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dossier piemonte 04 2011

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OSSIER PIEMONTE EDITORIALE ..............................................13 Raffaele Costa

L’INTERVENTO.........................................15 Angelino Alfano Ferruccio Dardanello Gianfranco Carbonato

IN COPERTINA ........................................20 John Elkann

PRIMO PIANO PRIMO PIANO TORINO......................28 Sergio Chiamparino Daniele Cantore Davide Canavesio Alessandro Barberis Andrea Varnier Ezio Pelizzetti Alessandro Cherio Benedetto Camerana Silvio d’Ascia L’ANALISI ...............................................52 Roberto Cota VERSO LE AMMINISTRATIVE.........56 Enzo Ghigo, Gianfranco Morgando, Davide Cavallotto Michele Coppola, Piero Fassino

Andrea Ballarè, Mauro Franzinelli Carlo Riva Vercellotti, Luigi Bobba L’INCONTRO ..........................................72 Roberto Maroni ISTRUZIONE .........................................76 Mariastella Gelmini UNITÀ D’ITALIA ...................................80 Renato Schifani Mario Cervi

ECONOMIA E FINANZA L’ECONOMIA REGIONALE................88 Mariella Enoc William Casoni Giovanna Ventura Luciano Donatelli DONNE D’IMPRESA..........................100 Giovanna Quaglia Carola Gancia Rossella Maggiora Silvana Neri Aurelia della Torre CONFINDUSTRIA ................................112 Fabio Ravanelli Bruno Lulani Claudio Gherzi FONDI COMUNITARI.........................120 Carlo Chiama IMPRENDITORI DELL’ANNO .........124 Bruno Bisiach Lucio Bonandini e Luca Viano Paolo Costa Massimo Palombaro Francesco Rangoni Daniele Facelli Giancarlo Gallina Massimo Gaido Eraldo Luciano Roberto Pogliani Andrea Ferraris Flavio Icardi e Massimo Corippo Sergio Ferrero Maurizio Levo Riccardo Pezzolato Fratelli Zanetti Augusto Geminiani

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Mario Venezia Adriano Sarazzi Maria Teresa Deambrosis Federico Marsi Roberto Lecce Fratelli Ormezzano Paolo Angelico IL MADE IN ITALY ..............................182 Edoardo Piana IMPIANTI TECNOLOGICI .................184 Franco Campidonico COMMERCIALIZZAZIONE INDUSTRIALE......................................186 Hüppi, Turco, Romanini IL SETTORE AUTO.............................188 Nicola Loccisano AUTOMOTIVE ......................................190 Mauro Ferrari L’INDUSTRIA PETROLIFERA ........192 Marco Maria Bonan


Sommario RADIOCOMUNICAZIONE ................194 Katia Bozzo MERCATO ASSICURATIVO ............198 Alvaro Javier Carro AGROALIMENTARE .........................202 Fratelli Torti Mariano Pastore

TERRITORIO TURISMO .............................................206 Alberto Cirio Maurizio Baldini COMUNICAZIONE TERRITORIALE..212 Luisella Gatto

DIALOGO PROGETTUALE .............224 Pier Paolo Maggiora

LOGISTICA............................................214 Andrea Ivaldi

IMPIANTI SU MISURA.....................228 Giuseppe Ilaria

PIANO CASA ........................................216 Ugo Cavallera Giuseppe Provvisiero Alberto Valmaggia

RIQUALIFICAZIONE .........................230 Giuseppe Bailo

IL VALORE DEL LEGNO..................248 Angelo Loser Marco Bruno ACCESSORI PER IL BAGNO .........256 Isidoro Cerutti BIANCHERIA PER LA CASA..........258 Silvia Quagliotti

MATERIALI PER L’EDILIZIA .........232 Katusha ed Ezio Caula Paolo Gautero

AMBIENTE

SICUREZZA NEI CANTIERI............238 Giancarlo Gonnet

RIFIUTI URBANI.................................262 Armando Massimo

L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA .............240 Emilio Brocco Tarcisio Bettoni

RISPARMIO ENERGETICO ............266 Cesare Schiaparelli

LE PIETRE DELL’OSSOLA.............244 Paola Marabini EDILIZIA ...............................................246 Sergio Di Lenardo

SERVIZIO IDRICO..............................268 Paolo Croso L’EMERGENZA INSETTI .................270 Mauro Piazzi

SANITÀ POLITICHE SANITARIE...................274 Ferruccio Fazio NUOVE TECNOLOGIE ......................278 Rinaldo Ocleppo RIABILITAZIONE ...............................280 Mario Vannini GENIUS LOCI ......................................284 Enrico Morteo PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 11


EDITORIALE

Un “tutti contro tutti” che non giova al Paese di Raffaele Costa Direttore

I

n queste ultime settimane sono soprattutto le notizie provenienti dall’estero a tenere banco. E non potrebbe essere diversamente, considerata la portata degli eventi, importanti e drammatici, di cui siamo nostro malgrado testimoni. Eppure anche la situazione interna del nostro Paese meriterebbe una riflessione profonda e un’attenzione diversa dalla mera e sterile cronistoria delle quotidiane bagarre tra maggioranza e opposizione. È inutile negarlo: da qualche tempo la politica pare essersi ridotta a un mero scontro tra le parti, a un “muro contro muro” quotidiano in cui a trionfare sono i fatti e più sovente i misfatti, veri o presunti, di questo o quel personaggio, le accuse reciproche dai toni talvolta fin troppo coloriti, il pettegolezzo fine a se stesso. Questo continuo accapigliarsi altro non è se non una inutile perdita di tempo oltre che, soprattutto, una delle principali cause del progressivo quanto inesorabile allontanamento dei cittadini, sempre più confusi e disorientati, dalla politica e dalle istituzioni. Dove sono finite le discussioni sulle reali priorità del nostro Paese? Dov’è finito il

confronto, rigorosamente costruttivo, tra i diversi programmi di cui i partiti dovrebbero - e sottolineo dovrebbero - essere la prima e precipua espressione? E dove sono finite le proposte, le idee, i progetti per rilanciare l’economia, il lavoro, la sanità, le infrastrutture? Gli italiani chiedono risposte, risposte concrete a problemi concreti. Fatti e non parole. Misure coraggiose e non sterili polemiche: è questo ciò di cui necessita il nostro Paese, oggi più che mai. Far ripartire il “motore Italia” è possibile, ma per riuscirci è necessario, anzi doveroso, che tutte le parti aprano un dibattito costruttivo e lavorino insieme per il bene del Paese. Non mancano, è vero, i politici e gli amministratori capaci e volenterosi che lavorano con impegno e serietà per mantenere e concretizzare le promesse fatte in tempo di campagna elettorale. Eppure queste (tante) storie di ordinaria buona amministrazione stentano ad emergere in un contesto in cui sembrano trovare spazio soltanto gli urlatori e i disturbatori. Siamo certi che sia questa l’Italia che vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli, ai nostri nipoti? Ne dubito fortemente. Per scongiurare questo rischio e permettere al nostro Paese di tornare a crescere è però necessaria una inversione di rotta, un segnale forte, una presa di coscienza e di responsabilità da parte di tutte le forze politiche. Personalmente, nonostante tutto non ho ancora perso la speranza che alla fine possa essere il buon senso a trionfare. Né, da buon “vecchio” liberale, ho perso la speranza che il confronto tra le parti possa tornare a svilupparsi sulla base del rispetto reciproco, tra avversari e non tra nemici, e sulla consapevolezza che non è ringhiandosi contro che si risolvono le criticità che contraddistinguono il nostro Paese. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 13


L’INTERVENTO

Torino, città competitiva di Giancarlo Carbonato Presidente di Confindustria Torino

L

a ripresa economica presenta un’eterogeneità di fondo, in primo luogo fra mercati maturi ed emergenti, segno che l’economia mondiale possiede oggi una nuova geografia e nuove regole. A Torino hanno sofferto maggiormente i settori della meccanica e del tessile, entrambi vitali per l’economia locale. L’industria alimentare ha, invece, retto bene il colpo assestato dalla crisi. Leggermente in calo i servizi e il turismo. Si tratta comunque di oscillazioni non preoccupanti. Il turismo si è notevolmente sviluppato a partire dalla Olimpiadi, Torino ha così riscoperto il suo potenziale di città d’arte e non solo di fabbriche. Gli imprenditori hanno una responsabilità sociale superiore rispetto a quella di un normale cittadino. Ultimamente gli uomini d’affari si guardano intorno e ne rimangono perplessi: sul piano nazionale, dopo un’estate di veleni, la situazione governativa rimane incerta. L’economia ha bisogno di punti di riferimento. È ora che la politica intervenga per ri-

solvere i problemi che affliggono il Paese. Per esempio a Torino, che vanta una consolidata tradizione industriale, occorrerebbero incentivi affinché le aziende non lascino il territorio. Altro tema urgente è l’export. La nostra provincia, che conta su un’economia mediamente globalizzata, è esposta a una concorrenza fortissima. I traffici di merci e persone sono vitali per le economie. Basta prendere una carta geografica per capire quanto il Piemonte sia chiuso dalle Alpi. Bisogna necessariamente aprirsi verso le vie di comunicazione europee e al Corridoio 5 altrimenti c’è il rischio di fare di Torino un cul de sac. Sono vent’anni che se ne parla, ora bisogna passare dalle parole ai fatti, anche perché i tempi per arrivare agli accordi con la Francia stringono. La Tav è una scelta bipartisan, voluta dalla maggioranza dai cittadini. Certo, si possono anche ridurre gli investimenti, ma la realizzazione dell’opera non deve essere messa in discussione. E qui torna in gioco la volontà politica. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 19


La Fiat degli Agnelli

L’AVVOCATO AVEVA SCOMMESSO SU DI LUI Grazie a John Elkann la famiglia Agnelli è ancora sulla plancia di comando della casa automobilistica di Torino. Dopo aver messo ordine, insieme con Marchionne, alla galassia Fiat oggi si sta preparando a conquistare la Chrysler Giancarlo Mazzuca

A

nni fa, Indro Montanelli mi “regalò” la prefazione a un libro sugli eredi delle grandi dinastie imprenditoriali. Scrisse il vecchio Indro: «In tutto il mondo i padri fondatori dell’imprenditoria sperano di tramandare il loro impero a figli e nipoti senza quasi mai superare le due o tre generazioni. In Italia resistono, qualche volta, un po’ più a lungo perché agiscono in un contesto sociale in cui la “famiglia”, e non soltanto quella della mafia,

rappresenta l’istituzione più forte, molto più forte dello Stato, della Nazione e di tutto il resto». Il ritratto di Montanelli si attaglia perfettamente agli Agnelli che sono sinonimo di Fiat e di Italia. Proprio per questa simbiosi, consolidata da cinque generazioni al volante del gruppo torinese, non potrà succedere che la nuova dinastia sabauda, guidata da John Elkann, abbandonerà davvero il Belpaese, nonostante la crisi che ha colpito profondamente l’industria dell’auto, e nonostante... Sergio Marchionne,

che, come manager internazionale a 360 gradi, guarda giustamente al mondo e alla Chrysler. Proprio in quel libro sugli eredi, ho avuto modo di intervistare lo sfortunato Giovannino Agnelli, il figlio di Umberto, già designato alla guida del Lingotto dallo zio Gianni, che invece morì di lì a poco, per un brutto male, a soli 33 anni. Mi disse: «Sono convinto che il cambio di generazione al vertice delle imprese può diventare un grosso punto interrogativo. E il problema si fa sempre più assil- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 21


IN COPERTINA

Sotto, Umberto Agnelli e John Elkann; a sinistra, linea di produzione Fiat

lante con il passare delle genera- potuto esercitare un’opzione, il fa- una mano gli addetti ai lavori che zioni perché aumenta il rischio di avere persone non all’altezza della situazione alla guida dell’azienda». Parole quasi profetiche, quelle di Giovannino, ma il colosso del Lingotto ha, comunque, avuto la capacità di superare la crisi dei primi anni del Duemila accentuata da alcuni fatti luttuosi (le morti di Giovannino, dell’Avvocato e di Umberto nel giro di pochissimo tempo) che avevano reso evidente un vuoto di potere ai vertici. Molti osservatori avevano pensato, allora, che, a poco più di cent’anni dalla fondazione, il destino della Fiat fosse segnato: la famiglia avrebbe abdicato e il colosso torinese sarebbe diventato una provincia dell’impero General Motors che già aveva messo un piede sotto la Mole e che, di lì a poco, avrebbe

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moso “put”, per piantare definitivamente la bandiera a stelle e strisce sulla “numero uno” del made in Italy. La previsione non si è avverata anche per merito di quel ragazzo un po’ impacciato, John appunto, che, per una serie di incredibili coincidenze - la quarta generazione, appunto, per la scomparsa prematura di Giovannino, è saltata come già successe con la seconda, quella di Edoardo, padre di Gianni e marito di Virginia, la protagonista del bel libro di Marina Ripa di Meana e Gabriella Micucci -, si è trovato ai vertici del gruppo senza avere avuto il tempo di completare la giusta gavetta. All’inizio parlava pochissimo (e ancora adesso è introverso...), quando vedeva un giornalista si emozionava e potevano contarsi sulle dita di

“osavano” scommettere sul suo futuro. Nessuno aveva, però, fatto i conti con la grinta nascosta e la determinazione di quel giovanotto timido (l’esatto contrario del fratello Lapo) che, prima dietro Cesare Romiti, poi con Luca di Montezemolo e, infine, all’ombra dell’abruzzese-canadese Marchionne (riproponendo, in tal senso, la copia conforme di due tandem vincenti del passato Fiat: l’Avvocato giovane con Valletta e l’Avvocato maturo con Romiti) si è fatto davvero le ossa. E il Lingotto non solo non è stato annesso all’americana Gm, ma a sua volta, con la benedizione del presidente Obama, sta conquistando (almeno per ora) l’altra “firma” di Detroit: la Chrysler. È proprio di questi giorni, infatti, la notizia del pros-


La Fiat degli Agnelli

A sinistra, Sergio Marchionne; sotto, da sinistra, Giovannino Agnelli, Cesare Romiti e Vittorio Valletta con l'ambasciatore Usa Dunn

Nessuno aveva fatto i conti con la grinta nascosta e la determinazione di quel giovanotto timido che in azienda si è fatto le ossa

simo rimborso dei prestiti governativi, dell’esercizio dell’opzione sul 16% dell’azienda Usa in modo da raggiungere il 46% del capitale del gruppo entro il prossimo giugno, con l’ambizioso traguardo di arrivare poi al 51%. Scelte importanti fatte di concerto con l’amministratore delegato Marchionne. Scelte strategiche, come quella di dividere l’attività dell’auto da quella dei veicoli industriali e come

l’altra, sempre in attesa di eventuali sviluppi, di puntare sulle quattro ruote, pur con tutte le difficoltà della congiuntura. Decisioni anche coraggiose: è il caso dell’aut-aut dato al sindacato - o, meglio, alla Cgil (ma ora c’è un timido riavvicinamento con la Camusso) - superando le vecchie logiche della concertazione. Sono anche cambiati i rapporti con la politica. Se, ai tempi di Valletta, la

Fiat era “governativa” per principio (ogni settimana, il professore si recava in vagone-letto a Roma per bussare alla porta del ministro di turno), oggi John Elkann è, decisamente, “apolitico”: non lo sentirai mai esprimere un giudizio su questo o su quell’esponente di maggioranza o di minoranza. Intendiamoci: è meglio non illudersi troppo perché ci vorranno ancora altri sacrifici e le strategie potrebbero cambiare con altri eventuali disimpegni dall’Italia. È il prezzo che la Fiat dovrà continuare a pagare per gli errori commessi nel passato: essersi troppo impegnata su tantissimi tavoli da gioco. Ma oggi la situazione appare migliorata grazie al disboscamento compiuto (oltre all’auto e ai veicoli industriali, non restano, di veramente extra, che La Stampa e PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 23


IN COPERTINA

la Juventus) da due boscaioli d’eccezione: quel manager con il pullover, poco diplomatico e molto pragmatico che si chiama Marchionne, e quell’erede spilungone di nome John (come il nonno Gianni e il trisavolo Giovanni) capace di dimostrarsi molto diverso dalle apparenze. Come dire: mai fermarsi alla prima impressione. Sposato con due figli, John Elkann ha sempre pensato alle due famiglie che ha: la sua e la Fiat. Con schieramenti nuovi, dopo la fine della Mediobanca di Cuccia, con terremoti vari, la dinastia sabauda è stata, insomma, in grado di ridisegnare la mappa del potere. Nel 2004, mi chiedevo: fino a quando la famiglia è un vantaggio competitivo e non invece un freno alla crescita dell’impresa? Fino a 24 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

Tanto legato alla famiglia che oggi, grazie a lui, gli Agnelli sono ancora sulla plancia di comando della Fiat

quando può reggere una galassia bancocentrica sviluppatasi in maniera enorme in troppi settori, facendo correre al Paese lo stesso rischio subìto negli anni Venti quando Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, agiva come proprietario del Credito Italiano? Adesso, soltanto sette anni dopo, molti di quei dubbi sono stati superati. Nonostante una recessione planetaria. Nonostante le difficoltà

del made in Italy che continua a perdere colpi come l’intero comparto dell’auto. Ho chiesto al giornalista e scrittore Alain Elkann di “raccontare” in pillole il figlio John. Il giudizio non poteva essere diverso, ma l’orgoglio del padre è sincero ed evidente: «Sono stato molto fortunato ad avere un primogenito come lui. È cresciuto come uomo e come imprenditore, ma non è cambiato nei suoi rapporti con la famiglia, anzi. È sempre molto affettuoso con tutti noi e si sta anche dimostrando un buon padre e un buon marito». Tanto legato alla famiglia che oggi, grazie a lui, gli Agnelli sono ancora sulla plancia di comando della Fiat. Fino a quando? Oggi potrei scommetterci sopra.


TORINO Uno sguardo sulla realtĂ economica, politica e sociale del capoluogo piemontese, e i suoi protagonisti


TORINO, PRIMO PIANO

Dieci anni al timone Sergio Chiamparino è giunto al termine del suo secondo mandato come sindaco di Torino. Ha affidato a un “dizionario” di 54 parole il compito di riassumere quanto fatto. E dice: «Lascio una città consapevole che guarda con fiducia al futuro» Leonardo Rossi

C

inquantaquattro parole per riassumere 10 anni: questo è il bilancio che il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ha stilato al termine del suo secondo mandato alla guida del Comune. Un’avventura, la sua, iniziata quasi per caso nel 2001, quando venne improvvisamente chiamato dal partito a sostituire in corsa Domenico Carpanini, il candidato (e allora vicesindaco) deceduto durante la campagna elettorale. Da allora è passato un decennio, nel quale Chiamparino è diventato presidente nazionale dell’Anci e, soprattutto, uno dei sindaci più amati d’Italia: l’ultimo sondaggio “Governance poll” di Ipr marketing dello scorso gennaio lo dava infatti al secondo posto, dopo il collega di Firenze Matteo Renzi, con un consenso del 66%. «Visione, progetto e soggettività – ha detto – sono state le parole guida del nostro lavoro: una visione della città che osasse guardare a un futuro capace di immaginare nuove direzioni senza rinunciare alle proprie radici; un progetto concreto che riunendo le risorse diverse della comunità sapesse dare ali a quelle radici tenendo in-

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sieme sviluppo e coesione sociale; infine la soggettività del nostro sentire, la soggettività dei torinesi capace di caratterizzare quelle scelte in base al nostro comune vissuto». Chiamparino ha poi affidato a un elenco di parolechiave, 54 come detto, il compito di riassumere quanto fatto nel corso di questi dieci anni: si parte, in rigoroso ordine alfabetico, da un bene primario (“Acqua”, con 2 milioni 500mila abitanti oggi serviti dalla Società metropolitana acque Torino) per arrivare a “Ztl e parcheggi”, con la rivendicazione di aver portato a 2,66 chilometri quadrati l’area vietata al traffico veicolare e a 16.300 il numero di posti auto in città. «In un convegno della London School of Economics – ha detto Chiamparino presentando questo bilancio – Torino è stata definita una città da studiare per capire come sia possibile cambiare la fisionomia industriale e sociale attraverso la tra-

sformazione urbana e le politiche locali: è da questo punto che, credo, debba partire l’analisi del lavoro fatto». «La nostra visione – ha proseguito – passava attraverso una città ridisegnata urbanisticamente, in cui fosse ricucita la ferita che la grande ferrovia ottocentesca le aveva procurato separandola in due metà, con un centro storico attrattivo, con grandi direttrici viarie, immaginate


Sergio Chiamparino

Sergio Chiamparino, sindaco uscente di Torino

come grandi boulevards, lungo le quali si snodassero attività culturali o produttive, con una mobilità nuova e rivitalizzata dalla metropolitana e capace di innervare tutte le zone urbane, portando con sé lavoro e attività commerciali, con grandi aree riqualificate e restituite ai cittadini. Una visione che prendeva le mosse anche dal lavoro delle amministrazioni precedenti la nostra, che considerava strategico il ruolo dei grandi eventi, dalle Olimpiadi al-

l’ostensione della Sindone fino a Italia 150, e che considera essenziale l’appoggio alla Fiat in un momento di trasformazione del sistema produttivo mondiale». Non solo urbanistica e industria: per un’amministrazione di centrosinistra è quasi obbligatorio sciorinare quanto fatto anche in tema di welfare. «Abbiamo dato la priorità – ha spiegato Chiamparino – alle politiche per la domiciliarità e per l’housing sociale, alla tutela dei minori, all’incremento dei posti disponibili per le scuole materne e per i nidi d’infanzia (con un aumento superiore a quello indicato dal trattato di Lisbona per il sistema

Torino è stata definita una città da studiare per capire come sia possibile cambiare la fisionomia industriale e sociale attraverso la trasformazione urbana e le politiche locali

città), all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati, dei nomadi e dei profughi». Importante anche l’aspetto culturale, sotto il quale, secondo Chiamparino, si è dato corso a «politiche che hanno ampliato, ristrutturato e promosso tutte le strutture museali e teatrali operative in città». Infine, in tempi di crisi, un accenno all’aspetto dei costi della macchina pubblica. «Abbiamo razionalizzato l’assetto organizzativo, con un recupero di produttività per addetto di oltre il 10%, introdotto metodi di valutazione e di sviluppo delle risorse umane, esteso a tutti i settori aperti al pubblico la certificazione di qualità (ormai il 50% degli addetti), attivato forme di valorizzazione immobiliare più flessibili ed efficaci dell’asta pubblica, razionalizzato la struttura delle aziende partecipate e incrementato il sistema delle infrastrutture culminato con l’arrivo al Lingotto della Linea 1 della metropolitana». Il tema delle grandi opere, di facile presa, costituisce lo spunto per illustrare l’eredità che troverà il suo successore: «lascio Torino – ha detto – con infrastrutture e beni che valgono 10 miliardi. Abbiamo investito per costruire opere che saranno utili per decenni alla città. Lasciamo, in anni di eccezionale stretta sul sistema delle autonomie, una struttura finanziaria affidabile che consentirà di consegnare alla prossima amministrazione tutte le manutenzioni finanziate fino al 2012 incluso, migliorando (unica in Italia) il rating di controparte di Standard & Poor’s. Lasciamo – ha concluso – una città consapevole che guarda con fiducia al futuro». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 29


TORINO, PRIMO PIANO

Un’ombra enorme sul futuro Daniele Cantore, capogruppo del Popolo della Libertà in consiglio comunale a Torino, riconosce i meriti dell’amministrazione Chiamparino («abbiamo condiviso la fusione Iride-Enia»), ma attacca su conti pubblici, grandi opere e pedonalizzazione del Quadrilatero romano Riccardo Casini

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entre il sindaco Chiamparino è impegnato a presentare il bilancio del suo decennio di amministrazione, il consiglio comunale di Torino è prossimo allo scioglimento in vista delle elezioni. È l’occasione per tracciare un ritratto della città anche con il capogruppo di opposizione, Daniele Cantore, che figurava secondo vari rumors tra i papabili candidati sindaco per il centrodestra, prima della designazione definitiva di Michele Coppola. Come giudica i dieci anni di Chiamparino come primo cittadino di Torino? «Per onestà intellettuale non si può dare un giudizio negativo sul sindaco Chiamparino; lo stesso non vale per la sua giunta e la sua maggioranza. Il suo periodo è stato caratterizzato da alcune luci ma anche da tante ombre, una enorme: i conti pubblici più disastrati d’Italia che fanno sì che su ognuno di noi pesi un debito di 5.781 euro». Qual è stato il provvedimento 30 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

più condivisibile della sua amministrazione? Quale invece quello che avete maggiormente osteggiato come opposizione? «Abbiamo condiviso la fusione Iride-Enia nel campo dell’energia mentre abbiamo contrastato la Variante 200 perché, oltre a far diventare il Comune “agente immobiliare” tramite l’acquisizione e la vendita dei diritti edificatori, è stata presentata come la riqualificazione della zona nord della città (barriera di Milano), ma in realtà interviene solo su una parte con insediamenti edilizi e commerciali discutibili. Inoltre, è stata venduta ai torinesi la chimera che tramite questa variante si possa realizzare la linea 2 della metropolitana: un sogno senza progetto e senza soldi». Chiamparino ha anche espresso la volontà di voler attuare la completa pedonalizzazione del Quadrilatero romano prima di passare la fascia di sindaco. È auspicabile che venga preso un provvedimento di tale importanza, anche per i risvolti

Daniele Cantore, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Torino

sulla viabilità e sul commercio della città, a fine mandato? «Non solo non è auspicabile, ma è inaccettabile un provvedimento così importante a fine mandato. Ma non siamo preoccupati perché alle parole, per fortuna, non seguiranno i fatti: toccherà alla pros-


Daniele Cantore

Il periodo di Chiamparino è stato caratterizzato da alcune luci ma anche da tante ombre, una enorme: i conti pubblici più disastrati d’Italia

sima amministrazione valutare l’efficacia della Ztl e presentare proposte che permettano di pedonalizzare alcune aree in un progetto che deve non penalizzare, ma aiutare residenti e commercianti del centro tramite nuovi parcheggi, un migliore servizio pubblico e una diversa viabilità». Il sindaco uscente ha anche accusato il centrodestra di bloccare i lavori del consiglio comunale puntando il dito contro l’assenteismo di chi ha doppi incarichi. Da capogruppo dell’opposizione cosa risponde? «Sinceramente mi è venuto da ridere e ho preso queste dichiarazioni come una battuta. Il sindaco sa be-

nissimo che tutte le volte (tantissime) che è venuto a mancare il numero legale in consiglio comunale è stato per colpa dei problemi all’interno della sua maggioranza. La maggioranza non solo ha il diritto ma ha la responsabilità di governare e non può scaricare sulla città i problemi interni alla coalizione. Rispetto a provvedimenti condivisi, ma soprattutto importanti per la città, noi ci siamo sempre stati, anche chi ha avuto per pochi mesi un doppio incarico, e alcune volte abbiamo supplito all’assenteismo di alcuni consiglieri di maggioranza». Come giudica infine l’operato del sindaco sulla questione immigrati? A cosa è dovuto a suo

avviso il dietrofront sulla tendopoli che avrebbe dovuto ospitare i migranti all’Arena Rock? Qual è in merito la proposta del Pdl? «Il sindaco su questa vicenda è scivolato nella corsa per essere il primo della classe e per giustificare l’esistenza di un’area che è costata un’enormità per le casse comunali ed è inutilizzata da anni. Il dietrofront ha evitato che lo scivolone portasse un danno sia ai cittadini di quella parte della città sia agli stessi migranti che sarebbero stati stipati nelle tende. Per fortuna è passata la nostra proposta che ha previsto, in collaborazione con la Chiesa e le altre istituzioni, l’accoglienza di piccoli gruppi in diverse comunità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 31


TORINO, PRIMO PIANO

Energie nuove per la città Davide Canavesio, presidente dei giovani imprenditori dell’Unione industriali di Torino, lancia un appello: «Alla prossima amministrazione chiediamo che venga definito un progetto sul futuro della città per non disperdere i risultati conseguiti» Riccardo Casini

Davide Canavesio, presidente dei giovani imprenditori dell’Unione industriali di Torino

U

n nuovo raffreddamento che conferma i segnali di rallentamento emersi a settembre: questo in sintesi il quadro che emerge dall’ultima indagine congiunturale dell’Unione industriali di Torino, e relativa al primo trimestre 2011. A preoccupare in particolare le 180 imprese oggetto dell’indagine è l’indebolimento della domanda estera, ma anche il saldo ottimisti – pessimisti relativo alle attese sui livelli produttivi peggiora di 6 punti rispetto al trimestre precedente; segno meno pure per gli indicatori di ordini ed export, mentre a livello occupazionale il saldo (-21,7) è lievemente superiore ai dati negativi precedenti. Ma come si affaccia in questo contesto un nuovo attore?

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Di quali aiuti necessita? Lo abbiamo chiesto a Davide Canavesio, presidente dei giovani imprenditori dell’Unione industriali di Torino. «Il vero primo aiuto – spiega – è una rete di supporto: dall’accesso al credito a una rete di consulenti con tariffe agevolate, fino a un vero e proprio supporto per la fase di start-up. Da questo punto di vista, come Giovani imprenditori, ci candidiamo a essere mentori per i giovani che vogliano fare nuova impresa». Quali sono invece le vostre richieste alla prossima amministrazione comunale che si insedierà a Torino? «Riteniamo che la città abbia vissuto negli ultimi dieci anni un periodo di grandi investimenti e di grande rilancio internazionale, an-

che grazie alle Olimpiadi. Per questo alla prossima amministrazione chiediamo che venga definito un progetto sul futuro della città per non disperdere le energie e i risultati conseguiti. A tal proposito, insieme ai rappresentanti dei giovani delle altre categorie professionali, stiamo mettendo a punto un documento con le nostre richieste da presentare ai candidati a sindaco: non è solo una raccolta di idee di futuro, si tratterà invece di richieste concrete». La nota relativa al primo trimestre del 2011 mostra un nuovo raffreddamento della crescita. In che modo è possibile riattivare gli investimenti? «Dobbiamo partire dal presupposto che gli investimenti non vengono riattivati automaticamente


Davide Canavesio

Il vero primo aiuto è una rete di supporto: dall’accesso al credito a una rete di consulenti con tariffe agevolate, fino a un vero e proprio supporto per la fase di start-up

solo grazie ad alcune norme, anche se è indubbio che è sempre più difficile fare impresa in Italia. Il problema poi non riguarda solamente il fatto che spesso non vengono fatti nuovi investimenti per colpa della perdita di competitività del nostro Paese, ma è relativo soprattutto agli attori stranieri che non considerano più l’Italia come un Paese strategico dove investire. Da questo punto di vista mi sembra che Torino e il Piemonte, attraverso un piano di sviluppo coordinato e condiviso, si stiano muovendo sulla strada giusta». Ma quali sono i settori produttivi che faticano maggiormente a ripartire? «È difficile generalizzare. Di sicuro oggi faticano un po’ meno i settori

che erano legati all’export. Pur essendo stati i più penalizzati dalla crisi, sono anche quelli che, essendosi riagganciati all’export internazionale, riescono a vedere una crescita, seppur ridotta: parlo dei settori della meccatronica e dell’export di componentistica. Anche sotto questo aspetto però è importante rilevare un cambiamento in atto: se prima una gran parte del nostro export era europeo, oggi si sta spostando verso mercati più lontani. Di qui la nuova sfida per le nostre imprese». Che importanza ha invece la candidatura di Torino a “smart city” europea? Che ruolo può avere il settore delle energie sostenibili nella ripresa dell'economia? «La candidatura ha una grandissima

valenza e spero davvero che Torino possa vincere. Anche come giovani imprenditori ci mettiamo a disposizione di questo progetto, perché rappresenta un’occasione irripetibile. E ha una valenza duplice: la prima è la capacità di Torino e del Piemonte di fare sistema, ed è forse questo il migliore aiuto che le imprese possono avere dai governi locali. La seconda valenza riguarda appunto il settore delle rinnovabili: questo tipo di energie saranno sicuramente uno dei driver di crescita dei prossimi decenni. Anche negli Stati Uniti il presidente Obama indica come uno dei cardini della crescita quello che viene definito “low carb”. Insomma, questa candidatura rappresenta una scelta chiara e una grande opportunità». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 33


TORINO, PRIMO PIANO

Un clima di concordia Questo il segreto del successo di Torino secondo il presidente della Camera di Commercio, Alessandro Barberis. Che promette: «Al nuovo sindaco non direi cosa fare, ma offrirei la disponibilità del sistema camerale a lavorare insieme» Riccardo Casini

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roduzione industriale ed esportazioni in crescita, saldo imprese positivo come non mai negli ultimi tre anni: trainata anche dal turismo, l’imprenditoria torinese sembra essersi rimessa in moto, anche se Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino, preferisce aspettare prima di lasciarsi andare a toni trionfalistici. «Sebbene il 2010 – spiega – si sia chiuso per l’Italia con una crescita del Pil pari al +1,2%, la ripresa sta procedendo lentamente. Nel territorio torinese, il 2010 ha visto ritornare positiva la variazione della produzione industriale (+8% la media annua) e le esportazioni hanno registrato una crescita del +16,2%. Gli imprenditori torinesi continuano a essere ottimisti sull’andamento della produzione manifatturiera nell’immediato futuro, ma occorrerà verificare se questo trend si manterrà tale alla luce dei recenti eventi accaduti in Giappone e nei paesi dell’Africa settentrionale». Nel 2010 le imprese in provincia erano quasi 238mila, con un aumento rispetto all’anno precedente dell’1,2%. Quali settori si stanno comportando meglio? «A livello di presenza numerica delle imprese, la nostra indagine 34 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

sulla natimortalità mostra come nel 2010 sia in calo l’industria (-1,2%), con l’eccezione dei mezzi di trasporto (+2,1%), mentre sono apparsi stabili i servizi alle imprese e il commercio; in aumento invece i servizi alla persona, tempo libero e turismo. Per quanto riguarda il tasso di crescita generale, è salito rispetto al +0,6% del 2009, risultando superiore al valore registrato a livello regionale (+0,82%) e in linea con quello nazionale (+1,19%). E il saldo tra le imprese che hanno iniziato un’attività imprenditoriale e quelle che invece l’hanno cessata ha fatto registrare un bilancio positivo di 2.841 unità, il miglior risultato evidenziato negli ultimi tre anni: segno di una ritrovata vitalità imprenditoriale del territorio». Come accompagnare questa crescita? «È necessario muoversi in due direzioni. Da un lato occorre promuovere l’iniziativa imprenditoriale, anche quando si configuri come una soluzione di auto impiego, mettendo a disposizione dell’aspirante imprenditore servizi di informazione e consulenza su adempimenti, possibilità di finanziamento e consigli su come gestire un’attività: è l’attività che nella Camera di Commercio di

Torino svolge il settore Nuove imprese. Dall’altro è fondamentale proseguire nell’ampio percorso di semplificazione amministrativa attraverso la telematica, per aiutare gli utenti a districarsi più velocemente attraverso i necessari passaggi burocratici: ne è un esempio l’avvio, già dall’anno scorso, della procedura “Comunica” e, quest’anno, l’integrazione con i comuni del territorio per la realizzazione dello Suap». Che momento vive invece l’economia del turismo a Torino? «Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio turistico regionale, nel 2010 in provincia di Torino si sono registrati oltre 1,9 milioni di arrivi di turisti (+2,9% rispetto al 2009), di cui circa il 12,4% stranieri. Aumenta anche il numero di presenze che, con oltre 5,7 milioni, registrano un incremento di oltre il 5% rispetto all’anno precedente. Ma il comparto ricettivo torinese nel corso dell’ultimo decennio ha subito sostanziali modificazioni, incrementando la propria capacità ricettiva: alla fine degli anni 90 si contavano 45.277 posti letto, molti dei quali obsoleti e mediamente utilizzati dalle varie tipologie turistiche, mentre oggi il numero dei posti letto disponibili supera le 66mila


Alessandro Barberis

Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino

Con Chiamparino la città ha visto un susseguirsi di appuntamenti che hanno portato alla riscoperta della sua vocazione turistica

unità, la maggior parte di livello qualitativo medio-alto». Che ruolo avrà in questo scenario il nuovo Osservatorio turistico economico? «Si tratta di uno strumento gestionale che raccoglie in maniera strutturata i dati di performance delle strutture alberghiere (occupazione, tariffa media, ricavo medio per camera disponibile) che, aggregati in rapporti mensili e settimanali, descrivono l’andamento alberghiero del territorio. In questo modo il singolo albergatore ha la possibilità di valutare in tempo reale le conseguenze di ogni scelta tariffaria in rapporto al mercato e ai

competitor, adattandola in modo flessibile. È comunque da anni che noi sosteniamo il comparto turistico, non solo puntando sull’alberghiero, ma anche attraverso numerosi progetti che promuovono le eccellenze locali: dai maestri del gusto ai vini della provincia, dai progetti sull’arte contemporanea fino alla partecipazione al Comitato per le celebrazioni di Italia 150, un’opportunità importante di visibilità per la città e il territorio». Che contributo ha dato l’amministrazione Chiamparino al tessuto produttivo cittadino? «Durante l’era Chiamparino la città ha vissuto momenti esaltanti, in un susseguirsi di appuntamenti di rilievo, dalle Olimpiadi invernali fino ai 150 anni dell’Unità d’Italia: eventi che hanno assicurato investimenti, trasformazioni e nuove infrastrutture, ma anche una diffusa riscoperta della vocazione turistica e culturale della città, con il coinvolgimento attivo di tutti i cittadini. Questa accresciuta visibilità internazionale ha portato si-

curamente beneficio al mondo produttivo torinese, sempre più spesso proiettato oltre confine, a partire da Fiat. Ma un altro elemento è stato secondo me ancor più significativo, anche se meno evidente: in questi anni, tutti gli enti locali hanno potuto lavorare in un clima di concordia istituzionale, collaborazione reciproca e orientamento ai risultati che ha permesso di portare avanti con successo tutti gli obiettivi in cantiere». Quali sono le richieste che rivolgete al prossimo sindaco? «Siamo certi che il nuovo sindaco, chiunque sia, saprà collocarsi in questo stile torinese della concretezza e dell’efficienza, con un’attenzione particolare alle nuove direzioni di sviluppo che la città sta mostrando: innovazione, ricerca, formazione, ambiente e nuove tecnologie, senza dimenticare l’imprescindibile anima manifatturiera. Al nuovo sindaco non direi cosa deve fare, ma offrirei la disponibilità mia e del sistema camerale a lavorare insieme fin da subito». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 35


TORINO, PRIMO PIANO

Attori sul territorio per creare indotto Lingotto Fiere è di proprietà del gruppo francese Gl events, ma il direttore Andrea Varnier rivendica il legame con la città: «Fondamentale la collaborazione continua tra tutti gli interlocutori» Riccardo Casini

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on oltre 65mila metri quadrati di superficie coperta disponibile, Lingotto Fiere rappresenta uno dei principali centri espositivi in Italia. Dal 2007 la proprietà è nelle mani del gruppo francese Gl events, che oggi gestisce nel mondo 36 siti tra poli fieristici e centri congressi: un’esperienza, secondo il direttore di Lingotto Fiere, Andrea Varnier, che «senza dubbio ci ha consentito di sviluppare un know how approfondito nella filiera degli eventi, dall’organizzazione alla gestione di spazi, fino alla fornitura di servizi. E l’Italia, con Torino, Padova e Bologna, rappresenta per il gruppo il secondo mercato dopo quello interno». Varnier rassicura, però, chi pensa che il respiro internazionale della proprietà possa portare a uno scarso coinvolgimento nella realtà locale. Qual è oggi il rapporto di Gl events con la città di Torino e il suo intorno? «Sin dall’inizio si è lavorato per 36 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

stabilire relazioni strette ed efficaci con le istituzioni, gli enti e gli attori principali del tessuto economico locale: questo ci consente, da un lato, di accreditarci come partner affidabile per lo sviluppo di progetti importanti in settori che sono strategici per il territorio, e dall’altro di massimizzare i nostri obiettivi, ovvero il successo di saloni ed eventi. La collaborazione continua tra tutti gli interlocutori presenti sul territorio infatti è fondamentale». Come contribuisce Lingotto Fiere all’economia del torinese? «Attraverso la nostra attività siamo in prima linea nel contribuire allo sviluppo della notorietà nazionale e internazionale della città e del territorio. Allo stesso tempo, la pluralità di eventi di diversa tipologia e la loro buona riuscita sono elementi portanti dell’economia locale, per l’indotto che si genera nel settore alberghiero, nella ristorazione e nei trasporti. C’è da dire che questo non sempre è un dato acquisito: il

nostro impegno va anche nella direzione di far comprendere il peso che il nostro settore ha per il territorio in cui operiamo». Nel paragone con altre città italiane in che cosa consiste la peculiarità di Torino? «Il “caso” torinese rappresenta un’anomalia nel panorama fieristico italiano, in quanto siamo l’unica realtà completamente privata. Questo, se ci permette da un lato una maggiore flessibilità nella gestione e nei processi decisionali, dall’altro può essere penalizzante, soprattutto in momenti di difficoltà economica in cui possono venir meno le risorse e si richiede al privato di sostenere un ruolo che non gli compete del tutto, o quando le priorità paiono essere altre e quindi, come dicevo prima, il valore delle fiere per il ciclo economico non viene


Andrea Varnier

A sinistra, Andrea Varnier, direttore di Lingotto fiere. Sotto, l’esterno dell’Oval

Il “caso” torinese rappresenta un’anomalia nel panorama fieristico italiano, in quanto siamo l’unica realtà completamente privata

sempre percepito appieno. L’essere parte di un grande gruppo però ci consente di sfruttare alcune sinergie nei processi organizzativi e di condividere le esperienze maturate nelle varie sedi». Si parla sempre più spesso di una trasformazione del sistema fieristico e di una sua maggiore integrazione. Qual è la sua opinione? In che modo il Lingotto potrebbe inserirsi in questa grande rete italiana delle fiere? «È un auspicio che viene da più

parti, ma non è facilmente praticabile per le differenze oggettive dei vari contesti. Il diverso peso dei ruoli tra pubblico e privato crea degli squilibri a seconda dei territori. Alla fine, com’è logico che sia, e come anche noi auspichiamo, è il mercato a dettare le regole». L’evento principe del vostro calendario è sicuramente il Salone internazionale del libro. Cosa vi aspettate dalla prossima edizione che inaugurerà a metà maggio? «Sarà un’edizione decisamente spe-

ciale. In questi ultimi due anni siamo entrati più direttamente nell’organizzazione e, collaborando da vicino con la Fondazione per il libro, la musica e la cultura, l’ente promotore, andremo a proporre sono certo - un evento di grande impatto. D’altra parte questo è l’anno del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, una ricorrenza che qui a Torino è sentita in modo particolarmente intenso». Cosa dovremo aspettarci allora? «Per l’occasione - e questa è una PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 37


TORINO, PRIMO PIANO

Visitatori durante l’ultimo Salone internazionale del libro di Torino

delle novità del 2011 - il Salone

utilizzerà per la prima volta anche l’Oval, l’impianto che era stato costruito per le gare di pattinaggio di velocità delle Olimpiadi del 2006 e che da luglio 2009 è parte integrante degli spazi di Lingotto Fiere: qui sarà allestita la mostra “18612011. L’Italia dei libri”, il principale contributo del Salone al calendario di eventi per questo anniversario e una delle novità più attese della 24esima edizione». Qual è invece il “peso” delle altre manifestazioni che il Lingotto fiere ospita? «Oltre al Salone del libro, c’è l’appuntamento biennale con il Salone internazionale del gusto di Slow 38 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

La pluralità di eventi e la loro buona riuscita sono elementi portanti dell’economia locale, per l’indotto nel settore alberghiero, nella ristorazione e nei trasporti

Food. Ma sono tanti i medi e piccoli eventi professionali, anche di livello internazionale, che trovano da noi la loro sede ideale, come Expoferroviaria, attesa per la quinta edizione a marzo 2012. Senza dimenticare i convegni e i congressi scientifici, gli eventi privati o le manifestazioni consumer, dalle auto storiche alle attività sportive. Lingotto Fiere però non è soltanto un contenitore: la nostra società infatti organizza direttamente alcuni appuntamenti ormai storici, primo fra tutti Expocasa, il Salone dedicato all’arredamento, giunto alla 49esima edizione (febbraio 2012) o Restructura, nel settore delle costruzioni e ristrutturazioni, che si

rivolge sia al grande pubblico che al professionista, in calendario a novembre 2011». Quali invece le novità del 2011? «A fine giugno proporremo Protec, il primo Salone sulle tecnologie e servizi per la protezione civile e ambientale mentre a metà novembre all’Oval organizzeremo in colocation Itn (Infrastructure, telematics & navigation) e Tosm (Torino software & systems meeting). Tutti questi progetti, dal più noto e “popolare” al più tecnicoprofessionale, contribuiscono a creare un calendario variegato che tocca i settori e i pubblici più diversi. In media, parliamo di circa 50 eventi l’anno».


Ezio Pelizzetti

Formazione e occupazione L’Università degli Studi di Torino è oggi «uno dei motori di sviluppo occupazionale tra i più fervidi ed efficaci nella regione», come spiega il rettore Ezio Pelizzetti. Che sulle elezioni aggiunge: «Ci siamo sentiti in diritto e in dovere di chiedere un confronto con chi guiderà la città» Riccardo Casini

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n miliardo e 600 milioni di euro: questo, secondo il rettore Ezio Pelizzetti, l’indotto generato ogni anno dall’Università degli studi di Torino nel territorio. L’ateneo, uno dei più antichi e prestigiosi a livello nazionale, sembra configurarsi insomma

In alto, Ezio Pelizzetti, rettore dell’Università degli Studi di Torino

come un vero attore dell’economia locale, non solo in termini formativi ma anche occupazionali. Un attore che, tra le altre cose, non può non assistere con interesse alla sfida elettorale in corso in città, avanzando richieste e proposte sui temi che lo toccano da vicino. «Lo scorso 19 aprile – spiega

Pelizzetti – nell’aula magna del nostro rettorato si è tenuto un incontro con i candidati a sindaco della città. Come istituzione presso la quale operano a vario titolo circa 27mila iscritti alle liste elettorali, a loro volta in stretto contatto familiare con circa altri 60mila elettori, ci siamo infatti sentiti in diritto e in dovere di chiedere un confronto con chi guiderà l'amministrazione cittadina nei prossimi cinque anni su temi strategici per l’Ateneo». A cosa si riferisce? «All’insostituibile e irrinunciabile ruolo culturale, sociale, occupazionale ed economico svolto dal sistema universitario piemontese per e sul territorio nel quale insiste; alla funzione fondamentale dell’Università nella formazione dei quadri dirigenti, all’Università come principale agente di formazione del personale medico e paramedico che opera in Piemonte, alla valorizzazione di Torino come città universitaria e al ruolo dell'Università nella modificazione positiva dello spazio urbano». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 39


TORINO, PRIMO PIANO

Cosa chiedete allora al prossimo sindaco? «Al futuro sindaco abbiamo chiesto di fissare nella sua agenda politica, tra gli assi strategici irrinunciabili cui riferirsi e per i quali impegnarsi, l’importanza del ruolo e delle funzioni svolte dalla nostra istituzione». L’Università di Torino è particolarmente attenta all’internazionalizzazione: da una parte attrae studenti dall’estero, dall’altra ha stipulato diversi accordi con atenei ed enti di ricerca stranieri. Come si traduce questo in indotto economico generato nella città? «Già in diverse occasioni ho avuto modo di sottolineare come l’Università generi ogni anno, a livello di attività economiche, un volume di affari nel territorio per un valore pari a 1,6 miliardi di euro. Senza contare che è stata finora una delle fonti di occupazione più significative nel mercato del lavoro piemontese con 200 nuovi assunti l’anno, 12mila laureati (l’80% dei quali trova occupazione a un anno dalla laurea), 4.100 dipendenti, oltre 6mila fra borsisti e titolari di assegni di ricerca, circa 7mila lavoratori delle attività indotte dall'Ateneo, il 6% di studenti stranieri e il 35% degli iscritti alle lauree magistrali provenienti da altri atenei italiani. Credo appaia del tutto chiaro come l’Università si affermi come uno dei motori di sviluppo occupazionale tra i più fervidi ed efficaci nella regione». Il suo mandato scadrà l’anno prossimo. È possibile fare un bilancio di questi anni alla guida dell’Università di Torino? 40 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

Nonostante le difficoltà, in questi anni è migliorato in misura significativa il posizionamento dell’Università di Torino nelle graduatorie nazionali e internazionali

«Le difficoltà crescenti sono sotto gli occhi di tutti: basti pensare che l’attribuzione del Fondo di finanziamento ordinario 2010 al sistema universitario italiano ha registrato un drammatico calo del 3,8% rispetto al 2009 e che nel 2010 l’ammontare netto del fondo all’Università di Torino è stato di 251 milioni di euro contro un trasferimento allo Stato e agli enti pubblici per imposte e contributi vari di 185 milioni di euro. Ciononostante in questi anni è migliorato in misura significativa il posizionamento dell’Università di Torino nelle graduatorie nazionali e internazionali, e oggi è tra il primo e il secondo posto tra i mega atenei nella classifica di Censis e Campus. In questi anni, poi, impulso decisivo è stato dato al piano organico del personale docente e tecnico-amministrativo, mentre il piano edilizio, dal suo avvio nel 1999 a oggi, ha visto la realizzazione di opere per circa 260

milioni di euro: fra questi l'imponente e architettonicamente sorprendente nuova sede delle facoltà di Giurisprudenza e Scienze politiche in Lungo Dora Siena, il Campus Einaudi, che fin dal prossimo anno accademico si aprirà alla didattica». Quali sono invece i prossimi obiettivi da raggiungere? «Sicuramente la riorganizzazione dell’Ateneo dal punto di vista della governance, delle strutture di governo, didattiche e amministrative, anche in attuazione del dettato normativo della legge di riforma; c’è il potenziamento degli investimenti nella ricerca, di base e applicata; c’è il rafforzamento dei servizi agli studenti; c’è, infine, il completamento delle opere edilizie avviate, come Palazzo Nuovo, i lavori alla Facoltà di Economia, il Polo scientifico di Grugliasco, il complesso dell’Aldo Moro e la nuova aula magna presso la Cavallerizza».


