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Dossier Calabria 04 2011

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OSSIER

CALABRIA EDITORIALE ..............................................13 Raffaele Costa L’INTERVENTO.........................................15 Giuseppe Scopelliti Angelino Alfano

PRIMO PIANO IN COPERTINA......................................20 Filippo Callipo LEGALITÀ E SVILUPPO .....................22 Antonino Marcianò, Filomena Tucci Luigi Varratta, Lucio Dattola Claudio La Camera Rosario Olivo, Antonio Reppucci VERSO LE AMMINISTRATIVE .........38 Giuseppe Raffa, Giuseppe Morabito Demetrio Arena, Massimo Canale Michele Traversa, Salvatore Scalzo Mario Occhiuto, Salvatore Perugini Peppino Vallone, Dorina Bianchi UNITÀ D’ITALIA ....................................66 Giorgio Napolitano Renato Schifani

ECONOMIA E FINANZA

TERRITORIO

SVILUPPO ECONOMICO ...................84 Antonio Stefano Caridi

TURISMO...............................................152 Mario Caligiuri Raffaele Rio Andrea Stolfa

AGROALIMENTARE.............................88 Mario Guidi, Giuseppe Politi, Sergio Marini Michele Trematerra Nicola Cilento OCCUPAZIONE....................................100 Pietro Ichino CONFINDUSTRIA ...............................105 Giusepp Gatto Emilio Bernardo Romano DONNE D’IMPRESA ...........................112 Lella Golfo STILE ITALIANO...................................118 Mario Boselli Santo Versace Cesare Paciotti Maurizio Marinella

ISTRUZIONE ..........................................74 Mariastella Gelmini

IMPRENDITORI DELL’ANNO .......130 Leonardo Elia Alfredo Brunetti Emanuele Bertucci Masahiro Sumitomo

RITRATTI ................................................78 Gianni Letta

IMPIANTI DI RISCALDAMENTO ...140 Antonio Rocca IL SETTORE AUTO.............................142 Giuseppe Rechichi IL MERCATO DEI GIOIELLI .............144 Tino Versace PIANI DI COMUNICAZIONE............146 Domenico Maduli CONSULENZA FISCALE..................148 Roberto Sole PRODOTTI ASSICURATIVI..............150 Carmelo Bertolami

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INFRASTRUTTURE............................160 Il ponte sullo Stretto Pietro Ciucci TRASPORTI..........................................166 Antonino Repaci Giuseppe De Simone Vincenzo Filardo SERVIZI DI VIGILANZA.....................176 Natale Figorilli ARCHITETTURA .................................182 Massimiliano Fuksas IMPRENDITORI DELL’ANNO ........186 Mario D’Auria EDILIZIA.................................................188 Antonio Gentile Luciano Calidonna MATERIALI............................................192 Girolamo Demoro ARREDAMENTO .................................194 Francesco Aquino


Sommario AMBIENTE

GIUSTIZIA

SANITÀ

DEPURAZIONE DELL’ACQUA........198 Francesco Pugliano Gianni Speranza Mario Spagnuolo

SICUREZZA SUL LAVORO..............210 Mario Lo Potito Paolo Tramonti

POLITICHE SANITARIE ...................228 Ferruccio Fazio

RIFIUTI INDUSTRIALI......................204 Antonio Cavalieri TRATTAMENTO RIFIUTI .................206 Domenico Siclari

ISTITUZIONI .........................................216 Annibale Marini RIFORME...............................................218 Guido Alpa CUSTODIA CAUTELARE.................220 Gaetano Pecorella

CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE.......................................232 Cesare Patrone Giovanni Fava L’ALOPECIA ANDROGENETICA ............................238 Luigi Sala

CRONACA GIUDIZIARIA .................224 Giuseppe Lipera

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IN COPERTINA

LA CULTURA D’IMPRESA CONTRO LA CRIMINALITÀ Filippo Callipo, presidente di Confindustria Reggio Calabria, analizza il periodo di crisi dell’economia locale e il contributo della malavita al mancato sviluppo, sottolineato da una recente indagine. E dice: «Non nego le difficoltà, ma ritengo che si possa fare impresa agendo nella legalità e seguendo le regole» Riccardo Casini

Filippo Callipo, presidente di Confindustria Reggio Calabria

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a prima azienda in Italia? È la “Mafia Spa”, con un fatturato complessivo di oltre 135 miliardi di euro: una cifra, come denuncia Confesercenti nell’ultimo rapporto “Le mani della criminalità sulle imprese”, pari al 7% del Pil nazionale. E se il settore maggiormente in crescita è quello dell’usura, un notevole contributo viene anche da estorsioni, rapine, contraffazione e controllo degli appalti. Ma quanto incidono questi fenomeni sullo sviluppo economico del territorio? E che percezione ne hanno gli imprenditori, ma anche i comuni cittadini? Una risposta, legata strettamente al contesto reggino, ha provato a darla un’indagine dal titolo “Legalità e sviluppo in provincia di Reggio Calabria”, promossa dalle locali Confesercenti e Camera di Commercio. Realizzata da Istituto Piepoli e Istituto Tagliacarne, ha coinvolto un campione di 1.204 cittadini e di 500 imprese provinciali, suddivise per settore (commercio 27,3%, altri servizi 24,4%, agricoltura 18%, costruzioni 15,8% e manifatturiero 14,6%) e per comprensorio (Palmi, Locri e Reggio Calabria). I risul-


Filippo Callipo

Ci vuole più coraggio e determinazione: qui l’imprenditore deve scontrarsi anche con la concorrenza sleale di chi pratica lavoro nero e ritardi nei pagamenti

tati sono spesso sorprendenti: se in positivo emerge, infatti, un senso generale di non rassegnazione (il 54,3% delle imprese e il 28% dei cittadini ritiene che la ‘ndrangheta possa essere sconfitta se istituzioni e società si ribellano, il 15,2% degli imprenditori e il 14% dei cittadini se si eliminano le connivenze con politici e amministratori locali), in negativo si assiste alla legittimazione di “cattive pratiche” come il ritardo nei pagamenti (giustificato dal 30% degli imprenditori) o il lavoro nero,

considerato “a volte necessario” dal 23% degli imprenditori e dal 40% dei cittadini, nonostante per il 73,9% degli imprenditori costituisca una caratteristica rilevante nell’economia locale e per il 51,7% sia una causa dell’incremento della concorrenza sleale. Tornando alla criminalità, il suo ruolo all’interno del tessuto produttivo è riconosciuto dagli imprenditori, secondo i quali la quota di illegalità nel circuito economico raggiunge il 28,4% della ricchezza

provinciale prodotta. Tra le cause della sua diffusione, secondo le imprese intervistate vi sono l’economia poco sviluppata (48,9%), la poca rigidità delle leggi (31,7%), il fattore culturale (31,7%) e la presenza di extracomunitari irregolari (13,8%); inoltre, il 60% delle imprese percepisce la presenza di una burocrazia illegale, un fenomeno particolarmente avvertito nel capoluogo (61,2%). Per quanto concerne i principali effetti della criminalità sullo sviluppo economico, il 40% gli imprenditori in- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 19


IN COPERTINA

dica la concorrenza sleale, il 25,7%

l’impedimento dell’innovazione e il 22% la mancata crescita dell’occupazione. Tra i comportamenti criminosi ritenuti più gravi vengono segnalati invece le estorsioni e l’usura (62,5%) e le intimidazioni (32%). Ma come contrastare questi fenomeni? Buona parte degli imprenditori ritiene necessari un maggior controllo del territorio (47%) e un incremento della rigidità delle leggi (44%). Tra i fattori utili a migliorare la sicurezza del territorio, il 49,7% degli imprenditori segnala un maggior senso civico, mentre per il 42,1% (ai quali si aggiunge un 62% dei cittadini) è necessaria una maggiore presenza delle forze dell’ordine. È d’accordo con questi ultimi Filippo Callipo, presidente di Confindustria Reggio Calabria, che vede in «una maggior presenza dello Stato» una delle chiavi per l’inversione di tendenza. Ma non basta: per reagire alla criminalità occorre investire sul futuro e «sulle nuove generazioni a partire dall’età scolastica». Presidente, che momento vive oggi il tessuto produttivo reggino? «Un momento di profonda crisi, in quanto anche le aziende più solide, che nel passato non hanno mai fatto richiesta degli ammortizzatori sociali, in questo periodo si vedono costrette a richiederli, in particolare la cassa integrazione. Stiamo soffrendo della cosiddetta onda lunga della crisi che ci condiziona in modo pesante, mettendo a dura prova la nostra capacità finanziaria e imprenditoriale. Personalmente, però, ritengo che alla crisi vada sommato anche il particolare periodo storico

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che stiamo vivendo, legato al cambiamento della società e al processo di internazionalizzazione, che ci impone di adeguarci a parametri che sono in continua evoluzione». Quali sono i dati dell’indagine “Legalità e sviluppo” che giudica più sorprendenti? «Indubbiamente quelli relativi ai ritardi nei pagamenti che vengono giustificati, e il lavoro nero considerato a volte necessario». Come lo spiega? «Le ritengo giustificazioni fornite da chi ha un’errata percezione dell’essere imprenditore. Certo, con questo non voglio dire che le difficoltà non ci siano, ma ritengo che si possa fare impresa - anche in questa regione dove sono presenti diverse eccellenze imprenditoriali - agendo nella legalità e seguendo le regole».

In che modo? «Semplicemente ci vuole più coraggio e determinazione, in quanto l’imprenditore in Calabria deve scontrarsi anche con la concorrenza sleale di chi, per l’appunto, pratica il lavoro nero e i ritardi nei pagamenti. Fattori come la puntualità nei pagamenti ai fornitori e il riconoscimento dei diritti ai lavoratori possono solo concorrere al rafforzamento della reputazione aziendale e della credibilità dell’impresa di fronte agli stakeholders e al proprio mercato di riferimento. Purtroppo la vera ragione è da ricercare nella mancanza di una vera cultura d’impresa». La quasi totalità degli imprenditori intervistati afferma di non essere mai stato coinvolto in episodi di racket (92,5%) o di usura


Filippo Callipo

Vi è anche un fatto culturale che non aiuta, e sul quale bisogna lavorare investendo sulle nuove generazioni a partire dall’età scolastica

(98,2%), mentre secondo Sos Impresa il 70% delle imprese reggine è interessato dal fenomeno del pizzo. In che modo è possibile superare la reticenza anche solo a parlare di questi episodi? «Ritengo con una maggiore presenza dello Stato. È necessario che gli imprenditori, i commercianti, i giovani e i cittadini sentano di poter contare sulla capacità dello Stato di esserci in modo coerente e continuativo. Anche se bisogna riconoscere che proprio in questa provincia, in questa regione, le forze dell’ordine stanno facendo un

lavoro encomiabile e ammirevole. Vi è poi anche un fatto culturale che non aiuta e sul quale bisogna lavorare investendo sulle nuove generazioni a partire dall’età scolastica. Si tratta di un programma a lunga scadenza ma sul quale è necessario iniziare a costruire in modo serio, cercando di recuperare il tempo perduto». Secondo le imprese intervistate, la causa principale della diffusione dell’illegalità è l’economia poco sviluppata. Cosa chiede alla politica il mondo industriale reggino per ripartire?

«Serve un piano concreto di sviluppo programmatico che parta dall’analisi delle criticità tipiche del territorio: mancanza di infrastrutture, certezza del diritto, maggiore presenza dello Stato, snellimento della burocrazia e accesso al credito agevolato. La politica nella nostra regione sembra paralizzata e incapace di programmare uno sviluppo socio-economico tale da garantire quelle condizioni necessarie alle imprese esistenti sul territorio per continuare la propria attività, consolidarla e anche, perché no, attrarre nuovi investimenti». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 21


LEGALITÀ E SVILUPPO

Lotta alla ‘ndrangheta, imprenditori più ottimisti È questo il dato dell’indagine “Legalità e sviluppo” che salta maggiormente agli occhi secondo Antonino Marcianò, presidente di Confesercenti Reggio Calabria: «I cittadini sono meno fiduciosi» Riccardo Casini

Antonino Marcianò, presidente di Confesercenti Reggio Calabria

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indagine “Legalità e sviluppo” presentata a inizio aprile ha scattato un’interessante fotografia della presenza della criminalità organizzata nell’economia del Reggino e, merito ancora maggiore, dei rapporti tra imprese, cittadini e malavita. Antonino Marcianò, presidente di Confesercenti Reggio Calabria (che di questa indagine è stata una delle promotrici tramite “Sos impresa”), commenta i risultati puntualizzando che l’obiettivo progettuale era quello di «conoscere i comportamenti e le percezioni di imprenditori e cittadini rispetto alla cultura della legalità». «Mi sorprende – dice subito – che, 22 • DOSSIER • CALABRIA 2011

mentre quasi il 70% delle imprese ritiene che la ‘ndrangheta possa essere sconfitta se istituzioni e società si ribellano o se si eliminano le connivenze con politici e amministratori locali, ciò vale solo per il 42% dei cittadini. Sostanzialmente, quindi, questi sono meno ottimisti rispetto agli imprenditori che, per convinzione o convenienza, si dichiarano più fiduciosi». La quasi totalità degli imprenditori intervistati afferma però anche di non essere mai stata coinvolta in episodi di racket o di usura, mentre i dati in vostro possesso dicono che il 70% delle imprese è toccato dal fenomeno. Come spiega questa

mancata denuncia anche in un sondaggio anonimo? «Intanto ritengo opportuno evidenziare che l’obiettivo progettuale è quello di conoscere i comportamenti e le percezioni di imprenditori e cittadini rispetto alla cultura della legalità. Quindi l’indagine fenomenologica ha registrato e analizzato lo status quo quale punto di partenza per la definizione di azioni comuni che concorrano a sensibilizzare sull’argomento, favorendo comportamenti e atteggiamenti orientati e guidati verso il rispetto delle regole civiche». Premessa necessaria. Ma il dato resta. «Teniamo a mente che l’indagine


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campionaria è il risultato delle dichiarazioni rilasciate dagli intervistati e, pertanto, sconta quel diffuso e triste clima omissivo che rende inversamente proporzionale il numero degli attentati con quello delle denunce. Tuttavia, giova sottolineare che solo il 3,2% degli imprenditori ritiene la ’ndrangheta “un’invenzione” e l’8,4% la ritiene “invincibile”; quindi per il 96,8% essa esiste e per questo, direttamente o indirettamente, si è consapevoli delle relative forme di manifestazione illegali, tra cui usura e racket. Se confrontiamo quest’ultimo dato con quello rilasciato dai cittadini, ci accorgiamo che esso scende all’80%: come dire, sono soprattutto gli im-

prenditori a dichiarare che la ‘ndrangheta esiste». Il 64,5% di questi fa coincidere anche il concetto di legalità con il rispetto delle leggi. Vi sono però varie cattive pratiche che vengono legittimate, tra cui il lavoro nero. «Spesso ciascuno di noi cerca di giustificare i propri comportamenti e, nel caso del lavoro nero, l’indagine ne consegna una gamma variegata: in provincia di Reggio Calabria, il 32,1% degli imprenditori ritiene abbastanza importante la rilevanza del lavoro sommerso nell’economia, il 21% molto importante, il 20,8% determinante. Sul fronte opposto, una quota pari al 26,2% considera il fe-

nomeno poco importante (13,8%) o addirittura inesistente (12,4%). Il dato complessivo ci dice, dunque, che per ben il 73,9% degli imprenditori intervistati il lavoro nero è una caratteristica rilevante nell’economia locale». Come si differenzia questo dato in base alle diverse tipologie di imprese? «Colpisce la maggior rilevanza del lavoro sommerso, ovvero la somma di chi lo considera determinante, molto importante e abbastanza importante, dichiarata dalle imprese con oltre 10 addetti (78,3%), con fatturato superiore ai 300mila euro (76,3%), che realizzano investimenti (75%) e fi- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 23


LEGALITÀ E SVILUPPO

Un’indagine innovativa in Italia Filomena Tucci dell’Istituto Piepoli illustra le metodologie utilizzate per realizzare le interviste. E sulle differenze nelle risposte tra imprenditori e cittadini dice: «i primi sono ottimisti per loro stessa natura» a una parte la contemporanea somministrazione a imprese e cittadini, dall’altra la stratificazione del campione: secondo Filomena Tucci, responsabile dell’Istituto Piepoli che ha realizzato la parte di interviste rivolte ai cittadini, quella da poco presentata su “Legalità e sviluppo” è un’indagine che presenta diversi tratti innovativi. «Per la prima volta in Italia – spiega – è stata condotta un’indagine riferita sia a cittadini che a imprenditori su una tematica “delicata”, con indagini distinte ma convergenti. Per quello che riguarda l’Istituto Piepoli, abbiamo curato lo studio sui cittadini attraverso 1.204 interviste telefoniche con metodologia Cati (Computer assisted telephone interviewing) a un campione rappresentativo della popolazione maggiorenne residente nella provincia di Reggio Calabria: un campione stratificato per sesso ed età, oltre che - ulteriore novità - in ragione del “circondario di residenza”, ottenuto aggregando i comuni della provincia in tre distinti gruppi».

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Cosa si intende in questo caso con “campione rappresentativo”?

«Con questa espressione intendiamo che i nominativi vengono estratti casualmente dall’elenco telefonico della popolazione residente per circondario (400 per ognuno) e le interviste vengono ripartite per fascia d’età e genere in modo da ricostruire la ripartizione della popolazione nell’universo di riferimento, in questo caso la provincia di Reggio». Quasi il 70% delle imprese ritiene che la ‘ndrangheta possa essere sconfitta se istituzioni e società si ribellano o se si eliminano le connivenze con politici e amministratori locali. La percentuale dei cittadini che ha risposto nello stesso modo è di gran lunga inferiore. Come va letto questo dato?

«Effettivamente solo il 42% dei cittadini ritiene che la ‘ndrangheta possa essere sconfitta rispetto al 70% delle imprese. Ma se andiamo a leggere nel dettaglio questo dato vediamo che l’opinione dei cittadini non è molto diversa da

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quella delle imprese sulla possibilità che possa essere sconfitta eliminando le connivenze con il potere politico (14% per i cittadini, 15% per le imprese), mentre la differenza forte riguarda chi risponde “la ‘ndrangheta può essere sconfitta con l’impegno di tutte le istituzioni e della società civile”: risponde così infatti solo il 28% dei cittadini contro il 54,3% delle imprese». Quindi i cittadini sono meno ottimisti e meno fiduciosi nelle istituzioni, ma anche in se stessi, rispetto alle imprese: come si spiega?

«Probabilmente per un certo diffuso distacco dalle istituzioni e per un senso diffuso di impotenza che è emerso nell’indagine stessa. È una novità? Assolutamente no: nelle nostre indagini l’imprenditore tende a essere molto più ottimista nel descrivere il futuro. Del resto, per sua stessa natura un imprenditore è ottimista, altrimenti non farebbe l’imprenditore». Ma quali sono state in generale le principali differenze tra le risposte dei cittadini e degli imprenditori?

«Innanzitutto tengo a precisare che si tratta di due indagini complementari ma distinte, con domande non sempre uguali. Ma più in generale quello che posso dire è che ciò che cambia profondamente è il punto di vista: l’imprenditore tende a soffrire maggiormente di quegli atti criminosi che ledono la propria attività di business. Lo dimostra il fatto che il 62,5% ritiene che i comportamenti criminosi più gravi siano le estorsioni e l’usura, mentre su questo i cittadini non arrivano al 30%; i rischi reali per l’imprenditore sono gli atti di vandalismo a cose (34,5%), che frenano immediatamente l’attività imprenditoriale, mentre tutto sommato gli atti diretti alla persona, quali le minacce o intimidazioni (29,9%) e il vandalismo a persone (21,4%) sono meno temuti».

Filomena Tucci, responsabile dell’Istituto Piepoli


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Antonino Marcianò

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Per sconfiggere o contrastare il lavoro nero basta partire dalle motivazioni del fenomeno offerte dagli intervistati: il 57,5% pone al primo posto la ragione fiscale

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nanziariamente più solide (74%)». In che modo si può intervenire per evitare che certe forme di illegalità vengano ancora tollerate? «Per sconfiggere o comunque contrastare il lavoro nero basta partire dalle motivazioni del fenomeno offerte dagli intervistati: il 57,5% degli imprenditori pone al primo posto la ragione fiscale; segue la possibilità di utilizzare la manodopera solo quando serve (21,4%) mentre, con percentuali più basse, si evidenziano l’eccessiva rigidità delle leggi sul lavoro

(17,2%), il contenimento dei costi per le assunzioni (16,2%), le motivazioni ambientali (13,6%), la possibilità di utilizzare lavoratori extracomunitari non regolari (12,8%), motivi legati alla sicurezza (6%) e la richiesta del lavoratore (4,6%). Quindi, anche in questo caso, l’indagine si dimostra come fondamentale documento per le politiche dello sviluppo». Condivide i rimedi principali indicati dagli imprenditori per porre freno alla criminalità? «Parto dalla considerazione che il fe-

nomeno criminale ha rilevanti riflessi sulla vita quotidiana e, quindi, anche per favorire la condivisione di strategie e strumenti operativi è rilevante promuovere la partecipazione di tutti gli attori a vario titolo interessati. E tra questi, anche la classe imprenditoriale». Tra le cause del dilagare della criminalità, il 48,9% ha indicato l’economia poco sviluppata. Di cosa necessitano oggi le imprese reggine per ripartire? «La leva fiscale, nazionale e locale, ma anche la flessibilità contrattuale, l’accesso al credito e, soprattutto, una pubblica amministrazione che sia consapevole che deve coniugare il ruolo di regolazione del mercato e di erogazione di servizi pubblici con quello di facilitatrice di processo di crescita. Osservo che la competitività di un sistema è multifattoriale, cioè interessa e interagisce, in gradi e misura diversa, con ogni aspetto pubblico e privato: in questo senso, forse anche la collaborazione interistituzionale per la realizzazione di questo progetto, con un partenariato pubblico-privato che ha coinvolto anche Regione, Camera di Commercio e Prefettura di Reggio Calabria, è metafora di un cambiamento». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 25


LEGALITÀ E SVILUPPO

Le leggi ci sono, basta rispettarle Luigi Varratta, prefetto di Reggio Calabria, non crede che la maggiore rigidità invocata dagli imprenditori possa risolvere il problema legato alla criminalità organizzata: «La strada giusta sta nel coinvolgimento della società civile» Riccardo Casini

«I

dati più preoccupanti? La percezione degli effetti della crisi economica». Luigi Varratta, prefetto di Reggio Calabria, commenta così i risultati dell’indagine “Legalità e sviluppo”. E spiega: «Le difficoltà di accesso al credito denunciate dalle aziende possono favorire il ricorso a “canali di finanziamento paralleli” gestiti, con modalità usurarie, dalle organizzazioni malavitose o da ambienti a queste vicine. Ma un altro aspetto preoccupante è quello afferente l’azione frenante che i fenomeni di illegalità hanno sul tessuto produttivo e sulle occasioni di sviluppo». A proposito di usura, su questo fenomeno, come sul racket, si registra una forte discrepanza tra le risposte degli imprenditori coinvolti nell’indagine e i dati di “Sos impresa”. Come contrastare l’omertà? «In Calabria si deve operare in modo convinto per realizzare un profondo salto culturale, superando comportamenti individualistici che tendono a tradursi anche in atteggiamenti omertosi o di sfiducia nello Stato, e 26 • DOSSIER • CALABRIA 2011

che sono frutto di un retaggio che affonda le proprie radici nelle complesse vicende storiche vissute da questa terra. Al riguardo sono assai confortanti i segnali che vengono dalle varie espressioni della società civile e che testimoniano una forte mobilitazione dei singoli sia all’interno di strutture associative che di movimenti spontanei». Ad esempio? «Tra le prime un ruolo centrale è assunto dalle associazioni di categoria degli imprenditori, che hanno preso posizione netta contro ogni forma di tolleranza dei fenomeni estorsivi, decretando l’espulsione degli iscritti che non denuncino gli autori di tali reati. Occorre proseguire sulla strada tracciata, puntando sulla creazione di una stretta rete di collaborazione tra imprese, banche e istituzioni, e aprendo l’economia locale all’interazione con modelli più evoluti nel mutato scenario determinato dai processi di globalizzazione in atto». Tra le cause della diffusione dell’illegalità nel reggino, il 31,7% delle imprese intervistate indica la poca rigidità delle leggi. È d’accordo? Su quali aspetti è necessario

intervenire? «Le leggi rappresentano le regole fondamentali delle democrazie e vanno comunque rispettate perché sono il fulcro del vivere civile. Non credo che leggi più rigide o più intransigenti servirebbero a risolvere il problema, mentre la convinta osservanza di quelle esistenti da parte di tutti è un elemento di sicura opposizione alle forze criminali». Tra i fattori utili a migliorare la sicurezza del territorio, gli intervistati segnalano anche una maggior presenza delle forze dell’ordine. Si tratta di una percezione errata o vi è un effettivo deficit del personale sul territorio? «È certamente una percezione errata. Le forze di polizia presenti nella provincia sono, sia per la loro consistenza numerica che per l’elevato livello professionale, assolutamente adeguate a contrastare i fenomeni criminali, come d’altra parte testimoniano gli straordinari risultati operativi conseguiti negli ultimi


XxxxxxxLuigi Xxxxxxxxxxx Varratta

Luigi Varratta, prefetto di Reggio Calabria

anni. Significativo è anche l’impiego di militari dell’Esercito in attività di vigilanza fissa presso obiettivi sensibili, dalle sedi giudiziarie alle infrastrutture strategiche come i cantieri dell’autostrada A3: questo, tra l’altro, ha consentito il reimpiego di importanti risorse delle forze di polizia in servizi di prevenzione generale e controllo del territorio, oltre che di natura investigativa». A quali risultati stanno portando gli interventi delle forze dell’ordine nel reggino? «Il riferimento più immediato è alle

Le forze di polizia presenti nella provincia sono, sia per la consistenza numerica che per l’elevato livello professionale, assolutamente adeguate

moltissime operazioni di polizia giudiziaria che hanno portato all’arresto di centinaia di affiliati alle organizzazioni criminali e di pericolosi latitanti. Altrettanto rilevante, nel contesto dell’azione di contrasto alle ‘ndrine, è stata la strategia che ha portato a colpire gli ingenti patrimoni acquisiti in maniera illecita, attraverso provvedimenti di sequestro e confisca propedeutici al loro riutilizzo a fini di interesse sociale». Come giudica attualmente la sinergia tra istituzioni e forze dell’ordine impegnate sul territorio? «Posso affermare con assoluta tranquillità che esiste una perfetta sinergia di intenti e propositi fra le istituzioni e le forze dell’ordine. Assai frequenti sono le riunioni in prefettura dedicate alle questioni dell’ordine e della sicurezza pubblica cui partecipano, oltre ai responsabili delle forze di polizia, rappresentanti dell’ordine giudiziario e, se richiesto dalla natura degli argomenti trattati, esponenti di altre amministrazioni pubbliche ed enti territoriali». È possibile migliorare sotto qualche aspetto? «La possibilità di migliorare c’è sempre: torno a ripetere che la strada giusta sta nel coinvolgimento e nella partecipazione sempre maggiore della società civile. La vicinanza dei cittadini alle istituzioni, soprattutto in una fase delicata come quella attuale, consentirà di “capitalizzare” i risultati ottenuti, non disperdendone l’enorme importanza, e di costruire una reale prospettiva virtuosa di crescita e sviluppo della regione». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 27


LEGALITÀ E SVILUPPO

Grandi opere per ripartire Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, riconosce il ruolo della criminalità organizzata («incide per il 50% sul mancato sviluppo economico») e chiede interventi alla politica per favorire la crescita Riccardo Casini

È

stata la Camera di Commercio di Reggio Calabria a ospitare, lo scorso 8 aprile, la presentazione dell’indagine “Legalità = sviluppo”: una scelta non casuale, dal momento che l’ente camerale reggino è da diverso tempo in prima fila per combattere i fenomeni criminosi che ostacolano la crescita economica del territorio, come conferma il suo presidente Lucio Dattola. Che momento vivono le realtà economiche del reggino? «Il quadro è allarmante. Anche le grandi aziende, quelle per intenderci che contano fino a 500-600 addetti, sono in crisi: è proprio dei giorni scorsi la notizia che Mauro Caffè ha messo in mobilità i suoi dipendenti. E tante piccole e medie aziende stanno annunciando lo stesso provvedimento. Il momento insomma è di grande difficoltà, con molte imprese storiche che stanno scomparendo senza che nessuna ne prenda il posto: per questo, se non si inverte la tendenza, ci aspetta con ogni probabilità una grande crisi occupazionale». Quanto incidono i fenomeni di illegalità su questo scenario? «L’illegalità qui è rappresentata

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principalmente dalla ‘ndrangheta, che agisce in vari modi: usura, strozzinaggio, acquisizione di aziende taglieggiate in precedenza o pizzo su appalti edili di una certa rilevanza. Sono tutti fenomeni da noi ampiamente denunciati e documentati, ma che influenzano pesantemente le aziende di nuova costituzione, che vorrebbero entrare o insediarsi sul territorio. È vero, a volte la ‘ndrangheta costituisce un alibi per la mancanza di investimenti, ma nella maggior parte dei casi è realmente una palla al piede difficile da scrollarsi di dosso per l’imprenditore. E oggi si può ritenere ragionevolmente che incida per il 50% sul mancato sviluppo economico del nostro territorio». Che aiuto possono dare nella lotta all’economia criminale le nuove modalità di consultazione del Registro delle imprese da poco presentate? «Si tratta di strumenti che offrono un quadro completo e continuo sulle aziende del reggino, nonché un aiuto per le forze dell’ordine: oggi infatti con un click è possibile vedere tutte le cariche ricoperte da una persona fisica nelle varie imprese. È utile, se si pensa alla diffusione del fenomeno dei presta-

Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria

nome nel nostro territorio». Quali sono i dati dell’indagine che l’hanno sorpresa maggiormente? «È un’indagine che punta a essere estremamente attendibile, basti pensare al campione utilizzato: 2mila contatti contro gli 800 utilizzati ad esempio da un guru come Mannheimer. Molte risposte sono state illuminanti, mi ha sorpreso vedere che il 92% delle imprese reggine sostiene di non aver mai pagato il pizzo; in realtà, però, quasi tutti hanno poi confessato che, se non vi fossero protezioni da parte di una certa politica o di una certa impresa, sarebbe più facile sgominare queste organizzazioni criminali». Resta fiducioso, insomma? «Il 90% dei reggini ha voglia di liberarsi di questo ambiente. È ovvio che


XxxxxxxLucio Xxxxxxxxxxx Dattola

Il nostro territorio ha bisogno di grandi interventi: starà poi a noi saperli gestire evitando infiltrazioni della criminalità organizzata

per questo occorre un forte impegno della società civile o delle associazioni di categoria, che spesso risultano assenti: oggi invece riconosco con piacere un nuovo impegno da parte di Confindustria, il che fa ben sperare. Ma attenzione a non abbassare la guardia o a frenare questa azione di contrasto: i reggini guardano alle forze dell’ordine e alla magistratura con grande fiducia, non hanno dubbi su di loro, ma la nostra paura è che qualsiasi fenomeno possa delegittimare la loro azione».

