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Dossier Friuli 10 2011

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OSSIER FRIULI VENEZIA GIULIA L’INTERVENTO.........................................13 Claudio Siciliotti Jacopo Morelli

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................16 Alessandro Calligaris POLITICA ECONOMICA .....................22 Salvatore Palermo Antonio Paoletti Maurizio Cini Giovanni Pavan Antonio Gentile Renzo Tondo VERSO LE ELEZIONI ..........................40 Giulio Camber Isidoro Gottardo

ECONOMIA E FINANZA EXPORT...................................................44 Ferruccio Dardanello SVILUPPO INDUSTRIALE.................46 Roberto Ongaro IMPRENDITORIA STRANIERA........48 Franco Sterpin Rigutti FOCUS UDINE.......................................52 Furio Honsell Adriano Luci Giusto Maurig MERCATO ASSICURATIVO..............60 Dario Focarelli Vittorio Bruno INFORMATIZZAZIONE DEI DATI......64 Emilia Canteiro Neto INFORMATION TECHNOLOGY .......66 Alessio Perin SISTEMI DI GESTIONE ......................68 Vedran Jukic IMPRENDITORI DELL’ANNO ...........70 Pompeo Tria Andrea Lazzarini Federico Nardone Sergio Barel Fabio Nardin Remigio Del Col Gianfranco Ros Francesco Scandolo Elisabetta Nicli e Nicola Ziraldo Diego Pozzolo Giovanni Bressan Federico Gollino Luciano Devidè Inaco Maccan IMPIANTI PETROLIFERI ..................108 Silvia Avian e Ezio Guarnieri PRODOTTI PETROLIFERI ................110 Carlo Vanello RECUPERO METALLI ........................114 Marco Cotic

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SICUREZZA ...........................................116 Mauro Grimolizzi POLI COMMERCIALI.........................120 Antonio Maria Bardelli EVENTI...................................................124 Stelia Opara PRODOTTI ALIMENTARI.................126 Severino Mingardi IL MERCATO DEL LUSSO...............128 Paolo Bastiani MADE IN ITALY...................................130 Paola Candusso

AMBIENTE MOBILITÀ SOSTENIBILE ................132 Stefania Prestigiacomo POLITICHE ENERGETICHE ............136 Giulio Volpi Marcella Pavan Stefano Saglia Alessandro Clerici Walter Righini Giovanni Lelli Marco Mazzero Daniele Romanello


Sommario SISTEMI DI IRRIGAZIONE...............160 Oliviano Spadotto RISCHIO IDROGEOLOGICO ...........162 Paolo Paronuzzi IL CICLO DEI RIFIUTI........................164 Gianpaolo Stefanutti

TERRITORIO APPALTI ................................................168 Aurelio Misiti Sergio Santoro Donato Riccesi EDILIZIA.................................................180 Franco Sergas Nevio Andrigo Marco Karel Huisman Luigi Biscontin Claudio Rosso Claudio Lot Achille Del Bianco MATERIALI ..........................................196 Giovanni Marson Ilario Zanatta Lauro Budai ARREDAMENTO................................204 Flavio Polesello

CLIMATIZZAZIONE...........................208 Valerio Supini SISTEMA PORTUALE .......................212 Marina Monassi Renzo Redivo NAUTICA ..............................................218 Francesco Digovic PORTI TURISTICI ..............................220 Alessandro Paulin LOGISTICA E TRASPORTI.............224 Enrico Roitz e Cristina Bressan Oscar Zabai Fabrizio Zerbini Elvi D’Angela Luigia Antonella Traina

GIUSTIZIA EVASIONE FISCALE ........................246 Victor Uckmar Carlo Federico Grosso Alberto Marchiori SICUREZZA SUL LAVORO.............252 Marco Fabio Sartori Elda Ferrari Giovanni Fania Maurizio Bressani DISAGIO GIOVANILE .......................266 Giuseppe Padulano Oscar Dionis Matteo Rizzato IL SISTEMA GIUSTIZIA ...................272 Giovanni Loisi

TURISMO .............................................236 Elio De Anna Stefano Balloch

SANITÀ

ENOLOGIA ...........................................242 Emilio Bulfon

POLITICHE SANITARIE...................274 Vladimir Kosic Elio Borgonovi TOSSICODIPENDENZE...................280 Giovanni Serpelloni

TRA PARENTESI ...............................284 Antonio Catricalà IL COMMENTO ...................................286 Raffaele Guariniello

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L’INTERVENTO

Per un fisco equo e sostenibile a semplificazione è sicuramente una direttrice di riforma importante e posso assicurare che i primi a desiderare ardentemente un sistema fiscale più semplice sono coloro che, come i commercialisti, si scontrano ogni giorno con le farraginosità talvolta ottuse del nostro sistema fiscale. Per quanto semplice, un sistema fiscale evoluto mantiene sempre un livello minimo di complessità che rende nedi Claudio Siciliotti cessaria e utile al paese e ai cittadini la Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili figura di un esperto fiscale. È la complessità inutile ed evitabile che ammazza il sistema e, in primis, chi se ne occupa in modo che sia troppo sbilanciata l’attenzione verso l’autoprofessionale. Ciò detto, ritengo che nel quadro attuale nomia impositiva, ossia la possibilità per regioni ed ci siano alcune direttrici d’azione ancora più importanti enti locali di introdurre tributi propri. Molto più ridi quelle di semplificazione. levante è, invece, l’autonomia finanziaria, ossia la diIl nostro è un fisco iniquo che premia chi possiede e retta titolarità del gettito di tributi che, per il resto, penalizza chi produce e che, attraverso imposte inutili possono anche rimanere concepiti a livello centrale, come l’Irap, premia chi esternalizza e delocalizza ri- evitando tra l’altro in questo modo una vera e propria spetto a chi garantisce occupazione e posti di lavoro in proliferazione di leggi di imposta che potrebbe porItalia. Il punto centrale oggi è il lavoro e la produzione: tare a una “Babele fiscale” ingestibile. Per quanto riquella deve essere anche la principale direttrice della ri- guarda la lotta all’evasione, la criticità più imporforma fiscale. Ciò che serve al Paese è un fisco leggero tante riguarda gli obiettivi di recupero, oggi talmente con sanzioni pesanti. elevati da rendere altrettanto elevato il rischio che Abbiamo proposto di creare un minimo comune deno- l’amministrazione finanziaria possa esasperare le siminatore di regole che non siano soltanto condivise, ma tuazioni di conflitto anche in situazioni dove la preanche certe e inderogabili. In questi anni, lo Statuto del tesa erariale è tutt’altro che certa. Questo rischio esicontribuente è stato derogato talmente tante volte, per ste tanto più perché i nuovi mezzi messi a disposizione, mere esigenze di cassa, da contribuire quasi di più ad ac- dal redditometro agli accertamenti direttamente esecrescere nei cittadini l’indignazione e la consapevolezza cutivi per la riscossione, sbilanciano non poco a favore dell’essere spesso trattati come sudditi, piuttosto che la del fisco il rapporto con il contribuente. soddisfazione di vivere in uno Stato di diritto. Elevando Se davvero vogliamo dare un senso al motto “pagare tutti a norma di rango costituzionale i principi dello statuto si per pagare meno” bisognerebbe allora cominciare a utiovvierebbe a questo drammatico inconveniente e si lan- lizzare almeno parte delle somme recuperate dall’evasione cerebbe un chiaro segnale nel senso della creazione di quel ai fini della riduzione delle imposte a chi già le paga. Ma, clima di fiducia oggi più che mai necessario. nonostante gli slogan, questo continua a non avvenire Per quanto riguarda il federalismo fiscale, ci sembra quale che sia la maggioranza di turno al governo.

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XXXXXXXX IN COPERTINA

RIDISEGNARE STRATEGICAMENTE IL RUOLO DELLA REGIONE «Le linee guida per il rilancio del distretto della sedia sono le stesse su cui poggia la ripresa dell’intero comparto industriale regionale». Da questa considerazione procede l’analisi del presidente degli industriali del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Calligaris, sulle leve da adottare per lo sviluppo Francesca Druidi

o stato di salute dell’industria del Friuli Venezia Giulia continua a migliorare. L’economia sembra reggere bene, ma è vietato cantare repentinamente vittoria e considerare l’uscita dal tunnel della crisi come un fatto già acquisito. Nonostante l’ultima rilevazione congiunturale operata da Confindustria regionale, relativa al secondo trimestre del 2011, abbia scattato una fotografia tutto sommato positiva, il percorso verso la ripresa rischia di perdere quello slancio che aveva assunto negli ultimi scorci del 2010. È sufficiente citare due dati: alla fine dell’anno

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scorso, la variazione tendenziale della produzione risultava in aumento del 15,2% mentre nel secondo trimestre 2011 si assesta sul +5,7%; sul fronte delle vendite totali si è passati da un rialzo del 15,3% a un +6,4%. Affinché la risalita prenda di nuovo l’abbrivio, riacquistando incisività, servono interventi capaci di migliorare alcuni fattori chiave per la crescita economica del territorio regionale, come ad esempio il potenziamento infrastrutturale, il deciso sostegno all’internazionalizzazione e alla ricerca industriale. A invocarli con forza è Alessandro Calligaris. È finito, per il

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A destra, Alessandro Calligaris, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia


IN COPERTINA

numero uno degli industriali della oggi anche dallo strumento dei parto industriale regionale. A oggi regione, il tempo delle incertezze e dell’immobilismo. Occorre imprimere velocità al processo di cambiamento per riuscire a fronteggiare l’instabilità degli scenari globali, delineando nuove traiettorie di sviluppo per il Friuli Venezia Giulia. Ciò vale anche per il distretto industriale della sedia, che Calligaris conosce molto bene anche dal punto di vista di affermato imprenditore del settore. All’interno dell’articolato percorso che sta restituendo competitività al distretto, l’indicazione principale è quella di proseguire sulla strada dell’aggregazione, favorita 18 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

contratti di rete. Cooperazione, formazione, attenzione al design e politiche di sviluppo mirate sono, per Calligaris, i cardini dai quali passa il rilancio di uno dei distretti industriali maggiormente strategici del tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia. Anche alla luce dei nuovi investimenti profusi dalla Regione, come valuta la situazione generale del distretto in termini di prospettive future e di sfide produttive e gestionali? «Le linee guida per il rilancio del distretto della sedia sono le stesse su cui poggia la ripresa dell’intero com-

posso dire che il distretto presenta sicuramente grandi potenzialità e che molto dipenderà da come si deciderà di sfruttarle: l’aggregazione di imprese realizzata finora è già di per sé prova di una diffusa volontà di collaborare e ricominciare a crescere. Inoltre, i finanziamenti assegnati dalla Regione indicano che c’è fiducia nella qualità dell’investimento. Il rilancio del settore passa in primis attraverso una collaborazione ancor più serrata: la sinergia operativa tra aziende diverse e specializzate è fondamentale per garantire a tutte il raggiungimento di obiettivi comuni. La sfida più


Alessandro Calligaris

La sinergia operativa tra aziende diverse e specializzate è fondamentale per garantire a tutte il raggiungimento di obiettivi comuni

grande risiede, d’altra parte, nelle difficoltà di gestione di una realtà così composita, caratterizzata certamente da interessi condivisi, ma anche da peculiarità ed esigenze particolari». In base ai dati diffusi dalla Camera di Commercio di Udine, l’export delle realtà locali che operano nel settore arredo e mobili risulta inferiore sia rispetto alla media regionale che a quella realizzata dal comprensorio produttivo di Pordenone. Quali sono le ragioni che spiegano questa difficoltà a esportare da parte delle imprese? In che modo il distretto della sedia deve ulteriormente spingere sul pedale dell’internazionalizzazione? «Le imprese incontrano difficoltà a esportare principalmente perché non si sono ancora riposizionate sul mercato: in un contesto globalizzato e travolto dalla crisi degli ultimi due anni, ci si ritrova a competere con chi ha costi nettamente inferiori ai nostri e che opera su quelle stesse fasce di mercato originariamente “riservate” ai nostri prodotti. In que-

sto momento è necessario mettere da parte l’individualismo imprenditoriale che ci caratterizza e riproporsi con un’immagine nuova, puntando sul gioco di squadra. La promozione, la commercializzazione e la qualità sono i punti sui quali fare leva per risollevare le sorti del distretto, che deve trovare il modo di superare strategie economiche ormai anacronistiche e di riproporsi come sistema, in Italia come all’estero». In qualità di presidente degli industriali della regione, ha indicato l’energia, le infrastrutture e l’internazionalizzazione come i nodi cruciali da sciogliere per il Friuli Venezia Giulia. «Sono tre questioni di fondamentale importanza per la ripresa della nostra regione. Non si tratta solo di dare nuovo impulso al settore industriale, bensì di ridisegnare strategicamente il ruolo del Friuli Venezia Giulia. Sono questioni in merito alle quali si dibatte da anni: ora è davvero venuto il momento di spezzare questo immobilismo decisionale e di procedere. Un

intervento sulle infrastrutture, in particolare per quanto riguarda la portualità e la logistica, è assolutamente necessario per evitare l’ulteriore marginalizzazione del territorio». In quale direzione realizzare questi necessari cambiamenti? «Abbiamo urgente bisogno di opere strategiche che mettano le aziende in grado di competere ad armi pari con le imprese concorrenti. Il costo dell’energia è un altro punto debole del nostro sistema, che avrebbe bisogno di puntare su progetti di modernizzazione della rete capaci di abbatterlo, aumentando l’efficienza energetica. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, invece, come ho già avuto modo di ribadire più volte, si tratta di un processo indispensabile per lo sviluppo, e non solo della nostra regione: l’apertura ai mercati internazionali non è un’opzione, ma una necessità che va perseguita in collaborazione con gli enti regionali e autonomi sparsi sul territorio». La ricerca industriale rappresenta una leva strategica FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 19


IN COPERTINA

Stabilimento Calligaris a Manzano

Le linee guida per il rilancio del Distretto della sedia sono le stesse su cui poggia la ripresa dell’intero comparto industriale regionale

ineludibile per le imprese. Qual è, trovare soluzioni innovative ai pro- taluni e flessioni in altri. Un allo stato attuale, la capacità d’innovare espressa dalle aziende della regione? «Le imprese regionali sono ben consapevoli della necessità d’innovare per essere competitive. Si tratta, chiaramente, di innovare non solo i prodotti, ma anche e soprattutto i processi produttivi, l’organizzazione aziendale, le strategie commerciali. Com’è noto, il nostro tessuto produttivo è caratterizzato prevalentemente dalla presenza di una moltitudine di imprese di medie e piccole dimensioni: per queste realtà innovazione fa rima con aggregazione. Sul nostro territorio giocano un ruolo fondamentale in tal senso proprio i distretti, all’interno dei quali la collaborazione tra le aziende già permette loro di 20 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

blemi posti dalla crisi e di cogliere nuove opportunità. In futuro la speranza è che le aziende collaborino sempre più intensamente, approfittando anche di nuovi strumenti aggregativi, quali ad esempio i contratti di rete, pensati apposta per favorire collaborazioni creative e costruttive». Un’ultima domanda sull’azienda Calligaris. Dopo la crescita di fatturato del 2010 qual è la situazione del 2011? Quali sono le principali sfide per l’azienda, tenendo conto dei mercati internazionali e dell’andamento del distretto? «Nel 2011 riusciremo a registrare una moderata crescita, grazie soprattutto ai mercati esteri. In realtà, questo incremento è frutto di risultati molto diversi tra i vari mercati, con crescite importanti in

aspetto importante di questa crescita è che il segmento di clientela che condivide la nostra politica distributiva di marchio, con negozi e spazi a insegna Calligaris, registra anche quest’anno un aumento a doppia cifra. È proprio lo sviluppo di questa “qualità distributiva” e di tipologia di punti vendita a marchio la più importante sfida che stiamo perseguendo: diventare un marchio conosciuto e riconoscibile dal consumatore finale in molti mercati esteri attraverso una rete distributiva di clienti-partner con insegna Calligaris. I paesi che sono già in una fase evolutiva importante, da questo punto di vista, sono la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Canada, la Cina e la Corea».


POLITICA ECONOMICA

Le pmi sono il nostro motore Per superare i loro limiti dimensionali le piccole imprese puntano su aggregazione e collaborazione, leve fondamentali per garantire innovazione e competitività. L’analisi del presidente del comitato regionale Piccola industria Salvatore Palermo Renata Gualtieri

e previsioni degli industriali del Friuli Venezia Giulia risultano abbastanza ottimistiche. L’atteggiamento fiducioso del comparto industriale in questo momento è dettato soprattutto dalla consapevolezza che l’industria regionale ha grandi potenzialità: come dimostrano i dati dell’ultima indagine congiunturale, adesso il mercato è più ricettivo di quanto non fosse in precedenza, ci sono buone idee, aziende valide e persone capaci. Molto poi dipenderà dalle misure che si vorranno adottare a livello nazionale per far fronte alle nuove difficoltà economiche e alle sfide imposte dal bilancio. «Soprattutto per quanto riguarda le piccole imprese – sottolinea Salvatore Palermo, presidente delle pmi regionali che fanno capo a Confindustria – bisogna ammettere che ci sono molte possibilità: si tratta di capire se e in che modo si deciderà di approfittarne e di sostenere queste aziende nella ripresa, senza dimenticare che proprio le pmi sono il motore più potente del Paese». Dall’analisi congiunturale del II trimestre 2011 emerge che le vendite estero salgono da -5,5% a +

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3,6%. Chi è più grande esporta di più, in un maggior numero di mercati o anche le piccole imprese della regione hanno la forza e gli strumenti per proporsi sul mercato estero? Quali sono i loro limiti e attraverso quali iniziative la vostra associazione sostiene? «Sicuramente il volume delle esportazioni è fortemente condizionato dalle dimensioni dell’impresa: chi è più grande esporta di più, anche perché è in grado di proporsi con forza sui mercati esteri, laddove invece la piccola impresa non è in grado di arrivare da sola, ma quasi esclusivamente come fornitrice delle grandi aziende. I limiti sono principalmente di natura dimensionale: anche le imprese molto propositive hanno difficoltà ad affermarsi all’estero, non potendo puntare su grandi volumi e quindi su costi ridotti. Il nostro Gruppo supporta le piccole imprese promuovendone l’aggregazione e la collaborazione, due ingredienti fondamentali per garantire innovazione e competitività». La produzione presenta una significativa ripresa passando dal precedente -1,3% all’attuale + 5%. È così anche tra le piccole imprese e in quali settori si registrano le

Salvatore Palermo, presidente del comitato regionale Piccola industria di Confindustria Friuli Venezia Giulia

migliori performance? «La produzione industriale regionale ha registrato una ripresa generalizzata: i dati aggregati dell’indagine congiunturale non ci permettono di definire con precisione numerica la situazione della piccola industria, ma senza dubbio anch’essa ha tratto beneficio dall’incremento delle vendite e della domanda estera, al traino delle aziende più grandi. Il settore più significativo in tal senso è quello dell’industria meccanica, le cui variazioni percentuali registrate sono positive sia nel confronto congiunturale, sia in quello tendenziale». Quali strategie avete in programma per tutelare gli specifici interessi delle piccole imprese, promuoverne la crescita e superare le «timidezze» imprenditoriali? «Le “timidezze imprenditoriali” si possono superare solamente dando


Salvatore Palermo

La produzione industriale ha registrato una ripresa specie nel settore meccanico

fiducia alle imprese e supportandole nei loro sforzi di crescita: uno degli ostacoli più consistenti allo sviluppo dell’imprenditoria di piccole dimensioni è rappresentato oggi dalla difficoltà di accesso al credito, e su questo fronte il gruppo Piccola industria si adopera sia a livello regionale che nazionale affinché il governo e il sistema bancario introducano strumenti e norme per garantire un adeguato flusso di liquidità alle imprese in crisi che hanno bisogno di consolidare il proprio fatturato. Per quanto riguarda invece l’internazionalizzazione, il sistema associativo si propone come interlocutore per le aziende che desiderano rivolgersi all’estero, promuovendo missioni ad hoc e sostenendole nell’analisi e nell’approccio ai mercati di interesse. Per proporsi fuori dai confini nazionali le pmi hanno sicuramente l’esigenza di un

forte appoggio da parte delle strutture di rappresentanza del nostro Paese: in tal senso anche la riforma dell’Ice assumerà particolare valenza, laddove si concretizzerà in un reale strumento di supporto al tessuto produttivo italiano». La capacità di innovazione è la caratteristica delle imprese che ce la fanno, come è emerso da un sondaggio realizzato su 508 imprese. Come viene stimolato dal Gruppo la voglia di innovare delle piccole imprese della regione ed esistono delle eccellenze in tal senso? «L’innovazione è la conditio sine qua non per il successo di un’impresa, a maggior ragione se di dimensioni ridotte: si tratta di un processo culturale che riguarda le strategie, i prodotti, i processi e l’organizzazione delle aziende, soprattutto le pmi, che devono essere in grado di reagire alle difficoltà proponendo prodotti

innovativi e schemi flessibili. Confindustria punta da tempo sull’innovazione come motore di sviluppo, ed è presente in ogni regione con iniziative di sensibilizzazione e coinvolgimento sul tema. Un esempio evidente di questo processo sul nostro territorio è la promozione dei distretti industriali, aggregazioni d’imprese all’interno delle quali la collaborazione di realtà affini e complementari, comprese quelle più piccole, permette di produrre risposte efficaci ed innovative alle difficoltà, come anche alle opportunità. Sempre in quest’ottica sarà compito nostro incentivare l’utilizzo dei cosiddetti “contratti di rete”, strumenti giuridici pensati per consentire alle imprese di collaborare strettamente su progetti comuni, creando fondi patrimoniali specifici da destinare alle attività congiunte». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 23


POLITICA ECONOMICA

Trieste città da valorizzare I dati del turismo dimostrano quanto quella triestina sia un’industria che produce tassi di crescita con il segno positivo. Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio di Trieste, rileva le opportunità inespresse del territorio Renata Gualtieri

ai dati del 2010 la provincia di Trieste presenta un incremento del Pil (+13,4% in termini correnti), delle esportazioni (+81,1%), delle importazioni (+29,1%) e delle presenze turistiche (+15%) superiore a quanto mediamente rilevato a livello nazionale. Ma anche i dati tendenziali dei primi cinque mesi del 2011 lasciano ben sperare. Non sarà questo però l’anno della ripresa a tutto tondo, secondo il presidente della Camera di Commercio di Trieste Antonio Paoletti, e se i comparti che lavorano sulle esportazioni godono di buona salute, il dato davvero positivo è quello del turismo che da anni sta portando risultati importanti a Trieste. «Lo stesso ente camerale ha investito molto nel settore così come nell’agroalimentare e nella cultura dell’accoglienza turistica, sottolinea Paoletti». Artigianato, commercio, industria, agricoltura: tutte queste attività fanno parte di una “plurivocazione” di Trieste. Su cosa occorre puntare? «Per sviluppare il commercio e l’artigianato abbiamo bisogno di incre-

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mentare demograficamente la nostra provincia e sviluppare il progetto del Parco del Mare, che porterà circa 900mila persone all’anno a Trieste e, di conseguenza, darà un forte slancio al commercio, al turismo, alla ristorazione, ma anche a tutto il mondo artigiano. Stiamo lavorando per attrarre investimenti nel settore dell’alta tecnologia e in particolare sul settore energetico, biomedicale e sulle nanotecnologie e comunque essendo una regione a statuto speciale abbiamo già degli incentivi economici di non poco conto». La Camera di Commercio e l’Autorità portuale come collaboreranno per corrispondere alle esigenze delle imprese? «L’accordo tra l’Autorità portuale e la Camera di Commercio prevede un impegno triennale di collaborazione con revisione annuale. L’Autorità portuale si occuperà del marketing territoriale, sia a favore del porto che delle imprese che lo utilizzano, noi promuoveremo il porto nelle missioni all’estero, visite organizzate, incontri, meeting, incoming di altre autorità portuali. Il nostro bimensile “Trieste

economica” diventerà poi uno strumento che parlerà dell’economia a tutto tondo della città, del commercio e del porto». In una lettera aperta a Renzo Tondo chiede maggiore attenzione da parte della Regione e punta l’attenzione sulla Fiera di Trieste. Cosa chiede in concreto? «La Fiera di Trieste esiste anche se la parte immobiliare è stata messa in liquidazione e noi come ente camerale, attraverso Aries, ci stiamo occupando della parte fieristica. In attesa di avere una nuova location fieristica nell’ambito del porto vecchio, come da piano regolatore approvato, intanto la facciamo nel magazzino 26. Noi chiediamo la stessa attenzione che la Regione ha per le altre fiere regionali, perché non avendo contributi e aiuti regionali abbiamo avuto parecchie difficoltà. Anche in vista delle quattro manifestazioni fieristiche che dovremo realizzare nel 2012 abbiamo chiesto dei contributi perché sappiamo che da queste manifestazioni può derivare un indotto economico per la città e per la regione stessa di non poco conto».


POLITICA ECONOMICA

Una ripresa altalenante L’industria regionale migliora le proprie performance, anche rispetto all’anno scorso, ma con valori assoluti inferiori a quelli registrati nelle ultime indagini. Commenta i dati emersi Maurizio Cini, presidente di Unindustria Pordenone Renata Gualtieri

ultima indagine congiunturale sull’andamento dell’economia regionale nel secondo trimestre del 2011 presenta un quadro abbastanza confortante. Dopo il crollo registrato nel corso del IV trimestre 2008, si è assistito a un graduale aumento delle espor-

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tazioni, anche se caratterizzato da un andamento altalenante. «La forte specializzazione del territorio nei settori dei beni intermedi e di investimento ha contribuito – spiega il presidente di Unindustria Pordenone Maurizio Cini – a una ripresa più lenta delle vendite estere nel confronto con le altre principali regioni manifatturiere esportatrici». Guardando alla salute dei settori produttivi a Pordenone si scopre che nella filiera meccanica la fase recessiva ha prodotto effetti più contenuti per le grandi imprese, con maggiore capacità di autofinanziamento e che occupano nicchie di mercato o tecnologiche; sono state particolarmente penalizzate, invece, le aziende di minori dimensioni, specie quelle subfornitrici. Tra i settori che producono beni di consumo si sono protratte le difficoltà degli elettrodomestici e della loro componentistica. Nel settore della lavorazione del legno e del mobile si è registrata una ripresa della domanda sui mercati in-

ternazionali, ma «i livelli di attività – precisa Cini – permangono al di sotto di quelli antecedenti la crisi, che ha aggravato le criticità già presenti nei due comparti, con uscite dal mercato delle imprese di minori dimensioni e l’accelerazione dei processi di delocalizzazione delle fasi produttive a minore valore aggiunto». Cosa rallenta il percorso di ripresa iniziato verso la metà del 2009? «Il rimbalzo del commercio mondiale del 2010 è terminato e con esso anche la forte crescita delle esportazioni italiane. Durante l’estate 2011 la ripresa si è indebolita in tutte le maggiori economie avanzate. L’Italia ha anticipato e accentuato la frenata internazionale. Un mutamento che non è stato del tutto inaspettato vista anche la grande incertezza che caratterizza il contesto generale: un credito sempre più selettivo anche per l’adeguamento anticipato ai criteri di Basilea 3, l’elevata disoccupazione, la crisi dei debiti sovrani, il caro energie, la fragilità dei mercati immobiliari e l’eccesso di capacità produttiva in diversi comparti». L’unico indicatore che si presenta con segno negativo è quello sull’occupazione. Quali gli stru-


Maurizio Cini

Nel settore del mobile si è registrata una ripresa della domanda internazionale

menti messi a disposizione dall’associazione per favorire la ripresa occupazionale? «In un momento congiunturale complicato l’occupazione non può segnare una fase positiva, tenendo realisticamente conto dei dati economici e delle aree di espansione mondiale della domanda, le previsioni del momento sono coerenti con la problematica visibilità del prossimo futuro. L’analisi del ricorso agli ammortizzatori sociali conservativi (Cigo e Cigs), sempre molto elevato, rivela nel II semestre del 2011 un trend legger-

mente migliore rispetto allo stesso periodo del 2010; purtroppo a tale situazione si sommano due altre tendenze preoccupanti. La prima è il permanere di un considerevole numero di persone espulse dal mondo del lavoro (quasi 4.000 in provincia sono gli iscritti alle liste di mobilità) mentre la seconda è identificabile nel mancato ingresso occupazionale di giovani. Nella logica del protocollo provinciale stipulato il 5 febbraio 2011, crediamo molto nella collaborazione con le istituzioni per orientare la formazione e la ricollocazione verso aree poco esplorate ma ancora fertili del comparto industriale che richiedono professionalità qualificate per le quali esistono spazi di crescita». La previsione più ottimistica riguarda la domanda estera. «Il commercio mondiale potrebbe tornare su ritmi di crescita più contenuti rispetto a quelli registrati

nel 2010. Ne è una dimostrazione la battuta d’arresto che si è registrata nella prima metà dell’anno in corso. Le principali cause dell’andamento meno brillante degli scambi globali possono essere individuate negli effetti dell’aumento del prezzo delle materie prime (petrolio in particolare) sulla domanda interna dei paesi trasformatori, l’inasprimento nelle economie emergenti delle politiche monetarie per fronteggiare l’inflazione, la stretta delle politiche di bilancio attuata da quasi tutti i paesi europei e negli Stati Uniti». La prima reazione messa in campo dalle nostre aziende davanti alla crisi mondiale è stata la riduzione dei costi e la ristrutturazione dei processi interni. A tal proposito si può far riferimento a un convegno di Unindustria Pordenone: “Rafforzamento patrimoniale e reti d’impresa, due strumenti per la competitività e la sfida nei mercati globali”. Quali in merito gli FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 27


XXXXXXXXECONOMICA POLITICA

Nella meccanica la fase recessiva ha prodotto effetti più contenuti solo per le grandi imprese

spunti più interessanti emersi?

«Il rafforzamento patrimoniale delle imprese è un’esigenza primaria del nostro sistema produttivo, anche nell’ottica di meglio rispondere ai requisiti patrimoniali richiesti da Basilea. La piccola dimensione delle imprese italiane, pur rappresentando ancora un fattore positivo in relazione alla conseguente flessibilità, attualmente non consente di competere adeguatamente con imprese estere più strutturate. Il contratto di rete rappresenta una forma aggregativa “ibrida” e aggiuntiva che permette da un lato, il mantenimento dell’indipendenza e dell’identità delle singole imprese e, dall’altro, l’avvicinarsi a una dimensione adeguata per competere sui mercati globali, con riferimento a uno specifico 28 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

obiettivo che viene declinato nel contratto di rete e più in generale può rappresentare un interessante strumento per la crescita. Rafforzando il patrimonio si rafforza il rating, uno degli elementi essenziali che permettono di valutare il merito creditizio. Le fondamenta diventano così più solide, l’irrobustimento patrimoniale avrà un impatto positivo e l’impresa potrà ottenere migliori condizioni di credito. Già oggi gli strumenti finanziari nella nostra regione non mancano: prestiti partecipativi per consentire una graduale ricapitalizzazione, finanziamenti ai soci, sostegno agli investimenti, misure per il riequilibro finanziario». Si è tenuto a settembre, presso la vostra sede, il quarto tavolo tecnico per il progetto “Destinazione Kra-

gujevac”, dedicato al business delle aziende del Nordest in Serbia. In questo percorso come si potranno ottimizzare le risorse e garantire agli imprenditori il sostegno necessario all’internazionalizzazione? «Il progetto si propone alle imprese interessate a operare con la Serbia e risponde a un’esigenza comune, quella di poter dialogare con un unico interlocutore economico e istituzionale a sostegno dell’internazionalizzazione. La nostra regione gode di un knowhow specifico nel campo dell’internazionalizzazione nell’area balcanica e nell’est Europa: strumenti politici e istituzionali si affiancano a servizi e strumenti finanziari. Tra questi ultimi figura la Finest Spa, istituita per promuovere la cooperazione economica del triveneto con i Paesi dell’Est e Sud est dell’Europa».


POLITICA ECONOMICA

Da Pordenone segnali forti per la competitività Positivi i dati del II trimestre del 2011 rispetto al 2010, ma le previsioni non lo sono ancora del tutto. La Camera di Commercio di Pordenone, sostiene il presidente Giovanni Pavan, non resta in attesa e aiuta le imprese a rialzarsi Renata Gualtieri

Giovanni Pavan, presidente della Camera di Commercio di Pordenone

o scenario economico della provincia di Pordenone è caratterizzato da una spiccata vocazione all’export, vivacità e multisettorialità. Le imprese, tramite l’indagine congiunturale, hanno confermato che il manifatturiero pordenonese prosegue sulla strada della ripresa, con un ruolo rilevante svolto dalla componente estera della domanda, oggi in salita. Il comparto produttivo che ha reagito con maggior evidenza alla ripresa del mercato è il metalmeccanico; recupera anche il settore metallo e prodotti in metallo, per il quale sembra in parte

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superata la fase più acuta della crisi che nel recente passato l’ha coinvolto. A sostegno delle imprese e del territorio, tra i comparti produttivi che hanno reagito meglio alla crisi e quelli che sono pronti ad affrontare la ripresa del mercato, la Camera di Commercio di Pordenone opera, in rete con le altre principali istituzioni ed enti, attraverso alcuni specifici filoni di intervento: il supporto all’internazionalizzazione, all’innovazione tecnologica e alla semplificazione burocratica, alla brevettazione, alla promozione del territorio e della cultura. «L’ente camerale – di-

chiara il presidente Giovanni Pavan – vuole essere concreto, competitivo, innovativo, accessibile, a servizio delle imprese e in prima linea per supportarle nei momenti di crisi, sostenerle nella sfida ai mercati e condividere i loro successi». In che misura la situazione economica preoccupa le istituzioni locali? E come la Camera di Commercio di Pordenone sostiene le imprese in difficoltà? «Tramite il monitoraggio trimestrale dell’indagine congiunturale della provincia di Pordenone la Camera di Commercio monitora


Elio e Stefano Ciol

Giovanni Pavan

la situazione economica e le tendenze previste dagli imprenditori. Se, come è emerso dai dati relativi al secondo trimestre dell’anno, i risultati sono confortanti rispetto al 2010 mentre le previsioni per i prossimi mesi non lo sono ancora del tutto, non restiamo in attesa, ma puntiamo a strumenti diretti per aiutare le imprese a superare la crisi. Nel 2011 abbiamo stanziato ingenti risorse per fornire loro il sostegno necessario agli investimenti e per usufruire di servizi di consulenza e formazione. Abbiamo pubblicato un bando, che siamo stati costretti a chiudere anticipa-

tamente per esaurimento dei fondi. Dopo le opportune richieste di integrazioni, ai primi di agosto sono stati assegnati tutti i fondi stanziati dall’ente camerale. Un segnale forte, che dimostra quanto le imprese necessitino del nostro sostegno e quanto le imprese sono ancora disposte ad investire». Anche Pordenone prenderà parte alla missione economica regionale proposta dai quattro enti camerali della regione e coordinata da Trieste, che vedrà l’adesione di 10 aziende e toccherà le città australiane di Sydney e Melbourne. Qual è l’obiet-

La Camera di Commercio ha stanziato 60mila euro per le imprese che brevettano, con una particolare attenzione a quelle femminili

tivo dell’iniziativa e quanto è importante oggi creare occasioni di business per le imprese e far loro conoscere nuovi mercati? «L’importanza della missione è strategica per le aziende aderenti e per quelle che poi saranno interessate al mercato australiano: le accompagneremo nell’affrontare le controparti e nel creare contatti importanti, che possano permettere loro di sviluppare nuovi business. È una formula vincente, basti pensare, solo per fare un esempio, alla missione in Brasile dell’anno scorso: a Bento Goncalves si è gettato il seme per il rafforzamento della cooperazione economica tra la realtà del legno presente in Friuli Venezia Giulia e quella mobiliera che opera nel sud del Brasile. Occasioni come queste sono oggi più che mai indispensabili per le aziende che vogliono superare la crisi, specialmente le piccole e medie, che da sole avrebbero difficoltà a muoversi». L’innovazione è sempre più il tassello che permette di superare le crisi. Il territorio della provincia di Pordenone si è piazzato nella “top ten” nazionale per partecipazione alla VI edizione del premio “Scuola, creatività e innovazione” di Unioncamere. Come giudica questo successo e con quali iniziative l’ente FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 31


XXXXXXXXECONOMICA POLITICA

Per il settore metallo e dei prodotti in metallo sembra superata la fase più acuta della crisi

camerale stimola invece la creati- sappiamo bene che, in tempi duri, altà che rientrano nella definività delle imprese? «Il territorio della provincia di Pordenone si è classificato tra i primi dieci posti a livello nazionale per la corposa partecipazione al premio degli studenti. Siamo orgogliosi di questo interesse elevato da parte delle scuole del nostro territorio a un premio che punta sull’innovazione che, come sappiamo, è il motore dell’economica provinciale; studenti innovatori si tradurranno sicuramente in imprenditori illuminati e dinamici. Aver deciso di erogare contribuiti per gli investimenti e i servizi di formazione e consulenza, ad esempio, come ho già detto, è stata una scelta mirata: è da lì che parte l’innovazione, ma 32 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

queste sono le prime cose ad essere tagliate, mentre sono fattori di rilevanza strategica per la competitività d’impresa. Non è mai mancato, inoltre, il nostro sostegno alla brevettazione». Avete stanziato 60mila euro per le imprese che brevettano. A quali categorie andrà in particolare questo sostegno? «Intendiamo accrescere e stimolare la propensione delle micro, piccole e medie imprese alla brevettazione proprio perchè essa rappresenta un fattore strategico per competere sui mercati e una spinta innovativa utile al superamento della crisi. Possono fare richiesta di contributo tutte le re-

zione di micro, piccola e media impresa data dalla normativa comunitaria che hanno sede o un’unità operativa nella provincia di Pordenone, e che sono iscritte al Registro imprese del nostro ente e in regola con il pagamento del diritto camerale. Sono, infatti, le imprese di piccole dimensioni a potersi trovare in difficoltà nel brevettare, perché magari intente a far quadrare i conti per evitare il fallimento: vogliamo dar loro respiro. Una particolare attenzione l’abbiamo, infine, rivolta alle imprese prevalentemente femminili, giovanili e innovative, che potranno richiedere un contributo maggiore».


POLITICA ECONOMICA

Per la crescita è necessario avere i conti in ordine Antonio Gentile, sottosegretario al ministero dell’Economia, illustra le prossime mosse del governo: «Sulla crescita c’è un voluminoso capitolo dedicato ai fondi infrastrutturali, al Piano per il Sud e al lavoro per i giovani» Riccardo Casini

ra ipotesi di condoni e patrimoniale, prosegue il dibattito sulle possibili ricette per il risanamento dell’economia italiana. Il tutto in vista dell’ormai noto decreto sviluppo a cui il governo sta lavorando e del quale non sono ancora chiari i contenuti. Antonio Gentile, sottosegretario al ministero dell’Economia, rivela però quali saranno le sue linee guida, che dovranno dare giusto seguito alla manovra da poco approvata in Parlamento. «Prima di tutto – spiega – abbiamo messo i conti in ordine: in ogni famiglia che si rispetti prima si ordinano i conti e successivamente si pensa alla spesa, e quindi alla crescita. Non a caso il governo su questa linea di indirizzo ha trovato

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34 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

d’accordo la Banca centrale europea e tutti i vertici della Ue. Peraltro abbiamo anticipato al 2013 il pareggio di bilancio, il che non mi pare un elemento da sottovalutare. Possiamo dire che dopo 150 anni l’Italia riparte con i conti in ordine per competere nell’Europa con gli altri paesi industrializzati. Considerando le risorse a disposizione, non era proprio possibile fare di più in materia di sviluppo? «È naturale che adesso occorrano misure significative per la crescita della nostra economia: proprio su questo si stanno svolgendo tanti vertici istituzionali tra i ministri competenti e il presidente Berlusconi, in modo da mettere a punto uno o più provvedimenti a favore della crescita, della semplificazione e delle dismissioni

del patrimonio dello Stato». A tal proposito, come giudica le proposte contenute nel “Progetto imprese per l’Italia” presentato congiuntamente da Confindustria con le altre associazioni dei datori di lavoro? Si tratta di priorità condivisibili? «Per alcuni aspetti sì, per altri invece vi è una dozzinale demagogia che si spinge oltre il limite. E questo semplicemente per apparire quali fautori di un “nuovismo” fine a se stesso». Cosa occorre in particolare per fare ripartire i lavori infrastrutturali, da molti indicati come la chiave di volta per la ripresa dell’economia? «Sulla crescita c’è un voluminoso capitolo dedicato ai fondi infrastrutturali, al Piano per il Sud e al


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Antonio Gentile

in apertura, Antonio Gentile, sottosegretario al ministero dell’Economia. Sopra, da sinistra, Paolo Romani, Maurizio Sacconi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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Il governo sta mettendo a punto provvedimenti a favore della crescita e della semplificazione

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lavoro per i giovani. Immaginiamo di defiscalizzare gli oneri delle imprese a opere infrastrutturali ultimate. Così come nei prossimi giorni i ministri Tremonti e Fitto andranno a Bruxelles per rinegoziare il Patto di stabilità e dare maggiore impulso alla spesa e quindi all’economia, rimuovendo tutti gli ostacoli burocratici che impediscono alle imprese di partecipare ai bandi di natura europea, spesso molto complicati. Basti pensare che tutte le regioni del Sud sono, eccetto la Basilicata, al di sotto del 10% della spesa comunitaria: questo nodo scorsoio va tagliato. E forse sarebbe opportuno istituire anche una task force fra i vari Ministeri che monitori la spesa e dia una mano per uscire dall’impasse».

Di recente il ministro Tremonti ha detto che il valore del patrimonio dello Stato eguaglia quello del debito pubblico. Quale sarà il destino di questi beni? Da dove occorre partire per un processo di privatizzazione? Quali invece i possibili rischi? «Il seminario che si è tenuto nei giorni scorsi al ministero dell’Economia con i professori Reviglio e Scalera ha presentato un quadro definitivo di interventi. Adesso tocca alla politica stabilire i passi successivi perché attraverso la dismissione si contribuisca decisamente a ridurre il debito pubblico del Paese, che è inalterato da 40 anni e solo nell’ultimo periodo, con l’avvento del Governo Berlusconi, si sta lentamente riducendo». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 35


POLITICA ECONOMICA

Una politica vincente per tutti i cittadini Il Friuli Venezia Giulia si conferma ancora una volta una delle regioni più virtuose d’Italia sotto molti aspetti. Renzo Tondo spiega come è stato possibile raggiungere fino a oggi questi risultati e illustra i prossimi passi della sua amministrazione Nicolò Mulas Marcello

uove importanti misure di governo regionale, hanno costituito l’aggiornamento di programma presentato recentemente dal presidente Renzo Tondo. Il Friuli Venezia Giulia ridurrà i consiglieri regionali, adotterà criteri per la riduzione delle tasse e razionalizzerà il settore sanitario. Una politica che ha già dato i suoi risultati: «A certificare la validità del percorso virtuoso sin qui compiuto – spiega il governatore – c’è il giudizio espresso dalla Corte dei Conti. Proprio perché abbiamo il bilancio a posto, possiamo adesso arrivare a una riduzione delle tasse». Lei ha recentemente lanciato un aggiornamento del programma di governo. Perché si arrivati a questa decisione? «Un aggiornamento del programma di legislatura si è reso indispensabile di fronte alla profondità della crisi che stiamo attraversando e che si riflette inevitabilmente anche sulla politica. Per questo ho avanzato una serie di proposte sulla riduzione dei costi della politica e dell’amministrazione e sulle misure per rilanciare lo sviluppo. Su questo “pacchetto” ho chiesto e otte-

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36 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

nuto il voto favorevole del consiglio regionale. L’aggiornamento del programma deriva anche dalla necessità di continuare a governare il cambiamento nella massima coesione sociale, confermando così il principio che ha ispirato l’azione dell’amministrazione regionale a partire dal suo insediamento, nella primavera del 2008. La crisi della politica ha in Italia aspetti specifici, ma è un dato comune a tutta l’Europa. La recessione ha, infatti, se-

gnato il divorzio fra economia finanziaria ed economia reale, con drammatiche conseguenze sul lavoro e la perdita di milioni di posti ponendo alla classe dirigente europea nuove sfide: come si governa in democrazia una società non più in crescita. Ovunque emerge in tutta la sua ampiezza la crisi della politica, ma nello stesso tempo la necessità di rilanciarla come strumento indispensabile in difesa della democrazia».


Renzo Tondo

A certificare la validità del percorso virtuoso sin qui compiuto c’è il giudizio espresso dalla Corte dei Conti

Entro primavera arriverà la riduzione dei consiglieri e assessori? «Sui costi della politica ho dato una serie di indicazioni chiare: oltre alla revisione delle norme sul vitalizio, una riduzione dei consiglieri regionali dagli attuali 59 a 48, in ragione di un nuovo rapporto tra eletti e popolazione, passando da un rapporto di uno ogni 20mila a uno ogni 25mila; sarà diminuito nel contempo anche il numero degli assessori: da dieci a otto, con un massimo di due assessori esterni. Con questi due provvedimenti saremo in grado di passare dagli attuali 66 a 50 tra consiglieri e assessori regionali. Al tavolo politico in consiglio regionale abbiamo già raggiunto un accordo per approvare subito la legge sulla riduzione dei consiglieri, che andrà in aula nella sessione di fine novembre e modificherà il nostro Statuto di autonomia speciale. Lo statuto è legge costitu-

zionale e quindi le modifiche che andremo a introdurre dovranno essere poi approvate dal Parlamento, con doppia lettura, ma noi la nostra parte la faremo comunque tutta fino in fondo e rapidamente». Lei ha affermato che siete stati i primi a ridurre il debito e sarete i primi ad abbattere le tasse. Cosa prevede il suo programma in questo senso? «Nel mio intervento in aula sull’aggiornamento del programma, ho rivendicato i traguardi raggiunti in questi primi tre anni e mezzo, a partire proprio dalla riduzione del debito pubblico regionale, che a fine anno toccherà i 1.050 milioni, con una riduzione di 600 milioni, il che significa 500 euro in meno per ciascun cittadino del Friuli Venezia Giulia. Tutto ciò è stato ottenuto in presenza di una diminuzione delle entrate nel bilancio senza precedenti. A certificare

Renzo Tondo, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

la validità del percorso virtuoso sin qui compiuto c’è il giudizio espresso dalla Corte dei Conti. Proprio perché abbiamo il bilancio a posto, possiamo adesso arrivare a una riduzione delle tasse. Con la prossima legge Finanziaria, taglieremo l’Irap nella misura massima consentita, pari a circa un punto percentuale. È una misura semplice, equa ed efficace, una scelta di sviluppo per creare condizioni favorevoli al sistema della produzione e per una maggior libertà delle imprese, contro un tributo simbolo dell’iniquità fiscale italiana». Per quanto riguarda la sanità si è parlato di accorpamento delle aziende. È così? «La sfida che abbiamo di fronte è razionalizzare la sanità, che in Friuli Venezia Giulia gestiamo direttamente con nostre risorse, ricavate da una compartecipazione sui tributi riscossi sul nostro territorio: dal 1996 non FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 37


XXXXXXXXECONOMICA POLITICA

Al tavolo politico in consiglio regionale abbiamo già raggiunto un accordo per approvare subito la legge sulla riduzione dei consiglieri

facciamo più parte del servizio sani- azienda sanitaria territoriale, al posto capacità competitiva delle nostre imtario nazionale. Razionalizzare significa meno burocrazia e più servizi sanitari - e migliori - ai cittadini. Abbiamo già abolito l’Agenzia regionale della sanità e il Centro servizi condivisi, funzioni che sono state accorpate nella Direzione regionale della sanità, con notevoli risparmi. Partiamo da un dato di fatto: il Friuli Venezia Giulia si trova al primo posto tra le dieci regioni del Nord e del Centro per numero di Aziende sanitarie e ospedaliere rispetto alla popolazione. In regione ci sono attualmente 11 istituzioni, una ogni 112mila abitanti, contro una media di 207mila del resto del Paese. Per questo la mia proposta è netta, nell’ottica non di un mero risparmio ma di una maggiore razionalità e uniformità di servizi, per mantenere quell’eccellenza che ci è largamente riconosciuta dai cittadini. Pertanto, istituzione di un’unica 38 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

delle attuali sei, mantenendo le due grandi aziende ospedaliero-universitarie di Udine e Trieste più quella ospedaliera di Pordenone». Quali altre importanti misure intende introdurre per favorire lo sviluppo del territorio? «Questa legislatura sarà ricordata senza alcun dubbio per le infrastrutture, per aver riaperto la stagione delle grandi infrastrutture, che in Friuli Venezia Giulia era bloccata da troppi anni. Il commissariamento ha reso possibile l’avvio della costruzione delle terza corsia dell’autostrada A4 Trieste-Venezia. Ci sono stati poi passi avanti decisivi nella definizione del tracciato ferroviario del Corridoio V e tutta una serie di lavori più piccoli, ma fondamentali, per migliorare le reti di trasporto in regione. Tutte queste opere sono necessarie per accrescere la competitività territoriale, per rafforzare la

prese, per permetterci di uscire prima e più forti dalla crisi. Continueremo su questa strada con ancora maggiore impegno. E poi c’è lo snellimento della burocrazia, per renderla meno costosa, più rapida ed efficiente. Nel “pacchetto” approvato dal consiglio regionale ci sono indicazioni precise, per continuare con la soppressione di vari enti e apparati regionali inutili. Adesso elimineremo gli enti per il diritto allo studio universitario, assegnandone le funzioni direttamente alla Regione e mantenendo gli stessi servizi agli studenti, e unificheremo le cinque aziende per l’edilizia popolare. Sono solo alcuni esempi dei numerosi punti indicati nell’aggiornamento del programma di legislatura per la semplificazione amministrativa. Con una burocrazia più “leggera”, in ogni senso, le imprese avranno più forza competitiva».


Isidoro Gottardo

Rafforzare l’autonomia Confermare la virtuosità dell’amministrazione del Friuli Venezia Giulia è una delle priorità del Popolo della Libertà. Isidoro Gottardo illustra i programmi di sviluppo del territorio Nicolò Mulas Marcello

e strategie del Pdl in vista del ritorno alle urne per rinnovare alcune amministrazioni locali nei prossimi anni sono all’insegna della riconferma degli attuali canditati e di una continuità di programma. «Vogliamo sviluppare sussidiarietà – spiega Isidoro Gottardo, coordinatore regionale del Pdl Friuli Venezia Giulia – e quindi costituire il metodo dei contributi alle imprese, alle famiglie e alle persone, consentendo la detrazione d’imposta per eliminare costi, burocrazia e tempi lunghi». Parliamo delle comunali di Gorizia del 2012. Quale sarà il candidato Pdl? «Ettore Romoli è stato un ottimo sindaco che ha ridato impulso a una città di certo non favorita dalle condizioni geopolitiche. Ha colto il superamento dei confini come un’opportunità e, non dimentichiamolo, ha creato in Italia la prima Euroregione vera, certificata, operativa. Sfruttando la sua esperienza ha colto tutte le opportunità possibili per rimetterla in gioco e toglierla dall’isolamento. Il Pdl riparte quindi da lui, e sta lavorando per una sua ricandidatura e affinché attorno a essa si realizzi l’unità di tutte le forze che non si ricono-

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scono nella sinistra, ma in una continuità di azione e di programma». Per le regionali del 2013 qual è la strategia? «Come candidato sarà indubbiamente riconfermato Renzo Tondo perché ha ripagato la fiducia dei suoi elettori, ha affrontato la crisi economica utilizzando gli strumenti della specialità per sostenere l’economia locale e garantire coesione sociale. Ma soprattutto ha riportato il Friuli Venezia Giulia a quella virtuosa coerenza che con Illy e il centrosinistra aveva perso, a causa di quel miliardo di debito pubblico che in cinque anni avevano generato. Tondo quel debito lo ha in buona parte abbattuto e con coerenza ha agito per ridurre la spesa pubblica, rimettere in moto gli investimenti nelle infrastrutture e ora, prima che nel resto d’Italia, ridurre la tassazione per consentire all’economia regionale di riprendere competitività. Nel giugno scorso il coordinamento regionale del Pdl lo ha già indicato praticamente all’unanimità come naturale candidato per il 2013». Quali saranno quindi i programmi del Pdl Friuli Venezia Giulia per il futuro? «Il Pdl, con Angelino Alfano, si sta

riorganizzando per essere un partito ispirato al principio di sussidiarietà e quindi assicurare che ogni livello territoriale sia responsabile delle proprie azioni e soprattutto di costruire programmi e coalizioni coerenti con specifiche identità territoriali, e ciò che in Friuli Venezia Giulia stiamo facendo insieme con Renzo Tondo. La cultura dell’autonomia che ci caratterizza trova in Alfano non solo comprensione ma anche incoraggiamento. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia per combattere nel modo più efficace questa crisi e caratterizzare il Friuli Venezia Giulia secondo modelli virtuosi che possono manifestarsi coniugando il federalismo fiscale che ci troveremo per primi ad applicare con la sussidiarietà. Noi siamo già un piccolo compendio di federalismo, viviamo delle compartecipazioni sulle tasse che paghiamo, abbiamo da tempo un servizio sanitario regionale del tutto autonomo. Rafforzare e rendere virtuosa la nostra autonomia, questo è il programma del Pdl, significa introdurre nel nostro statuto l’obbligo per tutti i livelli del pareggio di bilancio e la non ricandidabilità per coloro che non rispetteranno questo requisito». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 41


EXPORT

Un possibile raddoppio del made in Italy nel mondo Sono tante le imprese italiane che operano sui mercati esteri «ma possiamo fare di meglio e raddoppiare l’impegno». Per Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, le previsioni sul prossimo triennio sono all’insegna dell’export verso i paesi extraeuropei Paola Maruzzi

ggi le imprese italiane che esportano e operano sui mercati esteri sono circa 200mila, ma il sistema ha le potenzialità per raddoppiare la quota: a sostenere l’ottimistica previsione è il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Secondo il Rapporto 2011 presentato in occasione della nona Giornata dell’economia, l’export dovrebbe aumentare del 6,5% per consentire al Paese di chiudere l’anno con una crescita del Pil dell’1,1%, un traguardo su cui sarà determinate il ruolo di spicco di Lombardia e Veneto. Passando ai comparti virtuosi, cioè quelli che hanno adottato un profilo organizzativo nuovo, in grado di abbattere l’eventuale “deficit” di dimensione e fare massa critica all’estero, si trovano la chimica-farmaceutica,

O

l’industria del metallo e la meccanica. Ma, sostiene il leader di Unioncamere, sulla falsariga dei non pochi esempi positivi, per tutte le imprese l’internazionalizzazione dovrà costituire la spina dorsale del prossimo triennio affinché il made in Italy regga il confronto con l’Europa e conquisti i mercati emergenti, cioè i paesi del Bric (Brasile, Russia, India, Cina) con l’aggiunta di Turchia, Messico, Indonesia e Corea del Sud. Per far ciò, accanto al sempre vigile impegno del sistema camerale, Dardanello fa appello a «un rinnovato slancio nelle politiche di semplificazione da parte dello Stato». L’export, in particolare verso i mercati emergenti, potrebbe essere la chiave di volta per risollevare l’economia nazionale. Quali previsioni andranno a chiudere il 2011?

