OSSIER
LAZIO
EDITORIALE ..............................................13 Raffaele Costa L’INTERVENTO.........................................15 Angelino Alfano Diana Bracco
PRIMO PIANO IN COPERTINA .......................................18 Giulio Tremonti POLITICA ECONOMICA .....................24 Renata Polverini Giancarlo Cremonesi Marcello Pigliacelli Pietro Di Paolo Maurizio Tarquini Lorenzo Tagliavanti Davide Bordoni Valter Giammaria E-GOVERNMENT .................................46 Renato Brunetta Filippo Patroni Griffi Giovanni Tria Secondo Amalfitano Enrico Cavallari POLITICHE SOCIALI ...........................62 Maurizio Sacconi Gianni Alemanno Aldo Forte Emmanuele Francesco Maria Emanuele Giuseppe Scaramuzza
ECONOMIA E FINANZA ECONOMIA DELLA CULTURA..........78 Antonio Maccanico Albino Ruberti Fabiana Santini INDUSTRIA AUDIOVISIVA.................88 Riccardo Tozzi Fabiano Fabiani Adriano De Santis MADE IN ITALY......................................98 Mario Boselli Michele Tronconi Umberto Vattani Ottavio Missoni Mariuccia Mandelli Cesare Paciotti Micol Fontana Fiamma Lanzara LAVORO .................................................126 Pietro Ichino IMPRENDITORI DELL’ANNO .........130 Lorenzo Sorrentino, Gianfranco Lanzoni e Livio Mattucci Gianpiero Pacchiarotti Roberto Gallina TRADIZIONI ITALIANE .....................140 Ettore Menichini Tommaso ed Edoardo Piroli SERVIZI PER LE IMPRESE .............146 Silvano Bellapadrona SERVIZI DI COMUNICAZIONE.......148 Patrizia Agate IN CASO DI INCIDENTE ...................150 Graziano Scheggi
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TERRITORIO SISTEMA AEROPORTUALE ...........154 Francesco Lollobrigida Giovanni Bartoletti Laura Allegrini MERCATO IMMOBILIARE................166 Stefano Petrucci Luciano Ciocchetti Laura Fioravanti
Sommario PROGETTAZIONE INTEGRATA ......174 Lorenzo Monardo INGEGNERIA ........................................176 Marco e Sergio Pittori MATERIALI ............................................178 Gaetano Squeo IL SETTORE NAUTICO .....................180 Michele Prestipino
AMBIENTE GESTIONE RIFIUTI.............................184 Bruno Landi Marino Galuppo Giulio Marini Alessandro Baroni e Andrea Riccioni
RICERCA AMBIENTALE...................194 Sandro Acciaioli
GIUSTIZIA
RINNOVABILI .......................................198 Roberto Bonomo
RIFORMA FORENSE ........................204 Giovanni D’Innella Marco Ubertini
DISINFESTAZIONE...........................200 Michele Villani
IL PUNTO..............................................208 Giovanni F. Meliadò MERCATO DELLA DROGA..............210 Gaetano Chiusolo Paola Parisi
SANITÀ POLITICHE SANITARIE....................214 Ferruccio Fazio Fulvio Moirano TOSSICODIPENDENZE...................222 Giovanni Serpelloni DIAGNOSTICA....................................226 Mariastella Giorlandino
TRA PARENTESI..............................230 Francesco Pizzetti GENIUS LOCI.....................................234 Roberto Gervaso
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L’INTERVENTO
Giustizia, avanti con la digitalizzazione di Angelino Alfano Ministro della Giustizia
l piano di digitalizzazione della giustizia va avanti. I buoni numeri, anzi i numerosi record che abbiamo realizzato dal punto di vista informatico, ci spingono a voler continuare a lavorare sull’efficienza e a puntare sull’informatica. Tutti i contratti per l’assistenza tecnica ai sistemi informatici della giustizia sono stati rispettati, pur consapevoli della diminuzione delle risorse. C’è però l’esigenza di ripensare alla struttura di questi contratti che devono essere valutati caso per caso. Il piano “giustizia digitale” si prefigge di velocizzare il lavoro degli operatori della giustizia rendendo più sicure tutte le comunicazioni, migliorare la qualità del lavoro delle cancellerie e accorciare i tempi delle sentenze. In questo modo la serietà, la riservatezza e l’imparzialità dei procedimenti vengono non soltanto mantenute ma anche rafforzate. Nel bilancio del 2010 sono stati stanziati circa 8 milioni di euro per il processo telematico. Rispetto al bilancio 2008, gli stanziamenti sono aumentati del mille per cento. Si è partiti, infatti, da uno stanziamento di 600 mila euro del 2008 per arrivare quasi a 8 milioni del 2010. La priorità e l’efficienza sono la caratteristica del Governo Berlusconi. Sul piano dell’incremento informatico vogliamo essere un esempio anche in un tempo di risorse scarse e non vogliamo lezioni da nessuno. Quando siamo arrivati abbiamo trovato negli uffici giudiziari, per quanto riguarda la parte informatica, un fai da te diffuso. Una rendita di posizioni che è venuta meno con il piano informatico del Governo su scala nazionale e che ha fatto cessare tante
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piccole applicazioni locali. Nonostante i tagli al bilancio di questi ultimi anni, gli investimenti per il processo telematico hanno avuto un andamento incrementale nel triennio 2008-2010, passando da 602.101 euro nel 2008 a 7.295.869 euro nel 2009, e a 7.978.743 euro nel 2010. Inoltre, con architettura web, è attivo, in tutti i 165 tribunali italiani e nelle 28 corti d’appello, un nuovo sistema informativo dei registri di cancelleria dell’intero settore civile. Fino a oggi abbiamo registrato numerosi record: abbiamo incrementato rispetto al 2008 i processi civili telematici di oltre il 1000%, passando da 600 mila a circa 8 milioni; le telecomunicazioni telematiche inviate sono cresciute dal dicembre 2009 al dicembre 2010 del 350%, gli avvocati destinatari unici sono cresciuti del 100%, quelli registrati del 140%. Tra i benefici più importanti della giustizia digitale vi sono l’azzeramento dei tempi di comunicazione tra gli uffici giudiziari e i professionisti nonché considerevoli risparmi del tempo di lavoro per gli uffici giudiziari (stimati tra il 30 e il 40%), per gli addetti di cancelleria (tra il 20 e il 30%) e per gli stessi avvocati. Se guardo al giro di boa, posso dire che in questi due anni e mezzo di governo abbiamo rispettato tutte le tappe del protocolli di informatizzazione della giustizia che si erano prefissati i dicasteri della Giustizia e dell’Innovazione. Ora chiediamo un di più di collaborazione agli uffici giudiziari perchè le sinergie tra le parti possono dare risultati straordinari in questi altri due anni e mezzo che ci separano dal completamento della legislatura. LAZIO 2011 • DOSSIER • 15
L’INTERVENTO
Puntare sulla ricerca per avvicinare l’Europa di Diana Bracco vicepresidente di Confindustria per Ricerca & Innovazione
er tornare ad avere una crescita economica sostenuta e un aumento della produttività è necessario difendere il nostro comparto manifatturiero, riorientando la politica industriale sulla ricerca e sull’innovazione. Solo introducendo nuovi prodotti e nuovi processi produttivi e, adottando tecnologie avanzate, le imprese potranno aumentare la loro efficienza, battere la concorrenza e conquistare nuovi mercati. Le ultime stime di Confindustria ci dicono che la ripresa non è più un miraggio. La produzione sta ripartendo, anche se per arrivare ai livelli pre-crisi, ci vorrà ancora tempo, e a mio parere il peggio sarà davvero dietro le spalle solo quando risaliranno i livelli occupazionali. Per questo bisogna agire subito per sostenere la crescita. Infatti, se da un lato è certamente giusto tagliare sprechi e riqualificare la spesa pubblica tenendo d’occhio i conti del Paese, dall’altro occorre anche investire sul futuro puntando soprattutto sulla ricerca e sull’innovazione, sulla semplificazione e sulle infrastrutture. In questo momento stare vicino alle imprese, soprattutto quelle piccole che più hanno sofferto la crisi, e ai loro lavoratori è una priorità. Confindustria propone di adottare un programma operativo di medio-lungo termine, con obiettivi chiari, strumenti efficaci e flessibili, tempi rapidi e risorse finanziarie adeguate e certe nel tempo. In par-
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ticolare, deve essere perseguito l’obiettivo del 2% del Pil in investimenti in R&S, destinando un miliardo di euro di risorse pubbliche ogni anno per i prossimi cinque anni. È questo l’approccio anche della nuova politica Ue di “Europa 2020”, in cui si ripete con forza la centralità della ricerca e dell’innovazione per assicurare sviluppo, si richiama il ruolo delle imprese e la necessità di guardare ai risultati concreti degli interventi, alla messa a sistema delle risorse finanziarie e a una governance più forte e integrata. Proponiamo di rendere il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo una misura strutturale automatica per i prossimi cinque anni. In passato il credito d’imposta in R&S ha avuto effetti molto positivi, con un’ampia partecipazione (29.000 imprese hanno presentato richieste idonee) per un ammontare di circa 2,5 miliardi di euro. Purtroppo, però, l’effetto disincentivante legato al click day ha introdotto elementi d’incertezza per le imprese che ne hanno fatto richiesta. Inoltre, riteniamo importante realizzare grandi progetti nazionali di ricerca e innovazione mettendo a sistema risorse pubbliche e private su grandi temi strategici per il Paese. Infine, superare il digital divide e dotare, entro il 2015, l’intero territorio di banda larga con una copertura a 20 Mb/s, elevata a 100 Mb/s per i distretti industriali e i grandi centri urbani, e realizzare la completa digitalizzazione della pubblica amministrazione. LAZIO 2011 • DOSSIER • 17
XXXXXXXXXXX IN COPERTINA
SUI CONTI PUBBLICI VIETATO ABBASSARE LA GUARDIA Giulio Tremonti è considerato il ministro più importante del governo Berlusconi. Ha l’obiettivo prioritario di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Intanto deve fare in modo di conciliare lo sviluppo con i vincoli di bilancio. Ha ottenuto importanti risultati nella lotta all’evasione Giancarlo Mazzuca
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ualche settimana fa, Giulio Tremonti è salito tra i “peones” del Pdl nella piccionaia della Camera, lassù nei banchi della prima fila in alto, e ci ha raccontato l’ultima sui carabinieri. Eccola: al maresciallo è affidata l’ispezione segreta di un casinò. Dà l’ordine ai suoi uomini e si raccomanda: non dobbiamo farci riconoscere, andiamo tutti in borghese... Ma è lui stesso a tradirsi davanti alla roulette. Quando il croupier gli chiede: “Ha puntato?”, risponde: “No maresciallo!”. Risate generali, compresi quelli che non hanno capito. Anche il professore ha compreso che la barzelletta può essere un modo simpatico per dare un “look” diverso al proprio stereotipo di uomo austero e rigoroso. E per cercare di sdrammatizzare
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una situazione che non è non certo facile per l’Italia, ma neppure sul piano personale. Infatti, come se non bastassero le critiche di alcuni colleghi di governo che l’avevano considerato peggio di Quintino Sella nella politica della lesina (e, in verità, è un merito...), il nuovo “divin Giulio”, suo malgrado, è entrato in quella specie di tritacarne mediatico che è la “telenovela” sul vero delfino di Berlusconi. Dopo i tanti voli pindarici dei giornali sull’investitura prossima ventura del Guardasigilli Angelino Alfano concesso, ma ancora tutto da dimostrare, che Silvio abbia davvero intenzione di lasciare -, è dovuto intervenire lo stesso premier per smentire, prima, contrasti con il suo ministro più importante e, poi, per indicarlo serio pretendente alla propria eredità politica. An-
che se Tremonti ha già superato “quota sessanta” (ma non li dimostra affatto) e l’amico Bossi preferisce, per ora, non bruciare la candidatura del professore (sempre presente alla cena leghista “degli ossi” a Calalzo). Se gli chiedi un parere sul tema della successione, lui si limita a rilevare che il problema non è “chi” prenderà il posto di Silvio, troppo carismatico per essere facilmente
Giulio Tremonti
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IN COPERTINA
rimpiazzato, ma “cosa” lo sostituirà. È, insomma, piuttosto sbrigativo sull’argomento, così come considera già archiviate le tensioni con alcuni colleghi sui soldi da scucire: si limita a definire “estemporanee” le critiche (in primis, Giancarlo Galan, da poco subentrato a Bondi al ministero della Cultura) di coloro che gli rimproveravano il “braccio corto” quando si tratta di aprire i cordoni della borsa. Se glissa volentieri sui temi personali, il superministro si dilunga sugli scenari prossimi venturi: i problemi economici che sono il vero nodo del Paese da sciogliere entro il 2014. L’obiettivo - supportato dagli ispettori del Fmi che hanno promosso l’Italia agli esami di primavera, ma messo sotto i raggi X dall’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha tagliato l’outlook dell’Italia, da stabile a negativo, confermando, invece, il giudizio sul debito a lungo termine - è quello di raggiungere, fra tre anni, un sostanziale pareggio di bilancio, come previsto dal programma di stabilità europea, messo a punto in aprile. Sottolinea Tremonti: «Il traguardo è arrivare a un rapporto dello 0,2% tra debito e Prodotto interno lordo,
Il problema non è “chi” prenderà il posto di Silvio,ma “cosa” lo sostituirà
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partendo dal tetto del 3,9% di quest’anno e passando al 2,7% nel 2012 e all’1,5% nel 2013». Una meta non facile da raggiungere, considerando che sui mercati finanziari europei continuano a registrarsi i contraccolpi del pianto geco del 2010, quando un intervento troppo tardivo e lacunoso della Ue non ha bloccato il dissesto finanziario di Atene, avviata verso una ristrutturazione del debito pubblico dagli esiti molto incerti. Un mezzo crac che coinvolge, insomma, tutto il vecchio conti-
nente: persino lo strumento degli eurobond, tanto caro a Giulio, rischia, così, di essere annullato. A chi gli fa notare se, per caso, anche lui non si senta vittima della sindrome del bilancio rigoroso, costi quel che costi, Tremonti rammenta un fatto incontrovertibile: «L’articolo 81 della Costituzione dispone che qualsiasi legge con esborsi finanziari debba indicare come far fronte alle spese, ma la norma non ha impedito, comunque, che l’Italia abbia raggiunto il terzo o quarto debito pubblico più elevato al mondo». Una
Giulio Tremonti
In senso antiorario, Giulio Tremonti, Christine Lagarde, ministro francese per gli Affari Economici, Industria e impiego, Elena Salgado, vice presidente e ministro dell’economia spagnolo e Wolfgang Schauble, ministro alle Finanze tedesco
escalation inarrestabile, ma ora i partner europei, ricorda Tremonti, hanno sottoscritto un patto «che vincoli ciascun membro a rafforzare gli interventi nazionali in modo da mettere tutti i bilanci sotto tutela». Nel contesto europeo, l’Italia «potrà così fare la sua parte e la prossima designazione di Mario Draghi al vertice della Bce servirà ad aumentare il ruolo del nostro Paese». È giunto, dunque, il momento di dire stop alle telefonate delle tante amministrazioni pubbliche che continuano a battere cassa. Resta un problema, che è la vera sfida del ministro dell’Economia: come conciliare lo sviluppo con i vincoli di bilancio? Cioè, come uscire dal tunnel della recessione con un piatto che piange come il venerdì di magro? Non c’è trippa per nessuno, gatti compresi. Eppure, il decreto di stabilità, licenziato dal governo all’inizio di maggio, cerca di conciliare i due obiettivi
all’apparenza così inconciliabili. Facendo di necessità virtù, il Consiglio dei ministri ha, infatti, varato alcune misure che possono servire a rilanciare l’economia, a patto, ovviamente, che tutti facciano di più (tremontiana raccomandazione) per accelerare lo sviluppo: minori vincoli fiscali per imprese e famiglie, aiuti mirati alle aziende che assumono al Sud (che, in questo momento, è più che mai la palla al piede dell’economia), disboscamento nella giungla delle imposte di favore, fase due del piano per l’edilizia (con l’eliminazione di quegli intoppi a livello regionale che, di fatto, avevano frenato la ripresa del mercato della casa). Il “mix” del professore basterà? È chiaro che la vera spallata, per rilanciare i consumi delle famiglie, sarebbe propiziata dal drastico taglio delle aliquote fiscali, come sollecitato anche da Berlusconi. Ma i tempi non sono ancora maturi proprio a LAZIO 2011 • DOSSIER • 21
IN COPERTINA
Sono già stati ottenuti importanti risultati nella lotta all’evasione. Fino a ieri era comodo e sicuro depositare il bottino nei paradisi fiscali
causa di quei benedetti vincoli di bi- fino a ieri, era comodo e sicuro de- visto giusto sulle distorsioni del “dio lancio, l’unica bussola, appunto, in grado di indicare la rotta all’Italia. Il superministro non vuole illudere nessuno: «Non possiamo abbassare la guardia sui conti pubblici. Abbiamo un sentiero di rientro e siamo obbligati a percorrerlo fino in fondo». A quando, allora, la riduzione delle tasse? Intanto, nonostante i tempi grami, nessun colpo mancino come l’introduzione di una patrimoniale sulla casa, come prospettato da qualche leader della sinistra. E, poi, si arriverà per gradi anche ai tagli. «Intanto – dice – sono già stati ottenuti importanti risultati nella lotta all’evasione. In Italia e anche all’estero:
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positare il bottino nei paradisi fiscali come in una caverna di Alì Babà». Certo, tutto sarà più facile quando saremo vicini al famoso riequilibrio del debito. A quel punto, la ricetta di un ciclo virtuoso è già indicata: «Il sistema fiscale dovrà essere modificato sulla base dei quattro principicardine: progressività, in funzione della capacità contributiva delle famiglie e delle imprese; neutralità rispetto alle scelte dei contribuenti; solidarietà verso il reale bisogno delle famiglie; semplicità basata su alcuni punti generali». Speriamo, insomma, nel futuro. Tremonti - che, prima degli altri, aveva
mercato” con un azzeccato “best seller” - ha idee precise anche sulla recessione internazionale cominciata tre anni fa. E per spiegarsi, cita a memoria Winston Churchill: lo statista inglese, alla fine del proprio racconto sulla Seconda guerra mondiale, si domanda se il conflitto, che l’ha visto grande protagonista, non sia stato, piuttosto, il seguito di un’unica guerra, una nuova Guerra dei Trent’anni (1915-1945), intervallata da un lungo armistizio. Anche il “divin Giulio” la pensa così: tra alti e bassi, tra tregue e spiragli di luce, la crisi continua. Speriamo solo che non sia un’altra Guerra dei Trent’anni...
POLITICA ECONOMICA
Azioni strutturali per l’economia regionale Si chiama “Lazio 4 impresa” il programma con cui la presidente Renata Polverini intende dare una frustata all’economia e consentire così alle imprese regionali «di riprendere il volo». Quattro punti cardine su cui ruotano investimenti in ricerca, formazione e alta tecnologia Renata Saccot
ndare incontro alle imprese e dare nuovo impulso all’economia regionale. Sono questi i presupposti su cui poggiano le «quattro azioni concrete» - certificazione dei crediti delle imprese, regolarizzazione dei debiti contributivi, piano per la ricerca e utilizzo mirato dei fondi europei - che la governatrice del Lazio ha posto alla base della ripresa economica del Lazio. «Mettiamo in campo azioni strutturali che consentiranno alle nostre imprese di spiccare il volo» ha dichiarato la governatrice del Lazio Renata Polverini alla presentazione del progetto “Lazio 4 impresa”, illustrato insieme all’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, alle parti sociali, alle imprese e alle università il 24 maggio scorso al Museo Maxxi di Roma. «In questo momento c’è una morsa fiscale e previdenziale che sta creando problemi non soltanto nel Lazio – ha aggiunto – e questi interventi innovativi consentiranno di far continuare le imprese a lavorare». Un pacchetto di iniziative, dunque, che mirano a risolvere il problema dei pagamenti e a
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erogare finanziamenti tramite fondi europei. Per quanto riguarda i pagamenti, la Regione Lazio certificherà i crediti delle imprese che potranno così accedere a un fondo di rotazione di 500 milioni di euro, costituito con Sace e i principali istituti di credito, impegnandosi in cambio a rinunciare al contenzioso e agli interessi che ritengono di vantare dei confronti della
Regione. Il provvedimento ha incassato il giudizio positivo dei rappresentanti di Confindustria, Federlazio, Confcoperative, Legacoop, Agci, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani che hanno partecipato nelle scorse settimane al tavolo tecnico convocato dalla Regione. «Pagheremo tutti i fornitori rispetto alle spese di investimento di-
Renata Polverini, presidente della Regione Lazio e Stefano Cetica, assessore regionale al Bilancio
Renata Polverini
c
Abbiamo disposto diversi strumenti perché c’è una morsa fiscale e previdenziale che sta creando problemi non soltanto nel Lazio. Questi interventi innovativi consentiranno di far continuare le imprese a lavorare
rette della Regione come lavori pubblici, strade, costruzioni e acquisto di macchinari – ha garantito Polverini – . Questo fondo sarà rimpinguato mano a mano che la Regione assumerà i suoi crediti, entrando così in un circuito virtuoso che speriamo possa togliere dall’emergenza molte imprese del territorio regionale». La seconda azione riguarda la firma di una convenzione con l’Inps per favorire i propri creditori diretti e indiretti che intendono regolarizzare i debiti contributivi. Con questi interventi le imprese potranno nuovamente disporre del Durc (il Documento unico di regolarità contributiva) il cui rilascio consentirà loro di partecipare alle gare e agli appalti pubblici. «La Regione – ha spiegato la Polverini – rilascia una garanzia diretta all’Inps in modo che le imprese possano accedere a un pagamento dilazionato dei contributi previdenziali e ottenere il rilascio del Durc, essenziale per partecipare a gare d’appalto pubbliche, e risparmiare i costi
per il rilascio di una polizza fideiussoria. La Regione, infatti, garantisce gli istituti di credito convenzionati nei confronti delle imprese che necessitano di un finanziamento bancario per il pagamento dei debiti previdenziali». La terza misura riguarda gli investimenti a favore della ricerca: 237,5 milioni di euro per un programma triennale che avrà come principale obiettivo quello di porre le università al servizio delle imprese. «Non saranno più le università a fare ricerche e a proporle alle imprese – ha spiegato la presidente – ma il contrario. La strategia consiste nel premiare chi fa ricerche con concrete ricadute per il sistema produttivo in linea con la politica nazionale, partendo dalla domanda di innovazione delle imprese». La Regione metterò sul tavolo 114 milioni di euro per progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e acquisto di nuove tecnologie; altri 41 milioni andranno ai distretti industriali, in particolare aerospazio, bio-
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scienze e beni culturali; un’ultima tranche di 54 milioni servirà a incentivare l’utilizzo di giovani ricercatori da parte delle imprese. Infine, i fondi europei. I 743 milioni di euro messi a disposizione serviranno a stimolare l’innovazione e il rafforzamento della base produttiva, le buone pratiche ambientali e la riqualificazione urbana. La Regione ha previsto la riprogrammazione del Por Fesr 2007/2013 in funzione della semplicità di accesso per le imprese. «In particolare – ha concluso la governatrice –abbiamo aumentato di 70 milioni le risorse sull’Asse I per l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese, di 60 milioni quelle per gli investimenti in energie rinnovabili, sull’Asse II e abbiamo istituito un nuovo Asse V di 80 milioni per la riqualificazione urbana, fondi che almeno per un quarto dovranno essere dedicati al sostegno alle imprese, finanziando start up di nuove iniziative imprenditoriali giovanili». LAZIO 2011 • DOSSIER • 25
POLITICA ECONOMICA
Più sinergie tra imprese per crescere oltre confine Aumentare la capacità attrattiva del territorio per incentivare il flusso di investimenti italiani ed esteri. Intervenendo sulla disoccupazione, in particolar modo quella giovanile, e sull’accesso al credito. È l’obiettivo di Giancarlo Cremonesi, presidente di Unioncamere Lazio e Camera di Commercio Roma Francesca Druidi
l tessuto produttivo romano torna a sorridere dopo le forti incertezze del 2010. Senza lasciarsi trascinare da facili entusiasmi, sono comunque due i segnali incoraggianti: innanzitutto, un tasso di mortalità imprenditoriale che ha toccato il valore minimo degli ultimi cinque anni e, in secondo luogo, l’aumento delle esportazioni di Roma e provincia rispetto alla performance italiana. «Il buono stato di salute del nostro sistema economico – conferma Giancarlo Cremonesi, presidente di Unioncamere Lazio e della Camera di Commercio di Roma – è testimoniato anche dalla crescita del valore totale delle esportazioni, passato da poco più di 6,2 miliardi di euro nel 2009 a quasi 7,9 miliardi nel 2010, con un incremento percentuale del 27,5%». Una tendenza, quella mostrata dalle imprese del Lazio di espandere il proprio business all’estero, che per Giancarlo Cremonesi può e deve ulteriormente diffondersi e radi-
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carsi a livello regionale, per conferire nuovo slancio al sistema economico generale. Quali strategie occorre adottare per favorire l’internazionalizzazione delle imprese laziali? «L’internazionalizzazione rappresenta, per il nostro territorio, una tra le sfide più importanti. Il nostro sistema produttivo è caratterizzato, storicamente, da un basso grado di internazionalizzazione, soprattutto per la presenza di un forte mercato domestico. Tuttavia,
l’export del Lazio, nonostante la crisi internazionale, nel 2010 ha ottenuto importanti risultati. Per sostenere e consolidare questo trend, dobbiamo coinvolgere in questi processi il più grande numero possibile di imprese - specie quelle di piccole dimensioni - ampliando e ottimizzando la gamma di servizi offerti. Per questo, stiamo studiando la possibilità di creare, in collaborazione con le altre istituzioni del territorio, una struttura che, sul modello della
Giancarlo Cremonesi
Per il nostro territorio l’internazionalizzazione rappresenta una tra le sfide più importanti
ANDAMENTO DELLE ESPORTAZIONI (base 2006=100) Elaborazione ufficio studi CCIAA di Roma su dati Istat, marzo 2011
Roma
Italia
140,0 133,3 137,8 130,0
120,0
117,2
116,3
110,0 111,5
102,3
101,5
100,0 100,0 90,0 88,8 80,0 2006
2007
2008
2009
2010
Promos lombarda, coordini le risorse e le iniziative e che, soprattutto, favorisca le sinergie fra imprese: il loro successo sugli scenari globali è, infatti, direttamente legato alla capacità di condividere strategie e obiettivi di mercato». Servizi, turismo e attività scientifiche e tecniche “tirano” di più rispetto ad agricoltura e manifatturiero. Come alimentare l’onda della ripresa generata da questi comparti? «I servizi, l’innovazione e il turismo sono da sempre settori importanti dell’economia territoriale, che si caratterizza per un alto grado di terziarizzazione. Ma un ruolo trainante può essere svolto dal comparto delle costruzioni che, per ovvi motivi, grazie anche al suo indotto, è in grado di costituire una sorta di volano della ri- LAZIO 2011 • DOSSIER • 27
POLITICA ECONOMICA
EVOLUZIONE DELLE IMPRESE REGISTRATE 2009-2010 Elaborazione ufficio studi CCIAA di Roma su dati Infocamere
7,2 Qn 6,7 4,8 Qm 5,6 2,4
Tasso di crescita
Roma Italia
1,2 0,0
1,0
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
7,0
presa economica. Comunque, il guarda il dato sulla disoccupa- in una fase economica internazioruolo del sistema camerale regionale è quello di favorire una crescita equilibrata di tutto il tessuto imprenditoriale laziale, sia con interventi di impatto immediato sia con misure anticicliche». Quanto resta critico il nodo occupazionale in regione? «Non posso negare che l’andamento del mercato del lavoro sia fonte di qualche preoccupazione. Riscontriamo, infatti, evidenti tensioni: se il tasso di occupazione si è mantenuto sostanzialmente stabile rispetto all’andamento nazionale attestandosi, nel 2010, al 59,2% a fronte del 56,9% dell’Italia, le persone in cerca di occupazione nel Lazio sono in aumento rispetto agli anni precedenti: ben 232.000. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto la quota del 9,3%. E, per quanto ri28 • DOSSIER • LAZIO 2011
zione giovanile, stiamo studiando, assieme agli enti locali, una serie di iniziative per cercare di dare risposte concrete nel breve periodo». Dall’edizione 2011 della Giornata dell’economia è emerso, a ogni modo, il dinamismo del sistema imprenditoriale romano. Come hanno saputo affrontare la crisi economica le realtà del territorio di Roma e provincia? Quali, dunque, le prospettive di sviluppo per il futuro? «I dati elaborati dall’Ufficio Studi della Cciaa di Roma ci confermano, da un lato, la consistenza e la vitalità del nostro tessuto produttivo, anche
nale difficile e complessa; dall’altro, la capacità delle nostre imprese di riuscire a cogliere le prime opportunità di ripresa, dopo mesi di crisi e di tensioni sui mercati internazionali. Le iscrizioni al Re-
Giancarlo Cremonesi
Il Giubileo 2025 e le Olimpiadi 2020 costituiscono un’enorme opportunità non solo per la città di Roma e per le sue imprese, ma per la regione e il Paese
gistro delle imprese di Roma e provincia nel 2010 sono state 31.452, praticamente 86 nuove imprese al giorno. Il saldo tra iscritte e cessate è positivo, con +10.531 imprese. Il tasso di crescita delle aziende romane è stato, quindi, esattamente il doppio di quello nazionale: 2,4% contro una media italiana dell’1,2%. Una conferma a questa tendenza viene anche dai dati Unioncamere sui primi tre mesi del 2011: le imprese romane aumentano a un tasso trimestrale dello 0,51%, il più alto in Italia. Questi numeri ci consentono di guardare al futuro con rinnovato ottimismo, pur nella consapevolezza che perman-
gono ombre preoccupanti sul fronte dell’accesso al credito e dell’occupazione, in particolare quella giovanile». Come migliorare in maniera concreta il sistema di accoglienza turistica sia della Capitale, in vista di eventi futuri come il Giubileo 2025 e le possibili Olimpiadi 2020, che della regione in generale? «Stiamo lavorando, insieme con le altre istituzioni locali e con il sistema della rappresentanza associativa, per affrontare nel migliore dei modi questi due grandi eventi che rappresentano un’occasione unica per realizzare importanti opere infrastrutturali e un formi-
dabile strumento di promozione della Capitale a livello mondiale. Il Giubileo 2025 e le Olimpiadi 2020 costituiscono un’enorme opportunità non solo per la città di Roma e per le sue imprese, ma per tutta la regione e l’intero Paese, in quanto potente volano di crescita economica». Con quali finalità realizzare un’agenzia di marketing territoriale, allo studio della Camera di Commercio di Roma? «Su questo fronte, intendiamo rafforzare l’attrattività del nostro territorio così da incrementare il flusso di investimenti italiani ed esteri. Per farlo occorre lavorare, in primo luogo, sui fattori materiali e immateriali, così da sviluppare un sistema di offerta territoriale integrato e, in secondo luogo, sulla messa a punto di una rete di servizi a supporto degli investitori esteri». LAZIO 2011 • DOSSIER • 29
XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA
Sostenere le imprese preparandole alla sfida globale Le aziende laziali sono sempre più in prima fila sul versante della ricerca e dell’innovazione. Ma necessitano ancora di interventi volti a incentivare riorganizzazione produttiva, capitalizzazione societaria e accesso al credito per alimentare la crescita. Ne parla Marcello Pigliacelli, vicepresidente di Unindustria Francesca Druidi
e la ripresa del mercato del lavoro in Lazio stenta ancora a decollare, le attese degli imprenditori della regione si fanno lievemente più ottimistiche. A incidere in maniera positiva non è solo la demografia delle imprese, che fa registrare nel primo trimestre 2011 un incremento dell’1,9% delle aziende registrate rispetto al 2010. «L’elemento trainante in questo periodo di difficoltà è stato sicuramente l’export» sottolinea Marcello Pigliacelli, vicepresidente di Unindustria, che raggruppa le imprese di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo. Per quanto riguarda il Lazio, infatti, le esportazioni nel 2010 ammontano a 14.812 milioni di euro, contribuendo al 4,4% del totale nazionale. E Frosinone, dove Pigliacelli è alla guida degli industriali locali, è risultata essere la provincia con la migliore performance: + 47,4% (3,4 miliardi). Come innalzare investimenti, produttività e occupazione in regione?
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«Sviluppo delle infrastrutture, taglio delle tasse sulle imprese e i lavoratori per sostenere la ripresa, puntualità nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Queste sono sicuramente tre delle priorità per il rilancio dell’economia provinciale, regionale e nazionale nel corso del 2011. Le infrastrutture materiali e immateriali costituiscono un punto di par-
tenza; la provincia di Frosinone attende da tempo risposte certe e celeri circa l’adeguamento non più rinviabile di alcune strade, come un collegamento con Latina e con l’Abruzzo e un collegamento veloce con Roma, attraverso l’utilizzo della ferrovia». Per quanto riguarda gli altri nodi? «I crediti vantati dalle aziende nei
Marcello Pigliacelli
Confindustria promuove il contratto di rete, strumento giuridico che consente alle imprese di creare forme di collaborazione per dar vita a progetti comuni
confronti della Pa sono un serio ostacolo alla ripresa, così come la burocrazia deve essere snellita, almeno nelle aree oggetto di distretti e sistemi produttivi locali. Intervento, questo, che tra l’altro non comporta costi per lo Stato, ma agevolerebbe moltissimo le imprese. In un momento in cui si parla di ambiente, non deve passare in secondo piano la green economy che, per la provincia di Frosinone, potrebbe legarsi a piani di recupero della Valle del Sacco, la quale si trova a dover fronteggiare una grave crisi ambientale».
La dimensione delle imprese e il loro aspetto patrimoniale costituiscono fattori cruciali. Come affrontare queste problematiche? «Per il 40% delle imprese, la scarsa patrimonializzazione e capitalizzazione sono sentite come un ostacolo alla crescita. Tenendo conto che il tessuto industriale della regione Lazio - e così quello della provincia di Frosinone - è costituito in larga parte da piccole imprese dell’indotto manifatturiero, è necessario intervenire con fondi aggiuntivi per sostenere iniziative di riorganizzazione produttiva e di
capitalizzazione societaria. Confindustria, a tal proposito, sta svolgendo una forte azione di promozione del contratto di rete, strumento disciplinato dalla legge n. 33/ 2009, che ha introdotto nel nostro ordinamento il “contratto di rete d’impresa”». Con quali vantaggi? «È uno strumento giuridico che consente alle imprese di creare forme di collaborazione per dar vita a progetti comuni, creando un fondo patrimoni. Unindustria Confindustria Frosinone è molto impegnata nelle iniziative di valorizzazione dei progetti di collaborazione e aggregazione tra le imprese e sin dall’inizio ha aderito al Progetto Retimpresa, associazione di Confindustria nata per coordinare iniziative e proposte sui nuovi modelli di aggregazione, previsti dal “contratto di rete”. Un esempio di aggregazione di imprese appartenenti a una filiera è fornito, già dal 2007, dal Consorzio Filcart, con il quale - nell’ambito del sistema produttivo locale della carta LAZIO 2011 • DOSSIER • 31
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Le aziende stanno puntando molto su ricerca e innovazione, anche attraverso una collaborazione più intensa con le Università
e cartotecnica - si è favorita la pro- ottimismo al mercato globale e di- nuovo sviluppo dell’area. Molti gettualità comune tra le aziende, sviluppando iniziative su ricerca industriale, trasferimento tecnologico e processi di integrazione tra aziende consorziate e presenza sui mercati esteri». Ricerca e innovazione, accesso al credito, turismo. Quali le principali strategie per qualificare il territorio Lazio? «Sono tutte voci molto importanti. La Regione ha recentemente chiamato a raccolta le imprese in una giornata dedicata a ricerca e innovazione ‘investendole’ di una nuova responsabilità: da questo momento saranno loro a dover riferire all’Amministrazione su quali settori puntare e che tipo di progetti servono per vincere la sfida della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Apprezziamo particolarmente questa apertura da parte della Regione. Le aziende stanno puntando molto su ricerca e innovazione, per poter guardare con più
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verse sono le iniziative messe in campo, anche attraverso una collaborazione più intensa con le Università. Sono prioritari interventi mirati a riaffermare il marchio “made in Lazio”, con la consapevolezza che le imprese dovranno rinnovarsi in termini di prodotto e di mercati da penetrare. Sul fronte dell’accesso al credito, Unindustria Confindustria Frosinone ha sottoscritto convenzioni con alcuni istituti bancari per lo smobilizzo di crediti che le aziende richiedenti vantano nei confronti di Pa o verso società private appartenenti a grandi gruppi industriali». Per quanto riguarda il turismo. «Si tratta di una grande risorsa per Roma, ma le province devono saper sfruttare la vicinanza con la Capitale come un’opportunità e non considerarla un handicap. Il turismo rappresenta anche per la nostra provincia un tassello importante che potrebbe guidare il
sono gli asset spendibili: culturale, enogastronomico e infine religioso, con le storiche Abbazie di Montecassino, Casamari e Trisulti, mentre tra le risorse naturali vanno citate le Terme di Fiuggi e le Terme di Pompeo». Può trarre un primo bilancio dall’esperienza di riorganizzazione del sistema associativo rappresentata da Unindustria? «Sicuramente il bilancio è positivo. Con il nuovo soggetto associativo ci siamo posti l’obiettivo di migliorare i servizi offerti alle aziende e cercare di realizzare un vero riequilibrio tra le province del Lazio e Roma, che deve essere considerata per tutto il Lazio una risorsa e non una concorrenza. Con Unindustria avremo tutti più forza e maggiori garanzie. Si tratta di una svolta epocale che aumenterà la capacità di rappresentanza dell’associazione e delle imprese, sia al centro che nelle province».
POLITICA ECONOMICA
Nuovo slancio alle pmi con semplificazione e ricerca In Lazio lo sviluppo tecnologico si accompagna alla tutela delle tradizioni produttive e artigiane del territorio. Lo spiega l’assessore regionale alle Attività produttive, Pietro Di Paolo Francesca Druidi
partito il 19 aprile SprintExport, il nuovo servizio di consulenza on line attivato dalla Regione, dal ministero dello Sviluppo economico e dall’Istituto nazionale per il commercio estero in collaborazione con i principali soggetti economici regionali. Un’iniziativa gratuita rivolta alle imprese impegnate nella penetrazione dei mercati esteri e che possono aver bisogno di consulenze, dalla contrattualistica alla materia fiscale, dalla logistica ai trasporti, sino ai brevetti e al marketing. Si tratta di un ulteriore passaggio verso la semplificazione normativa, una delle leve fondamentali sulle quali è indirizzata l’azione di governo della Giunta Polverini. Oltre a questo obiettivo, l’assessore alle Attività produttive della Regione, Pietro Di Paolo, individua anche «l’innovazione dei processi e dei prodotti, l’aggregazione
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fra imprese e l’accesso al credito», come direttrici particolarmente importanti da perseguire per lo sviluppo del sistema Lazio. Come la Regione sta promuovendo uno sforzo effettivo verso la semplificazione amministrativa? «In questo senso, lo Small business act europeo, che abbiamo declinato a livello regionale, rappresenta un grande passo in avanti. Da evidenziare il fatto che a giugno la legge su questo provvedimento - già approvata dalla giunta e dalla commissione competente - approderà in Consiglio per il suo via libera definitivo. Siamo fra le prime Regioni
italiane a “pensare innanzitutto in piccolo” per dare nuovo impulso alle pmi. Puntiamo molto sui settori innovativi e sull’hi-tech, sulla ricerca e sullo sviluppo». Quali azioni, nello specifico, improntare sul fronte dell’innovazione? «Nel Lazio abbiamo un distretto dedicato, con circa cento imprese e 2.380 lavoratori. A questo si affianca un sistema produttivo dell’elettronica, nell’area della Tiburtina, con 360 imprese e 6.400 occupati. Quest’anno allo Smau abbiamo portato alcune nostre aziende giovani che hanno ideato e realizzato prodotti
Pietro Di Paolo
A fianco, Pietro Di Paolo, assessore alle Attività produttive e politiche dei rifiuti della Regione Lazio
altamente innovativi. Stiamo, inoltre, concretizzando una serie di misure per far sì che le imprese, piccole e grandi, si aggreghino per creare massa critica e attrarre risorse, nel solco del Decreto Sviluppo. Faccio riferimento a una novità assoluta, che avvicina il Lazio alle regioni europee più avanzate: il bando, in procinto di essere lanciato, cofinanziato dal ministero dello Sviluppo economico, che prevede l’opportunità per le pmi di mettersi in rete attraverso il “contratto”». La nautica, il biotech, l’Ict, l’audiovisivo, l’artigianato sono alcuni
dei comparti che maggiormente riflettono le vocazioni produttive della regione. «Mi piace ricordare come la nostra amministrazione cerchi di coniugare la previsione degli scenari, quindi gli investimenti nello sviluppo tecnologico, con la tutela delle specificità del nostro territorio, per esempio le attività artigiane fondate su mestieri e prodotti caratteristici che si tramandano nel tempo. Premesso ciò, il sistema della nautica, che conta circa 440 imprese per 2.130 occupati, è un asset imprescindibile per la nostra economia. Promuovere questo settore, che necessita anche di una rete di infrastrutture al passo con i tempi, significa rilanciare un volano con un indotto su ampia scala». Per quanto concerne gli altri settori? «Il biotech, come testimonia il recente studio di Assobiotec, rappresenta un comparto solido e in crescita nel Lazio, con numeri importanti che ci innalzano alla ribalta nazionale. Siamo secondi in Italia per i finanziamenti ottenuti dall’Europa nell’ambito del settimo LAZIO 2011 • DOSSIER • 35
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È prevista una riprogrammazione dei fondi europei in relazione alle reali esigenze
programma quadro, il piano comu- iniziative volte a rendere più effi- pronta entro l’anno. Lanceremo nitario per il sostegno ai grandi progetti di ricerca. Il sistema produttivo dell’audiovisivo, che interessa il comune di Roma, è il principale distretto italiano per le produzioni cinematografiche, radiotelevisive e multimediali, con oltre 2.400 imprese e circa 49.000 occupati». Con quali strategie si mira a rilanciare le attività produttive in regione? «Abbiamo messo in campo strategie di sistema, riguardanti soprattutto i distretti industriali, i sistemi produttivi locali e i poli tecnologici, per aggiornare queste realtà rispetto all’evoluzione di processi economici e sociali sempre più veloci, considerando ovviamente anche gli effetti della coda della crisi del 2008. In quest’ottica, rientrano i “contratti di rete”. Ma abbiamo adottato anche
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ciente ed efficace l’utilizzo delle risorse economiche, perché ogni finanziamento deve avere un ritorno in termini di lavoro per i cittadini, le imprese e il territorio. Mi riferisco anche ai fondi europei. La semplificazione amministrativa, come già evidenziato, identifica poi un altro elemento decisivo della nostra strategia. E i primi riscontri, “certificati” anche da studi e rilevazioni, sono positivi e ci infondono fiducia». Sono previste ulteriori iniziative da parte dell’assessorato e della giunta regionale per valorizzare e promuovere l’economia del territorio? «Da subito ci siamo rimboccati le maniche per un complessivo riordino legislativo al fine di adeguare le normative esistenti ai cambiamenti. La nuova legge sul commercio sarà
bandi per promuovere investimenti nell’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro e di sostegno all’occupazione, dando anche impulso al fondo di garanzia. Sosterremo le pmi attraverso il fondo rotativo, l’internazionalizzazione, la patrimonializzazione delle aziende e anche dei confidi, senza dimenticare il mondo cooperativistico, creando così un “pacchetto impresa”. Di recente, la presidente Polverini ha presentato un piano che prevede azioni strutturali in quattro punti: certificazione dei crediti delle aziende, che potranno così accedere a un fondo di rotazione di 500 milioni; fondo di garanzia per agevolare le imprese in difficoltà con i debiti previdenziali; programma triennale per la ricerca in sinergia con l’università; riprogrammazione dei fondi europei in relazione alle reali esigenze».