Quali le possibili conseguenze? «Sarebbe grave, a maggior ragione in un momento così importante, nel quale ogni giorno si susseguono arresti e spuntano pentiti, un fenomeno nuovo e anche in un certo senso inaspettato per un’organizzazione di stampo familistico come la ‘ndrangheta. Finalmente si capisce che ce ne si può distaccare, anche se la recente scoperta di infiltrazioni in ambienti borghesi fa riflettere sulla pervasività del fenomeno, dal quale spesso si pensa di

poter essere immuni». Perché certe pratiche, come il lavoro nero, vengono giustificate da molti imprenditori? In che direzione è necessario operare perché non sia più considerato necessario ricorrervi? «Come Camera di commercio abbiamo più volte battuto su un tasto: denunciare fenomeni di stampo mafioso non vuol dire essere compiutamente nella legalità, non basta se poi si paga in nero o si evadono le tasse; la legalità è un principio che include anche onestà nei confronti di lavoratori e Stato. Certo è che il momento oggettivamente difficile dell’economia, pur senza poter costituire una giustificazione o un alibi, non aiuta in questo senso; così come non aiuta il sistema del credito, che continua a raccogliere senza però reinvestire sul territorio. Per risolvere questi problemi l’economia deve ripartire, e la politica deve aiutarci». Quali interventi sono necessari? «La nostra fortuna è quella di avere oggi una Regione giovane nella guida, che ha voglia di affrontare certe tematiche. La partita più importante è quella relativa ai fondi comunitari, che non siamo ancora riusciti a utilizzare compiutamente, con il rischio di perderli: penso a investimenti sul porto di Gioia Tauro, che oggi fa registrare una grande flessione in termini di volumi di traffico e di fatturato, ma anche al progetto del ponte sullo stretto di Messina. Il nostro territorio ha bisogno di grandi interventi, in grado di portare ingenti quantità di denaro e lavoro: starà poi a noi saperle gestire evitando infiltrazioni della criminalità organizzata». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 29


LEGALITÀ E SVILUPPO

Un museo per non dimenticare Un luogo simbolo per dare un’immagine concreta alla lotta alla ‘ndrangheta e per affrontare questi temi attraverso studi, confronti, ricordi, per sviluppare una vera e propria ideologia antimafia. Claudio La Camera illustra tutte le iniziative del suo museo Nicolò Mulas Marcello

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ella periferia di Reggio Calabria c’è un museo singolare che porta con sé un valore importante come la legalità. Il museo della ‘ndrangheta non offre al suo interno l’esposizione che si può trovare in un comune museo, ma la particolare struttura in cui è situato rappresenta già di per sé un simbolo. Numerose sono le iniziative che contraddistinguono il progetto alla base del museo, dalla ricerca all’informazione, dal ricordo delle vittime al coordinamento con le istituzioni per concertare ulteriori progetti che hanno come scopo la lotta alle mafie. «La prima cosa da fare – spiega Claudio La Camera, direttore del museo – era superare la logica dell’evento ma portare questi concetti di legalità anche nelle scuole, istituire un tavolo comune in prefettura e incrociare le varie azioni. Tante sono le attività programmate». Come è nata l’idea di questo particolare museo e qual è il suo scopo? «Tutto è nato da una lunga discussione sugli organi di stampa sul tema del contrasto culturale alla ‘ndrangheta perché sempre

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Da destra, Claudio La Camera, direttore del Museo della ‘ndrangheta, col procuratore Giuseppe Pignatone

più spesso si parla del fatto che l’apparato repressivo dello Stato non è sufficiente a contrastare questo fenomeno. Si è arrivati così negli ultimi anni a un livello di consapevolezza abbastanza diffuso anche tra le forze dell’ordine, i magistrati e gli studiosi. Il punto è che nessuno ha mai indicato, invece, quale doveva essere il tipo di attività da svolgere sul fronte culturale né tantomeno esiste un’istituzione che ha questo compito. Per cui, a seguito degli ennesimi fatti di cronaca che hanno riaperto questa discussione, è stata avanzata una proposta da parte dell’antropologo calabrese Fulvio Librandi, che insieme al professor Lom-

bardi Satriani, ha spiegato quale poteva essere una strategia di contrasto culturale parlando del concetto di visualizzazione. Il museo della ‘ndrangheta quindi vuole riportare a livello di visibilità e conoscenza il fenomeno. Questo è il primo passo per poter poi programmare una serie di iniziative che devono essere svolte in collaborazione con le istituzioni. La chiave di volta è stata quella di fondare questo progetto in forma istituzionale, infatti il museo nasce da un accordo tra Regione, provincia di Reggio Calabria, Comune, prefettura e le due università di Roma e della Calabria. La prima cosa da fare era superare la logica dell’evento e portare il con-


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È un museo nello stile di molti altri in giro per il mondo in cui si affronta un percorso di studio pedagogico

cetto di legalità anche nelle scuole, istituire un tavolo comune in prefettura e incrociare le varie azioni. Tante sono le attività programmate, dalla ricerca alle attività seminariali per analizzare i comportamenti, gli indottrinamenti culturali». Cosa si trova all’interno del museo e quali sono le attività che svolge? «Nulla, non ci sono oggetti esposti. È un museo nello stile di molti altri in giro per il mondo in cui si affronta un percorso di studio pedagogico. Ci sono installazioni multimediali che consentono maggiore interattività ai ragazzi. Il museo di per sé è un oggetto di esposizione in quanto è una villa confiscata a un boss ed è quindi la rappresentazione di un’atmosfera di mito che circonda questi personaggi, ma il fatto che sia stato confiscato e reso sede del museo lo fa diventare un simbolo della lotta al contrasto alla ‘ndrangheta. La villa parla da sola, con il suo sfarzo ma anche con il bunker dove era costretto a vivere il boss. Abbiamo voluto conservare questo aspetto per fare capire qual è la vera immagine della criminalità, quindi demitizzare l’atmo-

sfera cinematografica che spesso gira intorno ai boss. Qui non c’è niente di esposto ma la possibilità di ascoltare, ad esempio, un’intercettazione telefonica in cui si ordina di commettere un omicidio è qualcosa che colpisce molto i ragazzi. Il boss a cui è stata confiscata la villa ora sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di un ragazzo di quindici anni sciolto nella calce». Il museo si propone come produttore di un’ideologia. Quanto è importante la memoria delle vittime della ‘ndrangheta? «È fondamentale. Noi da questo punto di vista siamo al punto di partenza, se solo si pensa che a Marzabotto c’è un luogo in cui si ricordano 700 vittime. Qui se contiamo solo le vittime della provincia di Reggio Calabria le superiamo abbondantemente ma se mettiamo insieme anche la Sicilia, che conta 4.000 persone ammazzate, ci rendiamo conto che non è possibile che non esista un luogo in cui si possano ricordare tutte le vittime delle mafie. Per non citare poi le proposte di cambiare il nome all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo.

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Per noi l’esercizio sulla memoria è fondamentale, infatti nel museo c’è un piano tutto dedicato alle vittime attraverso una selezione di 250 nomi tra sindacalisti, operai, magistrati, giornalisti e amministratori locali uccisi dalla ‘ndrangheta e questa installazione è stata curata dall’architetto Luca Ruzza, che ha già lavorato anche in Germania per il museo dell’olocausto. In pratica, consiste in un fascio di luce che illumina le biografie delle vittime che vengono gettate a terra. Questo fa parte di un percorso sensoriale molto suggestivo per i visitatori». Ci sono iniziative in programma per il futuro? «Ce ne sono tantissime. Stiamo programmando la nuova sessione del seminario internazionale sulla ‘ndrangheta che quest’anno si occuperà della zona grigia, ovvero di argomenti di cui non si può parlare perché prendono in considerazione le connessioni tra ‘ndrangheta, istituzioni e imprenditoria. Apriremo a fine maggio una nuova ala che ospiterà altre installazioni multimediali e poi visite programmate con le scuole fino a metà novembre quasi ogni giorno». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 31


LEGALITÀ E SVILUPPO

Sinergie vincenti per la sicurezza L’impegno delle istituzioni di Catanzaro nella lotta alla ‘ndrangheta è sancito da varie iniziative volte a sensibilizzare la società sui temi della legalità. Rosario Olivo, sindaco del capoluogo calabrese, spiega quali strade percorre l’amministrazione comunale sul fronte sicurezza Nicolò Mulas Marcello

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l contrasto alla criminalità nella città di Catanzaro viene affrontato su più fronti. Da un lato attraverso le forti sinergie tra istituzioni e forze dell’ordine che hanno portato a diversi risultati, dall’altro con un’opera di sensibilizzazione e maggiore consapevolezza del senso di legalità. Molti sono gli interventi operati dall’amministrazione comunale su questi fronti, che hanno previsto anche il riuso di beni confiscati a boss della ‘ndrangheta. Solo attraverso un’opera congiunta di tutti questi fattori è possibile sconfiggere la criminalità. Di questo avviso è Rosario Olivo, sindaco di Catanzaro, il quale afferma: «Credo molto nell’opera di consapevolezza, di promozione umana, di formazione di coscienze soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni» 34 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Come si presenta la città di Catanzaro dal punto di vista della sicurezza? Quali sono le principali criticità? «Un tempo Catanzaro era definita un’isola felice nel panorama calabrese, ma da parecchi anni non è più così sia a causa di una recrudescenza interna dovuta alle famiglie della mafia storica della città sia per provenienze esterne dal versante alto e basso ionico e da quello tirrenico. Inoltre, vi è la presenza di una delle comunità rom più importanti del mezzogiorno che consta di circa 1.400 persone. Una comunità che nel tempo si è allargata». Le sinergie tra istituzioni e forze dell’ordine hanno portato a importanti risultati nella lotta alla

criminalità? «Sì, il lavoro congiunto ha dato colpi seri soprattutto sul versante rom, dove abbiamo seguito un doppio binario di intervento, ovvero prima di tutto favorire l’integrazione attraverso collaborazioni con cooperative sociali e di lavoro e poi attuare una forte repressione nei confronti degli episodi di criminalità. Sono state fatte retate importanti contro il traffico di droga e si era formata una cellula ‘ndranghetista all’interno della comunità rom. Quindi anche in rapporto ai delitti che ci sono stati, le forze dell’ordine hanno dato un apporto determinante».


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Rosario Olivo, sindaco di Catanzaro

Credo molto nell’opera di consapevolezza, di promozione umana, di formazione di coscienze, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni

Cosa occorre fare ancora per sensibilizzare i cittadini ad una maggiore consapevolezza e unione nei confronti della lotta al crimine organizzato? «Io credo molto nell’opera di consapevolezza, di promozione umana, di formazione di coscienze

soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni. Ma anche per tutti gli altri abbiamo attuato diverse iniziative, tra cui le giornate della legalità; abbiamo stimolato la partecipazione dei cittadini, dato cittadinanze onorarie a personalità importanti come il que-

store Giuseppe Gualtieri, che ha catturato Provenzano o il generale Orlando, comandante interregionale dell’Arma. Ma abbiamo puntato molto sulle scuole, grazie alla consulenza di Simona Dalla Chiesa, per un’opera di forte sensibilizzazione dei ragazzi. Tutto questo per creare una cultura alla legalità. In Giunta, per dare dei segnali forti sul versante sicurezza, ho nominato come assessore alla legalità un avvocato dello Stato in quiescenza e come assessore alla sicurezza un questore ancora in carica ma in aspettativa». Quindi dal punto di vista istituzionale cosa fa di concreto il comune di Catanzaro in merito a questo problema? «Abbiamo fatto approvare dal ministero dell’Interno due Pon sicurezza, uno indirizzato alla ristruttu- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 35


LEGALITÀ E SVILUPPO

Più controllo sociale per la legalità Da isola felice a città più pericolosa della Calabria. Catanzaro si spende sempre di più nella lotta alla ‘ndrangheta per diffondere la legalità

a una recente indagine del quotidiano Il Sole 24 ore, Catanzaro e provincia sono i luoghi dove nel 2010 si sono registrati il maggior numero di delitti della Calabria. Un territorio che vede vari tipi di criminalità, contrastata su più fronti dalle forze dell’ordine coordinate da Antonio Reppucci, prefetto del capoluogo calabrese.

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Cosa ci può dire riguardo il tessuto criminale del territorio?

«È un tessuto criminale di vario tipo, fatto sia di criminalità organizzata sia di altri reati. E bisogna prenderne atto comprendendo quali sono le condizioni socio-ambientali che favoriscono questo tipo di criminalità. Il problema della ‘ndrangheta si può superare solo con un cambio di mentalità e di cultura. Io stesso vado spesso nelle scuole a parlare di legalità, faccio leva sui giovani perché solo così si può iniziare a sperare che cambi qualcosa. Ci sono tratti di costa di grande valore che avrebbero potuto dare occupazione ma invece c’è ancora indolenza e pigrizia, terreno fertile per la criminalità. La ‘ndrangheta tende a monopolizzare tutto, dalle istituzioni, agli appalti, al lavoro. Bisognerebbe tentare di emarginare queste realtà. Solo se si mettono da parte queste persone si può davvero cambiare». Lei sostiene che la legalità si costruisce con il controllo sociale. Cosa intende esattamente?

«Significa che la gente si deve svegliare. La criminalità è un problema sociale. Ci sono tanti religiosi e istituzioni che si espongono, occorre più consapevolezza sociale. La

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politica in questo deve avere un peso importante, emarginando certi individui. Democrazia significa partecipazione. Non basta andare davanti ai tribunali a festeggiare l’arresto di malavitosi, ma occorre fare qualcosa di più». Le forze dell’ordine spesso devono fare i conti con i tagli operati al settore. Come affronta questo problema la prefettura e cosa occorre fare per migliorare la situazione?

«Un riflesso negativo lo abbiamo subito sulla sicurezza, così come sulla scuola e sulla sanità. Tutto sommato si è proceduto a una razionalizzazione del personale e delle risorse. Quando si hanno poche risorse occorre saperle usare al meglio». Qual è la percezione da parte dei cittadini della sicurezza sul territorio? C’è fiducia nelle istituzioni?

«Dobbiamo dire che c’è una parte dei cittadini che ha fiducia nelle istituzioni e altri no, e sono proprio quelli che le infangano, come ad esempio i falsi invalidi. Fiducia nello stato vuol dire rispetto delle leggi e delle regole. Al Sud c’è sicuramente meno fiducia nello Stato. Questo è dovuto anche a ragioni storiche che dall’unità d’Italia hanno visto svilupparsi una cultura di rifiuto, ma non è solo questo. Occorre rimboccarsi le maniche per creare opportunità di lavoro per sfruttare il territorio. Faccio l’esempio di Rimini, che su un tratto di mare oggettivamente non bello è riuscita a creare un impero del turismo. Qui da noi ci sono circa 800 chilometri di costa dal valore paesaggistico immenso che potrebbero dare molta occupazione ma che non sono ben sfruttate».

razione e riuso di un immobile confiscato ai boss mafiosi di Catanzaro che abbiamo affidato a un centro diretto da un sacerdote. L’altro alla ristrutturazione di un centro sociale che si trova in zona Aranceto nella parte sud della città, dove si trovano le criticità maggiori; questo complesso diventerà un centro di promozione culturale e di incontro delle persone. Inoltre, verranno predisposti altri due Pon, uno sulla linea di prevenzione della droga e l’altro sul tema dello sport. Poi abbiamo consegnato alla polizia penitenziaria una struttura importante sempre a sud della città, nel cuore di quartieri molto a rischio e disagiati. La polizia penitenziaria ospiterà tutto il suo personale, ed è già stato ribattezzato polo della legalità. Abbiamo, infine, approvato una delibera per stabilire una serie di direttive di contrasto ai tentativi di infiltrazione mafiosa nei contratti della pubblica amministrazione».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

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ono 7 i candidati alla presidenza della Provincia di Reggio Calabria. Complessivamente sono state presentate 28 liste per 670 candidati che si propongono come futuri consiglieri provinciali, ma i posti sono solo 24. Giuseppe Raffa del Pdl, attuale sindaco pro tempore del capoluogo, si candida all’amministrazione provinciale appoggiato da 10 liste. La presentazione ufficiale del candidato Raffa e dei consiglieri provinciali è avvenuta nelle scorse settimane nell’aula “ Giuditta Levato” di Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria. Un’occasione importante per ribadire alcuni punti strategici del programma. La sua esperienza come amministratore lo ha portato a dire «che la sua città ha bisogno ancora di essere assistita. Il percorso è tracciato, ma diventa tortuoso se si perdono di vista i bisogni reali e primari della gente». Non nasconde le difficoltà finanziarie incontrate e la necessità di fare delle scelte coraggiose e difficili come amministratore locale mentre progetta per la Provincia uno sviluppo che

rispetti le peculiarità dei territori. Se per la zona ionica sarà opportuno rilanciare il turismo, per la tirrenica si dovrà invece dare impulso all’agricoltura e all’industria. A questo punto è urgente intervenire sul sistema viario che è una delle prime esigenze dei cittadini dell’intera provincia. Altro nodo da sciogliere è quello dell’occupazione. Del resto Raffa ha al suo seguito 24 candidati con un’età media di 43 anni e un seguito di giovani entusiasti che sperano di ripetere il successo avuto con le elezioni regionali del 2010. «Il ruolo delle Province va rilanciato sotto il profilo delle competenze, giacché fino a oggi, non si può dire che questo Ente abbia esercitato il ruolo di coordinamento tra i Comuni che le compete, né che sia stato completato il trasferimento delle funzioni». Nel suo programma priorità alle infrastrutture: ponte sullo Stretto, viabi-

Due modelli a confronto “Un cambiamento nella continuità” è lo slogan indicato dal candidato del centrodestra, Giuseppe Raffa, che risponde a quello lanciato dal candidato di centrosinistra, Giuseppe Morabito, che esprime “certezza” a fronte del riconoscimento per il percorso politico già realizzato Gloria Martini 38 • DOSSIER • CALABRIA 2011


Xxxxxxxxxxx Giuseppe Raffa,Xxxxxxx Giuseppe Morabito

I candidati alla provincia di Reggio Calabria in alto, Giuseppe Raffa e, sotto, Giuseppe Morabito

lità mare-monti, sviluppo di un sistema di porti in provincia, politiche per l’occupazione, rilancio del turismo. Raffa punta sul cambiamento che si realizzerà con “una rinnovata classe dirigente meridionale”. A chi ha paragonato la provincia al classico cimitero degli elefanti ribadisce «io non voglio essere un elefante; voglio che ci sia coesione, unità di idee e progetti. Io sono un soldato che è sceso in prima linea per lavorare con i cittadini». “Un cambiamento nella continuità” è ciò che si augurano i suoi sostenitori. Giuseppe Morabito si propone, invece, come esempio di legalità per i 50 anni di vita professionale improntata alla massima trasparenza.

Lo slogan lanciato da Morabito è “certezza”, quella su cui potranno contare, secondo lui, i cittadini della provincia. «Abbiamo preso una Provincia in difficoltà e oggi abbiamo una Provincia che funziona, che paga i fornitori entro trenta giorni, che è promotrice di cultura, di integrazione sociale e di legalità». L’avvocato rileva l’affiatamento politico e l’intesa istituzionale, a suo dire, senza precedenti, pur nelle diverse valutazioni. «Dopo 5 anni oggi abbiamo in mano una sorta di tesoretto, frutto della nostra oculata gestione – dice Morabito – che ci consente di guardare al futuro con tranquillità e fiducia». Il centrosinistra che lo so-

Voglio che ci sia coesione, unità di idee e progetti

Dopo 5 anni oggi abbiamo in mano una sorta di tesoretto frutto della nostra oculata gestione

stiene porta avanti lo slogan “Noi scegliamo la politica pulita”. Morabito è convinto di poter prolungare l’esperienza amministrativa anche nel segno del cambiamento. «Per ciò che riguarda la Provincia abbiamo il compito di continuare sulla scia dei risultati fin qui ottenuti con la nostra politica. Al modello Reggio noi abbiamo contrapposto il modello di buona amministrazione di questi 5 anni, attraverso una gestione oculata delle risorse pubbliche. Quando abbiamo preso in mano la Provincia nel 2005 abbiamo trovato un ente che aveva sforato il Patto di stabilità e si trovava le mani legate nonostante una serie di emergenze nel settore della viabilità e dell’edilizia scolastica». I suoi dicono che il modello Reggio non risiede a Palazzo San Giorgio ma nel palazzo dirimpettaio denominato Palazzo Foti. Gestione oculata dei conti pubblici, serietà e sobrietà negli investimenti realizzati, rispetto e valorizzazione dei lavoratori, trasparenza nelle procedure d’evidenza pubblica, concretezza nei fatti. Imprese pagate regolarmente, lavoratori stabilizzati, associazioni riconosciute nel loro ruolo. Tra i problemi affrontati ci sono stati tagli ai trasferimenti dagli enti superiori, disposizioni legislative restrittive e votate a risparmi ed efficienza. Nel presentarsi ha ripercorso i risultati ottenuti con l’assessorato alla legalità, la stabilizzazione di 177 impiegati Lsu, l’istituzione del Museo della ‘ndrangheta, la valorizzazione dei borghi antichi, e la sistemazione della rete viaria provinciale. CALABRIA 2011 • DOSSIER • 39


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Reggio Calabria guarda al futuro Il candidato del centrodestra Demetrio Arena è convinto di poter vincere al primo turno, e ci sono tutte le condizioni per poterlo fare perché «i reggini sapranno scegliere e non si faranno abbindolare dalle bugie di chi non ama la città e vuole solo continuare a denigrare» Renata Gualtieri

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onsulente di Giuseppe Scopelliti, sia da presidente del consiglio regionale sia da assessore regionale alla Formazione, contribuendo alla stesura della legge sulle opportunità per i giovani. Il commercialista Demetrio Arena sarà il volto del centrodestra alle prossime amministrative. Per 18 anni è stato amministratore unico dell’Atam, «il suo Osservatorio privilegiato sulla città» dice. Supportato da tutto il centrodestra, con tredici liste a suo sostegno, potrebbe già vincere al primo turno. Perché ha scelto di candidarsi alla poltrona più alta di Palazzo San Giorgio? «All’indomani dell’elezione di Giuseppe Scopelliti alla presidenza della Regione, ho trovato ampia convergenza da parte di tutte le forze politiche del centrodestra sul mio nome. L’insistenza di tanta gente comune, la stima e la simpatia dei cittadini mi hanno spinto alla decisione definitiva: non potevo non assumermi questa re40 • DOSSIER • CALABRIA 2011

sponsabilità. Ho accettato con passione ed entusiasmo, convinto di mettere il mio impegno al servizio della comunità». Quali prospettive di crescita economica e culturale immagina per il territorio reggino? «Non possiamo discostarci dal percorso intrapreso, i positivi risultati ottenuti negli ultimi anni dimostrano che la vocazione turistica di Reggio può trasformarsi in un formidabile volano di sviluppo. Per parlare di turismo occorre rendere più accessibile la nostra città: ci renderemo promotori di una strategia condivisa con Regione e Provincia per rivitalizzare l’aeroporto dello Stretto, anche attraverso una sinergia con il Comune e a Provincia di Messina; incrementeremo i collegamenti aerei, con l’attivazione di nuove tratte nazionali e internazionali; metteremo in rete i Comuni dell’area dello Stretto e della provincia, razionalizzando il flusso delle informazioni, attraverso l’implementazione di nuove funzionalità nel

Incrementeremo i collegamenti aerei con l’attivazione di nuove tratte nazionali e internazionali


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Demetrio Arena, candidato sindaco del centrodestra al comune di Reggio Calabria

portale turistico; promuoveremo il nuovo museo nazionale per dare la giusta visibilità ai Bronzi di Riace e ai preziosi reperti archeologici; completeremo gli interventi di recupero dei siti di maggior pregio, come ad esempio gli scavi di piazza Italia per creare un museo a cielo aperto nel centro città. Questa è la strada da seguire per attirare maggiori turisti». L’Atam è stato il suo “osservatorio privilegiato” sulla città. Come pensa di migliorare la viabilità cittadina? «La città di Reggio dal punto di vista trasportistico rappresenta una città “laboratorio” in quanto in poche centinaia di metri insistono tutte le modalità di trasporto ma nel contempo bisogna fare i conti

con un sistema viario inadeguato e con la difficile orografia del territorio. Continueremo a puntare sul trasporto pubblico locale quale fattore di sviluppo della città, incrementando i servizi per renderlo più competitivo e più appetibile rispetto all’utilizzo dell’auto privata. Nell’ottica di un miglioramento della qualità della vita. Infine definiremo gli interventi previsti dal piano strategico per la mobilità sostenibile, finanziati con risorse europee che prevedono le realizzazione di importanti infrastrutture come parcheggi e sistemi di collegamento innovativi e realizzeremo una piattaforma logistica per il controllo del traffico». Come intende affrontare il tema dei rifiuti?

«Quello dei rifiuti è un problema gravissimo su scala regionale, un’ ulteriore pesante eredità che il nuovo governo dovrà affrontare. Per comprendere l’entità del problema basti pensare che a fronte di sette impianti di smaltimento soltanto due sono funzionanti e che nessuna discarica è presente nella Provincia di Cosenza e Vibo attualmente sprovviste. Il sistema dei rifiuti calabrese è in crisi a causa di una politica scellerata che ha realizzato gli impianti ma non le discariche di servizio e purtroppo, a oggi, la raccolta differenziata si attesta attorno al 10%. Due sono gli obiettivi principali: ricercare aree idonee per la realizzazione di nuove discariche, e incrementare nel contempo la rac- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 41


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Continueremo a puntare sul trasporto pubblico locale, fattore di sviluppo della città

colta differenziata che prevediamo sono stati inferti alla criminalità di sensibilizzazione di stimolare nei di elevare al 60% entro cinque anni. Infine attueremo il passaggio dalla Tarsu alla Tia, adempiendo alla normativa che impone di pagare di più a chi produce una maggiore quantità di rifiuti, tutelando in tal modo le fasce deboli e premiando chi effettua una corretta differenziata». Come si può radicalizzare la cultura della legalità? «La sfida alla criminalità è la partita più importante che si gioca la città. In questi anni l’attività della magistratura e delle forze dell’ordine è stata encomiabile, numerosi colpi

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organizzata con arresti e confische di beni. L’amministrazione dovrà svolgere il proprio ruolo istituendo, ad esempio, un comitato permanente sulla legalità che coordini le associazioni antimafia e antiusura presenti sul territorio al fine di razionalizzare gli interventi. Porremo in essere misure idonee per combattere il racket delle estorsioni, rendendo semplice e sicuro, a imprenditori e commercianti, ribellarsi al fenomeno del pizzo, privilegiando e favorendo le imprese che denunciano gli estorsori. Cercheremo attraverso una campagna

giovani studenti la cultura della legalità e della non convenienza del percorso delinquenziale». Con lei c’è anche una lista formata soprattutto da giovani under 35. Quale il suo programma per i giovani reggini? «I giovani sono gli interlocutori principali della mia campagna elettorale, più volte li ho sollecitati a prendere parte attivamente alla vita amministrativa della città in previsione della stagione del federalismo che impone un rinnovamento della classe dirigente, segnatamente all’apparato burocratico. I giovani saranno anche coinvolti, attraverso una partecipazione attiva, al governo della città con un sistema organico di comunicazione che possa garantire un feedback continuo tra istituzioni e mondo giovanile. In termini pratici è assolutamente da riproporre il progetto “Passaporto per l’Europa” che ha riscosso un grandissimo successo dimostrando la sua valenza: turistica e culturale. Ha attratto numerosi giovani provenienti dall’estero e ha offerto ai nostri ragazzi la possibilità di viaggiare e confrontarsi con le altre culture imparando le lingue straniere».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Un patto “etico”con i reggini A bordo del “pulmino del cambiamento” ha stabilito un rapporto più diretto con i cittadini. «Si è trattato del primo vero esempio di democrazia realmente partecipata in città e, intorno a questo progetto, assicura il candidato a sindaco Massimo Canale, ritengo che tutto il centrosinistra potrà trovare unità» Renata Gualtieri

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l centrosinistra si presenterà agli elettori reggini in tre coalizioni contrapposte, una è quella di Massimo Canale, sostenuto da Pd, Rifondazione Comunista e Partito Socialista; la seconda è costituita da Sel, Idv e Verdi, che in un primo tempo sembravano pronti ad appoggiarlo, ora correranno da soli perché «il Pd non ha fatto quel bagno catartico che avevano richiesto per rilanciare l’azione politica»; l’altra è il polo civico, che di fatto è composto da delusi e scontenti del centrosinistra e da una fetta di fuoriusciti dal Partito Massimo Canale, candidato sindaco al comune di Reggio Calabria

Democratico. Come si può battere il centrodestra senza un progetto elettorale comune della sinistra? «Più che di “progetti elettorali” nell’ultimo anno mi sono occupato di progettare insieme ai cittadini il futuro della città di Reggio Calabria. Lo abbiamo fatto nelle piazze, per le strade, nelle periferie dimenticate della città dove maggiore è stata l’assenza dell’amministrazione comunale passata, nell’ambito di forum tematici su politiche giovanili, urbanistica, servizi sociali, cultura, musica, pari opportunità. Ogni documento programmatico è stato pubblicato prima in bozza sul sito massimocanale.it e su Facebook al fine di raccogliere modifiche e suggerimenti prima della stesura definitiva. Si è trattato del primo vero esempio di democrazia realmente partecipata in città. Intorno a questo progetto ritengo che tutto il centrosinistra, anche quelli che in questa prima fase hanno deciso di correre in proprio, potrà tro-

vare unità e scrivere una pagina nuova nella storia di Reggio». Girare in città con il “pulmino del cambiamento” le ha fatto capire di cosa ha bisogno la gente? «Sono consigliere comunale dal 23 dicembre 1998 e conosco ogni angolo della mia città. A bordo del “pulmino del cambiamento” ho stabilito un rapporto più diretto con i cittadini, i quali non chiedono opere faraoniche ma semplicemente di potere vivere in una città “normale”. Intendo una città con i depuratori che funzionano, accessibile anche ai portatori di handicap, dotata dei servizi essenziali, di un sistema di trasporti efficiente, dove l’emarginazione e l’abbandono siano solo un lontano ricordo. Tutte cose che altrove costituiscono la normalità, ma qui non sempre». Come rassicura i 115 precari comunali che chiedono una stabilizzazione da tempo? «Ho incontrato i 115 Lsu e Lpu comunali alcuni giorni addietro: si sentono presi in giro dalla politica. L’ul-

L’adesione al patto “Reggio non tace” è stata una scelta scontata e doverosa da parte mia in quanto candidato sindaco, ma credo di essere stato l’unico a sottoscriverne gli impegni

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Massimo Canale

tima volta è stato promesso loro che sarebbero stati assunti entro l’anno 2010; inutile dire che ancora stanno aspettando. Ci siamo impegnati a trovare insieme percorsi finalizzati alla loro definitiva stabilizzazione, a partire dalle opportunità offerte in passato dalla Regione e stranamente mai sfruttate dal Comune, perpetuando la precarietà e la dipendenza dalla politica». L’adesione al patto etico di “Reggio non tace” mette in primo piano la questione morale. Legalità e lotta alla ‘ndrangheta, quale priorità avranno nel suo programma? «Nel mio programma c’è una scheda dedicata espressamente a questi argomenti, l’abbiamo scritta insieme all’associazione antiracket Libera. Proponiamo un sistema che premi le imprese che denuncino il racket, un regolamento per la concessione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta, la trasparenza amministrativa come re-

gola ferrea che possa arginare quei fenomeni di penetrazione della criminalità all’interno delle istituzioni, penso al sistema, tanto in voga negli ultimi anni, dei contributi a pioggia a enti e associazioni. La ‘ndrangheta si nasconde sotto molteplici forme apparentemente innocue. L’adesione al patto “Reggio non tace” è stata una scelta scontata e doverosa da parte mia in quanto candidato sindaco, ma credo di essere stato l’unico a sottoscriverne gli impegni, i miei documenti sono già online sul sito dell’associazione». Quali saranno i primi impegni

della futura amministrazione? «Il primo in assoluto sarà quello di fare chiarezza sulla reale situazione debitoria del Comune, per poi comunicarla alla città. Reggio ha bisogno di verità, quella che le è stata negata per troppo tempo. Poi dovremo fare un nuovo patto sociale in cui ogni reggino possa sentirsi parte di una comunità e fare la sua piccola parte, semplicemente facendo il proprio dovere o, meglio, impegnandosi in prima persona. Reggio ha bisogno di fiducia e ottimismo, di ricominciare a sognare futuro in cui tutti si sentano protagonisti». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 45


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Si riaccendono le luci sulla città Sono 11 i simboli che accompagneranno la corsa di Michele Traversa per la poltrona di primo cittadino di Catanzaro. Con lui «un vero e proprio apparato di potere» che ha preso il via già da marzo del 2010 con l’ufficializzazione della sua candidatura Renata Gualtieri

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il 1985 quando avviene la sua prima elezione in Consiglio comunale, poi un importante percorso con la presenza in Regione, come consigliere e assessore al Turismo. Per 10 anni svolge l’incarico di presidente della Provincia e proprio allora cresce il legame con il capoluogo. Nel 2008 arriva la decisione di candidarsi al Parlamento ed è inevitabile la scelta di dimettersi da presidente della Provincia, cedendo il testimone della leadership di Palazzo di Vetro a Wanda Ferro; «è ancora lei ad accompagnarlo a ogni appuntamento elettorale, a ogni riunione». Subito dopo la vittoria di Giuseppe Scopelliti alle regionali e l’inizio di una nuova stagione politica. «Per Catanzaro – riflette – ci potrebbe essere una felice e irrepetibile convergenza: io al Comune, Wanda alla Provincia e Peppe alla Regione». Perché scende ancora una volta in campo? «Molti si meravigliano per la mia decisione di candidarmi. Come se

