OSSIER
MARCHE L’INTERVENTO.........................................13 Diana Bracco Ferruccio Dardanello Romano Carancini
PRIMO PIANO IN COPERTINA .......................................18 Paolo Andreani POLITICA ECONOMICA .....................22 Sara Giannini Alberto Drudi Giorgio Cippitelli Igino Cacciatori Massimo Valentini IL PUNTO ................................................36 Gian Mario Spacca Ottavio Brini OCCUPAZIONE .....................................42 Marco Luchetti Dino Latini Michele De Vita Stefano Mastrovincenzo RITRATTI ................................................52 Benedetto XVI
ECONOMIA E FINANZA
MATERIALI INNOVATIVI...................166 Roberto Cucchiarini
EXPORT...................................................58 Giuseppe Casali Nando Ottavi Graziano Di Battista
MERCATO DELL’AUTO.....................168 Juri Gabellini
INNOVAZIONE.......................................64 Marco Pacetti ACCESSO AL CREDITO .....................68 Michele Ambrosini Luciano Goffi CULTURA D’IMPRESA........................74 Enrico Bracalente Valter Scavolini Silvano Lattanzi FOCUS ANCONA ..................................82 Patrizia Casagrande Fiorello Gramillano Luigi Conte Valdimiro Belvederesi GIOVANI E IMPRESA ..........................92 Jacopo Morelli Francesco Mascarucci Marco Colombo Nicola Motolese CONFINDUSTRIA ...............................104 Claudio Pagliano Bruno Bucciarelli IMPRENDITORI DELL’ANNO ..........110 Gennaro Pieralisi, Ilaria Filonzi, Alberto Emiliani, Luca Paoletti, Ramona Verdolini, Gruppo Staf, Lorenzo Pizza, Paolo Capanna, Dino Scoccia, Vinceslavo Eusepi, Marco Romagnoli, Sergio Aliscioni IL DISTRETTO CALZATURIERO....140 Luca Ceroni, Fausto Morichetti, Marone Garbuglia, Paolo Battellini, Giuseppe Dari, Luigi Gagliardini, Marco Mecozzi MODA E TENDENZE..........................156 Giulio Benni Maurizio Fogante, Giovanni Offidani e Romano Rossi Franco Malagrida Marco Cipolloni
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IL MERCATO MUSICALE..................170 Bruno Frenquelli SERVIZI INTEGRATI...........................172 Oreste Rossi INFORMATION TECHNOLOGY ......180 Alessandro Coacci MARKETING.........................................184 Andrea Ciccarelli
AMBIENTE GREEN ECONOMY.............................188 Sandro Donati Pier Paolo Proietti RINNOVABILI.......................................194 Sandro Menchi TUTELA AMBIENTALE .....................198 Tommaso Pavoni SOFTWARE PER L’AMBIENTE ....202 Enrico Eugeni
Sommario IGIENE AMBIENTALE ......................204 Giovanni Mattioli IL SERVIZIO IDRICO ........................206 Giovannino Casale ALIMENTI ZOOTECNICI..................208 Giorgio Federici
TERRITORIO LE VIE DEL MARE ..............................212 Lamberto Tacoli Gianluca Fenucci Giorgio Occhipinti Stefano Aguzzi LAVORI MARITTIMI ..........................220 Antonio Santini TRASPORTI.........................................224 Mauro Domenichetti APPALTI ................................................227 Sergio Santoro Massimo Ubaldi Antonio Canzian IMMOBILIARE ....................................236 Gaetano Malavolta Gianna Quarticelli e Raffaella Montemezzani
EDILIZIA ...............................................240 Riccardo Concetti Gianfranco Scalbi Patrizia Paoloni MATERIALI PER L’EDILIZIA..........250 Piergiovanni Biagiotti Michele Battista SISTEMI ANTINCENDIO..............254 Paolo Catena RESTAURO .........................................256 Enrico Crucianelli INTERIOR DESIGN............................260 Gabriele Pierini INTERNI ................................................262 Giovanni Berloni Roberto Leo Daniela Gatto ARREDAMENTO ................................270 Piergiovanni Biagiotti Mario Rimini
RISPARMIO ENERGETICO .............274 Ivano Rustichelli TURISMO..............................................278 Caterina Cittadino Paolo Rubini Serenella Moroder Bernabò Bocca Luciano Pompili Dario Conti
GIUSTIZIA DIRITTO D’IMPRESA .......................294 Carlo Piergallini Paolo Giustozzi CONTRAFFAZIONE ..........................300 Loredana Gulino Giovanni Mainolfi
SANITÀ POLITICHE SANITARIE...................308 Almerino Mezzolani Giancarlo D’Anna TOSSICODIPENDENZE....................312 Giovanni Serpelloni
VOX POPULI........................................317 Graziella Ciriaci Danilo Antolini MARCHE 2011 • DOSSIER • 11
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’INTERVENTO
Famiglia, scuola e scambi con la Cina di Romano Carancini i recente una delegazione di docenti cinesi ha fatto visita all’ateneo di Macerata per discutere opportunità di scambio e di collaborazione. L’amministrazione comunale si è detta pronta a stringere un accordo finalizzato alla proposta di un gemellaggio. Ospitare rappresentanti del popolo cinese è sempre un onore perché la loro terra è a noi particolarmente cara per l’opera e la missione di penetrazione nella loro cultura e nella loro società che il nostro celebre concittadino, padre Matteo Ricci, di cui nel 2010 abbiamo festeggiato solennemente a livello internazionale il IV centenario della sua morte, ha compiuto. In occasione dell’incontro ho ribadito la volontà dell’Amministrazione peraltro già espressa nei mesi scorsi anche ai vertici di un’altra municipalità, quella di Xu Hui, distretto di Shanghai - di avviare uno scambio con la città di Shaoxing, sede di un ateneo specializzato in lingue straniere e turismo, soprattutto improntato sulla crescita dei flussi turistici, indispensabile per l’internazionalizzazione dei rapporti, che, va da sé, implicano una crescita sotto il punto di vista commerciale e di conseguenza economico. Nel comune di Macerata, alla data del 31 dicembre 2010, erano 4.274 e rispetto alla fine del 2009 è stato rilevato un aumento di 24 unità pari a +0,6%. Il settore del commercio rappresenta il comparto con il maggior numero di imprese per la nostra città con 1.247 imprese attive pari al 29% del totale delle imprese. Tale comparto cresce di tre unità rispetto al 2009 (+0,2%), a livello provinciale la dinamica del settore è più elevata (+0,96%).
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Sindaco di Macerata
Per quanto riguarda, invece, le imprese artigiane, sempre alla fine del 2010, ne erano attive 1.148, con una riduzione di due unità rispetto al dicembre 2009, in linea con l’andamento provinciale. Il settore artigiano più presente nel comune di Macerata è quello delle costruzioni con 380 imprese artigiane attive e rappresenta il 33% del totale del comparto. Quello del manifatturiero e quello degli altri servizi rappresentano rispettivamente un quinto del totale delle imprese artigiane. Positiva è anche la presenza sempre più consistente di imprenditori stranieri. Una fetta importante dell’economia culturale cittadina è rappresentata dallo Sferisterio e dalla sua stagione lirica, un’eccellenza per l’intera regione, e proprio per questo motivo l’impegno dell’Amministrazione comunale continua in modo convinto, nonostante le difficoltà di ordine finanziario comuni al settore della lirica e della musica dal vivo, anche a causa dei tagli operati al Fus. I primi dati sulla stagione lirica appena andata in archivio premiano le nostre scelte. Possiamo e vogliamo fare ancora di meglio, ma intanto i dati ci confortano. Purtroppo non ho ancora le cifre esatte delle ricadute dirette e indirette sul territorio. Ma già sappiamo che il 70 per cento di quanto investiamo sullo Sferisterio va ad avvantaggiare imprese e residenti della provincia. MARCHE 2011 • DOSSIER • 17
IN COPERTINA
PIÙ COLLEGAMENTI E SINERGIE PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE Prosegue il processo di ristrutturazione del manifatturiero marchigiano e l’export permette alle imprese di recuperare posizioni. Ma le carenze infrastrutturali, denuncia Paolo Andreani, rimangono «uno dei fattori che ostacolano la ripresa e lo sviluppo della regione» Michela Evangelisti l manifatturiero marchigiano riprende quota. I dati relativi ai primi mesi 2011 confermano la fase di moderato recupero che ha interessato il settore in chiusura di 2010. È soprattutto grazie alle esportazioni che le imprese regionali stanno recuperando posizioni: con una crescita media annua pari all’1,5% l’export rimarca il proprio ruolo di elemento trainante dell’economia regionale. Per reagire alla crisi, lo scorso anno gli imprenditori marchigiani hanno portato i loro prodotti in 194 paesi dei cinque continenti. Un’attività che ha consentito una crescita delle esportazioni, passate tra il 2009 e il 2010 da 8 a 8,9 miliardi di euro. Un saldo positivo di 900 milioni di euro, pari all’11,2%. Accanto all’export anche il processo di ristrutturazione dei vari settori, avviato già prima che la crisi dispiegasse i suoi effetti, sta dando risultati positivi sull’economia regionale. «Riduzione del numero di imprese, maggiore differenziazione delle strategie, con una parte delle aziende orientata a innovare i prodotti, sviluppare la rete commerciale e le attività di assistenza post-vendita, rafforzare la presenza sui mercati
I
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internazionali»: sono questi, spiega il presidente di Confindustria regionale Paolo Andreani, i cardini del riposizionamento strategico dell’industria marchigiana, che la recessione ha contribuito ad accelerare. In base a un sondaggio congiunturale condotto nell’autunno del 2010 dalla Banca d’Italia, oltre la metà delle aziende manifatturiere marchigiane ha trovato nella crisi uno stimolo all’innovazione, sia nella gamma di prodotti offerti sia nei sistemi organizzativi e gestionali. «Esattamente, e questa tendenza è stata più forte per le imprese di maggiori dimensioni e quelle che presentavano una profittabilità pre crisi superiore alla mediana del settore. I segnali di ripresa, oggi, riguardano soprattutto le realtà che hanno operato un riposizionamento strategico sui mercati di riferimento, anche durante la crisi, e che hanno adottato innovazioni di processo e di prodotto». Gli scambi internazionali si rivelano sempre più un fattore selettivo, generando effetti positivi molto differenziati tra le imprese in relazione alla loro capacità di
seguire la domanda internazionale. Come sostenere le imprese che faticano ad agganciare questa tendenza? «Nel corso dei primi tre mesi del 2011 il valore delle esportazioni italiane ha registrato una crescita del 18,4% rispetto allo stesso periodo del 2010; contemporaneamente le Marche hanno registrato un incremento del 13,1%, recuperando però solo il 40% del calo subito nel 2009. Dall’inizio della crisi, la performance all’export è risultata sistematicamente peggiore di quella media italiana. Tale differenziale può riflettere la specializzazione settoriale e l’orientamento geografico delle esportazioni regionali. Le imprese hanno bisogno di azioni mirate a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione, tramite una forte sinergia fra gli enti preposti, al fine di evitare duplicazioni e dispersioni di risorse». Come si sta muovendo Confindustria Marche? «Stiamo rafforzando la nostra azione di supporto alle imprese per progetti d’internazionalizzazione in stretta sinergia con le nostre territoriali, facendoci portavoce delle esigenze delle imprese sia rispetto ai mercati di
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Paolo Andreani
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IN COPERTINA CQECQEC
Alcune zone, soprattutto nel Pesarese e nell’Ascolano, soffrono di un forte isolamento
riferimento che alle iniziative da delle organizzazioni di categoria, sarebbero più urgenti per accomintraprendere». Il mercato di riferimento dei prodotti marchigiani rimane quello dell’Unione europea, dove lo scorso anno sono state vendute merci per 5,4 miliardi di euro, pari al 62,5% di tutto l’export regionale. Che cosa limita ancora gli imprenditori marchigiani nel lanciarsi verso i mercati emergenti? «Naturalmente i nostri bacini più consolidati continuano a essere i mercati europei, tuttavia negli ultimi anni è cresciuto il peso dei paesi emergenti, che mantengono comunque ancora una quota decisamente contenuta sul totale delle nostre esportazioni. Tali paesi, ad eccezione della Russia con la quale da molto tempo sussistono rapporti commerciali, presentano difficoltà oggettive per le piccole imprese marchigiane: sia per la distanza, sia per le barriere doganali di ingresso, sia per le normative vigenti nel paese, nonché per differenze culturali e vastità dei mercati. Proprio per superare queste difficoltà va fatto uno sforzo maggiore sia da parte
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come Confindustria, che dalle istituzioni». Nella media del primo trimestre 2011 i livelli occupazionali hanno registrato ancora una moderata contrazione (- 0,3%). Cosa si prevede per l’andamento del mercato del lavoro in questa ultima parte dell’anno? «Soprattutto nell’industria, il periodo pre crisi era stato caratterizzato da una decisa espansione occupazionale, alla quale si era tuttavia associata una dinamica deludente della produttività del lavoro. Con la recessione, in questo settore si è avuta una contrazione sia della produttività sia dell’occupazione. Il ritorno a una crescita sostenuta dell’occupazione è per ora ostacolato da livelli produttivi distanti da quelli precedenti la crisi e da un’incidenza ancora elevata degli occupati in cassa integrazione guadagni». La situazione in cui versano le Marche a livello infrastrutturale è piuttosto critica e i deficit riguardano anche le cosiddette infrastrutture “soft”, come i collegamenti Adsl. Quali interventi
pagnare il rilancio dell’economia? «La carenza infrastrutturale è uno dei fattori che ostacolano la ripresa e lo sviluppo della regione. Ci sono ancora alcune parti del territorio, soprattutto nel Pesarese e nell’Ascolano, che, nonostante i lavori per la terza corsia dell’autostrada e gli interventi della Quadrilatero, soffrono di forte isolamento. L’intera regione risulta penalizzata sia per la mancanza di tratte ferroviarie ad alta velocità che di un collegamento aereo con Milano. In questo quadro si aggiungono anche le carenze di infrastrutture telematiche che rendono disomogeneo il territorio, riducendone ulteriormente l’attrattività. Per gli interventi infrastrutturali abbiamo individuato da tempo le nostre priorità come Confindustria Marche, presentandole in un pacchetto di proposte per la Regione in occasione delle scorse elezioni. Confidiamo che nella proposta del Piano regionale delle infrastrutture si individuino certe urgenze, assegnandovi adeguate risorse, di concerto con il governo e il ministero competente, e sviluppando il project financing».
POLITICA ECONOMICA
I distretti marchigiani accelerano sull’innovazione «La competitività regionale dipende in larga parte dall’apporto dei distretti». Lo afferma Sara Giannini, assessore regionale per Ricerca e innovazione, che punta dritto al cluster più innovativo: la domotica e le sue applicazione in campo sanitario Paola Maruzzi
he l’assessorato alla Ricerca e innovazione delle Marche, retto da Sara Giannini, remi a favore dei sette distretti industriali lo ha dimostrato uno studio realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, dedicato alla buona riuscita di alcuni progetti finanziati dalla Regione. A fronte di una crescita che nei primi mesi del 2011 è peggiorata - significativo è l’export complessivo dei distretti marchigiani, passato al 9,5% contro il 15,5% dell’ultimo trimestre del 2010 - potenziare le specificità produttive, attraverso bandi ad hoc e politiche di promozione che incentivino la condivisione del know how, si conferma la scelta strategica per la ripresa. Tra i settori in ascesa spicca la domotica, che si avvia a diventare un nodo d’importanza nazionale. Non a caso, qualche mese fa, il governatore Spacca ha detto di voler «costruire entro il 2015 la prima casa domotica progettata integrando le ricerche sulla longevità attiva». Il
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progetto in questione, cofinanziato dall’Unione europea, si chiama “Jade” e sarà dedicato a sviluppare nelle Marche un distretto tecnologico con specializzazioni intelligenti per una vita indipendente e sostenibile dell’anziano. La domotica è forse l’ambito più innovativo dei distretti. Che riscontri sta dando? «La home automation rappresenta una sintesi tra tecnologie dell'abitare e miglioramento della qualità della vita. È un vero e proprio cluster specialistico e innovativo capace di collegarsi positivamente alla ricerca e agli investimenti pubblici nella sanità, come nel caso del Network per la longevità attiva». In generale sui distretti persistono delle difficoltà. Fino a che punto la situazione è preoccupante? «Pur in un contesto dominato da imprese di piccole dimensioni, come quello marchigiano, dove gli investimenti in ricerca sono per forza di cose limitati, si assiste da
Sara Giannini, assessore alla Ricerca e innovazione della Regione Marche
qualche tempo a un’importante inversione di tendenza che fa ben sperare per le prospettive competitive del nostro apparato produttivo. Le difficoltà sono legate alla lentezza con cui l’Italia sta uscendo dalla crisi, difficoltà che portano spesso gli imprenditori a tagliare o rimandare progetti e iniziative». Si fa sempre più decisivo il passaggio dal distretto al cluster. Cosa comporterà? «Da luoghi fisici geograficamente delimitati di integrazione tra imprese, si cominciano a configurare distretti come aggregazioni di aziende per funzione, organizzate a rete, supportate dalle moderne piattaforme tecnologiche digitali.
XxxxxxxSara Xxxxxxxxxxx Giannini
La home automation è una sintesi tra tecnologie dell’abitare e miglioramento della qualità della vita
I cluster sono composti da imprese che partono dal tessuto manifatturiero e puntano su commercializzazione, design, internazionalizzazione. In definitiva, localizzazione e specializzazione rimangono importanti, ma non sono più gli unici elementi a cui guardare nel sostegno alle imprese». In generale i distretti industriali sono i luoghi ideali in cui prendono forma innovazione e ricerca. Quale surplus aggiungono nel quadro della competitività regionale? «Nelle varie aree di specializza-
zione industriale delle Marche sono localizzati centri tecnologici pubblico-privati, promossi dalla Regione per supportare innovazione e ricerca applicata. La competitività regionale dipende in larga parte dall’apporto dei distretti, ciò appare in modo evidente guardando alle esportazioni. I centri regionali affiancano le piccole e medie imprese, vera ossatura del sistema marchigiano, si avvalgono di tecnici qualificati e di attrezzature tecnologiche all’avanguardia. I centri operano in collegamento con università e istituzioni scientifiche nazionali e internazionali». MARCHE 2011 • DOSSIER • 23
POLITICA ECONOMICA
Mercati incerti, ma le previsioni rivelano ottimismo stato il distretto delle pelli, del cuoio e delle calzature a trainare l’economia marchigiana tra gennaio e aprile di quest’anno. La produzione è infatti cresciuta del 5,3%, il fatturato del 4,7% e gli ordinativi del 5,8%. Un notevole risultato per il distretto calzaturiero più importante al mondo; le aziende del settore rappresentano il 30% dell’economia marchigiana, con una quota relativa all’export che copre il 60% del totale regionale. «A determinare l’exploit delle calzature nella prima parte del 2011 sono stati gli effetti di una politica di innovazione, avviata nel 2010 attraverso un incremento del 53% degli investimenti – commenta il presidente di Unioncamere regionale Alberto Drudi –. Se oggi il distretto calzaturiero sta tornando a crescere è perché, dopo essere stato il primo settore dell’industria marchigiana ad andare in crisi alcuni anni fa a causa della pesante concorrenza delle produzioni cinesi e dei paesi emergenti, ha saputo reagire puntando sulla qualità e rinunciando a rincorrere i cinesi sui prezzi e sul costo del lavoro». I primi mesi dell’anno hanno visto le industrie tessili e dell’abbigliamento segnare ancora il passo. Con quali interventi sistema camerale e Regione le stanno sostenendo?
È
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Il distretto calzaturiero marchigiano vola e indica agli altri settori la strada per risalire la china: qualità, innovazione, internazionalizzazione e reti d’impresa. L’impegno di Unioncamere, assicura il presidente Alberto Drudi, «è quello di mettere l’intero sistema produttivo in condizioni di cogliere le opportunità offerte dai nuovi mercati» Michela Evangelisti
Alberto Drudi, presidente di Unioncamere Marche
«Anche in questo caso pesa la concorrenza dei prodotti di basso costo e di bassa qualità made in China, ma l’esempio del calzaturiero indica la strada da seguire per risalire la china. Un ulteriore elemento di difficoltà è dato dal fatto che la maggioranza delle aziende marchigiane del settore lavorano per conto terzi e ri-
sentono della crisi in modo particolare. Ecco perché servono misure urgenti contro la concorrenza sleale e l’economia sommersa: per difendere la subfornitura e gli indotti delle grandi aziende in difficoltà. Per quanto concerne il sistema camerale, sono state avviate varie iniziative: convegni, indagini statistiche, pro-
Alberto Drudi
getti formativi a sostegno di situazioni di crisi occupazionali per aziende di medie e grandi dimensioni, informazioni alle aziende per l’accesso a contributi e finanziamenti, contributi ai consorzi e ai confidi, iniziative di promozione per il mercato estero. Anche la Regione ha fatto la sua parte, approvando il bando per l’assegnazione di contributi a favore dei distretti industriali e produttivi, per favorire l’integrazione delle filiere produttive, delle reti di imprese e dei processi di aggregazione di imprese». L’ultimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia delle Marche mette in evidenza come, in termini di risultati economici, l’eterogeneità tra le imprese della regione si è mantenuta elevata. Quali interventi sarebbero necessari per rendere la situazione più omogenea?
«Per le 158mila imprese marchigiane la crisi ha rappresentato un passaggio epocale: niente sarà più come prima. Se prima le nostre imprese si rivolgevano prevalentemente al mercato locale, oggi siamo in piena globalizzazione e dobbiamo cogliere le opportunità offerte dai nuovi mercati. L’impegno del sistema camerale è quello di mettere, non solo le imprese di punta, ma l’intero sistema produttivo in condizioni di cogliere queste opportunità. Per superare la crisi l’impegno dei singoli imprenditori non basta più: serve lo sforzo congiunto del sistema camerale, della Regione, delle associazioni di categoria e degli istituti di credito». Quali previsioni si possono formulare per i prossimi mesi a proposito della produzione e del fatturato dell’industria manifatturiera marchigiana? «Siamo nelle mani dei mercati e que-
sta è una fase di particolare turbolenza, che aumenta l’incertezza del sistema produttivo marchigiano. In ogni caso una nostra indagine su un ampio campione di imprese manifatturiere della regione evidenzia come prevalga un certo ottimismo per l’immediato futuro. Il 33% prevede un aumento di produzione e fatturato nei prossimi mesi, mentre un altro 58% pensa di mantenere i livelli attuali. Soltanto il 9% del campione lascia prevalere un certo pessimismo e dichiara di temere un calo di produzione e fatturato in vista della ripresa autunnale. Per quanto riguarda i singoli settori, indicazioni positive arrivano in particolare dalle macchine elettriche ed elettroniche, dal calzaturiero, dalla meccanica e dal legno mobile». Le esportazioni marchigiane nel primo trimestre dell’anno non sono cresciute secondo le aspetta- MARCHE 2011 • DOSSIER • 25
CQECQECECONOMICA POLITICA
Il contratto di rete può essere il volano per spingere le imprese verso la strada dell’aggregazione
tive. Come si spiega questa battuta 2009, che ha introdotto vantaggi fi- cassa integrazione nel primo trid’arresto? «Il mercato estero rappresenta l’unica eccezione a una crisi che nel 2011 morde ancora le imprese. In effetti le esportazioni marchigiane crescono in maniera moderata e lenta, ma senza dubbio più evidente rispetto al mercato interno, ancora in fase di stagnazione. Purtroppo le aziende medio-piccole hanno scarse risorse finanziarie da destinare agli investimenti necessari per affrontare le sfide del mercato globale. Occorre agevolare maggiormente l’accesso al credito bancario delle pmi, soprattutto attraverso il sostegno ai confidi». Quanto sta prendendo piede in una realtà economica come quella marchigiana, caratterizzata dalla presenza di molte piccole e medie imprese, la modalità di aggregazione a rete? «Nel percorso di riorganizzazione del nostro sistema produttivo, in atto ormai da tempo, sta incidendo in maniera positiva l’ulteriore opportunità offerta dalla legge 33 del
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scali e incentivi per le aziende che stipulano contratti di rete. Ma ancora la forma del contratto di rete non è diffusa come dovrebbe. Un limite alla sua applicazione è quello che prevede come finalità comune una delle attività caratteristiche delle imprese che entrano nel contratto stesso. Sono dunque escluse dai benefici le imprese che vogliono svolgere in comune attività che non sarebbero in grado di fare da sole. Inoltre, non sono chiari i rapporti tra i contratti di rete e le altre forme oggi impiegate per favorire la collaborazione tra imprese (consorzio, associazione temporanea di imprese, joint venture). In ogni caso il contratto di rete può essere il volano per spingere le imprese marchigiane verso la strada dell’aggregazione. Si tratta di uno strumento innovativo che deve essere recepito e potenziato nell’ambito delle politiche pubbliche e sempre più utilizzato dal sistema produttivo». Parlando infine di lavoro, la
mestre del 2011 ha visto un calo di 660mila ore. Un dato incoraggiante? «Nella nostra regione il tasso di disoccupazione è al 6,4%. Ancora inferiore dell’8,7% della media nazionale, ma comunque superiore alle percentuali degli anni precedenti la crisi, quando nelle Marche si poteva parlare di piena occupazione. Va detto che nel 2010 sono arrivati segnali positivi dal mercato del lavoro: il numero dei disoccupati è sceso da 53mila a 45mila, con una situazione migliore per gli uomini rispetto alle donne. Il fatto che nel manifatturiero la cassa integrazione diminuisca è sicuramente un buon segno ma la crescita di quella straordinaria dimostra che vi sono ancora settori e aziende in crisi, mentre l’aumento di quella in deroga disegna un quadro di difficoltà per i servizi e l’artigianato. Per un miglioramento complessivo del quadro occupazionale regionale è indispensabile che i consumi interni tornino a crescere».
Giorgio Cippitelli
L’importanza del fattore tempo «La situazione attuale è straordinaria e necessita di azioni straordinarie». Dando voce a un tessuto di micro e piccole imprese che navigano a vista, il segretario di Confartigianato Marche, Giorgio Cippitelli, invoca progetti pluriennali orientati alle priorità Michela Evangelisti
«L
e reti d’impresa? «Diciamo che vanno tutti nel comUna possibilità e plesso piuttosto male. In genere un’opportunità, ma reggono maggiormente le imprese le condizioni di che hanno una caratteristica imrealizzazione richiedono tempi lun- portante, e quasi sempre dimentighi e il rischio è che il mondo com- cata sia dalla stampa che dalla ripetitivo, che corre alla velocità cerca accademica, e cioè diretti della luce, non consenta appieno di rapporti nella rete commerciale dispiegarne gli effetti». Quella che estera, ma anche italiana, seppur in potrebbe sembrare la soluzione ad misura minore. Mi riferisco a hoc per un tessuto imprenditoriale quelle realtà che fanno parte a come quello marchigiano, costel- pieno titolo della filiera distribulato perlopiù da piccole e micro tiva e che hanno per il proprio proaziende, non rappresenta dunque, dotto o servizio un approccio al secondo Giorgio Cippitelli, la pa- mercato commerciale diretto e renacea. «È evidente – rilancia il se- munerativo, fermi restando gli asgretario della Confartigianato regionale – che altri sono gli elementi vincenti: mercati, qualità dei prodotti e innovazione costante, capacità di gestione adeguata all’evoluzione delle condizioni e dei costi competitivi, competenze e conoscenze tecniche, professionali e commerciali idonee e in costante rafforzamento, credito a prezzi e condizioni valide e non vessatorie. Insomma, un Paese normale che funziona su un progetto, non una serie di protagonismi senza criterio». Al momento in regione ci sono settori che mostrano Giorgio Cippitelli, segretario di Confartigianato Marche maggiore dinamismo?
set qualitativi necessari». Nel 2010 l’Italia ha venduto all’estero prodotti manifatturieri per un valore di 322 miliardi e oltre la metà delle esportazioni italiane è stata realizzata proprio da piccole e medie imprese. Qual è l’andamento dell’export delle imprese artigiane marchigiane? «Se oggi, dopo la crisi, siamo tornati ai numeri precedenti al fallimento di Lehman Brothers, è grazie allo sviluppo dell’area Asia Pacific e dei paesi cosiddetti Bric. Le difficoltà principali per le nostre imprese sono ascrivibili alla mancanza di una visione e di un’azione unitarie sui principali mercati di sbocco commerciale, quelli sopra citati ma anche Germania, Gran Bretagna, Francia, Usa, svolta e da svolgere in modo costante, attaccata alle reti distributive e commerciali di quelle aree. Ora, per di più, mancherà l’azione dell’Ice, che sarà affidata al ministero degli Affari esteri. Le esportazioni delle micro e piccole imprese delle Marche hanno un andamento a macchia di leopardo e altalenante, con progressioni incoraggianti alternate a trimestri deludenti, per quasi tutti i settori. Le nostre associazioni MARCHE 2011 • DOSSIER • 27
CQECQECECONOMICA POLITICA
conducono continue azioni infor- imprese. In via generale su 100 ri- miche senza senso economico e lamative e formative per posizionare un sempre maggiore numero di imprese sui mercati commerciali, anche con il geomarketing». Da recenti incontri di categoria è emerso che il territorio ha bisogno di investimenti e innovazione, ma le imprese difettano di liquidità, per le difficoltà di accesso al credito e i lunghi tempi di pagamento. Quali interventi sarebbero auspicabili in questo senso? «Le imprese hanno bisogno di credito e il difetto di liquidità attuale è ascrivibile all’andamento dell’economia italiana, asfittica e ormai chiusa e ripiegata su se stessa, nonostante gli sforzi delle stesse
chieste di finanziamenti 85 sono legate a ristrutturazioni finanziarie e 15 a investimenti materiali e immateriali; di fronte a ciò le banche - ben al di là di Basilea 2 e Basilea 3, che certo non aiutano - selezionano e prezzano maggiormente il prestito di denaro a danno delle stesse imprese. Ciò che serve sarebbe un progetto di almeno 5-8 anni, in cui imprese, banche e istituzioni nazionali e regionali individuino alcuni obiettivi su cui lavorare: export e mercati commerciali, non delocalizzazione, credito per investimenti e ristrutturazioni, innovazioni di processi e prodotto. Ma il Paese sembra fermo e attardato su pole-
L’impresa è ancora vista come una disgrazia ideologica della storia e non come l’unica opportunità di produrre ricchezza
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scia le imprese sole, salvo eccezioni, a dover combattere. A una situazione straordinaria si risponde con una visione e un’azione straordinarie, operando per priorità e per progetti pluriennali che accompagnino le imprese a competere e il Paese a migliorarsi». Oltre alle difficoltà di accesso al credito, contribuiscono a creare un habitat poco favorevole per le imprese anche le carenze infrastrutturali. Quali sono le priorità regionali in questo ambito secondo Confartigianato? «Le infrastrutture materiali e immateriali sono carenti da sempre e le scelte per superare tali handicap stanno portando a recuperare parte dei ritardi, ma il fattore tempo è essenziale e viene dettato dalla competizione internazionale, mentre le scelte nel nostro Paese hanno tempi lunghi e inadeguati». Quali sono i punti di forza delle piccole e micro imprese marchigiane che permettono loro di guardare comunque con ottimismo al futuro? «Il coraggio di rischiare, anche in apnea, la capacità di pensare e realizzare, per quanto talvolta impercettibili, innovazioni immateriali e non formali, la ricerca di sbocchi per i propri prodotti e servizi, la volontà di superare le difficoltà, il senso di responsabilità verso i propri dipendenti. In sintesi, la resistenza a un humus economico e sociale che vede ancora l’impresa come una disgrazia ideologica della storia e non come l’unica opportunità di produrre ricchezza, non solo economica ma anche di valori, per la comunità».
POLITICA ECONOMICA
Le Marche non possono più aspettare Secondo Igino Cacciatori il territorio marchigiano ha bisogno di lotta decisa all’evasione e all’elusione, di infrastrutture, di strategie per il turismo. Interventi che devono partire subito. Con un occhio di riguardo per il Piceno, «che fa da Cenerentola» Michela Evangelisti
dati regionali relativi al primo trimestre dell’anno ricalcano il trend nazionale: il bilancio della nata/mortalità delle imprese segna un recupero del commercio. Ma, a fronte della negatività che si è registrata nel 2009 e per quasi tutto il 2010, il presidente di Confcommercio Marche, Igino Cacciatori, smorza i toni e parla di una «fase interlocutoria». «Stiamo vivendo una lieve ripresa, che fa ipotizzare una modesta crescita – commenta Cacciatori –. La prendiamo come un buon auspicio, ma anche con i piedi di piombo». E intanto l’ultimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia marchigiana parla di una diminuzione delle vendite nel commercio al dettaglio, di contro a una stazionarietà nel resto del Paese. Presidente, come mai questa contrazione? Quali passi occorrono per rilanciare le vendite? «La negatività che interessa le vendite va riferita alla crisi generalizzata ma soprattutto al crollo occupazionale che da troppo tempo sta interessando alcune località, a cominciare
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dal Piceno, dove io vivo e opero. Per far tornare a crescere l’economia e i consumi dobbiamo fare sistema con tutti gli enti locali, le amministrazioni e le associazioni di categoria; in primis occorre intraprendere con più forza la via del recupero di evasione ed elusione, con l’obiettivo di una riduzione della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti. A livello locale, poi, ritengo fondamentale sfruttare maggiormente il turismo, che al momento mi sembra il settore maggiormente in grado di trainare l’intera economia regionale». In effetti i dati forniti dall’Osservatorio regionale del turismo parlano di arrivi e presenze di turisti nelle Marche aumentati del 4,2% nel 2010. Quali strategie stanno mettendo in atto le imprese del settore per assecondare questa crescita e quali interventi chiedono alle amministrazioni? «Il problema vero è quello della destagionalizzazione: occorre puntare
meglio e di più sui vari turismi, come quello congressuale, religioso e culturale. Le nostre imprese turistiche sono impegnate a offrire un’accoglienza sempre più qualificata, tenendo d’occhio il binomio qualità-prezzo e attivando promozioni per favorire un turismo più stanziale e meno “mordi e fuggi”. Le amministrazioni si stanno dando da fare con eventi di richiamo che, però, sono solo spot capaci di pagare nel breve periodo: nel lungo occorre ben altro». Ad esempio? «Infrastrutture. Soprattutto le zone a sud della regione non rispondono più alle esigenze di un mercato che, purtroppo, non ha tempo di aspettare. È vero che l’infrastruttura è frutto di una calendarizzazione a lungo termine, ma se non partiamo non arri-
Xxxxxxx IginoXxxxxxxxxxx Cacciatori
veremo mai. Ad esempio, molti vantaggi deriverebbero da un collegamento veloce tra Tirreno e Adriatico». “Il taglio delle agevolazioni fiscali e il prevedibile aumento complessivo delle tasse provocherà un ulteriore effetto depressivo sui consumi e la crescita”. Così il presidente di Confcommercio nazio-
Il problema è la destagionalizzazione. Occorre puntare meglio e di più sul turismo congressuale, religioso e culturale
nale, Sangalli, ha commentato gli effetti della manovra. Qual è la sua opinione? «Il presidente ha ribadito un fatto evidente: più aumentano le spese obbligatorie, con l’aggravante del taglio delle agevolazioni fiscali, più si hanno influenze negative sui consumi, in particolare quelli dei prodotti più voluttuari. I mesi di maggio e giugno sono stati particolarmente neri. Prendiamo ad esempio gli elettrodomestici: nemmeno la vendita di condizionatori e ventilatori, nonostante il caldo, è riuscita a spingere questo settore. Anche l’alimentare, nel primo trimestre 2011, ha subito uno scivolone dello 0,4%. Il dopo manovra non potrà far altro che condizionare in maniera ancora più negativa questi settori». Lei è anche presidente dell’Eurosportello di Ascoli Piceno. Come vi state muovendo per promuovere la crescita e la competitività delle pmi sui mercati esteri? «L’Eurosportello eroga servizi di formazione, informazione e assistenza, tesi a stimolare la cultura dell’autoimprenditorialità, a sviluppare la competitività e l’internalizzazione delle imprese, a promuovere l’utilizzo delle agevolazioni finanziarie comunitarie, nazionali e locali, a incentivare la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico. Favorisce anche l’accesso delle imprese ai mercati esteri attraverso strumenti fondamentali come il servizio di ricerca partner esteri, gli studi di mercato-Paese, l’organizzazione di missioni economiche all’estero. I dati relativi al primo trimestre 2011 rivelano da parte delle imprese locali un enorme interesse e un’attività molto dinamica». MARCHE 2011 • DOSSIER • 31
POLITICA ECONOMICA
Nuovi percorsi imprenditoriali nnovazione ed export sono considerati dagli analisti come due dei mezzi utili a contrastare la crisi economica. Anche gli imprenditori marchigiani, che in periodo di recessione hanno fatto lo sforzo di investire in queste due direzioni, hanno spesso ottenuto importanti risultati. Ma accanto a questi aspetti occorre anche un mutamento nel modo di fare impresa: «Il cambiamento – spiega Massimo Valentini, presidente della Compagnia delle Opere Marche Sud – implica sempre l’apertura a compiere un percorso verso modalità espressive diverse nella conduzione d’impresa sinora inesplorate». Qual è la propensione delle imprese marchigiane verso innovazione ed export? «Con l’intensificarsi della competizione globale, e in seguito alle conseguenze della crisi finanziaria tuttora in atto, si è evidenziata la necessità di un approfondimento nell’approccio sia dell’innovazione che dell’export. In una prima fase il tema dell’innovazione si è concentrato, salvo alcune rilevanti eccezioni, sul tema del prodotto, mentre oggi sempre più è richiesto un approccio innovativo in tutte le dimensioni dell’impresa. Anche per quanto riguarda l’export è in atto un profondo cambiamento che, in una prima fase il tema era ridotto allo sviluppo di rapporti con la filiera commerciale dei paesi
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Il modo di fare impresa è cambiato, sia per adattarsi allo sviluppo dei mercati, sia per far fronte alla crisi economica. Massimo Valentini spiega come si stanno trasformando le aziende marchigiane Nicolò Mulas Marcello
esteri, oggi invece la spinta dei mercati è sullo sviluppo di veri e propri processi di internazionalizzazione che possono permettere alle imprese di radicarsi in modo competitivo e stabile sui mercati esteri. È un processo che alcune imprese stanno affrontando decisamente, mentre molte altre sono ancora in una fase di stallo in quanto certe scelte implicano cam-
biamenti aziendali radicali». Alla luce delle nuove sfide del mercato globale, il modello d’impresa marchigiano è mutato nel tempo? Come? «Il modello d’impresa marchigiano sta mutando ed è in corso una decisa selezione delle imprese. Nella prima fase il tema del distretto è stato decisivo per le nostre imprese, ora è richiesta una rapida evolu-
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Massimo Valentini
zione in quanto il precedente schema è inadeguato a garantire la permanenza sul mercato di tutte le imprese. La contrazione della produzione di cui alcuni distretti stanno soffrendo ha ripercussioni negative su tutto il mondo dei terzisti. Le difficoltà nell’affrontare il ricambio generazionale e di mantenere una capacità di innovazione in grado di fronteggiare la crisi dei
mercati ha visto la progressiva scomparsa di storici protagonisti dei distretti. Nel contempo osserviamo la crescita di nuovi player in cui la caratteristica evolutiva fondamentale, rispetto ai distretti tradizionali, è quella della partecipazione a reti non solo territoriali, ma intersettoriali, che permettono di raggiungere quegli standard di eccellenza necessari per lo sviluppo. Il critico aspetto dimensionale dell’impresa viene pertanto affrontato creativamente attraverso questa partecipazione alle reti d’impresa». Quali sono i settori più fiorenti dell’economia marchigiana e cosa ha portato a questi risultati? «Tradizionalmente sono stati, e sono tuttora, i settori del calzaturiero/abbigliamento, della meccanica, del mobile/arredamento. Lo sviluppo di questi distretti è stato fondato in origine su una cultura contadina mezzadrile ove era evidente che nel lavoro e nella responsabilità l’uomo si realizza, come pure l’intraprendenza rapMassimo Valentini, presidente della Compagnia delle Opere Marche Sud
Lo sviluppo delle reti oggi è un tema decisivo per le nostre imprese, su questo verte gran parte del lavoro associativo
presentava un aspetto costitutivo di una dimensione umana viva e ricca. La permanenza e lo sviluppo di questa cultura dell’umano costituisce la condizione per la crescita delle imprese del territorio». In quali progetti è impegnata attualmente la Compagnia delle Opere per favorire le imprese associate? «I progetti più importanti della Cdo guardano a tre aspetti in particolare. Il primo riguarda lo sviluppo delle reti che oggi è un tema decisivo per le nostre imprese, su questo verte gran parte del lavoro associativo i cui strumenti principali sono “Matching”, che si svolge ogni anno alla Fiera di Milano, l’equivalente estero della manifestazione che ogni anno si tiene in un paese particolarmente strategico per lo sviluppo delle nostre imprese, “Expandere with matching”, che si tiene annualmente all’abbazia di Fiastra, e le commissioni di filiera che durante l’anno svolgono un lavoro di scambio di opportunità e conoscenze tra aziende dello stesso settore. Il secondo aspetto riguarda lo sviluppo di una cultura d’impresa il cui strumento principale è la Scuola d’impresa, che propone percorsi formativi durante l’anno, a cui associamo workshop informativi e formativi di aggiornamento. Infine, per quanto concerne il tema della finanza, il nostro soggetto professionale di riferimento è il Cosvim che garantisce l’accesso al credito attraverso il confidi e il miglioramento della gestione finanziaria attraverso l’introduzione di strumenti di controllo e pianificazione che permette all’imprenditore di migliorare la sua capacità di gestione». MARCHE 2011 • DOSSIER • 33
IL PUNTO
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Innovazione e turismo le leve della ripresa
el 2010 l’economia marchigiana ha registrato performance migliori rispetto all’anno precedente e nel biennio di crisi l’occupazione ha tenuto, sfuggendo a quel crollo che ha invece colpito gran parte del terIl presidente della Regione Gian Mario Spacca parla ritorio nazionale». Il presidente Spacca legge così il Rapporto 2010 del momento dell’economia marchigiana («un sistema di Bankitalia sulle Marche, secondo che viaggia a due velocità») e della lotta alla disoccupazione, cui nello scorso anno si è registrata una ripresa, anche se a ritmi conte- soprattutto giovanile. E difende la contestata campagna nuti, con le esportazioni in partico- di marketing territoriale voluta dal suo ente lare che sono cresciute meno della media italiana. Come si può aiutare Riccardo Casini allora il tessuto produttivo a ripartire? «Il sistema economico marchigiano – spiega – viaggia a due velocità: da una parte ci sono imprese che hanno registrato performance straordinarie, ovvero quelle che più hanno innovato e internazionalizzato, ma dall’altra vi sono aziende sottocapitalizzate che soffrono. È per questo che la politica industriale della Regione è sempre più concentrata, a livello di programmazione e di risorse, su tre assi: il sostegno all’innovazione, l’incentivazione delle reti per consentire alle piccole imprese di raggiungere la massa critica fondamentale per superare l’handicap dimensionale e il supporto all’internazionalizzazione, attiva soprattutto sui mercati in forte crescita come quelli Bric». Che importanza hanno le novità introdotte dalla legge regionale 7/2011 per le imprese artigiane? «Con questa legge si è portata a compimento la profonda revisione delle procedure per l’iscrizione, la modifica e la cancellazione dall’Albo delle imprese artigiane. Oggi l’artigiano può ottenere la registrazione di tali adempimenti con la presentazione di una semplice comunica36 • DOSSIER • MARCHE 2011
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Gian Mario Spacca
zione, senza attendere che la Commissione provinciale per l’artigianato si pronunci su una sua domanda. A gestire l’albo provvede direttamente la Regione, con un evidente snellimento amministrativo. Inoltre, la procedura è completamente informatizzata: la comunicazione è presentata in forma telematica e con una modalità pienamente integrata con il servizio ComUnica del Registro imprese». Il Rapporto 2011 sul mercato del lavoro ha messo in luce come la disoccupazione sia in calo (5,7% nel 2010), anche se continua a preoccupare quella giovanile. Come intende intervenire la Regione in proposito? «Nel 2010 le Marche sono state seconde solo alla Lombardia per basso tasso di disoccupazione e sono state l’unica regione, assieme al Molise, in cui quella giovanile è scesa. Nei primi mesi del 2011 il dato sulla disoccupazione è peggiorato, restando Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche
La politica industriale della Regione si concentra su tre assi: innovazione, reti e internazionalizzazione
comunque sempre al di sotto sia della media nazionale sia di quella delle regioni del Centro. Questo anche grazie alle misure di difesa dell’occupazione messe in atto dalla Regione in questi anni di crisi. Ora non vogliamo abbassare la guardia, anzi continueremo a rafforzare gli strumenti di difesa dell’occupazione, soprattutto giovanile». Quali di questi strumenti stanno ottenendo risultati particolarmente positivi? «Penso alle borse lavoro e di studio per laureati e diplomati, con assunzioni intorno al 60%. Ma anche al prestito d’onore regionale, destinato a chi intende avviare un’impresa senza alcuna firma di garanzia. I risultati sono ottimi: grazie a questo strumento sono state già avviate 900 nuove imprese. Da aggiungere anche l’attività di alta formazione per giovani laureati e diplomati con l’attivazione di nuovi istituti tecnici superiori, master e voucher».
Parliamo di turismo. Quali segnali sono arrivati dalla stagione estiva? Quale contributo ha fornito la tanto chiacchierata campagna di marketing territoriale della Regione? «La stagione estiva si sta dimostrando in linea con il trend positivo già registrato nel 2010 e confermato nei primi mesi del 2011; bene soprattutto le presenze straniere, che già tra gennaio e maggio avevano segnato un lusinghiero incremento del 14%. In questo senso la campagna promozionale con protagonista Dustin Hoffman ha giocato un ruolo decisivo: l’Isnart ha certificato come l’8% dei turisti che hanno scelto le Marche nel 2010 lo hanno fatto proprio sotto l’influenza di quella campagna. È per questo che anche per il 2011 abbiamo voluto con forza riconfermare Dustin Hoffman quale testimonial della nostra regione, affiancando allo spot anche una serie di scatti fotografici affidati a Bryan Adams». A maggio intanto il Cipe ha approvato la convenzione per l’affidamento in concessione del collegamento tra il porto di Ancona e l’autostrada A14. Siamo finalmente a un punto di svolta per questa importante opera? «Sicuramente siamo a una fase decisiva: dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale sarà possibile, dopo tanti anni di attesa, intravedere l’inizio dei lavori di un’opera fondamentale per una delle maggiori imprese della nostra regione, il porto di Ancona, e per la competitività del nostro sistema produttivo. Un nuovo tassello che si aggiunge all’adeguamento del sistema infrastrutturale marchigiano per il quale, dopo decenni di impasse, MARCHE 2011 • DOSSIER • 37
IL PUNTO
sono ora in corso lavori per 5 miliardi di euro: tra gli altri, quelli per la terza corsia dell’A14, dove il cantiere procede nel rispetto della tabella di marcia, e quelli per le opere del Quadrilatero, dove i lavori sulla statale 77 avanzano celermente; non può dirsi purtroppo lo stesso per quelli sulla strada statale 76 direttissima Ancona-Perugia, che stanno segnando il passo a causa dei problemi societari della ditta appaltatrice, la Btp». Nei mesi scorsi la Regione ha firmato un protocollo d’intesa con 13 Comuni e l’Università politecnica delle Marche per aderire al programma “City Sec”. Qual è la sua importanza? «I 13 Comuni che hanno aderito al programma City Sec (Sustainable energy community) sono gli stessi che hanno approvato i rispettivi Peac, i piani energetico ambientali comunali. L’obiettivo è fare un gioco di squadra condividendo le buone pratiche, sviluppando in tempi certi azioni concrete e misurabili per la riduzione di emissioni inquinanti e per la produzione di
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Nel 2010 l’8% dei turisti arrivati ha scelto le Marche sotto l’influenza della nostra campagna promozionale
energia da fonti rinnovabili, diffondendo le basi per una conoscenza diffusa di problematiche e soluzioni per un proficuo cambiamento in tema ambientale». Quali altre azioni sono in programma ora in ambito energetico? «Le nostre linee guida sono l’incentivazione delle rinnovabili, della cogenerazione e dell’efficienza energetica. Nel bilancio 2011 risorse specifiche sono state dedicate a investimenti mirati per dotare gli edifici pubblici, scuole e ospedali in particolare, di impianti di trige-
nerazione in grado non solo di garantire l’autosufficienza energetica ma anche di generare, grazie alla produzione di energia, risorse economiche da reinvestire sulle manutenzioni degli immobili». La manovra economica approvata dal Parlamento prima dell’estate ha reintrodotto il ticket sanitario sulle prestazioni specialistiche. Anche la Regione Marche si è adeguata. «Siamo fermamente contrari all’applicazione del ticket, una misura iniqua che siamo obbligati ad applicare. Da parte sua la Regione Marche ha scelto di farlo nel modo più equo possibile, salvaguardando cioè le categorie sociali più deboli e modulandolo per fasce di reddito, con diverse categorie esentate. Crediamo si tratti della maniera migliore per interpretare questo provvedimento. Le Regioni avevano indicato altre strade, condivise da autorevoli ministri, per scongiurare il ricorso al ticket, come un’accisa sul tabacco, ma il governo si è mostrato sordo alle esigenze manifestate: nonostante questo continueremo a impegnarci, insieme alle altre Regioni, per l’eliminazione di questa tassa ingiusta».
XxxxxxxOttavio Xxxxxxxxxxx Brini
Più pianificazione per il rilancio Ottavio Brini, vice coordinatore regionale aggiunto del Pdl, giudica insufficienti le misure della Regione contro la crisi economica e occupazionale: «Si tratta di palliativi, inutile seguire la logica degli interventi a pioggia. Occorrono misure mirate e maggiori incentivi per i giovani» Riccardo Casini
ipresa contenuta, esportazioni inferiori alla media italiana e settori, come quello dell’edilizia, dove la produzione è ancora in calo. Il quadro delineato dal rapporto di Bankitalia sull’economia marchigiana nel 2010 non è insomma dei più rosei e, anche se il Pil lo scorso anno è cresciuto dell’1,3% (valore analogo a quello italiano), le prospettive paiono ancora incerte. Il vice coordinatore regionale aggiunto del Popolo della Libertà punta il dito anche contro le politiche regionali, che a suo dire mancano di pianificazione. «Purtroppo – dice Ottavio Brini – in questi anni di esperienza ho constatato personalmente che alle leggi che vengono fatte a livello regionale non segue una verifica dei relativi risultati, positivi o negativi che siano. Si tratta, come nel caso della legge 7/2011, di palliativi. Gli artigiani, così come le altre categorie, necessitano di ben altro; qui invece si segue la logica degli interventi a pioggia, che purtroppo non danno poi risultati concreti né nel breve né nel lungo periodo: tutta propaganda insomma». Come aiutare allora il tessuto
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produttivo a ripartire? «Non solo il tessuto produttivo, anche il turismo costituisce una voce importante dell’economia marchigiana. Neanche qui, però, c’è una programmazione seria, ma si preferisce affidarsi a interventi non pianificati, che non generano certamente occupazione. Occorrerebbe una serie di misure mirate, in modo da creare occupazione giovanile e un rilancio anche economico per una regione che costituisce una straordinaria bellezza naturale e che oggi ospita, oltre a una miriade di agriturismi, anche molti investitori stranieri che comprano appezzamenti di terra o case da ristrutturare». A proposito di turismo, quali segnali sono arrivati dalla stagione estiva? «Grazie anche al bel tempo si sono visti numerosi turisti, ma il problema resta. Oggi nelle Marche ogni Comune o Provincia si basa sul “fai da te” per la propria promozione. L’errore è della Regione, che non coordina le varie iniziative: le politiche si basano sui contributi occasionali, mentre occorrerebbe una cabina di regia
che crei magari un pacchetto per promuovere l’intera regione a livello nazionale e non solo». La discussa campagna di marketing territoriale della Regione affidata al volto di Dustin Hoffman non va in questa direzione? «Per quanto mi riguarda è stato il più grande errore commesso da questa amministrazione regionale: anziché investire in una promozione seria, che valorizzi non solo i luoghi ma anche i prodotti enogastronomici di queste terre, ci si è affidati a un attore di Holly-
Ottavio Brini, vice coordinatore regionale aggiunto del Pdl
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IL PUNTO
Quel che si è visto nelle Marche sotto l’aspetto delle infrastrutture è arrivato solamente grazie al Governo Berlusconi. Pertanto l’unico auspicio possibile è che vengano sbloccati altri fondi
wood. Ma le nostre meraviglie metterli nelle migliori condizioni precedente non la pensava così e non le scopre di certo lui. Per il presidente Spacca si tratta di un vanto? Rispetto le sue idee, ma non le condivido assolutamente». Prima si parlava di occupazione. Stando al rapporto dell’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, la disoccupazione è in calo, anche se quella giovanile resta alta. In che direzione deve muoversi oggi la Regione? Come valuta quanto fatto finora? «Finora si è fatto poco e male. Occorre dare maggiori incentivi ai giovani che intendono aprire nuove attività, nel turismo così come nell’artigianato, in modo da
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per partire, sia sotto forma di cooperativa che singolarmente». Il collegamento tra il porto di Ancona e l’autostrada A14 si farà: a maggio il Cipe ha dato il via libera. Ora quali sono le priorità per la regione in materia di infrastrutture? «Quel che si è visto nelle Marche sotto questo aspetto è arrivato solamente grazie al Governo Berlusconi, visto che la Regione ha fatto poco. Pertanto l’unico auspicio possibile è che vengano sbloccati altri fondi. Per quanto riguarda le priorità, mi parrebbe ovvio dire il Quadrilatero, anche se l’amministrazione regionale
si era opposta al progetto, dimostrando la propria miopia. Ora per il presidente Spacca è divenuta urgente; ma finché ci si occuperà più di contrastare il governo che di creare effettivamente sviluppo per il territorio, non si andrà molto avanti». Ultima domanda: come giudica la posizione della Regione sulla reintroduzione del ticket sanitario? Si tratta di una misura necessaria? «La Regione in realtà potrebbe evitarla, e oggi si lavora in questa direzione. Speriamo che sotto questo aspetto si riesca a fare qualcosa di positivo per i cittadini».
OCCUPAZIONE
Aiuti a lavoratori e imprese e politiche per il futuro Mentre la disoccupazione continua a calare, l’assessore al Lavoro Marco Luchetti illustra la duplice strategia della Regione tra borse di studio, prestiti agevolati, incentivi per assunzioni a tempo indeterminato e reti territoriali per l’occupazione: «Quella giovanile resta una priorità» Riccardo Casini
elle Marche il tasso di occupazione nel 2010 si è attestato al 63,6%, due punti sotto la media del Nord Est; continua invece a calare quello riferito alla classe 15-24 anni, fermo al 24,5%. Sono questi alcuni dati che
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emergono dal Rapporto annuale stilato dall’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro. Le persone in cerca di occupazione scendono inoltre a circa 40mila unità, mentre il tasso di disoccupazione cala di quasi un punto percentuale rispetto al 2009, attestandosi al 5,7%, quasi in linea rispetto ai livelli del Nord Est. Ed è in flessione anche il tasso di disoccupazione giovanile che rimane, tuttavia, più del doppio (13,7%) di quello complessivo. Un dato che comunque, come conferma Marco Luchetti, assessore regionale al Lavoro, va contestualizzato. «In realtà – spiega – la disoccupazione giovanile, seppur alta, è minore della media nazionale e in netto miglioramento rispetto al 2009, altro dato in evidente controtendenza nazionale. Questo non significa però che abbasseremo la guardia, anzi continueremo e rafforzeremo le nostre politiche occupazionali dirette ai più giovani. L’occupazione gio-
vanile è una delle priorità dell’azione regionale che si sviluppa insieme alle amministrazioni provinciali, che hanno la delega del 65% del Fse. Uno strumento particolarmente utilizzato, che in regione ottiene risultati positivi con assunzioni intorno al 60%, è quello delle borse lavoro o di studio per laureati e diplomati: un periodo in azienda fino a un massimo di 12 mesi sulla base di un progetto specifico con un incentivo per l’azienda che assume il giovane a fine borsa. Inoltre, abbiamo istituito il prestito d’onore regionale». Quali risultati ha ottenuto finora? «Il prestito, dedicato a chi vuole fare impresa senza alcuna firma di garanzia e concesso da una banca sulla base di un progetto imprenditoriale che viene assistito con risorse regionali sia nella predisposizione che nei primi 12 mesi di vita della nuova azienda, presenta condizioni di restituzione e del livello degli interessi molto agevolate e introvabili nel mercato. I risultati sono ottimi: con questo intervento abbiamo già avviato
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La crisi impedisce quelle assunzioni stabili che caratterizzavano il mondo produttivo marchigiano
900 nuove imprese che nella grande maggioranza sono costituite da giovani e da donne, senza contare che continuano ad arrivare domande. Ma la Regione è presente anche con l’attività di alta formazione per giovani laureati e diplomati, con l’attivazione di Its specifici in alcuni territori e settori, master e voucher». Nel 2010 però le assunzioni di laureati sono scese dall’11,4% al 10,8%, anche se rispetto a qualche anno fa si è registrata comunque una crescita notevole.
In che modo è possibile migliorare il collegamento tra Università e mondo del lavoro? «In attuazione di un protocollo d’intesa firmato con Cgil, Cisl e Uil, la Regione ha emanato un bando che prevede incentivi alle imprese per assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati. La misura comporta l’assegnazione di borse di studio finalizzate a una sperimentazione in azienda per 100 giovani laureati e all’erogazione di un incentivo all’azienda ospitante che trasformi la borsa di studio in contratto a tempo indeterminato, il tutto con la collaborazione delle università marchigiane che hanno il compito di svolgere attività di orientamento e pre-selezione dei laureati, oltre all’organizzazione della formazione. Il progetto ha interessato 250 borse di 6 mesi, ognuna del valore di 750 euro al mese; al termine della borsa, l’azienda che as-
sume il laureato ottiene un incentivo all’assunzione di 3mila euro. Questo è un esempio importante di collegamento tra mondo del lavoro e università, con cui ritengo fondamentale una collaborazione sempre più solida anche in futuro». Nel frattempo il calo nel numero dei contratti a tempo indeterminato prosegue anno dopo anno. Come incentivare le aziende a puntare nuovamente su questa forma contrattuale? «Purtroppo questo è un fenomeno che interessa tutte le regioni italiane, indotto anche da normative nazionali che hanno creato una serie di contratti flessibili più convenienti per le imprese e che “spiazzano” il contratto a tempo indeterminato. Bisognerebbe rendere più oneroso il contratto flessibile rispetto a quello stabile, come avviene in molti paesi europei. Ma la situazione è complicata MARCHE 2011 • DOSSIER • 43
OCCUPAZIONE
Niente ottimismo, serve meno burocrazia Il consigliere regionale Dino Latini vede ancora lontana l’uscita dalla crisi e dice: «Tempi troppo lunghi, nemmeno le infrastrutture possono aiutare»
ella semplificazione sta facendo una bandiera: Dino Latini, consigliere regionale Api e presidente della commissione Bilancio, ha recentemente presentato anche una proposta di legge costituzionale sull’abolizione delle Province. Ma in materia di lavoro il suo dito è puntato contro la burocrazia.
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nuendo i tributi locali verso le imprese e soprattutto sburocratizzando le procedure. La Regione invece deve puntare alle risorse che consentano di istituire fondi per le imSecondo il Rapporto 2011 sul mercato prese che si muovano in certe direzioni, ad del lavoro la disoccupazione è in calo, così esempio lanciando progetti innovativi e ascome le ore di cassa integrazione totali. Ci sumendo giovani». sono fondati motivi di ottimismo?
«Non ancora. Non siamo fuori dalla crisi e non abbiamo ancora un orizzonte su cui attestarci. Il lavoro deve essere la priorità nelle agende di tutte le pubbliche amministrazioni».
A maggio il Cipe ha approvato la convenzione per l’affidamento in concessione del collegamento tra il porto di Ancona e l’autostrada A14. In che modo la realizzazione di quest’opera potrà aiutare il tessuto produttivo della zona?
«Purtroppo il tema del lavoro oggi non passa più neanche per le infrastrutture, i cui tempi di realizzazione cozzano con le esigenze dell’occupazione: il rischio infatti è che, quando il collegamento sarà pronto, molte delle aziende che avrebbero potuto usufruirne si siano già trasferite altrove. Anche per questo occorre ridurre ai minimi «Gli enti locali possono intervenire dimi- termini la burocrazia».
Recentemente lei ha proposto l’istituzione di un tavolo tra le amministrazioni comunali facenti parte del polo industriale di Ancona Sud per fronteggiare la chiusura di alcune aziende. In che modo possono intervenire gli enti locali, Regione inclusa, per affrontare la crisi occupazionale?
