OSSIER LAZIO EDITORIALE ..............................................12 Raffaele Costa
L’INTERVENTO.........................................15 Ferruccio Dardanello Aurelio Regina
PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................18 Gianni Letta UNITÀ D’ITALIA ....................................24 Renato Schifani Giorgio Napolitano Louis Godart Mario Cervi
ECONOMIA E FINANZA SVILUPPO ECONOMICO...................92 Raffaello Vignali Domenico Merlani Pietro Di Paolantonio Marcello Piacentini FORMAZIONE......................................108 Luigi Serra Massimo Egidi Mariella Zezza
FACTORING E GESTIONE CONTO TERZI .....................................166 Alessandro Maione
IMPRENDITORI DELL’ANNO .........140 Fce Elio Colli Marco Villa Lucio Bartiromo
ROMA CAPITALE.................................80 Gianni Alemanno POLITICHE GIOVANILI.......................84 Giorgia Meloni Annagrazia Calabria
10 • DOSSIER • LAZIO 2011
PROCESSI DI BUSINESS................162 Maurizio Di Sangro
DONNE D’IMPRESA ..........................122 Lella Golfo
ISTITUZIONI...........................................50 Annibale Marini
BENI CULTURALI.................................74 Francesco Maria Giro Jas Gawronski
FONDI DI INVESTIMENTO ..............158 Fabiana Gambarota
CONSULENZA.....................................164 Massimo Lo Cicero
VERSO I MERCATI ESTERI.............128 Umberto Vattani Giovanni Castellaneta Pietro Celi Giancarlo Cremonesi
ESTERI.....................................................68 Franco Frattini
PRODOTTI FINANZIARI...................156 Alessandro Ceccaroni
MERCATO DEL LAVORO..................116 Salvatore Trifirò
POLITICA ................................................40 Maurizio Gasparri Silvano Moffa Roberto Rosso Marcello Veneziani
MEDIO ORIENTE .................................54 Gli sbarchi a Lampedusa Stefania Craxi Pietro Benassi Piergiorgio Cherubini Edward Luttwak
FARMACI VETERINARI ....................152 Remo Foglietti
IMPIANTISTICA INDUSTRIALE.....150 Mark McDowell, Stefano Lucarini e Stefano Mastrodonato
STRUMENTI PER L’IMPRESA.......168 Corrado Pierdominici IL DISTRETTO INFORMATICO ......170 Roberto Cao Pinna GESTIONE DOCUMENTALE ...........172 Patrizia Massimi MERCATO ASSICURATIVO ............174 Sauro Cruccolini EVENT MANAGEMENT.....................178 Erminio Fragassa
Sommario LA CORTE DI ARENARO..................180 Anna Scorsolini L’OFFERTA TELEVISIVA .................182 Rosabianca Caltagirone LA MODA ITALIANA..........................184 Michele Di Leva ENOLOGIA ............................................186 Marco Calcaterra
TERRITORIO INFRASTRUTTURE............................188 Pietro Ciucci Francesco Karrer Vito Riggio Luigi Marenzi Osvaldo Mazzola MOBILITÀ URBANA ........................204 Gaetano Arconti INGEGNERIA ......................................208 Massimo Romanelli Umberto Pesce
GIUSTIZIA
SANITÀ
RIFORME..............................................238 L’agenda del Governo Maria Elisabetta Alberti Casellati Maurizio Paniz Carolina Lussana
POLITICHE SANITARIE...................298 Ferruccio Fazio Enrico Garaci
CUSTODIA CAUTELARE.................248 Gaetano Pecorella Giovanni Maria Giaquinto
FRATTURE VERTEBRALI ...............314 Attilio Di Donato
LEGALITÀ.............................................260 Luca Albertario
OFTALMOLOGIA.................................316 Giorgio Ghirelli
SICUREZZA SUL LAVORO ............264 Oreste Tofani Francesco Compagna Luciano Annichiarico Giuseppe Lucibello
CHIRURGIA E DIAGNOSTICA OCULARE..............318 Enrico Orefice
REATI D’IMPRESA............................274 Carlo Federico Grosso DIRITTO FALLIMENTARE ..............276 Giulia Pusterla
SICUREZZA STRADALE .................214 Graziano Scheggi
GIUSTIZIA TRIBUTARIA .................280 Daniela Gobbi Riccardo Alemanno Mario Boidi Ennio Sepe
PROGETTAZIONE ............................222 Nedo Spini SAPIENZA ARTIGIANA ..................224 Roberta Borra Cinque TURISMO ............................................226 Vittorio Marsiglio
MEDICINA MATERNO-FETALE.....312 Maria Stella Giorlandino
CRONACA GIUDIZIARIA .................254 Il caso Mercadante Giuseppe Lipera
OPERE NEL SOTTOSUOLO ...........212 Aldo Bellone
SOCIAL HOUSING .............................218 Riccardo Drisaldi
TOSSICODIPENDENZE ..................304 Giovanni Serpelloni Aldo Forte
RESPONSABILITÀ MEDICA..........290 Riccardo Battiati e Fabio Grappasonni RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI...292 Raffaele Quaglietta NOTARIATO ........................................294 Giancarlo Laurini
AMBIENTE POLITICHE ENERGETICHE ...........228 Stefania Prestigiacomo SMALTIMENTO DEI RIFIUTI .........232 Manlio Cerroni RINNOVABILI......................................234 Gruppo Icq GESTIONE DELLE ACQUE.............236 Claudio Nigita LAZIO 2011 • DOSSIER • 11
L’INTERVENTO
Puntare su export e infrastrutture di Aurelio Regina Presidente di Unindustria
I
segnali congiunturali mostrano un quadro economico ancora incerto. Se lo scenario della doppia recessione sembra oggi scongiurato è al tempo stesso evidente che le conseguenze della crisi non si sono ancora completamente esaurite: mercato del lavoro, credito e conti pubblici sono le principali fragilità. Fino a quando non ripartirà il mercato del lavoro, e con esso i consumi e la domanda interna, non credo che si potrà parlare di vera ripresa. Sono convinto che la strategia vincente sia puntare su grandi progetti di sviluppo, in grado di creare nuovi posti di lavoro e utilizzare le risorse in modo più efficiente e moderno per lo sviluppo del territorio. L’Unione degli industriali e delle imprese di Roma si è fatta promotrice di importanti iniziative tese a valorizzare quei settori che potranno far ripartire la città di Roma, le nostre imprese, ma soprattutto il Paese. Faccio riferimento al settore delle infrastrutture, con progetti come la nuova stazione Tiburtina, la conclusione della linea B1 e C della metropolitana e l’aeroporto di Fiumicino; l’ammodernamento della rete elettrica; lo sviluppo di piattaforme digitali attraverso il progetto della banda larga, che prevede lo stanziamento di 600 milioni di euro per i prossimi tre anni, sviluppato da Telecom, Vodafone, Wind, Fastweb, Acea e altri operatori telefonici. Queste infrastrutture avranno una forte ricaduta occupazionale e prepareranno la città a importanti eventi quali l’Expo 2015, di cui Roma è
capofila per le imprese del Centro Sud, e alle ambite Olimpiadi del 2020, se la Capitale verrà scelta. Sono convinto che sussistano le condizioni perché Roma possa presentarsi al Cio nel 2013 pronta a ospitare una manifestazione di così alto livello, al pari delle altre grandi metropoli internazionali. Le imprese romane hanno capito che affacciarsi sui mercati esteri può costituire un’importante via d’uscita dalla crisi. Le strategie più efficaci sono quelle ormai consolidate che puntano sulla qualità del prodotto, sull’innovazione tecnologica, sul design. Le nostre aziende di maggior successo nei paesi esteri sono quelle che hanno saputo coniugare per l’appunto alto livello qualitativo e prezzi competitivi, anche in paesi tradizionalmente complessi, stiamo registrando ad esempio un rinnovato interesse verso l’Africa sub-sahariana. Ovviamente, è sempre valido il suggerimento di internazionalizzare la propria attività affidandosi a quei soggetti, sia pubblici che privati, in grado di indirizzare l’azienda verso i mercati più promettenti, utilizzando partner locali affidabili. In tema di “strumenti” per l’internazionalizzazione ritengo sempre valido il modello delle cosiddette “missioni di sistema” adottato da Confindustria e Ice, rivelatosi idoneo per accompagnare all’estero le pmi nelle loro primissime “esplorazioni” oltre frontiera. Un’esperienza preziosa che le imprese romane dimostrano di apprezzare particolarmente. LAZIO 2011 • DOSSIER • 17
Gianni Letta
MA PERCHÉ LETTA NON SI STANCA MAI? Risolvere i problemi e sciogliere i nodi della politica italiana con l’intelligenza e la pazienza antica dell’abruzzese. È il ruolo di Gianni Letta. Un compito che il sottosegretario svolge con apprezzamento bipartisan, il cui momento più importante, per sua stessa ammissione, è il pre-Consiglio del martedì mattina dove «si dà anima e corpo all’attività di Governo» Renato Farina
C
ominciamo subito da una domanda di attualità. Letta è stanco? Si toglierà gli abiti sacerdotali e vivrà da spretato della politica? Qui non si esagera. Intorno a Gianni Letta si è creato un alone di rispetto sacro. In effetti è il sacerdote di Palazzo Chigi, sembra che lo abiti come un tempio, vegliandovi giorno e notte da età immemorabili, quasi un custode del Santo Graal salvandolo dai predoni bergamaschi e dai briganti peloritani (citazione senza malizia da “L’armata Brancaleone”). Ormai è l’unico che abbia il potere magico di lasciar sospettare che nelle famose stanze dei bottoni, i bottoni siano preziosi, lucidati con cura, premuti nei de-
fango. Di certo però non ha cambiato idea. Lo stesso vale per il suo predecessore alla segreteria del Partito democratico, Walter Veltroni, il quale sostenne che lo avrebbe incluso volentieri nella sua squadra di governo. Persino Vittorio Feltri, alienissimo dai modi da ciambellano del Nostro, nel suo primo articolo dopo la (immeritata) sospensione dal giornalismo, ha rimproverato Berlusconi di non aver indicato Letta come premier al posto suo. La risposta al quesito è presto detta: Gianni Letta è stanco, ma ha un unico modo per riposare: lavorare, venire più presto la mattina. È come un telefono che si ricarica da sé. Più lavora, più è pronto a lavorare. Un po’ come quegli eremiti della Cirenaica, i
quali meno mangiavano e più guadagnavano in energie. È la mistica del potere. Ma anche la pratica del potere. Un po’ come le due sorelle di Lazzaro: Maria che contemplava e Marta che serviva. Un giorno magari si scoprirà che Gianni Letta sono due, gemelli omozigoti, ma non esageriamo. Qui proviamo a spiegare qual è il momento più importante della settimana del sottosegretario. Ripeto, sottosegretario: un nome bellissimo, che predilige per civetteria da trappista. Un nome che comincia con una professione di umiltà: sotto. Sotto, prediligendo la praticità alla visibilità. Continua con un sinonimo di riservatezza: segretario viene da segreti. Un appellativo quello di sottosegretario che gli ha fatto intestare LAZIO 2011 • DOSSIER • 19
IN COPERTINA
biti modi e con coscienza. E che da quelle parti si celebrino riti magari un po’ bizantini, ma con qualche traccia del buon latino antico, e in fondo garanzia di civiltà. Il potere acquista, sapendo che Letta veglia, come un’aura di castità, che non è il nome astratto di casta, ma una specie di utopia alla Tommaso Moro. Da qui il peso enorme della domanda: Letta è stanco? Questo è uno dei quesiti più seri che circo lino tra chi si occupa di politica. Non c’entra con il gossip, ma con il destino dell’Italia. Se Letta è (o fosse; scegliete voi il tipo di ipotetica) stanco, e se la stanchezza si dovesse trasformare in resa, inducendolo ad abbandonare il suo studio grande e laccato, le conseguenze appaiono irreparabili. Non causerebbe tanto la caduta di Berlusconi, il quale ha risorse impensabili tutte sue, ma - sia detto senza offesa per il Cavaliere - qualcosa di
peggio: la fine dell’impossibile congiunzione tra decoro ed efficienza, tra - diciamola tutta - romanità e laboriosità. Tra Lombardia e Italia, tra imprenditoria e diplomazia. In lui gli ossimori si trasformano in rime baciate. E se si spezzasse la fibra di Letta sarebbe una sconfitta tremenda per tutti: destra, sinistra e centro. Un guaio per questo benedetto Paese. Se ne accorgono tutti i pensanti. Hanno smesso di definirlo “l’uomo più pettinato d’Italia”, il “maggiordomo di Silvio Berlusconi”, come se fosse una specie di amanuense di corte bravo a trovare si-
Austerità, sobrietà, serietà, religione, sentimento, lavoro, dovere e morale sono le parole scelte da Gianni Letta per descrivere Avezzano, il suo paese natale
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nonimi gentili al linguaggio rozzo del potere per intortare gli ignoranti. Anche a sinistra, almeno quella che non lo odia per il potere transitivo dell’inimicizia, lo stimano e persino gli vogliono bene. Pier Luigi Bersani ne tessé le lodi pubbliche dicendo: «Mi associo all’applauso per il sottosegretario Gianni Letta: è veramente il monumento vivente della differenza che c’è tra il fare e il parlare». Se si vede la data di questo intervento era il 2006, manifestazione di Confindustria a Roma - si potrà sostenere che molta acqua è passata sotto i ponti, anzi più che acqua è Sopra, Gianni Letta durante un convegno dedicato alle eccellenze italiane con i fratelli Ferrero; qui a fianco, una veduta di Avezzano
Gianni Letta
Antonio Rossi, consegna al premier Berlusconi e a gianni Letta una tuta della nazionale olimpica italiana
persino il suo indirizzo e mail così: ssletta@palazzochigi.it. Poi si accorto che ss per alcuni non vuol precisamente dire sottosegretario ma qualcosa di meno sereno, e ha cambiato mail… È il martedì mattina, a Palazzo Chigi, e sono le ore 9 precise. Lui è già lì. Ogni settimana si apre il pre-consiglio dei ministri. Lì non ci sono il premier e i ministri, ma quelli del suo convento: i monaci dello Stato, i Templari della politica. Si direbbe con parola anglosassone: i civil servant, di cui Letta è il Papa italiano. Ha detto nella sola intervista che si conosca, concessa a un altro grand commis d’Etat, Luigi Tivelli: «Il momento più esaltante della mia esperienza in Presidenza è quello del pre-consiglio». Qui purghiamo il virgolettato dal tempo passato. In realtà è da intendersi come l’aoristo greco: è un passato ma dura ancora. Dura sempre. «Lì mi ritrovo appunto con i civil servant, i capi degli uffici legislativi, i capi di Gabinetto di tutti i ministeri. Lì le decisioni prendono forma giuridica, lì si discute del merito e della forma dei singoli provvedimenti. Lì si dà
anima e corpo all’attività di Governo. È lì che imparo quello che, poco o tanto, riesco a fare. Da loro, dai veri servitori dello Stato, ho l’esempio e lo stimolo di quello spirito istituzionale con il quale affronto tutti i problemi». Letta ha attinto da uno di questi “servitori” la formula essenziale della “attività pubblica” (lui chiama così la politica). È il prefetto Carlo Mosca ad avergliela dettata: e che consiste nel principio fondamentale di “ritenere essenziale il servizio ai cittadini in termini di capacità di risoluzione dei problemi che i cittadini avvertono come tali”. Risolvere problemi. Sciogliere nodi. Senza usare la spada che trincia la trama grossolana e il sottile filo di seta come fossero la stessa cosa. Ma usare la delicatezza dell’intelligenza e la pazienza antica dell’abruzzese. E qui siamo alla stoffa intima e alle radici di Gianni Letta. È abruzzese di Avezzano, secondo di otto figli, padre avvocato, studente operaio, turno di notte, laureato in Giurisprudenza, e improvvisamente giornalista. Trent’anni al Tempo, tutta la scala gerarchica. Un tiroci-
nio completo: non solo ricerca della notizia, scrittura, titolazione, organizzazione delle redazioni e delle pagine. Ma anche il mestiere di editore, imparando a leggere e redigere i bilanci, a trattare coi sindacati, con il potere romano ma anche coi tassisti. Infine catturato da Berlusconi. Il quale si innamorò di Letta quando si scontrarono da editori con interessi diversi: uno dalla parte di carta e inchiostro l’altro di etere e frequenze. Coraggioso e gentile. Da allora - era il 1987 - si sono presi. Sembrano l’uno opposto dell’altro. Io credo invece che Letta sia - con la sua personalità, ovvio - la traduzione abruzzese del brianzolo Silvio. La grandezza del premier è di accettare un’altra lingua che parla però lo stesso amore per l’Italia. Ora metto in fila tutte le parole scelte da Letta - nella citata intervista - per descrivere la sua famiglia, il suo Paese, la sua idea di politica e di parlamento. Ecco l’elenco bellissimo. Austerità, sobrietà, serietà, religione, sentimento, lavoro, dovere e morale (Avezzano). Valori veri, LAZIO 2011 • DOSSIER • 21
IN COPERTINA
Sembrano l’uno opposto dell’altro. Io credo invece che Letta sia - con la sua personalità, ovvio - la traduzione abruzzese del brianzolo Silvio
senso del dovere, rispetto per gli al- sconi ma anche di sé). Capacità di applauditissima, meravigliosa letri, responsabilità personale, impegno e lavoro, sobrietà, solidarietà, amicizia-quella-vera-e-autentica, la guida paterna, intransigente-rigore-morale (la famiglia). Verifica preventiva, responsabilità, misura, precisione, rigore (giornalismo). Solennità-del-luogo, dignità, decoro, rispetto, riguardo, vestito scuro, sottovoce, devozione, sacraltà-del-luogo, tradizione, buona educazione (Parlamento come dovrebbe essere). Esattezza, rapidità, flessibilità, semplicità, carattere, forza morale (qui parla di Berlu-
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visione e di pensare in grande, fantasia e intelligenza, talento e abilità, impegno e forza, convinzione e senso dell’organizzazione, follia, profondità dell’irrazionale, vera genuina saggezza (Berlusconi). Finito, the end? Un attimo. Ho rintracciato nell’abisso del mio computer una memorabile testimonianza registrata al Meeting di Rimini, agosto 1986. Parlava di se stesso, della sua idea della vita e del lavoro: «Se non ricordo male, Don Giussani, l’altro anno quando venne qui al Meeting, esordì la sua
zione, dicendo che il pericolo maggiore dell’umanità non è una catastrofe che venga da fuori, non è né la peste né la fame, ma come affermava Theillard de Chardin, proprio quella malattia mentale che è il più umano dei flagelli: la perdita del gusto di vivere. Chi fa questo mestiere con responsabilità, non perderà mai il gusto di vivere perché quel continuo irrompere del nuovo ti pone quotidianamente al centro della vita». Uno così non si stanca. Letta non è stanco. Meno male.
POLITICA
Il governo ha i numeri per attuare le riforme Federalismo e giustizia rappresentano le prossime, cruciali, sfide per il governo. La cui tenuta, per Maurizio Gasparri, non è più in discussione, «pur tra le polemiche e le difficoltà che nessuno ignora» Francesca Druidi
Maurizio Gasparri, presidente del Pdl al Senato
40 • DOSSIER • LAZIO 2011
G
li affanni di Futuro e Libertà, le incertezze interne al Pd e le formazioni che oggi costellano il panorama del centrodestra italiano disegnano uno scenario politico complesso, sul quale grava la situazione giudiziaria del presidente del Consiglio Berlusconi. Maurizio Gasparri, presidente del Pdl al Senato, si dimostra però ottimista sull’avvenire del partito. Con il progressivo affermarsi di una vasta area di centro-destra, se e come cambiano gli equilibri politici al Senato? «Nonostante le campagne politicogiudiziarie in corso contro Berlusconi, i dati parlamentari indicano un consolidamento della maggioranza, sia alla Camera che al Senato. Questo ha consentito di superare alcuni passaggi: approvare il decreto Milleproroghe, respingere le mozioni di sfiducia presentate da Fini e dal Pd contro il governo e contro il ministro Bondi. È stata, inoltre, approvata la relazione annuale del ministro della Giustizia Alfano alle due Camere, così come il federalismo municipale. Quel requisito che il presidente della Repubblica, giustamente, riteneva essenziale per certificare la stabilità del governo, ossia avere i numeri in Parlamento, è stato più volte accertato. Questo ci permette, pur tra le polemiche e le
difficoltà che nessuno ignora, di immaginare un percorso possibile per il governo». Come si configura il rapporto tra Pdl e altri movimenti di centro-destra come Iniziativa Responsabile e Coesione Nazionale? «Si tratta di un rapporto positivo perché sono gruppi che seguono la direzione di una vasta area moderata; possiedono specificità diverse, ma condividono un impianto bipolare, con la sinistra da un lato e, dall’altro, tutto ciò che è il mondo di centrodestra, cattolico, moderato, con varie espressioni che delineano una realtà vasta. Alcune di queste posizioni avvertono l’esigenza di una maggiore rappresentanza del Sud e delle sue problematiche». Quali sono gli appuntamenti
Maurizio Gasparri
A fianco, il Tribunale di Milano dove ha sede la Procura. Sotto, il guardasigilli Alfano
Le uniche speranze dell’opposizione si basano sulla Procura di Milano, il settore più operoso e insidioso dell’opposizione
principali che attendono l’aula del Senato? «Sia la Camera che il Senato proseguiranno il percorso su federalismo e giustizia. Si attendono i provvedimenti per completare la riforma del federalismo fiscale e poi sarà la volta dei temi della giustizia. Ci sono poi le crisi internazionali, che non costituiscono un fatto secondario. Il Parlamento sarà probabilmente chiamato a pronunciarsi su quanto sta accadendo nel Nord Africa, su iniziative che, ci auguriamo, la comunità internazionale e non solo l’Italia, possano assumere a breve». Come vede lo stato di “salute” dell’opposizione? «L’opposizione cerca di speculare sulle iniziative giudiziarie. Sul piano operativo, però, non la vedo molto solida.
Bersani viene espropriato in casa propria da Vendola, che lo insidia con la richiesta di primarie e propone la candidatura - lui che di fatto è il leader di un altro partito - di Rosi Bindi a capo del centrosinistra. Casini ha respinto l’invito a guidare una sorta di supercartello di tutte le opposizioni e per quanto riguarda Fini credo che, nelle ultime settimane, abbia perso dei colpi, schierando in maniera innaturale il suo movimento in connubio con la sinistra. In sintesi, Fini si trova in difficoltà politica, Casini non accetta l’appello del “tutti uniti contro Berlusconi”, mentre Bersani viene espropriato di potere decisionale in casa propria. Le loro uniche speranze e chance si basano sulla Procura di Milano: il settore più operoso e insidioso dell’opposizione è proprio la
Procura di Milano, che si rivela un giocatore schierato in campo nelle fila della sinistra italiana». Nelle prossime elezioni amministrative è possibile che a livello locale si ripropongano alleanze tra Pdl e Udc? «Alle ultime elezioni regionali si sono verificate alleanze con l’Udc. Oggi i rapporti si sono complicati in virtù delle posizioni nazionali del partito, vedremo caso per caso sul territorio cosa accadrà, non dimentichiamo le realtà regionali dove siamo al governo con l’Udc, come Sardegna, Campania, Calabria e Lazio. Le amministrative sono elezioni locali, dipenderà perciò dalle singole situazioni. Certo, non si può escludere la formazione di coalizioni locali più ampie rispetto alla dimensione nazionale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 41
POLITICA
Berlusconi ha favorito la valorizzazione di una nuova fascia di ministri giovani che attestano come il Pdl abbia una forte prospettiva futura
Crede che queste elezioni possano costituire un banco di prova per le dinamiche politiche nazionali? «Anche il più piccolo turno elettorale viene letto in termini politici. Sarebbe strano che ciò non succedesse, anche se poi in realtà quello che conta per il governo è dato dai numeri in Parlamento e da quello che accadrebbe in eventuali elezioni politiche. È già accaduto di avere meno adesioni alle amministrative e poi raccogliere successi a quelle politiche. Il Pdl e il centrodestra formano una coalizione di taglio politico soprattutto nazionale, tuttavia in questi anni siamo passati da 4 a 11 regioni e da 30 a 60 province governati dal centro-destra. Affronteremo con spirito vincente e posi42 • DOSSIER • LAZIO 2011
tivo anche questo turno amministrativo». Come vede il futuro del Pdl? «Il fatto che, in base ai sondaggi, in un momento di così duro attacco a Berlusconi, il Pdl ottenga un forte consenso -non esiste nessuna previsione che ci indichi sotto il 30% - dimostra che gli italiani hanno capito che il Pdl non è una lista elettorale, un’aggregazione momentanea ma una formazione permanente, dotata di una grande prospettiva strategica nell’area del centro-destra italiano. Vedo un futuro importante e positivo per il Pdl, lo stesso Berlusconi ha favorito nel governo la valorizzazione di una nuova fascia di ministri giovani, tra cui Alfano, Carfagna, Gelmini, Meloni, che attestano come il partito abbia una forte prospettiva futura».
POLITICA
Verso un patto federativo Una nuova stagione per il bipolarismo potrebbe essere alle porte. Ne parla Silvano Moffa, leader di Iniziativa Responsabile, guardando alle prospettive di sviluppo del neo-movimento e in generale del centrodestra Francesca Druidi
N
ulla può dirsi certo e definitivo nell’ambito dell’attuale quadro politico italiano, contrassegnato dall’incertezza, ma un elemento che in questi ultimi mesi sta emergendo è l’avvio di un processo di trasformazione nell’area di centrodestra che potrebbe condurre a mutamenti, nel prossimo futuro, di più ampia e significativa portata. Questa trasformazione si declina attraverso la nascita di formazioni quali Iniziativa Responsabile o Coesione Nazionale al Senato - che non appartengono di fatto al Pdl, ma garantiscono un riequilibrio della maggioranza e contribuiscono alla sopravvivenza del governo. L’ipotesi che sta prendendo forma è quella di un grande movimento federativo di tutti i partiti del centrodestra. Lo evidenzia Silvano Moffa, presidente della commissione Lavoro della Camera, ex deputato di Fli e attuale animatore del gruppo dei Responsabili alla Camera, che appoggiano la maggioranza. «Il rinnovamento del centrodestra passa da una ri-articolazione, tramite un patto federativo, tra i vari soggetti che possono comporlo», rimarca Moffa, sottolineando l’esigenza di affermare in Italia un bipolarismo plurale che tenga conto 44 • DOSSIER • LAZIO 2011
Silvano Moffa, leader di Iniziativa Responsabile
delle diversi voci e identità presenti nel movimento di centrodestra. Quale ruolo vede per i Responsabili nella vita politica italiana? «Il gruppo ha posto un problema di responsabilità istituzionale e di grande attenzione rispetto alle condizioni del Paese. La responsabilità identifica un collante importante, inoltre stiamo lavorando a una piattaforma politico-programmatica. Riteniamo, infatti, che nella ri-articolazione del centrodestra si possa procedere verso un patto federativo che tenga conto anche di queste
nuove realtà». Lei ha rivendicato per Iniziativa Responsabile pari dignità con Pdl e Lega, assicurando un contributo fattivo alla realizzazione di una serie di riforme indispensabili al Paese. Quali sono le aspettative di crescita dei deputati appartenenti al gruppo? «Il gruppo ha già dimostrato la sua capacità attrattiva e di crescita; il fatto che si sia costituito anche al Senato dimostra che il senso di responsabilità pervade gran parte dei parlamentari, indipendentemente
Silvano Moffa
Gli italiani si sono già espressi sul bipolarismo. Il terzo polo configurerebbe un ritorno al passato, alimentando una sostanziale ingovernabilità
In questa pagina, dall’alto, Pier Ferdinando Casini (Udc), Gianfranco Fini (Fli) e Francesco Rutelli (Api)
dalle appartenenze, proprio perché oggi è prioritario attuare le riforme di cui il Paese ha bisogno. È questo che muove le coscienze». Dove vanno ricercate le ragioni che stanno spingendo i membri di Fli a lasciare il movimento? «Ritengo che si stia diffondendo la crescente consapevolezza che Futuro e Libertà, nato all’interno di una crisi politica del Pdl ma con un grande senso di rispetto nei confronti dell’elettorato e una indubitabile lealtà verso il governo, nell’ottica di far andare avanti la legislatura, ha progres-
sivamente modificato la sua ragione d’essere. Il partito si è spostato verso l’opposizione, configurando una posizione terzopolista che contraddice anche il disegno bipolarista che è sempre stato nel dna della destra. Oltre a ciò, la confusione nel linguaggio usato e la propensione a stringere alleanze con il centrosinistra da parte di Fli hanno ulteriormente contribuito a scuotere le coscienze di chi possiede una cultura e una posizione politica di destra». Cosa ne pensa della promessa di Fini di lasciare la politica in caso di fallimento del suo progetto? «Credo che quanto ha dichiarato sia l’espressione, più che di una sfida, di
una debolezza. Emerge in qualche modo la preoccupazione sullo stato di salute di un gruppo che non ha superato la prova della tenuta e presenta divisioni interne riguardo alla posizione politica e culturale da assumere». Quali margini di manovra politica ha oggi il terzo polo? «Nel dna, nelle corde e nella sensibilità degli italiani, posizioni terzopoliste difficilmente riescono a farsi strada oggi. Abbiamo semmai bisogno di rafforzare il bipolarismo rendendolo maggiormente plurale, facendo in modo che le due parti della mela siano rappresentative di una società caratterizzata da posizioni politiche più arti- LAZIO 2011 • DOSSIER • 45
POLITICA
«Rientro nel Pdl, Fli fabbrica dell’anti-berlusconismo» Dall’esperienza in Futuro e Libertà al ritorno a casa, nel Pdl. Roberto Rosso racconta i motivi della sua scelta, illustrando i nuovi impegni veva sperato che Fli potesse rappresentare una sponda di liberalismo all’interno di un centro-destra che si era rivelato negli ultimi 2-3 anni un po’ opaco. Il deputato Roberto Rosso (nella foto) ha, invece, trovato «una fabbrica del rancore contro Silvio Berlusconi, un movimento che si proponeva di abbattere in qualsiasi modo e a qualsiasi costo il premier». Più di un mese fa poi la svolta decisiva: il rifiuto a votare un provvedimento giudiziario in aula contro Berlusconi, il ringraziamento del presidente del Consiglio e la successiva decisione di rientrare nelle fila del Pdl. «Tra sbagliare in casa altrui e sbagliare in casa propria, penso sia preferibile la seconda opzione e così sono rientrato. Berlusconi è stato molto umano e generoso nei miei confronti, mi ha cercato in plurime occasioni, mi ha proposto di rientrare ricordandomi passaggi della nostra esperienza comune».
A
Qual è lo sbaglio di Fini?
«La mancanza di strategia. Fini ha fatto in modo che Futuro e Libertà si trovi nella condizione di essere un movimento di centro-destra che, da un lato, non ha possibilità di allearsi e praticare un’effettiva via politica all’interno del centro-destra e che, dall’altro, ha come unica strada possibile quella di allearsi con la sinistra. Un altro elemento che mi ha colpito è la base laicista e anti-clericale all’interno del pensiero di Fli, come testimonia la scelta di Benedetto Della Vedova a capogruppo alla Camera, che implica una direzione contraria al mio percorso cattolico-liberale». Quali sviluppi vede per il terzo polo e per la situazione politica italiana?
«Mi sembra un’operazione destinata a ingrossare le fila dell’Udc: con una gamba più concreta e solida, quella dell’Udc, e due gambe più fragili come quelle di Api e Fli, è evidente come la prospettiva sia quella di irrobustire la struttura del partito di Casini, facendolo lievitare dal 5 all’89%. Sul fronte nazionale, Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di essere un gigante della politica perché, nonostante le gravi accuse e le contestazioni, ha saputo riemergere e riaggregare rispetto agli avversari che hanno perso pezzi. Il fascino attrattivo di Berlusconi è superiore alle colpe che, di volta in volta, gli vengono imputate». Come si articolerà il suo impegno in Piemonte?
«Una prima attività consiste nel far nascere una sorta di piccolo direttivo regionale che dovrebbe co-decidere laddove fino a oggi esisteva una diarchia composta da Ghigo e Ghiglia, sviluppando una democrazia più decisoria nel Pdl piemontese. Un primo motivo di impegno è che il Pdl torni a raggiungere le soglie di consenso che aveva quando ero coordinatore di Forza Italia in regione. Sono, inoltre, responsabile del coordinamento provinciale di Vercelli. Le elezioni provinciali saranno, in questo senso, un’evidente palestra».
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colate. Gli italiani, del resto, si sono già espressi sul bipolarismo. Il terzo polo configurerebbe un ritorno al passato, alimentando una sostanziale ingovernabilità». Cosa pensa della nascita al Senato del gruppo Coesione Nazionale? «La nascita di Coesione Nazionale prende anch’esso le mosse da una crisi del gruppo Futuro e Libertà e in questo elemento si può rilevare un’assonanza di fondo con la costituzione del movimento dei Responsabili. Tutti, del resto, sanno delle comuni battaglie condotte, all’interno di Fli, al fianco di Pasquale Viespoli per evitare che il partito prendesse un’altra rotta, e conoscono la sensibilità che ci accomuna sui temi sociali». Dove porterà questo movimento di rinnovamento del centrodestra italiano? «Oggi il centrodestra ha bisogno di ritrovare la sua propensione riformatrice che si è un po’ appannata, anche a causa della contingenza determinata dalla crisi economica e finanziaria globale. Il rinnovamento del centrodestra passa per una ri-articolazione attraverso un patto federativo tra i vari soggetti che possono comporlo. Si tratta di una prospettiva in grado di superare anche l’attuale difficoltà dello stesso Pdl, prefigurando la costruzione di quel partito popolare europeo democratico, aperto, liberale e riformatore che ancora non è sorto nel nostro Paese».
POLITICA
Salvaguardare il bipolarismo italiano Le prospettive del governo, il futuro del terzo polo, un centrosinistra che stenta a trovare la quadratura del cerchio. La sfida diventa comprendere quali traiettorie prenderà la politica italiana. A commentare è l’editorialista Marcello Veneziani Francesca Druidi
L’
Italia vive oggi un delicato momento sotto il profilo istituzionale e politico. In un mese denso di appuntamenti per l’agenda del governo, un mese che tra l’altro comprende l’apice dei festeggiamenti per l’anniversario dell’Unità d’Italia, restano molti i nodi da sciogliere e gli argomenti da esaminare: l’effettiva tenuta del Pdl di fronte al caso giudiziario che coinvolge il premier Berlusconi, la sopravvivenza del progetto politico di Gianfranco Fini, il conflitto con la maggioranza per il suo ruolo di presidente della Camera, il futuro incerto del terzo polo e un Pd che ancora cerca di individuare un nome spendibile per la posizione di leader dell’opposizione. Una situazione, quest’ultima, tutt’altro che semplice da dipanare perché Bersani, pur legittimato dalle primarie, non può ignorare la presenza ingombrante del governatore della Puglia, Nichi Vendola, il quale ha già dimostrato di poter esercitare la sua influenza in contesti importanti, come quello di 48 • DOSSIER • LAZIO 2011
Milano, nelle vesti di guida di Sinistra Ecologia Libertà. In questo scenario, potrebbe esserci già una vittima: il bipolarismo. E, d’altronde, come sottolinea il giornalista e scrittore Marcello Veneziani, non sarebbero poche le conseguenze e le ripercussioni sul sistema politico italiano legate all’archiviazione del disegno bipolarista. Il titolo di un suo editoriale è
“Toglieteci tutto, non il bipolarismo”. Tornare indietro ora cosa comporterebbe per il sistema politico italiano? «Significherebbe tornare all’Italia statica ma non stabile dei governi che durano nove mesi, alla partitocrazia che domina, ai compromessi e alle mediazioni al ribasso. Il bipolarismo in politica garantisce la scelta tra due
Xxxxxxx MarcelloXxxxxxxxxxx Veneziani
Nella pagina a fianco, in basso, lo scrittore e giornalista Marcello Veneziani. Sotto, Gianfranco Fini
Rompere il patto in corso d’opera e dopo la sua elezione a presidente della Camera con la maggioranza di centrodestra, non è corretto né efficace, serve a distruggere e non a costruire
ipotesi opposte e la governabilità, se chi vince è messo in condizioni di poter governare per un’intera legislatura». La fuga dal Fli continua. Qual è il più grande errore politico di Gianfranco Fini? «Ha compiuto una svolta fuori tempo. Troppo tardi rispetto allo scioglimento di An e troppo presto rispetto alla fine della legislatura. Rompere il patto in corso d’opera e dopo la sua elezione a presidente della Camera con la maggioranza di centrodestra, non è corretto né efficace, serve a distruggere e non a costruire». Quali prospettive vede per il terzo polo? «Tutto dipende dalla tenuta del sistema bipolare. Se dovesse saltare, e dovessimo tornare alla prassi della prima Repubblica, avrebbe un ruolo
di ago della bilancia e di forza comunque di governo, con gli uni o con gli altri». “La sinistra italiana ha bisogno di fornire un’alternativa al berlusconismo”, afferma Nichi Vendola. Possiede, allo stato attuale, gli strumenti per farlo? È dunque Vendola l’uomo destinato a guidare la sinistra italiana nel prossimo futuro? «Vendola è il leader che più trascina, che ha il gergo delle passioni politiche e conosce l’alfabeto delle motivazioni ideali, ma è leader di minoranza, come governatore è stato un flop e ha lasciato prosperare la corruzione accanto a lui. Il resto è buio, notte fonda». Lo spettro delle elezioni si allontana, ma quale scenario si delinea per la politica italiana? «Ora il rischio è un governo di lun-
godegenza, che sopravvive, ma non fa cose essenziali. La speranza è, invece, quella di un governo che sappia mettere a frutto l’ultimo scorcio di legislatura per realizzare programmi e riforme per il Paese». Il governo ha in agenda temi cruciali quali federalismo e riforma della giustizia. Avrà i numeri per farle partire? «Penso di sì, ma mi auguro che non si esaurisca a quei due punti l’azione di governo. Perché, pur essendo due riforme attese, se restano da sole, possono dar l’idea che nascano da uno scambio tra gli interessi politici della Lega e la battaglia giudiziaria del premier. Troppe cose aspettano di essere affrontate e riguardano la vita, la salute, il lavoro e la tenuta del nostro Paese». LAZIO 2011 • DOSSIER • 49
MEDIO ORIENTE
L’Unione europea deve creare una nuova partnership con i paesi della sponda sud del Mediterraneo
gli Stati membri soggetti a flussi
sproporzionati di immigrati. Quanto all’Italia, le relazioni bilaterali con i Paesi del Maghreb in materia migratoria sono particolarmente ampie e complesse. Esse si sviluppano secondo un approccio che prevede sia la collaborazione per gli aspetti connessi all’immigrazione legale, in particolare per quanto riguarda iniziative volte a favorire l’inserimento nel nostro mercato del lavoro, sia attività di prevenzione e contrasto dell’immigrazione clandestina. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, l’Italia ha intrapreso azioni nei confronti dei Paesi dell’area sulle tematiche dell’immigrazione clandestina e del traffico di esseri umani, evidenziando l’importanza di una più stretta collaborazione nelle attività di prevenzione e contrasto». 58 • DOSSIER • LAZIO 2011
Che strategie di dialogo sono in atto con i governi di quell’area per arginare gli sbarchi? «L’immigrazione clandestina, che attraverso il Mediterraneo giunge sulle nostre coste dai Paesi del Maghreb, presenta caratteristiche del tutto particolari. Si tratta dunque di un fenomeno che ci ha indotto a considerare come assolutamente prioritaria la collaborazione dei Paesi interessati nelle attività di prevenzione e in quelle relative al rimpatrio di coloro che non hanno titolo per rimanere nel nostro Paese. Del resto, proprio perché molti dei clandestini che giungono sulle nostre coste provengono da Paesi del Maghreb, abbiamo ritenuto che la collaborazione tra i nostri Paesi doveva essere intensificata per contrastare adeguatamente le immigrazioni irregolari via mare, salvaguardando al contempo gli obblighi che deri-
vano dal diritto umanitario». Come si sta attrezzando l’Europa per affrontare il problema dei clandestini? «L’Europa ha la colpa di aver trascurato in tutti questi anni l’area mediterranea. L’evoluzione del quadro comunitario in direzione di una vera politica comune dell’immigrazione, continua a essere condizionata dai diversi orientamenti dei principali stati membri al riguardo. Io spero che i Paesi europei sappiano abbandonare i loro particolarismi che oggi li vede divisi in tre o quattro gruppi su un problema che sta di fronte a tutte le nazioni sviluppate. Quando sul problema delle migrazioni riusciremo a giocare le carte di una politica dell’Europa unita, il fenomeno che oggi ci assilla diverrà lo strumento di un nuovo importante sviluppo».
MEDIO ORIENTE
Il Marocco guarda all’Occidente «Le differenze tra i paesi del Medio Oriente sono sempre esistite» sostiene l’ambasciatore italiano in Marocco, Piergiorgio Cherubini. «Quello che merita attenzione è la nascita e lo sviluppo di un nuovo pensiero più vicino alla mentalità occidentale» Elisa Fiocchi
M
igliaia di persone hanno manifestato in venti città del Marocco per chiedere riforme politiche e limitare i poteri di re Mohammed VI che ha sempre l’ultima parola sulle azioni del governo e proviene dalla dinastia alawita al potere da circa 350 anni. È il 20 febbraio 2011, «Il giorno dell’orgoglio» per tutto il paese. Gruppi di giovani e di cittadini scendono nelle strade di Rabat incuranti della pioggia mettendo in atto una protesta resa possibile anche grazie al potere di diffusione di Internet e di Facebook che cattura l’attenzione di giornalisti e attivisti dei diritti umani e civili. Nella capitale la contestazione si svolge in maniera pacifica mentre alcuni scontri con la polizia sono avvenuti a Al Hoceima, nel nord del Paese, dove sono morte cinque persone. In tutto il Marocco si chiede a gran voce la riforma della costituzione, il ripristino della dignità e la fine della corruzione. Rispetto agli stati vicini, il Paese gode di maggiori libertà come il pluripartitismo e la libera elezione del Parlamento, tuttavia l’apparente benessere economico e la libertà politica nascondono una situazione precaria: il tasso di disoccupazione giovanile è molto alto così come il tasso di
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povertà e il dislivello tra le classi sociali. «I fenomeni sociali e umani sono sempre difficili da prevedere» commenta Piergiorgio Cherubini, ambasciatore d’Italia nella capitale Rabat. «Per quanto riguarda il Marocco, da sempre ma soprattutto dall’avvento al trono di re Maometto VI, l’attenzione degli osservatori, e in particolar modo dei diplomatici, è concentrata sulle specificità di questo paese che ne fanno un caso a parte nel panorama arabo, sia per quanto riguarda le riforme economiche e sociali sia per il quadro politico e istituzionale». Dopo le manifestazioni e gli scontri, è cambiata la situazione politica nel paese? «È rimasta fondamentalmente stabile. La Costituzione in vigore pre-
vede gli strumenti dell’alternanza al potere, del controllo democratico e parlamentare sull’attività di governo, del pluralismo politico. Le manifestazioni si sono svolte con una significativa partecipazione popolare di alcune decine di migliaia di persone in differenti città del paese, ispirate certamente da uno stimolo di solidarietà con i popoli vicini ma al tempo stesso attente a concentrare le rivendicazioni - peraltro espresse in modo abbastanza variegato e poco omogeneo - nell’ambito delle riforme comunque attese nel paese. I partiti politici cominciano a farsi interpreti di tali istanze, anche in vista del confronto elettorale previsto per il 2012». Come sono cambiate le condizioni di vita e quanto rimane alta la soglia di attenzione per evitare il
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Piergiorgio Cherubini
In apertura, l’ambasciatore presenta le lettere credenziali a S. M. Maometto VI, re del Marocco; a sinistra, l’ambasciatore Piergiorgio Cherubini a Rabat
Nessuna notizia di concittadini che abbiano lasciato il paese. Al contrario è aumentato il numero di turisti italiani rischio di nuovi scontri? «Le condizioni della vita quotidiana sono rimaste nella totale normalità mentre da parte degli apparati di sicurezza e delle forze dell’ordine resta alta l’attenzione, ma prudente e scevra da inutili e vistosi dispiegamenti». Quali misure cautelari ha adottato l’Ambasciata in tutela dei cittadini italiani? E quanti concittadini hanno scelto di rientrare in Italia dopo lo scoppio delle rivolte in Medio Oriente? «La situazione generalmente calma che ha accompagnato in Marocco gli ultimi avvenimenti nel Maghreb non ha giustificato finora l’adozione di speciali misure cautelari, a parte l’aggiornamento dei dati relativi ai piani di emergenza che si predispongono in vista di eventuali peggioramenti. Non abbiamo notizia di concittadini che abbiano deciso di lasciare il paese. Al contrario è aumentato il numero di turisti italiani, specialmente verso destinazioni di mare alternative a quelle tunisine ed egiziane divenute temporaneamente difficili. Abbiamo dovuto, piuttosto,
rassicurare concittadini e delegazioni che si apprestavano a cancellare viaggi e visite precedentemente programmati solo sulla base di notizie allarmistiche e infondate diffuse impropriamente sul Marocco da alcuni media italiani». Quali indicazioni e sostegni ha offerto il governo italiano alle ambasciate nel Medio Oriente? «Sono state rafforzate le consuete indicazioni di prevenzione e di attenzione». C’è stato un effettivo ritardo nello scambio di informazioni tra il resto del mondo e il Medio Oriente? In tal caso, può aver rallentato eventuali azioni politiche e diplomatiche? «Non credo che gli eventi di questi mesi ci abbiano colto di sorpresa per un difettoso scambio di informazioni. Piuttosto la valutazione di eventi premonitori o delle cause profonde delle rivolte è stata insufficiente. Ma questo si deve anche al fatto che gli strumenti tradizionali per una tale valutazione si sono dimostrati insufficienti. La stampa e i mezzi di
comunicazione per primi non sono stati capaci di uscire da alcuni stereotipi inveterati di analisi e di cogliere la novità culturale e il potenziale operativo introdotti dalle nuove forme di comunicazione informatica. L’azione politica e diplomatica può da parte sua registrare qualche ritardo nell’adeguarsi alla nuova realtà: si pensi, una per tutte, alla crisi scoppiata all’indomani del crollo della Jugoslavia. L’importante è che l’adeguamento si operi su nuove e più solide basi». Quali saranno i futuri assetti del Medio Oriente? Si andranno a creare differenze, anche di natura politica, tra i vari paesi? «Le differenze sono sempre esistite, anche se sono meno note al grande pubblico per una sorta di pigrizia mentale che invita ad amalgamare tutto all’insegna delle grandi categorie di arabismo e Islam. Quello che merita attenzione è la nascita e lo sviluppo di un nuovo pensiero, di un nuovo ordine di valori, figlio dei più moderni mezzi di comunicazione informatica e più vicino senza dubbio alla mentalità occidentale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 61
MEDIO ORIENTE
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i primi di gennaio è scoppiata la rivolta del pane. «In Tunisia si fa iniziare la rivoluzione precisamente il 17 dicembre, quando nella cittadina di Sidi Bouzid un giovane venditore ambulante diplomato, Mohamed Bouzizi, si dà fuoco dopo essersi visto maltrattato dalla polizia del posto all’atto del sequestro della propria merce». E la testimonianza diretta dell’ambasciatore italiano Pietro Benassi impegnato nel territorio tunisino. «Il clamoroso e disperato gesto del giovane innesterà una catena di manifestazioni che si estenderanno al resto della Tunisia, fino ad arrivare, attorno al 6-7 gennaio, nell’area della capitale». Qual è stata la miccia che ha fatto scattare ed estendere la rivolta in tutto il Paese? «Le origini vanno ricondotte a un disagio diffuso tra la popolazione più povera delle regioni interne del paese, effettivamente aggravato in quelle settimane dall’aumento del prezzo dei generi di prima necessità. Tuttavia il disagio faceva leva sull’alta disoccupazione giovanile e su condizioni socio-economiche complessive di effettivo degrado. La durissima repressione delle forze dell’ordine e il rapidissimo passa parola tra i giovani, grazie soprattutto al ruolo straordinario giocato dai social network, Twitter e Facebook su tutti, favorirono il rapido espandersi delle proteste. Man mano che tali rivendicazioni si allargavano ad altre città, si aggiun-
Tunisia, meno di un mese per dire addio al passato «Il presidente della Repubblica Fouad Mebazaa si accinge a rendere pubblico il percorso politico dei prossimi mesi: assemblea costituente, elezioni presidenziali ed elezioni legislative» racconta l’ambasciatore d’Italia in Tunisia Pietro Benassi Elisa Fiocchi 62 • DOSSIER • LAZIO 2011
Pietro Benassi
Da sinistra, il premier tunisino Mohamed Ghannouchi con il presidente della Repubblica ad interim Fouad Mebazaa
Il passa parola tra i giovani è stato possibile grazie al ruolo straordinario giocato dai social network, Twitter e Facebook in testa
gevano anche nuove motivazioni: dall’esigenza di una maggiore giustizia sociale a più ampie e motivate istanze in materia di tutela dei diritti umani e libertà fondamentali. Insomma, la richiesta di vivere in un contesto realmente democratico. Alla fine, il 14 gennaio il presidente in carica, Ben Ali, lascia il Paese: meno di un mese per dire addio al passato. Il tutto per mezzo di decine di manifestazioni di protesta avvenute in modo pacifico. Un dato eccezionale». Oggi qual è la situazione nel territorio tunisino? «La fase di passaggio in vista delle libere elezioni che consacreranno l’avvento della democrazia è assicurata da un governo provvisorio di unità nazionale. Tale governo si muove in un contesto difficile, che vede permanere aspetti di fragilità complessiva: da problematiche di ordine
pubblico a difficoltà legate a rivendicazioni salariali diffuse accompagnate spesso da scioperi senza preavviso. La stabilità politica dipenderà largamente dalla capacità dell’attuale leadership di rimettere in sicurezza l’intero territorio nazionale e di far ripartire compiutamente il sistema produttivo nel suo insieme. Il primo ministro Ghannouchi si è recentemente dimesso ed è stato sostituito da Béji Caid Essebsi, figura di grande esperienza e prestigio. Il presidente della Repubblica Mebazaa si accinge a rendere pubblico il percorso politico dei prossimi mesi: assemblea costituente, elezioni presidenziali ed elezioni legislative. Tutto questo dovrebbe auspicabilmente contribuire a rimettere la Tunisia sulla strada della normalità». Come ha reagito la comunità italiana in Tunisia davanti all’espan-
dersi della rivolta in Medio Oriente? In quanti hanno preferito rientrare in Italia? «Con grande senso di equilibrio, dimostrando di conoscere a fondo il Paese nel quale vive e, in molti casi, in cui è nata. Quella italiana in Tunisia infatti è una comunità operosa, ben integrata. Ai tremila connazionali circa registrati presso la sezione consolare vanno aggiunti circa un migliaio che operano nel Paese per ragioni economico-commerciali. Infine, non va dimenticato il notevole flusso turistico dall’Italia verso la Tunisia pari a circa 450mila presenze annue, concentrato in prevalenza nel periodo primavera-estate. Ridottissimo è stato il numero di italiani che hanno deciso di lasciare, anche temporaneamente, il Paese. In sostanza, tra coloro che hanno preferito rientrare nei primi giorni della crisi, sono stati registrati alcuni familiari di connazionali qui residenti per motivi di lavoro - tecnici e quadri di società che si trovavano per alcuni giorni nel paese al momento dello scoppio della rivolta - e qualche imprenditore che, chiusa per motivi precauzionali l’attività, ha deciso di rientrare in Italia. Nel dialogo politico immediatamente attivato dal governo italiano con la nuova dirigenza tunisina, è stato sempre sottolineato con parole di apprezzamento il comportamento tenuto dalla business community italiana e della collettività in generale rimasta a lavorare anche nei rari casi - una dozzina su oltre 700 attività economico-commerciali diffuse - di danneggiamenti subiti agli impianti produttivi». LAZIO 2011 • DOSSIER • 63
MEDIO ORIENTE
Quali misure cautelari ha adottato l’ambasciata a tutela dei cittadini italiani rimasti sul territorio tunisino? «Siamo riusciti ad attivare, a partire dal 12 gennaio, un nucleo operativo di personale dipendente di questa ambasciata che ha assicurato la presenza permanente per garantire l’assistenza (12 persone a rotazione 24 ore su 24) a tutti i connazionali presenti sul territorio e il necessario flusso di informazioni da e verso Roma con l’Unità di crisi della Farnesina. Attraverso un servizio sms, in collaborazione con la Farnesina, è stato possibile informare con capillarità e tempestività i connazionali degli sviluppi della situazione: sono stati inviati circa 75mila sms con un’informativa media ogni 12 ore. Deve poi aggiungersi il costante aggiornamento della scheda-paese sul sito www.viaggiaresicuri.it che nei 41 giorni intercorrenti tra il 7 gen64 • DOSSIER • LAZIO 2011
naio e il 15 febbraio 2011 ha diramato 25 annunci. L’ambasciata è intervenuta anche in alcuni casi di assistenza consolare specifica recuperando alcuni turisti che si trovavano in aree pericolose e mettendoli poi in condizioni di raggiungere l’aeroporto». Quanti italiani invece stanno lasciando la Libia con destinazione Tunisia? «Si tratta di una cifra assai ridotta: il caso più complesso è stato rappresentato da qualche decina di lavoratori di un’impresa italiana che hanno potuto raggiungere la Tunisia, già rientrati tutti nel nostro Paese. Va comunque ricordato che il nostro Paese è ora impegnato nel sostegno umanitario in quell’area di confine con la Libia a sud della Tunisia, affollata dalla presenza di decine di migliaia di cittadini tunisini e stranieri (questi ultimi per lo più egiziani) provenienti dalla Libia. La no-
stra azione, a sostegno dell’attività dell’Onu e di altri organismi, è finalizzata a prestare assistenza sanitaria, logistica e poi a garantire le operazioni di rimpatrio, per lo più dalla Tunisia all’Egitto. È un’azione importante e complessa». Quali rapporti di collaborazione e sostegno intercorrono tra le Ambasciate italiane nei paesi del Medio Oriente? «In questi casi si parla per lo più di coordinamento garantito in primo luogo dal flusso delle informazioni che ci vede contestualmente in contatto su quanto sta avvenendo nei singoli Paesi. Vi sono poi delle situazioni specifiche di intervento per le quali, evidentemente, ci si attiva in azione congiunta quando è necessario. Si mantengono costantemente i contatti tra colleghi per farvi fronte e tra di noi ci si conosce bene anche sul piano personale».
