetriolo, in modo da comporre un mix unico per la salute e la bellezza della pelle di ogni persona.

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SORVEGLIANZA

econdo i rapporti del 2010 di Federsicurezza c’è stata una flessione del 3,5% nel numero di istituti di vigilanza privata presenti in Italia. La crisi si è sentita quindi anche in questo settore, nonostante gli innumerevoli ambiti in cui possono operare le società, che oggi sono circa un migliaio su tutto il territorio nazionale. In un panorama che resta comunque affollato e competitivo, recentemente interessato da nuove normative, la sfida si vince offrendo un servizio efficiente e tecnologicamente avanzato. Andrea Menegazzi, fa il punto sul settore. Lei è anche presidente dell’Associazione Nazionale Istituti di Vigilanza Privata, cosa può dirci in merito alla situazione degli ultimi anni? «Sono in atto profondi cambiamenti. Dal 2008 è infatti iniziato un percorso di adeguamento dell’ormai obsoleto contesto normativo di riferimento. Sono state emanate leggi che riconoscono competenze specifiche agli istituti di vigilanza e al loro personale operativo, mettendo i servizi di sicurezza complementare e sicurezza sussidiaria, comunemente espletati da società come la nostra, sullo stesso piano di quelli svolti dalla forza pubblica. Pertanto, le guardie giurate ricevono la qualifica di “incaricati di un pubblico servizio”. A tal pro-

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L’utilità pubblica della sorveglianza privata In tema di sorveglianza sono in atto profondi cambiamenti. Dal 2008 è infatti iniziato un percorso di adeguamento dell’ormai obsoleto contesto normativo. Andrea Menegazzi, presidente di Südtiroler Ronda, fa il punto sulle competenze specifiche degli istituti di vigilanza Riccardo Ceredi

posito, è importante citare il decreto numero sessantanove, emanato del ministero dell’Interno il primo ottobre 2010, che descrive i servizi di competenza esclusiva degli istituti di vigilanza, tra cui la vigilanza fissa rivolta al controllo accessi e alla protezione di immobili, la vigilanza antitaccheggio, stabilendo che la sicurezza dei beni, se non direttamente garantita attraverso la forza pubblica, lo dovrà essere per il tramite di guardie».

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Per quanto riguarda la Ronda Atesina, quali sono i servizi che proponete? «L’autorizzazione rilasciata dalla Questura di Bolzano, per operare in tutto il territorio regionale ci consente di eseguire tutti i servizi previsti dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: dal trasporto di valori, alla vigilanza fissa e dinamica, fino alla telesorveglianza. In realtà, nel corso degli anni ci siamo specializzati nell’attività di vigilanza escludendo, almeno temporaneamente, il

Alcuni momenti di lavoro dell’istituto di vigilanza www.larondaatesina.it


Andrea Menegazzi

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Con i profondi cambiamenti normativi in atto, le guardie giurate ricevono oggi la qualifica di “incaricati di un pubblico servizio”

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trasporto di valori. In questo momento siamo pertanto in grado di offrire servizi di presidio fisso, antirapina, antitaccheggio, vigilanza mobile, vigilanza a bordo autobus videosorveglianza, telesorveglianza e pronto intervento. Siamo inoltre in grado di progettare e fornire in comodato impianti di sicurezza, anche video. Attraverso una nostra controllata, la Ronda Atesina Service, forniamo anche servizi di “portierato”, come ad esempio quelli di gestione

3,5% CALO È il dato relativo alla flessione del numero degli istituti di vigilanza privata registrato in Italia nel 2010 (fonte: Federsicurezza)

portinerie, accoglimento della clientela e gestione centralini». Quali progetti avete portato a termine nell’ultimo periodo? «L’ultimo anno, a dispetto della crisi, è stato caratterizzato da un elevato numero di attività, tanto di natura operativa che economico finanziaria. Proprio in questi giorni abbiamo completato un progetto che consente alla nostra centrale operativa di assistere e informare in tempo reale le guardie in servizio, attraverso l’impiego di sistemi di localizzazione e navigazione satellitare. Tali sistemi sono in grado di registrare un’infinità di dati, che potranno essere in parte trasferiti alla clientela, riducendo notevolmente l’utilizzo di moduli cartacei e certificando in modo preciso e puntuale l’attività svolta. Abbiamo inoltre acquistato due piccoli istituti di vigilanza, uno operante nella zona di Merano e della Val Venosta, l’altro a Torino, così da esten-

dere ad altre realtà territoriali la nostra sfera d’azione. Infine, abbiamo costituito e reso operativa una nuova società a Budapest, in Ungheria, anch’essa operante nel settore della sicurezza privata». Quali sono gli obiettivi per il futuro? «Punteremo, come abbiamo sempre fatto, sul miglioramento della professionalità del nostro personale e sull’innovazione tecnologica, aspetti che, spesso, corrono parallelamente. I nostri agenti devono essere messi nella condizione di svolgere al meglio un’attività che contempla aspetti delicati e rischiosi, come la protezione dei beni. Per fare ciò, da un lato sono fondamentali le attività di selezione, formazione, aggiornamento e controllo del personale, d’altro l’impiego di dotazioni tecnologicamente avanzate, che consentano alle guardie di operare più facilmente ed in condizioni di elevata sicurezza».

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POLITICHE ENERGETICHE

Le buone pratiche energetiche All’impegno richiesto dal protocollo di Kyoto Trento risponde con edifici pubblici efficienti e un’illuminazione intelligente. La parola all’assessore Michelangelo Marchesi Michela Evangelisti

l risparmio energetico a Trento è di casa. L’amministrazione comunale da anni con campagne di sensibilizzazione, politiche mirate e incentivi si batte per la diffusione di quelle best practices che partono proprio dalle quattro mura domestiche: dalla scelta degli elettrodomestici ad alta efficienza alle lampadine a basso consumo, fino agli impianti solari per la produzione di energia. I Comuni danno oggi un contributo fondamentale all’impegno per la protezione del clima sancito dall’Europa con il protocollo di Kyoto. Il Comune di Trento ha deciso di rilanciare la pianificazione e le progettualità energetiche mettendo a sistema tutte le iniziative intraprese dai singoli servizi comunali e impegnando l’amministrazione in un processo di progettazione partecipata in cui sono state coinvolte le diverse componenti sociali, pubbliche e private presenti sul territorio. «L’attività speri-

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mentale relativa all’analisi energetica degli edifici proposta nell’ambito del processo di formazione del piano energetico del Comune di Trento “Trento x Kyoto” si è conclusa nel 2010 e ha interessato 25 unità nel 2007, 29 nel 2008, 24 nel 2009 e 3 nel 2010 – illustra l’assessore all’Ambiente Michelangelo Marchesi –. Ha dimostrato che gli interventi migliorativi sulla parte impiantistica degli edifici costituiscono un ambito d’azione di importanza fondamentale ai fini dell’abbattimento dei consumi energetici e della riduzione delle emissioni di Co2». Quali campagne informative e di sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico state portando avanti? «È attivo dal 2009, insieme ad altre iniziative di educazione ambientale, il progetto “Energina”, rivolto ai ragazzi della scuola dell’obbligo, che prevede una serie di lezioni nel corso delle quali vengono illustrate le buone pratiche da

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adottare da parte di ciascuno per realizzare il risparmio energetico. È stato inoltre inviato ai residenti un opuscolo contenente alcuni importanti spunti e suggerimenti su come quotidianamente il cittadino può contribuire a migliorare l’ambiente e ridurre le spese legate ai consumi di energia. Documentazione inerente il risparmio energetico è poi sempre disponibile all’ufficio relazioni con il pubblico e in occasione di manifestazioni e fiere dedicate al tema». Trento ha ormai una lunga tradizione di “acquisti pubblici verdi” e d’illuminazione

Nella pagina a fianco, Michelangelo Marchesi, assessore all’Ambiente del Comune di Trento


Michelangelo Marchesi

È stato attivato un tavolo di lavoro e si è provveduto alla riformulazione dei bandi di gara, prevedendo acquisti di beni e servizi sostenibili

intelligente. «È stato attivato dal servizio Ambiente un tavolo di lavoro composto dai servizi comunali che effettuano acquisti e si è provveduto alla riformulazione dei bandi di gara, prevedendo acquisti di beni e servizi sostenibili. L’amministrazione comunale ha ridotto il numero delle utenze d’illuminazione pubblica portandole, nel corso del 2009, da 430 (del 2006) a 330. Il numero totale dei punti luce al 31 dicembre 2009 risulta, quindi, pari a 13.350 punti. Su 107 di questi impianti risultano installati regolatori di flusso luminoso, apparecchia-

ture che, oltre ad aumentare la vita utile delle lampade, consentono un rilevante risparmio di energia sia nei periodi notturni di riduzione di flusso luminoso sia durante il normale funzionamento». Qual è quindi l’attuale situazione dell’illuminazione pubblica? «Gli impianti d’illuminazione pubblica del Comune di Trento sono costituiti in gran parte da punti luce con lampade ai vapori di sodio ad alta pressione. Da diversi anni non sono più presenti lampade a incandescenza e si sta provvedendo alla sostituzione

16

SEMAFORI Su 73 impianti presenti sul territorio comunale, 16 sono già dotati di lampade a led

330

ILLUMINAZIONE PUBBLICA L’amministrazione comunale ha ridotto il numero delle utenze portandole, nel corso del 2009, da 430 a 330

di quella piccola percentuale di punti luminosi che ancora utilizzano lampade ai vapori di mercurio. Si stanno sperimentando con successo alcuni impianti d’illuminazione pubblica con centri luminosi a led, che consentono di avere una tonalità di luce “naturale”, garantendo al tempo stesso ampi margini di risparmio energetico. Tali sperimentazioni sono localizzate soprattutto su piste ciclabili e aree a verde. Per quanto attiene gli interventi di risparmio energetico sugli impianti semaforici, l’amministrazione comunale sta gradualmente introducendo l’impiego di lampade a led».

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 209


RINNOVABILI

Sfatiamo le polemiche sull’impatto paesaggistico Non basta dire solare per garantire la svolta green del Belpaese. Bisogna saper scegliere l'impianto tagliato su misura per il territorio. Così il Trentino promuove l'istallazione di pannelli su tetto. Per Mirko Bottini è la soluzione a zero impatto ambientale Paola Maruzzi

alla provincia di Trento (Cimego per la precisione) a Torino, dove è in corso la realizzazione di una centrale fotovoltaica da 4 mw. Dopo Brescia, quello piemontese è il secondo “avamposto” fuori regione della divisione Greenpower della Bm Elettronica, impegnata sul fronte rinnovabili. In “casa” il gruppo è attivo da anni e fornisce impianti fotovoltaici di qualsiasi dimensione, sia per uso privato che industriale. «Ma lavorare per conto terzi non è l'unica specialità. Il nostro obbiettivo è creare delle nostre fonti di energia pulita, vale a dire delle centrali marchiate Bm». A precisarlo è il titolare dell'impresa, Mirko Bottini, che parte subito con una panoramica di ampio respiro: «Abbiamo ancora molto da fare. L’Italia non è uniforme per quanto riguarda la propensione al fotovoltaico. Ci sono regioni all'avanguardia e altre che sono considerate un po' il fanalino di coda. Questo divario non è di certo riconducibile

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Pannelli su tetto, soluzione proposta dalla Bm Greenpower www.bmgroup.info

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a ragioni climatiche. A riprova di ciò prendiamo come esempio la Germania, che pur non essendo molto soleggiata ha molti più ettari di superficie ricoperti da pannelli solari rispetto al nostro Paese». In tema di confronti e classifiche, bisogna tuttavia riconoscere che il Trentino Alto Adige è particolarmente attento alla green economy. Qui l'argomento di discussione è maturato a tal punto che suona obsoleto parlare di solare in termini generici. Insomma, non tutti gli impianti sono passabili solo perché non inquinano. Spesso, infatti, si trascura l'impatto estetico (alcuni parlano di vero e proprio degrado paesaggistico) causato dall'indiscriminata installazione di pannelli a terra. «È importante, quindi, procedere seguendo dei precisi criteri legislativi. In Trentino le direttive regionali vietano di ricoprire le zone agricole con pannelli a terra. Questo ci trova perfettamente d'accordo. Il paesaggio è un bene che va tutelato. Ben altra cosa sono le istallazioni su tetto, soluzione

che consente di ovviare il problema. Nel caso si tratti di industrie, il passaggio al solare contribuisce non solo all'abbellimento ma anche a una riqualificazione a tutto tondo. Vale a dire che per applicarlo bisogna asportare l'Eternit, un materiale inquinante ampiamente impiegato dall'edilizia». Al momento in Italia non c'è obbligo di rimozione delle coperture in amianto, e indubbiamente il solare contribuisce a risollevare una questione per lungo tempo insabbiata. A trarne beneficio non è solo la salute dell'ecosistema e della popolazione, ma anche il giro d'affari. «Smontare una vecchia copertura per rivestirla con pannelli fotovoltaici significa rimettere in moto il mercato occupazionale. Infatti questa fase chiama in causa un variegato equipe tecnico, che va dai lattonieri agli ingegneri. Il fotovoltaico crea quindi nuove opportunità, non solo nelle realtà aziendali che lo producono. Pensiamo, per esempio, a quelle che lavorano nell'indotto». Una prospettiva incoraggiante visto


Mirko Bottini

che l'edilizia è stata una dei settori più colpiti dalla crisi. Se da una parte lo stimolo al solare procede bene (in Trentino sono previsti finanziamenti per chi decidere di adottare i pannelli su tetto), dall'altra restano da sciogliere alcuni nodi burocratici che finiscono per rallentare la corsa alle rinnovabili. «Tra gli ostacoli c'è il fantomatico allaccio all'Enel, che arriva sempre in ritardo rispetto alla fine dei lavori. Questo slittamento si ripercuote sulla possibilità di avere incentivi. Noi che operiamo nel settore chiediamo tempi rapidi e maggiore snellezza nelle concessioni». Si apre così uno scenario più complesso. Alex Bottini, direttore tecnico della Bm Greenpower, sottolinea come in Italia non ci siano ancora grandi aziende impegnate nella produzione di pannelli. Come mai? «Questa “carenza”, si spera temporanea, è dovuta alla poca

stabilità normativa con cui dobbiamo fare i conti. Se ogni due anni si rivede il Conto energia, senza peraltro dare nessuna prospettiva e garanzia a lungo termine, è naturale che le imprese della filiera interessata non se la sentano di fare grossi investimenti. Invece, vista l'urgenza delle questioni ambientali ed economiche, sarebbe opportuno chiarire gli aspetti politici e burocratici che ruotano attorno a questo nuovo mercato, dalle potenzialità ancora in parte inespresse». La mancanza di un piano d'azione stabile e duraturo si riflettere poi sulla scommessa dell'innovazione, un aspetto vitale per le rinnovabili. Tuttavia c'è chi, come lo staff della Bm Greenpower, tiene duro e pensa al futuro. «Forti di un'esperienza consolidata, stiamo valutando l'abbinamento del fotovoltaico con l'avanguardia della geotermia. Grazie a questa accoppiata l'edi-

UN DATALOGGER PER IMPIANTI FOTOVOLTAICI a Bm Greenpower presenta l’ultima release dell'innovativo Solar Controller, che ha funzionalità sempre più evolute. Ha già riscosso successo sia da parte delle imprese che di installatori di pannelli fotovoltaici. Ma di cosa si tratta? Risponde Mirko Bottini: «È uno strumento per il monitoraggio energetico, flessibile e scalabile. In pratica il sistema raccoglie i dati di produzione dell’impianto, mantiene un storico di quanto acquisito per 30 anni e segnala malfunzionamenti via mail e sms. È così possibile controllare il corretto funzionamento dell’impianto da qualsiasi parte del mondo grazie alla piattaforma del web».