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anche dalla crisi che spesso impedisce alle aziende di fare programmi, se non di breve periodo, impedendo quelle assunzioni stabili che storicamente hanno caratterizzato il mondo produttivo marchigiano composto da piccole e piccolissime aziende che fanno della “fidelizzazione” dei lavoratori un punto di forza». Quale contributo possono dare progetti come “Marche Flexi”, relativo alle reti territoriali per l’occupazione? «Questo progetto permette l’attivazione di una rete territoriale, mono o plurisettoriale, di imprese che diano garanzie occupazionali nel tempo a un gruppo di lavoratori. Individua una modalità innovativa, anche nel panorama nazionale, per favorire gli inserimenti lavorativi e conciliare la stabilità per i lavoratori e la flessibilità per le imprese. In pratica è una sollecitazione per le imprese ad aggregarsi per realizzare, attraverso incentivi e borse di studio, corsi di formazione adeguati ai loro obiettivi produttivi per poter poi disporre di figure professionalmente qualificate; mentre i lavoratori possono sperimentare percorsi di crescita professionale volti allo sviluppo di capacità trasversali attraverso il passaggio in aziende che fanno parte di una rete». Un concetto, quello di rete, oggi in rapida espansione. «Misure di questo genere sono
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L’utilizzo della cassa integrazione in deroga dimostra la reazione del sistema Marche alla crisi
fondamentali in questa situazione di crisi: aggregarsi e concentrare gli sforzi è l'unica strategia vincente per affrontare una concorrenza globale che ha stravolto gli scenari del mondo del lavoro e impone la ricerca di soluzioni alternative a quelle prospettate finora. Ma nella sensibilizzazione su questo tipo di progetti è fondamentale il supporto delle associazioni di categoria e dei sindacati». Intanto la Regione ha richiesto al Ministero del Lavoro 40 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga per il 2011. Secondo il rapporto dell’Osservatorio, nel 2010 le ore di cassa integrazione totali concesse nelle Marche sono state oltre 18 milioni, un dato elevato anche se in diminuzione del 13,1% rispetto al 2009. Oggi come vede il futuro? «La nostra regione, secondo tutti gli studi, risulta essere quella più
artigiana e manifatturiera d’Italia: è giocoforza che gli ammortizzatori in deroga istituiti per le piccole aziende siano molto utilizzati. Va considerato comunque che l’utilizzo della cassa integrazione in deroga dimostra anche la reazione del sistema Marche e delle aziende marchigiane alla crisi: le imprese tengono duro non licenziando i lavoratori ma utilizzandoli meno in attesa della ripresa, a testimonianza della grande fiducia nei propri mezzi e della straordinaria volontà e capacità dei marchigiani». In quale direzione intende muoversi ora la Regione in materia di politiche occupazionali? «La nostra strategia in questa delicata fase è duplice: da una parte abbiamo messo in piedi tutti gli strumenti possibili per sostenere i lavoratori e le imprese, dagli ammortizzatori sociali in deroga e non, ai contributi sui contratti di
solidarietà, al sostegno alle famiglie più in difficoltà, agli studenti, ai precari della scuola e così via; dall’altra abbiamo implementato azioni e strumenti di politica attiva che consentano di essere pronti a riagganciare la ripresa non appena si concretizzerà. In questo senso sono importanti i contributi e il sostegno, attraverso bandi pubblici, all’innovazione, alla ricerca e all’incremento della qualità per le aziende marchigiane di tutti i settori più importanti e contemporaneamente gli investimenti e gli aiuti a settori innovativi o da rilanciare con nuove politiche integrate: mi riferisco alla domotica o alla green economy, quest’ultima intesa nella sua ampia accezione che si sviluppa con una profonda integrazione di molti settori fondamentali per le Marche come energia, ambiente, turismo, agricoltura, cultura e beni naturali». MARCHE 2011 • DOSSIER • 45
OCCUPAZIONE
Ad Ancona meno disoccupati I dati Excelsior prefigurano però una scarsa domanda di lavoro nell’immediato futuro. E Michele De Vita, segretario generale della Camera di Commercio del capoluogo, esprime «preoccupazione per la bassa quota di assunzioni di figure dall’alto profilo» Riccardo Casini el 2010 il tasso di disoccupazione nella provincia di Ancona è risultato pari al 4,9%, inferiore pertanto al dato regionale e a quello nazionale (rispettivamente 5,7% e 8,4%): questo almeno afferma la rilevazione del sistema Excelsior del terzo trimestre 2011, secondo cui nei primi tre mesi del-
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l’anno anche le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia sono lievemente diminuite (-6%) rispetto allo stesso periodo del 2010. Michele De Vita, segretario generale della Camera di Commercio di Ancona, evita però facili trionfalismi. «I dati del primo trimestre 2011 – spiega – confermano anche la ripresa delle esportazioni della provincia di Ancona con 801 milioni di euro di valore di merci esportate e una crescita del 13,3% rispetto allo stesso trimestre del 2010. Ma questi valori restano ancora lontani dai livelli pre-crisi. La crescita delle esportazioni provinciali è in linea con quanto avvenuto in regione, tuttavia sono valori inferiori alla media nazionale che, nello stesso periodo, si è attestata al 18,4%». La crisi quindi non può dirsi superata? «Questa leggera inversione di tendenza indica un parziale recupero dei fatturati di export persi nel 2008 e nel 2009, ma sono diversi e complessi i fattori da valutare per dichiararci fuori dalla crisi e, visto il mancato recupero dei posti di lavoro, non credo si possa affermare. La Camera di Commercio di An-
cona, per sostenere il sistema economico e produttivo locale, è impegnata nell’accompagnare le nostre imprese nei percorsi di internazionalizzazione attraverso l’azienda speciale Marchet, incoraggiandole a superare il limite dimensionale che spesso le caratterizza, nonché nella ricerca di nuovi mercati e in attività formative». Secondo Excelsior nel 2010 il tasso di disoccupazione nel territorio provinciale è risultato inferiore a quello regionale. Nel terzo trimestre 2011 però le imprese anconetane con dipendenti hanno previsto di effettuare appena 890 assunzioni. «La domanda di lavoro presunta in provincia non è particolarmente elevata: le assunzioni previste corrispondono a 7,7 ogni mille dipendenti presenti nelle imprese a inizio anno, rispetto alle 11,2 della regione e alle 14 della media nazionale. Questo minore tasso di entrata riflette la presenza di maggiori difficoltà congiunturali a livello locale, confermate dalla più elevata quota di occupati “equivalenti” in Cig rispetto alla media del Centro, e che deter-
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Michele De Vita
Il minore tasso di entrata riflette la presenza di maggiori difficoltà congiunturali a livello locale
mina da parte delle imprese aspettative di breve termine più caute. Il modesto valore del tasso di entrata risente inoltre della struttura produttiva locale, dove la componente industriale - che esprime un minore tasso di ricambio di personale rispetto ai servizi - ha un peso ancora rilevante». La provincia di Ancona risulta solo 88esima in Italia per la quota di assunzioni di laureati e diplomati sul totale delle assunzioni non stagionali previste, e si colloca in 60esima posizione per la quota di assunzioni di figure di alto profilo. Come incentivare innovazione e assunzioni di personale qualificato? «Non nascondiamo preoccupazione per questo dato relativo alla quota di assunzioni di figure dall’alto profilo, anche se si tratta di un dato non corrispondente agli anni precedenti: questo posizionamento nella graduatoria delle province italiane reclama
una riflessione, necessariamente congiunta con tutti i livelli istituzionali. Certamente il dato è legato alla conformazione manifatturiera del tessuto produttivo locale, alla cultura e alle esigenze a essa sottese: questa è una realtà che occupa soprattutto professionalità tecniche tradizionali più che innovative». In cosa consiste l’impegno del sistema camerale in questo ambito? «Quello che stiamo proponendo è formazione qualificata, innovazione legata a originalità delle produzioni e valorizzazione delle specificità, delle opportunità offerte anche dalla tecnologia al servizio dell’innovazione. Il tessuto economico ha bisogno di essere stimolato e incentivato anche con provvedimenti ad hoc e progetti specifici. E la collaborazione sempre più forte con l’Università Politecnica delle Marche è garanzia di un pronto recupero delle posizioni, in un territorio che si caratterizza anche per la qualità dell’offerta universitaria».
Intanto nei servizi alle persone e nelle costruzioni le imprese denunciano difficoltà di reperimento considerevolmente superiori alla media. Come superare questo divario tra domanda e offerta? Quale contributo offre la componente straniera del mercato del lavoro? «Le difficoltà di reperimento segnalate dalle imprese, che riguardano il 23% delle assunzioni previste nel trimestre, quota leggermente superiore alla media regionale, risultano piuttosto differenziate tra industria e servizi (17% e 24% rispettivamente) e tra piccole e grandi imprese (29% e 19%). Difficoltà considerevolmente superiori alla media si riscontrano nei servizi alle persone (43%) e nelle costruzioni (37%). Fino a 17 assunzioni su 100 potranno essere destinate a personale immigrato, che nella nostra provincia trova condizioni di inserimento e integrazione ben superiori ad altre aree del Paese». MARCHE 2011 • DOSSIER • 47
OCCUPAZIONE
Inattivi e immigrati in aumento Stefano Mastrovincenzo, segretario generale Cisl Marche, commenta i dati dell’Osservatorio regionale e dice: «Vanno rafforzate e monitorate le misure dell’accordo anticrisi tra Regione e sindacati perchè i risultati di alcune sono inferiori alle attese» Riccardo Casini
a diminuzione del tasso di disoccupazione nelle Marche certificata dal rapporto 2011 dell’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro non può lasciare tranquilli: contestualmente, infatti, nel 2010 si è registrato anche un calo del tasso di attività, passato dal 68,4% al 67,6%, e determinato dalla consistente diminuzione delle persone in cerca di occupazione, che risultano essere circa 6.500 in meno rispetto al 2009. Tale dinamica, secondo lo studio, viene solo parzialmente attenuata dall’espansione della base occupazionale che registra una crescita frizionale dello 0,2% (corrispondente a poco più di 1.600 unità): l’incremento della disoccupazione registrato nel corso del 2009 è stato dunque riassorbito solo marginalmente, mentre una percentuale considerevole di disoccupati è temporaneamente uscita dal mercato del lavoro, collocandosi nell’insieme della popolazione inattiva. Un fenomeno preoccupante anche secondo Stefano Mastrovincenzo, segretario generale Cisl Marche. «Nel 2010 – spiega – la disoccupazione ufficiale tra i 15 e i 24 anni scende, ma cala anche il tasso di attività; diminuisce quindi la partecipazione
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dei giovani al mercato del lavoro marchigiano. Molti sono tecnicamente “scoraggiati”, ma in realtà forse in cerca di percorsi lavorativi sommersi o fuori regione». Curioso anche il calo del totale dei lavoratori dipendenti (3mila in meno) e l’aumento degli indipendenti (più 5mila): «Difficile immaginare tanti nuovi imprenditori, potrebbe trattarsi invece in parte di giovani passati dal lavoro dipendente, magari a termine, alle partite Iva, sperando di poter ancora lavorare offrendosi a costi bassi e con meno vincoli. Anche per questo in ambito regionale vanno rafforzate e monitorate le misure dell’Accordo anticrisi tra Regione e sindacati, alcune delle quali sono molto efficaci mentre altre stanno dando risultati occupazionali inferiori alle attese». Un altro fenomeno rilevante riguarda gli inattivi, in deciso aumento. Tra questi, aumenta chi, pur non cercando attivamente un’occupazione, si dichiara disponibile al lavoro. Cosa è possibile fare per contrastare questo fenomeno? «Servono attenzione e accompagnamento alle persone rispetto alle loro vulnerabilità; nonostante i miglioramenti, nelle Marche è ancora basso il numero di coloro che vengono
collocati dai Centri per l’impiego pubblici. La loro efficacia va migliorata, specie per l’orientamento, così come deve essere rafforzata la cooperazione pubblico-privato nell’incontro domanda-offerta di lavoro, valorizzando anche il ruolo che potrebbero svolgere gli enti bilaterali. Vanno portati a compimento i percorsi di certificazione delle competenze e di adozione del libretto formativo. È necessario poi integrare i sistemi di rilevazione dei fabbiso-
Stefano Mastrovincenzo, segretario generale Cisl Marche
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Stefano Mastrovincenzo
I lavoratori immigrati hanno compensato il saldo negativo delle assunzioni di italiani
gni professionali delle imprese, espliciti e latenti, operando al contempo per un sistema organico della formazione che integri le risorse di varia provenienza, aumenti qualità dell’offerta formativa e platea di persone coinvolte in percorsi di riqualificazione. A livello nazionale è necessario invece cambiare le condizioni di accesso agli ammortizzatori sociali, che oggi escludono molti, specie giovani, per il tipo di contratto avuto o per la sua durata, limitando così anche la possibilità di ricollocazione incentivata». La leggera ripresa ha riguardato anche la componente straniera del mercato del lavoro regionale, che ha mostrato per il
2010 un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente; la sua incidenza ora è del 21,4% sul totale degli ingressi nell’occupazione, rispetto al 17% del 2007. In che modo questa componente può contribuire alla ripresa dell’economia? «Gran parte dei lavoratori immigrati sono stati assorbiti negli ultimi anni dal settore dei servizi e, pur con un crollo nel 2010 delle assunzioni per lavoro domestico, compensano il saldo negativo delle assunzioni di italiani. In parte occupano segmenti del mercato lavoro meno attrattivi per gli italiani e in questo senso già rappresentano un contributo alla potenziale ripresa. D’altro canto, a causa della possibile perdita del permesso di soggiorno in caso di non lavoro, sono più esposti al rischio di occupazione a basso costo, dequalificata o irregolare, o al lavoro nero, se impossibilitati ad avere regolare permesso: per questo servono più controlli incrociati, misure per favorire l’emersione e possibilità di detrarre fiscalmente l’intero costo del la-
voro domestico per regolarizzare le posizioni lavorative e aumentare il versamento di tasse e contributi». Regione, sindacati e imprese artigiane hanno sottoscritto un accordo per richiedere al ministero del Lavoro 40 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga per il 2011. È una misura sufficiente? Come andranno utilizzate tali risorse? «Sulla base dell'esperienza fatta in questi anni di crisi riteniamo adeguata tale somma. Anche se nel primo semestre 2011 le ore autorizzate di cassa in deroga sono l’11% in più rispetto allo stesso periodo 2010, quelle effettivamente utilizzate sono circa il 40%. Per quanto riguarda le priorità, per noi è importante utilizzare le risorse per evitare il più possibile che le aziende licenzino, e per tutelare anche i lavoratori “meno garantiti”. Maggior attenzione andrà rivolta a come impegnare il 40% delle risorse, a carico della Regione, in politiche attive del lavoro che siano maggiormente inclusive ed efficaci: stiamo sollecitando le istituzioni proprio su questo tema, perché c’è una situazione differenziata tra le varie province marchigiane in termini di qualità dell’intervento e di quantità dei lavoratori coinvolti». MARCHE 2011 • DOSSIER • 49
EXPORT
Serve un cambio di passo l numero uno di Confindustria Ancona Giuseppe Casali ha da poco superato i suoi primi due anni di mandato, indicando i temi strategici per il futuro: reti d’impresa, credito, innovazione, sostenibilità, internazionalizzazione ma anche organizzazione interna, cultura e formazione, senza dimenticare la comunicazione. «Ricercheremo sinergie con le altre associazioni di idustriali sul territorio – aggiunge il presidente – non possiamo dire alle aziende di fare aggregazione se non cominciamo noi per primi». È un richiamo al “cambio di passo”, quello lanciato da Casali, per «riconquistare quella voglia di “fare” e di “fare impresa” che da sempre è il motore delle nostre aziende e della nostra associazione». Un passaggio obbligato verso il rilancio è rappresentato dalle reti tra imprese. Quali prospettive apre questo strumento alle realtà produttive del territorio? «Il nostro tessuto imprenditoriale è costituito per il 95% da imprese di piccole e piccolissime dimensioni, per le quali l’aggregazione deve essere vista soprattutto come un’opportunità per affrontare più efficacemente i processi di internazionalizzazione e di innovazione industriale e poi come possibilità di diventare più competitivi nei mercati, anche nazionali. Il nuovo strumento giuridico del contratto di rete consente di
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Puntare a nuovi mercati, sostenere le reti d’impresa, stabilire un nuovo e più fruttuoso rapporto con le banche, continuare a investire in innovazione e tecnologia. Sono gli imperativi indicati dal presidente di Confindustria Ancona Giuseppe Casali Francesca Druidi
mettersi insieme su progetti specifici dotati di obiettivi economici e industriali, mantenendo però ciascuno la propria autonomia. In quest’ambito, Confindustria Ancona ha dato vita al nuovo servizio “Insieme conviene”, che ha preso corpo grazie a un team interno interdisciplinare composto da 5 funzionari, il cui scopo è facilitare le relazioni tra aziende per verificare possibilità di collaborazioni e tradurle, laddove emergano le condizioni, in un progetto operativo che ne massimizzi i benefici». I dati del primo trimestre 2011 confermano la ripresa delle esportazioni nella provincia di Ancona. Come alimentare questo trend? «Questi dati confermano che il mondo è, di fatto, il mercato dove operare. Chi pensa di poter vivere solo di Italia sbaglia. Il Paese stenta a ripartire e sempre più, in futuro, sarà tassativo guardare lontano. Ben sappiamo quanto siano difficili per le piccole imprese mete come Cina, India e Brasile e altri paesi logisticamente e culturalmente distanti. Serve per-
tanto realizzare poche iniziative di internazionalizzazione sotto un’unica regia: occorre dire basta ai tanti progetti dalle mille sigle, tra loro simili. È necessario anche rivedere gli strumenti di sostegno all’export e fare in modo che
Giuseppe Casali, presidente di Confindustria Ancona
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giuseppe Casali
Stiamo lavorando con i principali istituti bancari sul territorio per favorire l’accesso al credito
sistema istituzionale e sistema bancario si muovano all’unisono con quello industriale». Nello specifico? «Dovremo rivalutare per l’internazionalizzazione, nonostante gli eventi di inizio anno, territori come il Nord Africa, l’Est Europa, i Balcani e, più in generale, la macro-area adriatico-ionica. Possiamo svolgere un ruolo importante per sviluppare quel mercato, attraverso partnership crescenti e diventando anche naturale piattaforma logistica nell’interscambio tra l’economia dell’Italia e del Mediterraneo e quella dei Balcani, naturale corridoio di accesso verso i mercati più strategici di Russia e Turchia. In questo il progetto Adrion, sviluppato dalla Camera di Commercio di Ancona e co-finanziato dalla Regione Marche, merita attenzione nell’ottica di diventare definitivamente leader nel bacino Mediterraneo. Adrion, da progetto a valenza perlopiù culturale e turistica, deve diventare un progetto a forte valore economicoproduttivo che veda impegnate Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Italia, Montenegro, Grecia e Slovenia». Quali sinergie dovrebbero instaurarsi tra mondo del credito e tessuto imprenditoriale locale? «Le sinergie tra banche e imprese sono essenziali per far ripartire la ripresa. Confindustria Ancona considera il tema
del credito come priorità numero uno. Da due anni, stiamo lavorando con i principali istituti di credito sul territorio, con cui abbiamo stipulato una serie di accordi per favorire l’accesso al credito delle Pmi. Ultimo recente tassello, in tal senso, è stato il “Fascicolo Banche”, che potrebbe rappresentare un “cambio di passo” nei rapporti tra banche e imprese. Il servizio, predisposto in collaborazione con Financial Innovations Sim Spa, si pone l’obiettivo di affiancare le aziende associate nell’ambito dei loro rapporti con gli istituti di credito». Quale sarà il ruolo di Confindustria Ancona? «Sarà quello di fornire alle banche un fascicolo informativo che contiene un quadro completo di informazioni necessario a far conoscere meglio l’impresa. Vi aderiscono Banca Popolare di Ancona, Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, Carifano, Banca dell’Adriatico, Banca Monte Paschi di Siena e Unicredit. Tra i primi e tangibili effetti di questo strumento si segnalan: risposte più tempestive, in quanto l’impegno delle banche è definire le richieste entro trenta giorni, e la riduzione sino al 50% delle spese di istruttoria applicate normalmente dall’istituto a chi deve supportare le richieste con il “fascicolo”». MARCHE 2011 • DOSSIER • 59
EXPORT
L’export esige cambiamenti Ridurre spesa pubblica e burocrazia. Favorire ricerca, formazione e innovazione. Recuperando il dialogo con le banche. Per Nando Ottavi, presidente di Confindustria Macerata, incrementare l’internazionalizzazione significa prima di tutto lavorare su queste leve strategiche Francesca Druidi
a sfida dell’internazionalizzazione rappresenta oggi un’esigenza, ma anche un’opportunità che non può di certo essere ad appannaggio esclusivo delle grandi imprese. «La domanda internazionale è l’unica, in questo momento, che riesce a trainare in modo sostanziale la ripresa e ad arginare i danni della recessione», spiega Nando Ottavi, presidente di Confindustria Macerata, provincia che, sebbene colpita dalla crisi, ne ha risentito in maniera meno drammatica rispetto ad altre aree. «Ciò
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Nando Ottavi, presidente di Confindustria Macerata
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è da imputare – evidenzia Ottavi – al tipo di impostazione economico-finanziaria, ma soprattutto alla scelta di un binomio vincente che vede affiancati il prodotto di qualità e l’apertura ai mercati internazionali». Come sviluppare l’export? «Oltre a far forza sul nostro impegno e sulle nostre capacità, è fondamentale - e direi vitale - il sostegno pieno e totale delle istituzioni intese nel senso ampio del termine. Affinché il nostro patrimonio di ingegno e creatività possa essere mantenuto integro e consentire l’apertura ai mercati esteri, rimanendo competitivi e allettando la domanda, occorre il supporto di scelte coraggiose da parte delle istituzioni per un beneficio che interessa tutto il territorio». In che modo Confindustria Macerata si sta attivando per affiancare le imprese in quei servizi necessari a espandere il business oltre confine? «Stiamo spingendo in modo forte e chiaro per uscire una volta per tutte dall’arretratezza delle infrastrutture che ci penalizza e devo dire che, in questo senso, si è cominciato a fare
qualcosa. Occorre poi ridurre la spesa pubblica per liberare risorse a favore degli investimenti e snellire la burocrazia, da sempre macigno e freno del dinamismo e dell’inventiva imprenditoriale. Chiediamo agevolazioni mirate e specifiche per la ricerca, l’innovazione, le assunzioni giovanili, per chi investe e capitalizza nella propria attività. Solo un percorso di “cambiamento”, che è ovvio deve vedere sempre al nostro fianco gli interlocutori istituzionali, può aiutare a espandere il business oltre confine». Confindustria Macerata ha siglato numerosi accordi con diversi istituti di credito. Quali sono le principali esigenze delle imprese del territorio? «Il problema principe di questo arduo momento storico-economico è la difficoltà di accesso al credito, con una conseguente carenza di liquidità che penalizza in modo a volte feroce le nostre aziende. Ecco perché abbiamo siglato accordi con gli istituti di credito: solo recuperando un dialogo con le banche possiamo sperare di ricostruire quell’armonia di rapporti che costituisce il volano dell’econo-
XxxxxxxNando Xxxxxxxxxxx Ottavi
mia. Siamo entrambi coinvolti gli uni nei destini degli altri, abbiamo interesse a “usarci” vicendevolmente e le banche ci corrispondono appieno in questo progetto. L’ottica che Confindustria persegue è quella non solo di facilitare il mero ricorso al finanziamento, ma la condivisione di progetti in una sorta di partenariato complementare, pur nella diversità dei ruoli». Come le imprese maceratesi stanno incrementando lo slancio all’innovazione, magari anche grazie al rapporto con le università? «Da sempre Confindustria Macerata collabora con le università e le scuole del territorio, credendo fermamente nel connubio formazione-lavoro. In questi ultimi anni, il rapporto si è ulteriormente rafforzato in progetti comuni, ad esempio con l’Università di Camerino, l’Istituto italiano di tecnologia
di Genova, la Camera di Commercio di Macerata e alcuni imprenditori, abbiamo siglato un accordo unico in Italia e all’avanguardia a livello europeo, che prevede il finanziamento di sei borse di studio destinate a dottorandi, tramite regolare bando pubblico, della durata di tre anni per la ricerca di nuovi materiali da applicare all’industria. Continua con successo poi il progetto Incoming, che da anni ci vede collaborare con l’università per favorire le borse di studio a laureati stranieri, i quali divengono poi anche ambasciatori della nostra imprenditoria. Così come è importantissimo il legame con l’Istao di Ancona, che ci vede spesso promotori di iniziative comuni». All’assemblea annuale dei soci maceratesi di luglio, il fulcro è stato “l’orgoglio dell’imprenditore”. Quali istanze sono emerse?
«Il titolo non è stato scelto a caso. Siamo decisamente orgogliosi del nostro essere imprenditori, considerando soprattutto che cinquant’anni fa il sistema economico maceratese era ancora essenzialmente agricolo e che è solo grazie alla tenacia, l’intraprendenza, l’inventiva e il coraggio dell’imprenditore, siamo riusciti a far diventare la provincia l’eccellenza manifatturiera che è. Quell’orgoglio lo vogliamo preservare per portare avanti anche in futuro e migliorare l’economia del territorio. Per raggiungere questo obiettivo, serve inevitabilmente una vicinanza della politica, e delle istituzioni in genere, che si concretizzi in scelte coraggiose in grado di sostenere gli imprenditori nella difficile quotidianità lavorativa. Il nostro motto è “saldi nel passato guardando al futuro”, ma per fare questo occorre l’aiuto di tutti».
60% EXPORT
Percentuale di export provinciale rappresentato dai prodotti moda
52% AZIENDE
Percentuale di imprese esportatrici associate a Confindustria Macerata
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EXPORT
Le opportunità dei mercati esteri È un’attenzione concreta quella che le imprese di Fermo hanno sempre dimostrato per i mercati internazionali. Per Graziano Di Battista tutti i comparti, moda in testa, confidano nei mercati esteri, compresi quelli emergenti. La Camera di Commercio di Fermo è impegnata nella promozione delle produzioni del territorio Nicolò Mulas Marcello
a riforma delle Camere di Commercio ha assegnato ad esse diverse opportunità, come il supporto all’internazionalizzazione e la promozione dell’innovazione tecnologica a sostegno delle imprese. Dalla sua recente istituzione, avvenuta nel 2008, la Camera di Commercio di Fermo è impegnata nella promozione delle aziende del territorio dentro e fuori i confini nazionali nelle più importanti fiere dedicate alle imprese. «Ormai il mercato internazionale – spiega Graziano di Battista, presidente della Camera di Commercio di Fermo – si basa sulla qualità del prodotto, sulla creatività, l’innovazione costante e anche l’assistenza. Oggi si sta guardando con interesse anche al Sudamerica e si sta recuperando anche il mercato nordamericano». Come è impegnata la Camera di Commercio di Fermo su questo fronte? «Va evidenziato che la Camera di Commercio di Fermo è nata nel 2008 e si è concretizzata nel 2009 con la sua struttura amministrativa. Questo non ci ha impedito comunque di muoverci sull’impianto dell’internazionalizzazione con la partecipazione a varie iniziative. Il distretto calzaturiero, quello dei cappelli, quello della moda in generale, quello della meccatronica e le realtà enogastronomiche sono tutte molto importanti indipendentemente dalle di-
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mensioni. Per quanto riguarda il settore moda ad esempio abbiamo partecipato a Milano al Micam, favorendo anche la partecipazione di piccole e micro imprese che altrimenti non avrebbero potuto esporre autonomamente alla manifestazione. Insieme alla Regione Marche e alla Camera di Commercio di Macerata abbiamo creato uno spazio di ospitality per tutte le quasi 400 realtà imprenditoriali in questo settore tra il fermano e il maceratese. Tutto questo per cercare di dare un’identità ai nostri prodotti. Ma siamo stati anche all’Expo universale di Shanghai dove assieme a Unioncamere abbiamo portato 30 nostri imprenditori più significativi. E lo stesso ragionamento lo abbiamo fatto con Expo India e altre manifestazioni nazionali e internazionali». Qual è la propensione all’internazionalizzazione per quanto riguarda le imprese di Fermo, e verso quali mercati esteri è più spiccata? «Sicuramente quello tedesco e quello francese sono i due mercati tradizionali verso cui i nostri imprenditori hanno registrato importanti risultati e nei quali maggiormente esportiamo. Tra quelli extraeuropei la Russia è certamente uno dei mercati più ricettivi in questo momento e dove le aziende che prima vende-
Graziano Di Battista
Qui sotto, Graziano Di Battista, presidente della Camera di Commercio di Fermo
vano in maniera sporadica, ora si sono strutturate. Qui anche le piccole e medie aziende hanno creato un collegamento e sono in grado non solo di vendere ma anche di garantire servizi. Ormai il mercato internazionale si basa sulla qualità del prodotto, sulla creatività, l’innovazione costante ma anche sull’assistenza. Oltre a questi mercati c’è anche quello cinese e quello indiano che stanno raggiungendo numeri rilevanti. L’India forse è più distante da noi per quanto riguarda la vendita ma non per quanto concerne certe fasi di produzione. Oggi si sta guardando anche al Sudamerica e si sta recuperando anche il mercato nordamericano». Tornando sul tema dell’innovazione tecnologica e la ricerca, quali sono i settori più propensi a investire in questa direzione? «Per noi la ricerca ha due facce da una parte c’è quella del settore moda, in cui le aziende sperimentano sui materiali, tecnologie, fasi di lavorazione e organizzazione. Poi c’è la ricerca che proviene dalle Università, le quali si stanno portando anche sulle nuove tecnologie in ambito
biomedicale o nelle energie rinnovabili». Dal punto di vista della crescita economica si è registrato un incremento negli ultimi anni per le imprese che hanno puntato su questi temi? «Sicuramente il contributo più importante l’ha dato quello della moda. Tre o quattro anni fa si parlava della moda come un settore saturo e finito. Nel 2008 anche questo comparto ha subito una frenata, ma nell’arco di due anni abbiamo recuperato il gap e l’abbiamo anche superato, quindi credo che non sia da considerare un settore finito. Inoltre questa crisi è stata anche una cosa salutare per lo sviluppo di questo territorio. Infatti non avevamo valutato fino in fondo il valore del territorio che ha una varietà di paesaggi straordinaria e questa valutazione, per uscire dalla crisi, ha portato a valorizzare tutte le piccole realtà turistiche, mettendo in moto il settore ristorazione e quello alberghiero, che se prima erano marginali ora hanno un risalto più ampio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 63
INNOVAZIONE
Università sinonimo di innovazione empre più spesso le aziende stringono rapporti di cooperazione con le Università per effettuare studi e ricerche che migliorino la produzione e sviluppino l’innovazione. Un modo utile per far crescere anche le piccole e micro imprese che altrimenti non riuscirebbero a competere con i grandi gruppi. Da tempo l’attenzione alle università non riguarda solo le novità nella produzione ma anche gli studi sui meccanismi di organizzazione, marketing e strategie di mercato. «Abbiamo visto che anche le imprese dei settori manifatturieri avanzati – sottolinea Marco Pacetti, rettore dell’Università Politecnica delle Marche – hanno ampliato negli ultimi anni il rapporto con noi per gli aspetti non strettamente connessi alla produzione ma per quelli che riguardano il
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Marco Pacetti, rettore dell’Università Politecnica delle Marche
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Lo sguardo al futuro e all’innovazione passa attraverso le università che lavorano in stretta collaborazione con le aziende. Marco Pacetti spiega i progetti nei quali è impegnata l’Università Politecnica delle Marche Nicolò Mulas Marcello
marketing, la finanza, l’internazionalizzazione». Qual è il rapporto tra l’Università Politecnica e le imprese del territorio? «Quantitativamente e qualitativamente è molto soddisfacente perché affonda radici nel tempo e ha quindi una storia di grande coinvolgimento da parte nostra e di grande attenzione a problematiche sia di ricerca che di formazione del mondo delle imprese soprattutto per quanto riguarda quelle del territorio. Dal punto di vista delle imprese noi riscontriamo da anni un’attenzione molto spinta, quasi un’attitudine, a fare riferimento a noi che ci ha permesso di realizzare molti progetti». Quali sono i settori imprenditoriali più attivi per quanto riguarda l’attenzione al rapporto con l’università? «Nelle Marche ce ne sono tantissimi, ma i settori nei quali è più facile il rapporto sono quelli che ruotano in generale attorno alla meccanica, anche
se bisogna riconoscere che negli ultimi tempi c’è stato un allargamento significativo di rapporti con imprese che operano nel terziario. Da un lato perché pensiamo che una eccessiva esposizione nel manifatturiero sia un po’ pericolosa e pertanto ci piacerebbe che si allargasse anche nel terziario avanzato. Ma soprattutto perché abbiamo visto che anche le imprese dei settori manifatturieri avanzati hanno ampliato negli ultimi anni il rapporto con noi per gli aspetti non strettamente connessi alla produzione ma per quelli che riguardano il marketing, la finanza, l’internazionalizzazione. Mentre in passato era solo un rapporto di tipo produttivo, ovvero le aziende chiedevano il nostro contributo in termini di prove su nuovi materiali o componenti, adesso ci chiedono anche di studiare prospettive e strategie in tematiche di terziario avanzato». Per quanto riguarda l’innovazione e la ricerca quali sono i progetti che attual-
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Marco Pacetti
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Sono circa cento i dottorandi che da anni lavorano su progetti strettamente legati alle imprese
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mente coinvolgono l’università? «Ce ne sono tantissimi. Da alcuni anni proprio per seguire le imprese nelle loro necessità emergenti abbiamo congegnato assieme a Confindustria Marche un meccanismo che riguarda i dottorati di ricerca secondo il quale le aziende individuano i loro problemi, poi assieme cofinanziamo (50% noi, 50% le imprese) borse di studio destinate ai dottorandi che, per tre anni, nei nostri laboratori e in quelli delle imprese, porteranno avanti delle ricerche in quei settori». Qual è la novità di questo meccanismo? «La novità consiste nel fatto che la ricerca non è affidata alla fantasia dei professori universitari ma alle necessità dalle imprese. L’esperienza è utile anche a noi in quanto a turno lavoriamo su temi strettamente legati all’interesse delle imprese. Un centinaio sono i dottorandi che da anni lavorano su questi progetti. E questo è un modo di
introdurre innovazione anche in sistemi di piccole e piccolissime imprese come quelle che rappresentano il tessuto marchigiano che altrimenti, date le dimensioni delle aziende, sarebbero tagliate fuori da questo scenario. In questa maniera anche il rischio di introdurre neo laureati in azienda è molto limitato, in quanto dopo questa esperienza triennale se queste persone sono valide hanno l’opportunità di essere inserite nel processo produttivo dell’azienda». Ci sono spin-off nate dall’esperienza dell’università? «Abbiamo un numero molto elevato di questo tipo di imprese, rapportato anche alle dimensioni del nostro Ateneo. Penso che a livello nazionale sia l’esperienza più produttiva. Siamo arrivati a una trentina di imprese e noi siamo molto soddisfatti di questi risultati da due punti di vista. Il primo è perché questo permette comunque, al di là del successo di queste imprese, di dare un’espe-
rienza di tipo imprenditoriale a molti dei nostri giovani ricercatori. Dall’altro perché conferma direttamente una vocazione e una vicinanza al sistema delle imprese, anche perché in molti di questi spin off l’università ha una quota di capitale. Questa è una dimostrazione che la cultura di impresa che noi disseminiamo all’interno delle nostre facoltà è prolifica».
La facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche
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ACCESSO AL CREDITO
Iniezione di capitali per la crescita Le piccole aziende italiane si sentono abbandonate in balìa della competizione globale. Ma anche «le banche non possono più essere lasciate sole a sostenere il sistema economico del Paese». È l’invocazione di Michele Ambrosini, presidente di Banca Marche Francesca Druidi
prestiti alle imprese, che rappresentano oltre il 60% del totale dei prestiti bancari, sono cresciuti nel 2010 dell’1,8%, un valore più elevato del dato medio nazionale. A rilevarlo è il rapporto sull’economia delle Marche stilato da Banca d’Italia. «La crisi non è finita e il 2010 è stato un anno di passaggio», afferma Michele Ambrosini, presidente di Banca Marche, che sottolinea come il sistema imprenditoriale abbia reagito alle difficoltà in maniera differenziata: nei primi mesi del 2011 emergono, soprattutto nell’export, calzaturiero e meccanico, più in affanno abbigliamento e mobile. In ripresa il settore delle macchine utensili per il legno nel Pesarese. Quali aziende usciranno meglio dalla crisi? «Il mondo delle imprese è
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Sopra, Michele Ambrosini, presidente di Banca Marche
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oggi sostanzialmente diviso in tre parti: le imprese che hanno già superato la crisi, puntando sull’export, ben capitalizzate e, quindi, con un forte potere contrattuale con le banche. Poi ci sono quelle marginali, che faticano a ottenere credito. Infine, quelle a metà del guado, in fase di ristrutturazione, che avrebbero bisogno di liquidità per crescere. È questa fascia che rischia di soffrire di più. Sono queste le aziende che vanno aiutate. Lo scorso anno, secondo l’analisi di Confindustria Marche, sono state soprattutto le realtà più grandi, quelle votate all’export, ad aumentare gli investimenti (+9,8%), mentre quelle più piccole sono rimaste più o meno allineate (+0,8%) al dato molto negativo del 2009, quando gli investimenti (-14,2%) subirono un
vero e proprio crollo. Nel 2011 è previsto un tasso di crescita degli investimenti del 6,4% per le imprese più grandi e solo dell’1,9% per quelle con un fatturato inferiore ai 15 milioni all’anno. I continui paletti che i regolatori stanno ponendo per delimitare il raggio d’azione del sistema bancario non ci permettono di operare con libertà. Ci viene chiesto, da una parte, di allargare i cordoni della borsa, iniettando più capitali nel tessuto economico, dall’altra, di stringere i cordoni della borsa, mettendo più capitale a riserva. Fra le due richieste va trovato un punto d’equilibrio. Ma una cosa è certa, le banche non possono più essere lasciate da sole a sostenere il sistema economico del Paese». Perché afferma questo? «Spesso sono soggetti che
Xxxxxxx MicheleXxxxxxxxxxx Ambrosini
5,7% IMPIEGHI
Percentuale di crescita degli impieghi verso la clientela del Gruppo Banca Marche nel 2010
212,5
mln CAPITALE
Ammontare dell’aumento di capitale approvato dal cda di Banca Marche a luglio 2011
proporzionalmente mettono più soldi nelle imprese rispetto agli stessi imprenditori. Le aziende italiane sono piccole, ma anche sottocapitalizzate e si finanziano principalmente con il credito bancario. Le due caratteristiche sono collegate tra loro: la scarsità di mezzi propri è uno degli ostacoli alla crescita. L’iniezione di capitali nel sistema bancario attraverso gli aumenti di capitale si potrà trasformare - questa almeno è la nostra inten-
zione - in fidi per le pmi e in linee di finanziamento per i grandi gruppi. Banca Marche, anche nei momenti peggiori della crisi, ha continuato a immettere risorse finanziarie nel sistema delle imprese. Nel 2010, gli impieghi verso clientela ordinaria della capogruppo hanno toccato i 17,6 miliardi di euro, segnando sulla fine del 2009 un progresso del 5,6%. Gli impieghi verso clientela del Gruppo Banca Marche, invece, hanno raggiunto i 18,7 miliardi, registrando un tasso di crescita annuo del 5,7%. Ma questo dato va letto in controluce, perché si tratta di un andamento complessivo, che accorpa un mondo imprenditoriale dove, invece, si sentono molto le differenze tra grandi e piccole, tra chi oggi è forte sul mercato e chi invece è ancora in difficoltà».
Il passaggio a Basilea 3 inciderà in modo negativo sull’erogazione del credito? «La ripatrimonializzazione delle banche rappresenta un rischio e un’opportunità per il sistema delle imprese. Banca Marche ha annunciato a metà luglio un aumento di capitale fino a un massimo di 212,5 milioni di euro. Secondo alcuni economisti assisteremo, a causa proprio di Basilea 3, al cosiddetto credit crunch, cioè a una restrizione del credito. È una possibilità sulla quale però non tutti concordano. In realtà, queste ricapitalizzazioni costituiscono un’occasione unica per far tornare buon credito alle imprese. Diventa però essenziale che gli stessi imprenditori facciano affluire soldi nelle proprie aziende, equilibrando il rapporto capitale d’impresa-patrimonio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 69
ACCESSO AL CREDITO
Un nuovo rapporto tra banca e impresa Per il direttore generale di Banca popolare di Ancona, Luciano Goffi, istituti di credito e aziende sono oggi chiamati, ognuno dalla propria posizione, a lavorare insieme per la crescita del Paese Francesca Druidi
o storico modello produttivo delle Marche, «basato sulle logiche di distretto e sulla prevalenza di piccole e micro imprese “trainate” da poche aziende aperte ai mercati internazionali», come ricorda il direttore generale di Banca popolare di Ancona, Luciano Goffi, è stato messo profondamente in discussione dalle nuove dinamiche globali. Per conquistare i mercati emergenti, rimarca Goffi, le imprese oggi necessitano di un forte salto di qualità in termini di innovazione e internazionalizzazione, che soprattutto le realtà più piccole difficilmente riescono a compiere. Uno dei nodi cruciali da dipanare resta, anche su questi fronti, l’accesso al credito e, in generale, il rapporto con la banca. In base all’indagine sull’economia delle Marche di Banca d’Italia, la rischiosità dei prestiti alle imprese ha
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continuato a diminuire nel 2010, mantenendosi però sempre al di sopra del dato medio regionale del biennio pre-crisi e della media nazionale. Non sono, dunque, sparite le difficoltà. «Dal 2008 in poi, vi è stata - e continua tuttora - una fortissima selezione naturale, che ha portato fuori dal mercato sia molte imprese di piccola dimensione, soprattutto commerciali e manifatturiere operanti come contoterzisti, sia un certo numero di aziende medie che non sono state capaci - spesso per concomitanti problemi di ricambio generazionale-manageriale - di porre in campo scelte tempestive di adattamento ai nuovi scenari competitivi. Il picco più elevato di default è stato nel 2009; il 2010 ha registrato un sia pur leggero rallentamento; il 2011 è partito con una nuova recrudescenza delle sofferenze, dovuta alle numerose
realtà imprenditoriali che, dopo aver resistito fino a ora dando fondo a ogni possibile risorsa in vista dell’auspicata “ripresa”, finiscono per soccombere in assenza di reali recuperi di fatturato e redditività». Come gli istituti di credito possono contribuire al rafforzamento delle imprese? «Le banche possono fare molto per accompagnare le imprese sulla via del cambiamento, affiancandosi con lungimiranza e coraggio a quelle che esprimono maggiori potenzialità. Disponiamo di tutti gli strumenti, sia creditizi che di servizio, per supportare gli investimenti per l’innovazione, l’internazionalizzazione, il ricambio generazionale, la capitalizzazione. C’è purtroppo un problema di fondo che spesso
Sopra, il direttore generale di Banca Popolare di Ancona, Luciano Goffi
XxxxxxxLuciano Xxxxxxxxxxx Goffi
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BANCHE Gli istituti di credito che per il momento aderiscono a “Fascicolo banche”
255 FILIALI Numero di filiali distribuite sul territorio di riferimento di Banca Popolare di Ancona
impedisce un reale salto di qualità nel rapporto banca-impresa: il potenziale di crescita di un’azienda è spesso contenuto in fattori “intangibili”, non espressi dai numeri di bilancio». Quali nello specifico?
«Si tratta di quel capitale immateriale – le risorse umane, la qualità intrinseca che l’impresa riesce a immettere nel prodotto, le logiche distributive, la visione strategica, i sistemi organizzativo-gestionali, ecc. – che soprattutto in questo momento sono le leve essenziali che possono determinare il successo o la fine di un’azienda. Sono molti i vincoli che spesso impediscono alle banche di proiettare l’indagine valutativa verso tali orizzonti, prevalendo spesso logiche di rating basate in modo prioritario su elementi quantitativi di bilancio». Cosa fare allora? «Occorre compiere tale salto di qualità, con un impegno forte delle aziende a mostrare con trasparenza i propri aspetti qualitativi, sforzandosi di esprimere le proprie strategie attraverso piani ben fatti, programmando con cura le proprie scelte gestionali affinché le stesse possano essere lette con chiarezza e, dove possibile, affiancate dal sistema del credito. Dal canto loro, le banche devono poter concorre, per il bene del Paese, a questo salto di qualità, superando la mera logica dei numeri e dando valore e premiando quei fattori intangibili che spesso possono fare la differenza verso i percorsi di crescita. In realtà, è di crescita che il Paese ha bisogno e tutti dobbiamo concorrere, nei rispettivi ruoli, a promuoverla; altrimenti saranno guai, per tutti».
L’accordo sul “fascicolo banche” firmato da Confindustria Ancona con alcune banche del territorio fisserà una nuova modalità di confronto tra le imprese del territorio e gli istituti di credito che aderiscono all’iniziativa. Quali sono i contenuti innovativi del piano? «Confindustria stimola e supporta le aziende associate a predisporre un set informativo mirante appunto a favorire il dialogo con la banca, a mostrare gli aspetti qualitativi che possano permettere l’accesso a un credito intelligente, coerente con le strategie aziendali, a evitare, in altre parole, che sia solo il bilancio l’elemento discriminante della qualità e quantità del credito richiesto e ottenuto. Poi nel momento in cui l’impresa si impegna, con il supporto dei consulenti, a interrogarsi sui diversi aspetti della gestione, acquisisce, su un piano anche culturale, quella capacità – a volte inadeguata – di pianificare e verificare costantemente l’andamento aziendale, dando importanza e struttura ad aspetti il più delle volte presenti solo nella testa dell’imprenditore. Un’ottima iniziativa, quindi, quella di Confindustria Ancona, che ci auguriamo possa avere larga diffusione e che noi ci impegniamo a premiare, riservando anche alle imprese percorsi decisionali più rapidi e contenimento di alcuni costi». MARCHE 2011 • DOSSIER • 71
CULTURA D’IMPRESA
Un modello vincente che cura il total look La sua è una storia tutta italiana ma Enrico Bracalente, amministratore unico di Nero Giardini, punta all’estero e individua nell’innovativa piattaforma logistica la strategia per crescere Renata Gualtieri
viluppo all’estero, ampliamento della linea di accessori e abbigliamento e importanti investimenti nella rete retail, che vedrà l’apertura di 400-500 negozi monomarca nei prossimi due anni. Questi gli obiettivi di Enrico Bracalente, amministratore unico di Nero Giardini. Ma il vero progetto in cui credere è la realizzazione di una moderna piattaforma logistica di 12.000 metri quadrati nel Fermano, alla quale si aggiungerà uno stabilimento a Comunanza dedicato alla produzione di abbigliamento, «una fabbrica dalla quale entro il 2015 usciranno fino a 2 milioni di capi destinati all’Italia e all’estero, che oggi assorbe il 10% del fatturato». Un obiettivo ambizioso per il 2015 è quello di raggiungere i 500 milioni di euro di fatturato fino ad arrivare a 1 miliardo nel 2020. Come riuscirà a centrarlo? Su quali asset punterà? «Un imprenditore deve avere degli obiettivi chiari e i nostri sono stati individuati in base alle strategie che abbiamo scelto di mettere in campo nei prossimi anni. L’obiettivo del 2010 era di arrivare a 250 milioni di euro, ma la crisi ci ha frenati, comunque ci arriveremo entro il prossimo anno. Per centrare i 500 milioni di
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Enrico Bracalente
euro nel 2015 il progetto è di raddoppiare la produzione di calzature aprendo altri monomarca o franchising e raggiungere i 100 milioni di euro con l’abbigliamento. Il nostro consumatore ci conosce per le scarpe, ma investiremo nella formazione del personale per la vendita multipla e l’accoglienza del consumatore finale all’interno del punto vendita». Punterà di più sui mercati maturi o su quelli emergenti? «Un imprenditore ha un impegno morale e sociale nei confronti di una società. Ho sempre sostenuto che occorre vendere sui mercati occidentali dove sono cosciente che troverò molta più concorrenza ma con la garanzia di portare a casa il budget che vado a investire. Quando si va sui mercati emergenti ci si confronta con un’economia in forte crescita, ma non si può parlare di mercati stabili». Dopo la linea di scarpe, quella di abbigliamento. Con quali ulteriori nuove idee Nero Giardini si presenterà sul mercato? «Negli anni la nostra strategia aziendale è stata quella di servire un cliente con una capacità di spesa dalle 1.200 euro in su, mettendo all’interno dei nostri punti vendita l’abbigliamento informale adatto alle sue esigenze, dal jeans o pantalone 5 tasche in gabardina o denim, polo o camiceria. Con 500 euro il nostro consumatore oggi può comprare un paio di scarpe, 2 paia di pantaloni e 4 polo, dunque prodotti made in Italy a un prezzo vantaggioso. Facendo testare il nostro prodotto al cliente possiamo avere successo anche nell’abbigliamento, con prodotti che abbiano determinate caratteristiche tecniche e vestibilità, che soddisfino il consumatore finale». Il modello di franchising di Nero Giardini si
basa su un’innovativa piattaforma informatica. Quali vantaggi porta questo sistema? «Nel nostro settore siamo stati i primi a mettere in moto questa piattaforma informatica. Siamo arrivati all’utilizzo di un softweare interno che ci da in tempo reale tutti i dati a livello nazionale. Grazie a questo sistema abbiamo chiuso la stagione invernale con +47%, perché non perdiamo mai clienti per mancanza di un articolo top. Mentre sulla stampa si parla di un calo dell’8-10% delle vendite nella prima settimana di saldi noi abbiamo fatto un +41% nelle prime 2 settimane perché all’interno dei nostri negozi abbiamo tutti gli articoli della stagione. Con questo nuovo sistema possiamo controllare tutte le vendite e fare un rifornimento veloce entro le 24 ore, prelevando i prodotti all’interno del nostro magazzino centralizzato. Questo modello di commercio, importato dal food, è il modello del futuro». Il progetto in cui più crede è la nascita di una moderna piattaforma logistica nel Fermano di 12 mila mq alla quale si aggiungerà uno stabilimento a Comunanza. Cosa ci sarà all’interno di queste unità produttive? «I nostri progetti di crescita ci impongono di avere una struttura che ci permetta di immagazzinare da 1 milione a 1.200 mila paia di scarpe, in modo da migliorare anche la qualità del lavoro dei nostri collaboratori perché è tutto automatizzato. Abbiamo una rete di 20 aziende che producono per il nostro marchio e che conseCon 500 euro il consumatore gnano in sede e lo smistamento dei colli viene fatto manualcompra 1 paio di scarpe, 2 paia mente, dalla prossima stagione di pantaloni e 4 polo, dunque prodotti avverranno tramite questa piatmade in Italy a un prezzo vantaggioso taforma logistica sia l’assemblaggio che spedizione».
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In apertura, Enrico Bracalente, amministratore unico di Nero Giardini. Sopra, l’esterno della sede dell’azienda
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CULTURA D’IMPRESA
Cinquant’anni di made in Italy «Continueremo a proporre prodotti innovativi rimanendo un marchio italiano che produce in Italia, con fornitori italiani» assicura Valter Scavolini, presidente dell’omonimo Gruppo. E per il futuro sono in serbo importanti novità che verranno presentate a Eurocucina 2012 Renata Gualtieri
l 2011 rappresenta un anno molto importante per l’azienda che ha festeggiato i primi 50 anni di attività. Tante le tappe fondamentali in mezzo secolo di cucine iniziato nel 1961, l’anno in cui Valter Scavolini assieme al fratello Elvino, in pieno boom economico, inizia la sua attività. In pochi anni, nel 1967 la micro-impresa è già industria. Gli anni Settanta segnano poi l’apertura alla comunicazione. «Era il 1975 – ricorda il presidente del Gruppo Valter Scavolini – quando, primi fra tutte le aziende italiane del settore arredo, investivamo sulle reti Rai con uno slogan che recitava: “Scavolini, la cucina con ottimi ingredienti” per parlare direttamente al nostro pubblico». Nel 1979 Scavolini diventa una società per azioni e raggiunge nel 1984 la vetta delle vendite diventando la prima azienda del settore cucine in Italia, leadership che mantiene tutt’ora. Tra i ricordi c’è anche l’immensa gioia provata nel 1988 quando la squadra di basket pesarese, sponsorizzata dall’azienda, vinse il suo primo scudetto. «Gli aspetti che maggiormente mi rendono orgoglioso – tiene a precisare il presidente – sono quelli che riguardano il peso e l’importanza che siamo riusciti a raggiungere. Ora il nostro campo d’azione è il mercato mondiale». Quanto la “fortuna” dell’azienda dipende dal fatto che le Marche siano un territorio notoriamente vocato alla manodopera? «Da sempre Scavolini vuol dire made in Italy, inteso non solo come design e creatività italiani ma come perfetto sinonimo di una produzione
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Foto di Gabriele Basilico
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interamente disegnata e realizzata nel nostro paese, scegliendo fornitori nazionali, molti dei quali marchigiani, creando in questo modo anche un indotto che si è rivelato negli anni una realtà fondamentale e importante per il territorio locale. Preferiamo rimanere in Italia sia perché da sempre siamo profondamente radicati nel territorio dove siamo nati, cresciuti e tutt’ora viviamo, sia perché restando qui in Italia siamo convinti di poter controllare meglio la qualità dei nostri prodotti e dei processi produttivi, offrendo maggiori garanzie alla nostra clientela. Le Marche poi, in modo particolare, rappresentano per noi un territorio fertile, siamo infatti convinti che rappresenti uno dei maggiori fattori del nostro successo». L’azienda oggi quanto punta sul fronte nazionale e quanto all’export? Quali in particolare i mercati in cui il prodotto è più apprezzato? «È per noi un valore fondamentale produrre in
Sopra, lnella pagina seguente e nell’ultima pagina l’interno dello stabilimento Scavolini. Nella pagina a fianco, Valter Scavolini, presidente del Gruppo
Foto di Gabriele Basilico
Valter Scavolini
Italia, ma sicuramente non delocalizzare non vuole essere in nessun modo una chiusura all’estero. All’estero vince l’italianità e Scavolini è da sempre apprezzata e riconosciuta come perfetto esempio di made in Italy. Poniamo una particolare attenzione al potenziamento e alla qualificazione della nostra rete. Ne è perfetto esempio il progetto Scavolini Store, punti vendita monomarca esclusivamente dedicati alla nostra produzione: un’operazione strategica che abbiamo lanciato circa 5 anni fa e che ha già visto l’apertura di circa 60 store in Italia (che affiancano gli oltre 1.000 punti vendita) e altri 50 all’estero. Esportiamo da più di 20 anni e, dal primo punto vendita aperto in Grecia, costante è stato l’aumento di nuove aperture. Al momento la nostra rete vendita internazionale conta oltre 300 punti vendita nei 5 continenti, quasi tutti monomarca. Sempre più forte è anche la presenza nei paesi emergenti come India, Cina e Africa. Per noi una tappa fondamentale è stata l’apertura di Scavolini Soho Gallery, il primo flagship che Scavolini Usa, la nostra branch americana, ha inaugurato lo scorso novembre e che è oggi il negozio di cucine più grande di tutta Manhattan».
60 STORE Punti vendita monomarca aperti in Italia on il progetto Scavolini Store
300
Oggi la parola d’ordine è innovazione: Ma PUNTI come si può “inventare in cucina” risponVENDITA dendo in maniera sempre più efficace alle esigenze di funzionalità, di tutela della salute, La rete vendita internazionale della sicurezza e di tutela dell’ambiente? nei 5 continenti «Poniamo molta attenzione alla componente costituita quasi completamente estetica e al design, sempre in linea con le ultime da store monomarca tendenze, per offrire un prodotto che segua i gusti dei consumatori. Siamo in grado di proporre una gamma molto ampia e diversificata che conta oltre 40 modelli e 350 finiture, con un denominatore comune da cui non deroghiamo mai: la qualità del prodotto. Per quanto riguarda la tutela della salute, dal 2009, con il progetto Scavolini Green Mind, abbiamo adottato per la struttura di tutte le nostre cucine i pannelli eco- MARCHE 2011 • DOSSIER • 77
Foto di Gabriele Basilico
CULTURA D’IMPRESA
Grande attenzione è incentrata non solo sul prodotto, ma anche sulla salvaguardia dell’ambiente e sull’intero processo produttivo
logici Idroleb, del Gruppo Mauro Saviola, rea- l’approccio innovativo e multimediale. Siamo lizzati al 100% con materiale legnoso post-consumo certificato Fsc e con le più basse emissioni di formaldeide. L’attenzione però non è incentrata solo sul prodotto, ma anche sulla salvaguardia dell’ambiente e sull’intero processo produttivo. Sempre da gennaio 2009, abbiamo scelto ZeroE Planet: l’energia elettrica prodotta esclusivamente da fonti rinnovabili e a impatto zero sull’ambiente. L’impegno è continuo, infatti, da quest’anno abbiamo deciso di inaugurare due impianti fotovoltaici che garantiscono l’85% del fabbisogno energetico della nostra struttura. Non solo, nel 2008, siamo stati il primo gruppo del settore cucina in Italia ad ottenere la certificazione Ohsas 18001: 2007 sul sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro». Il legame dell’azienda col territorio è indiscusso. Tante le sponsorizzazioni di squadre sportive locali e gli eventi organizzati con la Fondazione Scavolini. Quanto è importante oggi per l’Azienda investire in comunicazione e quali sono le opportunità ancora inespresse del territorio? «La nostra è una comunicazione integrata su tutti i mezzi on e off line, in Italia e all’estero, dal78 • DOSSIER • MARCHE 2011
stati pionieri nel 1975 a utilizzare la televisione per il settore dell’arredamento trasmettendo sulla Rai e dopo, nel 1984, sulle emittenti private. Dal 1996 abbiamo inoltre attivato il sito internet www.scavolini.com per instaurare un contatto diretto con i consumatori e nel 2002, abbiamo inaugurato www.kitchens.it, un portale verticale dedicato all’ambiente cucina e a tutto ciò che vi ruota attorno. Tutto questo per esprime il carattere innovativo della nostra azienda, diventata un punto di riferimento per la comunicazione, non solo per il comparto cucine ma per l’intero settore arredamento. Dal 2008 abbiamo deciso di pianificare anche i mezzi quotidiani per sostenere maggiormente i nostri rivenditori e parlare direttamente al pubblico, un’iniziativa senza precedenti nel mondo della stampa quotidiana che testimonia ancora una volta il carattere innovativo di tutta la nostra comunicazione. Abbiamo già fatto diversi lanci sui quotidiani nazionali e locali con ottimi risultati. L’importanza dell’investimento effettuato e l’ottima copertura del target hanno dato i loro frutti. Infine alla comunicazione istituzionale associamo da sempre anche un’importante attività sul punto vendita».
CULTURA D’IMPRESA
Mani, strumenti di lavoro «Ogni prodotto è controllato nei minimi dettagli per essere coerente con la tradizione di qualità e in armonia con la sensibilità e la volontà di chi l’ha creato». È per questo che per le sue scarpe Silvano Lattanzi parla di “well made in Italy” Renata Gualtieri
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nche le scarpe hanno un’anima, percepiscono quando il cuore di chi lavora non è collegato alle mani, e in quel giorno lì è meglio non lavorare, altrimenti il paio di scarpe non viene bene». E Silvano Lattanzi, al di là della crisi, fa in modo che ogni giorno, nella semplicità, si aggiunga preziosità ai suoi oggetti, tramite la ricerca di materiali, di lavorazioni, di stile, di innovazione, di modernità. Il maestro “calzolaio” italiano, tra i più famosi e riconosciuti al mondo, ha ideato una tecnica unica per l’invecchiamento del cuoio. Le scarpe fatte a mano vengono lasciate in maturazione per quattro anni in una buca perché «come per il vino e per il formaggio – commenta Silvano Lattanzi – l’età è il fattore che fa raggiungere la perfezione, questo vale anche per le scarpe». I tempi di attesa oggi sono di circa sette mesi per un paio di scarpe invecchiate in fossa. Il risultato non è a volte prevedibile e «forse è proprio questo il bello: la certezza di avere un pezzo unico al mondo». Cosa rappresenta per lei il concetto di qualità e cosa è il “ben fatto a mano”? «La qualità è eccellenza, soddisfazione, appagamento, gioia, felicità, piacere, benessere, serenità, sogno, desiderio e anche stile di vita. Il ben fatto a mano è solo uno: quello della cucitura a mano con spago e lecina, di cui parla il Conte Nuvoletti nel libro Signori le scarpe. Il fatto a mano deve essere impeccabile, la destra uguale alla scarpa sinistra, l’originale multiplo, una fase di lavoro anche ripetuta dieci volte come nelle vecchie oreficerie svizzere, fermare la mano propria e dei propri collaboratori quando la stessa mano non è collegata al cuore». Come si coniuga oggi la tradizione e la
«A
Silvano Lattanzi
La tradizione, la cura dei particolari e l’innovazione si coniugano con l’umiltà e la costante creatività
cura dei particolari con l’innovazione? «Questi termini si coniugano con l’umiltà, con il rimettersi in gioco continuamente e con la modernità, la creatività costante. Se noi che abbiamo tradizione e cura dei particolari, avessimo ascoltato i facili cantori, saremmo diventati vecchi e fuori moda. Invece mettersi continuamente in discussione, avere l’ansia dell’ultima collezione come fosse la prima fatta nel 1971, fa sì che il brand Silvano Lattanzi sia d’ispirazione continua». Quale attenzione c’è per l’italian style sui mercati internazionali? «L’attenzione all’italian style è una cosa molto seria. Chi ama il bello, non il superfluo, ma il bello duraturo nel tempo, è competente, non si lascia influenzare dall’anonimo sarto di provincia o dal giovane stilista emergente che non emergerà mai e di cui Milano è piena. Dopo i grandi nomi che hanno fatto
la storia del “made in” nel mondo, ci chiedono quanti anni ha la nostra azienda, da quanti anni facciamo le scarpe e se la nostra presenza internazionale è frutto di una tendenza o perché il mondo ci ama e ci rispetta». Le Marche sono la regione con il distretto calzaturiero più importante d’Italia, autentico punto di forza e di eccellenza del made in Italy. Quale è il legame dell’azienda col territorio? «Il più bel complimento che ho ricevuto in vita mia è stato quando mi dissero: “Finalmente abbiamo un brand non marchigiano”. Per cui non vi è nessun legame con il territorio se non l’amore per Leopardi, per il buon cibo marchigiano e la stima profonda e incondizionata verso grandissimi industriali marchigiani che sono leader nel mondo nel proprio campo e anche nel settore calzaturiero».
Sopra, il maestro Silvano Lattanzi
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FOCUS ANCONA
Una provincia virtuosa parte dalle infrastrutture Nonostante le incertezze del momento, la presidente della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande è convinta che le criticità vadano superate con una visione aperta a una ripresa fondata sulla coesione sociale e sul sostegno alla produzione locale Renata Gualtieri
ondi di garanzia e sblocco dei crediti per le imprese, formazione professionale e borse lavoro, cantieri aperti per le opere pubbliche, progetti regionali pilota (come la campagna di sostituzione di tetti in eternit con il fotovoltaico), costituiscono alcuni degli elementi per i quali il Censis (che ha selezionato l’ente provinciale tra i nove testimonial italiani per un’indagine commissionata dall’Upi nazionale) ha riservato alla Provincia di Ancona una valutazione
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molto positiva in merito alle misure anticicliche prese dal secondo semestre del 2008. Dunque, uno tra i più autorevoli osservatori nazionali ha rilevato che, sottolinea la presidente Patrizia Casagrande, «la nostra è una Provincia virtuosa, nonostante gli stringenti vincoli del patto di stabilità e i sommari giudizi sulla legittimità all’esistenza di enti ridotti allo stremo che, però, fino a oggi costituiscono elementi fondamentali nella cinghia di trasmissione dell’economia dell’intero Paese».