TORINO, PRIMO PIANO

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saurito l’impulso legato alle Olimpiadi invernali del 2006 e affrontato con qualche difficoltà il periodo di crisi economica, oggi il settore dell’edilizia torinese si interroga sul futuro, tra piano casa e “variante 200” in fase di approvazione. Ma c’è curiosità anche nei confronti della nuova amministrazione comunale che subentrerà al decennio targato Chiamparino, come conferma Alessandro Cherio, presidente del Collegio costruttori edili di Torino. Presidente, che momento vive l’edilizia? «Purtroppo la nostra città non è avulsa dal contesto nazionale ed europeo, dove il momento è particolarmente difficile. Per quanto riguarda l’edilizia pubblica la crisi perdura ormai da 7 anni, nel corso dei quali il settore ha risentito sempre più dei tagli agli investimenti presenti nei bilanci dell’amministrazione comunale. E nemmeno per il 2011 vi sono particolari prospettive che inducano all’ottimismo. A meno che non si vogliano erroneamente conteggiare le grandi opere, i cui appalti vanno al di sopra delle possibilità delle imprese locali e, quindi, non portano lavoro sul territorio». Qual è invece la situazione per quanto riguarda l’edilizia privata? «C’è stato un calo di produzione anche se, non avendo fortunatamente vissuto la bolla speculativa, i valori immobiliari si sono mantenuti abbastanza stabili. Oggi le nostre speranze sono riposte nella

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Nuova linea di sviluppo Il Collegio costruttori edili di Torino guarda con fiducia all’approvazione definitiva della variante 200. E il futuro? Per il presidente Alessandro Cherio «c’è bisogno di una capacità di visione e governance che vada al di fuori delle mura della città» Riccardo Casini

variante 200 al Piano regolatore, che può generare un milione di metri cubi edificabili lungo l’asse della futura linea 2 della metropolitana, nell’area nord-est di Torino. Questa variante, attualmente in fase di approvazione, rappresenta il futuro per lo sviluppo urbanistico della città». Quali risultati ha fornito la vostra indagine sul riposizionamento da parte delle imprese edili? «Si tratta di un’indagine complessa, di cui è stata portata a compimento solamente la prima di due fasi: un focus su vari soggetti, anche istituzionali o appartenenti al mondo creditizio, nell’intento di

scattare una fotografia della situazione che vive l’edilizia. Ora si tratta di procedere verso una programmazione che renda maggiormente competitive le nostre imprese: queste infatti, non esportando la loro produzione, non godono dei benefici correlati alla globalizzazione, anche in termini di attrattività del made in Italy. Diventa importante allora la loro ristrutturazione, sulla quale però è necessario anche l’intervento del legislatore. Per essere competitivi infatti occorre andare in direzione di un rafforzamento, sia patrimoniale sia di know how: una concentrazione studiata e ap-


Alessandro Cherio

Veduta aerea della zona interessata dalla variante 200 (in evidenza il percorso della linea 2 della metropolitana). Sotto, Alessandro Cherio, presidente del Collegio costruttori edili di Torino

Per essere competitive, le imprese edili devono andare in direzione di un rafforzamento, sia patrimoniale sia di know how

profondita, per la quale è necessario anche saper leggere le esigenze del mercato». Uno dei problemi principali rilevato ultimamente dall’Ance a livello nazionale è costituito dal ritardo nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Torino costituisce un’isola felice o non fa eccezione in questo? «Se il Comune è criticabile sotto il profilo della disponibilità negli investimenti, non lo è sotto quello della puntualità dei pagamenti: a Torino i ritardi non sono significativi o tali da destare preoccupazione. Diversa è la situazione della Provincia, un ente che invece crea grossi problemi alle imprese. Quello dell’Ance nazionale comunque è un richiamo giusto: non possono essere le aziende a coprire il debito pubblico». Che importanza ha invece il piano casa in fase di approvazione? «Importante intanto è che la Regione abbia rivisto il provvedimento della precedente giunta di centrosinistra, interpretando meglio il dettato del governo nazionale. Dal canto suo, il Comune di Torino sta adottando la delibera di applicazione della legge regio-

nale. In generale, quel che serve è un piano che preveda la possibilità di demolire e ricostruire: è questa la strada da seguire se si vuole ottenere la riqualificazione della città, ma anche qualche deciso miglioramento sotto l’aspetto energetico delle costruzioni». Quali saranno le priorità da affrontare per il prossimo sindaco nel vostro settore? «Serve innanzitutto una rivitalizzazione dell’attività amministrativa, dopo il momento positivo legato alle Olimpiadi e al meccanismo, giustificabile ma non giustificato, per cui le giunte a fine mandato perdono la loro verve propositiva, di lungo respiro. Occorrerà poi affrontare il problema della deindustrializzazione della città: noi confidiamo che la Fiat resti a Torino e continui a costituire un punto di riferimento per il sistema industriale, ma serve una politica che affianchi le iniziative imprenditoriali e gli investimenti. Sia chiaro, si tratta di un discorso che va oltre Torino: penso alla Tav, un’opera della quale si è parlato tanto ma che ora deve diventare veramente una priorità per tutti. Per questo credo ci sia bisogno di una capacità di visione e governance che vada al di fuori delle mura della città, rapportandosi con i comuni dell’hinterland, ad esempio per riformare il sistema dei trasporti pubblici». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 43


PRIMO PIANO: TORINO

Faro di una nuova urbanità Porta Susa, work in progress. È in cantiere la stazione che si apre alla città. A illuminare la nuova scenografia urbana è la luce naturale, «che raggiungendo i binari sotterranei, dà al luogo una dignità pubblica, penetrabile» Paola Maruzzi

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I

lavori sono «in fase avanzata, nonostante l’ecatombe delle imprese italiane in questi hard times dell’economia globale. Speriamo di inaugurare una prima parte entro l’estate prossima e la restante agli inizi del 2012». Ad affermarlo è Silvio d’Ascia, che firma l’ambiziosa rivisitazione nel cuore del capoluogo piemontese. Se il corpo di Porta Susa è in fieri, sulla carta è ben leggibile la sua matrice concettuale: più che un luogo di smistamento di cose e persone, la stazione torinese avrà una funzione di interscambio e socialità a tutto tondo. Infatti, sin dalla sua origine, nel 2001, il progetto è

Sopra, il cantiere di Porta Susa; nella pagina successiva, in basso, lo schizzo del progetto vincitore del concorso


Silvio D’Ascia

stato concepito «come un grande spazio pubblico longitudinale, aperto alla città e al quartiere, nel quale si andrà a prendere il treno ma anche solo un caffè» continua D’Ascia. In sintesi, da non-luogo “indifferente” alla vita che gli scorre accanto, la sta-

zione «diviene strada, passage, continuum spaziale, centro di una nuova urbanità». L’imperativo, e la sfida architettonica, diventa così quella di portare la città e la sua espressione più tangibile, la luce naturale del giorno, fin dentro gli ingranaggi prosaici dei binari,

a dieci metri sotto la quota stradale. È, detta in termini più poetici, «l’idea della stazione come nuovo faro. La luce garantisce così lo statuto di luogo e di spazio pubblico» spiega l’architetto. C’è, naturalmente, tutta una serie di trovate architettoniche che agevolano questa sempre più stretta connessione tra i due macro sistemi: le arterie strategiche funzionali al transito e le metaforiche “piazze” contenute nella polis. Tra gli accorgimenti, «il movimento sinuoso della galleria, che segue l’andamento dei flussi pedonali urbani provenienti dalla città. La galleria, orientata in direzione nord-sud, si piega con i suoi percorsi interni PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 49


PRIMO PIANO: TORINO

Un grande spazio pubblico longitudinale, aperto alla città e al quartiere, nel quale si andrà a prendere il treno ma anche solo un caffè La sezione della nuova stazione di Porta Susa a Torino

per portare la luce naturale e il menti, materiali concorrono tut- La continuità con il passato è dopcielo di Torino fino alla banchina dei treni, che sono a 10 metri sotto terra, e della metropolitana, a 20 metri. Poi c’è il ritmo serrato della struttura degli arconi, scandito dalla presenza delle numerose aperture lungo lo sviluppo longitudinale della galleria, che è attraversata in linea trasversale da tre ampi passaggi interni e delimitata da altri due all’estremità nord e sud del lotto, che collegano la città da est a ovest, a quota stradale in continuità con gli assi preesistenti. La presenza di tali passaggi accentua così la ricucitura urbana realizzata grazie alla spina centrale, trasformando la stazione in un luogo cardine della città, in uno spazio pedonale permeabile. Insomma, struttura, programma, funzionamento, finiture, riferi50 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

t’insieme a creare questa reale continuità tra il dentro ed il fuori, tra passato e futuro». Con un occhio all’innovazione e l’altro al filone storico delle gallerie urbana in stile ottocentesco: guardate con la giusta distanza, le trasparenze di Porta Susa riprendono una serie di accorgimenti d’epoca. «La galleria in acciaio e vetro si propone come esplicita rivisitazione moderna delle grandi halles moderne, pensate come luoghi di incontro e di scambio. In questo modo si rafforza anche il significato di stazione come edificio-simbolo del movimento e del viaggio, inteso nella sua dimensione mitica, come lo era un tempo appunto». Solo che questa volta il simulacro dell’oggetto treno scopare per essere ricollocato al di sotto, nella spina centrale».

pia, si lega alle atmosfere dei Savoia e alla storia stessa delle ferrovie. «I materiali usati, infatti, erano tipici delle grandi stazioni italiane ed europee. Delle strutture storiche si è preso anche il principio della ventilazione naturale, attraverso la separazione tra i vari elementi delle scaglie di vetro per garantire la necessaria porosità all’aria della galleria interna» conclude D’Ascia. In fase di progettazione bisognava, infine, «conservare la presenza simbolica del treno sulla scena urbana e trovare una forma architettonica contemporanea. Una forma scolpita nella memoria collettiva e nell’immaginario di ciascuno che potesse subito far pensare subito alla ferrovia, ormai scomparsa dallo scenario urbano “a quota stradale”».


L’ANALISI

Risanare i conti e sostenere la ripresa Il governatore Roberto Cota prosegue il suo mandato con obiettivi chiari: risanare i conti pubblici, proseguire sulla strada della ripresa economica, sburocratizzare, sbloccare le grandi e piccole opere infrastrutturali. Ed è pronto a cogliere le nuove opportunità del federalismo fiscale Michela Evangelisti

A

un anno dall’insediamento per Roberto Cota è tempo di primi bilanci, tracciati passando in disamina i temi chiave: economia, occupazione, riforma federalista, grandi opere. Ma soprattutto, secondo il governatore del Piemonte, è tempo di fare chiarezza su un bilancio ben preciso, ovvero quello riguardante la gestione delle finanze regionali. L’ha chiamata “operazione verità”, perché il suo scopo è illustrare ai cittadini piemontesi la reale situazione dei conti pubblici, e l’ha avviata qualche giorno fa, rendendo noto un ammanco di oltre 2milardi e 100milioni di euro. «Si tratta di una questione davvero grave, sia dal punto di vista politico sia da quello pratico, visto ciò che ora toccherà fare per risalire la china – ha affermato il presidente senza mezzi termini –. Quando siamo arrivati al governo della Regione, il 3 maggio scorso, non c’era un bilancio approvato: tanto per essere chiari, non era possibile neppure pagare gli stipendi

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dei dipendenti. Abbiamo quindi dovuto, con una certa celerità, chiudere quanto predisposto e abbozzato dalla Giunta uscente, intuendo fin da subito quello che avremmo a breve scoperto, e cioè che le previsioni di bilancio contenute erano sbagliate, con una sovrastima di oltre 614 milioni delle entrate tributarie. Soprattutto sul capitolo sanità sono state effettuate le operazioni più spregiudicate, come sui debiti fuori bilancio; un altro problema lo abbiamo riscontrato nella non corrispondenza tra bilancio della Regione e bilancio delle singole Asl». Dichiarazioni chiare, che hanno suscitato la reazione dell’ex presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, e quella preoccupata dei piemontesi. C’è chi teme un incremento della tassazione. Secondo quali direttrici vi muoverete per riassestare le finanze regionali? «Entro l’estate illustreremo il piano di risanamento dei conti e quello per il rilancio, perché se oggi è stato giusto fare un’operazione verità, è

altrettanto doveroso spiegare ai cittadini come intendiamo tirarli fuori, con impegno e determinazione, da questo guaio. Di nuove tasse non se ne parla: primo perché non sarebbe giusto; secondo perché, grazie alla Bresso, le tasse regionali sono già state alzate al massimo. Al risanamento dei conti regionali arriveremo nei prossimi anni sicuramente attraverso la redazione di bilanci credibili e reali, da un lato, e, dall’altro, con una probabile valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente». In riferimento all'accordo raggiunto tra Governo e Regioni sul testo del federalismo fiscale regionale ha parlato di una riforma storica. Quali sono le opportunità da cogliere?


Roberto Cota

Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte

Oltre a dare sostegno a imprenditori e lavoratori, siamo riusciti ad assestare un duro colpo alla burocrazia nemica della competitività

«L’ultima commissione bicamerale sul federalismo ha dato finalmente il via libera al quinto decreto legislativo attuativo, quello su fisco regionale e costi standard sanitari. Una piccola grande rivoluzione che mette in gioco oltre 130 miliardi di euro. Si tratta di una riforma epocale, su cui è bene che si sia trovata una convergenza di massima anche a livello politico con l’astensione del Pd. Sono inoltre soddisfatto del fatto che tutte le Regioni abbiano alla fine dato il loro assenso al cambiamento. In occasione dell’approvazione di questo decreto sono stati inoltre sbloccati ben 425 milioni per il trasporto locale e la fiscalizzazione di altri 1,6 miliardi per il 2012. Con questa legge si sanciscono passaggi

fondamentali, come il superamento del criterio della spesa storica con quello di spesa standard, l'attribuzione agli enti locali della possibilità di creare nuovi tributi e addizionali rispetto a tributi erariali già esistenti, senza tuttavia duplicare questi ultimi. Grande novità sarà poi l’introduzione di un sistema sanzionatorio o premiale per gli enti locali a seconda del loro virtuosismo amministrativo, prevedendo, per quegli amministratori che porteranno la Regione al dissesto e al commissariamento, l’impossibilità di ricandidarsi in futuro». Quali saranno in concreto i cambiamenti che il federalismo porterà in Piemonte? «Grazie a questa riforma i governa-

tori potranno progressivamente gestire in autonomia le addizionali Irpef regionali e alcuni tributi statali diventeranno tributi propri delle Regioni. Inoltre ci sarà una gestione diretta dell’Irap, cosa che in Piemonte vorrà dire nuovi strumenti per creare condizioni più favorevoli alle nuove aziende intenzionate ad insediarsi sui nostri territori. Quando il federalismo fiscale sarà pienamente a regime, veramente potremmo dire, come piemontesi, di essere padroni del nostro futuro». Quali risultati ha determinato finora il piano straordinario per l’occupazione varato nel giugno 2010 dalla sua Giunta? «I primi dati parziali sul Piano presentati un mese fa sono fortunatamente positivi e incoraggianti. È stato un Piano fatto in poco tempo, ma fatto bene. Devo ringraziare per questo le parti sociali, perché lo abbiamo preparato insieme a loro, e ciò dimostra che quando iniziative di questo tipo vengono costruite insieme ai portatori di interesse solitamente hanno successo: se la politica sa ascoltare in profondità, è difficile che i risultati siano negativi. Molti sono i dati interessanti emersi dalle prime analisi: 867 richieste per i nuovi innovation voucher; 8 nuove aziende insediate e 5 in procinto di farlo, grazie ai nuovi contratti di insediamento con incentivi; 428 insegnanti precari assunti per le zone disagiate del Piemonte; 261 richieste per i prestiti partecipativi; 6 milioni e 52mila euro per interventi di reimpiego a favore di collaboratori a progetto; 8 milioni di PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 53


L’ANALISI

euro per i programmi di reinseri-

mento occupazionale tramite incentivi, in particolar modo per fasce d’età superiori ai 45 anni. Oltre a dare un fondamentale sostegno a imprenditori e lavoratori nel contrastare la crisi economica, siamo riusciti ad assestare un duro colpo a quella burocrazia nemica numero uno della competitività e delle possibilità di ripresa. Non cantiamo però vittoria». Quali sono le principali sfide in questo senso ancora da affrontare? «Ci rendiamo conto che la crisi non è del tutto sconfitta e la competizione sui mercati internazionali è sempre più serrata. Le imprese piemontesi hanno comunque lavoratori e imprenditori in grado di sostenere lo scontro e la Regione Piemonte, proprio per questo motivo, non si è risparmiata e non si risparmierà per essere a fianco del suo sistema produttivo. Posti di lavoro, sostegno nel campo della competitività, un accesso facile al credito, un approccio semplice con sempre meno burocrazia: una ricetta chiara per aiutare l’economia e fare del Piemonte sempre più un’opportunità per chi vuole intraprendere in modo stabile». Ha dichiarato che il Piemonte per rilanciarsi ha bisogno di instaurare un rapporto più stretto con il governo e di realizzare tutte le grandi opere pubbliche di cui ha bisogno. «Negli ultimi cinque anni la Re54 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

Quando il federalismo fiscale sarà pienamente a regime, veramente potremmo dire, come piemontesi, di essere padroni del nostro futuro

gione è davvero rimasta indietro da questo punto di vista. Abbiamo visto quanti tavoli sono stati organizzati sulla Tav senza riuscire a portare avanti il progetto. Oggi, invece, siamo riusciti ad arrivare al dunque e con l’apertura del cantiere per il tunnel geognostico della Maddalena potremo veramente dare il via ai lavori. La stessa determinazione la stiamo mettendo negli altri progetti previsti in Piemonte. Dopo anni e anni di sterili discussioni, in estate partiranno i primi interventi concreti per la realizzazione della Città della Salute nella zona dell’ospedale Molinette di Torino. Puntare sulle grandi

opere non vuol dire però dimenticare quelle piccole, che spesso incidono di più sulla vita quotidiana dei piemontesi. Con questo fine la Regione ha messo tra le proprie priorità l’informatizzazione e il sostegno alle opere pubbliche nei piccoli Comuni. Il Piemonte è un esempio unico di regione divisa a metà: da un lato c’è la grande città metropolitana, terza in Italia per densità di popolazione, dall’altro c’è il più alto numero di piccoli Comuni, caratterizzati anche da grandi distanze tra di loro. Di fronte a questo scenario vogliamo coniugare le diverse esigenze senza penalizzare, anzi valorizzando, “l’altro Piemonte”».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

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ono 147 i comuni del Piemonte chiamati al voto il 15 e 16 maggio, con il possibile turno di ballottaggio previsto il 29 e 30. Nella lista delle battaglie che s’annunciano all’ultimo voto, Torino rimane la “classica” il cui esito elettorale avrà maggiore risonanza in tutto il Paese e potrebbe aprire nuovi scenari politici modificando lo stato di future alleanze. Proprio qui, il centrosinistra s’affida a Piero Fassino per dare continuità al mandato di Sergio Chiamparino con lo slogan: “Voti per la tua città, ma voti anche per l’Italia”, a significare l’importanza di un voto, cartina di tornasole del panorama politico nazionale. «Guardiamo con serenità alla

sfida» commenta Gianfranco Morgando, segretario regionale del Partito Democratico. «Da una parte siamo confortati dal consenso che i nostri candidati trovano nelle rispettive città, dall’altra dai sondaggi, senza però pensare di avere già il risultato in tasca». Il centrodestra risponde con una figura giovane, Michele Coppola, lo stesso annunciato in campagna elettorale come il sindaco “nuovo”. Lega e Pdl sostengono insieme la sua candidatura, siglando di fatto un’alleanza «strategica, già vincente con

La partita più importante si gioca a Torino Torino, Novara e Vercelli le sfide più calde a poche settimane dal voto. Enzo Ghigo del Pdl, Gianfranco Morgando del Pd e Davide Cavalotto della Lega Nord intervengono sul panorama politico in vista del rush finale Elisa Fiocchi 56 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Le province al voto

A sinistra, dall’alato, Enzo Ghigo, coordinatore del Pdl Piemonte; Gianfranco Morgando, segretario regionale del Partito Democratico del Piemonte; Davide Cavallotto, coordinatore dei giovani padani del Piemonte

Cota, che esprime ancora una volta il desiderio di un cambiamento epocale nella città» afferma Davide Cavallotto, coordinatore dei giovani padani del Piemonte. «La sinistra è vecchia tanto dal punto di vista anagrafico – continua l’esponente del Carroccio – quanto della politica stessa e ha governato questa città mantenendola legata ai poteri dei salotti». La campagna di Fassino? «Un candidato sindaco vecchio politicamente e con uno slogan passato, perché la Gran Torino è fuori produzione in Italia. Se penso a Coppola invece, immagino una Cin-

quecento costruita a Mirafiori, che rappresenta la nuova generazione dei torinesi pronti a guardare al futuro». Nell’acceso dibattito su Torino interviene, dal coordinamento del Pdl regionale, Enzo Ghigo, che ricorda l’ultimo decennio in mano al centrosinistra. «Tanti sprechi – non solo quelli “olimpici” – e un enorme sperpero di denaro: pensiamo al Palafuksas, la biblioteca Bellini, la Torino Nuova Economia, solo per citare quelli più evidenti. Non dimentichiamo inoltre che, in particolare negli ultimi anni, il centrosinistra si è interessato solo al

centro città, dimenticando le periferie dove i servizi, la qualità della vita e la riqualificazione non sono certo adeguati». Rigetta ogni accusa Morgando, che scende in difesa della Torino di Chiamparino e coglie l’occasione per ricordare lo scandalo che ha coinvolto la giunta provinciale di centrodestra a Vercelli. «Senza entrare nei casi specifici, stiamo insistendo sulla valorizzazione della buona amministrazione del centrosinistra, con Torino in testa. Questa città è molto cambiata e noi rivendichiamo i meriti alle giunte di Castellana e, in particolare, di Chiamparino. Il tema della buona amministrazione vale soprattutto per Vercelli, che Pronta un’agenda del non è stata governata futuro che coinvolga bene, senza dimenticare il argomento della ritutte le realtà torinesi macro presa economica: il Nord ovest e il Piemonte hanno pagato più di tutti la crisi. Ora che si iniziano a vedere segnali migliori, c’è Sfida molto bisogno di una buona amministrazione locale, importante per il Pd quindi di infrastrutture, a livello nazionale servizi, efficienza e costi». Eppure, affonda Ghigo, la Torino del futuro sarà chiamata ad affrontare tante sfide sprovvista della «capacità di guarPdl e Lega? dare in avanti», soffocata Alleanza strategica da un amministrazione per un cambiamento «dormiente» anche diepocale nanzi a dati allarmanti:

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 57


VERSO LE AMMINISTRATIVE

I comuni della regione chiamati al voto per le amministrative del 15 e 16 maggio sono 147. Le sfide più calde? A Torino e Novara e per la Provincia di Vercelli

«È la città con il debito pro capite simo Giordano, oggi assessore re- grandi si andrà in coalizione. Il più elevato, una delle più inquinate d’Italia e tra le meno sicure». In tal senso, promuovere il cambiamento - e non solo a Torino è possibile grazie ai nuovi volti all’interno del partito, come conferma Cavallotto: «Ci sono tante persone sotto i 35 anni nelle province e tanti giovani candidati nei comuni più piccoli. Rappresentano il fiore all’occhiello del nostro movimento anche a Novara, dove la Lega ha sempre espresso da nove anni il suo sindaco, Mas-

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gionale, e presenterà, all’insegna della continuità, il candidato Mauro Franzinelli». A Vercelli, roccaforte del centrodestra, Pdl e Lega correranno unite per mantenere l’elettorato e scongiurare ogni possibilità di ballottaggio con Luigi Bobba del centrosinistra. «Abbiamo siglato tanti accordi con il Pdl, a parte qualche Comune piccolo dove corriamo da soli per rafforzare entrambe le forze politiche» chiarisce Cavallotto, mentre nei comuni più

centrosinistra mantiene il nucleo di coalizione classico, come spiega Morgando: «Costituito da Pd, Italia di Valori, Sinistra e Libertà e dal movimento regionale dei Moderati, che ha una sua consistenza soprattutto a Torino». Senza chiudere la porta, in alcuni territori, all’Udc: «Tessere un dialogo, anche alla luce della volontà del partito di presentarsi in modo autonomo, ha portato a dei risultati positivi nella scelta di correre insieme».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Cittadini pronti a scegliere la Torino del futuro Michele Coppola contro Piero Fassino. La Torino del cambiamento contro quella conservatrice. Sono in molti a fornire questa lettura del confronto elettorale di maggio che deciderà il prossimo sindaco del capoluogo Leonardo Testi

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opo essere stata protagonista dei festeggiamenti per l’anniversario dei 150 dell’Unità d’Italia, Torino si appresta a vivere, il 15 e il 16 maggio, un intenso appuntamento elettorale. Qui, la corsa alla poltrona di primo cittadino presenta senz’altro un favorito: Piero Fassino, che il 27 febbraio scorso ha vinto le primarie del centrosinistra con il 55,28% dei voti su 53.185 votanti. L’obiettivo di Fassino di essere eletto al primo turno non sembrerebbe così lontano dal realizzarsi, se si fa riferimento all’esito di un sondaggio di Game Managers che, fra il 22 e il 28 marzo, ha testato le intenzioni di voto per tutti gli aspiranti sindaci del capoluogo piemontese. Una ricerca che, commissionata dalla direzione nazionale del Partito Democratico su un campione di 1.200 cittadini torinesi, ha dato l’ex leader dei Ds vincitore con il 57% dei voti. Sondaggi a parte, a incidere sul risultato finale delle urne potrebbero essere la militanza

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politica di Fassino e la sua riconosciuta esperienza di governo. Guardando inoltre allo specifico contesto locale, è lo stesso candidato a riconoscere l’importanza, per la sua campagna, dell’eredità del sindaco uscente Sergio Chiamparino. Piero Fassino ha, infatti, dichiarato in un’intervista che il suo consenso «deriva dal fatto che mi presento per dare continuità al lavoro di Chiamparino, un sindaco stimato, anche da molti elettori del centrodestra. Per questo raccolgo consensi ampi in città, compresi alcuni settori del centrodestra. A Torino serve un sindaco visibile, riconosciuto e forte sul piano nazionale e internazionale». Il suo programma “Gran Torino”, riecheggiante il titolo del film diretto da Clint Eastwood, è attraversato dal leitmotiv “Torino Capitale”, declinato in capitoli chiave come cultura, giovani, donne, lavoro, fraternità, sicurezza e sostenibilità ambientale. La principale sfida elettorale si consumerà tra il candidato del Pd

e il candidato del Pdl Michele Coppola, torinese, classe 1973, assessore regionale alla Cultura e alle Politiche giovanili della Giunta Cota, sostenuto da Pdl, La Destra, Alleanza di Centro-Pionati, Lega Nord, I Popolari Italiani Domani, Ambientalisti del Si e Pensionati. Eletto nel 2010 con oltre ottomila preferenze nel consiglio regionale del Piemonte, risultando il candidato più votato a Torino, Michele Coppola mira ad arrivare al ballottaggio puntando sulla novità che la sua candidatura rappresenta nel panorama politico e istituzionale cittadino. Non a caso ha definito il suo confronto con Fassino “il futuro contro il passato”. Il


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Michele Coppola, Piero Fassino

In apertura, Michele Coppola, candidato del Pdl; qui sotto, Piero Fassino, candidato sindaco per il Pd

tema della sua campagna elettorale, proprio per sottolineare questo aspetto, è “il sindaco nuovo”; al centro del suo impegno s’impongono soprattutto il lavoro, l’università, la cultura. “Torino città dei creativi” è, infatti, una delle sue proposte: «Apriremo – ha dichiarato – l’Agenzia per la creatività e il lavoro, in settori come la musica, la moda, il design, e non solo. È necessario mettere in forma tutti gli strumenti per fare in modo che la città sia un grande laboratorio permanente per la creatività, che sappia valorizzare le risorse intellettuali che in essa ri-

siedono e torni a essere polo di attrazione per le intelligenze del mondo, incubatrice di cultura e luogo di sperimentazione». Sì al futuro, dunque, ma senza dimenticare le proprie radici e la propria storia, incarnate dagli anziani. Per questo, l’assessore regionale ha dichiarato «guerra alla solitudine degli anziani che devono essere fra i protagonisti del futuro della città». A Torino, infatti, le persone con oltre 60 anni di età costituiscono il

31% della popolazione, in netta crescita rispetto al 28% del 2000. Molti sono i motivi di discussione e gli argomenti di confronto-scontro tra i due principali candidati, dalla sanità regionale alla vertenza sull’ex Bertone, che continueranno ad animare la battaglia che conduce alle urne. A Piero Fassino e Michele Coppola si contrapporranno, in quella che si preannuncia come una campagna elettorale ad alto tasso di multimedialità e interattività, grazie anche alla sempre maggiore diffusione dei social network, una folta lizza di candidati. Tra questi spicca il possibile ago della bilancia, Alberto Musy, professore universitario e avvocato che, in qualità di candidato del Terzo polo, si presenta alla competizione elettorale raccogliendo il testimone delle istanze politiche di Francesco Profumo, rettore del Politecnico ritiratosi dalla corsa a novembre scorso. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 61


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Stessa direzione ma più lavoro «Gli elettori chiedono una città che continui a crescere come ha fatto negli ultimi anni». Parola di Mauro Franzinelli candidato sindaco del centrodestra per Novara Nicolò Mulas Marcello

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a città che ha dato i natali al presidente della Regione Roberto Cota, vede come candidato del centrodestra il leghista Mauro Franzinelli, assessore alla Sicurezza uscente e segretario provinciale del Carroccio, sostenuto anche da Pdl e dalla lista Sviluppo Integrazione Solidarietà. Il suo programma punta in particolare sul problema occupazione: «Il primo punto del mio programma – spiega il candidato del centrodestra – è quello dell’occupazione, tanto che il titolo di questo capitolo è “Ogni azione nuova occupazione”». A Novara Pdl e Lega appoggiano lo stesso candidato mentre Fli appoggia il candidato dell’Udc. Che scenario si presenta alle elezioni? «È uno scenario che rispetta quello che è lo scenario nazionale. A Novara da dieci anni Pdl e Lega governano la città e si è operato in maniera egregia tanto che tutti ce lo riconoscono. Credo che sia una formula assolutamente da riproporre. Per quanto riguarda Fli, in città si tratta di un’entità nuova e

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abbastanza sconosciuta, ha deciso di allearsi con l’Udc e credo che comunque rispecchi ciò che avviene a livello nazionale. Noi non abbiamo cercato nuove formule rispetto a quella attuale proprio per i risultati di buon governo che abbiamo ottenuto». Quali sono le priorità del suo programma elettorale? «Abbiamo stilato un programma elettorale particolarmente completo ma credo che alla luce di un’ottima amministrazione di questi dieci anni, bisogna però fare i conti con una difficoltà contingente che è soprattutto quella dell’occupazione e le relative difficoltà che hanno le famiglie che devono affrontare la perdita del posto di lavoro. Anche Novara come tutta la nazione soffre di questo problema congiunturale. Quindi il primo punto del mio programma elettorale è quello dell’occupazione, tanto che il titolo di questo capitolo è “Ogni azione nuova occupazione”. Tutte le azioni devono essere indirizzate a quello. Sia nella ricerca di insedia-

menti nuovi e quindi un aiuto alle aziende che vogliono insediarsi sul territorio della città di Novara, sia uno sviluppo del circuito turistico, culturale che Novara ha le potenzialità di portare avanti e che offrirebbero un indotto o un’occupazione diretta anche in questo


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx LoS Mauro Dogh Franzinelli vulqanga

In apertura, Mauro Franzinelli, candidato sindaco del centrodestra per Novara

caso. A fronte di queste difficoltà vi sono però anche problemi urgenti come quello della casa, ovvero di famiglie che devono fare i conti con sfratti esecutivi e che avendo anche perso il posto di lavoro sono in maggiori difficoltà. Cercheremo di affrontare anche questo tipo di problematiche. Non ultimo i problemi comuni dei cittadini che vogliamo affrontare, che sono forse di piccola entità ma che per il cittadino costituiscono problemi importanti come le varie manutenzioni. Ho deciso di inserire un gruppo di lavoro che possa intervenire su tutte le problematiche sulle strade, come buche, panchine rotte e tutte le altre segnalazioni che arrivano e che devono

A Novara da dieci anni Pdl e Lega governano la città. Si è operato in maniera egregia tanto che tutti ce lo riconoscono. Credo che sia una formula assolutamente da riproporre

essere poi risolte in tempi rapidi. Infine anche la sicurezza che è stato sempre un nostro cavallo di battaglia e che abbiamo affrontato in questi dieci anni in modo drastico tanto che crediamo che Novara sia una città sicura ma non dobbiamo abbassare la guardia». Qual è la sua valutazione dell’attuale amministrazione comunale? «L’attuale amministrazione ha trasformato una città grigia come era invece alla fine degli anni 90, in una città più bella, più vivibile e molto più conosciuta a livello nazionale grazie all’apertura di circuiti culturali molto importanti. Questa amministrazione ha ravvivato con molte iniziative la città, quindi il giudizio è assolutamente positivo e continueremo su questa strada». Come sta procedendo la campagna elettorale e quali sono le aspettative degli elettori? «Gli elettori chiedono ciò che abbiamo tradotto nel programma, ovvero di continuare a rendere Novara una città ben vissuta, con una buona qualità della vita, una città sicura e che crei occupazione e quindi una città che continui a crescere come ha fatto negli ultimi anni. Il mio programma si intitola proprio “Novara continua a crescere” e credo con questo slogan di interpretare proprio il pensiero dei cittadini». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 63


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Spazio ai giovani è l’imperativo del Pd «Vogliamo dare una mano concreta alle imprese, ai lavoratori, e in primo luogo ai giovani. Vogliamo creare canali di ascolto dei loro bisogni, aiuti per il primo impiego e nuove opportunità di lavoro». Andrea Ballarè, candidato sindaco del Pd per Novara illustra le priorità del suo programma Nicolò Mulas Marcello Andrea Ballarè, candidato sindaco del centrosinistra per Novara

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l prossimo 15 e 16 maggio saranno circa 80mila i novaresi chiamati a votare per eleggere la nuova giunta comunale. Per il centrosinistra il candidato sindaco è Andrea Ballarè, dottore commercialista sostenuto da Pd, Sel, Federazione della sinistra e dalla lista Pensionati Invalidi Giovani Insieme. «Novara in questi anni – sottolinea il candidato – al di là di una certa mitologia creata mediaticamente dal centrodestra, è una città ferma, che non riesce più ad avere una prospettiva di futuro, a pensare al domani». A Novara il centrosinistra sembra compatto nelle alleanze. Mentre a destra Pdl e Lega appoggiano lo stesso candidato e Fli appoggia il candidato dell’Udc. 64 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

«Il quadro che si presenta agli elettori è nuovo rispetto al passato. Sono in campo forze politiche appena costituite, ci sono alleanze inedite, e c’è soprattutto una larga presenza di liste civiche. Ma quello che è nuovo è soprattutto il clima generale: i cittadini hanno la percezione chiara che questo passaggio elettorale segni la fine di un ciclo dominato dal centrodestra, che con l’uscita di scena di alcune figure di riferimento si trova a dover risalire la china partendo da zero. E la novità più importante è quella rappresentata dalla scelta del centrosinistra che, presentando la mia candidatura, ha puntato sullo svecchiamento della classe politica e sul coinvolgimento di forze che vengono dal mondo del lavoro e delle profes-

sioni. Un segnale preciso, mentre nell’altro campo si punta su un funzionario di partito». Quali sono le priorità del suo programma elettorale? «Sono molte, ma voglio approfondirne soprattutto una: Novara in questi anni, al di là di una certa mitologia creata mediaticamente dal centrodestra, è una città ferma, che non riesce più ad avere una prospettiva di futuro, a pensare al domani. C’è un problema occupazionale che incombe come un macigno sui nostri giovani, c’è una crisi economica che mette in difficoltà le famiglie e fa chiudere le imprese. E di fronte a tutto questo chi ha governato finora non ha saputo mettere in campo una sola idea vincente. Noi vogliamo dare una mano concreta


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Andrea Ballarè

Noi vogliamo dare una mano concreta ai giovani. Vogliamo creare canali di ascolto dei loro bisogni, aiuti per il primo impiego e nuove opportunità di lavoro

alle imprese e ai lavoratori, in primo luogo ai giovani. Vogliamo creare canali di ascolto dei loro bisogni, aiuti per il primo impiego e nuove opportunità di lavoro, valorizzando le eccellenze del nostro territorio. Vogliamo che venga premiata la creatività: Novara ha risorse e capacità di fare impresa come poche altre città. Ma il grigiore di questi anni le ha mortificate». Qual è la sua valutazione dell’attuale amministrazione comunale? «È stata un’amministrazione che non ha fatto altro che adeguarsi

alle politiche del governo nazionale, costruite a colpi di tagli. Non c’è stata una sola parola per difendere Novara, per sottrarla all’impoverimento imposto dalle finanziarie di Tremonti. E soprattutto è una amministrazione che lascia in eredità un bilancio in grande sofferenza: il preventivo da poco approvato si regge solo perché prevede un vertiginoso aumento delle entrate per le contravvenzioni. Se questo è progettare il futuro». Quali sono le aspettative degli elettori? «Sento una forte voglia di cam-

biamento, e per questo sono fiducioso. Ho appena completato un giro approfondito nei tredici quartieri della città, incontrando la gente, le associazioni, il mondo del volontariato, i commercianti, le imprese e anche le parrocchie e i gruppi spontanei. Trovo ovunque molta attenzione e soprattutto molte attese. Avverto fortemente il senso di responsabilità per quello che gli elettori si aspettano, e a tutti voglio garantire il massimo impegno, non solo in campagna elettorale, ma soprattutto in quella che sarà la mia futura vita da sindaco». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 65


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Infrastrutture e ambiente

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opo la bufera politica che ha coinvolto l’ex presidente Renzo Masoero, seguita dalle dimissioni rassegnate nel febbraio 2010, la Provincia di Vercelli - retta attualmente dal commissario prefettizio Leonardo Cerenzia - ritorna al test elettorale davanti ai suoi 130mila elettori. Pdl e la Lega hanno optato per una corsa unitaria in sostegno del sindaco uscente del Comune di Gattinara, che terminerà il suo mandato a maggio. Carlo Riva Vercellotti vinse le elezioni comunali del 2006 con il 70 per cento delle preferenze, diventando il più giovane primo cittadino della città del vino. A poche settimane dalla sfida elettorale, Vercellotti commenta la corsa finale e illustra i punti chiave del suo programma. Qual è il clima politico in vista delle elezioni provinciali a Vercelli? «Si parla di una sfida che vedrà in campo tanti candidati ma in realtà sarà una corsa a due: tra la coalizione di centrodestra monolitica che raccoglie tutti gli schieramenti, e il nostro primo avversario, il candidato al Partito Democratico Luigi Bobba. Italia dei Valori e comunisti correranno da soli, sottolineando come la sinistra si presenti al voto frammentata in diverse anime, incapace di trovare un accordo al primo turno. Corrono soli anche Udc e Fli, che ha presentato una lista bizzarra Lega lombardo veneta, di cui si conosce ben poco. Poi esiste anche la formazione che ha preso il simbolo del Pdl con la scritta “Presi-

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La corsa ai tanti candidati della Provincia di Vercelli restringe il campo alla sfida tra la coalizione di Lega e Pdl e il centrosinistra di Pd e dei moderati. «Promuoverò il rinnovamento» afferma il sindaco uscente di Gattinara, Carlo Riva Vercellotti Elisa Fiocchi

dente del Vercellese”, contro cui abbiamo fatto un ricorso per somiglianza di grafica e messaggio clamorosamente rigettato, trattandosi, ci è stato detto, di motivi di carattere prettamente cromatico». Come candidato del centrodestra godrà del sostegno della Lega Nord che invece correrà da sola

proprio nel Comune di Gattinara nel quale lei è sindaco uscente. Come si spiega questi differenti cambi di alleanze? «La Lega Nord ha dato indicazione di correre da sola nei comuni al di sotto dei 15mila abitanti. In ogni caso, per quanto riguarda Gattinara, la vittoria, assieme o separati, è co-


Xxxxxxx Carlo RivaXxxxxxxxxxx Vercellotti

Carlo Riva Vercellotti, sindaco uscente del Comune di gattinara, candidato Pdl-Lega alla Provincia di Vercelli

Mi batterò per le infrastrutture, con il completamento della tangenziale di Romagnano che consentirà uno sbocco più veloce verso la A26 Genova-Gravellona

munque in mano alla Lega o al Pdl. I rischi nel caso di corsa separata possono sussistere in altre zone». Lo scandalo che coinvolse l’ex presidente Renzo Masoero ha lasciato qualche strascico in vista delle amministrative? «Un anno e mezzo dopo i fatti di cui fu protagonista Masoero, la popolazione rispose con 54 per cento di con-

senso in favore del centrodestra sia a Vercelli, sia nella provincia. Lo spostamento fu solo di qualche voto, nessun cambiamento politico vigoroso. Credo che l’elettore possa ricordare anni di amministrazione provinciale con un riscontro positivo. Certo, nel caso specifico, chi ha sbagliato deve pagare. Ma il mio viaggio parte da me, con la mia candidatura e il mio programma elettorale». Come si è presentato alla città di Vercelli? «Mi pongo come una figura di rinnovamento, sono a tutti gli effetti il candidato più giovane che si presenta a Vercelli non soltanto in questa tornata elettorale ma anche in riferimento alle passate». Su quali aspetti e tematiche cruciali si fonda il suo programma elettorale? «Il punto più importante è lavorare in maniera incisiva sul lavoro e sullo sviluppo economico. Ci sono vari aspetti da trattare all’interno del discorso legato allo sviluppo: infrastrutture e aree industriale saranno prioritarie. In particolare mi riferisco al completamento della tangenziale di Romagnano che consentirà uno sbocco più veloce

verso la A26 Genova-Gravellona, e dall’altra parte, la Pedemontana piemontese e la Pavia-Vercelli che garantirà al basso vercellese un casello in una zona che risente di una crisi importante. Sarà dunque una grande occasione di sviluppo. L’altro tema che mi preme sottolineare verte sulla possibilità, sul piano provinciale, di favorire un nuovo sviluppo imprenditoriale. Nel mio programma elettorale, il tema del lavoro si fonda su tre colonne principali: il sostegno alle imprese, con fondi sociali dalla Regione per realizzare impresa e agevolare chi intende assumere; sostegno a chi cerca lavoro a cui saranno garantiti programmi di maggiore accompagnamento; sostegno alle aziende che vivono momenti di crisi. L’altro cardine della mia campagna elettorale tratta le tematiche ambientali, verso cui nutro da sempre grande sensibilità. Lo scopo è dare ai nostri figli l’ambiente che noi abbiamo ereditato dai nostri genitori. Evitare dunque problemi e devastazioni del territorio con programmi all’insegna della tutela ambientale. Come dico sempre, l’ambiente non è di destra né di sinistra». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 67


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Nuove opportunità e interventi strategici «Ricordo che non si va alle elezioni per scadenza naturale ma per il reato di concussione di Masoero specchio di una gestione fallimentare sul piano politico». Luigi Bobba sfida Vercellotti, ma niente maxicoalizione: «Scelta moderata e riformista» Elisa Fiocchi

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ella corsa a sette tra i candidati alla Provincia di Vercelli, Luigi Bobba è il volto politico sostenuto dal Pd e dai moderati. Dopo la bufera Masoero, c’è chi ventilava l’ipotesi di una corposa alleanza di sinistra per compiere la rimonta e tentare di espugnare la Provincia in mano al centrodestra e alla Lega Nord. «Errata interpretazione» precisa il deputato del Pd. «Non volevamo riproporre la solita alleanza con tutta la sinistra, Rifondazione compresa. Abbiamo detto no, optando per una scelta più moderata e riformista». Ora la sfida si basa su una dislocazione di forze unite contro il centrodestra. Il commento del candidato Luigi Bobba, che non esclude l’ipotesi di un ballottaggio. Quando le dicono che la sua è una corsa solitaria, espressione di una sinistra frammentata? «Non siamo affatto soli: la formazione dei moderati ha ottenuto più voti di Rifondazione nella 68 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

provincia di Vercelli, tanto per fare un paragone. Inoltre confidiamo molto nella lista civica composta da sindaci amministratori imprenditori che sui loro collegi denominali faranno sicuramente un buon risultato. Con noi anche la lista dei pensionati già alleati nelle scorse elezioni regionali. Portare al voto una formazione marcatamente di sinistra non ci sembrava una scelta politicamente convincente considerando che quel tipo di alleanza era stata sonoramente battuta la volta scorsa e il prezzo più caro lo pagò l’Ulivo che perse il 42 per cento dei voti. Non vedo perchè uno debba candidarsi a essere sconfitto e per di più a versare sangue anche per gli altri». Per espugnare quella che considera una roccaforte del centrodestra, quali proposte politi-

che ha presentato ai cittadini? «Ci presentiamo come amministratori onesti e trasparenti. Ricordo che non si va alle elezioni per scadenza naturale ma per il reato di conncussione di Masoero che ha evidenziato una gestione fallimentare sul piano politico. Punto centrale della mia campagna elettorale è tema del lavoro. Vercelli ha subito la crisi in maniera più pesante rispetto alle altre province del Piemonte. Ad esempio è aumentato il fenomeno del pendolarismo verso


Luigi Bobba

Nella pagina a fianco, Luigi Bobba, candidato del centrosinistra alla Provincia di Vercelli

Presentarsi con un’alleanza tutta di sinistra per vincere? Sarebbe vivere nel mondo dei sogni, proprio in una provincia riformista, roccaforte del centrodestra e della Lega

Milano e Torino perchè non sono state create opportunità e interventi strategici». Quali iniziative ha valutato in materia di tutela ambiente? «Intanto resta salda la nostra posizione contro il nucleare. Oggi anche il centrodestra per salvare la pelle rispetto al referendum sul legittimo impedimento, ha cambiato idea. È stata aperta la più importante centrale fotovoltaica nella provincia di Vercelli, costruita su una cava dell’alta velocità. Con le risorse idriche della Valsesia invece, potremmo costruire centrali idroelettriche. Vercelli registra anche un triste primato: è “maglia nera” nel campo della raccolta differenziata. Si posiziona sotto il 25%, quando nel 2012, per legge, dovremo raggiungere il 65%. La vicina Novara ad esempio, ha una raccolta superiore al 70%, ciò significa che è una scelta possibile. Eppure l’assessore del Comune di Gattinara, di cui è sindaco Vercellotti, dichiara che è meglio pagare le multe piuttosto che fare la differenziata. Noi percorriamo un’altra strada. Infine, penso a valorizzare le reti associative del volontariato: abbiamo una provincia con una vitalità e una fertilità associativa e volontaria mai considerata dalla precedente amministrazione». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 69


Mariella Enoc

Innovazione è cultura Si registrano i primi segnali di fiducia verso il rilancio. Ma per intraprendere con forza la strada della ripresa va incentivata la propensione delle imprese piemontesi all’innovazione. A evidenziarlo è Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte, che non dimentica il nodo rappresentato dalla Torino-Lione Francesca Druidi

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li industriali piemontesi guardano ai prossimi mesi con maggiore ottimismo, anche se la ripresa resta fragile e incerta. In base ai risultati dell’ultima indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, si rafforzano le attese su produzione, ordini totali ed esportazioni, con indicatori superiori di 10-15 punti ai valori di dicembre 2010. Restano però alcune problematiche sul fronte del carnet ordini, della liquidità e degli investimenti. Per il numero uno di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, non va abbassata la guardia, anzi va intensificata l’azione d’intervento, concretizzando quelle infrastrutture - a partire dalla Tav Torino-Lione che non sono più procrastinabili in quanto strategiche nello sviluppo futuro del territorio. Guardando all’attuale quadro economico della regione, si può parlare di settori produttivi maggiormente in salute? «Un miglioramento si è registrato. Il rilancio c’è stato, soprattutto con l’export, con aziende che hanno dimostrato di avere prodotti e capacità per esportare. Un aspetto, questo, dove le piccole imprese risultano più deboli. Per quanto riguarda i comparti, la situazione mostra un andamento variabile e oscillatorio, di non facile lettura proprio perché soggetta a cambiamenti ogni mese. A dimostrazione di una ripresa che c’è, ma che è ancora debole e che, quindi, richiede misure forti per poter effettivamente decollare. A ogni modo, le previsioni risultano migliori rispetto agli anni passati». Quali misure sarebbe importante attuare?

«In questo momento, per stare sul mercato, occorre capacità di innovazione di prodotto, di processo, di mercato. Ma per generare innovazione non basta la sola azienda che investe, ci deve essere da parte del governo la volontà di defiscalizzare, di riconoscere qualcosa alle imprese che, attraverso l’innovazione, contribuiscono al miglioramento dello scenario complessivo. Non servono poi solo i provvedimenti, la cultura dell’innovazione va trasmessa agli imprenditori, indirizzando soprattutto le piccole imprese a fare sistema, affinché incrementino il loro potenziale competitivo sui mercati, soprattutto internazionali. Non mi stancherò mai di sottolineare il tema delle infrastrutture, un aspetto sul quale continuiamo a essere deboli, mettendoci nella condizione di non poter abbassare i costi per aggredire meglio i mercati, soprattutto quelli di Russia, Cina, India e Brasile». Gli industriali piemontesi sono particolarmente impegnati a perorare la causa dell’Alta velocità TorinoLione. Quali sono a oggi le prospettive per quest’opera così strategica? «Siamo in questo momento in attesa dell’apertura dei cantieri, ma non dobbiamo farci fermare da alcune contestazioni. Dobbiamo informare in modo corretto i cittadini di quanto succederà, rassicurandoli del

Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte

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L’ECONOMIA REGIONALE

Per generare innovazione non basta la sola azienda che investe, ci deve essere da parte del governo la volontà di defiscalizzare

fatto che la Valle non subirà alcun svantaggio dal settori dell’industria creativa, una percentuale progetto dell’Alta Velocità. Fino ad ora, gli abitanti hanno ricevuto solo un punto di vista negativo; per questo, pur nel rispetto delle opinioni di tutti, cercheremo di metterli al corrente degli aspetti positivi attraverso manifesti e spot televisivi. Per noi la Tav è un’opera sulla quale non possiamo demordere, la cui mancata realizzazione condannerebbe il Piemonte all’isolamento. Non è, infatti, in discussione solo la tratta Torino-Lione, ma una vera e propria apertura al mondo, che non riguarda quindi solo la nostra regione, ma tutto il Nord ovest dell’Italia». Come assecondare ulteriormente lo slancio all’innovazione? «La Regione ha adottato norme per sostenere l’innovazione. Però dal punto di vista dell’associazione confindustriale, c’è bisogno che le piccole imprese si aggreghino per trovare luoghi nei quali sperimentare innovazione, intesa come trasferimento tecnologico piuttosto che come ricerca in senso stretto, attuata nei centri universitari e negli incubatori d’impresa». Valgono il 9% dell’economia piemontese i

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paragonabile ai comparti più tradizionali. Come valuta questo dato? «Senza dubbio, l’economia della regione sta fortemente cambiando. Pur mantenendo una forte vocazione manifatturiera, è centrale oggi per il tessuto produttivo della regione pensare anche alla diversificazione dei prodotti, al valore aggiunto rappresentato dal made in Italy. Il design delle aziende automobilistiche, ad esempio, appartiene alla tradizione creativa piemontese. Sono settori che vanno riportati con più forza nel sistema produttivo». Che fase sta attraversando l’occupazione in regione? «La situazione non è delle più rosee, ci attestiamo sui livelli della media nazionale con una forte incidenza della disoccupazione giovanile. Del resto, su questo fronte spesso pesano, da parte dei giovani, scelte di formazione che non risultano idonee alle attuali esigenze del mercato del lavoro. Si tende ancora a considerare distinti il sapere dal fare, quando invece è fondamentale che vadano a braccetto».


