OSSIER
MARCHE EDITORIALE ..............................................12 Raffaele Costa
L’INTERVENTO.........................................15 Maurizio Sacconi Ferruccio Dardanello
RITRATTI ................................................78 Gianni Letta L’OPINIONE............................................82 Bruno Vespa L’INCONTRO..........................................86 Fernando Aiuti
PRIMO PIANO IN COPERTINA .......................................18 Cesare Paciotti
ECONOMIA E FINANZA
QUALITÀ E TRADIZIONE...................24 Giuliano Bianchi Graziano Di Battista Andrea Santori Doriano Marcucci
SVILUPPO ECONOMICO ...................90 Paolo Andreani Renato Picciaiola Sara Giannini Fiorello Gramillano
SPEDIZIONI INTERNAZIONALI.....164 Arturo Balduccio e Piergiorgio Cremonesi
MADE IN ITALY......................................32 Alessia Fabi Roberto Grassi
MERCATO DEL LAVORO .................106 Pietro Ichino
TRASPORTO MERCI .........................168 Laura De Vincentis
ACCESSO AL CREDITO ....................110 Michele Ambrosini Claudio Pagliano Bruno Bucciarelli
ILLUMINAZIONE D’EMERGENZA ...................................170 Ezio Parro
L’ANALISI ...............................................38 Gian Mario Spacca Francesco Massi Gentiloni Silveri UNITÀ D’ITALIA ....................................46 Renato Schifani Giorgio Napolitano Mario Cervi Pietro Marcolini Mirco Soprani
STILE ITALIANO...................................116 Franco Moschini Santo Versace
POLITICA ................................................66 Remigio Ceroni Palmiro Ucchielli Mario Lattanzi Roberto Broccolo
FOCUS MACERATA............................126 Romano Carancini Folco Bellabarba
MANIFATTURA ITALIANA................120 Fiorella Tombolini
IMPRENDITORI DELL’ANNO .........134 Franco Boldreghini e Mauro Angelini, Enrico Baldoni e Ivano Cingolani, Fabrizio Scassellati, Roberto Moretti e Mauro Latini, Anna Maria Ripesi, Chiara Andreani, Mario Settimi, Pietro Polini e Luigi Gaspari, Nando Ottavi, Leonardo Leonardi SICUREZZA E IGIENE SUL LAVORO ....................160 Maria Luisa Silvetti CONSULENZA ALLE IMPRESE.....162 Andreina Arena
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STRUMENTI MUSICALI ....................174 Giovanni Baldeschi ALTA TRADIZIONE ARTIGIANA .....176 Luca Corinaldesi
Sommario AMBIENTE POLITICHE ENERGETICHE.............178 Stefania Prestigiacomo MOBILITÀ A IMPATTO ZERO .........182 Enrico Cappanera RISPARMIO ENERGETICO..............186 Adriano Maroni SERVIZI AMBIENTALI ......................190 Domenico Caioni
TERRITORIO TURISMO...............................................192 Serenella Moroder Piero Celani Patrizia Casagrande INFRASTRUTTURE...........................202 Luigi Viventi INTERPORTO......................................204 Roberto Pesaresi TRASPORTI.........................................208 Pasqualino Del Bello
NAUTICA ...............................................210 Giuseppe Casali Gianluca Fenucci PROGETTAZIONE INTEGRATA......216 Francesco Guzzini COSTRUZIONI SOSTENIBILI ........220 Carlo Pagano INTERNI ................................................222 Il Gruppo Berloni EDILIZIA ..............................................226 Antonio Gambini Patrizia Paoloni Primo Riccobelli IMPRENDITORI DELL’ANNO ........236 Villiam Breveglieri
GIUSTIZIA
SANITÀ
RIFORME..............................................240 Fabrizio Cicchitto Maria Elisabetta Alberti Casellati Maurizio Paniz Guido Alpa
POLITICHE SANITARIE...................252 Ferruccio Fazio Enrico Garaci Almerino Mezzolani Giancarlo D’Anna
NOTARIATO .........................................248 Giancarlo Laurini
MEDICINA DIGITALE........................264 Fabio Padiglione LA FILIERA DEL FARMACO...........266 Mario Mariani
GENIUS LOCI .....................................268 Valentina Vezzali
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IN COPERTINA
18 • DOSSIER • MARCHE 2011
Cesare Paciotti
IL MIO STILE TRA ELEGANZA E SPREGIUDICATEZZA «Dalla scelta dei materiali alla creazione dei modelli. Ogni fase della lavorazione, ogni aspetto deve essere curato con quella passione che porta a risultati eccellenti». Il designer marchigiano Cesare Paciotti svela così il segreto del suo successo. Un “made in Marche” esportato in tutto il mondo Francesca Druidi
È
stato appena presentato a Parigi, in anteprima mondiale, il primo profumo di Cesare Paciotti. Non una semplice fragranza, ma un oggetto inedito che prende il nome di “Essence”. L’essenza è, infatti, racchiusa in un packaging del tutto originale ed esclusivo, ossia nel tacco - alto 12 centimetri - di una scarpa appartenente alla nuova collezione autunno-inverno 2011-12 del designer. Il connubio “tacco-fragranza” costituisce un ulteriore esempio della sensibilità artistica dello stilista di Civitanova Marche. Imbevuta nell’humus rappresentato dal patrimonio calzaturiero marchigiano – «l’umiltà applicata alla serietà sul lavoro» spiega Paciotti – l’azienda, fondata da Giuseppe Paciotti nel 1948, che conta oggi oltre 250 dipendenti diretti e un indotto di almeno 1.200 persone che lavorano esternamente, identifica una delle espressioni più fulgide del made in Italy. L’innovazione portata dal designer al mondo dell’accessorio, sostenuta da una costante ricerca di nuovi prodotti e materiali, ha saputo conquistare molte
star internazionali e i palcoscenici più glamour. Ha dichiarato che il suo stile di vita è il suo stile nelle scarpe. Quali caratteristiche lo definiscono? «Lo dico senza peccare di superbia, perché mi riconosco sia nella definizione che il pubblico e gli “esperti” danno alle mie creazioni, sia a quella che danno di me quelli che mi conoscono veramente: credo di essere riuscito a trasmettere attraverso i miei prodotti, scarpe in primis, quella ricerca di un’eleganza che non sia dimessa, ma sappia essere anche aggressiva, senza mai esagerare nella sfrontatezza. Mi pregio di aggiungere che un certo atteggiamento, che preferisco definire stile, sia credibile perché basato su prodotti come su caratteristiche personali di grande qualità». Quali sono le sue principali fonti di ispirazione? «Non esistono fonti predefinite o preferite quando si parla di ispirazione; spesso, per non dire sempre, le mie creazioni nascono da una personale rielaborazione di tutte le cose belle che vedo e che, talento o preparazione che sia, sono capace di rendere
Sotto, un’immagine della boutique Paciotti a New York
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IN COPERTINA
Credo di essere riuscito a trasmettere attraverso i miei prodotti la ricerca di un’eleganza non dimessa, ma che sappia essere anche aggressiva, senza mai esagerare nella sfrontatezza
mie e ritrasmettere con la mia perso-
nalità». Cosa conservano le scarpe Paciotti del know how della tradizione calzaturiera marchigiana? «Naturalmente, continuando a produrre nel nostro antico distretto calzaturiero un certo know how è difficile da perdere anche perché mi piace ricordare a me stesso, e rammentare sempre ai miei collaboratori, come si facevano le scarpe qualche tempo fa e qual è stato gran parte del mio successo. Tutti questi insegnamenti possono essere trasmessi e recepiti solo grazie a una caratteristica fondamentale della realtà artigianal-industriale marchigiana: l’umiltà applicata alla serietà sul lavoro. Caratteristiche, queste, che hanno fatto grande le attività della nostra regione». La formazione risulta fondamentale nel mondo Paciotti. Quali gli aspetti più delicati della lavora20 • DOSSIER • MARCHE 2011
zione artigianale che vengono trasmessi? «Fondamentale è l’atteggiamento con cui si affrontano i progetti, dal più complesso sino a quello che appare più semplice. Ogni aspetto della lavorazione artigianale è particolarmente delicato perché anche infilare dei lacci in maniera approssimativa può far perdere di valore al prodotto finito. Dalla scelta dei materiali alla creazione dei modelli, da ogni fase della lavorazione fino alla vendita, ogni aspetto deve essere curato con la passione che porta a risultati eccellenti». L’impegno è costante anche sul fronte dell’innovazione. Quali materiali e tecnologie produttive avete introdotto o state introducendo?
«Certo la tradizione artigianale è fondamentale, ma sarebbe sbagliato non applicarla alle innovazioni che il progresso e l’esperienza ci hanno fornito: un prodotto realizzato con tecniche antiche ha meno certezze di riuscir bene, mentre la stessa cura ed espe-
Cesare Paciotti
Dall’alto a sinistra, Paciotti con Isabel Goulart e la scarpa-profumo Essence; la boutique di Milano, lo stilista con le muse ispiratrici Bianca Balti e Isabeli Fintana e al lavoro
rienza artigianale, grazie alle moderne tecnologie, possono condurre a risultati insperati o, fino a qualche anno fa, inaccessibili ai più perché troppo costosi». Oltre a borse e cinture anche gioielli, occhiali, complementi di arredo. Cosa garantisce questa diversificazione produttiva? E come si integrano questi accessori nell’identità del marchio? «Potremmo ritornare alla domanda iniziale. Cerco, infatti, di trasmettere il mio stile attraverso ogni prodotto
che creo; la stessa cura e passione che metto nella realizzazione delle scarpe, delle borse e dell’abbigliamento la pongo e la pretendo anche in altri prodotti che devono trasmettere lo stesso mood: qualità e innovazione, eleganza e un quid di spregiudicatezza. Proprio per mantenere l’identità del marchio, mi avvalgo solo di collaboratori e aziende che mi trasmettano subito di aver compreso la mia filosofia di ideazione e realizzazione dei progetti, così come quella di selezione dei punti vendita». Si può parlare per il 2011 di ri-
presa per il settore calzaturiero. Il Sud Est asiatico e l’Europa dell’Est si confermano al momento i mercati più dinamici? «Sicuramente questi due mercati si confermano estremamente dinamici, ma proprio per quest’aria di ripresa che si respira non sono gli unici sbocchi dei miei prodotti, come d’altra parte non si può non considerare l’atteggiamento decisamente più propositivo dei clienti italiani che, forse solo perché sono semplicemente stufi della crisi, hanno iniziato a combatterla, invece che continuare a piangerla e basta». MARCHE 2011 • DOSSIER • 21
QUALITÀ E TRADIZIONE
Creatività, design e qualità I dati delle esportazioni relativi al 2010 mostrano un trend in ripresa per il distretto calzaturiero fermano-maceratese. E il 2011 sembra improntarsi alla stabilità. Lo spiega Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata Francesca Druidi
«I
l distretto calzaturiero continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia della provincia di Macerata. Continua a essere leader in Italia, con una quota di imprese e addetti sul totale che distanzia di qualche decina di punti percentuali, non solo altre province, bensì altre importanti e ben più grandi regioni». È il profilo del distretto fermanomaceratese tracciato da Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata. Qual è il valore rappresentato dal distretto calzaturiero fermo-maceratese per il territorio? «Nel distretto fermano-maceratese, nel 2010, la fabbricazione di calzature registra 3.684 imprese attive per un totale di addetti pari a 33.998, corrispondente al 25,2% degli addetti sul totale nazionale. Le altre regioni a vocazione calzaturiera hanno un’incidenza molto inferiore: la Campania con il 9,2% sul totale addetti, la Toscana con il 17,7% e la Puglia con il 13,3%. L’export di calzature rappresenta tuttora oltre un quarto del totale dell’export della provincia di Macerata. Anche il peso degli addetti del calzaturiero sul totale provinciale è ancora molto consistente e pari all’11% del totale degli addetti provinciali (totale addetti in provincia di Macerata a fine 2010 sono 24 • DOSSIER • MARCHE 2011
111.373). Allargando il contesto al- meni di globalizzazione. In realtà, l’intero comparto moda (prodotti tes- non esiste un’unica strategia di disili, abbigliamento, pelli e accessori), stretto per affrontare i problemi di il peso diventa ancora più rilevante». competitività, bensì una pluralità di In che misura? scelte messe in campo dalle singole «Quasi la metà (49%) dell’intero am- aziende in funzione delle specifiche montare delle esportazioni provin- caratteristiche di ciascuna. Le aziende ciali sono in questo settore, mentre il di medie dimensioni, con accesso dipeso degli addetti di questo com- retto ai mercati, stanno cercando di parto raggiunge quota 16% sul to- avvicinarsi sempre più ai mercati di tale. È importante ricordare che il riferimento, aprendo sedi commertessuto economico della provincia di ciali, stabilimenti produttivi e reti di Macerata ha mostrato in questo de- vendita nei Paesi a maggiori potencennio una forte capacità di diversificazione e che oggi, pur con un distretto calzaturiero che continua a mantenere il ruolo di leadership, esistono molte altre realtà importanti. Tale processo di diversificazione, avvenuto sia all’interno delle attività manifatturiere che verso le attività dei servizi, ha reso questo territorio maggiormente capace di resistere alle crisi». Quali sono le strategie messe in campo dalle aziende calzaturiere del territorio per mantenere competitività? «In questi anni il distretto è stato spinto verso un processo di profonda trasformazione dovuto ai feno- Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata
Giuliano Bianchi
In questi anni il distretto è stato spinto verso un processo di profonda trasformazione dovuto ai fenomeni di globalizzazione
zialità. Le micro e piccole imprese, che continuano a produrre in loco, si stanno specializzando in produzioni di elevata qualità o in nicchie ad alto valore aggiunto. Esistono poi le moltissime piccole realtà della subfornitura, che sono sempre più in difficoltà in un mercato sempre più difficile e competitivo». Qual è stato l’andamento nel 2010 del distretto e quali sono le prospettive per il 2011? «Dopo il crollo del 2009 (-22%), i dati dell’export mostrano un 2010 in decisa ripresa, anche se il recupero del 2010 (+9,8%) non riesce a colmare quanto perso l’anno precedente. I dati si riferiscono alle esportazioni di calzature delle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Il distretto nel 2010 ha esportato calzature per 1,27 miliardi di euro. Per questa prima parte dell’anno le imprese prevedono, nella maggior parte dei casi, una produzione e un fatturato stabili rispetto all’ultimo quarto del 2010». Quali sono i punti di forza del distretto? «Tra i punti di forza, va citata la dimensione complessiva, che ne fa an-
cora oggi una realtà unica al mondo, un punto di riferimento a livello mondiale per tutti gli addetti ai lavori, per chi cerca creatività, design, componenti e macchinari di elevata qualità nel settore calzaturiero. Altrettanto importante è la capacità di resistenza e di cambiamento: in 50 anni di vita il distretto si è sempre mostrato in grado di adattarsi ai cambiamenti del mercato. A questi si aggiunge la forte capacità di imitazione dei comportamenti di successo, insieme a quella di inserirsi in nuovi mercati». Mentre per quanto riguarda i punti di debolezza? «Va segnalato lo scarso ricambio generazionale e, di conseguenza, la perdita di un enorme bagaglio culturale del saper fare dovuto al pensionamento delle maestranze con elevata esperienza. Purtroppo resta scarsa la propensione all’innovazione e le piccolissime imprese riscontrano grandi difficoltà a presentarsi direttamente sul mercato. Infine, si rileva una scarsa capacità a proporsi come soggetto “distretto” ai policy maker». MARCHE 2011 • DOSSIER • 25
QUALITÀ E TRADIZIONE
Calzaturifici pronti alle sfide del mercato globale Possibili orizzonti di sviluppo del distretto calzaturiero fermano-maceratese. Li configura il presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano Di Battista, che commenta la partecipazione del distretto al Micam 2011 di Milano Francesca Druidi
R
appresenta la più grande concentrazione di imprese calzaturiere sul territorio italiano. Il distretto fermano-maceratese, come ricorda il presidente della Camera di Commercio di Fermo, Graziano Di Battista, è composto da 2.588 aziende del Fermano e 1.465 del Maceratese. Circa i
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due terzi delle imprese distrettuali sono localizzati nei cinque comuni di Montegranaro, Monte Urano, Porto S. Elpidio, S. Elpidio a Mare e Civitanova Marche. Si tratta di calzaturifici che operano con o senza un marchio proprio, insieme a una miriade di imprese subfornitrici che formano l’indotto. Nel distretto
sono comprese, infatti, anche le diverse attività che lavorano nei settori di supporto, come accessoristica e modelleria. Restando, nello specifico, alla fabbricazione delle calzature, si contano circa 3.684 realtà produttive (30,4% del totale delle imprese nazionali del comparto). Il numero di addetti nel distretto, sempre a fine
Graziano Di Battista
A fianco, il presidente della Camera di Commercio di Fermo, Graziano Di Battista. Nelle foto, immagini dello stand della Regione Marche al Micam 2011
FotostudioSimone-Montegranaro
Il Micam di Milano è stata un’importante manifestazione, dove le imprese più strutturate hanno superato le attese
2010, è di 36.640 unità (22.172 a Fermo e 13.928 a Macerata) con un peso sul totale degli addetti nelle imprese delle due province pari al 21,2%. Tale concentrazione raggiunge il 33,7% a Fermo, mentre è più bassa a Macerata (13,4%). Graziano Di Bat-
tista definisce discreto l’andamento 2010 del distretto, ma si mantiene comunque cauto e prudente per quanto riguarda le previsioni per il 2011. Qual è il bilancio che può trarre della partecipazione del distretto fermano-maceratese al Micam
2011? «Quella di Milano è stata un’importante manifestazione, dove le imprese più strutturate hanno superato le attese più rosee, ma anche le altre aziende, che nelle due stagioni passate avevano raccolto una clientela già consolidata oppure occasionale, hanno segnato un discreto riscontro. C’è da essere sufficientemente ottimisti. Lo scenario che si sta delineando a livello mondiale rischia, però, di andare a fare da contrappeso a tale quadro. Tornando al Micam, esprimo particolare soddisfazione per l’ospitality che abbiamo creato: si sono registrate numerose presenze, oltre all’apprezzamento degli operatori stranieri». Con quale concept è stato concepito lo stand al Micam? «L’obiettivo a Milano era quello di imbastire una vetrina unica nel suo genere, dove presentare il territorio nella sua interezza, dal turismo all’enogastronomia, evidenziando quello che è uno dei MARCHE 2011 • DOSSIER • 27
QUALITÀ E TRADIZIONE
APPUNTI PER UN ECOSISTEMA DISTRETTUALE A dare una lettura dell’ultimo Micam e, in generale, dello stato di salute del distretto calzaturiero è Andrea Santori, attuale presidente di Confindustria Fermo l Micam va letto nei suoi umori, dai discorsi di corridoio, dai compratori che si incontrano; senza farsi fuorviare da singole vicende, anche se pure queste ultime, alla fine costituiscono un elemento indicativo per disaggregare il dato generale». Così Andrea Santori, (nella foto a destra) presidente di Confindustria Fermo, commenta l’ultima edizione del Salone internazionale della calzatura di Milano. In particolare, Santori si sofferma sulle impressioni nel complesso positive emerse dall’appuntamento. «È vero che si
«I
sono registrati interesse, visitatori e ordini; è vero anche, però, che ne usciamo con un grosso allarme per tutto il distretto calzaturiero. Un allarme dovuto al fatto che la distribuzione degli ordini è fortemente disomogenea. A questo punto, sono in molti a sperare che il distretto, in quanto tale, mostri almeno di esistere come elemento passivo, cioè a disposizione per una distribuzione del lavoro da fare». Per Santori il distretto calzaturiero rappresenta un importante polmone per l’economia marchigiana dal punto di vista
di Pil, export, massa contributiva fiscale, soggetto occupazionale e indotto. «Eppure nel momento della crisi – prosegue – non c’è stata nessuna azione o misura di sostegno quantomeno tale da controbilanciare la misura di quanto il settore ha dato per decenni alla comunità regionale e ha ancora la potenzialità di offrire». Il numero uno degli industriali del fermano nutre diverse perplessità sulla natura della formula aggregativa, spesso citata a proposito del distretto calzaturiero. «L’aggregazione di imprese calzaturiere non è stata attuabile neppure
FotostudioSimone-Montegranaro
valori riconosciuti delle Marche, ossia l’ospitalità. È stato un tentativo, devo dire apprezzato, con cui promuovere le eccellenze della nostra regione attraverso un’iniziativa di co-marketing efficace». Qual è il punto di forza del distretto fermano-maceratese? «Le imprese del distretto calzaturiero, sebbene dimensionalmente ridotte rispetto al panorama internazionale, possono definirsi realtà strutturate che riescono a fronteggiare un mercato divenuto globale. Possediamo una dimensione che presuppone sistemi a rete e forme consorziate. Dobbiamo perciò credere nell’opportunità rappresentata dalla nuova disciplina sulle reti d’impresa e sfruttarla appieno, soprattutto nel caso un’azienda decida di guardare all’estero, ad esempio in Cina, dove servono risorse umane 28 • DOSSIER • MARCHE 2011
C’è soddisfazione per l’ospitality che abbiamo creato, si sono registrate numerose presenze, oltre all’apprezzamento degli operatori stranieri
Graziano Di Battista
in regioni a vocazione cooperativistica come la Romagna». Santori non boccia in toto la formula, «anzi di fronte a particolari fenomeni, che nel tempo si configurano come pesanti criticità volte a condizionare fortemente la crescita o la stessa sopravvivenza delle piccole imprese, è ormai una necessità fare massa critica. Uno di questi fenomeni è il credito, inteso sia come accesso al credito bancario, sia come gestione dei crediti verso i clienti». Il fenomeno
distrettuale va considerato, per il presidente degli industriali fermani, come un vero e proprio ecosistema, con tutte le implicazioni del caso. «L’errore più macroscopico è quello di mutare forzatamente la natura dei suoi componenti e della sua struttura. Con la sua configurazione naturale, il distretto ha creato per tutti l’opportunità di fare libera impresa partendo da niente, l’opportunità di crescere secondo le proprie capacità e anche di creare un indotto distribuito. Ogni sua manomissione con una logica da laboratorio, ne decreterebbe la fine». La strada da seguire, per il presidente di Confindustria Fermo, è dunque quella di favorire quanto più possibile le opportunità di fare impresa, che «oggi
non ci sono più; ristabilire i suoi delicati equilibri di ecosistema e lasciare che si adegui da solo, quasi per processo darwiniano, alle mutazioni esterne, come ha sempre fatto». Per ottenere queste condizioni favorevoli, conclude Santori, un impegno importante che le confindustrie territoriali interessate dovranno assumere, insieme alle proprie sezioni di settore, dovrà essere quello di attutire, sfoltire “l’eccesso” di Stato che oggi interloquisce con l’attività produttiva. «Dobbiamo essere noi a gridare allo Stato di ammodernarsi, di aggregare le competenze, di emanare norme e direttive univoche e chiare. È lo Stato che deve aggregarsi; prima delle imprese».
e finanziarie di cui la piccola impresa non dispone. Una forma di aggregazione di questo tipo lascia le imprese individualmente libere nella propria fase di ricerca e sviluppo, consente di mantenere l’individualità artigianale creando però quel minimo comune denominatore necessario per muoversi in un mercato nel quale sono richieste dimensioni e caratteristiche che, nella strutturazione aziendale, poche realtà del distretto sono riuscite a darsi». È questa la strada maestra che state attivando anche a livello istituzionale? «Assolutamente sì, attraverso rapporti non solo a livello provinciale ma con la Regione, il ministero allo Sviluppo economico e Unioncamere nazionale e regionale». Complessivamente nei primi 9
mesi del 2010 le imprese delle province di Fermo e Macerata hanno esportato calzature per un ammontare pari a 806,6 milioni di euro, pari al 45% dell’ammontare totale dell’export dell’area. Come sostenere l’internazionalizzazione? «Pur essendo una giovane Camera di Commercio, stiamo alimentando una notevole sinergia con le istituzioni a livello locale, perché le risorse destinate alla promozione non sono mai facili da reperire. Ci siamo mossi in Cina - all’Expo di Shanghai la Regione ha portato una ventina di aziende partecipando a una sfilata di moda di primissimo livello -, alle sfilate prêtà-porter di Parigi, in Russia, a Londra, senza comunque trascurare appuntamenti in Italia quali Merano Wine Festival e appunto Micam. Il nostro primo mercato è
l’Europa, nello specifico la Russia identifica il paese che maggiormente ci fa commesse e apprezza il nostro prodotto. Siamo pronti a posizionarci sul mercato cinese e anche l’America sta di nuovo facendo capolino, ma la nostra azione oggi è orientata soprattutto all’Europa, alla Russia e all’Asia. Stiamo in particolare adottando un metodo di collaborazione a livello camerale». Quale? «Laddove una delle cinque Camere delle Marche organizzi un’iniziativa, recentemente Pesaro l’ha realizzata a Dubai, le aziende del nostro territorio, appartenenti al settore in oggetto, possono aggregarsi. In quanto Camera di Commercio contribuiamo a corrispondere le spese, consentendo quindi a tutti di muoversi per i quattro continenti». MARCHE 2011 • DOSSIER • 29
QUALITÀ E TRADIZIONE
Manualità creativa «Una scarpa realizzata a mano, se fatta bene, è un’opera d’arte». Parola di Doriano Marcucci, artigiano calzolaio di Montegranaro, che racconta i segreti del suo mestiere Francesca Druidi
D
urante l’ultima edizione del Micam, nello stand dedicato al settore calzaturiero della Regione Marche, ha offerto una dimostrazione dell’autentica e preziosa arte del calzolaio. Doriano Marcucci negli anni Ottanta ha iniziato come operaio, ma poi nel 1990 ha aperto la sua bottega a Montegranaro, in provincia di Fermo, diventando uno dei più stimati produttori artigiani di scarpe fatte a mano e su misura. La sua storia è intrecciata a doppio filo con quella del celebre maestro ciabattino Basilio Testella, conosciuto come Vasì. Che tipo di influenza ha esercitato sul suo lavoro il rapporto con Basilio Testella? «L’incontro più importante della mia vita è stato quello con Basilio,
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che è stato e rimarrà per me il ciabattino più bravo del mondo. È stato il promotore di un certo tipo di lavorazioni, ha insegnato di fatto a tutti, identifica un po’ il padre delle generazioni, sia della mia che di quelle future. Io sono stato il suo ultimo allievo prima che morisse. E un conto è conoscere una persona in occasioni sporadiche, speciali, un conto è conoscerla quando si trova in fin di vita. In questo caso, si può dire di arrivare a toccarne il cuore. Il rapporto che si instaura diventa, perciò, completamente diverso ed è quanto è successo a me con Basilio. Sono stato accanto a Vasì praticamente due anni, tutti i giorni. Posso affermare, quindi, che è stato un vero maestro di vita». Cosa le ha trasmesso? «Ho raccolto la sua eredità nel me-
stiere, ma anche tratto insegnamenti a livello di vita quotidiana. Ho appreso da lui le ultime tecniche ed essendo stato io il suo ultimo allievo, Basilio mi ha veramente dato tutto quello che poteva offrire. L’aspetto più forte consiste nel fatto che quando Basilio stava così male da non poter andare al lavoro, mi spiegava tutto verbalmente. E solo un grande maestro può trasmettere con le parole, e non con le dimostrazioni pratiche, le cose che si possono fare su una calzatura. Per realizzare una scarpa fatta a mano occorrono 52 passaggi e ogni passaggio è un mestiere». Una lavorazione estremamente complicata. «Sì, lo è. È un mestiere che però devi amare altrimenti non lo puoi fare, perché è un mestiere duro, che
Doriano Marcucci
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Per realizzare una scarpa fatta a mano occorrono 52 passaggi e ogni passaggio è un mestiere. Il mio è un lavoro di intelligenza, oltre che di manualità e di gusto
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ti spacca le mani. È un mestiere di intelligenza e di gusto, oltre che di manualità. È una forma artistica non indifferente. Una scarpa realizzata a mano, se fatta bene, è un’opera d’arte». Quali materiali utilizza? «Impiego arnesi fatti a mano, dagli spaghi alla pece, dalle pinze alle varie tenaglie, e tutto ciò che serve per fare la scarpa: le colle particolari, il puntale e il contrafforte di cuoio, le suole di cuoio ingrassato e le intersuole, tutto deve essere calibrato. Poi ci sono le diverse lavorazioni, le differenti cuciture, i pellami che si usano, per la maggior parte i vitelli, ma si possono realizzare calzature anche in coccodrillo, in struzzo o in pitone. Esistono vari pellami per le creazioni, ma l’elemento più importante resta quello che ti insegna un maestro, la sintonia che in-
stauri con lui perché, dopo, tutto ciò che ti passa per la testa la puoi realizzare in quanto si concretizza attraverso la manualità che ti è stata trasmessa». Quanto tempo impiega per realizzare un paio di scarpe? «Servono due giorni a paio». Un prezzo medio? «Varia, si parte dai 500 fino ai 7mila euro. Il coccodrillo è il materiale che costa maggiormente. Il prezzo dipende dal tipo di materiale, dalle lavorazioni, dal numero e dalla tipologia delle cuciture, dalle tamponature a mano, dai colori che si fanno sui pellami, e poi soprattutto dal tempo impiegato». Che tipo di clientela si rivolge alla sua bottega? «Si tratta di una clientela molto selezionata. Il che, da una parte, è un pregio, dall’altra è un peccato.
Sarebbe, infatti, importante che in molti, anziché vedere la calzatura finita, potessero vedere da vicino, con i loro occhi, come si realizza una scarpa fatta a mano, di quanto tempo necessita e che tipo di lavorazione richiede. Diventerebbe allora più chiaro capirne il valore e di conseguenza il costo. Eseguo dimostrazioni anche nei negozi e la gente rimane sempre a bocca aperta. Me ne sono reso conto anche al Micam per esempio». Ci sono molti compratori stranieri? «Sono soprattutto stranieri. Ho clienti in America, a New York, in Australia, a Sidney, ma anche in Germania, Russia, Olanda, Belgio e in qualche paese arabo. Ho, inoltre, da sette anni una collaborazione con il calzaturificio Aldo Bruè». MARCHE 2011 • DOSSIER • 31
MADE IN ITALY
L’inconfondibile tradizione calzaturiera marchigiana Materiali pregiati, finiture raffinate, produzione made in Italy. Sono le caratteristiche di un brand da sempre testimone dell’alta manifattura italiana. L’esperienza di Alessia Fabi Lucrezia Gennari
n connubio armonico tra tradizionali tecniche artigiane e tecnologie all’avanguardia. Questa, in sintesi, l’essenza della Fabi, che da quasi mezzo secolo firma calzature per uomo e donna, perfetta espressione del più autentico made in Italy. 344 persone, tra mastri calzolai e artigiani, lavorano oggi in Fabi a contatto con macchinari di ultima generazione ed esperti informatici. «La tradizione e la tecnologia vanno sempre di pari passo con la qualità di rifiniture e materiali, che vengono sempre selezionati nel rispetto di rigorosi criteri» afferma Alessia Fabi, oggi alla guida dell’azienda di famiglia. «D’altra parte materiali pregiati e cura nei dettagli sono
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tra le peculiarità che distinguono il prodotto made in Italy nel mondo, e noi vogliamo offrire manufatti innovativi e di alto livello». Nata nel 1965 come piccola realtà dall’impronta artigiana nel settore delle calzature da uomo, negli anni 90 Fabi amplia il suo mercato alla collezione donna. Oggi Fabi è un’azienda all’avanguardia grazie anche all’inserimento dell’ultima generazione della famiglia, di cui lei è esponente. Quale valore aggiunto ha dato all’impresa il cambio generazionale? «Credo che la nuova generazione abbia saputo portare una nuova progettualità, agendo su un contesto in cui esisteva già una consolidata tradizione manifatturiera. L’attuale sede,
In apertura la sede della Fabi a Monte San Giusto (MC). Nella pagina accanto, Alessia Fabi. Nelle altre immagini, alcuni prodotti dell’azienda www.fabishoes.it
Alessia Fabi
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Amiamo l’eleganza e lo stile, siamo molto attenti nell’intercettare le tendenze e cerchiamo di anticipare nuovi trend
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situata a Monte San Giusto e inaugurata nel dicembre 2004, è distribuita su uno spazio di oltre 15 mila mq coperti. Rappresenta un ambiente di lavoro moderno, accogliente e dinamico, dotato, oltre che di tecnologie evolute anche di ampi spazi, aree verdi interne. È lo scenario ideale per creare sinergie perfette. Tutto il processo di lavorazione della scarpa, dall’idea alla progettazione, al prodotto finito avviene all’interno dell’azienda. Il nostro è un prodotto completamente italiano, realizzato in sede in ogni sua fase. D’altronde Fabi vuole essere, ed è, testimone del made in Italy. Amiamo l’eleganza e lo stile, siamo molto attenti nell’intercettare le tendenze e cerchiamo di anticipare nuovi trend, interpretando i desideri di un pubblico sempre molto esigente». Quali sono le tendenze per la primavera/estate 2011 della collezione Fabi? «La linea Fabi donna veste una donna consapevole della propria femminilità, alla quale non rinuncia nemmeno nell’abbigliamento quotidiano. La collezione estiva mixa temi forti a ingredienti basici, creando articoli indossabili in ogni occasione. L’attento lavoro di ricerca sui materiali e gli accessori genera modelli di grande impatto emotivo che portano a valorizzare l’eleganza di ciascuna donna, enfatizzandone il temperamento. L’uomo invece è “habillé rilassato”. La collezione maschile sposa temi e fatture sartoriali senza peraltro rinunciare al comfort e alla semplicità». Non solo scarpe, Fabi realizza anche altre linee di prodotti, quali? «Oltre alle linee uomo e
donna, Fabi ha altre due linee di scarpe: Barracuda, calzature ispirate allo stile dandy, anticipatrici di tendenze contemporanee, e la linea Mare, espressione di una moda “made in Italy” dalle sfumature felicemente glam, per giovani donne in cerca di un oggetto estroso e originale. Fabi però è anche Parfum con due nuove fragranze, per lui e per lei, nonché prodotti per il corpo nella stessa profumazione e bijoux, con la linea Fabi Jewels, un morbido susseguirsi di pietre colorate da tagli e forme vari e, infine, occhiali da sole, con la linea Fabi Sunglasses». Il vostro brand si identifica anche nelle boutique disseminate nelle più importanti città del mondo. «Attualmente abbiamo sei boutique dirette, a Milano, Siena, Bologna, Monte Carlo, Parigi, Catania e 31 indirette. L’ideazione e la realizzazione di ogni Fabi boutique parte dal concetto dell’eleganza e della pulizia delle forme. L’obiettivo è che il visitatore sia avvolto da un’atmosfera unica e di charme, in linea con la filosofia estetica dell’azienda. Legni scuri, preziosi, adagiati sulla pietra, incorniciano la collezione come tele d’autore, laccature lucide sfumano dal bianco all’avorio, sapientemente bilanciate dall’eleganza dell’acciaio. Dal concept, agli arredi finemente lavorati a mano, alla scelta dei materiali preziosi, anche le boutique sono italiane, così come tutti i nostri prodotti». MARCHE 2011 • DOSSIER • 33
MADE IN ITALY
Artigianato, design e capacità creativa Design e arredamento sono cavalli di battaglia del made in Italy. Ma c’è un fattore fondamentale da cui ogni azienda non può prescindere. Secondo Roberto Grassi «occorre puntare non solo sull’innovazione ma anche e soprattutto sulla capacità artigianale» Luca Righi ate con la sola funzione di separare gli ambienti e considerate a lungo un elemento marginale della casa, le porte per interni sono oggi concepite come veri e propri oggetti di design, capaci di esprimere al meglio le tendenze più innovative del momento. Tra gli artefici di questa “rivoluzione” uno spazio importante se lo è ritagliato Raphne Living, giovane azienda dell’entroterra pesarese che ha saputo fare del minimalismo il suo punto di forza coniugando la sapienza artigianale con il gusto estetico, sempre più esigente, del moderno consumatore. «La scelta delle armadiature e delle porte per interni è tra le più importanti e difficili: le porte, infatti, sono destinate, per natura, a durare a lungo e a “sopravvivere” ad eventuali cambiamenti dell'arredamento; consapevoli di ciò la
N Roberto Grassi fondatore di Raphne Living e Giovanni Maria Tontini, direttore commerciale. L’azienda ha sede a Sant’Angelo in Vado (PU) www.raphne.com
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nostra sfida è stata quella di offrire un prodotto versatile, funzionale, moderno, senza rincorrere eccessi che spesso rasentano la volgarità. Insomma, un prodotto mai banale, capace di adattarsi ad ogni stile di arredamento diventandone il protagonista incontrastato». Così racconta Roberto Grassi, il fondatore di Raphne Living, azienda che, nell’arco di pochi anni, è riuscita a farsi conoscere sia a livello nazionale che internazionale. Come ha fatto una azienda giovane come Raphne Living a raggiungere in così breve tempo questo successo? «Abbiamo iniziato con l’estero acquisendo lavori con la divisione Raphne Contract. Certamente non è stato facile farsi spazio in un settore altamente competitivo e specializzato come il nostro. Avevamo come competitor le migliori aziende italiane ed estere ma alla fine abbiamo avuto la meglio: grazie alla nostra capacità creativa e progettuale, dovuta anche alla giovane età del nostro team, abbiamo ottenuto la fiducia di architetti di fama mondiale che ci hanno coinvolto in progetti di grande eccellenza e prestigio. Tra questi, la realizzazione, l’allestimento e l’arredo dei lussuosi complessi residenziali “20Pine” e “The Jade”, entrambi a New York, firmati rispettivamente da Armani Casa e da Jade Jagger per lo studio inglese YOO, che annovera tra i suoi designers Philippe Stark. Un grande risultato per un’azienda giovane come la nostra che ci motiva
Roberto Grassi
Nuovi look per manufatti classici a fare sempre meglio e sempre di più e che trova riscontro nel fatturato che, nonostante la crisi, è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno». Si dice che il design italiano non sia più elemento sufficiente per vincere la competizione. Su cosa si deve puntare allora? «Il Made in Italy è ancora oggi un grande punto di forza: le aziende italiane sono riconosciute e apprezzate in tutto il mondo per la capacità di realizzare prodotti eccellenti sia dal punto di vista qualitativo che estetico. Ma non possiamo stare inerti di fronte al cambiamento del mercato globale sempre più competitivo. Occorre puntare non solo sull’innovazione estetica, funzionale e tecnologica ma anche e soprattutto valorizzare, specialmente nel nostro settore, la capacità artigianale che ci contraddistingue e fa dei prodotti italiani un punto di riferimento per le aziende di tutto il mondo». Raphne Living non produce solo porte per interni. Qual è la gamma dei vostri prodotti e quali sono le tendenze del momento? «Da un paio d’anni la collezione Raphne Living si è notevolmente ampliata. Non più soltanto
Raphne ha proposto non solo nuovi prodotti, ma ha anche ampliato la gamma delle opzioni di quelli già in commercio. Come riferisce il direttore commerciale Giovanni Maria Tontini: «abbiamo vestito di nuovi colori Bogard, la porta per interni in vero cuoio italiano, fiore all’occhiello di Raphne Living, talmente apprezzata che noti e affermati designer operanti nel mercato nazionale e internazionale per aziende leader del settore dell’arredamento, ne hanno tratto fonte di ispirazione per le loro creazioni. Oggi lo stesso materiale viene utilizzato anche per librerie e cabine armadio: una proposta esclusiva in fatto di arredamento domestico che, non abbiamo dubbi, riscuoterà un grande successo».
porte per interni, cabine armadio e sistemi scorrevoli ma anche librerie ed una ampia gamma di complementi d’arredo, tra cui tavoli, sedie e consolle. Si tratta di creazioni esclusive, fino a ieri concepite e realizzate per la divisione Raphne Contract, destinate ad arredare alcuni tra i complessi residenziali più lussuosi al mondo e che oggi, opportunamente rivisitate, vengono proposte al consumatore privato attraverso una rete distributiva che copre l’intero territorio nazionale e non solo. Creazioni che trovano il loro punto di forza nella sapiente combinazione di materiali suggestivi come il cristallo, il cuoio e le essenze». MARCHE 2011 • DOSSIER • 35
L’ANALISI
Sul territorio e in Europa. Verso le Marche del futuro «Valorizzazione del lavoro e sviluppo di nuove forme di economia e imprenditorialità». A partire da green economy e dal connubio cultura-turismo. Il governatore Gian Mario Spacca delinea le traiettorie di sviluppo della regione Francesca Druidi
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Gian Mario Spacca
Il presidente della Regione Gian Mario Spacca durante un sopralluogo nelle zone alluvionate
L
o sguardo è già rivolto al 2014 quando, con la presidenza italiana dell’Ue, si potrebbe giungere all’istituzione ufficiale della macroregione Adriatico-Ionica. L’assegnazione alle Marche, da parte del Comitato delle Regioni d’Europa, del compito d’illustrare la richiesta di parere, sancisce l’impegno della Regione, e del suo presidente Gian Mario Spacca, verso questo obiettivo strategico: «Per noi la macroregione – commenta il governatore – significa anche poter godere di una linea preferenziale per accedere ai grandi progetti dell’Unione europea e avviare una concreta iniziativa sul Mediterraneo». Ma le sfide, per la regione, non mancano nemmeno nel presente. Quali settori e interventi sono stati privilegiati nel bilancio 2011? «Il bilancio 2011 è il più duro nei 40 anni di storia della Regione. Quest’anno avremo dallo Stato un taglio di risorse dell’80%, 170 milioni di euro in meno sui 220 consueti: questo ha imposto scelte coraggiose. Abbiamo deciso di concentrare i 50 milioni residui su lavoro, politiche
sociali, sviluppo di nuove forme di imprenditorialità, green economy e sull’asse cultura-turismo. Ma soprattutto sul lavoro, con la conferma del pacchetto anticrisi che, nel 2010, ha riguardato 35mila lavoratori con ammortizzatori sociali in deroga e forti misure a sostegno delle imprese. Infine, un’attenzione particolare è stata rivolta al sociale, con lo stanziamento di un fondo aggiuntivo compensativo dei tagli nazionali». In che misura le alluvioni potrebbero frenare la ripresa? «L’eccezionale ondata di maltempo che si è abbattuta sulle Marche, provocando purtroppo tre vittime, ha colpito oltre a persone e famiglie, anche distretti industriali tra i più importanti in Italia, come quello delle calzature, aziende agricole e attività artigianali. Un duro colpo per la nostra economia, proprio in un momento in cui i segnali di ripresa facevano ben sperare. Dalla stima effettuata a tempi record dal sistema regionale della protezione civile, i danni ammontano a 462,7 milioni di euro. A questi occorre aggiungere l’agricoltura, per cui si profila un bi-
lancio altrettanto pesante. L’immediata dichiarazione dello stato di emergenza è stata fondamentale per poter avviare da subito gli interventi più urgenti. Ringraziamo il governo per aver immediatamente accolto la nostra richiesta. Ora, però, resta il nodo dei fondi per la ricostruzione». Come saranno stanziati? «La Regione ha espresso contrarietà ad applicare la “tassa sulle disgrazie”, ovvero la norma del cosiddetto Milleproroghe interpretata da una circolare del presidente del Consiglio dei ministri, con cui si vuole obbligare le Regioni a intervenire sui limiti massimi della fiscalità regionale per sostenere i costi dei danni delle calamità. Una norma che presenta problemi di interpretazione e fa gravare sulle spalle dei cittadini e delle imprese, già duramente colpiti, i costi della ricostruzione, rendendo ancora più dura la rinascita. Questo non significa che vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità, ma occorre che questa responsabilità sia condivisa dallo Stato secondo un principio di solidarietà, che è alla base stessa della formale dichiarazione di emergenza». MARCHE 2011 • DOSSIER • 39
L’ANALISI
Il governatore Spacca ai lavori del Comitato straordinario degli alti funzionari dell’Iniziativa adriatico-ionica che si è svolto il 16 febbraio scorso in Regione
La Regione ha tutelato l’aspetto occupazionale. Quali segnali arrivano oggi da questo fronte? «La tutela dell’occupazione, così come il consolidamento del tessuto imprenditoriale, rappresentano i focus che hanno guidato i nostri comportamenti. Sono state numerose e diversificate le misure di difesa, molto concreta la strategia di resistenza: ammortizzatori sociali in deroga, contratti di solidarietà, fondi di garanzia per le piccole imprese, benefici per le famiglie dei lavoratori in difficoltà, azioni per l’innovazione e soprattutto per l’internazionalizzazione. Misure replicate, nonostante i pesanti tagli alle risorse nazionali, anche con il bilancio regionale 2011 e che interesseranno 25mila lavoratori, attivando circa 500 milioni di euro di investimenti. Il contesto generale resta ancora difficile, ma nelle Marche, grazie anche a queste misure di sostegno all’occupazione e allo sviluppo messe in campo dalla Regione, il sistema ha reagito e continua a farlo. I dati parlano chiaro: nel secondo trimestre 2010 le Marche sono la regione, tra quelle a statuto ordinario, con il più basso tasso di disoccupazione, il 5,4% contro l’8,3% nazionale. Il numero di occupati nel triennio di crisi è cresciuto da 656mila unità a 661mila, mentre a livello nazionale è sceso da 23,5 a 23 milioni». Come funzionerà la fondazione “Segretariato permanente dell’iniziativa adriatico-ionica onlus”, guardando all’obiettivo della macroregione? «La fondazione, alla quale la Regione Marche partecipa con altri soggetti, 40 • DOSSIER • MARCHE 2011
L’area adriatico-ionica possiede i requisiti per configurarsi come macroregione omogenea, per la quale sviluppare un approccio strategico fondato sulla convergenza di problemi, opportunità e prospettive
tra cui soprattutto il ministero degli Affari esteri, si pone l’obiettivo prioritario di lavorare per il riconoscimento, da parte della Ue, della strategia per la macroregione Adriatico-Ionica. Una strategia in cui crediamo molto e che vogliamo vivere da protagonisti attraverso la collaborazione tra Stati, Regioni, università e territori. L’area adriatico-ionica possiede tutti i requisiti per configurarsi come macroregione omogenea, per la quale sviluppare un approccio strategico fondato sulla convergenza di problemi, opportunità e prospettive. Per noi, la macroregione significa anche poter godere di una linea preferenziale per accedere ai grandi progetti dell’Unione europea e avviare una concreta iniziativa sul Mediterraneo». Quali sono le sue priorità d’azione? «Dobbiamo proseguire sulla strada
della valorizzazione del lavoro e dello sviluppo di nuove forme di economia e di imprenditorialità. Varare la nuova legge urbanistica e i nuovi regolamenti edilizi e di programmazione del territorio, che siano in grado di interpretare i cambiamenti climatici. Definire una strategia regionale per le “public utilities”. Nel lungo termine, abbiamo lanciato delle importanti sfide. La prima sarà realizzare entro il 2015 un prototipo di “Casa intelligente per la longevità attiva”: un progetto “corale” di ricerca, conoscenza e investimenti che dovranno avere ricadute sulle piccole e medie imprese regionali in tutti i settori di attività. La seconda sfida sarà “Marche2020”, una mappa dello sviluppo delle conoscenze per avere una vision della società e dell’economia marchigiane tra 20 anni in base alla quale orientare la programmazione dei prossimi anni».