Patrizia Casagrande
Qual è in concreto il contributo della Provincia per lo sviluppo dell’economia locale e il sostegno al sistema delle imprese? «Gli anni del mio mandato sono coincisi quasi completamente con il manifestarsi degli effetti della grave crisi economico-finanziaria di cui oggi subiamo i più drammatici effetti e non solo nella nostra provincia, dove, peraltro, l’emergenza si è manifestata immediatamente con la chiusura della Antonio Merloni, per i cui dipendenti il nostro ente ha anticipato la cassa integrazione. Era solo il primo segnale. Ma ci indusse da subito a modificare le priorità del nostro programma di mandato. Da quel momento in poi pratichiamo un esercizio di flessibilità amministrativa che ci porta alla razionalizzazione estrema di un bilancio decisamente orientato alla coesione sociale e al sostegno del sistema imprenditoriale». Continua la riqualificazione della viabilità provinciale nella zona sud. Quale impegno prevede da parte della Provincia l’accordo di programma recentemente firmato con il Comune di Camerano e il consorzio Zipa? «Si tratta di un accordo per la realizzazione di una rotatoria all’incrocio tra via Salette e la strada provinciale 2 Sirolo-Senigallia, che connette la rete provinciale alle aree produttive della zona. L’opera rientra nel piano di sviluppo strategico dell’ente, con risorse destinate a risolvere un problema di sicurezza e di fluidità del traffico appesantito da autotreni e autoarticolati. L’intesa prevede per la Provincia di Ancona un impegno finanziario fino a un massimo di 500mila euro e la messa a disposizione gratuita delle aree di proprietà dell’ente dove sorgerà la rotatoria. Al Comune spetta rilasciare tutte le autorizzazioni necessarie, la cura delle procedure espropriative e la cessione gratuita delle proprie aree. Mentre la Zipa provvederà alla progettazione esecutiva, all’appalto dei lavori, all’acquisizione di aree non ancora disponibili e al con-
corso economico eccedente le risorse messe a disposizione dalla Provincia». Quali gli altri interventi di riqualificazione necessari sulla rete viaria locale per dare risposte positive a questioni fondamentali come quelle della sicurezza e di un sistema infrastrutturale adeguato alle esigenze del tessuto imprenditoriale? «Nonostante i tagli e le incertezze dell’attuale momento, sono ancora convinta che le criticità vadano superate con una visione di prospettiva aperta a una ripresa fondata sulla coesione sociale e sul sostegno alla produzione locale. Non Sopra, Patrizia dimentichiamo di far parte di una delle regioni Casagrande Esposto, più industrializzate d’Europa. Ma, per essere presidente della Provincia di Ancona. competitivo e garantire posti di lavoro, il no- In apertura e nell’ultima stro sistema imprenditoriale ha bisogno di effi- pagina, cantieri cienti infrastrutture di collegamento con il re- e inaugurazioni di strade provinciali sto d’Italia e con l’estero. La piastra logistica di Ancona, con il porto, l’aeroporto e l’interporto, costituisce un potenziale a cui lavoriamo con convinzione. Nella medesima visione rientra l’ambizioso progetto di arretramento della ferrovia dalla costa, per il quale la nostra Provincia ha già realizzato uno studio da aggiornare in seguito alla volontà della Provincia di Pesaro e Urbino di essere coinvolta. Intanto, la rete viaria procede verso una riqualificazione necessaria a superare annose difficoltà. Il protocollo d’intesa tra le regioni Marche, Abruzzo e Molise, per esempio, ci porta a partecipare alla realizzazione della dorsale appenninica, una direttrice di interesse MARCHE 2011 • DOSSIER • 83
FOCUS ANCONA
nazionale. Così come i
Il sistema imprenditoriale ha bisogno di efficienti infrastrutture di collegamento con il resto d’Italia e con l’estero
tratti stradali inaugurati e da inaugurare per il completamento della Nuova Arceviese rientrano fra gli interventi di maggior rilievo della nostra programmazione, coniugando l’ottimizzazione dei collegamenti stradali tra distretti produttivi alla salvaguardia della qualità ambientale dei centri abitati». Cosa è emerso dall’incontro con l’ambasciatrice sudafricana Thenjiwe Mtintso, quali i nuovi scenari di cooperazione tra il territorio anconetano e il Sudafrica? Verrà favorita così per le imprese locali anche l’apertura di nuovi mercati e rapporti di scambio commerciale avanzati? «Nell’ottica dell’internazionalizzazione a cui punta la nostra regione, il Sudafrica è un paese di grande interesse. L’incontro con l’ambasciatrice apre nuovi scenari di cooperazione e costituisce un’occasione concreta per l’avvio dello studio di progetti fruttuosi e scambi equilibrati sia in ambito imprenditoriale che culturale. La visita di una delegazione di operatori economici ed esponenti delle istituzioni sudafricane sottolinea la ferma volontà di creare le connessioni adeguate per imbastire nuove relazioni fra le 84 • DOSSIER • MARCHE 2011
due realtà. Questo tipo di rapporti non fa che mettere in evidenza quanto gli enti locali contribuiscano alla crescita del nostro Paese». Quali le sue prossime sfide e il suo contributo anche all’interno del coordinamento nazionale dei Consigli delle autonomie locali in cui è stata eletta? «Piuttosto che tagliare fondi a settori primari come quelli delle politiche sociali, della scuola, del lavoro o dell’ambiente, in questi anni, con la Giunta e il Consiglio abbiamo preferito approvare bilanci che intaccano la spesa di funzionamento dell’ente per favorire i Comuni messi alle strette dai tagli e tenere i cantieri aperti utilizzando l’unica leva a nostra disposizione, la Rc auto. Ci batteremo con forza per assolvere le funzioni dettate dalla Costituzione, impegnandoci anche nel coordinamento nazionale delle Autonomie locali che si è costituito di recente per garantire i servizi al cittadino. Nel quadro istituzionale in via di definizione, uno degli obiettivi più importanti del coordinamento è quello di non trasformare gli enti locali in ulteriori fattori di crisi».
FOCUS ANCONA
La politica della città rimane appesa a un filo Ancona, come tutte le città, è chiamata ad affrontare la crisi economica. Il sindaco Fiorello Gramillano la fronteggia partendo da un atto di responsabilità per «amministrare la città con compagni di viaggio che siano più attenti alle esigenze reali della gente» Renata Gualtieri è chi chiede di andare a elezioni anticipate nella primavera 2012 e chi, invece, vuole una nuova maggioranza sulla scia di quella già presente in Regione». Le reazioni alle dimissioni del sindaco di Ancona Fiorello Gramillano sono tante. Il destino dell’amministrazione comunale del capoluogo e del suo primo cittadino rimane, comunque, sospeso fino a fine settembre. Si tratta di dimissioni tecniche che rinviano i problemi o di un gesto di trasparenza e di responsabilità? «Le dimissioni di un sindaco non possono che essere un gesto di responsabilità e trasparenza. Sono passati due anni dall’elezione di questa amministrazione e troppi erano ormai i cambiamenti avvenuti, sia politici che economici, ai quali si dovevano dare risposte certe. Ho scelto di aprire formalmente una crisi per far sì che le forze politiche potessero avere un momento di confronto intenso ma circoscritto per avere un’alleanza forte e durevole. Ancona è chiamata ad affrontare una crisi economica che sta toccando fasce sempre più ampie della cittadinanza e non ho trovato serio né corretto andare avanti con compagni di viaggio scarsamente attenti alle esigenze reali della gente». Quali punti del documento redatto di recente dalle associazioni di categoria costitui-
«C’
Fiorello Gramillano, sindaco del Comune di Ancona
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scono anche per l’amministrazione comunale le priorità per rilanciare l’economia cittadina? «Le associazioni di categoria hanno espresso la loro giusta preoccupazione per lo stato di crisi economica generale che, riguardando tutti i settori, necessita di interventi strutturali. La città ha avuto sempre un’anima fortemente commerciale e bisogna supportare gli operatori in un duro ma indifferibile processo di riconversione. L’amministrazione comunale è impegnata in un’opera di riqualificazione urbana della città, che ha lo scopo di rendere più vivibile, accessibile e appetibile la città. Abbiamo migliorato la viabilità e, anche in occasione del Congresso eucaristico nazionale previsto dal 3 all’11 settembre, abbiamo investito 3 milioni di euro in lavori pubblici. Stiamo concludendo l’iter per la nuova definizione di piazza d’Armi, mercato storico del quartiere del Piano e, dopo il concorso di idee per la riqualificazione della passeggiata da mare a mare (dal Porto al Passetto), stiamo cercando di reperire i fondi necessari per eseguire i lavori». Come si interverrà strategicamente per valorizzare l’area portuale? «Innanzitutto è in corso una valorizzazione delle attività portuali e commerciali con la realizzazione della nuova darsena che permetterà uno sviluppo organico del traffico all’interno dei bacini. Dal canto nostro, stiamo lavorando per il recupero degli immobili pubblici e delle strade a mare che permetterà la rivitalizzazione del fronte mare che, con la valorizzazione del patri-
Fiorello Gramillano
Il Comune è impegnato nella riqualificazione urbana della città per renderla più vivibile e accessibile
monio artistico dell’area, potrà tornare a essere vissuto appieno. Per quanto riguarda poi il traffico crocieristico, si sta lavorando per arrivare alla riqualificazione dell’ex stazione marittima che diventerà il punto di accoglienza dei passeggeri in transito nello scalo dorico». In un momento di crisi per la cantieristica navale è possibile fare di Fincantieri un polo tecnologico e un distretto del mare? «Il settore della cantieristica sta vivendo un pe-
riodo difficilissimo e, di conseguenza, Fincantieri ne sta pagando pesantemente lo scotto. Le navi cantierate nell’ultimo anno in Europa si possono contare sulle dita di una mano, ma questo avviene dopo anni che il governo centrale ha completamente abbandonato a se stesso il settore. Ad Ancona, grazie alla continua collaborazione con Regione e Provincia, stiamo cercando di sostenere in tutti i modi possibili il nostro cantiere, anche attraverso il polo tecnologico che, grazie anche alla presenza di altri importanti cantieri navali come Isa e Crn, potrà diventare una realtà di riferimento non solo marchigiana». Quali opportunità economiche si aprono per Ancona grazie all’accordo sottoscritto con i sauditi di Jeddah? «Ogni occasione di aprire la città a nuove opportunità commerciali e di rapporti internazionali sono evidentemente ben accetti. Sono convinto che il mercato arabo, con le importanti evoluzioni che sta vivendo, sia terreno fertile per nuovi scambi a cui Ancona è sempre favorevole, vista anche la sua collocazione che la rende naturale porta d’Oriente».
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FOCUS ANCONA
Scelte sbagliate frenano le potenzialità di Ancona «Il capoluogo deve essere dotato di strutture e infrastrutture in modo da essere facilmente raggiungibile». Il capogruppo del Pdl nel consiglio comunale di Ancona, Luigi Conte, individua gli interventi strutturali e le strategie per dare luce a una città finora in ombra Renata Gualtieri
a carenza di infrastrutture colloca le Marche nella parte bassa della classifica italiana per dotazione di collegamenti. Sull’asse che comprende urbanistica, infrastrutture e viabilità Luigi Conte individua le direttrici di sviluppo futuro della città dal punto di vista sia economico che sociale. «La viabilità deve essere scorrevole a tutto vantaggio della vivibilità e della qualità dell’aria». La realizzazione dell’uscita dal porto e dalla città e la strutturazione del polo intermodale che comprende porto, aeroporto, interporto e nuovo quartiere fieristico sono punti strategici per la città e la Regione. a questi si aggiunge il raddoppio della variante della strada statale 16 e l’applicazione dell’accordo governo-Regione Marche sulle infrastrutture. Occorre poi, secondo Conte rivedere, riducendole, le tariffe della sosta nelle zone blu e quelle relative alla sosta produttiva. Cosa si è fatto per migliorare la viabilità cittadina? «In realtà l’amministrazione Gramillano su questo punto non ha fatto nulla di buono. Come priorità va subito ripristinato, invertendolo, il tradizionale senso di marcia a salire in corso Stamira e in uscita a scendere in via San Martino. L’accesso dal basso della città serve per valorizzare la “prospettiva Vanvitelli”, che dona l’accesso scenografico da via XXIX Settembre. Nel nostro programma elettorale avevamo previsto la realizzazione del Parking Cavour per oltre mille posti auto coperti su tre piani sotto la piazza, senza che
L
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la stessa fosse modificata nella sua bellezza. Così facendo avremmo offerto alle attività commerciali e produttive e ai residenti la concreta possibilità di risolvere il problema della sosta a costo dimezzato. Andrebbe abolita la multa “pesante” dei ticket scaduti, portando la sanzione alla sola copertura della fascia oraria prevista e rimasta scoperta». In che modo il porto di Ancona può essere al centro dello sviluppo della zona balcanica e di quella mediterranea? «Il porto di Ancona è da sempre uno scalo strategico e partendo proprio da questo punto di riferimento il ruolo di Ancona, che dovrà dapprima diventare vero capoluogo regionale, può diventare importante in chiave euromediterranea, penso ad esempio a summit internazionali per sviluppare politiche del turismo e scambi commerciali, per politiche di sicurezza contro la criminalità e i traffici illegali, per politiche di integrazione e quant’altro possa coinvolgere i paesi che si affacciano sul Mediterraneo». Quanto è importante per l’intera economia portuale realizzare l’uscita ad ovest? «Quella citata è sicuramente un’opera importante per la maggiore “impresa” della regione, il porto di Ancona, e per la competitività del nostro
Luigi Conte, capogruppo del Popolo della Libertà nel consiglio comunale di Ancona
Luigi Conte
sistema produttivo. L’intervento approvato appena un anno fa dal Cipe, grazie al governo che ha sbloccato quest’opera attesa da decenni non solo dalla città, riguarda la realizzazione di un collegamento viario tra il porto, l’autostrada A14 e la variante alla statale 16, di cui è in corso di progettazione l’ampliamento. Tra l’altro, con l’uscita a ovest verrà efficientata l’intera area portuale». Quale ruolo riveste la fiera di Ancona nell’economia regionale? «È di facile comprensione come sia innaturale non lasciare la collocazione della fiera nel luogo baricentrico della regione e del centro Italia, che già ospita il più importante porto dell’Adriatico, l’aeroporto, l’interporto, i maggiori snodi autostradali e ferroviari e la presenza di un’area leader della società Quadrilatero. Un polo fieristico congressuale e tecnologico all’avanguardia nell’interesse e per l’apertura all’estero del sistema economico marchigiano dovrebbe percorrere tre direttrici: il sostegno all’export del made in Italy, l’internazionalizzazione attraverso investimenti diretti, da realizzarsi sui mercati in più forte crescita per aumentare le quote di mercato italiane, l’attrazione degli investimenti stranieri». Il sistema turistico riesce a esprimere tutte le sue potenzialità? «Va assolutamente potenziata la struttura di promozione del turismo culturale. Ancona ha un “passaggio obbligato” nel porto di almeno 1,5 mi-
lioni di turisti poco considerati dalle dinamiche cittadine, che nessuno si preoccupa di dirigere verso la città, fornendo loro servizi adeguati. Nonostante le sue attrattive oggettive, la città è da sempre “estranea” agli itinerari programmati dei tour operator italiani e stranieri. Prioritario implementare il turismo crocieristico favorendo accordi con le principali compagnie navali offrendo percorsi comunali e regionali integrati ai visitatori. C’è di più: il progetto di arretramento della ferrovia e la creazione di una stazione, come obbiettivo di medio-lungo periodo da valutare con governo e Ferrovie dello Stato, servirà per realizzare un lungomare tra i più belli e panoramici d’Italia, che andrà da Ancona a Falconara». Dopo mesi di instabilità politica arrivano le dimissioni del sindaco di Ancona Fiorello Gramillano. Come giudica questa scelta? «Le dimissioni di Gramillano, tecniche e non reali, non sono altro che un atto del teatrino della politica che la sinistra anconetana sta facendo vivere alla città ormai da più di due anni. Questo sindaco, e l’accozzaglia di partiti che si sta affastellando pur di non dover ammettere il fallimento di una inesistente politica, sono il plastico scenario di una sinistra alla frutta. Per la prima volta in Italia un capoluogo di regione ha una maggioranza di estrema sinistra partecipata, non tanto e non solo da Sel, ma da Grillo con la Lista 5 Stelle. Questo è il “capolavoro” di Gramillano». MARCHE 2011 • DOSSIER • 89
FOCUS ANCONA
Il popolo del fare impresa «L’impresa non percepisce attorno a sé la giusta considerazione che le spetta». Valdimiro Belvederesi, presidente di Confartigianato Ancona, indica in una maggiore attenzione al tessuto imprenditoriale la leva per lo sviluppo e illustra le misure per la ripresa Renata Gualtieri
anti progetti, ma in tasca pochi soldi». È quello che lamenta Confartigianato davanti alle imprese del territorio che hanno bisogno di investimenti e innovazione ma difettano di liquidità. «Il malcostume dei ritardati pagamenti, anche da parte della pubblica amministrazione – commenta il presidente di Confartigianato Ancona Vladimiro Belvederesi – è il nodo primario da sciogliere se si vuole dare una nuova impronta all’economia». Per arginare efficacemente il problema la federazione da tempo sollecita regole più stringenti e non eludibili per far rispettare i tempi di pagamento nelle transazioni tra privati e pubblica amministrazione ed è vicina alle imprese per garantire per quanto possibile il necessario accesso al credito. «Grazie alla nostra cooperativa artigiana di garanzia Rabini – aggiunge Belvederesi – aiutiamo le micro e piccole imprese ad accedere ai finanziamenti necessari e diamo consulenza sia per affrontare i problemi di liquidità sia per aggiornare gli associati sulle possibilità offerte da bandi che mettono a disposizione risorse per progetti di innovazione e di investimento». Consolidato è poi il rapporto con tutti i princi-
«T Valdimiro Belvederesi, presidente di Confartigianato Ancona
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pali istituti bancari del territorio, con i quali sono stati stipulati importanti convenzioni a sostegno del sistema imprenditoriale. Confartigianato ha elogiato l’impegno promosso dal Comune di Osimo a sostegno delle imprese locali. Ritiene che questo sia un segnale importante di attenzione da parte delle istituzioni per il mondo economico. Auspica che anche altri comuni intraprendano misure simili per innescare un progressivo e virtuoso cammino verso la ripresa? «Abbiamo accolto con interesse l’iniziativa di Osimo in quanto dimostra la potenzialità di un rapporto attivo e propositivo tra istituzioni e imprese: quando aziende e enti lavorano in sinergia nascono occasioni e sviluppo. Per questo non è solo auspicabile, bensì necessario, che si assista a una moltiplicazione di proposte in tal senso. La crisi ha bloccato questo ingranaggio perfetto, una dura prova per la produttività dei distretti». Quali oggi i settori più dinamici dell’artigianato locale e qual è lo stato di salute del settore? «L’impresa sente la fragilità del terreno su cui si muove, data da un sistema Paese in cui debito e spesa pubblica crescono assieme all’età della popolazione e alla domanda di assistenza e previdenza, generando rigidità di bilancio e insufficienza delle politiche di sviluppo. I settori che più soffrono sono l’edilizia e il manifatturiero, comparti trainanti del territorio. La crisi di liquidità è accentuata dal blocco pressoché totale del mercato immobiliare e dalla stretta creditizia attuata dalle banche nei confronti delle im-
Valdimiro Belvederesi
La Scuola per imprenditori di Confartigianato
prese del settore. Va meglio per i servizi e il comparto alimentare. C’è, comunque, un quadro di forte difficoltà caratterizzato da tre elementi chiave - i prezzi delle materie prime, la finanza di impresa e la fiscalità - in un Paese che continua a produrre ricchezza, ma le cui difficoltà sono oggettive e verificabili. A fronte di tutto questo ha assunto evidenza la mancanza di una risposta efficace della politica, che noi vediamo invece come strumento principale per collegare le scelte di governo con le istanze, le voci, le vite della gente e delle imprese». Confartigianato, Cna e Confcommercio hanno dato vita a una collaborazione che intende dare voce alle oltre 38.000 imprese rappresentate che operano in provincia. Come è stata accolto questa novità nel panorama della rappresentanza sindacale provinciale e a quali vantaggi concreti porterà? «Competizione e crisi impongono a tutti politica, istituzioni, mondo finanziario e mondo produttivo - riflessioni profonde, diverse modalità organizzative e di rappresentanza sindacale per ritornare a essere competitivi. Il nuovo soggetto rappresenta “il popolo del fare impresa” in grado di dialogare con una voce unica con tutti gli attori del territorio su questioni di rilevante interesse. Tra i temi che il nuovo soggetto di rappresentanza
sta affrontando ci sono quelli della valorizzazione del ruolo delle pmi, delle politiche per il credito e dei rapporti con le banche, degli appalti e delle occasioni di lavoro, delle infrastrutture, del confronto con gli enti locali sulle politiche di bilancio, degli investimenti e dei servizi». Cosa pensa dell’accordo tra governo, Regioni e parti sociali per l’avvio di una riforma dell’apprendistato finalizzata a semplificare le modalità di utilizzo dell’istituto, rimuovendone le cause che finora ne hanno frenato le potenzialità anche nell’artigianato? «Confartigianato è consapevole dell’importante ruolo che l’apprendistato può svolgere per combattere il fenomeno della disoccupazione giovanile ed esprime soddisfazione per l’intesa raggiunta a livello nazionale su tale strumento. La riforma dell’apprendistato, infatti, ha come obiettivo la valorizzazione della formazione “by doing” svolta dal giovane all’interno dell’azienda. Sono in tutto 2.741 gli apprendisti collocati nelle aziende artigiane della provincia di Ancona. Questo dimostra che la cultura della “bottega” è e rimane la culla del saper fare e dell’imprenditorialità. Nelle imprese artigiane il giovane viene formato per acquisire le competenze realmente necessarie e richieste dal mercato del lavoro».
38 mila IMPRESE
Le attività imprenditoriali rappresentate che operano in provincia di Ancona
2.741
APPRENDISTI Sono quelli collocati nelle aziende artigiane della provincia di Ancona
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Il futuro dell’Italia parte dai banchi di scuola Nella sua prima conferenza stampa Jacopo Morelli, neopresidente dei giovani di Confindustria, ha lanciato alcune proposte su formazione, scuola, merito e lavoro convinto che «un Paese che rinuncia a occuparsi dei giovani si condanna alla morte» Renata Gualtieri
il fiorentino Jacopo Morelli il nuovo presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, eletto dal consiglio nazionale per il triennio 2011-2014. Già vicepresidente nazionale nel triennio della presidenza di Federica Guidi, Morelli ha ricoperto incarichi anche negli organismi regionali: ha guidato il gruppo Giovani di Confindustria Firenze ed è stato vicepresidente di Confindustria Firenze. Il suo lavoro sarà di continuità rispetto a quello del suo predecessore, declinandolo però sulle esigenze e sul momento storico che il Paese sta attraversando. Cinque le parole d’ordine alla base del suo programma: giovani, imprenditorialità, leadership, merito e futuro. Da dove occorre partire?
È
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«Bisogna partire dai giovani e agire nel loro interesse e poi concentrarsi sull’imprenditorialità perché la priorità del Paese in questo momento è la crescita economica e la creazione di posti di lavoro per i giovani attraverso le nuove imprese che sono quelle in grado di generare maggiore occupazione. Stiamo proponendo che venga utilizzato già nella scuola un sistema meritocratico per fare in modo che gli studenti che hanno più capacità, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia di origine, possano emergere. Occorre poi adottare degli standard internazionali di valutazione in modo tale che le famiglie conoscano fin dall’inizio la qualità dell’istituto superiore o dell’università a cui si iscrivono i propri figli. In Veneto, ad esempio, si riscontra un livello d’ec-
Jacopo Morelli
È fondamentale partire dai giovani e dai loro interessi per avere prospettive certe e poi concentrarsi sull’imprenditorialità
cellenza superiore addirittura alla media europea contro i punteggi estremamente bassi delle regioni del Sud». Tra i settori su cui puntare ha indicato lavoro ed energia nucleare. Come procederà? «Abbiamo proposto una fiscalità di vantaggio per i giovani e le donne che entrano nel mondo del lavoro con aliquote tendenti allo zero. Anche la Banca d’Italia ha evidenziato come i salari di riferimento per i giovani siano drammaticamente scesi in questi ultimi anni e allora bisogna fare in modo che i giovani, all’inizio della loro carriera, possano avvantaggiarsi di una pressione fiscale meno accentuata. Questo porterebbe loro un vantaggio economico e l’iniziale sacrificio dell’Erario verrebbe ripagato subito in termini di sviluppo economico. Quanto all’energia c’è da dire che il Paese è rimasto scioccato dai fatti di Fukushima ma c’è bisogno di una classe dirigente capace di prendere delle decisioni sul lungo periodo in maniera logica e lucida e senza farsi cogliere dall’emotività del momento e integrare le fonti di energia rinnovabile, che allo stato attuale non sono sufficienti per coprire il nostro fabbisogno energetico, con un piano di sviluppo basato sull’energia nucleare. È mancata poi sicuramente una seria politica energetica anche per
Jacopo Morelli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria
la messa in sicurezza nazionale dell’approvvigionamento energetico». Come è possibile trattenere i nostri talenti ed essere anche una calamita di cervelli, talenti e saper fare? «Più che trattenere dobbiamo preoccuparci di STUDENTI attrarre talenti e cervelli perché dei quasi 3 Sono quelli milioni di studenti che tutti gli anni vanno in che tutti gli anni giro per l’Europa a studiare, noi riusciamo a arrivano in Europa per motivi di studio intercettarne circa l’1,7% che è un dato irrisorio. Dobbiamo fare in modo di puntare anzitutto sulla qualità degli insegnamenti che devono essere in molti casi presentati in inglese perché siano motivo di attrattività per STRANIERI gli studenti stranieri che non parlano l’itaLa percentuale liano e poi c’è bisogno di un sistema univerdegli studenti sitario che metta in sana competizione gli che scelgono l’Italia come sede per atenei e dia spazio ai docenti - anche con la loro formazione cattedre temporanee - e a insegnamenti in grado di suscitare interesse e garantire libertà di ricerca e organizzazione del lavoro a chi sceglie l’Italia». «Abbiamo sicuramente bisogno di un Paese che sia più moderno e più libero» ha dichiarato riferendosi alla competitività del mercato. In cosa bisogna compiere un
3 mln
1,7%
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GIOVANI E IMPRESA
deciso cambio di rotta?
Occorre indirizzare le imprese verso un utilizzo più massiccio delle possibilità derivanti da internet e dal web
«Abbiamo una serie di ostacoli fortissimi nel sistema scolastico e universitario e questo pregiudica la libertà di ricerca scientifica che spesso non è adeguata ai tempi. C’è poi una giustizia civile che è lunga e genera incertezze e questi sono tutti impedimenti che rendono difficile creare nuove imprese e investimenti». L’innovazione tecnologica è la ricetta per far ridestare il Paese. In quale settore ritiene sia più necessario intervenire? «Guardando alle piccole e medie imprese occorre indirizzarle verso un utilizzo più massiccio delle possibilità derivanti da internet e dal web. Le nostre imprese, rispetto alle altre europee, utilizzano ancora troppo poco e non nel modo migliore tutto quello che la rete può dare in termini di organizzazione del lavoro o di processi di acquisto delle materie prime attraverso internet. All’interno di molte imprese, soprattutto piccole, manca questo tipo di professionalità e ciò influisce in ma94 • DOSSIER • MARCHE 2011
niera negativa sulla produttività del Paese e sulla capacità di crescita. Quanto all’innovazione tecnologica dovremmo partire col garantire un’ampiezza di banda tale per cui i dati possano circolare con la stessa velocità con cui avviene negli Stati Uniti. Ci sono ancora tante zone del Paese che non sono coperte in maniera estesa dalla banda larga e in generale bisogna avere una forte capacità di lettura delle necessità del mercato». Quale è la sua idea di impresa vincente? «È quella che sa leggere le evoluzioni del mercato e capire i cambiamenti in atto e sa essere molto vicina ai suoi clienti finali, ne percepisce i bisogni, non ha molte strutture gerarchiche e ha una qualità dei lavoratori e dei collaboratori alta, perché un’impresa vincente oggi ha prima di tutto ottime risorse su cui contare».
GIOVANI E IMPRESA
A lavoro una grande squadra Per i tre anni durante i quali sarà alla guida del gruppo Giovani di Confindustria Marche, Francesco Mascarucci ha scelto di incentrare il suo lavoro su cinque parole chiave: unità, ascolto, coesione, dialogo e trasparenza Renata Gualtieri
da poco subentrato a Simone Mariani con il voto unanime del comitato regionale dei Giovani imprenditori di Confindustria Marche. Francesco Mascarucci ha già maturato una decennale esperienza in ambito confindustriale, assumendo diversi incarichi all’interno della territoriale di Pesaro Urbino. All’attivo ha un’esperienza come vicepresidente del gruppo Giovani e una partecipazione nel consiglio direttivo a partire dall’anno 2000. Il suo sarà un lavoro all’insegna della continuità rispetto alla presidenza Mariani, «che ha fatto un ottimo lavoro in un’ottica di crescita del movimento». Ha dichiarato di credere fermamente nel lavoro di gruppo e farà di tutto affinché il comitato regionale dei Giovani imprenditori possa essere veramente una “grande squadra”. Quali, dunque, i progetti attraverso i quali accrescere, non solo la professionalità dei singoli, ma soprattutto riuscire a trovare le soluzioni ai problemi del sistema confindustriale?
È
Francesco Mascarucci, a destra, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Marche, con il presidente uscente Simone Mariani
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«Il lavoro di squadra è fondamentale, da soli non si va da nessuna parte. È curioso che proprio dalle Marche, regione al plurale per eccellenza, parta questa spinta verso nuove forme di aggregazione e coesione tra giovani industriali, a partire dalle singole territoriali. Bisogna ragionare come un’unità coesa, dialogare ed essere trasparenti. Credo che gli interessi del gruppo siano al di sopra degli interessi individuali, ecco perché il primo progetto che vorrei sviluppare riguarda la creazione di un coordinamento attraverso un network tra le varie territoriali, per dare voce e servizi a quelle più piccole e meno strutturate». Aumento delle dimensioni aziendali, internazionalizzazione, accesso al credito. Da dove occorre partire e come si impegnerà per raggiungere questi obiettivi? «L’accesso al credito è una delle problematiche da cui partire per migliorare l’intero sistema. Confindustria sta lavorando su appositi tavoli per trovare soluzioni con gli istituti di credito in grado di venire incontro alle esigenze degli imprenditori. La richiesta di credito è aumentata eppure i criteri di erogazione sono sempre più stringenti. Ma il sistema confindustriale sta lavorando moltissimo anche sul fronte dell’internazionalizzazione, per incentivare missioni e viaggi all’estero, incrementare desk informativi al servizio degli imprenditori e reti di aziende che possano condividere le varie esperienze. Anche in questo caso bisogna rimanere coesi e non pensare di poter aggredire da soli, con una piccola azienda, i mercati stranieri». Come metterà a servizio del gruppo la
Francesco Mascarucci
Qui accanto, giovani dei gruppi territoriali
sua esperienza da imprenditore, la sua versatilità e la specializzazione per i mercati esteri? «Con la mia azienda, la Fanoflex, mi occupo di sviluppo di nuovi mercati e nuovi prodotti e sono spesso in viaggio. Lavoro nell’azienda familiare che produce tendaggi e porte scorrevoli a soffietto, da quando ho compiuto18 anni e nei viaggi all’estero ho capito tante cose importanti sul Il primo progetto che vorrei sviluppare Paese, ad esempio che, di fronte allo scenario di camriguarda la creazione di un coordinamento biamento che l’economia itaattraverso un network tra le varie territoriali liana sta vivendo, il movimento deve saper dare risposte concrete, efficaci e lungimiranti, fare fondamentale per condividere obiettivi coscelte con riscontri tangibili e concreti nel muni, formare una massa critica ed evitare gli lungo periodo. Immaginare scenari nuovi, di errori del passato. Cerco sempre di avere una frontiera e ampio respiro. Sono fermamente visione chiara del futuro e immaginare quello convinto del ruolo strategico della comunica- che succederà domani. Il ricambio generaziozione, anche attraverso le nuove frontiere di- nale è la cosa più naturale che ci sia, eppure gitali e tecnologiche, i blog e i social network in Italia avviene con fatica. Ma solo chi vive indispensabili per interagire. La comunica- il presente e riesce a captare le novità può eszione ha fatto passi da gigante, bisogna essere sere dinamico e apportare quel cambiamento che serve alle nostre imprese. Invece in Italia sempre aggiornati». Ritiene sia necessario un ricambio gene- assistiamo a una fuga di cervelli all’estero, rarazionale alla guida del territorio? Quanto gazzi di talento che dopo aver studiato ed espotrebbero essere interessanti forme di col- sersi formati nel nostro Paese, emigrano porlaborazione con i giovani delle altre asso- tando le loro conoscenze a beneficio di altri Paesi. Dobbiamo fermare questo fenomeno, ciazioni territoriali? «Ritengo la collaborazioni tra il movimento figlio di un sistema fermo, che non cresce e dei giovani e altre associazioni di categoria non ha una legislazione trasparente».
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CLAUDIO PAGLIANO Presidente di Confindustria Pesaro Urbino
BRUNO BUCCIARELLI Presidente di Confindustria Ascoli Piceno
CONFINDUSTRIA
Maggior produttività ed export, gli obiettivi degli industriali La provincia di Pesaro e Urbino sta reagendo agli effetti di una crisi economica che si è manifestata in tempi successivi rispetto alle altre province della regione. Il rilancio economico passa attraverso l’aggregazione temporanea d’impresa, la presenza sui mercati esteri e il turismo. Ne parla Claudio Pagliano Francesco Bevilacqua
n sistema economico e imprenditoriale solido ha consentito alle aziende della provincia di Pesaro e Urbino di resistere alla crisi, che in queste zone ha tardato ad arrivare. Claudio Pagliano, presidente degli industriali provinciali, affronta però anche il lato negativo della situazione, ovvero le difficoltà che attanagliano ancora l’imprenditoria locale, contraddistinta da alcune caratteristiche strutturali, come la dimensione media aziendale contenuta che, in questa fase, rappresentano degli elementi penalizzanti. Secondo gli ultimi rilievi dell’Istat, in un quadro economico complessivamente buono, il dato più rilevante che emerge nella provincia di Pesaro e Urbino è quello dell’occupazione. Quali sono le caratteristiche del sistema economico provinciale che hanno consentito di raggiungere questo importante risultato? «La nostra provincia è caratterizzata, ancora oggi, da una forte vocazione imprenditoriale – la concentrazione è pari a un’azienda ogni nove abitanti – e dalla piccola dimensione aziendale – il 93,2% sono realtà che hanno da uno a nove addetti, il
U
Claudio Pagliano, presidente di Confindustria Pesaro e Urbino
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4,5% da dieci a diciannove, l’1,8% da venti a quarantanove e solo lo 0,6% ha più di cinquanta addetti. Fino a prima della crisi questi erano certamente punti di forza, che ci hanno consentito di avere uno dei tassi di disoccupazione più bassi d'Italia, che ancora conserviamo sia pure in un contesto economico completamente diverso rispetto al 2008. Da sottolineare, nel momento della crisi, l’atteggiamento di solidarietà sociale della nostra imprenditoria, che non è ricorsa subito a interventi drastici in azienda, perché consapevole del suo ruolo nei confronti della comunità. Oggi abbiamo bisogno di continuare a sviluppare l’idea di imprenditorialità, ma anche di avere imprese di maggiore dimensione, perché siano più solide sul mercato globale». Gli stessi dati evidenziano anche un trend del settore turistico un po’ altalenante. Pensa che il consolidamento dell’anda-
Claudio Pagliano
mento di questo comparto possa essere considerato una priorità? «Parliamo di industria del turismo, anche per differenziarla da un’offerta spesso improvvisata e di scarsa qualità. La nostra è una provincia che ha caratteristiche uniche: mare, monti, cultura, eventi. Si tratta di punti di forza che vanno integrati con le strutture ricettive perché sono convinto che, accanto a un’industria manifatturiera forte, il sistema economico provinciale debba contare su un turismo di qualità, diffuso sul territorio e attivo per tutto il corso dell’anno». L’ultima analisi della Banca d’Italia sull’andamento dell’imprenditoria in provincia e sulle prospettive future è caratterizzata da pessimismo sia da parte degli analisti sia da parte degli addetti ai lavori. Condivide questa sensazione? «Siamo stati gli ultimi delle Marche a subire gli effetti della crisi e temo che essa pesi ancora significativamente sulle nostre aziende. Non condivido il pessimismo, ma voglio essere realista: il sistema industriale provinciale è solido, ma ha bisogno di aumentare la sua produttività e di essere presente con maggior forza anche all’estero. Questo significa guardare anche a nuove forme di organizzazione operativa, a cominciare da aggre-
gazioni temporanee tra imprese e a vere e proprie reti di alleanze strategiche. È con questo spirito che abbiamo dato vita al primo contratto di rete tra Confindustria, Cna e Confartigianato per sostenere e aiutare le imprese lungo la strada dell’aggregazione, che permetterà di aumentare la nostra capacità di esportare». Il nuovo piano energetico della Regione punta con decisione sull’efficienza energetica e sulla produzione locale di energia, coinvolgendo edilizia, trasporti e altri settori. Ne condivide le finalità e, più in generale, ritiene che quella della green economy possa essere una voce su cui puntare nei prossimi anni? «Il Pear delle Marche era nato come un piano fortemente innovativo e proiettato anche oltre la “semplice” necessità di dare una risposta a un territorio che è importatore di energia. Mi rendo conto, però, con preoccupazione che i risultati pratici sono ancora impercettibili, per via di una politica che si arrende di fronte alle piccole opposizioni locali, spesso espressione anche di una conflittualità interna agli stessi partiti. In questo modo, anche gli investimenti degli imprenditori – quelli che percorrono con convinzione la strada della green economy – fanno fatica a giungere alla completa realizzazione». MARCHE 2011 • DOSSIER • 105
CONFINDUSTRIA
Una nuova cultura imprenditoriale Coesione, sostenibilità, dialogo e responsabilità sono secondo Bruno Bucciarelli i pilastri sulla base dei quali costruire un modello nuovo capace di far ripartire l’economia picena Francesco Bevilacqua
isolvere i piccoli grandi problemi che la crisi ha evidenziato è certamente importante, ma il rilancio definitivo per l’economia del territorio è legato a un moto d’innovazione più profondo, radicato, sistemico. Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Ascoli Piceno, ha individuato una serie di miglioramenti a cui sottoporre il tessuto economico ascolano, dal dialogo fra maestranze e imprenditori alla responsabilizzazione delle giovani generazioni, dalla priorità per i temi della sostenibilità all’etica del lavoro. Da qui bisogna partire per rafforzare una realtà locale, i cui numeri evidenziano ancora oggi un deficit da colmare rispetto alla situazione regionale e nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili, un export in leggera crescita, ma sotto la media regionale e nazionale, e un considerevole tasso di disoccupazione sono i principali problemi da risolvere. Quali ritiene siano le misure da attuare in proposito? «I problemi da risolvere sono molti. La nostra associazione ha fornito prova di voler supportare le imprese sui mercati esteri e una risposta concreta può derivare dall’aggregazione attraverso i contratti di rete per far sì che le piccole imprese possano competere sui mercati. Dobbiamo sicuramente restituire al Piceno quell’attrattività che in passato l’aveva fatto scegliere da multinazionali e imprenditori locali favorendo rilevanti programmi d’industrializzazione. A tutte le parti sociali e alle istituzioni abbiamo espresso le preoccupazioni, mettendo da parte inutili lamentele, dando nuova luce alle capacità e all’inventiva degli imprenditori. Solo comportandoci in questo modo troveremo spunto per progettare una “nuova crescita”, caratterizzata da qualità e soste-
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nibilità. Il nostro intento è sedere intorno a un tavolo con tutte le parti sociali, sottoscrivendo un accordo per lo sviluppo che consenta di lavorare e fare impresa». Il suo discorso alla recente assemblea annuale conferma una tendenza che nella vostra zona sembra emergere con decisione, come dimostrano anche le iniziative come il progetto Ascoli21, cioè quella di ripartire dopo la crisi puntando su valori quali etica, sostenibilità, condivisione. Ritiene che sia questa la strada giusta? «Dobbiamo trarre spunto da una considerazione di base: la crisi ha un cammino ancora lungo e nessuno può sperare che passi da sola. Ciò impone a ognuno di rispondere, secondo le proprie competenze, con dinamismo e praticità alle opportunità che il mercato offre, in modo che il Piceno non rinunci a essere terra di lavoro, di operosità, d’ingegno, di responsabilità e accogliente per chi ha voglia di investire e lavorare. Riconosco la disponibilità delle maestranze che si sono rimboccate le maniche, com’è avvenuto nel periodo dell’alluvione di marzo scorso e come avviene giorno per giorno nelle aziende in cui prestano servizio, ad esempio lavorando il sabato, quando l’energia costa meno. Certamente esistono condizioni esterne che influenzano la produttività e la competitività, tra questi cito l’efficienza della pubblica amministrazione, le infrastrutture, la qualità dei servizi, la presenza di università e di centri di ricerca. In occasione dell’assemblea con la presidente Marcegaglia, ho posto l’accento sul ruolo che possono svolgere le istituzioni bancarie per un nuovo sviluppo. Con le organizzazioni sindacali abbiamo già avviato un dialogo per salvaguardare quanto più
Bruno Bucciarelli
possibile i posti di lavoro, garantendo flessibilità, produttività e, quindi, competitività alle imprese. L’assoluta priorità è il lavoro, l’obiettivo è garantirlo a chi già ce l’ha e crearlo per chi è disoccupato. Occorrono riforme e anche una cultura nuova, un contratto sociale basato su un’etica rigorosa, nella quale il merito, l’efficienza, la qualità, la responsabilità, il senso civico, il sacrificio, la voglia di fare qualcosa per gli altri, la rinuncia a qualche privilegio personale e di gruppo possano generare una tensione morale alta e nobile». Che vantaggi potrebbe portare per il mondo imprenditoriale uno snellimento della macchina burocratica? «Cito un esempio pratico: di recente il Comune di Ascoli Piceno ha annunciato un percorso di semplificazione delle procedure per garantire tempi certi nel rapporto con le imprese. Con altre amministrazioni comunali - Monteprandone, Castel di Lama, San Benedetto del Tronto, Comunanza - abbiamo avviato percorsi di collaborazione per dare agli imprenditori certezze nelle procedure burocratiche e vantaggi reali correlati ai nuovi investimenti. L’ente pubblico si deve proporre all’imprenditore con la volontà di collaborare e non come un freno all’inventiva e allo sviluppo. Purtroppo nel Piceno un esempio negativo giunge dal Nucleo industriale, un ente che ha
esaurito la sua funzione e da troppi anni limita ogni possibile semplificazione». Quale ritiene possa essere il ruolo dei giovani in questa fase economica? E quale pensa sia la migliore formazione per prepararli al mondo dell’imprenditoria? «I giovani sono il nostro futuro e per questo motivo in ogni occasione cerco di rivolgere il mio pensiero a loro, coinvolgendoli in progetti e iniziative. Spetta a noi dare più fiducia a uomini e donne che dimostrano di possedere l’interesse e la capacità per recitare una parte rilevante sulla scena della vita. Dai giovani dobbiamo pretendere preparazione, sacrifici e senso di responsabilità, ma dovremo essere proprio noi a fornire solidi riferimenti morali affinché possano esprimere le personali capacità e trovare il modo di realizzarsi sul nostro territorio».
Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Ascoli Piceno
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
La diversificazione vincente Sfruttare le conoscenze acquisite in decenni di attività nella produzione di macchine olearie per diversificare il business. Un’intuizione positiva raccontata da Gennaro Pieralisi Guido Puopolo
a specializzazione è un requisito indispensabile per qualsiasi azienda che desidera affermarsi nel panorama internazionale. A volte però, puntare tutte le risorse su un unico settore può risultare limitativo, riducendo le possibilità di crescita e sviluppo dell’azienda stessa. Per questo una società deve essere sempre in grado di cogliere le nuove opportunità offerte dal mercato, pronta a investire capitali ed energie in progetti alternativi, capaci di portare nuova linfa all’attività. È questa, in sintesi, la storia del Gruppo Pieralisi, azienda jesina nata alla fine dell’Ottocento come piccola realtà artigianale e divenuta, negli anni, leader internazionale nella produzione di macchinari per il
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settore oleario: «Oggi il 75 per cento dell’olio di oliva prodotto nel mondo è ottenuto grazie alle nostre macchine, che hanno letteralmente rivoluzionato i sistemi tradizionali di estrazione dell'olio – afferma con orgoglio il presidente Gennaro Pieralisi – I nostri impianti, frutto di una continua evoluzione tecnologica, offrono una gestione automatizzata dell’intero processo di lavorazione, permettendo ai coltivatori e produttori di migliorare il rendimento dell’oliva e la qualità dell’olio». Come giudica, anche in virtù della sua esperienza, la situazione del settore alla luce della recente crisi economica? «Senza dubbio la crisi ha prodotto effetti negativi anche per noi, e il 2010 è stato sicuramente l’anno più difficile in questo senso. Tuttavia, per quel che ci riguarda, negli ultimi mesi abbiamo registrato piccoli segnali di ripresa che ci fanno ben sperare per il futuro, soprattutto grazie a un aumento delle esportazioni. Parlando a livello generale, invece, credo che la ripresa sarà lenta, e resa ancora
A sinistra, Gennaro Pieralisi, presidente dell’omonimo Gruppo imprenditoriale www.pieralisi.com
Gennaro Pieralisi
L’azienda agricola
più complicata dalla presenza di una moneta “forte” come l’euro, che certo non aiuta le imprese italiane da un punto di vista della competitività internazionale». La vostra azienda, però, non è attiva solo nella produzione di macchinari per il settore oleario, ma ha deciso di diversificare il business. Che importanza ha avuto, per voi, questa scelta? «L’esperienza e le conoscenze acquisite in decenni di attività nel settore oleario, ci hanno portato a individuare nella forza centrifuga una soluzione razionale ai processi produttivi di svariati settori. Partendo da questo presupposto abbiamo iniziato a specializzarci proprio nella produzione di centrifughe adatte a ogni tipo di utilizzo, diventando in breve tempo un punto di riferimento per tutto il settore. Le nostre tecnologie offrono soluzioni a qualsiasi problema di separazione solido-liquido, mediante decanter e centrifughe verticali con un’ampia portata, le cui applicazioni spaziano dall’ambito chimico a quello petroli-
Fiore all’occhiello del Gruppo Pieralisi, da sempre sensibile allo sviluppo del comparto agricolo-industriale, l’azienda agricola Monte Schiavo sorge tra le splendide colline che fanno da cornice al paesaggio marchigiano. Qui, nel solco della tradizione portata avanti da enologi e maestri vinificatori di prim’ordine, all’interno di 115 ettari di vigneto vengono coltivate uve destinate alla produzione di vini Doc e spumanti dal gusto raffinatissimo. Comune denominatore di tutti i vini Monte Schiavo è la spiccata vocazione alla qualità che, pur mantenendo le più tradizionali accortezze, si basa su processi di lavorazione allineati ai più moderni standard internazionali di igiene e genuinità. Allargata, per naturale correlatività, all’olio extra vergine d’oliva e ai distillati, la gamma dei prodotti copre tutte le esigenze di consumo, con una politica di servizio alla clientela in grado di soddisfare le esigenze di tutti i canali distributivi, dalle bottiglierie alla ristorazione. L’azienda ha inoltre ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui 3 Bicchieri sulla Guida Gambero Rosso 2011, la Medaglia d' Oro e il trofeo come miglior Verdicchio all’International Wine Challenge 2011, l’Oscar Qualità Prezzo sulla Guida Bere Bene Low Cost, su cui è presente già da un ventennio. I premi sono stati conferiti al Pallio di San Floriano, Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore www.monteschiavo.it
fero, fino ad arrivare all’industria casearia e alimentare. È un’attività complessa, per la quale abbiamo creato un’apposita divisione che, attraverso una rete capillare di agenti, depositi ricambi e centri di assistenza tecnica, è in grado di soddisfare le esigenze dei nostri clienti e partner sparsi sui cinque continenti. Se è vero che attualmente il nostro core business è ancora rappresentato dalla realizzazione di impianti per l’estrazione dell’olio di oliva, non c’è dubbio che la produzione di centrifughe per uso industriale possa diventare, nel prossimo futuro, l’attività principale dell’azienda. Mi preme sottolineare, inoltre, che questa politica di diversificazione del business MARCHE 2011 • DOSSIER • 111
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il complesso alberghiero Hotel, sale congressi, centro benessere, palestra, piscina scoperta e coperta, e tanto altro ancora, in un contesto ricco di fascino e suggestione. Tutto questo si può trovare all’interno del complesso alberghiero Federico II, situato sulla sommità di una collina alle porte della città di Jesi, a un chilometro e mezzo dal centro storico. Location ideale per matrimoni, feste, convention e incontri di lavoro, ma anche semplicemente per un aperitivo o per trascorrere piacevoli momenti di relax, la struttura, circondata da un grande parco, è dotata di ogni comfort, per soddisfare le esigenze di qualsiasi visitatore, compresi i più piccoli. Per gli amanti della buona tavola, infine, all’interno del Federico II il ristorante La Rotonda propone ogni giorno ricette originali e fantasiose, preparate con ingredienti freschi di stagione scelti direttamente da uno chef esperto, tra i mille sapori unici che raccontano i segreti della vera cucina marchigiana www.hotelfederico2.it
ha portato a compiere altri importanti inve-
stimenti sul territorio di Jesi, del gruppo fanno parte anche un’azienda agricola e una struttura alberghiera di primissimo livello». Quanto sono importanti, per voi, ricerca e sviluppo tecnologico? «Il nostro obiettivo è fornire ai nostri committenti prodotti all’avanguardia e di qualità, e in questo senso gli investimenti in ricerca e sviluppo sono per noi di fondamentale importanza. Per come è concepita, però, questa attività è difficilmente quantificabile, in quanto frutto di un processo continuo, realizzato da personale altamente specializzato che quotidianamente lavora per cercare di migliorare le prestazioni dei prodotti già presenti sul mercato, e contemporaneamente per crearne di nuovi. Non è un caso, infatti, che i macchinari da noi realizzati siano spesso soggetti a copiature, che neanche i brevetti regolarmente depositati riescono a scongiurare». La vostra attività di ricerca si traduce anche in una grande attenzione all’ambiente.
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In che modo le vostre produzioni si inseriscono in questo contesto? «Il nostro gruppo è molto attivo sul fronte ambientale. Basti pensare, ad esempio, che le centrifughe che realizziamo sono utilizzate in moltissimi impianti di depurazione, così come nel trattamento e recupero dei fluidi industriali, degli oli minerali e dei carburanti. Per quel che riguarda il settore oleario, invece, recentemente abbiamo messo a punto un innovativo sistema di lavorazione delle olive per cercare di eliminare il problema dei materiali di scarto. Attraverso questo procedimento la parte non utilizzata per la produzione di olio, definita paté, viene recuperata e utilizzata come alimento per gli animali o per uso agronomico». Avete in cantiere qualche particolare progetto per il futuro? «Il nostro obiettivo è quello di continuare a lavorare con serietà e impegno, come abbiamo sempre fatto. Pur non tralasciando il settore delle macchine olearie, i nostri sforzi nei prossimi anni si concentreranno prevalentemente nella produzione di centrifughe per uso industriale, un comparto in cui sono ancora presenti ampi margini di crescita. Attualmente siamo direttamente presenti in Italia, Spagna, Grecia, Germania, Olanda, Brasile, Argentina, Cina, Stati Uniti e Tunisia, con una ventina di insediamenti produttivi e commerciali, con l’obiettivo di consolidare e se possibile migliorare la nostra posizione sul mercato internazionale».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il mercato delle materie plastiche Primi segnali di una lenta ma graduale ripresa, trainata dalle piccole e medie imprese che hanno saputo rimodulare asset aziendali e attività produttive in funzione delle nuove dinamiche di mercato. Il caso di Co.ma.pla. nelle parole di Ilaria Filonzi Erika Facciolla
a piccola e media impresa italiana rappresenta da sempre la spina dorsale di un’economia e di un tessuto industriale che mai come negli ultimi anni ha dovuto affrontare molteplici sfide, indotte soprattutto dalla globalizzazione dei mercati, dalla recente crisi finanziaria e dalla rivoluzione tecnologica che ha investito tutti i settori produttivi. Gestire un’impresa nella complessità di un quadro così denso di variabili spesso imponderabili, significa imprimere passione, dedizione e intuito ad ogni singola scelta imprenditoriale intrapresa e avere il coraggio di reinventare l’attività produttiva in maniera tempestiva e spesso radicale, in funzione dell’andamento di un mercato oggi più che mai incostante. Lo
L Ilaria Filonzi, amministratrice delegata di Co.ma.pla., seduta al centro, con lo staff dell’azienda di Osimo (An) info@comapla.191.it
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sa bene Ilaria Filonzi, amministratrice delegata di Co.ma.pla., azienda marchigiana fondata nel 1979. L’attività aziendale consiste principalmente nella distribuzione di materie plastiche e nella commercializzazione di macchinari e accessori, quali presse a iniezione, granulatori, refrigeratori e alimentatori necessari per lo stampaggio dei tecnopolimeri. Co.ma.pla. si occupa inoltre della fabbricazione di una speciale miscela di materie plastiche, appositamente creata, per la fabbricazione di componenti per calzature. Recentemente l’azienda ha esteso l’attività produttiva alla rigenerazione di materiali come ABS, PE, PP e PU molto apprezzati e richiesti dai clienti e per questo in continua crescita. Quali sono i primi risultati ottenuti dall’attività di rigenerazione di materiali plastici? «L’attività di rigenerazione è iniziata dieci anni fa con lo scopo di soddisfare anche le esigenze dei nostri clienti, che visti i continui aumenti delle materie prime sentivano la necessità di riutilizzare i materiali di scarto della loro produzione. Ad oggi siamo molto soddisfatti del lavoro fatto». La recente crisi economica quale influenza ha avuto sul mercato delle materie plastiche? «Il core business della nostra azienda è la vendita di materiale di prima scelta che ha subito - come tutti i settori – gli effetti negativi della crisi economica, alla quale si è aggiunto
Ilaria Filonzi
L’attività di rigenerazione è iniziata dieci anni fa con lo scopo di soddisfare le esigenze dei nostri clienti, che visti i continui aumenti delle materie prime sentivano la necessità di riutilizzare i materiali di scarto della loro produzione
da più di un anno un forte aumento dei prezzi che hanno destabilizzato ancor di più il mercato». Mentre quali sono gli effetti pratici che questa situazione ha comportato e in che modo è mutato l’assetto organizzativo della vostra azienda? «Il mercato della rigenerazione si è molto sviluppato e i clienti, pur di non acquistare costosissime materie di prima scelta, hanno cominciato a riutilizzare i loro scarti spesso
solo macinandoli e non rigenerandoli, con la conseguente difficoltà per noi di trovare materiale da poter lavorare». Cosa ha rappresentato, per voi, l’ultimo biennio e quali prospettive avete per il 2011? «La Co.ma.pla. ha chiuso l’anno 2010 in positivo con un buon utile nonostante la crisi economica e di settore. Dall’inizio del 2011 il fatturato si è mantenuto costante rispetto all’anno precedente, dunque prevediamo che il trend positivo continui anche nel corso dei prossimi mesi». In quali altri ambiti si concentra l’attività di Co.ma.pla.? «Un’altra attività a noi particolarmente cara è la produzione di una miscela di componenti da noi creata per la realizzazione di fondi per le scarpe. Un prodotto che Co.ma.pla. esporta in diversi paesi come Turchia, India, Qatar, Libano e Grecia». Quali sono gli obiettivi di crescita e i mercati da presidiare? «Stiamo cercando di ampliare il mercato di vendita - che al momento è localizzato nelle Marche, Campania e Puglia - ma anche quello degli acquisti, guardando al mercato estero, dove è possibile trovare materie prime a prezzi più convenienti». MARCHE 2011 • DOSSIER • 115
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il mercato dell’acciaio speciale I
Lavorare l’acciaio richiede realizzazioni complesse, tecnologie all’avanguardia e strategie produttive e di vendita nuove ed efficaci. Alberto Emiliani fa il punto su come contrastare la spietata concorrenza asiatica Carlo Gherardini
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l settore economico basato sulla lavorazione e sull’utilizzo dell’acciaio e dei metalli in generale rappresenta una realtà importante nel panorama europeo ed è, quindi, fondamentale per ogni Paese poter contare su aziende capaci di inserirsi con determinazione e prodotti di qualità in questo scenario. In Italia un posto di prim'ordine in questo settore se l'è conquistato una piccola ma dinamica azienda marchigiana la Fas Fonderia Acciai Speciali Spa. Negli anni, questa azienda è riuscita a distinguersi dalle altre anche per l’utilizzo di una tecnologia altamente innovativa nel difficile processo produttivo. «Il core business della nostra attività – tiene a specificare Alberto Emiliani, titolare della Fas – è la produzione di getti fusi in acciai inossidabili delle varie tipologie e in leghe speciali di difficile realizzazione. Per soddisfare il maggior numero di clienti possibile, ci siamo imposti di produrre una gamma di prodotti piuttosto vasta, che comprende vari tipi di acciai, ferritici austenitici martensitici duplex etc.. destinati ad essere impiegati nei settori più disparati in base al tipo di sollecitazione a cui debbono resistere, corrosione, abrasione, basse temperature calore intenso o altro». L’azienda, provvista di tutte le più selettive certificazioni internazionali, è dotata di laboratori perfettamente attrezzati con il preciso obiettivo di ottenere un prodotto finale di altissima qualità e sempre calzante le sempre più difficili esigenze dei mercati internazionali. «Queste caratteristiche ci hanno permesso di avere una clientela numerosa e localizzata non solo nel territorio nazionale, produciamo infatti per molti paesi europei, ad esempio Finlandia, Svezia, Austria e Germania, e per gli Stati Uniti. I prodotti che forniamo a questi clienti sono perlopiù valvole, pompe ed articoli vari destinati ai settori petrolchimico, energetico e idraulico; tuttavia anche altri settori come quelli ferroviari e meccanici si rivolgono alla nostra azienda, così da riuscire a ottenere materiali particolari».
Alberto Emiliani
La strategia studiata per non lasciare avvicinare i Paesi a basso costo ai nostri standard è la stessa che si è deciso di attuare per far fronte alla crisi: leghe speciali, qualità assoluta, servizi di prim’ordine e incremento della produzione con il metodo Replicast
IL SISTEMA REPLICAST La Fas oltre la tradizionale formatura in sabbia, e la produzione di sfere centrifugate utilizza un processo unico in Italia e rarissimo in Europa chiamato Replicast. Partendo da modelli in polistirolo immersi in un bagno ceramico si ottengono gusci ceramici nei quali è possibile colare acciaio fuso e ottenere getti di altissima qualità sia visiva che “strutturale”. Un sistema che oltre a un’importante riduzione di peso rispetto alla formatura tradizionale riesce a far avere al cliente pezzi con geometrie altrimenti non ottenibili, per-
mettendo di evitare lunghe e dispendiose fasi di lavorazione meccanica. Il Replicast, l’utilizzo di tecnologie avanzate in genere e la produzione di difficili leghe in acciaio consentono alla Fas di attutire la concorrenza dei Paesi a basso costo, come la Cina, che ancora non sono in grado di ricreare prodotti di livello così alto e complesso. «La strategia studiata per non lasciare avvicinare i Paesi a basso costo ai nostri standard è la stessa che si è deciso di attuare per far fronte alla crisi mondiale che ci ha colpiti negli ultimi anni – precisa Alberto Emiliani -. Abbiamo, cioè, puntato moltissimo sugli acciai speciali, prodotti ancora oggi solo da poche aziende, sulla qualità assoluta dei nostri prodotti e dei servizi offerti alla clientela in termini di rapidità di risposta e rispetto dei termini di consegna e quant'altro richiesto. Grazie a questa intuizione la Fas, che ha sentito il colpo inflitto dalla crisi soprattutto nel 2010, ha subito una flessione del portafoglio ordini non preoccupante e oggi, con una riorganizzazione di marketing e una ridefinizione dei suoi obiettivi, siamo già in risalita. Primari obiettivi per il futuro sono una costante ricerca di prodotto con sperimentazione di nuove leghe, ed una sempre più diffusa presenza sul mercato europeo. In definitiva marketing, tecnologia e innovazione si fondono rendendo l'azienda flessibile dinamica e pronta ad affrontare la sfida di mercati sempre più complessi».