MEDIO ORIENTE
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alle proteste alla guerra civile, fino all’esplosione della rivolta nei paesi del Nordafrica e del Medio Oriente. Le prime avvisaglie di ribellione nascono in Tunisia e Algeria quando studenti e disoccupati invadono le strade in segno di protesta contro la povertà, la disoccupazione, la corruzione e la repressione. Chiedono un futuro di libertà e democrazia e quel messaggio di lotta e speranza si estende fino al Golfo Persico, innescando una vera e propria reazione a catena. Fugge il presidente tunsino Zine alAbidine Ben Ali, si dimette l’egiziano Hosni Mubarak, annuncia il ritiro nel 2013 ASli Abdullah Saleh, al potere da più di trent’anni nello Yemen. Intanto nel territorio libico la popolazione insorge contro il regime del leader Gheddafi dinanzi agli occhi di tutto il mondo che segue l’evoluzione degli scontri sul canale “SaveLibia” creato su YouTube e attraverso il social network Facebook dove il gruppo “ShababLybia”, voce del Movimento dei giovani per la Libia, posta video delle rivolte in tempo reale. Difficile stilare un bilancio definitivo delle vittime, prevedere i flussi migratori e i futuri assetti politici che si andranno a creare dopo l’insurrezione. Tra i paesi coinvolti, la Libia rappresenta quello più indecifrabile per via della violenta rivolta politica e per la sua posizione geografica che sin dal passato l’ha resa meta di immigrazione dagli gli stati vicini nonché transito per molti immigrati dell’Africa sub sahariana. Il Carim,
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Rivolta «imprevedibile» in Medio Oriente La storia si ripete da decenni, sostiene l’economista e saggista statunitense Edward Luttwak, che non approva i metodi e le sanzioni adottate dall’Ue contro la Libia: «Sono tutte azioni teatrali, messe in scena. Iniziative simboliche» Elisa Fiocchi
centro di ricerca sulle migrazioni nel Mediterraneo presso l’Istituto universitario europeo di Firenze, rende noto che gli immigrati regolari in Libia sono circa 360mila a cui si aggiunge quasi un milione di irregolari: il 46% dall’Egitto, il 12% dal Sudan, il 6% dal Chad e il 4% dalla Tunisia. Per fare chiarezza sulla complessa situazione nel Medio Oriente interviene l’economista e saggista statunitense Edward Luttwak. I contorni della rivolta in Medio Oriente si delineano dapprima in Algeria e in Tunisia con quella che ai primi di gennaio è stata ribattezzata la rivolta del pane. Sarebbe stato possibile prevedere in anticipo un effetto domino di proporzioni tali da mettere in crisi i regimi del Medio Oriente? «Assolutamente no. Sono decenni che accadono queste rivolte senza nessuna possibilità di un controllo anticipato. In Medio Oriente è successo qualcosa di imprevedibile così come avvenne
nel 1848 quando tutta Europa si svegliò improvvisamente. Ogni paese del Medio Oriente ha una storia indipendente da tutti gli altri, è complicato prevedere le reazioni dei popoli. L’Egitto ad esempio ha vissuto una crescita economica con Mubarak e l’Iran ha sempre goduto di una popolazione molto fedele al regime».
Edward Luttwak
In apertura Edward Luttwak; a fianco una manifestazione in Libia
In Medio Oriente è successo qualcosa di imprevedibile così come avvenne nel 1848 quando tutta Europa si svegliò improvvisamente
Nonostante l’interesse costante dei media sulla situazione nel Medio Oriente, non è facile quantificare con chiarezza i numeri del massacro e le proporzioni della rivolta. Il ritardo nello scambio di informazioni tra il resto del mondo e il Medio Oriente può aver rallentato eventuali azioni politiche e diplomatiche? «Non è esatto parlare di massacro. In questo caso si tratta di un centinaio di morti: una cifra insignificante comparata alle oltre settecentomila vittime del conflitto tra Iraq e Iran, ai duecentomila curdi massacrati e ai milioni di turchi uccisi. Sono anche convinto che le decisioni politiche o le azioni diplomatiche non abbiano subito alcun rallentamento dovuto al ritardo nello scambio delle informazioni con il Medio Oriente: se Gheddafi attacca, bisogna essere pronti a rispondere militarmente in maniera adeguata a seconda dei mezzi che dispone ogni paese. Non servono chiacchiere, conferenze o provvedimenti. Bisogna intervenire concretamente». Attraverso l’uso dei social network Twitter e Facebook la rivolta
si è estesa rapidamente fino al Golfo Persico. Come ha cambiato il linguaggio e le forme della protesta? «Il numero delle persone che hanno utilizzato Twitter o Facebook, e più in generale Internet, è una minoranza insignificante che tuttavia è stata eccessivamente evidenziata dai media. I veri protagonisti della rivolta in Medio Oriente - e rappresentano la maggioranza - sono gente che non parla nemmeno la lingua inglese e non sa utilizzare il computer. Ritorno all’esempio del 1848: allora non esisteva l’elettricità, figuriamoci il telefono. Eppure il linguaggio promotore del cambiamento si è diffuso ugualmente». Tra le iniziative prese in esame in Europa c’è quella avanzata dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, dove le potenze occidentali stanno cercando di estromettere la Libia. Che ne pensa? «Sono tutte azioni teatrali, delle messe in scena. Iniziative simboliche approvate sulla carta ma che nella sostanza non hanno alcun risultato efficace. Soluzioni formali, nient’al-
tro che lo specchio di istituzioni inutili. Il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu non si è mai speso su alcune atrocità avvenute nel mondo, come ad esempio in Cina». L’Unione europea ha adottato un pacchetto di sanzioni contro la Libia, tra cui l’embargo sulla vendita di armi e il blocco dei beni di Gheddafi. Crede siano metodi efficaci per rispondere alle violenze in Libia? «Ormai è troppo tardi. Gheddafi non ha più bisogno di comprare le armi perchè gliele hanno già vendute molto tempo fa. Questi rimedi paracadute, ripeto, sono nient’altro che azioni istituzionali». Tra i provvedimenti, l’Europa discute di sanzioni e iniziative per prevenire e governare anche i flussi migratori. A quali rischi andrebbe incontro l’Occidente e in particolare l’Italia trovandosi dinanzi a migrazioni incontrollate? «I rischi sono sempre gli stessi di anni fa. Non è facile controllare i flussi migratori e non credo si arriverà mai a una distribuzione omogenea». LAZIO 2011 • DOSSIER • 67
BENI CULTURALI
Ottant’anni di storia e arte italiana Jas Gawronski, nuovo presidente della Quadriennale di Roma, illustra i suoi progetti: «Sono appassionato d’arte, anche se purtroppo oggi le principali sfide sono pratiche. L’edizione 2012? Orientata verso il domani» Riccardo Casini
N
ata nel 1927, la Quadriennale di Roma ha intrecciato la propria storia con quella dell’arte italiana dello scorso secolo: la prima esposizione, risalente al 1931, presentava infatti una sala dedicata ai futuristi, mentre l’ultima, la quindicesima, si è svolta nel 2008 ed era dedicata alle generazioni di artisti nati negli ultimi vent’anni. Ma nel corso dei decenni, oltre alla sede della Fondazione (spostatasi a Palazzo Carpegna nel 2004), i cambiamenti hanno riguardato anche le figure alla sua guida: dal primo “patron”, l’artista e
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deputato del Regno d’Italia Cipriano Efisio Oppo, si è arrivati oggi a Jas Gawronski, già europarlamentare (prima del Pri e quindi di Forza Italia) e a inizio febbraio nominato presidente dal ministero per i Beni culturali. Presidente Gawronski, quali sono i motivi che l’hanno portata ad accettare questo incarico? «Non l’ho accettato, l’ho sollecitato. Penso che se se ne ha la possibilità, è bello cambiar mestiere. E per l’arte, come anche per la musica, ho sempre avuto passione. Sono felice di potermene occupare».
Ma quali sono oggi le sfide principali nell’affrontare un compito di questo tipo? «Purtroppo le sfide non sono tutte “artistiche”, anzi molte, forse le principali, sono pratiche. Ho la fortuna di poter contare su un consiglio di amministrazione non solo competente, ma anche animato da uno spirito creativo di gruppo. Spero riusciremo a fare cose nuove e importanti». Non si possono però dimenticare le difficoltà derivanti dai sempre minori fondi disponibili per gli enti culturali. «I fondi devono essere sufficienti a coprire almeno i costi di funzionamento. Senza questo zoccolo duro di risorse la macchina organizzativa di ogni ente, che deve essere ovviamente snella, razionale ed efficiente, si spegne e non è possibile fare nulla». È possibile incentivare gli imprenditori privati a investire in questo settore? «È una vera sfida. In parte perché i servizi culturali sono fisiologicamente in perdita e si rivolgono a un pubblico numericamente meno interessante di altri comparti come ad esempio lo sport, e in parte perché i meccanismi di incentivi fiscali non sono ancora ben rodati come in altri paesi. Si sta comunque affermando
Xxxxxxx Xxxxx JasXxxxxxxxxxx Gawronski cxpknefv
In apertura, Jas Gawronski, presidente della Fondazione La Quadriennale di Roma; a sinistra, la sede di Villa Carpegna; sotto, l’archivio della biblioteca
sempre di più l’esigenza di passare dalle forme di sponsorizzazione classica a formule di comune progettualità e coproduzione, che corrispondono di più alle esigenze di comunicazione d’impresa». Quali sono i suoi obiettivi per la Fondazione nel primo anno di presidenza? «Ritengo prioritario avviare un’attività collaterale di valorizzazione delle nostre dotazioni di beni e servizi: penso soprattutto all’utilizzo della sede di Villa Carpegna, dimora storica di charme immersa nel verde, per eventi sociali e culturali. Un altro obiettivo importante è la promozione del nostro centro di documentazione sulle arti visive contemporanee, soprattutto su piattaforma digitale». In che modo? «Nelle mie prime perlustrazioni dell’affascinante patrimonio di carte e volumi del nostro Archivio Biblioteca, sono stato colpito dagli album che raccolgono le rassegne stampa delle mostre, costituiti da ritagli
Ritengo prioritario avviare una valorizzazione delle nostre dotazioni di beni, dall’utilizzo di Villa Carpegna alla promozione del nostro centro di documentazione
stampa originali collezionati in epoca coeva alle esposizioni, dal 1931 fino agli anni più recenti. È allo studio la pubblicazione online, con modalità di accesso progressive, dell’intera raccolta: si tratta di circa 20mila articoli che consentono di ricostruire i capitoli fondamentali delle vicende artistiche del nostro Novecento attraverso le mostre promosse dalla Quadriennale in ottant’anni di attività». Quali novità dovremo aspettarci invece dalla prossima edizione della Quadriennale? «Siamo fortemente determinati a rispettare la cadenza quadriennale, per cui la prossima edizione della mostra è in cantiere per il secondo
semestre del 2012. Si profila una Quadriennale d’arte innovativa, che affida lo sguardo sulle nuove generazioni a tre autorevoli artisti affermati anche a livello internazionale e a una riconosciuta personalità della cultura per allargare ulteriormente lo spettro della visione sulla contemporaneità. Sarà una Quadriennale incentrata sulle nuove energie dell’arte italiana, fortemente orientata verso il domani. E sono allo studio anche iniziative speciali, quali il collegamento con istituzioni culturali straniere per il premio agli artisti e un focus sull’arte visiva dei bambini in partenariato con l’International Museum of Children’s Art a Oslo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 79
ROMA CAPITALE
Nuova spinta dagli Stati generali
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on 8mila persone accreditate e 412mila contatti via streaming video, gli Stati generali della città di Roma, svoltisi il 22 e 23 febbraio scorsi, hanno fatto registrare indubbiamente un grande interesse, non solo da parte della stampa e degli operatori. Tra la presentazione del piano strategico di sviluppo e la candidatura alle Olimpiadi del 2020, la manifestazione ha rappresentato indubbiamente per il sindaco Gianni Alemanno, reduce da mesi difficili culminati con il rimpasto della sua giunta, l’occasione per guardare avanti, oltre le polemiche dell’ultimo periodo. Quale bilancio può trarre dagli Stati generali? Quali spunti sono emersi dalla due giorni? «Gli Stati generali sono per me una svolta esistenziale. In questi due anni e mezzo ho studiato a fondo una montagna di documenti per capire, pianificare e concretizzare progetti per la città. Nella due giorni all’Eur sono state presentate centinaia di proposte (in calendario ne avevamo 225, poi se ne sono aggiunte altre) che cambieranno il volto di Roma. Abbiamo lanciato idee che con progetti già in itinere, o immediatamente cantierabili, ci permettono di trasformare la nostra città. È un piano strategico, il primo della Capitale, davvero ambizioso che dovrebbe trainare la candidatura olimpica del 2020. Sono decisamente soddisfatto: la città ha risposto e i protagonisti della vita sociale ed economica hanno dimostrato unità e 80 • DOSSIER • LAZIO 2011
La due giorni dell’Eur ha presentato al pubblico la Roma che verrà, tra piano strategico di sviluppo e candidatura alle Olimpiadi. Il sindaco Alemanno: «Una svolta esistenziale, la città vuole investire sul futuro» Riccardo Casini
desiderio di progettare il nuovo. Roma ha grande voglia di investire sul suo futuro». Intanto con l’approvazione della variante urbanistica si è dato il via alla riqualificazione di Tor Bella Monaca. Attraverso quali altri interventi dovrà passare la cosiddetta “rigenerazione urbana delle periferie”? «È impensabile immaginare una città in crescita in cui non si vive bene. Ma se vogliamo intervenire e migliorare il benessere dei cittadini dobbiamo tener presente e coniugare tre esigenze diverse: competitività, solidarietà, sostenibilità. In concreto, vogliamo far sorgere una città policentrica, dando a ciascun quartiere la propria vocazione, dove ogni zona abbia tutti i servizi, come un vero centro. Questi centri, poi,
devono essere messi in rete per evitare che diventino realtà isolate. La demolizione e ricostruzione delle periferie In Italia non è stata finora applicata perché servono incentivi e una spinta imprenditoriale. Ma proprio nel recupero delle periferie il settore edilizio, che soffre una crisi e
Gianni Alemanno
Sotto, uno scorcio del quartiere di Tor Bella Monaca. Nella pagina a fianco, il sindaco Gianni Alemanno durante i recenti Stati generali
che registra solo nella Capitale un calo del 45% degli appalti in due anni e 6mila posti di lavoro persi, può trovare una chance di riscatto. È chiaro, comunque, che dobbiamo fare l’interesse dei cittadini del quartiere, che è quello di avere case e servizi migliori». Ma quali tempistiche sono ipotizzabili oggi? «Il Campidoglio ha già avviato l’iter per la ricostruzione e la demolizione del quartiere di Tor Bella Monaca. Tra 24 mesi, in tempi assolutamente record, i primi cittadini potranno entrare nelle nuove case: non più brutte torri che, tra l’altro, rischiano di crollare perché fatte male, ma sistemazioni in abitazioni a dimensione umana. Lo stesso iter sarà rispettato per le altre periferie degradate della Capitale. I nostri progetti sono per il futuro della città, indipendentemente dalle Olimpiadi.
I grandi eventi servono semplicemente a fare da acceleratore nella realizzazione delle opere, attirando forti investimenti privati. Sono progetti che proseguiranno, comunque, anche dopo il 2013». Al recente incontro con il Papa si è parlato anche dell’innovativo quoziente familiare approvato dal Comune. A che punto è la sua sperimentazione? «L’applicazione del “quoziente Roma” alle famiglie numerose della città è stata approvata col voto unanime dell’Assemblea capitolina nell’ottobre 2010. Consiste in una rimodulazione delle tariffe che tiene conto della composizione delle famiglie e del reddito Isee. L’obiettivo è ottenere tariffe più basse per famiglie numerose o in difficoltà nei settori più onerosi: rifiuti, mense scolastiche e rette degli asili nido. Per ora, in fase sperimentale riguarda un solo servizio, poi, per ogni bilancio, ne verrà inserito un altro, per un totale di tre entro la fine dell'attuale amministrazione». Perché è stato esteso a tutti i nuclei “anagrafici” includendo quindi anche le coppie di fatto? «Del quoziente familiare potranno beneficiare non solo le coppie sposate, ma anche i nuclei composti, ad esempio, da madre e figlio, da fratello e sorella o da nonna e nipote, purché appartenenti, anagraficamente, allo stesso nucleo familiare. Roma in questo modo vuole realmente dare l'esempio di una vera riforma fiscale di sostegno alle famiglie che fanno parte dello stesso nucleo come da stato anagrafico di famiglia. La visibilità di una città dipende dallo stato di salute della famiglia,
che rappresenta anche uno strumento prezioso per l’educazione dei figli, l’assistenza agli anziani e diverse forme di assistenza sociale. Roma è la prima grande metropoli ad avere adottato il quoziente familiare e il mio auspicio è che altre città italiane abbiano presto il “coraggio del bene”, impostando le proprie politiche fiscali su un effettivo sostegno alle famiglie». Gli Stati generali hanno costituito anche l’occasione per presentare il Comitato promotore della candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020. Quali saranno ora i suoi primi passi? «Le Olimpiadi di Roma 2020 faranno da traino al programma di sviluppo della città, e serviranno appunto ad attivare progetti, risorse e competenze per compiere la più vasta operazione di riqualificazione urbanistica e ambientale mai progettata in Italia. Un’operazione che riguarderà, tra le altre cose, il parco fluviale del Tevere come grande elemento di interconnessione del nuovo Parco olimpico, reso navigabile dalla diga di Castel Giubileo sino a Ponte Milvio, ma anche la realizzazione della Città dello sport di Tor Vergata, lo sviluppo del grande sistema aeroportuale della città e nuove ed efficienti infrastrutture di trasporto urbano, oltre all’ammodernamento e l’allestimento di molti impianti sportivi destinati ai giovani e alle famiglie anche nelle periferie. Le Olimpiadi costituiscono un messaggio importante, perché sono il simbolo di paesi e bandiere che competono senza antagonismo, per la voglia di cercare il primato: è il più grande messaggio che possiamo dare alla globalizzazione perché le identità non vengano cancellate. Roma può e deve dare un messaggio universale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 81
POLITICHE GIOVANILI
L’impegno politico viene dai più meritevoli Meritocrazia e pari opportunità è quello che chiedono oggi i giovani alla politica. La conferma arriva ad Annagrazia Calabria, coordinatrice nazionale della Giovane Italia, dai ragazzi che incontra nel suo tour per l’Italia Renata Gualtieri
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ra le priorità evidenziate sulla sua agenda c’è quella di sostenere le candidature del maggior numero possibile di giovani meritevoli alle prossime elezioni amministrative. Un obiettivo che Annagrazia Calabria intende perseguire con la massima determinazione perché è convinta che puntare su volti nuovi sia una sfida avvincente da affrontare con decisione e coraggio. «È arrivata l’ora – sostiene – di valorizzare i ragazzi e le ragazze capaci che ogni giorno si impegnano con responsabilità sul territorio e che con il loro entusiasmo e la loro passione rappresentano un valore aggiunto su cui investire». È continuo il suo impegno per un vero rilancio del movimento giovanile proseguendo nel tour delle regioni d’Italia, già intrapreso «in un’ottica di partecipazione e inclusione». Quanto è importante in politica il rinnovamento generazionale? «Se concepiamo la politica come vocazione al bene comune che poggia le sue radici sulla speranza in un futuro migliore realizzabile, non possiamo non riconoscere la necessità
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Sopra, Silvio Berlusconi e, nella foto a fianco, Annagrazia Calabria, coordinatrice nazionale della Giovane Italia
che i giovani si pongano nei confronti della politica non come semplici spettatori, ma si assumano la grande responsabilità di esserne attori protagonisti, per contribuire alle scelte che condizioneranno il loro futuro. Insomma, è da noi giovani che deve partire il rinnovamento generazionale e non possiamo, da un lato, essere indifferenti nei confronti di un mondo che percepiamo come chiuso al cambiamento e, da un altro, pretendere “quote” per i giovani:
Annagrazia Calabria
Qui sopra, il ministro Mariastella Gelmini; nella pagina seguente, alcune donne scese in piazza nel corso della manifestazione del 13 febbraio scorso;
Esiste negli atenei una maggioranza silenziosa di studenti che vuole studiare, è favorevole alla riforma del ministro Gelmini
dobbiamo dimostrare sul campo che la presenza dei giovani può realmente segnare l’avvento di un rapido rinnovamento sociale, politico, culturale e ideologico». «Il mio sogno è tornare alla politica come servizio, il gesto più alto di carità». Riesce a trasmettere ai giovani questo suo pensiero? «Ho deciso di assumere l’incarico di coordinatore nazionale del movimento giovanile del Pdl proprio perché ho intenzione di trasmettere alle nuove generazioni gli ideali che, finora, hanno animato il mio impegno politico. Si è percepita, negli ultimi anni, una forte disaffezione dei giovani per la politica, causata da
un sentimento di delusione nei confronti di un mondo che non punta sulla meritocrazia e sull’impegno, ma si basa sull’astuzia e sull’utilitarismo. È per questo che bisogna rilanciare il concetto della politica come servizio, come vocazione personale che deve indicare un modello praticabile per tutti e in particolare per i giovani impegnati in politica. Bisogna rifuggire dall’illusione del successo immediato, coltivando la responsabilità dell’avvenire, proprio perché la realizzazione del bene comune non può avvenire nel presente, bensì nella storia». Serve più passione o formazione per entrare in politica?
«Nella prima fase è la passione, prima di ogni altra cosa, a dover animare un giovane che intende impegnarsi in politica. Ma non basta: la passione deve essere accompagnata da umiltà e spirito di sacrificio. Sono molto importanti gli anni della militanza politica, che consentono di aumentare il bagaglio di esperienze e di compiere una piena maturazione politica. La formazione deve accompagnare ogni momento della vita di un giovane impegnato in politica ed è per questo che da coordinatore nazionale del movimento giovanile sento forte dentro di me la responsabilità di formare le nuove generazioni, che saranno poi quelle LAZIO 2011 • DOSSIER • 89
POLITICHE GIOVANILI
Credo che il 13 febbraio le molte persone scese in piazza manifestassero differenti esigenze, rivendicazioni e pensieri in parte strumentalizzati da certa politica dell’opposizione
che andranno a formare le fila della
futura classe dirigente del nostro Paese. La formazione è, sicuramente, un settore che va rilanciato e su cui intendo puntare molto». Il fermento politico appartiene ancora alle Università? «Certamente. Lo dimostra il fatto che molti dei nostri giovani dirigenti del movimento giovanile provengono da esperienze di politica universitaria. Ciò che più mi entusiasma è l’aver riscontrato, nonostante le accese proteste inscenate negli ultimi mesi da sparuti gruppi di giovani strumentalizzati, che esiste negli atenei una maggioranza silenziosa di studenti che vuole studiare, è favorevole alla riforma del ministro Gelmini e si sente rappresentata dalle liste centrodestra, che si stanno affermando con sempre maggior forza in tutte le competizioni elettorali universitarie».
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Quali sono i modelli politici per le nuove generazioni? «A mio parere, più che guardare ad un modello politico, occorre ripartire da quelli che sono i nostri valori: la libertà, la democrazia, la dignità dell’uomo, la parità tra uomo e donna, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale. I nostri valori sono il nostro punto di forza e solo grazie a essi possiamo finalmente riconoscere la centralità della persona umana che deve esistere prima dello Stato. Noi giovani avremo il grande compito di raccogliere il testimone che il presidente Berlusconi ci lascerà e dovremo completare, non solo per noi ma soprattutto per i nostri figli, quella grande rivoluzione liberale e meritocratica inaugurata nel 1994 con la discesa in campo del nostro presidente». Cosa chiede un giovane oggi alla politica?
«Meritocrazia, innanzitutto, e pari opportunità. Incontrando le ragazze e i ragazzi del nostro movimento in giro per l’Italia ho capito che i giovani, oggi, vogliono mettersi in gioco e chiedono semplicemente di avere la possibilità di dimostrare quanto valgono. Da parte mia, non posso che assicurare un mio costante impegno affinché i giovani meritevoli siano valorizzati e sia garantita loro l’opportunità di misurarsi sul terreno della meritocrazia, così da affermarsi per quello che sono e non per quello che hanno». Come pensa di rispondere alle donne scese in piazza il 13 febbraio? «Credo che il 13 febbraio le molte persone scese in piazza manifestassero differenti esigenze, rivendicazioni e pensieri in parte strumentalizzati da certa politica dell’opposizione. Agli uomini, così come alle donne, nessuno può regalare dignità, così come nessuno può negarla o portarla via, a meno che non si usi la forza bruta per sminuirla, come è accaduto purtroppo nei lager e come accade ancora quando la violenza, in tutte le sue molteplici forme, irrompe nella sfera privata delle persone. Io vorrei che le donne scendessero in piazza per sostenere progetti di solidarietà, per appoggiare programmi di pari dignità di genere, per manifestare sdegno di fronte agli stupri, disgusto verso i pedofili, per reclamare il proprio diritto ad avere maggior tempo da dedicare ai propri figli, alla propria famiglia. Ecco secondo me, le donne che siano figlie, mogli, madri, nonne dovrebbero tutte insieme portare avanti con tenacia progetti reali e concreti per una migliore qualità di vita lavorativa e sociale».
SVILUPPO ECONOMICO
Lo Stato faccia il tifo per le imprese
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Raffaello Vignali, vicepresidente della commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati
a commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, di cui Raffaello Vignali è vicepresidente, ha appena terminato l’esame dello schema di decreto legislativo sulle fonti energetiche rinnovabili. A breve dovrà approvare altri due schemi proposti dal Governo, che toccano da vicino le nostre imprese e che fanno parte del pacchetto della cosiddetta “frustata” all’economia: il riordino del sistema degli incentivi, nel quale è prevista - per la prima volta - una riserva minima del 50% per le piccole e medie imprese, e il riordino degli strumenti per l’internazionalizzazione. In dirittura d’arrivo è invece lo Statuto delle Imprese, ideato dall’onorevole Vignali, elaborato dopo aver ascoltato le associazioni delle imprese, delle Regioni, degli enti locali e del sistema camerale. In cosa consiste questo disegno di legge? «Lo Statuto mira innanzitutto a riconoscere il valore economico e sociale delle imprese e a dare attuazione allo Small business act dell’Unione europea. Come? Introducendo diritti per le imprese nei confronti della Pubblica amministrazione (semplificazione, certificazione privata sostitutiva dei controlli pubblici, certezza dei tempi e delle norme, termini nei pagamenti), migliore accesso agli appalti pubblici, una riserva del 50% degli incentivi alle piccole imprese. E, ancora, attraverso l'istituzione di una legge annuale per le pmi e la diffusione della cultura imprenditoriale nel sistema scolastico e universitario. Lo sviluppo economico
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Uno Stato che rappresenti per gli imprenditori non un ostacolo ma un valido sostegno. Attorno a questo principio è costruito lo Statuto delle imprese, ideato da Raffaello Vignali, ora in discussione a Montecitorio Michela Evangelisti
dipende dall'impegno dei nostri imprenditori, che troppo spesso vedono nello Stato un ostacolo e non un aiuto; lo Statuto interviene perché lo Stato “faccia il tifo” per chi, ogni giorno, è un “attaccante” nella squadra che gioca nel “campionato” italiano e mondiale per “vincere” in termini di Pil e occupazione». L’accesso al credito rimane una delle difficoltà principali da affrontare per le imprese italiane. Come lo Stato interviene in questo senso? «Il Governo è intervenuto in molti modi per assicurare la continuità del credito alle imprese, con la moratoria dei debiti, appena prorogata, e il finanziamento del fondo centrale di garanzia. Anche Sace e Cassa depositi e prestiti hanno avviato programmi per l'assicurazione del credito. Il Governo sta poi monitorando le procedure che porteranno al cosiddetto trattato di Basilea3, perché i nuovi criteri di patrimonializzazione delle banche non provochino un restringimento del credito alle imprese. Le condizioni della finanza pubblica non ci consentono, purtroppo, di aumentare le risorse pubbliche. Personalmente, ritengo però che sul fondo di garanzia si potrebbero introdurre innovazioni, valorizzando di più - secondo il principio di sussidiarietà - il ruolo dei consorzi fidi».
Raffaello Vignali
Sul fondo di garanzia si potrebbero introdurre innovazioni, valorizzando di più il ruolo dei consorzi fidi
Secondo l’ultima analisi congiunturale di Confindustria il 2011 si presenta come l’anno della riduzione dell’incertezza a livello globale, ma l’Italia fatica a tenere il passo. Quali politiche economiche sono più urgenti? «Non potendo aumentare la spesa pubblica, dobbiamo agire sui fattori di competitività. Può sembrare strano, ma il primo fattore competitivo è l'assetto normativo: abbiamo bisogno di regole certe e chiare, tempi veloci nell'applicazione e riduzione degli oneri burocratici. In secondo luogo dobbiamo sostenere l'innovazione, che è il fattore decisivo per la competitività e la produttività, non dimenticando che l'innovazione è l'esito dell'investimento in capitale umano e, quindi, non di-
50% INCENTIVI
La riserva minima per le piccole e medie imprese prevista dal riordino del sistema degli incentivi
pende dalla dimensione delle imprese. Poi dobbiamo sostenere con più decisione l'internazionalizzazione e premiare le reti d'impresa, che sono il nostro modo di crescere dal punto di vista dimensionale. Su tutti questi fronti, il Governo Berlusconi è impegnato dalla prima ora, ma bisogna continuare e improntare sempre più le politiche alla sussidiarietà». Il governatore della Banca d’Italia ha sottolineato che servono riforme “più coraggiose” per sostenere le imprese e affrontare il grave problema del lavoro giovanile. «Per il lavoro giovanile dovremmo introdurre misure che possano incentivare l’assunzione. Giuliano Cazzola ha avanzato diverse proposte in merito, ad esempio una sorta di 2x1: se assumi due giovani, per alcuni anni paghi i contributi solo per uno. Per le imprese, occorre premiare chi investe e diversificare il trattamento fiscale degli utili investiti e di quelli divisi. Credo che i costi sul bilancio pubblico sarebbero compensati da minori costi sociali e da nuove entrate: per avere equilibrio di bilancio occorre puntare sulla crescita. E, senza investimento, crescita ed equilibrio di bilancio sono un’illusione». LAZIO 2011 • DOSSIER • 93
SVILUPPO ECONOMICO
Lavorare per obiettivi comuni Fare rete, ottimizzare la sinergia con le istituzioni, potenziare le infrastrutture per i trasporti e guardare ai mercati emergenti. Secondo Domenico Merlani, vicepresidente di Unindustria, sono queste le piste da seguire per il rilancio dell’economia del Lazio Michela Evangelisti
È
nata il primo gennaio scorso e riunisce gli industriali e le imprese di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo. «Unindustria è frutto soprattutto dell’esigenza di avere una più forte rappresentatività a livello regionale nei confronti delle istituzioni – spiega il vicepresidente, Domenico Merlani –. Questo è uno dei punti chiave che hanno indotto tutti gli operatori e gli industriali nostri associati ad aderire all’unanimità a questo importante progetto, che non nasce come un’incorporazione di Roma rispetto alle province più piccole, ma come un grande progetto di riorganizzazione e semplificazione associativa». I risultati si concretizzeranno in una razionalizzazione dell’operatività, in un abbattimento dei costi e, quindi, nella liberazione di risorse che potranno essere messe a disposizione della struttura per migliorare la qualità dei servizi. Per il futuro un aspetto essenziale e moderno dell’associazione sarà la condivisione dei progetti sull’intero territorio del Lazio, un territorio vasto i cui attori, per mantenersi competitivi in un momento di crisi, devono obbligatoriamente lavorare tutti insieme per obiettivi comuni. «Il punto nodale di tutto il progetto è che le nostre province vogliono diventare partner di una Capitale che sta crescendo e che va ripensata riferendosi a un territorio allargato. Roma ha quindi bisogno di territori che lavorino insieme per lo sviluppo dell’intera regione, abbandonando il concetto di localismo». Sistema produttivo regionale: quali sono attualmente le criticità e i punti di forza? Di quali interventi avrebbe urgentemente bisogno per affrontare la partita dello sviluppo?
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Domenico Merlani, vicepresidente di Unindustria
«Un punto di forza importante per dare un colpo di reni rispetto a questa situazione di stallo che ormai da tre anni affligge l’economia italiana potrebbe essere una sinergia più stretta con le istituzioni, le quali, con forte senso di responsabilità, dovrebbero collaborare con il sistema produttivo regionale per far sì che il territorio possa rialzare la testa. Una criticità è rappresentata invece senza dubbio dalla debolezza delle infrastrutture, un capitolo sul quale è tornato ultimamente con insistenza il nostro presidente, Aurelio Regina. I collegamenti tra la Capitale e le province sono scarsi; per fare alcuni esempi pratici, dobbiamo affrontare il problema di collegare Roma con il sud del Lazio attraverso la Pontina, il problema della parte nord della Cassia, quello della trasversale Orte-Civitavecchia. Roma ha la possibilità di raddoppiare nei prossimi 20 anni il suo traffico aereo; abbiamo quindi la necessità di sviluppare il sistema aero-
Domenico Merlani
portuale, pensando al raddoppio di Fiumicino e all’apertura del terzo scalo su Viterbo, per i voli low cost. Bisogna infine sviluppare anche i collegamenti immateriali, quelle reti telematiche di cui i distretti industriali hanno bisogno per dialogare con il resto del mondo». Sono numerose le attività previste da Unindustria per questo 2011, a partire dal progetto internazionalizzazione e Paesi emergenti. Quali proposte avete in mente? «La posizione geografica del Lazio è strategica, se pensiamo alle opportunità di crescita e sviluppo che possono sorgere dal dialogo con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo; non appena si sarà ristabilita la situazione in Nord Africa sarà quindi necessario rimettere insieme idee e progettualità per l’internazionalizzazione su tutto il bacino del Mediterraneo. Ma stiamo anche guardando oltre, verso i Paesi emergenti, come Brasile, Cina e India. Il progetto internazionalizzazione vuole dare un con-
creto aiuto a tutte quelle aziende che finora hanno lavorato con il mercato nazionale ed europeo, che oggi hanno grosse difficoltà; si tratta di creare un’agenzia altamente qualificata che supporti le nostre aziende che hanno interesse a internazionalizzarsi, per far sì che possano davvero affacciarsi sui mercati emergenti riducendo al minimo i rischi e cogliendo le opportunità migliori. Un esempio concreto è quello del distretto ceramico di Civita Castellana, che rappresenta la parte preponderante del manifatturiero dell’alto Lazio; il nostro intento è quello di sostenerlo affinché alcune aziende consolidino le proprie posizioni sui Paesi emergenti e altre, più piccole, si possano aprire a nuovi mercati». Tra i progetti c’è anche un comitato tecnico per l’attrazione degli investimenti. «Per prevedere uno sviluppo oggi un canale importante è quello di ricevere investimenti e risorse anche dall’estero. Abbiamo all’interno di Unindustria grosse aziende multinazionali a capitale estero, dalle quali possiamo cogliere opportunità, cioè possiamo utilizzare queste nostre partner per far sì che ulteriori investitori possano essere presenti come lo sono loro attualmente. Dobbiamo cogliere le loro esigenze e cercare di andare loro incontro, diventando in questo modo più attrattivi». LAZIO 2011 • DOSSIER • 97
SVILUPPO ECONOMICO
La regione non molla la presa dello sviluppo Rinnovo di bandi per contributi agevolati e una proposta di legge a sostegno delle pmi. L’assessore Pietro Di Paolantonio ripercorre le iniziative promosse dalla Regione Lazio che, lungi dall’essere parte marginale, vuole “pilotare” la ripresa al fianco delle imprese locali Paola Maruzzi
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Pietro Di Paolantonio, assessore alle Attività produttive e alle Politiche dei rifiuti del Lazio
ositivi, seppure non eclatanti, i risultati del sistema imprenditoriale laziale per quel che riguarda il 2010. A rivelarlo sono i dati forniti da Movimprese di Unioncamere, che forniscono una panoramica nazionale del bilancio anagrafico tra le aziende nate e quelle che, invece, hanno cessato l’attività. Con 12.477 neo aziende, il Lazio si colloca in seconda posizione, dietro alla Lombardia. Alla luce di questo risultato, l’assessore regionale alle Attività produttive coglie l’occasione per fare il suo bilancio, mettendo così l’accento sull’inevitabile peso politico che la ripresa si porta dietro. Se le imprese chiedono risposte concrete per sostenere e facilitare le loro attività, dalla regia dell’assessorato arrivano liquidità e iniziative di stampo europeo per l’accesso al credito. «Da subito ci siamo messi in moto per imprimere un rapido cambiamento di rotta – puntualizza –. L’obiettivo è superare la coda della crisi che, purtroppo, ancora si avverte». Secondo i dati di Unioncamere, le imprese laziali
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hanno registrato un leggero tasso di crescita. Che segnali arrivano dalla Regione per dare nuovo impulso alla ripresa? «Va premesso che il Lazio crea circa il 10 per cento della ricchezza nazionale ed è al secondo posto per numero di aziende e per Pil. Entrando nel merito, annuncio che stiamo per pubblicare una serie di avvisi pubblici, appositamente strutturati per dare ossigeno alle imprese. Si tratta di interventi integrati tra contributi agevolati, contributi in conto capitale e sostegno per l’accesso al credito. Tra i contributi agevolati è importante citare il nuovo bando del fondo rotativo per le pmi, che aggiunge alla già cospicua dotazione finanziaria del precedente, ben 60 milioni di euro, un altrettanto ingente stanziamento per l’anno in corso, ulteriori 60 milioni. Tra i contributi in conto capitale è degno di nota il nuovo bando destinato al sostegno delle imprese cooperative, in fase di approvazione, con una dotazione finanziaria di circa 5 milioni di euro per l’anno in corso». Per quanto riguarda invece l’accesso al cre-
Pietro Di Paolantonio
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Il nuovo bando del Fondo rotativo per le pmi aggiunge alla già cospicua dotazione finanziaria ulteriori 60 milioni di euro
dito, come vi state muovendo? «Abbiamo già messo a disposizione il fondo di garanzia attivato con il programma operativo regionale Fesr Lazio, attraverso i Confidi, con una dotazione di 10 milioni complessivi. Sono, inoltre, in fase di approvazione i nuovi bandi per la patrimonializzazione dei Confidi e delle imprese». Su cos’altro state rimodulando il tessuto industriale in un ottica di sviluppo futuro? «Allargando l’orizzonte, non si può non parlare dell’internazionalizzazione, che rappresenta un’attività fondamentale per le attuali politiche regionali. Questo per due motivi principali. Primo: far conoscere all’estero la ricchezza e la varietà delle produzioni del Lazio. Secondo: offrire un forte impulso aggregativo, attraverso le reti di impresa, per rendere più competitive le aziende sui mercati esteri». Il Lazio è la prima regione ad aver recepito la novità europea dello “Small business act”, la proposta di legge che sostiene le piccole imprese. Cosa va a migliorare que-
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st’intervento? «La nostra proposta di legge sullo Sba stabilisce che i tutti testi normativi regionali, aventi riflessi sulle Pmi, siano redatti con disposizioni chiare, semplici e comprensibili, tenendo ben presente l’ottica interpretativa degli imprenditori. Inoltre si prevede che nella redazione dei testi vengano consultate le associazioni rappresentative delle piccole e medie imprese. È una novità assoluta, una positiva rivoluzione all’insegna della semplificazione da cui giungeranno vantaggi concreti per il tessuto economico del Lazio». A che punto è la fattibilità di questo provvedimento? PIL LAZIO «La proposta di legge è attualmente al vaglio È il trend positivo della commissione Attività produttive del conregistrato da Federlazio siglio regionale, che dovrebbe pronunciarsi nei il 2020. A fronte prossimi giorni. Il mio assessorato, nel frat- per del crollo del -3,3% conseguito tempo, si sta muovendo per dare impulso al ternel 2009 è ritorio attraverso il bando sui distretti inducertamente un dato incoraggiante. striali, cofinanziato dal ministero dello Sviluppo economico, che prevede, nelle modalità di partecipazione, l’obbligo di costituirsi “in rete” attraverso l’apposito “contratto”. Prima della NEO IMPRESE pubblicazione del bando, metteremo a dispoNel 2010 il Lazio, la Lombardia, sizione delle Pmi un servizio di formazione e èdopo la seconda regione informazione sui “contratti di rete”, in modo ad aver registrato maggiore che le aziende possano partecipare con la giu- l’incremento di nuove attività sta preparazione». produttive Quali input arrivano dalle associazioni del mondo del commercio? «Le associazioni hanno fatto presente, sin dal nostro insediamento in Regione, l’istanza di una revisione della legge regionale sul commercio, non più rispondente ai cambiamenti UU
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SVILUPPO ECONOMICO
sempre più repentini del mondo
La Regione dà impulso al territorio attraverso il bando sui distretti industriali, cofinanziato dal ministero dello Sviluppo economico
produttivo. Stiamo lavorando con grande impegno in questa direzione, anche perché si tratta di un percorso già previsto nel nostro programma di rilancio del commercio. Sulla disciplina dei saldi, un tema sempre caldo, abbiamo operato per raggiungere una soluzione di sintesi fra le varie proposte di modifica giunte da tutte le associazioni di categoria e dai consumatori, avviando una grande e positiva stagione di concertazione». Quali supporti mette a disposizione la Regione per la formazioni di start up? «Le leggi regionali a favore delle nuove imprese sono diverse. Posso citare la 29/96, che finanzia le nuove aziende create da non oltre un anno e costituite da una serie di categorie di soci, tra cui giovani che non abbiano ancora compiuto i trentasei anni, donne e lavoratori svantaggiati. È importante, inoltre, evidenziare la legge 10/07, che offre incentivi in conto capitale alle nuove imprese artigiane per effettuare investimenti materiali, quali l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili adibiti a uso aziendale, o l’acquisto di macchinari
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e attrezzature». Il commercio, il turismo e i servizi a Roma e nel Lazio rappresentano il motore trainante del tessuto economico. Come vi state preparando in vista del progetto Roma 2020? «Le Olimpiadi sono un evento di rilevanza mondiale che segna la storia, dà lustro e permette di avere i riflettori accesi per lungo tempo sulla città ospitante. I giochi del 2020 rappresentano una grande occasione, uno straordinario volano di crescita e di rinnovo infrastrutturale per la capitale e il territorio regionale. La candidatura coinvolge più livelli istituzionali, il mondo delle imprese, il tessuto sociale ed economico. L’auspicio, e anche il progetto, è che vengano realizzate opere non funzionali al solo evento, ma che possano restare al servizio della cittadinanza».