Francesco Massi Gentiloni Silveri
Razionalizzare e formare Francesco Massi Gentiloni Silveri, capogruppo del Pdl in consiglio regionale, illustra la sua ricetta per favorire la ripresa: «Investiamo sulle nuove figure professionali e puntiamo sulla riqualificazione. Necessario fare sistema anche a livello amministrativo, il bravo sindaco non basta più» Riccardo Casini
L
a ripresa c’è, anche se lenta e «a macchia di leopardo». È questo allora il momento per intervenire e incentivarla, come sostiene Francesco Massi Gentiloni Silveri, capogruppo del Pdl in consiglio regionale, secondo il quale le priorità dell’ente sono da una parte il contenimento della spesa pubblica in
ambito sanitario e dall’altra gli investimenti sulla formazione, per immettere sul mercato nuove figure professionali maggiormente aderenti alle necessità delle imprese. Quale momento vive la Regione a livello economico? Si registrano segnali di ripresa? «Dai report e dagli indicatori in
nostro possesso possiamo desumere che una ripresa c’è, anche se a macchia di leopardo per quanto riguarda i settori produttivi. Al loro interno poi la ripresa riguarda soprattutto chi in questi anni ha puntato sulla qualità. C’è ancora una crisi notevole per quanto concerne i piazzisti, soprattutto nel comparto della pelletteria, delle calzature e della moda, ma il dato che ancora ci preoccupa di più è relativo all’occupazione, in particolare quella intellettuale, relativa cioè a diplomati e laureati: la regione in proposito presenta l’indicatore peggiore tra le regioni del Centro-Nord». Quali sono oggi le priorità da seguire? «In questo momento sono due: tenere sotto controllo e contenere la spesa pubblica della sanità, perché è lì che si è originato il deficit. Superando le polemiche politiche, che pure avrebbero ragione di esistere, se ci sono meccanismi di controllo della spesa noi come opposizione li stiamo sostenendo. La seconda priorità, invece, è quella di investire sulla formazione mirata. Oggi c’è richiesta di lavoro da parte delle aziende, ma si tratta di MARCHE 2011 • DOSSIER • 41
L’ANALISI
lavoro sempre più specializzato,
mentre il sistema formativo della Regione spesso non dà le risposte che servono all’impresa, dal momento che la formazione offerta non è orientata alle nuove figure, che sono più poliedriche: non serve più il ragioniere classico, ma un ragioniere che conosce alla perfezione lingue, informatica e sistemi di controllo e gestione. Purtroppo devo dire che qui siamo indietro». Ma la Regione ha fatto abbastanza per l’occupazione durante la crisi? «La strategia di emergenza e tamponamento, tramite l’uso degli ammortizzatori sociali, ha funzionato. Ma è sulla riqualificazione dei lavoratori e sul loro ricollocamento sul mercato che bisogna fare di più: nelle Marche così come in tutt’Italia, oggi solo un 4% della forza lavoro che trova occupazione passa dai Centri per l’impiego regionali. È un po’ poco». Condivide l’impegno del presidente Spacca per l’istituzione della macroregione Adriatico-Jonica? Quale sarà la sua importanza in prospettiva futura? «Sicuramente le Marche devono guardare a una politica che includa la frontiera dell’Adriatico e dell’Est europeo, anche se lo strumento macroregione va ancora un po’ consolidato: siamo ancora ai 42 • DOSSIER • MARCHE 2011
Al commercio regionale è stata data una programmazione generalizzata che non tiene conto delle esigenze dei piccoli centri
piani alti della burocrazia, è necessario scendere per coinvolgere ad esempio gli imprenditori che dovrebbero essere i primi interessati». Lei si è concentrato molto sui temi del commercio, relativamente ad esempio alle aperture festive nelle località turistiche, e dell’abuso di droga e alcol. Sono cause che ricevono oggi la giusta attenzione? In quali direzioni è necessario procedere? «L’approccio burocratico e generalizzato al settore del commercio non mi piace. Nelle Marche c’è
una situazione diversificata tra costa ed entroterra e tra i singoli Comuni: applicare la stessa normativa a tutti i centri, anche a quelli piccoli a vocazione turistica, e costringerli a chiudere nei giorni festivi non ha senso. Purtroppo al commercio regionale è stata data una programmazione generalizzata che tiene conto dei grandi sistemi urbani, e non delle esigenze dei piccoli centri. Per quanto riguarda invece le politiche sulla droga, il nostro sistema di protezione sociale, di intervento, di avvio alla comunità e di individuazione del-
Francesco Massi Gentiloni Silveri
In apertura, Francesco Massi Gentiloni Silveri, presidente del Popolo della Libertà in consiglio regionale
l’emarginazione e della devianza funziona; ciò che funziona meno è l’aspetto della prevenzione, per il quale ritengo sia necessario investire sull’aiuto alle famiglie e sugli interventi nelle scuole per informare i giovani sui rischi che corrono. Nonostante l’abnegazione di tanti volontari, insegnanti e genitori, la Regione può fare di più». Quali sono allora oggi le sfide principali per la Regione Marche? «Quella di oggi e dell’immediato futuro è la riorganizzazione del sistema scolastico e formativo: la Regione ha questi poteri di pro-
grammazione da 10 anni, ma ne è scarsamente consapevole. Noi del Pdl in proposito abbiamo presentato una proposta di legge che punta sulla certificazione degli istituti scolastici per innalzare il livello dell’offerta dell’istruzione e della formazione. Ma la sfida più urgente riguarda la definizione degli ambiti territoriali per la gestione dei servizi pubblici: il fare sistema di cui tanto si parla non si attua se la Regione non definisce, in accordo con i Comuni, l’obbligatorietà della gestione comune dei servizi. La razionalizzazione dei
costi e l’ottimizzazione delle risorse è indispensabile, e i seppur bravi sindaci che abbiamo non sono più sufficienti a gestire tutti i servizi. Credo sia necessario dividere il milione e mezzo di abitanti delle Marche in una decina di ambiti, 15 al massimo, che possano gestire unitariamente tutti i servizi pubblici dei Comuni, dagli scuolabus all’anagrafe, dall’ufficio tecnico allo sportello per il commercio. La Regione è l’ente della programmazione per antonomasia, e non può più rinviare questo impegno». MARCHE 2011 • DOSSIER • 43
UNITÀ D’ITALIA
Cultura, fattore di crescita e di innovazione «I giovani marchigiani devono potersi sentire parte di una storia, fatta di uno straordinario patrimonio, di una grande lingua e di una reale possibilità di un futuro comune». È l’augurio dell’assessore alla Cultura Pietro Marcolini Renata Gualtieri
L
a Regione Marche, nonostante i tagli del governo, ha scelto il settore della cultura come ambito strategico di diversificazione e innovazione dello sviluppo locale e a questo fine ha aumentato le risorse dedicate al settore. Ciò ha consentito alla Regione, come precisa l’assessore alla Cultura Pietro Marcolini, di partecipare alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, aderendo alla mostra “Regioni e testimonianze d’Italia”, che si aprirà a Roma il prossimo 31 marzo e nella quale la Regione sarà presente con le esposizioni di Valle Giulia, dell’aeroporto di Roma e del Vittoriano, e al progetto delle Piccole Biennali promosso dalla Biennale di Venezia, incentrato sul valore del made in Italy e che avrà nelle Marche due poli espositivi, ad Urbino presso il Palazzo Ducale e ad Ancona alla Mole Vanvitelliana. Prevista poi la partecipazione al Salone del libro di Torino, quest’anno dedicato significativamente ai 150 anni dell’Unità, «sostenendo 58 • DOSSIER • MARCHE 2011
le numerose iniziative rievocative e di qualità che animano il territorio regionale». Perché è importante partecipare ai progetti indicati e quale il ritorno in termini di immagine istituzionale che ne può derivare? «Lo riteniamo doveroso da un lato e, dall’altro, contiamo di affermare con queste e con altre azioni l’immagine di una regione che sta affrontando a testa alta la crisi e ha da proporre un modo di essere e di fare, che ha consentito nel tempo di costruire uno sviluppo che non ha perso mai di vista la qualità della vita, la tutela del paesaggio e delle sue bellezze storico-artistiche. Nel passaggio delicato in cui siamo, vogliamo rinnovare questa che è la cifra del modello marchigiano e pensiamo che la cultura, intesa come fattore trasversale di crescita e come tracciante dell’innovazione, possa essere lievito di progresso civile, ma anche di ricchezza, reddito, occupazione e nuova economia. Su questi temi incentreremo il Forum regionale
per la cultura del prossimo 8 e 9 aprile, dove abbiamo invitato importanti personalità del mondo della cultura e dell’economia a discutere sul tema della cultura come risorsa e come valore». Quale percorso espositivo verrà privilegiato? «Nell’ambito della mostra “Regioni e testimonianze d’Italia”, di prossima inaugurazione, punteremo sulle personalità di grandi marchigiani come il musicista Gioacchino
Pietro Marcolini
La mostra “Regioni e testimonianze d’Italia” punterà sui grandi marchigiani come Gioacchino Rossini
In apertura, il Palazzo Ducale di Urbino e in basso Maria Montessori. In questa pagina dall’alto un ritratto di Gioacchino Rossini e sotto la Mole Vanvitelliana di Ancona. Sotto, Pietro Marcolini
Rossini, le figure risorgimentali di Diomede Pantaleoni, Terenzio Mamiani della Rovere, Luigi Mercantini, artisti come Francesco Podesti, Osvaldo Licini, Gino De Dominicis, Eliseo Mattiacci, grandi innovatori come Enrico Mattei e Maria Montessori, architetti come Carlo de Carlo e Nazzareno Petrini. Ad essi uniremo la qualità delle produzioni marchigiane, tradizionali e non, la ricchezza dei nostri teatri storici, che erano già ben 113 nel 1868, la gran parte dei quali attivi tutt’oggi, tra cui lo Sferisterio di Macerata con la sua stagione lirica e la rassegna di musica d’autore Musicultura. Infine, assoceremo a tutto ciò
le direttrici di sviluppo futuro della nostra regione, in particolare sulla ricerca e innovazione, sull’economia verde e sul connubio culturaambiente-turismo». Quali sono le iniziative più importanti in ambito regionale che proseguiranno nel corso del 2011? «Nei prossimi mesi prenderanno il via altre iniziative come il progetto “Museo Palcoscenico Marche”, una serie di appuntamenti teatrali dedicati ai musei delle Marche e che si svolgeranno nelle dodici sedi museali sorte all’indomani dell’unità del paese; poi si sta organizzando un Open day delle biblioteche e degli archivi con esposizione di libri e documenti MARCHE 2011 • DOSSIER • 59
UNITÀ D’ITALIA
Qui sotto Giuliano Amato
Quando l’Italia ha saputo esprimere un futuro, i giovani sono stati in prima fila
inerenti il tema dell’Unità d’Italia; ropa che stenta a svolgere il ruolo cero l’Italia unita hanno ancora infine, riproporremo anche quest’anno il “grand tour dei musei”, previsto per i prossimi 14 e15 maggio, in concomitanza con la giornata internazionale dei musei e con la notte dei musei d’Europa, dedicato al tema della memoria. Ma il 2011 sarà per le Marche anche l’occasione per una forte proiezione estera nell’ambito dell’anno dell’amicizia tra Italia e Russia. Dedicheremo, infatti, un evento particolare a due grandi figure fortemente legate alla storia delle proprie nazioni, ma anche all’idea di un messaggio artistico e umano universale, Giacomo Leopardi e Leone Tolstoj». Cosa significa, oggi, celebrare l’Unità d’Italia? «Credo che più di tutto significhi ritrovare le ragioni profonde del nostro stare insieme come comunità nazionale. Si parla molto della perdita di ruolo degli Stati nell’era della globalizzazione e di un’Eu-
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per il quale è nata; in più abbiamo problemi interni come ad esempio il divario sempre maggiore tra Nord e Sud del paese, che un ridisegno federalista non adeguatamente ponderato rischia di rendere irrecuperabile. Il 150esimo deve essere, dunque, il momento per ricordare il sacrificio che è costata l’unità della nazione italiana, ma anche l’occasione per tematizzare una riflessione critica sul percorso della giovane democrazia italiana e guardare al futuro denso di sfide che abbiamo di fronte. Una su tutte: immaginare cosa dovrà essere questo paese oltre la crisi e quale peso avrà in un mondo che continua a correre». Sapranno le nuove generazioni cogliere il senso profondo di ciò che le popolazioni marchigiane hanno fatto per dare Unità al Paese? «È l’augurio più grande che possiamo farci. Quei giovani che fe-
molto da dire ai nostri giovani. Pensiamo all’effetto che hanno avuto i venti minuti di Roberto Benigni a Sanremo di fronte a 19 milioni d’italiani e l’interesse che egli è riuscito a suscitare per queste celebrazioni ben oltre la ritualità che inevitabilmente le avrebbe contraddistinte. Pensiamo all’impegno eccezionale del Capo dello Stato per riattualizzare in questa circostanza un messaggio di coesione, di unità, di fiducia senza il quale è difficile pensare di affrontare il futuro. I giovani marchigiani devono potersi sentire parte di una storia, fatta di uno straordinario patrimonio, di una grande lingua, ma anche della reale possibilità di un futuro comune. Come ha detto recentemente Giuliano Amato: “Nei momenti in cui l’Italia ha saputo esprimere un futuro, i giovani sono stati in prima fila”. È tempo che ciò avvenga di nuovo».
UNITÀ D’ITALIA
Uniti sotto una sola bandiera Proseguiranno per tutto il 2011 le attività collegate alle celebrazioni per l’Unità nazionale con l’obiettivo di «tramandare il patrimonio storico e ambientale dei luoghi della battaglia di Castelfidardo». Il sindaco Mirco Soprani illustra come la cittadina vivrà gli eventi Renata Gualtieri
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elle Marche, così come in altre regioni, ripercorrere le tappe che hanno condotto all’unità nazionale è un buon punto di partenza per rafforzare l’identità del Paese, frutto di realtà differenti «approdate, seppure forzatamente, a una sola nazione sotto un’unica bandiera». A distanza di 150 anni, il sindaco di Caselfidardo Mirco Soprani ritiene che sia giunto il momento di svelare le situazioni che sono state nascoste per non turbare il lento processo unitario, «nella convinzione che non siamo tutti uguali, che il nord è diverso dal centro e dal sud del paese. Ma proprio queste differenze rappresentano la nostra ricchezza, da valorizzare e da condividere tra tutti gli italiani». Tante le iniziative previste dal comune anconetano per rafforzare l’identità delle regioni e il senso unitario dello Stato. Cosa sanno i giovani di quel che accadde a Castelfidardo? E come è possibile mantenere la memoria storica nelle future generazioni? «A livello nazionale temo che i giovani non conoscano l’importanza della battaglia di Castelfidardo per il 62 • DOSSIER • MARCHE 2011
Iil sindaco di Castelfidardo Mirco Soprani. A seguire, un’immagine scattata in occasione delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario della Battaglia di Castelfidardo, il 18 settembre 2010
Risorgimento, ormai non viene neppure citata nei libri di scuola. Gli studenti locali invece ne hanno coscienza in virtù delle testimonianze storico-risorgimentali del nostro territorio e grazie a un’opera di sensibilizzazione costante che dura orami da molti anni, intrapresa dagli istituti scolastici in sinergia con la fondazione Ferretti, il centro di educazione ambientale regionale “Selva di Castelfidardo”, la sezione locale di Italia Nostra e il Civico Museo del Risorgimento di Castelfidardo. La memoria viene mantenuta viva attraverso progetti educativi mirati, realizzati grazie alla collaborazione degli enti sopracitati, con iniziative e
manifestazioni didattico-divulgative volte a valorizzare e salvaguardare il nostro patrimonio». Come si è ricordata la vittoria di Castelfidardo? «Oltre alle pubblicazioni storiografiche che rimarranno nel tempo, all’allestimento di mostre e alla sfilata del 18 settembre scorso con costumi d’epoca, è stato organizzato un convegno internazionale con studiosi provenienti da quei Paesi da cui partirono per arruolarsi e difendere lo Stato pontificio i “mercenari” di Francia, Spagna, Belgio, Inghilterra e Austria: si è rovesciata l’ottica adottando la prospettiva dei “vinti”. E gli esiti del convegno hanno confer-
Mirco Soprani
Stiamo proponendo il programma “notti tricolori” con visite guidate nei luoghi della battaglia
mato come il fatto d’armi di Castelfidardo balzò subito all’attenzione delle cancellerie europee non tanto per la conta dei caduti quanto per il significato di quell’evento nel risorgimento italiano ed europeo. Il calendario delle manifestazioni ha previsto serate culturali a tema, mostre, stampa di pubblicazioni divulgative, visite guidate di approfondimento, rievocazione storica della battaglia, iniziative didattiche che hanno visto il coinvolgimento delle scuole, conferenze pubbliche con studiosi nazionali e internazionali, il corteo istituzionale e restauri dei monumenti più significativi». Dopo il 17 marzo, continueranno a Castelfidardo le attività legate al 150° anniversario dell’Unità d’Italia? «Abbiamo iniziato lo scorso anno e proseguiremo per tutto il 2011 con visite guidate all’interno della preistorica Selva di Castelfidardo, uno dei luoghi della battaglia, zona Sic comunitaria e area floristica protetta regionale. Gli studenti della rete scolastica nazionale di “Coloriamo il nostro futuro” analizzeranno il connubio tra storia e am-
biente naturale. Si svolgerà poi la seconda edizione di “Due ruote per l’Unità d’Italia”, una simpatica escursione in mountain bike tra stradine e case di campagna che videro lo scontro tra piemontesi e pontifici con lo scopo di predisporre la realizzazione di una pista ciclabile storica nell’area del battaglia. Tra le altre attività, la mostra itinerante sulla guerra d’Italia tratta dalla ristampa dell’atlante storico iconografico di Gustavo Strafforello del 1864. Stiamo proponendo un programma imperniato su “notti tricolori”, visite guidate nei luoghi della battaglia e al Museo del Risorgimento, attività, laboratori e recital nelle scuole di ogni ordine e grado. Il nostro Comune ha poi ottenuto l’assegnazione di una tappa del Giro d’Italia di ciclismo che ripercorre un itinerario risorgimentale. Assieme a Orvieto siamo l’unica città sede di arrivo (il 18 maggio) e di ripartenza (19 maggio) della carovana rosa». Quali obiettivi sono alla base della creazione del Parco storico regionale delle battaglie di Tolentino e Castelfidardo?
«L’intento è quello di creare nuove opportunità culturali e di salvaguardia delle testimonianze storiche e ambientali afferenti alle aree delle due battaglie che nelle Marche segnano l’inizio e la fine del processo unitario nazionale. La legge 5 del febbraio 2010 non crea ancora il parco storico, ma ha il grande merito di aver creato un contenitore legislativo che pone le basi per una tutela ampia dei luoghi di battaglia e dà gli strumenti per attività culturali ed economiche che saranno il viatico per la costituzione del parco storico». Un gemellaggio culturale tra Tolentino e Castelfidardo darà più forza al patrimonio storico? «La sinergia tra l’area storica di Tolentino e quella di Castelfidardo a cavallo delle province di Ancona e Macerata, sarà sicuramente una grossa opportunità per meglio valorizzare tutto il percorso risorgimentale marchigiano. Inoltre, la possibilità di creare un unico ente di gestione dei monumenti, dei musei e delle varie manifestazioni, potrà cerare nuove opportunità culturali ed economiche per un turismo più sostenibile utile in questi momenti di crisi economica». MARCHE 2011 • DOSSIER • 63
POLITICA
Alla riconquista delle Marche Lo sganciamento degli alleati centristi lascia in bilico i dati elettorali del centrodestra. Ma il coordinatore regionale Remigio Ceroni è fiducioso: «Credo che confermeremo ciò che abbiamo già conquistato e guadagneremo ulteriore terreno». E promette la riduzione degli sprechi di denaro pubblico Michela Evangelisti
L
e amministrative di primavera richiameranno alle urne 29 comuni e una provincia, quella di Macerata, attualmente commissariata. In seguito all’annullamento delle elezioni del giugno 2009 da parte del Consiglio di Stato per un ricorso presentato dalla lista locale Lega Autonomie Municipali, il presidente della provincia di Macerata, il pidiellino Franco Capponi, eletto con il 51,31% dei consensi al primo turno, è stato infatti rimosso dal suo incarico e al suo posto si è temporaneamente insediato il commissario prefettizio Sandro Calvosa. La provincia di Macerata e i tre comuni sopra i 15.000 abitanti (Fermo, San Benedetto del Tronto e Castelfidardo) rappresentano i terreni caldi sui quali si giocherà per la coalizione di centrodestra la partita più importante, come rivela il coordinatore regionale del Popolo della Libertà, Remigio Ceroni. Come procede la marcia di avvicinamento del Pdl alle prossime 66 • DOSSIER • MARCHE 2011
elezioni amministrative nelle Marche? «Nelle Marche c’è forte attesa per il comportamento dell’Udc, che prevedo sceglierà una condotta in linea con le dinamiche nazionali e con le strategie già messe in campo a livello di governo della Regione. A Fermo, Fano e Civitanova Marche l’Unione di Centro è all’amministrazione insieme al centrodestra, ma in realtà l’intenzione generale è quella di portare a compimento l’impegno assunto per poi sganciarsi e presentarsi alle prossime elezioni in solitaria. Lì dove possiamo contare una leggera maggioranza lo facciamo grazie all’Udc: in questi casi, una volta persa l’alleanza dei centristi, mantenere il terreno non sarà facile. Ci tengo a precisare poi che quella dell’Udc non è una scelta di terzo polo: l’obiettivo finale è favorire il centrosinistra. Ma sono comunque ottimista sulle nostre potenzialità; possiamo puntare ugualmente a raggiungere l’obiettivo, anche senza l’Udc - come abbiamo
Remigio Ceroni, coordinatore Pdl delle Marche
Remigio Ceroni
Per Macerata ricandidiamo Franco Capponi, capace di un’azione amministrativa all’insegna della concretezza
fatto ad Ascoli Piceno, in particolare a Fermo e San Benedetto, oltre alla Provincia di Macerata, le realtà alle quali teniamo maggiormente». Macerata esce da un periodo di transizione: quali dovranno essere le priorità dell’azione amministrativa del vostro candidato? «Per Macerata noi ricandidiamo Franco Capponi, che aveva battuto Silenzi, il presidente uscente, due anni fa, e che aveva già intrapreso un’azione di amministrazione in netta controtendenza rispetto a quella precedente: in sostanza poca propaganda, poca immagine e molte azioni concrete. Quando però si prendono in mano un Comune o una Provincia amministrati dalla sinistra occorre tempo per riparare i guasti e in solo un
anno e mezzo di governo non siamo riusciti a dimostrare il valore delle nostre proposte e dell’azione politica conseguente, ostacolati anche dalle ristrettezze economiche e dai debiti da arginare. Ma sono certo che in cinque anni saremmo stati capaci di rinnovare profondamente il territorio e di determinarne il rilancio». Per Fermo, invece, sembra che vogliate puntare su un volto nuovo, quello di Ester Rutili. «Abbiamo deciso di investire su una professionista, giovane, presidente dell’ordine degli ingegneri. Potrebbe essere la prima donna sindaco di Fermo, una provincia nella quale comunque già si fa largo la politica in rosa: tre dei cinque rappresentanti in consiglio regionale
sono donne. Questa è la direzione nella quale vogliamo andare». Quali sono, in generale, le vostre previsioni? «Siamo fiduciosi, credo che confermeremo ciò che abbiamo già conquistato e guadagneremo ulteriore terreno. Non tutti lo sanno, ma in realtà le Marche non sarebbero una regione di sinistra, o almeno non lo erano fino alla disfatta del 1995. In quell’anno, per un insieme di cause, perdemmo la regione e tutte e 4 le province; un vero ribaltamento, che trasformò le Marche nella regione più rossa d’Italia. Il Comune di Rapagnano, di cui ero e ancora sono sindaco, rimase l’unico di centro destra su 246. Da lì abbiamo iniziato a lavorare per la rimonta e oggi, se MARCHE 2011 • DOSSIER • 67
POLITICA
La parola d’ordine è razionalizzare la spesa, partendo dal servizio sanitario regionale
non ci fosse stato questo ritorno fino alle europee eravamo sul 50 e anche al di sopra del consentito alle urne per Macerata, avremmo già riconquistato 2 province; amministriamo una sessantina di comuni su 239 (nel frattempo 7 sono passati all’Emilia Romagna) e città anche importanti, come Ascoli, Fermo, Porto San Giorgio, Civitanova, Fano e Falconara, nella rossa provincia di Ancona; in tutti questi casi siamo al governo insieme all’Udc, ad esclusione di Ascoli, ma ora l’Udc, che rappresenta il vero ago della bilancia politica, si sta sganciando e questo ci mette in difficoltà, lasciando i nostri dati elettorali in bilico. Alle regionali abbiamo perso clamorosamente;
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50 ma poi il presidente Spacca, grazie a continui collegamenti trasversali con l’Udc, ci ha portato via un’appendice importante proprio quando stavamo per raggiungere il traguardo». Quali sono al momento le principali problematiche alle quali far fronte? «La Regione negli ultimi anni ha sprecato denaro pubblico in quantità, alimentando spese inutili e clientelismo. Ha consumato la ricchezza accumulata da generazioni di marchigiani fino ad arrivare alla necessità di imporre una tassazione aggiuntiva, in alcuni periodi
per legge, tant’è che i cittadini hanno dovuto fare ricorso alla Corte costituzionale per illegittimità della norma (il giorno prima della discussione hanno abrogato la norma, quindi è caduto il motivo del contendere). Queste dinamiche hanno indebolito fortemente il sistema produttivo marchigiano, che ha trovato più di altri enormi difficoltà a competere sui mercati internazionali non avendo avuto risorse per promuovere innovazione, ricerca e internazionalizzazione. I parametri che misurano la crisi rivelano nelle Marche una situazione più pesante che nelle altre regioni d’Italia». Quali saranno quindi le politiche che il Pdl metterà in campo per il rilancio della regione? «La parola d’ordine è razionalizzare la spesa, partendo dalla riduzione degli sprechi che caratterizzano il servizio sanitario regionale. Con 23.000 dipendenti, 17 aziende sanitarie e 37 ospedali ancora aperti il nostro sistema sanitario rappresenta un pozzo senza fondo, nel quale imperversano duplicazioni, sovrapposizioni e costi esorbitanti, insopportabili per la regione Marche».
Palmiro Ucchielli
Rinnovamento e coesione Unità della coalizione e lavoro. Sono i concetti ricorrenti nelle parole di Palmiro Ucchielli. «Stiamo lavorando per costruire un’alleanza il più possibile ampia, che vada dall'Udc a Sinistra ecologia e libertà» Michela Evangelisti
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el 150esimo dell’Unità d’Italia si tratta, oggi come allora, di decidere quale Stato e quale regione si desiderano. Riforma dell’ordinamento istituzionale, riforma delle com-
petenze, riordino e semplificazione dei poteri decentrati (regionali e locali), sussidiarietà nelle modalità d’intervento e certezza delle risorse, sono i cardini di una proposta organica e coerente che coinvolge tutti i livelli e della
quale si è discusso nel corso dell’assemblea regionale aperta del Pd tenutasi qualche giorno fa ad Ancona. «Anche nella nostra regione, così come per il centro Italia e l’Europa, diverse sono le partite su cui si gioca la nostra capacità di semplificare, modernizzare, rafforzare la coesione sociale e territoriale» sostiene Palmiro Ucchielli, segretario del Partito Democratico nelle Marche. Quali necessità e quali sfide sono emerse nel corso dell’assemblea? «Bisogna soprattutto puntare sul lavoro, che è la questione centrale, la più sentita dai cittadini; c’è forte coesione a questo proposito all’interno del centro sinistra così come sulla necessità di aggiornare le nostre strategie rivolgendoci a un’area più vasta di quella regionale, ovvero a tutto il centro Italia, soprattutto in vista MARCHE 2011 • DOSSIER • 69
POLITICA
In apertura, Palmiro Ucchielli, segretario del Partito Democratico nelle Marche; sotto, Nella Brambatti
I nostri candidati Brambatti e Gaspari si distinguono per serietà, onestà e soprattutto stabilità nel rapporto con i cittadini
della programmazione europea previsioni si sente di formulare? 2013-2020. Guardiamo al futuro con grande speranza; abbiamo fatto una buona esperienza di politiche sociali e di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici anche in questo periodo di crisi, che ha visto nascere un fronte comune ad unire Regione, Province, Comuni e Camere di Commercio: il risultato è stato che sul nostro territorio si è retta la crisi un po’ meglio che altrove». Quali sono gli interventi di cui il territorio ha urgentemente bisogno? «L’aggiornamento dei servizi pubblici locali, la programmazione urbanistica, il riordino del sistema socio sanitario e il programma pluriennale degli investimenti. Intendiamo poi puntare molto sulle nuove generazioni e sulle donne, quindi su un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti oltre che delle politiche». Come procede la marcia di avvicinamento del Pd alle prossime elezioni amministrative? Quali
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«Stiamo lavorando per costruire una coalizione che vada dall’Udc a Sinistra ecologia e libertà; la formula è la stessa che abbiamo sperimentato per la Regione e che ha portato a 13 punti e mezzo di scarto tra centrosinistra e centrodestra. Non sottovaluto mai gli avversari, ma posso dire che puntiamo come Pd e come centrosinistra a riprenderci Macerata, la città di Fermo (ora capoluogo di Provincia), governata dal centrodestra, e a confermare San Benedetto; queste sono le tre realtà più significative, anche se, visto che si vota in 29 Comuni, la situazione non è ancora ben definita ovunque. Vorremmo tornare a governare a Castelfidardo e stiamo lavorando su Loreto: la nostra strategia è ovunque quella di costruire una formula più larga possibile per avere un buon risultato. Bisogna sottrarre sempre gli alleati all’avversario: mi pare che il centrodestra, ovvero Pdl e Lega,
abbiano più problemi, perché il Fli va per conto proprio e l’Udc, nella maggior parte dei casi, si unisce a noi o corre da sola. Abbiamo buone possibilità ma non bisogna pronunciarsi». Non avete oggi ancora designato un candidato per le amministrative nella provincia di Macerata. «Su Macerata stiamo valutando. È possibile anche che verrà proposto un candidato Udc, noi abbiamo dato la disponibilità e c’è volontà di convergere anche da parte di tutta quella coalizione che già governa la Regione». Nella Brambatti e Giovanni Gaspari sono i candidati da voi appoggiati per Fermo e San Benedetto. Quali caratteristiche li rendono idonei al governo del territorio? «La serietà, l’onestà e la stabilità nel rapporto con i cittadini; il primo punto di riferimento dell’azione del governo deve essere infatti proprio quello di un contatto quotidiano e costante con la gente».
POLITICA
La priorità a famiglie e imprese Sostenere i Comuni aiutandoli a fare rete: questo uno dei punti chiave del programma con il quale la destra si presenta alle amministrative in Provincia. Il coordinatore Mario Lattanzi crede molto «nel lavoro che è stato svolto sul territorio maceratese, dove oggi il Pdl è un partito ben radicato» Michela Evangelisti
È
stata unanime la decisione del Pdl di ricandidare Franco Capponi, presidente uscente, al governo della provincia di Macerata. È lui l’uomo giusto per risollevare le sorti di un territorio sul quale la crisi economica ha picchiato duro e cha ha bisogno di azioni concrete di rilancio. «La sua esperienza è finita per una sentenza che coinvolgeva una lista, tra l’altro di sinistra, non ammessa alle elezioni provinciali per errori di trascrizione – spiega il coordinatore provinciale Pdl, Mario Lattanzi –. Non c’era motivo quindi, data la sua disponibilità, per non rinnovargli la nostra fiducia e per non dargli la possibilità di portare a compimento l’azione governativa intrapresa». Con quale programma vi preparate alla campagna elettorale? «Riproponiamo il programma di un anno e mezzo fa, indirizzato verso tre obiettivi fondamentali. Innanzitutto miriamo a creare una collaborazione con i Comuni e a supportarli, soprattutto in un momento come questo in cui si trovano in forte difficoltà per i patti 72 • DOSSIER • MARCHE 2011
di stabilità da rispettare con i bilanci; per le realtà comunali è complicato mettersi in rete se non c’è un soggetto che li guida, e si tratta di una funzione che la Provincia può perfettamente svolgere. In secondo luogo vogliamo offrire sostegno alle imprese e al lavoro; nel maceratese è forte il comparto della pelletteria-calzoleria, che al momento, per i problemi a tutti noti della concorrenza e dell’alto costo della qualità, sta attraversando un momento buio. Già nell’anno in cui il Pdl è stato al governo sono stati resi disponibili più di 2 milioni di partecipazioni
dai confidi per il finanziamento alle imprese e anche per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro. Infine vogliamo rilanciare il turismo facendo valere le nostre peculiarità, come la presenza del mare e della montagna a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altra». L’emergenza povertà e reddito insufficiente interessa in provincia sempre più famiglie e singoli: come pensa di muoversi il Pdl in caso di vittoria delle elezioni? «Il problema delle famiglie è legato a quello del lavoro: molte at-
Mario Lattanzi
Mario Lattanzi, coordinatore Pdl nella provincia di Macerata
I nostri obiettivi principali sono dare sostegno alle imprese e al lavoro e rilanciare il turismo, puntando sulle peculiarità del territorio
tività hanno chiuso o hanno scelto la cassa integrazione. Il Pdl si è mosso molto già nell’anno e mezzo di governo Capponi e lo farà anche adesso per il sostegno al reddito e alla cassa integrazione dove necessario, nelle competenze e nelle possibilità di un ente come la provincia. Speriamo comunque in un’inversione di tendenza, in una ripresa delle attività artigianali e industriali e nel conseguente aumento delle opportunità di lavoro. Anche gli enti locali stanno lavorando con determinazione in questa direzione». Dalle elezioni del 2009, poi annullate, ad oggi, come sono cambiati gli equilibri politici e
gli orientamenti degli elettori? «Innanzitutto bisogna vedere come la questione provinciale è stata vissuta e compresa dall’elettorato: non tutti sanno esattamente come sono andare le cose (le sentenze vanno e vengono e ci sono stati diversi pronunciamenti), anche se mi pare che progressivamente si stiano comprendendo le motivazioni di quanto è avvenuto. Ciò che sta accadendo a livello nazionale poi un po’ pesa, determinando un condizionamento non necessariamente negativo, in certi casi addirittura positivo. Bisogna infine prendere in considerazione la questione delle coalizioni; negli anni scorsi pote-
vamo contare sull’alleanza con l’Udc, che ora, al 99%, anche alla luce delle vicende che si sono verificate a livello di governo regionale, non ci rinnoverà il suo appoggio. Questo ovviamente peserà». Quindi che previsioni si sente di formulare? «Penso che alla fine varrà molto anche la fiducia degli elettori nel candidato, Capponi, che nel 2009 vinse al primo turno contro il candidato uscente di sinistra, in uno scontro quindi per nulla alla pari. Credo molto anche nel lavoro che è stato svolto nella provincia di Macerata, dove oggi il Pdl è un partito ben radicato». MARCHE 2011 • DOSSIER • 73
POLITICA
L
e amministrative nella provincia di Macerata si avvicinano e la scadenza del 15 maggio dà avvio alla complessa macchina elettorale; il primo adempimento è previsto per il 31 marzo, giorno in cui dovrà essere affisso in tutti i Comuni il manifesto che rende nota ai cittadini la “convocazione dei comizi”. Nonostante le elezioni si avvicinino a grandi passi il centrosinistra, a oggi, non ha ancora designato il proprio candidato. Questo tergiversare sta cominciando a suscitare malcontento, anche perché al momento il territorio soffre di problemi di notevole por- Roberto Broccolo sta tata, cominciando dall’emergenza lavorando per costituire una causata, nei giorni scorsi, da una devastante alluvione, passando per coalizione che permetta alle la gravissima situazione economica forze del centrosinistra di e occupazionale. «Il mandato che ho ricevuto dall’assemblea del par- conquistare la Provincia al tito è quello di costituire una coaliprimo turno. Le questioni zione il più possibile ampia, che abbracci l’Udc e le forze progressiste di prioritarie da affrontare in caso governo, Sinistra ecologia e libertà di vittoria? La gestione del innanzitutto, – spiega il segretario Pd nella provincia di Macerata, Ro- territorio e le politiche per berto Broccolo –. Sto cercando di lavoro e formazione portare avanti in maniera piuttosto articolata questo obiettivo. Una Michela Evangelisti volta costituita questa estesa coali-
Un’alleanza in costruzione
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Roberto Broccolo
La gestione del territorio e dei rifiuti è la prima tematica che dovremmo affrontare
zione sicuramente riusciremo a trovare quella convergenza che ci porterà a individuare il candidato capace di rappresentare al meglio le forze politiche alternative al centrodestra». Sembra che l’Udc sia l’ago della bilancia di entrambi gli schieramenti: è ipotizzabile da parte vostra un’alleanza? «L’Udc da qualche giorno sta manifestando una certa disponibilità a sedersi intorno a un tavolo per discutere insieme alle altre forze politiche e per condividere un programma; al momento sta portando avanti anche a livello regionale e provinciale, concordemente alla linea politica nazionale, un’altra strategia politica. Da parte nostra non c’è nessuna preclusione ad allearci con i centristi ma riteniamo indispensabile, insieme all’Udc stessa, lavorare anche sulle forze progressiste di governo, perché le ritentiamo indispensabili per costituire una coalizione forte, che possa vincere al primo turno le elezioni». Con quale programma il Pd si prepara alle elezioni? «Sicuramente i problemi ambientali necessitano di immediata attenzione: la gestione del territorio e dei rifiuti è la prima tematica che dovremmo affrontare, perché rappre-
senta una vera e propria emergenza per la nostra provincia. Ad esempio sarà opportuno discutere senza indugi la realizzazione della discarica pubblica di Cingoli. In secondo luogo ci occuperemo delle tematiche del lavoro e della formazione, fondamentali per creare e mantenere la coesione sociale, ovviamente per quanto concerne le competenze proprie della provincia». Quali interventi prevedete sul fronte lavoro? «Sicuramente manterremo i sostegni per coloro che sono momentaneamente inoccupati o disoccupati, e poi ci concentreremo molto sulla formazione. Per favorire lo sviluppo del tessuto economico locale è infatti importante che gli imprenditori possano avere a disposizione personale formato su quelle che sono le reali necessità del mondo del lavoro della nostra provincia». La Provincia è attualmente commissariata, in seguito all’annullamento delle elezioni del 2009, che avevano visto vincitore il candidato del centrodestra. Il centrosinistra può realmente puntare alla conquista della Provincia? «Sicuramente stiamo cercando di lavorare per raggiungere al primo turno questo obiettivo». MARCHE 2011 • DOSSIER • 75
L’INCONTRO
La marchigianità riconosciuta a Roma «Le migliori qualità che i marchigiani hanno e che devono diffondere sono la semplicità, la laboriosità e la modestia». Lo mette in risalto il presidente onorario del Centro Studi Marche Fernando Aiuti Renata Gualtieri
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l Cesma, fondato dal professor Armando Mazzoni, è sorto a Roma 25 anni fa e negli anni ha svolto molteplici attività culturali, in sede e fuori. Il fiore all’occhiello delle manifestazioni del Cesma è rappresentato, però, dall’annuale cerimonia del premio “Marchigiano dell’anno” ora giunta alla ventiseiesima edizione, nella quale vengono premiati, con la consegna del “Picus del Ver Sacrum”, i marchigiani che
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si sono distinti nei vari settori di attività sociali, culturali e imprenditoriali; ciò con l’intento di dare un grandioso e meritato, lustro alla “marchigianità”. Tutte storie molto diverse, ma accomunate dall’amore dei protagonisti per la loro terra. Potrebbe sembrare strano consegnare questo premio proprio nella Capitale ma è qui che vi risiedono stabilmente circa 700.000 marchigiani, che hanno seconde case o filiali delle loro aziende.