In apertura, fase di lavorazione dell’acciaio. Nelle altre immagini alcuni prodotti finiti realizzati dalla Fas Fonderia acciai speciali di Urbisaglia (MC). In basso, esempio della possibilità della formatura in Replicast: fori, finiti di fusione, sulle flange www.fonderiafas.it
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Un centro servizi per le lamiere Il comparto della lamiera e della siderurgia ha accusato particolarmente le conseguenze della recessione. Ciononostante, alcune aziende ben radicate hanno saputo rinnovarsi, permettendo all’intero settore di respirare. Ne parla Ramona Verdolini Amedeo Longhi
rocevia” di molti processi e prodotti differenti, la lavorazione delle lamiere costituisce un importante passaggio di numerose filiere. Per questo motivo e per superare, insieme a clienti e fornitori, una fase economica particolarmente complessa, il Gruppo Adriatica Lamiere, guidato dalla famiglia Verdolini, si è strutturato secondo un assetto societario solido e completo: «L’azienda – spiega Ramona Verdolini – è studiata come un “centro servizi” ed è oggi specializzata in taglio, commercializzazione e trasformazione delle lamiere piane come fogli di formati commerciali, nastri di vari spessori e larghezze nonché cesoiati a misura». Cosa è cambiato dagli anni settanta, quando avete aperto l’attività, a oggi, sia in termini di tecnologie e strutture che per quanto riguarda il mercato e la concorrenza? «La capacità imprenditoriale di mio padre, Armando Verdolini, fondatore della società, lo ha
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Ramona Verdolini, dirigente del Gruppo Adriatica Lamiere di Osimo (AN) adriaticalamiere@libero.it
Ramona Verdolini
L’azienda è studiata come un “centro servizi” ed è oggi specializzata in taglio, commercializzazione e trasformazione delle lamiere piane
proiettato nel giro di poco tempo da un’ attività di semplice carpenteria iniziata nel garage sotto casa, a sperimentare con caparbietà ed entusiasmo quella che all’epoca era una delle prime realtà di centro servizi nel settore siderurgico. La nostra attività è iniziata con un paio di cesoie manuali e una piegatrice, alle quali abbiamo aggiunto negli anni ottanta le prime spianatrici per il taglio dei pacchi commerciali, seguite dall’installazione degli slitter per il taglio dei nastri. Negli anni novanta abbiamo acquistato due impianti di cesoiatura automatica Amada e Schiavi, i primi installati in Italia, con la clausola dell’esclusiva per due anni. Oggi possiamo vantare un’efficienza totale distribuita su due stabilimenti adiacenti per un totale di 12.000 mq coperti, ciascuno completo di impianti moderni e sicuri comprendenti tre slitter per lar-
ghezze e spessori vari, due bandellatrici, tre spianatrici, l’ultima acquistata nel 2008, e due centri di cesoiatura automatici. Insomma, nel corso degli anni, anche dopo la morte improvvisa di mio padre nel 2007, abbiamo sempre continuato a investire su macchinari all’avanguardia per migliorare la nostra efficienza». Quanto ha inciso la crisi sulla vostra attività e che misure avete attuato per fronteggiarla? «Il settore metalmeccanico è stato forse tra i più colpiti e anche nel nostro piccolo abbiamo accusato il colpo, con un conseguente ridimensionamento delle quantità di vendita di circa il quindici per cento. I prodotti richiesti sono sempre più diversificati, le date di consegna si riducono, spesso con richieste di consegna entro poche ore, la qualità del materiale deve essere sempre controllata e certificata e, cosa fonda- MARCHE 2011 • DOSSIER • 121
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Due o tre gruppi a livello mondiale gestiscono in maniera monopolistica il settore della produzione di materia prima, appesantendo ulteriormente un mercato già di per sé debole e incerto
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mentale, tutto questo deve essere accompagnato da un ulteriore contenimento dei costi. Per soddisfare queste esigenze abbiamo investito non solo sui macchinari, che svolgono ovviamente un ruolo importante per quanto riguarda la riduzione dei costi, ma anche su nuovi software per la gestione e programmazione della produzione e su personale qualificato per la supervisione delle principali fasi lavorative. Tutti questi accorgimenti sono stati graditi dalla nostra clientela, che nonostante il pesante periodo di crisi ha confermato la fedeltà nei nostri confronti preferendoci alla concorrenza, sia nuova che consolidata». Qual è la situazione generale del settore della lavorazione lamiere? «Due o tre gruppi a livello mondiale gestiscono in maniera monopolistica il settore della produzione di materia prima intesa come coils e di conseguenza tutta la situazione speculativa, compresa quella dei minerali, appesantendo ulteriormente un mercato già di per sé debole e incerto, a partire dalla grande svalutazione del prezzo dei lamierati iniziata a fine 2008. Attualmente la situazione generale di mercato è abbastanza fiacca, resta ormai da capire se si tratta ancora di un effetto crisi o se invece dobbiamo ormai rassegnarci al fatto che questi sono i reali fabbisogni di mercato; questo renderebbe l’attuale situazione stabile ancora per parecchio tempo». Quali sono i criteri di selezione dei materiali che poi lavorate e come vengono stabilite le relazioni commerciali con i fornitori? «Negli ultimi anni abbiamo esteso le nostre reti commerciali per l’acquisto della materia prima, cercando di reperire materiale in diverse parti del mondo, come America, Asia ed Europa, attraverso canali preferenziali e con la diretta collaborazione di trader fidati. Siamo inoltre riusciti a entrare nel ristretto giro delle aste di materiale, abbiamo fatto accordi mirati con alcuni dei nostri migliori fornitori, tutto sempre senza rinunciare alla qualità, aspetto che per noi è fondamentale».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
riplicare il fatturato in pochi anni. Nonostante la crisi dei mercati. Ci sono aziende che ce l’hanno fatta, forti della qualità dei loro prodotti e di una gestione esemplare. È il caso della Staf di Fabriano (AN). Nata come produttrice conto terzi di componentistica per elettrodomestici di vario genere, nel 2002, quando entrò in azienda l’attuale Presidente, Mario Sassaroli, registrava un fatturato di 3 milioni e 500 mila euro. Oggi il gruppo – alla Staf Spa si è aggiunta la Tecnolux Srl – fattura circa 10 milioni di euro. «La Tecnolux – afferma il presidente Sassaroli - progetta, costruisce e commercializza prodotti finiti destinati al mercato horeca (hotel, restaurant, catering) e comunità di varie dimensioni e copre circa il 20% del fatturato totale. Il restante 80% è realizzato attraverso l’attività produttiva per conto terzi della Staf»». Attualmente il fatturato del gruppo Staf - Tecnolux proviene per la maggior parte dal mercato Italia che ne copre il 91%. Il restante 9% proviene invece dal mercato comunitario. «Lavoriamo principalmente sul territorio nazionale, ma stiamo attenti ad alcuni mercati stranieri che si stanno rivelando interessanti, come Europa, Medio-Oriente, Nord-Africa». Quando avete deciso di affiancare alla Staf la Tecnolux? «La Tecnolux Srl è nata nel 2008 come controllata al 100% dalla Staf. I prodotti realizzati dalla Tecnolux Srl sono completamente made in Italy e portano con sé tutta l’esperienza produttiva e la qualità che negli anni la Staf ha saputo im-
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Un mercato in crescita Una strategia imprenditoriale lungimirante, basata sulla formazione delle risorse umane e su investimenti tecnologici mirati, hanno permesso al gruppo Staf di triplicare il fatturato in pochi anni Eugenia Campo di Costa
primere ai propri lavorati. Dalla sua nascita, la Tecnolux ha quintuplicato il fatturato, partendo da zero e affrontando un mercato che presentava un ventaglio di nomi di alto prestigio. La vasta gamma di prodotti dedicati alla refrigerazione viene affiancata dai neutri, quali tavoli e mobili in acciaio, e dai barbecue». Negli anni il vostro fatturato ha continuato a crescere. Quanto ha inciso la crisi sull’andamento del gruppo? «Nel 2009, anno in cui la crisi mondiale ha visto il suo apice, anche il nostro gruppo ha subito una lieve flessione nel fatturato ma non nell’utile. Già dall’anno successivo il fatturato del gruppo è tornato a crescere facendo segnare nel 2010 un +11% e prevedendo per il 2011 un +12% sul 2010. Il successo è legato prevalentemente al pa-
In alto a sinistra Mario Sassaroli, al centro è con il gruppo Staf/Tecnolux. A destra, particolare di un frigorifero www.stafspa.it www.tecnoluxsrl.com
Gruppo Staf
Gli investimenti attuali sono concentrati su piani di marketing e comunicazione atti a spingere e agevolare l’introduzione di un nuovo marchio e di nuovi prodotti che verranno presentati alla fiera Host di Milano dal 21 al 25 ottobre 2011
trimonio di competenze ed esperienze di cui sono dotate le risorse umane in essa impiegate. I dipendenti dal 2008 ad oggi sono aumentati passando da 37 unità a 46. Da sempre gli strumenti per realizzare la massima competitività sono stati ricercati nel miglioramento continuo, nella tempestività del servizio, nella formazione e nella creatività». Dunque su quali tratti si fonda il successo della vostra strategia imprenditoriale? «Possiamo riconoscere gli elementi fondamentali per resistere alla crisi nella solidità finanziaria dell’azienda, nella fiducia accordata dai soci, rinunciando alla distribuzione dei dividendi e garantendo così un incremento del capitale proprio; nell’ampio know-how delle risorse umane sulle quali il gruppo ha continuato a credere e investire; infine, ma non per importanza, nella fidelizzazione della clientela, ottenuta puntando non solo sulla qualità del prodotto, ma anche sul servizio offerto». Recentemente l’azienda ha affrontato un importante investimento tecnologico. Quale valore aggiunto ha rappresentato questa scelta? «Nel 2010, con lungimiranza e coraggio, abbiamo deciso di investire sul futuro portando a
termine un investimento di circa un milione di euro con l’acquisto di una pannellatrice automatica RAS e di una pressa trasferizzata. L’investimento ha permesso di consolidare i rapporti con i clienti esistenti attraverso la realizzazione di lavorati in tempi più brevi e di maggior qualità e l’acquisizione di nuovi clienti attraverso la produzione di componenti più complessi che non eravamo in grado di produrre prima dell’investimento». Quali i prossimi investimenti, e gli obiettivi, per il futuro? «Gli investimenti attuali sono concentrati su piani di marketing e comunicazione atti a spingere e agevolare l’introduzione di un nuovo marchio e di nuovi prodotti che verranno presentati alla fiera Host di Milano dal 21 al 25 ottobre 2011. Va da sé che gli investimenti futuri continueranno anche nell’ambito della ricerca e dello sviluppo relativi all’innovazione dei prodotti, esistenti e di nuova progettazione. L’obiettivo principale è quello di aumentare il fatturato, soprattutto aggredendo i mercati esteri. A tal fine il gruppo ha portato anche a termine una serie di operazioni commerciali come l’inserimento di nuove figure di spicco nella direzione commerciale Italia ed estero».
Un particolare del barbecue. A destra, showroom Tecnolux
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dettagli che qualificano la produzione Attenzione alle esigenze del mercato, aggiornamento delle soluzioni produttive e dei materiali impiegati, efficienza nel servizio: la competitività delle aziende che aggiungono valore al prodotto made in Italy si gioca su questi fattori. Ne parliamo con Lorenzo Pizza della Italservice Erika Facciolla
olto spesso la qualità di un prodotto, e il conseguente valore commerciale sul mercato, risiede nel dettaglio, nella cura dei particolari, nella scelta di materiali capaci di conferire al prodotto finito quelle caratteristiche estetico-funzionali che lo rendono unico e riconoscibile. Un principio di qualità che guida svariati settori produttivi attorno a cui gravitano aziende specializzate nella fornitura di specifici prodotti e servizi. Una di queste è la marchigiana Italservice, azienda specializzata nella produzione di bordi per mobili nata nel 1997 dall’intuizione del suo fondatore Nino Pizza, il quale colse l'importanza di accoppiare al pannello utilizzato sui frontali dei mobili il medesimo bordo. L'azienda, nata come semplice attività di servizio, si è notevolmente estesa negli anni, toccando oltre al mercato italiano, anche quello europeo. Dopo tredici anni di attività, l’attività di Italservice spazia in tutte le categorie merceologiche di bordi, realizzati in svariati materiali: Abs, laminato, monostrato, PVC, bordi soft, bordi in carta, bordi in legno. Lorenzo Pizza, amministratore delegato della società, ci fa conoscere questa dinamica realtà produttiva e il settore di riferimento.
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In quale settore opera la Italservice e qual è il target di riferimento? «La nostra attività è rivolta principalSopra, Lorenzo Pizza della mente alle aziende specializzate nella pro- Italservice di Sant’Angelo in Lizzola duzione di mobili di varie tipologie e de- (PU). Nelle altre immagini, alcuni stinazioni d’uso. A queste ultime offriamo ambienti produttivi dell’azienda d.commerciale@italservicebordi.it l’ampia scelta dei nostri materiali, impiegati anche nei dettagli e nelle finiture del prodotto finito». Quali sono state le principali tappe evolutive del mercato di riferimento? «Alla fine degli anni Novanta la tipologia di prodotto più utilizzato era il bordo laminato e il bordo in carta. A partire dal 2000 ha preso piede l’utilizzo sempre più frequente dei materiali come il Pvc e l’Abs, cioè materiali plastici che garantiscono affidabilità nella resa dei colori e nella resistenza in generale e grande lavorabilità». Perché è così importante il binomio pannello-bordo? «Esiste una funzione estetica importantissima, in quanto un corretto colore del bordo si va a “confondere” completamente con la parte frontale del mobile, dando un’impressione di compattezza e alta qualità del prodotto finito». Quali sono le linee guida che orientano
Lorenzo Pizza
Il materiale sintetico è senza dubbio il più performante e risponde a requisiti di sostenibilità ambientale e sicurezza, criteri fondamentali per ogni circuito produttivo
nella scelta di un certo tipo di bordo e di materiale impiegato? «Principalmente economiche e funzionali. Il bordo in carta, ad esempio, viene utilizzato soprattutto nel mobile economico e super-eco, ma oggi la maggior parte dei bordi utilizzati è realizzato in Abs e Pvc». In che modo Italservice concepisce e sviluppa il concetto di innovazione? «Siamo sempre focalizzati su un costante miglioramento della qualità dei prodotti e sulla garanzia di un servizio ottimale e impeccabile. Per queste ragioni investiamo molte delle nostre risorse economiche in macchinari e soluzioni all’avanguardia». Nelle scelte progettuali più innovative, quali sono i materiali più utilizzati? «Il materiale sintetico è senza dubbio il più performante e risponde a requisiti di sostenibilità ambientale e sicurezza, criteri fondamentali per ogni circuito produttivo». Come si concretizza a livello aziendale questo approccio “green”? «Attraverso controlli severi e accurati, avva-
lendoci di esperti e responsabili della sicurezza che curano – dal punto di vista normativo e ambientale – ogni fase del ciclo produttivo». Quali nuove “rotte” intendete seguire per l’internazionalizzazione dell’impresa? «Il mercato italiano è molto più attento e recettivo alla qualità del prodotto e alla cura del design, mente quello europeo è ancora molto minimalista e poco recettivo. Attualmente stiamo cercando di entrare nel mercato turco, un paese in forte espansione». Alla luce della sua esperienza, quali sono i punti di forza che hanno consentito ad Italservice di conquistare una fetta importante del mercato nonostante la recente crisi economica? «La commercializzazione del bordo si basa su un principio fondamentale: garantire moltissima qualità, un ottimo servizio e rapidità. La nostra ditta è cresciuta in questi anni in maniera costante, intercettando prima degli altri competitor le richieste del mercato. Anche se ci troviamo in una situazione di stallo e di crisi globale, lavorando come abbiamo fatto in questi anni, siamo certi di poter superare agevolmente le difficoltà». MARCHE 2011 • DOSSIER • 127
IMPRENDITORI DELL’ANNO
I vantaggi dell’artigianato industriale La creatività è da sempre l'arma vincente delle piccole-medie aziende italiane. Anche nel campo della trasformazione dei materiali risulta uno strumento decisivo per battere la concorrenza asiatica. L’analisi di Paolo Capanna Manuel Zanarini
e imprese italiane hanno dato vita al boom economico che ha caratterizzato i decenni scorsi grazie alla dedizione degli imprenditori, ma soprattutto in virtù dell'inventiva che li ha portati a trovare soluzioni sempre innovative. L'affermarsi del mercato globalizzato ha messo in ombra, per un certo periodo, tali qualità, facendo apparentemente prevalere una produzione standardizzata e di bassa qualità, dando vita a una concorrenza basata prevalentemente su una corsa al ribasso dei prezzi. In questo ultimo periodo, si sta assistendo però al ritorno dell'apprezzamento della qualità dei prodotti, che torna a premiare le nostre imprese. Un settore che subisce particolarmente la rivalità con le aziende asiatiche è quello della trasformazione dei materiali a fini industriali. Come spiega Paolo Capanna – amministratore delegato della Ites Spa, appartenente al gruppo Sogimi, che si occupa di trasformazione di materiali espansi a caldo –, «per contenere la concorrenza soprattutto del Far East bisogna ridurre dalla produzione la manualità. Loro le materie prime le pagano anche di più, quello su cui risparmiano è la manodopera, quindi se si riesce ad automatizzare la produzione si può risolvere quello che è stato uno dei più grandi problemi degli ultimi anni per le aziende italiane». Uno degli obiettivi dei nostri imprenditori dovrebbe quindi essere quello di valutare
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Paolo Capanna, amministratore delegato della Ites Spa di Falconara Marittima (AN) paolocapanna@tiscali.it
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il mercato per cogliere le migliori possibilità in settori anche estremamente estranei al proprio core business. Come fa notare Capanna, «per prima cosa, dobbiamo capire quale potrebbe essere il vantaggio della nostra trasformazione in determinati settori. Studiare settore per settore è fondamentale, cercando di capire quale economia si può realizzare». Quindi è necessario un grande lavoro di ricerca, l'imprenditore marchigiano ricorda che all'origine, la sua impresa lavorava in qualità di «terzista di fornitori certificati, quindi non diretti nel settore auto. Da lì mi è venuto in mente di studiare qualcosa per utilizzare know how del settore automotive, visto che quella impiegata era una tecnologia con una capacità produttiva elevatissima e costi contenuti. Ho pensato di ridurre di poco la capacità produttiva e ottenere qualcosa di economico in un mercato dove c’era molta manualità. Da lì siamo approdati a clienti importanti quali aziende nel settore antinfortunistica e anche una grossa griffe dell’alta moda per la quale a oggi realizziamo componenti per prodotti quali trolley, porta PC, porta abiti, zaini tanti altri articoli; abbiamo eliminato molti passaggi di manodopera arrivando a ridurre costi e tempi in alcuni casi fino al 70%, recuperando un business ormai consolidato in Asia, e pian piano la produzione si è allargata». È stato coniato così un termine valido per molte piccole-medie imprese italiane, “Artigianato industriale” che consiste «nell’applicare un processo industriale a un prodotto con piccole tirature e lavorazione artigianale. Per fare un esempio il tessuto che veniva applicato ai trolley veniva masticiato, cioè attaccato un pezzo alla volta, con tempi di lavorazione lunghissimi. Noi oggi accoppiamo il
Paolo Capanna
Realizzare artigianato industriale significa applicare un processo industriale a prodotti con piccole tirature e lavorazione artigianale
materiale dando più garanzie dell’ancoraggio a colla senza l’utilizzo della stessa, con anche evidenti vantaggi dal punto di vista ecologico». Ancora più vincente risulta la capacità di abbinare alla creatività un'elevata qualità. Come dice l’amministratore delegato della Ites, «grazie a tale strategia, abbiamo registrato un significativo upgrade, i vantaggi offerti non sono stati solo di carattere economico ma soprattutto la capacità produttiva per poter affrontare campagne commerciali di “lancio” nuovi prodotti con il giusto potenziale produttivo alle spalle, componente primaria per avere successo sui mercati dove i fattori tempo/attrattiva oggi sono spesso la chiave del successo, il tutto senza gravare sulla qualità anzi incrementandola applicando procedure di controllo industriale su produzioni “artigianali”. Operiamo in nicchie di mercato con scarsa concorrenza qualificata, dove è possibile far trionfare il “made in Italy”». Molto importante è il rapporto diretto con il cliente, affinché possa verificare personalmente la qualità della produzione. E Capanna
fornisce un esempio significativo: «Abbiamo investito su una macchina capace di realizzare le campionature, perché far toccare con mano il prodotto al cliente dà sempre una svolta alle trattative. Questo ci ha portato a presentare dei prototipi pressoché definitivi a titolo gratuito senza costi di attrezzature spesso pregiudicanti per il buon esito del progetto. Con questa politica l’azienda vanta oggi una clientela in svariati settori come ad esempio, industria, edilizia, antinfortunistica, ortopedia, moda e accessori, packaging, automotive, sport. Per quanto riguarda i progetti futuri, sto facendo particolare attenzione all’utilizzo di prodotti “rigenerati”, che altrimenti andrebbero smaltiti in apposite sedi con conseguenti costi. Altro scenario sicuramente da non trascurare come in passato per l’Asia,è la ormai famosa primavera araba che aprirà nuovi orizzonti importantissimi per il nostro futuro e qui esorto le associazioni tutte ad almeno sfruttare i canali delle grandi imprese per agevolare contatti per le piccole e medie aziende italiane cuore e spalle della ns economia.
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
La giusta esposizione facilita la vendita Le attività alimentari, dai bar ai panifici, sono diversificate e offrono una vasta gamma di prodotti. Il loro arredamento deve adeguarsi alle nuove esigenze, fornendo soluzioni flessibili. Ne abbiamo parlato con Vinceslavo Eusepi Manuel Zanarini a riforma delle licenze e le nuove esigenze dei lavoratori hanno impostato significativi mutamenti alle attività del settore alimentare. Ogni negozio offre molti prodotti, che attirano clienti in ogni ora della giornata, di conseguenza ha bisogno di un arredo che permette di valorizzare ogni singolo prodotto. La sfida deve essere raccolta soprattutto dalle aziende del territorio che vantano da sempre una ricca tradizione nel settore dell'arredamento. Come conferma Vinceslavo Eusepi, presidente delle aziende Sev e Bakebar «sono cambiati i luoghi di vendita e soprattutto,
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In queste pagine, allestimento per la ristorazione, banco ed espositore realizzati con arredi Bakebar e SEV www.bakebar.it www.sev.it
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la loro gestione. È sempre più facile vedere diversi settori merceologici che si “contaminano” e vengono proposti nello stesso ambiente, a volte a fini puramente estetici altre volte anche funzionali. Per esempio nelle panetterie sono arrivati ormai da un po’ di tempo anche altri prodotti come il caffè, i piatti veloci da asporto o da consumare subito. Si cerca di introdurre nel negozio prodotti e servizi complementari che permettano di “far vivere” il locale durante tutto l’arco della giornata». Una delle cose che l'esperienza nel settore insegna è l'importanza che l'esposizione di un prodotto ha, all'interno
Vinceslavo Eusepi
La tradizione vinicola marchigiana Oltre alle aziende di produzione di mobili, Vinceslavo Eusepi è presidente della Cantina Metauro Vini. Con i suoi novantamila ettolitri di capacità e la moderna tecnologia applicata, è il complesso enologico più importante della provincia di Pesaro-Urbino e tra i primissimi della regione Marche. È collocato al centro della zona di produzione viticola della valle del Metauro, dove oltre al “Sangiovese” si coltiva il vitigno autoctono “Bianchello”, da cui il vino Doc Bianchello del Metauro. Si tratta di un luogo di rilevanza storica, visto che proprio dove c'è la cantina si è svolto uno scontro decisivo tra l'esercito cartaginese e quello romano, nel 207 a.C. www.metaurovini.it
del punto vendita, affinché questo abbia successo. Come afferma Eusepi, «l’esperienza ci insegna che spesso cambiando il sistema espositivo di un certo prodotto all’interno del punto vendita si migliora notevolmente la vendita. Il tipo di esposizione soprattutto nella grande distribuzione è un elemento di estremo interesse per chi espone e quindi deve vendere. Dal nostro punto di vista i sistemi di arredo non devono essere i protagonisti all’interno del punto vendita ma devono poter mettere in risalto il prodotto». Per agire su un mercato così complesso, le aziende devono essere orientare alla customer satisfaction, per questo, Eusepi sottolinea che «quando lavoriamo a un nuovo progetto, l'aspetto principale che teniamo in mente è l’esigenza del cliente, la cui soddisfazione rappresenta la direzione da seguire e sulla quale investire le nostre energie». Molto spesso, sul mercato si trovano aziende che puntano sul prezzo, trascurando la qualità. Come osserva Eusepi, «spesso il termine competitivo è associato solo al costo più basso sul mercato di un determinato prodotto senza dare peso ai vantaggi o svantaggi legati a quel prodotto. A noi non è mai interessata molto questa politica di prezzo a tutti i costi, a discapito necessariamente della qualità distintiva del prodotto». Invece di perdersi in una sterile concorrenza, il dirigente dell'azienda marchigiana consiglia di puntare «sull’innovazione non solo tecnologica ma anche nella ricerca dei materiali, nell’attenzione alla qualità, ricerca e sviluppo, formazione specializzata del personale e soprattutto tutta una serie di servizi
complementari al prodotto che garantiscono un plus spesso apprezzato dai clienti». Proprio per venire incontro alle esigenze di una clientela così diversificata, Eusepi ha dato vita al brand “Bakebar”, che «nasce con l'obiettivo di produrre e realizzare soluzioni chiavi in mano su misura, uniche e adeguate a ogni tipo di ambiente nel settore arredo commerciale, garantendo un ottimo rapporto qualità-prezzo e tempi di consegna rapidissimi». Tale strategia permette alle imprese di essere competitive anche a livello internazionale, come conferma Esuepi: «Oltre al mercato italiano dove già abbiamo una rete organizzata di rivenditori, esportiamo i nostri prodotti in oltre 50 Paesi. Puntiamo molto sui paesi dell’Est Europa e dell’Africa dove i nostri prodotti stanno riscuotendo interesse». MARCHE 2011 • DOSSIER • 133
Riparte il made in Italy nel settore navale Il mercato navale, nonostante abbia risentito della crisi internazionale, ha tenuto duro e ora è in costante ripresa. L’ingegnere Marco Romagnoli affronta il tema del “made in Italy” nel suo settore, che ha ancora molti assi nella manica da sfoderare Emanuela Caruso
esperienza trentennale maturata in un mercato dove tecnologia e attrezzature avanzate fanno da padrone, ha reso la Romagnoli Marine Solution un’azienda capace di affiancare le imprese del Nord Europa, da sempre considerate leader del settore navale. È con l’aiuto della nuova generazione e di un’organizzazione composta da persone qualificate e addette a reparti ben differenziati, che l’azienda continua ad aumentare il suo successo in Italia e nel resto del mondo. Oggi si distingue per gli standard produttivi molto elevati con cui realizza macchinari per le imbarcazioni da lavoro. «Il punto di maggior forza della nostra azienda – chiarisce Marco Romagnoli, socio dell’attività e responsabile del reparto Sales and marketing – risiede nel trovare sempre le giuste soluzioni ingegneristiche alle complesse problematiche che si presentano in questo specifico settore. A tal ragione studiamo e rendiamo esecutive complicate situazioni ingegneristiche per il mercato offshore e portuale».
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In alto, macchine in collaudo negli stabilimenti della Romagnoli Marine Solution di Civitanova Marche (MC). Sotto, l’ingegner Marco Romagnoli www.romagnoliom.com
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Quale valore aggiunto rappresenta per la vostra azienda l’innovazione tecnologica e come gestite il reparto di ricerca e sviluppo? «La Romagnoli Marine Solution dà molta importanza all’innovazione di prodotto ed è per questo che annualmente cerchiamo di collaborare con vari e diversi enti, in modo da sviluppare prodotti inerenti alla sicurezza degli operatori di più settori. Alla base della gestione del nostro reparto di ricerca e sviluppo poniamo l’attenzione alle condizioni lavorative degli operatori, così da creare dei prodotti in grado di risolvere ogni problema». I vostri prodotti, se danneggiati, possono creare seri danni all’ambiente. In che modo la Romagnoli Marine Solution si occupa dell’impatto ambientale? «È un tema che ci sta molto a cuore e di cui tutte le aziende dovrebbero tener conto. Noi non soltanto utilizziamo, ma anche suggeriamo ai nostri clienti e operatori di impiegare per la realizzazione dei macchinari solo prodotti altamente compatibili con l’ambiente. Ad esempio, L’“Olio-Panolin”, che viene usato per gli ingra-
Marco Romagnoli
Nicola e Giuseppe Romagnoli durante un controllo finale prima della spedizione delle macchine. A destra, l’ingegnere Marco Romagnoli
naggi delle eliche di manovra, permette di continuare a lavorare in un ambiente 100% “Green” anche in caso di fuoriuscita di lubrificanti dirattamente in acqua ». Qual è lo “stato di salute” del vostro settore in questo momento e quali le maggiori criticità cui vanno incontro oggi imprese come la vostra? «La crisi economica degli ultimi anni ha danneggiato molti mercati italiani ed esteri, tra cui anche quello navale. Ma, in generale, si è riusciti a rimanere a galla e a oggi tutte le aziende di questo settore sono in rapida ripresa. Lo stesso offshore mostra chiari segni di miglioramento e tutti speriamo di poter tornare ai livelli altissimi raggiunti nel 2008». Come ha reagito la Romagnoli Marine Solution alla crisi internazionale e quale strategia imprenditoriale le ha permesso di tenere bene il mercato? «Il 70% del lavoro che svolgiamo è per conto di clienti italiani, di conseguenza la nostra azienda è stata colpita solo relativamente dalla crisi internazionale. Certo è che chi acquista i nostri prodotti, poi, per la fase di costruzione, li spedisce all’estero, soprattutto in Spagna e Turchia e Cina. È ovvio, quindi, che in questa fase la crisi ha giocato un ruolo più importante, perché se in passato un cliente ordinava otto impianti tutti uguali per un’unica produzione che copriva ventiquattro mesi, oggi lo stesso cliente ne ordina in media due o tre per andare a coprire solo sedici mesi. Per far fronte a questa nuova situazione abbiamo dovuto aumentare il nostro parco clienti, cer-
cando contatti e pubblicizzando bene i nostri prodotti». Possiamo fare un bilancio dell’andamento dell’azienda nell’ultimo anno e delineare le prospettive per il prossimo futuro? «Il modo migliore per affrontare periodi più difficili è lavorare per obiettivi. Noi lo abbiamo fatto, portando alla conclusione il 93% degli scopi che ci eravamo prefissi e il bilancio dell’ultimo anno è stato comunque positivo. Grazie ad alcune produzioni di grande successo, come quelle per Sub Sea Oil Service e Italmet,rimorchiatori ESCORT a servizio dei rigassificatori, dove abbiamo fornito macchine che presto saranno indispensabili nelle basi operative di tutte le compagnie offshore e portuali del mondo, il nostro fatturato è cresciuto e ha consolidato ancora di più la posizione di mercato della Romagnoli Marine Solution come obiettivo abbiamo, entro il 2014, l’ incremento in tutto il mondo la rete di distributori, in questo modo ci prepariamo al salto di qualità che speriamo di poter fare nel minor tempo possibile».
In alto, un rimorchiatore ESCORT TUG; sotto, l’ingegner Paolo e Fabio Romagnoli durante un commissioning finale delle macchine consegnate al cantiere spagnolo Armon per conto dell’armatore Rimorchiatori Riuniti Genova
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La qualità italiana alla prova dei mercati La qualità delle produzioni italiane non deve temere la concorrenza dei paesi emergenti. Procedure d’avanguardia volte a realizzare accessori innovativi nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, spiegate da Sergio Aliscioni Guido Puopolo
ono tantissime le realtà operanti sul territorio, specialmente nel settore calzaturiero, che con le loro attività contribuiscono alla crescita dell’industria regionale. Un esempio, in questo senso, è rappresentato dalla M.M. Minuterie Metalliche, azienda di Pollenza specializzata nella produzione di accessori per pelIn alto, un interno dello stabilimento letterie e calzature. «Per realizzare i nodella M.M. Minuterie Metalliche stri articoli – spiega il titolare, Sergio di Pollenza (Mc). Sotto, Aliscioni - utilizziamo quasi unicamente Sergio Aliscioni, la zama, una lega leggera di metallo che titolare dell’azienda www.mmminuteriemetalliche.it presenta caratteristiche di durezza ottimali per l’ottenimento di oggetti quali fibbie e borchie per borse, scarpe e vestiti in genere». Quali sono le caratteristiche alla base del vostro lavoro? «Come detto, la nostra è un’azienda di medie dimensioni, e per poter competere sul mercato abbiamo deciso di puntare sulla qualità delle produzioni, attorno alla quale ruota tutta la nostra attività. Tutto quello che produciamo è realizzato interamente all’interno dei nostri stabilimenti,
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senza ricorrere all’utilizzo di materiali provenienti da paesi come Cina e India, economicamente più convenienti ma assolutamente non all’altezza dei nostri standard qualitativi». La vostra è quindi una produzione totalmente italiana. Allo stato attuale, premia ancora la qualità del made in Italy in un mercato sempre più competitivo? «Sicuramente il fascino del made in Italy, se agganciato al fattore qualità, rappresenta ancora un valore aggiunto da non trascurare, anche se il mercato globale ha portato le grandi aziende operanti nel campo della moda a rivolgersi a mercati caratterizzati dalla presenza di manodopera a basso costo, nei quali non esistono regole che garantiscano la qualità dei prodotti utilizzati, né un minimo di tutele per i lavoratori e di sicurezza sull’ambiente di lavoro». Quali sono, nello specifico, le peculiarità dei prodotti italiani rispetto a quelli provenienti dai paesi emergenti? «Senza dubbio il prodotto sviluppato in Italia presenta caratteristiche intrinseche assolutamente uniche. Noi siamo specializzati nella lavorazione della zama, e non siamo
Alcune lavorazioni della M.M. Minuterie Metalliche
mai stati sfiorati dall’idea di utilizzare o mescolare il prodotto con altre leghe di minore qualità. Allo stesso modo tutte le fasi di lavoro devono rispettare specifici standard qualitativi, a garanzia di un sistema produttivo incentrato sulla ricerca della qualità. Spesso, invece, sul mercato si possono trovare prodotti d’importazione composti da un insieme di materiali scarsamente affidabili, e in alcuni casi, perfino pericolosi per la salute delle persone». Com’è possibile, secondo lei, valorizzare e tutelare il made in Italy, anche alla luce della recente crisi economica? «È una domanda complessa, che probabilmente andrebbe rivolta ai nostri rappresentanti nelle istituzioni. La politica, infatti, sembra prestare scarsa attenzione alle esigenze del tessuto produttivo delle piccole e medie aziende, che avrebbero invece bisogno di maggior sostegno, soprattutto in un momento di difficoltà economica come quello attuale. Per cercare di tutelare le produzioni italiane bisognerebbe implementare un efficace sistema di controllo, in
grado di individuare e bloccare tutte quelle merci che non soddisfano specifici requisiti, per evitare il ripetersi di situazioni poco piacevoli, come successo nel caso dei giocattoli per bambini rivestiti con vernici tossiche». Si dice che il settore dell’abbigliamento abbia risentito più di altri della crisi. Su quali aspetti avete puntato per superare questa fase di difficoltà? «Chi produce articoli di qualità può risentire della crisi congiunturale prodotta dalla globalizzazione dei mercati, ma alla lunga sarà sempre in grado di affermarsi sul suo mercato di riferimento. Con questo non voglio dire che la nostra azienda non sia stata colpita dalla crisi del settore della moda. L’ultimo biennio è stato infatti caratterizzato da una politica di totale austerità, in quanto abbiamo dovuto far fronte a un notevole calo del nostro fatturato. A partire dal secondo semestre del 2010 abbiamo però iniziato a percepire confortanti segnali di una timida ripresa, confermati dai dati relativi ai primi mesi del 2011». Quali sono, dunque, le prospettive per il futuro dell’azienda? «Per quel che riguarda l’attività siamo molto fiduciosi, anche perché i nostri committenti, dopo un periodo buio, sono tornati a manifestare una certa vivacità di commesse. Attualmente stiamo lavorando alla produzione di una serie di accessori innovativi, certi che questi nuovi oggetti sapranno conquistare, in breve tempo, anche i mercati più esigenti». MARCHE 2011 • DOSSIER • 137
IL DISTRETTO CALZATURIERO
Il futuro delle calzature tra moda e tecnologia L’industria calzaturiera italiana, per uscire da una fase di criticità, punta su innovazione tecnologica e prodotti qualitativamente inimitabili. Luca Ceroni indica gli elementi da cui ripartire per conquistare nuovi mercati Guido Puopolo
l settore calzaturiero è, senza dubbio, una delle locomotive trainanti dell’intero sistema economico marchigiano, capace di innovarsi e rinnovarsi con grande vivacità. Grazie all’attività portata avanti da tantissime aziende di piccole e medie dimensioni, infatti, il distretto industriale compreso tra le province di Fermo e Macerata negli anni è riuscito a ritagliarsi un posto al sole nel panorama internazionale, affermandosi come una delle eccellenze del made in Italy nel mondo. Certo sono tante anche le criticità che gli imprenditori locali si trovano a dover affrontare, ma nonostante un momento di difficoltà economica generale come quello attuale, e la concorrenza crescente di paesi in via di sviluppo come Cina e India, la qualità e il valore delle produzioni provenienti da questo territorio continuano a riscuotere l’approvazione e il gradimento dei consumatori. Qui, aziende storiche sono affiancate, nella loro attività, da realtà giovani e dinamiche, come la Ingom spa, società di Petriolo (MC) fondata
I Luca Ceroni, amministratore delegato, insieme al padre, Salvatore Ceroni presidente della Ingom Spa www.ingom.com
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nel 1997 e divenuta, nel giro di pochi anni, un punto di riferimento nel campo delle calzature, tanto in Italia quanto all’estero. «Siamo specializzati nella produzione di fondi in gomma per le calzature – spiega l’amministratore, delegato Luca Ceroni – in un ambito in cui creatività e ingegno imprenditoriale sono ingredienti fondamentali per il successo di un’azienda». Anche il distretto calzaturiero, come tutto il sistema industriale, ha risentito della crisi economica mondiale. Di quali strategie manageriali, produttive e commerciali necessiterebbe per uscire definitivamente da questa situazione? «È vero, la crisi non ha risparmiato neanche il mondo delle calzature. Ultimamente però abbiamo percepito piccoli ma confortanti segnali di ripresa, confermati anche dalle grandi multinazionali con le quali lavoriamo. Logicamente non è nostra competenza fornire delle soluzioni per uscire dalla crisi, anche se ci sono ancora diversi fattori di incertezza sui quali bisognerebbe intervenire per favorire il rilancio del settore. L’andamento dei prezzi delle materie prime, ad esempio, incide fortemente sulle marginalità delle imprese, penalizzate anche dai costi energetici, dall’aumento del costo del denaro e dalla presenza di una moneta
Luca Ceroni
Ci muoviamo a livello internazionale, con accurate ricerche di mercato per comprendere i vari stili, diversi per ogni nazione
Nelle immagini, alcune fasi di lavorazione all’interno dell’azienda di Petriolo (Mc)
“forte” come l’euro, che certo non favorisce le esportazioni. La capacità di adattamento a queste nuove situazioni è fondamentale per rimanere competitivi sul mercato, e per ottenere risultati positivi è necessario fare squadra e unire le forze». A questo proposito, dunque, risulta fondamentale il concetto di “rete d’impresa”. Con quali altri attori del comparto collaborate? «La possibilità di lavorare a fianco di altre aziende del settore è stata per noi importan-
tissima. Col tempo abbiamo instaurato una proficua collaborazione con diverse realtà imprenditoriali della zona, a cui ci appoggiamo per la produzione di suole per le scarpe realizzate con materiali diversi rispetto alla gomma. Il nostro obiettivo è infatti quello di riuscire a garantire un servizio completo ai nostri partner, sia nazionali che internazionali, per soddisfare ogni loro necessità nel miglior modo possibile. Per questo riteniamo che l’idea di una rete di imprese che operi per un obiettivo comune possa rafforzare ancora di più il nostro distretto industriale, favorendo anche quell’attività di ricerca e innovazione tecnologica fondamentale per poter continuare a proporre ai nostri referenti quei prodotti per cui il distretto calzaturiero marchigiano è famoso nel mondo». La vostra azienda ha sempre posto particolare attenzione all’innovazione. Su cosa si stanno concentrando, in tal senso, i vostri principali sforzi e investimenti? «Ogni anno investiamo una parte del fatturato in ricerca e sviluppo, lavorando sia con il nostro personale tecnico interno, sia in collaborazione con istituti accreditati. Questo ci ha portato a sviluppare prodotti sempre più innovativi, caratterizzati da una leggerezza e morbidezza difficilmente riscontrabili altrove, confortevoli ma con un occhio di riguardo anche al lato estetico. Una delle nostre ultime MARCHE 2011 • DOSSIER • 141
IL DISTRETTO CALZATURIERO
Quello della moda è un settore in continua evoluzione, che richiede dunque grande capacità di adattamento e un continuo aggiornamento
Le sfide future Ingom è una realtà giovane ma ambiziosa, dotata di grande intraprendenza e spirito imprenditoriale. Nel febbraio del 2011, ad esempio, la società ha mutato la propria ragione sociale, trasformandosi in una Spa. Un’operazione volta a rafforzare l’immagine aziendale, anche in relazione ai rapporti commerciali sempre più stretti con alcuni tra i gruppi calzaturieri più importanti sul mercato italiano e internazionale. Allo stesso tempo è stata avviata una politica di rinnovamento per quel che riguarda la ricerca di nuovi canali distributivi. Accanto al collaudato sistema rappresentato da una fitta rete di agenti attivi sul territorio, infatti, Ingom ha deciso di puntare con forza sul web, attraverso la creazione di una nuova pagina on line. Infine è in cantiere l’apertura di alcuni show room, da realizzare in luoghi strategici in Italia e in Europa, che dovrebbero contribuire a promuovere ulteriormente l’attività e i prodotti dell’azienda.
creazioni, in questo senso, è “Anti-skid”, una suola con mescola anti-scivolo la cui efficacia è stata testata e riconosciuta anche da alcuni centri specializzati. Attualmente, invece, stiamo concentrando i nostri sforzi nella creazione di materiali eco-compatibili, per contribuire, nel nostro piccolo, alla tutela dell’ambiente». Quali peculiarità vanno osservate per poter anticipare le tendenze sul mercato e come si stanno evolvendo i gusti e le esigenze dei vostri target di riferimento? «Quello della moda è un settore in continua evoluzione, che richiede dunque grande capacità di 142 • DOSSIER • MARCHE 2011
adattamento e un continuo aggiornamento. Ci muoviamo a livello internazionale attraverso accuratissime ricerche e indagini di mercato per verificare e comprendere le tendenze e gli stili più in voga, diversi per ogni nazione. Le nostre aziende di riferimento si stanno indirizzando sempre di più verso la ricerca di prodotti di alta qualità, per combattere l’invasione di manufatti a basso costo provenienti soprattutto dall’industria cinese e indiana. Ciò che contraddistingue il nostro lavoro è l’attenzione costante ai cambiamenti del mercato e alle richieste dei consumatori, che ci porta a produrre articoli studiati e curati in ogni minimo particolare. Per quel che riguarda i nostri mercati di riferimento siamo molto attivi sul fronte italiano ed europeo, anche se ultimamente stiamo cercando di ampliare la nostra rete verso Paesi nuovi e potenzialmente assai interessanti nell’America Centrale e in America Latina». Cosa ha rappresentato per voi il 2010 e quali sono le prospettive future per la vostra azienda? «Nonostante la crisi possiamo dire che il 2010 è stato, per noi, un ottimo anno, durante il quale abbiamo stretto collaborazioni con importantissimi marchi nel mondo della calzatura e della moda, con eccellenti risultati anche a livello di fatturato. Questo trend positivo sembra essere confermato dall’andamento dei primi mesi del 2011, un dato che ci rende molto fiduciosi per il futuro della nostra azienda e, in generale, di tutto il settore calzaturiero».
IL DISTRETTO CALZATURIERO
Puntiamo sull’artigianalità L’obiettivo primario di un settore che è stato colpito profondamente dalla crisi è escogitare buone strategie produttive utilizzando tecnologie innovative che conferiscano un’estrema flessibilità alla produzione. L’analisi di Fausto Morichetti Emanuela Caruso
ealizzare calzature connotate da linee forti ma fini, capaci di soddisfare target diversi, anche attraverso prezzi concorrenziali. È questo l’obiettivo della D.g.m. Fashion Group di Civitanova Marche, che da più di quarant’anni veste i piedi delle donne italiane e straniere. Distintasi attraverso gli elementi tipici dell’Italian design, attenzione ai dettagli, qualità e contenuti moda, oggi è diventata una realtà di risonanza internazionale e i suoi prodotti sono distribuiti in tutte le grandi città del mondo. Gli elementi che rendono vincente questa azienda sono una capacità produttiva elevata e l’uso di una manodopera altamente specializzata. Il processo produttivo viene supportato da fornitori italiani di primissimo livello ed è incrementato dalle tecniche manifatturiere artigianali, che nel corso degli anni sono state migliorate e industrializzate. L’utilizzo di tecnologie innovative conferisce, inoltre, un’estrema flessibilità alla produzione. «Proprio grazie all’innovazione – spiega Fausto Morichetti, titolare e fondatore dell’azienda – siamo stati in grado di creare più brand, tutti molto diversi tra loro, ma tutti realizzati con i migliori materiali sul mercato. Questo permette di soddisfare una gamma più vasta di clientela e di riuscire a mantenere alti i profitti aziendali». Qual è lo stato di salute del vostro settore in questo momento e quali le principali criticità di cui tenere conto? «Il nostro settore attualmente soffre di tutti i mali
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Fausto Morichetti
comuni agli altri settori economici. Dipendiamo, come la maggior parte delle aziende, dai rapporti stretti con il sistema internazionale e quindi dal commercio estero, che per quanto riguarda la D.g.m. Fashion Group si estende ai paesi europei, all’Australia, al Giappone, agli Stati Uniti e al Regno Unito. Non siamo aiutati dai provvedimenti politici nazionali, che non riescono a dettare misure di incentivazione davvero vicine alle varie società, alle loro esigenze e all’importanza che esse ricoprono se si parla di occupazione e di forza lavoro. La politica non è solo lontana dalle persone, ma anche dalle aziende e questo penalizza molto le attività di ogni settore. Gli unici studi approfonditi che vengono compiuti sulle aziende riguardano la burocrazia e non ciò che di concreto si potrebbe fare per aumentare la produzione. In questo contesto generale lo stato di salute del nostro settore specifico è abbastanza precario, si riesce infatti ad andare avanti molto lentamente e a volte sembra addirittura di tornare indietro». Come avete reagito alla crisi internazionale? «La crisi internazionale del 2009 è stata pesante e, a distanza di due anni, risentiamo ancora dei suoi effetti negativi. Quando è scoppiata, per
In apertura, Fausto Morichetti, titolare e fondatore della D.G.M. Fashion Group di Civitanova Marche. Nelle altre immagini, momenti di lavoro all’interno dell’azienda www.dgmspa.com
contenerne i danni era stata presa la decisione di assorbire il calzaturificio Ruggeri Spa, mossa che aveva aumentato il capitale sociale dell’attività. Nell’ultimo periodo, invece, gli sforzi della D.g.m. Fashion Group si sono concentrati sull’innovazione sia tecnologica che organizzativa, in modo da riuscire almeno a mantenere la posizione di mercato. Malgrado tutte le fatiche, nonostante i nostri prezzi sui prodotti siano rimasti concorrenziali anche in periodo di crisi e i vari brand siano stati tutti molto produttivi, i volumi hanno subito un calo con una conseguente compressione dei risultati economici e di fatturato». Quali sono gli investimenti in programma e quali le previsioni di fatturato per il prossimo anno? «Per i prossimi anni è stata presa la decisione di non puntare tanto sugli investimenti quanto sulle ristrutturazioni e sui ridimensionamenti a costo zero. Sempre a costi contenuti, poi, si potrà intervenire anche sui processi e sulle politiche commerciali. Se nel frattempo i mercati dovessero tranquillizzarsi e riprendersi, ovviamente saremo pronti a rivedere ogni nostra mira di espansione e a tornare più forti di prima. Per quanto riguarda il fatturato, considereremo intanto un buon successo riuscire a farlo rimanere invariato, anche se le nostre energie saranno comunque volte a migliorarlo. Ciò che ci rassicura al riguardo è il fatto di poter contare sui rapporti intessuti con altri marchi, che andranno di sicuro a influire positivamente sul fatturato». MARCHE 2011 • DOSSIER • 145
IL DISTRETTO CALZATURIERO
Fra tradizione e tecnologia Il mercato delle calzature italiane, rinomate in tutto il mondo, vive sul delicato equilibrio che intercorre fra metodi di lavorazione tradizionali e introduzione di nuove tecnologie. Giuseppe Dari spiega come bilanciare questi due importanti aspetti Lodovico Bevilacqua
n un settore come quello calzaturiero, l'equilibrio fra la tutela e la conservazione dei metodi di lavorazione tradizionali e l'efficienza produttiva garantita dalle nuove tecnologie è un elemento fondamentale. Non solo: è anche l'obiettivo più difficile da ottenere e quello che, di conseguenza, è in grado di determinare il successo di un'azienda. Questo discorso diventa ancora più importante in Italia, dove il retaggio artigianale in questo particolare ambito costituisce un vero e proprio patrimonio e come tale
I
Fasi della produzione nello stabilimento della Ormeda Calzature www.calzaturificioormeda.com
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va accuratamente tutelato. L'innovazione delle tecniche produttive senza contaminarne i principi originari è dunque lo scopo che anima i marchi specializzati nella produzione di calzature; una strategia di cui Giuseppe Dari, titolare del calzaturificio Ormeda di Monte San Giusto, nel maceratese, è ben consapevole: «La nostra azienda ha sempre avuto una vocazione prettamente artigianale, anche se oggi è una delle più moderne tecnologicamente». Partiamo da questo assunto, una dicotomia in apparenza. Come conciliare modernità e tradizione? «La qualità dei nostri prodotti deve molto all'esperienza nella lavorazione maturata a livello artigianale; rinunciare a questo aspetto vorrebbe dire abdicare nei confronti del valore aggiunto. È così che abbiamo cercato di conciliare in maniera virtuosa i metodi di lavorazione artigianali con l'utilizzo di macchinari tecnologicamente avanzati, necessari per garantire i tempi e i volumi di produzione richiesti». È sufficiente a garantire la qualità dei prodotti? «In effetti non basta. La qualità del prodotto finale deriva in maniera determinante anche dalla qualità dei materiali impiegati, altro aspetto a cui prestiamo massima attenzione. Possiamo inoltre affermare con
Giuseppe Dari
Il nostro stile è peculiare, difficilmente cambia le sue tendenze, poiché è proprio la sua linea costante e tradizionale che raccoglie consensi
orgoglio che la nostra produzione è cento per cento made in Italy, essendo effettuata in tutte le sue fasi nel nostro paese». Quali sono le esigenze della clientela e come le affrontate? «Assodato che la qualità del prodotto è ovviamente il motivo centrale del gradimento da parte dei clienti, trattandosi di moda, anche lo studio dell'estetica e del design è un aspetto fondamentale. Il nostro stile è peculiare, difficilmente cambia le sue tendenze, poiché è proprio la sua linea costante e tradizionale che raccoglie consensi. La linea Fiorentini+Baker, concepita dalla creatività della designer inglese Deborah Baker, piace in tutto il mondo e ha appassionato anche molte star del cinema». È in atto anche un’importante fase di organizzazione aziendale. Come può essere descritta? «Il nostro team è senz'altro molto efficiente e affiatato. Negli anni, senza fretta, la nostra coesione ci ha permesso di raggiungere obiettivi importantissimi. Per quanto riguarda il management, abbiamo una strategia aziendale orientata ad identificare, anticipare e soddisfare i bisogni della clientela, ponendo al centro delle attività organizzative e di pianificazione la soddisfazione del cliente».
Qual è, invece, la vostra linea in merito alla ricerca? «Come sottolineato in precedenza, il mantenimento dell'aspetto tradizionale del concepimento e della lavorazione del prodotto va di pari passo con la modernità. L'investimento nella ricerca di nuove tecnologie produttive, che mantenendo alta la qualità delle nostre calzature ci consenta di assolvere al volume degli ordini, contraendo inoltre i tempi di produzione, è sempre una prerogativa all'ordine del giorno. Importante è inoltre la fase di investimento nella formazione, condizione fondamentale per arrivare a disporre di un team motivato e professionale che garantisca la massima efficienza sia in fase di progettazione che in fase di produzione». Come è suddivisa la vostra produzione e che mercato siete in grado di ricoprire? «Copriamo una buona fetta del mercato nazionale e internazionale, grazie all'esistenza di tre linee di prodotto, destinate ad essere commercializzate ognuna in diverse aree di mercato. La più famosa, diffusa e apprezzata è senza dubbio la sopracitata Fiorentini+Baker, linea di punta del nostro marchio. Le altre due sono la Uit destinata a coprire il mercato italiano e la Loft 5 commercializzata in Germania, in Russia e nell'Europa settentrionale». MARCHE 2011 • DOSSIER • 151
MODA E TENDENZE
Nuove tendenze nell’abbigliamento Per garantire un bilancio positivo, una catena di negozi d’abbigliamento deve coinvolgere una clientela molto ampia e fare in modo di essere sempre al passo con le mode del momento. Sfruttando anche le nuove tecnologie. Ne parla Giulio Benni Silvia Mocchegiani
empo libero e attività sportiva si sono avvicinati sempre più negli ultimi anni. Il comfort è sempre più importante e anche i vestiti prima pensati solo per gli sportivi, oggi costituiscono una fetta importante nella moda di tutti giorni. Nel 2003, la famiglia Benni, di Senigallia, ha pensato di cavalcare quest’onda rilevando dal fallimento la catena di negozi King Sport e affiancandoli a dei nuovi punti vendita King Style, dedicati alla moda e allo stile urban e streetwear. La scelta si è rivelata vincente e, nonostante la crisi economica che ha colpito in particolar modo il settore dell’abbigliamento, sono riusciti a crescere e a espandersi. «Il 2010 per la King spa è stato un anno positivo sia in termini bilancio che di attività»”, dice Giulio Benni, presidente del Consiglio di amministrazione della società, «e i primi
T Nelle immagini uno dei punti vendita King www.kingspa.eu
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mesi del 2011 stanno confermando lo stesso trend dell’anno prima». «La nostra attività non ha ancora subito gli effetti della crisi, anche perché abbiamo giocato d’anticipo, cercando di prevedere le richieste dei clienti, sia da un punto di vista di brand, sia da un punto di vista di possibilità di spesa». Se infatti fino a poco tempo fa era possibile puntare solo sui grandi marchi, oggi è necessario soddisfare una richiesta più ampia, anche di prodotti a basso costo, cercando tuttavia di tenere sempre alto lo standard qualitativo. La divisione in King Sport e in King Style riesce al meglio a soddisfare tutte le esigenze, se il primo vanta marchi molto celebri come Peuterey, Fred Perry, Blauer, North Sails e Refrigiwear, il secondo può presentare marchi come Nike, Adidas o Champion. Lo scopo è quello di coinvolgere una clientela di tutte le fasce di età e di raggiun-
Giulio Benni
La nostra attività non ha subito gli effetti della crisi, abbiamo fatto in modo di giocare d’anticipo, cercando di prevedere le richieste dei nostri clienti
gere tutte le disponibilità economiche, offrendo «un’ampia gamma di prodotti sportivi e tecnici delle marche più importanti e sempre all’avanguardia, in modo da venire incontro e anticipare ogni possibile richiesta. Per questo, l’offerta comprende sia capi d’abbigliamento ‘fashion’, sia capi d’abbigliamento più classici, fino ad arrivare agli indumenti per il tempo libero e tecnici per gli sportivi». È proprio nel tentativo di raggiungere ogni tipo di clientela che ai vari negozi è stato aggiunto un outlet a Falconara, sempre fornito e con capi di alta qualità. Stare al passo con i tempi e prestare attenzione a tutti gli ultimi trend del settore sono sicuramente tra gli obiettivi principali della società, e a cercare di trasformarli in realtà c’è il team che dirige la King,
che è composto da un gruppo giovane e dinamico. La crescita della King è stata costante, sin dal 2003, tanto che da pochi mesi hanno inaugurato il loro dodicesimo punto vendita, tutto orientato allo stile e alla moda e che ha sede a Senigallia, all’uscita dell’autostrada A14, in una struttura avveniristica, tutta in vetro e a forma di freccia, come a indicare il futuro. Grazie al successo ottenuto con le nuove aperture, Giulio Benni ammette l’intenzione di continuare nella stessa direzione: «prenderemo in considerazione proposte immobiliari in aree che riteniamo strategiche, come per esempio quelle di Macerata e Civitanova Marche». L’attenzione alle nuove tecnologie e allo stile dei negozi è un chiodo fisso dell’azienda, «negli ultimi anni, abbiamo dedicato molto spazio e molte energie ai servizi che rendono più piacevole l’esperienza dell’acquisto, come Radio King e King Tv, studiati appositamente per agevolare e allietare la visita dei nostri negozi». La web radio trasmette 24 ore su 24 e alterna tutti i maggiori successi del momento con delle pause per ricordare promozioni in corso e informazioni commerciali. Inoltre ogni punto vendita è stato dotato di schermi che propongono spot delle principali marche in vendita e ricordano le offerte presenti nel negozio. Lo scopo è quello di creare un ambiente attraente e multisensoriale, nel quale il cliente può sentirsi completamente a suo agio. Inoltre, «il marketing aziendale viene realizzato attraverso tutti i nuovi canali di comunicazione che abbiamo a disposizione, dalle mail, ai social network». È in questa direzione che si muove il nuovo sito www.kingspa.eu che sviluppa quello già esistente integrando la possibilità di prenotare i prodotti direttamente online e l’e-commerce, rendendo così possibile la vendita in rete. Un altro passo verso il futuro, un futuro che alla King spa sembrano non perdere mai di vista. MARCHE 2011 • DOSSIER • 157
MODA E TENDENZE
Le novità del beachwear Oggetti alla portata di tutti, calzature, coordinati e accessori vari dettano stili e tendenze della moda mare. Maurizio Fogante, Gianni Offidani e Romano Rossi spiegano come imporsi sul mercato grazie a precise strategie imprenditoriali ed eccellenti politiche di marketing Guido Puopolo
estate ha sempre rappresentato un momento di grande fermento per il mondo della moda, soprattutto per quella rivolta al pubblico femminile. Le vacanze al mare sono infatti spesso l’occasione tanto attesa per sfoggiare nuovi abiti, costumi, sandali e accessori vari, elementi ormai immancabili nel guardaroba di ogni donna. Oggi però probabilmente il primato del prodotto must have della stagione estiva appartiene alle ciabatte infradito, divenute un vero e proprio oggetto di culto, come conferma Romano Rossi, responsabile amministrativo e finanziario della Smart Trade spa. L’azienda, nata nel 2002 grazie allo spirito imprenditoriale dei suoi fondatori, Maurizio Fogante, Gianni Offidani e lo stesso Romano Rossi, ha la sua sede a Sarnano, in provincia di
L’
I tre soci della Smart Trade di Sarnano (MC), da sinistra Romano Rossi , Maurizio Fogante e Gianni Offidani www.hotsand.it
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Macerata, e nel giro di pochi anni si è imposta, con il marchio Hotsand, come punto di riferimento per tutto il mercato delle calzature moda e per il mare: «La nostra attività commerciale è iniziata proprio sfruttando il successo delle ciabattine per il mare, che ancora oggi rappresentano il nostro core business. I prodotti che offriamo – spiega Rossi – sono oggetti fashion, ma economicamente accessibili a tutti e utilizzabili non solo in spiaggia, ma in qualunque altra occasione. È proprio questa, infatti, la grande innovazione introdotta dalle nostre ciabatte, divenute ormai un elemento di tendenza a cui difficilmente poter rinunciare». L’azienda, come detto, si trova in provincia di Macerata, nel cuore del distretto calzaturiero più importante d’Italia, anche se in realtà l’attività del gruppo, basata su un’imprenditoria di tipo commerciale, non contempla una struttura interna adibita alla produzione della merce: «Importiamo dall’estremo Oriente, in quanto i costi di produzione in questi Paesi sono notevolmente ridotti. Questo tipo di impostazione ha però rappresentato un elemento determinante per il nostro successo, anche alla luce della crisi che ha colpito il settore manifatturiero italiano», sottolinea il direttore commerciale Gianni Offidani. «A volte infatti anche le produzioni di qualità, se non sono affiancate da un’adeguata politica di mar-
Maurizio Fogante, Gianni Offidani e Romano Rossi
L’estrema attenzione posta nell’analisi dei trend della moda e nello studio continuo dello stile dei prodotti, ha permesso al gruppo di conquistare il pubblico con oggetti originali e innovativi
keting, trovandosi a competere con realtà emergenti che invadono i mercati con merci a bassissimo costo, possono andare in contro a grandi difficoltà. Noi, invece, essendo dotati di una struttura organizzativa piuttosto snella – prosegue Offidani - siamo in grado di adeguarci rapidamente ai continui cambiamenti e alle nuove tendenze del mercato. La nostra peculiarità non può essere certo rappresentata dal prodotto in sé, visto che i mercati di approvvigionamento sono gli stessi dei nostri competitor; per questo diventano fondamentali strategie di marketing efficaci e idee innovative, in grado di dare al prodotto uno stile unico e inconfondibile». Scelte mirate, dunque, che non hanno tardato a dare i propri frutti, visto che l’azienda non si limita più alla commercializzazione delle sole ciabatte, come testimoniato dal lancio di una linea di abbigliamento beachwear molto apprezzata: «Da qualche anno abbiamo deciso di allargare la nostra attività alla moda mare, proponendo una linea di abbigliamento dotata di uno stile giovane e glamour, per una donna
versatile e dinamica, che non voglia però rinunciare a un’immagine chic», afferma Maurizio Fogante, responsabile acquisiti del gruppo. «Costumi, parei e kaftani ma anche borse in vimini, in pvc e tanti altri accessori ci hanno permesso di allargare notevolmente il nostro raggio d’azione, rivolgendoci a un pubblico sempre più vasto. Recentemente, ad esempio, abbiamo stretto un accordo per la commercializzazione di ciabattine, calzature, costumi e coordinati mare con il marchio Agata Ruiz de la Prada, in licenza a partire dalla stagione 2012. A breve, inoltre, ci presenteremo sul mercato anche con un nostro marchio per la distribuzione di sandali e calzature in pelle di elevata qualità. Un prodotto nuovo, con uno stile accattivante e accessori molto ricercati, rivolto a una clientela esigente e raffinata, con il quale ci proponiamo a un segmento di mercato da attaccare». Quella dell’azienda marchigiana è stata una crescita costante e inarrestabile, anche in termini di fatturato, dovuta non soltanto ad azzeccate campagne promozionali, ma anche a una rete capillare di distribuzione, che solo in Italia conta ormai più di duemila punti vendita, come sottolinea Rossi: «Il nostro canale di vendita principale è costituito dal dettaglio specializzato, che distribuisce in esclusiva il marchio Hotsand. Seguiamo e affianchiamo il negoziante in maniera continua, offrendo assistenza e supporto attraverso una serie di servizi complementari che ci permettono di instaurare, con i nostri referenti, un rapporto di stretta fiducia e collaborazione. Chi si rivolge a noi sa di affidarsi a professionisti del settore, e soprattutto sa che MARCHE 2011 • DOSSIER • 159
MODA E TENDENZE
Il nostro canale di vendita principale è costituito dal dettaglio specializzato, che distribuisce in esclusiva il marchio Hotsand
non avrà particolari difficoltà a vendere i nostri prodotti. Recentemente, inoltre, abbiamo inaugurato alcuni negozi monomarca, anche se intendiamo utilizzare questa tipologia di vendita solo in determinate località, che possano offrire un ritorno più che altro in termini di immagine e visibilità. Pur avendo contatti anche con l’estero, l’Italia rimane quindi il nostro Paese di riferimento, anche perché, con le sue bellissime spiagge, non c’è posto migliore per commercializzare prodotti destinati alla moda mare». L’estrema attenzione posta nell’analisi dei trend della moda e nello studio continuo dello stile dei prodotti, ha permesso al gruppo di conquistare il pubblico con oggetti originali e innovativi, capaci di suscitare curiosità e di colpire l’immaginario collettivo: «Ogni anno cerchiamo di stupire, immettendo sul mercato prodotti particolari, che facciano parlare di noi», spiega Fogante. «Ad esempio un paio di anni fa abbiamo proposto ciabattine infradito sulle cui suole erano stampate piccole frasi, in maniera tale che, camminando, questi simpatici messaggi rimanevano impressi nella sabbia. Quest’anno invece abbiamo intercettato una tendenza generale rivolta alla ricerca di prodotti fashion, ma allo stesso tempo confortevoli e sa-
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lutari, che abbiamo cercato di soddisfare proponendo una ciabatta infradito con suola basculante. La struttura di questa calzatura obbliga le persone a ricercare continuamente un punto di equilibrio, attraverso movimenti che permettono di rassodare i glutei e i muscoli delle gambe. È un prodotto rivolto soprattutto al mondo femminile, che sta avendo un successo veramente strepitoso, tanto che siamo stati costretti a organizzare delle importazioni straordinarie per via aerea per soddisfare una richiesta che continua a crescere in maniera esponenziale». Al di là dell’aspetto meramente commerciale, infine, merita una citazione l’impegno in campo umanitario che Smart Trade sta portando avanti fin dalla sua fondazione, come sottolinea Offidani: «Negli ultimi anni abbiamo intrapreso progetti di solidarietà in diverse zone del mondo, con una serie di iniziative che hanno messo in evidenza l’alta social responsability della nostra società. Tra queste, ad esempio, il sostegno all’associazione “Condividere Onlus” e al suo progetto “Opera Mary”, finalizzato alla costruzione, in una favela della città brasiliana di San Paolo, di un grande centro di accoglienza di 1.000 mq che è già terminato e può ospitare oltre 250 bambini. In un certo senso possiamo dire che tutti coloro che acquistano un prodotto Hotsand contribuiscono, nel loro piccolo, proprio alla realizzazione di questa importantissima struttura».