L’ECONOMIA REGIONALE

Commercio, una rete moderna e razionale

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Il Piemonte si colloca al terzo posto in Italia per numero di attività commerciali, un punto di forza è rappresentato dall’ambulantato. In regione il settore va complessivamente meglio rispetto alla situazione italiana nel suo complesso

a quando le grandi catene del commercio Tiziana Achino hanno aperto le loro sedi sul territorio italiano, le riforme del settore attuate dalla amministra- di vendita, 120 le grandi strutture e 253 i cenzione regionali hanno l’obiettivo di assicurare tri commerciali in cui operano 2.800 esercizi, uno sviluppo equilibrato tra piccola, media e per un totale complessivo di 70.426 esercizi grande distribuzione, di “difendere” l’esistenza presenti sul territorio. Questi i primi macrodati di negozi di vicinato nei piccoli comuni e nei che emergono dall’analisi della rete distributiva centri storici contro l’avanzata dei giganti del in sede fissa, rilevati dall’Osservatorio regionale commercio e di evitare situazioni dominanti. del commercio. Il Piemonte si colloca al terzo In Piemonte, in particolare, l’impegno finan- posto in Italia, insieme al Veneto, per numero ziario della Regione va verso il finanziamento di attività commerciali con una percentuale di progetti mirati alla valorizzazione del tes- del 7,2% sul totale del Paese». suto urbano e alla creazione di centri comQuali sono le forme di attività commermerciali naturali, con una particolare atten- ciali più diffuse? zione agli investimenti di piccole e medie «Nella rete distributiva un punto di forza rileimprese sull’innovazione, gestionale e tecno- vante risulta essere l’ambulantato come settore logica, e la certificazione di qualità. Questo ha complementare e in alcuni casi integrativo e sofatto sì che la regione, stando ai dati l’Osser- stitutivo dei servizi in sede fissa, in quelle aree vatorio del Commercio, sia oggi al terzo posto che presentano una desertificazione commerin Italia per numero di esercizi commerciali ciale. Per quanto riguarda il commercio su area con oltre 70mila unità, il 7,2% sul totale na- pubblica, sono 923 i mercati ambulati e 168 i zionale, preceduto dalla Lombardia (12,6%) e posteggi isolati, che si svolgono in 650 comuni dalla Campania (11,7%). nei quali risiede il 91% della popolazione della Assessore Casoni, come interpreta questi regione. Nel 2010 è stato registrato un lieve audati? «La nostra regione presenta una rete distributiva moderna e al tempo stesso razionale nella quale si registra un equilibrio in termini di offerta tra piccolo commercio tradizionale e strutture di dettaglio moderno. Il commercio tradizionale continua a mantenere una vitalità su tutto il territorio in quanto serve in esclusiva una quota importante di clienti, circa l’11% della popolazione piemontese, e svolge un servizio a carattere sociale, in particolare nei piccoli comuni. Nel dettaglio, in Piemonte sono 63.586 gli esercizi di vicinato, 3.920 le medie strutture 92 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

William Casoni, assessore al Commercio con Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere


William Casoni

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Possiamo dire che permane un trend positivo nella nostra regione grazie a una politica territoriale più capillare e a un modo di agire più compatto

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mento degli esercizi di vicinato (+359 esercizi pari a +0,57%) mentre per le medie strutture di vendita risulta una leggera flessione (-24 esercizi) e per le grandi un lieve aumento (+3 esercizi)». Ci sono altri settori con prodotti specifici? «L’Osservatorio del Commercio ha censito anche gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (bar, pub, ristoranti): nel 2010 si contano 20.500 esercizi (in crescita, con 226 nuovi esercizi), ai quali si aggiungono 2.900 circoli privati e 998 aziende agrituristiche. Le province a più alta densità di esercizi di somministrazione (numero di esercizi per numero di abitanti) sono il Verbano Cusio Ossola e il Cuneese, ad alta vocazione turistica e a bassa densità demografica. Significativi gli indici relativi alle aziende agrituristiche che risultano essere migliori nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria, ovvero in quei territori in cui la tradizione agricola ha mantenuto grandi aree a specializzazione vitivinicola». Come vede l’attuale situazione economica e il futuro? «In Piemonte registriamo un leggero migliora-

mento nel settore commerciale rispetto alla situazione italiana nel suo complesso. Riconosciamo che non siamo in un periodo facile, sia a livello europeo che mondiale, dovuto non solo a una crisi economica persistente ma anche alla delicata situazione nel Mediterraneo. Però possiamo dire che permane un trend positivo nella nostra regione grazie a una politica territoriale più capillare, a un modo di agire più compatto, che distingue il metodo di operare dei piemontesi, e alla diversificazione delle misure da mettere in atto, tenendo conto dei consumatori, delle attività produttive e commerciali e delle esigenze dello specifico territorio con le caratteristiche che lo distinguono. Per quanto riguarda la tipologia di attività dei piccoli negozi e degli ambulanti ritengo fondamentale attivare un metodo di lavoro non più statico ma propositivo e innovativo, cercando di incrementare il rapporto con i clienti tramite la fidelizzazione e nuove forme di marketing». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 93


Meno fisco, più lavoro e investimenti Il lavoro svolto dalla Giunta Cota è positivo, ma non basta. Serve un piano nazionale sul lavoro che appoggi le istanze regionali. Lo spiega Giovanna Ventura, segretario generale Cisl Piemonte, che commenta la primavera “calda” di Torino, dalla ThyssenKrupp all’ex Bertone Francesca Druidi

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In alto, lo stabilimento Fiat di Mirafiori

l 2010 si è chiuso con circa 16mila occupati in meno rispetto al 2009 in regione. Il decremento si attesta attorno all’0,9%, contro una contrazione nazionale pari allo 0,7%. Lo rilevano gli ultimi dati diffusi dall’Istat relativi al contesto italiano, ripresi anche da Unioncamere Piemonte. Di fronte a questo scenario ancora problematico, il segretario generale della Cisl Piemonte, Giovanna Ventura, rimarca l’esigenza di compiere «tutti gli sforzi possibili per creare nuovi posti di lavoro, ma soprattutto per incrementare la qualità dell’occupazione, riducendo il precariato». Quanto ha inciso il pacchetto varato dalla giunta regionale? «La Regione ha compiuto un notevole sforzo attraverso il piano competitività, quello per l’occupazione e quello di prossima realizzazione de-

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dicato ai giovani, impegnandosi nel creare le condizioni affinché le imprese restino in Piemonte oppure vengano attirate sul territorio e altresì nel predisporre agevolazioni a chi produce nuovi posti di lavoro. Si sta, quindi, procedendo sulla strada giusta, ma resta un problema di fondo». Quale? «Le risorse a disposizione della Regione sono ridotte - possono già essere definite considerevoli quelle investite nei piani - e non sono sufficienti, anche perché le politiche attuate a livello regionale trovano il vuoto nella dimensione nazionale. Solo se il governo improntasse misure simili a quelle adottate in Piemonte, si creerebbe un reale e duraturo sostegno all’occupazione. Anche perché è evidente che le misure di incentivo alle aziende sono destinate, come è successo, a esaurirsi velocemente. È vero, ci troviamo ancora in un periodo


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giovanna Ventura

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La chiave è conciliare le politiche regionali sul lavoro, che procedono nella direzione giusta, con quelle nazionali

critico, ma occorre rilanciare gli investimenti nel Paese o la crisi mostrerà una coda che potrebbe trasformarsi in recessione». Quali provvedimenti ritiene necessari per risollevare il mercato del lavoro? «A livello nazionale, come Cisl, chiediamo venga attuata la riforma del fisco, strettamente correlata al tema dell’occupazione. Promuovendo, infatti, la diminuzione della pressione fiscale sul lavoro, sarebbe possibile ottenere un rilancio della domanda interna e, al contempo, incentivare titolari e imprenditori ad aumentare la produzione e, di conseguenza, ad assumere nuove risorse. Un altro elemento fondamentale per il rilancio e per le imprese è rappresentato dal costo dell’energia. Cruciale per il Piemonte è, inoltre, la questione relativa alle infrastrutture. La Tav è un’opera cardine: è vero che i risultati si vedranno magari tra 10-15 anni, ma l’indotto di occupazione in grado di innescare è nel frattempo notevole. Non va poi dimenticato il sostegno alla ricerca». In che modo? «Sempre a livello nazionale invochiamo particolare attenzione a voci quali ricerca e innovazione che, del resto, riguardano fortemente il Piemonte, dove contiamo su ottimi centri di ricerca che, se agevolati e incentivati, potrebbero assicurare risultati ancora migliori. La chiave è conciliare le politiche regionali sul lavoro, che procedono nella direzione giusta, con quelle nazionali». La sentenza ThyssenKrupp è stata definita epocale. È d’accordo? «Sono convinta di sì. Le questioni centrali, tra cui naturalmente la sicurezza nel lavoro, si combattono con i grandi cambiamenti culturali. E questa sentenza effettivamente offre un segnale forte in quanto la predisposizione di tutte le misure di sicurezza per i lavoratori non è una scelta, ma un obbligo che le imprese devono as-

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solutamente assumere. Dietro a questa sentenza emerge la possibilità di lavorare - e noi faremo tutto il possibile in questo senso - sulla prevenzione come misura fondamentale. Non vogliamo avere dieci, cento, mille sentenze ThyssenKrupp, vogliamo arrivare a non averne nessuna perché vorrà dire che l’imprenditoria ha assunto la prevenzione come obiettivo primario». Condivide la posizione del segretario Bonanni in merito all’esigenza di non perdere l’investimento Fiat nel caso della vertenza dell’Officine Automobilistiche Grugliasco, ex Bertone? «Assolutamente sì. Ho partecipato di recente ad alcuni dibattiti dove si sosteneva che Torino oggi può anche fare a meno dell’industria. Io ritengo, invece, che non ne possa fare a meno. Torino, certo, deve diventare altro e lo sta compiendo, rafforzando il proprio sistema culturale e in generale sviluppando altri settori di produzione trainanti. Ma la Fiat resta fondamentale, con un indotto notevole che occupa migliaia di persone. Per questo, è importante che l’investimento resti a Torino e che i lavoratori possano continuare a lavorare nel settore. Purtroppo abbiamo la Fiom che probabilmente antepone le questioni di principio all’importanza dell’investimento e dei posti di lavoro, ma le questioni di principio non servono a molto. È giusto che, come a Pomigliano e Mirafiori, i lavoratori possano decidere per se stessi».

Giovanna Ventura, segretario generale Cisl Piemonte

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L’ECONOMIA REGIONALE

Formare le nuove generazioni per le sfide del mercato Fare massa critica, estendere il business oltre confine, ma anche sburocratizzare e incrementare gli investimenti per le aziende. Sono alcuni degli imperativi funzionali per il rilancio elencati da Luciano Donatelli, presidente dell’Unione industriale biellese Francesca Druidi

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Luciano Donatelli, presidente dell’Unione Industriale Biellese

iù di un migliaio fra studenti al primo incontro con il mondo del lavoro e persone in cerca di occupazione, hanno visitato i 94 espositori presenti alla terza edizione della Fiera del lavoro di Biella, in programma il 14 e il 15 aprile scorsi, organizzata dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione industriale biellese, in collaborazione con la Provincia e grazie al contributo della Camera di Commercio e del Comune. Da evidenziare, come ricorda il presidente dell’Uib, Luciano Donatelli, la presentazione di un percorso didattico che si prefigge di formare tecnici “su misura” per le esigenze delle imprese del settore tessile. In virtù di quanto emerso dalla Fiera del lavoro, come si profila oggi la situazione sul fronte dell’occupazione? «La crisi ha colpito duramente il territorio: tra il 2005 e il 2009 si sono perse 272 aziende manifatturiere e più di 8mila addetti. Nei primi nove mesi del 2010, sono state 270 le imprese perse. Gli effetti della crisi si sono riflessi sul 2010 e avranno una coda anche nel 2011. Per questo motivo, abbiamo chiesto lo stato di crisi. Il ricorso alla cassa integrazione nel 2010 è diminuito ri-

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spetto al 2009 ed è ancora in riduzione nel 2011. Il dato significativo emerso dalla Fiera del lavoro, manifestazione giunta alla terza edizione che mette in vetrina le aziende e gli enti del territorio, è la determinazione con cui il tessuto economico ha reagito alla congiuntura negativa e, soprattutto, l’entusiasmo con cui gli espositori hanno cercato di trasmettere agli studenti la passione per il proprio mestiere. È da qui che si può ripartire: dalle nuove generazioni, dall’attivazione a Biella, per il prossimo anno accademico, del primo corso di formazione tecnica post-diploma dell’Istituto tecnico superiore indirizzo tessile, abbigliamento e moda». Qual è l’andamento del sistema economico biellese, anche in ottica futura? «Le prospettive sono di certo migliori rispetto al 2010. Nonostante si debba ancora fare i conti con l’onda lunga della crisi, emergono i primi segnali positivi: la ripresa dell’export, degli ordini e della produzione. Non va dimenticato che i volumi sono in crescita nel 2011 con incrementi che vanno dal 25 all’80 per cento, a seconda dei comparti e dei segmenti. I margini, però, si sono erosi sensibilmente a causa dell’aumento del costo delle materie prime che, in alcuni casi, è raddoppiato riducendo le risorse finanziarie necessarie per gli investimenti. Confrontando l’andamento di Biella rispetto al resto del Piemonte nel periodo 2008-2011, emerge che quando il mercato è in calo, Biella va peggio


Luciano Donatelli

Un dato significativo emerso dalla Fiera del lavoro è la determinazione con cui il tessuto economico ha reagito alla congiuntura negativa

della media regionale e quando il mercato è in Sopra, stand dell’Unione industriale crescita, Biella va meglio». alla Fiera del lavoro, Con quali interventi si può assecondare la da sinistra: Carlo Rizzetti, Chiara Fusetti, ripresa dell’industria tessile? Massimo Giordano, «Prima di tutto è importante che le imprese siano Alessandro Ciccioni messe nelle condizioni di poter svolgere il loro e Simona Bonino compito prioritario: creare valore. Per fare ciò, è fondamentale alleggerire il peso della burocrazia, un costo in termini di tempo e risorse umane dedicate. A ciò va aggiunto un altro peso, quello della tassazione. Il nostro è un Paese che soffre di un’imposizione fiscale e, più in generale, di costi per le imprese che arrivano a rappresentare quasi il doppio rispetto, ad esempio, alla Germania. In un anno l’imposizione fiscale arriva a pesare per il 50-55% contro il 28% della Germania». “Come affrontare la ripartenza” è il titolo di PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 97


L’ECONOMIA REGIONALE

Si è segnalato l’entusiasmo

una delle iniziative promosse con cui gli espositori hanno dall’Unione industriale. Girancercato di trasmettere agli studenti dole la domanda, su quali leve le la passione per il proprio mestiere imprese devono puntare? «Innovazione, diversificazione, internazionalizzazione, aggregazione e sburocratizzazione sono gli elementi irL’internazionalizzazione è una delle priorinunciabili per costruire la ripresa. Sono rità nelle strategie che le aziende stanno adotqueste le chiavi di volta per ripartire. In questi tando per il 2011. Come si stanno muovendo ambiti, le imprese possono contare sull’appog- le realtà del territorio in questo senso? gio del sistema confindustriale locale e nazio- «Aprire il proprio business a mercati non solo nale. Ad esempio, uno strumento prezioso è il europei ma mondiali, non costituisce solo un “contratto di rete”, attraverso cui anche le pic- elemento strategico, ma è diventato vitale per cole imprese possono fare massa critica senza le piccole e medie imprese. La ripresa dell’exdover ricorrere a decisioni strategiche più im- port è, infatti, il primo segnale verso la schiaportanti, che presuppongono uno scambio rita degli scenari futuri ed è fondamentale azionario. Possono, quindi, aggredire i mercati saper cogliere quest’opportunità. È, dunque, internazionali con una forza organizzativa ed prezioso l’intervento da parte delle istituzioni economica certamente differenti. La crisi ha che possono sostenere le piccole e medie prosciugato le risorse delle imprese che ora, per aziende su questo fronte: si tratta, infatti, di ripartire, necessitano di investimenti: il Fondo partecipare a missioni, fare scouting, capire le italiano di investimento interviene per soste- potenzialità di un determinato mercato, reanere la ri-patrimonializzazione e finanziare i lizzare formazione specifica per figure dalla piani di sviluppo delle imprese». professionalità altamente specializzata». 98 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


DONNE D’IMPRESA

Largo alle protagoniste invisibili Crescono di più, resistono meglio alla crisi e vanno verso settori da sempre appannaggio dell’universo maschile. Per Giovanna Quaglia, assessore regionale alle Pari opportunità, le imprese capitanate dalle piemontesi sono un fenomeno economico consistente e in evoluzione Paola Maruzzi

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Giovanna Quaglia, assessore al Bilancio e Pari opportunità del Piemonte

on è solo una questione di caparbietà e temperamento sabaudo. Se il Piemonte è la quinta regione italiana per numero di attività in rosa, il merito va anche alla “militanza” istituzionale. Lo conferma l’assessore alla Pari Opportunità, Giovanna Quaglia. «Abbiamo messo in circolo strumenti di politica del lavoro a sostegno della creazione d’impresa, fondi di garanzia e servizi territoriali per venire incontro alle necessità delle donne imprenditrici. E non solo. Per la prima volta, con il piano straordinario della giunta Cota, è stato previsto anche il sostegno al lavoro autonomo». Passo dopo passo, il Piemonte si è guadagnato il suo posto al sole, ma la partita rimane aperta e il risultato ancora imprevedibile. Oggi quali sono le misure e i finanziamenti a disposizione delle nuove imprese? «La regione, nell’ambito della programmazione regionale del Por-Fse per gli anni 2007-2013, sostiene percorsi integrati per la creazione d’impresa gestiti dalle Province e il loro consolidamento. A questo si aggiunge un supporto finanziario, attraverso un contributo a fondo perduto alle nuove imprese, il cui business plan sia stato validato dalle Province, per sostenerle nella fase di costituzione. Inoltre, le misure del piano straordinario

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dell’occupazione prevedono contributi a fondo perduto per lo start up e finanziamenti agevolati per investimenti, riconoscendo un ambito prioritario di intervento per le imprese a conduzione o a prevalente partecipazione femminile, che possono ottenere il 60 per cento delle risorse a tasso zero. Con il fondo di garanzia per il microcredito si dà l’opportunità a donne, senza risorse economiche ed escluse dal circuito tradizionale del credito, di realizzare il loro progetto imprenditoriale o di avvio di attività autonoma». Entrando nello specifico, quali sono i settori in cui le donne sono protagoniste? «La distribuzione delle imprese femminili piemontesi ricalca quella nazionale, con una concentrazione nel settore terziario e, in particolar


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giovanna Quaglia

Occorre sostenere l’imprenditoria femminile migliorando l’efficacia degli strumenti di incentivazione finanziaria

modo, nel commercio. Segue il settore agricolo, le attività dei servizi e il manifatturiero». Molti riconducono l’exploit delle imprese femminili a motivazioni di facciata. In che modo la regione è impegnata per fare dell’imprenditoria un tema a tutto tondo, culturale e non solo economico? «Le donne sono da sempre presenti nelle imprese, anzi per molti anni sono state protagoniste invisibili delle medesime. Una ricerca della Regione del 2010 relativa alle imprese artigiane ha sottolineato il ruolo strategico delle donne all’interno della famiglia-impresa, in qualità di socie e collaboratrici familiari, e fondamentali nel determinare una parte del vantaggio competitivo. Quindi, a parte pochi casi sporadici, non si può parlare di fe-

nomeno di facciata. Certamente occorre continuare a sostenere l’imprenditoria femminile, migliorando l’efficacia degli strumenti di incentivazione finanziaria e dei servizi esistenti, promuovendo la tutela delle donne nei processi di flessibilità e conciliazione, trasferendo modelli di buone prassi e sostenendo la partecipazione delle donne nel campo dell’innovazione tecnologica». Dall’ultimo rapporto sulla condizione femminile emerge un’inversione di tendenza: le donne piemontesi stanno risentendo pesantemente della crisi. Come tamponare questo contraccolpo? «È urgente un’evoluzione culturale a livello familiare per una più equa condivisione del lavoro tra uomini e donne, e a livello aziendale per l’abbattimento degli stereotipi e le discriminazioni di genere, incluse le disparità retributive. A questo proposito la giunta Cota ha di recente approvato nuove misure a favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, stanziando circa 3 milioni di euro per la realizzazione di centri di custodia oraria e di nidi in famiglia, per i nidi aziendali, anche in ambito rurale, per l’aggiornamento continuo delle donne assenti dal lavoro per periodi mediolunghi, il sostegno alle lavoratrici per modalità flessibili di organizzazione dei tempi di lavoro e per una misura innovativa di incentivo all’utilizzo del congedo parentale da parte dei padri».

111.705 IMPRESE Sono le aziende capitanate da donne in Piemonte, di cui 9.448 società di capitali, 31.341 società di persone, 69.315 imprese individuali, 1.260 società cooperative

3 mln FONDI

Le risorse stanziate dalla Regione per agevolare, attraverso una serie di interventi mirati, l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro

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DONNE D’IMPRESA

La tempra dell’imprenditrice si rinnova e fa scuola Quanto si è lontani dallo sdoganamento della business woman? La strada è ancora lunga, persino nel profondo Nord. Così risponde Carola Gancia, presidente della Fondazione Marisa Bellisario in Piemonte. Ma l’Italia balzerà in avanti se andrà in porto la legge sulle quote rose nei Cda delle società Paola Maruzzi

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ompetenze e leadership al femminile. Quali le linee guida per un cambiamento condiviso?” Si aprirà con un interrogativo il panel promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario, il 9 maggio a Torino. Al centro del dibattito la legge bipartisan sulle quote rosa del 30 per cento nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende, fortemente voluta da due donne: Lella Golfo del Pdl e Alessia Mosca del Pd. Dopo un iter tormentato - tra gli ultimi, lo stop del governo lo scorso 8 marzo che aveva espresso parere negativo sull’entrata a regime

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entro il 2015 - ora il provvedimento, passato favorevolmente alla Camera e al Senato, guadagna terreno. Fisiologiche alcune manifestazioni di scetticismo, come quella espressa da Roberto Mura del Carroccio che, il giorno del voto, aveva parlato di «privilegio femminile per legge», mettendo così il dito nella piaga. Perplessa anche la radicale del Pd Emma Bonino. Insomma, lo sdoganamento dell’universo femminile nel top management italiano deve essere necessariamente pilotato dall’alto? Legiferazione a parte, la scatto che l’associazionismo femminile chiede da tempo su quali altri ingranaggi deve far leva? Non è più im-


Carola Gancia

Quando si parla di ripartire diversamente i ruoli di comando, inevitabilmente si innesca un cortocircuito, il fenomeno fa paura a chi detiene la leadership

portante costruire dal basso il passaggio culturale? «Sono domande legittime, ma bisogna saper contestualizzare. Abbiamo bisogno di una spinta» spiega Carola Gancia, presidente della sede piemontese delle Fondazione Bellisario. Di certo il cammino non sarà immediato, come dimostra ciò che recentemente è accaduto ai vertici di Eni, Enel, Finmeccanica e Poste Italiane: solo due donne sono state inserite nelle liste dei Cda. Non stupisce che nella “Top 25 businesswomen” apparsa sul Financial Times non compaia nessuna italiana e che l’Ue ci collochi al ventinovesimo posto, su un totale di 32 paesi censiti, per numero di donne presenti nei Cda delle società, seguiti da Malta, Cipro, Lussemburgo e Portogallo. Questa è la situazione generale dell’Italia. Dalle statistiche, il Piemonte risulta all’avanguardia in fatto di leadership al femminile. Trova riscontro? «È vero, nei consigli d’amministrazione delle imprese piemontesi la donna è presente in numeri maggiori, ma attenzione a interpretare i dati. Nella maggior parte dei casi si tratta di aziende di famiglia. La posizione di comando viene ereditata più che conquistata. Dunque, anche la nostra regione si accoda al resto d’Italia: le quote rosa all’interno di società partecipate e quotate è molto bassa». Quanto impegno state mettendo nel comunicare, su scala territoriale, la novità della legge sulle quote rosa nei Cda? «Ne discuteremo in occasione del prossimo convegno, in cui interverrà anche Lella Golfo. Siamo in fermento. Credo che si tratti di un passaggio dovuto, che contribuirà in maniera determinante a mettere in discussione l’atteg-

giamento maschilista del nostro paese. Anche In apertura, platea in Piemonte c’è bisogno che si smuovano un del Premio Bellisario 2010. po’ le acque, che si aprano nuove opportunità Sopra, Carola Gancia, a professioniste in gamba. Questo natural- presidente della Marisa mente andrà a “scomodare” nicchie di potere Fondazione Bellisario del Piemonte consolidate». Il decreto legge ha destato da una parte entusiasmo ma anche qualche commento ironico. Andando più a fondo come spiega le posizioni contrarie? VOTI «Credo che quando si parla di ricambio, di ripartire diversamente i ruoli di comando, ineIl Senato ha votato a favore del ddl vitabilmente si innesca un cortocircuito: la sulle quote rose portata del fenomeno fa indubbiamente paura nei Cda. 14 sono stati contrari, a chi detiene la leadership. A ogni modo, in 33 astenuti Piemonte le istituzioni politiche hanno reagito positivamente, dandoci tutto il sostegno. Abbiamo all’attivo un dialogo aperto, soprattutto con l’assessore alle Pari opportunità che inaugurerà il convegno del 9 maggio». Per dare un segnale concreto, a livello nazionale la Fondazione Bellisario sta raccogliendo un numero notevole di curricula eccellenti di candidate ideali. Il Piemonte come risponde? «Siamo molto impegnati in questa operazione. Si tratta di un’iniziativa doppia: simbolica ma anche reale. Vogliamo davvero dare un contributo, dimostrare che sono tante le donne che hanno le carte in regola per aspirare a certe posizioni, per il momento “ostacolate”. I nomi sono top secret, ma credo che abbia destato cu-

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DONNE D’IMPRESA

riosità soprattutto tra le giovani». Tra le novità, la legge sulle quote rosa prevede delle sanzioni: il Cda che non rispetta la regola decade. Non le sembra una forzatura? «L’obiezione è in parte legittima perché tutti vorremmo che l’accesso alle donne nei cda avvenisse in modo spontaneo. È chiaro quindi che la discussione non deve esaurirsi sugli aspetti sanzionatori. Quando un amministratore delegato di un’importante società statunitense, che ospiteremo al convegno, ne è venuto a conoscenza, si è stupito molto, perché in America le donne al potere non sono più una minority, come magari lo possono essere gli omosessuali e gli afroamericani. Ma purtroppo in Italia viviamo in una società ma-

DALLA FRAMMENTAZIONE A UN FRONTE CONDIVISO Rossella Maggiora, presidente di Aidda Piemonte, pensa a nuove strade per tingere di rosa l’economia regionale: fare squadra tra l’associazionismo per l’imprenditoria femminile e coinvolgere chi non ha ancora le possibilità per entrare in rete apertura del Piemonte all’associazionismo femminile è un dato di fatto, nonostante su tante altre questioni la nostra regione mostri un volto “chiuso”» spiega Rossella Maggiora, presidente di Aidda Piemonte. «Non è un caso che Aidda sia nata proprio a Torino

«L’

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negli anni Settanta, grazie all’intraprendenza di un gruppo di amiche, dirigenti e imprenditrici». Attualmente, tra le 1.300 associate in Italia, ben 225 sono piemontesi. Il terreno è quindi maturo per guardare con occhi consapevoli verso nuove sfide, tra tutte la ramificazione dell’intraprendenza in rosa. «Se fino a una certo momento le imprenditrici piemontesi appartenevano quasi esclusivamente alla metalmeccanica, oggi c’è un’incredibile varietà di ambiti». Per la Maggiora un’altra priorità è l’aiuto alle giovani imprese, in pratica tutte «quelle donne che, ancora alle prime armi, non hanno requisiti sufficienti per entrare nel circuito dell’associazionismo». La strategia per interagire con le nuove “leve” è mettere a loro disposizione il metaforico database di Aidda, che nel corso del tempo ha accumulato un numero notevole di storie di successo, facendo tesoro di errori ed esperienze pregresse. «Spesso chi decide di mettere in piedi un’attività si ritrova da sola ed è naturale che venga a

mancare la fiducia. L’incontro con persone che hanno già affrontato le stesse situazioni è, ai fini pratici, straordinariamente utile». In fase embrionale c’è un’azione ancora più incisiva, di cui la Maggiora si limita a svelare che «riguarderà il coinvolgimento di associazioni presenti sul territorio che si occupano di giovani imprese. L’idea è trovare una strategia comune, questo anche per quel che riguarda il molteplice universo dell’associazionismo femminile. Sebbene ogni realtà abbia una sua fisionomia e collocazione, ci accomuna il riscatto della donna soprattutto per quel che riguarda i vertici delle imprese. Insomma, dobbiamo fare squadra se vogliamo portare a case dei risultati concreti». Così, proprio sulla tematica attualissima della legge sulle quote rosa nei Cda, Aidda e Fondazione Bellisario si sono incontrate a metà strada. «Crediamo possa rappresentare una svolta per l’Italia e le piemontesi devono fare la sua loro parte».


Carola Gancia

schilista, in cui si parla molto di emancipazione ma concretamente non si fa nulla. Nessuno aveva mai preso seriamente in considerazione la possibilità di appellarsi all’obbligo di fare entrare le donne ai vertici delle imprese». L’imposizione è quindi un fattore sintomatico dello stato di salute del sistema italiano? «La verità è che non c’è attenzione e sufficiente sensibilizzazione al caso. I dati lo dimostrano: le donne al potere sono una minoranza. L’imposizione è quindi una conditio sine qua non. D’altronde anche all’estero è così, lo si è visto in Inghilterra. Certo, spetta anche alle protagoniste femminili fare sistema, fare un gioco di squadra dimostrando di essere all’altezza dei ruoli». Colpisce l’affermazione di un’icona del management italiano, Marisa Bellisario, tra l’altro piemontese, che nella sua biografia rimpiange di non aver “vissuto da protagonista il femminismo”. In forme diverse, è ancora attuale questo paradosso? «Rispetto ai tempi della Bellisario molte cose sono migliorate e non mi riferisco di certo alle

Nessuno aveva mai preso seriamente in considerazione la possibilità di appellarsi all’obbligo di fare entrare le donne ai vertici delle imprese

strutture e ai servizi che dovrebbero supportare la donna a livello-società. Ma è cambiata la mentalità all’interno dell’associazionismo. Oggi non vogliamo riproporre il femminismo esasperato degli anni Settanta e questo non significa prendere delle distanza da un movimento storico a cui apparteniamo e di cui riconosciamo l’importanza, ma partite da una nuova consapevolezza, portando a maturazione i processi». Da cosa bisogna cominciare affinché dalla retorica si passi sul piano del reale? «Intanto iniziamo a non parlare più di quote rosa come di un fenomeno isolato, rintracciabile. Personalmente preferisco quote di “genere”. È importante saper prendere con leggerezza gli stereotipi. La Bellisario, che veniva definita la “signora con i baffi”, pur rimanendo se stessa ci ha insegnato a giocare con i ruoli e a vestire i panni maschili».

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DONNE D’IMPRESA

Giovani manager, si parte dalla formazione Portare l’impresa tra i banchi di scuola, supportare chi intende avviare una nuova attività, aiutare chi è già attivo a farsi conoscere. È la formula proposta da Silvana Neri per consolidare i numeri già alti dell’imprenditoria torinese in rosa Michela Evangelisti

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n rapporto più stretto tra scuole e imprese, attraverso incontri periodici e stage in azienda; questa la miglior ricetta per diffondere la cultura imprenditoriale femminile già dal momento della formazione. «Sarebbe utile suscitare nei giovani interesse e curiosità verso il variegato mondo delle imprese, anche per far riscoprire loro l’importanza della creatività e della manualità – spiega Silvana Neri, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile presso la Camera di Commercio di Torino e contitolare di un’azienda operante nel settore artistico della tradizione ceramica di Castellamonte –. Non dimentichiamo che molti mestieri non trovano ricambio nelle nuove generazioni, con una grave perdita di professionalità e opportunità». Le donne rappresentano comunque una forza importante del tessuto imprenditoriale locale. In quali ambiti si stanno affermando? «Prevalentemente nel settore dei servizi alle imprese, poi nel commercio e nell’industria. Il rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile presentato da Unioncamere lo scorso febbraio ha dimostrato che le donne hanno retto meglio degli uomini alla crisi economica e, anzi, le imprese femminili sul territorio provinciale sono cresciute di una percentuale dello 0,2%: molto bassa, se vogliamo, ma un chiaro sintomo della forza femminile e della volontà di auto affermarsi». Quali sono al momento le iniziative promosse dal comitato camerale? 106 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

«Il nostro obiettivo è supportare le donne che intendono avviare un’attività di impresa, aiutandole a capire le opportunità offerte dal mercato; abbiamo da poco organizzato un percorso informativo, “Training per nuova imprenditorialità”, che ormai riproponiamo ogni anno,


Silvana Neri

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grazie al quale gli interessati (donne e non solo) hanno acNon dimentichiamo che molti quisito le informazioni di base mestieri manuali e creativi per iniziare a prendere confinon trovano ricambio nelle nuove denza con il mondo imprenditoriale. Ritengo però che non generazioni, con una grave perdita sia sufficiente spronare le di professionalità e opportunità donne ad avviare un’impresa; dobbiamo anche aiutare le imprenditrici che già sono sul mercato a farsi conoscere e a sopravvivere in un mondo spesso difficile. Per questa ragione realizzeremo nel corso dell’anno tre “quaderni per l’imprenditoria”, una vetrina dove le imprenditrici potranno farsi conoscere attraverso le loro creazioni e il loro lavoro». Con quali ostacoli si scontrano ancora oggi le donne che vogliono fare impresa? «Ritengo che la difficoltà maggiore sia la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro. Mancano sufficienti strutture per l'assistenza alla prima infanzia e per gli anziani e le donne spesso devono sopperire a queste carenze. All'interno di molte famiglie esistono poi ancora forti divisioni tra il ruolo femminile e quello maschile, sopratutto nella gestione del quotidiano, e ciò favorisce uno sbilanciamento delle responsabilità famigliari, con conseguenze negative sulle carriere delle donne». La sua associazione di riferimento è la Cna. Quale rilievo ha la presenza femminile nel settore dell’artigianato e della piccola media impresa? «Nel Torinese la presenza di donne titolari di impresa nel settore dell'artigianato è di circa il 23%. Ma dobbiamo considerare anche le donne imprenditrici artigiane che fanno parte di società, a cui vanno aggiunte le coadiuvanti; la percentuale così si alza notevolmente. Si tratta di un settore nel quale innovazione e creatività A destra, Silvana Neri, vanno di pari passo e dove le donne si mettono presidente del Comitato maggiormente in luce proprio sui temi dell’inper l’imprenditoria novazione, della responsabilità sociale, della cofemminile presso la Camera di municazione. La crisi si vince anche attraverso Commercio di Torino l’ammodernamento dell'impresa e una migliore gestione delle risorse umane».

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120.674 IMPRENDITRICI Le donne titolari d’azienda nella provincia di Torino secondo i dati 2010

54% TORINESI La percentuale delle imprenditrici della provincia di Torino rispetto al totale delle imprenditrici piemontesi

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DONNE D’IMPRESA

Le imprese femminili crescono in qualità «A proposito di legislazione in materia di imprenditoria femminile, il Piemonte può affermare tranquillamente di fare da traino alle altre regioni d’Italia». Tra imprenditrici straniere in aumento e credito agevolato, il punto di Aurelia della Torre Michela Evangelisti

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al marito, l’ex pilota di rally Mauro Pregliasco, ha preso l’amore per le auto sportive, al quale ha aggiunto la sua naturale predisposizione alla comunicazione: oggi si occupa di relazioni esterne per l’azienda operante nel settore motoristico fondata nel 1987 dal marito a Pocapaglia di Bra, è presidente per la provincia di Cuneo e vicepresidente nazionale di Terziario Donna e coordina le attività del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Cuneo. «Mi divido tra automobilismo e associazionismo – spiega Aurelia della Aurelia della Torre, presidente del Comitato Torre –, due mondi che si asso- per l’imprenditoria migliano, perché entrambi fon- femminile della Camera di Commercio di Cuneo dati sulle relazioni». Quale portata ha nel territorio di Cuneo il fenomeno dell’imprenditoria femminile? «La crescita numerica è stabile, però le imprese femminili migliorano in qualità; a fronte di una stabilità delle aziende individuali c’è un aumento di società di capitali e di persone. La presenza femminile ammonta a circa 16mila imprese ed è concentrata principalmente nel settore terziario, del commercio e del turismo, e in particolare nei servizi alle imprese e alla persona. Per l’agricoltura mi sento di formulare buone previsioni; la presenza nel settore di molte imprenditrici di scolarità alta sta trasformando progressivamente le aziende agricole in 108 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Xxxxxxx AureliaXxxxxxxxxxx della Torre

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Per la donna lo scoglio principale è sempre stato il rapporto con il credito: ma oggi l’approccio è migliorato

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aziende agricolo-commerciali e di servizio». Quali sono al momento le concrete azioni del comitato da lei presieduto a favore dello sviluppo dell’imprenditoria femminile sul territorio? «Ultimamente abbiamo focalizzato l’attenzione sul tema dell’imprenditoria straniera, che cresce a vista d’occhio nella nostra provincia come nel resto d’Italia. Le imprenditrici straniere da noi sono circa l’8% del totale maschile e femminile e sono donne capaci, che avviano perlopiù aziende di import export, quindi di elevata qualità. Siamo poi presenti ai tavoli di concertazione con Unioncamere e Regione, per quanto riguarda la legislazione in materia di imprenditoria femminile; il Piemonte in questo può affermare tranquillamente di essere un traino rispetto alle altre regioni d’Italia. Esiste un fondo di rotazione ad hoc che consiste in una disponibilità di 8 milioni e mezzo di euro, erogati con vantaggi particolari. La Regione ha poi sposato l’idea del microcredito, erogato attraverso la società Finpiemonte, presso la quale

esiste un fondo alla cui formazione hanno contribuito sia la stessa Regione che varie fondazioni, in particolare la fondazione della cassa di risparmio di Cuneo». Quali difficoltà incontrano ancora le donne che vogliono affrontare l’avventura imprenditoriale? «Per la donna lo scoglio principale è sempre stato il rapporto con il credito; le donne imprenditrici ci sono sempre state, ma prima degli anni 90 rimanevano nell’ombra. Soprattutto nel terziario erano il punto di riferimento delle aziende familiari, ma chi appariva, anche nelle associazioni di categoria, erano i mariti, i fratelli, i padri. A frenare le donne dal prendere autonomamente l’iniziativa era in primo luogo la difficoltà di relazione con gli istituti bancari. A partire dagli anni 90, anche in coincidenza con una maggiore attenzione da parte dello Stato, pensiamo solo alla legge 215/92, le donne hanno preso coraggio e abbattuto il muro di diffidenza e paura nei confronti della società e delle associazioni di categoria. Ora l’approccio con il credito è notevolmente migliorato, non possiamo sempre piangerci addosso. A livello di ulteriori interventi da parte delle istituzioni, mi auguro soprattutto che lo Stato permetta la regionalizzazione della Legge Turco, perché una sua gestione a livello regionale consentirebbe una migliore risposta alle esigenze del territorio». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 109


FABIO RAVANELLI

BRUNO LULANI

Presidente di Confindustria Novara

Presidente di Confindustria Alessandria

CLAUDIO GHERZI Presidente di Confindustria Vercelli


FONDI COMUNITARI

Il contrasto alla criminalità economica

È

Carlo Chiama, assessore al Lavoro, formazione professionale della Provincia di Torino

stato siglato recentemente a Palazzo Cisterna, dal presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, e da Giuseppe Gerli, comandante provinciale delle Fiamme Gialle di Torino, un protocollo d’intesa per potenziare il sistema di controllo sui finanziamenti erogati dall’Unione europea nel campo della formazione. «L’accordo formalizza e rafforza le attività di collaborazione già in atto tra le due istituzioni, disciplinando le modalità di scambio delle informazioni e le procedure di coordinamento nell’esecuzione delle ispezioni ai beneficiari dei fondi comunitari». Così l’assessore al Lavoro e formazione professionale della Provincia di Torino, Carlo Chiama, illustra l’intesa che si sviluppa in un settore alquanto delicato per la quantità di risorse che impiega. Come vengono suddivisi i fondi europei tra i diversi settori della formazione e quali di questi hanno dato maggiori risultati? «Le risorse destinate alla formazione professio-

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«La disponibilità di informazioni più dettagliate consentirà di ridurre gli spazi per quanti cercano di frodare l’Unione europea». Così l’assessore Carlo Chiama commenta la collaborazione avviata tra l’amministrazione provinciale e la Guardia di Finanza di Torino Renata Gualtieri nale derivano dal Fondo sociale europeo, dal bilancio regionale e statale; la ripartizione nelle diverse attività è decisa dalla Regione attraverso specifiche direttive. Per il 2010 il complesso delle risorse disponibili per la Provincia di Torino ammontava a poco meno di 102 milioni di euro: in particolare 32,5 per il bando Mercato del lavoro, 41,2 per l’Obbligo di istruzione, 9 per la Formazione continua a domanda individuale, 6,8 per l’Apprendistato e 4 per i Piani formativi di Area. Tutte le analisi di follow up indicano che le persone con qualifiche professionali hanno effettivamente maggiori opportunità occupazionali e livelli retributivi medi più alti. Risulta di particolare efficacia la formazione per i giovani che devono adempiere all’obbligo di istruzione, grazie anche alla presenza di Enti dalla tradizione secolare o che hanno uno stretto rapporto col mondo delle imprese. In un’epoca in cui la disoccupazione giovanile ha toccato livelli elevatissimi e in cui molti esperti sottolineano l’esigenza di rivalorizzare i lavori manuali, questa attività, assieme all’apprendistato in obbligo formativo, può risultare decisiva per dare futuro ad una generazione di giovani». Cosa ha portato alla firma del protocollo d’intesa tra Provincia e Fiamme Gialle per potenziare il sistema di controllo sui finanziamenti erogati dall’Unione europea nel campo della formazione?


Carlo Chiama

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Provincia e Guardia di Finanza svolgono compiti di controllo sull’impiego delle risorse comunitarie

«La Provincia e la Guardia di Finanza svolgono entrambe compiti di controllo sull’impiego delle ingenti risorse comunitarie per le attività di formazione professionale. È parso perciò sensato sistematizzare lo scambio d’informazioni, nel rispetto delle reciproche prerogative, al fine di rendere più incisive le attività di controllo e di recupero delle somme indebitamente percepite da qualche soggetto». Con la firma dell’intesa qual è l’impegno delle due parti? «La Provincia si impegna a fornire alla Guardia di Finanza le informazioni presenti nelle proprie banche dati (ad esempio enti beneficiari dei finanziamenti, sedi e corsi attivati nell’ambito delle diverse attività). L’ente provvederà, inoltre, a segnalare i fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie, nonché le circostanze che possono configurare fattispecie di frode. La Guardia di Finanza si impegna a comunicare l’avvio di accessi, ispezioni e verifiche nei confronti di soggetti beneficiari di finanziamenti su attività di competenza della Provincia, per evitare la sovrapposizione di controlli presso gli stessi soggetti. Qualora rilevi violazioni, si impegna a fornire tutte le informazioni utili per l’avvio da parte dell’ente provinciale delle procedure di recupero dei finanziamenti indebitamente percepiti dai soggetti attuatori». In concreto come verrà effettuato il con-

mln FONDI

Il totale delle risorse disponibili per la Provincia di Torino nel 2010 per i finanziamenti alla formazione

41,2% ISTRUZIONE La percentuale dei fondi utilizzati per l’obbligo di istruzione sul complesso delle risorse disponibili per la Provincia di Torino

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trasto alla criminalità economica, che spesso ha saputo insinuarsi nelle maglie delle provvidenze erogate dall’Unione europea? «Lo scambio di informazioni avverrà in parte con procedure automatiche via web (accesso a banche dati o trasmissione periodica di specifici dati) e in parte sulla diretta segnalazione di anomalie o violazioni da parte dei rispettivi funzionari. Nell’ambito delle competenze di ciascuna amministrazione, la disponibilità di un set di informazioni più ampio consentirà di ridurre gli spazi per quanti cercano di frodare l’Unione europea». Come si potranno invece sviluppare le iniziative volte alla formazione e alla specializzazione del personale impiegato nelle attività di controllo? «Terminata la prima fase di definizione delle procedure per trasmettere le informazioni previste nel protocollo, i funzionari della Gdf e della Provincia si incontreranno per definire i temi che specifici gruppi di lavoro dovranno approfondire, al fine di disporre di operatori maggiormente qualificati e preparati». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 121


Dove anche i robot parlano torinese Dentro lo stabilimento tecnologico della Bisiach & Carrù, tra robot e sistemi di saldatura laser innovativi e pioneristici. A parlarne è uno dei titolari dell’affermata società di Torino, Bruno Bisiach Aldo Mosca

lcune imprese aprono la strada a nuovi mercati. E trent’anni fa, la torinese Bisiach & Carrù, in un certo senso iniziò a “smuovere le acque” su uno dei comparti tecnologici più importanti per la filiera della saldatura e della meccanica. È infatti la robotica, oggi, uno dei cardini principali dell’azienda guidata da Bruno Bisiach. «Robot e sistemi di rivettatura/saldatura, su questi fattori ruota tutta la nostra attività – spiega l’imprenditore -. Oggi, sostanzialmente, lavoriamo su celle e linee robotizzate avvalendoci di un’ampia gamma di tecnologie». Una realtà che si è consolidata grazie soprattutto all’intenso lavoro di ricerca posto alla base della sua produzione. «La nostra attività è iniziata con un robot progettato per le operazioni di saldatura a resistenza – spiega ancora Bisiach -. Successivamente abbiamo inventato un sistema che premette il cambio automatico degli utensili aprendo la strada all’inserimento, nel ciclo operativo, di altri pro-

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cessi come la saldatura MIG/MAG, le lavorazioni meccaniche, la manipolazione e altro». Elementi che hanno permesso, nonostante il periodo di profonda crisi, di prevedere esercizi futuri positivi. Bisiach, la sua azienda non si limita alla produzione, ma è specializzata soprattutto nella progettazione di sistemi avanzati di automatizzazione. «I passi concreti che abbiamo effettuato nello sviluppo delle tecnologie utilizzate ci permettono di affermarci anche nell’ambito dei servizi, soprattutto nel settore dell’automazione su cui abbiamo realizzato un vero e proprio “gioiello”». A cosa si riferisce? «Al nostro Tauro System a 10 assi, un sistema robotizzato che si sposta su vie di corsa per oltre 200 metri. Grazie a questo, già alla fine degli anni Ottanta ci siamo avvicinati al settore ferroviario, per la fabbricazione dei sistemi di saldatura dei vagoni

Bruno Bisiach, Presidente della Bisiach & Carrù di Venaria Reale (To). Nelle altre immagini, alcuni interni dello stabilimento


Bruno Bisiach

Per le industrie del mondo Situata nel distretto tecnologico della città di Torino, la Bisiach & Carrù è una delle aziende maggiormente affermate per la produzione di sistemi di assemblaggio automatizzato. Negli anni ha fornito numerosi impianti ad alcune delle realtà industriali più importanti a livello internazionale per la produzione di automobili, autobus, camion, elettrodomestici, vagoni ferroviari, aeromobili. I sistemi robotizzati e le linee automatiche, costituiti da moduli a cui si può dare la configurazione ideale per la risoluzione dei metodi di produzione, sono stati ampiamente utilizzati per la saldatura, la manipolazione e l’ assemblaggio. La produzione dell’impresa guidata da Bruno Bisiach vanta inoltre alcune applicazioni uniche nel loro genere, come ad esempio la chiodatura automatica dei telai per camion, la saldatura a rulli di tenuta delle vasche lavastoviglie, la saldatura delle fiancate degli autobus. Tutta la progettazione viene realizzata all’interno dell’azienda, che dispone di un ufficio tecnico attrezzato con i più avanzati strumenti di progettazione. www.bisiachcarru.it

in acciaio inox, aprendo la via alle lavorazioni complesse di oggetti di grandi dimensioni. Da lì all’ottenimento di commissioni anche nell’ambito aerospaziale il passo è stato tutto sommato breve. In questo settore ci occupiamo dell’assemblaggio di fusoliere, di ali e di tutte le parti che compongono la struttura dei moderni velivoli. Oggi l’aerospazio occupa un buon 60% del nostro fatturato, mentre la quota restante è data dal settore ferroviario». Voi affiancate alla qualità della produzione anche l’efficienza del service. Il mercato odierno è certamente più inflazionato ed esigente rispetto al passato. Ciò come influisce sulla gestione dei vostri servizi? «La nostra Azienda è stata fondata 55 anni fa a Torino, che è il centro della tecnologia industriale italiana. Questo ci ha permesso di sviluppare i nostri sistemi anche avvalendoci delle competenze nate nell’indotto della città, in quanto in questa regione risiede una quantità di

aziende, piccole e medie, con ottime capacità tecnologiche in tutti i campi, caratteristica che ci consente di ottenere, in modo rapido, ciò che ci occorre per realizzare le nostre progettazioni. In un’epoca in cui si richiede una tecnologia sempre più avanzata in tempi di consegna sempre più brevi, la collocazione geografica della nostra azienda è strategica. Si è puntato inoltre nel rendere i nostri committenti autonomi nella gestione delle macchine: noi spieghiamo il funzionamento e puntiamo a renderli autonomi nel ripararle e gestirle. Sono loro a decidere se avvalersi o no dei nostri servizi, a seconda delle strategie aziendali e dei budget a disposizione. Questa filosofia ci ha premiato, in quanto ci permette di far crescere la fiducia nel nostro prodotto creando quella che io definisco una “indipendenza psicologica” nei nostri confronti da parte degli acquirenti». A prescindere dal settore di riferimento, lei ha sempre insistito sulla necessità di investire in ricerca. Ma con quali criteri? «Sin dalla sua nascita nel 1956, la nostra società ha cercato di creare innovazione attraverso un autofinanziamento, sostenuto dai committenti, vendendo i macchinari richiesti e introducendo, un passo alla volta, soluzioni avanzate. È attraverso queste ultime che abbiamo ottenuto un’efficienza economica tale da poter essere reinvestita di volta in volta su nuovi progetti, e soprattutto nello sperimentare nuove tecnologie, tipo il laser». In concreto quanto investite in innovazione e sviluppo? «Circa il 15% del nostro fatturato totale. Va ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 125


IMPRENDITORI DELL’ANNO

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detto, in aggiunta, che riceviamo anche dei sostegni europei e nazionali, e reinvestiamo buona parte degli utili aziendali. Il laboratorio di ricerca interno all’azienda si è impegnato per diversi anni nell’innovazione tecnologica. Ciò che abbiamo concepito è il risultato dell’analisi dei problemi legati all’assemblaggio e alla saldatura. Il nostro sistema, infatti, è caratterizzato da una grande modularità che lo rende uno strumento universale, capace di garantire la riduzione dei costi di produzione e un miglioramento qualitativo delle prestazioni». Attualmente su cosa vi state concentrando? «Sullo sviluppo di un sistema innovativo che permette di costruire un velivolo con produzioni relativamente basse, nell’ordine di uno al mese, occupando un’area ridottissima e, soprattutto, riducendo gli investimenti di un terzo rispetto a quelli attualmente necessari per lo stesso scopo». Collaborate anche con centri di ricerca in-

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dustriali o universitari? «Abbiamo collaborato negli anni con diverse realtà universitarie europee. Cito ad esempio l’Università di Nottingham, la South Bank University di Londra, lo European Center for Mechatronics di Aachen e il Politecnico di Torino, tutte strutture regolarmente presenti all’interno dei programmi europei di Ricerca & Sviluppo. Attualmente stiamo collaborando a un progetto tutto italiano, in campo aeronautico, con la ditta Aermacchi e l’Università di Milano». A distinguervi è anche il modo in cui utilizzate i robot. Potrebbe spiegarlo? «Il nostro classico sistema di assemblaggio consiste in due o più unità robotizzate contrapposte, che si muovono su vie di corsa per almeno due aree di lavoro. Le unità robotizzate sono normalmente dotate di end-effector, che attraverso dei sensori laser e micro telecamere controllano la lavorazione per garantire il corretto posizionamento dei rivetti. Le corse di lavoro dei robot sono molto ampie, e permettono di effettuare le lavorazioni di foratura e rivettatura su tutta la sezione del velivolo, senza doverlo spostare. È chiaro che questo offre innumerevoli vantaggi, anche dal punto di vista delle precisioni che si ottengono durante la lavorazione. I programmi di lavoro dei robot vengono realizzati off-line, mediante un software specifico che dialoga direttamente con i loro controlli numerici». In un mondo in cui la produzione quantitativa, spesso, viene sopravvalutata rispetto alla qualità, quale valore riveste sul mercato la tecnologia made in Italy? «Direi molto alto. Noi viviamo sulla tecnologia


Bruno Bisiach

made in Italy proprio perché nel nostro campo è basilare il confronto tecnologico, sia per la qualità dei prodotti costruiti, sia per i costi». In tal senso il confronto con gli stranieri è sostenibile? «I nostri competitor nel campo aeronautico sono principalmente tre: una ditta tedesca, una americana e una spagnola, con i quali affrontiamo il mondo aeronautico mondiale. Nel campo ferroviario possiamo affermare di essere rimasti i soli a proporre macchinari tecnologicamente avanzati e dedicati alla produzione dei vagoni, sia per l’alta velocità in alluminio, sia per le metropolitane in acciaio inox. Sicuramente la fantasia e l’esperienza di più di mezzo secolo nel campo dell’automazione ci danno un aiuto preponderante rispetto ai nostri rivali, che non possono vantare un simile bagaglio di conoscenze acquisite nel tempo». Prima accennava al fatto che tra i vostri settori di riferimento vi è anche l’automotive, oggi notoriamente in sofferenza. Questo incide sul vostro andamento? «Abbiamo scelto di attuare una politica di diversificazione produttiva. Già quindici anni fa si è compiuta la scelta di concentrare la nostra attività nel campo aeronautico e ferroviario, tralasciando proprio il settore automobilistico, che si è sempre dimostrato estremamente mutevole, instabile e, di conseguenza, rischioso e per la presenza, in taluni casi, di egemonie monopolistiche». Mentre il ferroviario e l’aerospaziale rappresentano fronti più sicuri? «Sicuramente ci permettono di dare libero sfogo alle nostre capacità di progettazione. A differenza dell’automotive, in questi settori possiamo realizzare grandi impianti che ci offrono enormi soddisfazioni e riconoscimenti a livello mondiale». Bisiach & Carrù ha una storia importante alle sue spalle. Quali valori, soprattutto, sono stati mantenuti sin dall’inizio? «La nostra mission è sempre stata quella di lavo-

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Il nostro sistema è caratterizzato da una grande modularità che lo rende uno strumento universale, capace di garantire la riduzione dei costi di produzione

