OSSIER FRIULI VENEZIA GIULIA EDITORIALE ..............................................12
ECONOMIA E FINANZA
Raffaele Costa
L’INTERVENTO.........................................15 Angelino Alfano Maurizio Sacconi Diana Bracco
PRIMO PIANO IN COPERTINA......................................20 Ottavio Missoni STORIE D’IMPRESA ...........................26 Giampaolo Pozzo Riccardo Illy VERSO LE AMMINISTRATIVE.........34 Isidoro Gottardo, Debora Serracchiani, Giulio Camber, Giorgio Ret, Maria Teresa Bassa Poropat Roberto Antonione, Roberto Cosolini Giuseppe Pedicini, Claudio Pedrotti Simonetta Vecchi FONDI COMUNITARI ..........................56 Elio De Anna Alessandro Mastromonaco Iztok Škerlič L’INCONTRO .........................................64 Roberto Maroni ISTRUZIONE .........................................68 Mariastella Gelmini
L’ECONOMIA REGIONALE................74 Renzo Tondo Alessandro Calligaris Antonio Paoletti OCCUPAZIONE .....................................84 Pietro Ichino Angela Brandi Giovanni Fania Elisa Grisot Marco Menghini FOCUS PORDENONE .......................100 Sergio Bolzonello Maurizio Cini Giovanni Pavan Alberto Marchiori DONNE D’IMPRESA ...........................112 Giannola Nonino Lidia Pino Sangoi Elena Pellaschiar Patrizia Bomben Enrica Gallo AGROALIMENTARE ..........................126 Mario Guidi, Giuseppe Politi, Sergio Marini Claudio Violino Mario Cichetti Paolo Comelli INNOVAZIONE.....................................142 Vladimir Nanut Giovanna Cinelli IMPRENDITORI DELL’ANNO .........148 Antonio Girolami Umberto Re Oscar Gobbo Alfredo Fogal Claudio Battistoni Gianpaolo e Fabio Prenassi Roberto Grassetti Paola Piccin Mauro Pecile Vladimir Borisov Ketty De Luca e Silvia Filligoi Giorgio Colombin IL MERCATO DEL VINO ...................172 Piera Martellozzo
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PROPRIETÀ INDUSTRIALE ............176 Valter Giugni TECNOLOGIE CREATIVE .................178 Tullio Tramontina
Sommario TERRITORIO INFRASTRUTTURE............................182 Riccardo Riccardi Giacomo Borruso Valentino Bertoli L’INTERPORTO DI PORDENONE....190 Giuseppe Bortolussi IL PORTO FRANCO DI TRIESTE.....192 Emanuele Lo Nigro TRASPORTI..........................................194 Michele Colombo COMBUSTIBILI ...................................196 Franco Napp COSTRUZIONI .....................................198 Dario Roustayan
AMBIENTE EDILIZIA ..............................................200 Davide Altan Paolo Rosso MERCATO IMMOBILIARE..............206 Vittorino Brunello Zanitti RISCALDAMENTO ECOLOGICO....208 Ruben Palazzetti ARREDI MADE IN ITALY ................210 Gianni Puiatti TURISMO...............................................212 Eliana Paterniti
INQUINAMENTO ATMOSFERICO....214 Giorgio Mattassi Furio Honsell Ettore Romoli RINNOVABILI .....................................220 Arrigo Burello Evelino Zanzaro SERVIZI ECOLOGICI ........................224 Fabrizio Pertot
GIUSTIZIA EVASIONE FISCALE.........................228 Pasquale Debidda RIFORME..............................................232 Guido Alpa
SANITÀ IL SETTORE ERBORISTICO ..........236 Gabriele Venturini OTTICA..................................................238 Angelo Bolzonella
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 11
Ottavio Missoni
IL MIO UNIVERSO DI COLORI E LINEE L’evoluzione delle forme in armonia con la materia, abbinando filati e colori. Questa è la cifra stilistica di Missoni. Dagli inizi dell’avventura nel campo della moda al presente dell’azienda di Sumirago, rappresentato dai figli, sino al futuro incarnato dai nipoti, Ottavio Missoni regala alcuni scorci della sua vita. Vissuta a filo di lana Francesca Druidi
N
on ama le iperboli, le eccessive esaltazioni nel riportare l’elenco dei suoi successi o nel sottolineare i meriti delle sue composizioni. Nonostante poi la sua vita rievochi la trama di un film - campione di atletica leggera, prigioniero di guerra dopo El Alamein, sindaco in esilio di Zara, la città dove ha trascorso gran parte dell’infanzia - Ottavio Missoni non ha mai abbandonato quello sguardo ironico e disincantato sulla vita e su quello che lui definisce “il suo mestiere”, ossia fare la maglia. Festeggiati da poco i novant’anni con l’autobiografia Una vita sul filo di lana, il triestino d’adozione Ottavio Missoni non riesce del tutto a dissimulare, a ragione, l’orgoglio per l’apprezzamento di cui gode la sua azienda, creata con l’imprescindibile contributo della moglie Rosita Jelmini, figlia di imprenditori tessili, conosciuta alle Olimpiadi di Londra del 1948,
dove lo stilista gareggiava nei 400 ostacoli; un’azienda divenuta negli anni una delle firme più amate e conosciute della moda italiana. E uno dei motivi di questa fama la si rintraccia nella permeante dimensione familiare che nutre il brand, connotandolo da sempre in senso artistico e artigianale pur nello scenario di uno sviluppo internazionale. Oggi guidata dai figli di Tai e Rosita, Missoni continua a offrire un’immagine solida, pur senza rinunciare a quella libertà creativa che rappresenta il marchio di fabbrica della maison. L’eredità che lo sport e l’attività agonistica le hanno lasciato, ha influito in qualche modo sul suo approccio alla professione? «Sì, ma non solo sul mio mestiere, anche sul modo di vivere, sul rapporto con il prossimo. La pratica sportiva in senso agonistico ti insegna, infatti, il rispetto dell’avversario. Se si traduce quest’attività in un meccanismo di competizione, è pos- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 21
IN COPERTINA
In apertura, Ottavio Missoni. In queste pagine, la famiglia Missoni, una creazione della maison e gli interni studiati per l’Hotel Missoni di Edimburgo
sibile declinarla in tutte le professioni. dividuale. Se penso alla mia Dalmazia, Il mio è un caso emblematico: sono sempre stato totalmente pigro, ma ai blocchi di partenza mi trasformavo». Quanto della sua terra d’origine, la Dalmazia, è confluita nella sua sensibilità di artista e stilista e di conseguenza nelle sue creazioni? «Io non mi considero un artista, anche se c’è chi mi definisce così. Le componenti fondamentali del mio mestiere sono due: la materia e il colore. E questi due elementi possono senz’altro assicurare risultati artistici. Per quanto riguarda la terra d’origine, non esiste una regola codificata, ma essere nato in una certa parte del mondo, con i suoi colori, i suoi profumi, la sua cultura, esercita certamente il suo peso. È un patrimonio che si trasmette. È un qualcosa che ti resta dentro, come memoria e come approccio culturale. Perché se i colori di base sono uguali per tutti, la gamma delle tonalità che si possono ottenere, dipende dalla sensibilità in22 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
la mente corre subito alle differenti sfumature del mare e del cielo, mai uguali a se stesse». Quando ha compreso che la sua strada era la moda, la maglieria? «In realtà, devo ancora capirlo. Non ho svolto alcun tipo di studio specifico o di scuola. Casualmente mi trovo questo mestiere tra le mani. All’origine, c’è stata l’idea con Giorgio Oberwerger di acquistare una macchina per maglieria e di mettere in piedi - coinvolgendo anche Livio Fabiani - una piccola società, la Venjulia, unione di Venezia e Giulia, specializzata in maglieria sportiva, realizzavamo tute e costumi da bagno di lana adottati anche dalle nazionali sportive, quando non esistevano le sponsorizzazioni. Poi c’è stato il trasferimento in Lombardia e la nuova società con mia moglie Rosita, originaria di Golasecca, in provincia di Varese. Io all’epoca gareggiavo per la
Ottavio Missoni
La mia principale preoccupazione è che i miei tre figli vadano d’accordo. E per il momento procede tutto bene
Gallaratese e da lì il passo per la creazione di un laboratorio di maglieria in quella zona è stato breve. Io ricoprivo sempre il ruolo di presidente, mentre Rosita lavorava. Posso dire che abbiamo imparato giorno dopo giorno. Ci vogliono almeno dieci anni per imparare un mestiere, qualunque esso sia, anche se non è comunque automatico che dopo questo lasso di tempo lo si sappia svolgere in maniera soddisfacente. A noi è andata
bene. Lo abbiamo compreso dai primi riconoscimenti e dai primi successi negli anni Sessanta». Il marchio ha saputo imporsi rompendo gli schemi codificati, delineando una propria specifica identità che lo distingue fortemente da altre maison. Quali sono i principali “mattoni” che hanno costruito le fondamenta del brand? «Anche in questo caso è difficile individuare dei fattori predefiniti. Siamo
usciti con qualcosa di diverso che non c’era sul mercato. Nessuno usava la materia e il colore come abbiamo fatto noi, abbinando i vari tipi di filati. All’inizio eravamo famosi soprattutto per le righe: del resto, avevamo macchine che erano in grado di realizzare solo righe. Le righe sono infinite: verticali, orizzontali, diagonali e intrattengono un’ampia gamma di rapporti con i colori. In generale, non sono mai stato per le grandi cifre, non perché sia contrario agli affari, ma perché è una dimensione che non mi appartiene. La nostra è rimasta un’azienda di carattere familiare, pur occupando oltre 250 dipendenti senza contare l’indotto. Siamo riusciti a improntare un’immagine diversa che, pur essendosi aggiornata in parte nel tempo, mantiene in tutto il mondo la sua stima in termini di qualità. Oggi poi stiamo allargando i mercati, ad esempio in Cina». Missoni è un’impresa che si identifica profondamente con la famiglia che la guida. «Io mi sono occupato dei tessuti, ma è sempre stata Rosita a tradurli in moda. Oggi si dedica amica e corpo alla collezione Home, di cui è direttore creativo; d’altronde, il complemento arredo è diventato di moda più della moda stessa. E il successo è mondiale: mia moglie ha appena ricevuto un riconoscimento dalla stampa straniera per il progetto dell’Hotel Missoni a Edimburgo; inoltre, è stato appena inaugurato un altro Hotel Missoni in Kuwait, con altri due previsti in Oman e Brasile. Rosita ha trasferito anche in questo campo la concezione di “bottega familiare” che ha da sempre accompagnato la crescita dell’azienda». Luca e Vittorio si occupano della gestione dell’impresa, Angela è il direttore creativo del marchio. FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 23
IN COPERTINA
Siamo riusciti a improntare un’immagine diversa che, pur aggiornandosi in parte nel tempo, mantiene la sua stima in termini di qualità
Quali sono state le maggiori sfide per me è che i miei figli vadano basti pensare a Karl Lagerfeld». nel coinvolgimento dei suoi figli in azienda? «Ai miei figli ho sempre consigliato di intraprendere un’altra strada e di non entrare in azienda, ma non mi hanno ascoltato. Non sono, dunque, colpevole di nulla. Hanno fatto tutto loro. A parte tutto, la mia principale preoccupazione è che loro tre vadano d’accordo. E per il momento procede tutto abbastanza bene. I nipoti iniziano oggi a farsi vedere in azienda, la maggiore, Margherita, è responsabile degli accessori. A me ogni tanto assegnano dei compiti che assolvo, ma non vado mai alle loro riunioni. Non voglio influire sulle loro decisioni. Nel mio piccolo, cerco magari di raccontare, di trasmettere la mia esperienza, senza però pretendere di dare lezioni. A ogni modo, l’aspetto più importante 24 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
d’accordo, indipendentemente dall’andamento dell’impresa». Oggi il made in Italy è ancora una garanzia? «In alcuni ambiti conserva ancora la sua forza e il suo stile, non solo dal punto di vista del fatturato ma soprattutto per quanto concerne la capacità di segnare l’immaginario collettivo. Purtroppo molto artigianato è scomparso, ma la moda italiana, intesa non solo come espressione di tendenze ma come produzione, è ancora in prima fila. L’attrattiva esercitata da Parigi è sempre forte, ma la moda italiana è riuscita a imporsi come concorrente a livello internazionale. Inoltre, mentre la “squadra” tricolore è composta da e me e da altri colleghi stilisti italiani, la moda parigina attinge spesso e volentieri dall’estero,
Lei non è solito fare programmi, ma cosa immagina per il futuro dell’impresa che lei e sua moglie avete creato insieme? «Sì, è vero, mai fatto programmi. Non ho mai avuto grandi delusioni perché non mi sono mai posto, in generale, dei traguardi. Faccio sì programmi a breve scadenza, ma non mi piace ipotecare il tempo. Per il futuro non immagino niente in particolare, ritengo che l’azienda manterrà la sua solidità e il suo nome, non in termini di fatturato ma di qualità. I miei figli sono bravi e mi auguro che riescano a mantenere quel livello di stima e di riconoscimento che non è stato semplice preservare in oltre cinquant’anni. Del resto, il nostro stile è rimasto quello. Un capo Missoni lo si riconosce subito, non serve sbirciare l’etichetta».
STORIE D’IMPRESA
Quei cinque minuti che cambiano la vita Basta poco per entrare nel mondo del calcio ma la via d’uscita non è garantita. Storia del patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo e della sua passione per il pallone che lo “imprigiona” da 25 anni. «Oggi? Sono felice dei risultati» Elisa Fiocchi
N
el luglio del 1986, Giampaolo Pozzo abbraccia l’avventura calcistica con l’Udinese Calcio vestendo i panni del tifoso entusiasta, lontano dalle logiche del business e del risultato. Quella scelta “sportiva” celebra nel 2011 venti-
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cinque anni di storia bianconera regalandogli il primato di patron più longevo della serie A. Modello ispiratore per tutto il mondo del calcio, Pozzo è stato capace di affermarsi anche come esempio imprenditoriale nel Nordest, e ben oltre i confini nazionali, con diverse aziende di materiale per la lavorazione del legno. «Questi riconoscimenti m’inorgogliscono e – ammette il patron – qualcosa di vero c’è nel nome delle mie imprese collegate alla regione e al territorio nazionale». Classe 1941, l’imprenditore friuliano non sembra intenzionato a fermarsi e in luglio conta di iniziare i lavori per la realizzazione del nuovo stadio a Udine che «pagherà tutto l’Udinese Calcio per un totale di 25 milioni di euro: nessuno andrà a toccare le tasche del cittadino». Nella stagione 2007-2008 è stato eletto miglior presidente
della serie A. Qual è il bilancio dei suoi venticinque anni all’Udinese Calcio? «A ripensarci, sono davvero tanti ma nessuno è stato inutile. Nel sistema calcio, le cose sono migliorate molto rispetto a dieci anni fa sul piano dello sviluppo finanziario, dell’ordine e della gestione. In passato era una lotta davvero dura. L’appello dell’allora presidente del Bologna Giuseppe Gazzoni che lamentava di pagare tutto e di faticare ugualmente a mettere in piedi una squadra competitiva, è stato finalmente ascoltato ma c’è voluto del tempo». Quali insidie affliggono tuttora
Giampaolo Pozzo
In apertura, Giampaolo Pozzo, imprenditore e patron dell’Udinese Calcio
Qualificarsi o no alla Champions League, implica l’incasso o la perdita di circa 25 milioni di euro. Cifra che cambia le prospettive di mercato future di qualsiasi società
il mondo del calcio? «Per raggiungere una gestione del calcio pressoché ottimale bisognerebbe concentrarsi sugli errori arbitrali, responsabili talvolta di risultati falsati. Si parla di fair play, ma la partita va inquadrata anche da un altro punto di vista, ovvero dal profilo economico. Qualificarsi o no alla Champions League, implica l’incasso o la perdita di circa 25 milioni di euro. Cifra che cambia le prospettive di mercato future di qualsiasi società. Rinunciarvi per inferiorità sul campo è un conto, per errori arbitrali un altro». Nello sport si dice che la fortuna sia parte del gioco. È lo stesso
anche nel mondo dell’imprenditoria? «Il margine di imprevisti è nettamente inferiore. Talvolta si rischiano crisi non controllabili, ma le aziende sono in mano agli uomini che le gestiscono direttamente e con maggiore consapevolezza. Lo sport è un altro mondo: ci sono tante componenti che possono influire sui risultati sportivi. A partire dagli infortuni dei giocatori, mai prevedibili e quantificabili. Dipende dal caso, dal fisico e dai tempi di recupero diversi di ogni singolo calciatore». Quando è diventato presidente dell’Udinese lo ha fatto seguendo una scelta specificatamente im-
prenditoriale oppure ha vinto l’anima del tifoso? «Assolutamente la seconda strada. Sono sempre stato un tifoso dell’Udinese e c’è da dire che a quei tempi la garanzia di perdere era pressoché totale, non esistevano i controlli amministrativi tanto meno i numeri e i compensi economici di oggi giorno. La mia era una sfida, ma esclusivamente da appassionato». Oggi chi s’avvicina al mondo del calcio unicamente per passione cosa rischia? «L’osso del collo. Una società sportiva va trattata come un’impresa. Chi non ha risorse garantite e so- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 29
STORIE D’IMPRESA
Il mio sogno? Realizzare il nuovo stadio e rimanere dentro la zona Champions per continuare a ottenere risultati sportivi e non ultimi ritorni economici per proseguire al meglio su questa strada
prattutto esperienza nel mondo im- «Certo, ma sono ormai vent’anni che Amoroso, Iaquinta, Quagliarella, prenditoriale compie un azzardo». Gestire una società sportiva o un’impresa è quindi la stessa cosa? «In un certo senso sì. I criteri sono sempre gli stessi. Servono bravi collaboratori, energia e passione per un’attività sportiva che diventa a tutti gli effetti un mestiere dove si campa anche con il business». Qual è la sua giornata tipo? «Mi occupo principalmente delle mie imprese. In particolare seguo i miei affari in Spagna dove viaggio per lavoro. Poi c’è naturalmente la partita di pallone». Ha ceduto il testimone a suo figlio Gino. Come lo ha avviato nell’industria del calcio? «Mio figlio rappresenta il futuro. Non ho dovuto insegnarli molte cose perchè fin da bambino è cresciuto a pane e calcio e ha imparato ben presto a unire questa passione al lavoro». Nei tanti saliscendi tra serie A e B, ha mai pensato di mollare tutto? 28 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
non contemplo l’ipotesi. Il motivo è molto semplice: bastano cinque minuti per fare il proprio ingresso nel mondo del calcio, ma la via d’uscita non c’è. In un certo senso diventa una terribile prigione e tanto vale continuare su questo percorso». Lo dice con un pizzico di amarezza... «Ci sono stati momenti duri, ma come ho detto prima oggi sto vivendo davvero un bel momento accompagnato da buoni risultati sportivi. Eppure continuo a vivere alla giornata...». Ma il suo sogno adesso qual è? «Rimanere dentro alla Champions per continuare a ottenere risultati sportivi e non ultimi ritorni economici per proseguire al meglio su questa strada». Di lei si dice che abbia l’abilità di trasformare un’operazione di calcio mercato in un sicuro investimento sportivo. Sensini, Fiore,
Di Natale, Sànchez e Pepe sono solo alcuni dei talenti che ha scoperto e lanciato. Come riesce a “comprare tanto a poco”? «Quando non si hanno grossi budget si è portati a cercare e analizzare al meglio ogni alternativa disponibile sul mercato. Non siamo mai stati l’Inter o il Milan per intenderci, che rappresentano una realtà a parte. L’altro aspetto che influisce nelle scelte vincenti è il tempo unito all’esperienza. Sono cresciuto passo dopo passo, e mentre procedevo ho affinato l’attività di scouting grazie alla scelta di bravi professionisti». Il suo “scudetto” in carriera? «Direi che nel mio caso equivale alla Champions. Faccio fatica a ricordare e ripercorrere i tanti momenti belli e brutti vissuti finora. Forse perchè nonostante gli alti e bassi, nel mio percorso di imprenditore e di sportivo ha sempre vinto su tutto la continuità».
STORIE D’IMPRESA
Polo del gusto in nome della qualità Illy oggi non è più sinonimo solo di caffè. Riunisce infatti aziende che, come missione e metodo, praticano la strada dell’eccellenza, educando i consumatori. A illustrare le strategie e i progetti futuri del Gruppo è il presidente Riccardo Illy Francesca Druidi
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l’azienda Agrimontana, leader nella produzione di alta qualità di confetture, frutta candita e, in particolare, dei marroni. «Sì, è un ritorno alle origini, in quanto il business avviato da mio nonno all’inizio degli anni 30 era imperniato proprio su tale spettro di prodotti, con la produzione di caffè, cioccolato e marmellate grazie agli alberi da frutta coltivati nell’azienda agricola di Brazzania, vicino Buie, in Istria. Mio padre Ernesto, quando diventò azionista di maggioranza, iniziò a produrre anche una linea di the, che però decisi di abbandonare per focalizzarci sul caffè. Nell’attività di diversificazione, siamo andati a cercare un’azienda come Domori che condividesse i valori di eccellenza qualitativa e innovazione nelle tecnologie produttive. Analoga ricerca è stata effettuata nel settore del the, in paesi che vantano Luca Campigotto
C
on la costituzione, nel 2004, della holding Gruppo Illy è stato sancito di fatto il passaggio alla terza generazione all’interno della famiglia Illy, rappresentata da Riccardo, Francesco, Andrea e Anna. «Ci siamo domandati – racconta Riccardo Illy, presidente del Gruppo – fino a che punto, con la strategia top di gamma attuata da Illycaffè, sarebbe stato possibile crescere prima di saturare la clientela che è in grado di capire e condividere il nostro approccio qualitativo al caffè. Abbiamo perciò deciso di replicare la strategia applicata in questo settore anche in altri comparti, che già conoscevamo e facevamo parte della nostra storia». Da qui la diversificazione produttiva attraverso l’acquisizione di Domori, riferimento nel mondo del cioccolato gourmet, di Dammann Frères, che produce una vasta gamma di miscele esclusive di the, dell’azienda vinicola Mastrojanni e di una partecipazione nel-
una notevole tradizione come Germania e Francia. Da qui la scelta di Dammann Frères. Abbiamo poi completato il ritorno alle radici contadine attraverso l’acquisizione dei 12 ettari di vigna dei Mastrojanni, attuata da mio fratello Francesco grazie a una fortunata serie di coincidenze e intrecci del destino. Quest’azienda rappresenta un investimento a lunghissimo termine che
Riccardo Illy
solo una holding di tipo familiare può concepire». Qual è nello specifico il progetto? «L’obiettivo è far crescere, nell’arco di 10-20 anni, le aziende del Gruppo per raggiungere, in ordine di grandezza, la dimensione di Illycaffè. L’idea è reinvestire il cash flow generato dalle tre realtà da noi controllate nel settore dei coloniali, nel comparto vitivinicolo che, diversamente dagli altri, è un settore ad altissima densità di capitali. Per questo, io lo definisco sempre un investimento destinato ai nostri nipoti». Pur nel rispetto dell’indi-
vidualità di ogni singola impresa del Gruppo, si può parlare di direttrice comune di sviluppo? «Queste aziende hanno in comune i due estremi della filiera: da un lato, i paesi di produzione delle materie prime nella fascia tropicale e, dall’altro, una clientela cosmopolita di consumatori, negozianti ed esercenti attenti alla qualità del cibo e in cerca di prodotti di qualità superiore». I prodotti delle aziende hanno come mercato di riferimento l’alta gamma. Questo segmento in che misura ha sofferto la crisi internazionale? «Abbiamo assistito a un decalage al quale non eravamo preparati. Nel biennio 2008-2009, Illycaffè ha registrato due anni di stabilità delle vendite compensata dai nuovi pro-
L’idea è reinvestire il cash flow delle tre realtà controllate nel settore dei coloniali, nel comparto vitivinicolo, ad altissima densità di capitali
In apertura, tosteria Illycaffè. Nella foto, Riccardo Illy
getti. Per le altre aziende del Gruppo che si trovavano in una fase di crescita più sostenuta, abbiamo notato un incremento inferiore alle attese. È stata una recessione anomala, diversa dalle precedenti, non solo per la profondità, la durata e le ripercussioni, ma anche per il modo con cui il consumatore ha affrontato la recessione. Ha ragione chi sostiene che non tutto tornerà come prima. Alcuni cambiamenti sono definitivi». Ad esempio? «Un cambiamento divenuto strutturale riguarda il concetto di value for money: non c’è più la disponibilità del consumatore a pagare di più se, in cambio, non ottiene un grande beneficio dal prodotto o dal servizio che acquista. Un’altra tendenza di cui si aveva sentore già da alcuni anni è la polarizzazione del mercato: si affermano, da un lato, i prodotti di più elevata qualità, a premio anche sul prezzo e, dall’altro, i prodotti che mostrano prezzi minimi ma anche una qualità soddisfacente». Qual è stato l’andamento nel 2010 del Gruppo? «Il 2010 è stato un anno positivo, soddisfacente sia in termini di fatturato che di bilancio anche se non vi sono ancora i dati definitivi. Sono cresciute tutte le società, anche Illycaffè ha ricominciato a crescere a un buon passo. Dammann Frères ha completato la conversione da attività a prevalenza di terzismo ad attività a marchio proprio. Si è rafforzata la collaborazione tra Domori e Agrimontana, che si appoggiano reciprocamente nello sviluppo e nella distribuzione all’estero. Anche Mastrojanni registra un incremento di oltre il 10%, allargando la distribuzione a nuovi mercati». Quali sono le principali sfide che attendono il Gruppo? FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 31
STORIE D’IMPRESA
Alice Fiorilli
A fianco, boutique Dammann Frères a Parigi. Sotto, fase di lavorazione Domori e l’Espressamente Illy a Las Vegas
Il 2010 è stato un anno positivo, soddisfacente sia in termini di fatturato che di bilancio. Sono cresciute tutte le società
«La prima sfida riguarda Domori, e
nello specifico lo sviluppo dei prodotti laboratorio sul quale stiamo operando un investimento consistente, concependo una linea dedicata ai pasticceri e agli chef chocolatier. L’obiettivo è collaborare con Agrimontana per acquisire la migliore clientela in Italia, Francia, Belgio e anche Giappone, i mercati principali per questa tipologia di prodotti. Sul fronte del caffè, la sfida è sviluppare ulteriormente Espressamente Illy, la rete di bar caffè all’italiana per i quali contiamo di realizzare nuove aperture, e il sistema di preparazione con le capsule, il metodo iperespresso, che sta andando molto bene. Non va dimenticata la joint venture con Coca-Cola per il prodotto pronto da bere, grazie al quale contiamo di proseguire la crescita sui mercati dove siamo già presenti e anche in Giappone, nonostante le proibitive condizioni attuali. A livello di 32 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
gruppo, miriamo a servire clienti importanti quali le catene alberghiere Hyatt e Four Season, con tutta la nostra gamma di prodotti che apprezzano e stanno progressivamente adottando». Come alimentate la cultura del gusto? «Abbiamo costituito l’Università del caffè a Trieste, ma esistono anche 21 sedi periferiche, che l’anno scorso ha formato più di 16mila persone e che, da un anno e mezzo, ha iniziato a organizzare anche corsi
su cioccolato e the. Stiamo iniziando a progettare corsi sulla preparazione del gelato, dal grande sviluppo all’estero, in Medio Oriente, Asia e Stati Uniti. I corsi sono dedicati alla formazione, da una parte, di titolari, esercenti e personale di bar, ristoranti e hotel per insegnare loro a trasformare i differenti prodotti e, dall’altra, di consumatori e intenditori. Sempre con l’obiettivo di migliorare la diffusione della cultura della qualità intrinseca di questi prodotti».
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Il Pd punta sulle divisioni nel centrodestra La sfida elettorale si fa serrata in Friuli Venezia Giulia con la corsa spesso in solitaria al primo turno di Pdl, Udc e Lega Nord. Il coordinatore Pdl Isidoro Gottardo e il segretario del Pd Debora Serracchiani a confronto sulle prospettive di voto di tre città in particolare: Trieste, Pordenone e Gorizia Leonardo Testi
I
l primo dato evidente delle prossime elezioni amministrative è che il centrodestra non si presenterà compatto all’appuntamento con le urne. «La coalizione Pdl, Lega Nord, Udc che governa la regione è nata e si è consolidata nel rispetto del principio di sussidiarietà e nel segno di un’autonoma responsabilità – ricorda Isidoro Gottardo, coordinatore Pdl in Friuli Venezia Giulia, tentando una disamina delle ragioni che hanno portato all’attuale divisione – e la motivazione oggi di una mancata compattezza in queste elezioni amministrative è dovuta a un eccesso di conflittualità a livello nazionale, che indubbiamente ha condizionato la volontà di unità che qui è stata comunque ribadita da tutti». Di diverso avviso è naturalmente il segretario regionale del Pd Debora Serracchiani che, nel commentare gli scenari politici aperti dall’imminente voto, non usa giri di parole: «Si consoliderà la frantumazione del centrodestra e sarà sempre più evidente che finora sono stati assieme uniti solo dal 34 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
collante del potere». E se, da un lato, Gottardo è ottimista sul fatto che «al secondo turno ci ricompatteremo, perché i candidati sindaci o presidenti sono stati scelti nella condivisione di tutti», dall’altro la mancata alleanza nel centrodestra rappresenta, secondo Debora Serracchiani, «una sfida. Il centrosinistra si presenta unito quasi ovunque e fornisce una visione comune agli elettori: questo è un dato oggettivo che può essere trasformato in vantaggio, facendo capire chiaramente che noi offriamo garanzie di stabilità e buongoverno del territorio». Nel panorama elettorale, la situazione più delicata appare quella di Trieste, sia per l’elezione del primo cittadino che per quanto concerne la Provincia. Per la corsa al Municipio, diventa importante capire quanto lo scenario poco fluido creatosi attorno alla candidatura di Antonione, rispetto alla candidatura compatta di Cosolini, potrà pesare sulla decisione finale dell’elettorato. «Una lettura superficiale, sicuramente agevolata anche
da un’informazione non imparziale, dà la sensazione che il problema si possa ridurre a una “guerra tra bande”. Non sottovaluto e non nascondo che certe divisioni siano esplose, ma un’analisi più profonda di Trieste ci fa comprendere che il problema è la visione di prospettiva della città» ribatte Gottardo, il quale evidenzia
La mappa del voto
La scommessa è qui e il Pdl non può che porsi alla guida di questa sfida. Antonione, in virtù delle esperienze maturate, ha i requisiti che servono per governare questa importante città
In apertura, dall’alto, Isidoro Gottardo, coordinatore regionale Pdl, e Debora Serracchiani, segretario regionale del Pd. Sopra, il municipio di Trieste
come il capoluogo sia cambiato negli anni, attribuendo oggi maggiore importanza a temi come lavoro e occupazione piuttosto che alla questione slovena. «La scommessa è qui – prosegue il coordinatore regionale – e il Pdl per sua natura non può che porsi alla
guida di questa sfida. Antonione, in virtù delle esperienze maturate, ha i requisiti che servono per governare questa importante città. Una vittoria del candidato Cosolini, espressione di una sinistra che include Rifondazione Comunista e tutte le forze che Trieste ha sempre respinto, costituirebbe l’opposto di ciò che la città si aspetta. Illy guidò una coalizione di centro, centro-sinistra con un ruolo forte e attivo nel mondo imprenditoriale; Cosolini è l’esatto contrario. Per Trieste sarebbe davvero un salto nel buio». L’eurodeputata Serracchiani non mostra, invece, dubbi sulla capacità di Roberto Cosolini di intercettare il voto, anche moderato, degli elettori triestini: «Ha con sé un grande partito riformista unito, il Pd, e una coalizione che lo sostiene lealmente. Cosolini non ha marchio ideologico e Trieste è una
città pragmatica, che riconosce chi lavora per lei». Secondo il segretario regionale del Pd, per conquistare una piazza come Trieste serve «un mix di concretezza, per tutti gli aspetti che devono muoversi rapidamente, e di rassicurazione, in quanto Trieste deve essere rilanciata ma non deve perdere la sua identità». Cambiando provincia e passando a Pordenone, Claudio Pedrotti identifica il candidato della continuità con il sindaco uscente Sergio Bolzonello. A sfidarlo, per il Pdl, sarà Giuseppe Pedicini. Quanto inciderà l’eredità di Bolzonello sulla corsa di Pedrotti? «Ogni sindaco ha una diversa fisionomia – rimarca Serracchiani – Bolzonello ha modernizzato Pordenone e la sua presenza in lista è una garanzia di continuità e, al contempo, individua un valore aggiunto per il lavoro che farà Pedrotti». Non sulla stessa linea d’onda è Gottardo: «Bolzonello è stato un buon sindaco per la città di Pordenone, ma ha commesso l’errore di voler fare come Caligola e imporre un candidato completamente estraneo a quella che è stata la vita politica, associativa della città. Giu- FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 35
VERSO LE AMMINISTRATIVE
seppe Pedicini è l’espressione di
una coalizione, quella di centrodestra, che è coerente con il modo di pensare e di essere di una città che non ha nulla a che spartire con la cultura della sinistra». Il deputato si sofferma, poi, sull’Udc, «costretta dal nazionale a correre in proprio, in attesa di ricompattarsi al secondo turno a sostegno di Pedicini poiché per loro è la scelta naturale». Puntando infine, l’attenzione su Gorizia, l’eurodeputata e segretario regionale del Pd Serracchiani giudica «difficile un confronto» tra il presidente uscente Enrico Gherghetta, uomo del Pd, e il sindaco di Villesse Simonetta Vecchi. A incidere potrebbe essere «la sproporzione di respiro politico-ammini36 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Bolzonello ha modernizzato Pordenone, la sua presenza in lista è una garanzia di continuità e, al contempo, individua un valore aggiunto per il lavoro che farà Pedrotti
strativo tra il presidente Gherghetta, che è stato consigliere regionale e ha governato bene la provincia per cinque anni, e il sindaco di una cittadina di 1.700 abitanti». Per il coordinatore del Pdl, Simonetta Vecchi possiede capacità di iniziativa, oltre al fatto di non essersi piegata ai ricatti della sinistra: «si è candidata presidente con una sua lista civica per costruire un’alternativa a Gherghetta. Era doveroso, quindi, per noi riconoscere questa novità, rinunciare a un nostro candidato per sostenere lei. L’Isontino è tradizionalmente una roccaforte della sinistra ed è
proprio questo che ha fatto di Gherghetta, un uomo che viene dalla tradizione del Pc, un presidente molto contestato anche al suo interno, per i metodi e la mancanza di rispetto verso quella parti della propria coalizione che fanno riferimento alla cultura cattolica. Diciamo che è un presidente imposto nel Pd dalla componente maggioritaria». Gottardo è fiducioso del fatto che Simonetta Vecchi possa vincere «se davvero quelle forme di insofferenza nel Pd si tradurranno in una capacità di costruire cambiamento anche nell’Isontino».
Giulio Camber
Ricompattare l’originario spirito di squadra Lo scenario elettorale a Trieste è stato, fin dalle prime fasi, particolarmente intricato. Giulio Camber, senatore triestino del Popolo della Libertà, commenta il suo accordo con Berlusconi, estendendo l’analisi del voto al resto della regione Francesca Druidi
L’
hanno ribattezzato “il patto di Berlusconi con Trieste”. Non ha mancato di suscitare polemiche il “riconoscimento di operatività concorde”, sottoscritto il 1 aprile scorso dal presidente del
Consiglio Berlusconi e dal senatore Giulio Camber. Un impegno in forza del quale, citando l’accordo stesso, “il coordinamento provinciale del Pdl Trieste garantisce la piena sintonia con le politiche nazionali e regionali del Pdl e il sostegno all’indicazione nazionale a candidato sindaco di Trieste di Roberto Antonione”. A fornire il suo punto di vista è lo stesso senatore. Quali sono i punti salienti dell’atto? «Questo documento rappresenta un segno concreto di fiducia del presidente Berlusconi, che premia la coerenza e l’impegno esemplare degli esponenti del Pdl cittadino nella loro azione politica e sociale, da cui deriva la decisione da parte del premier di lasciare in carica fino al 31 dicembre 2013 il coordinamento provinciale e quello comunale di Trieste senza ulteriori congressi e che, anche in deroga all’articolo 25 del capo II dello statuto del partito, “al coordina-
mento provinciale Pdl Trieste si riconosce sino ad allora uno speciale ambito di operatività, contraddistinto dall’esclusiva competenza nella definizione delle liste elettorali riguardanti Trieste e inerenti le elezioni amministrative della primavera 2011, le elezioni regionali nella circoscrizione regionale di Trieste e la rappresentanza parlamentare di Trieste”. Un riconoscimento speciale, quindi, guadagnato sul campo in oltre 16 anni di puntuale lavoro sempre in sintonia con il vertice nazionale, prima di Forza Italia e oggi del Popolo della Libertà. In tal senso, anche il sostanziale riconoscimento al mio impegno collegiale e personale». La stipulazione di questo accordo potrebbe in qualche modo influire sulla corsa alla poltrona del candidato Antonione? «Certo, in senso positivo». Quali elementi saranno decisivi per l’elettorato a Trieste e Provincia? «Un corretto equilibrio tra Pdl e Liste civiche che lo fiancheggiano e FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 37
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Il Pdl in Friuli Venezia Giulia conseguirà un risultato sostanzialmente in linea con le altre regioni del Nord
gli alleati che si auspicano uniti». può portare a un risultato positivo nelle alleanze: certo, la situazione In Friuli Venezia Giulia la Lega corre con liste proprie, anche se non mancheranno accordi con il Pdl in alcuni casi. Come valuta questa scelta e come, a suo parere, si ripercuoterà sul risultato finale delle elezioni? «Ognuno è padrone a casa sua: quanti, competenti a livello nazionale e regionale, hanno condotto le trattative, lo hanno fatto cercando di ripetere per le amministrative di Trieste il quadro di alleanze politiche che esprime la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia. Il tentativo di compattamento che non ha avuto l’esito positivo auspicato, non determina comunque in maniera definitiva il risultato finale: in primis, la frammentazione del centrodestra al primo turno 38 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
al secondo turno. A condizione che si ripeta lo spirito di una squadra ricompattata, senza furbate, anatemi, protagonismi personali, così come si auspica». Il primo turno delle elezioni amministrative può identificare una sorta di “primarie” nel centrodestra? «Certo, una valenza del genere vi sarà: importante è che nessuno stoni andando fuori dal coro perché è arrivato primo o secondo. Essenziale è il ricompattamento dell’originario spirito di squadra». In generale, quale ritiene sia lo stato di salute del Pdl in regione data la discontinuità delle alleanze? «A livello regionale, ho l’impressione sia stato fatto tutto il possibile per garantire una continuità
nazionale è con ogni evidenza complessa e troppo spesso strumentalizzata. Il Pdl in FriuliVenezia Giulia conseguirà un risultato sostanzialmente in linea con le altre regioni del Nord, confermando un soddisfacente stato di salute». Come va letta la ricandidatura annunciata del presidente Tondo alla guida della Regione? «Forse attendere il risultato elettorale dei prossimi mesi sarebbe stato meglio: del pari, comunque, la ricandidatura è un segno forte di volontà, di impegno che non si esaurisce nel capitolo delle prossime elezioni amministrative; in tal senso, rafforzando quanti concorrono con il presidente Tondo alla guida della regione».