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ficio che ne usufruisce, verrà completamente svincolato dall'uso di idrocarburi e, da un punto di vista energetico, potrà dirsi autonomo». Si tratta di un progetto tutt'altro che futuristico. L'edizione del Saie 2010 si è chiusa all'insegna della bioediliza. La strada verso la green economy si sta appianando. A patto che, come ricorda Bottini, ci sia la complicità da parte dei governi, nazionale e regionali. TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 211


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Con l’idroelettrico verso l’Europa Orientale Sempre più rinnovabili nei piani di sviluppo di PVB. Il gruppo energetico, pur continuando a investire nella vendita di carburante, ora anche su strada, si appresta a realizzare importanti progetti idroelettrici nell’Est Europa. A parlarne è il presidente Sergio Bortolotti Aldo Mosca

l gruppo energetico PVB ha chiuso il 2010 con un fatturato di 357 milioni di euro. Non solo, a risultare positivo è anche il suo indotto occupazionale, che vede il numero di dipendenti salire a quota 323. Un dato, quest’ultimo, che come afferma il presidente del gruppo Sergio Bortolotti, «Merita di essere sottolineato, specie in un momento di depressione

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economica». Si conferma un settore trainante, quindi, quello energetico, anche e soprattutto grazie ai ricavi e agli investimenti relativi al settore delle rinnovabili, ambito in cui PVB Group è sempre più presente. «Con la società Power, che segue gli investimenti di PVB sulle rinnovabili, in particolare sull’idroelettrico, stiamo raccogliendo ottimi risultati» evidenzia Bortolotti. Quanto incide la conformazione geografica del Trentino Alto Adige nell’influenzare queste vostre scelte strategiche? «Questa è una terra ricca di corsi d’acqua e che nello sfruttamento di fiumi e di torrenti a fini idroelettrici vanta una tradizione lunga più di cento anni. Le prime centrali, infatti, risalgono al principio del secolo scorso. PVB, con PVB Power Spa, si è dedicato moltissimo alla progettazione e alla realizzazione di impianti a basso impatto ambientale. Un settore, quest’ultimo, che pre-

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suppone competenze specialistiche e tecnologie all’avanguardia». Potrebbe citare alcuni progetti? «Rientrano in questo genere di infrastrutture la centrale idroelettrica sul torrente Vermiglio, in Val di Sole, e le due centraline mini idro che realizzeremo sul torrente Rabbies, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Bisogna tenere presente il fatto che l’Agenzia per l’Ambiente della Provincia autonoma di Trento impone dei parametri severissimi. Dunque, il solo fatto di aver avuto il permesso di realizzare simili progetti è sintomo della qualità del nostro operato e soprattutto del suo livello di sostenibilità e attenzione per l’ambiente». In particolare su quali fonti energetiche intendete investire nei prossimi mesi? «Sotto il profilo degli investimenti è del tutto evidente che l’idroelettrico occupa una posizione privilegiata. Ciò natu-

Il presidente di PVB Group, Sergio Bortolotti www.pvbgroup.com


Sergio Bortolotti

ralmente non toglie che tutte le rinnovabili, senza escluderne alcuna, rientrino nei programmi del gruppo. L’area System, con PVB Solutions Spa, ad esempio, progetta e realizza impianti fotovoltaici o a biomassa per conto terzi, attraverso la formula dei contratti EPC, ossia contratti chiavi in mano. Un comparto verso cui guardiamo con grande interesse per possibili

futuri investimenti è anche quello dell’energia eolica, con importanti progetti in Croazia attualmente in fase preliminare». Continuerete a investire anche sulle fonti tradizionali? «Certamente, rivestono da sempre un ruolo di primo piano nelle nostre strategie. Nello specifico, il core business originario resta quello della commercializzazione di prodotti petroliferi. La nostra PVB Fuels Spa, infatti, ha di recente ampliato il numero dei suoi depositi da 11 a 13, raggiungendo le provincie di Brescia e Ferrara, rafforzando così la sua presenza nel Nord Italia». A questo proposito, a febbraio avete inaugurato la vostra rete di distributori. In

In Bulgaria, dove siamo presenti dal 2003, stiamo realizzando nove centrali idroelettriche sul fiume Iskar, nella regione di Sofia

prospettiva quale peso avrà questa nuova area di business? «Con l'apertura della stazione di servizio di Chiampo, in provincia di Vicenza, abbiamo inaugurato ufficialmente la rete di distributori PVB che, secondo i programmi, si espanderà gradualmente e capillarmente in tutto il Nordest. È un passo importante nella vita del gruppo che, da azienda leader in Italia nella distribuzione extrarete, ora si TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 213


IMPRENDITORI DELL’ANNO

AREE DI BUSINESS VB è un gruppo energetico diversificato attivo da oltre trent’anni. Da impresa locale a Gruppo di rilievo internazionale, PVB si è articolato negli anni su quattro grandi aree di business. Nell’ambito del fuel, si occupa del trading di prodotti petroliferi, in particolare gasolio per autotrazione, per riscaldamento e oli combustibili. Attraverso il settore power investe nelle energie rinnovabili, in particolare sull’idroelettrico. Sul comparto facility, invece, offre un servizio di gestione energetica e non solo per immobili e fabbricati, sia pubblici che privati. Infine, sul fronte systems, progetta e installa impianti tecnologici per industrie, enti pubblici e imprese del terziario. In aggiunta, vale la pena di citare due importanti partecipazioni di PVB. La prima in SEA, azienda che si occupa di certificazione ambientali e gestione di impianti di smaltimento rifiuti e depuratori. La seconda in Tesi Engineering, che progetta e realizza impianti di elevato contenuto tecnico.

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357 Mln EURO

Con questa cifra si chiude il fatturato del 2010 del gruppo PVB di Trento. Un ricavato che ha permesso di far salire l’indotto occupazionale delle sue società a quota 323 dipendenti

500 Mln KWH

Questo l’obiettivo prefissato dal Gruppo da raggiungere esclusivamente attraverso le sue centrali idroelettriche già attive o in fase di realizzazione tra l’Italia e l’Est Europa

affaccia anche al settore della distribuzione su strada, potendo contare su trent’anni di esperienza nel trading di prodotti energetici ma, soprattutto, su 350 milioni di litri di carburante commercializzati ogni anno. Un giro di affari significativo che funge anche da garanzia per la continuità e la puntualità negli approvvigionamenti». Sviluppo è anche internazionalizzazione. Quali politiche state attuando su questo fronte? «Grazie agli ingenti investimenti in tecnologia e innovazione le nostre società hanno accumulato un elevato know how nel settore delle infrastrutture energetiche sostenibili. Questo ci ha consentito di giocare un ruolo importante nella partita elettrica e di competere sui mercati glo-

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balizzati. Dal 2003, infatti, il Gruppo PVB è attivo in Bulgaria con una propria società, la PVB Power Bulgaria, dove sta realizzando nove centrali idroelettriche sul fiume Iskar, nella regione di Sofia. Un investimento di oltre 115 milioni di euro. Il progetto è già in fase avanzata con due centrali attive e altre tre in costruzione. Gli impianti che stiamo realizzando sono degli esempi di infrastrutture energetiche sostenibili dall’impatto ambientale ridotto praticamente a zero. Per questo motivo il progetto ha ottenuto il finanziamento da parte della Bers, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, nelle cui valutazioni proprio i fattori della sostenibilità e dell’ecocompatibilità hanno un peso decisivo». Dunque la Bulgaria resta il

mercato estero principale? «Sicuramente è in primo piano, dal momento che in questo paese, oltre agli impianti sul fiume Iskar, è in corso di definizione un grande progetto per realizzare cinque centrali sul fiume Maritza, per una produzione attesa di 120 GWh. Sempre nell’area dell’Europa dell’Est, un altro importante progetto riguarda la realizzazione di alcuni impianti lungo il torrente Gilort e lungo il fiume Somes, in Romania, per una produzione attesa complessiva di 250 GWh. Ci siamo posti l’obiettivo di raggiungere quota 500 milioni di KWh, tutti prodotti con centrali idroelettriche. Questo ovviamente non sarà possibile se non attraverso la ricerca di partner affidabili con i quali condividere i nostri progetti».


BONIFICHE E DECONTAMINAZIONI

ttualmente l’edilizia civile e immobiliare tradizionale risente delle difficili condizioni del mercato e vive una fase di deciso rallentamento; è invece particolarmente attivo quel settore che, a buon diritto, può essere considerato il futuro dell’industria civile, ovvero la bioedilizia, intesa come edilizia ecosostenibile, che registra interesse e apprezzamento crescenti soprattutto in virtù delle soluzioni progettuali che prediligono una nuova concezione dell’abitare volta alla tutela dell’ambiente e al risparmio energetico. Proprio alla salute del territorio e dei suoi abitanti è strettamente connessa un’attività parallela a quella edile, ovvero quella che si occupa delle bonifiche ambientali. Il dottor Arturo Ber-

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Interventi di bonifica La tutela dell’ambiente nel settore edile sta diventando una priorità. E alla salute del territorio e dei suoi abitanti è strettamente collegata un’attività parallela a quella edile: le bonifiche ambientali. Il dottor Arturo Bertolini ne spiega il funzionamento Francesco Bevilacqua

tolini conosce bene queste tematiche in quanto legale rappresentante della società per azioni Pasquazzo, azienda trentina specializzata nel settore, iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali nella categoria 9b. Come funziona attualmente il meccanismo di assegnazione ed esecuzione delle

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opere di bonifica? «Fatte salve le opere di bonifica promosse da soggetti privati, l’assegnazione dei lavori avviene con le consuete procedure di gara pubblica. In tutti i casi, i lavori di bonifica possono essere effettuati esclusivamente da imprese qualificate iscritte alle categorie 9 e 10 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali. In relazione all’importo dei lavori di bonifica cantierabili, l’impresa deve dimostrare specifici requisiti di idoneità tecnica e finanziaria». Quali caratteristiche deve avere un’azienda che opera nel settore per essere affidabile e competitiva? «Il settore delle bonifiche ambientali costituisce un ramo di attività tra le più giovani e dinamiche nel panorama delle costruzioni in genere. La crescente attenzione rivolta agli aspetti ambientali, accompagnata da un poderoso e mutevole corpo normativo, solleci-

2007 BONIFICA

Il 2007 è stato l’anno in cui è partita l’importante bonifica della discarica di Ischia Podetti, che ha richiesto tre anni e mezzo


Arturo Bertolini

In queste pagine, alcune immagini dei lavori effettuati dalla Pasquazzo Spa di Ivano Fracena (Tn) www.pasquazzo.it

tano l’adozione di sempre più complesse e innovative tecnologie applicative. In questo contesto un’azienda che vuole operare nel settore deve costantemente aggiornare il proprio personale addetto, dotandosi di figure direttive specializzate ed altamente qualificate, e possedere una struttura organizzativa consolidata e al tempo stesso flessibile. Proprio

per mantenere alti questi obiettivi, la Paquazzo ha investito nel proprio futuro ed è riuscita, nel tempo, ad accreditare la propria organizzazione d’impresa con la ISO 9001, la ISO 14001 relativa alla qualità ambientale, la Ohsas 18001 per la qualità e sicurezza del lavoro, e la Sa 8000 per la responsabilità etica e sociale». In che modo vengono organizzati gli smaltimenti di materiali inquinanti e da quali disposizioni normative vengono disciplinati? «I materiali contaminati vengono gestiti conformemente a quanto disposto nel decreto legislativo 152 del 2006 del testo unico in materia ambientale. In sintesi, una volta accertate le caratteristiche chimiche e fisiche del rifiuto e la sua even-

tuale pericolosità, il materiale viene trasferito in appropriati impianti di trattamento e smaltimento autorizzati. Particolare cura deve essere dedicata alla riduzione dei quantitativi da avviare a smaltimento mediante un’attenta e scrupolosa differenziazione del rifiuto, così da minimizzare i volumi e facilitare le operazioni di recupero». Quali sono gli obiettivi delle attività di decontaminazione? «Le bonifiche ambientali mirano a riportare i livelli di contaminazione, in genere dei suoli e delle falde, entro i limiti di concentrazione fissati dalla legge, che risultano differenziati a seconda della destinazione d’uso del sito (produttiva, residenziale o verde). Ove non sia possibile una bonifica integrale del sito per ragioni tecniche o economiche, si provvede alla sua messa in sicurezza con interventi che mirano a confinare le sorgenti dell’inquinamento. In entrambi i casi, un’analisi di rischio sanitario e ambientale sito-specifica volta a tutelare la sicurezza dei nuovi insediamenti verifica se l’obiettivo di bonifica è stato ottenuto o meno».

