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DossierLiguria022011

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OSSIER

LIGURIA EDITORIALE ..............................................13

ECONOMIA E FINANZA

Raffaele Costa

L’INTERVENTO.........................................15 Ferruccio Dardanello Dianna Bracco

PRIMO PIANO IN COPERTINA .......................................18 Sandro Cepollina IL PUNTO SULLA REGIONE .............24 Claudio Burlando Michele Scandroglio UNITÀ D’ITALIA ...................................32 Giorgio Napolitano Louis Godart Mario Cervi ESTERI ....................................................44 Franco Frattini L’INCONTRO ........................................48 Bruno Vespa

IMPRENDITORI DELL’ANNO .........52 Umberto Boragno, Stefano Compagnoni, Luigi Attanasio, Orianna Fortini, Carlo Ghiglino, Filippo Shiaffino, Gruppo O.M.G., Valter Chiarabini, Andrea e Roberto Rosso, Alberto Alberti

MOBILITÀ CITTADINA.....................138 Marco Silvestri

CULTURA ALIMENTARE ..................80 Sergio Torrengo

SERVIZI AL CITTADINO .................140 Amat

MERCATO DEL LAVORO..................84 Giovanni Enrico Vesco Massimo Giacomo Terrile Sergio Migliorini

TERRITORIO

FONDI ALLA PMI ................................94 Edoardo Bozzo Roberto Ghisellini CONFINDUSTRIA ...............................101 Fabio Atzori Enzo Papi

INFRASTRUTTURE...........................142 Raffaele Paita Luigi Grillo IMPRENDITORI DELL’ANNO........148 Giovanni Benvenuto TRASPORTI E SPEDIZIONI...........150 Michele Capodanno

HIGH TECH ..........................................106 Francesco Becchi Carlo Castellano

MOBILITÀ E PARCHEGGI ..............154 Mario Bruchi

RETI DI MERCHANDISER...............110 Mauro Mascialino

RETE AERPORTUALE .....................156 Marco Arato

E-BUSINESS ........................................112 Emanuele Fedriga NUOVE TECNOLOGIE .......................114 Giorgio Tassistro L’INDUSTRIA INFORMATICA ........116 Stefano Musso CONSULENZA ALLE IMPRESE ....118 Alberto Clavarino Emanuela Valentino MERCATO ASSICURATIVO ...........122 Filippo Gambetta SERVIZI ALLE IMPRESE................124 Giuseppe Botta

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STRATEGIE PER GENOVA.............126 Roberto Levaggi Paolo Odone Fabrizio Ferrari Pier Giulio Porazza


Sommario LAVORI MARITTIMI..........................160 Marittima Sub Service NAUTICA ...............................................162 Permare SAVONA E IL PORTO.......................166 Silvio Rossi MEGAYACHT DI LUSSO..................168 Euro Contenti e Edoardo Ratto ABBIGLIAMENTO PER LA VELA ......................................170 Tomasoni Topsail SICUREZZA IN MARE ......................174 Franco Trucco IMPORT-EXPORT ..............................176 Liana Sicco BUSINESS AVIATION.......................178 Lino Colombo MERCATO DELLE COSTRUZIONI .....................182 Roberto Principe Alessandro Bocchio Guido Lodigiani

IMMOBILIARE.....................................188 Gianfranco e Tiziana Traversa COSTRUZIONI SOSTENIBILI .......190 Francesco Medri e Roberto Cavanna EDILIZIA................................................194 Marco Demonte PROFESSIONI A CONFRONTO ...196 Marco Melgrati CERAMICHE DI PREGIO.................198 Andrea Morandi CASINÒ DI SANREMO ...................200 Donato di Ponziano

GIUSTIZIA LEGALITÀ ............................................226 Pietro Grasso Mario Morcone Francesco Cirillo Roberta Pinotti CONTRAFFAZIONE..........................242 Maurizio Tolone

SANITÀ POLITICHE SANITARIE..................248 Roberto Bagnasco Claudio Montaldo

AMBIENTE FOCUS ENERGIA..............................204 Stefania Prestigiacomo Piero Gnudi Stefano Saglia, Giovanni Lelli Chicco Testa Umberto Veronesi

GENIUS LOCI .....................................256 Vittorio Sirianni

BIOMASSE..........................................220 Giacobbe Braccio RINNOVABILI .....................................222 Michele Viola ENERGIE TRADIZIONALI ..............224 Walter Lagorio e Fabio De Martini

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IN COPERTINA

SENZA LEGALITÀ NON ESISTE SVILUPPO Risolvere la carenza di infrastrutture e di investimenti. Puntare sui settori a più alto valore aggiunto e dalle maggiori potenzialità, come hi-tech e turismo, mirando a «una strategia comune di marketing territoriale integrato». Sono le direttrici individuate dal presidente di Confindustria Liguria Sandro Cepollina per la crescita Francesca Druidi

N

onostante si sia svolto di recente, il 9 febbraio scorso, è già stato annoverato tra gli eventi istituzionali più significativi per la Liguria. La firma del primo protocollo di legalità sul territorio regionale, siglato tra il prefetto di Imperia Francescopaolo Di Menna e il presidente di Confindustria Liguria Sandro Cepollina, costituisce un passaggio fondamentale nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto produttivo ligure poichè quello della legalità è un tema particolarmente sentito e discusso in regione, soprattutto nel territorio di Imperia, dove si sono registrati episodi preoccupanti in questo senso. La presenza all’incontro

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del ministro dell’Interno Roberto Maroni ha confermato l’importanza dell’iniziativa: «l’azione di Confindustria Imperia e di quella regionale è stata in questi anni incessante e incisiva, con una forte azione di sensibilizzazione dei propri iscritti, finalizzata a diffondere sempre più l’etica della responsabilità, la cultura della legalità e soprattutto la previsione del dovere di denuncia di reati», ha dichiarato il 9 febbraio scorso il presidente Sandro Cepollina, che del resto ha fatto del tema della legalità uno dei capisaldi del suo programma alla guida dell’associazione confindustriale regionale. «L’iniziativa si pone obiettivi operativi ma anche culturali a sostegno del sistema produttivo che, in un momento di diffi-

coltà generale, rischia di essere ancora più permeabile di un tempo e può registrare pericolose aree di contatto con la cosiddetta “economia criminale”». Cosa rappresenta il protocollo siglato dal ministero dell’Interno con Confindustria Imperia nell’ottica del contrasto alla criminalità organizzata in regione? «La legalità è uno dei fondamenti su cui costruire ogni ragionamento per uno sviluppo economico e sociale sano e di lungo periodo. Il tema del rispetto delle regole è imprescindibile se si vuole costruire un mercato efficiente che premi il merito e non i furbi. Questa sfida non è solo una sfida di civiltà o una battaglia etica, è un elemento di convenienza del si-


Sandro Cepollina

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IN COPERTINA

Più collaborazione tra imprese e istituzioni contro la criminalità di Francesca Druidi La firma, il 9 febbraio scorso, del primo Protocollo di legalità sul territorio ligure siglato, presso la Prefettura di Imperia, tra il prefetto della città Francescopaolo Di Menna e il presidente di Confindustria Liguria Sandro Cepollina, alla presenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni, ripropone nella dimensione territoriale l’impegno assunto a livello nazionale dal ministero dell’Interno e da Confindustria che, il 10 maggio scorso, hanno siglato il Protocollo di legalità finalizzato a contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia. Gli impegni che le parti hanno assunto con la firma del patto di legalità prevedono che Confindustria Imperia eserciti un’azione capillare, presso i propri iscritti e anche presso la altre associazioni territoriali di riferimento, per diffondere l’etica della responsabilità e soprattutto la previsione del dovere di denuncia di reati. Dovrà, inoltre, promuovere, presso le imprese associate, l’adozione di regole mirate a disciplinare la scelta responsabile dei partner, subappaltatori e fornitori, la predisposizione delle misure per la sicurezza sul lavoro e per la regolarità contributiva dei lavoratori, nonché specifici corsi di formazione per diffondere la cultura della legalità. La Prefettura di Imperia avrà l’impegno di ottimizzare le procedure di rilascio della documentazione antimafia, di monitoraggio delle attività imprenditoriali, anche private, mirato alla verifica degli appalti, dei subappalti e dei fornitori. Si occuperà, inoltre, di porre in essere azioni di sensibilizzazione con le stazioni appaltanti affinché vengano individuate le più idonee modalità di aggiudicazione delle gare d’appalto di lavori, forniture e servizi al fine di garantire la più ampia trasparenza, il pieno rispetto della normativa, la qualità delle opere pubbliche, delle forniture e dei servizi e la più alta idoneità delle imprese contraenti.

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In apertura, il presidente di Confindustria Liguria e Imperia Sandro Cepollina; sotto una veduta aerea di Portofino

stema economico che, solo se correttamente regolato, può garantire un vero sviluppo nel tempo». Quali progetti e iniziative sta mettendo in campo Confindustria Liguria sul fronte della battaglia alle organizzazioni criminali? In quale direzione vanno sviluppate le azioni di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose? «L’azione di Confindustria è culturale, operativa ed è, in collaborazione con le pubbliche autorità preposte alla sicurezza, preventiva verso tutti quei fenomeni che possono mettere in discussione l’economia legale. Il tema delle infiltrazioni diventa di grande attualità, soprattutto in un momento così difficile per l’economia, poiché espone le imprese a pressioni competitive, da un lato, dalla concorrenza sleale di chi non rispetta le regole o si può per-


Sandro Cepollina

Solo elevando la presenza e gli investimenti nel settore dell’hi-tech si può garantire un futuro industriale alla regione con settori ad alto valore aggiunto

mettere di lavorare in perdita e non ha problemi a ottenere credito, in quanto dispone di liquidità in abbondanza proveniente da attività illecite. Dall’altro, espone gli imprenditori a un corteggiamento per la cessione delle loro aziende, da parte di acquirenti con capitali di dubbia provenienza. Queste situazioni vanno monitorate e presidiate fortemente». Nei primi mesi del 2010 si sono registrati segnali di ripresa per quanto riguarda l’economia regionale, che poi però si sono affievoliti. Quali sono le prospettive per il 2011? «La struttura del sistema produttivo ligure è tale da aver attutito la fase di crollo della produzione industriale del 2009 con una caduta più contenuta e una sostanziale tenuta. Questa struttura, tuttavia, per la sua con-

figurazione e l’ancora debole attitudine, salvo rari casi di eccellenza, all’internazionalizzazione e all’innovazione, la pone in condizione di intercettare la ripresa in modo più lento rispetto ad altre aree. La grave carenza di infrastrutture e di investimenti rimangono però l’elemento di inefficienza forte del sistema. Infrastrutture materiali e immateriali. Così come l’assurda lentezza nei processi decisionali che riguardano i procedimenti autorizzativi degli investimenti privati o la carenza di aree industriali idonee sotto il profilo tecnico e amministrativo. Dobbiamo ri-orientare la funzione degli enti nella direzione di garantire, nel rispetto delle leggi e delle comunità locali, un’azione amministrativa più efficace ed efficiente e soprattutto in grado di fornire risposte certe in tempi compatibili con la programmazione degli investimenti». Uno dei settori più dinamici nell’ambito del sistema economico regionale è quello dell’hi-tech. Su quali settori la Liguria deve puntare per il proprio sviluppo futuro? «Quello del settore hi-tech rappresenta, a mio giudizio, la vera grande sfida del sistema industriale ligure. La presenza di un terziario così accentuato in Liguria, ma caratterizzato da un basso livello tecnologico e di capacità innovativa, identifica un elemento di debolezza. Solo ele-

vando la presenza e gli investimenti in questo settore si può garantire un futuro industriale alla regione con settori ad alto valore aggiunto. A Genova si sta facendo molto, anche se in tempi sempre troppo lenti a causa della burocrazia oppressiva. Occorre fare molto anche nelle riviere, che sogno come un continuum ideale che porti a una rete di imprese del terziario avanzato capace di unire Genova a Sophia Antipolis, imprese che tra l’altro sono compatibili con le fragilità ambientali del nostro territorio». Un altro comparto fondamentale per la regione è il turismo. Quali priorità individua su questo fronte? «Il turismo, insieme all’hi-tech, è la grande speranza della nostra regione. Fare turismo significa innanzitutto vendere il territorio. Occorre, per raggiungere al meglio questo obiettivo, renderlo più bello possibile. Troppi errori sono stati commessi nei decenni passati, con una gestione della pianificazione territoriale e una qualità estetico-architettonica che hanno abbruttito il territorio. Questo pericolo è in qualche caso ancora attuale. Servono, quindi, in primis tutela del territorio e in seconda istanza una sua valorizzazione. E poi infrastrutture turistiche di qualità, infrastrutture di raggiungimento e fruizione del territorio, unite a una LIGURIA 2011 • DOSSIER • 21


IN COPERTINA

Da destra, il ministro Maroni, Sandro Cepollina, Alessandro Bocchio (presidente Sezione Edili Confindustria Imperia), Sonia Viale (sottosegretario Economia)

forte integrazione con le eccellenze

produttive locali, in particolare con il settore alimentare. In questo comparto la collaborazione seria e rispettosa dei ruoli, ma integrata e responsabile tra pubblico e privato, è fondamentale». Tema cruciale è quello delle infrastrutture. Il governatore Burlando ha dichiarato l’avvio di un lavoro di monitoraggio sulle 10 grandi opere trasportistiche, sia ferroviarie sia autostradali e portuali, che riguardano la Liguria. Si attende finalmente un’accelerazione del processo infrastrutturale? «Lo dicevo prima e lo ribadisco, ma lo diciamo da sempre: sono imprescindibili, ma non possiamo continuare a parlarne. Suggerirei al presidente Burlando due cose: innanzitutto di pensare a un disegno di legge che individui le opere di interesse regionale sul

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La legalità è uno dei fondamenti su cui costruire ogni ragionamento per uno sviluppo economico e sociale sano e di lungo periodo. Il rispetto delle regole è imprescindibile

modello della legge obiettivo, in modo da offrire una corsia preferenziale al procedimento autorizzativo di queste opere, cercando laddove possibile di concentrare i passaggi autorizzativi. Il secondo suggerimento è quello di costituire sugli investimenti pubblici, fermi per problemi autorizzativi, una task force che lavori solo su questo aspetto a tempo pieno». Attirare investimenti stranieri, internazionalizzare. Quali le parole chiave per la crescita della Liguria? «La nostra competitività nei pros-

simi anni la misureremo anche con la nostra capacità di attrarre investimenti dall’esterno e dall’estero. Su questo tema mi auguro di trovare a breve con la Regione un raccordo per una strategia comune di marketing territoriale integrato. Che non vuol dire solo vendere aree, ma significa anche strutturare pacchetti integrati, in termini di aree, progettualità sull’attività di ricerca, innovazione e finanza e servizi amministrativi orientati allo sviluppo e non all’adempimento burocratico, come spesso accade».


IL PUNTO SULLA REGIONE

Difficoltà e gioie del bis Il secondo mandato del presidente Claudio Burlando è iniziato tra l’emergenza maltempo, la crisi economica e il risanamento dei conti. Le priorità del 2011? «Razionalizzare il servizio sanitario e stimolare la ripresa» Riccardo Casini

A

mmonta a 7 miliardi 657 milioni e 320mila euro in termini di competenza e 11 miliardi 624 milioni e 469mila in termini di cassa il bilancio di previsione 2011 approvato dal consiglio regionale della Liguria. Permane comunque una situazione economica definita «difficile», che si proverà a superare anche tramite l’autorizzazione per la giunta di contrarre mutui per 179 milioni e 500mila euro con fondi perenti nel bilancio. Ma al di là delle cifre, Claudio Burlando, al suo secondo mandato da presidente della Regione, si aspetta un 2011 tutt’altro che tranquillo. Che bilancio può trarre del suo “secondo primo anno” alla guida della Regione? «Innanzitutto è arrivata una riconferma, con un consenso pari a quello ottenuto nel 2005 ma in una situazione generale molto più difficile, anche per le forze di sinistra, e particolarmente al Nord. È stato un riconoscimento al lavoro fatto lungo cinque anni: il merito che rivendico

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è soprattutto il risanamento dei conti della sanità, oltre a tutto l’impegno per lo sviluppo e contro la crisi, anche grazie all’intensa concertazione con le forze economiche e sociali liguri, con i provvedimenti straordinari per l’occupazione e il lavoro. Inoltre la Regione ha investito moltissimo per sostenere gli strati sociali più poveri, gli anziani e i disabili non autosufficienti, e per estendere il di-

ritto allo studio». Quali sono state invece le maggiori difficoltà? «Riguardano soprattutto i danni subiti da tante aziende e famiglie per il maltempo. Nelle prossime settimane contiamo di ottenere le risorse che spettano alla Liguria. E oggi abbiamo di fronte il grande problema di mantenere in ordine i conti della sanità e di proseguire l’opera di ra-


Claudio Burlando

In basso, gli effetti dell’alluvione dello scorso ottobre a Cogoleto (Ge); nella pagina a fianco, il presidente della Regione Claudio Burlando

Il sistema delle imprese liguri ha resistito abbastanza bene ai colpi della crisi, le sofferenze maggiori ci sono state e restano sul piano dell’occupazione

zionalizzazione e miglioramento del servizio: impresa ardua, dal momento che ci vogliono tagliare drasticamente le risorse». A proposito di maltempo, in occasione della discussione sul bilancio di previsione si è assistito a una polemica con il Pdl sui fondi destinati al dissesto idrogeologico all’interno del Por.

«L’assessore allo Sviluppo economico Renzo Guccinelli ha risposto documentando che anche nel Por ci sono stanziamenti molto significativi destinati al dissesto idrogeologico. Ricordo che sono in corso interventi molto rilevanti, con fondi nazionali e regionali: la messa in sicurezza a Genova del torrente Bisagno, dello Sturla e del Ferreggiano, mentre a Varazze ci sono i lavori per il torrente Teiro e a Bordighera per il Gorghetto. Al di là dell’utilizzo dei fondi europei, insomma, l’attenzione e l’impegno sono molto estesi. Naturalmente non bisogna dimenticare che l’orografia della Liguria è molto complessa, con zone estesissime di boschi e di montagna spesso prive dell’intervento manutentivo dovuto alla presenza umana, mentre la costa e le valli sono invece congestionate di insediamenti urbani: non tutto può essere affrontato e risolto dalle amministrazioni pubbliche, tra l’altro con risorse sempre decrescenti». Tornando al bilancio di previsione, quali sono le sue linee guida? LIGURIA 2011 • DOSSIER • 25


IL PUNTO SULLA REGIONE

Il governo ha riproposto un’ipotesi di definizione del riparto sanitario che penalizza proprio la Liguria, non tenendo in conto la presenza di un’alta popolazione anziana

«Dobbiamo attuare le indicazioni

della manovra di Tremonti, che abbiamo anche criticato: mi rendo ben conto dell’esigenza di contenere la spesa pubblica di fronte a un debito dello stato così imponente, ma la crisi è stata troppo a lungo sottovalutata, le modalità “lineari” decise per i tagli penalizzano le amministrazioni virtuose come la nostra e non c’è capacità selettiva per incoraggiare la crescita. Detto questo, applicheremo la legge sperando che sia finita qui, e che ci possa essere semmai qualche recupero, soprattutto sul fronte dei servizi sociali. La Liguria deve rinunciare a più di 150 milioni di euro: tutte le attività ne sono gravemente colpite. Noi cercheremo di tutelare i livelli del trasporto pubblico e i servizi sociali, ma anche qui si impongono sacrifici molto dolorosi». Ma qual è la situazione di cassa della Regione? «Sono state superate le difficoltà di alcuni mesi fa. Soprattutto da quando il governo ha riconosciuto il risanamento che la Liguria – unica delle Regioni che erano state messe “sotto tutela” – ha compiuto nel bilancio della sanità. Il 2011 sarà comunque un anno molto difficile». Secondo l’Annuario regionale dell’Istat 2010 la demografia delle imprese presenta un segno lievemente negativo (-0,1% nel 2009 ri-

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spetto all’anno precedente). Cosa sta facendo la Regione per rilanciare la produttività? «Il sistema delle imprese liguri, in realtà, ha resistito abbastanza bene ai colpi della crisi: le sofferenze maggiori ci sono state e restano sul piano dell’occupazione. Noi che cosa facciamo? Non avendo più a disposizione, praticamente, risorse da gestire direttamente verso il sistema delle imprese, stiamo cercando di fare uso di tutti i fondi Fas, che finalmente dovrebbero essere utilizzabili, e dei fondi europei, dopo aver finanziato in modo efficace l’accesso al credito. Con i fondi europei, in particolare, ora sono disponibili 30 milioni di euro, una parte dei quali rivolta alle cooperative sociali e una parte al complesso delle imprese: in questo ambito un bando particolare riguarda le pmi che intendono localizzarsi nel nuovo Parco scientifico e tecnologico degli Erzelli, nel Ponente genovese». Che importanza riveste questa struttura? «È un progetto che, insieme allo

sviluppo dell’Istituto italiano di tecnologia a Morego, sempre nel Ponente genovese, rappresenta al massimo livello le potenzialità dell’hi-tech in Liguria, che insieme alla portualità e al turismo costituisce l’asse del nostro nuovo sviluppo. Il momento forse più emozionante dell’anno scorso è stato quando abbiamo visitato queste realtà con il presidente della Repubblica Napolitano, che ha anche così aperto le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un progetto molto importante riguarda poi la semplificazione di tutte le procedure: fin dall’inizio di questa nuova legislatura ha iniziato a operare un gruppo di lavoro che ha già raccolto molte indicazioni dalle imprese, e che si appresta a tradurle in provvedimenti efficaci». Il territorio rappresenta una delle risorse principali della regione. Quali benefici porterà in previsione l’approvazione del federalismo demaniale? «Il federalismo demaniale prende il


Claudio Burlando

A fianco, la sede dell’Istituto italiano di tecnologia a Morego; sotto, gli stabilimenti Piaggio a Finale Ligure per i quali è in programma il trasferimento a Villanova di Albenga

via adesso, e prima di tutto si tratterà di capire bene con quali norme e criteri dovrà essere gestito. In linea di principio sono sempre stato d’accordo: poter disporre del demanio marittimo e portuale può essere un’occasione per valorizzare meglio il nostro territorio e per contribuire all’impulso allo sviluppo». Il 2011 è da poco iniziato. Quali sono le sue priorità in agenda per l’anno in corso? «La priorità più rilevante non po-

trà che essere quella di sempre: tenere in ordine i conti della sanità e proseguire l’opera di razionalizzazione e di qualificazione del servizio sanitario. Sarà un’impresa ardua perché purtroppo il governo ha riproposto un’ipotesi di definizione del riparto che penalizza in modo enorme ed enormemente ingiusto proprio la Liguria, non tenendo in conto l’incidenza del costo maggiore dovuto alla presenza di un’alta popolazione anziana. Ep-

pure la Liguria, da questo punto di vista, anticipa una situazione che si allargherà nei prossimi decenni a tutto il paese: sarebbe dunque saggio investire qui anche per sperimentare le soluzioni più giuste ed efficaci per tutti». Ma la sanità è solo la prima delle priorità. «Naturalmente ci concentreremo anche sugli stimoli alla ripresa. Speriamo che si creino le condizioni per una svolta positiva: penso al nuovo insediamento Piaggio a Villanova di Albenga, al ribaltamento a mare della Fincantieri a Genova, alla nuova piattaforma portuale a Vado, con l’impegno della Maersk, e alla presenza nei nostri porti, che vedono una ripresa dei traffici, di colossi come Msc. C’è poi una novità molto rilevante in Liguria: sul fronte delle infrastrutture stiamo passando da discussioni e rivendicazioni decennali alla realizzazione concreta di opere fondamentali. Quest’anno potremo dire anche ai mercati internazionali che la Liguria è finalmente avviata a rompere nei prossimi anni l’isolamento di cui ha sofferto enormemente. Infine, ma si tratta di una preoccupazione per noi fondamentale, convoglieremo tutte le risorse e le iniziative possibili per mantenere una soglia decente nella protezione sociale». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 27


IL PUNTO SULLA REGIONE

Uscire dall’immobilismo per il rilancio economico Michele Scandroglio, deputato e coordinatore regionale Pdl, ammette le difficoltà della regione dovute alla congiuntura economica ma attacca: «su dissesto idrogeologico, aiuti alle imprese e riorganizzazione sanitaria bisogna fare molto di più» Riccardo Casini

«U

n bilancio certamente difficile e molto pesante, anche per via della contingente situazione economica internazionale». Michele Scandroglio, deputato e coordinatore regionale Pdl, non nasconde i problemi che la giunta Burlando ha avuto nella stesura del documento di previsione, ma specifica: «va dato atto al Pdl di aver cercato di migliorare la manovra, infatti molti sono stati gli emendamenti presentati e votati dal nostro partito. Grazie a questo lavoro siamo riusciti a dare segnali importanti: incentivare le nuove imprese e andare incontro alle esigenze delle famiglie, sia in funzione del reddito, sia del numero dei figli sia - e questo è stato un miglioramento fatto grazie alla nostra proposta - per le famiglie con persone in stato di disabilità». Soddisfatti, insomma? «In realtà questo documento presenta aspetti che non vanno nella direzione che noi avremmo auspicato perché presenta ancora troppe spese lontanissime dalle esigenze e dalle priorità 28 • DOSSIER • LIGURIA 2011

Michele Scandroglio, coordinatore regionale Pdl

dei cittadini. Avremmo preferito un approccio più concreto da parte della giunta, vista la difficile situazione che stiamo vivendo: le risorse dovevano essere impiegate in maniera mirata. A noi sta a cuore l’interesse dei liguri e avremmo voluto politiche di sostegno soprattutto a favore delle famiglie e delle imprese e una maggiore razionalizzazione delle risorse regionali. Perché razionalizzare non vuol dire tagliare i servizi ma eliminare gli sprechi. E nel bilancio della regione Liguria questi ultimi sono ancora, purtroppo, tanti».

Proprio in occasione della discussione del bilancio si è scatenato un dibattito sui fondi Por destinati al dissesto idrogeologico. L’assessore Guccinelli ha detto in proposito: “siamo gente che sa spendere”. Si poteva invece fare di più? «Noi abbiamo riportato quanto ci è stato segnalato dalla Commissione europea in risposta a un’interrogazione dell’europarlamentare Mario Mauro, il quale era in possesso dei dati relativi al 31 agosto 2010. Dati che abbiamo utilizzato per rimproverare la giunta regionale per la len-


Michele Scandroglio

tezza nella spesa dei fondi della Comunità europea. Siamo molto preoccupati in merito alla situazione ligure in quanto, dalle affermazioni di Guccinelli, abbiamo avuto la certezza che solo 17 milioni sui 140 destinati sono stati adibiti all’assetto idrogeologico. Il fatto ancor più grave emerso è che a oggi sono stati effettuati impegni di spesa a favore dei Comuni interessati ai progetti di riqualificazione urbana per circa il 72% del valore complessivo. Se confrontiamo questo dato con la previsione stimata, gli appalti dovranno essere eseguiti

probabilmente verso la fine del 2011. I nove progetti da 140 milioni di euro incominceranno a vedere realmente spese le risorse, se tutto andrà bene, dal 2012 in poi e, considerando che il programma operativo regionale dovrebbe completarsi nel 2013, ci sembra di poter dire che come al solito arriveremo fuori tempo massimo». Come si è arrivati a questo punto? «Le responsabilità di questa situazione sono di un’amministrazione regionale che ha sempre trascurato questo grave problema e che solo oggi, di fronte ai disastri che la nostra regione ha su-

bito, si accorge della drammaticità della condizione del territorio ligure. Noi contestiamo il fatto che su circa un miliardo di risorse tra Por, Fas e Psr la percentuale destinata alla difesa del suolo e al dissesto idrogeologico è bassissima. Se a questo si aggiunge che nel bilancio regionale 2011 alle voci in questione non sono assegnate risorse, le responsabilità di chi è deputato a programmare gli interventi della Regione sono chiare». Quali sono le aree che necessitano di un intervento urgente? «La Liguria ha un’orografia che impedisce una predeterminazione, infatti i disastri avvengono indistintamente in ogni area del territorio. Ci troviamo di fronte a una situazione talmente urgente che ha visto le esondazioni susseguirsi a ritmo di una ogni poche settimane su tutto il territorio della Liguria. Ritengo che una seria valutazione delle maggiori criticità possa essere affrontata esclusivamente in maniera scientifica: infatti di questa questione si sta occupando il professor Claudio Eva, nostro responsabile regionale per la protezione civile». Secondo l’Annuario regionale Istat 2010 la demografia delle imprese presenta un segno lievemente negativo. Come giudica le mosse della Regione in termini di aiuto alle imprese? «Pochi strumenti messi a disposizione delle imprese liguri e una politica scadente e carente sotto il profilo della programmazione e del rilancio del tessuto socio economico, che da una LIGURIA 2011 • DOSSIER • 29


IL PUNTO SULLA REGIONE

parte presenta segnali di ripresa per quanto riguarda il manifatturiero ma dall’altra evidenzia ancora grandi difficoltà nel settore dei servizi e dell’edilizia. Per quanto riguarda quest’ultimo, non possiamo non evidenziare il fatto che oggi, a distanza di due anni, la regione Liguria di fatto non ha ancora una legge sul piano casa, strumento normativo tanto atteso dagli operatori del settore edile e non ancora operativo a causa delle profonde spaccature interne alla compagine di maggioranza: un provvedimento che lo stesso Burlando in campagna elettorale aveva promesso di modificare allargando le maglie troppo strette di una legge, quella regionale, frutto del compromesso con gli schieramenti di estrema sinistra che componevano e purtroppo compongono ancora oggi la maggioranza in Regione».

30 • DOSSIER • LIGURIA 2011

Quali sono le conseguenze di questa situazione? «L’immobilismo della giunta Burlando, unito alla troppa burocrazia che ha reso complessi e molto articolati i bandi per poter accedere ai finanziamenti regionali, sommato alla carente capacità comunicativa di questa regione nel promuovere gli strumenti agevolativi per le imprese, fa della Liguria il fanalino di coda tra le regioni del nord. Basti vedere il caso dell’avviso comune firmato dal ministero dell’Economia, dall’Abi e dai

rappresentati delle imprese per la sospensione dei debiti delle Pmi nei confronti delle banche, strumento fondamentale a disposizione delle imprese indebitate per superare la crisi economica, che prevede la possibilità di posticipare per un anno sulla sola quota di capitale, senza conseguenze finanziarie o legali, il rimborso dei mutui o canoni di leasing. Quest’agevolazione può essere estesa anche ai finanziamenti agevolati pubblici purché le Regioni, con proprio atto deliberativo e procedure conseguenti,

A distanza di due anni, a causa delle spaccature nella maggioranza, la Liguria non ha ancora una legge sul piano casa, strumento atteso dagli operatori del settore edile


Michele Scandroglio

Solo oggi, di fronte ai disastri che la regione ha subito, la giunta si accorge della drammaticità della condizione del territorio ligure. Le responsabilità sono chiare

provvedano all’adesione. Ma è uno strumento del quale ancora oggi le imprese liguri non sono a conoscenza». A proposito di imprese, come si sta muovendo la Regione nei casi Piaggio e Stoppani? «Con lentezza e sottovalutando due problemi che sotto aspetti differenti dimostrano l’immobilismo di quest’amministrazione. Per quanto riguarda la Piaggio, infatti, parrebbe che entro la fine del mese si debba aprire il cantiere e dare il via all’inizio dei lavori relativamente al trasferimento del sito dell’azienda da Finale a Villanova nel rispetto degli impegni presi dall’accordo di programma sottoscritto nel 2008. Ma in realtà sui tempi e le procedure, anche relative al mantenimento dei livelli occupazionali dell’azienda, vi è ancora poca chiarezza. Per questo durante una recente seduta del consiglio regionale i consiglieri del Pdl hanno promosso e presentato un ordine del giorno, votato all’unanimità, per monitorare la situazione e impegnare la giunta a farsi garante del rispetto degli accordi presi anche per quanto concerne i lavoratori dell’azienda».

E per quanto riguarda la Stoppani? «Di fronte ai recenti e nuovi allarmi di inquinamento ambientale l’immobilismo di questa amministrazione è evidente: per questo con i consiglieri regionali del Pdl sto programmando un sopralluogo per verificare con mano la situazione e parlare anche con i 22 lavoratori che hanno lanciato un appello a Burlando chiedendo l’intervento della Regione». In che modo questa dovrà invece sfruttare le opportunità offerte dal federalismo demaniale? «La parola federalismo implica l’assunzione di responsabilità da parte degli enti locali e delle Regioni ed è evidente che le opportunità devono essere colte sulla base di un rapporto con il territorio e con la gente. Federalismo vuol dire fine delle decisioni dall’alto ma decisioni partecipate e dal basso. Sarà dunque necessario, nell’ambito delle disposizioni di legge, intraprendere un cammino di partecipazione democratica, di incontro con le categorie, con le forze sociali e con il mondo dell’impresa, e insieme trovare la cornice che meglio si attagli al quadro della propria regione».

Quali devono essere allora le priorità per l’amministrazione ligure in questo 2011? «Bisogna intanto procedere a una riorganizzazione della sua gestione sotto tutti i punti di vista, specialmente per quanto concerne la sanità sulla quale c’è veramente molta confusione e poca trasparenza: oggi assistiamo a un vero e proprio braccio di ferro tra amministrazione regionale e sindacati che hanno contestato la politica scadente della giunta in fatto di riorganizzazione delle strutture sanitarie regionali, ma anche a un loro quotidiano indebolimento messo in atto scientemente. Un indebolimento che non fa altro che incentivare il negativo fenomeno delle fughe dei pazienti dalla Liguria in altre regioni. Ma credo che tra le priorità vada inserita anche l’ottimizzazione delle risorse e l’attivazione di politiche virtuose di risparmio vero, che dovrebbero passare da una concreta riorganizzazione dell’assetto delle partecipate della regione con l’eliminazione dei doppioni e degli enti inutili. Un ultimo aspetto, sul quale, tra l’altro, Burlando aveva preso impegni precisi, riguarda poi la sburocratizzazione dell’ente, sia sotto il profilo delle autorizzazioni a carico delle imprese, sia sotto l’aspetto del consentire un più facile accesso alle imprese ai bandi pubblici». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 31


UNITÀ D'ITALIA

Il valore dell’Unità Le divisioni sui festeggiamenti per l’Unità d’Italia si basano su uno sbagliato alibi storiografico. A sostenerlo è il giornalista Mario Cervi, che racconta il suo punto di vista sui principali eventi del Risorgimento Nicolò Mulas Marcello

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el dibattito sui festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia non mancano le divergenze politiche. C’è chi dichiara che i festeggiamenti siano obbligatori per una ricorrenza così importante e chi, invece, si schiera dalla parte opposta. Ma come spiega Mario Cervi, giornalista, studioso ed esperto del Risorgimento, «il dibattito apparentemente storiogra-

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fico è in realtà un alibi per giustificare tutti i ritardi e le carenze del Meridione». Quali sentimenti suscitano in lei i 150 anni dell’Unità d’Italia? «Io sono un risorgimentalista. Anche in questi tempi di revisionismo talvolta malevolo credo ancora che l’unità sia stata una grande cosa. Ha contribuito il genio di Cavour ma anche il caso, che nella storia è un elemento di determinazione importantissimo se

si pensa al modo in cui si è arrivati in breve tempo a unificare la penisola che era un agglomerato di staterelli separati l’uno dall’altro con al centro lo stato della Chiesa a rappresentare un elemento di divisione. Quel processo iniziato con la spedizione di Garibaldi e l’annessione immediata del sud è stato miracoloso. Io credo che nessun altro evento della storia d’Italia moderna abbia avuto così tanta importanza e sia stato magico come il Risorgimento». Perché è importante festeggiarlo? «Non so quanto sia importante festeggiare il Risorgimento, sono sì un risorgimentalista come ho detto prima, ma non sono altrettanto un amante delle celebrazioni. Si può discutere se i 150 anni sono un’oc-


Mario Cervi

In apertura, Mario Cervi, giornalista e scrittore; al centro, i festeggiamenti dell’Unità d’Italia a Genova nel 2010; in alto, un ritratto di Cavour

Cavour pensava che un’unificazione che volesse rendere uguali tutte le regioni italiane sarebbe stata sbagliata in quanto c’era un livello di vita e di condizioni economiche differenti casione giusta per fare cerimonie solenni come quelle del cinquantenario e del centenario. Purtroppo ho l’impressione che negli ultimi tempi la moda sia stata quella non solo di demitizzare il Risorgimento, come è giusto che sia perché all’epoca non tutti erano d’accordo, ma anche quella di trarre la conclusione che Garibaldi e i Mille hanno compiuto un’azione deplorevole. E a questo non ci sto».

Lei ha affermato che senza il Risorgimento l’Italia sarebbe ancora un’espressione geografica. Qual è secondo lei un esempio di Risorgimento da celebrare? «Sono da celebrare i suoi due momenti più importanti, ovvero il momento sabaudo e quello garibaldino. È evidente che tra di loro ci sia un conflitto fortissimo. Il primo rappresenta la contrapposizione del regno del sud con quello del nord. Un regno meno accultu-

rato, meno florido economicamente di quello del sud si è impadronito del regno più ricco, compiendo così una sorta di stupro storico. Contro il movimento garibaldino c’è anche la reazione clericale, oltre che quella del sud, perché esiste la convinzione che l’Unità sia stata fatta contro la Chiesa e che Garibaldi fosse un anticlericale indemoniato. Queste sono dichiarazioni blasfeme deplorevoli. Io rimango del parere che sia il momento sabaudo che quello garibaldino siano state due fasi eroiche e gloriose con tutti i loro difetti e le ombre». L’Unità d’Italia coincide storicamente con la guerra di secessione americana. Lei sostiene che gli americani siano molto più avanti di noi in quella che potremmo definire una pacificazione storiografica rispetto a fatti risalenti a un secolo e mezzo fa. Perché secondo lei in Italia sia a nord che a sud ci sono ancora opinioni contrastanti sul Risorgimento? «Stando a quello che si legge sembra che noi fossimo ancora più divisi di quanto lo fossero gli spagnoli dopo la guerra civile, che è un avvenimento molto più recente dell’Unità d’Italia, o di quanto non lo fossero gli americani che con la loro guerra civile hanno causato 600.000 morti. Si ha l’impressione che da noi la piaga sia più aperta ma in realtà io ho la convinzione che si tratti di una sorta di operazione strumentale con fini esclusivamente politici. Non è vero che dopo l’unità il Meridione abbia vissuto l’avvento piemontese come una conquista terribile per due ragioni: la prima è che anche nella LIGURIA 2011 • DOSSIER • 41


UNITÀ D'ITALIA

struttura dello Stato sabaudo fu-

rono immessi moltissimi meridionali, la seconda è che anche il Meridione si è impadronito dell’amministrazione italiana. Molti importanti prefetti e generali erano meridionali. E il fatto che non sia rimasto rancore per quell’avvenimento è testimoniato anche dal referendum del 2 giugno 1946, in cui il sud ha votato per la monarchia sabauda mentre il nord ha votato contro. Questo rancore è un’invenzione attuale per giustificare tutti i ritardi e le carenze del Meridione. Il dibattito apparentemente storiografico è in realtà un alibi». Lei sostiene che Cavour sia stato uno dei pochi veri statisti che ha avuto l’Italia. «Lui camminava nel solco della storia, il

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Io credo che nessun altro evento della storia d’Italia moderna abbia avuto così tanta importanza e sia stato magico come il Risorgimento

regno borbonico del Sud e lo Stato della Chiesa contro». Cosa penserebbe Cavour del federalismo? «Pare che Cavour avesse anche delle idee federaliste. Credo che si sia reso conto, anche se non ha avuto poi modo di tradurre in azione ciò che pensava perché è morto prematuramente, che una unificazione che volesse rendere uguali tutte le regioni italiane sarebbe stata sbagliata, sia perché c’era una realtà di storie e tradizioni diverse ma anche perché c’era

un livello di vita e di condizioni economiche differenti. Bisognava quindi tener conto di queste diversità. Non so quanto ne avrebbe tenuto conto ma lui sarebbe stato secondo me più intelligente dei suoi successori a cominciare dal conservatore Ricasoli che si ispirò al modello francese e quindi allo stato centralista e alla tacitazione dei poteri periferici che è una concezione che si è adattata male al caso italiano, tanto è vero che la differenza tra nord e sud permane in maniera abbastanza grave».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La scelta vincente? Localizzare A differenza di molti altri piccoli industriali, Umberto Boragno insiste nell’investire sul tessuto produttivo ligure attraverso le aziende del gruppo Termex Aldo Mosca

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nergia, aerospazio, ricerca scientifica. Ambiti in cui la società genovese Termex ha ormai consolidato la sua posizione. Il gruppo guidato dall’ingegner Umberto Boragno e con sede a Busalla si prepara a un 2011 ricco di iniziative. L’obiettivo, ovviamente, è la crescita sui settori manifatturieri e dell’alta tecnologia. «Ormai ci siamo affermati in alcuni precisi campi di attività – spiega Umberto Boragno-, a cominciare dalle lavorazioni ad asportazione di truciolo, per conto terzi, fino alla produzione di componenti e assiemi elettromeccanici, come ad esempio casse turbina, rotori, valvole, dispositivi antighiaccio». Termex negli anni è cresciuta anche grazie ai

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suoi brevetti, sviluppati in collaborazione con l’Università di Genova. Settori che, nell’ultimo biennio, hanno risentito della stagnazione economica. «Assistiamo solo ora a una timida ripresa, che comunque non si consoliderà prima della fine di quest’anno. Siamo riusciti a far fronte alle difficoltà con i soliti ingredienti: sacrifici, fantasia e flessibilità» racconta Boragno. Con un’attività così specialistica e legata alle grandi commesse internazionali, perché la scelta di produrre in Liguria? «Bella domanda, a cui si può rispondere solo con analisi a posteriori. La mia famiglia è “ligure verace”, con tanto di toponimo. La Liguria è patria dell’industria italiana, i miei


Umberto Boragno

Parlando di industria manifatturiera, occorre ridare senso e dignità, anche sociale, alla formazione denominata “professionale”