SVILUPPO ECONOMICO
Al fianco delle pmi per favorire le reti di impresa Le piccole e medie imprese del Lazio hanno bisogno di essere sostenute nell’accesso al credito e aiutate a fare rete. Sfruttando anche la creatività al femminile. I suggerimenti di Marcello Piacentini della Compagnia delle Opere Michela Evangelisti
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a Compagnia delle Opere di Roma e Lazio associa circa 1.500 imprese, situate principalmente nelle province di Roma e Frosinone. Sono tutte di piccole e medie dimensioni e si scontrano con le difficoltà di mercato che la loro struttura inevitabilmente comporta. «Passi decisivi per lo sviluppo dei nostri associati sono la creazione della rete tra imprese, il sostegno all’innovazione e all’internazionalizzazione, l’accompagnamento all’accesso al credito e alla formazione, non solo di figure professionali ma degli imprenditori stessi – spiega il presidente, Marcello Piacentini –. Il sostegno all’innovazione va inteso non solo in termini tecnologici, ma anche come aiuto al cambiamento aziendale; per quanto riguarda invece l’internazionalizzazione, qui a Roma abbiamo lo sportello stabile di Cdo network, una realtà che conta la presenza di 25 Paesi con particolari eccellenze. Per la formazione, infine, è attiva la Scuola di impresa, un’iniziativa sviluppata a livello nazionale e poi declinata in diversi progetti nei vari territori anche con il sostegno delle Camere di Commercio, che vedono in essa un’interessante opportunità di crescita». La vostra attività consiste principalmente nel favorire lo sviluppo della rete tra le aziende associate: come e in che misura questa rete risulta un fattore cruciale di sopravvivenza e di successo per imprese? «Fare rete è strategico; le pmi hanno grandi po-
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tenzialità, date anche dalla loro elasticità e capacità di adeguarsi al mutare delle condizioni. Hanno però dei limiti dimensionali che possono superare solo unendosi. Da noi si è creato ad esempio un gruppo di lavoro di aziende del settore informatico, con lo sviluppo di un dialogo anche tra soggetti potenzialmente in concorrenza tra di loro; questa collaborazione è sfociata nella creazione di un consorzio che ha messo insieme sia soggetti in filiera, tra i quali si può creare un’integrazione di tipo verticale, sia soggetti che lavorano nello stesso campo. Unendo il loro patrimonio conoscitivo e commerciale queste aziende hanno dato vita a una realtà che oggi si può proporre verso l’esterno con una maggiore capacità di incontrare le esigenze dei clienti, perché offre un ampio ventaglio di servizi». Quali sono le principali difficoltà incontrate dalle pmi nell’accesso al credito e quali agevolazioni e
Marcello Piacentini, presidente della Compagnia delle Opere di Roma e Lazio
Marcello Piacentini
140.225 IMPRESE ROSA Le aziende a conduzione femminile attive nel Lazio
sostegni offrite loro? «Molte aziende hanno difficoltà anche di preparazione, vanno cioè dati loro gli strumenti per affrontare il dialogo con gli enti finanziatori - istituti bancari ma non solo -, ovvero bilanci che siano effettivamente un elemento di trasparenza e comunicazione della realtà aziendale e conoscenza delle proprie effettive esigenze; l’imprenditore, quando non è adeguatamente strutturato, si rende solo conto che ha delle carenze di liquidità ma va aiutato a comprendere le ragioni di questa mancanza. La Cdo di Roma e Lazio ha istituito un servizio di tutoraggio per le pmi che affronta inizial-
mente insieme all’imprenditore le ragioni per le quali c’è una necessità di accesso al credito e poi lo aiuta a preparare il dossier che viene presentato agli istituti bancari (con alcuni dei quali abbiamo un dialogo aperto e importanti convenzioni)». Progetto Linfa: in cosa consiste? «È un’iniziativa della Cdo sostenuta dal ministero della Gioventù, con l’obiettivo di creare luoghi e opportunità per lo sviluppo e la crescita di nuove idee e progettualità da parte dei giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni. Il centro Linfa, laboratorio per lo sviluppo della creatività, è attivo su Roma dal settembre 2010: qui i giovani possono incontrare professionisti e imprenditori ed essere assistiti nello sviluppo di un’idea». È stato da poco presentato il comitato per la promozione dell'imprenditoria femminile della Cciaa di Roma. Quali sono le dimensioni del fenomeno in regione e quali gli ostacoli ancora da superare per agevolare l’entrata delle donne nel mondo dell’impresa? «La Regione ha un bisogno estremo di forze nuove e dinamiche capaci di guardare la realtà con occhi diversi più coraggiosi e determinati; le imprenditrici stanno rivelando un grande spirito di iniziativa e resistenza alla crisi. Nel 2010 nel Lazio si sono registrati i saldi maggiori d’Italia in termini di avvio di nuove imprese femminili soprattutto nei settori ristorazione, servizi di alloggio, commercio e costruzioni. Contiamo ben 140.225 imprese femminili, circa il 23% delle imprese totali. Il principale ostacolo che incontrano le donne è la scarsità di servizi, che non le facilita nel conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia; le imprenditrici sono una risorsa che ancora non riusciamo a valorizzare come dovremmo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 105
FORMAZIONE
Verso il modello della formazione continua Per Luigi Serra, presidente di Sistemi formativi di Confindustria, l’impresa competitiva è il luogo dell’apprendimento continuo. Dai vertici alla base, dagli over 50 agli operai specializzati, si va in cerca di nuovi stimoli Paola Maruzzi
«L Luigi Serra, presidente di Sistemi formativi di Confindustria
a ripresa parte dalla formazione» trasversale, quella che riesce a canalizzare le risorse del neodiplomato, rinnovare la visione del manager affermato e riqualificare l’operaio rimasto senza lavoro. Il paradigma della presidente Marcegaglia, rilanciato in diverse occasioni, segna una sorta di “work in progress” nell’industria italiana. L’obiettivo è raggiungere un nuovo stadio di consapevolezza, cioè portare su diversi livelli del sistema produttivo la cultura dell’investimento sul capitale umano. Per il ministro Sacconi va compiuta una rivoluzione copernicana nel settore formazione, perché il lavoro c’è ma sta cambiando “pelle”. Quindi è d’obbligo non stare fermi ma raffinare l’offerta, specializzarla. Più che di un auspicio retorico si tratta di un cambio di passo inevitabile. Le statistiche più recenti dell’Istat, risalenti al 2008, mostrano nero su bianco un ritardo tutto italiano. In fatto di lifelong learning, nella classifica europea il Belpaese si colloca al terzultimo posto. Vale a dire che, almeno fino a tre anni fa, solo il 32 per cento delle imprese era impegnato in qualche attività di formazione, contro il 60 per cento della media. La lacuna va quindi colmata, pena l’esclusione dalla com-
108 • DOSSIER • LAZIO 2011
petizione globale. In questa direzione si muove il settore Sistemi formativi di Confindustria, che tenendo sotto stretta sorveglianza il territorio, mette in comunicazione le reciproche opportunità: di chi offre e di chi chiede lavoro. Su quali urgenze state insistendo maggiormente per formare e rinnovare l’industria italiana? «Intanto proseguiamo nella nostra missione, che è poi quella di presiedere alla formazione del sistema associativo. È un impegno che portiamo avanti con convinzione e che sta trovando una delle sue più riuscite espressioni in “Altascuola”, la prima offerta strutturata formativa per il sistema. All’attivo ci sono corsi per i giovani e i piccoli imprenditori, per neo presidenti delle sedi territoriali, progetti “su misura” e on demand. Le associazioni territoriali investono per la formazione dei loro associati, e noi assicuriamo la rispondenza dei programmi e delle docenze alle politiche di Confindustria, ai suoi valori e alle sue priorità, nonché ne certifichiamo, per così dire, la qualità». La domanda di aggiornamento continuo da parte dei dirigenti industriali sta crescendo: le
Luigi Serra
20 mln
SPECIALIZZATI
ore erogate sono passate dalle 60mila del 2007 alle 220mila del 2009. Si può di dire che la cultura della formazione sia stata sdoganata anche grazie alla crisi? «Diciamo che questo sarebbe forse eccessivo, anche se in ogni crisi si nasconde, o almeno è questo che speriamo, anche un’opportunità. In realtà la difficile congiuntura ha accelerato un processo già in atto, dovuto alla consapevolezza che investire sulla qualificazione e l’aggiornamento delle risorse umane, a ogni livello inclusi quelli manageriale e direzionali, è quanto di più efficace possa pianificare l’imprenditore immerso nel contesto del mercato globale». Ci sono iniziative mirate che incoraggiano le imprese a investire sulle giovani risorse qualificate? «Certo, c’è anche una produzione legislativa che va in questa direzione. Inoltre, su scala locale si moltiplicano le iniziative da parte delle istituzioni territoriali preposte. Ma occorre dire che, realisticamente, il vero incentivo sarebbe dato da una ripresa di fiducia complessiva e costante da parte del sistema Paese, quindi non solo a opera delle aziende».
Secondo il Centro europeo per la formazione professionale nel 2020 ci sarà un aumento di personale specializzato di circa il 34 per cento
In che senso bisogna ripensare il paradigma della formazione continua in un mercato occupazionale precario? «Voglio rispondere in modo sintetico: considerandola non uno slogan, una mera dichiarazione d’intenti, ma rendendola una realtà condivisa e soprattutto, pazientemente e coerentemente, applicata nella vita aziendale quotidiana». Molti comparti industriali lamentano la carenza di manodopera specializzata. Qual è il vostro impegno per colmare questo gap? «L’impegno di Confindustria, che esercita in questo senso una crescente pressione, è quello di favorire gli Istituti tecnici superiori, consapevole che un Paese manifatturiero evoluto come il nostro non può prescinderne. C’è uno squilibrio tra domanda e offerta di più di 100mila diplomati tecnici nell’industria, all’anno, e sono tutti posti di lavoro da occupare, e dai quali dipende buona parte del successo del made In Italy, vera colonna portante della nostra economia».
45% LAVORATORI La percentuale di lavoratori che in Italia è ancora senza qualifica. È una delle percentuali più alte d’Europa
LAZIO 2011 • DOSSIER • 109
FORMAZIONE
La Luiss tiene testa all’alta formazione Partnership estere, didattica del problem solving, corsi interamente in inglese. E, in cantiere, un network europeo di business school. La competizione è di casa alla Luiss, che pensa a una nuova tipologia di studente: poliglotta e capace di osare. Ne parla il rettore Massimo Egidi Paola Maruzzi
C
ambiare l’imprinting formativo in un’ottica non più italianocentrica e costruire un arcipelago europeo di atenei virtuosi. Queste alcune delle questioni aperte da affrontare per Massimo Egidi, rettore dell’università Luiss Guido Carli di Roma. Prima di addentrarsi nelle possibili risposte didattiche, è utile fare una riflessione più generale: l’università è sì il luogo della conservazione dei saperi, ma soprattutto nasce come istituzione progressiva, capace di mettersi in discussione. Di rimando, anche il modello della specializzazione dei corsi di studio - puntualmente richiamato dal mondo del lavoro - non deve irrigidirsi troppo, ma funziona solo a patto che gli studenti imparino a slittare con facilità da un orizzonte disciplinare a un altro. A parte colmare alcuni gap tipici italiani, primi tra tutti la conoscenza dell’inglese e l’inevitabile esperienza estera, la sfida della Luiss è aprirsi a un’ottica disciplinare critica. Insomma, nel mercato occupazionale globale gli studenti vanno riscoperti come reali competitor. Ecco allora che diventa un valore aggiunto insegnare loro a tenere testa, sia ai coetanei che agli stessi docenti. La competizione non è più il punto d’arrivo, il prodotto algebrico di voti brillanti, ma entra di diritto nei processi accademici. Questo soprattutto se in gioco c’è la futura business class, che di per sé deve essere elastica, agonistica. «È una rivoluzione compresa molto bene dai ragazzi – spiega 110 • DOSSIER • LAZIO 2011
Egidi – la cui mentalità è cambiata moltissimo. Pian piano hanno colto che sui banchi si costruisce la propria personalità lavorativa. Un passaggio che l’università deve riconoscere e stimolare, dando il giusto valore al merito». Le università virtuose devono fare fund raising per inseguire innovazione e qualità, dialogando con un contesto economico allargato. In che senso tutto questo è strategico per la Luiss? «Il fund raising è una tappa obbligatoria: come università privata dobbiamo stare sul mercato, dunque disporre di opportunità di dilatazione maggiori rispetto a quello che avremmo se avessimo, diciamo così, la “garanzia” pubblica. Il fund raising è importante soprattutto per la nascita di piccoli spin off, che devono prolificare anche nel settore economico e non solo in quello tecnologico. Da qualche anno l’attività di reperimento fondi viene svolta a livello internazionale. Il nostro fundraiser è appena tornato dagli Emirati, dove è andato a “caccia” di nuove opportunità, sia per quanto riguarda l’insegnamento che per la formazione manageriale».
Massimo Egidi, rettore della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma
Massimo Egidi
Per Federica Guidi, numero uno dei giovani di Confindustria, molti dei titoli di laurea italiani sono “pezzi di carta che non servono a niente”. «Io stessa ho fatto il liceo classico e Giurisprudenza, oggigiorno sarei fuori mercato» ha detto di recente. Quali allora dovrebbero essere gli skills necessari a un giovane laureato per inserirsi efficacemente nel mondo del lavoro? «Quella della Guidi è appunto una provocazione che permette una nuova riflessione. Più che il percorso formativo in senso stretto, bisogna valutare altre capacità di risposta. Io, per esempio, ho studiato fisica e insegno economia. Parecchie volte mi è capitato di cambiare ambito di riferimento, cosa che mi ha avvantaggiato, mi ha reso più competitivo. Credo che questo valga anche per i ragazzi di oggi, per i quali non conta tanto l’estrema precisione della formazione professionale, ma piuttosto la capacità di spostarsi da un’expertise a un’altra. È questo che, molto
C’è una fortissima competizione globale nella formazione di manager, è opportuno andare verso programmi congiunti
spesso, non viene insegnato. Gli skills necessari diventano quindi la capacità di problem solving, il saper lavorare e interagire con gli altri, il riuscire ad apprendere e criticare quando in gruppo, cosa a cui è strettamente connessa la voglia di emergere. Ecco, questi sono i passaggi che vanno trasmessi». Nel curriculum di un neolaureato italiano quale esperienza non può mancare affinché possa gareggiare ad armi pari con i colleghi del resto del mondo? «Prima di tutto un inglese fluente. Questo è il grande svantaggio degli italiani. Insomma, perdiamo le migliori opportunità perché non reagiamo nei tempi giusti. Seconda cosa, l’aver tra- LAZIO 2011 • DOSSIER • 111
FORMAZIONE
scorso un periodo, più o meno
breve, all’estero, a prescindere che l’esperienza sia universitaria, svolta all’interno di una realtà imprenditoriale o in un ufficio pubblico. La riprova che si tratta di passaggi determinanti ce la danno gli ex studenti del nostro ateneo, che lavorano quasi tutti in contesti internazionali». Anche gli atenei devono guardare all'internazionalizzazione. Come sta cambiando la didattica delle Luiss in un’ottica non più italianocentrica? «La didattica sta cambiando in modo complessivo e, per certi aspetti, radicale. Alcuni corsi sono completamente in inglese. Certo, agli studenti è richiesto un sforzo maggiore, che a lungo termine premia. Sono stati rinnovati anche i contenuti, quindi il modo di fare e strutturare i corsi. Guardando a molte realtà estere virtuose si scopre un approccio didattico improntato sulla relazione, mentre il nostro sistema universitario è ancora legato a vecchi metodi. Bisogna aggiornarsi». In concreto cosa significa? «Innanzitutto spingiamo gli alunni a tenere testa ai professori, li abituiamo a essere aperti ai cambiamenti e, soprattutto, promuoviamo un modo di lavorare autonomo. È un esercizio che riesce bene per le materie economiche, le scienze politiche e la filosofia. Ma anche discipline come la matematica possono rinnovarsi». Come “allenate” i ragazzi a essere competitivi? «Un buon modo è farli partecipare a gare interuniversitarie. Per esempio, alcuni dei nostri studenti sono appena tornati dal Canada, dove hanno preso parte a una competizione mondiale sui mercati internazionali finanziari. In Italia si giocherà, invece, una simulazione di politologia, che vuole ricalcare il sistema dell’Onu. A ciascun 112 • DOSSIER • LAZIO 2011
ateneo è affidato il compito di “difendere”, da un punto di vista diplomatico, un dato paese. Si capisce come l’approccio didattico sia completamente diverso». State facendo qualcosa per sviluppare un network di università europee o extraeuropee? «Per ora stiamo sviluppando rapporti bilaterali, soprattutto con la Cina, l’Olanda, la Francia e la Spagna. Intanto tracciamo le linee guida di quello che sarà un vero e proprio network di business school. Ci vorranno anni per portare a termine il progetto. Oggi c’è una fortissima competizione globale nella formazione di manager, è quindi opportuno andare verso programmi congiunti, correlati». Come riuscite ad attrarre studenti stranieri? «Questo è una problematica molto seria. In generale, tutti gli atenei italiani riescono ad attrarre studenti dell’Est Europa, perché più che l’offerta formativa in quanto tale entra in gioco il fattore paese. Meno semplice è, invece, avere appeal per il Nord Europa e difficilissimo è portare in casa gli statunitensi. In quest’ultimi casi, i ragazzi si spostano per un periodo limitato, ma è raro che scelgano di seguire un intero corso di studi da noi. Per il momento stiamo rafforzando i canali con l’Europa, senza trascurare Usa, India e Cina. Gli ultimi due stanno crescendo a grandissima velocità, dunque verosimilmente la loro offerta formativa sarà sempre più competitiva».
FORMAZIONE
Politiche attive a sostegno dei giovani Per Mariella Zezza, assessore regionale al Lavoro e formazione, il compito delle Regione è tenere monitorato il mercato occupazionale, aprendo un ponte di dialogo con i luoghi del sapere. «Le opportunità ci sono, basta renderle visibili» Paola Maruzzi
N
ella cabina dell’assessorato al Lavoro e alla formazione del Lazio sono in fermento una serie di puntuali iniziative per favorire un reciproco scambio tra mondo accademico e imprese locali. Se da una parte preoccupa l’elevatissimo tasso di disoccupazione giovanile, che sfiora il 30%, dall’altro la regione vanta un primato in positivo: il numero di laureati alle prese con un primo impiego tiene egregiamente testa alla media nazionale. Cosa fare, quindi, per colmare il gap tra domanda e offerta? «Le opportunità non mancano, basta cercarle». Inizia così Mariella Zezza che mette, inoltre, l’accento su un passaggio preliminare, cioè sul fatto «che la Giunta Polverini abbia finalmente riunito le deleghe per quanto riguarda lavoro e formazione». È un po’ come riconoscere che le due macro aree hanno una pari dignità e che devono essere complementari. In altre parole, «le attività e le risorse impiegate per valorizzare le diverse figure professionali devono necessariamente creare occupazione. La nostra forza sta nell’aver messo in sequenza l’orientamento, l’istruzione, l’impiego e la formazione continua». Dalle parole ai fatti, questo paradigma teorico trova fiato in un interessante progetto di stampo europeo. «Siamo la prima regione ad avere utilizzato il suffisso 2020, che abbiamo
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declinato in chiave territoriale. L’ambizioso obiettivo, che si raggiunge agendo in modo intelligente, sostenibile e inclusivo, è portare la soglia dell’occupazione regionale al 68%. Secondo il documento europeo, la soglia auspicabile è del 75». Il 13 dicembre è stato così discusso, alla presenza di tutti gli attori sociali interessati allo sviluppo della regione, il cosiddetto libro verde. «Non si tratta di un libro dei sogni – sottolinea l’assessore – ma di una vera e propria strategia per il futuro del mercato del lavoro. Sono già sotto gli occhi di tutti le prime azioni concrete, testimoniate da un “welfare to work” che mette a disposizione 6 milioni e 500mila euro per l’inserimento lavorativo di disoccupati e cassaintegrati, cofinanziato al 50 per cento dal ministero del Lavoro. Inoltre, a dimostrazione del circuito virtuoso che sta nascendo intorno a Lazio 2020, va detto che un fondo di formazione ha già deliberato la propria adesione al progetto, per il quale ha anche stanziato un finanziamento di 1 milione di euro». La prossima tappa è il 23 marzo, quando alla presenza del ministro Sacconi, verrà discusso il libro bianco e si aprirà un convegno sul futuro del fondo sociale europeo. Ma il domani dei giovani va colto sul nascere, dando un piglio concreto a quelle che
Mariella Zezza, assessore al Lavoro e formazione della Regione Lazio
Mariella Zezza
cui poggiano i piedi, in modo che sarà più naturale per loro proiettarsi verso la collocazione professionale. Tra le altre cose, assieme ai consulenti del lavoro, torneremo a condurre le scolaresche delle superiore dentro le fabbriche La nostra forza sta nell’aver messo storiche del nostro territorio». in contatto l’orientamento, Se comunemente la formazione è associata al l’istruzione, l’impiego e la formazione mondo giovanile, non vanno però trascurati i continua cosiddetti soggetti deboli. La crisi sta dimostrando quanto sia importante avere un occhio di riguardo verso chi, già adulto, ha perso il lavoro. «Tramite politiche attive, abbiamo assicurato la formazione e il reinserimento di circa 10mila persone di ogni età». In tema di “soccorso” la Regione ha inoltre battezzato un nuovo bando a sostegno principalmente di donne e disabili, chiamato “Formato famiglia”. «Tra le priorità c’è quella di favorire l’inserimento di chi, almeno per il momento, risulta ai margini dei processi produttivi. In pratica mettiamo a disposizione delle aziende locali fino a 350mila euro per promuovere la nascita di asili aziendali, per stanziare voucher di modo che, per esempio, le spese per la baby sitter non gravino sulla lavoratrice, per sdosono le loro aspirazioni. Anche in questo va ri- ganare la figura del maggiordomo aziendale e conosciuto l’intuito del Lazio, che «sarà la via dicendo. Naturalmente le imprese stanno prima regione ad aprire centri di orientamento rispondendo più che bene, a testimonianza del nelle scuole medie. Dobbiamo saper raccon- fatto che, quando vengono bandite cifre imtare ai nostri ragazzi i contesti produttivi su portanti, si genera un circuito virtuoso».
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VERSO I MERCATI ESTERI
La competività è legata alla qualità Aiutare lo sviluppo delle imprese sia nel contesto nazionale che nel mercato globale. È questo il compito di Sace, società controllata dal Tesoro e specializzata nella copertura assicurativa del credito sul commercio estero. Il presidente Giovanni Castellaneta spiega quali attenzioni vanno prestate agli scenari attuali Nicolò Mulas Marcello
S
ono molte le imprese italiane che per contrastare la crisi economica hanno investito sull’internazionalizzazione. «Il nome di Sace – spiega il presidente Giovanni Castellaneta – è spesso legato a grandi operazioni e progetti internazionali, in cui il nostro intervento può giocare un ruolo importante, ma siamo anche molto attivi sul fronte delle pmi». Come si muove Sace per accompagnare lo sviluppo delle imprese? «La nostra missione è sostenere la crescita e la competitività di tutte le imprese italiane, grandi e piccole, non solo all’estero (dove operiamo in 183 paesi) ma anche in Italia. Per questo abbiamo sviluppato una gamma molto articolata di strumenti assicurativo-finanziari che vanno dall’export credit all’assicurazione del credito, dalla protezione degli investimenti alle garanzie finanziarie, dalle cauzioni al factoring. Per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, è importante affiancare le aziende direttamente sul campo nella valutazione e nell’assunzione di rischi: i mercati emergenti sono ricchi di oppor-
132 • DOSSIER • LAZIO 2011
tunità ma sono spesso poco conosciuti e geograficamente e culturalmente lontani. È per questo motivo che abbiamo ampliato il nostro network di uffici esteri e siamo spesso impegnati in missioni in paesi ad alto potenziale ma poco presidiati dalle imprese italiane». In uno scenario ancora contraddistinto dagli effetti della crisi economica quanto hanno puntato sull’internazionalizzazione le imprese italiane? «Il made in Italy ha dimostrato una buona capacità di reazione alla crisi, ma non in modo generalizzato: hanno subìto minori riduzioni di do-
Giovanni Castellaneta, presidente di Sace
Giovanni Castellaneta
I paesi emergenti avanzati stanno fortemente investendo nell’innovazione tecnologica della produzione industriale
manda e redditività le imprese che sono state in grado di attuare processi virtuosi di ristrutturazione prima del 2008, per poi far fronte alle difficoltà dei mercati tradizionali riposizionando le proprie azioni commerciali e investimenti verso mercati a maggiore crescita. Dopo la contrazione dei mercati avanzati, anche i nostri mercati di sbocco più vicini stanno mostrando crescenti vulnerabilità. Il Rapporto Export di Sace prevede una crescita sostenuta delle nostre vendite all’estero verso i maggiori mercati emergenti, in primis Brasile, Turchia e Cina, e una maggiore propensione a orientarsi verso destinazioni meno vicine, sia geograficamente che culturalmente, ai nostri imprenditori. L’incidenza dell’export verso i paesi avanzati rispetto al totale, seppure rilevante, continuerà infatti a diminuire, passando dal 68% del 2005 al 58% del 2014». Come stanno cambiando le necessità di co-
pertura delle aziende italiane che decidono di andare all'estero? «I paesi emergenti avanzati non domandano solo beni di consumo per soddisfare le esigenze delle classi medie in crescita, ma chiedono anche beni intermedi e d'investimento. Stanno fortemente investendo nell'innovazione tecnologica della produzione industriale, in un rapido processo di catch-up dei competitor occidentali, insidiando il loro storico primato. Insomma, è finito il luogo comune secondo cui la leva di competitività delle produzioni dei paesi emergenti sia essenzialmente legata al prezzo. Oggi è sempre più legata anche alla qualità. Per questo le nostre imprese devono armarsi di tutti gli strumenti finanziari, che Sace può offrire, idonei a massimizzare la competitività della propria offerta, laddove i vantaggi marginali derivanti dalla loro storica superiorità qualitativa si stanno progressivamente erodendo».
183 PAESI
Il numero delle nazioni in cui Sace opera
58% EXPORT
La percentuale dell’export prevista per il 2014 verso i paesi avanzati rispetto al totale
LAZIO 2011 • DOSSIER • 133
VERSO I MERCATI ESTERI
La consolidata crescita delle esportazioni Sono molti gli interventi che la direzione generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi presso il ministero dello Sviluppo Economico ha posto in atto per aiutare le imprese a incrementare la loro presenza all’estero. Pietro Celi ne illustra le principali Nicolò Mulas Marcello
I
paesi dell’area Bric rappresentano valide opportunità di sviluppo per le imprese italiane. «Per il 2011 – sottolinea il direttore generale Pietro Celi – i mercati di maggior interesse sono Russia, Cina, Brasile, Turchia, India, Emirati Arabi e Arabia Saudita» Quali sono i principali progetti del Ministero in atto per promuovere politiche di internazionalizzazione per le imprese? «Missioni, imprenditoriali e di sistema, che vuol dire portare le imprese italiane a conoscere mercati nuovi e aiutarle a consolidare la loro presenza sui mercati maturi. Il ministero dello Sviluppo economico le promuove e le finanzia in collaborazione con il ministero degli Affari esteri, attraverso il coinvolgimento dei principali attori preposti all’internazionalizzazione: Ice, Abi e la Confindustria. Nel solo 2010 il Ministero ha accompagnato all’estero oltre 700 aziende, che hanno incontrato 1200 imprese estere, per un totale di 4200 incontri. Per il 2011 le missioni in programma con questo profilo sono tre: Brasile, India e Corea». Come vengono distribuite le risorse disponibili da parte del Ministero sul fronte internazionalizzazione? «Nel rispetto del-
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l’ordinamento comunitario vigente in tema di aiuti pubblici e per rispondere al meglio alle esigenze delle imprese nazionali impegnate a fronteggiare la pressione competitiva sui mercati esteri, il ministero dello Sviluppo economico mette a disposizione degli operatori, attraverso Simest, una serie di strumenti finanziari. Senza entrare nei dettagli tecnici, voglio ricordare: il fondo 295/73 per l’agevolazione all’esportazione e agli investimenti all’estero nel 2010 ha accolto operazioni per un valore di 3.260 milioni di euro, mentre nel 2009 erano state finanziate operazioni per 4.720 milioni di euro; il fondo 394/81 per la concessione di finanziamenti su programmi di inserimento sui mercati esteri e su studi di fattibilità ha approvato nel 2010 operazioni per un valore di 100 milioni di euro, oltre a 58 milioni per sostenere la patrimonializzazione delle pmi esportatrici. Per lo stesso ammontare di 100 milioni di euro erano state approvate operazioni nel 2009, con l’esclusione della patrimonializzazione, strumento operativo solo dall’aprile 2010; il fondo di venture capital per la partecipazione temporanea e minoritaria al capitale di società costituite all’estero ha approvato nel 2010 partecipazioni per 24 milioni di euro, mentre nel 2009 le partecipazioni approvate erano ammontate a 46 milioni di euro. La politica promozionale è data dalle linee direttrici,che
A sinistra, Pietro Celi, direttore generale del dipartimento per le politiche diinternazionalizzazione e la promozione degli scambi del ministero dello Sviluppo economico
Pietro Celi
definiscono la strategia di azione sia in ambito geografico, sia settoriale e sono rivolte in particolare all’Ice. Per il 2011 i mercati di maggior interesse sono Russia, Cina, Brasile, Turchia, India, Emirati Arabi e Arabia Saudita. In ordine alla strategia settoriale, i settori di eccellenza sono quelli rappresentati dalle cosi dette 4 A (automazione-meccanica, agroalimentare, abbigliamento-moda, arredamentocasa). Oltre al programma promozionale ordinario, attraverso un apposito fondo per il made in Italy, vengono finanziati progetti volti a sostenere e a rafforzare il Sistema Italia inteso come sintesi economica e culturale del Paese, che comprende la creatività, la progettualità, le competenze e le specializzazioni delle imprese». Quali sono gli scenari più interessanti per le imprese italiane? «Brasile, Russia, India e Cina, i cosiddetti paesi Bric. Sono paesi caratterizzati da un buon sviluppo economico e da una classe media con crescente capacità di spesa. Tutte potenzialità da sfruttare come opportunità di business. Non dimentichiamo, inoltre, che l’Italia non è solo moda, agroalimentare e arredamento, ma anche e soprattutto meccanica e
L’Italia non è solo moda, agroalimentare e arredamento, ma anche e soprattutto meccanica e alta tecnologia
700
alta tecnologia, essendo in grado di offrire sui mercati una vasta gamma di prodotti di eccellenza soprattutto in termini di innovazione tecnologica. Questi paesi, per accrescere la loro produzione e far fronte alla domanda interna che si sviluppa hanno infatti hanno bisogno della tecnologia italiana». Per quanto riguarda gli scambi internazionali quali risultati sono stati raggiunti nel corso del 2010? «Secondo una tendenza ormai consolidata, l’Italia cresce da anni solo sull’export. In particolare, negli ultimi dieci anni a variazioni delle esportazioni di beni e servizi hanno sempre corrisposto variazioni del Pil nella stessa direzione. Anche per il 2011 e il 2012, così come per l’anno appena trascorso, si attende un miglioramento di entrambi i valori».
IMPRESE
Il numero di aziende che il ministero ha accompagnato nel cammino di internazionalizzazione nel corso del 2010
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VERSO I MERCATI ESTERI
Strategie di rilancio delle pmi laziali Giancarlo Cremonesi, presidente di Unioncamere Lazio, fa il punto sulle urgenze da affrontare per dare nuovo smalto all’appeal internazionale della regione. Fondamentali saranno l’accesso al credito e l’ammodernamento delle infrastrutture Paola Maruzzi
G Giancarlo Cremonesi, presidente di Unioncamere Lazio
rande soddisfazione per il presidente di Unioncamere Lazio dopo aver appreso che la giunta regionale metterà a disposizione 500 milioni di euro per i pagamenti nei confronti delle aziende creditrici. Ma, al di là di un gesto concreto e incoraggiante, si fa il punto su una serie di priorità che, se non affrontate in sinergia con la Regione, rischiano di scoraggiare le tante pmi che animano, più di tutte, il tessuto economico del Lazio. In agenda, dunque, la possibilità di consolidare un sistema puntuale di accesso al credito e, parallelamente, l’auspicio che nasca una piattaforma internazionale che sappia guidare gli imprenditori stranieri interessati a investire in Italia. In definitiva il Lazio deve riscoprire la sue potenzialità internazionali, mettendo in moto un circolo virtuoso ancora inedito: da una parte “costringendo” le aziende locali a guadare fuori dai
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confini nazionali, dall’altra attirando le multinazionali in casa. Un macro progetto che, a detta di Cremonesi, non può non guardare alle lacune infrastrutturali. Anche in tal senso, fondamentale sarà mantenere aperto il dialogo con le istituzioni, incoraggiando quindi canali e risorse alternative: i progetti di finanzia e l’interventi di capitali degli investitori internazionali. Partiamo dall’iniezione di liquidità di 500 milioni di euro assicurata dalla Polverini per l’accesso al credito di molte pmi. Alla luce
Giancarlo Cremonesi
Nel Lazio è difficile competere perché c’è un gap infrastrutturale. Questo non è accettabile, dobbiamo recuperare
suto economico italiano, e principalmente quello del Lazio, è fatto per un 98 per cento di piccole imprese. Se da una parte queste, in virtù della loro snellezza, sono avvantaggiate dall’economicità delle offerte, è vero pure che non hanno la forza finanziaria per sostenere un pagamento che va molto ad di là degli impegni contrattuali». Su questa criticità come si stanno muoEXPORT vendo le Camere di Commercio del Lazio? Rispetto al primo «Mettendo dei fondi a disposizione del sisemestre del 2009, stema dei confidi, che favoriscono non solo il valore delle esportazioni l’accesso al credito ma anche le anticipazioni ha subito un leggero delle fatture emesse dalle imprese in conto paaumento gamento. È chiaro che il sistema deve andare a “regime”. Se ci si limita una boccata di liquidità, è prevedibile che fra qualche mese ci ritroveremo nelle stesse condizioni di difficoltà. Bisogna spingere verso un’automatica EURO prassi virtuosa». È la somma stanziata Come le riforme istituzionali in atto, dalla giunta regionale prime fra tutte la nascita dell'ente territoper l’accesso al credito di molte riale Roma Capitale, stanno cambiando le pmi. Per Cremonesi linee guida da adottare a sostegno dell'atquesto si tradurrà in un nuovo fattore tività imprenditoriale? competitivo «Per ora siamo nelle fase di grande aspettativa. Ci auguriamo che l’ente diventi presto operativo, perché da questo le imprese avranno una notevole semplificazione e uno snellimento delle procedure, quindi un risparmio e una maggiore competizione. In pratica è quello che, come sistema camerale, stiamo predicando da tempo. Un passaggio inevitabile, considerato che secondo la classifica della Banca Mondiale, l’Italia è all’ottantesimo posto in fatto di opportunità per la creazione di nuove imprese. Insomma, dobbiamo recuperare la capacità di
+16%
500 mln
del nuovo partenariato che stringe Regione e le Camere di Commercio, quali altri gesti concreti chiedono gli imprenditori? «Sicuramente è positivo vedere saldate in tempo, così come previste dai contratti, le varie forniture e i lavori. È vero, la Regione ci sta venendo incontro per quel che riguarda i pagamenti arretrati. Ma credo sia ancora necessario fare qualche sforzo. La cosa che preoccupa maggiormente le imprese è la possibilità di creare un sistema di pagamento automatico alla scadenza delle tempi. Il tes-
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VERSO I MERCATI ESTERI
attrarre investimenti».
Un’alleanza tra Fiera di Roma ed Eur, per far sì che il sistema fieristico e quello congressuale possano contribuire a formare un pacchetto di offerte trasversale
In che modo l’investimento dei fondi della Camera di Commercio di Roma sta rilanciando i capitali privati delle multinazionali? «Insieme all’amministrazione di Roma Capitale e alla Regione, vogliamo mettere in piedi un’agenzia per il marketing territoriale e per l’internazionalizza. Da una parte vogliamo creare un struttura di riferimento per le nostre imprese locali che si affacciano sui mercati esteri, dall’altra promuoviamo la nascita di un ente che assicuri tempi, certezze giuridiche e amministrative per invogliare gli stranieri a investire in Italia». Per rilanciare la competitività del Lazio, che peso riveste l’ammodernamento delle infrastrutture? «È evidente che gli investimenti si producono dove le condizioni sono favorevoli. E, in effetti, nel Lazio è difficile competere perché c’è un gap infrastrutturale. Questo non è accettabile, dobbiamo trovare il modo di recuperare. Se le risorse a disposizione dal sistema paese non sono sufficienti per ammodernare le infrastrutture, bisogna attivare altri canali. Per esempio i progetti di finanzia e l’interventi di capitali degli investitori internazionali». Lei ha più volte sottolineato l’esigenza di
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riportare Roma al centro di eventi internazionali, risvegliando varie forme di turismo, tra cui quello congressuale. Come incrementarle? «Penso, per esempio, a una nuova alleanza tra Fiera di Roma ed Eur, per far sì che il sistema fieristico e quello congressuale possano contribuire a formare un pacchetto di offerte trasversale a vari esigenze. Le potenzialità ci sono e, in tal senso, la Nuvola all’Eur darà sicuramente una mano importante». Altro tema chiave è l’internazionalizzazione delle imprese locali. Quali le linee guida dalla regia di Unioncamere Lazio? «Insieme alla Regione Lazio vogliamo creare una struttura a immagine e somiglianza della Promos in Lombardia, che ha lavorato molto bene per il territorio. L’idea è poter contare su uno strumento esperto, duttile e che faccia da coordinamento. Il problema è sempre lo stesso: spingere le pmi a fare squadra. Questo è appunto il compito delle Camere di Commercio».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Nel metalmeccanico vince la flessibilità Essere flessibili nell’offerta e nelle prestazioni è la strategia adottata dalla FCE per resistere su un mercato, quello metalmeccanico, sempre più in difficoltà. L’esperienza di Emilio Flati Carlo Gherardini
e imprese del settore metalmeccanico, presenti sul territorio romano, nascono principalmente come contoterziste per l’industria militare, avionica e spaziale. Naturalmente, negli ultimi decenni, con l’introduzione del disarmo, la conseguente contrazione degli investimenti militari e a causa degli esigui investimenti destinati alla ricerca, il settore ha subito una flessione, ulteriormente acuita dalla crisi economica internazionale. «Credo che la risposta migliore a un quadro così complesso – afferma Emilio Flati, amministratore della FCE, Flati Costruzioni Elettromeccaniche, un’azienda elettromeccanica di Roma produttrice di lavorazioni meccaniche – sia cercare di essere il più possibile flessibili. Proprio la flessibilità ha reso possibile la nostra affermazione nel segmento di mercato che
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ci compete, e con lungimiranza, siamo riusciti a trovare nuove soluzioni lavorative, in largo anticipo sulle varie crisi settoriali degli ultimi decenni, che ci hanno permesso di essere sempre in linea con le mutevoli esigenze del mercato». Come sta vivendo il vostro settore la fase di crisi economica? «Alla luce delle trasformazioni che il nostro mercato di riferimento sta subendo, come diretta conseguenza della crisi globale, l’azienda vive un periodo di forte preoccupazione a causa della diminuzione delle richieste di lavoro, che crea una concorrenza sempre più agguerrita. La competizione si è intensificata ulteriormente da quando le grandi aziende italiane hanno esportato le produzioni verso paesi in via di sviluppo, Emilio Flati, primo per poter usufruire dei bassi da sinistra, con i fratelli costi ambientali e di manodoLaura, responsabile amministrativa, pera. Per poter far fronte a tale e Carlo, responsabile situazione, l’azienda ha punproduzione. Nella tato l’attenzione su esigenti pagina accanto, una fase di lavorazione settori del mercato italiano, all’interno dell’azienda dove vengono richiesti alti FCE Srl effecie@virgilio.it standard qualitativi e di affi-
FCE
dabilità, investendo molto sulla preparazione del personale e sulla costante innovazione tecnologica degli strumenti di produzione». Dunque la vostra strategia contro la crisi è puntare sulla flessibilità. «Nell’ultimo anno, a seguito della crisi mondiale, che sta investendo i diversi settori dell’economia, la nostra azienda ha reagito, come sempre, con flessibilità, rivolgendo l’interesse anche ai mercati esteri, e razionalizzando i processi produttivi al fine di ottimizzarli ulteriormente. Abbiamo istituito, per esigenze di commessa, un reparto predisposto per l’assemblaggio di parti meccaniche con componenti elettriche ed elettroniche, il quale, avendo una sua gestione, è in grado di avere degli ordini di lavorazione diversi dal ciclo produttivo in corso. Oggi collaboriamo
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Abbiamo reagito alla crisi rivolgendo l’interesse anche ai mercati esteri, e razionalizzando i processi produttivi al fine di ottimizzarli ulteriormente
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con società che si occupano di trattamenti galvanici, di verniciatura e di cablaggi elettrici ed elettronici, ciò ci permette di realizzare dei prodotti che possano essere inseriti in un contesto produttivo. Di fondamentale importanza, in questa fase di recessione, è stato il fatto di essere riusciti a evitare tagli all’organico: il nostro personale, altamente specializzato, è stato reso partecipe delle principali scelte aziendali e sensibilizzato a un attento e oculato impiego delle risorse». Quali sono i vostri principali servizi? «Effettuiamo lavorazioni meccaniche, come la fresatura e la tornitura mediante l’uso di macchine a controllo numerico, la tornitura automatica, l’elettroerosione, la carpenteria e l’assemblaggio parti meccaniche, lavorazioni eseguite con la collaborazione di personale molto qualificato e specializzato e con l’ausilio di macchinari tecnologicamente avanzati. La saldatura tig e mig su tutti i tipi di materiale viene eseguita da personale addestrato e munito di patentino rilasciato dall’ente Rina Spa. La nostra società opera per committenti di grande importanza con una gran varietà di prodotti a elevato contenuto tecnologico». LAZIO 2011 • DOSSIER • 141
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’industria italiana regge la sfida I
La tecnologia apre nuovi scenari di crescita alle aziende italiane che devono essere pronte a sfruttare al meglio tale opportunità e proporsi ai mercati internazionali. L’esempio della Colli Drill raccontato da Elio Colli Erika Facciolla
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n un mercato dove la concorrenza straniera è sempre più aggressiva e le aziende operanti in quasi tutti i settori produttivi sono chiamate a cavalcare il progresso tecnologico incessante, alcune realtà italiane stanno offrendo risultati sorprendenti nonostante il momento di forte instabilità economica. Trasformare l’evoluzione tecnologica in risorsa, evitando che diventi un ostacolo alla concorrenzialità dell’azienda stessa, è una prerogativa che, ora più che mai, può determinare il successo o l’insuccesso di un’attività produttiva, soprattutto di medie o piccole dimensioni. Lo sa bene Elio Colli, presidente della Colli Drill, azienda attiva dal 1988 nella fabbricazione e nella vendita di attrezzature per la perforazione del sottosuolo. Grazie ai continui investimenti nella ricerca e nella sperimentazione di nuove tecnologie produttive, la Colli Drill ha conquistato nel settore un ruolo di primissimo piano a livello internazionale. Come è collocata l’azienda nel mercato italiano e internazionale? «Nei due siti produttivi, quello di Roma dove ha sede il quartier generale e quello di Bari, dove l’Idt facente parte del gruppo Colli Drill produce aste di perforazione di medio e grosso diametro, si concentra la più avanzata tecnologia di produzione oggi conosciuta in La Colli Drill di Capena questo settore con l’acquisizione della certifi- (RM) produce cazione API. Le diramazioni estere della Colli e commercializza Drill arrivano fino a San Paolo del Brasile, attrezzature per la perforazione dove ha sede l’ufficio commerciale che segue del sottosuolo tutta l’America Latina». www.collidrill.it Come è stato possibile mantenere questo trend nel corso degli anni?
Elio Colli
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Investimento costante degli utili d’azienda in ricerca, innovazione e tecnologia: è questa la strada che il gruppo considera imprescindibile per continuare a essere competitivo
«Attraverso l’investimento costante degli utili d’azienda in ricerca, innovazione e tecnologia. Una strada che il gruppo considera imprescindibile per continuare ad essere competitivi, garantendo un equilibrato rapporto tra costo e qualità dei manufatti. È in questo modo che Colli Drill è riuscita a mantenere le sue posizioni sul mercato nonostante la crisi del dollaro e l’aumento delle materie prime». Può descriverci brevemente i vostri prodotti di punta? «L’azienda produce una vasta gamma di aste di perforazione destinate a svariati campi di utilizzo come la perforazione verticale, water well ed il directional drilling. Perfettamente in linea con la nostra filosofia, le aste di perforazione da noi prodotte sono realizzate partendo da materiali base di eccellente qualità e forgiate secondo i metodi innovativi e all’avanguardia. A queste tipologie standard, già dal 2001 si sono aggiunte le aste forgiate-frizionate che rappresentano il livello più elevato da un punto di vista tecnologico e delle prestazioni in campo». Che applicazioni incontrano prodotti di questa tipologia? «Le aste di perforazione forgiate frizionate rappresentano il top per le applicazioni di directional drilling e del water well di grande profondità. Gli acciai speciali impiegati nella fabbricazione di questo tipo di aste presentano caratteristiche meccaniche fuori dal comune, con un carico unitario di rottura che supera i mille mpa». E come riuscite a ottenere simili prestazioni? «Attraverso un sistema di fabbricazione esclusivo e tecnolo-
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gicamente unico nel suo genere: l’asta di perforazione è ottenuta saldando ad attrito due manicotti filettati di estremità ad uno spezzone di tubo forgiato alle estremità prima della saldatura. Successivamente viene sottoposto ad un trattamento termico di bonifica per migliorarne ulteriormente la resistenza e la resilienza. Parallelamente i manicotti, subiscono un trattamento termo-chimico che permette di ottenere microdurezze della superficie dei filetti superiori ai cinquecentocinquanta vickers». Quali sono i progetti in cantiere? «Il Gruppo Colli Drill sarà tra i protagonisti a Berlino di No Dig e Water Well, la fiera mondiale sulle tecnologie senza scavo, ovvero l’approccio più innovativo nell’installazione di condotte sotterranee, poiché combina efficienza economica e protezione ambientale. In questo modo intendiamo dimostrare anche su un palcoscenico dal prestigio internazionale, tutte le nostre performance d’avanguardia che ci collocano tra le aziende di punta del settore in tutto il mondo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 143
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Verso una prospettiva globale Ha uno sguardo internazionale la Technip Italy, impegnata nella realizzazione di impianti petrolchimici. «Le sfide saranno legate all’incerta tempistica degli investimenti in alcune aree del mondo e alla crescente presenza sul mercato di competitor coreani». Il punto dell’amministratore delegato, Marco Villa Belinda Pagano
evidente che la società contemporanea non può fare a meno del petrolio. Ma quali sono i movimenti, il fatturato, la competitività richiesta ad un’azienda che opera nell’industria petrolchimica? E soprattutto quali saranno gli sviluppi internazionali? Ne abbiamo parlato con Marco Villa, amministratore delegato di Technip Italy, azienda in grado di offrire la più ampia gamma di servizi tipici di un “Main Contractor”: dallo studio di fattibilità alla realizzazione completa di impianti, dal project management ai servizi integrati di manutenzione e gestione. Qual è il bilancio relativo all’attività di Technip Italy del 2010? «Il 2010 ha registrato una ripresa degli investimenti nel settore dell’Oil&Gas, i cui primi segnali si sono avuti già a fine 2009 e confermati poi nel corso dell’anno. Ciò è stato possibile grazie principalmente alla stabilizzazione del prezzo del greggio,
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In alto, Neste oil, impianto produzione biodiesel di Singapore. In basso Marco Villa, amministratore delegato di Technip Italy www.technip.com
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che ha reso remunerativi gli investimenti nel settore. Tale fattore, congiuntamente al miglioramento delle previsioni di crescita dell’economia mondiale, ha influito positivamente sul mercato e ha dunque aumentato il livello di crescita degli investimenti nella seconda metà del 2010». Come si presenta la situazione a livello internazionale? «Prevalentemente in Medio Oriente gli operatori continuano a effettuare investimenti strategici con prospettive significative sia nella petrolchimica che nella raffinazione; in Nord America si osservano segnali di lenta ripresa, come pure una ripresa si osserva in America Latina. In particolare, nel 2010 la Technip Italy ha registrato un aumento sia del fatturato sia della redditività, grazie al positivo andamento dell’attività industriale e al completamento di importanti impianti in Polonia, a Singapore e in Arabia Saudita. A conferma della forte internazionalizzazione della società, anche quest’anno oltre il 90 per cento del fatturato è stato realizzato all’estero. Le attività del 2010 confermano il posizionamento di mercato dell’azienda con una presenza stabile nei quattro continenti attraverso i centri operativi e le società ad essa collegate». La crisi come ha inciso sulla vostra realtà? «Nonostante la crisi la Technip Italy non ha re-
Marco Villa
Crescere puntando all’estero al 1969, anno della sua costituzione, Technip Italy si è attestata come player mondiale di primaria importanza nel settore dell’Oil&Gas. La società, specializzata nella progettazione e costruzione di grandi impianti industriali, ha una forza lavoro di 2500 persone e ha raggiunto un fatturato medio di circa un miliardo di euro. Da sempre presente nel mercato mondiale, Technip Italy ha instaurato e rafforzato relazioni con alcuni partner internazionali che le hanno consentito di cogliere le opportunità di business provenienti da diversi paesi: dall’America Latina alla Cina, al Sud Est asiatico. La presenza nel mondo le consente di creare significative sinergie economico-finanziarie fra entità e istituzioni aumentando la capacità di fornire ai clienti un supporto globale per la realizzazione dei piani di investimento.