POLITICA ECONOMICA
La terza dimensione della tecnologia Aerospazio, bioscienza, energia. Ma anche nuove ricerche per migliorare la diagnostica delle immagini, come una radiografia o un cuore in 3D, racconta Maurizio Tarquini. Le nuove risorse? Da destinare ai progetti di network e alle aziende di successo Elisa Fiocchi e imprese vere protagoniste del processo della ricerca. È la sfida lanciata dalla Regione Lazio con il primo programma strategico triennale della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico che metterà a disposizione 237,5 milioni di euro a sostegno delle imprese, degli istituti di ricerca e delle università. «Un piano che non era mai stato pensato prima, ciò significa un
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Maurizio Tarquini, direttore generale di Unindustria Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo
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passo in avanti» ha dichiarato Maurizio Tarquini, direttore generale di Unindustria Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, dopo la presentazione del progetto. Eppure, «le risorse a disposizione sono importanti ma non consentiranno di fare tutto quello che si potrebbe fare: parliamo di una cifra importante, ma bisogna tenere conto che un punto percentuale di Pil regionale è un miliardo e mezzo di euro». Come queste risorse saranno investite e in quali settori? «Il nostro suggerimento è quello di premiare il più possibile i progetti che sono punto di aggregazione, vale a dire quelli a cui partecipano una università, una grande impresa e dieci piccole imprese, che sono da preferire a quelli promossi da una sola unità. L’esempio non è vero in assoluto, ma l’accordo tra più soggetti presuppone un interesse più forte su quel tema anziché su altri. I progetti di network, dunque, restano prioritari». Quali imprese beneficeranno dei nuovi finanziamenti? «Credo sia necessario premiare quelle realtà imprenditoriali che
sono nelle condizioni di fare ricerca e chi ha dimostrato, in termini di bilancio, di fare bene nonostante la crisi. Sappiamo che è più facile che generi sviluppo un’azienda in salute rispetto a una che va male. Le imprese che investono in ricerca e con buoni risultati sono tante nel Lazio: alcune molto grandi, altre nel mondo della piccola e media impresa. A tal proposito sono stati ben intercettati i settori su cui intervenire. Non che gli altri non li meritino, ma sono privilegiati quelli dove il Lazio ha imprese di qualità, come ad esempio il mondo del digitale, l’aerospazio, le bioscienze e i beni culturali. All’interno di questi comparti, anche le pmi godono di buona salute». Su quali particolari attività innovative il programma quadro per la competitività e l’innovazione offre un sostegno delle piccole e medie imprese romane? «L’accordo deve premiare prevalentemente le pmi. La ricerca, invece, deve concentrasi sui progetti di network. È un compito difficile ma talvolta le condizioni non buone dettate da una situazione d’emergenza possono paradossal-
Maurizio Tarquini
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Le imprese che investono in ricerca e con buoni risultati sono tante nel Lazio
mente aiutare. Ora tutto si giocherà sui tempi, con l’auspicio che siano quelli tipici della ricerca e dell’innovazione perchè dobbiamo colmare ritardi (non imputabili a questa legislatura regionale) che sono intollerabili. Non possiamo immaginare che servano due anni per passare dall’uscita del bando all’erogazione del finanziamento: nel caso di un progetto su un software sarebbe inutile. La tecnologia deve diventare veloce». Come stanno evolvendo i set-
tori Ict, biotech, energia e aerospazio sul territorio? «Lo scenario è molto ampio, anche grazie all’impatto della genetica sulla cura e sul farmaco e a tutto ciò che riguarda la scienza genetica. Per il mondo del digitale siamo pronti a entrare nell’era della tridimensionalità a tutti gli effetti. Siamo partiti con il bianco e nero, poi è arrivato il colore e oggi siamo alla terza dimensione che offre prospettive enormi come la possibilità di immaginare una radiografia tridimensionale, di ve-
dere un cuore in tutte le sue dimensioni e non più piatto. Pensiamo a quali orizzonti potrebbe aprire la diagnostica delle immagini anche attraverso la creazione di un museo digitale con percorsi tridimensionali». Il protocollo d’intesa con l’Apsti quale respiro internazionale sarà in grado di offrire agli innovatori delle pmi romane? «È un’ottima possibilità e una sfida per le imprese del territorio, ma potremo rispondere soltanto tra due anni». LAZIO 2011 • DOSSIER • 39
POLITICA ECONOMICA
Interventi su occupazione e ritardi della Pa Il terreno perso nel corso della recessione non è ancora stato recuperato. Per imboccare la ripresa secondo Lorenzo Tagliavanti, direttore di Cna Roma, devono ancora essere messe in campo efficaci azioni di contrasto Francesca Druidi
dati dell’ultima indagine congiunturale parlano di un momento particolarmente delicato, nel quale permangono anche incertezze sulle prospettive di medio periodo». A sottolinearlo è Lorenzo Tagliavanti, direttore della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa di Roma. Una delle possibili strade da percorrere per imboccare la ripresa è rappresentata dall’internazionalizzazione, un ambito nel quale l’area capitolina - come ricorda Tagliavanti - risultava storicamente in ritardo rispetto ad altri territori italiani. In particolare, il direttore evidenzia come in regione non siano stati adeguatamente finanziati i consorzi export tra imprese. «Le nostre aziende, estremamente piccole, se lasciate sole di fronte ai mercati esteri incontrano molte difficoltà, soprattutto di approccio. I consorzi export servono anche a questo, ad abituare le imprese ad aggregarsi e a lavorare
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insieme per un obiettivo comune». Ora però il vento sembra essere cambiato, con il nuovo contratto di rete e la possibilità di fruire di agevolazioni fiscali per le realtà coinvolte: «speriamo che possano costituire strumenti adatti per accompagnare i processi di internazionalizzazione delle imprese e che la Pa scelga di destinare le limitate risorse disponibili al sostegno di tale scommessa, riconoscendo le associazioni come luogo di aggregazione e come soggetto facilitatore». Si registrerà qualche segnale di ottimismo nei prossimi mesi o la situazione si manterrà critica? «Gli indicatori misurati dalla Cna di Roma (produzione, ordini, fatturato, fatturato estero e utile lordo) continuano a presentare valori negativi, sebbene in misura leggermente inferiore rispetto alla rilevazione precedente, segno che una nuova fase di espansione non ha ancora preso avvio. In particolare è sul mercato del lavoro che si
scaricano i costi maggiori di questa difficile fase: le indicazioni fanno ritenere che nel corso del 2011, senza adeguati interventi, le nuove posizioni lavorative potrebbero ridursi di 10mila unità al mese. A breve, inizieremo la raccolta dei dati relativi al primo trimestre 2011 e potremmo offrire un quadro più completo, anche se i segnali non sono incoraggianti». Come ovviare alla disomogeneità di andamento a livello settoriale da cui deriva l’attuale debolezza della ripresa economica? «È indubbio che i settori produttivi presenti nel nostro tessuto imprenditoriale hanno risposto in modo differenziato alla crisi e che, quindi, necessitano di politiche differenti e mirate a sostegno della ripresa. Questo dipende dal mercato al quale le imprese si rivol-
Lorenzo Tagliavanti
In apertura, Lorenzo Tagliavanti, direttore della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa di Roma
gono e a specifici fattori che possono minare la ripresa. È il caso, ad esempio, dei ritardi di pagamento sofferti dalle aziende fornitrici della Pa, soprattutto nel settore della sanità, o del blocco degli appalti pubblici che pesa in modo particolare sull’edilizia. Il ruolo delle associazioni in questo è fondamentale, sia per la capacità di farsi portavoce delle esigenze delle imprese nei confronti dell’amministrazione sia per accompagnare la riconversione di segmenti produttivi in crisi verso comparti con maggiori margini di redditività». Avete denunciato una carenza nelle strategie di sostegno da parte delle istituzioni. Cosa invocate soprattutto? «Da un lato, sono mancate le risorse e, dall’altro, i progetti finanziati si sono rivelati spesso confusi e troppo a lunga scadenza.
Ancora oggi manca un’analisi della crisi a Roma e le istituzioni faticano a intraprendere delle efficienti azioni di contrasto». La confederazione si è aperta alle nuove tecnologie con un’applicazione per lo smartphone volta a facilitare la ricerca e la localizzazione di artigiani e commercianti nella Capitale. Qual è l’obiettivo che si prefigge nello specifico l’iniziativa? «Con questo progetto abbiamo voluto offrire uno strumento tecnologico e innovativo a supporto delle imprese e al servizio dei cittadini. È il primo passo di un processo di alfabetizzazione tecnologica che stiamo intraprendendo insieme ai nostri associati per ridurre il gap con le tecnologie di ultima generazione. Da oggi, la Capitale e le sue realtà produttive saranno più facilmente rintracciabili anche per tutti coloro che vi-
vono la città come pendolari o turisti. L’applicazione, scaricabile gratuitamente su iTunes Store, consente ai cittadini di effettuare ricerche su tutte le aziende presenti sul territorio di Roma, in modo geolocalizzato rispetto alla propria posizione, grazie alla funzionalità Gps. Lanciando l’App, l’utente dovrà solo inserire la chiave di ricerca interessata e in pochi secondi avrà a disposizione la lista di tutte le attività commerciali vicine alla propria posizione, con indicazioni su ragione sociale, tipologia di attività, contatti e con la possibilità di conoscere tutte le promozioni in corso, inserite direttamente dall’azienda». LAZIO 2011 • DOSSIER • 41
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Il nuovo corso del commercio romano Tutelare gli ultimi santuari della tradizione commerciale cittadina e, in generale, tutte le forme del commercio. Senza trascurare la lotta alla contraffazione. Sono alcuni degli obiettivi indicati dall’assessore alle Attività produttive di Roma Capitale, Davide Bordoni Francesca Druidi
n contributo di 300mila euro, tramite bando pubblico, per sostenere le botteghe storiche e l’istituzione di un Albo dei negozi storici romani d’eccellenza individuano alcune delle iniziative realizzate dall’assessorato alle Attività produttive di Roma Capitale per valorizzare il “made in Rome”. «È, infatti, nostra ferma convinzione – afferma l’assessore Davide Bordoni – che la tutela di tutte le forme del commercio capitolino, ancor più di quelle che tramandano la tradizione dei marchi storici romani, siano da salvaguardare per rilanciare un comparto che da solo vale più del 30% dell’economia della Capitale». Uno step ancor più significativo è rappresentato dal nuovo piano di urbanistica commerciale, che sarà presentato a giugno alle associazioni di categoria. Può anticiparne le principali direttrici? «Il piano del commercio vuole dotare Roma Capitale di uno stru-
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L’assessore alle Attività produttive, al lavoro e al litorale di Roma Capitale, Davide Bordoni
mento per disciplinare lo sviluppo del settore della media e grande distribuzione, secondo le disposizioni normative in materia urbanistica e di commercio recentemente entrate in vigore. L’evoluzione delle nuove forme commerciali, in risposta ai cambiamenti della domanda, richiedono, infatti, da parte dell’amministrazione lo sviluppo di strumenti dinamici che favoriscano l’insediamento delle attività non solo attraverso l’imposi-
zione di regole, ma anche attraverso risposte più articolate in termini dei servizi locali. Roma Capitale vuole tutelare tutte le forme del commercio capitolino, valorizzando i piccoli esercizi di vicinato e promuovendo la loro tutela, programmando la crescita di nuove strutture di media e grande distribuzione solo laddove ve ne sia effettivamente bisogno». Come si raccorderà il piano con temi quali la tutela dei quar-
Davide Bordoni
Il commercio invoca rilancio Lotta all’abusivismo, accesso al credito e qualificazione della rete di vendita. Valter Giammaria illustra le priorità per il settore tieri e la lotta all’abusivismo? «Adottare una sana pianificazione commerciale significa preservare i quartieri di Roma già troppo congestionati dalla nascita di numerose strutture di vendita. Il piano del commercio specifica, infatti, i contenuti del piano regolatore generale adottato dalla precedente amministrazione, attivando un sistema di interventi che potranno essere attuati attraverso la partecipazione di soggetti pubblici e privati. In questo modo, anche le aperture di nuove strutture commerciali autorizzate con l’entrata in vigore del Prg potranno essere in qualche modo “calmierate”, perché verranno dettate delle priorità di intervento, favorendo una maggiore competitività nel settore. L’adozione del piano funzionerà così da deterrente per il commercio illegale e potenzierà la lotta alla speculazione». “Rilanciare il commercio per far ripartire l’economia del Lazio” è il titolo del recente convegno organizzato dall’Ente bilaterale regionale del terziario distribuzione e servizi del Lazio. Quali strade individua per migliorare la situazione occupazionale del comparto e renderlo maggiormente competitivo? «Come ha evidenziato lo studio presentato nel corso del convegno, in un contesto produttivo che sarà comunque più competitivo negli anni a venire, i piccoli e medi eser-
stato di recente presentato dall’Ente bilaterale regionale del terziario distribuzione e servizi del Lazio e dal Censis il rapporto “Commercio e occupazione nel Lazio - Il ruolo delle Pmi” nel quale si rileva, per il 2010, una riduzione degli occupati nel commercio di quasi il 10%. A commentare il quadro è Valter Giammaria, presidente Confesercenti di Roma e Lazio (nella foto).
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La Camera di Commercio della Capitale segnala una buona natalità delle imprese. Si sta registrando un’inversione di tendenza o l’andamento positivo riguarda soprattutto Roma?
«Purtroppo, osserviamo che delle imprese in attività, al netto delle nuove aperture, soprattutto trainate da parte di cittadini stranieri, nel 2010 ne chiudono oltre 9.300, in particolare piccole aziende. Si tratta di 24mila posti di lavoro persi e, se non ci fosse stato il ricorso massiccio alla cassa integrazione, gli effetti sarebbero stati molto più preoccupanti. Insomma, siamo nel vortice di una crisi profonda e i segnali di ripresa sono ancora deboli: si pensi che il valore aggiunto per l’impresa, nel periodo 2007-2009, è sceso dell’11,4% medio e i consumi sono calati del 6% medio nel 2010; dati che vanno sommati a un altro 6% perso in precedenza. Occorre riflettere e condividere il fatto che bisogna ripartire da un nostro slogan: solo “se vive il commercio, vivono le città”». L’assessore Bordoni ha annunciato l’incontro per l’esame del nuovo piano urbanistico commerciale di Roma. Quali le principali istanze per Confesercenti?
«Occorre rimboccarsi davvero le maniche, adottando una seria programmazione urbanistica commerciale per le medie e grandi superfici di vendita. Roma non può più sopportare altre aperture indiscriminate di grande distribuzione. Bene ha fatto l’assessore a indicare finalmente una data per l’avvio della discussione. Così come dobbiamo continuare un’azione di forte contrasto all’abusivismo commerciale, al mercato della contraffazione, alla concorrenza sleale. Ci vogliono regole e il rispetto delle stesse. Dobbiamo, inoltre, sostenere l’accesso al credito, che di fatto risulta estremamente difficile per una piccola impresa. Gli accordi di Basilea per garantire il sistema creditizio si sono rivelati, come più volte denunciato, una mannaia per i nostri imprenditori. Occorre superare queste logiche bancarie con gli strumenti di garanzia consortile sussidiaria offerti dal sistema dei Confidi». Oltre al testo di modifica della legge regionale 33/99 sul commercio, su quali leve puntare per risollevare il comparto?
«Rivedere la legge sul commercio è urgente e un tavolo è già stato convocato dall’assessore Bordoni. Pensiamo che questa sia anche l’occasione per discutere dell’istituzione di un osservatorio sulle trasformazioni, subentri e altro, per capire davvero cosa avviene nel nostro settore: monitorarlo con attenzione ci aiuterà a mettere in luce le difficoltà e le anomalie. Occorre parlare anche di regole per i contratti di locazione dei locali commerciali, che a Roma mostrano affitti da capogiro, unico caso in Italia insieme a Milano. Al centro della Capitale, solo per fare un esempio, si pagano affitti per meno di cento metri anche di 2530mila euro al mese. Occorre poi parlare di formazione ai lavoratori e agli stessi imprenditori. Dobbiamo assolutamente puntare sulla qualificazione complessiva della rete di vendita. Anche per questo abbiamo dato vita a Ebiter Lazio, l’ente bilaterale di gestione del contratto e della formazione».
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cizi che vorranno mantenere la stati uno dei primi comuni italiani nuova normativa nazionale e, graloro autonomia imprenditoriale dovranno muoversi su due fronti: il rafforzamento delle relazioni di rete e il consolidamento delle professionalità. Le istituzioni, dal canto loro, dovranno perfezionare le procedure di semplificazione amministrativa per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa. Perseguendo tale finalità, a giugno 2010 abbiamo centralizzato la struttura dello Sportello unico attività produttive presso il Dipartimento attività economicoproduttive di Roma: con i servizi online aprire un’impresa nella Capitale è diventato più semplice. Si può, infatti, avviare una pratica, monitorarne l’avanzamento, effettuare i pagamenti e ricevere autorizzazioni e permessi, tutto tramite web. A fine aprile, inoltre, siamo
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a ottemperare a un obbligo di legge, dando modo ai nostri utenti di presentare la segnalazione certificata di inizio attività direttamente online». L’assessorato ha in programma ulteriori iniziative specifiche per sostenere l’imprenditoria capitolina e valorizzare il made in Rome? «Quando parliamo di tutela del made in Rome e quindi del made in Italy, il riferimento normativo più recente, tra l’altro oggetto di ampio dibattito tra istituzioni e categorie produttive, è la Legge Sviluppo del 2009, che ha stabilito nuove misure e regole per contrastare il grave fenomeno della contraffazione che colpisce i prodotti italiani. Roma è stata tra le prime città ad applicare la
zie alla collaborazione della polizia municipale e delle forze dell’ordine, sono state intensificate le operazioni di controllo del territorio per contrastare il dilagante fenomeno sia del commercio abusivo da parte di venditori non autorizzati che della vendita di prodotti contraffatti in generale. L’assessorato alle Attività produttive, in sinergia con il ministero dello Sviluppo economico, la Direzione generale per la lotta alla contraffazione, ha inoltre lanciato una campagna di informazione e sensibilizzazione alla lotta alla contraffazione e al commercio illegale, che abbiamo voluto caratterizzare con lo slogan “La qualità non si tratta, No al falso”, rivolta ai cittadini e ai turisti che transitano nella Capitale».
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La scossa necessaria alla pubblica amministrazione «Mai prima d’ora la pubblica amministrazione è apparsa come deve essere: una vera casa di vetro, nella quale i cittadini hanno diritto di guardare per rendersi conto di come sono spesi i loro soldi». Il punto del ministro Renato Brunetta a tre anni dall’avvio della riforma Viola Leone
ono tre i pilastri della riforma della pubblica amministrazione individuati dal ministro Brunetta. Il primo è rappresentato dal decreto 150, che riguarda merito, trasparenza, valutazione, azione collettiva e che, come ha sottolineato il titolare del dicastero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, è in fase di completa implementazione. Il secondo coincide con la digitalizzazione, che dovrà essere completata nell’arco dei
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prossimi 18 mesi e che vedrà scuola e giustizia come settori di intervento prioritario. L’ultimo riguarda la semplificazione, che, se si guarda al piano complessivo, dovrebbe ridurre di circa 12 miliardi i costi per le famiglie e le imprese. «Il 2012 sarà l’anno della convergenza, in cui si vedranno gli effetti di tutti e tre gli indirizzi» ha annunciato Brunetta al convegno di apertura della XXII edizione di Forum Pa, nel corso di un intervento dedicato a trarre un primo bilancio
della riforma e a sottolinearne la natura di percorso possibile solo con la collaborazione di tutti. «Ci sono ancora resistenze, non tanto di ordine economico e finanziario ma legate a mentalità, abitudini e anche a situazioni di monopolio e incomunicabilità tra le amministrazioni – ha dichiarato –. Ma le resistenze sono sempre meno: la scossa è ormai entrata a far parte della nostra vita quotidiana». Il rinnovamento della Pa è partito dalla lotta ai “fannulloni”. Possiamo fare il punto su questi tre anni di attività? «Sul fronte della lotta all’assenteismo, il conto annuale della Ragioneria dello Stato conferma i dati delle rilevazioni che il mio ministero realizza mensilmente in collaborazione con l’Istat: a oltre 34 mesi dalla loro approvazione, le misure contenute nella legge 133 del 2008 - la cosiddetta “legge antifannulloni” - hanno comportato una riduzione media del 33% delle assenze per malattia pro capite dei dipendenti pubblici. Per ottenere un successo che non ha precedenti, e che diversi altri Paesi stanno stu-
Renato Brunetta
Riportare le persone al lavoro è un segno di rispetto sia nei confronti dei cittadini che dei tanti dipendenti pubblici coscienziosi
diando con grande attenzione, è bastato decidere di non corrispondere più l’indennità di presenza agli assenti per malattia e predisporre visite mediche fin dal primo giorno. Riportare le persone al lavoro, non darla vinta ai furbi, è un segno di rispetto sia nei confronti del cittadino-cliente che paga le tasse sia nei confronti dei tanti dipendenti pubblici che fanno coscienziosamente il loro dovere, ma che per colpa dei colleghi fannulloni sono anch’essi colpiti dalla condanna generalizzata dell’opinione pubblica». E per quanto riguarda la trasparenza, altro cardine della sua riforma? «La pubblica amministrazione ha smesso di essere una macchina opaca, autoreferenziale e poco controllabile dall’esterno. L’operazione Trasparenza è iniziata nel giugno
2008, con la pubblicazione sul sito di Palazzo Vidoni della mia retribuzione e di quella dei miei collaboratori. Sempre sul sito del mio ministero abbiamo pubblicato gli elenchi completi degli incarichi affidati a consulenti e collaboratori esterni, degli incarichi retribuiti ai dipendenti pubblici, degli emolumenti dei membri dei consigli d’amministrazione di consorzi e società a totale o parziale partecipazione pubblica. Con la legge 69 del 2009 abbiamo poi esteso a tutte le pubbliche amministrazioni l’obbligo di pubblicazione on line di curriculum vitae, recapiti e retribuzioni annuali dei dirigenti nonché i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale. Tutto in rete, quindi. A disposizione di tutti, in base alle vigenti disposizioni di legge e se-
guendo scrupolosamente le indicazioni del Garante della privacy. Il risultato? Risparmi consistenti, recupero di motivazione per chi ha sempre fatto il proprio dovere, maggiore efficienza della macchina pubblica». Ora la parola d’ordine è digitalizzazione: quali sono i modi, i tempi e gli obblighi contenuti nella costituzione digitale del Paese? E quali vantaggi ne deriveranno? «Come ha ben compreso questo governo, che per la prima volta le ha riunite in un unico ministero, pubblica amministrazione e innovazione tecnologica sono strettamente legate fra loro: senza innovazione tecnologica le riforme del pubblico impiego resterebbero prive di una concreta possibilità di applicazione. Il piano e-Gov 2012 è stato concepito proprio con LAZIO 2011 • DOSSIER • 47
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l’obiettivo di garantire entro tre nel settore e garantire uno sviluppo gione, tagliare i costi della buroanni la riforma digitale della burocrazia, della sanità, della giustizia e della scuola. Molto è già stato fatto, a partire dalla recente entrata in vigore del nuovo Codice dell’amministrazione digitale, che introduce un insieme di innovazioni normative che vanno a incidere concretamente sui comportamenti e sulle prassi delle amministrazioni e sulla qualità dei servizi resi. Dalla razionalizzazione della propria organizzazione e dall’informatizzazione dei procedimenti, le pubbliche amministrazioni ricaveranno dei risparmi che potranno utilizzare per il finanziamento di progetti di innovazione e per l’incentivazione del personale in essi coinvolto». Quali trasformazioni sono previste in particolare per il mondo della sanità? «Il piano e-Gov 2012 ha previsto un portafoglio di interventi condiviso da tutte le amministrazioni operanti a livello centrale, regionale e locale, in grado di aumentare il tasso di adozione delle Ict
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omogeneo dei servizi primari sul territorio. Siamo partiti dalla trasmissione on line all’Inps dei certificati di malattia di circa 17milioni di dipendenti pubblici e privati e nei prossimi mesi verranno introdotti anche la ricetta medica elettronica, il fascicolo sanitario elettronico e i centri unici di prenotazione. Sviluppare l’e-Health in Italia è un nostro impegno prioritario: come confermano anche alcune stime elaborate da Confindustria, grazie all'introduzione delle Ict nella sanità è infatti possibile ottenere un risparmio complessivo pari a 12,4 miliardi di euro in un anno». Quali risultati avete ottenuto infine sul fronte della semplificazione amministrativa per le imprese? «Le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell’Italia nel contesto europeo e nell’intera area Ocse. Per questa ra-
crazia per le imprese e disboscare la giungla delle procedure è divenuto un impegno prioritario. Il “Piano per la semplificazione amministrativa per le imprese e le famiglie 2010-2012” fornisce il quadro dei risultati raggiunti dal “taglia-oneri” (un’attività di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi, essenziale per tagliare in modo sistematico i costi della burocrazia) e definisce obiettivi, strumenti e piani operativi per intensificare e completare le attività in corso e conseguire entro il 2012 il traguardo di un taglio di oltre il 25% dei costi della burocrazia». Con la manovra finanziaria è stato inoltre introdotto il principio di proporzionalità per gli adempimenti amministrativi. «Si tratta di un’innovazione senza precedenti per l’Italia: gli adempimenti vengono infatti differenziati in relazione alla dimensione, al settore in cui l’impresa opera e all’effettiva esigenza di tutela degli interessi pubblici, in linea con le previsioni dello Small Business Act adottato a livello comunitario. Infine, poiché accanto all’impegno del governo e a una nuova cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali, il fattore vincente di una politica di semplificazione è rappresentato dall’ascolto e dal coinvolgimento delle imprese e delle loro associazioni, ho deciso di promuovere sul web l’iniziativa di ascolto “Burocrazia: diamoci un taglio!”. Sono, infatti, convinto che molte soluzioni per rendere l’amministrazione più semplice possano essere meglio suggerite da chi ogni giorno vive le complicazioni burocratiche: i cittadini, le imprese e le loro associazioni».
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Un servizio pubblico trasparente e di qualità A un anno a mezzo dalla sua istituzione, Filippo Patroni Griffi traccia un bilancio dell’attività della commissione Civit. «Bisogna tenere conto che stiamo introducendo un processo molto innovativo, che richiede quindi gradualità e grande capacità di sperimentazione» Viola Leone
a commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche è stata istituita dal decreto legislativo 150 dell’ottobre 2009 con il compito di indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio delle funzioni di valutazione, garantendo la trasparenza dei sistemi adottati e la visibilità degli indici di andamento gestionale delle amministrazioni pubbliche. A questo compito si accompagna quello di garantire la trasparenza totale delle amministrazioni, cioè l’accessibilità dei dati inerenti al loro funzionamento, anche con la fornitura in rete di una selezione di quelli veramente utili a consentire alle istituzioni e ai cittadini di operare un partecipato controllo sul modo di gestione della cosa pubblica. Uno strumento in più per assicurare l’integrità delle amministrazioni e prevenire il grave fenomeno della corruzione. In questo anno e mezzo l’attività della commissione si è concentrata essenzialmente su tre settori di intervento: trasparenza, performance
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e qualità dei servizi pubblici. «La legge e il decreto legislativo danno, come sempre avviene, le norme fondamentali. Civit si è dovuta quindi innanzitutto dedicare al completamento del quadro di regole, per dare delle indicazioni di dettaglio alle amministrazioni in vista dell’attuazione della legge – spiega Filippo Patroni Griffi, mem-
bro della commissione –. Abbiamo emesso alcune delibere su come elaborare i sistemi di misurazione e il piano della performance e una fondamentale delibera sulla trasparenza». A questo proposito occorre sottolineare che il decreto 150 contiene un’importante novità: mentre prima la trasparenza veniva intesa come diritto del cit-
Filippo Patroni Griffi
tadino di chiedere l’accesso ai dati, ora si cerca di rendere alcuni dati il più possibile pubblici fin da subito, indipendentemente dal fatto che qualcuno ne faccia o meno richiesta. «A questo scopo abbiamo cercato di elaborare delle indicazioni per le amministrazioni su come strutturare i loro siti internet, in modo da renderli il più possibile omogenei e uniformi, su quali dati pubblicare e su come renderli facilmente reperibili. La trasparenza oggi serve per il controllo sociale, perché consente un dialogo tra cittadino e Pa affinché il cittadino possa dare all’amministrazione modo di migliorarsi e di conoscere i problemi del territorio». Per quanto riguarda, infine, il tema della qualità dei servizi, la commissione ha emesso per ora due delibere. Nella prima ha invitato le amministrazioni, ancora in fase di elaborazione di indicatori di qualità specifici, ad utilizzare gli standard già esistenti in alcune amministrazioni, soprattutto nelle carte dei servizi. Nella seconda poi ha
dato delle prime indicazioni su come vanno concepiti metodologicamente gli indicatori di qualità. «Si tratta inevitabilmente di una delibera di carattere generale – specifica Patroni Griffi –, perché sono le singole amministrazioni che, in base al servizio che offrono, dovranno poi scegliere un indicatore piuttosto che un altro». Ora la commissione è passata a una fase di monitoraggio degli standard di trasparenza e performance, monitoraggio che si sta realizzando sulla base di griglie elaborate in un confronto con le amministrazioni stesse. «Contiamo prima dell’estate di terminare il monitoraggio per quanto riguarda la trasparenza e di avere un primo quadro completo sia degli adempimenti che sono stati osservati dalle amministrazioni sia delle criticità incontrate: le difficoltà, infatti, non sempre dipendono dalla cattiva volontà, ma anche dal fatto che le norme sono concepite male o pretendono cose non esigibili. Dobbiamo quindi in primis capire se il quadro
regolatorio è plausibile. Sul piano della trasparenza i dati più importanti sono decisamente quelli relativi al personale (chi sono i dirigenti, quali sono i loro curricula e le loro retribuzioni), i dati sull’utilizzazione delle risorse e quelli relativi alla performance». Il grosso dell’attività 2010 della commissione è stata rivolta alle amministrazioni centrali, non solo ministeri ma tutti gli enti nazionali, mentre da quest’anno investirà anche le autonomie locali, attraverso dei mediatori. «Poiché non siamo una struttura in grado di controllare Comuni e Province, abbiamo firmato un protocollo con Anci e Upi per cercare di utilizzare un meccanismo di rete: noi avremo come primo interlocutore Anci e Upi che a loro volta si rapporteranno a Comuni e Province. Sui Comuni si giocherà una parte non irrilevante della partita; oggi erogano infatti i due terzi dei servizi al cittadino. Se la riforma non funzionasse sui Comuni, sarebbe il suo fallimento». In generale il bilancio di questa prima fase di vita della commissione è secondo Patroni Griffi positivo, ma bisogna tener presente che «si tratta di un processo molto innovativo, che si propone di trasporre nel pubblico, con gli adattamenti necessari, meccanismi prevalentemente utilizzati, fino a pochi anni fa, solo nel privato. Richiede quindi gradualità e grande capacità di sperimentazione». LAZIO 2011 • DOSSIER • 51
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Riforme, strategie per stare al passo Partire dall’informatizzazione della pubblica amministrazione per indurla a cambiare procedure e organizzazione del lavoro, e a semplificare. Ma anche selezionare i dirigenti del futuro puntando in primis sulle capacità gestionali e di interazione in uno scenario internazionale. Le proposte di Giovanni Tria Michela Evangelisti
a Scuola superiore della pubblica amministrazione che sin dalla sua fondazione, nel 1957, ha come fine istituzionale quello di selezionare i dirigenti pubblici e provvedere alla loro formazione continua, si trova oggi a fare i conti con un’ondata di rinnovamento. E cerca di stare al passo con i tempi e con i nuovi compiti che le sono stati assegnati pensando un piano formativo ad hoc per accompagnare la riforma della Pa, o meglio, le riforme. «Ci troviamo di fronte a un quadro complesso, perché in campo, accanto alla riforma del pubblico impiego voluta dal ministro Brunetta, che punta a ribaltare il rapporto tra pubblica amministra-
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zione e cittadino per introdurre la cultura del civil service, ci sono la riforma del bilancio e della contabilità pubblica, la riforma federalista in corso, la riforma che riguarda l’introduzione dell’informatizzazione nella Pa con l’approvazione del codice di amministrazione digitale – spiega il presidente della scuola, Giovanni Tria –. Abbiamo elaborato un piano formativo molto articolato, perché si rivolge sia alla dirigenza generale sia a tutti gli altri dirigenti, secondo le loro competenze, sui vari temi della riforma e sulle nuove norme che inve-
Giovanni Tria, presidente della Scuola superiore della pubblica amministrazione
Giovanni Tria
stono la Pa in parte intersecandosi e sovrapponendosi. I diversi programmi strategici si articolano sia in attività di formazione all’accesso per i nuovi dirigenti sia in corsi e incontri dedicati ai funzionari già inseriti all’interno della Pa». La pubblica amministrazione italiana sta vivendo una fase di rinnovamento; come si evolveranno di conseguenza i corsi-concorsi da voi organizzati per l’accesso alle carriere dirigenziali? «La procedura d’accesso ai corsi-concorsi si svolge in base a step fissati dalla legge: a una preselezione seguono prove scritte e orali, secondo un percorso molto rigido e selettivo. Abbiamo ricevuto quest’anno 60mila domande - tutto si svolge on line, con grande facilità d’accesso - e ammetteremo soltanto 150 persone al corso competitivo dal quale usciranno 113 nuovi dirigenti dello Stato. Il nostro primo obiettivo è rendere annuale il corso-concorso, così come è indicato dalla legge, che prevede inoltre che almeno il 30%
dei nuovi dirigenti debbano essere selezionati in questo modo. La cadenza annuale consentirebbe a tutti coloro che vogliono diventare dirigenti - ai tanti giovani che affrontano master e dottorati - di programmare la loro carriera e la loro preparazione con un obiettivo preciso e vicino, senza vivere nell’attesa di scadenze casuali». Come cambieranno, se cambieranno, i criteri di selezione rispetto al passato? «Pensiamo che, accanto alla preparazione tecnico-professionale di tipo giuridico o economico, sia necessario porre maggiormente l’accento sulle capacità gestionali. L’attitudine al lavoro di squadra, le doti di leadership, l’abilità nella mediazione e nella comunicazione saranno sempre di più, come nell’impresa privata, le caratteristiche sulle quali puntare. Non dobbiamo perdere di vista che il nostro obiettivo è non solo preparare dei bravi professionisti ma dei dirigenti». Qualche giorno fa il Consiglio
dei ministri ha approvato in via definitiva un altro tassello della riforma Brunetta, il “Regolamento per la disciplina delle modalità di compimento del periodo di formazione all’estero dei neo dirigenti di prima fascia”. Quanto e come pensa possa incidere sulla qualità del personale dirigente questa formazione obbligatoria all’estero? «Credo possa essere molto importante non solo per migliorare la qualità del personale sotto il profilo delle capacità tecnico-professionali, ma per favorire l’apertura delle menti al dialogo e far sì che i futuri dirigenti conoscano come funziona il mondo e come si muovono le altre amministrazioni. Il loro obiettivo non deve essere tanto quello di assorbire delle buone pratiche da poter applicare in patria ma quello di imparare a interagire in un ambiente internazionale, cosa che saranno chiamati a fare di frequente nel corso della loro carriera. Stiamo parlando di un aspetto sul quale ancora i dirigenti italiani hanno qualLAZIO 2011 • DOSSIER • 53
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Il nostro obiettivo è non solo preparare dei bravi professionisti ma dei dirigenti
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che ritardo rispetto a quelli degli altri Paesi». Quella tra Pa e tecnologia è sempre stata una relazione difficile. Quali sono a suo parere gli aspetti che oggi presentano le maggiori criticità? «Uno dei punti principali di questo rapporto difficile riguarda la capacità e la volontà di mutare le procedure di fronte ai nuovi mezzi tecnologici. Ovvero il problema non è tanto quello di sapere usare le tecnologie, ma il fatto che possono avere un grande impatto solo se l’organizzazione del lavoro si adatta a esse e impara a sfruttarne le opportunità. Questo processo è avvenuto con ritardo anche nel settore privato: dopo l’arrivo di software e pc dagli Stati Uniti le imprese hanno impiegato molto tempo nel tradurre l’introduzione delle nuove tecnologie in un effettivo incremento di produttività tramite un aggiustamento delle forme organizzative. Nella Pa poi c’è in particolare una vischiosità forte,
quasi che le nuove tecnologie si sovrappongano all’esistente con l’esito di produrre un rallentamento piuttosto che un’accelerazione». A proposito di capacità di utilizzare le nuove tecnologie, da una recente ricerca condotta dall’associazione italiana per l’informatica in collaborazione con la Bocconi è emerso che i dipendenti della Pa italiana perdono almeno 47 minuti a settimana per le difficoltà incontrate con lo strumento informatico. Un gap di formazione? Come intervenire? «Forse ci può essere un gap di formazione, ma la mia impressione è piuttosto un’altra. 47 minuti a settimana non mi pare poi una quantità enorme, anzi, sembra quasi suggerire che non si fa un grande uso delle nuove tecnologie, forse appena dieci minuti al giorno. Accetterei una perdita di tempo anche maggiore dovuta a un ritardo di formazione ma legata a un uso più frequente delle funzioni di ultima generazione».
Secondo Amalfitano
Accesso e formazione, i due nodi da sciogliere Concorsi più efficaci ma anche più economici e trasparenti, grazie alle nuove tecnologie e all’oculatezza di un ente organizzatore competente in materia. Ma alla base, come spiega Secondo Amalfitano di Formez Italia, occorre un passaggio culturale: quello dal “dipendente pubblico” al “civil servant” Michela Evangelisti
esperienza nella gestione della cosa pubblica Secondo Amalfitano se l’è costruita sul campo, con due mandati come sindaco del Comune salernitano di Ravello e 35 anni di carriera in ruoli amministrativi. Ora, come presidente di Formez Italia, ritiene che per cambiare la pubblica amministrazione sia determinante intervenire in modo serio su due aspetti: l’accesso e la formazione continua. Una scommessa che, se vinta, farà passare a suo avviso in secondo piano tutte le leggi di rior-
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dino. La sfida però si prospetta dura, soprattutto per la presenza di solidi sbarramenti culturali: allo stato attuale più che di veri e propri cambiamenti si può parlare di «esempi che evidenziano come, operando in maniera oculata e innovativa anche all’interno delle norme già presenti, sia possibile ottenere risultati altamente produttivi. L’abbiamo dimostrato con il maxi concorso al comune di Napoli e con quello alla Scuola superiore della pubblica amministrazione, gestiti tramite procedura Ripam».
Secondo Amalfitano, presidente di Formez Italia, centro di ricerca e formazione per la pubblica amministrazione
Avete monitorato dieci anni di concorsi pubblici in Italia. Quali tendenze sono emerse? «Un dato folle che salta subito all’occhio è che in media in Italia si indicono procedure per la copertura di 1,9 posti di lavoro. La frantumazione dei momenti concorsuali significa costi eccessivi, tempi dilatati, mancanza di competenze specifiche da parte di chi organizza i concorsi stessi, il ché comporta una serie di errori che si traducono in ricorsi e blocchi delle procedure; il bando stesso infatti, se fatto bene, tutela l’ente riducendo di molto i possibili motivi di contesa». Come mai innovare le procedure concorsuali è così difficile in Italia? «L’introduzione di nuovi sistemi e modelli presuppone una trasformazione culturale. Se una parte del Paese si muove in una nuova direzione mentre tutte le altre continuano a muoversi in quella opposta, o comunque non sinergica, il lavoro è improbo. Ma l’importante è che il processo parta e credo che si stia lentamente delineando un’inversione di tendenza». LAZIO 2011 • DOSSIER • 55
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La frantumazione dei momenti concorsuali significa costi eccessivi, tempi dilatati, mancanza di competenze specifiche in chi organizza
Quali differenze ha invece messo in luce il confronto tra la situazione italiana e quella del resto d’Europa? «Le procedure di accesso all’estero sono specchio di una diversa cultura; ad esempio nel mondo anglosassone un dirigente che ha bisogno di un quadro mette un annuncio e tramite colloqui decide autonomamente chi assumere. In Italia una procedura del genere diventerebbe la chiamata diretta per parenti e affini. La differenza di fondo è che quel dirigente in patria viene chiamato civil servant: quando anche in Italia riusciremo a definire i dipendenti pubblici “servitori dello Stato”, allora avremo vinto». La procedura concorsuale Ripam da voi proposta si basa sull’informatizzazione. Quali risultati ha dato laddove è stata messa in pratica? «Ripam significa affidare lo svolgimento dell’intera procedura a un soggetto che ha come unico interesse quello di realizzare un concorso come 56 • DOSSIER • LAZIO 2011
si deve e che ha le adeguate competenze per farlo. Senza contare l’abbattimento dei costi. L’ente deve produrre una delibera iniziale e un atto finale di assunzione: non un minuto in più dedicato da un dipendente allo svolgimento del concorso. Ripam poi utilizza le tecnologie più avanzate: pensiamo solo al lettore ottico che viaggia a numeri da capogiro per fogli esaminati al minuto. Ho calcolato che il sindaco Iervolino, affidando a noi il concorso, ha regalato ai napoletani circa 6 milioni e mezzo di euro». Che facilitazioni porterebbe con sé l’istituzione di un “passaporto per il pubblico impiego”? «Oggi bandire un concorso significa trovarsi sepolti da migliaia di domande. Qualche decennio fa era sufficiente inserire un titolo di studio universitario nel bando per scremare: oggi il titolo di studio ce l’hanno tutti e affidargli un valore eccessivo è sbagliato. Tramite una preselezione generica sull’intero stivale due volte l’anno potremmo offrire a chi ambi-
sce a entrare nella Pa una sorta di patentino, che poi il singolo ente potrebbe decidere autonomamente se rendere obbligatorio o meno. Così si ridurrebbero le preselezioni di almeno un 40%, con un risparmio di parecchi milioni di euro per la Pa». L’attività di Formez si concentra anche sulla formazione del personale della Pa. La principale novità sembra l’e-learning. «Esatto, una risorsa ancora troppo poco utilizzata, che invece oggi sarebbe in molti casi addirittura da preferire alla formazione in presenza. Consente infatti di portare la formazione anche in luoghi sperduti, senza spostare persone, strumenti e nemmeno un grammo di carta; rende possibile poi non solo raggiungere la persona nel migliore dei modi senza obbligo di orari, ma anche monitorarla a distanza, tramite piattaforme altamente tecnologiche che permettono di valutarne l’apprendimento in corso di somministrazione con un’interattività strepitosa».