MODA E TENDENZE
La moda tra tradizione e cambiamento Se esiste un settore in continua evoluzione, questo è certamente quello della moda, dove è necessario adattarsi ai tempi, ma anche mantenere le proprie radici. L’opinione di Franco Malagrida, titolare della Malagrida Manifatture Manuel Zanarini l nostro territorio è da sempre un polo di rilevanza internazionale nel settore tessile, in particolar modo per la produzione dell'abbigliamento. Una solida tradizione manifatturiera si tramanda da generazione in generazione, e ha permesso di far conoscere all'estero il “made in Italy”, facendone probabilmente il marchio più famoso del nostro Paese. L'abilità dei lavoratori, la costante attenzione alla qualità e i tessuti pregiati sono da sempre la base di questo successo, che ha resistito all'invasione di merce di bassa qualità, proveniente dai mercati asiatici, che tentano il compratore con prezzi molto bassi, dovuti anche alla violazione delle norme sulla sicurezza sui posti di lavoro. Tante piccole-medie aziende sono sorte e sono riuscite a imporsi sui mercati internazionali. La globalizzazione, tanto dei mercati quanto dei gusti dei compratori, rappresenta al contempo un'opportunità e una
I In basso a destra, Franco Malagrida, titolare della Malagrida Manifatture di Tolentino (Mc) insieme ai figli Sabrina, responsabile del reparto stile, ricerca e sviluppo, e Vincenzo, del reparto commerciale www.malagrida.it
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sfida per la classe imprenditoriale delle nostre terre. Abbiamo parlato con Franco Malagrida, titolare della Malagrida Manifatture, con sede a Tolentino, in provincia di Macerata, di come sia possibile coniugare la fedeltà alle proprie radici e il continuo adattamento ai cambiamenti della moda. La vostra è un'azienda con un forte radicamento sul territorio? «Io sono attivo in questo settore fin dal 1960, e ho sempre tenuto molto al legame col territorio. Nell’azienda sono subentrati da tempo i miei figli Sabrina e Vincenzo, l’una responsabile del reparto stile, ricerca e sviluppo, l’altro impegnato sul versante commerciale. Per noi, essere nelle Marche, e nel maceratese in particolar modo, è un grande valore aggiunto, non per niente, questa zona è chiamata la “terra delle armonie”». Come si può coniugare la qualità con i co-
Franco Malagrida
stanti cambiamenti della moda? «Bisogna essere solidi ma flessibili, ricettivi agli stimoli, pronti a rielaborarli in maniera veloce e creativa». Se dovesse indicare una qualità decisiva per il successo di questo processo, quale sarebbe? «L'innovazione. Noi, ad esempio, oltre dieci anni fa, abbiamo iniziato una riorganizzazione aziendale, che ne ha migliorato tutti i comparti, compreso quello gestionale. Inoltre, puntiamo molto sulla ricerca, lo sviluppo del prodotto e l'innovazione tecnologica». Quali risultati ha portato questa strategia? «Oggi abbiamo delle linee con un chiaro stile distintivo, che ci permette di coniugare il valore di una grande esperienza con il talento di cogliere e interpretare le nuove tendenze della moda, rielaborandole in modo originale, per soddisfare le esigenze in costante evoluzione del nostro target di clientela». Quindi, la ricerca e la capacità di adattamento sono fondamentali in questo settore? «La moda è cambiamento, quindi bisogna seguire il mercato che si muove con grande velocità, fornendo risposte consequenziali». Seguire le tendenze del mercato, significa diminuire la qualità del prodotto? «Assolutamente no. Noi abbiamo sempre un grande rispetto per la nostra clientela, quindi curiamo con grande attenzione la qualità del prodotto. Eseguiamo una costante ricerca stilistica, una rigorosa selezione delle materie prime, un'accurata tessitura e un'attenta manifattura». Cosa ne pensa della delocalizzazione, tanto in voga ultimamente? «Per alcuni prodotti oggi è assolutamente necessario delocalizzare, bisogna trovare il giusto equilibrio per competere. Come detto, per me, il nostro territorio è un grande valore aggiunto, anche se, a causa di problemi infrastrutturali – aeroporti, strade, servizi, eccetera - ci sono degli inconvenienti con i clienti stranieri che vo-
gliono venirci a trovare. All'interno della nostra azienda abbiamo una manodopera locale, altamente specializzata, che lavora con noi da molti anni. In questo modo possiamo sempre garantire l'alta qualità del “made in Italy”». Avete anche diversificato le linee di abbigliamento? «Oggi il Gruppo Malagrida annovera al suo interno la Malagrida Manifatture e la Jeordie's Moda. Così facendo abbiamo affiancato alla produzione di maglieria uomo, che comunque rimane il nostro mercato di riferimento, anche delle buone collezioni donna». Puntate anche ai mercati internazionali? «Sicuramente ci sono buone possibilità di espandersi all'estero. Noi, ad esempio, operiamo prevalentemente sul mercato nazionale, ma abbiamo anche ottimi distributori in diverse parti del mondo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 163
MATERIALI INNOVATIVI
Ricerca e innovazione per il benessere Il benessere personale diventa un bene sempre più ricercato. Ma a volte ci dimentichiamo di prestare attenzione agli oggetti quotidiani, come una buona imbottitura per materassi. A parlarne è Roberto Cucchiarini Manuel Zanarini
icuramente i mercati non sono più ricchi come dieci o venti anni fa, ma se un'azienda ha la capacità e la convinzione di investire, credendo nel proprio lavoro, le opportunità di crescita non mancano. È il caso del settore delle materie plastiche, che possono essere utilizzate in molti comparti, se supportate da una costante ricerca e voglia di innovare. Chiaramente le continue oscillazioni dei costi delle materie prime comportano una costante variazione dei prezzi, ciononostante, esistono possibilità di lavorare con successo. Vi sono alcune aziende del territorio che da anni producono in tale settore, è questo il caso della Cucchiarini Srl di Montelabbate (PU), attiva già da dieci anni. A parlare delle evoluzioni del settore è il suo amministratore, Roberto Cucchiarini. Come tiene a sottolineare il dirigente, la diversificazione dell'offerta è un fattore importantissimo, «abbiamo sempre creduto, e continuiamo a farlo tutt'ora, in questa attività. Per
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questo siamo costantemente impegnati nella ricerca di materiali innovativi che ci permettono di spaziare in vari settori produttivi». Uno dei vantaggi di questo settore è infatti la poliedricità delle sue materie prime, «il poliuretano, la nostra principale materia prima, può essere utilizzato in svariati ambiti, dall’arredamento, nostra principale attività, all’imballaggio, all’isolamento termo-acustico, al settore automobilistico, degli elettrodomestici o delle calzature». Per coprire segmenti di mercato così diversi tra loro, il lavoro di squadra è fondamentale, come sottolinea Cucchiarini, «in questi 10 anni di attività siamo riusciti a creare un buon team di lavoro che unito a tecnologie all’avanguardia ci ha permesso di conquistare credibilità e affidabilità nel mercato». «Ultimamente abbiamo pensato di allargare la nostra attività anche alla produzione di materassi», ci dice l’Ad della Cucchiarini, «dopo un’attenta analisi del mercato abbiamo verificato che sempre più persone
Roberto Cucchiarini
“il memory foam” è un materiale innovativo che per le sue particolari caratteristiche di adattamento alle forme è ideale per la produzione di materassi, guanciali e cuscini
pongono la loro attenzione a tutto ciò che riguarda il benessere. Se pensiamo che ciascuno di noi passa circa 1/3 della propria vita a letto, è comprensibile come ci siano molte persone interessate ad acquistare un materasso di qualità, capace di garantire un riposo salutare». La ricerca è la base del successo in questo campo, bisogna continuare a cercare materiali all'avanguardia e soluzioni innovative. Cucchiarini ci espone, per esempio, la loro ultima novità, “il memory foam”, un materiale innovativo che per le sue particolari caratteristiche di adattamento alle forme è ideale per la produzione di materassi, guanciali e cuscini. Il segreto del successo è la personalizzazione del prodotto, «grazie alla sua viscoelasticità e alla struttura cellulare a elevata traspirabilità, è in grado di auto modellarsi come nessun altro materiale in commercio, attraverso l’azione termica del corpo». Inoltre, è in grado di minimizzare i punti di pressione per una migliore circolazione sanguigna, e di migliorare la traspirazione favorendo l’allontanamento dell’umidità prodotta dal corpo. «Il comfort è elevatissimo grazie anche alla bilanciata e uniforme distribuzione del peso corporeo sull’ampia superficie del materasso. Test di laboratorio hanno confermato come questo “memory” risulti essere un pro-
Nelle immagini, l’esterno dello showroom Cucchiarini e uno dei materassi prodotti dall’azienda di Montelabbate (PU) www.cucchiarini.it www.materassicucchiarini.it
dotto al top della gamma. Un materiale in grado di fornire tutte le migliori caratteristiche in termini di traspirabilità, comfort e durata nel tempo». Anche sulle materie prime bisogna fare molta ricerca, «nel mercato sono già stati introdotti materiali arricchiti con oli essenziali, con microsfere in grado di termoregolare le zone a contatto con il corpo creando un microclima ideale, materiali composti da acqua e da materie prime derivate da fonti rinnovabili come la soia o erbe officinali appositamente studiate per coadiuvare il sonno». Insomma, « questo sembra essere un settore ancora in forte espansione, ma è necessario unire tecnologia e innovazione a vantaggio del benessere. Nell’inquieto mondo dei materassi il “memory” sta sostituendo ogni altra tipologia, supportato anche dal parere medico che da tempo sconsiglia il vecchio materasso rigido, il cosiddetto ortopedico». La ditta Cucchiarini ha creato una linea di materassi, prodotti direttamente nel suo stabilimento, realizzati combinando materiali all’avanguardia, sagomati ergonomicamente e rivestiti in fibre naturali che forniscono il confort per il riposo ideale. Questo non significa abbandonare altri settori, come dice l'Ad della Cucchiarini, «le nostre strategie manageriali sono sempre rivolte a distinguerci nel mercato con prodotti di qualità cercando di fornire sempre più servizi». MARCHE 2011 • DOSSIER • 167
MERCATO DELL’AUTO
Mercato dell’auto, si cambia marcia Un settore di rilevanza nazionale. Il mercato dell’auto, tra incentivi e nuove proposte commerciali, è ancora alla ricerca di un definitivo rilancio. La situazione attuale e le prospettive future alla base dell’analisi di Juri Gabellini Guido Puopolo
n andamento altalenante sta caratterizzando il mercato automobilistico in Italia. Se il mese di maggio aveva fatto registrare una leggera ripresa, secondo i dati forniti dal Ministero dei Trasporti a giugno le compravendite hanno subito una nuova flessione, con una riduzione complessiva delle immatricolazioni del 13,1% rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente. Juri Gabellini, titolare della Gabellini srl, storica concessionaria di marchi come Audi, Volkswagen e Porsche, con sedi a Fano, Pesaro e Cattolica, conosce bene le ragioni di questa tendenza, ma è anche convinto che esistano le possibilità per uscire da questa situazione. Il mercato dell’auto ha risentito fortemente della crisi. In che modo la congiuntura degli ultimi anni ha influito sulle scelte degli acquirenti? «La crisi ha colpito molte imprese nei più svariati settori, compreso quello automobilistico. Le aziende concessionarie già da diverso tempo subiscono una competitività del mercato molto aggressiva. Le fabbriche, infatti, riversano la loro so-
U Una veduta della concessionaria Gabellini di Pesaro www.gabellini.it
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vraccapacità produttiva sulla rete distributiva, determinando dinamiche di vendita esasperate che mettono a repentaglio la salute finanziaria aziendale. Gli incentivi statali del 2009 hanno dato un buon sostegno, ma allo stesso tempo hanno “drogato” il mercato, anticipando una domanda futura. Le case generaliste che avevano in gamma i modelli rientranti nelle agevolazioni statali, oggi ne subiscono gli effetti più negativi, ritrovandosi con volumi di vendita pesantemente ridotti rispetto allo scorso anno. In questo contesto, la nostra azienda è riuscita però a conservare la sua posizione, puntando sulla professionalità e su un servizio di consulenza altamente qualificato, continuando a investire ed innovare». Cosa ha rappresentato per voi il 2010, e quale trend state registrando dall’inizio del 2011? «Nonostante tutto, il 2010 è stato un anno molto buono, visto che i volumi di vendite sono aumentati di circa il 5% rispetto al 2009, con conseguenze positive anche a livello di fatturato. Allo stesso tempo abbiamo completato il nuovo centro Porsche a Pesaro, una struttura tra le più
Juri Gabellini
Il mercato dell’usato per noi è la vera area strategica. Se ben gestita è una grande opportunità per le concessionarie
Juri Gabellini con la moglie Francesca Tricca, rispettivamente titolare e controller della A. Gabellini Srl e un interno del Centro Porsche Pesaro
grandi in Italia. I primi mesi del 2011 sembrano confermare questa tendenza, frutto di una politica vincente delle case automobilistiche che rappresentiamo e dell’ottimo lavoro svolto dalla nostra squadra». La vostra è una concessionaria storica. Quali sono gli elementi del vostro modo di fare impresa che tuttora persistono? «La nostra azienda nasce nel 1932 come piccola officina. Ciò che ci ha permesso di divenire una solida realtà è la filosofia portata avanti, prima da mio nonno Augusto, poi dai miei genitori Diana e Giorgio, basata su orientamento al cliente, qualità del servizio e un attento controllo di gestione. Serietà, trasparenza e chiarezza sono valori imprescindibili, su cui ancora oggi basiamo
il nostro lavoro. L’aspetto centrale che ha caratterizzato lo sviluppo dell’azienda in questi anni va comunque identificato nella fedeltà dei nostri collaboratori che, con la loro professionalità e competenza, rappresentano il nostro valore aggiunto». Come sta mutando sul territorio il ruolo della concessionaria e quali sono i servizi integrativi che oggi possono fare la differenza? «Il business del concessionario di auto è sempre più condizionato dalla qualità dei servizi che gravitano attorno alla vendita del veicolo. Noi siamo in grado di offrire svariati servizi complementari, dalle pratiche auto ai servizi finanziari e assicurativi, senza dimenticare la nostra officina, la linea revisioni e la disponibilità di una vasta gamma di auto a noleggio. La nostra, inoltre, è una realtà orgogliosa delle proprie radici, e anche per questo stiamo cercando di mettere in atto varie iniziative, a beneficio del nostro territorio». Sulla base della vostra esperienza, si può dire che la crisi abbia incentivato l’acquisto di auto usate e a km 0? «L’usato per noi è la vera area strategica, tanto che le vendite di questo tipo di vetture non hanno subito particolari variazioni, neanche nei periodi di crisi più acuta. Oggi c’è una grande varietà di offerta, grazie anche alla vetrina rappresentata da internet, che rende il mercato dell’usato, sempre se ben gestito, una grande opportunità per le concessionarie». Avete progetti particolari per il futuro? «Stiamo cercando di trasformarci sempre di più in una realtà di tipo manageriale, e proprio in quest’ottica va letto il progetto di ampliamento del nostro showroom e dell’officina Audi. L’obiettivo è quello di continuare a migliorare e innovare, per rispondere in tempi rapidi ai cambiamenti richiesti da un mercato sempre più competitivo e complesso». MARCHE 2011 • DOSSIER • 169
SERVIZI INTEGRATI
Un ponte tecnologico tra cittadini ed enti pubblici I privati scendono in prima linea nel sostenere la rivoluzione informatica dell’universo amministrativo e fiscale. Ma non solo. A cambiare, complice anche l’effetto federalismo, è l’intero concetto alla base del rapporto tra cittadini e Pa. Il caso del consorzio KGS dalle parole di Oreste Rossi Filippo Belli
i è posto l’obiettivo di creare una vera e propria piattaforma di sviluppo per l’innovazione e l’iniziativa imprenditoriale. Ma, soprattutto, è divenuto protagonista nel processo di efficientamento, amministrativo e tecnologico, della gestione tributaria territoriale sulla scia della recente svolta federale. Nel giro di pochissimi anni, KGS è effettivamente riuscito nel suo intento, essendo oggi un concreto punto di riferimento per le Marche. Parliamo di uno dei più significativi consorzi di aziende del Centro Italia, che ha già superato la soglia dei 40 milioni di euro di fatturato del Gruppo e che, per la fine del 2011, prevede di superarne 80 con 1600 addetti. Nato originariamente dalla compartecipazione delle realtà pesaresi Italcappa Cooperativa Sociale e AGS Italia, entrambe operanti nel mondo dei servizi rivolti alla Pubblica amministrazione, ha saputo far fruttare questa sinergia conquistando ulteriormente i loro target di mercato. Da un lato i service rivolti all’apparato pubblico,
S Nelle immagini, l’ingresso e una riunione all’interno della sede di Seda Spa a Jesi (AN) www.consorziokgs.it www.seda.it
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dall’altro quelli innovativi dell’informatica e dell’ingegneria territoriale. «Dopo un’esperienza decennale sul mercato dei pubblici servizi, un incontro fortunato dei rispettivi management e soprattutto un’intelligente analisi della potenzialità che sarebbe risultata dalla somma delle due competenze, KGS ha prodotto una strategia sinergica di alleanza prima tra le due aziende e poi un vero e proprio network di aziende con tutte le 12 che attualmente afferiscono al consorzio stabile KGS che caratterizzano oggi il nostro spirito imprenditoriale» racconta il Presidente del Consorzio KGS, Fabio Massimo Ceccarelli. Nel tempo sono subentrate altre aziende, fino ad arrivare, in ordine di tempo all’ingresso di Seda Spa, King e SEBA Spa. ITALCAPPA, TRA IMPRESA E RESPONSABILITÀ SOCIALE Italcappa Cooperativa Sociale insieme a Seda è il fiore all’occhiello del gruppo: è un’im-
Oreste Rossi
portante e consolidata realtà imprenditoriale che offre servizi nel terziario per la pubblica amministrazione e per il privato principalmente nei settori pulizia e sanificazione, manutenzione del verde pubblico e privato, servizi cimiteriali, servizi complementari all’attività educativa, call center, servizi di logistica e manutenzione di impianti. Nata nel 1978, è oggi una delle anime più importanti del consorzio KGS. Negli anni questa società è cresciuta costantemente fino ad attestarsi come leader nella regione Marche e player nazionale. Con l’inizio del 2011 ha superato la soglia dei 700 dipendenti nel suo organico. «Missione e vocazione della coo-
L’ingresso del consorzio KGS, attraverso l’acquisizione della maggioranza azionaria di Seda, ha prodotto un rilancio e un riassestamento dell’azienda
perativa è di svolgere parallelamente al ruolo imprenditoriale un ruolo sociale, soprattutto inserendo nel mondo lavorativo le persone svantaggiate che costituiscono il 30% del totale degli addetti, nella consapevolezza che pur agendo in un “luogo o spazio ristretto”, quel luogo, interagisce con il mondo, e può dunque contribuire a migliorarlo – ci tiene a sottolineare il presidente della cooperativa, il dottor Oreste Rossi -. Essere socialmente responsabili significa adempiere a obblighi giuridici, ma anche investire in capitale umano, in esperienze, in attitudini, nonché nell’ambiente e nei rapporti con le parti istituzionali e non interessate». PER LE IMPRESE L’idea che i servizi per le aziende e lo sviluppo di sistemi informatici innovativi, se sapientemente fusi tra di loro, portino a uno sviluppo imprenditoriale di successo è già stata dimostrata ampiamente, nel pratico, da numerose esperienze italiane ed europee. Tra queste, anche KGS. «Questa idea scaturisce dalla consapevolezza che, nell’ambito dei servizi informatici innovativi e della gestione di servizi aziendali, settori di riferimento del consorzio, delle consorziate e delle controllate, si possa lavorare al meglio mettendo in campo sinergie ed esperienze differenti, allo scopo di raggiungere nel migliore dei modi comuni obiettivi professionali» sottolinea Fabio Ceccarelli. Anche per questo KGS può essere definita come un’azienda inserita in una rete di relazioni e collaborazioni che le consentono di essere sempre in linea rispetto alle esigenze di mercato. L’INGRESSO DI SEDA Il consorzio stabile KGS, dopo essersi consolidato territorialmente attraverso la cooperativa Italcappa, si è sempre dimostrato interessato alla possibilità di entrare nel mondo dell’informatica e dei servizi correlati, preci- MARCHE 2011 • DOSSIER • 173
SERVIZI INTEGRATI
Seda si è già affermata nel mondo delle pubbliche amministrazioni anche grazie ai prodotti e ai servizi forniti a Equitalia per l’attività di riscossione e accertamento
samente nell’ambito della fiscalità locale e mata nel mondo delle pubbliche amminibody rental. L’idea era quella di proporre prodotti e servizi che permettessero agli enti di raggiungere diversi obiettivi. Tra questi, acquisire maggiori risorse dalle proprie entrate, ripartire equamente il carico e semplificare gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese, migliorare il rapporto comunicativo verso il cittadino con strumenti innovativi in multicanallità. E, in generale, supportare l’ente nell’attività di riscossione e accertamento, permettendogli una gestione diretta delle entrate in completa autonomia, o tramite una società in house o infine attraverso una società di riscossione. Da uno studio sul territorio nazionale è poi emersa l’opportunità di acquisire la maggioranza di Seda Spa. Quest’ultima, azienda da decenni già affer174 • DOSSIER • MARCHE 2011
strazioni a livello nazionale nel settore della fiscalità locale, si è distinta grazie alla fornitura a Equitalia di prodotti e servizi per l’attività di riscossione e accertamento. «La crescente complessità e riconfigurazione del mercato che si andava ridelineando, anche a causa dell’affermazione dei principi di federalismo fiscale e dell’evoluzione normativa a essi correlata, ha determinato un diverso assetto degli equilibri relazionali fra gli attori – racconta il Presidente di Seda Spa – gruppo KGS, Oreste Rossi -. L’ingresso del consorzio KGS, attraverso l’acquisizione della maggioranza azionaria di Seda, ha prodotto un rilancio e un riassestamento dell’azienda nel panorama italiano, confermandola come leader nel mercato della fiscalità locale e detentrice di un
Oreste Rossi
know how informatico eccellente». Seda vanta clienti e referenze prestigiose come Soris Torino, la società di riscossione del comune di Torino attiva dal 2004, che ha per oggetto la gestione diretta di tutte le attività relative alla riscossione volontaria e delle entrate tributarie e patrimoniali del capoluogo piemontese. UN POLO TECNOLOGICO E così oggi, Seda Spa – Gruppo KGS rappresenta un vero e proprio polo tecnologico. Un punto di riferimento per i grandi enti pubblici e privati nell’universo dei servizi integrati, di grande rilevanza per il territorio marchigiano, con finestre operative su tutto il mercato nazionale. «Tutto è stato possibile anche grazie alla disponibilità del precedente azionariato, che tuttora fa parte della compagine societaria – ricorda Oreste Rossi -. Oltre al consorzio KGS sono soci anche Banca Marche, Cassa di Risparmio di Loreto, Cassa di Risparmio di Fermo, Cassa di Risparmio Fabriano e Cupramontana, oltre al gruppo privato Frapi Spa. Tutti gli azionisti si sono sempre prodigati affinché il gruppo continuasse a mantenere gli stessi standard di successo occupazionale ed economico». Quello degli enti pubblici resta il principale mercato di riferimento. «La strategia è quella di sviluppare e implementare prodotti e servizi vincenti, per poter essere poi replicati, adattandoli a tutte le realtà presenti nel mondo della pubblica amministrazione, intesa nella sua accezione più ampia, dunque consorzi, unioni di comuni, asl, società controllate e partecipate, e così via».
I costi si razionalizzano Quest’anno verrà ricordato come uno dei più pesanti sotto il profilo dei tagli e della razionalizzazione delle spese pubbliche. L’effetto crisi e manovra, dunque, non fa che alimentare un obiettivo che Seda SPA – Gruppo KGS porta già avanti da tempo. «La proposta Seda consente a enti aggregatori quali regioni, province e unioni di comuni, di attivare un “polo servizi per la fiscalità locale” in grado di fornire agli Enti afferenti tutti i dati relativi alle entrate di quel territorio e un costante monitoraggio dei flussi per la gestione delle Entrate. Aprendo un canale di comunicazione trasparente e virtuoso con i cittadini a elevato livello tecnologico e funzionale, in grado di ridurre significativamente i costi operativi e di abbattere il digital divide» spiega il Presidente Oreste Rossi. La normativa attuale, poi, prevede un coinvolgimento degli enti locali nella lotta all’evasione sia dei tributi locali che erariali. A tal proposito, Seda ha creato un servizio di supporto a tali soggetti per la gestione della banca dati Unica del Territorio e delle Entrate, utile sia per l’accertamento dei tributi locali che per la collaborazione dei Comuni nella verifica all’evasione fiscale, il tutto in appoggio alla Agenzia delle Entrate in linea con quanto previsto dal decreto legge 122 del 2010.
UN “CANALE” PER LA PA Il consorzio ha già sperimentato con successo la gestione diretta delle Entrate sia in enti di grandi dimensioni che di piccole, in completa autonomia, in modo diretto, tramite società in house, oppure attraverso società di riscossione, potendo garantire sia strumenti MARCHE 2011 • DOSSIER • 175
SERVIZI INTEGRATI
informatici che di supporto organizzativo, operativo e formativo nell’attuazione di tale percorso. «La rivoluzione informatica in atto nel settore della Pubblica amministrazione ha la finalità di snellire i processi burocratici che intercorrono tra enti pubblici impositori, cittadini/imprese e società delegate alla riscossione – spiega Oreste Rossi -. Seda ha investito molto sulla creazione di piattaforme tecnologiche che assicurino agli enti la conoscenza e il governo delle entrate e del territorio: grazie al suo laboratorio di ricerca specializzato, propone diverse soluzioni informatiche che utilizzano il più alto livello di tecnologia presente sul mercato». L’obiettivo del progetto è quello di aprire un “canale di comunicazione” tra enti impositori, imprese/cittadini e società delegate alla riscossione. E ancora, sempre secondo Rossi, «l’ottimizzazione di questo rapporto porta più trasparenza al processo e migliora le relazioni fra i vari soggetti. In tal modo gli enti rie-
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scono a impostare un diverso rapporto relazionale con i propri cittadini e utenti, instaurando politiche tributarie autonome, mirate e coordinate, in generale ottimizzando il dialogo con i cittadini garantendo trasparenza ed equità». Maggiori vantaggi per i cittadini dunque, che attraverso questa rete ottengono più informazioni, eliminando gli interlocutori multipli. Si offrono, in pratica, strumenti in multicanalità per l’adempimento dei pagamenti da effettuare e si concede la possibilità di conoscere l’estratto conto della propria posizione contributiva. Anche per questo segmento di mercato, la Seda può vantare importanti referenze tra le quali spicca la Regione Emilia Romagna, che ha scelto la società per la realizzazione e la gestione della piattaforma Regionale dei Pagamenti (PayER), nata per garantire, attraverso la più vasta Multicanalità possibile per i pagamenti, gli Enti Pubblici Regionali da un lato, e tutti i cittadini dall’altro.
Oreste Rossi
La rivoluzione informatica in atto nel settore della Pubblica amministrazione ha la finalità di snellire i processi burocratici che intercorrono tra enti pubblici impositori, cittadini/imprese e società delegate alla riscossione
SULLA STRADA DEL FEDERALISMO: VANTAGGI PER GLI ENTI L’esempio di Seda – KGS, si pone tra le realtà virtuose nate sulla scia della svolta fiscale federalistica. «Il valore aggiunto del nostro progetto informatico all’interno del programma di attuazione del federalismo fiscale permette quella autonomia di governo territoriale auspicata dal federalismo stesso» spiega Oreste Rossi. Molti i vantaggi prospettati per gli enti. In primis, un miglior governo delle proprie entrate, ciò significa avere contezza finanziaria delle entrate, ottenere una rendicontazione della riscossione, operare una dematerializzazione del cartaceo, riducendo sprechi e introducendo economie di scala, oltre che ridurre morosità ed evasione. In secondo luogo, si ottiene una maggiore equità impositiva, vale a dire il poter praticare una politica tributaria “personalizzata”, anche tenendo conto delle diverse realtà e difficoltà dei singoli cittadini o delle singole imprese. Il tutto nell’ottica di una maggiore flessibilità, dinamicità e trasparenza nel rapporto con la Pubblica Amministrazione grazie all’uso di tecnologie di multicanalità. Un’uniformità di trattamento dei cittadini all’interno del vasto territorio amministrato dovuto ai molteplici
sistemi di comunicazione che utilizzano le piattaforme tecnologiche Seda. «La sfida, oggi, è riuscire a dare una risposta alla trasformazione legislativa che il federalismo fiscale impone attraverso l’utilizzo di piattaforme tecnologiche e servizi collegati sempre più evoluti». NUOVI PROGETTI In questi mesi, Seda si sta concentrando sulla sinergia con AGS Italia SpA, una delle aziende fondatrici del network KGS, player nazionale nel settore delle banche dati territoriali e immobiliari. «Il progetto prevede la realizzazione di un sistema unificato delle informazioni del territorio e delle entrate – spiega Andrea Sebastianelli del Gruppo KGS -. Mira a creare una Banca Dati Unica del territorio dando la possibilità agli enti di sviluppare efficaci attività di controllo». In aggiunta, il laboratorio di ricerca e sviluppo Seda si sta rivolgendo anche al settore della comunicazione 3D in auto stereoscopia. Si tratta, cioè, della creazione di filmati tridimensionali visibili senza l’uso di occhialini. Il laboratorio è già un’eccellenza a livello europeo e focalizza oggi i suoi sforzi verso la produzione di videowall in 3d e ologrammi. MARCHE 2011 • DOSSIER • 177
INFORMATION TECHNOLOGY
Un software per la gestione dei gas medicinali L’ultima innovazione targata Siam si rivolge a tutti gli attori coinvolti nella distribuzione e utilizzo dei contenitori di gas medicinali all’interno delle strutture sanitarie. Un sistema, denominato “Track On Web”, che permette di gestire, rintracciare e analizzare, tutti i lotti movimentati. A presentarlo è Alessandro Coacci Andrea Moscariello
tanto innovativo quanto ambizioso il progetto Track on Web. Il sistema concepito dai tecnici della società Siam, affermata realtà di Montemarciano, in provincia di Ancona, leader nel settore dell’Information Technology, punta a consolidare la posizione del marchio sul mercato delle applicazioni rivolte al medicale. «Track On Web è l’ausilio, la piattaforma Web che consente al Responsabile del Servizio Farmacia di un presidio ospedaliero, senza nessun impiego di risorse aggiuntive, ma semplicemente utilizzando il personale esistente per la movimentazione delle bombole nei vari reparti, opportunamente addestrato e dotato di lettore palmare di codice a barre, di realizzare la completa tracciabilità delle movimentazioni delle bombole di gas, in ottemperanza a precisi obblighi di legge, acquisendo le informazioni di base del prodotto e le sue caratteristiche analitiche direttamente dal D.d.t. del fornitore/distributore del gas», spiega l’amministratore delegato di Siam, Alessandro Coacci. In pratica, un sistema software integrato, capace di ricevere ed elaborare tutte le informazioni sulla movimentazione, sulle caratteristiche tecniche e sul lotto di produzione dei contenitori mobili de-
È
Alessandro Coacci, Ad della società Siam Srl di Montemarciano (AN) www.siamsrl.eu
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stinati alla struttura ospedaliera. «La gestione di questi contenitori, per chi lavora all’interno di un ospedale, a volte può apparire un rebus irrisolvibile – evidenzia Coacci - Il prodotto “Track On Web” permette agli operatori di movimentazione e ai Responsabili del Servizio Farmacia e della direzione delle strutture tecnologiche ospedaliere, pubbliche e private, di usufruire di un sistema informatico, semplice, immediato e di facile utilizzo. In questo modo è possibile, ad esempio, accentrare tutti i dati in un unico punto di controllo, in modo da rendere più agile l’analisi della situazione e la generazione di statistiche. Un ulteriore beneficio deriva dall’ottimizzazione e la razionalizzazione del servizio attraverso una previsione dei consumi, prevenendo così la mancata disponibilità di gas medicinale». In che modo, il software da voi concepito, agevola queste operazioni? «Rendendole completamente meccanizzate, semplici, a prova di errore e dando la piena disponibilità dei dati già dal momento del loro inserimento. Le varie informazioni relative al contenitore e al lotto di produzione, sono acquisite direttamente attraverso la lettura di due codici a barre della bombola da parte dell’operatore addetto alle movimentazioni al momento della consegna bombole piene (documentazione associata al documento di trasporto). L’operatore
Alessandro Coacci
Il sistema permette a tutti i professionisti coinvolti di visualizzare in tempo reale, tramite un browser, il percorso completo che esegue ogni singolo contenitore mobile
registra le varie movimentazioni ai reparti attraverso la rilettura del codice a barre della bombola ed indicando al terminale il centro di costo del reparto. Al prelievo dal reparto della bombola esaurita l’operatore registra l’operazione attraverso la rilettura del codice a barre della bombola vuota ed indicando al terminale la destinazione finale al magazzino dei vuoti. Questo sistema permette a tutte le figure professionali coinvolte di poter visualizzare in tempo reale, tramite un browser, il percorso completo che esegue ogni singolo contenitore mobile, le sue caratteristiche, il suo contenuto, il lotto di appartenenza e la sua locazione precisa all’interno della struttura utilizzatrice». L’utilizzo del software è complicato, necessita di particolari preparazioni? «No. Il software si contraddistingue proprio per la sua facilità di utilizzo, per la chiarezza nella visualizzazione delle informazioni e per la centralizzazione dell’applicazione e della sua manutenzione. Inoltre l’acquisizione e la storicizzazione dei dati vengono indirizzate su server dedicato, in configurazione Redundant Array of Independent Disks. Il tutto avviene nella massima sicurezza, anche grazie all’imple-
mentazione di un sistema di backup and disaster recovery per la riattivazione del sistema in tempi brevissimi in caso di guasto hardware. A livello applicativo, poi, è bene evidenziare il fatto che sui client è sufficiente avere installato un qualsiasi browser internet. Per l’utilizzo del sistema non sono necessari pc client con elevate prestazioni. A richiesta, inoltre, sarà possibile attivare sulla stessa interfaccia web la funzione di ordine dei contenitori mobili per via telematica. Questa richiesta di reintegro dei prodotti verrà inoltrata al servizio movimentazione contenitori, che prontamente si attiverà nei confronti della ditta fornitrice». Quindi gli amministratori e i responsabili delle farmacie ospedaliere potranno avere una visione globale, ma al tempo stesso dettagliata, del tutto? «Esatto. E avranno anche la possibilità di espor- MARCHE 2011 • DOSSIER • 181
INFORMATION TECHNOLOGY
Come opera Track On Web “Track on Web” è un sistema operativo che coinvolge, con azione sinergica, tutti gli attori: da chi produce il gas, a chi movimenta le bombole, fino all’utilizzatore finale. Il software mette in comunicazione il committente, il servizio movimentazione contenitori gas medicinali presente all’interno della struttura ospedaliera e il produttore/fornitore dei contenitori mobili. Il committente rappresenta in questo caso un’entità composta da una serie di strutture operative, per le quali si fornisce il servizio di distribuzione. Il servizio movimentazione contenitori gas medicinali della struttura sarà invece identificato in una figura preposta ad acquisire, nei vari punti di stoccaggio, le bombole piene consegnate, e a tenere traccia della movimentazione dei vari contenitori mobili alle diverse strutture operative. Altresì è suo compito il trasporto delle bombole vuote nell’apposita area di stoccaggio. Durante le operazioni di stoccaggio e movimentazione sarà garantita un’assoluta rintracciabilità delle bombole, grazie a un serial number univoco, marcato su ciascuna di esse. L’acquisizione di tale codice avverrà tramite l’utilizzo di un lettore di barcode, che consentirà così, senza alcuna possibilità di errore, un’esatta registrazione del codice da parte dell’operatore. La soluzione informatizzata proposta rappresenta un portale multiutente in grado di consentire, oltre che al Responsabile della Farmacia, anche all’addetto movimentazioni bombole e al personale di reparto, tramite una semplice connessione internet, di visualizzare lo stato del proprio stoccaggio, rintracciare la locazione di ciascuna bombola presente all’interno della struttura ospedaliera, gestire eventuali riordini e consuntivare l’utilizzo nel periodo desiderato.
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tare i dati ottenendo un’importante autonomia nell’analisi delle informazioni. Grazie a Track On Web è possibile risalire al percorso di ogni singolo articolo. Questo tipo di soluzione permette di accentrare tutti i dati in un unico punto di controllo, in modo da rendere più agile l’analisi della situazione, la generazione di statistiche, l’ottimizzazione e razionalizzazione del servizio oltre che la prevenzione della mancata disponibilità di gas medicinale». Track On Web è solo l’ultima delle produzioni di Siam. La vostra società è leader sul settore. La crisi ha minato il vostro posizionamento sul mercato? «In realtà il 2010 ha rappresentato una svolta per la Siam. Ciò nonostante sia stato un anno non facile per tante aziende del nostro settore. Per noi, però, la congiuntura negativa ha rappresentato una vera e propria sfida. Dinanzi alla crisi abbiamo incrementato l’attività di ricerca e sviluppo, migliorando anche l’organizzazione interna». Dunque gli investimenti non sono calati? «Tutt’altro. Abbiamo investito molto in attrezzature, risorse umane, ricerca e sviluppo. Tutti fattori che ci hanno permesso di migliorare l’offerta di prodotti e servizi tecnologicamente evoluti nei settori medicale e industriale. È grazie a questa strategia che abbiamo potuto concretizzare nuove partnership con importanti gruppi italiani ed esteri, operanti nel settore della produzione e distribuzione dei gas medicinali. Così, il nostro fatturato si è consolidato nonostante la crisi dei mercati». Il 2011, quindi, sta registrando un trend positivo. «Nel primo semestre si è verificato un incremento del fatturato decisamente apprezzabile rispetto al corrispondente dell’anno precedente, dato in controtendenza alla media nazionale. Si prevede inoltre un’ulteriore crescita per i prossimi mesi». Come stanno mutando le esigenze dell’universo industriale e medicale? «Il futuro delle aziende operanti in questi settori
Alessandro Coacci
La crisi ha rappresentato una vera e propria sfida. Per affrontarla abbiamo incrementato l’attività di ricerca e sviluppo, migliorando anche l’organizzazione interna
non può prescindere dalla proposizione di prodotti o servizi innovativi atti a portare un contributo sostanziale nei processi di lavorazione o nei sistemi di gestione. Nell’ambito del settore medicale, il Track On Web, come già evidenziato, costituisce in effetti un processo migliorativo e di ausilio nella gestione operativa. Mentre in quello industriale, Siam ha sviluppato alcuni prodotti analoghi che consentono di realizzare una completa tracciabilità e monitoraggio della qualità dei processi di lavorazione industriale». Quali i più significativi? «Sicuramente occorre menzionare la realizzazione di un sistema di riproduzione di stress termico, per il test di apparecchiature elettroniche, attuato tramite due sistemi controllati di riscaldamento elettrico e raffreddamento con azoto liquido. Abbiamo poi immesso sul mercato un sistema di sanificazione automatico per materassi antidecubito, che utilizza l’azione combinata di agenti ossidanti e radiazioni ionizzanti. Vi è poi un sistema di purificazione controllata di am-
bienti destinati alla manipolazione di campioni biologici. Infine, abbiamo in gamma anche un prodotto per il monitoraggio dei parametri di saldatura ad arco, con registrazione su datalogger, sviluppato per un laboratorio specializzato nella qualifica dei saldatori». Il mercato internazionale si sta dimostrando reattivo alle vostre proposte? «È emerso un notevole interesse per i nostri prodotti e servizi da parte di paesi dell’America Latina, con i quali stiamo progettando soluzioni innovative nel campo dello sviluppo di sistemi di acquicoltura iperintensiva a ciclo chiuso. Sempre su questi mercati stiamo proponendo la diffusione di sistemi di monitoraggio dei parametri biometrici da remoto, la cosiddetta tele-
medicina». Quali obiettivi vi ponete per il futuro? «Siam intende consolidare e ottenere benefici di rientro economico per le attività di sviluppo e progettazione. Proprio su queste stiamo investendo notevoli risorse umane e economiche. Dal punto di vista organizzativo, vogliamo incrementare gli accordi strategici di rete siglati con imprese partner». Perché puntare a una strategia di concerto, di rete? «Semplice, perché permette di ottenere una maggiore penetrazione di mercato, sia per quanto riguarda gli attestati Soa per gli appalti pubblici, sia per quanto concerne la possibilità di affrontare e gestire attività che richiedono contributi multispecialistici. La collaborazione, poi, avviene anche con importanti poli formativi e di ricerca. Non ultima la partnership con l’Università Politecnica delle Marche, per la partecipazione all’ultimo bando regionale rivolto alla ricerca e allo sviluppo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 183
MARKETING
Il marketing cambia strategie In un mercato caratterizzato dalle innovazioni comunicative e dunque in fase di continuo mutamento, consapevolezza e determinazione rappresentano condizioni imprescindibili per essere competitivi. Andrea Ciccarelli descrive la sua esperienza nell’ambito del marketing Lodovico Bevilacqua
n un’epoca dove la comunicazione sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel commercio globale, la specializzazione in strategie di marketing e la sperimentazione di nuove forme di promozione dei prodotti diventa sempre più necessaria. La recente crisi economica, inoltre, ha colpito il settore della pubblicità e della promozione commerciale in maniera piuttosto violenta – essendo stato il primo a subire tagli agli investimenti – determinando la necessità, per le società impegnate in questo ambito, di migliorare il servizio in modo da mantenerlo competitivo. Gli effetti della crisi, tuttavia, non sono esclusivamente negativi e aprono nuove possibilità da cogliere. «Se da un lato Andrea Ciccarelli, presidente stiamo assistendo a una codella Dinamica Srl di CivitanovaMarche (Mc) www.dinamicapromotion.it stante erosione degli investimenti in termini percentuali, allo stesso tempo c’è un generalizzato bisogno di aumentare e di meglio segmentare le azioni di incentivazione», sostiene Andrea Ciccarelli, presidente di Dinamica, società di marketing di Civitanova Marche. Su cosa vi concentrate principalmente? «In sintesi le aree che impegnano la nostra attività sono la progettazione e la gestione di concorsi e promozioni, l’allestimento di operazioni a
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premio e la realizzazione di programmi fedeltà. Ci concentriamo principalmente sugli operatori della Gd e Do, con particolare attenzione al comparto alimentare. Relativamente al succitato elenco di ambiti in cui siamo specializzati, va sottolineato come l’obiettivo attuale degli uomini del marketing sia un nuovo concetto di fidelizzazione del consumatore, attraverso azioni finalizzate al one to one». Condizione fondamentale per fidelizzare un cliente è conoscere il cliente stesso. Quali strategie di indagine utilizzate per raggiungere questo scopo? «Presupposto basilare per conoscere il cliente è registrarne i dati che consentono di analizzarne abitudini e necessità, ma riteniamo altrettanto importante guadagnarsi la stima del cliente, poiché essa rappresenta una fase fondamentale del processo di fidelizzazione. Per raggiungere questo scopo sono necessarie una coesione aziendale e un’efficienza organizzativa impeccabili, poiché la fiducia del cliente nelle proposte commerciali che giungono dall’azienda sarà determinata sia dall’atteggiamento nelle fasi di vendita, sia dall’operato nelle fasi di evasione delle forniture. Dunque il suo giudizio finale si concentrerà non tanto sui singoli aspetti della società, ma sull’impresa nella sua globalità». Preso atto dell’importanza dell’attività di fidelizzazione, andiamo ad analizzarne i metodi. Quali ritenete i più efficaci? «Come si è capito l’operazione di fidelizzazione è diventata sempre più necessaria e ri-
Andrea Ciccarelli
L’operazione di fidelizzazione è diventata sempre più necessaria e richiede via via maggiore specializzazione
chiede via via maggiore specializzazione. Recentemente un salto di qualità di grande importanza è stato rappresentato dall’introduzione di innovative pratiche manageriali sintetizzabili con il nome di geo data mining; si tratta, in sostanza, di un processo di integrazione delle analisi statistiche con quelle geografiche, il cui scopo è effettuare una scrematura fra i potenziali clienti, individuando quelli su cui, per svariati motivi, sarebbe troppo dispendioso concentrarsi e determinando quindi con più sicurezza i segmenti
dove la catena ha possibilità effettive di manovra». Le vostre prerogative includono anche la cura dell’apparato logistico. Come si può definire questo compito e in che modo lo svolgete? «Innanzitutto il concetto stesso di logistica ha subito una ridefinizione; infatti non è più solamente inteso come la semplice pianificazione dei costi e delle modalità di trasporto e di distribuzione, bensì va inteso come una leva strategica per affrontare il mercato e seguirne tempestivamente le mutazioni. Questo cambiamento assegna dunque alla logistica un ruolo nuovo, di integrazione aziendale che controlla e governa tutta la gestione dei flussi, assolvendo dunque un compito estremamente inclusivo che la rende uno degli anelli fondamentali della catena del servizio. Tramite la buona gestione della fase logistica, la Dinamica è in grado di garantire la presenza del prodotto sul punto vendita, la velocità nelle consegne e la precisione nell’evasione degli ordini, caratteristiche che rappresentano il vero punto di forza di una promozione di successo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 185
MARKETING
Qual è il bilancio dell’attività dello scorso anno – anche in considerazione degli effetti della crisi – e quali sono le aspettative per il 2011? «Intanto l’ingresso nel 2011 rappresenta per noi un importante e prestigioso traguardo, poiché segna il decimo anno di attività della società, inaugurata nel 2001; un traguardo che per noi rimane comunque un passaggio intermedio più che un punto di arrivo. Il 2010 è stato infatti il culmine di un decennio estremamente positivo, con la totalità degli indici economici in costante crescita. Grazie a una riconosciuta affidabilità commerciale e a una presenza sul mercato sempre più capillare, il fatturato aziendale è cresciuto, oltrepassando le più rosee aspettative, con incrementi costanti a due cifre». Quali sono, infine, i progetti per strategie e investimenti futuri? «Dinamica si trova in un momento di forte crescita aziendale e la fase congiunturale del mercato ha sollecitato, da parte nostra, azioni che hanno finalità diverse e soddisfano esigenze differenti, come il presidio di nuovi mercati, la
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proposta di nuovi servizi, l’offerta di condizioni economiche più aggressive e nuovi investimenti finanziari che potenzino le risorse aziendali. L’estensione del mercato italiano non soddisfa la forza di iniziativa e le potenzialità di Dinamica e proprio in questa ottica va considerata l’apertura a nuove esperienze estere: è stato già inaugurato un ufficio in Spagna e per il futuro, insieme al consolidamento della presenza nel mercato iberico, consideriamo l’esplorazione dei mercati dei paesi dell’Est, potenzialmente ricettivi e interessanti, considerando la presenta di grandi gruppi di distribuzione molto attivi localmente. Consapevoli inoltre dell’importanza della fase logistica, un obiettivo futuro sarà un’opera di ricentralizzazione della stessa, consci che una maggiore personalizzazione della gestione degli ordini conduca alla ottimizzazione delle risorse per riuscire costantemente a rinnovarsi e a guardare avanti. La conferma di questi obiettivi ambiziosi, sottolineati da una crescita costante e progressiva, è rappresentata anche dalla realizzazione della nuova sede a Macerata, progettata per accogliere nuovi addetti e nuovi spazi logistici».
Fotovoltaico, criteri più restrittivi Nelle Marche l’energia solare ha già superato ampiamente la quota prevista dal piano energetico ambientale regionale: «L’obiettivo, adesso, è quello del fotovoltaico installato su copertura» afferma Sandro Donati, che invita a investire anche sull’eolico offshore Elisa Fiocchi a green economy rappresenta il futuro in termini di energia, ma anche di occupazione, grazie allo sviluppo delle filiere produttive locali. Secondo recenti studi, l’investimento in fonti rinnovabili è in grado di generare un aumento di posti di lavoro superiore a quello prodotto da un investimento analogo in fonti energetiche di tipo tradizionale, come fossile e nucleare. Tra i vantaggi, si registra una minore dipendenza dall’import di petrolio, un mi-
L Sandro Donati, assessore regionale all’Ambiente
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glioramento della bilancia dei pagamenti verso l’estero e una maggiore stabilità del prezzo dell’energia elettrica, che si traduce in un minore rischio d’impresa e d’investimento. La Regione Marche, che si colloca al 13° posto nella graduatoria italiana sullo sviluppo dell’economia verde stilata da Fondazione Impresa, pone le energie alternative tra gli «obiettivi fondamentali», come ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente, Sandro Donati. «Alcune imprese marchigiane hanno saputo investire nel set-
Sandro Donati
UNA RETE ADRIATICA PER L’ENERGIA l consorzio Confindustria Energia Adriatica, nato nel 1999 dopo la liberalizzazione del mercato, si è trasformato nel 2011 in Confindustria Energia Adriatica con oltre 350 aziende che hanno già aderito ai contratti consortili, contribuendo a sostenere il progetto di rete adriatica promosso assieme alle associazioni di Fermo e di Ascoli Piceno. Il bilancio 2010 si è chiuso con un fatturato di 35 milioni di euro, stimati in oltre 40 milioni nell’anno in corso, per un consumo complessivo di 320 milioni di kilowattora. Secondo Claudio Pagliano, presidente degli industriali di Pesaro e Urbino, le logiche di mercato alla base dello sviluppo del Consorzio sono individuabili in due fattori chiave. «Per prima cosa - afferma - ha giocato un ruolo decisivo la stretta sinergia con la Confindustria Ascoli Piceno e Fermo che hanno condiviso il modello organizzativo “grossista”». Ovvero una formula contrattuale che permette al Consorzio di acquistare dalle piattaforme di trading dove si approvvigionano tutti i venditori di energia (tramite le società di tranding), attribuendo prezzi fissi, prezzi legati alla borsa elettrica e prezzi “bilanciati” in base ad un paniere di acquisti diversificato. «Infine - continua Pagliano - abbiamo cercato di comunicare alle aziende che il Consorzio poteva garantire un
I
tore delle energie rinnovabili dimostrando grande capacità di riorganizzazione con notevole successo sia imprenditoriale sia in termini occupazionali». Ora, anche l’edilizia potrà trarre grandi benefici attraverso la crescita del settore legato all’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati: «Settore su cui crediamo molto, perché abbiamo investito anche sul protocollo Itaca». Favorire una crescita sostenibile e orientarsi verso nuovi modelli di produzione e consumo è un traguardo possibile: ne parla Sandro Donati. Nuove disposizioni regionali tracciano i criteri di assegnazione degli impianti fotovoltaici: quali territori
servizio eccellente in materia di energia e gas metano e che i nostri prezzi erano fra i più convenienti del mercato». Le attenzioni del Consorzio si sono indirizzate principalmente sulle piccole e medie aziende associate - con consumi sotto i 100mila euro all’anno - che ottenevano i maggiori vantaggi in termini di “sconto” rispetto ai prezzi medi di mercato. Inoltre le pmi, attraverso una rete associativa, mantengono flessibilità ma sono in grado di raggiungere i risultati innovativi delle grandi imprese attraverso un costante scambio di informazioni. «Tutte le conoscenze raggiunte dal Consorzio in termini di software di controllo dei consumi e buone pratiche di utilizzo dell’energia sono condivisibili con i nostri clienti. Si potrebbe arrivare addirittura a fare promozione territoriale congiunta, per valorizzare progetti virtuosi di distretto in materia di efficienza energetica». Intanto, la nascita di Gas-Industria consentirà alle 17 imprese che hanno dato il loro mandato per concorrere agli stoccaggi virtuali di gas metano, di ricevere dal Consorzio un valore di oltre 230mila euro all’anno per dieci anni. «Un nuovo contesto innovativo nel settore gas - conclude il presidente - che nei prossimi anni ci consentirà di aiutare maggiormente le aziende anche in questo settore».
sono stati individuati per la costruzione degli impianti? «Gli indirizzi per l’individuazione delle aree non idonee all’istallazione del fotovoltaico a terra, approvate nel settembre 2010, si basano sulla mappatura delle aree sensibili, che tengono conto di varie componenti, come i vincoli derivanti dalle direttive europee (zone a protezione speciale e siti di interesse comunitario), quelle nazionali, fino a quelli regionali legati al Piano paesistico ambientale. Con questo si è inteso fornire una griglia di riferimento all’interno della quale poter valutar la possibilità di installare impianti fotovoltaici a terra. La Regione sta, comunque, valutando altri criteri più restrittivi per l’indivi-
duazione delle aree idonee agli impianti fotovoltaici, perché il paesaggio va comunque tutelato. Sono molte le segnalazioni, anche di semplici cittadini, a cui sta a cuore la salvaguardia del nostro patrimonio paesaggistico». Quali traguardi ha fissato la Regione attraverso i nuovi criteri di distribuzione degli impianti? «Il fotovoltaico nelle Marche ha già superato ampiamente la quota prevista dal piano energetico ambientale regionale, quindi ora l’obiettivo è quello del fotovoltaico installato su copertura. Su questo la Regione ha avviato anche una specifica campagna rivolta alla rimozione delle insalubri coperture in amianto con la so- MARCHE 2011 • DOSSIER • 189
GREEN ECONOMY
stituzione di fotovoltaico».
481,1
mw ENERGIA
Il totale delle potenze elettriche degli impianti autorizzati
Per quanto riguarda l’eolico, in che modo la Regione tenterà di sviluppare al massimo le potenzialità di questa fonte di energia? «Ho già sottolineato più volte che per noi l’eolico rimane un obiettivo ambizioso, che dobbiamo far diventare risultato concreto negli obiettivi legati alle rinnovabili. Nelle Marche tutti gli impianti presentati hanno trovato un netto parere negativo da parte della sovrintendenza. Abbiamo in avvio anche un progetto europeo, Powered, volto a esplorare la possibilità di eolico offshore a testimoniare la nostra convinzione nell’implementare questa forma di energia rinnovabile». Quanta parte del fabbisogno energetico del territorio
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è generato dalle fonti alternative? «I dati che posso diffondere sono evidentemente in continua evoluzione. La situazione è quella di inizio anno con dati sul fotovoltaico, in particolare, che crescono quotidianamente. Il totale delle potenze elettriche degli impianti autorizzati è pari a MW 481,1. La produzione annua di energia elettrica è di GWh 1074,634 (corrispondente a circa il 41,2% della produzione prevista dal Pear, a seguito della sua attuazione, per il 2015, pari a GWh 2.607)». E quali traguardi percentuali la Regione vuole raggiungere nei prossimi due anni? «Attualmente, con le linee guida ministeriali sull’autorizzazione alla costruzione e al-
l’esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili è stato attribuito alle Regioni il compito di elaborare e approvare un atto di programmazione coerente con la quota minima di produzione di energia da fonti rinnovabili loro assegnata, il cosiddetto “burden sharing”. L’atto di programmazione deve contenere le misure e gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi di burden sharing fissati, nonché individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti, tenendo conto di quanto eventualmente già previsto dalle norme di tutela del paesaggio. Alcune scelte ora diventano dunque frutto di concertazione con il Ministero a cui saranno legati gli obiettivi finali per le rinnovabili».
GREEN ECONOMY
Un fondo verde a sostegno delle imprese Si aprono nuove opportunità per le realtà produttive del territorio marchigiano che intendono investire nella green economy: garanzie più lunghe, spazio anche alle singole aziende e riduzione della soglia d’investimento. Il punto di Pier Paolo Proietti Elisa Fiocchi
l “Fondo di Garanzia a sostegno della filiera energetica” rientra tra gli strumenti di ingegneria finanziaria promossi dalla Commissione europea. Pier Paolo Proietti, di Mediocredito Centrale, società che gestisce il fondo, illustra le due linee di intervento volte a favorire l’accesso alle risorse finanziarie mediante concessione di garanzia pubblica. Lo scopo è di sostenere gli investimenti e valorizzare l’intera filiera energetica localizzata nella regione. «Il fondo è stato attivato il 2 agosto 2010 con una dotazione di 8.047.141 euro e permette l’attivazione di una garanzia diretta in favore delle pmi, a fronte di operazioni di finanziamento per investimenti in fonti rinnovabili o in interventi finalizzati all’efficientamento energetico». Quali opportunità di finanziamento, regionali e comunitarie, sono attese dopo l’accordo con la Regione? «A marzo sono state appor-
I Pier Paolo Proietti di UniCredit Mediocredito Centrale
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tate alcune modifiche al funzionamento del fondo con l’obiettivo di adattare meglio lo strumento alle necessità specifiche delle imprese che nel territorio marchigiano intendono investire nella green economy. In particolare, la durata della garanzia è stata allungata da 36 a 60 mesi; è stato eliminato il vincolo di presentazione della domanda solo da parte di imprese raggruppate, lasciando la facoltà della presentazione anche alle singole aziende; è stata ridotta la soglia minima degli investimenti ammissibili a 350mila euro per le fonti rinnovabili e a 50mila per gli interventi di efficientamento energetico». Le aziende hanno segnalato l’esigenza di modificare l’attuale impostazione di accesso al “Fondo di Garanzia a Sostegno della Filiera
Energetica” per consentire la partecipazione a un numero maggiore di imprese. Come MedioCredito Centrale S.p.a interverrà in tal senso? «Si prevede di estendere l’ambito di applicazione del fondo anche alla garanzia prestata dai Confidi regionali, attivando la possibilità di controgarantire con il fondo le operazioni già oggetto di garanzia da parte degli intermediari finanziari. Dal punto di vista procedurale sono in cantiere una serie di snellimenti, anche in ragione del possibile utilizzo dei criteri di rating utilizzati dai Confidi, in quanto soggetti vigilati da Bankitalia, con un’ulteriore semplificazione dell’iter di approvazione delle operazioni». Qual è il ruolo operativo di Mediocredito Centrale nel campo della green economy? Come la società s’interfaccia con le imprese del territorio? «Vantiamo un’esperienza ultradecennale nella gestione di numerosi strumenti agevolativi dedicati allo sviluppo del settore energetico ambientale,
Pier Paolo Proietti
Il fondo permette l’attivazione di una garanzia diretta in favore delle pmi per investimenti in fonti rinnovabili
8 mln FONDO
La capacità finanziaria del Fondo di garanzia nato il 2 agosto del 2010
60 MESI
Dopo le modifiche apportate nel 2011, la durata della garanzia è stata allungata da 36 a 60 mesi
oltre che di strumenti finalizzati alla concessione di garanzie. Ciò consente di offrire alle pmi che intendono investire nella green economy un know how di primissimo piano, in grado di facilitarne le scelte operative finalizzate alla crescita e allo sviluppo. MCC, grazie anche al supporto che nell’ambito del RTI è assicurato dalla rete del Gruppo UniCredit, è presente sul territorio delle Marche a supporto delle imprese, sfruttando efficacemente le sinergie derivanti dai rapporti con le principali associazioni di categoria. A tale proposito, si ricordano i diversi seminari/eventi informativi organizzati nelle principali Province, patrocinati dalla
Regione Marche, che hanno visto una partecipazione qualificata e attenta da parte del tessuto produttivo locale». Quali sono i passaggi chiave contenuti nel Fondo verde e quali strumenti saranno utilizzati per favorire l’accesso alle fonti finanziarie mediante concessione di garanzia pubblica? «Un’ulteriore semplificazione delle modalità di accesso e attivazione di interventi di controgaranzia rappresentano, a nostro avviso, le leve da attivare per consolidare l’utilizzo del Fondo verde, che rappresenta un’esperienza pilota con significative potenzialità di crescita». In che tempi e termini sarà poi valorizzata l’intera filiera
energetica localizzata nella regione? «I tempi previsti per l’approvazione delle domande sono estremamente rapidi e l’intervento è esteso a tutti i soggetti della filiera energetica. Da un punto di vista capacità del fondo di stimolare la realizzazione degli investimenti, si consideri che lo strumento è strutturato per coprire un arco temporale sufficiente a raggiungere il break even degli investimenti realizzati (con la durata della garanzia estesa a 60 mesi). È ragionevole ipotizzare che entro un termine di 5 anni dalla prima rotazione dell’intero fondo sarà quindi possibile apprezzarne le ricadute in termini d’impatto sul territorio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 193
RINNOVABILI
I vantaggi del quarto conto energia Con il Quarto conto energia l’Italia ribadisce la volontà di puntare sul fotovoltaico. E la MC Impianti raffina la sua divisione dedicata all’energia solare e mette a punto nuovi importanti sviluppi. L’esperienza di Sandro Menchi Eugenia Campo di Costa
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Sandro Menchi
Italia continua a puntare sulle energie rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico. Lo dimostra il Quarto Conto Energia, entrato in vigore lo scorso giugno. L’obiettivo è raggiungere l’ambita meta dell’abbattimento delle emissioni di gas serra e del miglioramento indiscusso della qualità della vita. Grazie agli incentivi sull’installazione degli impianti, il fotovoltaico negli ultimi anni ha sperimentato una rapida crescita. «Gli incentivi in Italia premiano la virtuosità del singolo investitore, che punta sulla quantità dell’energia pulita che viene prodotta – afferma Sandro Menchi, titolare insieme a Robertino Codoni della MC Impianti di Macerata. L’azienda, specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti elettrici, da diversi anni ha aperto una divisione dedicata al fotovoltaico. «Le prospettive di crescita del nostro settore sono sicuramente reali e fondate – continua Menchi il trend è positivo, la tecnologia è matura e ormai conosciuta a fondo anche dal grande pubblico». Dunque la realizzazione degli impianti fotovoltaici rimane un business dalle cifre importanti e costituisce nel contempo uno strumento di risparmio energetico, nonché una forma di investimento
L’
di piccola e media taglia. Quale percentuale del vostro business è rappresentata dagli impianti fotovoltaici? «La scelta di realizzare in azienda una divisione dedicata è stata obbligata, in concomitanza con la crescita del volume di affari. Così, ciò che inizialmente costituiva la parte marginale del nostro lavoro, è diventato core business. Per garantire qualità e professionalità, abbiamo quindi deciso di dedicare risorse umane specializzate alla divisione che si occupa di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Il fotovoltaico rappresenta oggi più del 70% del business della MC Impianti e a questo settore dedichiamo molte energie, formando alla perfezione il nostro personale». Gli impianti fotovoltaici da voi realizzati sono per lo più residenziali. Quale impatto sta avendo secondo lei il fotovoltaico sui privati e le famiglie? «La MC Impianti nasce come impresa artigianale e sin dagli albori della sua attività, l’amore per l’ambiente e la convinzione dell’esistenza di una forma alternativa ed ecocompatibile di produzione di energia hanno spinto l’impresa a voler portare “a casa di tutti” le giuste soluzioni per il risparmio energetico. Gli impianti fo-
tovoltaici residenziali sono da sempre la nostra passione: sono lavori raffinati, sempre differenti, che necessitano di cura e attenzione particolari, sono i piccoli investimenti di gente comune che ha come unico obiettivo l’abbattimento della spesa sostenuta per l’approvvigionamento energetico. È proprio in questi lavori che mettiamo il cuore più che in ogni altro, proprio perché è come se li realizzassimo nelle nostre abitazioni. L’impatto sui consumi delle famiglie è notevole: il fotovoltaico permette di ridurre notevolmente la spesa per l’energia elettrica e al contempo di investire del danaro, con profitti di tutto riguardo, grazie ai proventi del Conto Energia. Posso affermare che questa tecnologia oggi riveste un ruolo importante nel bilancio di una famiglia, portando benefici economici ed energetici». Oltre al fotovoltaico MC
Sandro Menchi, titolare della MC Impianti di Macerata. Nelle altre immagini, impianti fotovoltaici realizzati dall’azienda www.mc-impianti.it
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RINNOVABILI
Impianti realizza anche altre tipologie di impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile, quali sono nello specifico e quali fette del vostro lavoro ricoprono rispettivamente? «La MC Impianti si occupa di tutte le forme di utilizzazione dell’energia rinnovabile: dal solare termico per il riscaldamento naturale dell’acqua, alla geotermia, dall’energia eolica all’energia idroelettrica. L’ufficio tecnico sempre costantemente aggiornato e preparato sia a livello tecnologico che normativo, si occupa della progettazione, oltre che di impianti fotovoltaici, di centrali idroelettriche, pale eoliche, centrali geotermiche e impianti solare termici. La richiesta maggiore, rimane comunque quella relativa alle installazioni fotovoltaiche. Al
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Il fotovoltaico permette di ridurre notevolmente la spesa per l’energia elettrica e al contempo di investire danaro, con profitti di tutto riguardo, grazie ai proventi del Conto Energia
secondo posto si collocano sicuramente le realizzazione di impianti solari termici e geotermici. Eolico ed idroelettrico sono ambiti in fortissima espansione che ci impegnano soprattutto dal punto di vista della formazione e dell’aggiornamento». Come ha influito la crisi economica sul vostro giro d’affari e su quali tratti avete puntato maggiormente per tenere il mercato? «La crisi economica, pur se meno rispetto ad altri settori, ha coinvolto anche il mercato delle energie rinnovabili. Il
nostro fatturato ha registrato una flessione inevitabile. Abbiamo risposto alla crisi operando una scelta drastica: l’eccellenza. Mantenendo inalterata la qualità dei nostri lavori e un profilo altamente professionale, abbiamo dato un segnale chiaro: la crisi economica è un momento di sofferenza ma anche di grandi opportunità, se si lavora duramente sull’innovazione tecnologica e sulla differenziazione della nostri servizi. Qualità e professionalità ci hanno traghettato attraverso la crisi, permettendo
Sandro Menchi
Un mercato trasversale di distinguerci e di conquistare così la fiducia di nuovi clienti e di rafforzare la nostra posizione là dove eravamo già presenti». Come crede si chiuderà, invece, l’anno in corso? «Stiamo dedicando quest’anno soprattutto alla costruzione di impianti fotovoltaici presso le realtà industriali e produttive, oltre che nei contesti residenziali. Credo che le prospettive siano positive dal momento che il fotovoltaico, in quanto strumento di approvvigionamento di energia e portatore di indipendenza energetica, è una tecnologia vincente. La MC Impianti, tuttavia, ha anche altri progetti ambiziosi in altri campi come ad esempio il nuovissimo settore “domotica” che ci ha spinto a creare uno Showroom ultra tecnologico a disposizione di tutti i nostri clienti e visitatori. La divisione domotica vede la casa come un involucro di tecnologie al servizio della comodità. Dalla gestione automatica e intelligente delle utenze, grazie alla domotica, fino alla parziale indipendenza energetica, grazie al fotovoltaico e alle altre fonti di energia rinnovabile e pulita, possiamo offrire oggi un servizio completo ed entrare nelle case dei nostri clienti come consulenti e progettisti di fiducia. Il fotovoltaico e la domotica, ormai due certezze, sono le parole
La MC Impianti si rivolge a tutti coloro che possono fruire dei benefici dell’energia rinnovabile: il privato che intende investire in maniera contenuta con lo scopo di abbattere i propri consumi energetici domestici, l’industria che mira a valorizzare le strutture e diversificare l’attività, gli investitori che vogliono divenire produttori e trader di energia elettrica. Ogni mercato ha le sue esigenze e necessita di un approccio dedicato e assolutamente particolare. La MC Impianti opera su tutto il territorio nazionale con progetti di espansione internazionale. «Saper cambiare, aggiornarsi, evolvere è importantissimo per noi e per poter soddisfare le esigenze dei clienti che ci presentano casi sempre più complessi, che richiedono notevoli capacità e competenze – afferma Sandro Menchi -. A tal fine investiamo moltissimo nell’aggiornamento costante delle risorse umane nonché in prodotti e soluzioni all’avanguardia». A partire dai pannelli fotovoltaici fino alla minuteria utilizzata nei cantieri, MC Impianti esegue una ricerca costante dei prodotti tecnologicamente più avanzati.
chiave di questo anno ricco di fermento». Su quali aspetti concentrerete i prossimi investimenti? «Il nostro obiettivo è quello di crescere e offrire servizi sempre più completi e performanti. A questo scopo, la sede della MC Impianti sarà presto ristrutturata. Vogliamo dare un forte segnale di presenza, rafforzare il brand. La nuova sede presenterà spazi estremamente accoglienti e due nuovissimi showroom per il solare e per la domotica. Due sale nelle quali sarà
possibile ammirare e toccare con mano molte soluzioni: il nostro motto è vedere per credere e per noi è molto importante il contatto umano con che decide di visitare la nostra struttura. Inoltre, in sinergia con i nostri partner, abbiamo un fitto calendario di corsi di formazione e aggiornamento per i nostri dipendenti. Infine, numerose saranno le collaborazioni con le istituzioni e le realtà universitarie per lo sviluppo di progetti in ambito ingegneristico nel settore delle risorse rinnovabili e non solo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 197
L’ambiente è una responsabilità sociale Occuparsi della tutela dell’ecosistema vuol dire tenere non solo alla propria salute ma anche a quella del prossimo. Ci sono casi in cui questa sensibilità è rafforzata da atti formali, come un bilancio sociale. Ne parla Tommaso Pavoni Francesco Bevilacqua
el panorama delle aziende marchigiane, in un contesto economico difficile, caratterizzato da un’alternanza di recessione e ripresa, si distingue una piccola realtà familiare di una trentina di dipendenti: la Pavoni Rossano S.r.l., che da vent’anni opera a trecentosessanta gradi nel settore ambientale, dalla gestione dei rifiuti industriali alle operazioni di bonifica, dall’aspirazione di rifiuti e residui ai servizi per condotte e fognature. Abbiamo chiesto al titolare, Tommaso Pavoni, le sue impressioni sul triennio 20082010. «Devo ammettere – racconta Pavoni – che nonostante rimanere sul mercato sia una sfida abbastanza impegnativa e che in un contesto caratteriz-
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zato da una profonda crisi e l’insoluto sia all’ordine del giorno, l’ultimo triennio potrà sicuramente essere ricordato per i traguardi raggiunti». Può farci qualche esempio? «Siamo passati da un fatturato di cinque milioni di euro nel 2008 ai circa sei milioni di euro del 2010, per un’azienda di servizi è un bel traguardo . Inoltre, nel 2011 è stato raggiunto un importante obiettivo, il conseguimento del Best 4 del Rina come riconoscimento delle nostre quattro certificazioni: la Iso 9001 relativa alla qualità, Iso 14001, immancabile certificazione ambientale, la Bsohsas 18001 a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori e la Sa 8000 in materia di responsabilità sociale». Quali sono le caratteristi-
che che bisogna possedere per conquistare i vertici del settore? «Riteniamo che la nostra competitività sia legata principalmente alla capacità che possediamo di emergere da un punto di vista tecnico e dal fatto che possiamo offrire un insieme molto vario di servizi. Sono quindi fondamentali adattabi-
Tommaso Pavoni, titolare della Pavoni Rossano Srl di Filottrano (AN). Nell’altra immagine, un tecnico dell’azienda al lavoro www.pavoniecologia.com
Tommaso Pavoni
lità e capacità di tenersi aggiornati non solo rispetto alle diverse richieste, ma anche alla rigorosa normativa in materia ambientale, in continua evoluzione». Quali sono i compiti che vi caratterizzano maggiormente? «La Pavoni Rossano è nata per operare nel traporto dei rifiuti, in particolar modo degli oli esausti nel 1991. Oggi però a questo servizio se ne sono aggiunti altri, alcuni dei quali presentano anche notevoli criticità da un punto di vista tecnico e sotto il profilo dei rischi che comportano: pensiamo per esempio alle bonifiche di serbatoi, alle bonifiche ambientali o ai risanamenti fognari. Inoltre, la nostra azienda può operare servendosi di mezzi evoluti per l’aspirazione dei rifiuti e dei residui solidi quali l’escavatore a risucchio o l’aspiratore Cap Bora». Che impatto ritiene che avrà la nuova legislazione sulla tracciabilità dei rifiuti, il Sistri, sullo scenario italiano di settore? «Secondo noi una legislazione più severa e dei controlli più
A breve procederemo con la pubblicazione del nostro primo Bilancio Sociale. La scelta è dovuta alla convinzione che questo tipo di trasparenza sia un atto dovuto e un utile strumento di dialogo
efficaci possono solo far bene e operare una selezione tra le aziende che rispettano la legge e stabiliscono i loro prezzi in base ai costi necessari per assicurare il rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa. Noi siamo già in grado di operare in conformità a quanto richiesto dal Sistri e siamo in questo momento in attesa di vedere cosa accadrà quando questo entrerà in vigore». Come recepiscono gli enti pubblici l’importanza di ottemperare alla legislazione ambientale nel momento in cui viene proposta una gara? «Per quanto ci riguarda, abbiamo un ottimo rapporto con i principali enti pubblici. È comunque importante sottolineare che i requisiti richiesti per la qualifica dei propri fornitori devono essere calibrati sempre meglio, sulla scorta di ciò che viene già fatto in sede europea,
altrimenti si corre costantemente il rischio di scontrarsi sul prezzo con aziende che magari, non investendo in competenze e struttura, hanno costi sensibilmente inferiori». Può delineare brevemente i progetti futuri, in particolare quello relativo al bilancio sociale? «Il prossimo triennio sarà fondamentale per la nostra crescita: ci sono in programma diversi nuovi investimenti, tra cui l’acquisto di una nuova sede a Jesi. Inoltre, a breve, procederemo con la pubblicazione del nostro primo Bilancio Sociale. La scelta di intraprendere questa iniziativa è dovuta alla convinzione che, dati l’impatto sull’ambiente e i rischi del nostro mestiere, questo tipo di trasparenza sia quasi un atto dovuto e un utile strumento di dialogo con la comunità e con gli enti pubblici e privati».