In alto a destra, Umberto Boragno, amministratore delegato di Termex Srl. Nelle altre immagini, alcuni interni dello stabilimento di Busalla (Ge) www.termex.it. info@termex.it www.ompspazio.it info@ompspazio.it

corregionali più anziani ricordano quando la Borsa di Milano chiudeva perché a Genova era il giorno di San Giovanni Battista, festa patronale. In questa terra vi sono alcune delle maggiori aziende di prodotto, attive nei comparti in cui operiamo come fornitori. Il nostro attuale stabilimento, nel comune di Busalla, è situato in una valle che negli anni Cinquanta fu in gran parte acquisita dall’IRI, destinata all’insediamento degli stabilimenti per la produzione della componentistica per le centrali nucleari. Questa è una testimonianza dell’avvedutezza e della lungimiranza sia della politica sia della dirigenza dell’“industria di Stato”. Considerata la clientela servita e la tipologia dei prodotti, la localizzazione quindi non penalizza in modo eccessivo la produzione. Altri sono i problemi, i vincoli, i “lacci e lacciuoli”». Così non le sembra di “pestare l’acqua nel mortaio”? «Ha ragione, condivido: di stereotipi si muore. La mia vuole essere solo autoironia. La cosiddetta semplificazione normativa è senz’altro utile e necessaria, ma non può essere un alibi: da sola, non è né sufficiente né prodromica ad assicurare lo sviluppo, sia in termini di crea-

zione di ricchezza che di conseguente incremento occupazionale. Da metalmeccanico, lo sviluppo lo vedo ancora legato al settore manifatturiero, al comparto agricolo e ai due settori principali collegati, cioè il bancario e il logistico. Germania docet». Soprattutto quali nodi critici deve affrontare il suo settore? «In primis quello formativo. La reperibilità di personale adeguato, in tutti i livelli, all’attuale contesto è oggi un problema. Parlando di industria manifatturiera, occorre ridare senso e dignità, anche sociale, alla formazione denominata “professionale”. Gli operatori alla produzione interagiscono con impianti e macchinari complessi, di elevata tecnologia. Non siamo più al tempo del martello e del chiodo, comunque in caso sempre utili. Di converso, la formazione scolastica di livello più specifico deve essere non solo altamente formativa, ma specializzata e selettiva. Dovremmo prendere a esempio i modelli di Cina e Stati Uniti». Sì, ma sappiamo bene che la formazione non basta a garantire lo sviluppo. «No, certamente. L’attività imprenditoriale nasce su basi soggettive, si fonda su obiettivi personali, su desideri, percezioni. E quella industriale è una tipologia di impresa specifica, con complessità connaturate che le altre attività non hanno. Se alla sua base stanno sempre impulsi personali, lo sviluppo industriale richiede indirizzi e consensi collettivi, quindi politici. È compito politico decidere gli indirizzi, con i correlati rischi di successo o insuccesso, favorire il sorgere di campioni nazionali o l’instaurarsi di collaborazioni internazionali. Personalmente, apprezzo il dinamismo delle poche grandissime industrie italiane: cito Finmeccanica, Enel, Telecom, ERG, Prysmian, Impregilo, Riva, Fiat, Eni, Fincantieri, Pirelli, Luxottica. Al tempo stesso, però, non sono stato un estimatore di alcune delle privatizzazioni attuate negli anni scorsi. Solo la presenza di grandissime aziende può assicurare lo sviluppo dello specifico contesto italiano delle Pmi, tra cui ci annove- LIGURIA 2011 • DOSSIER • 53


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Sono molteplici le produzioni del gruppo Termex Il gruppo di Busalla, guidato dall’ingegnere Umberto Boragno, nasce nel 1988, raggruppando due società attive da oltre trentacinque anni nei campi della meccanica e della metallurgia. Nello specifico, Termex si occupa della lavorazione di media e grande meccanica, oltre che del montaggio di componenti. Il gruppo è presente, nella produzione per conto terzi, nei settori navale, chimico, energetico, aeronautico e militare, con lavorazioni meccaniche di casse turbine a gas e vapore, diaframmi, cuscinetti, impennaggi aerei, line assi, stabilizzatori marini e valvole a sfera.

riamo, accompagnandole anche verso obiet- nologia innovativa e importante, con ricadute tivi di eccellenza assoluta, ancorché settoriale e specifica. Fortunatamente, al momento sono ancora numerose». Qual è, invece, la sua opinione relativamente al fenomeno della delocalizzazione produttiva? «Non tutti possono trasferire le attività all’estero. I settori a bassa tecnologia delocalizzano. I settori manifatturieri ad alta tecnologia rilocano o impiantano all’estero attività per servire al meglio mercati lontani e in crescita. Così come rinnovano, o sarebbero disponibili a farlo, impianti in Italia, con rilevanti aggiornamenti tecnologici e gestionali. Dal mio piccolo osservatorio, mi piacerebbe vedere, all’interno del nostro Paese, maggiori investimenti verso attività strategiche come energia, trasporto e telecomunicazioni». A proposito di settore energetico. Lei è da sempre un sostenitore del nucleare. «Vero. Votai a favore del nucleare nel referendum del 1988. Allora eravamo terzi a livello mondiale come know how specifico in questo campo. Certamente il sostitutivo e massiccio uso del gas ha permesso di sviluppare una tec-

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positive sull’intero settore energetico. Riconosco che il fabbisogno energetico ha stimolato studi e applicazioni nel campo delle energie alternative, pensiamo solo a eolico, fotovoltaico, biomasse, moto ondoso, harvest Energy. Noi stessi disponiamo di brevetti in tale settore, sviluppati in collaborazione con l’Università di Genova. Tuttavia, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, il soddisfacimento dei sempre crescenti fabbisogni energetici può passare unicamente dall’uso della tecnologia nucleare. E ciò sotto tutti i punti di vista, considerando ogni parametro. Quindi quantità di energia prodotta, spazi occupati, ambiente e sicurezza, impegno finanziario, durata degli impianti, compatibilità con altre attività». Termex punta molto alle sinergie con il mondo universitario e, in generale, della ricerca. Anche nell’ambito del nucleare si potrebbe pensare a nuove collaborazioni? «Tenere unite università e industrie dovrebbe essere una priorità. Mi auguro, in futuro, di vedere incentivato questo binomio attraverso il meccanismo del credito d’imposta».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Prospettive positive per la filiera della plastica

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orna a essere positivo il bilancio della COMER SpA. La nota società genovese, leader da più di trent’anni nella produzione di raccordi e valvole in materiale termoplastico, ha conosciuto il suo annus horribilis nel 2009. Ma i nuovi fatturati parlano chiaro. Il trend è cambiato e già si registra una ripresa del 10%. A confermarlo è il suo amministratore unico, Stefano Compagnoni, il quale non nasconde come nel biennio precedente la crisi abbia destato non poche preoccupazioni tra tutti i principali attori della filiera plastica. «Nel 2009, per la prima volta, si era interrotta la nostra crescita – racconta Stefano Compagnoni – ma i nuovi ricavi, quelli relativi al 2010, danno finalmente qualche significativo segno di miglioramento e ora, anche a livello mondiale, la crisi economica viene percepita in maniera meno drammatica». La COMER, che nasce come azienda che progetta e costruisce stampi per la produzione di articoli in materiale termoplastico, pur continuando a operare in questo settore, diviene negli anni ’80 uno tra i maggiori produttori di raccordi e valvole in PVC e ABS. Una produzione rivolta a innumerevoli campi dell’industria chimica, dell’acquedottistica, dell’irrigazione e, in generale, per il trasporto di fluidi in pressione fino a 16 atmosfere. 56 • DOSSIER • LIGURIA 2011

Si chiude in positivo, a partire dall’export, il 2010 della COMER di San Colombano Certenoli. A illustrarne i dati è il suo amministratore, Stefano Compagnoni, il quale osserva uno scenario internazionale sempre più inflazionato ma, al tempo stesso, ricco di nuovi mercati da conquistare Andrea Moscariello In un’ottica continua di espansione COMER ha sempre investito gli utili aziendali, passando così da una piccola azienda artigianale con una pressa a iniezione e qualche stampo in una piccola officina nella cittadina di Lavagna, agli attuali 30mila mq di superficie dei suoi due stabilimenti produttivi, a San Colombano Certenoli e a Casarza Ligure, entrambi in provincia di Genova. Il primo, in cui si stabilì nel 1990, copre un’area di 8mila mq di cui 4mila coperti. Il secondo, invece, si sviluppa su 22mila metri quadrati di cui 12mila coperti. All’interno vi sono oltre 30 presse a iniezione automatiche, tutte di ultima generazione tra cui una da 1.800 tonnellate, utilizzata per lo stampaggio dei raccordi di grandi diametri. «Il più grande passo in avanti – spiega Compagnoni – l’abbiamo sicuramente compiuto quando, nel 1996, rilevando impianti e macchinari della società Nuova Forti, abbiamo

Nelle immagini, esterno e interno dello stabilimento della COMER Spa di Casarza Ligure (Ge) e nella pagina a fianco Stefano Compagnoni www.comeritaly.com


Stefano Compagnoni

I mercati tradizionalmente importanti per la nostra società sono quelli del vicino e Medio Oriente, del Nord e Sud Africa, oltre alla maggior parte dei paesi europei

ampliato la gamma degli articoli dal punto di vista dimensionale, cominciando a produrre quelli che nel settore vengono definiti i “Grandi Diametri”, ossia gli articoli di dimensioni dal 250mm al 315mm, che ancora oggi pochissime ditte al mondo realizzano. Questo ci ha consentito di fornire ai clienti già acquisiti un’offerta pressoché completa e di conquistare nuovi mercati fino ad allora inaccessibili». Di qui il progetto maturato in questi ultimi anni di realizzare gli articoli del diametro 400 mm. «Si tratta di un investimento molto importante anche dal punto di vista finanziario poiché prevede la realizzazione di stampi in acciaio di notevoli dimensioni e alcune modifiche alle presse a iniezione per lo stampaggio dello stesso. Ovviamente il mercato di sbocco sarà sicuramente di nicchia, ma confidiamo che possa contribuire a consolidare e accrescere la posizione di COMER sul mercato mondiale». Altri due progetti ormai pressoché ultimati riguardano la produzione di valvole a farfalla e i collettori per piscine e geotermia, presentati al ForumPiscine di Bo-

logna quest’anno a febbraio: questi prodotti rappresentano perfettamente l’attenzione dell’azienda al cliente, visto che sono stati studiati appositamente per far fronte alle diverse esigenze applicative e facilitare il più possibile le operazioni di installazione. Nonostante la crescita, l’azienda rimane una realtà a gestione familiare. La proprietà della COMER, così come la sua direzione, restano infatti nelle mani della famiglia Compagnoni, che ovviamente si avvale di numerose figure qualificate sia a livello commerciale che amministrativo. Attualmente il mercato cui si rivolge il gruppo è prettamente internazionale. Da molti anni l’azienda esporta mediamente il 75% della produzione, anche se ultimamente, con la creazione di una rete di agenti italiani e di alcuni depositi localizzati in aree strategiche, anche la quota di mercato interno ha subìto un incremento notevole. «I mercati tradizionalmente importanti per la nostra società sono quelli del vicino e Medio Oriente, del Nord e Sud Africa, oltre alla maggior parte dei paesi europei - spiega Stefano Compagnoni -. Non mancano gli ac- LIGURIA 2011 • DOSSIER • 57


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un sistema di qualità per oltre 1.500 articoli Il core business della produzione COMER è costituito da una vasta gamma di raccordi e valvole in PVC e ABS a incollaggio o filettato oltre che da raccordi in polietilene PE100 e polipropilene PP per saldatura di testa codolo corto e codolo lungo per elettrofusione. In totale si tratta di una gamma che comprende circa 1.500 articoli. Asse portante di questa logica produttiva è il sistema di qualità. Sin dagli inizi degli anni Novanta, il management dell’azienda opta per il conseguimento di marchi di qualità, tra cui l’Iso 9001, conferita in prima istanza nel 1998 da parte dell’Istituto Italiano dei Plastici e perfezionata proprio di recente con il conseguimento della Iso 9001:2008. «Siamo consapevoli del fatto che la qualità è un obiettivo raggiungibile solo attraverso un continuo rinnovo e miglioramento dei prodotti - spiega l’amministratore unico della COMER Spa, Stefano Compagnoni -. Per questo abbiamo insistito per realizzare al nostro interno un sistema di gestione avanzato e improntato al coinvolgimento e all’addestramento di tutto il personale nel perseguimento degli obiettivi di qualità individuati».

quirenti, magari dei prodotti più particolari la sua certificazione restano in alcuni mercati re-

75% EXPORT Questa la media percentuale annua del fatturato relativa all’export per la società COMER

della gamma, in Estremo Oriente e in Australia. Nel corso degli anni, il panorama nel dettaglio è variato anche in base a eventi di portata mondiale, ma in genere la nostra presenza è rimasta stabile e, anzi, l’export è cresciuto vista l’apertura di nuovi mercati sullo scenario economico internazionale. Idealmente, l’area con le maggiori possibilità di sviluppo è quella dei paesi dell’ex blocco sovietico. Altre macro aree invece sono sempre più ardue da conquistare, come i paesi emergenti dell’Asia o dell’America Latina. In questi paesi infatti, la quantità di produttori della gamma “centrale” o di alta rotazione, è cresciuta esponenzialmente. L’ampiezza della nostra gamma, la flessibilità dell’azienda di fronte a problematiche specifiche e l’ottimo servizio commerciale hanno fatto sì che il marchio COMER abbia tenuto perfettamente». Discorso a parte invece per quanto riguarda il fattore qualità. Il sopracitato affollamento di fabbricanti e la conseguente discesa dei prezzi, ha fatto sì che anche in mercati, quali il Centro e Nord Europa, storicamente attenti alla qualità dei prodotti e poco “sensibili” invece al fattore prezzo, ultimamente sono disposti ad accettare prodotti di scarsa qualità pur di acquistare a prezzi inferiori. In questo contesto il sistema di gestione qualità e

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quisiti indispensabili, ma purtroppo hanno perso molto in termini di valore aggiunto e riconoscibilità. COMER ha quindi cercato di trarre vantaggio dal sistema qualità per migliorare le proprie relazioni con clienti e fornitori, e trasferire il concetto di cliente-fornitore e il concetto di soddisfazione cliente anche al suo interno. Inoltre, anche mediante l'integrazione del sistema qualità con quello ambientale, la società ha cercato di migliorare le proprie prestazioni sia per quanto riguarda la propria capacità produttiva sia per quanto riguarda la diminuzione del proprio impatto ambientale e una maggiore attenzione alla sicurezza. Sul futuro, comunque, la famiglia Compagnoni rimane fiduciosa, anche in virtù dell’aumento di ricavi prima citato. «Con le dovute cautele, vista l’aleatorietà degli ultimi anni, le aspettative per il 2011 sono abbastanza buone – conclude Stefano Compagnoni -. Il mese di gennaio infatti ha prodotto un fatturato di ben lunga superiore allo stesso periodo del 2010, e anche l’ordinato per il mese di febbraio lascia ben sperare. Certamente le nuove e improvvise crisi che vedono coinvolti alcuni paesi del Medio Oriente preoccupano molto ma la solidità dell’impresa ci ha sempre consentito di affrontare con successo le contingenze».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il contractor punta all’innovazione Orianna Fortini osserva i risultati raggiunti dalla AM General Contractor e annuncia nuovi investimenti rivolti al rinnovo tecnologico e alla formazione della giovane squadra di professionisti Simone Cesari

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In apertura, allestimento per il concerto degli U2 presso lo Stadio Olimpico di Roma www.amgc.it

resce seguendo un orientamento “giovane” la AM General Contractor di Genova. La società leader nei settori dell’impiantistica industriale, delle infrastrutture e del settore ferroviario investe nella formazione del suo giovane staff, sotto la guida dell’amministratore delegato, l’ingegnere Orianna Fortini. Giovani, ma anche nuove metodiche e tecnologie. Tutti elementi fondamentali per una realtà non più locale, ma, come tiene a sottolineare il suo Ad, globale. «Oggi questi investimenti sono richiesti sia per la competizione di mercato che per i nuovi standard lavorativi e di sicurezza». Secondo la Fortini il settore industriale, oggi particolarmente difficile vista la globalizzazione dei mercati, richiede forti aggiornamenti e investimenti.

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In particolare ciò si riscontra sul settore ferroviario, in cui le normative continuamente adeguate ai cambiamenti impongono criteri realizzativi sostenibili solo attraverso il continuo rinnovo del parco macchine dei fornitori. Non solo. Per garantire la sicurezza, la società applica un sistema di gestione secondo lo standard BS-OHSAS 18001-2007. «Per noi lavorare in sicurezza rappresenta un “valore aziendale” – spiega Orianna Fortini -. Vorrei ricordare, con una punta di orgoglio, che nell’ultimo anno i nostri indici Inail di “frequenza” e “gravità” sono rispettivamente stati pari allo 0,033 e allo 0,13. Di fatto abbiamo avuto solo un leggero infortunio di quattro giorni e speriamo, nel 2011 di non registrarne alcuno». Molti i progetti che hanno coinvolto negli ul-


Orianna Fortini

timi anni lo staff dell’ingegner Fortini. Per quanto concerne il settore ferroviario, sulle linee di Alta Velocità AM General Contractor ha realizzato gli impianti antincendio e di climatizzazione per tutte le postazioni di controllo. «Sulla rete ferroviaria, seguendo gli obiettivi strategici di RFI per l’incremento della sicurezza, abbiamo partecipato all’installazione dei sistemi di comando e controllo della circolazione e di marcia dei treni per la linea tirrenica e adriatica – spiega la Fortini -. Quest’ultimo sistema attua una protezione della marcia del treno controllando la velocità istante per istante. Si tratta di un progetto a tecnologia innovativa armonizzato con i nuovi standard europei di interoperabilità tra le reti ferroviarie». Al tempo stesso, AMGC sta concludendo i lavori per la metropolitana milanese, sulla linea Assago – Famagosta, un appalto che prevede la realizzazione degli impianti di segnalamento, alimentazione, meccanici, elettrici e di telecomunicazione, oltre alle finiture delle due stazioni previste. Non stupisce se i tecnici della AMGC hanno operato anche nella loro città, Genova, sulla cui metropolitana hanno installato gli impianti antincendio, incluso il sistema di rilevazione, allarme e spegnimento ad acqua e a schiuma. «Su questi ultimi lavori, vista l’orografia del

La diversificazione non solo ci permette di rispondere in modo adeguato alle variazioni della domanda di un mercato altamente competitivo, ma consente anche un arricchimento professionale delle nostre risorse, a tutti i livelli

territorio genovese, soggetto a forti piogge, sono state studiate soluzioni ad hoc per gli impianti di spegnimento a lame d’acqua, atte a garantire la massima affidabilità ed efficienza». Pur facendo base alla sede ligure, i tecnici AM hanno operato anche oltre confine. Tra le realizzazioni vi sono anche gli impianti di telecomunicazione e segnalamento per la metropolitana di Dublino. Ma non si limitano agli impianti ferroviari le opere che hanno consolidato la presenza dell’azienda sul mercato italiano e internazionale. Basti citare i Revamping (ristrutturazioni) elettrostrumentali di tante centrali Enel italiane, oltre a quelle realizzate in Europa; su tutte quella per le centrali di Marcinelle in Belgio e di Puente Nuevo in Spagna. Da citare sono senz’altro anche la realizzazione chiavi

Centrale Enel di Ostiglia. Nella pagina seguente, la Centrale di Cassano D’Adda

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Dall’elettrostrumentale all’ingegneria nucleare Era il 1999 e il Gruppo Casti, successivamente uscito dalla compagine azionaria, rilevava l’Ansaldo Montaggi al fine di dare sviluppo alle proprie capacità impiantistiche, in particolare elettrostrumentali. Nel 2003 la società assume il nome di AM General Contractor, società EPC attiva nei settori ferroviario, impiantistico e servizi. La società è in grado di progettare, acquistare, installare e manutenzionare impianti. La sede principale è a Genova, mentre a Roma si trovano gli uffici rivolti al settore servizi. AMGC dispone di branch in Irlanda, Francia, Spagna, Belgio ed è prossima all’apertura di una nuova sede a Milano. Quest’ultima, oltre a servire da base logistica per i lavori nell’area lombarda, sarà un centro di eccellenza in cui verrà attivato un team giovane e motivato, complementare allo staff di Genova. Intanto il pensiero del suo Ad, l’ingegnere Orianna Fortini, è rivolto al futuro e si prepara ai progetti legati al nucleare. «Possiamo contare ancora su alcuni ingegneri che hanno partecipato alla realizzazione di Montalto di Castro, ultima centrale nucleare costruita in Italia, anche se non completata – conclude la Fortini -. Questa esperienza ci aiuta nella formazione e nell’addestramento dei nostri giovani tecnici e può guidarci sui nuovi progetti che si presenteranno. Siamo già qualificati con Enel, relativamente al nucleare, sui nuovi standard e requisiti richiesti. Pertanto anche in questo campo siamo pronti a partire».

in mano della sottostazione elettrica a Pero, per spondere in modo adeguato alle variazioni della la nuova fiera di Milano, e il revamping (ristrutturazioni e riammodernamenti) della centrale a ciclo combinato di AEM di Cassano D’Adda, con annessa centrale di teleriscaldamento. Il lavoro, però, non finisce una volta completata l’opera. Il vero valore aggiunto di una società contractor risiede nell’ambito dei servizi, inteso come manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti. AM General Contractor ha incrementato la sua attività in tal senso acquisendo contratti per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti inseriti negli edifici direzionali di Enel e Ferservizi in diverse regioni d’Italia. «Per rendere tutto questo possibile abbiamo dovuto attrezzarci con personale qualificato dislocato in più parti del paese. Sono le nostre squadre, flessibili ed efficienti, a rappresentare il vero valore delle nostre attività manutentive». Ma lavorare su diversi settori rappresenta un vantaggio? Secondo Orianna Fortini non vi sono dubbi al riguardo. «La diversificazione non solo ci permette di ri-

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domanda di un mercato altamente competitivo, ma consente anche un arricchimento professionale delle nostre risorse, a tutti i livelli». Nel futuro del gruppo si delineano maggiori investimenti rivolti alle tecnologie più innovative, sempre in un’ottica di affermazione a livello internazionale. «Attualmente intendiamo rafforzare la nostra presenza sul territorio europeo, consolidandoci in quei paesi dove abbiamo maturato esperienze significative. Conoscendo approfonditamente le caratteristiche di un paese straniero si superano moltissimi gap. I processi lavorativi nei paesi europei, per quanto simili all’Italia, sono purtroppo ancora oggi diversi per leggi e normative. Speriamo, in futuro, di essere testimoni dell’unificazione di queste norme per il bene delle imprese e degli utenti – sostiene l’ingegnere Fortini -. I clienti che richiedono realizzazioni “chiavi in mano” sono sempre più esigenti e la caduta dei prezzi sul mercato fa sì che la sfida per le società come la nostra sia sempre più complessa».


IMPRENDITORI DELL’ANNO XXXXXXXXXXXXXXXXX

L’ottimizzazione produttiva traina il comparto metallico Il mercato della carpenteria e della profileria metallica riparte dopo l’inflessione dell’ultimo biennio. Il caso della genovese P.B.G. dalle parole del suo amministratore Carlo Ghiglino Carlo Sergi

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ata a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, la società P.B.G. di Masone, in provincia di Genova, ha presto conquistato il mercato della carpenteria metallica. Soprattutto, nell’ultimo decennio si è distinta ponendosi come punto di riferimento per il settore, essendo una fucina di innovazioni in termini di macchinari e tecnologie utilizzate. Fattori che hanno permesso al gruppo guidato da Carlo Ghiglino, amministratore unico, Antonio Bruzzone, direttore tecnico e Franco Ravera, direttore di produzione, di affinarsi sempre di più nel campo della lavorazione della lamiera, dal taglio laser a quello ad acqua, fino alle punzonature, le piegature e le relative lavorazioni accessorie. In particolare, quella tramite laser prevede l’utilizzo di macchine ad alta tecnologia e permette la realizzazione di ogni tipologia di profilo su lamiere di vari spessori in alluminio, acciaio inox e ferro. Negli anni la società si è anche specializzata nei processi di verniciatura e collaudo, incrementando sensibilmente il giro di affari. Poi, come per l’intero comparto, la crisi ha avuto i suoi effetti, ma l’impostazione organizzativa e il carnet di committenti hanno permesso alla P.B.G. di superare questa fase ponendo anche le basi per una futura crescita. «Se si guarda al recente passato, diciamo gli ultimi tre anni, il bilancio per

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Carlo Ghiglino

l’anno appena trascorso non può che essere soddisfacente sia come ordinativi acquisiti che come fatturato – dichiara con soddisfazione l’amministratore unico Carlo Ghiglino -. Inoltre, per la società, è da considerarsi un ottimo traguardo aver conservato intatto il livello occupazionale». A distinguervi è sempre stato un approccio dedito all’innovazione, tecnologico. Quali aspetti tenete in considerazione quando si tratta di rinnovarvi? «Siamo particolarmente interessati e attenti a tutte quelle tecnologie che permettono versatilità, velocità e facilità di programmazione per il taglio dei vari materiali, sia in fogli di lamiera che in profilati». Investite molto in tal senso? «In media, P.B.G. investe annualmente circa il 10% del suo fatturato per l’acquisto di macchine da inserire nel reparto produttivo e di software di gestione». Il vostro è uno dei comparti industriali che ha sofferto pesantemente la congiuntura negativa. Soprattutto quali ostacoli deve affrontare l’industria metallica? «In periodi come questo, di contrazione econo-

mica, il problema più grosso con cui ci si deve mi- Dall’alto, Carlo Ghiglino surare è la “lotta” sui prezzi. La nostra società per e Antonio Bruzzone, rispettivamente far fronte a quella parte di concorrenza che ab- amministratore unico bassa drasticamente i listini, ha puntato sull’ot- e direttore tecnico timizzazione del proprio ciclo produttivo oltre della P.B.G. Srl. Nelle altre immagini, alcuni che sul coinvolgimento e la sensibilizzazione del scatti realizzati personale. I risultati si sono visti. Questa politica nello stabilimento ci ha consentito un decisivo miglioramento dei di Masone (Ge) www.pbgsrl.com processi di produzione». Un’attività come la vostra è sensibile alle variazioni di costo delle materie prime? «Generalmente il costo delle materie prime non incide eccessivamente sull’attività che svolgiamo. Piuttosto, una realtà come la nostra deve stare attenta principalmente alla gestione finanziaria e fiscale. Quindi ai crediti, agli aspetti legati alla manodopera, agli anticipi d’imposta, alle pratiche LIGURIA 2011 • DOSSIER • 67


IMPRENDITORI DELL’ANNO

10% ANNUO Questa la percentuale di fatturato, annua, che la società P.B.G. riserva agli investimenti in tecnologie, nuovi macchinari e software gestionali

burocratiche e alle normative che richiedono gestione ambientale. Quali politiche avete investimenti. Un particolare occhio di riguardo è riservato ai contributi, statali e regionali, in quanto riteniamo rappresentino un’opportunità concreta grazie a cui rimanere agganciati a tecnologie d’avanguardia». Principalmente a quali segmenti di mercato vi rivolgete? «Lavoriamo soprattutto per aziende manifatturiere che necessitano di quadri elettrici, supporti multimediali, totem, carter e tamponamenti in lamiera. Abbiamo ottimi ricavi anche nell’ambito dei particolari modulari in carpenteria per linee di manipolazione, che interessano settori come il biomedicale, il postale e quello dei trasporti». Verso quali altri settori potreste espandervi in futuro? «Ritengo che quelli dell’arredamento navale e dell’arredamento tecnico in ambito ferroviario, potrebbero garantirci sviluppi piuttosto interessanti». Tra le vostre priorità vi è anche il sistema di

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messo in atto affinché l’attività della P.B.G. avvenga nel pieno rispetto dell’ambiente? «Questa società è certificata, oltre che ISO 9001:2008, anche ISO 14001:2004. Nella sua politica ambientale emerge chiaramente la volontà di rispettare le prescrizioni legali relative all’ambiente e alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. Non solo. Ci teniamo a rispettare anche l’impatto visivo che il nostro stabilimento arreca all’ambiente circostante. Non si possono aggredire i luoghi in cui ci si insedia, vanno anzi valorizzati». Il 2011 è realmente l’anno della ripresa? «L’esercizio 2011 è appena cominciato, quindi le prospettive sono ancora incerte. Anche perché la nostra azienda, lavorando per conto terzi, è legata nel bene e nel male all’andamento delle aziende committenti. Intanto posso dire che il nostro obiettivo è quello di allargare il bacino dei nostri clienti cercando di offrire non solo appoggio per la realizzazione del prodotto, ma anche supporto nella fase di studio e prototipazione».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Nuove sfide per la metallurgia Il settore metallurgico genovese si dirige verso nuovi bacini commerciali. Così pure la Fonderia S. Erasmo Zinkal, ha aperto il varco della delocalizzazione. L’esperienza di Filippo Schiaffino Adriana Zuccaro

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l ciclo vitale di ogni realtà societaria, indipendentemente dal territorio in cui si rende attiva, implica una genetica tendenza espansionistica. Considerata poi la congiuntura in cui ogni ambito economico verte da qualche anno, non stupisce come programmi di delocalizzazione interessino sempre più spesso anche l’industria italiana. Il settore metallurgico trova a riguardo un’esemplare traiettoria produttiva e commerciale nella Fonderia S. Erasmo Zinkal, nata agli inizi degli anni ‘60 sulla base di una vera e propria intuizione del fondatore, l’ingegnere Rinaldo Schiaffino. «Forti di radicata esperienza e proiettati verso l’internazionalizzazione, abbiamo potenziato l’attività commerciale rivolta sia al mercato domestico che ad ambiti esteri». Filippo Schiaffino, portavoce della società che presiede insieme ad Alfonso Ferrari del Rivo, descrive la dinamicità della Fonderia S. Erasmo Zinkal, ravvisabile sia sotto il profilo commerciale, tecnologico e operativo. Quali prerogative occorrono per esportare i prodotti metallurgici? «Innanzitutto l’esperienza. Accumulando negli anni specifiche competenze e capacità imprenditoriali la nostra società ha raggiunto un elevato grado di affidabilità sia per la qualità del prodotto immesso sul mercato che per l’efficacia del servizio. In particolare, nel corso dell’ultimo de70 • DOSSIER • LIGURIA 2011


Filippo Schiaffino

Il dottor Filippo Schiaffino è uno dei due soci della Fonderia S. Erasmo Zinkal di Genova www.erasmozinkal.it

cennio l’attività commerciale ha conseguito ragguardevoli risultati di penetrazione sia nell’ambito del mercato domestico di cui la società detiene la leadership, che in ambiti internazionali dove le esportazioni hanno raggiunto, oltre al mercato europeo, i mercati africani, del Medio ed Estremo Oriente e dell’Australia. Disponiamo inoltre di sedi commerciali in Germania, in Tunisia e in Turchia con la funzione di promuovere le vendite dei lingotti di zama». Cosa è la zama? «È una lega di zinco che fu realizzata a livello sperimentale negli anni ‘20 a opera della New Jersey Zinc. Nel decennio successivo si approfondirono le caratteristiche e proprietà della lega e si comprese come l’integrazione allo zinco di alluminio, magnesio e rame fosse in grado di generare una lega di grande resistenza, durezza, duttilità e trattabilità. Da tale processo investigativo e poi produttivo nacque quindi la lega zama che trovò immediata applicazione nell’ambito di manufatti decorativi e oggettistica in genere. La fase industriale successiva che portò alla realizzazione degli impianti di pressofusione aumentò in modo esponenziale l’utilizzo della lega zama anche in virtù dell’ottima flessibilità di ingegnerizzazione». Quali settori richiedono le leghe della vostra Fonderia? «Attualmente l’utilizzo delle nostre leghe trova applicazione nell’industria automobilistica, nei comparti dedicati alla realizzazione di componenti hardware, dispositivi elettrici-

elettronici, abbigliamento, ornamenti, giocattoli e altro ancora. Per soddisfare le ampie e variegate richieste abbiamo dotato il ciclo di produzione di tre impianti fusori e annessi apparati integrati provvisti delle più aggiornate tecnologie anche in termini di automazione e sicurezza sul lavoro. Tali impianti sono in grado di produrre annualmente circa 20 mila tonnellate di prodotto finito». Attraverso quali dinamiche produttive è possibile monitorare la qualità delle leghe? «In Fonderia prestiamo massima attenzione agli aspetti produttivi e in particolare allo standard qualitativo dei prodotti. Il processo fusorio è sempre anticipato dall’accurato esame delle materie da inviare alla trasformazione mentre nell’ambito di ogni turno di lavoro sono prelevati dagli impianti almeno 4 campionature da sottoporre alle analisi spettrochimiche effettuate dal laboratorio interno». La Fonderia ha ottenuto la certificazione Iso 14001. Cosa rappresenta per la vostra società? «Tale certificazione costituisce un rilevante riconoscimento che premia la costante applicazione e rispetto delle prescrizioni ambientali dettate dalle vigenti normative. A tal fine la società è stata dotata dei più moderni apparati di controllo delle condizioni ambientali e dispone di adeguate tecnologie produttive in grado di assicurare che ogni emissione rientri nei limiti di compatibilità previsti. Adottiamo misure operative in grado di ricondurre l’attività lavorativa entro i parametri di legge». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 71


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Sul binario dello sviluppo Il gruppo O.M.G. dalla provincia di Savona, collabora con i principali costruttori ferroviari. Oggi, grazie all’apertura di un nuovo stabilimento alle porte di Piacenza, si prepara alle nuove sfide del settore Paolo Lucchi

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l gruppo O.M.G. è una realtà nata grazie all’iniziativa della famiglia Ghiglia negli anni ’70 e oggi si prepara alle sfide che il mercato ferroviario si pone per il prossimo futuro. Al suo interno si trovano diverse aziende: O.M.G. Manufacturing, Saiem, Sitav e S.i.fer. Dall’assemblaggio di un treno alla sua manutenzione, il gruppo è da anni al fianco dei principali costruttori italiani. Con la Ansaldo Breda gestisce la manutenzione dell’ETR500 Freccia Rossa e proprio grazie all’avvento dell’Alta Velocità, il gruppo ha sensibilmente aumentato la collaborazione diretta anche con Trenitalia. I comparti La O.M.G. Manufacturing essendo specializzata nella realizzazione di particolari di carpenteria, si occupa principalmente della costruzione di vari componenti del treno. La Saiem si occupa della realizzazione delle parti elettriche, in particolare esegue la manutenzione sui treni con personale specializzato impegnato a verificare il corretto funzionamento. La Sitav svolge la propria attività nel settore dell’alta velocità e assemblaggio di treni, tram e metropolitane, la S.i.fer sistemi di sicurezza e segnalamento. 72 • DOSSIER • LIGURIA 2011

Clienti principali Il gruppo O.M.G. si rapporta con i maggiori e principali costruttori, anche perché sul settore non sono molti i costruttori e clienti. Essenzialmente sono Trenitalia, Ansaldo Breda, Alstom Transport Group, Bombardier e le Officine Ferroviarie Veronesi. La svolta piacentina In un periodo di crisi, in cui le imprese e le industrie hanno ridotto drasticamente i loro investimenti, il Gruppo O.M.G. ha invece aperto un nuovo stabilimento a pochi chilometri da Piacenza, nel comune di Rottofreno. Si tratta di una complessa opera di ri-


Gruppo O.M.G.

amministrazioni europee. Rapidi, sicuri e poco inquinanti, i treni tornano protagonisti, anche nella prospettiva di realizzazione dei nuovi grandi corridoi europei, a partire da quello che dovrebbe collegare Italia, Francia e Spagna. Non solo, il business ferroviario, grazie all’Alta Velocità, può oggi rappresentare una valida alternativa all’aereo sulle brevi distanze, aprendosi a un nuovo, vasto, target di mercato.

Al centro un interno dello stabilimento di Rottofreno (Pc). A destra, il raccordo ferroviario all’esterno dello stesso

qualificazione industriale realizzata su un capannone dismesso da anni ma ideale per le attività dell’azienda. Il nuovo stabilimento, infatti, oltre a poter ospitare interi treni al suo interno, è raccordato con la stazione di Piacenza e conseguentemente alla tratta dell’Alta Velocità. Prospettive Sul futuro del settore, il Gruppo O.M.G. guarda con fiducia agli sviluppi che il comparto ferroviario potrà vivere. La congestione delle strade e l’esigenza di garantire trasporti di massa a basso impatto ambientale, stanno infatti riportando le ferrovie sul tavolo delle

Trasporto urbano Non solo grandi linee. Nei progetti del gruppo vi è anche il restyling con Ansaldo Breda in vista dell’Expo 2015, di 50 jumbotram per la città di Milano. La risorsa umana I maggiori investimenti, comunque, al di là di stabilimenti e macchinari, il gruppo li rivolge principalmente alle proprie risorse umane. Il personale altamente specializzato costantemente impegnato in aggiornamenti formativi e training professionali è la risorsa più preziosa, fonte di una competenza e di un potenziale operativo tali da permettere la crescita costante delle loro aziende. LIGURIA 2011 • DOSSIER • 73


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Verso nuove sperimentazioni informatiche

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paziare dai sistemi di gestione delle strutture trasfusionali alla video sorveglianza degli impianti di acquacoltura, tenendo sempre aperto il canale con il mondo universitario. È, in sintesi, l’approccio multidisciplinare della SI.GE.CO, incalzante realtà genovese, impegnata sul fronte dei sistemi di controllo computerizzata. Se anno dopo anno, le carte e le “ricette” tecnologiche sono cambiate, invariato è rimasto il minimo comune denominatore: innovare. Una costante stringente perché «quello dell’Ict è un ambito estremamente mutevole e, con l’apertura ai mercati globali, si è fatto estremamente competitivo». Con Valter Chiarabini, titolare dell’impresa, per scoprire come si inseguono i mercati “digitalizzati”. Partiamo dalle partnership che legano SI.GE.CO al mondo universitario. Un esempio significativo di un progetto portato a termine? «Tra i tanti progetti di ricerca e sviluppo, citerei la realizzazione di un sistema di gestione della sicurezza degli impianti di acquacoltura offshore. Una parte fondante di questo si-

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Sviluppare sistemi informatici al passo con la tecnologia che cambia. Valter Chiarabini racconta il volto multidisciplinare della SI.GE.CO, stringendo sul nuovo progetto di tracciabilità del sangue Paola Maruzzi stema prevedeva l’analisi di immagini video, il supporto di elaborazioni particolari. Grazie agli studi condotti dall’Università di Sassari, abbiamo raggiunto un alto livello di elaborazione. Un risultato che sarebbe stato quasi impossibile da ottenere con i nostri mezzi». Ritiene che in Italia, almeno per quanto riguarda il vostro settore, impresa e istituiti di formazione dialoghino? «Nel settore dell’ Ict la collaborazione tra ricerca universitaria e comparto industriale è una questione particolarmente sentita, perché molte applicazioni prevedono studi normalmente non svolti nelle società informatiche, dove chiaramente è prevale la necessità di avere un andamento economico e finanziario sostenibile». Entrando nello specifico del progetto di tracciabilità del sangue, che vantaggi porta la vostra offerta? Che riscontro ha avuto? «Il progetto di tracciabilità del sangue Emoss (Elaborazione di metodologie per operare in sicurezza sul sangue) è il più recente modulo dell’applicativo Nbbs (Neo Blood Bank System), sistema gestionale per le strutture trasfusionali. Si pone l’obiettivo di minimizzare la possibilità di errori nella gestione completa del ciclo trasfusionale, attraverso la tracciabilità di ogni informazione del processo. È utile per controllare i parametri, specie ambientali, ai quali il materiale trasfusionale è sottoposto. Insomma, Emoss garantisce la sicurezza completa del processo di trasfusione, intesa come somma della sicurezza del sangue. Attualmente è in cantiere un progetto di sperimen-

Valter Chiarabini, titolare di SI.GE.CO, impresa genovese www.sigeco.it


Valter Chiarabini

Due i prodotti di punta: Emoss/Nbbs per la gestione dei centri trasfusionali e Geportu, un software per la gestione dei porticcioli turistici

tazione presso l’Istituto Giannina Gaslini che dovrebbe partire entro la fine dell’anno». Cosa ha significato entrare nel novero del Microsoft Certified Solutions Provider? «Ci ha consentito di ottenere una serie di vantaggi, a partire dal risparmio di tempo e denaro. In secondo luogo abbiamo rafforzato le nostre capacità tecnologiche, migliorato il servizio offerto e sviluppato relazioni per realizzare appieno il potenziale della nostra azienda». Nel 2010 vi siete aggiudicati il premio Imprese x Innovazione, promosso da Confindustria. «Ci siamo sforzati di adottare processi organizzativi innovativi e di valorizzazione delle capacità individuali, utilizzando la filosofia del miglioramento continuo. Il salto, soprattutto culturale, è del 2008, quando abbiamo adot-

tato una visione “globale” dell’azienda. D’altronde per operare in una logica multinazionale, bisogna disporre di competenze e strumenti idonei. In questo senso si è cercato di valorizzare le figure strategiche all’interno dell’azienda, declinando ricerca e sviluppo in un’ottica internazionale». Quindi rispetto agli esordi della SI.GE.CO, gli anni Ottanta, il vostro mercato di riferimento si è fatto più competitivo? «Il mercato si è fatto estremamente competitivo, sia per la crescita italiana nel settore dell’Ict che per la globalizzazione in atto. Tuttavia esistono aree che hanno resistito all’inserimento di queste tecnologie e che richiedono sicuramente uno sviluppo adeguato». Proviamo a ricostruire la figura-tipo di un tecnico della SI.GE.CO. Che caratteristiche deve avere? I giovani neolaureati che “peso” hanno? «La nostra società, pur essendo una Pmi, ha la necessità di potersi proporre a trecentosessanta gradi. Quindi richiediamo duttilità. Incentiviamo i dipendenti a seguire corsi di aggiornamento in modo che possano confrontarsi con le nuove tecnologie. I giovani neolaureati sono inseriti nella nostra realtà con stage o con contratti di apprendistato: in questo modo la crescita personale viene seguita attraverso l’affiancamento di personale esperto, al fine di creare una buona fidelizzazione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 75


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Le sfide del settore lattiero caseario Concorrenza a basso costo, contrazione dei mercati, globalizzazione. Il settore lattiero caseario si trova oggi a dover combattere su più fronti. Ma la qualità premia. E il sapersi reinventare anche. L’esperienza della Latte Alberti che ha puntato sui derivati caseari e la rete distributiva Carlo Gherardini

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uello lattiero caseario è un settore assai complesso. Non basta riferirsi genericamente a latte e formaggi: bisogna distinguere fra latte fresco, latte a lunga conservazione, e derivati caseari. L’unico prodotto del settore che oggi riesce a mantenere quotazioni soddisfacenti è il Grana Padano. Gli altri, chi più chi meno, stanno tutti subendo gli effetti della crisi economica. Cala il potere di acquisto, e si sta conseguentemente attenti ai costi della spesa. «In particolare, nel segmento specifico del latte fresco si aggiunge oggi anche la nuova concorrenza dei marchi “private label”» afferma Alberto Alberti, amministratore delegato del gruppo Latte Alberti, gruppo che comprende due aziende, una a Fossano, centro di raccolta del latte e stabilimento di produzione di Grana Padano, e l’altra in Liguria, a Pontedassio, che produce latte alimentare e derivati caseari. «La grande distribuzione da circa tre anni ha iniziato a vendere a proprio marchio anche il latte fresco, rappresentando per le aziende produttrici un temibile concorrente». Come mai il latte a marchio private label ha un costo inferiore? «La differenza di prezzo nasce dal fatto che un’azienda produttrice, per poter andare avanti deve ricavare un minimo margine su ogni articolo della sua limitata gamma di produzione, 78 • DOSSIER • LIGURIA 2011

mentre la distribuzione organizzata, che ha migliaia di referenze sugli scaffali, può decidere di venderne qualcuna, di basso valore aggiunto ma con alta frequenza di acquisto, anche in sottocosto. Il basso costo di acquisto attira il consumatore, che una volta entrato nella struttura, come è dimostrato da una ben nota legge del mercato, è facilmente indotto ad acquistare altri beni. Questa della GDO è una vera e propria operazione di marketing, pure se “border line” dal punto di vista etico. Queste operazioni di “prezzi civetta” portano infatti un danno rilevante a chi produce seriamente, contribuendo non poco a svilire anche l’immagine del prodotto. Da tempo a livello codi famiglia, munitario e nazionale sono allo studio provve- Gruppo con Alberto Alberti, dimenti a tutela degli abusi di posizione domi- a destra, con il padre nante della GDO per questo tipo di e il cugino Marco. Nella pagina accanto comportamenti, ma con scarso successo in gli stabilimenti quanto le proposte di legge vengono fortemente di produzione osteggiate dalle potentissime lobbies della GDO www.lattealberti.it