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gistrato impatti negativi grazie ad attente politiche di “De-risking” attuate negli ultimi anni. Tali politiche tendono a ottimizzare e a bilanciare il portafoglio ordini dei lavori in esecuzione, sia per area geografica che per tipologia di contratto: “chiavi in mano”, di solo servizi e fornitura di materiali e di project management». Quali sono i progetti e gli obiettivi principali per il 2011? «Le sfide che l’azienda si troverà a fronteggiare nel corso dell’anno saranno legate all’incerta tempistica degli investimenti in alcune aree del mondo e all’attuale crisi geo-politica del Nord Africa e di alcuni paesi medio orientali. Ulteriore fattore determinante è rappresentato dalla crescente presenza sul mercato di competitor
coreani e, nell’ultimo periodo, anche cinesi. Tra gli obiettivi principali che la società si è posta figurano il continuo miglioramento della sicurezza con l’impegno e il coinvolgimento di tutto il personale, il mantenimento dell’equilibrio del portafoglio ordini mediante un’attenta selettività delle iniziative commerciali e l’efficacia e diligenza nella esecuzione dei progetti. Il raggiungimento di tali obiettivi è strettamente connesso al rispetto dell’etica, della responsabilità sociale, della qualità e della continua attenzione alla sicurezza, che rappresentano i valori fondamentali della società. La creatività del management e la flessibilità della struttura organizzativa permettono all’azienda di saper leggere, interpretare e gestire le richieste dei propri clienti, offrendo soluzioni personalizzate ma anche di affrontare le sfide sottese ai cambiamenti del mercato, riuscendo spesso ad anticiparli». LAZIO 2011 • DOSSIER • 145
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La flotta aziendale si gestisce online Parte dal web la vera innovazione nella gestione delle flotte aziendali e dei parchi mezzi per gli autonoleggi. Un esperimento del gruppo Tyre Team/Saol di Roma, guidato da Lucio Bartiromo. Importanti i risultati raccolti anche in termini di fatturato Riccardo Ceredi
a manutenzione dei mezzi è uno dei problemi principali per chi gestisce società di noleggio a lungo termine e flotte di auto aziendali. I veicoli sono spesso molto numerosi, soggetti a sollecitazioni di diversa natura e all’usura. Diventa quindi fondamentale poter contare su un partner tecnico in grado di offrire una risposta tarata sulle proprie esigenze, che garantisca interventi rapidi in tutti gli ambiti legati alla manutenzione di un mezzo: dalla meccanica alla carrozzeria, passando per i pneumatici. Il tutto senza sacrificare la qualità e l’efficienza del servizio. Esigenze che conferma anche Lucio Bartiromo, presidente di Tyre Team e Saol, società che sono leader in Italia sul mercato dei servizi alle flotte aziendali anche grazie a un innovativo servizio via web. Nel 2010 il gruppo ha fatturato circa 46 milioni di euro, contro i 39 dell’anno precedente. «Per il 2011 vogliamo arrivare a fatturare cinquanta milioni di euro. Per raggiungere questo obiettivo puntiamo molto sulla personalizzazione dei servizi – spiega Lucio Bartiromo -. Il nostro obiettivo è quello di aiutare le imprese a gestire il loro
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parco mezzi, un’operazione che implica un certo grado di complessità». Perché la vostra offerta si distingue sul mercato? «Tyre Team segue da sempre un modello di assistenza pluri servizi, particolarmente apprezzato dalle società di noleggio a lungo termine che operano nel nostro paese. In quest’ottica è nata Saol, che è l’acronimo di Servizi Auto On Line, prima società italiana online in grado di offrire la gestione dell’intero servizio di riparazioni meccaniche e di carrozzeria. Saol è una realtà che risponde all’esigenza di tenere sotto controllo i costi di assistenza, garantendo e, al contempo, migliorando la qualità del servizio. Alla base del progetto c’è l’idea di costituire un network di autoriparatori in grado di fornire una gamma completa di prodotti e servizi all’avanguardia, senza perdere il rapporto e la competenza tipici dell’officina di fiducia. Per questo puntiamo molto al contatto diretto con le aziende». Soprattutto quali servizi vi richiedono? «Forniamo servizi per la manutenzione dell’automobile, che includono interventi sulla
Lucio Bartiromo, presidente di Tyre Team e Saol www.tt-point.com www.serviziauto.it
Lucio Bartiromo
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Grazie all’informatizzazione e alla gestione centralizzata delle richieste, le società di noleggio possono risparmiare tempo e tenere sotto controllo i costi
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meccanica e sulla carrozzeria. Si va dalle attività di manutenzione ordinaria, quali i tagliandi, alle operazioni straordinarie come il ripristino della carrozzeria a seguito di un sinistro, o la riparazione meccanica a seguito di guasti. Offriamo inoltre servizi accessori quali il lavaggio, il ritiro e la riconsegna, la prenotazione in officina e il soccorso stradale. Per le operazioni di assistenza ai pneumatici ci si appoggia al network Tyre Team, che può contare su una rete nazionale di oltre millecinquecento centri affiliati (TT Point), integrata ad altri milleseicento centri del network Saol, molti dei quali con competenze e strutture idonee al servizio gomme». Come riuscite a coniugare le vostre linee guida con la necessità, sempre più pressante, di ridurre le spese nella gestione delle flotte aziendali? «Un elemento essenziale, in questo, è il servizio di “authority” per gli interventi di assistenza, attraverso il quale le flotte proprietarie dei veicoli delegano alla nostra rete l’autorizzazione agli interventi nelle officine convenzionate. I nostri tecnici valutano cioè la richiesta proveniente dal centro di assistenza e autorizzano la sua esecuzione solo se questa corrisponde ai requisiti richiesti. Grazie all’informatizzazione e alla gestione centralizzata di queste richieste, le società di noleggio possono risparmiare tempo e tenere sotto controllo i costi, garantendo al contempo la qualità del servizio. In pratica, le flotte aziendali non sono più in balia di procedure farraginose, fatte di moduli cartacei da compilare e inviare, e di attese che si pro- ›› LAZIO 2011 • DOSSIER • 147
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Un network di servizi Tyre Team e Saol operano da oltre un decennio nel mercato dei servizi alle flotte aziendali e agli autonoleggi, forti di un network che comprende oltre duemilacinquecento autoriparatori specializzati, diffusi capillarmente sul territorio nazionale e in grado di intervenire sulla carrozzeria, sulla meccanica e sui pneumatici. Il forte impiego di tecnologie web, sviluppate internamente, e l’offerta di soluzioni modulari, tarate sulle esigenze della clientela, garantisce processi altamente flessibili ed efficienti. Tyre Team e Saol vantano inoltre partner internazionali quali Bridgestone nel settore dei pneumatici e Bosch Car Service nell’ambito dei ricambi per auto.
›› traggono con tempi indefiniti».
Nelle immagini, alcuni interni delle officine Tyre Team e Saol a Roma
Un ruolo di fondamentale importanza in questo processo è svolto dalla completa informatizzazione delle procedure. Quali sono i vantaggi che conseguono da questo tipo di organizzazione? «Maggiore efficienza, sia in termini di abbattimento dei costi che di tracciabilità di tutti gli interventi eseguiti, entrambe caratteristiche che rispondono alle esigenze delle società di noleggio a lungo termine. Inoltre un’organizzazione di questo tipo offre ampie possibilità di personalizzazione dei servizi in base alle esigenze del cliente, e tempi di risposta molto rapidi». Ci può descrivere nello specifico il sistema? «La nostra piattaforma informatica si fonda su un database con più di quindici milioni di voci di ricambi, originali ed equivalenti, e sui tempari ufficiali adottati delle case automobilistiche. Anche la fatturazione è centralizzata e digitalizzata, nonché lo storico degli interventi per ogni singola targa e tutte le statistiche, sia per auto che per modello. Oltre a ciò, il sistema di autorizzazione via web
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fa sì che il singolo punto vendita non possa variare i parametri, per esempio di costo e di tempo, che vengono stabiliti a livello centrale. Anche in termini di fleet administration, vale a dire la gestione di tutte le attività amministrative che tradizionalmente sono svolte da un ufficio interno all’azienda cliente, le soluzioni poste in essere da Saol e Tyre Team sono particolarmente vantaggiose». In quali termini? «Il sistema di gestione web progettato da Saol integra sulla medesima piattaforma operativa le tre funzioni di preventivazione, autorizzazione e fatturazione del singolo intervento manutentivo. Il ciclo di vita di ogni richiesta di intervento si esaurisce così nel momento in cui il preventivo, una volta autorizzato, diventa fattura digitale. In pratica, è il sistema stesso che garantisce l’effettiva corrispondenza tra autorizzazione e relativa fattura, così le flotte possono evitare il controllo metodico di ogni singola fattura per effettuare controlli a campione, con notevoli risparmi di tempo e risorse, mantenendo la garanzia della totale congruità di ogni singola fattura».
IMPIANTISTICA INDUSTRIALE
Tecnologie avanzate per le camere sterili Anche in macrosettori come quello tecnologico è possibile ravvisare lo specifico carattere avanguardistico di speciali procedure progettuali. Come quelle sottese alla realizzazione di impianti per camere sterili messe in opera dal team della Classcon Giulio Conti
er giungere alla realizzazione di speciali impianti industriali destinati al settore farmaceutico, elettronico e alimentare, «l’iter progettuale ha inizio con l’analisi delle “user requirement”, fattori corrispondenti alla descrizione dello scopo per cui il progetto deve essere realizzato e delle prestazioni che ad esso si richiedono per garantire il miglior raggiungimento di una prefissata attività». Tale preliminare descrizione tracciata e applicata da Mark McDowell, Stefano Lucarini e Stefano Mastrodonato, è alla base di ogni progetto affidato alla Classcon, azienda operante nel settore dell’impiantistica industriale che richiede soluzioni, spesso inedite, tecnologicamente avanzate. «L’indagine progettuale d’inizio viene successivamente ampliata, analizzata e calata nella struttura dell’edificio per controllarne la fattibilità. Quindi con l’elaborazione esecutiva, una volta realizzato, il progetto dovrà essere confrontato con le “user requirement” – spiega McDowell – per stabilirne la corrispondenza, misurarne le prestazioni effettive o spiegare i cambiamenti che sono stati apportati alle specifiche di base». Ma per me-
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glio intuire come alla Classcon viene inteso e applicato il concetto di “tecnologia avanzata”, l’ingegnere Lucarini precisa che «i progetti realizzati sono normalmente destinati ad ambienti sterili, come quelli farmaceutici o alimentari, in cui perciò la tecnologia realizzativa deve garantire degli standard elevati sia come costanza prestazionale sia come controllo del funzionamento. In particolare, l’utilizzo di software di gestione e controllo
Da sinistra, Mark McDowell, Stefano Lucarini e Stefano Mastrodonato, i soci della Classcon di Pomezia (RM)
Mark McDowell, Stefano Lucarini e Stefano Mastrodonato
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La tecnologia realizzativa deve garantire degli standard elevati sia come costanza prestazionale sia come controllo del funzionamento
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anche da remoto degli impianti di condizionamento consente una stabilità delle prestazioni e un effettivo risparmio energetico». Dai numerosi accorgimenti tecnologici ai risultati conseguiti in oltre vent’anni d’attività, la Classcon si è resa competitiva prevalentemente a livello nazionale nel settore farmaceutico-ospedaliero e alimentare, motivo principale della localizzazione nella città laziale di Pomezia considerata il secondo polo chimico farmaceutico e sede operativa della maggior parte dei principali committenti della Classcon. «Il settore in cui operiamo è considerato per certi aspetti di nicchia – asserisce l’ingegnere Mastrodonato –; i competitor, specialmente nel Lazio, non sono moltissimi, anche se il ricorso da parte dei clienti a volte a imprese non propriamente qualificate amplia, a discapito della qualità, il loro numero». Il valore aggiunto insito nei progetti Classcon risiede infatti nell’esperienza del team specializzato a disposizione del cliente, che collabora sin dalla fase progettuale alla realizzazione dell’impianto definitivo. La qualità dei servizi offerti è comunque regolamentata dalle più recenti norme FDA, GMP e
ISO9000 inerenti l’impiantistica industriale che «impongono l’obbligo di costanti aggiornamenti sia in termini di informazione e applicazione, data la necessità di utilizzare strumentazione calibrata e certificata, sia a livello tecnico che per la formazione del personale operativo». Nella descrizione delle prerogative insite alle attività della Classcon, McDowell non manca poi accennare alla procedura di indagine preesecutiva e di installazione di impianti specifici fabbricati. «All’interno di un edificio museale, ad esempio, sono presenti problematiche legate sia al microclima che alle polverosità dell’aria che rendono difficoltosa la fase realizzativa degli impianti. Si rende quindi necessaria una stretta collaborazione e consultazione di esperti del settore, provenienti dal mondo accademico. Individuata un’ipotesi realizzativa, si controlla in laboratorio riprodocendo le condizioni microclimatiche preesistenti e sperimentando le possibili soluzioni prima della sua applicazione in scala». In ogni caso, la ricerca della Classcon verte a progetti alternativi capaci di conciliare al meglio il rapporto tra qualità tecnica e budget predisposto.
Le immagini illustrano alcuni ambienti sterili realizzati dalla Classcon www.classcon.it
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FARMACI VETERINARI
Un traino per il settore veterinario R È uno dei principali gruppi nazionali impegnati nella distribuzione dei farmaci veterinari, con un trend di crescita che raddoppia le performance medie del settore. Ma l'ambizione della Demas, oggi, è anche divulgativa, come spiega il suo Ad, Remo Foglietti Andrea Moscariello
La famiglia Foglietti, che gestiscela Demas Srl. In piedi, da sinistra, Francesco, Cristina e Fabrizio Foglietti. Seduti, i fondatori Remo e Luigia Foglietti. Nella pagina a fianco, sopra e sotto, alcuni interni dello stabilimento di Roma www.demas.it www.petnet.it
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egistra un incremento, rispetto all'anno precedente, pari al 12%, contro una crescita media del mercato che si attesta sul 6%. Demas si conferma, cifre alla mano, uno degli attori principali del settore della veterinaria. Leader nazionale nella distribuzione dei farmaci per animali, da affezione e da allevamento, Demas rappresenta oggi un punto di riferimento non soltanto distributivo o commerciale ma anche, per molti versi, culturale. Negli ultimi anni è emerso l'impatto, dato anche il suo ruolo predominante sul comparto, che la società gestita dalla famiglia Foglietti ha avuto, e continua ad avere, nello sviluppo di una cultura dell'attenzione e dello scrupolo nei confronti dell'universo animale. «A differenza di molti dei nostri competitor abbiamo sempre tentato di conquistare il mercato non basandoci sulle logiche di prezzario dei prodotti o dei servizi, bensì osservando le innovazioni e le metodologie messe in campo nel resto d'Europa, dove la veterinaria, mi spiace dirlo, ha compiuto molti passi in avanti rispetto all'Italia» afferma Remo Foglietti, fondatore dell'azienda al cui interno oggi operano anche i figli Fabrizio, Cristina e Francesco. Un distacco, rispetto agli altri paesi europei, che potrebbe far storcere il naso, in Italia, a molti veterinari e amanti degli animali ma, come spiega l’imprenditore, non è sinonimo di scarsa professionalità. «In Italia vantiamo ottimi veterinari e allevatori. Gli italiani, poi, amano i loro amici animali e se ne prendono cura». Ma allora da dove nasce questo gap? «Confondiamo i concetti di qualità e quantità. In questo paese esercita un numero decisamente più alto di veterinari rispetto alla media europea. Questo comporta, tra i vari professionisti, una guerra a suon di prezzi al ribasso, che inevitabilmente incide sulla qualità dei servizi erogati. L’utente italiano ne esce disorientato». Come si è arrivati a questa situazione? «In Italia mi pare ci siano circa 15 università che si occupano di veterinaria, contro le 3 della Francia. All’estero, quindi, vige una selezione ben più scrupolosa. E questo, ripeto, non significa che in questo paese non vi siano eccellenti veterinari, anzi, molti ce li invidiano in tutto il mondo. In Francia, però, con lo stesso numero di animali il mercato vale tre volte tanto
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Remo Foglietti
quello italiano». Non è poco. «In realtà chi tratta l’animale, in Italia, lo fa molto bene, ben al di sopra della media europea. Il problema è che lo trattano in pochi. Faccio un esempio. Gli italiani che trattano il cane con il prodotto antiparassitario lo fanno in media 2,6 volte all’anno, contro una media europea di 1,9 volte. Però, se ci paragoniamo alla Francia, scopriamo che Oltralpe lo trattano il 60% dei proprietari di cani, mentre in Italia solo il 20%. Anche per questo noi, rispetto ai nostri colleghi, siamo sempre stati più attenti all’acquisizione dei dati di mercato. Il confronto con Europa e America è fondamentale». L’eccessiva attenzione al prezzo, più che alla qualità dei
servizi, lei sostiene sia anche una delle criticità del comparto farmaceutico. Quanto incide? «Il problema è che siamo veramente in pochi a stimolare la crescita del mercato nella sua interezza. Noi lo facciamo da sempre. E osservare il mercato non significa limitarsi a constatare cosa vende il “vicino” per poi copiarlo e rivenderlo a un prezzo più basso. Significa mettersi in discussione andando ad analizzare come lavorano in quei paesi in cui, sotto molti aspetti, l’efficienza è maggiore». Dunque il fine è quello di far crescere non solo la propria realtà d’impresa, ma tutto il settore? «Esatto. E pazienza se ci guadagna anche un competitor. La storia della nostra azienda ce lo insegna. Demas è nata negli anni Settanta. Inizialmente era specializzata in animali da reddito, ma negli ultimi vent’anni questo settore è praticamente sparito. Allora in azienda decidemmo di fare quello che molti altri non fanno: ricerca. Abbiamo cercato un mercato diverso, stimolandolo, cercando di comprenderne le esigenze e i margini di sviluppo». Si riferisce a quello degli animali da affezione? «Certamente. In questo campo siamo i primi in Italia, siamo divenuti un’azienda di riferimento. E questo ci pone anche in una posizione di maggiore responsabilità verso gli altri attori del mercato». Vale a dire? «È nostro compito, ribadisco, stimolare la cre- ›› LAZIO 2011 • DOSSIER • 153
FARMACI VETERINARI
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All’interno dell’area di mercato europea, l’Italia è il paese in cui si sviluppano meno politiche per l’allevamento industriale
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›› scita e lo sviluppo costruttivo dell’intero comparto. Noi, è vero, siamo grossisti, non ci rivolgiamo direttamente all’acquirente singolo, ma non per questo non siamo tenuti a studiarne i bisogni e le richieste. Anche per questo abbiamo aperto un paio di punti vendita diretti, sotto il brand Giulius. Soprattutto siamo in costante contatto con veterinari, aziende, allevatori e famiglie che posseggono un animale». In che modo? «Intanto attraverso Internet. Abbiamo un sito web dedicato al professionista e uno dedicato all’utente. Pubblichiamo anche una rivista tematica, Pet Net Magazine, creata in collaborazione con il professor Ciorba dell’Università di Perugia». Parlando degli animali da allevamento, la crisi si è fatta sentire? «L’allevamento oggi sta vivendo una situazione drammatica. All’interno dell’area di mercato europea, l’Italia è il paese in cui si sviluppano meno politiche per l’allevamento in154 • DOSSIER • LAZIO 2011
dustriale. Abbiamo, come “specialità”, un numero importante di polli, ma sono tutti concentrati in tre grossi gruppi. Di conseguenza tutti gli allevamenti piccoli o rurali sono spariti. Ne sono cambiate di cose dall’inizio della nostra attività. Consideriamo che Demas è nata rivolgendosi all’allevamento avicolo. Ma oggi, quel mercato che un tempo valeva più dell’80% del nostro fatturato, adesso ne vale solo l’1,8%». Il consumatore italiano è più consapevole sulla qualità della carne proveniente da allevamenti industriali? «L’utente medio, per la sua cultura alimentare, quando va a comprare la carne non riesce a giudicarlo in maniera idonea. Quando vediamo un pollo bello grosso, crediamo subito che sia buono. Il più delle volte, invece, sono di qualità superiore le razze ruspanti di aspetto più asciutto». Su quest’ultimo punto, però, l’Italia ha norme molto restrittive. «L’Italia è il paese in cui si interpreta la normativa europea nella maniera più severa e restrittiva possibile. Questo ovviamente è positivo per la qualità dei prodotti. Difficilmente ci ritroveremo nelle stesse difficoltà che ha avuto il Regno Unito a seguito della mucca pazza o della cosiddetta influenza dei polli. Possiamo stare tranquilli anche perché il nostro ministero della sanità lavora molto bene in tal senso. Il problema è che all’estero, al contrario che da noi, è legalizzato l’utilizzo di ormoni. E va a finire che l’utente, per avere carne più tenera, non compra i nostri manzi, magari più magri, più spigolosi, ma sicuramente più sani ad esempio della carne danese o argentina».
FONDI DI INVESTIMENTO
L’effetto “mediatico” sui fondi di investimento Secondo Fabiana Gambarota, Ad della società di investimenti P&G Sgr, occorre iniziare a osservare il mercato finanziario con un’ottica differente, distante dai catastrofismi proclamati sui giornali, ma più attenta a non ricadere in trappole pericolose Andrea Moscariello
niziano a farsi concrete le risposte alla crisi messe in campo dagli attori strategici della finanza italiana. Almeno è quanto sostengono gli esperti della P&G Sgr, la società di “alternative investiment” con sede nella capitale. A confermarlo è proprio la sua amministratrice delegata, Fabiana Gambarota, che osserva con ottimismo il quadro di inizio anno. «Il 2010 si caratterizza per essere il primo anno in cui le azioni correttive, adottate come risposta alla crisi, hanno cominciato a dare i frutti sperati» dichiara la Gambarota. Soprattutto, sul fronte dei fondi di investimento, il gruppo ne ha lanciati due nuovi di zecca sul mercato delle Assed Backed Securities, vale a dire i titoli obbligazionari garantiti da mutui o Fabiana Gambarota, Ad di P&G SGR da altro collaterale. P&G ha iniziato la sua attività da poco, nel 2005, ma sin da subito si è posta in evidenza sullo scenario finanziario nazionale per aver allargato e incrementato costantemente la propria attività, proponendo sempre nuovi prodotti e attivando nuove aree di business. E proprio sulle Asset Backed Securities sta raccogliendo i risultati più significativi essendo questi, come spiega la Gambarota, «titoli che hanno potuto cogliere il favorevole contesto di mercato realizzando performance molto positive». La Sgr ha inoltre avviato un'attività di ge-
I
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stione nel settore immobiliare. «Grazie a queste iniziative le masse in gestione nel 2010 hanno raggiunto il miliardo di euro, circa, mentre i ricavi hanno recuperato i livelli pre-crisi». Le Assed Backed Securities nel momento della crisi hanno mostrato la loro fragilità. Perché, ora, sono invece i titoli più interessanti? «Le ABS sono caratterizzate dall’assenza di standardizzazione e dalla conseguente complessità dell’analisi creditizia che precede la decisione di investimento. Questo ha reso le ABS gli strumenti finanziari più dipendenti in assoluto dal giudizio delle Agenzie di Rating. I limiti dei giudizi delle agenzie sono ormai tristemente noti a tutti, ma nel periodo pre-crisi erano in molti gli investitori in ABS non specialisti che utilizzavano il rating come unico, o quasi, strumento di analisi. L’azione massiccia di revisione al ribasso dei rating, spesso dipendente dalla revisione dei modelli e non da un deterioramento della qualità creditizia dei titoli, ha dato il via ad un processo gigantesco di liquidazione delle posizioni in ABS e a un allargamento degli spread senza precedenti». Cosa è cambiato da allora? «Oggi la base di investitori in ABS è sicuramente più specializzata che in passato. Il rally incessante a cui abbiamo assistito a partire dalla seconda metà del 2009 è proprio la conseguenza di un rinnovamento su basi più solide della pla-
Fabiana Gambarota
Chi si rivolge a P&G P&G è un gestore indipendente che ha maturato significative competenze in alcune aree caratterizzate dalla necessità di improntare uno stile di gestione “attivo”, dunque selezione di hedge fund, investimenti in ABS, fondi immobiliari. «Ci rivolgiamo a una platea di investitori di alto profilo, italiani ma anche, e sopratutto, europei, che cercano un partner per approcciare questi segmenti di mercato – dichiara Fabiana Gambarota, Ad di P&G -. La trasparenza, la mancanza di conflitti di interesse e il totale allineamento con gli interessi degli investitori sono i tratti distintivi della nostra proposizione di valore. Al fine di portare le nostre competenze a una platea selezionata ma più ampia di investitori privati, abbiamo intenzione di avviare nel 2011 un'attività di gestioni individuali, ritagliate sulle esigenze dei singoli clienti». www.pgalternative.com
tea di investitori. Ai prezzi attuali le Asset Backed Securities offrono un rendimento più consistente rispetto al periodo pre-crisi e che sicuramente è molto ricco rispetto al rischio insito in questi strumenti. Nessuna altra asset class ha, al momento, un rapporto rischio-rendimento così favorevole per gli investitori, rendendo probabile un proseguimento ulteriore del trend al rialzo dei prezzi». Queste operazioni vengono percepite diversamente rispetto al passato, cioè al periodo pre-crisi? «C’è molto poco tecnicismo nel modo in cui le ABS sono state rappresentate dalla stampa nell’ultimo biennio. Spesso sono state equiparate agli strumenti derivati o definiti tout court titoli spazzatura. Questo ha certamente contributo a far crescere una percezione negativa, quasi del tutto immeritata. Del resto è proprio la disaffezione degli investitori non specializzati a fare da freno alla domanda e a far sì che le ABS siano oggi un’asset class ancora molto “cheap”». Soprattutto quali “falsi miti” circolano sui media relativamente ai rendimenti di queste tipologie di investimento? «La rappresentazione che è stata data dai media del mondo della
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La disaffezione verso il mondo hedge, amplificata dagli episodi Madoff e dalla risonanza negativa della stampa, non può che avere breve vita
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finanza strutturata è stata quella di un generalizzato disastro. Nella realtà dei fatti, questo immenso mercato ha avuto comportamenti ben differenti nelle sue varie componenti. Un primo distinguo fondamentale riguarda quello che è successo in Europa rispetto agli Stati Uniti, epicentro della crisi. Il mercato europeo ha infatti mostrato una sostanziale tenuta. I fenomeni di perdite hanno riguardato solo alcune e limitate aree come, per esempio, alcuni segmenti del mercato spagnolo. La parte principale del mercato delle ABS ha mostrato performance del tutto in linea con le aspettative e ha continuato a pagare le cedole e a rimborsare il capitale, come previsto. D'altra parte è esperienza comune a tutti noi constatare che il mercato italiano della casa, tanto per parlare di qualcosa prossimo alla nostra esperienza quotidiana, non abbia subìto grandi contraccolpi dalla crisi del 2008 e, anzi, si trovi oggi ad aver pienamente recuperato anche i marginali assestamenti subiti». Parlando, nello specifico, del mercato dei Fondi Hedge, come ne esce dalla recente crisi finanziaria? «La crisi ha colpito tutte le strategie finanziarie in modo massiccio, ivi incluse quelle seguite dai fondi hedge. Lungi dall’essere artefice della crisi, l’industria hedge ne ha semmai pagato le conse- ›› LAZIO 2011 • DOSSIER • 159
FONDI DI INVESTIMENTO
Assets Under Management (€ M )
ASSETS UNDER MANAGEMENT: OLTRE UN MILIARDO DI EUR0 1200 Real Estate 1000
HF
800
ABS
600 400 200 0 2002
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2004
2005
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2007
›› guenze. Travolti dalle ondate di vendite massicce sul mercato di tutti gli asset finanziari, oltre che dalle richieste di riscatto dei propri investitori, in pochi sono riusciti a mantenere saldo il timone della gestione e a superare il periodo post Lehman. I pochi sopravvissuti sono riusciti a cogliere le molte opportunità dei due anni successivi segnando risultati a doppie cifre. Vero è che l’industria hedge non aveva mai sperimentato nel suo complesso anni così negativi come il 2008, sebbene i risultati degli hedge nel 2008 siano di gran lunga migliori rispetto a quelli dei fondi tradizionali, cogliendo di sorpresa molti investitori. La disaffezione verso il mondo hedge che ne è seguita, amplificata dagli episodi Madoff e dalla risonanza negativa della stampa, non può però che avere breve vita. L’intelligenza finanziaria e la libertà di mandato di questi gestori li rende ancora oggi la proposta di investimento più interessante sul mercato dei capitali». Sì, ma gli investitori italiani sono pieni di timori. «Gli investitori italiani hanno subìto meno di altri gli effetti di quest’ultima crisi. Banalizzando, la maggior conseguenza può essere individuata nel default delle obbligazioni Lehman, con effetti anche sulle polizze assicurative che a tali ob160 • DOSSIER • LAZIO 2011
2008
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2010
bligazioni erano agganciate. Nel complesso un danno limitato. Tuttavia i risparmiatori italiani si trovano oggi in una situazione di stallo». Vale a dire? «Da un lato abbiamo un'offerta ampia ma inadeguata, dall'altro una domanda mal consigliata. Sul fronte dell'offerta, continuano a essere dominanti le SGR generaliste di emanazione bancaria. Queste, contando su una clientela "captive". poco esposta alla concorrenza, si muovono più nell'ottica di budget della banca di cui sono espressione, che non in quella di fornire al cliente i prodotti più adeguati e meno costosi. Anche il processo di consolidamento e vendita in corso sposta poco da questo punto di vista perché il vero asset che viene ceduto è l'accesso alla rete distributiva e non certo le competenze gestionali». Qual è il riflesso di questa situazione? «La domanda di investimento è in generale mal indirizzata e l'investitore lasciato solo a interpretare le evoluzioni in corso. Non stupisce pertanto la disaffezione nei confronti del risparmio gestito e l'atteggiamento attendista che purtroppo ha caratterizzato gli investitori proprio negli ultimi due anni di grande recupero dei mercati».
Fabiana Gambarota
La crisi ha decisamente rimesso sul tavolo della discussione internazionale l’esigenza di acuire i controlli e gli interventi pubblici sul mondo finanziario e bancario. Si tratta di pura demagogia o, effettivamente, qualcosa è cambiato? «Questa domanda ci porta a un punto cruciale dell'attuale fase dei mercati finanziari: le scelte che stiamo facendo e faremo nei prossimi anni avranno conseguenze di lungo periodo. In primo luogo soffermiamoci sul sistema bancario. Le banche sono stati degli attori importanti della crisi. Anzi, la crisi ci ha fatto comprendere a fondo che elevati livelli di leva e di rischi si trovavano sui "libri" delle banche. In moltissimi casi i governi sono dovuti intervenire entrando direttamente nel capitale delle banche più compromesse od organizzando forme di accesso illimitato alla liquidità. La risposta dei regolatori, governi e banche centrali, a questa situazione sta andando nella direzione di aumentare i requisiti di capitale delle banche, si pensi solo a Basilea 3. In altri termini, per fare attività bancaria sarà necessario avere più capitale mentre l'investimento in certe attività sarà scoraggiato attraverso un suo maggior "assorbimento"». La ritiene una soluzione idonea? «Non c'è dubbio che questa soluzione aumenti la "stabilità" del sistema ma ad un costo in termini di efficienza. D'ora in avanti il denaro che le banche erogheranno sarà più caro perché ci sarà meno denaro disponibile e a maggior costo per le banche stesse. Certe forme di finanziamento non saranno poi più disponibili, a prescindere dal prezzo che il debitore sarà disposto a pagare. C'è anche da chiedersi quale sarà la via di uscita del sistema bancario da questa fase di emergenza. In alcuni contesti, come quello inglese, l'impressione è che lo Stato si ritirerà riportando sul mercato le banche nazionalizzate. In altri contesti, il sospetto che i governi vogliano mantenere una "presa" sul sistema bancario pare fondato. Con tutte le conseguenze di perdita di libertà economica e di storture al li-
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Travolti dalle ondate di vendite massicce sul mercato di tutti gli asset finanziari, in pochi sono riusciti a mantenere saldo il timone della gestione e a superare il periodo post Lehman
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bero mercato che ne conseguono». In particolare, sui Fondi Hedge quali effetti avrà questa maggiore “regolamentazione”? «Ma se l'azione di regolamentazione andrà a colpire operatori come i fondi hedge allora il discorso sarà diverso e andrà a colpire proprio quel tessuto di investitori indipendenti che è alla base dell'offerta di servizi di investimento a maggior valore aggiunto. Peraltro giustificare questo sviluppo regolamentare con gli insegnamenti della crisi sarebbe del tutto fuorviante visto che i fondi hedge non sono una delle cause della crisi e, anzi, hanno contribuito a rendere più veloce il recupero dei mercati». LAZIO 2011 • DOSSIER • 161
PROCESSI DI BUSINESS
Se la finanza esternalizza i suoi processi gestionali Maurizio di Sangro, a capo della Snem, illustra nel dettaglio i vantaggi, strutturali ed economici, che le imprese ottengono optando per una gestione in outsourcing dei processi di business. Un dato di fatto che, se non tenuto in considerazione, rischia di allontanarci dai parametri di efficienza europei Carlo Sergi
quanto mai cruciale il tema della gestione documentale interna tanto alle imprese quanto alle pubbliche amministrazioni. Un problema che, nella maggior parte dei casi, difficilmente può essere gestito senza ricorrere a un sostegno esterno, o almeno non in maniera ottimale. Conseguenza diretta della mala gestio documentale emerge anche da recenti analisi di benchmarking, come spiega Maurizio di Sangro, presidente della Snem, una delle realtà più innovative sul territorio italiano dedicate al Business Process. «Dai dati di questa analisi, che coinvolge tra l’altro anche alcune delle economie più rappresentative dell’Unione Europea, oltre che degli Stati Uniti, emerge un ritardo strutturale nella competitività del nostro Paese – dichiara il numero uno della società di consulenza -. Tra le motivazioni aziendali che spiegano tale ritardo, prevalgono quelle legate alla scarsa esternalizzazione dei processi gestionali». Insomma, le imprese italiane faticano a comprendere il valore strategico dell’outsourcing? «Esatto. Anche se qualcosa sta cambiando». La società cui lei fa capo in che modo so-
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stiene i processi di business? «La gestione esternalizzata può avvenire sia attraverso un front office, quindi un call center, sia un back office, vale a dire il trattamento dei documenti. Ovviamente, in outsourcing si può seguire tutto il processo di gestione documentale, stampa e postalizzazione. Questi ultimi servizi, in particolare, sono completamente modulari e comprendono l’intero processo produttivo, dalla stampa all’imbustamento, fino alla spedizione». Quali benefici ne traggono le aziende? «Molti. A cominciare da una più marcata flessibilità e scalabilità. In secondo luogo si ottiene una riduzione sensibile tanto dei costi quanto dei rischi. I documenti vengono gestiti in maniera più sicura e metodica. Di conseguenza le aziende possono garantire ai loro committenti e fornitori un livello di servizio sicuramente più alto, più preciso e puntuale. Non dimentichiamoci che non dovendo più occuparsi di moltissime sovrastrutture organizzative e burocratiche, gli imprenditori possono concentrarsi maggiormente sul proprio core business. Occorre rendersi conto che se l’economia italiana è in difficoltà è anche per l’enorme
Maurizio di Sangro, presidente della Snem www.snem.it
Maurizio di Sangro
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Non dovendo più occuparsi di moltissime sovrastrutture organizzative e burocratiche, gli imprenditori possono concentrarsi maggiormente sul proprio core business
Oltre 400mila processi al giorno Snem nasce grazie all’iniziativa di un gruppo di imprenditori che, nel 1984, decisero di aprire un’attività di servizi rivolta in particolare al ramo bancario e finanziario nazionale. Le sue attività spaziano dall’acquisizione fisica e digitale del materiale cartaceo allo sviluppo di software gestionali. Sono tre le sedi principali del gruppo, a Milano, Roma e Lecce, per un totale di 100 dipendenti altamente specializzati. Ogni giorno, dalla Snem vengono processati oltre 400mila documenti. Nel portfolio clienti si contano circa 50 realtà strategiche dell’economia italiana, tra banche, istituti finanziari e società pubbliche e private, che vengono assistite con un’operatività costante, 24 ore al giorno, durante le quali i tecnici Snem controllano i processi di lavorazione e le tecnologie impiegate per i vari processi di business.
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spreco di tempo ed energie che tengono i capitani d’impresa lontani dai loro obiettivi primari. Per questo il sostegno in outsourcing si rivela decisivo». A quali settori vi rivolgete soprattutto? «Abbiamo fatto del mercato delle istituzioni finanziarie il nostro target principale. Tra i nostri clienti vi sono realtà come Equitalia, Icbpi, Iccrea e Bnl, solo per citarne alcuni». Nel vostro settore aumentano i supporti di carattere informatico. Quale peso riveste la tecnologia nella gestione del business in esterno? «Dall’esperienza posso affermare che sistemi IT come Fault Tolerance e Disaster Recovery hanno rappresentato i nostri punti di forza. Certo, in oltre venticinque anni di attività il nostro potenziale si è espresso principalmente nel gruppo di lavoro. Il know how degli operatori è cresciuto. Il nostro team ha un bagaglio di esperienze invidiabile che, sempre di più, si rivela utile nel risolvere i problemi che man mano ci pongono dinanzi le aziende. I consulenti e i tecnici informatici Snem operano affinché si raggiungano gli obiettivi prefissati, ottimizzando le risorse aziendali e abbattendo, di conseguenza, i costi interni». LAZIO 2011 • DOSSIER • 163
FACTORING E GESTIONE CONTO TERZI
Una gestione integrata dei crediti Recuperare il credito adottando un’innovativa “gestione industriale”. Su questo presupposto la società Locam si è imposta sul mercato nazionale. A parlarne è il suo fondatore, Alessandro Maione Aldo Mosca
uello dei crediti a sofferenza è uno dei problemi più pressanti per migliaia di piccole e medie imprese italiane. Le società finanziarie e di gestione del credito, cresciute come funghi anche a seguito della crisi, propongono soluzioni differenti. È importante, però, che gli imprenditori sappiano affidarsi a professionisti esperti, in grado di valutarne esigenze e criticità. Un punto, quest’ultimo, su cui insiste anche Alessandro Maione, a capo della società finanziaria Locam, riconosciuta a livello nazionale per la capacità dimostrata nella gestione di crediti problematici di origine bancaria e finanziaria. La società, nata alla fine del 2002, nel corso degli anni si è specializzata nell’acquisizione e gestione di crediti chirografari, anche di natura commerciale, adottando, prima nel mercato italiano per questa tipologia di prodotto, una gestione industriale in grado di seguire, oltre ai grandi volumi, ogni fase del processo di lavorazione sia esso di na-
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tura amministrativa, stragiudiziale o giudiziale. «La selezione di un gestore, indipendentemente dal scegliere la soluzione del Factoring, per la gestione e il recupero dei crediti, oltre a ottimizzare costi e risultati, rappresenta anche una necessità nel momento in cui si devono prendere decisioni circa il passaggio a perdita delle posizioni. Queste ultime, ricordo, possono essere svalutate, ai fini fiscali, solo in presenza di alcuni requisiti che l’intervento di società terze e qualificate rende facilmente identificabili e documentabili» spiega Maione. Qual è, secondo lei, la soluzione più idonea per liberarsi dai crediti a sofferenza? «Lo strumento più semplice per un’azienda è senza dubbio la cessione pro-soluto del credito. Con la cessione dei crediti, infatti, si avrà un immediato azzeramento di tutte le problematiche, siano esse di bilancio che gestionali, connesse ai crediti a sofferenza». Voi, attraverso Locam, come operate? «Per il Factroring, cerchiamo di agire nella maniera più veloce possibile, mediante una
L’avvocato Alessandro Maione, a capo della società Locam di Roma www.locam.org
Alessandro Maione
due diligence e formulando un’offerta d’acquisto chiara e concreta che prevede, a seconda delle aspettative riposte, l’acquisizione in un’unica soluzione di un pacchetto di crediti, oppure una dismissione programmata di volumi maggiori di crediti a sofferenza anche futuri. Per gli imprenditori che, invece, preferiscono non cedere i crediti alla Locam, proponiamo soluzioni globali di gestione dei crediti problematici». Perché, nel vostro settore, prende piede la soluzione in outsourcing? «In quanto permette una gestione efficace, e controllata, di moltissime operazioni. Pensiamo solo alla gestione amministrativa del credito mediante il continuo aggiornamento dei tassi di interesse o al monitoraggio delle prescrizioni, attività di screening e informazioni commerciali. È chiaro che le soluzioni possono avvenire in modalità differenti. Se si opta per una gestione stragiudiziale, si punta al miglior recupero nel minor tempo possibile, in tal caso ci siamo attrezzati con un call center professionale e monitorato, operante su tutto il territorio nazionale». E se la gestione è giudiziale? «Qui, l’obiettivo è quello di incardinare solo le azioni considerate opportune in termini economici. Si utilizza un team legale interno in grado di gestire ogni fase e grado dell’attività, anche in questo caso siamo predisposti per operare in tutta Italia». L’imprenditore quanto viene coinvolto nella scelta delle strategie?
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Attraverso la cessione pro-soluto del credito si avrà un immediato azzeramento di tutte le problematiche, siano esse di bilancio che gestionali, connesse ai crediti a sofferenza
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«Nella gestione conto terzi tutte le attività vengono svolte secondo le sue indicazioni, con un approccio su misura. Il lavoro e le performance vengono poi dettagliate con una reportistica chiara ed esaustiva, reperibile online, mediante l’accesso delle aziende al nostro sistema e sia mediante la predisposizione e l’invio di reportistica creata sulle specifiche esigenze del cliente». Di recente avete creato la Locam Gestioni, con quale scopo? «Questa nuova società del gruppo nasce al fine di valorizzare l’esperienza maturata nel corso degli anni. Locam Gestioni è, infatti, specializzata nella gestione, anche conto terzi, dei crediti problematici. Si tratta, al momento, di uno dei pochi operatori nazionali che affronta il problema dei crediti problematici nella sua globalità, partendo dal presupposto che per una gestione efficace ed efficiente del recupero è fondamentale integrare, monitorare e gestire con processi industriali ogni fase della lavorazione del credito». LAZIO 2011 • DOSSIER • 167
STRUMENTI PER L’IMPRESA
L’Information technology sostiene l’impresa Dagli studi di fattibilità a soluzioni su misura chiavi in mano. Pmi Technology fornisce risposte innovative nell’ambito dell’Information and Communication Technology. L’esperienza di Corrado Pierdominici Lucrezia Gennari
nnovazione e Tecnologia sono le parole d’ordine per fare fronte alla crisi dei mercati. Molte aziende restano salde grazie agli investimenti effettuati proprio su queste risorse. D’altra parte, innovazioni informatiche e tecnologiche permettono di ottimizzare i processi, snellire i passaggi, migliorare il rendimento e garantire un veloce ritorno dell’investimento. «Fondamentale è, ovviamente, affidarsi ai professionisti giusti – afferma Corrado Pierdominici, fondatore della Pmi Technology di Roma – in grado di capire le esigenze del singolo committente e di offrire le soluzioni più idonee. La Pmi Technology è nata nel gennaio del
I Corrado Pierdominici Presidente del CdA della Pmi Technology di Roma www.pmitechnology.it
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2003, con il preciso scopo di unire e integrare l’esperienza e la competenza professionale acquisita nel settore dell’Information and Communication Technology, di una squadra di professionisti provenienti da aziende multinazionali leader sul mercato, per proporre “soluzioni e servizi” innovativi e tecnologicamente avanzati. Nel vostro settore la concorrenza è elevata. Quali tratti contraddistinguono la strategia aziendale di Pmi Technology? «La “mission” dell’azienda è di proporre soluzioni di elevata qualità; la soddisfazione del cliente è il nostro principale obiettivo, perché è l’unico vero strumento in grado di dare ampia visibilità e risalto all’attività svolta». Come si articola la vostra offerta? «In nostro motto è “All Over IP & Mobility Solutions”. Oggi tutto ciò che serve nell’ambito dell’ICT a un’azienda moderna, pubblica o privata, può viaggiare ed essere gestito al meglio su protocollo IP. Tutte le soluzioni proposte da Pmi Technology sposano questo concetto: dalle reti locali ai collegamenti geografici, le reti wireless, dal trasporto della voce e delle immagini alla video sorveglianza, il controllo accessi e i sistemi anti intrusione, e ancora la localizzazione di uomini e mezzi e il monitoraggio ambientale, indoor e outdoor, sono tutte applicazioni che possono sfruttare un’unica infrastruttura di rete basata su protocollo IP».
Corrado Pierdominici
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Innovazioni informatiche e tecnologiche permettono di ottimizzare i processi, snellire i passaggi e migliorare il rendimento di ogni impresa
Quali servizi fornite nell’ambito della progettazione? «Partiamo sempre dall’analisi approfondita delle esigenze a livello funzionale, quindi la progettazione dell’architettura, l’individuazione delle tecnologie, dei prodotti e dei servizi più appropriati. Inoltre possiamo procedere all’eventuale creazione di ambienti pilota per far verificare l’efficienza della soluzione proposta al cliente». Offrite soluzioni chiavi in mano e attività di commissioning. In cosa consistono nello specifico? «Grazie ai consolidati rapporti di partnership con i principali produttori a livello mondiale, forniamo soluzioni multi-vendor perfetta-
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mente integrate, cui possiamo affiancare un servizio di manutenzione, dalla fase iniziale di diagnostica fino all'intervento tecnico, rispettando modalità e tempistiche concordate con il cliente. Seguiamo il nostro cliente nella gestione di progetto (Project Management) e lo affianchiamo con servizi di consulenza per la gestione di progetti con metodologia di lavoro compliant allo standard internazionale Pmbok del Project Management Istitute, permettendo la corretta gestione dei progetti nel rispetto dei principali vincoli. Nella logica di fornitura di soluzioni complete la nostra proposta è ampia e copre tutte le necessità hardware/software per l’infrastruttura di rete, la sicurezza dei sistemi informativi, lo storage e il disaster recovery, il data center e la virtualizzazione delle risorse». Quali le prospettive e gli obiettivi per il 2011? «Stiamo investendo da più di un anno su alcuni progetti di innovazione tecnologica in ambito industriale molto importanti per la nostra crescita; nell’anno appena cominciato ci aspettiamo di iniziare a raccogliere i frutti e di consolidare la nostra posizione come azienda dalle proposte innovative e dagli elevati standard qualitativi».
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IL DISTRETTO INFORMATICO
Più attenzione I verso l’ICT Ormai, con l’appellativo di Information Technology, ci si riferisce al quarto settore industriale nazionale. Roberto Cao Pinna, numero uno di Mediacon, fa il punto su un settore sempre più presente nelle piccole e medie imprese italiane Aldo Mosca
Roberto Cao Pinna, Amministratore delegato di Mediacon. Nella pagina a fianco, il direttore generale Sandro Capocci. Il gruppo ha due sedi, a Roma e a Milano
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l mercato ICT oggi non è più marginale. Rappresenta, di fatto, il traino per migliaia di Pmi. Secondo gli ultimi dati congiunturali, l’informatica italiana continua a subire gli effetti della crisi economica, ma soprattutto le scarse politiche rivolte all’innovazione. Manca, secondo la maggior parte degli operatori di settore, un sufficiente appeal tecnologico all’interno della nostra cultura d’impresa. Una peculiarità che, secondo Roberto Cao Pinna, presidente del Gruppo Mediacon, non è da sottovalutare. Le eccellenze, comunque, hanno dimostrato di saper crescere anche in questa difficile stagione economica. «Molte imprese come la nostra hanno resistito e stanno tornando a essere soggetti produttivi» dichiara Roberto Caopinna. Mediacon, leader sul distretto informatico grazie alla sua capacità di fornire soluzioni di alto profilo tecnologico, conferma un bilancio positivo, anche se con una leggera riduzione di fatturato rispetto al 2009. «Oggi la nostra preoccupazione non riguarda tanto le performance economiche, ma l’esigenza sempre più marcata, da parte delle aziende, di contenere i costi dei servizi informatici, riducendo di conseguenza la qualità degli stessi – spiega l’Ad di Mediacon -. Questo sta ingenerando, nel mercato, una rincorsa al prezzo più basso, alterando le più elementari regole di competitività tra le aziende». Quali, tra i vostri prodotti, hanno riscontrato il maggiore successo commerciale nel corso del 2010? «Dopo un lungo periodo, durato quasi un decennio, durante il quale le aziende hanno implementato principalmente sistemi per “mettere ordine” nei processi gestionali e amministrativi, ora l’attenzione si è spostata ai sistemi dedicati al “core business”, al rapporto con i clienti, dunque Portali e CRM, oltre che all’analisi dei dati. Attraverso l’informatica le imprese vogliono produrre informazioni analitiche e di sintesi. È in particolare su questi ultimi temi che l’azione di Mediacon ha marcato i principali successi, incrementando le sue competenze, creando centri di eccellenza su alcuni prodotti, come Cognos e BO, e implementando progetti di successo per garantire ai nostri acquirenti una più vasta e puntuale visibilità». Nonostante questa crescita di consapevolezza, l’impresa italiana fatica ancora a comprendere la strategicità delle soluzioni ICT. «Sì, effettivamente il gap esiste e non è di facile riduzione date le condizioni di oggettiva difficoltà del mercato. È necessario, a nostro avviso, prendere fin da adesso iniziative affinché le grandi potenzialità dell'ICT, quarto settore industriale italiano, motore dell'innovazione e di occupazione qualificata, possano essere colte dal paese per avviare una fase di crescita competitiva nel 2011. Se vogliamo che l'informatizzazione, da parte delle imprese e della Pubblica amministrazione, evolva verso un utilizzo diffuso della leva informatica, generando nuova occupazione qualificata, soprattutto
Roberto Cao Pinna
Al fianco delle imprese La Mediacon Sistemi Informativi S.p.A. è un system integrator che si rivolge alle medie e grandi aziende. Il suo portafoglio clienti contiene aziende di varie dimensioni e dai core business differenti. Tra queste si annoverano anche Enel, Poligrafico, Risorse per Roma, Enav, Coni e Toyota. Mediacon affianca nella pianificazione strategica e nell’ingegnerizzazione dei processi. Nell’ambito prettamente tecnologico, offre servizi SAP e web oriented, fino alle applicazioni di Business Intelligence. L’area application è invece focalizzata all’offerta di progettazione e realizzazione di soluzioni applicative e della loro conduzione in termini di maintenance ed evolution. Relativamente alla comunicazione, è da segnalare l’importante esperienza maturata da Mediacon nell’ambito dei progetti legati alla tecnologia Wi-Max. www.mediacon.it
tra i giovani, sono necessarie azioni concrete da parte delle del Governo, della classe politica tutta. L’informatica non deve essere più vista dalle aziende come un “prezzo da pagare” ma come “leva strategica di cambiamento”, per migliorare la produttività e per creare quel differenziale competitivo tanto ricercato nell’odierno mercato della globalizzazione». Ma cosa occorre, secondo lei, per raggiungere concretamente questo obiettivo? «Servono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, misure che facilitino l'accesso a finanziamenti bancari e regole nuove per le gare di appalto. I servizi informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma per la loro qualità, nell'ambito di un giusto rapporto costi e benefici. La finalità deve essere quella di sostenere la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria produttività». Lei cosa si aspetta dai prossimi mesi? «I principali driver che caratterizzeranno l’azione del gruppo nel corso del 2011 sono fortemente condizionati dalla volontà del management di diventare sempre di più un’azienda con una spiccata connotazione di eccellenza. Intendiamo favorire una cultura orientata al raggiungimento di alte performance operative, migliorare il rapporto con i committenti, costruire partnership strategiche e migliorare il margine economico. Il raggiungimento di questi obiettivi dipenderà dal pieno coinvolgimento di tutti gli stakeholder, dai dipendenti ai fornitori, nelle scelte strategiche. E passerà soprattutto attraverso l’inserimento di giovani che, grazie anche alla nostra struttura Mediacon Academy, ci permette di contribuire, nel nostro piccolo, a sostenere l’occupazione giovanile. Devo ringraziare, a a nome mio e di tutto il management, le donne e gli uomini di Mediacon, per l’impegno, la professionalità e la pazienza dimostrata in questo periodo così difficile. I nostri dipendenti, con la loro professionalità, hanno contribuito alla crescita dell’azienda. Il ruolo che Mediacon ha assunto sul mercato è la conferma del valore che abbiamo saputo esprimere insieme». LAZIO 2011 • DOSSIER • 171
MERCATO ASSICURATIVO
L’assicurazione non può essere generalista Sarà ancora un anno privo di performance brillanti per il mercato delle assicurazioni. Ciò non toglie che le agenzie più innovative stiano continuando a incrementare i ricavi. Ad analizzare il quadro è Sauro Cruccolini, che prevede una ripresa a partire dal 2012 Paolo Lucchi
li italiani si rivolgono sempre più a figure professionali specializzate al fine di stipulare contratti assicurativi. Questo perché, quello delle assicurazioni, è uno dei mercati più complessi. Un’evoluzione che Sauro Cruccolini ha ben osservato in oltre 25 anni di attività nel ramo. «Le assicurazioni non rappresentano più un prodotto, per così dire, standard. Occorre, caso per caso, analizzare le necessità degli utenti al fine di proporre loro le soluzioni più indicate» spiega Cruccolini, la cui agenzia ha contatti diretti con oltre 10mila clienti. Privati cittadini, famiglie, associazioni, artigiani, industrie, professionisti. È indubbiamente variegato il panorama cui si ri-
G Sauro Cruccolini. Nella pagina a fianco, al centro Alessandro Cruccolini e, sedute da sinistra Giuseppina Mozziconi e Alessia Cruccolini cruccolini@rdn.it
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volge la struttura. Anche in questo settore, è chiaro, la crisi si è fatta sentire. Cruccolini, però, spiega come «nonostante il contesto socioeconomico che stiamo attraversando, il bilancio dell’agenzia è positivo». Il 2010, infatti, ha chiuso con una raccolta premi pari a 6,8 milioni di euro, registrando un lieve calo nella raccolta auto e un leggero incremento negli altri rami. È ancora presto per parlare di ripresa? «A mio parere il 2011 sarà ancora un anno difficile, di transizione, mentre sono relativamente ottimista per il 2012 che rappresenterà l'anno zero dal quale ripartire. Spero vivamente, come da più parti sollecitato, che già nel corso di quest'anno vengano corrette alcune anomalie introdotte nella RCA dal decreto Bersani. Anomalie che, è ormai accertato, danneggiano i clienti più virtuosi». Nell’ultimo biennio in quale ambito si sono riscontrati i problemi maggiori? «La crisi ha creato difficoltà quasi esclusivamente con i clienti monopolizza, RCA, non pienamente fidelizzati, con i quali è difficile dialogare telefonicamente o al front office. Anche per questo, come agenzia, ci impegneremo a raggiungere una maggiore fidelizzazione, tentando di trasmettere alcuni messaggi fondamentali». Vale a dire? «Che nell'assicurazione il rapporto garanzie/premio è fondamentale e che l'unico consulente di riferimento non dovrebbe essere un call center, ma un agente professionista».