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ALIMENTI ZOOTECNICI
Locale e biologico anche per gli alimenti zootecnici Filiera corta e produzioni esenti dalla contaminazione di organismi geneticamente modificati sono i criteri principali a cui si affida Giorgio Federici nella sua attività di produzione di mangimi Francesco Bevilacqua
ggi è sempre più elevata la sensibilità del mondo dell’agro-alimentare nei confronti delle pratiche di cura della terra e di pastorizia che consentono di operare nel più totale rispetto della natura e in armonia con essa. La scelta di accorciare la filiera e servirsi di produzioni locali va certamente in questa direzione, al pari della volontà di evitare il ricorso agli Ogm attuando invece una produzione biologica. Così come questo approccio costituisce un esempio da seguire e diffondere nella produzione di cibo per le persone, allo stesso modo è importante seguirne le prescrizioni nella realizzazione di mangimi e nutrimenti per animali. Giorgio Federici ammistratore delegato della FAZOO, azienda pesarese che si occupa di produrre e commercializzare alimenti zootecnici: «Naturalità e località delle produzioni sono i criteri che ci guidano, poiché sono anche sinonimo di qualità del cibo e quindi buona salute degli animali che lo consumano». Che importanza attribuite alla valorizzazione delle produzioni locali, che conseguite attraverso l’istituzione di una filiera corta? «Questo è certamente un concetto molto importante e sentito, che dovrebbe a nostro av-
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Giorgio Federici della FAZOO di Chiusa di Ginestro (PU) www.fazoo.it
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Giorgio Federici
Dal 2008 a aggi l’azienda è passata dalla sola produzione No Ogm a quella biologica, sostenuta per circa la metà del suo fabbisogno energetico da un impianto fotovoltaico totalmente integrato
viso essere condiviso non solo dalle imprese coinvolte sul territorio, ma anche, anzi soprattutto, dalle istituzioni locali, che dovrebbero farsi carico di informare e formare il consumatore riguardo ai benefici effetti che una filiera più corta può generare, cercando di incentivare e motivare la possibilità di produzioni in tal senso con progetti mirati». Quali sono i principali cambiamenti nei metodi produttivi e quali invece gli elementi di continuità del settore? «La storia della famiglia e il suo ingresso nel settore dei cereali ha origini molto lontane: contando anche l’attuale sono infatti quattro le generazioni che si sono succedute. Dal 1977, anno di fondazione, a oggi FAZOO ha subito diverse trasformazioni che hanno interessato sia gli impianti e che i mercati di riferimento. Questo processo evolutivo è stato però condotto cercando sempre di investire in tecnologia e qualità, a garanzia del prodotto e a tutela del cliente, diversificando le proprie attività nel settore agro-alimentare». Con quali obiettivi è nata FAZOO Bio e quali differenze comporta rispetto ai metodi produttivi convenzionali? «È nata nel 2008 per differenziare la produzione convenzionale che già esisteva. Si tratta
di un progetto su cui sono state investite considerevoli risorse economiche e che ha proiettato l’azienda in un nuovo mercato, non solo italiano. FAZOO è una delle poche aziende in Italia a lavorare separatamente il prodotto biologico da quello convenzionale, oltre a stoccare materia prima e prodotto finito in aree separate. Questa impegnativa scelta industriale si è resa necessaria per raggiungere gli obbiettivi di mercato oltre confine, nell’ottica di produzioni ad alta qualità. La nostra azienda è certificata per il settore biologico con i seguenti accreditamenti: Reg. 834/889 Usda Nop, BioSuisse e GMP + B1». La linea No OGM e l’impianto fotovoltaico installato denotano una certa attenzione per le tematiche ambientali. «È arrivato per tutti il momento in cui dobbiamo smettere di limitarci soltanto alle parole e cominciare ad agire concretamente per uno sviluppo sempre più deciso di produzioni ecosostenibili, animati anche da un senso di rispetto e responsabilità nei confronti delle generazioni future. La nostra azienda ha fatto investimenti importanti in tal senso: dal 2008 a aggi è passata dalla sola produzione No Ogm a quella biologica, sostenuta per circa la metà del suo fabbisogno energetico dal proprio impianto fotovoltaico MARCHE 2011 • DOSSIER • 209
ALIMENTI ZOOTECNICI
Biologico controllato La qualità degli alimenti biologici, che deve essere sempre di alto livello, è garantita da una rigorosa procedura di autocontrollo. Una volta ricevuta la merce, che comunque è sempre acquistata da produttori severamente controllati e certificati, viene sottoposta a una serie di analisi interne e accettata con riserva. Quindi viene spedita a un laboratorio analisi accreditato (ACCREDIA) per individuare eventuali tracce di OGM o residui chimici. In ogni caso, durante il tempo in cui il centro esterno svolge il proprio lavoro, il prodotto viene conservato in aree separate, per evitare contaminazione e garantire il mantenimento della qualità anche durante lo stoccaggio. Una volta giunti i risultati delle verifiche esterne, nel caso in cui non vi siano problemi l’acquisto viene convalidato e la merce viene avviata alla lavorazione.
(con una produzione annua di oltre 800.000 kwh di energia pulita) totalmente integrato, FAZOO Green Energy, che permette di operare significativi tagli alle emissioni inquinanti nell’ambiente». Quali sono le competenze alimentari, agricole e zoologiche di cui dovete essere in possesso per studiare e realizzare prodotti di qualità? «Le competenze che servono a un’azienda per la produzione agro-alimentare e zootecnica sono certamente maggiori rispetto al passato, quando la nostra realtà ha fatto il suo esordio nel mercato. Abbiamo scelto di affiancare alle nostre competenze quelle di professionisti dotati di un know-how specifico per ciascuno dei settori nei quali produciamo, con i quali valutare testare e monitorare le produzioni aziendali». In cosa consistono i controlli di qualità che svolgete sulle materie prime? «Analizzando i probabili rischi ai quali
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l’azienda viene esposta, è stato studiato e reso attivo un sistema di autocontrollo particolarmente attento per la materia prima in entrata, che si va ad aggiungere ai successivi controlli effettuati in fase di produzione. Le materie prime oggetto di lavorazione, cioè mais e soia, vengono controllate prima dello scarico attraverso analisi specifiche – presenza di OGM o aflatossine, umidità, impurità sono solo alcune analisi previste dal piano di autocontrollo. Queste verifiche diventano ancora più rigide quando hanno come oggetto la merce biologica, la quale rimane in attesa delle analisi eseguite su ogni fornitura tramite laboratori esterni accreditati, e successivamente lavorata, solo dopo gli esiti negativi dei relativi report d’analisi. FAZOO è un’azienda certificata con standard internazionali Uni En Iso 22000:2005 in merito alla gestione della sicurezza alimentare e GMP+ B1, certificazione per la produzione e lo stoccaggio di alimenti zootecnici».
LE VIE DEL MARE
Azioni concrete per il mare nostrum Cresce la nautica italiana. Per cavalcare l’onda, secondo il presidente di Crn Lamberto Tacoli, occorre fare bene il proprio mestiere e aggredire i mercati emergenti. Ma sul versante logistico e delle infrastrutture in regione si è fatto ancora poco Michela Evangelisti n passato c’è stata troppa finanza nella nautica, dobbiamo tornare a occuparci soprattutto di barche». È il monito di Lamberto Tacoli, presidente di Crn e chief sales & marketing officer del Gruppo Ferretti, profondo conoscitore di un settore molto attivo nell’economia italiana, oggi in via di crescita e sviluppo dopo l’impasse derivata dalla crisi finanziaria del 2008. E che si trova a dover cavalcare un mercato profondamente cambiato rispetto al passato, sia per volumi che per tendenze. «Onestamente credo che sarà molto difficile tornare ai livelli pre-crisi, per tutti intendo – precisa Tacoli
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–. Ma con altrettanta schiettezza devo dire che Crn è oggi un’azienda che sta procedendo bene. Gli ordini continuano ad arrivare grazie ai nostri asset principali, che sono vicinanza al cliente, duttilità del prodotto e sempre maggiore attenzione alla qualità e al servizio post vendita». Al momento Crn ha 21 megayacht in costruzione nel cantiere navale di Ancona, fra quelli a marchio Crn e quelli Ferretti Custom Line. Un successo ottenuto soprattutto in aree che al momento
stanno vivendo una crescita economica esponenziale, come il Medio Oriente, il Centro e Sud America e l’Asia-Pacific. Il Gruppo Ferretti ha posto solide basi in particolare sul mercato brasiliano. Quali vie di internazionalizzazione deve imboccare il settore per il rilancio? «Tutto il settore deve fare uno sforzo per essere più competitivo, perché la concorrenza dei mercati esteri si fa sentire ma c’è ancora grande spazio per la crescita, fortunatamente, soprat-
Lamberto Tacoli, presidente di Crn e chief sales & marketing officer del Gruppo Ferretti 212 • DOSSIER • MARCHE 2011
Lamberto Tacoli
tutto nei territori emergenti, Brasile in testa. Qui, come Gruppo Ferretti, abbiamo inaugurato ufficialmente, lo scorso giugno, lo stabilimento produttivo di Ferrettigroup Brasil, situato nelle vicinanze di San Paolo, rafforzando ulteriormente la nostra presenza su un mercato sempre più importante e dal quale riceviamo segnali molto incoraggianti. Per accelerare il rilancio dobbiamo semplicemente fare bene il nostro mestiere, concentrandoci su quelli che a mio parere sono i due fattori chiave per il successo di un’azienda: il cliente e il prodotto. In passato c’è stata probabilmente troppa finanza nella nautica, dobbiamo tornare a occuparci di più di barche». In quale stato versa il sistema portuale marchigiano? Ormai più di un anno fa la Regione ha approvato un piano regionale dei porti; quali risultati concreti ha portato? «Io dico sempre che, purtroppo, le imprese e la politica hanno tempi diversi: qui è stato fatto poco sul versante logistico e delle infrastrutture, non solo portuali. Penso all’uscita Ovest dell’autostrada, per esempio, o al by pass della Palombella. Le potenzialità della regione sono enormi, ma certo bisogna recuperare terreno in fretta, anche in termini di ricettività alberghiera, oggi inadeguata, soprattutto nella fascia medio-alta e alta». La Regione Marche ha sottoscritto un accordo di programma con l’Autorità
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Ancona deve puntare su due interventi: riqualificare il proprio waterfront e raddoppiare il porto turistico
portuale di Ancona su obiettivi di interesse comune per il porto e il territorio circostante. Quali risultati bisogna aspettarsi? «Ogni iniziativa che porti a qualcosa di concreto e contribuisca a smuovere la staticità che per troppo tempo ha bloccato molti progetti di sviluppo, sia a livello locale che nazionale, è ben accetta. Certo è che Ancona deve riqualificare il proprio waterfront e deve pensare a raddoppiare il porto turistico: quello che è stato fatto a Genova nell’area del Porto Antico penso possa costituire un buon esempio da seguire». Confindustria Marche, insieme alle associazioni provinciali di Ancona e Pesaro Urbino, su impulso della
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Confindustria nazionale e con il contributo di RetImpresa, hanno avviato il progetto “Mare Nostrum” per sviluppare la competitività dell’economia del mare. Quanto è importante la cooperazione tra le imprese del settore nautico da diporto? «Da tanti, direi troppi, anni si parla del “distretto del mare” marchigiano; noi siamo naturalmente favorevoli come azienda e non possiamo che aderire a ogni forma di integrazione fra imprese e istituzioni con lo scopo di fare sistema e anche massa critica. Secondo me basterebbero poche cose, ma fatte bene: credo sia il caso di dare obiettivi realistici per queste iniziative comuni. Certo dobbiamo partire subito». MARCHE 2011 • DOSSIER • 213
LE VIE DEL MARE
Porti, potenzialità ancora da esplorare «Un sistema portuale marchigiano integrato è il vero obiettivo del futuro». Ha le idee chiare il presidente del Consorzio navale marchigiano, Gianluca Fenucci, che rimarca: «Occorre passare dalla logica della convivenza a quella della collaborazione» Michela Evangelisti
a potenzialità commerciale della nautica di lusso a livello mondiale è ancora intatta, ma il mercato è stato interessato da uno spostamento delle aree di affari. È quanto è emerso in sintesi dall’ultima edizione, la settima, del Fano yacht festival, il salone nautico dell’Adriatico, manifestazione fortemente voluta da Gianluca Fenucci, e che, considerando il momento di transizione che clienti e cantieri stanno attraversando, ha dato risultati soddisfacenti sia sotto il profilo dell’interesse suscitato che degli scambi commerciali. «Il volume attuale dei milionari nel mondo è superiore a quello del 2007 – sostiene il presidente del Consorzio navale marchigiano –, ma una diversa distribuzione dei mercati ci porta a interrogarci su come andarli ad aggredire». Quale strategia può rivelarsi a suo parere più efficace di fronte a questa nuova configurazione dei mercati? «Occorre passare da una logica di convivenza tra i vari attori a una di collaborazione. Sconfiggere la tendenza che abbiamo come italiani a non
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condividere progetti comuni: questa è la sfida che dobbiamo rapidamente vincere, perché da questo nuovo approccio passa il futuro delle nostre attività. Se vogliamo raggiungere una stabilità nel medio e lungo termine dobbiamo unire i nostri talenti e farli interagire all’interno di gruppi di lavoro. Oggi più che vendere prodotti dobbiamo vendere idee, e l’idea più importante è quella di rappresentare una nautica italiana e marchigiana compatta all’interno di un contenitore sistemico. È impossibile pensare che ci sia un’eccellenza in un territorio non eccellente». I cantieri marchigiani di alta gamma si preparano a tre appuntamenti commerciali di grande rilievo, a Cannes, Monaco e Genova. Cosa vi aspettate? «Il mercato si sta riposizionando e, lo dico con cautela, sta tornando a essere attivo; credo che queste fiere saranno il vero indicatore della prospettiva. La competizione diventerà sempre più vivace; dobbiamo pensare di andarci a confrontare con i cantieri del nord Europa, quelli turchi, con una piattaforma di produzione nel Mediterraneo che
Gianluca Fenucci
Gianluca Fenucci, presidente della sezione nautica di Confindustria Marche e del Consorzio nautico marchigiano
si è allargata. Abbiamo l’obbligo di essere sempre più efficienti, proponendo innovazione, un rapporto qualità-prezzo sempre più teso al confronto con i produttori di altri paesi: è una sfida importante». Quali interventi infrastrutturali occorrerebbero in regione a tutela del settore nautico? «Ci sarebbe bisogno di una maggiore integrazione: non possiamo vedere le infrastrutture in maniera separata da quelli che sono i contesti industriali. Abbiamo una portualità con delle potenzialità interessanti ma ancora da
esplorare. Il Piano della portualità marchigiana, del 2009, è stato molto utile per fotografare lo stato dell’arte dei vari porti marchigiani e individuare gli asset di sviluppo. Ora serve un lavoro organico, e qui l’importanza del consorzio e di un dialogo ordinato con gli attori pubblici, per fare una programmazione su area vasta ed evitare la concorrenza tra progetti. Per arrivare a cogliere quella opportunità importante, e che ancora non stiamo intercettando in modo adeguato, che è il turismo nautico, occorre una sintesi di progetto rapida ma soprattutto una ricerca congiunta di fonti
di finanziamento, che dovrebbe rivolgersi con decisione verso le risorse europee». Quale atteggiamento ha l’amministrazione locale verso le esigenze del settore? «Manca una consapevolezza molto netta da parte degli amministratori locali di quello che può rappresentare l’impatto di un sistema portuale e turistico evoluto. L’agenda politica deve portarsi a un livello di ascolto più alto nei confronti di chi sviluppa l’attività commerciale. Non cerchiamo sovvenzioni ma investimenti razionali. Come imprenditori vogliamo imbastire con il sistema delle amministrazioni pubbliche un dialogo basato su un’identità chiara dei ruoli e finalizzato a capire in che modo investire le risorse per produrre un ritorno dell’investimento stabile nel medio e lungo periodo». Quali novità porterà nel settore l’evoluzione federalista? «Abbiamo identificato nei mesi scorsi a livello nazionale una non omogeneità di gestione della portualità e delle linee di sviluppo della politica industriale: mancano regole uniformi necessarie per creare sistemi di competizione su basi uguali. Il federalismo, se da una parte è uno sviluppo ormai scontato, dovrà prevedere una logica di coordinamento a livello nazionale per creare equità di trattamento di materie simili tra le varie regioni e uniformità di regole, condizione necessaria per lo sviluppo del sistema portale nazionale». MARCHE 2011 • DOSSIER • 215
LE VIE DEL MARE
Un unico filo conduttore per gli otto porti integrati Giorgio Occhipinti, responsabile dei porti della Regione, discute sul futuro portuale marchigiano: «Con il masterplan regionale abbiamo tracciato le basi affinché i nostri snodi parlino un unico linguaggio, quello dell’integrazione e dello sviluppo» Paola Maruzzi
on un masterplan approvato nel febbraio 2010 la Regione ha avviato un ammodernamento dei suoi otto scali (Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, Numana, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto) facendo
C In questa foto, il porto di Ancona
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attenzione affinché tutti gli interventi facilitassero la “comunicazione” tra gli scali. Il primo passo è stato raccogliere ed esaminare i piani regolatori vigenti, le varianti apportate e le richieste di nuove strutture. Poi si sono tirate le somme, dando un nuovo ordine a una
materia così complessa. Ne è risultata una programmazione super partes, capace di offrire a enti locali e imprenditori una piattaforma di regole condivise, di norme e procedure chiare e trasparenti, il tutto per assicurare uno sviluppo sostenibile dei vari settori: è questo
Giorgio Occhipinti
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È necessario reperire altre risorse e il piano è la premessa per poter attingere a finanziamenti pubblici
il nocciolo strategico che secondo l’ingegner Giorgio Occhipinti, responsabile dei porti regionali e curatore della relazione tecnica del piano, non mancherà di dare i suoi frutti. Integrazione è la parola d’ordine del piano, quindi? «Siamo una delle poche Regioni che si sono dotate di un piano completo dei porti, inglobando tutti i settori, dal traffico passeggeri alla nautica da diporto, dalla cantieristica alla pesca. Il piano costituisce la piattaforma programmatica del sistema, al cui centro rimane naturalmente Ancona, snodo internazionale e strategico nel corridoio adriatico. Per gli altri sette porti, quasi tutti “misti”, andranno portate avanti le rispettive linee di sviluppo». Sembra che la scelta sia quella di non costruire nuovi scali ma potenziare quelli esistenti. «Esatto e questo vale soprattutto per la nautica da diporto: i porti esistenti sono a una distanza ottimale l’uno dall’altro e inseriti in contesti socio-economici cresciuti con le singole
economie cittadine. Entro il 2018 abbiamo stimato un incremento notevole dei posti barca complessivi, che dagli attuali 4.500 si spera passino a 9.500. Per far questo saranno decisivi i piani regolatori dei singoli porti. È ciò che sta accadendo a Fano, dove la variante prevede un’apertura alla cantieristica, un’operazione che sarà portata avanti da Marina Group». Per rinnovare le infrastrutture portuali, il piano si avvale del cosiddetto “adeguamento tecnico”. Perché questa scelta? «A differenza della variante, l’adeguamento tecnico permette di snellire le procedure e agire in tempi più rapidi. Accadrà a Numana, con il progetto di riqualificazione e messa in sicurezza del porto; a Senigallia, la cui darsena turistica verrà estesa verso l’interno e nella zona sud di San Benedetto, dove la cantieristica potrà finalmente contare sul rinnovamento degli stabilimenti preposti che oggi sono in uno stato di precarietà».
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Se il piano regionale dei porti costituisce la piattaforma programmatica, come mettere in moto gli investimenti sia pubblici che privati? «Il totale degli investimenti si aggira attorno ai 660 milioni di euro, gran parte dei quali verrà utilizzato per Ancona. È necessario continuare a cercare altre risorse se vogliamo portare a compimento ciò che ci siamo prefissi. Il piano è la premessa per poter attingere a finanziamenti pubblici, magari europei, anche se in questo momento di crisi sarà difficile. Così per attrarre investimenti privati, soprattutto per quel che riguarda la nautica da diporto, ci avvaliamo delle concessioni. Di qui è nata una proposta di progetto di approdo turistico per Pesaro, in fase di approvazione. Stesso discorso vale per Fano, dove negli anni Novanta la Regione aveva speso 9 miliardi di euro. Oggi, grazie alla società Marina Group, si investirà sulla darsena cantieristica rimasta sottoutilizzata».
Sopra, Giorgio Occhipinti, responsabile dei porti della Regione Marche
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LE VIE DEL MARE
Cantieristica, lavori in corso a Fano La nautica industriale è in ripresa e Fano vuole prendere parte a questa partita: il sindaco Stefano Aguzzi guarda con entusiasmo ai poli produttivi della cantieristica e della pesca che, dopo anni di attese, completeranno le funzioni del porto cittadino Paola Maruzzi ufficiale, in autunno partirà il cantiere che consegnerà alla città il porto rinnovato sotto il profilo della nautica industriale e della pesca. Il progetto è stato presentato in occasione del consueto appuntamento del Fano Yacht Festival, lo scorso maggio, da un gruppo di imprenditori riuniti in consorzio che si sono detti disposti a investire per rilanciare un settore di riferimento dell’economia regionale. La società che ha preso in concessione l’area di circa 43mila metri quadrati, Marina Group, una delle più importanti realtà produttive marchigiane collegate al mare, fa sapere che la chiusura dei lavori è prevista per il 2013. I fanesi attendono da tempo la realizzazione dei due nuovi poli: il porto, che negli anni Novanta è stato significativamente ampliato con la costruzione di due darsene consentendo di potenziare la nautica da diporto, è rimasto però sottoutilizzato per quel che riguarda le aree a terra. «Fino a oggi la cantieristica è stata presente solo marginal-
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mente, sotto forma di terminali di capannoni ubicati in città – spiega il sindaco Stefano Aguzzi – mancava un pezzo, cioè una piattaforma interamente dedicata alla produzione di imbarcazioni e al resitting». Adesso il quadro sembra completo, o quasi. Questo sarà l’assetto definitivo del porto? «Non è detto. Qualche anno fa si era parlato di ampliare ulteriormente il porto turistico. Con la crisi il progetto è stato ridimensionato, ma voglio sperare che lo si riprenda in considerazione presto». L’investimento presentato da Marina Group è di una certa importanza: come crede che inciderà sull’economia e sulle prospettive occupazionali? «Da sempre il porto ha dato alla città molta occupazione, specie negli ultimi dieci anni. Ma al di là delle evidenti ricadute, quest’azione sarà un volano di nuove opportunità. Il messaggio è chiaro: a Fano la cantieristica vuole continuare a crescere. Questo ci fa sperare nella ripresa e nella crescita di un settore fortemente radicato
sul nostro territorio. La novità sostanziale è che il nuovo cantiere non si svilupperà a chilometri di distanza dal mare, con tutte le problematiche connesse, ma sarà finalmente sul porto. In questo modo il can-
Il sindaco di Fano Stefano Aguzzi
Stefano Aguzzi
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La crisi della cantieristica sembra essere superata, lo ha dimostrato la ricaduta positiva dell’ultimo Fano Yacht Festival
tiere potrà essere utilizzato anche per il rimessaggio di imbarcazioni che necessitano di manutenzione». Oggi più che mai le imprese chiedono il sostegno della politica. Che ruolo è chiamato a giocare il Comune affinché il progetto veda la luce in tempi rapidi? «Ci siamo sempre impegnati per garantire alle imprese autorizzazioni in tempi rapidi, tant’è che all’attivo abbiamo anche uno sportello unico. La concessione delle aree a Marina Group risale al 2004 ma
per dovere di cronaca devo ricordare alcune vicissitudini, indipendenti dal Comune, che hanno impedito di partire: in un primo momento a ostacolare i lavori sono stati i fanghi depositati provenienti dal dragaggio, e prima che questa faccenda venisse risolta sono passati alcuni anni. Superata questa fase, la cantieristica è andata in crisi, quindi, la stessa Marina Group, che ha vissuto un riassetto dei vertici, ha preferito prendere tempo. Oggi c’è un ritorno di interesse. A luglio abbiamo
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avuto un incontro con il consorzio e abbiamo dato tutte le indicazioni utili per presentare le richieste di autorizzazioni nella maniera più opportuna. Da parte nostra c’è il massimo impegno che, però, non può essere unilaterale». Il Fano Yacht Festival è giunto alla sua settima edizione. Quest’anno come è andata? «Ogni anno l’evento si rafforza sotto il profilo internazionale e mediatico, con ovvie ripercussioni sul turismo. Il merito va soprattutto agli organizzatori, tra cui c’è il consorzio navale marchigiano. I numeri ci dicono che la crisi della cantieristica sembra essere superata e lo ha dimostrato la ricaduta positiva dell’ultimo Fano Yacht Festival: le imprese che operano nella cantieristica hanno avuto l’occasione di farsi conoscere e di vendere». MARCHE 2011 • DOSSIER • 219
LAVORI MARITTIMI
Il settore “marittimo” guarda al green Dal porto di Ancona al resto d’Europa, la società Ilma si prepara alla ripresa, partendo dalla collaborazione con Fulmar. A parlarne è Antonio Santini, co-fondatore e attuale presidente dell’azienda di lavori marittimi offshore Carlo Sergi
Antonio Santini, co-fondatore insieme a Franco Pieroncini della Ilma Srl di Ancona info@ilmaoffshore.it
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da ricercare nella scelta, certamente coraggiosa visto il momento economico attuale, di continuare a investire sulle attrezzature e su una certa diversificazione, la formula alla base del consolidamento di Ilma, la società di lavori marittimi offshore e lavori portuali nata grazie a Franco Pieroncini e Antonio Santini. Proprio quest’ultimo prende in analisi l’andamento degli ultimi mesi di questa attività ormai consolidata, non solamente sul porto di Ancona. «La crisi ha colpito fortemente anche il settore in cui operiamo. I nostri maggiori clienti, enti petroliferi nazionali e non, hanno drasticamente ridotto il loro volume di investimenti e, di conseguenza, si è verificata un’immediata riduzione di commesse». Ma Ilma non è certo restata inerme.
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Come avete superato il momento critico? «Abbiamo cominciato a risentire di questa carenza di lavori a partire dall’inizio dell’anno 2009 e la riscontriamo tuttora. Tuttavia, fino a oggi, siamo riusciti a superare il difficile momento grazie soprattutto a un’intensa attività commerciale, resa certamente più agevole dai nostri mezzi marittimi e dall’affidabilità e dalla competenza tecnica della nostra organizzazione. Nuovi clienti ci hanno apprezzato e, anche se con volumi di fatturato certamente ridotti, stiamo attraversando questo periodo non favorevole senza che la società ne risenta particolarmente». Comunque, negli ultimi anni siete anche intervenuti per operazioni tutt’altro che marginali. «Abbiamo avuto la fortuna di eseguire importanti lavori: si-
Antonio Santini
gnificativo il lavoro commissionatoci dalla olandese Smit Salvage, relativo alle operazioni di recupero e bonifica dai prodotti petroliferi della Motocisterna Haven, al largo di Arenzano, in provincia di Genova, da ultime, solo per ordine di data, mi piace evidenziare le commesse eseguite presso la centrale termo elettrica a Valona (Albania) per il cliente Tecnimont Spa e gli importanti lavori eseguiti presso la Raffineria API di Falconara Marittima (AN)». Nella vostra strategia la diversificazione quale peso riveste? «Il mercato principale al quale la società si rivolge resta quello marittimo offshore, nazionale e internazionale, ovvero assistenza a tecnici e sommozzatori per operazioni in alto e basso fondale, operazioni di manutenzione, montaggi e sol-
levamenti su piattaforme, costruzione e varo in mare di tubazioni, cavi, interramento di linee subacquee con collegamenti tra piattaforme e centrali gas a terra. Nelle attività svolte rientrano, comunque, tutti gli altri lavori marittimi, quali quelli portuali, grazie anche all’ultimo investimento effettuato, consistente nell’acquisizione di un ulteriore pontone semovente, il Pontone Ciclope, dotato di una gru capace di sollevare fino a 200 tonnellate». Un bel cambiamento rispetto agli inizi.
«Ne abbiamo fatta di strada. Basti pensare che abbiamo inaugurato l’attività con l’acquisizione del pontone AD3 e, in seguito, di un rimorchiatore. Successivamente il pontone AD3 è stato ammodernato e allungato di 20 metri permettendo a bordo una sistemazione alloggi per un totale di 42 persone. Questa fu la svolta decisiva, perché tale modifica ha consentito l’acquisizione di nuove tipologie di lavori». In futuro quali nuovi sviluppi sono ipotizzabili per la vostra realtà? MARCHE 2011 • DOSSIER • 221
LAVORI MARITTIMI
Storia e risultati La Ilma nasce nel 1994 da un’idea di Franco Pieroncini e Antonio Santini, i quali hanno voluto coinvolgere altre due realtà della zona, una storica impresa di lavori marittimi anconetana, la “Ingg. Gagliardi Chiodoni Bianchi Spa”, e la “Pelliccia Srl”, una società, quest’ultima, a conduzione familiare, ma molto apprezzata per l’assistenza meccanica fornita alle migliori realtà marittime italiane. «Insieme abbiamo rilevato, dalla procedura concorsuale della Sadarincoop, il pontone AD3, un tipo di imbarcazione che deve essere rimorchiata, usato come piattaforma galleggiante – racconta Santini -, da cui è iniziata la storia di questa società, che, grazie all’esperienza di personale preparato e a strutture adeguate è riuscita in questi anni, a raggiungere risultati più che soddisfacenti dal momento che i continui nuovi investimenti, con particolare riguardo all’attrezzatura, hanno confermato la bontà delle scelte effettuate».
«L’attenzione a nuove oppor-
In alto a destra il pontone AD3; qui sotto, Esther Moretti a capo dell’azienda Fulmar
tunità rimane sempre viva nella nostra compagine societaria, in particolare nel settore dei lavori marittimi. Da ultimo trovo importante segnalare l’ingresso della Ilma nella Fulmar, che opera nel Porto di Ancona e nelle rade di Ancona
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e Falconara. L’azienda fu fondata negli anni Ottanta da Marco Moretti, che con esperienza, tenacia e spiccate capacità gestionali le ha permesso di crescere costantemente fino alla certificazione ambientale ISO 14000. Oggi la Fulmar è gestita dalla figlia Esther, che grazie agli anni trascorsi lavorando al fianco del padre ne ha saputo assimilare le qualità umane e imprenditoriali, ma soprattutto la passione per il lavoro e per il mare, caratteristiche che contraddistinguono anche i collaboratori dell’azienda». Che attività svolge la Fulmar? «Quella di battellaggio, trasporto di persone e merci oltre che quella di ritiro di rifiuti dalle navi, che riteniamo possano rappresentare una valida opportunità di sviluppo, con particolare riguardo a quella relativa al ritiro rifiuti, viste anche le sostanziali novità introdotte dalla legislazione in materia
ambientale negli ultimi anni». Proprio su questo state effettuando un importante investimento. «È in fase di completamento la costruzione di un’imbarcazione capace di recuperare il rifiuto derivante dalle acque di sentina delle navi e, comunque, liquidi in genere. La sentina è la parte posta più in basso nello scafo di un’imbarcazione, e qui si raccolgono gli scarichi di acque grigie e nere, condensazioni di condizionatori, acqua residua del lavaggio di motori e ponti. Queste acque andrebbero conferite una volta arrivati nei porti, quindi smaltite per non inquinare. Fino a non molto tempo fa venivano spesso scaricate in mare durante la navigazione, violando così spesso le leggi. Il nostro auspicio è che oggi, l’interesse sempre crescente verso l’ambiente, possa rappresentare per noi un’opportunità di crescita importante».
Più efficienza nei trasporti Il settore dei trasporti non necessita solo di aiuti provenienti dal governo, ma anche del sostegno di enti particolari e di interventi infrastrutturali. L’analisi di Mauro Domenichetti Emanuela Caruso e il carburante manterrà i livelli di costo attuali, sarà quasi impossibile lasciare i prezzi pari a quelli praticati finora, con il rischio di non poter più garantire ai clienti il prezzo richiesto, perché non in linea con le esigenze di mercato». È il punto di Mauro Domenichetti sullo stato attuale del settore dei trasporti. In Italia ne fanno parte molte realtà, ma solo alcune riescono a svolgere un servizio puntuale e di qualità. Il territorio marchigiano, nella zona di
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Falconara Marittima, ospita una di queste aziende: la TDN Srl, società di trasporto merci su gomma. Per riuscire a farsi spazio nel settore, la TDN ha puntato su un parco automezzi molto vasto, su un’accurata gestione tecnica e amministrativa e su un personale scelto e professionale. «Siamo molto attenti durante la fase di selezione e reclutamento del personale viaggiante, – dichiara Mauro Domenichetti, legale rappresentante della società – perché gli autisti rappresentano il contatto diretto tra l’azienda e il cliente, che deve
sentirsi soddisfatto in primo luogo proprio da chi gli consegna la merce. L’autista perfetto è quello che si dimostra affidabile, puntuale e flessibile e che gestisce con cura il mezzo che gli è stato affidato». L’attività della TDN, che tratta in particolar modo la gestione di carichi completi, si rivolge sia ad aziende, che necessitano di un servizio di consegna, sia a importanti corrieri nazionali e internazionali. «Grazie alla qualità raggiunta dal nostro lavoro, che è stata certificata Iso 9001 nel 2010, stiamo costantemente allargando il
Mauro Domenichetti
parco clienti». L’insieme di queste caratteristiche ha determinato il successo dell’azienda e le ha permesso di rimanere a galla senza troppi sforzi anche durante la crisi. «All’inizio del periodo nero, abbiamo deciso di apportare all’interno della società alcuni cambiamenti. Ci siamo focalizzati sul nostro core business e sull’introduzione di elementi ingegneristici per ottenere una visione a tutto tondo della gestione aziendale: in questo modo abbiamo evitato sacche di improduttività. A testimoniarlo abbiamo i dati del fatturato, che dal 2007 al 2010 evidenziano una crescita dei profitti di oltre il 115%. E quest’anno la nostra soddisfazione sarà addirittura maggiore, perché se il 2010 si è chiuso con un fatturato di 5,6 milioni di euro, per la fine del 2011 è prevista un’ulteriore crescita del 10%, che ci porterà a toccare i 6,1 milioni». Se la crisi non ha potuto creare problemi all’atti-
Da sempre collaboriamo con enti che regolano il traffico merci sul nostro territorio, ad esempio l’Interporto, il Porto di Ancona e l’Aeroporto di Falconara
vità della TDN, può farlo e lo fa l’oscillazione costante del prezzo del carburante, uno dei fattori che condiziona maggiormente il settore del trasporto su gomma. «Negli ultimi anni si è sempre viaggiato con tariffe prefissate sul costo del carburante, oggi invece siamo vittima di un costante aumento, che dal 2009 ha raggiunto il 35% e che influisce in modo molto negativo sul margine operativo dell’azienda». In aiuto di queste società è arrivato un decreto legge emanato dal governo che istituisce costi minimi sulla sicurezza dei trasporti e che dovrebbe coprire i costi relativi all’aumento del prezzo del carburante, in modo da garantire maggiori fatturati. Questo settore non necessita, però, solo di aiuti provenienti dal governo,
ma anche del sostegno di enti particolari e di interventi infrastrutturali, così da migliorare e facilitare il lavoro delle aziende. «Da sempre collaboriamo con enti che regolano il traffico merci sul nostro territorio, ad esempio l’Interporto, il Porto di Ancona e l’Aeroporto di Falconara. Di grande aiuto sono anche i contatti diretti con le autonomie locali, come la Regione Marche. Nonostante ciò risulterebbero fondamentali altri fattori, come il completamento della terza corsia sull’autostrada adriatica e la costruzione di nuove uscite autostradali. Solo così riusciremo ad avere maggiori interscambi tra l’entroterra e la costa, senza parlare dei vantaggi che si otterrebbero per quanto riguarda i collega-
La Tdn Srl ha sede a Falconara Marittima (An) www.tdntrasporti.it
MARCHE 2011 • DOSSIER • 225
APPALTI
BUROCRAZIA E SVILUPPO Gli appalti pubblici nelle Marche hanno subito una ulteriore contrazione. In calo tutto il settore delle costruzioni. Ritardi nei pagamenti e difficoltà di accesso al credito i maggiori problemi degli imprenditori. «Bisogna rivedere il patto di stabilità e i fondi Fas» dice Massimo Ubaldi di Ance Marche
APPALTI
Ritardi e costi contrattuali al rialzo «Nelle Marche si registra uno scostamento della durata degli appalti con contenzioso maggiore di oltre 20 punti percentuali rispetto alla media nazionale». L’andamento del mercato nel punto di Sergio Santoro, presidente pro-tempore dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici Elisa Fiocchi ra i fattori critici che bloccano il mercato degli appalti in Italia, si registra scarso livello concorrenziale, eccessiva litigiosità dei soggetti coinvolti, sproporzionata durata dell’esecuzione dei contratti, un frequente e immotivato ricorso a varianti che provocano un sensibile aumento dei costi contrattuali. Tali criticità, rilevate a livello nazionale, sono sintomatiche anche del mercato regionale degli appalti, come illustra Sergio Santoro, che ha assunto la reggenza dell’Autorità per gli appalti, in virtù del voto espresso dal Consiglio del 29 luglio 2011. «Lo scarso livello concorrenziale rilevato a livello nazionale nell’affidamento degli appalti pubblici riguarda, in realtà, il settore dei servizi e delle forniture» fa notare. «È stata, infatti, riscontrata un’asimmetria strutturale nel mercato dei contratti pubblici nelle diverse tipologie contrattuali di lavori, da un lato, e servizi e forniture dall’altro». Tradotto in numeri, le imprese che partecipano a una
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gara di servizi e forniture sono mediamente tre a fronte di circa venticinque imprese nei lavori pubblici. Un’ulteriore diversità strutturale è ravvisabile nel differente trattamento normativo del sistema di qualificazione dei lavori pubblici rispetto a servizi e forniture: «Mentre per i lavori – spiega Santoro – i requisiti speciali richiesti sono quelli rigorosamente previsti dal sistema di qualificazione e sono identici su tutto il territorio nazionale, per servizi e forniture nell’ambito della stessa categoria merceologica o stessa tipologia di servizio, anche per importi analoghi, ciascuna stazione appaltante può richiedere requisiti specifici che potranno quindi risultare differenti da amministrazione ad amministrazione e determinare un trattamento non uniforme tra operatori economici». Generare contenzioso nel mercato dei contratti pubblici è un fenomeno ritenuto di particolare rilievo sia per i maggiori costi che ne derivano nella realizzazione delle opere sia per il prolunga-
mento della durata dei lavori. Quali ripercussioni questo meccanismo genera sul mercato? «Dai dati emersi dai contratti di lavori conclusi e di importo superiore a 150mila euro (co-
Sergio Santoro
municati all’Osservatorio dalle stazioni appaltanti nel periodo 2000-2009) emerge che l’ammontare complessivo degli appalti conclusi con contenzioso è di euro 7.342.345.141 e che, tale cifra, considerando la distribuzione degli appalti per classi di importo, è imputabile per il 37,2% ad appalti di importo superiore ai 15 milioni di euro, per il 22% ad appalti di importo compreso tra 5 e 15 milioni di euro, per il 28,7% ad appalti di importo compreso tra 1 e 5 milioni di euro. Gli appalti, oggetto di contenzioso, portano a un in-
La tendenza all’utilizzo della procedura negoziata è più accentuata nelle Marche (62,8%) che a livello nazionale (50,1%)
cremento del costo delle opere rispetto alla previsione iniziale di costo. Mentre nel periodo 2002-2005, l’insorgere di liti ha provocato negli appalti maggiori costi per circa il 30%, nel periodo 2007-2009 tale percentuale
media si è ridotta al 18%. In dettaglio, i dati mostrano che nell’anno 2007 il maggior costo degli appalti per effetto del contenzioso arbitrale era del 12,83%, nel 2008 del 26,11%, nel 2009 la medesima percentuale si è ridotta al 13,14%. Le ultime elaborazioni effettuate dall’Autorità e presentate in occasione della Relazione annuale al Parlamento per l’anno 2010, evidenziano nuovamente una crescita di tale incidenza che raggiunge la soglia del 22,6%, mostrando un andamento altalenante nel tempo». Quanto influisce in termini di inefficienza e disavanzo economico il prolungamento dei tempi di realizzazione dei lavori nelle opere pubbliche? «Nel totale degli appalti conclusi si registra un prolungamento dei tempi di esecuzione dell’89% a fronte del prolungamento del 110% negli appalti conclusi con contenzioso. La fase di esecuzione delle opere necessita di forme di snellimento procedurale per consentire che i relativi interventi vengano conclusi secondo una tempistica coerente con i fabbisogni del territorio e delle comunità sociali. L’adozione di azioni incisive che comportino un’accelerazione nella realizzazione delle opere pubbliche risponderebbe peraltro anche alle esigenze di carattere economico ed organizzativo delle imprese di concludere i lavori nei tempi preventivati, evitando di prorogare la chiusura dei can- MARCHE 2011 • DOSSIER • 229
APPALTI
Distribuzione percentuale dell’importo complessivo delle procedure di affidamento perfezionate di importo superiore a 150,000 euro per procedura di scelta confronto Marche - Italia (anno 2010) Fonte: Osservatorio Contratti Pubblici 80,0% 70,0% 60,0% 50,0%
61,1% 50,4%
40,0%
32,1%
30,0%
10,0% 0,0%
24,4%
21,3%
20,0%
4,9% Procedura aperta
Procedura ristretta
Marche
1,9% 3,9% Procedura negoziata
n.c.
Italia
tieri e le conseguenze con- tata, naturalmente, all’estennesse. Vanno individuate modalità di comportamento efficienti ed efficaci da parte delle stazioni appaltanti, finalizzate al corretto affidamento dei contratti e a una loro corretta esecuzione». Nel 2010 il mercato complessivo degli appalti in Italia ha raggiunto i 111 miliardi. Come la Regione Marche ha chiuso il bilancio annuale? «L’importo totale degli appalti (superiori a 150mila euro) è stato di 350,7 milioni di euro per i contratti di lavori, 414,5 milioni per i servizi e 106,9 milioni per le forniture. Con riferimento al mercato dei lavori pubblici, dei 37.899 operatori economici qualificati per l’affidamento di lavori pubblici operanti a livello nazionale, 950 imprese (pari al 2,50% del totale) hanno sede nella regione Marche». I parametri regionali sono coerenti con quelli nazionali? «La situazione è in linea con quella nazionale se rappor230 • DOSSIER • MARCHE 2011
sione dell’area di riferimento e alla densità della popolazione. In realtà, occorre precisare che nella regione Marche operano anche stazioni appaltanti di livello sovra-regionale che rappresentano, a livello locale, una considerevole fetta della domanda di appalti. Un esempio è la società pubblica Quadrilatero Marche Umbria Spa, istituita nel 2003, con l’obiettivo di realizzare il progetto pilota infrastrutturale “Quadrilatero” per la costruzione dell’asse viario Marche-Umbria. Per comprendere l’entità dei lavori svolti da questa società è sufficiente pensare che l’importo complessivo degli appalti dalla stessa, affidati dal 2004 a oggi, che va sommato ai 350,7 milioni di euro, è stato di circa 2 miliardi di euro». Nel 2010 circa un terzo degli appalti in Italia è stato affidato senza gara. Come vengono distribuiti i con-
tratti nelle Marche? «Il tendenziale aumento al ricorso alle procedure negoziate, registrate nel 2009 nei lavori, è stato confermato anche nel 2010. I dati dell’Osservatorio sui contratti di importo superiore a 150mila euro, indicano che circa il 30% del numero di tali contratti viene affidato senza gara ed il 28% del loro valore complessivo è affidato con procedura negoziata. Nella regione, rispetto all’importo degli appalti, sono state adottate in misura maggiore confrontate al dato nazionale, la procedura aperta (61,1% nelle Marche a fronte del 50,4% nazionale) e la procedura negoziata (32,1% a fronte del 24,4%), mentre è stata utilizzata molto meno la procedura ristretta (4,9% a fronte del 21,3%). Il numero di procedure aperte attivate nelle Marche (33%) è inferiore a quello rilevato a livello nazionale (37,3%), mentre la tendenza all’utilizzo della procedura negoziata, risulta più accentuata nelle Marche (62,8%) che a livello nazionale (50,1%)».
Massimo Ubaldi
Imprese edili marchigiane strette nella morsa al 2006 al 2010, le Marche hanno registrato un netto calo della produzione in tutti i settori delle costruzioni, in particolare nel comparto dell’edilizia abitativa, scesa al -21,8%, e in quella pubblica che plana al -28,6%. Con una media totale di produzione edilizia che si attesta attorno al -14,35%, il presidente di Ance Marche, Massimo Ubaldi, interviene sui fattori che rischiano di paralizzare l’intero settore: dalla mancanza di liquidità, e il conseguente ritardo nei pagamenti, all’accesso al credito. Che rapporto intercorre tra pubblico e privato, e quale spazio è riservato attualmente agli investimenti? «Il comparto degli appalti di lavori pubblici attraversa nelle Marche un periodo di forte contrazione, che riguarda sia il numero dei lavori sia gli importi degli stessi. Peraltro la spesa per investimenti in opere pubbliche è in costante forte calo, nonostante esistano esigenze di infrastrutturazione sia per la realizzazione di nuove opere sia per la manutenzione delle reti infrastrutturali esistenti. Le imprese esecutrici di lavori pubblici stanno attraversando un periodo di perdurante difficoltà per carenza di lavoro. Molti cantieri sono an-
D
Ritardi nei pagamenti fino a otto mesi si aggiungono alle difficoltà di accesso e razionamento del credito da parte delle banche. I costruttori del territorio rischiano dei veri shock finanziari. Ne parla Massimo Ubaldi Elisa Fiocchi cora bloccati mentre numerose opere pubbliche sono ferme con finanziamenti già disponibili per milioni di euro. Questi sono gli effetti aberranti del Patto di stabilità, che impedisce di fatto alle pubbliche amministrazioni virtuose della regione di investire somme importanti, di cui dispongono, per opere di fondamentale importanza per l’economia del territorio. Stesso discorso vale per i fondi Fas riguardanti le Marche». Le attuali condizioni contrattuali riservano dignità all’imprenditore o esistono evidenti difficoltà (liquidità, credito, ritardo nei pagamento) che penalizzano le imprese marchigiane? «Nei rapporti con le pubbliche amministrazioni appaltanti, le nostre imprese di costruzioni stanno A sinistra, Massimo presidente subendo sempre più la grave ingiustizia dei ri- Ubaldi, di Ance Marche tardati pagamenti che sono arrivati anche a superare i 6-8 mesi: un fenomeno molto grave che può provocare dei veri e propri shock finanziari per le imprese marchigiane. Queste sono strette nella morsa fra difficoltà di accesso e razionamento del credito da parte delle banche e i grandi ritardi nei pagamenti degli enti pubblici appaltanti. La programmazione economica delle imprese subisce contraccolpi spesso insostenibili, mettendone a rischio la sopravvivenza». L’Ance Marche pensava a una società di servizi con cui realizzare operazioni di cessione solvendo dei crediti che le imprese edili van- MARCHE 2011 • DOSSIER • 231
APPALTI
2006
2007
2008
2009
2010
diff 2010/2006
Edilizia abitativa
100
99,45
92,4
83,0
78,2
-21,8
Pubblica Privata - c/proprio
100 100 100
102,6 97,05 96,2
96,55 94,68 94,75
84,8 86,33 80,8
71,4 84,58 76,8
-28,6 -15,42 -23,2
- c/terzi - c/convenzionata
100 100
102,1 101,05
108,65 94,15
107,25 92,6
109,2 87,35
9,2 -12,65
Edilizia non abitativa
100
104,75
104,25
104,65
101,2
1,2
Lavori pubblici
100
94,85
92,8
91,7
89,75
-10,25
Altro
100
103,9
106
103
101,2
1,2
Totale
100
99,55
94,5
89,05
85,65
-14,35
PRODUZIONE
Indagine semestrale Centro Confindustria - Ance Marche
tano nei confronti della pubblica amministrazione: con quali tempi e modalità? «Per affrontare in tempi brevi ed efficacemente la questione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della committenza pubblica, Ance Marche ha sottoscritto di recente una convenzione con Banca Ifis che offre servizi finanziari di factoring alle imprese edili associate. Questa convenzione, fra l’altro, prevede gestione, anticipazione e garanzia dei crediti per lavori pubblici eseguiti ceduti dalle imprese, oltre ad una serie di altri servizi finanziari». Nel 2010, l’edilizia regionale segnava il 22% di ore lavorate rispetto al periodo gennaioagosto dell’anno precedente, (un quinto in meno della produzione) e 2.650 addetti in meno. Quali sono le prime stime del 2011? «È confermato purtroppo il trend fortemente negativo del 2010 e la forte perdita di posti di la-
232 • DOSSIER • MARCHE 2011
voro è continuata anche in questo anno e non accenna a diminuire. La produzione edilizia ha subito quindi un ulteriore calo, che aggrava la caduta dei livelli di attività delle imprese. Per invertire questa tendenza che preoccupa molto e determinerà effetti pesanti per la stessa tenuta di tutta l'economia regionale, occorre agire in gretta con interventi mirati». Qual è il primo passo per uscire dal tunnel? «Bisogna sbloccare innanzitutto i programmi di intervento urbanistico-edilizi fermi, spesso da anni, a causa della burocrazia. Mi riferisco ai project financing, ai Prusst, agli accordi di programma, ai programmi integrati di intervento anche di housing sociale, che ormai da tempi inaccettabili sono bloccati presso le diverse pubbliche amministrazioni della nostra regione». Il convegno Ecologicamente 2011 quali nuovi spunti ha offerto al settore edilizio in termini di sostenibilità e qualità edilizia? «L’iniziativa ha fornito alle imprese un’importante occasione di approfondimento su questioni rilevanti per la riqualificazione urbana e la ricostruzione degli edifici delle nostre città secondo criteri innovativi in grado di conseguire rilevanti risparmi per le abitazioni civili e non solo. Le nuove tecnologie, finalizzate a ridurre i consumi energetici e a produrre energia pulita, avranno un impatto positivo sempre più importante per l’intero comparto edilizio. In altri termini, l’edilizia sostenibile può rappresentare una risposta per la riqualificazione sia strutturale che funzionale del nostro patrimonio edilizio, offrendo opportunità di lavoro alle nostre imprese».
APPALTI
Centinaia di milioni in opere pubbliche La Regione Marche aggiorna il prezzario 2011 e risponde alla crisi del settore edile programmando l’avvio di numerosi interventi pubblici sostenuti da enti locali e statali. Ne parla l’assessore Antonio Canzian Elisa Fiocchi
on investimenti in calo del 6,4% nel 2010 e del 4% al termine di quest’anno, l’indagine promossa da Ance su tutto il territorio nazionale apre scenari preoccupanti per il mercato delle costruzioni e stima, dal 2008 al 2012, una perdita complessiva del 22,3% in termini reali, tornando così ai livelli del 1994. Il calo coinvolgerebbe tutti i settori senza esclusione dei lavori pubblici, scesi del 28,7%. «Non si prevedono sensibili aumenti dei prezzi», commenta l’assessore regionale con delega ai Lavori pubblici Antonio Canzian, che introduce i prossimi finanziamenti per rilanciare l’edilizia sul territorio. «Gli interventi programmati per centinaia di milioni di euro non potranno che offrire un significativo contributo al settore». La crisi del settore sembra quasi più forte nei primi mesi del 2010 rispetto al 2009 quando il mercato poteva ancora beneficiare dei lavori pubblici avviati negli anni precedenti. Come le Marche inten-
C
234 • DOSSIER • MARCHE 2011
dono affrontare le flessioni del settore? «La Regione ha programmato l’avvio di opere marittime, che esegue direttamente, per circa 12 milioni di euro; inoltre, attraverso gli enti per l’edilizia popolare, ha programmato interventi per altri 39 milioni. Risulta anche che le cinque Province abbiano programmato lavori per oltre 70 milioni; i principali Comuni per oltre 200 milioni e quelli più piccoli altre parecchie decine di milioni; l’Autorità portuale di Ancona per circa 47 milioni; alcuni importanti consorzi tra enti pubblici per oltre 22 milioni». Il prezzario ufficiale 2011 rappresenta il riferimento generale di base nell’esecuzione delle opere pubbliche sul territorio regionale. Quali sono le principali novità? «Il nuovo prezzario regionale, adottato con la delibera della giunta regionale n. 983 dell’11 luglio scorso, ha tenuto conto delle modifiche introdotte dal nuovo regolamento attuativo del codice dei contratti di lavori, forniture e servizi, riguardo alla determinazione del costo della sicurezza inclusa nei prezzi delle singole lavorazioni,
Antonio Canzian, assessore con delega ai Lavori pubblici della Regione Marche
Antonio Canzian
Con gli enti per l’edilizia popolare la Regione ha programmato interventi per circa 39 milioni
che non è soggetto al ribasso d’asta. La modifica sostanziale è che il costo della sicurezza è compreso nel tetto massimo delle spese generali che non può superare il 17%. Pertanto il prezzo è costituito dal costo base (materiali, mano d’opera, noli) più le spese generali, nonché l’utile dell’impresa, del 10%». Oscilla il prezzo delle materie prime fondamentali e aumenta il costo della manodopera e dei noli dei mezzi meccanici. Come tutte queste variabili incidono nella formulazione e nella gestione dei contratti di appalto? «Il prezzario regionale cristallizza la situazione dei prezzi in un momento storico. Per-
mln
FINANZIAMENTO La cifra stanziata dalla Regione Marche per l’avvio di opere marittime
17% SOGLIA
Il costo della sicurezza è compreso nel tetto massimo delle spese generali
tanto i contratti di appalto sono formulati con quel riferimento temporale, finché è ritenuto opportuno dalle stazioni appaltanti. Infatti, in caso di modifiche importanti della situazione di mercato, successive all’approvazione del prezzario, ciascuna stazione appaltante può utilizzare nel progetto, previa adeguata analisi, prezzi diversi da quelli del listino regionale. Il principio dell’invariabilità dei prezzi negli appalti pubblici colloca il rischio della variazione dei prezzi a carico dell’appaltatore. Ma tale rischio è temperato dalla previsione legislativa di adeguare i prezzi, di contratti già stipulati, nel caso i prezzi dei materiali subiscano variazioni superiori al 10%, registrate con apposito decreto ministeriale. Tale revisione è bidirezionale e, pertanto, può risolversi a vantaggio dell’amministrazione nel caso di repentina diminuzione dei prezzi». MARCHE 2011 • DOSSIER • 235
COMPLESSI IMMOBILIARI
Un nuovo polo commerciale per la provincia di Teramo Il parco tematico della Val Vibrata e il centro commerciale Arcobaleno formano un nuovo grande polo commerciale, il più importante della zona est del Centro Italia. A descriverlo, Gaetano Malavolta Giulio Conti
C
on la realizzazione del centro commerciale Arcobaleno, posto a ridosso dell’uscita autostradale della Val Vibrata, in provincia di Teramo, il Gruppo Malavolta – leader nel settore costruzioni e prefabbricati, specializzato nella realizzazione e commercializzazione di unità e complessi immobiliari, produttore di materiali e componenti per l’edilizia – partecipa alla crescita del valore del parco tematico già esistente in Val Vibrata che così diventa il più importante polo commerciale della zona est del Centro Italia. «Oltre a una galleria commerciale con più di venti negozi, l’ultimazione del centro commerciale Arcobaleno prevede l’inserimento di nuove iniziative relative ai settori dell’arredamento, abbigliamento, calzature, articoli per la casa e molto altro». Portavoce del progetto costruttivo, alla 236 • DOSSIER • MARCHE 2011
Gaetano Malavolta
c
Il centro commerciale Arcobaleno prevede l’inserimento di nuove iniziative relative ai settori dell’arredamento, abbigliamento, calzature, articoli per la casa
d
Gaetano Malavolta del Gruppo Malavolta Holding Company Spa di Ripatransone (AP). Il render illustra il centro commerciale Arcolbaleno di Val Vibrata (TE) www.gruppomalavolta.it
guida della holding company Gruppo Malavolta, Gaetano Malavolta spiega come «a completare e qualificare l’offerta, un’aerea di quasi 4.000 mq sarà destinata unicamente a intrattenimento e attività ristorative e accoglierà Kronopolys, il primo parco tematico al coperto della ristorazione in Italia, caratterizzato da ambienti ispirati al mondo del cinema, ricco di
effetti speciali e originali architetture». Ogni settore e opera edilizia in cui interviene il gruppo, palesa la concezione che la holding ha sull’arte edificatoria: «costruire significa edificare con criterio, in maniera etica, rispettosa del territorio e attenta alle esigenze dei committenti – afferma Malavolta –. Per noi costruire non è solo un lavoro ma un atteggiamento della mente, un’espressione della volontà e della passione per ciò che è bello e ben
fatto». L’atto concreto del costruire implica pertanto lo studio e la ricerca di tecniche e materiali che siano in grado di rispettare i parametri sia territoriali che architettonici, sia estetici che funzionali. «In particolare, nel settore delle grandi opere è la prefabbricazione che offre notevoli vantaggi in termini di prestazioni, sicurezza, qualità e rispetto dei tempi come altri sistemi costruttivi non sono in grado di garantire». Per questo, a caratterizzare l’altra iniziativa del gruppo, un complesso polifunzionale a Grottammare, oltre l’applicazione di strategie edilizie ecosostenibili e di materiali adeguati, come suggerisce Malavolta «anche l’incentivo alla prefabbricazione si legherà a tutte le soluzioni impiantistiche e tecnologiche indirizzate alla “passivazione” dei consumi energetici degli edifici».