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Serve un ente straordinario Giorgio Ret è il candidato del Pdl per la presidenza della Provincia di Trieste. Sui suoi compiti dice: «Va istituzionalizzato un metodo di lavoro che metta la Provincia al servizio dei Comuni, senza andare a costituire un ente sovraordinato» Riccardo Casini
Giorgio Ret, candidato per il Pdl alla presidenza della Provincia di Trieste. A fianco, il castello di Duino
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ncomprensioni, smentite, candidati annunciati e poi ritirati: così come per il Comune, anche la corsa per la Provincia di Trieste ha registrato vari sommovimenti all’interno del centrodestra. Cambi di rotta che alla fine hanno portato a una forte frammentazione, con la presentazione di quattro diverse candidature: Giorgio Ret per il Pdl, Paolo Polidori per la Lega Nord, Roberta Clon per l’Udc ed Enrico Sbriglia per Futuro e Libertà. Oltre a loro, sono in lizza la presidente uscente, Maria Teresa Bassa Poropat che si ripresenta per il Pd, e il civico Franco Cervesi. Giorgio Ret, candidato Pdl e oggi sindaco di Duino-Aurisina, però dice: «Personalmente sono contento di come 40 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
sono andate le cose». Pdl, Lega Nord, Fli e Udc si presenteranno con quattro candidati differenti. In questo modo non si rischia di fare proprio il gioco del presidente uscente? «Per quanto mi riguarda ho fatto di tutto per partire insieme con le altre forze di centrodestra, puntando su candidati condivisi: avrei anche accettato, senza polemiche, di farmi da parte in favore di un’altra persona maggiormente gradita. Purtroppo l’accordo non si è trovato e ognuno è tornato sui propri passi. Certo, visivamente la frammentazione non è molto bella e me ne rendo conto, ma sono felice perché in questo modo tutte le problematiche che normalmente emergono dopo le elezioni, oggi
sono già state sviscerate: c’è chiarezza sui programmi e tanta voglia di contarsi». E dopo? «Una volta al ballottaggio, convergeremo sul candidato che ce l’avrà fatta. In questo caso l’appoggio da parte di tutti è garantito: ci siamo già chiariti sui programmi». Parliamo di questi allora. Quale esperienza ha maturato alla guida del Comune di Duino-Aurisina? Quale apporto potrà dare alla Provincia? «Nell’arco di nove anni di mandato abbiamo potuto operare sotto diversi aspetti, anche se gli interventi più importanti hanno riguardato l’urbanistica e il nuovo assetto ambientale: penso a Portopiccolo, che era fermo da 40 anni,
Giorgio Ret
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La mia esperienza a Duino-Aurisina mi permette di conoscere le problematiche dei Comuni minori, finanziarie e burocratiche
ma anche al sito dedicato al dinosauro al Villaggio del pescatore. E in tema di riserve naturali, l’attenzione dedicata al Parco del Timavo, che dopo 60 anni sta per essere definitivamente ripulito dagli ordigni bellici ereditati dal secondo conflitto mondiale: la bonifica totale è ormai realtà, a metà del prossimo mese sarà completata. Ma il grande lavoro della mia amministrazione non ha riguardato solo l’economia e la tutela ambientale». Cos’altro allora? «Credo di aver contribuito a creare un’atmosfera di vera convivenza, un’armonia tra le varie anime di questa comunità, dagli italiani di lingua slovena a chi aveva subito l’esodo. Abbiamo superato le mille incomprensioni che ostacolavano la
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creazione di una vera comunità, non cancellando i problemi ma rendendoli patrimonio di tutto il Comune, coinvolgendo in questo processo anche gli istituti scolastici. Per fortuna la caduta dei confini ci ha molto aiutato in questo: oggi posso dire che il mio slogan relativo al desiderio di creare un Comune europeo è diventato realtà». Quali sono oggi le principali esigenze della Provincia di Trieste? Quali dovranno essere le priorità per il nuovo presidente? «Sicuramente la mia esperienza a Duino-Aurisina mi permette di conoscere le problematiche dei Comuni minori, dagli aspetti finanziari alla burocrazia. Si tratta di enti che hanno bisogno di coordinamento e supporto: il territorio
infatti non può essere gestito da ogni Comune per conto proprio, ma va istituzionalizzato un metodo di lavoro che metta la Provincia al servizio dei Comuni, senza andare a costituire un ente sovraordinato. Un altro grande compito sarà quello di mediare tra i vari enti, con un progetto il più possibile condiviso, facendo anche chiarezza a livello istituzionale e di competenze, ad esempio con soggetti come la Motorizzazione civile o la capitaneria di porto. La domanda insomma è: le province sono utili o devono barcamenarsi fra mille altri enti? Personalmente non mi interessa fare il presidente per portare avanti l’ordinario: d’altra parte sono i tempi a essere straordinari, e a richiedere quindi un impegno all’altezza». Secondo gli ultimi rilevamenti di Ipr Marketing il presidente attuale, Maria Teresa Bassa Poropat, è agli ultimi posti in termini di gradimento tra le province italiane. Qual è il motivo a suo avviso? «Il presidente è una persona squisita, credo abbia fatto tutto il possibile. Forse, tornando al discorso di prima, il risultato dipende dal fatto che si è limitata a gestire l’ordinario, cosa che ormai non paga più in termini di consenso o, se vogliamo, gradimento. La nostra provincia ha bisogno invece di una svolta fortissima, a maggior ragione in quanto piccola ed emarginata». Da dove deve partire questa svolta? «Servono attività, bisogna essere vivi su tutto il territorio. Certe volte invece ci si lascia imbrigliare dalla gestione ordinaria, perdendo di vista le questioni e i progetti di lungo termine». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 41
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Dialogare con il territorio Maria Teresa Bassa Poropat è in pista per la rielezione come presidente della Provincia di Trieste. Tra sondaggi ingenerosi, un bilancio del primo mandato e le proposte per il futuro Riccardo Casini
S
econdo il sondaggio “Governance poll 2010” di Ipr Marketing dello scorso gennaio, godeva del 48,5% di gradimento, risultando al quint’ultimo posto tra i presidenti delle Province italiane. Nonostante questo Maria Teresa Bassa Poropat, alla guida della Provincia di Trieste dal 2006, sarà nuovamente in corsa alla ricerca di un secondo mandato: una missione che, anche alla luce delle spaccature all’interno del centrodestra, non sembra impossibile. Anche se lei preferisce non scendere in quel terreno. «Preferisco – spiega – lasciare ai cittadini il giudizio sui litigi che hanno lacerato il centrodestra; osservo solo che le spaccature si sono verificate non per individuare il miglior candidato possibile, ma semplicemente per raggiungere una sorta di equilibrio tra centri di potere. Auspicherei piuttosto di ritenermi in vantaggio per il lavoro sin qui svolto, condiviso passo per passo con i sindaci, le istituzioni, le categorie e le associazioni, i sindacati e naturalmente i cittadini che vivono in questa provincia. Quando ho assunto la presidenza nel 2006, ho cercato di colmare la distanza che si percepiva nei confronti di un’istituzione definita da molti inutile e di reimpostare un’azione di 42 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
governo trasparente a garanzia a tutti. L’obiettivo che ritengo raggiunto è stato quello di rafforzare il ruolo di un ente di coordinamento in realtà essenziale per il territorio, se teniamo all’uniformità e alla qualità dei servizi offerti, seppure nel pieno rispetto dell’autonomia e della competenza degli altri enti locali». Secondo il rilevamento Ipr Marketing, il gradimento nei suoi confronti è al 48,5%. Su quali aspetti è necessario puntare per cercare una riconferma? «Confesso di non conoscere nel dettaglio il sondaggio. Ma lasciando in secondo piano le percentuali di consenso, spesso fotografia di un preciso momento politico e quindi condizionate da fattori esterni alla realtà locale, credo sia importante e necessario continuare a puntare sulla valorizzazione e la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali. Il dialogo con il territorio per crescere assieme è il primo dei sette punti del mio programma. La raccolta di nuovi suggerimenti, proposte e indicazioni e il confronto sistematico con i portatori di interesse e le loro esigenze costituiscono le fondamenta di una Provincia a servizio della collettività. Per facilitare questo processo è mia
intenzione rendere più pregnante l’attività di relazione con i sindaci». Quali sono oggi le esigenze della provincia? «Il territorio richiede velocità di decisioni e di realizzazione per guardare a uno sviluppo complessivo che ne premi le specificità intese come risorse per il futuro. I progetti concreti che abbiamo in mente di sviluppare nei prossimi anni devono essere costruiti rielaborando la nostra identità, quell’identità che ci rappresenta al meglio e di cui andiamo fieri, quella unicità nella quale riconoscerci per costruire strategie e vincere le sfide. La parola chiave è integrazione: economia, infrastrutture, innovazione tecnologica e ambientale e cultura non devono essere un mix
Maria Teresa Bassa Poropat
indistinto e casuale, ma un mosaico armonico per una crescita integrata, possibile e sostenibile. In questo momento di crisi è opportuno poi intervenire nel sistema di inclusione sociale e affrontare il problema del lavoro, della difesa dell’occupazione, guardando con particolare attenzione anche all’inserimento delle donne, delle persone con disabilità, degli immigrati». Sicuramente la provincia di Trieste necessita, tra le altre cose, di collegamenti più rapidi ed efficienti con il resto d’Italia, ma anche con i Paesi confinanti. Come procedere in questo senso? «Il nostro obiettivo è contribuire a superare l’isolamento della provincia in rapporto ai collegamenti e alla
mobilità nazionale e internazionale. Proseguiremo il lavoro già compiuto nella rete di trasporti e viabilità di nostra competenza e nel contempo avvieremo un’analisi ampia sulla mobilità tesa alla definizione di un sistema di area vasta da Ronchi dei Legionari a Capodistria. In rapporto alle specifiche competenze dell’ente, daremo nuovo impulso al progetto di metropolitana leggera per anticiparne un lotto correlato al ripristino e all’adeguamento delle infrastrutture esistenti. Al tempo stesso richiederemo all’amministrazione regionale l’inserimento delle linee transfrontaliere nel quadro generale del trasporto pubblico locale». In che modo è possibile invece incentivare ulteriormente il turismo, vera risorsa del territorio? «Sono molte le potenzialità di questo territorio che rappresentano i punti di forza della crescita. Dare valore e promuovere quanto di unico e di specifico possiede la Provincia di Trieste è l’impegno che ci siamo assunti nel precedente mandato e che intendiamo proseguire giungendo alla definizione di un brand specifico che identifichi quest’area come luogo depositario, oltre che di una cultura articolata, di eccellenze nel campo delle arti e della ricerca scientifica, di peculiarità ambientali coniugate a tradizioni del settore agricolo e dell’economia del mare. Sono molti i progetti avviati, come il percorso progettuale “Marketing del Carso”, che porterà alla realizzazione di 76 postazioni turistiche dislocate sul territorio e che costituisce un modello di recupero ambientale e fruizione del territorio
a fini turistici sul modello delle Cinque Terre in Liguria. Ricordo infine il Centro di promozione territoriale alla baia di Sistiana, sito che abbiamo ristrutturato di recente e che sarà a disposizione dei turisti quale punto informativo anche con degustazione dei prodotti tipici, oltre che sede di mostre, eventi e convegni mirati alla promozione delle eccellenze di quest’area». Quali sono le altre sfide da affrontare per il futuro? «Se parliamo di futuro della provincia di Trieste, è impossibile prescindere dalla dimensione europea di questo territorio. Dopo l’abbattimento delle frontiere con Schengen, e in vista dei futuri processi d’integrazione in particolare con la vicina Croazia, la collaborazione internazionale e transfrontaliera appare più che mai presupposto essenziale allo sviluppo. È una sfida in parte già intrapresa con l’attivazione nel 2006 di un Ufficio affari comunitari. La Provincia esercita un ruolo chiave nell’ambito del reperimento di risorse comunitarie, elaborando strategie progettuali e fungendo da cerniera tra le istituzioni e le realtà produttive. Abbiamo dimostrato di saper utilizzare gli strumenti offerti dall’Unione europea, partecipando ai vari programmi Interreg sia da capofila con gli opportuni cofinanziamenti sia da partner, in progetti proposti da altri soggetti qualificati del territorio, offrendo in tal caso a disposizione un supporto tecnico grazie al quale il territorio ha beneficiato di investimenti per oltre 13 milioni di euro». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 43
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Una nuova stagione di condivisione Roberto Antonione, candidato sindaco a Trieste per il Pdl, guarda oltre le spaccature del centrodestra e annuncia: «Al ballottaggio andremo uniti». Mentre per il governo della città promette «un approccio diverso» Riccardo Casini
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aranno dieci i candidati sindaco alle prossime elezioni comunali di Trieste. Tra tutte le candidature, però, quella di Roberto Antonione per il Pdl è stata una delle più chiacchierate. Indicato direttamente dal premier Silvio Berlusconi, il nome di Antonione, già presidente della Regione e sottosegretario agli Esteri, ha creato qualche subbuglio all’interno del centrodestra e dello stesso Pdl. Lui però evita accuratamente di calarsi nelle polemiche politiche, preferendo puntare sugli obiettivi del prossimo primo cittadino, che avrà - dice - un compito «non facile». Cosa lascia il decennio di amministrazione di Roberto Dipiazza? «Dipiazza ha fatto molto bene, dando un impulso di modernizzazione alla città con una serie di iniziative che lasceranno il segno. E non lo dico solo perché Roberto è un amico; anzi, questo merito gli viene riconosciuto anche da persone non schierate politicamente dalla sua parte. La sua è stata una buona amministrazione, che ha dato seguito a quanto già fatto da 46 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Riccardo Illy. Diciamo che negli ultimi 19 anni Trieste è stata in ottime mani: non sarà facile proseguire in questa direzione». A cosa si riferisce in particolare? «Nell’ultimo ventennio si sono risolte molte questioni, dalla forte crisi occupazionale che si registrava all’inizio del periodo, per arrivare alla viabilità, con la realizzazione del raccordo Lacotisce-Rabuiese. Ma non dimentichiamo Porto San Rocco, dove si è rivitalizzata una realtà dismessa, la valorizzazione di Baia Sistiana o il ripristino di aree pedonali come piazza della Borsa o piazza Venezia. E la candidatura per l’Expo, nonostante Trieste non abbia vinto, ha rappresentato comunque una sfida che costituisce anche un segno del risveglio della città. Ovviamente ci sono ancora problemi, ma chiunque ne erediterà il governo prenderà in mano una città in grandi condizioni». A proposito di problemi: quali sono oggi le priorità per Trieste? «Le sfide principali sono due. La prima è generale, e riguarda un approccio diverso al governo della città:
Roberto Antonione, candidato sindaco a Trieste per il Pdl. A fianco, una veduta del porto vecchio
in passato, spesso su molte questioni si sono create divisioni tra favorevoli e contrari che hanno portato a perdere molte occasioni. Penso ad esempio a quando, negli anni Ottanta, le Generali volevano realizzare la loro sede operativa nel porto vecchio, ma alla fine furono spinte a scegliere Mogliano Veneto. Oggi servono, invece, un approccio condiviso e un confronto improntato alla massima trasparenza, che includa anche i portatori di interessi precisi e al termine del quale le forze politiche più responsabili siano in grado di trovare una sintesi; in caso questo non sia possibile, la scelta andrà affidata ai cittadini, magari con un referendum chiaro, con l’impegno di accettarne il risultato qualunque esso sia. Sono molto
Roberto Antonione
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Per procedere con il riutilizzo del Porto vecchio, un bacino dalle enormi potenzialità di sviluppo, si devono vincere resistenze e interessi che mirano a conservare lo status quo determinato a muovermi in questa direzione: d’altra parte la capacità di governo di un sindaco comprende umiltà, sensibilità, ascolto e, alla fine, determinazione». Quale sarà invece la seconda sfida? «Riguarda direttamente il rilancio della città, e in particolare il riutilizzo del porto vecchio, un bacino dalle enormi potenzialità di sviluppo: prima però si devono vincere resistenze e interessi che mirano a conservare lo status quo, come già accadde nel Settecento con i proprietari dei terreni dove sorgevano le saline. Ecco, come allora questo potrebbe essere un nuovo momento di sviluppo per la città. Oggi tutti i candidati propongono migliorie simili, ma il problema in questa fase sarà legato al reperimento dei fondi, per i quali servono risorse nuove e uno sforzo di fantasia. Una soluzione sarebbe quella di copiare quanto succede all’estero: da sottosegretario ho avuto modo di osservare molti esperimenti rilevanti che, se applicati ricorrendo al project financing, potrebbero convogliare a Trieste flussi di
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investimenti importanti». Pdl, Lega Nord, Fli e Udc si presenteranno a queste elezioni con quattro candidati differenti. Non era proprio possibile trovare un accordo? «Certo che era possibile, purtroppo la situazione nazionale ha influito sulle scelte e noi siamo stati penalizzati. Per fortuna in Regione, e fino a oggi anche in Comune, queste forze stanno lavorando insieme, con un quadro di alleanze vincente e apprezzato dai cittadini. Gli input nazionali hanno reso impossibile trovare una sintesi, ma esiste già un’intesa generale con i candidati di Lega e Udc secondo la quale chiunque vada al ballottaggio verrà appoggiato dagli altri. Per quanto mi riguarda, cercherò di fare una campagna elettorale basata sulle proposte, e non focalizzata contro qualcuno». Lei sparge miele. Ma in questo modo non c’è il rischio di non arrivarci, al ballottaggio? «Premettendo che non sono tutte rose e fiori nemmeno sull’altro fronte, la possibilità di candidarsi con il soste-
gno di un ampio schieramento potrebbe portare Cosolini a ottenere un buon risultato, questo è probabile. Ma le previsioni non lo vedono comunque vincente al primo turno. E al ballottaggio bisogna vedere se prevarranno le motivazioni e la voglia di tornare a votare da parte del suo elettorato o del nostro, che magari avrà capito nel frattempo che il primo turno può costituire anche un motivo di confronto interno. A ogni modo accetterò con serenità le scelte della città, sono fatalista in questo senso». Dica la verità: non si aspettava un comportamento diverso da parte dei leghisti, visto l’accordo siglato a livello nazionale per la presentazione di candidati comuni nei grandi centri? «Con la Lega e il suo candidato abbiamo un eccellente rapporto: Fedriga è una persona seria, lavora bene anche alla Camera. Ci siamo parlati a lungo, confermando una stima reciproca, e abbiamo capito che la situazione non dipendeva da noi. Sono certo che al secondo turno andremo d’amore e d’accordo». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 45
VERSO LE AMMINISTRATIVE
Aprirsi al mondo per ripartire Secondo Roberto Cosolini, candidato sindaco a Trieste per la coalizione di centrosinistra, «la città si è chiusa: occorre ridarle un ruolo importante nelle rotte commerciali di terra e di mare, in campo scientifico e culturale» Riccardo Casini
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rieste è la città che amo, è la città nella quale sono nato, abito e lavoro. Ho deciso di candidarmi a sindaco perché credo che Trieste meriti molto di più di quanto ha avuto negli ultimi dieci anni di governo». Roberto Cosolini, candidato per il centrosinistra dopo l’ampia vittoria alle primarie dello scorso dicembre, spiega così la sua scelta. Già assessore regionale al Lavoro, ma impegnato sul territorio anche all’interno di Cna e Camera di Commercio (nonché come presidente della squadra cittadina di basket), conosce bene Trieste e le amministrazioni che si sono succedute nell’ultimo periodo. «Da città cosmopolita e internazionale, crogiolo di razze, culture e religioni – spiega – oggi Trieste si è chiusa, le è stata negata quella vocazione internazionale che ha sempre avuto. Io lavorerò per ridarle un ruolo importante nelle rotte commerciali di terra e di mare, in campo scientifico e culturale. Voglio essere il sin48 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
daco del dialogo, e non a caso la mia campagna, ormai tre mesi fa, è iniziata tra la gente, andando a parlare direttamente con i cittadini. In particolare, la serie di appuntamenti denominata “Rioni al centro” mi ha permesso di girare nei quartieri e comprendere quali sono i problemi che vanno affrontati in via prioritaria. C’è bisogno di concretezza, ma accanto a questa i triestini hanno anche voglia di sognare, di avere un’amministrazione che guarda un po’ più in là dell’oggi». Quali sono stati i punti critici del decennio di amministrazione di Roberto Dipiazza? «Dipiazza è stato un mediocre amministratore di condominio. Pur essendosi autonominato “sindaco del fare”, ci ha lasciato una pesante eredità di lavori incompiuti: piano regolatore, piano del traffico e dei parcheggi, solo per citare alcuni esempi, che peraltro dipendevano direttamente dagli uffici di sua competenza. Il sindaco uscente non ha saputo andare oltre l’ordinaria amministra-
zione. Ricordiamo che la pedonalizzazione del centro era stata pianificata dalla giunta Illy, così come il rifacimento delle Rive che, stravolto il progetto originario, ha fatto nascere un’autostrada che non permette a cittadini e ai turisti di fruire di un lungomare invidiabile, ridotto ora a parcheggio. Dipiazza poi non ha investito sulla portualità e sull’economia del mare come volano per la rinascita di Trieste ed è stato inefficace nel rapporto con Governo nazionale e regionale per quanto riguarda l’avvio di grandi e indispensabili opere di collegamento. Non parliamo poi dell’incapacità di fare sistema tra Comune, centri di ricerca, della cultura e della formazione». Oggi le spaccature all’interno del centrodestra, che hanno portato alla presentazione di quattro candidati diversi per Pdl, Lega nord, Udc e Fli, possono favorirla? «Assolutamente no. Come ho ripetuto più volte, non mi sono interessato a ciò che accadeva nel centrodestra. Sono andato avanti per la mia
Roberto Cosolini
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Dobbiamo pensare a un marketing territoriale forte e non frammentario, mettendo in luce le peculiarità della città
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strada, conducendo una campagna concreta che inevitabilmente si è dimostrata molto diversa da quella degli altri candidati. La forza della mia designazione oggi nasce dalla vittoria alle primarie e dal dibattito interno che si è svolto prima dell’ufficializzazione della mia candidatura a sindaco. Nel centrodestra assistiamo invece a nomine proposte dalla base locale che vengono sconfessate dagli organi centrali del partito, da nomi che cambiano dalla sera alla mattina. Non è la spaccatura del centrodestra che può favorirmi; è il loro brutto modo di interpretare la politica che spero non piaccia agli elettori. Finora il centrodestra ha dimostrato il più totale disinteresse nei confronti dei cittadini e dei loro bisogni, impegnandosi fino in fondo solo nel garantirsi e spartirsi le poltrone». Lei invece ha puntato molto sul patrimonio artistico e culturale della città. In che modo è possibile valorizzarlo e rilanciare il turismo? «Il turismo è un tassello di un programma molto più ampio di rilancio
della città. Il turismo presuppone una cultura dell’accoglienza fatta di valori, servizi, attrazioni. Queste ultime vanno dai beni artistici e naturalistici esistenti, al diporto, alla congressualità, ma anche alla formazione degli artisti di domani all’interno di una Trieste che ritorna cenacolo di sperimentazione e di estetiche. Dobbiamo cominciare a pensare a un marketing territoriale forte e non frammentario, mettendo in luce le peculiarità della nostra città: dalla letteratura alla storia del Novecento, dal mare al Carso, dal patrimonio scientifico a quello museale e librario. Dobbiamo riportare a Trieste un evento culturale di levatura internazionale ed è necessario ricollocare la città quanto prima al centro di una rete europea, perché è questa la sua naturale dimensione». Quali ricette servono invece per il rilancio del porto, vero motore dell’economia cittadina? «Per quel che riguarda il Porto nuovo, sono necessari: l’attuazione delle opere del Piano regolatore varato dall’ex Presidente dell’Autorità
Roberto Cosolini, candidato di centrosinistra alle elezioni comunali a Trieste
portuale Boniciolli (in particolare raddoppio del Molo VII e piattaforma logistica); un accordo con Ferrovie e Regione per il potenziamento dell'attuale collegamento ferroviario, che con investimenti contenuti è in grado di arrivare a trasportare un milione di teu all'anno (quasi 4 volte il volume attuale); l’abbattimento delle tariffe ferroviarie anche grazie al superamento del monopolio della gestione dei trasporti; la creazione della zona retroportuale a Fernetti o Prosecco, magari anche in parziale regime di punto franco; incentivi sugli accordi con gli spedizionieri locali e internazionali e, infine, la realizzazione di un sistema portuale con unica authority fra Trieste e Monfalcone, che potrebbe addirittura preludere a una fusione amministrativa delle due province. Non voglio poi dimenticare la necessità di abbattere il muro dell’immobilismo che grava sul porto vecchio. Comune e autorità portuale hanno il dovere di accelerare i tempi d’inizio dei lavori». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 47
VERSO LE AMMINISTRATIVE
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Una provincia più unita
sfidare alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio il presidente uscente della Provincia di Gorizia, il candidato del Pd Enrico Gherghetta, sarà Simonetta Vecchi, dal 2001 primo cittadino di Villesse. «La partita si giocherà su diversi campi: ambiente, infrastrutture, lavoro, politiche socio-assistenziali», sottolinea la candidata del centrodestra, senza dimenticare temi quali turismo e istruzione. Lei proviene da un’esperienza di amministratore al di fuori di uno schieramento di partito, ma nella corsa elettorale è sostenuta dal centrodestra. In che modo i valori di questo schieramento si riflettono nel programma che intende portare avanti? «Non ho mai avuto e non ho tutt’ora una tessera di partito, ma vantare un’appartenenza civica non significa necessariamente non riconoscersi in uno schieramento. La mia è sicuramente un’impostazione politica vicina al centrodestra, che privilegia il fare alle promesse, spesso irrealizzabili e buone soltanto per ottenere un roboante titolo di giornale. Basta con il populismo tipico di una certa sinistra: c’è bisogno di realismo e di attenzione per i problemi reali con cui quotidianamente conviviamo. Da questo muove un programma condiviso da tutte le anime della coalizione e fondato sulla ferma volontà di elaborare un piano strategico complessivo della provincia, valorizzando le tradizioni e l’unità di un territorio che, seppur di ridotta estensione, negli ultimi 14 anni la sinistra è riuscita 50 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
«Concretezza, ottimizzazione delle risorse, realismo e trasparenza» sono le direttrici del programma della candidata alla presidenza della Provincia di Gorizia Simonetta Vecchi, che punta a un nuovo rapporto tra l’ente e il cittadino Francesca Druidi
solo a dividere con dannosi dualismi tra realtà come quelle di Gorizia e Monfalcone, i due principali poli provinciali. Sarà fondamentale ricreare un clima di fiducia nel cittadino, iniziando dal creare la consapevolezza di quelle che sono le effettive competenze di una Provincia». Turismo, istruzione e lavoro sono tra i cardini del suo programma. Quali i progetti più concreti da attuare nel breve periodo su questi fronti, in caso di elezione? «Per quanto attiene il turismo, credo sia necessario costituire immediatamente un tavolo operativo tra tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, in modo da concordare, quantomeno su
base annuale, una programmazione degli eventi e delle attività promozionali, per evitare dispersive sovrapposizioni e sprechi di risorse. Va, inoltre, implementata la collaborazione con la vicina Slovenia e le contigue province di Udine e Trieste. Sul lavoro, invece, auspichiamo che la prossima approvazione da parte della Regione dei decreti attuativi del federalismo fiscale, consentano l’applicazione di misure quali riduzione-esenzione Irap per i nuovi insediamenti - tali da incentivare l’insediamento di imprese sul territorio provinciale. In tempi brevi, poi, nuovi posti di lavoro arriveranno dal parco commerciale di Villesse». Altri progetti per sostenere l’oc-
Simonetta Vecchi
In apertura, sopralluogo del presidente Tondo ai cantieri per la riqualificazione del tratto della A4 Villesse-Gorizia. A fianco, Gorizia. Sotto, Simonetta Vecchi
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La nostra Provincia deve garantire un collegamento funzionale con gli assi viari e ferroviari nazionali e internazionali
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cupazione? «Dobbiamo rendere più efficace il ruolo dei centri per l’impiego, attraverso la creazione di un canale diretto con le aziende, non solo pensando ai giovani, ma anche agli ultracinquantenni alle prese con le difficoltà del ricollocamento occupazionale. Un sistema scolastico di eccellenza, poi, è la base su cui costruire il futuro di questa provincia, attraverso la valorizzazione dei poli liceali e degli istituti tecnici, con la promozione di stage aziendali e la creazione di nuovi indirizzi specialistici». Su quali nodi in particolare ritiene che il territorio di Gorizia necessiti di una svolta? «La partita si giocherà su diversi campi: ambiente, infrastrutture, lavoro, politiche socio-assistenziali. Sarà necessario impostare un’efficace politica di tutela e valorizzazione dell’ambiente, possibile solo attraverso un sistema di gestione dei rifiuti condiviso con la Regione, che valorizzi gli impianti presenti sul territorio e renda più agevoli la raccolta e lo smaltimento, determinando finalmente i tanto attesi riscontri sulle bollette dei cittadini, alle prese con i continui e sistematici rincari da cinque anni a questa parte. Anche in materia energetica,
nella pianificazione degli approvvigionamenti, ogni scelta va condivisa con la Regione. La nostra Provincia deve mantenere un certo tipo di centralità e garantire un collegamento funzionale con gli assi viari e ferroviari nazionali e internazionali, anche alla luce della realizzazione del nuovo tratto autostradale Villesse-Gorizia. Un progetto che non può prescindere dal riconoscimento del ruolo altamente strategico dell’aeroporto regionale di Ronchi dei Legionari, che sorge sul territorio provinciale». Come vorrà improntare la sua eventuale governance? «Concretezza, ottimizzazione delle risorse, realismo e trasparenza. Sono i quattro comandamenti di un programma che vuole, innanzitutto, far registrare un cambio di marcia nel rapporto tra la Provincia e i cittadini, attraverso anche la massima trasparenza amministrativa, a cominciare dalla pubblicazione sistematica dei conti dell’ente. Bisogna concentrarsi sui problemi reali con impegno e umiltà: non prometto tagli sensazionalistici e non mi lancio in spot elettorali a effetto. Il primo risparmio si può ottenere solo con l’ottimizzazione delle risorse. La mia esperienza di amministratore comunale mi ha permesso di confrontarmi quotidianamente con quelli che sono i problemi prioritari della gente e questa è un’esperienza che intendo importare anche in un contesto provinciale. Ma, parlando di realismo, dobbiamo anche accettare il fatto che siamo una provincia piccola, con risorse limitate che non vanno sprecate». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 49
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ei candidati e 14 liste: questa la griglia di partenza per la corsa verso la poltrona di sindaco a Pordenone. A differenza di Trieste, dove sia per il Comune che per la Provincia il centrodestra si è frantumato, qui Pdl e Lega Nord correranno a braccetto per Giuseppe Pedicini, attuale assessore provinciale al Bilancio, supportato anche da Pensionati e dalla lista Nuova Pordenone. In compenso è stato il centrosinistra a dividersi: il Pd appoggerà Claudio Pedrotti, 60 anni, manager dell’Electrolux, sostenuto anche da Lista Bolzonello e Vivo Pordenone, mentre Sel e Idv hanno registrato una convergenza sul nome di Giovanni Del Ben, anch’egli 60enne e già direttore generale del Cro di Aviano. Gli altri candidati sono Alberto Rossi, ex presidente della Provincia di Pordenone, appoggiato da Futuro Pordenone e Api, Maurizio Salvador, vicepresidente del consiglio regionale che correrà per l'Udc, e Giovanni Zanolin, assessore comunale uscente
alla guida della lista “Il Ponte”. L’armonia tra Pdl e Lega Nord potrebbe portare in dote una buona quantità di voti a Pedicini, che ha esordito prendendo nettamente le distanze dall’amministrazione attuale: riferendosi al sindaco uscente Bolzonello, ha detto che «la sua era è finita e la città di Pordenone non ha bisogno di una sua controfigura». Per quanto riguarda il futuro, secondo Pedicini, «Pordenone è cresciuta molto fino a oggi ma ora dobbiamo fare un salto di qualità. Bisogna fare in modo che ciò che è stato fatto finora non venga vanificato ma che, anzi, si trasformi in opportunità di lavoro, di progresso, di sviluppo economico. Per questo prima bisogna dare voce ai cittadini, quindi ascoltarli e di conseguenza trovare la soluzione concreta
A Pordenone è sfida a sei Tanti sono i candidati per le prossime elezioni comunali: Pdl e Lega Nord vanno a braccetto, mentre il Pd ha perso pezzi a sinistra. Le sfide per il futuro tra innovazione e continuità con l’amministrazione Bolzonello Leonardo Rossi 52 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Foto Martina Coral
VERSO LE AMMINISTRATIVE
I candidati di Pordenone
In alto, Giuseppe Pedicini, candidato sindaco a Pordenone per Pdl e Lega Nord; sotto, il candidato Pd Claudio Pedrotti
e più immediata per rispondere ai loro bisogni. Ogni porzione di società è differente si esprime per vie diverse, con termini diversi e chiede cose diverse». Di qui un’attenzione particolare per i giovani: «misurarsi con quel mondo vuol dire entrare nella sua lunghezza d’onda, interessarsi realmente ai suoi problemi, condividere e appoggiare le sue passioni. Il disagio, familiare prima e sociale poi, nasce sempre dal non ascolto. Dare la parola ai giovani significa prevenire ed evitare situazioni pericolose». Dall’altra parte Claudio Pedrotti, che invece incarna, fino a rivendicarla, la continuità con il sindaco Bolzonello, ha incentrato il suo pro-
gramma in cinque direzioni, riassunte nella formula “Pordenone smart”: mobilità, ambiente, economia della conoscenza e della tolleranza, trasformazioni urbane, turismo e cultura. «Pordenone smart – ha dichiarato – è una città in cui gli spostamenti sono agevoli, adotta soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità per gestire gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe. Pordenone smart promuove tramite la tecnologia uno sviluppo sostenibile, che ha come effetti la riduzione drastica delle emissioni di gas serra tramite la limitazione del traffico privato, la razionalizzazione dell’illuminazione
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Bisogna fare in modo che ciò che è stato fatto finora si trasformi in opportunità di lavoro e di sviluppo
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Pordenone dev’essere un luogo che crei le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale
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pubblica e lo sviluppo urbanistico basato sul “risparmio di suolo”. Ma Pordenone smart è anche un luogo di apprendimento continuo che promuove percorsi formativi tarati sulle necessità di ciascuno; usa la tecnologia per offrire un ambiente adeguato alla creatività e la promuove incentivando le innovazioni e le sperimentazioni nell’arte, nella cultura, nello spettacolo; è un laboratorio di nuove idee; sviluppa alleanze con le università, ma anche con le agenzie formative informali». E il futuro assetto urbanistico della città? «Pordenone smart – prosegue Pedrotti – usa il piano strategico come strumento principe di pianificazione e partecipazione; considera centrale la manutenzione del suo patrimonio immobiliare e la sua efficiente gestione e usa tecnologie avanzate per questo obiettivo; fonda la propria crescita sul rispetto della sua storia e della sua identità e privilegia in questo senso la valorizzazione dell’esistente; crea le condizioni per promuovere la coesione e l’inclusione sociale ed elimina le barriere che ne impediscono la sua completa accessibilità per tutti i cittadini. Pordenone smart promuove infine anche la propria immagine turistica con una presenza intelligente sul web; usa tecniche avanzate per creare percorsi e “mappature” tematiche della città e per renderle facilmente fruibili; promuove un’offerta coordinata e intelligente della propria offerta turistica in Internet; offre ai turisti un facile accesso alla rete e dei servizi online in linea con le loro esigenze». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 53
FONDI COMUNITARI
L’importanza della cooperazione con i Paesi confinanti Grazie agli stanziamenti europei il Friuli Venezia Giulia ha potuto mettere in atto progetti di cooperazione con i paesi confinanti, tra cui Austria e Slovenia. L’assessore Elio De Anna illustra tutte le iniziative in corso e le loro finalità Nicolò Mulas Marcello
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olti sono i progetti di sviluppo territoriale che il Friuli Venezia Giulia ha posto in atto grazie anche all’intervento dei fondi europei. «All’interno di questi – spiega Elio De Anna, assessore alle relazioni internazionali e comunitarie – vengono sviluppati ed eventualmente finanziati alcuni progetti specifici. Un esempio, nell’ambito della cooperazione territoriale europea, è dato dal programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013». Oltre a quello che ha appena citato quali sono attualmente i progetti in atto che prevedono l’utilizzo di questi fondi in Friuli Venezia Giulia? «Quando si parla di fondi
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comunitari per la nostra regione ci si riferisce a finanziamenti diversi e complementari, quali il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fers), il Fondo sociale europeo (Fse) e il Fondo europeo per la pesca, dai quali derivano programmi e progetti. Nello specifico l’obiettivo del Fesr 2007-2013 è quello di creare per l’intero contesto regionale un vantaggio competitivo sostenibile, inteso come durevole. Si attua con un piano operativo regionale che ha come obiettivo prioritario la politica di coesione, Competitività regionale e occupazione. Un secondo obiettivo è la Cooperazione territoriale europea, finanziato sempre dal Fesr (evoluzione dell’Iniziativa comunitaria Interreg), con lo scopo di promuovere la coesione territoriale tra regioni a diversi livelli di aggregazione geografica. I temi centrali della Cooperazione territoriale europea sono l’innovazione, l’eco-
nomia della conoscenza, l’ambiente e la prevenzione dei rischi, attraverso uno scambio di esperienze tra tutte le regioni d’Europa. Il Fondo sociale europeo, invece, ha lo scopo di accrescere la competitività e la produttività del sistema regione, attraverso la creazione e l’utilizzo della conoscenza, il miglioramento degli attuali livelli di occupazione, la qualità del lavoro e la coesione sociale. Infine, il Programma di sviluppo rurale è finalizzato al sostegno di quest’ultimo settore da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e il Fondo europeo per la pesca». Quali sono le priorità della regione per quanto riguarda la crescita economica del territorio e che necessitano dell’impiego di fondi europei? «Già con il programma regionale del 2008, il presidente Tondo ha indicato le linee programmatiche della crescita economica del territorio: favorire l’aumento dei consumi e degli investimenti, riIl patto di responsabilità durre la pressione firappresenta la base per il scale, associando intersuperamento della crisi congiunturale venti di efficienza quali
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Elio De Anna
la semplificazione normativa ed amministrativa. Il più volte citato “Patto di responsabilità” regionale per lo sviluppo, a favore delle famiglie e della competitività del settore economico, rappresenta la base per il superamento della crisi congiunturale. Poi la crisi economica è divenuta strutturale e i fondi comunitari, fortunatamente, hanno permesso il mantenimento dello standard di competitività regionale rispetto al mero mantenimento della stabilità. Si pensi al Por/Fesr 2007-2013, le cui priorità di intervento sono state individuate in sei aree, tecnicamente definite Assi. Dall’innovazione, ricerca, trasferimento tecnologico e imprenditorialità alla sostenibilità ambientale; dall’accessibilità allo sviluppo territoriale fino all’ecosostenibilità ed efficienza energetica del sistema produttivo. Questi ultimi due aspetti sono importanti e significativi, perché guardano al fu-
turo e anche alla prossima programmazione comunitaria, con cognizione di causa rispetto alle risorse ed alle tecnologie disponibili del nostro sistema produttivo. Questo significa poter programmare in forma competitiva e non solo mantenere stabile l’economia. Si consideri solo il programma Por/Fesr 2007-2013, ove sono allocati ben 303.001.323 di euro». Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio sarà pubblicato l’avviso pubblico regionale chiamato “Progetta!2”. Di cosa si tratta? «Questa iniziativa incentiva la capacità di sviluppo progettuale da parte di tutti i soggetti pubblici e privati la cui sede legale è situata all’interno del territorio della regione, attraverso la concessione di contributi per coloro che predispongono e presentano progetti nell’ambito dei programmi comunitari. Questa edizione è stata organizzata dalla direzione centrale cultura, sport, relazioni internazio-
nali e comunitarie della Regione e promossa dal dipartimento Affari regionali e Autonomie locali della Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione col ministero per i Rapporti con le Regioni. L’attività, già sperimentata con successo lo scorso anno, verrà rafforzata con una parte formativa sulla progettazione comunitaria. Saranno, infatti, due le principali attività relative all’iniziativa: uno strumento finanziario a fondo perduto, di supporto parziale alla preparazione di un progetto europeo per tutti i soggetti pubblici e privati della regione che verranno ritenuti finanziabili, e un progetto di formazione strutturato su più moduli che affronterà aspetti che vanno dall’euro-progettazione ai sistemi di controllo. Alcuni bandi con fondi europei sono particolarmente complessi nelle loro procedure. Per questo la Regione ha voluto fortemente riproporre questa iniziativa come supporto e incentivo alla progettualità». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 57
FONDI COMUNITARI
Un programma per incentivare relazioni economiche Un accordo di sette anni per incentivare lo sviluppo economico delle regioni di confine tra Italia e Austria. Un’iniziativa che prevede l’impiego dei fondi europei in importanti progetti di cui parla Alessandro Mastromonaco Nicolò Mulas Marcello
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romuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile della comunità, riducendo le disuguaglianze tra le diverse regioni europee. Questa è la finalità del programma di cooperazione transfontraliera Italia-Austria 2007-2013. «Il programma – spiega Alessandro Mastromonaco, responsabile del progetto – dispone di una dotazione finanziaria complessiva di oltre 80 milioni euro e di questi 76 sono destinati al finanziamento delle operazioni progettuali». Cosa prevede in sintesi questo accordo? «Il programma incoraggia e sostiene la cooperazione tra Italia e Austria, con 6 partner istituzionali transfrontalieri (Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto, Provincia autonoma di Bolzano, Land Carinzia, Land Tirolo, Land Salisburgo). Si colloca tra gli strumenti operativi dell’obiettivo comunitario “Cooperazione territoriale europea” e sostiene finanziariamente operazioni finalizzate a promuovere uno sviluppo equilibrato, sostenibile e duraturo e l’integrazione armo-
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niosa dell’area transfrontaliera, caratterizzata da barriere naturali e amministrative, nel più ampio contesto territoriale, per rafforzare l’attrattività e la competività della regione e dei suoi soggetti/protagonisti. Tra le priorità di intervento c’è il miglioramento delle relazioni economiche, competitività e diversificazione. Inoltre, l’accordo sostiene progettualità volte alla tutela delle aree protette, del paesaggio naturale e culturale, della protezione dell’ambiente e della biodiversità; alla prevenzione dei rischi naturali, tecnologici e protezione civile; alla promozione delle energie rinnovabili, risorse idriche e sistemi di approvvigionamento e smaltimento; all’accessibilità dei servizi di trasporto, di telecomunicazione e ad altri servizi; cultura, sanità e affari sociali». A che punto siamo e quali sono i risultati finora raggiunti? «Il programma dispone di una dotazione finanziaria complessiva di oltre 80 milioni euro e di questi 76 sono destinati al finanziamento delle operazioni progettuali. Va precisato che tale importo è composto per il 75%, pari a circa 60 milioni di euro, da
Alessandro Mastromonaco, responsabile del progetto Italia-Austria 2007-2013. Nella pagina a fianco, la firma dell’accordo
fondi comunitari Fesr (fondo europeo sviluppo regionale ) e per il 25%, pari a circa 20 milioni di euro, da risorse nazionali (Italia-Austria). Il programma è stato approvato dalla Commissione europea a settembre 2007 e a partire dall’anno successivo sono state avviate e concluse le procedure di tre avvisi per la presentazione di proposte progettuali. Sono stati approvati 75 progetti per un valore, riferito all’ammontare dei fondi Fers, pari a euro 36 milioni di euro, ma che complessivamente corrispondono a un “movimento finanziario” tra risorse Fers, nazionali e risorse aggiunte dai territori pari complessivamente a 60 milioni di euro. In ben 29 progetti sono presenti soggetti provenienti dal Friuli Venezia Giulia (complessivamente 57 soggetti finanziati) con una capacità di attrarre risorse a favore del territorio regionale in linea con le aspettative della programmazione iniziale. I settori tematici nell’ambito dei quali i progetti sono stati finanziati spaziano omogeneamente nelle linee di intervento del programma, dimostrando nono-
Alessandro Mastromonaco
stante l’impegno che la collaborazione transfrontaliera richiede e le rigidità gestionali che l’accesso e l’utilizzo dei fondi comunitari impongono, un buon interesse e una discreta capacità di attuazione». Il 10 marzo si è concluso il termine del IV Avviso per la presentazione di proposte progettuali. Quali saranno ora i prossimi passi? «Le proposte progettuali presentate al IV avviso che dispone di una dotazione finanziaria pari a 11 milioni di euro (importo riferito alla dotazione Fers) sono ora in fase di valutazione. L’approvazione della graduatoria è attesa entro il mese di giugno e anche in questo bando si confida che i migliori partenariati di progetto che vedono la presenza di beneficiari della nostra regione possano utilmente collocarsi in graduatoria. I nuovi progetti finanziati partiranno entro fine anno e dovranno concludere le loro attività entro il termine massimo di tre anni. L’Autorità di gestione di programma con collaborazione con le unità di coor-
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Le proposte progettuali presentate al IV avviso dispongono di una dotazione finanziaria pari a 11 milioni di euro
dinamento regionale sta organizzando un evento nel quale verranno presentate le miglior pratiche realizzate o in corso di realizzazione finanziate dal programma che si terrà nel mese di settembre a Cortina». Quali saranno i prossimi obiettivi del programma? «A conclusione delle procedure di selezione dei progetti presentati al quarto avviso il programma disporrà
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ancora di 13 milioni euro (fondi Fers) che verranno messi a disposizione dell’area programma con un ulteriore, probabilmente, ultimo avviso. Impegnate tutte le risorse l’attività dei Partner Istituzionali di Programma continuerà a focalizzarsi sull’accompagnamento dei beneficiari nel corso della vita dei progetti e tramite azioni di informazione e pubblicità promuovere la diffusione e la condivisione dei risultati conseguiti con il territorio regionale. Inoltre i tempi sono maturi per guardare alla prossima programmazione comunitaria 2014-2020 che dovrà tener conto di quanto nell’attuale periodo si va a realizzare, quanto ancora rimane da compiere e come tale attività di cooperazione deve essere implementata. Una riflessione sulle future prospettive della cooperazione territoriale europea è già stata avviata e anche la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia darà sulle basi delle esperienze maturate il suo contributo». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 59
FONDI COMUNITARI
Un sodalizio produttivo tra Italia e Slovenia Numerose sono le proposte progettuali che ogni anno rispondono al bando pubblico istituito dal programma di cooperazione Italia-Slovenia. Iztok Škerlic parla degli importanti risultati raggiunti fino a oggi e dei tre assi prioritari Nicolò Mulas Marcello
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ra i progetti di cooperazione territoriale avviati dal Friuli Venezia Giulia con i paesi confinanti c’è il programma Italia-Slovenia 2007-2013. Un’occasione di scambio e crescita per l’economia dei due paesi. Un’ importante iniziativa di sviluppo che prevede la pubblicazione di bandi pubblici per la presentazione di progetti standard e risorse dedicate alle aree di confine terrestre. «Si è tenuta a Udine qualche giorno fa – sottolinea Iztok Škerlič, responsabile del programma di cooperazione transfrontaliero Italia-Slovenia – la prima giornata informativa incentrata sulla presentazione del bando, sui requisiti per la partecipazione e i documenti richiesti ai proponenti, che ha riscontrato un ampio successo di pubblico con oltre 250 partecipanti. Rispetto ai precedenti bandi, l’area ammissibile è unicamente quella contigua al confine tra Italia e Slovenia, comprendendo, per la parte italiana, le province di Trieste, Gorizia e Udine, e per la parte slovena le regioni statistiche ObalnoKraška, Goriška e Gorenjska. La 60 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
prossima settimana si terrà un’ulteriore giornata informativa a Portorož-Portorose in Slovenia». Cosa prevede il progetto di cooperazione transfrontaliero Italia – Slovenia 2007-2013? «Il programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, intende promuovere e rafforzare l’attrattività e la competitività dell’area Programma in un’ottica di sostenibilità e di possibilità di scambio. L’area Programma comprende in Italia le provincie di Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone (zona in deroga), Venezia, Rovigo, Padova, Treviso (zona in deroga), Ferrara e Ravenna; mentre in Slovenia le regioni statistiche Goriška, Obalno-kraška, Gorenjska, Osrednjeslovenska (zona in deroga) e Notranjsko-kraška (zona in deroga). Si tratta pertanto di un'area territoriale di più di 30.000 km2 con una popolazione di oltre 5,5 milioni di abitanti». A che punto siamo del progetto e quali sono i risultati finora raggiunti da questo accordo? «Il programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013 ha allocato quasi 51
Iztok Skerlic, responsabile del programma di cooperazione transfrontaliero Italia-Slovenia
milioni di euro per il finanziamento di 16 progetti strategici. Sul bando pubblico per la presentazione di progetti standard 02/2009 abbiamo ricevuto 253 proposte progettuali per un valore complessivo di quasi 306 milioni di euro. Conclusa la valutazione di ammissibilità formale, sono 197 le proposte progettuali per le quali è attualmente in corso la valutazione di qualità. La sottoscrizione dei contratti di concessione del finanziamento è prevista entro l’anno e considerando che il valore medio delle proposte progettuali pari a 1,2 milioni di euro, i progetti finanziati dovrebbero essere
Iztok Škerlič
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mln EURO
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Il programma ha allocato quasi 51 milioni di euro per il finanziamento di 16 progetti strategici
La somma allocata dal programma di cooperazione per 16 progetti strategici
mln EURO
L’ammontare di fondi stanziati nel bando pubblico per i progetti standard, lo scorso 6 aprile
alla fine circa 60. Infine, proprio il 6 aprile scorso è stato pubblicato il bando pubblico per la presentazione di progetti standard e risorse dedicate alle aree di confine terrestre per un valore di circa 17,5 milioni di euro». Quali sono i progetti e le priorità che si vogliono raggiungere prima del termine dell’accordo? «Le proposte progettuali nell’ambito del programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013 sono presentate su 3 assi prioritari. Il primo asse denominato “Ambiente, trasporti e integrazione territoriale soste-
nibile” è volto al migliorare la qualità della vita delle generazioni attuali e future, nella fattispecie attraverso la gestione e lo sviluppo sostenibile delle risorse naturali, un maggiore ricorso alle fonti energetiche rinnovabili e alternative e il miglioramento dei sistemi integrati di trasporto. Il secondo asse “Competitività e società basata sulla conoscenza” è finalizzato a promuovere in modo diretto la competitività, soprattutto attraverso l’impulso alla modernizzazione e all’innovazione della struttura economica propria dell’area ammissibile. Il terzo asse
“Integrazione sociale” riguarda il miglioramento della comunicazione e della cooperazione sociale e culturale, al fine di soddisfare la crescente richiesta dei cittadini di migliorare i servizi e la conoscenza reciproca ed abbattere altresì le barriere di natura storica, culturale e sociale tuttora esistenti. Infine, vi è un’ulteriore asse “Assistenza tecnica” che mira a garantire un’elevata qualità nella gestione, sorveglianza e controllo del programma operativo attraverso il coinvolgimento degli organismi e delle autorità a ciò preposti». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 61
RENZO TONDO Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ALESSANDRO CALLIGARIS Presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia ANTONIO PAOLETTI Presidente di Unioncamere
L’ECONOMIA REGIONALE
Nuove rotte per uomini e idee La ripresa si gioca attraverso due «partite fondamentali»: a sostenerlo è Renzo Tondo, che vede nelle infrastrutture e nella riforma della burocrazia le leve per accompagnare definitivamente l’economia regionale fuori dal tunnel Riccardo Casini
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iamo entrati nella fase dell’inversione di tendenza». È ottimista Renzo Tondo, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, parlando del momento vissuto dall’economia locale. «Ho modo – racconta – di incontrare praticamente ogni settimana imprenditori dai quali mi arrivano segnali positivi: la domanda e le esportazioni sono ripartite, è tornata la fiducia e la voglia di investire. Questi segnali non fanno che confermare i dati delle ultime indagini congiunturali: anche da noi, insomma, il punto più basso della crisi è stato ormai toccato. Non possiamo però abbassare la guardia sul fronte del lavoro e sugli ammortizzatori sociali, perché la ripartenza della produzione e delle esportazioni non si traduce ancora in un riassorbimento completo della disoccupazione». Quali misure sono necessarie allora per incentivare la ripresa? «Occorre puntare sul risveglio delle potenzialità creative presenti nella nostra economia: anche nel momento più difficile della crisi, la Regione non ha mai smesso di guardare oltre, di sostenere la ricerca, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese. Guardare avanti, tutti assieme, con fiducia, è ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Anche noi, come amministratori regionali, dobbiamo fare la nostra parte per migliorare la competitività territoriale. Ci sono due partite fondamentali che 74 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
stiamo giocando: infrastrutture e riforma della burocrazia». Partiamo dalle prime: il Friuli Venezia Giulia costituisce una piattaforma logistica naturale per l’Europa centrale e orientale. «Siamo nel punto più a nord del Mediterraneo, dove si intersecano le grandi direttrici ovest-est e nord-sud, con il Corridoio V e quello BalticoAdriatico, che mettono in contatto diretto il cuore dell’Europa con le economie più dinamiche dell’Asia, lungo le rotte mediterranee che passano attraverso il canale di Suez. Su questi corridoi viaggeranno flussi economici, uomini e idee, dando una nuova opportunità di crescita non solo al Friuli Venezia Giulia ma anche a tutto il Nordest e a quella parte dell’Europa che gravita sull’alto Adriatico. Queste potenzialità sono confermate dall’interesse di un
Sotto, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo
Renzo Tondo
Abbiamo riaperto la stagione delle grandi infrastrutture, con investimenti per 3 miliardi di euro
grande gruppo privato come Unicredit, che ha presentato il progetto di una “piastra logistica” dei porti di Trieste e Monfalcone mediante una collaborazione pubblico-privato. Un progetto da un miliardo di euro, con l’obiettivo di intercettare una parte considerevole del traffico container che adesso passa dagli scali del Nord Europa. Ma questa sfida si vince considerando i porti dell’alto Adriatico, da Venezia a Fiume, come un unico sistema integrato». Quali opere infrastrutturali sono ancora necessarie per accrescere la competitività territoriale? «Se questa legislatura sarà ricordata per qualcosa, è perché siamo riusciti dopo molti anni a riaprire la stagione delle grandi infrastrutture, mettendo in moto investimenti per 3 miliardi di euro, una cifra in grado di far da volano all’intera economia regionale. Grazie alla mia nomina a commissario straordinario, siamo già riusciti a far partire i lavori della terza corsia dell’autostrada Trieste-Venezia e della Villesse-Gorizia. Tra l’altro la terza corsia è un’opera per la quale lo Stato non finanzia nulla: è interamente pagata dalla nostra con-
cessionaria Autovie venete». Come procede invece l’iter riguardante la linea ad alta velocità Venezia-Trieste? «Sulla linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità del Corridoio V abbiamo raggiunto l’accordo con la Slovenia per una nuova tratta di confine che riduce drasticamente l’impatto ambientale e, nel contempo, stiamo costruendo il consenso con gli enti locali sul resto del tracciato, in modo da completare la progettazione entro i tempi stabiliti dall’Unione europea. Puntiamo anche sul completamento della rete a banda larga e sugli elettrodotti transfrontalieri, per dare competitività alle nostre imprese che subiscono la concorrenza di Austria e Slovenia, dove l’energia costa meno. Infine, per la linea elettrica ad alta tensione tra il Tarvisiano e la FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 75
L’ECONOMIA REGIONALE
Carinzia c’è stata già la posa della prima pietra». Passiamo alla burocrazia. Recentemente lei ha dichiarato che “non c’è alternativa alla riforma del sistema pubblico per liberare risorse utili a creare e sostenere impresa”. In che modo intende procedere la Regione in questo ambito? «Il sistema della pubblica amministrazione in Friuli Venezia Giulia è troppo esteso ed eccessivamente costoso: non lo diciamo noi, ma i dati forniti dal ministro Renato Brunetta. Dobbiamo porci seriamente il problema della sostenibilità di una macchina amministrativa così ampia e di una spesa pubblica così elevata nel medio-lungo periodo. Ma già sotto la spinta della crisi, e quindi alla diminuzione delle risorse disponibili, ci siamo incamminati con decisione sulla strada del contenimento dei costi e del rigore: diminuzione del numero delle direzioni e dei servizi, riduzione del debito, recupero di crediti che vantavamo nei confronti dello Stato. Solo così siamo riusciti a trovare le risorse per sostenere le imprese nella fase più acuta della crisi e garantire gli ammortizzatori sociali. Tutto questo ci ha permesso di ottenere la conferma del rating “A+” dall’agenzia Standard e Poor’s. Adesso bisogna continuare su questa strada, puntando a valorizzare le professionalità dei dipendenti pubblici nella logica del comparto unico, che comprende Regione ed enti locali, per fornire servizi migliori, più rapidi 76 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
e meno costosi, ai cittadini e alle imprese». Anche la sanità sarà toccata? «La sanità è un settore molto sensibile per l’impatto diretto che ha sui cittadini e sulla loro qualità della vita. È uno dei settori più complessi da gestire che, da solo, vale metà del bilancio regionale. Abbiamo già compiuto alcune scelte importanti, come l’accorpamento della direzione regionale con l’Agenzia della sanità e con il Centro servizi condivisi per ridurre i costi della burocrazia sanitaria. Ma è necessario compiere un ulteriore passo in avanti. Il criterio guida della riforma a cui stiamo lavorando è la centralità dei servizi e della sicurezza della salute per i cittadini, rispetto alle rivendicazioni territoriali: è possibile, insomma, utilizzare ancora meglio le risorse di cui già oggi disponiamo, mantenendo e anzi innalzando la qualità delle prestazioni». Come costruire il consenso su questi obiettivi? «È necessario il concorso di tutti, ciascuno per la parte che gli compete. Questo non vuol dire unanimità, ma semplicemente consapevolezza che per uscire definitivamente dalla crisi e per affrontare le sfide che ci attendono, in un mondo che la crisi ha profondamente cambiato, occorre la massima coesione sociale. Come non mi stanco di ripetere: se siamo uniti vinciamo tutti assieme, se siamo divisi siamo destinati a perdere tutti».