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L’ACQUA CHE NON INQUINA

VonTaine, un nuovo modo di distribuire l’acqua Acqua pubblica refrigerata. Liscia o gassata. La ProAcqua Group ripropone la fontana pubblica, da sempre momento di aggregazione e socialità. La parola a Cristiano Ferrari, amministratore dell’azienda Nicoletta Bucciarelli

acqua della fontana è la migliore per l’ambiente e per il portafoglio? Vero. Ma con il passare del tempo la tradizione di recarsi alla fonte della piazza per prendere l’acqua si è persa. Lo si deve soprattutto al successo dell’acqua in bottiglia e al suo essere più “rassicurante”. È importante però registrare un cambiamento recente. Molte sono infatti le fontane pubbliche che vengono ricollocate nel loro ambiente originale ovvero la piazza, la città, il paese. ProAcqua Group nasce nel 2005 proprio per presidiare questo settore e, grazie alla collaborazione con il ProMinent Gmbh, 54 filiali ma con sede in Germania, esporta nel mondo l’idea di riscoprire un valore importante della tradizione offrendo allo stesso tempo un servizio utile al-

L’

Cristiano Ferrari, amministratore della ProAcqua Group www.proacquagrouop.com

l’ambiente. Ne parliamo con Cristiano Ferrari, amministratore della ProAcqua Group di Rovereto (Tn). «Il VonTaine City è la versione moderna di una fontana pubblica. Eroga acqua liscia e gassata gradevolmente fresca, per promuovere l’acqua dell’acquedotto esaltandone soprattutto le caratteristiche di qualità e sicurezza. Questo permette di riscoprire un valore importante della tradizione valorizzato però da una fontana contemporanea. Utilizziamo tutte le nuove ri-

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sorse a disposizione per risparmiare energia e ridurre la produzione di rifiuti plastici con i conseguenti problemi di smaltimento». I vantaggi per una nuova politica di sviluppo sostenibile sono immediati. «Ogni mese, ciascuna VonTaine City installata eroga una media di 45.000 litri d’acqua risparmiando quindi lo smaltimento di 30.000 bottiglie di Pet, ovvero 1.200 Kg di Plastica, l’immissione in atmosfera di 250 Kg di CO2 per la produzione di dette bottiglie


Cristiano Ferrari

Abbiamo ricevuto un premio da Greenpeace come società attiva in campo ambientale per il brevetto di un gas refrigerante che non provoca il surriscaldamento globale

1.200 KG La quantità di plastica che si risparmia con l’erogazione di 45.000 litri d’acqua

e 1.150 Kg di CO2 per la loro movimentazione». Il servizio di erogazione d’acqua richiede un piccolo ma significativo contributo. «Erogando l’acqua a 5 centesimi al litro si attribuisce il giusto valore al servizio offerto evitando sprechi e garantendo allo stesso tempo una sostenibilità finanziaria immediata grazie al margine positivo tra i costi e i ricavi di gestione. Così facendo si evitano sperperi e si sottolinea il valore del servizio messo a disposizione». Gli impianti che erogano acqua liscia e gassata in quantità pressoché illimitata rappresentano un servizio utile e allo stesso tempo innovativo. «I nostri VonTaine sono

ad isola, o in alternativa ad incasso; a norma di legge per l’utilizzo da parte dei diversamente abili e con un design antivandalico senza particolari sporgenze o appigli danneggiabili. Sono dotati inoltre di una tettoia di protezione, di un piano d’appoggio per bottiglie con vaschetta raccogli-gocce collegata allo scarico e d’illuminazione notturna a led». L’Italia non è il solo mercato a cui ProAcqua Group si rivolge. «I progetti sono in tutto il territorio nazionale, ma in modo particolare a Roma, Venezia, Torino e nel Trentino dove il progetto è stato sovvenzionato dalla provincia. Per quello che concerne il mercato internazionale impianteremo le VonTaine City a Berlino, Londra, Barcellona e Singapore. Quello che è fonda-

mentale sottolineare -prosegue Cristiano Ferrari- sono le idee che emergono di pari passo con l’istallazione delle fontane. Innanzitutto l’idea di socialità, ovvero dell’amministrazione che offre un servizio utile ai cittadini. Un altro aspetto importante è l’aggregazione, il poter usufruire di un servizio comune in piazza. Per ultimo ma di primaria importanza, il grande rispetto per l’ambiente. Per questo motivo abbiamo anche creato delle soluzioni tecniche uniche, coperte da brevetto internazionale. Ad esempio un gas refrigerante naturale, utilizzato per raffreddare l’acqua prima di gasarla che non provoca effetti sul surriscaldamento globale. Per questo brevetto abbiamo ricevuto un premio da Green Peace come società attiva in campo ambientale».

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PARCHI NATURALI

Al via l’anno internazionale delle foreste ell’anno delle grandi celebrazioni per il Corpo Forestale, il tema della sicurezza in montagna resta prioritario in molte regioni italiane dove si registra, tra i fattori a rischio, il pericolo valanghe. L’attivazione di alcuni servizi che offrono bollettini meteonivologici quotidiani mira a modificare e migliorare le abitudini di sciatori, turisti e persone che vivono la montagna. Tuttavia, come racconta il capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone, «manca ancora una corretta ricettività da parte dei fruitori che non hanno modificato o migliorato le proprie abitudini di vivere con superficialità la montagna, continuando a fidarsi delle proprie sensazioni. In tal senso assumono un ruolo strategico anche i media che dovrebbero essere oggi più che in passato un veicolo di dati ed informazioni meteonivologiche». Quali misure bisogna adottare per conoscere realmente il territorio? «Bisogna ricordare che la montagna non conosce esperti e le condizioni meteonivologiche e di rischio variano in modo significativo nel tempo e nello spazio, ossia sono mutevoli sia

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«Manca una vera cultura della montagna» avverte Cesare Patrone, capo del Corpo forestale dello Stato. «Esistono troppi pregiudizi da parte dei fruitori generici e dei cosiddetti “esperti” che sottovalutano gli allarmi forniti dai servizi preposti» Elisa Fiocchi nell’arco della giornata sia da pendio a pendio. Pertanto la frequentazione della montagna necessita di una grande capacità di valutazione dei pericoli tesa a percepire tali condizioni in continua evoluzione nonché una profonda conoscenza del territorio e degli itinerari intrapresi. Una capacità che non s’improvvisa, ma si acquisisce con l’esperienza supportata da un’adeguata formazione ed informazione quotidiana (www.meteomont.org)». Un altro aspetto critico riguarda il numero di sequestri di esemplari di specie animali e vegetali protette: dal bilancio dell’attività del servizio Cites della Forestale il dato registra il 90% in più rispetto allo scorso anno. Quali provvedimenti di tutela saranno attuati nel 2011? «I 51 uffici del servizio Cites continueranno a tenere alto il livello di attenzione nel controllo dei commerci di tali specie, intensificando l’azione di

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monitoraggio e di intelligence sui nuovi mercati aperti via web e sui traffici perpetrati tramite spedizioni di beni mediante pacchi postali. Oltre ai controlli ordinari e alle indagini sviluppate su segnalazioni di autorità

Cesare Patrone, capo del Corpo Forestale dello Stato


Cesare Patrone

Il patrimonio forestale italiano ammonta a circa 11 milioni di ettari di foreste ed altre terre boscate, corrispondenti a circa il 36% del territorio nazionale

internazionali (segretariato generale Cites di Ginevra, Interpol ed Europol) è prevista la costituzione di una task force specializzata nel monitoraggio dei traffici illegali sviluppati via internet e delle relative frodi. Nuovi obiettivi di controllo scaturiranno dall’analisi delle informazioni raccolte in via sistematica al fine di salvaguardare i cittadini da frodi telematiche e di tutelare il commercio legale dalle forme di illegalità che minano alla base il principio del commercio sostenibile. L’intensificazione dei controlli via web andrà di pari passo con la messa a punto di un piano operativo per intensificare il contrasto al fenomeno delle introduzioni il-

legali di esemplari di specie protette tramite pacchi postali, anche mediante l’impiego di unità cinofile specializzate. È stato già fissato un incontro in tal senso presso l’agenzia delle dogane italiana per mettere a punto tutti i particolari dell’attività che inizieranno fin dal prossimo mese di aprile presso i centri di smistamento postale di Lonate Pozzolo (Milano), Roma Corcolle e Genova». Per tutto il mese di marzo al palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra è stata allestita una mostra fotografica che illustra l’azione svolta dal Corpo forestale dello Stato, a partire dall’Unità d’Italia fino ai giorni nostri. Il patrimonio

51 UFFICI

Il servizio CITES controlla il commercio delle specie protette

11 mln ETTARI

Gli ettari di foreste del patrimonio forestale italiano

boschivo del nostro paese come si posiziona nel panorama internazionale? «In base alla definizione Fao, universalmente applicata nella quantificazione delle risorse forestali mondiali, il patrimonio forestale italiano ammonta a circa 11 milioni di ettari di foreste e altre terre boscate, corrispondenti a circa il 36% del territorio nazionale. Questa stima relativa al 2010 ed elaborata sulla base dell’inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio pone il nostro paese abbastanza in linea con le medie relative all’Unione europea (38%) e al mondo (40%). Negli ultimi decenni si è assistito a un regolare aumento dell’espansione del bosco a discapito di incolti e terre agricole divenute marginali dal punto di vista produttivo e ciò sta comportando una rinaturalizzazione spontanea del nostro ambiente. I boschi italiani assolvono egregiamente al principio della multifunzionalità degli ecosistemi forestali garantendo prima di tutto la conservazione dell’ambiente (protezione idrogeologica dei

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PARCHI NATURALI

versanti, biodiversità, mitiga-

zione del clima, produzione di ossigeno) e in secondo luogo gli aspetti produttivi tipici dell’economia rurale». Il 2011 ha un significato speciale per la Forestale, con la celebrazione di due eventi: l’anno internazionale delle foreste e il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Quali iniziative sono in programma? «L’Onu, su proposta iniziale della Croazia, ha proclamato il 2011 Anno internazionale delle Foreste per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle risorse forestali e sulla gravità delle minacce che le sovrastano: un’iniziativa di ampio respiro volta a diffondere la conoscenza sulle azioni globali a sostegno della gestione forestale sostenibile, della protezione e valorizzazione di alberi e foreste. Il tema specifico, “Forests for people”, intende sottolineare il

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La frequentazione della montagna necessita di una grande capacità di valutazione dei pericoli e una profonda conoscenza del territorio e degli itinerari intrapresi

ruolo vitale che le foreste rivestono per i beni e i servizi di natura socio-economica forniti alla gente. Il Corpo forestale ha già organizzato una serie di iniziative da inquadrare nell’ambito dell’anno internazionale delle foreste, in particolare la presentazione del nostro calendario istituzionale del 2011 e l’iniziativa “Adotta il bosco”, realizzata con il ministero dell’Istruzione per promuovere l’educazione ambientale nelle scuole. Oltre alla già citata realizzazione, presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, di una mostra fotografica dedicata all’IYF e ai 150 anni dell’Unità

che contiene immagini storiche delle sistemazioni idraulico-forestali alla cui inaugurazione ha presenziato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per il resto dell’anno sono in corso di programmazione tavole rotonde, mostre, convegni e attività di varia natura assieme ai festeggiamenti in occasione del 189° anniversario della fondazione del Corpo che avranno luogo a Roma nell’ottobre prossimo. Infine nel mese di settembre, ospiteremo presso il parco nazionale del Circeo una conferenza internazionale sul progetto di pedagogia forestale Pawsmed».