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la candidatura a sindaco di Catanzaro fosse un passo indietro rispetto agli altri incarichi che ho ricoperto in questi anni. E forse lo sarebbe se la mia visione della politica fosse improntata al prestigio personale, ma non è così. Io avverto forte, da sempre, il legame con questa città, ne conosco gli umori e sono consapevole di poter contribuire a restituirle una dignità che a volte sembra smarrita. È una scommessa con me stesso e una questione d’onore. Un obiettivo al quale dedicherò tutto me stesso e attorno al quale avverto un grande entusiasmo che mi spinge a essere ottimista e positivo». In campagna elettorale è più importante il contatto con la gente o una comunicazione innovativa? «Capisco il dilemma in chi si avvicina occasionalmente alla vita politica. Io vivo da sempre in questa città e non mi pongo il problema di come propormi agli elettori. La comunicazione è importante e il contatto con la gente indispensabile per

capirne istanze e Michele Traversa, necessità, ma io candidato sindaco per il centrodestra. A destra, conosco bene Ca- Wanda Ferro, presidente tanzaro e i miei della Provincia di Catanzaro concittadini mi conoscono e sanno quello che possono attendersi da me». Se fosse già l’inquilino di Palazzo De Nobili, a cosa darebbe priorità? «Se devo indicarne una soltanto, dico il lavoro. E a questo proposito l’intervento più urgente riguarda il porto di Catanzaro Lido, che attende da decenni di essere ultimato e ha visto avvicendarsi generazioni di pescatori penalizzati dall’inerzia delle amministrazioni precedenti. Il completamento dei lavori e la realizzazione di un vicino canale


Michele Traversa

Per Catanzaro ci potrebbe essere una felice e irrepetibile convergenza: io al Comune, Wanda alla Provincia e Peppe alla Regione

turistico daranno alla città due infrastrutture essenziali in chiave di sviluppo turistico, economico e produttivo. Altri interventi urgenti riguardano l’edilizia scolastica, che con l’apertura dell’anno scolastico assume il carattere dell’urgenza, e poi una politica più attenta ai problemi del centro storico con la riqualificazione del suo grande patrimonio immobiliare e i problemi dei quartieri periferici, mai integrati perfettamente con il centro della città. Il tutto con il sostegno e la collaborazione dei cittadini, ai quali bisogna restituire orgoglio e dignità, anche in relazione alle disavventure della società calcistica, il

cui problema deve essere risolto al più presto». Dopo il Parco delle Biodiversità, cosa progetterà per la città? «Il parco è una realizzazione alla quale sono particolarmente legato: un’idea che mi appartiene e che ho realizzato tra tante iniziali perplessità. Ma paradossalmente proprio questo spazio rende meno visibili le altre cose che ho fatto per la mia città da postazioni più decentrate. Da assessore regionale al turismo e da presidente della Provincia ho realizzato in questi anni due musei oggi apprezzati in tutto il paese, un parco d’arte contemporanea all’aperto, un grande centro sportivo

polivalente, un parco ippico attrezzato per le competizioni internazionali, un gran numero di scuole costruite ex novo, così come importanti arterie viarie e una serie di importanti strutture pubbliche. Un numero enorme di strutture che hanno visto la luce in circa CALABRIA 2011 • DOSSIER • 49


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Il Parco della Biodiversità è una struttura alla quale sono particolarmente legato ma chi, parlando di me, pensa solo a questo mi fa torto

dieci anni di lavoro. Chi, parlando «Questo dipende probabilmente di me, pensa soltanto al Parco della Biodiversità, mi fa torto. Da sindaco potrò lavorare direttamente ai tanti progetti che ho in mente. Dal recupero del grande patrimonio immobiliare della città, alla soluzione definitiva del problema della sanità e dei parcheggi, dal rilancio del centro storico a una più attenta politica ambientale, dall’edilizia scolastica a un progetto strategico di integrazione tra la città attuale e la nuova zona d’espansione del territorio comunale, dove avranno sede la cittadella regionale, il nuovo ospedale e l’Università». Con il federalismo ci sarà spazio per una politica sociale e una sanità migliori? 50 • DOSSIER • CALABRIA 2011

da noi. Di certo sarà obbligatoria una gestione più virtuosa delle risorse: le entrate dovranno avvicinarsi alle uscite, e questo costringerà un po’ tutti a una maggiore attenzione nella spesa. Per molti si tratta di una novità terribile. Chi era abituato a spendere senza controllo ne risentirà maggiormente, ma era impensabile continuare ad accumulare debiti senza un corrispondente aumento della qualità dei servizi. Certo, viste le condizioni di partenza, non sarà un gioco, ma con una congrua perequazione credo sia la via giusta per riformare una sanità che peggio di così francamente è difficile immaginare». Perché alcuni politici calabresi

tentano di espropriare Catanzaro del suo ruolo? «In un periodo storico nel quale tutto è immolato al mito del mercato e dell’impresa, a molti è sembrato più facile scippare il capoluogo di prerogative svolte da sempre alla perfezione. Per la grande tradizione amministrativa della città, le sue grandi competenze e un contesto ambientale sereno e alieno da turbative altrove presenti. Di fatto la città è stata penalizzata, ma di certo la collettività calabrese ha risentito di un generale degrado amministrativo. Ora si tratta di fare la voce grossa, pretendere il rispetto dei propri diritti e restituire a Catanzaro il suo ruolo guida di capoluogo di regione».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Una campagna provocatoria Il centrosinistra in Calabria, sta offrendo alla città con la candidatura di Salvatore Scalzo la possibilità di crescere, di cambiare, di puntare sui giovani e sull’Europa. «Il nostro è un patto generazionale, dice, è la voglia di costruire il presente per una generazione costretta troppe volte a rincorrere» Renata Gualtieri Salvatore Scalzo, candidato sindaco del centrosinistra a Catanzaro

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alvatore Scalzo, candidato a sindaco per il centrosinistra, sceglie Roberto Vecchioni con la canzone “Chiamami ancora amore” come colonna sonora della sua campagna elettorale «interamente incentrata sul cambiamento e sulla necessità di nuove forme di comunicazione con i cittadini». È considerato il migliore antagonista di Michele Traversa. È il giovane esponente dell’associazione “Ulixes”, una realtà tra le più attive sul territorio regionale. Tallini, assessore regionale al personale, lo definisce «un candidato venuto da Marte» ma Scalzo chiama Catanzaro a una prova di maturità, convinto che la città sarà in grado di superarla a pieni voti scegliendo la freschezza e l’innovazione che il progetto politico che vuole portare avanti sapranno produrre. Un gruppo di ragazzi, armati di questionari, hanno fatto il giro della città per raccogliere i desideri dei cittadini. Cosa ha scoperto sin qui e come il suo programma terrà realmente conto

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delle esigenze dei catanzaresi? «Avremmo potuto confezionare un programma pensato solo dai partiti o nel chiuso come accade sempre, ma non sarebbe stato leale e giusto nei confronti dell’associazionismo, delle categorie professionali, dei cittadini. Non sarebbe stato giusto nei confronti della città. Per questo abbiamo aperto il confronto e messo in primo piano le priorità dei cittadini. Siamo andati in giro a raccogliere commenti e proposte, abbiamo aperto un portale, ideepercatanzaro.it, attraverso cui veicolare idee di città, proposte, suggerimenti. Hanno risposto in migliaia. Un risultato straordinario che dimostra quando grande sia la voglia di partecipare dei cittadini calabresi. Un gruppo di lavoro composto da decine di volontari ha analizzato e discusso gli input e sono diventati parte integrante e struttura di un programma partecipato, di cittadinanza attiva». Sferra l’attacco con un grande manifesto in cui veste i panni dell’indagato. Da dove nasce questa idea?

«È stato un modo innovativo e provocatorio di lanciare una campagna elettorale interamente incentrata sul cambiamento e sulla necessità di nuove forme di comunicazione con i cittadini. Una discontinuità cercata fin dalla comunicazione. Il dialogo con la gente, con chi Catanzaro la respira e la vive tutti i giorni e tutto il giorno, è fondamentale, è una prerogativa a cui le istituzioni non possono rinunciare. Anche per questo ho deciso di presentare la mia candidatura in periferia, per riavvicinare la politica alla dimensione quotidiana, per dare un segnale forte ai quartieri e renderli parte integrante, se non addirittura prioritaria, del tessuto urbano. Poi la provocazione. Un claim, un ossimoro, che contrappone il verbo “amare” e la parola “colpevole”: colpevole di amare Catanzaro. Dedicato a tutti catanzaresi onesti, laboriosi,volitivi che almeno una volta nella vita si sono sentiti colpevoli di amare la propria città». Quale vantaggio le può dare es-


Salvatore Scalzo

Il mio è un modo provocatorio di lanciare una campagna elettorale interamente incentrata sul cambiamento e sulla necessità di nuove forme di comunicazione con i cittadini

sere un uomo nuovo della politica? «Intanto non avere alcuna macchia ed essere immune da pregiudizi e attacchi. Ho tutto da dimostrare ma la constatazione, amara, dello stato dei luoghi è che i miei avversari in anni di esperienza politica e di governo non hanno ottenuto in realtà risultati straordinari: rimaniamo tra le zone più povere del paese e d’Europa, centro di scandali e di inefficienze varie. Il centrosinistra in Calabria, sta offrendo alla città la possibilità di crescere, di cambiare; la possibilità di puntare sui giovani e sul-

l’Europa. Ma voglio precisarlo: non è solo una questione d’età (fermo restando che in altri Paesi un quasi trentenne in ruoli di responsabilità politica rappresenti un fenomeno tutt’altro che anormale). Sono un uomo nuovo ma ho sempre conservato un legame stretto con la mia terra attraverso l’impegno costante con l’associazione universitaria e giovanile calabrese “Ulixes”. In secondo luogo, ho costruito un percorso professionale che mi ha portato a lavorare in un’amministrazione efficiente e internazionale quale la

Commissione europea. Spero di portare i valori dell’Europa, della trasparenza ed efficacia amministrativa che ho vissuto quotidianamente a Bruxelles. Il nostro è un patto generazionale, è la voglia di costruire il presente per una generazione costretta troppe volte a rincorrere». Come intende trasformare Catanzaro in una città più moderna? «Nella conferenza stampa di presentazione della mia candidatura ho tracciato una linea che rispecchia l’idea di un capoluogo europeo, una città che abbia nelle grandi realtà d’Europa il proprio piano di confronto. La parola chiave è concentrazione ed integrazione delle risorse da investire sulle potenzialità economiche della città. Catanzaro deve sganciarsi dall’idea di essere un “tetro capoluogo del diritto” e dell’amministrazione pubblica e saper produrre valore economico. Abbiamo le potenzialità concrete per farlo, pun-

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VERSO LE AMMINISTRATIVE

Catanzaro “sealine” questo è l’obiettivo di una riqualificazione di tutto il litorale non dimenticando la continuità tra i progetti di Giovino e il recupero delle funzioni del quartiere marinaro

tando sulla cultura, sulle tradizioni, «Puntando sulla valorizzazione e volte quella di Soverato, uno dei sul turismo e servizi turistici e sulla valorizzazione del polo oncologico quale punta di diamante d’una sanità d’eccellenza. Il tutto naturalmente deve poter poggiare su una pubblica amministrazione supportata da tutti i mezzi della moderna tecnologia, trasparente, efficiente, vicina ai cittadini, fondata su meritocrazia e competenze». Da dove ripartire perché il turismo possa essere volano di sviluppo per la città?

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riqualificazione del centro storico e sul litorale. Non dimentichiamo la posizione baricentrica della città, la vicinanza con l’aeroporto internazionale di S. Eufemia e con la stazione ferroviaria. Catanzaro può essere il centro di accoglienza principale di tutti i flussi turistici diretti in Calabria. Aggiungo che esiste un’area, quella di Giovino, difesa recentemente da un progetto di cementificazione selvaggia e che, data la sua estensione (due/tre

principali centri turistici calabresi) e posizione, può divenire, per mezzo di un concorso internazionale d’architettura, un polo di alta qualità della vita e di sviluppo turistico dalle grandi potenzialità. Catanzaro “sealine” è l’obiettivo di una riqualificazione di tutto il litorale non dimenticando la continuità tra i progetti di Giovino e il recupero delle funzioni del quartiere marinaro esistente da tanto tempo dimenticato».


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Giovani, a voi le nuove sfide «Sarò io stesso a chiedere loro di proporre progetti per la cultura, l’innovazione, il verde, l’identità». Uscire dall’isolamento è possibile, nel pensiero di Mario Occhiuto, candidato sindaco a Cosenza Elisa Fiocchi

L’

architetto Mario Occhiuto, ex componente del Consiglio superiore per i Beni culturali e ambientali, è il volto scelto dal centrodestra per la corsa alle comunali di Cosenza. Per contrastare la candidatura al secondo mandato del sindaco uscente, Salvatore Perugini, la coalizione di Occhiuto raccoglie il sostegno del Popolo della Liberta, dell’Unione di Centro, dell’Alleanza di Centro con Pionati, dei Popolari e Liberali per Cosenza, de La Destra, della lista Scopelliti Presidente e del Nuovo Psi, nonché altre tre liste civiche in appoggio. Il gioco delle alleanze, con il centrosinistra spaccato a pochi giorni dalla riconferma di Perugini, sarà uno degli elementi strategici in vista delle elezioni. Mario Occhiuto, che costituisce una novità nel panorama politico cosentino, punta su una politica di riferimento per il mondo giovanile. «Un universo fatto di una straordinaria capacità di immaginare soluzioni. Ecco perchè sarò io stesso a chiedere loro di proporre progetti circa le leve strategiche dello sviluppo locale: cultura, innovazione, verde, identità e soprattutto orientamento 56 • DOSSIER • CALABRIA 2011

ai network economici internazionali. Si è mai visto un giovane indietreggiare dinanzi a tali sfide?». In quali aspetti il suo programma elettorale rappresenta una sorta di rottura dei canoni tradizionali della politica? «Nella mia esperienza internazionale ho sempre ammirato la capacità delle amministrazioni locali di fare sistema. Di porsi cioè come partner delle iniziative imprenditoriali, di garantire servizi di qualità e di sostenere le opportunità del territorio. Da noi, in molti casi, si assiste alla capacità inversa. La politica diventa spesso ostacolo allo sviluppo. La burocrazia rallenta le procedure, le banche eccepiscono la consistenza delle garanzie reali piuttosto che valutare la qualità dei progetti, gli enti locali eccepiscono sulle competenze e così via. Il mio programma di governo ha l’ambizione di ridefinire le polarità dei ruoli. Il Comune è un partner dello sviluppo, deve fare sistema, deve interagire con i soggetti territoriali in una grande dinamica di tipo orizzontale dove tutti concorrono alla produzione di qualità sociale. Molti lo chiamano marketing territoriale. Io che non amo molto le

Mario Occhiuto, candidato sindaco di Cosenza per il centrodestra

definizioni “fashion” dico semplicemente che proverò a fare del Comune un alleato dei cittadini e delle loro esigenze». In attesa della presentazione ufficiale del suo programma, i cittadini sono stati chiamati a inviare le proprie proposte nel suo sito online. Quali priorità e interventi sembrano maggiormente sentiti dai cosentini? «Qualità dei servizi innanzi tutto ma subito dopo, e questo mi ha favorevolmente impressionato, l’orgogliosa necessità di recuperare identità e centralità nel panorama regionale. La città avverte una sorta di isolamento politico, di impoverimento della sua centralità cultu-


Mario Occhiuto

Cosenza deve puntare sui partenariati sociali per superare le criticità legate all’attuale isolamento

rale, di smarrimento della propria identità. E io sono assolutamente in sintonia con questa percezione. Bisogna ricostruire il clima, la fiducia, l’orgoglio dell’appartenenza». Ha in mente una città inclusiva. Come ha intenzione di unificare e trovare le giuste sinergie nei progetti di riqualificazione del territorio? «Il pensiero occidentale è dominato dalla nozione di complementarietà: tutti concorrono alla produzione di eventi, di processi, di opzioni. Le sinergie rappresentano l’esito di una strategia di condivisione. Nella misura in cui il mio progetto di governo locale saprà generare complementarietà e convergenze sarà quasi semplice unifi-

carne le traiettorie e i contributi di tutti. Mi conforta una constatazione: le emergenze che abbiano davanti sono oggettive e soprattutto non procrastinabili. Dinanzi alle emergenze occorre unificare gli orientamenti e acquisire inclusività. Il partenariato sociale che è alla base del successo dei paesi dell’area Bric, ad esempio, è nato come risposta a una crescita improvvisa delle criticità legate al loro sviluppo economico. La nostra città deve fare altrettanto: puntare su partenariati sociali interni e creare partnership internazionali per superare le criticità legate all’attuale isolamento». Il suo avversario sarà il sindaco Perugini: quali ordinanze conte-

sta del suo primo mandato? «In ogni esperienza di governo esistono condizioni politiche e di bilancio che orientano priorità e scelte. Ogni esperienza nasce con premesse precise ed equilibri dati. È facile contestare il lavoro degli altri senza averne vissuto i travagli e i condizionamenti. Le scelte di Perugini saranno state tutte dettate dalle opportunità del momento. Che adesso non mi piace giudicare. Io ho un mio progetto, una mia idea, una città che sogno e che intendo realizzare. Ai cittadini di Cosenza chiedo di valutare il mio programma e di sceglierlo, ove pensassero di farlo. Il resto è già passato. Occorre guardare al futuro. Da subito». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 57


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Il sogno della città unica «In cinque anni ho garantito i servizi minimi essenziali ai cittadini e coltivato grandi ambizioni» spiega il sindaco Salvatore Perugini. «Intensificando il regolamento sull’area urbana fra Cosenza, Rende e Castrolibero, ho rilanciato il concetto di città unica» Elisa Fiocchi

R

isvegliare e potenziare l’orgoglio di sentirsi cosentini e continuare il mandato che volge al termine. Il sindaco uscente di Cosenza, Salvatore Perugini, è stato riconfermato dal partito per la corsa alle amministrative, pur in una fase di acque agitate per il centrosinistra della città, disgregato e vittima di spaccature. Con il sostegno finale di quattro partiti - Pd, Socialisti, Repubblicani e Alleanza per l’Italia - Perugini vuole intercettare il consenso di un elettorato in cerca di persone fidate, «moderate nell’agire, riformiste nell’azione». Ecco la «Cosenza senza slogan» del sindaco, come introduce il messaggio della sua campagna elettorale. Com’è lo stato attuale delle alleanze nel centrosinistra anche in virtù dei dissensi nati all’interno? «Il Partito Democratico mette insieme culture politiche diverse che riescono al loro interno a trovare una sintesi. È naturale e legittimo che ci siano confronti, fibrillazioni e diversità di vedute. Sta poi ai partiti fare la sintesi: il mio c’è riu-

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Salvatore Perugini, sindaco uscente del Comune di Cosenza

scito quando ha deciso di ricandidarmi in veste di sindaco uscente del Pd». Voleva un’alleanza corposa e solida. C’è riuscito? «Ho fatto un appello all’unità del partito. Quando si fa parte della stessa famiglia si possono anche avere idee diverse, ma quando il partito decide bisogna essere militanti, accettare le decisioni e lavorare alla causa comune. Oggi il nostro obiettivo consiste nel riaffermare la leadership del centrosinistra in contrapposizione a Occhiuto, candidato del centrodestra ma uomo dell’Udc. In realtà, si presenta come indipendente anche se la sua formazione d’appartenenza resta quella. Mi pare un’evidente contraddizione sul piano politico siccome Udc e Pdl a livello nazionale sono assolutamente distiniti e distanti». Facendo un bilancio del suo mandato, come si presenta dopo cinque anni la città di Cosenza? «È cresciuta, pur avendo passato un periodo difficile nella vita dei comuni e mi riferisco ai tagli sulla finanza pubblica, alla crisi congiunturale che tocca le famiglie, a

un comune che presentava e presenta ancora difficoltà di bilancio. Abbiamo dunque agito su due terreni. I servizi minimi essenziali per i cittadini, tramite il potenziamento del servizio idrico, il mantenimento dei posti di lavoro che gravitano attorno alla casa comunale, le politiche sociali, in cui abbiamo continuato a investire, e il trasporto pubblico locale. Al tempo stesso abbiamo portato avanti le grandi ambizioni, intensificando il regolamento sull’area urbana fra Cosenza, Rende e Castrolibero. Il tema che ho rilanciato nella campagna elettorale è quello di arrivare, attraverso una forma di consultazione popolare, a una città unica con una soluzione di continuità. Siamo un’area che ingloba il centro storico cosentino che, con l’Università della Calabria, regge insieme arte e modernità. Inoltre, la città unica rappresenterebbe un ulteriore punto di riferimento per l’intercettazione di finanziamenti più importanti e di fondi europei». Come la popolazione ha accolto la notizia della sua ricandidatura? «Sono stato uno dei pochi sindaci


Salvatore Perugini

Siamo un’area che ingloba il centro storico cosentino che, con l’Università della Calabria, regge insieme arte e modernità

del Mezzogiorno che ha visto crescere il suo consenso. Per le strade, la gente dimostra di apprezzare un sindaco perbene, intellettualmente onesto e coerente politicamente. Siamo dei punti di riferimento, persone che commettono naturalmente degli errori, ma che ammi-

nistrano nella difficoltà finanziaria di oggi con uno sguardo sempre teso all’interesse e al bene collettivo». Sfiderà Mario Occhiuto, noto architetto. Quali soluzioni infrastrutturali prevede il suo programma? «In questi cinque anni potevo non avviare la revisione del piano strutturale comunale, cioè il vecchio piano regolatore, perchè quello che avevamo era già conforme alle leggi

nazionali e regionali. Come scelta politica, dopo aver approvato il piano strategico, ho avviato la gara per quello strutturale, ovvero la sede dove, attraverso il meccanismo della partecipazione, s’individueranno le nuove scelte strategiche. L’urbanistica, infatti, non è solo costruzione di edifici ma sviluppo economico e sociale della città. La mia idea, già consegnata ai tecnici, punta al recupero del nostro patrimonio esistente e al miglioramento della funzionalizzazione dei servizi. La città unica si fonda su duecentomila abitanti, con il patrimonio dell’Università e dei suoi 40mila studenti. Non dimentichiamo che Cosenza è anche città d’arte, con un Museo di Arte contemporanea all’aperto, lungo l’isola pedonale, che abbiamo provveduto ad ampliare. Inoltre, s’è appena concluso l’accordo con la Regione sulla metropolitana leggera che collegherà il centro storico della città all’Università. Manca solo l’autorizzazione per bandire la gara». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 59


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Un nuovo cammino di sviluppo Il sindaco uscente Peppino Vallone rilancia la sua candidatura al Comune di Crotone. «Sono sicuro che le nostre idee, la voglia di fare e la volontà preverranno su disegni che vogliono riportare nell’oscurantismo la nostra bella città» Elisa Fiocchi

S

ono nove i candidati che si sfideranno a Crotone. Ventotto le liste nella competizione elettorale. Due i volti simbolo della corsa: da una parte, il sindaco uscente Peppino Vallone, che capeggia una coalizione di centrosinistra con il sostegno di nove tra movimenti e partiti politici; dall’altra, la senatrice dell’Udc Dorina Bianchi, designata dal centrodestra e supportata da sette liste diverse. La ricandidatura di Vallone, dopo il suo primo mandato di cinque anni, è avvenuta nel corso di un’as-

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sembla pubblica a cui hanno preso parte il commissario regionale del Pd, Adriano Musi, il coordinatore provinciale Nicola Belcastro e il deputato Nicodemo Oliverio. Per lanciare un messaggio di continuità, il centrosinistra ha scelto di presentarsi unito alla competizione elettorale di maggio, con dieci liste che raccolgono diverse anime: il Partito Democratico, i Giovani Democratici, l’Italia dei Valori, Socialisti per Crotone, Sinistra per Crotone, SiAmo Crotone per Vallone, Compagnia per Crotone, Partito Socialdemocratico, Auto-

nomia e Diritti, Sinistra ecologia e libertà. «L’attività di questa amministrazione – ha dichiarato Vallone – è stata rivolta all’inquadramento di questioni di particolare rilevanza a partire dall’ambiente, senza trascurare bisogni primari come sottoservizi in quartieri mai serviti e prima completamente abbandonati». Il bilancio del primo mandato è espresso anche dal forte consenso manifestato più volte dall’esito dei sondaggi, per ultimo il “Governace Pool 2010”, pubblicato sul quotidiano economico Il Sole


Peppino Vallone

Se oltre sei cittadini su dieci sono soddisfatti di quanto messo in campo da questa amministrazione significa che è stato apprezzato lo sforzo per uscire dall’oscurantismo che ci ha preceduto

24 Ore, che lo ha inserito nella classifica dei primi cinque sindaci più amati d’Italia con un indice di gradimento raccolto in fase di scadenza di mandato. «Se oltre sei cittadini su dieci sono soddisfatti di quanto messo in campo da questa amministrazione significa che è stato apprezzato lo sforzo per uscire dall’oscurantismo che ci ha preceduto affrontando temi che mai avevano visto protagonista l’amministrazione comunale, a cominciare dall’ambiente. Trovo inoltre particolarmente significativo – continua – che nella classi-

fica dei sindaci più amati, dei primi nove posti ben otto appartengano al centrosinistra». Al Teatro Apollo, dove Vallone ha presentato la sua ricandidatura, non sono mancati giudizi sui suoi avversari politici, con riferimenti a Giusy Regalino e Pasquale Senatore, descritti come «una sacerdotessa dell’etere che dispensa demagogia spicciola e un antico nostalgico che propone qualche nuova fontanella e qualche nuova rotatoria». Non è stata risparmiata nemmeno la candidata di centrodestra Dorina Bianchi, «arcangelo biondo, un fantasma piumato la cui presenza in città è sempre stata una gentile concessione in occasione di parate, ma mai per parlare

di problemi reali». Commenti piccati anche in riferimento alla gestione regionale della Calabria, accusata di tagli alla sanità: «Stanno smobilitando un ospedale, l’unico del territorio, con l’applauso da parte della rappresentanza territoriale di centrodestra». E la Provincia: «Di etica non troviamo traccia in un Ente politicamente impalpabile e diviso da faide interne. Non c’è dialogo, per noi la politica è una cosa seria». Infine, l’appello di Vallone agli uomini e alle donne del centro sinistra. «Abbiamo ritrovato la volontà di operare per il bene della collettività con unità di intenti e con la voglia di riannodare i fili di un cammino verso lo sviluppo». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 61


VERSO LE AMMINISTRATIVE

Crotone al centro della Calabria «La gioventù calabrese ha concretamente voglia di cambiare. Attendiamo un nuovo corso e il vento sta soffiando nella giusta direzione». Ecco «l’altra faccia» della Calabria nel discorso di Dorina Bianchi: «Mi candido perchè i crotonesi siano presto nuovi protagonisti» Elisa Fiocchi

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ffrire nuovo entusiasmo attraverso un progetto amministrativo che restituisca normalità a un territorio che negli ultimi cinque anni è stato lasciato in balia degli eventi. È l’ambiziosa sfida di Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc e candidata del centrodestra per le comunali di Crotone. L’obiettivo della campagna elettorale, sostenuta da sei liste, consisterà nel raggiungere l’affermazione politica in un territorio storicamente di centrosinistra dove tuttavia, in passato, il centrodestra si è imposto ben due volte al Dorina Bianchi, Comune con Pavicepresidente dei senatori Udc e candidata squale Senatore, e del centrodestra per le comunali di Crotone

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di recente, alla Provincia nel 2009 e alla Regione nel 2010. Ad appoggiare la sua battaglia elettorale sono intervenuti il presidente della Provincia, Stano Zurlo, la vice presidente della Giunta regionale, Antonella Stasi, il coordinatore provinciale del Pdl, Umberto Lorecchio, il consigliere regionale Alfonso Dattolo, oltre a numerosi volti noti della politica locale. Il punto sul programma e sulle prossime iniziative, nell’intervento della senatrice Dorina Bianchi. Un gazebo raccoglierà i pareri dei cittadini sulle cose buone e quelle che non vanno nella città. Qual è l’idea di cambiamento che propone a Crotone? «Non si può pensare di creare sviluppo per il nostro territorio senza prima costruire un clima di sicurezza. Mi candido perché Crotone diventi finalmente una città ricca, del lavoro e dell’impresa, del turismo, della sostenibilità ambientale. Una città che si basi su un sistema avanzato di servizi sociali e sulla tutela dei diritti di cittadinanza, sulla cultura, sulla creatività dei suoi talenti, anche di chi, studente o lavoratore, ha scelto di vivere qui.