Alessandro Calligaris
Una lenta risalita ma l’occupazione cala Alessandro Calligaris, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia, commenta l’ultima indagine congiunturale, che vede produzione e vendite totali in ripresa rispetto al periodo estivo ma in calo rispetto all’anno precedente. E sulle infrastrutture necessarie alla regione dice: «Le nostre proposte sono note dal 2005» Riccardo Casini
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Alessandro Calligaris, presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia
ell’ultima fase del 2010 l’industria del Friuli Venezia Giulia ha proseguito, anche se «con molta lentezza e qualche segno di debolezza», il percorso di risalita iniziato con qualche intoppo tra l’autunno e l’inverno del 2009. Questi, in sintesi, i risultati dell’indagine congiunturale del quarto e ultimo trimestre del 2010 presentati da Confindustria regionale: secondo lo studio, la produzione ha ripreso quota dopo il rallentamento estivo portandosi a +4,7%; analogo andamento per le vendite totali, che salgono dal precedente 3,1% a +10,4% grazie alla buona performance delle vendite in Italia (da -10,8 a +12,8%) e di quelle estere (da +3,2 a +9,2%). Gli indicatori tendenziali mostrano invece un andamento decrescente per la produzione, che si mantiene comunque largamente positiva (da +15,2% a +9%), mentre le vendite totali registrano un +12,8%, pur perdendo circa due punti e mezzo rispetto alla precedente rilevazione a causa del calo delle vendite estere. L’occupazione è invece l’unico indicatore congiunturale tra quelli rilevati a presentare un andamento in discesa, passando da valori leggermente positivi (+0,2%) a un -0,5%: si tratta del dato più preoccupante, come conferma Alessandro Calligaris, presidente degli industriali del Friuli Venezia Giulia. «Secondo le nostre indagini – spiega – il dato dell’occupa-
zione va letto da una duplice angolazione: quella degli occupati in senso stretto, che oggi appaiono complessivamente stabili, e quella dei rischi di disoccupazione, rivelati dagli indicatori sulla Cig e sulla mobilità, che rimangono troppo elevati per poterci dire tranquilli. A questo dobbiamo aggiungere il fatto che la debolezza della ripresa non consente ancora di ripristinare il calo degli occupati che si è avuto nel pieno della crisi: solo una maggiore velocità della ripresa potrà trainare l’occupazione, altrimenti rimarremo attestati sui livelli attuali. In questo senso gli interventi possibili e auspicabili sono tutti quelli che perseguano l’obiettivo di favorire con decisione la crescita della nostra economia e dare supporto alla competitività». Secondo i vostri dati uno dei settori principali, quello del legno, ha rallentato a livello di produzione. Quali sono le cause? «Il settore del legno ha leggermente diminuito la produzione, ma ha incrementato le vendite in Italia e all’estero rispetto sia al trimestre, sia al-
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L’ECONOMIA REGIONALE
l’anno precedente la nostra ultima rileva-
zione. I motivi sembrano dunque da ricercare in una riduzione delle scorte, che rimangono comunque elevate, e la lettura del settore rimane positiva. Complessivamente tutti i settori del comparto produttivo si stanno comportando bene, contribuendo a crescita e occupazione regionale. Mi si permetta un’analogia calcistica: quando i tempi sono duri è la tenuta della squadra la cosa importante, non la singola prestazione nella singola partita. In questo senso l’industria regionale si sta comportando come una buona squadra». Le vendite all’estero sono aumentate rispetto al trimestre precedente, anche se il trend rispetto allo stesso periodo del 2009 è negativo. Quali Paesi si mostrano più ricettivi? Quali mercati invece non sono stati ancora sufficientemente esplorati? «Le esportazioni dell’industria regionale nel 2010 sono aumentate dell’8% rispetto al 2009 e vorrei ricordare che negli anni precedenti erano cresciute ancora quando le altre regioni avevano già segni meno, per poi segnare una sola annata di diminuzione, appunto il 2009, da cui ci siamo ora ripresi. Quelle del commercio estero sono dinamiche lunghe e relativamente lente, specie nel costruirsi e consolidarsi, per cui vanno lette sempre con cautela. I Paesi “ricettivi” sono quindi quelli consolidati, in testa a tutti la Germania, così come quelli emergenti, che presentano ragionevolmente ancora margini di crescita che l’industria e non solo stanno esplorando. C’è un mix di vecchio e di nuovo nei mercati che ricevono i nostri prodotti e forse sta anche in questo l’importanza negli anni dell’export nell'economia regionale. Con una battuta, potrei anche dire che il “vecchio” mercato degli Stati Uniti, specie se in-
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Quando i tempi sono duri è importante la tenuta della squadra. E l’industria regionale si sta comportando come una buona squadra
nesta la marcia della ripresa, può diventare un “nuovo” mercato da esplorare». Un impulso al tessuto produttivo può venire indubbiamente dallo sviluppo del sistema infrastrutturale. Uno dei progetti più importanti in questo senso è relativo al collegamento ferroviario ad alta velocità tra Venezia e Trieste. Come risolvere gli intoppi che ne stanno rallentando la realizzazione, in particolare per quanto riguarda il tratto transfrontaliero? «Sono questioni che non ci competono come industriali, e quindi non posso che fare auspici e premere per quanto possibile perché vengano risolte dai diversi livelli istituzionali che ne hanno la responsabilità. Ovviamente ho delle opinioni personali, che rimangono tali, pur rilevando il dato oggettivo che l’omogeneità politico-amministrativa tra il governo e le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia ha prodotto alcuni annunci e fatti concreti insufficienti». Alta velocità a parte, quali altre opere infrastrutturali si rendono necessarie oggi per la regione e la sua economia? «L’autostrada di tanto in tanto collassa, è
Alessandro Calligaris
sotto gli occhi di tutti. Però sono aumentate le tariffe e quindi i costi per chi la usa, in primis per motivi di lavoro e commerciali, e gli utili del gestore. Non si vedono gli interventi di sistema che sarebbero necessari: se lo snodo multimodale sarà e non potrà che essere in pianura, qual è il senso di mantenere e ampliare il casello nella gola del Lisert? Mi pare evidente quantomeno la lentezza dei decisori in materia di infrastrutture, la mancanza di visione e l’incapacità di integrare posizioni e interessi all’interno di una strategia chiara. Per tutti questi motivi non mi sembra utile né opportuno mettere sul tavolo altre proposte oltre a quelle note che avanziamo da un certo numero di anni e che si ritrovano nel documento del 2005 “Friuli Venezia Giulia: una piattaforma logistica per l’ampliamento dell’Unione europea”». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 79
La ripresa parte da nord-ovest L’Italia viaggia a due velocità. E tra le realtà più competitive c’è il Friuli Venezia Giulia. A tracciare le linee guida per operare in un contesto favorevole al fare impresa è il presidente di Unioncamere, Antonio Paoletti Renata Gualtieri
S
econdo gli scenari elaborati da Unioncamere e Prometeia, diffusi in occasione della 132esima assemblea dei presidenti delle Camere di Commercio, la macchina dell’economia sembra destinata a procedere a passo più spedito e la ripresa soffia da nord-ovest. Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono le regioni più veloci. Mentre nel 2010 il risveglio dalla crisi sembra aver interessato prima e con maggior intensità il nord-est (+1,8% l’aumento del Pil atteso per il 2010 a fronte di un incremento medio dell’1,2%), nel 2011 saranno infatti le regioni del nordovest quelle che, nel complesso, dovrebbero re80 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Antonio Paoletti
gistrare le performance migliori, seguite a breve distanza da quelle del nord-est (+1,5%). Il presidente di Unioncamere Friuli Venezia Giulia, Antonio Paoletti, conferma questo trend perché il tessuto economico della regione, formato da piccole e medie imprese caratterizzate da flessibilità, anche in un momento di crisi ha continuato a rinnovarsi con il supporto della Regione e dei finanziamenti per l’innovazione. Quali sono stati i punti di forza dell’economia nel 2010? «Nella nostra regione ci sono delle specificità territoriali molto diverse. Una parte della logistica fa capo al porto e alle infrastrutture di Trieste, punto di forza di tutta la regione, che dopo un calo nel 2008-2009 ha visto una ripresa nel 2010 confermata anche per il 2011. Inoltre, Trieste per la ricerca scientifica è un polo mondiale importante con molte aziende che vengono a realizzare start up. Gorizia ha il suo punto di forza nel porto, nel settore turistico e nel settore vitivinicolo con i vini del Collio. Ad Udine c’è
A Udine e a Pordenone il settore del legno-arredo è il punto di forza
una tradizione agroalimentare molto forte, con il San Daniele, i vini, il formaggio Montasio; hanno fatto bene anche l’industria metalmeccanica e quella del legno-arredo. A Pordenone i punti di forza sono le subforniture nella meccanica, il legno-arredo e l’agricoltura. Tutte e quattro le provincie poi dicono la loro sul turismo: Pordenone con la montagna, Udine con mare, montagna e piste sciistiche, Gorizia e Trieste come città d’arte». Cosa chiedete agli organismi istituzionali competenti per l’avvio, il rinnovo e l’ammodernamento di progetti concernenti infrastrutture delle regione e agevolare la ripresa economica? «Chiediamo una burocrazia più snella ed efficiente perché occorrono tempi troppo lunghi per fare qualsiasi cosa. Quanto alle infrastrutture regionali, si sta già lavorando alla terza corsia, al Corridoio V e a un progetto che prevede un grande porto unico dell’Adriatico con Monfalcone e Trieste, c’è un accordo tra l’aeroporto di Ronchi e quello di Venezia per uno scambio di quote societarie allo scopo di realizzare un unico polo aeroportuale interregionale». Ci sono progetti riguardanti le microimprese? «Ci sono incentivi per l’aggregazione di queste realtà, che come regione abbiamo chiesto e ottenuto perché per le microimprese muoversi da sole in un mercato globale diventa sempre più difficile in alcuni settori. Bisogna creare nuove opportunità per dare forza vitale alle microimprese». In qualità di presidente della Camera di Commercio di Trieste, quali le linee guida e i principali asset per lo sviluppo economico della città? «Le linee guida sono state dettate recentemente e hanno riguardato il rinnovo del waterfront triestino, che va dal Castello di Miramare al lembo opposto, verso est, chiamato “la Sacchetta”. Noi vogliamo una Trieste proiettata al futuro e Confcommercio auspica che all’interno di questa nuova città siano inserite attività che Trieste ancora non ha in campo scientifico, scolastico, turistico e artigianale».
In apertura, il porto di Trieste e il presidente della Ccia di Trieste e Unioncamere Friuli Venezia Giulia, Antonio Paoletti
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OCCUPAZIONE
Un modello scandinavo contro la crisi Il senatore Pietro Ichino illustra la sua ricetta per favorire mobilità interaziendale e ricollocamento: «è necessario correggere drasticamente un uso distorto della cassa integrazione. Ma serve un contributo maggiore dei sindacati» Riccardo Casini
L’ Sotto, Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd
allarme lavoro resta alto in Italia. Questo almeno sembrano dire gli ultimi rilevamenti Ocse, secondo cui la disoccupazione nell’area dei paesi membri è all’8,5%. Il dato italiano (8,3%) è in linea, ma in aumento dello 0,2% rispetto ad agosto: numeri da interpretare, come sottolinea Pietro Ichino, giuslavorista e senatore Pd. «Il dato italiano – spiega – si può considerare in linea soltanto se non si computano tra i disoccupati tutti quei cassintegrati a zero ore per i quali - e sono la maggior parte - in realtà vi è la certezza che non ci sarà ripresa del lavoro nella stessa azienda. Poi ci sono gli “scoraggiati”, tutti quelli che hanno perso il posto nella crisi e hanno rinunciato a cercarne uno nuovo. La Banca d’Italia ci avverte che, se contiamo anche
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tutti questi, il tasso di disoccupazione italiano sale all’11%. Su questo criterio di computo il ministro Sacconi non è d’accordo, mentre Tremonti ha dato ragione al governatore Draghi». Ma quali sono i settori più colpiti? «È difficile assegnare i disoccupati a un determinato settore produttivo: non è detto che chi ha perso il posto sia destinato a ritrovarlo in quello stesso settore. Ciò che si può dire è che il problema della disoccupazione in Italia nasce in larga parte proprio dalla nostra incapacità di assistere efficacemente i lavoratori nel passaggio dall’azienda che chiude o riduce gli organici a quella che ha bisogno di assumere». Infatti, sempre secondo l’Ocse, “l’Italia è caratterizzata da un ordinamento del mercato del lavoro piuttosto rigido e da una mobilità del lavoro limitata”. Quali misure occorrerebbero per sbloccare la situazione e incentivare l’occupazione? «Nel mio disegno di legge n. 1873, presentato un anno fa con altri 54 senatori, la materia del licenziamento e della mobilità interaziendale è oggetto di una profonda riforma ispirata al modello nord-europeo della flexsecurity, cioè mirata a conciliare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro». Qual è il meccanismo protettivo delineato nel suo progetto?
Pietro Ichino
«L’idea è di esentare le imprese, per i nuovi rapporti, dal controllo giudiziale sul motivo economico od organizzativo del licenziamento, in cambio della loro responsabilizzazione circa il sostegno nel mercato al lavoratore che perde il posto. Il costo per le imprese è largamente compensato dalla possibilità dell’aggiustamento industriale tempestivo. Per il primo anno il trattamento complementare di disoccupazione costerebbe davvero poco, perché il grosso lo paga già l’Inps: donde un forte incentivo per le imprese ad attivare i servizi di outplacement migliori per ricollocare i lavoratori licenziati entro il primo anno, evitando così il costo dei due anni successivi». L’obiezione è che il buon trattamento economico potrebbe dissuadere i lavoratori dall’attivarsi per cercare il nuovo lavoro. «Questo è quello che accade oggi, pacificamente, per effetto dell’uso distorto della cassa integrazione anche nei casi in cui vi è la certezza che il lavoro non riprenderà più nella stessa azienda. Per questo occorre correggere drasticamente questo uso distorto. Secondo il mio progetto ispirato
alla flexsecurity scandinava, la disponibilità effettiva dei lavoratori per il processo di riqualificazione e avviamento al nuovo lavoro sarà oggetto di un adeguato potere di controllo da parte dell’azienda che gli paga il trattamento complementare di disoccupazione, nel quadro di un vero e proprio “contratto di ricollocazione”». Quale dovrà essere allora in futuro il ruolo degli ammortizzatori sociali? «Occorrerà, come dicevo, correggere l’abuso della cassa integrazione, fortemente incrementato in questo periodo di crisi con l’esplosione della cassa integrazione in deroga, e sviluppare invece un sistema di sostegno del reddito per chi perde il lavoro fortemente condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore alla ricerca della nuova occupazione: un sistema come quello che io propongo di realizzare, con una combinazione del trattamento Inps con un trattamento complementare posto a carico dell’azienda che licenzia, in cambio della libertà di licenziamento per motivi economici od organizzativi». Quando è possibile attendersi una risalita FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 85
OCCUPAZIONE
del livello occupazionale?
«Se fossimo capaci di mettere meglio in comunicazione domanda e offerta, potremmo averla anche subito: ci sono diversi settori che già oggi assorbirebbero decine di migliaia di lavoratori qualificati se li trovassero, come il settore del materiale ferroviario, dove potrebbero essere riconvertiti, per esempio, molti dei lavoratori che perderanno il posto nel settore dell’auto. Ma ci sono in ogni regione decine di migliaia di posti scoperti per falegnami, elettricisti, impiantisti, installatori di infissi, tecnici informatici, macellai, panificatori, fabbri, sarti, e l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo». Secondo l’ufficio studi di Confartigianato, in Italia oggi i lavoratori irregolari sono quasi 700mila e producono il 17% del Pil. Come è possibile contrastare questo fenomeno? «Innanzitutto credo che gli irregolari siano molti più di 700mila: l’Istat stima il fenomeno al 15% della forza-lavoro. Del resto, non sarebbe possibile che il 3% della forza-lavoro producesse il 17% del Pil. I settori maggiormente interessati da questo fenomeno sono l’edilizia, l’agroindustria, la piccola manifattura e i servizi domestici. Nel centro-nord il sommerso va combattuto aumentando i controlli e regolarizzando i lavoratori extracomunitari. Al sud il fenomeno è più esteso e il problema è più complesso». 86 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Se fossimo capaci di mettere meglio in comunicazione domanda e offerta, potremmo avere subito una risalita del livello occupazionale
Quali politiche sono necessarie nel Mezzogiorno? «Occorre porre le regioni meridionali in grado di attirare investimenti, italiani e soprattutto stranieri. Per questo occorre un’azione dei poteri pubblici volta a creare un ambiente favorevole agli investimenti, infrastrutture mirate ad agevolare l’insediamento e un sistema di relazioni industriali che consenta la negoziazione dei buoni piani industriali a 360 gradi, anche secondo standard diversi da quelli fissati dal contratto collettivo nazionale». Quale deve essere in questo il ruolo dei sindacati? Come giudica attualmente il loro contributo? «Il loro mestiere dovrebbe consistere nell’operare come intelligenza collettiva dei lavoratori, valutando i piani industriali e, in caso di valutazione positiva, guidando i lavoratori stessi nella scommessa comune con gli imprenditori. Per quanto riguarda il loro contributo, su questo terreno siamo ancora molto indietro. La vicenda di Pomigliano ha dato un salutare scossone alla cultura sindacale italiana, ma c’è ancora molta strada da fare».
OCCUPAZIONE
Tiene il mercato del lavoro La buona notizia è che il 2010 conferma lo stock occupazionale del 2009, con le donne che accrescono il loro ruolo a scapito della componente maschile. È un ottimo risultato per l’assessore Angela Brandi Renata Gualtieri
I
recenti dati sulle forze di lavoro pubblicati dall’Istat offrono l’occasione all’assessore regionale al lavoro Angela Brandi di riflettere sull’occupazione e sul mercato del lavoro regionale con risultati piuttosto interessanti con riferimento al lavoro femminile, che tradizionalmente paga un prezzo salato proprio nei momenti di crisi occupazionale. Con 508mila unità l’occupazione totale nella regione si mantiene stabile rispetto al 2009, mentre l’occupazione femminile risulta in crescita di oltre 5mila unità, attestandosi così su 218mila unità occupate, crescita che compensa la flessione occupazionale degli uomini (290mila occupati). Nel medesimo periodo i disoccupati si attestano a 31 mila unità, con un aumento di 3mila rispetto al 2009. Il tasso di disoccupazione in Friuli Venezia Giulia si attesta al 5,7%, ben inferiore quindi all’8,4% della media nazionale. Il tasso di disoccupazione femminile, nell’ultimo biennio, rimane stabile al 6,5%, mentre quello maschile sale dal 4,5% al 5,1%. Quali le azioni che hanno reso possibili questi risultati? «Vanno sottolineati gli interventi per la difesa dei posti di lavoro e del reddito dei lavoratori quali l’estensione universalistica degli ammortizzatori in deroga a tutte le imprese ed i lavoratori presenti sul territorio regionale, i lavori socialmente utili per integrare il reddito dei lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali ed i lavoratori di pubblica utilità per chi da lungo tempo non trova lavoro; la promozione dell’occupabilità dei lavoratori ed il loro accompagnamento verso una rapida rioc-
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cupazione. In questo ambito vale la pena ricordare il rafforzamento della rete dei Centri per l’impiego, gli incentivi alle imprese per favorire l’occupazione dei lavoratori maggiormente in difficoltà o in condizione di disoccupazione o precarietà occupazionale, gli incentivi per lo sviluppo e la diffusione dei contratti di solidarietà difensivi ai contributi ai lavoratori per avviare una propria attività di lavoro autonomo o imprenditoriale». Quali sono gli interventi previsti per il 2011? «Il 2011 presenta segnali ancora contraddittori tra crisi e ripresa di conseguenza abbiamo provveduto a riconfermare e rifinanziare tutta la gamma degli interventi anticrisi posti in essere nel corso del 2009 e 2010 in particolare: gli ammortizzatori in deroga per tutte le imprese e tutti i lavoratori presenti nella nostra Regione, i lavori socialmente utili quelli di pubblica utilità, gli interventi in favore dei Centri per l’impiego, l’esternalizzazione dei servizi di ricollocazione, gli incentivi alle imprese che assumono lavoratori disoccupati, a loro volta differenziati per genere e per età allo scopo di favorire quelli con maggiori difficoltà a reinserirsi al lavoro, il proseguimento delle attività di informazione istituzionale in favore delle imprese, dei lavoratori, delle attività di studio e monitoraggio della domanda e dell’offerta di lavoro».
Angela Brandi, assessore regionale al Lavoro, Formazione, Commercio e Pari Opportunità Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Angela Brandi
Quali sono le richieste di personale che vengono dal territorio? «Dal punto di vista territoriale è importante rilevare che la nostra regione presenta una spiccata vocazione manifatturiera nelle province di Gorizia, Udine e Pordenone, mentre Trieste presenta una vocazione terziaria. Nel corso del 2010, pur a fronte di grande difficoltà, la domanda di assunzione proveniente dalle imprese è rimasta significativa pur in presenza di un grande numero di lavoratori sospesi dal lavoro, evidenziando inoltre, anche un modesto miglioramento tendenziale rispetto alla grave perdita (-20%) subita nel 2009. Naturalmente si tratta di una domanda dai caratteri di forte stagionalità legata a una dinamica degli ordinativi intermittente in stretta relazione con la dinamica dei cambi; di conseguenza si è assistito ad una notevole riduzione dei contratti a tempo indeterminato ed un ampliamento dei contratti flessibili». Quanto investirà la Regione per le cate-
gorie marginali e le fasce deboli? «Gli interventi regionali rivolti alle fasce deboli sono piuttosto numerosi in particolare vorrei ricordare i lavori di pubblica utilità, gli incentivi alle imprese che assumono lavoratori anziani, gli interventi per favorire il reinserimento occupazionale dei lavoratori disabili. Essi vengono realizzati attraverso le Amministrazioni pubbliche locali e si rivolgono ai lavoratori che presentano una condizione di disoccupazione di lunga durata. Inoltre l’accesso, attraverso una selezione pubblica, finisce per favorire i lavoratori che presentano maggiori difficoltà occupazionali; è proprio questa condizione, infatti, che garantisce un maggiore punteggio nelle graduatorie. Inoltre vorrei ricordare il programma di formazione finalizzato alla ricollocazione dei disabili iscritti alle liste della legge 68/99; il programma d’incentivi finalizzato a sostenere l’inserimento occupazionale mirato dei lavoratori disabili e quello rivolto a favorire la FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 89
OCCUPAZIONE
partecipazione alle attività di formazione professionale di beneficiari svantaggiati che presentano difficoltà alla partecipazione delle attività formative». Quale settore è riuscito a proteggere dalla crisi il tessuto economico della regione? «Dal versante settoriale la crisi ha colpito il settore manifatturiero che nella nostra regione presenta una notevole vocazione alle esportazioni. Notevoli sono state le ripercussioni sul settore artigianale, sul terziario che opera in favore del settore manifatturiero quali i servizi alle imprese sia tradizionali che innovativi quali servizi di progettazione, di informatica tecnica, di marketing, di ricerca ed innovazione. Ma le ripercussioni si sono manifestate anche in settori tradizionali quali il commercio, il turismo, i consumi delle famiglie, quali quelli scolastici, culturali, teatrali. La capacità di resistenza, dunque, più che a livello settoriale, va individuata a livello d’impresa ed essa si distribuisce a macchia di leopardo all’in-
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mila OCCUPATI
Il numero di occupati in Friuli Venezia Giulia nel 2010
5,7%
DISOCCUPAZIONE Il tasso di disoccupazione in Friuli Venezia Giulia nel 2010
6,5%
DISOCCUPAZIONE FEMMINILE Il tasso di disoccupazione femminile nell’ultimo biennio rimane stabile al 6,5 mentre sale quello maschile
terno del territorio regionale tra province, settori produttivi e di servizi». Quali le priorità per la Regione nel collegare il mondo della formazione con quello del lavoro? «La principale priorità per l’Amministrazione è quella di migliorare l’occupabilità dei lavoratori che con la crisi hanno perso il posto di lavoro ovvero che sono stati dichiarati in esubero e che, di conseguenza, nei prossimi mesi rischiano il posto di lavoro. Per essi abbiamo avviato una linea di formazione che permettere di avviare questi lavoratori ad un corso di formazione sia di aggiornamento che di qualifica, un tirocinio formativo in azienda con l’obiettivo del suo aggiornamento professionale ovvero il suo reinserimento al lavoro. Si tratta di una linea formativa che è stata messa a disposizione dei centri per l’impiego dalle agenzie private e dalle stesse imprese che possono concorrere alla concreta progettazione dei moduli formativi». Calano le iscrizioni nelle scuole professionali: come si può far capire ai giovani che è importante investire sul proprio futuro e non farli allontanare dai vecchi mestieri? «Abbiamo avviato tramite l’Agenzia del lavoro la produzione di materiali di orientamento professionale rivolto sia nei confronti degli studenti delle scuole superiori che di quelli dell’università. Per il 2011 prevediamo di realizzare una stretta collaborazione sia con l’Ufficio scolastico regionale che con i singoli istituti professionali allo scopo di promuovere l’immagine e le attività di queste importanti istituzioni scolastiche. Inoltre prevediamo di avviare una puntuale verifica dei fabbisogni formativi espressi dal territorio e dal sistema produttivo ed occupazionale della nostra regione».
Giovanni Fania
Una regione dalle grandi potenzialità «Occorre riprendere in mano con decisione le politiche industriali per tornare ad essere attrattivi sia in campo nazionale, sia internazionale». Fa il punto sul mercato del lavoro il segretario generale Cisl Friuli Venezia Giulia, Giovanni Fania Renata Gualtieri
L
Il segretario generale di Cisl Friuli Venezia Giulia, Giovanni Fania
a crisi fa ancora sentire i suoi effetti sul mercato del lavoro in regione e l’occupazione, malgrado i timidi segnali di fiducia che pur si registrano a macchia di leopardo, non è in ripresa. «Resta questa una delle criticità maggiori – sottolinea il segretario generale Cisl Friuli Venezia Giulia Giovanni Fania – tenuto conto che negli ultimi due anni la congiuntura negativa ha interessato quasi 70mila lavoratori, vale a dire il 12% dell’occupazione complessiva, di cui 20mila ancora coinvolti in percorsi di cassa integrazione straordinaria o, peggio, di mobilità». Dopo due anni difficili, ora il tasso di discoccupazione si è attestato al 6,5%: è evidente che in una regione come il Friuli Venezia Giulia, inserita nell’area economica del Nordest e abituata ad un tasso di disoccupazione fisiologico al di sotto del 3%, questo rappresenta un problema su cui interventire in modo concreto. Il 2011 non sarà dunque l’anno della rinascita. «Le grandi e medie aziende come Electrolux e Fincantieri, legate al contesto globale, sono ancora in difficoltà, trascinandosi dietro l’indotto di piccole e piccolissime aziende». Qual è la vera emergenza nel mondo del lavoro in regione? «I 20mila lavoratori ad oggi espulsi dal mercato del lavoro, in particolare giovani sempre più verso il part time involontario, e over 50, che difficilmente troveranno un immediato re-impiego. A questo va aggiunto che da troppi anni il Friuli Venezia Giulia ha abbandonato la
strada delle re-industrializzazione, nonostante la sua forte vocazione manifatturiera. Le potenzialità in questa regione ci sono tutte: posizione geografica baricentrica, alto tasso di ricercatori, infrastrutture in espansione. Tuttavia occorre che questi fattori di sviluppo vengano messi a segno, rafforzando, ad esempio, gli scambi commerciali con i Paesi dell’Est in crescita, trasformando i nostri brevetti in prodotti commerciabili, concludendo alcune partite strategiche come quella del Superporto di Monfalcone». Quali sono le proposte di Cisl per dare nuove opportunità al mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia? «Occorre aumentare la nostra attrattività e la capacità di essere competitivi, ma anche concretizzare serie ed efficaci politiche attive del lavoro, in grado di sostenere, come accade nel
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OCCUPAZIONE
C’è una forte spinta verso i mercati più “tecnologici”, come il settore del biomedicale
nord Europa, chi perde il lavoro in veri e pro-
pri processi di accompagnamento e di riqualificazione, facendo leva sul nostro ottimo sistema della formazione professionale. Occorre intervenire anche sulla questione fiscale, introducendo, forti della specialità del Friuli Venezia Giulia, tassazioni più snelle a favore delle aziende virtuose e che si impegnano a mantenere gli stabilimenti in regione e l’occupazione. In questo modo, tra l’altro, non solo si attrarrebbero nuove realtà produttive, ma si metterebbe pure un freno a tutte quelle aziende regionali che, proprio in virtù degli incentivi fiscali, stanno spostando la loro sede legale oltre confine, ed in particolare in Slovenia. Va poi implementata l’azione di tutti quegli strumenti finanziari gestiti dalla Regione, come Friulia e Mediocredito». Quali produzioni risultano le più trainanti nel territorio locale? «Il nostro tessuto imprenditoriale, sotto il profilo produttivo e della qualità, risulta molto dinamico sia nel settore primario, sia in quello secondario e del terziario. Paghiamo, invece, a causa della piccola dimensione delle aziende, una difficoltà strutturale sulle quantità. Resta il fatto che, accanto alla nostra forte tradizione manifatturiera, si sta consolidando un’altrettanto forte attenzione e spinta verso i mercati più “tecnologici”, basti pensare ad esempio al settore del biomedicale, e questo anche grazie al tessuto di ricercatori ed istituti di ricerca molto fertile». 92 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Cosa si sente di chiedere agli imprenditori della regione? «Di avere più coraggio e di operare maggiormente nell’ambito della coesione. Allo stesso tempo chiediamo di farsi nostri alleati nella partita della contrattazione di II livello. È, infatti, la contrattazione decentrata, purtroppo ancora scarsamente praticata, che può diventare, unitamente allo sviluppo e potenziamento degli Enti bilaterali, uno strumento eccezionale e qualificante non solo delle relazioni industriali, ma anche un insostituibile perno di diritti per i lavoratori. Penso per esempio alla conciliazione della vita familiare e di quella professionale per le donne lavoratrici, che proprio dagli accordi aziendali potrebbe trovare concretezza; senza parlare di retribuzioni e produttività. Certo, l’obiettivo rimane quello della partecipazione democratica dei lavoratori nei percorsi aziendali». Come è possibile coniugare oggi flessibilità e sicurezza? «Coniugare flessibilità e sicurezza non deve essere una possibilità, ma un obbligo, avendo a mente, almeno come ispirazione, il modello della “flexsicurity” nordeuropeo. Il vero nemico da abbattere è la precarietà del lavoro che porta ad una instabilità anche familiare e sociale. Occorre stringere un nuovo patto sociale con i lavoratori ed i cittadini per far fronte ad un sistema di regole rigido che di fatto non consente la stabilizzazione nei rapporti di lavoro e l’accesso ai giovani».