44 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

«A ridosso dell’estate, non solo tutte le maggiori economie avanzate hanno subito un rallentamento, ma anche in alcuni paesi emergenti, Cina in testa, si sono osservati alcuni segnali di frenata rispetto all’estremo dinamismo degli ultimi anni. Tuttavia, nell’insieme di queste economie l’attività continua a espandersi a ritmi sostenuti. Per il nostro paese, dove la quota di export diretta al di fuori dell’Unione europea ha ormai raggiunto il 43% del totale, questo dovrebbe portare a una chiusura d’anno ancora positiva sul fronte delle esportazioni che, in termini reali, si stima crescano a un tasso del 5% circa. L’impegno delle imprese italiane nell’indirizzare i propri prodotti verso i mercati più promettenti trova conferma nelle proiezioni per il prossimo triennio, caratterizzate da un incremento relativamente soste-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Ferruccio Dardanello

43% EXPORT

Secondo Unioncamere, è la percentuale delle esportazioni dirette verso i paesi extraeuropei

mila IMPRESE

Su un totale di circa 6milioni di imprese iscritte ai registri camerali, 200mila sono impegnate sui mercati esteri

nuto delle esportazioni dirette verso i Paesi extraeuropei, di cui fanno parte alcune delle aree caratterizzate da una maggiore dinamicità della domanda. Ci aspettiamo comunque che, tanto quest’anno che il prossimo, l’Unione europea mantenga un ruolo predominante, pesando più della metà della crescita». Il sistema camerale gioca un ruolo importante nel rilancio economico: su cosa state lavorando? «Continuiamo a investire sul fronte della semplificazione, della sburocratizzazione e della telematizzazione dei processi. Un rinnovato slancio nelle politiche di semplificazione da parte dello Stato, in questo particolare momento, può rappresentare un segnale importante di attenzione

verso il mondo imprenditoriale, una leva che può risollevare la nostra competitività e portarci stabilmente fuori da questa crisi. Non meno importante, però, sarà cercare di contrastare la stagnazione dei consumi delle famiglie italiane che si prevede nel prossimo futuro sostenendo le vendite all’estero delle nostre imprese. All’interno della cabina di regia per la riforma del sistema dell’internazionalizzazione, Unioncamere sta portando la voce soprattutto delle piccole imprese, che altrimenti con difficoltà potrebbero affacciarsi sui mercati internazionali. L’obiettivo, che ci poniamo già oggi, è di allargare la platea delle 200mila imprese esportatrici e di accrescere la diffusione del made in Italy nel mondo».

Le associazioni di categoria invocano le reti di impresa come soluzione ideale per rendere competitive le pmi: ma l’aggregazione sta davvero modificando il volto economico del Paese? «Indubbiamente sì e il sistema camerale lo sostiene da tempo. L’Italia è un paese a forte prevalenza di pmi che proprio nell’attivazione delle reti, formali o informali, sta individuando nuove strategie per competere. Le reti rappresentano la chiave non soltanto per ottenere economie di scala, ma anche per innovare, consentendo un più costante collegamento con i centri di ricerca e le università, e per fare in modo che le imprese, unendosi, si avventurino oltreconfine». Oggi in Italia lo squilibrio tra Nord e Sud sembra essersi accentuato: la divergenza è destinata a cronicizzarsi? «Il grande problema di sviluppo del Mezzogiorno è legato alla presenza in questi territori di una vasta platea di imprese di piccole dimensioni, poco collegate tra loro e poco internazionalizzate. In una fase come questa in cui la domanda interna langue è chiaro che questo tessuto produttivo soffre di più. Il rischio di una ulteriore marginalizzazione di queste aree purtroppo sussiste se, attraverso politiche di sviluppo appropriate, capaci di valorizzare i molti primati dei territori meridionali, pensiamo solo alla risorsa del turismo, non si innesca un meccanismo virtuoso di rilancio».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 45


SVILUPPO INDUSTRIALE

Facilitatori d’impresa per il Nord Est di domani Infrastrutture, servizi all’impresa e logistica. Fattori al cui sviluppo hanno contribuito attivamente i consorzi industriali del Nord Est. Roberto Ongaro, presidente dell’associazione Eine, ne illustra le potenzialità in ottica futura Francesca Druidi

istituzione dei consorzi è stata una componente essenziale per l’industrializzazione e la crescita economica di tutto il Nord Est. Oggi, in uno scenario in costante mutazione e gravato da una pesante instabilità, quale contributo possono dare questi soggetti? Una risposta la fornisce Roberto Ongaro, presidente di Eine, Enti di industrializzazione del Nord Est, unica rete interregionale sinora esistente che riunisce i principali consorzi di Friuli Venezia Giulia e Veneto e, nello specifico, aree, porti e interporti per 50 milioni di mq con oltre 5.000 imprese insediate: «La crescita attuale e futura si giocherà nella capacità di creare reti tra imprese, dando fiducia agli investitori. I consorzi assumono il ruolo, da una parte, di facilitatori dell’insediamento d’impresa, dall’altra, di fornitori di servizi a costo decrementante, in particolare di servizi con nuove

L’

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caratteristiche dal punto di vista tecnologico. Eine persegue questi obiettivi attraverso la promozione dei siti industriali e logistici, oltre alla diffusione di contatti e buone pratiche». Altro aspetto determinante è quello infrastrutturale, inteso come leva di promozione dell’innovazione capace, al contempo, di mantenere inalterati i costi per l’impresa. L’obiettivo che si erano prefissati i consorzi di industrializzazione era quello di trasformare l’attuale sistema in “agenzie” di sviluppo capaci di attrarre imprese e facilitare la crescita del territorio. In quale misura il risultato è stato raggiunto? «Le agenzie di sviluppo regionali sinora operative hanno curato poco il sistema di aree esistenti, giudicandolo in buona parte autosufficiente. Se il giudizio può essere lusinghiero, del resto confortato dai risultati raggiunti in termini di sviluppo insediativo

dalle aree industriali e logistiche, d’altro canto testimonia la necessità di evolvere o costituire un sistema di attrazione d’impresa che superi la richiesta insediativa locale, e che attivi un marketing territoriale in grado di intercettare aziende e investitori stranieri sui mercati mondiali. Un soggetto promotore di questo tipo è quanto mai necessario oggi. Questo perché la capacità di attrarre investimenti presuppone una progettualità specifica, a partire da quali aziende si vogliono attirare e con quali modalità. In questo quadro, un’agenzia regionale con propaggini territoriali individuate dagli attuali consorzi industriali, sarebbe in grado di fornire una risposta efficiente a una domanda che fatica a trovare interlocutori in grado di controllare l’intero processo insediativo e autorizzativo». Già adesso i consorzi svolgono un ruolo di attrazione nei confronti dell’insedia-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Roberto Ongaro

I consorzi assumono il ruolo, da una parte, di facilitatori dell’insediamento d’impresa, dall’altra, di fornitori di servizi a costo decrementante

mento d’impresa. «Sì, ma la dimensione rispetto alla crisi mondiale e all’evolvere della globalizzazione li rende troppo piccoli per essere il primo punto di scelta. Serve, dunque, un soggetto realmente forte che si occupi in maniera efficace e specifica di questo aspetto, alla stregua degli enti chiamati a occuparsi esclusivamente di turismo. È una riforma a costo zero, importante per la realizzazione di politiche di sviluppo. Sorprende che non ne siano state ancora colte appieno le potenzialità». Il nodo infrastrutture è nevralgico per la macroregione formata da Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quali priorità invoca su questo fronte? «La logistica e le infrastrutture sono asset strategici per un ter-

ritorio che assomma in sé tre funzioni: quella produttiva, quella di smistamento delle merci attraverso una rete di porti e interporti di valore europeo, quella di attraversamento verso e da i mercati dell’Est. In questo caso, si potrebbe fare di più dal punto di vista infrastrutturale, ma la dotazione di base - per quanto non perfettamente adeguata - ci permette ad ogni modo di restare competitivi. Il sistema veneto-friulano regge, si evolve, affronta ogni giorno questa sfida, ma senza investimenti autostradali e aeroportuali, alta capacità ferroviaria e aumento della capacità dei porti, rischia di restare ai margini dell’Europa». Cosa manca? «Una vera e propria piattaforma logistica del Nord Est, in

grado di competere con i grandi soggetti internazionali. Innalzare la capacità portuale oltre i 5 milioni di Teu significa dare una spinta poderosa al sistema attrattivo dell’area. Realizzando interventi unitari nell’Alto Adriatico, si può arrivare a 10 milioni di Teu, un dato che vuol dire la metà dei numeri realizzati dal porto di Rotterdam. Intercettare le rotte dell’Oceano Indiano, rovesciando il percorso attuale delle merci, renderebbe la macroregione l’interlocutore privilegiato di India e Cina, collocandola al centro virtuale d’Europa. La terza corsia autostradale in tempi certi e la completa apertura dell’alta capacità saranno, pertanto, le infrastrutture su cui si gioca la crescita o il declino dell’intera area».

In apertura, Roberto Ongaro, presidente dell’associazione Enti di industrializzazione del Nord Est

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 47


IMPRENDITORIA STRANIERA

Un tessuto sempre più multiculturale Solo nella provincia di Trieste ci sono quasi duemila imprenditori stranieri, per lo più impegnati nel commercio al dettaglio e nella ristorazione. Un trend che l’apertura a est dell’Europa tenderà a consolidare. Ne parla Franco Sterpin Rigutti, presidente di Confcommercio Paola Maruzzi

he l’Italia sia destinata a diventare un paese multiculturale non è una novità: secondo l’Istat, al primo gennaio 2011, gli stranieri residenti sono oltre 4 milioni e mezzo, 335mila in più rispetto all’anno precedente, con una percentuale di crescita del 7,9%. A questa istantanea della società contemporanea, se ne sovrappone un’altra, di taglio economico: una recente indagine della Fondazione Leone Moressa ha riscontrato che nel secondo semestre del 2011 gli imprenditori stranieri sono aumentati del 5,7%, privi-

C Franco Sterpin Rigutti, presidente di Confcommercio Friuli Venezia Giulia

48 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

legiando il commercio (36%), le costruzioni (29%) e il manifatturiero (9,1%). Trieste, dopo Prato, è la città che più risente dei nuovi imprenditori: «Sono per lo più cinesi impegnati nell’abbigliamento ma anche nella ristorazione», aggiunge il presidente Franco Sterpin Rigutti. Con i suoi 100mila cittadini stranieri, distribuiti a macchia di leopardo in tutte le province, Udine in testa, il Friuli Venezia Giulia va a braccetto con questa nuova tendenza e non sembra esserne affatto turbato. In Italia dal 2006 a oggi la presenza di immigrati nell’im-

prenditoria è aumentata del 38,6%. Che scenario si apre sul Friuli Venezia Giulia? «La crescita dell’imprenditoria straniera va individuata nell’ubicazione geografica del Friuli Venezia Giulia e del suo capoluogo, Trieste, che è sempre stata un elemento di giunzione sotto il profilo economico, culturale, religioso, linguistico. Uno scenario, questo, che peraltro si è accentuato con l’ingresso della Slovenia nell’Europa comunitaria e che si potrebbe sviluppare ulteriormente con il progressivo allargarsi a est dell’Unione. E se per altre regioni questo è un dato che potrebbe risultare in qualche misura anomalo, in Friuli Venezia Giulia tale fenomeno, e mi richiamo ancora una volta al capoluogo giuliano soprattutto, lo si può riscontrare in diversi periodi della storia, più o meno recenti. Eventi, questi, che in varie occasioni sono stati peraltro fonti di beneficio e opportunità per diversi centri della regione». Qual è l’identikit dei nuovi commercianti e che incidenza hanno sull’economia locale? «Nel commercio i segmenti maggiormente interessati


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Franco Sterpin Rigutti

Che il commerciante sia cinese, turco o italiano non importa, conta piuttosto che si mantenga alto lo standard dei servizi offerti

sono quelli dell’abbigliamento e della ristorazione, legati a immigrati cinesi, asiatici e dell’Est europeo. Per quanto concerne il fatturato, credo che esso non sia determinato tanto dall’etnia dell’imprenditore, quanto dalla qualità dell’offerta, del servizio e dalla capacità d’integrazione dell’imprenditore al tessuto sociale. Sono tutti elementi che contribuiscono all’appeal di un negozio, di un pubblico esercizio, di un ristorante o di un’attività di servizi». Dopo Prato, Trieste è la seconda città italiana con la più alta percentuale di imprenditori stranieri. Quali sono i settori più coinvolti? Questo

fenomeno ha avuto anche delle ripercussioni negative sugli autoctoni? «Per quanto concerne i comparti, direi in primis il commercio al dettaglio, la ristorazione, ma anche l’edilizia e i servizi alla persona. Circa le ricadute negative per le unità produttive preesistenti, onestamente non credo che siano state particolarmente rilevanti, almeno per alcuni settori. Diverso è il discorso quando il contesto è quello del lavoro irregolare, dello sfruttamento, della mancata tutela di certe categorie. Penso, ad esempio, agli autotrasportatori e alla concorrenza, non sempre corretta, con cui devono confrontarsi con le imprese del-

l’Est oppure alla vendita di merce contraffatta». Come fare per trovare un punto di equilibrio? «Ritengo che l’equilibrio dapprima passi attraverso la capacità di accettazione dell’altro e, al contempo, dalla buona volontà del nuovo arrivato di fare proprie regole e leggi del suo nuovo luogo di residenza. Su questo, specie Trieste, multietnica e pluriculturale, con innumerevoli sedi di culto religioso, retaggi di trascorsi più o meno datati, ha poco da imparare, per fortuna. Anche se sono valori ai quali bisogna comunque prestare una costante attenzione perché ci siano i presupposti essenziali per una società sana e pacifica».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 49


FOCUS UDINE

La vera rivoluzione è sul fronte della sostenibilità Per Furio Honsell, primo cittadino di Udine, la strada da intraprendere per uscire dalla crisi e imboccare la ripresa è quella dell’innovazione. Senza dimenticare il percorso intrapreso dalla città verso il risparmio energetico Francesca Druidi

«R

ispetto ad alcuni fa, il quadro economico del territorio presenta degli elementi di criticità, al cui fianco permangono invece situazioni perfettamente sane». Furio Honsell, primo cittadino di Udine, riassume a grandi linee lo scenario produttivo attuale, inevitabilmente condizionato da una crisi che «quando colpisce, colpisce molto duramente. Magari non arriva a toccare in maniera omogenea tutti i settori allo stesso tempo, ma se attraversa un comparto, allora diventa difficile prevedere un recupero». Qual è la sua valutazione dell’attuale stato di salute dell’economia di Udine? «Si registra inquietudine perché alcune aziende stanno ancora affrontando profonde trasformazioni e ridimensionamenti. Si tratta, con ogni evidenza, di una crisi strutturale, dalla quale si esce con progetti a lungo termine in grado di partire dalla riconversione, dall’istruzione,

dalla valorizzazione di certe professionalità puntando - tramite investimenti - soprattutto sui giovani. Fin da quando ero rettore, credo nell’importanza dell’innovazione, un fattore sul quale l’attuale governo regionale – e nazionale – ha spinto invece troppo poco. Con l’allargamento degli orizzonti, l’unico strumento realmente efficace consiste proprio nella capacità di essere innovativi. Come amministrazione pubblica, cerchiamo di creare il più possibile opportunità d’innovazione». In che modo? «Siamo l’unico Comune in Italia ad aver adottato dei regolamenti edilizi per il contenimento della dispersione energetica, oltre all’Alto Adige. Quella che apparentemente sembra una misura restrittiva, in realtà ha concesso diverse opportunità di sviluppo, sia per le aziende che per i professionisti nel settore dell’edilizia. Ed è sempre più ricercata la casa sostenibile. Questo è un esempio fattivo di come l’amministra-

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zione pubblica possa rispondere alla crisi, orientando la propria rotta verso l’innovazione». Quali misure sarebbero necessarie per inseguire la ripresa? «La prima misura, come già detto, riguarda l’innovazione, anche se probabilmente con troppo ritardo è stata presa in considerazione quale elemento fondamentale di crescita. Speriamo che ora non sia troppo tardi. Occorre puntare in modo deciso sull’istruzione, sull’edu-


XxxxxxxFurio Xxxxxxxxxxx Honsell

c

L’obiettivo prioritario è quello di attrezzare la città al ventunesimo secolo con un piano regolatore snello e veloce

A sinistra, Furio Honsell, sindaco di Udine

d

cazione e su voci quali risparmio energetico, bioedilizia, energie alternative. Sono settori sui quali c’è ancora moltissimo da fare. In generale, sarebbe una strategia perdente quella di considerare questa crisi come temporanea non realizzando, quindi, gli opportuni adeguamenti. Sotto il profilo dell’occupazione, l’attuale capacità della Pa di assorbire personale è purtroppo molto limitata. Attraverso le nostre partecipate, invece, attive in settori come acqua, energia, rifiuti, parcheggi, mettiamo in campo politiche di forte sviluppo. Un ente locale non deve tenere i soldi sotto il

materasso, ma creare bandi e progetti per opere pubbliche. Su questo fronte invochiamo maggiore collaborazione da parte della Regione affinché non freni gli investimenti». Per quanto riguarda il distretto della sedia? «È una storia diversa. La crisi, il distretto, l’ha vissuta prima della congiuntura negativa che stiamo attraversando adesso ma, di fatto, si era già irrobustito in precedenza. Sono, infatti, sopravvissuti i produttori maggiormente orientati all’innovazione e al controllo della filiera e al design, un valore aggiunto ancora molto stimato soprattutto nei

nuovi mercati. A essere colpiti dalla competizione globale sono stati in prevalenza quanti operavano su un solo segmento o su poche fasi della catena della filiera del valore. Certo, le superiori difficoltà del momento attuale, ad esempio nell’accesso al credito, si fanno sentire per tutti, ma direi che il distretto ha saputo attrezzarsi e continua tuttora a farlo». I cittadini sono stati chiamati a dire la loro sul nuovo piano regolatore del Comune. Come sta cambiando il volto di Udine? «Le vere rivoluzioni oggi si realizzano sul fronte della sostenibilità. Udine sarà una città dotata di costruzioni in grado di raggiungere la classe B CasaClima. Dal punto di vista del risparmio energetico, abbiamo siglato il Patto dei sindaci a livello europeo per promuovere una città sostenibile, meno dipendente dalle fonti fossili di energia. Il discorso del piano regolatore è più di natura tecnica, era da quarant’anni che Udine non disponeva di un documento regolatore. Può essere definita un’operazione di semplificazione, di chiarificazione, oltre che di razionalizzazione di tipo strutturale. L’obiettivo prioritario è quello di attrezzare la città al ventunesimo secolo con un piano snello e veloce che, da un lato, mira a ridurre il più possibile le promiscuità esistenti tra residenziale, artigianale e industriale e, dall’altro, a valorizzare il patrimonio ambientale, sia in termini architettonici che di verde pubblico, conservandone la riconosciuta vivibilità».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 53


FOCUS UDINE

Aziende più competitive se strutturate uscita della crisi è lunga e incerta, ma il Friuli si sta dimostrando attrezzato per far fronte all’instabilità che contraddistingue lo scenario economico attuale. L’attenzione ai giovani, l’innovazione, l’aggregazione, l’internazionalizzazione e la crescita dimensionale delle imprese, non individuano soltanto le parole chiave del mandato di Adriano Luci alla guida di Confindustria Udine, avviatosi lo scorso luglio, ma rappresentano anche le direttrici sulle quali basare le future traiettorie di sviluppo del territorio. Senza dimenticare l’esigenza - del distretto industriale della sedia così come della regione - di dotarsi delle necessarie infrastrutture logistiche.

L’

Adriano Luci, presidente di Confindustria Udine

54 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

L’economia sta cambiando e la crescita delle imprese diventa un imperativo, in particolare attraverso un rafforzamento finanziario e strutturale che preveda anche l’aggregazione. Lo evidenzia il numero uno di Confindustria Udine Adriano Luci Francesca Druidi

In Provincia di Udine l’industria, nel primo scorcio del 2011, ha subìto un rallentamento delle proprie performance rispetto ai risultati di fine 2010 (-1% l’indicatore della produzione), ma sostanzialmente tiene la rotta. A trainare è sempre l’export (+24,7% nel primo trimestre 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010). Quali priorità individua per la crescita economica del territorio? Su quali problematiche intervenire in particolare? «La priorità riguarda sicuramente la patrimonializzazione delle imprese e questo in relazione all’adozione, da parte degli istituti di credito, delle valutazioni di rating e alla selettività del credito. A tal proposito, diventa fondamentale il ruolo degli istituti finanziari, a partire da Friulia, la finanziaria della Regione. Un altro filone che deve essere considerato in termini di politica industriale è quello inerente il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Questo aspetto deve costituire una prio-

rità delle politiche industriali regionali, anche dal punto di vista della dotazione degli strumenti di intervento. Altro capitolo che individuiamo per la crescita delle aziende del territorio riguarda poi il supporto all’internazionalizzazione, che va rilanciato con un’attività progettuale di più ampio respiro e un’azione di coinvolgimento porta a porta». Il tessuto produttivo del distretto della sedia in questi anni ha mostrato segni di progressivo indebolimento. Con quali azioni e iniziative, Confindustria Udine ne sta sostenendo l’attività, di concerto con gli altri interlocutori economici e istituzionali? «È inconfutabile il riposizionamento delle imprese della sedia all’interno del distretto, che segue tuttavia un’evoluzione di carattere dimensionale: aziende che riescono a essere presenti sul mercato tendono a strutturarsi di più, acquisendo massa critica anche attraverso iniziative di collaborazione e coordinamento, mentre soffrono le


Foto ARC Montenero

XxxxxxxAdriano Xxxxxxxxxxx Luci

LE IMPRESE REGIONALI DEL LEGNO-ARREDO Andamento per trimestri 2009-2011

Fonte: Elaborazioni su dati Infocamere

Imprese del distretto della sedia Val. assoluti

var.%

Imprese specializzate in regione var.%

Val. assoluti

2009 - 1

765

--

2.878

--

2009 - 2

765

0,00%

2.857

-0,73%

2009 - 3

764

-0,13%

2.826

-1,09%

2009 - 4

752

-1,57%

2.796

-1,06%

2010 - 1

744

-1,06%

2.751

-1,61%

2010 - 2

736

-1,08%

2.752

0,04%

2010 - 3

729

-0,95%

2.733

-0,69%

2010 - 4

724

-0,68%

2.718

-0,55%

2011 - 1

715

-1,24%

2.682

-1,32%

2011 - 2

720

+0,70%

2.677

-0,19%

imprese di dimensioni più limitate, le quali hanno prospettive di mercato e orizzonti produttivi molto ristretti. In tale contesto, l’associazione ha promosso e incoraggiato, anche attraverso le iniziative dell’Asdi, il rafforzamento strutturale delle aziende e la ricerca di progetti di collaborazione, in particolare tra le realtà di più contenuta dimensione». Con quali leve mirate si può potenziare e rilanciare questo distretto? «Il problema centrale è quello di strutturare finanziariamente le imprese che stanno sul mercato - e un ruolo in tal senso può

esercitarlo sicuramente la finanziaria regionale Friulia, utilizzando anche lo strumento dei prestiti partecipativi - nonché di favorire le aggregazioni tra piccole imprese. A tale riguardo, esistono iniziative positive che devono costituire un esempio per il distretto». Un problema endemico per la regione è rappresentato dalle infrastrutture. È stato annunciato per il 2012 l’inizio dei lavori per la realizzazione del collegamento veloce Palmanova-Manzano. Quali ricadute positive avrebbe sul territorio? Quali opere strategiche, relative alle infrastrut-

ture, alle reti transcomunitarie e alla portualità, hanno speranza di essere concretizzate in tempi ragionevoli? «La velocizzazione dei traffici identifica un elemento centrale della competitività. A questa funzione risponde la Palmanova-Manzano, che rappresenta un’opera indispensabile non solo per il mondo delle imprese, ma per l’intero territorio distrettuale. Su un piano più generale, il progetto del cosiddetto “superporto”, presentando connessioni importanti con la valorizzazione delle grandi infrastrutture di comunicazione collegate al corridoio BalticoAdriatico, assume una rilevanza strategica per le prospettive di ruolo della nostra Regione. Deve però diventare un progetto realizzabile». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 55


FOCUS UDINE

Il futuro della sedia parte dalla cooperazione Occorre aggiustare costantemente il tiro per restare competitivi sul mercato attuale. Luci e ombre del distretto della sedia sono analizzate dal presidente di Asdi Sedia, Giusto Maurig, che individua alcune misure per rilanciare il settore Francesca Druidi

Q

ualità, design e aggregazione tra imprese costituiscono le leve sulle quali l’Asdi Sedia punta per riuscire a rinnovare il distretto della sedia che, con le sue 700 aziende, rappresenta ancora una realtà economicamente rilevante, anche sotto il profilo occupazionale. «Stiamo operando a 360 gradi – rileva il presidente Giusto Maurig – per intervenire non solo sulle criticità, ma anche per offrire nuove possibilità di sviluppo e un’immagine più incisiva del nostro distretto. Per questo siamo partiti predisponendo un piano di sviluppo che sta evolvendo e si sta implementando nel tempo, a seconda delle esigenze che la situazione economica, politica e commerciale impone». Quali le mosse concrete da attuare? «È necessario che le nostre aziende facciano massa critica per affrontare in maniera efficace il mercato globale. Da qui, progetti come la certificazione

Iso 9001 o l’Italian workshop design. Sarà ulteriormente potenziato il sito www.italianchair-district.it, con l’obiettivo di fornire una comunicazione d’insieme sempre più dettagliata, rapidamente e chiaramente fruibile da architetti, designer e interessati al mondo dell’arredo. In sinergia con la Camera di Commercio e con le agenzie di sviluppo preposte, l’Asdi sosterrà, inoltre, le aziende nei percorsi per affrontare, incrementare e migliorare l’export». Quali le principali criticità da risolvere: occupazione, diminuzione dell’export? «Certamente in passato sono stati commessi errori tra cui, ad esempio, il non aver concepito una rete di vendita strutturata. Si era abituati a ricevere il cliente, non ad andarlo a cercare. Con l’apertura dei mercati dell’Est Europa e dell’Estremo Oriente, soprattutto le nostre microimprese hanno sofferto e non sono riuscite a reggere l’urto, perché non erano nelle condizioni di farlo. La “selezione naturale”, fi-

56 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

glia della globalizzazione, ha fatto sì che le aziende rimaste siano quelle meglio strutturate e che propongono lavorazioni e prodotti di maggiore qualità. L’Asdi può fornire spunti per avviare processi di aggregazione e di accompagnamento nell’export. Sta poi ai singoli imprenditori individuare lo strumento o gli strumenti più consoni per

Giusto Maurig, presidente Asdi Sedia


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giusto Maurig

LO STATO DI SALUTE DELLE IMPRESE DEL DISTRETTO Dati aggiornati al 30 giugno 2011

Fonte: Camera di Commercio di Udine

Valori assoluti

Sopra, lavorazione del Trono, commissionato all’Asdi Sedia, utilizzato da Benedetto XVI in occasione dell’Ostensione della Sindone a Torino

continuare a esserci, adattando la struttura e l’immagine aziendale ai cambiamenti veloci e costanti del mercato. Per quanto riguarda l’occupazione, la nostra situa-

%

Registrate

998

100,00

Attive

720

72,14

Non attive

278

27,86

di cui sospese

10

1,00

di cui inattive

110

11,02

con procedure concorsuali

74

7,41

in scioglimento e liquidazione

84

8,42

zione non si discosta molto dalle altre realtà italiane similari». Come si profila il quadro? «Purtroppo, in molti casi, stanno per esaurirsi i sostegni fin qui erogati dallo Stato e dalla Regione e abbiamo numerosi disoccupati che stentano a ricollocarsi. Per contro, si evince una mancanza di operai altamente specializzati e addetti commerciali di livello. Per questo, l’Asdi sottolinea l’importanza di un’adeguata formazione tecnica. La campagna per incrementare il numero di iscrizioni all’Ipsia si colloca proprio in quest’ottica». Il progetto Filiera Iso 9001: in che misura sta restituendo competitività al distretto? «È uno dei progetti che ci sta dando maggiori soddisfazioni, generando anche effetti tangibili sulle aziende aderenti: al primo ciclo erano 12, al secondo - ora in corso - 11. Sono numerosi gli ordinativi che le imprese stanno realizzando grazie allo spirito di cooperazione instauratosi. Quello che, prima, era un rapporto tra “gelosi competitor”, ora è diventato un prezioso rapporto di collaborazione, che permette al gruppo di pro-

porsi sul mercato della subfornitura come una realtà unitaria e coordinata, in grado di realizzare progetti notevolmente impegnativi. È stato, inoltre, attivato un percorso di certificazione Fsc, a cui hanno aderito 16 aziende, e che si concluderà la prossima primavera. Certificare l’utilizzo di legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile è un punto importante nel percorso evolutivo delle aziende del Distretto». Quali prospettive sono legate al collegamento veloce Palmanova-Manzano? «Si tratta di un’infrastruttura strategica per il rilancio del distretto. Il collegamento, atteso da anni, permetterà di raggiungere più facilmente snodi centrali come l’interporto di Cervignano del Friuli, l’aeroporto di Ronchi dei Legionari e il porto di Monfalcone. Inoltre, quando sarà realizzata la terza corsia dell’autostrada A4, fornirà un accesso rapido alla rete autostradale. Sarà poi fondamentale sviluppare le reti dati all’interno del distretto, affinché le aziende possano accedere a tutti i vantaggi derivanti dalla tecnologia web-based».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 57


MERCATO ASSICURATIVO

Protagonisti di un nuovo welfare Dario Focarelli, direttore Economia e finanza dell’Ania, illustra il possibile ruolo delle assicurazioni per il Paese: «In Olanda, Germania e Francia svolgono un ruolo di primo piano nel finanziamento della sanità e della long term care» Riccardo Casini

mmonta a 58,7 miliardi di euro la raccolta premi totale realizzata in Italia nel primo semestre del 2011 dalle imprese di assicurazione nazionali e dalle rappresentanze per l’Italia delle imprese di assicurazione extraeuropee. Un dato, quello diffuso dall’Isvap, che evidenzia una diminuzione del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare, la contrazione maggiore viene dalla raccolta nei rami vita, pari a 40,3 miliardi di euro (-21,9% su base annua). Una contrazione che ha riguardato tutti i rami del comparto e che secondo Dario Focarelli, direttore Economia e finanza dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, «riflette le fortissime turbolenze dei mercati finanziari e dei tassi di interesse, nonché il debole quadro congiunturale dell’economia, e segue l’eccezionale aumento del biennio 2009-2010, determinato dalla ricerca di sicurezza da parte dei risparmiatori». Non si tratta quindi sola-

A

mente di un effetto della crisi economica? «La raccolta vita nel 2011 dovrebbe attestarsi intorno ai 75 miliardi. Questo volume di affari rimane comunque superiore di quasi il 25% a quello del triennio 20062008. Nel ramo danni, invece, nel 2011 la crescita della raccolta premi dovrebbe essere in linea con quella del Pil nominale e il volume premi dovrebbe sfiorare i 37 miliardi di euro. Non si tratta di un risultato negativo, se si tiene conto delle difficoltà economiche di imprese e famiglie. L’Italia però rimane un paese strutturalmente poco assicurato nei rami danni, a causa di un'inefficiente relazione tra welfare pubblico e privato». Come invertire questa tendenza? In quali settori le assicurazioni possono svolgere un ruolo crescente nel medio periodo? «Le forti tensioni sul debito pubblico italiano di queste ultime settimane costringono l’Italia a riflettere su come

60 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

Dario Focarelli, direttore Economia e finanza dell’Ania

modernizzare il sistema di sicurezza sociale, concepito e costruito in circostanze molto diverse dalle attuali. L’invecchiamento della popolazione e il progressivo sfaldamento del “welfare informale” aumenteranno la domanda di protezione delle famiglie italiane. Nei principali Paesi sono da tempo in funzione modelli di cooperazione tra settore pubblico e settore privato che riescono a coniugare la sostenibilità sociale e quella economica: in Olanda, Germania e Francia, attraverso vari meccanismi le assicurazioni private svolgono accanto allo Stato un ruolo di primo piano nel finanziamento della sanità e della long term care. Da noi un esempio positivo è dato dall’esperienza del fondo long term care per i dipendenti del settore assicurativo, istituito sette anni fa d’intesa con le


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Dario Focarelli

organizzazioni sindacali, che ci mostra come soluzioni concrete sono a portata di mano a costi contenuti». Secondo Isvap la raccolta nel ramo danni cresce in particolare grazie al settore Rc auto dove però, per Federconsumatori, nel 2010 il costo delle polizze è cresciuto del 17% e un ulteriore aumento dell’11-12% è atteso per quest’anno. Si tratta di stime attendibili? «Gli aumenti del 2010-2011 dipendono essenzialmente dalla necessità delle imprese di dover far fronte al forte aumento del costo dei sinistri,

determinato anche a seguito delle decisioni dei tribunali in materia di danno alla persona, mentre nel quinquennio 20052009 si era registrata una continua riduzione del premio medio: -1,5% nel 2005, -0,8% nel 2006, -2,7% nel 2007, 3,6% nel 2008 e -3,9% nel 2009. Nel complesso, quindi, il prezzo medio effettivamente pagato per l’assicurazione Rc auto nel 2011 è simile a quello pagato nel 2005, anche per l’ampia mobilità degli assicurati che stanno modificando le loro abitudini di acquisto delle polizze, confrontando le diverse proposte delle imprese».

68,7% RAMO VITA L’incidenza della raccolta nel ramo vita sul portafoglio globale (era il 74,3% nel 2010)

mld RC AUTO

La raccolta della Rc auto nel primo semestre 2011 (+5,8% sullo stesso periodo del 2010)

Sempre secondo Isvap però il costo delle polizze si può ridurre del 15-18%. Quali elementi sono necessari per invertire il trend di aumenti? «Nel luglio 2010 il presidente dell’Ania, nel corso dell’assemblea annuale, identificò cinque priorità: diminuire il numero degli incidenti e la loro gravità; adottare i criteri di accertamento dell’invalidità in uso in Europa; definire la tabella prevista dal Codice delle assicurazioni per la valutazione economica delle lesioni gravi; istituire l’agenzia pubblica per il contrasto delle frodi assicurative; rivedere il meccanismo del bonus malus. Quantificò le possibili riduzioni di prezzo derivanti da appropriati interventi nelle materie indicate in una misura simile a quella stimata dall’Isvap. Da allora, si è molto discusso ma poco è stato realizzato». A proposito di frodi, più volte le avete indicate come una delle principali cause dei costi elevati. In che modo è possibile fronteggiarle? «Il governo ha approvato le tabelle per la valutazione economica delle lesioni gravi, ma l’iter procedurale non è finito. Sulla definizione di invalidità permanente, ossia sul fatto che solo in Italia le lesioni minori derivanti dal colpo di frusta vengono considerate tali, nulla è stato fatto. L’agenzia antifrode non è nata. In Parlamento il dibattito è vivace ma ci sembra

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 61


ONE POISON MERCATO ASSICURATIVO L

Un popolo di santi, poeti e assicuratori Il giornalista Vittorio Bruno racconta in un libro come l’innato senso degli affari abbia condotto gli italiani all’Unità nazionale

P

er affari e per amore è il libro del giornalista Vittorio Bruno, pubblicato da Rizzoli su iniziativa di Ania per i 150 anni dell’Unità d’Italia: un racconto fresco e divertente sulla storia del nostro Paese e sul contributo che il mondo della finanza e delle assicurazioni ha dato al processo di unificazione. «Quel che cerco di sostenere – spiega Bruno (nella foto) – è che gli italiani hanno sempre avuto nel loro dna il senso degli affari, lo dimostra il fatto che nel 200 e nel 300 sono stati veneziani, genovesi e fiorentini a insegnare a mezzo mondo come far soldi, difenderli e anche saperli poi far fruttare. Si pensi a Francesco Datini, un piccolo mercante di Prato che, vendendo e comprando prodotti di ogni genere ma poi anche assicurando tutto quel che passava per le sue mani, è diventato uno degli uomini più ricchi d’Europa». Qual è stato invece il ruolo degli assicuratori nel raggiungimento dell’Unità nazionale?

«Nessuno vuole sminuire l’importanza dei vari Garibaldi e Mazzini, ma il Risorgimento avrebbe potuto prendere tutt’altra piega se non vi fossero stati anche imprenditori, finanzieri e assicuratori disposti a sostenere un Regno di Sardegna che, non solo nella Prima guerra di indipendenza ma anche dopo, non ha quasi mai avuto in cassa denaro sufficiente nemmeno per rifornire l’esercito di cavalli, cannoni e fucili. Tanto che Cavour, per tentare l’impresa di Crimea e potersi sedere al tavolo dei grandi a Parigi, fu costretto a chiedere supporto finanziario alle assicurazioni e a farsi prestare 4 milioni di sterline dalle banche inglesi. E sarebbe formativo anche sapere che lo Stato italiano, in questi 150 anni, ha quasi sempre dovuto misurarsi con un debito pubblico debordante. Ieri come oggi. La storia purtroppo non cambia». Quale dev’essere allora oggi il ruolo delle assicurazioni?

«Intanto il loro alto livello di capitalizzazione è servito a evitare che l’Italia non facesse la fine di altri paesi al momento del crac delle Lehman nel 2008. E anche oggi la maggior parte delle compagnie mostra una solidità di impianto che è fonte di garanzia. Non è un caso, ad esempio, che le assicurazioni Generali di Trieste non siano state declassate dalle società di rating». 62 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

che non siamo vicini all’obiettivo irrinunciabile: creare un organismo di prevenzione dotato di autonomia gestionale e patrimoniale e costituito da una vera e propria struttura operativa composta da personale specializzato nelle investigazioni. Le imprese di assicurazione sono anche pronte a finanziare questo organismo con un apposito contributo». È possibile invece intervenire sul sistema bonus malus, da molti giudicato troppo antiquato? «Su questo tema è al lavoro un tavolo tecnico con l’Isvap. Il nostro obiettivo è chiaro: tentare di riportare i sistemi di tariffazione alla loro tipica funzione, ossia quella di premiare i virtuosi sulla base di un’esperienza alla guida provata nel corso del tempo e penalizzare i più rischiosi. Ciò è reso oggi quasi impossibile dalle cosiddette norme Bersani, che obbligano le imprese a premiare anche chi non lo merita, determinando un aumento del fabbisogno tariffario, per la collettività degli assicurati, del 3% ogni anno». I risultati del quinto studio di impatto quantitativo hanno mostrato comunque la solidità finanziaria delle

imprese di assicurazione italiane. Quale ruolo dovrebbe assumere allora il comparto nel rilancio dell’economia reale? Qual è il significato del Piano industriale per il Paese lanciato insieme ad Abi? «È vero, le compagnie di assicurazione italiane hanno confermato anche durante questa crisi la loro affidabilità finanziaria. Lo dicono da ultimo i recenti “stress test” relativi al dicembre 2010 richiesti dal regulator europeo. Le imprese di assicurazione investono le risorse a loro affidate dagli assicurati; lo devono fare garantendo la sicurezza, la redditività e la liquidità degli investimenti. Già oggi contribuiscono in misura sostanziale al finanziamento dell’economia reale, si pensi al fatto che l’industria italiana investe circa 225 miliardi in titoli di Stato, oltre 90 miliardi in obbligazioni del settore privato e quasi 60 miliardi in azioni. Con il piano industriale per l’Italia Ania e Abi hanno indicato il percorso da seguire per attuare quelle riforme strutturali indispensabili per affrontare i temi del contenimento della spesa pubblica e della modifica della sua composizione, al fine di rafforzare la competitività dell’Italia nello scenario internazionale».


INFORMATIZZAZIONE DEI DATI

L’importanza dei dati clinici integrazione clinica in ambito ospedaliero è un processo avviato anche in Italia e sempre più fondamentale. La cartella clinica elettronica ha ormai sostituito di fatto la vecchia cartella cartacea ed è in grado di tener traccia dei dati e degli interventi effettuati sui pazienti, può ricevere dati da fonti diverse e consente al personale di verificare e validare le informazioni inserite. Persiste però un problema sostanziale, come sottolinea Emilia Canteiro Neto Ingegnere Clinico di Nuvon Italia, filiale italiana con sede a Trieste di una società americana che si occupa di rendere efficace l’integrazione clinica in ambito ospedaliero: «Quando si interviene sul sistema informativo ospedaliero, un ricorrente anello debole dell’integrazione è il sistema di alimentazione della cartella clinica elettronica con i dati del paziente. Impensabile trasferire in modo facile, diretto, continuo, affidabile il maggior numero di dati del paziente basandosi su una rilevazione manuale degli stessi. Come pensare poi di affiancare a questi dati anche i dati provenienti dal sistema di gestione delle entrate e delle dimissioni dei pazienti? E i dati amministrativi delle degenze? Come garantire la sicurezza della comunicazione? Serve qualcosa di automatico, modulare, facile da far convivere con i sistemi esistenti, che ti permette di accedere ai dati da punti diversi della struttura e comunque certificato». Ci sono soluzioni certificate disponibili oggi per rafforzare la sicurezza e colmare il gap evidenziato? «Nella nostra esperienza, lo standard richiesto dalle strutture sanitarie non può prescindere dalla certificazione che vale tanto quanto la qualità tecnica e l’innovatività delle soluzioni proposte. Certificare un sistema richiede tempo, capacità tecnica, ma significa soprat-

L’

64 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

Ancora oggi la maggior parte dei dati clinici del paziente va persa se non viene documentata e analizzata immediatamente dal medico. A confronto con Emilia Canteiro Neto di Nuvon Italia Lucrezia Gennari

tutto garantire che esso farà quello che promette quando serve. La nostra struttura si è organizzata e specializzata nel corso degli anni per assicurare un forte, affidabile, sicuro anello di collegamento tra i dispositivi che operano sui pazienti e le cartelle cliniche elettroniche. Il VEGA™ System, questo è il nome della nostra piattaforma di integrazione, è nato sulla base di un bisogno inizialmente presente negli Usa: acquisire e convogliare in modo sicuro e omogeneo i dati dai numerosi e diversi dispositivi medici sparsi per i reparti verso la cartella clinica del paziente, senza bisogno di personale tecnico di supporto; trasferire i dati

Emilia Canteiro Neto, ingengere clinico di Nuvon Italia Srl, Trieste www.nuvon.com clinical@nuvon.com


Emilia Canteiro Neto

senza perderli e con la dovuta riservatezza e affidabilità». Quindi, in definitiva, una soluzione di domani è disponibile già oggi. «Il VEGA™ System è oggi una realtà per colmare il divario, per assicurare il collegamento tra dispositivi medici, nuovi e meno recenti, e cartelle cliniche elettroniche. La piattaforma è già installata e funzionante negli Usa, è approvata dalla Food and Drug Administration, è certificata come dispositivo medico CE di Classe I, è in grado di riconoscere automaticamente i dispositivi medici che ad essa vengono collegati tramite rete, wireless o collegamento seriale. Al massimo basta attaccare la macchina e i dati fluiscono. Spostamento dei dati, integrazione di nuove apparecchiature non sono più un problema di infermieri, medici e operatori. Se si pensa, ad esempio, che ciò aiuta a tenere il personale non medico fuori dalle sale operatorie perché non è richiesto il suo intervento anche in caso di problemi alle apparecchiature, è evidente il vantaggio anche per la sicurezza del paziente e per la gestione degli ambienti». Quali altri vantaggi ha la piattaforma? «I vantaggi sono numerosissimi. Per esempio, sotto il profilo del costo dell’assistenza e della possibilità di certificare i tempi dedicati a ciascun paziente il VEGA™ System può dare un supporto all’amministrazione degli ospedali e

Quando si interviene sul sistema informativo ospedaliero, un ricorrente anello debole dell’integrazione è il sistema di alimentazione della cartella clinica elettronica con i dati del paziente

delle case di cura private: grazie alla possibilità di tracciare gli interventi sul paziente, il sistema è in grado di definire con precisione i tempi di servizio, l’attenzione al paziente, quindi di documentare il rispetto di tempi minimi di attenzione che sempre più sono alla base della remunerazione delle prestazioni, soprattutto in convenzione. Inoltre può favorire un più facile superamento dei confini fisici della struttura aprendo a prospettive di cura fuori da essa: a domicilio, in RSA, Case di cura e di riposo. I tecnici intervengono quando effettivamente servono, il personale medico e infermieristico può eseguire semplici operazioni facili da imparare e senza criticità alcuna per il paziente, la formazione al personale non richiede tempi lunghi per assicurare piena operatività: tutto ciò, assieme a sicurezza e certificazioni, rappresenta il valore aggiunto del VEGA™ System, rendendo disponibile oggi l’obiettivo aziendale di assicurare un “Point of Care... Anywhere™”».

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INFORMATION TECHNOLOGY

Oltre l’orizzonte del personal computer Abbandonando lo schema classico di azienda informatica “software-centrica” e puntando al più eterogeneo mondo consumer, IC Intracom Italia ha trovato la ricetta per crescere nonostante la crisi. A parlarne è Alessio Perin Andrea Moscariello

l Gruppo IC Intracom “scalda i muscoli” in attesa di una ripresa del mercato. Quella che, a tutti gli effetti, è riconosciuta come una delle realtà informatiche più dinamiche sul panorama europeo, trova nella filiale italiana la sua colonna portante. IC Intracom Italia Spa è oggi la componente di maggior successo del gruppo nato in Germania nel 1986. A confermarlo è anche il suo presidente, Alessio Perin. «Il bilancio per il 2010 è largamente positivo – spiega Perin –. Negli anni siamo riusciti ad adottare una strategia di business in grado di interpretare e anticipare le esigenze e le richieste del mercato, cercando di assumere le caratteristiche di un vero e proprio fornitore di “soluzioni di problemi”». La società è uscita dallo schema rigido dell’IT inteso come “informatica uguale pc”, assecondando invece una tendenza a pervadere e contaminare di tecnologia ogni aspetto della vita quotidiana, dalla fotografia alla musica, dallo sport all’home automation, dai viaggi allo studio, il tutto rendendo sempre più efficiente

I Alessio Perin, presidente di IC Intracom Italia Spa. A destra, la sede di Sacile (PN) www.icintracom.it

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l’insieme dei servizi di assistenza e riducendo le tempistiche di consegna. «Sicuramente la capacità di intuire la reciproca contaminazione fra informatica, elettronica e tecnologia, allargando i nostri orizzonti ad ambiti sempre più eterogenei, ha rappresentato per noi la formula vincente» sottolinea Perin. E il mercato, a tutto questo, ha risposto. Il settore soffre ma voi crescete. «Vero, nel 2010 si è registrato un decremento generale del mercato, secondo Assinform dell’1,4%, mentre noi abbiamo chiuso l’ultimo fatturato con un incremento complessivo del 14,6%. È anche vero che il 2011 è un anno difficile, in cui il peggioramento del contesto economico internazionale e il forte clima di incertezza hanno ulteriormente compresso il mercato dell’IT. Ciò nonostante IC Intracom continua a mantenere un trend di crescita, seppur più contenuto rispetto al 2010, anno che ha beneficiato di situazioni non ricorrenti, come ad esempio il passaggio alla tv digitale, che ha trasmesso un forte impulso a tutto il settore audio e video». Quali prodotti stanno garantendo le migliori performance sul mercato? «Tutti quelli legati al networking e al wireless in particolare. È evidente che la progressiva diffusione della banda larga unita alla costante diminuzione dei costi, sia dell’hardware che dei servizi di connettività, spinge a una diffusione sempre più capillare di reti e


Alessio Perin

infrastrutture». Il vostro gruppo nasce in un paese, la Germania, il cui modello produttivo ed economico sta sostenendo l’intero continente in questo periodo di crisi. Quali aspetti dell’impresa tedesca avete mantenuto? «Dell’impresa tedesca, e più in generale del gruppo IC Intracom, abbiamo mantenuto, la grande attenzione e cura per i prodotti legati all’accessoristica per l’informatica, contraddistinti dal marchio “Manhattan”, e per il grande mercato dei prodotti per il networking, contraddistinti dal marchio “Intellinet”. l gruppo IC Intracom nasce in Germania nel 1986 da un gruppo di imValore aggiunto della componente italiana, prenditori tedeschi e diventa rapidamente un punto di riferimento nel invece, è l’attitudine alla continua ricerca di mercato dell’informatica. Successivamente, vengono fondate la sede americana e numerose filiali nel mondo. Oggi ne conta 13 per un fattuopportunità e di spazi, riuscendo a coniugare rato consolidato di oltre 150 milioni di dollari, oltre 500 distributori e la figura di produttore con l’attività di distri70mila clienti dislocati in 50 nazioni. IC Intracom Italia Spa è oggi la rebutore di prodotti e marchi di terze parti». altà più importante e di maggior successo di tutto il gruppo. Costituita nel Su cosa vi concentrerete in futuro? 1990 si è contraddistinta per la sua continua crescita e affermazione sul «Ciò che è importante è mantenere una grande mercato italiano, diventando punto di riferimento nei settori del data capacità di osservazione, del mercato, della socommunication, delle reti strutturate, del cablaggio di reti, di cavi e accietà, delle tendenze. L’innovazione ha il comcessori per computer. I marchi leader nel mercato italiano di IC Intracom pito di fornire risposte e soluzioni ai cambiasono Manhattan (accessori per computer) e Intellinet (Data communication e prodotti per il networking). menti. E la moderna distribuzione di cui IC Intracom fa parte ha il compito di rendere le innovazioni rapidamente disponibili trasferendole sul mercato. È questo il binario su cui viaggiare per restare competitivi». del comparto italiano ed europeo? Mentre quali aspettative ha nei confronti «È difficile avere una prospettiva. Verranno tempi migliori quando Italia ed Europa si lasceranno alle spalle la situazione difficile che ormai da diversi anni sta condizionando negativamente tutta l’economia. Ma è anche vero che le crisi sono un’occasione per fare selezione, per aumentare la competitività e per riscrivere le regole del gioco, ridefinendo valori e obiettivi. È quello a cui noi stiamo lavorando, per essere in perfetta forma quando i mercati riacquisteranno fiducia e il vento dell’economia riprenderà a soffiare».