IMMOBILIARE
Una svolta nel settore immobiliare
Gli operatori del settore immobiliare marchigiano hanno capito come servirsi delle risorse del territorio per soddisfare gli acquirenti anche in un periodo di grandi cambiamenti. L’analisi di Gianna Quarticelli e Raffaella Montemezzani Emanuela Caruso
egli ultimi anni la situazione del settore immobiliare si è complicata e in tutta Italia sono stati registrati grandi cambiamenti negli interessi d’acquisto. Gli intermediari immobiliari, che gestiscono le vendite per conto terzi, non hanno più a che fare con persone interessate all’investimento, cioè a comprare un immobile da poter mettere a reddito, ma con utenti che acquistano abitazioni per uso residenziale, per viverci. Senigallia è la città marchigiana che più ha notato quest’inversione
N
238 • DOSSIER • MARCHE 2011
di marcia e che è riuscita a far leva sui suoi lati migliori per fronteggiare le nuove richieste. «Su dieci clienti che contattano la nostra agenzia – spiega Gianna Quarticelli, titolare della Dimora Immobiliare, presenza forte e in crescita del settore – soltanto uno ha in mente un investimento, gli altri nove cercano una residenza e molto spesso si presentano con idee poco chiare e contradditorie. Desiderano avere un garage, un giardino, il piano più alto e le ultime tecnologie, ma allo stesso tempo pretendono anche abitazioni a basso costo. La
nostra zona, nonostante la situazione economica italiana non sia delle migliori, è ancora benestante, e chi vende lo fa a prezzi alti, che spesso non collimano con ciò che riesce o vorrebbe pagare chi intende comprare una casa». La vendita di appartamenti, a Senigallia così come nei paesi limitrofi, rappresenta l’impiego primario della Dimora Immobiliare, che potendo contare su quindici chilometri di costa è in grado di proporre abitazioni dai prezzi differenti a seconda che si prendano in considerazione le zone cittadine o le zone di mare.
Gianna Quarticelli e Raffaella Montemezzani
Gianna Quarticelli e Raffaella Montemezzani, titolari della Dimora Immobiliare e della Specchio Sas di Senigallia (AN) www.dimoraimmobiliare.it
Chi si rivolge a noi come proprietario di un immobile da affittare ai turisti non deve fare altro che consegnarci le chiavi e riscuotere gli acconti e i saldi
«Il privato che vende un’abitazione di mare è sicuro di trarne profitto, poiché in questi casi non si fissa un costo al metro quadrato, ma si vende a corpo, inglobando la comodità della vicinanza al mare e la bellezza dei luoghi. E la cosa vale sia che si parli del tratto di costa di levante, pieno di locali e strutture ricettive per la sera, sia che si parli della costa di ponente, più tranquilla e con più appartamenti e dove il turismo familiare tipico di Senigallia trova ciò che cerca». Queste caratteristiche hanno permesso alla Dimora Immobiliare di concentrare un buon cinquanta per cento della propria attività sulla locazione estiva e anche su quella invernale, incentivata soprattutto dalle richieste delle aziende del
polo energetico Api di Falconara Marittima, che si avvalgono dell’agenzia per trovare collocazione agli ingegneri e agli operai, per le locazioni annuali, per la locazione e la cessione di aziende e per la vendita di immobili. Di grande importanza è inoltre il metodo con cui vengono gestite le attività turistiche. «Ci occupiamo di tutti gli aspetti della gestione dell’attività turistica, – commenta Raffaella Montemezzani, altra titolare dell’agenzia. Chi si rivolge a noi come proprietario di un immobile da affittare ai turisti non deve fare altro che consegnarci le chiavi e riscuotere gli acconti e i saldi; siamo noi a pensare alla pulizia della casa, grazie a un’impresa di pulizie che abbiamo costituito apposi-
tamente, La Specchio Sas, al ripristino e alla consegna e all’accompagnamento del cliente. Ci sforziamo di essere il punto di riferimento per qualsiasi servizio per entrambi i clienti». Gli elementi di forza dell’attività e dell’organizzazione della Dimora Immobiliare gli hanno permesso di non risentire del cambiamento avvenuto nel settore, ed essendosi anche aperta al mercato estero, sempre più interessato a investire in immobili sul territorio italiano, la marcia con cui l’agenzia procede sta diventando sempre più alta. «Dieci anni fa siamo riusciti a vendere un immobile ad alcuni clienti svedesi che poi, avendo apprezzato il nostro lavoro, si sono rivolti di nuovo a noi per rivenderlo a un connazionale. Si è trattato di un episodio sporadico ma molto significativo, in quanto ha richiesto un servizio particolare, una lunga fase burocratica e un certo impegno nel cimentarsi in una vendita in lingua straniera, senza contare il fatto che ci ha permesso di aprire gli occhi sulla realtà internazionale del nostro settore. In questo periodo sta prendendo piede in modo particolare il mercato russo e noi, per non farci trovare impreparati, abbiamo creato una figura che ha il compito di prendere contatti sul posto». MARCHE 2011 • DOSSIER • 239
EDILIZIA
Sinergie che incrementano lo sviluppo territoriale Concentrarsi sulle attività produttive industriali ed eliminare qualsiasi attività speculativa. Uscendo dalla cultura dei soli “diritti” e ricordandosi anche dei propri “doveri”. Perché, secondo Riccardo Concetti, etica e valori sono alla base di qualsiasi progetto Erika Facciolla
are impresa al giorno d’oggi significa mettere in campo una serie di abilità tecniche e manageriali che devono confrontarsi continuamente con la sfida dell’internazionalizzazione, le nuove risorse tecnologiche e le difficoltà che solo lentamente l’economia mondiale sta cercando di lasciarsi alle spalle. Se si pensa ai grandi gruppi industriali, il compito
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240 • DOSSIER • MARCHE 2011
di imprenditori e manager diventa ancora più arduo poiché il moltiplicatore di difficoltà è dato dai diversi settori produttivi in cui le imprese coinvolte operano. Il legame tra tutte le aziende esiste non solo a livello eticomorale ma anche operativo in quanto ciascuna di esse contribuisce ad assistere le altre in una catena di sinergie che permette di sostenersi reciprocamente, migliorando il
processo industriale e la filiera produttiva con vantaggi sui margini di contribuzione e sull’ottimizzazione dei costi fissi. «Pur essendo differenziate tra loro in termini di produzione, ognuna di esse si rispecchia nei valori etici comuni di trasparenza, affidabilità ed efficienza», conferma il presidente del Gruppo Delfino, Riccardo Concetti. Ed è proprio su tali valori che Concetti ha fondato la sua attività imprenditoriale dando vita ad un gruppo industriale oggi controllato dalla società finanziaria Acron, che annovera importanti società tra le quali Start, Valdimonte, Penserini, Concetti Alimentari, trecento dipendenti, otto stabilimenti, e una superficie di vendita complessiva pari a quindicimila metri quadri. Tra le tante attività del Gruppo Delfino, qual è il denominatore operativo e la filosofia gestionale che le
Riccardo Concetti
accomuna? «Ogni azienda è indipendente ma sinergica a qualsiasi altra del gruppo. La filosofia gestionale che le accomuna è essere autonome ma non a compartimenti stagni, facendo comunque riferimento alla supervisione, definizione strategica e controllo della famiglia». Come si concretizzano tali sinergie nella realtà imprenditoriale di ogni giorno? «Gli esempi che si possono fare sono molti e di recente esperienza. In questo periodo stiamo realizzando un ipermercato a Pescara coinvolgendo diverse aziende, tra cui la Start per la progettazione, coordinamento e realizzazione di tutte le opere necessarie fino agli arredi e agli impianti, l’impresa edile
Valdimonte per le sistemazioni murarie, la Nonno Camillo e La Claudia 1875 per la fornitura di latte e derivati, pane e dolci da forno». In un mercato sempre più competitivo come quello attuale, come è possibile intervenire con opere per lo sviluppo del territorio? «Ritornando a concentrarsi sulle attività produttive industriali ed eliminare qualsiasi attività speculativa. Questo permette di proporre prezzi competitivi e di conseguenza incamerare commesse che ci permettono di difendere, e in alcuni casi incrementare, i posti di lavoro che riteniamo essere il primo e più importante valore da difendere». Una delle società al “volano finanziario” del gruppo è la Acron: come ha affrontato la recente crisi fi-
In apertura, esterno di una delle sedi del Gruppo Delfino. In basso, Daniela e Riccardo Concetti dell’omonima Fondazione Onlus fondata nel 2010
nanziaria? «Abbiamo dismesso la quasi totalità degli investimenti immobiliari e con le plusvalenze ottenute e una buona dose di coraggio, abbiamo ulteriormente rafforzato Acron con i risparmi della famiglia. Questo ci ha consentito di non ricorrere né al credito né ad aiuti statali. Oggi Acron ha un capitale sociale solido che nel futuro diventerà ancora più importante». Il gruppo Delfino annovera diverse aziende edili come Penserini, Valdimonte e Start. Qual è il valore aggiunto che queste realtà sono in grado di esprimere attraverso le strategie adottate nel corso degli anni? «Prima della riconversione industriale del gruppo le aziende citate erano impegnate nella realizzazione di piastre industriali, nella rea-
MARCHE 2011 • DOSSIER • 241
EDILIZIA
Sopra, uno dei cantieri Penserini e un Supermercato della Concetti Alimentari. Sotto, un’area del Barracuda Inn Resort a Watamu, Kenya, proprietà della Ida Srl, società del Gruppo Delfino
lizzazione di centri residenziali e di servizi a queste connesse. Le strategie costruttive messe in atto sono quelle tradizionali e a realizzazione diretta con l’utilizzo molto sporadico di subappalti. Da tenere conto che la Penserini è leader nel territorio per la produzione di inerti, calcestruzzo, misto cementato, conglomerato bituminoso e lavorazione e riciclaggio di materiali di risulta dei vari cantieri edili e stradali per riottenere un prodotto ver-
242 • DOSSIER • MARCHE 2011
gine adeguato». La cultura del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale dilaga con determinazione. In che modo il gruppo sviluppa questa tendenza? «In realtà il blocco della primavera scorsa sul decreto sulle energie alternative ha rallentato progetti che comunque stanno ripartendo e che consistono nella messa a punto di un capannone industriale completo di tetto fotovoltaico che, oltre a ridurre l’impatto
sull’ambiente, abbatte il costo di realizzazione. Nel settore agroalimentare stiamo progettando un impianto a biogas che permetta la riutilizzazione dei liquami della stalla e l’utilizzo delle colture in eccesso derivanti dalle produzioni agricole». La ricerca continua rappresenta da sempre la chiave d’accesso all’innovazione. In che modo viene affrontata dalle varie società del gruppo? «I settori in cui operiamo pos-
Riccardo Concetti
Le strategie costruttive messe atto sono quelle tradizionali e a realizzazione diretta con l’utilizzo molto sporadico di subappalti
Da sinistra, Suor Sabine in un orfanotrofio in Burkina Faso finanziato anche dalla Fondazione Onlus della famiglia Concetti, e uno dei trattori delle Fattorie Nonno Camillo, azienda agricola del Gruppo Delfino
sono essere definiti settori di base, ma nonostante ciò sono orientati al miglioramento qualitativo e produttivo, per abbattere i costi di produzione per renderci sempre più competitivi». Cosa ha significato per il gruppo l’esperienza brasiliana con il progetto “Minha Casa Minha Vida”? «Il brevetto di residenze popolari realizzate in prefabbricato ha vinto un importante appalto in Brasile per la fornitura di quattromila appartamenti nello Stato del Parà per il progetto citato. Il Brasile è una grande opportunità per la
nostra azienda perché oltre alle abitazioni già appaltate, stiamo progettando quattro ponti sul Rio delle Amazzoni, una grande strada di collegamento a pedaggio a quattro corsie e altre abitazioni a basso costo per i dipendenti dello Stato stesso». In termini di internazionalizzazione, quali sono i progetti sui quali state lavorando attualmente? «Gli altri settori che guardano all’espansione internazionale sono la distribuzione organizzata, il turismo - soprattutto in Africa e Caraibi - e la lavorazione degli inerti che ci vede
già impegnati in Croazia con una cava di pietra dalla quale estraiamo gli inerti che trasportiamo via mare direttamente con una nostra nave da tremila tonnellate, per essere poi lavorati in Italia». Alla luce della sua esperienza, quali sono i passi che l’imprenditoria italiana deve ancora compiere? «Uscire dalla cultura dei soli “diritti” ma ricordarsi anche dei propri “doveri”, etica e valori alla base di qualsiasi progetto. Lavorare, lavorare, lavorare come facevano i nostri genitori quaranta o cinquanta anni fa». MARCHE 2011 • DOSSIER • 243
EDILIZIA
Più sostegni al settore edile Il settore edilizio è il comparto industriale che maggiormente ha accusato la recente crisi economica; la contrazione dei finanziamenti da parte delle banche e i tagli governativi agli enti locali hanno poi contribuito ad aggravare la situazione. Il punto di Gianfranco Scalbi Lodovico Bevilacqua
a recente crisi economica, combinata con una politica governativa di pesanti tagli di fondi agli enti locali, ha dato vita ad una congiuntura estremamente negativa per molte aziende, in particolare per quelle afferenti al settore edile. La mancanza di fondi da investire, sia nell'ambito pubblico che in quello privato, costituisce un’avversità difficile da superare, che in molti casi si declina nella forma di una cinica
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selezione che porta tante aziende al fallimento. La salvezza è insomma riservata alle ditte più virtuose, che riescono a sintetizzare nella propria strategia aziendale quelle caratteristiche fondamentali per la sopravvivenza, ovvero elasticità nella valutazione e raccolta di commesse e garanzia di qualità nell'assolvimento delle stesse. L'esperienza diventa, in questi casi, un fattore decisivo, come sottolinea Gianfranco Scalbi, vicepresidente del consiglio di
amministrazione della S&P Costruzioni, impresa edile di Caprazzino di Sassocorvaro, nel pesarese: «La nostra società nasce dal sodalizio di due professionisti con un’esperienza pluriennale nel settore edile e questo retaggio si è rivelato di fondamentale importanza in un momento difficile come quello che stiamo attraversando». Come nasce e si sviluppa la vostra vicenda imprenditoriale? «La S&P Costruzioni viene co-
Gianfranco Scalbi
Non possiamo far altro che continuare a garantire la nostra professionalità e sperare che la politica dei finanziamenti del governo e delle banche cambi
stituita nel Gennaio del 1991 per volontà dei due fondatori, il primo geometra già socio di una società operante nell'ambito dell'edilizia pubblica e latore di una pluriennale esperienza in quell'ambito specifico, il secondo agente di commercio da anni impiegato di una grossa azienda produttrice di componenti prefabbricati per la costruzione di immobili commerciali. Proprio l'esperienza nell'ambito edilizio e imprenditoriale ha consentito alla neonata S&P Costruzioni di evitare gli affanni e le difficoltà tipiche della fase di avviamento di questo tipo di attività, affermandosi subito come una ditta affidabile ed efficiente e acquisendo in breve tempo consensi e credibilità». Quali sono, dunque, le vostre attività – in un ambito così ampio e variegato come quello edilizio – e come si sono evolute le vostre competenze negli anni? «L'oggetto sociale della S&P Costruzioni, come previsto anche dallo statuto, è estremamente ampio e abbraccia diverse prerogative nell'ambito dell'edilizia, sia pubblica che privata. Nei primi anni l'attività si concentrava principal-
mente sulla costruzione delle fondazioni e delle opere di completamento relative a fabbricati con destinazioni d'uso industriali, artigianali, commerciali o agricole, che venivano svolte su commesse provenienti unicamente da clientela privata. Dal 1996 in poi, tuttavia, la società ha aperto in maniera convinta alla collaborazione con enti pubblici, con la realizzazione di opere di interesse e utilità comunitaria – dalle opere di urbanizzazione ai lavori di edilizia stradale, dalla realizzazione di opere fognarie alla costruzione di acquedotti e gasdotti ed a quelle di difesa, sistemazione idraulica e di bonifica fluviali». Quanto conta la qualità nel settore edilizio e come la garantite? «La qualità della realizzazione è una caratteristica imprescindibile di qualsiasi opera edilizia, pubblica o privata; è ciò che distingue le varie aziende ed è anche una condizione fondamentale – in un momento di crisi come quello attuale, dove la concorrenza diventa sempre più agguerrita – per la sopravvivenza stessa dell'impresa. Garantire la qualità dei lavori eseguiti è da sempre un nostro obiettivo primario, che ci pro-
Gianfranco Scalbi, Socio fondatore della S&P Costruzioni, impresa edile di Caprazzino di Sassocorvaro (PU) www.spcostruzioni.it
Una panoramica del centro sportivo Horses Riviera Resort realizzato dall’impresa pesarese
poniamo di raggiungere curando attentamente ogni fase della realizzazione di un progetto, da quella iniziale, con una ponderata scelta dei materiali e delle strategie progettuali in stretta collaborazione col cliente – del quale vengono valutate attentamente le esigenze – a quella addirittura successiva al termine del lavoro, con il corredo all'opera costituito da tutte le carte e i progetti, necessari per eventuali futuri interventi di manutenzione. Tutto questo grazie ad un sistema di qualità interno consolidato da oltre 10 anni e certificato dal R.I.N.A., in conformità alla norma Uni EN Iso 9001:2000 e, in ottemperanza alle nuove normative
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EDILIZIA
che regolano gli appalti pub- appetibili lontano dalla propria crisi del settore: la concorrenza
Fase di canterizzazione di un progetto affidato alla S&P Costruzioni
blici, l'attestato S.O.A. rilasciato da riconosciuto e autorizzato organismo di attestazione». Qual è stato l'impatto della crisi economica sul comparto edilizio e che conseguenze ha prodotto? «L'impatto della crisi sul nostro settore di competenza è stato a dir poco devastante; improvvisamente sono diminuiti drasticamente i fondi a disposizione, condizione particolarmente accentuata per quanto riguarda l'ambito privato, ma comunque presente anche in ambito pubblico, dove peraltro i tagli effettuati dal governo nei confronti degli enti locali hanno contratto le risorse disponibili. Le commesse diventano sempre più rare, difficili da ottenere e dunque estremamente ambite; il criterio di territorialità diventa quindi sempre più relativo, obbligando le aziende ad andare a ricercare commesse
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zona di riferimento, al contrario di quello che succedeva fino a pochi anni fa. La mortalità delle imprese edili si fa sempre più alta, in conseguenza di questa congiuntura negativa estremamente grave; la precarietà della situazione è inoltre accentuata dalla politica della banche, che hanno drasticamente contratto i finanziamenti paralizzando il circuito edilizio». La vostra esperienza vi ha portato ad assolvere commesse provenienti tanto dall'ambito pubblico quanto da quello privato. Che differenze avete riscontrato a riguardo? «Come già sottolineato, il discorso va affrontato in un'ottica congiunturale; la crisi ha messo in ginocchio tanti privati, che non sono più in grado di garantire commesse sufficienti ad impegnare tutte le imprese edili; ma anche il pubblico contribuisce negativamente alla
è agguerrita e determina un gioco al ribasso negli appalti da vincere che si dimostra poi deleterio per le aziende. Inoltre la gestione dei lavori è molto superficiale e i pagamenti vengono effettuati spesso con grave ritardo». Quali sono dunque gli auspici per il prossimo futuro, le condizioni per un’augurabile ripresa? «Da parte nostra, sono trentacinque anni che ci impegniamo a fornire un servizio di qualità, puntando anche, per rimanere competitivi, sulla diversificazione produttiva e sull'ampliamento delle competenze. Non possiamo far altro che continuare a garantire la nostra professionalità e sperare che la politica dei finanziamenti del governo e delle banche cambi, fungendo da traino e da stimolo per la vitalità del settore edilizio».
EDILIZIA
Combattere la crisi con la diversificazione Attuare una strategia di apertura verso nuovi mercati e settori di produzione. L’esperienza di Patrizia Paoloni dimostra che è possibile trovare nuove opportunità e reagire alla situazione critica nella quale si trova l’edilizia marchigiana Valerio Germanico
er una concreta valorizzazione del territorio, ogni infrastruttura, ogni pianificazione edilizia, ogni oggetto architettonico, dovrebbe amalgamarsi al contesto urbano locale, che dovrebbe funzionare come un riferimento per i progettisti. A partire da questa idea chiara dello scenario urbanistico andrebbero poi tracciate le linee operative per la realizzazione di tutti quegli interventi edilizi che hanno per obiettivo lo sviluppo del territorio. Ap-
P Patrizia Paoloni del Gruppo MA.PA Cannelloni Srl di Monsano (AN) insieme al figlio Matteo Manoni ma.pa.sas@tin.it
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pare evidente che una tale conoscenza dell’ambiente architettonico di una località o di un’intera regione è maggiormente sviluppata nei professionisti e nelle aziende che hanno base in loco; conoscenza che dovrebbe andare di pari passo con la volontà di salvaguardare l’edilizia urbana da speculazioni e dalla costruzione di immobili che risulterebbero alieni rispetto al contesto. La dottoressa Patrizia Paoloni, legale rappresentante di Ma.Pa. Cannelloni, descrive la situazione del settore
delle costruzioni nelle Marche. Qual è oggi la situazione dell’industria edilizia nella vostra regione? «Negli ultimi anni, le Marche sono diventate una terra di conquista sia per le imprese del Nord che per quelle del Sud, soprattutto per quanto riguarda le gare d’appalto di progetti particolarmente importanti. Da parte delle amministrazioni locali non c’è stata nessuna tutela a difesa del tessuto delle realtà locali. Ciò ha determinato una situazione di impasse per le imprese edili marchigiane, che non riescono a lavorare nella propria regione, né a spostarsi in quelle limitrofe, a causa del “protezionismo” che invece vige in queste ultime». Come ha influito la crisi generale nel comparto del residenziale? «L’edilizia immobiliare è un’altra delle note dolenti del momento. Le vendite immobiliari hanno subìto un duro colpo. Oggi l’acquisto di una nuova casa viene effettuato quasi
Patrizia Paoloni
esclusivamente per necessità, non certo per investimento, questo nonostante i prezzi siano scesi. Ma di fronte a una saturazione del mercato, un prezzo basso non è più una spinta sufficiente per decidere di acquistare. La crisi ha decisamente incrinato la convinzione, un tempo solida, che il mattone sia un investimento sicuro». Quali strategie avete intrapreso per reagire a questo stato di cose e intercettare appalti e investimenti? «Purtroppo nella nostra regione, attualmente, gli appalti pubblici sono pochi, mentre quelli privati, spesso, per essere avviati devono superare la lunga trafila delle lungaggini burocratiche. La nostra impresa, che opera sia nel settore pubblico che in quello privato, sta cercando di diversificare sia le attività che la clientela, per avere le possibilità di lavorare il più possibile in vari settori e per reagire alla situazione di ristagno economico. Oltre a potenziare sia l’area tecnica che quella contabile con una rete informatica all’avanguardia, abbiamo scelto come strategia quella di guardarci intorno a 360 gradi, cercando di individuare nuovi mercati, oltre a quelli per noi classici – ovvero l’edilizia pubblica e privata. Tra i tanti ambiti ai quali ci siamo rivolti, ci stiamo inserendo
Purtroppo nella nostra regione, attualmente, gli appalti pubblici sono pochi, mentre quelli privati, spesso, per essere avviati devono superare la trafila delle lungaggini burocratiche
nella realizzazione di progetti per l’edilizia commerciale e industriale. Inoltre realizziamo opere di urbanizzazione e ristrutturazione». Quindi, nonostante la congiuntura, il Gruppo Ma.Pa riesce ancora a essere una delle imprese di riferimento nel territorio. «In questo momento la nostra clientela è divisa al 50% tra pubblico e privato. Questa percentuale può variare, nel caso in cui riusciamo a vincere degli appalti, offrendo non
solo il prezzo migliore, ma anche la qualità. Nel settore privato la nostra reputazione è in crescita, grazie alla fiducia e alla credibilità che l’impresa si è conquistata in anni di lavoro. Siamo inoltre in grado di offrire, qualora richiesto, manufatti secondo la formula “chiavi in mano”, seguendo tutto l’iter lavorativo, che parte dalla progettazione dell’opera sino all’approvazione del cliente, attraverso la certificazione e il collaudo da parte degli organi competenti».
In alto, ricostruzione post-sismica di un complesso abitativo a L’Aquila; sotto, ristrutturazione colonica
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MATERIALI PER L’EDILIZIA
Contro l’inquinamento acustico Il settore edile richiede sempre più spesso l'utilizzo di materiali isolanti, in corrispondenza alla crescente produzione di rumori molesti. Una tale evoluzione costante richiede una particolare attenzione all'innovazione. Ne abbiamo parlato con Piergiovanni Biagiotti Manuel Zanarini
cresciuto quello che viene definito “inquinamento acustico”, la produzione di una serie di rumori fastidiosi, che possono anche arrecare danni alla salute. Di pari passo con tale situazione critica, è aumentata la ricerca nel settore dei materiali isolanti, utilizzati in edilizia. Particolare attenzione viene data ai solai, in ottica del ridurre il fastidio del calpestio. Si tratta di un settore in sui la ricerca è fondamentale, così ci siamo confrontati con Piergiovanni
È
Biagiotti, titolare della Biemme srl, azienda nata nel 1983 e specializzata nella produzione di polietileni espansi a celle chiuse. Dal 1983 a oggi la tecnologia applicata al settore è molto cambiata. «Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo aumento della richiesta di materiali che presentano un elevato standard qualitativo e tecnologico; inoltre la grande maggioranza delle rivendite chiede ora prodotti certificati e garantiti. Noi, ad esempio, rispondiamo a queste esigenze
Nelle immagini fasi dell’applicazione dei materiali isolanti della Biemme Srl di Lucrezia di Cartoceto (Pu) www.biemmebiagiotti.com
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producendo articoli che sono in possesso di certificazioni rilasciate da importanti Enti di Certificazione sia italiani che europei quali il Cnr Italia, Cstb Francia, Tbu Germania, Ma39 Austria». L’ecosostenibilità si è ormai allargata a molti settori e anche il campo della Biemme è stato interessato e coinvolto in questa tendenza. «Per soddisfare tale requisito, sempre più richiesto dal mercato, produciamo alcuni articoli che seguono la linea guida della realizzazione di manufatti non
Piergiovanni Biagiotti
Il Glasstex Gt40-40kC è una nuova soluzione messa a punto, brevettata dall’azienda e certificata dal Cnr – Itc ideale per le armature e il rinforzo di massetti anche di basso spessore
inquinanti e ottenuti attraverso il riciclo di prodotti di materie prime». E il mercato richiede un’offerta sempre più diversificata. «Sicuramente si. Negli ultimi anni abbiamo puntato molto sul settore dell'acustica, ma anche la richiesta di rinforzo per rasanti su isolamento a cappotto ottenuto attraverso la rete in fibra di vetro con appretto antialcalino». Per quanto riguarda la ricerca l’orientamento della Biemme è chiaro. «Si ricercano sempre materiali innovativi e in grado di soddisfare ogni nuova richiesta; stiamo allargando ulteriormente la gamma produttiva con articoli alternativi molto tecnici, qualitativamente elevati e in possesso di tutte le garanzie e certificazioni del caso». Tra i prodotti della Biemme uno è ritenuto sicuramente la “punta di diamante”. «Il Glasstex Gt40-40kC, si tratta di una nuova soluzione messa a punto, brevettata dal-
l’azienda e certificata dal Cnr – Itc ideale per le armature e il rinforzo di massetti anche di basso spessore, sia tradizionali che autolivellanti anche e soprattutto se posati su pavimenti radianti che trova un vasto campo di applicazione anche nell’armatura degli intonaci ad alto spessore, come ad esempio gli intonaci isolanti, nel rinforzo anticriccatura delle solette gettate su vespai areati, nell’armatura delle solette nelle falde dei tetti». Molti degli investimenti della Biemme sono rivolti agli isolanti edili. «Un nuovo tipo di isolante acustico anticalpestio studiato e creato dalla Biemme è il Polirex Kem Soft, lo stesso viene prodotto in 3 diverse versioni/spessori a seconda delle necessità e delle caratteristiche del solaio da isolare; Polirex Kem Soft ha ottenuto ottimi risultati sia nelle prove effettuate in laboratorio sia in quelle testate direttamente in cantiere da tecnici acustici
e rientra ampiamente nella normativa vigente in materia di abbattimento acustico (Dpcm 447/95)». Oltre alla ricerca e alla differenziazione, anche l'assistenza è importante. «I nostri tecnici competenti in acustica affiancano in fase di progetto la direzione lavori e l’impresa, portandoli a conoscenza di quali sono i valori effettivi della simulazione in modo da evadere i requisiti acustici richiesti dal Dpcm 447/95; nella seconda fase gli stessi tecnici effettuano assistenza diretta in cantiere e sono in grado di seguire ogni fase della lavorazione (dalla posa in opera dei materiali sino al collaudo finale) rilasciando la certificazione timbrata e firmata richiesta dalle committenze». MARCHE 2011 • DOSSIER • 251
MATERIALI PER L’EDILIZIA
Tra innovazione e design L’apporto di serigrafie ceramiche ha aggiunto valore e diversità al vetro. E ha dimostrato come l’innovazione possa ancora fare la differenza contro i prodotti a basso costo dei giganti orientali. Il punto di Michele Battista Silvia Mocchegiani
ell’entroterra marchigiano, a Mombaroccio, nella provincia di Pesaro Urbino, la Liv produce e lavora vetri adatti a ogni settore, dagli interni delle case a quelli degli uffici, senza perdere di vista l’attenzione per i dettagli. Michele Battista, amministratore unico dell’azienda, racconta questo mercato e il valore del made in Italy che è ancora un marchio di garanzia che può competere senza timore con i prodotti a basso costo provenienti dai paesi orientali ed emergenti. L’azienda come affronta il mercato internazionale?
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«Tra le caratteristiche che distinguono la nostra impresa c’è senz’altro la flessibilità, cerchiamo di adattare la produzione a ogni richiesta proveniente dalla clientela. Ci occupiamo di tagliare la materia prima, ma non solo, a questo si aggiungono lavorazioni base come la molatura, la foratura, la fresatura e le incisioni, oltre alle lavorazioni più complesse e di alto livello come la serigrafia per laccati e satinati, la tempera, la curvatura e l’incollaggio. Negli ultimi anni, poi, siamo riusciti ad allargale il nostro giro di clienti oltre i confini nazionali, arrivando sino in Germania, Inghilterra, Svizzera, ma anche Russia e
Michele Battista, amministratore unico della Liv Srl, vetreria con sede a Mombaroccio (PU). In alto, fase di lavorazione e panoramica dell’area operativa www.vetrerialiv.it
Michele Battista
Oggetti d’interior design in vetro realizzati dalla Liv che esemplificano l’alto valore creativo e innovativo dell’intero catalogo
Emirati Arabi. Cerchiamo di coprire con competenza e affabilità ogni settore». Quali innovazioni sono state introdotte nel vostro settore? «L’azienda si è attrezzata per affrontare le nuove mode ed esigenze del mercato odierno non solo inserendo all’interno della produzione i più moderni macchinari, ma anche investendo nella ricerca di nuovi prodotti capaci di far incontrare qualità ed economicità. In ogni caso, anche se i supporti tecnologici incidono in maniera pesante in questa ricerca, non sempre sono fondamentali per delineare il modo in cui il prodotto finito viene recepito dal mercato, spesso sono più che sufficienti macchinari di normale entità per soddisfare clienti e costruttori». C’è un’innovazione che più di altre ha lasciato il segno nell’ultimo periodo? «Sicuramente l’apporto di serigrafie ceramiche, che consentono di aggiungere valore e diversità a molti prodotti e che arricchiscono il design. Un
Il vitroform è una lastra di vetro lavorata con l’apporto di metalli preziosi cotti ad alte temperature che si fondono dando una sensazione di tridimensionalità
esempio può essere il vitroform: la lastra di vetro viene lavorata con l’apporto di metalli preziosi cotti ad alte temperature che si fondono al vetro dando una sensazione di tridimensionalità e che insieme ai colori ceramici crea un design moderno, in grado di sposarsi perfettamente con le richieste degli architetti e del mercato in generale». Cosa è cambiato dopo la fiera di Verona di due anni fa? «La fiera di Verona, per noi, è stato un importante trampolino di lancio, in quanto ha fatto conoscere agli addetti ai lavori la nostra nuova collezione hi-tech, che, essendo innovativa, ha suscitato molta attenzione da parte degli altri operatori del settore arredamento. In particolare ci ha dato la possibilità di farci conoscere meglio all’estero, molte richieste di collaborazione ci
sono infatti arrivate da parte di designer di fama internazionale. Ma anche il mercato italiano ha mostrato interesse a questa nuova concezione di vetro decorato». Cosa fate per mantenervi competitivi in un mercato sempre più teso verso i prodotti low cost? «Cerchiamo di bilanciare il prezzo dando la garanzia di qualità, precisione e affidabilità, anche su mercati molto economici. Sono molti i clienti che preferiscono spendere un po’ di più per acquistare prodotti capaci di rimanere funzionali nel tempo». Prospettive per il futuro? «Finora, nonostante la crisi, siamo riusciti a raggiungere i traguardi che ci eravamo prefissati, puntando molto sulla stretta collaborazione con i nostri clienti, e credo che nel futuro non potremo fare altro che migliorare». MARCHE 2011 • DOSSIER • 253
RESTAURO
La nuova vita degli edifici storici La concezione di base del restauro non ha subito cambiamenti nel tempo. Ciò che oggi è diverso rispetto al passato, è l’utilizzo di tecniche nuove e particolari rivolte soprattutto all’aumento del risparmio energetico. Il punto di Enrico Crucianelli Emanuela Caruso
Q
uella di far tornare agli antichi splendori opere architettoniche usurate dal tempo o rovinate da eventi naturali è un’arte affascinante, di grande precisione e che richiede una tecnica perfetta. «Solo così - afferma Enrico Crucianelli - è possibile mascherare il proprio intervento e rendere il lavoro il meno invasivo possibile». La Crucianelli Rest\Edile da tempo collabora con enti pubblici occupati nella gestione e conservazione di beni architettonici. In particolar modo opera da anni a stretto contatto con la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici delle Marche. «Collaborare con la Soprintendenza, organo deputato al controllo della correttezza degli interventi di restauro – chiarisce Enrico Crucianelli, architetto e titolare dell’attività –, significa pianificare insieme l’intervento e confrontare le varie
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soluzioni proposte». Proprio grazie a un progetto della Soprintendenza la Rest\Edile si sta occupando del restauro del Teatro Vaccaj di Tolentino. Quali sono le caratteristiche peculiari di questo lavoro? «Circa tre anni e mezzo fa il Teatro Vaccaj è andato a fuoco subendo gravissimi danni: l’interno è stato completamente sventrato e molti degli elementi di pregio, come il plafone decorato del Fontana, i vari palchi, il sipario e il palcoscenico, sono stati devastati. Le caratteristiche peculiari di questo lavoro sono la delicatezza dell’intervento, proprio perché si interviene su una struttura architettonica assai rovinata, e l’aspetto del tutto conservativo del restauro, che intende ricostruire il teatro esattamente dov’era e com’era prima dell’incendio». La vostra azienda si occupa anche di costruzioni ex novo: quali differenze si
riscontrano rispetto alle opere di restauro? «Nonostante il punto forte della nostra attività rimanga il restauro, ci occupiamo di costruzioni ex novo soprattutto nell’ambito residenziale e direzionale. Lo facciamo in misura minore, cercando quindi opportunità e offrendo il nostro servizio, ma nella maggior parte dei casi i nostri interventi avvengono per conto terzi. Lavoriamo nella fascia alta delle costruzioni, cioè dove viene richiesto un costante aumento della qualità per fornire agli utenti edifici
Enrico Crucianelli
In apertura, l’architetto Enrico Crucianelli della società Rest/Edile con sede a Tolentino (MC). In alto, il Teatro Vaccaj in via di restauro www.restedile.it
perfetti. Questo campo presenta una quantità di imprevisti molto più bassa rispetto all’ambito del restauro e non è quindi necessario studiare in continuazione soluzioni immediate per risolvere la situazione». Dall’inizio della sua professione a oggi, che tipo di cambiamenti ha notato nel settore dell’edilizia? «La concezione di base del re-
stauro non ha subito cambiamenti nel tempo. Ciò che oggi è diverso rispetto al passato, oltre al mutamento del mercato, che si è notevolmente ristretto da qualche anno a questa parte a causa della crisi economica, è l’utilizzo di tecniche nuove e particolari rivolte soprattutto all’aumento del risparmio energetico. Sono stati introdotti intonaci e cappotti isolanti, impianti di riscaldamento situati sotto il pavimento e altri metodi i cui compiti sono di conservare meglio gli elementi architettonici degli edifici e di fornire all’utenza una fruibilità migliore di questi spazi». Quali miglioramenti sarebbero necessari per far tornare l’edilizia uno dei pilastri portanti dell’economia italiana? «Gli elementi che nel settore edilizio richiedono attenzione e miglioramenti sono la quantità enorme di inven-
duto e l’errata qualificazione delle imprese. Nel primo caso, che riguarda l’immobiliare residenziale, l’invenduto di fascia medio-bassa andrebbe fatto rientrare nei progetti governativi, cioè in quei programmi nazionali di costruzione di fondi immobiliari, così da lasciare spazio a nuove iniziative di qualità superiore. Nell’ambito dei lavori pubblici, invece, sarebbe da rivedere il metodo di qualificazione delle imprese, ormai al tracollo perché chiunque abbia dei finanziamenti o la possibilità di effettuare degli investimenti può aprire dall’oggi al domani un’impresa e partecipare alle gare d’appalto e ai lavori pubblici nonostante sia privo di esperienza e di una solida struttura interna. In questo modo la concorrenza aumenta e le aziende serie si trovano a dover competere con dei semplici investitori che nulla sanno di edilizia». MARCHE 2011 • DOSSIER • 257
INTERIOR DESIGN
Il valore del design nell'arredo luce Arredare non significa solo fornire oggetti utili per la vita di tutti i giorni, ma anche esaltare la bellezza degli interni in cui vengono posizionati. Ne abbiamo parlato con Gabriele Pierini Manule Zanarini
urtroppo, ultimamente si tende a cercare la comodità come obiettivo principale, spesso a discapito dell'estetica. Da un lato, il mercato è invaso da prodotti dozzinali, realizzati in serie, con materiali scadenti, adatti a un acquisto mirato unicamente a soddisfare bisogni primari. Dall'altro, operano sul mercato anche aziende che puntano sulla ricerca, sull'innovazione e sul design, le quali mirano a una produzione di altissima qualità, con
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Gabriele Pierini amministratore unico della Emporium Srl di Potenza Picena (MC). www.emporium.it
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un occhio al giusto rapporto col prezzo. È il caso della Emporium, azienda nata nel 1997, la quale punta gran parte della sua produzione sull'arredo di design. Abbiamo parlato col suo amministratore unico, Gabriele Pierini, delle ultime novità in questo campo. Qual è stato l’incipit ideativo che ha dato vita alla vostra realtà imprenditoriale? «Emporium è il frutto dell’alchimia scaturita dalla fusione di menti creative, che guardano all’interior design con una visione alternativa e originale». Potrebbe spiegarci meglio questa visione? «Lavorando in gruppo, puntiamo su una continua ricerca di innovazione e attenzione ai dettagli; inoltre, prestiamo particolare attenzione al product design, alla comunicazione aziendale». Quindi, la ricerca è un aspetto fondamentale in questo settore? «All'interno della nostra
azienda, abbiamo uno studio di progettazione, guidato da un architetto, in modo da poter proporre sempre soluzioni innovative nel settore del piccolo arredo per la casa». Quali materiali vengono usati prevalentemente? «La nostra storia e la nostra tecnologia è legata prevalentemente al metacrilato, in abbinamento con altri materiali tra cui legno e il metallo». Si fa molta ricerca anche sui materiali? «Ultimamente stiamo facendo ricerca sul metacrilato per sviluppare nuove finiture ecosostenibili». Come viene lavorato tale materiale? «Si tratta di un materiale in fogli, che poi viene lavorato grazie alla tecnologia a laser». Quali vantaggi offre?
Gabriele Pierini
Nelle immagini, alcune delle lampade realizzate da Emporium
Puntiamo su una continua ricerca di innovazione, attenzione ai dettagli, al product design e alla comunicazione aziendale
«Oltre alla duttilità dell'utilizzo, fornisce un rapporto qualità-prezzo insuperabile; inoltre, ha un'eccellente capacità di trasmissione della luce». Quale tipo di design è oggi più apprezzato? «Noi stiamo avendo molto successo grazie a linee piuttosto lineari, niente di arzigogolato, ma realizzate grazie a tecnologie innovative e con un design unico». Avete altre caratteristiche che il mercato sta recependo come vantaggi? «Ci rivolgiamo alla fascia medio-alta, che apprezza l'oggetto molto curato, ma il no-
stro grande vantaggio è riuscire a offrire un eccellente rapporto qualità-prezzo, aspetto che oggi è fondamentale per essere apprezzati». Quanto conta la personalizzazione dell'oggetto? «È decisiva. Ogni cliente può avere esigenze particolari, e un'azienda orientata al mercato deve essere in grado di soddisfarle. Noi abbiamo una struttura che ci permette di progettare soluzioni in loco, a seconda delle abitazioni in cui andiamo a lavorare». Come vanno le cose sui mercati esteri? «Molto bene. Noi lavoriamo già in diverse nazioni, come
la Francia, l'Inghilterra e la Germania. Nel prossimo futuro, abbiamo realizzato una joint-venture con un'azienda brasiliana, che ci consentirà di espanderci in tutto il Sud America. Realizzeremo la produzione in Brasile, pur con il marchio “Emporium”». Lavorando molto con l'estero, viene richiesta molta attenzione alla qualità? «Assolutamente si. Tutti i nostri prodotti vengono testati da un laboratorio a Milano, che ne verifica tutte le caratteristiche. Tutta la nostra produzione è certificata, secondo i parametri della CE». MARCHE 2011 • DOSSIER • 261
INTERNI
Legati al territorio, votati all’export I mobili italiani sono apprezzati in tutto il mondo. Un marchio di qualità è ben riconoscibile nelle creazioni firmate Berloni Bagno, che dal 1976 ad oggi ha saputo trasformare questa tradizione artigianale in industria. Ne parliamo con Giovanni Berloni Erika Facciolla a tanto attesa fase di ‘rinascita’ dell’economia italiana dopo le difficoltà degli ultimi anni deve senz’altro partire dalla valorizzazione delle eccellenze che hanno fatto conoscere il prodotto made in Italy in tutto il mondo, trasformandolo in un marchio di qualità difficilmente imitabile. La grande tradizione artigiana della produzione di mobili, in tal senso, è sicuramente uno degli esempi più illustri, che rivive ancora oggi nella preziosa attività di quelle aziende che sfidano le insidie dell’economia moderna promuovendo con slancio l’innovazione, pur fedeli ai valori di quella che potremmo definire una vera e propria ‘arte dell’arredare’ tutta italiana. Ed è nel solco di una lunga esperienza che la storia del mobile italiano affonda le proprie radici, una storia che rivive in ogni prodotto realizzato con la passione per quest’arte. La Berloni Bagno è senza dubbio una delle aziende specializzate nel settore che ha saputo trasformare la qualità artigianale di
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Una fase di lavorazione all’interno dell’azienda Berloni Bagno di Fossombrone (PU)
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un tempo in una moderna realtà industriale tracciando un percorso evolutivo di costante crescita in oltre trent’anni di attività. Nata nel 1976 a Fossombrone, oggi la Berloni Bagno presidia trentotto paesi in tutto il mondo e continua a confrontarsi con i principali competitor del settore in un’ottica di innovazione continua. L’attività produttiva completamente verticalizzata va dalla lavorazione del pannello alle fasi di laccatura, finitura del legno, assemblaggio e spedizione. Come sottolinea il direttore commerciale Giovanni Berloni «il controllo delle diverse fasi della produzione é senz'altro uno degli aspetti che ha permesso di espandere la clientela, puntando sulla massima personalizzazione del prodotto e sul rapporto qualità-prezzo». Quali sono i punti di forza che consentono alla Berloni Bagno di presidiare in maniera efficace il mercato? «Con quattro marchi a disposizione - Ipiemme, Berloni Bagno, Sign e Inova - abbiamo la possibilità di toccare diverse fa-
Giovanni Berloni
Giovanni Berloni, classe 1975, è direttore commerciale di Berloni Bagno e Amministratore delegato di Sign. La supervisione amministrativa è affidata alla sorella Maria Chiara Berloni, mentre il padre Mauro Berloni riveste il ruolo di Direttore generale del gruppo www.berlonibagno.it
sce di mercato, capire le svariate esigenze e le caratteristiche che ogni tipologia di clientela mostra, sviluppare una produzione rivolta a intercettare le aspettative di ogni target di riferimento». Potrebbe descrivere sinteticamente le diverse aree di specializzazione di questi marchi? «Ipiemme è dedicata alla distribuzione organizzata mentre Berloni Bagno è il marchio che si rivolge alla clientela tradizionale con un target di prodotto medio e medio alto. Sign copre invece il target più specializzato di architetti e interior design e infine c’è la nuova nata Inova, creata grazie al connubio con l’azienda Catalano, leader mondiale nella produzione di sanitari». Come è stato possibile differenziare così nettamente i mercati di riferimento di ciascun marchio? «La chiarezza e la coerenza aziendale sono determinanti per farsi “leggere” dall’esterno
e strategici per l’affermazione dell’azienda. In funzione di questo presupposto, i mercati di riferimento dei nostri marchi, pur riferiti allo stesso prodotto, presentano esigenze, richieste e spunti completamente diversi; da qui la necessità di distinguerne il linguaggio, il pensiero, la struttura». Cosa vuol dire concretamente investire in questi brand? «Per la nostra azienda, i diversi brand rappresentano un’opportunità concreta di aprire un nuovo mercato, recepire nuovi stimoli, ampliare la visione aziendale complessiva, rimanendo ben ancorati alla propria realtà. L’esigenza di distinguerli, rappresenta lo sforzo più importante». Per proporsi sui mercati emergenti, come Russia o Sud America, occorre rivalutare i canoni produttivi ed estetici finora proposti? «Il prodotto e le linee sono senz’altro importanti, ma la chiave per raggiungere e sviluppare un
mercato rimangono gli interlocutori che rappresenteranno l’azienda in quel mercato. Prima di modificare la produzione, bisogna cercare le persone che andranno a proporla, ascoltando le eventuali esigenze per raggiungere l’obiettivo». Il valore del made in Italy è tutt’ora spendibile sui mercati internazionali? «Nonostante se ne faccia un uso improprio, il valore del made in Italy, soprattutto in fase di creazione e progettazione, è ancora riscontrabile e spendibile sui mercati internazionali e rappresenta una componente importante del pacchetto azienda». L’economia mondiale è reduce da un periodo di forte crisi che ha messo a dura prova la stabilità di diverse industrie. Quali crede che siano le strategie da adottare per affrontare simili difficoltà? «Nei periodi di forti contrazioni macro-economiche, si genera confusione; ritengo quindi MARCHE 2011 • DOSSIER • 263
INTERNI
che proprio in questi casi sia mente chiaro: o c'é sostanza o Nelle immagini, altra fase di lavorazione e alcuni modelli Sign
necessario essere chiari nel messaggio che si vuole trasmettere e focalizzare il target a cui ci si vuole rivolgere. Occorre utilizzare al meglio il bagaglio culturale di un’azienda, il suo modo di essere e costruire deve sterzare e seguire la strada dettata dal mercato, mantenendo comunque la propria identità e i propri parametri, estrapolarne il “cuore” per far nascere un altro organismo che dialoghi e viva un nuovo percorso». Mentre molte aziende del comparto tendono a “generalizzarsi”, la vostra azienda mira a una politica di sviluppo più precisa. Quali riscontri ha ottenuto fino ad ora con questa strategia? «Oggi il mercato é estrema-
non c'é futuro; non é permesso avere lacune, la competizione spinge a specializzarti, a renderti forte in più aspetti contemporaneamente. Non ho mai creduto alla totale generalizzazione dell’offerta, ma nel focalizzare e spingere quello in cui ci si ritiene più competitivi e performanti, senza mai perdere d’occhio l’obiettivo che si intende raggiungere. Ritengo che le scelte siano vincolate anche dal numero di informazioni che si ottengono, maggiori sono, più definito è il quadro per intraprendere una o l’altra strada. A questo proposito penso che poter “ascoltare” il mercato in tutte le sue fasce, permetta di ricevere innumerevoli informazioni che ampli-
La chiarezza e la coerenza aziendale sono determinanti per farsi “leggere” dall’esterno e strategiche per l’affermazione dell’azienda
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Giovanni Berloni
Da 35 anni sul territorio Berloni Bagno viene fondata nel 1976 a Fossombrone, nei pressi di Pesaro, nel cuore di uno dei distretti industriali del settore più importante e antico d’Italia. L’azienda è sviluppata su quindicimila metri quadrati di aree produttive suddivisi in tre stabilimenti e vanta trentacinque anni di attività che da piccola realtà locale l’hanno trasformata in un’azienda industriale solida e dinamica, presente oggi in quasi quaranta paesi sparsi in tutto il mondo. L’intera produzione degli arredi è realizzata all’interno dell’azienda: dalla lavorazione del pannello, alla verniciatura fino all’assemblaggio del prodotto. La scelta dei materiali e la ricerca stilistica e formale degli arredi sono curate dallo staff interno con la collaborazione di importanti architetti e designer. Le creazioni firmate Berloni Bagno sono rivolte ad un target di clientela medio-alto, con un’attenzione particolare al rapporto qualità-prezzo come insegna la tradizione del ‘made in Italy’.
fichino e influenzino la visione aziendale». Quali sono i trend registrati nel 2010 e quali le prospettive per il futuro? «Il 2010 è stato un anno positivo in termini di obiettivi raggiunti e di conseguenza di bilancio, con un incremento del quattordici per cento del fatturato generale, rispetto al fatturato 2009, frutto del forte incremento del mercato interno e del consolidamento di quello estero. Il primo semestre del 2011 ha confermato un trend di crescita attorno al cinque per cento sullo stesso periodo dell’anno precedente». Crede che questo comparto necessiti di più politiche “di rete”, che uniscano maggiormente le tante imprese coinvolte al fine di promuovere al meglio la produzione locale? «Avere un distretto sinergico nella spinta e nel riconosci-
mento della produzione è un aspetto fondamentale, e da perseguire, un aspetto purtroppo però distrutto dalla quotidianità del singolo. Una cosa che continuo a rimproverarmi in prima persona». Quali sono, a suo parere, i passi fondamentali che un’azienda deve saper muovere fin dalle prime fasi? «Le basi di partenza indispensabili per un’azienda sono diverse e tutte devono essere curate e migliorate in egual misura. Se tempi addietro era possibile ritagliarsi una parte di mercato grazie ad una sola caratteristica, oggi tutti gli aspetti contribuiscono in maniera determinante al posizionamento e alla percezione che l’azienda ha sul mercato. L’aspetto finanziario è comunque la base di partenza fondamentale. Prodotto, assetto commerciale e organizzazione
aziendale arrivano subito dopo, e tutti e tre con un peso equivalente». Con quali obiettivi affronterete il futuro? «Per il prossimo rafforzeremo il nostro messaggio, rappresentando al meglio chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare. È sempre più necessario trovare partner che condividano questo pensiero, sia per l’offerta sempre più articolata e completa, sia in fase commerciale con la nostra clientela, investendo su di essa e costruendo insieme un percorso che delinei e collochi l’azienda in maniera chiara nel mercato e ne faciliti l’acquisizione di nuove quote. Questi ultimi tre anni hanno rappresentato un momento importante per lo sviluppo e la crescita dell’azienda, l’obiettivo per i prossimi è quello di confermare e rafforzare il percorso intrapreso». MARCHE 2011 • DOSSIER • 265
La funzionalità al servizio dello stile Tecnologia ed estetica, innovazione e creatività nel design. Una sintesi non sempre facile, ma necessaria. Roberto Leo spiega l’utilizzo del metodo Kan Ban/Just-In-Time e gli investimenti in ricerca tecnologica Lodovico Bevilacqua
ell’arredamento la cucina è spesso la zona della casa più delicata in cui intervenire: è infatti necessario bilanciare le esigenze di praticità e funzionalità con la qualità estetica dell’ambiente. In un settore abbastanza specializzato diventa quindi fondamentale investire nella ricerca delle innovazioni, in modo da mettere la tecnologia al servizio dell’utente, ma anche curare in maniera meticolosa l’aspetto del design. Ed è proprio una azienda italiana di proprietà americana, la Best di Cerreto d’Esi, che ha portato la sintesi fra queste due esigenze ad un’altissima qualità, riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. «I nostri prodotti sono garantiti
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dai più alti standard qualitativi e ogni progetto è caratterizzato da una grande cura dei dettagli», conferma il direttore generale Roberto Leo. Specializzata nella produzione di cappe aspiranti per cucine domestiche, la Best vanta un’esperienza di mercato trentennale. In un mercato così specializzato, quali sono le caratteristiche della vostra produzione? «Una peculiarità della nostra produzione, unica a livella europeo, è l’utilizzo del metodo Kan Ban/Just-In-Time, che consiste nell’avere a tempo d’uso le materie prime in modo da garantire la consegna dell’ordine nel breve tempo di due settimane. La potenzialità produttiva è garantita da tre stabi-
Roberto Leo, direttore generale di Best, www.best-spa.com
Roberto Leo
limenti, due nella regione Marche e uno decentrato in Polonia, ognuno con una funzione diversa». Qual è il vostro modo di intuire e assecondare le aspettative? «La produzione di un articolo come le cappe di aspirazione obbliga necessariamente ad investire nella ricerca e nella tecnologia, che a loro volta devono garantire al cliente le esigenze che richiede e il comfort che si aspetta. Le due caratteristiche principali dei nostri prodotti sono riduzione del rumore e risparmio energetico, ottenute mediante diverse soluzioni, in particolare l’utilizzo dell’illuminazione a led e, soprattutto, la disponibilità di un motore trifase a controllo elettronico, che permette di ottenere mediamente un risparmio energetico del 55 per cento rispetto a cappe con motori di tipo tradizionale». Mentre per quanto riguarda l’aspetto del design? «Lo studio dell’estetica ricopre l’altra importantissima fase della progettazione e ci impegna a fondo. La combinazione tra funzionalità e gusto estetico è una grande sfida e in alcuni dei nostri prodotti siamo arrivati a sviluppare una sintesi eccellente, come nel caso di Enigma, un vero e proprio soffitto aspirante dotato di un sistema di aspirazione perimetrale e di una serie di led illuminanti a basso consumo, oppure di Sphera, una cappa dalle finiture in acciaio
La produzione di un articolo come le cappe di aspirazione obbliga necessariamente ad investire nella ricerca e nella tecnologia
cromato a specchio con funzioni anche decorative». Sembra inevitabile accennare agli investimenti nella ricerca. Come condiziona la vostra produzione? «In maniera a dir poco inclusiva, e non potrebbe essere altrimenti. Solo una continua ricerca nell’ambito dei motori, della fluidodinamica e dell’acustica riesce a garantire la riduzione di cappe con livelli di rumore estremamente bassi e, allo stesso tempo, efficienza di aspirazione e portata d’aria molto elevate. Un grosso contributo è dato anche da un sistema di filtraggio grassi di tipo tridimensionale ad “onda”, da noi brevettato, che assicura una maggiore superficie filtrante ri-
spetto agli standard e un effetto silenziatore determinante». I sistemi e i modelli finora descritti sembrano appartenere all’elite della gamma. Esistono altri livelli dei vostri prodotti? «Naturalmente sì. Esiste una linea composta da modelli di fascia inferiore, dove non tutte le eccellenze tecnologiche sono diffuse e il design e le forme non sono così ricercate. I connotati di qualità costruttiva sono comunque presenti e tengono conto del loro rapporto con un prezzo concorrenziale adeguato alle logiche di vendita, in una fascia di modelli e famiglie di cappe dove la razionalizzazione costruttiva è protagonista».
Sphera, uno dei prodotti di punta della Linea Best Platinum
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In cucina due sole ricette, qualità e design «Da qualche anno si è consolidata una forte tendenza alla cucina living». La cucina, non è più uno spazio autonomo della casa, ma è diventato un ambiente che apre alla convivialità. A parlarne, Daniela Gatto Emanuela Caruso
ra gli anni 60 e 70 in Italia scoppiava la “rivoluzione” della cucina componibile. Molte aziende si diedero battaglia per carpire questa nuova tendenza. Solo alcune società riuscirono nell’intento e furono capaci di valorizzare il nuovo concetto di cucina e soprattutto di esportare il “made in Italy” nel resto del mondo.
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Tra queste aziende spiccava per qualità, design ed eccellenza la Gatto Spa. Nata in pieno territorio marchigiano, nella città di Camerano, come piccolo laboratorio di falegnameria, diventata, poi, brand di successo nazionale e internazionale, Gatto Cucine è riuscita a mantenere negli anni la vocazione di impresa artigiana, facendo dei suoi punti di forza l’attenzione ai
dettagli, alle novità di mercato e alle esigenze peculiari di ogni cliente. «“50 anni di storia in cucina e due sole ricette: qualità e design”, – spiega Daniela Gatto, presidente dell’azienda – non è solo il messaggio creato per accompagnare le celebrazioni per i 50 anni di successi, ma rappresenta anche la realtà in cui si vive e si lavora all’interno della nostra attività».