Alberto Alberti

Il nostro centro di raccolta rientra nel Consorzio Grana Padano. Da tempo abbiamo adottato il rigido protocollo in tema di sicurezza

stessa. Concludendo il discorso del latte fresco, l’ingresso a gamba tesa della GDO nel mercato è il fenomeno negativo che le aziende del settore hanno sofferto maggiormente negli ultimi tempi, con effetti ulteriormente aggravati dalla recessione». Per il latte a lunga conservazione la situazione è diversa? «Per le aziende medie e piccole una marginalità soddisfacente sul latte a lunga conservazione è da tempo ormai solo un lontano ricordo. Oggi può essere considerato al più un completamento di gamma, e la globalizzazione non ha fatto che peggiorare la situazione. Con l’allargamento dell’Europa a 27 paesi, quando un consumatore controlla le indicazioni del bollo CE su un contenitore di latte UHT, può facilmente imbattersi in un prodotto che proviene da paesi d’Europa dove i costi di filiera oggi sono assai più bassi che in Italia. Per aziende come la nostra, che lavorano latte italiano, anche per il latte UHT il momento è quindi particolarmente delicato». Come fate fronte alle criticità del settore? «Stiamo puntando molto sui derivati caseari. L’alta qualità della materia prima ci consente di produrre, ad esempio, un’ottima panna, e

negli ultimi due anni abbiamo spinto su questo, affacciandoci anche su nuovi mercati, come centro e sud Italia, nonchè la vicina Francia. La panna ha contribuito non poco ad integrare i nostri fatturati. Fondamentale per il successo è stato l’alto livello di sicurezza della materia prima. Dal momento che il nostro centro di raccolta rientra nell’area di produzione della DOP Grana Padano, ben prima delle più recenti normative in tema di sicurezza alimentare avevamo già adottato il rigido protocollo di chi aderisce al Consorzio. Della garanzia di alta qualità del latte ne beneficiano evidentemente tutti i nostri prodotti, e non il solo Grana Padano. Tutti i nostri fornitori hanno l’obbligo di mantenere elevati standard qualitativi della materia prima, con parametri che vengono verificati con severi controlli a sorpresa da parte di ispettori degli istituti di certificazione che operano per conto del Consorzio stesso». Quali prospettive intravede per il futuro del suo settore in generale e della sua azienda in particolare? «Continuiamo nel percorso intrapreso, relativo alla panna ed agli altri prodotti di gamma. Ma rivolgiamo le nostre attenzioni non solo alla produzione, bensì anche alla rete distributiva. Abbiamo integrato negli ultimi anni i fatturati non solo grazie alla panna e altri derivati, ma anche implementando e diversificando i prodotti che andiamo a distribuire: tutti i prodotti della filiera del fresco ben si coniugano infatti per loro natura con le reti distributive tipiche della centrale del latte. Una scelta che ci sta facendo registrare una crescita del 5-6% annuo, e che ritengo sia una delle carte vincenti per le aziende medio piccole del nostro settore». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 79


CULTURA ALIMENTARE

Dai campi al supermarket, in tempi molto rapidi Esotici o locali, i prodotti ortofrutticoli hanno vita breve. Lo sa bene Sergio Torrengo della Fitimex, che gioca sulla velocità di consegna e sulla qualità. Così la bontà degli alimenti passa e si rafforza anche grazie agli anelli intermedi Luciana Fante

N Il “cuore” logistico della Fitimex, ad Albenga, in provincia di Savona fitimex@fitimex.it

el paese che detiene il primato della dieta mediterranea, si mangiano poca e frutta e verdura. Il loro consumo nel 2010 è calato dell’1,4 per cento. Ciò significa che mediamente ogni famiglia ha rinunciato a comprarne una quantità pari a 10 chili. È quello che risulta dall’indagine condotta dalla Confederazione italiana agricoltori. Salute pubblica e questioni schiettamente commerciali sono legate, anche se i fili andrebbero riannodati. È necessario, quindi, che i governi investano su una cultura alimentare più solida. In tal senso l’Unione europea, attraverso una serie di campagne, sta “portando “ la frutta direttamente a scuola, con l’obbiettivo di educare i giovani. Eccoci arrivati, prendendo il discorso alla larga,

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al punto cruciale per la Fitimex, azienda storica nel settore dell’import-export dei prodotti ortofrutticoli freschi. Sessantadue sono gli anni di attività di Sergio Torrengo, l’amministratore che in coppia con Piero Ferrari, porta avanti l’impresa. Questa “perseveranza” funge da osservatorio privilegiato. Ma quando inizia l’avventura imprenditoriale? A rispondere è il portavoce dell’azienda. «Verso la fine degli anni Settanta, due rispettive famiglie, quella di Torrengo e di Ferrari, decidono di unire le forze e di fondare, appunto, la Fitimex. In questo passaggio è stata preziosa la capacità di intuire le profonde modifiche che il mercato stava attraversando, sia in relazione al mutamento delle esigenze dei consumatori, che rispetto all’aumento della richiesta di nuovi prodotti». Ecco che l’obiettivo imprenditoriale si fa sempre più definito, fino a raggiungere la fisionomia attuale. Ma le realtà economiche vincenti vanno sempre collegate alla propria appartenenza territoriale, in questo caso la piana di Albenga, «dove persiste una consolidata tradizione nella produzione e nella distribuzione di prodotti ortofrutticoli. Questo l’ha resa famosa in tutto il mondo». Albenga ha inoltre una collocazione geografica strategica. Al confine con Ventimiglia, la zona si colloca, infatti, nelle vicinanze di Genova, Savona e Marsiglia, e dei loro rispettivi porti, naturalmente. «E non dimentichiamo che è in prossimità della rete autostradale, che la collega


Sergio Torrengo

ai principali mercati nazionali ed esteri». Quest’insieme di caratteristiche sono stata determinanti per gli sviluppi passati e sicuramente futuri della Fitimex, che oggi occupa una posizione di rilievo nell’import-export dell’ortofrutta. «Negli anni – continua Sergio Torrengo – abbiamo acquisito partecipazioni con delle società che ci hanno consentito di stringere sinergie utilissime». A questo punto è d’obbligo entrare negli “ingranaggi” interni, per scoprire che tipo di prodotti ortofrutticoli vengono commercializzati. «Possiamo distinguerli in quattro categorie: in contro stagione, in stagione ad elevato valore quantita-

Nella piana di Albenga persiste una consolidata tradizione nella produzione e nella distribuzione di prodotti ortofrutticoli

tivo, esotici e quelli la cui produzione nazionale è inferiore alla domanda». Un’attività correlata, meno rilevante ma non per questo marginale, è la commercializzazione di prodotti tipici della piana di Albenga. Un aspetto che va chiarito. «Nel corso del tempo le carte in tavola sono cambiate. Se prima eravamo concentrati sull’esportazione dei prodotti della piana, oggi non è più così. «Abbiamo prestato attenzione soprattutto alla grande distribuzione, identificando in questo settore il futuro della vendita al pubblico dei prodotti ortofrutticoli, e di conseguenza abbiamo spostato sempre di più l’asse delle vendite dai mercati ai supermercati». La scelta di privilegiare la grande distribuzione ha condotto quest’incalzante realtà ligure a cambiare volto e approccio. Ecco perché, oggi la Fitimex offre non solo prodotti, ma anche servizi. «L’intendo è quello di soddisfare le diverse esigenze della nostra clientela». Un’intuizione particolar-

mente proficua, che ha rafforzato il giro d’affari. «La Fitimex, pur essendo una società per azioni, ha mantenuto un carattere familiare. Quasi tutti gli incarichi sono svolti dai soci o dai loro famigliari: i vantaggi che derivano dalla disponibilità sono notevoli. L’azienda ha una struttura snella, moderna e funzionale. Non a caso molta cura viene rivolta alla valorizzazione delle risorse umane. Ed è proprio in questo contesto di complicità che io e Piero Ferrari seguiamo personalmente i contatti con i clienti e con i fornitori, monitorando ogni settore dell’azienda». Entrambi hanno accumulato un’esperienza non comune. Questa cosa li facilita nell’intercettare tendenze e variazioni nel mercato. Inoltre, permette di riconoscere al volo la bontà dei prodotti e dei produttori. E per il futuro? «Continueremo a consolidare gli elevati standard qualitativi raggiunti. Questo è, in fondo, cioè che ci caratterizza».

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Scelte coniugate al futuro «In veste di assessore regionale ho sempre perseguito l’obiettivo di unire il concetto di maggiore occupazione con quello di una migliore occupazione». L’assessore Giovanni Enrico Vesco spiega che impatto hanno avuto sul territorio le politiche del lavoro finanziate Gloria Martini

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er arginare gli effetti della crisi già ai primi di febbraio dello scorso anno, ricorrendo alle risorse dell’Obiettivo competitività regionale ed occupazione del Fondo sociale europeo per gli anni 2007-2013, la Regione Liguria ha stanziato 71,5 milioni di euro sul biennio 2009-2010 per il sostegno del reddito e dei lavoratori colpiti dalla crisi. A questi sono stati aggiunti altri 50 milioni di euro, sempre a valere sulle risorse Fse, per un piano straordinario di interventi a sostegno dell’occupazione. «In questo modo, con un investimento complessivo di 121,5 milioni di euro, la Regione – spiega l’assessore regionale alle Politi84 • DOSSIER • LIGURIA 2011

che attive del lavoro e dell’occupazione, Giovanni Enrico Vesco – ha voluto offrire alle aziende del territorio e ai lavoratori colpiti dalla crisi incentivi e percorsi professionalizzanti al fine di sostenere l’occupazione. Contemporaneamente altre misure basate su credito alle imprese, alta tecnologia, economia verde e promozione del territorio hanno cercato di offrire strumenti per reagire alla crisi in atto». Cosa prevede il piano straordinario per l’occupazione? «Il piano prevede una serie di azioni specifiche che vanno dalla formazione e riqualificazione di disoccupati agli incentivi alle imprese per stabilizzare i precari. In più sono previsti contributi per la promozione dell’occupazione e per beneficiare delle misure è richiesto agli interessati di rispondere ai bandi pubblicati dalle rispettive amministrazioni provinciali le quali, in una lo-


XxxxxxxEnrico Xxxxxxxxxxx Giovanni Vesco

gica di trasparenza, garantiscono di dar corso alla “presa in carico” seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande, secondo le modalità stabilite nei relativi bandi. La Regione ha ritenuto di caratterizzare entrambi i bandi con quote di riserva per quelle persone con maggiori difficoltà a entrare nel mercato del lavoro. I risultati raggiunti dal piano nei primi sei mesi di vita dimostrano un impatto decisamente significativo sul territorio. Sono state, infatti, avviate al lavoro ben 7.180 persone, con una netta prevalenza dei percorsi destinati alle persone espulse dal mercato e prive di ammortizzatori sociali. L’altro successo che mi preme evidenziare è quello relativo alle persone impiegate con un contratto a tempo indeterminato: ben 2.062 lavoratori assunti in questo modo dalle aziende liguri hanno usufruito dell’incentivo economico messo a disposizione dalla Regione». Il bando per la mediazione culturale prevede iniziative per l’integrazione e l’assegnazione di 343mila euro per la realizzazione di servizi gestiti dagli enti locali. Qual è il valore di questa scelta a favore degli immigrati? «Il primo provvedimento è stato la già citata legge regionale sull’accoglienza, che definisce finalmente le funzioni degli enti locali sui temi migratori, istituisce un osservatorio sui flussi e una consulta regionale con il compito di formulare proposte e accogliere le istanze provenienti dal basso per facilitare la partecipazione attiva degli immigrati ai processi decisionali. Abbiamo inoltre investito nella realizzazione di corsi di lingua italiana rivolti a cittadini stranieri regolarmente presenti nel territorio ligure nello sforzo di migliorare l’offerta formativa e rimuovere gli ostacoli alla partecipazione. Rivendico inoltre come un successo il protocollo d’intesa firmato a fine 2009 con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali per creare un centro regionale di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate su origine, genere, orien-

Sono previsti percorsi di sviluppo professionale degli inoccupati per favorire la permanenza regolare nel mercato e rafforzare le loro competenze

tamento sessuale, disabilità, religione e convinzioni personali. Un altro passo in direzione di una regione sempre più moderna e accogliente che sappia dare risposte a ciascun cittadino, garantendo a tutti uguali diritti ed esigendo da tutti il rispetto delle regole». Quanto investirà la Regione per le categorie marginali e le fasce sociali deboli? «Per sostenere le cosiddette fasce deboli, la Giunta regionale ha scelto di intervenire con misure capaci di contrastare queste distorsioni lavorando su più fronti, come ad esempio gli incentivi a imprese ed enti per offrire uno sbocco lavorativo adeguato anche alle persone svantag- Nella pagina a fianco, giate; azioni di contrasto al precariato, feno- Giovanni Enrico Vesco, assessore regionale meno in crescita che, in un contesto economico alle Politiche fortemente problematico, può essere foriero di attive del lavoro povertà ed esclusione; politiche di pari oppor- e dell’occupazione, politiche tunità capaci di contrastare la persistenza di di- dell’immigrazione scriminazioni di genere evidenti per qualità del e dell’emigrazione, lavoro, sviluppo delle carriere, disparità retribu- trasporti tive; misure per il collocamento mirato dei disabili e per favorire l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali; legge sull’accoglienza e azioni di sostegno nei confronti delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati per creare maggiore integrazione e superare gli ostacoli linguistici e di inserimento; investimenti per il sostegno al reddito e la ricollocazione dei lavoratori in mobilità e in cassa integrazione guadagni». Cosa è previsto per i giovani in cerca di prima occupazione? LIGURIA 2011 • DOSSIER • 85


MERCATO DEL LAVORO

Un successo è il protocollo d’intesa con l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali per un centro regionale di prevenzione e contrasto delle discriminazioni

«Il “piano di interventi sugli inoccupati” nasce adeguamento delle competenze in azienda, a dalla volontà della Regione e di Italia Lavoro di attuare un piano di interventi, cofinanziato da risorse regionali (Fse) e nazionali (Fno), che favorisca l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro di persone inoccupate. Gli interventi intendono promuovere un approccio focalizzato sulla conoscenza puntuale delle dinamiche dei fenomeni, sulla creazione di sinergie tra gli interventi regionali (istruzione, formazione, lavoro e sviluppo) e nazionali attivi sul territorio, sulla convergenza di risorse economiche, sulla valorizzazione e sul potenziamento delle risorse del territorio a partire dalle reti di servizi e attori esistenti. Sono proposte una serie di azioni che permettano di intervenire in modo congiunto e sinergico sull’offerta e sulla domanda di lavoro, in modo da garantire l’attivazione di percorsi di sviluppo professionale degli inoccupati che favoriscano la permanenza regolare nel mercato e rafforzino le loro competenze e, contemporaneamente, lo sviluppo di azioni positive verso le imprese che si rendano disponibili a percorsi di inserimento incentivato di mano d'opera qualificata con particolare attenzione allo sviluppo del capitale umano mediante borse lavoro e formazione in azienda. Nel caso dei giovani i percorsi saranno maggiormente focalizzati sulle misure di

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cui si aggiungono il sostegno alla creazione d’impresa e gli incentivi all’assunzione. Inoltre per i giovani che abbiano abbandonato gli studi senza aver conseguito il titolo universitario, ancora inoccupati, si potrebbe favorire la promozione dello strumento dell’alto apprendistato per il completamento dei percorsi accademici e per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro». Cosa si è fatto finora per i precari e cosa si prevede nel futuro più immediato? «Abbiamo messo in campo il progetto “Coniugare al futuro”, un’azione di sistema per l’attuazione di politiche finalizzate a contrastare l’espansione del lavoro precario nelle imprese private liguri. L’obiettivo principale del progetto è la messa a punto e l’implementazione di una metodologia di intervento con un set di servizi e azioni che consentano ai cittadini di superare le difficoltà legate alla frammentazione dei percorsi di lavoro e valorizzare le esperienze inserendole in percorsi di sviluppo professionale che permettano di “coniugare al futuro” la propria esistenza; alle aziende di essere agevolate in un uso virtuoso della flessibilità concessa dalle diverse forme contrattuali e supportate nella ricerca delle risorse lavorative a loro idonee per poter “coniugare al futuro” la loro presenza sul mercato».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Massimo Giacomo Terrile

Occupazione, frena il settore terziario Massimo Giacomo Terrile, direttore di Agenzia Liguria Lavoro, lancia le sfide per sostenere l’occupazione, tra queste il piano straordinario per l’occupazione e il progetto “Coniugare al futuro”, in intesa con la Regione Liguria Renata Gualtieri

L

a crisi in Liguria si è manifestata con caratteristiche alquanto diverse rispetto ad altre regioni italiane, come la Lombardia, il Veneto, le Marche o la Puglia. Qui la crisi è iniziata in ritardo ma sta ancora proseguendo senza significativi segnali di inversione di tendenza. «Tale differente comportamento – spiega il direttore generale Agenzia Liguria Lavoro, Massimo Giacomo Terrile – si ritiene riconducibile alla struttura del sistema produttivo ligure costituito in prevalenza dal terziario». Osservando gli ultimi dati disponibili sia a livello nazionale che regionale, riferiti all’anno 2010, si evidenzia come le condizioni del mercato del lavoro siano andate gradatamente deteriorandosi: diminuisce l’occupazione; le tipologie contrattuali prevalenti sono a tempo determinato o flessibili (lavoro a chiamata o intermittente, a progetto, somministrazione, occasionale); flette la disoccupazione, soprattutto femminile, contestualmente a una preoccupante crescita delle donne “scoraggiate” che, pur essendo prive di un’occupazione, non cercano attivamente lavoro; aumenta la Cig in deroga e il ricorso alla mobilità. «È di tutta evidenza come tale condizione possa costituire la premessa per un allargamento del fenomeno del lavoro sommerso». I lavoratori liguri sono impiegati in particolare nel commercio, nei trasporti, nei servizi domestici e in quelli pubblici. Qual è la vera forza del settore terziario? «Dai dati più recenti diffusi dall’Istat il settore dei

servizi, complessivamente inteso, è sotto il profilo occupazionale il comparto maggiormente significativo (494mila occupati, pari al 77,3% del complesso degli occupati liguri), anche se in realtà gli ultimi dati del III trimestre 2010 mostrano una flessione del numero dei posti di lavoro anche in questo settore (-22mila unità, pari al -4,3% rispetto allo stesso trimestre del 2009). Si devono tuttavia considerare 2 elementi: la dimensione piccola e piccolissima Massimo Giacomo delle imprese liguri (quindi anche quelle del ter- Terrile, direttore generale Agenzia ziario) che le rende particolarmente esposte alle Liguria Lavoro difficoltà del mercato; la capacità di spesa dei residenti liguri risulta in diminuzione (nel 2010, secondo la Banca d’Italia “i prestiti bancari alla clientela residente nella regione hanno accelerato, sia per le famiglie consumatrici che per le imprese e i depositi bancari hanno rallentato”). La crisi che ha interessato l’intero assetto economico-occupazionale ligure ha condizionato anche le potenzialità di sviluppo del terziario in generale ed in particolare di alcuni suoi settori di punta come le attività turistico ricettive e quelle commerciali». Possiamo prevedere le professioni di domani e i settori di riferimento? LIGURIA 2011 • DOSSIER • 87


MERCATO DEL LAVORO

Dalle assunzioni del 2010 emerge che il 37% dei lavoratori risulta svolgere “professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi

«Sotto il profilo quantitativo, in base di quanto

risulta dai dati sulle assunzioni effettuate in Liguria nell’anno 2010, il 37% dei lavoratori risulta svolgere attività nell’ambito delle “professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi” (addetti all’assistenza personale a domicilio, cameriere, barista, commesso di negozio, cameriere di sala, cuoco), il 20,7% nelle cosiddette “professioni non qualificate” (collaboratori domestici, manovali, braccianti, ausiliari di cucina, addetti alle pulizia), il 13,9% sono operai specializzati, mentre a seguire si trovano le “professioni tecniche” (13%, principalmente insegnanti, operatori finanziari, impiegati amministrativi, infermieri professionali). Visto che le figure professionali richieste non hanno subito significative variazioni nel periodo 2008/2010 è ipotizzabile una conferma della domanda anche per i prossimi mesi. Sotto il profilo qualitativo si rilevano interessanti sbocchi nel settore turistico per figure

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di alta qualificazione nell’attività di marketing e di comunicazione, opportunità tecnico specialistiche nel settore della nautica e crescita di interesse per la ricerca applicata». C’è un’intesa con la Regione per le politiche innovative del lavoro? «Agenzia Liguria Lavoro, in qualità di Ente strumentale, supporta la Regione Liguria nella elaborazione di proposte e progetti riguardanti le tematiche del lavoro. In qualità di “tecnostruttura”, l’Agenzia Liguria Lavoro, tra le varie iniziative affidate, a livello di interventi innovativi è attualmente impegnata in due attività strategiche per contrastare la crisi economica in atto e per promuovere nuova occupazione sul territorio regionale: sviluppo del Piano straordinario per l’occupazione, uno strumento che offre alle aziende del territorio ligure e ai lavoratori colpiti dalla crisi incentivi e percorsi professionalizzanti con l’obiettivo di sostenere l’occupazione locale; progettazione e coordinamento del progetto “Coniugare al futuro”, azione di sistema della Regione Liguria finalizzata alla stabilizzazione dei lavoratori precari del settore privato». Quanti giovani puntano sull’artigianato e quali criticità riscontrano? «Le imprese artigiane continuano ad essere parte fondamentale del tessuto imprenditoriale locale e infatti nel III trimestre 2010 sono il 28,2% del complesso delle imprese regionali. Nonostante un andamento di nati/mortalità che presenta tassi migliori rispetto alle imprese considerate nel loro complesso, i risultati emersi dall’Osservatorio congiunturale sull’Artigianato e pmi della Regione Liguria evidenziano uno stato di difficoltà delle imprese, sia per quanto riguarda la produzione/domanda e il fatturato, sia nella dinamica congiunturale dove si segnala una perdita vicina al 3%. Tale situazione unita alla propensione dei giovani liguri di proseguire negli studi fa sì che le


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Massimo Giacomo Terrile

professioni artigiane non risultino particolarmente attrattive, anche se si registrano interessanti progetti per il recupero di antichi mestieri. Si segnala in particolare come il peso percentuale delle imprese con titolari extracomunitari risulti in Liguria pari al 10,4%, con una crescita annuale pari al 7,3% annuale contro il 4,6% della media italiana. Si tratta prevalentemente di uomini tra i 30 e i 40 anni. I comparti prevalenti sono l’edilizia e il commercio». Quali opportunità di inserimento occupazionale offre il lavoro transfrontaliero? «Il lavoro transfrontaliero in Liguria riguarda quasi esclusivamente la provincia di Imperia. Le professioni più ricercate sono quelle legate ai settori turistico/alberghiero e dell’agricoltura. In base ai dati del Sil regionale si segnalano le seguenti figure professionali: camerieri, cuochi, receptionist, operatori turistici/agenti di promozione turistica e infermieri. Significativo rilevare che si manifesta una significativa richiesta di ingegneri». Scuola e lavoro, università e imprese, sono realmente mondi ancora distanti tra loro? «Per quanto riguarda i rapporti tra scuola e la-

28% ARTIGIANATO

La percentuale delle imprese artigiane sul totale delle imprese regionali

77% TERZIARIO

La percentuale di occupati nel settore dei servizi sul complesso degli occupati liguri

-4%

OCCUPAZIONE La percentuale di calo degli occupati nel settore dei servizi nel terzo trimestre del 2010 rispetto allo stesso periodo del 2009

voro la situazione ligure non è differente da quella delle altre regioni del nord. Agenzia Liguria Lavoro è impegnata a offrire supporto organizzativo alla realizzazione del progetto “Tirocini formativi”, un percorso di orientamento scolastico e professionale realizzato in collaborazione con le Province liguri, l’Ufficio scolastico regionale, l’Università degli Studi di Genova, l’Unioncamere e le parti sociali. L’obiettivo del progetto è la realizzazione di oltre 1.000 tirocini all’anno per fornire agli studenti coinvolti un primo efficace contatto con il mondo del lavoro favorendo un più efficace orientamento verso il mercato del lavoro. Si segnala inoltre come l’ateneo genovese abbia perseguito negli anni un progetto di decentramento/specializzazione legata alle diverse specificità dei territori liguri attraverso l’istituzione di sedi distaccate nelle province liguri e in particolare a La Spezia corsi di ingegneria navale e design nautico, a Savona corsi di ingegneria ambientale e gestionale, a Imperia corsi di economia aziendale e di discipline legate al mondo delle arti, della musica e dello spettacolo». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 89


MERCATO DEL LAVORO

Un mercato competitivo e al tempo stesso più umano «Passata la fase critica dobbiamo pensare a come investire in sviluppo, tecnologie, ricerca, mercato del lavoro». Sergio Migliorini, segretario generale della Cisl Liguria, indica i fattori che possano aiutare a rimettere in moto il mercato del Paese Renata Gualtieri

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Sergio Migliorini, segretario generale Cisl Liguria

a Cisl da tempo sostiene la necessità di coniugare competitività e migliori condizioni di lavoro attraverso un modello di relazioni sindacali meno conflittuali e più partecipative. La sublimazione di questo modello potrebbe essere quello tedesco, della codeterminazione, che ha dimostrato come la partecipazione agli utili e alle scelte delle imprese e dei lavoratori fa sì che oggi, mentre il nostro Pil sta crescendo dell’1%, la Germania viaggi oltre il 3%. «L’accordo di riforma contrattuale firmato nel 2009, che cambia le relazioni sindacali – commenta Segio Migliorini, segretario generale Cisl Liguria – in questo sembra dare una grossa mano». Quanto è stato importante l’accordo di partenariato sottoscritto da Cisl Liguria e Ugtm a Rabat nel maggio scorso? «L’accordo considera la cooperazione internazionale su due fronti: uno è quello di rafforzare le centrali sindacali nei paesi emergenti perché questo può essere da un lato sintomo di democrazia, quindi fermento positivo nella società, e dall’altro lavorare per espandere i diritti di chi lavora in questi Paesi e ridurre così un dumping sociale che oggi è molto forte e sta provocando anche la fuga di alcune aziende che vanno a produrre in questi Paesi. Il secondo aspetto riguarda invece la parte più formativa delle persone, non solo quelle che lavorano in

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questi Paesi e quindi vi possono rimanere a “vendere” dei processi formativi e quindi dei mestieri, ma anche per favorire i flussi di immigrazione che consentano a chi viene in Italia di avere già conoscenza di base della lingua e di un lavoro e quindi poter entrare immediatamente nel circuito del mercato del lavoro ed evitare che si finisca nei circuiti delle varie organizzazioni criminali». Su cosa bisogna puntare per rilanciare il settore floricolo fondamentale per l’economia dell’intera regione? «Sicuramente c’è un problema di dimensioni delle imprese, ci sono tante imprese piccole, e poi vanno selezionate le tipologie di produzione, avviando delle specializzazioni che diano una selezione di prodotti a un maggior valore aggiunto. Bisogna ragionare sulla certificazione della floricoltura e noi abbiamo costruito in Liguria, insieme ad altre associazioni, il marchio del fiore etico che certifica dignitose condizioni di lavoro per gli operai e la qualità dei prodotti. Va analizzato anche il sistema distributivo che è troppo frammentato. Bisogna costruire i processi formativi per nuovi operatori per insegnare loro a essere “più manager e meno agricoltori”. In generale poi bisogna migliorare il sistema degli incentivi al mondo agricolo, che soffre molto del costo dell’energia per il riscaldamento delle serre, e risolvere un problema trasversale dell’intera regione che è quello del trasporto delle merci».


Sergio Migliorini

Come evitare che la crisi dei mercati penalizzi le fasce deboli della popolazione? «Abbiamo messo in campo due proposte molto valide. La prima è la riforma fiscale, se noi usiamo il momento della crisi anche per fare operazioni un po’ di restyling di un sistema fiscale che si basa per l’85% sul gettito che proviene dalle tasse su redditi e pensioni si dà un’attenuazione ad un fenomeno di impoverimento che è in corso. La seconda è quella sullo sviluppo. Noi abbiamo ottenuto dal Governo un finanziamento importante sugli ammortizzatori sociali in deroga in questa fase di crisi però oggi bisogna pensare allo sviluppo. Passata la fase critica dobbiamo pensare a come investire in sviluppo, tecnologie, ricerca, mercato del lavoro e tanti fattori che possano aiutare a far riprendere la produzione nel nostro Paese». Quali sono le proposte della Cisl per dare nuove opportunità al mercato del lavoro in Liguria? «Abbiamo sottoscritto due importanti accordi con la Regione che prevedono incentivi per le aziende che assumono e la stabilizzazione dei giovani precari; grazie a questa iniziativa in Liguria 2.500 lavoratori hanno ottenuto un nuovo lavoro a tempo indeterminato. Il mercato del lavoro in regione è molto dinamico ma soffre di tre fattori negativi: su 100 assunzioni il 30% è a tempo indeterminato; la

Bisogna ragionare anche sulla certificazione della floricoltura e noi abbiamo costruito in Liguria, insieme ad altre associazioni, il marchio del fiore etico

disoccupazione si aggira intorno al 29% e le donne faticano a entrare nel mondo del lavoro, abbiamo infatti un tasso della disoccupazione femminile tra i più alti d’Italia. Per ovviare a queste tre criticità occorre rafforzare i servizi per l’impiego, a partire dall’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Oggi i centri per l’impiego pubblici, pur svolgendo un’ottima attività, inseriscono nel mondo del lavoro solo il 10-15% delle persone che vi entrano. Ciò significa che esistono canali formali del privato, soprattutto sociale, e reti informali che trovano lavoro al restante 85-90%. Allora bisogna unire le forze del pubblico e del privato per favorire l’occupazione. Occorre studiare anche percorsi di formazione post diploma e post laurea sempre più personalizzati, partendo dalle esigenze delle aziende. Solo in questo modo i giovani potranno trovare rapidamente una occupazione. Gli enti bilaterali possano dare un contributo molto forte al rafforzamento del mercato del lavoro». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 91


FONDI PER LE PMI

Una finanziaria a sostegno delle imprese Evitare finanziamenti a fondo perduto, indirizzare gli incentivi in base a criteri di qualità e dare risposte in tempi brevi alle imprese che hanno bisogno di consolidare la propria patrimonializzazione. Sono le strade indicate da Edoardo Bozzo per lo sviluppo del sistema economico regionale Michela Evangelisti

F

Edoardo Bozzo, presidente di Filse, la finanziaria ligure per lo sviluppo economico

ilse è la finanziaria che assiste la Regione Liguria e gli altri enti territoriali nella progettazione, definizione e attuazione delle politiche e degli interventi a supporto del sistema economico regionale. «Il sostegno e il consolidamento della struttura finanziaria delle piccole e medie imprese sono al centro degli obiettivi di politica industriale di Regione Liguria e delle azioni affidate a Filse – spiega il presidente, Edoardo Bozzo –. Le piccole e medie imprese testimoniano una domanda di credito molto frammentata, rappresentata perlopiù da aziende sottocapitalizzate, prevalentemente indebitate a breve e dotate di un limitato potere contrattuale. La riduzione delle risorse pubbliche disponibili per il sostegno degli investimenti imprenditoriali, inoltre, rende sempre più necessario sostituire il sistema di incentivazione alle imprese caratterizzato da criteri quantitativi con criteri di qualità degli interventi, tenendo conto

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dei fattori di eccellenza presenti sul territorio, primi tra tutti l’innovazione dei processi e dei prodotti, la conoscenza e la professionalità». L’azione di Filse si rivolge anche alla gestione e programmazione di strumenti finanziari pubblici per le pmi liguri. Quali sono da questo punto di vista le necessità e le richieste delle imprese? «Le richieste delle imprese oggi vanno o, secondo noi dovrebbero andare, nella direzione di innovare i processi e consolidare la propria patrimonializzazione in molti casi ancora debole. Tra gli interventi che la Filse mette in campo, secondo le linee strategiche regionali e nell’ambito delle proprie finalità istituzionali, decisivo rilievo assume la gestione delle azioni previste dal Por 2007-2013. Con l’approvazione del programma operativo della Regione, cofinanziato dal fondo europeo di sviluppo regionale sopracitato, verranno stanziati nel periodo complessivo in Liguria fondi per circa 530 milioni di euro, la maggior parte dei quali è dedicata proprio a sostenere la promozione dell’innovazione e la crescita della base produttiva, incoraggiando l’imprenditorialità e l’innovazione e


Edoardo Bozzo

I confidi rappresentano i soggetti alleviatori di rischio nei confronti del sistema bancario e rivestono un ruolo anticiclico importante

migliorando le condizioni di contesto operativo del tessuto produttivo, elementi chiave del superamento della crisi e del rilancio della nostra economia». Che rilievo assume in questo panorama l’azione dei confidi? «La Regione ha adottato in questi anni una nuova strategia in questo ambito, basata su alcuni punti essenziali: la concentrazione di tutti i confidi liguri in un unico nuovo organismo, risultato della fusione di quelli esistenti, la qualificazione del nuovo confidi regionale unificato come intermediario finanziario agevolato in base all’articolo 107 e la creazione di una forte convergenza tra l’operatività di garanzia del nuovo confidi e i nuovi investimenti indotti dalle misure del Por 2007-2013, con lo scopo di promuovere anche il finanziamento delle pmi innovative da parte del sistema bancario. Il sistema dei confidi oggi rappresenta almeno un quarto del mercato del credito alle pmi, con un va-

lore che si aggira intorno ai 500 milioni di garanzie in essere su finanziamenti per circa 4 miliardi di euro». Risulta evidente pertanto come i confidi in un periodo di crisi come quello attuale giochino un ruolo importante. «Da un lato rappresentano i soggetti alleviatori di rischio nei confronti del sistema bancario, dall’altro rivestono, anche grazie agli interventi pubblici dello Stato e per quota parte della nostra Regione, un ruolo anticiclico importante. Un secondo aspetto altrettanto fondamentale passa attraverso la costituzione di un fondo di venture capital in grado di sostenere la capitalizzazione o ricapitalizzazione delle pmi e renderle competitive sul mercato, perché la sottocapitalizzazione costituisce uno degli aspetti più rilevanti della debolezza. A questo proposito la Regione emanerà un bando specifico per la ricerca del soggetto gestore e dei cofinanziatori».

LIGURIA 2011 • DOSSIER • 95


FONDI PER LE PMI

La riduzione delle risorse

pubbliche disponibili per il sostegno degli investimenti Le piccole e medie imprese imprenditoriali e la crisi getestimoniano una domanda nerale hanno reso necessadi credito molto frammentata, rio sostituire il sistema di inrappresentata perlopiù da aziende centivazione all’impresa. In che direzione? sottocapitalizzate e dotate «A questa domanda vorrei ridi un limitato potere contrattuale spondere proponendo una riflessione che ritengo importante. In un momento di forte crisi economico finanziaria e di recessione il fat- prescindere dalla loro dimensione, hanno bitore tempo non è una variabile indipendente sogno di risposte urgenti. Quindi tutte le decima un fattore che diventa vitale per la soprav- sioni assunte in merito, a partire dal governo vivenza delle imprese stesse. Se le azioni anti- nazionale fino all’ultima amministrazione coincicliche prese dall’amministrazione regionale volta, devono modificare le consuete procesono tese a contrastare la crisi economica in atto dure decisionali e accelerare al massimo i tempi è necessario che le stesse abbiano dei percorsi delle risposte e delle erogazioni, anche modifiprivilegiati orientati alla massima riduzione dei cando e sburocratizzando alcuni parametri detempi di erogazione e attuazione, perché pos- cisionali. Filse sta facendo e farà sicuramente sano esprimere efficacemente la loro azione. In anche in futuro la sua parte come ha sempre un momento come questo le imprese, tutte, a fatto in tanti anni di attività».

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FONDI PER LE PMI

Una banca partner di riferimento Banche e confidi sono alleati importanti. Ma per un rilancio efficace, secondo Roberto Ghisellini, «è indispensabile che l’imprenditore condivida in modo trasparente e costruttivo le problematiche e i progetti che ha in corso» Michela Evangelisti

F Roberto Ghisellini, direttore generale della Cassa di risparmio della Spezia

ondata nel 1842, Carispezia è una tra le casse di risparmio più antiche che operano in Italia ed è la banca di riferimento della città di La Spezia e della sua provincia. Recentemente è entrata a parte del gruppo Cariparma, tra i primi sette player nel panorama bancario italiano per presenza territoriale, con oltre 9.000 dipendenti e 1.800.000 clienti. L’accesso al credito è uno dei nodi delicati da sempre per le imprese. In generale, quale deve essere il ruolo degli istituti bancari in questa fase? «La difficoltà di accesso al credito come fattore di sofferenza per le piccole e medie imprese rappre-

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senta senza dubbio uno degli effetti consolidati della crisi. Le banche ricoprono un ruolo importante che rischia, però, di diventare fine a se stesso se non contestualizzato in un dialogo costante con il management aziendale. Per un rilancio efficace è indispensabile che l’imprenditore sia pronto a condividere in modo assolutamente trasparente e costruttivo le problematiche e i progetti che ha in corso. Dal canto suo, la banca deve essere pronta a migliorare il proprio assetto organizzativo per essere più vicina al cliente. Noi puntiamo sulla diffusione capillare e sulla prossimità delle nostre filiali. Principi questi che si traducono in conoscenza delle tematiche individuali e di settore e tempestività d’intervento, senza mai dimenticare che essere la banca di riferimento del territorio non ci esime dalla valutazione del merito creditizio, e anzi ci obbliga ad un’analisi più puntuale e attenta. Il fatto, poi, di far parte di uno tra i più importanti e solidi gruppi bancari nazionali, consente a Carispezia di arricchire ulteriormente la propria offerta, po-


Roberto Ghisellini

Il primo aspetto che deve essere valutato è la capacità dell’impresa di condurre il suo business con una prospettiva temporale di medio lungo periodo

tendo contare su ampiezza di soluzioni e capacità di innovazione». Quali sono le condizioni e le garanzie che le banche chiedono alle aziende? «Il primo aspetto che deve essere valutato è la capacità dell’impresa di condurre il suo business con una prospettiva temporale di medio-lungo periodo. Contestualmente, deve essere analizzato il mercato di riferimento. Si tratta di un aspetto, quest’ultimo, che va al di là delle capacità dell’imprenditore, ma che è molto importante in sede di analisi del merito creditizio». Carispezia ha aderito all’iniziativa di costituzione di un fondo di garanzia per il sostegno delle pmi liguri di ogni settore. «Sì, la nostra banca ha aderito fin dalla fine del 2009 al fondo centrale di garanzia per le pmi, istituito ai sensi della legge 662/96, promovendo soluzioni di finanziamento per investimenti materiali e immateriali e altre finalità de-

Sopra, la sede di Carispezia

stinate all’attività di impresa». L’iniziativa coinvolge anche i confidi regionali, che presteranno garanzie assumendo in proprio una quota di rischio. Come si configura il rapporto tra banche e confidi? «Banca e confidi sono due alleati importanti per l’imprenditore. Carispezia ha in piedi ben nove convenzioni con altrettanti consorzi fidi. Si tratta di una collaborazione consolidata che ha portato solo nel corso dell’ultimo anno ad erogare oltre 80 milioni di euro dei quali circa il 30% controgarantiti dal summenzionato fondo centrale di garanzia. Si tratta di un risultato di cui siamo molto orgogliosi e che testimonia la volontà della nostra banca di essere partner di riferimento tanto per i consorzi fidi quanto per gli imprenditori». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 99


FABIO ATZORI Presidente dell’Unione industriali di Savona

ENZO PAPI Presidente di Confindustria La Spezia


CONFINDUSTRIA

Da industria e porto arriva lo sviluppo «Diamo voce alle istanze imprenditoriali ed eroghiamo i servizi necessari alle imprese per risolvere i problemi che incontrano nell’attività quotidiana». L’Unione degli industriali di Savona è, per il presidente Atzori, punto di riferimento per le pmi Renata Gualtieri

I Il presidente dell’Unione industriali di Savona, Fabio Atzori; nella foto grande, alcune navi da crociera in sosta nel porto di Savona

ndustria, porto e turismo sono i motori dell’economia savonese e ligure. Il comparto industriale concorre per il 25% alla formazione del Pil della provincia e genera occupazione diretta per un quarto degli occupati. L’industria meccanica, la chimica, il vetro, l’edilizia e l’alimentare sono i settori trainanti, spesso connessi tra loro in filiere molto importanti, come quella dell’energia. Il porto di Savona-Vado è in crescita sia per il traffico merci che per quello passeggeri. «Con la realizzazione della piattaforma Maersk a Vado Ligure si può arrivare a triplicare la movimentazione di container». Il turismo deve affrontare sfide complesse nel campo dell’innovazione, dell’ammodernamento qualitativo dell’accoglienza e della commercializzazione del prodotto. «Più che incentivi di carattere economico – precisa Fabio Atzori, presidente degli industriali di Savona – tutti questi settori richiedono un clima favorevole per lo sviluppo economico e sociale complessivo del territorio». Quali saranno punti principali della politica

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industriale del 2011? «Dal punto di vista generale è necessario un “sistema paese” più consapevole e orientato verso le attività produttive e di servizio che aggiungono valore e competono su mercati vasti, nazionali e internazionali. Governo, Regioni ed enti locali debbono investire più risorse nelle infrastrutture, materiali e immateriali, e incentivare in via prioritaria i progetti imprenditoriali che presentano componenti elevate di innovazione e di sviluppo sperimentale di prodotti e processi. Sono altrettanto importanti provvedimenti concreti di semplificazione della burocrazia e un grado più elevato di liberalizzazioni e facilitazioni per l’impresa. Nella classifica della Banca mondiale sull’attrattività nel concludere affari, l’Italia è all’ottantesimo posto, con tendenza al peggioramento. Se non cambiano le cose, nel medio termine perderemo molti posti anche nella classifica dei paesi più industrializzati. Sul piano locale è indispensabile poter aprire i cantieri per la realizzazione di progetti in ambito industriale e portuale in grado di generare milioni di ore di lavoro per le imprese e per le persone, con fonti di fi-


Fabio Atzori

L’industria meccanica, la chimica, il vetro, l’edilizia e l’alimentare sono i settori trainanti, spesso tra loro interconnessi in filiere molto importanti, come quella dell’energia

nanziamento quasi interamente private». Qual è attualmente la situazione occupazionale nella provincia? «La disoccupazione è in aumento, la cassa integrazione rimane su livelli elevati e diminuiscono anche i contratti a termine e gli altri strumenti di lavoro flessibile. Alla fine del 2010 i disoccupati iscritti al collocamento hanno sfiorato le 19mila unità, con una forte penalizzazione dei giovani e del lavoro femminile. Il numero di nuove imprese cresce troppo lentamente, anche per effetto del momento di crisi e le posizioni pensionistiche superano abbondantemente la metà dei residenti. Se l’economia savonese continua a indebolirsi ben presto mancheranno anche le risorse per soddisfare in modo adeguato i bisogni sociali». Il capitale umano è un fattore di straordinaria importanza per il successo dell’impresa. Come viene tutelato dalla parte delle imprese lo scambio di risorse tra mondo della ricerca e mondo industriale? «Gli enti locali e le categorie economiche hanno investito risorse notevoli nella realizzazione del campus universitario di Savona, con la fonda-

mentale collaborazione dell’ateneo genovese. Occorre potenziarne l’offerta didattica con i corsi di laurea in Ingegneria industriale, Economia del turismo, Riabilitazione e medicina dello sport, Scienze della comunicazione. Presso il campus sono operativi laboratori di ricerca e insediamenti di imprese innovative. Stiamo lavorando tutti insieme per consolidare un rapporto virtuoso tra le imprese e l’università». Quali le esigenze in materia di competenze che più emergono dal tessuto produttivo e i bisogni del mercato locale? «L’offerta di lavoro generata dal sistema economico savonese ha caratteristiche prevalentemente tecnico-professionali con richieste di specializzazioni adeguate nel campo dell’industria meccanica, chimica e dell’energia, oltre che per la logistica e gli operatori turistici. Per i giovani che vogliono dedicarsi all’attività d’impresa anche il settore del turismo e dell’agroalimentare possono costituire interessanti opportunità. In tutti i settori dell’economia savonese c’è bisogno di nuove imprese e nuovi imprenditori, soprattutto giovani e portatori di innovazione ed entusiasmo».