PARCHI NATURALI

Turisti tuttofare? Attenti all’ambiente «Oggi l’approccio alla montagna è molto cambiato» racconta il responsabile del Corpo forestale di Bolzano Paul Profanter. «I turisti amano le escursioni e il movimento» Elisa Fiocchi

on le tante e diversificate attività sviluppate nel territorio, il Corpo forestale della provincia di Bolzano abbraccia da anni la filosofia di accompagnare quotidianamente le persone che vivono la montagna in modo tale da offrire loro una consulenza tecnica e giuridica adeguata. «Questa è la premessa per evitare sanzioni e multe sul territorio» sottolinea il responsabile Paul Profanter. «in qualità di Corpo forestale della provincia abbiamo l’obbligo di prestare continua sorveglianza, siamo come il “piccolo fratello” del corpo forestale dello Stato e monitoriamo le intenzioni della gente anche se non sempre è possibile evitare provvedimenti sanzionatori». La popolazione di Bolzano convive in maniera corretta con l’ambiente circostante? «Non siamo un popolo numericamente grande nei centri città: la popolazione di

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Bolzano raggiunge quota centomila abitanti. La gran parte delle persone abita in campagna, a stretto contatto con la natura, mantenendo così un rapporto molto intimo con l’ambiente, di profondo rispetto. Si dedicano autonomamente alla cura e alla gestione del territorio per non danneggiarlo ed è molto importante che si conservi que-

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Paul Profanter

Paul Profanter, responsabile del Corpo forestale di Bolzano

Utilizzare il territorio con rispetto verso l’ambiente e verso chi lo gestisce direttamente diventa cruciale anche in una prospettiva futura

sta filosofia di vita evitando il sovraffollamento nelle città». I veri problemi sorgono allora nei confronti dei turisti? «Nella maggior parte dei casi è il turismo, estivo e invernale, a crearci qualche difficoltà. Da parte nostra cerchiamo di sensibilizzare e istruire il più possibile mediante brochure informative e manifestazioni che hanno condotto a risultati positivi nel cambio di abitudini. Oggi l’approccio del turista alla montagna è molto cambiato rispetto al passato quando nella maggioranza dei casi si rimaneva nei pressi delle

strutture alberghiere. Adesso i turisti amano le escursioni e sono in continuo movimento. Per questo motivo spingere tutte le persone che vivono la montagna, anche solo per una settimana, a utilizzare il territorio con rispetto verso l’ambiente e verso chi lo gestisce direttamente diventa cruciale anche in una prospettiva futura. Per garantire che ciò avvenga, esiste una stretta collaborazione tra le associazioni di contadini, del turismo, le aziende di soggiorno, gli albergatori e i gestori degli impianti di risalita». Quali sono le infrazioni

più comuni commesse dai turisti? «Il transito sulle strade forestali, la raccolta dei funghi su cui vige un regolamento preciso, ma anche i nuovi sport come le motoslitta e più in generale l’utilizzo di mountain bike su cui ora vige una particolare assicurazione che tutela i proprietari. Attenzione particolare viene riservata anche all’attività di motocross soprattutto negli altipiani, al volo degli elicotteri e allo sport dello slittino che spesso viene sottovalutato ma non è esente dal rischio di incidenti causati, ad esempio, da scarpe sbagliate o dall’eccessiva velocità. In questo senso, l’aiuto offerto dai volontari della

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Croce Bianca e Rossa e dalle guide alpine ci permette di svolgere un servizio intenso e in costante evoluzione». Dal bilancio dell’attività del Servizio Cites della Forestale si registra il 90% in più di sequestri di esemplari di specie animali e vegetali protette dalla Convenzione di Washington

rispetto allo scorso anno. Qual è il bilancio nella provincia di Bolzano e quali misure cautelari saranno attuate nel 2011? «La nostra collaborazione con il Corpo forestale nazionale è costante e nel 2010 ci ha permesso di raccogliere parecchie denunce, come il sequestro di pappagalli o la

vendita di carne di orso. La buona situazione economica in Alto Adige consente a molte famiglie di mantenere animali particolari che però devono essere sempre segnalati alle autorità. Il Natale, ad esempio, rappresenta un periodo delicato perchè in molti casi vengono regalati animali e specie rare che dopo qual-

Foto Walter Anselmi

PARCHI NATURALI

A RISCHIO IL CONSORZIO UNICO DELLO STELVIO Il presidente della Repubblica potrebbe archiviare 75 anni di vita del parco. «A Roma per trovare un accordo» racconta il presidente Ferruccio Tomasi

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all’avanguardia anche a livello europeo dove è tenuto in considerazione come patrimonio ambientale» dichiara il presidente Ferruccio Tomasi. «Purtroppo in questo periodo siamo preoccupati e in attesa del verdetto finale sulla vicenda del Consorzio». Il decreto del Cdm prevede la soppressione del Consorzio di gestione e ora tutto dipenderà dalla firma del presidente della Repubblica. Quali sono le prospettive future? «Sono stato da poco a Roma, al

Foto Walter Anselmi

l Parco nazionale dello Stelvio è uno dei più antichi parchi naturali italiani e si estende su una superficie di 130 mila e 700 ettari nel cuore delle Alpi centrali e comprende l’intero massiccio montuoso dell’OrtlesCevedale con le sue vallate laterali. Si tratta di una zona situata al centro della catena alpina e di uno dei territori protetti più grandi ed interessanti d’Europa. Negli ultimi mesi gli ambientalisti si sono opposti a quella che ormai appare una sorte segnata per il parco dopo il decreto dal Governo del 22 dicembre 2010, che dispone l’abrogazione dell’ente gestore. Diverse associazioni del movimento ambientalista italiano hanno preso carta e penna per scrivere al presidente Napolitano che dovrà apporre la sua firma al decreto che potrebbe archiviare 75 anni di vita dello Stelvio. Per le associazioni è inaccettabile questa decisione proprio nell’anno in cui si celebra la ricorrenza dell’Unità d’Italia. «Il Parco nazionale dello Stelvio nasce nel 1935 e ha un’estensione di 135mila ettari, quasi interamente in quota con una flora e una fauna bellissima. È certamente

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Paul Profanter

ministero dell’Ambiente, per raggiungere un accordo e cercare di sistemare nel modo migliore questa situazione. Anche con l’abolizione del Consorzio, pare dovrebbe restare inalterata, almeno momentaneamente, la presidenza. Se Napolitano firmerà il decreto, avremo dinanzi 180 giorni per la riorganizzazione nella gestione del Parco. Il decreto legislativo dispone l’abrogazione dell’ente gestore del parco e la sua divisione in tre parti, gestite in autonomia da tre commissioni con sette persone ciascuna, nella provincia di Trento, di Bolzano e nella regione Lombardia». Considerando l’attuale situazione precaria in termini di gestione, quali attività e iniziative resteranno in programma per l’anno 2011? «Continuiamo nel programma già attivato per l’inizio dell’anno con i bilanci siglati nell’ottobre del 2010. Finché non ci sarà la certezza della sua abolizione, il Consorzio andrà avanti per la sua strada». Il parco dello Stelvio si trova a diretto contatto con il parco nazionale Svizzero, il parco naturale provinciale Adamello-Brenta e il parco regionale dell'Adamello. Quali politiche ambientali accomunano l’intera area protetta? «Va ricordato che ogni parco ha una sua autonomia e una sua propria

gestione indipendente, all’interno della quale s’inseriscono attività di collaborazione con i parchi confinanti. Si delineano progetti comuni, ad esempio siamo alla sesta edizione del concorso “Fotografare il Parco” che lo Stelvio ha organizzato in collaborazione con altri due parchi nazionali: il Gran Paradiso e l’Abruzzo. Oppure si portano avanti studi comuni, come le ricerche sui grossi predatori». Legambiente ha denunciato il rischio di rilassamento delle norme di tutela del parco, con la possibilità di apertura alla caccia, all'utilizzo delle strade forestali, alla creazione di impianti da sci con gravi rischi per la conservazione dell'habitat naturale. Qual è la situazione attuale? «Colgo questa occasione per mettere una pietra sopra a questa vicenda. Legambiente non può pronunciarsi in questi termini e creare un allarme infondato. Nessuno di noi, io per primo, ha mai preso in considerazione l’ipotesi di apertura alla caccia nel parco. Il nostro impegno piuttosto è concentrato nella gestione della fauna, negli interventi atti a prevenire il diffondersi di malattie che potrebbero avere effetti catastrofici». Da sei anni alla presidenza dello Stelvio: vede minata la sua posizione qualora fosse abolito il

lizzo di vecchie abitazioni o baite non più in regola. Il nostro servizio conta 300 forestali impegnati nel territorio limitrofo e 60 a Bolzano. Una ripartizione del servizio studiata appositamente per non centralizzare le forze in città ma garantire la giusta sorveglianza in tutto il territorio della provincia».

Foto Walter Anselmi

che mese sono abbandonate al loro destino e presso le case di cura per animali di Bolzano e Brunico». In tema di sorveglianza, quali azioni di tutela del territorio sono state attivate? «Siamo particolarmente attenti alle costruzioni edilizie che spesso non sono autorizzate e, al contrario, al riuti-

Consorzio? «Difficile dirlo ora. Posso però affermare che in sei anni di lavoro ho fatto nient’altro che il bene del parco. Il territorio è antropizzato e bisogna prestare molta attenzione nell’approcciarsi alle persone che vivono il parco. Spiegando loro il senso di ogni intervento attuato. Anche io sono un montanaro e nutro profondo rispetto per la montagna in tutte le sue sfaccettature». Quali sono stati i progetti più belli realizzati in questi sei anni? «Tanti, ma i più importanti riguardano il restauro di 4 mila e 500 chilometri di sentieri e la sistemazione di importanti manufatti risalenti alla guerra».

Ferruccio Tomasi, presidente del Parco dello Stelvio

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 229


PARCHI NATURALI

Nuove sinergie per il turismo trentino «Nell’ambito di una promozione condivisa e coordinata da Trentino Marketing e dalle Apt, anche i privati saranno coinvolti nella promozione turistica». L’assessore Tiziano Mellarini illustra la nuova legge sul turismo Elisa Fiocchi

uesto disegno di legge, frutto di un confronto serrato e positivo e di un percorso di concertazione, riorganizza la Legge 8 sulla promozione turistica del Trentino» afferma l’asses-

«Q Tiziano Mellarini, assessore all’Agricoltura e promozione turistica della provincia di Trento

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sore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Tiziano Mellarini. Le linee guida ridefiniscono i ruoli di Apt e Trentino Marketing Spa e prendono in esame nuovi progetti come la funivia per collegare la Panarotta al fondovalle, avvicinando così le piste agli alberghi, e l’implementazione turistica del Vanoi, «Uno dei grandi polmoni verdi del Trentino». Quali sono i principali provvedimenti di modifica alla legge 8 sulla promozione turistica del Trentino? «La nuova legge provinciale 14 del 17 giugno 2010 va a ridefinire, nell'ottica di una

sinergia più efficiente e coordinata, i rispettivi ruoli e ambiti di azione. Con la riforma del settore turistico nel 2002 e la conseguente trasformazione dell'Apt del Trentino nella società Trentino Spa (ora Trentino Marketing Spa), si era inteso creare un sistema di promozione basato sul marketing territoriale che puntasse alla valorizzazione complessiva del territorio, dell’accoglienza, dei prodotti tipici, dell'offerta culturale, ambientale e sportiva. Un approccio a 360 gradi, insomma, in grado di creare forti sinergie tra tutti questi settori e di proporre il


Tiziano Mellarini

Trentino Marketing avrà il ruolo di promozione e comunicazione in campo nazionale e internazionale e le Apt la costruzione e la commercializzazione dei prodotti turistici

Trentino sul mercato turistico con un unico marchio, autorevole e dal forte impatto. Raggiunto questo obiettivo di fondo era opportuno un riassetto per chiarire meglio le prerogative di ciascuno». In che cosa consiste concretamente la ridefinizione dei ruoli? «La nuova legge riserva a Trentino Marketing il ruolo di promozione e comunicazione in campo nazionale e internazionale e alle Apt la costruzione e la promo-commercializzazione dei prodotti turistici. Questo nell'ottica del coordinamento e della ra-

zionalizzazione delle risorse». Come si traduce invece la parte affidata al privato? «Non parlerei di parte “affidata” al privato. Direi piuttosto che nell’ambito di una promozione condivisa e coordinata da Trentino Marketing e dalle Apt è stato necessario sottolineare il ruolo dei privati e anche procedere ad una loro progressiva responsabilizzazione e coinvolgimento nell'ambito della promozione turistica. Così abbiamo operato, pensando che sia necessario che tutti gli stakeholders presenti sul territorio facciano la propria parte, remando nella mede-

sima direzione». Sono quindici gli articoli del disegno di legge concernenti le modifiche della legge provinciale sulla promozione turistica. Quali i punti chiave? «In sintesi essa ridefinisce l’ambito di azione delle Apt e dei consorzi amplificando la funzione di promo-commercializzazione, di destination marketing e di definizione dei pacchetti di ospitalità. Inoltre riconosce e valorizza il ruolo delle Pro Loco nell’animazione territoriale a fini turistici. Infine prevede l’istituzione, a cadenza biennale, della Conferenza provinciale del Turismo, nella quale tutti gli attori del sistema si ritrovano per confrontarsi su nuove idee, problematiche e opportunità, accompagnati da esperti e dai funzionari provinciali per definire insieme le linee guida del settore». Tra gli interventi strutturali ci sono quelli rivolti al miglioramento degli impianti ma anche delle piste. TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 231


PARCHI NATURALI

Quali sono i territori maggiormente interessati? «Tutte le stazioni sciistiche del Trentino sono interessate da un costante miglioramento della propria dotazione di infrastrutture, nel-

l'ottica di offrire all’ospite un servizio di qualità, competitivo con le maggiori località europee. Nella stagione 2010/11 abbiamo salutato con piacere tante positive novità: l’impianto di Pejo 3000,

L’ADAMELLO, TRA VALLATE E GHIACCIAI «È un’area strategica» spiega Dario Furlanetto, direttore del Parco dell’Adamello, che racconta la forte tradizione agricola del territorio, tra frutti antichi e muretti a secco l Parco dell'Adamello si trova in una posizione strategica perché funge da ponte tra i due parchi che gli sono limitrofi: al suo limite orientale si trova il parco trentino Adamello-Brenta, al limite settentrionale il parco dello Stelvio. «È un anello per un numero notevole di parchi – racconta il direttore Dario Furlanetto – noi biologici lo chiamiamo in termini tecnici “transetto”: si passa dal clima mediterraneo del lago di Garda ai ghiacciai dell’Alto Adige fino al Tirolo autriaco». Le strade a fondo naturale e i

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numerosi sentieri sono stati quasi tutti riattivati negli ultimi anni con apposita segnaletica. Quali altri interventi di sicurezza ambientale sono in programma per il 2011? «Ci sono progetti già imbastiti da portare avanti come i percorsi che sono sottoposti a continua manutenzione e nuovi sentieri da attivare. Abbiamo collaborato a un progetto assieme al parco Adamello-Brenta per costruire un percorso sentieristico e cartografico per coloro che non fanno percorsi in alta quota; assieme alla comunità della Val Camonica per realizzare sentieri a