Di fronte a una maggiore specializzazione richiesta dal mercato, è importante formarsi, acquisire esperienza, mettersi in gioco. Lo consiglia ai candidati al mondo del lavoro Elisa Grisot, responsabile Adecco per il Friuli Venezia Giulia Renata Gualtieri
I
dati parlano di una crescita del lavoro interinale in Friuli Venezia Giulia nel corso di tutto il 2010 partita fin dai primi mesi dell’anno, ma è soprattutto nella seconda parte del 2010 che è divenuta sempre più consistente. Anche il 2011 è iniziato bene e nel primo trimestre del 2011 si registra un ulteriore aumento di volumi di circa il 20%
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del numero dei contratti, rispetto allo stesso periodo del 2010. Sempre nel 2011 sta crescendo il numero di donne inserite. Ad oggi siamo praticamente in parità e questo conferma i dati Istat di dicembre 2010 che danno la disoccupazione femminile in calo dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del Elisa Grisot, 2009. Anche in Adecco il responsabile Adecco 77% dei dipendenti, il 67% per il Friuli Venezia Giulia dei responsabili di filiale e il 42% di manager di filiale sono donne. A tracciare un quadro del mercato del lavoro in regione è Elisa Grisot, responsabile Adecco per il Friuli Venezia Giulia, individuando le ca-
Antonio Scattolon
Domanda e offerta a confronto
Elisa Grisot
ratteristiche e i profili che più rispondono alle esigenze del territorio. Esistono differenze rilevanti tra i diversi capoluoghi della regione? «All’inizio del 2010 si poteva parlare di crescita a macchia di leopardo, in quanto, pur essendone coinvolte tutte le province, vi erano alcune aree in cui la ripresa del mercato era assolutamente più visibile. In realtà poi, soprattutto nella seconda parte dell’anno, la crescita è stata sempre più diffusa e tutte le province della regione Friuli Venezia Giulia ne sono state, a vari livelli, colpite». A quale fascia di età appartengono in prevalenza i lavoratori interinali in Friuli venezia Giulia? «L’età media dei nostri lavoratori nella regione è di circa 33 anni. In questi primi mesi del 2011 comunque le aziende sono tornate
33 ANNI
È l’età media dei lavoratori interinali nella regione
+20% CONTRATTI
L’aumento del numero dei contratti del primo trimestre del 2011 rispetto allo stesso periodo nel 2010
+50% OCCUPATI
La percentuale di lavoratori presenti sul mercato è uguale tra uomini e donne
Per i profili amministrativi e contabili è gradita l’esperienza e conoscenze linguistiche e informatiche
ad inserire anche profili più junior e meno specializzati. Abbiamo quindi una leggera crescita del numero di lavoratori fino a 30 anni. Sempre nel 2011 sta crescendo il numero di donne inserite. Ad oggi siamo praticamente in parità: 50% uomini e donne». Quali sono attualmente i settori più dinamici e le posizioni più richieste? «Il settore maggiormente dinamico risulta esser oggi quello inerente la meccanica, più o meno specializzata (tutti i comparti). Buoni riscontri vi sono anche nel settore elettronico, alimentare e dei servizi in generale. Le posizioni più richieste oggi sono relative a profili con buona esperienza e specializzazione nel settore della meccanica. Le aziende, comunque, sono tornate a inserire anche profili un po’ più giovani. A parte ai profili legati alla produzione e alle attività tecniche, non mancano richieste di profili in ambito impiegatizio ed è gradita in genere una certa esperienza e in alcuni casi alcune conoscenze linguistiche ed informatiche, sia per attività amministrativo-contabile, sia per gestione ordini e contatti commerciali con l’estero. Su alcuni territori registriamo anche richieste di risorse per attività commerciale, le aziende vogliono potenziare la loro rete commerciale per cavalcare tutte le occasioni di business legate alla ripresa». Si può parlare di caratteristiche maggiormente spendibili sul mercato del lavoro? «In generale le aziende richiedono profili specializzati con almeno due o tre anni di esperienza. In un’ottica di maggiore specializzazione su un settore richiesta dal mercato, è importante quindi continuare a formarsi e acquisire esperienza. In un momento come questo, comunque, è necessario e consigliamo a tutti i nostri candidati di mettersi in gioco e valutare anche una maggiore mobilità sul territorio». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 95
OCCUPAZIONE
Fornitori e business partner La mission di Human Lab è supportare le aziende clienti nel loro sviluppo e affiancarle nella ricerca di soluzioni efficaci per rispondere alle mutevoli condizioni del mercato. Ne parla l’amministratore unico Marco Menghini Renata Gualtieri
I
Marco Menghini, amministratore unico di Human Lab
n Friuli Venezia Giulia qualcuno lamenta che non vi siano i presupposti per realizzare sistemi “evoluti” di gestione delle risorse umane poiché predomina una logica di stampo padronale. «In verità – ribatte Marco Menghini, amministratore unico Human Lab – lo scenario friulano presenta un’interessante varietà di realtà aziendali». Alle numerose imprese, storicamente radicate sul territorio, si affiancano altre importanti realtà, filiali di gruppi italiani e di multinazionali. Queste contribuiscono ad alimentare un circolo virtuoso a beneficio del territorio. Human Lab affianca le aziende nel reperimento di risorse umane a livello locale ed extra territoriale, svolgendo attività di head hunting e ha al suo interno una divisione dedicata alla formazione e allo sviluppo del personale. Come rispondete all’offerta di lavoro del mercato locale? «Il cliente di Human Lab trova in noi un interlocutore univoco in grado di accompagnarlo in qualsivoglia situazione, locale o globale. Valorizzare le nostre conoscenze sulle sue peculiarità accresce l’efficacia e la qualità del nostro intervento. In regione, ci poniamo quale “crocevia” per i profili manageriali. Per esigenze aziendali a livello locale, reperiamo profili presenti in area
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o al di fuori di essa. Altrettanto se le esigenze riguardano invece necessità esterne. Così svolgiamo anche attività di scouting di opportunità di business tra aziende. Individuiamo i soggetti, esaminiamo i loro problemi, cerchiamo soluzioni, imbastiamo progetti, creiamo interconnessioni tra i soggetti interessati, collaboriamo con altre società di consulenza complementari alle nostre attività. In questa dinamica, spesso, risultano determinanti i nostri rapporti con il mondo del private equity con cui collaboriamo. In altre parole, sosteniamo il modello di sviluppo delle reti d’imprese. È auspicabile che enti, istituzioni e organi di governo creino i presupposti per attrarre e agevolare gli investimenti considerati soprattutto la concorrenza dei Paesi confinanti. Il territorio del ha elevate potenzialità, ma ritengo che molte di queste giacciono, ancora inespresse. Bisogna rinnovare la tradizione ma anche puntare sulle opportunità offerte dalla presenza di Parchi tecnologi e scientifici, sulle aziende d’eccellenza che operano nel settore hi-tech, sulle rilevanti risorse turistico- ambientali e agricole». Quali le maggiori difficoltà nella ricerca e selezione di personale qualificato? «Possiamo notare incremento dell’offerta, l’aumento della competitività e va creato fabbisogno. C’è anche notevole disomogeneità nello stato di salute delle aziende in funzione dei settori e dei mercati di riferi-
Marco Menghini
mento. Da un lato dobbiamo confrontarci con un calo generalizzato della domanda, dall’altro lato dobbiamo confrontarci con l’acuirsi della competitività tra gli operatori di settore. In generale, manca ancora un adeguato livello d’informazione anche sulle normative che regolamentano il mercato del lavoro e le sue dinamiche. Occorre sensibilizzare le aziende sul valore aggiunto del ricorso ad un servizio esterno di qualità. Il nostro obiettivo è di consentire all’azienda di disporre di in un ampio ventaglio di candidature, le migliori disponibili e, nel contempo, ridurre i rischi associati all’investimento che stanno realizzando. A tal fine, verifichiamo le referenze dei candidati e realizziamo valutazioni approfondite delle loro competenze professionali. Talune aziende ritengono che sia difficile attrarre in regione profili specialistici poiché i livelli retributivi sono mediamente più bassi di altre destinazioni e perché l’area viene considerata un po’ defilata dal resto d’Italia. In realtà, l’elevata qualità della vita mediamente percepita compen-
sano gli altri aspetti. Scarsa propensione da parte di alcuni candidati alla mobilità geografica e loro visione strettamente “domestica”». Quali sono attualmente i settori più dinamici e le posizioni più richieste? «Nella nostra prospettiva i settori che in questo momento offrono maggiori chance sono quelle correlate al mondo hi-tech e, in ogni caso, quelle che investono in ricerca e sviluppo producendo innovazione. Su queste coordinate le aziende che riescono a delineare nuove strategie e hanno il coraggio di investire in innovazione. Tra i profili professionali più ricercati in questi ultimi tempi, rileviamo profili di Commerciali per l’Italia ma, soprattutto, per l’espansione sui mercati esteri. Spesso a questi seguono profili specialistici a indirizzo tecnico e gestionale per supportare quanto i primi hanno seminato». In quale fascia di età rientrano il maggior numero di lavoratori? «Trattando profili manageriali o specialistici, le nostre ricerche interessano professionisti in una fascia d’età indicativamente compresa tra i 35 e i 50 anni». Si può parlare di caratteristiche maggiormente spendibili sul mercato del lavoro? «Sì, riferendoci a caratteristiche generali espresse in termini di flessibilità e capacità di adattamento ma anche a la provenienza da esperienze lavorative in contesti organizzativi diversi (fuori regione o, ancor meglio, internazionali) avendo poi però la capacità di ricontestualizzare a livello locale il know how acquisito altrove». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 97
FOCUS PORDENONE
Città polifonica, tra industria e cultura Pordenone, da agglomerato di fabbriche e caserme a tessuto urbano modellato sui luoghi della cultura. A sostegno della città, il sindaco uscente Sergio Bolzonello mette prima di tutto i saperi, «che tengono assieme l’economia e il welfare» Paola Maruzzi
«I
l volto di Pordenone ha subito una trasformazione radicale. Perno del cambiamento, la cultura. Il teatro, la galleria d’altre moderna, l’innovativa biblioteca, il museo archeologico di Torre, il campus universitario, sono alcuni prodotti di questa rivoluzione, un po’ infrastrutturale, un po’ antropologica». È questo il fil rouge di Pordenone guardata attraverso dieci anni attività e ripercorso dal primo cittadino, Sergio Bolzonello, che si appresta a lasciare la poltrona. «Mi auguro che la futura amministrazione prosegua sul nostro tracciato, cioè che non disgiunga i settori di sviluppo della città. L’economia non va incentivata guardano unicamente alla parte produttiva, le parti devono essere messe in comunicazione. Pordenone ha bisogno di una visione d’insieme e di un grosso investimento infrastrutturale. In pratica di direttrici, asfalto e autostrade informatiche». Partiamo dalle “linee di fuga”. La regione ha dato il via libera al progetto della circonvallazione a sud di Pordenone. Che peso riveste quest’opera? «Rappresenta una grande sfida. Con l’apertura dell’autostrada A28 si completa finalmente, dopo decenni, un’infrastruttura fondamentale che ci immette, in tempi brevissimi, praticamente sulla linea della Tav. Sarà quindi necessario aprire un collegamento per tutta la parte
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nord della città e portare in autostrada un traffico non solo cittadino, ma di natura produttiva, che proviene dai comuni limitrofi. Questo se fino a oggi diventa parassitario all’interno della città. Con la nuova bretella, invece, si drena una grossa parte di traffico e lo si porta direttamente in autostrada». Quando saranno ultimati i lavori? «Siamo al progetto definitivo, con 35milioni di euro già finanziati. È credibile che i cantieri si aprano nei primi mesi del 2012 e che abbiano una durata di circa un anno e mezzo». Assodata la scelta di includere Portogruaro nel progetto del Corridoio V, ora su cosa bisogna spingere per rilanciare la viabilità da e verso Pordenone? «Il passaggio nei pressi di Portogruaro consente di includere tutta la zona del pordenonese, che è altamente industrializzata e che necessita fortemente di collegamenti veloci. Ora c’è bisogno di potenziare la linea ferroviaria Casarsa-Porto-
Da sinistra, il teatro comunale Giuseppe Verdi, la biblioteca civica e l’interno della Galleria d’arte moderna di Pordenone. Sotto, il sindaco Sergio Bolzonello
Sergio Bolzonello
Abbiamo dotato la città di infrastrutture affinché venisse fruita in modo diverso. La cultura si è fatta volano per l’economia
grualo, in modo che il nostro centro Intermodale e la nostre aree industrializzate, collegate a quelle del Sanvitese, possano trovare un ulteriore sbocco». Quali altri cantieri animano la città? «A nord di Pordenone stiamo facendo un intervento di riqualificazione: qui si posizioneranno il nuovo ospedale civile e il nuovo carcere, entrambi in fase di progettazione». Lei ha più volte sottolineato l’importanza di dialogare con gli imprenditori. Questa sinergia cosa ha prodotto? «Ci ha dato modo di affrontare su più questioni le problematiche connesse alla crisi. Mi riferi-
sco prima di tutto alla disoccupazione. Al di là degli ammortizzatori abbiamo messo a disposizione delle politiche attive, che prevedono il riassorbimento nel mercato del lavoro. Discorso analogo per quanto riguarda la pianificazione e la condivisione di progetti, in primis le infrastrutture. Per fortuna il territorio è stato molto compatto. Le associazioni di categoria e le istituzioni pubbliche hanno lavorato bene assieme». Cosa intende per “interventi concreti” sull’occupazione? «Stiamo lavorando molto sulle borse lavoro. Ne abbiamo una sessantina e vanno dalla cultura all’ambiente, passando per servizi. In generale possiamo dire, attraverso alcuni segnali, possiamo dire che l’economia locale sta uscendo dal periodo critico. La nostra provincia vanta il 50 per cento di export e questo ci condurrà verso una fase di nuova espansione». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 101
FOCUS PORDENONE
Riaffermare la competitività a partire dai “modelli”
S
u scala regionale, il quarto trimestre del 2010 ha portato una boccata d’ossigeno all’economia del Friuli Venezia Giulia e pare proprio che l’onda d’urto continui a “contagiare” i tessuti imprenditoriali. La produzione ha ripreso quota, salendo del 4,7 per cento. Analogo discorso per le vendite totali che sono crescite di un buon 10 per cento, risultato raggiunto anche grazie alle buone performance sul territorio nazionale. Altrettanto significativo è l’ascesa dell’export che passa da un +3,2 al 9,2 per cento. L’unica spina nel fianco rimane l’occupazione, ancora in discesa, che è passata al di sotto dello zero. In attesa della prossima indagine congiunturale, le associazioni provinciali degli industriali riprendo la marcia verso un’aspettative ottimistica. In particolare è sulla domanda estera che si concentrano le principali energie: fino a qualche mese fa, infatti, il 40 per cento degli imprenditori riteneva nettamente in ascesa l’export. Stringendo il campo, il numero uno di Cini, Confindustria Pordenone, Maurizio presidente di Maurizio Cini, conferma il Confindustria trend. «I dati complessivi sono Pordenone incoraggianti. A fare da protagonista il comparto della meccanica, che occupa un 60 per cento dell’export. Viaggiano bene anche gli altri due capisaldi dell’economia provinciale: legno arredo e nuova plastica». Sulla scia di questo buon vento, a quali nuove macroaree state puntando? «Con il 75 per cento delle esportazioni, l’Europa rimane il principale canale, anche se ul102 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Recuperato lo slancio ottimistico, oltre che i numeri sulla produzione, l’industria di Pordenone si prepara ad accogliere la sfida della “fabbrica modello”. Per Maurizio Cini è un ulteriore modo per affermare la competitività Paola Maruzzi
Maurizio Cini
Il comparto del legno-arredo, assieme alla meccanica, rimane una delle eccellenze capace di stare al passo e innovarsi
timamente il giro d’affari legato all’Asia, che almeno fino a oggi è ancora di piccole dimensioni e riguarda solo il 14 per cento del totale, sta incalzando a ritmi di crescita del 30 per cento annui. Nessuna sorpresa, invece, dagli Stati Uniti, che si aggiudicano un modesto 5 per cento». Per acquistare punti su scala internazionale, strategico sarà il progetto pilota della “fabbrica modello”. Di cosa si tratta? «La nostra Lean experience factory, la cosiddetta “fabbrica modello” appunto, che sarà inaugurata il prossimo 23 giugno, è una piattaforma reale, dotata di macchinari, attrezzature e strumenti di supporto didattico, destinata alla formazione e alla sperimentazione sul campo dei principi e delle tecniche di lean manufacturing attraverso un’innovativa metodologia di insegnamento consolidata e collaudata, con presenza di competenze di alto livello. La sua missione è contribuire all’aumento di produttività del territorio mediante una formazione scientifica e rigorosa, in continua relazione con l’evoluzione della realtà produttiva, coinvolgendo il maggior numero possibile di imprenditori, manager, dipendenti e studenti. Si vuole quindi promuovere la ricerca sul lean, rendendo il Nordest un centro di competenza e attrazione per tutto il territorio nazionale. In questa prospettiva, la fabbrica rappresenta un investimento di lungo periodo che avrà importanti ricadute in termini di sviluppo del territorio». La Factory nasce come accordo di collaborazione tra diverse realtà. Quali sono i diversi compiti? «Lean experience factory si configura come joint venture paritetica fra il territorio e FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 103
FOCUS PORDENONE
McKinsey & Co. che contri-
buiranno alla sua realizzazione con ruoli specifici. I soggetti del territorio che vi hanno investito, oltre all’Unione Industriali di Pordenone, capofila del progetto, sono Confindustria Udine, Camera di commercio di Pordenone, Polo Tecnologico, Keymec, Provincia e Comune di Pordenone. McKinsey & Co. ha portato il proprio knowhow tecnico e commerciale. Diversi i partner scientifici, che sono Cuoa, Università degli Studi di Udine e Trieste: questi assicureranno la continua evoluzione e aggiornamento dei contenuti formativi, nonché lo sviluppo di attività di ricerca sul tema della produttività e dell’efficienza operativa». In Italia si tratta di un unicum. A chi avete “rubato” l’idea? «Questa inedita scuola di alta formazione, che nasce all’interno di piano di investimento dedicato alla competitività e all’efficienza produttiva, prende ispirazione dalla Germania e dalla Francia, dove esistono realtà simili». In tema di innovazione, che ruolo sta giocando il polo tecnologico di Pordenone? «Rilanciato negli ultimi anni, oggi questa piattaforma coinvolge una settantina di imprese ed è strategica nella condivisione dei processi di innovazione e nella continua messa in discussione. Non ha affatto un ruolo di facciata. Da qui hanno preso piede ricerche importanti, troppo grandi per essere supportate da una singola impresa». Passando ai distretti, c’è qualcosa che li accomuna tutti? «Sicuramente il tema dell’impatto ambientale. Come Unione degli industriali cerchiamo di tessere le fila, pur rispettando la diversità dei di104 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
versi ambiti di competenza». Pordenone è in fermento per le amministrative e si discute molto sull’impegno per potenziare le infrastrutture. Secondo lei di cosa ha bisogno il territorio? «Premesso che la larga banda debba essere un must, per quel che riguarda le infrastrutture pesanti credo sia prioritario lo sviluppo dell’Interporto, che è diventato una realtà imprescindibile che dà valore aggiunto alla competitività locale. Allargando il discorso, per l’economia regionale, il grande porto di Trieste: sarà un ulteriore direttrice di traffici, una porta d’accesso per il Nord Europa. L’augurio è che dalle parole si passi ai fatti, evitando di invischiarsi in inutili contrattempi. Non dimentichiamo che a Podenone abbiamo avuto il caso dell’autostrada A28, il cui comparto principale, quello diretto verso il Veneto, è rimasto bloccato per vent’anni. Alla luce di questa preoccupazione, siamo determinati a portare avanti le infrastrutture leggere, necessarie alle attività quotidiane di tutto il tessuto imprenditoriale». Dopo dieci anni, a Pordenone si chiude l’era Bolzonello. A grandi linee come giudica il confronto con l’amministrazione comunale? «A parte rarissimi casi di scontri e le naturali divergenze politiche, la struttura istituzionale ha dimostrato capacità di dialogo. In generale, su temi concreti come appunto le infrastrutture, siamo stati sempre coesi».
Giovanni Pavan
Una ripresa in chiaroscuro Interporto e potenziamento di tutta la rete logistica per dare senso all’economia del territorio, che per Pavan ha un carattere «manifatturiero e votato all’export». Senza eccessivi slanci, dalla Camera di Commercio arrivano segnali positivi Paola Maruzzi
I
dati più recenti forniti dalla Camera di Commercio di Pordenone, relativi al quarto trimestre del 2010, parlano di un’economia in risalita rispetto al down della piena crisi. «In testa, i prodotti in metallo, macchine ed elettromeccanica, mentre tra i sottosettori, il legno-mobile ha ancora una crescita contenuta. Si può parlare di leggera ripresa anche per il commercio al dettaglio, ma l’edilizia è apparsa ancora in grave difficoltà» commenta il presidente Giovanni Pavan. Incerti sono pure i primi mesi del 2011, infatti «se il comparto produttivo fa presagire il mantenimento di un trend perlomeno rassicurante, dall’altra parte c’è il tasto dolente dell’occupazione e del rientro dei cassaintegrati».
In tema di rilancio della competitività, Pavan si sofferma su quella che definisce un’assoluta priorità: l’ammodernamento delle infrastrutture, «inteso sia come potenziamento della viabilità che delle reti telematiche». È naturale, quindi, spostarsi sulla piattaforma logistica nata per avere un richiamo internazionale, l’interporto Centro ingrosso di Pordenone. «Consapevoli che questo sistema integrato per il trasporto delle merci e il commercio al dettaglio sia lo snodo ideale tra l’Italia e i paesi del centro e dell’est Europa, stiamo impiegando notevoli sforzi per implementarne il piano infrastrutturale, spingendo affinché si compia la realizzazione di tutti i raccordi ferroviari e dei magazzini integrati».
A destra, il Palazzo comunale di Pordenone. Sotto, Giovanni Pavan, presidente della Camera di Commercio
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FOCUS PORDENONE
L’interporto Centro ingrosso di Pordenone
stenere fortemente l’internazionalizzazione delle imprese, specie di quelle medio piccole. È un percorso che abbiamo intrapreso assieme alle consorelle del Friuli Venezia Giulia e con la Regione e che, tra le Dopo l’ottenimento strategico altre cose, ha visto nascere del raccordo con l’autostrada A28, l’azienda speciale ConCentro. ora l’obiettivo è dare sviluppo Attraverso attività mirate, le pmi vengono così messe nelle alla logistica integrata condizioni di conoscere i paesi-obiettivo, sviluppando Dopo l’ottenimento strategico del raccordo progetti di business ad hoc». con l’autostrada A28, «ora l’obiettivo è dare Ma quali sono le realtà che hanno, per così sviluppo alla logistica integrata, in modo che dire, una marcia in più verso i mercati esteri? possa avere valore strategico al territorio, anche «Senz’altro la subfornitura, forte soprattutto in termini di maggiore attrattività per le re- per quanto riguarda la gomma-plastica, il legioni limitrofe. È ormai chiaro, infatti – pro- gno e il metallo. Non a caso a Pordenone, segue Pavan – che spazi come l’Interporto non proprio all’interno di ConCentro, opera con possano limitarsi ad affrontare il tema del tra- il Centro della subfornitura del Friuli Venesporto e della realizzazione delle infrastrut- zia Giulia, punto di riferimento per l’intera ture, ma debbono guardare a tutto il processo Regione». logistico, inserendosi nel mercato dei servizi, Prossimo passo è «presidiare i mercati emerdove le grandi piattaforme costituiranno il genti, in particolare quelli asiatici, senza difulcro per rendere efficienti le attività indu- menticare l’Europa, con la Germania in testa, striali del prossimo futuro». e al tempo stesso guardare con attenzione a La Camera di Commercio ha preso parte at- mercati in ascesa come Brasile, India, Cina, tiva anche alla riqualificazione della Fiera di dove la nostra provincia, pur con un recente Pordenone. In particolare, assieme al Comune, approccio, sta già registrando percentuali poè direttamente coinvolta nel progetto che pre- sitive e prospettive di crescita». Uno slittavede la realizzazione di un migliaio di par- mento che per Pavan deve andare di pari passo cheggi, «soluzione necessaria per migliorare la con la sburocratizzazione dello Sportello unico ricettività e la viabilità in concomitanza di per le attività produttive. «Abbiamo già messo manifestazioni fieristiche, motore di sviluppo in rete tutti i 51 comuni della provincia. Al del territorio». Che Pordenone e provincia ab- momento l’ente ha appena avviato una speribiano bisogno di vettori e “piste” veloci, lo mentazione con i comuni di Pordenone e Porconfermano i dati sull’export, «che riguarda un cia. Una valida strada alternativa è l’utilizzo de50 per cento di quanto si produce. In tal senso gli strumenti digitali, fonte di vantaggi sia in la Camera di Commercio è impegnata nel so- termini di costi che di tempi».
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FOCUS PORDENONE
I consumi non aumentano, nuove iniziative dei commercianti È in fase di ripresa il terziario nella provincia di Pordenone, con il settore tecnologico in crescita. Qualche timido segnale positivo arriva dal settore immobiliare. E nel frattempo l’Ascom sta pensando anche all’e-commerce Paola Maruzzi
L Alberto Marchiori, presidente di Ascom Pordenone
e imprese del terziario sembrano guardare con fiducia all’andamento della propria attività, facendo registrare una sostanziale tenuta sul fronte dell’occupazione e dimostrando una capacità di fronteggiare il fabbisogno finanziario, che nel quarto trimestre del 2010 è stato superiore rispetto al dato medio nazionale. Puntuale e a tinte meno fosche rispetto a qualche mese fa, arriva l’indagine campionaria condotta da Confcommercio Pordenone. Si tratta di piccoli e timidi segnali di ripresa, che per Alberto Marchiori, presidente di Ascom, erano già in incubatrice in fase di post saldi. «Incoraggianti sono stati i primi segnali riguardo l’andamento dei saldi invernali nel mese di gennaio 2011 negli esercizi commerciali di Pordenone. L’affluenza dei consumatori negli esercizi commerciali è risultata leggermente in aumento o stazionaria rispetto ai saldi in-
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vernali dello scorso anno. Anche l’andamento degli incassi segnalato dalle imprese del commercio è sostanzialmente stabile: le imprese hanno incassato come nel gennaio del 2010. Stabile rispetto allo scorso anno anche la cosiddetta “media scontrino”». Su questa base, l’Ascom affronta le sfide in arrivo. Quali sono stati i settori merceologici che hanno risentito maggiormente della crisi? «L’orafo, l’abbigliamento e la casa, che segue la crisi dell’edilizia. L’alimentare ha avuto qualche piccola contrazione, ma decisamente insignificante rispetto al resto». Per fronteggiare le crisi avete messo in gioco forme di ammortizzatori? «Da un anno e mezzo abbiamo, grazie alla disposizione di fondi regionali e statali, siamo an-
Alberto Marchiori
dati incontro ai nostri dipendenti con delle forme di cassaintegrazione, disponibili fino a sei mesi. Alcuni ne stanno ancora usufruendo». Ribaltando le prospettive, quali sono i settori più forti? «Il settore tecnologico nel 2010 ha segnato almeno un 10% in più di fatturato. Ora bisogna verificare se questo andamento positivo verrà mantenuto. Qualche timido segnale arriva anche dal mercato immobiliare». Qual è il rapporto tra la grande distribuzione e il commercio al dettaglio? «Dopo anni di isolamento, la grande distribuzione ha raggiunto la provincia di Pordenone e si sta rivelando prevaricante. Il territorio pullula di centri commerciali e di supermercati di quartiere. La nostra è una provincia piccola, quindi ci vuole
poco a drenare i flussi di acquirenti e a svuotare i piccoli centri, che stanno perdendo le loro funzioni commerciali». La crisi dei consumi è ancora in atto: avete in programma alcune iniziative particolari per fronteggiarla? «La crisi dei consumi non solo persiste ma può aumentare. Abbiamo già in lista 285 esuberi dall’Electrolux e si parla di 600 posti di lavoro nel settore del mobile. In pratica, è un numero incredibile di famiglie che non potranno spendere. Per tamponare il problema, abbiamo creato un progetto pilota che riguarda il centro storico di Pordenone con la nascita di un’associazione ad hoc, Sviluppo e territorio, che vuole appunto riformulare l’offerta merceologica, mettendo in circolo una fidelity card». Scelte merceologiche alternative ed e-commerce: crede che i commercianti di Pordenone siano pronti per fare questo passo? «Siamo sulla buona strada. Sempre nel progetto di City card, abbiamo previsto uno spazio online autogestito, in cui si segnalano le promozioni e gli sconti. In questa fase il web serve solo per dare visibilità. L’approdo sarà l’e-commerce vero e proprio. Per ora siamo in attesa di formare i nostri operatori. Il nostro è uno dei settori meno informatizzati. L’obiettivo è colmare il gap e creare due piazze, una reale e una virtuale. Insomma, il commerciante non più essere un imprenditore di serie B». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 109
Foto M. Piazza
Un’icona del made in Italy Artefice di un successo tutto friulano, Giannola Nonino ha trasformato la grappa nella regina delle acquaviti. «Con determinazione, passione e professionalità ho superato le barriere di un periodo che considerava la donna imprenditrice una stranezza» Michela Evangelisti
L’ In apertura, le distillerie Nonino a Ronchi di Percoto
anno cruciale è il 1973, quando lei e il marito Benito creano la prima Grappa Monovitigno, ottenuta dalla selezione e dalla distillazione delle sole bucce dell’uva Picolit. Tappa fondamentale è anche il novembre del 1984, data in cui chiedono per primi e ottengono l’autorizzazione ministeriale per distillare l’uva intera, anziché la sola buccia, e creare l’Acquavite d’Uva ÙE. E poi ancora l’aprile del 2000, quando, dopo anni di ricerche, le figlie Cristina Antonella ed Elisabetta danno vita a “Gioiello”, ottenuto dalla distillazione del puro miele. Ma procediamo con ordine. «Mio padre, emigrante figlio di emigranti, era innamorato del Friuli e mi ha trasmesso l’amore per le radici e la conoscenza del territorio – ricorda Giannola
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Nonino -. Fin da piccola mi ha spiegato perché le vigne e i vitigni autoctoni friulani potevano dare risultati così eccelsi soltanto nel loro habitat e perché la tradizione è fatta anche di innovazione, nel rispetto dell’esperienza di quanti ci hanno preceduto. Insisteva nel dirmi ciò che soltanto oggi quasi tutti ammettono: i valori e i prodotti antichi devono essere protetti, salvati, pena la perdita della nostra identità». Animata da queste idee Giannola ha incontrato Benito, innamorandosi prima di lui e poi anche del suo mestiere: l’arte della distillazione della grappa. «Erano gli anni 60, la grappa era considerata un distillato grezzo, retaggio del freddo e della miseria - racconta -. Ma io ero certa della qualità insuperabile della grappa che produceva Benito e non potevo accettare l’atteggiamento pigro e ri-
Giannola Nonino
Mi schierai al fianco di Benito e cominciò la nostra duplice battaglia per rivoluzionare la qualità del prodotto e la sua immagine
luttante dei consumatori, che preferivano le acquaviti straniere. Mi schierai al suo fianco e cominciò la nostra duplice battaglia per dare alla grappa l’onore che le spettava: la battaglia di Benito per rivoluzionare la qualità del prodotto, la mia per rivoluzionarne l’immagine». Si è affermata come donna imprenditrice in anni in cui il binomio donna-lavoro era ancora considerato un’anomalia: quali difficoltà ha incontrato? «Sono felice di essere donna. I miei genitori mi hanno educato a diventare un individuo autonomo e libero. Così ho superato tutte le barriere di un periodo che considerava la donna imprenditrice una stranezza. Con determinazione, rigore, passione e professionalità, l’ho avuta vinta sui colleghi friulani che mi deridevano o addirittura mi denunciavano. Il fatto di essere donna si è poi rivelato una marcia in più soprattutto al di fuori della mia terra: ho avuto incoraggiamento, sostegno e ammirazione dai più prestigiosi uomini dell’imprenditoria e della cultura». Ha tre figlie e otto nipoti: come è riuscita a conciliare lavoro e famiglia? «Con grande difficoltà, fatica, rinunce. Occorre decidere ogni giorno le priorità tra famiglia o lavoro. Stavo accanto alle mie figlie nel caso avessero qualche problema e poi sbrigavo di notte il lavoro che non avevo potuto fare di giorno. È stata determinante la presenza di mia madre e di Ada, una persona eccezionale che seguiva le mie figlie ogni volta che dovevo assentarmi. Purtroppo in Italia mancano le strutture - dagli asili nido all’assistenza per le persone anziane o malate – e tutto ricade sulle donne. Nella nostra azienda il 95% dei dirigenti e dei dipendenti sono donne che possono dare il meglio perché a casa ci sono sempre un nonno, una nonna, una zia che si prendono cura dei loro figli. Eppure, alla fine del lavoro, devono dedicarsi ugualmente
alle faccende quotidiane. Così sono costrette a riQui sopra, nunciare al tempo da dedicare a se stesse». in basso da sinistra, È stata la prima donna alla quale l’ateneo Giannola Nonino, friulano ha assegnato una laurea honoris amministratore delegato della Nonino causa. Cosa ricorda di quel giorno? Distillatori Spa, «Di quel giorno ricordo l’affetto, l’orgoglio e Elisabetta l’ammirazione delle persone che mi vogliono e Antonella Nonino. bene. Il Friuli ha molte donne che meritereb- In alto, da sinistra, Benito Nonino, bero questo ambito riconoscimento; in com- Chiara Bardelli Nonino penso vantiamo un primato che mi inorgogli- e Cristina Nonino sce moltissimo, una delle pochissime grandi donne rettore di università è qui e si chiama Cristiana Compagno». Dal 1998 è Cavaliere del Lavoro e nel 2002 le è stato conferito anche il Premio Marisa Bellisario. Cosa hanno significato per lei questi riconoscimenti? «Uno sprone per impegnarmi ancor di più nel mio lavoro, per far conoscere al mondo intero FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 113
DONNE D’IMPRESA
cosa significa “l’eccellenza asso-
In alto, la famiglia Nonino con i giurati e i premiati del premio Nonino 2011
Il premio è stato ed è un modo diverso per far conoscere i nostri distillati, davvero unici come certi grandissimi uomini di cultura
luta” italiana. Ricordo poi anche il premio “Leonardo qualità Italia”, per la sua motivazione: “per la qualità assoluta, la ricerca e l’innovazione i Nonino sono riconosciuti i veri ambasciatori della grappa italiana nel mondo”. Sì, grazie a questi riconoscimenti mi considero una donna felice e realizzata». È stata ideatrice e per trentasei anni infaticabile animatrice del premio Nonino. Tra i vari personaggi internazionali che ha conosciuto, chi le è maggiormente rimasto nel cuore? «Il premio è stato ed è un modo diverso per far conoscere i nostri distillati, davvero unici come certi grandissimi uomini di cultura. Allora rappresentavamo una rarità, in seguito moltissimi ci hanno seguito anche in questo modo di comunicare. Mi è difficile selezionare dei nomi, dato che ognuno è entrato nel mio cuore. Ne citerò alcuni: da Jorge Amado a Leonardo Sciascia, da Hans Jonas a Peter Brook, da Vidia Naipaul a Rigoberta Menchù, da Claudio Ab-
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bado all’amico del cuore Ermanno Olmi, da Leopold Sedar Sengor a Claude Levi Strauss, autore fra l’altro di Tristi Tropici, che ha definito il suo viaggio a Percoto “il più esotico” della sua vita. E poi ancora gli indimenticabili Edward Said, Raymond Klibansky, Mario Soldati. Uomini insostituibili, che ci hanno fatto crescere nella mente e nel cuore. Loro hanno offerto alle nostre meravigliose figlie, e ora anche ai nostri nipoti, l’opportunità di avvicinarsi a un mondo unico per intelligenza e anche, può sembrare quasi incredibile, per semplicità». Cosa si augura per il futuro dell’azienda? «Il passaggio generazionale alla guida della Nonino è già avvenuto: Cristina, Antonella ed Elisabetta sono state determinanti nel traghettare la nostra azienda da una conduzione famigliare a una moderna, informatizzata, tecnologica, internazionale. Hanno saputo sfidare il futuro senza dimenticare la parte migliore del passato».
DONNE D’IMPRESA
Buone performance contro i pregiudizi Promuovere la conoscenza delle realtà imprenditoriali delle associate e favorire la collaborazione tra le varie categorie economiche sui temi di interesse comune. Sono gli obiettivi della neopresidente di Aidda Friuli Venezia Giulia, Lidia Pino Sangoi Michela Evangelisti
«L’ Lidia Pino Sangoi, neopresidente di Aidda Friuli Venezia Giulia
imprenditoria femminile del Friuli Venezia Giulia è gradatamente cresciuta senza creare un fenomeno sensazionale. Oggi le aziende guidate dalle donne sono tante e, in genere, ben amministrate». Questa fotografia è frutto dell’esperienza sul campo di Lidia Pino Sangoi, titolare di un gruppo di tre aziende che operano nel settore della prima trasformazione a freddo di prodotti siderurgici e, da qualche settimana, presidente di Aidda Friuli Venezia Giulia. «Fino a qualche tempo fa la presenza femminile alla guida di un’azienda si scontrava con atteggiamenti di diffidenza che potevano rappresentare un ostacolo allo sviluppo dell’impresa stessa – osserva –. Ora, invece, i dati statistici sulle buone performance delle aziende in rosa hanno permesso di superare questi pregiudizi». L’etica del lavoro è un paradigma di fondo del modus vivendi dei friulani. «Esattamente, e affonda le sue radici nell’appartenenza a una regione povera dove per ottenere si doveva faticare molto e dove
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molti imprenditori, direi la stragrande maggioranza, si sono fatti da sé e sono diventati grandi attraverso sacrifici e rinunce. L’etica del lavoro rappresenta per il friulano uno stile di vita che ha ricevuto dai suoi genitori e che a sua volta trasmette ai propri figli; lo manifesta nella correttezza dei rapporti professionali, nel rispetto degli impegni assunti, nell’attaccamento al lavoro e alla casa». Quali sono le principali cause che ancora oggi collocano le donne sotto il cosiddetto “soffitto di vetro”? «Il “soffitto di vetro” si sta a mio avviso sempre più assottigliando, grazie alla formazione e alle competenze espresse dalla donna nei più svariati ambiti. Le capacità sono risorse scarse nella nostra società e sta maturando la consapevolezza che è bene assecondare la crescita di chi è portatore di
Lidia Pino Sangoi
Capacità e competenze sono risorse scarse nella nostra società e sta maturando la consapevolezza che è bene assecondarle, indipendentemente dal “genere”
meriti, capacità e competenze, indipendentemente dal “genere”. Tuttavia, il raggiungimento di certi ruoli comporta dover affrontare ambienti competitivi, che possono risultare anche molto duri e impegnativi. Fa parte delle regole del gioco». Come lavorare per promuovere e valorizzare la presenza delle donne nei luoghi decisionali dello sviluppo economico? «La donna deve essere molto preparata, deve saper sfruttare le sue risorse coltivando determinazione, precisione, correttezza e capacità relazionali. La sua volontà di affermarsi in tutte le manifestazioni che la vita comporta si scontra con la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, una fatica che molto spesso le impone scelte che finiscono per limitarne le potenzialità. La valorizzazione della presenza delle donne nei luoghi
decisionali dello sviluppo economico passa attraverso l’affermazione di rigidi criteri di scelta meritocratici e di valorizzazione dei talenti femminili». Possiamo affermare che la partecipazione delle donne all’economia potrebbe essere, oltre che una questione di pari opportunità e di giustizia sociale, la chiave dello sviluppo del nostro Paese? «Possiamo senz’altro affermare che una maggiore presenza della donna nel mondo del lavoro favorirebbe l’economia. Il tasso di occupazione femminile in Italia è attualmente uno dei più bassi di Europa, nonostante le donne laureate in Italia siano numericamente superiori ai laureati maschi. Purtroppo sia le caratteristiche del mercato del lavoro che l’assenza di strutture a sostegno della conciliazione tra famiglia e lavoro ostacolano una maggiore occupazione femminile». Quali sono le attività e le iniziative che Aidda promuove sul territorio? «Le nostre iniziative sono volte alla valorizzazione del ruolo di genere della donna nella società come fonte di energia per saper fare. Ciò che mi prefiggo come neopresidente è promuovere la conoscenza delle realtà imprenditoriali delle associate, favorire lo spirito associativo e il confronto per stimolare la partecipazione di tutte le socie desiderose di impegnarsi attivamente e con spirito di amicizia, favorire la collaborazione tra le categorie economiche sui temi di comune interesse economico e imprenditoriale». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 117
DONNE D’IMPRESA
Una legge semplice per le imprese in rosa Più oculate degli uomini nelle scelte e più tenaci in tempi di crisi. È il ritratto delle donne d’impresa fatto da Elena Pellaschiar. «Negli ultimi anni troviamo aziende ormai in tutti i settori, anche nell’edilizia e nella metalmeccanica» Michela Evangelisti
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Elena Pellaschiar, coordinatrice regionale dei comitati per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile del Friuli Venezia Giulia
l “tetto di cristallo” non accenna a infrangersi. I dati sull’occupazione femminile forniti dall’Eurostat per il 2010 confermano che l’invisibile barriera sotto la quale sono relegate le donne italiane è ancora intatta. Il tasso di occupazione delle donne senza figli, tra i 25 e i 54 anni, in Italia è pari al 63,9%, contro il 75,8% della media Ue. La situazione non cambia, anzi peggiora, per le donne con un figlio: in Italia ha un’occupazione solo il 59%, e quando i figli diventano due la percentuale scende addirittura al 54,1%. Se le difficoltà di conciliazione frenano le lavoratrici dipendenti, colpiscono in maniera ancora più dura le imprenditrici. Ma in Italia è sempre più sviluppata la rete a sostegno dell’iniziativa imprenditoriale femminile; in Friuli Venezia Giulia all’interno di ogni Camera di Commercio provinciale opera un comitato ad hoc, che offre consulenze e formazione. Quale portata ha in Friuli Venezia Giulia il fenomeno dell’imprenditoria femminile?
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«Nella nostra regione, come in generale in Italia, l’imprenditoria femminile copre circa il 25% di tutte le imprese; purtroppo da noi, in controtendenza rispetto al resto del Paese, il fenomeno ha registrato una battuta d’arresto in questi ultimi due anni, in particolare nella provincia di Trieste. Le cause sono da ricercarsi nella crisi economica internazionale, dalla quale, comunque, l’impresa femminile è stata colpita in percentuale minore rispetto a quella maschile. Le donne in genere sono più oculate e rischiano meno nelle scelte imprenditoriali; nei momenti di difficoltà, poi, si rivelano più tenaci e, avendo solitamente all’interno dell’azienda un’ampia fetta di dipendenti di sesso femminile, con il ricorso al part time hanno più possibilità di rimanere sul mercato». In quali ambiti in particolare le imprenditrici del territorio stanno dimostrando forza propulsiva, magari affacciandosi per la prima volta in settori da sempre appannaggio dell’universo maschile? «Da dieci anni a questa parte troviamo imprese femminili ormai in tutti i settori, anche nell’edilizia e nella metalmeccanica, anche se i campi più interessati continuano a essere quello dei servizi e il commercio». Cosa stanno facendo concretamente i comitati legati alle Camere di Commercio locali per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile? «Il servizio più vantaggioso e in genere più apprezzato consiste nelle consulenze, gratuite e veloci, che le camere di commercio offrono alle imprenditrici, nel momento dello start up ma anche quando le imprese sono già sul mercato e, per crescere, hanno bisogno di un check up personalizzato, non solo nel campo fiscale ma anche in quello del marketing.
Elena Pellaschiar
DONNE E GIOVANI, RISORSE PER LO SVILUPPO LOCALE Nella provincia di Pordenone le imprese rosa sono in aumento, soprattutto nei settori dei servizi e dell’ospitalità. «Per una naturale predisposizione delle donne, per necessità di conciliazione e per una forte richiesta sociale» spiega Patrizia Bomben e imprese femminili attive in Friuli Venezia Giulia erano, al 31 dicembre 2010, 24.275. Se, rispetto alla fine del 2009, il loro numero è rimasto invariato, l’andamento ha mostrato oscillazioni consistenti da una provincia all’altra; quella di Pordenone ha chiuso l’anno con il risultato più convincente, registrando un +58 rispetto a fine 2009. Quali iniziative sta portando avanti al momento il comitato? «Per il biennio 2010/2011 il settore scelto per offrire formazione è quello turistico, con attività riguardanti l’aspetto comunicativo e del web marketing. Il comitato poi promuove e valorizza le imprese femminili attraverso diversi eventi, come i convegni, che permettono di premiarle e dare visibilità al loro impegno sul territorio. Il comitato, infine, offre consulenze gratuite a sportello per chi si vuole avvicinare al mondo dell’imprenditoria ed è
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impegnato istituzionalmente, assieme agli altri comitati provinciali, nel richiedere una legge specifica a favore dell’imprenditoria femminile che vada a sostituire la 215/92». In che modo è possibile diffondere ulteriormente la cultura imprenditoriale tra le donne? «A mio parere sarebbe opportuno facilitare i processi di mentoring, cioè creare delle relazioni tra donne che hanno esperienza e capacità imprenditoriali e donne con meno esperienza, di modo che le prime riescano a trasmettere alle seconde competenze ed entusiasmo. Poi occorrerebbe incentivare reti sociali e relazioni che facilitino la coesistenza di carriera/lavoro e famiglia e agevolare la nascita di nuove imprese femminili e giovani, autentica risorsa per lo sviluppo locale, attraverso aiuti concreti, cioè incentivi e contributi economici». Dal 2000 è titolare dell’azienda
agricola di famiglia. Quale rilievo ha la presenza femminile in questo settore? «In questo settore, che sembra tipicamente maschile, in realtà da sempre la donna ha giocato un ruolo fondamentale: è sempre stata il pilastro delle famiglie contadine e a lei venivano affidati incarichi importanti, come garantire l’approvvigionamento dei cibi e la trasmissione delle conoscenze. Come nel passato altrettanto decisivo è oggi l’apporto della donna nell'evoluzione dell’agricoltura moderna, grazie alla sua peculiare attenzione verso la qualità e la sicurezza dei prodotti, senza dimenticare la protezione del territorio e delle risorse naturali da conservare per le generazioni future».
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DONNE D’IMPRESA
Inoltre il nostro comitato, es-
Il servizio più vantaggioso e in genere più apprezzato consiste nelle consulenze, gratuite e veloci, che le Camere di commercio offrono alle imprenditrici
sendo il Friuli una Regione a statuto speciale, sta lavorando, in collaborazione con l’assessorato alle Attività produttive, per ottenere una nuova legge sull’imprenditoria femminile che sia di facile accesso; le leggi precedenti, come la 215, erano infatti molto complesse, con complicate graduatorie e lunghi tempi d’attesa. Purtroppo le risorse regionali sono molto diminuite, ma sarebbe utile per le imprenditrici ricevere finanziamenti che le sostengano soprattutto nello start up, ad esempio per le spese notarili e l’acquisto di macchinari». In Italia la quota delle donne che partecipano al mondo del lavoro continua a rimanere al di sotto degli standard europei e una donna su cinque è costretta a lasciare il lavoro quando nasce il primo figlio. Come dovrebbero muoversi le istituzioni per favorire un’inversione di tendenza? «Il problema della conciliazione purtroppo si sta acuendo nel tempo e crea maggiori difficoltà alle imprenditrici che alle lavoratrici di-
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pendenti; un primo passo potrebbe consistere nel migliorare le opportunità già esistenti (in particolare quelle legate alla maternità) e nell’estenderle anche alle imprenditrici. Poi occorrerebbe un intervento su tutti quei servizi ancora carenti, come gli asili nido». Come lavorare, infine, per promuovere e valorizzare la presenza delle donne nei luoghi decisionali dello sviluppo economico? «Non è un problema di facile soluzione: viviamo in un mondo che è ancora a caratterizzazione prettamente maschile nei punti di potere e difficilmente un uomo che deve operare una selezione per una dirigenza sceglie una donna. Il grado di scolarità delle donne è comunque più elevato e perseveriamo, con le nostre competenze sempre maggiori, nel combattere il pregiudizio e questa cultura ancora vecchia che deve cambiare».