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rare per soddisfare le esigenze di chi sceglie di acquistare le nostre tecnologie, anche se questa affermazione può apparire retorica. In realtà tutti noi abbiamo sempre lavorato per soddisfare la necessità di esprimere, nella progettazione e nella costruzione delle nostre macchine, qualcosa che la gente potesse ricordare. Al di là dei risultati economici, certamente importanti, ci entusiasma vedere la soddisfazione di chi utilizza le nostre macchine, ci piace condividere con loro il risultato del nostro lavoro. Spesso con il cliente si è creato un rapporto quasi amichevole, condividendo la soddisfazione di essere riusciti a realizzare oggetti veramente avanzati. A questo proposito voglio ringraziare la mia socia, Iolanda Carrù, e tutti i collaboratori che mi hanno seguito in questa filosofia apportando un contributo fondamentale. In questa azienda tutti collaborano uniti, in un’unica squadra, dove è il contributo di ognuno è importante per ottenere, insieme, il risultato finale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 127


IMPRENDITORI DELL’ANNO

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lcune delle più grandi aziende italiane li hanno chiamati per usufruire della loro competenza nell’ambito dell’automazione industriale. E oggi, gli esperti e gli ingegneri della Motion Engineering, puntano a specializzarsi su una delle tecniche più recenti e innovative per il settore. La società di Biella, guidata dai soci Lucio Bonandini e Luca Viano, entrambi ingegneri elettronici, investe sullo sviluppo del “motion control”. «Questa particolare e piuttosto giovane branca dell’automazione integra in maniera armoniosa la meccanica e l’elettronica, da cui deriva anche il neologismo “meccatronica” – spiega Lucio Bonandini -. Grazie alla meccatronica, mediante complessi servomeccanismi a controllo elettronico, si tende oggi a sostituire l’operato umano con quello di macchine evolute e di robot, arrivando addirittura a gestire in maniera integrata un intero stabilimento produttivo». Ingegner Bonandini, potrebbe farci un esempio? «Si pensi a un oggetto banale, come un cerotto. Dietro la sua produzione ci sono tan-

Gli sviluppi della meccatronica Integrando e omogenizzando gli automatismi elettronici nei più svariati settori industriali, la Motion Engineering rappresenta uno dei più interessanti esempi di impresa in costante evoluzione conoscitiva e tecnologica Aldo Mosca tissimi processi nascosti, dall’analisi dei materiali al loro trattamento, dalla manipolazione delle piccolissime parti di garza ai controlli di qualità. Ecco, noi collaboriamo da anni con un importante costruttore di macchine per la produzione del cerotto, installate presso multinazionali farmaceutiche. Ogni macchina produce circa 6mila cerotti al minuto, controllandoli uno per uno». Dunque è questa, come si dice in gergo, “l’automazione industriale di elevata complessità”? «Esatto. Significa saper gestire un progetto in maniera completa, dall’analisi del processo Gli ingegneri Lucio Bonandini e Luca Viano della Motion Engineering di Vigliano Biellese (Bi)

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Lucio Bonandini e Luca Viano

Dieci anni di sperimentazioni Nata nel 2001, Motion Engineering è la formalizzazione di un sodalizio professionale già esistente tra Lucio Bonandini e Luca Viano, ingegneri elettronici specializzati nell’automazione industriale e nel controllo. In questo primo decennio di attività, i due hanno potuto sviluppare molti aspetti teorici legati ai controlli automatici, sperimentandone personalmente le possibili applicazioni reali. La grande varietà di problematiche incontrate ha consentito al gruppo dell’azienda di Vigliano Biellese di utilizzare pressoché tutti i tipi di dispositivi per l’automazione: dalle schede dedicate al microprocessore, ai PLC, ai motion controller, ai PC industriali, fino ai sistemi basati su bus di campo. In particolare, è nel settore del motion che il gruppo può sicuramente vantare molte applicazioni di altissimo livello, specie nel settore delle macchine e degli impianti produttivi a elevata cadenza, come quelle per i settori del tessile, del packaging e alimentare. La stretta interazione che oggi esiste tra i diversi tipi di sistemi di automazione permette alla Motion di evolversi continuamente. www.motion-eng.it

produttivo fino allo sviluppo di sistemi intelligenti che lo mettano in pratica. La matematica, l’elettronica e l’informatica sono i nostri “ferri del mestiere”». Questa attività vi porterà sicuramente a contatto con segreti industriali e informazioni strategiche. Come vi ponete con le vostre aziende partner in tal senso? «Premesso che possono esistere, talvolta, accordi specifici di protezione, Motion Engineering si è comunque fatta in questi anni una solida fama di azienda onesta, in grado

di lavorare nel pieno rispetto di tutte le norme etiche. Qualche nostro cliente dice che lavorare con noi è un po’ come mettere i suoi segreti in una cassaforte. Il prezzo di queste norme comportamentali a volte è molto alto. Spesso rinunciamo a importanti commissioni per possibili problemi di concorrenza tra i nostri committenti. Occorre evitare ogni conflitto di interessi. Siamo certi, tuttavia, che sia questa la strada giusta, quella che ci pagherà a lungo termine e che ci permette, in definitiva, di lavorare anche in pace con noi stessi». Il settore della meccatronica è in forte sviluppo e sul mercato sono comparsi molti attori. Cosa vi distingue dai competitor? «Pur svolgendo un’attività fortemente tecnica, presso di noi si è creato un clima estremamente positivo, si respira a volte ancora l’entusiasmo per una scoperta o il sapore dell’invenzione. Crediamo di poter parlare, con un termine forse oggi un po’ desueto, di passione per il lavoro. Nel nostro gruppo non esistono particolari gerarchie, ogni persona è rispettata per le proprie idee e ha fin da subito la facoltà di esprimersi al meglio». E altrove questo è difficile da trovare? «Personalmente posso parlare per noi. Con questa società ci siamo imposti fin dall’inizio di condividere, senza chiusura alcuna, tutte le informazioni necessarie anche con i collaboratori più giovani». Quale riscontro avete ottenuto? «Il risultato è una forte intercambiabilità di tecnici. Su ogni progetto ci siamo imposti di avere sempre almeno due persone prontamente operative, anche a costo di affiancare la seconda a nostre spese. Grazie a questa forma di “ridondanza”, raramente i nostri committenti accumulano ritardi sulla messa in servizio di un impianto per il mancato completamento delle attività affidateci». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 129


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La ripresa della meccanica L’industria metalmeccanica ha ormai superato la crisi. E aziende specializzate, come la Febametal, prevedono una forte crescita della capacità produttiva. L’esperienza di Paolo Costa Lucrezia Gennari

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industria metalmeccanica vive una fase di ripresa economica. Se è vero che, con la recessione del 2009, numerose aziende sono sparite e altre hanno dovuto affrontare inevitabili ristrutturazioni, anche di notevole portata, il settore ha tenuto e oggi si assiste a una crescita della domanda anche in Italia, dopo i buoni segnali provenienti da altri paesi europei, quali la Germania, da sempre “locomotiva” dell’Europa in ambito meccanico e non solo. In questo contesto, l’azienda di Grugliasco, in provincia di Torino, Febametal, grazie anche alla diversificazione dei mercati cui si rivolge, guarda al futuro con ottimismo. «Seguiamo dalla grossa multinazionale dell’automotive, alla piccola media azienda, come la torneria e l’officina meccanica a conduzione familiare – afferma l’ingegner Paolo Costa, amministratore dell’azienda. Il panorama italiano è costellato da realtà di piccole e medie dimensioni ma anche di grandi imprese, e oggi entrambe le tipologie di clienti hanno le stesse esigenze: qualità, indispensabile per tenere il mercato, e servizio, nella fattispecie, rapidità di approvvigionamento». Quali sono i vostri principali mercati di riferimento e in quali nicchie di mercato, in particolare, siete specializzati? Paolo Costa, amministratore della Febametal di Grugliasco (To) e alcuni prodotti dell’azienda www.febametal.com

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Paolo Costa

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Nell’ambito dell’utensileria per asportazione di truciolo, abbiamo deciso di focalizzarci su quelle lavorazioni ad alto valore aggiunto tecnologico

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«In questa fase stiamo assistendo al ristabilirsi del settore automotive e del movimento terra con i rispettivi indotti, che, seppur tra alti e bassi, continuano a generare una spinta notevole per l’industria meccanica italiana. È in netta ripresa anche il settore dell’idraulica e della raccorderia in generale, storicamente molto forte nel nostro paese. Inoltre, va sottolineato che comparti come l’energetico, l’aerospaziale e il medicale, hanno sentito meno la crisi, e i loro mercati rappresentano un po’ il futuro della meccanica in Italia. Febametal è specializzata nell’utensileria per asportazione di truciolo, e ancora, all’interno di questo vasto campo che è l’utensileria, abbiamo deciso di focalizzarci su quelle lavorazioni ad alto valore aggiunto tecnologico, lasciando da parte quei prodotti per l’asportazione che prevedono la “bagarre” sul prezzo e poco valore qualitativo/tecnologico. In particolare, la nostra forza è l’applicazione customizzata per il cliente». Quali servizi offrite nello specifico? «Seguiamo tutto il processo: dalla progettazione, allo sviluppo, alla creazione, e alla messa in funzione dell’utensile speciale o standard. Questa scelta finora ha ripagato e la Febametal è oggi una delle più grandi realtà indipendenti nell’utensileria in Italia. Dal 1995, eccezion fatta per il 2009, abbiamo vissuto una crescita costante». Quali le conseguenze della crisi economica sul settore e quale la strategia messa in atto dalla Febametal per tenere il mercato? «Durante la crisi, la prima preoccupazione di Febametal è stata il personale. Di fatti, nonostante il fortissimo calo del 2009, non solo non abbiamo licenziato nessuno, abbiamo attinto pochissimo alla cassa integrazione, utilizzando la forza lavoro per organizzare il nuovo stabilimento. Oltre a ciò abbiamo rinverdito il parco macchine sostituendo alcune macchine obsolete con altre più nuove, e abbiamo puntato anche

sulla formazione interna. Queste scelte si sono rivelate vincenti, di fatti, non appena il mercato è ripartito, non ci siamo fatti attendere e abbiamo reagito con prontezza alle richieste dei clienti». Da quel che si evince, avete puntato su una fitta rete commerciale e su un valore tecnico aggiunto dei vostri prodotti e delle vostre soluzioni. Quali sono stati i vostri investimenti in materia produttiva, a livello aziendale e sul territorio? «La crescita sul mercato è stata supportata da anni di investimenti mirati, che si possono dividere in tre categorie: personale qualificato, macchinari e ricerca tecnologica. La nostra produzione a Torino è nata per dare un servizio e creare un’officina di costruzione rapida per soddisfare le crescenti richieste di tempi brevi. Da qui, il successo dei nostri prodotti ci ha spinto a estendere tale produzione con nuovi e specifici macchinari a CNC, supportati da una mano d’opera altamente specializzata. Inoltre, il successo maggiore è quando abbiamo importato dalla Germania: una linea di utensili standard, prodotta in joint venture con la tedesca Horn, proprio in un momento dove le produzioni, dall’Italia venivano trasferite all’estero, vedi Est Europa o Cina. Questa produzione è oggi in forte crescita, ed è già in corso un ampliamento, che prevede l’arrivo di nuovi macchinari dalla Germania. L’obiettivo è di raddoppiare la capacità produttiva entro la metà del 2012. Per far ciò, non servono solo lo spazio e le strutture, che abbiamo già implementato con il nuovo stabilimento di 2200 mq, ma anche le risorse umane, che vogliamo reperire nell’hinterland torinese e formare per la nostra produzione di utensili». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 131


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’incessante ricerca della precisione meccanica L’importanza della ricerca nell’innovazione tecnologica. Un binomio per passare indenni attraverso la crisi economica. Massimo Palombaro spiega la sua filosofia aziendale, ancora viva nella schietta imprenditoria piemontese Luca Cavera

Stampi Ocs, Monastero di Vasco (CN) www.stampi-ocs.it

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are impresa significa coesione, spirito di sacrificio, professionalità e serietà. Le qualità che ho enumerato appartengono esclusivamente a quell’imprenditoria “umile”, schietta, che non esita a “sporcarsi le mani” col proprio lavoro. Questi imprenditori esistono e da decenni caratterizzano la nostra realtà regionale, facendo da traino all’economia nazionale e dando un barlume di speranza alle nuove generazioni di lavoratori». Questo è l’approccio che Massimo Palombaro, titolare di Stampi Ocs, ha scelto di dare alla sua azienda. Tale filosofia, affiancata dall’innovazione tecnologica, ha dato importanti risultati. «L’Officina Costruzione Stampi nasce alla fine degli anni 70 per lavorazioni conto terzi di meccanica generale, con indirizzo specialistico in fabbricazione di stampi e loro accessori, soprattutto per tegole ceramiche stampate. Negli anni ci siamo evoluti specializzati, anche grazie all’indotto sviluppatosi nella zona, nella quale operano le più importanti aziende fornitrici di macchinari per laterizio e quindi anche quelle dedicate al settore tegole». All’inizio del nuovo millennio lo scenario è totalmente stravolto da alcune vicende che coinvolgono, con dei crack finanziari, le più importanti aziende per le quali l’officina lavorava. «Di fronte a queste mutate condizioni non ci siamo scoraggiati. La nostra integrità aziendale ci ha permesso di non esserne

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Massimo Palombaro

travolti. La decisione è stata quella di investire nell’ampliamento degli spazi e di attrezzarci tecnologicamente per affrontare il mercato in prima persona. È stato anche questo ci ha spinto a specializzarci ulteriormente. Il nostro business planning prevede infatti di proseguire sulla strada della specializzazione per quanto riguarda la produzione dei macchinari e degli accessori necessari per la produzione di tegole ceramiche stampate». L’officina ha comunque continuato a eseguire lavorazioni meccaniche di alta precisione anche per conto terzi, e annovera oggi tra le sue referenze, aziende di fama internazionale come Ferrero, Emhart Glass, Mondo Rubber, Bombardier, Dalmine. «Ciò è stato possibile grazie all’acquisizione di macchine Cnc di ultima generazione. Inoltre abbiamo investito e continuiamo a investire risorse nella ricerca di nuove tecnologie. Non solo seguiamo le tendenze e le innovazioni, ma studiamo e proviamo ad anticipare l’evoluzione tecnologica. Per esempio cerchiamo di trovare nuove soluzioni modificando i macchinari utilizzati o da noi forniti ai nostri clienti. Queste modifiche prevediamo anche di brevettarle. Crediamo molto in questa nostra ricerca, per questo abbiamo fabbricato due capannoni adiacenti all’officina meccanica, all’interno dei quali avvengono i montaggi e le prove dei macchinari prima della loro spedizione, nonché la revisione e modifica di attrezzature e macchine usate».

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Investiamo risorse nella ricerca di nuove tecnologie. Non solo seguiamo le tendenze e le innovazioni, ma studiamo per anticipare l’evoluzione tecnologica

Tutte le verifiche e i collaudi sono eseguiti direttamente dal personale tecnico dell’officina, che poi rilascia, su richiesta, certificato di collaudo, completo della scheda configuratrice della macchina. «Abbiamo un ufficio tecnico composto da personale qualificato che, utilizzando i più avanzati sistemi software dedicati al calcolo meccanico, alla simulazione di qualsiasi tipo di cinematismo disegnato e calcolato, ha la possibilità di dialogare direttamente con le macchine Cnc dell’officina meccanica. Grazie alla professionalità di tutto lo staff, all’esperienza tecnica, alla tenacia dei collaboratori più stretti, alla serietà e alla volontà, l’azienda è riuscita a non fare una sola ora di cassa integrazione. Non abbiamo usufruito, nemmeno in minima parte, degli ammortizzatori sociali e non è stato ridotto il personale. Al contrario abbiamo scelto di sacrificare alcune ore di straordinario per portare a termine tutti i lavori per i quali ci eravamo già impegnati».

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Puntiamo ai mercati emergenti Il gruppo Util è leader mondiale nella produzione di componenti del sistema freno per l’automotive e non solo. Francesco Rangoni spiega come l’azienda ha affrontato e superato la crisi consolidando la propria leadership nei mercati maturi e aprendosi ancor più ai mercati emergenti Lucrezia Gennari

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a recente crisi del comparto automotive ha modificato i piani di molte società piccole, medie e grandi, ha cambiato strategie e prospettive di breve e medio periodo. La crisi ha colpito particolarmente i mercati più maturi, quali Europa, Nafta, Giappone, Corea, senza provocare tuttavia rallentamenti della crescita nei mercati emergenti quali Cina, India e Sud America, per i quali lo sviluppo è stato, e continua ad essere, esponenziale. «L’incremento delle produzioni di autovetture sui mercati emergenti - afferma l’ingegner Francesco Rangoni, amministratore delegato del Gruppo Util, leader mondiale nella produzione di componenti e supporti metallici per i sistemi frenanti di autoveicoli - è stato negli ultimi anni superiore alle stesse aspettative dei più illustri analisti. Queste opportunità di crescita, unitamente alla forte ripresa del Nafta, stanno ristimolando la ripresa economica e favoriscono l’ulteriore sviluppo della nostra azienda». Il mercato sta dunque entrando in una fase di ripresa. Come ha reagito il Gruppo Util alla crisi economica e su quali tratti ha puntato soprattutto per superarla? «La struttura organizzativa e l’assetto industriale del Gruppo permette ad Util di avere in conti134 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Francesco Rangoni

L’ingegner Francesco Rangoni, amministratore delegato del Gruppo Util. L’headquarter è a Villanova d’Asti. Nelle altre immagini, momenti di lavorazione www.util.it

nuo una visione globale del business e di intraprendere iniziative tempestive nelle diverse aree geografiche. La crisi economica ha imposto di rivedere i piani strategici a breve-medio periodo e di adattare ancor più velocemente che negli ultimi anni i nostri indirizzi alle nuove dinamiche di mercato, in modo da poter individuare e perseguire le molteplici opportunità, nonché collaborare con i nostri clienti nello sviluppo del loro business, con il supporto delle nostre conoscenze e competenze, studi di mercato e di prodotto, approcci innovativi e competitivi. Determinante è stato il continuo supporto finanziario e strategico del nostro azionista di controllo, il fondo di private equity Investitori Associati, soprattutto nella fase più acuta della crisi». Su quali aspetti avete lavorato in particolare? «Il Gruppo Util ha lavorato soprattutto sull’evoluzione delle competenze e delle conoscenze, sul miglioramento dei prodotti e dei processi tecnologici, incrementando la produttività, migliorando l’efficienza, consolidando ulteriormente la leadership mondiale nella tranciatura fine (“fine banking”) nel proprio settore.

Non solo, l’azienda ha ulteriormente sviluppato le capacità di studiare l’evoluzione dei bisogni dei mercati, prevedendone le dinamiche, misurando scostamenti o mutamenti, introducendo con prontezza alternative innovative, soddisfacendo le nuove logiche sempre più rivolte sia alle piattaforme Global degli OEM, sia alle grandi Reti di Distribuzione operanti nei diversi continenti. Per sostenere la crescita competitiva, Util ha investito molto anche nel marketing, nell’innovazione dei prodotti e delle tecnologie». L’internazionalizzazione dell’azienda ha contribuito a ottenere buoni risultati anche in anni di crisi? «Il Gruppo Util è riconosciuto come leader mondiale, capace di offrire altissimi livelli di standard qualitativi, eccellenti prodotti e processi produttivi e di garantire globalmente la soddisfazione delle aspettative dei nostri clienti. La globalizzazione dell’azienda è un vantaggio competitivo, che consente di pianificare strategie di mercato di più ampie vedute, di garantire ai nostri clienti una costante presenza in tutte le principali aree geografiche, di collaborare significativamente a supportare anche iniziative di business re-allocation, di ottimizzare l’impiego PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 135


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La globalizzazione dell’azienda è un vantaggio competitivo, che consente di pianificare strategie di mercato di più ampie vedute, di garantire ai nostri clienti una costante presenza in tutte le principali aree geografiche

delle risorse, anche attraverso nuove soluzioni lo- porsi traguardi ambiziosi. In questi termini sono gistiche e tecnologiche». Quali sono oggi i vostri principali mercati di riferimento e quali quelli che sembrano riservare le migliori opportunità? «Util Group ha tra gli obiettivi primari il mantenimento della propria leadership nel mercato del primo equipaggiamento in Europa, Nord America, Giappone e Corea, insieme a una rapida crescita e affermazione nelle aree di più grande sviluppo quali Cina, India e Indonesia, Centro e Sud America. La premiership nell’OE ci consente di essere anche leader nell’After Market, grazie all’introduzione per primi dei nuovi prodotti sulle reti di distribuzione e al conseguente controllo di importanti quote di mercato». Parliamo del vostro reparto ricerca e sviluppo. Quali sono le ultime tecnologie da voi impiegate e quale valore aggiunto offrono in termini di performance? «Ricerca e Sviluppo sono il cuore pulsante di un’azienda che vuole sostenere la leadership e

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stati affrontati numerosi investimenti, umani e strutturali in mezzi, sviluppando strette collaborazioni con Università in Europa, Nord America e da ultimo anche in Asia. Tra i programmi di innovazione molta attenzione è riferita ai materiali nanotecnologici. Le conoscenze acquisite ci permettono di sviluppare importanti programmi di co-design con gli OEM e con i principali TIER1 produttori dei sistemi frenanti». Quali prospettive intravede per il futuro del settore in generale e dell’azienda in particolare? «La sfida è nel saper, da un lato mantenere la leadership nei mercati maturi, dall’altro cogliere la grande opportunità della veloce crescita dei mercati nei paesi emergenti, catturandone alte quote. Util ha molte possibilità di essere tra i protagonisti del sostegno di questa crescita, grazie alla qualità del management e della struttura e ai vantaggi competitivi, non solo già consolidati, ma in continua, crescente implementazione».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

l settore automotive è ormai da anni “attaccato” dalle ciclopiche economie extraeuropee della Cina e dell’India e anche da alcune più vicine, come la Turchia. Verso quei Paesi si sono indirizzate diverse case automobilistiche, attratte dai bassi costi della manodopera. Di contro, dalle nuove tigri dell’economia industriale non si riescono a ottenere né prodotti innovativi e di qualità, né stabilimenti che rispettino l’ambiente. Per trovare aziende che soddisfino questi requisiti non è necessario però affrontare lunghi viaggi, si può anche restare in Piemonte. Una di queste realtà è la Gig, giovane società che si occupa di trattamenti superficiali (trattamenti galvanici, sabbiatura, sbavatura termica, soluzionatura e adesivazione) per componenti utilizzati soprattutto nel settore automotive. Il titolare, Daniele Facelli, descrive alcune dinamiche sottese all’odierna industria italiana. Le vostre attività hanno come comune denominatore l’automazione. Qual è il principio su cui si basa il concept contemporaneo dell’automazione? «Sino a ora si è basato sulla necessità di abbassare o limitare al minimo la presenza del fattore umano. Ma questo concetto andrebbe rivalutato nell’ottica di un’“automazione globale” in cui il fattore umano abbia una rilevanza maggiore, non tanto sotto il profilo dell’apporto manuale, quanto concettuale-operativo. Tante volte abbiamo riscontrato che se si fossero seguiti i consigli di chi opera vicino alle unità produttive, le automazioni sarebbero state più efficienti. Tuttavia l’automatizzazione è ancora un fattore chiave per essere competitivi sul mercato. Però a monte deve esserci un progetto coerente che unisca all’efficienza anche una serie di requisiti tecnologici». Di fronte alla crescente “fuga all’estero”, quali sono i punti di forza per tenere alta la bandiera dell’industria italiana? «La delocalizzazione di alcune produzioni è stata dettata unicamente dalla volontà di abbattere i costi della manodopera. Ma l’abbattimento dei

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Chi investe sul futuro Qualità contro inaffidabilità. Ricerca contro scarso know how. La delocalizzazione fa risparmiare, ma ha i suoi costi. E fortunatamente non tutti sono disposti ad adeguarsi. La parola a Daniele Facelli, titolare di una giovane azienda dell’astigiano Luca Cavera

costi non è stato seguito da una crescita culturale delle aziende. Così dopo alcuni anni, molti prodotti tornano a essere fatti in Italia, perché carenti dal punto di vista dell’affidabilità, a causa dello scarso know how delle produzioni estere. Guardare unicamente al costo finale è una scelta non più vincente. Il prodotto lo crea l’azienda e l’azienda è fondamentalmente la componente umana. Per quanto ci riguarda, siamo un’azienda radicata nel territorio e che cerca di “resistere” alla delocalizzazione».

Daniele Facelli. Nelle altre immagini, ambienti di produzione della Gig di Cortiglione (AT) www.gig-srl.it


Daniele Facelli

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Siamo propensi a utilizzare trattamenti a basso spessore pensati per l’auto elettrica, con cui si avrà un risparmio di energia nella trazione e una resa migliore dei motori

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Quali obiettivi vi hanno portato a collaborare con il Politecnico di Torino e con i centri di ricerca di alcune case automobilistiche europee? «L’obiettivo è la ricerca di nuovi processi tecnologicamente avanzati. Noi cerchiamo di coinvolgere centri di ricerca e università in progetti sull’ecosostenibilità, in particolare per l’eliminazione dei metalli potenzialmente dannosi, da sostituire con polimeri a base di acqua. In futuro, le risorse naturali saranno sempre più limitate e quindi più care. La possibilità di impiegare elementi organici ci renderebbe meno schiavi di materie prime prossime all’esaurimento. Solo dalla simbiosi fra chi fa ricerca, chi produce si può ottenere un risultato che esca dai laboratori per entrare nella vita di tutti i giorni». Le più grandi aziende hanno iniziato a sperimentare l’automobile elettrica. Voi cosa state progettando su questo fronte? «Stiamo osservando con attenzione gli sviluppi del settore. Certamente l’auto elettrica apporterà dei cambiamenti, soprattutto sulla trazione e sui motori. Per quanto riguarda gli altri aspetti le ricadute saranno minime. Noi stiamo valutando la possibilità di utilizzare trattamenti a bassissimo spessore, pensati proprio per l’auto elettrica. Con poco spessore, e dunque un peso minore rispetto ai mezzi attuali, si avrà un risparmio di energia nella trazione e una resa migliore dei motori». Quali sono gli altri progetti per il futuro della Gig? «A breve, conclusi i test di laboratorio, avvieremo una linea pilota per un nuovo trattamento brevettato. In parallelo inizieremo una ristrutturazione logistica, ridisegneremo il layout produttivo aziendale sostituendo attrezzature datate. Queste possibilità sono anche il frutto di un importante investimento nell’energia rinnovabile – abbiamo installato un impianto fotovoltaico –, che ci permette di essere quasi autosufficienti e di rispettare l’ambiente, sia dentro che fuori dall’azienda». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 139


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La difficile sfida degli autoricambi Rimboccarsi le maniche è l’unico modo a disposizione dei piccoli imprenditori per uscire dalla crisi, anche se quello della ricambistica, strettamente connesso al mercato dell’auto, è un settore che mette a dura prova. Ne parla Giancarlo Gallina Amedeo Longhi

egato a doppio filo al mercato dell’auto, con esso il settore della ricambistica sta condividendo questa fase di pesante crisi. Le previsioni più ottimistiche per il 2011 auspicano che il calo delle vendite si fermi al sei per cento. Il caso, di un’azienda di ricambi auto, che ha trovato il modo di sopperire alle trasformazioni del mercato, raccontato dal suo titolare Giancarlo Gallina. «Il nostro impegno è stato rivolto verso le imprese con cui lavoriamo, per lo più officine, in collaborazione con le quali abbiamo cercato di aggiornare sia le conoscenze tecniche, attraverso corsi di formazione, sia le attrezzature. Purtroppo la mancanza di denaro causata dal blocco dei finanziamenti da parte delle banche è una

L Sopra, Giancarlo Gallina, titolare della Ricambi Auto di Chivasso (TO). Nelle altre immagini, l’interno dell’azienda www.gallinaricambi.it

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grave penalizzazione». Oltre alla crisi il vostro settore risente anche di una trasformazione maturata negli ultimi anni. «I numerosi incentivi hanno spinto i possessori di automobili a puntare sulla sostituzione completa della vettura piuttosto che sulla sua riparazione. Inoltre il circuito dei concessionari ci taglia fuori: agli automobilisti, al momento dell’acquisto della macchina, viene offerta una garanzia di tre anni oltre a una serie di proposte manutentive come i primi tre tagliandi gratuiti e i successivi scontati. In questo modo sono sempre meno coloro che si rivolgono a noi o alle officine che noi riforniamo, perché ovviamente il concessionario va a prendere i pezzi di ricambio direttamente presso la casa madre». È cambiata anche la tecnologia e con essa le esigenze meccaniche delle vetture. «Oggi molte parti di consumo durano di più, un cuscinetto che una volta andava sostituito ogni diecimila chilometri adesso dura dieci volte tanto. Fortunatamente ci sono alcuni prodotti che si


Giancarlo Gallina

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A noi si rivolgono in maniera più o meno uguale privati e officine; entrambe le fette di mercato però hanno accusato una flessione considerevole

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sono imposti, come i kit distribuzione. Dal punto di vista normativo poi nel 2005 è arrivata la legge Monti a liberalizzare il mercato, aprendo la strada ai ricambi di concorrenza. Noi teniamo solo componentistica originale e da un lato subiamo lo spostamento delle richieste verso prodotti dai prezzi inferiori, dall’altro beneficiamo di chi durante la garanzia si è abituato a rifornirsi direttamente presso la casa madre e, scaduti i tre anni, vuol continuare ad acquistare pezzi originali». Come avete reagito a questa difficile situazione? «Nel 2007 ci siamo spostati in una zona strategicamente meglio collocata, anche perché il centro storico di Chivasso, dove eravamo ubicati in precedenza, è stato rivoluzionato e reso meno accessibile. Abbiamo anche ampliato i turni di lavoro, con orario continuato tutti i giorni e aperture straordinarie domenicali. Inoltre abbiamo istituito un servizio di distribuzione del materiale acquistato a domicilio con consegne tre volte al giorno, una al mattino e due al pomeriggio. Ci stiamo dando da fare, anche perché abbiamo appena completato un ricambio generazionale all’interno del personale e vogliamo riuscire a dare un futuro sereno ai giovani che lavorano con noi».

Chi sono i vostri acquirenti? «A noi si rivolgono privati e officine, con richieste equamente divise. Entrambe le fette di mercato però hanno accusato una flessione considerevole: i privati, in questo periodo di ristrettezza, preferiscono risparmiare sulla manutenzione e, quando possono, anche sugli interventi straordinari. I meccanici vanno invece incontro alla crisi di liquidità. Con diverse officine abbiamo organizzato anche corsi di aggiornamento e di specializzazione, molti erano pronti per acquistare nuove attrezzature e fornire nuovi servizi, ma senza l’appoggio delle banche e dei finanziamenti che esse erogano nessuno è in grado di attuare questa politica anticrisi espansiva e propositiva. È un cane che si morde la coda. Ciononostante siamo ottimisti: la nostra è un’impresa familiare che va avanti da sessant’anni e quattro generazioni e continueremo a lavorare con l’auspicio che presto il mercato si riprenda». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 141


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Nel cuore tecnologico dell’industria italiana Il caso della cuneese Saet, tra le più apprezzate realtà europee nell’ambito della progettazione elettronica. A parlarne è direttamente il suo amministratore delegato, Massimo Gaido Andrea Moscariello

otorietà non è, necessariamente, sinonimo di qualità. La maggior parte dei consumatori molto probabilmente nemmeno si immagina che dietro le applicazioni e gli oggetti di uso quotidiano, dai telefoni alle automobili, vi sono i progetti e i disegni di piccole e medie aziende eccellenti e innovative, chiamate dai grandi marchi per elaborare i sistemi e le centraline elettroniche interne alle loro produzioni. Nomi che non vengono mai alla ribalta, ma che meritano un giusto riconoscimento rappresentando l’eccellenza del comparto tecnologico italiano. È il caso della Saet, società di Busca, in provincia di Cuneo, da alcuni anni concentrata sullo sviluppo di sistemi a microcontrollore e microprocessore per le principali industrie europee. «Ogni oggetto

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che vive la nostra quotidianità, supportandoci nelle attività lavorative, di comunicazione visiva o scritta, industriale, logistica, medicale oppure domestica, sotto la sua superficie possiede un motore tecnologico capace di farlo vivere - spiega l'amministratore delegato di Saet, Massimo Gaido -. Questo è quello che noi andiamo a creare». Tante volte non si pensa al fatto che la flessibilità del design e la sempre più evidente leggerezza delle produzioni high-tec sono rese possibili, in primis, dall'efficacia e dalla versatilità del suo propulsore tecnologico interno. «È su questo che noi puntiamo – sottolinea Gaido -. Con Saet abbiamo maturato oltre vent’anni di esperienza e oggi ci possiamo permettere di analizzare, proporre e applicare le tecnologie più vantaggiose in termini di costi e prestazioni, posizionandoci come partner preferenziale di importanti aziende operanti nei settori industriali, civili e automotive». I numeri attestano la crescita del gruppo guidato da Gaido, che proprio di recente ha allargato la sua compagine societaria. Saet, a differenza di molte altre aziende del settore, non si limita a progettare, ma produce al suo interno le tecnologie. Come mai questa scelta? «L’industria chiede, giustamente, tempi e modalità sempre più flessibili. Per questo non ama doversi confrontare con più soggetti, da chi progetta a chi assembla fino a chi segue la manutenzione del prodotto. Ciò implica una spesa, anche in termini temporali, da non sottovalutare.

Sotto, Massimo Gaido, a capo della Saet. Nelle altre immagini, un interno dello stabilimento e alcuni prodotti realizzati dall’azienda di Busca (Cn)


Massimo Gaido

Elettronica su misura Ciò che colpisce della Saet è l’approccio trasversalmente omogeneo che il suo staff ha nei confronti della piccola azienda così come della grande multinazionale. Ogni progetto viene infatti concepito “su misura”, curandone le fasi di analisi, progettazione, prototipazione, validazione e certificazione, nonché tutti successivi momenti di sviluppo della metodologia di produzione e di industrializzazione del prodotto. Il montaggio e la saldatura delle schede elettroniche viene realizzato, a seconda delle applicazioni, in modo manuale, semiautomatico o completamente automatico, sia all’interno della stessa struttura, tramite attrezzature pick&place e assiali di ultima generazione, che esternamente, grazie alle partnership instaurate con altre aziende del settore. L’assemblaggio, le tarature, i collaudi parametrici e funzionali dei dispositivi vengono invece eseguiti completamente all’interno della sede di Busca (Cn), con l’ausilio di strumentazione e attrezzature automatiche o semiautomatiche periodicamente verificate e calibrate. www.saetsrl.com

Per questo con Saet puntiamo a divenire un interlocutore unico per i nostro clienti. Ecco spiegato il motivo della nostra produzione interna. Inoltre, a tal proposito, abbiamo da poco acquisito un’azienda specializzata nei cablaggi elettrici, la Cablofil, per cui andremo a offrire, oltre alla progettazione, all’ingegnerizzazione e alla costruzione, un pacchetto comprensivo dei cavi che compongono la macchina». Dunque come impresa si può dire che puntate a “fare rete” con altri attori della filiera? «Siamo sempre stati molto attenti a questo aspetto. Ci teniamo a instaurare collaborazioni di vario genere. La tecnologia è il frutto della ricerca e del confronto, per cui è fondamentale ottenere sempre più apporti e valori aggiunti. Anche per questo, nei prossimi mesi porteremo a termine un importante progetto europeo, di cui siamo coordinatori, che vede coinvolte 5 aziende provenienti da 5 paesi differenti». Di che progetto si tratta? «Si tratta di un tec-

nologia, richiesta e finanziata dall’Unione Europea, che permette di razionalizzare lo spargimento del sale sul manto stradale. Riguarda dunque tutti i problemi che insorgono nella gestione della viabilità invernale. Quello che stiamo portando a termine inciderà sulla riduzione degli sprechi di sale, che al di là del risparmio economico, se utilizzato erroneamente e in maniera eccessiva, crea inquinamento. In secondo luogo apporteremo importanti novità per ciò che concerne la sicurezza degli automobilisti e dell’operatore stesso che utilizzerà la macchina». Come? «Integrando un sistema per la chiamata di sicurezza denominato e-call. È un nuovo standard europeo purtroppo ancora non recepito nel nostro paese. Anzi, possiamo dire di essere i primi a proporlo e utilizzarlo in Italia». La vostra è una produzione in serie, standardizzata? «No, pur mantenendo i vantaggi di costo che si ottengono acquistando da catalogo, ognuna delle nostre progettazioni è costruita su misura, a seconda di ciò che ci viene richiesto dal committente. Seguiamo, quindi, una logica taylor made. La ricerca interna, di conseguenza, non è mai fine a se stessa, ma sempre rivolta a una proget- ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 143


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La ricerca interna non è mai fine a se stessa, ma è rivolta a una progettazione che dovrà poi essere proposta sul mercato. Nei tempi più rapidi possibili

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›› tazione che dovrà poi essere proposta sul mercato. mondo. Nel confronto estero quello che ci peNei tempi più rapidi possibili». Soprattutto su quali territori operate? «I nostri prodotti, pur essendo presenti in più paesi, trovano i loro principali sbocchi di sviluppo nel Nord Italia. Ciò avviene perché è fondamentale, data la sofisticatezza delle nostre tecnologie, poter essere presenti fisicamente presso le nostre aziende clienti. In fondo anche questa peculiarità rappresenta uno dei nostri più apprezzati valori aggiunti che ci distingue da molti nostri competitor sul mercato». Dunque non temete la concorrenza estera? «Non al momento. Quella che realizziamo è una tecnologia che, tanto per citare i più importanti, paesi emergenti come India e Cina non producono. Ripeto, il nostro non è un know how facilmente esportabile, casomai sono le produzioni che contengono i nostri progetti a poter essere venduti nel 144 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

nalizza sono i costi, fiscali e del lavoro, sicuramente più alti rispetto alla media europea». In Piemonte uno dei settori strategici, su cui tra l’altro lavorate anche voi, è quello dell’automotive. Quali sono le sue aspettative su quella che è, a tutti gli effetti, l’industria più importante per il territorio? «Più che aspettative ho delle speranze. Mi auguro di vedere sempre più investimenti rivolti al Piemonte e alle sue eccellenze. Una volta portate fuori confine le nostre maestranze e le nostre capacità difficilmente poi vi faranno ritorno. Anche per questo la questione Fiat è molto delicata. Dal mio punto di vista mi auguro che i nuovi accordi contrattuali stipulati con i sindacati permettano quei livelli di flessibilità tali da favorire il rientro degli investimenti in regione». Mentre cosa si aspetta, nello specifico, per il futuro della sua azienda? «Intanto di continuare a crescere e consolidarci. Stiamo investendo molto in formazione, tecnologia e sicurezza, per poter essere pronti alle nuove sfide che il mercato vorrà sottoporci. Nel settore elettronico se non si sta al passo con i tempi si rimane fuori dai giochi».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La flessibilità nella produzione “Flessibilità” è una delle parole chiave nel discorso sull’economia reale. Come si concretizza nella vita delle aziende? Eraldo Luciano, amministratore di una società specializzata nel settore dell’elettronica, racconta la sua decennale esperienza Luca Cavera

e piccole e le grandi aziende impegnate nella produzione di apparecchiature per il settore elettronico hanno un grande problema: ottenere il massimo della qualità contenendo i costi. Questo problema può però anche essere affrontato come una sfida, la cui palma della vittoria è l’affermazione sul mercato internazionale. Alcune realtà imprenditoriali l’hanno appunto interpretato in questo modo, e se di problema si trattava, si può dire che l’hanno risolto con successo. Una di queste aziende è la Protea Engineering, che è riuscita a farsi strada nel settore dell’automotive così come in quello degli apparecchi elettromedicali e dell’industria elettronica in genere. L’amministratore unico Eraldo Luciano ha risposto ad alcune domande in cui spiega il loro approccio. Come vi rapportate con la sfida posta dal mercato delle apparecchiature elettroniche? «Ci siamo sempre impegnati per sviluppare sia come azienda che come linea produttiva una capacità, che abbiamo ritenuto essere quella vincente per affrontare e battere la concorrenza. Questa capacità è la flessibilità, soprattutto applicata nella produzione. Pensiamo che sia l’unico modo per adattarsi perfettamente alle esigenze della clientela. L’aver realizzato la progettazione e la costruzione di apparecchiature di collaudo studiate per ogni singolo prodotto assemblato, ci ha consentito di eseguire sia le piccole sia le grandi produzioni, in conto lavoro e in conto proprio, garantendo la qualità e costi concretamente competitivi».

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Vi siete specializzati in una sezione peculiare del settore dell’elettronica? «La nostra produzione principale è incentrata sul montaggio di apparecchiature elettroniche e di circuiti con componenti elettronici, sia tradizionali che Smt. Questi sono usati soprattutto nel settore automotive; all’interno di questo Eraldo Luciano, amministratore unico di Protea mercato specifico ci siamo af- Engineering Srl, Dronero (Cuneo) fermati come fornitori di una eraldo.luciano@protea-dronero.com delle aziende leader del settore, il Gruppo Bitron. Questo è a sua volta fornitore delle principali aziende automobilistiche europee e mondiali. Oltre a questa specializzazione, ci occupiamo del settore elettromedicale e di quello industriale in genere». Quali sono gli strumenti con i quali realizzate materialmente i vostri prodotti? «Abbiamo una struttura produttiva caratterizzata da dodici apparecchiature automatiche di assemblaggio Smt (Yamaha, I-Pulse e Philips) sei forni per rifusione (Iemme, Ersa, Techwin e Samsung), sei apparecchiature serigrafiche automatiche (Mpm) e una grande cella frigorifera automatizzata, con controllo della temperatura e umidità (con relativo Data Logger per avere sempre a disposizione,sul computer, un grafico dell’andamento della temperatura) utile per lo stoccaggio dei circuiti preassemblati. Il nostro impianto ha ricevuto la certificazione Uni En Iso 9001:2008».


Eraldo Luciano

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La struttura è caratterizzata da dodici apparecchiature automatiche di assemblaggio Smt, sei forni per rifusione, sei apparecchiature serigrafiche automatiche e una grande cella frigorifera automatizzata

Per grandi linee, qual è la storia della Protea Engineering? «È stata fondata quasi vent’anni fa, benché io abbia iniziato l’attività in questo settore già nel 1981, quando cominciai a occuparmi dell’assemblaggio di apparecchiature e di circuiti elettronici. Oggi si occupano dell’azienda anche i miei due figli Massimo ed Emanuele. In questi trent’anni di attività ho cercato di trasferire all’interno dell’azienda tutte le risorse – sia economiche sia tecniche – che avevo acquisito nel corso della mia esperienza precedente». Quindi il futuro dell’azienda sarà quello di avere ancora alla guida la vostra famiglia? «Questo è il mio auspicio ed è quello per il quale ho lavorato. Oggi cerco di gestire i successi ottenuti dando progressivamente un maggior impegno decisionale dei miei figli. La no-

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stra preoccupazione non è la successione, ma il potenziamento della nostra capacità di stare sul mercato». La flessibilità di cui si parlava è intesa anche come la costruzione di un rapporto diverso dall’ordinario fra azienda, intesa anche come struttura, e dipendenti? «Certamente, per noi la flessibilità vuol dire anche creare un ambiente più accogliente per i lavoratori. All’interno della nostra struttura – dal 2000 ci siamo trasferiti in un moderno stabilimento di 3600 metri quadri disposto su due piani – alcuni locali sono stati “riservati” ai dipendenti, soci, clienti e fornitori. In questi locali ci sono un club privato, una palestra e stiamo pensando anche alla creazione di un bar, sempre all’interno dell’azienda. Avere dedicato parte dello spazio a degli ambienti relax ha certamente contribuito al rendimento complessivo di tutti». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 147


IMPRENDITORI DELL’ANNO

l modo per superare un periodo difficile come quello che sta vivendo l’industria italiana e mondiale può risiedere in una scelta coraggiosa e creativa: andare in controtendenza. Mentre tutti tendono a delocalizzare, noi valorizziamo la produzione locale. Mentre le prime voci di bilancio che subiscono dei tagli sono quelle del personale e delle infrastrutture aziendali, noi abbiamo creato uno staff affiatato e un ambiente di lavoro piacevole. Mentre attraverso le economie di scala della produzione seriale si cerca di incrementare i guadagni, noi ci siamo specializzati nella personalizzazione. È la strada intrapresa dalla Shield di Cavaglietto, in provincia di Novara, che da quasi trent’anni è amministrata dai fratelli Pogliani, Renato e Roberto. «La nostra struttura occupa un’area di più di quarantamila metri quadri – spiega Roberto descrivendo la realtà aziendale – , lo stabilimento si fonde nei colori della campagna circostante, con ampi spazi e moderni impianti entro i quali si realizzano stampaggio plastica, taglio cavo, saldatura elettronica SMD e a onda, torneria, assemblaggio automatizzato». Da molti anni i due fratelli, fondendo le singole capacità di ciascuno, dirigono un gruppo che oggi conta una cinquantina di persone e ne curano la crescita seguendo un percorso molto particolare: «Il personale il più delle volte è assunto senza competenze specifiche; viene seguito e istruito affinché assuma il profilo professionale migliore e acquisisca un buon know-how. Puntiamo su donne, quasi la metà del totale, e giovani, che rappresentano la scommessa nella quale investiamo per raggiungere quegli obiettivi che conferiscono alla Shield una fisionomia del tutto particolare». Le idee innovative emergono grazie a un attento studio dell’applicazione finale e un contatto ravvicinato con l’utilizzatore: «Questo è il nostro principio guida – racconta ancora Pogliani –, tanto che in alcune occasioni abbiamo proget-

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Puntiamo al plug and play Anche in un settore tecnico come quello dei componenti elettronici occorre una politica imprenditoriale audace per affermarsi. Questo può voler dire non seguire le tendenze del mercato. Roberto Pogliani racconta la sua esperienza Amedeo Longhi

tato e prodotto internamente macchine automatiche per le nostre stesse linee di produzione. Lo scopo principale non era solo realizzare qualcosa difficile da trovare da altri fornitori, ma anche sperimentare la natura dei problemi nell’assemblaggio di una macchina». Un altro punto chiave è la strategia che ha portato la Shield a evitare la via della delocalizzazione, che pure oggi è molto in voga: «In questo periodo della storia industriale, in cui le nostre aziende nazionali stanno trasferendo all’estero le linee produttive, noi continuiamo a progettare e creare al nostro interno, dall’inizio alla fine, lavorando su articoli che possono essere personalizzati e adattati alle specifiche ne-

Sopra, Roberto e Renato Pogliani della Shield di Cavaglietto (NO). Nell’altra pagina, le linee di assemblaggio e un prodotto dell’azienda www.shield.net


Roberto Pogliani

cessità dell’utilizzatore, commisurati ai suoi bisogni, “reinventando” il prodotto di volta in volta per soddisfare le richieste di ciascun committente». La concorrenza quindi non è più basata esclusivamente sul prezzo: «Ecco di nuovo il nostro concetto chiave: andare in controtendenza, puntare ancora sulla capacità e sull’esperienza della produzione personalizzata per aumentare la competitività». Pogliani analizza con lucidità le tendenze del mercato: «La delocalizzazione può essere gestita bene realizzando prodotti in larga scala, tutti uguali tra loro, con tempi di consegna lunghi. Per produrre in territori in cui la manodopera ha un costo molto elevato, come l’Italia, è necessa-

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Ecco il nostro concetto chiave: andare in controtendenza, puntare sulla capacità e sull’esperienza della produzione personalizzata

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rio diversificare l’offerta facendo capire agli acquirenti che la personalizzazione è possibile e acquisendo in questo modo competitività». La spiegazione prosegue con un esempio relativo all’attività della stessa Shield: «Chi si rivolge a noi, anziché acquistare dei connettori da montare e del cavo, riceve connettori già assemblati con cavi, lunghezze e dimensioni rispondenti alle specifiche richieste o addirittura un sistema completo plug and play già finito, collaudato e pronto per essere installato anche da personale non esperto». La risposta del mercato è positiva. Lo dimostra il fatto che anche i costruttori di macchine europei, se non vogliono essere costretti a emigrare, devono proporre prodotti sempre più personalizzati e mantenersi flessibili per essere in grado di assecondare le richieste più specifiche. Per questa ragione i circuiti elettrici devono essere sempre più complessi, diversificati e realizzati in tempi rapidi. «Per garantire questi servizi – conclude Pogliani – è necessario disporre di uno staff tecnico e di agenti capaci di capire le esigenze particolari di ciascun acquirente, di elaborarle e di trasformale nel prodotto specifico desiderato, il tutto in tempi brevi. Per supportare un apparato produttivo con queste caratteristiche è fondamentale poter contare su un’adeguata rete commerciale, che va costantemente sviluppata e aggiornata». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 149


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La rivoluzione dell’illuminazione

iamo alle soglie di una vera rivoluzione dell’illuminazione, che coinvolgerà diversi settori. Sembra che nei prossimi 510 anni la tecnologia dei Led (Light Emitting Diodes) sostituirà la tradizionale lampadina a incandescenza, a ritmi sempre più serrati. Una trasformazione che sarà simile a quella avvenuta nel settore Tv, con la sostituzione dei tubi catodici con la tecnologia Lcd. «I plus offerti dai Led sono davvero schiaccianti- afferma Andrea Ferraris, presidente della eurolites, azienda torinese leader sul panorama internazionale nella produzione di apparecchi di illuminazione per il mercato automotive -: la loro tecnologia costruttiva permette un rendimento altissimo nella conversione da energia a luce. Per questo consumano l’80% in meno e non sviluppano calore, esattamente al contrario delle lampadine che dissipano la maggior parte di energia in calore. Inoltre, non avendo il classico filamento, la parte più soggetta a rottura, sono assolutamente resistenti agli shock da vibrazione, garantendo durata pari a 100.000 ore di funzionamento contro le 35000 ore delle lampadine. E ancora, possiamo ag-

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Il futuro dell’illuminazione è il Led. Una tecnologia che permette un rendimento altissimo e consumi ridotti. E che troverà applicazione nell’automotive ma anche in molti altri settori. Il punto di Andrea Ferraris Luca Righi

giungere tempi di risposta on/off rapidissimi, la possibilità di realizzare apparecchi più compatti, maggiore libertà nel design, l’integrazione di software di comando all’interno del dispositivo, l’assenza di componenti inquinanti». Come si è attrezzata eurolites per fronteggiare questo cambiamento “epocale”? «Siamo partiti cinque anni fa con un programma di sviluppo innanzitutto delle nostre competenze tecniche: alle nostre tradizionali capacità in campo fotometrico, elettrico e nello stampaggio plastico abbiamo affiancato le conoscenze specifiche nel campo elettronico richieste dalla tecnologia Led, che ricordiamo

Andrea Ferraris, presidente della eurolites di Torino www.eurolites.it


Andrea Ferraris

sono dei semiconduttori integrati su un circuito elettronico. Così abbiamo iniziato a sviluppare una gamma di prodotti a Led specifici per il veicolo industriale, dove riteniamo ci siano le applicazioni più interessanti per gli utilizzatori. Questo programma, che stiamo sempre più ampliando, ci sta dando notevoli soddisfazioni». Qual è l’obiettivo finale di eurolites al riguardo? «Innanzitutto, non può esistere un obiettivo “finale”: ogni volta che si raggiunge un traguardo bisogna subito fissarne uno nuovo, non si può mai stare fermi, altrimenti si rischia di essere subito in ritardo sul mercato. Detto questo, ci poniamo un obiettivo ambizioso: quello di “leddizzare” il parco circolante. Cioè, offrire a tutti gli utilizzatori i vantaggi delle applicazioni a Led in modo compatibile ed economico rispetto alle applicazioni tradizionali in uso corrente». Ci sono altre iniziative previste a breve? «Abbiamo un programma davvero intenso. Grazie alle conoscenze sviluppate abbiamo portato la nostra tecnologia in altri settori, dalle applicazioni per la nautica all’illuminotecnica civile. In questo momento stiamo realizzando un progetto di illuminazione integrata a Led per uno dei maggiori produttori europei di ascensori e un faro a infrarossi per visione notturna». Oltre 1500 clienti in oltre 60 paesi nel mondo, una quota di export che si aggira intorno al 65% del fatturato. La vocazione internazionale della eurolites è indubbia. Ma è ancora possibile oggi produrre in Italia e rimanere competitivi sul mercato internazionale? «Noi ci crediamo ancora. Il patrimonio tecnico e industriale dell’azienda, costruito in oltre 60 anni di attività, ci permette di colmare l’inevitabile gap di costo con i paesi low