Una città che riacquisti il suo decoro, pulita e funzionale, facile da raggiungere e semplice da vivere, agile e veloce, dove le donne rappresentino una fonte importantissima di energie produttive innovative e determinate. Credo in una città più sicura in quanto più libera dal malaffare, da politici corrotti». “Non seguirmi se non credi nel futuro” è lo slogan della sua campagna elettorale. Quali sono gli elementi innovativi del suo programma? «Pochi, semplici ma forti punti programmatici: lavoro, giovani, rilancio turistico, ambiente e decoro urbano. Oggi Crotone è rimasta indietro: ultima nelle classifiche Istat per povertà, per disoccupazione. Un territorio in continua emergenza. Ci sono circa 30mila persone iscritte alle liste di collocamento e in cerca di un’occupazione, ci sono 700 lavoratori che percepiscono gli ammortizzatori sociali. Siamo di fronte a una vera emergenza occupazionale. Pertanto, la priorità del mio programma è il lavoro. Bisogna aiutare chi con coraggio, in un territorio difficile, tenta la strada del fare impresa. È


Dorina Bianchi

Oggi Crotone è rimasta indietro: ultima nelle classifiche Istat per povertà e disoccupazione

compito della politica non lasciare che le energie e tensioni positive di questa città, diventino lettera morta. Ponendo fine al sistema assistenzialistico e clientelare, fatto di finanziamenti a pioggia improduttivi e amplificato dalle scelte industriali sbagliate della precedente amministrazione comunale». In collaborazione con Lorien Consulting, ha lanciato una ricerca per capire come i concittadini vivono la città. Quali sono le problematiche, le proposte e i suggerimenti raccolti finora? «“Dillo a Dorina” vuole essere un modo per promuovere e sostenere la partecipazione all’attività politica e

sociale del cittadino. Aperto da poche settimane, questo sistema d’ascolto ha già raccolto una consistente partecipazione. Alcuni hanno definito la città di Crotone come “sprecata”. Altri hanno detto addirittura “violentata”. Ma quello che emerge in maniera più forte è la voglia di avere una città “evoluta”. I cittadini che hanno risposto fino a ora vorrebbero avere una città che puntasse sullo sviluppo delle infrastrutture, valorizzando in maniera particolare il porto e il nostro mare. E difatti, anche il turismo viene considerato come un importante volano per la crescita. Proposte che ho fatto mie nel programma e su cui punterò in maniera convinta». Che sfida s’aspetta dal confronto con la ricandidatura a Sin-

daco di Vallone? «In questi cinque anni il sindaco uscente non ha realizzato un solo punto del suo programma elettorale. La parola chiave per la Crotone del futuro è progettualità. Oggi voglio dire a tutti i crotonesi che la nostra città può risollevarsi e costruire in breve tempo un futuro migliore, perché i soldi per farlo ci sono: negli ultimi due anni Crotone ha maturato un avanzo di bilancio che non è ancora stato speso. E non per frutto di una gestione virtuosa del Comune, ma per l’incapacità di programmare gli investimenti e sfruttare al meglio queste risorse fondamentali. Inoltre, il Comune incassa dall’Eni i diritti di sfruttamento del gas naturale di cui è particolarmente ricco il territorio di Crotone. Ma queste risorse devono essere spese bene, con piani seri e lungimiranti». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 63


SVILUPPO ECONOMICO

Dobbiamo valorizzare il prodotto Calabria

«L

a Calabria esprime una produzione agroalimentare non massificata, tanto per volumi di produzione che per mercati di sbocco, e questo aspetto rappresenta l’elemento fondante per le sue politiche di sviluppo». A rilevarlo è Antonio Stefano Caridi, assessore alle Attività produttive della Regione Calabria. Lo stocco di Cittanova, i salumi della Sila, la cipolla di Tropea, i pomodori di Belmonte, il bergamotto e l’olio d’oliva sono alcune delle eccellenze agroalimentari calabresi, «sintesi di buona manifattura, prevalenAntonio Stefano temente artigianale, e di tradiCaridi, assessore alle Attività produttive zioni culturali espresse dal terdella Regione ritorio, frutto dell’attività di Calabria migliaia di micro e piccole imprese, polverizzate su tutto il territorio, scarsamente integrate in sistemi di filiera e strutturalmente deboli sotto il profilo patrimoniale e finanziario». In che modo può essere rafforzato il settore agroalimentare regionale, che concorre in larga misura a determinare il prodotto lordo vendibile della Calabria? «Non è immaginabile che questo settore possa esprimere il giusto ruolo che merita sui mercati, se si prescinde da una sua valorizzazione basata sul recupero del connubio tra prodotti e territorio, rappresentativo quest’ultimo di quelle tradizioni e di quella cultura che conferiscono al prodotto un valore unico e identitario. La politica ha il dovere di 84 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Il potenziamento della competitività delle imprese calabresi passa attraverso l’accesso al credito, le infrastrutture, l’attivazione di reti di imprese e distretti produttivi. Lo spiega l’assessore regionale alle Attività produttive, Antonio Stefano Caridi Francesca Druidi


Antonio Stefano Caridi

L’obiettivo è consolidare, rispetto alla recente riforma bancaria, il sistema dei servizi di garanzia e facilitare la capacità di accesso al credito bancario delle imprese

valorizzare gli asset del territorio, di essere visionaria non nel senso dell’incapacità di definire percorsi concreti, quanto piuttosto di mettere a sistema tutti gli strumenti a sua disposizione per tracciare le traiettorie da seguire per raggiungere obiettivi sostenibili e rilevanti. In questa direzione, la strada intrapresa dall’attuale amministrazione sta puntando principalmente su due strumenti». Quali nello specifico? «Le reti fra imprese e istituzioni all’interno dei contratti di investimento e la creazione di infrastrutture di supporto allo sviluppo produttivo delle imprese e dei territori. Crediamo molto in questi strumenti, con i quali il dipartimento ha dato il suo contributo tecnico sui Pisl (Progetti integrati di sviluppo locale), che assegnano risorse Por Fesr per oltre 83 milioni di euro. Attraverso queste risorse, stiamo attuando azioni di sistema che, in funzione delle vocazioni dei territori, vanno nella direzione del recupero e della valorizzazione delle risorse disponibili e potenziali, attivando investimenti sinergici fra aziende e istituzioni. L’agroalimentare troverà rinnovato vigore nella sua sinergia con l’artigianato artistico e di qualità che, a sua volta, si lega alla fruibilità dei territori, quale espressione di risorse naturalistiche e culturali sulla cui base definire un posizionamento unico, un prodotto Calabria identitario». Può delineare le linee cardine del “piano strategico triennale delle attività produttive”? «Le quattro direttrici del piano - competitività, accesso al credito, infrastrutture e prodotto Calabria - seguendo una logica d’insieme hanno assicurato non solo una visione ampia quanto, soprattutto, una previsione di impegno al 31 dicembre 2011 delle risorse assegnate al- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 85


SVILUPPO ECONOMICO

l’asse VII Attività produttive

superiore all’80%. Degli oltre 400 milioni di euro che competono al mio Assessorato, alla fine del 2011 ne saranno impegnati oltre 300, traguardo assolutamente rilevante a fronte dello stato attuativo del Por Fesr prima del subentro dell’attuale amministrazione. La traiettoria procede nella direzione europea dello sviluppo economico del territorio: valorizzare gli asset, riposizionare strategicamente le aree industriali, creare le condizioni per l’attivazione di reti di imprese e distretti produttivi, supportare l’accesso al credito delle aziende nella crisi economica attuale e dotarsi di infrastrutture. Su questo tema, nello specifico, saranno impegnati oltre 90 milioni di euro al fine di razionalizzare gli insediamenti industriali e supportare, anche da un punto di vista tecnologico, i processi di comunicazione tra imprese e istituzioni». Con quali misure la Regione interverrà per favorire l’accesso al credito? «Nella nostra regione, gli effetti della crisi sono stati ancor più rilevanti: a fronte di un generalizzato e diffuso rallentamento economico, si è verificato un equivalente rallentamento negli impieghi del sistema bancario. Tale fenomeno è stato immediatamente rilevato e marginato attraverso azioni dirette alla facilitazione dell’accesso al credito per le nostre imprese: tramite la finanziaria regionale abbiamo attivato un fondo di controgaranzia per oltre 51 milioni di euro, che hanno riversato sulle imprese oltre 600 milioni di impieghi bancari. Ulteriori 40 milioni sono in procinto di essere attivati con l’attivazione di strumenti di finanza innovativa, quali il “Jeremie” e il “Mezzanino”, che supporteranno i percorsi di investimento delle imprese attraverso finanziamenti dedicati e rivolti allo sviluppo. Un’azione importante riguarda, inoltre, la riorganizzazione dei Confidi, attuata tra86 • DOSSIER • CALABRIA 2011

mite l’impegno di circa 7 milioni di euro. L’obiettivo è consolidare, anche rispetto alla recente riforma bancaria, il sistema dei servizi di garanzia e facilitare la capacità di accesso al credito delle imprese». L’occupazione resta un problema grave della regione. Saranno varate nuove misure in questo senso? «Il problema dell’occupazione, prioritariamente giovanile, è un punto di criticità assoluta. Ne siamo fortemente consapevoli e ogni azione intrapresa vuole dare il suo contributo al ridimensionamento del problema. Oltre a misure dirette all’incremento occupazionale come i Pia (Pacchetti integrati di agevolazione), la cui linea di intervento ha impegnato più di 69 milioni di euro, i nostri sforzi si sono concentrati soprattutto sulle cause della disoccupazione, intervenendo sulle logiche strategiche di creazione di valore aggiunto del sistema regionale delle imprese. Solo incrementando questo valore aggiunto, è possibile generare nuova occupazione e rendere più stabile quella attuale. In questo senso, l’amministrazione regionale ha previsto investimenti importanti: circa 20 milioni di euro da destinare all’imprenditorialità giovanile e agli start up innovativi, attraverso i quali si punta alla creazione di oltre 200 nuove imprese, prevedendo sia azioni specifiche che di assistenza e accompagnamento per minimizzare i rischi di mortalità delle nuove realtà nei primi due anni di vita».


AGROALIMENTARE

Promuovere i frutti del nostro territorio Il momento è delicato. Un mercato globalizzato, esposto a una concorrenza spietata, mette in difficoltà l’agricoltura regionale. Secondo Nicola Cilento «è necessario mettere in campo azioni di sostegno alle aziende, per ampliare i loro orizzonti commerciali» Michela Evangelisti

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Nicola Cilento, presidente di Confagricoltura Calabria

osti di produzione elevati, carenze nei trasporti, difficile rapporto con il credito sono solo alcuni dei fattori che stanno mettendo a dura prova il comparto. Che comunque mostra una certa resistenza e volontà di rinnovamento. «I dati Istat regionali non sono ancora disponibili – spiega il presidente di Confagricoltura Calabria, Nicola Cilento –. Ma dal nostro osservatorio, tenendo conto degli ultimi rilevamenti sull’occupazione, desumiamo un trend positivo, più o meno in linea con il dato nazionale. Gli imprenditori agricoli calabresi negli ultimi anni hanno acquisito maggiore consapevolezza delle proprie capacità e delle potenzialità aziendali. Hanno meglio compreso il legame tra il territorio e i prodotti e il loro impegno per la valorizzazione della qualità e della tipicità sta dando buoni risultati». Quali scenari si aprono per l’agricoltura calabrese? «I costi di produzione elevatissimi rendono i nostri prodotti poco competitivi e a ciò si aggiunge la lontananza dei mercati nazionali ed europei, dovuta alle carenze dei trasporti e delle vie di comunicazione, all’insufficiente rete dei servizi reali alle aziende agricole e a una politica del credito fortemente penalizzante per le imprese calabresi. Nel com-

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plesso quindi la situazione è difficile, soprattutto se si considera che dobbiamo competere con produzioni provenienti dall’area sud del Mediterraneo e non solo, dove il costo del lavoro e della previdenza, il rispetto delle norme igienico sanitarie e gli standard di sicurezza alimentare non sono neanche lontanamente paragonabili ai nostri. In buona sostanza dobbiamo confrontarci con una concorrenza sleale. Un aspetto sul quale puntare è l’innovazione tecnologica, che, se applicata al processo di filiera, può sostenerci nella competizione con le produzioni dei Paesi a minor grado di sviluppo». Di quali strategie al momento il settore ha maggiormente bisogno? «Per competere sul mercato occorre che il si-


Nicola Cilento

Per consolidare il settore agroalimentare è necessario promuovere ulteriormente le produzioni Doc, Igt, Dop e Igp

stema Calabria si renda protagonista di un salto di qualità. Modernizzazione, investimenti e innovazione sono gli obiettivi da perseguire attraverso una migliore gestione delle risorse finanziarie comunitarie. I fondi messi a disposizione dal Psr 2007/2013 equivalgono a oltre un miliardo di euro, che se proficuamente spesi rappresentano una grande opportunità di crescita del settore primario. È necessario inoltre un cambio di rotta di tutto il settore creditizio regionale che si distingue nella nostra regione per l’applicazione di un differenziale di tassi superiore rispetto ad altre aree del Paese, limitandosi solamente a trasferire i “benefici della raccolta” fuori dalla Calabria. Alla luce di ciò, un altro intervento indispensabile è quello di favo-

rire l’accesso al credito, promuovendo iniziative tese al rafforzamento dei fondi di garanzia». Di recente il parlamentare Nicodemo Oliverio ha chiesto di dichiarare lo stato di crisi di calamità naturale per le produzioni della cipolla rossa di Tropea. Cosa comporta per il settore agricolo mantenere un'elevata biodiversità? «I prodotti tipici della Calabria, di grande qualità e in parte riconosciuti con i marchi Dop, Doc, Igp e Igt, rappresentano un ricco paniere di saperi, oltre che di sapori, e rispecchiano la specificità produttiva e culturale del nostro territorio. Queste produzioni, che si vanno sempre più affermando sui mercati nazionali e internazionali, devono rientrare nell’ambito di un più vasto programma promozionale che coinvolga tutte le istituzioni, sia perché si tratta di prodotti di assoluta eccellenza organolettica, sia perché evocano la storia e la cultura di un luogo e danno vita alla memoria, al senso di appartenenza e di riscoperta delle nostre comunità. Quindi, per consolidare e governare il settore agroalimentare, è necessario a mio parere promuovere ulteriormente le produzioni Doc, Igt, Dop e Igp, favorendo l’in-

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AGROALIMENTARE

gresso di nuovi prodotti nel si-

L’imprenditore agricolo calabrese finora si è occupato soprattutto della produzione e poco della commercializzazione dei prodotti

stema della qualità e della tipicità». A trainare il settore è l’export. Qual è il grado di internazionalizzazione delle aziende agricole regionali? «C’è ancora molto da lavorare per elevare il grado di internazionalizzazione delle nostre aziende. L’obiettivo progettuale è l’efficienza della filiera, che deve essere alla base delle politiche di promozione. L’imprenditore agricolo calabrese, purtroppo, finora si è occupato quasi esclusivamente della produzione e poco della commercializzazione dei prodotti, che è oramai il vero nodo della questione. L’imprenditore deve invece curare, quanto più possibile, la gestione della filiera, per fare in modo che il valore aggiunto rimanga a beneficio del produttore. Il prodotto deve essere sempre più organizzato attraverso lo strumento dell’aggregazione per immetterlo sui mercati, siano essi vicini, lontani o lontanissimi. La promozione delle nostre produzioni deve rientrare nell’ambito di un più vasto programma di valorizzazione e di scambi che coinvolga tutte le isti-

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tuzioni. A questo riguardo la Regione può e deve esercitare un ruolo centrale». In che modo? «In un mercato globalizzato, esposto a una concorrenza spietata, bisogna mettere in campo azioni di sostegno alle aziende per ampliare i loro orizzonti commerciali. Innanzitutto la Regione dovrebbe evitare la dispersione e la polverizzazione che fa perdere efficacia ed efficienza alle iniziative promozionali. È necessario senza dubbio recuperare un certo centralismo dell’attività promozionale del made in Calabria, riconducendo a livello regionale quella progettualità che oggi coinvolge tanti altri soggetti pubblici e privati. Questa strategia si potrebbe concretizzare attraverso la creazione di un’agenzia unica regionale di promozione, intesa come strumento di partecipazione a grandi eventi e manifestazioni fieristiche, con particolare riguardo a quelle internazionali».


GIUSEPPE GATTO Presidente di Confindustria Catanzaro EMILIO BERNARDO ROMANO Presidente di Confindustria Crotone


L’economia di Catanzaro scopre un lato versatile Spiazzando i luoghi comuni, il presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Gatto, racconta un tessuto produttivo capace di misurarsi con il linguaggio creativo del marketing territoriale. Nasce il “Magna Graecia bus express”, il vettore a servizio dei turisti e, perché no, di un nuovo immaginario locale Poala Maruzzi

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na quindicina di aziende intraprendenti, circa 100mila euro di investimenti privati, un inedito “patto” tra il settore alimentare e quello turistico: sono le parti che compongono il puzzle di “Magna Graecia bus express”, il progetto ideato da Confindustria Catanzaro, a metà strada tra la promozione territoriale e il marketing aziendale tout court. «In pratica offriamo gratuitamente ai turisti del nord Italia, magari provenienti da città scollegate come Perugia, l’opportunità di viaggiare sul nostro pulmino, opportunamente brandizzato. Sarà anche possibile degustare a bordo i nostri prodotti tipici», spiega il presidente Giuseppe Gatto. «Inevitabile la collaborazione con i tour operator. Per quanto ci riguarda, ci preoccupiamo di portare i viaggiatori a destinazione,

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Giuseppe Gatto, presidente di Confindustria Catanzaro


Giuseppe Gatto

sperando che siano spinti ad “assaggiare” il territorio nella sua interezza e che non si rinchiudano nei villaggi. La filiera turistica ha bisogno di nuovo ossigeno. Non dimentichiamo che l’anno scorso abbiamo subito un calo del 15 per cento». Il bus express parità a giugno e correrà fino a settembre. «Vedremo il prossimo anno se riproporlo». Un’iniziativa apparentemente “scanzonata”, che nasconde uno sforzo ben più complesso e che tocca le corde più profonde del riscatto in-

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L’olio, il vino, il caffè sono fiori all’occhiello del tessuto economico di Catanzaro e provincia

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dustriale di Catanzaro. «La verità è che anche gli imprenditori hanno bisogno di lavorare sull’immagine, di attirare su di loro nuovi sguardi. La Calabria si porta dietro una seria di stereotipi che non fanno bene alla competitività delle nostre industrie. La prima cosa che viene in mente è la 'Ndragheta, senza considerare che dietro l’apparente immobilismo c’è un tessuto produttivo che non sta fermo. Ecco, in un certo senso vogliamo mostrare il lato creativo e versatile, pur considerando le tante difficoltà. A segnare un'altra importante conquista, la sottoscrizione di un protocollo nazionale contro le organizzazioni criminali. Insomma, in cantiere una serie di iniziative che ci stanno facendo guadagnare terreno». In tema di possibili cambiamenti, Gatto si sofferma su quello ancora incompiuto, relativo all’innovazione dell’industria agroalimentare. «Sono tante le nostre peculiarità. L’olio, il vino, il caffè sono fiori all’occhiello del tessuto economico di Catanzaro e provincia. Una fetta consistente dei nostri prodotti prende le strade per l’estremo oriente a conferma che la stoffa c’è. Ma è vero pure che le imprese in questione sono troppo piccole per sostenere ricerca e innovazione, dunque allo stato attuale sono ancora “arretrate”». È necessario, quindi, affiancare passo dopo passo il cammino verso un’industria al passo coi tempi. «In questo si gioca la grande scommessa della nostra Confindustria», che da una parte tiene monitorata la situazione interna e dall’altra punta lo sguardo sulla provincia nel suo complesso mettendo, se occorre, il dito nella piaga. «Non di rado capita che la stampa parli delle infrastrutture di Crotone come migliori rispetto alle altre, anche se le cose stanno diversamente. È vero, ci sono stati dei recenti interventi, che magari hanno alzato la media, ma paghiamo in maniera pesante la mancanza di collegamenti veloci. Tra le tante cose, credo si debba sviluppare la tratta metropolitana che lega Catanzaro a Lamezia». Gatto chiude ricordando che gli strumenti ci sono. «Non facciamo l’errore di dover restituire i fondi alla Comunità europea». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 107


CONFINDUSTRIA

Infrastrutture integrate per agganciare la ripresa Una task force territoriale e compatta per discutere sugli interventi infrastrutturali della provincia. Confindustria Crotone vi prende parte con slancio e, in vista del prossimo incontro, studia proposte concrete Paola Maruzzi

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Emilio Bernardo Romano, presidente di Confindustria Crotone. In alto, il porto di Gioia Tauro

roprio qualche mese fa il presidente di Confindustria Crotone, Emilio Bernardo Romano, parlando di competitività locale aveva lanciato una naturale provocazione: «O le infrastrutture ci sostengono o rischiamo di rimanere irrimediabilmente isolati». Oggi se ne torna a discutere, ma in chiave diversa. A rischiarare lo stato delle cose, spunta una task force voluta dalla Camera di Commercio di Crotone rivolta a tutti gli attori, sia pubblici che privati, direttamente coinvolti. All’appuntamento del 7 marzo - primo incontro di una lunga serie, in cui si è fatto il punto sulle emergenze - non è mancato nessuno: il prefetto di Crotone, l’assessore regionale all’ambiente, l’autorità portuale di Gioia Tauro, i rappresentanti della polizia stradale e della capitaneria di porto, la provincia. Di fronte a una platea così animata, il numero uno di Confindustria Crotone non ha potuto fare a meno di esprimere massima partecipazione, augurandosi di passare allo step successivo. «A questo punto è indispensabile la collaborazione progettuale, operativa e amministrativa af-

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finché partano al più presto i cantieri». La scarsa competitività del sistema infrastrutturale crotonese è un tema annoso. Che novità introduce questa task force? «Per la prima volta si è privilegiato un approccio di sistema. In modo del tutto naturale sono state coinvolte le associazioni di categoria e la politica, sia su scala locale che regionale. Affrontando il problema da diversi punti di vista, si riesce così ad avere una visione completa. L’integrazione delle infrastrutture, tema cardine della task force, ha bisogno di una forte unità di intenti. A coordinare le parti c’è la Camera di Commercio di Crotone». Tra gli argomenti discussi, in testa c’è lo sviluppo dell’aeroporto S. Anna. Perché è così prioritario? «Crediamo che la battaglia contro l’isolamento che penalizza la nostra provincia debba partire da una maggiore integrazione tra i tre aeroporti re-


Emilio Bernardo Romano

Le infrastrutture devono viaggiare all’unisono. Nel prossimo incontro si parlerà anche delle criticità della rete ferroviaria

gionali, ognuno dei quali deve comunque conservare le sue specificità. Se quello di Lamezia Terme rappresenta lo snodo principale, è pur vero che la Calabria, per la sua conformazione orografica, è portata alla frammentazione, quindi da alcune zone diventa difficile raggiungerlo. E proprio Crotone potrebbe contribuire a colmare questo gap, magari sviluppando il settore dei voli charter e low cost, a tutto beneficio dell’industria turistica. Ma, proprio perché le infrastrutture non vanno concepite a compartimenti stagni, è necessario migliorare le strade d’accesso che conducono al S. Anna. È su questo che stiamo particolarmente insistendo». Il prossimo incontro riguarderà il porto. Quali argomenti di discussione metterà sul piatto Confindustria Crotone? «Sicuramente arriveremo all’appuntamento del 3 maggio già “preparati”. Come Confindustria, infatti, non siamo mai mancati agli incontri

promossi dalla Regione che, devo riconoscerlo, si sta interessando concretamente al problema del rilancio portuale, dando particolare spazio a quello crotonese. Da questo costante confronto è nata una convinzione: sono necessari pochi interventi per guardare in chiave competitiva a quest’opera, ancora ingiustamente sottovalutata. Mi riferisco sia alla cantieristica che al potenziale turistico. Ci conforta sapere che, in base al piano porti portato avanti dalla regione, c’è la disponibilità per finanziare gli interventi necessari. Insomma, il restyling del porto avrà un iter indubbiamente più breve rispetto a tanti altri progetti ancora da riprogrammare». Gli imprenditori di Crotone hanno più volte denunciato l’inefficienza della rete stradale. Come vede la situazione? «Questa è la nostra vera “tragedia”, che da anni continua a penalizzarci. Al centro dei dibattiti c’è la strada statale 106, ancora a due corsie. La rete

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CONFINDUSTRIA

viaria è, dal nostro punto

La strada statale 106 è la nostra vera “tragedia”, che da anni continua a penalizzarci. Senza efficienza stradale cade ogni discorso competitivo

di vista, l’intervento per eccellenza. Senza la possibilità di raggiungere velocemente l’autostrada cade ogni discorso sulla competitività industriale». Quali i prossimi passi per rendere operativa la task force? «Dopo aver affrontato le singole emergenze, si farà una sintesi. Si è già pensato di proporre un evento in cui si tirano le fila, ma tutto resta ancora da definire» Possibili cantieri, appalti e penetrazione della criminalità organizzata. Come affronterete questo rischio? «È un possibile problema che non abbiamo intenzione di sottovalutare. Sul piano regionale Confindustria sta facendo molto per far passare il linguaggio delle legalità e Crotone ha naturalmente aderito a quest’impegno, sottoscrivendo con la Prefettura una serie di protocolli d’intesa. In pratica si tratta rendere trasparenti le relazioni intessute dai nostri imprenditori, agevolando il compito di verifica e controllo agli organi pre-

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posti. Da parte sua, la prefettura rilascia una sorta di “nulla osta” che certifica l’impresa». In tema di nuove costruzioni e opportunità, come immagina cambiare l’ex area industriale di Crotone ancora in corso di bonifica? «A oggi sono in corso i lavori di demolizione, quindi il Comune non ha ancora predisposto un piano di riutilizzo vero e proprio. In attesa, manteniamo aperto il dialogo con Syndia, che conduce la bonifica, e ci preoccupiamo affinché le nostre imprese possano poi essere messe in condizione di accedere a queste aree. Intanto sono state previste delle maggiorazioni di punteggio per quelle aziende che decidessero di attingere al bacino di cassintegrati. Sul futuro non mi sbilancio, anche se qualche spunto interessante arriva dal gruppo di Giovani industriali, che ha pensato un progetto di riqualificazione che connette il porto e la città. Staremo a vedere».


DONNE D’IMPRESA

Networking al femminile «Agire in solitudine non solo è perdente, ma non è più sostenibile. Bisogna unire le forze e giocare la partita tutte insieme». Mettersi in rete è dunque la proposta di Lella Golfo per guidare il cambiamento Renata Gualtieri

N

el 2009 la Fondazione Marisa Bellisario ha compiuto vent’anni. Dal 1989 a oggi è sicuramente cresciuta in termini di visibilità e di autorevolezza ed è diventata, non solo in Italia ma anche all’estero, sinonimo di affidabilità e serietà e di impegno concreto per la promozione delle

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professionalità femminili. Parallelamente sono cresciuti i suoi ambiti d’influenza e condizionamento del contesto sociale ed economico. «Nel corso degli anni – rivela la presidente Lella Golfo – ci siamo rese conto che senza una presenza nei palazzi della politica e nelle stanze del potere, i nostri obiettivi avrebbero rischiato di rimanere lettera morta, di non avere conseguenze sul piano reale. Abbiamo per questo rafforzato la nostra presenza nei luoghi dove le decisioni vengono prese grazie a una rete di donne competenti e preparate». La Fondazione come contribuisce a creare nel nostro Paese una cultura d’impresa al femminile? «Credo che la serie di primati al negativo in tema di pari opportunità collezionati dall’Italia sia anche il frutto del fatto che qui la cultura di lobby al femminile ancora oggi stenta a radicarsi e influire sui processi decisionali. Le testimonianze delle nostre associate mi confermano quanto l’appartenenza alla Fondazione Bellisario abbia rappresentato un alto valore aggiunto nella loro


Lella Golfo

esperienza sia professionale sia personale e umana. Da una parte, infatti, lo scambio e il confronto d’idee rappresenta un fattore di crescita; dall’altra, le iniziative portate avanti dalla fondazione hanno consentito negli anni di raggiungere traguardi che un’azione individuale non avrebbe permesso. Per esempio, tra le proposte di legge che ho presentato in Parlamento, una è rivolta all’applicazione di quote di genere nei consigli delle Camere di Commercio, ovvero là dove viene rappresentato il mondo dell’economia e delle imprese e dove le donne, vere protagoniste dello sviluppo imprenditoriale in senso anticiclico, sono una rarità. Ho contattato personalmente tutti i presidenti delle associazioni camerali italiane per conoscere la loro opinione e chiedere il loro appoggio». La sua prima battaglia per l’affermazione dei diritti delle donne risale alla fine degli anni Cinquanta, quando, nella “sua” Calabria, si è battuta a favore delle “gelsominaie” della zona Jonica e delle “raccoglitrici di olive” nella Piana di Gioia Tauro. Quali da allora i più importanti traguardi raggiunti e quali le nuove sfide che porterà avanti la Fondazione Bellisario? «Il percorso è stato lungo e denso di successi e soddisfazioni. Oggi la fondazione è divenuta anche una Ong, annovera più di 1.000 associate, più di 5.000 contatti con imprenditrici, manager e professioniste, una rete in tutta Italia e una lobby al femminile. Una forza che già più di 15 anni fa ha portato la prima delegazione della Fondazione Bellisario in Cina e che oggi la fa essere partner attiva delle più grandi associazioni femminili in tutto il mondo. Una forza che ci ha fatto giungere alla XXII edizione del premio, assegnando oltre 360 Mele d’oro a valorose imprenditrici e manager nei diversi settori dell’economia, della politica e delle professioni. Fino a creare un vero e proprio portale, www.leprotagoniste.org, che monitora tutto ciò che avviene nel “pianeta donna” dal punto di vista economico, politico, culturale, istituzionale, finanziario, in Italia e nel mondo. Negli anni abbiamo accumulato un tale bagaglio di bagaglio

L’ambita Mela d’oro viene assegnata a imprenditrici e manager di successo e a 3 neolaureate in ingegneria con il massimo dei voti

di esperienze che ha fatto sì che mi venisse pro- In apertura, posto di entrare in Parlamento, dove ho iniziato la manifestazione “Donne economia e la mia attività presentando ben quattro proposte potere” che, assieme al di legge per il riequilibrio delle pari opportunità». Premio Bellisario, è Qual è l’impegno della fondazione a livello l’appuntamento annuale più rilevante internazionale? della Fondazione; «La nostra è l’unica associazione d’imprenditrici Lella Golfo in Ruanda; al mondo a essere inserita nel progetto “Global in questa pagina, le premiate del 2010: Compact”, un patto globale tra mondo del bu- dall’alto, in senso orario, siness e Nazioni unite che promuove uno svi- Maria Grazia luppo imprenditoriale sostenibile, legato a prin- Marchetti Lungarotti, Licia Mattioli, cipi di responsabilità sociale nel mondo. A marzo, Alessandra Servidori per esempio, la fondazione sarà a Oslo per un im- e Matilde Bernabei portante incontro sulle pari opportunità e nei prossimi mesi andrò personalmente a Herat con una delegazioni di imprenditrici della fondazione. Qui a Roma, poi, abbiamo costruito un inteso rapporto di collaborazione con tutte le CALABRIA 2011 • DOSSIER • 113


DONNE D’IMPRESA

ambasciate e organizziamo spesso incontri tra im- per le donne e sono certa che le giovani generaprenditrici e professioniste dei diversi Paesi. Come Ong, siamo da sempre impegnate in progetti di formazione, cooperazione e sostegno allo sviluppo in Paesi come Kosovo, Afghanistan, India, Palestina, Argentina, Rwanda e Capo Verde. Si tratta di progetti importanti che mirano a restituire dignità a donne spesso vittime di violenze e soprusi, insegnando loro un mestiere e fornendo strumenti utili al miglioramento delle condizioni di vita e alla crescita culturale e professionale. In Rwanda abbiamo realizzato un corso di formazione di microimprenditoria femminile con l’obiettivo di dare alle donne di quel Paese devastato da un terribile genocidio la possibilità di ripartire attraverso la produzione di beni del mondo rurale». All’interno della fondazione, è presente una sezione giovani. Come giudica la nuova generazione di donne? «L’attivismo della nostra sezione giovani, guidata a livello nazionale dalla giornalista Silvia Vaccarezza, mi fa essere ottimista per il futuro. Credo che il futuro sia un terreno di opportunità

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zioni sapranno coglierle tutte. Le vedo propense ad abbandonare l’abito del vittimismo e iniziano a volere quello che le donne americane chiamano “il nuovo tutto”: famiglia, carriera, tempo libero. Oggi le giovani professioniste e imprenditrici hanno le competenze e la consapevolezza necessarie per affermarsi e rivendicare ruoli di responsabilità e potere. Non esistono più ambiti lavorativi in cui non siano presenti, le laureate italiane hanno toccato quota 60% e negli Mba la percentuale di donne continua a salire (33% nella Sda della Bocconi e oltre il 37% alla Business School del Politecnico). Forse non nella cultura ma certo nei fatti si è affermato anche da noi quel nuovo protagonismo femminile che The Economist ha sintetizzato nel neologismo “womenomics”. Un’Europa e un mondo globalizzato che cerca le migliori vie dello sviluppo ha bisogno di leadership politiche, imprenditoriali, istituzionali forti e incisive, e dunque anche femminili». Quali valori, competenze e idee vincenti deve avere una donna per vincere il premio


Lella Golfo

Abbiamo premiato donne che contribuiscono ogni giorno al successo di quel made in Italy punto di forza nella competizione mondiale

Sopra, la platea del Premio Bellisario 2010

Bellisario? «L’ambita Mela d’oro viene assegnata a imprenditrici e manager di successo e a 3 neolaureate in ingegneria con il massimo dei voti. Premi speciali sono conferiti a donne che si sono distinte nell’ambito sociale, della cultura, della moda, del giornalismo, a un personaggio di levatura internazionale e a una personalità religiosa che si sia dedicata con fervore alla difesa di deboli ed emarginati. Il Germoglio d’oro, giunto alla quarta edizione, viene assegnato all’idea femminile imprenditoriale più innovativa. Ogni anno una commissione di esperti si riunisce per decidere il tema a cui dedicare il premio. Abbiamo sempre a disposizione una mappa della presenza femminile e anche in base a quella possiamo ragionare su quale sia il settore su cui concentrare il premio. A partire dalla tematica, elaboriamo un dossier sui talenti femminili, sulle donne che in quell’ambito abbiano raggiunto traguardi importanti grazie all’impegno, alle competenze, alla determinazione e volontà». “Donne motore per lo sviluppo” è stato il tema della ventiduesima edizione del Pre-

mio Marisa Bellisario. Quali importanti segnali arrivano dalle “storie” delle premiate del 2010? «Volevamo prima di tutto lanciare un messaggio forte e chiaro: donne non solo motore dell’economia familiare ma motore dell’economia di mercato. E lo abbiamo fatto in un momento difficile per la nostra economia e per il mondo tutto. Una congiuntura in cui le donne sono state un vero e proprio salvagente per il Paese. Abbiamo premiato donne che con le loro imprese e il loro lavoro contribuiscono ogni giorno al successo di quel made in Italy che rappresenta il nostro più importante punto di forza nella competizione mondiale. Penso al vicedirettore del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, a Matilde Bernabei, al direttore del Teatro alla Scala Maria di Freda, alla consigliera nazionale di parità del ministero del Lavoro Alessandra Servidori, a Licia Mattioli, Elena Zambon, Francesca Fiore, Rita Marino, Maria Grazia Marchetti Lungarotti, al Germoglio d’oro Barbara Mazzolai. Tutte donne eccezionali che con la loro determinazione hanno raggiunto traguardi importantissimi». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 115