UN’ESPANSIONE GLOBALE

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Nuove energie dall’economia del mare L’impiantistica industriale guarda al mare e cerca nuovi sbocchi per un’attività fortemente specialistica, condizionata dagli scenari determinati da una situazione economica ancora incerta. L’esperienza di Pompeo Tria Diego Bandini

porti e i cantieri navali, così come il settore della nautica da diporto e quello delle attrezzature per l’ormeggio e la depurazione delle acque, offrono tantissime opportunità di sviluppo per tutte quelle realtà operanti nel campo della costruzione e manutenzione di impianti elettrici industriali e civili. «La diversificazione del business rappresenta una scelta necessaria all’interno di un contesto come quello attuale. La crisi economica e finanziaria ha infatti prodotto un generale riassestamento dei comparti produttivi tradizionali, obbligando le imprese a far fronte anche alla difficoltà generate da una continua e progressiva migrazione della produzione verso Paesi economicamente più appetibili, caratterizzati da un basso costo della manodopera», sottolinea Pompeo Tria, fondatore e presidente della Step Impianti srl, azienda di Trieste nata nel 1995 e in breve tempo affermatasi come un punto di riferimento per tutto il comparto dell’impiantistica. Quali sono state le strategie adottate dalla vostra azienda per conquistare nuovi mercati potenzialmente interessanti? «In questi anni abbiamo messo in atto una profonda riorganizzazione degli assetti aziendali, passando da una solida realtà d’indotto a una struttura industriale customer-oriented, e ampliando contemporaneamente la nostra offerta di servizi verso la realizzazione di impianti e sistemi “chiavi in mano”, sempre più richiesti dai

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nostri committenti. A questo proposito nel 2006 abbiamo acquistato gli ex stabilimenti Ansaldo di Trieste, con l’obiettivo di realizzare un vero e proprio polo produttivo integrato per gettare le basi di quello che è stato ribattezzato come il nostro “programma di sviluppo competitivo”». In cosa consiste, nel dettaglio, questo programma? «Il programma di sviluppo messo in atto dall’azienda è il risultato degli studi portati avanti da un gruppo di lavoro appositamente costituito, con lo scopo di individuare nuove aree e settori verso cui indirizzare i futuri investimenti, per

Al centro, Pompeo Tria, fondatore e presidente della Step Impianti Srl di Trieste, assieme ai figli Anna e Paolo www.stepimpianti.it


cercare di emancipare la nostra attività, fino a poco tempo fa strettamente collegata alle sorti di pochi grandi committenti. Questo gruppo, formato da tecnici e professionisti altamente specializzati, coordinati nel loro lavoro dai miei due figli, Paolo e Anna, ha fornito indicazioni preziose, che ci hanno portato a rivolgere la nostra attenzione, ad esempio, verso il settore portuale e della cantieristica navale. In ambito marittimo, infatti, i sistemi domotici e di controllo stanno trovando grandissima applicazione. Crediamo molto nelle potenzialità offerte dalle cosiddette “autostrade del mare”, che riteniamo la soluzione ideale per permettere un’efficiente movimentazione delle merci senza gravare ulteriormente sulle infrastrutture terrestri, costrette a sopportare livelli di traffico sempre più elevati». Su quali altri settori intendente puntare nel prossimo futuro? «Il settore delle costruzioni civili presenta sicuramente interessanti prospettive di crescita. In questo campo grazie anche alla preziosa collaborazione di un’altra azienda del gruppo, la Digital Impianti srl, abbiamo provveduto all’acquisto di una serie di immobili dismessi, ricostruendoli con materiali innovativi frutto anche della nostra attività di ricerca e sviluppo. Quella riguardante i sistemi di gestione e di mo-

Crediamo molto nelle potenzialità offerte dalle cosiddette “autostrade del mare”, la soluzione ideale per permettere un’efficiente movimentazione delle merci

vimentazione di materiali per grandi complessi industriali è un’altra delle aree su cui Step e Digital Impianti stanno investendo con forza. Questo è un settore particolarmente complesso, in quanto richiede competenze specifiche e tra loro molto diversificate, che vanno dalla progettazione e realizzazione di strutture metalliche complesse, all’oleodinamica, all’elettronica, all’informatica. Per riuscire a soddisfare le esigenze del mercato, dunque, abbiamo avviato un serio programma di formazione delle risorse umane, provvedendo anche ad effettuare nuove assunzioni nonostante il periodo di crisi». Quali sono stati, a questo proposito, gli effetti della crisi sull’azienda? «Abbiamo attraversato anni difficili, con una riduzione delle commesse e del fatturato dovuta alla carenza di investimenti attuati dai nostri principali committenti. La crisi, e la conseguente FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 71


IMPRENDITORI DELL’ANNO

UN LAVORO SINERGICO P er integrare al meglio il campo di attività in continuo ampliamento dell’azienda, nel 2002 è stata creata la Digital Impianti srl, azienda specializzata in attività di progettazione, montaggio e manutenzione di impianti nei settori dell’automazione civile e industriale, con una particolare attenzione alla viabilità marittimo – portuale. In armonia

con le strategie di sviluppo e diversificazione di Step Impianti, infatti, Digital ha rivolto la propria organizzazione al settore portuale e dei cantieri, dove opera nel campo della meccanica di sollevamento per le attività di carico e scarico merci dalle navi, attraverso l’uso di diverse strumentazioni, tra cui sollevatori, autogru, motopale e

La crisi ci ha fornito la spinta decisiva per attuare quella politica di diversificazione che oggi ci contraddistingue

necessità di individuare nuove opportunità di business, ci ha però fornito la spinta decisiva per attuare quella politica di diversificazione che oggi ci contraddistingue. Siamo convinti di esserci lasciati il periodo più difficile alle spalle, e oggi guardiamo con fiducia al futuro. Nonostante i problemi siamo riusciti a mantenere la nostra posizione sul mercato, chiudendo il 2010 con un fatturato pari a circa cinque milioni di euro. Il 2012 dovrà essere, per noi, l’anno della definitiva ripresa, e per questo contiamo di tornare, entro breve, ai livelli produttivi precedenti alla crisi». Un’attività così variegata dovrà essere necessariamente accompagnata da un intenso programma di ricerca e sviluppo. Quali sono 72 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

gru di banchina. Una partnership di successo, che ha prodotto ricadute positive anche da un punto di vista occupazionale. Un’ulteriore conferma di quanto sia importante riuscire a “fare squadra”, nella speranza che questa esperienza possa servire da stimolo per le tante imprese alla base del tessuto produttivo regionale.

le vostre linee guida a questo proposito? «La ricerca e lo sviluppo di soluzioni sempre più innovative e performanti sono indispensabili nel nostro lavoro. Anche durante la fase più acuta della crisi, infatti, non abbiamo mai smesso di investire risorse considerevoli per cercare di migliorare continuamente i nostri standard. È proprio grazie all’impegno profuso quotidianamente dal nostro staff che oggi possiamo svolgere, ad esempio, un ruolo di primo piano anche sul mercato delle energie rinnovabili, prestando la nostra opera per la realizzazione di impianti eolici, fotovoltaici e a biomasse. Presto inoltre saremo in grado di produrre in totale autonomia luci e lampadine alimentate da tecnologia a led, una tecnologia assolutamente ecosostenibile sempre più utilizzata, tra le altre cose, per l’illuminazione di strade e parchi pubblici». Come riuscite a garantire l’elevato livello qualitativo delle produzioni? «La nostra volontà è stata sempre quella di mantenere e migliorare gli standard qualitativi del-


Pompeo Tria

l’azienda, perseguendo l’obiettivo altrettanto importante della customer satisfaction. Prova ne sia che dal 2002 siamo dotati della certificazione del Sistema di Gestione della Qualità secondo le norme Iso 9001:2000, affiancata dalla certificazione Euro Soa per la categorie Og10, Og11, Os30. Coerentemente con questa linea, per il futuro puntiamo al conseguimento anche di tutte quelle certificazioni inserite nella vasta gamma dell’etica d’impresa». Da un punto di vista geografico, quali sono i mercati che offrono le maggiori prospettive? «II potenziamento delle nostre capacità commerciali è un altro dei capisaldi del programma di sviluppo attuato. Intendiamo mettere la nostra esperienza e il nostro know-how al servizio di quelle aree dalle grandi potenzialità, attraverso l’insediamento in loco di nostri presidi e la definizione di partnership commerciali strategiche. Pur rivolgendoci ancora prevalentemente al mercato europeo, quindi, non escludiamo in un prossimo futuro di estendere le nostre attività

nell’ambito dei cosiddetti Paesi Bric - Brasile, Russia, India e Cina, che continuano a crescere a ritmi impressionanti». Sulla base della sua esperienza di imprenditore, come ha reagito il sistema economico regionale alla crisi e quali politiche andrebbero implementate per favorire la crescita? «In Friuli Venezia Giulia esistono tantissime realtà imprenditoriali capaci di competere ai massimi livelli sui mercati internazionali. Dal mio punto di vista credo che l’unico modo per rafforzare il tessuto produttivo locale sia favorire e salvaguardare le piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema. In questo senso anche la politica dovrebbe però essere più presente, sostenendo maggiormente le aziende che investono sul territorio. Per quel che ci riguarda, infine, vogliamo continuare a operare nell’interesse economico e di sviluppo della nostra città, per la quale il mare rappresenta da sempre un grande patrimonio, da tutelare e valorizzare».

5

mln

FATTURATO Questo il risultato raggiunto dall’azienda relativo all’attività del 2010

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’innovazione conquista i mercati emergenti Alta qualità del prodotto e avanguardia tecnologica. Questi gli elementi con cui occorre presentarsi sul mercato internazionale. Investendo in ricerca e cercando nuove partnership strategiche. Il caso di Ralc Italia dalle parole di Andrea Lazzarini Guido Puopolo

e un tempo le richieste e gli ordinativi giungevano dall’Europa, oggi il baricentro si è spostato su nuove aree emergenti, come il Sud America o i Balcani». Andrea Lazzarini, numero uno di Ralc Italia, osserva quello che, a tutti gli effetti, rappresenta il mutamento più significativo per l’economia globale. L’azienda di San Giorgio Nogaro, leader nella produzione di macchinari per la lavorazione del tubo e del metallo, dalla loro progettazione fino all’assemblaggio, deve oggi confrontarsi con un mercato internazionale in perenne evoluzione. «Il nostro obiettivo è quello di proporre i nostri macchinari soprattutto nei paesi in forte crescita, rivolgendoci ai settori della refrigerazione, del condizionamento e della produzione di particolari per l’automotive. Le caratteristiche di precisione e alto contenuto tecnologico dei nostri impianti possono sicuramente garantire non solo la produttività, ma anche la qualità finale del prodotto realizzato in questi paesi». Quali peculiarità vi garantiscono il mantenimento delle quote di mercato e il vostro livello di competitività? «L’azienda si caratterizza per la sua capacità di individuare le soluzioni più adeguate alle necessità produttive che i committenti ci sottopongono, attraverso un servizio completo che va dalla progettazione tecnica ed esecutiva all’assistenza nel funzionamento operativo dei prodotti realizzati. Soprattutto, il nostro punto di forza è rappre-

«S

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sentato da una conoscenza profonda e reale della macchina prodotta, come risultato del fatto che tutte le fasi di realizzazione, dalla sua ideazione al suo assemblaggio, avvengono nei nostri stabilimenti. A ciò fa seguito la capacità di realizzare la soluzione il più possibile corrispondente ai particolari bisogni di ogni singolo committente, soluzione che però sia allo stesso tempo in linea con le tendenze attuali di mercato. Ci presentiamo costantemente sul campo globale, con la presenza a fiere settoriali. L’ultima a cui abbiamo partecipato, ad esempio, è stata la Tubotech, dal 4 al 6 Ottobre a San Paolo, in Brasile. Inoltre, siamo già pronti per nuove esposizioni a Parigi, Dubai e Düsseldorf». Nel vostro ambito uno dei punti fondamentali resta l’investimento sulla ricerca e lo sviluppo. «Senza la ricerca sarebbe impossibile poter competere sui mercati internazionali. Dal 2007, infatti, siamo riconosciuti come laboratorio di ricerca accreditato presso il Miur, a testimonianza degli sforzi compiuti. Puntiamo molto, inoltre, alla collaborazione con gli istituti tecnici della Regione, al fine di contribuire alla formazione delle nuove generazioni, con l’au-

Andrea Lazzarini, titolare della Ralc Italia Srl di San Giorgio di Nogaro (UD) www.ralcitalia.com


Andrea Lazzarini

spicio che la scuola possa fornire un’istruzione il più possibile vicina al mondo del lavoro». L’attenzione ai mercati emergenti è sempre più decisiva per il vostro business. Ciò significa che rallenterete la presa su quelli tradizionali? «Per nulla. L’interesse verso i mercati emergenti non deve mai distogliere l’attenzione per il territorio europeo, nel quale siamo radicati su più fronti. La nostra intenzione di penetrare i mercati esteri in forte sviluppo, come Brasile e Russia, si basa sulla volontà di crescere ulteriormente, presentando a un nuovo bacino di investitori i nostri macchinari come modelli di alta qualità, che corrispondano alle necessità economiche e ai trend di mercato. Non da ultimo cito la Thailandia e i mercati asiatici, sui quali riponiamo grandi aspettative per il futuro». Nel giugno scorso è avvenuta la presa in gestione della ditta Cts Conni Srl, storica realtà emiliana specializzata nella produzione di segatrici a lama circolare e applicazioni per la lavorazione del tubo. Quale valore aggiunto può derivare da questa collaborazione? «I bisogni, le caratteristiche e le abilità delle due aziende, ora riunite sotto la stessa gestione, sono assolutamente complementari. Il carattere delle macchine Cts, ad esempio, ha portato a un potenziamento e a una sistematizzazione della loro rete commerciale, della quale potrà beneficiare Ralc Italia. Allo stesso modo possediamo una

Oggi la qualità delle nostre macchine è riconosciuta e apprezzata dal Brasile alla Russia, senza dimenticare la Thailandia e i mercati asiatici

grande flessibilità nella progettazione e realizzazione di soluzioni ad hoc. In questo senso anche le linee produttive possono essere complementari, consentendo un potenziamento della presenza commerciale delle aziende sul mercato e un ampliamento della gamma e della completezza di soluzioni rappresentata dai prodotti offerti». Nonostante la crisi avete raggiunto importanti risultati nell’ultimo biennio. E per il futuro? «In questi ultimi anni abbiamo fatto registrare una crescita costante, sia in termini di produzione che di fatturato, ottimizzando i costi di gestione e puntando sulla qualità delle macchine, tanto che il bilancio 2011 dovrebbe chiudersi con un incremento pari a circa il 30% rispetto all’anno precedente. Abbiamo inoltre realizzato importanti investimenti, che ci hanno permesso di aggiudicarci una serie di commesse che ci impegneranno notevolmente nei prossimi mesi, con l’obiettivo di fornire sempre un servizio adeguato alle esigenze dei committenti, in linea con gli equilibri economici dettati dal mercato».

+30% FATTURATO È la crescita registrata dalla Ralc nell’ultimo anno

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Innovazioni nei sistemi meccatronici e robotizzati guidare l’evoluzione di una società molto spesso sono i cambiamenti del mercato, che suggeriscono agli imprenditori su quali nuovi settori concentrarsi e quali innovazioni presentare. In territorio friulano, un’azienda che ha fatto dell’evolversi la sua arma vincente, tanto da vincere nel 2009 il Premio per l’Iniziativa Imprenditoriale, è la Fluidodinamica. Fondata più di trent’anni fa da Giacomo Nardone, attuale amministratore unico, ha iniziato operando nel campo dell’automazione industriale attraverso la commercializzazione di componenti e ricambi per impianti industriali di tipo pneumatico e oleodinamico. In seguito, ha allargato l’attività alla progettazione e realizzazione di interi impianti oleodinamici secondo le specifiche richieste dei clienti. E oggi, ha puntato la propria attenzione sull’integrazione di sistemi meccatronici e robotizzati. «Abbiamo compiuto questo ennesimo passo evolutivo – spiega Federico Nardone, figlio del fondatore di Fluidodinamica e responsabile dei sistemi integrati – in modo da riuscire a fronteggiare la concorrenza e i mercati emergenti e in modo da offrire ai nostri utenti la possibilità di disporre di mezzi ottimali per mantenere il lavoro in Italia e non spostarlo all’estero». Nello specifico, che cosa prevede questa nuova attività aziendale? «L’integrazione di sistemi meccatronici e robotizzati prevede la realizzazione di impianti di automazione completi, chiavi in mano e comprendenti robot industriali e attuatori elettrici controllati nel loro insieme da un software. L’impianto viene ideato e studiato in collaborazione con il cliente e una volta pro-

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Integrazione, trasversalità di utilizzo e servizio chiavi in mano. Federico Nardone presenta le caratteristiche dei nuovi sistemi meccatronici e robotizzati Emanuela Caruso

gettato e assemblato è sempre l’utente che deve approvare il prodotto finito. Ottenuto il consenso, l’impianto viene trasferito e installato presso lo stabilimento del cliente, a cui vene offerto anche un corso di addestramento per i tecnici aziendali, una manualistica completa, la documentazione riguardante la marcatura Ce e un efficiente servizio post-vendita». Quali cambiamenti, sul piano organizzativo, ha richiesto questo nuovo ramo aziendale?

Giacomo Nardone, titolare e fondatore della Fluidodinamica Srl di Udine insieme al figlio Federico, ingegnere responsabile dei sistemi integrati www.fluidodinamica.com


Federico Nardone

«Innanzitutto la Fluidodinamica ha dovuto investire sulla specializzazione del personale e attualmente su un totale di 14 collaboratori, ben 5 sono ingegneri. Quindi è stato dato maggior risalto alle competenze adatte a questa nuova attività. Poi, la forza vendite ha intrapreso una serie di training e corsi di formazione per poter proporre al meglio il nuovo prodotto. Infine, abbiamo dovuto allestire uno showroom in una parte del nostro stabilimento, dove effettuiamo per i nostri clienti dimostrazioni e test con macchine reali». La vera forza di questi innovativi impianti sta nella loro trasversalità d’impiego. Quali sono i settori che maggiormente si interessano ai vostri prodotti? «Quasi tutti i settori del mercato italiano e internazionale possono trarre vantaggio dall’utilizzo dei nostri impianti robotizzati. In particolar modo possiamo citare l’industria alimentare, ad esempio con la movimentazione del caffè e delle bottiglie d’acqua; l’industria farmaceutica, con la manipolazione della componentistica medicale, come le sacche per il plasma o i farmaci; l’industria elettronica, con l’assemblaggio di specifici componenti, ad esempio i sensori del gas; e

Le peculiarità degli impianti robotizzati sono le avanzate tecnologie utilizzate e la trasversalità d’impiego, che rende questi impianti indispensabili per ogni settore industriale

l’industria meccanica, con l’asservimento delle macchine utensili». Quali sono gli obiettivi futuri della Fluidodinamica? «I piani di sviluppo aziendale per il brevemedio termine includono ingenti investimenti per l’internazionalizzazione della società e l’espansione del nostro mercato nelle zone dell’Austria e della Slovenia. In questo obiettivo saremo aiutati anche dalla partnership con Festo AG&Co di Stoccarda, infatti il contratto di collaborazione prevede l’accesso ad avanzate risorse di ricerca e sostegno per l’espansione della nostra attività. Inoltre, vogliamo riportare il nostro fatturato, che dall’inizio dell’estate 2011 è di nuovo in crescita, ai valori ottimali del 2008, quando la Fluidodinamica ha quasi toccato i 5 milioni di euro guadagnati». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 77


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La meccanica cresce con l’internazionalizzazione «Il processo d’internazionalizzazione è fondamentale non solo per crescere, ma anche per salvare il lavoro in Italia». Il monito di Sergio Barel richiama il comparto industriale friulano che, con la componentistica meccanica di Brovedani Group porta un nuovo esempio di best practice Adriana Zuccaro

n bilico tra stagnazione e sviluppo, il sistema imprenditoriale italiano sceglie di progredire internazionalizzandosi. Perché per crescere in Italia è ormai indispensabile crescere all’estero. Solo frequentando i mercati internazionali si acquista una visione a più ampio raggio e si aprono nuovi mercati che dall’Italia non sarebbe possibile vedere. Senza dimenticare il territorio d’apparte-

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nenza, anzi portando alla luce d’oltreconfine l’eccellente laboriosità che lo caratterizza, a partire dal 1971 la Brovedani si è trasformata da azienda artigiana a una multinazionale tascabile ad alta tecnologia operante nel settore della meccanica fine e dei servizi avanzati. «Anche in Friuli si possono creare eccellenze e difenderle durante la crisi; basta recuperare l’operosità, la curiosità e l’intraprendenza che da sempre caratterizzano l’area e sommarle


Sergio Barel

alle best practice mondiali della gestione d’impresa senza le quali risulta oggi impossibile competere». Con l’esperienza e la lucidità che si confanno alla duplice posizione di amministratore delegato e direttore generale, l’ingegnere Sergio Barel descrive le dinamiche di internazionalizzazione e crescita della società per azioni Brovedani Group. Partendo dal 1947 – anno di fondazione del primo nucleo della Brovedani – come è cambiato il mondo della meccanica? «Nel corso degli anni, il progresso tecnologico è stato notevole. Nelle lavorazioni meccaniche la completa evoluzione delle macchine – da meccaniche a idrauliche fino alle elettroniche dei giorni nostri –, ha cambiato totalmente l’approccio alla produzione. Questo ha reso possibili livelli di precisione e produttività non prevedibili fino a pochi anni fa. L’avvento delle analisi di process capability ha poi reso molto più facile le curve di apprendimento dei processi interni fino a renderli oggi “trasportabili” secondo la logica della globalizzazione. Non a caso il gruppo ha installato nuove sedi in Italia, Slovacchia e Messico, e oggi consta di 4 società e 5 siti produttivi». In termini di bilanci e redditività imprenditoriale, quali vantaggi ha portato la costituzione del gruppo e il decentramento produttivo in 5 unità? «Con la crescita dimensionale dell’originaria Brovedani di San Vito al Taglia-

La vicinanza alla Germania e al suo sistema industriale, hanno consentito alla Brovedani di essere considerata spesso un’isola tedesca in Italia sommando i lati positivi delle due culture industriali

mento, muovendosi in Italia e poi in Europa fino a toccare suoli internazionali, è diventato fondamentale darsi una struttura organizzativa e di governance in grado di tenere tutti molto vicini ma al tempo stesso di favorire gli indispensabili processi di delega operativa con necessaria autonomia decisionale. Il costituire un Gruppo è stato pertanto una necessità ma anche uno strumento di ulteriore sviluppo e crescita. Ovviamente il processo di internazionalizzazione ha portato anche capacità di investimento e redditività tali da consentire uno sviluppo sostenibile». Unità produttive in Slovacchia e Messico: esistono delle ragioni specifiche che giustificano queste scelte logistiche? «Per noi la Slovacchia rapSergio Barel, Ad e presenta il trampolino di lan- direttore generale di cio verso l’Europa dell’Est, Brovedani Group Spa. l’ideale “corridoio” verso quei Sopra e in apertura alcuni ambienti mercati e l’escamotage utile a dello stabilimento ridurre l’impatto di alcuni in Slovacchia costi. L’Italia per l’Europa rimane il luogo dei componenti a più alta tecnologia, FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 79


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’avvento delle analisi di process capability ha facilitato le curve di apprendimento dei processi interni fino a renderli oggi “trasportabili” secondo la logica della globalizzazione

mentre la Slovacchia è lo stabilimento desti-

Benito Zollia, presidente di Brovedani Group Spa. In alto e nella pagina a fianco, panoramica di un’unità produttiva e componente per auto

nato a diventare il più grande per volumi. Il Messico nasce dalla strategia di esportare le nostre tecnologie nel mercato Nafta e in particolare negli USA. Inoltre, occorre rilevare come negli ultimi venti anni il mercato statunitense abbia registrato un impoverimento tecnologico in ambito manifatturiero che ora preclude, senza la presenza di alcuni fornitori Europei e Giapponesi, lo sviluppo dei nuovi sistemi di riduzione dei consumi, ad esempio, delle automobili. La prossima rotta verso l’internazionalizzazione non può essere che l’Asia, approdando prima in India e poi in Cina». Quali sono i principali interlocutori commerciali del Gruppo Brovedani? «L’azienda Brovedani ha avuto le prime opportunità di sviluppo lavorando prevalentemente nel campo degli elettrodomestici Zanussi e dei computer IBM. Il Gruppo è oggi concentrato sul comparto automobilistico avendo come principali clienti i più grandi componentisti mondiali quali Bosch, Conti-

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nental, Delphi, Eaton, Magneti Marelli e Sanden. Per questi produciamo milioni di componenti per i sistemi di iniezione benzina e gasolio, sistemi frenanti, compressori impianti di condizionamento e punterie idrauliche, per più di 50 stabilimenti al mondo. Oltre l’automotive ci tiene impegnati anche il campo degli elettrodomestici che dal Messico dirigiamo verso il mercato Nafta – North American Free Trade Agreement -. Nel prossimo futuro il target è di entrare nel mercato nordamericano dell’aeronautica; abbiamo infatti creato la Brovedani Aerospace direttamente in Messico». Tra i punti di forza del Gruppo si annovera il rapporto business-to-business che lega le aziende gravitanti intorno ad esso. Come si esplica tale legame? «Nel nostro caso il B2B significa vendere non un prodotto ma il “proprio saper fare” nel settore della meccanica. Risolviamo problematiche di tipo tecnologico attraverso la fornitura di pezzi meccanici, e garantiamo un servizio affidabile nella qualità e nella quantità


Sergio Barel

HIGH LEVEL COMPONENTS L’ alto livello tecnologico della componentistica meccanica Brovedani è stato raggiunto grazie a decenni di gestioni oculate e traguardi concreti in ricerca e innovazione. Tra gli obiettivi raggiunti dal Gruppo l’inserimento della Gestione per Progetti ha permesso di inquadrare le opportunità di sviluppo con le scelte più opportune. Con l’introduzione del software gestionale Erp la società ha raggiunto il controllo globale dei flussi logistici, finanziari, di qualità e non solo, in tempo reale. La scelta progettuale più innovativa degli ultimi anni è aver implementato le tecniche di Lean Manufacturing in tutti gli stabilimenti: è aumentata

l’efficienza dei processi, sono stati creati team di lavoro trasversali, gli addetti hanno raggiunto una formazione ad hoc e si è potuto giungere al trasferimento di competenze. Brovedani è socio fondatore e principale attore tecnologico di Keymec, centro per la ricerca e l’innovazione per la meccanica che è partner della Lean Experience Factory, prima esperienza di fabbrica modello per il training in Lean Manufacturing, promossa dall’Unione Industriali di Pordenone con McKinsey, Polo tecnologico Camera di Commercio e Unione Industriali di Udine. www.brovedani.it

del prodotto, con le moderne regole del just in time. Per fare questo, tutta la catena di fornitura che si conclude nel cliente finale, deve essere gestita al meglio, necessitando quindi competenze gestionali e tecnologiche all’avanguardia. Uno dei punti di forza dell’azienda è sempre stata l’industrializzazione dei componenti proposti dal cliente con la ricerca delle migliori soluzioni per la produzione. Attività che si è sempre sviluppata e migliorata con l’utilizzo di conoscenze stratificate nel tempo». Da quasi mezzo secolo Pordenone costituisce parte di uno dei grandi poli dell’industria metalmeccanica italiana. Con tale premessa, oltre la naturale tendenza all’espansionismo d’impresa, viene da chiedersi: perché allora delocalizzare la produzione? «Per Brovedani non si può e non si deve parlare di delocalizzazione. E non per falsa ipocrisia ma perché niente di quello che si produceva a San Vito è stato spostato fuori Italia. Il processo in atto è quello dell’internazionalizzazione resasi indispensabile da due grandi fattori mondiali: insieme allo sviluppo di mercati emergenti cresce l’esigenza di prodotti nuovi, che necessariamente devono prodursi “in casa”; presso i nuovi mercati i costi sono diversi e si ripercuotono sui prodotti determinando quindi l’impossibilità di continuare

ad essere competitivi esportando dall’Italia. Il processo d’internazionalizzazione è fondamentale non solo per crescere ma per salvare il lavoro in Italia. Se non lo facciamo velocemente, ben presto qualche azienda dai Paesi emergenti occuperà la nostra quota di mercato minacciando anche la produzione italiana». Tradizione dunque da una parte e partnership con alcune delle più grandi multinazionali al mondo dall’altra: un bipolarismo che sembra contrastare la “cultura” imprenditoriale made in Italy. E invece? Come siete riusciti a conciliare tali aspetti apparentemente contrastanti? «La cosiddetta “cultura imprenditoriale italiana” diventa un grosso handicap quando si traduce in “faccio da solo”. È vero che per le aziende della nostra dimensione, muoversi nel mondo con il bassissimo supporto che le istituzioni italiane e in genere il “Sistema Italia” offrono è molto difficile, ma grazie ai nostri clienti siamo riusciti a far sinergia e crescere e svilupparci non soltanto nella dimensione ma soprattutto culturalmente, in senso industriale. In questo la vicinanza alla Germania e al suo sistema industriale, hanno consentito alla Brovedani di essere considerata spesso un’isola tedesca in Italia sommando i lati positivi delle due culture industriali: la ferrea pianificazione pluriennale e l’innovazione creativa».

90 mln EURO È il fatturato con cui il Gruppo Brovedani chiuderà il 2011. Ogni anno, il 1520% del fatturato è destinato all’investimento

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Una svolta tecnica per i tubi meccanici n alcuni impianti industriali, il “tubo” riveste una particolare importanza, in quanto non viene più trattato come un prodotto di “carpenteria”, ma come un vero e proprio particolare meccanico. Nei prodotti di carpenteria metallica in genere, e più marcatamente nei tubi, la saldatura introduce delle deformazioni che modificano la geometria del manufatto a tal punto da rendere necessaria una successiva e costosa lavorazione meccanica per riuscire a ottenere una specifica precisione dimensionale. Su questo particolare settore di mercato si è concentrata, con la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie, la Narnew srl, azienda triestina che si occupa proprio della costruzione di tubi meccanici di precisione.

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Alcune fasi di lavorazione dei tubi prodotti dalla Narnew di Trieste www.narnew.com

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Una particolare tecnica per la lavorazione dei tubi che consente di ottimizzare allo stesso tempo sia i costi che i tempi di produzione. Per attuarla servono competenze e attrezzature specifiche. La descrive Fabio Nardin Amedeo Longhi

L’amministratore Fabio Nardin spiega: «L’aspetto fondamentale di questo procedimento risiede nei costi, inferiori rispetto a quelli di una tradizionale lavorazione. Proprio grazie al nostro impegno nella ricerca siamo riusciti a sviluppare delle nuove tecnologie che ci forniscono un vantaggio competitivo molto importante». La lavorazione effettuata dalla Narnew comporta quindi importanti vantaggi ma anche diverse difficoltà in fase realizzativa. Continua Nardin: «Sulla base dell’esperienza e forti di un rapporto di partnership stretto e proficuo che intratteniamo con i nostri principali clienti, abbiamo sviluppato questa metodologia che ci consente di fabbricare tubi estremamente complessi e precisi senza alcuna lavorazione meccanica. I tubi fabbricati con tale metodologia hanno una precisione tale da rientrare in tolleranze di pochi decimi di millimetro che li rendono adatti per qualsiasi tipo di applicazione». A questo proposito, Nardin spiega quali sono i settori di destinazione dei prodotti della Narnew e quali le tipologie di aziende che si riforniscono presso la società triestina: «Sostanzialmente serviamo tutti quei comparti che prevedono processi in cui c’è la necessità di collegare parti di macchine con notevole precisione. Tipicamente è il caso dei grandi motori diesel, ma possiamo estendere il discorso a tutte le macchine che


Fabio Nardin

Abbiamo sviluppato una metodologia per fabbricare tubi estremamente complessi e precisi senza alcuna lavorazione meccanica, con evidenti vantaggi in termini di costi e tempi di produzione

hanno la necessità di trasportare qualsiasi tipo di fluido come acqua, combustibile, gas, aria, olio, anche ad alta e altissima pressione, così come laddove siano obbligatori, per motivi di sicurezza, tubi a doppia parete». Le attrezzature e soprattutto le competenze a disposizione dell’azienda, inoltre, sono peculiari: «Sempre attenta alle esigenze di mercato – spiega Nardin in proposito –, Narnew ha ampliato in più fasi gli spazi produttivi, ha adottato nuove scelte strategiche di layout e si è dotata di nuovi macchinari. Sono state inoltre create aree dedicate a ogni specifico sub-processo, equipaggiandole con le più moderne attrezzature». Oltre a diverse macchine piegatubi a controllo numerico, diversi sistemi di misurazione 3D, numerose saldatrici automatiche e semiautomatiche, l’azienda dispone anche di una macchina utensile con un banco da 6000 mm dedicata in particolare alla lavorazione di collettori di lunghe dimensioni. «Il vero punto di forza della Narnew però – prosegue Nardin – sono le tre macchine a controllo numerico e a posizionamento automatico, progettate e costruite internamente, che permet-

tono l’assemblaggio di qualsiasi tipo di tubo. Proprio queste macchine, unitamente alla specifica formazione del personale, ci permettono di realizzare tubi delle più svariate tipologie, forme e dimensioni, con tolleranze di pochi decimi di millimetro e senza il bisogno di nessun altro intervento, raggiungendo così un ottimo compromesso tra costi e qualità». La gamma dell’offerta è completata da una serie di servizi integrativi: «Noi consideriamo i clienti come partner con i quali sviluppare una collaborazione che, dove possibile, si estenda anche al miglioramento del prodotto stesso e all’ottimizzazione dei processi e dei costi. La flessibilità nel cercare soluzioni e dare comunque risposte ai clienti è per noi una componente integrante del servizio che offriamo. Ne è un esempio la possibilità di fornire kit di montaggio completi che, oltre al particolare tubo o set di tubi, comprendono anche articoli merceologicamente diversi, come guarnizioni, raccordi, valvole, clamp, e quant’altro necessario per rispondere alle particolari e specifiche esigenze logistico-produttive dei committenti». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 83


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La metalmeccanica friulana potenzia le sue risorse Remigio Del Col non guarda alla concorrenza del comparto metalmeccanico d’oltreconfine con preoccupazione, ma la concepisce come stimolo per il potenziamento aziendale e l’apertura a nuovi possibili mercati Adriana Zuccaro

ossono considerarsi ormai datati i piani di gestione che le istituzioni regionali hanno proposto con l’obiettivo di contravvenire alle difficoltà registrate dai bilanci economici della filiera produttiva italiana. Nello specifico, in Friuli Venezia Giulia «tutto il comparto metalmeccanico soffre attualmente di due particolari problemi: una scarsa programmazione degli acquisti e della produzione, e la tendenza alla richiesta di lotti molto esigui». Un primo resoconto offerto da Remigio Del Col, fondatore dell’azienda Officine G.S.P. Srl operante dal 1985 nella lavorazione del laminato e del tubolare in ferro e inox, annuncia una situazione bipolare in cui alla scarsa do-

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manda può corrispondere uno slancio verso nuovi mercati e serie riconsiderazioni dei programmi espansionistici. Anche se la richiesta di servizi è aumentata, l’instabilità del comparto metalmeccanico dipende innanzitutto dalla diminuzione della quantità dei prodotti richiesti. Come possono dunque reagire le imprese del settore? «A fronte dell’esiguità dei lotti di cui si riceve richiesta, appaiono evidenti le esigenze produttive che determinano la continuità della produzione a livello locale. Il discorso invece cambia quando si tratta di grandi serie che vengono, infatti, prodotte nelle confinanti zone dell’ex Jugoslavia, della Slovacchia e dell’Ungheria dove i costi sono nettamente inferiori. La vicinanza a questi potenziali competitor, se da un lato può non essere favorevole alle imprese operanti nel settore metalmeccanico, d’altro canto apre un mercato possibile anche per le nostre realtà aziendali, qualora volessimo intraprendere nuove vie di espansione. Tuttavia, l’asset tecnologico che ci caratterizza potrebbe costituire un buon elemento di scelta non comparabile all’economicità di altre produzioni apparentemente competitive». Perché è così importante la tecnologia? «Perché migliora l’efficienza produttiva nelle lavorazioni, consentendo di ottenere prodotti a regola d’arte ad un prezzo competitivo. Infatti, anche per realizzare un singolo e semplice par-


Remigio Del Col

La linea produttiva è composta da macchinari a CNC posti in maniera sequenziale, dove la lamiera viene tagliata e lavorata secondo progetto

ticolare, è necessario avere lo stesso supporto tecnologico necessario per la produzione di un particolare elaborato e prodotto magari in grandi quantità. Per questo, la nostra linea produttiva è composta da macchinari a CNC posti in maniera sequenziale, dove la lamiera viene tagliata a laser, cesoiata, punzonata, piegata e assiemata come richiesto dalla progettazione. In questo modo è possibile garantire sia una rapidità di esecuzione che un controllo costante della qualità anche per piccoli lotti o eventuali campionature». Attraverso quali strategie di produzione e commercializzazione riuscite a incrementare i bilanci, rendendovi, al contempo, competitivi? «Le risorse ed energie di Officine G.S.P. sono state concentrate sul rinnovo e sull’implementazione del parco macchine, direzionando la scelta verso macchinari che permettono risparmio energetico e lavorazione veloce di micro lotti. Nel contempo ci siamo affidati alla collaborazione abituale con aziende certificate, sia per l’acquisto delle materie prime che per le lavorazioni superficiali sui prodotti finiti».

Al centro, Remigio Del Col tra i figli, anch’essi collaboratori di Officine G.S.P. di Fiume Veneto (PN). Nelle altre foto, dettagli della linea produttiva www.officine-gsp.it

Quali nuove prospettive si intravedono per Officine G.S.P.? «Per il futuro della nostra azienda sono previsti possibili nuovi investimenti che avranno l’obiettivo di rafforzare e consolidare ulteriormente la posizione sul mercato, con la possibilità di ampliare i servizi offerti e di spaziare con maggiore intensità tra i settori con cui ci interfacciamo quali il meccanotessile, il navale, l’automobilistico, l’elettromedicale, l’arredamento, l’impiantistica domestica, il fotovoltaico, e altri ancora. Attualmente siamo in contatto con alcune realtà tedesche con le quali auspichiamo al più presto di poter concretizzare uno stabile rapporto di collaborazione».

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In termini occupazionali, è la perdita subita negli ultimi due anni dall’industria friulana soltanto nel comparto della metalmeccanica (cislfvg.it)

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Nuove tecnologie guidano la ripresa all’arredamento all’agricoltura, dall’ecologia al meccanotessile, dall’automazione all’arredo urbano e navale. Il ventaglio di settori cui si rivolge l’attività della Ros Srl di Azzano Decimo è estremamente ampio. Lo stabilimento dell’azienda, infatti, è attrezzato per operare nel settore della lavorazione di laminati metallici mediante taglio laser, punzonatura cnc, cesoiatura, presso piegatura, pannellatura e saldatura. «Siamo in grado di fornire al cliente il prodotto trattato superficialmente, assemblato e imballato» afferma Gianfranco Ros, titolare dell’azienda. La lunga esperienza maturata – l’azienda proprio quest’anno taglia il traguardo dei trent’anni di attività - ha permesso alla Ros srl di farsi conoscere nel settore della lavorazione della lamiera e di essere scelta come fidata partner di note aziende nazionali ed internazionali. Nell’ultimo anno si sta sviluppando un importante rapporto di collaborazione con aziende del settore meccanotessile di Svizzera e Germania. Nonostante la flessibilità produttiva, e la presenza sui mercati internazionali, la ditta Ros non è stata esente dalla crisi economica: «Il biennio 2009-2010 è stato decisamente da dimenticare, sia per gli ordinativi ricevuti che per la redditività – continua Gianfranco Ros -. Ma guardiamo al futuro con ottimismo: secondo le previsioni e lo studio del trend dei mesi scorsi, il 2011 dovrebbe concludersi con un incremento del fatturato del 25% rispetto all’anno precedente e prevediamo che questo incremento si protragga anche nel 2012». Punto fermo della politica aziendale, che senz’altro sta contribuendo a un’ulteriore crescita dell’impresa è l’innovazione tecnologica. Ogni anno infatti la Ros investe in nuove tecnologie

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Dopo un biennio difficile, il mercato si rimette in moto. Chi ha continuato a investire in tecnologie innovative, può guardare al futuro con più ottimismo. Il caso della Ros Lucrezia Gennari

circa il 10% del fatturato. Negli ultimi mesi, in particolare, il parco macchine è stato ampliato inserendo una punzonatrice elettrica combinata al taglio laser, un macchinario che offre l’opportunità di unificare alcuni tipi di lavorazioni, comportando la diminuzione dei tempi di produzione e la contrazione dei costi. Nel reparto piegatura, inoltre, è stata introdotta un’isola di asservimento robotizzata con via di corsa a terra in grado di movimentare particolari con un peso fino a 210 kg. Grazie alla certificazione Uni En Iso 9001:2008 e all’inserimento di un sistema gestionale informatico dinamico e flessibile, la Ros ha potuto organizzare e ottimizzare la realizzazione del prodotto. Il programma gestionale in uso, permette inoltre il monitoraggio costante delle fasi di lavorazione, consentendo all’ufficio commerciale di fornire tempestive risposte al cliente sulle tempistiche di consegna. «Le ultime

Nelle immagini, fasi di lavoro all’interno della Ros di Azzano Decimo (PN) e parte del parco macchine dell’azienda www.rosre.com


Gianfranco Ros

Punto fermo della politica aziendale è l’innovazione tecnologica. Ogni anno infatti la Ros investe in nuove tecnologie almeno il 10% del fatturato

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25%

CRESCITA È la percentuale di aumento di fatturato prevista per la fine del 2011

innovazioni tecnologiche stanno già rivelandosi un valore aggiunto per l’azienda – afferma Gianfranco Ros -. L’acquisto della punzonatrice combinata al taglio laser ci ha permesso di ampliare la gamma di lavorazioni possibili e di acquisire nuovi lavori. Inoltre è stato possibile unificare lavorazioni che in precedenza si effettuavano con più macchinari permettendo così di ridurre i tempi e i costi di lavorazione. L’inserimento della presso piegatrice, dotata di una lunghezza di piegatura fino 4 mt con potenza di 220ton, e dell’isola di asservimento robotizzato con via di corsa a terra e portata a polso di 210 kg, ci ha permesso di essere competitivi sulla piegatura di particolari molto pesanti. Prima dell’arrivo di questo macchinario, infatti, per piegare un particolare articolo

di nostra produzione erano necessarie 4 persone per 180 secondi, ora bastano 125 secondi senza operatori». L’azienda è dotata anche un qualificato ufficio tecnico in grado di collaborare con il cliente per soddisfarne ogni esigenza. «La professionalità e la disponibilità dei nostri collaboratori, il sistema di qualità adottato, la nuova tecnologia inserita all’interno dell’azienda sono aspetti che ci permettono di essere competitivi anche in un momento così difficile». Fondamentale è inoltre la costante attenzione alla qualità degli articoli prodotti. A questo scopo, all’interno dell’organico aziendale è stata individuata una persona responsabile del controllo qualità atta a seguire e verificare la conformità degli articoli durante la produzione e prima della spedizione finale. Tra gli strumenti in dotazione al controllo qualità è stato da poco integrato un braccio di misurazione 3d portatile che permette di verificare quote e tolleranze con una maggior precisione consentendo inoltre di stampare il rapporto di rilevazione misure ove richiesto. «Offrire qualità di prodotto, flessibilità di produzione, collaborazione con i clienti e fornitori, discutere insieme eventuali modifiche ai progetti, proporre migliorie di produzione, sono punti fondamentali per conquistare e mantenere la fiducia di tutti coloro che lavorano con e per Ros srl. Il nostro obiettivo – conclude Gianfranco Ros - è riuscire a usufruire al massimo il potenziale dell’azienda, in termini di risorse umane e tecnologiche». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 87


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La sostenibilità come modello di business Lo sviluppo di nuovi prodotti e l’innovazione con soluzioni ecofriendly sono la naturale conseguenza di un nuovo modo di approcciarsi al fare impresa. Anche nella progettazione e produzione di scambiatori in alluminio. Il percorso di Francesco Scandolo Salvatore Cavera

in crescita il numero delle aziende che riconosce nella sostenibilità il modello di business ideale. Questo modello non implica una riduzione della crescita o della produzione, bensì una produzione orientata non più alla quantità ma alla qualità. È attiva per questo la ricerca nel minimizzare i consumi non solo di produzione, ma anche dei prodotti e a ridurre scarti e sprechi di materie prime, nella prospettiva del futuro smaltimento, favorendo il riciclo. «Noi abbiamo l’ambizione di

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essere, nel nostro territorio, l'esempio di una realtà che fa impresa attraverso un modello business ecosostenibile. Per questo siamo disponibili a condividere il nostro percorso di esperienze». A parlare è Francesco Scandolo, titolare di Oesse, società specializzata nella progettazione e produzione di scambiatori di calore, destinati ai settori della pneumatica e dell'oleodinamica, e radiatori ed intercooler in alluminio per motori endotermici industriali. Oesse ha inoltre avviato da qualche anno una business unit specializzata nei si-

Francesco Scandolo, titolare di Oesse Srl, Porcia (PN) www.oesseonline.com


Francesco Scandolo

stemi di controllo elettronico per gli elettroventilatori AC. «Abbiamo deciso di affrontare questa sfida concentrandoci sulla crescita qualitativa del prodotto, anziché potenziarlo da un punto di vista meramente quantitativo. Quello su cui siamo intervenuti è l’approccio all’idea di prodotto. Siamo convinti che la migliore politica che possa trainare la crescita sia quella ambientale. Anche se nessuna normativa ce lo impone, la nostra scelta è quella di rendere totalmente ecocompatibile e sostenibile il nostro prodotto. E vorremmo riuscire a introdurre una classificazione per classi energetiche per la nostra categoria di prodotto – analoga a quella esistente, per esempio, per gli elettrodomestici. Affrontare attivamente questo impegno sarà un’opportunità di crescita non solo economica, bensì del nostro ruolo sociale per la diffusione di una cultura green oriented». Questa scelta di darsi una green mission va incontro a un’esigenza del mercato? «In realtà, stiamo anticipando un percorso. Il nostro non è un prodotto finito, bensì un componente, strategico ad esempio per la costruzione di motori endotermici diesel in particolar modo destinati ad impieghi industriali e alle Oem produttrici di macchine mobili on e off road. L'Orientamento espresso attraverso le normative che regolano le emissioni di anidride carbonica e particolato per i motori dei mezzi privati, analogamente sta per essere recepito dal settore dei motori industriali. Noi stiamo cercando di agevolare questo percorso, studiando un prodotto che sia concepito per aumentarne l’efficienza prestazionale, analizzando il suo intero ciclo di vita, dalla progettazione allo smaltimento. Per questo, con le sole forze di una piccola media azienda tipica del Nord Est, abbiamo istituito un centro di ricerca al nostro interno». Che ruolo ha la moderna tecnologia nel vostro centro di ricerca e sviluppo? «La tecnologia è l’elemento che ci ha permesso di realizzare quanto sviluppato grazie al nostro background progettuale. Fondamentale è il ruolo di un software – appositamente elaborato

L’obiettivo è costituire un polo di ricerca per minimizzare l’impatto ambientale attraverso una Green Supply Chain condivisa con i nostri stakeholders

per la nostra azienda – che ci fornisce uno strumento col quale calare ogni progetto in un sistema di vincoli e variabili elaborati all’interno di un ambiente virtuale di analisi e simulazione. Questo ci permette di creare soluzioni custom e tarate sui risultati che vogliamo ottenere, intraprendendo un percorso di codesign e coengineering avanzati con i nostri clienti. Sottolineo

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il grafico sottostante indica gli obiettivi di medio termine riguardanti l’efficienza di scambio termico e le emissioni CO2

inoltre la stretta e proficua collaborazione con le zione delle classi energetiche, dovremo passare al Università di Udine e Padova». La vostra politica ambientale ha quindi dato un nuovo volto all’intera azienda. «La nostra green mission non abbraccia soltanto il prodotto, con il suo miglioramento qualitativo, ma rappresenta un'opportunità di riposizionamento dell’azienda sul mercato, che coinvolge tutte le aree funzionali e strategiche dell'azienda. Vogliamo essere i promotori di un atteggiamento ecosostenibile da imitare. E siamo assolutamente disponibili a condividere ogni aspetto legato al nostro percorso di ricerca ed esperienze, consapevoli di assumere un ruolo attivo e responsabile per la ricerca di una sostenibilità globale. Il risultato di questo iter confluirà nella brevettazione di alcune soluzioni verso le quali Oesse ha deciso di orientarsi, senza trascurare l’attivo impegno a promuovere una classificazione di efficienza del nostro prodotto in grado di avvalorare in maniera tangibile e concreta le competenze espresse nel prodotto». A che punto è la procedura per l’elaborazione di queste classi? «Poiché abbiamo proposto per primi l’introdu-

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vaglio di varie commissioni internazionali, all’interno delle quali si dovrà stabilire quali sono i criteri di classificazione dei prodotti. Sarà un percorso lungo, ma domani potrà essere un’opportunità per tutto il mercato, perché i prodotti di fascia alta saranno maggiormente al riparo da concorrenza meno qualificata e che in questi anni ha lavorato senza tenere in considerazione principi di sostenibilità socio-ambientale. Inoltre crediamo che questa nostra green policy possa aprirci maggiori possibilità di mercato in nuovi settori e in quelli in cui siamo radicati». In quali settori potreste trovare nuovi spazi? «Il prodotto potrebbe incrementare la sua diffusione nel settore ferroviario e in quello delle strutture marine offshore, dove Oesse vanta comunque ottime referenze. Un target importante è rappresentato ovviamente dalle tecnologie legate alle energie alternative dove abbiamo già avviato l'approccio al solare e stiamo consolidando quello all'eolico. Troveremo anche nuove opportunità proprio nei settori che oggi ci coinvolgono più attivamente, creando valore aggiunto in tutti i nostri stakeholders».


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La produttività tra formazione e innovazione on i tassi di interesse molto più alti rispetto al passato e la difficoltà di ottenere finanziamenti dalle banche è diventato indispensabile considerare ogni aspetto dell’organizzazione produttiva e riuscire a ridurre i costi del lavoro. Quest’ultimo, in particolare, è un obiettivo piuttosto difficile da raggiungere, come dimostrano i problemi riscontrati dagli stessi governi nell’attuare riduzioni di qualsiasi genere. Alle aziende che formano il mercato italiano non resta allora che sfoderare l’arma dell’innovazione, legata sia

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Diego Pozzolo direttore generale della Atlantis Srl di Pasiano di Pordenone. Nella pagina a fianco, alcuni esempi di forme, colori e utilizzi dei frontali laccati info@atlantispn.it

al miglioramento dei modelli organizzativi che alla ricerca continua di nuovi sistemi di produzione. Proprio questa strategia è stata scelta dalla Atlantis di Pasiano di Pordenone, società specializzata nella produzione di frontali laccati per il settore del mobile finito e nata dall’esperienza nel mercato dei soci fondatori. «Oggi – spiega Diego Pozzolo, direttore generale della

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Diego Pozzolo spiega il percorso della Atlantis che per affrontare la difficile congiuntura ha aumentato la forza produttiva «con corsi di formazione, investimenti mirati allo sviluppo e all’innovazione, e cicli di produzione studiati in ogni singola fase» Emanuela Caruso

Atlantis –, l’innovazione tecnologica e organizzativa rappresentano i punti focali per un’impresa. Per tale motivo la Atlantis ha puntato molto sulla ricerca, focalizzandosi su nuove soluzioni capaci di tener conto del rispetto per l’ambiente, della flessibilità e dell’automazione produttiva, elementi essenziali per abbattere i costi senza intaccare qualità e affidabilità del prodotto». Verso quali nuovi materiali e tecnologie avete indirizzato le vostre ricerche? «Collaborando in modo costante con tutti i produttori di materie prime e macchinari e investendo circa mezzo milione di euro nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni all’avanguardia, siamo riusciti a ottenere attrezzature di nuova generazione per aumentare la qualità di alcune fasi produttive, come la levigatura e la verniciatura, e a sviluppare materiali a basso impatto ambientale, ad esempio quelli con contenuto minimo di formaldeide e quindi non nocivi alla salute di chi li utilizza e di chi compra il prodotto finito». I frontali laccati della Atlantis vengono utilizzati per cucine, bagni e articoli d’arredamento. Quali sono le varie fasi produttive che portano alla realizzazione di questi frontali? «Il primo step è quello della selezione e del-


Diego SerenaPozzolo Lavina

l’acquisto delle materie prime, a cui segue la lavorazione di sezionatura e profilatura dei pannelli. Sempre all’interno del nostro stabilimento, poi, si procede con l’applicazione del fondo e con la sua levigatura. A questo punto entrano in gioco la fase di laccatura, che può prevedere una laccata lucida o opaca, la levigatura e la brillantatura. Infine, si passa al controllo qualità e all’applicazione della pellicola protettiva. Uno dei processi più importanti è la verniciatura e per ottenere un risultato ottimale bisogna scegliere il giusto supporto, il trattamento più adeguato di levigatura e il ciclo migliore in grado di condurre al prodotto finale atteso». Una delle componenti fondamentali dei prodotti Atlantis è sicuramente l’estetica. In che modo riuscite a farla interagire con la qualità e l’efficienza dei vostri frontali? «Per essere capaci di far sposare al meglio questi tre aspetti caratteristici dei nostri prodotti, abbiamo portato avanti una formazione molto specifica del personale aziendale. Alcuni corsi sono stati tenuti dall’ufficio tecnico dell’Atlantis, così da preparare lo staff al controllo attento dell’avvio del processo di produzione e delle

Collaborando con i produttori di materie prime e macchinari abbiamo ottenuto attrezzature di nuova generazione che hanno aumentato la qualità di alcune fasi produttive e sviluppato materiali a basso impatto ambientale

commesse con i disegni ricevute dai clienti. In altri casi, invece, sono stati programmati veri e propri stage presso utenti tanto italiani quanto stranieri, in modo da utilizzare avanzate tecnologie relative al controllo visivo e qualitativo e da carpire le nuove tendenze riguardanti le forme e i colori. In quest’ultimo periodo, per esempio, la gamma di colori richiesti per la finitura dei frontali è aumentata e comprende colori lucidi, opachi e metallizzati». Su quali obiettivi si sta concentrando l’attenzione della Atlantis? «Il mercato richiede in modo sempre più deciso la qualità dei prodotti. Per questa ragione i nostri obiettivi più prossimi riguardano un aumento della capacità finanziaria e produttiva dell’azienda e l’ulteriore sviluppo dei frontali. Innovandoli e aumentandone la competitività garantiamo alla società non solo di essere riconosciuta dai clienti, dislocati in Italia, Germania e Francia, ma anche di riuscire a trovare nuovi bacini di utenza». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 95


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Materiali e soluzioni innovative, tra funzionalità e ambiente e lastre in polipropilene sono materiali dalle caratteristiche uniche. Leggeri, resistenti agli agenti chimico-atmosferici, riutilizzabili e totalmente riciclabili, questi prodotti sono realizzati sulla base delle più moderne tecniche di estrusione, grazie alle quali è possibile ottenere innumerevoli vantaggi nella produzione di imballaggi. Le lastre in polipropilene trovano applicazione pratica in diversi ambiti, dal promozionale per realizzare espositori per i prodotti mass market ai sistemi riutilizzabili per il trasporto di componentistica per l’automotive agli imballi per il settore food and beverage e per il settore farmaceutico. Karton Spa ha sede a Sacile e opera su due stabilimenti, Sacile per l’estrusione e San Giorgio di Nogaro dove vengono realizzati pallet e contenitori in plastica stampati ad iniezione. Karton e’azienda Leader in Europa nella produzione e trasformazione di lastre alveolari e calandrate in polipropilene, una sorta di cartone impermeabile meglio conosciuto sul mercato come cartonplast - CPL®. Negli anni l’azienda è stata capace di proporre soluzioni altamente innovative, che hanno contribuito a trasformare radicalmente il settore dell’imballaggio. «Oggi Karton, grazie alla sua naturale evoluzione, è riuscita a creare una struttura capace di combinare i vantaggi della media dimensione con la cultura tecnologica e il know-how proprie delle grandi aziende», conferma Bressan, AD di Karton SpA. «Dinamicità e flessibilità sono le caratteristiche peculiari dell’azienda, coniugate a una tecnologia produttiva efficiente e in costante sviluppo». Proprio queste caratteristiche hanno permesso nel 2010 all’azienda di lan-

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Materiali per soluzioni di imballaggio performanti ed ecosostenibili, come Exalite®, l’ultima evoluzione delle lastre in polipropilene recentemente introdotta da Karton Spa che promette di rivoluzionare il mercato Matteo Rossi

ciare sul mercato, dopo due anni di studi e sperimentazioni, Exalite®, l’ultima evoluzione della lastra alveolare in polipropilene, ottenuta da un processo di lavorazione che consente di creare, partendo da un foglio di polipropilene, una lastra con struttura a nido d’ape, ancora più flessibile e resistente rispetto agli articoli fino a oggi presenti sul mercato. «Un articolo assolutamente innovativo, che sta attirando l'attenzione di numerose aziende in giro per il mondo, con ottime aspettative in termini di ordinativi e di fatturato. Attualmente questo prodotto si rivolge princi-

In basso, una fase di lavorazione all’interno dello stabilimento della Karton Spa, a Sacile (PN) www.karton.it www.cartonplast.it


Giovanni Bressan

palmente a quei settori che rappresentano il core business aziendale, vale a dire l’industria del packaging e degli imballaggi, ma siamo convinti che nel prossimo futuro potrà trovare importanti applicazioni anche in altri campi, quali l’automotive, l’edilizia e l’arredamento». L’azienda oggi può vantare collaborazioni di assoluto prestigio, con i più importanti produttori di vetro a livello mondiale, così come con primarie aziende del settore beverage per i quali realizza interfalde riutilizzabili in CPL®. «Negli anni abbiamo maturato un know-how tecnologico unico al mondo, e le conoscenze acquisite vengono utilizzate per lo sviluppo di nuovi prodotti seguendo le richieste della clientela e per il miglioramento continuo della qualità degli stessi. La cura della qualità e del cliente è stato da sempre il motore della nostra attività, tanto che dal 1996 l’azienda è certificata Iso 9001, a cui quest’anno si è aggiunta la ISO 15593, a significare l’attenzione verso l’igiene dei prodotti e dei processi dell’azienda». Grande attenzione, all’interno dell’azienda, viene dedicata allo sviluppo di soluzioni per la realizzazione di imballaggi sostenibili dal punto di vista ecologico ed economico, obiettivo reso possibile in virtù delle particolari caratteristiche dei prodotti lavorati, come spiega Bressan: «La filosofia del riutilizzo e del riciclo è parte fon-

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Exalite® è un prodotto assolutamente innovativo, che sta attirando l'attenzione di numerose aziende anche all’estero

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damentale dell’etica aziendale. Karton ha sviluppato negli anni una notevole sensibilità nei confronti delle tematiche ecologiche, proponendo alla customer community soluzioni che permettono di soddisfare le esigenze di rispetto e mantenimento della natura. Questo fa di Karton un’azienda fortemente orientata alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente. I sistemi d’imballo prodotti in polipropilene, infatti, sono a basso impatto ambientale perché, al termine del loro ciclo di vita, possono essere completamente riciclati e, quindi, trasformati in nuovi prodotti, evitandone così anche la dispersione nell’ambiente. Tutto ciò grazie a un impianto di riciclaggio dedicato, contenendo al minimo le emissioni di CO2. I nostri prodotti – conclude Bressan - garantiscono quindi alte prestazioni, pulizia e igienicità, ma anche un notevole risparmio economico per chi li utilizza, visto che possono essere riutilizzati più e più volte». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 97


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Soluzioni sostenibili per il packaging Il mercato è sempre più orientato verso la ricerca di imballaggi accattivanti, capaci però di offrire il massimo delle prestazioni e di ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente. Nuove soluzioni e obiettivi del settore nell’analisi di Federico Gollino Guido Puopolo

li operatori del settore lo sanno bene: il packaging nel determinare la scelta di un prodotto è fondamentale. Scatole e confezioni oggi vengono infatti utilizzate direttamente anche sugli scaffali dei supermercati e dei grandi centri commerciali, tanto da essere diventate un vero e proprio strumento di comunicazione con cui conquistare nuovi consumatori. «Gli imballaggi moderni devono essere in grado di abbinare qualità funzionali ed estetiche, con lo scopo di rendere i prodotti immediatamente riconoscibili», sottolinea Federico Gollino, vice presidente della Ondulati ed Imballaggi del Friuli Spa, azienda di Villesse, in provincia di Gorizia, specializzata nella produzione di casse americane e scatole fustellate di ogni tipo e dimensione. Quali particolari accorgimenti devono essere presi in considerazione, soprattutto nel

G Nella pagina a fianco, Federico Gollino, vice presidente della Ondulati ed Imballaggi del Friuli Spa www.ondulatidelfriuli.com

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campo del packaging alimentare? «Innanzitutto devono essere utilizzate materie prime certificate e adatte a questo uso. In secondo luogo il processo produttivo deve essere monitorato e seguito attentamente. Per quel che ci riguarda, le numerose tipologie di cartone prodotte all’interno dei nostri stabilimenti rispondono a ogni necessità di resistenza alla compressione, all'umidità, alle basse temperature e al contatto con sostanze alimentari, grazie anche a impianti all’avanguardia e laboratori che assicurano qualità e controllo del prodotto finito». Ricerca e sviluppo sono attività strategiche nel vostro settore. Quali sono, in questo senso, le ultime soluzioni proposte dall’azienda? «Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono determinanti per poter essere protagonisti sul mercato. Un esempio su tutti è la scatola porta pizza “Lampo”, realizzata con la collaborazione di altre aziende del settore, attraverso la quale siamo riusciti a risolvere gli storici problemi di questo tipo di imballo. Con questo nuovo prodotto, infatti, i condimenti non passano attraverso il cartone, mentre la tenuta del calore è maggiore grazie al rivestimento interno ad alto potere isolante, senza dimenticare che il cartone stesso può essere utilizzato anche come piatto, perché tagliando con il coltello la superficie interna non viene scalfita». I consumatori oggi sono molto attenti all’impatto che gli imballaggi possono avere sull’ambiente. Come riuscite ad assicurare


Con il progetto “Green Solutions” abbiamo deciso di studiare soluzioni mirate alla riduzione e alla semplificazione degli imballaggi

sempre standard produttivi capaci di soddisfare queste aspettative? «La tutela dell’ambiente è da sempre una delle nostre priorità, tanto che nel corso del 2009 abbiamo ottenuto la certificazione FSC – Forest Stewardship Council. Questo prezioso riconoscimento permette di garantire ai nostri partner un imballaggio composto esclusivamente da carte di fibra vergine o riciclate, che rispettano la catena di custodia delle foreste secondo quanto previsto dai più rigorosi parametri ambientali, sociali ed economici. Oltre a questo, sempre in tema ambientale, è importante sottolineare i risultati ottenuti con l’implementazione del nostro progetto “Green Solutions”». In cosa consiste, nello specifico, questo progetto? «Partendo dal presupposto che carta e cartone sono materiali riciclabili per definizione, con “Green Solutions” abbiamo studiato soluzioni mirate alla riduzione e alla semplificazione degli imballaggi. Questo progetto ha riscosso immediatamente un notevole successo, anche per-

ché oltre a incidere positivamente sull’ambiente, le nostre scatole garantiscono importanti risparmi anche da un punto di vista economico, riducendo sia i costi di smaltimento che i materiali a magazzino e i costi legati alle pratiche burocratiche». Quali sono attualmente i vostri mercati di riferimento? «L'ubicazione geografica ci proietta in una dimensione internazionale di grande attualità, caratterizzata da importanti opportunità commerciali. La nostra realtà è infatti conosciuta e apprezzata non solo in Italia, ma anche in Germania, Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia, dove opera con primari partner europei». Come vede il prossimo futuro dell’azienda? «Certo la situazione generale non è delle migliori. Siamo però convinti che in un contesto così difficile le aziende che, come la nostra, hanno continuato a investire nella ricerca e a innovare i loro prodotti, presto potranno raccogliere i frutti del loro lavoro, e per questo guardiamo al futuro con rinnovato ottimismo».