Sauro Cruccolini
Molti suoi colleghi lamentano una confusione tra i ruoli dei diversi soggetti coinvolti nel mondo delle assicurazioni. Esagerano o anche lei è d’accordo? «Il notevole calo delle rendite finanziarie ha evidenziato che la gestione industriale basata su una politica di pura acquisizione non supportata da riscontri tecnici è estremamente penalizzante. Gli assicuratori tornino a fare gli assicuratori, e i banchieri tornino a fare i banchieri». Passando dalla parte degli utenti, la polizza auto oggi viene spesso veicolata attraverso formule “low cost”, anche con le cosiddette assicurazioni telefoniche. Lei cosa ne pensa? «Bisogna porre molta attenzione ai massimali e alle garanzie prestate. In molti casi pagare meno non significa risparmiare ma soltanto essere male assicurati. L’assicurazione deve essere infatti mirata, rispondendo alle esigenze reali dell’utente, che deve semplificarsi la vita. Noi abbiamo individuato nella formula “Presto & Bene” una delle soluzioni migliori. In caso di sinistro attivo non servono più pratiche, periti, fatture e liquidatori, penserà a tutto l’agenzia». In futuro sono previste nuove tipologie di polizze? «Non vediamo all'orizzonte nuove coperture. Certo, può cambiare il nome di un prodotto, ma non le garanzie di base. La nostra offerta copre già
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Bisogna porre molta attenzione ai massimali e alle garanzie prestate. In molti casi pagare meno non significa risparmiare ma soltanto essere male assicurati
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a 360 gradi le esigenze assicurative della famiglia, del professionista, del commerciante, dell'artigiano e della piccola, media e grande impresa. E il nostro portafoglio clienti lo dimostra». Un altro target sempre più rilevante è quello dei pensionati. «Molti studi dimostrano che ai pensionati del terzo millennio l’Inps sarà in grado di elargire solo pensioni notevolmente ridimensionate. Per cui, va da sé che soltanto chi potrà godere di una pensione integrativa riuscirà, forse, a mantenere inalterato il suo tenore di vita. È per questo che un piccolo risparmio mensile gestito con professionalità, e soprattutto investito con intelligenza, consente di integrare la pensione pubblica con quel che basta per ricevere un vitalizio dignitoso. Questo è uno dei servizi più importanti e strategici che l’agenzia assicurativa deve offrire. In fondo, parliamo di previdenza e risparmio pensando anche ai nostri figli e nipoti». LAZIO 2011 • DOSSIER • 175
EVENT MANAGEMENT
Linguaggi e scenografie di un grande I evento Un settore in pieno sviluppo, sinonimo di comunicazione, interattività e soluzioni tecnologiche all’avanguardia in cui l’Italia eccelle in Europa. Il “dietro le quinte” di un grande evento raccontato da Erminio Fragassa della Micromegas Comunicazione Erika Facciolla
Il dottor Erminio Fragassa è l’Ad di Micromegas Comunicazione, società per azioni con sede a Roma www.micromegas.it
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l mondo dell’event management rappresenta uno dei settori in rapida ascesa nel panorama dell’economia mondiale. Un comparto in continua evoluzione dove ad emergere sono quasi sempre le società che riescono a proporre un servizio flessibile e innovativo. Le grandi possibilità in tema di comunicazione aperte dall’avvento dei nuovi sistemi di comunicazione e di internet hanno dato un ulteriore impulso alle aziende specializzate che però devono riuscire a superare la dimensione locale e proiettarsi sui mercati esteri per compiere il salto verso l’internazionalizzazione dell’impresa. Ciò è indispensabile per acquisire maggiore competitività ed esportare il proprio know how oltre frontiera dove la concorrenza dei competitor europei si fa sempre più agguerrita. È la sintesi del percorso tracciato dalla Micromegas Comunicazione, azienda romana leader in Europa nella progettazione, organizzazione e gestione di grandi eventi di cui parla l’amministratore delegato Erminio Fragassa. L’organizzazione di un evento è basato su una struttura complessa: di quali figure professionali ha bisogno l’impianto espositivo? «La strategia di fondo è impiegare risorse mirate: poter contare su progettisti che lavorano sulla parte scenotecnica, esperti audiovisivi che hanno già avuto esperienze nelle televisioni nazionali come registi, un’equipe tecnica che segua i video e la post produzione interna, account che curino i contratti grazie a sistemi informatici evoluti come il Sap». Cosa suggerisce la scelta di una location nell’organizzazione di un evento? «La scelta del luogo segue, in genere, le esigenze di chi commissiona il progetto. Ben diversi sono gli eventi che prevedono un’attività itinerante o che presentano una logistica complessa: in questi casi siamo noi a suggerire la location». A cosa si ispira il team di Micromegas nella fase di progettazione? «Un grande evento è concepito come un set televisivo. Linguaggi e scenografie provengono dal piccolo schermo. Noi aggiungiamo le tec-
Erminio Fragassa
identità professionale». Quali sono i mercati di riferimento in cui opera Micromegas? «Innanzitutto bisogna distinguere i mercati di destination, cioè di operazione, da quelli commerciali. Ci capita spesso di lavorare in Europa in città come Londra e Madrid. Poi ci sono i paesi dove risiedono le aziende: qui si apre un contesto più ampio. Questo mercato si allarga grazie ai mezzi di comunicazione e seguiamo l’evoluzione dei mercati che richiedono i nostri servizi». Globalizzazione da una parte e made in Italy dall’altra. Come si conserva il giusto equilibrio? Micromegas basa la sua strategia su parole come «È una domanda complicata. Il gusto del design innovazione, valore, fidelizzazione e sicurezza. Un vero e italiano è un po’ l’ingrediente segreto che fa gola proprio laboratorio dove vengono scelti gli strumenti più ai clienti internazionali. Una scenografia diseadatti per forgiare strategie di comunicazione innovative. In gnata da un architetto italiano fa la differenza. una società sempre più tecnologica e veloce che richiede D’altro canto, sono molti i paesi che sono riusciti risposte concrete e mai standardizzate, Micromegas si pone come una compagine affiatata di professionisti capace di a specializzarsi in altri ambiti e rendersi, dunque, realizzare ogni evento nella completezza delle sue molto competitivi: tra tutti, le società inglesi e componenti, proponendo soluzioni efficaci per un risultato francesi». ottimale e personalizzato. Micromegas è tra le prime Quali sono le criticità del panorama itaaziende europee ad aver introdotto elevati livelli di liano? interattività sulla rete nella gestione di grandi eventi. Lo staff è in continua formazione per mantenere il proprio «L’Italia è in una fase economica di stagnazione grado di professionalità sempre ai massimi livelli. in cui si avverte una mancanza di entusiasmo piuttosto diffusa. Sicuramente stiamo scontando questo momento ma bisogna considerare che nologie, le apparecchiature, il materiale e tutto operiamo con grandi aziende e istituzioni: una domanda profesil corollario di figure professionali cercando di sionale il cui trend non dovrebbe entrare in crisi sistemica. L’obietdare un’immagine molto accurata dell’azienda, tivo – in larga parte raggiunto - è superare i localismi creando una a partire dalle risorse che lavorano sugli eventi, realtà di eccellenza italiana dal respiro internazionale e altamente dai materiali che vengono impiegati e dalle competitiva su tutti i mercati». modalità con cui ci rapportiamo ai nostri comIl contributo di tecnologie informatiche audiovisive innomittenti». vative ha sicuramente alzato la soglia della complessità nel setQuanto conta la sicurezza e l’applicazione tore. Come rimanete al passo con i tempi? di standard qualitativi per un’azienda come «Investendo risorse sullo studio delle tecnologie innovative e apMicromegas? plicandole agli eventi. Questo vuol dire prima di tutto conoscere «La sicurezza è un nodo cruciale del nostro la- a menadito l’universo dell’information and communication tevoro ed è per questo che da sempre teniamo a chnology, quindi acquisire competenze sulle novità del settore, terispettare e far rispettare degli standard di mas- starle prima di proporle al cliente e integrarle in maniera ragiosimo livello. Analogo approccio per l’applica- nevole e intelligente all’interno dell’evento. Giocare d’anticipo è zione di parametri qualitativi legati alla nostra la nostra priorità».
Parola d’ordine: innovazione
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LA CORTE DI ARENARO
Una location per tutti gli eventi
La flessibilità dei servizi e la versatilità degli spazi permette a La Corte di Arenaro di ospitare ogni tipologia di evento, dalla grande convention aziendale, all’intima festa privata. L’esperienza di Anna Scorsolini Eugenia Campo di Costa
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na location versatile, moderna e nello stesso tempo classica. Che fa da scenario a una vasta tipologia di eventi, dalla piccola festa familiare per poche decine di persone alla grande convention aziendale con un migliaio di partecipanti. Proprio nella versatilità sta il segreto de La Corte di Arenaro, realtà del settore ricettivo – conviviale, affermata location di eventi aziendali e feste private, che è riuscita a tenere il mercato nonostante il 2010 sia stato un anno non positivo per il comparto turistico-ricettivo. «Certamente anche noi abbiamo risentito della crisi, sia sotto il profilo degli eventi aziendali che di quelli privati – afferma Anna Scorsolini, titolare dell’impresa – ma il 2010 si è chiuso in maniera non del tutto negativa». In generale, Anna Scorsolini nota come le imprese abbiano ridotto molto i budget destinati agli eventi, realizzandoli solo se strettamente necessari e in ogni caso limando il più possibile i servizi essenziali. Sotto il profilo dei ricevimenti privati, la crisi si è manifestata con la riduzione del numero degli ospiti dei ricevimenti o la preferenza verso periodi di bassa stagione, economicamente più vantaggiosi. Anna Scorsolini Quale la vostra strategia anti crisi? e, in alto, alcune immagini «Il punto di forza che ci ha permesso di otde La Corte di Arenaro tenere comunque risultati positivi e che ci fa di Torre in Pietra (RM) www.lacortediarenaro.it ben sperare anche per il 2011 è il rivolgerci
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Anna Scorsolini
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Fiore all’occhiello della location è la strepitosa Sala Nervi, progettata dall’ingegner Pier Luigi Nervi
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al cliente utilizzando la massima flessibilità. Il nostro segreto è venire incontro a tutte le esigenze del committente, senza abbassare la qualità dei servizi offerti. La gestione familiare, e quindi il contatto diretto con il cliente, ci ha permesso di tenere contenute le spese e di ascoltare direttamente le richieste di un committente esigente ma contemporaneamente irrigidito dalle difficoltà economiche. Il segreto è stato riuscire a bilanciare queste varie esigenze e saper diversificare le tipologie di eventi da ospitare. Oggi siamo anche in grado di offrire pacchetti all-inclusive, diversificati a seconda del mese o del giorno della settimana, premiando i clienti fidelizzati e incentivando i nuovi con offerte aggiuntive». La vostra è una location storica, possiamo ripercorrerne brevemente le tappe? «Il percorso della Corte di Arenaro inizia nel 2001 quando mio padre, Paolo Scorsolini, imprenditore agricolo di tradizione, decide di acquistare il centro di Arenaro, un complesso di casali, distribuiti su un’area di circa 2 ettari, fino a quel momento dedicati all’attività di imbottigliamento del latte a marchio Torre in Pietra. Il centro veniva da anni di abbandono, ma godeva di un’importanza storica e una valenza architettonica sicuramente da rilanciare: fu realizzato infatti da importanti architetti, come Michele Busiri Vici e Pier
Luigi Nervi. La mia famiglia ha dunque intrapreso un’opera di ristrutturazione del centro, durata tre anni, ridestinando il posto a una funzione recettivo-conviviale». E così è nata La Corte di Arenaro. Quali le caratteristiche principali della location? «Ospitiamo eventi dal 2004. Fiore all’occhiello della location è la strepitosa Sala Nervi, progettata dall’ingegner Pier Luigi Nervi. Con i suoi 600 mq si presta a manifestazioni di grandi dimensioni, dinamiche e supportate da servizi tecnologi all’avanguardia: convention fino a 800 persone sedute a platea, lanci di prodotto, mostre ed esposizioni, cene di gala aziendali, eventi politici e automobilistici, attività di team building, ma anche ricevimenti e feste private. La Corte dispone anche di un altro spazio, più intimo e raccolto, il Casale del Fagocchiaro, una dependance autonoma arredata in stile rustico, sviluppata su due piani. La Corte dispone anche di una piccola recettività alberghiera: 5 mini appartamenti che affittiamo in formula residence per gli ospiti dei nostri eventi che preferiscono fermarsi anche qualche giorno in più nella nostra location». Quali progetti avete per il futuro? «Investiremo ancora per migliorare l’attività perché siamo convinti che l’innovazione dei servizi offerti e la loro diversificazione sia la chiave del successo, unitamente alla flessibilità, nell’andare incontro alle richieste del cliente». LAZIO 2011 • DOSSIER • 181
L’OFFERTA TELEVISIVA
La varietà di programmi conquista il pubblico Con il passaggio al segnale digitale, dopo una prima fase di difficoltà, T9 ha risposto in maniera positiva e si riconferma una televisione apprezzata dal pubblico grazie all’ampia varietà di contenuti offerti. Il punto di Rosabianca Caltagirone Lucrezia Gennari
na tecnologia pensata per rivoluzionare il consumo televisivo e radiofonico. Che ha comportato un’offerta di canali e programmi televisivi superiore, immagini più nitide, un segnale basato sul principio all or nothing. È il digitale terrestre, che entro la fine del 2012 coprirà l’intero territorio nazionale. Oggi sono venti milioni le famiglie in possesso del decoder digitale terrestre, ormai quattro famiglie su cinque. E, a chi si dice soddisfatto per la qualità del segnale e la più ampia scelta di programmi, si contrappongono gli utenti che invece criticano la nuova tecnologia, soprattutto per gli inconvenienti tecnici causati dallo switch off. Il malcontento è piuttosto vivo, in particolare, nella regione Lazio. «Il passaggio al digitale terreste ha creato e sta creando tuttora non pochi problemi agli utenti e ovviamente a noi come gestori di rete e fornitori di contenuti» afferma Rosabianca Caltagirone, presidente della televisione locale T9, con canali attivi su Roma, Lazio e Umbria, passata al segnale digitale per prima nella regione,
U Rosabianca Caltagirone, presidente di T9. Nella pagina accanto, parte della redazione della tv locale www.t9tv.it
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a maggio 2010. Come avete gestito il passaggio dal segnale analogico a quello digitale? «Abbiamo voluto raccogliere la sfida da subito e non è certo stata una decisione semplice da prendere. Abbiamo assistito nel passaggio al digitale ogni singolo utente, e i risultati, nei mesi che precedevano la scadenza ultima per il passaggio definitivo di tutte le televisioni alla nuova tecnologia, hanno dimostrato che la nostra è stata una scelta giusta, perché siamo riusciti a evitare il caos che si è manifestato dopo. Infatti, la maggioranza delle televisioni sono entrate sulla nuova piattaforma nel tempo previsto e gli utenti si sono ritrovati all’improvviso in una giungla, senza la possibilità di avere strumenti per orientarsi. Questo ha rappresentato un danno enorme per tutte le aziende del settore. Ogni giorno gli utenti hanno vissuto lo stress della sintonizzazione, della risintonizzazione, dell’automatismo e così via. E non sembra ancora finita». Quale impatto sta riscuotendo ora T9 sui telespettatori del territorio? «Superato il primo smarrimento per il passaggio al digitale terrestre, oggi possiamo senz’altro ritenerci soddisfatti: abbiamo ricevuto complimenti e la riprova dell'affezione del nostro pubblico, tramite email, telefonate, lettere». Come si dirama la vostra offerta televisiva e a quale target vi rivolgete principalmente? «Nei nostri canali tematici trovano soddisfazione
Rosabianca Caltagirone
tutte le fasce di telespettatori, dal momento che offriamo un’ampia varietà di programmi, dando quindi la possibilità di scegliere T9 in base all’età, agli argomenti trattati e agli interessi di ogni tipologia di utente». L’avvento del digitale terrestre, con il moltiplicarsi delle emittenti, ha comportato una frammentazione dei contenuti televisivi. Questo secondo voi rappresenta un vantaggio o uno svantaggio dal punto di vista degli investimenti pubblicitari? «Non ritengo che la moltiplicazione delle emittenti rappresenti necessariamente una frammen-
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Nei nostri canali tematici trovano soddisfazione tutte le fasce di telespettatori, dal momento che offriamo un’ampia varietà di programmi
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tazione. Penso piuttosto che, dedicando a ogni canale una sua specificità, non si fa che ampliare l'offerta pubblicitaria in base ai contenuti e, di conseguenza, gli investitori avranno maggiori opportunità commerciali». Qual è il bilancio del 2010 e quali prospettive intravedete per l’anno appena cominciato? «Nel 2010 anche il nostro settore, così come del resto tutti gli altri comparti dell’industria e dell’economia italiana, ha incontrato qualche difficoltà, che è stata comunque ben assorbita. Dai primi riscontri dell’anno 2011 si nota un miglioramento che lascia ben sperare. Per il futuro, l’obiettivo è impegnarsi costantemente al fine di migliorare ancora di più l’offerta televisiva. Teniamo molto alla soddisfazione del nostro pubblico, che ci auguriamo possa diventare sempre più numeroso. Il costante miglioramento dell’offerta ci consentirà di essere più competitivi dal punto di vista commerciale, ottenendo anche maggiori riscontri di pubblico». LAZIO 2011 • DOSSIER • 183
LA MODA ITALIANA
Il made in Italy oltreconfine Ogni anno la Stylia distribuisce un’ampia selezione delle migliori marche della moda italiana in Europa, America, Asia. Michele Di Leva spiega come il made in Italy sia sempre più conosciuto a livello internazionale Carlo Gherardini
el calo generale dei mercati, i dati Istat del 2010 hanno registrato l’andamento positivo del “made in Italy”, dall’abbigliamento alla pelletteria, con un saldo di 11,7 miliardi di euro. In particolare, il fatturato di 48,4 miliardi di euro rende quello della moda un settore strategico per l’economia nazionale. L’obiettivo attuale del comparto è tornare ai livelli pre-crisi, quelli precedenti al 2008, per far crescere ulteriormente le esportazioni e il numero dei lavoratori del settore. Gli operatori del mercato moda guardano con ottimismo al nuovo anno, considerato anche l’apprezzamento che, da sempre, i capi
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Michele Di Leva, seduto, insieme ai figli, è amministratore unico della Stylia di Roma www.stylia.it
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made in Italy riscuotono anche all’estero, per l’alta qualità di materiali, fattura e dettagli. In questo panorama, la Stylia, azienda romana che opera da circa 30 anni nel settore della distribuzione delle eccedenze di abbigliamento firmato, continua a concentrarsi sull’export. «Esportiamo le grandi firme dell’abbigliamento italiano - spiega Michele Di Leva, amministratore unico della società - per il 50% del nostro fatturato in Europa del Nord, per il 15% in America del Sud, per il 10% in America del Nord, per il restante 25% nei Paesi dell’aerea asiatica». Nella distribuzione di quali tipologie di capi, in particolare, siete specializzati? «Trattiamo abbigliamento per uomo, donna, bambino e anche accessori. Vantiamo collaborazioni pluriennali con le maggiori aziende di produzione e distribuzione di abbigliamento di grandi firme. Attualmente muoviamo circa 250.000 capi l’anno. Il nostro stock si compone attraverso l’acquisto, nelle aziende licenziatarie dei marchi, di ordini non ritirati, ritardi di produzione, eccedenze di produzione. La nostra selezione comprende sempre prodotti di prima scelta, della stagione in corso o, al massimo, della stagione precedente». A quale target vi rivolgete principalmente? «La nostra clientela è distribuita in oltre 50
Michele Di Leva
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La nostra selezione delle grandi firme della moda comprende sempre prodotti di prima scelta, della stagione in corso o, al massimo, della stagione precedente
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paesi, e il target di riferimento spazia dal piccolo outlet alla grossa catena di distribuzione, al grossista». Dopo oltre trent’anni di attività, l’azienda continua ad essere saldamente posizionata nel ventaglio delle migliori imprese italiane del settore. «Fondai l’azienda insieme a mia moglie e attualmente ci affiancano nell’impresa anche i nostri figli. In tutti questi anni, sono stati diversi i momenti difficili per l’economia nazionale, ma il vanto della Stylia è stato il saperli affrontare sempre con trasparenza e onestà. La nostra è una tradizione familiare che si perpetua nel tempo, persino i dipendenti sono ormai parte della famiglia e lavorano in Stylia da sempre. Nello stesso modo, sono fidelizzati anche gli istituti di credito, che ci hanno accompagnato nei periodi floridi e in quelli critici, lo studio legale e quello commerciale». Quali le principali innovazioni intro-
dotte in azienda negli ultimi anni? «Negli anni la nostra strategia imprenditoriale ci ha premiato, per questo motivo abbiamo continuato sempre sulla stessa linea. L’unica importante innovazione aziendale è stata introdotta due anni fa con l’apertura del nostro sito e-commerce, rivolto ai soli operatori del settore. Un sito business to business, attraverso il quale possiamo soddisfare anche le esigenze dei piccoli negozi sparsi per il mondo. Internet abbatte le frontiere, quindi attraverso il sito possiamo avere un contatto diretto anche con clienti stranieri interessati agli acquisti, che in questo modo non devono necessariamente affrontare il viaggio, con i costi connessi, per avere un po’ del “mondo fashionist italiano” nei propri punti vendita». Quali prospettive avete per l’anno appena cominciato? «L’azienda è in costante espansione e anche per il nuovo anno siamo ottimisti. La presenza trentennale sul mercato è garanzia dell’ottima qualità della nostra distribuzione. La nostra forza rimane sicuramente l’eccellente qualificazione quale canale di smaltimento delle eccedenze aziendali. Il trend di continua crescita degli ultimi anni ci ha dimostrato che le scelte effettuate finora sono state premianti, speriamo che nel futuro si riconfermino tali». LAZIO 2011 • DOSSIER • 185
INFRASTRUTTURE
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n Paese che non investe nelle infrastrutture è un Paese che non ha avvenire”, è quanto scrive Maurizio Lupi nella prefazione del suo libro Infrastrutture Brianza. Infrastrutture, mobilità e sviluppo: spunti concreti per elaborare un nuovo modello d’intervento. Al libro del deputato azzurro ha contribuito anche il presidente del Consiglio superiore del Lavori pubblici, Francesco Karrer, che ne condivide totalmente l’impostazione culturale, anche se «qualcuno sostiene che nelle società e nell’economia odierna il “peso” delle infrastrutture sia divenuto secondario nelle politiche di sviluppo e nell’assetto del territorio. Ciò però non è vero sia per le infrastrutture tradizionali che per quelle innovative». Oggi quanto si investe in grandi opere pubbliche? «Non so quanto si spenda attualmente in infrastrutture, è un problema di contabilità generale. Infatti non è solo lo Stato che spende, lo fanno anche le altre stazioni appaltanti che nel nostro Paese sono oltre 10.000. Certo che, data la situazione delle finanze pubbliche, si spende non adeguatamente rispetto alle esigenze dell’Italia, che non riguardano solo lavori ex novo, ma anche la manuten-
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Non c’è futuro senza infrastrutture «Mantenere il livello di dotazione infrastrutturale raggiunto, se la produzione di risorse non crescerà, sarà un obiettivo tutt’altro che secondario». Lo assicura Francesco Karrer guardando a quale potrà essere il futuro del sistema infrastrutturale in Italia Renata Gualtieri
zione dell’esistente. Meno si investe in nuovo e più il vecchio aumenta di valore. Purtroppo non c’è consapevolezza adeguata di ciò». Come si può uscire dalle sindromi Nimby italiane? «Con migliori politiche pubbliche e più certe risorse nelle quantità, nelle modalità e nei tempi di erogazione. Tutto ciò richiede una complessiva responsabilizzazione di tutti i soggetti decisionali coinvolti, anche dei rappresentanti degli
interessi diffusi. Adottare migliori politiche pubbliche significa anche partecipazione alle decisioni e pianificazioni coerenti da parte di tutti i detentori di potere pianificatorio, oltre a un più chiaro uso delle cosiddette compensazioni, che vanno meglio disciplinate nelle tipologie e nell’entità economica». Quale impatto ambientale hanno le infrastrutture di trasporto? «Dipende dal tipo di infra-
Francesco Karrer
Nella pagina a fianco Francesco Karrer, presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici; a fianco Maurizio Lupi
struttura e dal contesto nel quale ricade ovviamente. Non si può dire quale sia l’impatto senza una valutazione ponderata di tutti gli elementi in gioco, tra i quali il tempo di realizzazione, l’entità della copertura della domanda sociale e così via. Poi bisogna ricordare che il termine impatto non significa solo negatività ma anche
Manutenzione e gestione divengono funzioni strategiche davvero e lo sono tanto più quando si fa fatica a produrre nuovo capitale fisso sociale
positività, pure in campo ambientale. Ma si dovrebbe concordare con il concetto di ambiente: si intende anche quello sociale ed economico o solo quello culturale e fisico-naturalistico?». Cosa si deve fare per avere un appalto pubblico-privato trasparente? «Nient’altro che applicare quanto leggi e regolamenti prevedono. Se ci si trova nella condizione virtuosa implicitamente descritta sopra, ovviamente il processo è fisiologicamente “trasparente”». Si può puntare sulle grandi infrastrutture per colmare il ritardo di sviluppo del Sud rispetto al resto del Paese? «Le infrastrutture, sia materiali che immateriali, hanno un grande rilievo nello “strutturare” i territori, quindi nel ridurre i gap esistenti e creare opportunità determinando attrattività e competitività. Ma esse devono essere “a sistema”, vale a dire concepite come integrate tra loro e con i territori. L’integrazione totale dovrebbe essere l’obiettivo». Quale importanza riveste per le città un piano strategico? «Piani e agende strategiche, stati generali, progetti di territorio, sono espressioni che abbiamo usato e usiamo sempre più frequentemente an- LAZIO 2011 • DOSSIER • 191
INFRASTRUTTURE
che se non di univoco signi-
ficato e copertura di legge: si tratta di strumenti volontari con o senza valenza urbanistico-territoriale. Possono essere di settore o integrati. Personalmente preferisco i secondi, che spaziano dalle questioni culturali a quelle socio-economiche e, soprattutto, anche di organizzazione. Sono utili per costruire “visioni”, meglio se condivise. Sono giusti soprattutto per sopravanzare le “separatezze” con le quali di solito operano le amministrazioni pubbliche per via della logica delle competenze e della contabilità pubblica. Attraverso questi strumenti è possibile far emergere la qualità della società civile e aprire ai partenariati tra pubblico e pri-
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Le infrastrutture devono essere «a sistema», concepite come integrate tra loro e con i territori, quelle prodotte ex novo con quelle esistenti
vato. Bisogna, però, stare attenti a non cadere nella retorica della pianificazione strategica: quella buona si ferma alla fase prodromica dell’azione. L’azione è dominio di altre pianificazioni e programmazioni, la pianificazione strategica è tutt’altro che operativa. Ma la confusione al riguardo è molta». Che futuro avrà il sistema infrastrutturale in Italia? «Secondo un vecchio slogan in auge tra gli studiosi di futuro, «il futuro si costruisce, non si prevede». E ancora: il nostro sistema infrastrutturale «sarà quello che vor-
remmo che sarà». Ma dovremo fare i conti con le risorse, non solo quelle economico-finanziarie, che potremo utilizzare. Certamente mantenere il livello di dotazione infrastrutturale raggiunto, se la produzione di risorse non crescerà, sarà gia un obiettivo tutt’altro che secondario. Manutenzione e gestione divengono funzioni strategiche davvero. In realtà lo sono sempre, tanto più quando si fa fatica a produrre nuovo capitale fisso sociale. Anche la capacità della gestione dell’esistente è da considerarsi risorsa strategica».
INFRASTRUTTURE
Occorrono maggiori investimenti Nel corso del 2011 verranno ultimati molti lavori iniziati negli anni scorsi nel sistema aeroportuale nazionale. Vito Riggio, presidente di Enac, illustra lo scenario attuale Nicolò Mulas Marcello
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l sistema aeroportuale italiano gode di buona salute soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. A sostenerlo è Vito Riggio, presidente dell’Ente nazionale dell’Aviazione civile, che sottolinea però il fatto che gli investimenti hanno subìto un brusco freno negli ultimi due anni a causa della crisi economica. Proprio per questo motivo molti dei lavori previsti subiranno slittamenti nel tempo. A fronte dello “Studio del sistema aeroportuale italiano, scenari e strategie di sviluppo” in questi giorni si stanno effettuando le consultazioni sul piano nazionale degli aeroporti che vede protagonisti i ministeri, le regioni, le società aeroportuali e i vettori. Al termine di questi incontri emergerà una graduatoria per determinare la destinazione gli investimenti.
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Per quanto riguarda i lavori in corso, si stanno ultimando quelli relativi a Malpensa, mentre Fiumicino ha subito una battuta di arresto e nel Mezzogiorno verranno completati quest’anno gli interventi più consistenti. È possibile stilare un bilancio del sistema aeroportuale nazionale per quanto riguarda il 2010? «Dal punto di vista della sicurezza siamo ai primi posti in Europa. Ci sono stati diversi inconvenienti ma nessun incidente grave. Invece dal punto di vista degli investimenti c’è un certo freno dovuto in parte alla crisi economica che ha determinato nel 2009 e nel 2010 minori introiti e in parte anche al fatto che non sono ancora stati definiti i contratti di programma che stabiliscono le tariffe per gli aeroporti. Questo è un problema grave perché
16 mln
PASSEGGERI Il numero di viaggiatori registrati da Alitalia nel corso del 2010 nel solo aeroporto di Fiumicino
18%
INCREMENTO La percentuale di aumento di passeggeri sulle tratte intercontinentali registrata nel 2010 nello scalo di Fiumicino
gli aeroporti italiani investono molto meno della media europea e anche molto meno di quello che sarebbe necessario per affrontare il traffico che dovremo avere nei prossimi anni. Questo è il principale problema attualmente». Parliamo di infrastrutture. Quali sono i principali progetti per il 2011? «Si sta completando il sistema di Malpensa e per quanto riguarda Fiumicino invece c’è un blocco dei lavori. Alcune cose avrebbero dovuto essere completate nel 2012 ma stanno slittando. Nel Mezzo-
Vito Riggio
Sulla base dello studio si stanno facendo le consultazioni sia da parte dei ministeri, sia delle regioni, sia delle società aeroportuali e dei vettori aerei
giorno si stanno ultimando i lavori iniziati negli anni passati. La parte più consistente è stata già fatta». Nei giorni scorsi si è svolto il primo incontro per il piano nazionale degli aeroporti con l’illustrazione dello “Studio del sistema aeroportuale italiano, scenari e strategie di sviluppo”. Quali novità si prospettano? «C’è una pianificazione che non è obbligatoria ma è descrittiva e orienta gli investimenti sulla intermodalità, quindi serve a concentrare gli investimenti secondo una gra-
duatoria di rilevanza degli aeroporti che è distinta in tre fasi: quelli strategici, quelli primari e quelli complementari. La discussione sul numero è parzialmente aperta fintanto che non si arriverà da parte del Ministero all’adozione del piano nazionale. Sulla base dello studio si stanno facendo le consultazioni sia da parte dei ministeri, sia delle regioni, sia delle società aeroportuali e dei vettori aerei». Per quanto riguarda la sicurezza negli aeroporti, il livello di allerta rimane sem-
pre alto. Come sta procedendo l’introduzione dei body scanner? «Abbiamo richiesto un nuovo algoritmo perché quello utilizzato precedentemente non soddisfaceva le esigenze che congiuntamente noi e la polizia avevamo chiesto e cioè di avere il massimo di riservatezza sulle persone ma anche il massimo di velocità nell’identificazione degli oggetti. Ora è arrivato questo nuovo algoritmo, che io stesso ho visto all’aeroporto Reagan appena montato, e appena sarà pronto faremo un supplemento di sperimentazione che avevamo richiesto per decidere quanti impiegarne e come piazzarli».
Nella foto grande, l’aeroporto di FIumicino; sopra, Vito Riggio, presidente Enac
LAZIO 2011 • DOSSIER • 195
INFRASTRUTTURE
Protagonisti sul continente È africano L’Africa è al centro della visione internazionale della TEAM Engineering nell’ambito del TEAM Group. La società, nata a Roma negli anni Settanta, è oggi tra le principali realtà di ingegneria. A parlarne è il suo amministratore delegato, Luigi Marenzi Filippo Belli
Nelle immagini, alcune opere relizzate dal TEAM Group. Sotto, ponte sul fiume Ethiope (Nigeria). In basso, a destra, lo scalo ferroviario di Domodossola
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il paese più popoloso dell’Africa e necessita di importanti rinnovi infrastrutturali; ed è, in parte, anche “italiano” il merito delle trasformazioni che stanno avvenendo in Nigeria, un paese che da anni sta pianificando la ristrutturazione della sua rete ferroviaria. Il progetto, infatti, vede impegnata in prima linea la TEAM Engineering di Roma. «L’intento è comune alla maggior parte dei paesi dell’Africa Occidentale – spiega l’ingegner Marenzi -. Oggi queste regioni si trovano a gestire reti di trasporto ferroviario generalmente sviluppatesi durante il periodo coloniale, inadatte ad accompagnare un adeguato sviluppo socio-economico nell’epoca contemporanea». Va
detto, inoltre, che negli ultimi anni hanno preso piede programmi che prevedono collegamenti tra le varie reti ferroviarie dei singoli paesi, il tutto nell’ambito dell’organizzazione internazionale di sviluppo economico dell’area ECOWAS (Economic Community of West African States). In questo, il contributo del TEAM Group si è rivelato fondamentale, avendo realizzato il piano venticinquennale “25 Years Strategic Vision for the Development of the Nigerian Railways”. «A seguito di tale studio il governo locale ha lanciato, nel 2006, un imponente progetto per la realizzazione della nuova linea ferroviaria LagosKano, lunga 1.315 km, che costituirà la nuova spina dorsale tra il Nord e il Sud del paese – racconta Marenzi -. Il progetto, con parziale finanziamento del Governo Cinese, prevede l’affidamento dell’intera opera chiavi in mano a un importante contractor cinese, mentre la verifica progettuale e la direzione lavori sono stati affidati dal governo nigeriano al TEAM Group che, per l’ingegneria di progetto, significa la TEAM Engineering». La prima fase del progetto costruttivo è iniziata nel 2009, per la realizzazione della tratta Abuja (IDU) – Kaduna, che collega la capitale Abuja al centro del paese, con la città industriale di Kaduna, per poi proseguire verso Nord. «A monte di questi successi vi è la
Luigi Marenzi
presenza del gruppo come consulente del Governo Nigeriano» spiega l’amministratore delegato della società di ingegneria. Una collaborazione che si è cementata in oltre 35 anni di attività in loco, anche tramite la società TEAM (Nigeria) Ltd, fondata localmente nel 1983. Molti i progetti, a vario livello, realizzati sino ad oggi. Tra questi, anche l’unica ferrovia a scartamento stan-
dard progettata e costruita nel paese a partire dagli anni Sessanta, quando la rete nazionale Nigeriana, lunga circa 3.500 km, era stata completata. Ma non si limitano al ferroviario gli ambiti di intervento del gruppo. Tra le altre cose, TEAM Engineering ha partecipato al Master Plan di Abuja, la nuova capitale della Nigeria, in sostituzione della tradizionale Lagos, e a numerose ››
VENTIMILA CHILOMETRI DI FERROVIE NEL MONDO Africa, Europa, Asia. I progetti seguiti dalle società del Gruppo TEAM hanno contribuito a collegare buona parte del pianeta attraverso nodi e corridoi ferroviari strategici. Quasi quarant’anni di grande ingegneria inque diverse società di ingegneria presenti in più paesi del mondo. È prettamente internazionale l’anima del TEAM Group, e della TEAM Engineering quale suo braccio tecnico. Una realtà che offre una gamma completa di ingegneria, architettura, pianificazione e consulenza. Le tappe relative all’internazionalizzazione del gruppo nato a Roma grazie anzitutto alla spinta dei fondatori del gruppo ed al supporto dell’ingegner Luigi Marenzi partono nel 1983, in Nigeria, paese in cui, dato l’incremento della mole di lavoro, il gruppo ha creato la TEAM (Nigeria) Ltd, inizialmente impegnata in attività di project management e, a seguire, anche all’esecuzione tecnica di progetti all’interno del paese. A seguire sono nate le società “sorelle” in Guinea
C
(1988), Polonia (1995), Guinea Equatoriale (2006) e Ghana (2009). Il sistema attraverso cui opera questo gruppo viene definito dagli stessi vertici della società come “integrato”, estendendosi infatti dalla progettazione alla direzione tecnica fino all’assistenza finanziaria e gestionale. Come parte del TEAM Group, la TEAM Engineering ha maturato significative esperienze sia in Italia che all’estero dando prove di competenza e affidabilità in progetti svolti sia per clienti pubblici che privati. Indubbiamente, settore in cui il TEAM Group si è affermato nel mondo, è quello delle infrastrutture ferroviarie. Un ambito, quest’ultimo, nel quale la società è stata attiva, singolarmente o in associazione, in numerosi progetti internazionali per un totale di circa 20mila Km di ferrovie. Anche in Italia, TEAM
Engineering ha preso parte alla realizzazione del programma Alta Velocità. A livello europeo, ha svolto importanti progetti per la riabilitazione e la modernizzazione dei principali corridoi ferroviari, contribuendo al ripristino delle principali vie dei comunicazione dell’Europa Centro Orientale. Attualmente, in Asia, sta lavorando alla nuova Linea 2 della Metropolitana di Shiraz, in Iran. www.teamengineering.it LAZIO 2011 • DOSSIER • 197
INFRASTRUTTURE
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TEAM opera anche in altri stati africani come Ghana, Guinea Conakry, Guinea Equatoriale, in cui ha eseguito numerosi progetti di varia natura infrastrutturale
›› altre infrastrutture.
Ponte ferroviario sul fiume Niger (2250 m.)
Il gruppo, e la TEAM Engineering come il suo braccio tecnico, opera anche in altri stati africani come Ghana, Guinea Conakry, Guinea Equatoriale, in cui ha eseguito numerosi progetti di varia natura infrastrutturale, creando diverse società locali come TEAM Ghana, TEAM Guinée e TEAM Guinea Equatoriale. «Non trascuriamo certamente anche il nostro mercato interno, quello italiano – ci tiene a sottolineare l’ingegnere -. La TEAM Engineering nasce in Italia, a Roma, nel 1977. E sul territorio italiano ha partecipato a importanti progettazioni ferroviarie, tra cui lo scalo di Domodossola, la Palermo – Punta Raisi e diverse tratte del Programma per l’Alta Velo-
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cità». Ben presto, però, si è aperto il fronte internazionale, a cominciare dall’orizzonte europeo. «Partecipammo intensamente al Programma Phare di assistenza tecnica ai paesi dell’Europa Centrale e Orientale – ricorda Marenzi -. Erano gli anni Ottanta e lavorammo dalla Lituania all’Albania con uno studio strategico sul trasporto combinato, passando per l’ Ungheria e Romania e concentrandoci sulla ristrutturazione delle linee ferroviarie soprattutto in Polonia e Croazia». L’ingegner Marenzi ricorda anche come in quella occasione, i progetti della società sponsorizzavano particolarmente l’uso del Pendolino, strumento principe dei progetti di ammodernamento ferroviario e vanto della ingegneria e tecnologia italiana,
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ceduto purtroppo successivamente ad un importante gruppo estero. Ampio, infine, anche l’impegno rivolto alle linee metropolitane, a cominciare dalla Linea C del metrò capitolino, le cui prime tre tratte rappresentavano l’oggetto della gara internazionale che TEAM Engineering vinse nel 1997 assieme a due società specialistiche, l’inglese Gibb e l’austriaca Geoconsult. «Anche in questo campo, oltre all’ambito nazionale (vedasi la partecipazione attualmente in corso alla estensione di Metro Napoli)guardiamo con grande interesse all’estero. E al momento siamo stati nominati come consulenti internazionali per la progettazione della Linea 2 della Metropolitana di Shiraz in Iran».
I porti italiani si trasformano Dal Mose di Venezia ai nuovi attracchi del Porto Commerciale di Olbia fino al nuovo Porto Turistico di Marina d'Arechi a Salerno. L’Impresa Pietro Cidonio ha lasciato “il segno” nel rinnovo del landscape marittimo italiano Aldo Mosca
In questa pagina, immagini del progetto “Mose” a Venezia. Nella pagina a fianco, dall’alto in senso orario, il Terminal Crocieristico di Civitavecchia, la costruzione di un cassone di banchina, il Porto Turistico all’Isola de La Maddalena e il Porto Commerciale di Olbia
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niziati nel 2003 e con un termine previsto per il 2014, i lavori di realizzazione per il Mose di Venezia sono il frutto di una progettazione scientifica che prevede l’utilizzo di importanti supporti tecnologici. L’opera sta trasformando il Veneto, con al centro Venezia, in un vero e proprio fulcro internazionale di relazioni e di scambi tra le maggiori università, centri di ricerca, società di ingegneria al mondo ed imprese di costruzione. Tra queste, in prima linea, anche l’Impresa Pietro Cidonio, la società con sede a Roma e capitanata dall’ingegner Osvaldo Mazzola. In un tale contesto, oltre alla salvaguardia della laguna dalle acque alte, si è operato per la messa in sicurezza dei canali in-
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dustriali di Marghera, realizzando lavori di marginamento e banchinamento delle sponde utilizzate per il carico e scarico delle merci. Alla Bocca di Porto di Malamocco, poi, il team dell’impresa è stato scelto per realizzare buona parte degli interventi relativi alle opere in acqua. L'impresa, che si avvale anche dei più importanti progettisti specializzati sulle opere portuali, ha chiuso in positivo il 2010, seppur con una crescita più bassa rispetto alle performances degli anni precedenti. La congiuntura incide anche in un settore che, seppure di nicchia, è legato inesorabilmente agli investimenti pubblici. «Abbiamo sentito anche noi la crisi – dichiara Osvaldo Mazzola -, anche se la società non ha ancora arrestato il suo trend di crescita
Osvaldo Mazzola
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La realizzazione di opere così rilevanti non sarebbe possibile senza il sostegno del settore pubblico e in particolare delle Autorità Portuali
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che prosegue ormai ininterrottamente dal 2004». I porti sono in continua trasformazione, una peculiarità che è emersa soprattutto nel corso dell’ultimo decennio. Vi è stata una vera e propria rivoluzione del settore crocieristico e navale. Sono mutate le esigenze delle grandi compagnie marittime e, di conseguenza, si è dovuto intervenire sulle infrastrutture portuali. «Il problema è che nell’ultimo biennio le Pubbliche amministrazioni hanno frenato bruscamente gli investimenti – spiega Mazzola . L’Europa punta alle vie di comunicazione marittime per ridurre l’impatto ambientale del
trasporto su gomma. I progetti relativi alle “autostrade del mare” sono iniziati ma la crisi ha interrotto i lavori». La società opera su differenti livelli. Dalla progettazione e costruzione di porti commerciali, come quelli di Olbia e Civitavecchia, a quelli prettamente turistici, come Formia o Rodi Garganico, dove, investendo capitale privato, l'Impresa è anche al centro di importanti operazioni di project financing. «Attraverso il project financing, autonomamente o in società con altri soggetti privati, oltre a progettare e realizzare opere portuali, ci assumiamo anche l’incarico della loro gestione – ›› LAZIO 2011 • DOSSIER • 201
INFRASTRUTTURE MARITTIME
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Dall’alto, la Marina D’Arechi a Salerno, l’Isola di Capraia e il Porto Turistico di Formia www.cidonio.it
interviene nuovamente Mazzola -. Questo prevede un importante impegno in termini non solo economici, ma anche organizzativi». Lungo l’elenco dei lavori realizzati. Come il porto turistico della Maddalena, in occasione dei lavori avviati in previsione del G8, realizzatosi poi a L’Aquila, e Olbia, dove l’Impresa Pietro Cidonio ha creato i nuovi attracchi 1 e 2 a nord del pontile “Isola Bianca” del porto commerciale. Per realizzare le due banchine, di 275 metri ciascuna, sono stati costruiti e im-
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basati 30 cassoni cellulari a dieci metri di profondità. Per completare il tutto, poi, si è reso necessario il dragaggio in granito dell’area antistante i moli e del canale di accesso. Attualmente, l'Impresa è concentrata soprattutto sulla realizzazione di importanti porti turistici. A Salerno, per la costruzione di “Marina D’Arechi”, i progettisti hanno previsto la creazione di un molo di sopraflutto curvilineo lungo circa 1.180 m. e con una mantellata realizzata da massi pesanti fino a sette tonnellate ciascuno. A Civitavecchia, invece, Impresa Pietro Cidonio sta ulti-
mando un piazzale di circa 30mila mq ricavato dal mare all’esterno dell’Antemurale Cristoforo Colombo, a servizio del Terminal Crocieristico. «La realizzazione di opere così rilevanti non sarebbe possibile senza il sostegno delle Autorità Portuali – conclude Mazzola -. In Italia, grazie alla cultura del mantenimento ottimale del demanio marittimo, le imprese private come la nostra possono contare anche su una collaborazione fattiva e costruttiva da parte delle Pubbliche amministrazioni, che si sono rivelate, in molte occasioni, interlocutori disponibili ed al passo con i tempi».