Enrica Gallo
Modelli virtuosi per la leadership femminile «Naturalmente predisposte a misurare i risultati sulle proprie forze, prendono le distanze da meccanismi di lobby e, mediamente, non chiedono». Così le donne, secondo Enrica Gallo, affrontano la sfida di una ripresa sì economica, ma prima ancora sociale e morale Michela Evangelisti
S
u 942 utenti che nel 2010 si sono rivolti al servizio di assistenza e orientamento per aspiranti imprenditori e imprenditrici “Punto nuova impresa” della Camera di Commercio di Udine, 547 erano donne, in maggioranza tra i 30 e i 40 anni e con un elevato livello di scolarizzazione. Hanno manifestato interesse imprenditoriale soprattutto verso i settori del commercio (48%) e dell’artigianato (30%). Dati significativi, dai quali prende le mosse la riflessione di Enrica Gallo, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Udine. «Quelle femminili, al 31 dicembre 2010, rappresentavano il 25% dell’universo delle aziende, percentuale stabile e analoga a quella del 2009 – sottolinea Gallo -. La maggior parte delle imprese femminili della provincia si trova attualmente nel settori dell’agricoltura e del commercio. Il peso percentuale delle imprese rosa rispetto al totale, comunque, si registra maggiormente nell’alloggioristorazione (il 39% dell’intero comparto) e, sempre più, nel campo dei servizi, tra istruzione, sanità e assistenza, attività artistiche e quelle classificate come “altre attività del settore”, dove sono addirittura il 58% di tutte le imprese attive». Quali opportunità scaturiscono dal fatto che il comitato sia inserito all’interno del sistema camerale? «È un riconoscimento alla centralità della figura
della donna imprenditrice e al suo ruolo cruciale per lo sviluppo e il futuro del sistema produttivo friulano: essere incardinati nell’istituzione che rappresenta tutte le imprese e tutte le categorie economiche dà più forza non solo all'azione del comitato in sé, ma a quella di tutte le donne che trovano il coraggio di scommettere, di fare impresa. Fa capire che c’è un ente alle spalle, come la Camera di Commercio, che può offrire servizi, supporto e formazione. Mette in luce il ruolo fondamentale delle donne, così come dei giovani, per immaginare un futuro più “ricco” per la nostra economia e per la nostra società». Svolgere un’attività imprenditoriale o manageriale presenta ancora per la donna non trascurabili difficoltà. Quali a suo parere le più diffuse? «Le criticità sono diverse e dipendono per la maggior parte dalla politica: congedi di maternità e paternità, incentivi al reinserimento lavorativo post maternità, asili nido. Questo è il tema su cui stiamo lavorando attualmente e desideriamo affrontarlo cercando esempi virtuosi di politiche di promozione della leadership femminile, prendendo come modello Paesi dove da decenni si applicano con successo. Gli studi più recenti degli organismi internazionali rilevano che gli Stati caratterizzati
Enrica Gallo, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Udine
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DONNE D’IMPRESA
Il peso percentuale delle imprese rosa rispetto al totale è maggiore nel settore dell’alloggio-ristorazione (il 39% dell’intero comparto) e, sempre più, nel campo dei servizi
da una minore partecipazione
547 UTENTI
Le donne che nel 2010 si sono rivolte al servizio di assistenza e orientamento per aspiranti imprenditori e imprenditrici “Punto nuova impresa” della Camera di commercio di Udine
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AGRICOLTURA È il numero delle imprese femminili nel settore nella provincia di Udine
delle donne al mercato del lavoro sono quelli che crescono di meno. Risulta, inoltre, che il lavoro femminile non è più un ostacolo alla natalità; anzi, si dimostra che oggi nei Paesi avanzati, a differenza di quanto avveniva in passato, se le donne hanno meno opportunità di occupazione fanno meno figli». Quali interventi occorrerebbero dunque in Italia? «Per attuare politiche importanti di conciliazione serve che il Paese se lo possa permettere. Attualmente credo che tutti gli attori dell’economia italiana debbano concentrarsi a risollevarne le sorti, stringendosi in un progetto comune grazie al quale possiamo tornare a offrire il meglio e il mondo riprenda a puntare su di noi, e soprattutto che trattenga le nostre giovani forze offrendo tutto lo spazio possibile allo stesso ingegno e genio che ha fatto la storia del nostro Paese: il popolo italiano». La sua azienda si occupa di comunicazione e si propone di far crescere sul territorio le grandi idee imprenditoriali: qual è il valore ag-
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giunto che le donne portano alla creatività e all’iniziativa imprenditoriale? «A mio avviso le donne sono naturalmente predisposte a misurare i risultati sulle proprie forze, affrontano in via prioritaria le necessità dando secondaria importanza al superfluo, normalmente prendono le distanze da meccanismi più o meno trasparenti di lobby e, mediamente, non chiedono. Da una tradizionale visione di mercato, questa è letta come una lista di debolezze o svantaggi: ritengo invece che sia la base per una misurazione più realistica di forze e persone, necessaria per affrontare la sfida della ripresa sì economica, ma necessariamente prima sociale e morale. Donne imprenditrici al centro, dunque, che fanno della qualità e della visione il proprio vantaggio competitivo e che credono sia giunto il momento di trasformare il potere della tradizione, unito al rispetto proprio di madre natura e misto alla creatività, in business, e di offrirlo ai sistemi economici che questo, il sogno, non lo sanno replicare».
AGROALIMENTARE
Griffe agroalimentari Puntare sulle eccellenze e le tipicità del territorio costituisce il vero obiettivo del settore agricolo della Regione nei prossimi anni. «L’agricoltura di domani sarà “friulana” oppure non sarà», afferma l’assessore Claudio Violino Elisa Fiocchi
S
Claudio Violino, assessore regionale alle Politiche agricole
ul territorio regionale sono state rilevate, dall’ultimo censimento agricolo della regione, un complessivo di 29.661 aziende di cui però solo 23.312 sono risultate effettivamente attive e corrispondono al 78,6 per cento del totale. Si tratta comunque di cifre ancora provvisorie, essendo ancora in atto i controlli e l’elaborazione delle statistiche dei dati raccolti. Il censimento ufficiale rappresenterà quindi un quadro nitido della realtà agricola regionale e in particolare sarà uno strumento efficace per il futuro, attraverso cui implementare politiche agricole in riferimento alle esigenze delle imprese. «È certo che se le imprese corri-
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spondessero anche alle sole 23mila 312 attive, saremmo contenti» commenta Claudio Violino, assessore regionale alle Risorse rurali, agroalimentari e forestali. «Temo però che il numero di imprese che vive di agricoltura, nel senso che sviluppano redditività dal solo settore primario, sia probabilmente di molto inferiore». Questo, secondo l’assessore, sarebbe il vero problema dell’agricoltura, non solo di quella friulana, ovvero «mantenere sul territorio un numero congruo di aziende agricole efficienti, efficaci ed economicamente remunerative. Per produrre beni alimentari ma anche per il mantenimento dell’ambiente e del paesaggio». La regione ha registrato il 98 per cento delle aziende rilevate contro l'86 per cento su scala nazionale. Quali sono i punti di forza del settore agricolo del Friuli Venezia Giulia e di quali interventi necessita? «Il Friuli, proprio per conformazione geografica e morfologica del territorio ha la caratteristica di avere piccole aziende agricole con produzioni quantitativamente limitate ma di grande qualità. Da un lato questo può essere un elemento penalizzante, dall’altro c’è da sottolineare che le stesse sono delle vere eccellenze agroalimentari, delle tipicità uniche, che devono essere valorizzate e che devono essere conosciute - in primis da chi le produce - e promosse». L’amministrazione regionale si sta impegnando nel realizzare un’unica zona a denominazione di origine controllata per l’intero vigneto Friuli Venezia Giulia. È
Claudio Violino
un percorso realizzabile? «Siamo convinti che le diversità siano una ricchezza e quindi che le nostre 7 Doc costituiscano delle punte di diamante dalle quali non si può prescindere; è altrettanto vero che viste le dimensioni della nostra vitivinicoltura (2% della produzione dell’Italia), la costituzione di una unica Doc Friuli possa costituire uno strumento valido da abbinare al marchio “Tipicamente friulano” per la promozione del vigneto Friuli all’estero. Forzare il tutto con un progetto calato dall’alto sarebbe un ulteriore frustrante tentativo che non voglio nemmeno iniziare. Certo, sarebbe un peccato non poter sfruttare i fondi che abbiamo a disposizione per la promozione del Friulano anche con questa iniziativa». Un’eccessiva frammentazione dei consorzi di quanto ridurrebbe le potenzialità
I nostri prodotti tipici sono espressione della nostra identità e del nostro stesso territorio. Dobbiamo fare in modo che questa diventi un’arma a nostro vantaggio
di promozione del vino e dei prodotti tipici agroalimentari del territorio? «Visti i piccoli numeri che caratterizzano non solo la vitivinicoltura, ma tutto il settore agroalimentare regionale, è importante che si riesca a trovare un’unità d’intenti tra i produttori, soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando. Le risorse non sono infinite e ogni soldo investito in agricoltura va finalizzato. I fondi del Friulano sono sicuramente una grande opportunità per riorganizzare l’intero comparto, realizzando la massa critica idonea per aggredire al meglio il mercato sempre più globalizzato. I nostri prodotti
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AGROALIMENTARE
tipici, tra cui rientra a pieno ti-
Il vero problema dell’agricoltura, non solo friulana, è mantenere sul territorio un numero congruo di aziende agricole efficienti, efficaci ed economicamente remunerative
tolo anche il vino, sono espressione della nostra stessa identità e del nostro stesso territorio. Dobbiamo fare in modo che questa diventi un’arma a nostro vantaggio». Per la promozione del nuovo nome del tocai friulano sono disponibili 7,5 milioni di euro dei 10 già concordati con il ministro Zaia. Quali iniziative saranno promosse sul territorio per investire le risorse messe a disposizione dalla Regione? «Questi fondi li stiamo già utilizzando per far conoscere il nuovo nome del Friulano e lo stiamo facendo anche, come ho già detto, attraverso il marchio Tipicamente Friulano con il quale puntiamo a due diversi obiettivi. Da un lato, oltre la conoscenza del Friulano come vino, intendiamo promuovere tutto l’agroalimentare friulano, creando un legame tra vino, prodotto e territorio. Dall’altro lato, c’è la volontà di usare i fondi a nostra dispo-
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sizione per creare un momento di aggregazione e coordinamento della promozione delle varie iniziative presenti sul territorio, che appaiono un po’ scollegate le une dalle altre. Il Tipicamente Friulano vuole essere l’ombrello sotto cui si raccolgono tutte le iniziative che possono essere efficaci per la promozione. Il compito di questo coordinamento è affidato all’Agenzia per lo sviluppo in agricoltura che può concretamente operare in questo ambito. Oltre a alle iniziative inerenti la promozione, ne esistono altre di tipo tecnico e di ricerca funzionali ad arricchire la qualità del vitigno e le qualità tecnologiche del vino e di assistenza tecnica affinché la produzione del Friulano acquisisca delle caratteristiche che lo rendano immediatamente riconoscibile».
Mario Cichetti
Record in tavola Cresce la domanda del prosciutto San Daniele con la quota export del 2010 che schizza al +10% in Europa, e volumi in aumento anche in Canada, Giappone e Stati Uniti. Mario Cichetti svela i segreti del Consorzio Elisa Fiocchi
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l 2010 ha siglato un anno record di vendite per il Consorzio del prosciutto San Daniele, che ha mantenuto costante il numero dei prodotti - oltre 2 mila 750 prosciutti - con un fatturato che si attesta attorno ai 335 milioni di euro. «È un risultato che si spiega con la grande attenzione verso la qualità del prodotto che il consorzio ha ulteriormente accentuato in questi anni» afferma il direttore Mario Cichetti. «Già prima che il mercato cominciasse a dare segni negativi, nel 2007 abbiamo messo in campo nuovi strumenti per migliorare la selezione qualitativa della materia prima e attuato iniziative di promozione volte a educare e informare il consumatore sulle caratteristiche uniche del San Daniele». Costituito nel 1961 da cittadini di San Daniele e dai vari produttori sul territorio, quest’anno il consorzio festeggia i suoi cinquant’anni di fondazione contraddistinti dal riconoscimento, nel 1996, della tutela e protezione comunitaria attraverso il marchio Dop. Dopo il record di vendite registrato lo scorso anno, qual è l’andamento del primo trimestre del 2011? «Nel primo trimestre del 2011 si è mantenuta in forte crescita la domanda di prodotto: +3,5% sul primo trimestre del 2010. Conseguentemente i nostri magazzini in questo periodo dispongono di bassissimi quantitativi di prosciutti stagionati, appena sufficienti per soddisfare la domanda». Quali sono i principali obiettivi del consorzio in termini di produzione, vendita e promozione del prodotto sul territorio nazionale?
«Le nostre priorità per il 2011 continuano a essere l’enfatizzazione del legame tra prodotto e territorio e la sostenibilità della produzione in termini quanti e qualitativi. In quest’anno speciale abbiamo scelto di incontrare il pane tipico delle venti regioni italiane in uno speciale road show realizzato in tutta Italia. Il programma sarà presentato l’11 maggio prossimo a Milano, data dell’inaugurazione del temporary shop San Daniele che porterà nel capoluogo lombardo la prima tappa del tour e un assaggio di Friuli, e che proseguirà con “Aria di Festa”, la grande celebration che animerà San Daniele del Friuli l’ultimo weekend di giugno, e successivamente si articolerà anche nella serie di eventi che si svolgeranno nelle diverse regioni per tutto il 2011». Segnali positivi giungono anche dall’export, in forte crescita rispetto al 2009 su tutti i principali mercati extra Ue con un dato complessivo di + 21%. Quali sono i paesi di riferimento? «La quota export del prosciutto di San Daniele si è attestata nel 2010 al 13% delle vendite complessive. In particolare, sono stati significativi i dati in crescita delle vendite nel 2010 negli Usa +18%, in Australia +1%, in Giappone +22%, in Canada +142% e in Svizzera con un +18% rispetto al 2009. L’Eu-
Mario Cichetti, direttore del Consorzio San Daniele
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AGROALIMENTARE
ropa sempre nel 2010 ha fatto regi-
+3,5% DOMANDA La crescita del primo trimestre del 2011
400 mila SUINI
I capi allevati nel Friuli Venezia Giulia
Il fatturato alla produzione del comparto del prosciutto di San Daniele si è attestato nel 2010 a 340 milioni di euro
strare una crescita in volumi del +10%. In particolare in Francia, Germania e Inghilterra. Il consorzio a partire dal 2011, e per i successivi due anni, attuerà una serie di azioni promozionali - cofinanziate anche da fondi comunitari - in Inghilterra, Russia e Stati Uniti proprio per sostenere la penetrazione e lo sviluppo delle vendite del prosciutto di San Daniele in quei mercati». Complessivamente, che indotto economico generano le attività del consorzio? «Il fatturato alla produzione del comparto del prosciutto di San Daniele si è attestato nel 2010 a 340 milioni di euro. Con un numero di occupati superiore alle 650 unità nel solo comune di San Daniele. I produttori sono 31 tutti ubicati nel Comune di San Daniele del Friuli, mentre la filiera - tutta italiana - si trova nelle dieci regioni del centro-nord previste dal disciplinare, e conta 120 macelli aderenti al circuito Dop e circa 4.800 allevamenti».
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Quali accorgimenti e politiche all’interno del Consorzio tutelano la qualità del prodotto? «La mission consortile, accanto a quella dei produttori consorziati, è quella di continuare ad evidenziare e far valere quel margine qualitativo e sostanziale che rende riconoscibile la Dop friulana e che le dovrebbe consentire la tenuta di valore anche in termini di remunerazione. A livello strategico e generale il Consorzio di San Daniele lavorerà insieme agli altri consorzi di tutela italiani per sostenere l’introduzione della programmazione della produzione” dei prodotti Dop e Igp all’interno del cosiddetto “Pacchetto qualità” attualmente in discussione al Parlamento europeo. Riteniamo questa una misura di vitale importanza per una gestione sostenibile delle eccellenze alimentari tutelate italiane».
AGROALIMENTARE
L’Oro di Ramandolo Dai tempi di poeti e scrittori che l’hanno sorseggiato alle mense dei nobili e citato nelle loro opere e ricordi di viaggi, il Ramandolo resta ancora oggi la «perla del Friuli», come racconta Paolo Comelli, consigliere del Consorzio nato nel 1988 Elisa Fiocchi
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Paolo Comelli, consigliere del Consorzio del Ramandolo
imis è una delle 438 città italiane conosciute per la grande tipicità e qualità dei suoi vini. Dalla sua terra trae nome e origine il Ramandolo a cui è legata per storia, tradizione e cultura. Il vino, dal tipico colore giallo oro antico, è divenuto la perfetta espressione della sua gente: uomini schietti, a volte rudi ma ospitali, di carattere generoso e cultura antica, innamorati della propria terra. Prodotto da uno dei più antichi vitigni del Friuli e presente nella lista dei vini serviti nel Concilio del 1409 a Papa Gregorio XII, il Ramandolo ottiene nel 2001 la denominazione di origine controllata e garantita, la prima registrata nella regione. I vigneti sono disposti al sole su dolci colline fra i comuni di Nimis e Tar-
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cento, terra di Celti e Longobardi, nella provincia di Udine. Considerato una rarità nel territorio, «la produzione ha raggiunto le 250 mila bottiglie su 60 ettari di vigneto» racconta Paolo Comelli, consigliere del consorzio, dopo il positivo bilancio registrato nel 2010. Un traguardo reso possibile anche grazie alla fusione avvenuta tra il Consorzio e quello dei Colli Orientali del Friuli nel novembre del 2009 che ha garantito a Nimis «promozione, organizzazione degli eventi e assistenza tecnica». Uno sviluppo fino a pochi anni fa impossibile da prevedere. Il 2011 sarà un altro anno di conferme per il Consorzio del Ramandolo? «Sulla produzione non possiamo ancora fare previsioni precise di vendita, abbiamo appena i primi grappolini che non ci permettono di esprimerci sulla quantità. Certamente l’esperienza al Vinitaly ha lanciato le aspettative sul nostro piccolo territorio che ha la fortuna di avere un discreto afflusso turistico. La tenuta in termini produttivi e di vendita si mantiene buona, con una leggera flessione sui ristoranti. Non possiamo certo lamentarci». Come è stato accolto il Ramandolo alla fiera? «Ci siamo presentati con una degustazione di Ramandolo e Picolit: gli unici due Docg del Friuli. Mettendo così a confronto due perle del panorama vitivinicolo friulano. La zona del Ramandolo è l’unica in Italia che produce due vini Docg dolci da due viti diverse. Nell’intera Regione si produce poco più di un milione di ettolitri all’anno e quasi tutti sono vini doc». Quale indotto economico il Ramandolo ha generato sul territorio? «Nimis è da sempre conosciuto per il Ramandolo, per le sue osterie e per gli agriturismi. I dati recenti parlano di un continuo incremento dei posti letto in una zona sempre più frequentata dai turisti italiani, ma in particolare dagli austriaci». Come è cambiata l’attenzione verso il
Paolo Comelli
Ramandolo dopo l’ottenimento del marchio Docg? La tenuta in termini produttivi e di vendita «Il riconoscimento ottenuto ha senz’altro riavvicinato gli agrisi mantiene buona, con una leggera flessione coltori alla coltivazione della sui ristoranti. Non possiamo certo lamentarci vite e incuriosito le giovani leve. Abbiamo assistito a una volontà sempre più accentuata Come il territorio festeggia l’unicità del di migliorare le tecniche di produzione e una Ramandolo? maggiore attenzione alla cura del territorio. Oggi siamo in 24 produttori all’interno del «In collaborazione con le sezioni Ass. Somelier del nord e centro Italia, organizzeremo serate di Consorzio» A fianco ai moderni impianti e alle can- degustazione e di presentazione del prodotto. tine aggiornate alle nuove tecnologie, re- A breve saremo a Volta Mantovana per la mostano vive le tradizioni dei tempi passati stra sui vini passiti a cui partecipiamo dalla come la raccolta manuale e la cernita accu- prima edizione. Infine, ci prepariamo alla seconda edizione della manifestazione “L’Oro di rata dei grappoli. «In particolare sulla riviera di Ramandolo, Ramandolo”, festa dedicata al vino e al territouna frazione del comune di Nimis, dove le rio che si articola in un convegno, cena di gala, pendenze sono tali da non permettere la degustazioni guidate, concerti jazz e passegmeccanizzazione quindi tutte le lavorazioni giate attraverso i vigneti dove si ascoltano canti e storie tradizionali». si sono mantenute manuali»
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 139
INNOVAZIONE
Alta formazione, fattore produttivo Freelance o del middle management, i giovani businessman vanno a lezione di competitività. Per Vladimir Nanut, direttore scientifico del Mib di Trieste, sono sempre più le imprese locali che intraprendono il percorso dell’alta formazione. Ma è ancora presto per cantare vittoria Paola Maruzzi
A
Vladimir Nanut, direttore scientifico del Mib School of management di Trieste
ppena un anno fa un un’indagine condotta da Qs, mostrava il calo precipitoso del fabbisogno di diplomati con un master in business administration, sceso del 27 per cento. Colpa della crisi, verrebbe da dire di primo acchitto, ma Vladimir Nanut, direttore scientifico del Mib School of management di Triste, va più a fondo. «È colpa anche delle aziende che non sono disposte a investire sui giovani qualificati e giocano al ribasso, preferendo assumere con contratti a progetto chi “offre” meno». Una verità che ne richiama subito un’altra: le imprese competitive non chiudono il cerchio dell’alta formazione e spingono il loro middle management a tornare, per brevi periodi, sui banchi di scuola. Un anno fa lamentava che le imprese italiane che investono sulla formazione sono ancora poche e “se non si fa qualcosa saranno sempre meno”. Stringendo sul locale, cosa state facendo per colmare questo gap? «Stiamo intensificando gli incontri con le varie realtà imprenditoriali e organizzando eventi per promuovere la cultura e sensibilizzare gli imprenditori, soprattutto i piccoli, affinché comprendano che la formazione è un fattore produttivo importante, al pari degli impianti e dei macchinari. Ma il problema riguarda tutti gli attori
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sociali, l’amministrazione regionale, le Camere di commercio e via dicendo: anche loro possono fare qualcosa». Qual è l’identikit dell’impresa che intraprende il percorso dell’alta formazione? «È una realtà medio-grande, managerizzata ed esposta alla competizione globale. Purtroppo vengono lasciate fuori le imprese piccole, che non hanno la cultura e le condizioni strutturali per accedere agli ambiti Mbi, quando invece sono proprio queste a doversi mettere in discussione». Sul territorio quali sono le realtà disposte a mettersi in discussione? «In generale il settore dei servizi, quindi le assicurazioni, le banche. A seguire il comparto manifatturiero, ma qui si parla di grosse realtà, del calibro di Illy, Danielli o Fincantieri». Le fasce che si rinnovano hanno un volto giovane? «Sicuramente chi si rivolge a noi non è il top manager ma appartiene al middle management. In media ha sui 35 anni, è un soggetto con prospettive di crescita, sul quale la stessa impresa vuole puntare, perché ne scorge l’alto potenziale. A livelli apicali, invece, è un po’ più difficile che ci sia la disponibilità a frequentare corsi lunghi. Qui si possono costruire interventi formativi su tematiche specifiche». La School of management di Trieste ha una storia ventennale. Nell’ambito della formazione manageriale quali sono i contenuti dei corsi più innovativi? «I nostri corsi vengono innovati e riverificati ogni hanno, alla luce del confronto con realtà di rilievo internazionale. I moduli e le metodolo-
Vladimir Nanut
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GIORNATE Ogni mese è il tempo medio impiegato dall’area Executive Education, la formazione dedicata alle imprese. La richiesta è raddoppiata rispetto all’anno scorso
60%
STRANIERI Frequentano i corsi e master del Mib School of management di Trieste
gie didattiche sono in continua evoluzione. A livello di contenuti, le tematiche che negli ultimi anni hanno preso piede riguardano la leadership e il change management». In che modo le associazioni di categoria entrano in contatto con il Mib? «Questo incontro è di “facciata”, è una questione di immagine. Le associazioni sono importanti per le public relation, ma il rapporto bisogna coltivarlo direttamente con le imprese, confrontarsi con i direttori delle risorse umane e con i manager». Rispetto a un anno fa, in cui il bisogno di laureati con un master in business administration è calato precipitosamente, oggi come vede la situazione? «Il paese ha bisogno di laureati anche se, pensando a quanti di loro sono a spasso, sembrerebbe di no. Il problema è un altro: sono le imprese a non saperli “utilizzare”, penalizzandoli con stipendi non allineati con le medie europee. Se vogliamo prodotti innovativi servono molti più laureati di quelli che ci sono oggi». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 143
INNOVAZIONE
L’innovazione pordenonese a misura di distretto Dentro gli ingranaggi del Comet per leggere in controluce una storia territoriale, fatta di piccole e medie imprese e giocata tra componentistica e termoelettromeccanica. I risultati? In due anni otto progetti “precompetitivi” Paola Maruzzi
L
e aziende afferenti sono localizzate in 25 comuni diversi, 930 sono le imprese coinvolte e 18mila il numero di addetti chiamati in causa. Il fatturato è di 4,2 miliardi di euro l’anno e l’export è del 40 per cento. In pillole, la fotografia di Comet, il distretto della componentistica e termoelettromeccanica di Pordenone. Giovanna Cinelli, consigliere delegato del distretto, aiuta a rintracciare la filosofia che regola questa realtà così sfaccettata. «L’obiettivo è dare valore aggiunto al territorio, scongiurando il pericolo di decadimento industriale causato dai processi di globalizzazione e delocalizzazione. Lavoriamo per attrarre nuovi investimenti, per rafforzare la competitività attraverso lo sviluppo tecnologico, per favorire il trasferimento intera-
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ziendale delle competenze, consentire alle aziende di presentarsi in modo organico e competitivo sui mercati internazionali, favorire l’evoluzione da fornitori di componenti a risolutori di problemi e fornitori di sistemi». Questo il quadro di riferimento. Ma passando al piano operativo, quali sono gli strumenti? «L’anima del distretto sono i progetti precompetitivi. In pratica, attraverso la formula dei bandi, invitiamo le aziende a presentare delle progettualità specifiche che, oltre ai risultati tangibili, hanno l’obiettivo di sensibilizzare le aziende coinvolte nelle tematiche dell’innovazione». Viene da chiedersi se, al di là delle aspirazioni, si possa parlare di un circuito virtuoso. Risponde positivamente la Cinelli. «In due anni abbiamo portato a termine otto progetti, e per il 2011 prevediamo di attivarne altri due. Il successo di queste iniziative è dato dal fatto che, mentre nel 2009, con il primo bando attivato, erano arrivate solo due proposte progettuali ora, per il bando del 2011, già prima ancora di aprirlo, siamo stati contattati dalle aziende stesse, che dimostrano di voler giocare d’anticipo». Considerato il notevole riscontro, la Cinelli precisa che «verranno cofinanziati quelli di maggiore interesse per il territorio». Al di là della naturale selezione, è importante che «la potenziale ricaduta dei progetti interessa un numero ben maggiore di realtà strettamente coinvolte. I risultati, infatti, verranno divulgati gratuitamente a tutte le aziende distrettuali».
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Un metallo sempre più sicuro Grazie alla sua nuova compagine societaria, volta pagina la Metallidea di Pordenone. E oggi punta ai mercati stranieri attuando nuove strategie commerciali e, soprattutto, investendo sempre più nei processi innovativi e tecnologici Aldo Mosca
È
anche grazie al piglio imprenditoriale e all’estro innovativo di Antonio Girolami se la Metallidea di Pordenone ha conosciuto un incremento significativo, di circa il 35%, nel corso del 2010. Un dato ancora più determinante se si considera l’andamento critico del mercato registrato negli ultimi tre anni. «Metallidea, fino al 2009, era un’azienda che operava nel settore metalmeccanico per lavorazioni conto terzi in carpenteria leggera e saldature – spiega Antonio Girolami -. Le produzioni erano destinate al distretto del mobile della provincia di Pordenone, Udine e Treviso». Fino a quando la società non viene rilevata da una nuova compagine sociale, formata, oltre che dalla famiglia Girolami, anche da Roberto Marchesin, attuale legale rappresentante, Paolo De Biasi e Aldo Bidinat. In pochi mesi si verifica una prima crescita. E così, da un fatturato del 2009 attestato su 908mila euro, si è raggiunta quota 1,2 milioni di euro nell’anno successivo. «La nostra risposta alla crisi del 2008/2009 si è materializzata in un programma di ricerca e sviluppo che ha permesso all’azienda di inserirsi in nuovi mercati di nicchia – spiega Antonio Girolami -. Offriamo prodotti finiti da offrire all’utilizzatore finale attraverso un processo di innovazione attivabile grazie al know how accumulato dal gruppo di lavoro negli anni». È fondamentale, dunque, il poter contare su un personale esperto in operazioni
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quali la troncatura, il taglio laser, la pressopiegatura, la saldatura di materiali metallici. Un assetto preliminare che la proprietà sapeva bene di dover integrare con nuovi impianti produttivi. Già nel secondo semestre del 2009 l’azienda individua spazi innovativi nel mercato delle scaffalature per la conservazione di derrate alimentari in celle frigorifere. In particolare, trova il modo di risolvere il problema relativo alla protezione delle pareti all’altezza dei carrelli, sempre in celle frigorifere, oppure in strutture sanitarie, attraverso lo studio e il lancio di un paracolpi modulare. «Tale processo di sviluppo innovativo, molto impegnativo per una microazienda com’era Metallidea, è stato reso possibile sia grazie agli incentivi previsti dalla Regione, per lo sviluppo competitivo delle Pmi, sia da convenzioni di collaborazione con
Alcuni prodotti e fasi di lavorazione della Metallidea di Fontanafredda (Pn) www.metallidea.com
Antonio Girolami
La nostra risposta alla crisi si è materializzata in un programma di ricerca e sviluppo che ha permesso all’azienda di inserirsi in nuovi mercati di nicchia
istituti di ricerca quali il Polo Tecnologico di Pordenone e il Catas di Udine» racconta Girolami. Anche dal punto di vista commerciale si sono affinate le strategie, attraverso operazioni di outsourcing e l’avvio di un progetto di internazionalizzazione legato al lancio degli scaffali, vero traino per l’azienda di Pordenone. In particolare, a dimostrarsi interessati sono stati Austria, Germania, Inghilterra e i mercati dell’Est, in primis Russia e Polonia. Le prospettive internazionali portano Metallidea ad ampliare ulteriormente le sue capacità tecnologiche, coinvolgendo consulenti specializzati non solo in campo tecnico-produttivo, ma anche nel marketing. Fondamentali, su quest’ultimo punto, saranno le partecipazioni ad eventi fieristici come l’evento Host di Milano, ad au-
tunno 2011, e ad alcune fiere di settore tedesche previste per il 2012. Due le linee di produzione attualmente codificate. La prima riguarda i piedini telescopici destinati ai produttori di cucine del triveneto. La seconda, come si accennava prima, è relativa alla realizzazione di scaffali per la conservazione degli alimenti nelle celle frigorifere, produzione per cui l’azienda ha anche conseguito la certificazione delle normative nel settore alimentare vigenti in Europa (HACCP) e Stati Uniti (NSF). «In tal modo possiamo operare con notevoli vantaggi competitivi rispetto alla potenziale concorrenza – interviene nuovamente Antonio Girolami -. Siamo poi estremamente celeri nelle consegne, nonostante la nostra produzione si basi su un catalogo articolato. Eseguiamo un montaggio rapido con incastri semplici e sicuri, senza fessure, una costruzione idonea alle più severe norme in materia di igiene. Dal punto di vista del prezzario, poi, siamo flessibili e tendiamo a personalizzare i costi a seconda della committenza». Entro il 2012, nelle previsioni di Girolami, l’attività verrà raddoppiata rispetto al 2010. «L’obiettivo è passare da 1,3 a 2,6 milioni di euro di fatturato, per attestarci, nel 2013, su una dimensione consolidata superiore ai 3 milioni». A sostenere i piani di sviluppo, anche il lancio sul mercato dei nuovi paracolpi, che avverrà presumibilmente nel 2012, dopo averne verificato la brevettabilità. FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 149
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’età dell’alluminio Come fu per la pietra e il ferro in tempi antichissimi o per la plastica e la gomma più recentemente, anche l’alluminio è un materiale che sta rivoluzionando il mondo della produzione grazie alle sue molteplici proprietà, fra cui anche il contenuto impatto ambientale e l’elevato grado di riciclabilità. Umberto Re descrive le caratteristiche e i metodi di lavorazione di questo metallo Amedeo Longhi
G
ià gli antichi romani usavano un suo solfato, l’allume, per diversi tipi di lavorazione. Nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo molti scienziati hanno lavorato sulla sua sintesi e sulla sua produzione. In passato, essendo molto difficile trovarlo in forma pura, era considerato più prezioso dell’oro. Oggi l’alluminio è l’elemento base di un’innumerevole serie di oggetti, affermatosi grazie alle sue caratteristiche che lo rendono uno dei materiali migliori, se non il migliore in assoluto, da plasmare e utilizzare per le più svariate applicazioni. Umberto Re è portavoce della Anoxidall, azienda friulana che dell’alluminio segue tutte le fasi di vita, dal tratta-
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mento fino alla vendita. «Lo sviluppo tecnologico – spiega Re – ha consentito di sfruttare appieno le eccellenti proprietà di questo materiale: leggerezza, resistenza e versatilità. I settori di applicazione, grazie alla duttilità di questo metallo, sono vastissime». In un’era in cui cominciano a scarseggiare le risorse e le materie prime, l’alluminio può vantare anche una forte propensione alla riciclabilità: «Si può riciclare potenzialmente infinite volte e con costi energetici molto contenuti, addirittura largamente inferiori rispetto a quelli della produzione primaria dal minerale». Le lavorazioni che l’Anoxidall effettua sull’alluminio sono diverse, ma due sono le principali: ossidazione anodica e verniciatura a polvere. Re Illustra i due diversi tipi di intervento: «L’ossidazione anodica consiste nella formazione di uno strato di ossido di alluminio sulla superficie trattata che lo protegge dalla corrosione. La verniciatura a polvere garantisce una protezione di altissima qualità poiché unisce alla resistenza dello strato anodico un film di vernice in polvere poliestere; è quindi particolarmente adatta agli ambienti che provocano una elevata corrosione, come quello marino. Inoltre, il particolare pretrattamento no-rinse esente da cromo la rende molto rispettosa delle normative ambientali». Oltre a queste attività di lavorazione, Anoxidall si occupa anche della vendita diretta di prodotti in alluminio e sue leghe. «Possiamo fornire sia profili e lamiere da utilizzare come base per ulteriori impieghi, sia oggetti già la-
A sinistra, Umberto Re della Anoxidall di San Vito al Tagliamento (PN). Nell’altra pagina, alcuni macchinari dell’azienda www.anoxidall.it
Umberto Re
vorati, come soluzioni per facciate o strutture per infissi». Tornando al tema della normativa ambientale, quest’ultima tipologia di prodotto assume una grande importanza, poiché permette di usufruire delle agevolazioni introdotte dalla legge finanziaria del 2007 e confermate poi negli anni successivi, consistenti nella possibilità di detrarre il cinquantacinque per cento delle spese sostenute per il risparmio energetico. Gli infissi, la cui buona qualità consente un isolamento ottimale e la conseguente riduzione dell’energia utilizzata per la climatizzazione, sono un elemento decisivo in questo senso: «La trasmittanza termica è il parametro che misura la capacità di infissi e serramenti di mantenere il caldo o il fresco negli ambienti interni. Grazie a particolari riempimenti isolanti e a guarnizioni speciali, la serie di sistemi per finestre Plathina che proponiamo garantisce prestazioni superiori addirittura a quelle imposte dalla normativa in merito». Oltre alla Plathina, Anaxodill distribuisce anche la serie di sistemi Gold: «Questa linea di prodotti realizzati da Indivest offre una gamma molto ampia di componenti e accessori combinabili e personalizzabili». Ovviamente tutti questi prodotti sono a base di alluminio. Quello edile è uno dei settori in cui questo eccezionale materiale viene più impiegato, principalmente per serramenti e strutture per facciate continue, ma sicuramente non il solo. «I campi di applicazione in cui impieghiamo l’alluminio – conclude
Re – sono molto numerosi: maniglie, profili, lampade e loro accessori, antine e tanti altri particolari per quanto riguarda l’arredamento; componentistica per macchine, scambiatori di calore, telai nella meccanica di precisione; addirittura per il settore alimentare gli impieghi sono molteplici, dagli attrezzi da cucina, accessori e utensili alle pale per pizza». Le proprietà di questo metallo lo hanno fatto crescere tantissimo negli ultimi anni e ne hanno aumentato le richieste da parte degli addetti ai lavori di molti settori produttivi, così come hanno favorito il suo apprezzamento da parte degli acquirenti e degli utilizzatori finali. FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 151
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La crescita passa dal rinnovo gestionale
L
a crescita passa necessariamente dal perfezionamento gestionale. Lo ha ben compreso la generazione entrante della Fogal Refrigeration di Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia. L’azienda, che oggi esporta il 90% della sua produzione all’estero, ha conquistato stabilmente il mercato della refrigerazione food, grazie soprattutto alla progettazione e alla produzione di banchi refrigerati di concezione propria. E ora si prepara a un momento cruciale, quello del passaggio generazionale, che ci si auspica sia felice come quello avvenuto nel 1967, quando a Giuseppe Fogal subentrò, appunto, Alfredo. «Con l’aumento della complessità è stato messo in atto un necessario processo di delega, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti operativi, riservando così più tempo alle decisioni strategiche di lungo periodo – spiega Alfredo Fogal -. Sono state quindi introdotte nuove figure, la più importante quella del direttore della produzione, e innestati strumenti di gestione e sistemi informativi mirati a una più efficace ed efficiente conduzione delle attività interne e delle relazioni esterne». La nuova generazione è rappresentata da Pietro e Anastasia Fogal, i quali stanno contribuendo allo sviluppo dell’impresa donandole una marcata impronta di innovazione. Dallo stabilimento situato a Ronchi dei Legionari, emerge una realtà “production oriented” che pone una grande attenzione ai processi e alle qualità tecniche dei frigoriferi. «È anche grazie a questo se la nostra realtà, negli ultimi anni, ha vissuto una parziale industrializzazione dei suoi volumi produttivi» spiega Fogal. Altro valore fondamentale è quello della flessibilità che, secondo Pietro Fogal, «rappresenta un requisito pressoché fondamentale. Nell’epoca del “just in time” il mercato necessita di risposte
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Un esempio di impresa capace di integrare le peculiarità dell’artigianato e della gestione famigliare, tipicamente italiane, con gli obiettivi e le richieste del mercato globale. Il caso della goriziana Fogal Refrigeration Piero Lucchi
veloci. Per noi flessibilità ha sempre significato elevata capacità di reazione e adattamento ai cambiamenti ambientali. E di questo ne abbiamo fatto una forma mentis organizzativa, che prevede rapidità decisionale, cultura condivisa, gestione diretta con il committente, velocità di comunicazione e la realizzazione di un prodotto finale altamente personalizzato». L’azienda punta dunque a una crescita dimensionale, produttiva ma, come spiega Anastasia Fogal, soprattutto qualitativa. «Occorre crescere anche nella cultura manageriale. Si tratta di sviluppare un modello di gestione che sappia arricchire il processo decisionale introducendo momenti di analisi. Per arrivare a questo è necessario attivare anche un importante processo quale è la delega». La crescita qualitativa vedrà un’attenta valutazione sulla gestione della produzione.
Alfredo Fogal insieme a Pietro Fogal. Nelle altre immagini, alcune fasi lavorative nello stabilimento di Ronchi dei Legionari (Go) www.fogalsrl.com
Alfredo Fogal
La qualità viene vista come un “sistema di gestione” in cui si organizzano al meglio le risorse disponibili, siano esse umane o tecnologiche
90% EXPORT
Questa la percentuale di produzione esportata dalla Fogal Refrigeration, presente ormai in quasi tutta Europa. Nei prossimi obiettivi, il consolidamento di paesi quali Australia, Cina e Russia e la conquista dell’Est Europa e degli Emirati Arabi
In particolare, negli obiettivi dell’azienda vi è l’ottimizzazione del manufacturing, che avverrà attraverso il riesame del layout interno e la riduzione degli sprechi. Per quanto riguarda il settore ricerca e sviluppo, «sono in programma importanti investimenti che riguardano progetti di ricerca industriale in partnership con laboratori e dipartimenti tecnologici delle università del NordEst» spiega Alfredo Fogal. Questi progetti avranno come obiettivo l’ottimizzazione dell’efficienza energetica dei banchi frigoriferi, fino ad arrivare ad un’attenta analisi sulla compatibilità ambientale con lo studio del life cycle assessment secondo la direttiva Eup Eco-Design. Un milione di euro verrà quindi investito per realizzate tutte queste iniziative. «La qualità va ben oltre il concetto di conformità e adeguatezza all’uso dei prodotti, essa
viene vista come un “sistema di gestione” in cui si organizzano al meglio le risorse disponibili, siano esse umane o tecnologiche». Si incrementano anche le prospettive rivolte ai mercati stranieri. Nei piani dell’azienda, oltre ai paesi in cui la produzione Fogal è già consolidata, si punta a conquistare aree emergenti quali gli Emirati Arabi, i Paesi dell'Est, le Americhe e l’Australia. «In trent’anni di attività la scommessa, come imprenditore, è sempre stata quella di rappresentare una realtà aziendale affermata, solida e efficiente – conclude Alfredo Fogal -. Un modello di eccellenza della produzione made in Italy dove tecnologia ed efficacia industriale si coniugano ancora perfettamente con la tradizione artigianale e famigliare, che mi auguro potrà essere portata avanti anche dalla prossima generazione». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 155
IMPRENDITORI DELL’ANNO
La climatizzazione innovativa
I
l risparmio energetico è un obiettivo comune a diversi settori dell’industria. Ancora più sentito è nei comparti legati alle energie rinnovabili e alla climatizzazione. Se, da un lato, l’ingegnerizzazione di impianti e macchine per la climatizzazione, è un aspetto fondamentale al fine di garantire elevate prestazioni nella climatizzazione degli ambienti, d’altra parte l’attenzione al risparmio energetico e all’impatto ambientale è sempre più sentita. Negli ultimi tre anni l’azienda Regola Engineering di Pasian di Prato in provincia di Udine, sta concentrando i suoi sforzi soprattutto sul settore dell’edilizia residenziale, al fine di mettere a frutto in questo ambito il suo ampio patrimonio di conoscenza nelle tecnologie della climatizzazione, un’esperienza già affermata nella ricerca e progettazione per l’industria manifatturiera, i servizi, l’agricoltura. «In ambito residenziale i vantaggi delle nostre unità con sistema a pompa di calore per il riscaldamento e la climatizzazione – afferma Claudio Battistoni, socio fondatore e responsabile marketing di Regola Engineering - si rivolgono allo sfruttamento di energie alternative che abbattono i costi energetici». Quali sono le peculiarità delle vostre
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Ottenere il clima ideale oggi costa meno, sia in termini energetici che economici. Claudio Battistoni presenta le ultime innovazioni nelle tecnologie della climatizzazione Luca Righi
macchine dedicate all’edilizia residenziale? «Sono semplici da installare sia nelle abitazioni unifamiliari, come appartamenti o villette, che nelle abitazioni multifamiliari, come villette a schiera o edifici multiunità. Tutti i modelli sono costituiti da pompe di calore dotate di compressore a tecnologia ad inverter, utilizzato per una migliore gestione dei consumi e ideali per l’abbinamento con i pannelli fotovoltaici per una totale autonomia dalla rete elettrica. Abbiamo inoltre realizzato una nuova macchina alimentata elettricamente, anche attraverso un impianto fotovoltaico, che sostituisce le classiche caldaie a metano, o a gasolio, permettendo di abbattere ulteriormente i costi di esercizio. Le rese ottenute con queste macchine sono superiori alla media e consentono di operare, con la versione aria/acqua, sino a temperature esterne di 20°C, o +45°C, garantendo sempre l’energia necessaria all’impianto». Come si suddivide la vostra gamma produttiva? «Abbiamo due serie di macchine, Maestrale e Avatar, suddivise in due modelli: Csi, unità completamente da interno, e Cse, unità da interno/esterno, in soluzione aria/acqua o acqua/acqua. La differenza tra le due gamme è che la versione Maestrale comprende macchine per abitazioni non particolarmente isolate e con classe energetica superiore a “B”, mentre la versione Avatar nasce per le abitazioni in classe “A”, o “A+”. Entrambe le solu-
Claudio Battistoni, socio fondatore e responsabile marketing di Regola Engineering. Nelle altre immagini, alcune fasi di realizzazione dei macchinari di climatizzazione www.regolaeng.it
Claudio Battistoni
zioni sono dotate del circuito per la produzione dell’acqua calda sanitaria a 60°C, da accumulare in appositi serbatoi, che nella serie Avatar è già compreso nella macchina sino a 200lt. Con le unità Csi/Cse, di tipo monofase o trifase, chi passa al fotovoltaico può finalmente ridurre al minimo i costi del fornitore di energia elettrica e azzerare quelli del combustibile. Le alte rese ottenute, inoltre, danno accesso alla detrazione del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici». Da sempre Regola Engineering punta sulla ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni, finalizzate a ottenere ottime performance e un rilevante contenimento dei costi energetici. Una delle ultime novità della gamma Maestrale è la Maestrale Bi-Energy, quale valore aggiunto offre questa macchina? «La nuova Maestrale BiEnergy trasforma la classica pompa di calore ad inverter in una vera e propria unità termo frigorifera, dotata di valvole di regolazione e pompe per la circolazione dell’acqua dei circuiti di ri-
scaldamento, sia ad alta temperatura, per il circuito con radiatori o ventilconvettori, che a bassa temperatura, per il circuito a pannelli radianti. Maestrale Bi-Energy sfrutta due fonti energetiche: l’acqua e l’aria e permette a entrambe le fonti di convivere, dando la possibilità all’utente di scegliere la soluzione che ritiene più idonea e lasciando, in alternativa, al software di controllo l’automatizzazione della scelta più conveniente all’utenza, che riduca i consumi e permetta contemporaneamente di ottenere il miglior benessere termoigrometrico all’interno dei locali». Quali vantaggi permette di ottenere dal punto di vista del risparmio energetico? «Un aspetto importante rispetto all’abbattimento dei consumi energetici e delle spese di riscaldamento/raffreddamento è ad esempio l’opportunità di sfruttare l’energia termica del terreno nella stagione invernale. Inoltre Maestrale Bi-Energy può essere collegata ai pannelli fotovoltaici, rendendo l’utente totalmente autonomo dalla rete elettrica nazionale, grazie ai bassi consumi e all’automazione nella scelta della migliore soluzione possibile. Maestrale Bi-Energy risponde anche alle esigenze di produzione di acqua calda sanitaria, presentando al suo interno la pompa di circolazione e il relativo scambiatore a piastre, ed è inoltre predisposta per il collegamento a un eventuale modulo interno ad aria, denominato Maestro Cso, dedicato alla deumidificazione degli ambienti».