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funivia da cento posti che collega il centro abitato fino a quota 3 mila metri e relativa pista, il Tulot a Pinzolo con il tanto atteso link tra piste e paese e la nuova DoloMitica, pista già diventata cult, i nuovi quattro impianti dell’altipiano di Folgaria-Lavarone-Luserna, che gettano un ponte sul vicino versante veneto ampliando le potenzialità di questa ski-area». I risultati affidati all’indagine geologica serviranno a decidere dove e come realizzare la funivia per collegare la Panarotta al fondovalle e quindi avvicinare le piste agli alberghi. Quali le ultime novità? «Si sta procedendo con una fase valutativa che prende at-

fondo valle. Nei programmi c’è un sentiero all’interno delle affascinanti serve di castagneti, immersi nei giardini e nei prati. Ho viaggiato in molte aree protette in Corsica e nel Sud della Francia ma devo ammettere che l’impatto estetico dei castagneti dell’Adamello è molto raro. Tra i nostri progetti triennali s’inserisce anche l’ippovia Garda-Adamello che cerchiamo di allungare di un tratto ogni anno». È possibile, in alcune zone del parco, percorrere tratti in mountain bike o a cavallo. Quali altre attrattive riserva l’Adamello? «C’è una tradizione agricola molto forte da tramandare e tutelare come la raccolta di specie antiche di prugne e susine e l’impegno nella ricostruzione dei muretti a secco che rappresentano un patrimonio unico in termini di identità territoriale. Il senso di ogni parco è di uscire dal caos cittadino per


Tiziano Mellarini

tentamente in considerazione diversi fattori. Da parte della Provincia, espletate le dovute verifiche, vi è la piena disponibilità ad appoggiare le esigenze degli operatori, che hanno individuato nel collegamento tra piste e strutture ricettive un fattore di sviluppo economico irrinunciabile per il turismo locale». Per quanto riguarda la valle del Vanoi, ha dichiarato che non si deve puntare solo sullo sci ma si deve pensare anche alla destagionalizzazione, all’estate, sfruttando le bellezze e l’oasi verde che è il Vanoi. «Da sempre sostengo che il Vanoi è uno dei grandi polmoni verdi del Trentino e dunque la sua implementa-

zione dal punto di vista turistico deve partire proprio dalla valorizzazione delle risorse naturali. Accanto ad esse è possibile costruire un'offerta di turismo “soft”

fatto di sport all'aria aperta e di proposte culturali e ambientali che scaturiscono dall’identità di questo territorio. Con l’obiettivo della destagionalizzazione».

immergersi in un ambiente dove si possa meditare e contemplare il paesaggio. Purtroppo dobbiamo fare i conti con chi utilizza i mezzi a motore». Quali politiche attuate per evitare il deturpamento del territorio? «Cerchiamo di unire le forze e controllare che siano rispettate tutte le regole. Il punto è l’educazione del

Sotto, Dario Furlanetto, direttore del Parco dell’Adamello

cittadino perchè la repressione ne è solo la conseguenza: quando arrivano le guardie a punire un’infrazione, abbiamo già perso». Tornando all’agricoltura, quali altre risorse offre il territorio? «Abbiamo grandi territori incolti utili per lo sviluppo rurale. Il lento abbandono dell’agricoltura ci impone di ricercare forme di riutilizzo del territorio in maniera sostenibile. Dalla coltivazione di piccoli frutti, all’attività di malga, alla valorizzazione nel 2011 della Val Saviola e del formaggio di capra legato a una razza autoctona in via d’estinzione». Com’è possibile adattare le strutture urbanistiche alle esigenze dell’attività agricola per non deturpare il territorio? «Parlando da cittadino, ritengo che nel nostro paese abbiamo costruito tutto il possibile. Ora bisogna solo recuperare le aree verdi e operare una destrutturazione».

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 233


SISTEMA GIUSTIZIA

L’opificio della giustizia Occorrono una revisione delle piante organiche degli uffici giudiziari e uno snellimento procedurale. Ma, secondo Sabino Giarrusso, presidente del Tribunale di Trento, qualsiasi riforma deve prima di tutto poggiare sul «recupero di un sano concetto di giurisdizione» Michela Evangelisti rocede l’iter della riforma del sistema giudiziario, fortemente voluta dall’attuale esecutivo per salvare un sistema ormai al collasso. «Il problema però si pone a monte delle riforme ed è relativo a un ritorno all’essenza della funzione pubblica giurisdizionale, che non può che partire da una profonda rivisitazione culturale – ammonisce Sabino Giarrusso –. Solo dopo che si sarà recuperato il sano concetto di giurisdizione si potrà passare allo studio di una riforma del sistema giudiziario». Quello che il presidente del Tribunale di Trento prefigura è un percorso lungo e complesso, «che dovrà partire anche e soprattutto dalla scuola, quale formatrice di cittadini che verranno a inserirsi nelle tre funzioni primarie dello Stato e che formeranno la classe forense, uno dei soggetti dell’amministrazione della giustizia. Solo un recupero da parte di tutti, istituzioni pubbliche e semplici cittadini, della giurisdizione e dei delicati meccanismi di equilibrio tra le tre funzioni (e non dei poteri) dello Stato può spianare la strada e formare le fondamenta per una solida riforma». Quali sono le priorità da discutere in tema di riforma del sistema giudiziario? «La giustizia è un satellite che orbita tra due pianeti: il ministero della Giustizia, che deve fornire il contenitore, e il Csm, che deve occuparsi del contenuto. È evidente che ciò richiede una sinergia e che le problematiche vanno risolte

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Sabino Giarrusso, presidente del Tribunale di Trento

250 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

di concerto. Purtroppo non sono mai stati affrontati unitariamente i problemi del personale amministrativo delle cancellerie e quelli dei magistrati. Un altro punto da risolvere, a costo zero, è quello della revisione delle piante organiche degli uffici giudiziari, che sostanzialmente ricalcano la mappa esistente all’epoca dell’unità d’Italia e che non sono mai state seriamente riviste, sia come sedi sia come organico per sede, nonostante i mutamenti demografici ed economici. Premesso che nulla osta alla non coincidenza tra confini amministrativi e delimitazioni dell’ufficio giudiziario, a mio giudizio sarebbe di grande utilità aggregare alla corte di Trento i tribunali di Bassano del Grappa e di Belluno, creando in tal modo un bacino omogeneo che avrebbe ricadute positive su un’uniformità giurisprudenziale. Mi sto attivando per organizzare in Valsugana, a Borgo o Levico, che sarebbe un po’ il centro di questo bacino, un convegno di studio». Come muoversi per alleggerire le lungaggini processuali che attanagliano la giustizia italiana? «Anche in questo caso il problema è complesso, ma l’aumento esponenziale del carico di lavoro che grava sulla giustizia è un fenomeno che occupa e preoccupa tutti gli Stati. Svariate sono le cause: il proliferare delle legislazioni, specie nel settore sociale, che hanno creato un aumento dei diritti e comunque delle posizioni soggettive tutelate dei cittadini (basta pensare all’emergere dei cosiddetti diritti diffusi, alla class action), una maggiore contezza da parte dei cittadini di dette posizioni, maggiore reddito dei cittadini stessi che con-


Sabino Giarrusso

sente loro di adire la giustizia, la predisposizione di strumenti normativi che hanno ampliato la difesa dei non abbienti a carico dello Stato per quanto concerne il settore civile, una legislazione non coerente nel ramo penale, che ha portato a provvedimenti contrastanti di depenalizzazione e ripenalizzazione (basta pensare alle leggi in tema d’immigrazione e di circolazione stradale). Quanto al settore processuale, vi sono stati svariati provvedimenti che hanno operato in vario e non coordinato senso, portando a degli allungamenti dei tempi del processo. Vi è poi un carico di lavoro rappresentato da cause iniziate per non essere fatte; in svariate ipotesi, infatti, (ad esempio vizi di opere appaltate, compravendita) ci sono termini di decadenza previsti dalla legge per cui la parte deve iniziare la causa (altrimenti decade dalla garanzia) ma in genere non ha interesse alla sentenza. Intende soltanto, attraverso il processo, raggiungere una transazione o l’eliminazione stragiudiziale dei vizi e difetti. Vi sono poi cause di disturbo: la parte cioè inizia una causa, che intende definire, e poi la con-

L’aumento esponenziale del carico di lavoro che grava sulla giustizia preoccupa tutti gli Stati

torna con altre, che hanno lo scopo di operare una maggiore pressione sulla controparte». Come intervenire dunque? «Nella sostanza la macchina giudiziaria è un opificio che sta, come una segheria su un fiume, tra un flusso che entra e un flusso che deve uscire: allo stato delle risorse questa segheria nulla può fare sul flusso che entra, ben poco può fare per aumentare quello che esce. E con le strutture che abbiamo a disposizione un ipotizzabile aumento di magistrati lascerebbe inalterata la produzione (se non forse con effetto opposto), perché per far lavorare i magistrati in più si dovrebbe far lavorare anche gli altri, giacché tutti utilizzano gli stessi strumenti e le stesse aule e sono coadiuvati dallo TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 251


SISTEMA GIUSTIZIA

Il Tribunale di Trento è posto in testa alle classifiche dell’efficienza dei tribunali italiani

stesso personale di cancelleria. Si potrebbe pensare a uno snellimento procedurale nel senso di eliminare il giudizio di appello (che non è garantito dalla Costituzione), ovvero di studiare una sommarizzazione (il che non vuol dire giustizia sotto l’albero ma procedimento con snellezza di forme) del primo grado». A proposito di lentezza e fascicoli pendenti, qual è la situazione del tribunale di Trento? «La situazione del tribunale di Trento è invidiabile; l’Ufficio è posto in testa alle classifiche dell’efficienza dei tribunali italiani. Siamo ampiamente nel triennio che viene valutato ai fini della ragionevole durata del processo in sede di applicazione della legge Pinto. Sono davvero soddisfatto di questa sede, che riesce a far funzionare anche le quattro sezioni distaccate di Tione, Cles, Cavalese e Borgo Valsugana, con magistrati togati, sia nel penale che nel civile, scrupolosi, efficienti ed estremamente laboriosi e con un validissimo presidente della sezione penale». Crede che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri potrebbe avere ripercussioni positive sul nostro sistema giudiziario?

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«Tout court appare difficile dare una risposta, giacché sarebbe indispensabile un globale sano ritorno culturale alla giurisdizione e al suo culto, che certamente rappresenta il punto di arrivo di un lungo cammino che deve partire da lontano, dalla formazione scolastica. Il problema poi investe tutta una serie di meccanismi collaterali, come i rapporti tra la magistratura e la polizia giudiziaria. Appare chiaro che il pm, per offrire al giudicante la prova del reato, deve sapere in cosa consiste la prova, concetto che si acquisisce con l’esercizio della funzione giurisdizionale requirente. Se il giudicante si forma alla cultura della giurisdizione, è poi lecito domandarsi un pm da questa sganciato quale cultura si formerebbe. Forse quella della polizia giudiziaria. Esiste in Europa un sistema del tutto peculiare, quello portoghese, che presenta una netta separazione tra giudicanti e pm e due Csm separati; rappresenta una realtà che viene studiata con interesse». Infine, conciliazione e mediazione possono considerarsi mezzi efficaci per snellire i procedimenti giudiziari? «Anche in questo caso è difficile fare delle previsioni. Una generalizzata conciliazione, peraltro prima ancora che la lite abbia inizio, non lascia prevedere la sperata efficacia dello strumento. Molte volte vengono mutuati istituto o esperienze derivate dal processo del lavoro. In proposito va osservato che le controversie di lavoro sono di tipologia non vasta, ma ristretta, e comunque ripetitive. La casistica del processo ordinario ha tutt’altra ampiezza e sovente le questioni da affrontare sono in diritto. E poi in genere la conciliazione ha più possibilità di riuscire quando avviene nel corso del giudizio e un quadro probatorio si e già delineato».