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Abbiamo iniziato a sviluppare una gamma di prodotti a Led specifici per il veicolo industriale, dove riteniamo ci siano le applicazioni più interessanti per gli utilizzatori

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cost. Inoltre, eurolites conta su una rete di fornitori super specializzati ed efficienti, che partecipano a questa sfida. La fanaleria è un prodotto di sicurezza, e come tale va trattato. È indispensabile la responsabilizzazione di chi immette il prodotto sul mercato, che deve garantirne la qualità e la conformità. La nostra vocazione e specializzazione come produttori di illuminazione ci permette di tutelare appieno il consumatore». Come vede il posizionamento competitivo della eurolites? «Nell’aftermarket ci sono tre fattori competitivi essenziali: gamma, servizio e prezzo. Ognuno indispensabile quanto l’altro, bisogna eccellere in tutti e tre per essere concorrenziali. Tutte le nostre azioni vanno in questo senso e stiamo conseguendo risultati davvero significativi. In particolare ci stiamo sempre più specializzando nell’offerta per il veicolo industriale, dove questi tre “pilastri” sono, se possibile, ancora più qualificanti, in quanto ci si rivolge a un consumatore finale professionale e, quindi, esigente». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 151


Lo stampaggio è sempre più tecnologico Ricerca e sviluppo, flessibilità, qualità. Su questi aspetti deve puntare il settore dello stampaggio a caldo dell’acciaio per continuare la corsa verso la ripresa. L’esperienza della OMS Spa Eugenia Campo di Costa

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Nella pagina accanto, da sinistra Flavio Icardi, Ad e direttore acquisti e Massimo Corippo, Ad e direttore commerciale della OMS Spa www.oms-spa.it

l Canavese, nella provincia di Torino, è una zona ad alta concentrazione di fabbriche per lo stampaggio a caldo dell’acciaio. Un settore che è stato duramente colpito dalla crisi, specie nel 2009, dal momento che la recessione ha coinvolto anche molti mercati ad esso collegati. In questo contesto, la OMS Spa, storica azienda presente sul territorio ormai da sessant’anni, ha saputo rialzarsi con successo, puntando su carte vincenti quali tecnologia, flessibilità e qualità. Oggi guarda al futuro con ottimismo. Flavio Icardi, Ad e direttore acquisti, e Massimo Corippo, Ad e direttore commerciale dell’azienda raccontano la storia e i nuovi obiettivi di un’impresa fortemente radicata nel territorio. Com’è nata la OMS e quali sono, oggi, i numeri dell’azienda? Flavio Icardi: «La OMS è nata nel 1952 per iniziativa di tre soci che misero in comune le rispettive competenze nel settore della mecca-

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nica e dello stampaggio a caldo dell’acciaio, all’epoca ancora eseguito con magli e forni di riscaldamento a nafta. L’attività oggi è concentrata nello stabilimento di proprietà del gruppo, situato a Salassa Canavese e dislocato su una superficie di 26mila mq di cui 9mila coperti. L’azienda si è progressivamente sviluppata nel settore dello stampaggio a caldo di acciai per la produzione di ingranaggi e organi di trasmissione, tipologia di prodotto che la pone all’avanguardia nel proprio comparto di riferimento. Attualmente, tra manodopera specializzata, impiegati tecnici e amministrativi, occupa circa 100 persone, mentre il fatturato raggiunge i 33 milioni di euro». A quali mercati vi rivolgete principalmente? Massimo Corippo: «Il prodotto della OMS è rivolto soprattutto alle industrie del comparto automotive, del movimento terra e dei veicoli industriali. Siamo fornitori diretti di aziende di rilievo internazionale operanti nel settore. I mercati di riferimento sono, oltre a quello nazionale,


Flavio Icardi e Massimo Corippo

l’Europa, il Nord e il Sud America». Quali sono i punti di forza della vostra azienda? Massimo Corippo: «Innanzi tutto la ricerca e lo sviluppo. La OMS è oggetto di continue analisi e valutazioni da parte dei responsabili interni e dei consulenti esterni, allo scopo di ottimizzare e migliorare l’attività aziendale a breve e lungo termine per garantire sempre maggior competitività, organizzazione e garanzia di qualità. Un’altra caratteristica necessaria per imporsi come leader in un mercato come quello dell’automotive, dove la concorrenza internazionale è composta da aziende di notevoli dimensioni, altamente specializzate ma spesso poco disponibili a proporsi come “partner” dei clienti è la flessibilità. Per le caratteristiche e le competenze maturate in questo senso siamo in grado di confrontarci con i “colossi” del mercato, pur mantenendo una struttura agile, personale polifunzionale e direttamente a contatto della proprietà. L’azienda fornisce prodotti su specifiche richieste del cliente, progetta e costruisce al suo interno gli stampi, garantisce la forniture anche di piccoli lotti ed è in grado di consegnarli finiti di trattamento termico, lavorazione meccanica e assemblaggio. Siamo inoltre in grado di garantire, già in fase di progettazione, l’idoneità del progetto e del prodotto inviando al cliente la simulazione finale del processo di produzione mediante file video». E per quanto concerne i costi e la qualità? Massimo Corippo: «Da anni investiamo sui controlli dei processi di produzione in modo da conoscere esattamente la composizione dei costi per ogni particolare prodotto. OMS è inoltre un’azienda di riferimento in termini di qualità dei prodotti, dispone di un laboratorio analisi e collaudo in cui sono installate apparecchiature elettroniche atte al controllo sia della materia prima che dei particolari prodotti. È certificata Uni En Iso 9001/2000 ed Iso/Ts 16949:2002. Stiamo inoltre affrontando la certificazione ambientale e sulla sicurezza». Avete risentito molto della crisi? Flavio Icardi: «Nel 2009 la crisi ha toccato il

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Per le caratteristiche e le competenze maturate siamo in grado di confrontarci con i “colossi” del mercato, pur mantenendo una struttura agile e personale polifunzionale

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punto massimo, condizione peraltro condivisa da tutte le aziende del settore, con un calo del 75% di fatturato. Un’elevata solidità patrimoniale ci ha permesso di superare il periodo più critico, insieme a un forte contenimento dei costi e al mantenimento della qualità su standard elevati. Un ruolo importante, l’hanno giocato le risorse umane: abbiamo cercato di mantenere in azienda le professionalità presenti, evitando i licenziamenti». Tirando le somme? Flavio Icardi: «La OMS possiede le capacità per affrontare le continue sfide lanciate dal mercato dell’automotive. Il confronto quotidiano con la concorrenza internazionale, “leader” del settore, costringe l’azienda a un continuo sviluppo sia di know-how che di tecnologia. Tutto questo è reso possibile dal coinvolgimento e dalla collaborazione di un team di responsabili giovani, motivati e dinamici, in continuo contatto con la proprietà e impegnati a conseguire gli obiettivi aziendali. OMS è un’azienda “partner” del cliente, in continuo movimento e alla ricerca di nuove sfide. Una impresa e un gruppo dinamico, pronti alla competizione globale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 153


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un gioiello per l’impresa Un elemento raffinato e prezioso, capace però di prestazioni tecniche ineguagliabili. Soprattutto in vista del crescente utilizzo di nuovi materiali, il diamante sta diventando un alleato fondamentale. Ne parla Sergio Ferrero Amedeo Longhi

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dendo la parola “diamante”, molti di noi rivolgono quasi automaticamente i loro pensieri verso sfarzosi monili e preziose lavorazioni effettuate partendo da questa affascinante sembianza che può assumere il carbonio. Pochi tuttavia pensano alle grandi proprietà funzionali che i diamanti possiedono e al largo e fruttuoso impiego che ne viene fatto in ambito industriale. In questo settore, una grande esperienza può vantarla Sergio Ferrero, titolare della Leoma Diamant, che dal 1982 è attiva nella produzione di utensili superabrasivi. «Il nostro lavoro – spiega Ferrero – è dedicato alla produzione di utensili, sia in serie che personalizzati, in diamante e Cbn a legante galvanico e resinoide». Quali sono i vantaggi che può garantire il

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diamante applicato in questi particolari campi? «Il diamante è il materiale più duro che si possa trovare in natura. Per questo motivo con esso è possibile lavorare materiali estremamente duri oppure molto abrasivi come il Widia – che sarebbe carburo di tungsteno, altrimenti detto semplicemente “metallo duro”, il componente principale di molti utensili dalle elevate prestazioni –, leghe speciali non ferrose, ceramiche tecniche, vetro, pietre da costruzione, pietre preziose, materiali compositi e tanti altri elementi. L’elenco è davvero lungo e le ricerche di nuovi materiali ad alte prestazioni aggiungono di continuo nuove voci: basti pensare all’enorme sviluppo della fibra di carbonio in questi ultimi anni, la cui lavorazione viene fatta con i nostri utensili e porta a ot-


Sergio Ferrero

A destra Sergio Ferrero, titolare della Leoma Diamant di Torino. Nelle altre immagini, prodotti realizzati dall’azienda www.leomadiamant.it

timi risultati in termini di produttività». Oltre al diamante utilizzate anche il Cbn. Di cosa si tratta? «Abbiamo detto che il diamante non è adatto alla lavorazione di materiali ferrosi. Per questo tipo di processi utilizziamo quindi il Cbn, elemento non presente in natura e quindi prodotto industrialmente. Si tratta di un abrasivo sintetico secondo per durezza solo al diamante, con il quale condivide le caratteristiche generali, che viene utilizzato per le lavorazioni di materiali ferrosi molto duri come Hss o acciai speciali». Come recuperate le materie prime per realizzare i vostri utensili? «Naturalmente, l’elemento fondamentale del nostro lavoro è il diamante industriale, che acquistiamo dai principali produttori a livello mondiale. All’arrivo della materia prima vengono eseguiti su di essa test e controlli di qualità, al fine di garantire l’omogeneità del prodotto e la conseguente costanza della qualità degli utensili da noi realizzati». Avete recentemente partecipato al Compotec, la fiera dei materiali compositi e tecnologie correlate. Quali novità sono emerse in quell’occasione? «Il materiale che si è dimostrato in maggiore ascesa è la fibra di carbonio. Le sue applicazioni sono in continua ed esponenziale espansione e vanno dalle canne da pesca, alle racchette da tennis, fino ad arrivare ai componenti delle auto e moto da corsa, ma anche dei satelliti spa-

ziali, così come degli aerei. Per quanto riguarda il nostro specifico settore questo è un dato incoraggiante, poiché il modo migliore per lavorare la fibra di carbonio è utilizzare gli utensili diamantati». Chi rifornite principalmente e in quali settori vengono impiegati i vostri prodotti? «Sono davvero tanti i settori di applicazione dei nostri utensili diamantati. I nostri acquirenti principali sono le aziende meccaniche, le aziende della lavorazione della pietra, in particolare marmi e graniti, e le aziende che lavorano vetroresina e materiali compositi in genere, per lo più con destinazione nei settori navale e aeronautico. Oltre a queste, esistono ulteriori e numerose applicazioni particolari, anche in settori apparentemente al di fuori del comune, alcune delle quali davvero curiose e innovative, ma purtroppo anche coperte da segreto industriale». Quali sono i tratti salienti della vostra organizzazione aziendale? «Operiamo in tutta Italia, ma anche all’estero, con una percentuale di export del trenta per cento circa. Nostra caratteristica è la flessibilità, cioè la possibilità di adattare il prodotto alle esigenze più particolari. Disponiamo di una vasta gamma di utensili standard in pronta consegna e realizziamo in tempi brevi strumenti speciali su disegno o progettandoli in base alle esigenze dell’utilizzatore finale. Particolare non indifferente è la possibilità di realizzare utensili anche di grandi dimensioni, sino al metro di diametro. Siamo in grado anche di effettuare la rigenerazione di utensili diamantati usurati». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 155


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Puntiamo sulla valorizzazione del personale n inizio come installatori di impiantistica civile e industriale, negli anni 80 con la produzione di quello che forse è il più ricordato tra i loro articoli: la termo-cucina Piemontesina. In seguito a questo successo il ramo commerciale dell’azienda, per la vendita di materiale termoidraulico, si fonde con quello produttivo dedicato all’attività di stampaggio di canali di gronda. Oggi, la Nuova BB costituisce una specie di rivoluzione e non solo nel suo mercato di riferimento. Da molti decenni fa impresa rispettando i diritti dei suoi dipendenti, tutti a tempo indeterminato, e reinveste in azienda e per l’azienda tutti gli utili prodotti. «Abbiamo accantonato l’intero Tfr in un fondo monetario intestato ai nostri collaboratori – afferma il presidente Maurizio Levo –, non lesinando spese in corsi di aggiornamento e prevenzione. Abbiamo investito in macchine sicure e affidabili e dal 2010 abbiamo installato un piccolo impianto fotovoltaico da 20 kW sul tetto della sede di Bistagno per garantire l’autonomia energetica». Da quando siete sul mercato, quali sono state le maggiori novità dal punto di vista tecnologico che hanno interessato il settore? «Sono state tantissime, il nostro è un mercato in continua evoluzione e che ha conosciuto negli ultimi decenni un’accelerazione straordinaria. A volte i cambiamenti sono effimeri, vere e proprie mode del momento, specialmente in campo estetico. Altre volte si tratta di rivoluzioni tecnologiche, dettate di volta in volta dall’introduzione di nuovi materiali, altre volte ancora da esigenze ecologiche e di risparmio energetico. Il ruolo fondamentale

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La Nuova BB, diretta dal presidente Maurizio Levo, ha scelto di puntare, per la strategia di distribuzione, sul capitale umano e sulle professionalità presenti in azienda. Così l’ufficio commerciale è diventato il fulcro operativo dell’azienda Luca Cavera

Maurizio Levo, presidente della Nuova BB, Bistagno (AL). Nella pagina accanto, immagini della sede www.nuova-bb.it

della distribuzione, specialmente per le aziende di piccole dimensioni come la nostra, dovrebbe sempre essere quello di mediatore fra le grandi aziende di produzione, i professionisti e i consumatori finali. Anche come veicolo informativo capillare delle novità del settore». Come è cambiata l’organizzazione dell’impresa dalle prime esperienze come installatori, passando per i successi della termo-cucina negli anni 80, fino a oggi? «Semplicemente è cresciuta, anche culturalmente, seguendo di pari passo l’evoluzione


Maurizio Levo

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Il ruolo fondamentale della distribuzione, dovrebbe sempre essere quello di mediatore fra le grandi aziende di produzione, i professionisti e i consumatori finali

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aziendale. Le persone che, a fine carriera, sono uscite dall’impresa, sono state via via sostituite da nuovi ingressi con una preparazione sempre maggiore in campo commerciale, pur mantenendo una stretta collaborazione con l’area produttiva, che rappresenta per noi un forte veicolo promozionale. Basti pensare che un canale di gronda, insieme al solare termico integrato, è il primo elemento idraulico che si installa in una nuova abitazione. I collaboratori sono parte integrante del nostro progetto imprenditoriale, tanto è vero che ancora oggi abbiamo all’interno persone che hanno iniziato (e finiranno) la loro carriera nella nostra azienda». Come viene organizzata la vendita dei prodotti? «Sia direttamente “a banco”, presso le strut-

ture logistiche di Bistagno e Savona, che con la presenza costante, presso i clienti e gli studi di progettazione, di personale tecnico-commerciale con una specifica preparazione nei vari settori della termoidraulica. Organizziamo anche corsi di specializzazione e aggiornamento per installatori, costruttori e progettisti. I corsi sono sia su aspetti normativi, in continua evoluzione, che specifici sui prodotti, per poter offrire gamme sempre all’avanguardia e con il miglior rapporto qualità/prezzo. La nostra azienda vuole essere propositiva e anticipare le aspettative dei clienti. Per esempio, se viene approvata una norma o presentato un nuovo prodotto, non attendiamo che il mercato crei la domanda, cerchiamo di eseguire dei test con la nostra clientela più affezionata e di “creare” la richiesta, con la formazione e l’informazione». Quali sono i mercati ai quali vi rivolgete prevalentemente? «Il mercato estero lo abbiamo abbandonato da un po’ di anni. L’export aveva un senso quando eravamo a nostra volta produttori di beni, ma non lo avrebbe ora che siamo un’azienda di carattere commerciale. Il nostro mercato di riferimento è interregionale e si sviluppa tra il Piemonte e la Liguria. Però a volte accade anche di eseguire forniture a carattere nazionale». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 157


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il legno, “fonte energetica” per l’economia

Investendo importanti quote del fatturato in Ricerca & Sviluppo, la società Pezzolato è divenuta leader, in Italia ed Europa, nella produzione di impianti per la legna da ardere. E oggi punta alla scommessa delle rinnovabili Carlo Sergi

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o sviluppo delle energie rinnovabili e gli investimenti costanti rivolti alla ricerca e allo sviluppo, si sono rivelati due fattori fondamentali per superare indenni la crisi. A confermarlo è anche Riccardo Pezzolato, fondatore dell’omonima azienda di Envie, in provincia di Cuneo, leader sul settore della prima lavorazione del legno. Sin dall’apertura dell’officina meccanica, nel 1976, Pezzolato comprese la necessità di puntare a un processo di rinnovamento continuo. E così, in pochi anni, l’imprenditore ha creato una delle realtà industriali più interessanti del cuneese, leader a livello eu-

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ropeo nella realizzazione di impianti per la legna da ardere, con un fatturato medio attestato su circa 20 milioni di euro, di cui il 60% derivante dall’export. «Il fatturato nazionale, per noi, rappresenta una facile conquista. Questo anche perché siamo stati i primi, in Italia, a produrre impianti per la produzione di legna da ardere e siamo, attualmente, i soli a realizzare cippatori di medie e grandi dimensioni». Circa il 50% del business deriva dai mercati nordeuropei. «A riempirci di orgoglio sono proprio i risultati di vendita ottenuti all’estero, che testimoniano la nostra capacità di competere con marchi estremamente af-


Riccardo Pezzolato

fermati» dichiara Riccardo Pezzolato. L’azienda, che di recente ha visto anche l’inserimento dei figli del fondatore, Alberto e Nicolò Pezzolato, oggi è chiamata a soddisfare le nuove politiche internazionali sull’impiego e lo sfruttamento delle biomasse come fonti alternative di energia. E su questo ha incentrato il suo principale motore di sviluppo. Perché l’appartenenza a questo settore si è rivelata così importante? «Perché le energie rinnovabili si stanno dimostrando in grado di trainare l’economia. Si tratta del settore chiamato a rispondere alle attuali esigenze di eco-sostenibilità, emancipazione e indipendenza dai produttori di petrolio. I paesi devono soddisfare un fabbisogno energetico in continuo aumento. Costruendo e commercializzando le nostre macchine, promuoviamo e incentiviamo l’utilizzo della fonte rinnovabile “legno”, suggerendola come valida alternativa a quelle tradizionali». Ad esempio? «Pensiamo solo alla diffusione di piccole caldaie alimentate a cippato per la produzione di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento di abitazioni, locali civili e industriali. E ancora, si pensi alle centrali termoelettriche a biomassa, che vengono costruite per la produzione di elettricità e per il teleriscaldamento, contribuendo a ridurre l’inquinamento. Ricordiamoci che il teleriscal-

damento consente di spegnere molte piccole caldaie indipendenti di scarsa efficienza». La sua società ha saputo investire nello sviluppo di nuovi macchinari e metodologie. Una scelta che vi ha premiato? «Certamente, è soprattutto grazie a questo che la crisi ci ha solo sfiorato. L’impegno costante in Ricerca e Sviluppo, uniti alla capacità di ascoltare e comprendere le esigenze degli acquirenti, ci hanno reso un soggetto riconosciuto sul mercato in quanto capace di adattarsi alle sue tendenze. Quello che conta è fornire strumenti di lavoro efficienti, redditizi, capaci di grandi prestazioni, tecnicamente validi e tecnologicamente avanzati. Una formula rivelatasi utile soprattutto nella conquista del mercato Nord Europeo». Lei ha sottolineato come all’estero, per voi, la gara sia più difficile che in Italia. Come mai? «I clienti dell’area Nordeuropea sono notoriamente fedeli ai marchi tedeschi e scandinavi, non

Sopra, una veduta dello stabilimento della Pezzolato Officine – Costruzioni Meccaniche Spa, di Envie (Cn). Sotto, Nicolò, Riccardo e Alberto Pezzolato www.pezzolato.it

I paesi devono soddisfare un fabbisogno energetico in continuo aumento. Con le nostre macchine incentiviamo l’utilizzo della fonte rinnovabile “legno”, suggerendola come valida alternativa a quelle tradizionali

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

è scontato, quindi, il successo di un produttore

italiano. Siamo molto fieri di questa conquista, e lo diciamo senza nascondere un pizzico di orgoglio nazionale. Siamo felici, cioè, che l’eccellenza italiana si manifesti anche in campo tecnologico. Inoltre, l’acquisizione di questi nuovi committenti rappresenta una fonte di espansione duratura, perché sappiamo di poterli soddisfare nel tempo, grazie ai nostri servizi di consulenza, assistenza tecnica e di fornitura delle parti di ricambio, con una consegna garantita entro le 24 ore. Alcuni di questi investitori, poi, ampliando la loro attività scelgono di acquistare anche un secondo se non un terzo cippatore Pezzolato». Con quali strategie avete conquistato il Nord Europa? «Abbiamo costruito una gamma di macchine, allestite sul telaio di un camion e azionate dal motore del mezzo stesso, da impiegare appositamente e unicamente a scopo dimostrativo. Si tratta di cippatori industriali utilizzati da operatori da noi appositamente formati e qualificati. Lo scopo è quello di raggiungere i potenziali clienti presso la loro sede operativa, in qualunque paese essa si trovi, dando loro la possibilità di provare lo strumento di lavoro direttamente sul posto e con il proprio legno, facendo loro conoscere prima dell’acquisto la qualità del cippato prodotto con la tecnologia Pezzolato, comparandolo con la concorrenza. Queste stesse macchine

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I clienti dell’area Nordeuropea sono notoriamente fedeli ai marchi tedeschi e scandinavi, non è scontato, quindi, il successo di un produttore italiano

possono anche essere noleggiate per fare lavoro conto terzi. In questo modo chi ha il materiale da lavorare, ma non è ancora pronto per l’acquisto, può così usufruire di questa tecnologia». Immagino che questa formula sia utile anche per le esposizioni fieristiche. «Esatto, le stesse macchine, infatti, vengono esibite presso le varie fiere di settore internazionali, la maggior parte delle quali prevede l’esecuzione di prove dimostrative. Questo consente non solo di mostrare al pubblico i cippatori in funzione, ma anche di individuare e reclutare distributori provenienti da paesi lontani, difficilmente raggiungibili, se non con l’appoggio di un rivenditore locale». Su quali aree vi orienterete per il futuro? «La nostra squadra commerciale sta lavorando per consolidare una rete di distribuzione che sia in grado di colpire nuovi obiettivi, come per esempio l’area del dollaro, quindi Stati Uniti, Canada, Sud America e Medio Oriente».


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Dal civile al militare, il settore delle vernici speciali Chi vende verniciature per usi speciali ha modo di rendersi conto dei diversi approcci delle aziende che si servono di questi prodotti di nicchia, in particolare di come cambia l’atteggiamento fra il settore civile e quello pubblico. Mario Venezia racconta la sua esperienza Amedeo Longhi

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a produzione di vernici è un’attività molto particolare, che oltre alla valutazione del prodotto in sé può condurre verso interessanti analisi riguardanti i più disparati settori a essa collegati, dalla tutela ambientale, sia in termini di tecnologie produttive che in termini normativi, fino al delicato tema dell’efficienza delle risorse a disposizione degli enti pubblici. Mario Venezia è l’amministratore delegato della NVSC, azienda nata nel 2005 allo scopo di commercializzare vernici fornite dai due partner produttivi, l’americana NCP Coatings e l’italiana VECO, e ormai affermatasi come solida realtà del settore – da quasi dieci anni il gruppo fornisce i fumi colorati per la pattuglia delle Frecce Tricolori. «I nostri prodotti – spiega Venezia – sono vernici per impieghi speciali e di nicchia, destinati sia al mercato civile che a quello militare». Qual è la differenza fra lavorare con civili e con enti militari? «Il settore civile è più variegato, dinamico e mutevole rispetto al settore militare. Quest’ultimo è contraddistinto dalla presenza di specifiche tecniche di riferimento che regolano il prodotto, mentre nel civile è la richiesta del mercato a determinarlo. Un’altra differenza è la tempistica di produzione e gestione: il mercato civile prevede una velocità di preparazione e consegna impensabili per il militare,

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che si basa su commesse, appalti e scadenze stabilite. In generale, lavorare per il sistema Difesa può essere gratificante, sotto molti punti di vista: abbiamo attraversato la crisi di questi ultimi anni senza eccessivi problemi, al contrario del settore civile, ed è stimolante da un punto di vista scientifico, poiché i prodotti devono essere sempre all’avanguardia. Però è tanto triste quanto doveroso trovarsi a constatare come questo sia vero quando si lavora con l’estero, mentre in Italia è quasi l’opposto: la richiesta di prodotti di qualità è spesso subordinata a valutazioni economiche e, nonostante il mondo della politica sostenga il contrario, ricevere un pagamento da un ente statale o parastatale richiede sempre mesi e mesi di attesa». Che tipo di servizio di assistenze siete chiamati a fornire? «Il rapporto di assistenza è fondamentale per il successo della nostra azienda. Dopo i primi contatti commerciali, si passa alla fase tecnica di messa a punto del prodotto per il singolo

Mario Venezia, amministratore delegato della NVSC di Quattordio (AL). Nell’altra pagina, il laboratorio dell’azienda www.nvsc.it


Mario Venezia

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I nostri prodotti sono vernicianti per impieghi speciali e di nicchia, destinati sia al mercato civile che a quello militare

committente; successivamente avviene una dimostrazione in loco dell’applicazione del prodotto stesso. A questo punto, a seconda del tipo di accordi presi, l’assistenza può essere estesa ad altre fasi, come la presenza e partecipazione di un nostro tecnico alla fase di verniciatura e il controllo dei dispositivi presenti. Nel caso di problemi successivi, assicuriamo un controllo di tutto il processo». In cosa consiste la vostra attività di ricerca e sviluppo? «NVSC, nello specifico, si appoggia ai laboratori delle due società madri, VECO e NCP Coatings. Per quel che riguarda il settore Di-

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fesa, la rispondenza alle specifiche di riferimento è un fattore fondamentale con cui ci si deve costantemente confrontare. Il miglioramento dei prodotti resta il punto focale della ricerca, soprattutto nell’ottica della riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti; proprio per questo, l’acqua sta gradualmente sostituendo il solvente. Per quel che riguarda gli altri mercati civili, lo sviluppo di idee nuove, più efficaci ed ecologiche è alla base di ogni nostro sforzo». Che misure avete adottato per rendere i vostri prodotti sicuri e innocui per l’uomo e per l’ambiente? «Partendo dalle misure imposte dalla legge e coerentemente con quanto già detto sopra, i nostri laboratori sono indirizzati allo sviluppo di prodotti ecologici e all’acqua, che costituiscono una porzione considerevole delle nostre vendite. In particolare, il laboratorio italiano è il più impegnato su questo fronte, essendo l’Europa più sensibile su questo tema rispetto agli Stati Uniti, che hanno infatti legislazioni meno restrittive. Da un punto di vista aziendale, nel 2010 abbiamo fatto un grosso investimento per la copertura con pannelli solari di tutta l’area dello stabilimento: grazie a questa installazione, il sessanta per cento del nostro fabbisogno energetico deriva da fonti pulite». Quali sono le normative e le leggi che regolano la vostra attività produttiva? «Tutte quelle ambientali e in particolare il regolamento europeo REACH, legato alle emissioni in atmosfera, all’uso di prodotti esenti da componenti tossici o simili, come ad esempio il cromo esavalente. Ci sono poi le normative di sicurezza per chi produce e impiega i nostri prodotti, come il Testo Unico 81». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 167


IMPRENDITORI DELL’ANNO

ucidatura e levigatura sono processi millenari, da sempre presenti in natura e operati dal vento, dall’acqua, dalla sabbia che hanno dato forma nel corso dei secoli al pianeta in cui viviamo. Oggi, per applicare lo stesso tipo di lavorazioni a oggetti di uso quotidiano, esistono tecniche innovative, ma sempre ispirate a questi antichi procedimenti. Adriano Sarazzi è responsabile della produzione della International Chips, azienda ossolana che realizza strumenti abrasivi. «I nostri prodotti – spiega Sarazzi – servono per effettuare con grande precisione quelle finiture che una volta venivano fatte più grossolanamente. Questo è possibile grazie a strumenti come mole, perni, resine e utensili a legante elastico». Quali sono i campi di applicazione principali dei vostri prodotti? «Serviamo aziende provenienti da ogni parte del mondo, tantissime anche dall’Italia per fortuna. Partendo dalla filosofia che ogni pezzo che esce dal nostro stabilimento è importante, abbiamo sia grandi compratori che rivendono poi i nostri prodotti, sia piccoli artigiani che acquistano per piccoli lavori di finitura. I nostri strumenti trovano tantissime applicazioni che nel campo della finitura vanno dai motori alla sanità, passando anche per l’alta moda». Le certificazioni che avete ottenuto sono il riconoscimento di una politica particolarmente attenta non solo al dato meramente economico-produttivo. Quanto sono importanti per voi questi aspetti? «Non si può negare che il dato economico sia un fattore determinante per resistere sul mercato. Ci sono però tanti altri aspetti da tenere in considerazione per poter produrre e allo stesso tempo convivere in armonia con il prossimo e con l’ambiente. Le certificazioni sanciscono questa scelta di operare con professionalità, senza inquinare il territorio e con la massima attenzione per le persone, risorsa primaria nelle nostre produzioni, e per

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Nuovi sistemi di levigatura Lavorare in armonia con la natura, non solo rinnovando antichi processi biologici grazie all’uso della tecnica, ma anche progettando tecnologie che favoriscono il risparmio delle risorse. Ne parla Adriano Sarazzi Francesco Bevilacqua

Nelle foto, esempi di prodotti realizzati dalla International Chips di Domodossola (VB) www.internationalchips.com


Adriano Sarazzi

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Abbiamo sempre pensato che l’innovazione e la possibilità di avere sempre una carta nuova da giocare siano indispensabili per stare a galla in questi momenti difficili

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le loro esigenze e richieste. La certificazione di qualità ci consente anche di essere più efficienti, precisi e puntuali nelle consegne, capaci di rintracciare e controllare qualsiasi nostro prodotto in ogni parte del mondo». Quanta attenzione dedicate allo sviluppo e all’innovazione? «Abbiamo sempre pensato che l’innovazione e la possibilità di avere sempre una carta nuova da giocare siano indispensabili per stare a galla in questi momenti difficili. Fondamentale per noi è anche la diversificazione e la produzione di tantissime tipologie di utensili applicabili a più categorie di prodotti per non rimanere impantanati nei problemi tipici di settore. Attualmente al nostro Centro Ricerca impiega circa un decimo della nostra forza lavoro, con la richiesta costante di collaborazione di tutti i capi settori, dell’ufficio tecnico e della manutenzione». Come funziona il sistema ECOS e quali sono i

suoi vantaggi in termini sia di resa che di rispetto per l’ambiente? «Il nuovo sistema ECOS, possiamo dirlo con orgoglio, è il fiore all’occhiello della ricerca e dell’innovazione di International Chips. Per mezzo di un brevetto sulla produzione del preformato plastico siamo riusciti a mettere a punto un sistema di finitura che lavora senza l’uso dell’acqua, al contrario di tutti i sistemi di finitura di massa finora in commercio che non possono lavorare a secco. I vantaggi sono enormi sia dal punto di vista produttivo, minori tempi di lavorazione, possibilità di usare questo sistema su qualsiasi tipo di materiale, finiture più performanti e riduzione dei passaggi di asciugatura, che da quello ambientale: il residuo di lavorazione di questo sistema non sono più fanghi maleodoranti, ingombranti e di difficile smaltimento, bensì una polvere facilmente gestibile e molto più leggera. Chi si fa portare via i rifiuti a peso sa cosa significhi a livello di costi. Inoltre, non usare l’acqua per i sistemi industriali impiegandola per le esigenze più stringenti, ci da la possibilità di proporre il nostro sistema anche in zone dove essa è un bene particolarmente prezioso da non sprecare assolutamente». Che prospettive avete per il futuro? «La crisi di questi anni si è sentita anche qui, ma l’abbiamo affrontata senza nemmeno un’ora di cassa integrazione, stringendo i denti tutti insieme. Non neghiamo che ci aspettiamo per il 2011 e per i prossimi anni una bella ripresa, con la possibilità di lavorare tutti e magari anche di dare l’occasione ad altri di lavorare con noi. Questo ci darebbe la serenità per poterci dedicare allo studio di nuove idee grazie al sostegno di una produzione stabile e sicura. Ci piacerebbe anche far conoscere di più i nostri prodotti nel territorio ossolano: questo vorrebbe dire un’esplosione di nuove attività lavorative soprattutto nel settore lapideo, dove siamo particolarmente forti nel campo della lucidatura». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 169


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’italian style ecocompatibile Utilizzare contenitori Tetra Pak, riciclarli e realizzare un nuovo materiale plastico. È questa la sfida della Lecce Pen. L’importanza del riciclaggio, per l’azienda produttrice di materiali per la scrittura, dalle parole di Roberto Lecce, suo amministratore delegato Nicoletta Bucciarelli

S Sotto, Roberto Lecce, amministratore delegato della Lecce Pen S.p.a. di Settimo Torinese (TO). Nella pagina accanto alcuni prodotti realizzati con l’ecoAllene www.leccepen.com

e in Italia si sente parlare di “polo industriale delle penne” è facile pensare direttamente a una regione ben precisa, il Piemonte, e soprattutto a una città in particolare, Settimo Torinese. È qui che Lecce Pen Company da trent’anni si dedica alla produzione e commercializzazione di articoli da scrittura e oggetti per il settore promozionale. Lecce Pen può contare su un’esperienza data da molti anni di specializzazione. È partendo da un banchetto per riparazioni di penne nella Milano degli anni cinquanta infatti che il Cavaliere Fernando Lecce dà avvio a una delle realtà più importanti del “polo industriale delle penne”. Suo figlio, l’amministratore delegato Roberto

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Lecce, racconta l’evoluzione dell’azienda mettendo in primo piano quello che da sempre rappresenta uno dei punti fondamentali per Lecce Pen, ovvero l’attenzione alla questione ambientale. «La Lecce Pen nasce nell’immediato dopoguerra per opera di Fernando Lecce e oggi ha raggiunto una posizione di primo piano nella produzione mondiale di articoli da scrittura come penne a sfera, oggetti promozionali e pubblicitari, potendo contare su una continua ricerca tecnologica.Quello in cui ci siamo sempre impegnati è assicurare una produzione affidabile sostenuta da procedure organizzative certificate in base alle norme ISO 9001/2008». La gamma di prodotti offerta dalla Lecce Pen riguarda i più svariati articoli per la scrittura, dalla penna in plastica a quella in metallo. «Non intendiamo proporci solamente come semplici fornitori, piuttosto come “collaboratori”, per aiutare il clinte a scegliere il prodotto più adatto per ogni circostanza. Nel nostro settore l’innovazione, l’estro creativo e soprattutto la continua ricerca tecnologica e stilistica rappresentano una sfida, ma anche una continua necessità per mantenerci competitivi. Per questo motivo, attraverso il nostro reparto stampa, cerchiamo di personalizzare gli articoli con le più diverse tecniche di stampa serigrafica, tampografica e laser. Con il sistema di stampa digital possiamo produrre immagini fotografiche sull’intero fusto della penna


Roberto Lecce

Attraverso il nostro reparto stampa, cerchiamo di personalizzare gli articoli con le più diverse tecniche di stampa serigrafica, tampografica e laser. Con il sistema di stampa digital possiamo produrre immagini fotografiche sull’intero fusto della penna

con una qualità che non trova riscontro nei normali processi di personalizzazione tradizionale. Grazie alla ricerca del reparto tecnico inoltre progettiamo e realizziamo clip speciali su “misura” e modelli innovativi con uno stile inconfondibile e moderno: in media ogni anno creiamo dai tre ai quattro nuovi prodotti». Design accattivante e caratteristiche qualitative eccellenti che intendono diffondere l’italian style nel mondo, senza trascurare il massimo rispetto dell’ambiente. «Abbiamo sempre dedicato numerosi studi e ricerche nel campo delle materie prime, per giungere a una produzione a limitatissimo impatto ambientale, attraverso l’utilizzo di materiali quali l’Abs, una plastica interamente riciclabile senza cadmio né piombo, il Mater-Bi a base di amido di mais biodegradabile al 100% e l’ECO REC ricavato dalle comuni bottiglie d’acqua in PET provenienti dalla raccolta differenziata». Oggi gli impegni in ambito ambientale e nel riciclaggio hanno portato all’utilizzo dell’ecoAllene™. «L’ecoAllene è il nuovissimo materiale plastico proveniente dal riciclo dei cartoni per bevande Tetra Pak, composti per il

75% da carta, 20% da polietilene e 5% da alluminio che nasce dall'esigenza di abbattere i costi economici e ambientali derivati dallo smaltimento delle ultime due frazioni, residui del processo di separazione delle fibre di cellulosa. Dopo una prima lavorazione che permette il recupero della componente di carta, gli scarti di polietilene e alluminio, attraverso un processo altamente tecnologico, vengono lavorati e granulati generando un’innovativa materia prima seconda composta da 85% di polietilene e 15% di alluminio. La percentuale di materiale riciclato in esso contenuto varia dall’80% al 100%». Quello che alcuni anni fa era considerato uno scarto del processo di riciclo dei cartoni per bevande, oggi è diventato una valida alternativa per i diversi settori industriali che utilizzano materiale plastico e una volta utilizzato il prodotto in ecoAllene va smaltito nella plastica per essere riciclato nuovamente. «Il recupero di uno scarto come quello dei cartoni Tetra Pak è diventata una vera e propria risorsa non solo per Lecce Pen, ed è il risultato dell’impegno di tutti nella raccolta differenziata. Scommettere sui materiali e le tecnologie pulite rappresenta un requisito fondamentale per continuare ad essere protagonisti nel terzo millennio. Tecnologia e lungimiranza imprenditoriale devono cooperare per ricondurci a uno stile di vita più ecocompatibile». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 175


Tradizioni Tessili Il biellese è da sempre noto per la produzione della lana. Alcune aziende hanno affiancato alla lana anche la lavorazione di altri tessuti. È il caso del Lanificio Fratelli Ormezzano e della sua produzione rigorosamente made in Italy Eugenia Campo di Costa

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a produzione laniera nel biellese è una tradizione antica. È noto come già tra il Cinquecento e il Settecento, questo tipo di lavorazione si sia diffusa sul territorio. All’epoca l’attività era “a domicilio”, gli artigiani lavoravano a casa materie prime o semilavorati che l’imprenditore poi ritirava per la finitura e la vendita. Verso la fine del Settecento erano già 253 le aziende che lavorano la lana nel Biellese, ma dal secondo decennio dell’Ottocento l’introduzione del telaio meccanico innescò un lento processo di innovazione della produzione, destinato a segnare profondamente il territorio con la realizzazione di architetture industriali appositamente progettate e costruite. La tradizione laniera continua tuttora, con macchinari sempre più evoluti e piccole e medie aziende specializzate che, negli anni, hanno affiancato alla lavorazione della lana, anche quella di altri tessuti. È il caso ad esempio del Lanificio Fratelli Ormezzano di Mosso, guidato tuttora dalla famiglia Ormezzano. «Il biellese, con le sue vallate alpine, ha visto crescere intere generazioni di industriali tessili, ha visto cambiare le tec-


Fratelli Ormezzano

Mosso è iniziato quasi mille anni fa. Le prime notizie su un artigianato di questo tipo risalgono intorno all’anno mille. «Nel 1582 – continua Maurizio Ormezzano -, venne stilato un documento conservato nell’archivio storico di Mosso, in cui 600 artigiani tessili si dichiarano debitori verso lo stato Piemontese delle imposte dovute per l’esercizio della loro attività. Un documento fiscale dunque, che attesta una situazione non comune per quel tempo, che dà lustro e importanza al nostro territorio. Parecchi Ormezzano, nostri antenati, sono citati nel predetto documento quali imUn albero disegnato nell’antico stemma portanti artigiani tessili di Mosso». Dunque, già gli avi di di famiglia è divenuto il nostro marchio. La pianta è sinonimo di vita, solidità e tradizione, questa famiglia erano impegnati nel settore, ma il Lanificio Frafoglie e frutti sono i doni della terra, nel nostro telli Ormezzano è nato nel caso quella biellese, verde e rigogliosa 1924, fondato dai fratelli Mario e Carlo. «Inizialmente – interviene Massimo Ormezzano l’idea era produrre tessuti fini in pura lana per uomo utilizzando solo Massimo Ormezzano, nologie, i tempi e i metodi di lalane pettinate, ma in modo innovativo: in primo piano, voro, ma la filosofia che muove la in un’epoca in cui prevalevano gli con i collaboratori negli sua gente è sempre la stessa: i tesuniti, i fondatori del Lanificio Fratelli uffici del lanificio www.ormezzano.com suti devono essere di qualità e Ormezzano introdussero il concetto stile, quello stile che ha reso fadi fantasia, creando così un modo moso nel mondo il made in nuovo e originale di interpretare Italy» afferma Maurizio Ormezl’abito maschile». Un grande impulso zano, titolare dell’azienda insieme per l’azienda fu la costruzione, nel al nipote Massimo Ormezzano. Il 1940, di un altro stabilimento a legame con il territorio è simboleggiato anche Mosso S. Maria. Nel 1951 entrarono in azienda dal logo dell’azienda: «Un albero disegnato Alessandro, padre di Massimo e il fratello Maunell’antico stemma di famiglia è poi dive- rizio, attuale titolare insieme al nipote e padre di nuto il nostro marchio. La pianta è sinonimo Alessandra, anch’ella socia. «Nel 1973 – continua di vita, solidità e tradizione, foglie e frutti Massimo - si introdusse in azienda la produsono i doni della terra, nel nostro caso quella zione di tessuto di lino e poco dopo anche quella biellese, verde e rigogliosa». di cotone. Fu una svolta importante. La nuova produzione affiancò quella tradizionale della lana LE ORIGINI proiettando l’azienda verso la continua ricerca Lo sviluppo dell’industria tessile nel paese di dell’innovazione». Tuttora le collezioni conten-

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

gono sempre novità, per quanto riguarda le tipo-

Alcuni momenti della lavorazione dei tessuti

logie di tessuto, i colori e le miste diverse. Questo modo di produrre, sicuramente costoso sia in termini economici che in termini di ricerca, dà i suoi frutti anche oggi. «I tessuti prodotti fanno convergere nelle fiere di Ideabiella e nella sede di Mosso tutti i più grandi nomi della moda maschile provenienti da tutto il mondo». LA RICERCA SUI TESSUTI Pur mantenendo piccole dimensioni, il Lanificio Fratelli Ormezzano è oggi un’azienda leader nel campo della creatività e dell’innovazione. «Miriamo a realizzare un prodotto di alta qualità, qualunque sia la materia prima usata – sottolinea Maurizio -: il lino e la canapa, i cotoni uniti e disegnati, le lane fini, le lane rustiche, i velluti nuovi di cotone e cachemire, le mischie più innovative, il tocco dei tessuti, la “mano” sempre nuova e rinnovata, i nuovi aspetti spalmati. In questo modo riusciamo a resistere in un mercato globale sempre più difficile e competitivo». Lo studio conti-

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nuo di novità nel campo del tessuto maschile per l’abbigliamento parte da una serie di fattori: la tecnologia, i colori, la “mano” del tessuto, il finissaggio. Tutti questi fattori costituiscono i capisaldi per tutte le industrie produttrici di tessuti, d’altro canto esistono fattori, quali il gusto e l’ispirazione, la tecnologia applicata all’inventiva, la passione per la ricerca, la cultura, intesa anche come ricerca storica d’archivio, la sensibilità dei tecnici che non sono facilmente definibili e copiabili, poiché legati a un’innata sensibilità tipica italiana e anche a un grande impegno in termini di ricerca e di studio. IL PLUS DEL MADE IN ITALY Nel 2009, complice la crisi economica, il settore tessile ha subito un mutamento radicale. «La nostra azienda – afferma Massimo Ormezzano - è da sempre sostenitrice del prodotto fatto in Italia, trovo che la cultura del saper fare, propria dell’imprenditoria italiana, sia ancora un notevole plus». E lo ha dimostrato anche nel momento più buio. Per far fronte alla recessione, il Lanificio Fratelli Ormezzano ha puntato principalmente su tre principi: creatività, qualità ed elasticità. «Principi che ci hanno premiato: il risultato economico dell’esercizio 2010 presenta un utile dopo le imposte, tutto ciò ci conforta e ci fa pensare di essere sulla strada giusta. La prospettiva per l’esercizio 2011 è l’incremento del fatturato del 10%. Credo che comunque, già dalla fine del 2010 si stiano avvertendo segni tangibili di ripresa dei consumi, a livello mondiale».