Roma, dunque, come punto di riferimento quasi da considerare la più grande provincia marchigiana. I valori del premio e le attività del Cesma, nelle parole del suo presidente onorario, Fernando Aiuti. Come è cambiato il Cesma dalla sua nascita a oggi? «Rispetto al passato è molto più concreto e realizza progetti importanti di informazione, prevenzione e solidarietà sul territorio in vari settori della vita sociale, specie diretti ai giovani e in ambito scolastico. Sono anche da ricordare le iniziative di borse di studio per gli studenti e i congressi di aggiornamento scientifico». Il premio Marchigiani dell’anno è giunto nel 2010 alla XXV edizione. Quali sono i valori che deve avere chi ricevere il riconoscimento? «I valori che ha avuto e che dovrà avere sono sempre gli stessi: riconoscere e premiare simbolicamente la capacità imprenditoriale e
Fernando Aiuti
Storie di musica, passione e lavoro Valorizzare il territorio marchigiano e renderne vivo il ricordo nei tanti corregionali che vivono nella Capitale. È l’obiettivo con cui il Cesma porterà avanti le nuove sfide i è tenuta il 12 ottobre 2010, presso la sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma, la cerimonia di premiazione del “Golden Media Marche 2010”. L’evento (nella foto), ideato dal Centro Studi Marchigiani “G.Giunchi” di Roma e patrocinato dalla Banca delle Marche, ha visto la consegna degli ambiti riconoscimenti a “cinque giornalisti di origini marchigiane che hanno svolto il loro servizio con assoluta trasparenza e obiettività”. Quest’anno la medaglia a forma di @ è stata consegnata a Paolo Nonni, Maurizio Blasi, Massimo Carboni, Claudio Speranza e alla memoria di Tonino Carino. «Per la tv è stato premiato Maurizio Blasi, giornalista del Tg3 Marche, dove conduce dal 2001 la rubrica “Tg itinerante”: interessanti viaggi alla riscoperta delle tradizioni e l’economia dei piccoli Comuni della Regione che hanno riscontrato grande successo sul territorio. Non va dimenticato poi il Concerto di fisarmoniche eseguito dalla Fisorchestra di Roma, diretta da Luciana Ricchi presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma.
«Questo rappresenta un evento davvero significativo tra le attività promosse dal Cresma perchè si sono potute ascoltare musiche molto interessanti e, tra opere di Verdi e Mascagni, si ritrova un altro simbolo della marchigianità, il musicista Gioacchino Rossini». La presentazione del libro Giovanni Fileni, passione e lavoro di un imprenditore si è tenuta invece a gennaio per far conoscere un modello imprenditoriale vincente. «È la storia di un
organizzativa dei marchigiani, il lavoro fondato sull’onestà intellettuale e sul rispetto dei lavoratori, la possibilità di comunicare a tutti i marchigiani i segreti del successo, la possibilità di potersi affermare anche al di fuori del territorio nazionale. Le migliori qualità che i marchigiani hanno e che devono sapere diffondere sono la semplicità, la laboriosità e la modestia». Negli ultimi decenni il sistema industriale marchigiano ha mo-
strato un’importante capacità di crescita. Le ragioni di questo successo possono attribuirsi alla grande vivacità imprenditoriale presente nella regione ma anche alle caratteristiche delle imprese regionali. Quali sono invece i valori che un imprenditore deve avere nel nuovo contesto competitivo in cui viviamo? «Non sono un industriale e la mia risposta rischia di non essere pertinente ma se devo dare una ri-
S
imprenditore coraggioso – rivela il presidente Franco Moschini – che nella sua carriera ha dovuto affrontare molte battaglie». Quanto alle sfide per il futuro il presidente assicura che saranno tutte iniziative programmate nel segno della continuità, per ricordare «a noi marchigiani e a chi torna a casa dopo tanto tempo, come amava tanto fare Franco Sensi, chi siamo e che cosa vuol dire oggi essere marchigiani».
sposta come professore universitario e ricercatore e applicare gli stessi principi direi: la capacità di aggiornarsi alle novità tecnologiche e di creare sempre nuovi modelli da esportare rispettando la tradizione italiana». È possibile definire con poche parole il concetto di marchigianità? «Essere marchigiani significa laboriosità, semplicità, modestia, spirito di sacrificio e anche un po’ di ingegno». MARCHE 2011 • DOSSIER • 87
PAOLO ANDREANI
SARA GIANNINI
Presidente di Confindustria Marche
Assessore regionale all’industria e artigianato
RENATO PICCIAIOLA
FIORELLO GRAMILLANO
Presidente di Cna Marche
Sindaco di Ancona
SVILUPPO ECONOMICO
Cauti sulla ripresa Aggregazione d’imprese, internazionalizzazione e passaggio generazionale sono alcuni dei temi cardine che, come ricorda il presidente Paolo Andreani, Confindustria Marche andrà a sviluppare nei prossimi mesi. Con l’obiettivo di consolidare la risalita del sistema economico Francesca Druidi
L’ A lato, Paolo Andreani, presidente di Confindustria Marche
alluvione del 2 marzo scorso e ora anche il terremoto in Giappone rischiano di dare dei grossi contraccolpi all’economia marchigiana. «La calamità che ha investito duramente la nostra regione – commenta Paolo Andreani, presidente di Confindustria Marche – rischia di ritardare ulteriormente la ripresa regionale delle nostre attività produttive. I territori colpiti sono molto ampi, i più interessati sono il Fermano, il Maceratese, l’Ascolano, e richiederanno interventi consistenti anche dal punto di vista strutturale, sia per il ripristino delle aziende che per la tutela idrogeologica. Sin dall’inizio degli eventi alluvionali, che hanno causato tre vittime, il sistema confindustriale delle Marche si è attivato verso le aziende colpite per raccogliere informazioni sui danni e sui loro fabbisogni imminenti. Anche la presidente Marcegaglia ci è stata vicina, manifestando la sua disponibilità per appoggiare le nostre istanze al governo centrale». Il numero uno degli industriali della regione ricorda poi il sostegno ricevuto dai parlamentari marchigiani e naturalmente dalla Regione Marche che si è occupata della tempestiva ricognizione dei problemi determinati dal maltempo. «Siamo consapevoli del grande fabbisogno finanziario che questo comporta
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per il recupero dei territori, delle imprese colpite e delle difficoltà a reperire quanto è necessario. Il nostro sistema associativo intende assicurare piena collaborazione alle istituzioni per le azioni che si potranno attivare fin da ora». Inoltre, l’impegno di Confindustria Marche continuerà a essere diretto a temi che andranno sviluppati come «aggregazione d’imprese, internazionalizzazione, passaggio generazionale, direttrici importanti per la crescita delle nostre aziende». Quali sono le prospettive economiche della regione per il 2011? «I dati positivi della fine del 2010 attestano la fase di recupero che interessa l’industria manifatturiera marchigiana. Dai mesi precedenti la pausa estiva, i risultati sono soddisfacenti: nel trimestre ottobre-dicembre la produzione industriale ha, infatti, registrato un aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, +2,1% nel bimestre ottobre-novembre in Italia, con variazioni positive che hanno interessato tutti i principali settori dell’economia regionale, ad eccezione dei minerali non metalliferi. Positiva, anche nel quarto trimestre 2010, l’attività commerciale complessiva: l’andamento delle vendite in termini reali ha segnato un rialzo del 3,3%. Parevano ormai ampiamente consolidati, in chiusura di 2010, quei segnali di ri-
Paolo Andreani
I dati positivi della fine del 2010 attestano la fase di recupero che interessa l’industria manifatturiera marchigiana
presa che abbiamo iniziato a osservare a partire dalla pausa estiva, anche se permangono differenze molto marcate tra i diversi settori. Emerge poi con evidenza un dato». Quale? «La diversa capacità degli operatori di rispondere alla ripresa della domanda, in particolare sui mercati esteri. Resta ancora molto forte la pressione indotta dalla crisi sul processo di organizzazione del sistema produttivo. Per tale ragione riteniamo, pur senza sottovalutare i dati positivi che emergono dalle nostre indagini, che occorra ancora molta prudenza nelle valutazioni di me-
dio periodo relative non solo ai tempi della ripresa, ma anche ai diversi equilibri che prevarranno nei principali settori produttivi». L’accordo firmato da RetImpresa e Federconfidi attesta l’importanza per le imprese di riunirsi in un progetto di rete. È questa la strada da intraprendere per il futuro? Come si presenta allo stato attuale l’accesso al credito per le aziende della regione? «Questo accordo agevolerà l’accesso al credito soprattutto per le pmi che si mettono in rete. Tra gli elementi qualificanti utilizzati dai confidi nella valutazione del rischio, c’è il riconoscimento dell’importanza sia della partecipazione delle imprese a un progetto di rete che ne sottolinei la maggiore capacità di innovazione e competitività, sia dell’attestazione di requisiti adeguati per fruire dei benefici fiscali. Questo accordo possiede un valore aggiunto poiché riconosce una forte valenza ai contratti di rete al fine della valutazione dell’affidabilità delle imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni. I confidi si dimostrano ancora una volta vicini e attenti alle esigenze delle aziende, contribuendo MARCHE 2011 • DOSSIER • 91
SVILUPPO ECONOMICO
ulteriormente alla loro crescita. Per quanto ri- del 2010 un incremento dell’export dell’11,2%, guarda l’accesso al credito, rimane una delle priorità in un momento economico nel quale si ravvisano alcuni segnali di ripresa, pur non omogenei e generalizzati, che necessitano di un sostegno finanziario adeguato da parte del sistema bancario». Come Confindustria Marche sostiene l’internazionalizzazione delle imprese? «A livello regionale, si registra un forte impegno. Nel corso del 2010, il valore delle esportazioni italiane ha registrato un incremento del 15,7% rispetto al 2009. Esaminando le ripartizioni territoriali, si rilevano aumenti significativi nelle esportazioni per l’Italia centrale del 17,2%. Le Marche hanno però fatto segnalare nel corso
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inferiore sia alla media della ripartizione dell’Italia centrale che di quella nazionale. Scende ulteriormente il peso dell’export della regione sul totale nazionale, che diminuisce dal 2,7 del 2009 al 2,6% di oggi. Contiamo un 40% in meno di esportazioni rispetto alla media nazionale». Come si articolano i dati a livello settoriale? «Andamenti positivi, superiori alla media regionale, sono stati registrati dai principali comparti della meccanica con un +26,2%; i computer, gli apparecchi elettronici e ottici mostrano un +18,9%, i macchinari +20,6, gli autoveicoli, +17,6. Consistenti aumenti, che riflettono la media marchigiana dell’11,2%, si presentano nei settori pelle e calzature, articoli di abbigliamento (+18%) e articoli in gomma (+12%). A pesare sulla media è la flessione risultata dall’esportazione degli altri mezzi di trasporto che ha registrato un decremento del 36,7% e degli articoli farmaceutici, chimici e medicinali che mostrano una flessione di 13,8 punti percentuali. L’incremento delle esportazioni della regione ha riguardato i mercati extra-europei con un +14,5%, mentre i mercati dell’Ue hanno segnalato un rialzo del 9,3%».
Renato Picciaiola
Per recuperare competitività servono meno vincoli e tasse L’economia verde, la richiesta di una crescente qualità della vita e di una riduzione dei consumi non sostenibili sono tra le principali linee della riorganizzazione di molte delle imprese marchigiane. Lo spiega Renato Picciaiola Francesca Druidi
L
Renato Picciaiola, presidente della Cna Marche
a crisi ha portato a un netto ridimensionamento dei livelli di fatturato e dei margini di redditività. A rendere più complessa la ripresa sono poi intervenuti anche i recenti episodi di maltempo. Ma come sottolinea Renato Picciaiola, presidente Cna Marche, «le nostre piccole e medie imprese hanno mantenuto i livelli occupazionali e, soprattutto, si sono mantenute in attività, pronte a nuove opportunità e interessate a tutte le ipotesi efficaci di uscita dalle difficoltà». Certo, non mancano criticità legate ai tempi sempre più lunghi di riscossione dei crediti e alla necessità di non allungare i tempi di pagamento dei fornitori. Questo cosa comporta? «Le difficoltà finanziarie, i minori margini di redditività e le prospettive ancora molto incerte sull’uscita dalla crisi, hanno portato a un abbassamento degli investimenti e a una loro minore diffusione, con il rischio che le nostre imprese si troveranno a fronteggiare le nuove opportunità di mercato che si potranno affacciare e già si profilano, senza le tecnologie e gli strumenti organizzativi più adeguati e aggiornati». Quali sono allora le prospettive per le imprese nel 2011? «Le prospettive di sviluppo
sono legate alle dimostrate capacità delle nostre imprese di capire, in brevissimo tempo, quali sono le nuove opportunità e di realizzare al proprio interno i necessari mutamenti per coglierle: le dinamiche demografiche (invecchiamento della popolazione e attese di vita crescenti anche per gli anziani), la nuova consapevolezza della necessità di stili di vita attenti all’ambiente e alla sua qualità, l’apertura all’esterno che i nuovi strumenti di comunicazione e di spostamento consentono, sono le linee lungo le quali si sta già muovendo l’offerta delle nostre piccole e medie aziende manifatturiere, delle costruzioni e dei servizi alle persone e alle imprese». Un’importante opportunità è offerta in regione dalla “green economy”. «Sì, per le pmi marchigiane lo sviluppo economico è “green”. In un anno, le imprese operanti nel settore energia sono cresciute del 26,1% e sono in aumento (+4,2%) le imprese specializzate in tecniche di disinquinamento, pulizia di spazi verdi e aree forestali. Sono, inoltre, in costante sviluppo le attività artigiane specializzate nella costruzione, realizzazione e installazione di impianti dedicati alla “Casa sostenibile”, così come quelle del settore dell’alimentazione di qualità e biologica. Le pic- MARCHE 2011 • DOSSIER • 93
SVILUPPO ECONOMICO cole imprese si adattano meglio alle richieste del mercato di prodotti green, ma per cogliere pienamente le opportunità di businnes, sono preziosi i collegamenti con il territorio, le università e le pubbliche amministrazioni per ridurre il gap culturale ed economico, in termini di ricerca, che separa le piccole realtà produttive da quelle industriali maggiormente strutturate. Insomma, le Marche sono una regione che, grazie all’artigianato e alla piccola impresa, sta viaggiando verso un consolidamento della ripresa nei prossimi mesi». Qual è lo stato di salute dell’artigianato? «Il valore aggiunto prodotto dall’artigianato è giunto al 19,2%, facendo delle Marche la regione più artigiana d’Italia: il 43,4% delle imprese non agricole sono artigiane contro una media nazionale del 36,2%. In termini di occupazione, nelle Marche il 22,5% (oltre 145mila addetti) lavora in un’impresa artigiana. È chiaro, dunque, che occorrono strumenti per tutelare il lavoro, il reddito, le piccole imprese». Quali gli ostacoli principali? «In Italia è dalle piccole imprese che ci dobbiamo aspettare il maggior contributo al rilancio della nostra economia. E non possiamo permetterci di farle arrivare con l’acqua alla
19,2% ARTIGIANI Percentuale del valore aggiunto prodotto dall’artigianato nelle Marche
26,1% GREEN ECONOMY
Percentuale di aumento di imprese operanti in regione nella green economy
Il 43,4% delle imprese non agricole sono artigiane contro una media nazionale del 36,2%
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gola all’appuntamento con la ripresa. Le zavorre riguardano il costo eccessivo della tassazione e i salari stagnanti, che non consentono una crescita dei consumi. Che si traducono, complessivamente, in una modesta competitività del Paese. Che si ripercuotono pesantemente sui nostri distretti territoriali. L’effetto positivo dell’export negli ultimi mesi ha spinto le medie e grandi imprese, ma non ha avuto i medesimi benefici sulle aziende artigiane e del commercio. Da tempo, sosteniamo che il sistema Paese è meno competitivo rispetto al passato per la presenza di troppi vincoli, che non consentono di liberare risorse. Si sconta la mancanza di un mercato veramente libero, con famiglie e imprenditori che pagano costi indiretti eccessivamente alti». Come intervenire per rilanciare la competitività di artigianato e pmi? «Occorre combattere innanzitutto la concorrenza sleale dei Paesi in cui i diritti dei lavoratori sono ignorati, che spesso coincidono con quelli a basso costo della manodopera; contrastare la tendenza all’accrescimento di potere della sfera finanziaria a danno del mondo della produzione reale di beni e servizi. Serve, inoltre, rafforzare il cambiamento in atto dell’offerta di beni e servizi realizzata in modo sostenibile e per un modello di consumo più attento all’ambiente e alle compatibilità sociali e etiche. Sono queste le linee di fondo che porteranno agli interventi su un nuova e più decisa valorizzazione delle risorse territoriali, tramite il rilancio del turismo, dell’apertura ai mercati esterni, della ricerca e dell’innovazione. Sono le nostre risorse il punto di forza per rilanciare la competitività e, tra esse, poniamo in primo luogo quelle imprenditoriali, la capacità di organizzare fattori umani e tecnologici per dar
Renato Picciaiola
Grazie all’artigianato e alla piccola impresa la regione viaggia verso un consolidamento della ripresa
vita a progetti di produzione o di servizio volti ad accrescere realmente la ricchezza e il benessere della nostra collettività». Ma per imprimere una vera svolta? «Servirebbe una grande riforma fiscale che sposti il peso della tassazione dalle famiglie e le imprese alle grandi rendite e alle speculazioni finanziarie. Insomma, a quella ricchezza improduttiva che porta vantaggi solo a chi la possiede, ma non offre alcun beneficio alla società. Inoltre, dobbiamo snellire una burocrazia che costa alle nostre imprese 15 miliardi di euro l’anno. Il futuro passa dai distretti e dalle reti d’impresa, ma anche dalla piena consapevolezza delle nostre risorse. Se in questi anni l’Italia non è stata travolta ma ha resistito e reagito, è stato grazie alla qualità del suo tessuto produttivo basato sulle piccole e medie imprese e alla forza delle famiglie che si è tradotta in risparmio e tenuta sociale. Ai politici nazionali e locali chiediamo allora di impegnarsi per promuovere incentivi agli investimenti e azioni
per facilitare l’accesso al credito, la velocizzazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, il sostegno alle aggregazioni e reti d’impresa. Questo per la sopravvivenza. In tempi lunghi sarebbe, invece, necessario mettere mano a riforme strutturali sul mercato del lavoro, il sistema pensionistico, l’istruzione». A rendere più difficile la ripresa in regione ci si è messa anche la recente alluvione. «Sì, l’alluvione inciderà sulle attività di artigiani e pmi come e forse più degli ultimi eventi sismici che hanno colpito la regione. Dopo il riconoscimento dello stato d’emergenza da parte del governo, chiediamo un sollecito stanziamento di risorse adeguate a far fronte all’emergenza, ma anche al sostegno delle attività produttive colpite dal maltempo. Invitiamo anche gli istituti di credito a stanziare specifici fondi e la moratoria dei mutui. Auspichiamo, inoltre, la sospensione dei pagamenti di imposte e tributi, come avvenuto per le imprese del Veneto, almeno per l’anno in corso». MARCHE 2011 • DOSSIER • 95
Valorizziamo i prodotti marchigiani nel mondo Ricerca e sviluppo. Internazionalizzazione. Attenzione alla qualità. Sono le leve che, insieme a una politica di facilitazione dell’accesso al credito, l’assessore alle Attività produttive della Regione Marche Sara Giannini individua per lo sviluppo Francesca Druidi
Sara Giannini, assessore alle Attività produttive della Regione Marche 98 • DOSSIER • MARCHE 2011
I
l sistema economico marchigiano si connota per le caratteristiche qualitative dei saperi che costituiscono la sua tradizione produttiva. Un capitale di conoscenze che va conservato, ma soprattutto tramandato. Per questo, tra le azioni intraprese dalla Regione rientrano diverse iniziative mirate a dare impulso allo sviluppo delle attività artigianali, in una dimensione sempre più integrata. La valorizzazione dei prodotti “made in Marche” si lega, infatti, a un obiettivo più ampio, quello di offrire massima visibilità alle eccellenze del territorio nella sua interezza, promuovendo l’attrattività turistica e l’immagine della regione. «Da sempre l’artigianato artistico ha rivestito un ruolo di traino per le produzioni di qualità dei nostri territori, un fiore all’occhiello, un biglietto da visita per presentarci sui mercati internazionali dove, oltre alla qualità, conta ancora molto l’arte del fare, che i nostri artigiani incorporano nei loro prodotti», rileva Sara Giannini, assessore regionale alle Attività produttive.
Sara Giannini
La Regione Marche ha stanziato 17 milioni di euro per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione industriale, oltre che per i distretti produttivi. Quanto risulta fondamentale oggi il tema della ricerca e sviluppo, solo per fare un esempio nel settore del mobile e dell’arredamento? «La ricerca e l’introduzione di innovazioni sia per quanto riguarda i prodotti che i processi produttivi costituiscono, insieme all’internazionalizzazione e alla qualità, i punti fondamentali di una strategia per sostenere le produzioni marchigiane sui mercati
mln RISORSE
Stanziamento della Regione Marche per ricerca e innovazione industriale
Per attivare l’innovazione e la ricerca risulta fondamentale una politica di facilitazione dell’accesso al credito
internazionali, tenuto conto dell’impossibilità di manovrare su altri fattori, dal costo del lavoro alle svalutazioni competitive, che incidono sui vantaggi competitivi per le nostre aziende. La Regione ha investito in questi ultimi anni la maggior parte delle risorse destinate al sostegno pubblico alle imprese in questa direzione, e la scelta è risultata vincente in quanto le nostre imprese hanno reagito più prontamente alla ripresa dei consumi che si è palesata in questi ultimi mesi. Tutti i settori del made in Italy marchigiano, tra cui anche quello del mobile, legno e arredo, si sono avvantaggiati della ricerca e dell’innovazione per mantenere e possibilmente aumentare le quote di mercato in quei paesi in cui -meno di altrisi sono sentiti gli effetti della crisi finanziaria e dove più alta è stata la competizione da parte degli altri produttori». In questo favorevole momento di risalita per l’economia della regione, quali sono le principali esigenze delle imprese da assecondare per lo sviluppo? «Per attivare l’innovazione e la ricerca, risulta fondamentale una politica di facilitazione dell’accesso al credito in una fase in cui il sistema bancario, vuoi per le tensioni finanziarie vuoi per l’introduzione di parametri più stringenti per l’erogazione del credito, sono meno disposti a rischiare sulle imprese. La Regione si è mossa già da alcuni anni in questa direzione costituendo, insieme a province e Camere di Commercio, un fondo di garanzia di II livello destinato a sostenere l’accesso MARCHE 2011 • DOSSIER • 99
SVILUPPO ECONOMICO
A lato, Expo di Shanghai. Sotto, il governatore Spacca e Napolitano alla mostra dedicata a Matteo Ricci organizzata dalla Regione Marche in Cina
Sul mercato cinese è risultato vincente il racconto della storia di un grande marchigiano, Padre Matteo Ricci
al credito delle nostre pmi».
La valorizzazione dell’artigianato artistico rientra nella strategia integrata del governo regionale. Quali importanti provvedimenti si stanno attuando su questo fronte? «Da sempre l’artigianato artistico ha rivestito un ruolo di traino per le produzioni di qualità dei nostri territori, un fiore all’occhiello, un biglietto da visita per presentarci sui mercati internazionali dove, oltre alla qualità, conta ancora molto l’arte manifatturiera che i nostri artigiani incorporano nei loro prodotti. L’artigianato artistico è sostenuto con misure che tendono a favorirne la promozione sui diversi mercati e a proteggerne l’identità e l’assoluta unicità, attraverso i contributi ai consorzi all’export, alle botteghe artigiane, ai maestri artigiani e alle partecipazione alle fiere di settore». Sono in crescita le esportazioni marchigiane, soprattutto verso Cina e India. Come sostenere ulteriormente l’interna100 • DOSSIER • MARCHE 2011
zionalizzazione delle imprese? «Sul mercato cinese è risultato vincente il racconto della storia di un grande marchigiano, Padre Matteo Ricci. Il grande richiamo delle mostre itineranti organizzate e finanziate dalla Regione ha contribuito a consolidare l’immagine dei prodotti marchigiani che i cinesi già avevano avuto modo di apprezzare. La proposta di nuovi settori produttivi quali i servizi, la cultura, il turismo consentiranno di ampliare al mercato cinese il nostro territorio, per pervenire a un’offerta globale che incroci i vantaggi competitivi di settori tradizionali del manifatturiero con quelli emergenti della cultura e del turismo. Credo che questa formula possa risultare vincente anche su altri mercati, come quello indiano, culturalmente molto lontani dal nostro ma che, con la crescita del reddito che si è verificata in questi ultimi decenni, assumeranno posizioni di leadership sul mercato del consumo del made in Italy».
SVILUPPO ECONOMICO
Uno sguardo al futuro di Ancona Numerosi sono i progetti che riguardano il futuro della città che, secondo il sindaco Fiorello Gramillano, deve puntare sul turismo e sulle caratteristiche artistiche, storiche e agroalimentari del territorio Nicolò Mulas Marcello
P Nella foto piccola, Fiorello Gramillano, sindaco di Ancona. A destra, il porto di Ancona
er risollevare l’economia anconetana affossata dalla forte crisi del settore cantieristico è necessario mirare alle opportunità turistiche che offre il capoluogo marchigiano: «Ancona – sostiene il sindaco della città Fiorello Gramillano – può e deve credere nelle sue potenzialità turistiche. Ha luoghi naturali affascinanti, architetture storiche importanti, buon cibo e buoni vini da offrire. Lo sforzo che stiamo facendo è di far conoscere sempre di più queste grandi potenzialità e quest’anno riusciremo a farlo attraverso il Museo diffuso urbano, nuovi percorsi turistici originali, tanti eventi che caratterizzeranno l’estate e una campagna di comunicazione». Che cosa rappresenterà il XXV Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà a settembre ad Ancona per la città dal punto di vista delle ricadute economiche e degli interventi necessari ad accogliere l’evento? «È evidente che il Congresso eucaristico rappresenta una grande occasione per la nostra città. Un’occasione che dobbiamo poter utilizzare al meglio dimostrando capacità di accoglienza verso i tanti che vivranno la città. Il programma è vasto e ha già visto significativi appuntamenti portati a termine con successo. Ora abbiamo iniziato con degli importanti lavori di manutenzione e di riqualificazione urbana che porteranno al meglio le strutture della città con
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tutte le risorse che l’amministrazione ha potuto mettere in campo. Uno sforzo che viene portato avanti al limite delle nostre possibilità proprio perché tutta l’amministrazione è consapevole dell’investimento di immagine che rappresenta il Congresso eucaristico». In che misura il rilancio di Ancona passa dalla riqualificazione urbana e in particolare dal decollo del waterfront e dalla realizzazione della passeggiata da mare a mare? Qual è l’iter dei lavori? «L’attuazione dei progetti della passeggiata da mare a mare consentirà di intervenire sulle principali piazze del centro e di riaprire la porta d’accesso al porto e, di conseguenza, al fronte a mare del centro storico, il cosiddetto water front. I tempi per la realizzazione del water front saranno sicuramente lunghi, mentre la possibilità di intervenire sui singoli elementi della passeggiata dipende solo dalla volontà e dalle risorse che si possono investire. Immaginando di poter contare anche sugli investimenti privati, come nel caso dei dehor e sui dettagli degli esercizi commerciali del centro città, competerà invece all’amministrazione puntare sul rifacimento di piazza Cavour e, subito dopo, di piazza della Repubblica e sul Passetto. Fonda-
Fiorello Gramillano
Per il futuro occorre rilanciare le attività del porto sfruttando possibili sinergie dell’area ionico-adriatica
mentale è anche la partnership dell’Autorità portuale da cui dipendono gran parte degli interventi sul fronte porto e sulla quale speriamo di poter continuare a contare». Come verrà impiegata la tassa di soggiorno introdotta con l’approvazione del federalismo municipale? «Con la prossima approvazione del bilancio è probabile che verrà introdotta la tassa di soggiorno, ancora non precisamente quantificata, ma calcolata in base alla tipologia della
struttura ricettiva. Il gettito sarà utilizzato per interventi manutentivi e di abbellimento del verde e delle spiagge, in modo da rendere sempre più accessibile e attraente la nostra città». Qual è la situazione del tavolo tecnico riguardante Fincantieri e in particolare il progetto per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico? «Abbiamo iniziato un percorso che vede Regione, Provincia e Comune insieme per cercare di rendere meno brutale il periodo di cassa integrazione che la proprietà ha già preannunciato per quest’anno. Attraverso la riqualificazione del personale e l’impegno delle forze lavoro nel progetto dell’impianto fotovoltaico pensiamo rendere più sostenibile questo momento così difficile. I nostri uffici stanno predisponendo tutti gli atti per far sì che l’impianto di pannelli solari possa essere costruito sin dai prossimi mesi». In generale, qual è lo stato di salute dell’economia anconetana? Su quali elementi concentrarsi a breve termine? «La nostra economia presenta elementi di debolezza a causa della forte crisi della cantieristica e della contrazione generale dei consumi che mette sempre più in difficoltà il commercio, settore storicamente importante per la città di Ancona. Per il futuro, occorre rilanciare le attività del porto sfruttando possibili sinergie dell’area ionico-adriatica e incentivare forme nuove di commercio che sappia rispondere alle sempre nuove esigenze dei consumatori. Infine, stiamo cercando di migliorare l’offerta dei servizi per gli universitari che, con le loro 15.000 presenze annuali, rappresentano una grande risorsa per troppo tempo dimenticata». MARCHE 2011 • DOSSIER • 103
ACCESSO AL CREDITO
Le banche assumono il ruolo di volano dell’economia
I
l credito erogato dal sistema bancario rappresenta un po’ il carburante per far muovere la macchina dell’economia. Nel nostro sistema economico, dove le aziende sono spesso sottocapitalizzate, le banche acquistano ancora più importanza perché assicurano le risorse finanziarie per gli investimenti anche se dopo la crisi si è registrato un atteggiamento generalmente più prudente da parte del sistema bancario nell’erogazione del credito. Banca Marche, al contrario, ha continuato a rimanere accanto alle imprese e alle famiglie. «Negli ultimi anni – sottolinea il presidente Ambrosini – abbiamo aumentato i nostri impieghi sul territorio, a differenza di quasi tutti gli altri istituti bancari. Lo dimostrano i numeri del nostro bilancio 2010, anno in cui gli impieghi verso clientela ordinaria hanno toccato i 17,5 miliardi di euro, in crescita del 5,6% rispetto all’anno precedente». Quali le richieste che più arrivano dalle imprese marchigiane in termini di finanziamenti? «Le richieste più numerose da parte delle aziende riguardano la liquidità o il consolidamento di precedenti esposizioni. Le richieste di finanziamenti per investimenti, invece, sono ancora in minoranza». Qual è stata la percentuale delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi che nel 2010 si è rivolta a Banca Marche per chiedere un fido o per rinegoziare un fido esistente? «Il 19% dei nostri impieghi nel 2010 è andato ad aziende del comparto servizi, il 10% circa al commercio, il 24% all’edilizia e un 3% circa al comparto calzaturiero, molto forte nel sud 110 • DOSSIER • MARCHE 2011
«Saremo attenti a cogliere le richieste delle associazioni territoriali per soddisfare le esigenze delle aziende». Michele Ambrosini, presidente di Banca Marche, spiega come, in un momento di incertezza economica, il credito può supportare le imprese Renata Gualtieri delle Marche». Insieme a Confindustria avete più volte sottolineato quanto sia indispensabile agire in sinergia e con mentalità aperta e costruttiva per evidenziare ancor di più le eccellenze che ha in ogni settore la regione. Come avviene ciò? «Banca Marche ha stretto accordi con numerose associazioni di categoria per aiutare in maniera ancora più efficace l’economia del territorio. Alcuni mesi fa la banca ha firmato le nuove convenzioni con i Confidi marchigiani cosiddetti 107, cioè i consorzi fidi con requisiti patrimoniali rafforzati che hanno assunto la veste di intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia. L’accordo è stato concluso con Cooperativa Pierucci, aderente a Confartigianato, Fidimpresa Marche, aderente alla Cna e con la società regionale di Garanzia Marche.
Michele Ambrosini, presidente Banca Marche
Michele Ambrosini
Il 3% circa degli impieghi di Banca Marche nel 2010 è andato ad aziende del comparto calzaturiero
I Confidi 107 sono consorzi di garanzia che permettono alle banche convenzionate di accantonare a riserva, a parità di erogazioni, meno capitale a presidio del rischio di credito. Questo significa che Banca Marche può finanziare in misura maggiore e a condizioni migliori le piccole e medie imprese che aderiscono al mondo dei Confidi. Inoltre, abbiamo concluso un accordo con Confapi regionale che prevede lo stanziamento di 12 milioni di euro destinati a finanziare gli investimenti delle 511 imprese associate alla Confapi di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. L’accordo ha
fatto seguito a una precedente intesa che il nostro istituto ha raggiunto nel 2010 con l’Associazione piccole imprese di Pesaro-Urbino, che prevede il finanziamento di altri cinque milioni di euro destinati alle 350 imprese associate in quella provincia. Sono in totale 17 milioni di euro i prestiti a tassi agevolati che abbiamo messo a disposizione delle circa 900 piccole e medie imprese marchigiane aderenti al sistema Confapi regionale». Quali, invece, gli accordi stipulati con Confindustria Marche? «Abbiamo già stretto un accordo con le associazioni degli industriali di Pesaro e Macerata per uno stanziamento di 40 milioni di euro, in gran parte già erogato, destinato alle imprese che investono in innovazione e che intendono rafforzare il proprio capitale. Abbiamo anche aderito al protocollo Abi che prevede la sospensione dei debiti alle pmi».
mln EURO
La cifra destinata alle imprese che investono in innovazione e che intendono rafforzare il proprio capitale, prevista da un accordo tra Banca Marche e Confindustria Pesaro e Macerata
LESIONI
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ACCESSO AL CREDITO
Meccanica in ripresa e le banche sostengono la crescita L’industria pesarese ha chiuso il 2010 in lieve recupero ma i rapporti con gli istituti di credito e, in particolare, con quelli a forte vocazione territoriale rimangono strategici. Lo conferma Claudio Pagliano, presidente di Confindustria Pesaro Urbino Renata Gualtieri
D
all’indagine congiunturale del centro studi dell’Associazione degli industriali di Pesaro e Urbino sul quarto trimestre dello scorso anno emerge che la produzione ha segnato un lieve recupero (+4,2%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Hanno contribuito all’andamento positivo della produzione soprattutto i settori della meccanica e alcuni comparti dell’arredamento, a esclusione degli arredi commerciali. Davanti a questa “timida ripresa” l’attenzione degli imprenditori si è spostata però sul sistema bancario. «C’è l’impegno di tutti gli imprenditori – assicura Claudio Pagliano – a incidere sul comportamento degli istituti di credito, af112 • DOSSIER • MARCHE 2011
finché concorrano nel miglior modo possibile a sostenere le proposte di crescita e di sviluppo del nostro sistema produttivo». Quali gli accordi tra Confindustria e gli istituti di credito previsti per il 2011? «Fin dal 2009, per facilitare l’accesso al credito da parte dei nostri associati, abbiamo stipulato un accordo con Banca Marche che ha avuto un impatto molto positivo per le 150 aziende che hanno usufruito dei benefici dell’accordo. Abbiamo inoltre riconfermato a livello locale gli accordi nazionali sottoscritti con Banca Intesa e Monte dei Paschi di Siena». Cosa chiedono le imprese al credito in un momento di incertezza economica? «Di saper valutare le singole iniziative, discri-
Claudio Pagliano
Tempi brevi e più chiarezza nella valutazione dei rating Un servizio finanziamenti che supporta le aziende associate che hanno difficoltà all’accesso al credito e accompagna le piccole aziende nel dialogo con le banche. Un accordo in vigore con Intesa San Paolo e un sicuro impegno per arrivare al rinnovo dei precedenti accordi con Monte Paschi di Siena e Banca Popolare di Ancona. Il presidente Bruno Bucciarelli (nella foto) spiega come Confindustria Ascoli Piceno svolga il ruolo di interlocutore ideale tra i suoi associati e gli istituti di credito. In questa particolare congiuntura economica cosa chiedono le imprese alle banche e da quali settori produttivi arrivano le richieste più numerose? «Abbiamo bisogno che il personale delle banche si renda più disponibile ad ascoltare i nostri progetti e i nostri problemi. Le richieste arrivano da tutti i settori indistintamente, ma quelli che hanno particolare difficoltà di interloquire con le banche sono l’edilizia e i trasporti». Quali le maggiori criticità nel rapporto tra imprese e banche? «I tempi di risposta. Spesso il riscontro arriva anche dopo mesi e, in alcuni casi, la risposta è anche negativa. L’attesa per attendere un diniego da parte della banca fa
minando il progetto in base alla qualità e alla fattibilità e non esclusivamente rispetto ai parametri di Basilea. Vorremmo, in sostanza, ricevere una valutazione sulle nostre capacità imprenditoriali». Quali le difficoltà che più spesso incon-
perdere l’occasione per battere altre strade o rivolgersi a un altro istituto. Non possiamo più permetterci di aspettare tutto questo tempo per un finanziamento o il rifiuto dello stesso. La seconda difficoltà è rappresentata dalla confusione sul discorso dei rating, abbiamo bisogno che le banche ci vengano incontro per capire le strategie da mettere in atto per migliorarlo, ad esempio con la ricapitalizzazione delle nostre aziende. In definitiva, ci deve essere un maggior dialogo con gli istituti di credito che devono mostrarsi più vicini alle imprese». Quali le lamentele che più spesso muovono le imprese alle banche? «Recentemente, nel corso della riunione della nostra giunta, si è parlato della eccessiva lentezza nel dialogo con gli istituti bancari altro, che spesso mette a repentaglio addirittura l’avvio o la riuscita dei progetti. Quello che gli imprenditori chiedono con maggior voce sono proprio tempi certi e rapidi. Non chiediamo alle banche di dare crediti a iosa, anche a chi non lo merita, ma quando ci sono garanzie di aziende e progetti seri devono farlo».
trano le imprese nel loro rapporto con le banche? «Occorre saper distinguere. In questi anni non facili, in presenza di una crisi finanziaria drammatica, maggiore comprensione e dialogo si sono avuti con le banche più radicate nel territorio. Le grandi banche, infatti, cambiando frequentemente gli interlocutori, hanno dimostrato maggiori difficoltà a seguire le reali esigenze delle nostre imprese. Per i piccoli e medi imprenditori il rapporto con i responsabili della gestione del credito è fondamentale. Occorre conoscersi per essere meglio valutati. La reputazione imprenditoriale è un valore che va difeso e preservato». Qual è il vostro apporto come associazione nel dialogo con il sistema bancario? «Ci confrontiamo con gli istituti di credito portando avanti le nostre istanze, agendo come sindacato delle imprese, pronto a battersi per le giuste cause. Diamo alle aziende un aiuto concreto per presentarsi nel modo migliore, facilitando una corretta valutazione». MARCHE 2011 • DOSSIER • 113
STILE ITALIANO
Tra imprenditoria e mecenatismo Dare un segno di supporto al proprio territorio attraverso il finanziamento di iniziative culturali o artistiche è ciò che caratterizza diverse realtà imprenditoriali del nostro Paese. Franco Moschini spiega in quali progetti è impegnato il gruppo Poltrona Frau Nicolò Mulas Marcello
Franco Moschini, presidente di Poltrona Frau Group
A
nche i grandi gruppi imprenditoriali, diventati ormai noti a livello mondiale, conservano un vincolo con il paese di origine, quello che ha visto nascere e crescere la loro realtà. È il caso di Poltrona Frau, il gruppo che dal piccolo comune di Tolentino in provincia di Macerata, dove il marchio è nato e dove tutt’ora è presente, si è sviluppato fino a diventare uno dei simboli del made in Italy nel mondo. «Le cose belle vanno realizzate laddove esiste la capacità per produrle, ma anche la creatività per generarne di nuove» spiega Franco Moschini, presidente di Poltrona Frau Group. «A Tolentino la nostra squadra è capace di fare entrambe le cose, quindi qui vengono concepiti i nostri prodotti e qui vengono anche realizzati». Poltrona Frau è un gruppo ormai noto in tutto il mondo, ma qual è il vostro legame con il territorio di origine? «Il nostro legame con il territorio è fortissimo: basti pensare ai 400 collaboratori che prestano la loro
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opera nello stabilimento di Tolentino e agli oltre 1.000 lavoratori dell’indotto che gravitano sul territorio. Da sempre l’azienda si prende cura del territorio con iniziative a supporto degli eventi culturali: cito lo Sferisterio Opera Festival di Macerata, con il quale Poltrona Frau ha un lungo rapporto di collaborazione, e i tanti teatri marchigiani che abbiamo restaurato e rinnovato con le sedute prodotte a Tolentino. A sostegno del territorio l’azienda riserva ogni anno risorse significative». Imprenditoria e mecenatismo sono due sfere di estrema attualità soprattutto dopo gli appelli lanciati da Diego Della Valle agli imprenditori perché investano, ad esempio, nel restauro delle opere d’arte del proprio territorio. Il vostro gruppo vi ha visto protagonisti di iniziative sul territorio? «Non abbiamo iniziative così importanti e visibili come quella a cui fa riferimento, ma anche Poltrona Frau nel suo piccolo si sente vicina allo spirito di mecenate per esempio quando valorizza i giovani designer e li sostiene nella parte iniziale del loro percorso professionale, aiutandoli a individuare e a valorizzare i propri talenti. Con le scuole del territorio abbiamo una miriade di piccole e grandi collaborazioni tese al miglioramento del livello di prepara-
Franco Moschini
Da sempre l’azienda si prende cura del territorio con iniziative a supporto degli eventi culturali, tra cui lo Sferisterio Opera Festival
Una scena tratta da La forza del destino di Giuseppe Verdi, durante l’edizione 2010 di Sferisterio Opera Festival con la direzione di Daniele Callegari
zione degli studenti. Consideriamo iniziative per il territorio anche tutte quelle che mirano alla sostenibilità ambientale. Nel 2010 abbiamo inaugurato un impianto fotovoltaico che rende autosufficiente il nostro stabilimento dal punto di vista energetico: generiamo energia in misura maggiore rispetto a quella che consumiamo. Sempre nel 2010 abbiamo ottenuto la Certificazione Ambientale ISO 14001 che attesta la nostra attenzione alla salvaguardia del territorio e alla qualità della vita dei concittadini. Mi piace poi citare la nostra piscina aziendale che nei mesi estivi mettiamo a disposizione dei dipendenti e della cittadinanza. È un’idea con la quale abbiamo trasformato la necessità di costruire una vasca antincendio per giusti motivi di sicurezza, in un progetto che permette a un gran numero di persone di fare sport e di rendere più piacevole il proprio tempo libero». Parliamo di internazionalizzazione. Il made in Italy nel vostro settore resiste all’estero nonostante la crisi? «Le cose belle vanno realizzate laddove esiste la capacità per produrle, ma anche la creatività per
1000 LAVORATORI Il numero dei dipendenti che gravitano attorno all’indotto di Poltrona Frau sul territorio
generarne di nuove. A Tolentino la nostra squadra è capace di fare entrambe, quindi qui vengono concepiti i nostri prodotti e qui vengono anche realizzati. Siamo poi concentrati perché all’estero i nostri team siano capaci di raccontare i nostri prodotti e di servire il cliente al meglio, ma il cuore della nostra azienda è qui». Quali sono i progetti in Italia e all’estero in programma da parte del gruppo per quanto riguarda il 2011? «Per il 2011 daremo continuità allo sviluppo della nostra presenza sui territori, grazie alla forza del gruppo. Se nel 2010 abbiamo aperto 9 nuovi negozi con i nostri marchi, nel 2011 gli obiettivi sono ancora più ambiziosi, puntando con decisione all’Asia e al Sud America. La sfida che abbiamo lanciato è quella di portare la cultura del bello e del design in tutto il mondo ed il 2011 vedrà il raggiungimento di molte nuove tappe di questo percorso. All’Italia dedicheremo la solita grandissima attenzione, prendendoci cura dei tantissimi clienti fedeli che abbiamo da sempre. A proposito, nel 2011 ferveranno i preparativi per la celebrazione dei 100 anni dell’azienda, la cui ricorrenza è nel 2012». MARCHE 2011 • DOSSIER • 117
XXXXXXXXXXX STILE ITALIANO
Nel segno del bello Le basi per fare della moda italiana il traino dell’economia nazionale ci sono tutte. Quello che serve è puntare tutto sul made in Italy, perché si tratta di un’industria che «non morirà mai» Sarah Sagri
L
a moda italiana è riconosciuta nel mondo come uno dei settori più importanti e di maggior successo ideati dal genio italico. Grazie anche a chi, come Santo Versace, ha fatto della moda la sua professione, giocando un ruolo fondamentale nell’affermazione del marchio della medusa nel mondo e contribuendo con numerose iniziative a supportare l’intero settore. Alla presidenza della Gianni Versace, Santo si è concentrato sugli aspetti di organizzazione, distribuzione, produzione e finanza, portando l’azienda di famiglia a diventare un impero nel settore del lusso, anzi del «bello», perché «i termini da utilizzare sono altri: innovazione, qualità, eccellenza». Qual è l’immagine dell’Italia nel mondo? «Ricordiamoci che nel 1977 il simbolo dell’Italia all’estero erano spaghetti e pistola. È stata la moda a cambiare l’immagine del nostro Paese in tutto il mondo. Tutto ciò che è made in Italy - la moda, il design, l’alimentare - ha permesso che l’Italia oggi sia amata e apprezzata. Il nostro Paese rimane nel cuore degli stranieri». Le nostre aziende, quindi, contribuiscono al rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo. Ma riescono ancora a competere sui mercati mondiali? «Assolutamente sì. Se le nostre aziende ottengono questo risultato, nonostante un sistema Paese vecchio e una burocrazia lenta, allora 118 • DOSSIER • MARCHE 2011
vuol dire che la nostra classe imprenditoriale è fatta di veri geni e autentici guerrieri». Crede che riusciremo a superare un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo? «Prima di preoccuparsi della crisi, occorre tornare con la mente e col cuore al maggio 1945 a Berlino. Anche se lo volessimo chiamare “recessione”, questo momento di difficoltà non è niente rispetto a ciò che hanno affrontato i nostri genitori e i nostri nonni quando uscirono dalla Seconda guerra mondiale. Insomma, è ridicolo avere timori di questo tipo. Basta essere conigli e fuori lo spirito dei guerrieri». Il mercato del lusso non morirà mai? «È così, ma su questo vorrei fare una precisazione. Quando fondammo l’associazione Altagamma dissi agli amici e soci fondatori che a me il termine “lusso” non piace. Scelsi di partecipare all’associazione, ma i termini da utilizzare dovevano essere altri: innovazione, qualità, eccellenza. La nostra è “l’industria del bello” e la gente guarda sempre verso il bello. Per questo la nostra scelta è vincente e lo sarà ancora di più con lo sviluppo dei mercati. Ci sono sempre dei momenti di passaggio, ma l’alta gamma crescerà sempre, con il continuo allargamento dei mercati. Ricordiamoci cos’era il mercato negli anni Settanta: non c’erano i Paesi dell’Est, non c’era la Cina. Ci sono momenti di incertezza, ma se guardiamo ai trend del decennio capiamo che la crescita è costante». A quali mercati occorre quindi guardare?