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CONFINDUSTRIA

Imprese solide e in continuo sviluppo Innovazione per le imprese più tradizionali e per i settori della nuova economia e un buon dialogo tra gli imprenditori associati. Sono alcune tra le idee più interessanti del presidente Enzo Papi per il futuro delle imprese spezzine Renata Gualtieri

L

a solidità delle imprese, nel tempo della globalizzazione dei mercati, è inevitabilmente connessa al continuo sviluppo delle loro capacità competitive. «Non vi sono aree di mercato che possano sottrarsi a questa sfida, fatta eccezione per i mercati garantiti da protezione pubblica (e purtroppo in Italia ve ne sono ancora molti)». La competitività è infatti strettamente legata all’innovazione dei prodotti e dell’organizzazione. «Per questa ragione, più che di “aree di sviluppo” parlerei – precisa il presidente di Confindustria La Spezia, Enzo Papi – di affinamento delle capacità di sviluppo nei settori di presenza, quale antidoto alla crisi. Diversificare le attività è obiettivo perseguibile solo nel lungo termine e presenta sempre gravi difficoltà». Quale è lo scenario attuale delle imprese locali e quali le eccellenze che hanno retto meglio davanti alla crisi? «L’area spezzina è stata certamente interessata in modo importante dagli effetti della crisi. In particolare la crisi ha colpito le imprese della grande nautica da diporto, operante in un mercato che ha subìto una forte contrazione. Altre imprese legate ai beni strumentali (Termomeccanica), difesa (Oto Melara) ed elettronica di precisione e software specialistici (Nuova Con104 • DOSSIER • LIGURIA 2011

navi, IsselNord e Ifen) sono riuscite a superare la crisi, senza particolari sofferenze». Strategie di sviluppo e innovazione. Ci sono casi di imprese altamente innovative nella provincia di La Spezia? «Premesso che non credo che l’innovazione sia appannaggio unicamente di imprese inserite nel settore della “nuova economia”, penso che l’innovazione trovi largo spazio nelle grandi imprese locali seppur operanti in settori tradizionali quali Oto Melara, Fincantieri, Termomeccanica. Accanto a queste, vi sono altre aziende fortemente impegnate nell’innovazione, in particolare nel campo dei sistemi informatici, che stanno crescendo. Infine, vorrei ricordare il recente insediamento nel nostro territorio della Asg Superconductors che opera nel settore della progettazione e realizzazione di magneti convenzionali e superconduttivi per la ricerca


Enzo Papi

regionali e nazionali, avviate sia da Confindustria che dalla Regione Liguria che risultano utili, in particolare, per introdurre e sostenere la nostra imprenditoria nei nuovi mercati in forte sviluppo. Credo tuttavia che favorire un buon dialogo tra gli imprenditori assoL’area spezzina è interessata in modo ciati sia ugualmente strumento di un’utile sinergia per sosteimportante dagli effetti della crisi nere vicendevolmente la preche in particolare ha colpito senza sui mercati esteri. Il diale imprese della nautica da diporto logo tra imprese mette spesso in evidenza la possibilità di collaborazione e di sinergia che si nella fisica delle alte energie e della fusione sviluppa utilmente e spontaneamente. Intermonucleare». somma, qualche volta il vecchio “fai da te” riQuanto incide la Spezia sulle esportazioni sulta una via di certa efficacia quando le iniziadella Liguria? tive ufficiali sono sporadiche e, talvolta, un po’ «Certamente molto, considerato che l’eccel- scolastiche». lenza nella produzione di mega yacht che supeQual è il rapporto tra istituti di credito e rano i 27 metri di lunghezza proviene da que- imprese per la crescita dell’economia locale? sto territorio dove brand come Sanlorenzo, «Il tema riguarda in particolare le piccole medie Riva, Peri-Picchiotti e Intermarine allestiscono imprese. È certo che gli istituti finanziari, anche il meglio del prodotto nautico nazionale. Un’al- locali, hanno operato una politica selettiva del tra eccellenza, unica nel suo genere, è rappre- credito negli ultimi 2 anni, che ha reso particosentata da Costa Group, specializzata nel “food larmente difficile la continuità di molte aziende. entertainment”. Nel 2007 all’azienda è stato Abbiamo cercato di favorire il dialogo tra banconferito il premio Confindustria Awards Ex- che e piccole imprese. Confindustria La Spezia cellence come impresa campione del made in ha aperto uno “sportello banche” per assistere gli Italy nel mondo». associati nelle richieste di sostegno finanziario. Confindustria La Spezia promuove inter- Tuttavia il problema non è certamente superato venti a supporto del processo di internazio- e il pericolo che si possano verificare gravi crisi, nalizzazione delle imprese? nella continuità delle piccole e medie aziende lo«Confindustria La Spezia supporta le iniziative cali, resta concreto».

Il presidente di Confindustria La Spezia, Enzo Papi

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HIGH TECH

Coesione per lo sviluppo Riunisce oltre 100 imprese del settore high-tech di Genova. Dixet mira a valorizzare il patrimonio delle aziende ad alta tecnologia del capoluogo ligure. Carlo Castellano illustra tutti i progetti in corso Nicolò Mulas Marcello

«I

l settore dell’hi-tech – sostiene Carlo Castellano, presidente di Dixet – sta contribuendo non solo alla dinamica dell’economia nel suo complesso, ma anche a far fronte a uno dei maggiori problemi del Paese: la scarsa incidenza della ricerca e la connessa eccessiva specializzazione produttiva nei settori tradizionali». Qual è l’indice di ricerca e sviluppo delle imprese associate a Dixet? «Dixet è un’associazione costituita nel 2001, che riunisce oltre 100 imprese operanti a Ge-

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nova nei principali settori dell’high tech, tra cui l’elettronica, l’informatica, il software e l’hardware, la robotica, le telecomunicazioni, il biomedicale. A Dixet aderiscono multinazionali, grandi gruppi industriali, piccole e medie imprese tecnologiche, start-up e spinoff. Da una recente indagine sull’andamento delle imprese high tech presenti a Genova, da noi condotta in collaborazione con Confindustria Genova, alla quale hanno risposto 101 aziende è emerso che, per circa la metà di queste, le spese per ricerca e sviluppo ha un’incidenza sul fatturato superiore al 5%.


Carlo Castellano

Questo dato risulta ancora più rilevante se rapportato all’incidenza nazionale della stessa spesa sul Pil (pari all’1%)». Quanto ha inciso la crisi economica sul settore? «Il quadro che emerge dall’indagine indica con nettezza che anche questo comparto mostra gli effetti di una competizione che è sempre più a scala mondiale. E questo vale a maggior ragione per le grandi filiere tecnologiche. Tuttavia l’high tech a Genova ha reagito molto bene alla crisi e nell’arco degli ultimi due anni, il comparto ha dimostrato una capacità di forte tenuta. Nonostante la crisi, il 75% delle imprese ha investito nel 2010 non soltanto in R&S ma anche nell’Ict e nella formazione». Qual è il loro stato di salute? «I dati del 2010 indicano una forte stabilità nell’andamento delle vendite all’estero, in Italia e nella sola Regione Liguria. Per quanto concerne l’occupazione il quadro che emerge dall’indagine è segnato da una frenata delle grandi aziende che occupano più di 500 addetti mentre, al contrario, per le medie e piccole imprese il segno è decisamente positivo (29 hanno incrementato il personale, mentre solo 9 lo hanno ridotto) e le restanti 49 lo hanno lasciato immutato. Per quanto riguarda le previsioni per il 2011, a differenza dell’industria manifatturiera e dei settori industriali a bassa intensità di innovazioni tecnologiche,

il quadro che emerge indica prospettive positive per il 2011 (si stima un incremento del 4% circa) e anche l’occupazione dovrebbe registrare un incremento altrettanto positivo». Cosa ha in cantiere Dixet per il futuro? «Obiettivo di Dixet è valorizzare il patrimonio delle imprese ad alta tecnologia operanti nell’area metropolitana genovese e contribuire allo sviluppo e all’insediamento di nuove imprese high tech. Proprio a questo scopo Dixet è promotore del parco scientifico e tecnologico agli Erzelli, la più significativa opportunità di crescita e di qualificazione tecnologica industriale non solo per l’area metropolitana genovese ma per la macroregione Nord Ovest. Nel parco scientifico e tecnologico di Genova in fase di realizzazione troveranno posto la facoltà di Ingegneria, i laboratori genovesi del Cnr, aziende high tech, residenze e servizi. Genova potrà così contare su un vero e proprio “campus” per lo sviluppo dell’innovazione e della tecnologia. Solo innescando un circolo virtuoso che punti sulla ricerca e sull’innovazione e crei le sinergie necessarie per fare sistema, si potrà vincere la sfida dell’economia globale».

In apertura e a sinistra, il parco scientifico e tecnologico di Genova; sopra, il professor Carlo Castellano, presidente di Dixet

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L’economia si affida al merchandiser Esperto nel monitorare e incrementare le vendite dei prodotti provenienti dai più svariati settori, Mauro Mascialino analizza le prospettive per il futuro della sua Trade Marketing & Services Andrea Moscariello

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oncentrandosi principalmente su un’azione di sell-in, la maggior parte delle reti aziendali italiane soffre la mancanza di una struttura dedicata alla gestione del sell-out. Trovano dunque terreno fertile alcune agenzie, strategiche, specializzate nel monitoraggio dei punti vendita e nel merchandising. È quello che emerge parlando con Mauro Mascialino, tra i principali esperti del settore e a capo della Trade Marketing & Services di Genova, una società che vanta tra i suoi clienti aziende italiane e multinazionali, leader nei rispettivi settori. «Non è più sufficiente il semplice monitoraggio dei punti vendita, in quanto questo porta a un puro dato statistico fine a se stesso. È dunque inutile se non è seguito da un intervento immediato e risolutivo» spiega Mascialino. Creatore di una delle reti di merchandiser di maggior successo sul territorio italiano, l’amministratore della Trade Marketing ha migliorato la visibilità e la presenza di moltissimi prodotti presenti sul mercato 110 • DOSSIER • LIGURIA 2011

italiano. E proprio di recente ha concluso un test che dimostra la qualità del sistema proposto. «A riprova della validità del servizio, vorrei citare i risultati di un test appena concluso con un nostro importante committente, il quale ha voluto far comparare, attraverso dati scanner di sell-out, i risultati ottenuti su un panel di 300 negozi seguito dai nostri merchandiser con un altro di pari potenzialità ma privo di interventi». Quali risultati sono emersi? «L’incremento a volume è stato del 14,7% e a valore del 16,4%, mentre il principale concorrente ha subito una perdita a volume del 6,7% e a valore del 5,4%». Dinanzi alla crisi avete dovuto modificare le vostre logiche di vendita? «Per combattere l’attuale situazione di mercato ho allargato il servizio e, quindi, l’esperienza, a canali in fortissima espansione, mi riferisco al DIY e a quello dell’elettronica. Oggi la maggior parte delle aziende che commercializza beni di largo consumo opera in mercati ormai saturi, per

700 OPERATORI

Questo il numero di merchandiser della Trade Marketing & Service attivi su tutto il territorio nazionale

3500 P.V. È il numero di punti vendita serviti dall’agenzia


Mauro Mascialino

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Oggi la maggior parte delle aziende opera in mercati ormai saturi in cui per crescere occorrono il lancio di nuovi prodotti e la ricerca di canali di distribuzione alternativi

Mauro Mascialino, titolare dell’agenzia Trade Marketing & Services Srl di Genova www.trademarkge.com

cui le alternative di crescita sono legate al successo del lancio di nuovi prodotti o alla ricerca di canali di distribuzione alternativi. Nell’ambiente estremamente competitivo in cui operiamo, dobbiamo mantenerci costantemente aggiornati circa le nuove tecnologie e l’evoluzione del mercato, per essere sempre più propositivi con i nostri clienti e non semplici esecutori». Quale bilancio trae dall’attività dell’ultimo anno? «È ancora presto per elaborare dati certi, ma posso affermare che raggiungeremo i 10 milioni di euro. Per il 2011 le premesse sono buone e confermo i volumi dell’anno precedente. Il fatturato, invece, ha subito una leggera flessione dovuta alla tendenza al ribasso delle quotazioni, creata e pilotata dalle aziende che mettono in continua competizione le agenzie come la nostra, per trarne un vantaggio economico riducendo i loro costi. Prevedo comunque un recupero nel corso del 2011 attraverso lo sviluppo di alcune attività già presenti e l’ingresso ormai certo di nuovi clienti, per cui conto di mantenere e superare il fatturato 2010». Quali sono stati i passaggi fondamentali che hanno caratterizzato l’evoluzione della sua agenzia? «Devo tutto alla Miralanza, azienda genovese in cui ho maturato una lunga esperienza in posizione “ante litteram” di responsabile trade marketing, dalla metà degli anni Settanta sino agli inizi degli anni Ottanta. Ho vissuto quindi in prima persona la nascita della GDO, attraverso il contatto con le varie sedi, coadiuvato in que-

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sto dal lavoro sul field svolto da una rete diretta di funzionari “dedicati” alle attività di merchandising su supermercati e ipermercati. Uscito dall’azienda nel 1982, ho riproposto questa mia esperienza a tutti i clienti, in un periodo però in cui i miei interlocutori non erano ancora pronti a investire in un’attività del genere». Con gli anni però le cose sono decisamente cambiate. «È sotto gli occhi di tutti. Oggi le reti “dedicate” costituiscono il fiore all’occhiello della nostra agenzia. Credo nella tecnologia a supporto della nostra attività e, di conseguenza, fin dagli anni Ottanta ho investito nella ricerca di innovazioni sempre più all’avanguardia. Oggi, ritengo di poter disporre di un sistema estremamente duttile ma, soprattutto, mirato e affidabile. A riprova di ciò è attivo, al nostro interno, un servizio di analisi dei dati ricevuti giornalmente dai nostri merchandiser, standard o personalizzato. Offriamo inoltre la possibilità, per tutti gli utenti, di accedere al nostro sito per leggere le stesse informazioni in tempo reale». Quali sono i settori con cui lavorate maggiormente? «La mia storia personale mi ha portato naturalmente verso il segmento dei beni di largo consumo, dove i problemi sono più esasperati e le soluzioni devono avvenire in tempo reale. Come ho già detto, l’esperienza dell’agenzia non si limita però solo a questi mercati ma interviene anche altrettanto bene nel canale DIY e dell’elettronica. In quasi trent’anni di attività, sono pochi i mercati in cui non ho lavorato. Mi piacerebbe ora rinnovare l’esperienza nel settore delle bevande e iniziare in quelli delle acque minerali e della telefonia». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 111


E-BUSINESS

Il business “naviga” sulla rete Cresce il fenomeno Mondialbroker. Il portale, nato in Italia e conosciuto in tutto il mondo, è oggi un punto di riferimento per chi intende vendere o acquistare imbarcazioni. A parlarne è il suo amministratore Emanuele Fedriga Carlo Sergi

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on quasi 50 milioni di pagine visitate in un anno, quello del portale mondialbroker rappresenta un caso eccellente sul panorama europeo dell’ebusiness. Il portale di annunci di vendita rivolto al mercato delle barche nuove, usate o a noleggio, ha conquistato broker, mediatori marittimi, agenzie e cantieri navali in tutto il mondo, seducendo in particolare la piazza europea. «In questi undici anni di attività ci siamo evoluti al pari del comparto della compra-vendita nautica» spiega Emanuele Fedriga, amministratore di Mondialbroker, portale che attualmente è leggibile, oltre che in italiano, anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e cinese. «Siamo molto soddisfatti dell’attività degli ultimi anni e di quello appena trascorso in particolare – dichiara Fedriga -. Infatti, in un contesto economico difficile a livello mondiale, non solo per la nautica, Mondialbroker ha fatto registrare un incremento di visite che ci ha permesso di crescere di circa il 18% rispetto all’anno precedente. Questo dato, oltre a riempirci di orgoglio, è significativo delle opportunità di business che è in grado di generare il portale a favore di broker, cantieri navali e clienti finali». Relativamente al mercato italiano, quali potenzialità di business offre il web? «La rete ha inesorabilmente conquistato un valore assoluto ed è in constante crescita anche grazie alla banda larga e alle numerose applicazioni che nascono oramai quotidianamente. Nel nostro settore sicuramente i vantaggi del web rispetto alla carta sono molteplici, sia per il venditore che per il compratore. Intanto attraverso il sito si ottiene l’aggiornamento costante delle offerte, anche in maniera passiva, tramite il nostro sistema di alert, inoltre vi è la semplicità della ricerca, per localizzazione geografica, per metratura, per prezzo o tipologia di imbarcazione. Il portale, poi, si può visitare anche tramite iPhone, iPad, palmari, blackberry o cellulari di ultima generazione. Infine, la traduzione automatica multilingua di tutte le imbarcazioni pub-

+ 18% VISITE È cresciuto, nel 2010, il numero di pagine visitate sul portale mondialbroker.com che ha raggiungendo quota 50milioni

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MINUTI Questo, all’incirca, il tempo nel quale il compratore cerca la tipologia di imbarcazione più adatta alle sue esigenze tra le oltre 37mila presenti sul sito


Emanuele Fedriga Emanuele Fedriga, amministratore del portale Mondialbroker www.mondialbroker.com

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La crescita di interesse da parte dei paesi esteri è letteralmente esplosa negli ultimi anni. Le nazioni da cui si registrano i maggiori accessi sono sicuramente Francia e Spagna, seguite da Germania e Usa

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blicate ci permette di soddisfare le richieste provenienti da ogni parte del mondo». Proprio in riferimento al mercato internazionale, quali sono i vostri numeri? «Possiamo affermare che la crescita di interesse da parte dei paesi esteri verso Mondialbroker è letteralmente esplosa negli ultimi anni. Le nazioni da cui si registrano i maggiori accessi sono sicuramente Francia e Spagna, anche grazie alla vicinanza geografica, seguite da Germania e Usa. Nell’ultimo anno abbiamo registrato una crescita di visite da Russia e Cina, ma anche dai paesi del Nord Est Europeo». Tanti visitatori quindi, ma qual è l’interesse che hanno per il prodotto? «Il sito è davvero interessante per i milioni di utenti che ci visitano ogni anno. Questa impressione è supportata dal tempo medio che gli utenti trascorrono sul sito, ovvero 13 minuti e 30 secondi circa, tempo nel quale il compratore cerca

la tipologia di imbarcazione più adatta alle sue esigenze tra le oltre 37mila presenti. Il venditore invece utilizza questo tempo per confrontare le sue proposte con quelle dei suoi colleghi, rendendo Mondialbroker sempre più un punto di riferimento nel settore. A tal proposito, quest’anno per la prima volta abbiamo creato un osservatorio sul mercato delle imbarcazioni». Quali servizi, soprattutto, richiedono gli utenti? «Quelli legati a una maggiore visibilità, alla comunicazione e alle statistiche delle visite. Puntiamo sulla qualità dell’informazione. Le schede di Mondialbroker devono essere compilate nella loro totalità con informazioni corrispondenti al reale, corredate da foto, filmati e allegati aggiuntivi». In molti sono titubanti ad acquistare o accordarsi online. Come riuscite a garantire la sicurezza per acquirenti e venditori? «Ricordiamo che la transazione di beni di questo tipo non avviene mai on-line, ma sempre in altri modi e solo dopo aver visto la barca. Purtroppo per noi, Mondialbroker non è eBay, non prendiamo una percentuale sulle transazioni. Il nostro lavoro è quello di mettere in comunicazione la domanda e l’offerta nel modo più serio possibile. La sicurezza è dettata da una scelta iniziale ben precisa, i nostri inserzionisti sono esclusivamente professionisti del settore dei quali attestiamo minuziosamente l’abilitazione all’attività di compra/vendita o noleggio imbarcazioni. Questo per garantire l’esistenza e la rintracciabilità di un’azienda in caso di contenzioso». Rispetto ai portali “generalisti” quali valori aggiunti garantite? «Non si può vendere un bene complesso come una barca su un portale generalista. Basti pensare che abbiamo barche descritte con oltre 300 specifiche differenti. Certo si può fare un'inserzione e poi comunicare i dettagli per telefono, ma oggi l’utente è evoluto e chiama solo quando ha visto con comodo tutti i dettagli del bene. Noi offriamo controllo e qualità dell’inserzione e questo ci ha premiato negli anni». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 113


NUOVE TECNOLOGIE

La rivoluzione IT parte dal basso Perché le aziende italiane metabolizzano le nuove tecnologie più lentamente rispetto a quelle internazionali? A rispondere è Giorgio Tassistro, a capo della nota software house Ferrà, il quale annuncia la creazione del primo sistema di “social document” Carlo Sergi

U Giorgio Tassistro, Ad della Ferrà Srl www.ferra.com

nire l’arte alla tecnologia. Un binomio che, la storia economica ce lo insegna, ha fatto la fortuna di moltissime imprese. In particolare, il comparto dei software sta conoscendo in tal senso uno sviluppo significativo. A confermarlo è anche Giorgio Tassistro, amministratore delegato della società Ferrà di Albenga. La società ha conquistato una fetta considerevole del mercato proponendo soluzioni software create su misura. «Risolvere i problemi legati all’uso delle nuove molteplici tecnologie è la nostra missione» spiega Tassistro. Curare ogni progetto nel minimo dettaglio, rendendolo un vero e proprio unicum, richiede grandi investimenti in innovazione e aggiornamenti professionali. Tutti sforzi che hanno premiato il gruppo di Albenga, la cui firma si trova su moltissime tecnologie proprietarie che le permettono di gestire contenuti, traduzioni multilingua, elaborazioni di immagini e importanti volumi di traffico internet importanti. Come vede l’evoluzione dell’informatica in Italia? «Crediamo che esista un tempo misurabile di transizione, tra la disponibilità di una nuova tecnologia, come è accaduto con i dvd, internet e i tablet, e l’utilizzo di essa da parte della società. Definiamo questo tempo “metabolizzazione tecnologica”. Purtroppo, in Europa e di più in Italia, il tempo di metabolizzazione si misura in decenni e questo crea un gap enorme con il resto del mondo. La ragione principale credo si trovi nell’approccio, tutto italiano, di diffidenza generale verso qualunque novità. Ogni innova-

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zione viene vissuta distrattamente come una “moda passeggera” e senza applicazioni pratiche. Succede da sempre qui, mi basta pensare all'invenzione del trattore o del telefono. Ricordo la frase “Guardi, internet è una moda!” che mi disse nel 1999 un direttore di banca quando gli chiesi di inviarmi una e-mail. Oggi è facile sorridere, ma è storia». Allora quali speranze abbiamo? «Il consumatore ci sta salvando. Mi spiego meglio, abbiamo osservato che la “metabolizzazione“ è inferiore nell’utente rispetto al dirigente d’azienda. Il consumatore è più preparato e predisposto all'uso di nuove tecnologie e crediamo che questo derivi da un maggiore tempo dedicato al gioco, inteso come divertimento. L’uso non imposto del nuovo mezzo tecnologico è di fatto più digeribile. Inoltre esiste anche un fattore di complicità con gli amici da non sottovalutare. Le nuove tecnologie nascono per far giocare e intrattenere. Un esempio sotto i nostri occhi è stato lo sviluppo così rapido di Facebook e Twitter. Ma anche l’espansione così rapida di iPhone e iPad fa riflettere. Tutto questo ha accelerato la metabolizzazione in modo esponenziale, anche da noi in Italia. Diversamente, il dirigente non ha tempo e non può essere complice delle aziende concorrenti. Anzi, di solito tende a copiare “informati-


Giorgio Tassistro

camente” cosa fanno gli altri, anziché creare un suo modello originale basato sulle sue esperienze». Quindi, il consumatore sta accelerando l’uso delle nuove tecnologie da parte delle aziende? «Esatto. Il tutto parte dal basso, chi dirige a un certo punto sente un frastuono, creato da dipendenti, amici e parenti. Da questo si rende conto che internet serve a qualcosa di più. Generalmente le aziende italiane pensano al web come all’evoluzione di un depliant, una comunicazione a senso unico, azienda verso utente. Invece è molto di più. È l’evoluzione della comunicazione tra le parti, della collaborazione, ed è soprattutto l'evoluzione epocale del software. Il dirigente deve giocare con le nuove tecnologie, in prima persona, demandando il meno possibile». Di quali realizzazioni andate particolarmente fieri? «Negli applicativi di tipo aziendale, Progenesi è sicuramente il prodotto che ci ha dato più soddisfazioni. Realizzato per la MadiVentura è la virtualizzazione di uno stabilimento di produzione, integrata con ACG su AS400. Una copia virtuale dell’impianto di produzione che permette la pianificazione a livello 2, la gestione della documentazione ISO, la rintracciabilità di prodotti, la gestione delle analisi e molto altro. Per quanto riguarda applicativi web oriented, mondialbroker.com ha compiuto da poco 11 anni, con oltre 50 milioni di visite è la nostra punta di diamante in Europa. Altri progetti interessanti sono www.traghetti.com, dedicato alla vendita di biglietti per traghetti, www.marein.com, dedicato all’affitto di case vacanza, e www.4incentive.com nato per l’incentivazione della forza vendita». Quali sono i progetti e gli obiettivi per il 2011? «Per il 2011 lanceremo un servizio per gestire documentazione on-line chiamato eh!Book - ehbook.net. Nato come progetto interno per la ge-

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Generalmente le aziende italiane pensano al web come all’evoluzione di un depliant, una comunicazione a senso unico, azienda verso utente. Invece è molto di più

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stione documentale, abbiamo deciso di renderlo disponibile a chiunque. Per anni abbiamo usato strumenti standard che creavano documenti, ma la difficile manutenzione e fruibilità dei contenuti ci hanno spinto a cercare qualcosa di diverso. Ci serviva un modello stile Wikipedia, ma più riservato, controllato negli accessi e organizzato in capitoli. Non avendolo trovato abbiamo deciso di costruircelo. Oggi possiamo gestire a più mani un libro, un registro, un documento, degli appunti, possiamo decidere chi può vedere e chi può scrivere mantenendo informate le parti sull’evoluzione e le modifiche. Si tratta di uno strumento efficace e potente che può essere definito un "social document". Un altro obiettivo importante è la promozione di Medixal - www.medixal.it un applicativo per la gestione della medicina del lavoro. Questo, nato dopo oltre tre anni di ricerca e di sviluppo, rappresenta un progetto di cui siamo particolarmente fieri». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 115


CONSULENZA ALLE IMPRESE

Efficienza delle reti aziendali In un mondo in cui la telematica è il mezzo preferenziale di comunicazione e lavoro, si inseriscono l’impegno e l’attività di un imprenditore genovese, Alberto Clavarino Valeria De Meo

O Nella pagina a fianco, Alberto Clavarino, fondatore e amministratore unico di Soloinrete www.soloinrete.it

ggi la rete dati, basata su intranet e internet, è pilastro di ogni organizzazione: una rete locale e/o distribuita all’interno della quale ogni azienda fa girare le sue applicazioni, dal gestionale al programma per le paghe, dalla posta elettronica alla telefonia Voip, facilitando la comunicazione e l’accesso alle informazioni. Eppure, nonostante la banda larga e il progresso telematico, la velocità e l’efficienza di questi servizi interni possono essere limitate, magari perché le risorse sono insufficienti o utilizzate in modo scorretto. Le risorse di rete aziendali andranno quindi studiate e ottimizzate per una migliore performance delle applicazioni. In un contesto simile si inserisce la mission della Soloinrete, società nata a Genova nel

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giugno dell’anno 2000 da un’idea imprenditoriale della famiglia Clavarino, già nota nel comparto internet italiano per la fondazione di uno dei primi Business Internet Service Provider nazionali. «Il servizio che offriamo spiega Alberto Clavarino, fondatore e amministratore unico – è soprattutto quello di consulenza, atto a gestire e a garantire il traffico delle applicazioni sulla rete aziendale. Chi si rivolge a noi avrà massima tempestività e affidabilità dei servizi. Per questo motivo la società è stata organizzata su più sedi e opera in sinergia con partner tecnologici tra i più qualificati sullo scenario internazionale». Soloinrete è attiva in tutt’Italia e offre consulenza ad alto livello su progetti complessi e ad alta criticità: sistemi di posta elettronica e collaborazione, comunicazione mobile, gestione,


Alberto Clavarino

monitoraggio e manutenzione preventiva di server e datacenter, virtualizzazione e consolidamento, disaster recovery, business continuity. Ma fiore all’occhiello della società ligure è l’Application Delivery Assessment: un servizio che garantisce la possibilità di monitorare e catalogare le applicazioni che occupano le risorse della rete aziendale e di misurare le loro prestazioni. «Il servizio di A.D.A. è dedicato alle intranet di organizzazioni multisede e ad aziende che utilizzano internet a supporto della propria attività. Il consulente di Soloinrete – puntualizza l’ingegner Clavarino – determina con il committente il luogo e il tempo opportuni per effettuare la misurazione delle performance sulla rete. Viene installata una sonda, completamente trasparente per la rete, che permette di controllare tutti gli avvenimenti e di memorizzare gli andamenti del traffico delle applicazioni nel tempo. A questo punto si interviene sull’ottimizzazione del traffico delle applicazioni e si verificano i risultati raggiunti: si limitano o si inibiscono le applicazioni indesiderate ed eventualmente dannose, si regolamentano quelle più esose in termini di banda e si proteggono e garantiscono quelle vitali per l’attività dell’azienda». Tutte le informazioni vengono poi raccolte, analizzate e anche visualizzate in formato grafico in un report finale. I risultati rimangono a disposizione del cliente che può documentare, verificare e valutare l’occupazione della banda per ogni singola applicazione, l’efficienza e l’affidabilità con cui esse rispondono agli utenti. Sono gli accordi stipulati con aziende diffuse sul territorio a garantire l'assistenza sistemistica della Soloinrete: ciò favorisce la capillarità, la flessibilità e un notevole insieme di competenze distintive e complementari. «Per essere competitiva sul mercato e soddisfare al massimo le esigenze del cliente l’azienda ha perseguito negli anni la via delle partnership con i due maggiori operatori mondiali: la Cisco System e la Blue Coat. Nel caso della prima, leader nelle vendite di prodotti nei settori wireless, router, schede di rete e adattatori usb, la scelta è stata fondamentale per offrire soluzioni di

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L’Application Delivery Assessment garantisce la possibilità di monitorare le applicazioni che occupano le risorse della rete aziendale e di misurarne le prestazioni

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networking all'avanguardia, in un mercato estremamente vasto e complesso. La seconda, invece, prima nelle soluzioni per la gestione e l’ottimizzazione delle prestazioni delle applicazioni in rete, ci consente di seguire concretamente il cliente nella realizzazione di potenti architetture di rete: con l’accordo stipulato, la nostra società rivende prodotti e servizi a utilizzatori finali e a service provider». In più di dieci anni di attività la missione di Soloinrete è cambiata, a differenza delle sue risorse umane e della metodologia di lavoro, che consente di vincere continue sfide. «Per quest’anno – conclude ottimisticamente Clavarino – abbiamo intenzione di raggiungere un nuovo obiettivo. L’impegno di Soloinrete nel 2011 sarà quello di sviluppare la linea di servizio per coprire tutte le dimensioni aziendali, comprese quelle molto piccole».

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MERCATO ASSICURATIVO

Accorciamo il gap tra assicurazioni e piccole imprese Nell’ambito delle grandi aziende il mercato assicurativo è saturo. Diverso, invece, il quadro relativo alle Pmi. Ad analizzare un mercato ricco di criticità è Filippo Gambetta, il quale auspica nuovi approcci nei confronti dei piccoli, ma fondamentali, attori della nostra economia Andrea Moscariello

Filippo Gambetta all’interno del suo ufficio di Savona

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gambettafilippo@yahoo.it

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er la prima volta dopo anni di crescita, il mercato assicurativo italiano ha battuto una caduta degli utili delle imprese di assicurazione. «Questo ha portato a un irrigidimento assuntivo e a un progressivo aumento tariffario nel settore RCA». Da Savona, a commentare il trend è Filippo Gambetta, agente assicurativo per uno dei principali gruppi mondiali. «Nel corso del 2010 l’economia locale ha risentito ancora parzialmente della crisi che ha investito il mondo intero». Dunque quale bilancio può trarre della sua attività relativamente al 2010? «Un bilancio negativo, forse paragonabile all’inizio degli anni Ottanta. Durante una fase di economia stagnante, le Pmi riducono i costi di esercizio ovunque possono, compresi i costi assicurativi, riducendo quindi le garanzie o rinunciandovi completamente. Invece, in questa fase di crisi, un’adeguata copertura assicurativa può mettere al riparo le aziende dagli imprevisti o da eventi catastrofali, ai quali purtroppo assistiamo con frequenze in aumento. Io credo che il mercato assicurativo in Italia non sia stato capace di soddisfare le esigenze delle Pmi, ma soprattutto non è stato in grado di svolgere un’adeguata cultura di prevenzione e di rimozione dei rischi». Soprattutto come sta mutando il suo ruolo professionale? «Dobbiamo ricordare, prima di tutto, che nel 2007 la legge Bersani ha tentato di rivoluzionare il ruolo degli intermediari di assicurazione, con la liberalizzazione dei mandati e l’abrogazione della poliennalità sulle polizze dei rami danni. Un principio perseguito e voluto fortemente dai rappresentanti della nostra categoria, che avrebbe voluto, nei suoi


Filippo Gambetta

principi, aumentare la concorrenza tra le imprese, abbattendo quindi i costi assicurativi e migliorando l’offerta in genere. Come sempre i buoni principi si scontrano poi con la realtà di un mercato che vede come protagoniste 5 o 6 imprese di assicurazione che hanno in mano circa l’80% del mercato. Per questo sono loro a dettare le regole». Anche l’economia incide. «Certamente, le evoluzioni economiche che il mercato sta vivendo portano la mia categoria professionale a concentrasi in realtà più grandi, perché i costi, per offrire all’utenza un buon servizio, sono insostenibili dalle piccole realtà». Lei ha dichiarato che il mercato assicurativo, nei servizi rivolti alle imprese, utilizza due “metodologie”. L’una rivolta alle grandi industrie e aziende, l’altra alle piccole e medie imprese. A cosa si riferiva soprattutto? «Nel settore delle grandi industrie e aziende, il mercato assicurativo è saturo. Mi spiego meglio, con ciò intendo dire che la totalità di queste aziende ha adeguate coperture assicurative, quindi per acquisire uno di questi clienti la prima leva resta una guerra di

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Credo che il mercato assicurativo dovrebbe fare uno sforzo per approcciare le Pmi con un’ottica differente. Alle imprese occorrono costi assicurativi accettabili e coperture chiare

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prezzi, che porta inevitabilmente a far scendere i premi assicurativi. Invece, il settore delle Pmi ha ancora degli spazi di crescita, ma questo ci riporta alla considerazione precedente: in Italia manca ancora un’adeguata cultura assicurativa». E a rimetterci sono le piccole aziende? «Credo che il mercato assicurativo dovrebbe fare uno sforzo per approcciare le Pmi con un’ottica differente. Bisogna trovare un equilibrio tra le esigenze delle imprese, quindi costi assicurativi accettabili e coperture assicurative chiare, e le assicurazioni, proponendo polizze con garanzie adeguate alle nuove realtà». Cosa si aspetta dal 2011? «Nei momenti di crisi bisogna saper reagire, ed essere pronti a sfruttare le opportunità che comunque un mercato turbolento presenta».

LIGURIA 2011 • DOSSIER • 123


SERVIZI ALLE IMPRESE

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o snellimento dell’apparato burocratico è uno degli step fondamentali, per imprese e amministrazioni pubbliche, attraverso cui porre le basi per una concreta ripresa del “Sistema Italia”. Anche per questo, mai come negli anni 2000 il tema dell’archiviazione digitale dei documenti è presente sul tavolo di manager e amministratori. In tal senso la tecnologia si è rivelata decisiva, come conferma l’esperienza del dottor Giuseppe Botta, amministratore unico della società Tesi & Automazione di Savona, una realtà affermatasi nel campo della consulenza e della gestione del personale per moltissime imprese e amministrazioni pubbliche del Nord Italia. La Tesi & Automazione, grazie al software documentale Vista Plus 2000 Web, ha riscontrato molto successo proprio nella gestione dei documenti digitalizzati, indicizzati e archiviati. L’amministratore della società savonese ci tiene a sottolineare come una scarsa strutturazione documentale rappresenti un gap che frena lo sviluppo del tessuto produttivo italiano. «Le criticità che nascono a causa della scarsa organizzazione documentale le riscontriamo sia nel pubblico che nel privato – di-

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Così i documenti si “dematerializzano” Dopo il successo ottenuto presso il Comune di Verona, la Tesi & Automazione Srl continua ad affiancare enti e imprese nel rinnovo, in chiave digitale, della gestione documentale interna Aldo Mosca chiara l’amministratore –. Si tratta di un problema prevalentemente culturale. Solo quando vi è predisposizione a trovare soluzioni costruttive, che ottimizzano il lavoro e fanno ottenere migliori risultati, si può lavorare per importare la tecnologia. Quest’ultima può migliorare e gestire una moderna strutturazione e gestione documentale, attraverso la quale ottenere uno snellimento e un’ottimizzazione dei processi». Parola chiave in questo percorso è “dematerializzazione”. Un fattore che, da solo, può già garantire miglioramenti significativi. Purtroppo non tutte le

Una fase di scannerizzazione di un documento eseguito dal software Vista-Plan, distribuito dalla Tesi & Automazione Srl di Savona www.tesisrl.com


Giuseppe Botta

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La tecnologia può migliorare e gestire una moderna strutturazione e gestione documentale, attraverso la quale ottenere uno snellimento e un’ottimizzazione dei processi

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imprese comprendono l’importanza di investire nello sviluppo della propria gestione interna. «Le ristrettezze economiche possono avere il loro peso, ma solo dove un’uscita economica viene vista come una spesa e non come un investimento per migliorare e, in definitiva, risparmiare» spiega l’amministratore di Tesi & Automazione, che punta alla ripresa dopo un 2010 non privo di ostacoli. «L’ultimo anno per noi è stato particolarmente difficile. Nel settore privato si sono risentiti i problemi e i rallentamenti dovuti alla coda della crisi, mentre il settore pubblico, nel secondo semestre dell’anno appena concluso, ha subito pesantemente il contraccolpo delle leggi di stabilità del bilancio pubblico». Nonostante questo, grazie alle attività iniziate precedentemente e al continuo impegno rivolto a innovare i prodotti e i servizi, la società di Savona è riuscita ad attutire il ciclo negativo, confermando quanto fatto negli anni precedenti e, anzi, ottenendo pure un leggero miglioramento nel risultato finale. In particolare, ancora più che le aziende, pare siano

i comuni a interessarsi al sistema gestionale proposto. «I comuni per cui lavoriamo sono molti, ma in particolare credo valga la pena di citare quello di Verona. Qui, anni addietro, seguimmo una classica installazione documentale riguardante il settore demografico. Il comune veronese dopo avere apprezzato e compreso i benefici apportati dall’utilizzo di questa tecnologia decise di estenderla ad altri settori, spesso considerati più impermeabili o difficoltosi, quali il personale, l’edilizia, lo stato civile, e altri ancora che seguiremo in futuro» racconta il dottor Botta. Verso l’amministrazione pubblica la società offre in effetti una gamma di soluzioni molto ampia, allineata alla normativa esistente, che parte dalla dematerializzazione degli archivi, alla gestione del ciclo di vita del documento, nei settori più vari, dalla classica gestione del protocollo informatico alla gestione documentale nei settori anagrafici, alla vigilanza del personale, all’edilizia, e, in pratica, a tutti gli altri comparti, con integrazioni tecnologiche quali firme digitali, PEC, conservazione sostitutiva e molto altro ancora. «Soprattutto ci impegniamo a trovare o costruire strumenti che non esistono ancora sul mercato, soluzioni economicamente abbordabili dagli enti – sottolinea l’amministratore unico -. Un esempio concreto è il nostro prodotto software Vista Plan, che permette la dematerializzazione dei registri degli atti di stato civile, pesanti libroni fuori formato rilegati e quindi non scansionabili da semplici scanner. La nostra soluzione permette di acquisirne l’immagine del contenuto senza distruggere la rilegatura, direttamente presso l’archivio dell’Ente, velocemente e con costi più che abbordabili». Sul futuro dell’attività, il dottor Botta rimane realista: «Siamo consapevoli che purtroppo la crisi mondiale e locale dispiega ancora effetti negativi nella vita quotidiana ed economica del nostro paese. Ci aspetta ancora un periodo, speriamo il più breve possibile, di difficoltà oggettive, ma al tempo stesso operiamo con determinazione e ottimismo. I nostri sforzi e i nostri investimenti sui prodotti e i servizi non sono mai mancati da parte nostra anche nei momenti più difficili, anche per questo abbiamo superato indenni l’ultimo biennio e ci aspettiamo, nel 2011, di continuare a crescere». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 125


L’occupazione poggia sulle infrastrutture Rilancio del porto, nuove infrastrutture e incentivi per lo sviluppo delle attività economiche, soprattutto nel campo del turismo. Sono gli urgenti interventi di cui, secondo Roberto Levaggi, ha bisogno il territorio genovese Michela Evangelisti

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ancano le adeguate infrastrutture: questo è l’ostacolo principale alla ripresa della nostra economia». Roberto Levaggi, coordinatore provinciale del Popolo delle Libertà, ha le idee chiare sugli interventi al momento più urgenti per lo sviluppo del territorio genovese. «Il punto chiave per lo sviluppo di Genova è rilanciare il porto, che è la grande azienda della città e che serve tutta la pianura padana e addirittura parte dell’Europa, visto che vi confluiscono merci anche dalla Germania, dalla Svizzera e dalla bassa Francia – assicura Levaggi –. È un bel porto, ha ottimi bacini, efficienti infrastrutture, ma non ha rete viaria e ferroviaria sufficiente per oltrepassare l’Appennino. Il primo governo Berlusconi aveva individuato nel cosiddetto terzo valico dei Giovi, che 126 • DOSSIER • LIGURIA 2011

collega con l’alta velocità Genova a Milano e di conseguenza a tutto il resto d’Europa, un’opera basilare: ha avuto dei ritardi perché il Governo Prodi l’aveva stralciata, ma adesso con il primo finanziamento alla progettazione di 500 milioni di euro è finalmente partita». Oltre al rilancio del porto, di quali altri interventi infrastrutturali necessita il territorio genovese? «L’altro nodo importantissimo, questo viario, su gomma, è la cosiddetta Gronda di Ponente, che collega tutto il ponente cittadino e crea una sorta di circonvallazione attorno alla città di Genova. Mentre a Roma, Napoli, Milano, Catania, Palermo sono state costruite tangenziali negli ultimi vent’anni, a Genova da quaranta anni non si realizzano grandi opere pubbliche, siamo fermi alle autostrade degli anni Sessanta. Costruire


Roberto Levaggi

ll punto chiave per lo sviluppo di Genova è rilanciare il porto, che è la grande azienda della città e serve tutta la pianura padana e addirittura parte dell’Europa