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Dematerializzare, un passo vincente Nel campo dell’innovazione tecnologica Roma si attesta sempre più come capitale della governance: lo dimostra la dematerializzazione dei flussi cartacei e delle procedure amministrative che già da tempo ha preso il via negli uffici comunali Michela Evangelisti
iore all’occhiello tra le innovazioni introdotte dall’amministrazione capitolina è, secondo l’assessore ai Servizi tecnologici e reti informatiche di Roma Capitale, Enrico Cavallari, il servizio di rilascio on line dei certificati anagrafici e di stato civile, «che permette ai cittadini residenti a Roma di ottenere da casa, senza costi aggiuntivi e in tempo reale sul proprio computer, le certificazioni intestate a se stessi o a un membro della propria famiglia anagrafica, rese valide a tutti gli effetti dalla tecnologia della firma e del timbro digitale». L’impegno a favore della dematerializzazione è valso al comune il premio d’eccellenza per la gestione elettronica documentale, consegnato a Roma Capitale dal ministro Renato Brunetta nel corso dell’ultimo Forum Pa. «Il Campidoglio è in grado di dematerializzare 5.500.000 pratiche ogni anno, risparmiando quantità incommensurabili di carta, tempo e denaro –
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spiega Cavallari –. Siamo molto orgogliosi del fatto che il diploma d’eccellenza, su 235 amministrazioni partecipanti al progetto, sia stato conferito al più grande Comune d’Italia, cioè proprio a quella macchina che può sembrare più elefantiaca e difficile da innovare». A marzo è stato siglato il protocollo d’intesa tra Roma Capitale e l’Ordine degli avvocati cittadino per il rilascio della certificazione anagrafica on line. Quali obiettivi si pone? «Gli avvocati appartenenti all’Ordine di Roma stanno procedendo all’accreditamento per l’accesso al servizio di certificazione on line. Con l’iscrizione al portale internet del comune, l’avvocato accreditato riceve un identificativo utente e una password personali con cui accede alla sezione riservata agli utenti iden-
tificati, richiede i certificati di cui ha bisogno dal proprio pc 24 ore su 24, paga con carta di credito i diritti di segreteria e l’imposta di bollo che avrebbe pagato allo sportello senza alcuna maggiorazione, e riceve il certificato in formato pdf. La finalità del nuovo servizio è duplice. Da un lato si esonerano i cittadini dall’onere di procurarsi certificati anagrafici e di stato civile da consegnare agli avvocati; dall’altro, si consente agli avvocati di ottenere via web dal proprio studio, e in tempo reale, la documentazione che prima poteva essere acquisita solo recandosi allo sportello dell’ufficio anagrafe o chiedendola al cliente».
Enrico Cavallari
In apertura, Enrico Cavallari, assessore ai Servizi tecnologici e reti informatiche di Roma Capitale, insieme al ministro Brunetta allo stand di Roma Capitale durante l’ultimo Forum Pa
C’è una buona predisposizione alla tecnologia ma il personale va comunque formato
Uno dei progetti che avete appena lanciato è la “Scuola digitale”. Cosa vi aspettate? «La digitalizzazione della scuola, progetto che Roma Capitale ha lanciato in collaborazione con Fastweb, volto all’informatizzazione di tutte le 509 scuole comunali (200 nidi e 309 scuole dell’infanzia), rappresenta un importante passo in avanti nel processo di innovazione che sta investendo tutti i settori del Campidoglio in linea con il piano nazionale e-Government 2012. Attraverso l’informatizzazione già in corso, e che verrà completata nel giro di un anno, tutte le famiglie avranno la
possibilità di partecipare in maniera diretta e immediata alla vita scolastica dei propri figli tramite appositi spazi web, bacheche digitali e colloqui via pc con gli insegnanti, fermo restando l’insostituibile rapporto umano tra le persone». All’interno dell’ente svilupperete poi su tutti i vostri dipendenti il progetto di «Unified communication». «Esatto, il progetto è già in corso di sperimentazione in alcuni dipartimenti comunali e permette l’utilizzo di pc, videocamera, cellulare e telefono «Voice over Ip» per la trasmissione gratuita di conversazioni in voce via web: una volta a regime su tutto il personale informatizzato, i servizi di «Unified communication» procureranno un forte incremento d’efficienza e di produttività, nonché risparmi complessivi dell’ordine del 30% all’anno rispetto agli attuali costi di comunicazione. Alla dematerializzazione degli atti
amministrativi in corso, poi, si accompagnerà la delocalizzazione degli archivi capitolini». Come assessore alle Risorse umane, crede che il personale della Pa sia sufficientemente preparato per accogliere e rendere efficaci le novità introdotte? «Nella società di oggi c’è un’ottima predisposizione alla tecnologia ma il personale va comunque formato. In Campidoglio sono partiti corsi già da tempo. Lo scorso dicembre, inoltre, si è concluso il concorso interno di selezione, riqualificazione e progressione professionale dei capitolini. Circa 8.000 persone hanno partecipato ai corsi, che si sono svolti esclusivamente in versione on line: una svolta epocale nella storia dell’amministrazione capitolina. Per la prima volta si è portato a compimento un percorso di selezione assolutamente rapido e trasparente, per il quale sono state messe in campo quelle best practice riconosciute a livello europeo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 59
POLITICHE SOCIALI
Tra solidarietà e sussidiarietà Nel 2011 in Italia le associazioni di volontariato godono di una fiducia elevata ma rivelano una forte frammentazione. Dal federalismo fiscale alla riforma del 5 per mille, il ministro Sacconi ha delineato il loro futuro: «Più raccolgono risorse nella comunità e più nei confronti di questa devono rendicontare» Leonardo Rossi
l 2011 è stato proclamato Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva. Si tratta di una scelta promossa dalle organizzazioni di volontariato, del terzo settore e della società civile, e fatta propria dal Consiglio dell’Unione europea con la decisione del 27 novembre 2009, nella quale il volontariato viene definito ”una delle dimensioni fondamentali della cittadinanza attiva e della democrazia, nella quale assumono forma concreta valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione”. In Italia, secondo l’ultimo rapporto Eurispes, si stima che i cittadini impegnati in modo continuativo in organizzazioni di volontariato siano 1 milione 100mila, mentre 4 milioni sarebbero coloro che si impegnano in modo saltuario o individualmente. Inoltre, come è emerso dalle rilevazioni (effettuate tra dicembre 2010 e gennaio 2011) le associazioni di volontariato rappresentano tra le istituzioni italiane l’unica realtà capace di conservare nel tempo un livello di fiducia elevato presso la maggior parte dei cittadini: ancora oggi infatti il 79,9% degli ita-
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liani ha dichiarato di avere fiducia nelle associazioni di volontariato, percentuale superiore anche a quella raccolta dalle forze dell’ordine (i carabinieri sono al 72,6%), dalla scuola (43,7%) e dalla Chiesa (40,2%). I dati rivelano, però, anche una certa disomogeneità nella distribuzione territoriale del fenomeno (29% nel Nord-Ovest, 31% nel Nord-Est, 20% nel Centro e altrettanto nel
Mezzogiorno) e soprattutto una sua frammentazione, dimostrata dagli studi dei Centri servizi per il volontariato secondo cui all’aumento delle organizzazioni corrisponde invece una riduzione del numero medio delle persone impegnate. Una polverizzazione e un’incapacità di fare sistema emerse anche in occasione della Conferenza nazionale tenutasi a Venezia lo scorso 1 aprile, che ha segnato l’avvio ufficiale dell’Anno
Maurizio Sacconi
europeo del volontariato. In quella circostanza, mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlava delle associazioni di volontariato definendole «un capitale sociale», una parte consistente del non profit si è tirata fuori, accusando anche il governo di aver operato tagli importanti alle politiche sociali. «Mi spiace – ha detto in quell’occasione il ministro – che ogni volta che si parla di volontariato, si debbano tradurre i suoi bisogni in spesa pubblica e in spesa pubblica dello stato sociale. Avverto che non c’è sufficiente consapevolezza del metodo nuovo che è stato avviato: questa richiesta del volontariato si rivolge allo Stato centrale con una colpevole assoluzione degli enti locali che sono coloro a cui riferirsi». Chiaro il riferimento alla riforma federalista in ambito fiscale. «Il ministro Tremonti – ha detto Sacconi – aspira a sostituire l’impianto dei valori del Paese in un tempo straordi-
nariamente diverso da quello che viviamo. Tra i criteri della nuova fiscalità abbiamo la sussidiarietà nella collaborazione fra Stato e società anche nella forma di sostituzione di quei servizi. Lo sviluppo del volontariato deve realizzarsi rimettendo in discussione le funzioni pubbliche», la cui «invasività nei confronti delle istituzioni non profittevoli, un’invasività decrescente alla gestione di denaro pubblico», dovrà essere ridotta. «Più queste istituzioni raccolgono risorse nella comunità – ha spiegato il ministro – più nei confronti di questa comunità in un rapporto sinallagmatico devono rendicontare. E la rendicontazione dovrà essere sempre più spostata sull’esito più che sugli aspetti formali». Questa insomma è la direzione, senza necessariamente dover tirare in ballo presunti modelli stranieri. «L’idea della “Big society” – ha continuato Sacconi – a cui si fa spesso riferimento con incredibile provincia-
lismo da parte di molti commentatori, quasi che fosse una realtà da imitare, nella nostra storia nazionale vanta almeno otto secoli, lungo i quali si è forgiata una nazione che nei suoi valori fondamentali ha sempre avuto una cultura del dono che si manifesta con il dono di sé. Credo che sia importante avere senso dello Stato, ma non slegato dal più antico senso della nazione». Nella stessa occasione il ministro ha anche annunciato la volontà del governo di stabilizzare l’istituto del 5 per mille, sottoponendolo però ogni anno alla decisione di bilancio. «Mi fa piacere – ha chiarito – che oggi siate tutti a invocare la stabilizzazione del 5 per mille, che è una modalità non solo destinata a trasferire importanti risorse ma anche a sollecitare il rapporto fra contribuente e una piccola parte della spesa. Credo di potervi dire che possiamo stabilizzare il 5 per mille come strumento» anche se «questa stabilizzazione può avere in questa stagione un limite», ovvero «la decisione ogni anno delle relative risorse considerando il quadro finanziario». Il ministro ha, infine, parlato della social card, accennando a una prossima sperimentazione: sarà distribuita attraverso enti non profit attivi in alcune grandi città, dove l’esperienza delle associazioni potrà aiutare ad affinare soluzioni compatibili con le condizioni di bilancio, ma soprattutto coerenti con gli obiettivi prefissati. «La patologia dell’indigenza e del bisogno assoluto – ha concluso – si affianca al problema della solitudine e richiede quindi una particolare attenzione per la dimensione relazionale di cui quella persona beneficia o meno». LAZIO 2011 • DOSSIER • 63
POLITICHE SOCIALI
i chiamano Percorsi di cittadinanza attiva (Pica) e sono il modo in cui il comune di Roma ha deciso di rispondere “presente” all’Anno europeo del volontariato. Si tratta di un progetto di formazione e impegno civico che consiste in 36 tirocini retribuiti per 189 posti complessivi in vari campi, dall’assistenza alla tutela del patrimonio artistico, per arrivare alla protezione civile e alla sicurezza. Nati in collaborazione tra il comune e il ministero della Gioventù, il progetto Pica si è già aggiudicato il premio “Sussidiarietà all’opera”, un riconoscimento per le amministrazioni che hanno realizzato le migliori esperienze di sussidiarietà orizzontale, “favorendo concretamente l’autonoma iniziativa dei cittadini per azioni di interesse generale”. «La risposta dei giovani a questo progetto – spiega il sindaco Gianni Alemanno – è stata assolutamente entusiasmante, basti pensare che
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Famiglie, Roma guarda ai nuclei numerosi Mentre stanno per partire i “percorsi di cittadinanza attiva”, l’attenzione della giunta comunale si concentra sulle politiche familiari. Il sindaco Gianni Alemanno illustra i progetti: sostegno economico, ma anche potenziamento dei servizi e della comunicazione Riccardo Casini
sono state presentate 4816 domande. I Pica rappresentano una nuovissima offerta formativa che ha l’obiettivo di rispondere a quei ragazzi che ci chiedono di avere una prima possibilità per conoscere il funzionamento della macchina amministrativa nonché le tante facce della nostra meravigliosa città, la sua cultura e il suo territorio. I Pica consentono di realizzare anche un’importante esperienza di educazione alla solidarietà attraverso gli specifici percorsi dedicati al volontariato. Tra l’altro le competenze acquisite durante i tirocini verranno certificate dal sistema Validation of prior learning (Vpl), già collaudato in ambito europeo: questo permetterà ai partecipanti di poter spendere il proprio
bagaglio di conoscenze sul mercato del lavoro in tutta l’Ue». Recentemente lei ha espresso la necessità di “mettere il fisco al centro delle politiche familiari, aiutando i nuclei più numerosi e quelli che hanno più soggetti a carico”. Roma sta anche sperimentando un innovativo quoziente familiare. Quali altri progetti ha in questo senso il comune? «L’amministrazione capitolina sente molto forte la necessità di mettere al centro delle priorità il sostegno e lo sviluppo di politiche rivolte alle famiglie: per questo vogliamo promuovere una serie di iniziative non pienamente sovrapponibili alle politiche sociali, normalmente volte a sostenere i nuclei problematici, ma mirate a rispondere concretamente alle esigenze delle famiglie in generale, con particolare attenzione alle famiglie più numerose e a quelle che affrontano maggiori costi per le cure familiari». Di cosa si tratta nello specifico? «Vogliamo avviare altri interventi
Gianni Alemanno
Nella pagina a fianco, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A sinistra, una manifestazione dell’Associazione famiglie numerose
in ambito economico quali il sostegno all’acquisto della prima casa per i neosposi e il potenziamento degli sconti su attività culturali, ricreative e commerciali per le famiglie con figli. Inoltre verrà potenziata l’offerta dei servizi rivolti alle famiglie attraverso l’ampliamento dei servizi per la prima infanzia, la messa in rete e il potenziamento dei centri per la famiglia, l’aumento dei centri estivi, la creazione di corsi prematrimoniali e postmatrimoniali in cui le coppie possano conoscersi, confrontarsi e costruire reti informali di sostegno. Inoltre, perché tutto ciò possa realmente essere fruibile per i cittadini, verrà potenziata la comunicazione attraverso la creazione di un numero verde e un sito internet dedicati alle iniziative per le famiglie attivate dai Municipi e dal Comune ma anche da associazioni familiari del terzo settore. Con questi strumenti le famiglie potranno realmente dialogare con l’amministrazione, facendo segnalazioni e proposte per ampliare e migliorare
i servizi e le iniziative attivate». Nel frattempo il segretario romano del Pd, Marco Miccoli, ha parlato di “città al collasso”, segnalando “migliaia di lavoratori che oltre al posto stanno per perdere anche gli ammortizzatori sociali”. Questo scenario corrisponde alla realtà? «Non proprio, se le statistiche dell’Istat dicono che Roma dal 2008 cresce di più rispetto al livello nazionale: i dati indicano che questa città può essere trainante anche per lo sviluppo del Paese. E visto che gli effetti della crisi economica richiedono ancora notevoli sforzi per essere superati, per l’ultimo biennio del mandato ho inserito tra le priorità i problemi finanziari da risolvere per far crescere, anche in un momento di risorse pubbliche scarse, sia Roma sia il Paese: si parte con il risanamento del bilancio, gravato da un imponente debito pregresso di cui hanno esclusiva responsabilità le passate gestioni, per arrivare all’approvazione da parte dell’assemblea capitolina del piano strategico di svi-
luppo, al quale seguirà un accordo quadro con governo e amministrazione regionale per attivare fondi Cipe ed europei sui progetti del piano strategico stesso. E anche la candidatura olimpica gioverà quale stimolo alla programmazione di una crescita». Quale contributo potrà dare nello specifico? «Parliamo di una progettazione economica e sociale attraverso la quale abbiamo la possibilità di dare una scossa fortissima all’economia: con 22 miliardi di investimenti, tre quarti dei quali possono venire da privati o da investimenti europei, è possibile realizzare un aumento del Pil del 3% contro lo 0,28% nazionale, e 327mila posti di lavoro in dieci anni. Ma per far questo dobbiamo concepire le risorse pubbliche come volano per gli investimenti privati. Prendiamo ad esempio il secondo polo turistico della Capitale, una realtà ormai ben consolidata e in corso di realizzazione in buona parte con finanziamenti privati, che non prevede solo uno sviluppo edilizio ma una vera crescita economica e lavorativa in tutti i settori collegati: lo attestano gli 89mila posti di lavoro in più che si creeranno. Questa è una città che per raggiungere i suoi obiettivi di vita quotidiana ha bisogno di scommettere sullo sviluppo, e il Piano strategico con progetti concreti, finanziabili e dai tempi certi, ci permetterà di poter rivolgere a tutto il mondo l’invito a venire a investire nella Capitale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 65
POLITICHE SOCIALI
Per giovani attivi e anziani le soluzioni sono nella rete Interventi contro il gap tecnologico che caratterizza la terza età e un “Facebook del servizio civile regionale” per i volontari: Aldo Forte, assessore regionale alle Politiche sociali, va oltre la recente delibera che stanzia oltre 127 milioni di euro perché «non possiamo limitarci a erogare fondi, ma dobbiamo accompagnare il processo di sviluppo della nostra società» Riccardo Casini
n intervento «di peso», proprio in occasione dell’Anno europeo del volontariato: a inizio maggio la giunta regionale del Lazio ha approvato una delibera che stanzia oltre 127 milioni di euro per i servizi e gli interventi in ambito sociale. Il provvedimento, proposto dall'assessore regionale alle Politiche sociali e alla famiglia Aldo Forte, permetterà innanzitutto di «garantire la continuità dei numerosi servizi sociali già attivi sul territorio», soprattutto «in funzione dei pesanti tagli dello Stato sulle politiche sociali»: gli stanziamenti riguarderanno, tra le altre cose, la riqualificazione dei centri anziani (2 milioni di euro), la lotta alle dipendenze (4 milioni), gli aiuti alle famiglie affidatarie (6 milioni) e la gestione delle strutture che ospitano minori (4 milioni). Ma altri fondi sono stati destinati alla programmazione sociale dei comuni (30 milioni), alle emergenze assistenziali che si verificano in quelli con meno di 2mila abitanti (5 mi-
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lioni) e al contrasto della povertà attraverso l’attivazione di almeno un servizio di mensa e di accoglienza notturna per distretto socio-sanitario (3,5 milioni). Assessore Forte, quali criteri avete seguito per la ripartizione di questi stanziamenti? «Abbiamo posto grande attenzione ai minori, ai disabili e alla terza età,
Aldo Forte, assessore regionale alle Politiche sociali e alla famiglia; dal 2005 è consigliere regionale nel gruppo Udc
senza tralasciare importanti investimenti per l’integrazione degli immigrati. Ciononostante non ci siamo limitati a una mera ripartizione delle risorse, ma abbiamo stabilito precise linee guida cercando, dove possibile, di innovare. Un esempio? I 2 milioni di euro per la riqualificazione dei centri anziani, i quali più che guardare al tempo li-
Aldo Forte
bero dovranno sviluppare l’autosufficienza dell’anziano e colmare il gap tecnologico che complica la vita nella terza età. Un altro esempio riguarda le risorse stanziate per contrastare le dipendenze, di cui una parte indirizzata alla prevenzione dal gioco d’azzardo compulsivo che, con la diffusione di slot machine e casinò online, è ormai una piaga sociale allarmante soprattutto per la stabilità delle famiglie». Il 2011 è l’Anno europeo del volontariato. In che modo oggi questo contribuisce in regione a garantire l’erogazione di certi servizi sociali? «Il volontariato è per la nostra regione l’energia rinnovabile di maggior pregio. Nel Lazio abbiamo 1.700 cooperative sociali, 2mila organizzazioni di volontariato e 1.300 associazioni di promozione sociale, senza dimenticare i 700 volontari del servizio civile regionale: se non ci fossero, ed è bene sottolinearlo proprio nell’Anno europeo del volontariato, se ne sentirebbe la mancanza. Si tratta di un tessuto di
corpi intermedi che già esiste e opera, a differenza di altri paesi nei quali solo più recentemente si è giunti a parlare di “Philantropic Big Bang”. Il loro contributo diventa sempre più prezioso. E nostro obiettivo è promuoverlo, soprattutto per quanto riguarda i servizi assistenziali rivolti alle persone più fragili, come ad esempio gli anziani non autosufficienti e i disabili. Anche perché, a fronte di un ridimensionamento delle risorse statali, si registra un aumento dei bisogni sociali ai quali possiamo rispondere solo attraverso una rete diffusa di solidarietà». In diverse occasioni la presidente Polverini ha elogiato la cooperazione, indicandola anche come un possibile soggetto trainante dello sviluppo, in particolare nel settore della sussidiarietà. Che ruolo ha oggi il modello cooperativo in regione? «Per noi è centrale, tant’è vero che abbiamo avviato un progetto di valorizzazione dell’intero terzo settore per superare definitivamente il mo-
Il volontariato può porre rimedio al fenomeno dei “neet” grazie alla sua spinta alla responsabilizzazione sociale e al coinvolgimento attivo nella vita delle comunità
dello delle “buone azioni” e spingere verso “azioni di qualità”. In particolare promuoveremo la formazione specializzata, il confronto internazionale e l’utilizzo di fondi europei. Questo è un punto chiave: non possiamo limitarci a erogare fondi, ma dobbiamo accompagnare il processo di sviluppo della nostra società. Per questa ragione i soggetti del terzo settore regionale, a breve, avranno l’opportunità di ottenere il nostro marchio di certifi- LAZIO 2011 • DOSSIER • 67
POLITICHE SOCIALI
Il volontariato è per la nostra regione l’energia rinnovabile di maggior pregio
cazione Isq Lazio (Impresa sociale di qualità del Lazio) che attesterà il possesso di determinati requisiti e il completamento di uno specifico percorso di accreditamento». Quali sono le difficoltà maggiori per avvicinare la generazione del lavoro precario e delle partite iva al volontariato? «Per questa generazione la questione economica è una delle difficoltà maggiori. Ma, oltre al precariato, c’è anche un’altra dinamica sociale che si sta diffondendo tra i giovani in maniera preoccupante: oggi i sociologi parlano della cosiddetta generazione “neet” (not in education, employment or training), giovani senza lavoro e senza voglia di cercarlo. Si tratta di una deriva pericolosa, contro la quale proprio il volontariato può porre rimedio, grazie alla sua spinta alla responsabilizzazione sociale e al coinvolgimento attivo nella vita delle comunità». Recentemente, all’Assemblea dei volontari del Servizio civile regionale, lei ha dichiarato di voler “fare in modo che sempre più 68 • DOSSIER • LAZIO 2011
giovani entrino” in questo mondo. Quali interventi ha in programma la Regione per raggiungere questo obiettivo? «Stiamo lavorando a un progetto di rilancio e di valorizzazione dell’immagine del settore, che prevede la creazione di una “scuola civica” regionale per il Servizio civile. Abbiamo chiari gli obiettivi: prima di tutto vogliamo incrementare la qualità e la quantità di informazione sul Servizio civile regionale a partire dalla valorizzazione delle storie e delle esperienze di vita dei giovani. Di pari passo stiamo già attuando un’azione di trasparenza che coinvolga tutti gli attori del settore, per fare in modo che i volontari vengano considerati un valore aggiunto della nostra società e non, come purtroppo accade a volte, una manodopera a basso costo. Su questa scia intendiamo sviluppare un sistema di validazione delle competenze maturate dai giovani che abbia un riconoscimento formale dalla stessa Regione. E facilitare le occasioni di incontro tra i giovani e le
imprese». Nella stessa occasione lei ha anche parlato della creazione di un “Facebook del servizio civile regionale”. Qual è il suo scopo? «Si tratta di un sito realizzato sul modello dei moderni social network, nel quale i volontari avranno la possibilità di seguire corsi di formazione in e-learning, condividere le loro storie e segnalare i problemi che incontrano, con l’obiettivo di accorciare le distanze con la Regione. In più, sarà anche una vetrina per le attività messe in campo dagli enti e facilitare così l’incontro tra domanda e offerta. L’obiettivo è quello di promuovere il Servizio civile regionale e renderlo altamente identificabile nella cultura giovanile, ma anche di fare in modo che i volontari siano i primi promotori tra i loro coetanei del messaggio di solidarietà sociale e di impegno che il servizio civile porta con sé. Una vera e propria pratica sussidiaria che deve necessariamente entrare a far parte della loro vita quotidiana».
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onostante le sue origini vengano ricondotte al 1539 con la nascita nella capitale del Monte di Pietà, è solo nel 2007 che la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma cambia denominazione, diventando Fondazione Roma. Una realtà che oggi opera in cinque aree (sanità, ricerca scientifica, istruzione, arte e cultura, assistenza alle categorie sociali deboli) con l’obiettivo di «costruire una welfare community che, ispirandosi ai principi di solidarietà e di sussidiarietà, sappia rispondere ai bisogni di una società in perenne evoluzione», come spiega l’attuale presidente, Emmanuele Francesco Maria Emanuele. Presidente, qual è oggi il ruolo delle fondazioni nel terzo settore? Si stanno in qualche modo sostituendo a uno Stato con sempre meno fondi? «Direi che non vogliono, né potrebbero in alcun modo sostituirsi allo Stato. Piuttosto sono convinto che le fondazioni, nell’ambito di quello che io chiamo “terzo pilastro” e che nel Regno Unito viene associato alla formula della “Big Society”, possano svolgere un ruolo di guida e di pionieri nel progettare e realizzare nuove modalità di intervento nel campo del sociale. In quanto modelli di best practice possono contribuire al superamento della crisi dello stato sociale, verso la costruzione di un nuovo welfare sostenibile, plurale, universalmente
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Un modello di welfare plurale e accessibile Secondo il presidente della Fondazione Roma, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, «le fondazioni non potrebbero sostituirsi allo Stato. Ma in Italia il problema è il ritardo della politica nel riconoscimento e nella valorizzazione di queste specificità» Riccardo Casini
Il primo ministro inglese David Cameron, teorizzatore della “Big Society”. A destra, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente di Fondazione Roma
accessibile, efficiente, meno costoso, che lasci ampi spazi di libertà alle forze spontanee della società civile che vogliano contribuire al bene comune». A proposito di Big Society, a febbraio avete ospitato a un convegno Lord Nat Wei, il collaboratore del primo ministro inglese Cameron che sta curando
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Il settore ricerca scientifica è strategico per la costruzione di una società dinamica e competitiva
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Emmanuele Francesco Maria Emanuele
questo progetto. Si tratta di un modello importabile in Italia? «Assolutamente sì. Anzi, direi che la Big Society, di là dalle varianti terminologiche, è già radicata nel nostro Paese. In fondo, possiamo
dire che è nata in Italia. E non qualche anno fa, ma già nel Basso Medioevo quando istituzioni ecclesiastiche, corporazioni d’arti e mestieri, confraternite e misericordie operavano insieme per assistere i bisognosi e fare credito, curare i malati e realizzare opere d’arte che sono poi diventate patrimonio dell’umanità. La società civile di oggi, erede di quella gloriosa tradizione, deve divenire la protagonista di una nuova trasformazione. Il terzo settore costituisce del resto un punto di forza del modello sociale italiano: la rete delle imprese sociali è profondamente radicata nel Paese, con un peso economico e sociale di tutto rilievo. In Italia purtroppo il problema è il ritardo della politica nel riconoscimento e nella valorizzazione di queste specificità». Quali politiche andrebbero intraprese allora da governo e amministrazioni locali? A Roma, dove è stato lanciato il progetto Pica, si sta andando
nella direzione giusta? «Stiamo parlando di un progetto che appare ancora in fase embrionale, e che per essere efficace avrebbe bisogno di essere condiviso dalla maggioranza dei cittadini: in questa prospettiva è necessario che lo Stato, o meglio il Comune, faccia un passo indietro e cessi di essere gestore ed erogatore diretto di beni e servizi affinché, in armonia col principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 118 della Costituzione, assuma il diverso e comunque fondamentale ruolo di responsabile delle scelte strategiche e programmatiche di fondo. Insomma, che lo Stato vigili, che la politica controlli, che intervenga a correttivo; ma laddove ci sono sul territorio energie e risorse sufficienti, lasci agire queste affinché diventino sempre più protagoniste negli ambiti dove c’è bisogno». Fondazione Roma si occupa anche di promuovere la cultura del volontariato. Qual è oggi lo scenario in Italia? In che modo è LAZIO 2011 • DOSSIER • 71
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possibile incentivare soprattutto
i giovani? «Oggi, con un patrimonio di 15mila organizzazioni, 360mila dipendenti, 10 miliardi di volume annuo di affari e 8 milioni di utenti - cui bisogna aggiungere il contributo dell’associazionismo di promozione e dei 4 milioni di volontari, che incidono in modo sensibile nella produzione di beni e servizi di utilità comune - il non profit rappresenta una parte importante del tessuto produttivo e sociale del nostro Paese. Per un giovane un impiego nel volontariato, oltre che possibile, può essere un’esperienza importante, espressiva, relazionale e formativa». Quali progetti avete in cantiere in ambito di ricerca scientifica sulle malattie rare? «Il settore ricerca scientifica è strategico per la costruzione di una società dinamica e competitiva. La Fondazione Roma ha focalizzato negli ultimi anni la sua attenzione sulla ricerca biomedica, investendovi ben 15 milioni di euro. In tale ambito è stata avviata un’iniziativa finalizzata a rendere possibile la realizzazione
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La Fondazione sostiene anche progetti riguardanti l’inserimento lavorativo
di progetti di alta qualificazione su tematiche di grande attualità e rilevanza sociale. I progetti di ricerca, selezionati con la metodica scrupolosa e rigorosissima del peer review, sono entrati a regime nel 2010 e ci aspettiamo ora importanti progressi e scoperte. Ulteriori 500mila euro li abbiamo destinati, attraverso la Fondazione Roma - Terzo Settore, al sostegno di iniziative finalizzate allo studio e alla ricerca in campo delle malattie rare. Anche qui speriamo di ottenere importanti risultati». Tra le vostre priorità per il triennio 2011-2013 figura anche il tema dell’avvio al lavoro dei giovani. Quali interventi sono in programma in questo senso? «In collaborazione con i principali atenei privati romani organizziamo master universitari volti alla formazione di esperti in politica e relazioni internazionali o di manager qualificati nell’ambito
della gestione delle risorse artistiche e culturali. Ma la Fondazione sostiene anche i progetti inerenti al settore dell’inserimento lavorativo di giovani disabili, immigrati, sofferenti psichici, detenuti o exdetenuti, o quelli finalizzati alla riscoperta e valorizzazione delle arti e dei mestieri a rischio di estinzione. Così come chi opera nel campo dei servizi socio-educativi per la prevenzione del disagio e dell’emarginazione, ad esempio di giovani rifugiati, o per il recupero di chi versa in stato di disagio, purché portino una ricaduta a livello occupazionale. Sono tutti esempi che hanno insita la caratteristica che muove ogni azione della Fondazione Roma: quella di provenire dalla società civile, di conoscere bene il proprio territorio, ma di avere contestualmente una visione più ampia, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un nuovo welfare, facendo la parte che ci compete».
POLITICHE SOCIALI
Ascoltare non basta più, serve condivisione Anche nel Lazio Cittadinanzattiva si muove su diversi fronti, dalla sanità alla mobilità. Secondo il segretario regionale, Giuseppe Scaramuzza, «è finito il tempo delle consulte: la politica oggi non deve solo decidere ma riflettere su come farlo» Riccardo Casini
ntervenire a difesa del cittadino, prevenendo le ingiustizie; attuare i diritti riconosciuti dalle leggi e favorirne il riconoscimento di nuovi; fornire ai cittadini strumenti per tutelarsi e dialogare a un livello più consapevole con le istituzioni. Sono questi alcuni degli obiettivi di Cittadinanzattiva, il movimento nato nel 1978 e oggi diffuso in tutta Italia: un movimento che acquista particolare importanza proprio in occasione dell’Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva. «Oggi – spiega Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale del Lazio – la nostra attenzione si concentra soprattutto sul sistema sanitario: in collaborazione con la Regione abbiamo avviato un’attività di monitoraggio e valutazione del servizio sanitario regionale, il cosiddetto Audit civico, che prevede la rilevazione della qualità dei servizi in tutti i luoghi ove questi vengono erogati. Ma la novità
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A fianco, Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale del Lazio di Cittadinanzattiva. Sopra, tram e autobus in centro a Roma: il movimento denuncia un numero crescente di lamentele in tema di mobilità
principale è data dai Tavoli permanenti della partecipazione che stiamo avviando nelle varie aziende sanitarie». Cosa vi attendete da loro? «Possono dare un contributo importante, dal momento che si occupano soprattutto di temi concreti come la mancanza di sistemi di interpretariato o di mediazione culturale o la possibilità di profes-
sare fedi diverse dal cattolicesimo all’interno di un’Asl. Ma non puntiamo solamente il dito sulle criticità: questi Tavoli vogliono anche valorizzare gli elementi che funzionano, le best practices che anche nel Lazio non mancano. Si tratta insomma di un’esperienza che potrebbe diventare un fiore all’occhiello della regione e magari un modello esportabile nelle altre re-
Giuseppe Scaramuzza
In questa regione, e a Roma in particolare, la mobilità costituisce una delle principali criticità
altà del nostro Paese». Sarebbe una dimostrazione importante per una regione impegnata in un duro piano di rientro. «Ne siamo consapevoli, proprio per questo Cittadinanzattiva sta valutando attentamente le cause sulle quali impegnarsi: ad esempio ci siamo spesi molto contro la chiusura dell’ospedale di Subiaco, una scelta a nostro avviso inopportuna per un paese non solo di montagna ma anche lontano da Tivoli, dove risiede la struttura più vicina, mentre non mettiamo bocca sul ridimensionamento operato a Gaeta, un ospedale distante appena 5 chilometri da quello di Formia. Questo per sottolineare che non siamo
un movimento che dice “no” a tutto. L’importante, come abbiamo ribadito anche alla presidente Polverini, è rispettare il principio della contemporaneità: nel momento stesso in cui si chiude l’erogazione di un servizio è necessario fornire un’alternativa ai cittadini». Cittadinanzattiva non si occupa però solo di sanità. «Attraverso la metodologia del monitoraggio civico stiamo realizzando anche diverse rilevazioni sulla qualità dei servizi offerti ai pendolari: 52 nostri volontari sono impegnati su 7 tratte in ingresso a Roma per valutare elementi come puntualità, igiene, sicurezza e presenza di barriere architettoniche, ovvero tutto quel che concerne la qualità di un servizio pubblico di questo tipo. D’altra parte, in questa regione e a Roma in particolare, la mobilità costituisce una delle principali criticità: a tal proposito, ultimamente stiamo ricevendo molte segnalazioni da parte dei cittadini in merito alla presenza sempre più invadente degli autobus in centro storico, che spesso costituiscono anche un intralcio alla fluidità del traffico con fenomeni di “sosta selvaggia”. Un aiuto, visto che oggi il servizio è svolto proprio da autobus sostitutivi, potrebbe venire anche dal ripristino della linea 3 del tram, annunciato da due anni ma non ancora affrontato». Una delle “emergenze” di questa prima parte di 2011, non solo nel Lazio, riguarda indubbiamente l’immigrazione. Come si sta affrontando la situazione in regione? «Stiamo apprezzando molto il lavoro del direttore generale del San Camillo, struttura che, oltre a curare i
profughi libici, sta gestendo la situazione venutasi a creare a Civitavecchia. Non dimentichiamo però la recente tragedia dei bimbi rom morti nel campo dell’Appia nuova: in quell’occasione Cittadinanzattiva, insieme ad altre associazioni come Caritas e Comunità di Sant’Egidio, ha espresso la propria contrarietà alla politica del pugno duro, ricordando come Roma sia da sempre una città accogliente, ovviamente nel rispetto delle regole». L’assessore alle Politiche sociali, Aldo Forte, ha detto che “il volontariato è per la nostra regione l’energia rinnovabile di maggior pregio”. Ma qual è oggi il vostro rapporto con le istituzioni e le amministrazioni locali? «Con la Regione c’è un rapporto costante e privilegiato, anche a causa dell’attività del nostro Tribunale dei diritti del malato. Ma buono è anche il rapporto con la Provincia di Roma, che sta lavorando tanto sia sulla mobilità che in ambito scolastico. Purtroppo non riusciamo ad avere la stessa interlocuzione con il Comune, che anzi ha portato avanti una serie di decisioni, dalla mobilità al sociale, senza rendere partecipi i cittadini. Condivido quanto dice l’assessore Forte, e proprio per questo penso che il nostro lavoro vada valorizzato». Chiedete un maggiore ascolto? «Non solo. Una volta erano sufficienti le consulte, ma ora quel tempo è finito: se la politica vuole realmente rinnovarsi non deve solamente decidere, ma anche riflettere su come farlo. Non bastano la consultazione e l’ascolto, nelle democrazie mature c’è una vera condivisione delle scelte con associazioni e cittadini». LAZIO 2011 • DOSSIER • 75
ECONOMIA DELLA CULTURA
Una nuova industria creativa Civita lancia un modello di sviluppo dove il motore trainante risiede nel patrimonio culturale italiano fatto di monumenti, musei, tradizioni e paesaggi. Un primo sguardo all’Europa nel punto del presidente Antonio Maccanico Elisa Fiocchi
erché la filiera culturale diventi un vero e proprio asse portante per lo sviluppo del nostro paese, servono programmi lontani dalla logica tradizionale del fare cultura, in grado di attivare e sostenere le industrie “creative” e stimolare gli enti privati attraverso l’individuazione di forme di semplificazione e regolamentazione con le amministrazioni pubbliche. Il presidente dell’associazione Civita, Antonio Maccanico, illustra le moderne frontiere della cultura “alternativa” dove nuovi programmi di sviluppo rilanciano l’economia del settore pur in una fase di scarsità di risorse connesse alla crisi economica: «Civita ha individuato un modello che parte dal patrimonio culturale (musei, chiese, centro storici, monumenti, ma anche tradizioni e paesaggi) e ne fa il mo-
P Antonio Maccanico, presidente di Civita
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tore di una nuova industria, quella creativa, che oggi anche a livello europeo, è riconosciuta come trainante ed effettivamente alternativa a quella tradizionale». Quando il patrimonio culturale si unisce, infatti, a turismo, nuove tecnologie, made in Italy e prodotti tipici si «produce un effetto di filiera con importanti ricadute anche in termini economici e occupazionali, favorendo, d’altra parte, una maggiore attenzione alla tutela di quello stesso patrimonio». La rilevanza economica connessa ai beni culturali è un aspetto talvolta sottovalutato nel nostro paese o si registrano nuovi investimenti e opportunità? «In Italia abbiamo sempre avuto un atteggiamento molto reverenziale, come è giusto che sia, nei confronti della nostra tradizione culturale e del patrimonio che la incarna, percepiti soprattutto come un’eredità dagli elevati
Antonio Maccanico
È possibile immaginare un’altra economia dove pubblico, imprese e privati collaborano in maniera virtuosa
contenuti immateriali da tramandare alle generazioni future. Nel nostro Dna è da sempre fortemente presente l’attitudine alla tutela e alla conservazione, più che la spinta alla valorizzazione. I grandi cambiamenti sulla scena economica e sociale a livello mondiale hanno prodotto effetti importanti anche in questo settore, delineando la necessità di individuare nuovi modelli di sviluppo, in cui l’immateriale potrebbe giocare un ruolo strategico. Stenta però ancora ad affermarsi una convinzione in questo senso, e, quindi, una forte scelta in termini di vere e proprie politiche culturali, sia a livello locale, sia a livello centrale, che richiederebbero, di conseguenza, un’allocazione di risorse ben più consistenti di quelle in genere disponibili, indipendentemente dalla situazione contingente. Malgrado ciò, i privati sono, invece, molto consapevoli della rilevanza economica del “messaggio culturale”,
tanto che, anche in un’epoca di crisi economica, le imprese italiane continuano ad investire quote significative in cultura. Da un nostro recente studio emerge che gli investimenti culturali con scopo di comunicazione da parte delle aziende italiane ammontano annualmente a circa 3 miliardi di euro». “Tesori in un palmo di mano. Luoghi da scoprire lungo le vie Consolari romane” è il titolo di un’iniziativa per la tutela del patrimonio del territorio. Come s’inverte la logica del consumo e dell’edificazione a favore di una valorizzazione del territorio? «Il nostro progetto, realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma e con il patrocinio della Provincia di Roma, nasce dall’attenta osservazione di alcune tendenze che si vanno sempre più affermando negli atteggiamenti turistici italiani e non, associata all’uso di strumenti e prodotti innovativi. Effetto secondario, non certo per importanza, della globalizzazione, è, come molti da tempo sostengono, l’aumento del desiderio di riscoperta delle tradizioni e dei sapori veri e originali dei territori, oltre all’esigenza di entrare in contatto con le realtà locali attraverso un turismo “lento” e di qualità. Anche in questo caso non mancano i vantaggi per l’economia locale, se si considerano principalmente produttori, artigiani e gestori di servizi ricettivi e di risto- LAZIO 2011 • DOSSIER • 79
ECONOMIA DELLA CULTURA
razione. Si spiega quindi come il progetto ab- e di business dall’altra, senza che questo debba bia trovato i finanziamenti anche per il 2011». Qual è il messaggio che Civita consegna dal 1987 al nostro paese? «Civita ha conosciuto una crescita costante e difficilmente immaginabile, quando, con il compianto amico, Gianfranco Impretori, suo ideatore e segretario generale per circa venti anni, ne avviammo l’avventura. Solo alcuni numeri per dare un’idea: gli associati sono saliti da una decina a circa 190; dipendenti e collaboratori da 4 a circa 600; le sedi, dall’unica, storica, nel cuore di Roma, alle sei distribuite tra Nord, Centro e Sud su quasi tutto il territorio italiano, anche grazie alle nostre società collegate; sono poi 106 le sedi museali in cui gestiamo servizi al pubblico; più di 30 le mostre che realizziamo mediamente ogni anno. Credo che il messaggio più importante contenuto in questi dati sia che è possibile immaginare un’altra economia, in cui settore pubblico, imprese e operatori privati possono collaborare in maniera virtuosa, creando occasioni di tutela e valorizzazione da una parte 80 • DOSSIER • LAZIO 2011
necessariamente produrre diffidenze o rischi. Sempre che, naturalmente, il gioco sia giocato nel totale rispetto di ruoli e professionalità». Quale ruolo istituzionale nell’economia della cultura e quale impegno di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ha assunto Civita in questi anni? «Per il fatto di essere sulla scena culturale italiana da ormai quasi venticinque anni, molti ci considerano uno fra gli attori principali del settore. In realtà, l’unica caratteristica, che ci permette di avere uno sguardo di maggiore ampiezza sul panorama, rispetto ad altri, è che noi associamo costantemente l’anima associativa a quella della società di servizi. Queste due nature, fortemente e strategicamente complementari determinano un doppio vantaggio in termini di efficienza/efficacia garantiti dalla società, e di una forte rappresentatività ormai acquisita dall’associazione; ma anche un doppio vincolo, in termini di credibilità e di impegno che si sono creati nel tempo, e devono rimanere costanti e continui».