Santo Versace
Tutto ciò che è made in Italy - la moda, il design, l’alimentare ha permesso che l’Italia oggi sia amata e apprezzata. Il nostro Paese rimane nel cuore degli stranieri
«È necessario curare tutti i mercati, anche quando sono in un momento di stallo, come sta accadendo ora con il mercato degli Usa. Noi italiani poi siamo bravissimi a intercettare i mercati emergenti, come è stato per la Cina e oggi per l’India, che assomiglia proprio alla Cina di dieci anni fa. Ma anche la Russia, Taiwan e tutto il Medio Oriente, che è un mercato bellissimo». Il made in Italy è sufficientemente valorizzato? «Non come si dovrebbe fare. È necessario che il made in Italy diventi la nostra bandiera. E per far questo, occorre rivoluzionare il si-
stema di promozione del nostro Paese all’estero. Oggi abbiamo un sistema fatto di tanti soggetti diversi e non coordinati tra loro: le ambasciate, le Camere di Commercio, gli istituti di cultura, le Regioni. Ma ciò di cui abbiamo bisogno è una struttura coordinata e unica di promozione estera, che si occupi contemporaneamente di supportare le esportazioni e attrarre investimenti e flussi turistici sul territorio». Quali misure ritiene più urgenti per supportare il marchio Italia nel mondo? «Ci sono alcune misure molto semplici ma molto efficaci. Le aziende che esportano devono sostenere molti costi e affrontare numerosi problemi; hanno quindi bisogno di essere appoggiati in maniera intelligente. Dovremmo prendere come esempio quello che la Danimarca fa già da anni: alle aziende che esportano, riduce le imposte in proporzione alla percentuale delle esportazioni. Questa è la strada migliore per il supporto e lo sviluppo delle aziende». MARCHE 2011 • DOSSIER • 119
MANIFATTURA ITALIANA
La fusione di operatività, tradizione L e talento Il made in Italy, quello autentico, sembra interessare sempre di più i Paesi stranieri. Su queste basi si delineano gli sviluppi del settore. Fiorella Tombolini fa un quadro del mercato e della sua azienda Eugenia Campo di Costa
Fiorella Tombolini è anche vice presidente di Confindustria Macerata. Nella pagina accanto alcuni momenti di confezionamento degli abiti Tombolini. Sotto, un prodotto finito
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a qualità che rende noto il “made in Italy” nel mondo premia ancora. Anche in tempi di crisi. Nonostante il calo generale dei mercati, infatti, i dati Istat relativi al 2010 hanno registrato un andamento positivo del “made in Italy”, dall’abbigliamento alla pelletteria, con un saldo di 11,7 miliardi di euro. In particolare, la moda italiana, molto apprezzata all’estero, si riconferma un settore strategico per l’economia delle imprese nazionali. «Dopo quasi quattro anni di profonda crisi, che ha comportato anche un forte cambiamento nelle dinamiche del settore, la moda sta dando oggi segnali di ripresa, una prospettiva ottimista che le imprese italiane mi auguro riescano a cogliere» afferma Fiorella Tombolini, Vice presidente di Confindustria Macerata nonché Presidente della Tombolini Industrie. «I segnali positivi arrivano soprattutto dai mercati stranieri, che mostrano un interesse importante verso il made in Italy autentico». Qual è lo stato di salute del settore sul mercato italiano? «Quello italiano è ancora un mercato piuttosto fermo, ma si comincia a intravedere qualche segnale di ripresa anche sul territorio nazionale. Al momento, comunque, le prospettive davvero concrete per il vero made in Italy interessano i paesi del Bric, Russia e Cina soprattutto e l’Est Europa. Mercati meno facili da penetrale sono quelli del Brasile e dell’India, ma restano comunque interessanti». Come ha affrontato la Tombolini Industrie il periodo più critico del mercato? «Gli anni 2007, 2008, 2009 sono stati difficili per l’azienda. Abbiamo intrapreso un percorso di ristrutturazione anche piuttosto pesante, ma siamo usciti dalla crisi più forti, sia nell’organizzazione aziendale che nella percezione del nostro marchio Tombolini e nel suo riposizionamento sul mercato. Credo che dalle fasi di crisi si possa uscire anche rafforzati se si hanno le idee chiare e si sa dove si vuole andare». Quale strategia ha adottato l’azienda e quali dunque le prospettive per il nuovo anno? «Abbiamo definito una strategia improntata su tre coordinate fondamentali. Innanzitutto il vero made in Italy, prodotto di alta qualità inserito nel mercato
Fiorella Tombolini
25%
+
VENDITE È il dato relativo alla previsione di incremento vendite di Tombolini per il 2011
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Tombolini esprime i valori della tradizione manifatturiera italiana: cura dei dettagli, materiali italiani, scelta degli accessori, tagli classici e moderni
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del lusso, quindi lo sviluppo del retail, sia diretto che attraverso franchising, infine la definizione dei mercati che per noi saranno particolarmente strategici nel prossimo futuro: Europa, Cina, Russia, Medio Oriente, Nord America, in particolare il Canada, e Sud America in Brasile e Argentina. Per noi il 2010 è stato già un anno di recupero soprattutto qualitativo, di riposizionamento del marchio. Per il 2011 prevediamo un incremento intorno al 25% delle nostre vendite, soprattutto sui mercati stranieri». Si sente tanto parlare di made in Italy, ma in realtà non sono tantissime le aziende italiane a produrre articoli che siano italiani al 100%. Tombolini è una di queste. «La produzione è realizzata al 80 per cento in provincia di Macerata, con materiali di pregio e finiture impeccabili. Per il marchio Tombolini ogni fase della produzione av-
viene completamente all’interno delle nostre fabbriche, in questo modo abbiamo la garanzia di poter controllare tutto il ciclo e la qualità del prodotto. Per gli altri marchi produciamo rigorosamente sul territorio italiano, attraverso partnership con imprese nazionali». La vostra nasce come azienda di abbigliamento maschile, ma oggi realizzate anche abiti femminili. Ci può illustrare le diverse linee di Tombolini? «Tombolini vuole esprimere i valori della tradizione manifatturiera italiana: materiali italiani di alta qualità, cura dei dettagli, scelta degli accessori, tagli classici interpretati con il gusto minimale contemporaneo, collezioni facilmente interpretabili, dal gusto italiano e sofisticato. La linea Tconcept, rivolta a un target giovane e a una clientela che non ha paura di osare, colpisce i giovani perché parla la loro lingua e viene scelta dall’uomo più giovane perché gli permette di esprimere tutto se stesso. Tombolini Fleur è la linea donna della maison, è ricercata, femminile e curata nei dettagli. È dedicata all’estimatrice del vero made in Italy». La maison comprende altri due brand. «Sì, Hilton Vestimenta, che sviluppa con originalità un moderno concept di fluida aderenza, attraverso lo sviluppo ›› MARCHE 2011 • DOSSIER • 121
MANIFATTURA ITALIANA
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Urbisaglia, antica colonia e prefettura romana, è degna interprete dei valori che identificano anche la nostra azienda
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›› di innovativi tessuti naturali ed elastici tagliati
In alto, una veduta di Urbisaglia, città natale dell’azienda. Sotto, Fiorella Tombolini con i collaboratori www.tombolini.it
sul corpo, e Regent, che interpreta il capo di fattura sartoriale, con 18 ore di lavorazione, materie prime pregiate e manualità esperte. Regent è la linea per un capo di prestigio che trova grande riscontro in un mercato esclusivo, quello tedesco, che fa registrare costanti performance positive». Oggi siete presenti con punti vendita in Italia e all’estero. «Siamo presenti con 15 punti nel mondo, uno diretto aperto a febbraio a Parigi, gli altri nei paesi sui quali puntiamo particolarmente sia per il posizionamento del marchio che per lo sviluppo futuro dei nostri volumi. Quest’anno abbiamo in previsione di aprire un nuovo punto vendita anche a Milano».
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Quale rapporto lega l’azienda Tombolini alle Marche e, in particolare, a Urbisaglia? «Certamente la nostra impresa ha un riscontro notevole sul territorio dal punto di vista sociale: occupiamo circa 300 persone di gruppo e abbiamo un indotto altrettanto importante. Se si considera, inoltre, che il motto aziendale è “il futuro ha radici antiche”, si evince il profondo legame, storico, tra Tombolini e la città: un profondissimo accordo, un’ininterrotta complicità tra l’eco di una storia territoriale millenaria e la tradizione imprenditoriale della mia famiglia. Urbisaglia, città della salute, antica colonia e prefettura romana, è degna interprete di valori quali l’operosità creativa e la cultura manifatturiera che identificano anche la nostra azienda». Un’ulteriore dimostrazione del profondo legame tra l’azienda e il territorio è il simbolo del vostro brand. «L’identità visiva della marca Tombolini è il drago disegnato da mio padre Eugenio Tombolini, fondatore dell’azienda, che rielaborò opportunamente lo stemma araldico della sua città natale, Urbisaglia, raffigurante San Giorgio a cavallo che combatte contro il drago. Attraverso un’attenta rivisitazione grafica, mio padre riuscì a sintetizzare, in un unico segno, cavaliere e drago, inserendo l’elemento forbici quali zampe anteriori dell’animale scalpitante. Un tentativo riuscito di fondere tradizione, operatività e talento in un’unica iconografia di marca».
FOCUS MACERATA
Famiglia, scuola e scambi con la Cina Tra i settori d’investimento anche la cultura, «che assorbe il 19% delle risorse» precisa il sindaco di Macerata Roberto Carancini. «Sferisterio? Nonostante le difficoltà finanziarie, è rimasta invariata la nostra partecipazione economica» Elisa Fiocchi
Il sindaco di Macerata Roberto Carancini
N
el 2011, una stima del bilancio comunale di Macerata prevede, oltre alle spese di funzionamento e del personale, lo stanziamento di 8 milioni e 300 mila euro. «I servizi sociali indirizzati a famiglie e cittadini continuano ad essere la principale voce di impiego delle quote comunali» come afferma il Sindaco Romano Carancini. «Oltre al 55% delle risorse ad essa destinate che corrispondono a circa 4,6 milioni di euro, s’affianca il servizio scuola che assorbe circa 900 mila euro. Le risorse complessivamente destinate a questi due servizi passano al 67% del totale. La cultura assorbe un altro 19%, circa 1,6 milioni di euro, mentre il restante 14% viene impiegato negli altri servizi quali amministrazione generale, ambiente, tecnici, polizia e turismo». Di recente una delegazione di docenti cinesi ha fatto visita all’ateneo di Macerata per discutere opportunità di scambio e di collaborazione. L’amministrazione comunale si è detta pronta a stringere un accordo finalizzato alla proposta di un gemellaggio. Quali sono le finalità sul piano economico e commerciale? «Ospitare rappresentanti del popolo cinese è sempre un
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onore perché la loro terra è a noi particolarmente cara per l’opera e la missione di penetrazione nella loro cultura e nella loro società che ha compiuto il nostro celebre concittadino, padre Matteo Ricci, di cui nel 2010 abbiamo festeggiato solennemente a livello internazionale il IV centenario della sua morte. In occasione dell’incontro ho ribadito la volontà dell’Amministrazione - peraltro già espressa nei mesi scorsi anche ai vertici di un’altra municipalità, quella di Xu Hui, distretto di Shanghai - di avviare uno scambio con la città di Shaoxing, sede di un ateneo specializzato in lingue straniere e turismo, soprattutto improntato sulla crescita dei flussi turistici, indispensabile per l’internazionalizzazione dei rapporti, che, va da sé, implicano una crescita
Roberto Carancini
Il settore manifatturiero e quello degli altri servizi rappresentano un quinto del totale delle imprese artigiane
sotto il punto di vista commerciale e di conseguenza economico». L’alluvione che ha interessato il Fermano ha danneggiato alcune imprese sul territorio. In particolare il distretto calzaturiero che conta 3mila e 500 imprese. Quali interventi su questioni come l'accesso al credito e la pressione fiscale saranno attuati per salvaguardare il made in Italy? «Azioni rivolte ai soggetti, e parlo di cittadini e imprese, che hanno subito danni economici dai recenti eventi alluvionali, saranno vagliate alla luce dell’effettiva quantificazione dei fabbisogni. Ritengo inoltre che tali azioni dovranno essere concertate con le altre amministrazioni pubbliche coinvolte alla luce di un generale
1148 IMPRESE Il numero totale nel settore artigiano a fine 2010
67% RISORSE
Destinate a famiglia e scuola nel 2011
intervento “quadro”. Ciò al fine di garantire efficacia alle azioni stesse nonché di evitare inefficienze nel fronteggiare l’emergenza». Quale sarà il futuro dello Sferisterio e la natura del contributo dell’amministrazione comunale per risolverne i problemi? «Lo Sferisterio e la sua stagione lirica rappresentano un’eccellenza per l’intera regione e proprio per questo motivo l’impegno dell’Amministrazione comunale continua in modo convinto, nonostante le difficoltà di ordine finanziario comuni al settore della lirica e della musica dal vivo, anche a causa dei pesanti tagli operati al Fus. È rimasta invariata la nostra partecipazione economica e sta proseguendo l’impegno per la promozione e la diffusione della stagione 2011». Nel quarto trimestre del 2010 le sedi di imprese attive nel territorio erano 37mila 313, in netta ripresa rispetto alla statistica del mese di marzo. Qual è l’effettivo andamento del commercio e dell’artigianato cittadino? E il trend per il 2011? «Nello specifico nel comune di Macerata, alla data del 31 dicembre 2010, erano 4.274 e rispetto alla fine del 2009 è stato rilevato un aumento di 24 unità pari a +0,6%. Il settore del MARCHE 2011 • DOSSIER • 127
FOCUS MACERATA
commercio rappresenta il comparto con il mag- tale del comparto. Quello del manifatturiero e gior numero di imprese per la nostra città con 1.247 imprese attive pari al 29% del totale delle imprese. Tale comparto cresce di tre unità rispetto al 2009 (+0,2%), a livello provinciale la dinamica del settore è più elevata (+0,96%). Per quanto riguarda invece le imprese artigiane, sempre alla fine del 2010, ne erano attive 1.148, con una riduzione di due unità rispetto al dicembre 2009, in linea con l’andamento provinciale. Il settore artigiano più presente nel comune di Macerata è quello delle costruzioni con 380 imprese artigiane attive e rappresenta il 33% del to-
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quello degli altri servizi rappresentano un quinto del totale delle imprese artigiane. È ancora presto per dare indicazioni sulle tendenze di quest’anno, soprattutto perché all’inizio dell’anno, generalmente, si concentrano molte cancellazioni. Ciò che posso dire è che si osserva una presenza sempre più consistente di imprenditori stranieri mentre sembra in rallentamento la dinamica positiva rilevata nel 2010». Quali eventi sono in programma nel 2011 a Macerata in occasione del 150° dell’Unità d’Italia? «“Siamo tutti protagonisti di questa grande storia” è lo slogan scelto per racchiudere la partecipazione dell’Amministrazione comunale alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. In città il 16 marzo c’è stata la “Notte tricolore” e celebrazioni, quelle del 17, all’insegna della solennità e dell’ufficialità con i simboli dell’Italia unita, i musei e i palazzi culturali aperti, con gli incontri con la storia, la musica, le opere, le mostre e gli itinerari del Risorgimento. Molto vasto il programma che come Comune abbiamo messo a punto in collaborazione con enti pubblici, associazioni e istituzioni».
FOCUS MACERATA
Vola il made in Italy ma preoccupa il dopo alluvione «Secondo una prima stima di Confartigianato, per le pmi del Maceratese i danni subiti incideranno sulle loro attività come, e forse più, degli ultimi eventi sismici del 1997». A lanciare l’allarme è il presidente Folco Bellabarba Elisa Fiocchi
N
Folco Bellabarba, presidente provinciale Confartigianato Imprese Macerata
el futuro di Confartigianato Macerata sono in agenda progetti d’inserimento per i giovani imprenditori, il rafforzamento e la diffusione del made in Italy e un nuovo portale online per facilitare l’incontro tra domanda e offerta occupazionale. Tuttavia, come afferma il presidente provinciale di Confartigianato Folco Bellabarba, non è tutto «rose e fiori». I danni provocati dall’alluvione che ha messo in ginocchio le Marche ammontano a più di novecento milioni di euro: «Esortiamo con forza il Governo a disporre un provvedimento ad hoc» annuncia. «Non è comprensibile il motivo per cui per l’alluvione che ha colpito Veneto le risorse siano state attinte dalla fiscalità generale, mentre per quella che ha toccato il nostro territorio dovrebbero provvedere gli enti territoriali interessati». Per far fronte ai danni subiti dalla Regione, è stata predisposta la costituzione di un tavolo di coordinamento istituzionale a Roma per individuare le risorse, gestire l’emergenza e rilanciare le attività. Quante aziende rischiano di finire fuori dal mercato nel 2011? E quali altri provvedimenti saranno varati per superare l’emergenza? «Per alcune di esse, quelle che stavano lentamente uscendo dalla crisi, l’alluvione ha rappresen-
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tato il colpo di grazia. Sul reale numero delle aziende colpite e soprattutto sull’entità dei danni subiti dalle singole imprese, non abbiamo ancora dati certi. Ciò che è sicuro invece è che, ottenuto il riconoscimento dello stato di calamità naturale da parte del Governo, i relativi interventi di sostegno sono demandati, a seguito del decreto Milleproroghe, alle risorse disponibili nel bilancio regionale dando facoltà al presidente della Regione, qualora non vi siano in bilancio disponibilità finanziarie sufficienti, ad agire tramite aumenti dei tributi, delle addizionali e delle aliquote. Solo nel caso in cui tali misure non saranno sufficienti, e non potranno certamente esserlo, può esser disposto l’utilizzo del Fondo nazionale che però, per stessa ammissione del sottosegretario Letta, è incapiente dal 2004». Tra i provvedimenti che hanno fatto discutere, s’inseriscono le nuove disposizioni nel settore delle energie rinnovabili. Avranno conseguenze negative sulle imprese in termini economici ed occupazionali? «Sicuramente sì. Avevamo apprezzato le linee strategiche dello schema del decreto, ma il dispositivo successivamente approvato presenta non poche criticità. Ad esempio è inammissibile che si preveda la revisione del terzo Conto energia, approvato con un decreto in vigore da appena due mesi, determinando dal 1 giugno 2011 il blocco degli incentivi. Gli
Folco Bellabarba
impianti collegati in rete dopo tale data saranno incentivati da una nuova formulazione del Conto che verrà emanata dal ministero entro il 30 aprile: in tal modo si creerà una situazione di grave incertezza e confusione per le imprese che hanno investito nel settore delle rinnovabili e contemporaneamente non verranno favoriti futuri investimenti da parte di quelle aziende che stavano prendendo in considerazione opzioni di tal genere. Cambiare le carte in tavola quando la partita è già
mila CINESI
I cittadini della Repubblica popolare cinese con depositi bancari superiori al milione di euro
iniziata, non è corretto ed è un modo per scoraggiare investimenti e scelte che comunque determineranno conseguenze negative in termini economici ed occupazionali». La ripresa trainata dal boom in Asia, quali effetti positivi potrà generare nel mercato del made in Italy locale? «La crescita esponenziale del Pil dei paesi asiatici, Cina su tutti, sta determinando e continuerà a farlo, nel breve e medio termine, una grande opportunità per le nostre imprese produttrici del vero made in Italy. Oggi sono circa 900mila i cinesi con depositi bancari superiori al milione di euro: essi diventeranno, secondo stime autorevoli, più di 200 milioni entro il 2015 e 400 milioni, pari al 30% della popolazione, entro il 2020. E ancora, nel prossimo decennio, la Cina assorbirà il 44% delle vendite di beni di lusso nel mondo, considerato anche il fatto che la crescita del potere d’acquisto della popolazione cinese raddoppierà, da qui al 2020, ogni cinque anni. Questi numeri ci fanno ben sperare per le aziende artigiane, soprattutto per quelle che hanno puntato sulla qualità e sul “fatto in Italia”». In tema di federalismo fiscale, il passaggio della tassazione sugli immobili adibiti ad attività produttive dell’attuale aliquota Ici porterebbe a un incremento sulle imprese di 812 milioni di euro. Il suo auspicio è che i comuni, nell’ambito della propria autonomia tributaria, diminuiscano l’aliquota base dello 0,3%. È un traguardo raggiungibile? «Confartigianato non è certamente contro il federalismo fiscale. Ci piace però quello che favorisce la progressiva riduzione della spesa pubblica locale improduttiva determinando, di conseguenza, un meccanismo virtuoso in grado di abbassare la pressione fiscale, soprattutto quella sulle imprese. Ci auguriamo per- MARCHE 2011 • DOSSIER • 131
FOCUS MACERATA
tanto che i Comuni della nostra provincia, a
0,3 % ALIQUOTA Il traguardo che dovrebbero raggiungere i comuni
+6%
LAVORATORI Gli iscritti alle liste di mobilità
seguito delle nuove norme introdotte con il federalismo municipale, nell’ambito della propria autonomia tributaria, riducano l’aliquota base della nuova Imposta municipale sugli immobili (fissata al 7,6 per mille) del massimo possibile, cioè dello 0,3%. Ma sappiamo che non sarà così. L’alibi, come sempre, sarà quello dei tagli introdotti dal Governo sui trasferimenti agli enti locali: sentiremo le solite scuse ma nessuno andrà a toccare gli sprechi dovuti a consulenze, a contributi alle associazioni o a spese per iniziative futili o di rappresentanza». Con il nuovo portale lavoromacerata.net si facilita l’incontro tra domanda e offerta nel territorio. Come ha reagito il settore alla crisi che ha investito il mercato del lavoro? «Qualsiasi strumento che facilita l’occupazione è di questi tempi un’opportunità irrinunciabile.I dati forniti dall’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro della Provincia di Macerata ci mostrano, per il 2010 appena concluso, un confronto non facile con il 2009 (l’anno che maggiormente ha registrato i costi della crisi economica): crescita del 6% delle persone iscritte alle liste di mobilità (raggiunta quota 4.339 unità con punte soprattutto nei settori del calzaturiero, delle costru-
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zioni, del tessile/abbigliamento, cioè nei comparti ove maggiore è la presenza dell’artigianato); lieve crescita delle assunzioni (+ 5%, con un totale di 55.161 unità, delle quali solo l’11% a tempo indeterminato); riduzione degli iscritti al Centro per l’impiego, orientamento e formazione come inoccupati/disoccupati da 11.688 a 9.027 (grave rilevare che circa il 65% di questi sono compresi in una fascia d'età tra i 20 ed i 39 anni); riduzione, sostenuta da una perdita di fiducia soprattutto dagli iscritti in età più avanzata, verso la capacità del Ciof stesso di dare soddisfacenti prospettive occupazionali». Tra i servizi offerti, anche incontri per diventare imprenditori. «Attraverso l’iniziativa “Progetto Domani” è stato messo in atto, in tutta la provincia, un percorso informativo, formativo, esplorativo e motivazionale rivolto ai giovani che intendono intraprendere un’attività autonoma o d’impresa. L’importanza basilare della nostra iniziativa è conoscere ed esaminare assieme a consulenti qualificati idee, motivazioni, fattibilità, eventuale posizionamento sul mercato. Dopodichè l’aspirante imprenditore sarà seguito nei suoi primi passi nel mondo del lavoro da un pool di tutor ed accompagnato da tecnici e consulenti dell’associazione».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Lo sviluppo innescato dal trasferimento tecnologico Un’impostazione post-fordista che trova nel continuo aggiornamento professionale una delle sue strategie più redditizie. Franco Boldreghini e Mauro Angelini spiegano perché, nonostante la crisi, i risultati della Spes continuano a crescere Aldo Mosca
n asset strategico e fisiologico». Per Franco Boldreghini, Presidente della Spes, Società di Progettazione Elettronica e Software, è ciò che rappresentano le risorse umane all’interno dell’affermata azienda di Fabriano. Un valore che ben si innesca in una società strutturata in forma cooperativa e che si connette a un tessuto locale storicamente dedito allo sviluppo tecnologico delle sue industrie, a partire dal distretto degli elettrodomestici. «Questo asset viene costantemente curato e potenziato attraverso continui corsi di formazione e operazioni di reale trasferimento tecnologico interno mediante gruppi di lavoro organizzati e strutturati» spiegail Presidente, cui fa seguito anche il direttore commerciale,
«U
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Mauro Angelini. «L’impostazione che abbiamo dato all’azienda, da un lato contribuisce alla crescita professionale dei nostri soci e, dall’altro, garantisce una forte capacità di applicazione, su mercati tra loro molto differenti, delle tecnologie sviluppate nella varie aree della Spes». La formula, dati alla mano, pare funzionare. «I dati emergenti dal nostro bilancio 2010 sono a dir poco confortanti – dichiara Boldreghini -. Dopo anni di crescita imponente, con un aumento di fatturato superiore al 50%, anche nel 2010, nonostante la crisi mondiale, abbiamo chiuso i conti con un incremento del 30% delle nostre performance. Il tutto a riprova che innovazione e distintività di prodotto oggi dettano legge in un mercato globale, caratterizzato da una standardizzazione imperante che giova solo a nazioni che fanno del dumping sociale il proprio appeal». Con la crisi molti settori hanno ridotto drasticamente l’attenzione nei confronti delle risorse umane. Mentre voi, in questo, avete reagito in maniera opposta. FRANCO BOLDREGHINI «Certamente la crisi ha determinato un’attenzione ossessiva al contenimento dei costi e all’ottimizzazione delle risorse e dei mezzi. Spesso a danno della componente umana. Credo, però, che nessuno possa sottovalutare l’impatto che i fattori umani hanno sulle aziende, come la mo-
Franco Boldreghini e Mauro Angelini, rispettivamente Presidente e Direttore commerciale della Spes. Nelle altre immagini, il gruppo di lavoro e il laboratorio della società di Fabriano (An)
Franco Boldreghini e Mauro Angelini
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L’azienda ha da sempre sposato un’organizzazione post-fordistica, quindi di tipo non verticistico, costituita da un numero limitato di livelli e basata sulla interrelazione tra le aree di lavoro
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tivazione e il senso di appartenenza al progetto imprenditoriale da perseguire». MAURO ANGELINI «In questo senso l’azienda cooperativa ha, probabilmente, qualche marcia in più, ma credo di poter dire che tutte le aziende del territorio, in generale, hanno un’attenzione particolare su questi aspetti. Operiamo in una regione, le Marche, che da sempre si è distinta per eccellenza e competenza. Oggi è risaputo che competitività e attrazione o si ottengono solo rafforzando tali qualità». Comunque il fatto che voi siate una società cooperativa credete rappresenti una variabile decisiva? MAURO ANGELINI «La nostra forma giuridica rappresenta di fatto uno degli elementi vincenti del nostro stare sul
+30% FATTURATO Dopo anni di crescita imponente, con aumenti superiori anche al 50%, nel 2010 Spes chiude un ennesimo bilancio in crescita del 30%
mercato. Vivendo di idee tradotte in prodotti innovativi, i “cervelli” dei nostri addetti rappresentano il vero valore del nostro fare impresa. Aver assunto la forma giuridica cooperativa, che amplifica e irrobustisce il senso di appartenenza, non può che rafforzare questo skill. Integrare forme di governance aziendale, che vanno dalla gestione in senso stretto per arrivare alle diverse metodologie di ripartizione dei risultati economici, con altre di organizzazione operativa cooperativa, fanno del nostro progetto un pivot nel campo dell’innovazione tecnologica nel settore ingegneristico». Negli anni sono mutate le metodologie di gestione del vostro gruppo di lavoro? FRANCO BOLDREGHINI «L’azienda ha da sempre sposato un’organizzazione post-fordistica, quindi di tipo non verticistico, costituita da un numero limitato di livelli e basata sulla interrelazione tra le aree di lavoro. Nel tempo, sicuramente, sono state modificate anche in modo sostanziale le configurazioni di tali aree e le modalità di scambio di informazioni e di sviluppo relative ai processi progettuali e produttivi, preservando però la “vicinanza” operativa tra i vari livelli e tra le aree aziendali. Il valore della persona e la sua espres- ›› MARCHE 2011 • DOSSIER • 135
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› sione di creatività, anche organizzativa, sono di fatto alla base del nostro successo. Spesso, i migliori frutti derivano anche da quella “confusione organizzata” tipica di un campus tecnologico come la Spes». Quanto investite in formazione? MAURO ANGELINI «La formazione continua, on the job, è un aspetto tipico e caratteristico del nostro operare. La nostra è un’azienda in forma di R&D, così possiamo definire il nostro organigramma funzionale, pertanto l’attenzione alla formazione e il continuo contatto con l’universo accademico e scolastico
in genere sono per noi elementi strategici. Per questo, nel tempo, abbiamo modulato il nostro rapporto con il mondo della scuola siglando convenzioni, accordi e protocolli finalizzati anche alla formazione e all’inserimento di neolaureati e neodiplomati nel mondo del lavoro, in Spes come in aziende nostre partner e clienti». In Italia, è noto, il rapporto tra scuola e tessuto produttivo non è dei migliori. Voi in che modo riuscite a superare questa reticenza? FRANCO BOLDREGHINI «Ogni anno organiz-
PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO Un progetto condiviso con alcuni dei principali gruppi industriali italiani, a partire dal polo di Fabriano. L’attività di ricerca della Spes porta sul tessuto produttivo un decisivo indotto tecnologico
a Spes, Società di Progettazione Elettronica e Software, è una società cooperativa per azioni con sede a Fabriano (An), attiva dal 1997 nei settori della ricerca industriale e dell’innovazione domotica. Da sempre, il suo core business si concentra nella consulenza e progettazione per il settore elettronico e informatico. È principalmente alle Piccole e medie imprese che la società guidata da Franco Boldreghini e Mauro Angelini si rivolge. In particolare, Spes è partner di importanti realtà aziendali del comparto meccanico ed elettromeccanico, incentivando lo sviluppo di progetti basati sull’impiego di tecnologie altamente innovative. Negli anni, Spes ha
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instaurato, in Italia e all’estero, stabili rapporti di collaborazione con importanti e consolidate realtà industriali tra cui spiccano la Indesit Company SpA , la MTS Group e la ELICA SpA di Fabriano, la Scholtés di Thionville (Fr), la Glabo Group SpA di Jesi (An) e la Saeco International SpA di Gaggio Montano (Bo). La società ha contribuito, mediante attività di formazione complementari a quelle accademiche e rivolte a giovani neolaureati, alla costituzione di un “indotto specialistico” a supporto del mondo industriale. In particolare, assieme alGruppo Indesit, l’azienda ha trovato ulteriore slancio nella definizione di un “Progetto di Sviluppo Tecnologico e Industriale”
finalizzato alla realizzazione di un centro di ricerca altamente qualificato che, con connotati di eccellenza, provveda alla realizzazione di attività di testing e prove sperimentali in tema di “engineering preindustriale” e “supporto alla qualità prodotto”. www.spesonline.com
Franco Boldreghini e Mauro Angelini
ziamo diversi corsi di formazione che investono tutti i livelli dell’azienda. Ad esempio corsi di inglese, di project management, di gestione delle risorse, seminari tecnici su tematiche progettuali specifiche. Questo per far fronte a naturali esigenze formative complementari alla preparazione prettamente tecnica acquisita nelle università di qualunque natura essa sia, scientifica, economica o giuridica. Sicuramente strumenti come stage e apprendistato professionalizzanti sono di grande aiuto alle imprese per coprire il fisiologico gap che esiste tra la formazione culturale acquisita nelle università e l’apprendimento pratico di un mestiere». All’estero, rispetto all’Italia, la situazione è differente? MAURO ANGELINI «Purtroppo in Europa paghiamo il ritardo storico, rispetto a forme di integrazione tra impresa e area della formazione, consolidatesi negli Stati Uniti e negli altri Paesi emergenti, come India, Giappone e Cina. Di fatto non esiste un modello europeo nel trasferimento tecnologico. Le grandi aziende operano in solitaria e tutto il mondo delle Pmi vive con ansia e disagio questa peculiarità. Vi è uno sbilanciamento tra le piccole imprese iperproduttive di idee,
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Abbiamo siglato, con scuole e università, diverse convenzioni, accordi e protocolli finalizzati all’inserimento di giovani neolaureati e neodiplomati nel mondo del lavoro. Non solo per la nostra azienda ma anche per molte nostre imprese partner
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ma con difficoltà di attuazione delle stesse, e quelle che vivono il disagio di una perdita di competitività e l’esigenza di essere recettori di trasferimento tecnologico dal sistema economico e sociale di riferimento». Il prossimo biennio? FRANCO BOLDREGHINI «Per il futuro prossimo l’obiettivo principale sarà quello di rafforzare e amplificare il nostro modello organizzativo, facendo integrazione e rete con altri player del settore tecnologico, convinti che l’unione delle esperienze e il rafforzamento del nostro patrimonio intellettivo ci permetteranno di confermare gli ottimi risultati degli ultimi anni». MARCHE 2011 • DOSSIER • 137
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dal distretto anconetano, l’eccellenza elettronica Dall’automotive alle telecomunicazioni, dall’information technology alle forniture militari fino alla robotica. I circuiti stampati progettati, prodotti e assemblati dal team della Cibes diffondono nel mondo il valore tecnologico del distretto elettronico di Ancona Giammaria Licata
l circuito stampato costituisce il supporto meccanico più utilizzato e più stabile per il collegamento di componenti elettronici. Le tecnologie sottese alla produzione di tali supporti hanno subito radicali cambiamenti nel corso degli ultimi decenni; una prova di ciò si ha confrontando il circuito interno di una radiolina degli anni Ottanta e gli ultimi circuiti stampati dei cellulari. Di pari passo con l’evoluzione tecnologica, la Cibes, società anconetana che da oltre trent’anni opera nel settore dell’elettronica ad alto contenuto tecnologico, è oggi protagonista del mercato dell’elettronica industriale nei settori più differenti. Di fatti, «le linee produttive della Cibes prendono parte alla realizzazione di circuiti stampati destinati a
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molteplici e disparati comparti della moderna imprenditoria internazionale: dall’automotive alle telecomunicazioni, dall’information technology alle forniture militari, dal settore energetico e fotovoltaico fino alla robotica». Nel descrivere le principali dinamiche settoriali, i fondatori della Cibes, Enrico Baldoni e Ivano Cingolani, non possono non sottolineare come «la filosofia di espansione che ha sempre alimentato la politica aziendale, punta sulla ricerca e sull’innovazione tecnologica». Progettazione, produzione e assemblaggio di circuiti stampati: sono le attività che la Cibes mette a disposizione di una rete di partner e committenti in Europa e nel mondo. Ma se le rotte commerciali puntano all’internazionalizzazione dell’azienda, non può tacersi l’importanza del radicamento nel territorio marchigiano. Il cuore della Cibes è infatti localizzato a Castelfidardo, in provincia di Ancona, nel noto distretto dell’elettronica nato negli anni Settanta con l’evoluzione tecnologica degli strumenti musicali. «In due stabilimenti produttivi di oltre 5 mila metri quadrati, vengono progettati prodotti e assemblati ogni giorno milioni di circuiti stampati per le differenti richieste del mercato – afferma il dottor Baldoni –. Cibes è generalmente ritenuto un grande esempio di made in Italy nonché testimonianza di qualità, di radicamento culturale e tradizione con il ter-
In queste pagine, immagini dell’area di produzione e di assemblaggio dei circuiti stampati della Cibes di Castelfidardo (AN) www.cibes.it
Enrico Baldoni e Ivano Cingolani
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Con un know-how organizzativo e tecnologico assolutamente unico, il centro di ricerca e sviluppo della Cibes progetta, produce e assembla circuiti stampati
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ritorio al quale fa da eco in tutto il mondo rendendolo protagonista nel settore dell’elettronica». In un ambito così specialistico non potevano mancare proficue collaborazioni con realtà, come quella universitaria. «L’azienda, fondata nel 1980, ha sempre gestito al suo interno tutti i reparti qualificati necessari alla progettazione, ingegnerizzazione, realizzazione e assemblaggio dei differenti tipi di circuiti stampati – spiega il dottor Cingolani – , formando in collaborazione con le facoltà di ingegneria e di economia dell’Università Politecnica delle Marche, un’intera generazione
di tecnici e di dirigenti che si sono specializzati nel settore». Con un know-how organizzativo e tecnologico assolutamente unico, il centro di ricerca e sviluppo della Cibes progetta e sviluppa circuiti stampati con partner internazionali per le differenti applicazioni del mercato, posizionandosi come interlocutore strategico per le aziende che operano nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica. «L’utilizzo industriale di tecnologie di produzione all’avanguardia garantisce uno standard di prodotti innovativo ad alta qualità sui grandi numeri, competitivo in termini di prezzi – precisa Baldoni –. Grazie ad un atteggiamento flessibile e internazionale che ha puntato molto sulla crescita e sulla sempre maggiore qualificazione sia dei prodotti che dei servizi, la Cibes ha superato brillantemente la crisi dell’elettronica che ha investito tutto il settore». Prodotti sempre più ad alto contenuto tecnologico quindi, ingegneri e tecnici altamente qualificati e notevoli investimenti nella ricerca e sviluppo sono stati gli ingredienti di una strategia di successo che in trent’anni ha portato la Cibes ad essere leader in Europa nel settore dei circuiti stampati. MARCHE 2011 • DOSSIER • 139
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Applicazioni tecnologiche che esaltano la precisione Una realtà solida, al tempo stesso moderna e artigianale, frutto di un’audace iniziativa imprenditoriale e dedicata alla produzione di uno strumento sconosciuto ma utile. Roberto Moretti, titolare con Mauro Latini della Tecnosteel di Montecassiano, racconta questo particolare e interessante ramo dell’industria Francesco Bevilacqua
splorando un settore industriale particolare si possono scoprire aspetti interessanti, da un tipo di macchinario strano sconosciuto, ma fondamentale per la produzione di tanti oggetti, a una realtà imprenditoriale coraggiosa e dinamica, da una struttura efficiente e confortevole alle criticità di un comparto industriale – quello marchigiano – ricco di buona volontà ma anche di ostacoli e difficoltà. Tutto questo è contenuto nel quadro che Roberto Moretti delinea descrivendo l’attività della sua azienda, la Tecnosteel, che si dedica alla produzione di fustelle. Può spiegare, per chi non conosce il settore, che cos’è la fustella per cartotecnica? «Essendo uno strumento abbastanza particolare, mi sono trovato spesso a illustrarne l’utilizzo
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e le caratteristiche ai molti che non ne hanno mai sentito parlare. Si tratta in pratica di uno stampo in legno, acciaio e gomma che viene utilizzato principalmente per il taglio e la piegatura di scatole e imballi in cartone, espositori, circuiti flessibili, accoppiati in alluminio, etichette e altri oggetti simili. La fustella può essere piana o rotativa in funzione dei diversi tipi di produzione a cui è destinata e dei macchinari nei quali va inserita». Cosa l’ha spinta a fondare un’azienda dedicata alla produzione di un attrezzo così poco conosciuto e particolare? «Lavorando come dipendente nell’ufficio tecnico di un’importante azienda di giocattoli che utilizzava le fustelle sia per lavorazioni stan-
In queste pagine, immagini di alcuni ambienti di produzione e le macchine della Tecnosteel di Montecassiano (MC) www.tecnosteel.cc
Roberto Moretti e Mauro Latini
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L’impiego di macchinari sempre più sofisticati, che richiede un costante aggiornamento di tutto lo staff produttivo, rappresenta comunque il frutto dell’esperienza pluriennale acquisita
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dard che per la realizzazione di prodotti molto particolari come i puzzle, mi sono reso conto della necessità che avevano i fornitori – cartotecniche, scatolifici, tipografie, che oggi si appoggiano alla mia azienda – di avere un prodotto di qualità e un servizio sia di progettazione che di campionatura. Nel 1981 quindi, tenendo conto di questa esigenza, ho iniziato l’attività acquistando attrezzature – allora solo manuali – per la produzione delle fustelle, mirando a fornire un servizio innovativo. L’azienda si è sviluppata negli anni con l’ingresso di due soci e un numero crescente di dipendenti, che hanno tutti contribuito a determinare l’affermazione della Tecnosteel nel suo settore». Come avete conciliato artigianalità e innovazione tecnologica? «L’impiego di macchinari sempre più sofisticati, che richiede un costante aggiornamento di tutto lo staff produttivo, rappresenta comunque il frutto dell’esperienza pluriennale acquisita anche con il lavoro manuale, determinante per un più efficiente utilizzo della tecnologia. Abbiamo sempre investito nell’innovazione tecnologica, facendo in alcune occasioni scelte all’avanguardia che ci hanno consentito di abbreviare i tempi e aumentare notevolmente la precisione della lavorazione. Questa strategia ci ha proiettato un passo avanti rispetto alle concorrenti». Quali sono state le ultime novità del settore e quali quelle previste in futuro? «Dopo una notevole evoluzione delle apparecchiature strumentali negli anni passati, non ritengo che nel prossimo futuro si presenteranno novità capaci di modificare radicalmente il ciclo KW produttivo, come sono state il laser o le macchine piegatrici automatiche. Per questo, a fare la difÈ la quantità di energia che ferenza sarà la capacità di coniugare la qualità del la Tecnosteel prodotto, da mantenere sempre al massimo liproduce grazie a un impianto vello, con un servizio sempre più efficace. La Tecdi pannelli nosteel sarà comunque sempre orientata al rinfotovoltaici novamento, con uno sguardo attento rivolto
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alle opportunità che si potrebbero presentare nell’ammodernamento dei macchinari finalizzato a una sempre maggiore efficienza». Qual è la vostra struttura aziendale? «Il personale è costituito da trenta dipendenti, la parte operativa viene svolta in un immobile di duemila metri quadrati da poco ristrutturato e dotato di un impianto fotovoltaico di 141 KW che ci permette di autoprodurre tre quarti dell’energia che utilizziamo. Nostro intendimento è sempre stato quello di rendere il luogo di lavoro il più confortevole possibile per tutti i dipendenti, ad esempio dotando tutto l’immobile, inclusa la parte produttiva, di aria condizionata». Qual è la situazione del vostro settore e in generale del comparto economico marchigiano a cui appartenete? «Le tante piccole aziende sono sempre state un grosso traino per l’economia regionale e nazionale. Da parte degli imprenditori della zona c’è un impegno costante e significativo, che ha permesso ad aziende come la Tecnosteel di rimanere per trent’anni sul mercato, aumentando anche il numero dei clienti. Tutto questo sforzo però non sempre è recepito compiutamente da chi ha la responsabilità delle scelte economiche e amministrative, alcune volte perfino dai nostri collaboratori. Noi marchigiani siamo portati a operare in silenzio, senza enfatizzare i risultati raggiunti, ma spero che le nuove generazioni possano trarre dalla nostra esperienza un incoraggiamento a proseguire nella strada segnata e lo stimolo a cimentarsi in attività imprenditoriali sempre nuove». MARCHE 2011 • DOSSIER • 143
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Lo sviluppo del mercato dell’acciaio inox Il mercato dell’acciaio inox vive una fase positiva. Il 2010, infatti, ha fatto registrare un netto aumento dei volumi. Merito anche delle tante applicazioni di questo materiale. Il punto di Anna Maria Ripesi Luca Righi
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na lega a base di ferro che riunisce in sé le proprietà meccaniche degli acciai e una spiccatissima resistenza alla corrosione. È l’acciaio inossidabile la cui peculiare caratteristica di resistenza è dovuta ad alcuni degli elementi di cui è composta la lega, tra cui spicca il cromo, che funge da protezione grazie all'azione di uno strato invisibile di ossidi, che lo rendono immune agli attacchi degli agenti chimi esterni. Il nome “acciaio inox”, con cui è più conosciuto l’acciaio inossidabile, deriva dal francese “inoxydable”; ma in realtà, questo materiale fu scoperto da uno studioso inglese, Harry Brearly. Nel 1913, nel corso di una sperimentazione sui tipi di acciai più adatti per le canne delle armi da
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La Co.Fer.M ha sede a Camerata Picena (AN) www.coferm.it
Anna Maria Ripesi
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Il 2010 ha rappresentato, soprattutto nel primo semestre, un anno incoraggiante per l’acciaio inox, con volumi veramente notevoli
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fuoco, Brearly scoprì che uno dei campioni di acciaio, contenente il 13 per cento di cromo e il 0.25 per cento di carbonio, non arrugginiva quando veniva esposto all'atmosfera. L'acciaio inossidabile conseguì subito un enorme successo, ma il vero boom degli acciai inox si ebbe attorno agli anni '40, quando i progressi nel campo della metallurgia permisero di sviluppare nuove leghe inossidabili adatte alla più diverse applicazioni. «Anche oggi - afferma Anna Maria Ripesi, amministratore delegato della ditta Co.Fer.M Spa di Camerata Picena – si continuano a studiare miglioramenti e perfezionamenti di queste leghe, tant’è che l'acciaio inossidabile viene anche utilizzato nei più disparati settori industriali, dal petrolchimico, al minerario, fino al nucleare, all'energetico e, natural-
mente, all'alimentare. L’acciaio inox, inoltre, riveste un ruolo particolarmente rilevante, laddove, per motivi di natura tecnico-impiantistica, va a sostituirsi al carbonio». La Co.Fer.M, in particolare, ha sempre considerato l'acciaio inox un materiale di importanza strategica. Costituita nel 1978 da Marcello Galeazzi, nel corso degli anni l’azienda ha sempre puntato su ricerca e innovazione, una scelta che le ha permesso di diventare altamente specializzata nel settore degli acciai serie 300 e 400 e sulle leghe NI/CR/MO. «La produzione e la commercializzazione di acciaio viene in gran parte destinata alla Thyssenkrupp Acciai Terni – spiega Anna Maria Ripesi – ma lavoriamo anche altri metalli, come titano, cobalto, acciai rapidi che vengono dirottati su altri mercati all’interno della Comunità Europea». La Co.Fer.M è un’azienda moderna e dinamica che ha sviluppato nel settore capacità e conoscenze tali da potersi confrontare e inserire nell’attuale globalizzazione dei mercati. «Il mercato degli acciai inossidabili – continua Anna Maria Ripesi – ha un andamento ciclico, e in questo momento sta vivendo una fase di sviluppo. Oggi lavoriamo soprattutto, oltre che sul territorio nazionale e i principali paesi europei, anche in Europa dell’Est e sui paesi dell’ex Unione Sovietica». In particolare, la ditta opera nei settori industriale e manifatturiero, ma reperisce anche da ›› MARCHE 2011 • DOSSIER • 145
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› piccoli raccoglitori e commercianti di medie di-
mensioni. Ma qual è, nel dettaglio, lo stato di salute del mercato dell’acciaio inox? «Dopo il crollo della domanda legata alla recessione e al forte de-stoccaggio del 2009, il 2010 ha rappresentato, soprattutto nel primo semestre, un anno incoraggiante, con volumi quasi mai raggiunti. L’incremento di produzione verificatosi nel 2010, seppur non costante, e la conseguente richiesta di materia prima da parte dei produttori ha innescato un meccanismo di rialzo anche sul mercato del nichel, quotato alla borsa di Londra, anche in virtù delle forti richieste del mercato asiatico». Co.Fer.M ha affrontato un 2010 caratterizzato da forti oscillazioni nei prezzi delle materie prime e da una richiesta di materiali discontinua «ma i risultati sono stati comunque più che positivi». Per tenere il mercato al meglio, l’azienda ha saputo sfruttare di volta in volta le
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opportunità che le si presentavano, e ha tenuto in costante monitoraggio l’andamento dei mercati: «non solo quello nazionale ed europeo – sottolinea Ripesi -, abbiamo voluto guardare molto più ad ampio raggio, osservando quello che succedeva a livello mondiale. Con la globalizzazione, bisogna confrontarsi di continuo con tutti i mercati, anche stranieri, avendo uno sguardo molto attento anche ai mercati finanziari che, investendo ingenti capitali sulle commodities, creano spesso false aspettative». Per l’anno da poco cominciato, Anna Maria Ripesi prevede che le richieste saranno quantitativamente in forte aumento, anche se probabilmente il 2011 sarà caratterizzato dall’incognita delle quotazioni. L’azienda affronta il nuovo anno con la sua consueta filosofia: «una continua evoluzione per quanto concerne l’acquisizione di nuovi macchinari, impianti e tecnologie idonee a migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti e la qualità dei prodotti lavorati, con lo scopo finale di immettere sul mercato prodotti rispondenti alle specifiche tecniche richieste dagli utilizzatori, al corretto impiego dei sottoprodotti generati e allo smaltimento dei rifiuti prodotti dai cicli di lavorazione». Una delle prerogative della Co.Fer.M, infatti, nonché uno dei suoi obiettivi primari, è il rispetto dell’ambiente e della sicurezza nel suo senso più ampio. Da sempre, ha puntato su una struttura adeguata, che garantisse alti livelli di rispetto ambientale, e un sistema di controllo di radioattività con un impianto Exploranium che assicura l’assenza di contaminazione su tutti i materiali in ingresso; un attrezzato laboratorio di analisi, all’avanguardia per una azienda che come la Co.Fer.M. che riceve, manipola, e commercia migliaia di tonnellate di “materie prime secondarie”; un cantiere rispettoso di tutte le leggi di natura ambientale, (emissioni in atmosfera, in rete fognaria etc.), tutte autorizzate e monitorate in continuo per il rispetto dei parametri autorizzati. Inoltre, punta molto sulla preparazione e sul continuo addestramento del personale per l’attuazione e il rispetto di tutte le procedure inerenti la sicurezza e l’ambiente.