In apertura, il porto di Genova; a destra, Roberto Levaggi, coordinatore provinciale del Popolo delle Libertà; in basso, l’aeroporto di Genova

questa infrastruttura significa creare un collegamento migliore con l’entroterra, quindi con la pianura padana, ma soprattutto con Francia e Spagna. Da alcuni studi che abbiamo effettuato risulta che il 70% delle merci che attraversano la Liguria su gomma è diretto fuori regione; la Liguria quindi fa servizio alle altre regioni italiane e la viabilità la strozza. Migliorare la viabilità e puntare su grandi interventi infrastrutturali significherebbe ridare respiro alla città». Cosa pensa invece della situazione dell’aeroporto? «Bisognerebbe arrivare quanto prima alla sua privatizzazione. L’aeroporto di Genova era un ottimo scalo quando è stato costruito, può servire il basso Piemonte e fungere anche da alternativa a Milano quando c’è nebbia. Ma ora continuano a diminuire i passeggeri (siamo passati da 2 milioni a 1 milione e poco più, mentre Pisa rag-

giunge quasi i 4 milioni) e le grandi compagnie lo hanno abbandonato, favorendo altri scali come Pisa e Bergamo». Al di là delle infrastrutture, in che modo è possibile incentivare lo sviluppo economico del territorio? «La Regione Liguria dovrebbe, cosa che sta accadendo in altre grandi regioni turistiche del Nord, aiutare le industrie alberghiere e incentivarle ad ammodernare le proprie strutture. La presenza di beauty farm, stazioni termali, centri di talassoterapia, attirerebbe molti turisti dal nord Europa e anche da Piemonte e Lombardia, dove il clima è più rigido, e farebbe sì che la stagione turistica si allungasse e non fosse solo limitata ai mesi estivi. La Regione preferisce finanziare progetti di carattere sociale, che sono importantissimi ma fini a se stessi: puoi anche pensare interventi per mantenere le fasce più povere della popolazione ma se poi non crei prospettive economiche i poveri continueranno ad aumentare». Qual è invece la situazione dell’occupazione? «I problemi legati alle infrastrutture, la carenza di grandi aziende (il navale è in crisi e l’energia pure per mancanza di centrali nucleari) fanno sì che molti nostri giovani laureati debbano andare fuori regione per trovare lavoro. Finché non si rilancia il porto, non ripartono la cantieristica e il settore dell’energia, le grandi aziende genovesi, come Ansaldo e Fincantieri, continueranno a soffrire e la nostra situazione occupazionale rimarrà a livelli da sud Italia». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 127


STRATEGIE PER GENOVA

Carte in regola per ripartire Un’economia in lenta ripresa quella che emerge dall’analisi di Paolo Odone, trainata dal dinamismo del capoluogo genovese. Punte di diamante non solo il porto e il patrimonio industriale, ma anche le voci turismo e high tech Michela Evangelisti

«L Paolo Odone, presidente di Unioncamere Liguria e della Camera di Commercio di Genova

a crisi non è ancora alle nostre spalle, la domanda interna si sta risollevando a fatica, le condizioni del mercato del lavoro sono deboli». Secondo il presidente di Unioncamere Liguria e della Camera di Commercio di Genova, il percorso di uscita dalla recessione sarà lungo e accidentato. L’economia genovese ha, forse, vissuto con meno violenza il difficile periodo, ma i contraccolpi li ha avvertiti eccome. Paolo Odone cerca di guardare avanti con ottimismo, nella convinzione che Genova abbia le carte in regola per agganciare la ripresa. «Fortunatamente, accanto ai nostri tradizionali punti di forza - il porto e il grande patrimonio industriale - abbiamo ora nuove occasioni di sviluppo sulle quali puntare. Il traffico merci nel porto è cresciuto nei primi 6 mesi del 2010 del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e quello container del 12%; le imprese del settore high tech stanno consoli-

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dando la propria posizione di punta a livello sia nazionale che internazionale e il turismo, in un contesto non certo favorevole, ha tenuto, con la componente italiana stazionaria e quella straniera in aumento». Quale fotografia può scattare della situazione regionale? Come si posiziona Genova in un confronto rispetto alle altre province liguri? «Il 2009 è stato l’anno più problematico: una struttura imprenditoriale fortemente terziarizzata e una quota rilevante di redditi derivanti da pensioni e stipendi pubblici hanno però attenuato la sensibilità del territorio al ciclo economico. Dopo il picco di marzo 2010 (7,8%), il tasso di disoccupazione sta gradualmente scendendo fino ad arrivare al 5,5% di settembre (contro un 7,6% a livello nazionale). Le imprese liguri hanno tenuto abbastanza bene, anche grazie ad interventi dello Stato, della Regione Liguria e del sistema camerale che hanno messo a disposizione, attraverso il sistema bancario, fondi cospicui come


Paolo Odone

Il traffico merci nel porto è cresciutonei primi 6 mesi del 2010 del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e quello container del 12%

garanzia dei prestiti o per il consolidamento del debito. Segnali positivi ci arrivano da turismo e trasporti: i dati relativi al movimento turistico complessivo nel 2010 (da gennaio a novembre) rivelano una situazione in generale ripresa, soprattutto per quanto riguarda la componente straniera, e il traffico mercantile registra variazioni positive in tutti i porti liguri. Sicuramente Genova ha una forte influenza sull’economia regionale (produce il 56% del valore aggiunto ligure, vi risiede il 55% della popolazione, vi è localizzato oltre il 50% delle imprese, il porto movimenta oltre il 60% delle merci), quindi l’andamento economico genovese influisce fortemente su quello regionale». Su quali fattori stanno puntando le imprese genovesi per il rilancio? «Innovazione, ricerca e sviluppo sono le parole

chiave, i fattori indispensabili per un vero aggancio della ripresa. I buoni risultati delle imprese high tech ne sono testimonianza. Solo innovando, investendo in Ict e facendo rete le imprese riusciranno ad esprimere appieno le proprie potenzialità». In che modo e in che misura le imprese genovesi stanno rafforzando la propria presenza sui mercati internazionali? «Gli ultimi dati disponibili rivelano quanto sia delicato il momento che l’economia mondiale sta attraversando. La dicotomia della crescita tra paesi industrializzati e paesi emergenti si va confermando: i primi stanno lentamente recuperando i livelli di pil pre crisi, i secondi stanno rallentando i ritmi di crescita e mettendo in atto politiche restrittive per contrastare le tensioni inflazionistiche. In questo contesto l’Uem sta consolidando la ripresa e la nostra struttura produttiva, sto pensando alla portualità, all’high tech, al turismo, ci permette un buon aggancio. Secondo l’Istat, nei primi 9 mesi del 2010 l’export provinciale è cresciuto del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2009 e del 17% rispetto a due anni prima, con un valore totale di 2.645 milioni di euro. Il trend positivo complessivo si deve soprattutto ai prodotti della metallurgia, dell’informatica, dell’elettronica e dell’ottica. Un dato particolarmente in crescita è quello relativo agli imbarchi di provviste di bordo, che nei primi 9 mesi del 2010 risulta più che raddoppiato rispetto ad entrambi gli anni precedenti». Come Camera di Commercio attuate diversi interventi per la promozione delle imprese del territorio. In particolare come si articolano le vostre azioni a favore di ricerca e innovazione? «Crediamo nella formazione d’eccellenza e LIGURIA 2011 • DOSSIER • 129


STRATEGIE PER GENOVA

nella ricerca, operiamo in

Il turismo, in un contesto non certo favorevole, ha tenuto, con la componente italiana stazionaria e quella straniera in aumento

stretta sinergia con l'Università di Genova, gli istituti e gli altri enti di ricerca, per stimolare la crescita competitiva delle imprese. Da anni partecipiamo, per esempio, a Isict, che prepara giovani in grado di operare nel settore dell’informatica e delle comunicazioni, che oggi è il perno sul quale sta partendo la Scuola superiore di Genova, e promuoviamo la sinergia tra ricerca e imprese attraverso le azioni del polo della robotica e del nuovo polo dell'energia. Inoltre promuoviamo e collaboriamo a progetti di sistema con enti locali e associazioni di categoria: ad esempio Genova Smart City, per una città rispettosa dell'ambiente e ricca di opportunità per chi ci vive e lavora, o lo sportello energia imprese, per aiutare le imprese a cogliere le opportunità legate ad un uso più consapevole delle risorse energetiche disponibili. Queste azioni comuni sono importanti anche per stimolare la ricerca privata, industriale, in un'epoca in cui gli investimenti pubblici diminuiscono». Unioncamere ha deciso di lanciare, in oc-

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casione dei 150 anni dell'Unità italiana, il Registro delle imprese storiche italiane, riservato alle imprese che hanno cento anni di storia nello stesso settore merceologico e sono ancora in attività. «La Camera di Commercio ovviamente partecipa all’iniziativa di Unioncamere nazionale e proprio in questi giorni stiamo censendo, anche con l’aiuto dei media, le imprese genovesi che hanno i requisiti per entrare nel nuovo Registro delle imprese storiche. Fra tutte le imprese italiane iscritte nel registro saranno scelte le 150 che riceveranno il riconoscimento di Unioncamere in presenza del Presidente della Repubblica. Sulla carta le imprese ultracentenarie della provincia di Genova sono almeno un centinaio, ma non escludiamo che il censimento ci porti delle sorprese. In questa fase non possiamo ancora fare dei nomi, ma quel che è certo è che abbiamo realtà significative in tutti i campi: industria, commercio, artigianato e anche agricoltura».


STRATEGIE PER GENOVA

Più capitali da investire in internazionalizzazione Meno fiscalità, un corretto controllo sui finanziamenti e la possibilità di «entrare sui mercati esteri al traino delle grandi aziende locali». Ecco le proposte di Fabrizio Ferrari per la rinascita delle piccole imprese genovesi Michela Evangelisti

L Fabrizio Ferrari, presidente del gruppo Piccola industria di Confindustria Genova

a chiusura del secondo semestre 2010 ha confermato per l’economia genovese una ripresa economica in atto, anche se debole e diseguale tra i diversi settori produttivi. I segnali più positivi provengono dal processo di recupero dei traffici marittimi dopo il brusco arretramento registrato nel 2009 e da un aumento della produzione industriale, anche a seguito di un timido risveglio della domanda interna. Con riferimento alla classe dimensionale delle imprese, la situazione per molti versi più dinamica appare quella della media impresa, sottoforma di maggiore vivacità sui mercati esteri ed efficacia degli interventi di ristrutturazione che portano ad un consolidamento dei margini operativi e ad una diminuzione dell’indebitamento. «Per quanto riguarda la piccola impresa il settore più interessante, nel quale troviamo fermento e qualità, è quello legato alle alte tecnologie, che gode in particolare su Genova di un forte sostrato culturale – sottolinea Fabrizio Ferrari, presidente gruppo Piccola industria di Confindustria Genova –. Ottima è la presenza della piccola impresa anche nel comparto del turismo, pensiamo solo a quello che è riuscito a fare l’acquario su Genova, mentre a soffrire

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maggiormente sono state le attività legate al settore della meccanica». Che ruolo riveste il gruppo Piccola industria nell’ambito del panorama genovese? «L’importanza del gruppo è direttamente proporzionale al numero dei suoi associati. Genova rispecchia un tessuto imprenditoriale che è tipicamente italiano, caratterizzato da una maggioranza di realtà aziendali di piccole e medie dimensioni, con tutti i pregi e i difetti di questa situazione. Il nostro gruppo svolge un ruolo importante, poiché, all’interno della Confindustria nazionale così come in quella locale, ha il compito di tutelare il più possibile le condizioni di lavoro delle piccole imprese». Quali sono al momento le principali difficoltà incontrate dalle piccole imprese genovesi? «Non ci discostiamo molto dal panorama nazionale. D’altra parte vivere in un Paese dove sono una prassi pagamenti a 90 o 120 giorni, quando nel resto d’Europa è norma comune il pagamento entro 30 giorni, non può che creare enormi problemi in termini di liquidità. Un altro nodo chiave che limita fortemente lo sviluppo delle nostre imprese è l’elevata fiscalità: è un freno che non ci permette di fare nulla di quello che andrebbe fatto per reagire alla crisi,


Fabrizio Ferrari

NIl settore più interessante è quello delle alte tecnologie. Ottima è la presenza della piccola impresa anche nel comparto del turismo

ovvero reali investimenti in innovazione e internazionalizzazione. Avremmo bisogno di capitali da investire per poterci spingere sui mercati esteri, ma una tassazione che arriva a punte dell’80% ci sbarra la strada. Stiamo discutendo con Confindustria nazionale per arrivare a formulare una proposta di manovra fiscale che permetta effettivamente alle imprese di svilupparsi. Sull’utile di un’azienda sarebbe corretto applicare la regola del 33, vale a dire un 33% da versare nelle casse dello Stato, un altro 33% da destinare agli investimenti per l’azienda e il restante 33% alla remunerazione dei capitali investiti». Quali strategie state mettendo in campo per tutelare gli specifici interessi della piccola impresa? «È aperto il canale con la pubblica amministrazione, in particolare con la Regione. Soprattutto nell’ultimo anno si è collaborato molto per cercare di migliorare gli interventi nell’ambito dell’innovazione e della ricerca e i bandi di finanziamento, con l’obiettivo da un lato di snellire il più possibile queste procedure, dall’altro di effettuare su di esse un corretto con-

trollo, evitando una dispersione a pioggia e mirando a una distribuzione che ricada sulle aziende realmente virtuose dal punto di vista dell’innovazione». Le piccole imprese genovesi hanno la forza e gli strumenti per proporsi sul mercato estero? «Il limite delle piccole imprese nel campo dell’internazionalizzazione è insito nella loro dimensione: gli investimenti necessari per la penetrazione in un mercato estero sono abbastanza importanti, non alla loro portata. In realtà il nostro territorio ha degli spunti di qualità notevoli: rispetto al panorama nazionale tutto sommato anche in questi periodi di crisi l’azienda genovese e ligure è riuscita meglio di altre a muoversi sui mercati internazionali. Purtroppo ciò non è dovuto a un sistema virtuoso, ma alla capacità dei singoli. Una possibile via di internazionalizzazione per le piccole imprese, e da mettere in pratica in un’ottica di sistema, sarebbe quella di entrare sui mercati esteri al traino delle grandi aziende locali, come loro fornitori e partner». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 133


STRATEGIE PER GENOVA

La riqualificazione ambientale di Genova Realizzazione di grandi opere infrastrutturali e recupero di aree industriali dismesse. Così Sviluppo Genova contribuisce a migliorare la qualità della vita e ad attrarre nuovi investimenti. La parola all’amministratore delegato, Pier Giulio Porazza Michela Evangelisti

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ealizzare iniziative dirette alla riqualificazione ambientale di Genova e della sua provincia, attraverso il riutilizzo di aree industriali dismesse o in via di dismissione. Questo l’obiettivo principale della società pubblicoprivata Sviluppo Genova. «Ultimamente stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione urbanistica e infrastrutturale della città e della sua provincia e Sviluppo Genova sta contribuendo con il suo operato a definire le strategie per lo sviluppo del territorio – spiega l’amministratore delegato, Pier Giulio Porazza –. Infatti, attraverso il marketing territoriale, attuiamo politiche di promozione economica e sociale che potenziano la qualità della vita e attraggono nuovi investimenti». Sviluppo Genova sta realizzando i necessari interventi di riqualificazione sull’ex area dello stabilimento Ilva di Cornigliano: in che modo si stanno svolgendo i lavori? «La riqualificazione dell’intera area ex Ilva si può considerare per la sua complessità uno dei più importanti interventi mai realizzati in Italia. La demolizione è stata a oggi sostanzialmente conclusa: resta da smantellare esclusivamente qualche manufatto secondario ancora oggi funzionale ad alimentazioni dello stabilimento siderurgico, nell’attesa del completamento di nuove infrastrutturazioni. Se ne prevede comunque il totale smantellamento entro il 2011. Gli interventi di demolizione

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sono stati particolarmente impegnativi a causa della dimensione e della complessità degli impianti, nonché della loro intrinseca pericolosità, dovuta alla tipologia delle lavorazioni siderurgiche che in essi venivano effettuate e alla presenza di residui materiali e prodotti pericolosi, quali ad esempio i residui dei gas di cokeria e di altoforno, altamente tossici e infiammabili, o la diffusa presenza di coibentazioni in amianto. Tutti gli interventi hanno quindi richiesto grande attenzione già nella fase progettuale, per ridurre al minimo i rischi, sia per quanto riguarda la sicurezza delle persone che il rispetto dell’ambiente, così come nella fase realizzativa». È stato siglato un protocollo d’intesa tra Comune di Genova, Confindustria, Assedil e Sviluppo Genova per censire le aree industriali e creare un database per favorire l’insediamento e l’espansione delle attività produttive. Quali priorità sono emerse? «La priorità emersa è quella di potenziare le iniziative della pubblica amministrazione per favorire la col-

In basso, Pier Giulio Porazza, amministratore delegato di Sviluppo Genova


Pier Giulio Porazza

La strada di scorrimento a mare sgraverà considerevolmente l’abitato dei quartieri di Cornigliano e di Sampierdarena dal traffico di attraversamento

Sopra, demolizioni preliminari per la strada di scorrimento a mare e Villa Serra a Cornigliano

locazione di nuove aziende sul territorio genovese e quella di permettere la ricollocazione delle aziende esistenti. Lo scopo e l’utilità del censimento sono quelli di mettere a disposizione delle aziende uno strumento rapido di conoscenza del territorio e dell’offerta, attualmente presente, attraverso la predisposizione di una schedatura delle aree potenzialmente disponibili e delle loro principali caratteristiche (dimensionali, urbanistiche, proprietarie) e il suo costante aggiornamento. Attualmente lo strumento informatico, in via di perfezionamento, è disponibile solo per i sottoscrittori del protocollo che fungono ancora da tramite tra le aziende e i proprietari, ma a breve l’utilità

potrà essere visibile a tutti gli interessati dai siti dei sottoscrittori o dal sito del Comune». Ha da poco preso avvio un’opera strategica per il ponente genovese, la strada di scorrimento a mare. Come procedono i lavori? «Già alla fine del 2009 era partito lo smantellamento degli “elettrofiltri”, l’ultimo impianto del ciclo a caldo presente nell’area ex Ilva, che insistevano sull’area del futuro tracciato stradale. Una demolizione che ha richiesto la rimozione di una significativa quantità di materiali contenenti amianto, attuata senza inconveniente alcuno in prossimità del contesto urbano e monitorata costantemente dall’Asl, che ha condotto un importante lavoro di controllo e di supporto operativo. Nel corso del 2010 abbiamo poi avviato la demolizione dei manufatti residui, le bonifiche belliche e il ponte di cantiere sul torrente Polcevera, tutte lavorazioni importanti, che abbiamo ritenuto necessario intraprendere già nel periodo dedicato alla redazione del progetto esecutivo da parte dell’impresa. La progettazione si è dilatata rispetto alle previsioni, ma ritengo che il risultato ottenuto ripaghi del lavoro svolto e del tempo richiesto. Il progetto è stato adeguato alle nuove norme tecniche, ha recepito l’aggiornamento della classificazione sismica ed è stato redatto tenendo conto di nuove esigenze richieste dagli enti». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 135


STRATEGIE PER GENOVA

La riqualificazione dell’area ex Ilva si può considerare uno dei più complessi e importanti interventi mai realizzati in Italia

Sopra, la demolizione degli impianti siderurgici dell’area ex Ilva

Come la nuova infrastruttura sarà connessa alla viabilità esistente e si inserirà nel contesto ambientale e urbanistico? «La strada a mare avrà tre corsie per senso di marcia, che diverranno quattro in corrispondenza del nuovo ponte sul Polcevera: sarà collegata alla viabilità urbana con due grandi rotatorie, una in corrispondenza di Fiumara, l’altra nelle aree ex Ilva. Partirà, a levante, da lungomare Canepa e, una volta giunta nelle aree dell’ex stabilimento Ilva, correrà a valle della linea ferroviaria, per poi sottopassarla in corrispondenza della stazione di Cornigliano, dove convergerà su piazza Savio. Di concerto con gli enti, abbiamo posto particolare cura all’inserimento dell’infrastruttura nel contesto urbano, garantendo importanti spazi verdi e un percorso ciclopedonale che seguirà lo sviluppo dell’asse stradale. Proprio ieri abbiamo completato la consegna dei lavori, nella loro totalità: ci aspettano tre anni di lavoro impegnativo e delicato, soprattutto tenendo conto della necessità di gravare il meno possibile su una zona già in sofferenza per quanto riguarda la gestione del traffico. Cercheremo ovviamente di studiare le soluzioni di cantierizzazione meno impattanti per la città, ma questo sacrificio permetterà di ottenere, fra tre anni, una nuova infrastrut-

136 • DOSSIER • LIGURIA 2011

tura che sgraverà considerevolmente l’abitato dei quartieri di Cornigliano e di Sampierdarena dal traffico di attraversamento, che è poi il tassello indispensabile per una vera riqualificazione urbana». Un altro cantiere appena aperto è quello di Villa Serra, fin dal 1992 in condizioni di estremo degrado. Quali interventi sono previsti e quali funzioni ricoprirà l’edificio una volta rimesso a nuovo? «Gli interventi di recupero e valorizzazione della villa consistono, sostanzialmente, nel recupero delle facciate esterne. In particolare, verrà sostituito il manto di copertura in ardesia, verrà restaurato l’intonaco delle facciate ricostruendo le decorazioni originarie, saranno recuperati gli infissi originari e restaurate le balaustre e le scalinate esterne in marmo, nonché le pavimentazioni delle terrazze esterne e gli elementi decorativi delle logge laterali. I lavori dureranno circa un anno e mezzo; non abbiamo notizie precise per quanto riguarda la sua futura destinazione d’uso, ma la cosa più importante è che Villa Serra verrà restituita in tutto il suo splendore ai cittadini di Cornigliano che, giustamente, l’hanno sempre considerata la loro “casa” e la cui valenza simbolica è quindi molto significativa».


SERVIZI AL CITTADINO

Una sede più accessibile nel futuro dell’Amat Si chiude con un bilancio in utile il 2010 di Amat Spa. E per il 2011 la società di Imperia aprirà una nuova sede direzionale e tecnica concepita per favorire la viabilità e la rapidità dei servizi al cittadino Paolo Lucchi

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a decisione di trasferire la sede dell’Amat, la società di servizi che gestisce l’acquedotto di Imperia, si concretizza nel 2007, a seguito della decisione del Comune di ristrutturare il palazzo storico, denominato “Cremlino”. Quest’ultimo, infatti, ha ospitato gli uffici della società municipalizzata sin dal 1965. Valutata la nuova situazione è risultato che, costruendo una nuova sede, l’azienda avrebbe ottenuto indubbi vantaggi, non solo economici. La scelta per la nuova struttura è ricaduta su un’area di proprietà, limitata a Ovest dal torrente Impero, a Nord da una proprietà di terzi e a Sud dal Rio Oliveto. Si tratta di un sito parzialmente occupato dalla più importante Centrale di pompaggio e da volumetrie complementari, dunque deposito, officine e autorimessa. Il consiglio di amministrazione dell’Amat, presieduto dal dottor Franco Amoretti, è stato convinto anche in virtù del fatto che la presenza in loco degli uffici tecnici e della direzione generale avrebbe potuto assicurare un indubbio recupero del livello produttivo, scaturito da controlli più pregnanti sull’attività. E così il Cda ha deliberato di dare corso alla progettazione bandendo una procedura competitiva a evidenza pubblica per l’esecuzione dei lavori.

sociato di architettura e ingegneria, verso una progettazione che consentisse di ospitare, nella nuova sede, alcune strutture aziendali dislocate sul territorio. Il Cda ha posto quale priorità assoluta, per le evidenti problematiche legate ai costi di smantellamento ma soprattutto per la necessità di mantenere in esercizio la centrale, la conservazione delle volumetrie tecniche. Queste ultime, infatti, sono indispensabili per la distribuzione dell’acqua, compresa la complessa rete di distribuzione idrica, sita in buona parte del sottosuolo. Sulla base di questi dettami il progettista ha fondato una logica d’intervento mirata a preservare le suddette opere, facendole divenire elemento caratterizzante del nuovo complesso, concependole tramite tecnologie moderne in sintonia con il know how sempre in evoluzione.

Nuova viabilità Vale la pena evidenziare che, con questo interIndirizzi progettuali vento, l’azienda ha indotto indiscutibili vantaggi Il Consiglio ha indirizzato il progettista, l’archi- alla viabilità di una zona in forte espansione. tetto Riccardo Torello dell’omonimo studio as- Con l’allargamento di via Andreoli, è ora con140 • DOSSIER • LIGURIA 2011

La nuova sede di Amat Spa a Imperia


Amat

c

Con questo intervento, l’azienda ha indotto indiscutibili vantaggi alla viabilità di una zona in forte espansione

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strativi, nessuno dovrà più recarsi in più luoghi per seguire una pratica». A sostenere i vantaggi di questa scelta logistica è anche Alberto Vaccari, direttore dell’Amat, il quale dichiara: «sono convinto che la presenza della sede direzionale nello stesso luogo dei reparti operativi dovrebbe portare a un significativo recupero di produttività».

sentito il doppio transito di marcia, tra la viabilità dell’argine del torrente Impero, asse portante del traffico da e verso il Piemonte, e la SS n. 28 del Colle di Nava. Con la predisposizione di un attraversamento del rio Oliveto, si collegherà l’area in cui sta nascendo la nuova Stazione Ferroviaria di Imperia, con la viabilità circostante. Inoltre, grazie alla costruzione, sul lato orientale della sede, di una nuova strada di collegamento fra via Andreoli e via IV Novembre, si è reso un servizio ad un’ampia zona sulla quale sono in corso nuovi insediamenti residenziali, direzionali e commerciali. Per la cittadinanza Il sindaco di Imperia, Paolo Strescino, spiega quali vantaggi otterrà la cittadinanza grazie alla nuova sede dell’Amat. «Ora come ora gli utenti che devono recarsi presso l’Ufficio Clienti trovano serie difficoltà di parcheggio. Grazie alla nuova sede potranno trovare posti auto loro riservati – sottolinea il sindaco di Imperia -. In aggiunta, avendo unito tutti gli uffici tecnici e ammini-

I progetti per il 2011 Il nuovo anno si rivelerà quanto mai strategico per Amat. Da quanto dichiara il suo presidente, Sergio De Nicola, l’azienda si avvarrà di una nuova serie di procedure informatiche. «Grazie a queste ne beneficeranno gli utenti. Le tempistiche per le pratiche verranno ridotte, migliorerà il controllo di gestione della nostra intera struttura organizzativa e verranno accorciati i tempi di esecuzione dei lavori sia diretti che affidati ai terzi» spiega De Nicola. Proseguiranno, inoltre, le iniziative finalizzate alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, anche attraverso minihydro su condotte idriche di adduzione in quota. In aggiunta, Amat rimborserà agli utenti-clienti il “Canone di depurazione” incassato nel periodo compreso tra ottobre 2003 e ottobre 2008, calcolato ai sensi delle nuove disposizione in materia. Inoltre, si potranno pagare le bollette attraverso internet, collegandosi al sito www.amat-imperia.it». Il nuovo impianto di depurazione Nell’anno nuovo dovrebbero terminare, secondo il programma, i lavori di costruzione dell’impianto di depurazione. «Il nuovo impianto è calcolato per 160mila abitanti equivalenti – conferma il sindaco Strescino -. Il progetto coinvolgerà i comuni di Imperia, Dolcedo, Pontedassio e i comuni del Golfo Dianese».

10.721 MC Questa la volumetria totale relativa al progetto della nuova sede di Amat Spa

3.3 mln EURO

L’investimento effettuato per la nuova sede è di 3.348.000 euro, di cui 900mila con mutuo e i restanti con permuta di aree di proprietà

LIGURIA 2011 • DOSSIER • 141


INFRASTRUTTURE

Contro l’isolamento in arrivo 13 miliardi Sono molte le opere pronte a partire in regione, come spiega l’assessore alle Infrastrutture Raffaella Paita. Che aggiunge: «siamo una regione operosa che guarda con fiducia alla modernizzazione. E vogliamo essere messi alla prova» Riccardo Casini

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a Liguria sembra pronta a fare nuovi passi avanti per uscire dal suo ormai storico isolamento. Ammonta infatti addirittura a 13 miliardi di euro l’investimento complessivo per le opere pronte a partire in regione, secondo quanto afferma l’assessore alle Infrastrutture Raffaella Paita. Che indica anche un elenco di priorità: nodo ferroviario genovese, terzo valico dei Giovi, raddoppio della linea

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Genova-Ventimiglia nella tratta da San Lorenzo ad Andora, Aurelia bis, terzo lotto della Variante La Spezia e torrente Letimbro-Albisola, nuovo terminal container di Vado Ligure, strada a mare di Genova, metropolitana di Genova per la tratta De FerrariBrignole, riempimento Moli Ronco e Canepa (Genova) e Calata Bettolo. «La nostra Regione – spiega l’assessore – può contribuire in modo rilevante alla crescita economica dell’Italia attraverso lo sviluppo del sistema portuale, che sta apportando notevoli vantaggi al territorio anche nell’epoca della globalizzazione. Chiediamo al Paese di metterci nelle condizioni di garantire questo supporto. Siamo una regione operosa che guarda con fiducia alla modernizzazione e vogliamo essere messi alla prova. Per far ciò abbiamo bisogno di infrastrutture

in grado di coprire tutte le principali coordinate di collegamento con il resto dell’Italia e il nord Europa». Quali sono i nodi da sciogliere per il trasporto su ferro? Come si sta muovendo la Regione in proposito? «Abbiamo avviato progetti di forte rilevanza strategica che riguardano anche questa tematica. Nel 2013 entrerà in funzione il raddoppio della tratta San Lorenzo al Mare-Andora della ferrovia costiera e nel 2020, se interverrà il finanziamento statale, sarà operativa la tratta Andora-Finale, che concluderà il raddoppio e collegherà la Francia con una linea ad alta capacità. Il nodo ferroviario di Genova, già finanziato e con i cantieri aperti, nel 2016 consentirà di separare il traffico di lunga percorrenza e merci dal traffico metropolitano, permettendo di aprire nuove stazioni e di svolgere un servizio completo di trasporto passeggeri in ambito urbano». Quali novità sono in vista

A lato, l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaella Paita; nella pagina a fianco, il tratto ferroviario che attraversa Finale Ligure


Raffaele Paita

invece per il trasporto su gomma? «La gronda autostradale di Ponente sta assumendo una dimensione sempre più concreta: la società Autostrade sta infatti redigendo il progetto definitivo ed esecutivo. Non dimentichiamo poi il terzo valico ferroviario, sul quale siamo in attesa dell’effettiva apertura dei cantieri. Nel frattempo, stiamo lavorando all’efficientamento delle reti esistenti, utilizzando tutte quelle opportunità che la tecnologia e le capacità dell’industria (spesso ligure) mettono a disposizione».

Che importanza ha lo sblocco dei fondi Cipe per il primo lotto del terzo valico? «Il mio mandato ha avuto avvio in concomitanza di due eventi molto importanti e legati fra loro: da una parte la caduta dell’ultimo diaframma del tunnel del San Gottardo, che ci ha imposto da subito di ragionare su tempistica e sincronizzazione degli interventi infrastrutturali, e dall’altra l’approvazione da parte del Cipe del primo lotto costruttivo del terzo valico ferroviario Genova-Milano, avvenuta il 18 novembre scorso. Purtroppo sul terzo valico ci troviamo tut-

tora in una situazione di stallo a causa della mancanza della definizione di tutti gli atti tra i soggetti coinvolti. Da parte della Regione c’è il massimo impegno per gli aspetti di nostra competenza, come per esempio la risoluzione dell’allocazione dello smarino. Non possiamo perdere altro tempo. Il primo lotto costruttivo deve partire perché abbiamo bisogno di questo collegamento e perché, è bene ricordarlo, l’avvio di un cantiere produce sviluppo economico e occupazionale, fondamentale soprattutto in un momento di forte crisi». Quali sono le richieste LIGURIA 2011 • DOSSIER • 143


INFRASTRUTTURE

L’avvio di un cantiere produce sviluppo economico e occupazionale, fondamentale in un momento di forte crisi

principali avanzate da Confartigianato Liguria nell’incontro che avete avuto? «Abbiamo affrontato vari temi tra cui lo stato di avanzamento dei tratti dell'Aurelia bis, il raddoppio ferroviario del Ponente, la cantierizzazione delle maxi opere genovesi, la Pontremolese e la possibilità di realizzare nuovi autoparchi. Ho accolto con piacere l’invito dell’associazione di categoria a collaborare reciprocamente per avviare un piano di programmazione per la risoluzione delle criticità infrastrutturali della Liguria: una delle prime iniziative riguarderà un convegno per discutere la fattibilità di realizzazione di nuove aree di sosta e di piattaforme logistiche in Liguria. In questo 144 • DOSSIER • LIGURIA 2011

momento, credo che determinare le condizioni per una forte coesione e un dialogo tra mondo del lavoro, imprenditoria e istituzioni rappresenti la risposta più logica al tema del rilancio economico-produttivo del Paese». Quali dovranno essere le linee guida del nuovo piano per la logistica regionale? «È in avanzato stato di predisposizione il piano nazionale della logistica sul quale da tempo sta lavorando il sottosegretario Bartolomeo Giachino; la Liguria è pronta a predisporre linee guida in sintonia con la visione nazionale. Sarà necessario un lavoro integrato tra assessorato ai Trasporti e alle infrastrutture per una proposta coerente con il

disegno internazionale delle reti Ten e il sistema dei porti liguri». La Regione ha recentemente messo a disposizione dell’aeroporto di Genova un sostegno economico di un milione di euro. In che direzione devono svilupparsi questo scalo e le infrastrutture a esso collegate per favorire il trasporto intermodale di passeggeri e merci? «Nel prossimo triennio è stata messa a punto un’operazione finalizzata all’incremento dei voli aerei in incoming dall’estero sull’aeroporto di Genova. Si tratta della creazione di una partnership tra assessorato regionale al Turismo, aeroporto di Genova, Camera di Commercio e altri enti locali minori che s'impegneranno nella promozione e comunicazione sia dei collegamenti aerei già esistenti, sia del potenziamento e dell’acquisizione di nuove linee in partenza e arrivo verso lo scalo genovese. L’intervento della Regione è compreso nella strategia di rilancio dello scalo genovese, scalo che nel 2010 ha avuto significativi punti di ripresa su cui insistere, tenendo sempre presente che il turismo continua a ricoprire un ruolo chiave per l’economia del territorio».


Fondi alle autorità portuali solo se hanno progetti pronti Dall’emendamento Latronico alla legge attualmente al varo del Parlamento, si prospettano molte novità anche per i porti liguri. Ma secondo il senatore Pdl Luigi Grillo «per recuperare la globalizzazione di ritorno occorre dotarli di collegamenti veloci con l’entroterra» Riccardo Casini

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ecentemente annunciato dall’assessore al Bilancio Rossetti, l’arrivo di un finanziamento di 340 milioni di euro proveniente da fondi Fas (ridotti a 288 milioni dopo i tagli del governo) rappresenta indubbiamente una boccata d’ossigeno per il bilancio regionale, ma anche - in prospettiva - la possibilità di avviare importanti investimenti infrastrutturali. Sì, ma da dove partire? Luigi Grillo, senatore Pdl e presidente della commissione permanente per i Lavori pubblici, ana-

lizza le principali carenze registrate da una regione che, come spiega, «soffre ancora oggi di una rete infrastrutturale insufficiente rispetto ai regimi di traffico attuali. Basti segnalare tre criticità: la prima, e più evidente, riguarda senza dubbio il nodo autostradale di Genova, che resta l’unica area metropolitana in Italia a non aver visto modificare il proprio sistema viario negli ultimi 30-40 anni, periodo nel quale, ad esempio, Torino ha cambiato il proprio accesso autostradale, così come Milano e Firenze, mentre a Roma si è

realizzato il grande raccordo Sopra, una vista del anulare. A Genova, invece, porto di Genova l’autostrada transita ancora in mezzo alle case. Il secondo punto critico riguarda invece la necessità di un collegamento veloce tra la stessa Genova e la pianura padana: il cosiddetto terzo valico, per il quale non si è ancora riusciti a far partire i lavori, rivestirebbe un ruolo importante e strategico, in particolare per il porto. Infine, ultimo asse su cui intervenire, la Pontremolese, che potrebbe finalmente collegare l’altro porto, quello di La Spezia, con il Brennero». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 145


INFRASTRUTTURE

Con il via libera dal ministero dell’Economia, i porti avrebbero presto la possibilità di pianificare corposi investimenti

Sopra, il senatore Luigi Grillo, presidente della commissione permanente per i Lavori pubblici. Sotto, il porto di La Spezia

Cosa comporta la recente consegna da parte delle Province liguri di circa 340 chilometri di strade statali ad Anas? «Si tratta di una sostanziale autocritica su quanto era stato deciso in passato, quando si decise di attribuire la gestione di alcune strade ex statali alle Regioni, che a loro volta la delegarono alle Province pensando che potessero operare in modo migliore rispetto ad Anas. Purtroppo l’esperienza ha dimostrato il contrario, anche perché le amministrazioni provinciali devono fare i conti con poche risorse e, spesso, con una minore professionalità. Non a caso oggi in tutto il Paese si sta facendo un passo indietro, e questo non può che essere accolto come un fatto positivo: Anas infatti è un ente che garantisce l’esperienza e la professionalità necessarie». In quali direzioni deve muoversi invece l’amministrazione regionale per migliorare il sistema di trasporto intermodale?

146 • DOSSIER • LIGURIA 2011

«Il piano per la logistica viene redatto dal governo nazionale, la Regione non ha competenze in merito. L’amministrazione Burlando è invece responsabile del trasporto locale, e qui si può fare ancora molto, dal momento che le aziende di trasporto liguri non rappresentano esattamente un modello di efficienza. E su questo la Regione può, anzi deve, intervenire. A livello nazionale, invece, è necessario scommettere sul sistema portuale ligure, che resta il più forte d’Italia, a maggior ragione in un momento in cui si registra la crescita dei mercati orientali: penso a Cina e India, che insieme al Giappone costituiscono oggi più del 50% del Pil mondiale. Abbiamo bisogno di recuperare la cosiddetta “globalizzazione di ritorno” poiché questi Paesi per diverso tempo resteranno ancora esclusivamente esportatori, e per far entrare le merci in Europa è necessario puntare sugli accessi meglio organizzati, come appunto i

porti liguri. Ma renderli efficienti significa anche dotarli di collegamenti veloci con l’entroterra». A proposito, vi sono novità in merito alla legge per il rilancio e la competitività del sistema portuale italiano?


Luigi Grillo

«Da ormai due anni stiamo discutendo una riforma in merito, e la commissione che presiedo ha licenziato un testo su cui si è registrata la convergenza di maggioranza e opposizione. Si tratta di una proposta di legge innovativa sotto molti aspetti, dalla governance alle nomine dei presidenti delle autorità portuali. Ma con il governo dobbiamo ancora trovare un’intesa sull’ultima questione, quella dell’autonomia finanziaria, per la quale i tempi sono maturi anche secondo la minoranza: si tratta semplicemente di permettere che una parte dell’Iva gene-

rata dal movimento merci resti al porto che l’ha prodotta. Un indotto non di poco conto, se si pensa che lo scorso anno lo Stato ha incassato da qui oltre 9 miliardi: per questo, se otterremo il via libera dal ministero dell’Economia, i porti avrebbero presto la possibilità di pianificare corposi investimenti. Manca poco: entro fine febbraio sapremo se il Parlamento sarà in grado di varare una riforma utile al sistema portuale». Cosa comporterebbe invece per i porti liguri l’approvazione del cosiddetto (e criticato) emendamento

Latronico al decreto Milleproroghe? «Ne stiamo discutendo in commissione proprio in questi giorni. L’emendamento rappresenta un punto di condivisione tra ministero delle Infrastrutture, dell’Economia e maggioranza parlamentare, e cerca di porre rimedio al fatto che molte autorità portuali non siano in grado di spendere gli stanziamenti messi a disposizione dal governo. Per questo si decide che quelli disponibili da almeno 5 anni e non impegnati vengano revocati e ridestinati alle Autorità portuali che necessitano di risorse, avendo progetti di investimento già pronti». Uno dei porti coinvolti dalla revoca sarebbe proprio quello di La Spezia. «In realtà al momento esistono due versioni dell’emendamento: quella del senatore Latronico, per la quale verrebbero tolti circa 25 milioni di euro al porto spezzino, e una redatta da me, che salva gli stanziamenti in suo favore. Ovviamente, se venisse approvata la prima, La Spezia dovrebbe rinunciare a quei fondi». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 147


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Genova capitale logistica Cresce il network della GDT Logistic. A parlare delle prospettive future è l’amministratore delegato della società di trasporti internazionali, Giovanni Benvenuto Andrea Moscariello

È

certamente favorito da una capitalizzazione importante il continuo investimento che la GDT Logistic di Genova effettua sul suo parco mezzi, sui suoi magazzini e sulle loro filiali. Un trend positivo, nonostante il periodo poco felice in cui riversa il mercato internazionale, che fa della società capitanata da Giovanni Benvenuto uno dei cardini più importanti, in Liguria ma non solo, del comparto logistico e dei trasporti. Fondata nel 1905, la GDT rappresenta senz’altro una delle realtà storiche dello shipping genovese. «Abbiamo partecipato all’evoluzione del trasporto delle merci via mare, dal carico delle rinfuse a bordo degli ultimi sailships fino allo stivaggio dei container a bordo degli attuali liner oceanici – racconta il presidente della società, Giovanni Benvenuto -. Il continuo adeguamento alle mutate esigenze del trasporto via terra, mare e aereo, oltre all’ampliamento dei servizi offerti, ha consentito alla GDT di crescere e affermarsi come partner ideale per la propria clientela grazie a una moderna struttura e aduna piattaforma logistica integrata 148 • DOSSIER • LIGURIA 2011

fra il porto di Genova e l’aeroporto di Milano Malpensa». Cosa ha rappresentato, per voi, il 2010? «Abbiamo vissuto un anno importante, in cui la società ha registrato un aumento del fatturato, che ha raggiunto quota 30 milioni di euro. Ciò permette un consolidamento patrimoniale e commerciale per il gruppo, che può così continuare a investire per soddisfare le mutevoli richieste degli attori con cui operiamo. Negli ultimi anni abbiamo concentrato molto i nostri sforzi e le nostre analisi proprio per cercare di comprendere al meglio ciò di cui necessita il target di riferimento della GDT». Perché ci tiene a sottolineare questo aspetto? «Perché ogni committente si distingue per il prodotto che realizza. Di conseguenza presenta differenti esigenze logistiche. Moltissime imprese hanno trovato nella nostra struttura proprio quella flessibilità che difficilmente riscontrano altrove sul mercato». Come si concretizza questa “flessibilità”? «Abbiamo diviso i reparti di spedizione a seconda della ti-

Giovanni Benvenuto, Amministratore Delegato della GDT Logistic di Genova www.gdtlogistic.com


Giovanni Benvenuto

Leader nel trasporto del chimico La gestione delle varie tipologie di merci e i volumi di traffico raggiunti in import ed export, hanno richiesto alla GDT Logistic di Genova lo sviluppo di competenze specifiche sul commercio internazionale, sulle modalità trasportistiche e sulle normative doganali sia nazionali che internazionali. Lo staff della società capitanata da Giovanni Benvenuto è altamente specializzato e usufruisce di aggiornamenti formativi continui mediante la partecipazione a convegni e corsi, erogati da enti e associazioni di categoria. «Credo di poter affermare che il nostro è un team aziendale coordinato ed efficiente, in grado di dare risposte puntuali e tempestive a ogni richiesta, in maniera flessibile e tempestiva». Un sistema informativo integrato consente di monitorare ogni spedizione, dall’apertura del booking fino alla consegna a destino, mantenendo continuamente aggiornato il cliente sullo stato di avanzamento. Molti i settori per cui opera la GDT, a partire dal chimico, che rappresenta tradizionalmente il comparto di riferimento per il gruppo. In questo ambito vanta un’assoluta leadership tra le società di spedizioni grazie all’esperienza acquisita nella movimentazione di prodotti chimici. Tra gli altri settori principali si annoverano anche l’impiantistico, l’alimentare e il tessile.

pologia del prodotto da trasportare. GDT Logistic ha investito nel servizio dedicato creando un reparto chimico specializzato nel trasporto merci pericolose e nella fornitura di flexitank e isotank. Vi è poi un reparto alimentare che prevede il door to door per tutta la tipologia di prodotti e uno rivolto all’impiantistica, specializzato nel trasporto di macchinari tecnologici dalle dimensioni extra sagoma, dove vengono curati tutti i passaggi della filiera del trasporto». Il mercato internazionale rappresenta per voi un’importante opportunità di business. Quali prospettive ri-

ponete in tal senso? «Gli obiettivi futuri, per mantenere quanto raggiunto fino ad ora e per conquistare nuove fette di mercato, sono ovviamente legati a un rafforzamento del nostro network mondiale. Ciò avverrà attraverso l’apertura di nuove filiali e nuove joint venture con agenti in paesi dove la nostra clientela sta cercando di subentrare». Finora quali riscontri state ottenendo? «Ultimamente sono stati raggiunti risultati soddisfacenti grazie all’apertura della nuova filiale in Perù, la quale permette di coordinare tutta la regione del Sud America. Inoltre si è rivelato significativo lo sviluppo del nostro centro logistico vicino alla Malpensa. Quest’ultimo ha permesso di offrire alla nostra utenza servizi globali dal magazzinaggio alla distribuzione. In tal modo abbiamo dato un valore aggiunto alle nostre spedizioni marittime, ae-

ree e terrestri. L’importante è investire costantemente per controllare tutte le fasi della logistica, dal sito produttivo al destinatario finale. Operiamo in continua evoluzione, in quanto i nostri clienti sono in costante movimento per vincere la concorrenza». Mi pare quindi fiducioso sul futuro. «Siamo una società genovese che tende inevitabilmente a una crescita internazionale, per portare sempre più il made in Italy oltre mare. Rimaniamo fiduciosi circa tutti i nostri sforzi imprenditoriali al fine di crescere insieme alle aziende italiane. Siamo orgogliosi della nostra nazione. Speriamo, al fine di uno sviluppo generale della nostra società, di poter usufruire di nuove strutture stradali e portuali capaci di competere con i porti del Nord Europa e poter diminuire i costi indiretti che gravano sui prodotti italiani». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 149


TRASPORTI E SPEDIZIONI

Un allineamento legislativo per il trasporto merci Il Capitano Michele Capodanno, a capo della società Ambra Mar, fa il punto sulle criticità del settore dei trasporti e delle spedizioni. Auspicando una maggiore uniformità tra le leggi che governano un mercato oramai sovranazionale Paolo Lucchi

I

Il Capitano Michele Capodanno in riunione con lo staff della Ambra Mar mail@ambramar.com

l Porto Antico, per Genova, non rappresenta soltanto uno dei suoi angoli più suggestivi. È il fulcro di un’economia che vede coinvolte società di trasporti, logistiche, agenzie di servizi e intermediari. Il mare, oggi come oggi, certamente non rappresenta più il mezzo di comunicazione primario, come accadeva secoli fa, ma permette un afflusso di traffici mercantili fondamentale nelle dinamiche di sviluppo del mercato globale. A osservarlo, ormai da molti anni, è Michele Capo-

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danno, Capitano di lungo corso. Un uomo pratico, abile organizzatore, che dopo una carriera tra Marina Militare e Mercantile in qualità di Ufficiale di Coperta, ha deciso di aprire un’attività nel campo delle spedizioni marittime, aeree e terrestri oltre che della raccomandazione marittima. E oggi, infatti, è a capo di una delle società di servizi maggiormente affermate sul capoluogo ligure, la Ambra Mar. «Ho creato una realtà capace di offrire servizi differenziati – spiega il Capitano Michele Ca-

podanno -. Ne consegue che in questo contesto l’aspetto discriminante, da parte dei committenti, è rappresentato dalla qualità, intesa come appropriatezza operativa, oltre che dalla tempestività del confezionamento dei documenti previsti dall’iter organizzativo, il cui fine è quello di consentire la “spedizione” del battello». È infatti uno degli scogli principali, quello burocratico. Un iter che Ambra Mar svolge per numerose aziende e privati, seguendo la documentazione necessaria «per levare le ancore».