Patrizia Corona

Interventi strutturali per il sistema giustizia L’analisi di Patrizia Corona punta i riflettori sull’assoluta mancanza di risorse del sistema giustizia. «È necessario coprire gli organici amministrativi con personale qualificato e aumentare gli stanziamenti per le dotazioni degli uffici» Michela Evangelisti

n caposaldo irrinunciabile. Così l’avvocato Patrizia Corona definisce l’informatizzazione degli uffici giudiziari e delle cancellerie introdotta dalla riforma. «L’Ordine di Trento ha investito molto, anche economicamente, per dotare tutti gli iscritti di pec e per realizzare e favorire l’uso del Polis web – spiega –. Siamo pronti a impiegare risorse anche per la realizzazione del processo telematico, che tuttavia, per poter funzionare, necessita dell’intervento del ministero che garantisca dotazioni adeguate agli uffici del tribunale. In questo senso il paventato blocco dei contratti di assistenza software dei tribunali non è un segno incoraggiante». Un blocco che rappresenta l’ennesima espressione di quella cronica mancanza di risorse di cui il nostro sistema giustizia soffre e che, secondo il presidente dell’Ordine di Trento, determina il perpetuarsi del suo malfunzionamento. «La nostra giustizia soffre di un’assoluta carenza di uomini e di mezzi. L’Italia ha tra le percentuali più basse di magistrati togati ogni 100.000 abitanti: solo il 10,2% contro il 24,9 della media europea. La giustizia in Italia è garantita da un esercito di giudici non professionisti, non reclutati con

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Patrizia Corona, presidente Ordine degli avvocati di Trento

concorso, non adeguatamente retribuiti e privi di un codice etico e di stretti vincoli di incompatibilità». Come si colloca in questo panorama la realtà trentina? «Quanto ai mezzi il nostro distretto può considerarsi una realtà eccezionale, solo perché interviene l’ente pubblico - Regione e Provincia - a sopperire alle mancanze di materiali (carta, fotocopiatrici) e distaccando personale nelle cancellerie. Serve quindi investire con il reclutamento di nuovi magistrati, riformando la magistratura onoraria, coprendo gli organici amministrativi con personale qualificato e aumentando gli stanziamenti di bilancio per le dotazioni degli uffici». Come vi ponete nei confronti della riforma dell’ordinamento forense? «È una riforma fortemente voluta dall’avvocatura, la cui professione è disciplinata da una normativa che risale al 1933. Sin dal 1961 gli avvocati invocano l’approvazione di una legge professionale che è divenuta ormai un’esigenza ineludibile per uno sviluppo della professione che sia in sintonia con l’attuale realtà economica e sociale. Con un grande sforzo unitario l’avvocatura ha proposto un progetto di legge molto impe- TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 253


SISTEMA GIUSTIZIA

È da apprezzare la prevista obbligatorietà delle scuole forensi e auspicabile una riforma dell’accesso che parta dall’università

gnativo per gli Ordini, a cui è delegata l’atti- dalla garanzia di una elevata qualificazione vità di formazione, di aggiornamento ma anche di tutela del cittadino nei procedimenti disciplinari a carico degli iscritti. Nonostante le pesanti modifiche apportate al testo dal Parlamento, confido che la legge possa essere approvata a breve e in tal senso vi è la mobilitazione dell’intera classe forense». Come valutate le nuove norme di accesso alla professione? «Le norme proposte a disciplina dell’accesso sono quelle che più hanno trovato opposizione da parte di coloro che hanno interesse a non veder approvata la nuova legge professionale. Mi riferisco in particolare alle associazioni dei consumatori e all’autorità garante per la concorrenza, che accusando gli avvocati di corporativismo propongono modelli di liberalizzazione del mercato professionale finalizzate a una presunta tutela del consumatore. Rilevo che parlare degli avvocati come una corporazione è un non senso, considerato che con oltre 200.000 iscritti siamo la categoria professionale più numerosa e che la vera tutela del consumatore è data

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dell’avvocato. In questo senso è sicuramente da apprezzare la prevista obbligatorietà delle scuole forensi e sarebbe auspicabile una riforma dell’accesso che parta dall’Università, con piani di studi dedicati a chi desidera diventare avvocato». Infine, come si potrebbe semplificare e agevolare ai cittadini l’accesso alla giustizia? «Il cittadino accede alla giustizia prevalentemente, se non esclusivamente, attraverso l’opera del proprio difensore. I provvedimenti legislativi degli ultimi anni tendono se non ad ostacolare, sicuramente a rendere sempre più oneroso il servizio giustizia per l’utente. Mi riferisco in particolare agli aumenti del contributo unificato che colpisce maggiormente coloro che chiedono giustizia avanti il giudice amministrativo. A livello generale certamente anche la lunghezza dei giudizi è un fattore disincentivante per il cittadino. Accanto agli interventi strutturali già richiamati, certamente una strada da percorrere sarà diffondere la cultura conciliativa quale alternativa volontaria alla giurisdizione».


SISTEMA GIUSTIZIA

Contrastare le lungaggini processuali Riduzione del numero dei riti ed eliminazione degli uffici con organici minimi. Ma anche qualche intervento in materia di diritto sostanziale. I suggerimenti del presidente del Tribunale di Bolzano, Heinrich Zanon, per il miglioramento del sistema giudiziario Michela Evangelisti Bolzano la giustizia funziona. Il vicepresidente del consiglio superiore della magistratura, dopo la visita al tribunale del capoluogo altoatesino, lo ha descritto come un ufficio ben organizzato, dinamico ed efficiente. Un modello, quindi, per i tribunali italiani. «A Bolzano i procedimenti, sia civili che penali, hanno normalmente una durata sensibilmente inferiore a quella usuale presso altre realtà giudiziarie del Paese», ammette il presidente Heinrich Zanon. Ma ci tiene a rilanciare: «Nemmeno qui la situazione è soddisfacente e bisognerà lavorare con impegno e fantasia per ottenere risultati migliori». Quali sono a suo avviso le questioni prioritarie da affrontare in sede di riforma del sistema giudiziario? «La precedenza assoluta dovrebbe toccare alle problematiche attinenti alla riduzione del numero dei riti (soprattutto nel settore civile, ma possibilmente anche in quello penale), alla revisione della geografia giudiziaria (con l’eliminazione degli uffici con organici minimi e la creazione di strutture possibilmente di media calibratura), alla creazione di una Procura della Repubblica unificata nelle sedi di Corte di appello o

A Heinrich Zanon, presidente del Tribunale di Bolzano

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di sezione distaccata di Corte di appello; infine, occorrerebbe anche qualche intervento in materia di diritto sostanziale, per esempio l’eliminazione della duplicazione degli istituti della separazione personale e del divorzio. Forse andrebbe studiata anche l’opportunità di una soppressione dei tribunali per i minorenni e dei tribunali di sorveglianza e la fattibilità di un conglobamento dei relativi servizi in sezioni specializzate dei tribunali ordinari». Come bisognerebbe intervenire per dare una risposta efficace alle lungaggini processuali che paralizzano la giustizia? «L’eccessivo numero di rinvii e le lungaggini processuali da essi derivanti potrebbero essere eliminati con una rivisitazione della metodologia di calcolo dell’onorario e dei diritti dovuti


Heinrich Zanon

Nemmeno a Bolzano la situazione è soddisfacente: bisogna lavorare con impegno per ottenere risultati migliori

Dai buoni propositi ai fatti Secondo l’avvocato Heiner Nicolussi-Leck, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bolzano, non si può propriamente affermare che la giustizia italiana funzioni male; certo i processi sono afflitti da un’eccessiva lentezza, e per snellirli servirebbero «più giudici, più personale amministrativo e meno, e più semplici, riti processuali» Cosa pensa della riforma dell’ordinamento forense? «Da troppo tempo si parla della riforma - necessaria dell’ordinamento forense, ma fino a oggi non è stata varata. Speriamo che vada in porto velocemente e che non prevalga la linea che vuole omologare la libera professione ad una impresa. Le attese nuove norme di accesso alla professione forense sono a tutt’oggi in cantiere e non si sa in definitiva come si articoleranno; sono comunque auspicabili un certo rigore e una selezione che valorizzino l’effettiva pratica forense». Pensa che si potrebbe in qualche modo semplificare e agevolare ai cittadini l’accesso alla giustizia? «Certamente non si semplifica l’accesso dei cittadini alla giustizia ponendo la mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità. Servono procedure semplici e snelle e la riduzione del numero dei riti procedurali. Le iniziative governative e parlamentari in questo senso devono passare dai buoni propositi ai fatti».

agli avvocati, prevedendo per ogni procedimento spettanze fisse ancorate al solo valore della controversia (eventualmente anche con correttivi rapportati ad altri indicatori) e, forse, una maggiorazione per la conciliazione patrocinata dal legale». Crede che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri potrebbe avere ripercussioni positive sul nostro sistema giudiziario? «Sono convinto che la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri non potrà contribuire in alcun modo al miglioramento del servizio giustizia e meno che mai ad uno snellimento dei procedimenti. Essa produrrà, invece, certamente un gonfiamento degli adempimenti di natura burocratica e maggiorati costi nell’amministrazione del personale della magistratura e potrebbe mettere seriamente a rischio l’indipendenza e la professionalità dei pubblici ministeri». Infine, conciliazione e mediazione possono considerarsi mezzi efficaci per snellire i procedimenti giudiziari? «Entrambi gli istituti producono, astrattamente, effetti deflazionistici, ma non credo che l’obbligatorietà del previsto preventivo ricorso alla mediazione negli affari riguardanti determinate materie riesca a dare grandi risultati. Ritengo, invece, che un giudice non eccessivamente sommerso da carichi di lavoro e che abbia avuto il tempo e la possibilità di studiarsi per tempo una determinata causa e che si possa permettere il lusso di discuterla pazientemente con le parti, soprattutto se validamente patrocinate, auspicabilmente ancora alla prima udienza, possa anche, con frequenza e con buone prospettive di successo, indirizzare i contendenti verso una conciliazione o verso un fruttuoso percorso di mediazione».

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SICUREZZA STRADALE

La sicurezza sulle strade in linea con il trend nazionale al 2001 al 2010 in Italia avremmo dovuto raggiungere l’obiettivo dell’abbattimento del 50% degli incidenti. L’obiettivo non è stato raggiunto ma ci siamo andati molto vicini, assestandoci tra il 42 e il 44% dei morti in incidenti stradali. «Questo dato ci fa ben sperare. La diminuzione degli incidenti può essere legata a cause che possono essere tra le più varie. Con la crisi economica, ad esempio, si gira di meno e questo incide sicuramente. Sono sempre comunque la velocità, la distrazione e la guida non in perfette condizioni i fattori che influiscono maggiormente nell’infortunistica stradale». Massimo Piampiani, dirigente del compartimento polizia stradale Trentino Alto Adige e Belluno, commentando i dati numerici che emergono dai vari controlli, rivela che nel corso del 2009 in autostrada, nell’area di competenza del Compartimento, è stato rilevato un solo morto e questo «è un dato eccezionale perché statisticamente lo zero non esiste». Nel 2010 si è passati a due, che non sono tanti, però statisticamente è un raddoppio. Se si guarda al numero degli incidenti mortali, cioè con uno o più deceduti, tra autostrada e viabilità ordinaria, nel 2010 sono diminuiti rispetto al 2009. Statisticamente c’ è una diminuzione di circa l’8% che tiene la regione più o meno in linea con il dato na-

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260 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

Controlli capillari rivelano che sono molto diminuite le infrazioni per guida in stato di ebbrezza e gli incidenti dei veicoli commerciali. Gli uomini e i giovani tra i 20 e i 34 anni rimangono i soggetti più coinvolti. A commentare i dati è Massimo Piampiani, dirigente del compartimento di Trentino Alto Adige e Belluno della Polizia stradale Renata Gualtieri

zionale. Quali sono le principali cause di incidenti stradali in regione? «Possiamo distinguere tra gli incidenti in viabilità straordinaria da quelli di viabilità ordinaria. In ambito autostradale il dato principale è la velocità e la distrazione per stanchezza o la distrazione vera e propria correlata alla velocità perché chiaramente basta un attimo per tamponare un veicolo che precede. Nell’ambito della viabilità ordinaria invece l’elemento è sempre la velocità non correlata alle condizioni di strada o al tempo. Su queste strade abbiamo una maggiore presenza di condizioni fisiche non perfette, per stanchezza o anche alcool e questo lo rileviamo principalmente negli incidenti mortali». Quali le strade più a rischio? «Sicuramente la viabilità ordinaria. Noi abbiamo il tratto di

Massimo Piampiani, dirigente del compartimento Trentino Alto Adige e Belluno della Polizia stradale


Massimo Piampiani

Ogni pattuglia ha il precursore e l’etilometro e così riusciamo a fare un notevole numero di controlli

confermiamo il dato che appare a livello nazionale. A livello di attività infortunistica gli incidenti da noi rivelati del 2010 rispetto a INFORTUNI quelli del 2009 sono diminuiti circa del 20%. La percentuale Per gli incidenti in sé e per sé siamo intervedi diminuzione degli infortuni nuti meno volte e abbiamo meno morti. Il negli incidenti dato che forse è più incoraggiante è quello delle rilevati nel 2010 rispetto a quelli lesioni, abbiamo circa il 15% di feriti in meno. del 2009 Questo come andamento generale è positivo ma probabilmente si potrebbe fare di più». Cosa è stato fatto e cosa è possibile fare per quanto vi riguarda in termini di preLESIONI venzione di incidenti? Il dato più incoraggiante «Nel 2010 noi abbiamo fatto lo stesso nuè quello delle lesioni mero di controlli con etilometro e precursori. con circa il 15% di feriti in meno Le linee di indirizzo della polizia stradale si sono rivolte molto ai controlli con i precursori e con gli etilometri e al controllo del traffico pesante. Uno dei problemi che c’è anche

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autostrada che rientra nel Compartimento Trentino Alto Adige che ha il più basso indice in Italia di infortunistica. Sotto questo aspetto dunque l’autostrada del Brennero ha un’ottima viabilità. La viabilità ordinaria risente delle caratteristiche del territorio, perché sono tutte zone con estesi tratti di montagna e quindi l’incidente con fuoriuscita comporta sempre lesioni o danni di una certa entità». Quale il profilo dei soggetti coinvolti? «La parte preponderante sono gli uomini e i giovani, tra i 20 e i 34 anni. Purtroppo ancora

-15%

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 261


SICUREZZA STRADALE

Gli incidenti con i veicoli commerciali registrati sono diminuiti nel compartimento di oltre il 30%

è quello della concorrenza più o meno scorretta da parte dei conducenti dei veicoli comunitari o extracomunitari. Questo è uno dei problemi di cui si sente parlare. Questi obiettivi vengono perseguiti e infatti gli incidenti con veicoli commerciali sono diminuiti nel compartimento di oltre il 30%. Questo è sicuramente un risultato dei controlli che vengono fatti su questa categoria di veicoli, cioè quelli superiori a 7,5 tonnellate che si utilizzano per il trasporto di merci. Il controllo con etilometri e precursori in condizioni non proprio adeguate fanno rivelare che sono molto diminuite le guide in stato di ebbrezza, che anche a livello nazionale sono calate del 15%. Sotto questo aspetto il continuare con i controlli induce sempre di più le persone a guidare in stato di ebbrezza». Le risorse a vostra disposizione sono sufficienti per effettuare controlli accurati? «Attualmente abbiamo una dotazione di strumenti tali che ogni pattuglia ha il precursore e l’etilometro. Siamo in grado di fare un notevole numero di controlli con etilometro e precursori. Questo anno sicura262 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

mente li incrementeremo perché abbiamo avuto ulteriori dotazioni. Le pattuglie poi sono dotate anche di personal computer portatili e piccoli notebook che consentono su strada di svolgere dei controlli ai mezzi commerciali e anche di svolgere un’attività più tempestiva e che consente di risparmiare risorse in ufficio perché rientrando si attacca il computer al sistema e si scaricano tutti i dati evitando l’attività burocratica di inserimento. Quindi stiamo cercando di recuperare le risorse con la tecnologia. In momenti di crisi si cerca di ottimizzare quello che si ha. I controlli sono accurati e oggi abbiamo un’attrezzatura che collegandosi al cronotachigrafo digitale, che è la scatola nera che registra tutti i dati del conducente e dei mezzi pesanti e in pochi attimi è in grado di dare una lettura completa del comportamento del conducente. Anche qui ci sono dei tentativi di eluderli con delle alterazioni ma vengono fatti dei controlli molto accurati che consentono anche di andare a verificare la manomissione di queste strumentazioni».