Daniela Gatto
Daniela Gatto, presidente della Gatto Spa, insieme alla sua famiglia. Nelle altre foto, due cucine della collezione aziendale: l’avveniristico modello Sheer e il modello V10- gatto Vision www.gattocucine.com
La ricerca di qualità di Gatto Cucine verso quali ambiti si sta indirizzando in questo periodo? «Gli obiettivi della nostra ricerca sono sempre stati la qualità totale e l’eccellenza complessiva del prodotto. Negli ultimi tempi, per rispondere alle specifiche caratteristiche di tutti i target che compongono la nostra clientela, abbiamo realizzato due nuove linee dai concept totalmente contrapposti: la Gatto Vision, sofisticata, elaborata ma accessibile a tutti e destinata all’alto di gamma, e la Gatto Click, con uno stile semplice e funzionale, pensato per un pubblico giovane. Senza dimenticare la nascita della cu-
cina Sheer, avveniristica nel design ed estremamente funzionale. Una cucina compatta che razionalizza gli spazi». L’ambiente cucina negli ultimi anni ha subito dei cambiamenti rilevanti. Come è variato il modo di vivere quest’ambiente? «Da qualche anno si è consolidata una forte tendenza alla cucina living. La cucina, cioè, non è più uno spazio autonomo della casa situato in una stanza apposita, ma è diventato uno spazio integrato alla zona giorno. Questo trend non penalizza le aziende produttrici, anzi avvantaggia chi, come noi, lavora sulla qualità e sul design, elementi che diventano davvero importanti se la cucina è sempre in vista e arreda lo spazio che la circonda». Questi cambiamenti come hanno modificato l’estetica e le caratteristiche delle cucine? «La novità di questa ultima tendenza è quella di chiedere alla cucina molto di più dei soli requisiti di funzionalità. I nostri prodotti, di conseguenza, sono diventati ancora più curati nel design. Inoltre, abbiamo am-
pliato la scelta di finiture, di colori e di personalizzazioni. La qualità dei mobili da cucina deve ormai essere altissima, in quanto è determinante dell’intero impatto estetico dell’abitazione». Quali sono le maggiori esigenze e richieste che riscontrate sul mercato odierno riguardo ai vostri prodotti? «Oggi qualità e design non sono più sufficienti a soddisfare i clienti, che quando si trovano a dover scegliere tra tanti modelli e linee differenti di un unico prodotto, considerano elementi di cui tener conto anche l’ergonomia e lo spazio interno dei vari mobili. Per questo motivo abbiamo pensato a dei mobili con nuove misure di basi e pensili. Il piano di lavoro offre infatti delle superfici superiori alla norma; i fuochi e i lavelli sono collocati lontano dai muri e i pensili sono pensati per contenere utensili e stoviglie di grandi dimensioni, compresi i piatti da pizza. Tutti i modelli sono inoltre predisposti per essere attraversati da cavi e tubi senza richiedere quindi un intervento di falegnameria». MARCHE 2011 • DOSSIER • 269
ARREDAMENTO
Innovazione nell'arredo bagno Nella concezione dell'arredo bagno si assiste a una corsa sfrenata alla tecnologia e all'automazione, ma non tutte le aziende si allineano a questa tendenza. Ne parla Piergiovanni Biagiotti Manuel Zanarini
l bagno rappresenta uno spazio in cui l’arredo è una componente che non fa solo da sfondo al benessere. Purtroppo, invece, sempre più spesso si assiste a spazi molto angusti e ipertecnologici, in cui l'ambiente è dominato dalla tecnica e non mirato al benessere. Però ci sono aziende che stanno andando in controtendenza, scegliendo di realizzare atmosfere di completo relax, che permettano di apprezzare e riscoprire la semplicità e la bellezza del singolo gesto, soprattutto quando ci si riap-
I Nelle immagini, alcuni modelli della linea Biagiotti Bagni www.biagiotti99.it
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propria dei tempi e dei ritmi naturali, lontani da quelli imposti dalla società attuale. Per riuscire a procedere su un percorso che appare impervio, seppur ricco di grandi soddisfazioni, bisogna puntare sul design, la ricerca, l'innovazione, la diversificazione dell'offerta e la personalizzazione dei prodotti finiti. Un esempio di tale propensione al mercato e di costante ricerca di soluzioni originali è la Biagiotti Bagni, azienda con forte radicamento sul territorio e nella produzione tipica delle nostre zone, la quale,
come ci spiega il suo titolare, Piergiovanni Biagiotti, «è nata con l'intento di creare un ambiente che restituisca un’atmosfera di completo relax e che porti al centro dell’attenzione l’uomo e l’arredo da lui usato per raggiungere il benessere». Per ottenere tale risultato, occorre un grande lavoro di ricerca, col quale si «ottiene una rivisitazione e trasformazione di prodotti naturali con un riuscito mix tra modernità e stile retrò che rende unico e irripetibile ogni singolo mobile, dando altresì un effetto di tridimensionalità alle finiture finali». Oggi la concezione del vivere il bagno è molto cambiata, ma secondo Biagiotti, è fondamentale «recuperare l’importanza e il valore di ogni piccolo movimento e attività che si svolge nel bagno. La nostra tecnologia è la riscoperta dei materiali naturali che ci riportano alla natura e ad una dimensione umana attraverso un procedimento innovativo e di sicuro effetto». Tali cambiamenti incidono anche sull’estetica e sulle caratteristiche dell'arredo
Piergiovanni Biagiotti
bagno, in cui dominano «una omologazione e un appiattimento di stili e forme che abbiamo voluto spezzare con le nostre creazioni». Per imporre una concezione nuova, abbinata a un design innovativo e unico, come ci conferma il titolare della Biagiotti Bagni, bisogna puntare su «unicità di ogni singolo componente eseguito esclusivamente a mano, cura del particolare in ogni minimo dettaglio, design accattivante e funzionale e come già detto innovazione dei materiali; i materiali che vanno per la maggiore sono “Potature di Ulivo o di Acacia”». Un aspetto molto importante su cui possono contare le aziende del settore presenti sul nostro territorio è il “made in Italy”, che pur
in momenti di difficoltà internazionale come questi, rappresenta una garanzia di affidabilità e di successo, sempre che la produzione porti a creazioni «uniche e inconfondibili, che mettano in evidenza le qualità da sempre sinonimi di “made in Italy”, come bellezza, eleganza e innovazione». La tendenza in questo senso è di realizzare mobili con linee particolari, che siano personalizzati in base alle esigenze e ai gusti del cliente finale, mettendo sul mercato un'ampia varietà di proposte diversificate tra loro. Ad esempio, la Biagiotti Bagni, «offre un'intera gamma di mobili e finiture che hanno alle spalle uno studio e un’analisi minuziosa, detta-
La nostra tecnologia è la riscoperta dei materiali naturali che ci riportano alla natura e a una dimensione umana attraverso un procedimento innovativo e di sicuro effetto
gliata e mirata». Ovviamente questa strategia commerciale richiede una forte tendenza alla ricerca, allo studio e all'adozione di soluzioni innovative. Biagiotti ha puntato molto ultimamente sulla riscoperta di alcuni materiali che non sono particolarmente sfruttati dal settore della produzione di mobili. Come ci illustra il suo titolare, «abbiamo elaborato la linea “Legni Vecchi”, che viene ricavata utilizzando travi di case coloniche centenarie, e che offre finiture di unicità assoluta». MARCHE 2011 • DOSSIER • 271
RISPARMIO ENERGETICO
Perché scegliere infissi in Pvc Contribuiscono in maniera efficace al risparmio energetico, sia in inverno che in estate, con meno dispersione di calore, meno consumi e quindi meno inquinamento. Ivano Rustichelli descrive i vantaggi degli infissi in Pvc Erika Facciolla
l made in Italy è diventato un valore che si rinnova quotidianamente nel lavoro di quelle aziende che da anni imprimono passione e dedizione a quel che creano. Fedeli alla propria identità e al tempo stesso capaci di innovarsi per seguire le esigenze più attuali del mercato, questi preziosi custodi della qualità del prodotto italiano fondano la loro professionalità sul valore dell’esperienza, dell’affidabilità e di un servizio sempre adeguato alle specifiche richieste della committenza. È su questi pre-
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Sotto, Ivano Rustichelli, titolare della Infissi Design di Treia (MC) www.infissidesign.com
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supposti che la Infissi Design ha costruito, anno dopo anno, la sua storia diventando, dal 1976 ad oggi, il riferimento principale nella produzione di infissi in Pvc per tutto il centro-nord. La versatilità e la ricerca di novità tecnologiche e imprenditoriali sono i principi a cui il titolare Ivano Rustichelli continua ad ispirarsi, forte di un’esperienza trentennale nel settore. La sua azienda produce infissi in Pvc dal 1976, cosa è cambiato da allora? «Nel 1976 c’era un po’ di diffidenza verso questo prodotto,
ma nonostante questo abbiamo sempre lavorato convinti di aver fatto la scelta giusta. Dopo trentacinque anni di ricerca e innovazione possiamo dire di essere arrivati ad un livello di performance davvero straordinario». Cosa rende riconoscibili i vostri infissi? «I nostri infissi rispondono perfettamente a tutte le esigenze, sia per il nuovo fabbricato che per quello da ristrutturare e sono prodotti la cui qualità è certificata dal marchio Iip Uni. Tale marchio è stato esteso anche alla posa: a nulla serve un
Ivano Rustichelli
ottimo infisso se la posa non è fatta a regola d’arte». Il risparmio energetico è un argomento che vi sta molto a cuore. Come si concretizza questo approccio nei vostri prodotti? «I nostri infissi contribuiscono in maniera efficace al risparmio energetico, sia in inverno che in estate: meno dispersione di calore, meno consumi, quindi meno inquinamento. Le nostre finestre garantiscono un isolamento termico di elevato valore con una trasmittanza anche inferiore a un watt per metro quadrato e un abbattimento acustico fino a 46dB. Inoltre non vengono abbattuti alberi per costruire i nostri infissi. È un piccolo contributo alla salvaguardia ambientale che rappresenta un segnale ed un messaggio». Oltre a quelli già illustrati, quali sono a suo parere i punti di forza dell’azienda che fanno la differenza sul mercato? «La nostra azienda inizia il rapporto con il committente
addirittura in fase di preventivo del lavoro: forniamo consulenza grazie ai nostri tecnici e il prodotto migliore per le necessità del cliente, che assistiamo anche nella fase post vendita». Quali sono i fattori che hanno determinato la crescita dell’attività in questi anni? «I risultati raggiunti dal 1976 ad oggi sono stati possibili grazie alla nostra mentalità, sempre all’avanguardia e proiettata all’ascolto dei clienti. Le esigenze abitative continuano a cambiare perché si cerca sempre la migliore qualità». C’è un prodotto che vi rappresenta più di tutti gli altri? «Abbiamo creato un profilo, figlio ed erede dell’esperienza maturata negli anni, per rispondere alle svariate esigenze della nostra clientela. Tale profilo personalizzato offre, oltre ad un’estetica particolare e gradevole, anche un alto contenuto tecnologico, ottime prospettive di essere rinforzato attraverso trefoli in fibra di vetro che a parità di resistenza migliorano ulteriormente le prestazioni termiche».
Qual è il messaggio che la sua azienda intende veicolare? «Per comunicare la nostra immagine abbiamo una testimonial di eccezione come Valentina Vezzali, scelta per trasmette un messaggio fondamentale: la tecnica e la tenacia fanno sempre ottenere eccellenti risultati. Da alcuni anni, inoltre, collaboriamo con la scuola per geometri organizzando seminari e favorendo iniziative pratiche per i futuri tecnici». Come si prospetta il futuro della Infissi Design? «C’è bisogno di lavorare in sinergia. Recentemente abbiamo costituito un’associazione (A.N.F.IT.) per la tutela della finestra made in Italy. Occorre anche lavorare molto, con tenacia, pazienza e organizzazione. Ma è necessario pure che la classe dirigente italiana si rimetta a servizio dei cittadini e delle imprese, altrimenti sarà difficile garantire un avvenire dignitoso alle nuove generazioni».
Alcune realizzazioni dell’impresa
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TURISMO
L’anima delle Marche uone le performance del turismo marchigiano che, in base ai dati dell’Osservatorio regionale, ha registrato nel 2010 un aumento del 4,2% sia per gli arrivi che per le presenze, con un incremento significativo della domanda straniera pari al 7,9%. A fare la parte del leone è ancora il turismo balneare, ma come sottolinea l’assessore regionale al Turismo, Serenella Moroder, «la Regione Marche da tempo opera verso una destagionalizzazione dei flussi turistici». Qual è l’apporto degli altri “turismi”, oltre a quello balneare? «A fronte dell’altissima qualità delle nostre spiagge e della nostra accoglienza costiera (nel 2011 sono state confermate le 16 bandiere blu, con il primato italiano della più alta concentrazione in rapporto ai chilometri di costa), tutto il territorio vanta una grande potenzialità attrattiva, che può essere distribuita nel corso dell’anno. Ad esempio, in occasione del Congresso eucaristico nazionale sono previsti nelle Marche migliaia di fedeli, accolti tramite articolati percorsi turistici e una serie di mostre a tema religioso, che avranno l’opportunità di visitare i luoghi di fede diffusissimi nelle nostre città e paesi. Inoltre, in autunno Jesi accoglierà la stagione lirica del Festival Pergolesi Spontini, mentre Acqualagna
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Continua l’impegno della Regione verso la destagionalizzazione turistica. Puntando, come esorta l’assessore Serenella Moroder, allo sviluppo sinergico dei diversi turismi, tra cui quello congressuale Francesca Druidi
sarà, come sempre, la sede della Fiera nazionale del Tartufo». Quale tra i segmenti turistici - montano, spirituale, naturalistico, culturale, rurale ed enogastronomico - è in grado di assicurare maggiore valore aggiunto al sistema regionale? «Le Marche sono l’unica regione italiana con il nome al plurale: è proprio in questa “pluralità” e molteplicità che risiede l’intima natura della nostra terra. È poi difficile considerare i differenti “turismi” come compartimenti stagni. Certo, la cifra distintiva della nostra regione è l’altissima diffusione del patrimonio storicoculturale, tanto da meritare a ragione la definizione di “mu-
seo diffuso”. Insieme a questo inestimabile patrimonio, l’elevata tradizione eno-gastronomica costituisce un elemento fondamentale della nostra attrattività turistica». Esiste un “turismo” più sviluppato e un altro maggiormente in difficoltà? «Sicuramente le nostre attenzioni nei prossimi anni saranno rivolte soprattutto all’entroterra, per rendere competitive le magnifiche località appenniniche. Tra i numerosi parchi e riserve naturali si possono citare: Parco dei Sibillini, dei Monti della Laga, Sasso Simone e Simoncello, Gola della Rossa, Gola del Furlo, che hanno tutte le carte in regola per poter attirare ancora più
Serenella Moroder
Sopra, Serenella Moroder, assessore al Turismo della Regione Marche. Sotto, piazza Sabato del Villaggio a Recanati
turismo, non solo nel periodo invernale ma, con la complicità dell’enogastronomia - tartufo e vino - e dello sport - 680 km di piste ciclabili - in ogni periodo dell’anno. Occorre, inoltre, incentivare e sviluppare il turismo congressuale perché le nostre strutture ricettive sono assolutamente all’altezza di ospitare convention e congressi, sia per dotazioni interne, sia per l’ambiente circostante, ma rimangono ancora fuori dai grandi circuiti nazionali». Sono in programma misure e iniziative per incentivare la destagionalizzazione turistica?
«Ci stiamo impegnando in maniera intensa nell’attirare educational tour in regione. L’ultima settimana di luglio abbiamo ricevuto anche un nutrito gruppo di tour operator cinesi, provenienti da Pechino e da Shanghai, interessati a scoprire questa zona d’Italia meno conosciuta, ma sicuramente capace di stupire, come del resto veicola il claim nel nostro spot promozionale con Dustin Hoffman: “Marche. Le scoprirai all’infinito”». Da luglio il nuovo volo Falconara-Parigi favorirà ulteriormente i flussi in arrivo da questo paese, che già si colloca al terzo posto negli arrivi dall’estero dopo la Germania e l’Olanda. Individua altri passaggi necessari alla promozione dell’offerta turistica marchigiana oltre confine? «Sono programmati nel 2011 altri collegamenti con città europee, soprattutto del Nord Europa e della Scandinavia. Dalle indagini di settore, sappiamo che i nostri
cugini baltici sono molto interessati a scoprire le bellezze delle Marche, dove si coniugano paesaggio, arte, cultura, buona cucina, ottimi vini e alta qualità della vita. Molti cittadini del nord Europa comprano o affittano i nostri casali rurali e importanti reality show europei erano ambientati in casolari marchigiani, simboli di qualità della vita e del fascino italiano». Su quali fattori competitivi ritiene che occorra far leva per attrarre in misura superiore i turisti italiani? «Nonostante la crisi degli ultimi anni e le problematiche vicende politiche ed economiche italiane, rimaniamo sempre in cima ai sogni di molti. Il fattore su cui occorre far leva per lo sviluppo del turismo è proprio la bellezza della nostra regione, e la sua unicità fatta di eccellenze e di un’ottima qualità dell’accoglienza e dei servizi. Inoltre, anagrammando Marche, si ottiene la parola “charme”: è questo ciò che la regione possiede e vuole trasmettere». MARCHE 2011 • DOSSIER • 285
TURISMO
Turismo con luci e ombre e Marche, regione del turismo totale, con molte frecce al proprio arco sotto il profilo ricettivo-enogastronomico, così come culturale, religioso e naturalistico. Un potenziale enorme, non ancora adeguatamente sfruttato. A descrivere le criticità esistenti, ma soprattutto alcune proposte risolutive, è il presidente di Federalberghi Marche Luciano Pompili. Il 2010 è stato positivo per il turismo, come testimoniano i dati dell’Osservatorio regionale. Qual è stato l’andamento per quanto riguarda le strutture ricettive, anche nei primi mesi del 2011? «Il 2010 riflette in media il responso dell’Osservatorio turistico regionale, con le dovute eccezioni. C’è chi, tra le strutture, ha registrato dei picchi e chi, invece, ha ottenuto risultati meno positivi. Il 2011 dovrebbe rispecchiare lo stesso scenario, auspicando qualcosa in più. Il mese di maggio e la prima metà di giugno non sono stati però incoraggianti: il tempo non ha aiutato, la crisi nemmeno e anche il referendum ha fatto la sua parte». Cosa ha fatto la differenza nelle performance delle strutture alberghiere? «Un aspetto da considerare è la clientela: le strutture ricettive che lavorano molto con i
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Trasporti, visibilità, lingue straniere, valorizzazione dei territori. Sono diversi gli aspetti che secondo Luciano Pompili, numero uno di Federalberghi Marche, vanno migliorati e curati per assecondare la destagionalizzazione del turismo e tutto il settore nel complesso Francesca Druidi
gruppi, come nel turismo sociale e in quello scolastico, presentano una continuità di azione diversa da chi opera soprattutto con il turismo individuale. La regolarità è un fattore importante. C’è, inoltre, l’aspetto dell’entroterra, che non riesce ancora ad avere il successo che merita, che non riesce a brillare di luce pro-
pria. Andrebbe sviluppata una riflessione generale più obiettiva e attenta in questo senso». Cosa fare per destagionalizzazione ulteriormente i flussi turistici? «Se pensiamo alla costa, destagionalizzare significa affiancare al segmento balneare l’organizzazione di eventi, iniziative culturali e sportive
Luciano Pompili
Dobbiamo procedere in maniera spedita, puntando soprattutto sulla caratterizzazione dei diversi territori
In alto a destra, Luciano Pompili, presidente di Federalberghi Marche
che prescindano dal mare. Servirebbe, inoltre, puntare sui convegni, laddove le infrastrutture lo consentono». Quali, allora, le misure più efficaci da adottare per la programmazione di “un ritorno turistico anche nel medio-lungo periodo”, come lei stesso ha indicato? Da parte di Federalberghi sono previste azioni specifiche? «Cerchiamo di individuare quelli che sono i nostri punti deboli e agiamo di conseguenza. Nel nostro programma puntiamo, in particolare, alla costruzione di prodotti turistici spendibili, pacchetti integrati rivolti ai tour operator internazionali. Il turismo straniero rappresenta, infatti, un’ottima modalità con cui favorire la destagionalizzazione. Abbiamo lavorato con Aerdorica alla realizzazione di un portale web (www.airportmarchebooking.c om), che permette ai passeggeri dell’aeroporto di Ancona Falconara di effettuare, al momento della prenotazione del volo, anche quella alberghiera. Intendiamo, inoltre, posizionare molte strutture ricettive sui motori di ricerca dello scalo di Ancona e anche su quello di Pescara. Partecipiamo a un progetto innovativo riguardante i trasporti, che rappresentano oggi un altro punto debole del
settore, in particolare per quanto concerne i collegamenti tra aeroporti e località turistiche marchigiane. Una proposta importante di Ferderalberghi riguarda poi la promozione». In che cosa consiste? «Abbiamo pensato a un grande evento, capace di diventare fiore all’occhiello della regione assicurando un notevole impatto mediatico; un appuntamento magari itinerante, legato alla cultura marchigiana, che possa essere ospitato ogni anno in una delle province che risponderanno positivamente alla nostra idea. La regione ha sofferto negli anni passati di una mancanza di visibilità, ora sta recuperando, ma serve una spinta risolutiva». Il flusso turistico straniero è in crescita in regione. Le strutture alberghiere delle Marche sono in linea con gli standard e i servizi che i turisti stranieri si aspettano oppure rileva ancora delle criticità o degli elementi da migliorare? «Siamo abbastanza in linea con gli standard europei, fermo restando che le strutture marchigiane vanno migliorando ogni anno. Il rapporto prezzo-prodotto risulta a ogni modo equilibrato. Non possiamo, del resto, confrontarci con i paesi extra-euro-
pei, in fase di vertiginoso sviluppo, dove esistono spazi di manovra incredibili, tasse inesistenti, oneri irrisori, un costo del lavoro bassissimo. È improponibile pensare di imitare queste realtà, dobbiamo guardare all’Europa e, in linea di massima, ci siamo o ci stiamo arrivando. Da migliorare è certamente la nostra attitudine alle lingue straniere». Come procede il dialogo e il confronto con rappresentanti istituzionali e operatori del settore? «Il rapporto con la Regione è ottimo, quello con le associazioni territoriali pure. Diverse amministrazioni comunali sono disponibili. Dobbiamo cercare il dialogo con persone di buone volontà, disposte a raggiungere degli obiettivi facendo spirito di quadra. Dobbiamo procedere in maniera spedita, puntando su prodotti reali e spendibili e soprattutto sulla caratterizzazione dei diversi territori. Le Province in questo senso possono fare molto, aiutando ogni realtà a presentarsi in maniera differente dalle altre». MARCHE 2011 • DOSSIER • 289
TURISMO
Camerino, una città da scoprire Natura, arte, cultura. Sono i punti di forza della cittadina marchigiana sui quali, come spiega il sindaco Dario Conti, occorre ulteriormente puntare per incrementare turismo ed economia
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Francesca Druidi
fluenza di umbri e toscani. Per quanto riguarda il 2011, si segnala un aumento dei visitatori di circa il 10%. Negli ultimi anni, sono cresciuti gli arrivi dall’estero, soprattutto dal Sud America e dal Nord Europa, in particolare olandesi e inglesi, molti dei quali si dimostrano interessati anche ad acquistare immobili da ristrutturare. Varie sono le famiglie inglesi che, innamorate del paesaggio e dell’atmosfera, hanno preso residenza qui». Quali tipologie di turismo prevalgono a Camerino? «Cresce il turismo culturale: merito delle collezioni del polo museale San Domenico e degli appuntamenti musicali internazionali proposti da “MusiCamDo Jazz” e dal “Camerino festival”, kermesse che nelle edizioni di quest’anno hanno raccolto un sensibile aumento di pubblico, con spettacoli da tutto esaurito. Anche il turismo open air, grazie ai recenti lavori di ristrutturazione dell’area camper, è in espansione: un percorso meccanizzato consente la risalita dall’area camper a
Marco Montecchiari
na cittàateneo, per le sue dimensioni e per la grande simbiosi che esiste tra il paese e la sua università». Così Camerino è ritratta nelle parole del primo cittadino Dario Conti, che non nasconde l’influenza esercitata dallo storico centro di studi universitari, datato 1336, sull’economia, sia locale che dell’intero comprensorio, e sul movimento turistico. «Il settore – ricorda il sindaco – è favorito non solo dall’arrivo dei familiari di docenti e studenti, ma viene alimentato anche dai numerosi congressi, convegni ed eventi legati alla ricerca universitaria». Camerino diventa così meta di studiosi e visitatori di tutto il mondo che hanno l’opportunità di conoscere e, a loro volta, divulgare le bellezze artistiche, monumentali e paesaggistiche del posto. È possibile fornire qualche numero sull’andamento del turismo a Camerino? «Da giugno a settembre 2010, sono stati registrati circa diecimila visitatori provenienti da ogni regione d’Italia, con una notevole af-
A sinistra, il sindaco di Camerino Dario Conti. Sotto, il portico di Palazzo Ducale. In alto a destra, panoramica della città
Piazza Duomo in pochi minuti. Altrettanto velocemente si possono raggiungere i panorami mozzafiato del territorio, dal Parco dei Sibillini ai numerosi castelli e fortilizi. La storica Rocca Varano è oggi un vero e proprio avamposto turistico, sede di un interessante Centro dell’artigianato artistico, con una ricca proposta estiva di mostre ed eventi. C’è, inoltre, un turismo religioso di notevole importanza». Come si sviluppa nello specifico? «Questo segmento porta alla scoperta di basiliche, chiese e conventi. La beatificazione della Santa Camilla Battista Varano ha dato un ulteriore impulso in questo senso. Da non dimenticare poi la festa del patrono San Venanzio, nel mese di maggio, con tanto di Rievocazione storica e Corsa alla Spada e Palio. Camerino costituisce, insieme a Loreto e Tolentino, una delle tappe marchigiane del turismo religioso; è inserita nella rete della via Lauretana, itinerario storico di fede che conduce nuovi pellegrini in città, oggi come un tempo». Come la giunta sta favo-
Marco Montecchiari
Dario Conti
rendo un flusso turistico costante lungo tutto l’arco dell’anno? «Camerino possiede le potenzialità per valorizzare il turismo congressuale, religioso e sportivo, essendo dotata di strutture idonee a ospitare questi differenti tipi di appuntamenti. L’amministrazione ha puntato, da subito, all’acquisizione della “bandiera arancione”, riconoscimento del Touring Club Italia, adoperandosi per il mantenimento della certificazione ambientale Emas; si tratta, in entrambi i casi, di una programmazione che deve costantemente tenere conto della salvaguardia e della valorizzazione delle nostre ricchezze architettoniche e ambientali. La giunta, con in prima linea il vice sindaco nonché assessore al turismo Gian Luca Pasqui, sta inoltre predisponendo diversi progetti turistico-culturali, avvalendosi delle associazioni e della Proloco». Ad esempio? «Si mira a fare di Camerino,
oltre che città d’arte e città di studi anche città della musica, facendo leva sulle diverse associazioni musicali e coristiche della città che operano in ambito internazionale. Insieme agli agriturismi e alle locande caratteristiche, si lavora inoltre per un coordinamento finalizzato anche a promuovere i prodotti e l’enogastronomia locale, creando nuove offerte ricettive. L’assessore Pasqui sta predisponendo, per il 2013, una grande mostra pittorica sul Duecento e sono in fase di studio ulteriori iniziative per attrarre il turista tutto l’anno. Il turismo, del resto, ha un grande riscontro nel periodo estivo, ma Camerino vanta una particolare destagionalizzazione: se è vero, infatti, che a fine estate i turisti se ne vanno, a settembre già arrivano gli studenti e quindi la nostra piccola, preziosa, città d’arte torna a essere anche la storica, arroccata, all’avanguardia, città-ateneo per la quale è ricordata in Italia e nel mondo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 291
DIRITTO D’IMPRESA
Le responsabilità delle aziende La legge italiana è improntata alla prevenzione del rischio di reati commessi nelle società, ma scavando a fondo si notano anche zone d’ombra nell’apparato sanzionatorio. Le illustra il professor Carlo Piergallini Nicolò Mulas Marcello
no dei temi largamente dibattuti e di stretta attualità è la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato commesso dai suoi vertici o dai dipendenti. L’idea guida del decreto legislativo 231/2001 è quella della prevenzione del rischio-reato nelle società, superando il vetusto principio del “societas delinquere non potest”. La norma prevede, da un lato, sanzioni pecuniarie e interdittive e la confisca dei proventi illeciti, che, in caso di condanna definitiva, avendo natura amministrativa, non possono essere sospese con il meccanismo della sospensione condizionale della pena; dall’altro lato, vi è la possibilità di “sfuggire” alle sanzioni o di fruire di una forte riduzione, quando la società si è dotata di un modello di organizzazione che contiene cautele volte a ridurre il rischio-reato. «L’adozione del modello prima della commissione del reato – spiega Carlo Piergallini, docente di diritto penale presso l’Università di Macerata – fa sì che l’azienda possa essere ritenuta non colpevole se prova l’idoneità preventiva del modello e la sua elusione fraudolenta da parte del soggetto che ha commesso il reato. In tal caso, viene meno la colpevolezza della società. Se, per contro, il modello viene adottato dopo la commissione del reato, ciò può comportare, in presenza di altre condizioni, l’inapplicabilità delle sanzioni interdittive e un corposo sconto della pena pecuniaria». In definitiva, è il modello di organizzazione a rivestire il ruolo di fulcro del sistema preventivo, trattandosi dello strumento attraverso il quale la società si auto-or-
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ganizza, forgiando cautele per ridurre ragionevolmente il rischio di consumazione dei reati che comportano la responsabilità amministrativa dell’ente. «Quanto all’impatto del decreto – continua Piergallini – va precisato che la società è chiamata a rispondere solo quando i soggetti che operano nel suo interesse o a suo vantaggio commettono i reati espressamente previsti nel decreto 231/2001 o da altre leggi che li contemplano». Benché entrata in vigore dieci anni or sono, la legge è ancora giovane e appare, perciò, prematura una compiuta valutazione del suo impatto. Nonostante ciò, sono stati depositati di recente alcuni progetti di riforma, che, evidenziando alcuni profili di criticità del decreto, propongono rimedi difficilmente condivisibili, visibilmente condizionati dall’intento di estromettere il giudice penale dalla valutazione di idoneità del modello, consegnandola nelle mani di improbabili istituti di certificazione. «In ogni caso – sottolinea il professore – va tenuto fermo che l’affermazione della responsabilità da reato della società è ormai una scelta irreversibile perché imposta da tutti gli strumenti normativi internazionali ed europei». L’articolo 9 della legge 123 del 3 agosto 2007 ha introdotto anche i reati in materia di lavoro e la delega prevede anche l’estensione ai reati ambientali e tributari. «Premesso che i reati tributari non sono ancora reati-presupposto della responsabilità della società, la legge 123/2007, e successive modifiche, ha determinato l’inclusione nel decreto legislativo 231 dei reati colposi da infortunio sul lavoro; ana-
mila INFORTUNI
Il numero degli incidenti sul lavoro avvenuti nel corso del 2010 in Italia
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mila CONDANNE
Il numero di condanne decise dai giudici per reati economicifinanziari in azienda, nel periodo 20002008, secondo un recente studio del Laboratorio Frodi
Carlo Piergallini
L’adozione del modello prima della commissione del reatofa sì che l’azienda possa essere ritenuta non colpevole
logamente avverrà, tra breve (con un decreto attuativo di direttive comunitarie ormai pronto), per i reati ambientali (in specie per numerose contravvenzioni previste dalla legislazione speciale ambientale)». Dunque, con un tale ampliamento, anche alcuni reati colposi entrano a far parte del decreto 231, in origine riservato ai soli crimini dolosi; quanto alle sanzioni previste per gli illeciti colposi, esse si pongono in linea con quanto previsto nel decreto stesso. Sul piano politico-criminale, va rilevato che le inclusioni in esame appaiono del tutto coerenti, visto che la criminalità colposa da infortunio sul lavoro e per reati ambientali costituisce da sempre un tassello costitutivo del “crimine d’impresa” accanto a quello della criminalità dolosa, legata alla finalità di conseguimento di illeciti profitti (si pensi ai reati di corruzione, ai reati societari, ai reati di frode). Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, la sentenza Thyssenkrupp ha evidenziato una condanna storica per i manager dell’azienda.
Molti si chiedono se questo costituirà un precedente. «Per esprimere un giudizio consapevole – afferma Piergallini – occorre attendere le motivazioni della sentenza, il cui aspetto di maggiore interesse (e di riflessione, anche critica) riguarda, per la novità del pronuncia, la condanna dell’amministratore della società per il reato di omicidio volontario, sia pure commesso con la forma attenuata del dolo eventuale, accettando, cioè, il rischio che, dalla volontaria omessa manutenzione degli impianti, potesse derivare la morte degli operai». Recentemente inoltre, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19.284 del 17 maggio 2011, ha chiarito che non è da considerarsi automatica la responsabilità dei manager nelle aziende coinvolte in affari illeciti. «Si tratta di una decisione, che ha avuto larga eco nei media – commenta il docente –, ma che in sostanza ribadisce principi costituzionali dell’ordinamento penale, segnatamente quelli legati al divieto di responsabilità per fatto altrui e alla colpevolezza per il fatto proprio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 295
DIRITTO D'IMPRESA
L’evoluzione normativa delle responsabilità aziendali Il nostro ordinamento prevede una chiara normativa per la responsabilità amministrativa delle aziende che si è evoluta nel tempo, comprendendo molteplici fattispecie. Il punto dell’avvocato Paolo Giustozzi sulle implicazioni della norma Nicolò Mulas Marcello
a responsabilità derivante da reato commesso delle persone giuridiche, introdotta nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 231/01, ha aperto nel tempo dibattiti sull’efficacia sanzionatoria e sulla sua funzione preventiva. «La norma – spiega l’avvocato Paolo Giustozzi – attribuisce specifiche sanzioni direttamente a carico dell’azienda, derivanti dalla commissione di alcune ipotesi di reato, purché commesse da soggetti in posizione apicale nel suo interesse o vantaggio o, ricorrendo altre condizioni, anche da persone a essi sottoposte. Si tratta di sanzioni che si vanno a sommare alle ordinarie conseguenze patrimoniali, facenti capo all’azienda nell’ipotesi in cui vengano commessi dei reati da parte dell’amministratore. In sede penale l’impresa può, inoltre, essere chiamata in giudizio come responsabile civile del danno richiesto dalle parti civili ad amministratori e dipendenti per fatti da costoro commessi nell’esercizio delle rispettive funzioni. I pesi che gravano sull’azienda per effetto della conclamata commissione di illeciti penali sono quindi consistenti». Le responsabilità aziendali sono molteplici. Dalla sicurezza sul lavoro a quella ambientale, oltre a responsabilità sociali ed etiche. Come si è evoluta la giurisprudenza su questi temi? «Circoscrivendo il campo di ricerca all’im-
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patto del mondo economico con il sistema penale, spicca la marcata attenzione dell’intervento repressivo dello Stato verso gli aspetti finanziari della produzione della ricchezza. L’evoluzione della normativa antiriciclaggio, l’introduzione di nuovi doveri e forme di con- Paolo Giustozzi, avvocato del foro di Macerata trollo nella intermediazioni finanziare e l’inasprimento sanzionatorio dei delitti che offendono i mercati costituiscono solo degli esempi di questa tendenza di politica criminale, che si affianca all’intervento nei classici settori della sicurezza del lavoro o della tutela dell’ambiente. Il rimedio punitivo è variegato. Grandi crolli imprenditoriali, disastri ambientali di rilevanti dimensioni, gravissimi incidenti sul lavoro o, ancora, diffusi attentati alla riservatezza individuale sono fenomeni differenti il cui denominatore comune è costituito dal grave allarme sociale che li accompagna, accanto a un forte risalto mediatico, e una corrispondente esigenza di una veloce e robusta risposta punitiva». Per quanto riguarda la pena? «Si può dire senz’altro, parafrasando illustri studiosi, che la vera frontiera del diritto penale dell’impresa sia rappresentata dalla
Paolo Giustozzi
La vera frontiera del diritto penale dell’impresa è rappresentato dalla confisca
confisca, in particolare nella sua forma “per equivalente”, ovvero quella che ricade non sul prezzo e sul profitto del reato ma su cose di valore equivalente. Il legislatore ha esteso progressivamente questo strumento repressivo a un crescente numero di reati economici, prevedendone di recente l’applicazione anche per i reati tributari. La prorompente diffusione di questo istituto, sul piano cautelare prima che sanzionatorio, trova significativo conforto nell’orientamento giurisprudenziale secondo cui la confisca del profitto ex articolo 322-ter del codice penale può essere disposta anche sul patrimonio della società per reati commessi da parte degli amministratori. Si può individuare in questo percorso, connaturale all’impianto normativo che introduce la responsabilità delle imprese da reato, l’idea che l’aggressione del patrimonio dell’impresa rappresenti lo strumento idoneo a rendere effettiva la pena, e si ponga quale deterrente di efficacia addirittura superiore rispetto alla previsione della sanzione penale riservata al singolo autore della condotta illecita». La sentenza Thyssenkrupp ha evidenziato una condanna storica dei manager dell’azienda. Questo costituirà secondo lei un precedente?
«La lettura del dispositivo della sentenza emessa dalla Corte di assise consente, in attesa di conoscerne le motivazioni, solo di riflettere sul giudizio di fatto, espresso in termini di fondatezza delle accuse mosse da parte dei pubblici ministeri nei confronti dei vertici dell’azienda. La novità, e da qui l’eccezionalità del dictum, deriva dal superamento di quel confine fra le ipotesi, tradizionalmente ravvisata della colpa cosciente che ricorre quando l’agente, pur rappresentandosi l’evento come possibile risultato della sua condotta, agisca nella ragionevole speranza che esso non si verifichi. Per addivenire alla fattispecie del dolo eventuale o indiretto, ravvisabile allorquando si dimostri che l’agente, pur non volendo l’evento, accetti il rischio del suo verificarsi, ponendo ugualmente in essere la condotta anche a costo di determinarlo. È prematuro esprimere un’adeguata prognosi circa gli effetti che questa decisione potrà provocare nelle prassi giudiziaria; certo è che l’autorevolezza del giudice che l’ha emessa e il notevole approfondimento investigativo su cui si fonda creano il sospetto che si sia aperto un nuovo varco all’interno del quale possano o tentino di inserirsi vicende analoghe o caratterizzate da spinte emotive e richieste di giustizia di omologa intensità». MARCHE 2011 • DOSSIER • 297
CONTRAFFAZIONE
Per un made in Italy creativo e inimitabile «La globalizzazione impone di utilizzare sempre di più la tecnologia come leva per contrastare il mercato del falso». Ne parla Loredana Gulino, direttore generale dell’Ufficio italiano brevetti e marchi per la lotta alla contraffazione Paola Maruzzi a contraffazione ha assunto la dimensione di una vera e propria industria criminale internazionale. A essere colpiti sono proprio l’eccellenza dei prodotti italiani e, di riflesso, la possibilità di crescita, sviluppo, innovazione e competitività delle piccole e medie imprese. Al di là degli allarmismi, Loredana Gulino, direttore generale per la Lotta alla contraffazione dell’Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello sviluppo economico, riflette sulle strategie per combattere quella che definisce la «piaga del sistema produttivo»: per fare ciò le nuove tecnologie saranno determinanti. Nell’era della riproducibilità e del facile accesso alle informazioni come sono cambiate le dimensioni della contraffazione? «Se da una parte il commercio elettronico costituisce una risorsa preziosa per le nostre imprese, dall’altra si è sviluppato un mercato parallelo e illecito, che sfrutta flessibilità e velocità
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Loredana Gulino, direttore generale dell’Ufficio italiano brevetti e marchi per la lotta alla contraffazione
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di transazione. I settori maggiormente colpiti sono quello dell’abbigliamento e degli accessori. Per monitorare le implicazioni derivanti dalle transazioni commerciali online, la direzione generale per la lotta alla contraffazione dell’Ufficio italiano brevetti e marchi ha da tempo avviato un tavolo di lavoro permanente, riunendo attori istituzionali e rappresentanti del mondo imprenditoriale. Da ultimo, come sta avvenendo in altri paesi europei, è in corso di perfezionamento un nuovo pacchetto di azioni volte a offrire maggiori strumenti di tutela ai titolari di diritti di proprietà industriale anche nell’ambito del Consiglio nazionale anticontraffazione (Cnac), che ha dedicato a tale tema una specifica commissione consultiva». Passando alla contraffazione “tradizionale”, che riscontri sta dando Iperico, il progetto attivo già da qualche anno? «Con il progetto Iperico e la relativa banca dati si è costituita una metodologia che utilizza indicatori oggettivi, sostanzialmente numero di sequestri e di pezzi sequestrati sul territorio. È stato da poco pubblicato il primo report del triennio 2008-2010: il numero complessivo di sequestri a opera della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle dogane, senza considerare quelli che hanno per oggetto medicinali, alimentari e tabacchi, è stato pari a 56.055, per un valore complessivo stimato pari a 1.786.427.515 di euro. La banca dati Iperico sarà poi integrata con altri indagini di tipo quantitativo: indagini campionarie sui consumi (numero consumatori e valore) di pro-
Loredana Gulino
dotti contraffatti; indagini campionarie sulle imprese (perdita di fatturato) e sui settori maggiormente colpiti dal fenomeno; ricerche volte a misurare l’impatto della contraffazione a livello macroeconomico, in termini di produzione e di gettito fiscale». Perché il ricorso alle nuove tecnologie sarà sempre più strategico? «Il fenomeno della globalizzazione, con l’aumento degli scambi commerciali e delle transazioni e con l’intensificarsi della specializzazione produttiva, impone di utilizzare sempre di più la tecnologia come leva per contrastare la contraffazione. Siamo tutti coscienti che, pur potendo reperire ormai sul mercato diverse soluzioni tecnologiche in grado di aiutare a combattere la contraffazione, non esiste una tecnologia che possa essere adeguata a ogni casistica: ciascuna azienda deve opportunamente valutare la soluzione tecnologicamente ed economicamente più adatta alle proprie esigenze, in base al modello di business e alle caratteristiche del prodotto da proteggere». Il ministero dello Sviluppo economico ha presentato l’innovativo progetto TechAlab. Quali saranno i benefici? «Le prime beneficiarie di questo servizio, offerto dal laboratorio Cattid presso l’Università
Sapienza di Roma, saranno le aziende, a cui verranno forniti strumenti utili per valutare opportunamente le loro necessità e a individuare soluzioni e tecnologie anticontraffazione realmente efficaci. Il controllo della filiera produttiva è lo strumento che garantisce il consuRICHIESTE matore e l’azienda, sia in relazione alla storia ge- Fra marchi nazionali, modelli d’utilità, nerale del prodotto sia relativamente alle disegni, varietà responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nelle vegetali e invenzioni, 2010 la direzione varie fasi del processo produttivo e distribu- nel generale per la lotta alla contraffazione tivo». ha accolto un TechAlab è anche una vetrina di tecnolo- numero complessivo di istanze superiore gie. Come è possibile accedervi? al 2009 (66mila «Il TechAlab è dotato di un infodesk in grado richieste) di dare supporto alle aziende su tematiche tecnologiche sia direttamente presso il laboratorio sperimentale, mostrando le potenziaINVENZIONI lità delle tecnologie presenti nello showroom, depositate sia tramite una linea dedicata grazie alla quale Sononelstate 2010 presso l’Ufficio marchi il personale specializzato sarà a disposizione e brevetti. Il 2010 degli utenti per rispondere a vari quesiti. Le è stato particolarmente aziende potranno anche utilizzare uno o più rispetto contatti e-mail per avere tutte le informazioni significativo agli ultimi 10 anni sui vantaggi e le caratteristiche delle varie soluzioni tecnologiche legate al mondo dell’anticontraffazione». Parliamo di creatività: in Italia quali sono gli strumenti che garantiscono una mag-
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MARCHE 2011 • DOSSIER • 301
CONTRAFFAZIONE
giore tutela di marchi e
brevetti? «Negli ultimi anni sono stati condotti notevoli passi in avanti. Grazie al nuovo accordo con l’Ufficio europeo brevetti (Epo), oggi è possibile godere di uno strumento di tutela più efficace. Da un punto di vista strettamente procedurale, l’Ufficio italiano brevetti e marchi invia al richiedente, Con la banca dati Iperico è nata una metodologia oltre al rapporto di ricerca, che utilizza indicatori oggettivi, sostanzialmente una lettera con eventuali obiezioni sulla validità del numero di sequestri e di pezzi sequestrati brevetto stesso, segnalando i sul territorio documenti sulla base dei quali la domanda potrebbe essere invalidata. L’esame delle domande è sulla principale di educarli a un consumo più conbase della ricerca di anteriorità svolta dall’Epo sapevole, partendo dalla rete dei Comuni. Quee dell’eventuale risposta del richiedente. Ven- st’ultimi sono interlocutori importanti, radicati gono così valutati i requisiti fondamentali a cui sul territorio, in grado di profondere il massimo deve rispondere una buona idea per diventare impegno in termini di coinvolgimento di cita tutti gli effetti un brevetto. Inoltre, rispetto tadini e imprese». al ciclo di vita di un’invenzione, la normativa Qualche esempio? italiana è in grado di anticipare la difesa dei «La campagna del 2009 di Bari e Brindisi svolta propri diritti su marchi e brevetti anche nella con la preziosa collaborazione di Anci Puglia, fase di registrazione dell’idea. L’Italia, infatti, è la campagna su Roma del 2001 “Io non voglio uno dei pochissimi Paesi che consente di chie- il falso”, nata dal protocollo d’intesa con il Codere provvedimenti d’urgenza, anche sulla base mune di Roma e, al seguito, tutta una serie di di una semplice domanda di brevetto o di attività analoghe realizzate nelle città di Milano, marchio, senza attendere la concessione. Na- Parma, Catania, Frascati, che dopo l’estate, turalmente in questi casi i giudici sono molto sono in programmazione per l’autunno 2012. più cauti e, infatti, non risulta che si siano ve- È da considerare, inoltre, il successo della corificati abusi». municazione mirata agli studenti e agli univerLa tutela del brand non è un tema che ri- sitari, che attraverso il ”Concorso di idee” e la guarda solo le imprese, ma vanno sensibi- campagna formativa “Piccoli inventori crelizzati anche i cittadini. Come coinvolgerli? scono”, in collaborazione con l’istituto Taglia«Rispetto alla difesa e alla promozione del- carne, promuovono la creatività dei giovani e l’autenticità dei nostri prodotti sono state cercano di trasmettere loro le conoscenze fonmesse in campo campagne di informazione damentali del sistema della proprietà indusul territorio rivolte ai cittadini, con l’obiettivo striale, sottolineandone il valore».
302 • DOSSIER • MARCHE 2011
CONTRAFFAZIONE
I laboratori sommersi delle griffe marchigiane Secondo l’analisi di Giovanni Mainolfi, comandante della Guardia di Finanza regionale, fino a oggi le Marche sono state al riparo dalla malavita organizzata. Persiste e si fa largo, invece, la microproduzione in loco di calzature “taroccate” Paola Maruzzi
ono sufficienti le ultime stime dell’Organisation for economic cooperation and development (Oecd), che quantificano la contraffazione nell’ordine dei 250 miliardi di dollari, una cifra più alta del prodotto interno lordo di almeno 150 Paesi, per ribadire quanto il fenomeno dei “falsi” sia esteso. Ma basta lasciarsi guidare dalle osservazioni del generale Giovanni Mainolfi, da pochissimi mesi a capo del comando della Guardia di Finanza delle Marche e tra gli ideatori del sistema di monitoraggio “Iperico”, per capire quanto sia preziosa una fotografia a dimensione locale. Mainolfi racconta il territorio regionale e le sue dinamiche sommerse procedendo per analogie e confronti. Ne viene fuori un quadro rassicurante: «Per molti aspetti siamo un’oasi felice, molto distante dalla Campania», realtà che il generale conosce molto bene perché vi ha lavorato per anni, ma non priva di contraddizioni: «Ci sono pochi fenomeni di sequestro, ma il valore della merce è rilevante». Cosa si deduce analizzando la quantità di sequestri registrati nelle Marche? «Il dato singolare è che non sono tanti: contiamo non più di 100 sequestri all’anno, a fronte, per esempio, dei 200 in Puglia. Si tratta di pochi episodi ma con un valore rilevante, perché sono coinvolte categorie merceologiche di valore, come nel caso di un recente episodio in cui sono stati intercettati circa 14mila paia di scarpe Tod’s, pro-
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Giovanni Mainolfi, comandante della Guardia di Finanza delle Marche
dotte in loco da alcuni laboratori artigiani». I porti, dove il volume di merci in transito rende difficoltosi i controlli, sono i canali privilegiati per far passare in sordina beni contraffatti. Le Marche sono affacciate sul mare. Ci sono conseguenze particolari? «Viviamo una situazione singolare: anche se il porto di Ancona conta un notevole traffico di merci e di passeggeri, non risente di traffici via mare di beni contraffatti, cosa che non vale per la Campania. Il nostro snodo portuale più grande è immune dalla penetrazione della malavita organizzata, ma lo è meno per quel che riguarda il contrabbando di sigarette». Quali sono le strade battute dalla criminalità organizzata? «Il punto è proprio questo: nelle Marche non è del tutto corretto parlare di criminalità organiz-
Giovanni Mainolfi
È singolare che contiamo non più di 100 sequestri all’anno, a fronte, per esempio, dei 200 della Puglia
zata proveniente dall’estero, nel senso che il fenomeno non è così manifesto come in altre zone dell’Italia come l’Emilia Romagna, la Campania, la Toscana e la Lombardia. La merce contraffatta è, in buona parte, di produzione locale: questa è la nostra particolarità». Si tratta di realtà industriali vere e proprie? «No, la dimensione produttiva è sulla scala della microimpresa, un po’ come avviene in Campania dove ci sono piccoli laboratori, con al massimo due-tre operai. Spesso lo stesso imprenditore è il capo delle maestranze e il personale è quasi sempre italiano. Adesso c’è una forte attenzione sulla presenza cinese, ma non si può ancora parlare di trasferimento di operatività, come invece è accaduto a Prato. Parliamo di produzioni di alta qualità, in cui la manodopera indigena, seppure illegale, ha un surplus». Una delle caratteristiche del fenomeno nel nostro Paese è, infatti, lo stretto legame che
si riscontra tra centri di produzione della contraffazione e settori industriali, come nel caso del polo calzaturiero delle Marche. Dove va questa merce “taroccata”? «Anche se nelle Marche non c’è un controllo malavitoso e sovrastrutturato, magari in mano a stranieri, la microproduzione di calzature contraffatte è piuttosto rilevante. Tuttavia la loro commercializzazione non trova spazio entro i nostri confini regionali: qui, infatti, gli acquirenti trovano modo di acquistare le griff autentiche che, proprio per la vicinanza ai poli produttivi, costano un po’ meno. Le merci contraffatte, penso alle scarpe prima di tutto, prendono altre strade, prevalentemente Lazio, Campania, Lombardia». La contraffazione ha come contraltare il consumatore: ci sono stati casi di denunce partire direttamente dai cittadini? «Mentre a Napoli ricevevo ogni giorno un numero consistente di segnalazioni, sia da parte di commercianti che di cittadini “assaliti” dai venditori abusivi, nelle Marche il fenomeno è quasi inesistente. Da gennaio a oggi ci sono stati sei casi di segnalazioni per quanto riguarda la vendita ambulante, presente più che altro nei periodi estivi: questo basti per capire che il fenomeno non è diffuso. Nessuna denuncia, invece, per quanto riguarda le produzione illegali in loco».
mld EURO
È il giro d’affari, registrato nel 2009, della contraffazione in Italia
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mila LAVORATORI
Dal punto di vista sociale, la sconfitta della contraffazione in Italia garantirebbe anche un impiego di lavoratori legali
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POLITICHE SANITARIE
«Non sarà la crisi a farci rinnegare il diritto alla salute» u uando, con la manovra di luglio, il governo nazionale ha dato notizia di voler aumentare di 10 euro il ticket sulle visite specialistiche, si è subito sollevata una contrarietà bipartisan da parte degli enti locali. Alla conferenza delle Regioni, convocata in via straordinaria il primo settembre per discutere il nuovo testo della manovra, i governatori sono tornati a chiederne la cancellazione. Intanto già 17 Regioni, pur rivedendone i termini, hanno applicato il balzello. In pratica quasi tutte a eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, quella di Trento, la Valle d’Aosta e la Sardegna. «Di fronte a una manovra ritenuta ingiusta e penalizzante nei confronti dei più deboli – spiega l’assessore alla Sanità, Almerino Mezzolani – ci siamo uniformati alle decisioni delle Regioni amministrate dal centrosinistra, Toscana, Emilia Romagna e Umbria, che stanno deliberando in merito». Dopo aver scartato l’ipotesi, paventata a luglio, di rincarare la tassa sul tabacco, la conclusione è stata rimodulare il superticket in base al reddito, salvaguardando le attuali esenzioni e rendendo «più giusto e più sopportabile un provvedimento che, se non ritirato per il 2011, come richiesto, si sarà costretti inevitabilmente ad applicare». Nelle Marche quali alternative bisogna mettere in campo per trovare risorse finanziarie necessarie al sistema sanitario regionale? «Per ciò che concerne la dotazione finanziaria, la Regione ha sempre operato con oculatezza sul fronte della spesa, rimodulando il proprio modello organizzativo per liberare
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Con la rimodulazione dell’aumento del ticket previsto dalla manovra, la conferma delle agevolazioni e l’ottimizzazione dei costi, l’assessore alla Sanità delle Marche, Almerino Mezzolani, assicura un sistema ospedaliero «a misura dei più deboli» Paola Maruzzi
risorse da destinare ai servizi e contenere gli effetti negativi dei tagli operati a livello nazionale. Non a caso, da quattro anni a questa parte, è una tra le pochissime Regioni finanziariamente virtuose. Nel concreto, abbiamo prodotto riforme tese a liberare risorse, spostandole dalla burocrazia ai servizi; abbiamo varato riforme di riqualificazione che rendono il sistema più appropriato e, quindi, più economico; abbiamo varato un piano investimenti per superare la frammentazione strutturale del nostro sistema sanitario. Stiamo andando avanti con il processo di riforma avviato, ma è del tutto evidente che se verranno confermate le ristrettezze economiche, nonché i provvedimenti penalizzanti, anche le Regioni più virtuose, se non tutelate e prese ad esempio,
L’assessore alla Sanità delle Marche, Almerino Mezzolani
Almerino Mezzolani
IL RITARDO INGIUSTIFICATO DELLA SANITÀ MARCHIGIANA «I l piano sanitario 2010-1012 è in ritardo di un anno e mezzo, un ritardo ingiustificato». A dirlo è Giancarlo D’Anna, dopo aver preso parte in qualità di vicepresidente della Commissione sanità delle Marche a «centinaia di incontri con associazioni, sindacati, volontari e medici», le cui riflessione e proposte sono però rimaste inascoltate dalla Giunta regionale. Perché parla di ritardo? «Faccio un esempio: a fine luglio con un colpo di mano, senza preavviso, la maggioranza ha apportato alcune modifiche alla precedente legge 13, secondo cui le 5 aree vaste prenderanno il posto delle 13 zone. Nulla da eccepire sull’accorpamento – tra l’altro si tratta di una vecchia idea del Pdl - ma queste proposte arrivano senza il tempo necessario per i commissari di valutare le modifiche e le conseguenze e, soprattutto, senza tenere conto di quanto è emerso
coralmente dalle audizioni, cioé l’assegnazione alle aree vaste della personalità giuridica». Le commissioni non dovrebbero partecipare attivamente al dibattito? «A questo punto è evidente che le audizioni sono state solo un rito. Credo che una clamorosa protesta di quanti hanno speso tempo ed energie per proporre soluzioni non tenute in considerazione dalla Giunta regionale sia doverosa e condivisa. L’arroganza non può continuare a vincere». A quali problematiche il governo regionale non ha dato risposta? «Le fasce più deboli continuano a esserlo, purtroppo. Il Centro di prenotazione unico, costato 11 milioni di euro, che avrebbe dovuto risolvere il problema delle liste d’attesa non ha raggiunto alcun obiettivo importante. Si propongono visite al “confine dell’impero” o a pagamento. Spesso sono quest’ultime a prevalere. Ma
ancora più evidente è l’abbandono di quanti sono costretti a gestire situazioni in famiglia. Un esempio su tutti è dato dai malati di Sla e da quanti si trovano in condizioni simili. Pur di assistere i loro malati, i familiari si trovano ad abbandonare il lavoro e, in alcuni casi, a vendere la casa per pagare l’assistenza necessaria». Quali sono gli asset strategici che dovrebbero guidare la sanità regionale in un momento così delicato? «È necessario affrontare i problemi in prospettiva futura: l’innovazione tecnologica è uno strumento indispensabile per risolvere numerosi problemi legati al mancato adeguamento e aggiornamento della stessa tecnologia. È possibile farlo in virtù del fatto che buona parte della mobilità passiva è dovuta alla mancanza di tecnologia o dal suo scarso utilizzo, cosa ancor più evidente se paragonata a quanto avviene nel privato o al servizio offerto da altre regioni».
saranno costrette ad arrendersi». Fino a fine anno sono state confermate le agevolazioni per i disoccupati, i lavoratori in mobilità, quelli in cassa integrazione o con contratto di solidarietà. Si può ritenerle ancora attuali? «La Regione Marche si è subito impegnata in tal senso. A oggi abbiamo riconfermato tutte le misure a favore di quei cittadini che stanno pagando, a caro prezzo, la grave crisi attuale e continueremo a farlo finché ve ne sarà necessità, tutelando prioritariamente le fasce più deboli della nostra comunità regionale. In momenti di così grande complessità socio-economica, i valori non vanno smarriti. La solidarietà appartiene al dna dei marchigiani ed è l’elemento fondante della coesione sociale, da sempre il nostro punto di forza. Non sarà la crisi a farci rinnegare i nostri valori». Si teme che, se i costi della sanità pubblica dovessero aumentare, i cittadini opteranno per le strutture private. Come garantire una giusta interazione tra questi MARCHE 2011 • DOSSIER • 309
POLITICHE SANITARIE
due sistemi, in un’ottica che non li veda “antagonisti”? «È del tutto evidente che “strangolando” economicamente il sistema sanitario regionale, bloccando i contratti dei medici per anni e il turnover, si penalizza la sanità pubblica in favore di quella privata. Fermo restando le possibile sinergie tra pubAbbiamo riconfermato tutte le misure blico e privato, si rende nea favore di quei cittadini che stanno cessaria una battaglia politica che riaffermi culturalmente e pagando, a caro prezzo, la grave crisi garantisca l’universalismo del diritto alla salute». È stata avanzata la proposta di legge reQuesta decisione è un ulteriore passo gionale di passare da 13 zone a 5 aree vaste. verso il federalismo sanitario: vede il bicPerché questa scelta? chiere mezzo pieno o mezzo vuoto? «Abbiamo varato una riforma fondamentale «Se fossimo di fronte a un vero federalismo, a salvaguardia della nostra autonomia sanita- il nostro virtuosismo e il nostro coraggio di ria fondata su alcuni principi guida per libe- cambiamento sarebbero premiati e con essi i rare risorse a favore dell’efficienza dei servizi: nostri cittadini. Purtroppo è del tutto evimeno frammentazione e burocrazia, allegge- dente che, sotto la maschera del federalismo, rimento e semplificazione del sistema. Que- si cela in realtà il peggior centralismo che si sto ha salvato e rilanciato la nostra sanità». sia mai conosciuto».
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VOX POPULI
NELLE MARCHE IL TRENO È UN DISSERVIZIO di Graziella Ciriaci
Consigliere regionale Pdl Vicepresidente della Commissione regionale attività produttive
P
arlare di treni nelle Marche è parlare di un servizio che non c’è. E pensare che nell’Ottocento la regione era al primo posto in Italia per quantità di chilometri coperti da rete ferrata. Un primato invidiato e imitato per anni. Oggi le cose non sono più così. Da tempo, nelle Marche, Trenitalia sta portando avanti una politica di riduzione delle corse, delle linee, degli orari. A questo ha aggiunto l’utilizzo di carrozze fatiscenti, senza aria condizionata, con i finestrini bloccati, dotate di freni inquinanti che a ogni fermata riempiono i vani del treno di gas malsani. Le persone, che poi sono per lo più lavoratori e studenti quindi categorie alle quali si dovrebbe in qualche maniera garantire orari e servizi, sono stipate come animali perché i posti non sono mai sufficienti a contenerle tutte. E così il viaggio che al mattino porta al lavoro e quello
che la sera riporta a casa stanchi, diviene una tortura, una sofferenza ingiusta. I passeggeri, i cosiddetti pendolari, sono ogni giorno più snervati e in alcuni casi sono giunti a proteste forti e difficili da gestire, tanto che gli stessi capotreno scompaiono nascosti chissà dove. Come consigliere regionale del Pdl e vicepresidente della Commissione regionale per le attività produttive, ho posto il problema all’attenzione dell’assemblea legislativa svariate volte. Ho cercato con interrogazioni e interpellanze di chiedere al governo regionale di intervenire, di porre rimedio a una vera e propria piaga che non fa onore a una regione come le Marche, nota per la sua gente che ama lavorare alacremente e vivere serenamente nella sua semplicità. Ma a oggi le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate; e per quanto l’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Viventi,
si sia impegnato, nulla c’è di nuovo o positivo. Questo non si può accettare. Un Paese che intende definirsi civile aspira a tutta una serie di benefici sociali che possano rendere la vita del cittadino più elevata possibile sotto ogni aspetto. Tra questi benefici ce ne sono alcuni che sono proprio irrinunciabili come il trasporto pubblico. Sono un amministratore regionale, credo nella forza delle istituzioni e porterò avanti questa battaglia che non è personale ma è per il bene di questa regione e della sua gente. Per questo continuerò a fare tutto quanto possibile, anche andare a Roma, per ottenere la pur minima soluzione che porti qualche esito a questa drammatica situazione. Siamo al capolinea, è ora di dire basta. Anche se il momento economico è difficile, una soluzione la si deve trovare. MARCHE 2011 • DOSSIER • 317
VOX POPULI
Trenitalia si difende ma ammette: investimenti scarsi Il direttore regionale Danilo Antolini replica alle accuse dopo i disservizi degli ultimi mesi: «Le decisioni sull’offerta e la programmazione spettano alla Regione. L’azienda ha solo l’obbligo di fare quanto stabilito nel contratto» Riccardo Casini esi caldi sulle ferrovie marchigiane, e non solo per le alte temperature: molti, infatti, i disservizi registrati in questa estate, tanto che l’assessore regionale Luigi Viventi si è trovato costretto a bussare agli uffici di Trenitalia chiedendo addirittura la possibilità di offrire un abbonamento gratuito o a costo ridotto come risarcimento per i pendolari coinvolti, fino ad annunciare che «con la revisione del contratto
M
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prevista per il 31 dicembre 2011» la Regione riesaminerà «tutte le clausole relative alla qualità dei servizi, in particolare quelle per la pulizia dei convogli». E l’azienda come si difende? «Premetto – spiega Danilo Antolini, direttore regionale Marche di Trenitalia – che le caratteristiche dell’offerta del trasporto regionale (orari, numero di corse giornaliere e composizione dei convogli) sono contrattualmente stabilite da chi, per legge, commissiona e acquista questo servi-
Danilo Antolini
zio, ossia dalla Regione. Il fornitore, in questo caso Trenitalia, ha l’obbligo di fare quanto stabilito nel contratto e raggiungere gli standard prefissati di qualità, puntualità e pulizia. Il mancato rispetto degli impegni contrattuali comporta il pagamento di penali. Nelle Marche il contratto di servizio tra Trenitalia e Regione è stato firmato nel 2009 e resterà in vigore fino al 2014, con possibile rinnovo di altri 6 anni». Il consigliere regionale Ciriaci ha denunciato però gravi disservizi a danno dei pendolari: in particolare, la riduzione delle corse costringe spesso chi si sposta per lavoro o studio a viaggi in piedi, all’interno di carrozze “stipate” di passeggeri, sia al mattino che alla sera. Perché è stata decisa questa riduzione? «Il consigliere Ciriaci fa riferimento ad alcuni problemi accaduti nella seconda metà di giugno per un’anomala quanto imprevedibile carenza di personale, dovuta a malattie e infortuni. Nella circostanza sono state cancellate alcune corse, per lo più su linee interne secondarie: cancellazioni che hanno avuto un’incidenza percentualmente contenuta, circoscritta ad alcune linee e limitata nel tempo. Tant’è che dal 3 luglio, anche grazie a misure organizzative interne, la situazione è tornata alla normalità». E ora? Sono previsti cambiamenti nell’orario al termine dell’estate? «No, dopo l’estate non sono previsti cambiamenti di alcun tipo». Le proteste però si riferiscono anche alla qualità dei mezzi: si parla di “carrozze fatiscenti, senza aria condizionata, dotate di freni inquinanti che a ogni fermata riempiono i vani del treno di gas malsani”. È prevista a breve una sostituzione dei mezzi più datati? Quando ci si potrà attenderci carrozze di nuova generazione anche sulle brevi tratte, ov-
vero quelle percorse dai pendolari? «Che tutto il settore del trasporto ferroviario regionale soffra da decenni di scarsi investimenti è cosa nota, e denunciata più volte da Ferrovie dello Stato. I ricavi unitari per il servizio ferroviario in Italia sono la metà (circa 11 centesimi di euro a passeggero per km) rispetto a Germania e Francia: con ricavi maggiori avremmo già oggi una flotta più moderna. In ogni caso il contratto con le Marche prevede la progressiva sostituzione entro il 2014 di tutti i convogli regionali con treni nuovi e più confortevoli. Ma non credo si debba parlare neppure oggi di “carrozze fatiscenti” né di “gas malsani” sprigionati dalla frenatura. Anche le vetture climatizzate possono manifestare in casi sporadici qualche malfunzionamento, del quale comunque ci scusiamo. Per quanto riguarda invece i freni, tutte le vetture sono provviste di freni a disco». Cosa potete promettere allora concretamente ai pendolari marchigiani? «Siamo un’impresa e come tale intendiamo operare. Quindi assicuriamo tutto il nostro impegno per rispettare gli standard di puntualità, pulizia e informazione fissati nel contratto con la Regione, così da fornire ai nostri clienti un servizio adeguato alle loro aspettative. A settembre non è prevista alcuna novità di rilievo sull’orario, ma in ogni caso, come già detto, non compete a Trenitalia aumentare o diminuire l’offerta. La nostra missione è fornire correttamente quanto programmato e acquistato dalla Regione». MARCHE 2011 • DOSSIER • 319