55% DETRAZIONE È la percentuale di risparmio per la riqualificazione energetica degli edifici che si può ottenere grazie alle alte rese della Maestrale Bi-Energy
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 157
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Nuove soluzioni per i quadri elettrici Il boom delle energie rinnovabili e le sue ricadute sulla produzione industriale. Le nuove applicazioni per i quadri elettrici di distribuzione, dall’industria al settore fotovoltaico, secondo l’esperienza di Gianpaolo e Fabio Prenassi, titolari della Piemme Guido Puopolo
C
Gianpaolo e Fabio Prenassi, titolari della Piemme Srl di Fagnana (Ud) www.piemme-srl.com
ome ricorda un antico proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere. In questo senso, anche la recente crisi economica, da cui ancora oggi il mondo industriale e produttivo tenta di riemergere, può rappresentare un’ottima opportunità di crescita e sviluppo, per tutte quelle aziende capaci di intercettare e comprendere le nuove esigenze del mercato. Negli ultimi anni, ad esempio, la grande diffusione delle energie rinnovabili ha costituito un elemento trainante per diversi settori, che hanno acquistato nuova linfa, indirizzando la loro produzione in questa direzione. È il caso della Piemme srl, una realtà che ormai da vent’anni opera nel settore della quadristica e della costruzione di cabine elettriche, con sede a Fagagna, in provincia di Udine. Specializzata nella produzione di quadri elettrici destinati agli impianti industriali di qualsiasi tipo, oggi i prodotti della Piemme hanno trovato una perfetta applicazione all’interno degli impianti fotovoltaici, come spiegano i due titolari, i fratelli Gianpaolo e Fabio Prenassi. Qual è stato l’andamento del vostro settore negli ultimi anni?
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GIANPAOLO PRENASSI: «Fino a qualche anno fa la nostra produzione era rivolta prevalentemente al mercato industriale e terziario. A partire dal 2008, conseguentemente alla crisi di questi settori, sono calate notevolmente le richieste per la costruzione e l’installazione di quadri elettrici di media e bassa tensione. La necessità di trovare nuovi sbocchi produttivi ci ha portato a rivolgere la nostra attenzione al mondo delle energie rinnovabili, che invece stava conoscendo una fase di forte sviluppo. Da buoni friulani ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo dato inizio a una fase di rinnovamento, cercando di realizzare nuove soluzioni che si potessero adattare alle esigenze degli installatori di impianti eolici e fotovoltaici». Come si è modificata la vostra produzione in questo senso? FABIO PRENASSI: «In realtà la produzione della Piemme non ha subito particolari cambiamenti, poiché la base della nostra attività è rimasta la costruzione di quadri elettrici di bassa e media tensione, che si adattano perfettamente anche agli impianti fotovoltaici. Ciò che abbiamo fatto è stato integrare e ampliare la nostra offerta, fornendo non solo quadri elettrici ma anche cabine containerizzate, che permettono di contenere tutte le apparecchiature elettriche in un unico involucro resistente, innovativo, versatile e trasportabile. In questo modo forniamo, ai no-
Gianpaolo e Fabio Prenassi
stri committenti, un pacchetto completo “chiavi in mano”, una soluzione molto apprezzata dagli operatori del settore. Si può dire che lo sviluppo del fotovoltaico ci ha consentito così di testare nuove soluzioni, che, visto il loro successo, speriamo di poter introdurre al più presto anche all’interno del settore industriale». Sulla base della vostra esperienza, quanto è cresciuta la richiesta di impianti di energie rinnovabili? G.P.: «Sicuramente negli ultimi anni gli impianti per la produzione di energie rinnovabili hanno conosciuto un forte sviluppo. Attualmente, però, il settore sta attraversando una fase di stallo, in attesa di capire come le ultime norme in materia di incentivi per la costruzione di questi impianti influenzeranno il mercato. Tuttavia questo non ci preoccupa più di tanto, in quanto la nostra produzione è ormai consolidata, e, grazie all’esperienza acquisita, siamo preparati a soddisfare eventuali richieste provenienti da nuovi segmenti del mercato». Quali sono le caratteristiche principali su cui si fonda la vostra azienda? G.P.: «La prerogativa fondamentale alla base della realtà aziendale in cui operiamo è senza dubbio la versatilità. Pur avendo un apparato produttivo di tipo industriale, infatti, riusciamo ancora a lavorare in maniera artigianale. Al contrario delle grandi aziende, costrette a seguire modelli di produzione predefiniti, noi abbiamo la possibilità di organizzare il nostro lavoro in maniera flessibile.
Questo ci consente di avere un ampio margine di manovra, tale da poter soddisfare le richieste dei committenti, garantendo la consegna di prodotti di qualità, dotati di certificazione ISO 9001, in tempi brevi e con costi contenuti. Il nostro organico, poi, composto da personale specializzato, è in grado di fornire massima competenza e professionalità. Affidabilità, assistenza qualificata dei tecnici e aggiornamento continuo sulla base delle normative vigenti sono i nostri punti di forza». Quali obiettivi vi siete posti per il futuro? F.P.: «In questi ultimi anni, nonostante la crisi, abbiamo sostenuto importanti investimenti, rivolti alla ricerca di nuove soluzioni, anche nel campo della quadristica, che ci hanno consentito di aumentare il nostro fatturato di circa il 15 per cento. Nel futuro vogliamo continuare a crescere e, a questo proposito, stiamo lavorando ad un progetto ambizioso, che ci dovrebbe permettere di costruire una linea di produzione di quadri elettrici in serie, da destinare alla grande distribuzione». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 159
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Ricerca e sviluppo per l’impiantistica
A
nche se i non esperti in impiantistica ne ignorano la presenza, tutti i macchinari civili e industriali in cui si realizza uno scambio di energia termica fra una coppia di fluidi a diversa temperatura, presentano dei componenti chiamati “scambiatori di calore”. Nello specifico, «uno scambiatore di calore a fascio tubiero è costituito da un certo numero di tubi – fino a 100mila per grandi condensatori – disposti in parallelo e racchiusi dal cosiddetto mantello. All’interno dei tubi passa il liquido di raffreddamento, mentre all’esterno scorre il fluido da raffreddare». Roberto Grassetti, presidente della GMA, azienda certificata Iso 9001, che opera da più di 20 anni nel settore dell’anticorrosione ed è specializzata nella protezione e ripristino degli scambiatori di calore, spiega l’importanza di innovare le tecnologie di controllo, verniciatura e pulizia delle superfici interne dei fasci tubieri per un più sicuro funzionamento degli impianti. «Queste apparecchiature sono di vitale importanza nei processi di produzione dell’energia e per i settori petrolchimico, metallurgico e nucleare . Per questo motivo, i fasci tubieri vengono realizzati in materiali speciali, in grado di resistere alla corrosione, e sono sottoposti a periodici programmi di manutenzione e controllo, per mantenere inalterata la loro capacità di scambio termico». L’esperienza maturata sul campo ha permesso a Grassetti, membro dell’americana Nace (National Association of Corrosion Engineering), e ai suoi validi collaboratori di brevettare dei prodotti vernicianti appositamente studiati per l’uso all’interno dei tubi dei fasci tubieri e di un’attrezzatura 160 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Un’innovativa tecnica di rivestimento anticorrosivo della superficie interna di fasci tubieri. Un’azienda che investe per trovare soluzioni che offrano una resa e una sicurezza maggiori. La parola a Roberto Grassetti, che spiega cosa ha consentito la realizzazione di queste tecnologie Luca Cavera
di applicazione, all’interno degli stessi tubi, tecnologicamente all’avanguardia rispetto al vecchio rivestimento Säkaphen; inoltre, l’azienda è l’unica in Italia a possedere la licenza di innovative tecnologie di controllo e pulizia delle superfici interne dei fasci tubieri. «Inizialmente anche noi utilizzavamo la tecnologia Säkaphen per verniciare la superficie interna dei tubi degli scambiatori di calore. Questa tecnologia di verniciatura consiste nel posizionare su speciali rulliere lo scambiatore e, mentre lo scambiatore ruota inclinato, si versa al suo interno la resina liquida. Questo metodo però richiede tempi lunghi e soprattutto non è possibile rivestire grandi scambiatori, che non possono venire
A sinistra, il gruppo dirigente con al centro il presidente Roberto Grassetti, GMA Staranzano (Go) www.gma-tech.com
Roberto Grassetti
In queste immagini, fasi della lavorazione sui fasci tubieri
Sono sempre stato stimolato a studiare i migliori prodotti e le tecnologie più avanzate, cercando di intuire i bisogni di settori specifici per dare risposte coerenti
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mila MQ
L’estensione dello stabilimento di Staranzano due capannoni, magazzini, uffici e un laboratorio di ricerca e sviluppo
movimentati, né operare presso la sede del cliente. Così, all’interno del nostro laboratorio di ricerca, abbiamo sviluppato e brevettato un’attrezzatura più sofisticata». La macchina semiautomatica di verniciatura, brevettata dalla GMA, consiste in quattro sonde mobili che vengono inserite all’interno dei tubi. «Le sonde, scorrendo a circa 0,5 m/s, spruzzano a bassa pressione e in modo uniforme il prodotto verniciante su tutta la superficie interna del tubo, con uno spessore minimo di 50 μm per non alterare la capacità di scambio termico dello scambiatore. Gli imbocchi, invece, vengono rivestiti con un sovraspessore di vernice per evitare il fenomeno della cavitazione, cioè la formazione di microscopiche bolle d’aria e la loro successiva implosione che causerebbe fori sulla
superficie dei manufatti». Il settore ricerca e di GMA è impegnato anche nello sviluppo di altri progetti. «Il nostro spirito aziendale è incentrato sulla ricerca di soluzioni innovative. Abbiamo brevettato due prodotti vernicianti specifici per la protezione degli scambiatori e per altri usi in immersione. Attualmente i nostri tecnici stanno effettuando uno studio di fattibilità per il ricondizionamento dei condensatori delle centrali nucleari francesi». Per dare un servizio completo ai propri clienti, nel 2009 GMA ha acquisito un nuovo strumento, costituito da una sonda che, «inserita all’interno del tubo, genera un’onda sonora; i riflessi causati dai difetti interni vengono captati da un microfono. Poiché ogni tipo di difetto genera un segnale diverso, è possibile rilevare problemi come fori, vaiolature, ostruzioni e perdita di spessore. Questo controllo impiega all’incirca 10 secondi per tubo, permettendo di riconsegnare lo scambiatore in tempi rapidi per eventuali interventi di manutenzione». Conclude Grassetti: «Sono sempre stato stimolato a studiare i migliori prodotti e le tecnologie più avanzate, cercando di intuire i bisogni di settori specifici e dotandoci di macchinari idonei a dare risposte coerenti, prevenendo la concorrenza e offrendo il miglior servizio possibile. È una filosofia vincente, soprattutto ora che, grazie alla supervisione di mia moglie Mirtha, stiamo allargando la nostra rete di collaborazioni con importanti aziende internazionali». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 161
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Le specificità della fusione in sabbia
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I soci della Fonderia Piccin di Fontanafredda. Nella pagina accanto immagini dell’interno della Fonderia e una fase della colata www.fonderiapiccin.it
n lavoro poco conosciuto ma estremamente importante. La fusione in sabbia di getti in leghe di alluminio soddisfa le esigenze di svariati mercati: dalla motoristica agli strumenti di misura e di alta precisione, dalla meccanica generale al design. Il mestiere del fonditore è affascinante e antico; si parte da un lingotto di metallo che viene fuso e trasformato in elementi complessi con caratteristiche meccaniche importanti. La Fonderia Piccin di Fontanafredda, presente sul mercato da quarant’anni, produce componenti che vengono impiegate in svariati settori: «passiamo da parti che devono avere elevate caratteristiche meccaniche, di tenuta a pressione e antideflagranti, ad altre di forte valenza estetica», afferma Paola Piccin, uno dei soci dell’azienda familiare. Come è nata la scelta di gettarsi in un settore non comune come quello della fusione in sabbia di getti in leghe di alluminio? «È stata una scelta fatta nel 1972 da mio padre, Giovanni Piccin, che dopo la lunga esperienza in grandi fonderie di ghisa in Svizzera e in Italia, ha deciso di percorrere la strada dell’autonomia in un settore in grande espansione, quello appunto della fusione di allu-
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Partire da un lingotto di metallo, fonderlo e trasformarlo in elementi complessi, impiegati poi in svariati settori. È questo il mondo della fonderia. Paola Piccin racconta le fasi di fusione e gli impieghi delle componenti fuse, dal settore meccanico al design Nicoletta Bucciarelli
minio. In considerazione del veloce aumento del volume di lavoro, da realtà prettamente manuale e artigianale quale era inizialmente, ha trasformato l’azienda in una fonderia meccanizzata e dal processo strettamente controllato. Ciò non toglie che fondiamo ancora singoli elementi. I getti che produciamo sono di solito componenti di serie realizzati su disegno del cliente, al quale prestiamo la nostra consulenza in fase di elaborazione. Senza tralasciare in ogni caso l’aspetto di economicità che è parte integrante di ogni prodotto, il nostro primo obiettivo è infatti quello di produrre getti “sani”. Attualmente serviamo principalmente il settore meccanico, motoristico, navale, elettromeccanico, in particolare le componenti per stazioni elettriche e materiali antideflagranti, agricolmeccanico, meccanotessile, fino all’arredo urbano e per interni. La nostra tipologia produttiva offre elasticità nelle quantità, tempistiche e forme geometriche in grado di soddisfare le esigenze di moltissimi mercati». Come avviene nello specifico la fusione? «Fondiamo i lingotti di lega in forni a crogiolo; trattiamo il metallo per eliminare gas e impurità ed effettuiamo eventuali modifiche. Le forme che costituiscono l’involucro dove viene poi colato il metallo fuso sono ricavate
Fonderia Piccin
La formatura e la colata possono avvenire con macchine automatiche ma anche a mano, a seconda della necessità
dallo stampaggio di sabbia con modelli specifici; la formatura e la colata possono avvenire con macchine automatiche ma anche a mano, a seconda della necessità. Una volta che il metallo si è solidificato, la forma di sabbia viene demolita e il getto viene estratto; vengono poi tagliate le materozze e i canali di colata ed eliminate le bave mediante molatura; i pezzi sono a questo punto pronti per il trattamento superficiale richiesto, come per esempio la sabbiatura e la burattatura e per subire eventuali trattamenti termici». Come viene trattato il tema ambientale nella vostra fonderia? «Ci siamo dotati di impianti che ci permettono il recupero e il riutilizzo di parte dei materiali di scarto specifici del nostro ciclo produttivo; ciò che non viene più utilizzato da noi può ancora costituire risorsa per il reimpiego in altri processi. Ad esempio le impurità che eliminiamo dal metallo vengono nuovamente rifuse dalle raffinerie. Altri scarti vengono smaltiti in conformità alle
leggi nazionali. Per quanto riguarda l’utilizzo di risorse, stiamo esaminando le soluzioni più adatte per l’impiego di energie di tipo rinnovabile». In che modo la tecnologia è entrata a far parte di un lavoro antico come può essere quello della fusione in sabbia? «L’introduzione della tecnologia ha permesso in primo luogo di ridurre la fatica fisica. In questo modo ci siamo potuti concentrare sulla qualità e la ripetibilità del prodotto, nell’ottica di eliminare gli scarti e ottimizzare il processo. Stiamo inoltre investendo in strumenti di controllo che fino a poco tempo fa erano disponibili solo presso istituti di ricerca o grandi aziende, che ci permettono di conoscere e gestire fattori produttivi specifici».
18 BAR Sono i bar di pressione con cui vengono testate alcune fusioni
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Anche il settore vernici guarda al sostenibile
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ltre 30 aziende in 17 paesi, che occupano 2.600 dipendenti. È l’indotto del Gruppo Helios, un’eccellenza tra i produttori di vernici su scala mondiale, tra i quindici più grandi produttori in Europa. Il Gruppo esporta le sue vernici in 45 paesi nel mondo. «L’87% dei nostri prodotti è venduto all’estero – afferma Vladimir Borisov, amministratore delegato della sede italiana del gruppo -. Di questi, circa il 30% viene esportato nei paesi dell’Unione Europa, il 29% nei paesi dell’ex URSS e il 25% nei paesi dell'ex Jugoslavia». Il Gruppo ha chiuso il 2010 con una percentuale di crescita delle vendite del 14% e, rispetto all’ammontare stimato per il 2010, nel suo piano economico-finanziario prevede per il 2011 una crescita del 10% dei ricavi. «La nostra strategia primaria è quella di conservare un ruolo importante nei mercati dove siamo già presenti e ampliarci anche su nuovi territori. In tale ambito prendiamo in debita considerazione le condizioni del mercato mondiale, dove i segni di una sempre più celere globalizzazione sono evidenti, visto che assistiamo a nuove concentrazioni di produttori di vernici, che per noi rappresentano una nuova sfida da affrontare». In Helios siete riusciti a realizzare un importante obiettivo strategico, quello di mettere in rete i produttori sloveni di vernici. «Abbiamo acquisito le più importanti realtà slovene del settore, la Color e successivamente abbiamo assunto la direzione del Gruppo Belinka. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo aggiunto tra le fila del gruppo He166 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
Un gruppo di oltre 30 aziende dislocate in 17 paesi del mondo. Helios realizza le sue vernici con un’attenzione particolare all’impatto ambientale. L’esperienza di Vladimir Borisov Eugenia Campo di Costa
lios anche la Chromos, in Croazia, la Zvezda, in Serbia, l’Odilak, in Russia, la fabbrica di vernici Avrora di Ucraina e la società commerciale specializzata slovena Mavrica». Quali sono le caratteristiche della produzione del Gruppo Helios? «La gamma dei prodotti comprende principalmente vernici per carrozzeria, vernici decorative, vernici per l’industria metallurgica, vernici per l’industria del legno, vernici in polvere, vernici per la segnaletica autostradale orizzontale, resine sintetiche. Nelle attività di sviluppo dei prodotti, rispettiamo con
Vladimir Borisov, seduto, insieme al team della Helios Italia. La filiale italiana ha sede a Gorizia www.heliositalia.it
Vladimir Borisov
Nelle attività di sviluppo dei prodotti, rispettiamo con zelo le normative europee e globali, che richiedono l’utilizzo di tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente
zelo le normative europee e globali, che richiedono l’utilizzo di tecnologie pulite e rispettose dell’ambiente. Il gruppo sviluppa una vasta gamma di prodotti e programmi interessanti per il mercato, in particolare prodotti a base d’acqua, sistemi di indurimento ad UV e vernici in polvere. In tale ambito ci impegniamo anche nell’introdurre i principi di sviluppo sostenibile, come ad esempio il consumo minore possibile di energia e l’impatto minimo possibile sull’ambiente». Parliamo della Helios Italia. «Helios è presente sul mercato italiano già dal 1986, l’anno in cui, insieme ad altri soci ita-
liani, ha costituito l’azienda Adler Friuli Spa, che si occupava della produzione di tinte per legno e di vernici, fornendo i suoi prodotti all’industria della lavorazione del legno del “Triangolo della sedia”. Negli anni 70 e 80, Helios collaborava con il Gruppo Herberts, allora tedesco, per il quale produceva nelle sue aziende in Slovenia vernici per carrozzeria. Quando, nel 1993, la società tedesca ha abbandonato la produzione di vernici per l’edilizia, l’azienda Helios ne ha acquisito l’unità produttiva in Italia». Dal 1999 la Helios Italia è passata a lei, che ha così aperto un nuovo capitolo della presenza del gruppo sul mercato italiano. Come si struttura oggi l’azienda? «La produzione completa delle vernici per legno e per l’edilizia si attua nello stabilimento principale in Slovenia. A Gorizia abbiamo la Helios Italia Spa, che dal 2002 si occupa della commercializzazione di tutta la gamma dei prodotti del Gruppo Helios sul mercato italiano, in particolare resine sintetiche, vernici per l’edilizia e carrozzeria, vernici industriali per il ferro e il legno, vernici in polvere. Nel 2007 abbiamo avviato la commercializzazione dei siliconi e delle schiume poliuretaniche del produttore TKK offrendo i prodotti con questo marchio per la prima volta anche ai clienti italiani. Oggi l’azienda conta 14 dipendenti e più di 50 collaboratori a contratto in tutt’Italia, che rifornisco più di 1000 clienti». Quali gli obiettivi del Gruppo Helios, e di Helios Italia in particolare? «La vision del Gruppo Helios è attestarsi tra i primi dieci produttori leader di vernici e smalti in Europa, quello dell’azienda Helios Italia è conquistare la fiducia dell’industria e dei consumatori italiani per diventare uno dei loro maggiori partner di riferimento». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 167
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Un serbatoio di innovazioni Sostenibilità ambientale, versatilità e alta tecnologia. L’acciaio inox permette innumerevoli applicazioni. A parlarne sono Ketty De Luca e Silvia Filligoi della InoxFriuli, che hanno già conquistato il settore vitivinicolo Pierpaolo Marchese
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uella friulana è una delle tradizioni enologiche più importanti e antiche presenti sul panorama europeo. Grande è l’indotto economico e occupazionale scaturito dal settore, anche sotto il profilo tecnologico. Negli ultimi anni, in particolare, si sono distinte tutte quelle realtà dimostratesi in grado di superare la crisi congiunturale e della domanda che ha colpito il mondo del vino. Tra queste, anche la InoxFriuli, specializzata da oltre trentacinque anni nella lavorazione dell’acciaio inox per la produzione di serbatoi per cantine, distillerie, industrie chimiche, alimentari e dolciarie. Una leader del settore, capace di proporre soluzioni dall’alto contenuto tecnologico, pur non abbandonando la tradizione friulana e, soprattutto, senza mai distaccarsi dalla sua originaria impostazione di impresa a carattere familiare. Al suo
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interno, comunque, si trovano sempre più addetti specializzati e formati in materia di progettazione. «Sin dalla sua fondazione, nel 1976, il nostro obiettivo è quello di soddisfare il mercato enologico» spiega Ketty De Luca, che assieme a Silvia Filligoi rappresenta la nuova generazione alla guida della società di Faedis, in provincia di Udine. Si porta avanti, dunque, la mission dei tre soci fondatori, Mireno De Luca, Lao Filligoi e Giampaolo Toffoletti, che prevede un’analisi approfondita del mercato vitivinicolo, immergendosi in quelli che sono i problemi quotidiani e le reali esigenze dei produttori, riuscendo sempre ad apportare miglioramenti e innovazioni nello studio e nella realizzazione del proprio prodotto. «Realizziamo una vasta gamma di serbatoi enologici, come semprepieno, sovrapposti, vinificatori, termocondizionati, criomaceratori – spiega Silvia Filligoi -, ma anche accessori per cantine e distillerie, quindi passerelle, impianti di compensazione e banchi porta-attrezzi». Purtroppo, come evidenziano le due giovani imprenditrici friulane, la lungaggine relativa alla concessione dei contributi alle aziende agricole e il calo della richiesta del vino hanno influito negativamente sulla richiesta dei prodotti. «È stato proprio nel momento di difficoltà – commenta Silvia Filligoi -, che abbiamo messo in atto il classico motto friulano del “tiriamoci su le maniche”. Abbiamo pensato di concentrare le nostre energie sulle aziende chimiche e alimentari, aumentando così i rapporti commerciali con più realtà
Ketty De Luca e Silvia Filligoi
Abbiamo installato circa 100 Kw di fotovoltaico sul tetto del nostro stabilimento, il che ci rende autonomi energicamente e ci permette di salvaguardare il territorio
industriali diversificate tra loro». Da sempre costruttrice anche di serbatoi per contenimento e miscelazione per prodotti alimentari e dolciari, oltre che di vasche per contenimento chimico, l’azienda ha concentrato i suoi sforzi in questa direzione ottenendo discreti risultati. Indispensabile, in questo periodo di crisi, si è rivelata la freschezza e l’originalità delle idee portate avanti dalla De Luca e dalla Filligoi, che non si sono scoraggiate e, anzi, hanno fatto fronte all’emergenza investendo nel campo pubblicitario e nell’innovazione tecnologica. Prima voce in scaletta: il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. «Siamo particolarmente attente agli aspetti ecologici. Abbiamo installato circa 100 Kw di fotovoltaico sul tetto del nostro stabilimento, il che
ci rende autonomi energicamente e ci permette, nel nostro piccolo, di salvaguardare la bellezza del territorio» spiega Ketty De Luca. La Inoxfriuli, da anni presente sul mercato Europeo, in particolare in Germania, Francia, Slovenia e Croazia, guarda ora al futuro. «Stiamo cercando di ampliare i rapporti economici soprattutto con i paesi comunitari a noi più congeniali, - aggiunge Ketty De Luca - ma non per questo escludendo richieste provenienti da altri paesi. Oltre all’aumento degli investimenti pubblicitari, non solo in territorio italiano ma anche estero, e al rinnovo continuo del sito internet, abbiamo puntato al contatto diretto con i nostri committenti, partecipando ad alcune fiere in ambito regionale ed europeo, eventi da cui abbiamo ottenuto riscontri più che apprezzabili». «La nostra azienda è versatile, ed essendo l’acciaio inox sempre più utilizzato – conclude Silvia Filligoi – può rispondere alle esigenze di moltissimi settori su vasta scala. Dall’enologico all’edile fino al chimico e all’ospedaliero. Per questo siamo convinti che la nostra realtà abbia grandi prospettive future. La nostra prossima sfida sarà quella di puntare anche a un comparto del tutto nuovo, quello dell’arredamento e del design».
I titolari della InoxFriuli di Faedis (Ud), da sinistra, Mireno De Luca, Ketty De Luca, Silvia Filligoi e Lao Filligoi. Nelle altre immagini, alcuni interni dello stabilimento e l’impianto fotovoltaico installato sul tetto www.inoxfriuli.com
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Il sughero fa bene al vino e all’ambiente
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l sughero è l’unico prodotto naturale adatto a chiudere una bottiglia di vino. È un materiale vivo, che conserva il vino permettendogli di respirare e di invecchiare, affinandone le caratteristiche, senza minimamente alterarle. Inoltre, questo materiale è per natura ecologico. È infatti l’unico prodotto in legno che si ricava dal bosco senza tagliare gli alberi, quasi fosse un frutto. La corteccia si estrae dalla quercia da sughero ogni 10 anni e la vita media di una quercia è di qualche secolo. «Il ciclo produttivo dei tappi è a bassissimo impatto ambientale, con un bilancio dell’anidride carbonica positivo» afferma Giorgio Colombin, presidente del Cda dell’azienda Colombin & Figlio di Trieste, che da oltre cent’anni realizza tappi in sughero. «Questo significa che nel ciclo industriale si emette meno CO2 di quanta l’albero non ne trasformi in ossigeno. E dopo la stappatura dalla bottiglia, il tappo di sughero è riciclabile: ad esempio può diventare un ottimo materiale per l’isolamento termo-acustico degli edifici». La vostra sede centrale è a Trieste, ma vi avvalete di varie unità di finalizzazione sparse in tutto il mondo. Quali sono i vostri principali mercati? «Le nostre aziende di finalizzazione ricevono
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Equilibrio tra tecnologia e natura. Questa in sintesi la metodologia che porta alla realizzazione dei tappi in sughero Colombin. Che, oltre a preservare le qualità del vino, rispettano l’ambiente. Il punto di Giorgio Colombin Luca Righi
prodotti dalla sede italiana e si occupano della fase di personalizzazione del prodotto, oltre che della parte strettamente legata alla distribuzione al cliente finale. Attualmente siamo presenti con unità produttive in Germania, Spagna, Argentina, Australia, Cina e Marocco. Tutti gli altri paesi con produzione vinicola sono serviti direttamente dalla “casa madre” di Trieste. Nel 2010 abbiamo servito clienti in 50 paesi diversi; il mercato di riferimento rimane comunque l’Italia, che copre circa il 60% del fatturato totale. Attualmente il fatturato della sede di Trieste si attesta intorno ai 21 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i fatturati delle singole unità di finalizzazione presenti nelle aree vinicole del mondo». Sembra che il settore vinicolo abbia risentito della crisi meno di altri comparti. Qual è la vostra esperienza a riguardo? «Il settore del vino ha sentito gli effetti della crisi meno di altri settori, perlomeno per quanto riguarda la quantità di imbottigliato, anche se quote importanti di mercato sono state prese dalle chiusure alternative. Si è percepita una tendenza al ribasso nella spesa dedicata all’imballaggio, di cui il tappo fa parte, con una riduzione
A sinistra, Giorgio Colombin, presidente del Cda. In alto, un interno dell’azienda e alcuni momenti di lavorazione dei tappi in sughero www.colombin.it
Giorgio Colombin
dei fatturati. Per modificare questa tendenza, da anni ci stiamo impegnando a tutti i livelli affinché venga inserito in etichetta un riferimento al tipo di chiusura impiegata. Il consumatore, lo confermano i sondaggi, preferisce il sughero, ma non può scegliere di acquistarlo. Finora purtroppo abbiamo riscontrato una scarsa attenzione del mondo politico in tal senso, ma continueremo a lavorare per raggiungere il risultato. Intanto percorriamo strade nuove, dedicando attenzione ai paesi emergenti del settore vinicolo, quali la Cina e l’America Latina». Quali passi avanti ha fatto l’azienda nell’ultimo decennio in termini di nuove tecnologie? «Da sempre l’azienda è altamente tecnologica. Una delle innovazioni più importanti riguarda un processo industriale per l’estrazione della componente volatile del sughero. Questo trattamento di sterilizzazione è stato studiato e applicato mantenendo fede alla politica dell’azienda di “applicare tecnologia alla natura”. Niente prodotti chimici, nessuna forzatura, solo acqua, tempo e aria calda. Così è nato il trattamento ACT, che ha ottenuto anche il brevetto mondiale: grazie a questo processo industriale applicato su tutti i prodotti, la sicurezza d’uso di un tappo di sughero è
Il processo industriale per l’estrazione della componente volatile del sughero è stato studiato mantenendo fede alla politica dell’azienda di “applicare tecnologia alla natura”
vicina al 100%. Oggi stiamo lavorando su temi totalmente innovativi che presenteremo a breve e che stupiranno il settore: improntati, sempre, alla visione del tappo di sughero come un veicolo, assolutamente naturale, di tecnologia al servizio del vino». Quali prospettive intravedete per il futuro? «Il sughero piace al consumatore finale e fa bene al vino, oltre che alla natura e all’ambiente. Continueremo a investire in ricerca, per applicare le tecnologie più innovative alla natura, confermando la nostra presenza globale sui mercati di tutto il mondo. Oggi lottiamo, come tante altre realtà, contro la crisi economica ma abbiamo fiducia che le operazioni di internazionalizzazione che abbiamo portato avanti ci consentiranno di riprendere a crescere». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 171
IL MERCATO DEL VINO
Più comunicazione per rilanciare il vino Secondo Piera Martellozzo, tra le più note produttrici vitivinicole italiane, le imprese del settore debbono rilanciarsi investendo in marketing, immagine e comunicazione. Ecco perché la qualità del vino, su un mercato globalizzato e competitivo, non basta più Andrea Moscariello
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Piera Martellozzo, dell’omonima società di San Quirino (Pn). Nella pagina a fianco, alcune bottiglie della serie “Le perle di Piera”, rispettivamente un prosecco, un rosé, una ribolla gialla e un pinot grigio www.martellozzo.com
l settore enologico si rimbocca le maniche per uscire da una crisi dettata, da un lato, dal calo della domanda e, dall’altro, da una sovrapproduzione difficile da assorbire. Ma all’Italia non mancano certamente i numeri, le eccellenze e anche le personalità idonee per dare slancio al più variegato e ricco comparto del settore agroalimentare. È da pochi giorni finito il Vinitaly, a Verona, e a riflettere sull’andamento del mercato è colei che potremmo definire la “Signora del Vino” di Pordenone. Tra Piera Martellozzo e le sue produzioni ci sono molti punti in comune. Entrambi eleganti, sofisticati, fortemente legati al loro territorio. La Martellozzo è divenuta negli anni un simbolo non solo dell’enologia “al femminile”, ma anche di un’imprenditoria attenta alle risorse locali e capace di creare un indotto esportato in tutto il mondo. «Questa edizione del Vinitaly credo abbia registrato un calo nelle presenze dei visitatori curiosi, e un aumento di operatori interessati – racconta Piera Martellozzo -. Per la mia azienda è stata l’occasione per definire e concretizzare tutto il lavoro svolto nei mesi scorsi dai miei commerciali. Sono quindi abbastanza soddisfatta per i riscontri ottenuti durante la kermesse veronese». Sono molte le incognite che colpiscono il mondo del vino. La sua azienda come sta reagendo? «La debolezza dei consumi, soprattutto interni,
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l’incertezza sul futuro, la perdita di competitività internazionale, i problemi valutari derivanti da una moneta, l’euro, così forte rispetto al dollaro, sono delle componenti critiche che hanno caratterizzato questo periodo. In questo scenario poco lusinghiero la mia azienda si è però difesa in modo egregio. Abbiamo chiuso l’anno con una cifra leggermente positiva, grazie soprattutto al sensibile recupero registrato nell’ultimo trime-
Piera Martellozzo
stre. Non mi piace, però, continuare a definire quello corrente come un periodo di crisi». Vale a dire? «Si continua a definire crisi quello che secondo me è un riposizionamento dell’economia mondiale dentro confini più reali. Si produceva troppo, si consumava il superfluo. Quindi, se accettiamo questo dato di fatto sapremo anche trovare le giuste contromisure». Cosa occorre al settore vinicolo per ricominciare a crescere? «Intanto una maggiore cultura manageriale. Serve l’incentivazione di una corretta ed efficace comunicazione, indispensabile per un prodotto come il vino e per le rinnovate esigenze del consumatore moderno. Oggi molte aziende hanno un sito internet, ma ben poche sfruttano questo mezzo dinamico. Molti siti sono statici, scarsamente aggiornati. Inoltre poche realtà utilizzano la rete per comunicare con il pubblico, siano essi consumatori, fornitori, buyer della GDO, clienti o operatori del settore. Tutto ciò per arrivare al vero problema nel mondo del vino italiano, almeno per la maggior parte dei casi, cioè la mancanza di una strategia di marketing. Strategia che racchiuda le politiche di prodotto, comunicazione, distribuzione e prezzo. In giro c’è ancora troppo istinto e si è ancora troppo legati alla tradizione e al nobile passato che generazioni di imprenditori hanno vissuto». Comunicazione da rivolgere in primis alle nuove generazioni. «Esattamente. Nella nostra azienda sentiamo molto questo aspetto e con orgoglio cito l’iniziativa che abbiamo varato lo scorso mese di ottobre, Scuola di Vino, grazie a cui, fino a giugno, molte aziende del territorio s’incontrano e interagiscono con il pubblico durante la degustazione della singola varietà di vino scelta per l’occasione. È un modo per far conoscere le peculiarità dei vari vitigni, del loro migliore abbinamento al cibo e del corretto modo di consumo». I suoi prodotti sono esportati con successo in tutto il mondo. Come sta mutando la geografia del “vino” a livello internazionale? «In India i medici consigliano il vino al posto del
Il vero problema è la mancanza di una strategia di marketing. Strategia che racchiuda le politiche di prodotto, comunicazione, distribuzione e prezzo
whisky mentre a Mosca, sempre più spesso, i ricchi lo preferiscono alla vodka. In Cina si prevede che nel breve si stapperanno almeno un miliardo di bottiglie mentre gli statunitensi consolideranno nei prossimi anni la loro leadership nei consumi attestandosi sopra i totem enologici Francia e Italia, in continuo e netto calo di consumi. Questi dovrebbero essere i nuovi scenari che caratterizzeranno la mappatura dei consumi di vino nel mondo, senza dimenticare paesi emergenti come il Brasile, dove la smisurata ricchezza interna della nazione sarà nei prossimi anni ridistribuita in modo più omogeneo permettendo, così, la crescita di quella classe intermedia che in ogni paese muove l’economia reale con ampi riflessi positivi sui consumi di generi, fino ad oggi, non alla portata di tutti». Lei rappresenta anche l’associazione Enopordenone. Qual è la sua mission? «L’associazione è nata per volontà di un gruppo di imprenditori con lo scopo di rivalutare e far
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IL MERCATO DEL VINO
L’avvento delle imprenditrici, a mio parere, può solo far bene al settore. Noi donne abbiamo una sensibilità innata che ci permette di cogliere anche le più lievi sfumature in molti casi determinanti per la migliore strategia da seguire
conoscere il territorio del Grave, dove si producono vini che non hanno nulla da invidiare a qualsiasi altra zona sia per qualità, tipicità e caratteristiche organolettiche. La strategia del “fare rete” tra le imprese locali è fondamentale. È l’unica ricetta per affrontare con maggiori probabilità di successo i prossimi anni. Ricercare coesione fra tutti gli operatori della filiera e unire le forze dei vari protagonisti del mondo del vino, dalle istituzioni ai produttori, dai consumatori a chi il vino lo vende, perché finalmente il cosid174 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
detto Sistema Italia sviluppi azioni effettivamente concrete, è diventata una necessità inderogabile». E le imprese friulane stanno seguendo questo diktat? «Purtroppo no, basta solo citare come esempio gli sforzi vani di assemblare tutte le zone della regione sotto il cappello Doc Friuli. Io mi auguro che iniziative come Enopordenone siano l’inizio di un processo che faccia comprendere a tutti noi quanto importante sia oggi nel mondo la parola “Sinergia”». Parliamo di ambiente. Sotto quali aspetti, soprattutto, possiamo definire la sua un’azienda “verde”? «Sono da sempre sensibile alla natura in ogni sua forma, tutti i miei vini rispondono a logiche di sostenibilità, regola valida sia per la linea dedicata al Bio, sia per tutte le altre produzioni. Attenzione che si estende anche alle strutture aziendali, dove alcuni interventi mirati hanno permesso l’utilizzo delle acque reflue, prodotte in cantina, per l’irrigazione dei campi o la scelta di impiantare su tutta la superficie coperta i pannelli fotovoltaici». Il suo settore vede l’affermarsi, sempre di più, di grandi protagoniste. Quale valore aggiunto rappresenta la femminilità nella creazione di un vino? «L’avvento nel mondo del vino di sempre più imprenditori donna, a mio parere, può solo far bene al settore. Noi donne abbiamo una sensibilità innata che ci permette di cogliere, di certi aspetti, anche le più lievi sfumature in molti casi determinanti per la migliore strategia da perseguire o per la riuscita di un progetto». Cosa ha in serbo per il futuro? «Continuare il nostro processo di crescita, sia in termini di qualità, sia d’immagine percepita dal mercato, percorrendo con crescente determinazione la strada intrapresa negli ultimi anni, consci che solo con questi presupposti si possono conseguire quei risultati che, soprattutto all’estero, stanno dando ragione alle scelte fatte in fase di ideazione del progetto “Piera Martellozzo Semplicemente Vino”».
PROPRIETÀ INDUSTRIALE
Sviluppi e lacune della proprietà industriale L’impresa italiana ancora fatica a comprendere il valore strategico della tutela di un marchio o di un brevetto. Il quadro, comunque, pare si evolva in positivo. O almeno è quanto emerge dall’analisi di Valter Giugni, responsabile della società Propria Aldo Mosca
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baglia chi ritiene il consulente in proprietà industriale un professionista meramente burocrate. A sostenerlo è uno degli esponenti più apprezzati del settore, l’ingegner Valter Giugni, responsabile della società Propria di Pordenone. Al suo fianco, oltre al partner Mario Gonella, anche i figli Stefano e Diego. Quello che molti non sanno è che il consulente, nel guidare le scelte di privati e imprese, deve dimostrare una competenza che va ben al di là di quella specifica di settore. Soprattutto, la globalizzazione pone il mercato dinanzi a nuove e complesse dinamiche. «Chiunque ritiene di avere raggiunto un risultato innovativo, mira a ottenere la massima protezione possibile – spiega Valter Giugni – per questo vorrebbe estendere i suoi diritti in tutto il mondo». La tutela “globale” è un obiettivo raggiungibile? «Naturalmente, ma questo desiderio si scontra subito con il problema dei costi, che cambiano da un paese all’altro. Costi che ovviamente vanno sommati, raggiungendo valori sostenibili soltanto da aziende molto solide economicamente. Oltre al problema della spesa, poi, esistono complicazioni procedurali, non tanto dal punto di vista del deposito e dell’esame delle domande presentate, quanto da quello contrattuale e giudiziario. Non è così scontato il far valere i propri diritti all’estero. Molti paesi, malgrado l’apertura delle frontiere e l’en176 • DOSSIER • FRIULI VENEZIA GIULIA 2011
trata in vigore di accordi internazionali quali i Trips, continuano a sviluppare una politica industriale e commerciale di tipo protezionistico». La proprietà industriale fa riferimento a un sistema di leggi perennemente in cambiamento. Lei assiste a un’evoluzione positiva? «L’Italia negli ultimi anni ha fatto dei passi in avanti. Il Codice di Diritto Industriale è stato unificato ed emanato il 10 febbraio 2005, così come il relativo Regolamento di Attuazione, entrato in vigore il 10 marzo 2010. Persistono, però, controversie sulle norme riguardanti le invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca. Rimane molto da fare
Nella pagina a fianco, dall’alto in senso orario, Valter Giugni, Mario Gonella, Diego e Stefano Giugni della Propria Srl di Pordenone www.propria.it
Valter Giugni
sul piano attuativo. È facile emanare nuove direttive, molto più complicato è realizzare gli strumenti necessari per metterle in pratica». In questo la procedura di deposito telematico ha agevolato i lavori. «Vero, anche se il programma adottato dovrebbe essere più semplice e affidabile. Un altro risultato positivo è stato l’accordo raggiunto con l’Ufficio Brevetti Europeo per ottenere un “Rapporto di Ricerca”, con relativo parere di novità, sulle domande di brevetto italiane, in tempo utile per decidere l’opportunità di estensione all’estero. Tuttavia, restano molte incognite sulle modalità di prosecuzione delle domande nazionali, le quali dovrebbero essere successivamente oggetto di un “esame di merito”. Questo perché l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi non ha ancora avuto la possibilità di strutturarsi adeguatamente in termini di personale qualificato e di mezzi idonei per svolgere questo tipo di attività». Parliamo della sua società, Propria. Nel 2003, dopo essere stata una costola del gruppo Electrolux, è diventata indipendente. Questo a cosa ha portato? «Ci siamo potuti sviluppare e ampliare. Abbiamo oltre un centinaio di clienti sull’intero territorio nazionale provenienti dai più svariati settori tecnologici, dalle attrezzature sportive all’arredamento della casa, dai dispositivi per l’agricoltura ai prodotti alimentari, dagli apparecchi ottici alle biotecnologie. Il bilancio, nonostante la congiuntura, si è sempre chiuso in positivo, segnale di come nei periodi di crisi nascano le migliori innovazioni». Quello italiano è un popolo attento a tutelare le sue invenzioni? «In Italia vi è una scarsa conoscenza sulla materia della proprietà industriale. I responsabili di questa situazione sono soprattutto gli operatori del settore, che comunicano poco, con il risultato che le imprese considerano i brevetti come un costo e non come un investimento. Il consulente in proprietà industriale deve essere visto dall’imprenditore come un prezioso partner sul quale fare affidamento per operare
Molti paesi, malgrado l’apertura delle frontiere, continuano a sviluppare una politica industriale e commerciale di tipo protezionistico
le scelte più efficaci al fine di valorizzare e proteggere le innovazioni scaturite dalla propria azienda». Quali obiettivi vi ponete per il prossimo biennio? «Intanto il consolidamento dell’attività, anche attraverso la partecipazione a iniziative e manifestazioni che servano a diffondere la cultura della proprietà industriale. Altro obiettivo è quello di selezionare giovani laureati in materie scientifiche e prepararli a intraprendere una carriera professionale ancora poco valorizzata in Italia, nonostante sia ricca di interessanti prospettive». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 177
TECNOLOGIE CREATIVE
Il libro fotografico made in Italy
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Nella pagina a fianco, Tullio Tremontina, presidente della Graphistudio di Arba (PN). Nelle alte immagini, esempi di book fotografici e lavoro all’interno dell’azienda www.graphistudio.com
on è solo una banale raccolta di immagini. L’album può trasformarsi in una raffinata opera di arte e design, capace di trasmettere un valore che va oltre la qualità delle fotografie che contiene o la profondità dei ricordi immortalati. Vena creativa e abilità tecniche vanno in questo caso sapientemente amalgamate per ottenere un risultato innovativo e capace di uscire dagli schemi che da tempo imprigionano questo tipo di prodotto. Lo sa bene Tullio Tramontina, presidente della Graphistudio, studio di grafica e fotografia pubblicitaria che negli anni, specializzandosi in book matrimoniali, è cresciuta fino a diventare una realtà di livello internazionale. «Da qualche anno la Graphistudio si è affermata con decisione sul mercato mondiale – spiega Tramontina –, arrivando a servire oltre cinquantamila studi fotografici e ad annoverare tra i suoi testimonial i più grandi ritrattisti al mondo. Lo studio dialoga con le maggiori aziende in campo informatico e fotografico, con le quali collabora costantemente nell’ambito di progetti che disegneranno il futuro di questo settore». Che ruolo ha avuto la tecnologia, l’informatica in particolare, nell’evoluzione del vostro lavoro?