La meccanica delle idee La fornitura di componenti meccanici per produttori di macchinari e impianti industriali, richiede elevati standard qualitativi, costi contenuti e grande capacità innovativa. Una sfida impegnativa per gli operatori del settore. Ne parla Chiara Andreani Amedeo Longhi
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l settore della meccanica di precisione è molto competitivo e i margini di manovra sono molto stretti. La cura e la qualità che vengono riversate nella realizzazione dei prodotti vengono oramai date per scontate dai committenti, così gli operatori, per dare un valore aggiunto alla propria azienda, devono utilizzare altre leve. Una è certamente il prezzo, che costituisce però un aspetto su cui è difficile agire più di tanto. Diversa è la strada percorsa dalla Nuova TCM, industria di subforniture meccaniche: «Il fattore di differenziazione sui cui abbiamo investito e che perseguiamo fortemente consiste nel fornire non solo un prodotto, ma idee» dichiara Chiara Andreani, amministratore delegato dell’azienda marchigiana. «Fornire idee significa proporre soluzioni migliorative anche quando non fanno espressamente parte delle richieste che ci vengono commissionate andare oltre la qualità, che è ormai consolidata per tutti, ed investire per dare un servizio di pianificazione, di gestione delle informazioni produttive e logistiche, e di costante re engineering. Questo tipo di relazione con il committente conferisce alla sub-
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Chiara Andreani
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Fornire idee significa andare oltre la qualità e proporre soluzioni migliorative anche quando non fanno espressamente parte delle richieste commissionate
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fornitura un grande valore aggiunto e di conseguenza offre maggiori opportunità di crescita e di espansione in nuovi mercati». Per essere così competitivi in questo settore quindi la capacità di innovarsi è fondamentale? «La crescita nel tempo è stata senza dubbio supportata da una molteplicità di fattori, primo fra tutti la creatività nella ricerca di soluzioni produttive, accompagnata da una conoscenza del mercato, sia di sbocco che di approvvigionamento. Questo dinamismo propositivo verso il mercato è stato accompagnato da investimenti costanti in tutte le aree aziendali – dalla tecnologia produttiva alla formazione e crescita costante delle risorse umane – sia in ambito strettamente tecnico che relazionale, il tutto con attenzione alla solidità aziendale. Per noi l’innovazione è questo: saper capire quali sono i fattori che ci rendono vincenti e “interessanti” e investire su di essi costantemente. Innovare significa essere in grado di fornire un servizio evoluto e a costi competitivi ai contractors, conoscere le tecnologie in anticipo e svilupparne il loro utilizzo, stimolare le persone Nella pagina a fianco, in basso, Chiara Andreani, amministratore delegato della Nuova TCM di Gradara (PU) www.nuovatcm.com
che lavorano con noi, affinché trovino sempre la soluzione migliore». Cosa attende quindi la vostra azienda in futuro? «La nostra mission è diventare un riferimento nella realizzazione di componenti meccanici critici per i maggiori produttori italiani ed europei di macchine e impianti industriali. I mercati in cui vogliamo potenziare la nostra presenza sono quelli delle costruzioni, delle rinnovabili e dell’impiantistica. Per farlo, stiamo investendo nel mantenimento di una tecnologia di trasformazione all’avanguardia e nella continua capitalizzazione del know how specifico di settore attraverso formazione costante delle risorse umane. Stiamo inoltre approfondendo la conoscenza dei settori di destinazione del nostro semilavorato per conoscere più da vicino le criticità che li contraddistinguono». Quali sono invece le prospettive del settore e del mondo industriale e imprenditoriale in genere? «Ci sono fattori fondamentali che vanno al di là delle caratteristiche peculiari di una singola azienda, ancorché di successo, che servono a tutto il mondo economico e che fanno sì che ciò che viene chiamato “sistema” funzioni, cioè che porti benessere a tutti. Questi fattori sono la voglia di emergere, di fare, di innovare, di rimanere al passo con le esigenze moderne di crescita e di evoluzione, guidati da principi di orgoglio e correttezza, motori potentissimi per qualsiasi miglioramento». Potreste descrivere la Nuova TCM in numeri? «La nostra azienda sviluppa un volume di affari pari a dodici milioni di euro, che con la consociata TLM – specializzata nella produzione di martinetti idraulici – arrivano a ventiquattro milioni. Occupa circa cento addetti e opera al servizio di settori industriali differenti quali edile, minerario, siderurgico, oleodinamico, movimento terra. La produzione viene realizzata attraverso reparti di macchinari a controllo numerico di fresatura, tornitura e saldatura robotizzata. La gestione interna è regolata da un sistema informativo, SAP ERP che controlla tutte le informazioni aziendali e assicura integrazione, velocità e profondità delle informazioni trattate». MARCHE 2011 • DOSSIER • 149
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il galvanico ha bisogno di rinnovamento Mario Settimi conferma l’andamento positivo della sua nota elettrogalvanica. Ma sottolinea l’esigenza, troppo spesso ignorata dalle istituzioni, di favorire il rinnovo strutturale e tecnologico delle imprese del settore Carlo Sergi
ono evidenti i segnali di ripresa emersi nel 2010 per l’Elettrogalvanica Settimi. Un trend che il patron dell’azienda di Pollenza, Mario Settimi, aveva già previsto in autunno. «Il consuntivo ha evidenziato dati positivi, in particolare si è riscontrato un aumento del volume d’affari di 15 punti percentuali rispetto al 2009». L’impresa di Settimi, nota nelle marche per essere leader nel rivestimento dei metalli e nella metallizzazione delle resine, può dunque proseguire nella sua politica di investimenti rivolti all’innovazione e allo sviluppo. «La parola d’ordine dei nostri committenti è innanzi tutto qualità. Sul settore viene richiesto un livello di produzione sempre più elevato» spiega l’imprenditore. «Le nuove tipologie di prodotto seguono sempre la traccia dettata dalle innovazioni proposte dalle grandi firme che, comunque, alla luce dell’imperativo “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, sono nient’altro che il rispolvero di vecchie tendenze rivedute e corrette». Un’ a n a l i s i , questa, che in-
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Mario Settimi, titolare della Elettrogalvanica Settimi Srl di Pollenza (Mc)
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cide sul trend positivo dell’elettrogalvanica, visto che esistono milioni di articoli di prodotto e considerato il fatto che il suo settore principale di riferimento è costituito dall’accessoristica per borse, scarpe e abbigliamento, spaziando anche dall’articolo da regalo alle bomboniere, fino all’oggettistica e agli oggetti di arte sacra. Esistono, oltre a questi, nuovi target cui rivolgersi? «Il nostro è un mercato composto da una clientela medio alta e in questo momento economico crediamo sia opportuno un consolidamento in questo segmento». Cambiando argomento, dal punto di vista fiscale ha ritenuto sufficienti gli interventi messi in atto a sostegno delle imprese del settore? «Non ho visto interventi da parte dello Stato sul nostro comparto, non mi è giunta notizia di eclatanti rivoluzioni fiscali, ho solamente percepito una grande confusione sia da una parte politica che dall’altra, oltre che da alcuni mass-media, che invece di rappresentare la situazione angosciosa in cui versa il mondo del lavoro, hanno speso parte del 2010 e parte del 2011 a parlare di case a Montecarlo, della spettacolarizzazione del delitto di Avetrana, di “pseudo intrallazzi amorosi” e di altre storie similari. Le imprese italiane, vista anche la ricorrenza del centocinquantenario dell’unità d’Italia, credo meritino più attenzione dal mondo politico, in considerazione che molte di esse hanno fatto sì che il made in Italy entrasse nel-
Mario Settimi
Un’attenzione per l’ambiente Tra le tante novità dell’Elettrogalvanica Settimi, una delle più importanti riguarda sicuramente il tema della tutela dell’ambiente. «Possiamo affermare con orgoglio di essere una delle prime aziende marchigiane ad aver implementato un sistema di gestione riguardante la garanzia della tutela ambientale per emissioni in atmosfera e scarichi in pubbliche fognature, ottenendone la relativa certificazione Uni En Iso 14001» dichiara Mario Settimi. «Purtroppo molti nostri competitor, soprattutto all’estero, operano senza alcun rispetto per l’ambiente. In questo modo riescono ad applicare prezzi finali di prodotto molto inferiori rispetto ai nostri. Non possiamo però violentare la natura a favore degli incassi». www.settimi.net
l’immaginario collettivo». Di quali sostegni necessita il vostro comparto? «È necessaria una rimodernizzazione degli impianti produttivi, da troppo tempo, forse, fermi nel nostro settore, visto anche l’impatto ambientale che essi possono produrre. Pertanto ci si attende una defiscalizzazione degli investimenti in modo da renderla possibile e appetibile». «L’obiettivo per l’anno corrente è quello di conLe sue aspettative sul finire del 2010 si sono rivelate esatte. solidare il nostro mercato di appartenenza. Come Cosa si aspetta dal resto del 2011? ho già dichiarato a novembre, la tecnologia, nel nostro modus operandi, è giudicata essenziale per avere un prodotto al top nella qualità. Pertanto, anche nel 2011 siamo pronti a effettuare investiLa manualità resta importante, menti, con o senza aiuti dallo Stato, sulla tecnoperché sono l’occhio e l’esperienza logia, qualora pensassimo che questa ci possa ofdell’operatore a far sì frire uno standard ancora più elevato sia nell’organizzazione del lavoro che nel comparto che l’oggetto corrisponda ai più produttivo». alti standard qualitativi La tecnologia, però, non mette da parte la manualità. La vostra è un’attività in cui le mani, sotto molti aspetti, la fanno ancora da padrone. «Vero. Vista la particolare attività svolta, molti lavori vengono e continuano a essere svolti manualmente. Tra questi, ad esempio, vi è il montaggio degli oggetti, che deve avvenire su appositi telai, per poi essere immersi nelle vasche che contengono i metalli. La manualità resta importante perché sono l’occhio e l’esperienza dell’operatore a far sì che l’oggetto corrisponda ai più alti standard in termini qualitativi. La storia del made in Italy, del resto, ce lo insegna».
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Forze e criticità delle collaborazioni multinazionali Pietro Polini e Luigi Gaspari della Cidol, azienda distributrice di prodotti Shell, raccontano lo stabile andamento di un mercato ancorato alla forza della multinazionale Giammaria Licata
agonismo in cui è immerso il mondo lavorativo mette in marcia dinamiche di mercato talvolta imprevedibili. E indipendentemente dai continui sobbalzi della domanda-offerta, la vera legge che fa da sfondo al business è sempre la stessa: la qualità premia sempre. Con quest’ottica, alla Cidol, che da oltre trent’anni rappresenta una solida certezza nella distribuzione di lubrificanti Shell per il mondo dell’autotrazione e dell’industria, «cerchiamo di raggiungere “il favore del mercato”, ovvero, di presentare i nostri servizi con determinazione e vigore, accrescendo, giorno dopo giorno, la forza di attrazione attraverso un’incessante cura della professionalità e serietà del servizio e della qualità del prodotto». Nelle parole di Pietro Polini e Luigi Gaspari, rispettivamente amministratore unico e re-
L’ Pietro Polini è amministratore e titolare della Cidol Lubrificanti di Massignano (AP). Nell’altra pagina, Luigi Gaspari, responsabile vendite www.cidol.it
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sponsabile vendite della Cidol Lubrificanti, è chiaro l’intento di rispondere a ogni specifica richiesta della committenza in modo rapido e professionale, contando sulle capacità che l’esperienza ha posto in marcia in ogni ambito dell’impresa commerciale. Ricerca e investimento sono le parole chiave per “innovare” ogni settore. La Cidol come segue e sviluppa queste tendenze? PIETRO POLINI «Lavorando con i prodotti speciali per autotrazione, la Cidol seleziona anno dopo anno, lubrificanti che interagendo con le componenti meccaniche del motore, ne potenziano la fluidità del movimento, garantendone prestazioni aggressive in tutta sicurezza. Anche gli impianti industriali rappresentano l’insieme di delicati ingranaggi che necessitano costantemente di particolari attenzioni. Per questo l’azienda offre specifici lubrificanti che agevolano lo scorrimento, proteggono i meccanismi, favoriscono la massima precisione di tutte le parti in movimento per ottenere livelli di produttività ed efficienza. La Cidol è un’azienda dinamica, sempre attenta alle nuove proposte del mercato e investe incessantemente sulle nuove tecnologie e le nuove tecniche di comunicazione». Qual è il bilancio del 2010? LUIGI GASPARI «Per la Cidol il 2010 si è concluso con un bilancio di circa 7,2 milioni di euro con un investimento del 15 per cento su tutte le attività interne. I prodotti che hanno avuto il riscontro commerciale più significa-
Pietro Polini e Luigi Gaspari
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Selezioniamo lubrificanti che interagendo con le componenti meccaniche del motore, ne potenziano la fluidità del movimento garantendo prestazioni aggressive in tutta sicurezza
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tivo sono stati quelli della Shell, in particolare gli oli motore per le autovetture: Helix sintetici e semi-sintetici. In futuro, come già stiamo facendo, intendiamo ampliare il commercio di prodotti energetici naturali tra cui pellets, stufe, legna e tronchetti». Qual è la vostra politica in merito allo smaltimento e al riciclo dei lubrificanti? P. P. «La nostra azienda lavora con prodotti imballati che, ovviamente, anche durante la movimentazione non vengono aperti, quindi, non esiste nessun pericolo di inquinamento dell’ambiente circostante. Ciò nonostante, i nostri collaboratori lavorano sempre con la massima attenzione per prevenire qualsiasi eventuale danneggiamento ambientale». Quali vantaggi comporta la “partnership” con una multinazionale come la Shell? G. L. «La collaborazione con una grande compagnia multinazionale come la Shell implica il vantaggio di essere sicuri di fornire prodotti di alta qualità e questa certezza ci rende efficienti e credibili sul mercato. L’altro lato della medaglia presenta però delle difficoltà concrete che ci ritroviamo ad affrontare: la Shell pone in atto progetti produttivi e
commerciali da applicare a livello globale e trascura la singolarità di ogni azienda che, come la Cidol, rappresenta un contesto lavorativo ben preciso e con determinate esigenze distributive diverse da quelle con cui le multinazionali sono abituate a trattare». La crisi quale effetto ha avuto sul vostro comparto? P. P. «La critica congiuntura degli ultimi anni non ha avuto un considerevole impatto sul gruppo aziendale perché il settore auto lubrificanti non ha subito la generale decadenza nel mercato ma, al contrario, si mantiene positivamente stabile. Per restare comunque cauti e prevenire spiacevoli inconvenienti, abbiamo cercato di tenere sotto controllo i crediti verso i clienti per non andare incontro a una perdita di liquidità. Inoltre, è stata sviluppata una ricerca capillare per avere una nuova clientela selezionata e così aumentare la quota di mercato». MARCHE 2011 • DOSSIER • 153
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Esportiamo la cultura dell’espresso Costanti investimenti in tecnologia, design e servizi permettono alla Nuova Simonelli di diffondere nel mondo la cultura del caffè espresso. Producendo macchine professionali dalle eccellenti prestazioni. Il punto di Nando Ottavi Lucrezia Gennari
mpazza su You tube ed è cliccatissima su Facebook e Twitter. Nuova Simonelli, azienda leader nella produzione di macchine professionali per caffè espresso, ha scelto la via dei social network per presentare la ultima nata, “Musica”. Macchina professionale dedicata agli intenditori e amanti del caffè, “Musica” piace per il suo design, ma soprattutto per l’estrazione del caffè. «Basta accedere a un social network – dichiara Nando Ottavi, presidente di Nuova Simonelli - e possiamo trovare i baristi campioni del mondo che con un semplice video mettono in mostra le loro abilità utilizzando la macchina “Musica” o distributori che presentano la macchina al popolo del web». Nuova Simonelli, sul mercato da oltre 75 anni e sponsor tecnico del Campionato Mondiale dei Baristi, da sempre mira a diffondere la cultura del caffè espresso. Quali strumenti utilizzate a questo scopo oggi? «Organizziamo corsi di alta specializzazione per baristi tenuti dai più importanti nomi del settore, con prodotti innovativi e una comunicazione veloce ma efficace, attraverso l’uso dei social network. Musica è un esempio del nostro metodo di lavoro: dedicata agli intenditori, più che ottima per un uso domestico, è una macchina dalle prestazioni altamente elevate».
I
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Quali sono i vostri mercati stranieri di riferimento? «Attualmente deteniamo la quota del 10% del mercato mondiale, il 24% nei soli Stati Uniti d’America, ed esportiamo i nostri prodotti in 109 Paesi. L’82% della produzione aziendale giunge alle filiali in America, agli uffici commerciali in Canada, Cina, Francia e Spagna, agli oltre 800 distributori, importatori e dealer dislocati in ogni parte del mondo». L’azienda è da sempre all’avanguardia grazie alla costante innovazione di prodotto, di processo e alla continua ricerca in campo tecnologico. «Circa il 15% del valore del fatturato viene destinato all’investimento in tecnologia, design e servizi al cliente. Il reparto R&D sperimenta costantemente nuove soluzioni per garantire un prodotto sempre innovativo, affidabile, esteticamente raffinato. Progetti di ricerca specifici sono stati attuati in passato e vengono ancora oggi portati avanti in collaborazione con le Università italiane e straniere». Oltre al “Nuova Simonelli” l’azienda detiene un altro brand. Cosa differenzia i due marchi? «“Nuova Simonelli” è lo storico brand aziendale del 1936, specializzato nella produzione di macchine per caffè espresso professionali. L’altro marchio è “Victoria Arduino”, acquisito nel 2001, e universalmente conosciuto come “la Rolls Royce” delle macchine per caffè espresso, così belle e preziose da diventare pezzi da collezione».
Nando Ottavi, presidente di Nuova Simonelli e, sotto, l’ultima nata nella produzione dell’azienda: la macchina “Musica” www.nuovasimonelli.it
SICUREZZA E IGIENE SUL LAVORO
La sicurezza? Una necessità, e un fattore di sviluppo Il settore dell’antinfortunistica cambia e con esso le aziende che devono recepire tempestivamente ogni evoluzione legislativa e del mercato. L’esperienza della Carlo Splendiani nelle parole di Maria Luisa Silvetti Erika Facciolla
icurezza e igiene sul lavoro: un tema quanto mai attuale e di fondamentale importanza per le aziende anche alla luce dell’impegno legislativo che l’Unione Europea – e con essa tutti gli Stati Membri – sta spendendo a favore di una maggiore regolamentazione della materia. Occorre dotarsi di tutte le risorse necessarie per attuare in tempi rapidi le nuove disposizioni, favorire un aggiornamento continuo del personale ed essere pronti a recepire con profitto tutte le novità del settore per restare competitivi sul mercato. A tal proposito l’azienda Carlo Splendiani opera da oltre venticinque anni nella produzione, distribuzione e importazione di articoli per la sicurezza e l’igiene sul lavoro. A partire dal suo fondatore, l’azienda ha fatto suo un
S
In foto, Maria Luisa Silvetti della Carlo Splendiani Srl con sede a Loro Piceno (MC). Nella pagina accanto, da sinistra Mara Splendiani e Lorella Settembri, titolare e socio della Carlo Splendiani Srl www.splendianicarlo.it
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principio fondamentale: l’importanza della sicurezza intesa come valore aggiunto per la crescita delle aziende e dei lavoratori. Approfondiamo l’argomento con Maria Luisa Silvetti, nipote del fondatore, nonché portavoce dell’azienda. Come è cambiato dal 1983 a oggi il mercato? «Il settore dell’antinfortunistica ha subito negli ultimi anni un’enorme evoluzione in termini di qualità e sicurezza dei prodotti e delle attrezzature e una grande diffusione del mercato». Come si riflettono i recenti provvedimenti in termini di sicurezza sul lavoro sul circuito produttivo e distributivo? «Il nostro personale ha seguito corsi di formazione riguardanti gli specifici provvedimenti istituzionali in modo da diventare un punto di riferimento per i nostri clienti e poter garantire loro la scelta del prodotto più idoneo alle loro esigenze. Nello stesso tempo c’è una continua ricerca di prodotti sempre più innovativi che migliorino il rapporto qualità-prezzo». Qual è il mercato di riferimento della Splendiani e quale il target? «Serviamo grandi realtà aziendali del Centro Italia, con clienti di rilievo nazionale e internazionale. Oltre ad essere distributrice ufficiale in tutto il territorio nazionale ed esclusivista per la regione Marche di note multinazionali, siamo titolari di un nostro marchio, 7line, commercializzando, attraverso un’appropriata selezione qualitativa, prodotti certificati in una vasta estensione
Maria Luisa Silvetti
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Un settore in crescita è quello dell’anticaduta. Per questo la Splendiani vanta personale preparato per i corsi di addestramento e per le revisioni
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di gamma e tipologie». Qual è il valore aggiunto dei prodotti Splendiani? «Uno degli elementi che caratterizzano l’azienda è la tempestività nell’erogazione del servizio. L’affidabilità, la cortesia e la puntualità, sono aspetti indispensabili per la soddisfazione del cliente. Ci siamo adeguati alle esigenze di mercato, consapevoli da sempre delle trasformazioni in atto, precorrendo i tempi modificando la struttura organizzativa in termini di strategia operativa e investimenti». Quali sono i settori di riferimento cui si rivolge l’azienda? «Sicuramente il metalmeccanico è il settore trainante per la nostra azienda, ma anche quello alimentare e dell’edilizia stanno crescendo sempre più. I DPI individuali, e in particolare i guanti e le calzature, sono i prodotti più venduti, anche perché regolamentati da più normative. Altro settore in crescita è quello dell’anticaduta, in cui possiamo vantare personale preparato per i corsi di addestramento e per le revisioni». Esistono materiali innovativi che rendono ancora più sicuri i prodotti antinfortunistici? «La ricerca in questo campo è in continuo fermento, non basta più infatti una scarpa che abbia un puntale e una lamina di protezione, ma si cerca una scarpa comoda, esteticamente
bella e sicura. C’è quindi uno studio sul design e il confort, considerati ormai importanti in questo campo come per gli articoli usati nel tempo libero». Qual è la filosofia che muove il lavoro della Splendiani? «In un momento come questo bisogna dare ancora più importanza al servizio offerto e ai clienti, cercando di comprendere e analizzare le loro aspettative per offrire servizi sempre più accurati. Questo si traduce in investimenti volti a rafforzare la formazione del personale e rendere disponibile un prodotto di ottima qualità a un giusto prezzo e altamente personalizzabile». Quali sono le principali strategie di marketing che hanno consentito alla Splendiani di mantenersi attiva sul mercato? «L’unità di intenti e indirizzi ha permesso di creare un ambiente mirato al pieno coinvolgimento del personale nel perseguimento di un miglioramento continuo». Cosa rappresenta, a suo parere, la sicurezza oggi? «La sicurezza e l’igiene sul lavoro non sono più una necessità, ma uno strumento per accrescere la produttività, un fattore strategico per affrontare in modo vincente le sfide del futuro». MARCHE 2011 • DOSSIER • 161
Il valore di una logistica efficiente I Con logistica e spedizioni internazionali import – export via mare, terra e aerea, Log Service Europe Group copre tutti i principali mercati. E nelle Marche mantiene alcune posizioni focali, come illustrano Arturo Balduccio e Piergiorgio Cremonesi Carlo Gherardini
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l valore aggiunto di una grande impresa risiede nella qualità del prodotto e nella molteplicità dei servizi che è in grado di offrire, oltre che in fattori come solidità, competenza, varietà della clientela. Un sistema efficiente che combini servizi e costi costituisce perciò una leva di competitività. L’azienda Log Service Europe si struttura a livello internazionale dal porto di Ancona; le sedi di Fabriano, Ancona, Pesaro, Civitanova, costituiscono punti focali e garantiscono un servizio all’intera regione. Log Service Europe nasce nel 1997 a Bressana Bottarone, in provincia di Pavia, come società di servizi logistici e trasporto nazionale e internazionale di varie tipologie di merce. Le prime sedi nascono ad Ancona, Macerata e Pesaro – Urbino. Negli anni ha acquisito società importanti come MTN che dal 2006 ha permesso alla Log Service Europe di espandere la rete di distribuzione in modo capillare con 450mila metri quadrati e 65 piattaforme strategicamente distribuite su tutto il territorio nazionale. Oggi è guidata da Arturo Balduccio, amministratore delegato di Log Service Europe Group
Arturo Balduccio e Piergiorgio Cremonesi
360 mln EURO
È il fatturato registrato dalla Log Service Europe nel 2010
+15% CRESCITA
e Piergiorgio Cremonesi, direttore generale. Quale valore aggiunto rappresenta per le imprese un servizio di logistica e trasporto merci efficiente, specialmente in tempi di crisi economica? ARTURO BALDUCCIO «Integrando tutti i servizi della filiera logistica, dai più tradizionali come warehousing e distribuzione a quelli ad alto valore aggiunto, la nostra società è oggi player nell’area logistica nazionale. La varietà della clientela consente al settore di rigenerarsi da differenti fonti: sono clienti primari i produttori di white good e entertainment, food, abbigliamento ed elettronica. Il nostro network logistico caratterizzato da piattaforme a gestione diretta è il nostro valore aggiunto. Nel panorama attuale, caratterizzato da un aumento costante dell’import, l’integrazione fra i trasporti consente di ridurre i lead time di approvvigionamento accorciando la distanza tra produzione e cliente finale». Quali servizi offre, nel dettaglio, Log Service Europe Group? ARTURO BALDUCCIO «Log Service Europe è la capogruppo operativa della nostra impresa che si sviluppa con servizi nazionali attraverso il cor-
È il dato relativo riere MTN acquisito nel 2006. MTN ha un netall’incremento del work nazionale di 65 filiali che consentono un fatturato nel 2010 dell’azienda servizio capillare con tempistica standard ed rispetto all’anno espresso; nelle Marche MTN è collocata nelle precedente sedi strategiche di Fano, Ancona, Civitanova, Pesaro e copre le consegne su tutto il territorio regionale. A livello globale i nostri servizi di forza sono logistica e spedizioni internazionali import-export via mare, aereo, camion». PIERGIORGIO CREMONESI «Con la Log Service International copriamo tutti i principali mercati fra cui Cina, India, Russia, Brasile, Messico, Stati Uniti. Ancona e Fabriano sono per le Marche punti focali. Dal porto di Ancona riceviamo infatti in import a livello internazionale circa Da sinistra: l’80% delle movimentazioni. Strategica è la po- Arturo Balduccio, sizione che garantisce servizi efficienti alle amministratore aziende dell’entroterra, principalmente nel set- delegato di Log Service Europe Group e tore calzaturiero ed elettrodomestico; impor- Piergiorgio Cremonesi, tiamo grandi volumi e il trasporto via gomma è direttore generale Log realizzato su tutta Europa a livello internazionale Service International. Nelle altre immagini fasi con la più che nota Polisped». di attività interne Quale tipologia di attività copre la fetta più all’azienda ampia del vostro mercato? PIERGIORGIO CREMONESI «La tipologia più am- ››
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SPEDIZIONI INTERNAZIONALI
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La tipologia più ampia del nostro mercato è costituita da trasporti nazionali, internazionali e servizi di magazzino
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›› pia del nostro mercato è costituita da trasporti cesso per eliminare le inefficenze ed aumentare
Un magazzino della Log Service Europe www.lsegroup.it
nazionali, internazionali e servizi di magazzino; nelle Marche la superficie coperta in attività di magazzino è di 40mila metri quadrati, tutti i magazzini sono doganali, in grado di facilitare l’espletamento delle pratiche in import export celermente in funzione dei tempi e metodi richiesti dal cliente». Essendo attivo su numerosi paesi, il gruppo Log Service Europe ha un quadro piuttosto completo dello stato di salute dei mercati a livello internazionale. In quali paesi si intravedono soprattutto segnali di ripresa? PIERGIORGIO CREMONESI «I nostri investimenti in Cina costruiti nel tempo con le filiali di Hong Kong, Shangai, Shenzen e Yantian collocate nei principali porti cinesi sono nate in risposta ai fabbisogni delle aziende italiane interessate all’import di prodotti dall’Est soprattutto da India e Cina dove le aziende nazionali hanno investito negli ultimi anni». Quale è stata la strategia anticrisi adottata dal gruppo? ARTURO BALDUCCIO «Il mondo cambia in fretta, la nostra strategia comprende perciò una riorganizzazione veloce dell’azienda in base alle esigenze del mercato; nella pratica è innanzitutto necessario un continuo cambiamento di pro-
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il servizio. Da sempre la società si è caratterizzata per operare silenziosamente consolidando la propria presenza ed esperienza; a partire da un nucleo solido e secondo una struttura molto snella, il team dirigenziale ha consentito la stabilità dell’intera struttura. Le strategie di sopravvivenza alla crisi nascono quindi dalla consapevolezza di operare e dall’esperienza sul mercato. In Log Service Europe l’imprenditore, capo e presidente è sempre presente in sede e avverte così in prima persona la necessità di tarare le strategie in modo rapido, affiancato da un team di 5/6 manager che agiscono coralmente. Senza il lavoro costante di tutti, i risultati ottenuti non sarebbero possibili. Indice della solidità del nostro gruppo, il fatturato aziendale ha subito un incremento del 15% circa dal 2009 al 2010 e si attesta oggi a 360milioni di euro». Quali sono le prospettive di Log Service Europe per il 2011? ARTURO BALDUCCIO «Per quanto riguarda le prospettive di bilancio, nel 2011 puntiamo a consolidare la situazione e mantenere l’azienda profittevole come oggi. Per il resto, siamo pronti a crescere valutando opportunità di acquisizione e integrazione con business interessanti, crescenti e appetibili».
ILLUMINAZIONE D’EMERGENZA
Sistemi di illuminazione e risparmio energetico Design accattivanti, prestazioni eccellenti, consumi ridotti e soluzioni all’avanguardia. Tutte le novità di un comparto produttivo che sta cavalcando l’onda del progresso tecnologico. Ezio Parro racconta Linergy Erika Facciolla
l settore dei sistemi di illuminazione d’emergenza vive un momento di particolare evoluzione grazie a nuove soluzioni tecnologiche che consentono svariate applicazioni e combinano ottime prestazioni a costi ridotti. Analogamente anche l’estetica dei prodotti sta gradualmente trovando ottimi compromessi con prestazioni eccellenti, consentendo alle aziende del settore di ampliare il proprio target di riferimento e proporsi sui mercati nazionali e stranieri. Emblematico è l’esempio della Linergy, azienda italiana dinamica e innovativa che progetta, realizza e commercializza soluzioni per l’illuminazione di emergenza e di sicurezza ad alto contenuto tecnologico per vari ambiti applicativi sia civili che industriali. Ne parliamo con Ezio Parro, amministratore delegato della Linergy. Qual è la filosofia che muove il vostro lavoro sul concept dei sistemi di illuminazione di emergenza? «La filosofia di Linergy è molto semplice: ideare e dare forma a prodotti che soddisfino sempre più le esigenze di mercato, ma soprattutto quelle dell’utente finale, ovvero l’installatore, prestando particolare attenzione a tutte le varie fasi produttive, valutando i costi e facendo sì che ci sia il giusto rapporto tra qua-
I Ezio Parro è l’Ad di Linergy con sede ad Acquaviva Picena (AP). Nella pagina successiva, in alto “Lady”, nuovo modello di luce d’emergenza; sotto, il sistema centralizzato Spy Center www.linergy.it
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lità e prezzo». Come si fondono l’attenzione alla redditività e il design nella progettazione? «Certamente uno dei vantaggi risiede nel fatto che Linergy è dotata di un R&D completamente interno dove l’ingegnerizzazione del prodotto è curata a 360° dal nostro team di tecnici. Una volta sviluppato il design del prodotto che andremo a realizzare ci si adopera per rendere il prodotto il più industrializzato possibile, tenendo sotto controllo i costi di produzione. Va anche detto che l’esperienza acquisita negli anni ci ha portato a conoscere a fondo il nostro settore ed è per questo che riusciamo a mantenere un giusto equilibrio tra qualità e prezzo». Qual è l’ultima novità Linergy? «Sicuramente è “Ledy”, un modello di luce di emergenza assolutamente inedito che riassume tecnologia e design. “Ledy” infatti è l’unica lampada di emergenza corredata da un book colori composto da dodici finiture estetiche per le placche e per le cornici realizzate in diversi materiali per donare versatilità ad un prodotto tecnicamente all’avanguardia». Quali sono stati i benefici apportati dalla tecnologia a un settore come il vostro? «I vantaggi riscontrati sono stati sicuramente notevoli. La semplice visione di una lampada di emergenza fa pensare che il settore dell’illuminazione di emergenza sia molto povero, in realtà non è così. Quella che tutti vediamo come una semplice scatola bianca è un prodotto complesso
Ezio Parro
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La tecnologia avanzata permette un totale abbattimento dei costi di manutenzione e un elevato risparmio energetico rispetto ai prodotti tradizionali
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e dall’alto contenuto tecnologico. Nel corso degli anni ci siamo avvalsi delle innovazioni apportate nell’ambito dell’illuminazione per trasporle al nostro settore. L’esempio più evidente è il costante sviluppo del Led che grazie alla tecnologia avanzata ci ha permesso di creare dei prodotti dall’impatto estetico gradevole e integrabile in qualunque arredamento e dall’elevato risparmio energetico». Cosa proporrà Linergy prossimamente al mercato? «Le principali novità di prodotto che a breve verranno presentate sul mercato sono la nuova serie di emergenza Evolution Flu ed Evolution Led, disponibile sia nella gamma fluorescente che a led. Nel campo della sicurezza, Linergy proporrà una nuova gamma di segnalazione a led in grado di garantire la corretta individuazione dei percorsi delle vie di fuga. Una gamma ampia e completa adatta a qualsiasi tipo di ambiente, non solo di tipo industriale, ma anche civile. Oltre alle già esistenti linee del catalogo Linergy, anche queste nuove serie di prodotti saranno collegabili al nuovo sistema centralizzato, Spy Center, dalle elevate capacità tecniche e funzionali». A cosa si ispira il team nella fase di progettazione? «Il cuore di Linergy è il reparto
di ricerca e sviluppo dove si concentrano grandi energie e investimenti. L’ispirazione nasce dalle esigenze di mercato. L’avanzata tecnologia, il risparmio energetico, la manutenzione ridotta, la versatilità e la funzionalità dei prodotti, sono le nostre prerogative, accompagnate sempre dall’equilibrio tra il costo del prodotto finale e i suoi livelli qualitativi». Quali sono le fasi salienti della produzione dei prodotti più richiesti? «La pianificazione della produzione viene effettuata giornalmente. L’intero processo produttivo è sottoposto a severi controlli che garantiscono un’alta qualità e affidabilità dei prodotti. Oltre ai test sui singoli componenti, il team di operatori Linergy effettua il collaudo di tutte le schede elettroniche con un sistema totalmente computerizzato. Una volta assemblato il prodotto, viene eseguito il test di funzionalità». Quali sono le aspettative dell’azienda per il futuro? «Il nostro obiettivo è quello di essere riconosciuti come costruttori competenti di illuminazione di emergenza. Farlo sarà possibile continuando la nostra mission, ovvero quella di offrire al mercato una gamma di prodotti completa, di design, ad alto contenuto tecnologico ed elevato risparmio energetico, in grado di garantire massima sicurezza e affidabilità all'utente finale, perché la nostra prerogativa è quella di “costruire” prodotti semplici da utilizzare». MARCHE 2011 • DOSSIER • 171
MOBILITÀ A IMPATTO ZERO
L’Italia e la scommessa della green mobility Caricare un veicolo elettrico attraverso colonnine alimentate con pannelli fotovoltaici. Le rinnovabili si integrano permettendo una mobilità a impatto zero. Non si tratta di un’idea, ma di un progetto già concretizzato dalla Energy Resources di Ancona. A parlarne è Enrico Cappanera Andrea Moscariello
Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources www.energyresources.it
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na soluzione realmente sostenibile rivolta al comparto della green mobility. Energy Resources, ancora una volta, si rivela uno dei gruppi imprenditoriali più attenti alle problematiche relative all’impatto ambientale. Trascinando con sé l’intera regione marchigiana, che sul “fronte verde” si sta rivelando una tra le più virtuose in Italia. Ma, secondo Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources, è ancora lungo il percorso da compiere. «Anzitutto ci si scontra, oltre che con molte reticenze culturali, anche con un attacco mediatico che confonde sulle prerogative e le possibilità offerte dalla green
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mobility – sostiene Cappanera . Viene criticata, spesso, la mobilità elettrica accusandola di spostare semplicemente il baricentro dell’inquinamento dai centri abitati alle periferie. Ma chi si impegna nel creare, realmente, veicoli a zero impatto ambientale sa che non è così». Lasciando da parte le polemiche “mediatiche”, a supportare la linea industriale, e filosofica, di Cappanera, sono i numeri raggiunti dall’impresa anconetana. ER ha chiuso il 2010 con una crescita di fatturato pari al 400% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 120 milioni di euro. Una cifra che, proprio sulla mobilità sostenibile, permette al gruppo di ampliare i suoi progetti di ricerca incrementando anche i piani di produzione. Attualmente, lo staff guidato da Cappanera promuove un sistema integrato che, accanto ai veicoli elettrici, prevede modalità di alimentazione totalmente green. Ogni mezzo di trasporto, dall’auto allo scooter fino al bus, può essere così ricaricato attraverso una pensilina con pannelli fotovoltaici applicati. In alcuni punti strategici della provincia di Ancona, ER ha già installato con successo le colonnine di ricarica che sostituiscono il vecchio distributore di carburante.