MOBILITÀ URBANA
Mobilità e sviluppo: troppi i ritardi strutturali Dall’analisi effettuata dall’Isfort, l’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, emerge il distacco tra l’Italia e il resto d’Europa nello sviluppo della mobilità urbana su rotaia. A parlarne è il presidente di Isfort e della Fondazione BNC, Gaetano Arconti Andrea Moscariello
iteniamo che allo sviluppo del trasporto su rotaia si leghi un’opportunità concreta di promozione di una mobilità più sostenibile per le nostre città». Così Gaetano Arconti, presidente della Banca Nazionale delle Comunicazioni, principale azionista dell’Isfort, l’Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, ipotizzando una possibile chiave di sviluppo per la mobilità delle aree cittadine italiane. La riflessione avviene a seguito del convegno che l’Istituto ha organizzato insieme a
R Gaetano Arconti, presidente di Isfort e della Banca Nazionale delle Comunicazioni
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Federmobilità tenutosi a Roma lo scorso 26 gennaio. Un tema, quello sollevato da Arconti, che tiene “in scacco” centinaia di amministrazioni locali, mai come in questi anni chiamate a dover sciogliere la matassa della viabilità, sempre più congestionata e inquinante, dei vari centri abitati. «Partendo da questo assunto abbiamo portato avanti come Isfort un intenso filone di lavoro dedicato appunto alla mobilità urbana su “ferro”» spiega Arconti. Perché puntare su questa soluzione? «Le nostre analisi ci dicono che la situazione del settore va letta in chiaroscuro. Dal lato della domanda, i binari stanno progressivamente accrescendo il proprio peso nelle città, almeno all’interno del sistema complessivo del trasporto collettivo. In un quadro strutturale di evidente affanno e criticità per la mobilità pubblica, con una quota di domanda soddisfatta attorno al 12% degli spostamenti urbani motorizzati, la componente rappresentata dai
sistemi su rotaia o a guida vincolata, dunque treno, metropolitana, tram, sistemi a fune, è in significativa espansione. Nel 2009 le percorrenze su “ferro” hanno inciso per il 33,6% degli spostamenti collettivi, il 36,5% nelle sole grandi città, contro valori pari rispettivamente al 27,6% e al 31,5% del 2005». Ma allora perché tanti problemi ogni volta che una città vuole puntare alle rotaie? «I problemi stanno nel cosiddetto “lato dell’offerta”, ovvero delle infrastrutture e dei servizi dedicati al trasporto urbano su rotaia, senza i quali le potenzialità di espansione della domanda sono destinate a rimanere sulla carta. Da questo punto di vista la situazione attuale delle nostre città è densa di punti critici. Siamo dinanzi a un quadro incerto delle risorse disponibili e a una conseguente mancanza di coperture finanziarie. Vi è poi un basso contributo dei soggetti privati, tempi lunghissimi per i completamenti e divari sempre più ampi con la gran parte dei sistemi ur-
Gaetano Arconti
bani europei». Dunque è ampio il distacco rispetto al resto d’Europa? «I ritardi riguardano soprattutto la rete delle metropolitane e quella delle ferrovie suburbane. In Italia la dotazione di linee metropolitane in esercizio ammonta ad appena 160 km complessivi, un valore che è meno della metà della sola Londra, che ne ha 416 km, ed è inferiore alla sola Parigi, che ne ha 215, a Madrid, 233, o addirit-
tura della sola area metropolitana di Stoccarda con i suoi 192 km. Quanto alle ferrovie suburbane, i quasi 200 km della rete di Roma o di Milano sono veramente poca cosa a fronte dei quasi 800 km della Grande Londra, dei 440 km di Monaco o dei 570 km di Barcellona. Per non parlare delle regioni di Parigi-Ile de France e BerlinoBrandeburgo, dove la stretta integrazione tra la rete ferroviaria suburbana e quella regionale as-
sicura un network di quasi 1500 km nel primo caso e di quasi 3000 km nel secondo. Guardando a queste dotazioni di binari, non sorprende di conseguenza che il peso degli spostamenti su “ferro” rispetto al totale degli spostamenti sul trasporto collettivo sia ampiamente superiore al 50% in città come Parigi (67%), Londra, Madrid, Berlino e Barcellona (62%) e Vienna, ove si tocca la punta massima con l’84%».
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TRE OSSERVATORI PER I TRASPORTI In oltre quindici anni di attività, l’Isfort ha contribuito in maniera significativa all’analisi delle esigenze strutturali della mobilità nazionale. Un impegno che è sfociato nella creazione di tre Osservatori e nell’istituzione di importanti partenariati
Nato nel 1994 su iniziativa della Fondazione Banca Nazionale delle Comunicazioni, attuale azionista di maggioranza, e delle Ferrovie dello Stato l’Isfort rappresenta un polo di eccellenza nell’ambito della ricerca e della formazione nei trasporti per contribuire al necessario rinnovamento del settore. L’Istituto si propone di favorire lo sviluppo del know-how socio-economico e gestionale della mobilità delle persone e delle merci attraverso attività di ricerca, consulenza, assistenza tecnica e formazione. In particolare, l’Istituto osserva e interpreta i fenomeni e le tendenze più rilevanti, identificando i problemi critici e progettando strumenti operativi e modelli di comportamento appropriati per affrontarli. L’Isfort si avvale di un nucleo di risorse professionali interne e di una rete di collaborazioni esterne e di alleanze,
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anche internazionali, particolarmente qualificate. Le sue risorse finanziarie provengono in parte dalla Fondazione BNC, che sostiene in particolare le attività di ricerca con un carattere più istituzionale, in parte da commesse acquisite dal mercato, sia pubblico che privato. In particolare, la Fondazione BNC sostiene i tre Osservatori sulla mobilità e i trasporti realizzati da Isfort. Il primo, l’Osservatorio “Audimob”, si concentra sui comportamenti di mobilità degli italiani, il secondo, invece, è l’Osservatorio nazionale sul Trasporto merci e la Logistica, infine, vi è l’Osservatorio sulle Politiche per la Mobilità Urbana Sostenibile. «Questi Osservatori – spiega Gaetano Arconti, presidente della Fondazione BNC e di Isfort -. sono il fiore all’occhiello delle attività di ricerca di Isfort, perché assicurano una produzione scientifica di primo livello e coprono evidenti vuoti di
conoscenza nel settore». Tra le altre cose, l’Istituto ha promosso negli anni significativi partenariati con primari istituti di ricerca nazionali come il CNR, il CNEL, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Banca d’Italia e l’Istat. Da sei edizioni, infine, collabora alla redazione del Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti, in particolare sviluppando i capitoli sulla domanda di mobilità degli individui, sull’accessibilità ai nodi infrastrutturali delle aree di concentrazione manifatturiera del paese e sulla domanda e offerta di servizi logistici.
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MOBILITÀ URBANA
›› Negli ultimi anni, però, anche in Italia il quadro sta mutando. «Rispetto alla fotografia scattata nel 2005 in effetti c’è qualche dato positivo. Ad esempio guardando allo stato di realizzazione delle infrastrutture urbane finanziate dalla Legge 211/92 e dalla Legge 443/01, cresce il numero di opere che nel frattempo sono state concluse, opere comunque avviate molti anni fa. Inoltre, i progetti inseriti nel Piano Strategico delle Infrastrutture (PIS) del 2010, relativi a metropolitane, tranvie e ferrovie suburbane, generano investimenti pari a circa 25 miliardi di euro, ben 15 miliardi in più rispetto al 2005». Sembra un bel passo avanti. «Sì, ma attenzione: meno del 50% di questi investimenti ha una reale copertura finanziaria. Vorrei poi ricordare che se consideriamo il valore complessivo delle opere inserite nel PIS, tutti gli investimenti relativi al “ferro urbano” pesano solo per l’11% del totale, ovvero circa un quarto di quanto assegnato alla sola ANAS. Insomma, non mi pare che siamo in presenza di quel cambio di priorità strategica nelle politiche dei trasporti a favore della mobilità collettiva e a favore delle aree urbane, di cui i cittadini avrebbero un gran bisogno per migliorare la propria qualità della vita». È per questo che si tratta di una questione di priorità strategica? «Non lo diciamo solo noi di Isfort o il solito gruppetto di 206 • DOSSIER • LAZIO 2011
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La situazione delle nostre città è critica. Siamo dinanzi a un quadro incerto delle risorse disponibili e a una conseguente mancanza di coperture finanziarie
operatori e studiosi del settore. La relazione della Corte dei Conti sullo “Stato di realizzazione di sistemi di trasporto rapido di massa nelle aree urbane” dell’aprile dello scorso anno è in proposito molto esplicita. Da un lato si denuncia che “Il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi europei per estensione, qualità e numero di passeggeri delle reti di trasporto rapido di massa a guida vincolata e di tranvie nelle aree urbane è rilevantissimo”. Dall’altro lato si dà un’indicazione netta sulla strada da imboccare: “Risulta, pertanto, necessaria una cornice di riferimento operativo per il sistema delle regole non equivoca e stabile nel tempo. La certezza e la continuità di tale cornice impongono serie e convinte politiche urbane per la mobilità sostenibile”. Ora, come
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insegna anche l’esempio delle città europee, è proprio la mancanza di certezza e continuità nelle strategie, nelle regole e nei finanziamenti, dai livelli centrali a quelli locali, a contraddistinguere in negativo l’esperienza del nostro Paese in questo settore». Che progetti ha Isfort per il futuro? Continuerà il suo lavoro di ricerca e approfondimento nella mobilità urbana? «Sì, senz’altro. Ma la nostra scommessa è anche quella di recuperare l’altra nostra vocazione originaria, quella per la formazione ai quadri e ai dirigenti del settore dei trasporti. Siamo convinti che il patrimonio di conoscenze accumulato con la ricerca costituisca un grande valore aggiunto per le attività di formazione da proporre al mercato».
La sede dell’Isfort a Roma www.isfort.it
INGEGNERIA
Nuovi sviluppi nell’ingegneria Con i suoi servizi di progettazione, ingegneria e controlli non distruttivi, il Gruppo Interservice si conferma leader nel suo settore. Con interventi a livello nazionale e internazionale. Ne fa un quadro il Presidente e Amministratore delegato, ingegner Massimo Romanelli Lucrezia Gennari
a società di servizio logistico per la riproduzione e distribuzione di documenti tecnici alle imprese operanti nei cantieri dell’alta velocità ferroviaria a holding attiva nel settore della progettazione dei servizi di supporto all’ingegneria. Il Gruppo Interservice conta oggi oltre 150 dipendenti e opera sul territorio nazionale e internazionale, offrendo un’ampissima
D L’ingegnere Massimo Romanelli, Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Interservice di Roma www.interservice.it
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gamma di servizi sia di progettazione che di ingegneria. La qualità dell’attività svolta dal Gruppo è testimoniata dalle importanti commesse che ha saputo aggiudicarsi in questi anni. «Abbiamo creato – spiega il Presidente e Amministratore delegato, ingegnere Massimo Romanelli – una capillare rete strumentale a servizio, da svariati anni, di importanti aziende pubbliche di ingegneria a livello nazionale. Tramite tali database è possibile inserire file di qualsiasi formato, stampare e quindi consegnare, in tempo reale, in qualsiasi zona del territorio nazionale». Quali tipologie di servizio offrite? «I nostri servizi di ingegneria includono tutte quelle attività di supporto alla realizzazione di opere con il ricorso alle più re-
centi tecnologie affiancando il cliente sul campo e supportandolo per qualsiasi necessità. Tra i nostri principali servizi: direzione lavori, contabilità lavori, programmazione lavori, topografia, sicurezza,collaudi. A tal proposito il Gruppo ha effettuato tutti i collaudi delle opere civili della linea ferroviaria ad alta velocità Roma-Napoli e Milano-Bologna. Mettiamo a disposizione una squadra di ingegneri e tecnici provenienti da varie esperienze e discipline, dall’architettura all’ingegneria civile-strutturale e industriale di provata e riconosciuta professionalità». Cosa vi distingue dalla concorrenza? «Il valore aggiunto del Gruppo Interservice risiede nell'ampia gamma di servizi che offriamo e che può essere combinata in
Massimo Romanelli
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I nostri servizi di ingegneria includono le attività necessarie alla realizzazione di opere attraverso le più recenti tecnologie
base alle specifiche richieste ed esigenze. Ai proprietari pubblici e privati, ai gestori, alle imprese di costruzione e agli imprenditori che necessitano di servizi per l’ingegneria per immobili, opere civili, industriali e delle infrastrutture offriamo professionalità, flessibilità e puntualità». Quali realtà compongono il gruppo? «La Mauro Costruzioni, che opera nel settore delle costruzioni e della manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili, opere civili, industriali e delle infrastrutture e che è attualmente impegnata nella realizzazione della costruenda Linea B1 della metropolitana di Roma. La CND Controlli Non Distruttivi, specializzata nella diagnostica, nella manutenzione e nella progettazione di inter-
venti di adeguamento e risanamento delle opere con l’utilizzo di tecnologie avanzate di indagine. La SGS, specializzata nell’applicazione della disciplina geotecnica a infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali. Esegue indagini preliminari, progettazione, consulenza e interventi specifici di carattere geologico/geotecnico sui terreni interessati da infrastrutture, fino alle operazioni finali di collaudo». Interservice, quindi, è impegnata anche nel settore della progettazione geotecnica e dei controlli non distruttivi. Quali le attività in questo ambito? «Nel campo della progettazione geotecnica, i nostri tecnici, sono impegnati in tutto il mondo nell’elaborazione della progettazione esecutiva e di dettaglio
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per la soluzione di qualsiasi problema legato alla stabilità del terreno. Tra i lavori più significativi vanno certamente ricordate le progettazioni di parte delle stazioni delle nuove linee metropolitane di Roma (Linea B1 e Linea C). Nel campo dei controlli non distruttivi sulle strutture sul territorio e sulle opere d’arte, vantiamo una struttura di esperienza pluridecennale dotata delle più sofisticate apparecchiature e capace, mediante un proprio laboratorio di ricerca, di assolvere a qualsiasi esigenza. Tra i più importanti interventi realizzati in tale campo vantiamo: il monitoraggio della colonnata della Basilica di S. Pietro e quello dell’acquedotto Felice di epoca romana e la verifica di stabilità eseguita sulla Basilica dell’Ara Coeli a Roma». LAZIO 2011 • DOSSIER • 209
INGEGNERIA
Per una progettazione più consapevole Con l’attenta analisi delle forniture, la buona gestione delle risorse umane e dei flussi finanziari, il Gruppo PSC esemplifica i punti di forza di una società che si sta espandendo. L’esperienza di Umberto Pesce Giulio Conti
anche. Strutture ospedaliere. Centri polifunzionali. Sale cinematografiche. Strutture fieristiche. Complessi alberghieri. Gallerie autostradali. E molto altro. I progetti affidati al Gruppo PSC, azienda fondata nel 1956 da Emidio Pesce come impresa artigiana e divenuta con la seconda generazione capofila del settore impiantistico-tecnolo-
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gico, toccano più versanti del vasto mondo dell’ingegneria meccanica ed elettrica. Ma oltre la multisettorialità della professione ingegneristica, «è propedeutica e molto importante la forte ingegnerizzazione delle fasi iniziali delle lavorazioni, così come la scelta di un ottimo management di conduzione». Sono queste le linee operative che, per Umberto Pesce, responsabile e socio insieme al fratello Angelo del Gruppo PSC, «permettono di superare in modo brillante le frequenti difficoltà che, in un mercato molto compresso nei tempi, si presentano sia nello start-up che nelle fasi finali della messa in opera di un dato progetto». Come si traduce per il Gruppo PSC il concetto di tecnologia? «Il settore di progettazione e di ricerca è sempre chiamato a
prestare costante attenzione alle nuove proposte che la tecnologia consente di applicare agli impianti. È infatti anche grazie alle innovazioni tecnologiche che il Gruppo giunge a coniugare competenze e dispositivi necessari per realizzazioni che spaziano dalle più svariate tipologie di impianti per il trattamento dell’aria a quelli ospedalieri, dal feedback elettrico e meccanico richiesto per la impiantistica generale di un centro commerciale, ad esempio, fino alle strutture tecnologiche delle stazioni urbane dell’Alta Velocità come quella realizzata per la tratta RomaNapoli». Quali valori d’impresa mettete in vista nel circuito di mercato? «La competitività sugli acquisti dovuta a un’attenta analisi delle specifiche tecniche delle forniture, una puntigliosa ge-
Il dottor Umberto Pesce è alla guida del Gruppo PSC con sedi a Maratea (Pz), Roma e Milano. Nelle altre immagini, dettagli di progetti affidati al Gruppo www.gruppopsc.com
Umberto Pesce
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Nell’impiantistica è molto importante l’ingegnerizzazione delle fasi iniziali delle lavorazioni, così come la scelta di un ottimo management di conduzione
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stione delle risorse umane e una precisa gestione dei flussi finanziari ci permettono di affrontare con regolarità i nostri impegni». Infrastrutture in Lazio. Nonostante siano stati fatti grandi passi avanti, c’è ancora molto su cui bisognerebbe intervenire. «Dall’esperienza acquisita, posso solo notare che se i tempi tra la progettazione e la realizzazione di tutte le infrastrutture fossero riportati a tempi ragionevoli si costituirebbe un notevole miglioramento dell’impatto dei lavori sul territorio, limitando il disagio che queste opere invasive comportano». Partecipando a gare d’appalto pubbliche, quali impulsi vengono dalle amministrazioni? «In sincerità, nelle gare di appalto pubbliche, di spinte
concrete non riesco ad identificarne. Di ostacoli invece, e purtroppo, ne potrei descrivere molti ma il più sostanziale e significativo ritengo consti nel fatto che la Pubblica amministrazione abbia delegato la responsabilità del controllo dei vari approcci connessi agli appalti direttamente alle imprese esecutrici, snaturando di fatto la missione delle società partecipanti». Qual è il fattore trainante per l’imprenditoria italiana alla volta dell’internazionalizzazione? «Per distinguersi e mantenersi all’interno degli attuali mercati globalizzati credo sia sempre più importante l’aggregazione tra aziende omogenee che consentano all’imprenditorialità italiana di avere forza e visibilità all’estero. In ogni singolo contesto imprenditoriale poi, bisogna dimostrarsi sensibili agli investimenti focalizzati alla ricerca e allo sviluppo della qualità delle produzioni e dei servizi. È su tali prerogative che spingiamo sempre più forte per la crescita del Gruppo PSC». LAZIO 2011 • DOSSIER • 211
Padroni del sottosuolo Dai lavori sulle metropolitane alle gallerie stradali e ferroviarie, ai pozzi, alle sperimentazioni per la sicurezza in galleria. La Cipa si conferma una realtà d’eccellenza nel settore delle opere nel sottosuolo, in ambiente urbano ed extra urbano. Il punto di Aldo Bellone Riccardo Ceredi
n volume di affari di oltre 30 milioni di euro all’anno. Un parco attrezzature valutato in oltre 8 milioni di euro costantemente mantenuto in perfetta efficienza e incrementato con nuovi mezzi. La Cipa vanta interventi in tutte le metropolitane in Italia, realizzate o in costruzione e si pone sul mercato come punto di riferimento nella risoluzione problematiche operative nel sottosuolo. «Si può dire che non c’è
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metropolitana in Italia nella quale l’azienda non abbia o non stia operando» afferma il direttore tecnico, architetto Aldo Bellone. Un’azienda dinamica, con sede legale e amministrativa a Sorrento e sede operativa a Roma su un’area di oltre undici 11 mila metri quadrati con uffici, capannoni, deposito, ricambi e officina meccanica, ove risiede una struttura tecnica deputata alla gestione dei cantieri e alla progettazione di qualsiasi tipo di opere.
Avete alle spalle una storia importante. Ci sono state tappe particolarmente significative? «Allo scoccare dei 25 anni di attività abbiamo acquisito tutte le certificazioni indispensabili per il nostro lavoro, oltre alla Qualità (sono in corso di acquisizione anche le certificazioni per la sicurezza e l’ambiente) l’indispensabile attestazione SOA per la categoria illimitata a gallerie. Infine, un anno fondamentale è stato il 2007, quando
In apertura un lavoro in galleria (l’emozione dell’ultimo diaframma), sotto, parte dello staff. Nella pagina accanto, l’esecuzione di pozzi e la luce “Passalux”® www.cipaspa.it
Aldo Bellone
è nata Italtunnel s.c.a.r.l., dall’iniziativa congiunta di Cipa, Fondazioni Speciali S.p.a. e Stone S.p.a., dando vita ad un soggetto unico in grado di coprire tutti gli aspetti di sviluppo del progetto e della realizzazione del tunnelling, offrendo di fatto al cliente il pacchetto "chiavi in mano", che va dalla progettazione, ai consolidamenti, all’esecuzione dello scavo e del rivestimento definitivo, al monitoraggio in corso d’opera. Nel 2010 il fatturato di Italtunnel ha superato quello di Cipa, attestandosi ad oltre quaranta milioni di euro, con prospettive di continua crescita». Nello specifico in cosa consiste l’attività? «Alla data odierna sono attivi in Italia oltre quindici cantieri, alcuni dei quali organizzati con società consortili, nella quali Cipa ha partecipazioni preva-
lentemente di maggioranza, e sono in corso diverse trattative su lavori all’estero. La società ha recentemente acquisito un suolo ad uso industriale di oltre 25mila metri quadrati nel comune di Giove, attiguo all’uscita auto-stradale A1 di Attigliano, punto baricentrico in Italia, collocato in posizione strategica per la sua raggiungibilità dai trasporti e la conseguente sfruttabilità operativa. Su questo polo si estenderà l’attività di deposito, ricambi e officina meccanica, nell'ottica di realizzare un centro volto a prestare i suoi servizi anche ad altre aziende». Quali sono i punti di forza dell’azienda? «Cipa ha un portafoglio di ordini acquisiti di oltre 70 milioni di euro. Il patrimonio più importante dell’azienda sono però le competenze e le risorse interne; contiamo su una forza la-
voro di oltre 240 unità, che divengono oltre 600 considerando la consorziata Italtunnel». Quali sono i progetti per il futuro? «Resta inteso che il nostro futuro è e sarà sempre la valorizzazione del nostro bagaglio culturale nel settore delle gallerie dai piccoli diametri e i pozzi, con i quali l’azienda è nata, ai grandi diametri che oggi rappresentano la maggiore attività in termini di fatturato. Recentemente Cipa ha ampliato il suo campo di azione e, impegnando attivamente strutture e personale, ha collaborato a diverse sperimentazioni in larga scala inerenti la sicurezza in galleria, con enti quali l'Anas, Fastigi e Vigili del fuoco. Da queste esperienze sono nati i prodotti commercializzati dalla Cipa, noti con il marchio “Passalux®”». Di cosa si tratta? «Passalux® è un elemento base multifunzionale che, a seconda dell'installazione, può fungere da corrimano luminoso, illuminatore di percorso o segnalatore tipo “filo d’Arianna”. In pratica, Passalux® crea un fascio di luce uniforme, che fornisce un indispensabile ausilio in caso di emergenza nelle gallerie. Durante il normale esercizio segnala e delimita l'ambito di percorrenza dei mezzi, mentre in caso di disservizio dell'illuminazione principale illumina efficacemente in maniera dinamica indicando il percorso di esodo di chi si trovasse a dover percorrere a piedi la galleria». LAZIO 2011 • DOSSIER • 213
SICUREZZA STRADALE
Tutelare la circolazione stradale e I l’ambiente In seguito a sinistri, Sicurezza e Ambiente Spa, mediante la pulitura e la manutenzione straordinaria della piattaforma stradale interessata da sversamento di liquidi inquinanti e dispersione di detriti solidi, ripristina la sicurezza della circolazione e tutela l'ambiente. Ma non solo. Il quadro di Graziano Scheggi Eugenia Campo di Costa
Graziano Scheggi, presidente di Sicurezza e Ambiente Spa di Roma. Nella pagina accanto un intervento operativo e l’ufficio amministrazione di Sicurezza e Ambiente Spa www.sicurezzaeambientespa.com
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l Codice della Strada dà un’importanza fondamentale alla sicurezza della circolazione e alla tutela dell’ambiente, comportando altresì oneri e responsabilità di particolare rilievo. «La realtà normativa - afferma Graziano Scheggi, presidente di Sicurezza e Ambiente Spa, società romana leader a livello europeo nel settore del ripristino delle condizioni di sicurezza e viabilità post incidente - è sicuramente gravosa da applicare puntualmente per la Pubblica amministrazione, in quanto non sempre dispone di personale, strumenti tecnici e finanziari in grado di tenere in efficienza e sicurezza la rete stradale di competenza». A mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini e configurare responsabilità per l’Ente proprietario non è solo l’usura ordinaria delle strade e il possibile determinarsi di anomalie. «Esempi tipici, purtroppo frequenti, sono gli incidenti e altri eventi che inducono alterazioni alla piattaforma stradale, specie se accompagnati da sversamento di liquidi inquinanti di dotazione funzionale dei veicoli coinvolti o altro materiale trasportato, pericoloso, infettante o tossico, con possibili riflessi negativi per la salute dei cittadini e per la tutela dell’ambiente». Come si risponde a tali problematiche di sicurezza stradale e di tutela ambientale?
«Innanzi tutto con tecnologie all’avanguardia. Sicurezza e Ambiente Spa ha a disposizione banche dati uniche, non solo a livello nazionale, che consentono di conoscere nell'immediatezza il materiale trasportato e le cautele indispensabili per la sicurezza degli operatori e della popolazione, attraverso la decodifica dei codici ONU e NIP, nonché il territorio e i fattori di rischio che esso presenta in modo da poter trasformare tali difficoltà in risorse strategiche. Quest'ultima banca dati consente, infatti, di ottenere immediatamente l’indicazione dell’ubicazione sul territorio del più vicino stabilimento che tratta quel materiale pericoloso, infettante o tossico che dovrà essere recuperato, custodito o trattato. Questi e altri servizi presenti sul territorio, preventivamente individuati e coordinati, ci consentono di garantire che “in condizioni di emergenza si possa contare su chi è disponibile a fare al meglio ciò che ordinariamente sa fare bene”: è questo il motto di Sicurezza e Ambiente». Quali sono le principali caratteristiche del vostro servizio? «Al di là dell’efficacia risolutiva degli interventi e dei tempi veloci, tre sono le specificità che ci rendono particolarmente orgogliosi del servizio svolto. La prima è la garanzia di operare solo ed esclusivamente in per-
Graziano Scheggi
Il protocollo
fetta aderenza alle normative vigenti in tema di sicurezza stradale e di tutela ambientale. Tutti i materiali recuperati dal locale Centro Logistico Operativo sono tracciati dal momento dell’asportazione dal luogo dell’incidente o dell’evento, al “deposito temporaneo” presso la sede dell’operatore e al successivo conferimento a imprese specializzate e autorizzate, garantendo così la tracciabilità e la rintracciabilità dei rifiuti stessi, nel controllo dell’intera filiera. La tutela dell’ambiente, perciò, è una caratteristica specifica dell’azienda. Ne consegue l’alta professionalità degli interventi di ripristino delle condizioni di sicurezza della viabilità, con co-
sti contenuti e risultati garantiti. La seconda peculiarità è che l’intervento di ripristino delle condizioni di sicurezza della circolazione, con “pulitura” della piattaforma stradale, viene eseguito, a seguito di sversamento di liquidi inquinanti di dotazione funzionale dei veicoli, anche nel caso di mancata individuazione del responsabile, quindi, con onere a esclusivo a nostro carico. La terza caratteristica è che l’intervento è a costo zero per l’Ente proprietario della rete stradale e per i proprietari dei veicoli che hanno determinato l’evento». Com’è possibile? «Può apparire inverosimile, ma in realtà è previsto dalla legisla-
Sicurezza e Ambiente S.p.A. è una società di servizi che opera con professionalità ed eticità, al fine di garantire il rispetto della legalità nello svolgimento del core business aziendale, che è costituito dall’esecuzione delle operazioni di ripristino delle condizioni di sicurezza e viabilità post incidente, mediante “pulitura ed eventuale manutenzione straordinaria della piattaforma stradale e sue pertinenze” interessate da sversamento di materiali inquinanti liquidi, solidi o pulverulenti soggetti a normativa specifica. In particolare, è l’unica azienda che effettui le operazioni di ripristino delle condizioni di sicurezza e viabilità post incidente, o altro evento accidentale, applicando il seguente protocollo operativo: aspirazione dei liquidi inquinanti sversati di dotazione funzionale dei veicoli coinvolti nell’evento; “lavaggio” e “trattamento” con soluzione di acqua e “disgregatore molecolare biologico” della catena molecolare degli idrocarburi. L’operazione ha lo scopo di rendere più fluido l’olio o l’inquinante in genere, penetrato negli interstizi delle più moderne pavimentazioni cosiddette “drenanti”, senza però danneggiare il legante degli inerti, facilitandone così l’asportazione tramite aspirazione. Vengono così rimosse anche le residue particelle d’olio, carburante, liquido di raffreddamento motore, portate in sospensione. Peraltro, attraverso il citato procedimento di “disgregazione molecolare” la pavimentazione perde immediatamente la scivolosità; aspirazione dell’emulsione risultante; asportazione dei detriti solidi, non biodegradabili, relativi all’equipaggiamento dei veicoli stessi; “deposito temporaneo” presso la sede dell’operatore di tutti i rifiuti liquidi e solidi asportati; “conferimento” dei rifiuti medesimi a impianti specializzati e autorizzati al recupero e smaltimento, garantendo così la "filiera dei rifiuti".
zione vigente: i costi per il ripristino della sicurezza della circolazione e per il recupero di materiali sversati in un incidente stradale rientrano nei danni coperti dalle compagnie che assicurano l’ordinaria responsabilità civile. Sicurezza e Ambiente ha concordato con i più impor-
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SICUREZZA STRADALE
›› tanti Gruppi assicurativi gli im- blica amministrazione?
Centrale operativa di Sicurezza e Ambiente Spa
porti di risarcimento, in relazione alle tipologie di intervento, importi dagli stessi ritenuti congrui in termini di rapporto costi/benefici. Come corollario finale, la stessa Società, a seguito di specifica delega dell’Ente proprietario della rete stradale, si fa carico dell’attuazione delle procedure di richiesta di risarcimento alle Compagnie di assicurazione degli interventi eseguiti, procedure che appesantirebbero la Pubblica amministrazione, con impegno dei propri funzionari. L’intervento della nostra struttura operativa può essere richiesto dal personale dell’Ente proprietario stesso o, su delega di quest’ultimo, dagli Organi di polizia stradale». Fornite anche altri servizi, sempre senza costi per la Pub-
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«Forniamo servizi accessori, quali il ripristino delle infrastrutture stradali danneggiate a seguito di incidenti, con l’utilizzo delle imprese selezionate dall’Ente proprietario, la rimozione dei veicoli in evidente stato di abbandono e il monitoraggio della principale rete stradale. Tutti servizi forniti senza costo alcuno per la Pubblica Amministrazione». L’attività di Sicurezza e Ambiente è permeata da principi di “Economia Sociale di Mercato”. «Abbiamo costruito il nostro “core business” sul principio dell’“Economia Sociale di Mercato”. L’attività si raccorda con il mercato di riferimento, attraverso un equo riequilibrio delle risorse economiche, allo scopo di fornire ai cittadini i servizi
L’intervento è a costo zero per l’Ente proprietario della rete stradale e per i proprietari dei veicoli che hanno determinato l’evento
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loro dovuti per legge e dagli stessi pagati nel rispetto del principio della mutualità assicurativa. Vale a dire che l’automobilista paga la polizza di Responsabilità Civile Auto (R.C.A.) e, in caso di incidente, la polizza RCA copre anche tutti i danni arrecati alle infrastrutture (piattaforma stradale e sue pertinenze, impianti e manufatti, ecc.), nonché quelli relativi all’inquinamento ambientale; il personale dell’Ente proprietario della rete stradale o il delegato Organo di polizia stradale intervenuto attiva la struttura operativa di Sicurezza e Ambiente Spa. per il ripristino, in emergenza, della situazione “quo ante”. Sono così garantite le condizioni di sicurezza della circolazione e di tutela dell’ambiente. Tutti i costi dell’intervento sono addebitati alla Compagnia che copre la R.C.A. del responsabile del sinistro; in caso di insidia determinata da perdita di liquidi funzionali di veicolo rimasto sconosciuto, Sicurezza e Ambiente Spa interviene comunque a ripristinare la sicurezza stradale, con costi a proprio carico; qualora l’Ente proprietario deleghi l’esecuzione del ripristino delle infrastrutture danneggiate, a seguito di sinistro, alla struttura operativa di Sicurezza e Ambiente, quest’ultima realizza l’intervento con le imprese selezionate dall’Ente stesso, approva il preventivo e salda le relative fatture».
SOCIAL HOUSING
L’edilizia sociale si apre all’ecosostenibilità
Sono i più diffusi sul territorio, eppure, i progetti di social housing faticano ad ammodernarsi in termini di sostenibilità economica e ambientale. A insistere sulla necessità di rinnovare l’approccio è Riccardo Drisaldi, amministratore della Ircos Andrea Moscariello
L’architetto Riccardo Drisaldi, amministratore unico di Ircos Spa. Nelle altre immagini, alcuni progetti della società edile romana
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ono oltre 12mila le persone che risiedono all’interno degli alloggi creati negli anni dalla Ircos. La nota impresa romana di costruzioni sociali affronta oggi un importante rinnovo tecnologico e progettuale. Si conferma quindi, sul territorio, l’impatto che questa società di architettura e ingegneria sta avendo nello sviluppo urbanistico sull’area capitolina e non solo. Ed è proprio il suo amministratore unico, l’architetto Riccardo Drisaldi, a ribadire l’interesse, da parte di Ircos, di edificare complessi a
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valenza sociale. Purtroppo, la società, così come l’intero settore edile, deve uscire da una stagnazione che ha travolto, nell’ultimo biennio, l’intero comparto. «L’anno trascorso ha segnato una forte stasi relativamente allo sviluppo e alla pianificazione del territorio» dichiara Drisaldi. Tra i problemi più rilevanti,
Riccardo Drisaldi
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l’architetto pone l’accento sulle nuove norme applicate al territorio della città di Roma. «I nuovi modelli normativi hanno fatto si che l’attività industriale edilizia risultasse pressoché ferma – sostiene l’architetto -. A eccezione di quegli interventi già in itinere e di piccole attività private assolutamente non sufficienti a garantire i fatturati necessari al mantenimento dei livelli occupazionali delle aziende». Dunque quali interventi occorrono per mutare il qua-
dro? «Dal nostro punto di vista riteniamo importante, anzi, indispensabile, attivare tutte quelle procedure già esistenti nel campo normativo che possono oggettivamente ridare nuova linfa al settore». A proposito di “nuova linfa”, la sua è una disciplina che finalmente trova nell’innovazione uno dei suoi perni fondamentali. Non tutti ne sono consapevoli. «In effetti l’innovazione nell’edilizia non è un fattore così
Le aziende produttrici di materiali biocompatibili e quelle installatrici di sistemi a basso impatto energetico devono uscire da quella che oggi potrebbe essere considerata una nicchia elitaria
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evidente come può essere per le televisioni ad alta risoluzione o per i motori elettrico installati sulle autovetture. Per innovativo noi intendiamo l’utilizzo di materiali che rendono più confortevole un alloggio, anche senza la percezione della loro presenza. Siamo per l’utilizzo di una tecnologia nascosta, che aiuti l’isolamento dai rumori e dal clima esterno, pur garantendo una qualità di vita non artificiale. In questo l’evoluzione della forma architettonica ha accompagnato, e a volte ha anche guidato, l’evoluzione dei materiali e i nuovi approcci relativi alla bioclimatica». Anche con Ircos si è verificata questa evoluzione? «Nelle nostre realizzazioni diamo particolare importanza ››
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SOCIAL HOUSING
›› a quegli edifici che nascon-
dono, sotto i loro pavimenti, chilometri di fibre ottiche e sistemi di controllo computerizzati per gli impianti climatici. In tal modo riusciamo a garantire a centinaia di persone il giusto microclima». Mentre come è cambiato l’approccio relativamente all’inserimento degli edifici nei moderni contesti urbani? «Negli ultimi dieci anni si sta verificando un’inversione di tendenza resa necessaria dal tentativo, da parte dei Comuni di maggiore estensione, di completare zone già urbanizzate e servite dalla rete dei trasporti piuttosto che continuare nell’espansione territoriale degli agglomerati cittadini. Tutto questo sta generando un lavoro di ricerca per inserire elementi caratterizzanti all’interno di quartieri consolidati. Questi, anche grazie all’apporto economico che ne deriva, serviranno da generatori di servizi per la comunità circostante». L’intento è chiaro, ma nelle città italiane, e Roma ne è un esempio lampante, non sono pochi i problemi. «Le criticità con cui ci si con-
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Un’intuizione in controtendenza uasi 4mila alloggi, oltre 100mila metri quadrati di superficie destinata ai servizi, una cittadina completa di Q scuole, chiese, uffici e negozi. Sono importantissimi i numeri raggiunti dalla Ircos Spa dal 1968 a oggi. Alla fine degli anni Sessanta il settore edile era dominato dai cosiddetti “palazzinari”. Ircos, in controtendenza, decise di dedicarsi a una nuova tipologia di progetti, che di lì a poco in Italia, specialmente a Roma, sarebbe esplosa. Si tratta dell’edilizia economica e popolare, strumento urbanistico che permetteva di acquistare una prima casa con particolari agevolazioni e protetta da un prezzo forzatamente calmierato. Iniziarono così ad arrivare i primi appalti, in cui un solo edificio doveva contenere anche più di 300 abitazioni, con uno sforzo progettuale e realizzativo senza precedenti. Ma Ircos non crea solo abitazioni, nel suo portfolio si trovano anche centri commerciali, chiese, uffici di prestigio, negozi e ristrutturazioni di edifici storici. Alla guida dell’azienda, oggi si trova la sua seconda generazione di professionisti, guidati dall’architetto Riccardo Drisaldi, che non ha certo abbandonato i presupposti e la forma mentis dei quattro fondatori. www.ircos.it
fronta, soprattutto nel Comune di Roma, sono relative a quella conformazione urbanistica che le periferie e le ex borgate abusive hanno consolidato sino ad oggi. Pertanto, parliamo di un sistema viario insufficiente, di mancanza di piazze aggregative e, soprattutto, anche se in questo settore si sono fatti grandi passi avanti, di impianti fognari sia stradali che civili non adeguati.
In questo caso gli interventi sul territorio apporteranno fondi spendibili per la riqualificazione necessaria». Quanto incide la variabile tecnologica? «Il nostro settore, “statico per eccellenza”, vive oggi un momento relativamente innovativo nell’accogliere le nuove tecnologie energetiche e climatiche che si sono sviluppate a livello globale. La mia preoc-
Riccardo Drisaldi
cupazione sta nel fatto che un simile rinnovamento rischia di divenire un “laccio sempre più stretto” se non gestito con opportune norme tecniche». Ad esempio? «Pensiamo solo alla quantità di pannelli fotovoltaici necessaria per un’abitazione civile secondo i parametri odierni di ecosostenibilità». Parliamo di edilizia sociale, da sempre il vostro core business. Cosa rappresenta oggi? «La nostra azienda, che ricordo ha nel suo nome le parole “Costruzioni Sociali”, è sempre stata in prima linea nella realizzazione di case di edilizia convenzionata. Ciò che oggi viene definito con il termine esterofilo “Social Housing” è stato già da noi affrontato e sviluppato». Attualmente su cosa state lavorando?
«Su un intervento in corso di sviluppo che vede tra l’altro la realizzazione di ottanta unità immobiliari da immettere sul mercato a un canone concordato di altissima accessibilità. Tutto questo si aggiungerà agli altri piani che stiamo improntando sempre con la volontà di riqualificare e migliorare le borgate e le periferie spontanee». Su cosa occorre far leva per sviluppare concretamente, su tutto il territorio, una progettualità moderna e sostenibile? «Per investire nell’architettura si deve anche preparare un’area formativa per chi progetterà e per chi utilizzerà le nuove tecnologie. Le aziende produttrici di materiali biocompatibili e quelle installatrici di sistemi a basso impatto energetico debbono rappresentare la loro attività in ma-
niera più divulgativa. Devono, per intenderci, uscire da quella che oggi potrebbe essere considerata una nicchia elitaria, sia per la ancora rara applicazione sia per i costi d’ingresso». Dunque è ancora un discorso eccessivamente “di nicchia”? «Sì, e ciò si riflette oggettivamente, come detto, su un’applicazione ancora poco diffusa, soprattutto in quegli interventi di cosiddetto housing sociale, che sono però a tutt’oggi uno sbocco futuro concreto, sia per il recupero sia per l’emergenza abitativa. Il fatto è che il loro valore di vendita e di affitto non può sostenere, se non con un finanziamento, dei costi aggiuntivi così onerosi. Ci auguriamo che passata questa ondata di crisi di liquidità anche nelle nostre regioni si possano attivare dei veri piani di sviluppo energetico applicati a queste che sono le residenze più diffuse». E quale sarà l’impegno della vostra società in proposito? «La nostra attenzione è volta in questa direzione. Contiamo di avviare nei prossimi due anni l’edificazione di almeno due interventi per quattrocento alloggi complessivi che conterranno, al loro interno, questi fattori di sostenibilità economica e ambientale». LAZIO 2011 • DOSSIER • 221
PROGETTAZIONE
Restituiamo valore al progetto Oggi, nel campo dell’edilizia, per molti operatori la progettazione è considerata, purtroppo, come un costo da abbattere. Anche perché spesso nelle gare d’appalto si privilegia il prezzo offerto rispetto ad altri fattori più importanti. Il punto di Nedo Spini Adriana Zuccaro a sempre terreno fertile per dare voce e forma alla cultura e alle canoniche espressioni della “technè”, catalizzatore di nuovi concetti architettonici e costruttivi, l’attuale panorama della progettazione, agli occhi esperti di Nedo Spini, nell’ultimo ventennio non sembra aver vissuto progressi meritevoli di lode. Soprattutto per quel che concerne il “dietro le quinte” del percorso operativo che dal progetto giunge alla rea-
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In apertura, Nedo Spini, titolare della Nesco International, società di ingegneria con sede a Roma. L’altra immagine illustra un progetto realizzato di recente www.nesco.it
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lizzazione di una data opera. Dal 1986, anno di avvio della Nesco International, società di ingegneria operante nel campo dell’architettura e dell’ingegneria civile e industriale, «ritengo che le attività progettuali abbiano registrato un’involuzione. Per questo, oggi più di prima, è necessario che alla progettazione venga riconosciuto il suo valore originario e insostituibile, e cioè quello di consentire una corretta valutazione economica e un’efficiente esecuzione delle opere». Nedo Spini illustra come la professionalità rischi di cadere in un pesante svilimento, soprattutto a causa di non poche inadeguatezze del sistema nel quale gravitano gli appalti pubblici. Perché, secondo lei, le attività connesse alla progettazione architettonica e ingegneristica hanno subìto un’involuzione? «Oggi, per molti operatori nel campo dell’edilizia, la progettazione è considerata, purtroppo,
come un costo da abbattere il più possibile. Per questo, molte iniziative edilizie, per le quali la progettazione esecutiva viene effettuata addirittura in corso d’opera, non possono essere realizzate se non a prezzo di continui disguidi che si tramutano in modifiche e ritardi del programma lavori e incidono negativamente sulla qualità e sul costo del prodotto finale». Se potesse intervenire per modificare le normative che regolano gli appalti, su quali aspetti punterebbe per semplificare il sistema? «Ritengo che l’aspetto più negativo delle gare d’appalto pubbliche, e mi riferisco a quelle relative alla progettazione e, più in generale, alla prestazione di servizi di ingegneria, sia quello dell’aggiudicazione del lavoro in base all’attribuzione di percentuali che privilegiano il ribasso d’asta offerto rispetto ad altri fattori più importanti quali l’esperienza, i titoli professionali, lo staff e così via. Va sot-
Nedo Spini
tolineato che questo sistema, per la sua “antieconomicità”, ostacola la partecipazione di piccoli e medi studi organizzati e responsabili che potrebbero offrire maggiori garanzie ai fini della qualità del prodotto richiesto». A cosa vanno incontro, oggi, le piccole e grandi realtà professionali? «Ci sono due realtà da esaminare. Sono presenti nel mondo dell’edilizia le grandi società di ingegneria che, realizzando progetti “chiavi-in-mano”, hanno nella loro organizzazione un settore dedicato alla progettazione e uno dedicato alla realizzazione della commessa. In questo caso le prestazioni di piccoli e medi studi professionali esterni sono marginali essendo richieste soltanto per coprire temporanee necessità. Sono presenti, e rappresentano la maggioranza nel campo, gli appaltatori “tradizionali”, cioè coloro i quali, a prescindere dalla grandezza, hanno soltanto un ufficio tecnico interno dedicato a seguire le gare e la costruzione. In questo caso il progetto, se compreso
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La progettazione, essendo considerata negli appalti pubblici un onere accessorio, deve passare attraverso le maglie della logica di mercato, cioè del minor costo possibile
nell’appalto, viene commissionato a un progettista esterno. In un caso o nell’altro le prestazioni o la progettazione essendo considerate oneri accessori, devono passare attraverso le maglie della logica di mercato, cioè del minor costo possibile». Le collaborazioni offerte dalla Nesco a imprese estere attive in Italia comportano attività multidisciplinari. Quali sono le dinamiche sottese a tali sinergie? «La nostra collaborazione con società di progettazione, principalmente americane, attive in Italia, dura ormai ininterrottamente da 25 anni. La particolarità principale di questa attività sta nella fidelizzazione del rapporto con i clienti acquisita attraverso una costante e positiva risposta alle esigenze di ogni commessa in un campo particolare come quello delle infrastrutture militari, dove il rispetto dei tempi, delle
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procedure e la puntuale risposta alle più svariate richieste di ogni commessa sono essenziali. Ogni progetto realizzato in Italia nel quale siamo coinvolti prevede la fornitura di una vasta gamma di servizi a integrazione dell’assistenza vera e propria al progetto e che comprende ricerche di mercato, analisi normative comparative, traduzioni, capitolati, stime, indagini topografiche, geognostiche e ambientali, certificazioni, pratiche amministrative, controllo della qualità, programmazione e assistenza alla direzione lavori. L’aspetto più importante conseguente a questo tipo di attività, oltre all’estrema correttezza dell’aspetto economico è rappresentato dallo spirito di squadra che si stabilisce con il cliente, caratterizzato da una collaborazione costruttiva e leale raramente riscontrabile in altre esperienze a livello strettamente nazionale».