Albino Ruberti
La cultura che fa sistema Cresce del 20% il numero dei visitatori nella capitale, grazie alla diversificazione dell’offerta e al coinvolgimento dei privati. Anche le periferie s’allacciano con centri polifunzionali alla città: come cambia la cultura nella logica di Zètema Elisa Fiocchi
a società romana che si occupa di gestione museale, organizzazione eventi e progetti culturali, vanta una struttura solida e una gestione sana che non ha mai richiesto un intervento aggiuntivo da parte di Roma Capitale. I numeri parlano chiaro: il bilancio del 2010 si è chiuso con un utile di 15mila euro e un fatturato pari a 65 milioni (il 10% in più rispetto al 2009), con la riconferma di tutte le cariche del Cda di Zètema e l’assunzione, con procedure d’evidenza pubblica, di 42 nuove unità. Un dato interessante dietro al successo di questa azienda sta nell’aver colto, anche in tempi di crisi economica, il crescente desiderio di partecipazione da parte del pubblico e dei visitatori, vero punto di partenza per differenziare l’offerta culturale e quella dei servizi a essa associati. «È stato necessario cambiare anche la strategia nel sistema delle imprese, passando da una logica di semplice sponsorizzazione ad una di partnership che ci ha consentito di incrementare le entrate da parte dei soggetti privati». In scena i nuovi protagonisti della macchina culturale, nel punto dell’amministratore delegato di Zètema, Albino Ruberti. Una maggiore esternalizzazione dei servizi ha consentito nel 2009 un aumento del coinvolgimento dei privati nelle politiche culturali della città di Roma. Quali iniziative ad hoc sono previste nel 2011 per at-
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Albino Ruberti, amministratore delegato di Zètema
trarre nuovi investimenti sia da parte del pubblico sia delle aziende private? «Abbiamo posto un’attenzione particolare al privato in una duplice direzione. Da una parte, con l’aumento della collaborazione per i servizi e le attività con il principio di esternalizzazione attraverso le procedure di evidenza pubblica. In tal modo è stato possibile mantenere un ruolo di coordinamento e d’indirizzo assieme all’amministrazione comunale, dando però ai soggetti privati la possibilità di essere parte attiva nella gestione. Mi riferisco ad esempio a servizi più tradizionali come le pulizie e le manutenzioni ma anche a progetti culturali nell’ambito delle mostre, fino agli allestimenti. L’obiettivo è quello di stimolare tutta la filiera produttiva che opera nel comparto culturale. Dall’altra parte, per aumentare la capacità d’investimento, si è cercato di superare la logica di semplice sponsorizzazione, offrendo servizi rispetto all’utilizzo dei nostri spazi per eventi culturali, con un effettivo ritorno di comunicazione: i soggetti privati diventano così i veri promotori d’iniziative culturali come avviene ad esempio al Macro con l’esperienza di Enel». Qual è stata la risposta dei privati a riguardo? «Malgrado le difficoltà del momento è stata positiva. Con un incremento progressivo tra il 2008 e il 2010. Tornando all’esempio di Enel, a fronte di un intervento eco- LAZIO 2011 • DOSSIER • 81
ECONOMIA DELLA CULTURA
I soggetti privati diventano i veri promotori d’iniziative culturali come avviene ad esempio al Macro con Enel
nomico importante, l’azienda contribuisce an- banche) anche nel tessuto delle pmi che in che alla programmazione culturale oltre ad attività di comunicazione di cui s’avvantaggia anche la struttura museale e tutta l’amministrazione capitolina». Qual è invece il contributo dell’amministrazione comunale? «Ha confermato un impegno significativo nel settore culturale con particolare attenzione alla razionalizzazione. Va notato come tutti gli indicatori - numero di visitatori, risposta in termini di qualità e gradimento - si confermano positivi dalle nostre indagini. Dal punto di vista dei visitatori, si registra un +20% nei primi mesi dell’anno, con un alto gradimento dell’offerta museale espositiva e di eventi come il Festival della Letteratura. In parallelo, si assiste alla volontà di investire nel settore con maggiore attenzione alla razionalizzazione delle spese e mantenendo una collaborazione con i privati per non diminuire la quantità e la qualità dell’offerta nella nostra città». L’attività di fund raising ha permesso la raccolta di oltre 3,5 milioni di euro a fronte dei 2,9 milioni di euro del 2008. Come verrà intensificata la ricerca, grazie al lavoro sulle pmi e sui fondi monetari? «La ricerca si sviluppa, oltre che sui grandi gruppi industriali (Enel, Lottomatica, Cea e le 82 • DOSSIER • LAZIO 2011
passato venivano spesso trascurate. Esse diventano decisive nella realizzazione di alcuni eventi anche con interventi meno significativi. Penso all’esperienza di Montemartini e al sistema museale». In tema di sviluppo dei servizi culturali e turistici, quali particolari attenzioni saranno rivolte alle realtà periferiche? «Nelle grandi città l’offerta culturale tende a concentrarsi nel centro storico quindi lo sforzo da fare è creare spazi vitali nei luoghi periferici con l’attivazione di centri culturali polifunzionali. L’ultimo inaugurato è il centro culturale Elsa Morante che ospita una sala teatrale, uno spazio espositivo, un nuovo punto “Incontragiovani” e un parco. Un centro permanente che offre visibilità ai giovani artisti e che dà spazio alle associazioni culturali attive nei territori periferici. L’obiettivo è crearne altri sette in città e metterli tutti in rete tra loro per dialogare con le grandi istituzioni culturali e per portare cultura di qualità in periferia. Il tutto senza una duplicazione di costi e con la condivisione delle importanti offerte già a disposizione. In quest’ottica abbiamo avviato una collaborazione tra la Casa del Cinema e il centro Elsa Morante e ci auguriamo di poter proseguire con il teatro».
Nuove risorse per contrastare la delocalizzazione Un nuovo ente per il cinema e l’audiovisivo, un osservatorio e un tavolo di confronto. Sono le basi della legge quadro voluta dall’assessore Fabiana Santini per rilanciare la cultura Elisa Fiocchi
dottata dalla giunta regionale lo scorso dicembre, la legge quadro regionale per il cinema e l’audiovisivo nasce da una nuova politica culturale basata sulla riduzione degli sprechi e sul superamento della frammentazione e s’avvia in Consiglio regionale per la definitiva approvazione. Con circa 80mila addetti, oltre 500 società, il 70% della produzione nazionale di fiction e 600 milioni di euro di business ogni anno, il settore rappresenta un patrimonio cospicuo per il Lazio, proprio per questo la Regione ha optato per una razionalizzazione delle risorse e per il superamento di un «sistema ec-
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cessivamente policentrico», come ha spiegato l’assessore alla Cultura, arte e sport della Regione Lazio, Fabiana Santini. «Non una legge autoreferenziale ma, al contrario, un confronto sistematico e costruttivo con tutte le categorie degli operatori interessati». La legge prevede uno stanziamento iniziale di 15 milioni di euro per tutte le attività imprenditoriali che si svolgeranno nel Lazio.
Fabiana Santini, assessore alla Cultura, arte e sport della Regione Lazio
Fabiana Santini
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La delocalizzazione è una logica da invertire: impoverisce il nostro sistema economico e ha ricadute occupazionali e sociali inaccettabili
Il Festival Internazionale del Film di Roma, in programma dal 27 ottobre al 4 novembre 2011, taglierà il traguardo della sesta edizione
500 SOCIETÀ
Il numero di imprese attive nel settore del cinema e degli audiovisivi
600 mln
BUSINESS Il fatturato annuale che vanta il 70% della produzione nazionale di fiction
Sulla base di quali criteri saranno distribuite le risorse? Sarà in tal modo allontanato il rischio di una delocalizzazione delle produzioni cinematografiche? «Il principale obiettivo della legge, almeno per ora, è quello di combattere la delocalizzazione e di invertire questa tendenza, che impoverisce il nostro sistema economico e ha ricadute occupazionali e sociali inaccettabili. Quanto ai criteri, ci affideremo a una sorta di “automatismo”, nel senso che tutti coloro che risponderanno a certi requisiti oggettivi (a cominciare dalla percentuale spesa nel Lazio dei costi complessivi di produzione di un’opera audiovisiva) avranno diritto - fino a esaurimento del budget annuale - a un rimborso delle spese nel caso in cui le fatture certifichino che sono state effettuate nella regione». Uno degli obiettivi del provvedimento sta nell’eliminazione degli sprechi, anche a livello di tagli dirigenziali. Quali altre complessità economiche vive la regione
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nell’ambito della cultura? «Parlando dell’ambito di competenza del mio assessorato, nessun altro settore necessitava di un’opera di razionalizzazione e messa a sistema quanto quello del cinema e dell’audiovisivo, vista la controproducente pluralità di soggetti e di strumenti che si era stratificata nel tempo. Per quanto concerne l’arte, la promozione culturale, lo spettacolo dal vivo, l’esigenza è soprattutto quella di svecchiare gli strumenti normativi, fare leggi quadro semplici e trasparenti e concentrare le risorse su pochi, espliciti obiettivi di valore strutturale, evitando le mille inutili dispersioni che ancora perdurano, non dimenticando un’attenta analisi delle effettive e concrete esigenze dei diversi comparti». Il Festival di Roma si sostiene economicamente grazie agli sponsor e alle istituzioni locali. Quanta rilevanza assumono gli investimenti privati nell’intero sistema cultura del Lazio? «Certamente un ruolo di crescente rilevanza, anche in presenza di bilanci pubblici che esigono scelte sempre più attente e selettive. Le grandi mostre romane non sarebbero le stesse senza il concorso degli sponsor privati: il Festival di Roma è uno dei casi di maggiore successo da questo punto di vista». LAZIO 2011 • DOSSIER • 85
INDUSTRIA AUDIOVISIVA
Nuove luci si accendono sul cinema made in Italy Dopo l’impennata del 2010, che ha segnato il record al botteghino, l’industria cinematografica italiana si prepara ad allargare il mercato. Per Riccardo Tozzi, presidente di Anica, si chiude la stagione della rifondazione. Ed entrano in scena i grandi istituti bancari Paola Maruzzi osto che le produzioni cinematografiche stanno gradualmente perdendo il sostegno finanziario dello Stato - lo ha dimostrato il 2010, in cui gli investimenti della quota pubblica sono scesi a 35,4 milioni di euro contro i 70,9 del 2008, portando a 31 su 114 il numero delle pellicole che hanno goduto dei contributi statali - ci si interroga sui nuovi stimoli per produrre e girare film in Italia. Una boccata d’ossigeno arriva dal versante privato, che l’anno scorso ha messo sul piatto ben 277 milioni, totalizzando un +7,3%. Ora si preparano a entrare in scena anche i grandi istituti bancari e, a detta del presidente di Anica, Riccardo Tozzi, si aprirà una nuova stagione di consolidamento. “This must be the place” di Paolo Sorrentino, che dal Festival Cannes si è portato a casa il premio Ecumenio, è la prima case history di un regista italiano che sperimenta quest’incontro virtuoso: entrando nel vivo di una produzione internazionale, Intesa Sanpaolo ha messo a disposizione 2,5 milioni di euro, su un budget totale di 28 milioni di dollari. Al Festival non si poteva non toccare l’argomento, così nel cuore dell’Italian Pavillon
P Sotto, Riccardo Tozzi, presidente di Anica
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è stato siglata la convenzione tra Mediocredito Italiano del Gruppo Intesa Sanpaolo e Anica Servizi, relativa all’accesso ai finanziamenti ordinari da parte delle imprese di produzione cinematografiche. Un’altra buona notizia, che si somma alla performance delle pellicole made in Italy. Nel 2010 la quota di mercato nazionale è stata del 32% e nei primi mesi del 2011, complici i successi di Checco Zalone e Antonio Albanese, è arrivata addirittura al 65. Ora si passa alla seconda fase. Dopo il difficile decennio partito nel 2000, la rifondazione del cinema italiano volge al termine. Come far sì che si passi alla fase di consolidamento vero e proprio? «In questo decennio si è ricreato il cinema in Italia. Abbiamo ricostruito l’industria, il sistema di produzione, il mercato, il rapporto con il pubblico. Le cifre lo confermano, la crescita è stata straordinaria. Quest’anno si chiuderà con una quota di mercato del 40%, tra le più alte al mondo. Abbiamo superato persino la Francia. Bisogna - questo sarà il compito che porteremo avanti nei prossimi dieci anni - allargare il mercato. Proviamo a paragonarci alla Francia, da un punto di vista cinematografico equivalente all’Italia: lì ci sono 6mila schermi contro i nostri 3mila; 200 milioni di spettatori contro i nostri 100 milioni; 250 film annui contro i 120 italiani. Dobbiamo recuperare questo deficit. Per farlo c’è bisogna di più sale, più film e, in definitiva, di più spettatori».
Riccardo Tozzi
A fianco, Riccardo Tozzi, Nicola Corigliano di Mediocredito Italiano e Paolo Ferrari, presidente di Anica Servizi al festival di Cannes
È verosimile ipotizzare che l’intervento delle banche possa portare a una maggiore attenzione verso i contesti internazionali
Nel documentario “Buio in sala”, Riccardo Marchesini fa notare come dal 2000 in Italia abbiano chiuso i battenti 616 sale cinematografiche medio-piccole. L’Emilia Romagna è la più colpita. Come far ripartire il sistema nelle città? «Siamo di fronte a un paradosso: i cinema urbani chiudono e il numero degli schermi è in aumento. Significa che il mer-
cato è dominato dai multiplex, in crescita ma non ancora distribuiti in modo equilibrato su tutto il territorio nazionale, cosa che dipende dagli incentivi e dalla pianificazione regionale. Agli enti locali sta anche il compito di incentivare e riproporre l’apertura dei “vecchi” cinema che sorgevano nei centri cittadini, oggi “strozzati” dalla mancanza di una vera e propria politica di sviluppo. Pensiamo per esempio alla tassa sulla nettezza urbana: è impensabile che un cinema paghi come dieci ristoranti, quando sporca decisamente meno». I costi della Capitale sono in aumento e sono sempre più forti le Film Commission regionali, soprattutto in Puglia e Piemonte. Per quanto riguarda la produzione, Roma sta perdendo il suo ruolo da protagonista? «Verissimo. Negli ultimi cinque anni nel Lazio si è perduto quasi il 25% della produzione. La fiction è migrata addirittura fuori dall’Italia, mentre il cinema si sta delocalizzando lungo la Penisola, Piemonte e Puglia principalmente, ma anche Sicilia e Friuli. Stanno partendo la Toscana, l’Emilia Romagna e la Lombardia. La concorrenza regionale sarà un po’ la nuova frontiera del cinema made in Italy». Farà bene all’industria cinematografica? «Sì, anche se difficilmente si LAZIO 2011 • DOSSIER • 89
INDUSTRIA AUDIOVISIVA
A sinistra, Paolo Sorrentino sul set di “This must be the place”. In basso, le riprese del film “Il signor H” di Dante Marmone, con Alessandro Haber, girato in Puglia con il contributo di Apulia Film Commission
Negli ultimi cinque anni nel Lazio si è perduto quasi il 25% della produzione, il cinema si sta delocalizzando
raggiungeranno gli standard quantitativi del zione verso i contesti internazionali. Le nostre Lazio, seppure qui persistono certe difficoltà. Se mediamente una regione attira al massimo cinque o sei produzioni all’anno, da noi occorre mantenerne decine e decine». A Cannes è stata firmata la convenzione tra Mediocredito Italiano e Anica Servizi. A quali nuovi cambiamenti andrà incontro il cinema italiano? «Sarà una boccata d’ossigeno. Gli istituti bancari stanno già mostrando un inaspettato interesse verso le produzioni di qualità, senza minimamente interferire sui contenuti». Si è fatto notare come “This must be the place” di Sorrentino, uno dei primi film italiani prodotti con il tax credit e prima caso in cui un grande gruppo bancario viene coinvolto, abbia già dal titolo un riferimento internazionale. È un segnale? «È verosimile ipotizzare che l’intervento delle banche possa portare a una maggiore atten90 • DOSSIER • LAZIO 2011
produzioni all’estero hanno più possibilità di quanto si pensi, anche se alcuni aspetti, come la promozione, non vengono curati molto. Sapendo che ci sono degli investitori interessati a questo tipo sviluppo, si farà maggiore attenzione». Quali altre forme di finanziamento chiede il made in Italy cinematografico? «Sicuramente c’è bisogno dell’apporto degli enti locali e delle regioni. Fino a oggi ne sono entrate in scena principalmente quattro o cinque, prima o poi si muoveranno tutte. L’ideale sarebbe emulare quello che accade in America, in cui gli Stati entrano gioco in maniera determinante. Un capitolo a parte andrebbe aperto sullo sviluppo dell’offerta legale in rete, combattendo la pirateria. Internet è una fonte importantissima di commercializzazione del cinema e dopo aver sottratto spettatori paganti, li restituisce».
INDUSTRIA AUDIOVISIVA
È la fiction l’anima dell’industria televisiva Le piattaforme di trasmissione cambiano e l’industria televisiva chiede nuovi stimoli. Ne parla Fabiano Fabiani, presidente dell’Associazione produttori televisivi. Intanto i produttori della Capitale, e non solo, si preparano all’appuntamento di luglio, il Roma Fiction Fest Paola Maruzzi econdo l’Osservatorio sulla fiction italiana, nel passaggio dalla stagione 2007-2008 a quella 2008-2009, si è registrata una progressiva contrazione dell’offerta di fiction inedita, programmata da Rai e Mediaset, scesa a 646 ore. In onda sulle emittenti principali ci sono pochi prodotti “freschi” e non sembra che l’avvento delle nuove piattaforme, da Sky alla web tv, possa migliorare di molto lo scenario a causa di un’«anomalia» tutta italiana. Ad affermarlo e ad approfondire l’argomento è Fabiano Fabiani, presidente dell’Apt, il cui 90% degli associati 45 in tutto, concentrati prevalentemente nella Capitale - si dedicano appunto alla fiction. Positivo, invece, il giudizio sulla legge quadro regionale per il cinema e l’audiovisivo. «Per la prima volta viene garantito l’accesso ai finanziamenti anche ai produttori televisivi, offrendo così un incentivo ai produttori di tutti i generi perché restino a girare nel Lazio». La “macchina” vuole ripartire e trovare nuovo slancio per affacciarsi su mercati internazionali. Nella Capitale, infatti, c’è grande attesa per la quinta edizione del Roma Fiction Fest, l’evento internazionale di luglio che ha colmato finalmente un vuoto, dando ossigeno al giro d’affari del
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settore. Fabiani non si sbottona sulle anticipazioni in programma, «aspettiamo l’avvallo della Regione», ma è certo che il prodotto italiano busserà alle porte di buyer e direttori dei palinsesti televisivi di tutto il mondo. «Sarà una grande opportunità di vetrina e di scambi internazionali, sia sul versante creativo che su quello produttivo in senso stretto». Sky, digitale terrestre e web tv, con i loro nuovi target di consumatori, si annunciano come il futuro della televisione. Si apriranno nuove opportunità che in Rai e Mediaset rischiano di rimanere in stallo? «Le cose non cambieranno molto per via di un’irrisolta e anomala questione della proprietà dei diritti tipica del settore televisivo italiano, caratterizzato da rapporti contrattuali fortemente asimmetrici tra produttori ed emittenti. A prescindere dalle piattaforme e dalla modalità trasmissive, esistenti o da inventare, i produttori - a parte casi rarissimi - non conservano i diritti sulle opere realizzate. La situazione pro-
Fabiano Fabiani, presidente dell’Associazione Produttori Televisivi. Nella pagina accanto, la quarta edizione del Roma Fiction Fest
Fabiano Fabiani
9 mila IMPRESE
Le realtà che appartengono al comparto audiovisivo italiano e ai settori connessi. Di queste, 2.300 si occupano di attività radiotelevisive, che impiegano circa 200mila lavoratori
520 mln RICAVI
Sono derivati, nel 2007, dalla sola produzione di fiction. I restanti 386 milioni provengono da intrattenimento, cinema e altre attività
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Il Roma Fiction Fest sarà una grande opportunità di scambi internazionali, sia sul versante creativo che su quello produttivo
voca conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: da una parte, i produttori vedono inevitabilmente rallentata la propria crescita industriale, dall’altra, le piattaforme trasmissive diverse dall’emittenza generalista, sono costrette a rallentare il loro sviluppo per mancanza di prodotti “freschi” da trasmettere». Gli investimenti della Rai per la produzione di fiction sono passati dai 284 milioni di euro del 2008 ai 200 del 2009. Per Mediaset sono scesi di 105 milioni, da 250 nel 2008 a 145 nel 2009. Quali misure sta prendendo Apt? «La contrazione non è dell’offerta ma della domanda, in parte causata dalla crisi degli investimenti pubblicitari, che ha portato le principali emittenti generaliste a tagliare i costi sul prodotto pregiato, in particolare la fiction. È una politica imprenditoriale irragionevole perché taglia sul genere che di fatto produce maggiori ascolti, quindi ricchezza per le emittenti stesse, anche perché è un prodotto replicabile. Come Apt già da tempo chiediamo all’Agcom di sorvegliare adeguatamente le quote di investimento dovute ai produttori indipendenti per legge. D’altra parte, aiutiamo i soci a esplorare
altre strade e trovare fonti di finanziamento alternative, per esempio co-produzioni, vendite all’estero, product placement». In America Latina si fanno fiction a un costo dell’80% inferiore al nostro e i loro prodotti vengono venduti in tutto il mondo. In Italia c’è tutt’altra scuola di pensiero. «Ha mai visto una fiction argentina? Battute a parte, si tratta di programmi industriali a bassissimo costo e di certo non destinati al prime time, mentre il prodotto italiano è di alta qualità. I produttori italiani sono stati, comunque, in grado di abbassare il budget – gli esempi di “Un posto al sole” e “Vivere” lo dimostrano -, pur dovendo affrontare un costo del lavoro più alto di quello dei paesi centro e sudamericani. Sulle esportazioni purtroppo vale sempre il discorso sui diritti: le emittenti hanno minor interesse dei produttori per la commercializzazione all’estero, non fa parte del core business, senza mettere l’accento sulla questione linguistica. Lo spagnolo è la seconda lingua più diffusa al mondo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 93
INDUSTRIA AUDIOVISIVA
Creatività come strumento base Rivoluzione digitale? Il Centro sperimentale di cinematografia non si scompone. Dalla pellicola al virtual set, contano le idee e i linguaggi. Ne parla Adriano De Santis, direttore della scuola, diventata negli anni un riferimento internazionale Paola Maruzzi
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ichelangelo Antonioni, Pietro Germi, Paolo Virzì. Sono alcuni degli ex allievi che hanno frequentato la Scuola nazionale di cinema a Roma, la più antica istituzione del settore e tra le più prestigiose al mondo. Rigorosamente a numero chiuso - gli aspiranti sono chiamati a superare numerose prove di selezione, dal colloquio a un seminario propedeutico in cui si capisce se c’è la stoffa per continuare - la mecca della cinematografia è un incubatore di talenti. Non è un caso che questa fortunata categoria di studenti (solo sei all’anno per ogni corso) venga velocemente assorbita dal mercato del lavoro già durante il periodo di formazione. Perché la scuola, oltre che essere catalizzatore di docenti d’eccezione, è una palestra di “messa in scena”. Qui, come nell’industria cinematografica, le nuove tecnologie entrano di diritto ma senza scomporre troppo le professionalità. «Che il supporto sia la pellicola o il digitale, contano i linguaggi» dice il direttore Adriano De Santis. Eppure qualcosa cambia, persino dove sembrerebbe meno scontato. «Anche l’attore deve prenderne coscienza, perché non è la stessa cosa recitare davanti a un obiettivo 50 piuttosto che 75». Didattica e nuove tecnologie. Quali nuove opportunità si aprano? «Le nuove tecnologie sono di grandissimo aiuto e molto utili per sviluppare esercizi sul linguaggio cinematografico soprattutto per fotografi, produttori e registi. Non dovendo fare un prodotto fruibile dalle grandi sale, è comodo fare palestra usando attrezzature “leggere”». Le cosiddette troupe leggere permettono di fare un cinema più economico e fanno presa
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sui giovani emergenti. Ma la qualità del prodotto ne risente? «Sfatiamo un luogo comune: non è sempre detto che girare in digitale sia meno costoso perché, per esempio, la post produzione è molto complessa. Se si punta all’eccellenza il budget rimane alto. Certo, le cose cambiano se al posto della nuova Alexa si usa la telecamerina consumer, meno sofisticata ma, un po’ come è accaduto per la discografia, capace liberare la creatività di molti giovani alle prime prese con la cinematografia». L’impiego di attrezzature soft, significa che ci sarà meno bisogno di alcune figure classiche? «Le troupe e gli equilibri di squadra non subiscono nessuna riduzione. Cambia il supporto, ma se prendiamo la fotografia, i fuochi e i carrelli vanno fatti lo stesso. Certo, ci sono ambiti in cui la tecnologia facilita molto il lavoro rispetto al passato, su tutti il montaggio». Il centro ha accolto il dipartimento digitale, che si presenta come avanguardia europea. Perché questa piattaforma non è ancora decollata del tutto? «È partita una prima parte legata alle riprese e al montaggio del “green screen”, con una serie di
Adriano De Santis, direttore della Scuola nazionale di cinema di Roma. A destra, allievi del corso di regia
Adriano De Santis
macchine che lavorano sulle scenografie virtuali. Nel frattempo abbiamo avviato anche un altro progetto molto importante: la realizzazione di una struttura unica in Europa che attraverso computer in rete ci permette di lavorare su diversi aspetti della cinematografia. Per il progetto complessivo più ampio del teatro ci sono stati rallentamenti dovuti a lungaggini burocratiche. Probabilmente verrà consegnato dopo l’estate». Con le sedi di Torino, Milano e Palermo la scuola ha trovato nuove specialità. Si sta già pensando a una prossima sede regionale? «Presto all’Aquila sarà attivo un corso di reportage giornalistico. Si andrà così ad assorbire l’Accademia dell’immagine. La filosofia del Centro sperimentale di cinematografia è far partire percorsi formativi che non siano in competizione con Roma, che rimane centrale. Le sedi decentrate, dal punto di vista del budget, gravano sulla regione di appartenenza: questo è molto importante perché permette di trovare altri spazi e altre risorse finanziarie, necessarie si vuole puntare alla qualità della formazione. A Torino
si è sviluppata l’animazione, a Milano il cinema d’impresa, a Palermo il documentario storicoartistico». Tra i 232 enti culturali, la scorsa manovra finanziaria ha rischiato di far chiudere anche il centro, poi salvato in extremis. Il problema sembra riproporsi ogni anno, come risolverlo? «È un tasto dolente, soprattutto se si considera che siamo in crescita: solo a Roma ci sono 150 docenti di altissimo livello. La nostra risposta è fornire una didattica di qualità, ricca di rapporti internazionali. Tre le ultime iniziative c’è un laboratorio interdisciplinare sugli stimoli creativi, nato da un’idea di Daniele Luchetti. Abbiamo ospitato già Jannis Kounellis e Sabina Guzzanti. Cerchiamo di catalizzare l’attenzione. A questo proposito, il 20 giugno ci sarà la presentazione di un grande evento culturale, su cui non posso svelare ancora nulla». A giugno partiranno anche i nuovi bandi per reclutare nuovi talenti. Negli anni il numero di candidati stranieri è aumentato? «È rimasto sostanzialmente invariato. Gli stranieri non sono molti perché le professionalità cinematografiche sono legate alla lingua madre e alla sua padronanza. Partirà comunque una campagna di promozione». LAZIO 2011 • DOSSIER • 95
MADE IN ITALY
La moda all’estero parla italiano Dal commercio mondiale sono venute, a partire dai mesi centrali del 2009, importanti opportunità per le imprese italiane. Umberto Vattani, presidente dell’Ice, individua le azioni per valorizzare le eccellenze del nostro Paese Renata Gualtieri XI rapporto di previsione Ice-Prometeia ha evidenziato una sostanziale stabilità della posizione competitiva italiane in Europa Occidentale nel 2010. La quota complessiva è però leggermente diminuita e si nota un indebolimento nel sistema moda. L’Italia mai come ora deve affrontare l’affermazione del made in Italy a livello internazionale e individuare i mercati più interessanti. Umberto Vattani, presidente dell’Istituto nazionale per il Commercio estero spiega come affrontare questo momento delicato. Quali le strategie per il 2011 per potenziare la visibilità dei prodotti made in Italy e consolidare le opportunità di business? «La strategia promozionale dell’Istituto, dettata dalle linee direttrici 2011 del ministro dello Sviluppo economico, prevede azioni promozionali nei paesi Bric, nelle aree economicamente avanzate e sui mercati ad alta potenzialità di crescita. L’Ice mira a migliorare l’interscambio commerciale bilaterale con questi Paesi e gli investimenti diretti in Italia. In sinergia con gli altri attori pubblici dell’internazionalizzazione, sono previste azioni di follow up delle missioni imprenditoriali e di sistema e rafforzeremo i rapporti con i canali distributivi
L’
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esteri per favorire azioni di fidelizzazione verso le eccellenze del nostro made in Italy. Il sostegno dell’Ice alle imprese italiane all’estero sarà quindi assicurato nonostante i noti vincoli di finanza pubblica che hanno fortemente ridotto le risorse a disposizione dell'Istituto in questi ultimi anni e conseguentemente obbligato a scelte prioritarie che stanno privilegiando, a seconda dei settori, le iniziative a forte partecipazione aziendale. Naturalmente nei sistemi di produzione ci sono nuove modalità che noi seguiamo con grande interesse da tempo. Uno fra tutti il sistema di filiera come quello di Italy for sport, infrastrutture e contract». Il punto di partenza del percorso d’internazionalizzazione è la selezione dei mercati verso i quali esportare i prodotti. Come viene affrontato questo difficile passaggio? «La conoscenza dei mercati deriva dal fatto che siamo presenti in 86 paesi e siamo perciò in
Umberto Vattani, presidente dell’Istituto nazionale per il Commercio estero
Umberto Vattani
Le esportazioni di Tessile-Moda italino (2005-2010) (milioni di euro correnti)
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Var % totale (sc. dx)
Fonte: SMI su Indagini Interne, ISTAT, Sita Ricerca e Movimprese
grado di cogliere le opportunità che si presentano localmente. Le notizie provenienti dai nostri uffici vengono esaminati dai nostri funzionari competenti per settore che si mettono in contatto con le associazioni di categoria sul territorio. Particolari analisi vengono effettuate in collaborazione con Prometeia per individuare i
mercati più interessanti a seconda dei settori. Vorrei invitare gli imprenditori a rivolgersi ai nostri uffici per ottenere informazioni, notizie di primo orientamento. I nostri funzionari sono a loro disposizione e il loro compito è di rispondere alle istanze loro rivolte dalle associazioni di impresa e dalle imprese stesse». Gli Stati Uniti sono il terzo mercato di destinazione delle nostre esportazioni e il primo mercato extraeuropeo, con oltre il 6% del totale delle nostre vendite estere. Quali le iniziative programmate, d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico, per il mercato statunitense? «Il mercato americano è stato sempre molto sensibile alla moda italiana e a tutti i prodotti, anche accessori che lo accompagnano. L’immagine complessiva è estremamente attraente e le azioni promosse dall’Ice per rafforzarla hanno reso molto popolare il made in Italy. Nel 2008 insieme a Isabella Rossellini, quale testimonial, abbiamo avviato la campagna “Let yourself be charmed by an Italian” che ha riscosso un grandissimo successo. Nel 2009 abbiamo coinvolto la stampa specializzata su tutto il territorio degli Stati Uniti con una campagna dal titolo “If LAZIO 2011 • DOSSIER • 105
MADE IN ITALY
L’Ice, secondo le linee direttrici 2011 del ministro dello Sviluppo economico, prevede azioni promozionali nei Paesi Bric
you speak Fashion you speak Italian”. Anche quest’anno d’intesa con le aziende del settore stiamo realizzando importanti eventi presso punti vendita nella zona di New York e Los Angeles. Molte imprese ci seguiranno ai “Market” di Las Vegas e di New York, eventi questi dedicati alla moda uomo, e a “Premiere Vision Preview” di New York, dove sarà in prima linea il tessile moda». A marzo l’Ice ha presentato all’Artis Tree di Hong Kong, l’evento “Promozione del tessile, abbigliamento, moda in Paesi Bric e nuovi mercati”, volto a diffondere la conoscenza dei prodotti italiani del comparto moda in Cina e Hong Kong. Quali spunti interessanti sono emersi per incrementare la vendita dei prodotti italiani già noti ed apprezzati e diffondere nuovi marchi nel mercato cinese? «Hong Kong è una delle più importanti porte d’ingresso verso la Cina ma si contraddistingue anche per cultura e formazione anglosassone. Le nostre iniziative si avvalgono di un sistema di comunicazione e di distribuzione molto vicino 106 • DOSSIER • LAZIO 2011
ai modelli occidentali. Abbiamo così attirato buyer cinesi molto interessati all’offerta italiana di alta qualità e abbiamo avviato negoziati con la Grande distribuzione. Infine abbiamo messo in programma visite di compratori cinesi alle principali manifestazioni fieristiche italiane». L’Ice ha partecipato con alcune tra le migliori firme della moda italiana alla prima edizione della manifestazione San Paolo Prêtà-Porter. Che importanza può rivestire questa nuova iniziativa brasiliana per promuovere e consolidare nel continente latino americano l’eccellenza del settore tessile e dell’abbigliamento italiano? «Al Brasile dedichiamo molta attenzione proprio perché offre grandi opportunità per le nostre imprese. I grandi marchi italiani si sono già affermati ma le aziende medio-piccole incontrano forti difficoltà. L’Ice intende promuoverle, fornire loro assistenza e facilitare i loro contatti con imprenditori locali. Purtroppo i dazi di ingresso per i nostri prodotti di eccellenza sono ancora molto elevati».
MADE IN ITALY
Roma omaggia la signora dell’alta moda italiana assessore alle Attività produttive del Comune di Roma, Davide Bordoni, al termine della cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione al seminario di moda realizzato nell’ambito della convenzione stipulata tra Roma Capitale e Fondazione Micol Fontana, ha consegnato alla presidente la Lupa Capitolina. «Un riconoscimento che vuole Renata Gualtieri testimoniare l’attenzione di Roma Capitale nei confronti di una donna che ha saputo stra di una sapienza artigianale da tramandare coniugare il ruolo di ambasciatrice dell’alta alle nuove generazioni». moda italiana nel mondo con quello di maeCosa ha rappresentato per lei la consegna della Lupa Capitolina? «Durante la mia lunga carriera, ho avuto l’onore di accettare molti premi, onorificenze, attestati. Ricevere la Lupa Capitolina dal sindaco Alemanno e dall’assessore Bordoni come riconoscimenti di un’attività e di un impegno per una vita dedicata alla moda è stato commovente ed emozionante; ho ricordato a tutti che non ero sola a conquistare il successo ma eravamo in tre e ho felicemente accolto questo importante omaggio di Roma Capitale anche a nome di Zoe e Giovanna». La scelta di Roma, un po’ frutto del caso, quali occasioni ha offerto al suo lavoro? «La nostra avventura è iniziata nel 1936 con una bella dose di coraggio e intraprendenza da parte nostra e con il sostegno dei nostri genitori. Iniziare una nuova vita nella Capitale è stato un bel salto nel buio, ma quella fu per noi una scelta determinante che, attraverso tanto lavoro e dedizione, ci ha portato al successo. La grande occasione arrivò con la fine della guerra, e grazie alla presenza degli studi di Cinecittà, per cui Roma divenne la meta prediletta dei divi e delle dive del cinema, so-
L’ Sotto, Micol Fontana, presidente dell’omonima Fondazione
credit foto: Roberta Lami
Il cuore dello storico atelier continua a vivere e a suscitare emozioni come custode delle radici dell’alta moda italiana e di grande artigianato e come laboratorio progettuale e fucina di creatività, animato dall’entusiasmo di Micol Fontana
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Micol Fontana
Sotto, Linda Christian prova l’abito da sposa per il suo matrimonio con Tyrone Power (1949). A sinistra, Audrey Hepburn nell'Atelier delle Sorelle Fontana
courtesy: Fondazione Micol Fontana, Roma
Determinante per il nostro lancio internazionale fu il vestito da sposa per Linda Christian
200 ABITI
Il grande patrimonio lasciato in eredità dall’Atelier delle sorelle Fontana, creato dal 1940 al 1990
prattutto quello hollywoodiano. Il nostro Atelier vestì le attrici più famose e, avvenimento determinante per il nostro lancio internazionale, fu il vestito da sposa per Linda Christian con Tyrone Power, le cui foto comparvero su tutte le testate mondiali». Nel corso del tempo, è cambiata l’Italia, le tradizioni, le mode. Cosa le piace e cosa no della moda di oggi? «È una domanda a cui non rispondo volentieri, non mi piace esprimere giudizi sul lavoro altri. Comunque ho difficoltà a riconoscere in certa moda di oggi i canoni della
nostra epoca, quando la moda significava soprattutto eleganza, buon gusto, costruzione sartoriale, originalità, e metteva in risalto la femminilità vestendola non spogliandola». Come maestra di una sapienza artigianale da tramandare alle nuove generazioni, quale consiglio darebbe a un giovane stilista? «Presso la Fondazione incontro molto giovani aspiranti stilisti che mi chiedono consigli in merito. La mia risposta è: lavorare, lavorare, lavorare; credere fortemente in ciò che si fa, essere molto pazienti, avere passione e spirito di sacrificio e avventura, rispetto per se stesso e per gli altri». Come viene messo a disposizione delle generazioni future il grande patrimonio lasciato in eredità dall’Atelier Sorelle Fontana? «La Fondazione Micol Fontana è un’associazione no-profit istituita nel 1994, integrata ufficialmente nell’Albo degli Istituti culturali della Regione Lazio, e dichiarata “Archivio di notevole interesse storico” dal ministero per i Beni culturali. Con la Fondazione della quale sono presidente, ho realizzato un progetto - molto amato e perseguito con grande LAZIO 2011 • DOSSIER • 119
MADE IN ITALY
Ho accolto l’omaggio di Roma Capitale, per una vita dedicata alla moda, anche a nome di Zoe e Giovanna
A fianco, la consegna della Lupa Capitolina in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi a conclusione del seminario promosso dal Comune di Roma. Sotto, Liz Taylor
determinazione - in omaggio a una vita de- avuto la lungimiranza di conservare i frutti dicata, con le mie sorelle, al mondo della moda e rivolto al conseguimento di obiettivi culturali, didattici e sociali. Il grande patrimonio lasciato in eredità dall’Atelier delle sorelle Fontana, costituito da oltre 200 abiti dal 1940 al 1990, una vasta raccolta di figurini, ricami e accessori, biblioteca, emeroteca, fondo fotografico, è conservato nell’Archivio della Fondazione come memoria del passato, messo al servizio delle nuove generazioni. Il cuore dello storico Atelier continua a vivere e a suscitare emozioni, sia come custode delle radici dell’alta moda italiana, espressione massima di grande artigianato, sia come laboratorio progettuale e fucina di creatività, attraverso l’organizzazione di seminari, corsi di formazione, mostre, visite ed incontri culturali». Come avete recuperato gli abiti fatti nel corso di un quarantennio? «Noi sorelle abbiamo sempre 120 • DOSSIER • LAZIO 2011
del nostro lavoro. A questi si sono unite le donazioni da parte di affezionate clienti. Dopo il successo della fiction “Atelier Fontana. Le sorelle della Moda”, prodotto da Rai e Luxvide e andata in onda quest’anno, il nostro patrimonio si ulteriormente arricchito di nuove donazioni». La Fondazione ha tra le sue attività anche quella didattica con l’istituzione di seminari di moda e corsi di formazione. Cosa accade in questo laboratorio progettuale? «I seminari sono rivolti a studenti che frequentano accademie, corsi universitari o istituti superiori a indirizzo moda italiani e stranieri. Con questa iniziativa, ci proponiamo di trasferire ai giovani la memoria storica del nostro Atelier e di dare agli allievi la percezione completa dell’iter creativo che porta alla realizzazione di un abito di alta moda. Durante il percorso didattico viene messo a disposizione tutto il materiale depositato nell’archivio storico: tecniche operative da apprendere e documenti “vivi” che riguardano la nascita dell’alta moda italiana dal 1940 in poi, da osservare, consultare, toccare, conoscere. I seminari sono una grande opportunità di arricchimento per gli studenti e costituiscono un prezioso bagaglio di esperienze per il loro futuro».