Enrico Cappanera
+400% FATTURATO Con 120 milioni di Euro Energy Resources ha chiuso il 2010 con una significativa crescita rispetto all’anno precedente
400 Cappanera, il progetto è lodevole, ma i costi, per i cittadini che vorrebbero acquistare un’auto elettrica, non trova siano ancora troppo alti? «Probabilmente quello del prezzo è il vero nodo da sciogliere. Una mobilità sostenibile si può diffondere soltanto se si rende accessibile a tutte le fasce della popolazione. Al momento, basta osservare i listini di Quattroruote, ci sono tante realtà come Citroen e Peugeot, che già propongono i loro mezzi ma sono tutti sopra i 35mila euro. E anche risparmiando in carburante si fa fatica ad attutire una spesa del genere. Noi riteniamo che l’utilizzo del fotovoltaico, in questo, possa rappresentare una soluzione». Vale a dire? «Se applicato alla mobilità sostenibile, il fotovoltaico potrebbe fornire all’auto elettrica quel contributo energetico che le manca. Oltre a garantire una
reale mobilità a zero emissioni. Deve però intervenire lo Stato. In altre realtà europee su questi progetti si trovano anche contributi di 6mila euro, in Italia non viene ancora concesso nulla». Energy Resources, nel concreto, sta però già proponendo questa soluzione. «Vero. Attraverso le nostre colonnine, alimentate con il fotovoltaico, si possono ricaricare i mezzi elettrici. Si crea un circolo virtuoso in cui, oltre a non essere inquinante il veicolo, non lo è neppure la pensilina». Quanti anni occorreranno, secondo lei, prima che un servizio di questo tipo possa essere capillarmente distribuito sull’intero territorio italiano? «Passerà ancora molto tempo. Le imprese, da sole, non hanno il potenziale delle grandi multinazionali o dei governi. Noi, ad ogni modo, abbiamo già immesso installazioni in punti strategici come i parcheggi dell’Ikea di Ancona
IMPIANTI L’azienda di Ancona ha realizzato oltre 400 impianti per un totale di 70 MWp di fotovoltaico e 7 MW di geotermico.
e la sede di Banca Marche, sempre nel capoluogo. Dobbiamo puntare ai luoghi in cui le auto stazionano per ore. Milioni di persone la mattina parcheggiano l’auto per poi riprenderla alla sera. Tutte quelle ore di “fermo” si possono sfruttare per caricare elettricamente il mezzo. I modi per cambiare la mobilità ci sono, è la cultura industriale che ci frena». Dunque non sono le persone, di per sé, a non essere interessate, quanto i produttori? «Sappiamo tutti quali sono le ragioni che frenano lo sviluppo ›› MARCHE 2011 • DOSSIER • 183
MOBILITÀ A IMPATTO ZERO
›› della green mobility. L’industria mondiale deve vendere milioni di auto tradizionali. In Italia ancora si parla di Metano, di Gps, cose tecnicamente già superate da un pezzo. L’industria, però, ha una sua logica. Qualcosa, comunque, sta finalmente cambiando. Gruppi importanti come Renault e Peugeot si stanno già muovendo in tal senso. Spero che anche la Fiat, al più presto, proponga qualcosa di suo». Tornando a parlare dell’azienda che lei rappresenta,
oltre che distributori, attraverso la Green Mobility Division, siete anche produttori di veicoli elettrici. Per questo avete costituito una società ad hoc, la Elettra. Puntate a mantenere il vostro indotto principale sul territorio regionale? «Attualmente siamo ancora in una fase di start up. Abbiamo investito parecchio sulla prototipazione dell’intera gamma elettrica e nei rapporti con altri produttori nazionali e internazionali. È chiaro che, anche con
la costituzione di Elettra, vorremmo sostenere l’occupazione sul territorio. Se il business, come credo avverrà, continuerà a crescere e se le amministrazioni locali ci sosterranno contiamo già nel prossimo biennio di assumere dalle 50 alle 250 persone». Quanti mezzi producete attualmente? «Ripeto, siamo nella fase iniziale della produzione. Per il momento abbiamo creato 200 pezzi in un anno. Per il 2011 però contiamo di raggiungere le
UN LABORATORIO, FOTOVOLTAICO, A CIELO APERTO Nato grazie alla partnership tra Energy Resources e Baraclit, l’impianto SolarLAB2 mette a confronto 50 tipologie di installazione. Un laboratorio di ricerca che offre una prima, vera, lettura dati per l’industria italiana inquanta tipologie diverse di installazioni monitorate giorno per giorno per scoprire il fotovoltaico perfetto. SolarLAB2 è un laboratorio a cielo aperto. L’impianto di Bibbiena (Ar) è stato realizzato da Energy Resources per lo stabilimento della Baraclit. L’impianto nasce dalla collaborazione tra le due aziende che hanno messo in sinergia le loro competenze. Così, mentre ER è intervenuta in quanto system integrator nel settore delle energie rinnovabili, Baraclit ha operato come produttore di capannoni per uso industriale. Scopo dell’iniziativa è quella di individuare per ogni tipologia di tetto e a seconda della diversa esposizione alla luce solare, quale sia
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la migliore combinazione di tecnologie che massimizza le prestazioni dell’impianto. Sia dal punto di vista della resa energetica, sia da quella economica. «SolarLAB2 è una grande ricerca scientifica a cielo aperto – sottolinea Emanuele Mainardi, vicepresidente e responsabile Ricerca e Sviluppo di Energy Resources –. Grazie ai dati raccolti riusciremo a definire l’impianto che si dimostra più efficiente a seconda delle caratteristiche del tetto, dando così al mondo dell’industria soluzioni testate, certificate, massimizzate e di alto profilo estetico». SolarLAB2 ha una potenza complessiva di 2,5 MW e occupa una superficie di 31.700 mq utilizzando oltre 11mila pannelli
fotovoltaici. Complessivamente vengono misurati i rendimenti di oltre cinquanta combinazioni diverse di installazioni. Il monitoraggio quotidiano, per cui Energy Resources ha costituito la ER Service, è stato già avviato con l’obbiettivo di verificare i dati di letteratura e misurare il comportamento dei moduli in Italia, considerato anche il fatto che i dati tuttora disponibili sono per la gran parte riferiti a performance testate in Germania.
Enrico Cappanera
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Questo è il momento decisivo per dichiarare la volontà di continuare a incentivare la green mobility e, in generale, le energie rinnovabili
Nelle immagini, l’impianto realizzato a Bibbiena (Ar). Sotto, il veicolo elettrico Bug
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500 unità, tra scooter e auto. Mi rendo conto che questi numeri sembrano infinitesimali rispetto al mercato nazionale, ma anche il fotovoltaico, fino a cinque anni fa, viaggiava su cifre irrisorie e ora rappresenta un mercato importantissimo». Esistono dei paesi stranieri, in questo ambito, da cui potremmo prendere esempio? «Solo restando in Europa vediamo come Germania, Inghilterra, Finlandia e Francia siano decisamente più avanti all’Italia in tema di green mobility. Anche una realtà come Israele si sta muovendo in tal senso. Di re-
cente si è scoperta un’operazione di spionaggio industriale, portata avanti da alcuni giapponesi, per “rubare” dei progetti in fase di realizzazione da parte di un’importante casa automobilistica francese. Questo è significativo. Se le industrie iniziano a fare spionaggio significa che hanno compreso le potenzialità del settore. Se pensiamo che un tempo si spiavano per i mezzi da Formula Uno…». In Italia ci sono sufficienti imprese specializzate utili ad avviare una filiera competitiva con questi paesi? «Purtroppo non ancora. Come al solito, e anche sul fotovoltaico si riscontra lo stesso problema, non abbiamo nulla sul comparto delle batterie. Il Litio non è presente nel nostro paese, manca la materia prima. Nelle Marche ci sono diverse aziende che si occupano di produrre batterie ma questo non basta per creare una
grande filiera. Siamo tutti ancorati al quotidiano, nessuno investe in prospettiva. Manca, in pratica, una visione a lungo termine. E non mi riferisco solo alle imprese. Questo gap è presente anche negli istituti di credito e nelle Pubbliche amministrazioni». ER si sta aprendo anche ai mercati esteri. Quali aree vi interessano al momento? «I nostri principali mercati di riferimento sono quelli più vicini, come Francia e Inghilterra. Si sta poi muovendo qualcosa anche ad Est, pensiamo alla Turchia. Ma il vero valore aggiunto riteniamo possa provenire dagli Stati Uniti. È un mercato a cui miriamo per espanderci in maniera significativa». Cosa si aspetta dal 2011? «Questo è il momento decisivo per dichiarare la volontà di continuare a incentivare la green mobility e, in generale, le energie rinnovabili. Non per gli interessi di pochi, ma per il bene di tutti. Vorrei ci fosse un appello accorato, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché venga concesso uno spazio di crescita per questi settori che, nessuno può negarlo, rappresentano il futuro». E il nucleare? «Certamente si può fare. Ma i risultati si vedranno tra quindici anni. Dunque è fondamentale continuare a sostenere le rinnovabili perché sono in grado di fornire energia da subito, e nel pieno rispetto dell’ambiente. Una cosa non può, e non deve, escludere l’altra». MARCHE 2011 • DOSSIER • 185
RISPARMIO ENERGETICO
Le Marche “illuminano” sotto il segno del risparmio energetico
È tempo di bilanci per Sorgenia Menowatt. Adriano Maroni spiega in che modo riuscirà ad attuare una sempre più marcata politica di risparmio energetico. Puntando anche al mercato internazionale Elisa Fiocchi
Nella pagina a fianco la tecnologia Dibawatt www.sorgenia.it
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on oltre 500 mila clienti in tutta Italia e impianti di generazione elettrica su tutto il territorio nazionale, il Gruppo Sorgenia è il primo operatore privato del mercato italiano dell’energia elettrica e del gas naturale a cui si accompagna Sorgenia Menowatt, la società dedicata alla promozione e allo sviluppo dell’efficienza energetica. In particolare, il gruppo negli ultimi anni si è sempre più impegnato nello sviluppo di tecnologie e strumenti specifici in grado di ridurre il consumo di energia elettrica e di migliorare la qualità del ser-
C
vizio offerto agli utenti. «Grazie a svariate soluzioni, si possono garantire risparmi sui consumi - dichiara l’amministratore delegato di Sorgenia Menowatt, Adriano Maroni -, assicurando un’illuminazione stabile e uniforme di ambienti esterni, contribuendo a ridurre l’inquinamento luminoso nei centri abitati o ridurre i consumi derivati dall'utilizzo di motori elettrici». PER L’AMBIENTE
Molti i provvedimenti che l’azienda intende attuare in tema di sostenibilità e politiche ambientali. Intanto, il valore aggiunto dell’azione di
Adriano Maroni
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339 Comuni Italiani hanno approvato il “Progetto Dibawatt”. I consumi sono diminuiti sensibilmente e i dibawatt si sono dimostrati molto affidabili
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Sorgenia nella riduzione degli sprechi energetici e delle diverse forme di inquinamento è riconosciuto dalla partecipazione alla società di Legambiente, il referente italiano più autorevole per la salvaguardia ambientale e la sensibilizzazione verso un consumo consapevole e sostenibile. «Quello della pubblica illuminazione presenta alcune caratteristiche che ne fanno un settore ideale per contribuire, in maniera concreta, al risparmio energetico, vera strada maestra per il raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto e per l’aumento della sostenibilità ambientale del nostro stile di vita – spiega Maroni -. Un uso razionale dell’energia e una spiccata sensibilità ambientale sono un binomio oramai consolidato sia nel contesto nazionale sia in quello internazionale». IL PROGETTO DIBAWATT
Le progressive difficoltà eco-
nomiche degli enti stanno creando i presupposti per il contenimento delle spese correnti attraverso la riduzione dei costi energetici, dando anche un segnale d’efficienza amministrativa ai cittadini. In questo contesto Sorgenia Menowatt sposa la politica del “costo zero” per l’ente. Il “Progetto Dibawatt” non prevede infatti investimento alcuno da parte dei comuni italiani. Così, il risparmio garantito permette all’amministrazione di ammortizzare la tecnologia. Ma che cos’è esattamente un Dibawatt? «Si tratta di un innovativo sistema elettronico di alimentazione per lampade a scarica di gas – SAP - ideato per l’applicazione in tutti gli impianti di illuminazione esterni, sia esistenti sia di nuova realizzazione, frutto dell’esperienza pluriennale della Sorgenia Menowatt nel campo dell’elettronica applicata al risparmio energetico – spiega l’Ad dell’azienda -.
500 mila UTENTI Il Gruppo Sorgenia è il primo operatore privato del mercato italiano dell’energia elettrica e del gas naturale, con oltre 500.000 clienti e impianti di generazione elettrica su tutto il territorio nazionale
Permette l’alimentazione delle lampade SAP con un unico componente che prende il posto di quelli tradizionali. Realizza infatti le funzioni tipiche dell’accenditore, reattore e condensatore ed è stato progettato tenendo conto di tutti gli aspetti inerenti il suo campo di impiego». La componentistica utilizzata permette grande affidabilità nel tempo, anche in condizioni estreme quali quelle in cui si trova a operare l’apparato. Ad esempio sbalzi termici, disturbi atmosferici e così via. L’architettura hardware e software consente alti rendimenti energetici e operativi e garantisce l’ottenimento dei benefici promessi in termini di risparmio economico. «Parallelamente, il nuovo sito web (www.sorgeniamenowatt.it) dedicato al Dibawatt non è solo uno strumento moderno e necessario per affrontare degnamente il mercato, ma genera nell’utente la sensazione imme- ›› MARCHE 2011 • DOSSIER • 187
RISPARMIO ENERGETICO
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diata di avere a che fare con un prodotto positivo, tecnologico, affidabile e perché no anche esteticamente gradevole. Con il nuovo portale abbiamo creato uno strumento che non solo è un punto di riferimento per i visitatori esterni, amministratori pubblici, tecnici, progettisti, manutentori, ma che sfrutta tutte le potenzialità del web, anche verso l’interno dell’azienda, in particolare si rivolge, attraverso un’area riservata, all’intera rete vendita». I RISULTATI
In basso , la sede di Sorgenia di Grottammare (Ap)
Il comune di Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, ha approvato il “Progetto Dibawatt” il 22 Dicembre 2006, terminando di pagare il finanziamento attraverso il ri-
sparmio conseguito. I consumi sono diminuiti sensibilmente e i dibawatt si sono dimostrati molto affidabili senza dimenticare che in questo periodo la società ha fornito continua consulenza sui temi energetici, riferisce il Sindaco d’Erasmo. Per quanto riguarda il comune di Serrungarina, in provincia di Pesaro Urbino, è stato approvato il progetto nel dicembre del 2007 a seguito degli accordi presi con la comunità montana del Metauro. Il sindaco Marta Falcioni ha dichiarato di aver ottenuto un consistente risparmio in termini energetici e di essere soddisfatta della competenza dimostrata dagli uomini di Sorgenia Menowatt. UN NUOVO DISPOSITIVO
Un’altra delle tecnologie che sta riscuotendo un ottimo riscontro è quella Dibamotor. Si tratta di un dispositivo elettronico dotato di uno speciale software, coperto da brevetto internazionale, che si collega tra il motore e la rete di alimentazione. Dibamotor permette di risparmiare dal 10 al 30% dell’energia elettrica assorbita dal motore, di effettuare il “soft start” con rampa di salita regolabile, il “soft stop” con rampa di discesa regolabile e ridurre dra188 • DOSSIER • MARCHE 2011
sticamente la corrente di avviamento e la relativa penalità in bolletta. Inoltre, si aumenta la vita della componentistica elettrica e meccanica riducendo al tempo stesso i costi di manutenzione degli apparati, stabilizzando la tensione di alimentazione e tagliando al valore nominale di funzionamento le eventuali sovratensioni di rete». SI PRODUCE SUL TERRITORIO
Le scelte strategiche delle maggiori aziende italiane sono attualmente orientate verso la delocalizzazione produttiva in favore di minori costi di manodopera. È diversa, però, la presa di posizione di Sorgenia Menowatt. «Il “Made in Italy”, se autentico, è l’arma migliore per proporsi nei mercati di tutto il mondo – spiega Adriano Maroni -. Ecco perché abbiamo scelto di localizzare tutte la fasi di produzione del Dibawatt, dalla progettazione al prodotto finito, interamente nelle Marche, favorendo in questo modo la qualità. Dopo aver conquistato un ruolo di primo piano nel mercato italiano con l’installazione di oltre 300 mila Dibawatt, il prodotto partito nella nostra regione continua la sua crescita
Adriano Maroni
e si impone anche sul territorio estero». I mercati in cui il gruppo è già operativo sono quelli di Francia, Polonia, Germania, Montenegro, Serbia e Croazia. «Stiamo inoltre avviando il mercato brasiliano grazie all’attività di coordinamento svolta in loco da Paolo Giacopetti con Sorgenia Menowatt America Latina». IL FUTURO
Per quanto concerne i prossimi mesi, Sorgenia ha già introdotto un sistema di telecontrollo che permette di avere la gestione da remoto degli impianti di pubblica illuminazione, garantendo agli enti la possibilità di effettuare importanti economie rispetto
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Ridurre l’inquinamento luminoso nei centri abitati o ridurre i consumi derivati dall'utilizzo di motori elettrici è possibile grazie a svariate soluzioni
agli interventi di manutenzione. «Effettuiamo interventi di global service sugli impianti comunali che prevedono la completa gestione: dalla fornitura di energia elettrica alla messa a norma degli impianti. Questa proposta ha già riscontrato successo grazie alla vittoria di tre bandi di gara a evidenza pubblica, che permettono a questa società di gestire ad oggi circa 15 mila punti luce. L’obiettivo che il management si è posto per il 2012 è
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quello di arrivare a gestire almeno 70 mila punti luce» afferma Maroni. «Le diverse scelte strategiche hanno permesso a questa azienda di crescere nel tempo in maniera esponenziale – conclude l’amministratore delegato -. In questi anni lo sviluppo di Sorgenia Menowatt ha portato a un fatturato superiore ai 5 milioni di euro e le previsioni portano il fatturato 2012 a circa dieci milioni, con un margine operativo superiore al 10%». MARCHE 2011 • DOSSIER • 189
SERVIZI AMBIENTALI
Gestire i rifiuti, una responsabilità sociale Rifiuti industriali, urbani, raccolta differenziata, normative e gare d’appalto: il problema dei rifiuti nel nostro paese è ben lungi dall’arrivare a un sistema di smaltimento veramente efficiente. L’esperienza di Domenico Caioni della Caioni Costruzioni Erika Facciolla
a gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata rappresenta da sempre un tema spinoso, ma solo negli ultimi decenni ci si è accorti che i rifiuti costituiscono un problema economico e sociale, oltre che ambientale. Una questione che interessa l’intera società: i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nei consumi da cui i rifiuti si originano. Per quanto riguarda lo smaltimento degli scarti di derivazione industriale, sono molte le normative recentemente emesse dalla Ue e dal governo e dunque molte sono le sfide che gli imprenditori devono affrontare per adeguarsi alle nuove disposizioni. Ecco perché molte aziende specializzate nella gestione dei rifiuti sono diventate fondamentali
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partner di enti pubblici e privati. Una di queste è la Caioni Costruzioni, azienda marchigiana specializzata in lavori di sbancamento, opere in cemento armato, realizzazione di strade, acquedotti, fognature, gasdotti, canalizzazioni di impianti di pubblica illuminazione e servizi ambientali. A parlarne è il titolare dell’impresa, Domenico Caioni. Le modalità di gestione dei rifiuti sono state recentemente oggetto di critiche. È possibile secondo la sua esperienza allestire un sistema di raccolta veramente efficiente? «L’annoso problema della gestione differenziata dei rifiuti è un argomento che il nostro paese deve ancora digerire e la sua efficienza è affidata principalmente alla sensibilità del cittadino. Per aumentare l’utilità si
deve puntare sull’informazione e l’incentivo. Il secondo passo potrebbe essere quello dello studio sistematico del posizionamento dei contenitori di raccolta, troppo spesso abbandonati in luoghi poco funzionali. Terzo, la raccolta deve essere realmente differenziata, il cittadino deve sentire che lo sforzo che fa produce dei risultati». Qual è l’attività di punta della Caioni Costruzioni? «L’attività di punta è il movimento terra in generale, nello specifico tutto ciò che è scavo di sbancamento, scavi a sezioni obbligate, formazione di rilevati, rinterri, realizzazione di massicciate stradali. Questa tipologia di lavoro richiede l’uso di mezzi meccanici come escavatori, autocarri, pale, livellatrici, mezzi di cui la nostra ditta
In foto, da sinistra, Tiziana, Domenico e Mario Caioni della Caioni Costruzioni di Appignano del Tronto (AP) caionicostruzioni@tin.it
Domenico Caioni
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Presso la discarica “Relluce” di Ascoli Piceno, dal 1992, ci occupiamo della compattazione, della triturazione e della ricopertura dei rifiuti solidi urbani
dispone di proprietà». Nella provincia ascolana, quali sono le principali attività di cui vi occupate? «L’attività di movimento terra è ben rappresentata da ciò che facciamo presso la discarica “Relluce” di Ascoli Piceno dove, dal 1992, ci occupiamo della compattazione, della triturazione e della ricopertura dei rifiuti solidi urbani. Nello stesso sito abbiamo realizzato due nuove vasche per l’accumulo dei rifiuti per un totale di trecentocinquantamila metri cubi di terreno sbancati». Quali certificazioni deve possedere un’azienda come la Caioni Costruzioni? «Oggi siamo sommersi da continui oneri sempre più gravosi. La Caioni Costruzioni è un’azienda certificata Iso 9001:2008 RT-05 dal 2005 e
possiede attestazioni Soa per le categorie OG1, OG3, OG6, OG12 tutte in classe III». Dal punto di vista commerciale è più appetibile il mercato pubblico o privato? «La committenza pubblica rappresenta da sempre la certezza del pagamento nonostante le lungaggini burocratiche, ma le difficoltà nell’aggiudicazione delle gare hanno incentivato la crescita dei meccanismi associativi tra imprese con la nascita di consorzi e cooperative. Il privato, a volte, è il committente ideale però il rischio di incappare in situazioni di insolvenza o contestazioni diventa più alto». Qual è la zona in cui il vostro settore è più florido? «I nostri maggiori lavori si svolgono nel territorio Piceno, anche se abbiamo affrontato il la-
voro anche fuori regione. L’organizzazione diventa nel caso più oculata, dovendo analizzare i possibili maggiori rischi e costi da sostenere». Ritenete che i meccanismi di assegnazione degli appalti pubblici siano trasparenti, funzionali e studiati per massimizzare la qualità delle opere da realizzare? «Il discorso delle gare d’appalto è una spina nel fianco di molte aziende che a causa dei meccanismi di gara sono diventate dei veri e propri giochi di numeri, nulla a che vedere con il meccanismo della domanda e dell’offerta. Non parliamo poi delle gare dove la procedura si svolge con il massimo ribasso, dove il gioco è a chi offre meno, tutto a scapito della qualità dell’opera da realizzare e della sicurezza».
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TURISMO
Le terre dai turismi plurali guardano verso Oriente Appena rientrata da una missione istituzionale in Cina, Serenella Moroder, assessore al Turismo delle Marche, ribadisce i fattori competitivi: approccio slow, diversificazione dell’offerta e volontà di distribuire le presenze su tutto il territorio, puntando dritto al fuori stagione Paola Maruzzi
L Sopra, veduta di Urbino
a Regione continua a spianare la strada al brand Marche, veicolando un immaginario territoriale studiato ad hoc per colpire nel segno del turista internazionale. Il prodotto-vacanza, a prescindere dalle diverse motivazioni, deve «regalare emozioni, moltiplicandole all’infinito». Questo è un po’ il claim che fa da sottofondo alle scelte strategiche
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dell’assessorato al Turismo, retto da Serenella Moroder. A guardare l’andamento del 2010, i risultati sembrano essere più che positivi. Infatti, stando all’Osservatorio regionale del turismo, il totale dei pernottamenti è cresciuto del 3,78 per cento rispetto al 2009. In aumento sia la risposta degli italiani che degli stranieri, che rispettivamente salgano del 3,78 per cento e del 6,66.
A parte il marketing in senso stretto, come stanno cambiando le politiche di promozione per ampliare il target? «La campagna promozionale “Marche, le scoprirai all’infinito” vuole appunto ribadire questo concetto: il nostro territorio offre tanti turismi: montano, spirituale, naturalistico, culturale, rurale, balneare, enogastronomico. Ma
Serenella Moroder
DISTRIBUZIONE PERCENTUALE DEGLI ARRIVI PER LOCALITÀ DI INTERESSE TURISTICO 52,4% Località marine
5,1% Località montane 1,8% Località termali 2,9% Località religiose 5,2% Altre località
32,6% Città di interesse storico artistico
L’assessore al Turismo della Marche, Serenella Moroder. In basso, la basilica della Santa Casa di Loreto (An)
Marche, meta internazionale Al vaglio dell’Osservatorio turistico della Regione la performance della regione, è positiva soprattutto per quanto riguarda le presenze degli stranieri, che registrano quasi un incremento del 7 per cento. Se “in casa” le terre marchigiane riscuoto maggiore successo in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, i flussi dall’estero vedono al primo posto la Germania, con 419.181 presenze. A seguire Olanda, Francia, Svizzera, Regno Unito, Russia, Repubblica Ceca, Belgio, Austria, Usa, Polonia e Spagna. Se il 60 per cento dell’incoming proviene dai paesi comunitari, non sono da trascurare altre fette di mercato meno tradizionali, quindi Canada, Brasile, Cina e India. La presenza media si conferma essere straordinariamente alta rispetto al panorama nazionale: la vacanza dura quasi 7 giorni. Fa da contraltare la forte stagionalità, influenzata dall’offerta balneare, la molla che fa scattare il numero più alto di turisti. Al mare però si abbinano la natura, il relax e il benessere. Grande attenzione, inoltre, per l’enogastronomia locale, un’attrazione che funziona tutto l’anno. Il trend positivo sembra essere supportato da canali di comunicazione al passo coi tempi: l’80 per cento delle strutture ricettive è on line. Ne consegue, quindi, che più del 40 per cento della clientela prenoti sul web, un’abitudine prediletta soprattutto dagli stranieri.
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TURISMO
il migliore impulso alla pro- aspetti che ci uniscono sono parte degli operatori c’è una
Serenella Moroder in visita ufficiale in Cina, durante l’incontro con il ministro del Turismo di Nanchino, Zhou Xu
mozione è quello ricevuto dalla considerazione che si sta diffondendo a livello nazionale e internazionale. Secondo una ricerca condotta dal network americano Aarp, che riunisce milioni di over 50, le Marche sono considerate come una delle cinque mete al mondo dove si vive meglio per ambiente, clima, servizi e qualità della vita». Per essere efficace, il brand Marche deve racchiudere tutto il territorio regionale. In che modo le singole province vengono spinte a lavorare in sinergia? «Già dal nome, le Marche esprimono la pluralità, la varietà dei territori e le diverse tradizioni. Ancora oggi è forte il senso di appartenenza al proprio comune. Tuttavia gli
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più forti delle differenze. Fare squadra è un imperativo categorico e tutta la programmazione in materia di promozione e attività di accoglienza viene concertata e condivisa con le amministrazioni provinciali, che sono molto recettive. Un esempio per tutti: nel corso dell’ultima Bit, ognuna delle cinque giornate di presenza fieristica è stata dedicata a uno dei sensi e, su questo tema, le province si sono avvicendate nella alla presentazione delle loro peculiarità. Inoltre, presidiamo gli appuntamenti di settore, affiancando gli operatori incoming, le agenzie di viaggio e le associazioni di categoria per promuovere il nostro territorio. L’amministrazione regionale funge da collettore e propulsore e da
grande disponibilità a mettersi in gioco e ad affrontare le sfide del mercato globale». In regione buona parte dell’offerta si gioca sul mare. Come colmare la disomogeneità tra le aree del litorale e le zone dell’entroterra, soprattutto alla luce del fatto che il turista internazionale sembra essere più interessato ai borghi storici? «In realtà, le possibilità sono molteplici e stiamo lavorando alacremente per colmare le disomogeneità che possono ancora sussistere. Oltre ad avere 16 bandiere blu, abbiamo 17 bandiere arancioni e 18 tra i borghi più belli d’Italia. Vantiamo quindi una delle percentuali più alte di luoghi dai requisiti qualitativamente elevati. Potenziare il turismo in tutta la
Serenella Moroder
Ciò che ci contraddistingue è proprio il tessuto variegato del paesaggio, disseminato da paesi, borghi, pievi, abazie, monasteri, fortezze
regione è assolutamente naturale per noi, consapevoli che ciò che ci contraddistingue è proprio il tessuto variegato del paesaggio disseminato da paesi, borghi, pievi, abazie, monasteri, fortezze. Le caratteristiche del nostro territorio giocano tutte a favore di una diversificazione e di un turismo destagionalizzato». Il governatore Spacca ha insistito anche sui mercati in espansione come Cina e Medio Oriente, attratti soprattutto dal fattore culturale. In tal senso come rilanciare la competitività delle città d’arte marchigiane, in un contesto nazionale quasi “saturo” di offerte di questo tipo? «Sono appena rientrata da una missione istituzionale in Cina, a Nanchino e Shanghai, dove
abbiamo incontrato le autorità del luogo e numerosi tour operator molto interessati alla nostra offerta turistica. Le Marche si confermano essere un “museo diffuso”: oltre a Urbino, città patrimonio dell’Unesco, ad Ascoli Piceno, a Loreto, il nostro territorio è costellato da centri storici di interesse storico-artistico. Il nostro fattore competitivo sta nella capacità di non essere assimilabili alle mete predilette dal turismo di massa. Il valore aggiunto che abbiamo è proprio questo: offrire un soggiorno lontano dalla folla, dove assaporare bellezze storico-artistiche in atmosfere tranquille e a dimensione d’uomo». Cosa chiedete alla imprese del settore turistico affinché la loro offerta sia adeguata a una risposta internazionale?
«Il valore aggiunto che le imprese turistiche marchigiane possono offrire è senza dubbio l’alto livello qualitativo delle strutture e dei servizi: stiamo investendo molto nella cultura della qualità. In particolare, insieme a Isnart e Camere di commercio, sosteniamo il Marchio Ospitalità Italiana, premiando ogni anno gli alberghi che raggiungono determinati standard. Il messaggio che trasmettiamo è recepito a livello sempre più diffuso, tanto che quest’anno abbiamo avuto un incremento del 15 per cento delle aziende premiate. In un mondo che procede verso una globalizzazione e che spesso vira verso una standardizzazione dell’offerta, la nostra cifra distintiva è costituita dalla cura dell’offerta e dall’eccellenza dell’ospitalità».
Da destra, la Chiesa romanica di San Claudio al Chienti Corridonia (Mc) e la Torre di Palme, nel comune di Fermo
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TURISMO
A
fare da traino è stato il turismo balneare, ma nel 2010 «è cresciuto anche l’appeal culturale di città storiche come Ascoli Piceno, Offida e Ripatransone». Piero Celani, presidente della Provincia, aggiunge un tassello al puzzle territoriale che va ricomposto. Ecco quindi che «l’intera gestione dell’accoglienza turistica, oggi frammentata, dovrebbe passare in mano a un ente unico provinciale, che metta in rete le attività degli Iat e delle Pro Loco, evitando così sovrapposizioni». In questo modo trovano posto in un unico contenitore le offerte dei rispettivi 33 comuni che, differenze a parte, vanno tutte sotto il segno del buon cibo, apprezzato solo se efficacemente proposto. Quindi, se reso da episodio isolato a pretesto per raccontare altro. Cosa si sta facendo per rendere competitiva l’inclinazione enogastronomica di Ascoli Piceno, senza che si appiattisca sul binomio ciboterritorio? «Ci stiamo muovendo usando come strumento principale il piano di marketing territoriale, elaborato con il contributo scientifico dell’Università Politecnica delle Marche. L’obiettivo è mettere a sistema le risorse del territorio, tra cui distretti produttivi, storia, cultura, paesaggio, enogastrono-
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Un’unica regia per rilanciare Ascoli Piceno Enogastronomia locale e percorsi artistici sulle “strade” di Ascoli Piceno. Il presidente della provincia, Piero Celani, pensa a come intrattenere il turista del 2011, sempre meno disposto a fermarsi al solo binomio cibo-territorio. In cantiere nuovi stimoli Paola Maruzzi
mia, artigianato e prodotti tipici, partendo dal turismo. La strategia è quella di individuare un marchio per il Piceno, identificativo delle eccellenze locali, per valorizzare l’identità dello stesso a beneficio degli operatori turistici e del mondo imprenditoriale, evitando in questo modo l’appiattimento sul binomio cibo-territorio». Il turismo enogastronomico è solito rivolgersi a un
target locale. Come ampliare il bacino d’utenza? «Potenziando l’offerta con eventi sportivi, spettacoli, attività all’aperto, escursioni e altri momenti legati alla natura e alla storia. Al riguardo vorrei ricordare il successo dello spettacolo dei Carmina Burana di Carl Orff, promosso dalla Provincia l’estate scorsa a San Benedetto del Tronto, che ha consentito di presentare a 4mila
Piero Celani
In prima pagina, edizione della manifestazione Fritto Misto ad Ascoli Piceno; a sinistra, Piero Celani, presidente della Provincia; sotto, rievocazione storica della Quintana
spettatori le eccellenze del territorio in modo integrato». Ascoli Piceno richiama un turismo interessato all’arte. Come potenziarlo? «Valorizzando al meglio i nostri centri storici con iniziative culturali e ricreative. Altro aspetto fondamentale è portare il turismo congressuale nelle città d’arte e mettendo a disposizione convegni, strut-
Vogliamo mettere a sistema le risorse del territorio, tra cui distretti produttivi, storia, cultura, paesaggio, enogastronomia, artigianato e prodotti tipici
ture museali, pinacoteche e altri contenitori culturali per creare pacchetti integrati a beneficio di singoli e gruppi organizzati. Ho sempre ritenuto l’arte come un qualcosa di vitale, da fruire pienamente, non come un semplice oggetto di ammirazione ed esposizione. Su questo possiamo applicare modelli virtuosi come quello francese che presta la massima attenzione a tutti gli aspetti connessi alla valorizzazione dell’arte». In vista dell’Expo 2015, la Provincia si è detta disponibile a gettare le basi per un protocollo d’intesa per la partecipazione. Di cosa si tratta? «Alla Bit di Milano ho preso contatto con gli organizzatori dell’Expo 2015 proprio per valutare la partecipazione della Provincia a questo evento straordinario. Il protocollo, già approvato dalla giunta, stabilisce la costituzione tra il commissario straordinario del governo per l’evento, Italia 2015, Expo 2015, la città di Milano e la Provincia di Ascoli Piceno, di un tavolo di coordinamento per la progettazione congiunta di iniziative di valorizzazione da integrare nel circuito degli appuntamenti previsti all’esposizione universale. Ritengo questa partnership strategica soprattutto per la promozione internazionale del territorio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 197
TURISMO
B
alneare, estivo e capace di attrarre il target “formato famiglia”. Questo è, a prima vista, il volto classico del turismo anconetano. Ma sotto c’è dell’altro, come conferma il presidente della Provincia Patrizia Casagrande. Per il 2011 l’obiettivo è far rimbalzare le presenze dalla costa all’entroterra, creando una sorta di passepartout tra i comuni, o meglio un linguaggio di marketing inglobante, e non più esclusivo, delle spiagge, in estate “colonizzate” dai tedeschi. Il territorio provinciale è profondamente diversificato e l’offerta deve saper riflettere un turismo a più livelli. Questo anche alla luce della tendenza all’omologazione che, sulla falsariga di modelli competitivi come Rimini e Riccione, porta le località della riviera adriatica ad assomigliarsi. Le coste anconetane scoprono quindi il loro un tratto distintivo, giocando su singolari tipicità. In che direzione state lavorando per migliorare l’attrattività, aggregando anche le località marginali? «Solo pochi mesi dopo l’insediamento della giunta abbiamo costituito il primo sistema turistico unico della regione, la Marca Anconetana. Da quasi tre anni stiamo lavorando per creare una rete fra comuni ed esaltare le potenzialità e le differenze del territorio, da quello
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Stessa spiaggia, nuovi turismi Dalla costa all’entroterra, passando per i tour enogastronomici fino alle cavità carsiche di Frasassi. Per il presidente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, il mare non chiude la stagione della ricettività Paola Maruzzi
paesaggistico a quello culturale, dall’enogastronomico allo storico-architettonico». L’offerta balneare ha il difetto di essere “tagliata” troppo sulla stagionalità. Come ripensare un turismo spendibile anche fuori stagione? «La diversificazione dell’offerta e la costituzione di una rete provinciale contribuisce a diffondere una promozione che
dalla costa rimbalza all’entroterra. Se Senigallia e la riviera del Conero registrano successi di presenze, alle Grotte di Frasassi il numero di visitatori è cresciuto di 7mila unità. Un risultato che è frutto di scelte originali, come quella di esporre nell’ingresso dell’ipogeo i vini locali, grazie all’iniziativa “Fresco di grotta”. Nel prossimo settembre, l’intera provincia ospiterà il congresso
Patrizia Casagrande
Se Senigallia e la riviera del Conero registrano successi di presenze, alle Grotte di Frasassi il numero di visitatori è cresciuto di 7mila unità
In alto, la riviera del Conero e Patrizia Casagrande, presidente della Provincia di Ancona. A sinistra, la Grotta di Frasassi
eucaristico nazionale, che si concluderà con la visita del pontefice. Sarà l’occasione per lanciare anche il turismo religioso nel nostro ricco territorio, visitato da 500mila pellegrini, di cui si prevede la permanenza per un’intera settimana». Cosa state facendo per attrarre un turismo giovanile, scalzando il rischio di fossilizzarsi sul target family friendly? «Quello giovanile è una galassia composita, che va orientata seguendo la vocazione dei diversi
territori. Per esempio, Senigallia, già palcoscenico del festival “Jamboree”, nelle scorse settimane ha ospitato il raduno degli atleti di pattinaggio in vista dei campionati mondiali in Corea del Sud, grazie alla nuova pista su cui la città ha scommesso. Sempre più spesso i giovani sono mossi dalla cultura, dagli spettacoli o dai concerti. Le esclusive nazionali, le anteprime, festival come “Poiesis” a Fabriano o “Adriatico Mediterranea” ad Ancona attirano un crescente numero di
giovani. Andremo avanti su questa e altre strade». In vista dell’apertura della linea Ryanair AnconaSiviglia, come state rivendendo le politiche di marketing territoriale in chiave internazionale? «Con la Spagna i rapporti sono eccellenti: qualche anno fa abbiamo creato con la Diputacion di Valladolid, la Rete europea dei vini a tonalità verde, che ha generato l’educational tour di giornalisti del settore turistico spagnolo in visita nella nostra provincia e viceversa. Con il rilancio dell’aeroporto di Ancona potrebbe aggiungersi presto anche il volo per Praga, una città che ospita la riproduzione della Santa Casa e con la quale potenziare quel turismo religioso già ben delineato nei suoi storici puntichiave: l’unicità di Loreto, la casa di santa Maria Goretti a Corinaldo, le arti monastiche di Serra de’ Conti, le abbazie e i luoghi di spiritualità disseminati nel territorio». MARCHE 2011 • DOSSIER • 199
INFRASTRUTTURE
Uscire dallo stallo Molti dei progetti strategici per le Marche sono ancora fermi tra aziende fallite, mancanza di risorse e appalti da assegnare. L’assessore ai Trasporti, Luigi Viventi, spiega come si sta muovendo la Regione per far ripartire i lavori Riccardo Casini
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rocedono a rilento i lavori sulle opere infrastrutturali che dovrebbero consentire alle Marche di uscire dall’isolamento dovuto alla storica mancanza di collegamenti con le regioni del centro Italia e con la costiera tirrenica. Progetto Quadrilatero, Fano-Grosseto e Orte-Falconara: opere ormai irrinunciabili, sulle quali però i tempi di realizzazione continuano a dilatarsi. Nelle scorse settimane il governatore Spacca ha addirittura inviato una lettera al presidente del Consiglio proprio sullo stato dei lavori del progetto Quadrilatero, fermi per quanto riguarda il secondo maxilotto. L’assessore regionale ai Trasporti e alla mobilità, Luigi Viventi, prova a fare il punto sulla situazione. «L’intervento del “maxilotto 2” – spiega – è una parte molto importante del progetto Quadrilatero, e consiste nel completamento e nell’adeguamento dell’asse Perugia-Ancona. Il contraente generale, la società Dirpa, ha affidato gran parte dei lavori alla Btp che oggi si trova in stato fallimentare; per questo il presi-
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dente Spacca ha inviato una nota anche al presidente della società Quadrilatero Marche Umbria con la quale ha chiesto di intervenire in modo tale che i vecchi e i futuri rapporti contrattuali, di fornitura e di subappaltato che le ditte del territorio hanno in essere con la Btp, vengano assunti direttamente dal contraente generale. Inoltre, si è tenuto a Fossato di Vico un vertice tra la società Quadrilatero e le Regioni Marche e Umbria con all’ordine del giorno i provvedimenti da prendere di fronte alla situazione della Btp». Cosa è emerso? «È stato espresso un forte richiamo al senso di responsabilità da parte di Dirpa, anche mediante il coinvolgimento delle altre due sigle che compongono la compagine societaria, ovvero Ergon e Toto. In subordine alla precedente opzione si è pensato anche a un’integrazione di Dirpa con nuove società, affinché venga data garanzia sulla prosecuzione dei lavori. Due sono le priorità: che i lavori non si fermino ma anzi procedano a ritmo sostenuto per recuperare i ritardi accumulati, e che le ditte locali
subappaltatrici e subfornitrici e i loro lavoratori non subiscano alcun danno. A giorni verrà effettuata una nuova verifica». Nel suo recente incontro con il ministro Matteoli si è parlato invece della FanoGrosseto. In che modo è pos-
Sopra, l’assessore regionale ai Trasporti, Luigi Viventi e un cantiere del progetto Quadrilatero
Luigi Viventi
Due sono le priorità: che i lavori non si fermino e che le ditte locali e i loro lavoratori non subiscano alcun danno
sibile portarla a termine? È plausibile l’ipotesi del finanziamento tramite i pedaggi dei lotti in fase di completamento? «A seguito dell’incontro con il ministro delle Infrastrutture è stata costituita una commissione tecnica mista composta dai rappresentanti del Ministero, dell’Anas, delle regioni Marche, Toscana e Umbria e delle province di Pesaro-Urbino, Perugia, Siena e Grosseto. La commissione ha il compito di procedere, entro il prossimo 30 giugno, all’approfondimento e alla valutazione delle modalità di finanziamento per il completamento dell’intervento prioritario del corridoio
“dei due mari”, anche mediante il ricorso alla finanza di progetto o ad altre forme di partenariato pubblico-privato. La commissione tecnica sta valutando i vari aspetti in relazione dello stato di attuazione e di progettazione dei vari lotti. Contemporaneamente, in relazione alla connessione dell’A14 Adriatica all’A1, è stata formalizzata la richiesta alla Comunità europea per l’inserimento dell’E78 nella rete Ten-T con la possibilità di attivare finanziamenti comunitari». Spostandoci ad Ancona, dopo lo sblocco dei fondi Cipe esistono attualmente sei offerte per il progetto esecutivo
di collegamento del porto con la grande viabilità. Quando è possibile ipotizzare un avvio dei lavori? «Sono stati sollecitati ulteriormente il Cipe e il ministero per accelerare l’iter e procedere con la gara d’appalto mirata all’individuazione del concessionario». Secondo i dati dell’Autorità portuale, nel 2010 si è registrato un calo del 7% delle navi in transito contro una ripresa del traffico merci su Tir e Trailer e del traffico containers. Quali interventi sono necessari per favorire questa ripresa? Come giudica il progetto di decongestionamento della parte storica? «Il calo dei traffici è dovuto alla grave crisi economica. Per quanto riguarda il progetto, è stato costituito un gruppo di lavoro per valutare le prospettive di decongestionamento della parte storica del porto. Prima dell’estate saranno fornite indicazioni dalla Commissione tecnica da sottoporre al Comitato portuale». Nel frattempo, con l’avvio delle attività dell’interporto la piattaforma logistica delle Marche ormai è realtà. Quali progetti vi sono al riguardo? «Sono in fase di completamento i lavori del nuovo raccordo ferroviario del porto con la stazione di Ancona. Inoltre, sono stati avviati incontri specifici per attivare il collegamento ferroviario con l’interporto». MARCHE 2011 • DOSSIER • 203
INTERPORTO
Parola d’ordine intermodalità Roberto Pesaresi, presidente di Interporto Marche, illustra il ruolo della piattaforma logistica regionale, candidata tra le altre cose a diventare «uno dei punti di riferimento dell'economia cinese per l'accesso in Europa» Riccardo Casini
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n anno importantissimo»: così Roberto Pesaresi, presidente di Interporto Marche, descrive il 2010 della sua struttura, inaugurata a fine 2009 e oggi divenuta terza gamba, insieme a porto di Ancona e aeroporto di Falconara, della piattaforma logistica delle Marche. L’anno da poco concluso ha infatti visto l’inaugurazione dello svincolo della strada statale 76, che consente un unico accesso diretto («tra breve anche videosorvegliato») e fa seguito all’allaccio del terminal container alla linea ferroviaria Orte-Falconara, avvenuto a luglio 2009. «Questi due importanti investimenti – spiega Pesaresi – hanno portato un rilevante contributo in termini di valore aggiunto alla nostra infrastruttura. Nel 2010, primo anno di attività, il terminal-container ha lavorato già con accettabile efficienza realizzando un buon 204 • DOSSIER • MARCHE 2011
numero di coppie di treni. Contemporaneamente sono stati definiti importanti accordi per altri insediamenti in interporto da parte di aziende della logistica e dei trasporti e anche di agenzie ed enti con competenze nel controllo documentale e fiscale delle merci». I dati diffusi dall’Autorità portuale di Ancona parlano di una crescita costante del traffico containers (+3% rispetto al 2009). In che modo l’attività dell’interporto ne ha risentito? «Attualmente e nella prospettiva a medio termine, Interporto Marche e l’Autorità portuale di Ancona dialogano e collaborano attivamente, avendo sottoscritto accordi di ordine molto pratico e non semplici protocolli d'intesa. Una delle funzioni dell’interporto delle Marche può essere quella di retroporto del porto di Ancona, il cui incremento dei traffici, anche di merci non direttamente destinate a questo
territorio, è certamente positivo, potendo generare importanti attività logistiche. Inoltre il problema della scarsità di spazi a disposizione del porto verrebbe superato svolgendo l'attività più propriamente logistica in interporto. Aggiungo infine che all’interno dell’interporto è stato istituito un desk della dogana italiana per svolgere le procedure doganali delle merci in arrivo e in partenza e con l’obiettivo di semplificare le procedure al fine di renderle più veloci ed
500 mila ESTENSIONE I metri quadri di superficie occupati da Interporto Marche, dei quali circa il 10% già concessionati per la realizzazione di capannoni
Roberto Pesaresi
Lavoriamo per collegare i territori di Marche e Umbria con i corridoi europei che attraversano l'Italia e più in generale con il nord e l'est Europa
efficienti; per lo stesso motivo, per le merci in partenza per la Russia abbiamo istituito un desk dell’Ente unitario federale statale Rostek». Quali sono allora oggi le direttrici commerciali che vedono il flusso maggiore di merci? Su quali sarà necessario puntare in futuro? «In prospettiva, siamo convinti che la direttrice est-ovest sia quella in grado di offrire le maggiori opportunità, sia per la situazione politica ormai sta-
bile dei Balcani che sono potenzialmente un mercato molto interessante per i nostri traffici sia per il significativo allargamento a est della stessa Europa. Oggi però lavoriamo per collegare i territori di Marche e Umbria con i corridoi europei che attraversano l’Italia e più in generale con il nord e l’est Europa. In quest'ottica, determinante sarà lo sviluppo del traffico intermodale e le relazioni stabili con gli altri nodi della rete logistica nazionale.