Michele Capodanno

Capitano, la crisi si è fatta sentire anche sul Porto di Genova? «In effetti sì, anche se da qualche tempo assistiamo, fortunatamente, a un rinvigorimento nei traffici mercantili, oltre che a una maggiore selettività da parte degli armatori, i quali sempre più necessitano sia di ridurre i tempi di fermo nave, sia di aumentare la durata media dell’imbarco dei marittimi, per ovvi motivi logistici e di costo». In tutto questo, come lei sottolinea, incide l’aspetto burocratico. Quest’ultimo, però, spesso non va d’accordo con il concetto di rapidità perseguito dagli armatori. «La burocrazia spesso rappresenta un ostacolo molto laborioso da superare. Notiamo, in questi ultimi anni, un impegno da parte delle Autorità per snellire e velocizzare l’enorme mole di lavoro che caratterizza il no-

stro settore. Basti pensare che nel 2008 è stato introdotto il sistema informativo di gestione portuale denominato “Port Management Information System” – PMIS -, sviluppato nell’ambito del contratto di realizzazione del sistema integrato per il controllo del traffico marittimo e per l’emergenza in mare (V.T.S. - Vessel Traffic Service)». Perché queste introduzioni si sono rivelate così significative? «Si tratta di una vera e propria rivoluzione poiché permette l’espletamento a distanza di tutte le pratiche amministrative che normalmente venivano svolte allo sportello connesse, all’arrivo e alla partenza della nave. Mi riferisco alla domanda di accosto, alla nota di arrivo, alla nota integrativa di partenza e così via. Inoltre permette la gestione delle autorizzazioni per l’imbarco/sbarco e transito delle

merci pericolose imbarcate sulle Sopra, una veduta navi. Attendiamo fiduciosi la del porto di Genova nuova release che si chiamerà presumibilmente PMIS 2, era già attesa per il 2010, la quale promette un reale snellimento delle pratiche relative alla nave». In che modo? «PMIS 2 si interfaccerà con il sistema AIDA delle dogane a livello nazionale e non opererà più solo in locale, come succede oggi. Riteniamo sia quanto mai necessario che tutti gli operatori del settore shipping debbano parlare la stessa “lingua” e agire secondo lo stesso protocollo». Tra i vostri settori di intervento, vi è anche quello dell’assistenza in ambito doganale. Quali criticità riscontra in questo caso? «Stiamo incontrando non pochi problemi a seguito dell’entrata in vigore delle nuove normative comunitarie in materia di sicu- LIGURIA 2011 • DOSSIER • 151


TRASPORTI E SPEDIZIONI

La mission

rezza. Il punto di svolta delle

procedure è avvenuto con l’11 settembre. L’improvvisa presa di coscienza che coinvolse tutti, governi e cittadini, impose l’adozione di sistemi e strutture che ancora oggi non riescono a contemperare sia le esigenze della collettività che le esigenze del mondo del trasporto delle merci e delle persone. Lo scan aeroportuale prevede l’attiva partecipazione del passeggero, mentre la verifica di migliaia di tonnellate di merce deve avvenire con l’impiego di notevoli risorse. Il miglioramento procedurale è uno strumento che ancora deve subire adeguamenti e ottimizzazioni». Da quello che lei osserva tale miglioramento si sta concretizzando? «Il primo gennaio del 2011 ha visto l’introduzione di nuove disposizioni inerenti l’applicazione del Codice Doganale Comunitario, che regola e sorveglia la movimentazione in entrata e in uscita dal territorio dell’Unione mediante la predisposizione e il trattamento telematico delle Dichiarazioni

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L’Agenzia Marittima Ambra Mar Srl è stata fondata dal Capitano di Michele Capodanno nel 1989. La società ha la propria sede nella suggestiva cornice del Porto Antico di Genova. L’incremento dell’attività ha fatto poi nascere l’esigenza di aprire una sede operativa distaccata presso la Capitaneria di Porto, in modo da poter garantire un servizio ancor più puntuale ed efficace. Ambra Mar collabora assiduamente con imprese armatoriali operanti sia nel campo commerciale, sia nel campo nautico. L’assistenza offerta nel settore marittimo – Ambra Mar è Agenzia Raccomandataria - comprende tutta una gamma di servizi di supporto per navi, comandanti, armatori ed equipaggi. Si va dal semplice rilascio/rinnovo di documenti di bordo alla completa gestione delle pratiche presso la polizia di frontiera, i consolati e le ambasciate per l’ottenimento dei regolari visti di transito ai marittimi stranieri. Un’assistenza a 360 gradi per tutto quello che riguarda l’operatività della nave, del carico e del personale navigante.

Sommarie di Entrata, ENS – Entry Summary Declaration, e di Uscita, EXS – Exit Summary Declaration. In base a criteri di rischio comuni a tutti gli stati membri, le ENS sono analizzate per stabilire se le merci debbano essere sottoposte a controllo al primo ufficio di ingresso nella comunità o all’ufficio di effettivo sbarco. Analogamente, le merci in uscita sono oggetto di valutazione al fine di esplicitare l’eventuale controllo di sicurezza da eseguire. Le difformità amministrative ancora esistenti sia all’interno dell’Unione che, a maggior ragione, tra l’Unione e i paesi terzi, sono alla base delle difficoltà procedurali dell’impianto informatico che si riverberano, in ultima analisi, nella convalida dei manifesti di arrivo e di partenza». Parlando, nello specifico, del settore marittimo, quali

prospettive ha sul futuro? «La globalizzazione, da sempre presente nel settore del trasporto via mare, sta interessando anche la composizione degli equipaggi che, nell’ambito dell’Ue, possono essere quasi totalmente formati da cittadini extra comunitari piuttosto che solo nazionali. L’articolazione delle legislazioni dei vari paesi membri pone qualche problema di allineamento che il legislatore sovranazionale potrebbe forse meglio armonizzare, soprattutto per innalzare ancor più il livello della sicurezza del personale, del trasporto della merce e per prevenire insidiosi guasti ambientali. Da non trascurare, infine, la sicurezza delle vie marittime, soprattutto in quelle zone ad alto tasso di traffico e, purtroppo, ad alto rischio di moderna pirateria».


RETE AEROPORTUALE

Genova fa il record di passeggeri Mentre si parla sempre più insistentemente della possibile privatizzazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo, lo scalo genovese fa segnare numeri incoraggianti in vista di un concreto rilancio. La parola a Marco Arato, presidente della società che gestisce l’aeroporto Riccardo Casini

U

n milione e 287mila passeggeri in arrivo e in partenza per l’aeroporto Cristoforo Colombo: il 2010 si è confermato un anno record per lo scalo genovese, con una crescita del 13,26% rispetto al 2009 «contro una media nazionale

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del 7%», come sottolinea con soddisfazione Marco Arato, presidente di Aeroporto di Genova Spa. Come se non bastasse, sono risultati in aumento anche i movimenti degli aeromobili, in particolare quelli dei voli di linea che hanno registrato un incremento del 7,9%.

«L’analisi dei dati del 2010 – spiega Arato – fornisce il quadro di un aeroporto in costante evoluzione: non a caso siamo passati da essere lo scalo alternato ai sistemi aeroportuali milanesi a diventare oggi il city airport della nostra città. E il merito maggiore di questo deve essere attribuito all’intro-


Marco Arato

duzione dei nuovi collegamenti fra Genova e il sud Italia. Non a caso, estrapolando il solo dato dei voli di linea nazionali, il salto fra il 2009 e l’anno appena concluso registra una crescita del 21,3%. Negli ultimi anni lo scalo ha introdotto nuovi collegamenti, di cui tanti low cost, riuscendo a dare maggiore continuità a molti di essi grazie alla risposta del mercato. Tra questi vanno citati i voli Ryanair per Londra e quelli per Bari e Trapani, introdotti nel 2010: quest’ultimo ha iniziato con due frequenze settimanali per passare a tre durante l’attuale inverno e a quattro entro i prossimi mesi». Il direttore Sirigu ha però parlato di recente di un riempimento dei voli “non sempre soddisfacente”. Come è possibile ottimizzare il rapporto tra posti venduti e disponibili? «Nonostante i buoni risultati in termini di crescita, il “Colombo” registra un riempimento non sempre all'altezza delle aspettative dei vettori: i sedili disponibili nel 2010 sui voli aerei sono stati circa 1,9 milioni, ma solo poco più di 1,2 è stato utilizzato, mentre quasi 700mila sedili sono partiti vuoti. Si tratta di un dato spesso non all’altezza delle aspettative di un vettore aereo. Tanto per meglio chiarire, prendiamo come esempio la policy di Ryanair: le rotte che producono un rendimento sotto il 75% di riempimento vengono generalmente sospese o drasticamente ridotte in nu-

mero di frequenze. Genova continua ad avere un tasso inferiore, come è inferiore l’apporto di viaggiatori “non-residenti”: si deve quindi lavorare per incrementare il turismo incoming iniziando dal riempimento dei sedili invenduti». In che modo è possibile attrarre invece nuove compagnie? «L’aeroporto di Genova proseguirà nella sua politica di consolidamento dei collegamenti esistenti, senza naturalmente perdere le occasioni del mercato. Consolidare significa avere riempimenti maggiori, con più soddisfazione per le compagnie che quindi sarebbero ancora più propense a investire sul nostro scalo. I risultati di questa politica li abbiamo già sotto gli occhi: dopo anni dall’introduzione del volo Genova – Londra, nel 2010 Ryanair ha aperto i collegamenti con Bari e Trapani. Quest’ultimo ha iniziato con due frequenze settimanali per passare a tre durante l’attuale inverno, mentre quello per Bari passerà da tre a quattro alla settimana entro la primavera. Inoltre, da ottobre Alitalia ha introdotto il volo diretto per Trieste per soddisfare le necessità di trasporto veloce di molte aziende; Lufthansa ha aumentato a quattro le frequenze giornaliere per Monaco (7 giorni su 7); Belleair ha incrementato la propria attività sulla tratta Genova-Tirana, confermando le tre frequenze settimanali anche durante il periodo invernale». Recentemente avete concor-

Se siamo diventati city airport, il merito va all’introduzione dei nuovi collegamenti con il sud Italia

dato con la Regione un progetto che prevede un sostegno economico da 2,5 milioni di euro, di cui uno messo proprio dall’ente ligure. «È un progetto che va nella direzione di consolidare le rotte esistenti, aumentando la quota di passeggeri “in arrivo” e diminuendo così il numero di sedili invenduti, invogliando i vettori a investire sul nostro territorio». Giunta regionale e Confartigianato hanno avviato in-

Sopra, Marco Arato, presidente di Aeroporto di Genova Spa

LIGURIA 2011 • DOSSIER • 157


RETE AEROPORTUALE

vece un confronto sulla logistica. Quali sono le richieste dell’aeroporto di Genova? Quali interventi occorrono per implementare il trasporto intermodale in Liguria e a Genova in particolare? «L’aeroporto di Genova gode di una posizione davvero invidiabile: a poche centinaia di metri dalla ferrovia, collegato alla rete autostradale e a quella cittadina. Il nostro scalo ha già avviato un piano di ampliamento dell’aerostazione e dei parcheggi, che entro i prossimi anni vedrà un consistente aumento nel numero di posti auto e nella metratura degli

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spazi a disposizione dei passeggeri. E’ già stato avviato lo studio e la progettazione di una “piastra logistica” che prevede un collegamento pedonale veloce alla ferrovia tramite tapis roulant». Quali sono i vostri progetti per il 2011? Quali nuovi voli verranno introdotti? «Bisogna distinguere due settori: da un lato i charter a vocazione incoming, dall’altro i voli di linea a servizio sia dei turisti sia dei nostri utenti locali. Per la stagione estiva ci sono già alcune novità, con nuove catene charter da Mosca, la prima delle quali inizierà a volare tutti i sabati dall'11 giugno a fine settembre. A questa se ne affiancheranno altri provenienti sia da Mosca che da altre regioni della Russia, come Rostov e Krasnodar. Nei prossimi mesi, inoltre, attiveremo tre nuovi voli a vocazione incoming: in particolare due sono voli di linea provenienti rispettivamente da Francoforte e Amsterdam, con il maggior

numero di posti già messo in vendita dai tour operator. È previsto anche un collegamento da Vienna, sempre dedicato ai turisti in arrivo». Quali novità sono in programma invece sul fronte dei voli di linea? «Sarà avviato un collegamento di linea da Barcellona con un vettore low cost. Altra novità, importantissima come meta nel Mediterraneo e porta di accesso all’Oriente, sarà Istanbul. Tale destinazione soddisferà esigenze di viaggi di affari e di turismo, ma permetterà di collegare importanti siti nell’Est Europa, Medio ed Estremo Oriente dal proprio hub. Ma l’Europa viene collegata anche tramite l’Aviazione generale, un servizio ideato per i viaggi di affari e proposto dalla compagnia Stc Aviation che, dopo l’attivazione a settembre del proprio servizio aerotaxi, ha avviato a partire da gennaio i collegamenti in business class del tour operator Myjet: un servizio “on demand” che rappresenta una nuova opportunità di sviluppo del traffico outgoing e incoming per una fascia alta di mercato. Qui le città regolarmente collegate sono Barcellona, Marsiglia, Ginevra, Zurigo, Venezia, Trieste e Olbia».


Tuteliamo i fondali

Q

uella di Imperia rappresenta una delle marine turistiche meglio strutturate del Mediterraneo. Una realtà che ha saputo favorire un importante indotto di aziende e professionisti legati alle attività marittime. In particolare, negli anni sono aumentati gli investimenti rivolti ai lavori subacquei, come confermano anche Massimiliano Tortorella e Marco Cuppari, rispettivamente amministratore delegato e socio della Marittima Sub Service Srl. L’azienda, oramai affermata sull’area portuale per i suoi servizi di assistenza alle imbarcazioni, sistemazione degli ormeggi e, più in generale, per le più svariate opere a mare, è nota per aver realizzato una barriera artificiale totalmente ecocompatibile sommersa per la protezione della prateria di posidonia oceanica e per il ripopolamento di specie alieutiche nel comune di Andora. «Quello che si vede in superficie è la conseguenza di ciò che accade in acqua – racconta Massimiliano Tortorella -. Spesso dobbiamo spiegare per filo e per segno in cosa consiste 160 • DOSSIER • LIGURIA 2011

A Imperia, le imprese che si occupano di operazioni subacquee chiedono a voce alta una maggiore attenzione e investimenti più concreti verso la salvaguardia del mare e delle sue strutture portuali. Il caso della Marittima Sub Service Filippo Belli il nostro lavoro, in quanto per molti risulta ancora tanto misterioso quanto affascinante». La Marittima Sub Service nasce, originariamente, da una ditta individuale costituitasi nel 2000. Quest’ultima, grazie ai continui investimenti in attrezzature e tecnologie, si è trasformata da attività singola in realtà imprenditoriale di tutto rispetto, capace di raccogliere personale qualificato e con esperienze pluridecennali nel settore. A oggi sono molte le attività seguite dalla società di Imperia. «Effettuiamo sia lavori subacquei veri e propri, come la pulizia di carene di imbarcazioni, ormeggi, ispezioni sottomarine, sia lavori più complessi come l’ancoraggio di pontili e l’assistenza a getti subacquei – spiega Marco Cuppari -. Inoltre con la nostra unità dragante provvediamo ai ripascimenti sugli arenili erosi e draghiamo le imboccature dei porti». Nono-

stante la crisi, la società è in crescita. Un bilancio positivo che il suo amministratore delegato attribuisce, ancora una volta, al rinnovo tecnologico. «Gli investimenti rivolti a nuovi macchinari è per noi fondamentale – racconta Tortorella -. Lo scorso anno abbiamo acquistato un nuovo robot subacqueo per ispezioni, anche fino a 200 metri di profondità. Inoltre rinnoviamo costantemente le attrezzature necessarie ai nostri operatori tecnici subacquei. Grazie a questo, il fatturato dell’ultimo anno, nonostante il periodo non particolarmente positivo per le piccole e medie imprese, è da considerarsi buono». Analizzando i risultati raggiunti nell’ultimo biennio e riflettendo sulle prospettive future, Tortorella e Cuppari non possono fare a meno di osservare come il porto di Imperia necessiti di un rilancio, strutturale ed economico. «Purtroppo

Nelle immagini, alcune operazioni eseguite dalla Marittima Sub Service di Imperia www.marittimasubservice.it


Marittima Sub Service

Per il 2011 l’obiettivo è la sicurezza le vicissitudini del porto sono oramai note a tutti – sostiene l’Ad Massimiliano Tortorella -. Le aziende operanti stanno accusando questo momento difficile, ma le potenzialità di questo porto daranno i loro frutti una volta terminati i lavori in corso. Speriamo, in futuro, di poter dare una continuità alle manutenzioni dell’area portuale in collaborazione con la Porto di Imperia Spa». Marco Cuppari, poi, auspica l’approvazione della norma UNI 1136600, che ridefinisce la sicurezza per le aziende che si occupano di lavori subacquei. «La sicurezza è un argomento primario. Gli operatori subacquei sono tenuti a utilizzare un comunicatore con l’operatore in superficie. I due soggetti saranno collegati in modo continuo così da essere immediatamente pronti in caso di incidente. A proposito abbiamo già provveduto ad acquistare l’attrezzatura completa per due sommozzatori. Per gli operatori del settore e per il subacqueo ricreativo urge però l’acquisto di una camera iperbarica che, purtroppo, nella Liguria di Ponente non è ancora

L’obiettivo principale per l’anno nuovo è rivolto alla sicurezza e alla formazione professionale dei nostri operatori – afferma l’amministratore delegato della Marittima Sub Service, Massimiliano Tortorella -. In tal senso stiamo investendo molto, a partire dai corsi di aggiornamento. Grazie ai corsi la nostra squadra può aumentare il suo ambito d’intervento. Di recente, per fare un esempio, i nostri operatori hanno conseguito l’abilitazione per ciò che concerne tutte le lavorazioni relative allo smaltimento dell’amianto». La società presente sul porto di Imperia è operativa in realtà su tutto il territorio nazionale, attraverso contratti già consolidati con aziende leader nel settore dei pontili galleggianti, delle barriere antistrascico e di ripopolamento marittimo. A proposito di ripopolamento, La Marittima Sub Service è tra le principali utilizzatrici del modulo “Tecnoreef”, un manufatto in calcestruzzo armato, a base di elementi naturali, che permette la costituzione di barriere artificiali nei laghi e nei mari, una piramide stabile e resistente nata con l’intento di proteggere i fondali da tutti i suoi nemici. Ha inoltre ottenuto la certificazione ISO 9001-2008 ed è in fase di certificazione SOA OG7. Infine, con la nuova apertura della società Ecomare Srl si occupa di tutto ciò che è la pulizia, dall’inquinamento, dello specchio acqueo e dei fondali marini.

presente». Le imprese di lavori marittimi hanno, inoltre, specifiche esigenze logistiche. Necessitano anzitutto di posti barca per i mezzi da lavoro e di spazi per le attrezzature, che per logica ed efficienza devono essere poste in prossimità dello specchio acqueo. «Fatichiamo, purtroppo, a far comprendere questo concetto alle amministrazioni locali – lamenta Tortorella -. La necessità di locazione è un problema serio che necessita di investimenti e piani strutturali mirati da parte della città e del porto, atti a favorire l’attività del nostro settore. Da parte nostra investiremo in tal senso, partendo dall’acquisto di un nuovo pontone, strategico per

il nostro lavoro». Dal quadro emerge un’altra criticità relativa all’attenzione che la Liguria ripone verso il suo patrimonio più importante, il mare. Secondo Marco Cuppari, «questo territorio non investe sufficientemente sulla conservazione e sulla valorizzazione del suo patrimonio marittimo. Vi sono delle problematiche relative alla protezione degli arenili, fortemente erosi nel corso degli anni, per cui si potrebbero applicare a mare delle sorti di “barriere” a piramide Tecnoreef e di geotubi, entrambi proteggono dall’erosione marina. Il mare della Liguria è un mare bellissimo che merita di essere salvaguardato». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 161


Lezioni di stile

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taliani, popolo di santi, poeti e naviganti. Si dice che nei cliché ci sia sempre un fondo di verità. Allora, dai voli pindarici è legittimo passare ai dettagli economici. Per il ministro Romani, «l’Italia è leader mondiale nella costruzione dei superyacht e fornisce un contributo al Pil pari a 6,5 miliardi di euro, piazzandosi al quinto posto tra i settori trainanti dell’export». Il Rapporto sul turismo nautico del 2010 aiuta a mettere a fuoco il panorama nazionale. Questa volta è la Liguria a spiccare, «sia per quanto riguarda la distribuzione regionale delle in162 • DOSSIER • LIGURIA 2011

L’unico cantiere navale sul ponente ligure a sfornare superyacht ad hoc, Permare rimane fedelmente ancorato all’esclusiva del brand e al target dell’armatore elegante Paola Maruzzi frastrutture portuali, sia la disponibilità di posti barca». Sullo sfondo di questo scenario florido, si colloca il Gruppo Permare, nato negli anni Settanta dalla passione di Fernando Amerio. Fino a ora, sul ponente ligure questa è l’unica realtà a “sfornare” superyacht. Oggi, accanto allo storico fondatore, sono le nuove generazioni a condurre il raffinato

gioco della cantieristica navale. Barbara Amerio, assieme al fratello Rodolfo, si fa così portavoce dell’azienda e ne spiega il tratto distintivo. «Con la serie Amer abbiamo raggiunto una svolta. Si tratta di imbarcazioni progettate e costruite su misura». Una scelta in controtendenza rispetto alle abitudini di mercato, orientate verso la standardizzazione del prodotto.


Permare

A guardare bene Amer appare come un nucleo ramificato, che nel tempo ha dato vita a una serie di modelli imparentati, la cui successione è scandita da una carrellata di riconoscimenti. Qualche esempio? «Al gioiello da 35 m, presentato in anteprima nel 2009 al Salone Nautico di Genova, la rivista “Vela & Motore” ha assegnato il premio Miglior Superyacht dell’anno, seguito da quello conferito dal Comune di Sanremo per l’innovazione tecnologica. Un anno dopo il modello 116 si aggiudica il prestigioso Nautical design Awards nella categoria Yacht a motore da 24 a 40 m e la pubblicazione nell’Index Design 2010». Puntare sull’esclusiva diventa

Da sinistra, Barbara, Rodolfo e Fernando Amerio della Permare, con sede a Sanremo www.gruppopermare.it

La crescita dei posti barca nei nuovi porti di Imperia e Ventimiglia testimonia l’enorme potenzialità del comparto nautico del ponente ligure

un fattore stringente considerato l’identikit dell’armatoretipo a cui si rivolge Permare. «Ogni committente ha la sua storia e il suo modo di guardare le cose. In qualche maniera questa differenza deve trapelare anche nell’imbarcazione». Si capisce, quindi, che il know how diventa una questione di stile, nel senso oggettivo del termine. «Creare manufatti di pregio, che a volte diventano vere e proprie opere d’arte, è una ricchezza tutta italiana. L’appartenenza a un sostrato culturale riconoscibile e comune è un patrimonio che non può andare perduto». Ma cosa significa lavorare nel capo della progettualità ad hoc? «Coinvolgere il cliente, farlo entrare nel vivo della realizzazione in fieri, quindi sottoponendogli diversi bozzetti fino a scegliere il più adatto». Compiuti i primi passi, fondamentale è spaziare dai materiali di arredamento alle soluzioni di interni. In questo senso diventa prezioso il contributo degli architetti. «Tra questi c’è Stefano Tini, che ha portato alla realizzazione di layout di interni davvero particolari e altamente personalizzati». Fa da naturale contraltare alla cura estetica, un sistema tecnologico all’avanguardia, che consente un’andatura a dislocamento oltre a quella planante,

garantendo così un considerevole risparmio di consumi in caso di lunghi trasferimenti. Sembra che niente sia lasciato ai margini. «A coadiuvare le fasi progettuali è l’ingegnere Massimo Verme, professionista e lavagnese doc». Oltre all’attività di costruzione e vendita, il Gruppo opera anche nel rimessaggio e nella manutenzione eseguita nel cantiere Sanremo Ship, a Portosole e nei Cantieri del Mediterraneo, situati alla foce del torrente Armea, a Bussana. Permare non si occupa solo di costruzione e assistenza post vendita: la Nautiservice, sempre a Portosole, è specializzata nell’assistenza, nella fornitura di bordo e nei ricambi. La già citata apertura dei Cantieri del Mediterraneo pone quindi le basi per un’ulteriore crescita del Gruppo, in sinergia con la potenzialità produttiva del cantiere sanremese. La posizione geografica della provincia d’Imperia, strategicamente vicina alla Costa Azzurra, offre la possibilità di allargare sia la produzione sia la manutenzione di natanti, con grande incremento occupazionale. La crescita, anche se graduale, dei posti barca nei nuovi porti di Imperia e Ventimiglia testimonia l’enorme potenzialità del comparto nautico del ponente ligure. LIGURIA 2011 • DOSSIER • 163


NAUTICA

Tecnologia e design l’anima degli yacht Una nuova realtà nel settore nautico punta sull’alta qualità dei suoi megayacht di lusso. Euro Contenti ed Edoardo Ratto presentano la Tankoa Yachts Lucrezia Gennari

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nvestire nel settore nautico, realizzando megayacht di lusso. Quella della Tankoa Yachts di Genova è una sfida coraggiosa, in un momento così particolare. Un’operazione cominciata a fine 2007, grazie all’esperienza maturata nel settore dalle persone che ci lavorano. I soci di Tankoa erano stati gli attori del rilancio del cantiere Baglietto, poi ceduto nel 2003. Oggi hanno creato una realtà che, seppur giovanissima, si impone già come leader del settore, con una politica aziendale che punta sull’alta qualità del prodotto. Tankoa rappresenta per la realtà genovese collegata al porto il simbolo di un grande rilancio. «Abbiamo trovato un sito perfettamente in linea con le esigenze di un cantiere adi168 • DOSSIER • LIGURIA 2011

bito alla costruzione, in contemporanea, di due yacht di oltre 80 metri – afferma Edoardo Ratto, direttore generale di Tankoa – che ci permette di lavorare nelle stesse condizioni con cui si lavora per la costruzione di piccole imbarcazioni». Una condizione sicuramente non facile da realizzare. «Spesso - interviene l’amministratore delegato Euro Contenti - per costruire barche sopra ai 50 mt i cantieri vengono adattati con capannoni mobili, o altre strutture provvisorie. Tankoa dispone invece di un cantiere strutturato, dimensionato e predisposto con il massimo dell’avanguardia per la costruzione di barche tra i 50 e gli 86 mt». Quali sono, nello specifico la caratteristiche del vostro cantiere?

Edoardo Ratto: «Abbiamo trovato un sito particolarissimo, situato a due minuti di auto dall’aeroporto internazionale, a 10 minuti dal centro di Genova, e attaccato all’autostrada. Di fronte c’è una marina nuovissima che può ospitare yacht lunghi fino ad oltre 100 mt. Abbiamo una banchina da 250 mt con 13mila mq di specchio acqueo a nostra disposizione, con fondali da 10 mt. Queste sono facilities incredibili, situate in un contesto eccezionale. E il bello è che siamo riusciti a creare tale realtà in un momento particolare, di congelamento del mercato». Come sta vivendo il settore della nautica l’attuale contesto economico? Euro Contenti: «Sicuramente subisce la crisi. Il nostro, a mag-

Sopra, la sede di Tankoa Yachts a Genova. www.tankoa.com


Euro Contenti ed Edoardo Ratto

L’amministratore delegato Euro Contenti e il direttore generale Edoardo Ratto

gior ragione, è un ramo particolare, che attualmente vive una fase di stasi: le persone che possono permettersi di investire 50 milioni di euro oggi preferiscono magari acquisire industrie prima non accessibili, piuttosto che spendere tali risorse in una passione. Tuttavia, i segnali per il 2011 sembrano positivi. Da gennaio abbiamo notato un notevole interesse da parte di potenziali acquirenti per le nostre imbarcazioni, forse perché comincia ad avvicinarsi la consegna». State realizzando due mega yacht, S65 11 e S65 12. Quali le caratteristiche della vostra produzione? Edoardo Ratto: «La prima barca sarà pronta per il 2012 e la seconda nel 2013. È già stata realizzata la carpenteria, rigorosa-

Tankoa dispone di un cantiere strutturato, dimensionato e predisposto per la costruzione di barche tra i 50 e gli 86 metri

mente italiana, e sono stati portati gli scafi nel nostro capannone, per le finiture, l’allestimento e la consegna. Stiamo riuscendo a realizzare un prodotto moderno, all’avanguardia, e facilmente adattabile, nelle parti in cui è possibile, alle esigenze dell’armatore». Intervengono nel progetto anche nomi molto noti. Euro Contenti: «David Chipperfield firma gli interni del Tankoa S65/11 e Giugiaro Architettura quelli del Tankoa S65/12. A diversi livelli abbiamo coinvolto nomi famosi,

non solo per una questione di marketing, ma anche e soprattutto per il loro bagaglio professionale. Anche se alcuni non sono specialisti della nautica, sono stati comunque affiancati da esperti del settore, per offrire un prodotto veramente adattabile ma che abbia le fondamentali prerogative di utilizzo. Questa tipologia di imbarcazione offre moltissime possibilità, per creare spazi dedicati ai particolari interessi dell’armatore, dalla palestra, alla sala coiffeur, all’internet point alla sala cinema». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 169


ABBIGLIAMENTO PER LA VELA

Avanti a vele spiegate Tomasoni Topsail, con i marchi North Sails e Henri Lloyd e la distribuzione di prodotti tecnici per la vela, ha chiuso in positivo il 2010 e prevede per quest’anno un’ulteriore crescita Eugenia Campo di Costa

Nelle immagini due interni degli show room di Tomasoni Topsail

Una realtà imprenditoriale che negli anni si è evoluta in linea con la storia e i progressi della vela italiana, oggi la Tomasoni Topsail di Rapallo, pur senza dimenticare le origini, guarda oltre, all’abbigliamento sportswear, con marchi prestigiosi quali North Sails e Henri Lloyd. Tomasoni Topsail è una società in costante espansione

che continua a essere impegnata in entrambi i settori, sportswear e prodotti tecnici per la vela. «Il settore sportswear comprende le collezioni North Sails e Henri Lloyd che sviluppano entrambe tre line extensioni, l’ uomo, la donna e il bambino» afferma Leopoldo Poppi, presidente della società. «L’azienda – sottolinea Mi-

chele Bernardi, head of sales department, con responsabilità nel commerciale e marketing - commercializza circa 2 milioni di pezzi di abbigliamento all’anno coprendo tutta l’Europa, potendo contare su circa 2.000 clienti». Nell’ambito più strettamente tecnico, Tomasoni Topsail è invece distributore esclusivo per l’Italia di prodotti speci-


Tomasoni Topsail

fici per la vela con marchi come Ronstan, Clamcleat, FSE, Tuff-Luff, Lopolight, Karver, Andersen, BSI. Anche in tempi di crisi, l’azienda non ha perso stabilità e oggi guarda al futuro con rinnovato ottimismo. «Stiamo buttando le basi per perseguire nuovi importanti obiettivi per lo sviluppo delle nostre collezioni – commenta Massimo Palazzi, head of operation, con responsabilità nel prodotto e produzione – sono infatti previsti investimenti importanti e strategici nell’area stile con nuove consulenze e nuove collaborazioni per sviluppare collezioni che sappiano rispondere al meglio alle richieste di un consumatore sempre più esi-

gente». La costante espansione della Tomasoni Topsail è favorita dalla dinamicità dell’azienda che impegna circa 200 collaboratori con un’età media di 35 anni. «Le risorse umane sono per la Tomasoni Topsail un vero valore aggiunto che il claim aziendale “a young team with a 30 years experience” esprime perfettamente – sottolinea Poppi - infatti una buona percentuale dei collaboratori sono cresciuti in azienda e, in linea con questa filosofia, è di recente attuazione l’iniziativa della società di modificare il proprio assetto azionario investendo su due figure di giovani manager maturati all’interno dell’azienda ma con una pro-

Sono previsti investimenti importanti nell’area stile per sviluppare collezioni che sappiano rispondere al meglio alle esigenze del consumatore

fonda esperienza nei settori di cui sono rispettivamente responsabili: Massimo Palazzi, head of operation, e Michele Bernardi, head of sales department». Infatti Tomasoni Topsail Spa è attualmente controllata, attraverso la holding Tempo Libero, dalla Famiglia Poppi per il 95 per cento mentre il restante 5 per cento è rappresentato in


ABBIGLIAMENTO PER LA VELA

Un’altra immagine dello show room della Tomasoni Topsail e il presidente Leopoldo Poppi www.tomasoni.com

Dalla vela allo sport Raccontare la storia della Tomasoni Topsail significa ripercorrere alcune delle più significative pagine della storia della vela italiana. All’inizio sono tre negozi Tomasoni Yachting & Sport, a Riva del Garda, Rimini e Genova, specializzati nella vendita di materiale e abbigliamento tecnico per la vela. Nel 1974 avviene un’importante svolta per il gruppo, con l’aggiunta della Topsail e il trasferimento della sede a Rapallo. Due anni più tardi, le quote della nuova società vengono assorbite dalla Tempo Libero di Leopoldo Poppi che ne diventa Presidente. Tomasoni Topsail nel ’76 è una società distributrice di prodotti tecnici per la vela, con un fatturato di circa 200 milioni di lire e 60 clienti in Italia. Nel 1980 acquisisce la distribuzione delle tavole windsurf Mistral, marchio per il quale viene anche ideata una linea di beachwear, con la prima licenza in esclusiva. Nel 1983 la società propone in Italia la giacca “Consort Original” con il marchio Henri Lloyd. Un successo che porta la Tomasoni Topsail a creare un marchio/collezione Henri Lloyd. Nel 1986 viene acquisito il marchio North Sails per abbigliamento, calzature e accessori. Nel 1995 Tomasoni Topsail si apre ai mercati europei e intraprende il suo percorso di crescita..

parti uguali dai due manager. La chiusura del bilancio 2010 ha confermato l’andamento più che positivo che sta vivendo l’azienda. «Anche grazie alla grande riconoscibilità dei nostri marchi, abbiamo chiuso l’anno con un fatturato consolidato di circa 70 milioni di euro - afferma Michele Bernardi - mentre la previsione per il 2011 si attesta intorno a un più 5% generato soprattutto dai risultati in Italia, Spagna

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Germania e Francia». Un giro d’affari in crescita che si divide tra i 62 milioni di euro maturati da North Sails e i 5,5 milioni nella sola Italia per Henri Lloyd. Il restante fatturato deriva dal settore tecnico di Tomasoni Topsail Spa con la distribuzione di alcuni tra i più prestigiosi marchi di attrezzatura nautica. «Tomasoni Topsail Spa – precisa Michele Bernardi– conta oltre 1500 clienti in Italia e 300 all’estero. Attualmente

sono 19 i punti vendita diretti e 30 i punti vendita in franchising che rappresentano circa il 14% del fatturato». Ma qual è il segreto di questi numeri? Qualità, cura e design sono da sempre alla base della filosofia aziendale e dell’organizzazione della società, che si riflette nell’headquarter e nello show-room di Rapallo, nella warehouse a Moconesi, sempre in Liguria, e nello show room di Milano. Stefano Poppi, vice chairman con il compito di relazionare la parte imprenditoriale con quella manageriale conciliandone le diverse risorse e esigenze, conclude «I nostri progetti per il futuro prevedono lo sviluppo del mercato internazionale con particolare attenzione ai mercati europei e un ulteriore ampliamento del progetto retail con le imminenti aperture di Bologna, Trieste, Varese e Rimini».


IMPORT-EXPORT

Nuovi servizi alle imprese Per gli affari amministrativi, contabili e doganali, una buona organizzazione aziendale può fare la differenza. È ciò che avviene alla Azzurra Service, società in cui i figli delle dipendenti possono giocare nella sala accanto ai loro uffici Adriana Zuccaro

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al recente incontro tenutosi a Roma su “bilateralità e welfare contrattuale” organizzato da Fisacap, Fnp e Cisl, sono emersi dati che evidenziano importanti sfaccettature implicite al mercato del lavoro femminile. Tra questi, pare che in Italia siano quasi due milioni e mezzo le famiglie che, ricorrendo ai servizi di collaboratori domestici ed educatori dell’infanzia, riescono a conciliare lavoro e famiglia, permettendo alle madri di accrescere le possibilità di ingresso e permanenza nel mercato del lavoro. 176 • DOSSIER • LIGURIA 2011

Ma non tutte le lavoratrici italiane delegano la cura “a tempo pieno” dei propri figli ad altri. Tra le eccezioni, per conciliare le responsabilità lavorative e familiari del 95 per cento dell’organico della sua azienda, Liana Sicco, amministratore unico di Azzurra Service, ha realizzato un progetto da cui molte imprese potrebbero attingere per sostenere il ruolo materno delle dipendenti senza che questo incida sul rendimento lavorativo delle stesse. «In un’azienda dove su 22 dipendenti 18 sono donne, si sentiva la necessità di trovare una concreta soluzione all’esi-

genza di seguire da vicino la crescita dei figli. Così, preso atto delle difficoltà burocratiche, amministrative ed economiche che sarebbero sorte con la creazione di un vero e proprio asilo aziendale, abbiamo optato per la realizzazione di uno spazio dedicato esclusivamente ai bambini attrezzato con giochi per tutte le età, materiale didattico, colori e tv». La determinazione con cui Liana Sicco è riuscita a creare una ludoteca tra gli uffici della sede aziendale, è la medesima con cui è giunta a svolgere anche il ruolo di manager. È infatti alla guida della Azzurra Service, so-

Nella pagina a fianco, Liana Sicco, amministratrice di Azzurra Service, società di servizi di Vado Ligure (SV). www.azzurra-service.it


Liana Sicco

cietà di servizi alle aziende per l’organizzazione e gestione di affari amministrativi, contabili e nelle operazioni doganali. «I fenomeni attinenti la globalizzazione, diffondendo una cultura commerciale che guarda poco ai confini territoriali, hanno contribuito all’incremento della produttività legata all’import-export, segmento di un mercato di servizi che ci impegna infatti in spedizioni internazionali, rappresentanza fiscale accise, gestione delle pratiche e bunkeraggio, cioè l’attività di rifornimento di carburanti alle navi». Di fatti, tra i committenti di Azzurra Service vi sono grandi imprese, società, enti pubblici e nomi importanti dell’industria e della portualità savonese e non solo. «È in pieno fermento la messa in opera di un progetto per la continua formazione professionale dei nostri dipendenti mirata all’apprendimento di altre lingue e di nuovi programmi informatici», annuncia Liana Sicco. Per chi si confronta con i mercati di tutto il mondo come fa il team di Azzurra Service, essere competitivi significa dimostrare competenza e professionalità su ogni fronte del circuito lavorativo in atto. «Organizziamo anche dei corsi di marketing in lingua inglese, di gestione aziendale sui principali programmi usati dalle grandi aziende, come ad esempio il Sap, e di gestione dei tributi e tasse in uso negli enti locali». Tutto questo rappresenta un chiaro

Con la realizzazione di uno spazio aziendale dedicato esclusivamente ai bambini, le dipendenti possono seguire i figli da vicino senza compromettere il proprio lavoro

segnale di come l’imprenditoria italiana in genere, e quella ligure in particolare, abbia voglia di innovare e di distinguersi sul mercato. Così come si distingue la società di Vado Ligure che, oltre a ospitare una sala giochi per i figli dei dipendenti, presenta una struttura adattata ai più recenti canoni di risparmio energetico. «Sul tetto solare che ricopre i nostri uffici sono stati installati 56 moduli fotovoltaici su 80 metri quadrati di superficie, per una potenza totale di 10 kilowatt – spiega l’amministratrice di Azzurra Service –. Il 40 per cento della produzione copre i nostri consumi; il resto lo cediamo alla rete che lo restituisce quando è nuvoloso».