37

mln

FATTURATO È il giro di affari registrato dalla Ondulati ed Imballaggi del Friuli nel 2010

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 101


IMPRENDITORI DELL’ANNO

I vantaggi della diversificazione produttiva e distributiva splorare nuovi Paesi e mercati alla ricerca di prodotti innovativi, diversi da quelli del settore e capaci di creare nuova linfa vitale all’interno di un’azienda. Questa è la lungimirante strategia con cui alcuni imprenditori decidono non solo di ampliare la propria attività, ma anche di in- Emanuela Caruso trodurre sul mercato nazionale lavorazioni e materiali all’avanguardia. Luciano Devidè e la società di cui è presidente – l’Alloys Italia di Monfalcone, giunta al ventiseiesimo anno di at- con la progettazione e costruzione di relative aptività –, sono andati in questa direzione, sce- parecchiature. Il settore in cui da subito siamo gliendo di attuare una politica aziendale mirata stati più attivi, grazie anche alla collaborazione al raggiungimento di un’interessante diversifica- con Fincantieri, è quello navale, per cui abbiamo zione produttiva e di una distribuzione di pro- sviluppato prodotti particolari come le attrezzadotti speciali e ancora sconosciuti in Italia. ture per allineare le lamiere, poi vendute in Rus«Siamo approdati in America – spiega il Capi- sia ed altri paesi europei oltre che in Australia, i tano Luciano Devidè, fondatore della Alloys Ita- carrellini per la saldatura, arrivati fino a Taiwan, lia –, dove abbiamo scoperto e studiato prodotti e la nostra nuova ricerca per saldatrici a bassa tendel tutto diversi da quelli della nostra rete di di- sione da utilizzare a bordo delle navi». stribuzione. La nostra società, infatti, è partita E proprio la crisi che ha colpito il mercato delcon la vendita import/export di elettrodi per sal- l’industria navale ha rappresentato, inizialmente, datura e si è poi evoluta prima con il commercio il motore d’avvio per la nuova avventura negli di tutto il materiale da saldatura ed accessori, poi Stati Uniti della società isontina. «Abbiamo risentito in modo pesante del difficile periodo del mercato navale, perché i principali costruttori di detto settore, a cui erano destinati i nostri prodotti, hanno ridotto la loro produzione di circa il 50%. L’unica soluzione possibile per mantenere la nostra posizione sul mercato e garantire la stessa struttura aziendale, è stata quella di aprirci a nuove idee commerciali, a nuovi settori e soprattutto a nuovi paesi». Così facendo, la Alloys Italia non solo ha allargato gli ambiti di interesse, andando a coprire tutto il campo della saldatura, compreso quello dei gas, diventando partner nel gruppo Sapio Industrie, ma si è aperta anche al settore medicale, per cui ha realizzato delle sale

E

In basso, la riparazione di una saldatrice. Nella pagina a fianco, alcuni impieghi degli innovativi prodotti distribuiti da Alloys Italia Srl di Monfalcone www.alloysitalia.it

L’additivo Tufoil, la cera Speedinwater, la verghetta Durafix e le scioline ecologiche per gli sci e tavole da neve. Questi alcuni dei prodotti arrivati sul territorio europeo dall’America grazie alla Alloys Italia

102 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011


Luciano Devidè

L’esplorazione di nuovi settori e la scoperta di nuovi prodotti ideati e già commercializzati in America ha permesso alla Alloys Italia di distribuire sul territorio italiano materiali innovativi

operatorie di emergenza all’interno di container e si è certificata per la manutenzione di impianti ospedalieri, ed infine ha anche potuto lavorare a stretto contatto con i ricercatori e gli scienziati più importanti d’America, avvalendosi della loro grande esperienza. «Recandomi negli USA ho scoperto prodotti rivoluzionari del tutto sconosciuti al mercato italiano, ad esempio la gamma Fluoramics con lubrificanti, sigillanti, grassi ed additivi speciali per l’industria (usati dalla NASA) ed il Tufoil, che dal 1996 è l’additivo per automobili più efficiente al mondo e di cui oggi la nostra società possiede l’esclusiva di distribuzione. Tutto questo però non ci bastava e siamo riusciti a portare in Europa molti altri prodotti. I più significativi sono senz’altro le scioline per gli sci, che a differenza di quelle già utilizzate si applicano a freddo e non sono in alcun modo tossiche, non vanno cioè a inquinare le falde acquifere una volta che la neve si è sciolta; e una cera molto particolare, la Speedinwater, che applicata sugli scafi delle imbarcazioni da regata ne aumenta in buona misura la velocità». Proprio riguardo a questo prodotto, Luciano Devidè ha effettuato una serie di test presso l’università di Trieste, in modo da poter garantire ai clienti l’effettivo incremento di velocità. «I risultati che abbiamo ottenuto sono stati stupefacenti, in quanto hanno dimostrato che questa cera è in grado di ridurre del 14% la resistenza all’attrito dello scafo nell’acqua, sempre mantenendo caratteristiche del tutto ecologiche. Questi traguardi così positivi ci hanno spinto a fare ulteriori ricerche per forniture di altre attrezzature innovative, come ad esempio gli estintori FKO di nuova generazione, che somi-

glianti a delle piccole bombe sono capaci di spegnere un incendio dopo pochi secondi dal suo innesco, ottimi per imbarcazioni, nati dalle ricerche per gli spegnimenti dei pozzi petroliferi; l’Instazorb polvere assorbente per la rapida raccolta di ogni tipo di spandimento; ed infine il Durafix, una verghetta che con l’aiuto di un semplice bruciatore salda l’alluminio, ma anche il rame, l’ottone e la lamiera zincata, senza fumi o veleni rilasciati in aria, adatta a vari tipi di manutenzione». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 103


IMPRENDITORI DELL’ANNO

La grande distribuzione riossigena il legno-arredo Ha rotto un tabù del distretto friulano del legno dimostrando come la qualità made in Italy può coniugarsi ai parametri della grande distribuzione internazionale. E oggi punta a un’ulteriore evoluzione del suo sistema industriale. La parola a Inaco Maccan, presidente di Friul Intagli Andrea Moscariello

Inaco Maccan, presidente della Friul Intagli Industries www.friulintagli.com

ono positive le previsioni riposte sul fatturato 2011 della Friul Intagli Industries. La società della famiglia Maccan palesa sempre di più la volontà di rivolgersi al mondo della grande distribuzione al fine di attutire la stagnazione del mercato internazionale. Già dalla fine degli anni Novanta l’impresa di Villanova di Prata, in provincia di Pordenone, aveva deciso di potenziare la linea di produzione mobili in kit. Questo ha comportato una grossa trasformazione organizzativa e progettuale nell’ottica di uno sviluppo su larga scala. A confermare questo orientamento è di-

S

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rettamente Inaco Maccan, amministratore e presidente di questa realtà leader nella fornitura di componenti per il comparto dell’arredo. «Il 2010 si è concluso con un ottimo risultato in termini di fatturato, avendo toccato quota 259 milioni, vale a dire una crescita di 24 puti percentuali rispetto al 2009» spiega Maccan. Parlando dell’anno corrente, poi, si prevede un incremento delle vendite e un’ulteriore crescita del 15%. Un trend che Friul Intagli è riuscita a conquistarsi grazie alla capacità di interpretare le nuove esigenze del mercato. «Sempre, però, con una marginalità molto bassa». Per quali motivi? «Perché nonostante i continui trend di miglioramento dell’efficienza interna, ci stanno penalizzando i prezzi delle materie prime, che nel 2011 sono cresciuti di almeno 4/5 punti percentuali». Una delle vostre strategie anti-crisi si è concretizzata in una precisa selezione del target cui rivolgervi. «Il mercato, in questa fase, è piuttosto “piatto”. Da qui la scelta di rivolgerci, per la vendita dei prodotti, soprattutto alla grande distribuzione, vale a dire direttamente a quei “mercatoni” che per dimensioni e volumi sono in grado di acquistare dalla fabbrica di produzione senza intermediari. Primo tra tutti Ikea, che oggi rappresenta il nostro committente di riferimento, per cui serviamo praticamente tutti i suoi punti vendita nel mondo».


Inaco Maccan

Ikea oggi rappresenta il nostro committente di riferimento, praticamente riforniamo tutti i suoi punti vendita nel mondo

Anche lei osserva i primi segnali di ripresa del comparto legno-arredo italiano? «Sì, siamo in linea con il resto del manifatturiero nazionale, che inizia a riprendere timidamente fiato. I segnali positivi si sono palesati soprattutto nell’ultimo trimestre, dopo il forte arretramento sperimentato nel corso dell’anno precedente. In particolare, il settore è cresciuto dell’1,9% rispetto al 2009, trainato dalle vendite all’estero, dove si è registrato un incremento del 6,4%. I principali mercati di riferimento sono stati la Francia, la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti, mentre in Italia la crescita è stata debole. E questo stesso trend si sta registrando anche dall’inizio del 2011». Uno scenario critico, in cui però le vostre industrie hanno retto bene. Quali strategie sono alla base di questo risultato? «Abbiamo scelto di fornire un servizio completo in termini di progettazione, sviluppo, qualità e logistica. E questo, sempre di più, rappresenta un vantaggio competitivo rispetto ai concor-

renti. Ci siamo dovuti adeguare alle richieste della clientela. Purtroppo molte altre aziende che operavano esclusivamente sul mercato nazionale, specie nella fascia media, si sono ritrovate in un mercato in crisi. Il sistema classico del distretto del legno-mobile friulano va necessariamente rivisto. Oggi la grande distribuzione sta prendendo le distanze, da quel modello co- FATTURATO stituito da piccoli negozi indipendenti, spesso a È il dato relativo conduzione familiare, che sono stati per anni il al 2010. Per il fatturato dell’anno traino dell’economia triveneta». corrente, si prevede Quali aspetti, soprattutto, stanno camuna crescita del 20%, derivante biando? per oltre il 90% «Quello del legno è un settore che si sta evoldalle esportazioni vendo con molta rapidità, ispirandosi principalmente al percorso già compiuto da quello automobilistico in termini di efficienza tecnologica e miglioramento degli impianti. L’acquirente finale ha sempre meno potere d’acquisto e certamente il mobile non è tra i principali beni di consumo. Allo stesso tempo, però, chi compra elementi di arredo diventa sempre più esigente in

259

mln

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 105


IMPRENDITORI DELL’ANNO

termini di qualità e funzionalità del prodotto. La

nostra sfida sta proprio nel saper interpretare le esigenze del consumatore, offrendo un prodotto a basso prezzo che soddisfi però le sue richieste in termini di design e robustezza. In quest’ottica un’attenta industrializzazione, che spesso passa per la sua standardizzazione produttiva, è l’elemento vincente per raggiungere un rapporto qualità/prezzo digeribile dal mercato». Dunque lei non fugge dalla standardizzazione, come invece fanno molti altri operatori friulani? «Nel nostro caso il processo standardizzato ci aiuta ad abbattere i tempi di progettazione e di sviluppo di nuovi prodotti. La direzione per noi è chiara: prodotti sempre più standardizzati, che ci permettano di migliorare l’efficienza produttiva». Nel vostro settore uno dei punti fonda-

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mentali è la riduzione degli scarti. «Verissimo, lo spreco va eliminato, questo è uno dei punti fondamentali per la nostra politica di sviluppo. Il processo produttivo deve essere sempre più lean, con il coinvolgimento di tutto il personale, così da far crescere l’organizzazione in ogni suo aspetto. Se saremo bravi a fare tutto, riteniamo che ci sarà sempre un mercato disposto ad acquistare i nostri prodotti». Dove si concentreranno i vostri prossimi investimenti? «Sulla modernizzazione dell’impresa. L’investimento deve mirare al miglioramento delle performance produttive in un’ottica di abbattimento dei costi e miglioramento delle condizioni di lavoro. La maggior parte dei nostri impianti sono sviluppati in collaborazione con fornitori tedeschi che ancora oggi si distinguono per la qualità dei loro materiali e per l’innovazione tecnologica. Per i prossimi due anni i nostri piani sono molto chiari: continuare a puntare al miglioramento del nostro flusso produttivo. Stiamo completando le analisi per deliberare un importante piano di investimenti che prevede la costruzione di nuovi stabilimenti con il chiaro obiettivo di aumentare la produttività e ridurre i costi». La vostra crescita è trainata quasi totalmente dall’export. Sarà così anche in futuro? «L’export ricopre il 92% delle nostre vendite e purtroppo temiamo che sia un percentuale destinata a crescere. Vorremmo poter lavorare maggiormente sul mercato interno, anche per questo difendiamo la nostra italianità con una chiara scelta di rimanere a produrre nel nostro territorio, sfruttando le risorse umane e tecnologiche del Paese. Comunque, esportando in tutti i mercati ci dobbiamo adeguare a tutte le legislazioni più restrittive dei vari Paesi». In che modo? «Abbiamo già da anni sviluppato internamente dei laboratori in cui siamo in grado di eseguire test selettivi sui prodotti tali da assicurarci la conformità a tutte le norme internazionali. Il rispetto delle norme ambientali e ancor più quello per le condizioni di lavoro dei nostri operai sono da sempre un motivo di orgoglio per Friul Intagli».


IMPIANTI PETROLIFERI

Il petrolio da Trieste a Ingolstadt La manutenzione della linea principale dell’oleodotto transalpino. Ogni anno, nel porto più a Nord dell’Adriatico si conclude il viaggio di centinaia di petroliere e inizia il pompaggio di milioni di tonnellate di greggio fino in Germania. Affrontano l’argomento Silvia Avian e Ezio Guarnieri Manlio Teodoro

al terminale marino di Trieste passano ogni anno più di 400 petroliere. Lo scorso anno, da queste sono state scaricate 34,5 milioni di tonnellate di greggio da avviare, attraverso l’oleodotto transalpino, verso l’Austria e la Baviera fino a Ingolstadt. La manutenzione degli impianti industriali petroliferi, compresa quella straordinaria dei serbatoi di stoccaggio dell’olio greggio è affidata a società specializzate, che oltre a effettuare la sostituzione dei pezzi di ricambio, sono anche in grado di costruirli. Una di queste società è la Cmg, che da oltre quarant’anni ha rapporti di partnership con le maggiori società presenti nel porto triestino – come Siot (Società Italiana Oleodotto Transalpino), Shell, Silone, Depositi Costieri,

D Silvia Avian, amministratore unico, ed Ezio Guarnieri, amministratore tecnico della CMG Srl di Trieste cmgsrl@tin.it

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Tre Colli – per i quali ha eseguito lavori di carpenteria, tubisteria e meccanica. La parola a Silvia Avian, amministratore unico della società, e a Ezio Guarnieri, suo amministratore tecnico. Quali sono i vostri interventi presso il terminale marino di Trieste? EZIO GUARNIERI: «I lavori principali riguardano la manutenzione ordinaria e straordinaria dei bracci di carico, la costruzione/riparazione di passerelle in struttura reticolare, la manutenzione delle briccole di ormeggio delle petroliere, la manutenzione dei gruppi ganci di ormeggio, degli impianti antincendio e antinquinamento. Lungo la linea principale dell’oleodotto Siot, invece, ci occupiamo della manutenzione delle pompe principali per il trasferimento dell’olio greggio e dei relativi motori elettrici, della manutenzione delle stazioni di valvola e delle stazioni di pompaggio, oltreché dell’impianto antincendio». Come vi ponete rispetto alla questione ambientale? SILVIA AVIAN: «La nostra società, operando in un settore delicato come quello petrolifero, è molto attenta all’impatto ambientale dei processi produttivi, per questo ci stiamo dotando di un sistema di gestione integrato secondo i modelli definiti dalle certificazioni Iso 9001 per il sistema di gestione della qualità, Iso 14001 per la gestione ambientale e Ohsas 18001 per la gestione della sicurezza. Nel


34,5 mln

TONNELLATE La quantità di greggio scaricata nell’oleodotto transalpino dal terminale marino di Trieste nel 2010

2010 ci siamo anche dotati di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica». Quali precauzioni bisogna mettere in atto per lavorare in sicurezza? E.G.: «Innanzitutto seguire quanto stabilito dalle norme di legge. Per esempio, tutti i macchinari utilizzati negli impianti devono rispondere ai requisiti della Direttiva macchine. Per l’utilizzo di fiamme libere è necessario possedere un certificato, rilasciato dal perito chimico del porto, che garantisca l’assenza di gas infiammabili nei contesti di intervento.

Inoltre, per quanto riguarda l’abbigliamento delle maestranze, questo deve essere confezionato in tessuto antifiamma specifico». Verso quali direzioni state orientando i vostri attuali e prossimi investimenti? S.A.: «Nell’ultimo decennio abbiamo investito fortemente in una nuova sede. Gli investimenti dell’azienda sono rivolti principalmente allo sviluppo, ma non abbiamo una percentuale fissa destinata, bensì spostiamo le risorse in base alle necessità e alla disponibilità finanziaria, mantenendo sempre l’attenzione rivolta al miglioramento e alla crescita. Nell’ultimo biennio abbiamo registrato un andamento positivo e – salvo l’interferenza di fattori esterni particolarmente destabilizzanti per il nostro comparto – il futuro si delinea abbastanza in linea con la situazione attuale». Quali sono stati i fattori che hanno tenuto al riparo dalla crisi la vostra realtà? S.A.: «Nello scenario di criticità globale, fino a questo momento il settore petrolifero forse è stato quello colpito in minore misura. Nel caso specifico della nostra società, siamo riusciti a tenere testa al mercato grazie alla forte specializzazione del personale e al lavoro fatto nel corso della storia aziendale, che ci ha permesso di raggiungere una consistente solidità». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 109


PRODOTTI PETROLIFERI

Squilibri nel mercato del greggio Dopo il record del 2008 di 147 dollari al barile, il petrolio è sceso a circa 80 dollari. Però nel mercato italiano la benzina e il gasolio continuano a salire. Carlo Vanello spiega le ragioni degli aumenti Luca Cavera

prodotti petroliferi e i carburanti negli ultimi mesi hanno subito una serie di aumenti della tassazione ravvicinati. Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, in soli quattro giorni, le accise sono aumentate di 4,20 centesimi, spartiti fra l’emergenza immigrati e il Fondo unico per lo spettacolo. Ad agosto, con l’entrata in vigore del decreto legge 138/2011, l’addizionale Ires sui bilanci delle aziende del settore energetico – comprese quelle che si occupano di energie rinnovabili – sarà incrementata di 4 punti percentuali, passando dall’attuale 6,5 al

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10,5%. La buona notizia è che la Robin Hood Tax non ha una ricaduta sul prezzo dei carburanti, contrariamente al recente aumento dell’Iva dell’1% che invece si abbatte direttamente sul costo dei carburanti e combustibili. «Fino a questo momento l’addizionale Ires era dovuta dalle società con ricavi superiori ai 25 mln di euro. Adesso la soglia è stata abbassata alle imprese con ricavi a partire da 10 mln di euro e un reddito imponibile oltre il milione. Paradossalmente fra le società del settore energetico sono state anche incluse le aziende che commerciano in car-

Nella pagina a fianco, Carlo Vanello, della Vanello & Figli Spa, con sede a Tricesimo (UD) cvanello@vanellospa.it


Carlo Vanello

buranti». A parlare è Carlo Vanello, socio e titolare della Vanello & Figli Spa. «Noi non produciamo petrolio, commercializziamo gasolio, benzina e oli combustibili industriali. La tassa che è stata introdotta anche per la nostra categoria avrebbe dovuto colpire solo i produttori. Oltre a questa attribuzione di oneri in contrasto con le effettive prerogative produttive, l’impossibilità di ristrutturare i nostri introiti in rapporto all’aumento della tassazione ci impedirà di elaborare dei programmi di sviluppo a lungo termine. Anche perché nel nostro settore l’unico modo per guadagnare è contenere i costi». L’attività principale dell’azienda guidata da Carlo Vanello è quella di acquisto di prodotti petroliferi e carburanti direttamente delle major – come Eni, Esso, Repsol, San Marco Petroli, Tamoil. Il prodotto viene poi rivenduto o destinato a una catena distributiva appartenente alla società e per ora presente solo in Friuli. «Abbiamo rapporti con la maggior parte delle compagnie che gravitano sulla nostra area geografica, in particolare presso le basi di carico di Marghera, Visco e Trieste. Quotidianamente e in base alle quotazioni dei vari prodotti e della richiesta del mercato al quale vendiamo, acquistiamo da un’industria petrolifera o da un’altra. L’andamento dei prezzi è particolarmente fluttuante, quasi ogni giorno c’è un prezzo diverso. La nostra società, fondata da mio padre Eugenio nel 1946, commercializzando combustibili solidi alla fine degli anni ’60 ha iniziato a trattare anche combustibili liquidi. Da allora il cambiamento è stato enorme, ciò che non è mai cambiato sono le accise. Inoltre noi acquistiamo dalle compagnie un prodotto già tassato e lo paghiamo a brevissimo termine. Al contrario dobbiamo consentire un pagamento a lungo termine ai nostri clienti. Questa sfasatura può anche portarci a delle per-

Abbiamo rapporti con la maggior parte delle compagnie che gravitano sulla nostra area geografica, in particolare presso le basi di carico di Marghera, Visco e Trieste

dite. Per esempio, un autotreno di gasolio attualmente sul mercato lo compriamo a circa 50 mila euro. Questo quantitativo viene pagato subito. Il rischio ovviamente è che effettuato l’acquisto, la vendita si dilazioni troppo o salti del tutto. Questa situazione, però, è tutta italiana. In Germania e in Francia i pagamenti sono al massimo di trenta giorni. Qui da noi, invece, il pagamento dovrebbe essere effettuato entro un mese, ma la certezza non esiste. Di fatto, mediamente, occorrono circa settantacinque giorni, col rischio fra l’altro di non venire pagati affatto». All’anomalia nostrana, bisogna aggiungere anche l’altalenante prezzo dei prodotti petroliferi. Se nel 2008 il petrolio aveva raggiunto una quotazione record di 147 dollari, oggi questa è scesa a circa la metà. «Per far fronte a questa situazione in continua evoluzione e per riuscire ad abbattere tutti i costi superflui, è stato necessario attuare una profonda ristrutturazione societaria. Dalla Vanello Spa ho creato la Vanello Autotrasporti, FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 111


PRODOTTI PETROLIFERI

LE QUOTAZIONI DELL’ORO NERO F ra la primavera e l’estate del 2008 si era venuta formando un’enorme bolla speculativa intorno al prezzo del petrolio. Infatti, mentre nel mese di febbraio il greggio era venduto a circa 90 dollari al barile, l’11 luglio il prezzo toccò il suo top storico

intraday, schizzando alla cifra di 147,27 dollari. Dopo l’estate “nera”, la crisi finanziaria e la depressione americana – causata dai mutui subprime – hanno rapidamente ridimensionato il prezzo del barile, che ha raggiunto nell’ultimo trimestre i 100

Sarebbe necessaria un’equiparazione delle accise per evitare l’acquisto di carburanti e altri prodotti con forti perdite sia per l’erario che per gli operatori

che è una società a sé che lavora per la casa

madre. Questo è l’unico vero spazio di manovra nel quale possiamo muoverci per contenere i costi e ottenere maggiori margini. Perché da una parte ci sono le accise e dall’altra il prezzo del petrolio, che le compagnie tendono a uniformare e quindi non abbiamo la possibilità di scegliere all’interno di una vera concorrenza. Un’attività nella quale abbiamo investito – e che in parte va oltre quello che tradizionalmente è stato il nostro core business – è stata la costituzione di una società per la distribuzione diretta del carbu-

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dollari, per poi sprofondare a quota 40. Nel 2009 il prezzo medio è risalito fino a circa 70 dollari e nel 2010 si è ulteriormente stabilizzato a 80. A tenerlo su questa cifra fino a oggi sono gli effetti della crisi che stenta a svanire.

rante, la Logica, fondata insieme ad altri due soci. Abbiamo lanciato il marchio Fly, presente con 14 distributori presenti attualmente solo nella nostra regione. In questo modo abbiamo creato una filiera interna pressoché unica, poiché la maggior parte dei distributori è convenzionata con le grandi compagnie. All’inizio, dal punto di vista commerciale, si è rivelata una scelta azzeccata e ha avuto un buon impatto, perché riuscivamo a fare dei prezzi molto competitivi. In seguito l’effetto si è smorzato, sia a causa di una reazione da parte delle compagnie, sia perché molti automobilisti si rivolgono alla vicina Slovenia. Oltreconfine le accise sono più basse e i prezzi contenuti e questo rende il mercato più difficile qui in Friuli. Sarebbe necessaria un’equiparazione delle accise nei Paesi comunitari onde evitare che l’utenza si approvvigioni di carburanti e quant’altro nei Paesi confinanti con forti perdite sia per l’erario che per gli operatori».


SICUREZZA

Nuove tecnologie nei sistemi antincendio a sempre, le leggi e le regolamentazioni più severe sono quelle che riguardano la sicurezza delle persone all’interno di un qualsiasi edificio. Sono precise, chiare ed evolvono con grande velocità, in quanto devono essere continuamente migliorate e saper stare al passo con le innovazioni della tecnologia. Uno dei settori che segue con estrema attenzione il susseguirsi di queste normative è quello dell’impiantistica antincendio e tra le aziende che forniscono servizi di installazione di questi impianti troviamo la Giemme di Monfalcone. «Negli ultimi anni – spiega Mauro Grimolizzi, titolare della ditta – le regolamentazioni hanno imposto, secondo le nuove normative europee, vari adeguamenti di sistemi e impianti già operativi: è successo nel 2002 con l’introduzione della Ped (Pressure Equipment Directive) e nel 2005 con le nuove omologazioni dei sistemi antincendio portatili, in particolar modo con l’introduzione di estintori a base idrica, utilizzabili anche su apparecchiature in funzione fino a 1000 Volt». Come funzionano gli ultimi impianti an-

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Mauro Grimolizzi è titolare della Giemme di Monfalcone (Go) www.giemmeantincendio.it

116 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

La crisi economica non ha scalfito l’attività delle aziende impegnate nell’installazione di impianti antincendio, ma ha solo modificato le richieste dei clienti. Mauro Grimolizzi presenta le nuove tecnologie e l’attuale situazione del settore Emanuela Caruso

tincendio e di quali si sta occupando nello specifico la Giemme? «Da quando, con la convenzione di Kyoto, è stato abbandonato l’uso di gas alogeni, di gas serra e di gas che provocavano il buco nell’ozono, l’impiantistica di spegnimento si è rivoluzionata, e oggi predilige l’impiego di gas inerti, di gas miscelati con azoto e CO2 e attraverso l’utilizzo di sistemi di spegnimento ad acqua nebulizzata ad alta pressione, il cosiddetto Water Mist. Gli impianti Water Mist si stanno diffondendo moltissimo negli ambiti civili e industriali, perché oltre a permettere un’estinzione quasi immediata del fuoco, usano una quantità d’acqua nettamente inferiore a quella presente nei sistemi di spegnimento tradizionali a Sprinkler. È motivo per cui, nell’ultimo periodo, la Giemme sta lavorando soprattutto con impianti di questo tipo, cioè pensati per ridurre il consumo dell’acqua e per sfruttare l’alta pressione». Chi sono i maggiori clienti della Giemme? «Le normative che regolano il settore sono indirizzate in modo particolare alle aziende, soprattutto quelle di produzione, e agli enti pubblici, quindi la nostra clientela è caratterizzata principalmente da società e imprese che necessitano di impianti e installazioni antincendio; nonostante questo però abbiamo vari utenti anche tra i privati. Tutta la nostra clientela è ita-


Mauro Grimolizzi

liana, perché essendo la Giemme un’impresa che non produce le apparecchiature ma vende ed installa gli impianti, e offre un servizio, il nostro mercato è circoscritto al solo territorio nazionale. Il core business dell’impresa è dato dalla progettazione, installazione e manutenzione di sistemi antincendio e per la sicurezza. Ci occupiamo di tutti i tipi di impianti di spegnimento e di sistemi portatili. Inoltre, per ampliare e differenziare l’attività, da qualche tempo siamo concentrati anche sull’impiantistica elettrica e sui sistemi civili e industriali termotecnici». Quanta importanza riveste per la vostra azienda la fase di manutenzione degli impianti antincendio? «La manutenzione ha un ruolo rilevante per la nostra attività, perché, così come per le nuove installazioni, è regolata da normative severe che impongono di effettuare controlli sugli impianti ogni sei mesi. Quindi i nostri tecnici si recano dai clienti ben due volte l’anno e in caso di necessità anche più frequentemente. In questo periodo di crisi, poi, molti utenti non vogliono investire su nuove installazioni, ma preferiscono trasformare, migliorare o sostituire impianti già esistenti e non più a norma». Si può dire, quindi, che anche il vostro settore ha risentito della crisi economica

Dopo l’abbandono dei gas alogeni, i sistemi di spegnimento sono ideati e progettati per utilizzare nuovi tipi di gas, come quelli inerti, e impiegare acqua nebulizzata

mondiale? «Quando si parla di impianti antincendio, si parla di sicurezza, cioè di qualcosa di cui c’è sempre bisogno. Per questo motivo possiamo dire che il nostro settore non ha risentito della crisi, anzi si è ampliato. Ciò che, invece, è cambiato a causa della crisi economica sono le esigenze delle aziende o dei privati che si rivolgono a noi. Loro hanno accusato il colpo del duro periodo e piuttosto di investire ingenti somme in sistemi o impiantistiche complessi, sono più predisposti a migliorare o rivedere quelli di cui già dispongono e installare impianti più semplici e quindi meno costosi».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 117


POLI COMMERCIALI

Sorgerà a Udine il più grande centro commerciale d’Italia Nel cuore della nuova Europa il più grande e innovativo centro commerciale d’Italia. Città Fiera fa scuola. La struttura friulana è destinata a diventare il primo polo commerciale del Paese, tra retail, entertainment e una cittadella dei motori. A illustrare il progetto di ampliamento è direttamente il suo fondatore Antonio Maria Bardelli Filippo Belli

Antonio Maria Bardelli, fondatore del centro commerciale Città Fiera di Torreano di Martignacco (UD) www.cittafiera.it www.bardelli.com www.nicopeja.org

n nuovo volto che non dimentica l’espressività del vecchio, questo il segreto di Città Fiera, un polo commerciale senza eguali in Friuli Venezia Giulia e che mira a raggiungere il primato anche a livello italiano ed europeo. Parlare di sviluppo in tempi di crisi può sembrare strano, in realtà il centro commerciale si appresta ad aumentare le sue superfici e le sue funzioni d’uso. A raccontare il presente, e soprattutto il futuro di Città Fiera è direttamente il suo fondatore, Antonio Maria Bardelli. «La struttura è oggi un complesso propulsore dell’economia locale – spiega Bardelli – infatti non è solo un centro commerciale, è una vera e propria “città”, con spazi e servizi pensati per soddisfare le esigenze del territorio». Un punto di ritrovo che ha saputo differenziarsi in funzione del forte legame che il suo fondatore ha con la sua terra. Con quale obiettivo Città Fiera ha mosso i primi passi? «Il centro commerciale nasce nel 1992, sviluppandosi in molte fasi e inglobando spazi già operativi da 10 – 15 anni. È questa la differenza rispetto ad altri centri: non siamo

U

120 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

partiti da zero, ma abbiamo raccolto elementi preesistenti che in qualche modo condizionano e valorizzano una struttura in costante crescita, come una vera e propria città viva e pulsante». Ripercorrendo il suo percorso imprenditoriale, ci sono dei momenti che ricorda in modo particolare? «Sicuramente la fondazione, 15 anni fa, della Compagnia Generale di Ristorazione, una realtà che oggi offre lavoro a 1800 persone, con un centinaio di ristoranti in Italia. Motivo di grande soddisfazione è stata anche la joint venture con il gruppo olandese Corio, entrato al 49% in Città Fiera, scelta non comune, forse unica in Europa». Parliamo del futuro. Il centro commerciale nei prossimi anni raddoppierà le sue dimensioni e in tempi di crisi un obiettivo simile può sembrare “folle”, come spiega questa scelta? «Il programma di sviluppo è molto ambizioso, certo, ma a differenza di altri centri partiamo da una massa critica rappresentata da ben 7 milioni di visitatori e spazi di 80 mila metri quadri. Il progetto di sviluppo sarà attuato in diverse fasi e ciò consentirà di adattare le proposte alle reali esigenze del mercato. Abbiamo deciso di non limitarci agli schemi precostituiti perché questa è l’es-


Antonio Maria Bardelli

IL PADRE DEL MOTOR SHOW PENSA AL FRIULI IN CITTÀ FIERA senza del fare impresa. Il nostro modo di operare è diverso rispetto a quello dei competitor. Proprio grazie alla flessibilità e all’innovazione sono certo che potremo continuare a crescere». Con questo progetto di ampliamento il centro diventerà quindi il più grande d’Italia? «Sì. Allo stato attuale, fatta eccezione per un progetto lombardo i cui tempi di realizzazione non sono ancora noti, non ci risulta che altre strutture abbiano piani di sviluppo superiori al nostro obiettivo di 160 mila metri quadri. Alla luce dei dati rilevati fino ad ora, Città Fiera diventerebbe il quarto o il quinto centro commerciale in Europa». Nella sostanza cosa prevede il piano di sviluppo? «Prevede di passare dagli attuali 78 mila mq di superficie commerciale a 160 mila. In totale il commercio al dettaglio passerà da 42mila mq a 94mila mq. Anche i servizi verranno ampliati per rispondere alle nuove esigenze: i posti auto passeranno da 3900 a 10.000, per un numero di visitatori che po-

Un futuro non lontano visto da Alfredo Cazzola. I motori saranno protagonisti nello sviluppo di Città Fiera. E a prendere parte all’iniziativa sarà uno degli imprenditori simbolo del settore. «L’idea alla base del progetto è quella di un concept che possa dare vita a una cittadella dei motori, inserita in un’area estremamente attrattiva come il centro commerciale e collocata in un’area geografica centrale come il Friuli». A parlare è Alfredo Cazzola (nella foto), il padre del Motorshow, l’uomo che ha portato ogni anno a Bologna fino a 800mila appassionati di motori da tutta Europa creando uno degli eventi fieristici più importanti d’Europa. «Pensiamo a una concentrazione di offerta collegata al commercio e ai servizi legati ad auto e moto, oltre che a varie tematiche di svago

e intrattenimento. La passata esperienza fieristica ci ha consentito di testare gusti e flussi degli acquirenti, tanto da pensare di intraprendere nuove iniziative in un’ottica di innovazione e sperimentazione. Trovo entusiasmante avere l’opportunità di sviluppare un progetto a quattro mani con Bardelli, per un’affinità sia personale sia imprenditoriale».

trà crescere fino a 11milioni all’anno. I grandi negozi specializzati da 10 a 20, i ristoranti, caffè e bar da 19 a 25, gli altri esercizi commerciali da 190 a 350. Un salto di qualità che pone il territorio di Udine tra le avanguardie FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 121


POLI COMMERCIALI UNA CRESCITA ESPONENZIALE

Superficie commerciale (GLA)

ATTUALE

SVILUPPO

78.000 mq

160.000 mq 30.000 mq

Outlet - HIC 7.450 mq

7.450 mq

10

15/20

Altre superfici alimentari

339 mq

3.154 mq

Multisala

11 sale

11 sale

Totale commercio al dettaglio

42.658 mq

94.000 mq

Esercizi commerciali, servizi

190

300/350

3.900

10.000

Ipermercato IPER Udine Grandi negozi specializzati

Posti auto

Nella sostanza il piano di sviluppo prevede il passaggio dagli attuali 78 mila mq di superficie commerciale a 160 mila. Un salto di qualità che pone il territorio di Udine tra le avanguardie a livello nazionale a livello nazionale».

7mln VISITATORI Questo il dato dell’ultimo anno. Per il 2011 si prevede di toccare quota 11 milioni

20

GRANDI NEGOZI Passano da 10 a 20 i grandi negozi specializzati. I punti di ristoro da 19 passano a 25, i mercatini alimentari da 3 a 5. In aggiunta, una sala giochi, un hotel da 110 camere e 10mila mq di uffici

Già allo stato attuale l’offerta merceologica è molto diversificata, come verrà sviluppata nell’ampliamento? «L’offerta merceologica è una delle più sviluppate, basti pensare che nell’abbigliamento siamo l’unico centro commerciale in Italia ad ospitare sotto lo stesso tetto Oviesse, Coin, H&M e Zara. Già questo rappresenta un’indicazione dell’ottimo servizio dato al consumatore. L’ampliamento riguarderà soprattutto il settore legato alla casa e all’arredamento, con una sezione dedicata tra i 30mila e 40mila metri quadri. Realtà di queste dimensioni in Italia non esistono. Assortimento e profondità di gamma saranno inimmaginabili, ciò rappresenterà un elemento distintivo in grado di allargare notevolmente il nostro raggio di attrazione. Un’altra parte degli spazi sarà dedicata al mondo motori e molta attenzione verrà riservata anche al divertimento e all’entertainment».

122 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

I poli commerciali tendono a svilupparsi in un’ottica sempre più “green”. Quali politiche perseguite nel vostro caso al fine di garantire una riduzione del vostro impatto ambientale? «Per un consumatore, fare shopping in uno


Antonio Maria Bardelli

CUSHMAN & WAKEFIELD SPOSANO IL PROGETTO I

spazio dove tutto parla di sostenibilità è uno stimolo potentissimo. Il nostro impegno in questo ambito è stato avviato già da molto tempo e oggi abbiamo una differenziazione dei rifiuti che raggiunge il 90% del riciclo di materiali. Sicuramente l’ampliamento del polo commerciale sarà studiato nel rispetto dell’ambiente che ci ospita, non possiamo abbattere del tutto il nostro impatto ma possiamo sicuramente ottimizzarlo». In questo momento di crisi economica gli imprenditori di successo vengono os-

l progetto di ampliamento, la cui commercializzazione vede coinvolti Cushman & Wakefield, leader nella consulenza immobiliare a livello globale, insieme al Gruppo Bardelli, risulta lungimirante essendo volto a creare dei poli di attrazione che allargheranno di molto l’attuale bacino di utenza di Città Fiera. È una visione pioneristica, innovativa e allo stesso tempo conservativa rispetto al patrimonio commerciale esistente: il progetto stesso rappresenta il superamento del centro commerciale classico grazie alla creazione di tre universi tematici attorno ai quali ruoterà un’offerta variegata e profonda: casa, fashion&home outlet, motori. Città Fiera da molti è conosciuto non solo per gli spazi commerciali ma anche per le numerose attività di responsabilità sociale che porta avanti, alcune consolidate e particolarmente sentite sul territorio. “Nonno Natale” e il Mercatino Internazionale della Bontà sono tra queste. Nonno Natale giunta alla sua 8^ edizione, è un’iniziativa che si svolge ogni 26 dicembre, ed è un’occasione di condivisione e di incontro per le persone anziane sole e bisognose. Il Centro Commerciale Città Fiera si trasforma in una meravigliosa immensa sala da

pranzo, e raccoglie oltre 400 anziani con situazioni di disagio o solitudine, offrendo loro un’occasione unica di festa e convivialità, arricchita anche da musica, balli ed una lotteria, il cui ricavato viene devoluto in beneficenza. Altra iniziativa particolarmente significativa è il Mercatino Internazionale della Bontà, iniziativa benefica che coinvolge in prima persona ogni anno 1.100 studenti in rappresentanza di circa 35 scuole provenienti dall’Italia, dall’Austria, dalla Croazia e dalla Slovenia. Il Mercatino desidera dare l’opportunità ai cittadini più piccoli di sperimentare cosa significa “fare impresa” attenendosi ai principi e ai valori etici, mettendo in luce come ogni nostra azione, ogni nostra scelta debba essere contrassegnata dal rispetto per gli altri. Per questo motivo i giovani protagonisti suddividono il profitto raccolto con le vendite dei loro oggetti tenendo per se il 70% dei proventi e devolvendo il 30% alla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, così come i 10 euro necessari per affittare lo spazio espositivo e di vendita. Il ricavato ogni anno aiuta dei bambini bisognosi di cure nel mondo. direzione@cittafiera.it

servati come esempi, stimoli per la ripresa. A suo parere cosa le ha permesso di ottenere questi risultati? «Tutto ciò che posso dire è che ho lavorato tanto e con passione. Mi piace il mio mestiere, amo veder crescere questo complesso, offrire sempre più servizi e opportunità di lavoro con l’obiettivo di portare quanto c’è di meglio in Europa direttamente nella mia terra». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 123


EVENTI

Congressi e meeting, un sostegno al settore turistico L’organizzazione di manifestazioni e congressi richiede grande specializzazione, ancor di più in un momento in cui le aziende tendono a ridurre questo tipo di investimenti. Criticità e prospettive del settore spiegate da Stelia Opara Diego Bandini

l settore congressuale rappresenta un’importante componente della voce “turismo”, con caratteri peculiari che ne hanno fatto rapidamente uno dei segmenti centrali anche nell’attività delle aziende turistiche tradizionali. Gli alberghi si sono infatti dotati di strutture ricettive per ospitare i nuovi clienti in viaggio per partecipare a riunioni e meeting, traendone rilevanti benefici economici e sociali attraverso la destagionalizzazione dell’attività, la stabilità dell’occupazione e la qualificazione del personale. «La crisi di questi ultimi anni ha però portato a una generale contrazione delle risorse economiche destinate a questo tipo di

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Stelia Opara, amministratore delegato della Key Congressi Srl di Trieste www.keycongressi.it

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eventi», sottolinea Stelia Opara, amministratore delegato di Key Congressi, società di Trieste specializzata da circa vent’anni nell’organizzazione di eventi congressuali e nella fornitura di servizi linguistici e tecnici. «Oltre a una riflessione più oculata del cliente sul budget di spesa da destinare alle attività congressuali, si percepisce purtroppo anche una sempre più spiccata tendenza verso soluzioni organizzative che spesso escludono il ricorso ai professionisti del settore, la cui remunerazione talvolta appare, erroneamente, una spesa superflua». Come ha reagito la vostra realtà a queste mutate condizioni del mercato? «In uno scenario di generale difficoltà, abbiamo scelto di preservare, anzi di intensificare, i nostri standard di professionalità e qualità, cercando di perfezionare l’efficienza per migliorare la soddisfazione dei partner fidelizzati, ponendo allo stesso tempo le basi per una diversificazione dei nostri ambiti di attività. Attualmente, oltre agli incarichi nel “tradizionale” settore medico-scientifico, aziendale e istituzionale, abbiamo rivolto la nostra attenzione a eventi di carattere celebrativo, come matrimoni e incontri culturali, con risultati molto soddisfacenti». Quali sono i requisiti indispensabili per organizzare e gestire un evento a 360 gradi? «Per svolgere un lavoro adeguato alle aspettative è fondamentale, fin dalla fase di progettazione, tenere conto, anticipandole, delle molteplici va-


Stelia Opara

riabili e criticità che si potrebbero incontrare durante la realizzazione dell’evento, in modo che i diversi aspetti organizzativi siano tra loro armonizzati. La ricerca e la scelta di fornitori di comprovata esperienza è un altro fattore in grado di fare la differenza nel servizio offerto, per creare un team di professionisti capaci di garantire la massima disponibilità ed efficacia. Grande attenzione va infine posta nei contatti e nei rapporti con relatori, partecipanti e ospiti, elemento imprescindibile per valorizzare l’immagine del committente». La caratteristica peculiare di Key Congressi è rappresentata dalla capacità di fornire sempre soluzioni “su misura”. Come si esplica questo nella pratica? «Quello che ci distingue è l’attenzione e la cura che sappiamo dedicare al rapporto con tutti gli attori coinvolti nella scena organizzativa, unitamente a una buona dose di fantasia e creatività. La valorizzazione delle peculiarità di ciascun incarico, la giusta considerazione prestata a ogni dettaglio logistico, organizzativo e tecnologico, l’utilizzo di personale preparato e di servizi tecnici per la comunicazione sapientemente gestiti, oltre a un solido e consolidato know-how, sono alcune tra le principali chiavi di lettura del successo di Key Congressi. In quasi vent’anni di attività ci siamo guadagnati la fiducia del mercato, grazie alla capacità di realizzare ogni incarico affidatoci come un “evento sartoriale”, con l’impegno di condurre ciascun progetto su un percorso di successo e di affidabilità. Il nostro obiettivo è infatti quello di trasformare ogni manifestazione in un evento unico e prestigioso, ricercando e conseguendo il giusto equilibrio tra persone, risorse, idee e capacità». In questi anni avete instaurato anche proficue collaborazioni in grado di valorizzare la vostra attività. Quali le più significative? «Lavoriamo al fianco dei più affidabili e pre-

Oltre agli incarichi nel “tradizionale” settore medico-scientifico, aziendale e istituzionale, abbiamo rivolto la nostra attenzione a eventi di carattere celebrativo

parati fornitori del settore. In particolare vantiamo una solida partnership con Endar, storica società veneziana leader nel settore della comunicazione tecnologica e presente sul mercato internazionale da oltre mezzo secolo. Un’ulteriore conferma alla indubbia qualità che Key Congressi è in grado di proporre ai propri clienti». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 125


PRODOTTI ALIMENTARI

Il caffè, dalla scelta del “santos” alla torrefazione «La scelta della varietà del caffè crudo costituisce una vera e propria genesi del prodotto e il ciclo produttivo, estremamente complesso e delicato, ne determina la qualità». Severino Mingardi descrive il mondo della torrefazione Lodovico Bevilacqua

Severino Mingardi, legale rappresentante della Torrefazione Amigos Caffè di Muggia (TS). Nella pagina seguente, una fase di lavoro all’interno dell’azienda. Le foto sono di Enrico Lerini www.amigoscaffe.com

a grande tradizione italiana nella torrefazione e distribuzione del caffè rendono questo raffinato comparto alimentare estremamente competitivo; diventa quindi fondamentale dedicare accuratezza e passione a tutti le fasi della produzione. La scelta della varietà – o “santos” – del caffè crudo costituisce una vera e propria genesi del prodotto e include parametri di preferenza che vanno oltre la stessa qualità. Le successive fasi di lavorazione sono parimenti importanti ed esigono esperienza e professionalità nella loro esecuzione. Un ciclo produttivo – insomma – estremamente complesso e delicato, che determina la qualità del prodotto e la soddisfazione del cliente. Un assioma che ben conosce Severino Mingardi, fondatore e amministratore delegato della ditta di torrefazione Amigos Caffè. «La pluriennale esperienza è stata una condizione imprescindibile nel successo come torrefattore, unita – naturalmente – alla passione per questo lavoro». Esperienza e passione. Una visione decisamente romantica dell'industria della

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torrefazione; ma come si coniuga questa interpretazione con le esigenze produttive? «È senz'altro fondamentale trovare il giusto compromesso fra la dimensione artigianale e quella industriale della produzione. La nostra azienda è sempre stata – ed è tutt'ora – a conduzione familiare; ciò non ci ha comunque impedito di evolverci dal punto di vista tecnologico, automatizzando la produzione per assolvere ai volumi produttivi richiesti, che negli anni sono aumentati in maniera esponenziale». Un successo costruito nel tempo dunque. «La mia storia personale si intreccia intensamente con quella aziendale. La mia vita professionale è sempre stata dedicata al caffè: lavorando per un importante torrefattore di Trieste, dove sono giunto nel 1966, ho maturato una vasta esperienza nel settore; l'ambizione ha fatto il resto. Nel 1980 ho inaugurato l'azienda di famiglia, sfruttando una condizione particolare e favorevole del mercato balcanico del caffè, ovvero l'interruzione dei rapporti commerciali con il Brasile da parte dell'ex Jugoslavia. In un piccolo capannone presso il podere familiare si svolgeva una intensa attività di produzione di caffè, che ci ha portato nel giro di pochi anni ad ingrandire il portafoglio clienti e – di conseguenza – a trovare un nuovo e più spazioso sito produttivo».