Dare colore ai tessuti Ottenere tessuti perfetti. Nella qualità e nei colori. È l’obiettivo dell’Industria Tessile Tintoria che, dalla lavorazione della lana tipica biellese, ha aperto un’attività di tintura e finissaggio anche di nuove fibre. Il punto di Paolo Angelico Eugenia Campo di Costa

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a tradizione laniera che da sempre caratterizza il territorio biellese ha portato a sviluppare nella zona anche tutta una serie di aziende collegate alla lavorazione della lana e dei tessuti, prime tra tutte le tintorie. Dare un colore perfetto ai tessuti, che non stinga e sia compatto su tutto il formato che si va a tingere richiede tecnologie ad hoc, una profonda conoscenza dei tessuti e delle loro peculiarità, alti requisiti di qualità e rispetto ambientale. A tutte queste caratteristiche risponde una storica azienda biellese, l’Industria Tessile Tintoria, ITT Spa. «Siamo specializzati nella tintura di lane e fibre pregiate, offrendo prodotti di qualità e affidabilità» afferma Paolo Angelico, che ha fondato l’azienda nel 1971. L’azienda oggi svolge attività sia di tintura che di finissaggio e nobilitazione dei tessuti. La tecnica di tintura consiste nel dare sempre il colore perfetto e unito su tutto il formato che si deve tingere. 180 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

«Il colore deve essere dato solido – spiega Paolo Angelico - in modo che non stinga, e deve inoltre essere ripetibile nel tempo, sia che si debbano tingere piccole quantità di prodotto che grossi volumi». Chiaramente ogni formato da tingere ha le sue peculiarità e pone diverse difficoltà ma il risultato deve sempre rispondere a tali esigenze. A questo scopo, la ITT dispone di un parco macchine di ultima generazione che consentono di ottenere la migliore qualità tintoriale, tingendo tutti i formati quindi tops, rocche e fiocco. «Coloriamo anche il tessuto in un reparto apposito che si colloca a metà strada tra un reparto di tintoria e un reparto di nobilitazione - finissaggio dei tessuti. Quest’ultima lavorazione la eseguiamo in un altro macro reparto dell’azienda». Il processo di nobilitazione/finissaggio dei tessuti consiste in una lunga catena di fasi di lavorazione, percorsi, mirati ad arrivare al controllo finale fatto da persone incaricate che controllano metro


Paolo Angelico Nelle immagini, momenti di lavorazione all’interno della ITT di Biella www.ittbiella.com

per metro le stoffe, andando a segnalare eventuali difetti. I percorsi del finissaggio sono tantissimi e variano a seconda del tipo di fibra con cui è composto il tessuto, della stagione alla quale il tessuto è destinato, del tipo di articolo, del tipo di tintura cui è stato sottoposto ecc. «Bisogna tenere in considerazione una serie di variabili che, combinate tra loro, portano a un numero di percorsi teoricamente infinito – sottolinea Angelico -. Basta pensare che un tessuto laniero finito bene fa almeno 15 passaggi divisi tra finissaggio bagnato e asciutto. In più ogni metro di tessuto viene controllato tre volte da occhi esperti su particolari banchi, detti “tribunali”». Per quanto riguarda la tintoria, l’azienda si rivolge alle filature che realizzano filo per la tessitura e la maglieria nonché ai lanifici. «Lavoriamo principalmente fibre quali lana e cachemire e da poco siamo entrati anche nel mercato delle fibre aramidiche, riuscendo a tingerle. Un settore sul quale punteremo nel prossimo futuro». Per quanto concerne invece il finissaggio, la ITT lavora i tessuti della tradizione laniera biellese ma riserva una particolare attenzione anche ai nuovi trattamenti sia su tessuti classici, sia sul cotone, sul quale applica la competenza acquisita negli anni per ottenere nuove “mani” cotoniere. Da sempre dunque l’attività dell’azienda segue la tradizione biellese per la lana, ma si sta aprendo anche a nuovi tessuti, complice la tendenza generale che si riscontra sul territorio in seguito alla crisi economica. «Il biellese, a causa della recessione si è aperto alla lavorazione di nuove fibre, al fine di differenziarsi sul mercato – afferma Paolo Angelico -. Noi, di conseguenza, abbiamo applicato le nostre competenze laniere per ottenere da altri tessuti, come lino o cotone, qualità che prima non esistevano». L’azienda ha quindi ampliato il suo mercato, rivolgendosi anche ai settori di accessori e tessuti per arredamento, garantendo sempre la qualità delle lavorazioni tipiche del territorio. «Realizziamo per i nostri clienti non biellesi le lavorazioni che hanno fatto grandi i nostri tessuti, riuscendo a ottenere ef-

fetti migliori anche su tessuti, provenienti da altre zone, che teoricamente si presterebbero meno ad essere lavorati, come quelli di arredamento. Per quanto concerne gli accessori – continua Angelico - lavoriamo prodotti di altissima gamma, che vengono poi rivenduti ai più importanti brand e si trovano nelle più esclusive boutique di tutto il mondo». In questa fase di ripresa, continuare a investire in tecnologie innovative è fondamentale per tenere bene il mercato. «Innovazione e un parco macchinari moderno sono elementi fondamentali, bisogna investire sempre perché le macchine necessarie sono tante e vengono richiesti sempre nuovi trattamenti. Se per anni non si compra si rimane indietro e non si riesce più a recuperare, perché cambiare troppi macchinari nello stesso momento, implicherebbe un investimento enorme di capitali. Continueremo dunque a investire, a essere innovativi e a puntare sempre al massimo della qualità – conclude Paolo Angelico -. Più i tessuti che finiamo sono belli, più si innesta un circolo virtuoso su tutto l’indotto e, di conseguenza, aumenta anche il nostro lavoro». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 181


IL SETTORE AUTO

Un polo di riferimento per l’auto Ecco come un imprenditore dell’automotive ha intravisto nella crisi di mercato un’opportunità, riuscendo a guardare oltre, senza perdere di vista i fondamentali del business. Il caso di Nicola Loccisano Amedeo Longhi

ei momenti di crisi, la creatività imprenditoriale deve diventare il motore per lo sviluppo del business. Il 2011 del mercato dell’auto sta dando alle concessionarie due sole certezze: un giro di affari sicuramente più basso del 2010, così come del 2009, e una struttura costi molto rigida e pesante. Nicola Loccisano opera da anni in questo settore e interpretando correttamente questi segnali ha attuato, in meno di un anno a cavallo fra il 2009 e il 2010, una strategia di riorganizzazione della struttura industriale che aveva creato in oltre quarant’anni di attività nel nord-ovest, salvaguardando posti di lavoro e garantendo continuità alle persone che lo hanno affiancato negli anni. «Ho iniziato negli settanta a Torino – racconta Loccisano ricordando il suo percorso professionale – nel settore post-vendita aprendo un’officina mandataria Citroen, che è stata la rampa di lancio che mi ha consentito di ottenere nel giro di poco tempo anche il mandato per il marchio Fiat. È nata così la concessionaria Progetto, che dal 1991 al 2000, in meno dieci anni di attività, ha raggiunto grandi risultati: dodici sedi, dodicimila auto vendute all’anno e l’acquisizione di tutti i mandati del gruppo Fiat. Nel 2001 ho

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Sopra, Nicola Loccisano con i due figli Allegra e Vittorio. Nell’altra pagina, i concessionari Authos e Progetto di Torino www.authostorino.it www.progetto.net

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costituito il più importante polo dell’auto che per molti anni ha ricoperto i primissimi posti nella classifica dei Top 50 Dealer nazionali, annoverando tra le aziende in portafoglio la storica Authos, concessionaria Ford costituita nel 1951». L’attuale tendenza di mercato ha portato qualsiasi filiera, specie quella della grande distribuzione, a effettuare valutazioni rapportando il fatturato ai margini al metro quadrato. Secondo Loccisano, questo metodo è valido anche per il settore dell’auto: «Il punto vendita deve essere sfruttato al meglio e se la redditività è sfruttata dai prodotti esposti non è adeguata. La giusta strategia è quindi quella di “ridurre” le superfici e occupare lo spazio non solo con il prodotto nuovo ma anche con idee nuove per generare reddito. La recessione va vista come un’opportunità che porta nuova linfa, che va incanalata da chi ha una visione estranea al mondo dell’auto ma molto vicina ai nuovi trend di mercato e alle nuove esigenze dei consumatori che, oggi più che mai, mutano


Nicola Loccisano

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Avere l’usato giusto in casa garantisce già una buona metà della redditività e un’altra fetta considerevole la si conquista percorrendo la corsia del service

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rapidamente intaccando nel brevissimo le nuove strategie». Loccisano ha soddisfatto il bisogno di idee nuove e forze fresche facendo scendere in campo i suoi due figli, Allegra e Vittorio, rispettivamente di ventisei e venticinque anni: «Così facendo ho potuto dedicarmi allo stock, che ancora e soprattutto oggi, considero una delle attività primarie di una concessionaria, indipendentemente da quale sia la situazione di mercato. Avere l’usato giusto in casa garantisce già una buona metà della redditività e un’altra fetta considerevole la si conquista percorrendo la corsia del service». Amministratore Delegato di Authos oggi è la figlia Allegra. «L’ho collocata in aziende del gruppo facendola iniziare dalla gavetta – racconta Loccisano –, senza offrirle percorsi alternativi e preferenziali per farle raggiungere la posizione in cui si trova oggi. Nella fase di ristrutturazione ha fortemente voluto la responsabilità e la gestione dell’Authos e in questo mi ha trovato d’accordo, così come ha conquistato la fiducia e il supporto di Ford Italia». Loccisano inoltre sostiene la condivisione con lo staff di nuovi progetti e iniziative, specie se volti a dare maggiore qualità alle relazioni con gli acquirenti e valore aggiunto ai

servizi offerti presso lo show room, oltre che nella vendita delle vetture. «Mio figlio è Responsabile Vendite e Marketing di Progetto – spiega Loccisano parlando di Vittorio –, è praticamente cresciuto al fianco mio e di mio fratello Lorenzo ed è animato dalle stesse motivazioni che hanno permesso anche a noi di affermaci nel mercato italiano dell’auto. Ama il marchio Fiat e si è sempre trovato d’accordo con me nella scelta di puntare tutto su Progetto e proseguire il percorso che io stesso ho intrapreso, grazie anche alla preziosa collaborazione di tutte le donne e gli uomini della società». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 189


AUTOMOTIVE

La componentistica recupera competitività

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iamo agli inizi del 1900 quando a Torino, città perno dell’industria automobilistica italiana, nasce ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, attiva da allora come trade d’union tra le aziende italiane che operano ai massimi livelli nei settori della costruzione ed equipaggiamento degli autoveicoli. All’interno dell’associazione, il Gruppo Componenti ANFIA comprende le aziende produttrici di componenti di primo impianto e di ricambi, uno dei settori più importanti del comparto automotive. Il presidente del Gruppo Componenti ANFIA e vicepresidente di ANFIA Mauro Ferrari, fa il punto sulla situazione del mercato della componentistica auto. Potrebbe trarre un bilancio sull’andamento del settore da lei rappresentato relativamente al 2010? «Nel 2010 si è registrata una leggera ripresa del fatturato della componentistica automotive italiana, che complessivamente è attorno ai 40 miliardi di Euro – ma non in misura tale da compensare i notevoli cali del periodo più intenso

Il focus e le prospettive del mercato della componentistica automotive dalla voce del presidente del Gruppo Componenti ANFIA, Mauro Ferrari. Tra ripresa e confronto con i produttori internazionali Nicoletta Bucciarelli della crisi, ovvero il 4° trimestre 2008 e tutto il 2009. I primi cenni di ripresa delle vendite relative al primo impianto sono stati avvertiti sostanzialmente per i prodotti destinati all’export. In un contesto di crisi economica, in cui i consumatori tendono a rimandare le decisioni d’acquisto di beni durevoli come gli autoveicoli, sono aumentate le spese legate alla manutenzione degli stessi. Infatti, l’aftermarket automobilistico nel 2010, secondo i dati di una rilevazione ANFIA, ha registrato un incremento del fatturato del 5,6% rispetto al 2009». Quali sono le prospettive per il prossimo biennio relativamente al settore dell’automotive e, in particolare, alla filiera della componentistica? «Il mercato italiano dell’auto, in ribasso del 9,2% nel 2010, registrerà ancora un calo attorno al 5-6% nel 2011. Per i comparti dei veicoli commerciali leggeri e dei veicoli induEURO striali – il primo in ripresa già Il fatturato della nel 2010 con un +6,2%, il secomponentistica automotive nel 2010 condo ancora in calo di -5%, dopo un 2009 difficile per entrambi – nel 2011 dovrebbero risollevarsi i volumi di mercato. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per avvertire segni tangibili di ripresa nella filiera della componentistica e molto di-

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Mauro Ferrari

Mauro Ferrari, presidente del Gruppo Componenti ANFIA www.anfia.it

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Il settore automotive italiano può contare su una filiera molto competitiva in termini di know-how, ma ancora troppo frammentata a livello di componentistica

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penderà anche dal superamento di alcune criticità che penalizzano il sistema italiano delle imprese, impedendone un vero rilancio». Su cosa si giocherà il confronto con i produttori internazionali nei prossimi anni? A tal proposito, quali aspetti vanno riformulati strategicamente all’interno della filiera da lei rappresentata al fine di renderla più competitiva? «Il settore automotive italiano può contare su una filiera molto competitiva in termini di know-how, ma troppo frammentata a livello di componentistica. Purtroppo la presenza nel nostro Paese di un solo Costruttore e con volumi produttivi sempre più bassi non può che penalizzare il settore. In queste condizioni occorre un’apertura a nuove forme di aggregazione, integrazione e reti d’imprese. La dimensione aziendale, infatti, è un fattore critico per internazionalizzazione, innovazione e riduzione dei costi, dunque una leva strategica per vincere nell’arena

competitiva di oggi e soprattutto di domani. In Italia le aziende della componentistica sono spesso di piccole dimensioni e sottocapitalizzate e due sono le vie per renderle più forti e competitive. Da una parte, la classe imprenditoriale deve comprendere la necessità di attivare processi d’aggregazione e di partnership virtuosi, individuando una forma di governance aziendale condivisa, che vada al di là dei personalismi e degli interessi dei singoli attori coinvolti. Un’altra via per far crescere le imprese è investire nell’equity, nelle aziende sane con modelli di business solidi e proiettati verso il futuro». Quali aspettative riponete sul Piano Fabbrica Italia? «Non si tratta solamente di un passo che consentirebbe finalmente di avere un Costruttore nazionale con dimensioni e volumi produttivi adeguati a consentire un’evoluzione positiva anche della Componentistica, volumi che, come dicevo prima, hanno ormai raggiunto un livello troppo basso. Fabbrica Italia è molto di più. È un piano di rilancio del settore che può aprire la strada al recupero della competitività dell’intero Sistema Paese e all’attrazione di nuovi investimenti dall’estero. Si tratta di un piano ambizioso e coraggioso, che mira a portare la produzione in Italia da 650.000 a 1,4 milioni di vetture all’anno, per realizzare il quale è indispensabile un forte miglioramento della produttività e dell’efficienza delle imprese. Si tratta di un investimento destinato a generare un incremento dell’occupazione e a contribuire al recupero del PIL atteso per i prossimi anni. In sintesi, un’opportunità essenziale per tutta la filiera, che il nostro Paese non può permettersi di perdere. Sinceramente mi auguro che vengano superate le posizioni espresse, anche recentemente per il caso Bertone, dalla Fiom. Il prevalere di questa posizione a mio parere renderebbe oltremodo chiaro, anche e soprattutto agli investitori esteri, che la spirale negativa nella quale si trova la nostra industria automobilistica può essere irreversibile». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 191


RADIOCOMUNICAZIONE

Una comunicazione sostenibile Grazie alla svolta digitale si amplia lo spettro di opportunità offerte dalla radiocomunicazione. Ma, come spiega Katia Bozzo, a capo della società Silbo, nessuno sviluppo ha senso se non avviene nel pieno rispetto dell’ambiente Aldo Mosca

Nelle immagini, alcune installazioni per la radiocomunicazione realizzate dalla società Silbo di Gaglianico (Bi) www.silbosistemi.com

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ettere in collegamento aree geografiche differenti, anche estremamente distanti tra loro, sfruttando prodotti tradizionali e nuove tecnologie IP. La biellese Silbo si apre alle sfide del nuovo decennio in cui le radiocomunicazioni continueranno a rappresentare non soltanto un business, ma anche una fonte di sviluppo sociale come poche altre al mondo. «La nostra è un’azienda nata per passione – afferma Katia Bozzo, figlia dei fondatori Silvino e Franca, imprenditori del settore da ormai quattro decenni -. Ciò che abbiamo raggiunto è frutto di un’attenzione condivisa per il progresso e la salvaguardia di un diritto costituzionale, quello della Comunicazione». E così, seguendo tale principio, la Silbo ha compiuto passi da gigante fino ad affermarsi come azienda leader nel settore della progettazione e costruzione di reti per la radiocomunicazione, collaborando con enti pubblici e servizi di emergenza nazionali, come il 118, la Croce Rossa e la Protezione Civile. Una crescita che trova nel rispetto dell’ambiente un leitmotiv irrinunciabile per la famiglia Bozzo. «Intendiamo mantenere le nostre strutture nel totale rispetto della natura che le circonda, con un impatto pari a zero sul territorio e sul paesaggio». Va detto che la forza della società di Gaglianico sta nell’avere una rete interamente propria, una struttura capillare sulla quale far transitare le comunicazioni e sperimentare nuove tecnologie al servizio delle comunità. Una base che ha permesso alla Silbo di consolidarsi economicamente. «L’ultimo bilancio rappresenta, per noi, una vittoria. Chiudiamo in attivo e con aspettative ancora migliori per il prossimo anno». Da pochi anni, poi, si è rivelata vincente la scelta di rivolgersi anche al grandissimo pubblico dei privati. «Alle famiglie e alle imprese offriamo un servizio internet a basso costo con un impatto

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Katia Bozzo

ambientale ridottissimo – spiega la Bozzo -. Si tratta di un pacchetto rientrante nel nostro progetto Eden Network: il paradiso per il Privato, l’Industria, l’Ente Pubblico, il cui obiettivo è entrare a giusto titolo nel microcosmo di chi lavora per mantenere il nostro ecosistema, senza rinunciare al bisogno inalienabile di comunicare con il resto del pianeta». Come? Creando delle postazioni che possano autoalimentarsi, grazie alla forza della natura, con l’ausilio di sistemi eolici per l’alta montagna e pannelli solari. «Ogni postazione è stata curata nei dettagli di funzionamento ed estetici. Crediamo che il futuro sia nel nostro Pianeta e che le soluzioni siano solo nel Suo rispetto». La società ha indetto parecchi progetti pilota cappeggiati tanto da Comuni, quanto da privati. In questo il successo di Eden Network è esemplare. «Con Eden intendiamo offrire collegamenti internet wi-fi che assicurino, sin dalla loro origine, un’alta attenzione per il nostro ecosistema – spiega sempre Katia Bozzo -. I risultati delle tecnologie che abbiamo scelto di impiegare sono davvero sorprendenti. Eden Network è la soluzione ai problemi della vecchia tecnologia, nelle aree non servite dal segnale radio, per il cittadino che desidera comunicare e conoscere, per tutte le imprese come possibilità tangibile di aprire le porte a un mercato non solo locale». I cosiddetti “giganti della comunicazione” si sono nel tempo appoggiati e interessati alla Silbo, per servire intere aree non coperte da sistemi di comunicazione validi. «Le grandi società hanno constatato, con noi, che il segnale internet via radio è una forma di comunicazione funzionale e sicura». Molte le prospettive aperte per il futuro. «La radiocomunicazione costituisce un ambito poco conosciuto – sostiene l’imprenditrice piemontese -. Le applicazioni di un buon sistema possono stupire l’interlocutore. Parliamo di una

fonte inesauribile di sorprese, che nascono dalle esigenze degli utilizzatori e che si concretizzano in progetti davvero interessanti, dalla localizzazione delle persone nelle aree di montagna, al monitoraggio degli animali in un settore protetto, ai controlli di sicurezza delle guardie». L’aumento del canone richiesto per l’Autorizzazione Ministeriale, necessario costo per la costituzione e il mantenimento di una propria rete radio, non sta però favorendo il settore. «Con una riforma dei costi di gestione le aziende interessate potrebbero permettersi una migliore comunicazione radio. Oggi, infatti, grazie alla tecnologia sviluppata nell’ultimo triennio - la Digital Mobile Radio - le radio digitali sono garanzia di una piattaforma potente e versatile. Le comunicazioni digitali costituiscono la soluzione agli interrogativi di oggi e mantengono solide basi tecniche per aggiungere nuove funzionalità e soddisfare nuove necessità nel futuro». Ma il quadro, se le istituzioni sono più lente a comprenderlo, è sempre più chiaro alle aziende. E su questa base la Silbo sta pensando di aumentare le aree di copertura di Eden Network e consolidare la sede secondaria di Firenze, da cui partiranno interessanti progetti di collaborazione con la Capitale. PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 195


MERCATO ASSICURATIVO

Il settore assicurativo sfida la crisi Segnali positivi dal comparto che regge bene l’impatto negativo della crisi finanziaria e lancia nuove strategie di sviluppo grazie alla solidità dei gruppi leader nel mercato assicurativo. L’esempio di Mapfre nelle parole di Alvaro Javier Carro Erika Facciolla

onostante il momento economico non sia dei più felici, il settore assicurativo mostra segnali di crescita che lasciano ben sperare in una ripresa dell’economia. Un comparto dinamico, propositivo, il cui motore propulsore è rappresentato da gruppi leader la cui solidità finanziaria è riconosciuta a livello internazionale. Uno di questi è Mapfre, multinazionale di assicurazione diretta nata nel 1933 con sede in Spagna e specializzata in riassicurazione, assistenza e rischi globali, che conta duecentocinquanta unità operative sparse in oltre quaranta paesi. L’azienda occupa importanti posizioni nel settore grazie anche alla divisione Mapfre Asistencia, leader internazionale nell’assistenza e nei rischi speciali nei settori auto, casa, viaggi e salute. Alvaro Javier Carro, Direttore Generale della sede secondaria di Mapfre Asistencia e di Mapfre Warranty, società di servizi interamente controllata dalla multinazionale, ci aiuta a conoscere meglio l’articolata realtà di questo importante gruppo assicurativo. Nella pagina a fianco, Quali sono i risultati ottenuti Alvaro Javier Carro, al centro, con lo staff direttivo dopo i primi dieci anni di Mapfre Asidi Mapfre Asistencia stencia in Italia? e Mapfre Warranty Italia www.mapfreasistencia.com «Nel 2003, per entrare nel mercato ita-

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liano, Mapfre Asistencia acquisì una azienda medio-piccola la cui attività principale era la vendita dei servizi di garanzia meccanica per gli autoveicoli. L’obiettivo era duplice: da un lato conseguire l’esperienza e il know-how nel settore e dall’altro proporre tutti i prodotti specifici di assistenza e rischi speciali venduti nel resto del mondo dalla nostra multinazionale. Da allora abbiamo diversificato il nostro portafoglio passando da azienda monoprodotto a multiprodotto». Qual è il bilancio relativo all’attività e al fatturato del gruppo per il 2010? «Il 2010 è stato caratterizzato da una certa difficoltà nel mercato assicurativo e finanziario della maggior parte dei Paesi nei quali operiamo. Tuttavia il gruppo è riuscito ad ottenere risultati positivi, registrando un aumento delle entrate e dell’utile. Il Gruppo Mapfre, infatti, ha aumentato le entrate di quasi il nove per cento rispetto al 2009». In che modo la crisi ha ridisegnato le strategie e le priorità del mercato assicurativo? «Siamo convinti del fatto che ogni crisi genera delle opportunità. È noto che nei momenti di difficoltà i consumatori sono molto più selettivi, ecco perché abbiamo pensato


Alvaro Javier Carro

che la nostra attività potesse rappresentare un fattore chiave per i clienti, grazie al quale acquisire un vantaggio strategico nei confronti della concorrenza». Come si è tradotto tale intento? «Nel 2010, in Italia abbiamo fortemente investito nella qualità di tutti i nostri servizi ottenendo la certificazione ISO 9001 sia per la filiale di Mapfre Asistencia, sia per Mapfre Warranty. Questa strategia ha permesso ai nostri partner di ottenere benefici sia in termini di fidelizzazione della clientela che di redditività». Su quale strategia si fonda lo sviluppo del gruppo? «Il Gruppo è noto per la sua capacità di anticipare e adattarsi alle esigenze del mercato, e grazie alla diversificazione e all’innovazione attuate non solo a livello di prodotto, ma anche nei mercati e nei canali distributivi, oggi siamo cresciuti parecchio». Quali sono i settori e i prodotti sui quali state puntando maggiormente? «In Italia i prodotti e servizi che forniamo al settore automotive sono solo una piccola parte dell’ampio portafoglio di Mapfre Asistencia: l’attività è concentrata nel fornire ai dealers servizi di gestione del post-vendita, quali ad esempio la garanzia meccanica e l’assisternza stradale, con l’obiettivo di diventare un partner strategico al quale affidarsi per lo sviluppo del business». Può anticiparci alcune delle novità in cantiere? «Il nostro obiettivo è quello di introdurre anche in Italia tutti i prodotti che Mapfre Asistencia commercializza nel resto del mondo per la clientela business. Con le nostre linee dedicate all’auto, alla salute, alla casa e ai viaggi, saremo in grado di supportare la clien-

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Il 2010 è stato caratterizzato da una certa difficoltà nel mercato assicurativo e finanziario della maggior parte dei Paesi nei quali operiamo. Tuttavia il gruppo è riuscito ad ottenere risultati positivi

tela business creando reciproci benefici». Ad esempio? «Con la linea Motor Solution, mettiamo a disposizione una vasta gamma di servizi adattati alle specifiche esigenze degli operatori del settore automobilistico. Con la linea Home Protection, offriamo la soluzione più efficace a qualsiasi inconveniente domestico. Nell’area salute, la linea Health Care offre servizi di assistenza medica e farmaceutica. Travel & Leisure, infine, comprende servizi di assistenza per chi viaggia con operatori multilingua». Per il prossimo biennio quali sono le vostre prospettive? «Il gruppo avrà la capacità di continuare a espandersi attraverso la diversificazione internazionale delle attività, le opportunità di sviluppo offerte da nuove acquisizioni e partnership, lo sviluppo di canali di distribuzione alternativi ed una gestione prudente del rischio».

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Dalla terra alla tavola Prima di arrivare sulle nostre tavole, patate e cipolle sono sottoposte a rigidi controlli, garanzia di sicurezza e qualità. Il loro processo produttivo, dalla lavorazione alla commercializzazione, spiegato da Gaetano Torti Guido Puopolo

Al centro, seduti, i soci fondatori Cleto e Gaetano Torti insieme al team della F.lli Torti di Molino dei Torti (Al). Da sinistra Elena, Marco, Alessandro, Piera Torti. Nelle altre immagini, alcuni momenti della lavorazione di patate e cipolle www.fratellitorti.it

limenti semplici e genuini, che soprattutto nel passato hanno rappresentato la base della dieta di milioni di persone, patate e cipolle continuano, in maniera più o meno elaborata, a essere presenti nei nostri menù. La zona della Bassa Valle Scrivia, in Piemonte, vanta, per conformazione del territorio e specializzazione degli addetti, una lunga tradizione nella produzione di questi ortaggi. I terreni di medio impasto e la possibilità di effettuare una razionale irrigazione consentono infatti di ottenere produzioni costanti per qualità e quantità, in grado di soddisfare i consumatori

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più esigenti. Proprio in questi luoghi ha avuto inizio la storia della F.lli Torti, azienda fondata nel 1973 con sede in provincia di Alessandria, che attualmente rappresenta un modello di riferimento per tutto il settore: «Siamo specializzati nell’approvvigionamento, conservazione, lavorazione, confezionamento e commercializzazione di patate e cipolle», spiega uno dei fratelli titolari dell’azienda. Naturalmente, in un contesto di questo tipo, la scelta delle materie prime è alla base di tutto il lavoro: «I prodotti che utilizziamo, provenienti non solo dal Piemonte ma anche da Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Sicilia, vengono selezionati sulla base di analisi severe, e scelti solo se dichiarati conformi e idonei alle specifiche tecniche. Durante la fase di coltivazione – continua Torti – i nostri agrotecnici effettuano un costante monitoraggio degli ortaggi, assistendo il produttore sul campo e verificando l’adozione di metodi di produzione integrata. Il basso utilizzo di prodotti fitosanitari e il rispetto dell’ambiente, infatti, ci consentono di ottenere un eccellente livello qualitativo della materia prima. Tutto il processo produttivo, inoltre, si


Fratelli Torti

svolge nel rispetto delle norme di autocontrollo igienico previste dalla certificazione Haccp, al fine di salvaguardare il prodotto e la salute dei consumatori». Al giorno d’oggi anche la tecnologia svolge un ruolo di primo piano, al servizio della bontà del prodotto finale: «Il processo di lavorazione prevede diverse fasi, nelle quali l’azienda si avvale di impianti automatizzati per la selezione, calibratura e pesatura dei prodotti, e di avanzati sistemi di confezionamento. Negli ultimi anni abbiamo sostenuto investimenti importanti per dotarci di strutture e strumentazioni all’avanguardia. Ad esempio disponiamo di una speciale tecnologia a sistemi ottici per la selezione delle patate, capace di fornire elevati standard qualitativi del prodotto e di incrementare le rese di lavorazione. Allo stesso tempo – aggiunge Torti – abbiamo adottato un innovativo metodo di conservazione anti-germogliamento per le patate e le cipolle stoccate nel magazzino, assolutamente naturale e senza alcun residuo sugli alimenti». Il successo di un prodotto, si sa, dipende comunque sempre dalle risposte del mercato e, per conquistare il grande pubblico, l’azienda ha affinato nuove tecniche di marketing: «Patate e cipolle sono selezionate e confezionate per soddisfare i bisogni dei consumatori, e per raggiungere questo obiettivo la nostra società ha sviluppato un innovativo sistema di comuni-

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Nel processo di lavorazione ci avvaliamo di impianti automatizzati per la selezione, calibratura e pesatura dei prodotti, e di avanzati sistemi di confezionamento

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cazione. Ad esempio le linee di prodotto Patata, come “La Classica”, “La Ricca” e “La Golosa” – spiega Torti – sono caratterizzate da un packaging accattivante, la cui caratteristica principale è costituita da un’attenta selezione varietale. A questa si affianca una comunicazione on pack innovativa, in grado di presentare in modo immediato i driver di scelta del prodotto, come la consistenza della polpa, le modalità di utilizzo e la proposizione di ricette invitanti». Una menzione speciale merita invece la recente installazione, in azienda, di un impianto fotovoltaico da 455 kWp: «Abbiamo deciso di dotarci di un sistema in grado di alimentare le nostre strutture con energia pulita – conclude Torti – Siamo molto sensibili alle tematiche ambientali, anche perché risparmio energetico e tutela dell’ambiente saranno le parole d’ordine dell’economia del futuro, e noi vogliamo farci trovare pronti». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 203


TURISMO

Un nuovo asset strategico Torino città d’arte e d’eventi traina il turismo piemontese, un settore «sano e in crescita, che non solo diversifica l’economia ma migliora la qualità della vita». Molto bene anche l’enogastronomia. Il punto e i progetti dell’assessore Alberto Cirio Michela Evangelisti

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industria del turismo piemontese continua a crescere. I pernottamenti turistici in tutto il 2010 sono stati 12,3 milioni, il 6,6% in più del 2009. Certamente ha aiutato la grande visibilità che le Olimpiadi del 2006 hanno offerto a Torino e al resto del territorio, facendolo scoprire a chi non lo conosceva e lanciandone una nuova immagine, non più legata soltanto all’automotive e, in generale, alla fabbrica. Ma, al di là della vetrina olimpica, l’assessore regionale al Turismo, Alberto Cirio, spende parole lusinghiere nei confronti degli imprenditori privati locali che «hanno saputo cogliere il potenziale dell’offerta turistica piemontese, variegata e d’eccellenza, scommettendo su un settore che, fino a qualche anno fa, non rientrava tra gli asset strategici di questa regione, in cui il motore economico primario era e rimane l’industria». I numeri dimostrano invece quanto questa visione fosse li-

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mitata, perché il turismo si è rivelato «una vera e propria industria, capace di diversificare l’economia locale e di dare un contributo importante al Pil regionale». Il settore è arrivato a rappresentare il 5% del Pil del Piemonte. Quali sono i riverberi della crescita del turismo sull’economia regionale? «Innanzitutto stiamo parlando di un settore sano e in crescita e, quindi, di un ottimo ambito di investimento. La ricettività, ad esempio, è cresciuta di circa il 70% negli ultimi dieci anni e questo, insieme a tutto l’indotto dei servizi legati al turismo, significa nuovi

posti di lavoro. Senza dimenticare che il turismo non fa bene solo all’economia ma, migliorando i servizi e valorizzando il territorio, fa crescere anche la qualità della vita di coloro che ci vivono». La quota di mercato più grossa la prende la città di Torino, che assorbe il 28,6% delle presenze regionali. Quali sono a livello storico artistico i luoghi e gli eventi che attirano più turisti? «La Reggia di Venaria è al top delle mete preferite da chi visita il Piemonte: il 2010 si è chiuso con 800mila presenze, mentre solo nell’ultimo mese, dall’apertura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia a oggi, i visitatori sono stati più di 150mila. Al secondo e al terzo posto ci sono il museo Egizio, che nel primo trimestre del 2011 ha già registrato un incremento dell’11% con oltre 161mila visitatori, e il museo nazionale del Cinema ospitato nella Mole Antonelliana, con più di mezzo milione di presenze l’anno. Tra gli

A sinistra, Alberto Cirio, assessore regionale al Turismo


Alberto Cirio

La Reggia di Venaria Reale e, sotto, il museo Egizio. Nella pagina seguente, piazza San Carlo a Torino e alcuni prodotti tipici dell’enogastronomia locale

eventi che attirano più turisti, oltre ad appuntamenti come il Salone del Gusto e la Fiera Internazionale del Libro, puntiamo sulla musica e lo spettacolo: il caso degli U2, che la scorsa estate hanno garantito il tutto esaurito a Torino, è esemplare». Cosa vi aspettate per il futuro? «Puntiamo molto sulla recente

riapertura sia del museo dell’Automobile, con il nuovo allestimento firmato da Confino, che del museo del Risorgimento di palazzo Carignano, il palazzo dei primati, dove nacque il primo re d’Italia e che ospitò anche il primo parlamento del Paese». La montagna cede il primato e passa al secondo posto, con il 26,1% delle presenze. Come muoversi per non perdere appeal? «La montagna ha ceduto il primato a Torino nel 2010, ma non dobbiamo sottovalutare il peso che gli oltre due milioni di pellegrini ospitati nel capoluogo per l’Ostensione della Sindone hanno avuto su questo risultato. La montagna rimane nel dna turistico del Piemonte uno dei prodotti più forti e per non perdere l’appeal generato dalle Olimpiadi stiamo lavorando a un progetto che abbiamo chiamato “La Coverciano della neve”, che punta a trasformare le montagne olimpiche, con lo straordinario PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 207


TURISMO

patrimonio infrastrutturale e cina di montagna e alla conprofessionale che i Giochi ci hanno lasciato, nel principale centro di formazione per le discipline invernali, non solo d’Italia ma anche d’Europa». La maggiore crescita percentuale (14%) è stata registrata nelle aree collinari. Quanto ha inciso la ricchezza del patrimonio enogastronomico del territorio? «Tantissimo. L’enogastronomia è il segmento che nel 2010 ha trainato l’intero turismo italiano e le colline piemontesi hanno la forza di prodotti unici “born in Piemonte”, come il tartufo bianco d’Alba o il Barolo, vere icone per il turista del gusto. Ma l’enogastronomia è un’eccellenza su tutto il territorio, basti pensare ai nostri vini Docg, alle tante Dop, alla tradizione torinese legata, ad esempio, al cioccolato, con prodotti simbolo come il gianduiotto, ai sapori umili e intensi della cu208 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

centrazione di chef stellati su tutta la regione, a cominciare dagli splendidi Lago Maggiore e Lago d’Orta». Quali politiche avete intenzione di mettere in campo per proseguire su questo solco di crescita? «Innanzitutto stiamo potenziando il web: internet è diventato il mezzo di comunicazione più aderente alla vita della persona e il turismo rappresenta il 55% dell’e-commerce con tassi di crescita importanti. Per questo stiamo sperimentando la piattaforma per il booking sul portale piemonteitalia.eu, mentre in collaborazione con la facoltà di Economia e commercio dell’Università di Torino abbiamo creato la “Piemonteitalia tribe”, un team di 48 studenti universitari che lavora a un nuovo progetto di marketing turistico on line, focalizzato in particolare sul Web 2.0 e sui

social network, nuovi e potenti strumenti di socializzazione e, di conseguenza, anche di comunicazione promozionale». Su quali eventi e target punterete? «Punteremo sugli eventi sportivi, culturali e di spettacolo come traino di turismo, rilanceremo il settore congressuale con un bonus da 5 euro a congressista per incentivare gli organizzatori, favoriremo il target delle famiglie con tariffe agevolate nei musei e “stelline” ai ristoranti che propongono menu di livello rivolti ai bambini e, infine, stiamo portando avanti una promozione rivolta all’estero, con particolare attenzione all’Europa. Azioni con le quali miriamo a chiudere l’anno oltre i 14milioni di presenze».


Maurizio Baldini

L’ospitalità d’eccellenza ora viaggia sul web Per il turismo di montagna, spiega Maurizio Baldini, la concorrenza si è fatta dura e la clientela business ha ceduto alla crisi: ma Torino non tradisce. «Una destinazione emergente, da scoprire, e meno cara rispetto ad altre città d’arte del circuito italiano» Michela Evangelisti

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oderatamente soddisfatti. Così si dichiarano gli operatori delle strutture ricettive piemontesi di fronte agli ultimi risultati del settore. E gli input arrivati dalle prime prenotazioni fanno ben sperare nella stagione estiva ormai alle porte. «In un periodo in generale difficile come quello che stiamo attraversando, che ha determinato drastici cali in molte località, il Piemonte resiste e, per quanto riguarda la città di Torino, addirittura acquista mordente» illustra il direttore di Federalberghi Piemonte, Maurizio Baldini. Il segreto del capoluogo? «Viene vissuto come una destinazione nuova, emergente, da scoprire, ed è meno cara rispetto ad altre città d’arte del circuito italiano». Continuano ad andare forte anche molte aree tradizionalmente “in” del turismo regionale, come

quella del lago Maggiore. «Si tratta in questi casi di un turismo maturo, consolidato, caratterizzato da un’elevata capacità da parte sia degli operatori privati locali che degli enti pubblici di destagionalizzare con un ricco programma di eventi e congressi» spiega Baldini. Il turismo a Torino poggia quindi principalmente sui luoghi d’arte? «Il capoluogo ha vissuto per anni sulla clientela businesscorporate legata alle industrie, alle fiere, ai congressi. Oggi quella fascia è in calo; incidono la crisi industriale in generale, le vicende legate al gruppo Fiat, il fatto che le fiere internazionali siano rimaste solo due e che Torino non possieda un vero e proprio centro congressi, con i problemi di organizzazione conseguenti. L’aumento della clientela leisure ha bilanciato la situazione, anche se la com-

pensazione è limitata all’aspetto delle presenze e dell’occupazione, mentre i fatturati rimangono molto diversi; la capacità di spesa della clientela leisure è, infatti, decisamente minore». Qual è invece l’andamento del turismo di montagna? Baldini, «In questo campo la concor- Maurizio direttore renza si è fatta dura; mentre di Federalberghi fino ad alcuni anni fa dove- Piemonte vamo competere solo con le altre località dell’arco alpino, italiane e straniere, oggi dobbiamo vedercela anche con le località emergenti della nuova Europa, penso in particolare alla Bulgaria e alla Romania, che per il buon rapporto qualità-prezzo proposto sono riuscite, ad esempio, a intercettare la clientela sciistica inglese. Ma questo cambiamento ha anche degli aspetti positivi: ha infatti provocato una reazione da parte degli operatori locali, che ora si danno più da fare per aggredire le fasce di clien- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 209


TURISMO

La ricettività è il nostro forte, dobbiamo solo migliorare la capacità di vendere l’eccellenza piemontese

tela in fuga».

Come valuta le politiche che vengono messe in campo a livello regionale per incentivare il settore? «Condividiamo tutte le scelte che, con fatica, la Regione sta portando avanti; ci rendiamo infatti perfettamente conto della riduzione drastica delle risorse disponibili. La sensibilità dimostrata in questo primo periodo di amministrazione ci lascia comunque ben sperare per il futuro. Ci aspettiamo il coraggio di mettere le mani sulla normativa turistica regionale e di ope-

210 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

rare riforme profonde, sia per quanto riguarda l’organizzazione turistica nel suo insieme sia per le singole normative di settore. Il quadro normativo regionale risale nella migliore delle ipotesi a dieci anni fa, nella peggiore, come nel caso dei campeggi, agli anni 70: oggi il turismo all’aria aperta ha caratteristiche completamente diverse, che richiedono uno svecchiamento delle regole». Quali strategie promuovete invece voi come operatori del settore? «Stiamo investendo molto su

84.641 POSTI LETTO La ricettività alberghiera del Piemonte nel 2010 in termini di posti letto attivi

3.586 STRUTTURE I complessi extra alberghieri presenti in regione nello stesso anno

figure professionali che abbiano valenza di marketing. Possiamo vantare una tradizione di ospitalità tramandata da secoli: la ricettività la sappiamo fare bene e ci vengono incontro prodotti della terra unici. Dobbiamo soltanto migliorarci nella capacità di vendita della nostra eccellenza. Fondamentali sono anche gli investimenti in campo tecnologico: ormai la metà, se non di più, della nostra clientela arriva dalla rete. Quindi è sul web che dobbiamo posizionarci nel modo più efficace possibile».


PIANO CASA

Riqualificazione energetica e nuove unità abitative

D

opo essere stato approvato a Palazzo Lascaris il primo marzo scorso, il nuovo piano casa della regione è entrato in vigore il 19 marzo. Tra i punti più interessanti per cittadini e imprese edili vale la pena evidenziare che la nuova norma scioglie i numerosi nodi dal punto di vista amministrativo riguardo la legge. «Il progetto è quello di snellire i vari processi, per arrivare a un testo unico di regolamentazione dell’edilizia. Si apre una finestra per le attività produttive e per i proprietari degli immobili. Sinora c’è stato un disorientamento generale nei due metodi differenti per l’urbanistica. Abbiamo avviato anche un processo di moderniz-

216 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

Il Consiglio regionale ha approvato il piano casa del Piemonte che contiene una serie di iniziative per il rilancio del settore edile. La norma scadrà il 31 dicembre 2012. Ugo Cavallera, vicepresidente della Regione con delega all’Urbanistica, spiega i dettagli del provvedimento Tiziana Achino zazione grazie allo studio sulla possibilità di telematizzazione delle pratiche». È questo, nella sintesi dell’assessore Cavallera, l’obiettivo che la Giunta Cota intende centrare grazie all’approvazione delle modifiche alla legge sul piano casa. Assessore Cavallera, quali ritiene i punti fondamentali del provvedimento? «La legge regionale 2 marzo 2011 n. 1, si propone l’obiettivo di incentivare il settore dell’edilizia, considerato tradizionalmente trainante dell’intera economia. La normativa consente interventi di ampliamento in deroga sugli edifici residenziali uni e bifamiliari, imponendo il rispetto dei nuovi parametri energetici alla parte ampliata e ammette anche la costituzione di una nuova unità abitativa. Sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione in deroga, nel rispetto delle norme sul contenimento dei consumi energetici. Le nuove norme agevolano interventi edilizi direttamente e indirettamente con-

nessi all’abitazione, chiedendo il rispetto degli standard urbanistici relativi alle aree a parcheggio. Sono favoriti gli interventi di soppalco e di ampliamento della superficie utile, nel limite del 20% fino a 2.000 metri quadrati nei fabbricati artigianali, produttivi e direzionali che per rinnovate esigenze produttive e tecnologiche devono adeguarsi ai nuovi cicli di produzione. Per agevolare il settore del turismo, è possibile l’ampliamento, la demolizione e ricostruzione in deroga, nel limite del 20% fino a 1.500 metri quadrati. Rimane immutato il sistema delle limitazioni posto a tutela delle aree e degli immobili vincolati dal piano regolatore o dalle leggi nazionali. I Comuni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, hanno facoltà di decidere se applicare le nuove norme sul proprio territorio o impedirne l’effetto con un’apposita deliberazione del consiglio comunale. Dare maggiori possibilità di ampliamento o ricostru-

A sinistra, Ugo Cavallera, vicepresidente della Regione Piemonte


Ugo Gabriele Cavallera Buia

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La normativa consente interventi di ampliamento in deroga sugli edifici residenziali uni e bifamiliari, imponendo il rispetto dei nuovi parametri energetici alla parte ampliata

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zione degli edifici esistenti concorre a evitare l’occupazione di nuovi spazi non edificati, salvaguardando il territorio di tutto il Piemonte, aprendo inoltre nuovi campi di intervento al settore edile, afflitto da una grave crisi di ordini e di addetti». È stato un lavoro congiunto con la rappresentanza di categoria? «La formulazione della nuova legge nasce da un’attenta riflessione svolta sia con gli ordini professionali (ingegneri, architetti, geometri), sia con le associazioni imprenditoriali che riunite in un ampio coordinamento che comprende ben 13 sigle, da Confindustria alle as-

sociazioni agricole - hanno fornito già nel 2010 interessanti materiali di valutazione e proposta. Il metodo è risultato costruttivo e merita di essere utilizzato più spesso, integrando e arricchendo il dibattito che normalmente è svolto dal consiglio regionale in sede di consultazioni ufficiali». Con l’applicazione di questa legge quale potrà essere il riscontro economico sulle attività edilizie? «Ci si aspetta un riscontro positivo, in quanto sarà possibile toccare ben tre settori dell’economia piemontese: gli interventi delle famiglie, interessate soprattutto ad ampliare le residenze uni e bifamiliari, rica-

vando l’auspicata nuova unità residenziale; l’intervento degli operatori edili, interessati alle nuove possibilità date dalle demolizioni con ricostruzione; le azioni degli imprenditori, che ricevono dalla nuova legge interessanti agevolazioni nel modificare, ed eventualmente ricostruire, gli stabilimenti produttivi». Sarà l’epoca di costruzioni secondo criteri tecnici più dettagliati da parte degli specialisti del settore? «Le premialità più interessanti, in termini di incrementi volumetrici, sono riservate agli edifici con alti standard tecnici di risparmio energetico. D’altronde, la domanda - anche da parte delle famiglie - si è decisamente evoluta: l’edificio “di classe A” è richiesto da un numero crescente di acquirenti, interessati al risparmio non tanto immediato, quanto garantito nel tempo». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 217


Snellire le procedure burocratiche Le modifiche al piano casa del Piemonte rilanciano il settore dell’edilizia: «Sono stati accolti i suggerimenti presentati dal coordinamento delle associazioni imprenditoriali a cui aderisce anche l’Ance». Il punto del presidente Giuseppe Provvisiero Elisa Fiocchi

Giuseppe Provvisiero, presidente di Ance Piemonte

218 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

L’

approvazione in consiglio regionale delle modifiche apportate al piano casa del Piemonte ha registrato un largo consenso fra tutti coloro che consideravano la legge precedente non solo un disincentivo al rilancio del settore, ma perfino una “zavorra” sui procedimenti abitativi. Le nuove procedure, meno restrittive rispetto a quelle precedentemente in vigore, affrontano il tema degli interventi di ampliamento; di demolizione e ricostruzione; sottotetti; vincoli e limitazioni. In particolare il nuovo testo consente ampliamenti in deroga sulle unità edilizie in edifici residenziali uni e bifamiliari e interventi di chiusura di loggiati e porticati

in fabbricati con tipologia costruttiva a schiera, per una volumetria complessiva che non può in ogni caso eccedere i 1.200 mc. La legge consente anche interventi di demolizione e ricostruzione in deroga sulla base dei requisiti energetici richiesti dall'applicazione del protocollo Itaca ed estende il termine entro il quale i sottotetti devono risultare legittimamente realizzati per poter essere recuperati ad utilizzo residenziale. Sulle nuove modifiche inserite, interviene il presidente dell’Ance Piemonte, Giuseppe Provvisiero. Si parla di un provvedimento più “permissivo”. Che lettura offre del nuovo testo introdotto? «La nuova legge regionale ha


Giuseppe Xxxxxxxxxxxx Provvisiero

tenuto in considerazione le osservazioni e i suggerimenti presentati in sede di consultazioni da parte del coordinamento delle associazioni imprenditoriali della regione, a cui aderisce anche l’Ance Piemonte. Abbiamo in particolare apprezzato le possibilità consentite anche in deroga agli strumenti urbanistici sia nel settore residenziale sia nei settori dell’edilizia artigianale, produttiva, direzionale e turistico-ricettiva. La norma, inoltre, incentiva le

demolizioni e le ricostruzioni tramite premi volumetrici correlati al rispetto delle norme in materia di rendimento energetico dell’edificio che si realizza». I Comuni avranno maggiore potere decisionale, con la possibilità di limitare l’applicazione della legge regionale. È favorevole a una maggiore distinzione territoriale che tenga conto delle specifiche esigenze? «Auspichiamo si possa usufruire in modo esteso della

normativa, pertanto ci auguriamo che le esclusioni da parte dei Comuni trovino applicazione in un numero ristretto e soprattutto motivato di situazioni». Uno dei maggiori disincentivi precedenti verteva sul rispetto dei requisiti energetici, considerati troppo onerosi per gli edifici degli anni Settanta. Come le nuove modifiche supereranno questo vincolo e semplificheranno i procedimenti abitativi? «Con le nuove disposizioni, il rispetto dei requisiti energetici è obbligatorio soltanto per la parte soggetta ad ampliamento, rendendo possibili, in alcuni casi, tali ampliamenti. Ciò non esclude però la possibilità d’adeguamento alle disposizioni in materia di risparmio energetico dell’intero edificio». La maggiore attenzione in tema di brutture edilizie, con particolare interesse per le zone produttive e la riqualificazione del patrimonio esistente, scongiureranno l’eccessivo consumo del territorio? «La demolizione e la ricostruzione di edifici già esistenti consente di migliorarne l’aspetto, evitando di conseguenza un ulteriore consumo del territorio. Al fine di agevolare tali sostituzioni la norma consente di intervenire su edifici in cui la destinazione d’uso residenziale risulti prevalente (e non più, come prima, del 75%) e include tra le destinazioni d’uso diverse, anche quelle turistico-ricettive o direzionali». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 219


Diecimila alloggi entro il 2012 Per rispondere alle esigenze abitative dei cittadini piemontesi, sono 2.437 gli alloggi in corso di realizzazione e 2mila in fase di progettazione. Il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, illustra tutti i provvedimenti utili a contrastare l’emergenza abitativa Elisa Fiocchi

L

e nuove modifiche presentate al piano casa della regione contengono procedure meno restrittive al fine di incentivare il settore dell’edilizia, semplificando e consentendo ai cittadini di intervenire sugli edifici nel rispetto dell’ambiente e con particolare attenzione al risparmio energetico. Le nuove norme del testo, che intervengono nella parte relativa allo “Snellimento delle procedure in materia di edilizia e urbanistica”, intendono dare nuove possibilità di ripresa, agevolando interventi edilizi direttamente e indirettamente connessi all’abitazione. In sin220 • DOSSIER • EMILIA ROMAGNA 2011

tesi, si parla di un piano casa più “permissivo”, in cui anche i Comuni avranno maggiore potere decisionale in base alle specificità del territorio. «A Cuneo – commenta il sindaco Alberto Valmaggia – portiamo avanti numerosi interventi di recupero se-

guendo precisi percorsi in collaborazione con le cooperative edilizie. L’impegno corre su due binari: da una parte il capitolo delle ristrutturazioni, con interventi finalizzati al recupero del patrimonio abitativo esistente, dall’altra l’attuazione di nuovi interventi, monitorando però l’andamento del canone che dovrebbe diventare più accessibile». Quali sono i provvedimenti proposti? «È stata approvata la graduatoria del secondo biennio relativo al “Programma Casa: 10.000 alloggi entro il 2012” degli interventi di edilizia sovvenzionata ammessi a finanziamento per l’ambito provinciale

Alberto Valmaggia, sindaco di Cuneo


Alberto Valmaggia

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L’Agenzia si occupa di gestire una serie d’incentivi e contributi per proprietari e inquilini che stipulino un contratto di locazione a canone concordato

di Cuneo e sono stati assegnati i contributi con le risorse disponibili quale anticipazione del terzo biennio. Il progetto dell’Atc ha, inoltre, messo a disposizione 40 alloggi su 60, oltre al costante lavoro delle cooperative. Tra gli interventi comunali, stiamo portando avanti il recupero di un prefabbricato con 36 alloggi a disposizione che saranno destinati agli anziani». Attraverso quali manovre il Comune s’impegna a contrastare il problema dell’emergenza abitativa? «Apriremo un nuovo bando per le case popolari a metà maggio e abbiamo incentivato gli affitti 3+2 che hanno una minore libertà nella de-

terminazione del canone. Nonostante ciò, fatichiamo ancora a ottenere buoni risultati. Molti proprietari di alloggi vuoti, infatti, preferiscono pagare la tassazione prevista, considerata irrisoria, così da mantenere vuoto l’immobile: un meccanismo che mantiene alti i livelli di emergenza abitativa». L’Agenzia sociale per la locazione è una struttura interna del Comune incaricata di favorire l’incrocio tra domanda e offerta di alloggi sul mercato privato. Come avviene l’incontro tra proprietari e inquilini? «Grazie a uno specifico finanziamento regionale, l’agenzia si occupa di gestire

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una serie d’incentivi e contributi per proprietari e inquilini che stipulino un contratto di locazione a canone concordato. I proprietari degli alloggi si possono rivolgere all’agenzia per conoscere meglio gli incentivi economici e le garanzie offerte dal Comune qualora decidano di affittare il proprio appartamento a famiglie in emergenza abitativa. Gli inquilini con un reddito documentato che si trovano in emergenza abitativa (per finita locazione, separazione coniugale, abitazione troppo piccola) e che non riescono a trovare una casa adatta, possono fruire del servizio offerto». In base a quali criteri l’amministrazione distribuisce gli incentivi? «I contributi agli inquilini in situazione di “emergenza abitativa” sono erogati una tantum all’atto della firma di un nuovo contratto di affitto a canone concordato. L’unico vincolo per l’inquilino è quello del reddito, che deve rientrare entro limiti prestabiliti».

mld

FINANZIAMENTO La cifra investita dalla Regione per alloggi e recupero di aree urbane degradate

mila ALLOGGI

Sono le nuove abitazioni che saranno realizzate nel Piemonte entro il 2012

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 221


DIALOGO PROGETTUALE

Un dialogo tra passato e futuro Il futuro secondo Pier Paolo Maggiora, tra i più apprezzati maestri dell’architettura italiana, che punta a uno sviluppo dialogico e interculturale dello scenario architettonico internazionale Andrea Moscariello

224 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Pier Paolo Maggiora

N

on più grandi città, ma reti metropolitane internazionali che competono sui parametri dei servizi, dell’efficienza, della vivibilità e della sostenibilità ambientale. Su questo si gioca il futuro, economico e strutturale, dei giganti urbani contemporanei. E da qui parte l’analisi di Pier Paolo Maggiora, l’architetto precursore del metodo, oggi seguito da migliaia di professionisti, detto del “Dialogo Progettuale”. «In realtà le trasformazioni territoriali che sta vivendo il mondo sono talmente variegate che è difficile definire quale direzione stiano oggi prendendo le città – sostiene Maggiora -. Sicuramente, lo sviluppo non avviene più semplicemente all’interno delle aree urbane, in una logica fine a se stessa. Sono le grandi reti, le connessioni tra più territori, a rendersi competitive, a emergere». Molti gli esempi concreti. Sanità, industria, formazione universitaria, commercio. Molti i fronti su cui si vanno a costituire queste reti. E l’Italia? Secondo Maggiora un grande passo in tal senso lo potrebbe compiere all’estremo Sud. Perché puntare alla Sicilia? «Intanto la Sicilia gode di una posizione geografica favorevole. È la porta dell’Europa sul Mediterraneo. Quello che dobbiamo superare è una visione che ci mostra l’Isola come un insieme di tante piccola città. Occorre concepire la regione come

un’unica grandissima metropoli da 5 milioni di abitanti». Una metropoli? «Sì. La Sicilia può porsi sullo scenario globale al pari di Tokio, Londra, New York o Shangai. Deve diventare la piattaforma principale del Mediterraneo, un hub di connessione internazionale tra l’Europa e l’Africa. E su questo vi è già un progetto su cui stiamo lavorando». Per raggiungere un obiettivo così ambizioso, però, la Sicilia necessita di interventi fondamentali. «Questo è chiaro. Deve creare punti di accessibilità strategici verso i suoi tre lati, Palermo, Catania e Agrigento. In aggiunta, attraverso il ponte, dovrà entrare in relazione con gli altri grandi corridoi europei. In questo il concetto del “Dialogo” è fondamentale. Solo la pluralità e il confronto delle voci consentono infatti di allargare l’unilateralità del progettare solitario, favorendo quella “creatività dei molti” che è la condizione metodologica necessaria per ideare e realizzare interventi complessi all’altezza del terzo millennio. Il Mediterraneo anche per questo rappresenta la nostra sfida più importante. Siamo chiamati a creare delle connessioni, dei presupposti tali da favorire lo scambio e la crescita, culturale, tecnologica ed economica, tra le due sponde del mare». La cronaca degli ultimi mesi, però, ha evidenziato

come vi siano molte fratture all’interno dell’area mediterranea. L’architettura può favorire la crescita di un nuovo substrato di coesione? «Sicuramente. Sul Mediterraneo vi è questa omogeneità di fondo che attiene proprio allo sviluppo della sua storia. Pensiamo solo alla realtà siciliana. La sua cultura, il suo volto, è il frutto del dialogo tra culture differenti. Greci, romani, arabi e normanni. Si tratta di un’autentica terra multiculturale e questa peculiarità non va ritenuta come un semplice aspetto delle sue origini. Il passato è la matrice del futuro, è un tra-

In apertura, progetto CityLife (Milano). Sopra, l’architetto Pier Paolo Maggiora www.pierpaolomaggiora.com

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 225


DIALOGO PROGETTUALE

A destra, il progetto Laguna Verde (Settimo Torinese) e, sotto, la Eco-City Caofeidian (Cina)

La storia è circolare, non lineare, ce lo insegna la teoria della relatività. Bisogna scandagliare il passato per trovare gli elementi che faranno grande il futuro

guardo da riproporre in chiave

più evoluta e ampliata». Questo concetto, che rientra nel metodo del “Dialogo”, lei ha dichiarato che si trova anche nel noto progetto City Life, per la città di Milano. In questo caso dove troviamo un ritorno del passato? «City Life nasce e si sviluppa proprio in forma dialogica. Non è un caso se ho scelto di creare, per la sua realizzazione, un team di architetti provenienti da culture e paesi diversi. Dalla mediorientale Zaha Hadid al giapponese Arata Isozaki fino all’ebreo Daniel Libeskind.