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Un polo metalmeccanico per il Meridione La matita stretta nelle sue mani. I cassetti pieni di schizzi. E un entusiasmo per un lavoro che, prima di tutto, è una passione. Leonardo Elia racconta le sue ambizioni e le prospettive per una delle più note realtà metalmeccaniche calabresi Aldo Mosca

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eonardo Elia si può definire un simbolo della tradizione imprenditoriale calabrese. Dopo tantissimi anni passati nel settore delle costruzioni metalmeccaniche, ancora oggi ama prendere in mano la matita e disegnare, di suo pugno le vetture e i progetti da realizzare in futuro. Il fondatore della Elia Industrie Metalmeccaniche di Simeri Crichi, nel suo ambiente conosciuto come il “professor Elia”, è un maestro che, pur mantenendo il suo metodo, tiene comunque lo sguardo rivolto sui possibili scenari futuri, rendendo la sua azienda un contenitore moderno di tecnologie e metodologie progettuali avanzate. «Il mio sogno di realizzare in provincia di Catanzaro, a Simeri Crichi, un polo automobilistico meridionale, si è già in parte avverato – spiega Leonardo Elia -. Con

Leonardo Elia, seduto al centro, tra i figli Tommaso e Sebastiano www.eliametalmeccaniche.com

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la nostra impresa siamo divenuti un punto di riferimento nell’ambito delle costruzioni e delle progettazioni metalmeccaniche. In particolare abbiamo conquistato una posizione di rilievo nella realizzazione di auto sportive per le cronoscalate». A testimoniarlo è anche il fatto che le auto da corsa "EliaAvrio", vetture con motore motociclistico, hanno vinto numerose gare, titoli e riconoscimenti, tra cui il Campionato Italiano Velocità Montagna nel 2008, battendo vetture con motori ben più potenti. Attualmente la Avrio è una delle poche vetture europee ad aver superato il Crash Test della FIA - Federation Internationale de l'Automobile. Molti anche gli interventi eseguiti dalla Elia sulle grandi opere, dai ponti agli stadi, tra cui l’Oreste Granillo di Reggio Calabria. Non solo. La società, essendo partner tecnico della Seli, azienda leader a livello mondiale nello scavo meccanizzato, ha esportato in tutto il mondo le sue realizzazioni. «Tra le commesse che abbiamo seguito vi sono anche lo scavo dell’Himalaya, la metropolitana di New York e le gallerie per le città di Torino e Vancouver, che hanno ospitato le ultime due olimpiadi invernali, e più recentemente di Sochi, in cui si terranno le prossime». Il 2010, non è stato ovviamente semplice da superare. «Nonostante il periodo di crisi siamo riusciti a difenderci – spiega Leonardo Elia -. L’ultimo è stato un anno buono, ma non ai livelli dei precedenti. Nel mese di aprile, comunque, il settore metalmeccanico ha dato segni incoraggianti,


Leonardo Elia

In questa pagina, in senso orario dall’alto, involucro caldaie per Centrale Edison (Simeri Crichi), Carro Back-Up per scavo dell'Himalaya (Kishanganga Project India), tre modelli di ELIA Avrio (ST 09 Evo; Neos; ST 09), scorcio della City Car Elettrica

2,4 Mln EURO

Questo il fatturato per il 2010 della Elia Industrie Metalmeccaniche. Gran parte della produzione è stata esportata nelle aree asiatiche e mediorientali, in particolare il settore automobilistico sportivo è cresciuto sensibilmente

specie sul mercato nazionale, da cui deriva il 30% delle nostre nuove commesse». La ripresa, dunque, pare essere già iniziata, anche in virtù di un nuovo business che coinvolgerà fortemente il team della società di Simeri Crichi. «Punteremo a una nuova city car elettrica, il cui progetto ha già suscitato l’interesse di molti concessionari italiani che ne hanno richiesto l’esclusiva. In questo campo sfrutteremo l’esperienza ottenuta nella realizzazione delle auto sportive – sottolinea il fondatore dell’azienda -. Utilizzeremo il nostro approccio seriale, che ci permette di raggiungere livelli produttivi ben più alti rispetto ad altri produttori presenti sul mercato». Economicità, design e prestazioni ottimali. Questi gli imperativi che, così come è accaduto per le auto sportive, dovranno essere perseguiti con le city car. «Questo prodotto siamo certi conquisterà una fetta importante del mercato – spiega Leonardo Elia -. Inizialmente avevo riposto nei suoi confronti un investimento tutto sommato ridotto, ma con il tempo mi sono reso conto dello straordinario riscontro commerciale che potrebbe ottenere, così ho deciso di insistere e di procedere con la sua prototipazione». E così è stata concepita una vettura piccola, ma dal telaio robusto, alimentata da un motore elettrico che le permette di sviluppare una velocità di circa 50 km/h e di avere un'au-

tonomia di circa 80 km. È, inoltre, facilmente e velocemente ricaricabile, basta collegarla a una normale presa corrente. Servono circa tre/quattro ore per avere un pieno carico. Infine, una nota dolente, Elia la rivolge al mondo della formazione. «Lo sviluppo nel settore della progettazione e della costruzione metalmeccanica resterà con le ali tarpate se le istituzioni non comprenderanno il fatto che i giovani devono poter essere formati all’atto pratico, all’interno delle aziende. È inutile continuare a sperperare denaro in corsi di formazione che offrono solo teoria, ma che alla fin fine non sono in grado di sfornare dei veri montatori, saldatori, esperti progettisti – conclude Elia -. A mio parere occorre, con i dovuti controlli, concedere alle imprese la possibilità di formare al proprio interno le nuove generazioni di meccanici, sostenendole anche economicamente. Noi, da sempre, investiamo sulla risorsa umana. Una politica che ci porta, di anno in anno, a crescere sulla base di un personale altamente qualificato». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 131


IMPRENDITORI DELL’ANNO

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problemi infrastrutturali che spesso colpiscono la realtà meridionale possono creare impedimenti a quelle aziende che si occupano di rifornire attrezzature, macchinari e arredamenti per esercizi commerciali artigianali e industriali. Eppure, per la AB Brunetti di Crotone, puntare sull’efficienza e soprattutto sull’affidabilità, ha rappresentato la chiave di volta crescere in un settore che vede nell’assistenza puntuale e continua uno dei punti su cui impostare il lavoro. Ne parliamo con l’amministratore unico Alfredo Brunetti. Quali sono stati i passi della AB Brunetti dagli anni settanta a oggi? «L’azienda è cresciuta nel tempo sia all’interno della Regione Calabria sia nel resto d’Italia, soprattutto nel centro-nord, nonché in alcune nazioni dell’Europa Occidentale, in primis la Germania. Tuttavia, la volontà di mantenere il contatto diretto con i clienti ci ha portato a concentrarci prevalentemente nell’hinterland crotonese. Al pari degli altri settori, abbiamo dovuto affrontare un periodo economico difficile, affrontato con quello che a nostro avviso rappresenta il metodo principale per restare competitivi, ovvero l’efficacia e l’efficienza. A queste noi aggiungiamo i nostri peculiari punti di forza: la serietà, l’affidabilità, la competenza, non132 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Puntiamo sull’efficienza Il settore del rifornimento di macchinari per industrie ed esercizi commerciali ha sentito la crisi come tutti gli altri. In più, c’è chi ha dovuto affrontare le difficoltà logistiche del Meridione. La sfida della AB Brunetti di Crotone Nicoletta Bucciarelli

ché il fatto, tutt’altro che trascurabile, di garantire un’assistenza tecnica continua e tempestiva, facilitata dal rapporto fiduciario e collaborativo che l’azienda ha instaurato con i dipendenti. Il periodo di crisi economica che stiamo attraversando ha, chiaramente, avuto delle ripercussioni anche nel nostro settore, noi abbiamo cercato di farvi fronte “aumentando la dose” della consueta disponibilità che offriamo ai clienti. Ad oggi in ogni caso registriamo un fatturato annuo di un milione di euro». In che modo viene organizzato il lavoro all’interno della AB Brunetti? «Cerchiamo di coniugare innovazione e tradizione, anche se non è mai cosa semplice far coincidere due elementi contrapposti. Dato che opero nel settore degli arredamenti industriali, in collaborazione con mio fratello Massimo, da oltre quarant’anni posso trarre dalla mia esperienza tutti quegli ele-

menti che solo chi conosce profondamente un’attività possiede. Il contributo innovativo è apportato, invece, dai soci. Si tratta di due giovani imprenditori particolarmente attenti alle innovazioni tecnologiche e alle nuove tendenze del mercato. In altri termini, ogni membro dell’azienda offre il meglio delle proprie competenze». Dove vi rifornite per le attrezzature e i macchinari? «Prevalentemente da aziende di produzione italiane situate nel

Sopra, Alfredo Brunetti, amministratore unico della AB Brunetti di Crotone, insieme ai soci. Nella pagina accanto, alcuni prodotti e un’immagine del punto vendita abbrunetti@libero.it


Alfredo Brunetti

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Ci riforniamo prevalentemente da aziende italiane situate nel centro-nord del paese. Purtroppo, imprese di tal genere sono quasi completamente assenti nel Mezzogiorno d’Italia centro-nord del paese, che sono leader nel settore di riferimento come Hoonved per le attrezzature di sterilizzazione e lavaggio, Castel Mac per la refrigerazione commerciale, gruppo Ali-Grandimpianti-Silko per attrezzature industriali e ristorazione. Pur-

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troppo, aziende di tal genere sono quasi completamente assenti nel Mezzogiorno d’Italia. Una delle poche aziende produttrici e nostre fornitrici situate nel sud del paese, dalla quale acquistiamo attrezzature di vario genere e impianti di aspirazione di acciaio inox, è Pugliainox». Che cosa chiede prevalentemente oggi il mercato? «Il mercato ha delle esigenze soprattutto dal punto di vista funzionale. Dal punto di vista estetico infatti non risulta possibile indicare un genere prevalente giacché si tratta di una questione soggettiva del cliente. Nello specifico si registra un’attenzione sem-

pre maggiore riguardante le caratteristiche tecniche del prodotto, in primis il risparmio energetico. Tuttavia, le richieste maggiori, riguardano la garanzia di un’assistenza tecnica tempestiva e competente». Come viene vissuto il legame con il territorio della Calabria? «È risaputo che operare nelle realtà meridionali non è cosa semplice, ma non è impossibile. I nostri territori mostrano significative carenze infrastrutturali, viarie e produttive, nonché importanti problematiche legate alla presenza di realtà sociali negative. Quest’ambiente rappresenta, senza dubbio, un’esternalità dannosa, giacché si traduce in costi aggiuntivi per l’azienda sia in termini economici che temporali. Tuttavia, noi crediamo che una buona dose di serietà, trasparenza e legalità possa rivelarsi risolutiva per rilanciare un Meridione florido e prospero, costituito da soggetti sempre più attenti alle dinamiche del territorio e sempre meno disposti a vedersi genericamente accomunati nello stereotipo del “mezzogiorno mafioso” o “nullafacente”. Poter portare avanti il nostro lavoro con serietà, affidabilità, competenza e legalità sono gli unici elementi davvero indispensabili per costruire e consolidare un’azienda di successo». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 133


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Il ricambio generazionale nel settore impiantistico

C Emanuele Bertucci, strategy manager della Itecat Srl di Catanzaro www.itecat.it

ambiano le generazioni, si evolvono le tecnologie. Nelle imprese familiari, è facile che i figli che ereditano il lavoro dei padri si debbano confrontare con un mercato completamente nuovo, la cui fisionomia, sospinta dal progresso tecnologico, muta costantemente. È questo il caso della famiglia Bertucci: il padre Salvatore ha cofondato la ITECAT nel 1975 allo scopo di partecipare alla creazione della rete di infrastrutture telematiche allora inesistente in Calabria. Alla fine degli anni Ottanta, poi, entra in azienda il figlio Emanuele. Da qualche anno è affidata a lui la gestione della Società sempre sotto lo sguardo vigile del padre. Emanuele ha portato in azienda alcune novità tutte tratte dal mondo dell'associazionismo industriale. Membro della Giunta di Confindustria della provincia di Catanzaro in qualità di Delegato della sezione Metalmeccanica e del Comitato Politiche per lo Sviluppo D’Impresa nel direttivo nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Emanuele si è voluto specializzare nella direzione d'Impresa.

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Negli ultimi anni la Calabria ha visto crescere enormemente le strutture per le telecomunicazioni, grazie a una parallela evoluzione tecnologica che ha accompagnato questo potenziamento infrastrutturale. Emanuele Bertucci racconta la sua esperienza nel settore Amedeo Longhi

Proprio lo scorso anno, infatti, ha frequentato a Milano un Master de Il Sole 24 Ore in Direzione e Strategia d'Impresa. «Mio padre appartiene all’era dell’analogico – commenta Emanuele – mentre io opero con il digitale. Tuttavia, così come lui rimane un punto di riferimento per l’azienda ancora oggi, dal punto di vista tecnologico non possiamo fare a meno dell’affidabilità garantita dall’analogico». Quali sono le vostre attività principali? «Sin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di occuparci di tutti i settori dell’impiantistica. Ben presto abbiamo individuato nelle telecomunicazioni il nostro core business, prima collaborando con la vecchia SIP, poi acquisendo commesse per la gestione di impianti privati. Crescendo abbiamo assunto la struttura di una società di Information Comunication Technology, proseguendo l’originaria attività di “posatori di cavi” ma intraprendendo anche nuove strade, come la cura completa, dalla progettazione all’assistenza postinstallazione, di impianti telefonici, cablaggi strutturati, reti dati. Oggi ci proponiamo come system integrator fornendo un servizio chiavi in mano in tutto il settore impiantistico, ivi compreso gli impianti elettrici civili ed industriali, e di ICT. Altri due importanti ambiti in cui operiamo sono quelli della progettazione e realizzazione di sistemi di copertura


Emanuele Bertucci

wireless, fondamentale alternativa per le diverse zone che ancora non sono servite dalla banda larga, e impianti fotovoltaici». Chi sono i vostri committenti? «Prestiamo i nostri servizi a enti di ogni tipo, che vanno da aziende private a organismi pubblici. Alla prima categoria appartengono diverse case di cura, istituti bancari, gruppi industriali, società di servizi e del comparto turistico. Per quanto riguarda invece il settore pubblico, serviamo fra gli altri Regione Calabria, Prefettura di Catanzaro, ASL, INPDAP, Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, gli aeroporti di Lamezia, Catania e Palermo. Fra tutti, il settore alberghiero è forse quello che ci vede più impegnati, attraverso la fornitura di servizi come l’innovativo sistema di “camera intelligente”, cioè la gestione centralizzata di tutti gli impianti tecnologici dell’hotel, gli impianti TV on demand, i sistemi internet via cavo o wifi, i circuiti di videosorveglianza e tanto altro». Qual è la struttura aziendale? «Disponiamo di personale interno sia per la gestione della parte amministrativa e compiti di segretariato, sia per la parte tecnica con personale dotato di competenze specifiche derivate da esperienza sul campo e da speciali percorsi formativi aziendali. Nonostante la corposa attività che svolgiamo in tutta la regione e non solo, ci consideriamo ancora un’azienda di famiglia, la cui direzione è nelle mani di mio padre, il vero artefice del salto di qualità, a lui dobbiamo infatti l'ottenimento della ISO9001 e dell'Autorizzazione Ministeriale di 1° Grado, che ci ha proiettato ai vertici del mercato di questo settore, e mie, che curo la direzione tecnica e ricopro il ruolo di ICT manager». All’interno del panorama calabrese come vi collocate? «Nel 1989 abbiamo incorporato la ITEL Telematica e da allora siamo cresciuti tanto da diventare una delle più grandi realtà regionali di settore. Abbiamo lavorato per i più grandi gruppi delle telecomunicazioni come Siemens, TIE Ita-

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Sin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di occuparci di tutti i settori dell’impiantistica. Ben presto abbiamo individuato nelle telecomunicazioni il nostro core business, prima collaborando con la vecchia SIP, poi acquisendo commesse per la gestione di impianti privati

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lia, Ericson, Samsung, Selta Telematica e Ascom per i quali siamo sempre stati un riferimento per l’attività in regione. Nel settore elettrico infine stiamo riscontrando successo nelle lavorazioni effettuate tra le quali mi piace citare la realizzazione di un importante centro commerciale direzionale ed il nuovo museo dell'Etnografia della Calabria». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 135


IMPRENDITORI DELL’ANNO

In agricoltura il Giappone incontra la Calabria Un’affascinante miscela fra la cultura del lavoro giapponese e l’avvolgente atmosfera della Calabria è alla base di un’interessante sfida produttiva in atto nel cosentino. La descrive Masahiro Sumitomo Francesco Bevilacqua

«Q Masahiro Sumitomo, Presidente della Vegitalia di San Marco Argentano (CS). Nell’altra pagina, immagini della lavorazione e dei prodotti finali www.vegitalia.it

ualsiasi azienda in Giappone è considerata un organismo pubblico, poiché per crescere deve costantemente contribuire al benessere della comunità e del territorio; è quindi indispensabile che la comunità e il territorio comprendano e apprezzino l’operato dell’azienda, che la supportino in ciò che intende fare e fa». Sono queste le parole di Masahiro Sumitomo, Presidente di Vegitalia, che opera nella produzione di vegetali grigliati surgelati, di cui il socio unico è Kagome, società giapponese attiva dal lontano 1899. Sumitomo riassume la filosofia della sua azienda in tre concetti: «Primo, la gratitudine per l’incontro con nuove persone e verso la natura per tutto ciò che ci regala. Secondo, l’idea che occorre darsi usufruendo delle risorse della natura, ovvero la capacità di trascendere il tempo presente. Terzo, la necessità di creare un’azienda aperta, in cui tutte le attività siano eque e trasparenti, e di cercare di praticare con costanza questi principi». La sfida che Vegitalia si pone nella sua attività è

136 • DOSSIER • CALABRIA 2011

impegnativa: «Vogliamo diffondere le migliori verdure calabresi – spiega Sumitomo –, non solo in Giappone ma nel mondo intero, lavorando questi ottimi prodotti in modo che in ogni ambiente possano essere apprezzati. Per farlo, è necessario rielaborare le ricette in modo congeniale al gusto dei tedeschi, dei francesi e delle altre popolazioni, adattando la preparazione dei cibi nel rispetto delle tipicità territoriali estere senza però stravolgere la tradizione culinaria italiana». Oltre agli ingredienti alimentari, Sumitomo ne individua uno molto particolare: «Le materie prime di qualità sono fondamentali, ma altrettanto importanti sono la passione e il coinvolgimento dei nostri dipendenti, altamente qualificati e uniti per raggiungere insieme un obiettivo condiviso da tutti». Questa considerazione rimanda al concetto di azienda come organismo pubblico espresso in apertura, contrapposto alla classica concezione dell’attività di esclusiva proprietà dei titolari, che ricoprono un ruolo contrapposto rispetto a quello dei dipendenti, subordinati e impegnati a eseguire automaticamente le direttive impartite dai capi. «Il management di Vegitalia trasmette costantemente l’idea che si fa parte tutti di una stessa famiglia, dal presidente agli operai, che è necessario parlarsi senza riserve in maniera trasparente e che insieme è possibile trovare le soluzioni appropriate in ogni settore di attività. Chi lavora


Masahiro Sumitomo

quotidianamente sul prodotto conosce i problemi meglio di chiunque altro, anche all’interno dell’azienda, e dunque ha gli strumenti di valutazione idonei alla soluzione ottimale di eventuali problemi che possono insorgere a qualsiasi livello della produzione». A supporto delle metodologie produttive sono tenute riunioni mensili tra tutti i dipendenti e il management pubblica una relazione sul risultato economico ottenuto dall’attività produttiva e commerciale, specificando i punti dove l’azienda si è mantenuta in linea e quelli dove si è discostata rispetto al budget fissato all’inizio dell’anno. Tutti sono coinvolti in maniera diretta: «I manager controllano e assaggiano tutte le mattine i prodotti fatti la notte precedente – spiega Sumitomo – e chiedono a tutti i dipendenti di dare la stessa attenzione ai prodotti in ogni occasione, anche se non sono compiti diretti del proprio reparto. Il valore aggiunto del prodotto è costituito dalla qualità del personale, che non deve sprecare l’eccellenza delle materie prime, ma al contrario ricavarne la massima potenzialità. In altre parole, servono gli occhi di tutti, di chi lava la verdura, di chi la taglia, di chi la griglia, di chi la confeziona e di chi la porta ai consumatori, per arrivare alla massima soddisfazione di chi offre e di chi mangia. L’impiego diventa così per chi lavora in Vegitalia una via di autorealizzazione, in armonia con le altre

persone che compongono lo staff. Da essa deriva poi, in maniera naturale, anche la qualità dei prodotti realizzati». Sumitomo esprime anche una decisa posizione nei confronti della situazione economica attuale: «Se le aziende dovessero cercare solo la razionalizzazione economica, tutte dovrebbero trasferire la produzione nei paesi emergenti, noi però non siamo d’accordo con questa politica. Crediamo inoltre che esistano cose che si possono fare solo in Calabria. In Calabria, insieme ai giapponesi di Kagome. Da noi c’è un detto vecchio di cento anni: “ci vuole tempo per arrivare a un risultato”. L’agricoltura dipende dalla natura, non è come il settore elettronico, dove ogni giorno si trova una nuova invenzione. Noi affrontiamo una sfida ancora più complessa, perché implica la comprensione e l’accettazione di culture e storie diverse, quella calabrese e quella giapponese, ma con l’aiuto reciproco e la pazienza i risultati arrivano sempre. Possiamo aspettare “fino quando una lumaca arrivi in cima al monte Fuji”. Sarà un’immensa soddisfazione per Kagome vedere lo sviluppo futuro di Vegitalia, che sta portando questo concetto di azienda in Italia e inventando qualcosa di totalmente nuovo e unico». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 137


IL SETTORE AUTO

Una guida nella scelta dell’auto

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Giuseppe Rechichi, titolare di Rechichi Motor, Reggio Calabria www.rechichimotor.com

er guidare in sicurezza e tranquillità è fondamentale scegliere in maniera oculata il mezzo di trasporto, in particolare se si tratta di un’automobile. Nella valutazione può essere importante e a volte fondamentale affidarsi ai consigli e ai suggerimenti di un concessionario, che conoscendo il mercato dell’auto dal suo interno, ha certamente le chiavi di lettura adatte per eleggere il modello migliore secondo le diverse esigenze. Grazie a questa affidabilità – che dovrebbe essere la caratteristica di ogni imprenditore che vuole avere successo – Giuseppe Rechichi, pur essendo ancora un giovane imprenditore, ha “percorso molti kilometri”, questa volta metaforici, e da vent’anni è titolare della Rechichi Motor. Qual è la storia dell’azienda? «La nostra azienda è nata in famiglia. Fu creata nei primi anni Settanta da mio padre Francesco, che era già un imprenditore, aveva infatti una solida attività di commercio edile. La decisione di aprire la Rechichi Motor è stata dettata dalla voglia di intraprendere una nuova e differente scelta economica. Spinto da equilibrio e razionalità, iniziò l’attività collaborando con un noto importatore milanese di quegli anni, Bepi Koelliker. Inizialmente le vetture vendute erano di case automobilistiche sovietiche, come Zaz e Moscovitch. In seguito divenne concessionario dei marchi Seat, Mitsubishi e anche del prestigioso marchio svedese Volvo». Nel passaggio da un’attività all’altra quali sono stati gli elementi di criticità? «All’inizio di ogni nuova esperienza l’orizzonte è sem-

142 • DOSSIER • CALABRIA 2011

L’esperienza nel settore automobilistico di una famiglia che da due generazioni si è specializzata nella commercializzazione di automobili del Gruppo Volkswagen. La parola a Giuseppe Rechichi, titolare della Rechichi Motor di Reggio Calabria Luca Cavera

pre pieno di incognite. Bisogna capire le dinamiche del nuovo settore e capire l’andamento del mercato per potervisi inserire al meglio. Si tratta di affrontare ostacoli inediti, per i quali all’inizio le soluzioni da adottare sono in un certo senso una scommessa. Ma la scommessa di riuscire a realizzare questa ambizione è stata vinta, soprattutto grazie alla tenacia e quella che in principio era solo un’avventura nel settore automobilistico, col tempo si è rivelata essere la strada giusta». Dopo gli importanti passi fatti da suo padre in passato, lei ha preso la guida dell’attività già con un’eredità di conoscenze ed esperienza? «Le basi solide non possono che essere trampolino di lancio per tutto ciò che sto realizzando. Credo fermamente nelle potenzialità di questo settore e per questo ho deciso di continuare a lavorare con intraprendenza, sfruttando l’esperienza acquisita per concentrare tutte le risorse nella ricerca di nuove idee che possano consolidare e migliorare ulteriormente sul territorio questa realtà».


Giuseppe Rechichi

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Credo fermamente in questo settore, per questo ho deciso di continuare a lavorare con intraprendenza, sfruttando l’esperienza acquisita nella ricerca di nuove idee

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In questo momento qual è il marchio più importante del vostro business? «È ancora Seat, che è la casa automobilistica che da sempre ci affianca. Insieme a questa abbiamo affrontato un percorso di crescita che ci ha motivato a tal punto da decidere di investire anche nel settore assistenziale, creando un service per i marchi Audi, Volkswagen, Seat e Skoda. Questa scelta ci ha permesso di rafforzare ulteriormente il nostro rapporto con il Gruppo Volkswagen». Quindi la partnership con la casa tedesca è stata ed è quella fondamentale per voi? «Tutti questi anni di stretta collaborazione ci hanno aiutato ad approfondire la conoscenza del settore auto, consentendoci di raggiungere un livello di professionalità tale da saper gestire nel migliore dei modi ogni tipo di situazione. Il Gruppo Volkswagen rappresenta per noi il passato, il presente e il futuro e lo consideriamo ormai una parte integrante della nostra attività. Tuttavia sondiamo costantemente il mercato alla ricerca di nuove realtà

con le quali stabilire rapporti che speriamo siano prolifici». Avete già individuato o state valutando delle case produttrici con le quali vi interesserebbe iniziare a lavorare? «La voglia e soprattutto l’intraprendenza ci porta a guardarci sempre intorno, cercando nuovi obiettivi e allargare, un po’ per volta, le nostre aspettative e i nostri interessi. Attualmente abbiamo fatto un investimento nell’acquisizione di un nuovo marchio, Dr Motor Company Spa. È un marchio giovane e dinamico che da tempo seguiamo con interesse e col quale speriamo di creare una solida unione. La sua gamma è per lo più composta di autovetture di piccola cilindrata. Lo riteniamo un investimento strategico per soddisfare l’attuale domanda del mercato, che richiede un prodotto di qualità a un prezzo contenuto». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 143


IL MERCATO DEI GIOIELLI

Gioielli alla ricerca di un nuovo splendore

I

l mondo dei gioielli sta cambiando pelle. Mentre in passato i preziosi erano considerati un vero e proprio investimento, oggi produttori e rivenditori provano ad adeguarsi alle mutate esigenze del mercato, cercando di valorizzare la bellezza del design made in Italy associata all’utilizzo di materiali meno lussuosi, come l’argento e l’acciaio. Nelle gioiellerie e oreficerie, dunque, si possono trovare oggetti di lusso accanto a bracciali, fedine, anelli e ciondoli, bellissimi da sfoggiare e accessibili a tutti. «La crisi economica ha colpito il settore in maniera considerevole», sottolinea Tino

Alcune immagini della gioielleria Versace di Reggio Calabria gioielleriaversace@tiscali.it

144 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Un settore in difficoltà, costretto a fare i conti con una crisi generale e problematiche specifiche, come il prezzo sempre più elevato delle materie prime. Il futuro delle gioiellerie italiane secondo Tino Versace Guido Puopolo

Versace, storico presidente dell’Associazione Commercianti di Reggio Calabria negli anni 90 e titolare dell’omonima gioielleria, specializzata nella vendita di gioielli, argenteria e orologeria. «Questo vale a maggior ragione in una regione come la Calabria – spiega Versace - storicamente afflitta da problemi che, come l’inadeguatezza delle infrastrutture, accentuano ancora di più una situazione di grave difficoltà». La negativa congiuntura economica è ulteriormente aggravata dall’elevato prezzo dei metalli, come oro e argento, che in questo periodo hanno raggiunto livelli record: «Sicuramente le quotazioni dell’oro e dell’argento non aiutano la ripresa del settore – continua Versace - perché inevitabilmente questo si traduce in un aumento dei prezzi su tutta la filiera produttiva, che finisce per scoraggiare il consumatore». Se per alcuni i gioielli sono ancora considerati una sorta di bene rifugio, che nel lungo periodo può garantire anche un ritorno economico, la maggior parte delle persone oggi tende a rivolgere la propria attenzione verso oggetti economicamente più accessibili, come conferma Versace: «Fino a poco tempo fa l’acquisto di un gioiello era visto come una forma di investimento. Ad esempio le famiglie prov-


Tino Versace

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Le quotazioni dell’oro e dell’argento non aiutano la ripresa del settore perché inevitabilmente si traducono in un aumento dei prezzi su tutta la filiera produttiva

vedevano al corredo matrimoniale, regalando alla futura sposa argenteria, posateria, anelli e orecchini preziosi. Adesso invece si cerca di risparmiare - ammette Versace – e, con l’assottigliarsi del reddito disponibile, le persone scelgono di tagliare i prodotti non proprio di prima necessità, come appunto i gioielli». Ciò a cui gli acquirenti non sono disposti a rinunciare è invece la qualità dei prodotti: «Il pubblico conosce perfettamente le potenzialità della produzione italiana, famosa in tutto il mondo. Chi acquista un orologio o un qualsiasi altro oggetto sa di poter contare su standard di alto livello, una garanzia di qualità riscontrabile in tutte le nostre collezioni». Oltre a un assortimento di orologi di varie marche, infatti, presso l’oreficeria Versace è possibile trovare una ricca offerta di gioielli e argenteria: «Da diversi anni siamo concessionari ufficiali della Rolex, che è il nostro principale marchio di riferimento. Per quel che riguarda la gioielleria offriamo il meglio delle produzioni realizzate dalle primarie aziende italiane del settore, valenzane, milanesi e fiorentine, che si sono ormai guadagnate una posizione di assoluto rilievo a livello internazionale». L’attività di vendita è

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affiancata però dalla produzione di linee proprie, nel solco della migliore tradizione italiana: «Pur operando principalmente come rivenditori, nel corso degli anni abbiamo instaurato una proficua collaborazione con alcuni produttori di nostra fiducia, che sulla base delle nostre indicazioni, realizzano per noi particolari linee di gioielli. Il risultato – afferma Versace - è la produzione di oggetti dotati di una linea classica, ma allo stesso tempo moderni, capaci di soddisfare una clientela variegata. Siamo infatti convinti che sia indispensabile innovare e rimanere al passo coi tempi, per intercettare i cambiamenti e le nuove tendenze del mercato». Proprio l’alto livello qualitativo delle produzioni, unito all’unicità del design italiano, deve rappresentare il punto di partenza per un settore che, secondo l’esperienza di Versace, sembra faticare più di altri a rimettersi in moto: «Non so dire cosa potrà accadere nel prossimo futuro. Negli altri Paesi i mercati sembrano essere più attivi, anche in termini di investimenti, tanto da aver già intrapreso una decisa ripresa. Speriamo che questa vento positivo possa ben presto giungere anche da noi, per rilanciare un ambiente che ha assoluto bisogno di nuova linfa». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 145


PIANI DI COMUNICAZIONE

L’officina della comunicazione

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estire importanti piani di comunicazione sull’intero territorio nazionale. Rivolgendosi alle maggiori aziende e pubbliche amministrazioni italiane. È la prerogativa del Gruppo Pubbliemme di Vibo Valentia, dal 2000 punto di riferimento in materia di servizi per il marketing operativo e la comunicazione outdoor. «Ci siamo imposti fin da subito sul mercato nazionale – afferma Domenico Maduli, Presidente CdA del gruppo – crescendo rapidamente, con l’apertura di filiali che ci hanno consentito, già nel 2001, di gestire attività di marketing operativo in tutta Italia». Il successo avuto nel primo biennio di attività si è consolidato con una rimodulazione dei servizi: Pubbliemme, da semplice agenzia che offre soluzioni comunicative efficaci, ha cominciato a stabilire rapporti di partnership e consulenza con i propri interlocutori, garantendo competenze certificate nel marketing strategico. Nel 2003 il Gruppo Pubbliemme ha compiuto un’ulteriore evoluzione nella sua struttura organizzativa in risposta al mutare dei mercati. «Abbiamo ridefinito il rapporto con filiali e collaboratori, trasformando l’agenzia in un network di proprietà unico ma dalla struttura orizzontale: ogni sede del Gruppo Pubbliemme è,

Alcuni momenti di lavoro all’interno della sede di Vibo Valentia della Pubbliemme www.pubbliemmegroup.it

146 • DOSSIER • CALABRIA 2011

In pochi anni una piccola realtà calabrese è diventata una grande esperta in comunicazione con sedi dislocate su tutto il territorio nazionale. Domenico Maduli racconta la vision del Gruppo Pubbliemme Lucrezia Gennari

infatti, in grado di gestire budget e attività in maniera autonoma». Il Gruppo oggi conta quattordici sedi distribuite nei punti nevralgici di tutto il territorio nazionale, le principali si trovano a Milano, Rimini, Catania, Bari, e, appunto, Vibo Valentia. «Ogni sede del gruppo è in grado di fornire servizi che spaziano dalla creatività alla pianificazione media, con un occhio attento sia ai contesti locali che a quello italiano. È possibile quindi pianificare campagne sia in aree geografiche limitate, come comuni e province, che in macroaree, avendo a disposizione una vastissima quantità di mezzi di comunicazione da esterno». L’obiettivo perseguito dall’azienda è da sempre la qualità, il Gruppo infatti lavora per concretizzare gli obiettivi operativi dei clienti, offrendo il top delle competenze in ogni fase di attuazione dei lavori. «I servizi di marketing operativo rappresentano il core business dell’azienda – continua Maduli -. La struttura organizzativa ha rinnovato la sua vision inquadrando l’azienda ai vertici di un mercato sempre più innovativo che vede l’incrementarsi di competenze sempre più variegate. Per questo oggi Pubbliemme Group è un vero e proprio hub della comunicazione, un contenitore delle migliori professionalità esistenti nel ramo, che opera in maniera totale, rispondendo a tutte le esigenze, integrando il marketing strategico con un processo che va dalla generazione di idee creative alla messa in onda


Domenico Maduli

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Operare nel settore della comunicazione outdoor richiede un impegno particolare sia per ottenere la piena soddisfazione del cliente, sia per attenersi ai rigidi standard qualitativi di produzione e rispetto dell’ambiente

outdoor di ogni tipo di comunicazione, in maniera assolutamente efficace». Il ventaglio dei servizi offerti dal gruppo non si limita alla pianificazione media e alla gestione di spazi pubblicitari, ma risponde a ogni tipo di richiesta delle aziende e delle pubbliche amministrazioni offrendo un sostanziale contributo alla definizione di attività di comunicazione complesse in cui intervengono pianificazione, coordinamento tra le funzioni, strategie di brand image, controllo operativo costante, monitoraggio delle attività, qualità totale. «Mettiamo a disposizione dei nostri interlocutori un’officina della comunicazione in grado di affrontare problemi complessi di strategia fin dall’origine. Per questo curiamo un processo di comunicazione dalla creazione di un logo - e quindi dalla realizzazione di una brand image e dal naming di prodotti, attività, manifestazioni, eventi – alla messa in onda di una campagna pubblicitaria, sociale, informativa, studiando ogni singolo caso e ogni particolare necessità in modo tale da costruire progetti su misura per ogni tipo di cliente».