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Informatica, design e creatività si mescolano per dare vita a una nuova versione di un oggetto molto diffuso, l’album, che in particolari occasioni assume un ruolo di grande importanza. Ne parla Tullio Tramontina Amedeo Longhi
«La tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale per quanto riguarda lo sviluppo dell’azienda, sia da un punto di vista produttivo che da un punto di vista comunicativo e interattivo con i diversi mercati mondiali. I nostri prodotti sono strettamente legati alla grafica e alla stampa digitale, quindi alla manipolazione di immagini tramite computer seguita da processi elettronici di stampa. È quindi facile immaginare come l’evoluzione tecnologica abbia guidato tutto il nostro percorso fin dall’inizio e lo faccia tutt’ora. Per il futuro l’obiettivo consiste nel riuscire a creare una sinergia tra quelle che sono le anime che ci caratterizzano, ovvero il design, il made in Italy tradizionale e le tecnologie informatiche». La vostra struttura, che negli anni si è sviluppata enormemente, com’è articolata oggi? «Nel tempo l’azienda è riuscita a lanciarsi sui mercati internazionali sfruttando l’elemento distintivo rappresentato dal made in Italy e un prodotto concettualmente nuovo». Di cosa si tratta? «Abbiamo abbandonato il classico album uguale in tutto il mondo e differenziato da un paese all’altro solo da piccole sfumature e comunque sempre basato su un procedimento realizzativo che parte dalla costruzione del libro e poi giungere all’inserimento delle foto. L’album che abbiamo concepito ha invece ori-
Tullio Tramontina
gine dalla stampa delle foto sulle pagine, per poi essere rilegato come un libro, sempre in copia unica. Il risultato è decisamente più affascinante e difficile da imitare. Questo nuovo concetto ci ha consentito di espanderci rapidamente in oltre sessanta paesi nel mondo, con uffici commerciali negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia e in Spagna, mentre lo stabilimento produttivo di Arba, in provincia di Pordenone, si sviluppa su diecimila metri quadrati e impiega oltre duecento addetti». Il prodotto che fornite ha un grande valore per chi lo acquista, soprattutto da un punto di vista affettivo ed emozionale. Come vi rapportate con i committenti per riuscire a unire la qualità della fotografia con l’attenzione per i particolari che rendono speciali questi album e libri? «Tutti gli aspetti tecnici che costituiscono alla fine l’alto livello di qualità del libro sono tarati per coinvolgere sul piano emozionale chi si affida al nostro studio, tenendo ben presente che le aspettative degli utenti finali, soprattutto in caso di matrimonio, sono elevatissime, visto anche il particolare momento che stanno vivendo. Per ottenere il massimo del risultato siamo costretti a mettere in campo un enorme lavoro in termini di servizi: gli uffici tecnici e commerciali, sia nella sede di Arba che in quelle estere, hanno più di cinquemila contatti telefonici e via e-mail al giorno per rendere ogni libro un pezzo unico che racconta una storia, la più importante
L’album che abbiamo concepito ha origine dalla stampa delle foto sulle pagine, per poi essere rilegato come un libro, sempre in copia unica
per chi si rivolge a noi. Ne consegue che ogni dettaglio deve essere curato nei minimi particolari, con il più alto livello di personalizzazione anche negli aspetti che potrebbero essere standardizzati». Quanto contano per voi la creatività, la tipicità e la tradizione proprie dello stile italiano? «La creatività è alla base della nostra attività ed è una dote tipicamente italiana. Un prodotto come quello che proponiamo – unico, innovativo, bello, emozionante e soprattutto italiano – viene accolto in tutto il mondo con grande apprezzamento e anche per questo è riuscito a penetrare nel mondo patinato dei vip, dagli attori agli sportivi, dai governanti ai nobili». Qual è il valore aggiunto di uno staff giovane e a prevalenza femminile? «Siamo un’azienda che crede molto nell’innovazione tecnologica e un personale giovane è maggiormente portato al facile apprendimento delle nozioni informatiche che l’era digitale in cui oggi viviamo richiede. La prevalenza femminile invece garantisce una maggiore attenzione e una cura più attenta in ogni fase del percorso dei nostri prodotto».
28 ANNI
L’età media dei membri dello staff della Graphistudio, più della metà dei quali sono donne
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INFRASTRUTTURE
Una nuova piattaforma logistica La Regione pensa a sinergie tra i mercati orientali, la nuova Europa, i Balcani e la Germania meridionale. Come? «Connettere reti e sistemi logistici a terra con il range portuale» afferma l’assessore Riccardo Riccardi Elisa Fiocchi
«R
L’assessore regionale alla Viabilità e trasporti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi
icordo spesso come il Friuli Venezia Giulia, nel suo complesso, abbia sinora vissuto tre grandi fasi di sviluppo: negli anni Sessanta la stagione della sua nascita e della conferma della sua autonomia speciale; l'opera di ricostruzione post-terremoto caratterizzata da un concreto processo di ammodernamento; infine, nell'ultimo decennio del secolo passato, la testimonianza di un ruolo nella proiezione del nostro Paese verso il centro e l’est Europa». L’assessore regionale alla Viabilità e trasporti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, ripercorre le grandi manovre infrastrutturali in vista della nuova collocazione, più centrale, prevista dopo un periodo di «sbiadimento». Quali nuovi assetti strutturali ed economici ha in programma per la Regione?
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«Per garantire una collocazione europea serve una nuova struttura logistica in grado di legare il sistema portuale con le strategie infrastrutturali viarie connesse con la realizzazione degli assi ferroviari ovest-est e sud-nord (BalticoAdriatico). Nuove connessioni con il centro e l'est dell'Europa in grado di valorizzare la posizione geo-economica della regione e di far crescere il suo tessuto produttivo, puntando sull’indispensabile sinergia tra reti e sistemi logistici a terra ferrovie, autostrade, interporti - e range portuale». La Regione ha investito ingenti risorse per sbloccare i principali cantieri della
grande viabilità. A quanto ammontano gli investimenti complessivi? «Ai 2,3 miliardi di euro finalizzati alla terza corsia autostradale dobbiamo aggiungere un Piano-cantieri sulle strade del Friuli Venezia Giulia (affidata all’Anas regionale, Fvg Strade) che ammonta a circa 450 milioni di euro: la gran parte dei relativi bandi contiamo di chiuderli entro l’anno in corso, assolvendo così quello che abbiamo definito come uno degli “obiettivi di legislatura” (entro il 2013). Voglio però ancora ricordare che negli ultimi mesi 2010 abbiamo aperto al traffico l’ultimo segmento della A28 tra il
Riccardo Riccardi
Ai 2,3 miliardi finalizzati alla terza corsia autostradale, dobbiamo aggiungere un pianocantieri che ammonta a circa 450 milioni di euro
Pordenonese e Conegliano: un formidabile by-pass della A4 ed una nuova direttrice per il sistema produttivo del Nordest italiano». In tema di trasporti ferroviari, ha dichiarato che il vero dibattito è sulle modalità. Come procede l’iter per l’approvazione definitiva? Di quali proporzioni sarà il finanziamento dell’Unione Europea? «La linea ferroviaria MestreTrieste-Slovenia ad alta capacità è oggi a livello di progettazione preliminare. In tutti gli incontri istituzionali dedicati a quella che chiamiamo Tac, treno ad alta capacità, intendiamo ottenere con le realtà
del territorio la maggiore condivisione possibile sui progetti, rapportandoci con le pubbliche amministrazioni coinvolte perché siamo consapevoli che un’infrastruttura di questo tipo non può non avere alti impatti sul territorio. Parliamo di un’opera che da Mestre sino al confine con la Slovenia “vale” circa 7,5 miliardi di euro, di cui quasi 1 miliardo potrebbe giungere dall’Unione europea». La terza corsia dell'autostrada Trieste-Venezia viaggia con un anno e mezzo di ritardo rispetto al cronoprogramma tracciato alla fine del 2008. Le norme contenute nel decreto Milleproroghe potrebbero paralizzare i cantieri?
«Nella realizzazione delle grandi opere, come la terza corsia autostradale, paradossalmente una delle difficoltà più rilevanti resta l’architettura procedimentale. E’ pertanto ovvio che il nostro impegno per la prosecuzione dei procedimenti lungo la A4 sarà massimo, anche se non posso negare che le norme contenute nel decreto “Milleproroghe” rappresentano un appesantimento. Autovie Venete intendeva partire con i lavori sul primo lotto, la Quarto d’Altino-San Donà di Piave (365 milioni di euro, con l’esigenza di scavalcare cinque fiumi), entro fine 2010».
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INFRASTRUTTURE
A rischio il sogno del superporto Trieste-Monfalcone Manca ancora l’accordo Stato-Regione per il progetto appoggiato da Unicredit e Maersk. L’Ue avrebbe già deciso di terminare a Capodistria l’asse Baltico-Adriatico. Il punto di Giacomo Borruso Elisa Fiocchi
I
l progetto ideato per il terminal portuale Trieste-Monfalcone era stato presentato con grande clamore nel febbraio del 2010, sostenuto dalla partecipazione del colosso bancario Unicredit e della più grande compagnia terminalistica di container del mondo, Maersk. Dall’ultimo aggiornamento del progetto, riguardante la sola banchina di Monfalcone, presentato a fine 2010 presso il ministero degli Esteri, sono trascorsi quattro mesi senza il raggiungimento di un’intesa Stato-Regione come invece era trapelato dall’incontro. La paralisi subita dal progetto Unicredit-Maersk ha aperto il campo a una serie di ipotesi sui rallentamenti che spaziano dai conflitti politici e burocratici agli interessi dei trasporti marittimi dei concorrenti adriatici. La direzione generale per la mobilità e i trasporti della Commissione europea avrebbe già deciso di far terminare a Capodistria il Corridoio 23, il co-
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siddetto asse Baltico-Adriatico. «È una scelta molto pesante per le aspettative del Nordest, che verrebbe penalizzato nelle sue possibilità di entrare in maniera concreta nei flussi di traffico interessanti l’Europa centro-orientale» interviene in qualità di coordinatore tecnico del progetto Giacomo Borruso. «È auspicabile che da parte delle nostre autorità politiche vi sia una reazione molto forte e determinata, anche se non è escluso che possa risultare tardiva».
Quali sono i motivi che impediscono una visione univoca sulle potenzialità del progetto Unicredit-Maersk? «Per i suoi connotati innovativi, il progetto è stato sin dall’inizio osteggiato da Assoporti che vedeva in questa intromissione bancaria negli investimenti nei porti una pesante e indebita ingerenza in una sfera di competenze che la legge 84/94 riserva ai presidenti e ai comitati che gestiscono le autorità portuali. Sull’investi-
Giacomo Borruso
Giacomo Borruso, coordinatore tecnico del progetto Unicredit
mento complessivo di 1 miliardo di euro, un quarto (circa 250 milioni) sarebbero stati a carico della mano pubblica e la quota residua (circa 750.000 milioni) a carico degli operatori privati». Uno dei fattori chiave della progettazione consisteva nel redere operativo il terminal in quattro anni. «Risultano inaccettabili per un operatore privato i tempi con cui le infrastrutture, ma in generale qualsiasi opera pubblica,
vengono realizzate nel nostro Paese. Sull’investimento complessivo di 1 miliardo di euro, necessario per realizzare l’ampliamento del terminale già operante nel porto di Trieste e la costruzione di una nuova banchina in quello di Mofalcone, un quarto (circa 250 milioni) sarebbero stati a carico della mano pubblica e la quota residua (circa 750.000 milioni) a carico degli operatori privati. Alla fine del 2010 è stato presentato presso il ministero degli
Esteri un aggiornamento del progetto: l’impegno assunto in quell’occasione da ministri e governatore era quello di realizzare in tempi molto brevi l’intesa Stato-Regione». Sono trascorsi quattro mesi e l’intesa resta ancora senza un accordo ufficiale. Perchè? «Emerge che il progetto è visto positivamente nell’area triveneta, purché lo si inquadri in una logica sistemica che non trascuri le aspettative veneziane. Con preoccupazione nel nord Tirreno, se non si dovesse procedere a una contestuale valorizzazione della seconda (prima in ordine di importanza) porta di accesso che il nostro Paese può vantare per alimentare i ricchi mercati del centro Europa. Criticamente nel Mezzogiorno, dove si teme che se i traffici containerizzati dovessero puntare a nord, verrebbe meno l’utilità dei porti di transhipment, ubicati a sud (in particolare, a Gioia Tauro e Taranto). Si dimentica che i reali antagonisti di tali scali non sono i porti del nord Italia, ma quelli in fase di rapido FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 185
INFRASTRUTTURE
sviluppo della costa me-
diterranea africana». In termini di costi sulle linee ferroviarie e i fondali, c’è chi preferirebbe migliorare il sistema di Trieste anziché realizzare nuovi investimenti per Monfalcone. «Secondo un’interpretazione alimentata da pulsioni localistiche, si ridimensionerebbe il ruolo portuale di Trieste. Questa affermazione è impropria e fuorviante: in primo luogo il progetto prevede un contestuale sviluppo di Trieste e Monfalcone e una seconda fase che aumenterebbe ulteriormente la capacità dello scalo. Vi è, infine, un ulteriore elemento legato al fatto che, per qualsiasi operatore esterno, Trieste e Monfalcone rappresentano un unico porto che dovrebbe venir gestito con criteri unitari, da una singola autorità».
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Si dimentica che i reali antagonisti di tali scali non sono i porti del nord Italia, ma quelli in fase di rapido sviluppo della costa mediterranea africana
Valutando il ruolo che potrebbe svolgere Trieste, era insita una strategia portuale del Nordest anche sul piano associativo? «Il progetto Unicredit esplicitava una filosofia nuova: realizzare nel nord Tirreno e nel nord Adriatico quelli che possiamo definire “porti-corridoio” per la loro funzione di alimentazione dei mercati europei. Una configurazione atipica nel panorama portuale nazionale poiché prevede una gestione unitaria, o quanto meno coordinata, delle infrastrutture portuali con quelle
lineari (strada e ferrovia) di afferenza ai porti. Si tratta di un ruolo che nel nord-ovest dovrebbe realizzare un sistema Genova-Savona e, a nord-est, Trieste-Monfalcone. È, comunque, da ritenere inevitabile che gli scarsi interventi pubblici vengano finalizzati, in un quadro programmatico definito, a supportare le operazioni per le quali può esservi l’interesse di privati investitori. In assenza di tali interventi esterni la portualità italiana, nel suo complesso, è destinata ad un rapido, inevitabile declino».
L’INTERPORTO DI PORDENONE
“Movimentiamo” i trasporti
L’
Interporto Centro Ingrosso di Pordenone è un laboratorio di idee e proposte per il movimento delle merci, per l’incontro delle persone e per lo sviluppo della green economy. «Il nostro è un punto di riferimento per la mobilità delle merci – spiega il presidente della struttura pordenonese, Giuseppe Bortolussi, per la logistica, l’intermodalità, con un importante parcheggio multi servizi». La felice collocazione geografica e la facilità della connessione alla rete autostradale dell’A28 e alla rete ferroviaria Pontebbana-Tarvisiana consente una rapida individua-
Sopra, l’impianto fotovoltaico installato sul tetto del centro logistico dell’interporto di Pordenone. Nella pagina a fianco, visione aerea dell’interporto. In basso, il presidente Giuseppe Bortolussi info@interportocentroingrosso.com
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Un importante riferimento per la mobilità delle merci e per la logistica. L’interporto di Pordenone si amplia, ponendo un’attenzione particolare all’ambiente. Il punto del presidente Giuseppe Bortolussi Nicoletta Bucciarelli
zione e una facile connessione alle reti per l’intero sistema dei trasporti. «Il maggior vantaggio è costituito senz’altro dall’essere collocato in una zona baricentrica, vicina a tutte le grosse vie di comunicazione come l’autostrada A28, la superstrada Cimpello-Sequals e la statale 13 Pontebbana. Questo semplifica i tempi e i costi del sistema di trasporto. All’interno dell’area, c’è un modernissimo Centro logistico di circa 32 mila metri quadrati, che vanta operatori specializzati nei vari servizi: industria, commercio e logistica del farmaco. Quanto all’intermodalità siamo titolari dello Scalo merci, che assumerà dimensioni di standard europeo grazie ai nuovi investimenti già programmati e progettati e con l’allungamento dei fasci binari fino a 700 metri. Questo permetterà di ricevere e spedire treni completi, con la possibilità di offrire al sistema ferroviario magazzini raccordati, un servizio doganale e la raccolta di merci diffuse, tipico della no-
stra area industriale. Senza contare la vicinanza all’area della Marca trevigiana e al Bellunese». All’interno di Interporto Centro Ingrosso di Pordenone, oltre alla Dogana, sono operative una cinquantina d’aziende del settore dei trasporti, della logistica delle spedizioni e del commercio specializzato all’ingrosso. Il tutto occupa circa 450 addetti, che aumenteranno grazie al piano triennale d’investimenti. «Tra questi – precisa il presidente – ci sarà la realizzazione di un parcheggio di scambi recintato dotato di docce, lavanderia, area relax, officine, una pompa di rifornimento, bar, ristorante e palestra. Questo avviene in accordo con le più importanti associazioni di categoria per cercare di dar buona ospitalità, sicurezza e dignità a un mondo, quello dei trasportatori, che merita attenzione e rispetto. Il parcheggio tra mezzi pesanti medi e piccoli avrà la capienza di 300 stalli. Ci sarà inoltre la possibilità di dare servizio anche a coloro i
Giuseppe Bortolussi
quali dispongono di camper e mezzi che attualmente sono posteggiati in condizioni precarie nelle varie zone della città». Intanto, nell’Interporto Centro Ingrosso di Pordenone, è in fase di progettazione un ampliamento di circa 1.500 metri quadrati del Centro servizi: uffici, sale corsi e riunioni per aziende, studi professionali, enti e associazioni che avranno l’opportunità di usufruire di parcheggi e di una connessione autostradale che permette una facile individuazione. «La società, inoltre, ha realizzato un impianto fotovoltaico da 2 MWp sul tetto del Centro logistico, realizzato secondo delle modernissime soluzioni tecniche che permettono degli ottimi risultati e contemporaneamente
All’interno di Interporto Centro Ingrosso di Pordenone, oltre alla Dogana, sono operative una cinquantina di aziende del settore dei trasporti, della logistica delle spedizioni e del commercio specializzato all’ingrosso
pongono attenzione alla causa ambientale. Quest’ installazione darà un contributo alla strategia europea per la riduzione delle emissioni che causano l’effetto serra e le polveri sottili poiché le fonti energetiche rinnovabili non generano emissioni inquinanti. L’impianto,
infatti, non comporta la diffusione di rumori, di inquinanti olfattivi e di qualsiasi altro genere. Tutto questo, accanto alla realizzazione di un sistema d’illuminazione a led di tutte le strade di scorrimento interno ci fa guardare con attenzione a un fenomeno di estrema attualità, quello della produzione e uso dell’energia. Secondo i criteri imposti dal Trattato di Lisbona dovremo infatti realizzare entro il 2020 il 20% di energie da fonti rinnovabili».
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IL PORTO FRANCO DI TRIESTE
Snellire i traffici marittimi
I
Emanuele Lo Nigro, spedizioniere doganale e socio unico del Centro Assistenza Doganale Tergeste. Nella pagina accanto, una veduta del porto di Trieste ts@lonigro.it
n materia di traffico merci internazionale, Trieste presenta non pochi vantaggi. La peculiarità del territorio è data soprattutto dal Porto Franco Internazionale, istituito con il Trattato di Pace del 1947, e tuttora da questo tutelato. Il Porto Franco presenta caratteristiche e regolamenti che permettono di avere una visione diversa e forse più completa del movimento e delle opportunità dei traffici internazionali. «Il Porto Franco si differenzia dalle altre zone franche italiane ed europee – spiega Emanuele Lo Nigro, spedizioniere doganale e socio unico del Centro Assistenza Doganale Tergeste che opera principalmente nell’ambito del Porto Franco di Trieste -. La differenza sta nel fatto che le zone franche comunitarie sono stabilite dall’Unione
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Trieste si pone come un crocevia ideale per snellire e semplificare i traffici marittimi e terrestri internazionali. Merito delle particolari caratteristiche del Porto Franco. Il punto di Emanuele Lo Nigro Eugenia Campo di Costa
europea, pertanto la loro concessione è modificabile e tali zone sono revocabili, mentre l’istituzione del Porto Franco, essendo frutto di un trattato internazionale, non può essere né revocata né modificata, dall’Italia o dall’Unione Europea senza il consenso degli stati firmatari del Trattato di Pace». Quali caratteristiche peculiari presenta il Porto Franco nella gestione delle merci? «Nell’ambito del Porto Franco di Trieste, le merci che entrano in esportazione risultano definitivamente esportate, prima ancora di essere imbarcate. Le merci provenienti dall’estero sbarcano liberamente, senza vincoli, e possono essere importate nel momento in cui l’importatore lo richiede. Possono essere negoziate e rivendute sempre allo stato estero. Parimenti, le merci possono essere manipolate o lavorate senza necessità di sottostare all’assolvimento di oneri di natura daziaria o fiscale. Questo dà una possi-
bilità operativa unica nel suo genere». Tali caratteristiche derivano dalla storica istituzione del Porto? «Esattamente. Il Porto Franco trae origine dal Trattato di Pace di Parigi del 1947, che si rifaceva alla normativa nazionale del 1925, la quale a sua volta era un’evoluzione di quello che era il vecchio Porto Franco stabilito dall’impero Austro Ungarico. Proprio rifacendosi alla vecchia normativa, inoltre, il Porto Franco di Trieste ha recepito il credito doganale triestino che fa sì che i diritti doganali possano essere pagati a 180 giorni, a differenza di ciò che avviene negli altri porti». Proprio la parte più antica del porto è oggi al centro di un dibattito riguardante la sua riqualificazione. «Il Punto Franco Vecchio, o Porto Vecchio è il complesso più antico del porto, realizzato nel XIX secolo. Oggi rappresenta un grande patrimonio culturale ed è oggetto di un dibattito relativo al-
Emanuele Lo Nigro
l’ampio progetto di rivitalizzazione. Potrebbe essere riutilizzato attraverso l’impianto di nuove aziende, su modello della Silicon Valley, che si potrebbero interfacciare con tutte le grandi istituzioni scientifiche e gli enti internazionali di ricerca e di studio presenti a Trieste. I 600mila mq disponibili potrebbero avere diverse ipotesi di utilizzo, ma per il momento nulla è stato ancora definito, a parte il moderno terminale multifunzionale che si è recentemente affiancato alle strutture storiche». Qual è, nello specifico, l’attività del Centro Assistenza Doganale Tergeste? «Il Cad Tergeste è stato costituito da me nell’anno 1997 e pur operando tramite uffici attivi anche a Fernetti, Monfalcone, in Porto Industriale (Trieste), la principale attività è
Il Porto Vecchio, oggi rappresenta un grande patrimonio culturale ed è oggetto di un dibattito relativo ad un ampio progetto di rivitalizzazione
incentrata nell’area del Porto Franco, gestendo la movimentazione delle merci. La particolarità del Cad Tergeste, come di tutte le società simili esistenti sul territorio nazionale, è rappresentata dal fatto di poter operare in tutti gli spazi doganali e presso il domicilio delle aziende interessate. Va evidenziato che gli altri operatori, che agiscono con la procedura domiciliata, possono esercitare tale procedura soltanto nel luogo in cui hanno ottenuto l’autorizzazione. Queste autorizzazioni di cui beneficiano i Cad sono uno strumento eccezionale e favorevole rivolto ad agevolare le aziende che operano in campo internazio-
nale in tutta la regione, che, se viene associato ai benefici del Porto Franco, può rappresentare un’ottima ed eccellente occasione per snellire e semplificare i traffici marittimi e terrestri». Quanti Cad sono presenti sul territorio nazionale? «Quello di Trieste è l’unico in regione. In tutta Italia, i Cad sono circa un centinaio. Quelli iscritti all’associazione AssoCad sono una cinquantina. I Cad, infatti, sono collegati tra loro attraverso questa associazione, in modo che tutte le notizie e gli aggiornamenti siano diffuse a tutti. Io faccio parte del consiglio direttivo dell’AssoCad».
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TRASPORTI
L’ Est, frontiera di sviluppo
D
opo un’epoca economica che ha visto protagonista l’Occidente, oggi costretto, molto probabilmente, a pagare lo scotto della sua rapida e inflazionata crescita, pare siano i paesi dell’Est Europa a calibrare la bilancia dello sviluppo continentale. Realtà emergenti che hanno ribaltato gli asset strategici delle produzioni europee ridisegnando la geografia dei flussi commerciali. Fattori, questi, che emergono in una regione di confine come il Friuli Venezia Giulia, ideale ponte tra il Mediterraneo e l’area balcanica. A testimoniarlo è anche Michele Colombo, amministratore delegato della STS. Dai suoi uffici di Trieste, la società si è specializzata proprio nei trasporti camionistici da e verso i paesi dell’Est Europa. «La nostra è un’azienda che si è affermata grazie all’esperienza accumulata negli anni in questo settore – spiega Colombo -. Agiamo su più aree, la prima riguarda gli stati dell’ex Unione Sovietica, quindi Bielorussia, Ucraina, Russia, Georgia, Armenia, Azerbajan, Kazakhstan, Uzbekistan e Tagikistan. Lavoriamo molto anche sui Balcani, quindi tutti i paesi dell’ex Yugoslavia». Vi state ampliando anche verso Nord? «Sì. Abbiamo aperto un reparto che cura i trasporti per la Polonia. Intratteniamo quindi molti rapporti anche con i principali vettori polacchi, da noi utilizzati, tra
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La ricchezza di una città di frontiera sta nella sua capacità di gestire gli scambi tra due territori. In questo il Friuli Venezia Giulia è maestro. Il caso della STS di Trieste, tra i principali intermediari nel settore trasporti tra l’Italia e i paesi emergenti dell’Est Europa Filippo Belli
l’altro, anche per tutte le altre destinazioni comunitarie. I nostri servizi di trasporto e spedizioni, infatti, ricoprono anche i Paesi Baltici, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la Romania, l’Iran e la Turchia». Quello che ci stiamo lasciando alle spalle è un triennio critico. Voi quanto ne avete risentito? «Dal 2008 al 2010 abbiamo subìto, come buona parte delle aziende italiane, le conseguenze negative dovute alla flessione della produzione industriale e artigianale, con la netta e drastica riduzione delle esportazioni. Verso la fine dell’anno scorso, tuttavia, è iniziata una lenta ma decisa ripresa». STS si occupa prevalentemente di intermediazioni. Cosa significa, questo, nel settore dei trasporti? «Il nostro compito è quello di organizzare e gestire i trasporti delle merci a noi affidate, facendo in modo che le stesse arrivino a destinazione senza difficoltà e nel minor tempo possibile. Le rotte che richiedono più competenza e attenzione sono quelle che riguardano i paesi dell’Ex Unione Sovietica
Michele Colombo, a capo della STS di Trieste www.stsservice.eu
Michele Colombo
e l’area Balcanica, dove risultano fondamentali un’accurata preparazione e un controllo scrupoloso di tutta la documentazione relativa alla merce da spedire fin dai primi momenti. Solo così, infatti, si evitano sanzioni doganali o spiacevoli soste dei camion presso le frontiere». Soprattutto quale approccio occorre nel confrontarsi con questi paesi? «È necessario conoscere le loro abitudini. Bisogna analizzare le aree di interesse, quelle in cui si vuole spedire la merce. Ciò è fondamentale per poter essere concorrenziali sul mercato, sia come prezzi che come competenze. In Italia il nostro bacino di utenza è costituito da una miriade di aziende grandi, medie e piccole che si affacciano al mercato dell’Est Europa per proporre i loro prodotti. Grazie a questa attività, negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere e apprezzare la ricchezza del mercato italiano in termini di tecnologia, esperienza e competitività, specie nei settori come quello dei macchinari e dell’impiantistica destinati all’agroalimentare, al tessile, alle lavorazioni plastiche o del legno». Quali problemi incontra, soprattutto, il suo comparto? «Il primo è quello dell’accesso al credito, auspico una maggiore sensibilità da parte degli istituti di credito verso le aziende virtuose e volenterose. Ricordiamoci che è grazie a queste imprese se il nostro paese è ancora competitivo nel mondo. È indubbio poi che esiste un’eccessiva pressione fiscale e una forte e intricata burocrazia che ostacola la crescita delle aziende, queste andrebbero ridotte e portate entro parametri accettabili». Parlando, nello specifico, del confronto con i mercati stranieri, cosa occorre alle nostre Pmi? «Servono maggiori incontri bilaterali fra i vari paesi per incrementare le rispettive conoscenze culturali, migliorando di conseguenza anche la possibilità di “fare business” tra gli operatori del settore. Sono necessarie regole ferree e in-
Servono maggiori incontri bilaterali fra i vari paesi per incrementare le rispettive conoscenze culturali, migliorando di conseguenza anche la possibilità di “fare business” tra gli operatori del settore
transigenti per regolamentare, a livello comunitario e non solo, il mercato del credito. Troppo spesso le società, con le loro insolvenze, creano danni alle altre aziende, generando una grande diffidenza tra i vari operatori commerciali. Per questi problemi noi italiani siamo tristemente famosi all’estero. Sono tanti i casi di società estere che hanno avuto esperienze negative con le aziende italiane e che, di conseguenza, non vogliono più concludere affari con la nostra nazione per paura di ricevere altre brutte sorprese». Cosa c’è nel futuro della STS? «Il nostro obiettivo è incrementare il nostro volume d’affari e il conseguente fatturato, proponendoci sempre più in un ruolo di “specialisti” nell’operare sui mercati che si stanno rivelando protagonisti di questa nuova stagione economica». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 195
COMBUSTIBILI
Le nuove prospettive del bunkeraggio
U
n olio combustibile a basso contenuto di zolfo e a bassissimo impatto ambientale. Su questo progetto sta lavorando negli ultimi anni la Giuliana Bunkeraggi. La storica azienda di Trieste, fondata come agenzia marittima dal Comandante Bruno Napp nel 1948, opera dal 1950 nel campo della movimentazione di prodotti petroliferi via mare, occupandosi anche di rimorchi, di antinquinamento da idrocarburi e gestendo in particolare il servizio di bunkeraggio nei porti di Trieste, dove sorge il centro operativo, Monfalcone, Capodistria ed Ancona. «Abbiamo siglato degli importanti accordi di approvvigionamento - spiega Franco Napp, responsabile commerciale dell’azienda –, che ci permettono di ricevere e di spedire delle partite interessanti di olio combustibile a basso contenuto di zolfo (inferiore all’1%) destinato ad essere utilizzato come combustibile per la propulsione delle navi. Tale prodotto, di difficile reperimento sul mercato, rispetta le più stringenti normative internazionali in materia di tutela dell’ambiente marino». La vostra è da sempre
Da sempre impegnata nel trasporto via mare di prodotti petroliferi destinati al rifornimento delle navi, la Giuliana Bunkeraggi è oggi impegnata anche nella vendita dei combustibili, e nella realizzazione di nuovi prodotti “ecologici”. Il punto di Franco Napp Lucrezia Gennari
un’azienda a gestione familiare. Come si struttura oggi? «Io seguo la parte commerciale, mio padre, attuale presidente dell’azienda, segue la parte tecnica e la gestione del personale mentre mia madre si occupa della gestione amministrativa e finanziaria. L’azienda detiene il 50% del pacchetto azionario della Depositi Costieri Trieste Spa, società a capitale misto (gruppo ENI e privato) che si occupa dello stoccaggio e della movimentazione di prodotti petroliferi, via mare o via terra, per le aree del Triveneto, Austria, Ungheria ed ex Yugoslavia. La nostra azienda detiene anche il 15% della Tami Srl, società che si è aggiudicata la gara per la privatizzazione del 60% delle quote della Trieste Terminal Passeggeri Spa (TTP). La TTP è la società che gestisce le stazioni marittime nel porto di Trieste per il traffico crocieristico e le
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linee regolari di traghetti». Giuliana Bunkeraggi è dunque una realtà che inizialmente si occupava solo del trasporto del prodotto petrolifero. Come mai avete deciso di cominciare anche a venderlo? «Ci siamo specializzati anche nella vendita del prodotto petrolifero dalla metà degli anni Ottanta, considerando le esigenze del mercato. Oggi lavoriamo sulla vendita anche laddove le compagnie petroli-
Franco Napp, responsabile commerciale della Giuliana Bunkeraggi di Trieste. Nelle altre immagini, imbarcazioni in fase di trasporto giulianabunker@yahoo.it
Franco Napp
Oltre al prodotto che commercializziamo in prima persona, trasportiamo anche per conto delle grandi compagnie petrolifere
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Mln
BARILI/GIORNO È la stima dell’ Aie, Agenzia Internazionale dell’Energia, sulla domanda mondiale di petrolio prevista per il 2011
fere sono presenti sul mercato, ma non sono in grado di assicurare un determinato servizio non possedendo una rete logistica di distribuzione propria in grado di garantire forniture particolari quali quelle militari o quelle destinate al diporto. In ogni caso oltre al prodotto che commercializziamo in prima persona, abbiamo mantenuto i contratti di trasporto per conto delle grandi compagnie petrolifere».
Come gestite il servizio? «Oggi, visti i costi elevati di esercizio di una nave, gli armatori cercano porti efficienti dove poter fare rifornimento senza perdere tempo. È fondamentale il servizio che si offre loro, e questo è il nostro punto di forza, insieme all’efficienza sui tempi: siamo reperibili e operativi 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Spesso ci capita che gli armatori ordinino il bunker addirittura settimane prima, per prenotarsi la disponibilità della merce. Tale efficienza è possibile grazie al lavoro di un personale altamente qualificato e disponibile, composto da 26 marittimi imbarcati e quattro impiegati». Come si compone la vostra flotta? «Attualmente armiamo sette chiatte cisterna, tre motocisterne e quattro rimorchiatori e vantiamo la prima bettolina a doppio scafo entrata in servizio in Italia. Questa parti-
colare bettolina ci permette di offrire un servizio di maggiore qualità perché il tempo di svuotamento delle cisterne di una bettolina a doppio scafo è inferiore a quello di una bettolina normale. Inoltre, con il doppio scafo, dal momento che l’aria è un ottimo coibente, si eliminano i problemi di raffreddamento che minacciano il prodotto petrolifero d’inverno che, raffreddandosi, tende a non scorrere». Nel prossimo futuro sono previste innovazioni tecnologiche? «Certamente. La competitività non esula da un continuo rinnovamento che coinvolgerà non solo i mezzi, ma anche le procedure e le strutture terrestri, con una particolare attenzione all’ambiente e ai nuovi prodotti, specialmente quelli con oli vegetali. Il potenziamento del deposito costiero rientra in questa ottica».
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COSTRUZIONI
Realizzazioni internazionali
A In foto, Dario Roustayan, Ad della Pilosio Spa. Nella pagina accanto, immagini del cantiere per il Ponte della Pace in Georgia, dell’intervento per la Stazione Tiburtina di Roma e un particolare del laboratorio spaziale www.pilosio.com
dispetto della crisi economica globale, alcune realtà imprenditoriali italiane brillano nel mondo per competenza, intraprendenza e professionalità, forti di un know how acquisito in anni di esperienza e capaci di impiegarlo con lungimiranza in progetti di assoluto valore. Una di queste realtà è rappresentata dal gruppo Pilosio, azienda friulana nata nel 1961 e specializzata nel settore delle attrezzature per costruzioni e manutenzioni con i suoi marchi Pilosio e Lama. L’attività comprende la produzione di ponteggi e casseforme per muri, solai e sistemi di contenimento terra e strutture per
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Guardare ai mercati più lontani per carpirne margini e prospettive di sviluppo utilizzando ogni risorsa per essere competitivi. L’economia italiana scommette sull’internazionalizzazione. La case history della Pilosio illustrata da Dario Roustayan Erika Facciolla il settore dello spettacolo e grandi eventi. Negli ultimi anni l’azienda si è fortemente proiettata verso i mercati esteri, in particolare nel Nord Africa, Stati Uniti e Canada, Sud America, Medio Oriente, Est Europa e Russia. Ne parliamo con Dario Roustayan, amministratore delegato del gruppo. Quali sono le strategie messe in campo dall’azienda per dare impulso all’internazionalizzazione del marchio? «Abbiamo intrapreso una strategia commerciale che punta, entro tre anni, a incrementare la quota export fino al quaranta per cento del volume d’affari complessivo. In particolare, guardiamo con attenzione ai mercati dal potenziale di sviluppo maggiore». A quali Paesi state rivolgendo la vostra attenzione? «Siamo focalizzati sui Paesi dell’emisfero sud il cui tasso di crescita è del 7% annuo. Fra i tanti progetti a cui stiamo lavorando, c’è quello relativo alla fornitura delle strutture per la costruzione del più importante ospedale del Medio Oriente, in Kuwait.
Inoltre, abbiamo recentemente acquisito commesse in Nord Africa e Medi Oriente, aree in cui intendiamo rafforzare la nostra presenza». Il progetto del Ponte della Pace in Georgia, in tal senso, rappresenta forse l’opera più rappresentativa. Cosa può dirci in proposito? «Si tratta di un progetto avveniristico firmato dall’architetto Michele De Lucchi, rinomato autore di realizzazioni di successo in Georgia, per un’opera in vetro e acciaio che unisce le due sponde della città vecchia come simbolo della rinascita del Paese». Qual è stato il vostro apporto in questo ambizioso progetto? «La realizzazione del Ponte della Pace di Tbilisi è stato un vero e proprio inno all'eccellenza progettuale e costruttiva del made in Italy. Oltre alla firma dell'architetto De Lucchi, Pilosio ha collaborato con altre grandi realtà italiane del settore dell'edilizia come Cimolai e Permesteelisa Engineering, fornendo loro a noleggio le impalcature
Dario Roustayan
necessarie alla costruzione del ponte». Cosa vuol dire, per un’azienda come Pilosio, competere sui mercati internazionali attraverso il know how acquisito sul mercato italiano? «Competere sul mercato mondiale per la nostra azienda si è tradotto nella capacità di acquisire un forte orientamento alla cura del dettaglio, alla massima personalizzazione dei prodotti in un'ottica di creazione di una vera e propria partnership con il cliente finale, sempre nel segno dello sviluppo di soluzioni innovative e del rispetto degli standard di sicurezza». Ripercorrendo la storia dell’azienda, qual è la filosofia che ispira il lavoro del gruppo? «Innovazione e qualità sono i principi ispiratori che caratterizzano da sempre il gruppo che quest'anno taglierà lo storico traguardo dei 50 anni di attività. Da sempre tutta la produzione è sottoposta a rigidi controlli per garantire un prodotto con elevati standard qualitativi.
Partendo dalla progettazione fino al servizio di assistenza al cliente in cantiere, Pilosio è costantemente rivolta all’innovazione tecnologica sia del prodotto finito che di tutto il processo produttivo». Tutto questo fa di Pilosio un partner ideale per le aziende del settore. Quali sono gli altri punti di forza che vi distinguono dai principali competitor? «I plus differenzianti sono tanti: l’ampiezza della gamma, il rispetto delle normative vigenti, la continua spinta al miglioramento dei processi di produzione per innalzare la qualità e l'innovazione dell'offerta, gli impianti produttivi all’avanguardia, un ufficio tecnico di progettazione altamente qualificato e un approccio fortemente sensibile alle esigenze del cliente». Chiudiamo con l’avventura nel campo aerospaziale: un valore aggiunto che dà lustro all’azienda e al made in Italy anche in questo settore. «Il nostro ruolo è stato quello di fornire a Thales Alenia Space
una torre mobile in alluminio concepita ad hoc per caricare il propellente per la campagna di lancio dei satelliti del programma spaziale Globalstar2. La torre è stata progettata fin nei minimi dettagli dal nostro ufficio tecnico. Il completamento dell'acquisizione di Lama, in questo senso, ha segnato una tappa fondamentale nel progetto di rilancio della società grazie al suo ottimo e pregresso posizionamento sul mercato e alla qualità dei prodotti». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 199
EDILIZIA
L’edilizia che valorizza il territorio
I
Sotto, il presidente della Altan Prefabbricati Davide Altan www.altan.com
l Friuli ha una lunga tradizione di piccole e medie imprese, che hanno grandi capacità. È una terra di frontiera ed è proprio questa sua caratteristica che dispone chi vi è nato a guadare sia al mercato nazionale che alle possibilità che si trovano al di là del confine. Una di queste realtà imprenditoriali è la Altan Prefabbricati, che si rivolge sia al mercato italiano, soprattutto a quello del Nord Italia, sia ai mercati dell’Est europeo, dove è presente con due sedi operative, una in Ungheria e l’altra in Slovenia. Il presidente Davide Altan fa un resoconto di quella che è la situazione attuale dell’edilizia friulana. «Nel suo complesso il settore edilizio soffre ancora, e in maniera profonda, della crisi. In
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Dal prefabbricato alle marine. Una società che opera a 360 gradi nell’edilizia e che guarda sia al mercato nazionale che a quello europeo, in particolare ai paesi dell’Est. Ne parla il presidente Davide Altan Luca Cavera
questo scenario, la nostra regione non si trova in condizioni diverse da quelle delle altre realtà. Tuttavia si riscontra una certa dinamicità: i piani di sviluppo infrastrutturali della Regione ci sono e le prospettive potrebbero essere buone. Anche gli enti pubblici, però, hanno risentito della crisi e non sempre le risorse economiche sono sufficienti a confermare le previsioni di sviluppo». Quali criticità insorgono nel confronto con gli enti pubblici? «Noi interagiamo con la pubblica amministrazione sia quando partecipiamo alle gare d’appalto, sia quando investiamo in iniziative nostre. Il problema più grosso con la PA è quello della burocrazia, che spesso ritarda lo sviluppo e gli investimenti. E soprattutto di questi tempi, essi potrebbero avere una ricaduta positiva nei contesti locali, in termini occupazionali, economici e paesaggistici». Quali sono i servizi da offrire al mondo dell’edilizia?