La spinta innovativa e competitiva della società Azzurra si può misurare con la specificità dei nuovi servizi. Tra questi, «abbiamo studiato un progetto secondo il quale, terziarizzando l’archiviazione dei documenti, si ottimizzano gli spazi aziendali e si riducono i costi. È un ottimo sistema per snellire gli archivi – asserisce Liana Sicco –, classificare i documenti, renderli disponibili su vari supporti che ne facilitano la consultazione e infine, per distruggerli sistematicamente a scadenza avvenuta. È un sistema che, se applicato alle tante realtà lavorative, rivoluzionerebbe non solo la quotidianità operativa delle imprese, ma anche quella degli enti locali».

LIGURIA 2011 • DOSSIER • 177


Le prospettive italiane della business aviation È un genere di business relativamente giovane in Italia. Il boom si è registrato tra il 2005 e il 2008. Tutto bene almeno fino al crac Lehmann Brothers, che ha sgonfiato il mercato in un attimo. Le prospettive attuali illustrate da Lino Colombo Paola Maruzzi

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doganato dalla società postmoderna, il volo ha ridisegnano il volto della geopolitica globale. Ha tracciato un marcatore economico tra quelle che sono le opportunità concrete e quelle mancate solo perché marginali. Ha creato nuovi network di cose e persone. Ha persino battezzato una classe sociale, il jet set appunto. Oggi “volare” è una pratica sfaccettata. Se per il turista dell’ultima ora è meglio che sia low cost, l’uomo d’affari lo preferisce executive, cioè pensato ad hoc per risparmiare 178 • DOSSIER • LIGURIA 2011

tempo e denaro. Intercettando il mercato della business aviation, la giovanissima K-air – nata nel 2009 in seguito all’acquisizione da parte di GF Group di una compagnia aerea operante nel mercato italiano sin dal 2000, ha avviato un processo di profonda ristrutturazione della propria offerta commerciale dando vita di fatto al principale network italiano multi base. Ne parla Lino Colombo, amministratore delegato della compagnia, il cui passato professionale è doppiamente giocato nel settore della finanza

e in quello aeronautico. Qual è l’originalità della proposta commerciale di Kair? «Senza dubbio il nostro network multibase costituito dai principali aeroporti italiani di business aviation: Milano Linate, Roma Ciampino, Bologna, Genova, Albenga e Treviso. Nell’ambito del network K-air il nostro cliente ha la possibilità di “volare” pagando la sola tratta effettivamente volata: il cliente viene di fatto sgravato dai costi di posizionamento, che da sempre costituiscono il tallone


Lino Colombo

d’Achille dell’aviazione d’affari, in Italia come all’estero». Nuove strategie di marketing per “svecchiare” e aggiornare il mercato. Cosa vi siete lasciati alle spalle? «Nella maggior parte dei casi lo scenario tradizionale è caratterizzato dalla libera iniziativa di un pilota che acquista una macchina con lo scopo di vendere le ore di volo. Sono piccole realtà, come esigue sono le risorse a disposizione. Ben altra cosa è se ci si affida a una compagnia strutturata, capace di sfruttare un network consolidato di sei basi operative. In termini di flotta K-air rappresenta il principale operatore europeo di Piaggio P180, mentre per quanto riguarda il mercato italiano K-air rappresenta al momento la più grossa compagnia aerea dedicata al puro aerotaxi. Nel mercato domestico esistono in effetti operatori più grandi di K-air, ma che, al contrario di noi, gestiscono aerei di terzi vendendo al mercato le ore residuali». Nuove basi logistiche in cantiere? «Stiamo valutando due opportunità fuori dai confini nazionali. Una in Scandinavia, che risulta straordinariamente appetibile, l’altra nel Sud della Francia, che per sue caratteristiche presenta volumi di traffico interessanti». Quando decollerà in Italia il mercato della business aviation? «Il boom si è registrato

Lino Colombo, amministratore delegato di K-air www.kair.it

negli anni a cavallo tra il 2005 e il 2008. La crescita è stata esponenziale, tanto da far registrare delle “code” negli ordini di acquisto per tutti i produttori di aeromobili. Tutto bene almeno fino alla crisi innescata dal crac Lehmann Brothers, che ha sgonfiato il mercato in un attimo. Il 2009 si rivela un anno difficile. E oggi siamo ancora lontani dai livelli di pre-crisi». Stringendo sulla vostra compagnia, chi è il vostro viaggiatore tipo? «È tipicamente un imprenditore o il top management di realtà aziendali dinamiche alla ricerca della massima flessibilità nei propri

spostamenti». Il vostro target è il corporate, cosa ne pensa del leisure? «In Italia è ancora tutto da ricostruire. In questo segmento la propensione al consumo è ancora piuttosto bassa rispetto a qualche anno fa. Tuttavia, per quanto riguarda il settore leisure siamo moderatamente ottimisti in considerazione dell’estate 2011». Cosa vi caratterizza rispetto alle altre compagnie? «K-air è una compagnia aerea dotata di una flotta di proprietà di 6 velivoli Piaggio P180 organizzata, come già detto, in 6 basi operative presso i principali aeroporti italiani di business aviation. Tutto questo rappresenta l’unicità di un’organizzazione snella e flessibile al servizio delle necessità dei nostri clienti». Il vostro fiore all’occhiello? «Indubbiamente il velivolo Piaggio P180, frutto del savoir faire progettuale italiano in grado di rappresentare oggi il miglior compromesso tra comfort e performance con l’economicità dei costi operativi, a tutto vantaggio della qualità del servizio che garantiamo ai nostri clienti. Vorrei infine mettere in evidenza la qualità dei nostri equipaggi, altamente qualificati e sottoposti a continui aggiornamenti di training al fine di garantire non solo l’eccellenza del servizio ma soprattutto un elevato standard di sicurezza del volo che, in ultima analisi, è il principale obiettivo della nostra operatività». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 179


MERCATO DELLE COSTRUZIONI

Edilizia, la situazione è preoccupante È necessario semplificare le procedure e favorire gli investimenti sul project financing e sul partenariato pubblico-privato. Sono alcune delle proposte formulate dal numero uno di Ance Liguria, Roberto Principe, per risollevare il comparto edile Francesca Druidi

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Sotto, Roberto Principe, presidente Ance Liguria

el 2010 ogni giorno 7 dipendenti delle imprese edili hanno perso il lavoro. Hanno chiuso quasi 400 aziende e ne sono fallite 71. Gravi, sono, quindi i numeri, forniti da Ance Liguria, che delineano la situazione occupazionale del comparto edile in regione. Per i costruttori liguri il peggio non sembra, comunque, passato: il 2011 potrebbe non mostrare il cambio di marcia sperato, ma anzi veder aggravato il quadro, già piuttosto critico, relativo al mercato del lavoro. È, dunque, in gioco la stessa vitalità del comparto edile, frenato da limiti strutturali interni alla regione, ma anche di carattere nazionale. Incidono le ridotte

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dimensioni delle imprese, la particolarità del territorio ligure, in larghissima parte vincolato (oltre il 92%), e la crisi bancaria che ha coinvolto le imprese non adeguatamente patrimonializzate. Come rilevato da Ance Liguria, la crisi finanziaria pubblica ha prosciugato le risorse sugli appalti di lavori pubblici e generato una concorrenza suicida nelle procedure di gara, con ribassi superiori al 50%. Di fronte a questo scenario, occorre mettere sul tavolo dei provvedimenti per invertire la tendenza, sia nel mercato pubblico che in quello privato. «Gli interventi prioritari – illustra il presidente di Ance Liguria Roberto Principe – consistono nel far partire al più presto gli investimenti pubblici “promessi” ormai da anni. E poi incentivare il project financing e il partenariato pubblico-privato, snellendo le procedure urbanistiche». Allo stato attuale quali sono le previsioni per il 2011?

«Il bilancio per il comparto delle costruzioni è drammatico e molto preoccupante: nel 2010 hanno chiuso 400 imprese edili, abbiamo perso circa 2.000 posti di lavoro in tutta la regione. Si è registrato il 67% in meno di investimenti nell’edilizia non residenziale - il peggior dato a livello nazionale - e il 15,8% in meno nell’edilizia non residenziale. Purtroppo, però, se non si attuano urgenti, incisive misure, nel 2011 rischiamo


Roberto Principe

Il bilancio per il comparto delle costruzioni è drammatico e molto preoccupante: nel 2010 hanno chiuso 400 imprese edili, abbiamo perso circa 2.000 posti di lavoro in tutta la regione

che si ripeta il “disastro”». Lanciando uno sguardo al mercato immobiliare della regione, qual è l’andamento? «Il mercato immobiliare ha subìto un arresto, anche se nel complesso è quello che soffre meno: ci vorrebbe un'iniezione di fiducia da parte delle istituzioni per invogliare gli investitori ad acquistare. Negli ultimi tre mesi dell’anno, risulta un lieve aumento delle transazioni, ma questa timida ripresa non riguarda immo-

bili venduti dalle imprese: si tratta di compravendite tra privati che non alleviano lo stato di sofferenza delle aziende». Le problematiche maggiori che oggi ostacolano la ripresa del settore edile in Liguria? «I freni sono, sul versante pubblico, la mancanza di investimenti e di lavori pubblici che, dal settembre 2008, sono crollati; identica tendenza nel settore privato, alla quale si è

aggiunta la crisi economica generalizzata». Quali politiche occorre allora attuare per rilanciare il comparto? «Gli interventi prioritari consistono innanzitutto nel far partire al più presto gli investimenti pubblici “promessi” ormai da anni: fondi Fas e delibere Cipe, campagna straordinaria urgente di opere pubbliche medio-piccole, pur con le poche risorse disponibili. Serve, inoltre, incentivare il LIGURIA 2011 • DOSSIER • 183


MERCATO DELLE COSTRUZIONI

project financing e il partena-

riato pubblico-privato, snellire le procedure per le pratiche urbanistiche con la formula del silenzio-assenso e soprattutto improntare una “campagna di sensibilizzazione” per far capire che la casa è l’unico vero investimento sicuro e redditizio. Per far ciò, bisogna non parlare più di tassa patrimoniale, ma anzi occorrerebbe provvisoriamente detassarla, magari con Iva al 4% per 12 mesi». Ance Liguria ha sempre ritenuto poco efficace il piano casa varato. Quali modifiche nello specifico sono necessarie? «Il piano casa adottato dalla Regione è deludente quanto all'ampliamento e tutto sommato accettabile per la demolizione e la ricostruzione. Ance

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Gli interventi prioritari consistono nel far partire al più presto gli investimenti pubblici “promessi” ormai da anni

chiedeva che fossero ammesse all’ampliamento le strutture produttive chiarendo il regime per gli immobili condonati. Nel nuovo disegno di legge della Giunta, il ddl 17, gli aumenti volumetrici sono modesti e insufficienti. Il limite dei 1.000 metri cubi per gli ampliamenti, infatti, risulta veramente minimo. Se poi si interviene sulla demolizione e ricostruzione, ampliando è vero fabbricati industriali con cambiamento di destinazione d’uso, ma limitando pesantemente i volumi, allora credo che il piano casa possa servire, forse solo per qualche artigiano. Le rigidità sulla demolizione e ricostruzione proposte dalla Giunta

dovrebbero essere accantonate». Come valuta allo stato attuale l’azione dell’amministrazione regionale e quali le richieste di Ance? «L’attuale amministrazione regionale, per ora in linea di principio propositiva e d’ascolto, in questi mesi si è comportata di gran lunga meglio della giunta precedente. Ha individuato il tema della semplificazione normativa come un ambito preciso di intervento, condividiamo e abbiamo formulato proposte. È importante che, ai buoni propositi, seguano i fatti: piano casa, modifica social housing, edilizia scolastica, project financing e opere pubbliche».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Alessandro Bocchio

Semplificare le regole per rilanciare l’edilizia Un patto tra operatori e pubblica amministrazione per l’edilizia privata e il rilancio degli investimenti in opere pubbliche potrebbero, insieme, far ripartire il mercato delle costruzioni. Lo sostiene il presidente degli imprenditori edili imperiesi Alessandro Bocchio Francesca Druidi

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Alessandro Bocchio, presidente di Ance Imperia e della sezione edili di Confindustria Imperia

dati statistici parlano chiaro per il territorio di Imperia: gli indicatori relativi al settore edile registrano segnali pesantemente negativi e non si scorgono ancora indici incoraggianti di ripresa. Come riportato da Alessandro Bocchio, numero uno di Ance Imperia, le imprese iscritte alla Cassa Edile d’Imperia sono, tra il 2009 e il 2010, diminuite da circa 822 a 790, mentre il numero degli operai è passato da 3382 a 3045. Rispetto al 2007, l’investimento in gare d’appalto per lavori pubblici nella provincia è diminuito nel 2008 di circa il 20% (da 55.900.000 a 44.800.000 euro). «Per quanto riguarda il 2010 – aggiunge Alessandro Bocchio – sebbene dal 2009 i dati a nostra disposizione non risultino completi per poter dare un’indicazione precisa sui lavori effettivamente appaltati, a seguito delle importanti novità introdotte a dicembre 2008 in materia di procedura negoziata, le procedure aperte e ristrette, nonché le proce-

dure negoziate con l’onere di pubblicazione del bando, si sono praticamente dimezzate». Quali le maggiori criticità oggi per il settore edile? «Per i lavoratori espulsi dal nostro mercato, neanche la cassa integrazione guadagni, peraltro molto utilizzata, è riuscita a offrire un sufficiente riparo. A ciò si aggiungono i problemi diretti con le stazioni appaltanti - con cui è sempre più necessaria una collaborazione stretta e sinergica - spesso inerti, in ragione dei limiti posti dalle leggi nazionali. Il problema dei ritardati pagamenti sta poi mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese di costruzioni, soprattutto quelle piccole e medie che, a fronte di lavori regolarmente

eseguiti, non ricevono i pagamenti dovuti dalla Pa. I tassi di interesse, dove applicati, in caso di ritardo, non garantiscono alle imprese livelli di risarcimento in grado di compensare i maggiori costi sostenuti. Di fatto, le aziende di costruzioni pagano una tassa aggiuntiva per fare credito alla pubblica amministrazione». Sul fronte creditizio? «Vi è il grave razionamento inferto dal sistema bancario, a questo settore più che ad altri, che sta mettendo in ginocchio le imprese. Nel complesso, vanno poi evidenziati ulteriori problemi come la forte riduzione di risorse per investimenti in infrastrutture, il mancato avvio del programma di opere medio-piccole, le norme fiscali, come l’Iva sull’invenduto, che danneggiano ingiustamente il settore, l’eccesso di norme in materia di appalti, l’assoluta assenza di barriere all’ingresso sul mercato per le imprese del settore, i capitolati d’appalto con prezzi inadeguati». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 185


MERCATO DELLE COSTRUZIONI

Il problema dei ritardati pagamenti dalla pubblica amministrazione sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte imprese di costruzioni

Quali soluzioni sarebbero necessarie? «C’è bisogno di una scossa forte per crescere di più. Serve affrontare e rivedere, a livello centrale, i rigidi criteri del Patto di stabilità e crescita, differenziando in maniera netta la spesa corrente con gli investimenti in conto capitale, che costituiscono il rilancio dell’economia nazionale, tagliando gli sprechi delle pubbliche amministrazioni e pagando le imprese in tempi definiti e precisi e non il contrario, come sta accadendo adesso. Solo un patto forte tra operatori e Pa per il rilancio dell’edilizia privata, che deve essere di assoluta qualità architettonica, e il rilancio degli in-

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vestimenti in opere pubbliche, anch’esse di qualità, potranno garantire la ripresa del mercato ormai fermo da mesi». Come valuta la situazione per quanto attiene il mercato immobiliare? «Alla crisi degli investimenti nelle piccole opere infrastrutturali del territorio, le uniche a poter garantire la capacità competitiva del comparto, si è aggiunta una crisi profonda del mercato immobiliare, che ha sempre agito in funzione anticiclica rispetto ai lavori pubblici. Come emerge dal Comitato consuntivo misto dell’Osservatorio del mercato immobiliare provinciale, l’andamento generale del mercato immobiliare della provincia d’Imperia, nel secondo semestre 2010, evidenzia un ulteriore protrarsi della scarsa numerosità delle vendite. Anche la Legge regionale n. 49/2009, sul muro delle complicazioni normative e della frammentazione delle competenze, non ha dato i risultati sperati: servono misure per semplificarne l’attuazione, misure alle quali l’Associazione costruttori edili

della Liguria sta intensamente lavorando, proprio in questi giorni, con l’amministrazione regionale». Quale impegno chiedete alle istituzioni? «Il 1° dicembre gli Stati Generali delle costruzioni, tra cui la nostra Associazione, si sono riuniti per lanciare un nuovo e pressante grido di allarme per il settore, piegato da una crisi senza precedenti, da cui emerge un quadro di assoluta gravità, chiedendo al governo e a tutte le forze politiche un forte impegno per il rilancio delle costruzioni. La prima cosa da fare è sicuramente cambiare le regole: ci vogliono poche norme, chiare e facilmente applicabili, altrimenti il meccanismo si inceppa. Inoltre, l’inasprimento delle sanzioni in caso di ritardo dei pagamenti, oltre a garantire un migliore indennizzo alle imprese, potrebbe dare una spinta per migliorare l’efficienza della Pa e rendere più tempestivi i pagamenti. Non chiediamo soldi in più, ma di far partire le opere che già sono state approvate».


Guido Lodigiani

Migliorano le prospettive ma non è ancora rilancio Transazioni immobiliari in aumento a Genova. Tiene il mercato del lusso. Ma resta il tema dell’assorbimento del nuovo realizzato, ancora superiore alla domanda. Guido Lodigiani, direttore dell’ufficio studi Gabetti, fa il quadro del mercato immobiliare in Liguria Francesca Druidi

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l 2011 dovrebbe essere un anno per investitori. Soggetti e società che si muovono in anticipo rispetto al mercato, con una conoscenza delle tendenze e dei valori superiore alla media, capaci di sfruttare al massimo le occasioni presenti». Così Guido Lodigiani (nella foto), direttore dell’ufficio studi Gabetti, prospetta il trend del mercato immobiliare in Liguria per l’anno appena iniziato. Come sarà allora il 2011 per il mercato immobiliare in Liguria? «Le politiche creditizie dovrebbero rimanere prudenti, frenate dall’innalzamento dei tassi di morosità nel pagamento delle rate dei mutui. Rimane di fondo il tema dell’assorbimento del nuovo realizzato, ancora superiore alla domanda. Un 2011 migliore del 2010, quindi, con molta strada ancora da percorrere». Qual è la situazione nel capoluogo di regione? «A Genova si è registrata una flessione delle quotazioni pari al

2,4% nel secondo semestre del 2010, l’andamento è risultato abbastanza omogeneo a quello degli altri capoluoghi. Per il 2011 sono previsti un -2% sul fronte prezzi e un aumento dell’8% per quanto riguarda le transazioni». Qual è stato l’andamento nel 2010 del mercato delle locazioni nelle località più turistiche? «A Santa Margherita Ligure le quotazioni hanno tenuto, soprattutto sulla fascia top. Vi è stata, invece, una contrazione dei canoni anche nell’ordine del 10%. Il quadro complessivo vede proprietari, non bisognosi, arroccati sulle proprie pretese e tempi di vendita che possono superare l’anno. La clientela mostra una prevalenza di milanesi e un ritorno di investitori russi e arabi, alla ricerca di ville indipendenti prestigiose, vista mare o accesso mare». Il 2010 ha mostrato un positivo incremento di trattative? «Sì, la tipologia più cercata nel segmento di lusso, secondo le indicazioni delle agenzie Santandrea, è la villa monofami-

liare. Fra le caratteristiche richieste all’immobile prevale la ricerca di una vista panoramica, la presenza di terrazzi spaziosi e di box. In centro, nella zona Porto o nella seconda fila, le quotazioni medie sono intorno agli 8mila euro al metro quadrato. A 600-700 metri dal mare è situata la zona meno ambita, con immobili del dopoguerra, spesso fatiscenti, trattati in media sui 4mila al metro quadrato. Quotazioni in leggera flessione nella rinomata Alassio, con rivisitazione anche dei valori massimi. C’è una forte variabilità di prezzi da quelli top del centro storico, mare e “budello”, ad altre zone magari con palazzi brutti in vicoli stretti, sull’Aurelia o in zone periferiche. Per soluzioni fronte mare si spendono dai 10 ai 12mila euro al metro quadrato. Le richieste dei proprietari sono superiori ma diventa poi molto difficile vendere». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 187


IMMOBILIARE

La location incentiva la compravendita Forse perché la crisi ha destabilizzato il mercato immobiliare, oggi più di prima, a essere premiato è il prodotto di qualità, ben ubicato. L’esperienza di Gianfranco e Tiziana Traversa della Selfimm Giulio Conti

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ome ogni ambito legato alla produttività economica, il settore immobiliare ha vissuto un momento di critica empasse da cui pare stia rinsavendo. Ma, a dispetto delle precedenti aritmie registrate dal circuito di valorizzazione degli immobili, a detta di Tiziana Traversa, amministratore delegato della Selfimm, azienda conduttrice di iniziative di edilizia immobiliare, «lo stallo in cui verte il mercato immobiliare, questa volta è conseguente alla crisi finanziaria, dovuta in gran parte a quella che negli Stati Uniti chiamano dei subprime». Con l’improvvisa impennata dei tassi di interesse per i mutui per la casa, gli acquirenti che avevano accettato le offerte bancarie superiori all’effettivo valore d’acquisto dell’immobile, si sono ritrovati, numerosi, nella lista degli insolventi. «Anche se con differenti dinamiche, l’Italia ha vissuto il medesimo fenomeno – afferma Gianfranco Traversa, fondatore della Selfimm – dovuto in primis a operazioni bancarie ad alto rischio di indebitamento, purtroppo

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sottostimato, ed esploso nell’attuale instabilità del sistema creditizio». L’offerta è quindi lievitata insieme ai valori degli immobili ma «contrariamente a quanto accaduto in precedenti recessioni del mercato, i prezzi non sono crollati – asserisce la dottoressa Traversa – piuttosto hanno subito un effetto stabilizzante. Il dato indiscutibilmente veritiero che è emerso da tale situazione è che, oggi più di prima, ad essere premiato è il prodotto di qualità: chi ha la disponibilità e vuole una bella casa è ancora disposto a pagarla per il valore riconosciuto». Cosa accade allora a chi ha perso il proprio patrimonio o credenziali per l’accensione di un mutuo? «Chi purtroppo

non ha i mezzi e non trova credito, rinuncia con rammarico all’acquisto della casa anche perché è consapevole di quanto l'affitto rappresenti solo un costo. Il pagamento delle rate del mutuo, invece, è vissuto, giustamente, come creazione del patrimonio familiare». Secondo i resoconti della Selfimm, sempre più orientata nella ricerca, selezione, organizzazione e conduzione di iniziative immobiliari su tutto il territorio nazionale, «a Genova, così come in molte altre città, la crisi ha colpito la fascia media e medio bassa, mentre la fascia alta ha solo avuto una fase riflessiva – riferisce Gianfranco Traversa –. Le famiglie con redditi più

In foto, Gianfranco e Tiziana Traversa della Selfimm con sede a Genova ma attiva su tutto il territorio nazionale. www.selfimm.it


Gianfranco e Tiziana Traversa

Sopra, prospetti di immobili diretti dalla Selfimm

bassi, sono disposte a fare qualche sacrificio se il differenziale fra canone d'affitto e rata di mutuo non è eccessivo». Per questo i professionisti riuniti nella Selfimm, una volta selezionato il potenziale intervento di frazionamento, sviluppo e investimento, realizzano, in proprio o in partecipazione con i proprietari dell’immobile e partner, l’iniziativa immobiliare riunendo professionalità, esperienze e

capitali necessari. «Dopo più di venticinque anni di attività, la Selfimm è in grado di offrire soluzioni e servizi a privati, banche ed enti, per la valorizzazione dei loro patrimoni immobiliari, assumendosi la responsabilità del risultato – continua il titolare –. A conti fatti, in tutti questi anni siamo riusciti a costruire, ristrutturare e vendere oltre 300 mila metri quadrati di immobili presenti nelle maggiori città

italiane, per un fatturato superiore ai 300 milioni di euro». Operando in ristrutturazioni e frazionamento di immobili esistenti, attivi nello sviluppo e valorizzazione di aree immobiliari scelte ad hoc in base alla finalità progettuale, per la Selfimm le dinamiche di compravendita sono innanzitutto legate alla location. «L’ubicazione dell’immobile è per noi molto importante – afferma l’amministratore – perché rappresenta l’elemento premiante in momenti di crisi o di stasi del mercato». Tra i recenti programmi immobiliari della Selfimm compare infatti il progetto di un complesso di un centinaio di appartamenti nella splendida costa di Andora, in provincia di Savona, oltre ad un albergo, con beauty farm e spiaggia privata. «Si proporrà fra le offerte più attraenti della riviera di ponente ma con prezzi più interessanti rispetto alle località limitrofe». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 189


COSTRUZIONI SOSTENIBILI

Il green building è alle porte

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l tema della sostenibilità ambientale degli edifici La crescente attenzione all’impatto chiama direttamente in ambientale coinvolge anche il settore edile, causa tutta la filiera delcon riqualificazioni degli edifici esistenti l’edilizia per il peso che tale fie “nuove costruzioni verdi”. Il punto liera comporta nei consumi energetici e nelle emissioni di di Francesco Medri e Roberto Cavanna CO2 in atmosfera. La Direttiva del Rina, esperti in certificazione energetica 2002/91/CE stima che, nell’Unione Europea, gli edifici asLucrezia Gennari sorbano una quota del consumo finale totale di energia pari al 40% e producano il 35% circa di emissioni di gas a effetto serra in atmosfera nel loro ciclo di vita. Questa “criticità” si può trasformare in un’opportunità in termini di contributo positivo che tale filiera può dare a patto di adottare approcci culturali e tecnici adeguati. Oggi, 190 • DOSSIER • LIGURIA 2011

infatti “costruire sostenibile” non è soltanto una scelta progettuale ma una necessità che avrà come conseguenza la riorganizzazione di tutta la filiera del settore delle costruzioni verso un nuovo modo di operare che impegnerà tutti gli stakeholder: Pubblica amministrazione, sviluppatori, progettisti, imprese di costruzioni, produttori di materiali e componenti fino all’utente finale. Facciamo un punto su questo tema quanto mai attuale e delicato con il dottor Roberto Cavanna, direttore della divisione certificazione e l’ingegner Francesco Medri, responsabile immobili e infrastrutture per la divisione certificazione del Rina. Il Rina


Francesco Medri e Roberto Cavanna

Sopra Roberto Cavanna direttore della divisione certificazione del Rina. Nella pagina successiva è con Francesco Medri, responsabile immobili e infrastrutture per la divisione certificazione www.rina.org

ha sede a Genova e uffici diffusi su tutto il territorio nazionale. Quali parametri vengono tenuti in considerazione nella certificazione degli edifici? Francesco Medri: «Vengono valutati diversi parametri, innanzi tutto il sito di costruzione. Nel caso in cui si debba certificare una nuova costruzione è bene iniziare già dall’attività di cantiere, valutare le procedure di realizzazione, gli accorgimenti usati per un’edificazione sostenibile che riduca l’impatto di polveri verso l’esterno. Importante è anche l’orientamento rispetto al sole della nuova costruzione, in funzione del quale l’edificio può essere più o meno in grado di produrre energia. Un altro fattore è quello dei materiali utilizzati, sia rispetto alla tipologia, per esempio sugli ag-

gregati si valutano i contenuti di riciclato che vanno a impattare meno sull’ambiente, sia anche rispetto alla loro provenienza. Esiste a questo riguardo un protocollo che prevede, per l’utilizzo di materie prime provenienti dalla stessa regione del sito di costruzione che vengano assegnati dei punteggi maggiori: la costruzione è più sostenibile perché si movimentano meno le merci. Fondamentale è anche la sostenibilità dell’interno dell’edificio: quindi le attività di raffreddamento e riscaldamento, di scambio di calore devono avvenire mediante sistemi che siano il più naturale possibile». Tali parametri definiscono il cosiddetto “green building”? F.M.: «“Green Building” o “co-

struire sostenibile” è l’insieme di tutte le metodologie atte a valutare le prestazioni energetico ambientali dello sviluppo di un progetto immobiliare nella totalità del suo ciclo di vita, dallo studio preliminare di fattibilità alla progettazione, al commissioning degli impianti fino all’esercizio, avendo come riferimento standard di valutazione internazionali che considerano aspetti quali appunto il sito di costruzione, i materiali utilizzati e le risorse consumate, l’impatto ambientale, la qualità ambientale interna. I vantaggi potenziali del “Green Building” si possono coniugare nelle 3 P: People, Planet e Profit ovvero benessere delle persone, dell’ambiente e guadagno della filiera delle costruzioni in termini di un valore aggiuntivo di mercato del bene costruito (10% circa), maggiore liquidabilità del bene stesso e un significativo risparmio sui consumi finali in esercizio (30% circa) rispetto alle tecniche tradizionali». Questo per quanto concerne le nuove costruzioni. In che modo, invece, la certificazione energetica interessa anche gli edifici già esistenti? Roberto Cavanna: «Attualmente in Italia la certificazione energetica interessa soprattutto gli edifici già esistenti. I fondi immobiliari hanno programmi molto importanti di riqualificazione del loro patrimonio immobiliare. Questo significa studiare la struttura del palazzo, individuare quali miglioramenti impiantistici, di coibentazione, LIGURIA 2011 • DOSSIER • 191


COSTRUZIONI SOSTENIBILI

Al servizio del mondo industriale e della collettività Il Rina è una delle più antiche società di classificazione e di certificazione al mondo. Fondato a Genova nel 1861 per servire le esigenze del mondo marittimo, il Rina ha progressivamente ampliato i suoi campi di attività, diventando una società multinazionale. Oggi mette a disposizione la sua esperienza e competenza attraverso un’ampia offerta di servizi tesi ad aiutare l’industria e la comunità a migliorare le attività e la qualità della vita. Il Rina opera nei settori dell’ambiente, dell’energia, dei trasporti, della logistica, della sicurezza, della qualità e della responsabilità sociale. Nell’ambito del Real Estate, oltre alla certificazione energetica il Rina offre altri servizi quali, in fase di progettazione e costruzione, diagnosi energetiche per l’analisi di efficienza del sistema edificio/impianto e verifica della classificazione energetica raggiungibile; studi di fattibilità energetico - ambientale per nuove costruzioni e/o riqualificazione di edifici esistenti. In fase di gestione dell’edificio, offre servizi di due diligence tecnico-abilitative, due diligence impiantistiche, due diligence ambientali.

d’involucro anche, si possono rato progetti come il “patto dei mercato estero, siamo tenfare, allo scopo di ridurre i costi di gestione, nonché di aumentare il valore teorico dell’immobile nel momento in cui venisse venduto. Quella sui palazzi già esistenti rappresenta la percentuale più alta anche della nostra attività». L’attenzione all’impatto ambientale è una realtà sempre più radicata nella nostra cultura. Comincia secondo voi ad aumentare il numero di costruzioni sostenibili? Quali sono le prospettive in questo senso? R.C.: «Il processo è ancora all’inizio. Le prospettive però sono senz’altro positive: oltre all’attenzione degli operatori immobiliari c’è anche una pressione positiva da parte dell’Unione europea che ha va-

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sindaci” o lo “smart city” mirati a promuovere proprio le iniziative di miglioramento ambientale degli edifici. Non mi riferisco solo a progetti strutturalmente importanti come quelli programmati dai fondi immobiliari, ma anche a interventi più piccoli realizzati persino dal singolo condominio che, se eseguiti su larga scala, possono raggiungere anche notevoli riduzioni delle emissioni di CO2». L’attività di certificazione del Rina si limita solo al territorio italiano o si espande anche all’estero? R.C.: «Siamo organizzati in Italia con la sede a Genova e 40 uffici diffusi su tutto il territorio ed una rete estera che si articola in 120 uffici. Sul

denzialmente più attivi nell’ambito delle nuove costruzioni che non nella riqualificazione. Alcune nazioni prevedono piani immobiliari di nuove costruzioni molto importanti e stanno imponendo proprio in maniera cogente anche l’attenzione all’efficienza energetica degli edifici, tanto che riceviamo da colleghi brasiliani richieste di aiuto e stiamo cercando di portare là maggiori forze per far fronte alla domanda. Tutte le costruzioni che ruoteranno intorno ad eventi quali le Olimpiadi a Rio De Janeiro e i prossimi mondiali di calcio in Brasile, inoltre, dovranno seguire i protocolli di sostenibilità ambientale».


EDILIZIA

Artigianalità e innovazione nel rispetto dell’ambiente

L’edilizia italiana cresce nel segno della specializzazione, della sicurezza e del rispetto per l’ambiente. Il caso della SaDem Costruzioni di Marco Demonte Erika Facciolla

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ome altri settori produttivi, quello edile sta attraversando un periodo di profondo cambiamento, fomentato dalle norme sempre più stingenti volte ad aumentare la sicurezza sui cantieri e a prevenire il fenomeno del lavoro nero. Le aziende del settore che adottano comportamenti “virtuosi” in tal senso sono spesso le stesse che il mercato premia maggiormente. Ma non basta. Perché la concorrenzialità delle aziende rimanga alta, è necessario un continuo aggiornamento delle risorse e una costante specializzazione a tutti i livelli del ciclo produt-

tivo. In questo senso, l’esperienza consolidata nel campo e la possibilità di fare affidamento su una struttura organizzativa solida e un team di collaboratori altamente qualificati, sono elementi fondamentali per il successo di un’impresa. Un esempio eloquente è rappresentato dalla SaDem Costruzioni, società edile nata all’inizio degli anni Novanta su iniziativa di Marco Demonte. L’azienda opera nel campo dell’edilizia residenziale con la progettazione e costruzione di edifici nuovi e la manutenzione, ristrutturazione e restauro di edifici esistenti compresi quelli storici e monumentali. Nel campo

dell’edilizia non residenziale l’impresa si occupa di costruzione, ristrutturazione e manutenzione di fabbricati industriali e commerciali, edifici di culto ed edifici pubblici. Ed è proprio Marco Demonte a parlarci di questa interessante realtà produttiva. Partendo dalla multisettorialità della vostra professione, quali sono le linee operative sulle quali la SaDem basa i propri interventi? «Un attento esame della commessa che si articola in distinti aspetti operativi, preparazione del-

In basso, il geometra Marco Demonte. www.sademcostruzioni.it


l’offerta, preparazione del programma d’intervento, selezione del personale e delle squadre di operai specializzati per ogni settore d’intervento. Ovviamente il buon esito è dettato dall’impegno prestato durante il corso dell’opera, dalla costante analisi dei costi e dal controllo in fase d’opera del buon esito esecutivo». Quali sono i punti di forza che distinguono l’azienda sul mercato? «L’affidabilità e la competenza maturati in quasi vent’anni di attività, uniti al rispetto rigoroso della normativa vigente in materia edilizia e di sicurezza e salute dei lavoratori. Oggi, però, il mercato sta diventando più esigente ed è fondamentale essere sempre aggiornati sulle nuove disposizioni di legge in materia di sicurezza sul lavoro e in materia ambientale. Ecco perché tendiamo a investire su professionisti esterni specializzati in ogni ambito». Qual è l’approccio con cui affrontate ogni nuovo progetto? «L'attenzione costante alla massima qualità del lavoro, garantita da severi controlli di tutte le fasi, la cura adottata nella ricerca dei materiali più idonei, il rispetto dell’ambiente, la predisposizione alle novità e alle tendenze del mercato. Ogni nuovo progetto viene attentamente valutato per quanto riguarda la fattibilità e l’impatto economico-finanziario sull’impresa, in modo da realizzare l’opera secondo i migliori canoni». Edilizia civile in Liguria: quali sono le più recenti mi-

gliorie sul territorio e dove ancora bisognerebbe intervenire? «In una delle zone paesaggisticamente più importanti, quali quelle del golfo centrale di Alassio, sono in corso i lavori di costruzione di ville residenziali particolarmente interessanti per la loro posizione panoramica. L’intento è quello di realizzare delle ville rispettose della vocazione agricola del territorio e di eseguirle nel pieno rispetto dei terrazzamenti. Con filosofia analoga, bisognerebbe intervenire anche in qualche altro luogo come il compendio di Punta Murena che riteniamo dovrebbe trovare adeguate risposte progettuali». Allargando il discorso all’edilizia urbana in generale, quali sono le criticità e le eccellenze che ravvisa attualmente nel settore? «Spesso si riscontra una scarsa attenzione verso il recupero del patrimonio storico, gli antichi borghi e l’edilizia rurale dell’entroterra. Una mirata regolamentazione di salvaguardia del patrimonio dei centri storici, accompagnata da incentivi economici e volumetrici, darebbero, senza dubbio, interessanti spunti di investimento». Il progresso tecnologico ha messo in ombra molti aspetti dell’artigianalità. Quali sono, secondo lei, i vantaggi e quali i disagi indotti? «Nella mia filosofia professionale permane una certa cautela di fronte alle nuove risorse che la tecnologia offre. Certo che le tecnologie costruttive e i nuovi materiali che troviamo in com-

mercio, in alcuni casi, accelerano il processo operativo, riducono i tempi e costi e aumentano la sicurezza sul lavoro. Ma non bisogna dimenticare l’importanza e il valore dell’artigianalità». Cosa intende esattamente? «Nei vari cambi generazionali, le specializzazioni tendono a disgregarsi; occorre che tutti noi, supportati dalle associazioni di categoria, facciamo un grande sforzo nel rivalutare e mantenere il patrimonio culturale dell’artigianalità. Questa è la ricetta vincente per essere sempre competitivi».

Sopra, realizzazioni varie della SaDem Costruzioni di Ceriale (SV) progetto della Sagnelli Associati Milano Arch. Marco M. Sagnelli

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CASINÒ DI SANREMO

Restyling contro la concorrenza Casinò in discesa. Ma sono già pronte le strategie per lanciare una casa da gioco «rinnovata e capace di offrire ogni tipo di intrattenimento senza dimenticare le sue peculiarità tradizionali». Il bilancio del presidente, Donato Di Ponziano Michela Evangelisti

I Donato Di Ponziano, presidente del Casinò di Sanremo

l Casinò di Sanremo, così come altre case da gioco italiane, ha attraversato anni difficili, dovuti alla recessione, alla crisi economica nazionale e internazionale ma anche al proliferare delle offerte di gioco nelle strutture ricettive sul territorio, molto diversificate, sino ad arrivare alle lotterie istantanee. «Si è dovuto fronteggiare, e si dovrà ancora farlo, una concorrenza senza eguali con l’arrivo sul mercato delle video lottery, che incideranno in maniera negativa sul fatturato delle sale delle slot machines – spiega il presidente, Donato Di Ponziano –. Abbiamo contenuto in maniera considere-

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vole il decremento, razionalizzando costi e risorse e cercando un difficile equilibrio tra l’esiguità degli investimenti, la necessità di non incidere sul nostro azionista di riferimento, il Comune di Sanremo, e la volontà di completare lo sviluppo aziendale». Attualmente il Casinò mantiene in qualche misura il suo scopo, quello cioè di offrire e garantire benessere agli abitanti della città che lo ospita? «Nonostante l’attuale situazione la casa da gioco rappresenta un volano economico-turistico e ha sempre inciso in maniera positiva sul benessere del comprensorio. Negli ultimi vent’anni ha versato al Comune 800 milioni di euro; solo nel 2010, nonostante le difficoltà, ha corrisposto 27 milioni di euro, una cifra importante inserita nel bilancio comunale, che ricade direttamente a beneficio della comunità. Al tempo stesso siamo riusciti a organizzare eventi e meeting che

hanno portato in città migliaia di presenze. Uno fra tutti è stato l’European poker tour, unica tappa italiana, che ha portato nelle sale e nelle strutture ricettive sanremesi più di ventimila presenze in pochi giorni. L’Hold’em poker è stata una scelta premiante, che ha visto il primato del nostro casinò. Già nei primi mesi del mio mandato con il Cda abbiamo scelto di ospitare tornei a livello nazionale e internazionale, che hanno richiamato a Sanremo tanti giovani appassionati. Attualmente ospitiamo tornei a cadenza settimanale, che assicurano positive ricadute in termini economico-turistici sul comprensorio». Quali strategie sono necessarie per rilanciare il Casinò? «Mancano le risorse per finanziarne il rilancio. Per questo abbiamo presentato il piano degli investimenti all’azionista di riferimento e alle organizzazioni sindacali, per poter patrimonializzare adeguatamente la società, adempimento propedeutico al piano d’impresa, già in corso di predisposizione e che verrà presentato nei prossimi mesi. Le scelte strategiche del


XxxxxxxDi Xxxxxxxxxxx Donato Ponziano

piano sono mirate alla conservazione dei giochi tradizionali, carattere distintivo dei casinò, al perseguimento delle nuove opportunità che si presentano sul mercato, al miglioramento dell’immagine della casa da gioco e all’organizzazione di diversificati tornei con montepremi di ogni tipo. Sarà un cambiamento radicale per rendere competitiva l’azienda. La manovra economica che abbiamo richiesto all’azionista di riferimento dovrebbe avere un valore pari a 40 milioni di euro, che verranno suddivisi in 35 milioni di euro per l’area giochi e 4,5 per interventi strutturali; per l’acquisizione e l’esercizio delle video lotteries potrebbero essere necessari 5 milioni di euro, anche se l’intervento sarà attuato gradatamente, in base alle risposte del

Nonostante l’attuale situazione la casa da gioco rappresenta un volano economico-turistico e ha sempre inciso in maniera positiva sul benessere del territorio

mercato». In sintesi quali interventi sono previsti? «È stato previsto il restyling dell’area slot, con un incremento delle macchine del 20%, e quello delle sale dei giochi tradizionali, con la modifica degli arredi. Vorremmo dedicare sala De Santis ai giochi americani e sala Gio Ponti al poker ma anche ai grandi eventi; si dovranno realizzare la copertura definitiva del roof garden e la ristrutturazione della sala Biribissi, che sarà dotata di due entrate e di una terrazza. A questo si deve aggiungere la grande at-

tenzione al gioco on line con l’adeguamento del sito web per renderlo più adatto ad accogliere nuovi giochi e con la creazione di un’area on line accanto a quella slot. Quello che si delinea nei nuovi programmi è un casinò rinnovato, moderno e funzionale, capace di offrire ogni tipologia di intrattenimento senza dimenticare la sua tradizione e le sue peculiarità in termini di gioco». Da poco avete effettuato una trasferta in Egitto per cercare gruppi imprenditoriali in grado di investire su Sanremo e nuove possibilità LIGURIA 2011 • DOSSIER • 201


CASINÒ DI SANREMO

di posizionare all'estero il vostro brand. Quali prospettive sono emerse? «Con il sindaco Maurizio Zoccarato e il presidente della Sanremo promotion Giorgio Giuffrà abbiamo visitato Il Cairo e Marsa Alam, ponendo le basi per concrete relazioni commerciali con partner consolidati a livello mondiale. Presentando le bellezze della città, della riviera e del suo clima, della storia della casa da gioco, dei prodotti del territorio, abbiamo destato l’interesse di imprenditori che ogni giorno investono movimentando fatturati veramente da record: un primo passo verso progetti che, se opportunamente sviluppati, potrebbero davvero rappresentare un’occasione importante per il nostro territorio». Ha annunciato le sue dimissioni a partire dall’1 marzo. Può tracciare un breve bilancio della sua attività in questi anni? «Nei tre anni e mezzo di mandato sono stati risolti problemi gestionali organizzativi e di controllo interno che hanno posto le basi per una più razionale organizzazione del personale e delle risorse. Mentre le altre case da gioco hanno ottenuto investimenti diretti dagli azionisti, il Casinò di Sanremo ha fronteggiato la crisi e la concorrenza del mercato attingendo al suo budget ordinario, contraendo i costi per non gravare sull’azionista di riferimento. Non appena è stato emanato il decreto Abruzzo si è operato per fronteggiare il pe202 • DOSSIER • LIGURIA 2011

L’arrivo sul mercato delle video lottery inciderà in maniera negativa sul fatturato delle slot machine

ricolo delle Vlt, coinvolgendo i rappresentanti sindacali e, primo tra tutti i casinò, riuscendo a ottenere rapporti diretti con Aams e con il presidente della commissione Finanze della Camera dei deputati, Gianfranco Conte. Abbiamo realizzato l’informatizzazione della sala slot tramite il sistema “Ezpay”, pagamento elettronico, e modernizzato il parco slot. Ancora, dopo cinquant’anni d’attesa, in collaborazione con l’amministrazione comunale siamo riusciti a effettuare il restyling delle facciate, riportando l’antico colore giallo tenue caratteristico del liberty dei primi anni del Novecento, restituendo alla città e ai nostri visitatori un casinò rinnovato negli arredi, nelle sale e nelle offerte di

gioco». Qual è il suo auspicio per il futuro del Casinò? «Oggi il Casinò di Sanremo è un’azienda capace di affrontare la difficile situazione del mercato, ancora in grado di produrre ricchezza per sé, per la città e per il comprensorio e soprattutto ancora in grado di impostare un programma di sviluppo per i prossimi anni e di affrontare le nuove sfide con la duttilità della sua organizzazione interna più trasparente ed efficiente. Si poteva fare di più? Si può sempre fare meglio. Ma si è lavorato per la trasparenza, la correttezza e con tanti sacrifici; con la stessa passione e determinazione si potrà realizzare ancora molto. È quello che auguro all’azienda».