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Notevole è l’investimento in formazione e ricerca allo scopo di aggiornare quotidianamente il portfolio di specializzazioni e competenze, per migliorare gli standard qualitativi dei servizi e ottimizzare la vision aziendale, sempre in grado di prevedere tendenze e cambiamenti che determinino le nuove configurazioni dei mercati. «Operare nel settore della comunicazione outdoor richiede un impegno particolare sia per ottenere la piena soddisfazione del cliente, sia per attenersi ai rigidi standard qualitativi di produzione e rispetto dell’ambiente – conclude Maduli -. Proprio il rispetto dell’ambiente è uno dei nostri principali punti di forza: pratichiamo infatti installazioni ecocompatibili, utilizzando impianti atossici che non rilasciano sostanze nocive che possano inquinare gli spazi circostanzi. È per questo che Certiquality, Istituto di Certificazione della Qualità, ha certificato che il Gruppo Pubbliemme pratica un sistema di gestione della qualità conforme alle norme Uni En Iso 9001:2000 (certificazione processi produttivi) e Uni En Iso 14001:2004 (certificazione ambientale)». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 147


TURISMO

Un turismo declinato su scala culturale

152 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Paola Maruzzi

vanti uno dei primati in fatto di “tesori” culturali non basta più. Bisogna passare al piano operativo, quindi all’efficienza e alla produttività, «altrimenti c’è il rischio che il loro potenziale vada disperso. Per scongiurare questo, stiamo appunto mettendo a disposizione un bando per la gestione e la valorizzazione della aree archeologiche». Incombe e fa scuola, il paradosso in cui versano molti siti del sud Italia, Pompei per esempio: conosciuta a livello internazionale ma costretta a pagare le conseguenze del degrado. «Prendiamo assolutamente le distanze da questo cattivo modello e pensiamo piuttosto a come tradurre in fattore di crescita i nostri punti forza. Da Tropea, Scilla e Altomonte arrivano delle formule vincenti e ci ricordano quanto fare turismo in Calabria sia strettamente connesso al potenziale culturale». Ma questa è solo la premessa.

L’obiettivo è più che altro incentivare le presenze internazionali, ancora deboli. A fare da protagonisti sono, infatti, gli italiani che si aggiudicano

Foto Andrea Perrotta

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alabria, museo a cielo aperto. Troppo spesso la retorica turistica si sofferma sul volto antico e stratificato dell’Italia, come se questo bastasse da solo a invogliare nuove categorie di viaggiatori. Le politiche vanno reinventate, soprattutto se si vuole costruire un target consapevole, che perduri nel tempo. Lo ha capito bene la Giunta Scopelliti che, con l’assessorato ai Beni culturali retto da Mario Caligiuri, affronterà l’estate 2011 con uno sprint diverso. «Tanto per cominciare abbiamo messo sul tavolo 28 milioni di euro, l’investimento più consistente mai realizzato a supporto del nostro patrimonio archeologico, che andranno a rilanciare 34 siti – spiega Caligiuri –. Gli interventi sono diversificati e in fase di perfezionamento. Riguarderanno sia il restyling infrastrutturale che la parte prettamente promozionale. Si spazierà dalle grotte di Papasidero, dove è conservato un graffito preistorico scoperto cinquant’anni, fino a toccare le architetture borboniche». Affermare che la Calabria

Strategia di rilancio dell’appeal calabrese. È qui che si ferma, soppesando anche l’offerta complementare, l’assessore ai Beni culturali, Mario Caligiuri. Le bellezze a cielo aperto vanno fatte “parlare”, grazie a nuove politiche di promozione


Foto Andrea Perrotta

Mario Caligiuri

Foto Andrea Perrotta

In basso, la cattedrale normanno-bizantina di Roccelletta di Borgia; in alto, Piedigrotta e Capocolonna; a sinistra, Mario Caligiuri

quasi un 80 per cento del turismo calabrese. Tra gli “affezionati” stranieri, a conferma del trend nazionale, si trovano i tedeschi seguiti dagli inglesi. «Alla Bit abbiamo rilanciato il prodotto Calabria in chiave internazionale e credo che potremmo aspettarci qualche sorpresa. Questo significa anche insistere affinché gli aeroporti regionali intensifichino i voli low cost, che ormai fanno gola al turismo qualificato, non solo al target dei giovanissimi». A fare da collante all’offerta culturale, in particolare nella sua declinazione più calda, Caligiuri insiste su un altro fattore di cambiamento: gli eventi collaterali che animano le mete gettonate e convogliano flussi verso quello

meno note. «Tra tutti, il “Magna Graecia Teatro Festival” rappresenta la sintesi tra spettacolo, cultura, territorio e nuove forme di fruizione. Da giugno a settembre, i più importanti siti archeologici diventeranno palcoscenico di eventi di altissimo livello. È un progetto ben più che stagionale e infatti la programmazione va di qui ai prossimi tre anni. Ora stiamo per nominare il direttore artistico, in modo da tradurre in fatti questa nuova spinta». E qui torna in gioco il peso della giusta comunicazione. «Non possiamo più restare indietro nella corsa verso un turismo di largo respiro, le nostre bellezze devono essere supportate da politiche promozionali ad hoc». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 153


TURISMO

Rivedere il “brand Calabria” Oggi il turista ha le idee chiare su dove e come trascorrere le vacanze. Ecco perché, secondo Raffaele Rio, «bisogna puntare soprattutto sulla qualità e sulla diversificazione delle offerte» Michela Evangelisti

L Raffele Rio, dirigente generale del dipartimento Turismo della Regione Calabria

a Calabria sta riscuotendo grandi successi. Non ha dubbi Raffaele Rio, dirigente generale del dipartimento Turismo della Regione, ottimista per il futuro del settore: se da un lato, infatti, il patrimonio di cui dispone la regione è indiscutibile, la crisi che attanaglia tante mete del mondo, per cause economiche o instabilità territoriale, può trasformarsi in un ulteriore punto a favore del turismo locale. «Il nostro obiettivo è ritagliarci grande spazio non solo sul mercato nazionale, ma anche su quello europeo e internazionale – spiega Rio - Per incidere sulle criticità presenti nel nostro territorio, ci siamo mossi concretamente nella direzione di una riconfigurazione del brand Calabria, favorendo l’organizzazione

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e la qualificazione delle varie proposte di portafoglio di prodotti turistici, capaci di captare le diverse quote di domanda nel mercato. Inoltre, è intenzione prioritaria la creazione della cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità, attraverso azioni e interventi mirati agli stakeholder del turismo regionale». Cosa vi aspettate dal piano strategico di marketing turistico approvato dalla giunta regionale? «Tra gli obiettivi del piano compaiono priorità sia a breve che a lungo periodo. Creare un’identità turistica dell'area, aumentare la conoscenza e l'immagine del terri-

torio e delle sue opportunità presso il mercato, sviluppare il sistema di promo–commercializzazione integrato, sviluppare nuovi prodotti turistici in grado di mettere in gioco tutte le risorse disponibili dell'area e di estendere la stagione turistica, diversificare i mercati di provenienza con un “attacco” non solo ai bacini distanti ma anche al movimento interno calabrese e delle regioni limitrofi, potenziare e qualificare il sistema complementare di supporto (informazione, sport, svago e nuovi servizi ai turisti), qualificare le professionalità nel turismo». Qual è in particolare la


Raffaele Rio

strategia di marketing adottata? «S’individuano nel panorama dell’offerta turistica cinque linee di prodotti turistici regionali sulle quali focalizzare le azioni d’intervento: balneare, naturalistico–sportivo, termale e sociale, culturale–religioso, enogastronomico. Di questi solo il turismo balneare è dotato di una discreta visibilità e capacità competitiva, mentre per gli altri è necessario avviare un processo di consapevolezza. Per tutti va comunque rinforzata la capacità di definire e attuare strategie comuni tipiche di sistemi integrati e la tendenza a produrre pacchetti turistici capaci di arricchire

l’offerta balneare con le altre presenti sul territorio». La Regione sta spingendo molto nella direzione di una riorganizzazione della legislazione nazionale sulle professioni turistiche. «La vacatio normativa di settore a livello nazionale ci ha condotti a stimolare l’elaborazione di un progetto di legge sul riordino delle professioni, congiuntamente agli altri enti territoriali, che sarà oggetto di valutazione tecnica nella prossima riunione in sede di Conferenza Stato Regioni. L’obiettivo primario è quello di armonizzare la materia con le nuove disposizioni comunitarie; in ogni caso, il nostro intervento è stato precipuamente indirizzato verso un sistema di più ampia qualificazione professionale dei soggetti interessati allo svolgimento delle attività in questione. Sono state poi avviate dal nostro dipartimento, dopo quasi un ventennio di inerzia, tutte le procedure per la costituzione del collegio regionale dei maestri di sci».

Quali interventi sarebbero necessari per migliorare le infrastrutture dei trasporti e, quindi, agevolare il flusso turistico? «Lo sviluppo del turismo in Calabria passa necessariamente dalle infrastrutture dei trasporti: è chiaro che il viaggiatore deve avere la possibilità di raggiungere le località agevolmente e di sapere che sono dotate di servizi. La Regione ha potenziato i collegamenti da e per gli aeroporti calabresi, attraendo varie compagnie aeree che hanno potenziato le rotte già esistenti creandone anche di nuove. Inoltre sono stati stanziati fondi importanti per il miglioramento delle strutture, dall’ammodernamento tecnologico ai nuovi servizi per gli utenti a terra. Infine i lavori che interessano la Salerno-Reggio Calabria verranno terminati in due anni e anche le Ferrovie dello Stato hanno mostrato disponibilità al dialogo. Sono processi che hanno bisogno di tempo, ma la programmazione è chiara e sono convinto che i risultati arriveranno presto». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 155


TURISMO

I

l sistema aeroportuale della Calabria, costituito dai tre scali di Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone, nel 2010 ha sviluppato, secondo i dati di Assaeroporti, un volume di traffico passeggeri pari a circa 2,5 milioni, di cui 2,2 milioni su rotte nazionali e 300 mila su destinazioni internazionali. Sempre nel 2010 i tre aeroporti calabresi hanno registrato una continua crescita del traffico e secondo il direttore marketing, revenue management e network di Alitalia, «hanno ancora ampi margini di sviluppo. Anche se, certamente, sarebbe auspicabile una specializzazione dei tre scali in funzione della tipologia di clientela da servire». Su Lamezia Terme, ad esempio, l’anno scorso hanno volato 300 mila passeggeri in più rispetto al 2009 (1,9 milioni contro 1,6 milioni) e l’aeroporto di Crotone ha raddoppiato i passeggeri trasportati (100 mila nel 2010). «In questo scenario, il gruppo Alitalia rappresenta un partner strategico per la Regione Calabria – spiega Andrea Stolfa, direttore marketing di Alitalia – con un’offerta completa che si rivolge sia al passeggero business che a quello che viaggia per turismo». Come si configura la presenza di Alitalia sugli scali calabresi? «Negli ultimi due anni il Gruppo Alitalia ha aumentato i

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Nuovi voli per l’estate calabrese Il traffico aereo sugli scali regionali è in crescita e per l’estate 2011 Alitalia registra un aumento delle prenotazioni del 10%. «Anche per la Calabria – precisa Andrea Stolfa – vogliamo essere la compagnia di riferimento, a supporto del turismo e dell’imprenditoria locale» Michela Evangelisti

collegamenti sulla Calabria e ha rivisto la propria offerta di voli utilizzando il marchio Alitalia per le tratte su Roma e Milano e per i voli by-pass dalla Calabria verso le altre regioni del Paese. È stata lanciata inoltre, anche in questa regione, l’innovativa offerta Smart carrier di Air One, caratterizzata da un servizio di qualità a tariffe convenienti. Con un sistema di offerta completo, nel 2010 il Gruppo Alitalia ha trasportato sui tre scali calabresi circa 1,5 milioni di passeggeri (+18% ri-

spetto al 2009), con una quota di mercato sulla regione pari a circa il 70% per le rotte domestiche, dimostrandosi partner fondamentale per lo sviluppo della Calabria». Quali sono i vostri progetti futuri per gli aeroporti della regione? «Oggi Alitalia vuole essere la compagnia di riferimento per il territorio italiano, su cui si concentra con progetti di sviluppo tesi a fornire una risposta concreta alle esigenze di mobilità delle regioni, a supporto del tu-


Andrea Stolfa

A destra, Andrea Stolfa, direttore marketing, revenue management e network di Alitalia; in basso, da sinistra, l’aeroporto di Lamezia Terme e lo scalo di Reggio Calabria

rismo e dell’imprenditoria locale. Naturalmente questo obiettivo strategico vale anche per la Calabria. Riteniamo che la regione punti a uno sviluppo non di tipo opportunistico e perciò Alitalia è una prospettiva seria e duratura». Prevedete iniziative particolari in vista della stagione turistica estiva? «Per la stagione estiva 2011, nel periodo fra maggio e settembre, registriamo un aumento del

10% delle prenotazioni sulla Calabria (163 mila contro le 149 mila del 2010); in particolare per lo scalo di Reggio la crescita è del 34%, per Crotone del 20% e per Lamezia, su cui

Alitalia consolida la propria quota di mercato domestico che nel 2010 è stata del 64%, del +3%. La nostra offerta sulla regione si arricchirà ulteriormente in estate con il potenziamento dei voli Alitalia sugli aeroporti calabresi sia da Roma e da Milano che dalle altre regioni del nostro Paese. Abbiamo anche in programma due importanti novità per l’aeroporto di Lamezia Terme: l’avvio, da luglio, dei nuovi voli estivi bisettimanali di Alitalia verso Trieste e dei nuovi collegamenti verso Pisa, operati tre volte alla settimana dallo Smart carrier di Air One». La carenza di collegamenti con gli aeroporti, e in particolare di collegamenti intermodali, costituisce un ostacolo allo sviluppo del traffico aereo? «Non spetta a noi dare un giudizio sulla situazione dei collegamenti intermodali da e per gli aeroporti calabresi. Certo è che il traffico negli scali della Calabria potrà subire un’ulteriore spinta se tutti i soggetti coinvolti faranno la loro parte a favore del buon funzionamento delle infrastrutture di trasporto della regione». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 157


INFRASTRUTTURE

Un’opera baricentrica per l’area dello Stretto

D

al 2008, anno in cui il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha invitato la società Stretto di Messina a riprendere le attività inerenti alla costruzione del ponte sullo Stretto, sono molte le tappe che, fino a oggi, si sono succedute nel complesso percorso verso la costruzione e la messa in opera dell’infrastruttura. Il progetto definitivo del ponte e dei raccordi stradali e ferroviari, senza dimenticare il lavoro dell’architetto Daniel Libeskind, è stato consegnato da Eurolink alla società controllata dall’Anas il 20 dicembre 2010. Ancora più recenti sono gli ultimi sviluppi. Il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, anche amministratore delegato della società Stretto di Messina, ha concluso tra il 21 e il 22 marzo una due-giorni tra le due sponde del ponte. Il primo giorno è stato siglato tra la società, il contraente generale Eurolink e il Comune di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria, l’accordo procedimentale per la gestione dei siti di conferimento delle terre che nel

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A Reggio Calabria e Messina sono stati di recente siglati accordi tra le istituzioni, la società Stretto di Messina e il general contractor per la gestione delle aree di cantiere in vista della realizzazione del ponte. S’impone l’esigenza di ridisegnare il territorio traendo i massimi benefici dal progetto Leonardo Testi territorio comunale saranno interessati dai lavori. Il 22 è stata, invece, la volta di Messina con la firma di un analogo accordo; nello stesso giorno i tre soggetti coinvolti - Stretto di Messina, Eurolink e il comune della città siciliana - hanno stipulato un’ulteriore intesa, questa volta di concerto con le associazioni di categoria provinciali Coldiretti, Unione


Ponte, lavori in corso

piccoli proprietari immobiliari e Associazione sindacale piccola proprietà immobiliare territoriale. Al centro dell’accordo, le procedure e le metodologie da adottare per la determinazione delle indennità di espropriazione. Tornando all’evento svoltosi a Reggio Calabria il 21 marzo, va segnalato l’incontro tra Ciucci e il primo cittadino Giuseppe Raffa. Come riportano gli organi di stampa, nel corso del colloquio è stato affrontato il tema cruciale delle infrastrutture; nello specifico si è discusso dello stato dei lavori

L’opera non coinvolge solo l’attraversamento tra le due coste, ma una zona ben più vasta, che arriva a interessare Sicilia, Calabria e l’Italia meridionale

della Salerno-Reggio Calabria, della strada statale 106 e dello sviluppo dei trasporti come leva fondamentale per la crescita del Mezzogiorno. Grande attenzione è stata, ovviamente, rivolta al ponte. La rilevanza di questo progetto è tale, anche in relazione all’indotto che sarà in grado di innescare dal punto di vista economico e sociale, da non poter mancare di esercitare un impatto notevole sull’area metropolitana di Reggio Calabria. Come, del resto, ha rimarcato Pietro Ciucci, quest’opera non coinvolge solo l’attraversamento tra le due coste, ma una zona ben più vasta, che arriva a interessare le due regioni e l’Italia meridionale in generale. Si è detto soddisfatto del colloquio il primo cittadino reggino: «Abbiamo da subito riscontrato estrema disponibilità – ha avuto modo di dichiarare Giuseppe Raffa – che è segno di grande sensibilità verso il territorio. Con il presidente Ciucci abbiamo discusso del Ponte e dell’Anas. Intendiamo l’infrastruttura come un’opera baricentrica rispetto a un’area molto più vasta che è l’area metropolitana dello Stretto». Sono previsti, rileva Raffa, ulteriori tavoli tecnici, con i quali gli enti locali andranno a confrontarsi in merito alle ricadute sul territo-

rio comunale. «Un obiettivo – ha rassicurato il sindaco – che svilupperemo in sinergia con le realtà locali: le attività produttive e l’Università. È un percorso che, in sinergia con la società, porteremo avanti nell’interesse dei territori». Gli importanti accordi per la gestione delle aree di cantiere e dei siti di conferimento delle terre che interesseranno il versante siciliano e in parte quello calabrese, verranno a breve completati. Un ulteriore accordo in previsione è, ad esempio, quello con Villa San Giovanni. L’avvio delle attività operative da parte del contraente generale, del monitore ambientale e del project management consultant, come ha evidenziato Ciucci, ha comportato oltre 160 contratti con aziende italiane, molte di queste calabresi e siciliane. Sul fronte della formazione, e in particolare per quanto attiene il coinvolgimento delle forze lavorative locali, tema prioritario per la società Stretto di Messina, è stato elaborato un piano relativo alla manodopera di base e specializzata, ai professionisti e agli universitari. Uno specifico accordo siglato nel 2010 con gli Atenei di Messina e Reggio Calabria ha permesso di avviare i primi stage formativi per i laureandi dei due centri universitari. CALABRIA 2011 • DOSSIER • 161


Ponte, obiettivo 2017 Entro il 2011 saranno completati i lavori della variante di Cannitello, prima opera propedeutica per la realizzazione del ponte sullo Stretto. Le tappe salienti del cronoprogramma sono ricordate da Pietro Ciucci, Ad della società Stretto di Messina Francesca Druidi

S

i sono spese molte parole a proposito del ponte sullo Stretto di Messina, fonte inesauribile di polemiche e dibattiti. Un progetto ambizioso, per tanti utopistico, di cui si cominciò a parlare fin dal 1866, quando iniziò a prendere forma l’idea di un’opera in grado di unire simbolicamente, ma soprattutto dal punto di vista materiale, Calabria e Sicilia. Un’infrastruttura, dunque, strategica per il nostro Paese, che sembra finalmente arrivata a una fase di più concreta realizzazione. Ad aggiornare il

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quadro relativo allo stato dell’opera è Pietro Ciucci, recentemente riconfermato Ad di Stretto di Messina Spa, società controllata da Anas, presieduta dallo stesso Ciucci, responsabile della progettazione, realizzazione e gestione del ponte. Ha dichiarato che il triennio 2008-2010 è stato intenso e decisivo per il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Quali sono stati i principali obiettivi raggiunti? «A partire dal 2008, anno nel quale il governo Berlusconi ha ribadito la priorità dell’opera e il ministro delle Infrastrutture Al-

tero Matteoli ha fatto ripartire la ‘macchina’, abbiamo raggiunto nei tempi tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Sono stati firmati gli accordi - necessari per gli oltre due anni di blocco - con le imprese coinvolte nella realizzazione dell’infrastruttura, è stato varato l’aumento di capitale che completa la copertura del 40 per cento del fabbisogno dell’opera ed è stata approvata la Convenzione con il relativo piano finanziario. A dicembre del 2009 sono stati aperti i cantieri della prima opera propedeutica del ponte, la cosiddetta “variante di Canni-


tello” per risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, lato Calabria». La principale attività del 2010? «Ha riguardato la progettazione definitiva, l’esecuzione delle indagini topografiche e geognostiche, ma anche il monitoraggio ambientale ante operam e il relativo controllo delle varie attività. A fine dicembre, in linea con il cronoprogramma, il contraente generale ci ha consegnato il progetto definitivo del ponte e degli oltre 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari». Quali opere saranno curate dall’architetto di fama mondiale Libeskind? «Principalmente, l’area del centro direzionale presso la località Piale (Villa San Giovanni), la

fascia dal blocco di ancoraggio alla torre del ponte (Cannitello) e il lungo mare di Villa San Giovanni. Con l’intervento dell’architetto Daniel Libeskind si aprono nuovi scenari di assoluto rilievo, non solo per l’area polifunzionale del centro direzionale del ponte, destinata a ospitare strutture espositive, commerciali, congressuali e alberghiere, ma anche per il lungo mare di Villa San Giovanni. Si tratta, nel complesso, di un’ulteriore grande opportunità per valorizzare il territorio dal punto di vista paesaggistico e urbanistico e, nell’ottica dell’effetto ‘ponte laboratorio scientifico’, anche per la crescita professionale. Libeskind si avvarrà, infatti, delle competenze locali per interpretare al meglio la cultura e la storia dello Stretto di Mes-

sina. Inoltre, le opere dell’archi- In apertura, il Ponte tetto determineranno un plus sullo Stretto idealmente valore in termini di attrattiva visto da Santa Trada in Calabria. turistica, già esercitata di per sé Sopra, Pietro Ciucci, dal ‘manufatto’ ponte, e in ter- presidente dell’Anas della Stretto mini di attenzione internazio- ediAdMessina Spa nale sul nostro Paese, in particolare sul Mezzogiorno in ordine alla capacità italiana di realizzare un’opera altamente complessa. Ciò può determinare anche importanti riflessi sulla possibilità di attirare ulteriori investimenti nell’area». Quali contenuti emergono dagli accordi stipulati con i Comuni interessati dai lavori? «Recentemente, abbiamo firmato l’accordo procedimentale per la gestione dei siti di conferimento delle terre che interesseranno il territorio del Comune di Melicuccà, in provincia di Reggio Calabria. CALABRIA 2011 • DOSSIER • 163


INFRASTRUTTURE

L’obiettivo è stato quello di nuova realizzazione e i siti di zione del progetto definitivo da

6 CORSIE È il numero di corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia, previste sul Ponte

40 km

COLLEGAMENTI È l’ammontare complessivo dei raccordi stradali e ferroviari legati al Ponte sullo Stretto di Messina

concordare e regolamentare con il Comune la localizzazione dei siti di conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri del ponte sullo Stretto di Messina, nonché la sistemazione finale dei siti stessi per la loro riqualificazione ambientale e la consegna agli enti locali. In particolare, l’intesa individua e definisce la migliore ubicazione dei luoghi (siti di cave dismesse, aree compromesse) dove portare le terre provenienti dagli scavi in modo che, una volta completati i lavori, tali luoghi tornino all’originario utilizzo agricolo». Ulteriori interventi previsti? «Sono state regolate anche le modalità di gestione degli itinerari per la movimentazione dei materiali in entrata e in uscita affinché siano percorse strade esistenti o da realizzare, nell’ottica del minor impatto possibile sulla viabilità locale. Tutte le aree occorrenti in corso d’opera per i percorsi stradali di

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conferimento terre saranno intestate al patrimonio immobiliare del Comune. L’accordo rappresenta, inoltre, una significativa opportunità di recupero ambientale e idrogeologico di un’area compromessa che verrà restituita alla sua destinazione agricola». La sismicità dello Stretto pone problemi in ordine alla fattibilità tecnica del ponte? «I ponti sospesi come il ponte sullo Stretto di Messina, sono strutture con una caratteristica insensibilità ai terremoti grazie alla loro sostanziale estraneità alle frequenze delle azioni sismiche. In particolare, il ponte sullo Stretto è in grado di resistere senza danni a un sisma corrispondente a magnitudo 7,1 della scala Richter (più severo del terremoto che colpì Messina nel 1908)». Come si svolgerà il cronoprogramma dei lavori da questo momento in poi? «Prevediamo a breve l’approva-

parte della Società a conclusione di una complessa attività di verifica che, oltre all’area tecnica della Stretto di Messina, vede coinvolti diversi soggetti adeguati alla complessità dell’opera come l’ente validatore Rina, il Project Management Consultant e il Comitato Scientifico. Ciò consentirà il successivo avvio dell’istruttoria da parte del ministero delle Infrastrutture, che si concluderà con l’approvazione da parte del Cipe. Secondo i tempi di legge tale procedura potrà essere ultimata entro l’estate, il che consentirà di aprire i cantieri per fine 2011, inizio 2012. Entro il 2011 saranno completati i lavori della “variante di Cannitello”. Inoltre, sempre nel corso del 2011, nell’ambito del project finance, saranno strutturate l’operazione finanziaria, la negoziazione con il mercato e la successiva definizione dei finanziamenti. Si prevede di aprire l’opera al traffico per la fine del 2017».


TRASPORTI

Nel futuro dello Stretto

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Nella pagina a fianco, Antonino Repaci, amministratore delegato della Caronte & Tourist Spa. Sotto, una veduta del porto di Salerno. Nelle altre immagini, alcune navi della flotta www.carontetourist.it

onostante la difficile congiuntura economico-finanziaria, non sono del tutto sconfortanti i dati sull’andamento dei traffici sullo Stretto di Messina. O per lo meno quelli relativi a una delle principali società di shipping presenti sulla rotta. A confermarlo è Antonino Repaci, amministratore delegato della Caronte & Tourist, che sullo Stretto si occupa del traghettamento di automezzi e passeggeri. La società, inoltre, è presente sulle cosiddette Autostrade del mare, attraverso una linea di cabotaggio con navi che vanno da Messina a Salerno e che, alla fine del

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Antonino Repaci, amministratore delegato della Caronte & Tourist e noto imprenditore del settore shipping, analizza le prospettive e le criticità di un settore che, mai come in questi anni, ha dovuto superare ostacoli economici e infrastrutturali Andrea Moscariello

2010, hanno iniziato anche l’attività sulla tratta Termini Imerese – Salerno. «Nonostante la crisi dello shipping, che ha procurato un sostanziale calo nel traghettamento delle autovetture, il trasporto di automezzi commerciali ha sostanzialmente tenuto - evidenzia Repaci -. La linea di ca-

botaggio, per contro, ha avuto un modesto aumento lineare del traffico gommato su tutto l’arco dell’anno, che si è sostanzialmente consolidato con l’avvio della nuova linea Termini Imerese-Salerno. Questa ha ottenuto una risposta estremamente confortante, quasi al di là delle più ottimistiche


Antonino Repaci

Uno dei problemi che la politica deve risolvere nel medio periodo è proprio quello delle strutture portuali, carenti e troppo spesso incastrate nei trafficati centri storici urbani

previsioni». A determinare la stabilità dei traffici, secondo il numero uno della Caronte & Tourist, è anche la tipologia delle merci che interessano queste tratte. A quali merci fa riferimento? «Come è noto, la Sicilia esporta principalmente prodotti ortofrutticoli, che hanno come destinazione finale il Centro e il Nord Italia. Una buona percentuale viene anche trasportata in molte nazioni europee. Essendo beni di prima necessità, subiscono in maniera lieve la crisi di domanda. Per questo il fatturato non ha risentito della crisi nazionale, mentre devo rimarcare il sostanziale e gravoso im-

patto che il prezzo del combustibile, sempre in ascesa, registra nei bilanci del nostro gruppo e che incide spesso in modo devastante nei conti economici». Come si può reagire all’instabilità del costo del greggio? «Alla Caronte & Tourist abbiamo dovuto istituire una voce di tariffa, la “bunker surcharge”, distinta da quella base, che segue l’andamento del prezzo del petrolio, sia in aumento che in diminuzione. Ma è chiaro che non può adeguarsi in tempo reale alle infiammate delle quotazioni, che, nella sostanza, vengono scaricate sul conto economico della società».