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Laboratorio di idee e di ricerca Formazione tradizionale legata a una cinquantennale esperienza e spazio alla sperimentazione perché «lo stilista non è più il solo creativo ma la moda è frutto di un lavoro di team». La ricetta della presidente dell’Accademia di costume e di moda, Fiamma Lanzara Renata Gualtieri Accademia è un punto di riferimento per molte maison di moda. Diversi ex allievi della scuola lavorano oggi in importanti uffici stile di griffe italiane e internazionali, altri sono direttori creativi, che sanno di poter trovare giovani creativi dove loro stessi si sono formati. «Una solida preparazione culturale, tanta ricerca, curiosità per tutto quello che ci circonda, capacità di lavoro in team, un’ottima mano nel disegno, e tanta umiltà, perché la moda – sottolinea la presidente dell’Accademia, Fiamma Lanzara – è un lavoro serio, faticoso, di continuo aggiornamento». Il servizio “Career e placement office” segue poi l’inserimento degli studenti monitorando continuamente il mondo del lavoro per rispondere alle esigenze del settore. Come sono cambiati i programmi di studio nel corso degli anni a seguito dell’evolversi della cultura, della moda e della società italiana? «L’Accademia aggiorna i propri programmi adeguandosi alle richieste e alle esigenze delle aziende, pur mantenendo una formazione tradizionale legata alla sua oramai cinquantennale esperienza. Accanto alle materie grafiche, molta importanza viene data ai laboratori, alle materie culturali e alle tecniche di ricerca». Nella “scuola-laboratorio”, quanto spazio c’è oggi per la sperimentazione? «Tanto. I nostri laboratori
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sono sempre stati il nostro vanto, sia per la moda che per il costume. I giovani hanno la possibilità di sperimentare, ma rimanendo sempre legati a una proposta creativa realizzabile e concreta. Sperimentazione e innovazione a uso della realtà produttiva delle aziende». Dal 1969 l’Accademia assegna ogni anno il Premio Irene Brin a un giovane stilista di talento. Cosa distingue un giovane creativo dagli stilisti del passato? «Irene Brin, amava i giovani e si è sempre prodigata per stimolarne il successo. Il rapporto di stima e amicizia che legava la fondatrice Rosana Pistolese a Irene Brin è ancora oggi un importante riferimento per l’Accademia che, attraverso una solida forma-
A sinistra, Fiamma Lanzara, presidente dell’Accademia di Costume e di Moda; in alto, la sfilata Art of the Loom. Nella pagina seguente, laboratorio e Talents 2011 Credits foto Giulia Mitarotonda
Fiamma Lanzara
I giovani hanno la possibilità di sperimentare, rimanendo sempre legati a una proposta creativa realizzabile e concreta
zione basata sullo studio delle materie culturali, offre ai suoi studenti tutti gli stimoli necessari per attingere trasversalmente dalla storia del costume all’arte, dal design alla fotografia, dalla conoscenza dei materiali alla sperimentazione degli stessi. Il lavoro del creativo non è cambiato, c’è stata una trasformazione della professione seguendo quella del settore. Le aziende sono oramai diventate multinazionali, lo stilista non è più il solo creativo, tutto è frutto di un lavoro di team». Quali le iniziative promosse nel 2011 che si inseriscono nello slancio che l’attività culturale, espositiva e museale ha avuto nell’ultimo decennio nella Capitale? «Certamente si è vista da parte delle istituzioni una maggiore attenzione alla cultura della moda e del costume. Altaroma, con un’attenzione particolare ai giovani stilisti, promuove iniziative e manifestazioni che confermano Roma come capitale della cultura della moda. Mostre di importanti stilisti come Capucci, Valentino, Armani hanno suscitato l’interesse di migliaia di visitatori; esposizioni sull’eccellente lavoro delle sartorie cine-teatrali come Annamode, Farani, Tirelli, hanno fatto riscoprire il valore del lavoro
artigianale che è stato da sempre il nostro fiore all’occhiello». Quali sono i partnership internazionali dell’accademia e quale è la visibilità sui mercati emergenti? «Molti paesi emergenti sono interessati alla nostra realtà. Sono molte le richieste di partnership con Cina, Paesi arabi e India. Nel 2010 attraverso un protocollo d’intesa con il National Institute of Fashion di Nuova Delhi abbiamo dato vita al progetto “The Art of the Loom”, una collaborazione tra i due istituti che hanno realizzato una collezione sperimentale, ma legata alle reciproche tradizioni culturali. I progetti sono stati presentati durante Altaroma e in seguito a Nuova Delhi durante Fashionova 2010. Con il supporto degli Istituti italiani di cultura di San Paolo e Santiago del Cile, dell’Ice di San Paolo e delle ambasciate d’Italia in Paraguay e in Cile, le creazioni dei nostri giovani talenti hanno sfilato nel settembre 2010 ad Asuncion, a San Paolo e Santiago, il “Final Work di Moda” si è trasformato in ambasciatore dell’eccellenza formativa e della creatività italiana. Stiamo inoltre lavorando per quest’estate a un corso estivo in accordo con la Parsons Paris». LAZIO 2011 • DOSSIER • 123
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Innovazioni e sostenibilità Una società di servizi nel campo della sostenibilità che ha posto in primo piano la sicurezza. Ne parliamo con i manager di Nalco Italiana, che festeggia i 60 anni dalla sua fondazione Nicoletta Bucciarelli
onsapevolezza e riduzione nel consumo di acqua, energia, altre risorse naturali non rinnovabili e minimizzazione delle emissioni nell’ambiente stanno sempre più diventando una scelta e un dovere nelle abitudini di ogni giorno. È proprio in questo campo d’azione che lavora Nalco Italiana. L’azienda nasce nel 1951 come prima sede estera di Nalco Company, società di servizi nel settore della sostenibilità,
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Gianfranco Lanzoni, direttore vendite di Nalco Italiana www.nalco.com
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specializzata nelle applicazioni per l’acqua, l’energia e l’aria, fondata nel 1928 negli Stati Uniti e attualmente leader mondiale nell’offerta di soluzioni integrate e innovative nel campo dei trattamenti chimici industriali. Con sede amministrativa a Roma e stabilimento di produzione a Cisterna di Latina Nalco Italiana si distingue nei suoi 60 anni di attività, dal dopoguerra ai nostri giorni, per essere un’azienda che guarda al futuro e punta a migliorare costantemente l’efficienza e la sostenibilità del ciclo produttivo. Ne parliamo con i manager di produzione, vendita e servizi di Nalco. «Le divisioni principali di Nalco sono due afferma Lorenzo Sorrentino, direttore di stabilimento Energy Services (ES) e Water and Process Services (WPS). La divisione Energy Services fornisce soluzioni per l’industria petrolifera, petrolchimica e di gas naturali mentre la WPS comprende i servizi per l’industria della carta e per il trattamento delle acque di vari mercati industriali, chimico, farmaceutico, alimentare, automobilistico, acciaierie, fino ai clienti istituzionali quali ospedali e hotel. Dopo la fondazione di Nalco Italiana, la
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compagnia si espande ulteriormente in tutto il mondo arrivando oggi a contare una presenza globale di 150 paesi di attività, più di 12.000 impiegati in tutto il mondo e una vasta rete di stabilimenti produttivi, uffici di vendita e centri di ricerca». La sicurezza in particolare rappresenta un punto fondamentale per Nalco. «Lavoriamo costantemente affinché sia un valore personale per ciascun impiegato, durante e dopo il lavoro» prosegue il direttore di stabilimento Sorrentino. «La nostra cultura si basa sul buon esempio dato dai manager ma applicato nelle scelte quotidiane di tutti. Individuare i pericoli e mitigare i rischi, dev’essere un’abitudine mentre si lavora, si guida o si è in casa. Le squadre di emergenza presenti nelle sedi Nalco sono addestrate a rispondere in ogni situazione. Esse trovano nello stabilimento le radici più antiche e sono state costantemente ampliate e migliorate per divenire parte essenziale del piano di emergenza studiato ed elaborato dalla direzione e dal personale tecnico. Tutto il personale è inoltre periodicamente formato e aggiornato con training teorici e pratici ed è chiamato a partecipare attivamente tramite la compilazione di osservazioni sulla sicurezza per gestire e migliorare la sicurezza dello stabilimento, degli uffici e presso i clienti». Un valore, quello della sicurezza, espresso
Tra le novità c’è Nalco 3D Trasar ®, utilizzato per acque di raffreddamento e per caldaie. Garantisce prestazioni eccellenti e sostenibili
concretamente proprio nell’entrata dell’edificio. «All’ingresso dello stabilimento è presente un contatore che mostra i giorni trascorsi dall’ultimo infortunio e ricorda di lavorare sempre in sicurezza, ponendo l’accento su quanto questo concetto sia imprescindibile e debba essere condivisibile da tutti su base quotidiana». Per una realtà come Nalco Italiana la molteplicità a cui si rivolge e le differenti industrie servite rappresentano sicuramente un punto di forza. «Il nostro staff tecnico - commenta Gianfranco Lanzoni, direttore vendite di Nalco Italiana - è formato di esperti che lavorano ogni giorno a fianco dei clienti, ascoltandoli attivamente e individuando soluzioni efficaci e innovative. Per questo motivo Nalco viene sempre di più percepita come una valida risorsa, tecnologicamente all’avanguardia e immediatamente
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Lavoriamo costantemente affinché la sicurezza sia un valore personale per ciascun impiegato
Sopra, un tecnico di Nalco al lavoro. Sotto, immagine simbolo della sostenibilità di Nalco Italiana
accessibile per rispondere alle molteplici sfide quotidiane e di crescita in un mercato sempre più difficile e competitivo. La presenza diretta sul campo ha innescato un circolo virtuoso: la sempre più vasta cerchia di persone a cui ci rivolgiamo ci consente di ampliare le nostre esperienze, mentre ci fornisce i mezzi finanziari per sviluppare nuove tecnologie, che rappresentano la vera differenza competitiva». Proprio a livello tecnologico Nalco sta sviluppando nuovi sistemi. «Una novità è rappresentata da Nalco 3D Trasar ®– prosegue Lanzoni- per acque di raffreddamento e per caldaie che garantisce prestazioni ec-
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cellenti e sostenibili. 3D Trasar ® è un sistema di monitoraggio basato su sensori ed un software avanzato che controlla costantemente le acque di sistema 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Il sistema è costantemente sotto controllo per assicurare che operi con le migliori tecniche disponibili (BAT, Best Available Techniques) e fornisce indicazioni su eventuali misure correttive». Tra le realtà di fondamentale importanza per la politica di Nalco è messa in primo piano la questione ambientale. Lo spiega Livio Mattucci, amministratore delegato di Nalco Italiana. «Aiutando chi si rivolge a noi ad usare meno acqua ed energia, contribuiamo a conservare le preziose risorse del pianeta, a ridurre le emissioni nell’aria e nell’acqua e a proteggere l’ambiente. Nel contempo miglioriamo l’efficienza dei processi e delle operazioni riducendo i costi e tutelando gli impianti. Questo impegno si riflette anche nella partecipazione a importanti iniziative a livello mondiale, quali il carbon Disclosure Project, il Global compact delle Nazioni Unite e il CEO Water Mandate. La Tecnologia 3D TRASAR® soddisfa i requisiti delle “migliori tecniche disponibili” per l’efficienza energetica ai sensi della legislazione UE nota come IPPC (Integrated Pollution Prevention & Control, Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) volta a favorire un utilizzo efficace dell’energia, ridurre l’uso dell’acqua e diminuire le emissioni nell’aria e nell’acqua».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La Carlucci cresce con il farmaceutico Solidità finanziaria, rinnovo tecnologico, versatilità produttiva e strategie di medio periodo indirizzate all’acquisizione di nuove commesse. Gianpiero Pacchiarotti illustra la formula che ha reso la Carlucci Spa una delle aziende più importanti nel settore delle etichette autoadesive Carlo Sergi
imperativo è investire per crescere». Gianpiero Pacchiarotti, amministratore delegato della Carlucci Spa, non usa mezzi termini nel delineare la strada che l’impresa dovrà seguire nei prossimi mesi. La società di Pomezia, leader nel settore della realizzazione di etichette autoadesive, ha chiuso il 2010 con un bilancio più che positivo. Rispetto al 2009, infatti, si evidenzia un sostanziale incremento dei ricavi, che si attestano su valori che superano la soglia degli 11 milioni di euro. «È un picco mai raggiunto, finora, dalla nostra società – spiega l’amministratore delegato -. Abbiamo registrato un incremento in termini percentuali pari a circa il 9%». Una crescita che cerGianpiero Pacchiarotti, tamente è espressione di una Ad della Carlucci Spa di Pomezia ripresa, seppur lieve, del merwww.carluccispa.it cato interno. L’export, invece, soffre ancora della congiuntura negativa? «Sebbene il ricavato delle esportazioni sia passato dal 7,84% del 2009 al 6,06% dell’anno scorso, la società sta continuando a consolidare il proprio processo di internazionalizzazione commerciale, con previsioni di fatturato per il 2011 tendenzialmente in linea con la media dell’ultimo biennio. Analizzando i dati
«L’
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Carlucci Spa
Attueremo una politica degli investimenti tesa ad aumentare, di circa un 20-30%, la capacità produttiva dell’azienda
relativi al fatturato globale dei primi mesi del 2011 si evince un incremento rispetto al primo trimestre del 2010, sia in termini assoluti, sia con riferimento ai margini economici». Quali strategie perseguirà il vostro management per mantenere il trend di crescita? «Stiamo strutturando una strategia di medio periodo tesa ad acquisire nuove commesse di produzione da operatori nazionali e internazionali, aventi ad oggetto produzioni a elevato impatto tecnologico e con altissimi standard di qualità. Occorre quindi puntare a importanti marginalità in termini di valore aggiunto per commessa». Strutturalmente, dunque, l’azienda è già in grado di incrementare le nuove esigenze produttive? «Certamente. Attualmente abbiamo 87 dipendenti. Le nostre risorse sono idonee in relazione alle esigenze produttive della società e garantiscono, inoltre, la necessaria flessibilità in caso di commesse di lavoro diverse rispetto agli attuali standard dei lotti di produzione. Dall’analisi degli indici di riferimento, si evince l’ottimo livello di redditività conseguito dalla Carlucci nel corso del 2010, sia in termini di remunerazione dei mezzi propri sia in termini di redditività del capitale investito nell’attività operativa». Come mai a trainare la crescita, nel vo-
stro caso, sono soprattutto le industrie farmaceutiche? «Il settore farmaceutico, ormai, per noi rappresenta il 90% del lavoro. Ci riferiamo a industrie che non hanno subìto flessioni dovute alla crisi internazionale. Devo dire, poi, che in futuro vi sono ottime prospettive di sviluppo anche dal settore vinicolo». È innegabile il fatto che, specie in un periodo di crisi, al di là delle strategie è la stabilità finanziaria a garantire la sopravvivenza delle imprese. Sotto questo profilo qual è la situazione della Carlucci? «Si riscontra un netto miglioramento anche della posizione finanziaria netta, che, rispetto anche al 2009, ha aumentato il proprio saldo positivo. Ciò è imputabile sia al contenimento delle esposizioni verso gli istituti di credito per scoperti di conto corrente e anticipi su fatture, sia a una più attenta gestione dei flussi di pagamento dei debiti verso fornitori, oltre che dell’incasso dei crediti verso i nostri acquirenti. Il costante miglioramento della gestione finanziaria lo si può peraltro constatare, con maggiore evidenza, analizzando i flussi di cassa operativa». Cosa dimostrano i dati del cash flow? «Attestano la capacità, da parte della gestione operativa, di produrre liquidità. I dati hanno assunto valori estremamente positivi anche per l’anno 2010, durante il quale il valore del LAZIO 2011 • DOSSIER • 135
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Certificazioni e ambiente La Carlucci Spa ha un sistema di gestione certificato in conformità alle norme UNI EN ISO 9001:2008 e UNI EN ISO 14001:2004. L’azienda adotta e implementa di fatto modelli di responsabilità sociale basati sulla Norma SA 8000:2008 e modelli OHSAS 18001:2007 per la Salute e Sicurezza. Per quanto riguarda le politiche ambientali, si segnala l’assoluta attenzione posta dal management aziendale a questa tematica, e avendo posto in essere nel sito aziendale un efficace sistema per la raccolta differenziata di rifiuti urbani. Inoltre, nei primi mesi del 2011 è stato realizzato un impianto fotovoltaico da 49,68 Kw che consentirà alla società di generare annualmente energia elettrica per circa 70mila Kw, con un notevole risparmio in termini di impatto ambientale ed economici.
cash flow è risultato in linea con quanto emerso nell’anno 2009. La società gode di un grado di solvibilità estremamente elevato. Ciò va interpretato positivamente, in quanto l’eccedenza di capitale circolante netto non è imputabile, come spesso accade nelle aziende manifatturiere, a un valore elevato delle giacenze di magazzino, bensì principalmente al valore dei crediti commerciali verso clienti per i quali non sussistono rischi di esigibilità, considerata la dispersione dei crediti e la solidità finanziaria dei clienti che vantano una maggiore esposizione». Molte altre imprese, però, non navigano sulle vostre stesse acque. Cosa può fare il mondo della politica a sostegno del tessuto produttivo? «Occorrono meno tasse, più incentivi e meno burocrazia. Ne è una dimostrazione quello che è accaduto nel 2007, con la finanziaria approvata dal Governo Prodi, la quale ha introdotto, oltre alla riduzione dal 33 al 27,5% 136 • DOSSIER • LAZIO 2011
Stiamo strutturando una strategia di medio periodo tesa ad acquisire nuove commesse di produzione da operatori nazionali e internazionali, aventi ad oggetto produzioni a elevato impatto tecnologico
dell’aliquota IRES, il cosiddetto “Cuneo Fiscale”per l’IRAP. Queste nuove disposizioni hanno permesso alla Carlucci un risparmio fiscale dal 2007 al 2010 pari a 180mila euro, circa 45mila all’anno. Con queste risorse siamo riusciti a proseguire con gli investimenti produttivi. Per il 2011, infatti, abbiamo programmato, e in parte già formalizzato, investimenti per due nuove linee di stampa, dal valore di circa mezzo milione di euro. Si tratta di un acquisto fondamentale, in quanto ci permette di aumentare la nostra
Carlucci Spa
competitività sui mercati italiano ed europeo. Ma occorrono sicuramente sforzi maggiori da parte dello Stato». Dunque nei prossimi anni vi saranno grossi investimenti per il rinnovo delle macchine? «Per quest’anno abbiamo già programmato e formalizzato l’acquisto di una macchina tipografica del tipo MIDA MD 280, che andrà a sostituire il macchinario GALLUS R160. La Carlucci Spa ha dimostrato un significativo impegno anche in Da qui al 2013, poi, anche alla luce delle ambito umanitario. Grazie ai finanziamenti dell’azienda nuove e diverse prospettive di mercato in cui amministrata da Gianpiero Pacchiarotti, è stato infatti realizzato la società potrà collocarsi, è nostra intenzione un progetto idrico che ha già visto la realizzazione di tre pozzi in porre in essere una politica degli investimenti Kenya. «Avere acqua significa salute e progresso sociale -. Ha tesa ad aumentare ulteriormente, per circa dichiarato Thomas Simmons, direttore generale di Amref Italia Onlus, nel ringraziare il supporto della Carlucci Spa -. Grazie ai un 20-30%, la capacità produttiva delpozzi le donne non devono più camminare per ore e ore alla l’azienda. In tal senso sarà utile ritagliarsi una ricerca dell’acqua, avendo così più tempo a disposizione per nicchia di prodotti e servizi realizzati con la crescere i propri figli, per aiutarli a studiare e per svolgere qualche tecnologia più aggiornata e con sistemi di siattività che possa permettere loro un reddito migliore». curezza e garanzia di conformità sempre più spinti. Tra gli altri, è previsto anche l’acquisto di una macchina da stampa flessografica a 6 colori con laminazione, stampa su adesivo tutto, otterranno dei benefici? e stampa su retro». «Grazie alle nuove tecnologie, oltre all’auQuali aspetti del vostro lavoro, soprat- mento di produttività cui ho già accennato, si ridurranno i tempi di Set up. Non solo. Occorreranno meno materie prime, sia per l’avviamento che per le produzioni. Ci sarà possibile stampare etichette di qualità in nuovi settori quali healtcare, householdcare, nonché incrementare la produzione di etichette alimentari e farmaceutiche. Punteremo anche a informatizzare sempre di più i report giornalieri su tutte le linee di produzione e di allestimento, fattore che consentirà Da sinistra, Ivana Tiraferri, direttore vendite, Tiziana Maluzzi, responsabile programmazione, Giusy Sanna, di monitorare tutte le fasi di larelazioni con l’estero, e Attilia Picchiotti, responsabile ufficio commerciale; in alto, Progetto idrico, terzo pozzo realizzato in Africa (2010) grazie al finanziamento della Carlucci Spa vorazione in tempo reale».
Un progetto per il Kenya
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Tecnologia per subforniture Il complesso ruolo dei subfornitori fra le stringenti esigenze imposte dal mercato e gli obiettivi di crescita fondati sullo sviluppo tecnologico, con una certa attenzione al problema ambientale. Roberto Gallina descrive questo scenario Amedeo Longhi on è facile operare fra l’incudine e il martello, fra i fornitori di materie prime e chi realizza i prodotti finiti. Lo sa bene Roberto Gallina, titolare della In. Tech. di Aprilia, azienda che fornisce manufatti tecnologici e impiantistica. «Flessibilità, efficienza e velocità di risposta agli ordini sono fondamentali in questo settore, dove il cliente vuole tutto, subito e con alti standard qualitativi, per poter competere lui stesso con prodotti innovativi in un mercato in continua evoluzione. Inoltre, la crisi degli ultimi due anni ha fatto capire alle aziende l’importanza delle basse giacenze di magazzino, per cui l’affidabilità e la pronta risposta di noi subfornitori danno la possibilità di soddisfare in modo adeguato le esigenze del mercato».
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Tecnici all’opera presso la In. Tech. di Aprilia (LT) www.intechnet.org
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Per rimanere al passo e tenere a bada la concorrenza cinese, l’innovazione è fondamentale, come sottolinea Gallina: «I paesi del far east ormai non sono più emergenti, ma all’avanguardia in fatto di tecnologia. Dal canto nostro, stiamo evolvendo il sistema di gestione della qualità integrandolo con una forte componente tecnologica e informatica che ci permette di monitorare la produzione in ogni sua area e ridurre al minimo le problematiche inerenti a non conformità». La riduzione dell’impatto ambientale costituisce un aspetto importante: «L’impatto zero è un obbiettivo primario per noi, tant’è che siamo certificati ISO 14001 dal 2007 e le nostre procedure ci impongono il rispetto totale dell’ambiente interno ed esterno. Siamo inoltre energeticamente autosufficienti, poiché disponiamo di due impianti fotovoltaici e del solare-termico. Purtroppo però vediamo che in Italia non viene data molta importanza al settore del riciclo degli scarti industriali, non c’è ricerca e questo annulla gran parte degli sforzi che vengono fatti a monte della filiera». Allargando il campo dell’analisi, Gallina conclude avanzando una critica al sistema che regola il mercato in cui anche la In. Tech si trova a operare: «Purtroppo mi trovo a sottolineare ciò che diversi colleghi rivendicano da molto tempo ovvero, l’attuazione di quei cambiamenti nel nostro sistema che porterebbero a una diminuzione degli adempimenti burocratici in materia di impresa, per far sì che ognuno di noi possa dedicare maggiore attenzione allo sviluppo della propria azienda e contribuire a dare al nostro paese la giusta immagine che merita».
TRADIZIONI ITALIANE
l settore della gioielleria in Italia è ancora in crisi. Secondo Federorafi, infatti, le esportazioni nazionali lo scorso anno sono aumentate in valore per l’effetto dei prezzi, influenzati dalle altalenanti quotazioni dell’oro, ma diminuite in quantità dell’11%. «Se il mercato degli orologi di lusso vive una fase positiva, in cui è quasi difficile accontentare tutta la domanda quello della gioielleria sta ancora soffrendo a causa della recessione - conferma Ettore Menichini, titolare della storica gioielleria di Piazza di Spagna a Roma -. Credo che una delle concause sia anche la carenza di pubblicità dovuta al fatto che il settore non ha gli utili adatti a investire in comunicazione, quindi le persone, che già stanno più attente a quello che spendono, comprano meno gioielli». Soffrono anche alcuni articoli “intramontabili” come i brillanti? «Il brillante, in realtà, si vende ancora bene. Rappresenta un valido investimento per una certa fascia della popolazione. Da sempre la gioielleria Menichini è specializzata nei brillanti e oggi vanno molto quelli colorati, neri, brown. Il brillante nero, più economico di quello bianco, permette infatti di realizzare ottime soluzioni,
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L’arte orafa che non teme la crisi Il settore della gioielleria risente ancora degli effetti della crisi. Ma alcune realtà storiche riescono a tenere bene il mercato, forti del radicamento sul territorio e dell’ampia offerta. L’esperienza di Ettore Menichini Eugenia Campo di Costa
molto eleganti e meno costose, per esempio alternando brillanti bianchi e brillanti neri. Oltre al brillante colorato, piace l’oro rosa, va la gioielleria in argento, ma soprattutto sono molto richiesti gli orologi di lusso. Soffre la gioielleria più classica, che risente di un certo calo rispetto agli anni scorsi». Roma, città cosmopolita, presenta comunque un quadro critico per la gioielleria? «È vero che dal centro di Roma passa tutto il mondo, ma la crisi è internazionale. Oggi, a parte russi e cinesi, quasi tutti subiscono le conseguenze della recessione e, nonostante a Roma ci sia un mercato mondiale, molte gioiellerie Un interno della gioielleria Menichini di Piazza di Spagna. Nella pagina accanto, il titolare, Ettore Menichini www.menichinigioiellieri.com
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Ettore Menichini
Il brillante nero, più economico di quello bianco, permette di realizzare ottime soluzioni, molto eleganti e meno costose, per esempio alternando brillanti bianchi e brillanti neri
sono in difficoltà, alcune ditte del settore hanno addirittura chiuso. Noi teniamo bene il mercato grazie alla nostra storia, al fatto che il cliente sa che il nostro negozio offre molte garanzie, e anche all’ampia offerta che proponiamo. Oltre alla vasta scelta di orologi di lusso e brillanti, ci stiamo specializzando anche in accessori come i gemelli, un settore che sta riscuotendo un certo successo». Quale valore aggiunto offre una realtà come la vostra? «Abbiamo una clientela fidelizzata conscia delle garanzie che possiamo offrire e della consulenza qualificata e personalizzata che ci contraddistingue. Anche se a pochi metri dal nostro negozio hanno aperto grandi boutique di marchi che commercializziamo anche noi, non abbiamo subito contraccolpi. C’è chi continua a preferire il rapporto più confidenziale e la consulenza su misura che possono offrire solo negozi come il nostro». Le origini della gioielleria Menichini risalgono al XIX secolo. Vogliamo ripercorrere le
tappe più significative della vostra storia? «Le origini risalgono ai fratelli Giacomo e Nicola Menichini che già dal 1865 lavoravano l’oro nell’attività aperta da Giacomo. Ettore, uno dei figli di Nicola, dopo essersi dedicato allo studio dell’arte orafa tradizionale e dell’incassatura di pietre preziose, affiancò il padre e lo zio e trasformò una parte del laboratorio in negozio di vendita al pubblico. In quegli anni, nonostante furti e difficoltà, l’attività fiorì, diventando una gioielleria conosciuta in città. Ettore perfezionò le sue conoscenze a Parigi e fu affiancato in negozio dai figli Mario e Renato. La gioielleria, ormai famosa, si trasferì da via Cavour a piazza di Spagna 74 e nel 1931 fu rinominata “Mario e Renato, fratelli Menichini”». Che successe dopo la guerra? «L’attività tornò a svolgersi come e più di prima. I fratelli Menichini cavalcarono il “Boom economico” degli anni 60 specializzandosi sempre più sulla manifattura altamente qualificata e in un’offerta maggiore di prodotti tra cui orologi, argenteria e accessori. Nel 1968, dopo gli studi ed esperienze specifiche nel settore orafo, anch’io, primogenito di Renato, cominciai l’attività di gioielliere collaborando con mio zio e mio padre. Il negozio si trasformò in gioielleria di lusso grazie all’offerta di marchi internazionali prestigiosi di orologi (Jaeger – Le Coultre, Piaget, Baume & Mercier, solo per citarne alcuni) e di gioielli (Chopard, Favero, Federico Buccellati) anche di manifattura orafa vicentina mantenendo al contempo la realizzazione di propri gioielli esclusivi o anche personalizzati». Oggi l’attività procede con lei e i suoi due figli, Renato e Riccardo. «Nel 1966 la gioielleria si è trasferita in piazza di Spagna 1 e recentemente ha raddoppiato la superficie di vendita, realizzando una nuova vetrina su via del Babuino che consentirà di dividere l’esposizione dei gioielli da quella degli orologi. I miei figli danno un contributo essenziale all’attività, acquisendo nuovi mercati, innovativi sistemi di vendita e curando molto il rapporto con il cliente. Attualmente siamo un punto di riferimento sia per i cittadini della Capitale che per i turisti stranieri innamorati dell’ineguagliabile arte italiana». LAZIO 2011 • DOSSIER • 141
L’espresso conquista il Sol Levante Se gli italiani, per comodità e risparmio, tendono a rinunciarvi, all’estero lo amano sempre di più. Cambia il ruolo del caffè nell’economia. A parlarne sono gli eredi della storica torrefazione Bondolfi Andrea Moscariello orse ancora più della pasta, il caffè è un emblema dello stile di vita italiano. Non soltanto un sapore, ma una ritualità che ci contraddistingue dal resto del mondo. L’andare al bar, gustarsi un espresso o un cappuccino al bancone, scambiare due chiacchiere con il barista di fiducia, trovando in quell’irresistibile sapore amarognolo un attimo di respiro in una vita sempre più frenetica. Quello che per noi è un rito quotidiano, quasi scontato, è osservato all’estero come uno dei gesti più tradizionali e apprezzati della nostra cultura. Ma si sa, quello che ci invidiano nel mondo, non sempre viene valorizzato da chi, nello stivale, ci nasce e ci vive. E così per l’espresso si è aperta una nuova, difficile, era. A confermarlo sono anche gli eredi di una delle famiglie di torrefattori storiche del Lazio, Tommaso ed Edoardo Piroli, alla guida di quella Bondolfi Boncaffè che, fondata dal trisavolo Pietro Bondolfi, è oggi uno dei pochi baluardi rimasti, dietro ai grandi
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nomi, dell’epoca d’oro della caffetteria romana. «La nostra storia è simile a quella della maggior parte delle torrefazioni italiane – spiega Tommaso Piroli -. Siamo nati con il commercio al dettaglio per poi, nel tempo, diventare una realtà conosciuta a livello internazionale». Secondo la Famiglia Bondolfi, gli italiani stanno perdendo una delle loro tradizioni più rinomate. «Con il boom delle capsule e delle cialde, vengono consumati sempre meno espressi. Si sta via via riducendo una produzione che non rappresenta soltanto un business, ma un simbolo della nostra italianità. E pensare che nel mondo l’espresso è ritenuto quasi un lusso, in certi paesi lo vendono anche a 8 o 9 euro». Sì, perché il caffè, quello buono, alle sue spalle ha un lavoro di ricerca che forse in molti ignorano. «Un buon torrefattore è colui che sa ricercare le migliori provenienze di caffè miscelandole con metodo e tostandole con maestria» ribadisce Tommaso Piroli. Il caffè si conferma essere il prodotto più venduto al
Tommaso ed Edoardo Piroli
Quello che per noi è un rito quotidiano, quasi scontato, è osservato all’estero come uno dei gesti più tradizionali e apprezzati della nostra cultura
In apertura, una tazzina di Boncaffè Bondolfi a Tokio; in questa pagina, foto d’epoca con, da sinistra Edoardo e Gianfranco Bondolfi; a destra il locale dinanzi Piazza San Pietro, a Roma www.bondolfiboncaffe.it
mondo, dopo il petrolio, e il numero di produttori è tale da rendere sempre più difficoltoso il reperimento delle origini migliori. «Gli anni di esperienza e la volontà costante della famiglia di mantenere alti gli standard qualitativi, ci portano alla ricerca delle provenienze più pregiate e costose mantenendo sempre un prezzo molto competitivo sul mercato». Ancora oggi l’azienda distribuisce le sue miscele soprattutto nelle regioni del Centro Italia, ma l’ambizione principale, per la nuova generazione della famiglia, è il mercato internazionale. Mercato che, nel corso degli ultimi anni, le tre figlie Pamela, Carola e Lucilla sono riuscite a incrementare. “La qualità, viene sempre riconosciuta e apprezzata». È grazie a insegnamenti come questo che, nel corso degli anni, Gianfranco Bondolfi, è riuscito a tramandare alle generazioni successive l’arte di un mestiere cosi apparentemente semplice ma nella sua semplicità enormemente complesso. Sicuramente la qualità Bondolfi viene riconosciuta anche nell'Est Asiatico, con in prima linea il Giappone. «Il Giappone si potrebbe paragonare all’Italia di 50 anni fa. Un paese sorprendente dove le persone, che vedono l’espresso come una novità, stanno apprezzando pienamente il rito di un prodotto di cui ne amano la ritualità e la storia che lo accompagna. Questi nuovi paesi consumatori
stanno quasi superando il nostro in termini di qualità e competenza». Una curiosità, in Giappone la Bondolfi si è anche proposta sul mercato discografico, realizzando una compilation jazz, “Boncaffè BuonJazz”, che ha ottenuto un discreto successo di vendita. Nonostante il recente dramma del sisma, gli investimenti non stanno scemando. «Dopo il terremoto pensavamo di dover ridurre l’export, di dilazionare i pagamenti, per aiutare i nostri clienti e partner che, ovviamente, sono rimasti colpiti da un evento catastrofico. Invece si è verificato l’opposto, le richieste sono addirittura incrementate. Dimostrazione di come questo sia un popolo che non si arrende mai dinanzi alle difficoltà». A testimonianza della grande passione che lega i fratelli Piroli al mondo del caffè troviamo la gestione di uno dei locali più frequentati della capitale, proprio dinanzi a Piazza San Pietro, in via di Porta Cavalleggeri, dal quale, gustandosi un “Boncaffè” si può ammirare una vista unica al mondo. «Tra gli altri progetti stiamo valutando varie opportunità per rilanciarci sul mercato italiano. Inoltre, puntiamo ad aprire nuovi locali a livello internazionale. Per noi, quella del “bancone” non è soltanto una questione di lavoro, è una passione a cui difficilmente rinunceremo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 143
SERVIZI PER LE IMPRESE
Rapporti sinergici per l’impresa Produrre e rivendere articoli innovativi e marchi prestigiosi, significa assicurarsi redditività commerciale. L’esperienza della Italchimica Lazio nelle parole di Silvano Bellapadrona Giulio Conti
e dinamiche produttive e commerciali sottese a ognuna delle filiere industriali implicano la partecipazione dei rivenditori. Dall’industria di produzione all’utilizzatore finale, molti prodotti subiscono quindi un passaggio d’intermediazione. Ma affinché l’attività del rivenditore, così vasta e articolata, possa concretamente dimostrarsi efficiente e redditizia, deve essere supportata a monte da un perfetto sistema distributivo e organizzativo delle imprese che sceglie di rappresentare. Ad esemplificare il valore dell’imprenditoria d’alto profilo e affidabilità, alla Italchimica Lazio, azienda attiva nella produzione e distribuzione di prodotti chimici a uso industriale e prodotti vari per co-
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In queste pagine, parte del magazzino, riempitrice automatica e tester della Italchimica Lazio, azienda di Monterotondo Scalo (RM) www.italchimica.com
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lorerie e ferramenta, «da sempre impegniamo le competenze ed esperienze acquisite nel corso degli anni affinché i nostri rivenditori possano usufruire di tutti quei vantaggi che solo un’azienda stabile può garantire, quali ad esempio, notevole flessibilità operativa, prezzi competitivi, celerità e sicurezza nelle consegne e una vasta scelta di articoli che sia puntualmente aggiornata grazie alla ricerca continua di nuovi prodotti effettuata su tutti i mercati mondiali». Sa bene cosa offrire e garantire nel tempo Silvano Bellapadrona ai rivenditori della Italchimica Lazio perché conscio di quanto l’efficacia del passaggio che anticipa l’arrivo dei vari prodotti agli utilizzatori finali sia fondamentale per non soccombere alle complesse leggi di mercato e ai competitor più agguerriti. Oltre l’esperienza, indispensabile a ogni imprenditore, «sensibilità agli umori variabili del mercato, costante aggiornamento tecnologico, ricerca di nuovi prodotti e nuove soluzioni, ma soprattutto selezione oculata degli uomini con cui collaborare, basata sulla loro esperienza, serietà e capacità commerciale» rappresentano per Bellapadrona la filosofia di lavoro che accompagna da sempre la Italchimica Lazio, una realtà imprenditoriale in cui l’energia della struttura organizzativa si è dimostrata imprescindibile per instaurare
Silvano Bellapadrona
rapporti sinergici con i rivenditori e scalare le vette del mercato di riferimento. La Italchimica Lazio nasce nel 1972, dapprima creando prodotti per la casa, quindi, immediatamente dopo, allargata la propria area di commercio a più settori, inizia a fornire prodotti con indirizzo maggiormente tecnico. «Fin dall’avvio dell’impresa, è sempre stato evidente quell’input di rinnovamento continuo che caratterizza l’approccio della Italchimica Lazio verso il complesso e mai statico andamento del mercato – afferma Bellapadrona –. Per questo, nel tempo,
La costante ricerca l’innovazione tecnica spaziano anche nel settore delle sospensioni per moto con “Duoble System
abbiamo acquisito progressivamente la rappresentanza di marchi prestigiosi con prodotti di valore tecnologico sempre più alto, la cui distribuzione è sempre garantita». L’azienda romana, con sede a Monterotondo Scalo, impegna altresì importanti energie nell’acquisizione e il rinnovamento di prodotti di antica tradizione come la Cera Aurora che, insieme a una vasta gamma di altri prodotti interni, è commercializzata su tutto il territorio nazionale. «La costante ricerca e innovazione tecnica cui sottoponiamo ogni divisione della Italchimica Lazio spazia anche nel settore delle sospensione per moto con “Duoble System”, il marchio che dopo 30 anni di ricerche e prove nel fuoristrada, in pista e su strada, ha ormai raggiunto e consolidato l’avanguardia rispetto ai migliori prodotti esistenti nel settore grazie alle ottime prestazioni, il peso estremamente contenuto e l’infinita, semplice e immediata possibilità di setting». Da se-
gnalare è l’ultima innovazione per l’ammortizzatore stradale, “ammortizzatore top racing”. «Con un semplice pulsante sul manubrio, in pochi secondi, è possibile aumentare la pressione dell’aria in modo di avere un setting perfetto per guidare in tutta sicurezza anche con il passeggero – spiega l’imprenditore –, quando con le classiche sospensioni a molla, per ottenere le stesse prestazioni e risultato, dovrebbe intervenire un tecnico per smontare e resettare l’ammortizzatore e sostituire la molla; si dovrebbero quindi affrontare una spesa elevata e tempi tecnici improponibili per l’utilizzo stradale». Un valido supporto marketing consente alla Italchimica Lazio di operare con mirata precisione sul mercato con prodotti di garantita efficacia grazie alla scelta accurata delle materie prime, assicurandosi quindi dall’utente finale una favorevole accoglienza e, dal rivenditore, una proficua e sicura collaborazione. LAZIO 2011 • DOSSIER • 147
SERVIZI DI COMUNICAZIONE
La comunicazione sostiene l’impresa e le imprese, piccole, medie o grandi che siano, rappresentano il volano di sviluppo dell’economia italiana, la crescita del paese passa anche attraverso quelle realtà professionali che affiancano le imprese nel loro percorso, contribuendo attivamente, attraverso meeting, convegni, eventi, ma anche servizi di comunicazione, ufficio stampa e viaggi incentive alla crescita di queste realtà. Queste realtà creano valore per l’intero sistema-impresa. Ne è una World’s Image di Roma, società leader di comunicazione, si occupa dell’ideazione e della gestione dell’immagine di realtà imprenditoriali e istituzionali. «Progettare l’identità di un’azienda significa conoscerne la storia, le persone, i prodotti, la cultura - afferma Patrizia Agate, amministratrice della società -. Questo implica un lavoro di studio, di analisi dell’attività dell’azienda committente e l’instaurare con essa un rapporto di profonda sintonia». Nell’ambito della Corporate Communication, congressi e convention rappresentano un investimento importante per le aziende. Quali sono le caratteristiche della vostra offerta in questo senso? «Convention, meeting e congressi sono eventi importanti per le aziende, in quanto rappresen-
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Patrizia Agate, amministratrice della World’s Image di Roma www.worldsimage.com
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Affiancare le imprese nell’organizzazione di convention e nella gestione della comunicazione significa contribuire allo sviluppo economico del paese. L’esperienza di Patrizia Agate Lucrezia Gennari tano strumenti di comunicazione essenziali per il lancio di nuovi prodotti, per la presentazione di strategie commerciali, per il dibattito su temi specifici di carattere scientifico, commerciale, socio - economico e di sviluppo del territorio. In questo ambito, per World’s Image, l’attenzione al cliente, da sempre fondamentale per la società, si traduce in un’assistenza continua già dalle prime fasi di definizione e progettazione dell’evento. Dagli studi di fattibilità alla ricerca di location, dalla progettazione degli spazi ai contatti con i partecipanti e con gli sponsor, fino ai booking alberghieri, ogni attività è seguita in stretta collaborazione con il cliente». In quest’ambito, dunque, offrire un servizio completo, occupandovi di ogni aspetto dell’evento. «Sì, nello specifico, la divisione World’s Image Corporate si occupa dell’organizzazione e gestione di eventi nazionali e internazionali per la comunicazione interna ed esterna di aziende ed enti pubblici allo scopo di promuovere il brand, il lancio di nuove attività, prodotti e servizi. La divisione World’s Image Communication Design, invece, progetta, realizza e produce strumenti grafici, multimediali e interattivi a supporto della comunicazione». A quali tipologie di aziende, soprattutto, si rivolge World’s Image? «World’s Image nasce e si sviluppa in ambito istituzionale. Nel corso degli anni abbiamo arricchito le nostre professionalità, differenziando i settori di competenza ed estendendo i servizi a diverse tipologie di clientela. Oggi operiamo an-
Patrizia Agate
che al fianco di grandi realtà aziendali». Vi occupate anche della partecipazione delle aziende presso importanti fiere di settore. Può approfondire questo aspetto? «La partecipazione a fiere ed expo accresce il potenziale di visibilità offerto alle aziende che mirano al rafforzamento del brand e a far conoscere i propri prodotti e servizi. Gli eventi expo sono uno strumento imprescindibile per chi intende aprirsi al mercato nazionale e internazionale, grazie anche alla risonanza mediatica che sono in grado di determinare. Nell’organizzazione di fiere ed expo, la nostra attività comprende l’iniziale contatto con il complesso fieristico che ospiterà l’evento, l’accoglienza di delegazioni italiane e straniere da parte di personale altamente qualificato, la predisposizione di misure di sicurezza e personale addetto, la gestione dello spazio espositivo». World’s Image si propone anche come partner specializzato nella ricerca e gestione di contatti utili allo sviluppo aziendale, nonché come ufficio stampa promotore di eventi e iniziative. «Una struttura aziendale competitiva, che opera attivamente sul mercato e che si pone obiettivi di crescita e di sviluppo, non può prescindere da un ufficio stampa per divulgare le notizie e le informazioni che la riguardano. L’ufficio stampa comprende un ampio ventaglio di attività che spazia dall’analisi e strutturazione delle informazioni indirizzate ai mass media nazionali e internazionali a mezzo stampa, radio, televisione e web; all’archiviazione e monitoraggio di rassegne stampa con riferimento al settore e alle attività di competenza del cliente; dalle pubbliche relazioni alla promozione e divulgazione di iniziative editoriali, eventi aziendali, manifestazioni culturali e sportive; dai contatti con centri d’informazione e agenzie di stampa nazionali e internazionali alla strutturazione di articoli redazionali, editoriali, forum e dibattiti per pubblicazioni aziendali periodiche; dalla progettazione di inserzioni pubblicitarie per la promozione dell’immagine e dei servizi offerti dal cliente all’organizzazione di conferenze stampa e redazione di comunicati e cartelle stampa. World’s Image offre questo tipo di attività sia ad imprese pubbliche che private,
attraverso mirate azioni strategiche». Il successo di un’azienda è anche connesso alla gestione efficace dei fattori relazionali ed emozionali. Quale servizio offrite in questo senso? «L’attività di incentive è focalizzata sull’organizzazione di viaggi per i dipendenti delle aziende, al fine di sperimentare momenti di svago in contesti diversi da quello aziendale, rompendo schemi relazionali precostituiti attraverso un’esperienza di gruppo significativa, favorendo allo stesso tempo nuove soluzioni di business, nuovi stimoli per i collaboratori e un ritorno di immagine positivo per il cliente. Mediante un’attenta analisi delle esigenze economiche e motivazionali del cliente, progettiamo e organizziamo attività di incentive originali e innovative: viaggi premio in Italia e all’estero, percorsi enogastronomici, culturali e naturalistici in località di grande fascino».