Severino Mingardi

Quindi parliamo di un’impetuosa crescita favorita sostanzialmente da una brillante intuizione iniziale. Esaurita questa favorevole condizione come sono andate le cose? «La qualità del nostro caffè ha contribuito ad espandere il mercato dall’area balcanica a quella UE ed extra UE e anche a livello nazionale. Si è reso dunque necessario imporre una svolta a livello di investimenti in strutture e tecnologie. Questa svolta è arrivata nel 1999, quando la Amigos Caffè si è trasferita in un sito produttivo dotato di due torrefattrici di 240 chilogrammi l'una. Questo impianto – che consente di confezionare quotidianamente10 tonnellate di caffè – è interamente automatizzato e garantisce una qualità produttiva certificata». Concentriamoci sulla fase di lavorazione. Come comincia e come si sviluppa? «Naturalmente comincia con la scelta della varietà di caffè crudo; una scelta che deve avvenire molto prima dell'acquisto, in modo da seguire la maturazione del caffè. La successiva fase di miscelatura viene di solito affidata a ditte specializzate e a seconda dei parametri utilizzati il caffè avrà diverse caratteristiche; noi produciamo un caffè particolarmente dolce. In seguito, tramite uno spedizioniere, facciamo arrivare il caffè in Italia, confezionato in sacchi da sei quintali l'uno, più facili da gestire rispetto a quelli da 60 chilogrammi. A seconda del fabbisogno quotidiano o settimanale sdoganiamo dalle 24 alle 48 tonnellate di caffè, che vengono poi trasferite presso lo stabilimento di produzione e gestite con l'ausilio di sollevatori. Il sacco viene rovesciato nella tramoggia, che lo trasferisce poi negli otto silos di cui l'impianto è dotato, differenziati a seconda della varietà che contengono. La torrefazione, così come il confezionamento, sono fasi interamente automatizzate». Ritorniamo quindi al dilemma iniziale.

La qualità del caffè è determinata da tanti fattori che nessuna macchina può controllare, come la scelta della materia prima, i criteri di miscelazione, la selezione della campionatura

In quale momento entra in gioco la professionalità del produttore? «L'automazione della produzione risponde a esigenze di volumi e tempi produttivi. La qualità del caffè è invece determinata da tanti fattori che nessuna macchina può controllare, come la scelta della materia prima, i criteri di miscelazione, la selezione della campionatura. In tanti anni di attività mi sono reso conto di quanto sia importante la passione per questo prodotto e questo mondo e ho fatto di questa consapevolezza una vera e propria strategia».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 127


IL MERCATO DEL LUSSO

Un investimento senza tempo

Gioielli e orologi delle marche più prestigiose che, nel tempo, continuano a mantenere inalterato il loro fascino. Le tendenze e le ultime novità dal mondo della gioielleria spiegate da Paolo Bastiani

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Matteo Rossi

dell’oro, possano essere ancora considerati come “beni rifugio”? «Parlare di beni rifugio forse è un po’ esagerato. Tuttavia non si può negare che alcune tipologie di orologi conservano, e in alcuni casi incrementano, il loro valore commerciale nel tempo, rappresentando, per certi versi, un vero e proprio investimento. Mi riferisco specialmente a marchi come Rolex, Patek Philippe, Cartier e Audemars Piguet, che, puntando sulla qualità e sulla tradizione dei loro articoli, hanno avuto la forza di mantenere pressoché invariati i loro modelli, senza cedere a un mercato che fa

© Photo Graziella Miletti

l mondo dei gioielli, pur costretto a fare i conti con la negativa congiuntura economica che attanaglia i mercati, sembra resistere alla crisi. Le grandi aziende cercano infatti di trovare nuovi sbocchi per le loro produzioni, investendo con forza nei paesi in via di sviluppo, dove la percentuale di persone benestanti è in continuo aumento. «L’Italia, che fino a qualche anno fa rappresentava un punto di riferimento nel mercato del lusso, oggi è costretta un po’ a subire questa tendenza. Nonostante tutto, però, il settore gode ancora di buona salute, tenendo anche presente il fatto che gli articoli da noi proposti non sono certamente beni di prima necessità», sottolinea Paolo Bastiani, titolare della Gioielleria La Montre. Qui, nel cuore pulsante della città di Trieste, è infatti possibile trovare alcuni tra i marchi più importanti dell’orologeria e della gioielleria internazionale, tra cui Rolex, Cartier, IWC, Omega, Bulgari e Gucci. Sulla base della sua esperienza, quali sono le tendenze attuali del settore? «Le case produttrici stanno puntando con decisione verso i mercati emergenti, come Cina e India, dove non mancano certo le opportunità di business. Qui i consumatori sono orientati verso l’acquisto di modelli in oro, preziosi ed esteticamente molto elaborati. Per quanto riguarda l’Italia, invece, noto un ritorno alla ricerca di prodotti più sobri e meno appariscenti, soprattutto in riferimento agli orologi, forse anche in risposta alla crisi che ha inevitabilmente inciso sui comportamenti delle persone». Crede che oggi gioielli e orologi di lusso, alla luce anche dell’andamento del prezzo

Paolo Bastiani, titolare della Gioielleria La Montre di Trieste www.lamontre.it


© Photo Graziella Miletti

Paolo Bastiani

Alcuni orologi conservano, e in alcuni casi incrementano, il loro valore nel tempo, rappresentando, per certi versi, un vero e proprio investimento

della novità e del continuo restyling il proprio filo conduttore». A quale tipologia di clientela si rivolge soprattutto La Montre e come la vostra offerta risponde alle diverse esigenze? «Cerchiamo di rivolgerci a una platea più vasta possibile, ed essendo rivenditori autorizzati delle migliori marche siamo in grado di soddisfare anche le esigenze più particolari. Per le nostre produzioni ci avvaliamo inoltre di esperti artigiani, che realizzano gioielli unici e inimitabili. All’interno del nostro punto vendita si possono comunque trovare anche articoli fashion e alla moda, ideali per un pubblico più giovane e glamour». Periodicamente La Montre organizza eventi, in collaborazione con i grandi brand che distribuisce. Quale valore aggiunto danno queste iniziative alla vostra attività e cosa hanno rappresentato, a questo proposito, gli eventi Luxus 2008 -2010?

«L’evento Luxus è nato da un’idea mia e del mio socio Giuseppe Oppenheim, ed è stato realizzato grazie anche al decisivo contributo della nostra art director, Daniela Giraldi. In quest’occasione abbiamo voluto ricreare nella nostra città l’atmosfera tipica delle Fiere dell’Orologeria di Basilea e Ginevra, con un concentrato delle più importanti aziende del settore che hanno presentato le loro ultime novità e creazioni. Attualmente, invece, stiamo organizzando con Rolex un evento della durata di tre giorni, in concomitanza con la sempre attesa settimana velica di Trieste, durante il quale i nostri ospiti avranno l’opportunità di ammirare una collezione Rolex assolutamente unica nel suo genere. I nostri eventi hanno sempre riscosso un grandissimo successo di pubblico, durante i quali appassionati di orologeria e clienti affezionati hanno l’occasione di immergersi in atmosfere magiche e suggestive». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 129


ENERGIA SOSTENIBILE

Il biogas, risorsa strategica per l’agricoltura Energia da scarti organici, biomasse e reflui zootecnici, con il massimo dell’efficienza e a tutela dell’ambiente. Marco Mazzero analizza prospettive e problematiche connesse alla diffusione del biogas in Italia Guido Puopolo

Marco Mazzero, fondatore e amministratore delegato della Ies Biogas di Pordenone www.iesbiogas.it

n questi anni, complice anche la crisi economica che ha inevitabilmente incentivato la ricerca di nuove soluzioni in campo energetico, abbiamo assistito, anche in Italia, a un incremento esponenziale di impianti per la produzione di energia da fonti alternative, come impianti fotovoltaici ed eolici. Tra le fonti rinnovabili

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dalle maggiori potenzialità c’è però anche il biogas, un biocombustibile gassoso ottenuto dalla fermentazione, in assenza di ossigeno, di materiali residui di origine organica, animale o vegetale, capace di garantire non solo autonomia energetica, ma anche una riduzione graduale dell’attuale stato di inquinamento dell’aria e quindi dell’effetto serra. «Il biogas è un’opportunità per produrre energia localmente e in modo sostenibile, migliorando l’impatto ambientale degli allevamenti e diversificando il reddito delle aziende agricole», sottolinea Marco Mazzero, fondatore insieme a Marzio Ottone e attuale amministratore della Ies Biogas Srl, azienda di Pordenone specializzata nella progettazione, costruzione e gestione di impianti biogas. Quali sono gli elementi che hanno contribuito alla diffusione del biogas in Italia? «Il biogas è una tecnologia che in alcuni Paesi, come ad esem-

pio la Germania, è presente fin dagli anni Ottanta. In Italia ha iniziato a svilupparsi in maniera consistente solo a partire dal 2008, in concomitanza con l’avvio di un’efficiente politica di incentivi tuttora in vigore. Gli impianti a biogas si stanno rivelando infatti un’arma strategica decisiva per la sopravvivenza di moltissime imprese agricole che hanno deciso di puntare su questa tecnologia, anche in considerazione della crisi che ha colpito il comparto agricolo italiano». Quali sono i materiali più adatti per la produzione di biogas? «Senza dubbio colture dedicate quali mais, frumento, sorgo e granella, in combinazione con liquami e letami, sono ottime materie prime per la produzione di biogas. Gli impianti da noi progettati, comunque, possono utilizzare diversi tipi di substrati. Infatti, oltre a strutture che utilizzano esclusivamente insilati e altri prodotti prettamente agricoli,


realizziamo anche impianti che processano residui dell’industria alimentare, come scarti di macello, sangue, scarti dell’industria della panificazione e fanghi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque». Quali sono i criteri principali che bisogna tenere in considerazione nella progettazione e costruzione di un impianto di questo tipo? «Un impianto a biogas deve essere in grado di rispondere a precisi requisiti, funzionali e tecnici. In primo luogo è fondamentale che queste strutture, che come detto si rivolgono quasi esclusivamente al mondo agricolo, siano opportunamente dimensionate e inserite all’interno di un contesto adeguato, in modo da massimizzare le sinergie con l’ambiente circostante. Per questo, anche attraverso l’attività del Consorzio Biogas, stiamo cerando di promuovere con forza la diffusione di impianti di piccole dimensioni, che non incidano

Un impianto a biogas deve essere opportunamente dimensionato e inserito all’interno di un contesto adeguato

in maniera eccessiva sul territorio e sulle altre attività agricole. Altrettanto importante, a questo proposito, è favorire l’utilizzo di sostanze alternative ai classici insilati di mais o di triticale, anche per salvaguardare prodotti fondamentali per l’alimentazione del bestiame». Esistono invece, vincoli di tipo amministrativo o buro-

cratico che in parte possono rallentare la diffusione del biogas in Italia? «Sicuramente chi opera nel settore è costretto a fare i conti con problemi di diversa natura, che però possono essere superati attraverso una giusta collaborazione tra le parti coinvolte. Per quel che ci riguarda cerchiamo sempre di dialogare tanto con gli enti lo- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 153


ENERGIA SOSTENIBILE

UNA NUOVA FONTE DI REDDITO U

n impianto a biogas rappresenta, allo stato attuale, un investimento lungimirante, che numerose aziende agricole hanno deciso di sostenere nonostante il momento di difficoltà generale. Grazie anche agli incentivi statali, che fino alla fine del 2012 assicurano un rimborso di 28 centesimi di euro per ogni kw prodotto, è possibile infatti riuscire ad ammortizzare i costi di costruzione, che per un impianto di un megawatt si aggirano intorno ai 4 milioni di euro, in tempi brevissimi, garantendo agli agricoltori una rendita sicura, costante e programmabile, alternativa alla loro attività principale.

Realizziamo impianti in grado di rispondere pienamente alle esigenze del mercato italiano, con un’assistenza biologica e meccanica di altissimo livello cali quanto con l’opinione pubblica, che spesso erroneamente tende a confondere gli impianti che noi costruiamo con altri tipi di strutture». Parlando di Ies Biogas, quali sono le peculiarità che garantiscono la massima efficienza dei vostri impianti?

Il presidente di Ies Biogas, Marzio Ottone

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«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare impianti che rispondessero pienamente alle esigenze del mercato italiano sotto il profilo costruttivo e della sicurezza, oltre che in ottica gestionale e di automazione. Abbiamo acquisito un’esperienza tale per cui, grazie a un approccio professionale e oggettivo nell’analisi delle diverse opportunità, e a uno studio dell’azienda e del territorio in cui essa è situata, riusciamo a proporre la soluzione ideale per ogni committente. Progetti, opere civili, software e impianti elettrici e idraulici sono interamente sviluppati in Italia, garantendo un prodotto pensato “su misura”, e affiancato da un’assi-

stenza biologica e meccanica di altissimo livello, veloce ed efficace, in quanto direttamente presente sul territorio nazionale». Quali sono, infine, le prospettive e gli obiettivi per il futuro della sua azienda? «La nostra è un’azienda giovane ma che, negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale, tanto che ad oggi abbiamo già ultimato più di quaranta impianti. Per il futuro puntiamo a consolidare ulteriormente la nostra posizione, cercando però di cogliere le opportunità che si dovessero presentare anche a livello internazionale. Francia, Europa dell’Est, ma anche Asia e Stati Uniti rappresentano mercati dalle grandi potenzialità che seguiamo con notevole interesse, con la convinzione che, soprattutto in un settore come il nostro, la qualità dei prodotti made in Italy sia ancora assolutamente vincente».


EFFICIENZA ENERGETICA

Si coltiva in serra con un’ottica sostenibile L’efficienza energetica è un importante motore d’innovazione tecnologica e di mercato. E anche nel settore florovivaistico si è resa possibile l’applicazione di un sistema di cogenerazione a biomassa, in cui l’ottimizzazione è stata raggiunta con il totale recupero dell’energia termica. La parola a Daniele Romanello Salvatore Cavera

frequente l’uso intercambiabile delle espressioni “efficienza energetica” e “risparmio energetico”. In realtà si tratta di due concetti ben distinti. Il secondo indica esclusivamente la limitazione dei consumi, che corrisponde a una limitazione della spesa, ma anche dei servizi. Invece, si parla opportunamente di efficienza energetica quando si indica quella capacità di avere i medesimi beni e servizi utilizzando meno risorse. Comprendere questa importante differenza è fondamentale per impostare una politica energetica adeguata, sia a li-

È

L’ingegnere Daniele Romanello, amministratore delegato di Amga Calore & Impianti Srl www.amgacalore.it

156 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

vello di nazione, che di enti locali, che di impresa. «Sono molti gli operatori economici che hanno compreso l’importanza di una strategia energetica» spiega l’ingegnere Daniele Romanello, amministratore delegato di Amga Calore & Impianti. «Tuttavia spesso la complessità iniziale nell’approcciarsi al problema – soprattutto quando bisogna intervenire su interi processi economici, industriali o commerciali – crea delle resistenze. Queste si possono riassumere nelle domande più frequenti che ci vengono rivolte sulla possibilità di misurare i benefici ottenuti per avere garanzia dei risultati. Un ulteriore timore è quello legato a una tecnologia sentita come troppo specialistica per una gestione priva di assistenza». Amga Calore & Impianti è una Esco (Energy Service Company) appartenente al

gruppo Amga Azienda Multiservizi Spa. Questa società è nata per dare una risposta concreta alla necessità di affrontare e risolvere in modo sostenibile i bisogni energetici, studiando servizi su misura e promuovendo soluzioni per la gestione dei servizi energetici. Al di là di quelli economici riguardanti una buona gestione dei processi energetici, quali sono i parametri da sorvegliare per raggiungere l’efficienza energetica? «I parametri da considerare sono stati stabiliti negli obiettivi del Pacchetto clima del 2008 che riassume gli obiettivi che l’Unione Europea si prefigge di raggiungere entro il 2020. Questi prevedono una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e invece un incremento della stessa misura della produzione di energia da fonti


Daniele Romanello

rinnovabili. Inoltre almeno un 20% di risparmio sui consumi energetici. I tre parametri sono vincolanti per tutti i Paesi membri». Quali settori produttivi stanno dimostrando maggiore interesse per ottimizzare il consumo energetico? «I settori maggiormente interessati sono il chimico e petrolchimico, il meccanico, il metallurgico, l’agroalimentare, il cartario, il grafico, il tessile e l’abbigliamento. Gli interventi tipici in questi casi sono la sostituzione dei motori elettrici con quelli ad alta efficienza, l’introduzione di sistemi di continuità ad alta efficienza, l’applicazione degli inverter su ventilatori e impianti ad aria compressa. Inoltre spesso bisogna sostituire i sistemi di azionamento industriale con controllori avanzati di processo. Questi gestiscono il consumo di energia in relazione all’effettiva operatività». Quanto tempo è necessario perché si rendano evidenti i risultati dell’investimento? «Nella prima fase i tempi sono ridotti, entro due o tre anni si ottiene un riscontro. Una volta ottimizzato il processo, si deve iniziare a inci-

L’AUDIT ENERGETICO CON CARBON FOOTPRINT C

on l’approccio Carbon Footprint neutra è possibile riconoscere il valore delle emissioni di gas a effetto serra. Si effettua un audit energetico per la valutazione delle emissioni in atmosfera di gas a effetto serra (Ghg) dirette e indirette dovute alle attività di un’organizzazione e ricondotte a tonnellate equivalenti di CO2 mediante l’impiego di specifici fattori di emissione. Inoltre, è un indicatore ambientale che fornisce una stima della performance ambientale dell’impresa o dell’attività monitorata. Il processo tiene conto dell’energia elettrica acquistata e del tipo di conversione energetica. Il processo è iterativo e, applicato a una prima fase delle attività, viene eseguito anche nelle fasi successive, seguendo uno sviluppo continuo del miglioramento dell’efficienza energetica. Ripetendone le osservazioni, è possibile anche avere i risultati sui miglioramenti che seguono all’introduzione degli interventi e misurare la riduzione quantitativa e qualitativa delle emissioni.

dere sulle fonti primarie di trasformazione energetica – calore ed elettricità – installando, gestendo e facendo manutenzione sugli impianti tecnologici. Con un audit energetico si definiscono i limiti tecnici degli impianti

da utilizzare, con l’obiettivo di coprire il fabbisogno energetico sostenibile per mezzo d’impianti da inserire in linea con il processo industriale. Queste soluzioni ripagano l’investimento in un periodo compreso fra i sei e FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 157


EFFICIENZA ENERGETICA

La tecnologia cogenerativa può essere utile anche in quei settori che non sono collegati al concetto di efficienza energetica

gli otto anni a parità di beni

prodotti». Uno dei vostri principali obiettivi riguarda la diffusione della cogenerazione. Com’è stato possibile combinare il settore florovivaistico e l’efficienza energetica? «Un caso rappresentativo di come la tecnologia cogenerativa possa venire in aiuto anche ai settori che nell’immaginario collettivo non risultano direttamente collegati al concetto di efficienza energetica è quello dell’azienda agricola Altieri Nillo di Pozzuolo del Friuli (UD), specializzata nella col-

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tivazione del ciclamino. Il loro processo produttivo per le coltivazioni in vaso e serra utilizza dei sistemi per la sub e la microirrigazione, il riscaldamento e la ventilazione. Questi ultimi due in particolare permettono di mantenere temperatura e umidità sotto controllo, garantendo a piante e fiori un clima favorevole in cui svilupparsi. Prima del nostro intervento, l’azienda aveva un consumo – fra combustibile Btz e gasolio – paragonabile a una potenza media di 250 kWe». Quali sistemi avete introdotto per raggiungere la cogenerazione in questa realtà concreta? «La nostra proposta è stata quella di convertire il combustibile passando all’olio di colza, utilizzando un funzionamento in regime di ritiro dedicato e producendo energia termica con un sistema cogenerativo ad alto rendimento con una potenza minore a 1 MWe. Le componenti principali dell’impianto sono un motore a ciclo diesel – con un rendimento netto del 40,5%; uno scambiatore

acqua/acqua a piastre ispezionabili da 190 kW; uno scambiatore fumi/acqua a tubi lisci da 240 kW. Grazie al totale recupero termico, l’impianto ha prodotto un ritorno sufficiente al recuperare degli investimenti effettuati per la sua realizzazione». Su cosa, politica e associazioni di categoria, devono necessariamente fare leva per favorire lo sviluppo del mercato energetico? «Ogni Paese deve raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica e l’industria è chiamata a dare un contributo fondamentale. Gli studi proposti da Confindustria per il Piano 2011 di efficienza energetica dimostrano l’esistenza di un enorme potenziale di mercato da sviluppare, sia sul fronte delle tecnologie sia in termini reali di esigenze delle imprese. Per questo motivo le Esco dovranno operare sempre più in maniera integrata, mettendo a disposizione risorse progettuali, tecnologiche, umane e finanziarie, partecipando anche in proprio ai rischi d’impresa».


SISTEMI DI IRRIGAZIONE

Per un’irrigazione eco-sostenibile La preservazione delle risorse idriche e la cura e la bellezza dei giardini dipendono dalla qualità dei sistemi di irrigazione. Oliviano Spadotto illustra le ultime novità del settore Amedeo Longhi

iffondere una nuova cultura dell’acqua e del verde attraverso la comunicazione, l’informazione e un rapporto interattivo con gli acquirenti è qualcosa di più rispetto alla semplice pianificazione aziendale. È anche l’obiettivo che si pone la Claber, realtà friulana attiva dalla fine degli anni Sessanta nel campo dell’irrigazione domestica e professionale. «Da sempre – spiega il presidente, l’avvocato Oliviano Spadotto – cerchiamo di contribuire con le nostre innovazioni tecnologiche a migliorare la qualità dell’irrigazione per preservare la bellezza dei giardini».

D La Claber Spa ha sede a Fiume Veneto (PN) www.claber.com

160 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

Ma un sistema d’irrigazione efficiente e innovativo fornisce anche un contributo importante sul piano ambientale: «Proponiamo soluzioni funzionali per irrigare in modo efficace e senza sprechi. Materiali durevoli, non nocivi e riciclabili, funzionamento perfetto, prestazioni mirate e riduzione dei consumi». Soprattutto in un settore come questo, la certificazione della qualità è importante: «Claber è stata la prima azienda italiana di settore a ottenere la Certificazione di Qualità Totale Uni En Iso 9001», ricorda Spadotto. «Dalla selezione delle materie prime alla progettazione, dai flussi automatizzati di produzione ai servizi pre e post vendita, l’intero sistema risponde a criteri rigorosamente definiti e controllati». L’azienda ha ottenuto questa certificazione nel 1995, mentre dal 2005 è dotata di un codice etico. «La sede direzionale, logistica e produttiva si trova in provincia di Pordenone – specifica Spadotto descrivendo la politica aziendale –, siamo profondamente radicati nel

territorio friulano, ma abbiamo una vocazione internazionale. Puntiamo molto sulla qualità Made in Italy dalla progettazione, alla scelta delle materie prime, passando per il design. Oggi distribuiamo i nostri prodotti in oltre quarantacinque paesi attraverso filiali di proprietà in Francia, America, Inghilterra ed Emirati Arabi Uniti e nel resto del mondo con distributori legati da rapporti di partnership consolidati negli anni». L’impegno nei confronti dell’ambiente però non si ferma all’opera di informazione e miglioramento dei prodotti in un’ottica di riduzione degli sprechi. «Consapevoli dell’impatto ambientale delle nostre attività – conclude Spadotto –, in una logica eco-sostenibile utilizziamo fonti energetiche rinnovabili ricavate da impianti fotovoltaici e di cogenerazione a gas metano e biocombustibili. Grazie a queste risorse siamo in grado di coprire il 92% del fabbisogno termico e il 52% del fabbisogno elettrico. Gli impianti di stampaggio, riscaldamento e illuminazione degli stabilimenti inoltre sono a basso consumo».


RISCHIO IDROGEOLOGICO

l livello di rischio idrogeologico che caratterizza il territorio del Friuli Venezia Giulia è considerato medio, con una diffusione delle zone vulnerabili in modo disomogeneo in base a diversi elementi: «Ci sono fattori – spiega Paolo Paronuzzi, docente di Geologia applicata presso l’Università di Udine – che influiscono in maniera costante sul livello di rischio e tra questi i fenomeni di pioggia intensa, pertanto le zone più piovose tendono ad essere caratterizzate dal maggiore rischio idrogeologico». Qual è attualmente la situazione idrogeologica della regione. Ci sono rischi concreti? «I rischi ci sono come in tutte le altre regioni. Non esiste in Italia un’area esente da questo aspetto. Le differenze stanno nell’entità del rischio. La Campania ad esempio è caratterizzata da un rischio molto alto, ma se vogliamo fare una classifica generale il Friuli Venezia Giulia appartiene a una fascia media di rischio. La Lombardia rientra in una fascia più alta di rischio mentre il Veneto rientra in un livello simile al nostro. Nello specifico le zone di maggior vulnerabilità del Friuli Venezia Giulia sono localizzate nella zona montana, anche

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Studi adeguati per prevenire il rischio La corretta prevenzione e gestione del rischio idrogeologico è un obiettivo che dovrebbe perseguire ogni regione italiana attraverso mirate politiche di pianificazione territoriale. Il professor Paolo Paronuzzi spiega l’importanza di metodologie di intervento comuni a più figure professionali Nicolò Mulas Marcello se a macchia di leopardo». Cosa si intende per rischio? «La parola “rischio”, in ambito scientifico è identificata dal danno che può verificarsi. Certe zone, infatti, nonostante i fenomeni di pioggia intensa, non subiscono danni che possono far presupporre un rischio idrogeologico. Nel concetto di rischio dobbiamo quindi intersecare diverse componenti: la frequenza, la magnitudo (quindi la dimen-

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sione dell’evento) e il fatto che questo evento si verifichi in zone particolarmente vulnerabili. Nel Friuli Venezia Giulia esiste una delle zone di massima piovosità nazionale ed europeo, ovvero la zona dei Monti Musi nell’Alta Valle del Torre, questa area è caratterizzata da alto rischio idrogeologico ma non è particolarmente abitata. Viceversa abbiamo settori, all’interno della Valle del Tagliamento, nella Valle del Sella, e nei principali collet-


Paolo Paronuzzi

c

Le aree di maggior vulnerabilità sono localizzate nella zona montana anche se a macchia di leopardo

Sopra, Paolo Paronuzzi, professore di Geologia applicata e direttore del master Avamiri dell’Università di Udine

tori di queste due zone, dove vi è un regime piovoso medio più basso ma dove ci sono anche tante aree abitate, strade. Queste zone delle Alpi Carniche evidenziano, quindi, elevate situazioni di rischio». C’è secondo lei in Friuli Venezia Giulia una giusta prevenzione e gestione del rischio idrogeologico? «Si potrebbe sicuramente fare di più, soprattutto a livello organizzativo. In Friuli Venezia Giulia c’è un’ottima Pro-

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tezione Civile ma adatta solo a gestire le situazioni di emergenza, mentre la carenza principale, come del resto nella maggior parte del territorio italiano, va ricercata nella prevenzione, oppure nella corretta pianificazione territoriale. Gestire un’emergenza è diverso dal prevenire le conseguenze del rischio. Chi decide la pianificazione territoriale? Qui entriamo nel campo delle problematiche dell’urbanistica, delle scelte di utilizzo del territorio e questo è un punto molto delicato anche a livello nazionale in quanto nelle zone che rappresentano un rischio medio alto occorre impedire tassativamente la costruzione». Lei è direttore del master Avamiri. In cosa consiste questo corso? «Il master ha lo scopo di favorire lo sviluppo a un livello elevato delle conoscenze legate all’ analisi e alla gestione del rischio idrogeologico. L’ obiettivo è quello di riunire figure professionali che normalmente lavorano in maniera separata e con linguaggi diversi come il geologo, l’ingegnere e l’ar-

chitetto. L’intento è quindi quello di dare un indirizzo comune a queste figure che spesso compiono percorsi formativi diversi, ma che saranno costretti a lavorare insieme. Il master vuole favorire la conoscenza comune delle problematiche e l’impostazione mentale e metodologica comune per poterle risolvere. Se ognuna di queste figure operasse per la propria strada si otterrebbero conseguenze come quella del Vajont, in cui ognuno avanza le proprie competenze senza afferrare la dimensione globale del problema. Un campo come il nostro necessita di una visione a 360 gradi. Pertanto occorre una conoscenza delle tecniche più all’avanguardia sui metodi che si sono sviluppati negli ultimi 20 anni nell’ambito della prevenzione del rischio. In Italia questo tipo di preparazione è assai carente, nonostante i rischi siano diffusi su tutto il territorio nazionale. Il nostro master è uno dei pochissimi che offre conoscenze approfondite sui rischi idrogeologici».

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IL CICLO DEI RIFIUTI

Politiche integrate per la gestione dei rifiuti Trasformare uno dei problemi potenzialmente più gravi per la società moderna in un’opportunità di sviluppo. Nuove tecnologie per la gestione del ciclo dei rifiuti, dai centri di raccolta ai rifiuti speciali, nell’esperienza di Gianpaolo Stefanutti Guido Puopolo

l progressivo aumento dei consumi registrato in questi ultimi decenni ha determinato, come conseguenza, la produzione di una crescente quantità di rifiuti, il cui smaltimento spesso crea problemi di natura sanitaria e sociale. L’obiettivo generale, per chi opera in questo campo, è migliorare la qualità della vita delle persone e al tempo stesso proteggere l’ambiente, favorendo la massima cooperazione tra autorità pubbliche, imprese, associazioni e cittadini, chiamati a promuovere e mantenere un giusto equilibrio tra protezione dell’ambiente, progresso economico e sviluppo sociale. «Per raggiungere questo risultato diventa fondamentale non solo fare una corretta raccolta differenziata, ma anche ridurre la produzione di rifiuti alla fonte», afferma con forza Gianpaolo Stefanutti, presi-

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A fianco Gianpaolo Stefanutti, presidente della A&T 2000 Spa www.aet2000.it

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dente di A&T 2000 spa, azienda di Codroipo che dal 1996 si occupa della gestione integrata del ciclo dei rifiuti su una vasta area del territorio friulano, al servizio di numerosi comuni, per un bacino di utenza che attualmente supera i 130.000 abitanti. In questi ultimi anni avete puntato con forza proprio sullo sviluppo di un sistema capillare di raccolta differenziata dei rifiuti. Quali sono i risultati raggiunti?

«Dal 2007 abbiamo introdotto un sistema di raccolta porta a porta integrale, che nel tempo è stato esteso a quasi tutti i comuni del nostro territorio di riferimento. Grazie a questo metodo la differenziazione dei rifiuti conferiti ha raggiunto altissimi livelli percentuali, con un’ottima qualità dei materiali raccolti da avviare a recupero. In generale possiamo affermare con soddisfazione che la raccolta differenziata è arrivata a valori medi che superano il 75%, con una sensibile diminuzione dei rifiuti destinati alla discarica». Le attività di ricerca e sviluppo sono fondamentali in un settore come il vostro. Quali sono le ultime novità introdotte dall’azienda a questo proposito? «Abbiamo intrapreso un importante percorso finalizzato alla ricerca di soluzioni innovative, indirizzate principal-


Gianpaolo Stefanutti

c

La raccolta differenziata è arrivata a valori medi che superano il 75%, con una sensibile diminuzione dei rifiuti destinati alla discarica

mente all’informatizzazione dei centri comunali per la raccolta dei rifiuti urbani e alla gestione dei rifiuti speciali. Per quanto riguarda i centri di raccolta stiamo terminando la fase di sperimentazione di un dispositivo, da noi realizzato grazie anche alla partnership di un’azienda locale, la T&T Telematica e Trasporti, per il controllo degli accessi e dei conferimenti nelle cosiddette “ecopiazzole”, disciplinate dal Decreto Ministeriale dell’8 aprile 2008. Tale sistema, oltre alla semplice identificazione degli utenti, permetterà di monitorare i rifiuti conferiti, evitando abusivismi e verificando l’eventuale superamento dei limiti al conferimento stabiliti dai regolamenti comunali per alcune tipologie di rifiuti. In questo modo, inoltre, A&T2000 avrà in tempo reale le informazioni necessarie per effettuare gli asporti dal centro di raccolta e per gestire eventuali anomalie che si dovessero riscontrare». Come operate, invece, per quel che riguarda il trattamento dei rifiuti speciali? «Ci proponiamo alle aziende

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produttrici di rifiuti speciali con una vasta gamma di servizi, mirati alla soddisfazione delle molteplici esigenze in ambito ambientale. Offriamo infatti diversi servizi ai Comuni soci e ai privati, come la raccolta di imballaggi recuperabili, di rifiuti elettronici, di rifiuti derivanti da piccole manutenzioni edili e anche dell’amianto, sia a terra che da copertura. In particolare, per quel che riguarda l’amianto, svolgiamo consulenze qualificate per le amministrazioni pubbliche, soprattutto per l’individuazione e la mappatura di questo materiale all’interno di edifici sensibili». Quali sono i principali progetti che intendete portare avanti nel prossimo futuro? «In un’ottica di continua innovazione e miglioramento del servizio, intendiamo mettere in atto diverse iniziative, tra cui l’ottimizzazione dei processi gestionali al fine di aumentare l’efficienza e indirizzare la cultura aziendale verso una maggiore attenzione alle esigenze del mercato di riferimento. Oltre a questo vogliamo favorire la creazione di sinergie con altre realtà

imprenditoriali della zona, per sfruttare al tempo stesso economie di scala, solidità finanziaria e flessibilità produttiva. La tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio sono ormai principi cardine per la nostra società, e lavoriamo quotidianamente per tradurre questi valori in fatti concreti».

Nella foto in alto, il dispositivo di registrazione dei conferimenti per i centri di raccolta

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APPALTI E INFRASTRUTTURE • I progetti per unire l’Europa. Intervista a Aurelio Misiti • Occorrono snellimenti procedurali per l’assegnazione degli appalti. Intervista a Sergio Santoro • Burocrazia: fermi i lavori per 250 milioni di euro. Intervista a Donato Riccesi


APPALTI

I progetti in corso per unire l’Europa Molti sono i corridoi europei che interessano anche l’Italia. Aurelio Misiti spiega con chiarezza quali sono attualmente i lavori in corso in Italia, quelli in programma e l’ammontare di investimenti per tutte le infrastrutture che ci riguardano Nicolò Mulas Marcello

e nuove direttive dell’Ue, che si fondano sul raccordo tra grandi corridoi ferroviari e sistemi puntuali plurimodali, suggeriscono interventi di ammodernamento dei principali porti e delle piattaforme logistiche connesse, avviando così anche il rafforzamento delle cosiddette autostrade del mare. «Ciò comporta rilevanti investimenti in corso sui principali porti della penisola – spiega Aurelio Misiti, sottosegretario alle Infrastrutture –. Inoltre, è nota la nostra partecipazione finanziaria e scientifico-tecnologica con le aziende pubbliche, come Finmeccanica e la controllata Alenia, al progetto internazionale Galileo che in prospettiva sostituirà il Gps americano». Attualmente quali sono i corridoi in fase di realizzazione in Italia? «I grandi corridoi finalizzati alla libera circolazione di persone e cose in Europa, nonché quelli che riguardano le comunicazioni

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Aurelio Misiti, sottosegretario alle Infrastrutture

170 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

attualmente sono 6: BerlinoPalermo, Genova-Rotterdam, Napoli-Bari-Varna, LisbonaKiev, autostrade del mare e logistica portuale nonché il programma Galileo. Del Corridoio I Berlino-Palermo è stata realizzata l’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bologna, con diramazione per Milano, ed è in corso di realizzazione insieme all’Austria l’attraversamento delle Alpi tramite il tunnel del Brennero lungo 54 Km che costerà 5 miliardi di euro. Gli investimenti già sostenuti per il corridoio 1 dall’Italia superano i 30 miliardi di euro. Del Corridoio V Lisbona-Kiev è stata realizzata una tratta importante che va da Torino a Milano e sono in corso di realizzazione e progettazione le tratte Milano-Trieste e Torino-Lyon con investimenti che superano i 10 miliardi di euro. Il corridoio dei due mari, Genova-Rotterdam, comprende il terzo valico in corso di appalto. L’Italia ha ritenuto opportuno che il corridoio VIII previsto da Bari fosse portato fino a Napoli per intersecare quello Berlino-Palermo. A questo fine ha già in corso sia le progettazioni dell’alta capacità

ferroviaria sia interventi sul sistema stradale». Per quanto riguarda il ponte sullo stretto di Sicilia quali sono i prossimi passi per la realizzazione? «Attualmente il progetto del ponte e delle opere a terra è allo stato di “definitivo”. Sono stati già eseguiti lavori propedeutici ferroviari sulla sponda calabra e si sta procedendo proprio in questi giorni a definire il piano esecutivo degli espropri a partire sempre dalla sponda calabra. Il contraente generale, a cui è affidata la realizzazione dell’infrastruttura, ha predisposto non solo il progetto, già corredato da pareri tecnici e ambientali di livello internazionale, ma ha proceduto alla redazione del piano economico-finanziario che consentirà di utilizzare fondi pubblici italiani ed europei, qualunque sia la scelta sui corridoi internazionali, e investimenti privati attirati dal fatto che il pedaggiamento del ponte, al netto delle opere compensative, ripagherà nel tempo completamente gli interessi e il capitale investito. Con gli espropri in corso si avvierà un processo di


Aurelio Misiti

Sono in corso di realizzazione e progettazione le tratte Milano-Trieste e Torino-Lyon con investimenti che superano i 10 miliardi di euro

recupero di un territorio devastato dall’abusivismo e dalla cattiva gestione urbanistica del passato. Le conseguenze occupazionali e turistiche nella futura area metropolitana dello stretto sono notevolissime e di grande consistenza quantitativa. L’area metropolitana si dovrà preparare non solo al grande avvenimento dell’apertura prossima del cantiere vero e proprio ma a un impatto culturale e sociale oggi del tutto imprevedibile». In Val di Susa i cantieri Tav sono ancora teatro di scontri. Qual è la situazione e lo stato di avanzamento dei lavori?

«La parte italiana del tunnel di attraversamento delle Alpi, che fa parte della tratta ad alta velocità Torino-Lyon, già costruito dal lato francese, era compresa nella Legge obiettivo al fine di realizzare l’opera di avvicinamento al tunnel, superando i particolarismi dei singoli comuni attraversati. La scelta del Governo Prodi di espungere l’opera dalla procedura prevista dalla Legge obiettivo ha determinato un ritardo di oltre 5 anni nella realizzazione, mettendo in pericolo il contributo finanziario europeo e lo stesso passaggio del Corridoio V nel nostro paese. Oggi è in corso di

perforazione il tunnel esplorativo e i sondaggi per stabilire le modalità di costruzione della vera e propria galleria. Questi lavori vengono ostacolati anche con azioni dimostrative che spesso sfociano in atti di violenza procurati da gruppi di infiltrati tra i cittadini della Val di Susa che si oppongono alla realizzazione dell’opera. Le soluzioni prescelte a monte del tunnel, a partire dalla città di Torino, sono in corso di progettazione esecutiva e pertanto si può sperare finalmente di concludere l’opera, anche se vicino al tempo massimo, per non ri nunciare al contributo Ue».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 171


APPALTI

Sopra, lavori per il traforo del Brennero

Quali altre importanti infrastrutture nazionali hanno preso il via o sono in procinto di partire? «I dati ufficiali per le grandi opere della Legge obiettivo del 2001, presentati in Parlamento dall’Autorità di vigilanza il 20 settembre 2011, parlano di 188 interventi per 523 lotti attuativi; di questi il 32% è completato, il 21% in corso di realizzazione, il 30% in progettazione, il 7% in gara e il 10% con contratto sottoscritto. Tra le opere in corso di realizzazione o avviamento le principali sono: il collegamento autostradale di connessione tra le città di Milano, Bergamo e Brescia e le tangenziali di Como e Varese per importo complessivo di circa 2 miliardi di euro. In Veneto, dopo il passante di

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Mestre, si sta avviando il progetto della terza corsia della Venezia-Trieste e continuano i lavori della più importante e grande opera italiana di ingegneria idraulica per la salvaguardia della laguna e della città di Venezia per un importo di oltre 5 miliardi di euro. In Liguria sono in corso le opere civili della sovrastruttura ferroviaria e l’impiantistica innovativa per un investimento di oltre 400 milioni di euro. Tra Umbria e Marche è in corso di realizzazione il cosiddetto Quadrilatero, che vale oltre un miliardo e 500 milioni di euro. Tra Toscana e Lazio sono ormai in corso i primi espropri per l’autostrada tirrenica, che va da Civitavecchia a Livorno. A Roma si lavora a quattro lotti della metropoli-

tana per valori indicativi di oltre 2 miliardi di euro. In Molise ci sono lavori in corso per acquedotti di circa 100 milioni di euro. La metropolitana di Napoli è avviata per importi di circa 1,5 miliardi di euro. In Sardegna, oltre a consistenti opere viarie, sono avanti i lavori per 4 istituti penitenziari per 450 milioni di euro. In Calabria, oltre ai megalotti della Salerno-Reggio Calabria per circa 4 miliardi di euro, sono in corso importanti lavori per centrali idroelettriche. Infine, in Sicilia vi è in corso la costruzione della strada AgrigentoCaltanissetta per circa 500 milioni di euro nonché lavori per oltre 150 milioni del polo logistico e degli acquedotti di Gela e Montescuro».


APPALTI

Spazio alle piccole e medie opere subito cantierabili In Friuli Venezia Giulia ci sarebbero lavori per 250 milioni di euro già finanziati che, però, non si trasformano in cantieri a causa di ostacoli di varia natura. «Perché non si spendono i soldi che ci sono?»: è il nodo da sciogliere secondo Donato Riccesi Elisa Fiocchi

a crisi del comparto costruzioni ha visto gli enti pubblici bandire nel 2010 solamente 203 appalti contro i 433 avanzati nell’anno 2008. Per ossigenare il settore edilizio e offrire nuovi spiragli produttivi per il 2012, la Regione Friuli Venezia Giulia ha finanziato nuove risorse da destinare al sistema infrastrutture ma il rischio è che, con le sole opere stradali, pur d’importo elevato, non si giunga a una soluzione efficace per l’intero comparto. Ad affermarlo è Donato Riccesi, presidente dell’Ance regionale: «In una regione le cui aziende hanno una media di 5/7 addetti, sono le medie piccole opere, a elevato contenuto di manodopera, che devono essere appaltate». Seguendo questa precisa strategia, l’Associazione dei costruttori ha rinnovato alla presidenza della giunta regionale l’invito a finanziare un programma straordinario di opere immediatamente cantierabili di competenza dei Comuni di im-

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178 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

porto inferiore ai 500mila euro. In che cosa consiste il programma presentato? «Assegnando al suddetto piano un importo di 40 milioni di euro, meno dell’1% del valore di spesa preventivato dalla Regione per il 2011, si garantirebbero (considerato che un milione di euro spesi in edilizia crea mediamente 20 posti di lavoro) 800 lavoratori. Se non si riuscirà a invertire la rotta, e dal 2008 a oggi tenendo conto anche degli effetti sui settori collegati alle costruzioni stimiamo un calo complessivo di circa 4.400 occupati, l’ulteriore perdita di addetti che il settore subirà avrà costi sociali decisamente superiori». In che modo andrebbero traslate le risorse pubbliche, migliorata la burocrazia, i sistemi di governo nell’assegnazione delle risorse e della loro successiva tempistica? «Un cantiere che dura due o tre anni richiede mediamente 7 anni di “carte” ma in questa situazione di crisi è paradossale. Per questi stanziamenti


Donato Riccesi

fermi che non si trasformano in cantieri paghiamo noi, le imprese, i nostri operai, i nostri impiegati, i produttori di materiali, tutto l’indotto che lavora per l’edilizia. E domani a pagare saranno le nostre città e la Regione e ci ritroveremo ancora più indietro rispetto ai paesi a noi vicini (Slovenia, Croazia, Austria) e, quindi, ancora più in difficoltà ad attrarre investimenti». Come s’inverte la rotta? «Si potrebbe incominciare con una riforma a costo zero, ovvero con un intervento normativo che dimezzi sia le tempistiche che governano l’approvazione di un’opera pubblica sia i procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni urbanistiche di un’iniziativa privata: perché una procedura di Valutazione di impatto ambientale normalmente deve durare un anno?».

Dal 2008 al 2012, si stima che il calo degli investimenti del 22,3% riporterà ai livelli di produzione del 1994. In quale direzione dovranno andare le future strategie? «Si dovrebbero favorire quelle condizioni per attivare il finanziamento privato nella promozione di opere di interesse pubblico, incentivando operazioni di partenariato pubblico-privato che rispettino la pari dignità dei soggetti coinvolti. L’attuale sistema delle procedure sta, invece, trasformando i procedimenti amministrativi sempre più in “procedimenti di procedimenti”, con intuibili ritardi e continui rischi di blocco per le decisioni o le inerzie delle varie autorità coinvolte». Quali ulteriori criticità minacciano i costruttori del territorio?

«Il principale ostacolo è rappresentato dalle difficoltà di accesso al credito. Dai dati della Banca d’Italia in regione le erogazioni di finanziamento per interventi di edilizia residenziale nel 2010 sono diminuite del 10,3%, rispetto al 2008, nel mentre gli investimenti per edilizia non residenziale sono diminuiti, nel medesimo periodo, del 13,7%. Inoltre, solo il 5% dei giovani sotto i 30 anni riesce a ottenere un mutuo per comprare la prima casa. Un dato che non lascia speranze a una categoria - che rappresenta il 24% di chi è alla ricerca di un mutuo, mediamente di 150 mila euro - se non viene adeguatamente sostenuta da una politica statale di incentivazioni, come i mutui a tasso zero, sulla base della recente esperienza francese».

Donato Riccesi, presidente di Ance Friuli Venezia Giulia

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EDILIZIA

alle indagini geognostiche, geotecniche e ambientali a terra e in mare, ai lavori specializzati del sottosuolo, dalle opere marittime, alle opere civili. La diversificazione, nell’ambito di un’attività complessa e specializzata, è la carta vincente per la Imprefond che, in un periodo di sostanziale crisi dei mercati, punta proprio sulla possibilità di offrire un ampio ventaglio di attività specialistiche, oltre che sulla qualità tecnica del lavoro. La società, con sede principale a Trieste e altre due a Trento e a Clabecq, in Belgio, ha registrato negli ultimi anni una crescita costante, andando a sfiorare nel 2010 i 12 milioni di euro di fatturato. «L’evidente crescita registrata nell’ultimo anno – afferma l’amministratore delegato di Imprefond, Franco Sergas – e che prevediamo rimanga costante anche per il 2011, è dovuta soprattutto a una commessa significativa ottenuta in Belgio, da parte di un nostro cliente storico, il gruppo Duferco, leader internazionale nel settore siderurgico. Per la Duferco realizziamo le opere civili complete per la costruzione di forni, laminatoi, linee di verniciatura negli stabilimenti di Clabecq e La Louvière».

D

Indagini e opere speciali nel sottosuolo Indagini geognostiche, geotecniche, ambientali e studi necessari per la realizzazione di opere quali infrastrutture, ospedali, centri commerciali. Franco Sergas spiega il ruolo delle indagini complesse nelle opere speciali Eugenia Campo di Costa

La diversificazione dell’attività ha permesso alla Imprefond di compensare la pesante crisi del comparto edile con una serie di attività specialistiche, sia nell’ambito degli studi collegati alla progettazione, che nell’ambito, più specificamente imprenditoriale, di realizzazione di opere strutturali speciali. «Operiamo sia nel settore delle indagini geognostiche, effettuando gli studi propedeutici alla realizzazione di opere significative quali infrastrutture, ospedali, grossi centri commerciali, che nel settore ambientale, effettuando tutte quelle indagini di supporto alla caratterizzazione dei siti inquinati sulla terraferma e in mare, attraverso due natanti specificatamente attrezzati per questo tipo di attività» spiega Franco Sergas. Nell’ambito delle strutture speciali, invece, Imprefond realizza opere nel sottosuolo, con particolare riferimento a

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parcheggi interrati, consolidamenti di versanti, realizzazioni delle opere civili per impianti siderurgici, garage, gallerie. Oltre alla commessa per Duferco, diversi sono stati i lavori significativi che hanno caratterizzato l’ultimo anno di attività dell’azienda: «abbiamo effettuato, per il Commissario delegato per la Laguna di Marano Lagunare e

Sotto, indagini geognostiche Porto di Haifa – Israele. Nella pagina accanto, da sinistra pali di grosso diametro in Piazza della Borsa a Trieste, tiranti San Giusto Sea Center a Marina San Giusto (TS) e, sotto, il Render del Park San Giusto a Trieste www.imprefond.com


Franco Sergas

Grado, indagini ambientali per la caratterizzazione del sito di interesse nazionale della Laguna di Grado e Marano – racconta Sergas -. Nell’ambito delle opere civili, abbiamo realizzato un impianto siderurgico quasi interrato, vale a dire una linea completa di produzione di lamiere speciali per la realizzazione di macchine movimento terra, all’interno di un capannone, in una fossa lunga circa 300 metri, larga 70 e profonda 9 metri. Un altro lavoro significativo, iniziato nel 2010 ma tuttora in corso, è la ristrutturazione dell’ex magazzino vini a Trieste per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste che prevede il recupero, anche attraverso metodi conservativi, del vecchio magazzino del ‘700, nonché la realizzazione di due piani interrati e due piani in elevazione in prossimità del mare. Infine, nell’ambito delle indagini geognostiche

abbiamo collaborato con gli spagnoli di Gas Natural per gli studi relativi alla progettazione e alla realizzazione di un impianto di gassificazione a Trieste». Imprefond è inoltre collegata alla Mecasol Srl, Società di ingegneria per il supporto di consulenza e progettazione ai propri clienti e a terzi. E proprio la Mecasol ha concluso di recente la progettazione del parcheggio interrato in Via del Teatro Romano a Trieste. «Tale progetto – conclude

Sergas – è stato presentato quest’anno al Made Expo di Milano e prevede la realizzazione del parcheggio in caverna, al di sotto del Colle di San Giusto per un totale di 718 posti e un investimento di 40 milioni di euro. Mecasol è intervenuta in qualità di progettista, direzione lavori ma è anche partner della Società di Progetto Park San Giusto Spa che, oltre ad altre imprese, è partecipata anche dalla finanziaria regionale la Friulia». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 181


EDILIZIA

Materiali e strutture ecosostenibili universo del fotovoltaico, dopo lo scatto in avanti degli ultimi anni, ha subito una battuta d’arresto nei mesi scorsi. Ciò perché l’introduzione del decreto Romani ha portato incertezza sul mercato, paventando la fine dell’erogazione dei contributi statali. «Certamente il decreto Romani ha fatto frenare il settore del fotovoltaico. Soprattutto perché in pochi mesi sono cambiate regole e incentivi. Il decreto, se da un lato ha giustamente ridimensionato gli incentivi, dall’altro ha tolto sicurezza a molti degli investitori. Il registro dei grandi impianti del Gse (Gestore dei Servizi Energetici), inoltre, ha di fatto bloccato tutti gli impianti non registrati, a causa della rinuncia da parte degli investitori che non avevano più la garanzia di realizzare in tempo gli impianti. Il risultato è che il mercato, per quanto riguarda la costruzione di nuovi impianti, è fermo. Ma la nuova richiesta di impianti da tetto dimostra che ormai il messaggio è passato e sono convinto che si sia ormai imposta una nuova cultura energetica». Questo il commento sull’an-

L’

Anche se gli incentivi per le rinnovabili e il fotovoltaico sono stati ridimensionati, si è ormai avviato un processo virtuoso. La cultura dell’ecosostenibilità ha vinto e la bioedilizia è una realtà. Ne parla Nevio Andrigo Luca Cavera

damento del mercato del settore fotovoltaico di Nevio Andrigo, geometra e titolare della Block Energy. L’azienda produce elementi da costruzione destinati alla bioedilizia: dai supporti per i campi fotovoltaici ai blocchi termo e fonoisolanti, passando per i manufatti specifici per l’edilizia civile e commerciale, per il settore ferroviario e autostradale, realizzando anche pezzi speciali a stampo e cunicoli a

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getto. «Per quanto riguarda i blocchi termo e fonoisolanti, quando ne abbiamo avviato la produzione, quattro anni fa, la sensibilità verso questo prodotto era abbastanza bassa. Però, con il passare del tempo e grazie alle nuove disposizioni di legge sul risparmio energetico, si è riscoperto l’interesse per i prodotti naturali e a basso impatto ambientale. Invece, i nostri supporti per i campi fotovoltaici sono nati

La Block Energy Srl, ha sede a Spilimbergo (PN) www.blockenergy.it


Nevio Andrigo

come alternativa alle strutture in acciaio infisse nel terreno. I punti di forza principali del nostro manufatto sono la velocità di posa e il fatto che non ha nessuna connessione al terreno. Queste due caratteristiche ci hanno fatto acquisire uno spazio importante all’interno del mercato del fotovoltaico». Grazie all’impiego dei blocchi termo e fonoisolanti e con un corretto isolamento termico è possibile ottenere un consistente risparmio sulla spesa energetica domestica – sia per il riscaldamento che per il raffreddamento – quantificabile in oltre il 50%. «Oltre che sulle nuove costruzioni, è possibile intervenire con opere di isolamento anche sugli edifici esistenti. Queste opere consistono nell’installazione di cappotti esterni, da porre su tutto il perimetro della struttura e sul tetto. Infatti questi elementi, insieme alle finestrature, sono quelli che è più im-

Il nostro impegno è mettere a disposizione di chi vuole installare un impianto fotovoltaico a terra un manufatto semplice e durevole per il supporto dei pannelli

portante salvaguardare, poiché sono i responsabili della maggiore dissipazione di caldo e freddo. Per i muri perimetrali è possibile adottare la soluzione dei blocchi in pomice naturale. Oltre a un buon rendimento, è un materiale sostenibile, il cui impiego è da incoraggiare nell’obiettivo di rendere l’abitazione sempre più ecocompatibile. La pietra pomice, infatti, come inerte di base, è uno tra i più antichi ed efficienti materiali da costruzione. Abbiamo eseguito dei test per verificare la resa dei nostri blocchi e questi hanno evidenziato che è un’ottima pietra per la realizzazione di pareti di tamponamento in edifici civili, commerciali e in-

dustriali – è possibile porre i blocchi, intelaiati, in qualunque struttura portante di cemento armato. Infine, nella scelta di prodotti che sono il risultato di processi di lavorazione, bisogna scegliere quelli per i quali è stata utilizzata la minore quantità di energia». Le abitudini diffuse in Italia assegnano ancora ai produttori il compito della ricerca e sviluppo di nuove soluzioni e prodotti. «I progettisti aspettano da noi le novità e quindi vogliono essere informati sugli aspetti tecnici e sulle caratteristiche delle nostre innovazioni. Oltre che sulle applicazioni e sulle possibili collocazioni – questo è stato il caso dei nostri prefabbricati in calcestruzzo FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 183


EDILIZIA

La pietra pomice, come inerte di base, è un efficiente materiale da costruzione. I blocchi di pomice sono ottimi per la realizzazione di pareti di tamponamento

armato come supporto per i

pannelli fotovoltaici. Per que-

50% RISPARMIO Grazie all’impiego dei blocchi termo e fonoisolanti, con un corretto isolamento termico, è possibile dimezzare la spesa energetica domestica. I blocchi possono essere inseriti sia in strutture nuove che in strutture esistenti

sto motivo, ci rivolgiamo sia ai consumatori finali che ai professionisti, ai progettisti e agli installatori. Questi, sebbene deleghino a noi la ricerca, sanno riconoscere il valore delle nuove idee e le qualità fisicomeccaniche proprie dei diversi elementi, come pure il concetto di modularità e il sistema delle componenti degli impianti». I parchi solari sono oggi, probabilmente, la principale opportunità di crescita nel settore fotovoltaico. «Pertanto il nostro impegno è quello di mettere a disposizione di tutti

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coloro che vogliono installare un impianto fotovoltaico a terra un sistema semplice e veloce, che è certamente da preferire a strutture complesse, spesso costose e poco durevoli. Il nostro manufatto deve semplicemente essere poggiato sul terreno, in questo modo il suolo non viene danneggiano, non essendo necessario effettuare scavi o fondazioni. La posa può essere fatta anche a braccia: una squadra di appena sei persone può posare supporti e pannelli fotovoltaici per circa 220 kW giornalieri. Quando l’impianto verrà rimosso, il suolo tornerà allo stato originario». La società Block Energy è specializzata anche nella realizzazione di canalette portacavi per ferrovie e autostrade. «La nostra azienda produce cunicoli in calcestruzzo liscio ar-

mato di varie dimensioni e progettati per accogliere i cavi di segnalamento per le linee ferroviarie dell’alta velocità, per le strade e per le autostrade. Produciamo anche zavorre e pezzi speciali in calcestruzzo, realizzando internamente gli stampi in acciaio, di qualsiasi dimensione e disegno di manufatto prefabbricato. La nostra versatilità è supportata dal supporto tecnico e dallo studio del sistema migliore di aggancio alla struttura». Concludendo su quella che è la mission della propria impresa, Andrigo afferma: «Il futuro del settore legato alla bioedilizia è legato alla coscienza di tutti noi. Attualmente è in forte crescita, perché si sta diffondendo nelle persone la convinzione che è ancora possibile vivere in armonia con la natura».