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Sotto molti aspetti ho voluto ricreare quel clima che si respirò a Milano quando, nel Trecento, si andò a realizzare il suo simbolo più importante, il Duomo». Dunque c’è una correlazione tra il Duomo e City Life? «Entrambi rappresentano la piazza occidentale dell’asse Milano-Torino. Sbaglia chi pensa al Duomo come a un progetto meneghino, in realtà fu il risultato di maestranze veneziane, tedesche e francesi, solo per citarne alcune. Il Duomo fu una grande opera multiculturale

perché Milano, nel 300, era un incredibile crocevia di popoli. La storia è circolare, non lineare, ce lo insegna la teoria della relatività, che purtroppo l’architettura ha perso aggrappandosi a un’idea del passato ottocentesca, astrusa, romantica. Bisogna scandagliare il passato per trovare gli elementi che faranno grande il futuro. E oggi è impensabile concepire un progetto come City Life senza attuare una costruzione dialogica tra tutte quelle culture che confluiscono su Milano, così come accadde nel 300 per la cattedrale. Il progetto è un continuo divenire grazie al confronto costante tra noi architetti, così distanti e diversi, ma così uniti nell’obiettivo da raggiungere». In quali altri progetti in corso di realizzazione, soprattutto, si possono cogliere altri elementi dialogici? «Sicuramente in “Laguna Verde”, che prevede la riconversione dell’area dismessa dello stabilimento Pirelli a Settimo Torinese. Anche in questo caso, scaturisce una continuità critica rispetto alla storia. Le nuove istanze sociali e tecnologiche devono confrontarsi con la tradizione, con il preesistente. Altro progetto straordinario è la “EcoCity” di Caofeidian, in Cina, una vera “città del futuro” in cui il concetto tradizionale di città si apre a nuovi scenari del tutto inaspettati, ponendosi come nuovo modello in cui l’architettura, la scienza, la tecnologia, la cultura e i servizi dialogano costantemente».


IMPIANTI SU MISURA

Tecnologie d’avanguardia In un settore dominato dalle multinazionali, la strategia adottata dalle piccole imprese italiane è legata alla specializzazione e alla disponibilità a realizzare lavori particolari. L’esperienza di Giuseppe Ilaria Amedeo Longhi 228 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Giuseppe Ilaria

I

l mercato dell’ascensore è soggetto a una suddivisione abbastanza netta: da un lato vi sono le multinazionali, che detengono il predominio realizzando impianti standardizzati e curando tutta la fase di vita dell’impianto, dalla progettazione all’installazione, occupandosi anche della manutenzione periodica e degli interventi di riparazione. Dall’altro lato troviamo le piccole e medie imprese, che fanno parte di una rete a cui appartengono anche gli installatori, gli artigiani e i manutentori. Fra questo tipo di aziende c’è anche la Teknocam di Giuseppe Ilaria, che da circa vent’anni si occupa della realizzazione di ascensori e montacarichi. «Noi entriamo in gioco quando c’è un problema – spiega Ilaria rimarcando le caratteristiche che differenziano la sua nicchia di mercato da quella occupata dalle multinazionali –, quando si presenta l’esigenza di realizzare un impianto secondo richieste specifiche e straordinarie». Voi quindi siete legati più alle personalizzazioni e alle installazioni particolari? «Esatto e anche la suddivisione dei compiti è diversa: noi non veniamo mai chiamati direttamente dall’utilizzatore finale. Mentre la multinazionale effettua tutti i lavori, gli installatori con cui collaboriamo non costruiscono i materiali, li comprano dalle aziende come la Teknocam, che realizzano i singoli componenti

trovando la soluzione ideale per ogni esigenza». Recentemente ci sono stati alcuni cambiamenti nel vostro modo di operare, dettati anche da aggiornamenti di natura legislativa. «Il mercato è stato liberalizzato, anche se di fatto si è rafforzato il predominio delle multinazionali, che hanno potuto standardizzare gli impianti, realizzare economie di scala migliori e abbattere i prezzi. A noi piccoli produttori è rimasta la personalizzazione. Le nuove direttive hanno permesso di eliminare il locale macchine e si è aperto lo spazio per nuove soluzioni». Su quest’ultimo fronte registrate molte richieste? «Sì, attualmente stiamo lavorando molto su questo. Mentre la maggioranza delle multinazionali propone ancora macchinari a 380 volt, noi già da diversi anni realizziamo impianti a 220 volt, che hanno un consumo operativo molto contenuto che consente un notevole risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale. Esistono anche varianti alimentate tramite pannelli solari oppure a recupero energetico». Generalmente intervenite più sul nuovo o su edifici già realizzati? «Noi lavoriamo molto sulle ristrutturazioni, quindi edifici già realizzati dove non c’è mai stato l’ascensore, ad esempio nei vani scala dei palazzi d’epoca. Sono il nostro campo: immobili che

Noi entriamo in gioco quando si presenta l’esigenza di realizzare un impianto secondo richieste specifiche e straordinarie

necessitano di impianti con dimensioni non standardizzate, che noi siamo capaci di personalizzare in base alle esigenze degli utenti e agli spazi a disposizione. In alcuni edifici storici abbiamo effettuato interventi conformi alle indicazioni fornite dalle Belle Arti; per esempio, abbiamo appena realizzato in un castello un impianto con ascensore esterno tutto in corten, con un effetto perfettamente intonato con il contesto architettonico in cui si è andato a collocare, pur trattandosi di un impianto di nuova realizzazione. Possiamo sintetizzare l’essenza del nostro lavoro attraverso un paragone: come il fabbro cesellatore lavora il cancello, noi realizziamo l’ascensore su misura sia dal punto di vista delle dimensioni che da quello dell’impatto estetico, sempre però con un occhio a risparmio energetico e prestazioni tecnologiche d’avanguardia».

Nelle foto, esempi di realizzazioni effettuate dalla Teknocam di Casaleggio (NO) www.teknocam.eu

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 229


RIQUALIFICAZIONE

Recuperiamo la dignità architettonica delle città «Le città sono sempre più affollate di edifici inadeguati e di aree dismesse che ne intaccano non solo l’estetica ma anche le potenzialità funzionali». L’ingegnere Giuseppe Bailo spiega come l’intervento su un singolo edificio possa cambiare il volto di un intero quartiere Luca Cavera

urante questi anni di attività mi sono reso conto di come sia essenziale il recupero del patrimonio immobiliare esistente dotato di una dignità architettonica. Costruire o ristrutturare immobili privi di una loro identità, con il solo obiettivo commerciale e speculativo, non premia né dal punto di vista economico, né dal punto di vista professionale». Queste parole, certamente in controtendenza rispetto a un mercato orientato solo al profitto, sono dell’ingegnere Giuseppe Bailo, titolare dell’omonima società di costruzioni, fondata nel 1948 dal padre, il geometra Paolo Bailo, specializzata in vari settori, fra i quali il recupero del patrimonio architettonico. «Con questa impostazione realizziamo due obiettivi: l’ottimizzazione dell’urbanizza-

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230 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

zione e dei servizi comunali già esistenti e la valorizzazione di comparti urbani degradati». Come e in cosa è cambiata la concezione dell’immobile urbano negli ultimi anni? «C’è stato un profondo cambiamento nelle caratteristiche richieste per gli alloggi. Infatti l’attuale “modus vivendi” predilige abitazioni funzionali e con metrature ridotte rispetto, per esempio, a quelle che erano richieste negli anni 70. In quel periodo le tre camere da letto e i doppi servizi erano scelte basilari, quasi obbligate. Oggi si parte da una situazione diversa, sia per le fluttuazioni del mercato che per la situazione urbanistica delle città. Queste sono sempre più affollate di edifici inadeguati e di aree dismesse che intaccano non solo l’estetica ma anche le potenzialità funzionali. A fronte di ciò si assiste a interventi architettonici e ingegneristici di pianificazione urba-

nistica che non sempre risultano ad hoc». In che modo si evolve il progetto di riqualificazione di queste aree urbane e su quali presupposti si basa? «Molte città italiane presentano aree industriali dismesse e ormai consegnate alla dimenticanza. Recuperarle non è solo un’opportunità, ma diventa un bisogno sempre più attuale. Il recupero di opifici industriali dismessi è quasi obbligato, in quanto l’ubicazione di questi ultimi è quasi sempre all’interno delle aree urbane. La loro trasformazione e riqualificazione è necessaria innanzitutto per rendere fruibili aree che attualmente sono solo di ingombro. Inoltre il riutilizzo delle urbanizzazioni esistenti non presenta alcun ag-

L’ingegnere Giuseppe Bailo è titolare della Bailo Srl di Novi Ligure (Al) info@bailocostruzioni.it


Giuseppe Bailo

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Cerchiamo di garantire un’adeguata riqualificazione senza tradire l’anima del fabbricato preesistente

gravio in termini di spese per i Comuni». Tra le ultime opere realizzate dall’Impresa Bailo c’è la riqualificazione urbanistica dell’“ex Molino Moccagatta” di Novi Ligure. Quali erano gli obiettivi che hanno caratterizzato tale lavoro? «Il principale obiettivo che avevamo programmato e che abbiamo raggiunto in quest’ultimo intervento è stato la trasformazione delle strutture esistenti, che avevano delle finalità esclusivamente produttive – come il nome della struttura lascia intendere in modo trasparente –, in un moderno stabile per uso residenziale e commerciale. Per mettere in atto il progetto è stato sufficiente un semplice permesso di costruzione rilasciato dall’Ufficio Urbanistica del Comune di Novi Ligure, che ci è stato rilasciato senza lungaggini burocratiche, avendo noi chiarito quella che

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era precisa finalità dell’intervento, ovvero contribuire alla rivalutazione del quartiere». Nel ristrutturare un ambiente storicamente stratificato, quali sono le linee architettoniche cui poter fare riferimento? «Prima di tutto è necessario individuare l’idea progettuale iniziale dell’edificio che sarà interessato dall’intervento di ristrutturazione. Una volta individuata quella che era stata la scelta architettonica originaria, cerchiamo di garantire un’adeguata riqualificazione, curata dai nostri progettisti, che si impegnano ad adattare alle esigenze moderne l’immobile, sforzandoci, per quanto possibile, di non stravolgere né tradire l’anima del fabbricato preesistente». Quali sono gli interventi che maggiormente possono “tradire l’anima” di un edificio? «Con le nuove normative in

materia di contenimento energetico e disciplina antisismica è sempre più difficile coniugare un recupero corretto, anche dal punto di vista estetico, con le nuove tecnologie. Intanto bisogna distinguere fra i materiali che incidono sull’efficacia strutturale delle architetture e altri sulla resa estetica. Nella scelta costruttiva la mossa più importante sarebbe quella di rimanere fedeli alla struttura originaria mediante l’utilizzo dei materiali già presenti negli immobili, adattandoli alle nuove tecnologie. Il riutilizzo di questi materiali originari è solitamente il mezzo più semplice per rendere omogeneo e “invisibile” l’intervento restaurativo». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 231


MATERIALI PER L’EDILIZIA

L’edilizia traina la crescita degli isolanti Da un piccolo stabilimento di Cuneo a una distribuzione globale per i più svariati settori industriali. Il caso della Fibrac, azienda nota nel mondo per i suoi isolanti, che oggi reinveste sul territorio piemontese puntando al business del risparmio energetico Filippo Belli

232 • DOSSIER • PIEMONTE 2011


Katusha ed Ezio Caula

L’

Nelle immagini, alcune produzioni dell’azienda Fibrac Isolanti di Carrù (Cn). In basso, un’impresa edile al lavoro applica un isolamento termico su un edificio

evoluzione e la crescita dell’industria degli isolanti sono state probabilmente tra le più interessanti nell’ambito dei settori produttivi italiani ed europei. In particolare, è nei confronti dell’edilizia che si riscontrano le fonti di business maggiormente significative. Isolare un edificio, oggi, significa sostanzialmente renderlo energeticamente più efficiente e sostenibile tanto dal punto di vista ambientale, quanto da quello economico. Alcuni attori del settore lo hanno ben compreso, investendo in maniera sostanziosa sulla produzione rivolta al comparto edile. Caso esemplare è quello della Fibrac Isolanti, azienda di Carrù, nel Cuneese, nata sul finire degli anni Settanta da un’idea dei fratelli Carlo e Riccardo Caula. Ma se inizialmente l’attività consisteva fondamentalmente nella produzione di lana di roccia basaltica, con il tempo l’azienda è diventata un vero e

proprio punto di riferimento tra gli specialisti del settore degli isolanti termoacustici. Uno sviluppo che ha permesso alla società di espandersi anche a livello internazionale. «Oltre allo sviluppo dei materiali e delle applicazioni, giocano a favore della nostra azienda anche la flessibilità e l’organizzazione gestionale» spiega Katusha Caula, attuale amministratore delegato della Fibrac, che assieme al cugino Ezio, amministratore delegato commerciale, porta avanti la tradizione imprenditoriale di famiglia. «In particolare nella nostra regione, il Piemonte, siamo tra i principali distributori di materiale per l’edilizia. Grazie anche al fatto che la nostra impostazione di magazzino permette una tempistica di consegna estremamente rapida» sottolinea l’amministratrice. E in effetti, osservando la storia dell’azienda, questa crescita logistica balza subito agli occhi. Ne ha infatti compiuta di strada dal suo primo capannone di mille metri quadrati. Oggi la Fibrac dispone di una superficie operativa coperta di circa 5mila mq. su di un’area complessiva di 15mila mq. interamente di proprietà della famiglia Caula. APPLICAZIONI INDUSTRIALI Una struttura che è cresciuta anche per il grande successo ottenuto nell’ambito dell’isolamento nel settore delle applicazioni industriali, su cui oggi il

gruppo di Cuneo riveste un ruolo da protagonista sullo scenario globale. Molte le applicazioni possibili in tal senso: dagli impianti di produzione di energia agli allestimenti chimici, dalle coibentazioni e insonorizzazioni industriali fino alla produzione di forni, caldaie e strutture di protezione al fuoco. «Ci rivolgiamo al navale, all’offshore, all’automotive e, ovviamente, all’industria del condizionamento e della refrigerazione – spiega Ezio Caula -. Il nostro impianto, oggi, consta di quattro forni distribuiti su due linee, riuscendo a fornire una produzione annua pari a 4mila tonnellate di lana di roccia basaltica». E poi, ovviamente, ci si concentra sull’edile. «Negli ultimi anni abbiamo profondamente rinnovato e ampliato la nostra struttura operativa evidenziando una figura di produttore e distributore operante nel settore dell’edilizia – racconta Katusha Caula -. Stiamo stabilendo in tal senso importanti accordi di collaborazione con alcune delle principali aziende del settore come Rockwool, Fassa-Bortolo, Knauf Insulation e Global Building, solo per citarne alcune». «I materiali isolanti da noi venduti sono il prodotto cardine attorno al quale ruota tutto il discorso del risparmio energetico, in quanto sono l’elemento strutturale preposto a diminuire il passaggio di calore e, di conseguenza, le di- PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 233


MATERIALI PER L’EDILIZIA

L’evoluzione produttiva La Fibrac Isolanti Spa viene fondata nel 1978 dai fratelli Carlo e Riccardo Caula. Inizialmente l’attività consisteva nella produzione di lana di roccia basaltica. Negli anni a seguire, con l’inserimento di nuove risorse umane e finanziarie, la società si è affermata tra gli specialisti del settore isolanti ampliando la sua attività anche a livello internazionale. In seguito, poi, Fibrac è diventata specialista dell’isolamento nel settore delle applicazioni industriali. La struttura produttiva si è man mano evoluta arrivando, oggi, a contenere 4 forni che forniscono una produzione annua pari a 4mila tonnellate di lana di roccia basaltica. Il raggio di vendita dei materiali si estende a tutta l’Europa e, in collaborazione con primarie aziende impiantistiche italiane ed estere, anche ad Asia, Africa, Medio-oriente e Stati Uniti. Oltre ai materiali isolanti tradizionali, la società commercializza anche sistemi completi per l’edilizia a secco, dal cartongesso ai controsoffitti, per l’isolamento con sistemacappotto e soluzioni per la protezione al fuoco delle strutture. www.fibracisolanti.com

spersioni di energia – spiega Ezio Caula -. Per questo la nostra è una produzione che trova grandi riscontri sul mercato». Ma come può una realtà che si regge sui grandi numeri organizzarsi e non rischiare di rallentare dinanzi a un mercato che ormai vive quasi esclusivamente sulla logica del tutto e subito? Secondo il responsabile commerciale, «quello con cui ci si confronta è, in effetti, un’economia sorretta dal meccanismo del “just in time”, ma nel nostro caso il poter disporre di un ampio magazzino, dimensionato proprio rispetto alla domanda del nostro settore, ci permette di operare sia su una logica a lungo termine, sia nel-

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l’immediato. Rispondiamo rapidamente alle richieste delle nostre imprese committenti anche perché abbiamo, già da tempo, degli ottimi partner per ciò che concerne il trasporto e la consegna delle merci». INVESTIMENTI SUL TERRITORIO Interessante, tra l’altro, è il fatto che, a differenza di molte altre realtà protagoniste di uno sviluppo internazionale, Fibrac torna a investire in maniera massiccia sul suo territorio. «Il Piemonte resta uno dei fulcri principali per il nostro core business – dichiara Katusha Caula -. Soprattutto per il discorso edile ci ha permesso di am-

pliare il nostro raggio di azione influendo positivamente sul fatturato dell’azienda. Anche il comparto produttivo piemontese investe su di noi, specie nell’ambito della coibentazione industriale». NUOVI MERCATI Andando oltre confine, invece, l’azienda punta a nuovi mercati emergenti, tra cui Turchia, India, Iran, Sud America e Messico. Si investe, poi, anche sullo sviluppo di nuovi impianti. «Per soddisfare la grande richiesta di materiali provenienti dal mercato dell’automotive, abbiamo di recente installato un nuovo impianto per la produzione di fibre minerali con le caratteristiche tecniche e prestazionali richieste su molte produzioni strategiche, come quelle delle pastiglie per i freni, delle frizioni o della guarnizioni -. Annuncia l’Ad -. L’impegno che ha sempre caratterizzato l’attività di Fibrac nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative, rappresenta una garanzia di crescita per il futuro». «Il nostro obiettivo principale è quello di diventare un punto di riferimento sempre più importante sia per le imprese del comparto edile, sia per le industrie – conclude Ezio Caula -. Anche per questo stiamo investendo risorse economiche ed energie per formare e specializzare il nostro personale tecnico».


METALLI PER L’EDILIZIA

Sottostrutture per il fotovoltaico L’importanza della qualità dei materiali per l’edilizia e la sensibilità verso il risparmio energetico, rappresentano le basi su cui l’azienda O.M.L. ricerca l’innovazione Giulio Conti

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In queste immagini, alcuni ambienti e fasi operative della O.M.L., azienda con sede a Cuneo www.oml-cn.com

materiali utilizzati nel settore dell’edilizia, soprattutto per la realizzazione di coperture e rivestimenti, oggi più che mai devono possedere validi requisiti di qualità prestazionale, durevolezza e proprietà tecnico-fisiche adeguate alla strutturazione di dispositivi mirati ai maggiori risultati di risparmio energetico. «L’esperienza acquisita unita a un’elevata capacità di innovazione ci permettono le più svariate tipologie di lavorazioni utilizzando materiali di alta qualità che vanno dal sempre richiesto rame, all’acciaio inox, allo zinco titanio fino ai più innovativi allumini molto utilizzati nel moderne realizzazione architettoniche». A capo della O.M.L. di Cuneo, azienda operante nel settore della lavorazione metalli per

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l’edilizia quali coperture civili e industriali, rivestimenti di facciate, sottostrutture per fotovoltaico e lattoneria, l’imprenditore Paolo Gautero spiega come le attività aziendali, per raggiungere i più alti livelli di efficienza produttiva, non possano prescindere dall’adozione di nuove tecnologie e di ogni forma e sistema che renda quanto più sicuro il lavoro degli operatori. Per questo «tutti i reparti della O.M.L. sono dotati di macchinari di ultima generazione, all’avanguardia nella tecnologia e nell’efficacia della produzione, sempre senza perdere di vista la sicurezza del personale operante». Già alcune note della biografia dell’azienda cuneese bastano a descrivere un percorso costante verso l’espansione e lo sviluppo dell’impresa che dal 2000, en-

trando a far parte del gruppo Idroterm, ha poi trasferito la sede in una nuova struttura nelle immediate vicinanze della casa madre Idroterm: «l’obiettivo perseguito è quello di creare un polo che va dalla lattoneria alle energie alternative in grado di dare la massima soddisfazione e disponibilità sia all’installatore che al progettista e al committente finale». Nell’ambito di questa politica di continuo miglioramento nel servizio proposto a fine dello scorso anno, è stato inaugurato un nuovo stabilimento produttivo localizzato nel comune di Guarene appena fuori Alba in grado di servire i territori di Langhe e Roero e l’astigiano. La crescita e il potenziamento della O.M.L. sono stati possibili anche in questi momenti di crisi grazie alle attente e oculate scelte della


Paolo Gautero

Il sottomodulo in lamiera della O.M.L. consente un vantaggioso risparmio grazie alla velocità di esecuzione e alla modularità del supporto

direzione e della proprietà in termini di ricerca continua di un alto livello di qualità sia delle materie prime e dei prodotti offerti ai clienti che nel servizio svolto che va dalla analisi del lavoro da svolgere fino ad opera ultimata. «Per mantenerci sempre all’avanguardia con le nuove offerte del mercato alla O.M.L. svolgiamo costantemente corsi di aggiornamento sia per il nostro personale che per i committenti che lo desiderano – afferma Gautero –. Per il 2011 ci attendiamo comunque un

anno ancora difficile per quanto riguarda l’edilizia ferma ai blocchi di partenza dopo la crisi degli anni scorsi, ma siamo fiduciosi nella crescita della nuova filiale e puntiamo sui nuovi prodotti quale il fotovoltaico e soprattutto sui prodotti per la sicurezza di chi lavora sui tetti quali linee vita e parapetti in quanto crediamo che la salute nel lavoro sia più importante delle speculazioni». L’organizzazione aziendale si compone di una capillare rete commerciale, un ufficio tecnico per offrire il miglior servi-

zio alla clientela, un efficiente ufficio amministrativo oltre a una trentina di addetti alla produzione e logistica che si avvalgono di più di 20 macchinari per la produzione e diversi automezzi per le consegne. Ma, ponendo in evidenza la capacità innovativa e concorrenziale dell’azienda, è proprio a sostegno dei sistemi che sfruttano le energie rinnovabili che «la O.M.L. propone lo sfruttamento dell’energia termica sostenibile tramite i pannelli solari – precisa Gautero –, ma soprattutto tramite l’innovazione del sottomodulo in lamiera, che consente un vantaggioso risparmio grazie alla velocità di esecuzione ed alla modularità del supporto. Inoltre la struttura è totalmente impermeabile e aderente al tetto o all’eventuale supporto». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 237


SICUREZZA NEI CANTIERI

La sicurezza “antonelliana” dell’ingegneria piemontese Troppo spesso, la sicurezza sul lavoro è stata trattata come un problema da evadere piuttosto che affrontare. Non distoglie invece lo sguardo da nessuna sfaccettatura che il tema propone, l’ingegnere Giancarlo Gonnet, la cui esperienza è giunta fino in cima alla Mole Adriana Zuccaro

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e incongruenze in tema di sicurezza che si registrano nei cantieri, sono frutto di una scarsa attitudine all’adeguamento normativo oppure la causa di un sistema di norme troppo rigide e superficiali? «Le condizioni di un cantiere hanno ricadute pressoché nulle sulla qualità finale dell’opera. Quindi spesso il problema della sicurezza viene affrontato con superficialità, dimenticando che la sua gestione dipende dal livello culturale di una società, nella quale i valori legati alla professionalità e all’attenzione alla propria sicurezza come a quella degli altri è inesistente. Si presta maggiore attenzione a eludere il problema che ad affrontarlo». Non si perde in preamboli l’ingegnere Giancarlo Gonnet, fondatore e titolare dell’omonimo studio professionale di Torino, per descrivere le tante sfaccettature del mondo dell’edilizia all’interno del quale ha accumulato un’esperienza trentennale per poi passare, da imprenditore a professionista, a dedicarsi a specifiche attività legate al campo della sicurezza. «Ci occupiamo di operazioni di coordinamento, di

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Sulla Mole Antonelliana è stato svolto un lavoro specializzato in progettazione strutturale e gestione del cantiere

In queste pagine, alcune fasi di ingegnerizzazione dei tre anelli della Mole Antonelliana, incarico affidato allo Studio Gonnet di Torino www.studiogonnet.it

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consulenza per imprese e stazioni appaltanti, di redigere calcoli strutturali sia in cemento armato che in acciaio e, quando possibile, in progettazione completa – spiega Gonnet –. Siamo inoltre attivi nel campo del supporto al Responsabile del Procedimento di Stazioni Appaltanti che non hanno una struttura di ufficio tecnico adeguata». La normativa sulla sicurezza chiamata normalmente 494 ha indotto nuove norme utili con

risultati spesso sorprendenti ma «a mio avviso, la sua applicazione passa più verso il rispetto formale e documentale che verso un aspetto di merito – afferma il fondatore dello Studio Gonnet –. Nei cantieri poi si paga spesso la scarsa professionalità degli addetti e la troppa attenzione alla produzione, oltre al fatto che ogni cantiere è un prototipo che si deve inventare ogni volta». Per intuire la specificità di ogni cantiere, basti immaginare il recente incarico affidato ai professionisti dello Studio Gonnet. «Ci è stata proposta l’ingegnerizzazione dei tre anelli da montare sulla Mole Antonelliana di Torino, lavoro specializzato che ha avuto risposte nel campo della progettazione strutturale, nella gestione del cantiere sia per i problemi di esecuzione che per la gestione della sicurezza – racconta l’ingegnere – perché le sei persone che hanno lavorato hanno operato sempre appesi a funi, con la supervisione continua di tecnici dello studio, oltre che dell’impresa che ha realizzato l’opera». Ma quali sono le principali responsabilità cui la progettazione e direzione lavori deve

far fronte per intervenire efficacemente su un’opera? «È fondamentale conseguire una progettazione precisa e approfondita, non condizionata dalla premura indotta dai tempi contrattuali e dalle limitazioni economiche – precisa Gonnet –. Talvolta comunque mancano idee nuove mentre il mercato premia maggiormente i valori economici del prezzo a quello della qualità. In particolar modo mancano spesso le conoscenze per una realizzazione precisa dei particolari, premessa indispensabile per produrre un prodotto corretto e soddisfacente». La filosofia che fa da cardine all’operato dello Studio Gonnet, trova nelle parole del suo fondatore quasi un auspicio dedicato al libero professionismo e al lavoro in genere. «Bisognerebbe prestare più attenzione all’aspetto umano del lavoro, alla priorità del pensiero sulla tecnica e sulla tecnologia, ai contenuti reali della vita e del lavoro rispetto all’esasperazione dei tempi e della produzione. Perché a volte, anche una semplice struttura può nascondere opportunità di pensiero inimmaginabili». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 239


L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA

Più sicurezza nelle cave con il filo diamantato La rivoluzione del lavoro in cava. Un’innovazione tecnologica che ha ridotto il rischio di incidenti sul lavoro e ha aumentato la produttività e l’efficienza dell’estrazione. Ne parla il presidente Emilio Brocco, artefice di questo progresso Luca Cavera

l lavoro in cava è sempre stato molto pericoloso. Negli ultimi decenni però l’estrazione è stata rivoluzionata dall’introduzione di macchine a fili diamantati per il taglio di marmi, graniti e pietre. Queste innovazioni tecnologiche hanno ridotto l’uso degli esplosivi, il cui impiego era la prima causa di incidenti. Oltre al problema della sicurezza sul lavoro, l’esplosivo causava molti scarti di produzione con relativi problemi di smaltimento degli scarti, costi elevati e lunghi tempi di produzione.

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In alto, Emilio Brocco, presidente di Co.Fi.Plast Srl e Wires Engineering Srl, Lessolo (TO) www.cofiplast.it

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Per rimediare a questa situazione, nel 1984, la Co.Fi.Plast ha iniziato lo sviluppo e la produzione di fili diamantati ed è stata la prima azienda a produrre il filo diamantato con assemblaggio in plastica per il taglio del granito. Dal 1998 si è aggiunta una seconda attività, la Wires Engineering, impegnata nella progettazione, sviluppo e produzione di macchinari che sfruttano la tecnologia del filo diamantato. La parola al presidente delle sue società, Emilio Brocco. La vostra tecnologia ha ri-

voluzionato la tecnica estrattiva. Qual era lo scenario precedente e cosa è stato migliorato? «Fino a 20-25 anni il modo di lavorare in cava era antiquato e precario. Il materiale veniva estratto facendo dei fori a rotopercussione, mettendo l’esplosivo dentro e poi staccando le pareti. C’era molta artigianalità e quindi molti rischi per gli addetti. È stato questo che ci ha spinti a ricercare soluzioni che migliorassero le condizioni di lavoro, per migliorare poi tutto il processo


Emilio Brocco

produttivo». Adesso, dopo l’affermazione del vostro prodotto sul mercato, come si lavora in cava? «Noi abbiamo contribuito ad abbattere quasi a zero l’uso degli esplosivi nell’estrazione. Questo grazie all’introduzione del filo diamantato e alle macchine che lo usano. Ora le pareti vengono tagliate e i rischi si sono ridotti notevolmente. Il lavoro è più razionale e programmabile. Il taglio è un procedimento prevedibile e controllato, invece l’esplosivo era un sistema incontrollato. L’altro lato della medaglia è l’impatto sociale, a causa della riduzione della presenza umana nelle lavorazioni pericolose, ma si è perso un po’ di lavoro e si è guadagnato in sicurezza». Il vostro mercato di riferimento è in Italia o all’estero? «Circa il 95% del nostro fatturato deriva dall’export. Ciò è dovuto al fatto che negli ultimi 20 anni, con il ritrovamento di materie prime all’estero, i clienti hanno aperto lì delle cave e spostato l’attività estrattiva. Inoltre i materiali italiani, sia il marmo che il gra-

nito, – escluso il marmo di carrara – hanno perso mercato, che da noi è saturo. C’è poi la crisi dell’edilizia e anche questa ha favorito l’emigrazione all’estero. Il marmo e il granito sono presenti in tutto il mondo e noi esportiamo in tutto il mondo, ma soprattutto in Usa, Brasile e India». Perché gli Usa importano i vostri prodotti e non usano quelli locali? «In realtà, negli Usa, non ci sono grossi concorrenti nel nostro settore. Grazie a una nostra sede in loco siamo riusciti ad affermarci sul loro mercato, che è molto esigente. Oltreoceano il cliente non richiede soltanto un prodotto, bensì pretende un servizio completo. È possibile soddisfare le richieste di alcuni mercati solo con la presenza sul posto, per questo abbiamo anche delle sedi produttive in Brasile, Stati Uniti, Spagna e Norvegia». Per voi il legame con il vostro territorio è comunque importante? «Io ho iniziato a lavorare qui da giovane. È chiaro che saremo sempre fedeli al territorio e alle nostre tradizioni. Le pro-

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Il taglio è un procedimento prevedibile e controllato, invece l’esplosivo era un sistema incontrollato

duzioni strategiche le abbiamo tenute qui. Anche se ultimamente il territorio ci dà un po’ di delusioni per le infrastrutture. Avremmo bisogno di ampliare i nostri laboratori, ma ci stiamo scontrando con problemi burocratici». Come si interfacciano le vostre due aziende fra loro? «Sono complementari l’una con l’altra ed entrambe svolgono assieme la ricerca. Sono entrambe certificate Iso 14001:2004 e Iso 9001:2008. Nello specifico però una costruisce le macchine e l’altra costruisce l’utensile che usano queste macchine, cioè il filo diamantato. Il nostro filo però non è montato soltanto dalle nostre macchine Wires, lo produciamo anche per essere montato sulle strumentazioni di altre aziende».

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L’ATTIVITÀ ESTRATTIVA

Il settore estrattivo guarda alla sostenibilità Risorse umane, rispetto per l’ambiente e forza imprenditoriale. Per Tarcisio Bettoni, presidente della Edilcave, sono gli elementi indispensabili per lo sviluppo dell’impresa estrattiva Adriana Zuccaro

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a ricetta per continuare a crescere e migliorarsi è quella di puntare su tre capisaldi: collaboratori fidati e qualificati, ecosostenibilità ambientale e spirito imprenditoriale». La filosofia del Gruppo Bettoni e, in particolare della Edilcave, impresa da sempre punto di riferimento nel settore degli aggregati e dei calcestruzzi, non può che fare perno sul suo presidente, Tarcisio Bettoni secondo cui «la forza di un’azienda sta nelle persone 242 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

che la compongono perché in un mondo dove capitali e tecnologie sono alla portata di tutti la componente umana fa la differenza; nel rispetto del territorio che vogliamo restituire verde, integro e non inquinato; e in un sano spirito imprenditoriale che, attraverso l’istinto, non lascia sfuggire occasioni importanti per eccessive valutazioni ed elucubrazioni». Ha sempre avuto le idee chiare Tarcisio Bettoni già prima dell’acquisizione dell’impresa di inerti e calcestruzzi. «L’obiettivo della mia gestione è quello di ren-

dere Edilcave uno dei poli estrattivi di riferimento per tutta la regione». La formula aziendale adottata in Edilcave tende verso i nuovi parametri di ecosostenibilità. In che modo? «Per noi l’ecosostenibilità non è una tendenza da cavalcare con azioni di Green Washing ma è una delle basi su cui sviluppiamo la nostra attività imprenditoriale. Applichiamo questo principio sia a livello macrodimensionale, programmando già dal momento dell’escavazione interventi di recupero ambientale che


Tarcisio Bettoni

In alto, da sinistra, Andrea e Tarcisio Bettoni, rispettivamente responsabile comunicazione e presidente della Edilcave di Tronzano Vercellese (VC) www.edilspaspa.it

consentano un perfetto inserimento del bacino nel paesaggio circostante, riducendo polveri, rumori ed emissioni, sia a livello di pratiche quotidiane. Ad ogni fase di estrazione di materiale segue un immediato recupero con la risagomazione delle scarpate, riportando terreno vegetale per l’inerbimento e piantando alberi di alto fusto. Il meticoloso rispetto di Edilcave per l’ambiente è inoltre confermato dall’importante premio Atecap 2010 ricevuto per le categorie sicurezza e sostenibilità ambientale». Quali peculiarità del paesaggio vercellese incentivano il lavoro in cava? «Il territorio dove operiamo, a cavallo tra le provincie di Biella e Vercelli, è caratterizzato dalla presenza di materiale inerte con caratteristiche geologiche adatte per la produzione di aggregati. Naturalmente avere tout-venat – misto naturale di cava – di

ottima qualità non è solo che la base per la produzione di aggregati marcati CE. Per ottenere il prodotto finito è necessario poter garantire un adeguato lavaggio e selezione per fare in modo che gli aggregati siano liberi da impurità e con granulometrie costanti». Di quali tecnologie dispone Edilcave per la produzione di aggregati? «Il nuovo impianto per la selezione degli aggregati rappresenta un esemplare unico nel suo genere. Un team di ingegneri ha sviluppato il progetto in modo da ottimizzare al massimo il rendimento in relazione alla composizione degli aggregati presenti in cava. Questo garantisce macinatura, selezione e lavaggio di altissima precisione e un prodotto finito composto da 10 pezzature di assoluta qualità. La gestione automatizzata con un software dedicato, l’abbattimento delle polveri e dei rumori e l’applicazione meticolosa di tutte le

norme sulla sicurezza offrono al personale condizioni di lavoro ottimali». Quanto l’automazione e l’utilizzo di software all’avanguardia hanno inciso nelle attività del gruppo Bettoni? «La tecnologia ha modificato il nostro agire quotidiano e l’avvento dei software di gestione delle operazioni ha consentito di ottenere prodotti sempre migliori, di eliminare drasticamente la possibilità di errore umano e di ridurre la necessità di addetti per ciascuna operazione. Nel campo degli aggregati penso che con il PLC – Controllo Logico Programmabile – l’impiantistica abbia davvero raggiunto il top. Nell’ambito calcestruzzi, invece, c’è ancora molto da fare ma le innovazioni, sia in ambito di prodotto che di impianti, sono all’ordine del giorno». Cosa vuol dire oggi gestire e coordinare il lavoro sotteso a una cava? «Il nostro lavoro di cavatori ci pone, in un’ipotetica graduatoria di sensibilità ambientale, agli ultimi posti. Facciamo parte di una categoria imprenditoriale che ha causato e sta causando danni irreversibili al territorio. Ma questo giudizio, che fa di tutta l’erba un fascio, ci è sempre pesato. Pur lavorando nel settore estrattivo, siamo convinti che il rispetto dell’ambiente non sia un vincolo ma un’opportunità e che sia l’unica direzione per poter avere un’ottica aziendale di lungo periodo». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 243


LE PIETRE DELL’OSSOLA

Da Milano a Lussemburgo: la pietra dell’Ossola Da una cava situata nella valle Ossola, si ricavano materiali che vanno ad abbellire sia piccole che grandi realtà nazionali e internazionali. Paola Marabini descrive le peculiarità di queste pietre Belinda Pagano

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Paola Marabini

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a Valle Ossola è conosciuta in tutto il mondo per la sua straordinaria ricchezza geologica. L’estrazione, la lavorazione e l’esportazione delle sue pietre risalgono addirittura all’epoca romana e ancora oggi, grazie al lavoro di esperti e appassionati, si continua questa tradizione locale divenuta ormai di conoscenza internazionale. Tutta l’area territoriale che si estende nei pressi di questa valle, grazie alle peculiarità geologiche secolari, fa sì che si possano ricavare materiali dalle qualità eccellenti. «Non basta però la materia prima a fare la differenza» spiega Paola Marabini, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Sarizzo di Crodo che insieme ai fratelli Silvana e Daniel conduce l’azienda che da oltre 40 anni si è inserita nella tradizione estrattiva ossolana. «Ovviamente la pietra deve avere caratteristiche eccellenti ma è importante anche la metodologia e l’organizzazione che stanno alla base di tutto il processo produttivo, dall’estrazione fino ad arrivare alla segagione, quindi alla lucidatura e alla finitura. Noi ad esempio assicuriamo una costante attenzione alle tecniche di estrazione e lavorazione sia della beola che del serizzo ed è grazie a questa nostra peculiarità che la Sarizzo di Crodo è riuscita ad affermarsi in modo netto sul mercato nazionale e internazionale». Dalla forni-

tura di prodotti utilizzati per la ristrutturazione della Reggia di Venaria alle lastre utilizzate dai marmisti per la realizzazione della pavimentazione del Castello Sforzesco di Milano, alla fornitura di elementi finiti per il rivestimento della facciata della State Street Bank di Lussemburgo: sono solo alcuni dei lavori che l’azienda Sarizzo di Crodo ha affrontato in questi ultimi anni. Ma qual è il segreto? «In realtà le pietre dell’Ossola hanno caratteristiche di pregio e solidità ormai conosciute e apprezzate a livello internazionale» continua Paola Marabini «tuttavia sono altrettanto importanti altri aspetti, come l’attenzione con cui si estraggono i materiali e la cura con cui si lavorano. Noi ad esempio forniamo diversi tipi di lavorazione. Le lastre, a richiesta, possono essere lasciate grezze, levigate o lucidate, bocciardate, fiammate o anticate e realizzate nei più diversi spessori per essere utilizzate sia per interno che per esterno. Ogni lavorazione ha le sue peculiarità e le sue tempistiche in

modo da riuscire a valorizzare al meglio un prodotto unico che conservi le sue caratteristiche originarie». La disponibilità di grandi quantità di materiale, inoltre, consente alla moderna struttura produttiva di far fronte a qualsiasi esigenza. «La maggior parte del materiale viene estratto nelle nostre cave di serizzo e beola». Ma quali sono nello specifico gli impieghi possibili? «In realtà sia la beola che il serizzo si prestano a qualsiasi tipi di uso. Vengono infatti utilizzati principalmente nell’ambito dell’edilizia civile e industriale per pavimenti, scale, davanzali, mensole, colonne; ma anche per l’arredo urbano in cordoli, panchine, fontane, fioriere. Inoltre non è da dimenticare l’arredamento e la realizzazione di monumenti e cappelle nell’arte funeraria. In particolar modo la beola è utilizzata per prodotti di nicchia grazie alle sue peculiarità eccellenti». Ed è grazie a queste particolarità che le pietre dell'Ossola sono diventate parte della storia, dell'architettura e dell'arte.

Una fase di lavorazione alla Sarizzo di Crodo (VB), azienda che si occupa dell’estrazione e della lavorazione di beola e serizzo www.sarizzodicrodo.com

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EDILIZIA

L’edilizia per il recupero del territorio Case, strade, opere pubbliche. Costruzione e ristrutturazione. Ogni intervento edilizio e infrastrutturale può cambiare il volto del territorio e migliorare le condizioni per chi lo vive. In questa direzione si muove l’impegno di Impredil Adriana Zuccaro

Sotto, lo staff dell’ufficio tecnico della Impredil Srl di Villadossola (VB), impresa di costruzioni diretta da Sergio Di Lenardo (secondo da sinistra) www.impredil.com

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onostante siano stati fatti grandi passi in avanti, il settore delle costruzioni e delle infrastrutture in Piemonte necessita ancora di interventi capaci di riqualificare concretamente l’assetto edilizio e dare nuovo volto al sistema infrastrutturale. «Con l’evento “Torino 2006”, già agli inizi degli anni 2000, sono stati migliorati molti ambiti territoriali ma con la progressiva riduzione delle risorse, è trascorsa una decade e le finanze regionali, oggi, lasciano poco spazio a nuovi investimenti». A testimoniare le difficoltà insite nell’imprenditoria contemporanea è Sergio Di Lenardo, amministratore dell’azienda Impredil Srl che dal 1972 a oggi ha ampliato il suo raggio d’azione dal settore delle costruzioni e ristrutturazioni edili sia civili che industriali, fino alla realizzazione di arginature, strade, piazze e opere pubbliche in genere. «Nonostante la primaria vocazione di Impredil sia l’edilizia civile, abbiamo diversificato la nostra attività su parecchi fronti perché nel mondo

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delle costruzioni la specializzazione è divenuta un freno alla crescita d’impresa». Con quali progetti Impredil ha dato e darà un contributo per lo sviluppo dell’edilizia piemontese? «Durante i preparativi per “Torino 2006” Impredil ha acquisito appalti per la realizzazione di due strutture alberghiere con pista di fondo nella frazione di Riale nel comune di Formazza, l’ampliamento delle strutture sciistiche di Domobianca, a Domodossola, e la realizzazione della piscina comunale coperta di Macugnaga. Di recente abbiamo invece dato il via a un’iniziativa immobiliare in una stupenda zona panoramica di Domodossola che prevede la realizzazione di un complesso residenziale. Ma guardando alle necessità infrastrutturali del nostro territorio, ritengo ci siano ancora parecchi interventi da realizzare e il più importante interessa il bacino imbrifero del fiume Toce con la sistemazione dell’alveo per evitare alluvioni, visto che le zone della bassa Ossola sono ancora a rischio». In un’epoca in cui le risorse e gli spazi cominciano a scarseggiare, ritenete che il recupero edilizio dell’esistente possa essere una mossa vincente? «Noi ci siamo sempre adoperati con i nostri committenti al recupero di immobili strutturandoci anche con attrezzature e personale specializzato per


Sergio Di Lenardo

questo tipo di interventi. Anche nell’ambito dei lavori pubblici siamo intervenuti recuperando, ad esempio, edifici soggetti a vincolo dei Beni Culturali; siamo infatti in possesso della categoria OG2, per immobili soggetti a tutela. Riteniamo che con l’andare del tempo le strutture ora abbandonate o degradate debbano obbligatoriamente essere recuperate perché di certo la cementificazione selvaggia di questi anni verrà bloccata». Come sono concepiti l’innovazione e l’aggiornamento alla Impredil? «Oltre che avere migliorato la struttura informatica e informatizzato tutta la gestione cantieristica e contabile, abbiamo investito sul recupero dei materiali da demolizione dotandoci di un impianto di frantumazione mobile e di un’area attrezzata per il recupero di detti materiali. Anche per risolvere il problema energetico Impredil, tra le prime in provincia, si è dotata di impianto fotovoltaico per la sede che soddisfa le esi-

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Con l’andare del tempo le strutture abbandonate o degradate dovranno essere recuperate perché di certo la cementificazione selvaggia di questi anni verrà bloccata

genze energetiche e un altro la cui produzione viene ceduta al gestore». In che modo vi muovete per tutelare i lavoratori? «Proprio per innalzare la soglia di tutela delle nostre maestranze abbiamo pensato che ottenendo la certificazione OHSAS 18001 e seguendo le regole da essa tracciate avremmo potuto avere un beneficio a livello tecnico-organizzativo sulla sicurezza in can-

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tiere. Nonostante le parecchie spese sostenute per l’acquisto di attrezzature e servizi di consulenza, i risultati ci hanno premiato: l’Ente Certificatore si è con noi complimentato per il modo in cui abbiamo interpretato la norma e organizzato i cantieri». Cosa auspica per il futuro delle imprese? «Ritengo che, mai come oggi, le nostre amministrazioni e il governo in particolare, debbano tutelare le realtà imprenditoriali come Impredil che svolgono un ruolo importante per il territorio, sostenendo e facendo crescere l’economia, quindi creando nuovi posti di lavoro. Perché l’occupazione significa il reimpiego di liquidità nel sistema economico e la riconquista del potere d’acquisto».

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Qualità ed eleganza nel mondo del parquet Tra i legni, il rovere è sicuramente il più “generoso”. Possiede tutti gli elementi tecnici e di aspetto che lo rendono unico e insostituibile, sia per parquet esterni che interni. Angelo Loser, titolare di Alpina Parquet, illustra le caratteristiche di un settore in crescita Nicoletta Bucciarelli


Angelo Loser

U

n secolo fa la vocazione iniziale venne dedicata soprattutto all’abbattimento degli alberi nei boschi e a una prima lavorazione in segheria. Passando per la carpenteria, le botti e la piccola falegnameria, dagli anni cinquanta la compagine societaria di Alpina Parquet di Magliano Alpi si è specializzata nel parquet, prima solo massiccio poi anche multistrato. Il titolare Angelo Loser spiega quali sono oggi i legni maggiormente utilizzati per produrre parquet. «Tra i legni europei i migliori sono rovere, noce, olivo, frassino e più raramente il ciliegio. Guardando all’esotico ci sono iroko, doussié, afrormosia, wengé, cabreuva, ipé-lapacho, teak e merbau. Praticamente ci riforniamo nelle foreste di tutti i continenti dove crescono legni duri e stabili adatti alla pavimentazione». Le richieste del mercato del parquet hanno subito nel corso degli anni una metamorfosi considerevole. «Ci sono più direttrici che contribuiscono a comporre la domanda e sono di

ordine economico e sociale. All’aspettativa di prezzi sempre più bassi molti nostri concorrenti italiani ed europei hanno reagito da tempo acquistando buona parte del loro prodotto finito sul mercato dell’estremo oriente, soprattutto dalla Cina. Noi invece abbiamo creato delle linee di prodotto totalmente fabbricate nel nostro sito italiano giocando su due modalità principali: l’acquisto diretto nei paesi di origine, che permette di ridurre al massimo i costi di mediazione, collaudo e trasporti oltre che una tecnologia aggiornata unita a una manodopera preparata da una lunga ed efficace formazione. Il prodotto finito va poi sul mercato italiano e su quello europeo ed est europeo. Ci rivolgiamo inoltre al Medio Oriente e in modo occasionale anche alle regioni più remote del mondo. È un nostro obiettivo prioritario aumentare la quota di esportazione». Per un articolo come il parquet il profilo ecologico sta acquistando sempre maggiore importanza, un’importanza legata alla provenienza, ai metodi im-

piegati per recuperarlo e all’impatto ambientale del prodotto finito. «A tale scopo abbiamo privilegiato l’approvvigionamento di materie prime da fonti certificate e che dimostrano di rispettare l’ambiente naturale in tutti i continenti da dove acquistiamo. Siamo certificati UNI EN ISO 9001:2008, FSC, PEFC e sono in via d’ottenimento le classi Bfl-s1 e Cfl-s1 di reazione al fuoco. Siamo altrettanto attenti sulla scelta di colle, vernici e metodi di produzione per ridurre al minimo l’impatto ecologico sia durante la produzione sia nel comportamento futuro dei nostri manufatti una volta installati negli ambienti abitativi. Il rovere è il legno che attualmente soddisfa maggiormente questi criteri e su questo generoso legno abbiamo sviluppato una gamma veramente vasta e completa». Da alcuni anni è sempre più comune la richiesta di parquet per esterni. «È uno dei nostri prodotti di punta e a tale scopo abbiamo creato un’offerta completa. La produzione è apparentemente più semplice in PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 249


IL VALORE DEL LEGNO

Vista la richiesta di parquet degli ultimi anni abbiamo sviluppato delle lavorazioni “artigianali” che conferiscono un certo grado di personalizzazione e unicità

quanto si tratta sempre di legno

massiccio. L’impegno è stato rivolto soprattutto alla ricerca di materie prime certificate quali per esempio il rovere stesso. Per quanto riguarda l’essiccazione, cerchiamo di aiutarci con un’essiccazione artificiale e non solo semplicemente “all’aria”. Per quanto riguarda la conservazione nel tempo di alcuni legni come il rovere, si richiedono semplicemente 2 trattamenti a olio all’anno mentre alcuni legni esotici addirittura possono fare a meno della manutenzione annuale ed è sufficiente intervenire solo al manifestarsi di alcuni inconvenienti». Il parquet oltre che rivestimento per il pavimento è arredo e raffinatezza che richiedono quindi un connubio tra qualità ed eleganza. «La qualità e l’eleganza non sono quasi mai in conflitto, ma è importante non dare false illusioni. Non è possibile infatti eseguire su un parquet qualsiasi finitura e lavorazione se per ognuna di queste prima non si sono verificate alcune esigenze qualitative come l’ecologicità, la resistenza e la riproducibilità nel tempo per garantire completamenti e sostituzioni. Occorrerebbe inoltre evitare in-

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In apertura, un parquet per esterni di Alpina Parquet S.p.a. di Magliano Alpi (CN). Nelle altre immagini soluzioni di parquet per interni www.alpinaparquet.com

convenienti come il viraggio di colore all’esposizione della luce, la fragilità e la criticità durante e dopo la posa. L’eleganza e l’orientamento al mercato sono diventati un imperativo da quando il parquet è stato assimilato a un elemento di arredo quale il mobile, l’oggettistica, le luci e la “decorazione”». La richiesta di parquet rispetto ad alcuni anni fa è aumentata in modo considerevole. «Per questo motivo abbiamo sviluppato delle lavorazioni “artigianali” che conferiscono un certo grado di personalizzazione e unicità». La base per restare competitivi in un settore come quello del

parquet risiede nell’accettare tutte le sfide del nuovo mercato globale. «È necessario mantenersi competitivi sui prezzi per contrastare l’importazione dall’est ma intendiamo non lasciare mai in secondo piano il rispetto dell’ambiente proponendo in ogni caso una vasta gamma di prodotti che comprende anche le lavorazioni più uniche e artigianali. Per questo motivo la ricerca si indirizza soprattutto verso l’innovazione e l’aggiornamento tecnologico uniti a tutto ciò che riguarda la sicurezza e l’ecologia. Che devono diventare un valore aggiunto del nostro parquet».