In alto, hostess e steward in attesa di un briefing in un Salone Internazionale. Qui sopra, cena di gala a un evento AEREC Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali
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IN CASO DI INCIDENTE
Più trasparenza nei sinistri stradali Passato lo shock iniziale, che cosa bisogna fare dopo un incidente stradale per evitare di restare invischiati nelle procedure burocratiche? Graziano Scheggi, presidente di Sicurezza e Ambiente Spa, parla del “Progetto trasparenza” Nicoletta Bucciarelli ei minuti successivi ad un incidente stradale non sono pochi gli automobilisti che, superato lo shock della botta, possono trovarsi alle prese con un’altra paura: quella di restare invischiati in una trappola di procedure burocratiche. Moduli da riempire, testimonianze da raccogliere, danni da elencare. È in questo ambito che si è indirizzato il lavoro di Sicurezza e Ambiente S.p.A., impegnata da oltre cinque anni nel contesto nazionale sulla sicurezza della circolazione post incidente. A questo proposito è stato ideato e realizzato il “Progetto trasparenza”, finalizzato a contrastare il fenomeno delle denunce fraudolente di sinistri alle compagnie assicurative attraverso un servizio di rilevazione immediata di tutti i dati relativi all’incidente. Ne parliamo con Graziano Scheggi, presidente di "Si-
N
Graziano Scheggi, presidente di Sicurezza e Ambiente S.p.A.
curezza e Ambiente". Che cos’è il "Progetto trasparenza" e quali sono i risultati attesi dalla sua applicazione a livello nazionale? «Il “Progetto trasparenza” prevede che alla segnalazione del sinistro alla Centrale operativa di Sicurezza e Ambiente, venga immediatamente attivato un operatore che, a bordo di un “motoveicolo polifunzionale”, appositamente progettato e realizzato, raggiunga il luogo dell’incidente in tempi rapidi. Parliamo di pochi minuti dalla segnalazione, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. In totale sicurezza propria e del traffico sopraggiungente, una volta posto in sicurezza il luogo del sinistro e prestato soccorso sanitario di primo livello, l'operatore esegue la puntuale rilevazione di tutti i dati non sensibili relativi all'evento infortunistico. Tali dati saranno poi inseriti in uno speciale modulo a
Graziano Scheggi
compilazione con penna elettronica e teletrasmessi "in tempo reale", accompagnati da una copiosa documentazione fotografica sull’incidente e sui veicoli coinvolti e in particolare sui danni riportati dagli stessi, alla centrale operativa di Sicurezza e Ambiente e, contemporaneamente, alla compagnia di assicurazione convenzionata». Il motoveicolo polifunzionale sarà quindi provvisto anche di tutto il necessario per il primo soccorso sanitario? «Certamente. Il motoveicolo polifunzionale dispone di cassetta di emergenza medica, medicinali di primo intervento, defibrillatore, piccola bombola di ossigeno a boccaglio per asmatici, coperta termica e bottiglie d’acqua. Tutti gli operatori hanno seguito corsi di primo intervento di soccorso sanitario e sull’impiego del defibrillatore (BLSAngelo Caciotti, direttore generale di Sicurezza e Ambiente Spa., insieme BLSD), tenuti dalle ad alcuni collaboratori. Accanto, strutture provinciali la Centrale operativa del pronto soccorso www.sicurezzaeambientespa.com sanitario 118».
pacità di carico e stabilità nella fase di stazionamento». Quali saranno i benefici per le compagnie di assicurazione e per il cittadino? «Tale organizzazione operativa potrebbe diventare “l’occhio vigile” delle compagnie di assicurazione su tutto il territorio nazionale, proprio per la sua capacità di fornire tutti gli elementi sull’evento infortunistico. Questa documentazione viene acquisita “alla fonte”, vale a dire nel periodo immediatamente successivo all’evento, con tutti i vantaggi sul fronte della genuinità delle informazioni e non, come accadeva prima, dopo diversi giorni o settimane. Questo momento rappresenta proprio il punto cruciale della vicenda sinistro, definito anche “punto caldo”, nel quale l’assicurato viene a trovarsi nella impossibilità pratica di organizzare una diversa rappresentazione dell’accaduto per trarre vantaggio economico e/o compensare il costo di riparazioni non dovute al sinistro che altrimenti rimarrebbero a proprio carico.
Quali sono le motivazioni della scelta del “motoveicolo polifunzionale”? «Nelle attuali condizioni di circolazione, l’unica soluzione possibile per assicurare la tempestività di intervento è quella di fare affidamento su dei motoveicoli polifunzionali in grado di risalire con facilità gli accodamenti veicolari, oppure muoversi con disinvoltura all’interno di spazi assolutamente ristretti per effetto del parcheggio “selvaggio” o di viabilità insufficiente. Sono questi i “motoveicoli a tre ruote”, di recente fabbricazione del tipo Piaggio MP3, 300 cc., che offrono una facile manovrabilità nel convulso traffico cittadino, una buona ripresa e velocità, una discreta ca-
L'adesione volontaria del cittadino al progetto di accertamento immediato della realtà dell'evento infortunistico in tutte le sue componenti, siano esse materiali o fisiche evidenti, porterà innanzitutto a una rapida liquidazione dei danni da parte della compagnia di assicurazione del civilmente responsabile, in quanto verrà superata la fase istruttoria della pratica. Il conseguente beneficio economico acquisito dal sistema assicurativo si riverserà sul costo delle polizze. Ma c'è di più, le compagnie di assicurazione potranno incentrare i controlli su di un numero più ridotto di casi, giungendo a risultati più concreti a beneficio della collettività». LAZIO 2011 • DOSSIER • 151
SISTEMA AEROPORTUALE
In cantiere il Lazio che si rinnova lla luce dei cambiamenti che stanno attraversando il sistema aeroportuale del Lazio, l’assessore alla Mobilità e al trasporto pubblico, Francesco Lollobrigida, ribadisce con convinzione la linea politica: «Fiumicino è destinata a diventare un hub intercontinentale, mentre Ciampino a breve verrà delocalizzato, favorendo Viterbo come nuovo scalo per i voli commerciali e soprattutto low cost». A completamento del quadro Lollobrigida aggiunge: «Stiamo ragionando su un aeroporto di livello regionale da allocare nel Frusinate», un’operazione che, se dovesse andare in porto, completerebbe il profondo ripensamento del sistema infrastrutturale, ricalibrato anche in funzione di possibili nuovi scali. Integrazione è quindi la parola d’ordine e lo si vede già esaminando il
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Francesco Lollobrigida, assessore alla Mobilità e al trasporto pubblico del Lazio; a destra, l’aeroporto di Ciampino; nella pagina a fianco, il Leonardo Express, che collega Roma Termini e Fiumicino
156 • DOSSIER • LAZIO 2011
Potenziamento e integrazione, due vettori perseguiti dal Lazio per rinnovare la fruibilità su scala regionale. Per l’assessore alla Mobilità, Francesco Lollobrigida, il prossimo piano regionale dei trasporti sarà la cartina di tornasole. «Verificheremo il livello progettuale raggiunto» Lorenzo Di Stefano
progetto Milleniun, che vuole rinnovare la Capitale in vista dell’obiettivo 2020. In definitiva quello del piano di sviluppo aeroportuale è un’ambizione complessa, su cui non sono mancate le polemiche, tra cui quella mossa dal centrosinistra secondo cui è da riconsiderare l’ampliamento di Fiumicino, che non è affatto inefficiente. «Ma – rassicura Lollobrigida – questa prerogativa, insieme all’aeroporto di Viterbo, fanno
già parte del piano, come ha confermato la presidente Renata Polverini. In agenda anche l’intesa istituzionale che verrà firmata con il governo centrale per il finanziamento delle infrastrutture». Dal punto di vista economico, quanto la Regione è disposta a investire per innovare le infrastrutture? «Certamente l’amministrazione regionale non si sta tirando indietro. Tuttavia dovranno essere sfruttare il più
Francesco Lollobrigida
L’attuale amministrazione sta compiendo un forte sforzo per sviluppare direttrici come quella del Leonardo Express e della Fr3
possibile le risorse provenienti dal settore privato e sarà necessario reperire fondi nazionali attraverso intese con il governo centrale. Quest’amministrazione, intanto, sta compiendo un forte sforzo per sviluppare direttrici come quella del Leonardo Express e della Fr3. Quest’ultima linea è stata indicata come quella che dovrà andare a servire il futuro aeroporto di Viterbo». Più in generale le infrastrutture che dovranno fare da corollario all’aeroporto di Viterbo sono ancora lontane mentre a Ciampino, per via dell’impatto ambientale, la situazione sembra insostenibile. Come intendete affrontare questa problematica? «Come primo passo, la Re-
gione e il Cipe si sono attivati per stanziare le risorse necessarie per l’ammodernamento della linea a singolo binario fra Cesano e Viterbo. Non è escluso, tuttavia, che con l’avvio dei lavori di realizzazione dello scalo di Viterbo, si possa pensa anche di provvedere al raddoppio di questa linea». La Regione si è dotata di una cabina di regia per monitorare il traffico su gomma e rotaie. State già pensando a misure ad hoc che possano migliorare la fruibilità delle principali piattaforme aeroportuali? «L’accessibilità dovrà essere incrementata per sistemi e modelli, necessari a garantire l’accesso più semplice possibile alle strutture. Su
Fiumicino abbiamo coinvolto tutti i principali attori istituzionali ed economici per programmare la realizzazione delle infrastrutture e il piano per il futuro». Quali altre priorità in agenda per raggiungere sul piano regionale l’integrazione delle infrastrutture? «È in corso la redazione del piano regionale dei trasporti, che tra breve vedrà la luce. Uno dei criteri direttori del piano sarà l’integrazione fra le infrastrutture dedicate alla mobilità e, soprattutto, la loro interazione. La presentazione di questo programma rappresenterà il momento topico per valutare il livello progettuale raggiunto dalla regione in termini di mobilità».
LAZIO 2011 • DOSSIER • 157
SISTEMA AEROPORTUALE
Low cost in Tuscia, una pista praticabile Al Cipe il prima possibile, forse a luglio. Giovanni Bartoletti, assessore all’Aeroporto di Viterbo, fa luce sul progetto in cantiere da anni. «Saremo la seconda base del Lazio» Paola Maruzzi
he nel capoluogo della Tuscia la realizzazione di uno scalo aeroportuale sia percepita come una priorità lo dimostra l’esistenza di un’istituzione ad hoc, unico caso in Italia: un assessorato all’Aeroporto, retto da Giovanni Bartoletti, tra i più attivi sostenitori del progetto e dal 2005 a capo di un comitato cittadino di promozione dello scalo. Da quando, in seguito alla decisione di ridurre il traffico su Ciampino, dove la pista corre a pochi chilometri dalle abitazioni, Viterbo si è aggiudicata il terzo podio - «se non addirittura il secondo se, Fiumicino a parte, terremo testa al traffico regionale» precisa Bartoletti c’è stato un susseguirsi di annunci e smentite circa la possibile data d’apertura. L’amministratore delegato della Ryanair, che non ha mai visto di buon occhio il cambio di testimone, solo qualche mese fa ha ironicamente ribattuto che «né noi né i nostri figli vedranno la nascita dello scalo». In effetti i
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158 • DOSSIER • LAZIO 2011
tempi burocratici si sono dilatati: si era parlato del 2011, poi del 2020, infine del 2044. Sul piano politico ufficialmente nessun passo indietro: da Polverini al sindaco di Viterbo, che il 21 maggio ha incontrato Letta chiedendo che il protocollo d’intesa tra Adr e ministero dell’Infrastrutture venga chiuso rapidamente, si ribadisce che l’aeroporto c’è e sarà attivo. Ma se la conversione dell’infrastruttura da militare a civile non pone grosse difficoltà, più complesso è collegare su gomme e rotaie la Tuscia alla Capitale. Su questo lavorerà anche l’amministrazione locale. Per Bartoletti i viterbesi vogliono “volare”. Largo alla chiarezza e basta con le voci infondate, come quella secondo cui sono già aperte le candidature per lavorare in aeroporto, rivelatasi un falso. Nel documento presentato da Aeroporti di Roma si parla di pieno regime nel 2044. Come stanno le cose? «Non mi stupisce. I piani sugli aeroporti sono sempre a lunga scadenza. Il 2044 è solo l’obiet-
7 mln
PASSEGGERI È il numero di passeggeri previsto entro il 2020. È quanto emerge dallo studio di prefattibilità del nuovo aeroporto di Viterbo redatto da Adr
+80% LOW COST
Sulle rotte nazionali, tra il 2004 e il 2009, le compagnie low cost che volano in Italia hanno fatto registrare un’impennata
tivo finale, quando si prevede che Fiumicino passerà dagli attuali 30 ai 120 milioni passeggeri. Nessun dubbio su Viterbo, soprattutto in vista delle Olimpiadi 2020. Anche il presidente dell’Enac, Vito Riggio, sempre sul chi va là sulla questione, ne ha ribadito il ruolo strategico. Nel giro di tre anni lo scalo dovrebbe essere pronto. I tempi stringono: il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato d’urgenza tutti gli attori coinvolti perché, se è vero che Ciampino rischia di chiudere e che Fiumicino bypassa i voli low cost, dobbiamo farci trovare pronti».
Giovanni Bartoletti
Seppure la risoluzione vada al di là dei confini amministrativi locali, a Viterbo si richiede impegno. Come vi state muovendo per passare dalle parole ai fatti? «L’amministrazione comunale è sempre stata protagonista di questa battaglia, che non è politica ma “tecnica”. Insieme agli altri soggetti coinvolti abbiamo iniziato a lavorare per rispondere alla cabina di regia indetta dal ministro Matteoli. Tre mesi fa abbiamo firmato una convenzione con l’Enac, secondo cui ogni ente, nel giro di 7 mesi, deve adempiere ad alcuni com-
piti. Per quanto ci riguarda l’attenzione è alla progettazione preliminare del tratto che collega lo scalo alla superstrada OrteCivitavecchia. L’obiettivo è andare al Cipe per i finanziamenti il prima possibile, forse a luglio». Arriviamo al vero problema: i collegamenti con Roma che il settimanale Air Press definisce sottodimensionati. Cosa risponde? «I lavori vanno avanti. Abbiamo appena inaugurato il troncone che da Viterbo arriva a Monte Romano. Non è vero che siamo così isolati: imboccando l’autostrada da
Orte, in un’oretta si è a Roma, una distanza compatibile con gli scali low cost europei». Cosa state facendo per sensibilizzare quella fetta di viterbesi scettici? «A breve ci sarà un incontro previsto dall’iter burocratico. Strano a dirsi, ma proprio l’Enac ci ha fatto notare come Viterbo sia una delle poche città in cui non esiste una vera opposizione. Tra i comuni della provincia, 56 su 60 hanno votato a favore e uno studio dell’Università di Roma dà il 90 per cento dei viterbesi a favore dell’aeroporto».
In apertura, l’attuale aeroporto militare della Tuscia; in alto, Giovanni Bartoletti, assessore all’Aeroporto di Viterbo
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SISTEMA AEROPORTUALE
ungi dall’essere un fuoco di paglia, il futuro scalo civile viterbese sta già rimodellando l’economia del territorio. Ne è convinta la senatrice del Pdl, Laura Allegrini, che ribadisce: «Sarà un mezzo e non solo un fine perché chiamerà a sé altri cantieri, altre infrastrutture e, ci auguriamo, coinvolgerà le aziende locali». Che l’aeroporto sia un vettore di cambiamento non è un novità. Quando nel 2007 è iniziata la corsa per aggiudicarsi questo ruolo di primo piano, destinato a riconfigurare la mobilità regionale, ognuna delle città coinvolte - Latina, la più agguerrita, Frosinone, la meno papabile, e Viterbo, la prescelta da Enac e Enav - ha mostrato un grandissimo interesse, certa delle ripercussioni sia in termini turistici che di mercato occupazionale. Ora che le polemiche non sono state del tutto spente e l’opposizione punta il dito sui ritardi, la senatrice Allegrini, instancabile sostenitrice del progetto, fa il punto sulla tabella di marcia e, nel capitolo dei possibili collegamenti tra la Tuscia e la Capitale, propone una mossa strategica sulla trasversale OrteCivitavecchia, l’opera su cui Comune e Provincia sperano il definitivo completamento perché consentirebbe di avvicinarsi a Roma e al più grande porto turistico dell’Italia cen-
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160 • DOSSIER • LAZIO 2011
Il decollo di Viterbo passa dalla trasversale Nessuna preoccupazione sullo scalo della Tuscia. Ora la sfida si gioca spingendo l’acceleratore su gomme e rotaie. Sul tanto atteso collegamento autostradale Orte-Civitavecchia, Laura Allegrini, senatrice del Pdl, lancia una “variante”. «Frazioniamo i lotti e procediamo a piccoli passi. Costerà molto meno» Paola Maruzzi trale. Intanto, dopo una stasi durata trent’anni, il 19 aprile sono stati inaugurati 7 chilometri di tratto: lo svincolo della provinciale tuscanese e l’innesto sull’Aurelia bis, in località Cinelli. Siamo nel pieno della fase 2, quella in cui Viterbo deve prepararsi ad accogliere l’importante base aeroportuale. Lei quale nuovo impegno dovrà assumersi, contribuendo a dar voce alla politica locale? «Come in precedenza, vigilerò affinché le procedure già inquadrate marcino in modo spedito. È innegabile che la sinergia politica tra Comune, Provincia, Regione e governo, possa facilitare il dialogo. Ci saranno da attendere solo i tempi tecnici e non è detto che nel cronoprogramma previsto da Adr si debba arrivare per forza al 2044. Più che sui tempi, ragioniamo sulle opportunità da cogliere e sull’inevitabile riqualificazione della Tuscia. Tra gli impegni da
portare a termine, prioritari saranno la trasversale Orte-Civitavecchia e l’ammodernamento del sistema ferroviario». Per il viterbese Parroncini, consigliere regionale Pd, l’attenzione politica sull’aeroporto è stata demagogica, nella realtà il progetto si allontana perché mancano i fondi. Cosa risponde? «Nel passaggio dal governo di
Laura Allegrini, senatrice del Pdl
Laura Allegrini
centrosinistra a quello di centrodestra non c’è stato nessun cambiamento sui fondi che, ribadisco, ci sono ma con il nuovo sistema di bilancio non possono più essere immobilizzati: saranno a disposizione quando le procedure saranno sbloccate. L’investimento, come si sa, è privato e riguarda Adr. Su Viterbo non ci sono dubbi». Di recente è intervenuta sul collegamento Orte-Civi-
tavecchia, su cui c’è già un progetto definitivo, proponendo una variante. Che vantaggio porterebbe cambiare le carte in tavola? «La mia proposta, cioè frazionare i lotti in più parti, consentirebbe di trovare fondi e spenderli nel momento in cui servono. È la direzione intrapresa dall’assessore regionale ai Lavori pubblici, Luca Malcotti. Oggi il Cipe ha messo ha disposizione 171 milioni di euro per il prolungamento da Cinelli a Monte Romano, un ulteriore passo in avanti rispetto al tratto inaugurato lo scorso aprile. Fin qui tutto bene. È impressionante, invece, il finanziamento che si ipotizza per arrivare all’Aurelia: oltre 600 milioni di euro. Nel progetto ci sono tre gallerie e diversi viadotti: è evidente che il costo pro-chilometro sia altissimo, tre volte in più ri-
spetto al lotto appena portato a termine. Insieme al sindaco di Monte Romano, abbiamo ripreso le carte in mano e ci siamo accorti di un percorso, individuato nel 2003, che consentirebbe, rinunciando alle gallerie, un risparmio di quasi tre quarti, quindi si arriverebbe a un tetto massimo di 300 milioni di euro. Poi si procederebbe per piccoli passi, parcellizzando i lavori, dando la possibilità alle imprese locali di partecipare alle gare». Quali i prossimi passi per rendere praticabile questa sua proposta? «Abbiamo presentato un preliminare all’assessore Malcotti, che ne ha già parlato con il presidente Polverini. Approfondire lo studio, tutto senza andare a toccare 171 milioni già stanziati». Torniamo all’aeroporto. Come rassicurare i viterbesi dal momento che non c’è ancora uno studio di fattibilità dell’impatto ambientale? «L’aeroporto di Ciampino è immerso in un centro abitato, i disagi sono reali. A Viterbo, invece, l’attuale aeroporto sorge in una zona quasi isolata. È in corso l’indagine sull’impatto ambientale. Aspettiamo i risultati, ma siamo tranquilli: gli occhi esperti dell’Enac hanno già dato il loro riscontro positivo. Viterbo non sarà una seconda Ciampino». LAZIO 2011 • DOSSIER • 161
MERCATO IMMOBILIARE
Nuove sfide per i costruttori nche a Roma e nel Lazio la crisi delle costruzioni si è rivelata acuta. Nel 2009 e nel 2010 tutti i motori delle costruzioni si sono fermati. Particolarmente grave risulta la contrazione in termini di investimenti in nuove abitazioni, ridottisi del 38% rispetto al 2008. «Un dato rilevante – commenta il presidente Ance Lazio Urcel, Stefano Petrucci – che si inserisce in una congiuntura in cui alla crisi economica e finanziaria si sono sommati gli effetti ciclici di un calo che potremmo definire fisiologico se guardiamo alla forte crescita produttiva e di risorse investite tra la fine degli anni Novanta e la prima metà dell’ultimo decennio». Il risultato è una recessione eccezionale dove la contrazione del residenziale si è accompagnata a un vero e proprio crollo dell’edilizia non residenziale e a cui non ha fatto da contrappeso il mercato dei lavori pubblici, anch’esso in difficoltà e caratterizzato da un cambiamento di tipo strutturale che ha finito per penalizzare soprattutto la dimensione piccola e media dei lavori. «Ora la sfida è come favorire una ripresa in un contesto di risorse scarse e di una generale inerzia amministrativa e decisionale».
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164 • DOSSIER • LAZIO 2011
Il mercato dell’edilizia residenziale nel 2010, in base agli ultimi dati di Cresme e Ance Lazio, registra segnali contrastanti in regione. Stefano Petrucci, presidente dei costruttori laziali, traccia lo scenario che si va delineando Renata Gualtieri
Quanto incidono su questo trend negativo le difficoltà degli imprenditori ad accedere al credito? «Il calo di attività registrato negli ultimi due anni si ripercuote sulle imprese che si vedono costrette a intervenire sulla struttura aziendale cercando di posizionarsi su un mercato ristrettosi, ricercando la collaborazione degli istituti di credito, a loro volta soggetti a maggiori controlli e oggetto di politiche più attente rispetto alle operazioni di investimento. Tutto ciò avviene in un momento in cui moltissime imprese si trovano ad avere rilevanti crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, i cui ritardi nei pagamenti finiscono per mettere in seria difficoltà numerose aziende. Una prima soluzione è stata trovata grazie alla disponibilità del governo regionale. Ance Lazio ha concordato un protocollo, riguardante 113 imprese per crediti pari a 120 milioni, che ha consentito la cessione dei crediti pro soluto alla
Il presidente di Ance Lazio Urcel, Stefano Petrucci
Stefano Petrucci
Domande di agevolazione fiscale per opere di ristrutturazione residenziale Fonte: CRESME su dati ministero delle Finanze, Agenzia delle entrate Valori assoluti
25.711
26000
25.521
25000
24000
23.628
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23.588 22.343
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gen-nov 2009
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Sace. L’accordo non solo interviene sui crediti esistenti, ma consentirà alle imprese di ottenere, per i nuovi lavori, il rispetto dei pagamenti entro 60 giorni. Da questa intesa ne è derivata un’altra che consente di coinvolgere diversi istituti di credito e l’intero tessuto imprenditoriale della regione, con l’obiettivo di contenere i rischi in cui versano molte imprese con pesantissimi riflessi sull’occupazione e sul tessuto economico». A dare ossigeno nel 2010 a un mercato regionale asfittico sono stati gli investimenti in ristrutturazioni (+9,2%) e le compravendite (+7,5%). Queste ultime particolarmente vivaci soprattutto nei comuni capoluogo (+12,3%), con un picco a
Roma (+12,7%). Come giudica questo dato dopo 4 anni di flessione? «Si tratta di segnali importanti ma il dato rilevante riguarda le ristrutturazioni e il recupero del patrimonio esistente. È in questo segmento di mercato che a breve sarà possibile convogliare sia il piccolo risparmio che risorse di investitori. Ovviamente è necessario che si delineino progetti e si sia capaci di orientare questo investimento creando le condizioni per valorizzare i capitali immessi nel settore, rivedendo le regole, individuando incentivi adeguati e dando seguito e concretezza a politiche di settore quali il perseguimento dell’efficienza energetica e la demolizione e ricostruzione. Si tratta di correggere e rendere più efficace, ad esempio, la recente legge regionale sul piano casa. Egualmente è essenziale alzare il livello della scala dall’edificio a “pezzi di città”. La vera sfida dei prossimi mesi è creare le condizioni per piani di investimento di riqualificazione urbana. Da questo punto di vista proprio qualche giorno fa la Regione nel riprogrammare i finanziamenti europei ha istituito una nuova misura, finalizzata allo sviluppo urbano e locale LAZIO 2011 • DOSSIER • 165
MERCATO IMMOBILIARE
È essenziale alzare il livello della scala dall’edificio a “pezzi di città”. La sfida è creare piani di investimento di riqualificazione urbana
mettendo sul piatto 80 mi- “una città in espansione, con in maniera più tempestiva la lioni di fondi Fers». I tempi per passare dai progetti all’apertura dei cantieri vanno davvero ridotti per accelerare i timidi segnali di ripresa del mercato residenziale privato? «Assolutamente. Come associazione regionale dei costruttori edili, insieme all’associazione nazionale, abbiamo posto la questione delle procedure al centro delle nostre azioni. Già in occasione del varo del piano casa regionale abbiamo ottenuto alcuni importanti cambiamenti sull’accelerazione di alcune procedure e in merito ai rapporti tra i diversi livelli amministrativi e decisionali». Un recente studio presentato dall’Università La Sapienza ha tracciato lo scenario di Roma al 2020: 166 • DOSSIER • LAZIO 2011
un numero sempre maggiore di abitanti nelle periferie esterne al grande raccordo anulare, nella quale il centro cittadino manterrà la sua vivacità e i quartieri periferici saranno sempre più popolati a discapito di quelli semicentrali. Conviene con questa analisi? «L’evoluzione della città dipende molto dalle politiche urbanistiche dell’amministrazione comunale, mentre si è in attesa che si acceleri la ormai necessaria riforma amministrativa in direzione della città metropolitana. In questa direzione dovrebbe andare la nascita di Roma Capitale. Poter contare su una maggiore capacità e autonomia decisionale costituirebbe un indubbio vantaggio. Si tratta poi di saper cogliere
domanda di insediamento nonché dare risposte adeguate alle nuove esigenze di molte fasce di popolazione. Certamente l’allargamento insediativo richiederebbe scelte in grado di razionalizzare le funzioni di servizio, aumentando la dotazione infrastrutturale e riorganizzando gli spazi urbani in una logica di maggiore sostenibilità e di integrazione tra centro e periferie. Non soltanto rispetto al territorio comunale, ma tra Roma e il suo hinterland, tra Roma e i comuni dell’area metropolitana, così come rispetto all’articolazione urbana dell’intera regione. Il sistema imprenditoriale è pronto ad accettare una sfida di modernizzazione, di razionalizzazione e di riqualificazione».
MERCATO IMMOBILIARE
L’obiettivo resta il via libera alla legge entro luglio Nessuna accelerazione per il piano casa laziale. «La nostra proposta di legge è compatibile con le norme del decreto sviluppo, ma per l’approvazione del piano casa molto dipenderà dall’opposizione». Il punto dell’assessore Luciano Ciocchetti Renata Gualtieri
a definito questa legge come «fondamentale per accelerare i timidi segnali di ripresa del mercato residenziale privato». L’assessore all’Urbanistica della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti, definisce la battuta d’arresto del piano casa laziale un effetto dei circa 2.000 emendamenti presentati dall’opposizione in Consiglio regionale. Con la presidente Polverini assicura, però, «stiamo lavorando per ridurre il numero degli emendamenti» e questo potrà consentire entro luglio di approvare il provvedimento legislativo. Tra le richieste avanzate dai costruttori della regione alle istituzioni locali, al primo posto c’è la semplificazione normativa. Un capitolo affrontato nel piano casa all’esame del Consiglio regionale. La nuova legge quali interessanti passaggi contiene? «Tutti quegli interventi che oggi
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dovrebbero essere effettuati attraverso la variante urbanistica potranno essere fatti con semplice permesso a costruire, o con una super Dia in caso di edifici al di sotto dei 500 mq, ad esempio nel caso di cambio di destinazione d’uso degli edifici dismessi. Con questa disposizione, in accordo con l’Urcel Ance, sarà mdificata la legge 36/87 sulla semplificazione delle procedure in maniera urbanistica edilizia. La modifica consentirà di ridurre il numero dei passaggi tra amministrazione comunale e regionale e anche all’interno dello stesso comune. In assenza di varianti sostanziali né dal punto di vista degli investimenti né dei pesi insediativi - proprio queste modifiche portavano alla necessità di tornare in Consiglio comunale - noi prevediamo che le autorizzazioni vengano approvate con una semplice firma del tecnico responsabile del procedimento all’interno dell’ufficio tecnico dell’ammi-
+26 nistrazione comunale. In più, la legge prevede l’ampliamento degli strumenti di silenzio-assenso dell’amministrazione nell’approvazione dei piani particolareggiati e dei piani integrati, fissando in 60 o 90 giorni al massimo il lasso di tempo per far scattare questo meccanismo». Alcuni comparti dell’edilizia nel Lazio cominciano finalmente a mostrare segnali di ripresa. A fare da apripista è stato nel 2010 il mercato della riqualificazione e del recupero, seguito poi nei primi tre mesi del 2011 dal settore dei
GARE OPERE PUBBLICHE Aumento di gare di opere pubbliche nei primi tre mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
+20,6 CASSA INTEGRAZIONE Percentuale di crescita della cassa integrazione nei primi tre mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente
Luciano Ciocchetti
Ci sono timidi segnali di ripresa sulla riqualificazione ma la legge sul piano casa può far riprendere i piccoli e medi cantieri
Luciano Ciocchetti, assessore all’Urbanistica della Regione Lazio
lavori pubblici. La crisi nel settore è dunque davvero finita o permangono degli elementi negativi? «Stiamo vivendo ancora un periodo di forte crisi e i dati sull’occupazione e sull’indotto nel settore dell’edilizia lo dimostrano. Ha retto solo chi è stato capace di internazionalizzare. Le piccole e medie imprese e la manodopera che lavora nel settore sono in crisi profonda. Ci sono solo timidi segnali di ripresa sulla riqualificazione e la legge sul piano casa diventa strategica per far riprendere i piccoli e medi cantieri e dare opportunità di occupazione e voglia di reinvestire in questo settore». Con il cambio di destinazione d’uso degli immobili si può migliorare l’assetto urbano e dare una risposta concreta all’emergenza abitativa. L’approvazione del piano casa regionale come può favorire questo processo? «Lo favorisce perché al suo interno ha una serie di misure strutturali che possono far ripartire un grande piano per l’edilizia residenziale pubblica. In questa legge ci sono 4 capisaldi proprio per il rilancio del settore e per l’emergenza abitativa. Il primo riguarda l’edilizia sovvenzionata per costruire case popolari e anche una norma urbanistica che consente di re-
cuperare le aree all’interno di zone popolari che già esistono ma non sono state utilizzate; quanto all’edilizia agevolata abbiamo definito l’accordo per abbattere il tasso di interesse sui mutui e sbloccare il piano 2004 per 12.000 alloggi di edilizia agevolata nel Lazio. La vera novità è avere una norma che consente ai comuni di avere una disponibilità di aree pubbliche a costo zero per poter soddisfare questi bisogni. Inoltre, viene istituito lo standard sociale e il 20% delle aree dove si realizza un nuovo quartiere deve essere ceduta dai proprietari all’amministrazione comunale che poi le può utilizzare secondo le sue programmazioni; l’housing sociale, che però non può funzionare fino a quando il costo di acquisto delle aree sarà così alto; il quarto caposaldo si riferisce ai cambi di destinazione d’uso, cioè degli edifici non residenziali dismessi per cui si può fare il cambio di destinazione d’uso in modo diretto, senza variante urbanistica, ma con permesso a costruire sopra i 500 mq, con super Dia sotto i 500 mq e gli operatori dovranno mettere a disposizione dell’amministrazione comunale il 30% degli alloggi recuperati dal cambio di destinazione d’uso, i quali saranno assegnati dal comune a canone calmierato». LAZIO 2011 • DOSSIER • 169
MERCATO IMMOBILIARE
I romani hanno voglia di casa Migliora l’andamento del mercato nella Capitale e tra gli immobili più ricercati si assestano la prima casa, di taglio intermedio, e gli immobili di pregio e del centro storico. Laura Fioravanti, presidente di Fiaip Roma, analizza l’andamento del settore Renata Gualtieri
l 2010, stando ai dati della Federazione italiana agenti immobiliari professionali, ha visto una significativa ripresa delle trattative. Da un’analisi della presidente provinciale di Fiaip ci si rende conto di come i fattori che hanno reso possibile questo miglioramento sono molteplici e concomitanti. Le banche, ad esempio, sono tornate a offrire i loro prodotti di credito, a seguito di una sostenuta chiusura negli ultimi 2-3 anni, «che ha generato innanzi tutto per loro, e per l’utenza poi, una fetta ghiotta di mancate risorse». Una quota di apporto di capitali, «anche se non quella sperata», va riscontrata nell’ultimo scudo fiscale. L’introduzione della cedolare secca, induce infine il risparmiatore ad acquisire immobili da locare, generalmente di piccolo taglio, per crearsi un reddito aggiuntivo. Dal report 2010 Fiaip si evidenzia una diminuzione generale dei prezzi per le abitazioni in tutte le città, fatta eccezione per Venezia (+2,22%) e Siena (+0,2%)
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che fotografano una realtà in controtendenza. Qual è la diminuzione dei prezzi degli immobili residenziali a Roma? «Per quanto concerne la diminuzione dei prezzi nella nostra città, rileviamo un 4%, che però va per la grande maggioranza a toccare la fascia di immobili usati, semiperiferici e periferici. Il centro storico e le zone cosiddette residenziali, e quindi tutti gli immobili “di nicchia” non sono stati colpiti dalla diminuzione dei prezzi, bensì da un semplice rallentamento nei tempi di esecuzione delle
–4% PREZZI
Diminuzione del costo degli immobili a Roma che va a toccare per la grande maggioranza la fascia di immobili usati, semiperiferici e periferici
52% COMPRAVENDITE Sono quelle che avvengono con il ricorso al sistema creditizio, ma con una riduzione di richieste ed erogazioni rispetto al 2009
vendite e da una domanda più attenta da parte dell’utenza. Gli immobili di pregio mantengono il prezzo, grazie alla domanda costante di investitori che non debbono ricorrere al mutuo per l’acquisto». Si segnala poi come più della metà delle compravendite a uso residenziale portate a termine (52%) avvenga con il ricorso al sistema creditizio e l’accesso ai mutui, sebbene vi sia una riduzione di richieste di erogazioni rispetto al 2009. Le famiglie romane seguono questa tendenza?
Laura Fioravanti
Variazioni percentuali dei contratti di compravendita rispetto al precedente periodo (2009) Fonte: Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali
0,00% - 1,98% - 1,00% - 2,00% - 8,06%
- 8,37%
- 3,00%
- 9,04%
- 4,00% - 5,00% - 6,00% - 7,00% - 8,00% - 9,00% - 10,00%
Abitazioni
«Sì, certamente. Parlando di famiglie medie, che si rivolgono all’acquisto di un taglio medio, 80/100 mq in zone di fascia media, la richiesta di mutuo copre la stragrande maggioranza delle compravendite. Piuttosto che pagare un canone di locazione alto (anche se negli ultimi due anni abbiamo riscontrato un netto ribasso del valore dei canoni), le famiglie, preferiscono unire le risorse e fare ricorso al credito per acquistare una casa e coronare il sogno di possederne una propria». È sempre la prima casa a essere la protagonista assoluta anche nei momenti difficili e a sostenere in Italia l’intero mercato immobiliare? «Sì, la prima casa è l’investimento protagonista e in assoluto quello preferito dagli italiani. Quando si acquista un immobile, oltre ai professio-
Negozi
Uffici
nisti del settore per la compravendita, il rogito e il credito, abbiamo un’infinità di altri settori economici investiti da questa attività: imprese di ristrutturazione, trasportatori, mobilieri, tappezzieri e via discorrendo. Se solo il legislatore riuscisse a capire quanto il settore immobiliare sostiene il Paese, forse smetterebbero di tassare in modo, spesso incondizionato, il bene rifugio degli italiani». La nuova tendenza che si registra è costituita dalla nuova qualità della domanda. Ciò è frutto delle nuove norme relative al rendimento energetico oltre che a una ritrovata spinta di “voglia di casa”? «Al primo posto metterei la seconda opzione. Il mio pensiero per le norme del rendimento energetico è il seguente: gli immobili usati non sono tenuti in conside-
Capannoni
razione per tale aspetto, non dovrebbero avere neppure l’obbligatorietà della presentazione in sede di rogito. Assai differente è il rendimento energetico per le nuove costruzioni, che non solo trovo giusto, ma assai determinante. Ho potuto constatare quanto i nostri costruttori si siano attivati in tal senso e in più cantieri ho riscontrato impiantistica e finiture di ultima generazione che mi hanno meravigliata non poco. I nostri costruttori hanno saputo, oltre che adeguarsi alle nuove leggi, migliorare i loro interventi e vedo una corsa a voler effettivamente progettare le loro case con criteri di risparmio, innovazioni e agevolazioni alle famiglie».
Laura Fioravanti, presidente provinciale della Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Roma
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PROGETTAZIONE INTEGRATA
Verso un’architettura sempre più sostenibile Dalla progettazione informatica alla pubblicistica, dall’urbanistica al restauro. In mezzo secolo di carriera nell’architettura sono tanti gli obiettivi realizzati. Lorenzo Monardo racconta la sua esperienza Amedeo Longhi
n lungo curriculum, tanti progetti realizzati e decine di pubblicazioni. I cinquant’anni di professione di Lorenzo Monardo sono densi di traguardi importanti, coronati con la Targa d’Oro che l’Ordine degli Architetti di Roma gli ha riconosciuto per celebrare la ricorrenza. Monardo ripercorre le tappe più importanti della sua car-
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A destra, Lorenzo Monardo, Amministratore Unico e Direttore Tecnico della Tecnurbarch Computer Consulting Spa, insieme all’archietto Caltagirone www.tecnurbarch.it
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riera: «Ho iniziato a lavorare nel 1952 nel mio studio, confrontandomi e facendo scambi culturali come docente all’Università di Roma con docenti e ambienti professionali internazionali aperti all’informatica. Nel 1970 ho ideato e realizzato, grazie alla collaborazione dell’IBM, un innovativo programma informatico (ESECU) per la progettazione e il disegno di massima ed esecutivo delle strutture edilizie. Ho trasformato successivamente il mio studio di architettura nella società Tecnurbarch – che sta per “Tecnologia, Urbanistica, Architettura” – a indirizzo informatico, specializzata nelle progettazioni nel campo dell’architettura, dell’urbanistica residenziale, industriale e delle infrastrutture». Quali sono i lavori realizzati a cui tiene di più? «In Italia ho contribuito alla costruzione di diverse opere sia di edilizia che di urbanistica. Fra le più importanti posso citare la nuova sede nazionale di Telecom Italia a Roma presso il Parco dei Medici, origina-
riamente concepita come sede del Ministero della Salute, il Santuario di Nostra Signora di Fatima sempre a Roma, il cosiddetto “fungo” dell’EUR, l’Istituto di Ricerca Farmacologico Cesare Serono ad Ardea, l’Ospedale Generale zonale da cinquecento letti a Terracina, il Piano Urbanistico della zona turistica di Soverato, l’autostrada Roma-Latina e la bretella Cisterna-Valmontone. Inoltre ho progettato diversi quartieri di Roma come Casal dei Pazzi, Saxa Rubra, Vigna Murata, Ponte di Nona». Ha operato anche all’estero? «Sì, ho curato diversi progetti anche all’estero, cercando sempre di tenere alto il buon nome dell’architettura italiana nel mondo. In particolare, ho recentemente ho realizzato un grande complesso alberghiero di lusso vicino ad Abu Dhabi, mentre a Mosca ho firmato il nuovo Campus dell’Università di Sokol e il Campus dell’Istituto dell’Aviazione di Mosca. Inoltre ho progettato impianti petroliferi per la Snam e portato a termine progetti in Tunisia,
Lorenzo Monardo
Il complesso alberghiero Ras Al Khaimah, realizzato dall'architetto Monardo negli Emirati Arabi
in Libia, in Iraq, in Siria A Damasco ho vinto l’appalto per il nuovo Teatro della Fiera». Basandosi anche sulla sua lunga esperienza didattica, che importanza attribuisce alla trasmissione dei valori e delle tecniche della scuola architettonica italiana alle giovani generazioni? «Una parte importante e consistente della mia vita professionale è stata dedicata all’insegnamento. Ho infatti alle spalle una quarantennale esperienza didattica presso la Facoltà di Architettura Valle Giulia dell’Università La Sapienza di Roma, dove ho iniziato a insegnare nel 1952. La notevole tradizione di questa storica istituzione, nata nel 1934, è un’ulteriore conferma del grande valore che se-
condo me rivestono a trasmissione e l’insegnamento a tutti gli studenti della qualità progettuale compositiva per la tutela e lo sviluppo del nostro patrimonio storico ambientale e culturale». Viste anche le sue diverse collaborazioni con le istituzioni, qual è la sua valutazione generale sulla politica urbanistica italiana e la normativa in merito? «Purtroppo non posso valutare positivamente la politica urbanistica e ambientale italiana. Dico questo basandomi sull’attività di lungo corso che ho svolto presso le Commissioni Edilizie, nella Commissione del Centro Storico del Comune di Roma e nella Commissione Urbanistica della Provincia di Roma, dove ho
acquisito una notevole conoscenza del tessuto urbano, in particolare della Capitale». Quanto sono importanti oggi i criteri di sostenibilità ambientale, risparmio delle risorse e miglioramento delle prestazioni energetiche applicati all’architettura? «Oggi sono senza dubbio un tema centrale, che per fortuna gode di una considerazione sempre maggiore nel settore. L’analisi della sostenibilità ambientale rappresenta infatti uno degli aspetti più importanti per definire un’idonea progettazione architettonica. Basilare in questo senso è anche lo studio di sistemi e tecniche che consentano un sempre più accentuato risparmio energetico, delle materie prime e delle risorse in generale». Pensa che sia giusto puntare sulla conservazione e sul recupero del patrimonio edilizio e architettonico italiano piuttosto che sulle nuove costruzioni? «Sicuramente sì. A questo proposito vorrei citare di nuovo la valida tradizione, notevole e continua, della Facoltà di Architettura di Roma, nel campo della conservazione, d el recupero architettonico, del restauro e della tutela del nostro patrimonio storico e ambientale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 175
INGEGNERIA
Progetti sostenibili Un software di simulazione che può verificare i cambiamenti e il ripristino delle coste erose. Marco e Sergio Pittori spiegano i presupposti e gli obiettivi del progetto per lo sviluppo sostenibile del diporto nautico Giulio Conti
erosione costiera è un fenomeno di vaste proporzioni che sta interessando estesi tratti del litorale italiano. Diversamente dai primi interventi degli anni ‘70 e ’80, «nei tempi recenti, i criteri di progetto si sono orientati verso soluzioni di ripascimento misto, con apporti di sabbie estratte dal mare o da cave a terra, protetti alcuni con scogliere appena affioranti e disposte a breve distanza dalla linea di battigia, altri con scogliere a 250-300 metri dalla costa, le cosiddette barriere soffolte». Per descrivere le nuove metodologie di studio e di intervento mirate al ripristino delle coste, gli ingegneri Marco e Sergio Pittori della Interprogetti, società attiva nella progettazione e conduzione di opere ingegneristiche dal 1985, hanno di recente
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L'ingegnere Marco Pittori descrive il nuovo software durante la tavola rotonda della Regione Lazio tenutosi di recente a Roma info@interprogetti.net
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preso parte alla tavola rotonda organizzata dalla Regione Lazio nel quadro della mostra Big Blu della Nuova Fiera di Roma. «Tra le soluzioni tecniche che meglio assicurano la stabilità nel tempo dei profili di spiaggia e la conservazione in sito dei volumi di ripascimento versati, sono preminenti quelle che affidano a una barriera soffolta di idonee caratteristiche e adeguata posizione, la funzione della attenuazione del moto ondoso e del frangimento delle onde più grandi», spiega Marco Pittori. Ma la soluzione del problema si complica quando al fenomeno naturale erosivo si somma l’impatto di un’opera portuale proposta sul litorale. Quali garanzie si possono offrire allora per uno sviluppo sostenibile del diporto nautico? «Partendo dai software più avanzati elaborati dalle univer-
sità e laboratori specialistici, dopo un lavoro di sperimentazione durato quattro anni, abbiamo messo a punto un software tarato in termini reali, cioè non in scala di similitudine ridotta, ma sulla reale situazione delle forze idrodinamiche in gioco su un litorale – riferisce Sergio Pittori –. In particolare, nel corso del progetto del nuovo porto turistico di Cecina, il software di simulazione dell’intero tratto di litorale comprensivo del nuovo porto turistico, è stato verificato applicandolo all’operazione di ripascimento morbido nel contempo svolto dalla Provincia di Livorno con versamento sul litorale di Cecina di oltre 40.000 metri cubi di sabbia». Il nuovo profilo di spiaggia risultante dal ripascimento è stato rilevato e riportato come input di avvio del software e «nei tre anni successivi sono state rilevate a terra le modifiche dei profili di spiaggia risultanti dalle mareggiate registrate e dal trasporto della corrente litoranea e messi a punto i parametri del software affinché i risultati delle simulazioni rappresentino e riproducano fedelmente i fenomeni rilevati e registrati nella realtà».