EDILIZIA

L’edilizia deve favorire il “riabitare” La contrazione delle compravendite, che ha caratterizzato il mercato immobiliare negli ultimi anni, non ha portato a una sostanziale riduzione dei prezzi di vendita. E oggi la strada per dare nuovo slancio al settore può essere quella della ristrutturazione e riqualificazione. Luigi Biscontin disegna un quadro generale del comparto Emanuela Caruso

radevolezza del contesto e tranquillità dell’ambiente circostante. Un tempo erano questi i parametri relativi alla location di un’abitazione che più incidevano sul prezzo dell’edificio stesso e sui comportamenti di acquisto di chi si accingeva a

G

Luigi Biscontin dell’Impresa Biscontin di Porcia (PN). Nella pagina a fianco, in alto, “I Tabià de Mareson” in val Zoldana, Dolomiti Bellunesi, in corso di restauro; sotto, una recente costruzione all’interno del piano di recupero del centro storico di Porcia luigi.biscontin@gmail.com

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comprare. Ma ad essi, nel corso del tempo, se ne sono aggiunti altri, ampliando i fattori che oggi rendono più o meno desiderabile vivere in una certa posizione piuttosto che in un’altra. Durante gli ultimi anni, le caratteristiche che vengono richieste alle case e alla zona in cui sono inserite riguardano la sicurezza e la vicinanza a servizi pubblici quali, ad esempio, gli asili, le scuole e gli impianti sportivi. Senza tralasciare l’importanza di accessibilità e facilità negli spostamenti e nel raggiungere determinate aree senza rimanere bloccati nel traffico. A testimonianza di questi cambiamenti ci sono i lavori effettuati dalle aziende come l’Impresa Biscontin, che da cinquant’anni realizza e propone soluzioni interessanti da ogni punto di vista. «La nostra società – spiega Luigi Biscontin, vicepresidente e amministratore delegato dell’impresa – si occupa di edilizia residenziale, industriale e di restauri, e

cerca di soddisfare le esigenze dell’utenza costruendo in location che non siano solo belle e tranquille, ma anche sicure, comode e vicine a tutti quei servizi che facilitano la vita quotidiana di una persona». Si è tanto parlato di flessione dei prezzi delle case: c’è effettivamente stata o la qualità si fa sempre “pagare cara”? «Bisogna chiarire che la contrazione delle compravendite, che ha caratterizzato il mercato immobiliare negli ultimi anni, non ha portato a una significativa riduzione dei prezzi di vendita. Del resto, è difficile che il prezzo finale possa diminuire in modo sostanziale se i prezzi delle aree fabbricabili rimangono inalterati e i costi dei materiali e la complessità degli impianti aumentano. La riflessione da fare, semmai, è un’altra: la qualità avrà sempre degli alti costi, ma sarà sempre più ricercata e il rapporto qualità-prezzo sarà sempre più importante».


Il recupero dell’esistente si sta ampliando e sembra una delle strategie vincenti per contrastare il difficile momento economico vissuto dal settore Quanto incidono i restauri sull’attività dell’impresa? «La rilevanza dei lavori di ristrutturazione e restauro dell’esistente si sta ampliando notevolmente, favorita in particolare dagli incentivi fiscali del 36% e del 55% per gli interventi di riqualificazione degli edifici. Del resto, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente può rappresentare anche una valida leva per contrastare il difficile momento economico vissuto dal nostro settore. E la nostra azienda sta privilegiando proprio questo tipo di interventi, occupandosi della ristrutturazione urbanistica di zone all’interno dei Piani di recupero e favorendo quindi il “riabitare” nei centri storici». Come affrontate i nuovi parametri ambientali? «Consideriamo il risparmio energetico non solo un obiettivo da perseguire per princi-

pio, ma anche uno degli aspetti su cui in futuro i clienti porranno maggiore attenzione. Ecco perché la nostra impresa ha prestato attenzione agli aspetti del risparmio energetico e dell’ ecocompatibilità ben prima che questi fossero previsti e resi obbligatori dalla legge. Ciò su cui ci stiamo focalizzando in questo momento, per rendere davvero utili i parametri ambientali, è la loro capacità di durata nel tempo». In riferimento alla generale crisi economica e alla scarsa erogazione di crediti da parte degli istituti bancari, qual è la situazione attuale del mercato? «La situazione in cui oggi versa l’edilizia non è delle migliori e le aziende del settore non vengono aiutate né dalla classe politica, che non adotta adeguate misure industriali di sostegno e rilancio del

mercato, né tantomeno dall’opinione pubblica, su cui ultimamente ha fatto presa la convinzione del “si è costruito troppo”. La zona del Friuli Venezia Giulia ha risentito molto di questa realtà dei fatti e i dati lo testimoniano: in quattro anni, nella sola provincia di Pordenone sono stati persi oltre 800 addetti ai lavori. Le commesse sono calate, così come le vendite, soprattutto in campo residenziale, e l’accesso al credito, insieme ai ritardi e all’incertezza dei pagamenti, rappresenta l’ostacolo più grande da oltrepassare sia per le imprese che per le famiglie». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 189


EDILIZIA

L’edilizia richiede sempre più qualità Giocare sulla posizione dell’edificio e sul rispetto dell’ambiente. Sono queste le armi che a lungo termine permetteranno una scossa del settore edile e la fine dell’empasse del mercato. A parlarne è l’architetto Claudio Lot Emanuela Caruso

In queste pagine, alcune opere di edilizia residenziale realizzate dalla Lot Sante Costruzioni Srl di Pordenone lotsc.srl@alice.it

l valore richiesto dall’edilizia odierna è l’assoluta qualità del costruito. Imperativo a cui le aziende del settore, data la situazione stagnante del mercato, cercano di rispondere attraverso lo studio delle location più appetibili per i possibili acquirenti, il rispetto dei parametri di ecocompatibilità e risparmio energetico, e

I

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la competitività del prezzo, variabile difficile da controllare a causa degli elevati costi di costruzione. Nella regione del Friuli Venezia Giulia una delle zone che maggiormente sta risentendo della fase di stallo del mercato è quella di Pordenone, dove però le attività di alcune imprese, come la Lot Sante Costruzioni, stanno cercando di porre un rimedio ef-

ficace e soprattutto duraturo. «Nonostante la situazione di empasse – spiega Claudio Lot, legale rappresentante della società –, resta la convinzione che gli immobili siano uno dei pochi investimenti sicuri rimasti. Ecco perché la Lot Sante Costruzioni si occupa da più di quarant’anni della realizzazione di costruzioni sicure, tecnologiche e di qualità». I servizi offerti dall’azienda, che spaziano dalla progettazione alla direzione dei lavori e dalle ristrutturazioni alle bonifiche di beni contenenti amianto, coprono vari campi dell’edilizia. «Ci occupiamo sia dell’edilizia civile, costruendo su commissione o in proprio, sia di quella industriale, in particolar modo nella provincia di Pordenone. Negli ultimi tempi, anche per far fronte alla situazione non rosea del mercato, ci siamo impegnati nell’edilizia di culto e ricreativa, ad esempio costruendo la chiesa di San-


In questa situazione di stallo del mercato gli edifici più facilmente vendibili sono quelli in periferia, in quanto meno costosi, e quelli costruiti in classe energetica A t’Agostino nel quartiere di Torre di Pordenone e ristrutturando varie scuole e asili». Per incentivare la ripresa del settore nella propria zona di competenza, la Lot Sante Costruzioni ha condotto alcune ricerche sulle location più adatte a ospitare nuovi costruzioni. «I risultati ottenuti hanno dimostrato che nelle zone centrali sorgono edifici invenduti e palazzine abitate solo per il 30%. Nelle zone periferiche, al contrario, i piccoli edifici con 6/9 appartamenti sono più richiesti e vengono venduti per un importo del 10% in meno rispetto a quelli più centrali. Questo è il motivo per cui ora stiamo concentrando le nostre costruzioni nella semiperiferia». Ma la migliore strategia per rendere interessante agli occhi degli acquirenti i nuovi im-

mobili è quella di dotarli di accorgimenti costruttivi inerenti al risparmio energetico. «È importante accettare e seguire i parametri ambientali imposti per legge non solo perché portano innumerevoli vantaggi, ma anche perché sono gli elementi più richiesti dai clienti e incidono in maniera netta sulla qualità complessiva dell’edificio. Il core business dell’azienda è senza dubbio l’edilizia residenziale per cui realizziamo architetture moderne e stabili in classe energetica A. A richiesta dell’utente, li disponiamo di murature e coperture ben isolate, di serramenti con vetrocamera e di fonti energetiche alternative quali i pannelli solari e i pannelli fotovoltaici. Inoltre, utilizziamo materiali ad alto livello di ecocompatibilità, ad esempio il legno, il sughero, la

cellulosa e il laterizio, preferibile al cemento». La qualità delle opere della Lot Sante Costruzioni è riconosciuta attraverso varie attestazioni. «Siamo certificati Soa e Uni En Iso 9001 e iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per quel che concerne l’attività di bonifica dall’amianto». Attualmente la società ha pensato di ampliare l’attività, focalizzando la propria attenzione su altre aree geografiche. «Siamo impegnati nel settore delle ristrutturazioni e bonifiche a Milano e nei comuni limitrofi e ci avvaliamo dell’aiuto di aziende selezionate e specializzate». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 193


MATERIALI PER L’EDILIZIA

Si evolve il mercato del calcestruzzo ra i tanti materiali disponibili e utilizzati nel mondo delle costruzioni, il calcestruzzo permette realizzazioni sempre più all’avanguardia grazie alle sue ottime caratteristiche prestazionali. Non a caso, gli addetti ai lavori definiscono il calcestruzzo preconfezionato come una pietra artificiale a cui è possibile dare una forma e una configurazione ben precisa. La sua composizione, infatti, permette di mantenerlo allo stato fluido per qualche ora, così da essere lavorato, per poi renderlo solido e indeformabile. Non solo, è anche un materiale estremamente resistente,

T

Giovanni Marson de La Nuova Calcestruzzi Srl. Nella pagina a fianco, Alessandro Bartolo, socio dell’azienda info@lanuovacalcestruzzi.it

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Accettare le sfide del mercato in evoluzione e decidere di esternalizzare un ramo dell’attività per migliorare ulteriormente il servizio. Giovanni Marson parla della nuova strategia aziendale, dalla produzione di calcestruzzo alla consegna Emanuela Caruso

tanto che se abbinato all’acciaio può creare strutture in grado di resistere persino alle sollecitazioni sismiche. In territorio friulano, un’azienda che da vari decenni si occupa della produzione di questo prodotto è La Nuova Calcestruzzi. «Produciamo calcestruzzo – spiega Giovanni Marson, responsabile commerciale e amministrativo della società – in alcune centrali di betonaggio e poi viene utilizzato per qualsiasi tipo di costruzione, da quelle civili a quelle marittime, partendo dalle fondamenta per arrivare alle strutture in elevazione e alle coperture». La grande influenza della vostra azienda è dovuta anche alla creazione con la General Beton Triveneta di una forte compagine societaria, che ha portato alla stabilizzazione definitiva dell’attività. Quali vantaggi avete ottenuto in questo modo? «Siamo riusciti ad ampliare il nostro raggio d’azione, che se prima della formazione di questa grande società copriva i

20-25 km di territorio, ora arriva oltre, grazie anche alla flessibilità nella logistica. Toccare Paesi esteri quali Polonia, Tunisia, Romania e Cina – grazie alla internazionalizzazione di GBT, General Beton Triveneta – ha fortificato la nostra immagine nel territorio. Inoltre, avendo unito le forze è diminuita la concorrenza e si è ottimizzato lo sfruttamento degli strumenti e dei macchinari, senza dover ricorrere a consistenti investimenti. Infine, aver creato un’aggregazione societaria che comprende aziende specializzate in acciai per cementi armati, asfalti, guaine bituminose, emulsioni e isolanti acustici ci consente di soddisfare in pieno ogni singola esigenza dei nostri clienti». Grazie all’unione di queste società e alla nuova forza imprenditoriale del gruppo, La Nuova Calcestruzzi ha affidato a un’impresa esterna l’organizzazione delle consegne. Quali vantaggi comporta per un’azienda produttrice la cessione del ramo


Giovanni Marson

Specializzarci nel trasporto ci ha consentito di ampliare l’attività e di fornire un servizio più completo ed efficiente alla nostra clientela

dell’autotrasporto? «Sicuramente l’opportunità di avere a disposizione mezzi sempre efficienti e personale qualificato nello specifico settore della logistica. Entrambi questi aspetti permettono alla nostra azienda di arrivare a servire siti molto strategici per posizione e rilevanza e di garantire un servizio completo e

la massima assistenza su tutto il territorio che ci siamo impegnati a coprire. Altro elemento importante è il poter controllare in ogni momento la rintracciabilità di tutti gli autocarri, attraverso mezzi all’avanguardia e apparecchiature sofisticate, ad esempio il sistema Gps, con il quale è possibile monitorare i tempi di consegna e di scarico e soprattutto la qualità del calcestruzzo al momento della sua consegna al cliente». Come mai, secondo lei, questa audace scelta de La Nuova Calcestruzzi non è stata presa in seria considerazione dalle altre imprese del settore? «In primo luogo perché non è una scelta facile e non tutti

gli imprenditori sono disposti a farla. Bisogna infatti rinunciare a condurre da soli la propria attività e rendersi conto che la nuova realtà del mercato, ma soprattutto la sua continua evoluzione, impone strategie molto diverse da quelle del passato. In secondo luogo, appoggiarsi ad altre imprese per poter ridurre gli sprechi ed eliminare il superfluo presente in ogni azienda, in modo da ottenere così più successi e ottimizzare i processi produttivi non è una cosa semplice per tutti. Molte aziende, al giorno d’oggi, tendono e rischiano di chiudersi e isolarsi piuttosto che accettare le sfide e i cambiamenti della competizione e del commercio».

3,6

mln FATTURATO Questo è il volume di affari con cui La Nuova Calcestruzzi Srl di Pordenone ha chiuso il 2010

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MATERIALI PER L’EDILIZIA

Più isolamento e meno emissioni Incessante innovazione e ricerca tecnologica hanno permesso di mettere a punto un sistema di isolamento termico che abbatte costi ed emissioni inquinanti ottenendo il massimo dal polistirene. Ne parla Ilario Zanatta Amedeo Longhi

embra quasi una contraddizione, eppure oggi si può rendere il polistirene espanso un materiale favorevole alla conservazione dell’ambiente. Lo dimostra il caso di Isolconfort, gruppo attivo da oltre quarant’anni con una presenza capillare nel Nord Italia grazie a tre stabilimenti produttivi per 45.000 metri quadri di capannoni e a un’organizzazione logistica e distributiva ben strutturata. Tutela il benessere abitativo – ma protegge anche l’ambiente dalle emissioni di carbonio – attraverso la creazione di sistemi isolanti che abbinano idee pionieristiche a pro-

S

prietà termo-acustiche del polistirene espanso. Si tratta di una realtà così innovatrice da vincere il premio per l’edilizia ecosostenibile al “Klimahouse Trend 2011”, award che premia le novità in grado di coniugare tecnologia e soluzione formale confermando elevate caratteristiche di risparmio ed efficienza energetica. «Il “sistema casa” di Isolconfort – spiega Ilario Zanatta, titolare della società – propone soluzioni pronte per tetto, pavimento e pareti: ogni elemento isolante della casa non solo contribuisce alla riduzione delle emissioni di carbonio, ma tutela l’ambiente in ogni fase della sua produzione». Riutilizzo delle materie prime e autogenerazione di energia hanno fatto guadagnare a Isolconfort la qualifica di azienda “a scarti zero”: la principale risorsa usata per la produzione è infatti il vapore acqueo, recu-

198 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

perato per il riscaldamento e nuovamente reimpiegato per la produzione. «Senza contare che – prosegue Ilario Zanatta –, i prodotti finiti possono trovare un nuovo impiego, essendo riciclabili al 100% infinite volte, una volta terminata la loro funzione». Grazie a questi ac-

In basso a sinistra, Ilario Zanatta, titolare della Isolconfort Srl di S. Vito al Tagliamento (PN). Sotto, il processo a stagionatura ventilata a cui viene sottoposto ogni prodotto Isolconfort


Ilario Zanatta

Isolconfort produce sistemi isolanti per l’edilizia. Qui a fianco, polistirene espanso prima della lavorazione www.isolconfort.it

Ogni elemento isolante della casa non solo contribuisce alla riduzione delle emissioni di carbonio, ma tutela l’ambiente in ogni fase della sua produzione

corgimenti, i prodotti Isolconfort, tra i vari isolanti, sono quelli che, a parità di isolamento, hanno il più basso contenuto di energia consumata. L’impiego delle soluzioni prodotte dall’azienda nell’ultimo anno ha fatto risparmiare circa il 70% di combustibili per il riscaldamento degli ambienti, ottenendo una riduzione di emissioni di CO2 pari a circa 60 milioni di tonnellate, quasi quanto quelle prodotte in un anno dal Triveneto. Questo è solo uno dei motivi per cui l’azienda è stata scelta come fornitore dai migliori brand dell’edilizia che tutelano le abitazioni con sistemi a cappotto, sistemi a copertura e sistemi a pavimento. «Le prestazioni superiori, i brevetti sviluppati in esclusiva, il servizio di consulenza ai progettisti – continua Ilario Zanatta – sono fra i plus di Isolconfort. Importantis-

sima è la garanzia sulla stagionatura dei prodotti: unica nel suo genere, sottopone il materiale a un forte stress e certifica la stabilità degli isolanti nel tempo. Proprio a questo processo sono dedicati per 14.000 metri quadri della superficie aziendale». Proiettata verso il futuro e attenta all’innovazione, l’azienda si è dotata di un laboratorio interno impegnato nella ricerca e nel controllo di ogni fase produttiva e delle prestazioni dei materiali per isolamento termico. L’affidabilità di ogni elemento in uscita dagli stabilimenti è garantita da doppi controlli: oltre alle certificazioni obbligatorie, due istituti esterni, il FIW di Monaco di Baviera e l’istituto Italiano dei Plastici, monitorano la qualità. Grazie alle sue eccellenze, Isolconfort non solo è al vertice del mercato del Nord Italia, ma esporta anche dove l’affida-

IL POLISTIRENE ESPANSO leggerissimo ed è ecosostenibile perché composto al 98% di aria, il più comune elemento naturale. Il processo di produzione utilizza solo il vapore acqueo, che consente ai granuli di gonfiarsi fino a formare le caratteristiche palline. Per questo l’EPS è riciclabile all’infinito ed è il materiale tra i più usati per la conservazione degli alimenti, autoestingue la fiamma e le sue caratteristiche isolanti sono garantite nel tempo.

È

bilità è un requisito indispensabile: Svizzera, Germania, Austria, Slovenia i paesi in cui il brand italiano viene richiesto, per la produzione di prodotti personalizzati e lastre di Neopor Basf. «Tutti i maggiori players del mercato edilizio utilizzano i prodotti e i sistemi isolanti di Isolconfort per garantire risultati certi e duraturi nel tempo – conclude Ilario Zanatta –, motivo per cui siamo soliti affermare che “in ogni casa c’è un cuore di Isolconfort”».

60

mln TONNELLATE Le emissioni di CO2 che le soluzioni proposte da Isolconfort hanno fatto risparmiare nell’ultimo anno

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MATERIALI

Materiali innovativi. Nuovi mondi per il design La creazione in laboratorio di innovativi materiali di sintesi ha aperto nuove possibilità al design e alla creatività dei progettisti. Lauro Budai spiega le caratteristiche del Corian®, un materiale dall’aspetto omogeneo e lavorabile come il legno per realizzare prodotti per ambienti di alta qualità Luca Cavera

ambizione e lo spirito creativo di Lauro Budai, imprenditore con alle spalle una lunga esperienza nella lavorazione del legno per la cantieristica navale, l’hanno portato ad affrontare con decisione il mondo dei materiali compositi di sintesi, o solid surface. «Sono riuscito a condividere la mia ambizione e la mia passione con tutti i miei collaboratori. Questa sintonia ci ha permesso di sviluppare importanti progetti e ottenere in poco tempo grandi soddisfazioni». L’azienda guidata da Budai, la Altha, si è specializzata nella trasformazione in emozioni delle lastre di Corian® della DuPont™. Il Corian® è un materiale composito avanzato, omogeneo e disponibile in più di cento colorazioni. Offre versatilità, qualità estetica e durevolezza. Ideato da DuPont™, una delle più importanti industrie chimiche mondiali – fra le sue

L’

creazioni c’è anche il nylon –, il Corian® trova applicazione negli ambienti sanitari ed è adatto agli spazi pubblici e privati, sia in interno sia in esterno. Come spiega il signor Lauro Budai: «È resistente agli impatti, all’usura, alle aggressioni chimiche e alle sollecitazioni. Colori e venature sono omogenei in tutto lo spessore del materiale. Inoltre, come il legno, può subire lavorazioni di tipo meccanico: taglio, fresatura e foratura. Le giunzioni, realizzate con adesivi specifici per ogni codice colore, risultano pressoché invisibili e generano soluzioni creative illimitate». DuPont™ ha nominato Altha Top European Corian® Quality Network Fabricator, sancendone così l’appartenenza al gruppo delle prime 3 aziende continentali che sviluppano, realizzano e installano manufatti di questo materiale. Quali sono le caratteristiche del solid surface che lo

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rendono speciale? «Innanzitutto, il solid surface, in Altha, corrisponde al Corian®, un materiale creato dalla DuPont™ negli anni 60 – in Europa siamo uno dei principali laboratori di riferimento di questa importante industria chimica. È un materiale solido, non poroso, omogeneo, composto per due terzi da minerali naturali costituiti principalmente da triidrato di alluminio – derivato dalla bauxite – e per il restante di resina acrilica (polimetilme-

Lauro Budai, presidente di Altha Srl, Aiello del Friuli (UD) www.altha.it


Il Corian® ha delle caratteristiche tali che il suo impiego è di per sé un elemento di qualità estetica. A questa contribuiamo con la progettualità sul prodotto

tacrilato). Le caratteristiche del suo successo sono la resistenza, l’atossicità e il fatto che è igienico, riparabile, ha delle giunzioni impercettibili, è termoformabile e, da qualche anno, traslucente. Per queste ragioni, questo solid surface ha trovato un grande numero di applicazioni». La vostra lavorazione del solid surface a quali ambiti è destinata? «La nostra attività si rivolge a differenti settori strategici. Realizziamo produzioni in serie per conto di importanti marchi internazionali, lavorando su specifici prodotti, sviluppati e curati in ogni loro fase. Ci occupiamo di allestimenti per realizzazioni navali, esposizioni, spazi giochi dedi-

cati, eseguiamo lavori di rivestimento su misura, produciamo piani cucina e banconi da lavoro. Inoltre abbiamo una produzione su larga scala ed elevata ripetibilità seriale destinata all’architettura e al contract, soprattutto per la realizzazione di rivestimenti e sistemi di arredamento per strutture alberghiere e altre tipologie architettoniche». Da cosa nasce l’alta qualità estetica dei prodotti realizzati con questo materiale? «Il materiale ha delle caratteristiche tali che il suo impiego è di per sé un elemento di qualità estetica. Inoltre, a ciò si aggiunge il fatto che il Corian® può essere termoformato e quindi le sue componenti combaciano in modo tale che

il prodotto finale mostra un effetto di continuità, poiché le giunzioni risultano impercettibili. Ad aumentare la qualità del prodotto noi contribuiamo con la progettualità, cercando di unire fantasia e innovazione verso l’obiettivo di un design originale». Può fare qualche esempio di allestimenti particolarmente ben riusciti dal punto di vista estetico? «Abbiamo lavorato per l’Università del Caffè presso il museo Illy di Trieste e nelle corsie del reparto pediatrico dell’ospedale di Vimercate. Abbiamo rivestito in Corian®, in modo molto originale, l’hotel Trampolines: il risultato finale richiama l’idea di una poppa di una nave sul turistico lungo- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 201


MATERIALI

mare di Riccione. Tra i lavori eseguiti all’estero vorrei ricordare il rivestimento esterno della filiale della banca Brorup Sparekasse in Danimarca. Ma il lavoro più importante è stato certamente l’allestimento del Centro Culturale Gaîté Lyrique di Parigi – realizzato in collaborazione con Cassina – che ha sicuramente un fascino particolare. L’architetto Manuelle Gautrand ha progettato in modo straordinario gli ambienti di questo palazzo storico, creando un affascinante abbinamento fra design moderno e il classico dell’epoca delle grandi opere». Voi vi confrontate continuamente con il mercato internazionale. Verso quali Paesi esteri esportate maggiormente? «Non c’è una destinazione in particolare. Creiamo in qualsiasi paese ci sia un’idea, un progetto, una nuova sfida. La nostra azienda non si è mai posta dei limiti territoriali. Abbiamo lavorato in Montenegro, in Danimarca, negli Emirati Arabi, in Francia, in Canada. Gli unici limiti che ci imponiamo sono quelli della qualità del prodotto e della qualità del servizio. Questi, insieme al made in Italy, sono stati finora il valore aggiunto con cui la nostra realtà si è proposta al mercato. Questi sono i parametri – tipici della genialità italiana e in particolare friulana – all’interno dei quali operiamo e che crediamo siano

Realizziamo una produzione su larga scala destinata all’architettura e al contract, soprattutto per la realizzazione di rivestimenti e sistemi di arredamento per strutture alberghiere

vincenti anche e soprattutto in questa fase di marcata sofferenza economica». Su quali progetti vi state concentrando per il futuro? «Il primo obiettivo è riuscire a farci conoscere maggiormente in Italia, per poi continuare a esportare Altha nel mondo,

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senza un limite nell’industrializzazione o nell’ideazione di un progetto perché, per essere uno tra i primi laboratori di riferimento di DuPont™ in Europa, bisogna essere in grado di trasformare qualsiasi pensiero creativo in un prodotto fatto in Corian®».


ARREDAMENTO

Il valore del made in Italy non deve giocare al ribasso Per fronteggiare la concorrenza dei grandi colossi del mercato, molte realtà del settore arredamento offrono soluzioni a prezzi sempre più bassi. Una tendenza che va a scapito della qualità, della ricerca e del design tipicamente italiani. Il punto di Flavio Polesello Eugenia Campo di Costa

offerta di mobili per l’arredamento domestico, in Italia, è estremamente vasta e spesso non è facile sapersi districare nella “giungla” di proposte che decantano qualità a prezzi molto bassi. Non sempre quello che un’efficace comunicazione o una mirata strategia di marketing vuole mostrare in un certo modo si rivela effettivamente

L’ In basso, modello cucina Carola della Arrex Le Cucine. Nella pagina accanto, Flavio Polesello e, sopra, una fase di lavoro all’interno dell’azienda di Ghirano di Prata (PN) www.arrex.it

tale, e la qualità a prezzi eccessivamente bassi è un binomio alquanto improbabile. La corsa al sotto-costo, in realtà, diventa un’arma a doppio taglio che spesso va a scapito dell’intero mercato. Come afferma Flavio Polesello, titolare della Arrex Le Cucine, azienda della provincia di Pordenone specializzata nella realizzazione di mobili da cucina, «la guerra al ribasso dei prezzi è un in-

ganno per tutti, per il consumatore che porta a casa prodotti sempre più scadenti e per le aziende, che evitano di investire in design, ricerca e innovazione, rinunciando alla propria cultura e identità e alimentando un processo di chiaro impoverimento di tutto il sistema». In particolare, crede che oggi l’offerta sul mercato si stia sempre più unifor-


Flavio Polesello

mando a scapito della qualità? «Oggi c’è una tendenza diffusa a farsi concorrenza utilizzando la specifica leva del prezzo. È evidente che un oggetto di qualità, quale esso sia, debba avere un prezzo adeguato alle sue caratteristiche, altrimenti significa che qualcosa, in tutto il ciclo inerente alla sua ideazione, produzione e commercializzazione, non funziona in modo adeguato. Il prezzo si abbassa e la qualità, proporzionalmente, scende. Tagliare i prezzi a volte sembra un’impresa difficile, complicata, ma in realtà è un’azione semplice e resa possibile dalla scelta di materiali scadenti, dall’utilizzo di macchinari obsoleti, dalla delocalizzazione in Paesi dove la manodopera ha un costo molto basso, da un servizio pre e post vendita limitato o addirittura inesistente». Cosa significa, invece, fare leva sulla qualità e sull’in-

Il made in Italy si identifica con il design, con la capacità di cogliere, comprendere e interpretare la realtà del momento per tradurla in oggetti belli, utili, funzionali

novazione? «Significa fare ricerca, aggiornamento, investimenti in più direzioni: questo è molto difficile, non tutti sanno produrre “qualità”, non tutti hanno mantenuto quella cultura che è frutto di esperienza ma anche motivo per guardare “oltre”. Solo chi investe in qualità è in grado di proporre soluzioni e prodotti “diversi”, che si confrontano con il mondo della competitività giocando le carte del valori distintivi della propria offerta. Certo, il rapporto qualità/prezzo deve essere adeguato e corretto, ma è chiaro che se si rinuncia ai valori distintivi del proprio prodotto non si fa altro che scegliere la strada di un’offerta omogenea, scadente e povera, che non permette di generare

i giusti margini per investire in sviluppo». In quale direzione, quindi, dovrebbero andare gli imprenditori? % EXPORT «In Italia gli imprenditori doÈ la quota vrebbero far tesoro di quello di produzione che, nell’arte e nella cultura in che viene distribuita da Arrex Le Cucine genere ci ha sempre distinto: nei paesi stranieri cercare il “diverso”, il nuovo, guardare e osservare il mondo e coglierne le esigenze, le scoperte, le evoluzioni. Fare concorrenza ai mercati emergenti significa adeguarsi, cioè assumere un atteggiamento passivo che rischia di renderci tutti perdenti». Quali sono secondo lei i tratti distintivi del made in Italy nel suo settore? «Credo che il made in Italy si identifichi innanzi tutto con il design, vale a dire la capacità

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ARREDAMENTO

INVESTIMENTI E PROGETTI viluppo e ricerca caratterizzano da sempre la strategia imprenditoriale di Arrex Le Cucine e continuano ad essere due aspetti fondamentali per l’azienda, sia a livello produttivo, sia a livello più generalmente commerciale: il monitoraggio continuo del mercato, l’innovazione della modellistica, l’ergonomia e la funzionalità del prodotto, le qualità dei materiali utilizzati, la rilevazione del gusto estetico, la comunicazione dell’immagine aziendale verso l’interno, i sistemi di comunicazione interna, i rapporti di collaborazione con i clienti e di partnership con i fornitori, e una sempre più accurata logica distributiva. La volontà di continuare ad incrementare lo sviluppo di questi complementari aspetti, permette all’azienda di avere una precisa identità nel mercato e quindi di consolidare e migliorare le posizioni già acquisite e conquistare ulteriori quote. «Il futuro – afferma Flavio Polesello – ci vede impegnati a saldare ulteriormente le collaborazioni interne, i rapporti con i nostri clienti e le relazioni con i nostri fornitori. Il nostro obiettivo, inoltre, è creare delle vere e proprie alleanze “commerciali” che ci permettano di essere presenti in molti e diversi mercati».

S

di cogliere, comprendere e in- spetto dell’ambiente, è espeterpretare la realtà del momento per tradurla in oggetti belli, utili, funzionali che davvero soddisfino chi li acquista. È scoperta di materiali nuovi o ricerca di quelli rimasti nella memoria dei nostri padri, è ri-

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rienza, è innovazione, è creatività, è recupero della tradizione. Il made in Italy è un mondo a 360° fatto di competenza vera, che vive nel Dna di coloro che grazie all’esperienza e ad una certa sensibilità nel cogliere le cose del mondo, sanno quanto sia importante innovare e tendere, quindi, al continuo miglioramento del proprio fare». Quale percentuale del vostro fatturato è destinata all’investimento in ricerca, design e innovazione? «Circa il 4,5% del nostro fat-

turato è destinato all’investimento in ricerca, design e innovazione. All’interno di Arrex Le Cucine c’è un ufficio apposito che gestisce l’innovazione seguendo i vari gruppi di lavoro dedicati appositamente al design e alla ricerca in genere». Possiamo descrivere le caratteristiche principali della vostra collezione? «Gli elementi che caratterizzano le cucine Arrex possono essere riassunti in un termine che ci piace molto, “personalizzazione”, poiché racchiude in sé diversi importanti significati: un design riconoscibile, frutto di una ricerca continua; materiali di qualità accuratamente selezionati; un’ampissima gamma di modelli diversi (oltre 80, ma questo numero si moltiplica in modo esponenziale se consideriamo tutte le varianti colore e finitura che sono presenti all’interno di ogni singolo modello); la presenza di un’elevata modularità, per realizzare composizioni perfettamente su misura, adattabili agli spazi a disposizione e alle esigenze degli acquirenti; l’offerta di molti elementi accessori. A questo si aggiunge il fatto di poter soddisfare le richieste di un pubblico trasversale sotto tutti i punti di vista: età, nazione, status socio-culturale, budget a disposizione». Che cosa rappresenta, nell’immaginario dell’azienda, lo “spazio cucina” e quali materiali prediligete per la vostra produzione?


Flavio Polesello

«Le nostre sono cucine multifunzionali e perfettamente a misura di chi le sceglie, sono capaci di essere insieme scenario di incontri, area soggiorno e luogo per cucinare e pranzare, sono il risultato di un equilibrato connubio tra estetica e tecnologia. All’interno della nostra vasta gamma si trova sempre ciò che si desidera. La nostra storia ci ha resi abili artigiani del legno e, in effetti, amiamo molto lavorare questa eccezionale materia prima, che scegliamo con cura e attenzione, nel rispetto di tutte le più severe normative in termini di tagli e rimboschimenti. Ma amiamo anche il vetro, l’alluminio e tutti i materiali con una forte componente di riciclabilità». Parte della vostra produzione è destinata al mercato straniero e la distribuzione dei vostri prodotti, all’estero, si è aperta anche a mercati difficilmente penetrabili. Come siete riusciti ad entrare nei mercati più ostici, come quelli orientali, e quale riscontro state ottenendo all’estero? «Il settore delle esportazioni rappresenta il 23% della nostra produzione. In Cina e in altri Paesi orientali e medioorientali siamo entrati senza appoggi istituzionali di alcun tipo. Abbiamo selezionato referenti in loco affidabili, seri, abbiamo garantito e mantenuto assistenza, servizio. Si tratta di Paesi lontani, la

Solo chi investe in qualità può proporre soluzioni e prodotti “diversi”, che si confrontano con il mondo della competitività giocando le carte dei valori distintivi della propria offerta

merce arriva anche un mese dopo essere stata caricata nei container, quindi i nostri referenti devono avere la certezza della nostra presenza costante, sempre e in ogni caso, a prescindere dal fuso orario. Con questi Paesi, e in genere con tutti i nostri clienti, non instauriamo mai un rapporto commerciale standardizzato: garantita la qualità del prodotto, garantito un design che si rinnova di continuo e che rispecchia il made in Italy, entrano in gioco tutta una serie di elementi che riguardano l’assistenza, la formazione

continua - via web, direttamente in loco o presso le nostre sedi -, l’affidabilità, il rapporto personale. All’estero l’azienda deve mantenere la propria identità costantemente, deve essere riconosciuta e riconoscibile per le sue caratteristiche distintive. Il nostro mercato export sta ottenendo riscontri molto positivi a tutti i livelli, c’è molto interesse nei confronti del nostro marchio anche in Paesi con i quali abbiamo recentemente intrapreso diversi rapporti commerciali, come il Vietnam o il Kenia».

Nella pagina accanto, sopra la cucina Essenza. Sotto, modello Anna. In questa pagina un interno degli uffici di Arrex Le Cucine

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CLIMATIZZAZIONE

La tecnologia che genera benessere Impianti pensati e progettati per offrire un comfort ottimale in tutte le stagioni. Valerio Supini spiega i vantaggi derivanti dai sistemi di climatizzazione radiante e le ultime tendenze del mercato Guido Puopolo

ivere e lavorare in un ambiente confortevole, in grado di garantire una temperatura ideale in ogni periodo dell’anno, può contribuire in maniera determinante al benessere delle persone. Lo sa bene Valerio Supini, presidente di Rdz spa, società del gruppo Caleffi con sede a Sacile, leader a livello nazionale nel campo dei sistemi di cli-

V

Valerio Supini, presidente della Rdz Spa rdzcentrale@rdz.it www.rdz.it

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matizzazione radiante: «Progettiamo e realizziamo impianti per il riscaldamento e il raffrescamento a pavimento, a soffitto e a parete, unitamente a sistemi per la termoregolazione e per il trattamento dell’aria specifici per impianti radianti, per assicurare sempre un bel tepore in inverno e un fresco refrigerio in estate». Quali sono le ultime tendenze del mercato per il riscaldamento e la climatizzazione degli edifici? «In questi ultimi anni abbiamo assistito a un’evoluzione degli impianti di climatizzazione radiante, che ha interessato aspetti molto significativi. Miglioramento del comfort, ridotti fabbisogni di energia e possibilità di impiego di energie rinnovabili sono elementi ormai determinanti nella progettazione e realizzazione di queste strutture. Attualmente l’impianto di climatizzazione radiante più diffuso è senza dubbio quello comunemente conosciuto come “riscaldamento a pavimento”. Un

tempo utilizzato per il riscaldamento invernale di ampi spazi, è stato poi impiegato con successo per il riscaldamento in ambito residenziale, con ottimi risultati anche per il raffrescamento estivo. Parallelamente sono nate altre tipologie impiantistiche, che sfruttano l’irraggiamento come metodo di diffusione del calore negli ambienti, tra cui gli impianti a parete e quelli a soffitto. Sono soprattutto questi ultimi a marcare un interessante trend di crescita, grazie a caratteristiche di bassa inerzia termica che li rendono facilmente applicabili nei moderni edifici, con ottime prestazioni soprattutto in regime di funzionamento estivo». Tra le vostre proposte a catalogo quali sono le tipologie di prodotto maggiormente richieste? «Per quanto riguarda gli impianti a pavimento, sono sempre più richieste le tipologie a basso spessore, ideali nel caso di ristrutturazioni. È il caso di Eco-Dry, un sistema a secco


Valerio Supini

ecosostenibile, che permette di realizzare un impianto in soli 3 cm di spessore. Inoltre, visto che il tema dell’acustica in edilizia è sempre più sentito, Rdz ha voluto dare il proprio contributo progettando un sistema, denominato “Acoustic Plus”, che combina in un’unica soluzione le prestazioni termiche del pavimento radiante con gli alti livelli di attenuazione dei rumori da calpestio». Quali invece le novità relativamente agli impianti a soffitto? «Dopo due anni di studi e ricerche, abbiamo lanciato sul mercato “b!klimax”, un sistema completo, altamente innovativo e a bassissima inerzia termica, per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti per mezzo dei soffitti e delle pareti. Questo prodotto sfrutta la capacità delle grandi superfici (soffitti e pareti) di scambiare calore per irraggiamento con l’ambiente e le persone. Il corpo umano viene così messo nella condizione di equilibrare perfettamente gli scambi termici, con un conseguente innalzamento del livello di benessere percepito. Adatto a molteplici applicazioni, “b!klimax” presenta notevoli vantaggi rispetto ai sistemi a tutt’aria, con risultati particolarmente soddisfacenti in ambienti dove è indispensabile mantenere una condizione di comfort in ogni periodo dell'anno. Integrato in modo invisibile, il sistema permette

Per quanto riguarda gli impianti a pavimento, sono sempre più richieste le tipologie a basso spessore, ideali nel caso di ristrutturazioni

inoltre di utilizzare tutti gli spazi disponibili, migliorando l’estetica degli ambienti». Ricerca e sviluppo sono dunque attività indispensabili per riuscire a soddisfare le mutate necessità del mercato. «Investiamo costantemente in attività di ricerca e sviluppo, ricercando soluzioni di altissima qualità in grado di rispondere perfettamente a ogni esigenza di installazione e di utilizzo. La nostra divisione interna, appositamente creata, lavora per cer-

care di individuare e offrire al mercato sistemi di climatizzazione sempre più performanti, per assicurare il massimo del comfort e del rendimento. Il tutto, ovviamente, tenendo sotto controllo i costi: una variabile sempre importante ma, data la situazione attuale, assolutamente imprescindibile». Verso quali ambiti si sta indirizzando prevalentemente la vostra produzione? «L’aumentata sensibilità alle tematiche energetiche ci ha in-

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CLIMATIZZAZIONE

UN’ECCELLENZA FRIULANA R dz nasce nel 1978, e in breve tempo diventa punto di riferimento nel Nord Est per i sistemi di riscaldamento innovativi. Durante gli anni 80 si afferma nel settore del riscaldamento a pavimento, iniziando ad ampliare la propria presenza sul territorio nazionale. Nel 1997 Rdz è la prima società del settore a ottenere la certificazione di

qualità Iso 9001, e nello stesso anno inaugura il primo centro di formazione interno all’azienda per operatori del settore termoidraulico. Il 2001 segna la definitiva affermazione di Rdz come eccellenza nel panorama imprenditoriale italiano: diventa infatti Società per Azioni, stabilendo contemporaneamente il suo quartier generale

nella nuova sede di Sacile (PN). Nel 2005 il gruppo Caleffi spa di Borgomanero (NO), leader in Italia nella produzione di soluzioni idroniche per impianti di riscaldamento e sistemi che utilizzano energie rinnovabili, entra a far parte della compagine societaria e nel settembre 2009 acquisisce la totalità delle quote.

“b!klimax” è un sistema altamente innovativo e a bassissima inerzia termica, ideale per il riscaldamento e raffrescamento degli ambienti per mezzo dei soffitti e delle pareti

dotto a inserire nel nostro cata- del mercato, sempre pronti a logo un’ampia gamma di soluzioni che vanno in questa direzione, tra cui, ad esempio, un nuovo sistema radiante a soffitto in cartongesso e in metallo, macchine per la deumidificazione dell’aria più efficienti, e sistemi di regolazione elettronica di nuova generazione, con tecnologia wireless e possibilità di telegestione e diagnostica a distanza. Lavoriamo per intercettare e anticipare i cambiamenti

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soddisfare ogni specifica esigenza». Quali sono attualmente i mercati di riferimento per Rdz e quali quelli che presentano le maggiori prospettive di crescita? «Operiamo prevalentemente in Italia, dove siamo impegnati in un costante processo di sviluppo, come testimoniato dalla crescita esponenziale fatta registrare in questi ultimi

anni, solo in parte frenata dalla crisi nel mercato dell’edilizia. A partire dal 2005, anno di ingresso in Rdz del gruppo Caleffi, l’azienda, in un’ottica di internazionalizzazione del proprio business, ha iniziato a rivolgere grande attenzione ai mercati esteri. A questo proposito sono state create due società, una in Spagna e l’altra in Corea del Sud, e grazie ad accordi di fornitura con importanti player locali, il marchio e i prodotti Rdz hanno fatto il loro ingresso in Portogallo, Slovenia, Grecia, nei paesi dell’Europa dell’est e in mercati emergenti dalle grandi potenzialità, come Cina e Brasile».


SISTEMA PORTUALE

Spazio ai privati per una nuova stagione I progetti futuri di Marina Monassi, presidente dell’Autorità portuale di Trieste: «Inutile piangere per la mancanza di fondi, le realtà disposte a investire ci sono. Anche l’authority guardi a un modello privatistico» Riccardo Casini

ltre 250mila metri quadrati: a tanto ammonta l’espansione del porto di Trieste prevista dal nuovo piano di investimenti su cui sta lavorando l’Autorità portuale. Dalla nuova piattaforma logistica (per la cui progettazione e realizzazione si sono già fatte avanti diverse società di costruzioni italiane) al terminal per le autostrade del mare a Muggia, fino al nuovo terminal per traghetti nella zona ex Aquila e alla riqualificazione del Porto vecchio. Senza dimenticare il terminal container del molo VII, per il quale l'Autorità portuale aveva appaltato in primavera delle indagini ambientali per il prolungamento. Un molo, tra l’altro, nel quale a settembre sono stati movimentati 36.782 teu, con una crescita del 74% rispetto allo stesso mese del 2010. Dati importanti, anche se Marina Monassi, da quest’anno presidente dell’Autorità portuale, man-

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tiene i piedi ben saldi a terra. «Non nascondo – spiega – le difficoltà incontrate appena arrivata: non esistevano statistiche, e quindi nemmeno parametri di raffronto. La prima mossa per far ripartire i traffici è stata quella di aiutare economicamente gli operatori, limitando le tasse di ancoraggio e ormeggio ove possibile. Inoltre abbiamo ritenuto necessario sbloccare gli investimenti, dando priorità ai progetti immediatamente eseguibili come quelli riguardanti la manutenzione di strade e infrastrutture di collegamento al porto. Oggi fortunatamente registriamo una ripresa, gli imprenditori hanno risposto positivamente. Ma occorre sin da ora pensare al futuro». In che modo? «Innanzitutto sostituendo il vecchio piano triennale delle opere con un piano di rilancio, sulle orme dei piani industriali delle società per azioni. Abbiamo studiato il traffico in arrivo e quello potenziale in au-

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mento per individuare dove vi fossero i maggiori margini di miglioramento per investire. Sul progetto di piattaforma logistica, invece, anziché piangere per la mancanza di 30 milioni di euro, abbiamo indetto una gara tra privati: anche qui la ri-

Marina Monassi, presidente dell’Autorità portuale di Trieste. A fianco e in apertura, due immagini del porto


Marina Monassi

sposta, con diverse domande arrivate, ci rende fiduciosi». A inizio ottobre avete siglato un accordo con il porto di Rostock con l’obiettivo di sviluppare il trasporto ferroviario intermodale lungo la direttrice che collega i due porti e le relative aree economiche dell’hinterland del Mar Baltico e del Nord Adriatico. Quali altri progetti sono in cantiere sul fronte dell’intermodalità? «Mentre la Slovenia è entrata in Europa, a Trieste la rete ferroviaria continua ad assomigliare a una strada senza uscita: invece anche la nostra città deve

La prima mossa per far ripartire i traffici è stata quella di aiutare gli operatori, limitando le tasse di ancoraggio e ormeggio

aprirsi verso l’esterno. Purtroppo con le Ferrovie dello Stato abbiamo diversi problemi, a partire da tutta una serie di binari inutilizzati, un paradosso per il porto forse più ferroviario d’Italia. Ho parlato di recente con il ministro Matteoli, proponendogli di rilevare il parco ferroviario retrostante: per questo stiamo lavorando alla costituzione di una nostra società. Un altro progetto sul quale l’investimento sta aumentando fortemente è poi quello di “green corridor”: il terminal frutta ha grandi potenzialità, e anche l’accordo con Rostock si spiega con il loro interesse alla catena del freddo e alle merci che arrivano da paesi del Mediterraneo come Egitto o Israele». Passare attraverso il porto di Trieste e quindi arrivare a destinazione via ferro comporterebbe un notevole risparmio di energie. «Di certo le navi eviterebbero un lungo viaggio, cosa da non sottovalutare dal momento che parliamo di merci deperibili. Il collegamento previsto dall’accordo coprirebbe 1.500 chilometri, che secondo un loro studio sarebbero percorribili in 38 ore». Un altro progetto riguarda la zona del Vallone di Muggia. «Si tratta di un’area da bonificare, dove stiamo progettando internamente tre nuovi moli per navi turche e albanesi che potranno godere di due vantaggi: il regime di porto franco e la vicinanza alla grande viabilità. È un progetto che sta raccogliendo molte attenzioni, essendo realiz-

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SISTEMA PORTUALE

ROSTOCK - TRIESTE Termine di carico

TRIESTE - ROSTOCK Disponibilità in arrivo

Termine di carico

Disponibilità in arrivo

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Domenica

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17:30

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08:30

Martedì

17:30

Giovedì

Fonte: www.rostock - port.de

zabile in poco tempo e consen- momento che si è accollato an-

Sopra, una proposta di orari contenuta nello studio dei collegamenti tra Trieste e Rostock

tendo di liberare la città e il porto dal traffico. Un progetto, tra l’altro, che saremmo in grado di finanziare interamente insieme ai proprietari dei terreni interessati». Che importanza può avere invece in prospettiva la riqualificazione del Porto vecchio? «Indubbiamente potrà portare lavoro alla città, oltre a restituirle un’area che sarebbe stato delittuoso lasciare nel degrado. Così inoltre il porto potrà riacquistare vita anche durante l’inverno. Attualmente siamo impegnati ad aiutare il privato a restare nei tempi previsti, dal

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che tutti gli oneri relativi agli allacciamenti, al momento totalmente assenti». A che punto è invece il progetto di gateway europeo dell’Alto Adriatico, promosso da Unicredit Logistics e Maersk? Quali altre sinergie sono ipotizzabili con Monfalcone? «Sono italiana, per cui tutto ciò che può portare sviluppo nel nostro Paese mi rende felice. Detto questo, penso sia difficile investire su un progetto che non c’è. E le sinergie vanno bene se vengono realizzate insieme, come avvenuto a Roma, dove l’Autorità portuale di Civitavecchia ha

ampliato i propri confini con un semplice decreto 06:30 ministeriale, inglo08:30 bando Fiumicino e Gaeta. Allo stesso modo, Monfalcone potrebbe far parte insieme a Trieste di un’unica, grande autorità portuale». Di recente ha anche affermato che il modello di autorità portuale andrebbe rivisto in direzione di una privatizzazione. Quali sarebbero i vantaggi? «Penso a un consiglio d’amministrazione con più poteri, ma dove non possa sedere chi ha interessi diretti sulle aree in oggetto. Serve un comitato direttivo snello, penso al modello delle multiutility quotate. In questo modo, tra l’altro, ci sarebbe anche un maggiore controllo sul Piano industriale».