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SAPIENZA ARTIGIANA
Il valore del dettaglio L’amore per i particolari, la raffinatezza di un dettaglio, la capacità di restituire l’originaria bellezza a un oggetto del passato conferendo valore a un ambiente. L’esperienza di Poignèe, raccontata da Roberta Borra Cinque Erika Facciolla
Roberta Borra Cinque è titolare della Poignèe di Roma www.poignee.com
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oma, fine degli anni Sessanta. Via Bocca di Leone non era certo quella di oggi, con negozi di firme di grande prestigio, ma solo una modesta traversa di via dei Condotti quando molto timidamente si è alzata per la prima volta la serranda della Poignèe, nell’ottobre del 1967. «I passanti guardavano la bottega incuriositi e ironici, chiedendosi cosa succedesse al di là della vetrina. Quale sviluppo commerciale poteva avere un’attività basata quasi esclusivamente sulle maniglie? Un’idea apparentemente bislacca. Invece era la conseguenza di una lunga riflessione dettata dall’esperienza e sfociata nella convinzione che, con il tempo, sarebbe stata sempre più necessaria la specializzazione». Roberta Borra Cinque racconta perché. Cosa è successo da quel del 1967 a
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oggi? «I fatti ci hanno dato ragione e oggi, come allora, siamo sempre all’avanguardia. Molti hanno cercato di imitarci, il primo dopo solo tre anni, in seguito a decine, ma noi rimaniamo “l’originale”, proponendo sempre nuove idee e applicando i prezzi giusti con la garanzia, oggi come ieri, di un’ottima qualità». Qual è la prerogativa per eccellenza di Poignèe? «Una delle caratteristiche che distingue Poignèe da aziende dello stesso settore è l’ottima organizzazione, anche nel sistema delle consegne, che riesce a semplificare tutti i problemi tecnici apparentemente insormontabili per i non addetti ai lavori. La verità è che per noi il “problema” per definizione non esiste: tutto è risolvibile. La cura del particolare, che rende più personale e confortevole la casa, è il nostro “piacevole” dovere». In cosa consiste, nello specifico, l’attività dell’azienda? «Essenzialmente nella lavorazione e produzione di prodotti artigianali di qualità coordinati che assumono forme d’arte nei complementi d’arredamento che produciamo avvalendoci delle più avanzate tecnologie e guidati dalla nostra lunga tradizione artigia-
Roberta Borra Cinque
Passione e originalità per ogni ambiente resente sul mercato da oltre quarant’anni, da quando cioè la maniglia non era così in primo piano sulle riviste P specializzate per la casa come è oggi, Poignèe offre la raffinatezza dello stile artigiano nell'elaborare quegli accessori che oggi sono divenuti preziosi dettagli che caratterizzano un arredamento semplice o sofisticato. Le richieste più insolite, eleganti e personalizzate, prendono vita arricchendosi di particolari preziosi e decorando ogni ambiente, elegante o informale, moderno o classico. Il segreto di un’attività di questo tipo è soprattutto nel voler continuare a essere un punto di riferimento nella riproduzione artigiana di antichi modelli in cui chiunque può trovare la soluzione giusta, innovativa e non standardizzata.
nale che ci ha permesso di dedicare l’attività dell’azienda alla produzione non solo di maniglie ma anche di accessori per tende, bagni, illuminazione, targhe, eccetera». Da quali materiali nascono le vostre piccole “opere d’arte”? «Plasmiamo e modelliamo la materia in oggetti unici nella modernità dell’alluminio, nella severità del bronzo, nella trasparenza del plexiglass, nella classicità dell’ottone, nella austerità del ferro, nella solidità dell’acciaio». Qual è il target di riferimento? «La Poignèe è per tutti, sia
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per i clienti che arredano le nuove case, sia per coloro che amano la tradizione e vogliono conservare le “vecchie maniglie della nonna”. Aiutiamo loro a conservarle. Il nostro lavoro è paragonabile, in tal senso, a un vero e proprio istituto di bellezza, più che di restauro». Può farci un esempio concreto? «Con un processo di pulimentatura e di vetrificazione a fuoco, riportiamo al loro originario splendore gli ottoni invecchiati e corrosi, a costi accessibili». Come avete affrontato la globalizzazione e la con-
I nostri prodotti sono manufatti e rappresentano per noi ‘figli unici’, curati minuziosamente ad uno ad uno in ogni più piccolo dettaglio
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correnza implacabile dei mercati esteri e delle grandi aziende? «Il fenomeno della globalizzazione palesatosi negli ultimi anni è stato affrontato senza la paura né del confronto né della concorrenza, non lasciando mai che i nostri prodotti scadessero di qualità e sapendo che solo mantenendo un giusto rapporto qualitàprezzo, sia dei prodotti che dei servizi, avremmo superato ogni ostacolo». Da cosa si riconosce un prodotto della Poignèe? «I nostri prodotti sono tutti manufatti: per noi i macchinari aiutano solamente nella precisione della tecnica e delle misure lasciando all’estro e alle capacità del sapiente artigiano la produzione vera e propria. Sono tutti “figli unici” curati ad uno ad uno in ogni dettaglio». LAZIO 2011 • DOSSIER • 225
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
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opo il nuovo piano regionale dei rifiuti, la proroga per la discarica di Malagrotta: ha fatto molto discutere la decisione della giunta Polverini che rinvia la chiusura di 6 ulteriori mesi e riaccende il dibattito su un sito ancora attivo nonostante una direttiva europea datata 1999 che vincola l’ingresso in discarica solo ai rifiuti pretrattati. Manlio Cerroni, presidente del Consorzio laziale rifiuti e proprietario dell’area su cui sorge l’impianto di Malagrotta, difende però a spada tratta la sua attività. «L’ordinanza della giunta Polverini – spiega – prevede non solo la proroga semestrale, ma anche e soprattutto il trattamento di tutti i rifiuti solidi urbani prima dello smaltimento finale. Questo può contribuire a prolungare, con una gestione oculata, l’utilizzo di Malagrotta per un tempo ancora significativo. Inutile fare previsioni al giorno o al mese: essenziale è e sarà assicurare la continuità del servizio a Roma». Nel frattempo però si continuano a cercare soluzioni e siti alternativi. «Per essere validi devono essere vicini agli impianti di trattamento (Tmb), idonei dal punto di vista ambientale e geologico, dotati di servizi logistici adeguati e lontani da centri abitati, nonché funzionali ai luoghi di 232 • DOSSIER • LAZIO 2011
Obiettivo differenziata e trattamento dei rifiuti Il piano approvato dalla Giunta Polverini vuole allineare la Regione alle direttive europee. Nel frattempo la discarica di Malagrotta incassa una proroga di altri sei mesi. Per il proprietario, Manlio Cerroni, «l’essenziale è assicurare la continuità del servizio» Riccardo Casini
produzione dei rifiuti. A questo punto è facile trarre le conseguenze circa la localizzazione possibile che dipende, comunque, da una decisione regionale. In base alla nostra esperienza noi abbiamo proposto comunque per tempo siti che hanno questi requisiti». Uno degli obiettivi del piano della Regione è quello di emanciparsi dal sistema delle discariche. In che modo Colari può contribuire alla
sua realizzazione? «Il piano regionale di gestione dei rifiuti è positivo, completo e realizzabile. Il Colari, così come tutte le altre società, deve realizzare gli impianti autorizzati. Il vero problema oggi è passare dalle parole ai fatti: il finanziamento dei nuovi impianti programmati ha un costo, calcolato da Federlazio Ambiente, di oltre 650 milioni di euro e dipende in gran parte dalla disponibilità del sistema bancario.
Manlio Cerroni
A fianco, la fossa di stoccaggio del Cdr di Malagrotta; sotto, la linea di gassificazione attiva. Nella pagina a fianco, Manlio Cerroni davanti al gassificatore
Per questo la Regione Lazio deve esercitare fino in fondo il suo ruolo istituzionale di stimolo e di pressione cosicché entro il 2013 il piano sia completamente realizzato e operativo». Ma quali risultati sta fornendo la termogassificazione a Malagrotta? Vi sono rischi a livello ambientale legati alle emissioni in atmosfera? «I risultati sono eccellenti rela-
tivamente all’impatto ambientale, con emissioni di gran lunga al di sotto del minimo normativo. Quanto al bilancio energetico, è necessario aspettare l’installazione delle altre due linee, prevista per i prossimi due anni, per avere un dato credibile e definitivo. Oggi dalla linea dimostrativa, i cui dati sulle emissioni sono riportati in tempo reale sul sito web di Colari, le emissioni per furani e diossine sono pressoché pari a zero». Recentemente la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora sostenendo che “a tre anni dalla sentenza di condanna emessa dalla Corte di giustizia dell’Ue, il piano programmatico per la gestione dei rifiuti nel Lazio non è ancora conforme alla legislazione europea”. In quali direzioni è necessario procedere per evitare possibili sanzioni? «Il piano regionale è in linea con le attese della Commissione
europea e quindi la condanna della Regione Lazio dovrebbe essere ormai alle nostre spalle. Ora davanti a noi ci sono - e vanno perseguiti in modo coerente e produttivo - gli obiettivi del superamento delle discariche e dello sviluppo sia della raccolta differenziata che degli impianti necessari per trattarla in funzione del mercato delle materie prime seconde». A proposito di differenziata: nel Lazio è ancora al di sotto degli obiettivi nazionali, e nel 2010 solo 9 Comuni hanno superato la soglia del 50%. In che modo è possibile incentivare questa pratica? «Sarà possibile incentivare la raccolta differenziata quando si inquadrerà in una seria politica industriale: soltanto allora si capirà che la raccolta porta a porta è soltanto il primo step di una lunga catena industriale il cui esito virtuoso sarà dato dalla riutilizzazione dei materiali e dalla trasformazione in materie prime seconde utilizzabili dalle industrie rispettose dei costi. Non dimentichiamo che Milano la scorsa primavera ha sospeso la raccolta differenziata della frazione organica per costi eccessivi. Tuttavia si deve avere fiducia: anche in questo settore deve valere la regola del bilanciamento fra costi e ricavi perché, vista la situazione generale, non è più tempo di sovvenzioni e sprechi». LAZIO 2011 • DOSSIER • 233
Il futuro della green energy è nelle biomasse ICQ è un Gruppo che oggi comprende sessanta società, in grado di gestire l’intera filiera della produzione di energia rinnovabile. L’Amministratore delegato, Luigi De Simone, fa il punto sulle prospettive del settore Riccardo Ceredi
L’Ad del Gruppo ICQ, Luigi De Simone
234 • DOSSIER • LAZIO 2011
n un panorama internazionale sempre più attento alla produzione di «energia verde», le aziende italiane, produttori e consumatori, si muovono con dinamismo sul lato dell’offerta mentre sul lato della domanda l’energia rinnovabile acquista sempre più un posto di rilievo nei bilanci di sostenibilità delle aziende. D’altro canto, l’industria si scontra spesso con la scarsa lungimiranza della classe politica e con i limiti imposti dall’attuale livello tecnologico. Le famiglie, da parte loro, auspicano un’incentivazione di tali tecnologie, al punto da essere disposti a pagare di più l’energia elettrica, quando questa proviene da fonti rinnovabili. Nonostante le difficoltà, il futuro promette ottime prospettive di crescita, anche a fronte di una sempre maggiore attenzione da parte della Comunità Europea. Su che fonti oggi si punta di più?
I
«Oggi c’è molto interesse sul fotovoltaico, ma credo verrà ridimensionato nei prossimi due anni. Tanto è vero che l’obiettivo di 8.000 MW, previsto dal piano di azione italiano nell’ambito della direttiva europea 2009/28, è praticamente raggiunto. La prossima frontiera saranno le biomasse che, al contrario del fotovoltaico, permettono margini di miglioramento tecnologico gestibile in Italia. Infatti, sotto questo profilo, c’è da rilevare che l’Italia nel settore delle rinnovabili dipende ancora in gran parte dall’acquisto di tecnologia estera». Quali sono i vantaggi derivanti dalle biomasse? «Anzitutto, un impatto occupazionale più elevato: la gestione di un impianto a biomasse da un megawatt impiega una decina di persone, mentre per un impianto fotovoltaico di pari potenza è più che sufficiente una persona. Inoltre, le biomasse sono combustibili e
Gruppo ICQ
possono essere utilizzati per ottenere sia energia termica, utile al condizionamento degli ambienti, che elettrica. Questo, di riflesso, rende più facile raggiungere gli obbiettivi previsti dalla Comunità Europea». Quali sono gli aspetti più critici del settore? «Operiamo nelle energie rinnovabili da quasi vent’anni e abbiamo notato in Italia un comportamento confuso da parte del sistema politico. Per esempio, è avvenuto che regioni come Puglia, e Molise, Calabria etc. adottassero leggi regionali che sono state puntualmente abrogate dalla Corte Costituzionale. I ritardi sono testimoniati dalla promulgazione delle linee guida che regolamentano il settore: previste nel 2003 e approvate solo nel 2010». Anche il sistema dell’incentivazione ha vissuto sconvolgimenti. «Per esempio, l’articolo 45,
parte del decreto legge sulla competitività del maggio 2010, stabiliva tagli eccessivi al sistema degli incentivi e l’eliminazione dell’obbligo del ritiro dei Certificati Verdi dal GSE, misure che avrebbero messo in crisi il settore. L’articolo è stato poi rivisto in fase di conversione del decreto in legge, ma questo ha causato ritardi di mesi nelle erogazioni da parte delle banche e panico nelle aziende. Ultimamente però si sta cercando, soprattutto in ambito europeo, di trovare un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità economica nel sistema degli incentivi. D’altra parte, il progresso tecnologico degli ultimi anni conforta circa una sostenibilità economica dello sviluppo delle rinnovabili. L’obiettivo del 20% delle fonti rinnovabili, che per l’Italia è pari al 17%, potrà essere raggiunto con le altre fonti ed in particolare con le biomasse». Quali sono le prospettive
per il settore e per Icq? «Nel 2010 abbiamo stretto un accordo con Unicredit, che ci accompagnerà nel corso del prossimo piano triennale, fino alla fine del 2013. Entro tale data vogliamo arrivare a produrre mezzo TWh, il doppio di quanto produciamo oggi. Per quanto riguarda il settore, prevedo un’aggregazione tra gli operatori più piccoli. Oggi, accanto ai colossi mondiali del rinnovabile, c’è un vuoto che potrebbe essere coperto da soggetti di “taglia intermedia”, derivanti dall’integrazione di piccole realtà. Ci attendiamo anche più attenzione da parte dei governi. Leader quali Barack Obama e Angela Merkel si sono mostrati più lungimiranti di altri. La Germania in particolare è una nazione che fa da traino, soprattutto sulla tecnologia. Anche la Cina è da tenere in considerazione: è il più grosso produttore mondiale e gode di uno sviluppo tecnologico in crescita». LAZIO 2011 • DOSSIER • 235
RIFORME
Nell’interesse dei cittadini Carolina Lussana, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, illustra la posizione della Lega: «Nessun baratto col federalismo. Vogliamo un sistema che metta sullo stesso piano difesa e accusa, con un giudice terzo» Riccardo Casini
T Sotto, Carolina Lussana, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera
ra le minacce di sciopero dei magistrati e la forte contrarietà delle opposizioni, la riforma costituzionale della giustizia voluta dal Governo procede verso l’ultimazione. Una riforma che, secondo il ministro Alfano, si baserà su «tre principi cardine: accusa e difesa devono essere alla pari e quindi giudicati da un giudice imparziale; se un magistrato sbaglia deve esserne responsabile; infine, la riforma del Csm». Una volta approvata in Consiglio dei ministri, la proposta arriverà in Parlamento: con Carolina Lussana, che alla Camera è vice capogruppo della Lega Nord ma anche vicepresidente della Commissione giustizia, facciamo il punto sui prossimi lavori in agenda. «Se da una parte – spiega – si profila una grande riforma costituzionale, dall’altra si sono già discussi alcuni provvedimenti come processo breve e intercettazioni. Sul primo, al di là delle polemiche strumentali, riteniamo che la ragionevole durata del processo sia una questione da porre assolutamente sul tavolo, essendo anche garantita dalla Costitu-
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zione: non dimentichiamo che il nostro Paese è condannato a pagare ogni anno vari miliardi di euro all’Unione europea per l’eccessiva lungaggine dei nostri procedimenti. Certo, bisognerà valutare attentamente in che modo procedere, ma la direzione è quella giusta». E le intercettazioni? «Costituiscono indubbiamente un utile metodo di ricerca delle prove, ma è innegabile che negli ultimi anni si sia verificato un abuso, in particolare per quanto riguarda la loro divulgazione, che spesso avviene in palese violazione del segreto istruttorio. È questo aspetto che non può più essere tollerato». Ma quali tra questi lavori sono considerati prioritari dalla Lega Nord? «La nostra priorità è la riforma costituzionale della giustizia, che non va in direzione di una punizione nei confronti dell’organismo giudiziario come sostiene chi lega questo provvedimento alle vicende del premier Berlusconi. La nostra ot-
Carolina Lussana
La nostra ottica è quella di riformare la giustizia nell’interesse dei cittadini, i quali vogliono un processo veloce con un giudice effettivamente imparziale
tica è invece quella di riformare la giustizia nell’interesse dei cittadini, i quali vogliono un processo veloce con un giudice effettivamente terzo e imparziale. In questo senso appare condivisibile la proposta di separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, così come il coinvolgimento dei cittadini nella scelta del personale operante all’interno della magistratura». Come giudicate invece le altre linee principali della riforma Alfano? «Per il momento la valutazione della Lega è positiva, ma attendiamo di vedere la stesura definitiva del testo. Di certo avanzeremo anche diverse proposte: vogliamo porre correttivi all’autoreferenzialità della magistratura, evitando però di sottoporla al potere politico. Ma non è comunque questo l’intento della riforma Alfano, che punta invece a mettere sullo stesso piano difesa e accusa, con l’istituzione di un giudice veramente terzo. A ogni modo, una riforma di questo tipo è solamente una cornice: non sono sufficienti nuovi
principi nella Costituzione, ma occorreranno leggi complementari, mirate, che vadano nel concreto a migliorare il sistema giustizia». Ad esempio? «Penso alla responsabilità civile dei magistrati: è giusto rafforzare il principio scrivendolo nella Costituzione, ma la Lega nord ha già pronte alcune proposte di legge per renderlo applicabile. D’altra parte i cittadini si erano già espressi a favore con un referendum, che di fatto non ha trovato attuazione. Riteniamo invece si tratti di un principio sacrosanto». Non teme che provvedimenti come questo, ma anche quelli relativi alle intercettazioni, possano limitare l’azione degli organi inquirenti allargando quindi le maglie in termini di sicurezza? «Sulle intercettazioni il ddl approvato dal Senato lasciava intatto il sistema attuale per quanto riguarda i reati più gravi, come mafia o terrorismo. E noi non vogliamo impedirle, solo renderle utili esclusivamente come mezzi di ricerca della prova: d’altra parte si tratta di uno strumento nato per accertare la notitia criminis, non per trovarla. Insomma, vogliamo regolamentare, più che l’utilizzo, la divulgazione delle intercettazioni: è vero, è necessario tutelare il diritto di cronaca, ma allo stesso tempo vanno rispettati quelli dell’indagato». Negli ultimi tempi la nascita di nuove forze politiche presenti in Parlamento ha prodotto un riequilibrio degli assetti anche in commissione Giustizia. Come ha influito questo nell’andamento dei lavori? «La commissione è attiva e su certi temi si sono LAZIO 2011 • DOSSIER • 245
RIFORME
create anche maggioranze tra-
La Lega Nord è sempre stata garantista, basti vedere i nostri voti contrari su indulti o amnistie: non sono queste le soluzioni al problema del sovraffollamento carcerario
sversali: penso all’abolizione della possibilità di accedere al rito abbreviato per gli imputati di reati punibili con l’ergastolo, un provvedimento approvato con il voto, oltre che di Pdl e Lega, anche dell’Idv. Da tempo auspichiamo che si esca dalla politicizzazione delle questioni e dalla polemica secondo cui tutto viene approvato nell’interesse di qualcuno, in modo da poter finalmente porre mano insieme a una riforma che sia invece nell’interesse del cittadino». Si parla spesso di un presunto “baratto” tra Lega e Pdl per l’approvazione di federalismo e riforma giudiziaria. In che modo è legato il loro destino? «L’idea di baratto non corrisponde assolutamente alla realtà, anzi la trovo assurda: si tratta infatti di contenuti già previsti nel nostro programma elettorale. Ovviamente per la Lega Nord resta prioritaria la realizzazione del federalismo, ma siamo altresì convinti della necessità di intervenire sul sistema giustizia. Non dimentichiamo che dopo tanti anni la prima vera
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riforma in merito, quella dell’ordinamento giudiziario, venne avviata dal ministro Castelli». Dal “cappio” sventolato in Parlamento durante Mani Pulite a oggi, come si è modificata negli anni la vostra idea di giustizia? «Siamo sempre stati garantisti, con una particolare attenzione per i temi della giustizia che si legano alla sicurezza dei cittadini, ma anche ai costi sostenuti in materia dai piccoli imprenditori. E su certi temi ci siamo sempre distinti dal Pdl: principi come la certezza della pena per noi sono indiscutibili, basti vedere il nostro voto sempre contrario in caso di indulti o amnistie. A nostro avviso, infatti, non è questo il modo per risolvere il problema del sovraffollamento carcerario, per il quale è necessario puntare invece sulla costruzione di nuove strutture e sull’applicazione rigorosa delle norme nei confronti dei condannati stranieri».
LEGALITÀ
Colpire i capitali delle cosche Viene considerato il polo tecnologico della Guardia di Finanza. Il Servizio centrale di Investigazione sulla criminalità organizzata svolge un ruolo strategico nella lotta alle mafie. Ne delinea i contorni Luca Albertario Francesca Druidi
A Luca Albertario, capo ufficio raccordo informativo dello Scico
mmonta a circa 3 miliardi di euro il sequestro di beni riconducibili alle organizzazioni criminali ottenuto, nel corso dell’ultimo anno, dalla Guardia di Finanza anche con il supporto dello Scico, acronimo di Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata. Il trend dell’azione di contrasto si presenta, inoltre, crescente anche in questo scorcio del 2011. Sono numeri che, come evidenzia il tenente colonnello Luca Albertario, capo ufficio raccordo informativo dello Scico, conferiscono peso e sostanza all’attività di questo reparto speciale della Guardia di Finanza, impegnato nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata, in particolare sotto il profilo
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dell’aggressione dei patrimoni illeciti da quest’ultima accumulati. Su quali tipologie di dati opera lo Scico? «Per esercitare al meglio la sua funzione, lo Scico riceve dai 26 servizi interprovinciali sul territorio, i cosiddetti Ggico, Gruppi di investigazione sulla criminalità organizzata, con il concorde parere delle magistrature inquirenti, tutta una serie di informazioni sulle indagini in corso, riguardanti i reati di criminalità organizzata. Tali informazioni, rielaborate e messe a sistema, consentono al Servizio centrale di individuare possibili convergenze o sovrapposizioni tra le investigazioni sul territorio, trovando le più idonee forme di raccordo e coordinamento. Questa notevole quantità di dati viene utilizzata anche per finalità di analisi operativa, tesa a identificare le diverse dinamiche degli illeciti perpetrati sul territorio e a prevedere, attraverso una serie di indicatori di rischio, i maggiori flussi criminali e il loro evolversi nel tempo». Se e come sta cambiando in questi ultimi anni l’attività dello Scico a livello operativo e
Luca Albertario
Se si recidono i canali di approvvigionamento delle risorse, allora le speranze di rendere esangue questa dimensione criminale aumentano esponenzialmente
nologico della Guardia di Finanza, nello specifico settore della lotta alla criminalità organizzata? «Sì, fornisce adeguato e tempestivo supporto tecnico alle investigazioni più complesse e che necessitano di una iniezione di tecnologia, volta a scardinare le spesso difficili ragnatele e “schermature” che la criminalità organizzata pone sempre di più in campo per accumulare illecitamente ingenti patrimoni». Come si verifica il coordinamento con la BENI Dia, i Ggico e gli altri soggetti coinvolti nella lotta alla criminalità organizzata? E come si deIl Pil siciliano pro capite; clina l’attività del Servizio Centrale a livello il Pil degli abitanti territoriale? del settentrione sfiora invece «Lo Scico riscontra le richieste provenienti dalla i 30.000 euro Procura nazionale antimafia e intrattiene, sotto l’egida del Comando generale, relazioni operative con la Dia e la Dcsa (Direzione centrale dei servizi antidroga), oltre che con Ros e Sco, con i GRUPPI quali, peraltro, si svolgono periodici incontri. A liNumero dei gruppi vello territoriale, come già accennato, lo Scico di investigazione interprovinciali fornisce supporto info-operativo e tecnico ai Ggico. Negli ultimi anni, abbiamo creduto mol- che operano in Italia tissimo all’utilizzo di applicativi informatici che potessero innalzare il livello delle investigazioni patrimoniali, fungendo da ausilio per i reparti impegnati quotidianamente nel contrasto a sempre più pericolose e sofisticate forme di criminalità. Tra questi applicativi, ve n’è uno chiamato “Molecola” che, mettendo a sistema una serie di dati e informazioni provenienti da numerose banche dati nazionali, permette di individuare facilmente le sproporzioni tra i redditi, i patrimoni ufficialmente dichiarati dai soggetti monitorati e i patrimoni effettivamente posseduti, costituendo una
3 mld
sotto il profilo degli strumenti tecnologici impiegati? «Negli ultimi anni, l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, sul versante economicopatrimoniale, svolta dallo Scico e da tutte le unità operative della Guardia di Finanza, sulla base delle direttive strategiche del nostro comando generale, si è notevolmente rafforzata, sia sotto il profilo strettamente investigativo, con il raggiungimento di brillanti successi in termini di arresti di criminali e di sequestri di patrimoni, sia quanto a quello più propriamente tecnologico con l’utilizzo, oramai consolidato, di avanzatissimi sistemi, per esempio, di intercettazione telefonica e di monitoraggio satellitare. Il Servizio centrale, in particolare, fornisce attraverso le sue autonome risorse di uomini e mezzi, supporto informativo e operativo ai Ggico e agli altri reparti del Corpo, nel caso in cui le indagini assumano connotati di multidistrettualità, cioè interessino più aree del Paese, o di transnazionalità, nel caso siano proiettate al di fuori dei confini nazionali». È corretto definire lo Scico come il polo tec-
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LEGALITÀ
formidabile “arma” investigativa
Sopra, uomini del reparto Scico durante un’operazione
Lo Scico fornisce adeguato supporto tecnico alle investigazioni più complesse e che necessitano di una iniezione di tecnologia volta a scardinare le schermature della mafia
a disposizione dei reparti». Ritiene sufficientemente efficaci gli strumenti legislativi e operativi oggi a vostra disposizione nella lotta alle organizzazioni mafiose? «Gli attuali strumenti legislativi a disposizione delle Forze di polizia sono da considerarsi adeguati ed efficaci, anche nel panorama internazionale. Infatti, il nostro paese è dotato di una robusta e organica legislazione antimafia che si poggia, in estrema sintesi, nella possibilità di aggredire i capitali e i patrimoni accumulati dalla criminalità che risultino sproporzionati ai redditi e alle manifestazioni economiche dichiarate, per così dire “ufficiali”, anche se riconducibili ai cosiddetti prestanome dei mafiosi, i quali, con tecniche sempre più sofisticate -diciamo manageriali- cercano di interporre, tra loro e i beni illecitamente raccolti, filtri e diaframmi, allo scopo di disperdere il più possibile le tracce dei reati commessi. Accanto a questi strumenti legislativi, si collocano poi l’impegno e le elevate potenzialità operative di tutte le Forze di polizia e, in primis, della Guardia di Finanza, soprattutto
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sul fronte economico-patrimoniale». Cosa fare allora per potenziare ulteriormente l’azione di contrasto? «Determinante è continuare sulla strada già intrapresa, colpendo, cioè, i capitali mafiosi. Più che di mafie oggi si deve parlare di imprese mafiose e, quindi, l’atteggiamento degli organi preposti al contrasto si deve collocare in questa lunghezza d’onda, ossia incidere sulle organizzazioni criminali tenendo conto della loro struttura, delle loro capacità di infiltrazione nel tessuto dell’economia legale e del loro, pur sempre presente, bagaglio di violenza e di intimidazione che viene esercitato sempre più “a ragion veduta”. E per colpire l’impresa mafiosa, distruggendola alla radice, bisogna indirizzarsi verso i capitali. Se si recidono i flussi di finanziamento e i canali di approvvigionamento delle risorse, allora le speranze di rendere esangue questa dimensione criminale aumentano esponenzialmente».
SICUREZZA SUL LAVORO
Un’emergenza che mette tutti d’accordo L’attenzione per la sicurezza sul lavoro è alta e gli ultimi dati parlano di un trend positivo. Ma Oreste Tofani invita a non abbassare la guardia: «perché anche se dovesse morire una sola persona sarebbe un dramma» Michela Evangelisti
«L
a sensibilità generale verso il tema della sicurezza sul lavoro è sicuramente aumentata». Non ha dubbi Oreste Tofani, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle morti bianche. Sul problema sono stati accesi potenti riflettori e sono state date anche risposte significative. «Credo che la più importante dal punto di vista legislativo sia il testo unico, decreto 81 del 2008, che ha dato un corpus alle normative affinché le stesse possano essere meglio colte sia dai datori di lavoro che dai lavoratori stessi. Altre successive disposizioni di legge
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hanno poi creato collegamenti con il mondo della scuola, per promuovere una cultura della difesa dei luoghi di lavoro dagli incidenti e in generale della salute». Quale bilancio può tracciare dopo più di due anni di attività della commissione? «Parlerei piuttosto degli ultimi 5 anni. Ero presidente della commissione già durante la legislatura 2005/2006 e nel 2008, nonostante l’area politica alla quale appartengo fosse all’opposizione, ebbi la gratificazione di essere confermato. Questo a testimonianza che tutte le componenti politiche che fanno parte di questa commissione ritengono che questa non debba essere luogo dello scontro
Oreste Tofani
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Dalla nostra analisi emergono aspetti sconcertanti: la maggior parte delle macchine agricole, soprattutto trattori, non rispettano le norme di sicurezza
politico ma del ragionamento che tende a una sintesi, perché affrontiamo un tema che sta a cuore a tutti. In questi anni la commissione ha svolto un lavoro pressante d’inchiesta, attraverso missioni e audizioni, per comprendere a fondo il problema; abbiamo così fornito importanti elementi per la definizione del decreto 81 del 2008». Quali sono oggi le vostre priorità? «Al momento stiamo affrontando il tema dell’agricoltura. Dalla nostra analisi emergono aspetti sconcertanti: la maggior parte delle macchine agricole, soprattutto trattori, sono fuori dalle norme di sicurezza, non hanno protezioni: né eventuali cinture, né un tetto rigido che eviti lo schiacciamento in caso di ribaltamento. Stiamo elaborando questi elementi per formulare delle proposte ai ministeri competenti, con l’obiettivo di colmare le lacune ancora presenti. Questo è uno dei nostri modi di operare. Oppure, quando arrivano norme di carattere generale che possono riguardare anche il settore della sicurezza sul lavoro, apriamo un confronto con i ministri di riferimento per individuare elementi che possono dare adito a interpretazioni non chiare». Testo unico sulla sicurezza sul lavoro: quali sono stati finora gli effetti concreti e quali sono invece i problemi applicativi ancora presenti? «Il Testo unico ha rappresentato un momento di sintesi per poter dare ai soggetti coinvolti dei riferimenti e dei chiarimenti sui comportamenti da tenere. Il testo per alcuni aspetti non è stato ancora completamente definito, perché vi sono alcuni atti amministrativi di secondo livello che devono essere ancora licenziati. La motivazione di questo ritardo è che molti argomenti fanno riferimento a tavoli complessi, che coinvolgono Stato e Regioni, forze sindacali e altri soggetti. Sono comunque ottimista: credo che nel giro di pochi mesi la gran parte delle deleghe potrà essere definita». Uno dei settori più critici per il rispetto delle
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Oreste Tofani, senatore del Popolo della Libertà e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle morti bianche
980 MORTI BIANCHE
Le vittime di eventi fatali denunciate all’Inail nel 2010 secondo le stime preliminari
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AGRICOLTURA Le vittime nel 2009 nel settore agricoltura; nel 2008 erano 128
norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro è quello degli appalti dove si riscontrano talora ribassi eccessivi nelle offerte, con il rischio di comprimere i costi della sicurezza. «È un punto sul quale stiamo battendo molto: dobbiamo contrastare con determinazione il massimo ribasso, tenendo conto di un limite: non possiamo comprimere il principio della concorrenza, che è garantito anche a livello comunitario. Per far fronte a questo problema molto dipende anche dalle amministrazioni e dalle stazioni appaltanti, che potrebbero evitare lo strumento del massimo ribasso: anche in questo caso è fondamentale il collegamento tra il potere legislativo e quello che viene gestito sul territorio». LAZIO 2011 • DOSSIER • 265
SICUREZZA SUL LAVORO
Tutelare sicurezza e salute La prevenzione in ambito di sicurezza sul lavoro dovrebbe essere il primo obiettivo delle imprese per limitare i rischi. L’avvocato Francesco Compagna spiega quali sono le innovazioni legislative che sono intervenute negli ultimi anni Nicolò Mulas Marcello
S L’avvocato Francesco Compagna
viluppare una più diffusa cultura della sicurezza sul lavoro è il primo passo per evitare fatali incidenti che ogni anno siamo costretti a leggere. Molto si sta facendo per sensibilizzare le coscienze su questo fronte ma «tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori – sostiene Francesco Compagna – vuol dire anche consentire che vengano svolte ricerche autorevoli su temi collegati ai rischi che possono correre i lavoratori». Negli ultimi anni il problema della sicurezza negli ambienti di lavoro è stato uno degli argomenti di maggiore impegno per le imprese. Si è sviluppata secondo lei una maggiore consapevolezza su questo tema? «Sicuramente c’è stata maggiore attenzione su questo tema negli ultimi anni non solo a livello giuridico ma anche sul piano politico grazie ad alcuni messaggi del presidente Napolitano e agli interventi normativi del governo. È un tema di cui si è parlato molto e penso che come sempre la sensibilità politica per un certo tema abbia delle conseguenze positive anche per quanto riguarda aziende che in qualche modo hanno recepito questa sensibilità. Dal punto di vista penalistico c’è un difetto storico, un atteggiamento forse criticabile che si riscontra spesso nel nostro paese e che è quello di intervenire e di criminalizzare
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soltanto dopo che un danno si è verificato. Il problema dei controlli preventivi che sono legati a una efficace azione amministrativa, invece spesso fa emergere delle carenze». La normativa del decreto legislativo 626/94 è stata meglio definita e continuano le innovazioni legislative in materia anche, se a volte, permangono aree di incertezza sul comportamento da tenere. Cosa è cambiato dal punto di vista legislativo negli ultimi anni? «Ci sono ulteriori specificazioni. Non sono però convinto che una normativa molto specifica che interviene nel dettaglio dei singoli comportamenti da tenere sia di per sé utile sul tema della sicurezza sul lavoro perché l’impresa è un mondo in divenire. Talvolta un’eccessiva specificità delle disposizioni finisce per suscitare un atteggiamento di tipo burocratico a cui si cerca di adempiere sul piano formale invece che porre costantemente il problema della sicurezza. È ovvio che un sistema di controlli presuppone che ci siano adempimenti formali ma a mio avviso non si può neanche pensare che un’azienda si impegni in maniera così costosa e così faticosa sull’ adempimento di una serie di incombenze formali in quanto l’effetto diventa quello di una deresponsabilizzazione. Con la riforma del
Francesco Compagna
2008 si è specificato nel testo normativo l’istituto della delega di funzione che già era stato recepito in ambito giurisprudenziale e nel quale è scritto che il datore di lavoro non può essere sempre tenuto responsabile in quanto può capitare che egli abbia delegato alcune funzioni in particolare quella sulla sicurezza sul lavoro a un altro soggetto. Il legislatore ha ritenuto specificare i requisiti della delega per evitare che ci sia un passaggio di responsabilità legato semplicemente a un dato formale. Occorre pertanto dimostrare che la delega è stata scritta, che la persona scelta abbia le competenze necessarie e che ci sia un’autonomia di spesa per poter individuare i problemi da trattare». Ci sono ancora lacune legislative? Come andrebbe migliorato il sistema normativo della sicurezza sul lavoro? «Nella mia esperienza di penalista ho riscontrato che non sempre al momento dell’accertamento delle responsabilità in ambito giudiziario si riesce davvero a separare con attenzione quelli che sono i casi di negligenza e grave noncuranza da quelli in cui l’infortunio si verifica per una serie di concomitanze. Osservare tutto con il senno di poi porta ad appiattire i giudizi e renderli tutti uguali mentre il problema è rappresentato dal fatto che
esistono alcune imprese che sopravvivono perché risparmiano sulla sicurezza. In ambito edile infatti i costi di chi rispetta le regole sono diversi da chi non lo fa. Si tratta di un problema di legalità generale delle imprese che va al di là dello specifico della sicurezza sul lavoro». L’articolo 28 del decreto legislativo 81/08 prevede che l’oggetto della valutazione dei rischi debba riguardare tutti i rischi compresi quelli connessi allo stress lavoro-correlato. Ciò comprende la categoria di rischi psicosociali ossia all’organizzazione, alla progettazione del lavoro e alle condizioni socio-ambientali che possono influire in modo preponderante sul benessere del lavoratore. Vengono applicate le leggi in questo contesto? «Sono fenomeni di cui si parla molto ma di cui è particolarmente difficile l’accertamento. Credo che sia il caso di intervenire sulla prevenzione, qualche volta anche attraverso attività di ricerca, poiché molti fenomeni sono a noi sconosciuti. Oggi parliamo dei danni dell’amianto come una cosa certa ma fino a qualche anno fa non se ne conosceva la reale pericolosità. Oggi ci sono tanti altri fenomeni che noi non conosciamo. Tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori vuol dire anche consentire lo svolgimento di ricerche autorevoli su temi di questo tipo. Non è tanto lo stress del singolo lavoratore, che può anche essere difficile da percepire, ma ci sono intere categorie di lavoratori che sono sottoposte a pericolo in quanto svolgono lavori particolarmente usuranti. Su questo noi paghiamo la mancanza di indagini statistiche e sociologiche sufficientemente attendibili e alla fine di ogni anno andiamo a valutare quanti sono stati i morti sul lavoro. Molto spesso le cause dei problemi connessi a malattie professionali si manifestano molto prima del verificarsi dell’evento. Maggiore attenzione alla prevenzione è quindi d’obbligo». LAZIO 2011 • DOSSIER • 267
SICUREZZA SUL LAVORO
Controlli e provvedimenti che salvano la vita Irregolarità nel montaggio dei ponteggi e mancato utilizzo di dispositivi di protezione. Sono queste, spiega il colonnello Luciano Annicchiarico, le principali violazioni rilevate dai Carabinieri per la tutela del lavoro Michela Evangelisti
N Il colonnello Luciano Annicchiarico, comandante dei Carabinieri per la tutela del lavoro
el campo della sicurezza sul lavoro giocano un ruolo fondamentale e il Testo unico del 2008 ne ha confermato e rafforzato le competenze in materia di vigilanza e controllo. Grazie alla loro qualifica i 460 uomini del comando Carabinieri per la tutela del lavoro operanti sul territorio nazionale hanno libero accesso, senza alcun limite orario e senza la necessità di provvedimenti dell’attività giudiziaria, a tutti i luoghi di lavoro. Possono sentire direttamente sia il datore di lavoro sia i singoli lavoratori, senza la necessità della presenza di un legale, e hanno la facoltà di adottare ogni provvedimento, compresi la sospensione dell’attività e il sequestro dell’unità produttiva, qualora lo preveda la normativa vigente. Che bilancio potete stilare degli ultimi mesi di attività? «Nel corso del 2010 nel settore edilizia e costruzioni i Carabinieri per la tutela del lavoro
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hanno effettuato 3.432 attività ispettive, dalle quali sono scaturite 5.924 prescrizioni e 32.398 ammende, per un importo di circa 11 milioni di euro. Sono stati inoltre sequestrati 97 cantieri e sospese 882 attività imprenditoriali per motivi di sicurezza. Le principali violazioni al Testo unico sulla sicurezza sono state relative alla prevenzione infortuni nelle costruzioni in quota (2.104): si tratta di violazioni attinenti la regolarità del montaggio e dell’utilizzo di impalcature e ponteggi, ovvero della mancanza dell’utilizzo di dispositivi di protezione individuale per i lavori in quota (cintura di sicurezza e casco). Altrettanto frequente è l’omessa informazione, formazione e addestramento dei dipendenti (1091), nonché il rispetto delle norme legate all’igiene sul lavoro (757)». Avete ultimamente condotto qualche operazione particolarmente rilevante?
Luciano Annichiarico
«Quotidianamente le direzioni provinciali del lavoro operano insieme ai colleghi dell’Arma territoriale con una fondamentale osmosi info-operativa che rende più efficace l’attività di vigilanza. Grazie a questa collaborazione, a seguito degli episodi di Rosarno enfatizzati dai mass media all’inizio del 2010, il ministero del Lavoro ha predisposto una campagna di vigilanza straordinaria in Campania, Calabria e Puglia per la lotta al lavoro sommerso nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia. La campagna ha permesso di ispezionare 3.770 aziende nel settore agricolo, delle quali 1.693 sono risultate irregolari. Sono state sospese per lavoro nero 94 attività imprenditoriali e individuate 11.106 posizioni lavorative fittizie, ovvero prestazioni previdenziali indebite. Nel settore edile, invece, su 6.647 aziende ispezionate 4.049 sono risultate irre-
golari; sono state sospese in tutto 823 attività imprenditoriali». Quali sono nel Lazio le dimensioni del fenomeno del lavoro nero e delle irregolarità nelle assunzioni? «Nel Lazio nell’anno 2010 su 2.950 lavoratori controllati, 413 sono risultati in nero. I minori irregolari sono stati 13, mentre gli extracomunitari irregolari 40, di cui 15 clandestini. Per lavoro nero sono state comminate sanzioni per un totale di oltre 3 milioni di euro. Poiché la legge permette di sospendere l’attività lavorativa qualora risulti non registrato più del 20% del personale dipendente, sono state sospese 119 attività per lavoro nero». Qual è la tendenza relativamente alla prevenzione degli infortuni e delle morti bianche? «Il Testo unico sulla sicurezza del 2008 ha creato nuovi presupposti per una miglior qualità e gestione della materia: il legislatore ha voluto reimpostare il carattere della sicurezza e dei controlli, coinvolgendo tutte le parti interessate, affinché la loro interazione creasse il giusto stimolo e i giusti presupposti per far sì che le situazioni di pericolo fossero eliminate nel segno della loro prevedibilità, in rapporto all’evoluzione scientifica raggiunta nel contesto storico-sociale».
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IRREGOLARI I lavoratori risultati in nero ai controlli svolti nel Lazio nel 2010
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AZIENDE Le attività imprenditoriali sospese in regione nel 2010 per lavoro nero
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SICUREZZA SUL LAVORO
Missione prevenzione «Zero infortuni». È questo per Giuseppe Lucibello, direttore dell’Inail, l’obiettivo finale. «Credo che oggi sia in atto un impegno autentico da parte di tutti: associazioni datoriali, sindacati, mondo del welfare, parlamento e Governo» Michela Evangelisti
G
A destra, Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail
li ultimi dati mostrano come l’andamento del fenomeno infortunistico sia sensibilmente migliorato nel nostro Paese; se nel 2001 le vittime di eventi fatali denunciate all’Inail erano 1.546 nel 2010, secondo le stime preliminari, il bilancio è sceso a 980 casi. «Questo risultato, se di certo non deve essere motivo di rallegramento, perché anche una sola vittima è inaccettabile – osserva il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello –, ci fa capire che la strada intrapresa è quella giusta». Nel Lazio nel 2009 sono stati denunciati 55.585 infortuni che, comparati con il 2008, evidenziano una contrazione del fenomeno pari al 4%. I dati non sono ugualmente incoraggianti per quanto riguarda invece gli infortuni mortali: nel 2009 sono stati 99, a fronte degli 85 del 2008, con un aumento dei casi pari quindi a 14 unità. Uno dei settori più colpiti è quello agricolo. Quali interventi di prevenzione sarebbero necessari? «L’agricoltura è uno dei settori più delicati sotto il profilo infortunistico, sebbene anche in questo caso le statistiche dell’Inail registrino un sensibile miglioramento in atto. Nel 2009 gli infortuni nel comparto erano scesi dell’1,4% e l’andamento è ulteriormente progredito l’anno scorso, con una contrazione del 4,9%. La situazione, poi, è stata ancora più positiva per quanto riguarda i casi mortali, che dal 2008 al 2009 sono scesi da 128 a 115. Al
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Giuseppe Lucibello
I numeri relativi agli incidenti “in itinere” sono altissimi; bisogna accrescere la cultura della sicurezza stradale, con progetti che coinvolgano anche gli studenti
di là di queste percentuali, però, non si può negare quanto la prevenzione giochi un ruolo determinante; l’Inail sta facendo molto, soprattutto attraverso la promozione di una politica di incentivi a sostegno delle imprese che vogliono investire in sicurezza». È stato appena presentato un documento, realizzato con il coordinamento di Inail e Consorzio Elis, frutto della collaborazione di 14 grandi imprese italiane, che definisce un modello comune di sistema di gestione della sicurezza sul lavoro. Quale valore assume? «Si tratta di un vero e proprio paradigma aziendale, il cui valore è decisamente superiore a quello di una semplice operazione di benchmark. Fare prevenzione, infatti, significa anche fare progettualità: una progettualità reale, al passo con i tempi. Da questo punto di vista il sistema di gestione della salute e della sicurezza sul lavoro messo a punto dalle 14 grandi imprese coordinate da Inail e Consorzio Elis ha tutti i requisiti per essere esportato e potrà diventare un vero e proprio
punto di riferimento. Inail, proprio in questi giorni, sta poi ultimando uno specifico modello “a misura” di pmi, la tipologia d’impresa che, da sola, rappresenta circa il 98% del tessuto economico nazionale». DENUNCE Come giudica l’insieme delle politiche attuate a tutela della sicurezza dei lavoratori? Gli incidenti “in itinere” «Negli ultimi anni sono stati realizzati alcuni in occasione interventi d’importanza strategica non solo di lavoro che si sono verificati nel corso per quanto riguarda la sicurezza in generale del 2009 in Italia. ma, nello specifico, a favore di un potenziaIl dato esatto è 50.745 mento delle funzioni dell’Inail. Mi riferisco, in particolare, all’opera di sintesi legislativa realizzata attraverso il Testo unico per la sicurezza, al successivo decreto legislativo 106/2009 e, infine, alla recente manovra estiva, che hanno posto quelle basi giuridiche INFORTUNI che oggi vedono il nostro Istituto non più Gli episodi denunciati come il semplice titolare della funzione assi- nel Lazio nel 2009, a fronte degli 8.335 curativa “classica”, ma di competenze a tutto casi del 2008. Il dato esatto campo in materia». è 8.371 Le statistiche dicono che il 54,1% delle morti sul lavoro è causata da incidenti stradali. Nella comune ottica della prevenzione è stato firmato un protocollo di collaborazione tra il capo della Polizia e il presidente dell’Inail. Quali progetti s’intendono avviare? «La legislazione italiana classifica come in-
50 mila
8 mila
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SICUREZZA SUL LAVORO
L’agricoltura è uno dei settori più delicati sotto il profilo infortunistico, sebbene anche in questo caso le statistiche registrino un sensibile miglioramento in atto
fortuni sul lavoro anche gli incidenti stradali sulla difficoltà delle aziende di mettersi in
5%
AGRICOLTURA Il calo di episodi d’infortunio verificatesi nel settore agricolo lo scorso anno in Italia
99
DECESSI Il numero di morti bianche verificatesi nel Lazio durante il 2009, a fronte degli 85 del 2008, con un aumento dei casi pari a 14 unità
“in itinere”, quelli che si verificano nel corso del tragitto tra la casa e il luogo della propria occupazione e viceversa. Secondo gli ultimi dati ufficiali (2009) l’Inail ha registrato 75.048 denunce, 262 delle quali per eventi mortali. A tutto ciò dobbiamo aggiungere anche gli incidenti stradali in occasione di lavoro, cioè che si verificano nello svolgimento di professioni in cui il viaggio rappresenta un aspetto importante dell'attività o dove la strada stessa costituisce la sede di lavoro. Nel 2009 in questa specifica categoria le denunce pervenute all’Istituto sono state 50.745, di cui 308 per eventi fatali. Sono numeri altissimi, che ci fanno capire l’importanza del protocollo di collaborazione tra la Polizia e l’Inail, grazie al quale potrà essere avviata una serie di progetti finalizzati alla crescita della cultura della sicurezza stradale, che coinvolgeranno anche gli studenti». Le imprese hanno mostrato enorme interesse nei confronti degli incentivi messi a disposizione dall'Inail per gli investimenti in sicurezza. Quanto la crisi ha influito
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sicurezza? «Preferirei interpretare il fenomeno al contrario: malgrado la difficile congiuntura una parte significativa delle aziende ha comunque considerato la sicurezza un intervento prioritario, come dimostra l’andamento infortunistico in continuo miglioramento di questi ultimi anni. Poter disporre di denaro da investire è comunque per le imprese un problema autentico. Basti pensare che nell’ambito del primo “click day” dello scorso gennaio, a fronte di 60 milioni di euro di incentivi stanziati dall’Inail, i progetti pervenuti e ritenuti ammissibili sono stati 19.410, per un budget complessivo richiesto di circa 778 milioni. Questa massiccia partecipazione ci fa anche comprendere che se nel passato l’imprenditore tendeva a interpretare la sicurezza come un “costo” e una voce passiva di bilancio, adesso la considera un reale investimento. Perché un incidente - al di là del dramma umano di chi lo subisce - significa anche dover sostenere perdite ingenti di denaro, di immagine e di clientela».