MATERIALI
Il “marmo” che ha edificato la storia Per le sue caratteristiche legate alla qualità, alla resistenza e alla luminosità, gli antichi Romani lo hanno eletto il materiale con cui edificare le costruzioni più importanti del loro impero. Incluso il Colosseo. Con Gaetano Squeo, Amministratore unico della Estraba Spa e della Travertini Caucci Spa, parliamo di “Travertino” Nicoletta Bucciarelli
l suo nome deriva da “Lapis Tiburtinus”, ovvero “Pietra di Tivoli”. È dalla zona posta intorno all’antica città di Tivoli che infatti, già in epoca romana, veniva estratto il travertino. Nel periodo dell’impero romano il trasporto dei blocchi di pietra era poi effettuato via fiume, attraverso l’Aniene, un affluente del Tevere. I blocchi arrivavano a Roma e venivano lavorati e trasformati a seconda degli impieghi edificatori. Da quel lontano I millennio a.C. molte sono le innovazioni subentrate
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all’interno de settore ma non si è scalfita affatto invece la qualità della pietra. Il gruppo Caucci annovera tra le sue Aziende l’Estraba Spa e la Travertini Caucci Spa, che da decenni si occupano d’estrazione e commercializzazione di questa pietra millenaria. Con l’Amministratore unico Gaetano Squeo, parliamo dell’unicità del travertino. Il Gruppo Caucci e le su3 industrie hanno fatto dell’uso del Travertino la base del loro lavoro. Che cosa offre questo “marmo” e quali caratteristiche possiede? «Il Travertino è una pietra calcarea ed è una formazione molto antica. Parliamo di una pietra di circa 110.000 anni fa. Tra le sue peculiarità c’è quella di essere un composto di carbonato di calcio. Un materiale completamente puro sotto ogni punto di vista. Inoltre, ha delle caratteristiche pure naturali che non lo rendono nocivo come altre pietre e altri materiali utilizzati nell’edilizia, che possono produrre radon. Il colore base del travertino è il colore paglierino, per questo spesso viene integrato con altre tipologie per ampliarne l’effetto cromatico. Il
Travertino è il materiale che ha permesso all’Impero Romano di edificare tantissimi manufatti, tuttora presenti nel Foro Romano e non ultimo il Colosseo, completamente in travertino, come la Basilica di San Pietro». Il vostro lavoro si concentra quindi solo nella zona di Tivoli e Guidonia o anche fuori dal territorio nazionale? «Attualmente il Travertino viene estratto in più parti del mondo e come Gruppo abbiamo vari depositi in differenti paesi ma le caratteristiche di robustezza, resistenza, qualità e conservazione del Travertino Romano sono uniche». Esistono delle normative di riferimento per l’estrazione? «Assolutamente si. Noi siamo soggetti a normative di tipo ordinario ma anche vessatorio. Si va dalle generali normative sulla sicurezza fino a quelle specifiche che regolano la lavorazione e tutto quello che avviene sui piazzali. Nei laboratori e nelle segherie noi rispettiamo il Testo unico decreto legislativo 81 del 2008, che ha uniformato e raggruppato tutta una serie di normative che erano state emanate
Gaetano Squeo, Amministratore Unico di Estraba SpA, Travertini Gaucci SpA e Setra S.r.l. Nella pagina accanto, panoramica del laboratorio Estraba SpA info@travertinicaucci.it www.caucci.net
Gaetano Squeo
in passato a più riprese, ora integrato dal decreto legislativo 106 del 2009. Per quanto riguarda la parte estrattiva, la cava vera e propria, si fa invece riferimento al decreto legislativo 624 del 1996». L’attività oggi svolta nelle cave è molto tecnologica. «Se una volta il nostro era un lavoro prettamente di fatica, oggi l’usura del personale impegnato è ridotta al minimo. Per estrarre i blocchi venivano utilizzati i Derrick, gigantesche strutture di carpenteria metallica che impegnavano cinque persone, due in superficie, due in basso e un operatore nella cabina. Oggi per l’attività in cava e il trasferimento dei blocchi di travertino in superficie usiamo delle pale CAT 988 che hanno un sistema di aggancio e sgancio rapido della benna o delle forche, secondo le esigenze di lavoro. Tutto questo ha fatto sì che dove prima c’erano 3-4 derrick oggi vengono sostituiti da un’unica macchina operatrice.
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Abbiamo depositi in molti paesi del mondo. Ma le caratteristiche di robustezza, resistenza, qualità e conservazione del Travertino Romano di Tivoli sono uniche
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Se in un indotto come il nostro fino agli anni sessanta erano impegnati oltre cinquemila addetti, oggi ce ne sono circa 1.000. Precedentemente inoltre per riquadrare un blocco si impiegava una giornata, oggi, con il taglio diamantato, possiamo farlo in meno di un’ora. Attraverso le normative e i moderni sistemi tecnologici abbiamo molto ridotto gli infortuni e le disgrazie sul lavoro. Ci siamo certificati ISO 9001, ISO 14001 e oggi anche sulla sicurezza OHSAS 18001». Potrebbe raccontarci una delle realizzazioni con il Travertino del gruppo Caucci che è possibile ammirare a Roma? «Una delle nostre società,
l’Estraba, sull’antica complanare Tiburtina, ha fornito il materiale per l’edificazione del ponte Flaminio, negli anni 20. Radici che affondano quindi nella storicità. Un’eredità dal passato che in ogni caso non ha scalfito le caratteristiche del travertino che si conservano perfettamente intatte nel materiale, estremamente chiaro e luminoso. Altre realizzazioni, come ad esempio l’aeroporto di Siviglia, sono state invece eseguite in Spagna. Abbiamo inoltre collaborato con molti architetti importanti che hanno utilizzato il nostro travertino. Considerata la qualità e la durevolezza nel tempo, il travertino viene utilizzato per differenti realizzazioni, incluse molte moschee arabe». LAZIO 2011 • DOSSIER • 179
IL SETTORE NAUTICO
Anche la nautica guarda all’ambiente Imbarcazioni di qualità, ma economiche e a ridotto impatto ambientale. Michele Prestipino traccia le linee guida della filosofia vincente nel settore nautico. E presenta il nuovo Tornado 50’ Classic Eugenia Campo di Costa
ealizzare imbarcazioni essenziali, sostenibili, di alta qualità ma economiche, sia nei consumi che nel mantenimento. È questa la tendenza vincente, oggi, nel settore nautico. Una filosofia da sempre sposata dalla Tornado Marine di Fiumicino, cantiere con oltre quarant’anni di storia, rilevato nel 2007 da Michele Prestipino. L’imprenditore romano, grazie alle esperienze maturate nel settore della finanza internazionale, ha saputo dare un nuovo impulso manageriale alla produzione, partendo dal restyling dei modelli classici, che avevano decretato il successo del marchio sia commerciale che
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sportivo, con la vittoria in diverse competizioni di off-shore a partire dagli anni 70. Prestipino ha avviato un’azione di rinnovamento in armonia con la tradizione degli storici motoscafi, mantenendo intatte le doti marine e le connotazioni classiche delle imbarcazioni Tornado, migliorando al contempo la qualità dei materiali, il livello delle finiture e la funzionalità degli spazi. Dopo il rinnovamento della gamma, ha progettato un nuovo modello di imbarcazione, il Tornado 50’ Classic, presentato lo scorso ottobre al 50° Salone Internazionale di Genova. Quali sono le sue caratteristiche?
«Il 50 piedi è un motoscafo di 16, 20 metri, più grande rispetto alla gamma tradizionalmente prodotta che spazia dai 10 ai 14 metri, ma è una barca progettata e costruita seguendo le linee guida della Tornado, che sono la semplicità e il contenimento dei costi; il classico unisce tradizione e creatività. Credo che questa imbarcazione possa soddisfare le nuove richieste di sobrietà e concretezza che arrivano da un mutato approccio al mare da parte dell’armatore che oggi non ha più intenzione di gettare fiumi di danaro in un bene che usa sostanzialmente 20 giorni l’anno, pertanto vuole un’imbarcazione facile, che consumi poco, che si possa mante-
Michele Prestipino
nere anche senza marinaio. Questa è esattamente la tipologia di imbarcazione Tornado. E il 50’ Classic è un motoscafo di grandi dimensioni, di chiara derivazione americana, che promette alte prestazioni e consumi ridotti, senza alcuna velleità per il superfluo». Quindi anche nella progettazione oggi è necessario pensare all’impatto ambientale. «Personalmente lo ritengo un requisito essenziale, come si può guidare un’impresa che ha una tale influenza sul mare senza tenere conto dell’ambiente? Due sono gli elementi su cui fare leva: consumi ridotti, allo scopo di inquinare il mare il meno possibile, e contenimento dell’impatto acustico. Per ottenere questo risultato sono state scelte motorizzazioni Volvo Penta “commonrail Tier 3” per tutte le imbarcazioni Tornado che, al massimo della loro velocità, esprimono soltanto 69 db». Il settore nautico è stato fortemente colpito dalla crisi. Come ha reagito la Tornado Marine? «I dati di Confindustria parlano di una contrazione del fatturato della nautica del 30% ma di
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Il 50’ Classic è un motoscafo di grandi dimensioni, che promette alte prestazioni e consumi ridotti, senza alcuna velleità per il superfluo
fatto la contrazione, negli ultimi due anni, è arrivata anche al 60%. Ciò che è emerso dalla crisi è l’importanza di una filosofia che mira a realizzare imbarcazioni più fruibili e meno costose. Forte della filosofia che da sempre la contraddistingue, e in netta controtendenza con il mercato, la Tornado Marine ha aumentato il fatturato del 35%, proprio nell’annus horribilis della nautica. Basti pensare che sono già stati ordinati nove Tornado 50’ Classic, che vanno tutti in consegna entro fine giugno». Quali prospettive intravede per il futuro del settore? «Credo che, sebbene in fase finale, una contrazione come quella che ha investito l’intero sistema economico-finanziario, abbia prodotto comunque una coda emotiva sul tessuto del Paese pronta a durare almeno due o tre anni. Andremo in-
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contro ancora ad un triennio in cui la politica premiante sarà quella del contenimento dei costi e di imbarcazioni concrete, sobrie, dove ci sia solo quello che serve. Ritengo che il mercato sta oggi adottando la filosofia che Tornado esprime da sempre, per questo sono molto ottimista anche per le prossime stagioni». Avete in mente qualche novità? «Abbiamo appena realizzato, come primo cantiere italiano, l’applicazione I-Pad scaricabile gratuitamente su Apple Store, in cui si trovano numerosi contenuti, anche fotografici, della nostre novità come, per esempio il nuovo 38 Sport, la prima imbarcazione in Italia ad essere motorizzata con i Volvo Penta da 400 cavalli, che presenteremo ufficialmente al salone di Cannes a settembre».
In apertura, il Tornado 50’ Classic. A sinistra, Michele Prestipino, proprietario e Presidente della Tornado Marine Spa, a destra un interno del Tornado 50’ Classic www.tornadomarine.com
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GESTIONE DEI RIFIUTI
ono circa una trentina i comuni laziali indebitati con gli imprenditori che gestiscono le discariche in regione. L’incontro di Federlazio Ambiente e di tutti i rappresentanti delle discariche presenti sul territorio, avvenuto il 9 maggio scorso, ha ufficializzato lo stato di agitazione dei gestori dei siti di smaltimento rifiuti, proclamando la serrata del 9 giugno. In testa, per quanto riguarda l’insolvenza, c’è il comune di Roma con un debito che raggiunge circa 70 milioni di euro. Segue Pomezia, che grazie a un accordo di rateizzazione ha iniziato a pagare la propria parte, 14 milioni di euro. Poi Nettuno e Guidonia, con circa 4 milioni a testa, Ardea, e con cifre tra i 2 milioni e i 300 mila euro, Albano, Civitavecchia, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone, Mentana, Fontenuova, Monterotondo, Palombara, Tivoli, Ariccia, Fiumicino, Ciampino. Ma quello dell’insolvenza non è l’unico problema lamentato dai gestori delle discariche. Federlazio Ambiente tramite il suo presidente Bruno Landi chiede anche l’adeguamento delle tariffe: «Il paradosso della situazione è che il Lazio gode delle tariffe più basse d’Italia e nel frattempo
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Un servizio essenziale per il decoro urbano Per scongiurare il rischio di vedere anche nelle città laziali le immagini delle strade di Napoli invase dai rifiuti, occorre che tutti i comuni insolventi saldino i loro debiti. Bruno Landi spiega quali sono i malumori dei gestori delle discariche Nicolò Mulas Marcello
il sistema di smaltimento e di trattamento finale dei rifiuti è migliorato, adeguandosi alle normative di tutela ambientale». La serrata delle discariche regionali, annunciata per lo scorso 10 maggio, è stata posticipata al 9 giugno. C’è il rischio che si verifichi successivamente quello che è successo a Napoli o siete fiduciosi nei confronti delle parole pronunciate dall’assessore Di Paolantonio riguardo la promessa di interventi solleciti sulle morosità? «La nostra posizione non è né pregiudizialmente pessimistica né ottimistica. Noi abbiamo posto due problemi fondamentali: uno riguarda i ritardati pagamenti da parte delle amministrazioni comunali e l’altro è quello dell’aggiornamento delle tariffe per lo smaltimento e il trattamento finale dei rifiuti. Per quanto concerne la questione
dei ritardati pagamenti non vediamo significativi miglioramenti, stiamo cercando di utilizzare una legge regionale approvata a questo proposito allo scopo di mobilizzare i crediti». Per quanto riguarda l’adeguamento delle tariffe, se molte amministrazioni sono già insolventi, alzare le tariffe in questo momento non è ulteriormente rischioso? «Rispetto alle pratiche che sono state avviate e che sono
Bruno Landi
In apertura Bruno Landi, presidente Federlazio Ambiente
in attesa di risoluzione, abbiamo avuto la formalizzazione di un solo provvedimento, quello riguardante l’impianto di Viterbo. Il paradosso della situazione è che il sistema laziale è migliorato ma è ancora legato a tariffe basse e non remunerative. Penso che i comuni ne siano a conoscenza e che sappiano
Penso che i comuni sappiano che avere un sistema di smaltimento dei rifiuti adeguato costituisce prima ancora che una spesa, un investimento
anche che tenere pulita la città. Avere un sistema di smaltimento dei rifiuti adeguato costituisce prima an-
cora che una spesa, un investimento». Per quanto riguarda la discarica di Malagrotta, il sindaco Alemanno ha promesso l’istituzione di un tavolo permanente. Quali saranno le prospettive future dell’area? «Malagrotta dovrà avere una conclusione e il nostro auspicio è quello di un utilizzo razionale del sito, tenendo conto che l’area ospita alcuni impianti tecnologicamente molto avanzati che non sono destinati a una fine prematura. Pertanto gli impianti di trattamento meccanico biologico di Malagrotta 1 e Malagrotta 2 sono destinati a continuare il loro servizio al pieno sfruttamento così come la linea di gassificazione dell’impianto dovrà essere accompagnata da altre due linee secondo il piano regionale di gestione dei rifiuti. Malagrotta, comunque, cesserà prima o poi l’utilizzo dei volumi di discarica perché saranno ormai stati riempiti però continuerà a funzionare il sistema LAZIO 2011 • DOSSIER • 185
GESTIONE DEI RIFIUTI
DISCARICHE ESISTENTI NELLA REGIONE LAZIO (2010) Fonte: REGIONE LAZIO
PROVINCIA FR
LOCALIZZAZIONE Cerreto
COMUNE Roccasecca
PROVINCIA Frosinone
LT LT RM RM RM RM RM
Borgo Montello Borgo Montello Colle Fagiolara Cupinoro Inviolata Cecchina Malagrotta
Latina Latina Colleferro Bracciano Guidonia Montecelio Albano Laziale Roma
Latina Latina Roma Roma Roma Roma Roma
RM VT
Fosso Crepacuore Le Fornaci
Civitavecchia Viterbo
Roma Viterbo
VOLUMETRI RESIDUA AL 30.06.2010 (MC) 435.000 240.00017 33.10318 1.480.000 180.000 400.000 35.00019 1.750.000 7.50020 700.000
impiantistico e dovrà essere
individuato un nuovo spazio dove allocare una discarica di servizio per i residui non recuperabili». Ancora non è stato designato un sito preciso per accogliere i rifiuti? «Noi sappiamo che il direttore di Malagrotta ha proposto l’utilizzo di un sito non più lontano di due o tre chilometri dall’attuale; questa soluzione in termini di funzionalità operativa ed economica è forse la soluzione migliore. Sappiamo però che la sede individuata, i Monti dell’Ortaccio, trova resistenze in sede politica e istituzionale. Sappiamo anche che le istituzioni sono alla ricerca di eventuali alternative. Come associazione degli imprenditori noi teniamo molto all’efficienza del servizio e alla sua economicità quindi auspichiamo che le soluzioni siano tali da risparmiare a Roma inflazione dei costi e pessimo servizio». Dal dossier di Federlazio Ambiente sulla situazione rifiuti, è emerso che occorrono investimenti per circa
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600 milioni di euro da impiegare in impianti tecnologicamente avanzati. Su questo punto si è mosso qualcosa da parte degli istituti bancari e delle amministrazioni? «Ho cercato di consultare gli istituti bancari di interesse nazionale che hanno sede a Roma e ho trovato attenzione al problema. Tuttavia uno de-
gli aspetti della questione è anche la rimuneratività delle tariffe, le quali debbono consentire quel delta utile all’investimento da parte del privato e alla restituzione del prestito bancario. Quindi il tema tariffe costituisce un tutt’uno anche con lo sviluppo impiantistico del sistema dei rifiuti. Le banche hanno anche bisogno di un
Bruno Landi
Occorre un indirizzo, da parte della Regione che dimostri il concreto interesse di trasformare il piano di gestione dei rifiuti dalla carta agli impianti
I rifiuti di Colleferro
In questa pagina, in alto, il Comune di Colleferro
I comuni laziali che smaltiscono i propri rifiuti nella discarica di Colleferro sono 29, per un volume pari a circa 400/500 tonnellate al giorno. «All’interno del sito – spiega Marino Galuppo, direttore tecnico del Gruppo Gaia, la società che gestisce la discarica – si effettua un intervento di trito vagliatura del rifiuto ai fini della riduzione volumetrica, come previsto dalla legge 36 del 2003. Vengono poi allestiti degli invasi che progressivamente vengono riempiti. Successivamente i rifiuti vengono posti in strati e compattati da un’attrezzatura apposita che è appunto il compattatore di discarica». Per quanto riguarda il recupero ambientale dell’intera area di stoccaggio, esso prevede varie fasi. «Nell’ambito complessivo di riordino – continua Galuppo – è previsto il completamento dei volumi disponibili per la discarica con varie forme anche di riprofilatura delle sponde. Inoltre, una discarica in rilevato con completamento progressivo dei lotti esauriti che vengono riprofilati con la ricopertura e il capping definitivo». Per quanto concerne l’impianto di trattamento, recupero e valorizzazione rifiuti di Colle Fagiolara: «Il progetto è già partito – conclude Galuppo – stiamo attendendo solo che la Regione ci comunichi l’autorizzazione alla costruzione».
cenno, o meglio di un indirizzo, da parte delle istituzioni e, in particolare, dalla Regione che dimostri il concreto interesse di portare il piano di gestione dei rifiuti dalla carta agli impianti. Quindi per passare dalle parole ai fatti sarebbe utile che la Regione riunisse intorno a un tavolo i maggiori istituti bancari e indicasse questo obiettivo come un punto di primaria importanza per la stessa istituzione. Se non se ne fa vedere l’importanza istituzionale probabilmente le banche restano pigre, soprattutto in un momento di difficoltà finanziaria come quello che stiamo vivendo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 187
GESTIONE DEI RIFIUTI
Raccolta differenziata su tutto il territorio Come molti altri comuni laziali anche Viterbo deve far fronte ai problemi legati a raccolta e smaltimento dei rifiuti ma, conferma il sindaco Giulio Marini, si sta lavorando su questo fronte per migliorare i servizi Nicolò Mulas Marcello amministrazione comunale di Viterbo si sta da anni impegnando per migliorare l’efficienza del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani. «Nella nuova gara d’appalto – chiarisce il sindaco Giulio Marini – è contemplato anche l’ampliamento della raccolta differenziata a tutto il complesso cittadino. Il 24 maggio si è conclusa la gara, stiamo valutando i partecipanti e successivamente l’aggiudicazione del servizio, vedremo anche le tempistiche per la realizzazione del nuovo servizio».
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Giulio Marini, sindaco di Viterbo
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Nel Lazio sono una trentina i comuni in affanno nei confronti delle società di smaltimento rifiuti. I gestori delle discariche, tramite Federlazio, hanno minacciato una serrata per il 9 giugno. Qual è la situazione a Viterbo? «Per quanto riguarda la raccolta al momento abbiamo una società in house in procinto di liquidazione con una gara in atto per l’acquisizione dell’appalto. Lo smaltimento, invece, è una competenza di carattere regionale. La situazione a Viterbo è sotto controllo, c’è qualche piccolo problema di raccolta in quanto siamo in questa fase di liquidazione in cui gli interventi straordinari non si possono fare». Secondo il Sole 24 Ore, Viterbo è la città a più basso costo per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Le società di smaltimento laziali però hanno chiesto alla Regione un adeguamento delle tariffe. Questo comporterà oneri maggiori da parte del comune? «Il fatto che il nostro territorio sia sede dell’impianto fa sì che
percepiamo un ristorno economico da parte dei comuni che afferiscono al nostro impianto. La tassa dei rifiuti va a coprire l’intero costo di raccolta e smaltimento ma nel caso in cui ci siano eccedenze, quindi richieste di maggiori costi, questi spettano al contribuente». Lo scorso 19 marzo la giunta comunale ha deliberato alcune variazioni per migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti. A due mesi dalla delibera si possono registrare risultati? «La situazione è in una fase evolutiva e, stando ai numeri, è accettabile, ma personalmente non sono soddisfatto. Va bene la parte relativa alla raccolta dei rifiuti, però a mio avviso c’è ancora gran parte della città che ancora non ha digerito il metodo, e non credo si tratti solo di questo. Esiste un problema di irregolarità nel modo in cui i cittadini raccolgono i rifiuti perché non tutto il comparto che abbiamo messo sotto controllo ha usato i contenitori, pertanto c’è qualcos’altro che non funziona».
IL RIFIUTO COME RISORSA
Da rifiuto a energia verso l’epoca post-discarica Il caso della Bracciano Ambiente è emblematico sulla direzione che la raccolta differenziata dei rifiuti potrebbe intraprendere. Una filiera ritenuta finora “ingombrante” e che oggi potrebbe garantire occupazione, riduzione dei costi e recupero energetico per i comuni italiani Andrea Moscariello
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Alessandro Baroni e Andrea Riccioni
ono passati ormai sette anni da quando la Bracciano Ambiente ha preso in gestione la discarica regionale di Cupinoro, nel comune di Bracciano, in provincia di Roma. Un compito certamente non facile per la società per azioni, le cui quote sono totalmente detenute dal comune di Bracciano. L’obiettivo alla base dell’operazione è anzitutto la riduzione progressiva del conferimento dei rifiuti in discarica. Si punta, a tal proposito, a trasformare il servizio di raccolta indifferenziata dei rifiuti in uno “porta a porta”, separando e recuperando tutti i materiali riutilizzabili. Una politica che può ovviamente aprire nuovi scenari, sia sotto il profilo ambientale, sia sotto quello dell’indotto economico che ne scaturirebbe. Realizzando nuovi impianti per la lavorazione dei materiali recuperati, in modo da diversificare le attività della Bracciano Ambiente, si garantirebbe il mantenimento, se non l’incremento, del tasso occupazionale dell’azienda, soprattutto offrendo nuove opportunità lavorative per i più giovani. Non solo, puntando alle energie rinnovabili, si potrebbe creare un circolo virtuoso tra la società, il Comune, le imprese e gli enti di ricerca. «A oggi la società ha avviato un percorso di trasformazione industriale del sito di Cupinoro, ove originariamente era presente solo l’invaso per il
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conferimento dei rifiuti, in un’area di recupero, trasformazione e produzione di energia da fonti rinnovabili – sottolinea Alessandro Baroni, il presidente della Bracciano Ambiente Spa -. L’azienda si è dotata di un impianto per la captazione del biogas di discarica e per la produzione di energia elettrica, oltre che di uno per il trattamento del percolato prodotto dalla discarica». Inserita nel nuovo Piano Rifiuti elaborato dalla Regione Lazio all’inizio del 2011, il gruppo ha in cantiere la realizzazione di un impianto di compostaggio e digestione
anaerobica dalla capacità di 30mila tonnellate annue, realizzato in collaborazione con la società svizzera Axpo, che, sempre secondo Baroni, «permetterà di risolvere l’ormai cronico problema della scarsità di impianti dedicati nella Provincia di Roma e sarà capace di produrre energia dal processo di digestione anaerobica». Altra sfida impiantistica lanciata dalla Bracciano Ambiente è quella della realizzazione di un impianto di preselezione dei rifiuti solidi urbani, che permetterà di eliminare il conferimento del rifiuto presso l’invaso di Cupinoro.
In apertura, un impianto per la captazione di biogas. Sotto, da sinistra, Alessandro Baroni, presidente, e Andrea Riccioni, direttore generale della Bracciano Spa www.braccianoambiente.it
La differenziazione dei rifiuti la fanno i cittadini. Senza la loro attiva collaborazione tutto il ciclo seguente incontra enormi difficoltà tecniche e, di conseguenza, economiche
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IL RIFIUTO COME RISORSA
Una buona raccolta può esistere solo nei territori dove sono presenti, a livello provinciale oltre che regionale, più impianti di trattamento della frazione di rifiuto differenziato UNA GESTIONE
IMPRENDITORIALE Secondo Andrea Riccioni, direttore generale, la continua progettualità e il dinamismo dell’azienda nascono anche grazie a un management svincolato dalle lentezze e dalle farraginosità tipiche delle dirigenze pubbliche. «Ritengo sia necessario gestire la società da imprenditore dinamico, piuttosto che da classico dirigente di ente pubblico – spiega Riccioni -. Occorre motivare tutto il personale, dal funzionario di più alto livello all’operativo di recente inserimento, circa la necessità di sentire propria l’azienda ma, allo stesso tempo, di condividere i regolamenti e i dettami che la normativa pubblicistica impone a una realtà
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come la nostra». Un input privatistico che incide anche sul costing dell’impresa. «Il contenimento delle spese è un elemento essenziale, occorre ridurre gli sprechi. Per questo è fondamentale la responsabilizzazione del personale, far comprendere che il comportamento di ogni singolo lavoratore incide nel rendimento e nell’immagine dell’azienda, anche se pubblica, e che lo stipendio a fine mese non è dovuto in quanto si è dipendenti, ma piuttosto in ragione dell’impegno professionale che ogni lavoratore offre giorno per giorno». I CITTADINI E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA Ma ciò non basta se privi di
una sufficiente attenzione, da parte degli Enti e della cittadinanza, al tema del rifiuto. «Urge una riconversione del settore, ai fini del riciclo dei materiali e del recupero energetico dai rifiuti – interviene nuovamente il presidente Baroni -. Sotto questo profilo in Italia il panorama è estremamente variegato e dipende in maniera preminente dal livello di “cultura civile” di ciascuna realtà». Secondo Baroni bisogna tenere ben presente che «la differenziazione dei rifiuti , che è alla base del riciclo, la fanno i cittadini. Senza la loro attiva collaborazione tutto il ciclo seguente incontra enormi difficoltà tecniche e, di conseguenza, economiche». In questo, l’influenza dei mass media ricopre un ruolo decisivo.
Alessandro Baroni e Andrea Riccioni
«Si parla sempre della raccolta differenziata come soluzione definitiva del problema dei rifiuti, ma non è dato di vedere in nessun programma televisivo ad alta diffusione una qualche forma di formazione del pubblico alle buone pratiche di differenziazione dei rifiuti – evidenzia il presidente della Bracciano Ambiente -. È indispensabile, a mio avviso, lanciare una vera e propria campagna mediatica a livello nazionale per educare i cittadini alla raccolta differenziata». GLI INVESTIMENTI IN ATTO Concepire la filiera del rifiuto in chiave di recupero energetico significa anche porre le basi per un business tutt’altro che marginale. Nel caso specifico della società di Bracciano, per la sola costruzione degli impianti già in programma, verranno investiti oltre 20 milioni di euro e, una volta realizzati, verrà assunto un congruo numero di operai e tecnici per la loro gestione. «Una buona raccolta differenziata può esistere solo nei territori dove sono presenti, a livello provinciale oltre che regionale, più impianti di trattamento della frazione di rifiuto differenziato – sostiene Andrea Riccioni -. A volte molti comuni si trovano a sostenere costi di gestione del servizio di raccolta differenziata troppo elevati, considerato che gli impianti di destinazione spesso si trovano fuori provincia o addirittura fuori regione, con uno spreco di denaro e di
Il bilancio Bracciano Ambiente Spa ha chiuso l’ultimo fatturato annuo toccando quota 12 milioni di euro. La sua attività si rivolge principalmente a enti pubblici, in particolari i comuni della provincia Nord di Roma. Ma, nonostante l’ottima performance in termini di fatturato, il direttore generale Andrea Riccioni spiega come «sia ormai cronico il ritardo nel pagamento delle fatture da parte dell’80% degli enti conferitori, al punto che in alcuni casi si raggiungono quasi 500 giorni di ritardo. La società si trova costretta a dover ricorrere a forme di finanziamento quali il factoring, i cui costi vengono di conseguenza ribaltati ai debitori sotto forma di interessi». Un quadro critico, dunque, che spinge la società presieduta da Alessandro Baroni a razionalizzare al massimo spese e investimenti, anche in termini di forza lavoro. La società, dal 2004, anno della sua costituzione, ha comunque sempre mantenuto in attivo il bilancio, garantendo utili al Comune di Bracciano, proprietario dell’azienda, e commesse per le aziende locali e del settore che fungono da indotto alla società. Bracciano Ambiente Spa ha inoltre avviato percorsi collaborativi con enti di ricerca quali Enea e altri istituzionali come la Prefettura di Roma, la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Ama e Acea.
tempo, solo per i trasporti, Alessandro Baroni -. Queste non trascurabile». coltivazioni potrebbero essere utilizzate in aree compromesse, LA RICERCA ad esempio in prossimità della Grande spazio, infine, alla ri- discarica, per contribuire alla cerca. La società, oltre allo svi- produzione di energia rinnovaluppo della linea impiantistica, bile». Tra le altre cose, partirà a ha infatti avviato percorsi colla- breve la costruzione di un imborativi con importanti enti a li- pianto di compostaggio per vello nazionale. «Attualmente l’umido dalla potenzialità di restiamo sviluppando, in collabo- cupero energetico pari a 1 Mw. razione con l’ente Enea, una ri- «Pensiamo anche di ricoprire la cerca su alcune coltivazioni in parte ormai chiusa della discagrado di aumentare significati- rica con pannelli fotovoltaici – vamente la produzione di me- conclude Baroni -. In tal modo tano all’interno del processo di otterremo il duplice effetto di sicompostaggio dei rifiuti da rac- gillare la discarica e produrre colta differenziata – annuncia energia rinnovabile».
Un’isola ecologica gestita dalla Bracciano Ambiente Spa
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RICERCA AMBIENTALE
Scommettiamo sull’ambiente Non solo progettazione e gestione di infrastrutture ferroviarie. Oggi Fenit investe su un nuovo progetto che coniuga industria e ricerca ambientale. A parlarne è Sandro Acciaioli Piero Lucchi
divenuta, negli anni, una delle partner più richieste e affidabili per la Pubblica amministrazione e per gli Enti pubblici. Fenit Spa ha dunque trovato, nella privatizzazione, un importante volano di sviluppo. Nata nel 1988 come società strumentale della Federazione Nazionale Imprese Trasporti che rappresentava tutte le Ferrovie locali non appartenenti alle FS, è oggi uno degli attori più qualificati sul mercato ferroviario, specializzato nella fornitura di servizi integrati e di assistenza tecnicoingegneristica, ma anche economica, finanziaria, giuridico-
È
amministrativa e gestionale. «Pur essendo una realtà privata, la nostra storia, la nostra forma mentis, ci porta ad avere una particolare sensibilità nei confronti dei bisogni della Pubblica amministrazione – spiega l’amministratore unico della Fenit, Sandro Acciaioli -. Per questo la nostra cultura operativa è così apprezzata, specie nella realizzazione e nella gestione di impianti e infrastrutture». Opere, peraltro, non più unicamente rivolte al settore trasporti, ma anche in quelli dell’ambiente e dell’energia. A tal proposito, dal 2008 Fenit si è resa promotrice di un articolato programma di iniziative
scientifiche e industriali, che intende contribuire alla risoluzione dei problemi ambientali legati ai rifiuti e alle componenti inquinanti dell’aria, del suolo e dell’acqua. La vostra è una società sempre meno monosettoriale. «È vero, anche se ovviamente quello dei trasporti resta uno dei nostri principali mercati di riferimento, sia a livello nazionale che internazionale. Nell’ambito ferroviario Fenit è un nome che è riuscito ad affermarsi avendo assunto il ruolo di advisor in numerose operazioni di project financing, coordinando e svolgendo direttamente le attività preliminari di progettazione tecnica, pianificazione economica e finanziaria, analisi dei tempi di realizzazione, delle modalità esecutive e delle componenti tecniche e funzionali delle opere». L’ambiente, poi, è diventata l’altra grande voce del vostro business. In quale momento ha preso il via questo sviluppo? «Direi dal 2004, quando la nostra società ha siglato un impegno di collaborazione operativa con l’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, per l’attuazione di un interessante progetto finalizzato al monito-
Sandro Acciaioli
Sandro Acciaioli, Amministratore unico della Fenit Spa e Amministratore delegato della Zenit Srl www.fenit.net
raggio degli investimenti in campo ambientale avviato nell’ambito di un più ampio Accordo Quadro di collaborazione tra la medesima Associazione e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare». Cosa prevede il progetto? «Il monitoraggio della spesa e delle altre iniziative in materia di investimenti in campo ambientale, effettuate o intraprese da Regioni, Province, Comuni e altri Enti istituzionali. Da questo all’impegno rivolto alla ricerca basata su solide basi scientifiche per intervenire, con soluzioni innovative ed ecocompatibili, sulle numerose e diversificate problematiche ambientali, il passo è stato breve e naturale». Dal 2008, infatti, siete protagonisti di un’importante iniziativa. «Stiamo promuovendo un articolato programma di ricerca e sviluppo che si propone di contribuire al miglioramento del-
l’ambiente attraverso l’applicazione su scala industriale di una serie di innovativi processi biologici e/o chimico-fisici che non comportano né emissioni di gas serra, né impatti ambientali indesiderati, secondo una concezione di ciclo ecologico chiuso basata sulla sinergia fra i diversi processi utilizzati al fine di azzerare l’impatto ambientale delle attività realizzate». Il programma vede coinvolto Riccardo Reverso, noto biologo esperto nei temi dell’ambiente e dell’energia. «Il nostro obiettivo, infatti, è proprio quello di valorizzare le conoscenze scientifiche del dottor Reverso che, in oltre venticinque anni di ricerche e sperimentazioni, ha elaborato numerosi processi innovativi, brevettandone 10 di notevole rilevanza, sia in Italia che negli USA. La collaborazione con il biologo nasce nel 2008 con l’obiettivo, in virtù della sua esperienza nei processi e nelle tecnologie, di promuovere un’industrializzazione sostenibile, sia sul piano ambientale che su quello economico, finalizzata a coniugare i temi dell’ambiente e dell’energia secondo un approccio integrato. Per la realizzazione del programma, Fenit ha recentemente costituito, insieme al dottor Reverso, la società a responsabilità limitata Zenit–Zero Emission No Im-
pact Technology». Qual è la mission della nuova società? «La ricerca, lo sviluppo, l’integrazione, l’automazione e l’ingegnerizzazione di nuovi processi produttivi basati sull’applicazione dei brevetti e delle conoscenze scientifiche dello stesso Reverso, nonché lo sfruttamento commerciale dei processi medesimi, sia direttamente, attraverso l’avvio di specifiche iniziative industriali con qualificati partner, sia indirettamente, attraverso la cessione del know-how che è nella disponibilità della società. Nel settore dei rifiuti, ad esempio, l’insieme delle iniziative che la ZENIT intende avviare potrebbero costituire una piattaforma di soluzioni integrate per il recupero totale dei rifiuti a ciclo ecologico chiuso. Ancora, i processi di microbiologia applicata sviluppati dal dottor Reverso e le tecniche di corretta gestione dallo stesso elaborate potrebbero consentire di avviare un Centro agro-zootecnico-alimentare di eccellenza, basato sul riequilibrio pedologico di terreni agricoli a rischio desertificazione e sul ripristino delle attività agricole, agro-alimentari e zootecniche attuate con criteri di rigorosa osservanza delle norme D.A.C. (Denominazione di Ambiente Controllato)». Quali iniziative industriali potreste già intraprendere LAZIO 2011 • DOSSIER • 195
RICERCA AMBIENTALE
Pionieri del project financing Fenit, prima ancora di essere una Spa, nasce a Roma nel 1988 come società di servizi a responsabilità limitata. Un ramo strumentale della Federazione Nazionale Imprese Trasporti che rappresentava tutte le Ferrovie locali non appartenenti alle FS, nonché alcune aziende esercenti attività di trasporto pubblico su gomma. A seguito della fusione tra la Federazione Nazionale Imprese Trasporti e la Federtrasporti, che ha dato vita all’Asstra - Associazione Trasporti, la partecipazione della Federazione nella Fenit Servizi è andata progressivamente riducendosi, fino ad azzerarsi del tutto. Dal 2001 la società ha acquisito la denominazione di Fenit, divenendo del tutto autonoma e di proprietà di un singolo azionista privato. L’attività, specie all’inizio, è rimasta focalizzata sul settore dei trasporti, in cui la Fenit, promuovendo la costituzione del Consorzio Ferconsult con le principali società di ingegneria del Gruppo IRI-ITALSTAT, ha assunto dal 1990, in forza di una Convenzione sottoscritta con il Ministero dei Trasporti, un ruolo fondamentale per le attività tecnico-ingegneristiche e giuridico-amministrative a supporto dell’Amministrazione dei Trasporti per la realizzazione di un vasto piano di ammodernamento e potenziamento delle Ferrovie in concessione (3.700 Km di rete), finanziato con 3,5 miliardi di euro. Dal 1994 ha inoltre sviluppato numerose operazioni di project financing, coordinando o svolgendo direttamente le attività preliminari di progettazione tecnica e gestione delle opere. Di particolare interesse, a questo riguardo, è stata la costituzione della Sat Srl, società della quale Fenit detiene una partecipazione, che ha progettato e realizzato un innovativo sistema automatizzato di trasporto – in esercizio dal 1996 - che collega l’ospedale San Raffaele con la stazione di Cascina Gobba della Linea 2 della metropolitana di Milano, uno dei primi esempi di sistemi di trasporto realizzati in regime di Project Financing in Italia.
sulla base delle conoscenze ac- tranno avere destinazione plastici in idrocarburi alifatici, quisite e delle sperimentazioni condotte? «Intanto la commercializzazione di fertilizzanti organici e organo-minerali per l’agricoltura, prodotti da sostanze organiche di scarto attraverso procedimenti microbiologici pilotati. Inoltre produrremo anche oli vegetali grezzi tramite un processo di estrazione biologica innovativo, in cui la rottura della cuticola del seme viene ottenuta attraverso un attacco enzimatico condotto sulla mandorla del seme a mezzo enzimi, ricavandone un olio qualitativamente migliore con costi di produzione notevolmente inferiori. Attraverso ulteriori trattamenti, gli oli vegetali grezzi ottenuti po196 • DOSSIER • LAZIO 2011
non soltanto alimentare, ma anche per la produzione di biodiesel». A proposito di energia, quali progetti ha in serbo Zenit su questo fronte? «Stiamo lavorando sul ciclo di trasformazione della CO2 in metano, basandoci su un brevetto depositato in Italia incentrato su un processo di fermentazione biologica. Inoltre ci concentriamo sulla produzione di biogas, mediante la digestione anaerobica a secco di rifiuti organici». Anche lei conferma, quindi, che il rifiuto è una risorsa? «Certamente. Tanto per fare un esempio Zenit è impegnata nella trasformazione di rifiuti
mediante un processo di cracking catalitico pilotato. Sul piano industriale e commerciale intendiamo utilizzare gli scarti delle materie plastiche non riutilizzabili nei processi di riciclaggio, provenienti dalla raccolta differenziata dei comuni. Ma anche altri scarti industriali come le pelature di cavi elettrici, quelli della lavorazione della carta, i tettucci delle automobili da demolire e i teli di serra. Gli idrocarburi prodotti potranno essere venduti come tali o utilizzati per alimentare unità per la produzione di energia elettrica e termica, riducendo sensibilmente i consumi di vettori energetici da parte delle industrie produttrici degli stessi rifiuti plastici».