Orario


Renzo Redivo

Monfalcone si apre al mondo Il presidente del Csim, Renzo Redivo, è favorevole al progetto di gateway dell’Alto Adriatico: «Nell’epoca della globalizzazione non si devono portare avanti progetti localizzati in ambiti territoriali ristretti. Intanto avanti con la nuova banchina e il dragaggio del porto» Riccardo Casini

ei primi otto mesi del 2011 il porto di Monfalcone ha visto transitare oltre 2,2 milioni di tonnellate di merci, un dato che segna un aumento rispetto allo stesso periodo del 2010 (allora erano stati 1,9). Renzo Redivo, presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale del Comune di Monfalcone, sottolinea come il trend di crescita dei traffici delle merci sia confermato «anche dai dati riferiti al traffico sul raccordo ferroviario che serve il porto e le aree industriali retroportuali, che nei primi otto mesi di quest’anno ha registrato un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo del 2010. I 5.362 carri pieni transitati da gennaio ad agosto ci fanno ben sperare in un segnale di ripresa del settore, anche se restiamo ancora lontani dai grandi numeri registrati nel 2007». Cosa occorre oggi al porto di Monfalcone per aumentare ulteriormente il proprio volume di traffico e quindi contribuire ulteriormente allo sviluppo del territorio? «È necessaria per il futuro una programmazione economico-

N

territoriale rispondente alle esigenze degli operatori portuali e che tenga conto di aree intermodali attrezzate, nuove banchine e maggiori profondità di fondali, visto che per effetto dei noli gli armatori prediligono navi con capacità di carico superiori. Sarà importante un dialogo con gli altri attori del sistema trasportistico per mantenere competitive queste aree, incentivando i traffici con manovre contributive e facendo azioni di promozione congiunta». Come migliorare invece le sinergie esistenti con Trieste? Come valuta il progetto di gateway europeo dell’Alto Adriatico, promosso da Unicredit Logistics e Maersk? «Sono favorevole al progetto sull’Alto Adriatico perché ritengo che nell’epoca della globalizzazione non si debbano portare avanti progetti localizzati in ambiti territoriali ristretti. Collaborando si può far fronte alla forte concorrenza presente sui mercati, altrimenti rischiamo di rimanere fuori. D’altra parte abbiamo la fortuna di operare in una regione crocevia per eccellenza di traffici sugli assi nord-

sud ed est-ovest, con la presenza Renzo Redivo, del Consorzio di tre porti, ognuno con le sue presidente per lo sviluppo industriale peculiarità e ognuno a supporto del Comune dell’altro, che solo insieme pos- di Monfalcone sono competere con il quantitativo delle tonnellate movimentate negli altri porti. Il mercato è in continua evoluzione e noi dobbiamo evolverci con esso, offrendo le giuste condizioni in termini economici, infrastrutturali, collaborativi e di flessibilità a chiunque volesse investire in questi territori». Il consorzio che presiede cura anche due raccordi ferroviari che collegano porto, stazione e principali aree industriali. Come sviluppare oggi l’intermodalità nel territorio di Monfalcone e di conse guenza in regione? FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 215


SISTEMA PORTUALE

«Siamo proprietari di due rac-

Sopra, una veduta aerea dell'area del Lisert a Monfalcone

cordi principali che rappresentano circa 32 chilometri di tracciato al servizio dei traffici merci. L’aumento dei traffici sui nostri raccordi rappresenta per noi, oltre che un indicatore di crescita di sviluppo economico delle nostre aree, anche il raggiungimento delle finalità di programmazione degli investimenti nel settore trasportisticointermodale: siamo insomma consapevoli di aver ben indirizzato le risorse pubbliche al servizio dei privati. Oggi poi al primo posto nei nostri programmi sono presenti le opere di urbanizzazione, infrastrutturazione, intermodalità e ferrovia: solo così si rende un’area attrattiva e pronta per accogliere nuovi traffici e non delocalizzare

216 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

È necessaria una programmazione economico-territoriale rispondente alle esigenze degli operatori portuali

quelli già esistenti». Ma quali sono in concreto i prossimi progetti del consorzio relativi al sistema portuale e retroportuale? «Lo scopo è quello di offrire aree retroportuali attrezzate per la logistica di deposito delle merci e continuare a implementare le infrastrutture in modo che siano in linea con le esigenze attuali e future garantendo una maggiore e più ampia flessibilità. Ritengo che Monfalcone possa offrire aree intermodali specializzate per una determinata merceologia di traffico nelle quali siano presenti strutture per lo stoccag-

gio delle merci e macchinari per la movimentazione, così da svolgere le operazioni di assemblaggio del prodotto direttamente sul posto, riducendo le voci di costo che compongono il costo logistico e incidono fortemente sul costo del prodotto finale. Da parte nostra c’è anche la volontà di portare avanti il progetto per realizzare una banchina di circa 250 metri di fronte agli stabilimenti di Ansaldo e Fincantieri, al servizio dell’area industriale dello Schiavetti-Brancolo, nonché i lavori di dragaggio del porto per le operazioni di approfondimento».


NAUTICA

Un progetto transfrontaliero o Borders” significa “senza confini” ed è il nome del progetto patrocinato dai Comuni di Sgonico e di Sežana che ha previsto la partecipazione di un un’imbarcazione con equipaggio transfrontaliero italo – sloveno alla 43a edizione della regata velica “Barcolana” tenutasi lo scorso 9 ottobre. Un progetto al quale ha contribuito in maniera determinante la Motomarine di Trieste, specializzata nella fornitura di accessori nautici, che spesso sostiene iniziative di collaborazione sia sportiva sia sociale con strutture e amministrazioni di paesi confinanti, per aiutare soprattutto i giovani atleti di sport minori a emergere. «L’importanza di questo evento – afferma Francesco Digovic, figlio del Presidente di Motomarine Peter Digovic, e socio dell’azienda insieme ai fratelli Sacha, Martina e al collaboratore di sempre Antonio Pribetic – è stata soprattutto nella collaborazione transfrontaliera tra amministrazioni pubbliche, nello specifico tra il comune di Sežana-Slovenia e il comune di Sgonico tramite il Sindaco Mirko Sardoč animatore dell’iniziativa, al fine di creare opportunità di sviluppo per il settore economico». In che modo tale iniziativa può influire sullo sviluppo

“N

Il progetto “No Borders”, realizzato in occasione della regata Barcolana, esemplifica la filosofia della Motomarine, azienda di forniture per la nautica aperta ai mercati esteri, che vuole contribuire attivamente alla crescita di giovani sportivi Eugenia Campo di Costa

economico? «La collaborazione transfrontaliera è anche tra le attività produttive che, facendo sistema, possono arricchire l’offerta; è collaborazione tra persone di diverse nazionalità: l’equipaggio era misto italo sloveno, con la partecipazione nel team anche di due serbi; è collaborazione generazionale con il simbolico passaggio del timone ai giovani. Questa iniziativa ha esemplificato la collaborazione tra enti pubblici e settore privato per far crescere l’economia della nostra area, che ha destinato parte delle ri-

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sorse per le attività sportive, importantissime per la crescita dei giovani ma troppo spesso prive di sostegno. Da ultimo, attraverso il progetto “No Borders” si è valorizzato anche il territorio, con la collaborazione tra mare e Carso». Quale il ruolo di Motomarine rispetto al progetto “No Borders”? «Motomarine ha partecipato in maniera determinante al progetto “No Borders”, non solo con le sue forniture. Due ragazzi, Simon Sivitz Košuta e Jaš Farneti, che sono stati protagonisti dell’iniziativa, verranno

Da sinistra Sacha, Martina, Peter e Francesco Digovic della Motomarine di Trieste. Nella pagina accanto, un interno dell’azienda, uno dei prodotti Motomarine e un’immagine della “Barcolana – No Borders Team” www.motomarine.it


Francesco Digovic

Abbiamo investito soprattutto in nuovi spazi moderni e funzionali, che garantiscano il benessere dei lavoratori, e in nuove tecnologie

sostenuti dall’azienda anche per la stagione velistica a venire, con l’intento di portarli alle Olimipiadi di Rio». La vostra accezione internazionale si evince anche dal vostro mercato. Non distribuite infatti solo in Italia. «Motomarine è punto di riferimento oggi per clienti italiani e stranieri. I nostri principali mercati sono, nell’ordine: Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Austria, Germania,Turchia». Quali sono, al momento, i vostri prodotti di punta? «I nostri sono prodotti tecnici, di qualità ed economici. Abbiamo un’offerta diversificata che dà risposte concrete alla maggior parte delle esigenze. I prodotti di punta sono ancore ad alta efficienza, parabordi e, in generale, materiale da ormeggio quali catene, cime e ferramenta di prima qualità, articoli tecnici nautici, prodotti chimici ecocompatibili, materiale elettrico in genere e Led per la nautica (il risparmio energetico a bordo è fondamentale), equipaggiamenti di sicurezza. Il nostro catalogo,

presente anche sul sito web, conta circa 14000 articoli». La crisi dei mercati ha colpito molto il settore nautico. Come ha risposto Motomarine alla recessione? «Abbiamo investito più di prima soprattutto in nuovi spazi moderni e funzionali, che garantiscano il benessere dei lavoratori, e in nuove tecnologie. In magazzino i nostri macchinari sono efficienti e sicuri e negli uffici abbiamo software e hardware di ultima generazione. Abbiamo inoltre aggiornato in maniera sostanziale il sito web con nuove funzionalità, informazioni e

sezioni per essere sempre all’avanguardia, in un settore dove ormai la competizione è altissima». Questi investimenti sono stati premianti. «Nonostante il contesto di difficoltà finanziaria, non solo abbiamo tenuto le posizioni, ma siamo riusciti anche ad aumentare il fatturato e la nostra clientela. La conferma che la strada buona è stata intrapresa ci spinge pertanto a proseguire nella direzione scelta: proporre ai clienti qualità del servizio e dell’offerta». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 219


PORTI TURISTICI

Design e tecnologia in marina

Robustezza, portata, durata nel tempo e, in alcuni casi, design particolare. Sono queste le caratteristiche che devono possedere i pontili galleggianti. Ne abbiamo discusso con Alessandro Paulin Nicoletta Bucciarelli

iuscire a realizzare complesse elaborazioni progettuali senza mettere in secondo piano la qualità e soprattutto la scelta estetica è fondamentale quando parliamo di pontili galleggianti per porti turistici. «Il nostro è un lavoro artigianale legato a sofisticate tecnologie» afferma Alessandro Paulin, titolare della Paulin di Gorizia. «Per questo ci affidiamo alla riproduzione del prodotto finale in formato “rendering”, in modo tale da raffigurare nel modo più veritiero possibile quanto verrà realizzato». Con quali porti avete collaborato? «L’Italia è il nostro mercato di riferimento principale, ma ci stiamo espandendo anche in Medio Oriente. Inoltre, abbiamo svolto dei lavori significativi in Slovenia, e ci stiamo indirizzando in Croazia e Montenegro». Da quanto vi siete indirizzati nella progettazione e produzione di pontili galleggianti? «La nostra tradizione è trentennale. Mio padre era infatti addetto alla saldatura di strutture simili. Successiva-

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mente si è messo in proprio specializzandosi nell’attività. Negli ultimi cinque anni siamo cresciuti sempre di più anche grazie alla collaborazione a livello commerciale di Jani Majcen con il quale abbiamo creato un brand che stiamo esportando in tutto il mondo». Il vostro lavoro consiste nella progettazione, nella costruzione e poi nella successiva manutenzione? «Esattamente. Questo perché la nostra struttura è molto flessibile, soprattutto per quello che riguarda l’ingegnerizzazione del prodotto. Oltre agli ingegneri interni possiamo contare anche su differenti collaborazioni sul fronte dell’ingegneria dello sviluppo, impegnata nello studio di nuovi prodotti, e su quello della biomeccanica. Abbiamo instaurato inoltre delle joint venture con società di costruzione marittima con le quali siamo in grado di eseguire lavorazioni complete e di concorrere a gare d’appalto. Progettiamo e creiamo su misura ogni singolo angolo di una marina».

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Cosa intende per lavorazioni su misura? «Oltre alle lavorazioni standard, ovvero le lunghezze da 8, 10 o 12 metri e larghezze mediamente di 2 metri, siamo in grado di svolgere lavorazioni particolari anche per quanto riguarda il livello di galleggiamento rispetto all’acqua. Questo dipende dalle singole esigenze e da cosa richiedono i progettisti. In questo modo siamo in grado di creare qualsiasi struttura di galleggiamento, come ad

Alessandro Paulin è titolare della Paulin srl di Gorizia www.paulinsrl.net info@paulinsrl.net


Alessandro Paulin

esempio dei bar e delle terrazze». Quali sono i materiali utilizzati? «Ovviamente il legno. Quello che viene prediletto per la sua resistenza e che necessita di una manutenzione ridotta rispetto ad altri è il legno esotico, legni del Sud America e delle zone africane. Il termotrattamento avviene in tipi di legno classici come il frassino che viene snervato, ovvero vengono tolte le nervature per evitare dilatazioni. Rispetto ai legni esotici i legni classici termo-trattati risultano essere più leggeri mentre la resistenza negli anni è la stessa. Un altro tipo di pavimentazione molto utilizzato è il WPC (wood polyethilene composit), consigliabile soprattutto per quelle zone in cui è presente un forte sbalzo termico tra la notte e il

Il legno che viene prediletto per la sua resistenza è quello esotico, proveniente dal Sud America e dalle zone africane

giorno. Le nostre strutture sono di base supportate in acciaio classico, diversificate a seconda delle richieste del cliente e della durata che si vuole ottenere». Come viene realizzato il sistema di galleggiamento? «Creiamo delle strutture in calcestruzzo che andranno a formare dei pontili continui o dei pontili discontinui, più diffusi per la loro versatilità. Questo ci permette di giocare anche con forme differenti. Lavoriamo approfonditamente sulla ricerca del galleggiamento ideale che dipende da vari fattori quali venti, onde, posizione degli stessi, struttura geologica del fon-

dale e dal tipo di acqua. Cerchiamo di lavorare a 360 gradi, coprendo tutte le esigenze di una marina». Nei pontili non può mancare la componente estetica. Come lavorate sotto questo punto di vista? «Collaboriamo con molti architetti puntando sul design, come testimoniano alcune lavorazioni particolari. Passi significativi si stanno facendo inoltre nel campo dell’innovazione e dello sviluppo del settore. Questo consente di raggiungere qualsiasi location nel mondo e di gestire la costruzione della marina e di qualsiasi struttura galleggiante». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 221


LOGISTICA E TRASPORTI

Una logistica flessibile e sempre più innovativa l mondo dei trasporti e della logistica sta attraversando una fase di profonda trasformazione, determinata anche dagli effetti prodotti dalla recente crisi economica, che ha inevitabilmente portato gli operatori del settore a implementare strategie di rinnovamento e innovazione. Non è un caso che aziende solide, in grado di far fronte efficacemente alla negativa congiuntura economica attraverso l’ottimizzazione delle risorse a disposizione e una lungimirante politica di diversificazione e riprogettazione del business, in questi anni siano riuscite non solo a sopravvivere alla crisi ma a consolidare la propria posizione sul mercato, proponendosi come partner affidabili anche a livello internazionale.

I

© photo Roberto Coco

Enrico Roitz, titolare della Roitz Srl, e Cristina Bressan, amministratore della Rail Services Srl di Gorizia www.roitz.it

224 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

L’organizzazione logistica nel campo dei trasporti richiede grande flessibilità e un’approfondita conoscenza della normativa internazionale. L’esempio delle realtà goriziane create da Enrico Roitz e Cristina Bressan Matteo Rossi

«La crisi ci ha insegnato che offrire semplicemente un servizio customer oriented, focalizzato esclusivamente sulle esigenze dei committenti, può essere fuorviante, soprattutto in un momento come quello attuale», sottolinea Enrico Roitz, imprenditore friulano che, insieme a Cristina Bressan, guida il gruppo costituito da Roiz Srl e Rail Services Srl e S.C.D. Srl, aziende di Gorizia specializzate nella fornitura di servizi logistici per trasporti ferroviari, marittimi e su strada. «Per questo è indispensabile cercare e proporre nuove soluzioni che, in un certo senso, siano in grado di anticipare le richieste dei partner, per trasformare in opportunità le nuove sfide e ogni difficoltà che si dovessero presentare». Quali aspetti gestionali, produttivi e commerciali avete quindi rielaborato per raggiungere questi obiettivi? ENRICO ROITZ: «Già nel 2007, prima dello scoppio della crisi, avevamo attuato un profondo piano di riorganizzazione interna che si è poi rivelato de-

terminante, in quanto ci ha permesso di tamponare gli effetti dell’inaspettata congiuntura negativa del 2008-2009. Inoltre, grazie alla rigidissima gestione amministrativo-finanziaria del gruppo e al un monitoraggio dei risultati e degli andamenti effettuata su base trimestrale, siamo molto più preparati ad affrontare ogni evenienza in questo lungo periodo di stagnazione, in ossequio al principio “sperare nel meglio ma prepararsi al peggio”. Sicuramente l’azione più complessa e significativa in un contesto di generale difficoltà è stata la capitalizzazione di Rail Services, la colonna portante della nostra società, che oggi ci permette di disporre di una realtà economicamente sana, dotata di asset solidi, immobili di proprietà, operazione attraverso la quale abbiamo voluto dare un nostro segnale importante per il mercato e gli istituti finanziari». A questo proposito avete recentemente inaugurato il vostro nuovo Terminal privato. Quale valore aggiunto


Stiamo ultimando la gestione e il trasporto di merci via ferrovia per un committente americano impegnato nella costruzione di un’industria chimica in Kazakistan

vi garantisce questo investimento? CRISTINA BRESSAN: «Nel 2010 abbiamo acquistato da FS Holding Spa, dopo 12 anni di trattative e pastoie burocratiche, un’area abbandonata della Stazione Merci di Gorizia, ristrutturandola e trasformandola in un moderno punto di interscambio privato gommarotaia, un porto di terra dotato di una funzionalità moderna, con magazzini doganali e fiscali e di mezzi di sollevamento e movimentazione di nostra proprietà. Grazie alla realizzazione di questo progetto, che ha comportato un investimento complessivo di 4,5 milioni di euro, oggi il nostro Gruppo è in grado di gestire in totale autonomia tutte quelle operazioni

logistico/doganali che solitamente richiedono il concorso di più operatori. In questo modo, potendo offrire un servizio globale capace di ottimizzare tempi e modi del trasporto, ci poniamo al mercato come interlocutore unico, realizzando economie di scala che garantiscono ai nostri partner significativi risparmi anche da un punto di vista economico». Il mercato oggi è sempre più rivolto all’internazionalizzazione, alimentando la necessità di supporti e apparati logistici importanti. Quali sono le prospettive e le principali criticità riscontrate nell’operare sul territorio italiano, soprattutto per quel che riguarda l’ambito ferroviario?

«Purtroppo il sistema italiano è ancora permeato da una incredibile imposizione di vincoli, lacci e lacciuoli amministrativi e burocratici che rendendo qualsiasi progettualità imprenditoriale lenta e farraginosa non fanno che frenare la crescita delle imprese presenti sul territorio. Sulla base della nostra esperienza ci è capitato spesso di avere a che fare con grosse aziende internazionali che hanno abbandonato l’Italia o progetti economici da sviluppare in Italia proprio a causa delle incertezze e delle difficoltà riscontrate». Per quel che riguarda la vostra attività, invece, quali sono i mercati che offrono le maggiori opportunità di crescita per il prossimo futuro? C.B.:

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 225


LOGISTICA E TRASPORTI

UNA SEDE INNOVATIVA stato inaugurato lo scorso 26 maggio il nuovo quartier generale di Roitz Logistics e RailServices Srl, a conclusione di un ambizioso piano di investimenti portato a termine in meno di due anni e funzionale agli obiettivi di crescita fissati da Enrico Roitz e Cristina Bressan. La struttura, situata all’interno del nuovo Terminal aziendale, è stata costruita tenendo conto dei più moderni standard tecnologici, per garantire ai dipendenti e ai collaboratori aziendali un ambiente di lavoro accogliente e funzionale. Design innovativo e massima attenzione al risparmio energetico sono gli elementi che caratterizzano la struttura, valorizzata dall’installazione di un impianto fotovoltaico da 420 Kwp, anche in un’ottica di tutela ambientale. Un’ulteriore testimonianza della lungimiranza e della tendenza all’innovazione della società, già più volte manifestatasi nel corso di venticinque anni di storia.

È

«In questi ultimi mesi abbiamo iniziato a operare con successo in Africa, un continente in grande evoluzione e con prospettive molto interessanti. Tuttavia non è facile riuscire a ritagliarsi uno spazio su questo territorio, già “occupato” in maniera massiccia da operatori cinesi e indiani. Allo stesso modo crediamo molto nelle potenzialità offerte dalla Turchia, dove siamo presenti già da diverso tempo». Quali sono, dunque, gli ingredienti necessari per competere a livello internazionale su un mercato come il vostro?

E.R.

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C.B.: «Le parole chiave, per noi, sono innovazione tecnologica e ricerca, ma anche creatività e coraggio imprenditoriale, senza il quale diventerebbe impossibile trasformare in progetti concreti le nostre idee. Non bisogna inoltre tralasciare il valore del nostro personale, persone che quotidianamente lavorano con noi portando alle aziende il patrimonio di culture, esperienze e formazioni differenti e che rappresentano il nostro valore aggiunto. A questo proposito siamo orgogliosi di aver salvaguardato anche nei momenti più difficili della crisi tutti i posti di lavoro, consapevoli del fatto che la capacità, la qualità e la preparazione delle risorse umane a disposizione sono un patrimonio numericamente poco quantificabile ma dal valore inestimabile per un’azienda». Quali invece i progetti più significativi ultimamente realizzati? E.R.: «Attualmente stiamo ultimando la gestione e il trasporto di merci via ferrovia per un importante committente ameri-

cano impegnato nella costruzione di un’industria chimica in Kazakistan. Come si può facilmente immaginare è stata un’operazione molto complessa, che ha richiesto notevoli sforzi da un punto di vista logistico, ma allo stesso tempo ha rappresentato per noi un’ulteriore occasione di sviluppo, in un’ottica di continuo miglioramento del servizio». Quali sono, infine, gli obiettivi aziendali per il futuro? C.B.: «Come tutti i percorsi di crescita, anche il nostro non è stato privo di momenti difficili, che siamo però riusciti a superare brillantemente. Dobbiamo sicuramente consolidare quanto realizzato negli ultimi 2 anni, passati quasi in apnea ma nonostante gli ottimi risultati raggiungi finora, comunque, non intendiamo accontentarci. Nuovi mercati, preparazione e formazione continua del personale, stabilità finanziaria del gruppo e, perché no, un pizzico di follia sono gli elementi cardine che ci guideranno per continuare a sviluppare il nostro progetto imprenditoriale, dato per scontato che il mercato europeo nel breve e medio termine non potrà più dare i risultati e le opportunità degli anni passati». E.R.: «In questi anni abbiamo imparato che nel mare agitato delle probabilità è l’improbabile che governa le nostre vite. Dobbiamo farci trovare forti. Dobbiamo restare curiosi».


LOGISTICA E TRASPORTI

Crescere in Italia attraverso l’Europa

Il trasporto merci, su gomma e intermodale, ha come obiettivo l’Europa. Oscar Zabai spiega perché la crescita può venire solo da una maggiore copertura dell’area comunitaria

entinaia di mezzi, autisti, dispatcher, Valerio Germanico fleet manager, meccanici, magazzinieri, carrellisti, tecnici ogni giorno fanno più di mille viaggi i porti e un management caogni giorno, trasportando con- pace di investire per aumentainer e merci attraverso tutto il tare la capacità e la qualità di continente europeo. Oscar Za- servizio, adeguandosi agli stanbai è il titolare di un’impresa di dard mondiali ed europei titrasporti che si misura con pici del settore “container”». queste dimensioni di traffico Qual è la vostra organizzaquotidianamente. Si tratta zione logistica, in particolare della Auta Marocchi, nata per i container? dalla fusione di due società di- «Abbiamo creato un network stinte che operavano a livello capillare che ci vede presenti regionale. Un tempo concor- con filiali e parcheggi sicuri, renti, hanno poi scelto di unire spesso esclusivi, in tutti i prinle forze per incrementare la cipali porti e interporti del cenpropria forza competitiva. «È tro e nord Italia oltre a un netstato il mercato a favorire la work di depositi per container fusione delle due realtà preesi- a Trieste, Venezia, Padova, Gestenti. In testa alla fila dei pro- nova, Milano e Livorno. Per la motori c’era il Lloyd Triestino, movimentazione dei container che voleva avere a disposizione utilizziamo una flotta di circa un servizio di trasporto su tutti 30 carrelli di diversi tipi per adattarsi alle caratteristiche delle aree nelle quali operano. Ogni deposito è dotato di un raccordo ferroviario interno, indispensabile in tutte le operazioni di trasferimento dei contenitori vuoti su lunghe distanze». Qual è il vostro rapporto con Trieste e con il Nord Est? «L’azienda è nata a Trieste e qui è radicata. Naturalmente se avessimo lavorato esclusivamente a Trieste non avremmo

C

Oscar Zabai, titolare di Auta Marocchi Spa, Trieste www.autamarocchi.it

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raggiunto le dimensioni attuali. Al contrario, la nostra forza è stata proprio quella di fornire un servizio di qualità nei principali porti e interporti italiani e per il settore del trasporto a carico completo in tutta Europa. Oltre a una dozzina di filiali in Italia siamo ben presenti anche all’estero con nostre aziende ben radicate da anni ma anche con rappresentanze commerciali e partnership con


Oscar Zabai

società estere, perché effettuare mille viaggi al giorno impone la presenza di strutture decentrate. La cabina di regia però è in qui a Trieste e organizza il nostro lavoro che si svolge in tutta Europa». Quali sono le prospettive per il mercato e per la vostra impresa per i prossimi anni? «La nostra azienda ha raggiunto negli anni una dimensione importante all’interno del mercato italiano, con una flotta tra le maggiori del Paese. Però, su scala europea, siamo solo una media azienda. Per questo dobbiamo crescere sia in Italia che fuori dai confini nazionali. Siamo convinti che si stiano per ricreare le condizioni precrisi, come dimostra il progressivo recupero dei volumi e una maggiore attenzione da parte del mercato e del governo per le grandi flotte, cioè agli operatori che organizzano il trasporto come fosse un’industria, generando occupazione, investimenti, indotto e capacità di competere con le grandi aziende straniere ». Dunque investirete per incrementare le dimensioni

Il nostro spazio di crescita è nella qualità dei servizi e nella capacità di competizione sul mercato Italiano ed Europeo. Quest’anno abbiamo superato i volumi di traffico pre-crisi e ora guardiamo al futuro determinati a crescere

della vostra flotta? «Certamente. Dopo la battuta di arresto a partire dall’ultimo quadrimestre del 2008 quest’anno è venuto il tempo di riprendere a investire puntando su quei contesti che permettano di far fronte ai costi crescenti di gasolio, autostrade e assicurazioni. In realtà, una prima serie di investimenti è già operativa, dato che negli ultimi mesi abbiamo messo su strada quaranta nuovi mezzi, ed altri quaranta inizieremo a riceverli da Ottobre. Ottanta mezzi in incremento della flotta nel 2011 sono un chiaro segnale della volontà e della capacità di crescere di Autamarocchi anche aprendo lo spazio a nuove opportunità di occupazione. Prevediamo poi una progressiva sostituzione dei mezzi vecchi con altri più efficienti e rispettosi dell’ambiente. Infine abbiamo l’ambizioso progetto di insediarci maggiormente nei porti,

per rafforzare la nostra presenza nel trasporto intermodale». Per voi quindi è importante limitare l’impatto ambientale del trasporto su gomma? «Il rispetto per l’ambiente è una priorità assoluta al pari della sicurezza. Oltretutto I vantaggi dei mezzi meno inquinanti sono molteplici e noti, oltre che essere più economici. Avere dei mezzi più moderni permette di ridurre i consumi, in linea con una riduzione delle emissioni di anidrite carbonica, di biossido di azoto e delle polveri sottili. I nostri nuovi mezzi, che hanno queste caratteristiche, sono tutti Euro 5 EEV . Poiché noi siamo collaudatori di nuovi veicoli pesanti, prossimamente potremo provare in esclusiva i veicoli Euro 6 – con due anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore prevista dalla normativa comunitaria – e anche un veicolo pesante a metano». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 229


TRASPORTI

Trieste, hub strategico del trasporto intermodale Una nuova strategia per i traporti mediterranei, europei e mondiali, al centro della quale si trova il porto di Trieste, crocevia d’Europa e hub ideale per sistemi di trasporto intermodale. Ne parla Fabrizio Zerbini Amedeo Longhi

a sempre Trieste è uno dei porti più importanti del Mediterraneo, situato in una posizione strategica che gli consente di assolvere la funzione di porta fra le rotte marine e i tragitti di terra, attraverso i quali la città giuliana è collegata ai più importanti centri europei. In un periodo di grandi cambiamenti, anche il settore dei trasporti non può esimersi dal ripensare i propri sistemi; in questo senso, un punto fermo per il futuro è certamente rappresentato dal traffico intermodale. È di questa opinione Fabrizio Zerbini, amministratore delegato di Trieste Marine Terminal, società che gestisce il terminal container del Porto di Trieste: «La nostra struttura è una delle principali protagoniste nello sviluppo del traffico container nel Nord Adriatico e fornisce una gamma completa di servizi di movimentazione e trasporto intermodale per i clienti del Nord Italia e del Centro-Est

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Europa». Il trasporto intermodale, cioè la combinazione fra più tipologie di mezzi di trasporto, è il sistema di movimentazione delle merci che ottimizza maggiormente l’utilizzo delle risorse e rende le operazioni più funzionali. In quest’ottica, il Trieste Marine Terminal costituisce un nodo di primaria importanza,

come sottolinea Zerbini: «Per fondali, posizione geografica, vocazione storica, economica e culturale, Trieste è la porta naturale ed economica per i traffici del Nord-Est Italia e del Centro-Est Europa, dall’Austria alla Baviera, dall’Ungheria alla Repubblica Ceca, fino alla Slovacchia. Un’ampia rete di servizi ferroviari, con più di

In alto, Fabrizio Zerbini, amministratore delegato di Trieste Marine Terminal www.trieste-marine-terminal.com

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trenta treni a settimana, collega Trieste a queste aree offrendo alle compagnie marittime e agli spedizionieri soluzioni intermodali rapide e competitive per raggiungere il cuore dell’ Europa». Trieste Marine Terminal si trova in uno dei Punti Franchi del Porto di Trieste, situazione che garantisce alle merci e agli operatori condizioni speciali per le operazioni di sbarco e imbarco, sdoganamento, magazzinaggio e pagamento posticipato di Iva e dazi. La struttura giuliana ambisce inoltre a ricoprire il ruolo di Hub Port per l’Adriatico, grazie anche a una caratteristica morfologica molto importante: «Trieste Marine Terminal – spiega Zerbini – vanta il pescaggio naturale lungo banchina più profondo di tutto il Mediterraneo, ben diciotto metri. Dall’inizio del 2004, cioè da quando la gestione del terminal è stata acquisita dal Gruppo T.O. Delta, la Trieste Marine Terminal, società co-

Per fondali, posizione geografica, vocazione storica, economica e culturale, Trieste è la porta naturale ed economica per i traffici del Nord-Est Italia e del Centro-Est Europa

stituita dal Gruppo per la gestione del terminal stesso, ha rivoluzionato il lay out e il modello organizzativo e gestionale del terminal container di Trieste investendo fortemente in risorse umane, con oltre centocinquanta dipendenti diretti, attrezzature e garantendo alle compagnie di navigazione l’operatività di banchina e ferrovia 362 giorni l’anno, 24 ore su 24. Anche grazie a questi investimenti, oggi i servizi marittimi operati dalle principali compagnie di navigazione su scala mondiale collegano il Far East, il Middle East e il Mediterraneo con Trieste potendo contare sui transit time più competitivi dell’Adriatico». Il terminal però non guarda soltanto al vasto territorio centro europeo ma, proprio grazie ai suoi fondali ed alle sue infrastrutture che consentono alle grandi navi oceaniche di poter

scalare Trieste senza problemi operativi e di pescaggio, sta sviluppando con successo l’attività di Transhipment, proponendosi quale hub di riferimento per l’intero Adriatico. Anche grazie ad un network di feeder direttamente gestiti dal terminal, i flussi di traffico diretti da e per vari porti del nord e sud Adriatico vengono fatti transitare e consegnati via Trieste, evitando alle compagnie marittime lo scalo diretto di altri terminali, ottimizzando in tal modo costi e transit time dei servizi. «La filosofia che guida il nostro lavoro – conclude Zerbini – ci spinge a ricercare nelle collaborazioni con le compagnie e gli operatori la chiave per lo sviluppo dei traffici sui mercati di comune interesse, anche grazie a concrete azioni di marketing comuni sui mercati di riferimento».

600

mila TEU

La capacità del Trieste Marine Terminal

18

METRI L’altezza del fondale naturale del Terminal

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 231


TRASPORTI

I limiti del trasporto merci ferroviario in Italia Il collegamento fra l’industria e la rete ferroviaria nazionale. La gestione dei raccordi e i contratti di esercizio. Elvi D’Angela spiega cosa dovrebbe cambiare nel sistema per potenziare il trasporto merci su rotaia e avviarsi verso una liberalizzazione sostanziale della rete Valerio Germanico

a liberalizzazione del settore ferroviario, avviata su spinta della Comunità Europea già nel 1991, ha aperto nuove opportunità di impresa, trasformando uno spazio un tempo monopolistico in uno

L

Elvi D’Angela è titolare della Logyca Srl di Mortignacco (UD) www.logyca.it

spazio di competizione. A livello continentale europeo, in questa fase, i corridoi multimodali rappresentano una sostanziale modifica e potenziamento del trasporto ferroviario, sia passeggeri sia merci. Lo spazio è in realtà concretamente la rete, fatta di ferro e ac-

232 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

ciaio; questa è stata affidata a Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), una società per azioni che gestisce l’accesso dei privati alla rete tramite la stipula di contratti. Oltre alle società che gestiscono il trasporto passeggeri su medie e lunghe tratte e alle società che gestiscono il trasporto merci, esistono altre società che realizzano raccordi ferroviari e gestiscono l’“ultimo miglio ferroviario”. «Questo – spiega Elvi D’Angela titolare di Logyca e responsabile nazionale di Assoferr –, in relazione al trasporto delle merci, rappresenta un punto fondamentale nel sistema “porta a porta” della rotaia. Un treno merci, arrivato in stazione, ha necessità di essere introdotto all’interno di uno stabilimento o in un’area industriale. Il servizio di terminalizzazione negli scali, ovvero la presa e consegna dei vagoni, nonché la loro singola movimentazione, deve essere assolutamente tempestivo e adattato alle esigenze dell’industria che riceve o spedisce le

merci». Logyca sviluppa le tecnologie del sistema rotaia attraverso lo sviluppo della terziarizzazione di servizi logistici integrati con il sistema ferroviario. «Svolgiamo attività per l’industria e per gli scali pubblici. Progettiamo e costruiamo raccordi ferroviari per collegare gli stabilimenti industriali alla rete nazionale. Il resto delle nostre attività riguardano la movimentazione, che eseguiamo con nostro personale e nostri locomotori diesel da manovra, coi quali diamo già il servizio di terminalizzazione». La mission di Logyca è quella di sviluppare il trasporto merci ferroviario in Italia, creando delle sinergie con le diverse imprese ferroviarie. «“Sviluppare”, perché nel nostro Paese, attualmente, c’è un forte calo di interesse nel settore ferroviario da parte dell’industria. La prima ragione è che questo risulta poco competitivo rispetto ad altri mezzi. Tuttavia non è la causa ultima. Questa è da ricercare nelle motivazioni


Il servizio di terminalizzazione negli scali deve essere assolutamente tempestivo e adattato alle esigenze dell’industria che riceve o spedisce le merci

che rendono poco attraente la tariffa ferroviaria, che non è gestita con particolare attenzione perché c’è un tentativo di modificare e ridimensionare il sistema del trasporto merci su rotaia». Diversamente che all’estero, dove, per esempio in Germania, il trasporto merci ferroviario è il 25% del traffico totale, in Italia questo non raggiunge il 5%. «Cinque anni fa avevamo 500 scali merci, attualmente questi si sono ridotti ad appena 200 e c’è il rischio che Rfi, che ne ha la gestione, li riduca a 71. In questo modo molti dei raccordi che noi abbiamo realizzato e gestiamo rischiano di scomparire. C’è secondo noi la chiara volontà di far scomparire il trasporto merci su rotaia, per favorire altri mezzi, certamente meno virtuosi. Mentre al-

l’estero, in Svizzera e Austria, per esempio, esistono dei limiti per il transito di merci su gomma – perché si vogliono limitare le emissioni e quindi si privilegia il trasporto ferroviario – da noi si fa il contrario. Ma un Paese industrializzato come il nostro non può prescindere dal sistema ferroviario». Il maggiore ostacolo, per le società dell’ultimo miglio, è rappresentato dalle condizioni dei contratti di esercizio. «Da tecnico riconosco che il raccordo ferroviario, insistendo sulla rete, è un punto critico. Però se questo sviluppa un trasporto di 1000, 2000 o anche 500 carri l’anno, non può essere penalizzato. I contratti di esercizio, recentemente introdotti, partono da canoni minimi di 75 mila euro l’anno – raggiungendo i 200. Tali contratti non sono

negoziabili, pena lo slaccio del raccordo e servono a far accedere l’imprenditore a una struttura che lui stesso ha creato. La situazione andrebbe ribaltata guardando a ciò che avviene all’estero, dove tutte le compagnie ferroviarie di bandiera hanno mantenuto il monopolio, però stabilito un dialogo aperto con le nuove imprese ferroviarie. Da noi, sarebbe necessaria una maggiore collaborazione fra le piccole aziende. Per sviluppare il trasporto merci il sostegno deve inoltre avvenire da parte della Rfi in quanto gestore del sistema, in maniera continuativa e costruttiva. Altrimenti non sarà mai possibile controbilanciare il potere dei grossi gruppi che attualmente sono i soli ad avere la forza di condizionare il gestore nazionale della rete». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 233


TURISMO

econdo l’Agenzia nazionale del turismo, da gennaio ad agosto il Friuli Venezia Giulia ha conquistato un +4,3% degli arrivi e un +3,3% di presenze, un risultato conseguito grazie alle località balneari ma anche alle brillanti performance delle mete culturali, che hanno letteralmente «preso il volo», come ha ricordato l’assessore al Turismo e alle attività produttive, Federica Seganti. Nel complesso le principali città d’arte si sono aggiudicate un +9,7% negli arrivi e +10,5% nelle presenze. Nello specifico, hanno conquistato nuovo spazio gli itinerari “minori”: è il caso di Cividale del Friuli, Codroipo, Gemona del Friuli, Sacile, San Daniele del Friuli, Spilimbergo e Venzone, che hanno visto aumentare le presenze del 9,8% e gli arrivi del 7,5. L’attrattiva di queste località è tutta giocata sulla «ricchezza del patrimonio artistico e architettonico» spiega Elio De Anna, assessore alla Cultura, sport e relazioni internazionali, un “tesoretto” che la Regione ha intenzione di continuare a valorizzare. A conferma di questo, l’Unesco ha da poco riconosciuto patrimoni dell’umanità la longobarda Cividale e Palù di Livenza, che si aggiungono agli altri due

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Sotto il segno di arte e cultura In tutte le province del Friuli Venezia Giulia aumentano gli arrivi e a trainare la ripresa sono soprattutto le perle d’arte, da Cividale a Palmanova, da Sacile a Spilimbergo. Per l’assessore Elio De Anna «è la prova che cercavamo, la cultura non è una figlia minore del turismo» Paola Maruzzi

siti di interesse mondiale: le Dolomiti friulane e Aquilea, la cosiddetta “seconda Roma”. Valorizzando un turismo di qualità, il Friuli va a braccetto con l’andamento nazionale: infatti, secondo i dati diffusi nell'ambito della recente iniziativa promossa da Federculture, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e Legautonomie, a fronte di una generale ripresa degli arrivi dall’estero, sono proprio le destinazioni culturali a fare da protagoniste. L’occupa-

zione delle camere nelle città d’arte ha registrato un aumento del 3,3%, mentre nelle destinazioni balneari si è avuto un calo del 5,1%; gli introiti derivati dalla spesa dei turisti nelle centri d’interesse culturale-artistico sono stati, nel 2010, di 8,6 miliardi di euro, dato in crescita del 4%. I turisti culturali, inoltre, spendono di più: mediamente 109 euro al giorno, contro i 68 di un turista balneare. Alla luce di queste riflessioni è necessa-

TURISMO CULTURALE IN FRIULI VENEZIA GIULIA gennaio/agosto 2011 LOCALITÀ

ARRIVI

PRESENZE

Trieste

+10,8%

+11,5%

Udine

+7,8%

+9,9%

Gorizia

+15%

+17,7%

Pordenone

+5,6%

+2,1%

Totale regione

+9,7%

+10,5%

Fonte: Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia

236 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011


Elio De Anna

Riflettori accesi su Palù di Livenza Lo scorso luglio il sito paleolitico di Palù di Livenza, in provincia di Pordenone, è entrato a far parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Per il Friuli Venezia Giulia è il quarto riconoscimento. Come accade da tempo, le commissioni Unesco prendono in considerazione solo quelle bellezze che, oltre ai caratteri di unicità, possano inserirsi in una prospettiva più ampia: Palù di Livenza è, infatti, parte di un progetto seriale di siti simili in tutto l’arco alpino, dalla Francia alla Slovenia, passando per la Svizzera, la Germania, l’Austria e altre località italiane. Scoperto nell’Ottocento, l’insediamento palafitticolo friulano è il più antico dell’Italia settentrionale: il reperto più datato risale al 5400 avanti Cristo. Ora la sua importanza archeologica sembra aprire nuove prospettive. «È l’inizio di un lavoro sul quale potremo costruire l’indotto del turismo – ha detto Giovanni Coan, consigliere delegato al turismo di Caneva, il piccolo comune che insieme a Polcenigo, si “contende” gli 80 ettari di Palù. «Inizia una nuova stagione per l’intero territorio, una stagione di concertazione con gli altri siti europei e con le istituzioni». Il primo passo? «Convocare un tavolo alla presenza dei rappresentanti dei comuni di Caneva e di Polcenigo, la Regione, la Provincia, il Museo friulano occidentale di Torre e il Ministero dei beni culturali».

Foto di Matteo Lavazza Seranto

Elio De Anna, assessore aregionale alla Cultura, sport e relazioni internazionali; sotto, il sito archeologico di Aquilea

rio che in Friuli Venezia Giulia, dove turismo e cultura fanno capo a due assessorati distinti, «i due comparti si intreccino, facendo capire prima di tutto agli operatori che la cultura è un vero e proprio investimento». Le iniziative culturali mettono in moto l’economia: da cosa lo si evince? «Un esempio emblematico lo fornisce la mostra “Munch e lo spirito del nord” organizzata da Villa Manin, l’azienda speciale che per conto della Regione organizza eventi culturali. Il nostro contributo è di 2 milioni di euro all’anno, ma l’azienda ci mette del suo, infatti produce attività per oltre 4 milioni. Per quest’importante mostra ci sono stati

102mila paganti e quasi 800mila euro di incasso. Nel 2007, invece, sono stati venduti circa 19mila biglietti. Questo ci permette di dire che la cultura, ma anche le manifestazioni sportive, non sono figli minori del turismo, hanno una straordinaria capacità di interagire con il territorio, con le nostre spiagge e montagne». Eppure turismo e cultura fanno capo a due assessorati distinti. Come mai? «Il settore turismo, in quanto vera e propria attività imprenditoriale, è stato accorpato tra le attività produttive. Ora la grande sfida sta nel far comprendere, soprattutto agli operatori, che anche la cultura può essere un buon investimento».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 237


TURISMO

Palmanova insegue il sogno Unesco Il 4 ottobre è giunta nella città “stellata” di Palmanova, in provincia di Udine, la delegazione Unesco: è un ulteriore passo in avanti verso il compimento di un progetto internazionale che riguarda le opere di difesa veneziane del XV e XVII secolo nel Mediterraneo orientale: un filo comune potrebbe stringere assieme Bergamo, Venezia, Peschiera del Garda, Palmanova, Croazia, Grecia e Cipro. Le potenzialità per la candidata friulana ci sono tutte, «ora costituiremo una task force di esperti per seguire a livello tecnico-scientifico la stesura della documentazione da portare a Parigi», spiega il sindaco Francesco Martines. «Siamo ancora in una fase preliminare, in cui ciò che conta maggiormente è l'efficacia nel rispetto delle linee guida poste dall'Unesco e dei tempi, che sono quanto mai stringenti, oltre che l'appoggio concreto delle istituzioni, a partire da quella provinciale e regionale». A giocare a favore di Palmanova, che conta già una media di 25mila presenze l’anno, c’è la collocazione geografica: «Essendo la più orientale delle candidate italiane – continua il sindaco – la nostra città è strategica anche nell'ottica della costruzione futura di una rete turistica transnazionale proprio lungo quella “via delle spezie”, la rotta commerciale seguita da Venezia per i suoi traffici, che ha portato alla costruzione delle fortificazioni. In definitiva Palmanova può giocarsi un importante ruolo di trait d'union tra l'Italia e i paesi dell'Adriatico orientale».

Quindi nei prossimi mesi su quali temi si confronterà con la sua collega, l’assessore al turismo Federica Seganti? «Intanto stiamo portando a termine gli stati generali della cultura, un lavoro che dura da un anno e mezzo: dopo una fase di ascolto aperta al confronto con gli enti locali, stiamo scrivendo il testo unico, all’interno del quale ci sarà ampio spazio per il turi-

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smo culturale. Prima, però, bisogna predisporre precisi indicatori, quindi saper pesare l’incidenza economica di una manifestazione culturale. È un’impresa ancora da compiere, ma credo che entro la fine dell’anno avremo i primi risultati. Un’altra idea è far viaggiare insieme cultura e sport». Con l’ingresso di Cividale del Friuli e Palù di Livenza

nella lista dei siti Unesco e la candidatura di Palmanova, si apre una nuova stagione per il turismo culturale. Dal punto di vista promozionale che cambiamenti sono in atto? «L’Unesco riconosce un sito quando è già stato recuperato, prima e dopo c’è un’operazione di valorizzazione, che abbiamo già sperimentato per le Dolomiti friulane: tutto sta nel far capire che un sito tutelato non deve essere messo sotto una campana di vetro, ma bisogna renderlo fruibile anche attraverso iniziative di largo respiro. Sia il turismo sportivo che quello culturale, che tra l’altro non sono soggetti alla stagionalità, sono straordinari mezzi per implementare il territorio. In tal senso, lo ribadisco, bisogna far interagire pubblico e privato, far sì, per esempio, che anche gli albergatori e le aziende di prodotti locali, entrino in gioco». Sta già pensando a nuovi eventi da portare nei nuovi siti Unesco? «A Cividale c’è già il Mittel-


Elio De Anna

Un sito tutelato dall’Unesco non deve essere messo sotto una campana di vetro, ma bisogna renderlo fruibile anche attraverso iniziative di largo respiro fest. A breve incontrerò il presidente della manifestazione per discutere sul programma del 2012: l’idea è trovare rimandi con il nuovo riconoscimento dell’Unesco. Il Mittelfest è un evento centrifugo, dispensatore di cultura è un ottimo palcoscenico per internazionalizzarci, mettendo al centro il territorio. Su Palù di Livenza ho qualche perplessità: a causa dell’attiguità con il fiume, è impossibile trasferirvi un evento come il Mittelfest, ma penso a qualcosa che abbia come riferimento le scuole. Ne stiamo discutendo con le amministrazioni».

Su cosa si gioca la sfida della tutela del patrimonio artistico e architettonico? «I fondi sono l’ultimo dei problemi. Quando ci sono dei progetti particolari facciamo norme ad hoc nella finanziaria, come accaduto per Cividale. Ma il mantenimento del patrimonio non può essere legato solo alla Regione: ci devono credere prima di tutto le amministrazioni comunali e le sovraintendenze ai Beni culturali, che sono ben tre. Mi chiedo se sia opportuno mettere in rete più siti, guardando soprattutto ai Balcani. Paesi come la Serbia, il Montene-

gro, l’Albania, sono in cerca di nuove alleanze, di progetti a cui partecipare». Sport e turismo, un connubio che prende forma con la Barcolana, la storica regata di Trieste. Come è andata la 43esima edizione appena conclusasi? «È stata straordinaria: più di 1.800 imbarcazioni, 250mila presenze, alberghi pieni, soprattutto i più piccoli. Oltre alla gente sul posto, siamo stati seguiti in diretta televisiva. In futuro mi piacerebbe trasferire questa grande manifestazione nazional-popolare in un più ampio contenitore culturale».

Nella pagina precedente, una veduta aerea di Palmanova; Emir Kusturica e la No Smoking Orchestra durante il Mittelfest 2011 Sopra, il centro storico di Cividale del Friuli durante il Mittelfest del 2011

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 239


TURISMO

Una storia che non passa di moda Cividale del Friuli è entrata da poco nell’olimpo dei siti dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità, riconoscimento che ha fatto segnare un boom di presenze e il sindaco Stefano Balloch pensa a come incrementare il turismo cittadino, intrecciando la storia locale con il lascito archeologico dei tanti siti longobardi italiani Paola Maruzzi eglio conosciuta come capitale longobarda del Friuli, il piccolo comune di Cividale, a pochi chilometri da Udine, è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco da poco più di anno. È interessante, quindi, mettere a confronto le performance turistiche prima e dopo il riconoscimento. Se, come ricorda il sindaco Stefano Balloch, a pochi giorni dalla nomina, il tempietto longobardo, ha catalizzato addirittura il 75% dei visitatori in più rispetto allo stesso periodo del 2009, è nella stagione estiva appena trascorsa che si è colto in pieno l’effetto Unesco. «Più in generale, agosto ha segnato un +25% di presenze, un dato straordinario da consolidare» commenta il primo cittadino. Largo, quindi, alla promozione territoriale, con il coinvolgimento degli altri siti longobardi presenti in Italia. Sindaco, quali sono i prossimi obiettivi? «Innanzitutto incrementare le presenze attraverso la

Sotto, Stefano Balloch, sindaco di Cividale del Friuli. In alto, piazza Diacono. Nella pagina successiva, il monastero di Santa Maria in Valle

240 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

Foto di G. Burello

M

messa a punto di attività promozionali che andranno intraprese di concerto e in favore di tutti i siti longobardi della Penisola e che fanno già parte della rete riconosciuta a patrimonio mondiale dell’umanità. Servirà un’attività congiunta, e pertanto potenziata, di pubblicità e di sviluppo turistico e tecnologico, di riqualificazione e implementazione delle strutture e dei servizi di ospitalità, di valorizzazione delle tradizioni, delle produzioni di qualità tipiche dei territori. Potenzialità aggiuntive potranno, inoltre, derivare dall’offerta di servizi reali in rete, come pacchetti turistici, prenotazioni, funzioni dell’ospitalità, e-commerce di prodotti agroalimentari, enogastronomici, editoriali».