Parliamo di logistica. Lei è soddisfatto delle strutture portuali su cui opera? «Uno dei problemi che la politica deve risolvere nel medio periodo è proprio quello delle strutture portuali. Ci sono più fattori da tenere in considerazione. Il primo riguarda il collegamento con le grande vie di comunicazione autostradali. Come è noto, le città con tradizioni marinare hanno i porti all’interno del tessuto urbano, anzi, questi ne rappresentano proprio il centro storico». Per cui non sono agevoli per i grandi mezzi. «I porti tradizionali per essere raggiunti implicano l’attraversamento di molte strade urbane dal traffico intenso, con CALABRIA 2011 • DOSSIER • 167


TRASPORTI

FAVOREVOLI AL PONTE ttualmente la società guidata da Antonino Repaci vanta una flotta di 14 navi per lo short shipping, di cu 10 utilizzate per il servizio nello Stretto di Messina. Inoltre, la Caronte & Tourist sta armando tre grandi navi Ro-Ro per il servizio di cabotaggio di ultima generazione di cui una entrata in servizio nel 2006, una nel 2010 e l’ultima, in corso di consegna, arriverà tra qualche mese in sostituzione di un’altra imbarcazione attualmente noleggiata. «Ovviamente il nostro maggiore impegno finanziario è rivolto all’acquisto delle navi per il cabotaggio, considerato che pochi anni addietro abbiamo rinnovato la flotta con l’inserimento di tre navi a doppio ponte, che ci hanno dato un notevole contributo al miglioramento dell’efficienza del servizio nello Stretto – spiega Repaci -. È però difficile, allo stato attuale, fare dei programmi di rinnovamento della flotta se non si ha la certezza sui tempi di costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, che per quanto possa sembrare paradossale noi consideriamo un’opportunità di sviluppo e di ricchezza per l’area, dunque anche per la nostra società. Basti pensare che in pochi anni gireranno miliardi di euro sull’area interessata e, si prevede, vi lavoreranno 15mila persone, che spenderanno buona parte dei loro stipendi in zona, richiedendo servizi e divertimenti». Va considerato, inoltre, che le navi potranno essere utilizzate come supporto alla costruzione dell’opera, anche in virtù della conoscenza che l’equipaggio vanta sulle acque insidiose dello Stretto.

A

un relativo aumento dei tempi mio parere, andrebbero via via e dei costi previsti per raggiungere le banchine. Non si capisce, quindi, perché si continuano a investire importanti risorse pubbliche sull’ampliamento di queste strutture e sull’incremento delle attività destinate ad aree portuali che, a

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rese meno trafficate. C’è bisogno di nuovi porti fuori dalle città, collegati direttamente alle strade di grande comunicazione». In molti si lamentano anche dell’insufficienza delle strutture portuali.

«Anche questo è un grave problema. Ormai per poter iniziare una nuova linea di cabotaggio è necessario prima trovare l’ormeggio in un porto e, al tempo stesso, avere la disponibilità di un’area per la sosta degli automezzi. Non sempre le necessità di avere determinate fasce orarie di utilizzazione dell’area di ormeggio, peraltro richieste dal mercato, sono compatibili con la disponibilità di banchine portuali. Da qui la necessità di avere maggiori strutture». Dal punto di vista fiscale quali accorgimenti occorrono al settore? «Diciamo che il Governo, da alcuni lustri ha rivolto particolare attenzione all’armamento navale che opera nel cabotaggio nazionale o su rotte internazionali. Ciò ha consentito di attrarre naviglio, che come sappiamo è molto sensibile ai richiami delle bandiere ombra, dove non si pagano imposte e in cui è molto semplice iscrivere e gestire le navi. Direi, quindi, che le navi iscritte al Registro Internazionale godono di agevolazioni fiscali in linea con quello che viene riconosciuto dai governi delle più importanti nazioni marinare europee e del mondo occidentale». Quali sono le previsioni sui flussi turistici per l’imminente stagione estiva? «Anche su questo versante pagheremo lo scotto del costo del carburante e dei ritardi sulla Salerno-Reggio Calabria. A questi si aggiungono la crisi


occupazionale che ha investito il paese e il proliferare del voli low cost, che collegano la Sicilia con i maggiori scali nazionali. Questi ultimi rappresentano un risparmio nei viaggi medio/lunghi, anche se comprendono un intero nucleo familiare. Tali elementi non fanno prevedere una stagione eccezionale che, comunque, non dovrebbe discostarsi molto dallo scorso anno, quando il traffico automobilistico ha scontato un calo di diversi punti percentuali». In futuro prevede di ampliare l’attività verso nuove rotte? «Certamente, abbiamo anche un piano di sviluppo del cabotaggio, in quanto il mercato, anzi i nostri principali clienti, ci chiedono di salire più in alto nello stivale, in modo da essere in linea con la normativa sulle ore di guida, che negli ultimi anni è diventata sempre più stringente. C’è però in questo

C’è, in questo momento, una certa effervescenza dell’armamento che opera nel cabotaggio nazionale, essendo in corso la gara per l’assegnazione della Tirrenia di Navigazione

momento una certa effervescenza dell’armamento che opera nel cabotaggio nazionale, perché è in corso la gara per l’assegnazione della Tirrenia di Navigazione, che porta appresso i contributi statali per alcune rotte che garantiscono la continuità territoriale. Quindi, solo dopo l’assegnazione e la stabilizzazione delle rotte servite da questa società, si potranno valutare gli spazi liberi per programmare con maggiore serenità lo sviluppo del settore». Cosa si aspetta dal prossimo biennio? «Per l’area dello Stretto un consolidamento dei risultati economici ottenuti, attraverso ulteriori e incisive politiche di riduzione dei costi. Un’attenzione particolare verrà indirizzata al contenimento dei consumi di bunker, mediante

l’individuazione di rotte non influenzate dalle correnti dello stretto, ovvero utilizzandole in modo positivo. A questo riguardo abbiamo in fase di completamento una struttura simile alla torre di controllo aeroportuale, dove confluiscono tutte le informazioni sulle navi e le immagini dei piazzali e che consentono all’operatore, appositamente istruito e preparato, di razionalizzare tutto il sistema di traghettamento delle nostri navi nello stretto». La struttura è già operativa? «Da pochi mesi, e già si riscontrano incoraggianti risultati sia di risparmio che di maggiore efficienza del servizio. Per il cabotaggio, invece, si punta alla crescita della quota di mercato con una maggiore attenzione alla nuova linea Termini Imerese-Salerno».

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TRASPORTI MARITTIMI

La rivoluzione dei trasporti via mare Il comandante Giuseppe De Simone ripercorre le tappe più importanti della rivoluzione dei trasporti marittimi in Italia e nel mondo. Con uno sguardo particolare al porto di Gioia Tauro e alle sue urgenze Carlo Gherardini

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ra il 1955 quando Malcom McLean, il padre del container che ha rivoluzionato il mondo dei trasporti marittimi, acquistò la compagnia marittima Pan Atlantic dalla Waterman Steamship Corporation. Comperò due navi, residuati bellici della Seconda Guerra Mondiale, le modificò costruendo una piattaforma sul ponte, progettò e costruì nuovi contenitori e semirimorchi stradali. Da questa sorta di “bricolage”, nacque la moderna intermodalità. Il 26

aprile 1956, infatti, la prima nave modificata da McLean, una cisterna rinominata IdealX, salpò dal porto di Newark, nello stato di New York, diretta a Port Houston, nel Texas. Il comandante Giuseppe De Simone, titolare della Desi Shipping di Gioia Tauro, ama ricordare le origini della rivoluzione dei trasporti marittimi, da dove ha preso vita anche la sua attività. «Nel biennio 1957-1958 McLean trasformò sei navi della serie Waterman C2 per trasportare 226 container da 35 piedi – ricorda -. La

In alto, il comandante Giuseppe De Simone. Nella foto sotto è al centro seduto con il team della Desi Shipping. Da sinistra, avvocato Sergio Santoro, dottoressa Elisabeth Militano - recupero crediti, Simona Paparatto - amministrativo, Loredana De Simone - consiglio di amministrazione, Maria Caruso - presidente Cda, Pasquale Ottaviano - agente marittimo, Marcello Scalia - direttore commerciale, Domenico Cutri - direttore operativo, Simone Scalia - operativo doganalista, Gaetano Militano – Edp www.desishipping.it

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prima di queste fu la Sea-Land Gateway City, che dal 1957 iniziò un servizio regolare per container tra New York, la Florida e il Texas. Nel 1960, l’armatore avviò un collegamento internazionale con il Venezuela e ribattezzò la sua compagnia marittima Sea Land Service, nome con il quale divenne famosa in tutto il mondo. Così, McLean inaugurò nel 1964 a Elisabeth, nel New Jersey, il primo terminal portuale dedicato interamente ai container. La sua attività nel porto di Gioia Tauro trae origine proprio dalla Sea Land Service di McLean. «All'inizio degli anni 90, la Sea Land Service decise di espandere i suoi servizi nel Mediterraneo. Iniziò a utilizzare sempre di più navi con grandi capacità e quindi emerse la difficoltà di reperire porti nel Mediterraneo capaci di far approdare navi. Era necessario quindi utilizzare nel Mediterraneo due porti di trasbordo, hub. Il primo hub fu aperto ad Algeciras in Spagna, accesso dall’oceano Atlantico. La Sea-


Giuseppe De Simone

land Service iniziò a considerare anche il porto di Gioia Tauro e cominciò a operare con le grandi navi anche qui. Il porto di Gioia Tauro diventò il secondo e importante hub di trasbordi e distribuzione con navi feeder per porti mediterranei quali Italia, Francia, Spagna». Fu in quel momento che entrò in gioco anche lei? «Il team professionale della Sealand Service doveva organizzare sia la parte commerciale che operativa. La parte operativa fu affidata a me: mi venne dato mandato di occuparmi sia delle operazioni portuali sulle navi, che di strutturare uffici operativi per la parte doganale e i trasporti sia per strada che per ferrovia. L’impegno fu notevole e anche l’orgoglio di rappresentare un grande armamento mondiale e dimostrare la capacità del lavoro italiano. Negli anni a seguire formalizzai le suddette attività operative e commerciali fondando la Desi Shipping Services con sede a Gioia Tauro. La selezione di professionisti locali e creazione di posti di lavoro, fecero apprezzare la Desi Shipping srl anche a livello politico e sindacale». In quegli anni Gioia Tauro è stato un porto molto vitale. «Il porto di Gioia Tauro è da sempre vitale, per quanto concerne le attività di trasbordo contenitori su feeder. In quegli anni si aggiunsero nuovi mercati, come Egitto, Siria, Israele, Libia, che utilizzavano le navi feeder anche per trasporti di merci e camion per prodotti

Gioia Tauro è al centro del Mediterraneo, offre ampi spazi, fondali profondissimi e tecnologie evolute, ma soffre la scarsa ricchezza dell’hinterland calabrese

che avevano bisogno di speciali contenitori frigoriferi. Da tutta Europa arrivavano richieste per il trasporto merci». Qual è l’attuale scenario? «La Desi Shipping continua a promuovere il lavoro via Gioia Tauro anche attraverso unità commerciali a Napoli, Roma Palermo Catania e Madrid. Il problema è che le enormi potenzialità del porto di Gioia Tauro oggi non vengono adeguatamente sfruttate. Gioia Tauro è al centro del Mediterraneo, offre ampi spazi, che non sono disponibili nei porti del Nord, fondali profondissimi e tecnologie evolute, ma soffre la scarsa ricchezza dell’hinterland calabrese. Le aziende sono poche e i lavori nel porto si limitano al solo trasbordo: l’armatore entra su grandi navi e poi trasborda la merce su navi più piccole per inviarle altrove». Le recenti guerre in Nord Africa hanno peggiorato la situazione? «Senz’altro. L’esperienza della nostra azienda è sempre stata concentrata sui contenitori frigoriferi e in genere, nei mesi da

gennaio a marzo, dall’Egitto, si importano grandi quantitativi di verdure fresche. Quest’anno, con il primo contraccolpo nel mese di febbraio, dall’Egitto non si è più importato nulla, poi, con la guerra in Libia, la situazione è ulteriormente peggiorata». Come si potrebbe migliorare la realtà del porto di Gioia Tauro? «Credo che innanzi tutto lo stato dovrebbe aiutare gli imprenditori che con il loro lavoro aiutano la crescita di una regione in parte dimenticata dai politici. Ma il problema fondamentale è che bisognerebbe sviluppare il Sud, si dovrebbero almeno migliorare le infrastrutture interne, prima fra tutte la ferrovia: Gioia Tauro dovrebbe poter contare su un sistema ferroviario più efficiente che permetta di distribuire le merci anche nell’interno, con costi minori e tempi più brevi. Inoltre credo sia necessario un adeguamento ai nuovi scenari di distribuzione prevedendo tariffe più competitive». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 171


TRASPORTI

Nuovi scenari per la mobilità reggina

L’

ATAM conferma la sua volontà di attestarsi come protagonista nell’ambito della progressiva rivoluzione del sistema di mobilità urbano, in un contesto territoriale in forte evoluzione come quello di Reggio Calabria. L’azienda di trasporti sta ora vivendo un momento cruciale, avendo assegnato a Vincenzo Filardo, già direttore generale, il ruolo di amministratore unico, a seguito delle dimissioni di Demetrio Arena, can-

Al vertice dell’ATAM è avvenuto il passaggio del testimone tra Demetrio Arena e Vincenzo Filardo, nuovo amministratore dell’azienda di trasporti. I due colgono l’occasione per fare il punto sui progetti di ampliamento societario che ridefiniranno la mobilità nell’area dello Stretto Pierpaolo Marchese

didato sindaco per il Pdl, al comune di Reggio Calabria. Forti l’eredità e l’impronta lasciati da Arena sulla gestione dell’azienda, che da tempo rivive una stagione positiva per il trasporto pubblico locale in riva allo Stretto. «ATAM sta perseguendo ormai da tempo una rilevante trasformazione

dell’offerta di mobilità, con l’obiettivo di realizzare una rete di trasporto moderna ed efficiente in grado di soddisfare in modo sempre più puntuale le variegate esigenze del bacino di utenza, stimato intorno ai 200mila abitanti» dichiara Demetrio Arena». Ad attestarlo sono anche, dati alla mano, le


Demetrio Arena – Vincenzo Filardo

cifre relative alla crescita della società. Il valore del suo fatturato è passato dai 10,9 milioni di euro del 2003 agli oltre 19 del 2010. Positivo anche il trend sull’indotto occupazionale creato. Dal 2003 al 2010, infatti, si è passati da 273 a 331 addetti a cui è corrisposto una diversificazione e un significativo incremento dei servizi resi (si veda tabella). IL NUOVO PROGRAMMA D’ESERCIZIO Secondo l’attuale amministratore unico Filardo, «il nuovo programma di esercizio costituisce un autentico spartiacque per la città che apre a un

rinnovato scenario nel sistema della mobilità, sempre più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Intendiamo garantire una serie di vantaggi grazie all’estensione della percorrenza chilometrica. L'azienda potrà infatti beneficiare di 740mila Km in più, in ambito urbano ed extra-urbano». Un’evoluzione trainata da un significativo potenziamento del servizio, non solo nei principali poli attrattivi della città, dunque ospedali, università, scuole, e aeroporto, ma anche nelle località periferiche, che negli ultimi anni hanno vissuto un aumento consistente degli insediamenti abitativi. Basti citare le aree di Arghillà o Ciccarello. «Le parole chiave sono accessibilità, integrazione e sostenibilità – sostiene Filardo -. L’applicazione del nuovo modello, elaborato in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio, si traduce in una riduzione dell’incidentalità stradale e, in secondo luogo, in una diminuzione consistente dell’inquinamento ambientale ma soprattutto in una riduzione della congestione da traffico

INDICATORI PERFORMANCE ANNO 2003 Trasporto pubblico Servizio scuolabus Gran Turismo Sosta a pagamento

3.612.782 bus/km 1 pullman 2600 stalli

ANNO 2010 4.396.377 bus/km 250.257 bus/ km 4 pullman + 2 cabrio 4350 stalli

che “assilla” i cittadini». IL RINNOVO DEL PARCO MEZZI Quanto al rinnovamento del parco autobus ATAM ha incrementato la sua dotazione, passando dai 106 iniziali ai 184 attuali. «Complessivamente in otto anni sono stati acquistati 107 bus, e l’età media del parco mezzi è passata da 12 anni e mezzo del 2004 ai circa 8 anni attuali, che hanno portato l’ATAM in una posizione di eccellenza a livello nazionale e in linea con gli standard europei – ricorda Demetrio Arena -. Numeri che hanno permesso un incremento della qualità del servizio».

Demetrio Arena e Vincenzo Filardo nel passaggio che attesta, al secondo, il ruolo di amministratore unico dell’ATAM www.atam.rc.it

I TERMINAL BUS DI BOTTEGHELLE E PONTE LIBERTÀ L’apertura ufficiale dell’autostazione di Botteghelle e Ponte della Libertà rappresenta un altro tassello importante di CALABRIA 2011 • DOSSIER • 173


TRASPORTI

una strategia tesa a rafforzare

un percorso di miglioramento della viabilità cittadina. Le stazioni di interscambio modale sono state realizzate direttamente da ATAM con un finanziamento di 3 milioni di euro da parte della Regione, del Comune e della stessa azienda. La loro funzione è quella di favorire il progressivo processo di sviluppo del servizio e di decongestionamento del centro urbano, attraverso l’utilizzo dei bus e l'abbandono delle auto private. Sono interventi realizzati per una crescita all'insegna della modernizzazione e, soprattutto, della sicurezza per autisti, automobilisti e pedoni.

Nelle immagini, i bus ATAM in alcuni dei punti più suggestivi di Reggio Calabria

CERTIFICAZIONE E BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ ATAM è tra le prime aziende di trasporto del Mezzogiorno ad avere ottenuto la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001, sin dall’estate del 2004. «La conferma di questa certificazione, di anno in anno, testimonia l’impegno

e la passione con cui ogni singolo elemento dell’azienda svolge il proprio compito – dichiara l’attuale amministratore Filardo -. Anche per questo abbiamo scelto di pubblicare, annualmente, una Carta dei Servizi con cui ci impegniamo, formalmente, ad assicurare l’esercizio delle attività nel rispetto dei principi di uguaglianza, imparzialità, regolarità, partecipazione, efficienza e libertà di scelta». Un progetto, quest’ultimo, che rientra in una politica sempre più rivolta alla “customer satisfaction”, attraverso indagini che rivelano, annualmente, il livello di gradimento del servizio da parte degli utenti. Nel 2009, poi, l’ATAM, unica nel panorama calabrese e siciliano, ha presentato il "Bilancio di Sostenibilità" con lo scopo di far conoscere a tutti gli stakeholder l’impegno produttivo, le performance relative al servizio prestato, i risultati economici, ambientali e sociali conseguiti dall’azienda al fine di consentirne la valutazione. In totale trasparenza il "Bilancio di Sostenibilità" presenta il profilo etico di ATAM, legittimandone il ruolo agli occhi della comunità che giornalmente serve, ed enfa-

tizzandone il legame con il territorio. PER IL TURISMO La realizzazione di un bus interamente allestito dalle maestranze dell’ATAM, un gioiello che ha costituito un vero e proprio ufficio di rappresentanza itinerante nelle maggiori capitali europee, si è rivelato un ottimo strumento di promozione dell’immagine della città di Reggio Calabria in chiave turistica. «Grazie anche alle professionalità del management e dei lavoratori - dichiara Filardo - l’azienda ha saputo proporsi come fiore all’occhiello della nostra città per la sua promozione in Europa». "Inoltre, nei mesi estivi ATAM attiva un servizio di trasporto per i turisti che desiderano bu-


Demetrio Arena – Vincenzo Filardo

Riteniamo necessario vivere la città attraverso una mobilità responsabile. Questa è una sfida che ATAM vuole vincere con la collaborazione della comunità intera

svagare per le vie del centro storico cittadino ed i suoi principali luoghi di attrazione comodamente seduti a bordo di un moderno bus cabrio". CONTRO LE MAFIE I vertici dell’ATAM di concerto con l’Amministrazione comunale hanno avviato alcune campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte alla cittadinanza. La prima è tesa a sollecitare il rispetto delle regole stradali, soprattutto nella sosta dell’autovettura o del ciclomotore, al fine di non impedire il regolare scorrimento dei mezzi pubblici. «Riteniamo necessario vivere la città attraverso una mobilità responsabile – spiega Demeterio Arena -. ed è una sfida che ATAM vuole vincere

con la collaborazione della comunità intera». Sul tema della legalità è incentrata la campagna “Vedo, sento e parlo. Insieme contro la ‘Ndrangheta”, avviata all’indomani dell’attentato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Il progetto vede un bus della legalità percorrere quotidianamente le vie del centro cittadino e presenziare a diverse manifestazioni antimafia. A tal proposito l’azienda ha inoltre sottoscritto una significativa collaborazione con il Museo della ‘ndrangheta. L’AUTOBUS SUL MARE «L’idea strategica è quella di ricondurre il tema della mobilità sistematica di persone sullo Stretto nell’ambito delle competenze amministrative previ-

ste nelle materie del tpl e anche della navigazione in capo alle Regioni e agli enti locali interessati - afferma l’Amministratore Unico Filardo – così come avviene in altre Regioni del nord (Piemonte, Veneto) e dello stesso Mezzogiorno (Campania, Puglia, Sicilia) che gestiscono anche la modalità marittima nel quadro delle funzioni di trasporto pubblico locale. Vi è una domanda disponibile di spostamenti quotidiani da servire di circa 15.000 utenti tra sponda calabrese e quella siciliana che può essere affrontata facendo parlare in primo luogo i due Enti regionali (Calabria e Sicilia) sulla base di un progetto industriale che veda coinvolte le due aziende urbane di Reggio e di Messina».

184 MEZZI

Questo il parco bus dell’ATAM di Reggio Calabria, che vede coinvolti 331 addetti

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SERVIZI DI VIGILANZA

Le città investono sulla vigilanza privata

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Natale Figorilli, consigliere delegato dell’Istituto di Vigilanza Privata di Catanzaro

icurezza. Questo il tema su cui si concentrano le amministrazioni locali. Un fattore che tocca da vicino la sensibilità dei cittadini e che molto probabilmente, specie nel Mezzogiorno, determinerà l’andamento delle prossime elezioni amministrative in numerosi comuni. Uno scenario che vede sempre più protagonisti, in collaborazione o a integrazione delle Forze dell’Ordine, numerosi attori privati. Catanzaro, in particolare, può contare su una delle società più note, e di lunga data, del settore. Si tratta dell’Istituto di Vigilanza Privata Notturna e Diurna, diretta dal suo consigliere delegato, Natale Figorilli, oggi attivo anche sulle provincie di Cosenza, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Una realtà nata nel 1964 e che nei decenni ha saputo investire intelligentemente nello sviluppo delle più innovative

Una percezione della sicurezza sensibile ai recenti casi di cronaca giudiziaria, oltre che agli episodi di terrorismo, ha certamente influito su un ricorso sempre più massiccio ai servizi di vigilanza privati. A parlarne è Natale Figorilli, consigliere delegato di una delle realtà calabresi più affermate del settore Dario Venturelli

tecnologie rivolte all’ambito della sicurezza. «La tecnologia è di fondamentale importanza nel nostro lavoro – afferma Natale Figorilli -. Non solo per la salvaguardia dei beni che gli utenti ci affidano, ma anche per quella delle persone stesse». L’Istituto rappresenta anche uno dei più importanti presidi di sicurezza presenti all’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. «Proprio all’interno della struttura aeroportuale siamo chiamati a svolgere alcuni dei compiti più importanti e delicati, al fine di garantire la sicurezza dei passeggeri e delle merci». Entrando nella centrale operativa ci si rende subito conto di quanto l’apparato elettronico risulti fondamentale. Sono otto le frequenze radio, Vhf e Uhf, su cui si appoggia l’istituto, così come otto sono i ponti radio. Trenta sono invece le

radio ricetrasmittenti attivate, affiancate da ottanta apparecchi radio ricetrasmittenti automontati. «Tutti gli apparecchi e le frequenze radio sono gestite dalla nostra centrale di Catanzaro, ovviamente sotto l’autorizzazione del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni - sottolinea il consigliere Figorilli -. L’autonomia gestionale dell’istituto consegue proprio dalla strutturazione della nostra sede, che oltre alla centrale operativa comprende un importante parco mezzi, un laboratorio tecnico per le radio riparazioni, un’officina e un’unità cinofila specializzata». Quali sono, soprattutto, le tecnologie che rendono più agevole e funzionale il vostro operato? «Oggi riusciamo a controllare da remoto, in tempo reale, telecamere e sistemi di allarme. Non solo. Dalla nostra centrale operativa riusciamo a seguire


Natale Figorilli

STORIA DELLA SICUREZZA, DALLA BICICLETTA ALL’HIGH TECH

Molti dei crimini compiuti negli ultimi anni sono stati risolti proprio grazie all’impiego della videosorveglianza nei luoghi pubblici

tutti gli spostamenti dei mezzi blindati, delle guardie e dei beni. Tutte possibilità che, in un passato non troppo lontano, non erano neppure immaginabili». È alto, da parte dell’istituto, l’investimento rivolto al rinnovo delle vostre attrezzature tecnologiche? «Chiaramente gli investimenti sono proporzionati alla crescita e allo sviluppo delle nuove tecnologie per il settore della vigilanza. Il nostro è un ambito in cui non possiamo esimerci dal seguire costantemente lo sviluppo delle apparecchiature. Non è accettabile offrire un servizio di sicurezza che non sia il più possibile all’avanguardia». Eppure da anni in Italia si

ra il 1964 quando quando il giovane Natale Buccafurri fondò l’Istituto di Vigilanza Privata Notturna e Diurna di Catanzaro. Una realtà che all’epoca era decisamente più ridotta rispetto a oggi, comprendendo soltanto tre unità lavorative, oltre al responsabile. La crescita, però, non si fece attendere. A favorirla fu anche il boom economico, che apriva la strada a tutta una serie di iniziative commerciali e industriali. Fu logica, quindi, una sempre maggiore richiesta di misure di sicurezza private, più articolate rispetto a quelle offerte, fino a quel momento, agli enti pubblici. In breve tempo l’istituto incrementa il suo organico, che passa da 3 a 20 unità (attualmente ne comprende 300). La possibilità di muoversi, da parte delle guardie, all’inizio affidata alle biciclette, passò alle motorette. Negli anni arrivarono gli automezzi blindati, favoriti anche dal fatto che le banche si rivelano via via i principali utilizzatori dei servizi offerti dall’istituto. Gli anni duemila, però, sono testimoni di un quadro ben più variegato. Sempre più cittadini richiedono l’ausilio della vigilanza privata per la propria incolumità e per il controllo dei propri beni, a partire dalle abitazioni. A favorire il trend, anche lo sviluppo delle nuove tecnologie, che oggi consentono di controllare i siti a distanza, attraverso internet e la videosorveglianza. www.istitutovigilanzaprivata.it

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polemizza sulla presenza, da alcuni ritenuta troppo massiccia, dei sistemi di telesorveglianza. L’opinione pubblica è divisa tra chi si ritiene “eccessivamente” monitorato, a discapito della privacy, e chi, invece, non ha problemi nel farsi riprendere, ritenendo la presenza delle telecamere un giusto prezzo da pagare per la sicurezza. «Molti dei crimini compiuti negli ultimi anni sono stati risolti proprio grazie all’impiego della videosorveglianza nei luoghi pubblici. Penso alla giovane infermiera rimasta uccisa nella stazione di Roma, alle rapine in banca o negli uffici postali, ai crimini commessi all’interno e fuori dagli stadi. Per cui bisogna

fare attenzione a criticare l’utilizzo delle telecamere». Ma secondo lei quale livello di sicurezza abbiamo sul territorio? «Oggi il nostro paese può ga- CALABRIA 2011 • DOSSIER • 177


SERVIZI DI VIGILANZA

rantire un livello di sicurezza

elevato a tutti i cittadini. E questo proprio grazie all’impiego delle nuove tecnologie. Sicuramente è da evitare un utilizzo eccessivo e indiscriminato delle videoregistrazioni. Ma ritengo anche che il loro sfruttamento, se limitato ai luoghi pubblici, per soli fini di giustizia, rappresenti il giusto prezzo da pagare per ottenere una maggiore sicurezza». È corretto affermare che nel tempo è mutata la percezione della sicurezza sul territorio da voi presieduto? «Il nostro è un territorio difficile, è bene ricordarlo. Per tale ragione l’attenzione deve essere sempre massima. Quello che osservo è che la richiesta di servizi di vigilanza da parte della cittadinanza in generale è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, sia per le abitazioni private che per i luoghi pubblici». Collaborate spesso con le Forze dell’Ordine? «Richiediamo il loro intervento ogni qual volta se ne ravvisi la

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necessità. Ad esempio collaboriamo nelle indagini, laddove ci viene richiesto, e abbiamo assicurato in più episodi le fonti di prova. In generale il rapporto con le Forze dell’Ordine è sempre stato di ottima e fattiva collaborazione». Sotto quali aspetti le realtà private come la vostra integrano l’operato della vigilanza pubblica? «Vi sono molti luoghi, pensiamo ai cantieri, agli uffici pubblici, gli ospedali e le banche, che non possono essere presidiati costantemente dalle Forze dell’Ordine. In questi ambienti, di conseguenza, è maggiore il rischio per la sicurezza dei beni e delle persone. Ed è proprio in tali contesti che la presenza della vigilanza privata costituisce un valido deterrente per la criminalità. Ecco, sotto questo aspetto posso affermare che colmiamo l’operato del Pubblico, in tutti quei luoghi ove siamo presenti e in cui riusciamo a prevenire o impedire il compimento di attività delittuose. Questo vale anche nell’impiego delle nuove tecnologie, magari fornendo all’A.G. le registrazioni effettuate dalle nostre telecamere, se utile ai fini di giustizia». Tra i vostri committenti vi è anche la Regione Calabria. Cosa vi richiede? «Gli uffici della Regione Calabria rientrano proprio in quella categoria di luoghi cui accennavo prima, in cui non le Forze dell’Ordine non possono effettuare un presidio costante. Siamo dunque chiamati ad assicurare la vigilanza degli uffici

regionali, dei beni, delle strutture e del personale con l’impiego di uomini e mezzi altamente addestrati, oltre che con l’utilizzo di tecnologie evolute, collegate 24 ore su 24 con la nostra centrale operativa. La Regione è uno dei nostri principali clienti e per noi è una fonte di orgoglio poter soddisfare ogni sua aspettativa in termini di sicurezza». Da tempo, ormai, siete anche in prima linea nel garantire la sicurezza presso l’aeroporto di Lamezia Terme. «È vero. Il nostro Istituto svolge ininterrottamente da oltre dieci anni il delicato servizio di security all’interno dell’aeroporto. Si tratta di un compito di grande responsabilità e che, come è noto, richiede sempre più scrupolosità data la mole


Natale Figorilli

Il nostro è un territorio difficile. Per tale ragione l’attenzione deve essere sempre massima. La richiesta di servizi di vigilanza da parte della cittadinanza è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, sia per le abitazioni private che per i luoghi pubblici di passeggeri e bagagli coinvolti, oltre che per l’aumentato rischio del terrorismo. Infatti il personale addetto alla sicurezza aeroportuale , svolge semestralmente mirati corsi di aggiornamento sia sulle metodologie anti terroristiche che sull’uso delle sempre più evolute strumentazioni per il controllo passeggeri e bagagli. Tra i servizi offerti, vi è anche quello delicatissimo relativo al controllo passaporti per quanto con-

cerne i voli fuori l’area Shengen e i controlli sul trasporto armi». Chi altro richiede i vostri servizi? «La vigilanza ormai è indispensabile per assicurare la protezione dei nostri beni e le richieste che ci arrivano sono le più varie. Parlando dei cittadini, questi desiderano soprattutto monitorare costantemente la propria abitazione. Tra questi c’è chi preferisce un collegamento internet e chi un tradi-

zionale impianto di allarme o antincendio». Dunque in questo caso il controllo tramite vigilanza remota va per la maggiore? «Esattamente. Diverso, invece, è il discorso nei cantieri e nelle strutture pubbliche. Qui è più frequente la presenza fisica delle nostre guardie, particolarmente richieste anche dagli istituti bancari, specie per il trasporto valori, e dai grandi supermercati». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 179


IMPRENDITORI DELL’ANNO

L’edilizia guarda al sostenibile

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uello delle costruzioni è uno dei settori che ha sicuramente risentito più di altri della crisi che ha investito l’economia mondiale nell’ultimo biennio. Sul comparto, infatti, gravano annose problematiche legate all’esigua disponibilità di fondi, la farraginosità della burocrazia nei meccanismi di assegnazione degli appalti pubblici, l’incertezza perenne dei pagamenti. Per molte aziende non è sempre facile “far quadrare i conti” in un contesto simile, soprattutto in realtà territoriali problematiche come quelle meridionali. Nonostante le difficoltà, la D’Auria Costruzioni è un’impresa lametina da sempre caratterizzata

Mario D’Auria è titolare dell’azienda D’Auria Costruzioni di Lamezia Terme (CZ). Nella pagina a fianco, alcuni lavori dell’azienda: esterno struttura sanitaria (CZ) e, sotto da sinistra, interno del Gran Cafè Florian (CZ) e dell’Auditorium B. Telesio (CS) dauriacostruzioni@tiscali.it

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Scarsità di fondi, burocrazia contorta, incertezza dei pagamenti e congiuntura economica sfavorevole: sono tante le sfide che il comparto delle costruzioni ha dovuto affrontare negli ultimi anni, specie al Sud. Ne parliamo con Mario D’Auria Erika Facciolla

dalla spiccata professionalità e dalla continua ricerca di soluzioni innovative. Dal 1996 l’azienda ha esteso le sue opere su quasi tutto il territorio calabrese in un percorso di crescita costante. Le strutture firmate D’Auria Costruzioni si riconoscono per la qualità dei materiali e delle finiture, la cura artigiana per i dettagli e l’effetto decorativo delle facciate. Mario D’Auria, titolare dell’azienda, racconta la sua lunga esperienza nel settore. A cosa è ispirata la filosofia professionale dell’azienda? «Siamo consapevoli dell’importanza di integrare esperienza, tradizione e tecnologia e la D’Auria Costruzioni ha sempre concepito il costruire come un’attività proiettata nella quarta dimensione, quella del tempo, realizzando opere improntate sulla durevolezza, ma anche in grado di adattarsi alle possibili trasformazioni funzionali, organizzative e tecnologiche». Quali sono le principali problematiche che condizionano il mercato locale? «Sicuramente il settore immo-

biliare in genere non è fiorente. Considerando poi che in Calabria mancano quasi del tutto le grandi infrastrutture, ci si concentra sul settore delle costruzioni base: unità abitative e strutture pubbliche di medie dimensioni. Parlando di ambiti pubblici, in automatico si innesca la dolente nota degli appalti per i quali ritengo che la prima problematica sia il ritardo nei pagamenti destinati alle imprese cui è stata aggiudicata la gara». Al di là delle specifiche difficoltà, di cosa avrebbe bisogno questo settore per garantire utili alle aziende? «Si dovrebbe fare in modo che i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni coincidano finalmente con quelli dell’imprenditore e delle scadenze che deve onorare. Altro problema è l’eccessiva regolamentazione che spesso, sfociando nel contenzioso giudiziario, soffoca il mercato degli appalti. La ripresa dell’immobiliare è dunque condizionata dall’espansione dell’economia e del credito, dall’andamento dell’occupazione, dall’iniziativa


Mario D’Auria

legislativa e finanziaria che Stato ed enti dovrebbero garantire soprattutto sul fronte della riduzione della degli oneri fiscali sui redditi degli immobili». Quali sono, a suo avviso, i cambiamenti più significativi avvenuti di recente nella definizione degli spazi abitativi? «Nell’ultimo decennio il settore ha vissuto una radicale trasformazione che si è tradotta in un crescente interesse per la qualità dell’ambiente costruito, le prestazioni dei materiali e dei semilavorati impiegati, la razionalizzazione, il continuo miglioramento delle attrezzature e la qualificazione delle maestranze. Ma la maggior attenzione è posta soprattutto sulla cultura “eco-sostenibile”. Oggi, infatti, ci è richiesto di progettare e realizzare abitazioni secondo i principi della bioarchitettura che vuol dire non solo risparmiare energia, ma anche vivere in ambienti salubri». Come agite per preservare l’autenticità degli immobili da ristrutturare e valorizzarne gli spazi? «Le regole da tener sempre presenti riguardano la finalità del progetto di ristrutturazione. Generalmente la scelta progettuale è quella di valorizzare le parti originarie ancora conservate dell’edificio e inserire con un’immagine propria e riconoscibile, sostanzialmente tecnologica, tutti gli elementi necessari per renderlo funzionale per la nuova destinazione».