«La nostra attività si basa, principalmente, sulla passione per il lavoro. Oggi, per un’azienda consolidata come la nostra e con interessi in diversi settori, è fondamentale la qualità del prodotto e del servizio offerto per garantire un supporto completo: customer care, attenzione alle esigenze del cliente, supporto nelle scelte, flessibilità di soluzioni, assistenza e gestione integrata ma anche tecnologia, innovazione e attenzione all’ambiente. La struttura operativa autonoma ci permette di essere all’avanguardia nell’affrontare problemi che richiedono alta specializzazione e nel gestire in modo completo la realizzazione di grandi opere». In quali settori siete impegnati? «Altan Prefabbricati è decisamente una struttura multidisciplinare: ci occupiamo di costruzione edilizia - il nostro core business -, del settore immobiliare, ricettivo vitivinicolo. Ognuno di questi settori presuppone una fitta rete di competenze e specializzazioni,
Davide Altan
Siamo sul mercato dell’edilizia da 50 anni per offrire soluzioni personalizzate e realizzare grandi opere chiavi in mano
Sopra, realizzazioni di Altan Prefabbricati Spa: intervento residenzialecommerciale a Lio Grando (VE), sede direzionale-logistica Eurocar Logistic a Monfalcone (GO), struttura commerciale Sorelle Ramonda a Villorba (TV), Ponte sul fiume Piave (BL), Sincrotrone Area Science Park a Basovizza (TS)
che riusciamo a garantire grazie alle nostre controllate e partecipate. Esse ci permettono di essere presenti sul mercato a 360 gradi». Prefabbricazione. Che tipo di vantaggi apporta in termini di messa in opera e sicurezza della costruzione? «Il sistema costruttivo prefabbricato ha il pregio di poter soddisfare, nei diversi ambiti di intervento, pressoché qualsiasi esigenza di committenti e progettisti, avendo questi a disposizione molteplici soluzioni personalizzabili. Investire in tecnologia è per noi fondamentale, tant’è che ci siamo dotati di un nuovo brevetto per i muri di sostegno prefabbricati e offriamo pannelli di tamponamento a taglio termico per soddisfare i nuovi standard di risparmio energetico. Noi abbiamo
quattro stabilimenti produttivi, dislocati in Italia e in Ungheria che ci rendono notevolmente competitivi sul mercato con un’ampia capacità produttiva. Gli stabilimenti sono il nostro valore ag-
giunto. Essi sono autonomi e, all’occorrenza, vengono integrati nella logica del processo di costruzione. Ciò ci permette non solo di offrire una tecnologia di costruzione alternativa o integrata a quella tradizionale, ma anche di ottenere risultati ottimali con significativi abbattimenti nei costi e nei tempi di consegna». Nella realizzazione o riqualificazione dei porti turistici, quali benefici di funzionalità, di estetica e di valorizzazione dell’area portuale riuscite a ottenere? «Le nostre marine offrono posti barca fino ai 30 metri con fondali che superano i 6 metri di profondità, strutture ricettive per l’ospitalità e soprattutto tutti i servizi cantieristici per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle imbarca-
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EDILIZIA
zioni. Le due iniziative di Ma-
rina Sant’Andrea a San Giorgio di Nogaro (UD) e quella di Izola, in Slovenia, infatti, sono nate per dotare l’Alto Adriatico di porti turistici che avessero quell’insieme di supporti e di servizi necessari al diportista. A oggi possiamo constatare che le nostre iniziative e l’offerta dei nostri servizi di qualità, hanno riscontrato un notevole successo e molti riconoscimenti, tanto che abbiamo stretto importanti partnership con alcuni tra i principali cantieri navali». In cosa consiste la partecipazione di Altan in un settore così “specialistico” come quello vitivinicolo? «Il settore vitivinicolo è stata una scommessa, intrapresa trent’anni fa da mio padre, e si è dimostrata vincente. Siamo sul mercato con il brand “Vini La Braghina”, un prodotto di qualità a un prezzo accessibile. Produciamo in un’area rinomata come quella del Tocai classico di Lison». Potrebbe descrivere la Altan in numeri? «Abbiamo quattro stabilimenti produttivi, dislocati fra l’Italia e l’Ungheria, con uffici tecnici, logistici, commerciali, amministrativi; il nostro personale conta all’incirca centoventi dipendenti. Abbiamo due marine, che hanno una capacità ricettiva di 1450 imbarcazioni. Per il triennio 2011-14 ab-
Marina Sant’Andrea e Marina Izola, in Slovenia, sono nate per dotare l’Alto Adriatico di porti turistici con servizi e strutture specializzate per le imbarcazioni anche di grandi dimensioni
biamo programmato investimenti per circa 60 milioni di euro». Quali sono i progetti e le aspettative che avete per il futuro della vostra impresa? «La nostra azienda guarda al futuro in modo positivo e si impegna costantemente per
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evolversi. Ci aspettiamo un progressivo sviluppo sia della struttura che delle iniziative immobiliari, in linea con la strategia aziendale impostata, che vuol dire un investimento costante nella qualità, nella tecnologia e nella professionalità».
TURISMO
Prospettive positive per il turismo italiano L’industria ricettiva italiana può sperare in previsioni più rosee. Nonostante la crisi, infatti, le famiglie non rinunciano alle vacanze. Eliana Paterniti illustra le ultime novità dell’offerta turistica Lucrezia Gennari
A
nche se il 2011 non sarà ancora un anno positivo per il turismo internazionale, dalle ultime tendenze del settore sembra che l’industria dell’ospitalità italiana possa sperare in risultati economici migliori rispetto a quelli del 2010, nonostante la leggera flessione delle presenze, per il consistente aumento dei prezzi. Le vacanze sembrano comunque essere un bene al quale gli italiani non vogliono rinunciare. Anche in tempi di crisi. Naturalmente, però, gli operatori del settore turistico devono sapersi adattare alle ri-
chieste di un mercato in continua trasformazione. Così, il lavoro delle agenzie di viaggio, oggi, deve improntarsi proprio sul saper trovare la soluzione migliore per ogni esigenza, garantendo qualità e affidabilità del prodotto indipendentemente dal budget di spesa. Proprio questa è la prerogativa di una storica agenzia di Trieste, la Paterniti Viaggi. Presente sul territorio dal 1963, Paterniti Viaggi vanta una clientela fidelizzata in gran parte già dagli anni 60. «Oggi le persone sono martellate dalle immagini, dalle notizie e dagli stimoli provenienti dai
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diversi media – afferma Eliana Paterniti amministratore unico dell’azienda -. In questo contesto, la figura del consulente di viaggio diventa sempre più importante per orientare la scelta del prodotto». La crisi economica mondiale ha avuto un impatto importante sul settore turistico e, pur non volendo rinunciare alla vacanza, le persone stanno attente a quello che spendono. Prenotando le vacanze con largo anticipo, oggi, si può scegliere tra un ventaglio più ampio di soluzioni, ma anche beneficiare delle offerte “prenota prima” previste dai tour operator. «Molti dei nostri clienti preferiscono prenotare in anticipo le vacanze, ma noi riserviamo una particolare attenzione anche alle proposte “last minute”, selezionando scrupolosamente le migliori offerte presenti sul mercato, in modo da garantire la vacanza giusta anche al cliente “ritardatario” o con un budget limitato». Paterniti Viaggi, inoltre, programma ogni anno una serie di viaggi di gruppo con le de-
Un interno dell’agenzia Paterniti Viaggi di Trieste. Nella pagina accanto un charter nautico affittabile presso l’agenzia www.paternitiviaggi.it
stinazioni più belle e interessanti, e itinerari e servizi studiati appositamente per la clientela. «Prima di ogni partenza – sottolinea Eliana Paterniti - organizziamo una serata a tema sulla destinazione, presentata da un relatore specializzato». Questa è una delle peculiarità offerte dalla Paterniti Viaggi sempre attenta a proporre anche soluzioni innovative. «La nostra è un’attività quasi totalmente femminile, che tutti noi consideriamo un po’ un “incubatore di idee”. Attualmente stiamo lavorando a progetti ambiziosi, uno su tutti è l’incoming nel Friuli Venezia Giulia: dopo aver accompagnato clienti in tutto il mondo, ci piacerebbe portare il mondo a conoscere la nostra bella terra». A supporto di questa iniziativa, e vista anche la vocazione di Trieste per il mare, l’agenzia, proprio recentemente, ha aperto una divisione dedicata al charter nautico. «La
Stiamo lavorando all’apertura di una filiale a Varsavia. Il mercato dell’Est europeo è diventato un bacino importante, che non possiamo trascurare
divisione “charter nautico” – spiega Eliana Paterniti - offre la disponibilità di barche a vela da 11 a 15 metri, noleggiabili con o senza skipper. L’itinerario e la durata del noleggio possono essere personalizzati in base alle esigenze e possono variare dalla semplice gita in giornata nel Golfo di Trieste a una vera e propria crociera tra le isole della Croazia, della Dalmazia o della Grecia». Di recente l’agenzia ha rivisitato la veste grafica del sito internet inserendo anche nuovi contenuti. L’obiettivo è realizzare una “vetrina” ancora più utile per un contatto più diretto e veloce. Ma per il prossimo futuro, la Paterniti Viaggi ha in serbo anche un
altro progetto particolarmente rilevante: «stiamo lavorando all’apertura di una filiale a Varsavia – afferma Eliana Paterniti -. Il mercato dell’Est europeo è diventato un bacino importante, che non possiamo trascurare. Nei prossimi anni ci aspettiamo un flusso molto considerevole di turisti interessati a visitare l’Italia e non solo. La scelta della Polonia, dunque, non è stata casuale, ma strategica: si tratta infatti di un paese con una cultura molto simile alla nostra, con una popolazione giovane ad alta scolarizzazione, che sull’onda di un’economia nazionale in crescita, sta contribuendo all’aumento della richiesta di servizi turistici». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 213
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Situazione stazionaria in regione: il meteo aiuta
S
ono stati purtroppo molti i superamenti dei limiti di legge per la massima concentrazione giornaliera consentita di PM10 in Friuli Venezia Giulia nei primi mesi del 2011, in particolare nei capoluoghi di provincia. Valori analoghi erano stati riscontrati nei primi mesi del 2007 e 2008, mentre nel 2009 e 2010 la ventilazione e il rimescolamento delle masse d'aria avevano limitato il numero dei superamenti. «La situazione è sostanzialmente stazionaria – illustra il direttore tecnico scientifico dell’Arpa regionale, Giorgio Mattassi –. Negli anni a forte rimescolamento delle masse d’aria il numero dei superamenti risulta contenuto e inferiore al limite di legge; negli anni di ristagno, invece, i superamenti dei limiti giornalieri per il PM10 sono elevati». Tutta la pianura e tutta la costa del Friuli Venezia Giulia sono soggette ai superamenti dei limiti, soprattutto nei maggiori centri abitati, dove le concentrazioni di PM10 risultano essere maggiori in quanto maggiore è la densità emissiva. Fa eccezione Trieste che «bensì sia caratterizzata da un’importante realtà portuale e nonostante
«Le previsioni sull’inquinamento potrebbero essere buone se si riuscisse a creare una maggiore sensibilità ambientale nella popolazione». Per contrastare le polveri sottili occorre infatti, secondo Giorgio Mattassi, agire su tutte le loro cause: industrie, traffico, riscaldamento domestico Viola Leone
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Giorgio Mattassi
abbia una zona industriale a ridosso dell'abitato, è mediamente caratterizzata da ridotte concentrazioni di PM10, grazie alla peculiarità della ventilazione». Attualmente l’Italia è stata rinviata alla Corte di giustizia europea per il mancato rispetto dei limiti di legge relativi al PM10. «Vi sono stati anni in cui il Friuli Venezia Giulia è
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L’inquinamento non ci riguarda tutti solo perchè tutti respiriamo l'aria, ma perchè tutti, nel nostro piccolo, la inquiniamo
riuscito a rispettare questi parametri, ma per il futuro molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche – prosegue Mattassi –. Molte regioni europee riescono a rispettare tali limiti, va comunque detto che il bacino padano, all’imboccatura del quale si trova il Friuli, presenta condizioni meteoclimatiche molto complesse che richiedono notevoli sforzi». Le polveri hanno di fatto molte cause e su tutte è necessario agire per ottenere risultati tangibili. «Negli ultimi anni, soprattutto grazie allo strumento dell’Autorizzazione integrata ambientale, si è iniziato ad agire sulle emissioni industriali che si sono ridotte notevolmente, anche se ancora di più può e deve essere fatto, grazie al progresso tecnologico». Per quanto riguarda il traffico, ci sono stati dei benefici, non tanto per la riduzione del numero dei veicoli o del loro utilizzo quanto per i miglioramenti tecnologici. «La classe Euro 5 dovrebbe portare a un significativo miglioramento – prevede il direttore scientifico –, abbattendo drasticamente le emissioni di polveri; per
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quanto riguarda gli ossidi di azoto, significativi miglioramenti sono attesi solo con la classe Euro 6, che dovrebbe essere messa in commercio con il 2015». Per quanto riguarda la combustione domestica, in particolare quella della legna, una delle principali sorgenti di materiale particolato, poco è stato fatto, soprattutto in termini di sensibilizzazione popolare. «Sarà necessario iniziare ad agire su questo aspetto per garantire la disponibilità sul mercato di stufe a ridotte emissioni, dato che la legna viene anche sostenuta a livello europeo, giustamente, come fonte rinnovabile. Bisogna, cioè, armonizzare le politiche in maniera da non creare nuovi problemi per risolverne di vecchi. Solo da pochi anni, inoltre, si è iniziato a parlare di “case a bassi consumi” – conclude – ovvero di abitazioni per le quali il fabbisogno energetico risulta essere molto minore rispetto alle abitazioni normali e che grande beneficio potrebbero portare sia in termini di emissioni di gas serra che di inquinamento».
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 215
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Norme condivise contro l’inquinamento La situazione dell’inquinamento dell’aria a Udine non è allarmante. Ma secondo il sindaco, Furio Honsell, non bisogna abbassare la guardia: servono scelte politiche forti e l’individuazione di aree vaste sulle quali definire azioni di medio termine Viola Leone
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Furio Honsell, sindaco di Udine
a qualità dell’aria nella provincia di Udine ha registrato un miglioramento negli ultimi mesi. «Se i superamenti dei limiti fissati per le polveri sottili nel 2009 sono stati 37, nel 2010 sono scesi a 28» spiega il sindaco, Furio Honsell. I dati però dipendono in gran parte da una variabile imprevedibile, ovvero le condizioni meteo; non a caso gli ultimi mesi del 2010 e i primi del 2011 sono stati particolarmente piovosi. Lo scenario di fondo rimane, comunque, complesso e caratterizzato da molte criticità. «La quantità di automobili private nel Friuli, e nella provincia di Udine in particolare, è molto alta; il valore si aggira attorno a
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un’auto ogni 2 abitanti, compresi quelli che non hanno la patente – precisa il sindaco -. Sul nostro territorio passa poi tutto il traffico che va verso l’est Europa perché, come sappiamo, il sistema ferroviario italiano non favorisce il trasporto delle merci, che viaggiano ancora prevalentemente su gomma». Di certo la situazione di Udine non è paragonabile a quella di altri grandi centri urbani del nord Italia, basti pensare a Milano, ma secondo Honsell non bisogna abbassare la guardia. «Di fatto quando si protraggono condizioni di alta pressione su tutta la piana friulana la concentra-
zione delle polveri sottili si alza in maniera preoccupante e purtroppo secondo le stime sanitarie sono molte le morti che si devono ricondurre a problemi respiratori dovuti all’inquinamento dell’aria». Quali provvedimenti adottate in caso di superamento dei limiti fissati per le polveri sottili? «Il provvedimento di solito più utilizzato in questi casi, ovvero le targhe alterne, è a mio parere una soluzione a breve termine non particolarmente efficace. Piuttosto ho imposto che nei momenti di “sforamento” potessero circolare soltanto automobili di
Furio Honsell
Caldaie più moderne «Dall’inizio dell’anno non ho ancora firmato alcuna ordinanza contro l’inquinamento dell’aria». Ettore Romoli, sindaco di Gorizia, tratteggia una situazione del tutto ottimistica, sottolineando come negli ultimi mesi del 2010 e nei primi del 2011, grazie anche a un clima particolarmente piovoso e ventoso, non sia stato registrato alcun superamento dei limiti fissati per le polveri sottili. «Nella nostra città l’industrializzazione è molto modesta, quindi non soffriamo di inquinamento da opifici o simili, e la circolazione delle auto è abbastanza fluida – spiega il sindaco -. Una delle principali cause dell’inquinamento sono a mio parere le caldaie obsolete; servirebbe un provvedimento radicale per rinnovarle, non solo qui ma in tutte le grandi città».
tipo ecologico oppure con una classificazione euro 3, euro 4 o superiore. Sosteniamo ovviamente tutte le forme alternative di mobilità, come il progetto “Pedibus”, per far sì che i bambini percorrano a piedi il tragitto casa-scuola, e abbiamo cercato di contrastare il problema del riscaldamento». In che modo? «In primis attraverso i controlli delle caldaie, che però non si rivelano sufficienti. Abbiamo promosso norme precise per le nuove abitazioni, atte a ridurre la necessità di riscaldamento, con regolamenti edilizi stringenti, e favoriamo tutti i progetti di te-
leriscaldamento nei nuovi insediamenti. Il problema è che se anche mettiamo in atto provvedimenti efficaci nel nostro Comune ma altrove non si fa altrettanto, il nostro impegno non serve a niente. Occorrerebbe un coordinamento a livello regionale, come è previsto da una legge nazionale che prevede l’individuazione di aree più vaste sulle quali definire delle azioni di medio termine». Lungo quali direttrici dovrebbe indirizzarsi un intervento da parte della Regione? «Potenziamento del trasporto pubblico e del teleriscaldamento: sono queste le due di-
rettrici sulle quali bisogna operare in chiave collettiva. Udine è un’area pedemontana di pianura con decine di migliaia di auto di pendolari in entrata e in uscita ogni giorno; un problema risolvibile solo in termini di area vasta, con un nuovo piano dei trasporti pubblici. Ma per ora la Regione non ha imposto norme precise né varato dei piani di investimento. Finché tutti avranno il mito del riscaldamento autonomo e dell’utilitaria il problema delle polveri sottili non si potrà mai risolvere: servono misure strutturali, dettate da scelte politiche forti».
Il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 217
RINNOVABILI
I vantaggi del solare termico Gli impianti che sfruttano energia solare sono ormai una realtà consolidata. In particolare, gli impianti solari termici per uso domestico permettono di ottenere un notevole risparmio energetico, nonché economico. Il punto di Arrigo Burello Carlo Gherardini
U Arrigo Burello della Solar Systems Spa di San Daniele del Friuli Ud . Nella pagina accanto, la sede dell’azienda www.supersolar.it
no studio commissionato dal governo di Berlino già nel novembre 2006 evidenziava come lo sfruttamento dell’energia solare in maniera capillare, possa portare a un’autosufficienza dell’Europa entro il 2050. Pulito, costante, rinnovabile, in effetti il Sole sembra essere il futuro dell’energia. Attraverso i pannelli degli impianti solari termici, i raggi del sole pos-
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sono essere convertiti in calore, riscaldando l’acqua a temperature relativamente basse. D’altra parte è dimostrato come l’impiego dell’energia solare, specie nell’uso domestico, in comunità e in ambienti idonei, consenta notevoli risparmi. La produzione di calore mediante energia solare è già oggi un’opzione interessante dal punto di vista economico, visto l’alto prezzo del petrolio e la continua crescita del costo del gas. Impianti standardizzati per la produzione di acqua calda fanno parte sempre più spesso della cultura del consumo e del risparmio energetico. In quest’ottica si pone l’attività dell’azienda Solar Systems Spa di San Daniele del Friuli guidata da Arrigo Burello. Quali sono le potenzialità dell’energia termica ricavata dal Sole? «Sebbene la quota di energia termica di origine solare sia oggi relativamente bassa rispetto al consumo complessivo, il suo potenziale è rilevante. Se tutti gli edifici esistenti fossero risanati in
modo ottimale dal punto di vista energetico, i collettori solari consentirebbero di coprire l’intero fabbisogno di energia termica delle economie domestiche italiane. Inoltre, l’irraggiamento solare in Italia supera il fabbisogno annuo procapite di calore necessario alla produzione di acqua calda nel residenziale». Il vostro core business è rappresentato proprio dai sistemi solari termici. «Sì, in particolare quelli a circolazione naturale, ideali per produzioni fino a 3mila litri al giorno e per l’uso domestico. Abbiamo comunque disponibili in catalogo anche sistemi solari termici a circolazione forzata e, a partire dal 2010, anche un sistema solare fotovoltaico di produzione nazionale. Il nostro mercato di riferimento è da 30 anni quello dei privati, che offre grandi possibilità se si considera che sono circa 12 milioni 805mila le abitazioni attive in Italia nei centri al di sotto dei 30mila abitanti. Per scelta commerciale e tipologia di vendita non ci rivolgiamo diretta-
Arrigo Burello
LA STRUTTURA DELL’IMPRESA ata come società semplice nel 1982 la Solar Systems è passata attraverso un trentennio di sfide commerciali, subendo tutti i fisiologici cambiamenti che l’hanno portata a diventare una società per azioni ancora interamente controllata dalla famiglia Burello – Klein. L’azienda si colloca al vertice del settore nella vendita diretta in Italia, assorbendo le migliori innovazioni tecnologiche che si susseguono nel panorama internazionale, adattandole alle esigenze particolari dei propri mercati di riferimento. Oggi conta 7 filiali, 130 tra dipendenti, agenti e collaboratori, 100 installatori autorizzati e 43.500 clienti contenti di aver scelto la qualità dei sistemi solari Super Solar.
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L’irraggiamento solare in Italia supera il fabbisogno annuo procapite di calore necessario alla produzione di acqua calda nel residenziale
mente al settore professionale». Quali caratteristiche deve avere un “impianto solare perfetto”? «Un impianto solare deve rispettare tre regole d’oro: non costare molto, durare a lungo, non avere costi di gestione. Gli impianti solari oggi sul mercato, almeno quelli concepiti anche attraverso un attento studio dei materiali usati per la loro costruzione, sono una tecnologia arrivata a piena maturazione. Il settore di applicazione preponderante risulta essere quello degli impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, dove i risparmi di energia si aggirano tipicamente sul 50 – 80%. La
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mission della nostra azienda è proprio quella di garantire l’alta qualità e la lunga durata del prodotto, unitamente all’attenzione per il risparmio energetico, con un approccio le cui fondamenta risiedono nel pensare al cliente». Quali vantaggi offre un impianto solare termico a circolazione naturale? «Il pregio della circolazione naturale è il ridotto numero dei componenti che sono i pannelli solari, i bollitori e le valvole di sicurezza. È un sistema molto semplice che non manifesta problemi di rotture o malfunzionamento ed è molto economico. Questa tipologia di impianti è particolarmente
indicata per le utenze domestiche e le piccole comunità con consumi fino a 3mila litri al giorno di acqua calda sanitaria. Fondamentale è il dimensionamento del sistema solare. Il rapporto tra superficie captante e accumuli per impianti a circolazione naturale deve essere compreso tra i 70 e 80 litri ogni mq di collettore. È assolutamente antieconomico installare accumuli più piccoli e non rispondenti alle reali esigenze dell’utente, o comunque troppo grandi facendo lievitare i costi. Negli impianti domestici la circolazione naturale è senza dubbio la soluzione ideale». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 221
RINNOVABILI
La centrale elettrica in casa
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Evelino Zanzaro, titolare di Esed Engineering di Udine www.esed.it
li sconvolgimenti degli ultimi mesi hanno trasformato il Nord Africa in una miccia accesa. Dalle terre oltre il Mediterraneo è arrivato finora in Italia il 32% dell’export di petrolio libico. Con questo dato il nostro paese si classifica come il maggiore importatore europeo, ma non è un primato di vanto, viste le incognite sul futuro di questa fornitura. Il sempre più pressante problema della dipendenza energetica dall’estero, dal quale bisogna affrancarsi il prima possibile, ha riaperto il dibattito sul nucleare, subito richiuso dal disastro nipponico ancora in atto. Queste emergenze sono l’ennesimo contraccolpo su una situazione già critica. È tempo quindi di ini-
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L’attuale situazione geopolitica potrebbe acuire i problemi energetici dell’Italia. Siamo ancora troppo dipendenti dai minerali fossili e dai loro monopolisti. Evelino Zanzaro spiega che, anche alle famiglie, conviene puntare sul Sole e sul fotovoltaico Luca Cavera
ziare a guardare con attenzione a ciò che le energie cosiddette “alternative” possono offrire. Una fra queste è il fotovoltaico, che oltre ai grandi impianti, è sfruttabile anche per un uso “domestico”, come ci spiega Evelino Zanzaro, perito elettrotecnico industriale e giovane imprenditore, titolare di Esed Engineering. «Un impianto fotovoltaico è un impianto per la produzione di energia elettrica. Se installato in una casa privata, può trasformare un’abitazione in una vera e propria piccola centrale elettrica. E non si tratta di un’ipotesi futuristica, ma di un’ingegneria concreta – promossa anche dal Nobel per la fisica Carlo Rubbia – che, sfruttando una fonte inesauribile, produce energia. Molto semplicemente si tratta di un sistema costituito da un insieme di apparecchiature che consentono di trasformare direttamente l’energia del Sole in energia elettrica. È una soluzione che presenta diversi vantaggi: l’assenza di qualsiasi tipo di emissioni inquinanti, il risparmio di com-
bustibili fossili e, di conseguenza, una minore dipendenza dai Paesi esportatori di gas e petrolio. Grazie all’estrema affidabilità, data dall’assenza di parti in movimento – si calcola che la vita degli impianti attuali sia superiore a 25 anni – e a costi di manutenzione ridotti al minimo, questo sistema garantisce una considerevole autonomia energetica». Esistono degli incentivi statali, o erogati da enti territoriali, per chi sceglie di installare un impianto fotovoltaico in casa? «Al di là degli incentivi, chi, come noi di Esed Engineering, ha capito il valore di questo progresso, invita, sia i privati cittadini che le aziende a sfruttare i vantaggi economici che derivano direttamente dalla scelta di questa tecnologia, oltretutto sostenibile da un punto di vista ambientale. In più, optando per un impianto fotovoltaico, attualmente, è possibile usufruire degli incentivi statali del decreto “In conto energia”». Cosa prevede, in dettaglio,
Evelino Zanzaro
questo decreto e a chi si rivolge? «“In conto energia” si rivolge, indistintamente, a privati, imprese ed enti pubblici che installano un impianto fotovoltaico che sia connesso alla rete elettrica. L’incentivo erogato è proporzionale all’energia elettrica prodotta. Questa viene remunerata per venti anni dal Gestore dei Servizi Elettrici (GSE Spa) prevedendo una tariffa più che doppia del prezzo di quella che l’utente paga a fronte della fattura Enel. È un incentivo idoneo sia per le piccole utenze domestiche che per le grandi aziende». In concreto qual è il ritorno economico per chi sceglie di usufruire di “In conto energia”? «Considerando gli importi di “In conto Energia”, il proprietario ha la possibilità di recuperare il capitale speso per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico in tempi molto più brevi (circa la metà) rispetto agli anni di “godimento” dell’incentivo concesso da parte GSE. Suggeriamo pertanto sia ai privati cittadini che alle aziende interessate, di rivolgersi alla Esed Engineering di Udine che, sulla base dell’esperienza acquisita, è in grado di fornire un supporto all’utente fin dalla fase iniziale per ricercare la migliore soluzione tecnico-economica, espletare le varie pratiche burocratiche (esempio: domanda di contributo GSE) e successiva-
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Un impianto fotovoltaico produce energia elettrica e può trasformare un’abitazione in una vera e propria piccola centrale elettrica
mente dar corso al progetto dettagliato di esecuzione dell’impianto fotovoltaico». Oltre al fotovoltaico, di cosa vi occupate? «Dall’anno di fondazione del 1975, la Esed Engineering si è specializzata nelle attività di progettazione di impianti elettrici di trasformazione, con le annesse reti di distribuzione, e in particolare nella elaborazione della completa ingegneria di installazione per importanti im-
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pianti siderurgici di produzione e trasformazione dell’acciaio. Oltre a consolidare le esperienze acquisite negli impianti industriali, negli ultimi anni la società ha iniziato a diversificare le attività di progettazione nell’ambito degli impianti di termoventilazione, antincendio, di cogenerazione e produzione di energia, di illuminazione stradale e per il settore terziario, nonché ospedali, centri commerciali e altro ancora». FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 223
SERVIZI ECOLOGICI
L’ecologia riqualifica il territorio
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A destra, panoramica della zona industriale di Trieste (SIN). Nella pagina a fianco, Fabrizio Pertot, presidente della Pertot Srl Ecologia-Servizi di Trieste e un operatore a lavoro www.pertot.it
e bonifiche dei siti inquinati, a Trieste come in altre aree del Friuli-Venezia Giulia e di tutta Italia, rappresentano un problema rilevante finché istituzioni e imprese non intraprendono un percorso comune che può trasformarsi in un’opportunità per lo sviluppo socio-economico dei territori interessati. La Pertot Ecologia-Servizi, una società impegnata da oltre cinquant’anni nel capoluogo giuliano nella fornitura di servizi ecologici a enti pubblici, aziende e privati, appartenente al Gruppo Calcina Iniziative Ambientali, ha investito in specializzazione e innovazione tecnologica, anticipando quelle che potranno essere le richieste in materia di bonifiche e ripristino ambientale del SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Trieste. «L’impegno per l’ambiente – afferma il presidente Fabrizio Pertot – è una delle linee guida dell’azienda: con l’iscrizione alla categoria 9 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, la società è in grado di intervenire per risolvere tutte le problematiche relative alla salvaguardia ambientale e alla bonifica dei siti inquinati». I progetti di bonifica vengono seguiti in tutte le
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La salvaguardia ambientale e la bonifica dei siti inquinati rappresentano valide opportunità di riqualificazione territoriale. A Trieste, la Pertot Ecologia-Servizi anticipa le richieste del piano di caratterizzazione del sito d'interesse nazionale Giulio Conti
loro fasi, dalla progettazione e fattibilità, alla gestione della fase autorizzativa e operativa, fino alla loro realizzazione finale, in conformità al decreto legislativo 3 aprile 2006, numero 152. «I servizi di tutela ambientale demandati alla Pertot – spiega il presidente – comprendono la gestione dei rapporti con le istituzioni pubbliche, la messa in sicurezza dell’area inquinata, il trasporto e lo smaltimento di
materiali nocivi, quindi la redazione del progetto di bonifica, la realizzazione e il risanamento ambientale della zona inquinata». Forte di un organico altamente qualificato e di un ampio e attrezzato parco mezzi la Pertot è in grado di intervenire in tempo reale per risolvere tutte le problematiche relative all’antinquinamento, salvaguardia ambientale e alla sicurezza, offrendo un
Fabrizio Pertot
servizio affidabile e capillare, sia a livello locale che regionale, garantito anche con un numero di Pronto Intervento 24 ore su 24 per le emergenze ecologiche. «Proponiamo soluzioni integrate in tre specifiche aree di intervento: oltre alle bonifiche ambientali, anche la gestione rifiuti e i servizi fognari. In tal senso, l’iscrizione all’Albo Nazionale delle Imprese Gestori Rifiuti – sottolinea Fabrizio Pertot – consente all’azienda di provvedere alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento-recupero di rifiuti urbani, speciali e ospedalieri, pericolosi e non, sia allo stato solido che liquido». Le attività di raccolta e trasporto dei rifiuti vengono svolte con mezzi di proprietà dell’azienda quali autocarri, motrici, autocompattatori, cisterne e raccoglitori di vario cubaggio e dimensione a seconda delle esigenze delle singole realtà. La Pertot effettua anche campionature di materiale allo stato solido o liquido presso laboratori di fiducia regolarmente autorizzati per l’analisi e la classificazione degli stessi. «Offriamo inoltre consulenza per la corretta tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti, la compilazione del M.U.D. (Modello Unico di Dichiarazione), la progettazione di un servizio integrato per la raccolta differenziata e il corretto avvio a smaltimento-recupero di ogni tipologia di rifiuto». Per quanto riguarda i rifiuti sanitari, la Pertot possiede tutti i requisiti necessari per la raccolta, il trasporto e lo smalti-
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Gli interventi in condotte fognarie o cisterne sono svolti con macchinari e attrezzature specializzate per eseguire aspirazioni, lavaggi fino a una pressione di 800 atmosfere
mento dei rifiuti non pericolosi e pericolosi a rischio infettivo. «Eseguiamo operazioni di macroraccolta presso aziende sanitarie locali, ospedali e strutture convenzionate, di microraccolta presso studi medici specialistici, ambulatori e laboratori vari, e riforniamo di contenitori di ogni tipo a seconda delle esigenze contingenti. I trasporti sono programmati ed eseguiti con mezzi di proprietà regolarmente autorizzati e allestiti ove necessario in conformità alla normativa ADR».
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L’esperienza della Pertot in campo ambientale e le competenze del personale garantiscono rapidità e ottimi risultati negli interventi di manutenzione, gestione e pulizia delle reti fognarie e degli impianti di depurazione. Gli interventi in condotte fognarie o cisterne sono svolti con macchinari e attrezzature specializzate per eseguire aspirazioni, lavaggi ad alta pressione e ad acqua fredda e/o calda fino a una pressione di 800 atmosfere, asporto di materiale attraverso autobotti di varia portata e videoispezioni per verificare lo stato reale delle condotte. Sinonimo di sicurezza, qualità e affidabilità del servizio, l’azienda triestina ha ottenuto le certificazioni Uni En Iso 9001:2008 per il Sistema Qualità, Uni En Iso 14001:2004 per il Sistema Ambiente e OHSAS 18001:2007 per il Sistema Sicurezza. FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 225
EVASIONE FISCALE
Controlli capillari sul territorio Importanti risultati nella lotta all’evasione fiscale sono stati ottenuti dalla Guardia di Finanza del Triveneto nel corso del 2010 e i dati positivi continuano anche quest’anno. Il generale Pasquale Debidda illustra tutte le attività delle Fiamme Gialle Nicolò Mulas Marcello
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Pasquale Debidda, comandante interregionale dell’Italia nord orientale
el Triveneto la Guardia di Finanza svolge un accurato lavoro di controllo dei capitali per verificare se si è in presenza di fenomeni di evasione fiscale. La particolare conformazione del territorio che vede vicino il confine con paesi stranieri, favorisce talvolta il trasferimento dei capitali all’estero. «Solo a titolo di esempio – sottolinea il generale Paquale Debidda, comandante interregionale dell’Italia nord orientale – vorrei citare l’attività che la Guardia di Finanza svolge nel settore del mercato dei capitali, degli illeciti in materia di spesa pubblica, nella lotta alla contraffazione. E questo approccio globale, che incide anche in termini di cultura della legalità, lo può fare la Guardia di Finanza grazie agli strumenti normativi di cui il Corpo dispone quale polizia economico-finanziaria a carattere generale, preposta alla tutela del bilancio dello Stato, dell’Unione europea e degli enti locali, ricordando in modo particolare che è preciso dovere del Corpo garantire il rispetto delle regole della libera concorrenza e della leale convivenza economica dei cittadini e delle imprese in particolare» Nel corso del 2010 quanti controlli e verifiche fiscali sono state effettuate dalla
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Guardia di Finanza nel nord est e cosa è emerso? «Nel 2010, la Guardia di Finanza, nel Triveneto, ha effettuato oltre 16.000 tra verifiche e controlli, che hanno consentito di far emergere, in primis, 1419 evasori totali e 254 evasori paratotali che avevano sottratto a tassazione oltre 3 miliardi di euro di base imponibile e omesso di versare Iva per oltre 450 milioni di euro. Complessivamente l’attività dei finanzieri del nord-est ha determinato la segnalazione all’Agenzia delle Entrate di base imponibile per oltre 5 miliardi di euro e l’individuazione di Iva dovuta per quasi 900 milioni di euro». Questi dati dello scorso anno riflettono un aumento dell’evasione nelle tre regioni rispetto agli anni precedenti? «I risultati ottenuti, che, tengo a sottolineare, sono di assoluto rilievo, più che un aumento dell’evasione denotano un sempre maggiore affinamento della capacità operativa dei reparti della Guardia di Finanza i quali concentrano i loro sforzi su soggetti ad alta pericolosità fiscale previamente individuati grazie a una attenta attività di intelligence, di analisi di rischio, di controllo economico del territorio e a metodologie investigative e di indagine proprie di una forza di polizia». Nei primi mesi del 2011 avete condotto nuove importanti operazioni sul tema dell’elusione ed evasione fiscale? «Anche nell’anno in corso le nostre risorse operative sono concentrate sui fenomeni di
Pasquale Debidda
evasione, di frode fiscale, di altri reati tributari e di evasione internazionale più rilevanti, comprese le più varie forme di economia sommersa, con un approccio investigativo ed operativo che punta a sfruttare tutto il patrimonio di dati ed elementi ottenuti dal contrasto a 360° agli illeciti economico-finanziari posto in essere dalla Guardia di Finanza, chiaramente, in ciò, considerando la peculiarità propria dell’area territoriale di riferimento. Solo a titolo di esempio vorrei citare l’attività che la Guardia di Finanza svolge nel settore del mercato dei capitali, degli illeciti in materia di spesa pubblica, nella lotta alla contraffazione». In particolare cosa è emerso? «Abbiamo iniziato e sono in corso numerose operazioni sul tema che, ad oggi, hanno portato ad individuare ben 275 evasori totali e 52 paratotali, con la sottrazione a tassazione di base imponibile per 400 milioni di euro e di Iva evasa per oltre 50 milioni di euro. Tra
Abbiamo iniziato e sono in corso numerose operazioni che hanno portato a individuare ben 275 evasori totali e 52 paratotali
le altre vorrei segnalare l’importante attività di polizia tributaria e giudiziaria svolta da reparti dipendenti dal comando regionale veneto, che ha consentito di individuare una imponente frode all’Iva, realizzata da società operanti nel settore della lavorazione delle pelli grezze, mediante l’emissione e l’ utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti per circa 1,5 miliardi di euro e attraverso l’indebito ricorso ai depositi Iva. In merito significative le proposte di recupero a tassazione di imponibile per oltre mezzo miliardo di euro, inoltrate agli uffici finanziari e i
FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 229
EVASIONE FISCALE
provvedimenti di carattere ablatorio per oltre
20 milioni di euro, eseguiti mediante la sottoposizione al vincolo del sequestro di beni mobili ed immobili, emessi dalla competente autorità giudiziaria. Peraltro l’attività di contrasto all’evasione fiscale sarà perseguita in modo ancora più efficace anche proprio attraverso l’aggressione dei patrimoni degli evasori responsabili dei reati fiscali con l’interessamento delle procure al fine di aumentare i sequestri di beni in funzione della confisca». Le indagini sulle frodi fiscali internazionali sono sempre complesse. Come si muove su questo fronte la Guardia di Finanza? «Uno spazio prioritario è stato assegnato ai piani di contrasto all’evasione internazionale e ai paradisi fiscali, proseguendo e rafforzando le attività di controllo nei confronti dei soggetti che hanno occultamente trasferito capitali al-
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l’estero, delle persone fisiche e delle società che hanno fissato fittiziamente la residenza o la propria sede in Paesi a fiscalità privilegiata, o che intrattengono rapporti commerciali con società controllate o collegate o con soggetti ubicati in centri off-shore». Un esempio? «Proprio quest’anno, è stata conclusa in materia una complessa operazione, sviluppata attraverso l’esecuzione di diverse verifiche fiscali, che ha portato, nel suo insieme, alla individuazione di elementi positivi di reddito non dichiarati o non contabilizzati per oltre 300 milioni di euro, Iva non versata per oltre 6 milioni di euro e di denunciare 3 persone. Con altrettanta determinazione viene perseguito il contrasto delle frodi all’Iva intracomunitaria (un caso tipico sono le frodi carosello) che continuano a costituire fonte di preoccupazione anche nell’area del nord est. Tutto ciò nonostante, in più occasioni, il legislatore nazionale e comunitario abbia cercato di arginare tale fenomeno e nonostante la Guardia di Finanza abbia condotto e conduca da sempre una diuturna azione repressiva. Il problema è che, a fronte dell’azione di contrasto, il “carosello”, negli anni, si è andato sempre più affinando, creando una casistica variegata di sistemi di frode che vede protagonisti quei settori particolarmente sensibili per l’elevata incidenza fiscale quali, tra gli altri, quelli delle auto di lusso, dei prodotti di telefonia, dell’informatica, dell’elettronica e anche, come già evidenziato in precedenza, della lavorazione delle pelli grezze».
IL SETTORE ERBORISTICO
Più ricerca e informazione per il mercato fitoterapico
È
da 25 anni uno dei principali distributori italiani di prodotti erboristici. E oggi Farmaderbe si propone sul mercato con un nuovo approccio. «È nostra intenzione creare prodotti formulati in modo “razionale” – spiega Gabriele Venturini, responsabile della produzione per l’azienda di Pradamano, in provincia di Udine -. Intendiamo utilizzare i rimedi erboristici tradizionali trattandoli con la stessa cura riservata ai farmaci, ovvero con una grandissima attenzione agli studi più recenti in merito a dosaggi, posologia, controlli di qualità, purezza e interazioni». Gabriele, che porta avanti l’azienda coadiuvato dal fondatore, Manlio Venturini, e della sorella Diletta, conferma il successo del marchio, leader sul mercato dei cosmetici, degli integratori alimentari e dei rimedi tradizionali fitoterapici. Il gruppo vanta un portafoglio con oltre 6mila clienti diretti, tra erboristerie, farmacie, parafarmacie e negozi di alimentazione naturale. Negli ultimi anni, poi, Farmaderbe ha trovato interessanti sbocchi sul mercato internazionale. «Abbiamo intrapreso alcune interessanti collaborazioni commerciali con paesi dell’area mediterranea e dell’Est asiatico – spiega Gabriele Venturini -. Ci stiamo anche accingendo a distribuire i nostri prodotti sui mercati austriaco e tedesco, nei quali l’utilizzo razionale e scientifico dei rimedi fitoterapici si regge su profonde radici culturali. Nei programmi futuri ci sono poi il perfezionamento di accordi distributivi con il Medio Oriente e con i Paesi Bassi». Venturini, il mercato dei prodotti salutari sta vivendo una buona stagione? «Nel 2010 il settore degli integratori alimentari ha seguito un trend positivo in tutta Eu-
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La parola a Gabriele Venturini della società Farmaderbe, per fare il punto sul settore erboristico e per rilanciare l’importanza di un approccio scientifico e convenzionale anche sulla medicina complementare Andrea Moscariello
ropa, in Italia in particolare, dove solo nel settore farmacia ha raggiunto un incremento del 9,5 %. Allo stesso tempo si è verificata una contrazione nel settore erboristeria, ma questa affermazione deriva da sensazioni generali più che dai numeri, in quanto le statistiche Nielsen in nostro possesso si riferiscono solo alle farmacie. Il nostro fatturato, comunque, è in crescita in entrambi i canali distributivi e questo miglioramento è stato una costante negli ultimi esercizi». La vostra scelta di trattare i rimedi erboristici così come avviene con i farmaci tradizionali non incontra degli ostracismi da
Gabriele Venturini, responsabile della produzione per Farmaderbe, e, nella pagina a fianco, Diletta e Manlio Venturini, rispettivamente responsabile marketing e fondatore dell’azienda www.farmaderbe.it
Gabriele Venturini
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Solo creando consapevolezza verso la medicina complementare possiamo sperare in un andamento positivo del mercato e puntare a una generale legittimazione del settore erboristeria
parte dei consumatori? «Per alcuni dei nostri acquirenti il nostro viene considerato come un approccio metodologico in contrasto con una certa visione “antica” della fitoterapia. Ma è questo, a nostro parere, il corretto modo di agire. Siamo in una fase in cui coesistono contemporaneamente fasce di consumatori con formazione e approccio al naturale completamente diversi. Si passa da chi crede ancora alla concezione “magica” e antica della fitoterapia, quasi da pozione dell’alchimista, a chi invece considera le possibilità della fitoterapia in virtù del meccanismo di azione delle molecole contenute nel fitocomplesso. Crediamo sia quest’ultima la strada da percorrere». In generale il consumatore è più consapevole rispetto al passato? «Sì, ed è sempre più attento alla qualità dei prodotti che acquista. Solo creando conoscenza e consapevolezza verso la medicina complementare, sgombrando il campo da affermazioni sensazionalistiche o di superiorità rispetto al-
l’una o all’altra disciplina, possiamo sperare in un andamento positivo del mercato e puntare a una generale qualificazione e legittimazione del settore erboristeria, a prescindere dal canale di vendita. Ci battiamo affinché i prodotti salutistici vengano sempre venduti da un operatore sanitario professionalmente preparato, il fai da te va sempre scongiurato». Farmaderbe si è fatta promotrice della fondazione di Federsalus, che riunisce produttori e distributori di prodotti salutistici. Quali gli obiettivi dell’associazione? «Essere un interlocutore importante, credibile, riconosciuto e rispettato a livello ministeriale italiano e in seno agli organi della Comunità Europea. Intendiamo contribuire alla creazione di una legislazione uniforme per i prodotti erboristici, creare le basi per uno standard di qualità e per sostenere la necessità di una fitoterapia e di un’integrazione alimentare “razionale”, portando in Europa la cultura e la grande ricchezza delle tradizioni fitoterapiche italiane».
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FRIULI VENEZIA GIULIA 2011 • DOSSIER • 237