A oggi è importante essere già In alto, riusciti a garantire la linea fer- Roberto Pesaresi, presidente roviaria da Ancona verso Bo- di Interporto Marche. logna come una linea “a mer- Sotto, il nuovo svincolo cato”. Il nostro lavoro deve della Statale 76 però andare nella direzione di far diventare “a mercato” anche la linea Orte-Falconara, strategica per i traffici est-ovest che coinvolgono in particolar modo anche l'Umbria, regione con la quale le Marche operano ormai in stretta sinergia». In che modo? «Non solo la Regione Umbria MARCHE 2011 • DOSSIER • 205
INTERPORTO
esprime la vicepresidenza della tiva con l’India, altra grande e per un buon posizionamento nostra società, ma il loro governo regionale ha orientato le proprie scelte in materia di trasporti in funzione dello sviluppo dell’interporto delle Marche verso cui saranno raccordate le piattaforme in corso di realizzazione a Foligno e Terni. Non dimentichiamo poi che la piattaforma logistica delle Marche si candida a divenire uno dei punti di riferimento dell’economia cinese per l’accesso delle loro merci e dei loro semilavorati in Italia e in Europa. Contemporaneamente, dal porto di Ancona potranno essere incrementate le esportazioni del nostro paese sempre verso la Cina, e lo stesso lavoro si potrà fare in prospet-
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nuova potenza economica mondiale». Tornando all’interporto, una variante al Prg comunale di Jesi garantisce l’opportunità di ampliare ulteriormente la struttura. Quali progetti sono in cantiere? «Tutto dipende dalle opportunità che emergeranno dal mercato. Abbiamo la possibilità di ampliare la superficie territoriale fino a 100 ettari e le superfici coperte fino a 100mila metri quadri. Questo evidenzia la vocazione “verde” di questo interporto, con un indice di edificabilità 3-4 volte inferiore a quello degli altri interporti maggiori, ma da noi ritenuto sufficiente
strategico nel panorama nazionale. Il Ministero dell'Ambiente ha approvato nel luglio 2010 la revisione della Valutazione di impatto ambientale, e ora procederemo con gli altri atti previsti dalla procedura per essere operativi sulle nuove aree entro la fine del 2011 avviando le procedure di esproprio. Nelle aree già di nostra proprietà (circa 50 ettari) siamo già in possesso di permessi di costruire sino a 45mila metri quadri coperti, in parte realizzati o in corso di realizzazione. La nostra scelta rimane comunque quella di realizzare altre superfici coperte solo in presenza di puntuali accordi di locazione o
Roberto Pesaresi
Le possibilità di ampliamento evidenziano la vocazione “verde” di questo interporto, con un indice di edificabilità 3-4 volte inferiore a quello degli altri interporti maggiori
vendita sottoscritti con operatori privati della logistica e dei trasporti». Quali interventi infrastrutturali sono invece ancora necessari per sviluppare l’intermodalità in regione? «In attesa che Rete ferroviaria italiana realizzi lo scalo smistamento (attualmente a Falconara) in adiacenza in interporto, stiamo realizzando, sempre in accordo con Rfi, la stazione Interporto che consentirà l'instradamento diretto dei treni sulla linea Orte – Falconara e non più in regime di tradotta da Falconara con interruzione di linea come avviene ora. Tra l'altro questo investimento consentirà di instradare i treni anche in direzione ovest, verso Orte, ren-
dendo così anche più competitive le tariffe intermodali». Quale contributo potrà arrivare invece dall’Osservatorio dell’Istao sulla piattaforma logistica delle Marche? «Da una parte porterò all’Istao l’esperienza che ho maturato in qualità di vicepresidente nazionale dell’Unione interporti riuniti con delega al quadro normativo e ai rapporti con la conferenza delle Regioni, mettendo in evidenza le ragioni dello sviluppo che legano il porto di Ancona all’interporto marchigiano: l’obiettivo è quello di definire rapidamente un modello di integrazioni anche societarie e più spiccatamente gestionali tra porto, interporto e aeroporto, e l’attività
dell’Istao ci può aiutare in questa direzione. Dall’altra, il compito dell’Osservatorio sulla piattaforma logistica delle Marche, promosso da Camera di Commercio di Ancona e Autorità portuale, a cui hanno aderito in seguito Comune di Ancona, Provincia, Regione Marche e Interporto e che ha come partner tecnico proprio l’Istao, è più concentrato e finalizzato al monitoraggio dei traffici e, in questo periodo, allo studio della prospettiva di una società ferroviaria regionale (o sovraregionale) per favorire e sviluppare l’intermodalità. Nelle prossime settimane verranno presentati i primi risultati, che penso ci saranno molto utili per le attività future». MARCHE 2011 • DOSSIER • 207
Contro la marginalità urgono collegamenti Giuseppe Casali, presidente di Confindustria Ancona, elenca le carenze infrastrutturali della regione e lancia il progetto “Mare nostrum”, un contratto di rete che «coinvolge trasversalmente alcune delle più importanti realtà associative dell’economia del mare» Riccardo Casini
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a situazione in cui versano le Marche a livello infrastrutturale? «Inaccettabile». Giuseppe Casali, presidente di Confindustria Ancona, è netto nel suo giudizio. La regione, dice, «ha un deficit infrastrutturale evidente, non solo per strade e collegamenti, ma anche per le infrastrutture cosiddette “soft”. Per esempio – spiega – ci sono zone nel nostro territorio in cui avere un collegamento Adsl è ancora un miraggio. Il risultato è che siamo marginalizzati rispetto al Paese
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e questo, per un territorio che esprime un comparto imprenditoriale di assoluto rilievo, è inaccettabile». In che modo è possibile sviluppare le infrastrutture regionali, in particolare in termini di intermodalità? Come giudica il progetto di piattaforma logistica delle Marche? «Sicuramente l’intermodalità è un nodo cruciale per la nostra regione. L’interporto ha una funzione essenziale, ma è necessario agire in tempi brevi affinché sia collegato
con le altre infrastrutture della provincia, ovvero porto e aeroporto: più passa il tempo, più si potrebbero perdere posizioni competitive. Il progetto che collega la piattaforma logistica delle Marche alla grande viabilità del territorio, infatti, diventa sempre più urgente anche per consentire al porto di Ancona che vanta già di per sé una posizione geograficamente centrale e strategica - di essere un punto nodale fondamentale nel bacino dell’Adriatico, rispetto non solo agli altri porti
Giuseppe Casali
Mare Nostrum coinvolge trasversalmente sul territorio nazionale alcune delle più importanti realtà associative dell’economia del mare
italiani ma anche a quelli al di là del mare». Arriviamo all’aeroporto. «È un’altra rilevante “porta sul mondo”, a prescindere dal fatto che l’attuale presidenza si sia attivata per aumentare l’attrattività dello scalo con nuovi voli. Ma è necessaria più energia nel potenziare prima di tutto le linee nazionali interne su Roma e Milano. Tutto questo per ridurre la marginalità della nostra regione, come detto prima, rispetto al Paese». Confindustria Ancona, insieme a Confindustria Marche e Confindustria Pesaro Urbino, è tra i fondatori del progetto “Mare nostrum”. Quali sono in concreto i suoi scopi? «Si tratta di un contratto di rete per il settore nautico, sviluppato a livello nazionale con il contributo determinante dell’Agenzia RetImpresa. “Mare nostrum” si propone come progetto importante per la competitività dell’economia del mare, grazie al quale si intende rafforzare la cooperazione tra le imprese del settore nautico da diporto, promuovere la valenza occupazionale del set-
tore e integrare le politiche industriali sulla nautica con quelle del turismo, dell’ambiente e dell’innovazione tecnologica attraverso il contratto di rete. Proprio in questi giorni a livello nazionale si sta lavorando per dare operatività al progetto». Quali benefici potrà portare al territorio? «”Mare nostrum” coinvolge trasversalmente sul territorio nazionale alcune delle più importanti realtà associative dell’economia del mare. Grazie a questa nuova rete e alle opportunità che potranno essere intercettate, le imprese coinvolte saranno messe in grado di accrescere la competitività, aumentando il livello di co-progettazione tra le diverse realtà territoriali nazionali, anche in una logica di potenziare l’internazionalizzazione di un settore che si colloca al quinto posto nella graduatoria dei prodotti esportati, rappresentando quindi uno dei comparti di riferimento del made in Italy. Un altro beneficio importante è il rafforzamento delle sinergie sul territorio, uno degli elementi fondamentali per superare definitivamente la crisi e affron-
tare a testa alta la complessità del momento; a maggior ragione è ancora più evidente l’utilità di fare sinergie a sostegno di un importante comparto produttivo e proporre alla filiera nautica dorica servizi e supporti per rafforzare la propria competitività». Ma di cosa necessita oggi il settore nautico marchigiano? «È indubbio che anche il comparto nautico marchigiano soffre la contingenza e le difficoltà a livello nazionale dettate dalla crisi. Ma il settore esprime diverse eccellenze, nonché elevate competenze tecniche e produttive: è composto da realtà importanti di rilievo nazionale e da altre di piccole e medie dimensioni che costituiscono una filiera produttiva con una fortissima tradizione e specializzazione. Quest’ultimo elemento, non dimentichiamolo, è quello che ha rappresentato negli anni uno dei fattori di assoluta attrazione per l’investimento nautico in questo territorio. Quello che continua a mancare, come già sottolineato, è l’aspetto infrastrutturale su cui auspichiamo un impegno da parte di tutti e soprattutto delle istituzioni pubbliche».
Giuseppe Casali, presidente di Confindustria Ancona. Nella pagina a fianco, una vista del porto
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NAUTICA
Una filiera unita per promuovere la nautica regionale Gianluca Fenucci, presidente del Cnm, illustra il progetto del Distretto del mare: «Occorre trasformare in alleanze gli individualismi tipici dell’imprenditoria marchigiana» Riccardo Casini
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l settore nautico marchigiano si interroga sul proprio futuro: un’occasione di riflessione sarà costituita dalla settima edizione del Fano yacht festival, un evento in programma a maggio e fortemente voluto da Gianluca Fenucci, da poco presidente del Consorzio navale marchigiano, ma da tempo tra i principali promotori del progetto “Distretto del mare”. «È una proposta lanciata da diversi anni – spiega – e sposata dalla Regione qualche anno fa. Purtroppo finora non si è fatto tutto il possibile, e ora stiamo cercando di riproporlo, avendo colto un nuovo interesse. Si tratta di un progetto volto all’unione di tutti gli attori della filiera, dall’artigianato all’industria, ma anche del turismo e della cultura, per creare un’area di lavoro congiunta. Per farlo però serve un passaggio culturale, verso una nuova voglia di condividere, con una messa a sistema dei vari progetti». Quale indotto potrà creare per il territorio l’avvio di que-
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sto progetto? «È difficile fare stime, ma sicuramente potrebbe creare un circolo virtuoso, una reazione a catena di varie entità che oggi ragionano ancora in autonomia. D’altra parte la nautica marchigiana gode di un’alta reputazione, grazie alla quale potrebbe fungere da attrattore turistico e da ambasciatore delle eccellenze regionali in campo economico. Le stime dipendono dagli scenari che si verranno a creare: di certo credo che un adegua-
mento dei porti da Pesaro a San Benedetto del Tronto richiederebbe investimenti pari a 500600 milioni di euro in un paio d’anni». Ma che momento vive oggi il settore della nautica? «Un momento di forte transizione: dopo una crescita iperbolica e tante soddisfazioni, oggi anche la nautica risente dell’impatto con la contingenza economica. La crescita del settore è rallentata, per qualcuno si è addirittura fermata; ora stiamo la-
Gianluca Fenucci
vorando per intuire come si riposizionerà. Di certo i segnali più positivi vengono dalla nautica di dimensioni importanti, quella che riguarda gli yacht medio-lunghi per intenderci: qui nel medio periodo (12-18 mesi) vi sono buone prospettive di riposizionamento e segnali confortanti, derivanti soprattutto dalla ritrovata stabilità di alcune aree economiche che ha portato a un nuovo interesse da parte di un certo tipo di clientela». Come vede il futuro allora?
«Ovviamente si tratterà di fare i conti con nuove condizioni di utilizzo: non ci aspettiamo i volumi di due anni e mezzo fa, ma cerchiamo di puntare su prodotti sempre più sviluppati e affidabili. Di buono c’è che nel frattempo sono scomparsi dal mercato i cosiddetti “speculatori”, ma la contrazione della clientela ha portato anche a una competizione sempre più spinta. Per questa ragione la cantieristica italiana, e quella marchigiana in particolare, deve am-
bire a una maggior efficienza e affidabilità». Quali indicazioni vi attendete dal prossimo Fano yacht festival? «Si tratta di un momento di valutazione e confronto tra cantieri e filiera, che deve aiutarci a sintetizzare un’analisi insieme agli attori politici interessati. Abbiamo fatto molti sforzi per confermare questa settima edizione, Sopra, Gianluca che dimostra la voglia di non Fenucci, presidente del Consorzio navale arrendersi. Ma dovremo cercare marchigiano. di trasformare le contrapposi- Al centro, zioni e gli individualismi tipici il porto di Ancona dell’imprenditoria nostrana in alleanze a difesa del prodotto nautico italiano e marchigiano, creando occasioni anche di carattere culturale per dare vita a complicità progettuali. Proprio per questo nelle Marche il nostro consorzio vuole sviluppare un’entità regionale della nautica: crediamo vi siano delle frontiere inesplorate, e che sia necessario agganciare gli altri distretti produttivi della regione, aggregando la nautica con tutta una serie di competenze integrate». A proposito di regione, come giudica l’attuale sistema MARCHE 2011 • DOSSIER • 213
NAUTICA
i n f r a s t r u t t u r a l e ?
I segnali più positivi vengono dalla nautica di dimensioni importanti, dove nel medio periodo vi sono buone prospettive di riposizionamento e segnali confortanti
Quali interventi ritiene prioritari a tutela del settore? «Parlavo prima di frontiere inesplorate: ecco, quella infrastrutturale è proprio la più importante. Nel 2009 la Regione ha effettuato un’analisi del sistema portuale, che ha messo in luce come ogni porto viva di ambizioni e prospettive proprie: a prescindere dalle caratterizzazioni specifiche, credo serva una prospettiva di riordino e di riassetto. E uno dei pilastri del nascente Distretto del mare sarà proprio questo, per dare la giusta logica di posizionamento a ogni componente economica: penso al business della manutenzione e della ristrutturazione delle barche, alla loro gestione nei momenti di inutilizzo, così come alla ricettività turistica, da interfacciare con tutte le opportunità di cui la regione è ricca ma su cui non riesce a fare
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marketing. È necessario insomma passare dalla convivenza alla collaborazione, cercando di sfruttare le enormi potenzialità di produrre economia collaborando con gli attori politici, dell’economia e del mare: siamo al centro dell’Adriatico, la costa di fronte a noi si va strutturando con grandi progetti e noi dobbiamo essere in grado di agganciare quest’opportunità». Per il porto di Ancona, intanto, si parla da tempo di un progetto per il decongestionamento del traffico nella parte storica. «Come gli altri porti, quello di Ancona sta vivendo un momento di riflessione che dura da molti anni. È necessario invece accelerare in direzione di un progetto di riassetto che valorizzi il rapporto con la città,
che ha grandi potenzialità ricettive e culturali, ma anche la logistica e la riqualificazione del centro, inteso come Mole Vanvitelliana, oggi usato come porto per i pescherecci: credo sia necessario avviare il raddoppio della Marina Dorica, creando così un’area dedicata per i pescherecci e liberando spazio nella zona di maggior impatto storico per la costituzione di un porto turistico. Si tratta di una soluzione che potrebbe portare a un’efficienza maggiore per la pesca e contemporaneamente al miglioramento dell’attrattività turistica. Il progetto è condiviso, ma il problema sono le risorse, che vanno cercate sia in ambito pubblico, ricorrendo anche ai fondi europei, che privato, grazie ad esempio al sistema bancario».
Un’integrazione a impatto zero Francesco Guzzini apre le porte della sua innovativa società di ingegneria, mostrando gli sviluppi che la progettazione integrata ha portato nell’ottimizzazione del consumo energetico applicato agli edifici Piero Lucchi
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ggi più che mai, il costo dell’energia identifica una spesa importante, in grado di incidere in maniera considerevole sul bilancio di un’impresa, così come del singolo consumatore privato, sulle famiglie. E data la ben nota dipendenza dell’Italia dai paesi stranieri per tutto ciò che concerne le fonti di approvvigionamento energetico, questa spesa sembra inevitabilmente destinata a crescere. Le politiche energetiche sono, di conseguenza, votate a rappresentare sempre più un fattore cruciale per lo sviluppo economico, sia delle singole imprese
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che di tutto il sistema Paese. «In questo scenario, ognuno sarà chiamato a fare la propria parte per mantenere alta la competitività nostrana sul mercato internazionale», afferma Francesco Guzzini, fondatore della Guzzini Engineering, società d’ingegneria con pluriennale esperienza in ambito regionale e nazionale. Una realtà che, da sempre, affianca le piccole, medie e grandi aziende nella progettazione integrata e nella realizzazione di sistemi, edifici e processi produttivi a bilancio energetico zero. Quali sono i vantaggi di una progettazione integrata? «I risultati di una progettazione
Francesco Guzzini
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Per ottenere un bilancio energetico zero occorre intervenire su tutti gli elementi che compongono l’edificio, nessuno escluso
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integrata non solo si riflettono sull’ottimizzazione dei costi e dei tempi di realizzazione, ma si colgono al volo al primo sguardo. L’unitarietà del progetto, dove l’architettura, la struttura e la tecnologia assurgono a elementi caratterizzanti, si proietta, infatti, in maniera immediata sulla qualità globale dell’opera finale». Alcuni di questi progetti sono stati realizzati sul territorio marchigiano. «E si sono rivelati anche alcuni dei più significativi. Ne sono un esempio i nuovi uffici direzionali della Elica di Fabriano, un’azienda che si è posizionata al primo posto nella classifica
Best workplace 2011 del Great place to work, realizzati in collaborazione con l’architetto Riccardo Diotallevi». Come si ottiene un bilancio energetico zero? «Occorre intervenire su tutti gli elementi che lo compongono, nessuno escluso. Si parte anzitutto dal sistema edificio, costituito da facciate, pareti, coperture e dall’architettura in generale. Poi si interviene sui processi produttivi, sul recupero energetico e sull’uso di energie rinnovabili o assimilabili (fotovoltaico, geotermia, cogenerazione ad alta efficienza, ecc.). Per la progettazione definitiva del sistema
edificio-processo e dei servizi generali, serve predeterminare il profilo dei consumi energetici annuali, sia elettrici che termici. Solo a questo punto si può passare alla fase progettuale esecutiva in modo da ottimizzare i costi, sia per quanto riguarda l’investimento iniziale che i costi di esercizio». Qual è l’obiettivo primario? «Il bilancio energetico zero punta, a minimizzare l’incidenza dei costi energetici di esercizio e di trasformazione sul prezzo del prodotto. Ciò in quanto tutte queste spese possono alterare il costo del prodotto in modo notevolmente superiore all’investi-
In apertura, Patio giardino Elica Spa di Fabriano (An). In basso, l’ingegner Francesco Guzzini all’interno della Guzzini Engineering. In questa pagina, esterno e interno torre a ventilazione naturale del nuovo edificio della Valenti & Co di Recanati (Mc)
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PROGETTAZIONE INTEGRATA
Un esempio di avanguardia sul mercato nazionale Da molti anni Guzzini Engineering opera a livello nazionale, trovando la sua affermazione principalmente attraverso la realizzazione di opere all’avanguardia nell’integrazione del sistema edificio-processo-energia. La tecnologia, infatti, si è rivelata un partner fondamentale nelle logiche di risparmio energetico applicato ai progetti edili. La società guidata dall’ingegner Francesco Guzzini si occupa, in prima istanza, dell’analisi dei fabbisogni energetici e dell’ottimizzazione dei consumi attraverso interventi mirati sui processi di produzione. In secondo luogo, impiega soluzioni avanzate in materia costruttiva, strutturale e impiantistica, a partire dallo studio di fattibilità. Infine, ed è per questo che la Guzzini ha raggiunto buona parte della sua notorietà, realizza integrazioni di fonti energetiche rinnovabili per la costruzione di edifici a “bilancio energetico zero”. www.guzziniengineering.it
›› mento iniziale».
Sopra, l’innovativa facciata in vetro, ad elevate prestazioni termiche, della sede della Roccheggiani SpA di Camerano (An). Nella pagina a fianco, depurazione fumi con recupero di calore impianti presso la Rotativa Rotopress International di Loreto (An)
Può citare alcuni casi di realizzazioni concepite seguendo questa metodologia progettuale? «Il nuovo edificio della Valenti & Co di Recanati è stato concepito fin dal primo momento in tutte le sue componenti con l’obiettivo del raggiungimento del bilancio energetico zero. Per non rinunciare a grandi superfici vetrate, sono state progettate facciate inclinate altamente performanti che, oltre ad assicurare un aspetto estremamente dinamico all’edificio, offrono un notevole vantaggio sull’abbattimento e sulla schermatura della radiazione solare. La torre in vetro, che collega in maniera indipendente i vari ambienti, dal punto di vista
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energetico avrebbe potuto rappresentare un controsenso, in questo caso si è potuto raggiungere un connubio tra architettura, funzionalità e consumi zero». In che modo? «Attraverso un’unica soluzione. La struttura della torre, oltre a essere elemento portante, svolge anche la funzione di ventilazione naturale, mediante un sistema di microugelli inseriti nella struttura. Questi ultimi, alimentati da due torri geotermiche, veicolano l’aria attraverso un sistema di condotte-scambiatori sotterranei. Il restante fabbisogno energetico per la climatizzazione degli uffici è stato neutralizzato attraverso un impianto fotovoltaico integrato nella copertura
dell’edificio». Guzzini è intervenuta anche sulla sede della Roccheggiani Spa di Camerano. «La palazzina uffici realizzata per questa azienda è caratterizzata da un involucro in vetro, che avrebbe potuto rappresentare un peso predominante nell’ambito del bilancio energetico dell’edificio. Abbiamo progettato una facciata con altissime prestazioni termiche, sia in estate che in inverno. La facciata è costituita da un sistema a cellule indipendenti, di nostra concezione, formate da triplo vetro selettivo a doppia camera con gas argon, che risponde perfettamente anche ai problemi di insonorizzazione acustica tra ambienti interni e tra interno ed esterno, nonché
Francesco Guzzini
a tutte le problematiche di tipo sismico. Tutti gli impianti tecnici sono stati concepiti con l’impiego di sistemi ad altissima efficienza, quali dislocamento, travi fredde e centrali a recupero di energia mediante ruote entalpiche. Anche in questo caso, il deficit energetico è stato sopperito da un impianto fotovoltaico integrato in parte nella copertura e in parte nella facciata rivolta a sud della palazzina». Ingegnere, lei ha più volte dichiarato che l’energia, in un certo senso, rappresenta la “moda” del momento. Cosa intendeva dire? «Non vi è dubbio che in questi ultimi anni stiamo vivendo una notevole spinta verso questo argomento e, nondimeno,
l’incentivazione pubblica ha mosso un’attrattiva enorme. Questa nuova possibilità di business ha fatto sì che, in un momento in cui il mercato globale stava subendo una notevole contrazione, in molti si siano improvvisati “esperti di energie rinnovabili”. La materia energetica, però, è una cosa estremamente seria. La ricerca dell’autosufficienza sarà primaria per le prossime generazioni. Per questo occorre fare attenzione e cercare, anche in questo settore, le eccellenze e i veri esperti in grado di fare la differenza». In conclusione, cosa rappresenta l’integrazione dei sistemi nell’architettura e nell’edilizia contemporanea? «Nella progettazione moderna
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Questa nuova possibilità di business, l’energia rinnovabile, ha fatto sì che molti si siano improvvisati “esperti di energie rinnovabili”
si supera il vecchio sistema in cui ogni tecnico operava per le sue competenze, in modo completamente disconnesso da tutte le altre esigenze. Occorre avere una visione globale di tutte le problematiche e intervenire su ognuna di queste in modo altamente specialistico. È necessario, quindi, operare attraverso un team di tecnici specialisti. In questo, la Guzzini Engineering è stata un’azienda apripista, da sempre strutturata su questa filosofia».
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COSTRUZIONI SOSTENIBILI
Verso un patrimonio immobiliare energeticamente efficiente Nonostante il crescente numero di normative sul risparmio energetico, le costruzioni sostenibili non costituiscono ancora un numero significativamente rilevante. Ne parla Carlo Pagano Lucrezia Gennari
Carlo Pagano, amministratore unico e direttore tecnico di Venanzoni Costruzioni insieme a Eleuteria Piccinini, responsabile amministrazione. Nella pagina accanto, è con Lucia Musto dell’ufficio tecnico www.venanzoni-costruzioni.com
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Ue ha presentato di recente nuove proposte per accrescere entro il 2020 l’efficienza energetica e creare entro il 2050 una vera economia a basse emissioni di CO2, con un risparmio per le famiglie di 1000 euro all'anno e 2 milioni di nuovi posti di lavoro. Gli sforzi compiuti dall'Ue per affrontare i cambiamenti climatici, rispettando il fabbisogno energetico europeo, rientrano nella strategia Europa 2020. Questa strategia prevede tre obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2020: ridurre le emissioni di gas serra del 20%, ricavare il 20% dell’energia da fonti rinnovabili e tagliare del 20% il consumo energetico. In questo quadro si inseriscono anche le costruzioni sostenibili. Dal 1980 in poi sono state emanate diverse normative inerenti il risparmio energetico, ma ancora molti edifici non corrispondono a tali direttive. «Poche costruzioni hanno uno standard energetico che può essere definito “sostenibile” – afferma il geometra Carlo Pagano, amministratore unico e direttore tecnico della Venanzoni Costruzioni di Ancona -. C’è quindi ancora molto da fare per rendere l’intero patrimonio immobiliare energetica-
L’
mente efficiente. Noi stiamo andando in questa direzione». Quali parametri bisogna tenere in considerazione nel costruire edifici di elevata efficienza energetica? «L’efficienza energetica nelle costruzioni ex novo si ottiene partendo da accorgimenti anche relativamente semplici. È importante che l’edificio abbia il giusto orientamento e compattezza della forma. Occorre inoltre un involucro edilizio termicamente ben isolato, impermeabile e senza ponti termici. Queste sono le misure più efficaci per ridurre i consumi energetici, creando così ottime condizioni per ulteriori miglioramenti dell’efficienza. È bene inoltre ricordarsi che in un edificio che consuma poca energia è anche più semplice mantenere buone condizioni termiche e climatiche. Inoltre, si può coprire il rimanente fabbisogno energetico con impianti di energie rinnovabili». Uno dei vostri ultimi lavori, in questi termini, è il Residenziale Fontebella realizzato nella Località Montemarciano ad Ancona. «A Montemarciano la Venanzoni Costruzioni ha realizzato un’interessante iniziativa: nove unità abitative singole in C.A. dalle sorprendenti caratteristi-
Carlo Pagano
Le tappe di un’azienda innovativa La Venanzoni Costruzioni nasce nel dopoguerra e sin da subito si occupa di opere di ristrutturazione edilizia e di realizzazione di nuove costruzioni. Già nel 1960 era iscritta nell’elenco Regionale delle imprese di fiducia del Provveditorato alle OO.PP. per le Marche. Nel 1981 l’azienda ha avuto un riordino societario modificando la ragione sociale in Venanzoni Costruzioni Srl. Sempre attenta al mercato, nel 2003 adotta un Sistema di Gestione Qualità certificata secondo la Norma BS EN ISO 9001 dalla AJA di Roma e nello stesso anno acquisisce attestazione di qualificazione alla esecuzione di lavori pubblici (Attestazione SOA) nelle categorie OG1 Class. IV e OG2 Class. III. Ad affiancare e a diversificare l’attività imprenditoriale della Venanzoni Costruzioni S.r.l. nasce la DOMUS AUREA IMMOBILIARE S.a.s. che assume il ruolo di immobiliare nell’ambito del gruppo e si occupa prevalentemente di acquisizioni aree edificabili e immobili, realizzazione e coordinamento degli interventi, vendita dei prodotti finiti.
che termiche. La scelta è stata lungimirante: il futuro delle costruzioni sarà sempre più legato alla riduzione dei consumi energetici, ben oltre i limiti imposti dal D. Lgs 192 e successivo D.Lgs 311 a seguito della direttiva europea 2002/91 CE che ha stabilito l’adozione del protocollo di Kyoto cui l’Europa ha aderito. Il fabbricato è stato realizzato secondo quanto prevedeva il Protocollo ITACA, riuscendo, a completamento dell’opera, ad aggiudicarsi un punteggio di 3, 6 su un massimo di 5,00». Quali le caratteristiche di tali edifici? «Tutte le unità abitative frui-
scono dell’acqua calda sanitaria prodotta per il 70% da pannelli solari e di 5,70 Kw di energia elettrica provenienti da pannelli fotovoltaici, contribuendo in tal modo ad un ulteriore diminuzione delle emissioni di CO2. Inoltre, considerando che nel settore privato circa il 50% del fabbisogno giornaliero d'acqua può essere sostituito con acque piovane, nelle residenze sono state previste due cisterne per complessivi 12 mila litri per il funzionamento dei sciacquoni dei wc. Non esistono impianti di gas né camini, l’energia è prodotta da pompe di calore, le cucine hanno piastre di induzione.
Tutto ciò implica inoltre un grosso risparmio per l’utente, in quanto si ha in parte la gratuità del conferimento». In che modo siete riusciti a garantire nel progetto innovazione ed ecologia? «Il sistema costruttivo tiene in considerazione l’impiego di materiali a basso impatto ambientale fin dalla produzione come il cemento cellulare che viene ottenuto a soli 200 gradi, o come gli isolanti termoriflettenti per la cui realizzazione occorrono solo 0,08 W/m2 di materiale o come gli isolanti dei ponti termici in fibra di legno e cementite a basso impatto ambientale». MARCHE 2011 • DOSSIER • 221
INTERNI
Il Gruppo Berloni punta al mercato I internazionale Passata la crisi, il Gruppo Berloni si rimbocca le maniche e punta alla sua affermazione sul mercato estero. E giunta al giro di boa dei primi 50 anni di attività, la celebre industria di Pesaro ribadisce la priorità degli investimenti in innovazione e sviluppo Aldo Mosca
Nelle immagini, alcuni interni realizzati dalla Berloni www.berloni.it
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l Gruppo Berloni si conferma uno dei traini industriali più importanti per le Marche, oltre che per l’intero comparto dell’arredamento. Il 2010 è stato un anno importante per il famoso marchio nato nel pesarese nel 1960, avendo infatti celebrato il suo primo mezzo secolo di attività. Un progetto imprenditoriale che, soprattutto a partire dagli anni Novanta, ha sviluppato una produzione e una commercializzazione di sistemi componibili per tutti gli ambienti della casa. Nel 2004, poi, la svolta logistica, con il trasferimento dei processi produttivi nel grande stabilimento di Borgo S. Maria di Pesaro, che si sviluppa su una superficie di circa 30mila metri quadrati. Una crescita dettata anche dalla politica di internazionalizzazione portata avanti dal gruppo. Oggi, infatti, Berloni distribuisce prodotti per l’arredo in 4 continenti su oltre 50 paesi. Intanto, dopo tre anni caratterizzati da una naturale flessione negativa, causata dalla crisi, la ripresa pare essere iniziata anche sul comparto del mobile. Una stagione, quella da poco conclusasi, in cui si è resa necessaria la rivisitazione delle strategie commerciali, rivedendo con decisione la struttura dei costi fissi. Una politica che non ha però minato gli investimenti in ricerca, innovazione e svi-
luppo, ritenute dal Cda del gruppo come le uniche, vere, armi a disposizione per vincere le sfide future. Anche la diversificazione è una peculiarità evidente del marchio. I componenti per la zona giorno e la zona notte hanno ottenuto importanti riscontri in termini di vendite. Certo, il core business principale resta quello del comparto cucine, su cui Berloni è uno dei leader mondiali. E proprio su questo segmento, per il futuro, l’azienda si aspetta i maggiori sviluppi, che fungeranno da traino per la ripresa di tutte le aree di vendita. A favorire il trend, nelle prospettive della nota industria marchigiana, saranno anche i paesi emergenti, come Cina e India, che diventeranno molto presumibilmente i più importanti mercati consumatori sul comparto. È difficile però comporre una geografia degli attori e dei competitor più strategici con cui confrontarsi sullo scenario nazionale e globale. Per la Berloni, il mercato delle cucine componibili trova nel mercato interno i suoi competitor più importanti. A livello internazionale, invece, sono i singoli produttori locali a fare
Il Gruppo Berloni
la differenza. Questo perché la cucina componibile è diventata sempre di più un prodotto personalizzato e sempre meno standard. Questo comporta la necessità di un’enorme tempestività e di un’ottima qualità nei servizi. A causa di questo i competitor esteri fanno fatica ad aggredire il mercato nazionale, in cui il made in Italy la fa da padrone. Al tempo stesso, però, per i produttori italiani la
conquista oltre confine risulta sempre più difficile. I buoni risultati raccolti da Berloni in giro per il mondo, quindi, sono sinonimo non solo della qualità della produzione, ma anche dell’efficienza logistica e organizzativa del gruppo. E sempre a proposito di internazionalizzazione, l’azienda si prepara ad uno degli eventi più importanti per la promozione del marchio a livello globale. Il
Salone del Mobile di Milano, ormai, è diventato l’unico appuntamento tradizionale europeo per gli operatori del settore. Una vetrina unica per i paesi extraeuropei.
DAL DESIGN ALLA REFRIGERAZIONE, 50 ANNI DI INNOVAZIONI Sono tre le divisioni principali del Gruppo Berloni. Le unità Casa (Berloni), Ufficio (Iterby) e Freddo (Indel B) puntano allo sviluppo integrato di design e tecnologia, andando a coprire il living, la refrigerazione e l’ambiente di lavoro mozione, passione, innovazione e grande tradizione italiana: questa la vision Berloni, storico marchio dell’arredamento che ha da poco compiuto 50 anni di attività. La casa, nella filosofia della Berloni, è l’espressione più profonda dell’interiorità dell’individuo che la vive. Un universo produttivo che nel corso degli anni è entrato in contatto con numerose realtà imprenditoriali oltre che con l’esigenza di ottimizzare la collaborazione sinergica tra le parti. Questo ha fatto sì che l’eterogeneità diventasse un valore aggiunto, conducendo il gruppo alla creazione di un centro di controllo. Con questo spirito nel 2001 è nata la Berloni Holding, società di partecipazione
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industriale presieduta da Antonio Berloni, che accorpa le funzioni strategico-direzionali e supporta le tre unit con cui sono organizzate sul piano operativo le 12 aziende che compongono oggi il Gruppo Berloni: Casa, Ufficio e Freddo. La unit Casa, punta di diamante del gruppo, è oggi specializzata anche nella produzione e commercializzazione di soluzioni d'arredo per tutta l’abitazione, con un'ampia gamma di armadi, letti, camerette, soggiorni, poltrone, divani e complementi per gli ambienti notte e giorno. La unit Ufficio – Iterby, è specializzata nella progettazione e produzione di pareti attrezzate, moduli divisori e arredamento per l’ufficio. Iterby dispone anche di un avanzato
centro ricerche e può contare sulla collaborazione di importanti designer. Infine, la unit Freddo – Indel B, opera nel settore della refrigerazione per barche, mezzi di trasporto e strutture alberghiere. L’azienda è leader mondiale nella produzione e commercializzazione cantine per vini, minibar per hotel e di sistemi di refrigerazione mobili per la nautica da diporto, per l’autotrasporto e il tempo libero. Indel B vanta una collaborazione con l’ente spaziale americano NASA.
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EDILIZIA
Operatori edili, non più solo costruttori Il settore dell’edilizia sta continuando a evolversi: non solo molteplici rami d’impresa e competenze diversificate, ma anche nuovi criteri che orientano le attività delle aziende come sicurezza e sostenibilità. Ne parla Antonio Gambini Amedeo Longhi
lessibilità, innovazione, diversificazione, duttilità. Sono queste le qualità che servono oggi nel mercato edile per emergere e affermarsi. Le ristrettezze economiche in cui la crisi ha indotto gli operatori edili negli ultimi due anni hanno provocato molti danni, ma rappresentano anche uno spunto che alcune aziende – quelle con le spalle più grosse, che sono riuscite a reggere l’urto della recessione – possono sfruttare per recuperare quote di mercato. Naturalmente occorre ingegno e uno spirito imprenditoriale molto
F Antonio Gambini è il fondatore della Edil System con sede a Jesi (AN). Nelle altre immagini, i macchinari dell’azienda all’opera www.edilsystem.it
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intraprendente per riuscire nell’intento. Un esempio di impresa che ha avuto le capacità di trasformarsi, svilupparsi e sfruttare così il momento di stanca che sta frenando l’edilizia in Italia è la Edil System SpA di Jesi, fondata e diretta da Antonio Gambini. «Siamo nati nel 1974 come ditta artigiana per lavori edili – racconta Gambini – e oggi siamo in grado di svolgere praticamente tutte le attività del settore, dal noleggio di macchinari e attrezzature alla costruzione di edifici civili e industriali, dalla ristrutturazione alla raccolta e smaltimento di calcinacci, passando per il recupero, il riciclo, la vendita di materiale inerte e la produzione e vendita di calcestruzzo». In particolare, il noleggio di mezzi con operatore e di tutte le attrezzature per svolgere attività d’impresa costituisce un ramo importante per Edil System. Cosa vi ha portato a puntare sul noleggio di attrezzature edili oltre che sull’attività diretta?