GIUSTIZIA TRIBUTARIA
Un interlocutore credibile per le istituzioni Il rapporto con le istituzioni è al centro della mission dell’Istituto nazionale dei tributaristi. Un dialogo, ricorda il suo presidente Riccardo Alemanno, che dà un contributo al Paese e un valore aggiunto per ciascun iscritto all’associazione Renata Gualtieri
T
ra gli obiettivi prioritari dell’Istituto nazionale dei tributaristi c’è l’inserimento dell’associazione nell’elenco dei soggetti autorizzati a partecipare alle piattaforme professionali europee. L’Int ha già superato tutti gli esami previsti dalla normativa di riferimento (D.Lgs. 206/2007), il testo del decreto è pronto, manca solo la firma del ministro della Giustizia Angelino Alfano. L’Associazione è inoltre impegnata al tavolo della riforma fiscale voluto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, «partecipiamo a tutti i gruppi di lavoro – spiega il presidente Riccardo Alemanno – e forniremo il nostro contributo derivante dalla profonda conoscenza delle problematiche applicative delle norme tributarie». Senza però dimenticare l’impegno sull’aggiornamento professionale obbligatorio degli iscritti, che impone un forte investimento in termini di risorse, nonché l’impegno concreto nel sociale. Che tipo di rapporto lega il tributarista dell’Int alle istituzioni e ai contribuenti? «Essendo tutti i tributaristi iscritti alla sezione intermediari fiscali abilitati dell’Int, è evidente che il loro rapporto con le istituzioni, in particolar modo la pubblica amministrazione, e i
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cittadini è molto stretto e soprattutto continuativo; si tratta di veri e propri “mediatori” tra la norma tributaria, la sua corretta applicazione e l’utenza. Il rapporto con le istituzioni è anche al centro della mission dell’Int: essere interlocutore credibile, oltre a dare un contributo al Paese, fornisce un innegabile valore aggiunto per ciascun singolo iscritto». Quali aspetti dovrà affrontare la riforma fiscale? «Abbiamo l’onere e l’onere di essere stati chiamati al tavolo di confronto con molta serietà affrontiamo questo impegno. Riteniamo la riforma fiscale importante e necessaria per il Paese. Prima di riformare il fisco, bisognerà concretamente trovare le risorse economiche perché se l’aspettativa principale, da parte dei contribuenti, è la riduzione della pressione fiscale - auspicata anche da parte nostra - bisognerà compensare una riduzione delle entrate con altre risorse. In questo senso operano i gruppi di lavoro nominati da Tremonti su bilancio e patrimonio pubblico,
Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto nazionale dei tributaristi
Riccardo Alemanno
economia sommersa, erosione fiscale e sulla sovrapposizione tra stato fiscale e sociale. Nel frattempo si potrebbe agire sulla semplificazione degli adempimenti, ma oggi in ambito tributario, e non solo, incontriamo quotidianamente un incremento della burocrazia; una semplificazione reale troverebbe il favore dei contribuenti e l’effetto di ridurre anche i costi per imprese e persone fisiche». In che modo i tavoli europei sul fisco possono migliorare le condizioni della giustizia tributaria in Italia? «Partecipare ai tavoli europei darà modo all’Int di potere evidenziare le problematiche della profes-
È NECESSARIO RIFORMARE IL CONTENZIOSO TRIBUTARIO «Una migliore funzionalità del processo, una adeguata professionalità dei giudici tributari, una parità nel rapporto tra le parti ed una celerità nei gradi di giudizio». È la proposta dell’Anti, che emerge dalle parole del presidente Mario Boidi Associazione nazionale tributaristi italiani ha presentato di recente un testo legislativo fatto proprio dalla commissione Finanze del Senato per la regolamentazione dell’abuso del diritto e ha predisposto un testo di riforma del processo tributario in presentazione». Mario Boidi, presidente dell’Associazione Nazionale Tributaristi Italiani spiega quale contributo dà l’Anti ai processi riformatori del diritto tributario. È possibile cercare di raggiungere una fiscalità equa e collaborare lealmente con l’Amministrazione finanziaria? «È senz’altro possibile ove si seguano da parte dell’amministrazione finanziaria i principi di reciprocità e di rispetto regolamentati nello statuto del contribuente (Legge 27/7/2000 n. 212)». Come si può modernizzare il processo tributario e ridare
«L’
garanzie alle imprese di essere sottoposte a un giusto processo? «È necessario riformare il contenzioso tributario, così come l’Anti ha proposto, attraverso una migliore funzionalità del processo, una adeguata professionalità dei giudici tributari, una parità nel rapporto tra le parti ed una celerità nei gradi di giudizio». È giusto richiedere al contribuente o all’impresa il rimborso di presunte tasse non pagate, nonostante il contenzioso sia ancora aperto? «Dipende purtroppo dalla normativa in vigore che deve invece essere adeguata alle esigenze di incasso dello Stato ma anche al rispetto delle disponibilità finanziarie del contribuente». Come snellire i tempi della giustizia tributaria? «Occorre innanzitutto realizzare rapidamente un testo di riforma del
contenzioso tributario». In che modo sono stati armonizzati gli ordinamenti fiscali italiani con quelli dell’Ue? «L’armonizzazione è purtroppo limitata all’Iva pur nella differenziazione delle aliquote tra i diversi Stati Ue. Non è per ora prevedibile un’armonizzazione delle imposte dirette».
Mario Boidi, presidente dell’Associazione nazionale tributaristi italiani
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GIUSTIZIA TRIBUTARIA
sione di tributarista e questa è direttamente con- professionali, ne abbiano frainteso le peculiarità.
Sopra, i partecipanti alla tavola rotonda sul federalismo, da sinistra Alemanno, Ricci, Coco, Cazzola, Bechis, Morando, Chiusoli, Del Ghingaro
nessa alla giustizia tributaria nel nostro Paese; ma più che i tavoli europei, riteniamo importante per lo snellimento della giustizia tributaria il tavolo della riforma fiscale. Un corretto rapporto tra fisco e contribuente non può non essere influenzato dalla giustizia tributaria, che a sua volta è influenzata da norme spesso troppo complesse e di difficile interpretazione». La conciliazione entra in vigore il 21 marzo prossimo. Come ci si prepara? «Da quando si è iniziato anni fa a parlare di conciliazione l’Int ha subito individuato questo ambito come una opportunità sia per i cittadini, sia per i professionisti che si sarebbero dedicati a questa nuova funzione professionale. Abbiamo organizzato corsi e partecipato a progetti con enti e istituzioni, inoltre siamo tra i soci fondatori dell’Associazione per la diffusione della conciliazione. Oggi con l’obbligatorietà certamente si apriranno nuovi scenari, ma aspettiamo a gioire perché la conciliazione, o meglio la mediazione, con l’obbligatorietà rischia di diventare un ulteriore costo per gli utenti. Ma è presto per capirne gli effetti, l’importante che non si confonda la media-conciliazione con l’arbitrato o altre forme di accordo; invece la sensazione è proprio quella che molti soggetti, compresi alcune categorie
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I nostri tributaristi hanno partecipato e parteciperanno ai corsi per diventare mediatori sotto il coordinamento del delegato alla conciliazione, il segretario nazionale dell’Int Edoardo Boccalini, ma il fatto che diventi uno strumento di civiltà non dipende solo dalla norme ma anche dall’uso che se ne farà». A proposito di evasione ed elusione fiscale, a che punto siamo? «L’evasione e l’elusione sono due aspetti della stessa problematica derivante da una eccessiva pressione tributaria e da un eccesso di complicazione e quindi di confusione normativa. Negli ultimi anni si sono fatti passi in avanti soprattutto in termini di lotta all’evasione, con nuovi strumenti e metodologie di controllo, ma è necessario creare già dalle scuole un rinnovato senso civico. Certamente ciò dovrà andare di pari passo alla già citata riforma fiscale. Non è possibile che il prelievo fiscale e quello contributivo superino il 60% del reddito. Inoltre, è importante che siano ben individuati i soggetti che non hanno comportamenti regolari, siamo contrari ai controlli per categorie che pongono sullo stesso piano evasori e non, per questo salutiamo con favore l’utilizzo di un rinnovato “redditometro” che colpisca in modo preciso chi opera in modo scorretto».
GIUSTIZIA TRIBUTARIA
Crescono le controversie ma tiene il sistema «Assicurare l’efficienza della giustizia tributaria, sollecitare il ministero a provvedimenti amministrativi per migliorare il servizio giustizia e tutelare le ragioni di carattere materiale dei giudici tributari». È l’impegno dell’Associazione magistrati tributari, illustrato dal presidente Ennio Sepe Renata Gualtieri
L’
organico iniziale dei magistrati tributaristi, risale alla tabella legata al decreto legislativo 545 del 1992 che prevedeva 8.424 magistrati tributari distribuiti nei vari uffici. Nell’aprile 2008 l’organico Visco ha ridotto drasticamente il numero di magistrati fino a scendere a 4.593, numero che andrebbe distribuito in maniera differente perché «ci sono uffici nei quali questo organico è insufficiente, e non si riesce a far fronte ai tempi celeri della giustizia tributaria, e altri in cui questo organico è sovrabbondante rispetto alle esigenze, specie in Italia meridionale». Attualmente, considerato che da molto tempo che non si bandiscono concorsi, l’organico si è ridotto a 3.484 giudici tributari e questo è per il presidente EnEnnio Sepe, nio Sepe un numero assoluta- presidente dell’Associazione mente insufficiente. magistrati Le controversie tributarie dei tributari purtroppo sono in crescita: quali ritiene siano le cause di questo progressivo aumento? «La crescita delle controversie tributarie, di cui ha parlato nell’audizione di metà dicembre il direttore generale del Dipartimento finanze, esiste ma non è tale da giustificare interventi speciali. Quando nel 1996 entrarono in funzione le attuali commissioni tributarie, c’era una pendenza di 4,5 milioni di cause tributarie. Questa pendenza si è poi progressivamente ridotta fino
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Ennio Sepe
ad arrivare a meno di 600.000 cause nel 2007. Nel 2009 è vero che sono cresciute le cause ma di poco e non c’è un problema di collasso come quello della giustizia ordinaria. Si vorrebbe giustificare un eventuale intervento sulla giustizia tributaria con l’aumento delle cause, ma non è così perché ancora oggi abbiamo tempi medi di definizione in due anni delle cause tributarie nei due gradi di merito. Non c’è quindi bisogno di un intervento straordinario ma va distribuito solo meglio l’organico, coprendo i posti che sono vacanti e dotando le commissioni tributarie di personale amministrativo che è necessario sia per gli adempimenti che devono precedere la tenuta dell’udienza sia per quelli successivi alla decisione della causa». L’introduzione del federalismo fiscale potrebbe contribuire a questa crescita? «Assolutamente sì, perché il federalismo fiscale prevede un atteggiamento impositivo da parte degli enti locali e questo potrebbe comportare istituzione di nuovi tributi e quindi anche di un nuovo contenzioso. Bisognerà anche verificare quale grado di competenza esprimeranno gli organi locali, e soprattutto i Comuni e le Regioni,
che dovranno istituire nuovi tributi avvalendosi di organismi qualificati quanto a competenze e conoscenze dei meccanismi tributari». Anche l’area dell’evasione è assolutamente in crescita, è stata calcolata nel 2010 una cifra di ben 130 miliardi di euro. Quale sarà l’impegno dell’Associazione magistrati tributari per frenare questo fenomeno? «I dati dell’Agenzia delle Entrate dicono questo e nel sistema occidentale infatti siamo il Paese che registra un’evasione molto più vistosa degli altri. L’impegno dell’Associazione sarà quello di assicurare l’efficienza della giustizia tributaria, sollecitare il Ministero ai provvedimenti amministrativi, necessari per rendere migliore il servizio giustizia, tutelare le ragioni di carattere materiale dei giudici tributari, che oggi ad esempio, come compenso prendono delle cifre che sono assolutamente irrisorie. Un giudice tributario che può amministrare cause nell’ordine di milioni di euro, quindi di un’estrema complessità, percepisce se è relatore della causa 30 euro a sentenza. Questo può portare ad una sorta di distacco nell’impegno dell’esercizio della funzione. Oggi la giustizia LAZIO 2011 • DOSSIER • 287
GIUSTIZIA TRIBUTARIA
tributaria va avanti soprattutto
I dati parlano di 130 miliardi di euro di evasione nel 2010 e infatti nel sistema occidentale siamo il Paese che registra un’evasione molto più vistosa degli altri
a titolo di volontariato, cosa che però non può assolutamente andare avanti». Quali le critiche che oggi andrebbero mosse all’attuale assetto della giustizia tributaria? «Tra le critiche da avanzare c’è la mancanza da parte del Ministero di una sufficiente consapevolezza di trovarsi in rapporto con organi di natura giurisdizionale, perché le commissioni tributarie scontano nel lontano passato una natura amministrativa degli organi stessi che poi si è giurisdizionalizzata gradualmente nel tempo. Il ministero ora considera in qualche misura gli uffici delle commissioni tributarie come proprie appendici, alla stregua di uffici amministrativi interni. Questo non va bene nel caso di direttive che riguardano l’interpretazione di norme giuridiche, che non può che essere affidata al magistrato, perché l’indipendenza è proprio la caratteristica che contraddistingue un organo di natura giurisdizionale. Lo stesso discorso vale considerare le segreterie non in funzione del rapporto di collaborazione e assistenza che devono assi-
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curare ai giudici, ma come emanazione del Ministero per attività che non hanno nulla a che vedere con l’attività giudiziaria. Ha stigmatizzato proprio qualche mese fa una richiesta che veniva dalla Direzione generale della giustizia tributaria fatta ai direttori amministrativi delle commissioni regionali. «Si chiedeva di stipulare con la direzione generale dell’Agenzia delle Entrate una convenzione attraverso la quale le commissioni, attraverso i segretari, dovevano trasmettere copia di tutte le sentenze, indipendentemente da una richiesta specifica, nelle quali era parte l’Agenzia delle Entrate. È una cosa assurda perché è evidente non è prevista questa attività da nessuna norma che disciplina la competenza del ministero nei confronti delle commissioni e disattende il potere di direzione degli uffici che compete al presidente della commissione».
POLITICHE SANITARIE
Nuovi modelli di assistenza sanitaria Gli italiani invecchiano e le risorse disponibili vanno spese con occhio attento alla qualità. Il ministro Ferruccio Fazio illustra il nuovo piano sanitario nazionale 2011-2013, che segna il passaggio dalla sanità “ospedalocentrica” a quella “a rete” Michela Evangelisti
«I
cambiamenti del nostro tempo richiedono nuovi modelli di assistenza sanitaria». Così il ministro della Salute commenta l’attuale sfida della sanità italiana, alla ricerca di un compromesso tra fabbisogni crescenti e risorse sempre più limitate. «Per aumentare la qualità e assicurare la sostenibilità economica del sistema occorre contemperare sempre meglio i requisiti di efficacia e di efficienza dei trattamenti – spiega Ferruccio Fazio –, promuovere l’appropriatezza clinica, erogando le prestazioni sanitarie adeguate alla condizione clinica di ogni paziente, e l’appropriatezza organizzativa, rivedendo l’assistenza in un apporto organico tra l’ospedale e il territorio». Il passo da compiere è quello di trasformare la sanità italiana da “ospedalocentrica” a rete, così da poter integrare l’ospedale con i servizi territoriali di medicina generale, riabilitazione, assistenza domiciliare, strutture per lungodegenti, day hospital e ospedali di comunità. «La sanità “a rete” migliorerà la qualità della vita dei pazienti, perché a casa si sta meglio che in ospedale, e potrà anche ridurre i costi, perché diminuiranno le onerose degenze ospedaliere. La buona sanità, non mi stancherò mai di ripeterlo, costa meno della cattiva sanità». L’Italia è fra i Paesi con la più alta percentuale di anziani; il sistema sociosanitario viene
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chiamato a rispondere a questi mutamenti nell’assetto demografico della popolazione. Quali interventi prevede in questo senso il nuovo piano sanitario nazionale? «Il positivo aumento della longevità è la principale sfida per la sostenibilità dei servizi sanitari di tutto il mondo, che si trovano a dover gestire le malattie cronico-degenerative correlate all’età. Oggi gli italiani che hanno più di 65 anni sono il 20% della popolazione, nel 2050 saranno il 35%. E il 50% degli anziani ha un’elevata probabilità di essere affetto da almeno due malattie croniche. É dunque fondamentale sviluppare l’integrazione sociosanitaria per assicurare percorsi assistenziali programmati e la presa in carico globale della persona, dal medico di medicina generale all’ospedale fino ai servizi di assistenza domiciliare e alle strutture per lungodegenti o cronici. Abbiamo stanziato 350 milioni per sostenere le Regioni nella realizzazione delle reti territoriali di assistenza e stiamo anche potenziando il ruolo delle 18 mila farmacie che potranno realizzare analisi, prenotare visite specialistiche e fornire fisioterapisti e infermieri». Tra i settori sui quali il piano investe c’è in primo luogo quello della prevenzione. Qual è la sua importanza strategica?
20% ANZIANI
Gli italiani che hanno più di 65 anni
350 mln EURO
La somma stanziata dal ministero per sostenere le Regioni nella realizzazione delle reti territoriali di assistenza
Ferruccio Fazio
Con l’aumento dell’invecchiamento dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la qualità della vita e il benessere anche nella terza e quarta età
«Con l’aumento dell’invecchiamento dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la qualità della vita e il benessere anche nella terza e quarta età: prevenzione primaria, per abituarsi a corretti stili di vita sin dalla giovinezza; prevenzione secondaria, basata sui controlli periodici, soprattutto per le persone a rischio; prevenzione terziaria, destinata a chi ha già contratto una malattia cronica per evitare ricadute negli stati acuti. Proprio il 16 febbraio scorso abbiamo insediato al ministero la Piattaforma sull’alimentazione, l’attività fisica e il tabagismo, per promuovere sin dalla scuola corretti stili di vita, in collaborazione con gli altri ministeri, le
Regioni, il terzo settore e le associazioni imprenditoriali. Il piano nazionale della prevenzione valorizza la medicina predittiva, che grazie ai progressi della genetica fornisce indicazioni sulla possibilità di svilup- Sopra, Fazio, pare determinate patologie; Ferruccio ministro della Salute l’obiettivo è quello di ridurre la morbosità e la mortalità correlata alle principali patologie e migliorare la presa in carico dei malati da parte dei servizi sanitari». Una delle novità riguarda l’apertura 24 ore su 24 degli ambulatori gestiti dai medici di famiglia. Cosa si aspetta da questa forma di assistenza? «L’apertura degli ambulatori associati dei medici di famiglia 24 ore su 24 è uno dei tasselli fondamentali della medicina territoriale, che ha lo scopo di ridurre le degenze ospedaliere solo per il tempo necessario alle cure dei casi acuti e favorire l’assistenza domiciliare integrata. La diagnosi, per esempio, non dovrà più essere fatta in LAZIO 2011 • DOSSIER • 299
POLITICHE SANITARIE
I molti cittadini che cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio sanitario nazionale informazioni certificate
ospedale, se non in casi eccezionali, ma dovrà es-
sere fatta dai medici di medicina generale, che saranno il perno della sanità territoriale». Tra le criticità del sistema sanitario nazionale c’è una profonda disomogeneità tra le varie regioni per quanto concerne l’erogazione dei Lea. Quali strategie intraprendere? «Le Regioni che hanno difficoltà a garantire l’effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza sono quelle che presentano anche i più elevati disavanzi finanziari, a conferma che la buona sanità costa meno di quella cattiva. Stiamo affrontando questa situazione seguendo nei tavoli di monitoraggio i piani di rientro delle Regioni in deficit, che non devono solo mettere a posto i conti ma destinare maggiori risorse al miglioramento qualitativo dell’assistenza sanitaria. Ne abbiamo avuto una concreta testimonianza il 2 marzo scorso a Roma con l’inaugurazione del nuovo reparto per la cura dei malati in stato vegetativo, alla presenza del Presidente Napolitano. Si tratta di una struttura avanzatissima, la prima di questo genere in un
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ospedale pubblico italiano, che consente la presenza costante dei familiari accanto ai malati. E l’esempio che una Regione come il Lazio, proprio perché sta rientrando dal deficit con una migliore organizzazione sanitaria, è in grado di investire in strutture assistenziali d’avanguardia. Noi incentiviamo questo processo perché le Regioni che rispetteranno gli accordi in materia di riequilibrio economico-finanziario, monitoraggio della spesa, erogazione dei Lea, contenimento dei posti letto e potenziamento della deospedalizzazione, potranno accedere a quote premiali di maggior finanziamento». Nell’era dei social network sono sempre di più le persone che, prima ancora di andare da un medico, consultano il web per scoprire dettagli sul proprio stato di salute, ma non esiste ancora un codice di condotta dei siti a carattere sanitario. «I molti cittadini che cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio sanitario nazionale informazioni certificate sull’appropriatezza delle cure e sugli esiti dei principali interventi e devono poter anche esprimere il proprio grado di soddisfazione sui servizi. In collaborazione con l’Università di Roma la Sapienza abbiamo redatto delle linee guida per la comunicazione on line in tema di tutela e promozione della salute, che saranno seguite nella riorganizzazione del portale del ministero e diffuse alle strutture del servizio sanitario. C’è poi un problema specifico che riguarda l’acquisto di medicinali via internet, dove si concentra la quasi totalità della contraffazione in campo farmaceutico: per questo insieme alla commissione europea stiamo lavorando a una regolamentazione delle vendite di farmaci on line».
Enrico Garaci
Reti sinergiche per far crescere la ricerca Creare reti sinergiche su cui far viaggiare la ricerca scientifica significa generare salute ma anche aprire le porte allo sviluppo economico. Il punto del presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Enrico Garaci Michela Evangelisti
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el piano sanitario nazionale 2011-2013 è importante sottolineare, secondo Enrico Garaci, l’attenzione alla valorizzazione delle eccellenze esistenti all’interno del servizio sanitario nazionale. «Ciò significa promuovere la misurazione delle prestazioni e quindi la valutazione delle performance – spiega il presidente dell’Istituto superiore di Sanità –. Si tratta di una visione moderna, legata al concetto di ottimizzazione delle risorse, che sta diventando sempre più centrale nel permetterci di affrontare meglio gli attuali quadri epidemiologici collegati alla crescita demografica». Altro punto qualificante e innovativo è, secondo Garaci, l’attenzione alla ricerca sanitaria intesa anche come patto tra Stato, Regioni, università e imprese, visti come elementi di una scacchiera «in cui giocare una partita che, nel rispetto delle regole, deve generare prima di tutto salute, senza perdere di vista lo sviluppo economico del Paese, che sempre si accompagna alla crescita della ricerca scientifica». A proposito di ricerca, da pochi giorni si è tenuto all’Iss il workshop “Infrastrutture di ricerca quali acceleratori di competitività nello sviluppo socio-economico del Paese”. A che punto siamo in Italia? «Le cosiddette “infrastrutture di ricerca” in biomedicina in Italia sono tre e costituiscono un vero e proprio ponte nel settore della bio-
medicina tra la ricerca di base e quella clinico–terapeutica. Sono state create per mettere in sinergia tutti i centri e le figure competenti, nel settore pubblico e privato, e per potenziare la ricerca traslazionale, ossia quella diretta ad avere ricadute cliniche sui pazienti. L’importanza della creazione di reti sinergiche e organizzate su cui far viaggiare la ricerca è confermata dai dati pubblicati di recente sulla rivista “The New England Journal of Medicine”, che hanno evidenziato come le istituzioni pubbliche, se ben organizzate nei loro sistemi nazionali di ricerca, hanno una grande e inaspettata capacità di portare sul mercato i nuovi farmaci». In un recente convegno è stato illustrato il lavoro del registro nazionale italiano della procreazione medicalmente assistita, attivo presso l’Iss. Quali risultati può vantare il registro a cinque anni dalla sua creazione e quali ulteriori obiettivi si pone? «In poco tempo questo registro ha raggiunto un grande traguardo, quello di creare una rete informatica di sorveglianza a livello nazionale, alla quale aderiscono tutte le Regioni e tutti i centri che ap-
Enrico Garaci, presidente dell’istituto superiore di Sanità
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POLITICHE SANITARIE
plicano le tecniche di pro-
Le istituzioni pubbliche, se ben organizzate nei loro sistemi nazionali di ricerca, hanno una grande e inaspettata capacità di portare sul mercato lo sviluppo di nuovi farmaci
creazione medicalmente assistita, con ottimi risultati. Il sistema di flusso informativo del registro Iss include un accesso diretto via web a tutte le regioni italiane, che possono monitorare costantemente l’attività svolta dai centri che operano sul loro territorio. Un accesso libero è dato inoltre a tutti i cittadini, per poter capire quali sono in ogni regione i centri operanti, le tipologie di servizi offerti, le tecniche utilizzate, le caratteristiche dei centri. L’obiettivo futuro è quello di rendere le informazioni raccolte sempre più fruibili per tutti i cittadini, garantendo loro un’analisi dei dati e un’informazione ancora più dettagliata e completa». Come procede, invece, il lavoro del gruppo di ricerca dell’immunologa Barbara Ensoli per la realizzazione del vaccino contro l’Hiv? «L’ultima pubblicazione sul vaccino Tat ha mostrato che gli studi dell’equipe coordinata dalla dott.ssa Ensoli sono giunti alla speri-
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mentazione clinica di fase II, dimostrando che il vaccino migliora significativamente le risposte immunitarie nei soggetti Hiv positivi in terapia antiretrovirale. In altre parole, la proteina Tat si è rivelata sicura e in grado non solo di generare risposte immunitarie specifiche anticorpali e cellulari, ma anche di ridurre significativamente le alterazioni del sistema immune indotte dall’infezione da Hiv, in genere presenti anche in corso di terapia Haart efficace. Lo studio, attualmente in corso in Italia in 11 centri clinici, sta proseguendo con un ampliamento del numero di pazienti da arruolare e un allargamento dei criteri di inclusione nel trial. Andiamo avanti con fiducia, nella speranza di poter raggiungere l’obiettivo massimo: mostrare che il vaccino Tat, oltre che sicuro e immunogenico, è anche efficace».
TOSSICODIPENDENZE
Donne, cresce l’allarme droga Mentre in Italia calano i consumi di stupefacenti, la percentuale di donne tossicodipendenti aumenta rispetto al passato. «Servono tutele specifiche per il genere femminile» dichiara il capo del dipartimento per le Politiche antidroga della presidenza del Consiglio, Giovanni Serpelloni Elisa Fiocchi
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Nella pagina a fianco, Giovanni Serpelloni, Capo Dipartimento delle politiche antidroga
ggi i programmi di trattamento e prevenzione delle tossicodipendenze tengono adeguatamente conto delle differenze di genere tra uomo e donna che si traducono in diversità biologiche, sociali ed ambientali. «Quello delle donne è un dato allarmante» sottolinea Giovanni Serpelloni, capo del dipartimento Politiche antidroga della presidenza del Consiglio. «Così come la diffusione e la distribuzione di nuove droghe all’interno degli smart shop». A tal proposito, quali sono le iniziative principali del 2011 inserite nel Piano di azione nazionale sulle droghe? «Sono in programma tanti progetti che vanno a inserirsi in una serie di macroaree di intervento. Uno di questi riguarda la prevenzione, che comprende il supporto alle famiglie e la diagnosi precoce: se un genitore nutre qualche dubbio sul figlio, meglio che lo scopra subito per non intaccare il rapporto di fiducia all’interno della famiglia. La prevenzione selettiva
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si applica su coloro che fin da piccoli hanno maggiori probabilità di nutrire disturbi di questo tipo. Altri aspetti importanti riguardano la cura farmacologica con sistemi di trattamento precoce e residenziale, attuata all’interno di comunità terapeutiche; la prevenzione di patologie correlate per evitare la trasmissione delle malattie; la riabilitazione e il reinserimento del soggetto in ambito sociale e professionale; la valutazione del fenomeno per analizzare i risultati ottenuti. Infine, l’azione di contrasto per la repressione dello spaccio e del traffico di droghe». Uno dei progetti coordinato dal dipartimento delle Politiche antidroga è Dad.Net con la realizzazione di microeventi che riguarderanno l’ambito della prevenzione rivolti al genere femminile. È emerso che le donne necessitino di maggiore assistenza medica generale, psichiatrica e di sostegno rispetto agli uomini. «È un dato molto importante su cui lavorare. La
Giovanni Serpelloni
La percentuale di donne interessata alla droga e all’alcol è andata aumentando: circa un 25% fa uso di eroina, un 40% di cocaina e il consumo di cannabis può sfiorare il 50%
percentuale di donne interessata alla droga e all’alcol è andata aumentando rispetto al passato, quando i dati parlavano di un 1015%. Anche per questo motivo la maggior parte dei servizi si indirizzava sul genere maschile. Oggi ci troviamo dinanzi al 25% circa di donne che fa uso di eroina e un 40% di cocaina, per non parlare del consumo di cannabis e anfetamine che può sfiorare il 50%. È uno scenario allarmante che impone particolare tutela nei riguardi delle donne esposte a un abuso alcolico molte forte, all’uso eccessivo di anfetamine per il controllo del peso e vittime di violenze se sottoposte alla droga Ghb. Senza dimenticare la gravidanza in fase di tossicodipendenza». Si parla sempre più spesso di nuove droghe e smart shop. Come è possibile impedire la diffusione di nuove sostanze e la creazione di reti di distribuzione e vendita delle stesse? «Per prima cosa bisogna attivare un sistema di allerta rapida in modo da analizzare veloce-
-25% DROGHE Il calo accertato nei consumi di droga e stupefacenti in Italia
40 % DONNE La percentuale di coloro che consumano cocaina in Italia
mente tutte le nuove sostanze sul territorio che andranno poi identificate e certificate all’interno di una tabella. Finora ne abbiamo accertate 250. Si procede poi con i sequestri del materiale venduto negli smart shop (che vengono tutti censiti) e sui portali online, e all’attivazione su tutto il territorio nazionale delle prefetture e delle forze dell’ordine. Ciò ha reso possibile lo smantellamento di una rete di spacciatori e la perquisizione di magazzini nelle città di Milano, Roma e Napoli. Il mercato della distribuzione necessita di costanti controlli, pressioni anche da parte dei Nas e verifiche della rete internet dove gli spacciatori utilizzano un linguaggio criptato attraverso coordinate Gps». Come si posiziona l’Italia nel campo della ricerca per la prevenzione? E quali rapporti di collaborazione sono stati intrecciati con le istituzioni estere? LAZIO 2011 • DOSSIER • 305
TOSSICODIPENDENZE
«L’Italia fa parte del Ghd, il
Finora abbiamo accertato 250 nuove droghe. Il sequestro delle sostanze è avvenuto anche all’interno degli smart shop che sono stati perquisiti e infine censiti
Gruppo orizzontale droga del Consiglio Ue, e collabora in maniera serrata con l’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine che ha sede a Vienna. Abbiamo stretto collaborazioni con l’Europa attraverso l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, ma anche oltreoceano con il National institute on drug abuse (Nida) negli Stati Uniti». Quali novità emergono dagli studi e dai rapporti internazionali sempre in tema di droga e tossicodipendenza? «C’è un dato molto interessante: il calo del 25% nei consumi di sostanze stupefacenti in Italia, dopo ben vent’anni di trend al rialzo. A Milano ad esempio, il consumo di cocaina è sceso del 50%». La campagna pubblicitaria antidroga del 2011 lancia il messaggio «Non ti fare, fatti la tua vita» a significare che tutte le cose belle della vita si collocano sul fronte opposto a quello della droga. Oltre allo spot, sono previsti incontri di informazione nelle scuole? «Come ogni anno sono stati attivati progetti di
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prevenzione nelle scuole, 13 quest’anno, che completeranno il messaggio della campagna pubblicitaria in onda sulle reti pubbliche, private, enti locali, cinema e metropolitane». Un altro problema dei tossicodipendenti è quello del reinserimento nel mondo del lavoro. «È l’aspetto che mi sta più a cuore e su cui lavoriamo per offrire sempre maggiori opportunità di formazione per il soggetto. Non basta solo prevenire e curare: bisogna rieducare e riabilitare favorendo un nuovo inserimento professionale in cui andranno gettate le basi per garantire al soggetto completa autonomia. A tal proposito abbiamo attivato il più alto finanziamento europeo che si traduce in 8 milioni e mezzo di euro destinati al reinserimento con l’attivazione di 130 progetti correlati in tutt’Italia».
TOSSICODIPENDENZE
Quindici milioni di euro per combattere le dipendenze È la cifra stanziata dalla Regione per il biennio 2010-12: «Stiamo cercando di costruire una vera e propria filiera di servizi integrati che ci permetta di garantire continuità assistenziale con un approccio personalizzato». Le iniziative dell’assessorato alle politiche sociali nel punto di Aldo Forte Elisa Fiocchi
I Aldo Forte, assessore alle Politiche Sociali e Famiglia della Regione Lazio
n occasione del lancio del “progetto Dad.Net: donne, alcol e droghe” è intervenuto a Roma l’assessore alle Politiche sociali Aldo Forte, illustrando le misure che la regione Lazio sta adottando in ambito di prevenzione e di cura. «È significativo – ha espresso l’assessore – che questo evento si tenga in prossimità della festa della donna, il cui valore è accresciuto dai recenti fatti di cronaca che hanno visto a Roma tre stupri in dieci giorni». Parlare di vecchie e nuove dipendenze in chiave femminile è l’obiettivo di Dad.Net, il progetto affidato al coordinamento della presidenza del Consiglio dei ministri, al dipartimento Politiche Antidroga e alla dottoressa Elisabetta Simeoni, direttore dell’ufficio tecnico-scientifico. L’iniziativa si articolerà in una serie di microinterventi nell’ambito della prevenzione, del supporto assistenziale e del reinserimento. I programmi di prevenzione attuali tendono infatti a ignorare le differenze di genere e sembrano rivolgersi idealmente più ai maschi che alle donne, fatta eccezione nell’intervento specifico su madri tossicodipendenti con figli minori. «I recenti fatti di cronaca hanno riacceso i riflettori sul problema, spesso taciuto, delle violenze e degli abusi di natura sessuale e psicologica sulle donne. Violenze che, purtroppo, possono a loro volta determinare o accompagnarsi ad altre forme di disagio, tra cui la dipendenza da alcol o droga» ha affermato l’as-
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sessore. Studi sui trattamenti orientati al genere hanno evidenziato che esistono non solo differenze biologiche, ma anche psicologiche, sociali ed ambientali, che possono influenzare i motivi per ricercare aiuto terapeutico, il tipo di trattamento e servizio, l’efficacia degli interventi, le conseguenze del non ricevere trattamento. «La Regione – ha continuato Aldo Forte – con il
Aldo Forte
All’interno di strutture specifiche per gli alcolisti, l’intervento sanitario lascerà il posto a interventi di tipo psicologico e assistenziale che tengano conto delle differenze di genere
bando per la lotta alla droga 2010-2012 ha investito più di 15 milioni di euro per combattere le dipendenze, non solo da sostanze stupefacenti e da alcol ma anche per quelle dovute alle nuove tecnologie e al gioco d’azzardo». Per rendere veramente efficaci i servizi, Dad.Net prevede modelli di intervento secondo approcci “evidence-based” e l’organizzazione di un network nazionale al fine di reindirizzare le unità operative del pubblico e del privato sociale per predisporre una gamma di offerte multi servizi specifici orientati adeguatamente al genere femminile. Anche le regioni sono chiamate a fare la propria parte: «Ciò che stiamo cercando di costruire è una vera e propria filiera di servizi integrati sanitari e sociali, che ci permetta di garantire la continuità assistenziale. Un esempio, è fornito dalla risposta rivolta agli alcolisti, per i quali oltre a “strutture per la cura della fase acuta” stiamo prevedendo la realizzazione di “Strutture intermedie residenziali” nelle quali l’intervento sani-
tario lasci il posto a interventi di tipo psicologico e assistenziale che garantiscano un approccio personalizzato. Un intervento, cioè, in grado di tenere nella giusta considerazione anche le differenze di genere e quindi le diverse ragioni che spingono le donne al consumo di sostanze». Il tutto sarà alimentato dal sostegno e la collaborazione di associazioni e cooperative sociali. Nel calendario della regione Lazio 2011 scatterà a breve una campagna di comunicazione che toccherà tutte le province. «Un programma di prevenzione – conclude l’assessore – che si articolerà su cinque progetti rivolti a cinque diverse fasce di età: dagli studenti delle scuole medie-superiori e delle università, fino agli adulti e agli anziani. Perché oggi quello delle dipendenze è un fenomeno che si diffonde in maniera trasversale e che necessità di interventi mirati».
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MEDICINA MATERNO-FETALE
Genetica e prevenzione nella cura del feto La medicina materno-fetale rappresenta un’area scientifica autonoma rispetto alla disciplina ostetrico-ginecologica. In medicina ha raggiunto uno statuto specifico grazie ai successi della tecnologia diagnostica ecografica e allo studio del Dna fetale. L’esperienza dei centri Artemisia, dalla voce dell’architetto Maria Stella Giorlandino Simona Langone
recenti progressi tecnologici e scientifici in materia neo-natale consentono di conoscere in anticipo problematiche in utero altrimenti sconosciute. Ciò rende possibile il monitoraggio della gravidanza e una più attenta gestione del feto. «Oggi la diagnosi di malformazioni un tempo letali in epoca neonatale, o la diagnosi su liquido amniotico di malattie metaboliche, può rendere il trattamento post-natale più efficace, diminuendo la mortalità e la morbilità neonatale». Ad affermarlo, il dottore architetto Maria Stella Giorlandino, amministratore unico del Gruppo Artemisia che, dove la sezione di biologia molecolare, rappresenta una solida realtà sanitaria di analisi e ricerca rivolta ai vari momenti della genitorialità e non solo. Perché «la qualità della sanità dipende dalla partecipazione di molteplici fattori». Quali sono le principali problematiche per le quali i pazienti si rivolgono agli specialisti che operano presso Artemisia? «I centri clinico diagnostici Artemisia rappresentano da anni il punto di riferimento in Italia
I L’architetto Maria Stella Giorlandino è amministratore unico dei centri clinico diagnostici del Gruppo Artemisia. Nella pagina a fianco, alcuni ambienti delle sedi Artemisia di Roma e Milano www.artemisia.it
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della ricerca e dell’innovazione nella medicina materno fetale. Riconoscimenti di carattere internazionale derivano dalle numerose attività di ricerca compiute in settori d’avanguardia quali la diagnostica prenatale invasiva - amniocentesi e villocentesi - e la diagnostica ecografica di patologie fetali complesse. Il punto di forza dell’approccio scientifico Artemisia si fonda su una gestione multidisciplinare delle problematiche che coinvolgono con significative sinergie molte figure specialistiche come genetisti, neonatologi, chirurghi al fine di conseguire una gestione efficace anche dei casi più complessi». Anche la diagnosi di paternità rappresenta una delle tantissime possibilità diagnostiche della diagnosi prenatale. «L’accesso a questo test prevede una consulenza genetica per valutare tutte le possibili implicazioni tecniche e diagnostiche. L’impatto emotivo, che naturalmente si traduce in alcune circostanze anche d’imbarazzo e di disorientamento, viene adeguatamente supportato e gestito da un nostro staff di psicologi che vantano una comprovata esperienza nelle problematiche legate all’infanzia, così da offrire un servizio di grande utilità a favore della coppia». La sezione di biologia molecolare ha inaugurato lo studio delle singole cellule e dei markers tumorali rendendo possibile un’analisi a 360 gradi. Quali i punti di forza del connubio
Maria Stella Giorlandino
tecnologia-ricerca? «L’obiettivo della moderna oncologia è la personalizzazione del trattamento farmacologico e chirurgico. Per questo è necessario conoscere gli aspetti peculiari della malattia tumorale in esame. La maggioranza dei casi di tumore evidenziano una patogenesi multifattoriale in cui la genetica sembra avere un ruolo determinante. Proprio per questo la possibilità di indagare in anticipo la predisposizione genetica all’insorgenza, per esempio, del tumore della mammella, dell’ovaio, piuttosto che della prostata, può mettere in atto una serie di contromisure preventive per la diagnosi precoce del tumore stesso». Quale percorso burocratico sono tenuti a rispettare i pazienti che si sottopongono ad analisi specialistiche e quale valore aggiunto, in termini di assistenza e diagnosi, ricevono presso Artemisia?
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Numerose sono le attività di ricerca compiute in settori d’avanguardia quali la diagnostica prenatale, la diagnostica ecografica, la citogenetica e la biologia molecolare
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«Ai pazienti viene garantita una partecipazione alla prestazione attraverso un’informazione trasparente, corretta e completa. Inoltre si ha la possibilità di esprimere la propria valutazione della qualità delle prestazioni erogate e di inoltrare reclami o suggerimenti per il miglioramento dei servizi. La possibilità, poi di gestire e ottimizzare l’uso delle risorse economiche insieme alla minimizzazione di sprechi e inefficienze fa si che le più moderne tecnologie diagnostiche e terapeutiche siano sempre velocemente a disposizione del nostro personale. Questo si traduce in un servizio sempre all’avanguardia. E infine, vi è la possibilità di consultare i propri referti on line in uno stato di assoluta calma e anonimato». Attraverso quali dinamiche operative e di promozione sviluppate le collaborazioni con le università e centri di ricerca? «I nostri centri rappresentano ormai un punto di riferimento per la formazione di specialisti in ostetricia e ginecologia. Quindi, oltre alle convenzioni stipulate con aziende private per rendere accessibili i nostri servizi, vengono stilate delle convenzioni dedicate alla formazione con tutte le università italiane. È di recente attivazione la collaborazione con il progetto iUniversity Roma , con il quale diamo supporto agli studenti delle Università di Roma che provengono anche da altre regioni italiane. Offriamo percorsi dedicati di assistenza clinico-diagnostica, applicando sconti e benefit agli iscritti e ai loro familiari. La qualità della sanità dipende dalla partecipazione di molteplici fattori». LAZIO 2011 • DOSSIER • 313
FRATTURE VERTEBRALI TRAUMATICHE
Il dolore da frattura vertebrale Traumi contusivi di notevole entità, piccoli traumi od osteoporosi sono tra le possibili cause delle fratture vertebrali. Ma con i trattamenti ci sono buone percentuali di guarigione. Ne parliamo con il professor Attilio Di Donato Nicoletta Bucciarelli
Il professor Attilio Di Donato esercita a Roma attilio.didonato@fastwebnet.it info@concordiahospital.it
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e fratture vertebrali traumatiche costituiscono il 4% delle lesioni fratturative dell’apparato scheletrico. Il segmento più interessato è il tratto dorso-lombare, seguito dal tratto cervicale, lombare e toracico. I campanelli d’allarme possono essere il manifestarsi di dolore acuto nella zona interessata dopo uno sforzo ordinario come uno starnuto, il sollevamento di un peso, lo spostamento di un vaso. Oppure il dolore vertebrale persistente, che non migliora con i comuni farmaci analgesici o la riacutizzazione del dolore alla percussione della sospetta vertebra fratturata. Il professor Attilio Di Donato spiega le cause connesse a tale problema, gli sviluppi e le modalità d’intervento curativo. Quali sono le cause più frequenti delle fratture vertebrali traumatiche? «Sicuramente l’osteoporosi, una condizione clinica caratterizzata dalla riduzione della massa ossea che comporta l'aumento della fragilità dell'osso e conseguente incremento del rischio di fratture. Le fratture possono verificarsi anche per traumi di modesta entità mentre quando si produce spontaneamente viene anche chiamata cedimento vertebrale. A differenza delle fratture osteoporotiche in altre sedi, quelle vertebrali possono non essere riconosciute in fase acuta, sia perché il dolore inizialmente può essere transitorio o scambiato con il dolore da fenomeni artrosici, sia per la possibile difficoltà interpretativa dell'esame radiografico della colonna. La diagnosi e il trattamento delle fratture vertebrali hanno importanza rilevante considerando l'alto rischio di invalidità a lungo termine. Altre possibili cause sono i traumi contusivi di notevole entità e che possono verificarsi maggiormente nei soggetti più giovani e possono avere risvolti drammatici con compressioni midollari». Quali sono gli esami clinici più competenti per individuarle? «In caso di sospetta frattura il primo esame da eseguire è la radiografia della colonna vertebrale. Quando la frattura comporta una modificazione della conformazione della vertebra essa è evidenziabile sulla radiografia sotto forma di una de-
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Attilio Di Donato
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In caso di sospetta frattura il primo esame da eseguire è la radiografia della colonna vertebrale
formità, di tipo variabile a seconda del segmento vertebrale interessato, dell'entità dello stress esercitato sulla colonna e dal grado di osteoporosi. Talvolta però la radiografia può presentare delle difficoltà nel riconoscere la frattura acuta. In questi casi è utile eseguire una risonanza magnetica che permette la diagnosi con alta sensibilità». Quali trattamenti vengono utilizzati in questi casi? «Il trattamento delle fratture su base osteoporotica può essere di tipo medico-conservativo o chirurgico. Il trattamento conservativo è il trattamento convenzionale e consiste nell’allettamento e nell’utilizzo del corsetto ortopedico e dei farmaci analgesici. Nel caso di frattura recente è indispensabile prescrivere al paziente il riposo a letto e il divieto di stazione eretta per almeno 20-30 giorni. Quando al paziente sarà stato concesso di alzarsi per le cure personali e i pasti, e nel periodo successivo, sarà indispensabile l’utilizzo di un corsetto ortopedico che andrà indossato, in stazione eretta, fino al terzo mese dalla data della frattura. Il trattamento convenzionale delle fratture vertebrali, permette la “cicatrizzazione dell’osso” mediante la formazione del callo di riparazione, ma non prevede la correzione della deformità causata dalla frattura, e non esclude la possibilità che
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la deformità si aggravi nel tempo causando invalidità». Esistono dei trattamenti chirurgici miniinvasivi? «Il trattamento chirurgico si basa essenzialmente su due metodiche mini-invasive percutanee che sono la vertebroplastica e la cifoplastica. Trattasi di due procedure chirurgiche, che prevedono la stabilizzazione della frattura mediante cementazione, preceduta nella cifoplastica dal tentativo di correzione dello schiacciamento del corpo vertebrale. La cifoplastica rappresenta un’evoluzione della vertebroplastica. La tecnica prevede il tentativo di correzione della deformità mediante un palloncino sintetico che viene gonfiato all'interno del corpo vertebrale; dopo questo rimodellamento il palloncino viene estratto e si procede alla cementazione come nella vertebroplastica. La cifoplastica e la vertebroplastica vengono sempre eseguite in anestesia locale coadiuvata da una blanda sedazione». Qual è la percentuale di guarigione dalla frattura vertebrale? «Nella maggioranza dei pazienti sottoposti a vertebroplastica e cifoplastica la risoluzione della sintomatologia dolorosa si realizza entro poche ore e risulta significativa, così come la qualità di vita dopo l’intervento». LAZIO 2011 • DOSSIER • 315
CHIRURGIA E DIAGNOSTICA OCULARE
Ricerca e sviluppo nell’oftalmologia L’oftalmologia si apre alle nuove opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica, vero motore dell’economia mondiale nonostante la crisi. Ricerca, competitività e sviluppo: sono questi gli imperativi del settore. Lo sa bene Enrico Orefice della Optikon 2000 Erika Facciolla
antenere alto il livello di compe- «Le continue sfide che il mercato ha proposto per Sopra, Orefice, Ad titività attraverso la ricerca, l’ag- migliorare progressivamente la qualità della vita dei Enrico della Optikon 2000. giornamento continuo delle pazienti e la capacità di effettuare accertamenti Sotto, Pulsar 2, risorse e lo sviluppo di diagnostici ed interventi sempre più affidabili strumento chirurgia prodotto nuove soluzioni produttive: preroe meno invasivi, costituiscono i traguardi che didall'azienda gative imprescindibili per le l’azienda ha sempre perseguito. Ricerca e svi- www.optikon.it aziende che operano in settori in luppo negli ultimi vent’anni hanno cui è essenziale essere al passo con costituito la condizione indispensabile per gail progresso tecnologico e le evolurantire continuità in un mercato sempre più zioni di un mercato globale sempre competitivo». più competitivo. È il caso della Attraverso quali dinamiche curate Optikon 2000, società operante la ricerca? nel settore della ricerca e produ«Abbiamo collaborato spesso con unizione di strumentazione e accessori versità e centri ricerca che, oltre ad per la chirurgia e la diagnostica ocuaverci supportato nella validazione di lare. Flessibilità, autonomia nei protecnologie, sono state la fucina da cui cessi produttivi, diversificazione abbiamo potuto attingere i validi ingedell’attività grazie a investimenti gneri e progettisti che attualmente comcontinui nella ricerca: per l’ammipongono il nostro team». nistratore delegato e direttore geGenio progettuale, abilità e precinerale della Optikon, Enrico Oresione costruttiva. Come amalgamate tali fice, sono questi i presupposti che, elementi? dal 1966 ad oggi, hanno fatto della «Il nostro strumento di punta, il facoeOptikon un’azienda leader nella mulsificatore, consiste in un intero sistema, produzione di macchinari per l’ofcomposto da macchinario più accessori, talmologia anche in campo innecessario per effettuare la sostituzione ternazionale. del cristallino negli interQuali evoluzioni hanno caventi di cataratta. ratterizzato il percorso delAlcune fasi della l’azienda? produzione sono
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Enrico Orefice
curate dai nostri sub fornitori, mantenendo all’interno la fase di progettazione, sviluppo, documentazione e collaudo di tutto il sistema». Come riuscite a stare al passo con i tempi senza che il progresso diventi un ostacolo per gli utilizzatori degli strumenti Optikon? «Il progresso ci ha consentito di utilizzare tecnologie sempre più evolute e di adattarle al nostro settore. Combinazione di algoritmi e software sempre più sofisticati, utilizzo di tecnologie a volte derivate da altri settori quale quello dell’astronomia, consentono di fornire diagnosi sempre più affidabili e precoci per far fronte alle numerose patologie che possono intervenire nell’occhio». A dispetto della crisi, la Optikon non solo ha dimostrato di poter affrontare la difficile congiuntura economica, ma ha addirittura perseverato con nuovi investimenti e sviluppi. «Abbiamo avuto la capacità di diversificare l’attività in termini di mercati e prodotti, ancorché
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Il nostro strumento di punta, il facoemulsificatore effettua la sostituzione del cristallino negli interventi di cataratta
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in un settore di nicchia come quello dell’oftalmologia. Sviluppare in completa autonomia i nostri prodotti ci ha permesso di essere scelti per progettare sistemi di chirurgia e diagnostica da grandi multinazionali. Tuttavia persiste ancora una tendenza un po’ esterofila sulla valutazione delle apparecchiature high-tech quando invece esistono realtà italiane che non In alto, il team Optikon; qui sopra, hanno nulla da invidiare a Keratron Onda, strumento di diagnostica per la topo-aberrometria corneale quelle estere». Verso quali nuove rotte di internazionalizzazione mira oggi la Optikon? «In ambito internazionale, la Optikon sta concentrando i suoi sforzi sui mercati denominati BRIC ovvero Brasile, Russia, India e Cina, oltre che consolidare le ottime performance in altre nazioni come la Turchia e il Messico. Il nostro valore aggiunto è rappresentato dalla flessibilità, nonché dalla pluridecennale esperienza acquisita nel settore». Su quali aspetti occorre perseverare? «Combattere le continue sfide che il mercato impone, soprattutto da parte di concorrenti di rilevanti dimensioni, con strumenti più consoni a una piccola – medio azienda. Vale a dire essere il più possibile flessibili, innovare i processi e i prodotti, ma soprattutto puntare molto sul capitale umano attraverso processi di formazione continua». LAZIO 2011 • DOSSIER • 319