In fatto di destagionalizzazione come avete intenzione di muovervi? «La città conta già su una costante presenza di turisti durante tutto l’anno: un equilibrio sostanziale viene registrato nel trimestre primaverile e in quello autunnale, ma anche nei mesi invernali c’è una certa omogeneità, seppur con una naturale flessione dovuta a un clima più rigido e piovoso. D’estate c’è un ovvio picco». Quali sono le peculiarità artistiche del borgo? «La prima tappa è al monastero di Santa Maria in Valle che conserva il tempietto longobardo, la massima espressione artistica dell’epoca longobarda: realizzato nell’VIII secolo come cappella palatina


Foto di Elio e Srefano Ciol

Stefano Balloch

Il monastero di Santa Maria in Valle conserva il tempietto longobardo, la massima espressione artistica dell’epoca longobarda

della corte reale cividalese, divenne oratorio delle monache. La visita si sposta poi al Museo cristiano e tesoro del duomo, dove si può ammirare il battistero di Callisto e l’ara di Ratchis: qui, grazie a un progetto museale, primo caso in Italia, si possono vedere i colori originali con i quali erano decorate le lastre di pietra dell’altare. La visita si conclude al museo archeologico per ammirare gli splendidi reperti ritrovati nelle necropoli longobarde della regione e conoscere così la storia, le tradizioni, la cultura di questo popolo che ha segnato così profondamente la storia della città. Merita attenzione anche il piano interrato del museo, dove sono stati scoperti i resti del palazzo patriarcale. Una passeggiata

nel centro cittadino riuscirà ancora a sorprendere il visitatore con angoli di particolare suggestione e bellezza». Fondata da Giulio Cesare, Cividale è oggi un museo a cielo aperto: che impegno comporta prestare costante attenzione al patrimonio architettonico? «È senz’altro impegnativo, soprattutto per la continua ricerca di finanziamenti da destinare allo scopo. Nell’ambito del piano di gestione della candidatura Unesco, Cividale ha aderito, solo nel corso di quest’anno, a diversi progetti europei e transfrontalieri: Interreg Italia-Slovenia 2007-2011, composto da tre rispettivi progetti di carattere culturale-turistico, cioè “I percorsi dei Longobardi”, “Agrifood” e la

realizzazione di piste ciclabili; Pisus, il progetto integrato di sviluppo urbano sostenibile per la riqualificazione e rigenerazione del centro storico in prospettiva turistico-artigianale; infine, abbiamo partecipato a bandi europei con il progetto Ipa Adriatico, di cui i possibili partner sono Croazia, Bosnia e Montenegro. Maggiore attenzione viene, inoltre, necessariamente riservata al presidio dei siti di pregio storico-artistico, attraverso la videosorveglianza, la vigilanza e i controlli di sicurezza e al miglioramento della qualità della vita (allargamento della Ztl), all’arredo urbano, nonché alla sensibilizzazione dei cittadini rispetto al valore della tutela e conservazione del patrimonio mondiale». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 241


ENOLOGIA

Nuova vita ad antichi vitigni rmai quasi trent’anni fa, con la stessa cura e la passione di un archeologo, Emilio Bulfon ha strappato ai rovi e all’oblio alcuni antichi vitigni friulani che sembravano scomparsi, riportandoli a nuova vita. È stato un lungo lavoro di selezione e reimpianto, nel quale l’ha affiancato lo studioso Antonio Calò, già direttore dell’Istituto di enologia di Conegliano Veneto, esperto di ampelografia – branca della viticoltura che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni. «L’importante patrimonio genetico del territorio – spiega Emilio Bulfon – non poteva essere abbandonato all’incuria, per questo motivo ho recuperato vitigni in via

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Emilio Bulfon con la moglie Noemi e i figli Lorenzo e Alberta, presso la cantina Bulfon a Valeriano (PN) www.bulfon.it www.bulfonagriturismo.com

242 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

Con l’attenzione di un archeologo, Emilio Bulfon ha salvato dall’abbandono i vitigni tradizionali friulani. E oggi si dedica al miglioramento e all’affinamento della qualità dei vini ottenuti e all’accoglienza in cantina Luca Cavera

d’estinzione come, fra gli altri, l’Ucelùt, il Piculìt Neri, lo Sciaglìn, il Forgiarìn, il Cividìn, il Cjanorie e il Cordenossa e a produrre questi vini così rari». Questa passione così, col tempo, è diventata impresa e oggi alla cantina si è aggiunto un alloggio agrituristico, dedicato a promuovere il contatto con la natura friulana e con i suoi prodotti. «La riscoperta degli antichi vitigni autoctoni, che – prima di essere quasi dimenticati – i nostri antenati coltivarono per secoli sulle colline del Friuli Occidentale, rappresenta uno degli obiettivi prioritari dell’azienda. Il cuore del nostro lavoro è quindi la valorizzazione e la tutela di questi vitigni, insieme ai capisaldi dell’attività vitivinicola: la cura costante dei vigneti, il miglioramento e l’affinamento della qualità dei vini ottenuti e l’accoglienza in cantina. Pensiamo anche che il modo migliore per mantenere vitale una tradizione sia la promozione dell’identità specifica del territorio, attraverso la conoscenza della storia dei vitigni e dei vini. Questi oggi gi-

rano il mondo, essendo commercializzati in Italia e all’estero e rappresentano una produzione di nicchia ricercata, soprattutto in un’epoca di generale omologazione dei sapori. Le caratteristiche di questi vini oggi IGT sono assolutamente particolari, come quelle dell’Ucelùt, un vino bianco passito, dal colore giallo dorato e limpido, con un profumo intenso e fruttato – fiori d’acacia, glicine, favo d’api – dal gusto amabile, caldo, morbido, equilibrato. Servito fra 8 e 10 gradi si sposa bene con dolci secchi a base di pasta di mandorla e formaggi stagionati». Un esempio di rosso è invece il Piculit–Neri – da non confondersi con il più noto Picolit – un vino strutturato che ben si presta all’affinamento in botte e che deriva il nome dal toponimo locale Piculit, in lingua friulana “piccolo colle”. La valorizzazione del patrimonio rurale ed enogastronomico viene promossa dall’azienda non solo facendo avvicinare giovani e adulti al mondo antico ma sempre attuale dei vini – con le visite in cantina e nei


Emilio Bulfon

vigneti – ma anche con la proposta di percorsi didattici. «Lo stiamo facendo grazie al coinvolgimento degli enti locali e di alcune associazioni, sfruttando quindi tutte le risorse già presenti in loco e mettendo in luce le notevoli potenzialità di attrazione turistica dell’area in cui è collocata la nostra azienda. Ci troviamo infatti a cavallo tra le due province di Pordenone e Udine e a metà strada tra due poli storici come Spilimbergo e San Daniele del Friuli, in un contesto ricco di tesori naturali, artistici e storici, come il Bosco di Valeriano e il fiume Tagliamento, uno dei più antichi corsi d’acqua d’Europa, gli affreschi del Pordenone, le opere del Pilacorte, di Gasparo Narvesa e di Giannantonio Guardi nelle chiese, il castello e il ponte di Pinzano». L’alloggio agrituristico è nato proprio per fare da anello di congiunzione fra l’offerta dell’azienda vitivinicola e il territorio friulano. «L’azienda Bulfon, a carattere familiare, cerca di coniugare lo spirito imprenditoriale e le moderne tecnologie vitivinicole con la conservazione delle antiche tradizioni locali e della cultura rurale. L’edificio è circondato dal vigneto e da un vasto giardino: siamo in una vera e propria oasi di pace nella bellezza incontaminata del paesaggio della pedemontana pordenonese. Oltre a tutti i comfort, i nostri ospiti hanno a disposizione una piscina e sono invi-

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Ho ricominciato a coltivare vitigni come, fra gli altri, l’Ucelùt, il Piculìt Neri, lo Sciaglìn, il Forgiarìn, il Cividìn, il Cjanorie e il Cordenossa e a produrre i vini unici

tati a visitare la nostra cantina – dove potranno degustare i nostri vini più rari – e visitare i vigneti terrazzati che si trovano sulle colline di Valeriano, Pinzano e Castelnovo. Inoltre, a soli 14 chilometri dalla nostra struttura si può trovare e assaporare l’originale pro-

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sciutto DOP di San Daniele del Friuli». L’alloggio agrituristico Bulfon è stato accreditato con 4 margherite dall’Ersa, l’Ente preposto dalla regione Friuli Venezia Giulia per rilevare lo standard qualitativo delle attività ricettive del territorio. FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 243


EVASIONE FISCALE

Colpiamo i veri evasori La lotta all’evasione va fatta, ma nel modo giusto. Secondo il presidente di Confcommercio Pordenone, Alberto Marchiori, non si può opprimere la piccola e media impresa con controlli a tutto campo e con una burocrazia che crea solo costi e non dà alcun vantaggio Renata Gualtieri

i fronte alle nuove misure del governo contro chi non paga le tasse, in rete sale la rabbia antievasori: sotto accusa i commercianti che non rilasciano ricevute fiscali. Gli strumenti per denunciarli? Applicazioni, siti e social network. L’evasione fiscale in Italia è un fenomeno vasto, su questo ci sono pochi dubbi. Il punto è capire dove, come e perché si forma questa massa di evasione. Il presidente di Confcommercio Pordenone, Alberto Marchiori, ci aiuta in questa analisi. In Italia i tanti scontrini e le fatture non emesse parlano di una realtà capillare di sottrazione di capitali al fisco. Quanti i casi di evasione fiscale riscontrati tra i commercianti del territorio? «Non è una quota così elevata nella provincia di Pordenone, è una realtà insignificante e i casi eclatanti riguardano più che altro altre realtà. Ci fa un po’ scoraggiare quando il fisco reclama sugli scontrini fiscali quando ci sono di mezzo degli studi di settore, che sono diventati una forma di persecuzione nei confronti degli imprenditori, che di fatto hanno eliminato la funzionalità dei registratori di cassa». Come va fatta, nel modo giusto, la lotta all’evasione fiscale e quali le buone pratiche attuate sul territorio? «Il giusto modo è creare un sistema fiscale virtuoso ed è l’unica via per uscire dall’evasione. Ci deve essere la possibi-

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Il presidente di Confcommercio Pordenone Alberto Marchiori

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lità di dialogare col fisco e una pressione fiscale che consenta alle imprese di vivere e non falsificata da sistemi complicati che di fatto non aumentano le aliquote ma solo la base imponibile. Noi oggi abbiamo una pressione fiscale media del 52%, alla quale si va ad aggiungere un 6% del peso della burocrazia». Dove bisogna ricercare i veri evasori? «Lo Stato quando dichiara di sapere con precisione l’esatta pressione fiscale vuol dire che sa anche dove sono gli evasori. Da Tangentopoli in poi, è noto che la vera evasione è legata ai grandi capitali che è stata poi conclamata dal famoso 5% del rientro dei grandi capitali e che continua a esserci anche agli alti livelli dell’imprenditoria e della politica. Nei paradisi fiscali, infatti, raramente trovano coinvolti artigiani o piccoli commercianti». Lei è dell’idea che con il fisco debba nascere un rapporto collaborativo tra utente e Stato, come avviene nei Paesi più evoluti e non con un poliziotto per ogni impresa o per ogni cittadino. Cosa comporta questo e da dove occorre partire per realizzarlo? «Bisogna creare un sistema fiscale virtuoso che permetta a tutti di poter scaricare le spese. Bisogna fissare delle aliquote fiscali adeguate e soprattutto aumentare la semplificazione burocratica. Poi il fisco deve dialogare con il contribuente in maniera amichevole, come avviene in altre parti d’Europa ed eliminare i vizi di forma. Non è con il sistema delatorio che si risolvono i problemi, ma con la responsabilizzazione dei cittadini e delle imprese realizzabile soltanto con un sistema economico-fiscale virtuoso».


Il sogno antico di welfare italiano, oggi modello di sicurezza Un tempo l’Inail si occupava di assicurazioni sul lavoro mentre ora i suoi compiti abbracciano tutti gli ambiti della prevenzione. Sostegno alle pmi, rilancio della centralità delle politiche sanitarie e il sogno della presa in carico totale del lavoratore, nell’intervento di Marco Sartori Elisa Fiocchi

li infortuni sul lavoro tracciano una curva decrescente da ormai un decennio nel nostro Paese, grazie all’introduzione di una nuova politica di prevenzione elaborata con il sostegno di Inail, direzioni regionali e operatori del sistema welfare. Il primo storico traguardo è stato tagliato proprio l’anno scorso quando, per la prima volta, i morti sul lavoro sono scesi sotto la soglia dei mille casi. Anche nel primo semestre del 2011, le cifre pubblicate dall’Inail confermano una riduzione di circa 16mila incidenti (da 388mila a 372mila) pari a -4% e una stabilità negli episodi mortali. Il presidente dell’istituto, Marco Fabio Sartori, invita alla cautela ma sottolinea il grande passo in avanti compiuto verso quel «livello zero di infortuni» che rappresenta l’obiettivo massimo da perseguire, il grande

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252 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

salto di qualità nelle politiche di prevenzione. «Si tratta di un obiettivo teoricamente raggiungibile ma al tempo stesso difficile, anzi, sempre più difficile man mano che ci si avvicina alla meta: questa complessità naturalmente non ci scoraggia, sapendo che la strada intrapresa è quella giusta e avendo la conferma che la riforma del welfare sta dando i frutti sperati». Per chiudere il 2011 avvicinandosi al livello zero, su quali fronti d’intervento sta te lavorando? «Le strategie messe in atto sono tante e investono ambiti differenziati tra loro. Oggi l’Inail è quanto mai impegnato nella promozione di un processo di sensibilizzazione autentica sui temi della sicurezza che sia capace di tradursi, a sua volta, nell’adozione di modelli culturali nuovi da parte del mondo del lavoro. Tutto


Marco Fabio Sartori

L’Istituto ha assegnato nel 2010 i primi 60 milioni di euro ed entro il 2013 renderemo disponibili in totale circa 750 milioni

questo si esprime, per l’appunto, in direttrici d’intervento molteplici: dalla formazione perseguita a ogni livello della società, a partire dal mondo della scuola e dalle parti sociali, alla lotta al sommerso; dal potenziamento degli interventi sanitari alla ricerca, in particolare quella protesica del nostro centro di Vigorso di Budrio; dal reinserimento degli infortunati agli incentivi per le imprese che vogliono investire nella prevenzione. L’Inail, dunque, sta cercando di perseguire finalmente quel sogno “antico” del welfare italiano, finora mai realizzato, di “presa in carico totale” del lavoratore. Ed è certo di realizzarlo». In materia di prevenzione l’istituto sta compiendo un grande investimento tramite il denaro delle imprese utilizzato a favore dei lavoratori. Come vengono gestite le risorse sulla prevenzione per il triennio 2009-2011 e quali saranno le strategie in chiusura del 2011? «L’Inail sta sostenendo uno sforzo economico mai fatto prima: un grande investimento promosso con attenzione e rigorosa trasparenza proprio perché realizzato con denaro pubblico e rivolto a favore delle aziende che investono in sicurezza. Lo scorso gennaio l’Istituto ha assegnato, con un riscontro a dir poco eccezionale, i primi 60 milioni di euro stanziati nel 2010 e nel corso di quest’autunno provvederemo alla pubblicazione del nuovo bando. Entro il 2013 renderemo disponibili in totale circa 750 milioni. Se è nostra intenzione perfezionare al massimo i criteri di accoglimento delle domande, non cambierà la filosofia di fondo dell’operazione, ovvero rendere principali beneficiari le micro imprese e le pmi, quei soggetti che rappresentano il 98% del tessuto economico italiano e dove l’esposizione al rischio infortunistico è, per la

natura stessa delle loro dimensioni, necessariamente più accentuata». Sul fronte della riabilitazione e delle prime cure quali strategie e tempistiche sono state messe in atto? «Uno degli ambiti nei quali l’Inail ha intenzione di concentrarsi Marco Fabio Sartori, maggiormente è il rilancio della centralità presidente di Inail delle sue politiche sanitarie. A chiederlo con forza, del resto, è la legge che, in particolar modo coi decreti legislativi 81/2008 e 106/2009, ha integrato e ampliato queste funzioni. La realizzazione di tale obiettivo, tuttavia, non dipende solo da noi, ma anche dalla definizione di un quadro chiaro di competenze - in particolare sul versante delle prestazioni - col sistema sanitario nazionale e i INCIDENTI suoi soggetti convenzionati. Quindi il primo Il calo del numero passo da realizzare è la chiusura dell’accordo di infortuni sul lavoro registrato quadro con la conferenza permanente Stato nei primi sei mesi Regioni, che sarà la “bussola” per definire gli del 2011 (-4%) ambiti di collaborazione e le diverse modalità di assistenza e di integrazione di tutti i soggetti in campo. Noi siamo pronti a dare la massima disponibilità perché si raggiunga quanto più rapidamente possibile quest’intesa, a beneficio della salute dei lavoratori e di INVESTIMENTO tutto il Paese». La cifra Ha dichiarato soddisfacente il rapporto complessiva assegnata da Inail con il governo, ma ha avanzato alcune richieentro il 2013 ste: la prima è di non scendere sotto gli atalle aziende che investono tuali 9.600 dipendenti. Ad esempio, ritiene in sicurezza essere condizione necessaria al fine di garantire maggiore sicurezza sul lavoro. Perchè? «In questi ultimi anni il legislatore ha progressivamente ampliato il ruolo dell’Inail e, di

16 mila

750 mln

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 253


SICUREZZA SUL LAVORO

Il nostro personale è stato decurtato di 2mila unità nell’ultimo quadriennio, altre mille nel prossimo: la politica deve riflettere conseguenza, le sue responsabilità e compe-

tenze. Un tempo l’istituto si occupava esclusivamente di assicurazioni sul lavoro, mentre oggi i suoi compiti toccano tutti gli ambiti della prevenzione. L’incorporazione al nostro interno, voluta proprio dal governo, dell’ex Ipsema e dell’ex Ispesl ci vede svolgere adesso un ruolo fondamentale anche in un settore essenziale come la ricerca. A fronte di questo percorso di trasformazione delicato, in quest’ultimo quadriennio, il nostro personale è stato decurtato di 2mila persone e, nei prossimi quattro anni, altre mille circa se ne andranno per il blocco del turn over. In definitiva, per essere un ente sempre più strategico nell’assetto del welfare, il numero dei dipendenti in forza è al limite. E per quanto le nostre strutture stanno facendo uno sforzo straordinario per garantire un livello sempre alto dei servizi, non posso tuttavia esimermi dal sollecitare la politica a riflettere su questa situazione oggettivamente allarmante».

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In seconda battuta, chiede che sia fatta chiarezza da parte del governo sulla concessione di possibilità per realizzare gli investimenti. «Le risorse sono state già stanziate da quasi un anno grazie alla determina che ho promosso nell’ottobre 2010 e ammontano a quasi due miliardi di euro: la metà dei quali è destinata alla ricostruzione dell’Aquila devastata dal terremoto. Il problema, piuttosto, è poter realmente disporre di queste risorse e utilizzarle nel modo stabilito. Questo denaro adesso è congelato dai tanti, troppi passaggi richiesti dalla normativa: una realtà che rende difficile la realizzazione rapida di qualunque intervento. È necessario, pertanto, che questi vincoli burocratici siano allentati per consentire all’istituto di mettere in atto quelle possibilità operative i cui effetti si tradurranno non solo in importanti benefici a favore della popolazione, ma anche in un impulso reale e significativo alla crescita di tutta l’economia».


SICUREZZA SUL LAVORO

Sette milioni in sicurezza Calano gli infortuni dei lavoratori stranieri e aumentano i progetti condivisi da istituzioni e parti sociali in materia di prevenzione. Anche gli atenei della regione scendono in campo, d’intesa con Inail, con collaborazioni medico-sanitarie e l’attivazione di progetti di ricerca e studio nelle malattie professionali. ll punto di Elda Ferrari Elisa Fiocchi

a strada perseguita dall’Inail in Friuli Venezia Giulia ha, nel corso degli ultimi anni, rafforzato le sinergie con le istituzioni e le parti sociali al fine di sviluppare una rete virtuosa di rapporti, sia di tipo professionale che di supporto economico, tali da consentire interventi efficaci e mirati per la promozione della cultura della prevenzione, l’assistenza e consulenza alle imprese, il finanziamento di progetti di ricerca e di formazione. I risultati ottenuti nel quadro infortunistico del quinquennio 2005-2009 hanno effettivamente registrato un calo degli incidenti del 16,5% in Italia e del 21% nel Friuli Venezia Giulia, con un -27,5% nella provincia di Pordenone. «Di particolare rilevo – sottolinea il direttore regionale dell’Inail Elda Ferrari – è stata la collaborazione avviata con la Regione e l’assessorato al Lavoro per la realizzazione, tra gli altri, di progetti formativi rivolti a esperti della sicurezza e di percorsi in materia di sicurezza sul lavoro erogati negli istituti scolastici di istruzione secondaria della regione». Oltre alle recenti collaborazioni con le parti sociali e gli organismi bilaterali per lo sviluppo d’interventi rivolti al mondo delle imprese artigiane e medio-piccole. Gli infortuni dei lavoratori stranieri sono calati nel biennio 2008/2009 del 29% a livello provinciale e del 18,8% a livello regionale. Il dato rispecchia una diminuzione del lavoro sommerso? «L’elevata incidenza nel periodo citato degli

L Nella pagina a fianco, Elda Ferrari, direttore Inail del Friuli Venezia Giulia

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infortuni occorsi ai lavoratori stranieri (23%), notevolmente superiore alla media nazionale che si attesta al 15%, sembrerebbe indicare un buon livello di regolarità nel lavoro degli stranieri. In provincia di Pordenone si riscontra l’incidenza massima del 27%, sono state quindi attivati progetti mirati come “Integrarsi a Pordenone”. La maggior flessione di infortuni occorsi a lavoratori stranieri rispetto a quelli italiani può essere imputata a diversi fattori: la maggior incidenza della crisi nei settori in cui vengono prevalentemente occupati (servizi e manifatturiero) e una maggiore penalizzazione nei movimenti di assunzione e cessazione in relazione alla crisi rispetto alla componente italiana, soprattutto nel 2008». Dal 2002 sono stati erogati oltre 6 mi-


Elda Ferrari

Gli infortuni sul lavoro nel 1° semestre 2011 per area geografica (dati provvisori) AREA GEOGRAFICA

1˚ semestre 2010

1˚ semestre 2011

Var. %

233.409

225.600

-3,3

Centro

79.115

75.600

-4,4

Mezzogiorno

75.306

71.000

-5,7

Italia

387.830

372.200

-4,0

Nord

Fonte: valori stimati sulla base delle denunce acquisite agli archivi gestionali INAIL al 31/08/2011

lioni e mezzo di euro a favore di 292 imprese, di cui 88 solo nel Pordenonese. Per le aziende regionali sono stati stanziati oltre un milione di euro, più 480mila in progetti che interesseranno tutte le province. In quali attività e segmenti industriali sono indirizzate le risorse e come queste hanno migliorato il sistema dei controlli e delle tutele? «I quasi 7 milioni di euro erogati si sono indirizzati quasi esclusivamente verso le im-

prese artigiane e le piccole medie-imprese, che costituiscono la parte più consistente del tessuto economico-produttivo della regione, per la realizzazione di interventi di sostituzione macchinari obsoleti e di adeguamento e miglioramento degli impianti e delle strutture aziendali alla normativa sulla sicurezza. L’ultimo bando di finanziamento - aperto anche alle grandi aziende – ha visto una massiccia adesione delle imprese del settore ma- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 257


SICUREZZA SUL LAVORO

Sette milioni di euro sono stati indirizzati quasi esclusivamente verso le imprese artigiane e le pmi per la sostituzione di macchinari obsoleti

nifatturiero e dell’edilizia, con interventi di

investimento e di sviluppo di modelli organizzativi per la gestione della sicurezza aziendale. Le ulteriori risorse assegnate alla regione per lo sviluppo di progetti territoriali (480mila euro) sono state utilizzate per la realizzazione di progetti mirati le esigenze rappresentate dal territorio e rivolto non solo al mondo delle imprese». Come si sviluppano i progetti in collaborazione con gli atenei regionali in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro? «È ormai consolidata la collaborazione con l’Università degli studi di Udine, con la quale a partire dal 2005 sono stati sostenuti corsi di perfezionamento universitario in materia di management aziendale e di formazione Rspp e Aspp (Mapp e mapper-meeting), un dottorato di ricerca in materia di gettaione delle emergenze in attività complesse e implementazione di banche date per la condivisione so-

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luzioni operative (Sinersafe). Con l’Università degli studi di Trieste, invece, la collaborazione recentemente avviata ha carattere più medico sanitario e prevede, per ora, l’attivazione di progetti di ricerca e studio in materia di malattie professionali in sinergia con il Dipartimento di medicina del lavoro». Inserire competenze tecnico-scientifiche dell'ambiente accademico quale nuova prospettiva è in grado di offrire alle politiche di prevenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori? «Per riconoscere l’origine professionale di alcune patologie, tra cui le malattie muscolotendinee e osteo-articolari, generalmente dovute al sovraccarico biomeccanico, l’Inail si avvale delle proprie professionalità mediche e tecniche eseguendo anche sopralluoghi nelle aziende e specifiche valutazioni del rischio per il rachide e gli arti superiori. La collaborazione con l’Università di Trieste favorisce lo scambio delle conoscenze e la valorizzazione delle reciproche professionalità in questo campo e consente l’organizzazione di eventi mirati a diffondere la cultura della prevenzione dei rischi quali convegni, corsi Ecm per medici del lavoro e seminari informativi presso le associazioni di categorie».


Giovanni Fania

Il distretto, nuovo simbolo di sicurezza e lavoro «Se lo rendiamo uno spazio vivo e trasparente, anche il controllo sugli appalti non potrà che essere più efficace» commenta Giovanni Fania in merito al calo degli infortuni in Regione, favorito da norme e verifiche più severe introdotte dalla legge 81 del 2008 Elisa Fiocchi

l bilancio degli infortuni nell’estremo Nordest configura nel 2009 una diminuzione del 14% dei casi, un risultato frutto di norme più stringenti e tuttavia condizionato dall’andamento della crisi che si è abbattuta sulle piccole e piccolissime imprese, ovvero l’area più a rischio per quanto riguarda la sicurezza. Come rammenta Giovanni Fania, gegretario generale della Cisl regionale: «Non va, infatti, dimenticato che nel 2009, in Friuli Venezia Giulia, oltre 70mila persone sono state, tra cassa integrazione e mobilità, espulse dal mercato del lavoro e che la drastica riduzione degli occupati ha inevitabilmente prodotto una sensibile flessione degli infortuni. A ciò, va poi aggiunto il quasi azzeramento delle ore di lavoro straordinario, che sono quelle dove si registra il maggior numero degli incidenti». Il picco è risultato particolarmente significativo in provincia di Pordenone, con il -21,4% rispetto al -10,3 di Gorizia, il -4,2 di Trieste e il -14,9 di Udine: «Ci piace comunque pensare che il calo sia dovuto anche alle norme più stringenti e ai controlli più severi introdotti dalla legge 81 del 2008. Quanto all’articolazione dei numeri sul territorio, rispecchia la composizione industriale con Trieste più vocata ai servizi, Pordenone e Udine con la loro densità di piccole e medie imprese e Gorizia con le grandi aziende che si appoggiano agli appalti». Giovanni Fania affronta il tema della sicurezza e del ruolo chiave del distretto nella divulgazione di una

I

nuova cultura della prevenzione sul territorio. Anche gli eventi mortali sono calati complessivamente del 23%, come sono diminuiti gli infortuni che colpiscono gli stranieri. «Attraverso i nostri enti sul territorio, spingiamo sulla leva della formazione, specialmente rivolta alle categorie più a rischio come gli extra comunitari e gli stranieri Giovanni Fania, in generale, penalizzati anche dalla scarsa cono- segretario generale della Cisl del Friuli scenza della lingua. Abbiamo poi provveduto a Venezia Giulia mettere in rete i nostri rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che devono essere sempre più non solo figure di controllo, ma anche di contatto e relazione con i lavoratori. Molto può fare anche la contrattazione di II livello, prevedendo incentivi economici alla sicurezza, ovvero premiando, in termini retributivi, i lavoratori e le aziende attente». Nel 2010 la Regione Friuli registra un calo del 3,5% rispetto al 2009, un dato migliore rispetto alla media nazionale. Quali politiche locali hanno consentito di raggiungere risultati significativi? «Un calo che, è bene ribadirlo, deve essere considerato un punto di partenza e non di arrivo e che può essere senz’altro migliorato se si riuscisse a creare una cabina di regia in tema di sicurezza tra gli assessorati regionali alla Sanità FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 259


SICUREZZA SUL LAVORO

(attualmente unico compe-

La via da perseguire è coniugare alla vigilanza costante, una formazione culturale dei lavoratori improntata al concetto di autotutela

tente in materia), al Lavoro e alle Attività produttive. Resta il fatto che la flessione registrata va imputata sicuramente all’attività esercitata dagli ispettori e dall’aumento delle azioni di controllo e di repressione nei confronti delle aziende meno attente». Il settore dei servizi è a rischio, con un aumento degli infortuni dell’1,3% (sanità 12,8%, commercio 10,3%, servizi all’impresa 10,2%, alberghi e ristoranti 8,5%). Come contenere il fenomeno? «Fermo restando che l’incidenza degli infortuni più gravi appartiene all’industria, il settore dei servizi, proprio per la sua altissima parcellizzazione e l’alto grado di mobilità, resta uno dei settori da tenere monitorato. La frammentazione, unitamente all’elevato numero degli addetti, rende probabilmente più complicati i controlli sulle singole realtà. Per questo crediamo che debbano essere elaborate politiche mirate e capillari, partendo da investimenti dedicati». Rilanciare l’idea del distretto per coniugare sicurezza sul lavoro e una corretta gestione

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degli appalti. In che modi e tempi ritiene possibile realizzare questa proposta? «Il distretto deve sempre più diventare luogo non solo di servizi, ma anche luogo di organizzazione delle attività legate alla sicurezza. Se rendiamo il distretto uno spazio vivo e trasparente, anche il controllo sugli appalti non potrà che essere più efficace. Sulla questione degli appalti va poi detto che urge, da parte della Regione, accelerare sull’elaborazione del Testo unico per ristabilire delle regole “leali”. Il vero problema, infatti, riguarda le procedure al massimo ribasso, che penalizzano le imprese oneste, lasciando ampi margini anche all’illegalità o comunque alle condizioni di sfruttamento che poi degenerano nell’insicurezza. Occorre per tanto anche in questo ambito una nuova cultura della trasparenza, che faccia leva sulle linee guida dell’Unione europea che invita a far proprio il criterio delle procedure negoziate».


SICUREZZA SUL LAVORO

Aziende in prima linea Una community raccoglie al tavolo i manager del territorio. Al centro del dibattito la responsabilità dei dirigenti e degli amministratori nella gestione d’impresa che, come segnala Maurizio Bressani, «è accresciuta di molto con l’evoluzione della disciplina legislativa» Elisa Fiocchi

a sezione regionale di Federmanager, con sede a Trieste e circoscrizioni territoriali a Udine, Pordenone e Gorizia, rappresenta la categoria dei dirigenti delle aziende industriali e dei servizi e si occupa, tra le varie attività, di mantenere i contatti con i principali enti istituzionali e le associazioni imprenditoriali. Tra i suoi 1.500 iscritti, annovera i più grossi gruppi industriali del territorio tra cui Danieli, Fincantieri, Zanussi, Snaidero, Fantoni, e Pittini. «Tutte le aziende menzionate – afferma il presidente regionale Maurizio Bressani – sono realtà industriali molto importanti e tutte dotate di manager al-

L

262 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

tamente competenti e di strutture dedicate alla gestione della sicurezza e alla formazione dei lavoratori». Non è un caso se l’alta professionalità ha inciso sugli indici degli infortuni che presentano interessanti segnali di calo in regione. Ciò nonostante, permangono alcune complessità negli indici che riguardano i lavoratori di piccole aziende operanti in subappalto e tra gli apprendisti e i giovani che meno hanno potuto cogliere le opportunità di formazione. «Dirigenti e amministratori delle imprese devono pertanto fare ancora di più» sollecita Bressani. «Oltre a essere in prima persona fortemente sensibilizzati al problema della sicurezza, devono introdurre nei


Maurizio Bressani

Il Fondo sviluppo sicurezza finanzia attività in materia e favorisce momenti informativi sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

processi e nei meccanismi aziendali una costante e continua attenzione ed effettuare azioni di sensibilizzazione non solo alla percezione dei rischi ma al problema della sicurezza nella sua complessità: la formazione tecnica sui 306 articoli e sui 51 allegati del decreto 81 del 2008 è importante e necessaria, ma non è sufficiente». La prima community regionale dei manager e degli imprenditori quali riflessioni ha raccolto nel merito della sicurezza? «Abbiamo promosso alcune iniziative non solo sul tema della sicurezza ma anche sulla responsabilità dei dirigenti e degli amministratori nella gestione di impresa, in quanto i temi sono strettamente correlati, anche alla luce delle leggi e normative applicabili, non ultima la 231/2001, alla quale anche le piccole e medie imprese dovranno adeguarsi. Bisogna infine evidenziare che l’esigenza di sensibilizzazione e educazione sulla sicurezza nasce non solo dall’obiettivo di arrivare a zero infortuni che le aziende si devono porre, ma anche dall’evoluzione della disciplina legislativa e dalle recenti sentenze in merito - in particolare Montefibre e Thyssen Krupp - che accrescono di molto le responsabilità non solo del “vertice strategico” dell’azienda, ma anche dei preposti alla sicurezza». L’accordo tra Confapi e Federmanager coinvolge tutte le pmi italiane in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e responsabilità amministrativa e prevede anche un fondo sviluppo sicurezza per il necessario supporto finanziario. Quali effetti ha prodotto l’intesa a livello regionale? «L’accordo tra Confapi e Federmanager del 2009 ha previsto che la Fondazione Idi, Istituto diri-

genti italiani, rappresenti l’ente bilaterale paritetico deputato a occuparsi di sicurezza. È stato altresì istituito il Fondo sviluppo sicurezza con il compito di finanziare ogni tipo d’attività sulla materia, favorire momenti informativi sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ma soprattutto incoraggiare sinergie sui temi della sicurezza e dell’ottimizzazione dei processi aziendali. Il Friuli Venezia Giulia non è tra le cinque regioni per le quali è prevista un’articolazione regionale specifica della Fondazione Idi. Questo non ha tuttavia impedito di organizzare localmente attività formative e di promuovere tutte quelle iniziative rivolte a diffondere una visione ed una cultura della sicurezza che da un “problema di pochi” diventi un “patrimonio di tutti”, e di promuovere una lettura della sicurezza sul lavoro come concreta abitudine di vita lavorativa, investimento produttivo, impulso organizzativo per il vantaggio competitivo dell’azienda». Dal 2002 sono stati erogati oltre 6 milioni e mezzo di euro a favore di 292 imprese del Friuli Venezia Giulia. Quanta parte delle risorse è destinata alla sicurezza del lavoratore per una difesa efficace? «Personalmente ritengo che tutte le tipologie d’intervento afferenti alla sicurezza dovrebbero complessivamente ammontare a una parte importante (10-15%) dei fondi previsti per le imprese. I finanziamenti regionali, che peraltro includono ingenti risorse comunitarie, quali il piano operativo regionale Fesr 2007-2013, sono differenziati per tipologia di intervento: innovazione, sviluppo competitivo, formazione».

Maurizio Bressani, presidente di Federmanager Friuli Venezia Giulia

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 263


DISAGIO GIOVANILE

Dialogo diretto con i cittadini Una provincia sostanzialmente sicura, dove però non si abbassa la guardia. Per contrastare la microcriminalità giovanile, secondo il questore di Trieste Giuseppe Padulano, la strada da seguire è quella della collaborazione Michela Evangelisti

ale il numero delle denunce e dilaga nel Triestino la preoccupazione per il moltiplicarsi degli episodi di microcriminalità giovanile. Questo, almeno, è quanto emerge dalle pagine della stampa locale delle ultime settimane. Il questore Giuseppe Padulano invita a guardare il fenomeno con attenzione e a compiere le dovute distinzioni. «Quando parliamo di microcriminalità giovanile immediatamente l’attenzione si sposta sul comportamento deviante dei minori – precisa – e devo dire, dati alla mano, che tale fenomeno non risulta in aumento e si concentra soprattutto su episodi marginali legati a furti, soprattutto di ciclomotori o parti di essi, danneggiamenti e lesioni; atti, tuttavia, non tali da venir percepiti come reale minaccia». Non si può parlare quindi, secondo il questore, di un vero aumento della violenza giovanile, «a meno che non si voglia considerare impropriamente il recente omicidio di Gretta dove, peraltro, sia gli autori che la vittima avevano un’età compresa fra i 23 e i 34 anni. Le reali motivazioni del delitto sono ancora al vaglio degli investigatori della

S

Giuseppe Padulano, questore di Trieste

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squadra mobile, si può comunque parlare di un omicidio nato in un ambiente “border line”, tra persone già seguite da servizi sanitari e sociali». Ha sottolineato come la parola d’ordine, di fronte a qualsiasi devianza e violenza, sia “collaborazione”: come si dovrebbe articolare? «La nostra è una provincia sostanzialmente sicura, in continua evoluzione dal punto di vista etnico e culturale, ma non per questo meno bisognosa di una vigilanza costante e rigorosa. E per questo occorre fare sistema tutti, dalla pubblica amministrazione ai cittadini, dalla scuola alle famiglie. I pericoli più seri, in questa terra priva di fenomeni di estorsione o di altre attività gestite dalla criminalità organizzata, sono sempre più quelli che riguardano i giovani, ovvero l’uso e l’abuso di droga e alcol». L’attitudine al bere, e a farlo in grosse quantità, è un modo di aggregarsi che sta prendendo sempre più piede tra i giovani. «Si tratta di un fenomeno negativo di costume. Fosse esclusivamente un problema di polizia, per assurdo, ne sarei felice, perché dipenderebbe solo dall’intelligenza di un questore mettere in campo strategie e strumenti per risol-


Giuseppe Padulano

Stiamo lavorando con attività di prevenzione sul territorio, con iniziative che ci hanno permesso di entrare in contatto con i giovani

verlo. La disponibilità della Polizia di Stato deve essere totale e “insieme agli altri”. In questa provincia esiste un’eccellente sinergia con le istituzioni e i progetti che riguardano i giovani sono svolti insieme a Regione, Provincia e Comune. Proprio in questi giorni la questura è stata consultata per dare il suo contributo di idee e conoscenza al progetto “Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile” del Comune di Trieste, a significare che la questione della qualificazione urbana è una problematica trasversale che interessa anche la sicurezza». Come vi state muovendo sul fronte della lotta al consumo di alcol tra i giovani? «Stiamo lavorando con attività di prevenzione sul territorio, con progetti e iniziative che ci hanno permesso di entrare in stretto contatto con i giovani. Ma un ruolo fondamentale sui comportamenti giovanili, e anche sul rispetto delle regole e sulla responsabilizzazione, lo deve esercitare la famiglia. Occorre lavorare duro per fare capire ai giovani che “una prova di fumo” può rovinare il loro futuro, e alle famiglie che l’alibi delle “cattive compagnie” non è credibile».

Che ruolo può avere nella prevenzione della microcriminalità giovanile il monitoraggio del web? «Da tempo stiamo tenendo d’occhio i fenomeni insidiosi rappresentati da coloro che attuano percorsi di auto esaltazione; su di essi occorre fare un grosso lavoro di monitoraggio, scandagliando il mondo virtuale del web, ma occorrono anche tanta collaborazione e segnalazioni da parte della gente: l’omicidio efferato di Gretta insegna». Quanto è efficace la comunicazione tra forze dell’ordine e cittadini? «Con le nuove tecnologie stiamo stabilendo un rapporto sempre più agile. La Polizia è in grado di dare risposte ai cittadini, e, grazie a loro, può arricchire il proprio patrimonio di informazioni, utili al momento opportuno. Attraverso questo rapporto più diretto aumenta la fiducia dei cittadini e questo è sicuramente il valore aggiunto. La gente ha bisogno di punti di riferimento che possano fornire assicurazioni e rassicurazioni per le questioni importanti e meno importanti; è fondamentale seguire questa linea, specie in una realtà come quella della provincia di Trieste, dove il tessuto sociale non è inquinato da fenomeni legati alla criminalità organizzata».

56

DENUNCE Sono i minori denunciati a Trieste in stato di libertà dal 1 gennaio al 31 agosto 2011

18 FURTI

Il numero dei furti denunciati in città dal 1 gennaio al 1 agosto

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 267


DISAGIO GIOVANILE

Costruire insieme un futuro possibile Approcciare i gruppi giovanili informali sul territorio è una delle direzioni da seguire, secondo lo psicologo Oscar Dionis, per prevenire episodi di violenza. «Occorre salvare i giovani da una quotidianità priva di progetti e aiutarli a proiettarsi in un futuro possibile» Michela Evangelisti

a prevenzione deve avvenire da subito, già nella prima infanzia, con progetti educativi specifici che coinvolgano congiuntamente scuola e famiglia». Questo il monito di Oscar Dionis di fronte agli episodi di microcriminalità giovanile e minorile registrati negli ultimi tempi a Trieste. Secondo lo psicologo, responsabile della struttura semplice di tutela salute bambino e adolescente del distretto 2 dell’Azienda sanitaria triestina, la rete territoriale dei servizi sociali e sanitari deve dare sostegno agli insegnanti, che lamentano la scarsa partecipazione delle famiglie alle iniziative pedagogiche progettuali che spesso la scuola promuove al di là del mandato didattico istituzionale. «I servizi socio-sanitari devono anche attivare – aggiunge – progetti pedagogici riconducibili alle strategie di “educativa di strada”, dove educatori professionali entrano in relazione direttamente con i gruppi di aggregazione giovanile informali presenti sul territorio». Quali situazioni familiari e sociali si nascondono dietro questi episodi di microcriminalità giovanile? «La mia impressione è che manchi una vera e propria capacità di ascolto empatico da parte degli adulti significativi rispetto ai bisogni profondi

«L Oscar Dionis, responsabile della struttura semplice di tutela salute bambino e adolescente del distretto 2 dell’azienda sanitaria 1 triestina

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espressi dai ragazzi, che si manifestano a volte in un modo confuso, provocatorio o pulsionale. Un modo che impone la necessità di un’interpretazione e di una risposta non meramente normativa, ma pregnante di affettività, per superare la barriera di incomunicabilità che spesso si crea tra il mondo degli adulti e quello dei ragazzi. Dalla mia esperienza le situazioni familiari e sociali che si nascondono dietro gli episodi di microcriminalità giovanile sono molto diverse tra loro». Può fare qualche esempio? «Troviamo il nucleo familiare multiproblematico, che vive nell’emarginazione economica e nello svantaggio socio-culturale, ma anche contesti e realtà familiari, siano esse separate o no, che evidenziano aspetti di grave conflittualità della coppia genitoriale, con i figli incolpevoli in mezzo ai contrasti. Oppure situazioni in cui i desideri e le proiezioni che i genitori hanno nei confronti dei loro figli sono così forti da perdere di vista ciò che veramente i figli desiderano, e cioè di essere riconosciuti e accettati per ciò che realmente sono. Il denominatore comune è sempre, comunque, la capacità di interpretazione e ascolto, molto carente nei percorsi educativi attuali». Quali sono le fasce d’età più a rischio? E quanto il libero accesso al web, già da giovanissima età, può incentivare forme di violenza? «Le fasce maggiormente a rischio sono quelle pre-adolescenziale e adolescenziale, con una


Oscar Dionis

L’accesso al web senza mediazione educativa può sollecitare le pulsioni più profonde e violente dei minori

tendenza a trasgredire prima, anche per una sorta di processo, a mio avviso, di “adultizzazione” precoce dovuta o a situazioni di palese “abbandono” nelle realtà sociali più problematiche, o a richieste improprie di autonomia, dove la solitudine viene vicariata dal libero accesso al web e ai social network. In questo modo si ingenerano flussi informativi spesso senza una mediazione educativa da parte degli adulti, con la conseguente irruzione di immagini e di modelli inadeguati o palesemente violenti, che sollecitano le pulsioni profonde dei minori portandoli a tradurre atteggiamenti e comportamenti trasgressivi direttamente dal virtuale al reale». Cosa sta succedendo dunque in città? «L’escalation di questi ultimi mesi, da quello che ho letto sui quotidiani, al di là di alcune eclatanti manifestazioni che si sono verificate in un ambito di grave deprivazione ed emarginazione sociale, ha visto il proliferare di gruppi informali

di giovani adolescenti che gravitano sul territorio senza alcun obiettivo e progettualità, con un percorso scolastico fallimentare alle spalle, con una difficoltà di inserimento lavorativo, con un’ulteriore criticità di integrazione se stranieri. Il vuoto angosciante giornaliero di questi gruppi, che tendenzialmente vivono il presente, viene sovente lenito dall’alcol o altre sostanze, e in particolare il primo favorisce quelle risposte violente e aggressive che covano nella frustrazione di una quotidianità che sembra non avere futuro». Come intervenire, infine, sui giovani che si sono già “macchiati” di piccoli o grandi crimini? «Devono essere aiutati a elaborare gli errori commessi attraverso percorsi di riabilitazione, mediante sostegni quotidiani di carattere psicologico ed educativo. Vanno poi indirizzati a definire una progettualità di vita che permetta loro, indipendentemente dalla gravità della pena, di proiettarsi in un futuro possibile».

FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 269


DISAGIO GIOVANILE

L’impegno delle istituzioni nella prevenzione del disagio In Friuli Venezia Giulia non manca l’attenzione al mondo giovanile, assicura Matteo Rizzato, coordinatore regionale di Giovane Italia. «Questo è uno stimolo, soprattutto a livello politico, per farci trovare pronti ai prossimi cambiamenti economici e sociali» Michela Evangelisti

l di là di fatti isolati, che possono destare scalpore ma appartengono alla devianza “fisiologica” del sistema in cui viviamo, si deve prendere atto che i giovani vivono un malessere sempre maggiore, in una società che molto spesso non li sa ascoltare». Così Matteo Rizzato, coordinatore regionale del movimento politico Giovane Italia, fa il punto sul disagio giovanile, prendendo le mosse dai casi di microcriminalità registrati ultimamente a Trieste. «Le istituzioni hanno il compito di prevenire - aggiunge -, sapendo ascoltare questa inquietudine prima che sfoci in episodi poco piacevoli». Crede che si possa individuare un legame tra disagio giovanile e disoccupazione o condizioni di lavoro precarie? «Cerchiamo di abbandonare gradualmente l’idea negativa di “lavoro precario”: ogni lavoro ormai è diventato precario. Siamo di fronte a un cambiamento epocale e la ricerca del posto fisso sarà progressivamente infruttuosa in un mondo dove il cambio di lavoro sempre più spesso equivale a un miglioramento della propria condizione. Va incentivata la professionalità e favorito il reinserimento nel lavoro per chi l’ha perduto, rivedendo la formazione, orientandola al mercato e ini-

«A Matteo Rizzato, coordinatore regionale del movimento giovanile del Pdl, Giovane Italia

270 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011

ziando a promuovere la cultura del merito, non dell’appiattimento. È evidente che a pagare le conseguenze della condizione di instabilità nella quale ci troviamo sono soprattutto i giovani». Di fronte a queste problematiche, come reagisce il tessuto sociale? «Il Friuli Venezia Giulia ha una cultura fortemente solidale. La popolazione è tradizionalmente vicina alle istituzioni, ha grande senso della comunità ed è organizzata in un tessuto di associazioni, informazioni e contatti che hanno un effetto positivo contro la devianza sociale. La regione è ricca di paesi a basso numero di abitanti: questo, oltre alla nostra caratteristica cultura, è un incentivo alla circolazione di informazioni e alla collaborazione». Ritiene che le politiche messe in campo a livello locale per intervenire sul disagio giovanile siano adeguate? Come Giovane Italia state dando un contributo? «Il movimento può contare sulla forza di molti eletti a livello locale, che sanno di avere una grande responsabilità nel portare avanti le istanze dei giovani. Vengono costantemente prodotte forme di azione a livello istituzionale proprio per contrastare all’origine le devianze giovanili. Il dibattito recentemente avviato dalla nostra Regione con tutti gli stakeholders “giovanili” ha portato all’approvazione di una legge ad hoc che prevede svariati incentivi e aiuti, dal credito agevolato, al social housing, ai contributi per la ricerca».


POLITICHE SANITARIE

Meno risorse, più attività L’assessore Vladimir Kosic presenta l’ultima fotografia della sanità regionale, scattata a luglio. «Il livello dei servizi è alto, ma l’apparato è ancora troppo costoso». Ridurre le aziende da 11 a 6 sarà il prossimo passo Michela Evangelisti

onoscere per governare”. È questo il titolo del rapporto su politiche sanitarie e welfare presentato a luglio dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Un documento che puntava a due obiettivi strettamente connessi, come spiega l’assessore alla Salute, Vladimir Kosic: «Disporre di informazioni rilevanti per valutare le prospettive a breve, medio e lungo termine del sistema socio sanitario regionale e avere chiare le condizioni necessarie per garantirne la sostenibilità e lo sviluppo». Di fronte alla contrazione progressiva di risorse regionali, effetto della crisi economica e dei vincoli derivanti dal patto interno di stabilità, la giunta Tondo esprime la volontà di garantire il mantenimento dei livelli assistenziali, anzi, precisa Kosic, «malgrado la diminuzione delle risorse, le attività, sia a livello ospedaliero che territoriale, sono aumentate». La sanità regionale, se confrontata a quella delle altre regioni italiane, ha raggiunto un livello di assoluta eccellenza. Da dove siete partiti per ottenere questi risultati? «Da un’analisi della situazione e del piano sanitario della precedente giunta, compiuta nel 2008, che ci ha portato a rilevare una serie di situazioni critiche, in particolare per ciò che riguardava il territorio: si trattava di intervenire soprattutto sui distretti e sull’ambito della

“C

Vladimir Kosic, assessore regionale alla Salute, integrazione sociosanitaria e politiche sociali

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prevenzione. Nel 2009 abbiamo poi avviato una consultazione, raccogliendo oltre 1.000 contributi di professionisti, cittadini e associazioni: la nostra analisi e le proposte della comunità sono le basi sulle quali abbiamo costruito il piano socio sanitario 2010/2012. Ma il 2009 è stato anche l’anno di un intervento importante di riassetto della governance». In che direzione? «Le realtà che operavano nel campo erano tre: la direzione centrale della salute, l’agenzia regionale della sanità e il centro servizi condivisi. Abbiamo quindi deciso di sciogliere l’agenzia, assumendo le sue funzioni, prevalentemente gestionali e di programmazione, all’interno della direzione, e il Csc è diventato un dipartimento dell’azienda Santa Maria della Misericordia di Udine. Una governance più centralizzata e diretta ci ha tra l’altro consentito di ridurre i costi degli enti, con un risparmio del 23,1%». Quali sono le direttrici del piano socio sanitario 2010/2012? «La riorganizzazione dell’offerta della rete ospedaliera, con le funzioni coordinate svolte intorno ai grandi ospedali, l’istituzione di un’unica centrale operativa delle emergenze, la presa in carico integrata delle persone con malattie croniche e disabilità (abbiamo circa 40mila invalidi al 100% e siamo la regione più anziana d’Italia dopo la Liguria), e, infine, la ricerca di una maggiore efficienza del sistema sanitario, adottando criteri di gestione per eliminare sovrapposizioni e favorire sinergie tra le aziende».


Vladimir Kosic

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Malgrado la diminuzione delle risorse, le attività, sia a livello ospedaliero che territoriale, sono aumentate

Incisivo è stato anche il vostro intervento sul piano del personale. «Abbiamo stabilito, precorrendo la legge nazionale, che le nuove assunzioni non dovevano partire automaticamente, ma dovevano essere autorizzate solo se ritenute da noi necessarie. Così nel 2010 il numero di dipendenti è sceso dalle 20.607 unità del 2009 a 20.129; sono diminuiti soprattutto tecnici, amministrativi e qualche medico. In questo modo abbiamo risparmiato circa 50mila euro all’anno per persona e siamo stati in grado di garantire le stesse risorse per l’assistenza sociale che i tagli sui fondi statali per la non autosufficienza avevano fatto venire meno». Quali scenari si prospettano per il prossimo futuro? «Abbiamo bisogno di ricostruire 3 nuovi grandi ospedali e di ammodernare e riorganizzare la rete. È necessario poi creare maggiore sinergia tra le realtà delle acuzie: gli ospedali devono venire sempre più considerati luoghi che affrontano patologie complesse, mentre il territorio deve farsi carico dei problemi da affrontare quotidianamente. Oggi abbiamo 11 aziende, si tratta di un apparato troppo costoso e sproporzionato rispetto al numero di abitanti. La proposta di Tondo è di passare a 6 aziende: mantenere i due istituti scientifici, il centro di riferimento oncologico di Aviano e il Burlo Ga-

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rofolo di Trieste, le 3 aziende ospedaliere, e ridurre a una le 6 aziende territoriali. Questo ci consentirebbe di rafforzare i distretti e di superare la sperequazione che si è prodotta nel tempo tra area e area, puntando sull’equità dei servizi a livello regionale». Il piano operativo “Le dimensioni internazionali della politica della salute 2010-2013”, varato dalla Regione, ha come obiettivo l’intercettazione e la creazione di reti europee su progetti mirati: quali sono i temi prioritari e i primi risultati del piano? «Abbiamo firmato un protocollo con il ministero della Salute dell’Albania, con il quale collaboriamo soprattutto sui temi materno-infantile e oncologico. Tra i progetti europei già intercettati e vinti c’è il progetto Adria 2, sul disagio giovanile e problemi di alcol correlati, sul quale lavoriamo insieme alla Carinzia e al Veneto. Un progetto che ci sta molto a cuore è poi quello finalizzato a garantire la permanenza delle persone a domicilio il più a lungo possibile, tramite contributi per le badanti, interventi dell’infermiere di comunità, ma anche tecnologie avanzate, come la telemedicina, la teleassistenza e altri aspetti che vanno sotto il nome di “ambient assisted living”. Contiamo, nelle nostre case, circa 340 persone in situazioni gravissime, alle quali, da due anni a questa parte, siamo in grado di fornire strumenti come il comunicatore ottico».

23,1% RISPARMIO Una governance più centralizzata ha consentito alla Regione di ridurre i costi degli enti

20.129 PERSONALE I dipendenti regionali del settore nel 2010; erano 20.607 nel 2009

50 mila EURO

Il risparmio annuale per ogni dipendente in meno

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POLITICHE SANITARIE

Diffondere le buone pratiche per ridurre la spesa Nella valutazione dei sistemi sanitari si tende, secondo il presidente del Cergas, Elio Borgonovi, a sottovalutare il quadro socio economico nel quale essi si inseriscono. «Le regioni virtuose sono anche quelle che vivono in un contesto più favorevole sotto questo profilo» Michela Evangelisti

oordinare attività di ricerca sugli assetti, le dinamiche e le performance delle imprese e dei sistemi di aziende operanti nel settore socio-sanitario è la mission del Cergas. In particolare ogni anno, sulla base delle attività di ricerca e di monitoraggio del sistema sanitario nazionale svolte dall’osservatorio Oasi, il cen-

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tro redige un rapporto che analizza i sistemi sanitari nazionale e regionali, fornendo dati quantitativi, indicazioni qualitative e di tendenza. «A questo rapporto si aggiungono dei focus su temi specifici, proposti dai ricercatori stessi o che vengono individuati come aspetti che meritano un approfondimento – precisa il presidente, Elio Borgonovi –. Tra questi, ad esempio, i si-


Elio Borgonovi

Lo scenario sanitario italiano è caratterizzato da una difficoltà crescente, ma alle difficoltà ci si sta attrezzando

stemi di gestione programmazione e controllo, i sistemi informativi e le sperimentazioni nel campo dell’assistenza extra ospedaliera». In particolare, parlando di equilibrio tra qualità e spesa, qual è la situazione della nostra sanità? «Le regioni più “virtuose”, ovvero quelle che garantiscono elevati livelli di assistenza e che, con i fondi assegnati o i contributi regionali, arrivano in equilibrio o quasi, sono la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana, in parte il Veneto, il Friuli Venezia Giulia. La Sicilia da 3 anni sta applicando un piano di rientro che l’ha portata in prossimità del pareggio annuale e anche l’Abruzzo, grazie a vari interventi incisivi, quest’anno si sta avvicinando all’obiettivo». Ma quel è il “segreto” delle regioni più virtuose? «Innanzitutto bisogna tenere conto del fatto che la sanità viene condizionata da un quadro socioeconomico più o meno difficile; le regioni virtuose sono anche quelle che vivono in un contesto sotto questo profilo più favorevole. In una situazione in cui la malavita organizzata è radicata da tempo, in cui c’è poca attenzione a riconoscere il merito e molta propensione a riconoscere le appartenenze, gli effetti sul sistema sanitario non possono che essere negativi. Detto questo, le regioni cosiddette “virtuose” sono quelle che da tempo si sono dotate di alcuni strumenti, come ad esempio l’analisi dei costi, i sistemi di accreditamento e di valutazione della qualità del servizio e delle performance dei dirigenti: tutti mezzi tramite i quali monitorare la gestione e cercare, nei limiti ristetti in cui ciò è consentito, di incentivare il personale, dagli infermieri fino al vertice aziendale». Cosa emerge, invece, da un confronto tra la

nostra sanità e quella europea e internazionale? «L’ultima analisi complessiva dell’Oms ci poneva al secondo posto, dopo la Francia, a livello mondiale, facendo un rapporto tra qualità dei servizi e spesa. Anche se sono passati alcuni anni, ritengo che tuttora la sanità italiana, a parte i casi di malasanità reale e presunta (che si registrano comunque ovunque) sia decisamente buona; il livello di assistenza è molto ampio e nelle regioni meno virtuose è comunque consentita la mobilità sanitaria. La Cina, dopo aver cercato di copiare il sistema americano, oggi sta pensando a una riforma più legata al modello europeo, e italiano in particolare». Quali previsioni si sente di formulare per il futuro della nostra sanità? «Lo scenario che si apre è di crescente difficoltà sul piano finanziario. Il governo è sottoposto a pressioni di contenimento della spesa, e nella sanità i previsti tagli di 5 miliardi, o la riduzione rispetto al tasso di aumento fisiologico, incideranno pesantemente. Di sicuro ci sarà un’ulteriore spinta a far emergere le cosiddette “buone pratiche”: abbiamo discusso proprio nelle ultime settimane con il ministero l’esigenza di generalizzare le sperimentazioni gestionali che hanno dato finora esiti positivi. Se quindi, da un lato, prevedo l’oggettivo rischio che qualche Regione, anche tra le più “virtuose”, possa cominciare a pensare di ridurre certi servizi di assistenza, credo ci siano le premesse per farlo in modo razionale. Ad esempio nella Asl di Bologna si stanno cercando forme di coinvolgimento dei privati o di ricorso a sistemi di low cost in sanità; ci sono strutture che per la diagnostica offrono forme di abbonamento per risparmiare sugli accertamenti. Le mie previsioni in conclusione non sono nere: la difficoltà è crescente, ma alle difficoltà ci si sta attrezzando».

Elio Borgonovi, presidente del Cergas, il centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale dell’università Bocconi

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