IL VALORE DEL LEGNO

Il legno che arreda Legni europei ed esotici. Dai colori e dalle caratteristiche uniche. Negli ultimi decenni l’amore per il parquet ha conquistato nuovi cuori e nuove dimore. La parola a Marco Bruno, erede dell’attività di famiglia e della passione per il legno Luca Cavera

a scelta di un parquet assicura una lunga durata nel tempo, perché è il frutto di una grande tradizione, che ha saputo valorizzare questa meravigliosa risorsa naturale che è il legno. Lo sviluppo di speciali tecniche e tecnologie di fabbricazione garantisce una grande resistenza all’usura e lo rendono da questo punto di vista affidabile e adatto a qualsiasi ambiente. Però il parquet offre qualcosa in più: possibilità e caratteristiche che gli altri materiali per pavimentazione non hanno. Ci sono ampie proposte fra le quali scegliere. Intanto il tipo di listoni e il loro disegno, ma soprattutto le essenze, che vanno da quelle europee a quelle africane, da quelle asiatiche a

L Marco Bruno di Bruno Spa, Mondovì (Cn) www.brunospa.com

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quelle sud-americane. Marco Bruno, presidente di una società che produce parquet, illustra le caratteristiche di questo prodotto che sta conquistando sempre più gli ambienti abitativi. La vostra realtà nasce nel 1929, quali sono stati i cambiamenti che hanno condotto dalla Bruno GB alla Bruno Spa? «Nel 1976 mio padre Mario ha deciso di costruire la prima fabbrica di parquet, e, nonostante i forti disagi dei primi anni, la forza di volontà gli ha consentito di proseguire nella realizzazione di questo progetto. La sfida è stata vinta grazie al coraggio e alla grande dedizione al lavoro. Oggi io e i miei fratelli Maurizio e Gabriele rappresentiamo la terza generazione dei Bruno nel mondo del legno e stiamo proseguendo l’attività di famiglia, contribuendo ad alimentare la nostra passione per il parquet». Come e perché siete passati dal commercio di legnami alla produzione e vendita di parquet? «Il primo nucleo dell’azienda fu fondato alla fine degli

anni Venti del Novecento. Durante i primi decenni di vita dell’azienda, questa si occupava soltanto della segagione e del commercio di legnami. Successivamente queste attività si sono integrate con la produzione e la vendita di parquet. La scelta di questa evoluzione aziendale è stata dettata dal fatto che il mercato al quale ci rivolgevamo e ci rivolgiamo, che è globale, ci ha condotto su questa strada. Il parquet è un tipo di pavimentazione sempre più apprezzato e utilizzato nelle case, soprattutto quando è realizzato con legni nobili e pregiati». Quali sono i legni che maggiormente utilizzate per i vostri parquet? «Noi impieghiamo due categorie di legni. Da una parte ci sono i legni europei, come per esempio il rovere, o anche il castagno, che acquistiamo qui nella zona intorno a Cuneo, anche se i nostri fornitori sono su tutto il territorio nazionale. Dall’altra parte ci sono i legni esotici, che ovviamente riceviamo dall’estero. Fra questi ci sono in particolare l’iroko e il


Marco Bruno

Doussie che provengono dalle foreste dell’Africa equatoriale, il teak, nativo delle foreste tropicali e subtropicali del Sud e del Sud Est asiatico. Ogni legno ha un suo colore e altre caratteristiche proprie, tutte naturali». Come si garantisce l’uniformità del prodotto una volta posato? «Essendo il legno una materia prima naturale – ricordiamo che un albero è prima di tutto un essere vivente –, è implicito che l’uniformità non sia una sua caratteristica predeterminabile. Ma la profonda conoscenza del legno, unita alla selezione di qualità di legni che abbiano un’origine comune – che cioè provengano da partite di legname della medesima

zona di bosco o di foresta – e unita al controllo accurato di ogni fase produttiva, fanno sì che il risultato finale sia un parquet eccellente, in cui il colore e le altre caratteristiche naturali del legno sono uniformi in tutta l’estensione del pavimento. Noi eseguiamo inoltre prove di laboratorio mensili, che vengono compiute su prodotti presi a campione. Questi test sono il nostro impegno per garantire una maggiore sicurezza all’utilizzatore finale. Oltretutto il nostro prodotto è certificato dal Catas, che è considerato oggi uno dei più importanti istituti italiani per la ricerca e le prove nel settore legno-arredo, punto di riferimento in Italia e nel mondo».

In cosa consiste il processo di rilevigatura? «La rilevigatura del pavimento di legno è l’operazione di spianamento e di lisciatura della sua superficie una volta posato . Si effettua con macchine levigatrici munite di materiale abrasivo. La prima levigatura può essere iniziata solo dopo la stabilizzazione del pavi- ›› PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 253


IL VALORE DEL LEGNO

›› mento e bisogna tenere

Gli esterni della Bruno Spa di Mondovì

conto anche delle condizioni ambientali di umidità e temperatura. I nostri parquet consentono di effettuare la rilevigatura del pavimento anche più volte negli anni. Infatti lo strato di legno massello è presente nei nostri parquet tradizionali con uno spessore compreso tra i 10 e i 22 millimetri, e nei prefiniti con uno spessore tra i 3,5 e 4,5 millimetri. Questi margini consentono appunto di ripetere l’operazione più volte». In che modo vi rivolgete al mercato, considerando che esportate anche all’estero? «Sì, ci rivolgiamo sia al mercato interno che a quello estero, soprattutto avvalendoci della collaborazione di agenti di commercio che

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I nostri prodotti sono certificati per il rispetto delle normative e prestazioni, da laboratori esterni e istituti di accreditamento e di certificazione di tutto il mondo

fanno da trait d’union fra noi produttori e i nostri partner, che sono principalmente rivenditori e show room di arredo bagno e ceramica e, ovviamente, rivenditori di pavimenti in genere. Ma fra i nostri interlocutori vi sono, sempre più, studi di architettura, progettisti e interior designer. Stiamo sviluppando proficue collaborazioni con questi professionisti, specialmente per interventi importanti». Quali sono stati i cambiamenti che avete potuto re-

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gistrare maggiormente nelle richieste del cliente? «Negli ultimi dieci anni il parquet è stato sempre più richiesto, abbiamo quindi cercato di offrire una gamma prodotti il più possibile completa, in modo da soddisfare anche le richieste più originali. Si è imposto il gusto del parquet con finiture particolari, quindi parquet colorati, spazzolati e anticati, che sono poi le ultime tendenze del prodotto. Inoltre è cresciuta la necessità di fornire una maggiore assistenza, per la quale abbiamo predisposto dei servizi di logistica, di postvendita, di informazione sul rispetto verso il patrimonio boschivo e l’ambiente. Capita anche di fornire suggerimenti su come pulire il parquet per garantirne la migliore conservazione negli anni. A questo domanda io rispondo consigliando di usare dei prodotti per la pulizia poco aggressivi, senza ammoniaca né alcol che potrebbero deteriorarne la superficie, meglio ancora utilizzare prodotti specifici per legno».


ACCESSORI PER IL BAGNO

Tra estetica e funzione Lucido, sabbiato, cromato oppure colorato. Sono le particolarità con cui possiamo trovare sul mercato lo scarico per il nostro lavabo. Isidoro Cerutti, spiega le caratteristiche di un prodotto semisconosciuto ma indispensabile Rossana Fuserelli

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Sotto, la sede della F.C.R. di Omegna (VB); nella pagina a fianco, Isidoro Cerutti, titolare della F.C.R. e il nuovo scarico Alessio; in basso un macchinario della F.C.R. www.fcrsrl.it vendite@fcrsrl.it

a maggior parte delle persone probabilmente non avrà mai fatto caso a quello che si nasconde sotto il nostro lavandino di casa, ma dietro a questo oggetto seminascosto dalla ceramica c’è un prodotto complesso, studiato nei minimi particolari da un’equipe di persone che si impegnano a trovare soluzioni sempre più innovative per rendere il nostro bagno il più bello e funzionale possibile. La F.C.R. è una società presente da oltre 30 anni nel settore dell’idrosanitaria e ha fatto proprio della ricerca su quest’oggetto nascosto e semisconosciuto la base di un’impresa solida. Il titolare Cerutti Isidoro spiega quali sono stati i motivi che lo

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hanno condotto alla scelta di produrre scarichi. «La F.C.R. è nata negli anni ’70 e si è da subito specializzata nella produzione di scarichi automatici e accessori per il bagno. Abbiamo sempre cercato di puntare sulla ricerca cercando di far cooperare innovazioni e qualità per offrire una gamma di prodotti in grado di soddisfare le richieste del mercato. Entrando nello specifico della produzione, la nostra ricerca è sempre stata indirizzata alla produzione dello scarico e del relativo tappo che viene inserito nella ceramica del lavabo e del bidet dei nostri bagni. Ovviamente non esiste un prodotto unico e standard in quanto lo scarico può avere finiture diverse a seconda del

rubinetto a cui viene abbinato. Può essere lucido oppure sabbiato, cromato oppure colorato, può avere il tappo tondo oppure quadrato. Da sempre il nostro prodotto è realizzato in ottone, ma visto l’evoluzione di alcune materie prime come il nylon e il pvc, alcuni particolari che compongono lo scarico vengono realizzati con materiali in plastica. Anche il tappo ha le sue peculiarità: può essere aperto o chiuso tramite un’astina, oppure agendo direttamente a mano sul tappo stesso. L’esperienza e la professionalità maturata negli anni dallo staff F.C.R. ha permesso di fornire un servizio che soddisfa dal punto di vista di flessibilità, puntualità e qualità del prodotto. Impiegando attrezzature sempre più all’avanguardia, cerchiamo di migliorare sempre la qualità di un prodotto che può sembrare semplice ma che in realtà nasconde caratteristiche complesse e la necessità di una grande accuratezza nel realizzarlo». Soprattutto negli ultimi anni l’estetica è entrata a far parte della sala da bagno. Nuove forme si fanno strada; linee essenziali e materiali par-


Isidoro Cerutti

c

Realizziamo un design particolare del tappo, al quale tendiamo a far seguire il nuovo aspetto dei rubinetti moderni, che dal punto di vista estetico stanno assumendo linee molto interessanti

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ticolari si alternano a innovazioni tecnologiche che interessano anche un luogo come il bagno, in cui ognuno di noi cerca di trovare il suo relax. La F.C.R. segue queste nuove tendenze adeguandosi alle nuove linee particolari. «Indubbiamente anche noi cerchiamo di realizzare nuove forme e di migliorare la funzionalità dello scarico ed è proprio dall’ esigenza di seguire le nuove tendenze della rubinetteria che è nato ALESSIO . Questo interessa soprattutto il design e le caratteristiche del tappo, al quale tendiamo a far seguire il nuovo aspetto dei rubinetti moderni, che dal punto di vista estetico stanno assumendo linee molto interessanti. Ovviamente il settore delle rubinetterie punta sempre più a design minimalisti e dato che il nostro prodotto può seguire questo campo di sviluppo solo in parte, abbiamo pensato di concentrare i nostri sforzi di ricerca sull’elettronica applicata allo scarico, da qui è nato ALESSIO. Abbiamo infatti brevettato un sistema che permette di poter aprire

e chiudere il tappo dello scarico tramite l’utilizzo di un touch screen o di un pulsante. Sicuramente una buona combinazione fra estetica e funzionalità che garantisce affidabilità e sicurezza». I prodotti della rubinetteria sono indispensabili in ogni abitazione. «Nonostante non si possa fare a meno dello scarico in bagno, essendo la nostra produzione completamente legata a quella dei rubinetti, anche noi abbiamo risentito della crisi degli ultimi anni. In ogni caso siamo riusciti a fronteggiarla, soprattutto grazie alle novità che abbiamo messo sul mercato, all’impegno continuo e alla professionalità che ci hanno contraddistinto». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 257


BIANCHERIA PER LA CASA

Sapienti lavorazioni artigianali Lenzuola raffinate ed eleganti tovaglie, che si distinguono per la cura dei particolari e la qualità dei materiali impiegati. Una perfetta sintesi tra la tradizione classica e il design più moderno spiegata da Silvia Quagliotti Guido Puopolo

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Silvia Quagliotti

S

i è svolto dal 12 al 17 aprile scorso, presso il Quartiere Espositivo di Rho, il Salone Internazionale del Mobile, manifestazione di livello mondiale che ha richiamato migliaia di visitatori e che ha rappresentato l’occasione per mostrare al grande pubblico le ultime tendenze nel campo dell’arredo domestico. Molti gli espositori italiani presenti, rappresentanti di quel Made in Italy che, nonostante la crisi economica, continua a percorrere la strada della ricerca della qualità. Una politica portata avanti anche dalla Quagliotti Spa, azienda con sede a Chieri, in provincia di Torino, specializzata nella produzione di biancheria per la casa e tessuti d’arredamento: «Anche il nostro settore è stato fortemente colpito dalla crisi – spiega uno dei titolari , Silvia Quagliotti – e tante realtà sono state co-

strette a chiudere. Per quel che ci riguarda, invece, proprio l’elevata qualità dei nostri prodotti, rivolti a una clientela esigente, ci ha permesso di superare la fase più acuta della crisi, aprendoci anche le porte per nuove collaborazioni». Una sapiente lavorazione del cotone, unito a filati come il cachemire, la seta e il lino, ha portato l’azienda a decorare le tavole e i letti delle case più esclusive, degli alberghi più prestigiosi del mondo e di Case Reali, conquistate dal gusto e dall’eleganza di queste creazioni. «Dal progetto al confezionamento finale, passando per la tessitura, tutto viene eseguito all’interno dell’azienda, in un processo in cui si integrano tradizione e innovazione», afferma Quagliotti, spiegando come questo implichi lo studio continuo di nuove forme, colori e disegni, unito alle ricerche sui

tessuti storici del territorio, come il tessuto Bandera ideato e utilizzato nel settecento dai Savoia come supporto per l’omonimo ricamo , per la decorazione degli arredi dei loro palazzi . Un lavoro meticoloso, dunque, in cui lo studio delle fibre e delle materie prime, anche da un punto di vista storico, è importante tanto quanto la ricerca tecnologica. Il controllo e la cura nelle fasi di produzione permettono inoltre la realizzazione di biancheria per la casa “su misura”, per soddisfare anche le esigenze più sofisticate: «La nostra è una clientela cosmopolita, composta da negozi, designer ma anche da grandi alberghi e hotel tra i più esclusivi al mondo. Ogni prodotto, confezionato a mano con la cura e l’esperienza di sempre, è pensato, realizzato e personalizzato sulla base delle necessità del committente». Una produzione di assoluta qualità, che in breve tempo ha varcato i confini nazionali conquistando i mercati di mezzo mondo: «La raffinatezza, l’armonia dei disegni e dei colori, la ricerca e la cura dei dettagli, sono alla base del nostro successo, tanto da aver prodotto, negli anni passati, linee di biancheria per la casa per grandi marchi come Dior, Lacroix, Christofle e altri. Oggi siamo presenti su tutto il territorio europeo, ma anche negli Stati Uniti, in Sudafrica e in Medio Oriente, orgogliosi di contribuire al rilancio del made in italy a livello internazionale».

Alcuni momenti di lavorazione all’interno dell’azienda Quagliotti di Chieri (TO) www.quagliotti.it

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Un sistema di raccolta che ha convinto l’Europa È nata in provincia di Cuneo una delle tecnologie più innovative per la raccolta dei rifiuti urbani. Ecco il caso della Nord Engineering, ideatrice del sistema integrato Easy, oggi esportato in tutto il mondo, da Barcellona al Sud America Paolo Lucchi

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utte le città sono poste dinanzi al problema della raccolta dei rifiuti. Molti gli esempi di virtuosità e di investimenti rivolti alle tecnologie più avanzate. E a tal proposito il Piemonte, in particolare la provincia di Cuneo, si sta rivelando protagonista su uno dei settori strategici per la gestione delle aree metropolitane contemporanee. Non molti sapranno che in alcune delle principali città europee, la raccolta dell’immondizia avviene grazie a un meccanismo concepito e prodotto nel comune di Caraglio, sede della società Nord Engineering. Questa realtà, oggi leader nel settore della progettazione e dell’automazione industriale, vanta nel suo curriculum molti anni

T

nel campo dell’ideazione e della realizzazione di attrezzature automatizzate a carico laterale per la raccolta dei rifiuti. La società, negli ultimi due anni, ha incrementato il proprio fatturato del 150%. «La lunga esperienza e l’analisi delle problematiche legate al servizio di raccolta odierno, hanno reso possibile la realizzazione del sistema di raccolta Easy, composto da un’attrezzatura mono-operatore bilaterale e da una serie di contenitori dalle linee innovative» spiega l’amministratore della società, Armando Massimo. Easy è un vero braccio automatizzato, articolato in maniera tale da poter gestire la raccolta dei diversi contenitori attraverso un unico punto di aggancio. Un sistema che ha trovato il


In apertura, Armando Massimo, amministratore della Nord Engineering. Nelle altre immagini, il sistema di raccolta dei rifiuti Easy www.nordengineering.com

plauso di diverse amministrazioni italiane ed europee, non ultima quello della città di Barcellona, che l’anno scorso ha acquistato, dall’azienda di Caraglio, ben 60 veicoli adibiti alla raccolta differenziata e più di 8mila contenitori di superficie modello Easy City, coprendo in tal modo oltre il 40% della città. A spiegarne i vantaggi è proprio l’amministratore della Nord Engineering. Perché il modello Easy è apprezzato dalle grandi città? «Perché è un sistema che permette di riorganizzare e uniformare la raccolta rifiuti, abbattendone i costi di gestione. Il binomio attrezzatura Easy e contenitori Nord Engineering, che tra l’altro presentano anche delle innovative linee estetiche, permette di offrire un servizio assolutamente produttivo e funzionale, poiché impiegando una sola attrezzatura automatica è possibile raccogliere tutti i tipi di rifiuto, quindi generico, organico, carta, plastica e vetro, utilizzando una sola tipologia di

+150% FATTURATO Questa la crescita

contenitori». È così che avete conquistato una piazza importante come quella di Barcellona? «Quando abbiamo presentato alla città il nostro sistema integrato Easy, comprendente contenitori, mezzi di raccolta e mezzi di lavaggio, sono rimasti entusiasti. Seguendo le loro richieste abbiamo poi progettato un mezzo ad altissima tecnologia capace di muoversi agilmente nelle stradine dei barrios senza sacrificare un briciolo di rendimento». Lei ha dichiarato che la vostra filosofia operativa si ispira all’ambiente. Cosa intende? «I nostri prodotti nascono e si strutturano per essere immediatamente identificabili

sui ricavati dagli utenti e perfettamente dell’ultimo biennio integrati nel panorama urper la Nord Engineering. In bano. L’ambiente ci insegna particolare, nel che ogni piccolo elemento è 2010 è raddoppiato il studiato ad hoc per assolvere fatturato relativo al a una precisa funzione. Ecco mercato interno quindi che i nostri prodotti vengono studiati in un’ottica di assoluta complementarietà fra loro, assolvendo a tutte le VEICOLI esigenze dei sistemi integrati Tanti ne ha di igiene urbana. Per questo acquistati la città di Barcellona proponiamo soluzioni tecnodall’azienda di logiche che permettono una Caraglio, la cui tecnologia ora razionalizzazione della raccopre il 40% della colta, un impatto ambientale sua area urbana minimo e una perfetta integrazione nel tessuto urbano, limitando al massimo gli ingombri visivi e migliorando il profilo estetico delle città». Per sviluppare le tecnologie occorre un forte impegno nella ricerca. Cosa ca- ››

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RIFIUTI URBANI

›› ratterizza la vostra politica nei confronti dell’innovazione e dello sviluppo? «Crediamo fortemente in questi valori, siamo in continua evoluzione, portando avanti sempre nuovi progetti. A breve presenteremo una linea di contenitori di nuova generazione, a ridotto impatto ambientale, collocabili sia in scenari di nuova urbanizzazione, sia in contesti alquanto storici. Tra l’altro ci sono già delle commesse in essere sia in Italia che in Sud America». A proposito di questo, principalmente quali altre città si stanno dimostrando interessate al vostro sistema? «Barcellona si è rivelata una vetrina molto importante a livello internazionale, per quanto in Spagna fossimo già presenti anche a Madrid, Ibiza e Formentera, solo per citarne alcune. Ciò ha sicuramente influito sull’acquisizione della città di Tarragona, dove andremo nei prossimi mesi a implementare Easy, coprendone l’intero territorio». Il successo ottenuto vi permette di investire maggiormente nello sviluppo di nuovi sistemi? «Non ci poniamo limiti o budget in questo. L’ investimento in ricerca è totale. Cerchiamo di soddisfare e anticipare tutte le varie esigenze 264 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

che si incontrano nelle acquisizioni di nuovi mercati. In alcune parti del mondo parlare di raccolta differenziata risulta addirittura prematuro. Per noi è fondamentale proporre e progettare un sistema di differenziata ancor prima che tale tipologia di raccolta possa essere imposta dalle normative locali». Quindi anche Easy subirà ulteriori evoluzioni? «Certamente. Il nostro obiettivo, come già anticipato, è quello di evolvere il sistema integrato di raccolta rendendolo sempre più performante, in maniera tale da soddisfare le varie esigenze dei nostri

committenti». Di recente avete aperto anche una nuova filiale a Istanbul. Con quali prerogative? «È una novità di cui andiamo molto fieri. L’apertura di questa filiale ci permetterà di curare i rapporti con le nostre aree di interesse all’estero, oltre che a consolidarci su mercati come quello Sudamericano. Il nostro percorso di innovazione non si fermerà, continueremo a esportare il made in Italy nel mondo come sinonimo di eccellenza, per dimostrare che anche in campi come quello del trattamento dei rifiuti, la cura e


Armando Massimo

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I comuni italiani stanno dimostrando un concreto interesse verso lo sviluppo di sistemi di raccolta innovativi dal basso impatto ambientale

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l’esperienza, unite a una tecnologia al servizio dell’ambiente, possono davvero fare la differenza». L’Italia, nell’ambito della raccolta rifiuti, può definirsi un paese virtuoso rispetto all’Europa oppure esiste un gap da colmare? «Il nostro paese, sotto l’aspetto della raccolta differenziata, sicuramente non

è stata tra le prime nazioni europee, per questo ha dovuto comunque colmare una certa distanza rispetto alle altre grandi città del continente. Devo dire, però, che sotto l’aspetto progettuale può ritenersi all’avanguardia, in quanto gli italiani si dimostrano sempre interessati alla ricerca di soluzioni innovative». E i comuni, quanto sono attenti a queste dinamiche? «A mio parere stanno dimostrando un concreto segno di interesse verso lo sviluppo di sistemi di raccolta innovativi, tali da ridurre l’impatto ambientale il più possibile e avere, nel contempo, un servizio di raccolta rifiuti di qualità, con un’ottimizzazione dei mezzi e delle persone. A dimostrazione di ciò è anche il raddoppio del nostro fatturato relativo al mercato nazionale verificatosi nel 2010. Il fatto è che le società o le amministrazioni locali che non hanno le capacità di procurare percentuali di raccolta differenziata adeguate a quanto stabilito dalle nor-

mative, dovranno rispondere delle relative mancanze allo Stato e all’Europa». E questo cosa comporta? «Chiaramente la normativa vigente impone una ristrutturazione delle aziende e delle amministrazioni. Il nostro ritrovato, integrato alla raccolta porta a porta nei centri storici, favorisce un raggiungimento di percentuali di differenziata anche superiore al 70% rispetto ai sistemi tradizionali, i cui contenitori stradali garantiscono un livello difficilmente superiore al 30-35%». Quali scenari prevede per il futuro? «Secondo noi ogni azienda dovrà concentrarsi non solo sui prodotti, bensì su progetti completi, globali. Ad emergere saranno solo le imprese in grado di offrire anzitutto una consulenza mirata, seguita da un progetto e dai suoi relativi strumenti applicativi, dando così una risposta e un servizio totale a chi lo richiede. Dal canto nostro possiamo contare sul ricchissimo know how accumulato negli anni, che ci permette di rispondere in modo adeguato all’attuale esigenza di riorganizzazione del settore della raccolta rifiuti, in favore di un servizio più intelligente a tutela dell’ambiente e degli utilizzatori». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 265


RISPARMIO ENERGETICO

Tutti i vantaggi dell’illuminazione a Led Efficienza economica e risparmio energetico. Le potenzialità della tecnologia led e le sue innovative applicazioni spiegate da Cesare Schiaparelli Guido Puopolo

266 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

o sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili e una corretta cultura dell’efficienza e del risparmio rappresentano oggi un’esigenza imprescindibile, in considerazione del continuo aumento del fabbisogno energetico mondiale e delle sue conseguenze sull’ambiente. Accanto a una politica di promozione delle energie alternative, dunque, è necessario agire per ridurre i consumi, obiettivo che in molti casi può essere raggiunto con costi assai contenuti. È questa, in sintesi, la mission di Soleambiente, azienda di Bra, attiva nel settore della ricerca, sviluppo, applicazione e integrazione di sistemi ad energie rinnovabili,

L

come spiega il direttore generale Cesare Schiaparelli. Nata come realtà dedita alla progettazione e installazione di impianti fotovoltaici, ha poi diversificato le sua attività, impegnandosi con successo nella produzione di nuovi sistemi di illuminazione a led per il risparmio energetico: «La tecnologia led si basa su semiconduttori al silicio che trasformano l’energia elettrica in luce. Tale tecnologia, applicata all’illuminazione degli ambienti – sottolinea Schiaparelli - rappresenta la più importante novità degli ultimi anni». Quali sono i vantaggi derivanti dall’utilizzo di luci a led? «Il risparmio energetico e la riduzione dei costi per l’illuminazione pubblica e privata sono esigenze sempre più sentite, in relazione anche all’aumento del prezzo dell’energia elettrica. I led consumano fino all’80 per cento in meno rispetto alle lampadine tradizionali. Inoltre sono costituiti da componenti smaltibili e riciclabili, con un notevole vantaggio in termini di impatto ambientale. Non bisogna poi dimenticare che richiedono una manutenzione


Cesare Schiaparelli

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I led consumano fino all’80 per cento in meno rispetto alle lampadine tradizionali. Inoltre sono costituiti da componenti smaltibili e riciclabili

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minima, garantendo allo stesso tempo una durata che può raggiungere anche le 50.000 ore». A chi si rivolge la vostra offerta? «Chiunque può dotarsi di un’illuminazione a led. Chiaramente, garantendo un notevole risparmio, i led sono appetibili soprattutto per negozi, centri commerciali, alberghi e uffici, ma anche per luoghi pubblici come banche, musei e biblioteche. I nostri prodotti non costano molto di più di quelli che si trovano in commercio, ma hanno in sé caratteristiche di qualità decisamente superiori e un design che si ambienta in qualsiasi contesto. La nostra peculiarità sta nella possibilità di offrire un servizio “chiavi in mano”, in grado di fornire anche lampadine personalizzate, che consentono di sostituire le vecchie, obsolete, senza dover per forza sostituire il corpo illuminante,

lampada o faretto che sia». Recentemente Soleambiente ha fornito i led per l’illuminazione della sala del Museo Egizio di Torino, che ospita i reperti frutto degli scavi realizzati dal suo prozio Ernesto Schiaparelli. Come è nata questa collaborazione? «Personalmente sono stato onorato di poter mettere a disposizione del Museo le competenze dell’azienda. La luce a led, priva di mercurio,di calore e di raggi UV è perfetta per queste esposizioni perché permette di non danneggiare le opere, per una massima valorizzazione dei reperti associata a bassissimi consumi energetici. Inoltre la disposizione modulare dei Led all’interno della sala consente allo staff del Museo di spostare, orientare o rimuovere i faretti in modo estremamente semplice, sulla base delle necessità espositive del momento. Il nostro intervento ha riguardato

la sala dedicata a Schiaparelli per ovvi motivi affettivi, ma saremo lieti di effettuare, se ce ne sarà l’occasione, ulteriori installazioni per dare ancora più visibilità alle collezioni presenti». Che progetti avete per il futuro? «La nostra intenzione è quella di proseguire sulla strada dell’innovazione tecnologia, investendo in ricerca e design, e in quest’ottica va interpretata la recente inaugurazione di Sololed, il primo negozio in Piemonte interamente specializzato nella vendita esclusiva e personalizzata di sistemi di illuminazione a led».

In apertura, Cesare Schiaparelli e, sotto, dettaglio dell’illuminazione a led del Museo Egizio di Torino. In questa pagina, in alto, illuminazione a led in gioielleria e lampade a led www.soleambiente.com

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 267


Meno sprechi e più efficienza nella gestione L’ dell’acqua La certezza dell’approvvigionamento idrico è fondamentale per ogni attività, dall’ambito domestico a quello agricolo e industriale. Le regole alla base di una corretta gestione delle risorse secondo Paolo Croso Guido Puopolo

Da sinistra, l’Ad Silvano Barberis Negra, il presidente Paolo Croso, il vice presidente Gian Piero Canara. In alto, impianto di depurazione centralizzato a Serravalle Sesia, nella pagina accanto, tratto collettore fognario a Pray www.cordarvalsesia.it

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acqua è un bene sempre più prezioso e ridurre gli sprechi è diventato un dovere civico. Per ottimizzarne l’utilizzo, la legge n. 36 del 5 gennaio 1994, nota come Legge Galli, ha definito la riorganizzazione dei servizi idrici sulla base di Ambiti Territoriali Ottimali – ATO – ossia porzioni omogenee di territorio la cui individuazione è affidata alle Regioni. Questi territori sono governati da apposite Autorità che, tra gli altri compiti, hanno anche quello di individuare i soggetti cui affidare la gestione del Servizio Idrico Integrato, sulla base di criteri di efficienza, efficacia ed eco-

nomicità. La Regione Piemonte, con la legge n. 13 del 1997, ha individuato sei ATO, come spiega Paolo Croso, amministratore della Cordar Valsesia Spa, una delle società che partecipa alla gestione dei servizi idrici per le province di Biella e Vercelli: «Cordar Valsesia è uno dei sette gestori dell’ATO n. 2, che comprende le province di Biella e Vercelli. È un’azienda interamente a capitale pubblico che si occupa della gestione del Servizio Idrico Integrato in 33 comuni ubicati nel territorio di sua competenza». Come si è evoluta, negli anni, l’attività della società? «L’azienda è nata negli anni 80 come consorzio di sette comuni dell’area valsesiana e valsesserina, con l’obiettivo di promuovere la realizzazione di una rete di collettori e di un impianto di depurazione, a servizio della cittadinanza e delle crescenti attività industriali, operanti prevalentemente nel settore tessile e manifatturiero. Alla


Paolo Croso

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Abbiamo avviato interventi infrastrutturali su tutto il territorio, dal piccolo intervento di manutenzione all’opera di carattere strategico

fine del 2001 il Consorzio si è trasformato in Società per azioni, e nel giugno 2003 ha accolto come soci una trentina di nuovi Comuni, ricevendo l’incarico per la gestione del servizio idrico integrato su questo territorio». Che tipo di servizio fornite? «Il servizio offerto alla collettività prevede la captazione e la distribuzione della risorsa idrica per usi potabili, industriali, agricoli, antincendio, e un’attività di depurazione delle acque reflue, civili e industriali. A testimonianza dell’elevato livello qualitativo del nostro operato, l’azienda ha inoltre conseguito, nel 2009, la certificazione inerente il Sistema di Gestione per la Qualità UNI EN ISO 9001, e l’Autorizzazione Integrata Ambientale relativamente allo smaltimento dei rifiuti liquidi, trattati presso l’impianto di depurazione di Serravalle Sesia». Quali azioni avete intrapreso per rendere più effi-

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cienti i vostri servizi? «A partire dal 2008, la società è stata interessata da un profondo rinnovamento, per far fronte ad alcune problematiche di carattere tecnico ed economico. Questa situazione ha portato all’adozione di opportune misure di contenimento delle principali voci di costo, affiancate da una politica di ottimizzazione dei ricavi, riportando, dopo 3 anni, il bilancio in attivo. Allo stesso tempo, però, con le risorse a disposizione e grazie anche a finanziamenti regionali, la società ha dato inizio a una serie di interventi infrastrutturali che hanno interessato la totalità del territorio gestito, dal piccolo intervento di manutenzione all’opera di carattere strategico, con particolare attenzione alle esigenze degli utenti e dei comuni soci». Per i consumatori quali sono i vantaggi derivanti da un sistema di gestione come il vostro? «Le attività da noi avviate

33 COMUNI È il numero di cittadine situate nelle provincie di Biella e Vercelli per cui Cordar Valsesia gestisce il Servizio Idrico Integrato

stanno sortendo effetti molto positivi sull’efficienza e l’efficacia dei servizi offerti, che difficilmente singole realtà comunali di modesta entità, come quelle presenti sul nostro territorio, sarebbero in grado di garantire. Le dimensioni della nostra società permettono di superare la frammentazione delle gestioni locali e realizzare economie di scala, con un bacino di utenza in grado di generare introiti tali da coprire i costi di gestione e gli investimenti necessari, remunerando allo stesso tempo il capitale investito». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 269


L’EMERGENZA INSETTI

Agricoltori in prima linea nella lotta alle zanzare L’emergenza insetti preoccupa ogni area urbana e rurale. A parlarne è il direttore dell’Ipla, Mauro Piazzi, il quale illustra il piano di contrasto innovativo messo in atto dalla Regione Piemonte Filippo Belli

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iparte la campagna annuale di contenimento delle zanzare promosso dall’Ipla, l’Istituto per le piante da legno e l’ambiente di Torino. «Si tratta di un’attività che l’Ipla continua a svolgere grazie alla volontà di intervento della Regione Piemonte, nostro principale azionista, e di numerosi Enti locali piemontesi. – spiega il direttore dell’istituto, Mauro Piazzi -. La nostra è una sfida che ci ha portato a consolidare il ruolo di interlocutore tecnico di riferimento per le amministrazioni locali subalpine, affermandoci anche in ambito nazionale ed europeo, attraverso il confronto e la collaborazione scientifica e operativa con il ministero della Salute, con la commissione Europea Biocidi, oltre che con importanti realtà di ricerca internazionali». Come mai così tanta attenzione sul problema zanzare? 270 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

«Sono insetti tristemente conosciuti per il fastidio causato all’uomo con le loro punture. La loro presenza incide negativamente sulla qualità della vita e nelle aree turistiche ha ripercussioni particolarmente negative sull’economia locale. Il loro contenimento, inoltre, ha un’importante valenza sotto il profilo della salute pubblica. Infatti, la sopravvenuta presenza, a partire dalla fine degli anni novanta, della zanzara tigre, ha aggravato ulteriormente la situazione». Cosa prevede il vostro piano di contrasto? «Intanto i trattamenti in area risicola, organizzati in un unico progetto su scala regionale e realizzati direttamente. In secondo luogo quelli sulle aree urbane e rurali non risicole, su scala locale. In particolare, il piano di lotta in risaia si è rivelato innovativo perché ha previsto la collaborazione del mondo agricolo, che ha provveduto a effettuare una parte degli interventi di


Mauro Piazzi

Dalla risaia alla città Sono oltre 40mila gli ettari che ogni anni interessano la lotta in risaia alla zanzare sul territorio piemontese. L’obiettivo è proteggere dall’infestazione di zanzare le aree di Biella, Novara e Vercelli, assieme ai comuni limitrofi e le colline del Monferrato fino alla città di Asti. L’approccio utilizzato vede il coinvolgimento in prima fila dei risicoltori e la distribuzione di prodotti chimici a basso impatto ambientale durante le operazioni colturali, riducendo così gli interventi tramite i mezzi aerei, con cui sono distribuiti i larvicidi sulle risaie. Per l’ambito urbano, invece, si sono attivati 17 progetti che coinvolgono 159 comuni. In particolare, qui l’attenzione è rivolta alla zanzare tigre, per cui la Regione Piemonte, assieme all’Ipla, ha approvato un piano unitario di contrasto alla sua diffusione.

Il direttore dell’Ipla, Mauro Piazzi. In apertura, una fase di trattamento con prodotti chimici a basso impatto ambientale contro il proliferare di zanzare su un’area rurale www.ipla.org

lotta larvicida. Per sconfiggere il fenomeno zanzare, infatti, bisogna non solo uccidere quelle adulte, ma soprattutto operare in chiave preventiva, colpendo all’origine la proliferazione delle larve. Questo, in risaia, è possibile agendo sulle pratiche colturali, sui metodi di irrigazione, sull’uso delle risorse idriche e, soprattutto, con la lotta larvicida. Miriamo a indirizzare le realtà agricole verso particolari tecniche colturali e sulla diffusione di prodotti larvicidi in fase di concimazione e semina dei terreni, in modo da limitare la proliferazione degli insetti. Le campagne di contrasto coordinate dall’Ipla hanno registrato risultati positivi, consolidatisi anno dopo anno, anche in ambito urbano non risicolo». In concreto quali risultati avete raggiunto? «Il caso più eclatante è quello dell’area metropolitana torinese. Da quando il progetto

regionale ha incominciato a trattare le risaie presenti in provincia di Torino, nel 2007, la presenza di zanzare di origine risicola è stata ridotta del 92%. In zone meno proteggibili per loro natura, perché esposte alle risaie non trattate della Lombardia, come il Basso Monferrato e il Vercellese, confrontando i dati dello stesso periodo si è comunque assistito a una diminuzione del 52% delle zanzare». Per questo in Europa siete divenuti un modello, un esempio guida? «Esatto. E ora gli obiettivi principali sono due: mantenere, possibilmente migliorandoli, i dati fin qui ottenuti con la lotta in risaia, e raggiungere risultati simili con la lotta alla zanzara tigre in ambito urbano, vera emergenza degli ultimi anni». Quanto è presente la zanzara tigre sul territorio? «Questa specie in Piemonte

ha vissuto una lenta fase di “infiltrazione”, per poi esplodere negli ultimi anni, anche grazie a un clima tardo estivo particolarmente umido. Dove il problema si è presentato prima e, grazie all’oculatezza degli amministratori e sindaci, è stato affrontato da tempo, i risultati incominciano a farsi vedere. Dove il problema, invece, è recente o, peggio, è stato a lungo trascurato, oggi resta da fare un grosso lavoro con i cittadini. Sì, perché nell’ambiente urbano il grosso dei focolai di sviluppo delle zanzare, cioè i luoghi in cui le larve nascono, crescono e si trasformano in pungenti adulti, sono concentrati su proprietà private: giardini, cortili, terrazzi, orti. Per questa ragione la campagna di lotta alla zanzara tigre non può prescindere dal coinvolgimento della cittadinanza, che deve conoscere da dove viene il problema e come fare per prevenirlo». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 271


NUOVE TECNOLOGIE

Imprese, ospedali e opportunità da cogliere

L’Ict piemontese ha tutte le carte per andare in soccorso delle aziende ospedaliere regionali. Al vaglio di Rinaldo Ocleppo passa un sistema sanitario ancora frammentato, ma che potrebbe essere ripensato in chiave imprenditoriale e competitiva Paola Maruzzi

I

Rinaldo Ocleppo, vicepresidente dell’Unione Industriale di Torino e presidente del Gruppo Ict

l settore dell’Ict piemontese, con le sue 9mila imprese, rappresenta il 7 per cento del Pil regionale. Seppure, come ricorda Rinaldo Ocleppo, vicepresidente dell’Unione Industriale di Torino, le previsioni di crescita scontino ancora una certa lentezza, il comparto è abbastanza maturo per traghettare la svolta innovativa del sistema sanitario regionale. Ne ha parlato il governatore Cota, mettendo l’accento prima di tutto sulla digitalizzazione e, tra le fila imprenditoriali, hanno già risposto con entusiasmo. «L’investimento in Ict e nelle nuove tecnologie è quello che più di tutti può generare valore e know how, perciò deve essere fortemente incentivato, cosa che fino a oggi la politica non ha fatto, se non in modo marginale». Intanto il rinnovo della sanità sembra dare nuovo ossigeno da entrambe le parti. Cota ha dichiarato che “le innovazioni di processo e di servizio della Pubblica amministrazione trovano nella sanità uno degli ambiti di riferimento principali”. Ma che sforzo comporta rileggere la sanità in chiave tecnologica? «La sanità piemontese in passato ha investito sull’Ict e sulle nuove tecnologie in modo frammentato, in or-

278 • DOSSIER • PIEMONTE 2011

dine sparso e mai con un approccio di sistema. Ogni Asl, divisione o singola unità ospedaliera ha adottato un proprio sistema, generando una “babele informatica” che non è integrata e non comunica tra le varie parti componenti. Ciò ha provocato una duplicazione di costi, con un ingente impiego di risorse economiche, che non ha prodotto effetti positivi in termini di innovazione e di integrazione di sistema. È necessario modificare l’attuale situazione, attraverso l’avvio di un progetto molto ampio e complesso di riorganizzazione informatica, che riesca a uniformare e standardizzare i vari sistemi». Quali i vantaggi di un sistema integrato? «L’eliminazione di centri di spesa duplicati e non integrati in un sistema centrale ridurrebbe enormemente i costi di gestione e, nel contempo, consentirebbe ai cittadini di usufruire di servizi sanitari più efficienti e al passo con i tempi, evitando le interminabili attese, le code e le lungaggini burocratiche: penso ad esempio alla possibilità di avere la cartella clinica unica e informatica dei pazienti, completa di tutti i dati importanti, gli esiti delle analisi, le diagnosi e le terapie, indipendentemente da dove siano state fatte, consultabile da qualsiasi struttura e in qualsiasi momento. Un sistema integrato fornirebbe inoltre agli amministratori pubblici uno strumento per il controllo di gestione, che permetterebbe loro di monitorare la spesa e di razionalizzare le ingenti risorse economiche che sono destinate alla sanità». A chi dovrebbe essere affidato il progetto e a che punto siamo?


Rinaldo Ocleppo

Obiettivo, servizi efficienti, in modo da evitare le interminabili attese, le code e le lungaggini burocratiche

«Lo studio di fattibilità del progetto e la realizzazione dello stesso, tenendo conto della situazione attualmente esistente e facendo i conti con i budget di spesa disponibili, potrebbe essere affidata a una struttura competente, per esempio il Csi Piemonte. Sappiamo che la nuova amministrazione e il direttore Monferino si stanno già muovendo proprio su strategie molto simili. In ogni caso tutto deve partire in tempi rapidi. Bisogna prendere delle decisioni e avviare il processo che le nostre aziende sono pronte a supportare con la loro competenza e i necessari investimenti». Al di là dell’Ict, quali opportunità ancora inespresse si preparano a cogliere gli industriali torinesi e non solo? «Per essere efficiente, la sanità, pur conservando l’indispensabile carattere di servizio pubblico deve, almeno per quanto

riguarda gli aspetti amministrativi e gestionali, essere necessariamente gestita come un’impresa: attenzione ai costi, lotta agli sprechi, controllo di gestione, razionalizzazione della spesa e punto di pareggio. In questo modo si creeranno le risorse necessarie ad aumentare gli investimenti in persone e strumentazioni che renderanno il servizio sanitario sempre più efficiente e professionale. Le risorse pubbliche devono infatti essere convogliate nei servizi veramente utili alla cittadinanza e non in settori amministrativi che nulla aggiungono al vero obiettivo delle strutture sanitarie. Per questo occorre quindi abolire gli sprechi e gli interventi a pioggia su tematiche di scarso interesse. Le risorse pubbliche devono essere necessariamente razionalizzate: gli imprenditori, tramite le associazioni di categoria, sono disponibili a definire congiuntamente con la Regione quale possa essere il percorso migliore». Sono 58mila le imprese piemontesi che operano nel servizio sanitario regionale pubblico. Cosa manca ancora per fare di questo incontro un ambito economico all’avanguardia? «Come dicevo prima, la cosa che finora è mancata di più è una visione di sistema, a partire dal modo di investire per il sistema informatico integrato. Le singole unità che compongono il servizio sanitario non possono più gestire la propria realtà come se fosse avulsa dal contesto generale, come se fosse un piccolo stato nello stato. Ci sembra che l’attuale amministrazione abbia individuato la corretta strategia di approccio al problema e ci aspettiamo quindi che gli investimenti pubblici abbiano come riferimento il progetto generale di riorganizzazione, che quindi è sempre più importante far partire in tempi rapidi». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 279


Il percorso verso la salute Un centro di eccellenza. Che offre diversi servizi per la riabilitazione da molteplici malattie. E una specializzazione nel recupero delle patologie del sistema respiratorio. La parola a Mario Vannini, direttore dell’Eremo di Miazzina Luca Cavera

Eremo di Miazzina è sorto nel 1924 come struttura sanatoriale, per la cura della tubercolosi. La località in cui si trova aveva da tempo richiamato l’attenzione dei tisiatri, per le caratteristiche peculiari climatiche e terapeutiche. L’ubicazione favorevole del complesso ha consentito, nel tempo, una graduale trasformazione del

L’

La dottoressa Maria Laura Garofalo, Ad del Gruppo Garofalo, e il dottor Mario Vannini, direttore generale dell’Eremo di Miazzina www.eremodimiazzina.com

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centro, che si è evoluto specializzandosi nel campo della patologia pleuropolmonare e più in generale della riabilitazione. Dal 1999 è entrato a far parte del Gruppo Garofalo, uno dei principali gruppi sanitari privati in Italia. Come può affermare il direttore Mario Vannini: «Oggi siamo un centro riabilitativo caratterizzato dalla completezza delle prestazioni che può erogare nell’ambito delle post-acuzie – fra queste la riabilitazione neuro-motoria e respiratoria, con la possibilità di eseguire riabilitazione in acqua – e della lungodegenza. Abbiamo una disponibilità di 299 posti letto, accreditati con il Servizio sanitario nazionale». Cosa significa dirigere un centro specialistico come l’Eremo di Miazzina? «Significa avere un impegno diretto, volto a interpretare al meglio le esigenze sanitarie delle persone che si rivolgono ai nostri servizi. Poiché i servizi che offriamo sono assai diversificati, abbiamo creato, oltre alle attività di recupero e rieducazione funzionale, di riabilitazione respiratoria e di lungodegenza, anche una residenza sanitaria assi-


Mario Vannini

stenziale per anziani non autosufficienti, e inoltre un nucleo sperimentale approvato dalla Regione Piemonte per i pazienti in stato di coma vegetativo persistente». Secondo quale standard procedurale pianificate la terapia riabilitativa per una determinata patologia? «I ricoveri di tipo riabilitativo sono una parte di quel percorso di cura pianificato dai servizi fisiatrici delle Aziende sanitarie locali. Ogni programma riabilitativo è personalizzato sul paziente, tenendo in considerazione non solo i dati clinici, ma, più complessivamente, tutto il percorso che la persona ha già compiuto e anche quello che, eventualmente, dovrà ancora percorrere per raggiungere la completa riabilitazione». Come sono soddisfatte all’Eremo le richieste di assistenza che pervengono al sistema specialistico? «La domanda di assistenza della persona che si rivolge all’Eremo si presenta sempre come un’esigenza di presa in carico complessiva del paziente, che è affetto da patologie croniche invalidanti o da patologie subacute che necessitano di una prosecuzione delle terapie dopo il ricovero acuto. Inoltre, le problematiche respiratorie sono quelle più diffuse, anche se quasi sempre associate ad altre che rendono sempre più frequente la presa in carico complessiva del paziente. A queste richieste la struttura risponde associando allo specialista in riabilitazione anche il medico internista, che segue l’aspetto sanitario nel suo complesso». Quanto la tecnologia e l’informatizzazione hanno inciso sull’evoluzione del centro? «La tecnologia e l’informatizzazione hanno senz’altro migliorato le performance del nostro centro. Tuttavia è ancora il rapporto fra il medico e il paziente ad avere la prevalenza. Per offrire nuovi e maggiori servizi l’Eremo sta costruendo una nuova struttura nel comune di Gravellona Toce, in grado di ampliare le prestazioni già ero-

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La tecnologia e l’informatizzazione hanno senz’altro migliorato le performance del nostro centro. Tuttavia è ancora il rapporto fra il medico e il paziente ad avere la prevalenza

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gate. Fra queste l’ambulatorio di posturologia con analisi del cammino e ricostruzione tridimensionale della colonna vertebrale, quello di medicina dello sport e quello di riabilitazione uro-ginecologica, entrambi convenzionati. Inoltre nel nuovo centro sarà possibile la riabilitazione motoria in acqua». In Piemonte, l’offerta dei servizi di riabilitazione specialistica copre la domanda regionale oppure l’Eremo rappresenta una realtà speciale? «In Piemonte la Regione ha rilevato un esubero di posti di post-acuzie, fra queste è compresa la riabilitazione. Infatti ritengo necessario che a livello centrale si intervenga con una riforma che abbia come scopo il miglioramento dei servizi sanitari offerti al cittadino, in particolare sotto il profilo dell’organizzazione strutturale. L’Eremo effettivamente si colloca in una posizione speciale all’interno della realtà piemontese, proprio grazie alla differenziazione dell’offerta e alla peculiare modalità di presa in carico del paziente. Sono soprattutto questi due elementi che ne fanno una struttura che non ha eguali sul nostro territorio». PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 281


GENIUS LOCI


Enrico Morteo

I tesori nascosti Nei caffè di questa città «si è giocata parte della storia del Risorgimento», racconta lo storico e critico del design Enrico Morteo, secondo cui «a Torino ci sono musei che non è possibile trovare in altre città d’Italia» Nike Giurlani

L’

aspetto più evidente per Torino è che ha superato il concetto di cittàfabbrica», racconta Enrico Morteo, nato a Torino, ma da anni residente a Milano. Il critico, nel 2008, ha preso parte al World design capital che ha visto Torino premiata per la capacità di ridisegnare spazi urbani, aspetti economici e vita sociale. «Il tempo non è più scandito dalle sirene delle fabbriche – precisa – ma, anzi è una città in continuo movimento». Questa è la sensazione più forte che si percepisce a Torino secondo Morteo. «C’è, inoltre, molta attenzione nel riutilizzare e valorizzare le grandi fabbriche del territorio per nuovi scopi, lo stesso anche a livello d’infrastrutture». L’internamento della ferrovia, in particolare, «ha cambiato il paesaggio della città che è tornato a essere quello di una grande capitale e non soltanto di una grande città industriale», ricorda il critico. Lei ha dichiarato che negli ultimi venti anni Torino è sempre stata all’avanguardia per l’arte contemporanea. Qual è la forza a livello artistico di questa città? «Per capire il rapporto tra Torino e l’arte bisogna tornare agli anni 50 e 60 quando è stata la capitale dell’arte povera, dove hanno operato artisti come Pistoletto, Gilardi e Paolini. Figure fondamentali sono state, inoltre, Ettore Carruccio, redattore alla Gazzetta del Popolo e direttore della Biennale di

Venezia e Luigi Mallè, direttore dei musei civici della città e promotore della Galleria Gam. Una città, quindi, ricca d’iniziative, dove pubblico e privato hanno collaborato per far crescere la città». Da anni vive a Milano, cosa le manca della sua città natale? «Principalmente due aspetti: uno è il rapporto con lo scenario naturale molto presente nella città, il fiume, la collina, il verde dei grandi parchi, aspetti che a Milano sono impensabili. E poi i caffè della città. Questi luoghi hanno una forte funzione sociale. Nella mia giovinezza torinese, era tipico ritrovarsi nei caffè, ognuno di loro ha una propria storia, una propria personalità, una propria funzione. Nei caffè torinesi, inoltre, si è giocata parte della storia del Risorgimento italiano». A quali caffè è particolarmente legato? «Ce ne sono molti, per esempio Mulassano, il quale credo abbia i tramezzini più buoni d’Italia o Pepino, rinomato per i suoi gelati come anche Fiorio. Poi sono affezionato a un piccolo caffè, il Bicerin, che si trova accanto alla Consolata, un luogo che anche un laico non può esimersi dal notare».

In apertura, l’interno di Palazzo Madama; sotto, Enrico Morteo

PIEMONTE 2011 • DOSSIER • 285


GENIUS LOCI

In alto, da sinistra, Palazzo Madama; “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, olio su tavola cm 36,5x27,5, conservato nel Museo civico d’arte antica a Palazzo Madama

Quali sono i luoghi, dal punto di vista artistico, meno conosciuti, ma particolarmente interessanti? «Il Museo civico d’arte antica, all’interno di Palazzo Madama, conserva un bellissimo Antonello da Messina. Sempre all’interno del Museo, all’ultimo piano, sono conservate le collezioni di ceramica di Massimo d’Azeglio, che oltre a essere stato un noto pittore e scrittore, ha ricoperto anche il ruolo di ambasciatore di corte. Nei suoi viaggi ha raccolto delle preziose manifatture, tedesche, francesi, russe in una sorta di straordinario paesaggio che è a metà tra arte e quotidiano. Questa è la conferma che a Torino ci sono musei che non è possibile trovare in altre città d’Italia». C’è un luogo nel capoluogo piemontese o nei dintorni che rappresenta un suo luogo dell’anima? «La Sacra di San Michele nella Val di Susa, un’abbazia posta nel punto nel quale la valle si restringe. Un luogo molto importante, in particolare, quando l’arrivo dei barbari trasformò

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queste abbazie in centri di sopravvivenza della cultura. In una giornata di sole offre uno splendido panorama proprio sulla Val di Susa fino a Rivoli e Torino, e a volte, si riesce a scorgere anche Superga». Quali sono i piatti e i vini da assaggiare a Torino? «I vini torinesi fanno parte ormai del patrimonio nazionale, non solo della regione, e lo stesso si può dire dei tartufi, ma per questi, bisogna avere la pazienza di aspettare novembre o dicembre, quando si abbassano le temperature e si trovano qualità eccellenti. Torino a livello enogastronomico è una città sorprendente perché offre la possibilità di conoscere piatti particolarmente elaborati, come la finanziera, che viene preparato con le rigaglie del pollo, con un retrogusto agrodolce. Ottimo quello del ristorante Del Cambio, in piazza Carignano. Interessanti anche le proposte del Gatto Nero o di Eataly, una grande dispensa di Slow Food in via Nizza accanto al Lingotto. Molto spiritosi, infine, anche i ristoranti di proprietà di Piero Chiambretti».


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