RINNOVABILI
Gli ostacoli all’energia pulita Partnership con aziende leader e un servizio completo e di qualità potrebbero non bastare per incentivare la produzione di energia solare, penalizzata oggi da una politica fortemente carente. Ne parla Roberto Bonomo Francesco Bevilacqua
n un momento in cui il dibattito sulla questione energetica è più che mai acceso, sulle fonti rinnovabili l’Italia si fa trovare impreparata. Roberto Bonomo conosce bene il settore del fotovoltaico, dove opera con la sua azienda, la EnerEvolution. «Il quarto Conto Energia – spiega l’imprenditore romano – prevede una riduzione media del cinquanta per cento delle tariffe incentivanti per la seconda metà del 2012. In questo modo di fatto si annulleranno i margini di guadagno e smetteremo di realizzare i grandi impianti che ora le aziende com-
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Nella pagina a fianco, Roberto Bonomo della EnerEvolution di Roma e alcuni esempi di impianti realizzati dalla sua azienda info@enerevolution.it
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missionano, restringendo l’attività alle piccole installazioni private per l’autoconsumo domestico». Questa flessione creerà certamente scompiglio nel mercato del solare, minando la stabilità di molte aziende. La EnerEvolution da questo punto di vista è tranquilla, avendo solide basi testimoniate anche da un aspetto particolare: «Siamo Premier Partner della Sunpower, azienda ai vertici del mercato mondiale della produzione di pannelli fotovoltaici. Questa ditta vende solo attraverso partner autorizzati, i quali non possono rivendere i pannelli ma solo installarli. In più,
oltre a un elevato livello tecnico, la Sunpower esige anche solide garanzie sull’affidabilità finanziaria da parte delle società con cui collabora». Questa scrupolosa politica porta grandi benefici anche agli acquirenti che, oltre che di prodotti di altissima qualità, possono usufruire anche di una garanzia e di un servizio completi. Proprio il servizio è uno dei punti di forza della EnerEvolution, come sottolinea Bonomo: «L’assistenza è onnicomprensiva e va dalla progettazione dell’impianto all’espletamento di tutte le pratiche burocratiche per l’allacciamento alla rete, fino all’ottenimento
Roberto Bonomo
della tariffa incentivante. Il monitoraggio che svolgiamo anche dopo il montaggio è costante e, terminata la prima garanzia di un anno, prosegue grazie al rinnovo del contratto di manutenzione che proponiamo». Negli ultimi tempi, il mercato del fotovoltaico ha subito un attacco da parte di un altro avversario. «La componentistica di bassa qualità, proveniente per lo più dalla Cina, si sta diffondendo pericolosamente. La combattiamo puntando sulla qualità certificata e sul contenimento dei prezzi, che talvolta sono addirittura più contenuti rispetto a quelli dei prodotti di fascia inferiore». Proprio i costi rischiano di diventare un problema, a causa delle novità previste dal Conto Energia. «Il decremento delle tariffe incentivanti – spiega Bonomo –, costringerà gli operatori ad abbassare ulteriormente i prezzi. Purtroppo però, mentre i produttori di pannelli hanno ancora un discreto mar-
gine per farlo, noi che installiamo gli impianti e realizziamo le infrastrutture non possiamo calare ancora dei prezzi che già da tre anni sono stazionari, a fronte fra l’altro di aumenti anche sensibili dei costi delle materie prime». La discutibile politica energetica del Governo rischia quindi di infliggere un colpo decisivo al settore delle energie rinnovabili, già penalizzato da un’interpretazione che, come spiega Bonomo, dipinge un quadro fuorviante: «I famosi CIP6, che dal 1992 costituiscono la voce della nostra bolletta che dovrebbe andare a finanziare le energie rinnovabili, sono in realtà in gran parte destinati alle fonti assimilate, cioè considerate efficienti, che però sono spesso basate su combustibili fossili, come il metano, o comunque inquinanti, come il letame di pollame. Per quanto riguarda invece le tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici, non è vero che esse costi-
Siamo Premier partner della Sunpower, azienda ai vertici del mercato mondiale della produzione di pannelli fotovoltaici
tuiscono un peso economico per il paese, poiché consentono di produrre autonomamente energia che altrimenti saremmo costretti a importare dall’estero, pagandola fino a cinque volte il suo prezzo di mercato». Secondo Bonomo, rischia quindi di iniziare una lenta agonia del mercato delle rinnovabili: «Continueremo a costruire piccoli impianti da tre o quattro chilowatt per i privati che puntano all’autonomia energetica e alla sostenibilità ambientale, ma le grosse società e le industrie che oggi, grazie alle tariffe incentivanti, utilizzano il fotovoltaico anche come fonte di guadagno, quando i margini saranno ridotti al minimo abbandoneranno questo settore». LAZIO 2011 • DOSSIER • 199
DISINFESTAZIONE
Più spazio al “pest control” Un’attività senza la quale le nostre città sarebbero infestate da nuovi insetti provenienti da paesi esotici. Con Michele Villani, amministratore unico di Global Service Ambiente, parliamo di disinfestazione Nicoletta Bucciarelli er la salubrità di molti luoghi pubblici, oggi sono sempre più richieste attività come la disinfestazione e la derattizzazione, soprattutto per l’arrivo, anche nei paesi occidentali, di insetti come la zanzara tigre. È all’interno di questo ambito che si è sviluppata la ricerca di Global Service Ambiente, azienda certificata per la Qualità, che si occupa delle problematiche le-
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gate alla disinfestazione, disinfezione e derattizzazione di luoghi pubblici come ad esempio le biblioteche dove, per il grande rilievo che possono avere i manoscritti storici, è richiesta una particolare cura. «Chi necessita di questi servizi- afferma Michele Villani, amministratore unico della Global Service Ambiente deve tener presente che insetticidi e topicidi sono Presidi Medico Chirurgici. Pertanto è
fondamentale rivolgersi a professionisti del settore e non a chi si improvvisa “disinfestatore” o “Negromante”, come afferma l’Ariosto in una famosa commedia». Qual è lo scopo dei vostri interventi? «Alla base delle nostre attività c’è da una parte il rispetto dell’ambiente, dall’altra la soluzione a problemi di disagio dovuti, per esempio, alla presenza di infestanti
Michele Villani
spesso veicoli di agenti patogeni e responsabili di situazioni d’insalubrità». Quali sono le ultime tecnologie nel vostro settore? «Oggi utilizziamo sempre meno insetticidi e topicidi, puntando sull’ecologico e sulla minor tossicità possibile. Si dà spazio al “pest profing”, quell’insieme di attività che prevengono ed eliminano le cause d’infestazione. Abbiamo inoltre affinato alcune tecniche, anche mediante gli interventi “a freddo” o “a caldo”. La tecnica “a freddo” consiste nella disinfestazione Criogenica. Si tratta di un sistema che utilizza l’Azoto, quindi un sistema ecologico, che lavora allo stato gassoso a bassissime temperature (120°c), ottenendo una mortalità del 100% di tutte le specie di infestanti. Una tecnica invece della disinfestazione “a caldo” è quella che si avvale delle microonde per la sanificazione del legno (travi dei tetti o mobili antichi) per la lotta contro il tarlo». La disinfestazione dei luoghi, in particolar modo di quelli pubblici, è un procedimento sempre più necessario. «L’incessante urbanizzazione e globalizzazione e il sovrappopolamento delle città, hanno aumentato in maniera esponenziale, i fenomeni di infestazione: dovunque insetti, topi e anche alcuni volatili trovano facile insediamento. Considerando che questi agenti infestanti hanno grande facilità di adatta-
Michele Villani, amministratore unico di Global Service Ambiente di Roma. Nelle altre immagini, interventi di disinfestazione effettuati dalla Global Service Ambiente info@gsambiente.it www.gsambiente.it
Diamo spazio al “pest proofing”, quell’insieme di attività che hanno lo scopo di prevenire ed eliminare le cause di infestazione
mento e cambiano le loro abitudini in maniera repentina, si capisce che la nostra attività non può che essere fondamentale e costantemente in crescita». Avete creato anche un punto vendita per la commercializzazione di prodotti. Quali sono le ultime novità per chi volesse provvedere da solo alla disinfestazione e derattizzazione? «Quando veniamo contattati, in negozio o tramite il nostro sito di E-commerce, cerchiamo di capire subito qual è la problematica reale per proporre un servizio mirato, oltre a fornire indicazioni per realizzare attività preventive di “pest-proofing”. Abbiamo poi una vasta gamma di soluzioni per uso domestico, professionali, efficaci e di facile applicazione, ecologiche, provenienti da aziende italiane che ne garantiscono qualità e assistenza, come nel caso di apparecchi anti-zanzara». In Italia esiste una legislazione di riferimento per le aziende di questo settore? «Si fa capo alla legge Biocidi. Nel corso degli anni sono state bandite alcune molecole di principio attivo con le quali venivano realizzati alcuni formulati. Oggi i Presidi Medico Chirurgici autorizzati dal Ministero della Salute sono un numero esiguo rispetto a quelli di qualche tempo fa e peraltro ormai concepiti con formulazioni in base acquosa, prive di solventi chimici e quasi in assenza di tossicità. Esiste poi la normativa LAZIO 2011 • DOSSIER • 201
DISINFESTAZIONE
HACCP che riguarda le industrie alimentari mentre sta diventando sempre più incalzante l’applicazione delle normative riguardanti il controllo della qualità. In questo momento, in particolare, seguendo le orme di Inghilterra e Germania, si sta sviluppando l’applicazione della normativa riguardante l’attività di monitoraggio e controllo delle specie infestanti all’interno della filiera alimentare (norma Uni 11381), normativa che la mia azienda è in fase di ottenimento». Verso quali dei vostri settori si sta spingendo la ricerca? «Da qualche decennio ci tro202 • DOSSIER • LAZIO 2011
viamo a fronteggiare l’ingresso nei paesi occidentali, di insetti e parassiti provenienti da mondi lontani come la zanzara tigre, la cimice dei letti, il Rhynchophorus Ferrugineus (Punteruolo Rosso delle palme) che sta infestando le palme. Si cerca di arginare le infestazioni studiando non solo l’entomologia dei parassiti, ma anche i motivi dei cambiamenti delle loro abitudini di vita, per cercare di individuare sempre nuovi e più efficaci metodi di lotta». La Global Service Ambiente offre servizi di disinfestazione e derattizzazione per molti Enti pubblici e privati.
«Da qualche anno collaboriamo con il Comune di Roma nell’ambito della lotta alla zanzara tigre. Abbiamo effettuato un monitoraggio sul territorio comunale posizionando settimanalmente centinaia di “ovitrappole” per la cattura delle uova deposte. Ci siamo quindi confrontati con le istituzioni comunali, oltre che con il Ministero della Salute, che sulla base dei risultati ottenuti, hanno potuto programmare una campagna di interventi antilarvali nel territorio comunale e presentare una campagna d’informazione e di sensibilizzazione ai cittadini».
RIFORMA FORENSE
Il nuovo percorso dei giovani avvocati Più selezione per diventare avvocati, formazione e assicurazione civile obbligatoria, controllo sulla correttezza dei legali più serrato. Questi i punti più importanti della riforma forense che analizza Giovanni D’Innella, coordinatore dei giovani avvocati del Consiglio nazionale forense Nicolò Mulas Marcello
pprovata dal Senato, la riforma forense è ora al vaglio della commissione Giustizia della Camera. Per il governo, si tratta di un provvedimento necessario che vuole premiare i più meritevoli e puntare su una maggiore specializzazione dei professionisti. Vengono ripristinate le tariffe come criterio per la determinazione degli onorari, così come il divieto di legare una quota del compenso al risultato. La riforma chiude la porta alle società di capitali e la apre alle specializzazioni, tanto che il Consiglio nazionale forense, con un regolamento varato a settembre, ha già disciplinato nel dettaglio la materia tanto attesa dalla categoria e dalle associazioni rappresentative. Al Cnf, viene affidato il compito di vigilare con severità sull’esercizio effettivo della libera professione, incompatibile, comunque, con un contratto di lavoro subordinato (come accade, invece, in molti paesi esteri). «In altri Stati europei – spiega Giovanni D’Innella, coordinatore Gruppo giovani del Consiglio nazionale forense – è presente la figura dell’avvocatocollaboratore, ma per poterla mutuare in Italia sarebbe necessario uno stravolgimento di tutto il nostro ordinamento professionale».
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L’accesso alla professione e la tutela dei praticanti sono forse i temi più dibattuti. Cosa cambierà con la riforma? «Il testo approvato dal Senato il 23 novembre 2010 ha come obiettivo quello di consentire l’accesso e la permanenza nella professione ai più meritevoli e a chi esercita effettivamente, garantendo una maggiore qualificazione e preparazione dei professionisti, oltre che la trasparenza verso i cittadini e un maggiore controllo sulla correttezza. Decorso il primo anno di tirocinio, lo studio legale riconosce al praticante un rimborso forfettario e congruo per l’attività svolta. Le prove di esame rimarranno invariate, tre scritte e una orale, ma diversamente dal passato non sarà consentito consultare codici o testi di legge con citazioni giurisprudenziali». Il 60% dei professionisti in questo settore è sotto i 45 anni ma guadagnano solo il 40%
Giovanni D’Innella
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Le prove di esame rimarranno invariate, tre scritte e una orale, ma diversamente dal passato non sarà consentito consultare codici o testi di legge con citazioni giurisprudenziali
del reddito globale. Siamo lontani dal volume di affari e dai redditi della metà degli anni 90. Cosa è cambiato? «Sicuramente ha inciso l’elevato numero di iscritti negli albi, ma non sono da sottovalutare i tempi lunghi per ottenere giustizia, nonché la evidente crisi economica che si riverbera sulle professioni intellettuali». Per i giovani avvocati diventa sempre più difficile aprire un proprio studio legale. La riforma entrerà nel merito di questa situazione? «Va prima di tutto evidenziato - come emerge chiaramente da una recente ricerca condotta dall’Osservatorio permanente giovani avvocati del Consiglio nazionale forense - che i giovani (oltre il 40% degli intervistati attraverso un questionario inviato via web) ritengono particolarmente utili le forme di aggregazione professionale come gli studi associati, non solo sotto il profilo del conteni-
mento dei costi dello studio, ma soprattutto in ordine alla possibilità di un proficuo scambio di conoscenze, di una maggiore presenza di specialisti per far fronte alle richieste del mercato e, in ultimo, di concentrare le varie capacità attitudinali nella gestione interna dello studio. Ma a fronte di tanto, sempre dalla ricerca, si riscontra un numero modestissimo di studi associati fra giovani avvocati (circa il 2-3%). Quindi l’impegno delle istituzioni forensi deve essere mirato a favorire e incentivare queste iniziative». Negli ultimi anni è aumentato il numero di professionisti a partiva Iva. «Riguardo a questo problema la riforma pone l’accento sul fatto che l’avvocato può avvalersi della collaborazione di altri avvocati, fermo restando l’adeguato compenso per l’attività resa. Ma questa collaborazione non può dar luogo a un rapporto di lavoro subordinato in quanto non può essere, in alcun modo, messa in discussione l’autonomia e l’indipendenza dell’attività libero professionale e quindi il ruolo stesso dell’avvocato. Certo, in altri Stati europei è presente la figura dell’avvocato-collaboratore, ma per poterla mutuare in Italia sarebbe necessario uno stravolgimento di tutto il nostro ordinamento professionale, con la previsione di un albo speciale per l’avvocato-collaboratore abilitato al patrocinio limitatamente allo studio legale “datoriale”».
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Giovanni D’Innella, coordinatore del Gruppo giovani del Consiglio nazionale forense
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RIFORMA FORENSE
Pensione modulare, un investimento per il futuro La riforma forense interessa, anche se in maniera indiretta, il sistema previdenziale degli avvocati gestito dalla Cassa nazionale forense. Il presidente Marco Ubertini illustra quali sono le novità riguardanti questo importante aspetto per il futuro dei legali Nicolò Mulas Marcello
l Congresso europeo del Federation des Barreux Europeénne tenutosi a Firenze dal 26 al 28 maggio sono stati messi a confronto i singoli sistemi nazionali di previdenza forense in un periodo in cui la recessione economica condiziona inevitabilmente, in tutti i paesi europei, il circolo vizioso reddito-contributi. «È stata anche l’occasione per discutere della fattibilità di un sistema sopranazionale europeo – spiega Marco Ubertini, presidente della Cassa nazionale forense – e per confrontarsi sulle modalità della previdenza e dell’assistenza forense. In tempi di crisi la libera professione dell’avvocato risente del peggioramento delle condizioni economiche dei clienti. E in Italia, forse più che altrove in Europa, l’elevato numero di iscritti alla professione impone una riflessione sul sistema previdenziale e sulla sua capacità di tutelare gli avvocati che più di altre categorie professionali hanno subito le conseguenze di una congiuntura particolarmente sfavorevole». Quali punti della riforma dell’avvocatura interesseranno la Cassa nazionale forense? «La riforma forense ci interessa nel suo complesso, poiché rappresenta il quadro di regole all’interno delle quali si svolgerà tutta l’attività degli
A Marco Ubertini, presidente della Cassa nazionale forense
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avvocati. Come avvocato ritengo essenziale che, dopo quasi ottant’anni, una nuova legge ci consenta di stare sul mercato con regole adeguate. Come presidente di Cassa Forense ho un interesse in più: la capacità degli avvocati di produrre reddito si traduce, ovviamente, anche in contributi per l’ente di previdenza e assistenza. Al di là di ogni altra considerazione, la prima garanzia per chi esercita oggi la professione forense deve essere poter avere domani una pensione adeguata. In particolare, siamo molto attenti alla previsione sulla continuità dell’esercizio della professione per mantenere l’iscrizione all’Albo. È un aspetto molto delicato: andrà contemperato l’interesse di mantenere iscritti agli Albi solo coloro che effettivamente fanno gli avvocati con l’esigenza di non penalizzare, addirittura con la cancellazione, quegli avvocati, soprattutto giovani, che, in una fase delicata personale o generalizzata come quella attuale, non raggiungano i minimi di reddito previsti per l’iscrizione obbligatoria alla cassa». Quali vantaggi permette il meccanismo della pensione modulare in vigore dal 2012? «La pensione modulare è uno strumento introdotto con la riforma della previdenza forense in vigore dall’anno scorso e consentirà agli avvocati di avere una pensione più alta al termine della loro carriera. Per invogliarne l’utilizzo è stato previsto un versamento obbligatorio dell’1%, per il resto è un meccanismo del tutto volonta-
Marco Ubertini
rio e molto flessibile. Si tratta di un versamento contributivo volontario, con un aliquota che, a scelta dell’avvocato, può andare dall’1 al 9% del reddito netto. Ogni anno gli avvocati possono scegliere se utilizzarlo o meno. A rendere particolarmente interessante il ricorso alla modulare, contribuisce anche l’integrale deducibilità dei contributi versati». Quali strumenti di sostegno ha adottato la Cassa per aiutare donne e giovani in questi ultimi anni contraddistinti dalla crisi economica? «I giovani e le donne sono categorie deboli all’interno del mercato del lavoro nel nostro Paese. Ma, purtroppo, in questi anni di crisi le difficoltà economiche hanno interessato non solo i giovani colleghi, in particolare le donne, ma gli avvocati di tutte le generazioni. La Cassa forense ha agito su due fronti. Da una parte ha esteso al massimo, all’interno della riforma appena approvata (che di per sé rappresenta un sostegno ai giovani perché garantisce loro la certezza della pensione), le agevolazioni a favore delle fasce più in difficoltà. Dall’altra, sta elaborando una serie di in-
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Il meccanismo modulare consentirà agli avvocati di avere una pensione più alta al termine della loro carriera
terventi specifici, che avranno definitiva approvazione nei prossimi mesi. Sul primo fronte, è stato esteso da 3 a 5 anni d’iscrizione alla Cassa il periodo nel quale i giovani legali pagano sola la metà del contributo minimo soggettivo e pagano il contributo integrativo solo se lo hanno effettivamente riscosso dal cliente. Ma, più in generale, va sottolineato come la scelta di mantenere un sistema retributivo per il calcolo delle pensioni punta a spalmare i sacrifici su tutte le generazioni anche per garantire ai più giovani di avere un buon trattamento pensionistico. Sul secondo fronte, stanno per essere varati una serie di provvedimenti che daranno un sostegno concreto alle famiglie e, in particolare, alle donne che continuano a svolgere, nell’intero arco della loro vita, compiti sussidiari in famiglia».
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MERCATO DELLA DROGA
Coordinare le indagini Disarticolare le organizzazioni criminali alla base dei traffici di droga grazie soprattutto a una cooperazione internazionale tra polizie il più spedita e aperta possibile. Gli obiettivi della Direzione centrale per i servizi antidroga illustrati da Gaetano Chiusolo Michela Evangelisti
i è conclusa qualche giorno fa a Roma, con 38 ordinanze di custodia cautelare, la maxi operazione dei carabinieri denominata “Orfeo”, che ha sgominato un gruppo di narcotrafficanti attivo nella capitale, dove avrebbe smerciato ingenti quantità di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, marijuana e hascisc. È questa una delle tante investigazioni che scandiscono l’attività delle forze di polizia, coordinate dalla Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’Interno. Nella relazione annuale 2010 della direzione si parla di un totale di 2.345 operazioni, con il 18,73% della cocaina sequestrata a livello nazionale, l’1,81% dell’eroina, il 3,18% dell’hascisc, il 6,93% della marijuana e il 3,10% delle droghe sintetiche. Tutti dati però che, come sottolinea Gaetano Chiusolo, direttore della Direzione centrale per i servizi antidroga, vanno letti nel contesto dell’andamento degli ultimi anni e interpretati con i giusti strumenti. Nel 2010 la quantità di stupefacenti e sostanze psicotrope sequestrati nel Lazio ha registrato un calo del 51,3% rispetto al 2009. Come spiega questo dato? «Non necessariamente, e purtroppo, un calo dei sequestri significa un calo dei consumi; i due dati non sono immediatamente correlabili. E non è nemmeno un segnale di una minore attenzione delle forze di polizia alle investigazioni antidroga, come si evince dal numero di operazioni, sempre crescente; semplicemente in alcuni anni capitano dei maxi sequestri, principalmente di hascisc e marijuana provenienti dal Marocco attraverso la Spagna, con punte di anche 2 o 3 tonnellate in una singola operazione. Ovvia-
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Gaetano Chiusolo
mente negli anni in cui questi maxi sequestri non avvengono i dati statistici si abbassano». Per quanto riguarda invece i tipi di sostanze sequestrate, sempre dal 2009 al 2010 si è verificato un calo notevole dell’eroina (-51,33%) e, parallelamente, un aumento del 70,64% della cocaina. Quale cambiamento è in atto? «Dietro questo dato c’è una netta espansione della criminalità organizzata calabrese, specializzata nel traffico di cocaina. Ultimamente numerose operazioni di squadra mobile e carabinieri, soprattutto nel nord e nel centro Italia, si sono rivolte a personaggi di spicco della ‘ndrangheta. Bisogna comunque tenere presente che l’obiettivo delle forze di polizia, specie per le investigazioni di più ampio respiro, è quello di
Gaetano Chiusolo, direttore della direzione centrale per i Servizi antidroga del ministero dell’Interno
SEQUESTRO DI SOSTANZE STUPEFACENTI NELLA REGIONE LAZIO (2010) Fonte: DIREZIONE CENTRALE SERVOZI ANTIDROGA
Dosi, piante e compresse
Chilogrammi Cocaina
Eroina
Hashish
Marijuana
Altre droghe
Totale
Variazione %
Piante di Cannabis
Droghe sintetiche
719,59
17,07
641,41
370,04
201,41
1.949,52
-51,11
4.112
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scompaginare il gruppo criminale; non ci interessano tanto il quantitativo di droga sequestrato, le statistiche o il risultato immediato, quanto raccogliere informazioni e prove sui vertici delle organizzazioni in modo da disarticolarle, occupandocene anche per mesi o anni». In che maniera si svolgono le operazioni e quali sono i metodi che danno migliori esiti? «Le investigazioni antidroga sono per loro natura transnazionali; si basano infatti su una cooperazione internazionale la più spedita e aperta possibile. Il traffico di droga è un reato complesso che nella maggior parte dei casi inizia al di fuori del nostro territorio, perché la droga si produce a migliaia di chilometri da qui: la cocaina principalmente in America Latina, i derivati dell’oppio in Afghanistan. Alle spalle dello spaccio ci sono gruppi organizzati appartenenti a diverse nazio-
nalità e che commettono più reati in diverse nazioni, seguendo esclusivamente il principio del massimo guadagno. Purtroppo l’Italia è un mercato di consumo abbastanza appetibile. Di recente si sono imposti, specie nel Nord, gruppi criminali serbi che vanno a comprare direttamente la cocaina in America Latina, si preoccupano del trasporto e riescono a offrirla a un prezzo più basso di quello di mercato; a essi si sono immediatamente legati i nostri criminali calabresi, secondo il principio del maggior profitto». Quali sono gli obiettivi di questa cooperazione tra polizie? «Il lavoro delle polizie è finalizzato alla raccolta non solo di informazioni ma anche di prove, che siano in grado di reggere in processo nella fase dibattimentale. L’intercettazione telefonica, ad esempio, non ha valenza di prova; non LAZIO 2011 • DOSSIER • 211
MERCATO DELLA DROGA
Gestire la tossicodipendenza serve a nulla ascoltare le conversazioni sul conto
di un trafficante che risiede in Montenegro se poi la polizia montenegrina non collabora all’identificazione della persona che utilizza quel telefono. In assenza di prove solide non si arriva alla condanna e questo significa aver lavorato anche sei mesi o un anno per nulla». Qual è nello specifico la situazione del mercato della droga nel Lazio? Chi gestisce i traffici? «In Lazio la criminalità organizzata fortunatamente non controlla il territorio, come invece avviene in Calabria o Puglia, ma controlla le attività di traffico. Il Lazio tra l’altro, e in particolare la provincia di Roma, è un ricco mercato di consumo. Non ha, a parte l’aeroporto di Fiumicino, che è comunque strettamente sorvegliato, punti di approdo estremamente appetibili per la criminalità organizzata (la droga passa soprattutto dalla nostra frontiera nord orientale e dai grossi porti, come quelli di Genova, Bari e Taranto). Ma la droga arriva ugualmente. A gestire il traffico sono soprattutto i calabresi per quanto riguarda la cocaina, la criminalità campana per eroina, hascisc e marijuana; fortunatamente in regione non sono oggi presenti grossi gruppi di criminalità stanziale» Quali sono i compiti specifici della direzione centrale per i servizi antidroga? «È molto probabile che le diverse investiga212 • DOSSIER • LAZIO 2011
Il viceprefetto Paola Parisi è responsabile del Not, il Nucleo operativo tossicodipendenze della Prefettura di Roma, presso il quale vengono convocate, in ottemperanza alla legge 49 del febbraio 2006, le persone trovate in possesso di sostanze stupefacenti. «I nostri assistenti sociali hanno la capacità di dare al colloquio una particolare valenza – spiega Parisi –. Ma la prevenzione andrebbe fatta a monte, con un’informazione a tappeto nelle scuole e tra le famiglie». Al termine del colloquio si stabilisce se applicare una specie di ammonizione o una vera e propria sanzione. «Siamo tenuti a segnalare ai servizi pubblici per le tossicodipendenze tutti i casi in cui si faccia uso di sostanze, ma rimane nella libera determinazione dell’interessato se partecipare o no ai programmi proposti». Il Not riceve ogni anno in media 4.000 segnalazioni; si tratta per una nettissima maggioranza di soggetti maschili. «Il problema maggiore – conclude il viceprefetto – è che ormai l’uso della droga non è più legato solo a situazioni problematiche ma fa parte della quotidianità».
zioni antidroga si accavallino tra loro; noi svolgiamo quindi, di concerto con l’autorità giudiziaria, un’attività di coordinamento, per evitare diseconomie e sfruttare la specializzazione dei vari reparti in modo da assegnare dei compiti tra loro complementari. Forniamo poi alle varie squadre un supporto informativo, attraverso i nostri data base, e anche tecnologico (nel campo ad esempio delle intercettazioni ambientali) e da noi dipendono 20 uffici di esperti antidroga dislocati all’estero, dove si producono o transitano le droghe».
Il viceprefetto Paola Parisi, responsabile dell’area Diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero della Prefettura di Roma
La diagnosi tramite risonanza Attenta ai severi protocolli clinici e strumentali, la risonanza magnetica è diventata fondamentale per la ricerca e la diagnostica. Mariastella Giorlandino, amministratore del Gruppo Artemisia, spiega le sue applicazioni Adriana Zuccaro
La dottoressa architetto Maria Stella Giorlandino è amministratore unico dei centri clinicodiagnostici del Gruppo Artemisia
n recente censimento svolto presso la regione Lazio ha stimato più di un centinaio di apparecchiature di risonanza magnetica (RM) nelle aziende pubbliche capillarmente distribuite sul territorio. A testimoniare l’importanza della tecnologia medica, i magneti di ultima generazione, in dotazione anche presso i centri della sanità privata, rappresentano l’eccellenza che distingue il valore di alcune strutture. Tra queste, i laboratori di analisi e diagnostica dei centri Artemisia – dislocati principalmente in Lazio, Lombardia ma anche in Abruzzo, Puglia e Sicilia –, sviluppati a partire dagli anni Settanta secondo i più severi protocolli clinici e strumentali, oggi rappresentano un punto di riferimento per l’approfondimento della ricerca, l’elaborazione statistica e la definizione diagnostica delle tante patologie che
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affettano l’utenza sanitaria. Mariastella Giorlandino, amministratore unico del Gruppo Artemisia, spiega perché «la risonanza magnetica rappresenta lo strumento principe per raggiungere la massima efficacia diagnostica». Qual è la principale caratteristica della risonanza magnetica? «La rivoluzione indotta dalla RM consiste nell’abbandono dei raggi x come mezzo di indagine anatomica. Questa metodica utilizza onde radio a campi magnetici che non presentano gli stessi rischi delle radiazioni ionizzanti impiegate in esami RX e TC. Anche i mezzi di contrasto ferromagnetici hanno minori controindicazioni rispetto a quelli organo iodati. Oggi, la RM è infatti la più diffusa delle moderne metodiche di studio in diagnostica per immagini ed è utilizzata dai medici radiologi in rapporto a numerosi e differenti quesiti clinici, spesso al termine di un iter diagnostico complesso». L’alta performance delle apparecchiature
Mariastella Giorlandino
deve però trovare la giusta lettura da parte dei medici. «Per rendere efficace un esame non si può prescindere dalla stretta relazione che intercorre tra le tecnologie e le specifiche professionalità degli operatori. Di fatti, gli esami allestiti e interpretati da medici radiologi esperti consentono la corretta sintesi fra lo studio classico morfologico-dinamico e quello moderno funzionale, sempre più attuale nella caratterizzazione dei reperti in alternativa alla tradizionale biopsia chirurgica. Inoltre, sia gli accessori in dotazione, sia i software dedicati all’elaborazione delle centinaia di immagini prodotte per esame, aumentano la performance delle apparecchiature e la loro accuratezza diagnostica». Per la diagnosi di quali patologie è utile o necessaria la RM? «La metodica di studio RM trova spazio in diversi campi di applicazione della medicina nella diagnosi delle più svariate patologie. Viene utilizzata, ad esempio, per la valutazione delle strutture tendinee, capsulo-legamentose e della cartilagine di grandi e piccole articolazioni, per lo studio del bacino e della colonna vertebrale nella patologia artrosico-degenerativa e post traumatica, per lo studio delle mammelle nelle pazienti operate per tumore e in quelle con protesi estetiche, per la diagnosi di casi afferenti l’ambito ginecologico, cardiologico, neurologico e neurochirurgico. In particolare poi, la colangio-RM e la pancreato-RM mirano alla definizione del sistema epato-bilio-pancreatico, con le sue anomalie ed eventuali patologie di tipo ostruttivo e organico». Per quali diagnosi specifiche risultano par-
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La capacità della risonanza magnetica di ottenere scansioni 3D viene sfruttata per confermare la diagnosi ecografica
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ticolarmente all’avanguardia i centri Artemisia? «Tra i tanti esami eseguibili presso i nostri centri, merita particolare attenzione la RM del feto quale approfondimento, perfezionamento o completamento diagnostico di un sospetto ecografico di patologia fetale, attraverso la sinergica collaborazione tra ginecologi e radiologi dedicati. Le indicazioni fetali per la risonanza magnetica sono numerose e comprendono alcune patologie malformative che sono state identificate dall’ecografia. In particolare la risonanza magnetica fetale è utile qualora siano state accertate o sospettate patologie del sistema nervoso centrale, quali ventricolomegalie o difetti del verme cerebellare. La capacità della risonanza magnetica di ottenere scansioni nelle tre dimensioni viene sfruttata per confermare la diagnosi».
Sopra, paziente sottoposto a ecografia. In basso, risonanza magnetica in dotazione presso il centro Artemisia di Roma www.artemisia.it
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TRA PARENTESI XXXXXXXXXXX
LA TUTELA DELLA PRIVACY AI TEMPI DI FACEBOOK di Francesco Pizzetti Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali
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l 2010 è stato l’anno di una vera e propria svolta per il web, nel momento in cui si è assistito al sorpasso del social network Facebook sul motore di ricerca Google, in termini di numero di visite e di contatti. Il fatto che un social network sia divenuto in poco tempo il sito più visitato della rete rappresenta indubbiamente un fenomeno ricco di implicazioni. Il fenomeno delle comunità virtuali e degli altri servizi ospitati sul web, quali appunto i servizi di social network, anche se relativamente recente, continua a svilupparsi ed evolvere a un ritmo esponenziale. Se è fuori discussione l’importanza che i social network hanno nel mondo quali strumenti per aggregare idee e persone, non si può negare che la principale ricchezza dei loro contenuti sia l’effetto di una causa ben precisa, ovvero la condivisione volontaria di informazioni, contatti, foto, storie di vita, messaggi personali degli utenti: più contenuti significa inevitabilmente più dati personali e, quindi, potenzialmente, meno privacy. Una delle sfide più importanti che oggi ci troviamo di fronte è dunque quella di ricercare un giusto e corretto equilibrio tra la necessità di consentire una facile immissione e condivisione delle informazioni e la necessità di mantenere, in capo agli utenti, un effettivo controllo sui loro dati, una volta che questi siano stati immessi in rete. L’uso inconsapevole delle nuove comunità vir230 • DOSSIER • LAZIO 2011
tuali, soprattutto da parte dei giovani, comporta dei rischi specifici, spesso sconosciuti: i dati registrati su un social network possono essere conservati negli archivi dei provider per tempi indefiniti; le informazioni possono essere catturate dai motori di ricerca e decontestualizzate; ogni singolo “movimento” dell’utente può essere registrato. Peraltro, le informazioni relative al “profilo” degli utenti rischiano di essere, se non adeguatamente protette, a disposizione non solo della “comunità” del social network, ma anche di soggetti terzi che possono utilizzarle per fini illeciti, quali la creazione di falsi profili, oppure per finalità diverse. Si pensi, ad esempio, al caso di alcuni responsabili di risorse umane che hanno ammesso di utilizzare le informazioni acquisite dalla rete per verificare la veridicità di curricula inviati e selezionare i possibili canditati. I rischi posti in termini di protezione dei dati sono, dunque, molteplici e destinati a complicarsi con lo sviluppo di nuovi servizi offerti in rete. I legislatori, le Autorità di protezione dei dati europee e gli stessi fornitori si trovano ad affrontare queste nuove problematiche per le quali spesso è difficile utilizzare le tradizionali categorie giuridiche: ha senso parlare di “consenso informato” rispetto a fenomeni così complessi? Quali sono le nuove modalità per dare agli utenti informative adeguate, ma al tempo stesso semplici
Francesco Pizzetti
ed efficaci, sull’uso dei loro dati? A livello europeo, la stessa Commissione e le Autorità di protezione dei dati si stanno interrogando su tali questioni, anche nel tentativo di modificare le regole elaborate in materia di protezione dei dati al fine di renderle efficaci e concretamente applicabili al cosiddetto “mondo virtuale”. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla impossibilità di applicare il diritto nazionale a fenomeni che hanno ormai una dimensione globale: la maggior parte dei social network ha sede all’estero, dove le regole europee elaborate difficilmente possono trovare applicazione. In questo contesto, è dunque fondamentale operare per creare regole semplici e chiare che devono essere necessariamente condivise a livello globale e internazionale, ma anche incoraggiare le iniziative di autoregolamentazione, come, ad esempio, la promozione di codici di condotta. Emerge sempre
L’uso inconsapevole delle nuove comunità virtuali, soprattutto da parte dei giovani, comporta dei rischi specifici, spesso sconosciuti più forte la consapevolezza che, per garantire una effettiva “sicurezza” on line dei dati personali, tutte le parti interessate, a partire dai fornitori dei servizi, comprendano appieno l’importanza e la necessità di collaborare all’elaborazione di regole e misure tecniche adeguate a proteggere i dati degli utenti. Del resto, non è difficile capire, anche da parte di chi offre i servizi di social network, che la sicurezza del trattamento delle informazioni degli utenti non può che costituire, nel tempo, un elemento chiave per sviluppare fiducia tra gli utenti nelle enormi possibilità offerte dalla rete. LAZIO 2011 • DOSSIER • 231
GENIUS LOCI
Roberto Gervaso
Roma policentrica «È difficile vivere a Roma ma è impossibile starne lontano». È l’aforisma che Roberto Gervaso dedica alla città eterna, della quale ci parla con amore, cinismo e ironia Michela Evangelisti
na città che non si stupisce più di nulla, che non è tollerante ma menefreghista, che non è generosa ma calcolatrice. Un ritratto a tinte forti quello che emerge dalle parole di Roberto Gervaso. Lo storico, giornalista e scrittore, in onda dal lunedì al venerdì su Rete Quattro con la trasmissione “Peste e corna e gocce di storia”, non ha mezze misure. «Roma è una vecchia baldracca, piena di rughe, verruche, acciacchi e vene varicose, grassa e flaccida. Continua a fare marchette, ma puoi pagarla in cambiali o con un assegno a vuoto, che tanto non succede niente. Ormai ne ha viste talmente tante, e tante ne ha fatte, che è indifferente a tutto. Non può meravigliarsi di nulla una città dove sono passati tutti gli eserciti: può solo vivere alla giornata, alla nottata, lasciar correre. L’importante è che non si turbi il suo equilibrio». Ma, nonostante le sue bassezze, è una città che non puoi fare a meno di amare. Perché è saggia, perché conserva le vestigia di un passato glorioso, perché quando ti siedi nelle sue hostarie ti sembra di entrare in un film di Alberto Sordi e hai la certezza di alzarti con la pancia piena. Il luogo di Roma che ama di più? «Ovviamente il Colosseo, vicino al quale abito. Anzi, è il Colosseo che abita vicino a me!» Un luogo legato a un ricordo? «Via Santa Maria dell’Anima, dove ho abitato dal 1967 al 1972. Avevo la compagnia dei miei trent’anni e una splendida mansarda, che
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nei momenti felici trasformavo in una garçonniere. Lì ho scritto la mia Storia d’Italia e dalla scrivania godevo di una vista meravigliosa sulla cupola di Sant’Agnese. È stato senza ombra di dubbio il periodo più spensierato della mia vita. Piazza Navona all’epoca non era ancora quel luna park che è diventata ora; Indro Montanelli abitava al numero civico 93. Mi bastava attraversare la piazza ed ero a casa sua. In quel periodo andavo da lui ogni giorno, erano gli anni in cui lavoravamo insieme». Ha un itinerario meno noto da suggerire a un turista curioso? «Consiglierei di seguire l’Appia antica, lungo la quale si incontrano una natura rigogliosa, reperti archeologici, le catacombe, la splendida tomba di Cecilia Metella e ville meravigliose».
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GENIUS LOCI
Sopra, un particolare della Fontana di Trevi di Roma e un tratto dell’Appia Antica
Dove batte il cuore più autentico di Roma? «Roma è una città policentrica. Uno dei suoi cuori è sicuramente localizzato in piazza di Spagna; poi c’è un altro centro, che possiamo definire strategico e topografico, in piazza Venezia, perché è da lì che si prendono le misure delle distanze della città. Poi ci sono altri cuori: la fontana di Trevi - forse uno dei più affollati -, piazza Navona, piazza Barberini. Ma la Roma che vogliono vedere i turisti, che è anche la Roma più bella, è quella dove abito io, la Roma antica del Circo Massimo, del Colosseo, della Domus Aurea, delle terme di Traiano, dell’arco di Costantino. La vecchia Roma, invece, la si respira a Trastevere, un rione che io amo molto, ma che ormai è diventato una casba. Roma è l’unica città africana senza un quartiere europeo, diceva Ennio Flaiano. Una descrizione oggi più azzeccata che mai. La capitale è ormai un guazzabuglio di etnie, i romani sono in netta minoranza». Cosa le manca di più di Roma quando è in viaggio? «Tutto, soprattutto il peggio: la confusione, la finta bonarietà, la maleducazione e la falsa tolleranza, di una città che non si meraviglia più di nulla. Nel racconto di Ennio Flaiano, “Un marziano a Roma”, quando l’extra terrestre sbarcava in città erano tutti stupiti e curiosi. Poi pian
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piano è diventato un romano anche lui, e nessuno si accorgeva più della sua presenza. Poi di Roma mi mancano anche le vestigia - il Colosseo, la Domus Aurea, che hanno recintato perché non hanno i soldi per restaurarla - i rumori, gli odori e i sapori». Dove va a cena e quali sono i piatti che predilige? «Le hostarie offrono il meglio della gastronomia romana, e non solo. Sono ancora a conduzione familiare, il proprietario sa fare il proprietario e fa una scenata davanti a tutti se un piatto non è buono o il servizio si allasca. Al loro interno, tra vecchi frigoriferi, pareti in legno, nonnine che fanno capolino dalla cucina, si respira l’atmosfera dei film di Alberto Sordi; sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni 50 e 60, quando sono nate. Alcune purtroppo stanno chiudendo, schiacciate dalla concorrenza, ma le migliori sopravvivono – almeno finché sopravvivono i proprietari - perché si spende poco, si mangia bene e il servizio è rapido. Sotto casa ho la trattoria Nerone, dove amo cenare. Sono frugale, l’abbacchio non mi piace e trovo che la trippa sia l’equivalente di una colata di piombo nello stomaco. Preferisco ordinare il baccalà alla romana o gli gnocchi».