BIOMASSE

Maggiore attenzione per l’energia da biomassa Per aumentare la disponibilità di biomasse in Italia occorre mettere in atto piani di assestamento forestale con finalità energetiche. Giacobbe Braccio dell’Enea illustra tutte le ricerche condotte dall’ente su questo fronte Renata Gualtieri

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Giacobbe Braccio, responsabile Sezione energia da biomassa dell’Enea

al lato tecnologico – sostiene Giacobbe Braccio, responsabile Sezione energia da biomassa presso l’Enea – la ricerca per il sistema nazionale punta all’utilizzo di biomasse locali per la produzione congiunta di energia elettrica distribuita calore ed energia frigorifera». Altro aspetto fondamentale è la produzione di biocarburanti così detti di seconda generazione ossia basati sull’utilizzo di biomasse lignocellulosiche e alghe ma anche sulla produzione del così detto biometano sia per l’immissione nella rete gas che per il trasporto. Questo è un aspetto fondamentale in quanto sia a livello europeo che nazionale c’è l’obbligo al 2020 di coprire con i biocarburanti il 10% del consumo totale di carburanti. «Non disponendo l’Italia di grandi superfici – continua l’ingegner Braccio – tutto ciò non è semplice soprattutto considerando che non si vuole incidere su prodotti e terreni utilizzati per

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fini alimentari». Quale disponibilità di biomasse ha il territorio italiano? «La disponibilità di biomasse in Italia è di circa 11,5 Mtep all’anno, tale quantità prende in considerazione i residui agricoli (paglie e potature), i residui agroindustriali (sansa, vinacce, lolla, gusci di frutta secca), il legno forestale accessibile, i reflui zootecnici, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e gli scarti di macellazione. Questo valore può essere incrementato se si mettono in pratica piani di assestamento forestale con finalità energetiche, ma soprattutto se si implementa la coltivazione di colture energetiche dedicate su terreni agricoli non remunerativi. Si deve, infatti, rimarcare che la densità per ettaro di una coltura energe-

tica è 10-15 volte superiore a quella di un residuo agricolo». Le materie prime locali riescono a coprire il fabbisogno nazionale? «Ovviamente non si può fare riferimento al consumo finale lordo di energia in Italia (riscaldamento, trasporti, elettricità) che è pari a circa 130 Mtep anno, ma a una frazione di tale consumo che può essere soddisfatto a sua volta dal mix di uso di fonti rinnovabili». L’utilizzo delle biomasse consente di raggiungere un alto rendimento energetico limitando le emissioni di anidride carbonica in atmosfera? «Le biomasse sono rinnovabili perché il loro utilizzo energetico non comporta incremento di CO2 in atmosfera, il bilancio del carbonio è uguale a 0, ovvero quando dalla biomassa si produce energia si rimette in atmosfera la stessa anidride carbonica assorbita dalla biomassa nella sua formazione, semplicemente perché la formazione delle biomasse è riconducibile alla


Giacobbe Braccio

c

La densità per ettaro di una coltura energetica è 10-15 volte superiore a quella di un residuo agricolo

fotosintesi clorofilliana. Le biomasse limitano le emissioni di CO2 quando sostituiscono produzioni energetiche da fonti fossili. Non è quindi una questione di rendimento ma di convenienza: si emette meno CO2 quando ci riscalda o teleriscalda con cippato o pellet come com-

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bustibile in sostituzione di gasolio o carbone». Quali impegni deve rispettare l’Italia per adeguarsi alle politiche energetiche comunitarie? «Gli impegni sono quelli del piano di azione nazionale del Mse che recepisce la direttica 28/2009 della Comunità europea la quale prevede che le rinnovabili soddisfino il 17% del fabbisogno energetico al 2020 pari a 22,3 Mtep, le biomasse contribuiscono con una quota di 9,8 Mtep suddivise in 1,8 Mtep di elettricità, 5,5 Mtep di calore/raffrescamento, 2,5 Mtep di carburanti per trasporto». Cosa condiziona l’approvvigionamento delle biomasse?

«La bassa densità, i costi di raccolta e trasporto, l’umidità e la biodegradazione, a volte la necessità di stoccaggi, i processi tecnologici di trasformazione energetica». Le biomasse possono costituire un vero modello nel campo della produzione energetica rinnovabile e sostenibile? «Le biomasse sono riconosciute come elemento fondamentale non solo per la diversificazione energetica e rispetti ambientali ma anche per l’attuazione di un ampio piano di generazione distribuita. La messa in opera di piccoli impianti di produzione (energia + biocombustibili) diffusi sul territorio, oltre allo scopo di limitazione gli impatti ambientali, è fortemente intesa come opportunità di sviluppo economiche e creazione di nuovi posti di lavoro». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 221


Il futuro sempre più green

U

A lato, Michele Viola. Le altre immagini illustrano alcune realizzazioni della MG Viola di Finale Ligure (SV) www.mgviola.com

tilizzare le risorse naturali per superare il problema energetico e tutelare l’ambiente: è questo l’imperativo che l’Italia deve imporsi per compiere quei passi decisivi verso l’inevitabile conversione alle energie rinnovabili. Dal suo canto l’Unione Europea sta cercando di aumentare l’uso di queste risorse per limitare la dipendenza dalle fonti energetiche fossili convenzionali, responsabili della maggior parte delle problematiche ambientali derivanti dal loro utilizzo. Sono molte le aziende operanti nel settore che stanno cercando di promuovere tale cambiamento. Una di queste è la Mg Impianti fondata nel 1989 da Giovanni e Michele Viola. L’attenzione per l’ambiente, la proposta di mezzi alternativi di produzione dell’energia sostenibili nel tempo e il risparmio energetico, sono sempre stati obiettivi prioritari e perseguiti da tutti i pro-

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Un potenziale energetico non sfruttato: la situazione italiana raccontata da Michele Viola titolare della Mg impianti Erika Facciolla

fessionisti della Mg Impianti. Michele Viola spiega le dinamiche del settore. Qual è la situazione rispetto all’utilizzo di energie rinnovabili? «Il concetto e l’utilizzo delle fonti rinnovabili è in profonda e costante mutazione. Ma mentre una volta veniva vissuto come uno slancio ambientalistico, oggi, grazie agli incentivi del conto energia e altri meccanismi incentivanti

che si sono alternati nel corso degli anni, il gruppo delle “rinnovabili” è diventato economicamente più “appetibile”, fino a diventare una vera e propria fonte di investimento». Quali sono i limiti dell’Italia nell’utilizzo delle energie rinnovabili? «Nonostante questi passi avanti in Italia si resta indietro, benché il territorio si pre-


Michele Viola

sti molto all’uso delle rinnovabili. E purtroppo la Liguria non si discosta da questo fenomeno e i clienti sono in generale abbastanza diffidenti rispetto alla bontà del prodotto a livello soprattutto economico». Dagli anni Novanta a oggi, quali sono state le principali tappe evolutive che hanno condotto la MG Viola verso partnership di rilievo come quella con Toshiba, Enel e la Regione Liguria? «La scelta dei migliori materiali, le applicazioni delle soluzioni ottimali, le verifiche meticolose sull'intera gamma di prodotti, l'utilizzo di risorse umane e informatiche qualificate e la collaborazione con i più importanti partner italiani ed esteri hanno permesso all'azienda in breve tempo di affermarsi con successo nel settore grazie anche all'ampia gamma di prodotti innovativi, tecnologicamente avanzati e sempre più ecologici e rispettosi dell’ambiente, per rispondere al meglio alle continue evoluzioni e richieste di mercato». Quali servizi siete in grado di garantire e con quale filosofia professionale operate? «Siamo in grado di realizzare progetti per un’ampia gamma di esigenze: dai più piccoli e semplici impianti per le strutture residenziali ai più grandi e complessi impianti delle strutture commerciali. Per noi è importante aiutare il cliente non solo nella scelta

dell’impianto, ma anche nella pianificazione di soluzioni reali, degli interventi manutentivi e dell’assistenza postvendita sull’uso dell’impianto». Attraverso quali dinamiche progettuali perseguite l’iter produttivo? «Si comincia con il sopralluogo per poi passare allo studio con l’ufficio tecnico, che si occupa della fase di configurazione e dimensionamento di qualunque tipologia di impianto». Come avviene la realizzazione di un impianto, ad esempio, per un esercizio commerciale? «Ovviamente, dopo aver conseguito ogni autorizzazione del caso, aver effettuato un piano di sicurezza e direzione lavori, si passa all’installazione vera e propria, seguita dalla messa in opera e dal collaudo finale». Quali strategie occorre adottare per preservare l’estetica del territorio? «Le uniche strategie per non rischiare l’usurpamento del paesaggio, consistono in una oculata “direzione” delle varie amministrazioni, che siano comunali, provinciali regionali e nazionali». A suo parere, cosa dovrebbe fare l’Italia per cogliere questa grande opportunità? «Dare spazio all’innovazione, al risparmio energetico e alle nuove tecnologie finalizzate a questo risparmio, è la scelta unica, obbligata e più giusta per un futuro migliore». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 223


LEGALITÀ

Un approccio interforze per contrastare il crimine La predisposizione di un efficace sistema di contrasto e la professionalità degli operatori impegnati nell’attività anticrimine attestano la leadership dell’Italia a livello internazionale nella lotta alla criminalità. A evidenziarlo è il prefetto Francesco Cirillo Francesca Druidi

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entotto superlatitanti catturati. Beni sequestrati per oltre 15 miliardi di euro e confiscati per una cifra che supera i 3 miliardi di euro. Sono alcuni dei significativi risultati raggiunti, dal 2008 ad oggi, dal coordinamento tra le forze di polizia. A sottolinearlo è Francesco Cirillo, vice capo della Polizia alla guida anche della Direzione centrale della Polizia criminale, una struttura interforze appositamente istituita, nell’ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza, per garantire un ottimale raccordo in materia di contrasto al crimine tra i vari uffici dipartimentali e tra tutte le forze di polizia. «Tale situazione di piena sintonia – prosegue Cirillo – ha consentito di corrispondere in modo ottimale a una serie di esigenze di carattere emergenziale

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che hanno colpito talune aree del paese». Come, ad esempio, il programma anticrimine elaborato per la provincia di Caserta nel 2008, che ha fatto conseguire risultati investigativi di straordinaria rilevanza, diventando un vero e proprio modello di riferimento. Del resto, «la lotta alle organizzazioni criminali, autoctone e straniere, continua a rivestire un’importanza prioritaria nell’azione delle forze di polizia italiane». Come valuta i risultati ottenuti dalle forze di polizia sul fronte della lotta alla criminalità organizzata? «Le organizzazioni criminali, ormai da anni, hanno assunto una dimensione di tipo imprenditoriale. Numerose attività investigative hanno consentito di acclarare profonde infiltrazioni criminali nel settore delle opere e dei finanziamenti pubblici, degli investimenti finanziari, della grande distribuzione, del ciclo dei rifiuti, della gestione dei servizi e degli appalti. Al riguardo, l’azione di contrasto è stata orientata sia in senso preventivo che repressivo». Partiamo da quello preventivo. «Sono stati sollecitati importanti interventi normativi, in particolare in tema di tracciabilità finanziaria ma anche sul sistema dei controlli ai cantieri che, una volta realizzati, hanno reso estremamente più efficace le attività di monitoraggio e di verifica. Quanto all’aspetto repressivo, si è accertato che l’aggressione ai patrimoni mafiosi - e, parallelamente, un rapido ed effettivo utilizzo dei beni


Francesco Cirillo

per finalità istituzionali e sociali - costituisce uno degli strumenti più efficaci nella lotta alle mafie, anche per la valenza fortemente simbolica di tale attività presso l’opinione pubblica. In questo quadro, si inserisce l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Va, inoltre, evidenziata l’istituzione del “Fondo unico giustizia”, dove affluiscono le somme sequestrate alle mafie e i proventi derivanti dai beni confiscati, che consente di rendere immediatamente disponibili tali risorse per le esigenze di giustizia e di sicurezza».

Il sistema di contrasto è orientato verso una sempre maggiore integrazione tra le attività e le risorse delle forze di polizia nazionali e di quelle locali

Ulteriori misure adottate? «Per sottoporre a un monitoraggio specifico e costante gli interventi correlati all’emergenza e alla ricostruzione susseguenti al sisma in Abruzzo e le attività relative all’Expo 2015 di Milano, sono stati istituiti, presso la Direzione centrale della Polizia criminale, due gruppi investigativi interforze ad hoc, rispettivamente denominati Gicer e Gicex. Tali organismi, che operano in stretto raccordo con due sezioni specializzate attivate presso le Prefetture de L’Aquila e di Milano - allo scopo di prevenire possibili infiltrazioni - provvedono al monitoraggio di tutte le attività tese alla realizzazione degli interventi previsti nei due contesti, nonché all’analisi delle risultanze emerse in seguito alle verifiche antimafia e ai controlli presso i cantieri, effettuati in loco. Infine, va ci-

tata l’attivazione, nel corso del 2010, a Torino, Il prefetto Francesco Cirillo, vice capo Milano, Latina, Salerno, Lecce, Reggio Cala- della Polizia e direttore bria e Caltanissetta, presso le competenti Dire- centrale della Polizia zioni distrettuali antimafia, di sette desk inter- criminale forze, organismi interforze di coordinamento informativo e investigativo delle attività tese all’individuazione, al sequestro e alla confisca dei patrimoni della criminalità organizzata». Quali fenomeni criminosi presentano una dimensione transnazionale più vasta? «Il traffico di stupefacenti e il traffico di esseri umani sono i fenomeni criminali che presentano una più evidente, e preoccupante, dimensione transnazionale. Anche il crimine organizzato ha assunto, da tempo, un carattere pienamente transnazionale, in linea con i processi di globalizzazione planetari. Per questo, la situazione im- LIGURIA 2011 • DOSSIER • 237


LEGALITÀ

pone, da parte della comunità internazionale e

delle relative agenzie investigative, un’azione condivisa che, consapevole della necessità di superare i confini nazionali, miri a un continuo rafforzamento delle attività di cooperazione di polizia e all’adozione di strumenti normativi e operativi uniformi e adeguati alla mutevolezza e alla complessità dello scenario». Come si sta muovendo l’Italia nello specifico? «È stata rivolta speciale attenzione alla capillare rete di ufficiali di collegamento e di esperti italiani all’estero. Nella prospettiva di ottimizzarne le attività, massimizzando il valore del prezioso patrimonio informativo da essi garantito, lo scorso mese di settembre è stato istituito, nell’ambito del Dipartimento della pubblica sicurezza, un apposito Comitato (Co.P.S.C.I.P.) di cui fanno parte i vertici di tutte le strutture dipartimentali interessate, per i vari aspetti, alla cooperazione internazionale. È stato, inoltre, attivato un portale internet a essi appositamente dedicato e denominato “Marco Polo” che consentirà di met-

238 • DOSSIER • LIGURIA 2011

tere a fattor comune le specifiche esperienze e le differenti professionalità». Oltre al crimine organizzato, quali altre priorità individua in Italia sul fronte della legalità? «È stata dedicata una specifica attenzione al contrasto alla cosiddetta criminalità diffusa. Su questo fronte, infatti, sebbene, negli ultimi anni, si sia registrata una costante diminuzione dei relativi indici di delittuosità, resta alta, specialmente nei contesti metropolitani, la sensazione di insicurezza nella cittadinanza. Il sistema di contrasto è in questo senso orientato verso una sempre maggiore integrazione tra le attività e le risorse delle forze di polizia nazionali e di quelle locali. Questa è, infatti, la prospettiva perseguita dal legislatore con i “pacchetti sicurezza” e questo è lo spirito che anima i patti per la sicurezza che, oramai diffusi su tutto il territorio nazionale, hanno ampiamente dimostrato l’efficacia di un “modello” basato sulla collaborazione tra le autorità centrali e i diversi livelli di governo del territorio, anche nel delicato settore della sicurezza urbana». Quali sfide per le forze di polizia nel prossimo futuro? «Il nostro Paese, presente in tutte i più importanti organismi di cooperazione di polizia (Interpol, Europol), ha da tempo assunto una leadership ampiamente riconosciuta a livello internazionale. E guardano al contesto mondiale anche i più rilevanti progetti delle forze di polizia per l’immediato futuro. Innanzitutto, l’istituzione, a Caserta, di un centro di eccellenza per la formazione di investigatori di altissimo livello nella lotta al crimine transnazionale; poi la redazione, sotto l’egida delle Nazioni Unite per il contrasto alla droga, al crimine organizzato e al terrorismo, e dell’Interpol, di un manuale, il cosiddetto “Digesto”, che compendi i migliori moduli operativi per la lotta alla criminalità, da condividere, sul piano internazionale, con le diverse agenzie investigative. Non da ultimo, va evidenziata l’organizzazione, nel 2012 a Roma, dell’Assemblea generale Interpol, cruciale momento di incontro e condivisione di programmi e obiettivi dei 188 paesi appartenenti all’organizzazione».


LEGALITÀ

Massima attenzione alle mafie

«A

L’attenzione della politica verso la lotta alla criminalità organizzata si è intensificata dagli anni Novanta a oggi. Secondo la senatrice Roberta Pinotti occorre ora focalizzarsi anche sul contrasto alla corruzione

ttraverso le indagini – spiega Roberta Pinotti, se- Nicolò Mulas Marcello natrice Pd e vicepresidente della commissione Difesa al Senato – è stato dimostrato che c’è rela- tato che dagli anni 90 in poi tutti i partiti zione tra la ‘ndrangheta calabrese e il territo- hanno acquisito una consapevolezza dell’imrio ligure. Certamente non è paragonabile portanza di tenere sempre in primo piano il alla situazione del sud ma bisogna comunque tema della lotta alla criminalità». mettere in atto tutte le azioni per evitare che Il governo ha ottenuto importanti risulquesto fenomeno si espanda». tati. Ma cosa si può fare in più in questa Lei è sulla scena politica dagli anni 90, direzione secondo lei? com’è cambiato da allora l’atteggiamento «Azioni importanti contro la criminalità sono della politica nei confronti della lotta alla state messe in atto a cominciare, ad esempio, criminalità? dal Governo Amato, durante il quale si è «Dagli anni 90 in poi c’è stato un avveni- iniziato un lavoro molto serio che ha portato mento extra politico, ma che ha influito anche alla cattura di boss importanti, cosa che poi sulla politica, rappresentato dalla presenza dei ha proseguito il ministro Maroni in questo media, sempre più importanti nella vita delle governo. C’è quindi una continuità del lapersone. In un certo senso la politica ha colto voro delle forze dell’ordine che va sostenuta il messaggio di dare maggiori risposte sul con- dai governi. Questo credo che sia molto potrasto alle mafie. Bisogna tener conto, però, sitivo. La cosa che manca oggi, e di cui la poche oltre a una risposta immediata occorrono litica dovrebbe tenere conto, è il problema indagini che consentano di avere un quadro della corruzione che è l’humus su cui si ind’insieme sul fenomeno delle infiltrazioni; è serisce la criminalità organizzata e che connecessario che la risposta alla criminalità tenga sente un’espansione radicata e un controllo conto di analisi vero dei processi produttivi ed economici. approfondite, Anche questa deve diventare una priorità, soprattutto per non basta dire inaspriamo il carcere duro e le quanto ri- procedure sui sequestri dei. Sono tutti temi guarda la ma- giustissimi, ma bisogna anche combattere fia, la ‘ndran- alla radice l’espansione della criminalità, non gheta o la solo al sud ma anche al nord». camorra, orgaNella sua regione, la Liguria, la presenza nizzazioni che della criminalità organizzata e in particosono entrate lare della ‘ndrangheta è un dato di fatto. ormai nel tes- Cosa si sta facendo per contrastare questo suto econo- fenomeno? mico. Ho no- «La relazione antimafia del 2006 conteneva

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A sinistra, Roberta Pinotti, senatrice Pd e vicepresidente della commissione Difesa del Senato


Roberta Pinotti

Ho notato che dagli anni 90 in poi tutti i partiti hanno acquisito consapevolezza dell’importanza di tenere sempre in primo piano il tema della lotta alla criminalità

un’analisi molto dettagliata della pervasività di alcune ‘ndrine nel ponente ligure, soprattutto nelle zone di Ventimiglia, Imperia e Sanremo. Ci sono state importanti indagini e la relazione di Anna Canepa, il magistrato che si era occupato di questi temi. Adesso è diventata una consapevolezza più diffusa perché si sono verificati episodi evidenti come locali bruciati o minacce a consiglieri comunali, addirittura nella provincia di Imperia è stato sventato un attentato ai Carabinieri. Nei primi anni il fenomeno era sottovalutato, mi pare che adesso sia nata la consapevolezza che bisogna arginarlo prima che diventi deflagrante. C’è un maggiore coordinamento tra tutti gli attori coinvolti ne vari gradi, dai magistrati alle forze dell’ordine, ma anche i commercianti denunciano sempre più spesso episodi di minacce. Io credo moltissimo nella creazione di una cultura diffusa della legalità e quando ho sentito alcuni politici dire che è meglio non parlare troppo delle infiltrazioni mafiose perché altrimenti si diffama il terri-

torio, purtroppo mi è sembrato di vedere un film già visto. Nessuno vuole diffamare il territorio, ma se ci sono episodi di questo tipo è giusto denunciarli». Quali saranno i prossimi lavori in programma alla commissione Difesa? «Attualmente abbiamo in discussione, come avviene ogni 6 mesi, il decreto sulle missioni internazionali. Un tema importante di cui si sta discutendo, e per il quale sono anche firmataria di una proposta di legge, è la riforma dei codici. Vige ancora in Italia un codice penale di pace e di guerra che risale al 1941. La realtà delle missioni internazionali è completamente diversa e occorre adeguare il codice anche pensando alla salvaguardia delle popolazioni e ai diritti dei popoli. In questi giorni poi si sta raggiungendo l’approvazione di un disegno di legge sulla messa al bando delle “cluster bomb”, di cui io sono prima firmataria. Dal momento che l’Italia ha sottoscritto questo accordo deve adeguarsi». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 241


CONTRAFFAZIONE

Controlli mirati su tutto il territorio Negli ultimi anni nella provincia di Genova si è verificato un aumento del mercato del falso. Il colonnello Maurizio Tolone illustra tutte le attività di repressione del fenomeno messe in atto dalla Guardia di Finanza Nicolò Mulas Marcello

I Maurizio Tolone, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Genova

n una città portuale come Genova l’attenzione al mercato del falso da parte della Guardia di Finanza è molto alta. In questa direzione sono molte le misure di contrasto, tra controllo e repressione che le Fiamme Gialle mettono in atto sul territorio. «L’azione di contrasto – spiega Maurizio Tolone, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Genova – è finalizzata in prevalenza all’individuazione dell’origine dei flussi illeciti dei diversi prodotti ed è orientata alla cooperazione internazionale». L’attività di controllo e prevenzione del reato di contraffazione è capillare sul territorio genovese. Come si svolgono le vostre attività? «Sul piano operativo, le linee d’azione dei reparti nella provincia di Genova si sviluppano negli spazi doganali, al fine di impedire l’introduzione nel territorio dello Stato e della Unione europea, di prodotti contraffatti provenienti dai paesi extracomunitari (in particolare Europa dell’Est e Sudest asiatico). Al fine di rendere ancora più efficace l’azione di contrasto al fenomeno, presso il locale porto sono stati costituiti specifici “gruppi di analisi dei rischi”, con il compito di assicurare una maggiore razionalizza-

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zione delle procedure di selezione delle partite di merce da sottoporre a controllo; questi gruppi si avvalgono anche delle apparecchiature di scansione radiogena in dotazione agli uffici doganali. L’azione sul territorio è capillare e articolata, visto che le operazioni di servizio vengono condotte su tutto il territorio della provincia e l’interesse dei reparti al riguardo è elevato. Nei contesti più complessi, il contrasto alla contraffazione viene condotto dalla Guardia di Finanza con le più sofisticate attività investigative. Le organizzazioni che gestiscono il traffico illegale si possono avvalere di professionisti più o meno consapevoli, di una capillare rete distributiva costituita spesso da insospettabili intermediari o da regolari esercizi commerciali. Diventa quindi fondamentale ricostruire a ritroso tutte le movimentazioni di merce e, soprattutto, finanziarie. In tal senso, il nostro lavoro è finalizzato in prevalenza all’individuazione dell’origine dei flussi illeciti dei diversi prodotti». Avete registrato un incremento di questo reato negli ultimi anni a Genova? «La contraffazione, la pirateria intellettuale, le violazioni in materia di made in Italy e sicurezza dei prodotti hanno fatto registrare


Maurizio Tolone

negli ultimi anni una crescita esponenziale, sia a livello nazionale che su quello provinciale. Per questo, nel corso del 2010 l’impegno operativo nel settore è stato consolidato per tutelare ancora di più il mercato e i cittadini consumatori, facendo registrare un costante incremento di risultati. Dall’esame dei risultati conseguiti nell’anno appena trascorso, emerge la presenza, con particolare riferimento al centro storico di Genova, di veri e propri laboratori gestiti da cittadini di etnia extracomunitaria che impiegano sofisticate attrezzature munite di programmi informatici capaci di riprodurre i loghi delle principali griffe di moda per il completamento degli articoli contraffatti. Nello specifico, le operazioni portate a termine nel 2010 hanno consentito di delineare e smantellare l’intera filiera dell’importazione, della produzione e della vendita delle merce contraffatta sul territorio. Nella decorsa annualità, infatti, sono stati complessivamente eseguiti 426 interventi, sono stati segnalati

all’autorità giudiziaria 217 soggetti e sono stati complessivamente sequestrati 1.113.100 prodotti in genere, di cui 776.942 merci introdotte illegalmente sul territorio, 330.475 articoli contraffatti e 5.683 supporti audiovisivi e informatici illecitamente riprodotti». Quali recenti operazioni ha svolto la Guardia di Finanza sul territorio genovese? «In ambito portuale e aeroportuale, gli uomini del II Gruppo Genova e Tenenza di Genova Sestri hanno concluso, nel corso del 2010, tre distinte operazioni. Nella prima operazione, dopo aver rivenuto, all’interno del veicolo di un cittadino extracomunitario sottoposto a un ordinario controllo doganale, oltre 300.000 pezzi tra etichette, rivetti, bottoni e nastri recanti marchi contraffatti è stato individuato, nell’ambito delle successive indagini, un magazzino contenente ulteriori 220.000 prodotti recanti marchi contraffatti, tra i quali calzature, felpe, t-shirt e pantaloni, oltre a numerose etichette e bottoni nonché a una punzonatrice industriale LIGURIA 2011 • DOSSIER • 243


CONTRAFFAZIONE

Nei contesti più complessi, il contrasto al fenomeno della contraffazione viene condotto dalla Guardia di Finanza con le più sofisticate attività investigative

per la loro apposizione sugli indumenti.

Nella seconda operazione, a seguito di un costante e capillare monitoraggio delle merci provenienti dalla Cina in transito nel porto di Genova, sono stati sequestrati oltre 280.000 oggetti illegalmente importati, costituiti da giocattoli, piccoli elettrodomestici, lettori mp3, accessori per la casa, calzature e borse, tutti di ottima fattura e la cui contraffazione è stata appurata solo a seguito di approfondite analisi da parte di periti tecnici. Nella terza operazione, è stata individuata una vera e propria organizzazione facente capo a individui di origine campana dediti all’importazione, distribuzione e commercializzazione di elettroutensili prodotti in Cina, non conformi agli standard qualitativi comunitari e destinati a essere commercializzati “porta a porta”, senza alcun tipo di garanzia né di assistenza. In ambito cittadino, il nucleo operativo Pronto Impiego del I Gruppo Genova ha concluso, nella scorsa annualità, quattro distinte operazioni che hanno interessato il centro storico del capoluogo. In ambito provinciale, la Compagnia Chiavari ha concluso, nel corso del 2010, un’operazione che ha permesso di in-

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dividuare una stamperia di magliette con griffe contraffatte destinate alle spiagge della riviera». La merce contraffatta che viene importata e commercializzata in Italia non è solo abbigliamento e giocattoli, ma spesso si tratta anche di alimenti, cosmetici e farmaci che rappresentano un vero rischio per la salute. Come riconoscere questi prodotti? «Sono diversi i consigli utili per dare la possibilità all’utente di difendersi dal fenomeno della contraffazione: per gli acquisti è necessario rivolgersi sempre a distributori autorizzati che offrono evidenti garanzie sull’origine dei prodotti; inoltre, porre particolare attenzione agli acquisti di prodotti proposti su internet o da programmi televisivi, soprattutto nei casi in cui non è data la possibilità di visionare e constatare direttamente la consistenza del bene; è utile prestare cautela per le vendite effettuate “porta a porta” e valutare attentamente il rapporto esistente tra il prezzo di mercato del bene e quello attuato dal venditore, molto spesso infatti l’eccessivo divario rappresenta un elemento essenziale della contraffazione; avvalersi, prima di eseguire acquisti di rilevante valore, della consulenza di persone che abbiano maggiore conoscenza del prodotto; controllare sempre le etichette dei prodotti acquistati e diffidare di quelli privi delle indicazioni d’origine e del marchio Ce. Occorre sempre tenere presente che esistono sanzioni anche per chi acquista prodotti contraffatti e sapere che l’acquisto non consapevole di un prodotto contraffatto equivale ad acquistare, comunque, un prodotto non conforme. In questo caso il


Maurizio Tolone

risarcimento non può essere né la riparazione, né la riduzione del prezzo, bensì l’annullamento del contratto con la restituzione delle somme pagate. Il fenomeno dei farmaci falsi è in aumento, ma per evitare i rischi basta acquistarli nei canali autorizzati, farmacie e parafarmacie presenti sul territorio nazionale. Un osservatore attento può, comunque, facilmente riconoscere un farmaco contraffatto da alcuni particolari, come le etichette adesive dai lembi non sovrapposti bene, la difformità nelle dimensioni del medicinale, le sbavature di inchiostro e le imitazioni di nomi di medicinali famosi modificati ad arte per farli sembrare uguali. Il rischio di incappare in farmaci falsi su internet, poi, è altissimo. Per il resto, emerge una consapevolezza su tutte: la contraffazione è senza frontiere e ha mille facce, ma spesso il risparmio in denaro si traduce in un rischio per la salute». Negli ultimi anni si è verificato un incremento della commercializzazione di prodotti contraffatti tramite internet, un canale preferito dalle organizzazioni criminali. Come si rapporta a questo pro-

blema la Guardia di Finanza? «Il contrasto al fenomeno della contraffazione, della pirateria e della vendita di prodotti insicuri è tra le priorità operative del Corpo. L’industria del falso è infatti strettamente connessa alle attività delle più importanti organizzazioni criminali che gestiscono le reti dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento del lavoro nero e irregolare, inquinando il mercato e sottraendo alla collettività importanti risorse tramite l’evasione fiscale, contributiva e il riciclaggio di capitali illeciti. L’attività investigativa ha permesso di fare luce sulle nuove modalità di organizzazione dei traffici, sulla varietà dei prodotti contraffatti e insicuri e sulla diversificazione delle modalità di elusione dei controllo da parte dei falsari, quali ad esempio, l’utilizzo di false identità, la creazione di imprese di facciata, la delocalizzazione all’estero degli stabilimenti di produzione e, soprattutto, l’impiego sempre più massiccio delle rete internet. Il web è ormai divenuto la nuova frontiera della contraffazione e sempre con maggiore frequenza viene utilizzato per la gestione e l’organizzazione dei traffici illeciti, per la commercializzazione on line dei prodotti e per l’abusiva distribuzione, su piattaforme tecnologiche spesso create ad hoc, di supporti e prodotti multimediali dal diritto d’autore. Le risposte operative si sono tradotte nella predisposizione di un dispositivo di contrasto più dinamico e multidisciplinare, che coniuga il tradizionale approccio derivante dalle attività di controllo economico del territorio al sistematico sviluppo delle indagini in chiave finanziaria e con proiezioni internazionali. Il servizio è finalizzato non solo a stroncare i traffici illegali e a difendere la sicurezza complessiva dei cittadini e del mercato, ma anche a colpire alla radice queste insidiose forme di “impresa criminale”, procedendo all’aggressione dei profitti e dei patrimoni illecitamente accumulati». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 245


Sanità: proposte deludenti Roberto Bagnasco è pessimista sulla possibilità di risparmiare attraverso la riorganizzazione della rete ospedaliera. E denuncia recenti casi di spreco di denaro. «Sarebbe necessario riequilibrare le quote pro capite nelle varie Asl» Michela Evangelisti

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uella che secondo l’assessore Montaldo è la strada maestra per arginare gli sprechi secondo Roberto Bagnasco, consigliere del Pdl e vicepresidente della commissione regionale Sanità, è uno specchietto per le allodole. «La riorganizzazione della rete ospedaliera finora ha portato risultati deludenti dal punto di vista finanziario – spiega

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Bagnasco –. Al di là della bontà di scelte come quella dell’unione dell’Ist col polo di San Martino, che condividiamo e alla quale, almeno nell’ultima stesura, abbiamo contribuito in maniera determinante. Non pensiamo che da questa decisione, così come dal trasferimento dell’Evangelico dalla zona di Castelletto a Voltri o dalla chiusura dell’ospedale di Recco, possano derivare dei risparmi significativi. Siamo molto pessimisti sulla possibilità di tagliare i costi con i metodi applicati dalla giunta Burlando». Quale sarebbe dunque le strade da seguire? «Innanzitutto sarebbe necessario riequilibrare le quote pro capite nelle varie Asl: la spesa sanitaria per ogni cittadino è profondamente diversa da una Asl all’altra, ci sono zone servite in maniera decisamente superiore al necessario

Roberto Bagnasco, consigliere del Pdl e vicepresidente della commissione Sanità della Regione


Xxxxxxx RobertoXxxxxxxxxxx Bagnasco

e zone in difficoltà. Questo errore è frutto di una programmazione sbagliata che viene da lontano e attende un riequilibrio che ancora non c’è stato. Parliamo di situazioni difficilmente affrontabili se non con misure di tipo radicale: non basta chiudere un ospedale per risolvere il problema». Un uso corretto della centrale unica degli acquisti potrebbe aiutare? «Certo, se utilizzata nel modo giusto può essere uno strumento utile e può portare importanti risparmi. Un altro passo importante sarebbe la trasformazione in Rsa di alcuni ospedali, un

Molte strutture sono obsolete, le liste d’attesa lunghe, tanti cittadini vanno a curarsi in Emilia Romagna e in Lombardia

modo per abbassare notevolmente il costo per letto ottenendo nella pratica gli stessi risultati. In questa direzione ci chiede di andare il governo. Ma per ora siamo riusciti a ridurre il deficit solo attraverso la vendita di beni: il patrimonio però, prima o poi, è destinato ad esaurirsi». La riorganizzazione prevede anche un accorpamento dei punti nascita. «Il governo e la Regione stabiliscono in 1.000 il numero minimo di nascite necessarie per tenere in piedi un reparto di ostetricia. Così si è deciso di trasferire l’Evangelico, che ne aveva circa 800, a Voltri, che ne aveva 200, con l’intento di arrivare a 1000. Secondo me arriveremo al massimo a 500 e fra qualche anno ci troveremo nella necessità di chiudere anche Voltri. In questo modo si proseguirà sulla strada degli sprechi clamorosi anche recenti: ad Albenga è stato costruito un ospedale nuovo con un reparto di ostetricia perfettamente attrezzato che poi non è stato aperto. A Recco sono stati spesi 5 anni fa 8 milioni di euro per ristrutturare l’ospedale e ora lo si chiude. Trovo sia un modo indecente di usare il denaro pubblico». Infine qual è a suo parere la qualità del servizio sanitario regionale? «Credo che il sistema sanitario nazionale, checché se ne dica, sia uno dei punti di forza del nostro Paese, almeno per quanto riguarda il nord Italia. Assicurare l’assistenza sanitaria a tutti è un fatto importante e che non è scontato anche in tante realtà più ricche della nostra. Purtroppo devo ammettere che la Liguria è il profondo sud del nord: molte strutture sono obsolete, le liste d’attesa sono lunghe, continuano le fughe di cittadini che vanno a farsi curare in Emilia Romagna e in Lombardia. Il piano di riorganizzazione dovrebbe arginare quest’ultimo fenomeno, puntando soprattutto sull’ortopedia: per ora sono solo pie intenzioni, vedremo quali saranno i risultati concreti». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 249


GENIUS LOCI


Vittorio Sirianni

Genova, tesori d'arte Una città tutta da scoprire, dove storia, arte e gastronomia si intrecciano in un’unica grande tradizione che fa di Genova una città unica. Vittorio Sirianni spiega come sia giusto valorizzare meglio il capoluogo ligure Nicolò Mulas Marcello

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al punto di vista architettonico e dei tesori d’arte Genova è una città straordinaria». Con queste parole il giornalista Vittorio Sirianni dichiara l’amore per la sua città al punto da rinnovare ogni anno da più di un decennio una guida per scoprire il capoluogo ligure attraverso percorsi che ne valorizzino la storia, l’architettura e gli angoli più nascosti. Se dovesse guidare un gruppo di turisti alla scoperta della città quali luoghi indicherebbe loro per percepire lo spirito della città? «Il grande fascino della città di Genova è rappresentato dal centro storico che è il più grande d’Europa e offre una serie di scenografie e di architetture di straordinaria bellezza. Quindi spingerei i turisti a seguire alcuni itinerari. Partendo dal porto antico, ancora oggi Genova sembra una città in gran parte fatta di pietra, di marmo e di ardesia che si arrampica sulle colline, servita da strade molto ripide e tortuose, scalinate, ascensori,

Sotto, Vittorio Sirianni

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GENIUS LOCI

funicolari, tramvie. Ricordo le poesie di Caproni che parlano di tutto questo scenario». Ci sono luoghi particolari e meno noti che potrebbe consigliare? «Di angoli nascosti ce ne sono a centinaia. Ci sono fontane, chiese e palazzi che non tutti conoscono. Io proporrei alcune chiese di antichissima tradizione che risalgono al 1100 d.C. come la chiesa dei Santi Cosimo e Damiano in piazza S. Cosimo, che si affaccia quasi sul porto, costruita nel 1041, nel periodo romanico. Un’altra chiesa di straordinario fascino è la chiesa di S. Donato nell’omonima piazza, siamo alle spalle di porta Soprana, una delle grandi porte della vecchia Genova. Anche qui siamo attorno al dodicesimo secolo. Poi c’è la chiesa di S. Giovanni di Prè del 1180, situata in via Gramsci, in quelle vie che tra gli anni 60 e 70 rappresentavano una vita notturna quasi marsigliese. La sua fondazione fu voluta da frate Guglielmo per accogliere i pellegrini diretti in terra santa. Aggiungerei anche la chiesa di S. Matteo del 1125 che fu fondata dal frate Martino Doria. Si tratta della chiesa gentilizia della famiglia Doria, una delle grandi fa-

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miglie di Genova. La chiesa di S. Siro poi è nascosta nell’angiporto, siamo nel quarto secolo all’epoca dell’introduzione del cristianesimo in Liguria. Questa fu la prima cattedrale di Genova sotto il titolo dei dodici apostoli. Finirei con la chiesa di S. Maria di Castello che è collocata su una delle tante colline di Genova dove si insediò uno dei primi stanziamenti pre romanici». Lei da anni rinnova una guida di Genova intitolata “Vivere Genova e il suo centro storico” giunta ormai alla sua undicesima edizione, e sostiene che negli ultimi anni Genova sia cambiata e rinnovata e che grazie ai grandi eventi ha riconquistato una splendida immagine internazionale. Chi manca da Genova da tempo come la troverebbe oggi? «È cambiata soprattutto dal punto di vista architettonico. Finalmente c’è stato un rinnovamento delle piazze e delle chiese. Molte fontane sono state ristrutturate. Molti palazzi sono stati ripuliti. L’immagine di Genova oggi è diversa ed è più vivibile. Per cui chi manca da Genova da tanto tempo ritroverebbe una città più bella anche architetto-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Vittorio Sirianni

nicamente, più pulita e più luminosa. Purtroppo però la si vende male, occorrerebbe far capire che tipo di città è diventata dopo l’epoca dell’industrializzazione». C’è uno scorcio di Genova che ama in maniera particolare e perchè? «Io amo la collina di Castelletto, dove c’è una grande piazza da cui si domina tutta la città a cominciare dal mare, elemento fondamentale di Genova forse poco valorizzato. L’altro scorcio che suggerirei è quello che si incontra venendo da ponente, imboccando la sopraelevata soprattutto di notte quando da una parte si vedono le luci del porto e dall’altra le luci della città che si arrampica sulla collina. Una visione quasi felliniana». Per assaporare le tradizioni culinarie di Genova quali luoghi consiglierebbe? «Le antiche botteghe dove si fanno ancora i piatti tipici genovesi: la farinata, le acciughe ripiene, le torte, la pasqualina. Ci sono ancora tre locali che hanno questa caratteristica: Sa Pesta, in via Giustiniani, poi c’è la Sciamadda in via San Giorgio. Sciamadda vuol dire “la fiammata”, ovvero quella che usciva dal forno quando la farinata era pronta. L’ultimo risto-

rante è la Tripperia Casana, in vico della Casana, la trippa è un altro dei prodotti tipici della tradizione genovese, qui i genovesi vanno non solo a comprare la trippa ma anche a bere il suo brodo su tavoli di marmo come si faceva due secoli fa». C’è un modo particolare per conoscere e scoprire Genova? «Non saprei indicare un modo particolare per scoprire Genova però come dicevo, credo che la città debba essere venduta meglio, attraverso una serie di iniziative di comunicazione che al momento non ci sono, o comunque sono ridotte. Molti parlano di una Genova turistica, come città d’arte ma ancora questi obiettivi non sono stati raggiunti. Bisognerebbe puntare su una riconversione turistica attraverso la formazione di persone capaci di promuoverla. Le navi da crociera che un tempo attraccavano a Genova sono state ridotte perché adesso si fermano a Savona. Bisognerebbe ripristinare la fermata di Genova e magari ampliarla dalle semplici 2 ore a 2 giorni, perché la città dal punto di vista architettonico e dei tesori d’arte è straordinaria».

In alto, a partire da sinistra, una veduta di Genova dalla spianata di Castelletto; l’Antica Sciamadda; il trittico di Joos van Cleve (1515) nella chiesa di S. Donato

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