Alberto Pacher

Educare i giovani alla guida più “sicura” el corso della Giornata europea per la sicurezza stradale tenutasi a fine 2010, i vertici provinciali hanno proposto una campagna per il consumo responsabile di alcol perché questo è il dato più preoccupante in provincia. In Trentino, come mette in evidenza la statistica dell’Azienda sanitaria aggiornata al 2009, il 65% della popolazione, dai 18 ai 69 anni, è consumatore d’alcol. Un dato che è tra i più alti d’Italia. Non solo, il 13% degli intervistati ha dichiarato di aver bevuto almeno due unità alcoliche, cioè un bicchiere di vino o una lattina di birra un’ora prima di mettersi alla guida. I dati negativi sono però equilibrati da alcuni segnali confortanti. «Il numero dei morti per incidenti stradali, secondo il Centro monitoraggio della sicurezza stradale in provincia, è in netto calo dal 2003 a oggi: rispetto ai 73 di quell’anno si è passati ai 15 del 2009, con un calo costante nel tempo». Lo ha sottolineato Alberto Pacher, presente all’incontro, per ribadire che è sul consumo di alcol che si deve sensibilizzare la popolazione, attraverso una campagna per comportamenti responsabili che non può limitarsi agli addetti ai lavori, ma deve coinvolgere le istituzioni, la scuola, le famiglie. «Si tratta – ha precisato Pacher – di sensibilizzare soprattutto i giovani alle buone pratiche per ridurre il consumo d’alcol, proprio perché i comportamenti a li-

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Bisogna far capire ai giovani che una guida corretta mette in sicurezza noi e gli altri

I dati negativi che vedono il Trentino al top delle classifiche per il consumo d’alcool sono equilibrati da alcuni segnali confortanti. Diminuisce il numero dei morti per incidenti stradali in provincia Gloria Martini

vello mediatico vanno nel segno opposto. Va fatto capire che una guida corretta mette in sicurezza noi e gli altri». Che siano i giovani i conducenti più a rischio, l’ha messo in evidenza anche l’assessore alla salute Ugo Rossi, citando la statistica dell’Azienda. Beve di preferenza miscele micidiali, con bevande diverse, il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni e il 15% tra i 25 e i 34 anni. Dati che si riflettono sulle contravvenzioni per guida sotto effetto d’alcol e sostanze stupefacenti, che sono il 6,7 delle totali tra i 18 e i 23 anni, stessa percentuale tra in 23 e i 28 anni. Rossi indica gli obiettivi dell’assessorato: «Arrivare a ridurre la quantità di alcol a non più di 2 bicchieri gli uomini, non più di 1 per le donne e solo ai pasti. Eliminare del tutto il consumo durante gravidanza, allattamento, se si è obesi o in presenza di patologie. Su questo fronte, i medici devono fare la propria parte, perché risulta che solo l’8% dei bevitori ha ricevuto il consiglio di bere di meno. Se necessario, si devono contrastare happy hour e feste».

Alberto Pacher, assessore ai lavori pubblici, ambiente e trasporti della provincia di Trento

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 263


SICUREZZA STRADALE

Più interventi tecnici e formativi Il trend è quello nazionale, rivela Paolo Montagner, direttore della Ripartizione servizio strade della Provincia di Bolzano. Gli incidenti in Alto Adige sono legati a distrazione e velocità, combinate con un territorio montuoso e impegnativo, e le difficoltà maggiori si riscontrano d’estate con il traffico turistico Renata Gualtieri a vera grande sfida è mantenere l’esistente, è un discorso quindi di risorse anche in Alto Adige dove si è abituati a sentire che i mezzi sono adeguati o comunque non scarseggiano. Ma la rete provinciale corrisponde, per dare un’idea, alla Bolzano-Mosca come lunghezza, ha 190 galPaolo Montagner, direttore Ripartizione lerie e 1800 ponti. La norservizio strade mativa nazionale o la ComuProvincia di Bolzano nità europea impongono poi standard sempre più elevati, per quanto riguarda le illuminazioni di gallerie o le barriere protettive o di conforto acustico, e «tutti i gestori, forse tranne la società Autostrade, riflette Paolo Montagner, direttore della Ripartizione servizio strade della Provincia di Bolzano, avranno dei grossi problemi a garantire, mantenere o raggiungere questi livelli qualitativi». Parliamo di sicurezza stradale. Qual è la situazione sulle strade della provincia di Bolzano e quali sono le principali cause di incidenti stradali? «Guardando ai dati possiamo notare che uno dei punti più pericolosi è soprattutto il ret-

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tilineo e questo ci ha invogliato negli ultimi otto anni a realizzare una quarantina di rotonde in Alto Adige e molte corsie di accumulo col traffico canalizzato, creando nell’incrocio a T una terza corsia di sorpasso. Abbiamo inoltre collocato moltissime isole con le cordonate e la segnaletica al fine di ridurre la distrazione alla guida. A differenza di altri territori nazionali qui la segnaletica è gestita da un unico centro di coordinamento a livello provinciale, cioè c’è un’unica persona con una squadra di tecnici che si dedica solo alla segnaletica. Questo consente di avere un linguaggio il più possibile uniforme come nel caso della gestione degli incroci. Se si viaggia nel nostro Paese a volte si vede che quando cambia il capotronco, cambia il responsabile d’area e cambia il modo di gestire certa segnaletica; qui invece abbiamo la segnaletica unica. Ci sono state inoltre strategie di investimento molto più complesse, per portare il traffico fuori dai paesi - sono circa otto mila i veicoli che al giorno attraversano i paesi - sono state realizzate varianti per diminuire il traffico».


Paolo Montagner

Previste campagne di informazione sugli attraversamenti pedonali corretti per l’automobilista e per il pedone, che è il soggetto debole

Dove si registrano le maggiori criticità in termini di scarsa sicurezza? «Noi più che identificare le tratte abbiamo identificato gli elementi della rete. Per esempio, nel 2009 se negli incroci si sono verificati 46 incidenti, sui rettilinei ne abbiamo avuti invece 140, quindi il problema è il trattamento planoaltimetrico della strada. I rettilinei invogliano ad andare troppo veloce e allora lì siamo intervenuti con campagne di formazione e prevenzione con cartelloni e spot pubblicitari in radio e nelle sale dei cinema e attraverso campagne di sensibilizzazione in collaborazione con le polizie municipali locali. Per tre anni di seguito dunque abbiamo agito con i media e non più con paracarri e pavimentazione». Come si sta muovendo l’amministrazione per migliorare la sicurezza sulle strade?

«Finora non abbiamo avuto un approccio esclusivamente tecnico e di servizio, ma siamo andati anche nelle scuole, dove l’educazione stradale è ormai diventata materia di routine con gli agenti della polizia municipale che vanno nelle scuole a spiegare ai ragazzi come comportarsi sulla strade urbane; in più abbiamo stretto diverse collaborazioni con il servizio sanitario. Abbiamo promosso una serie di campagne contro l’alcool e quella denominata No credit per gli incidenti in moto. Prima dell’inizio dell’anno scolastico faremo partire una campagna sugli attraversamenti pedonali corretti sia per l’automobilista che per il pedone, che è il soggetto più debole per definizione. Quindi spazieremo sulla sicurezza stradale a tutto campo, non limitandoci al semaforo o all’incrocio, e coinvolgeremo anche più assessorati». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 265


RIFORMA SANITARIA

Stessa spesa, miglior risultato Una riforma sanitaria che punta all’umanizzazione della cura e al miglioramento della qualità delle prestazioni in Trentino. Passando attraverso la riorganizzazione dei distretti e la creazione dei punti unici di accesso. A illustrarla è l’assessore provinciale Ugo Rossi Michela Evangelisti on l’approvazione della legge provinciale numero 16 del 23 luglio 2010 è stata avviata nella Provincia autonoma di Trento una profonda riforma del sistema sanitario. «La nuova legge s’inserisce nella nostra speciale tradizione legislativa provinciale, caratterizzata da una grande autonomia dal livello centrale e quindi in grado di compiere scelte organizzative più adeguate alla nostra specifica realtà – spiega l’assessore alla Salute e politiche sociali, Ugo Rossi –. Questo significa un’ampia autonomia nella programmazione, nell’allargamento delle tutele sanitarie e nell’implementazione di nuove politiche, grazie all’autofinanziamento della spesa sanitaria stessa». La legge individua obiettivi chiari e ambiziosi, ovvero l’umanizzazione della cura, la promozione della qualità delle prestazioni, la piena accessibilità ai servizi su tutto il territorio provinciale, l’omogeneità di trattamento indipendentemente dal luogo di residenza o di cura, la partecipazione, la valutazione dei risultati conseguiti dal servizio sanitario provinciale, la definizione dei ruoli dei diversi soggetti coinvolti nel governo del servizio, la centralità del ruolo del territorio e dei servizi ad esso dedicati. La legge mette poi in campo con forza il concetto di rete, «che viene concretizzato attraverso l’istituzione di un unico servizio

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ospedaliero provinciale, e il distretto diviene luogo di integrazione tra sanitario e sociale, tra ospedale e territorio, tra i medici di medicina generale e gli altri professionisti sanitari». Con un provvedimento successivo all’approvazione la Giunta ha poi sancito una nuova articolazione dei distretti sanitari, che sono stati ridotti a quattro; una decisione che ha suscitato perplessità da parte dell’opposizione. «La scelta di individuare quattro distretti, con bacini demografici superiori a centomila abitanti – illustra Rossi – nasce dalla convinzione che la frammentazione organizzativa rappresenti un limite al conseguimento di livelli elevati di specializzazione ed efficienza dei servizi socio-sanitari e sanitari. Noi crediamo che questa riorganizzazione libererà nuove risorse, razionalizzerà l’impiego delle risorse umane e finanziarie, perseguendo così un obiettivo fondamentale della riforma sanitaria, ovvero il costante miglioramento del servizio sanitario provinciale. Un numero limitato di distretti permette di abbattere i costi amministrativi e di struttura, creare articolazioni forti con adeguate risorse personali e materiali per garantire capillarmente i servizi sul territorio. In un’epoca come la nostra risulta decisivo mettere insieme e coordinare le risorse per un migliore impiego e

In alto, il presidio ospedaliero S. Chiara di Trento


Il sistema trentino

utilizzo delle stesse, non per sopprimere servizi ma per migliorarli e potenziarli, tanto più alla luce della futura mancanza di professionisti e operatori. E tendere a un’invarianza della spesa a fronte del miglioramento del servizio al cittadino. In altre parole, fare meglio con gli stessi soldi». Il secondo cardine della proposta di riorganizzazione dei distretti sanitari, oltre alla nuova articolazione territoriale degli stessi, è la creazione dei punti unici provinciali di accesso. «Sono i luoghi, non solo simbolici, dell’integrazione socio-sanitaria, dove lavoreranno operatori del servizio sanitario e di quello del welfare. Penso sia un punto qualificante dell’intera riforma sanitaria, che ridisegna il sistema dell’offerta dei servizi ai cittadini in base ai loro bisogni: si è voluta definire l’organizzazione della pubblica amministrazione a fronte dei cambiamenti avvenuti nella società, partendo dal cittadino e dalle sue necessità – precisa l’assessore –. Il punto unico d’accesso troverà sede presso ciascuna comunità di valle e garantirà la presa effettiva in carico delle persone e dei loro bisogni, siano essi sanitari o sociali. È il luogo dove il cittadino potrà ricevere informazioni, orientamento e accompagnamento in ma-

niera adeguata e qualificata. Un luogo ben definito e individuabile per i cittadini che bussano alla porta delle istituzioni pubbliche, in grado di orientarli e accompagnarli con un linguaggio semplice e comprensibile, che permette l’accesso alla rete integrata dei servizi socio-sanitari». Infine, in controtendenza rispetto alla linea seguita a livello nazionale, la riorganizzazione del sistema sanitario nella Provincia di Trento non comporterà alcun accorpamento dei punti nascita. «Penso che l’organizzazione dei servizi sanitari provinciali si caratterizzi da sempre, ovvero dagli anni 70, nei quali la Provincia ha iniziato ad esercitare le competenze in materia sanitaria in seguito alla riforma statutaria, da una grande attenzione per il territorio, e in particolare dalla volontà di garantire adeguati servizi sanitari anche nelle aree più decentrate della provincia – conclude l’assessore –. L’autonomia e il totale autofinanziamento del servizio sanitario provinciale hanno permesso questa peculiare organizzazione diretta a garantire e facilitare l’accesso ai servizi sanitari in modo capillare in tutto il Trentino. Di questo vado fiero e intendo proseguire con forza su questa strada». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 275