«La crisi economica ha colpito duramente molte imprese, che si sono trovate improvvisamente a dover ridurre in maniera drastica i costi. I primi a farne le spese sono stati proprio i settori di attrezzature e personale operativo, che spesso sono stati alienati per recuperare la liquidità necessaria a fronteggiare l’emergenza e abbassare i costi di gestione. Si è creato così un nuovo mercato, quello del noleggio. Molte delle ditte che hanno superato le difficoltà economiche attraverso la vendita di beni infatti si trovano ora a doversi appoggiare a terzi per dotarsi degli strumenti di lavoro. Qui subentriamo noi: disponiamo di un parco macchine con oltre duecentosettanta automezzi come autocarri, piattaforme, gru edili, miniescavatori, minipale, escavatori cingolati e gommati, trivelle per pali e sondaggi fino a quaranta metri di profondità, pale ideali per tutti i tipi di lavori inerenti il movimento terra e autocarri per trasporto conto terzi. Con questa dotazione possiamo assistere il
Antonio Gambini
committente in ogni fase del lavoro». Oltre al noleggio continuate a svolgere anche la tradizionale attività edile? «Realizziamo abitazioni e capannoni industriali “chiavi in mano”, curandone l’iter costruttivo fino alla vendita, oltre alle attività tradizionali come demolizione, manutenzione, movimento terra, trivellazione e altro». Un altro settore importante in cui vi siete specializzati è quello del recupero e della ristrutturazione. «In un momento come questo di penuria di risorse, di materiali e di spazi, ristrutturare è spesso la scelta migliore. Inoltre non è raro lavorare su edifici che hanno anche un valore storico e architettonico e sono collocati in un contesto che richiede la riqualificazione dell’esistente, in modo da mantenere un’estetica gradevole e uno stile armonioso. In passato
infatti siamo stati impegnati nel recupero di fabbricati anche di pregio come il palazzo della Signoria, l’Arco Clementino e il teatro Moriconi di Jesi o il convento dei Frati Minori Conventuali e il palazzo Umani Ricotti di Ancona». Sempre nello stesso filone si può collocare un’altra delle vostre attività, quella del recupero e riciclo di materiale inerte. «Anche in questo caso si tratta di opere che ottimizzano l’attività edile, riutilizzando materiali che hanno ancora un va-
lore e risparmiando risorse preziose. È un settore nel quale ci siamo specializzati oramai da tre anni. Disponiamo di vari mezzi per il ritiro a domicilio di calcinacci; dopo averli prelevati, li portiamo al nostro centro di smaltimento autorizzato, dove abbiamo un apposito mulino per la macinazione che produce vari tipi di materiale riciclato, come stabilizzato, pietrisco e sabbia». Tutto ciò rientra in un discorso di risparmio energetico e riutilizzazione dei materiali. A questo proposito, ››
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EDILIZIA
›› come vi ponete nei confronti della sostenibilità ambientale in edilizia? «Anche questo rientra in un rimodellamento del mercato che la crisi del 2008 ha operato. Le case tradizionali non rispondono più alle attuali esigenze, né in termini quantitativi né in termini qualitativi. Ecco quindi che sta nascendo un nuovo settore, evoluzione del precedente, orientato verso l’ottimizzazione delle risorse, il ricorso a nuove fonti energetiche, il risparmio delle materie prime e anche la riduzione dei costi. In una parola, verso la sostenibilità. Tuttavia il settore è tutt’ora in fase di sviluppo e bisogna ancora individuare la strada migliore per far sì che le nuove tecnologie basate sulla compatibilità ambientale abbiano il giusto rapporto fra costi e benefici». Un altro tema oggi molto attuale è quello che verte sulla sicurezza sul lavoro, che specialmente nel settore edile è un tema particolarmente scottante. «La formazione e l’addestramento del personale, cui viene imposto il rispetto assoluto delle norme di sicurezza, sono considerate attività imprescindibili e devono coinvolgere tutti i livelli aziendali in quanto condizioni essenziali per la realizzazione del progetto comune di crescita. La Edil System affronta il tema 228 • DOSSIER • MARCHE 2011
della sicurezza con impegno e serietà, grazie al supporto di un’azienda qualificata in questo ambito, che predispone corsi periodici. I dipendenti vengono aggiornati costantemente sulle tematiche riguardanti la sicurezza in generale, come il pronto intervento e l’antincendio. Il responsabile alla sicurezza vigila sull’adeguamento alla normativa. Riteniamo principi fondamentali la formazione e l’addestramento di tutto il personale dell’azienda, dove la percentuale di infortuni oggi è ridotta quasi a zero». A livello di certificazioni come siete posizionati? «Siamo certificati per la qualità Uni En Iso 9001:2000 per quanto riguarda il settore del
calcestruzzo, degli aggregati, del noleggio di attrezzature e mezzi e dell’edilizia, siamo in possesso dell’attestazione Soa per le categorie Og1 Classe IV, OG3 Classe III, OG6 Classe II e OS21 Classe III. Operiamo con lo scopo di raggiungere la piena soddisfazione di tutti coloro che si rivolgono a noi proponendo una fattiva collaborazione con la stessa committenza, i fornitori e i partner che di volta in volta selezioniamo con estrema attenzione per garantire sempre la massima efficacia attraverso l’integrazione delle diverse competenze. In tale ambito ci impegniamo ad operare in sostanziale accordo con la norma Uni Iso 9001:2000».
EDILIZIA
Le gare al ribasso deprimono l’edilizia Le imprese edili marchigiane vivono ancora una fase di forte difficoltà. Dovuta alla crisi economica, ma anche alla penuria dei lavori. Secondo Patrizia Paoloni queste aziende rappresentano per il territorio un valore da salvaguardare Eugenia Campo di Costa
Patrizia Paoloni del Gruppo Ma.Pa. – Cannelloni Costruzioni, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, membro del Consiglio Direttivo del Collegio Costruttori e della Giunta di Confindustria Ancona e già membro del Comitato Territoriale Vallesina
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risi finanziaria, saturazione del mercato, prudenza negli investimenti. Il settore edile nazionale sta vivendo una fase negativa che si protrae ormai da qualche anno e trova origine in diversi fattori. Anche se il mattone è sempre un bene sicuro sul quale investire, persiste un certo timore da parte delle famiglie all’idea di intestarsi un mutuo in un momento particolarmente incerto. In questo contesto, le imprese edili marchigiane vivono una fase intensamente critica. Diversi fattori concorrono a delineare questo difficile quadro: la penuria dei lavori, che causa di conseguenza una concorrenza spietata per l’accaparramento delle commesse che vengono “vinte” solo con ribassi insostenibili nei costi; gli enormi ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e dei privati, nonché la stretta creditizia delle banche che diventano sempre più diffidenti. Numerose sono le imprese marchigiane, sia grandi che piccole o medie, che sono già state costrette a chiudere, e nello stesso tempo le Marche diventano “terra di conquista” per le imprese edili
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sia del Sud che del Nord, peraltro sempre più concorrenziali. «Date le circostanze – afferma Patrizia Paoloni del Gruppo Ma.Pa. – Cannelloni Costruzioni, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, membro del Consiglio Direttivo del Collegio Costruttori e della Giunta di Confindustria Ancona e già membro del Comitato Territoriale Vallesina – abbiamo cercato di ottimizzare i lavori, sfruttando ogni nicchia di mercato accessibile, rivolgendoci quindi sia ai lavori pubblici, che ai privati e incrementando i lavori nel immobiliare». Crede che il tessuto imprenditoriale marchigiano del settore edile andrebbe valorizzato, affinché queste aziende possano essere salvaguardate anche in tempi di crisi? «Le Marche hanno la peculiarità di essere caratterizzate dalla presenza di numerose piccole e medie imprese spesso a gestione familiare, che però rappresentano un patrimonio imprenditoriale e umano di grande valore, fatto di persone completamente dedite all’azienda, che si impegnano al massimo senza sottrarsi a qual-
Patrizia Paoloni
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Le imprese edili marchigiane sono un motore indispensabile per l’economia locale e hanno bisogno di essere sostenute, non ulteriormente ostacolate come spesso succede
siasi sacrificio. Questa enorme ricchezza, motore indispensabile per l’economia locale, ha bisogno, in questo momento congiunturale, di essere ulteriormente valorizzata e sostenuta anziché essere ulteriormente ostacolata, come spesso succede». In che maniera secondo lei si potrebbero valorizzare queste imprese? «Occorrerebbe prima di tutto cercare di non sfruttare le aziende con gare al massimo ribasso che portano all’annientamento dell’impresa stessa, dato che oggi i ribassi vincenti si aggirano intorno al 50% di sconto sul prezzo di appalto basato sul prezziario regionale. Questo porta conseguenze negative sia a carico dell’impresa che della stazione appaltane. Bisognerebbe inoltre mettere in atto uno sgravio fiscale e burocratico che permetta di lavorare di più e meglio, nonché occorrerebbe un accesso al credito più semplice. La crisi economica, inoltre, comporta anche l’esigenza, sempre più sentita, di essere saldati in tempi più brevi: il 2013 è ancora lontano ed il patto di stabilità impera». Vista la difficoltà delle gare
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d’appalto, su quali commesse avete orientato soprattutto il lavoro negli ultimi anni? «Vincere una gara d’appalto, oggi, è quasi impossibile, pertanto noi del Gruppo Ma.Pa.– Cannelloni Costruzioni abbiamo puntato molto al privato con un ottimo riscontro grazie al nostro decennale impegno sul territorio, dove per l’ormai consolidata professionalità e onestà del nostro lavoro, siamo riusciti a ottenere un congruo pacchetto di ottimi risultati, soprattutto grazie anche alla nostra specializzazione in ristrutturazioni di edifici rurali in pietra». A questo proposito, quali servizi siete in grado di offrire al vostro committente? «Il Gruppo costruisce edifici pubblici e privati in proprio, su commissione o dopo aver sostenuto gare appaltanti. Eseguiamo lavori edili civili e industriali; ristrutturazioni di edifici pubblici e privati, lavorazioni e manutenzioni stradali, di fognature, metanodotti, acquedotti. Realizziamo pareti mobili, cartongesso, pavimenti sopraelevati, controsoffitti, compartimentazioni REI. Siamo inoltre in grado di offrire, qualora richiesto, ma-
nufatti secondo la formula “chiavi in mano”, seguendo tutto l’iter lavorativo che porta dalla progettazione dell’opera sino al benestare del cliente, attraverso la certificazione o collaudo da parte degli organi preposti». In quale territorio lavorate principalmente? «Operiamo soprattutto nel territorio regionale anche se attualmente siamo presenti anche a L’Aquila, per le ristrutturazioni post-sisma. Partecipiamo comunque anche a gare nelle regioni limitrofe, del centro Italia, alla ricerca di ulteriori opportunità». Il territorio della regione Marche è una zona sismica, quale influenza ha questo
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EDILIZIA
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Operiamo soprattutto nel territorio regionale anche se attualmente siamo presenti anche a L’Aquila, per le ristrutturazioni post-sisma
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›› aspetto nel vostro lavoro?
Patrizia Paoloni con alcuni collaboratori. La sede del gruppo è a Monsano (An) ma.pa.sas@tin.it
«L’evento sismico che ha colpito nel 1997 il territorio dell’Umbria e delle Marche ha avuto come conseguenza, per le imprese edili, una crescita del lavoro che ha interessato l’ultimo decennio. Oggi è avvenuta ormai tutta la ricostruzione, resta un minimo residuo di lavoro che riguarda la messa a norma di edifici scolastici e pubblici. D’altro canto, il terremoto ha anche comportato un impegno maggiore nella realizzazione di nuovi edifici, affinché siano costruiti seguendo tutte le normative antisismiche, e garantendo a chi li abita una totale sicurezza». Quali sono le opere, tra quelle da voi realizzate, che rivestono per l’azienda un’importanza particolare? «Sicuramente tutta l’edilizia civile ha rivestito un’importanza particolare per l’azienda e soprattutto le ristrutturazioni
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post-sisma. Dal 1999 abbiamo eseguito lavori di ristrutturazione post-terremoto nei comuni di S. Marcello, Cupramontana, Mergo, Serra San Quirico, Camerino, Fabriano centro storico e frazione Campodonico, Cupo e Vallina. Sono territori in cui tuttora operiamo». Per far fronte a questo momento critico, avete rivisto l’organizzazione interna del gruppo? «È stata potenziata sia l’area tecnica che contabile, con una rete informatica all’avanguardia. Il Gruppo Ma.Pa.-Cannelloni Costruzioni è inoltre in possesso della certificazione di qualità secondo le norme Uni En Iso 9002 dal luglio del 2000 poiché ha posto la politica della qualità al primo posto nella formulazione del proprio programma strategico, ritenendo che tutti gli obiettivi dell’azienda siano perseguibili solo attraverso il migliora-
mento della qualità e dell’organizzazione interna, unici strumenti che permettono di soddisfare le esigenze e le attese dei clienti». Quali prospettive intravede in generale per il settore edile italiano e per la Ma.pa in particolare? «Non credo che le prospettive per il settore edile siano rosee, almeno finché non si verifica, a livello globale, una ripresa dell’economia. Le famiglie non riescono a risparmiare per acquistare una casa di proprietà e le banche difficilmente sono di supporto. Credo che al momento le imprese del nostro comparto debbano puntare più che altro sulla riqualificazione di zone fatiscenti, che rischiano di diventare ghetti per immigrati e senza tetto, con la conseguente costruzione di aree dedicate a servizi di vario tipo. L’altra prospettiva riguarda la riqualificazione energetica degli immobili».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Un ponte per il mercato estero Grazie a un metodo di lavoro flessibile e strutturato per soddisfare le esigenze più diverse, c’è chi ha trovato il modo di fronteggiare egregiamente la recessione. Uscendo però dai confini nazionali. Ne parla Villiam Breveglieri Amedeo Longhi
volte particolari situazioni di mercato portano a operare lontano, fuori dai confini nazionali. Questo può avvenire non solo perché le condizioni all’estero sono più favorevoli o i committenti più dinamici, ma anche perché nel nostro paese i meccanismi di collaborazione e di supporto all’impresa sono un po’ arrugginiti. La ETS Engineering ad esempio, partendo dalla provincia marchigiana – l’azienda ha sede a Pergola – si è proiettata in un circuito commerciale internazionale. «Grazie all’impegno di tutti i miei collaboratori – afferma con orgoglio Villiam Breveglieri, general manager di ETS –, posso dire senza presunzione che il nostro mercato è il mondo intero». Di cosa si occupa la ETS Engineering? «Progettiamo e costruiamo apparecchiature per il sol-
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Villiam Breveglieri, general manager di ETS Engineering, trasporto e sollevamento SpA di Pergola (PU) www.ets-spa.com
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levamento di carichi medi e pesanti. Siamo in grado di costruire gru speciali e automatiche per ogni esigenza, con particolarità di poter eseguire i lavori su commissione, affiancando il committente nell’esecuzione di prototipi grazie a uno staff tecnico all’avanguardia. Siamo specializzati nel campo dei grandi sollevamenti dove si hanno impieghi gravosi, enormi pesi da movimentare in ambienti di lavoro particolari – penso ad esempio alle applicazioni offshore». Qual è il vostro metodo di lavoro? «Piuttosto che sulla produzione standardizzata, lavoriamo sull’esecuzione di prodotti specifici, commissionati di volta in volta a seconda delle esigenze. In questo senso, oltre alla preparazione dei tecnici e all’organizzazione del personale, un valore aggiunto è rappresentato dalla flessibilità che sappiamo offrire. Lavorando sostanzialmente su commessa, anche la nostra gamma di prodotti è diversa e articolata su differenti tipologie di gru, cia-
scuna adatta alle esigenze del committente che ne ha richiesto la realizzazione. Il servizio viene completato da una minuziosa attività postvendita finalizzata alla manutenzione periodica, all’assistenza e alla fornitura di pezzi di ricambio». In quali mercati siete più attivi? «Siamo rivolti quasi esclusivamente all’estero: la quota di fatturato che proviene dall’attività entro confine è fra il dieci e il venti per cento del complessivo. I mercati hanno accusato quasi ovunque le ripercussioni della crisi economica, ma all’estero la situazione è comunque più dinamica. Recentemente l’obiettivo conseguito più prestigioso è rappresentato da un’importante commessa che ci siamo aggiudicati in Giappone». Il contesto attuale, soprattutto la zona in cui vi trovate, che problematiche ha? «Come detto stiamo attraversando una congiuntura difficile da fronteggiare e per uscirne rafforzati è necessario mettere in campo sinergie
Villiam Breveglieri
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Siamo rivolti quasi esclusivamente all’estero: la quota di fatturato che proviene dall’attività entro confine è fra il dieci e il venti per cento del complessivo
che consentano di far crescere il territorio dal punto di vista dell’occupazione, garantendo una stabilità lavorativa, e da quello delle competenze, sviluppando le conoscenze tecniche e innovando. Purtroppo però prevalgono ancora l’avidità e la presunzione di pochi che compromettono il rilancio del nostro comparto. A questo aggiungiamo la necessità di supporto che deve provenire dalle istituzioni, le quali dovrebbero fornire risposte sensate e impegnarsi nel rilancio economico». A parte l’esperienza e la flessibilità, quali garanzie è in grado di offrire la vostra azienda?
«Andiamo molto fieri delle certificazioni di cui ci siamo dotati. La prima è la Uni En Iso 9001:2008, l’applicazione italiana della Iso 9000 che attesta il valore dei sistemi di gestione della qualità per tutti i rami dell’azienda, assicurando a chi si affida a essa che tutto il processo produttivo risponde a criteri di eccellenza. Inoltre siamo notificati secondo la Direttive Europea ATEX – che ci ha consentito una rapida affermazione nel settore – dedicata alla regolamentazione di apparecchiature destinate all'impiego in zone a rischio di esplosione. Infine siamo certificati Iso 14001, sigla che fissa i requisiti del
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sistema di gestione ambientale; questa attestazione rispecchia l’interesse che nutriamo per la preservazione dell’ambiente dei siti nei quali operiamo. Questa politica prevede anche il nostro impegno in un’attività di sensibilizzazione nei confronti non solo del personale aziendale, ma anche degli operatori con cui collaboriamo e di tutti i cittadini sul rispetto dell’ambiente, oltre ovviamente all’azione diretta in termini di tutela dell’ambiente, raccolta differenziata, incremento delle aree verdi e così via. Tutto questo è racchiuso in un programma ambientale che individua degli obiettivi specifici». MARCHE 2011 • DOSSIER • 237
POLITICHE SANITARIE
Addio ai municipalismi «Le azioni in atto mirano a evitare difficoltà nell’erogazione di servizi e prestazioni» assicura l’assessore alla Sanità Mezzolani, che esclude conseguenze negative sulla riorganizzazione del personale: «Nessun licenziamento previsto» Elisa Fiocchi
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i stringono i tempi per rivedere il sistema sanitario regionale dopo la proposta di riparto del Fondo nazionale che prevede per il 2011 un finanziamento di 2.677,8 milioni di euro corrispondente a un taglio di 80 milioni rispetto a quello necessario per mantenere l’attuale livello dei servizi. «Tale contesto esterno – ha chiarito l’assessore alla Sanità Almerino Mezzolani – ci spinge a velocizzare un’azione integrata già in essere di dimensione regionale per il riorientamento dell’offerta, superando municipalismi assolutamente incoerenti sia con il nuovo scenario finanziario sia con l’aprirsi di una nuova e più evoluta frontiera della medicina». L’obiettivo è quello di organizzare una politica sanitaria di sintesi su tutta l’area regionale che tenga conto delle esigenze dei singoli territori in modo collaborativo. Alla luce dei tagli imposti dal governo nazionale, come sarà possibile garantire un alto livello di sistema sanitario? «La Regione intende proseguire sulla strada che negli ultimi anni ha condotto il sistema sanitario marchigiano a importanti risultati, percorso che è stato riconosciuto a livello nazionale anche se le prevedibili restrizioni del Fondo non faranno che renderlo più difficoltoso. L’intera strategia regionale è orientata a perseguire l’efficientamento e la razionalizzazione del sistema senza però andare a scapito dei servizi ai cittadini, attraverso azioni 258 • DOSSIER • MARCHE 2011
sia congiunturali sia strutturali, che nel medio lungo periodo possano produrre i miglioramenti ed i benefici attesi. L’esemplificazione di questo fatto è data proprio dai contenuti della recente direttiva 17/2011 che individua le principali aree di intervento e le azioni prioritarie da realizzare per rispettare i vincoli imposti e andare incontro alle richieste fissate a livello nazionale». Come si traduce l’impegno della giunta per preservare l’autonomia gestionale e fiscale? «È stato adottato recentemente l’adeguamento organizzativo della capacità di governo del sistema, attraverso la revisione della Legge di organizzazione del servizio sanitario regionale, approvata alla fine dell’anno 2010. L’obiettivo è stato quello di rafforzare la governance creando migliori condizioni di coordinamento del sistema con la creazione del dipartimento per la Salute e per i servizi sociali; allo stesso tempo si è voluto semplificare l’organizzazione per rendere più agile l’intero
Almerino Mezzolani
Almerino Mezzolani, assessore alla Sanità della regione Marche
Sono già state avviate le progettazioni per il nuovo ospedale di Fermo e per quello dell’area sud di Ancona, che sarà sede dell’Inrca
processo di programmazione, monitoraggio e controllo e consentire il funzionamento del sistema in una logica di area vasta, con la conseguente riduzione delle inefficienze e della frammentazione, concentrando le competenze e differenziando le attività». Quali comparti sanitari della regione potrebbero soffrire maggiormente dei tagli dei finanziamenti? «Il rischio di tagli indiscriminati è quello di produrre ricadute negative soprattutto sulle aree di maggiore fragilità, sui servizi per gli anziani, sui tempi di attesa per la diagnostica e per i ricoveri. Ma le azioni che si stanno mettendo in atto mirano proprio a evitare che ci possano essere difficoltà nella erogazione di servizi e delle prestazioni e a mantenere elevato, in tutte le aree assistenziali, il livello di qualità e di efficienza del sistema sanitario». Quali saranno le conseguenze dal punto di vista occupazionale in seguito alla riorganizzazione delle strutture sanitarie?
«Non vi saranno conseguenze negative perché la riorganizzazione non prevede licenziamenti, rende invece disponibile personale sanitario, professionale, amministrativo da utilizzare nelle strutture territoriali e ospedaliere in cui si registrano delle carenze. Il nostro obiettivo è quello di mantenere l’alto livello della sanità marchigiana senza penalizzare l’occupazione». L’esecutivo regionale ha proposto la ridefinizione strutturale dell’attuale rete dell’offerta (coerente con le indicazioni nel Patto per la salute 2010-2012) che consenta di superare dispersioni e ridondanze non più sostenibili. Quali progetti saranno approvati in tal senso? «La rete ospedaliera marchigiana risulta ancora estremamente frammentata e proprio per questo sono state previste numerose azioni. Sono già state avviate le progettazioni
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POLITICHE SANITARIE
per il nuovo ospedale di
La pianificazione regionale prevede la realizzazione di due nuove strutture, a nord e a sud della Regione, quali centri di riferimento per le rispettive aree
Fermo e per quello dell’area sud di Ancona, che sarà sede dell’Inrca e svolgerà la funzione di ospedale di rete. È recente l’avvio del concorso di idee per la progettazione del nuovo Salesi, ospedale di eccellenza per l’area materno infantile, da integrare in zona Torrette con la struttura che ospita gli Ospedali Riuniti di Ancona. Inoltre, la pianificazione regionale prevede la realizzazione di due nuove strutture, a nord e a sud della Regione, quali centri di riferimento per le rispettive aree vaste. È infine da considerare l’area montana per la quale si potrebbe prefigurare la necessità di un centro che presidi una fascia territoriale e, soprattutto, una parte della popolazione che nel tempo ha a volte incontrato condizioni più svantaggiate rispetto ad altre aree in termini di servizi, non solo sanitari». Il percorso che condurrà all’Ospedale unico Pesaro-Fano si concluderà nel 2015. Quali novità ci sono in termini di ubicazione e investimenti complessivi?
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«Per quanto riguarda l’ubicazione della nuova struttura, la Regione ha definito i criteri in base ai quali si devono attenere le proposte che devono pervenire dalle istituzioni locali e che saranno poi valutate. Per quanto riguarda il finanziamento della struttura, questo rientra nel terzo stralcio dell’accordo di programma per gli investimenti in sanità stipulato tra il ministero della Salute e la Regione, per il quale però siamo in attesa che il governo nazionale ripristini le somme inizialmente indicate e poi sospese in ragione della congiuntura economica in atto. In tal senso, una specifica risposta del ministero della Salute a una interrogazione parlamentare ha ribadito che è prevista la realizzazione di una nuova struttura per l’area del pesarese all’interno di un programma di investimenti le cui risorse non sono state ancora ripartite tra le regioni».
Giancarlo D’Anna
Le nostre eccellenze lasciano le Marche «Molti pazienti scelgono le strutture dell’Emilia Romagna e i professionisti si trasferiscono, spogliando le strutture della regione». Il focus su una realtà sanitaria «mascherata» nell’analisi del consigliere regionale del Pdl Giancarlo D’Anna Elisa Fiocchi
P
er garantire l’efficienza dei servizi sanitari, la Regione Marche si appresta ad approvare manovre strutturali che consentano di superare dispersioni non più sostenibili nel bilancio del territorio. Il ricavato ottenuto dall’alienazione di alcuni contenitori (come l’ex Lancisi e il Salesi) sarà impiegato in progetti d’investimento previsti per il settore che, secondo la Giunta, daranno nuovo ossigeno all’occupazione e all’economia marchigiana. «Ancona si sta prendendo tutto» segnala il consigliere regionale del Pdl Giancarlo D’Anna. «Se quelle alienazioni saranno utili a riequilibrare gli investimenti nel resto della regione, ben vengano». Nel 2011, la proposta di riparto del fondo sanitario nazionale prevede per la Regione un finanziamento di 2.677,8 milioni di euro. Alla luce dei tagli imposti dal governo nazionale e stimati in 80 milioni di euro, come sarà possibile garantire un alto livello di sistema sanitario nella regione? «Innanzitutto va precisato che non si tratta di 80 milioni di tagli ma di mancato incremento e quindi ancora una volta da parte della giunta di centrosinistra si utilizza il metodo bolscevico della disinformazione per nascondere l’incapacità di gestione della spesa sanitaria più orientata alle clientele che a un servizio efficiente. L’ultima dimostrazione? I 12 milioni di euro spesi per il Cup unico regionale che dopo un avvio disastroso oggi ga-
rantisce una copertura minima delle prenotazioni senza aver risolto il problema delle liste d’attesa: motivo per il quale si è progettato questo “servizio”. In conclusione, è possibile garantire buoni servizi se non si sperpera denaro pubblico». Le Marche puntano a mantenere la governance della sanità nell’ambito della Regione. È una strada possibile? «Vedremo se anche questa volta attraverso alienazioni e rinvii di pagamenti le Marche riusciranno a “mascherare” una realtà ben diversa da quella di cui si vanta. Una cosa è certa: a pagare non devono essere i cittadini per l’allegra gestione del passato». La giunta regionale ha proposto di introdurre manovre strutturali e scelte operative per migliorare l’efficienza del sistema. Ne condivide progetti e interventi? «Se parliamo di miglioramento dell’efficienza come si fa a non essere d’accordo. Il fatto è che la Regione continua a parlare di eccellenze ma nella realtà porta avanti convenzioni con poliambulatori nei quali, dopo la prima visita, l’invito dei medici è sempre lo stesso: andare in strutture dell’Emilia Romagna, contribuendo a una costosa mobilità passiva e all’umiliazione delle
Giancarlo D’Anna, consigliere ragionale Pdl
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POLITICHE SANITARIE
professionalità esistenti nelle
Un unico ospedale comporterebbe un’emorragia della popolazione lungo la costa. Non dimentichiamo che l’azione di filtro e assistenza dell’entroterra è fondamentale
Marche. Danno e beffa. Molti sono i professionisti affermati che seguono questa strada contribuendo a spogliare le strutture della regione». E quali sono le proposte del Pdl per la sanità nella regione? «Mi sono battuto in passato per evitare la creazione dell’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord, operazione dietro la quale si celava il salvataggio dell’Azienda San Salvatore di Pesaro nata per esigenze politiche e non sanitarie. Oggi dopo l’approvazione della legge sugli Ospedali Riuniti (18 assenti, 20 voti favorevoli e 2 contrari) che vide buona parte dei consiglieri regionali uscire dall’aula, l’ospedale di Fano vive momenti di forte preoccupazione. In molti si sono resi conto che quella legge non aveva come obiettivo una “collaborazione” tra Pesaro e Fano bensì la fagocitazione di una serie di professionalità utili al mantenimento dell’Azienda San Salvatore. Oggi tutto il patrimonio immobiliare di Fano è passato al San
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Salvatore con il rischio che la città resti senza ospedale a vantaggio di una nuova struttura, l’Ospedale Unico a Pesaro». Come hanno reagito i cittadini? «Il dibattito è acceso e la gente è già scesa in piazza. Forte è la preoccupazione anche nell’entroterra dove con un unico ospedale ci sarebbe un’inevitabile emorragia dei cittadini lungo la costa. La proposta è quindi quella di tenere in considerazione le peculiarità del territorio marchigiano che va dalle montagne alla costa. Se da una parte è logico avere strutture importanti dove è concentrata la popolazione, è altrettanto vero che l’azione di filtro e assistenza dell’entroterra è fondamentale. Non secondario è il fatto che senza servizi l’esodo verso la costa spoglierebbe campagne e montagne di gente a vantaggio di una striscia metropolitana ininterrotta che affogherebbe tra le polveri sottili».
MEDICINA DIGITALE
Sempre più Telemedicina Le Marche puntano ai vantaggi della medicina digitale. Sistemi che permettonono, a distanza, di monitorare i soggetti a rischio e di ricevere l’assistenza di medici specializzati. Fabio Padiglione, attraverso la società Aditech, si fa promotore del settore Filippo Belli
on si tratta più di sperimentazione, quella della Telemedicina è una realtà già ampiamente presente in Italia». Fabio Padiglione, Presidente della società Aditech, sgombra il campo da ogni dubbio, sottolineando l’impatto che la cosiddetta sanità elettronica sta già avendo sul territorio. Un’innovazione che, in particolare, trova nelle Marche una delle regioni più propense a utilizzarne i tanti benefici. La società Aditech, in questo campo, si è resa protagonista, avendo sviluppato il progetto Mevas – Mobile Emergency Video Assistance – un sistema di trasmissione audio, video e dati direttamente dalla cellula sanitaria di un’ambulanza via Umts. «Si tratta di una rivoluzione straordinaria – spiega Fabio Padiglione -. Grazie alla tecnologia, anche in assenza di un automezzo medicalizzato gli operatori del 118 possono usufruire del supporto, da remoto, di un medico». Un esempio di come la Telemedicina possa rispondere alla richiesta di un’assistenza sempre più capillare e ottimale sull’intero territorio regionale. Gli amministratori sanitari Fabio Padiglione, stanno accogliendo favorevolmente le iniziative Presidente di Aditech www.aditechsrl.com della Aditech, come conferma il suo Presidente. «La Regione Marche ci sta affiancando in maniera significativa – spiega l’imprenditore -. Ne è un esempio Mo.Cas, la strumentazione che permette di monitorare a distanza alcuni parametri fisiologici. Un’opportunità soprattutto per i cittadini più anziani, talvolta impossibilitati a recarsi nelle strutture mediche o privi di risorse per pagare un’assistenza domiciliare 24 ore su 24». Iniziativa, quest’ultima, che si rivela particolarmente utile in estate, durante l’emergenza
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caldo, in cui sono sempre più numerosi i cittadini over 65 che restano soli nelle nostre città. La tecnologia oggi è sufficientemente “matura” e può incontrare l’interesse di molti amministratori della sanità che nell’innovazione possono trovare anche un importante risparmio delle risorse economiche mantenendo alto il livello di assistenza. «In tutti i nostri progetti partiamo dai bisogni, non dalla tecnologia fine a se stessa – conclude Fabio Padiglione -. In questo collaboriamo con le migliori società mondiali leader nel settore E-Health. Grazie alla nostra piattaforma Betavista e al video call center sanitario i medici interagiscono e misurano direttamente Ecg, pressione, frequenza cardiaca, glicemia, SpO2 e auscultazione cardiaca-polmonare di moltissimi pazienti altrimenti privi di un monitoraggio costante direttamente al proprio domicilio. In futuro questo approccio spero possa diffondersi sull’intero territorio, garantendo una migliore assistenza ai cittadini e facendo risparmiare tempo e denaro alle casse delle regioni».
LA FILIERA DEL FARMACO
Quando la rete è più di una promessa Non tutti sanno che l’informatizzazione della filiera del farmaco non è partita dalle grandi città del nord. A parlarne è Mario Mariani della Macrosoft di Macerata, prima azienda italiana ad aver portato nella filiera soluzioni integrate per tutti gli elementi Daniele Dodaro
entiamo così spesso intrecciare le parole “rete” e “futuro” che abbiamo quasi smesso di credere che siano davvero correlate. Eppure quella della rete non è solo una bella metafora, ma la rappresentazione di un modello aziendale, basato sull’interconnessione, nelle cui maglie si nascondono le ragioni del successo di un’azienda. Chi l’ha capito perfettamente e in largo anticipo è Mario Mariani, marketing manager e fondatore della Macrosoft, azienda per l’organizzazione e lo sviluppo dei sistemi informativi d’impresa, dal 1985 portatrice sana d’innovazione nel mondo farmaceutico. Nel 2000, infatti, intuendo le potenzialità del modello a rete, Mariani crea InFarma, network aziendale con sede a Bologna e filiali a Macerata, Anagni e Lecce che collega aziende informatiche che operano nel campo farmaceutico per fornire un servizio che segua la filiera del farmaco in tutte le sue fasi: dalla grande industria alla farmacia, passando per il distributore intermedio. Inevitabile il successo. «In un mercato dominato da un’informatizzazione frammentata, abbiamo capito che standardizzare le procedure era l’unico modo per ottimizzare i tempi e
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Mario Mariani, marketing manager e fondatore della Macrosoft www.infarma.it
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aprirsi ai vantaggi dell’economia di scala» – spiega Mariani. «Una semplificazione della tecnologia che ci ha permesso di creare nuovi servizi che hanno rivoluzionato gli standard del mercato farmaceutico e che crediamo siano trasferibili al mercato dell’ospedaliero che da molto tempo denuncia un intervento necessario». Dotata di una Software House interna e di una Server Farm ospite del centro dati Telecom di Bologna, InFarma è l’unica azienda in Europa in grado di garantire soluzioni integrate per un intero settore di mercato. E tutto ciò proprio grazie all’interconnessione offerta dal modello a rete. Come ogni rete che si rispetti, però, anche questa ha il suo nodo principale. Un nodo che risponde al nome di Macrosoft. Prima del 1985 Mario Mariani era responsabile dei sistemi informativi della Fratelli Guzzini spa; poi l’idea di trasferire la sua esperienza in un progetto nuovo. Alcune persone videro in lui carisma e spirito d’impresa e lo seguirono nell’avventura. Videro bene: a due anni dalla nascita il decollo dell’azienda, avvenuto incrociando il proprio destino col gruppo Angelini che, in cerca di un partner all’avanguardia, affidò a Mariani il sistema informativo delle proprie aziende farmaceutiche e agroalimentari. Ed è così che Macrosoft è entrata nel mondo del farmaco, rivoluzionandolo dall’interno. È proprio questa solida esperienza ad assicurare la tenuta della rete InFarma. A ogni elemento della filiera sono dedicati prodotti di alta qua-
Mario Mariani
lità, sviluppati da laboratori interni e dunque in grado di intrecciarsi perfettamente. Se DiFarm, gestionale usato dal distributore intermedio, già da anni si è imposto come leader nel mercato nazionale, InFarmaClick, la suite di protocolli di comunicazione tra grossista e farmacia, è ormai riferimento indiscusso non solo per la clientela, ma anche per la concorrenza; e con essa le sue appendici: TsGate, a oggi il protocollo proprietario più utilizzato in Italia, e Farmaclick, standard usato attualmente da più di 10.000 farmacie. E quando la specificità dell’ambito lo ha richiesto, InFarma ha mostrato di potersi avvalere di partner accreditati per lo sviluppo di software specifici, come quelli dedicati all’archiviazione documentale sostitutiva o, nell’ambito logistico, alla tecnologia vocale.
È ciò che sta avvenendo oggi. Nuove sfide, infatti, attendono il progetto InFarma. Sfide che coinvolgono la rete per antonomasia: il web. Quel “nuovo mondo” a tutti noto ma cui troppo spesso si è approdati senza le dovute competenze. «Opero nell’informatica da più di trent’anni e nel tempo ho percepito sempre più forte la richiesta di servizi web efficaci da parte del mercato» – racconta Mariani. «Ecco perché è con slancio che Macrosoft ha acquisito le quote di Krealia, società di consulenza che accompagna le imprese nelle vie del web, seguendole dalla fase di definizione degli obiettivi e progettazione, fino alla manutenzione delle soluzioni realizzate». La competenza specialistica di Krealia, insieme alla conoscenza del mercato garantita da InFarma hanno dato vita a K4Pharma, un progetto di rinnovamento web del mercato farmaceutico che non si limita a dotare di una vetrina online ogni farmacia, ma offre strumenti di rilevamento dei dati di vendita forniti dalla IMS Health, multinazionale leader nel rilevamento dei dati statistici attirata dalle grandi potenzialità del progetto; quest’ultimo offre anche servizi innovativi volti alla fidelizzazione del cliente come l’e-commerce o il modulo CRM, utile per contattare automaticamente i clienti – via sms e mail – fornendo loro informazioni aggiornate e tempestive. Insomma, l’avventura aziendale di Macrosoft dimostra che “il futuro è la rete” non è un semplice slogan, né una promessa mancata: ma una verità concreta. E se c’è qualcosa che la Macrosoft potrebbe voler precisare, è solo che questo futuro ha avuto inizio a Macerata già ventisei anni fa. MARCHE 2011 • DOSSIER • 267
GENIUS LOCI
Valentina Vezzali
Sotto il segno di Valentina Ama la sua regione, le Marche, in modo viscerale. Perché, confessa Valentina Vezzali, «mi ha dato la possibilità di conoscere e praticare ad alto livello la scherma». Da Jesi al Conero, dalla Gola della Rossa alle grotte di Frasassi Susanna Da Vinci
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i lei è già stato scritto tutto. Dei suoi ori, dei suoi record infilzati con famelica energia uno dopo l’altro. Poco, invece, si sa del legame tra Valentina Vezzali e Jesi, la città dove è nata, vive e si allena. E più in generale del suo affetto per la terra marchigiana. «Noi tutti – rileva l’olimpionica – siamo fortemente legati alla terra natia. Io in modo particolare poiché è la regione che ha visto nascere anche mio figlio Pietro e mi ha dato la possibilità di conoscere e praticare ad alto livello la scherma che ha segnato positivamente la mia vita». Sicuramente Vezzali-Marche è una accoppiata vincente poiché l’eccellenza che esprime nella scherma l’atleta jesina altro non è che la sintesi della tenacia e della volontà di affermarsi con impegno e sa-
In apertura, scorcio del Tempio del Valadier fatto costruire da Papa Leone XII della Genga; sotto, Valentina Vezzali con il figlio Pietro
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GENIUS LOCI
crificio della gente marchigiana. Quali sensazioni abbina a questa regione? «Molteplici: dalla silenziosa laboriosità dei suoi abitanti al fascino dei suoi paesaggi, il mare, il sole, il verde dei colli, il silenzio delle ombrose altitudine dei monti insieme a documenti d’arte e storia con le molteplici tradizioni popolari. Come dice il suo nome una regione veramente al plurale». Jesi: che cosa la colpisce di più di questa città? «La cosa più affascinante è il centro storico che si erge su una piccola collina protetto da una cinta muraria ben conservata come i palazzi nobiliari e chiese che racchiude nel suo interno. Tra questi, si apre la piazza dove si narra sia nato nel 1194, sotto una tenda da Costanza d’Altavilla, il grande imperatore Federico II, detto “stupor mundi”, che in segno della sua riconoscenza insignì la sua città natale del titolo “regia”. Jesi inoltre mi affascina soprattutto per la sua vivibilità: è una città veramente a misura d’uomo». 270 • DOSSIER • MARCHE 2011
Spostiamoci sulla costa, quali i luoghi più a “misura di Vezzali”? «Sicuramente Senigallia per la tranquillità e, in modo particolare, per la sua spiaggia che degrada dolcemente verso il mare dando sicurezza alle tante mamme che come me amano portare i figli per farli giocare senza eccessivi pericoli. Nell’interno, il parco della Gola della Rossa, difforme dalle tondeggianti colline marchigiane, ma caratterizzato da un paesaggio selvaggio che richiama quello alpino con le pareti a picco sulla strada costeggiata dal fiume. L’incrocio con la gola di Frasassi dà spazio a un piccolo slargo dove si possono ammirare l’abbazia romana di San Vittore, le sorgenti di acqua curativa e le grotte di Frasassi, dove la natura ha creato delle opere d’arte irripetibili di eccezionale bellezza». Molte le località balneari più o meno famose. A un viaggiatore può suggerire un “suo” tour per far conoscere una costa diversa? «L’itinerario che mi sento di suggerire è breve
Valentina Vezzali
di circa 30 km ma è molto suggestivo. Si parte da Ancona si sale fino al piazzale del Duomo, dedicato a San Ciriaco, da dove si può ammirare uno splendido panorama sia del porto che del lungomare fino verso Pesaro. Ci si porta in prossimità del monumento ai caduti nella zona del Passetto che scende a picco sul mare. Da qui si prosegue per la riviera del Conero, si scende nella baia naturale di Portonovo, per poi risalire e percorrere la strada che attraverso il parco del Conero porta a Sirolo. Si prosegue per Numana e Porto Recanati per poi salire fino a Loreto dove oltre a rivedere dall’alto l’itinerario effettuato si può fare visita al Santuario mariano più famoso d’Italia». La costa, in certi tratti, ha alle spalle anche i monti. Quali posti meglio caratterizzano le due parti? «La parte più settentrionale delle Marche dove si incontrano i monti dell’Appennino con le acque dell’Adriatico. Balconate e scogli rupestri si alternano a spiaggia sabbiose. Sullo sfondo ardui profili montani sovrastati
da città d’arte quali Urbino, rocche intatte e ruderi su rupi impervie. Piccoli paesi arroccati sulle pendici delle montagne costruiti con materiali locali che li fanno essere tutt’uno con l’ambiente circostante. L’armonia dell’uomo nella natura che porta alla meditazione, al misticismo e alla religiosità. Sentimenti che hanno lasciato il segno con i tanti luoghi di culto presenti su tutto il territorio. Questa è per me la parte che meglio rappresenta l’unicità delle Marche». Profumi e sapori: quali meglio rendono gustosa questa zona? «Il profumo della lavanda colpisce per la sua intensità chi attraversa la strada sovrastante la riviera del Conero che si alterna a quello delle ginestre in fiore che accompagna il viaggiatore sia lungo la costa che nell’entroterra. Il brodetto ha un suo sapore caratteristico unitamente allo stoccafisso all’anconetana, due eccellenze che si possano abbinare con l’amarognolo del Verdicchio senza dimenticare la porchetta, che può essere gustata con un ottimo vino Rosso Piceno o del Conero».
In alto, l’imperatrice Costanza d’Altavilla, madre di Federico II, insieme al marito, l’imperatore Enrico IV
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