RIFORMA SANITARIA

Una buona riforma, ma c’è perplessità sui distretti Una riforma che contiene tutte le premesse affinché i cittadini trentini possano davvero beneficiare di un servizio sanitario d’eccellenza. «Ora non resta che vigilare sulla corretta applicazione delle norme» avverte Pino Morandini Michela Evangelisti

na legge ampiamente condivisa quella che è intervenuta a riformare il sistema sanitario della provincia di Trento. Il gruppo del Pdl all’opposizione ha approvato un testo unificato perché, rispetto al suo originario disegno di legge, sono stati accolti i punti più salienti. «Innanzitutto la centralità della persona del paziente è stata recepita appieno dagli articoli 2 e 4 – precisa Pino Morandini, consigliere Pdl e componente della commissione permanente Politiche sociali –. In secondo luogo è stato potenziato il ruolo del Consiglio provinciale; prima si rischiava, infatti, che una volta fatta la legge non si potesse più intervenire sulla sua attuazione. Secondo l’articolo 6 l’assemblea legislativa non solo ha il compito di verificare il funzionamento del servizio sanitario provinciale ma addirittura di formulare indirizzi e proposte alla giunta. L’assessore ha il dovere, all’inizio di ogni legislatura, di illustrare al Consiglio gli indirizzi generali che intende seguire per predisporre il piano provinciale per la salute e successivamente, con cadenza annuale, deve presentare una relazione». C’è poi anche un terzo elemento per voi fondamentale che ha trovato spazio nella legge di riforma della sanità. «Sì, un punto che è stato fortemente sostenuto dai circa 60 persone ascoltate in sede di commissione legislativa, in particolare dall’ordine dei medici: si tratta della decisione di dare un sup-

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porto tecnico all’attività politica della giunta provinciale, grazie a un organismo composto da personalità di alta caratura scientifica, un comitato ristretto, formato da solo 4 componenti di cui uno delle minoranze, competenti in varie discipline come le scienze mediche, sociali, infermieristiche, l’economia, l’epidemiologia. Abbiamo poi inserito nella legge anche la pet therapy, la necessità della formazione continua del personale sanitario e una maggiore collegialità all’interno dell’azienda sanitaria. Se fino a ieri il direttore generale era figura esclusiva, oggi assume un ruolo preminente ma deve condividere le decisioni più importanti con due organi collegiali, in particolare con il consiglio di direzione». Cosa pensa della riduzione del numero dei distretti sanitari? «Si tratta di un provvedimento che non è nemmeno passato al vaglio della commissione legislativa competente di cui faccio parte e del quale ho appreso dai giornali. Avrei gradito che mi si spiegassero le ragioni migliorative di questa scelta, ma venire a sapere che si è deciso di accorpare i distretti probabilmente per ragioni di costi, prendendo a riferimento i parametri nazionali, mi ha lasciato molto perplesso. Abbiamo un bilancio particolarmente ricco e penso che discostarci dai parametri nazionali per migliorare la qualità dell’assistenza sia un esercizio di autonomia matura. C’è un distretto

Pino Morandini, consigliere Pdl della Provincia autonoma di Trento e componente della commissione permanente Politiche sociali


Pino Morandini

che a seguito della riduzione conterà circa 177mila abitanti e, soprattutto, sarà caratterizzato da una geografia molto articolata, con una zona montuosa e una pianeggiante, comprendente anche la seconda città del Trentino, Rovereto; mi preoccupa sulla carta questa articolazione tout court pensando a come potranno essere erogati i servizi». Che impatto avranno invece, a suo parere, i punti unici provinciali di accesso? «La questione dell’integrazione socio sanitaria ha dato luogo a un lungo confronto all’interno della commissione legislativa e poi anche in aula. Costituisce il passaggio della legge sulla cui attuazione pensiamo di dover vigilare con la maggiore attenzione. Non vorrei, infatti, che questa contiguità tra sociale e sanitario andasse a danno del sociale; dipende molto da come la legge verrà messa in pratica, spero non soltanto con l’intelligenza ma soprattutto con il cuore».

In controtendenza con le decisioni nazionali, non ci sarà nella Provincia di Trento alcuna chiusura dei punti nascita. «Questo è un altro dei punti sui quali ci giochiamo la nostra autonomia matura. Non possiamo accedere ai parametri nazionali perché abbiamo un territorio molto articolato, con tante zone dalle non è semplice pervenire La Provincia ha le risorse per garantire quali agli ospedali di valle più effia tutti i cittadini tempi ragionevoli cienti, Trento e Rovereto. Per per le liste d’attesa noi il criterio delle 500 nascite sarebbe fortemente penalizzante. La precedente giunta aveva soppresso il punto nascita di un'importante vallata, la Valsugana, che aveva registrato dal 1995 al 2005 circa 400 parti all’anno; per riaprirlo e valorizzarlo ho proposto l’introduzione del parto in acqua e con l’epidurale, grazie ai quali si potrebbero tranquillamente superare le 500 nascite». Qual è infine l’aspetto del vostro sistema sanitario sul quale servono ancora interventi migliorativi? «Le liste d’attesa per le visite specialistiche non a pagamento sono ancora troppo lunghe. Non pretendo che si raggiungano gli stessi tempi delle visite a pagamento, ma almeno che coloro che non possono permettersi la prestazione privata abbiano la possibilità di accedere al servizio entro tempi ragionevoli. Anche su questo versante la provincia ha le risorse finanziarie necessarie e il miglioramento qualificherebbe moltissimo la nostra autonomia».

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APPARECCHIATURE SANITARIE

La sanità in Trentino Alto Adige cerca il rilancio arlando di sistema sanitario nazionale spesso si dimentica che sono molte le aziende che gravitano intorno a questo importante settore economico. Aziende fornitrici di servizi e prodotti fondamentali, sia per le strutture pubbliche che per quelle private, che negli ultimi anni hanno dovuto tenere il passo dell’inesorabile progresso tecnologico. Ma queste non sono le sole sfide che attività di questo tipo devono affrontare. Anche le politiche nazionali e locali in tema di sanità possono condizionarne lo sviluppo. La Gritti è una di quelle aziende: nata nel 1948 è divenuta un punto di riferimento importante nella realtà imprenditoriale locale. Fiore all’occhiello della Gritti è un efficiente servizio d’assistenza tecnica per tutte le apparecchiature commercializzate. Ne parliamo con Antonella Marini Gritti, amministratore unico dell’azienda. Qual è il core business della Gritti? «Il mercato della sanità pubblica e privata. Le forniture spaziano dallo strumentario per le diverse discipline chirurgiche, alla disinfezione, al materiale per la sterilizzazione, agli ausili per i diversamente abili, fino alle tecnologie più sofisticate per la diagnostica». Fare business commercializzando prodotti da cui dipende la salute dei cittadini: come si coniugano affari ed etica? «La costante collaborazione con il personale medico delle strutture consente un’attenta valutazione delle esigenze degli operatori necessaria per proporre apparecchiature di alta qualità, che li agevolino nella diagnostica e nella cura delle varie patologie. In tal modo l’operatore sarà in grado di trasmettere al paziente la fiducia e la consapevolezza di usu-

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Un settore nevralgico in cui le aziende fornitrici vivono un momento di grande trasformazione tecnologica, ma anche di difficoltà economica per le attuali politiche regionali e provinciali. A colloquio con Antonella Marini Gritti Erika Facciolla

fruire di prestazioni sempre ad alto livello». Che peso rivestono la manutenzione e il supporto tecnico? «Il servizio tecnico messo a disposizione ai poli ospedalieri e alle cliniche private è da sempre molto apprezzato, ed è frutto di un notevole impegno economico da parte dell’azienda la quale favorisce la partecipazione dei propri tecnici a corsi periodici e continui». Come riuscite ad essere sempre aggiornati con le nuove tecnologie? «La stretta collaborazione con i produttori ci consente di conoscere le nuove tecnologie ancora prima di essere immesse sul mercato. Parallelamente, la partecipazione a congressi, meeting, e fiere specifiche ci da la possibilità di essere aggiornati sulle novità del mercato». In cosa si differenzia l’approccio al prodotto tra pubblico e privato? «Il rapporto con le strutture private è senza al-

In basso, il team della Gritti di Bolzano. Nella pagina a fianco, Antonella Marini Gritti e un prodotto aziendale www.grittispa.it


Antonella Marini Gritti

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La stretta collaborazione con i produttori ci consente di conoscere le nuove tecnologie ancora prima di essere immesse sul mercato

cun dubbio più semplice e diretto rispetto al pubblico, poiché gode di un potere economico - decisionale autonomo e rapido. Questo comporta, non solo un’attenzione focalizzata sul prezzo ma sopratutto sulla qualità, l’alta tecnologia, l’efficienza e la durata nel tempo». Dal momento che la sanità si declina su scala regionale, qual è la situazione attuale alla luce della riduzione delle risorse finanziarie? «La riduzione delle risorse finanziare da parte della provincia, accentuatasi negli ultimi tre anni, ha influenzato negativamente la gestione economica aziendale, che ha dovuto confrontarsi con il calo dei margini, fare fronte a costi in continuo aumento, e la necessità di investire risorse ingenti per la ricerca di prodotti di nicchia innovativi». Come sta incidendo nelle procedure di acquisto l’attuale riforma sanitaria? «Già da tempo è in atto nella nostra regione una riforma del sistema sanitario volta a ridefinire razionalmente la peculiarità delle varie strutture ospedaliere; delocalizzazione dei vari

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reparti specialistici, prospettiva di creazione di un’unica centrale acquisti, maggiore richiesta di certificazioni sui prodotti e un iter burocratico complesso: tutti questi fattori hanno provocato un allungamento dei tempi tra la richiesta, l’assegnazione e la fornitura finale». Può farci un esempio concreto? «La sanità in Trentino Alto Adige si è sempre contraddistinta per la qualità dei prodotti acquistati e dei servizi forniti. Questo momento di contrazione economica comporta non più una valutazione qualità-prezzo ma una valutazione prezzo-qualità». Alla luce delle considerazioni fatte, che ruolo crede potrà rivestire il sistema sanitario della regione? «Nonostante il periodo critico, il servizio sanitario regionale è ancora in grado di offrire all’utente una prestazione di alto livello sia per quanto riguarda l’aspetto umano che per le tecnologie presenti nelle varie strutture. Siamo certi che la sanità regionale saprà essere, come in passato, un riferimento per tante altre realtà». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 279


Foto Tappeiner

GENIUS LOCI


Reinhold Messner

Anima di montagna La montagna è arte, pensiero e, soprattutto, spirito. Una filosofia che Reinhold Messner diffonde attraverso i suoi musei, simbolo di un Alto Adige che difende il suo patrimonio più prezioso Andrea Moscariello

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cultura. Da sempre la montagna è stata fonte di ispirazioni per poeti, musicisti, scrittori. Questo è ciò che intendo trasmettere con il mio museo». Lei è uno strenuo difensore delle montagne alto atesine. Il turismo di massa non rischia di distruggerle? «Il turismo non distrugge la montagna, anzi. Permette ai suoi popoli di sopravvivere economicamente. Il problema delle nostre Alpi è che vi sono alcuni luoghi sovraesposti e sfruttati, che rischiano così di venire disintegrati, e altri completamente sconosciuti e non calcolati dai flussi turistici. Bisogna puntare a una politica del turismo più intelligente, diversificata. Sono anni che faccio questa battaglia». E quali risultati ha ottenuto? «All’inizio non è stato facile. Per costruire i musei ho avuto contro parte della stampa e dei politici locali. Poi, con il tempo, il 99% degli altoatesini hanno compreso la filosofia che si cela alle spalle di questo mio progetto e oggi mi appoggiano con entusiasmo». Le sue prossime sfide? «Non amo più parlare di “sfide”. Ogni anno compio una o due spedizioni per conoscere luoghi che non ho ancora battuto. Soprattutto sto studiando i luoghi spirituali della montagna, su cui sto scrivendo un libro. Una volta terminato, poi, il quinto museo a Brunico, forse mi dedicherò a un film. Voglio portare la mia filosofia anche al cinema».

A sinistra, il Messner Mountain Museum di Reinhold Messner presso Castel Firmiano (Bz)

Foto Tony Federico

osa rappresenta la montagna per l’uomo? Reinhold Messner ha fatto ruotare la sua intera, straordinaria, esistenza attorno a questa domanda. Il primo uomo ad avere scalato tutte le 14 cime che superano gli 8mila metri è oggi un manifesto vivente della cultura, quella più profonda e spirituale, legata alla montagna. Ed è un simbolo per l’Alto Adige. Dopo aver girato l’intero pianeta, a sessant’anni è tornato nella provincia di Bolzano, la sua terra Natale, omaggiandola della sua esperienza. Il Museo della Montagna di Messner, tra le antiche mura di Castel Firmiano, è una delle principali attrazioni turistiche per il territorio, con oltre 150mila visitatori all’anno. Sono già quattro le strutture museali, cui se ne aggiungerà una quinta nel 2011, dedicata ai popoli delle montagne. Come a voler chiudere un cerchio, che parte dai significati naturali, geologici, antichissimi delle montagne, fino alla loro recentissima conquista da parte dell’uomo. Su quale livello si legano l’uomo e la montagna? «Sin dall’inizio della sua storia, l’uomo si domanda da dove viene e, per capire quale direzione intraprendere, segue la montagna. Molte religioni ne sono una testimonianza. Pensiamo a Mosè che scende dal Sinai e a Buddha che arriva dall’Himalaya. Giungono dalla montagna per trasmettere una visione di vita». Però la montagna, e lei lo sa bene, è anche scienza. «Vero. è anzitutto geologia, vale a dire la possibilità di studiare la storia, lunga miliardi di anni, della nostra terra. Ma non è tutto. Per me questo mondo rappresenta anche una filosofia, una

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