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Nell’ultimo decennio il settore ha vissuto una radicale trasformazione che si è tradotta in un crescente interesse per la qualità dell’ambiente costruito

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Su quali progetti siete al momento impegnati? «Attualmente ci stiamo occupando della realizzazione di una struttura sanitaria e di un centro benessere. L’intera opera, dislocata su tre livelli, si sviluppa su 1.300 metri quadrati. L’esterno del fabbricato è caratterizzato da una torre semicircolare a facciata continua che svetta su tutto l’edificio. All’interno, pur

dovendo rispettare rigorose prescrizioni tecniche, i locali sono stati arricchiti di forme architettoniche morbide e accoglienti, materiali di prestigio e impianti tecnologici all’avanguardia con controlli domotici, tutti aspetti armonizzati con un’unica finalità rivolta ad avvantaggiare gli operatori delle strutture e soprattutto agli utenti finali». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 187


MATERIALI

Le virtù del legno Costruire una copertura o una struttura in legno comporta non pochi vantaggi in termini di risparmio energetico e tempi di realizzazione. L’esperienza della Ecolegno System nelle parole di Girolamo Demoro Giulio Conti

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l progresso inteso come miglioria e cambiamento, talvolta, funge da preteso involontario per ribadire il valore di un elemento preesistente, come il legno. Nonostante i radicali mutamenti apportati dalle costanti innovazioni tecnologiche, di fatto, il legno continua ad essere uno dei materiali più usati in molti ambiti e mercati. «L’aspetto ecologico, il valore antisismico, il risparmio energetico e i tempi di realizzazione ridotti, sono alcuni degli aspetti che stanno favorendo un crescente impiego del legno come

Girolamo Demoro è titolare della Ecolegno System di Cittanova (RC) ecolegnosystem@libero.it

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materiale da costruzione». Lo sa bene Girolamo Demoro, imprenditore a capo della Ecolegno System, impresa specializzata nella lavorazione e nel montaggio delle strutture in legno, che per reagire alla crisi ha messo in atto una serie di investimenti in nuovi macchinari grazie ai quali «siamo riusciti ad abbattere tempi e costi di produzione e rimanere competitivi sul mercato». Potrebbe illustrare le scelte progettuali innovative che caratterizzano la produzione di Ecolegno System? «In base ai progetti che siamo chiamati a realizzare, l’obiettivo finale confluisce sempre nel partecipare all’innovazione del comparto produttivo del legno e dell’abitare italiano tramite l’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia, quali ad esempio, le nanotecnologie. È con esse che diviene possibile esaltare la duttilità e la malleabilità del legno e tutte quelle proprietà tecniche del legno che lo rendono un ottimo isolante termico e acustico». Quali sono le tipologie lignee che privilegiate per la vostra produzione?

«Per la costruzione strutturale di opere legnose, prediligiamo il lamellare. La Ecolegno System però vanta un’ampia varietà di specie legnose in grado di soddisfare qualsiasi esigenza, sia per quanto concerne la struttura che il risultato estetico, progettando differenti elementi in legno in qualsiasi tipologia di costruito». Come riuscite a rendervi competitivi? «Quando ci troviamo impegnati nella realizzazione di grandi strutture pubbliche o civili, la passione per il nostro lavoro diviene garanzia di professionalità e serietà che dimostriamo eseguendo le lavorazioni necessarie con grande cura e attenzione. Ci proiettiamo costantemente verso la risoluzione delle esigenze dei committenti offrendo qualità e convenienza». Potrebbe descrivermi brevemente le fasi salienti che scandiscono il percorso produttivo? «A partire dall’arrivo in cantiere delle travi dove vengono sottoposte a scrupolosi controlli, viene eseguita la lavorazione e il montaggio delle travi e il pacchetto di copertura.


Girolamo Demoro

Ogni fase della lavorazione è eseguita nel massimo della sicurezza e della competenza, con piena garanzia di ottenere risultato eccellente». Come si fondono l’attenzione alla redditività e la qualità dei vostri prodotti? «Il legno rappresenta la migliore soluzione per chi cerca innanzitutto la massima durata nel tempo delle varie strutture ed elementi che partecipano al design complessivo di uno spazio, quindi comprovata resistenza e solidità unita a estetica e comfort abitativo. Alla Ecolegno System, a tutto questo aggiungiamo un conveniente rapporto tra l’ottima qualità del materiale, la realizzazione ad hoc del progetto e il costo del prodotto finale». Quali strategie avete adottato per non soccombere alla crisi? «Non abbiamo purtroppo po-

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L’aspetto ecologico, il valore antisismico, il risparmio energetico e i tempi di realizzazione ridotti, sono alcuni degli aspetti che stanno favorendo un crescente impiego del legno come materiale da costruzione

tuto evitare dei tagli alla manodopera ma abbiamo investito su nuove tecnologie. L’adozione di macchinari per la lavorazione del legno si è rivelata una strategia vincente perché grazie a queste macchine siamo riusciti ad abbattere tempi e costi di produzione e rimanere competitivi sul mercato». Quali vantaggi operativi

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comporta l’utilizzo del legno nel settore delle costruzioni? «Le coperture o strutture in legno sono adatte sia nell’ambito dell’edilizia pubblica che di quella privata, riuscendo ad adeguarsi perfettamente alle esigenze strutturali ed estetiche, grazie anche allo sviluppo di una sensibilità sempre più marcata alla tematica ecocompatibile. L’istallazione di strutture in legno rappresenta un’ottima alternativa alle costruzioni tradizionali sia dal punto di vista del risparmio energetico che dei tempi di realizzazione». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 193


ARREDAMENTO

Gli specialisti del mobile Esperienza, professionalità e passione per il lavoro: sono questi i fattori che possono rilanciare l’imprenditoria calabrese in Italia e all’estero. E malgrado le difficoltà c’è già chi è riuscito nel “miracolo”. L’esempio del Gruppo Aquino nelle parole di Francesco Aquino Erika Facciolla

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he l’economia italiana abbia bisogno anche del positivo apporto dell’imprenditoria meridionale è ormai una realtà scontata. Sono molti gli sforzi ancora da compiersi a livello locale e nazionale, e considerando la recente crisi economica la strada sembra essere tutta in salita. Ma sono altrettanto numerose le realtà che si stanno affacciando con successo al mercato nazionale ed europeo, soprattutto nei settori edili e della progettazione di arredi. Un esempio è rappresentato dal Gruppo Aquino, azienda calabrese con sede a Marina di Gioiosa Jonica specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni d’arredo per svariate tipologie di ambienti e strutture. Ne parliamo con il titolare, Francesco Aquino. Come nasce il Gruppo Aquino e quali sono state le principali tappe nell’evoluzione dell’azienda? 194 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Il Gruppo Aquino opera nel settore dell’arredamento. La sede aziendale è a Marina di Gioiosa Jonica (RC) gruppoaquinof@libero.it

«Il Gruppo Aquino nasce nel 1985. Dal 2005 la direzione è affiancata dai miei figli Vincenzo e Domenico, eredi della “missione” intrapresa tanti anni fa. L’azienda è specializzata nella costruzione e nel montaggio di pareti attrezzate per uffici e arredamenti per negozi, banche, alberghi e altri ambienti. Il lancio dell’attività è avvenuto grazie alla collaborazione con l’Intertecnica Cavani di Modena, la Fratelli Gottardi di Mariano Comense e la Mg Montaggi di Monfalcone che hanno dato la possibilità al

Gruppo Aquino di espandersi nel settore». Qual è la forza imprenditoriale che via ha permesso di resistere alla crisi e mantenervi attivi nel mercato? «La serietà e la competenza del nostro personale specializzato ci ha permesso di seguire passo dopo passo l’andamento del mercato per essere sempre pronti a risolvere i problemi dei clienti e continuare nella ricerca di nuovi canali di lavoro». Quali sono i criteri su cui è sviluppata la ricerca di nuove committenze?


Francesco Aquino

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Il “fai da te” lascia il tempo che trova in quanto il lavoro, anche se economico, non dura più del giusto e il cliente ha bisogno continuamente di rinnovare l’arredamento

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«Siamo focalizzati nella ricerca continua di nuovi indirizzi, di nuove strategie lavorative, prestando sempre la massima serietà sul lavoro, e garantendo puntualità nelle consegne». Quanto incide il “fai da te” stile Ikea sulla vostra attività professionale? «In realtà abbiamo osservato che il “fai da te” lascia il

tempo che trova in quanto il lavoro, anche se economico, non dura più del giusto e il cliente ha bisogno continuamente di rinnovare l’arredamento. Il nostro lavoro, invece, è destinato a durare nel tempo e il cliente trova in questo il reale risparmio». Tra i vostri progetti più recenti, quali sono gli esempi più rappresentativi del marchio Aquino? «Posso citare il lavoro compiuto per l’Hotel Negrescò di Nizza, un 5 stelle deluxe completamente arredato; la trasformazione di vari negozi Upim in negozi Oviesse; l’incarico per la catena di profumerie “La Gardenia” e per i negozi Stroili Oro». Dunque siete diventati dei veri e propri “specialisti del mobile”. «Ci sentiamo specialisti del mobile in quanto i nostri arredamenti vengono montati direttamente sul posto di lavoro in base alle specifiche esigenze del cliente siamo in grado di risolvere qualsiasi problema grazie al nostro personale altamente specializzato». Quale valore aggiunto ha da offrire al mercato il

Gruppo Aquino? «La serietà e la professionalità sono il nostro valore aggiunto, consapevoli che un simile approccio al lavoro, con il tempo, dia i suoi frutti». Un’attività che non si svolge solo sul territorio calabrese ma anche in Europa. «Ovviamente siamo attivi soprattutto in Calabria ma fortunatamente il nostro lavoro ci ha portato in giro per tutta l’Italia e per quasi tutta Europa. Attualmente stiamo lavorando in Svizzera, Francia, Germania, Grecia e anche negli Stati Uniti». Alla luce della sua esperienza, quali sono le aspettative degli imprenditori calabresi per il futuro? «In Calabria ci sono seri imprenditori che oltre alla professionalità lavorano con cuore e generosità. Per il presente e il futuro confidiamo nella serietà dell’amministrazione locale, affinché ci si mobiliti per l’apertura dei crediti bancari alle aziende che meritano fiducia: gli imprenditori calabresi sono stanchi di autofinanziarsi, ma vogliono che la Calabria emerga anche per realtà produttive solide e positive». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 195


DEPURAZIONE DELL’ACQUA

Colmare le carenze strutturali

L Francesco Pugliano, assessore all’Ambiente della Regione Calabria

a Calabria nel 2010 è terza nella classifica nazionale dell’inquinamento del mare, alle spalle di Puglia e Campania. Nel corso di dodici mesi, le capitanerie di porto e le forze dell’ordine hanno rilevato 358 infrazioni, quasi una al giorno, denunciano o addirittura arrestano 440 persone ed effettuano 224 sequestri. «Sono sicuramente dei dati allarmanti – rivela l’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pugliano – che segnalano una elevata presenza di attività illecite e abusive che unite a comportamenti irresponsabili rendono improduttiva la principale risorsa naturale che la Calabria possiede, il mare». Quali le azioni messe in campo per investire su questo importante patrimonio? «A partire dal suo insediamento il presidente Scopelliti ha individuato in nuove e più adeguate politiche ambientali la chiave di volta per una stagione di rilancio di una regione caratterizzata da 840 km di costa e di mare e da 280.000 ettari di aree protette, che rappresentano il 17,7 % del territorio regionale. Per investire su tale inc o m mensurabile

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Sono tanti gli interventi previsti perché la Calabria ricopra posizioni più adeguate nella classifica delle “Acque nere” rispetto al valore del patrimonio naturalistico presente in regione. Lo assicura l’assessore Pugliano Renata Gualtieri patrimonio l’assessorato ed il dipartimento alle Politiche per l’ambiente hanno avviato delle azioni di sensibilizzazione e di educazione ambientale per dare coscienza a tutti i cittadini calabresi del grandissimo patrimonio naturale di cui disponiamo, congiuntamente ad un’attività di collaborazione con le Forze dell’Ordine per reprimere tutti i reati che mettono a repentaglio le ricchezze del nostro territorio regionale. Nello stesso tempo sono stati avviati interventi infrastrutturali che consentiranno alla regione di ricoprire posizioni di questa classifica più adeguate al valore del patrimonio, delle bellezze paesaggistiche e naturalistiche presenti». L’assessorato all’Ambiente come fronteggerà la stagione estiva 2011? «Abbiamo realizzato a partire dal mese di luglio dello scorso anno un programma operativo di interventi straordinari sulle infrastrutture fognarie e depurative per migliorare la qualità del mare calabrese. Nel mese di marzo 2011 abbiamo avviato un’intensa e proficua attività

con tutti i soggetti istituzionalmente interessati a garantire la completa balneabilità delle acque regionali. Nei prossimi giorni approveremo un Piano e relativo cronoprogramma con interventi prioritari sulle reti fognarie e sugli impianti di depurazione delle aree costiere interessate da acque di balneazione dichiarate “insufficienti” o “scarse” dalle analisi di Arpacal, nonché sui poli depurativi interessati alle infrazioni comunitarie, per le quali la Regione è stata già deferita alla Corte di Giustizia europea». Quali gli interventi sugli impianti di depurazione più necessari per garantirne la funzionalità? «Dopo aver esaminato con il personale del dipartimento regionale lo stato di efficienza del sistema fognario e depurativo calabrese devo dire che la valutazione insufficiente che ne deriva dipende più da difetti gestionali degli impianti di quanto da carenze strutturali. Uno di questi difetti, che pregiudica il sistema, è dovuto al fatto che i fanghi derivanti dal processo depurativo, il più delle


Francesco Pugliano

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Approveremo un piano di interventi prioritari sulle reti fognarie e sugli impianti di depurazione delle acque di balneazione insufficienti

volte, non vengono smaltiti secondo norma, perché oneroso, ma vengono scaricati abusivamente ed illecitamente in corsi d’acqua o a mare. Questa è la principale causa che determina problemi di mare sporco durante la stagione estiva». Riconoscendo il valore strategico che la risorsa mare ha per la regione come verranno raccolte le istanze del territorio e il contributo dei Comuni e delle Autorità di Ambito? «Da marzo è stata condotta una attenta attività di confronto e di condivisione sulle carenze infrastrutturali con tutti i responsabili territoriali e con le autorità d’ambito in materia di depurazione. Attraverso un lodevole spirito di collaborazione è stata prodotta

una concreta sintesi delle diverse istanze prodotte e nei prossimi giorni si renderanno operativi gli interventi programmati secondo le priorità prima citate». Come si può porre fine alle carenze infrastrutturali che il territorio oggi manifesta e si potrà così restituire a tutti i cittadini un ambiente sempre più pulito e all’altezza delle loro aspettative? «Sulle carenze infrastrutturali si interverrà utilizzando subito i fondi Por 2007/2013 e, poi, i fondi Fas e quelli del piano per il Sud. Si potrà intervenire anche intercettando capitali privati, attraverso il project financing. Le maggiori attenzioni ed energie si dovranno dedicare prevalentemente all’individuazione di un sistema

che assicuri la corretta e costante gestione delle infrastrutture al fine di garantire sempre il massimo rispetto per l’ambiente». L’istituzione di un unico ambito territoriale ottimale regionale come contribuirà a raggiungere più rapidamente gli ambiziosi obiettivi in materia di tutela delle acque? «Attraverso l’istituzione di un unico ambito territoriale la Regione ha inteso assegnare a un unico soggetto il ruolo di programmazione e controllo della gestione delle infrastrutture relative ad acquedotti, sistema fognario e depurativo per assicurare a tutti i cittadini calabresi i medesimi standard di servizio. Ritengo che questa sia una scommessa di civiltà e di giustizia sociale».

358

INFRAZIONI Sono quelle rilevate dalle capitanerie di porto e dalle forze dell’ordine nel 2010

224

SEQUESTRI Il numero di sequestri effettuati dalle capitanerie di porto e dalle forze dell’ordine nel 2010

CALABRIA 2011 • DOSSIER • 199


DEPURAZIONE DELL’ACQUA

Caccia agli impianti fuorilegge Il lavoro delle procure calabresi di Paola e di Vibo Valentia conferma il rapporto di Legambiente. Lo stato dei depuratori comunali del Vibonese, denuncia il procuratore capo della Repubblica Mario Spagnuolo, «è particolarmente critico» Renata Gualtieri

Mario Spagnuolo, procuratore capo della Repubblica di Vibo Valentia

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a Calabria nel 2010 è terza nella classifica nazionale dell’inquinamento del mare. Tra il 2006 e il 2010 i carabinieri del Nucleo tutela ambiente, la Guardia di Finanza, il Corpo forestale dello Stato e le capitanerie di porto hanno accertato 1.689 reati legati alla depurazione e agli scarichi illegali in mare. Ma lo scenario che emerge dal dossier “Acque nere” sulla mala depurazione in Calabria pubblicato da Legambiente a marzo scorso è tutt’altro che rassicurante. In tutta la regione ci sono circa 700 depuratori e, di questi, troppi funzionano poco e male, oppure non funzionano affatto. Molti sono stati oggetto di ripetute segnalazioni, o addirittura di sequestri da parte della magistratura, ma sono ancora lì, con gli stessi guasti. Insomma, nonostante i 10 anni di gestione commissariale della Regione (dal 1998 al 2008), l’emergenza ambientale non è affatto superata. A denunciare lo stato di degrado del sistema di trattamento delle acque ha contribuito, sottolinea il rapporto Legambiente, il lavoro delle procure calabresi di Paola e di Vibo Valentia, quest’ultima coordinata dal procuratore Mario Spagnuolo che, partendo dal grave stato d’inqui-

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namento del fiume Mesima, alla fine 2010 ha messo i sigilli a numerosi impianti fuorilegge. Lo stato dei depuratori comunali del Vibonese, denuncia il procuratore, «è particolarmente critico. Sono in funzione, con qualche difficoltà, quelli al servizio dei centri abitati più popolosi, come il capoluogo Vibo Valentia, mentre, come emerge dalle indagini, alcune concluse e altre in corso, molti altri presentano particolari e gravi criticità, altri ancora sono del tutto fermi». Il Vibonese conta il 60% dei posti letto di tutta la regione. Qui il sistema idrico è in mano ai Comuni, che gestiscono direttamente o con appalto a ditte private la rete dei depuratori. Come mai la situazione non è diversa rispetto al resto della Calabria? «Dalle indagini emerge un quadro particolarmente complesso, per cui è difficile dare una risposta sintetica a questa domanda. In alcuni casi, infatti, i depuratori sono strutturalmente non idonei a svolgere la loro funzione, in altri casi necessiterebbero di interventi particolarmente impegnativi, in altri casi ancora si presentano problemi nella gestione, determinati da contenziosi economici con le ditte appaltatrici».


Mario Spagnuolo

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Sono in funzione, con qualche difficoltà, i depuratori a servizio dei centri abitati più popolosi, come il capoluogo Vibo Valentia, mentre molti altri presentano gravi criticità e altri ancora sono del tutto fermi

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Quanto si aggrava la situazione con la stagione estiva? «Basti pensare che la popolazione dei centri costieri triplica nel corso dell’estate per rendersi conto della gravità della situazione. In alcuni casi è emerso anche il sottodimensionamento degli impianti di depurazione funzionanti, che per nove mesi l’anno gestiscono i reflui di una popolazione di gran lunga inferiore». Di fronte alle inefficienze degli impianti, cosa suggerisce ai sindaci calabresi? «La Procura istituzionalmente è preposta ad accertare reati, per cui non ha né le capacità né le competenze per formulare suggerimenti operativi. Dalle indagini portate avanti emerge, comunque, una situazione generalizzata di inefficienza, che impone un intervento organico su tutto il sistema della depurazione». A dicembre la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha messo i sigilli a

ben 7 impianti in diversi Comuni della provincia. Come siete intervenuti nei controlli? «L’indagine è partita da una serie di rilievi tecnici, operati dalla polizia giudiziaria specializzata nella materia, il Noe dei carabinieri. Dopo i sopralluoghi e le analisi chimiche si è proceduto al sequestro prima di sette, poi di altri due depuratori. Nel provvedimento di sequestro si è dato carico al custode giudiziario di eliminare, laddove era possibile, le cause di malfunzionamento. A seguito di ciò sono stati riattivati due depu-

ratori, di cui è stato disposto il dissequestro. Sempre in tale contesto, va segnalata la sinergia fra Procura della Repubblica e Prefettura di Vibo Valentia (molti comuni del Vibonese sono commissariati per infiltrazioni mafiose o per altre cause; ciò determina una presenza importante di organi dello Stato nella gestione di quei comuni). Nell’ambito delle rispettive competenze e attribuzioni, Procura e Prefettura si interfacciano sotto il profilo informativo, cosicché ciascuno dei due organi può svolgere al meglio i propri compiti». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 201


DEPURAZIONE DELL’ACQUA

Le sfide ambientali prima della stagione balneare L’analisi di Legambiente arriva puntuale e avanza ai sindaci calabresi proposte specifiche per intervenire subito. La sfida ambientale per Gianni Speranza, primo cittadino di Lamezia Terme, non è diversa da quella degli altri sindaci della Calabria Renata Gualtieri

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l caso più preoccupante rimane quello del depuratore consortile nell’area industriale ex Sir di Lamezia Terme, che tratta le acque di 120mila abitanti e che il sindaco Gianni Speranza ha definito una “bomba ecologica”. Sono, comunque, ancora tanti gli interventi necessari sul territorio prima che riesploda l’emergenza in piena stagione balneare. «Terremo alta la vigilanza sui corsi d’acqua – precisa il primo cittadino – sui punti di possibile scarico abusivo, attiveremo controlli tramite la nostra Polizia locale e anche gli altri organi di polizia giudiziaria hanno sempre dimostrato grande attenzione nella repressione di illeciti ambientali». Con maggiore preoccupazione, che incidentalmente potrebbe anche riflettersi sul fronte balneazione, si affronta

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l’emergenza rifiuti, a causa di un sistema regionale di gestione del ciclo di smaltimento che è al limite del collasso e rispetto al quale «non si intravedono da parte della regione e del commissario per l’emergenza soluzioni confortanti». L’ultimo provvedimento di sequestro dell’area industriale ex Sir eseguito da Gdf e Noe risale al luglio del 2010, cosa si è fatto da allora? «Rispetto al passato, la situazione attuale dell’impianto di depurazione di Lamezia Terme (al quale conferiscono anche i comuni di Curinga, Falerna, Gizzeria e Filadelfia) è molto confortante. Da giugno 2009 l’impianto è stato consegnato dall’Ato, (Ambito territoriale ottimale) della provincia di Catanzaro, che fino ad allora lo ha avuto in gestione, al Consorzio per lo sviluppo industriale (Asi). L’impianto certamente non godeva di buona salute, tant’è che nel 2010 la procura ne ha disposto il sequestro. Questo atto cautelare ha fatto sì che si attivassero urgenti interventi di manutenzione straordinaria che hanno consentito il rapido dissequestro e garantito un adeguato funzionamento per la stagione balneare. Su questo punto una piccola notazione: per quell’intervento la Regione


Gianni Speranza

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Sugli impianti di depurazione il comune di Lamezia Terme sta facendo un buon lavoro. Gli altri interventi suggeriti richiedono che la Regione giochi il ruolo principale

aveva assicurato di coprire il costo di 1.200.000 euro, ma ne ha effettivamente erogato solo la metà, lasciando esposti per la rimanente parte i comuni consorziati. Ma l’Asi, insieme al Comune di Lamezia Terme e agli altri 4 comuni consorziati hanno fatto di più. È stata portata a compimento una gara di project financing per l’efficientamento e la successiva gestione dell’intero impianto. Il gruppo di imprese che si è aggiudicato il servizio è già all’opera e i dati che stanno giungendo dal depuratore, confermati dai controlli dell’Asi ma anche dell’Arpacal, dicono che la depurazione è efficiente e il liquido che sfocia al mare all’esito del processo depurativo non è inquinante». Cosa pensa delle soluzioni suggerite da Legambiente? «L’analisi di Legambiente è come sempre puntuale. Due elementi vanno tenuti in debito conto. Il primo è che solo il 20% degli scarichi che giungono al mare è proveniente dal depuratore. La parte più consistente, infatti, proviene dalle foci dei fiumi e torrenti, oltre che dagli scarichi abusivi che portano direttamente al mare. Il secondo elemento è che quando si parla di tutela dell’ambiente non possiamo non

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ricordare che parliamo di fattori (acqua, aria, elettromagnetismo, rifiuti) spesso non racchiudibili all’interno dei “confini politici” dei territori. E se il problema nucleare del Giappone tiene in allarme il mondo intero, figuriamoci quello che in piccolo può subire un qualsiasi comune rispetto a condotte scorrette che avvengono al di fuori del proprio territorio». Come va affrontata allora la situazione partendo dall’amministrazione comunale? «Questo non vuole essere l’alibi per dichiarare la propria impotenza, perché le azioni di controllo e prevenzione partono comunque dal basso. Ma certamente deve essere un concetto che ai più alti livelli va sempre tenuto presente. E più si sale a livello di ambiti di competenza politica (provincia, regione, stato) e più si deve avvertire il bisogno di mettere in campo adeguate risorse e politiche di coordinamento delle azioni dei singoli comuni. È questo che chiediamo in particolare alla regione Calabria. Le soluzioni suggerite da Legambiente confermano questa mia analisi. Sugli impianti di depurazione, come ho detto, l’amministrazione di Lamezia Terme sta facendo un buon la-

voro. Gli altri interventi suggeriti (monitoraggio delle acque, task force regionale, coordinamento attività di controllo, programma regionale degli investimenti) richiedono che la Regione giochi il ruolo principale». Come sindaco di Lamezia qual è la vera sfida ambientale che dovrà affrontare e risolvere? «L’aumento della raccolta differenziata dei rifiuti. Siamo già tra i primi comuni della regione e stiamo investendo molto anche attraverso la nostra società di servizi per incrementarla con il porta a porta coinvolgendo un numero sempre più grande di famiglie, con l’obiettivo di raggiungere 22mila cittadini, rispetto ai 12mila attuali». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 203


RIFIUTI INDUSTRIALI

Smaltire rifiuti industriali

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ell’era della Green Economy, dove l’attenzione verso le tematiche ambientali e di sviluppo sostenibile sono al centro del dibattito politico ed economico europeo, molte aziende del settore scelgono di specializzare la loro attività nel recupero e smaltimento di rifiuti e scarti di derivazione industriale particolarmente pericolosi per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Tale impegno si traduce nella ricerca di soluzioni tecnologiche sempre più all’avanguardia, nella formazione continua e nell’investimento di risorse economiche per l’acquisizione delle certificazioni europee necessarie al mantenimento di una certa concorrenzialità sul mercato. Lo sa bene Antonio Cavalieri, presidente della Meca Lead Recycling, azienda calabrese che ha fatto della salvaguardia ambientale il core business della propria attività. Esperienza, innovazione e formazione continua del personale sono i punti di forza di questa virtuosa realtà che dal 2002 opera nella zona industriale di Lamezia Terme e rappresenta uno dei pochi impianti di riciclaggio delle batterie esauste al piombo esistenti in Italia. «La società – spiega Antonio Cavalieri - nasce dalla scissione di Me.Ca. Mediter204 • DOSSIER • CALABRIA 2011

Riciclare, smaltire, recuperare sostanze dall’alto potenziale inquinante: è questo l’obiettivo di molte aziende italiane che svolgono il prezioso ruolo di ‘tutori’ dell’ambiente e della salute dell’uomo. L’esempio di Meca Lead Recycling illustrato da Antonio Cavalieri Erika Facciolla

ranean Cartridge, alla quale a partire dal 1995 si è aggiunta l’attività di recupero e rigenerazione del piombo e delle sue leghe. Attività che ha assunto dimensioni sempre più importanti e aspetti tecnico-gestionali abbastanza eterogenei». Utilizzando quale materia prima le batterie al piombo esauste, l’azienda recupera i metalli e le materie plastiche producendo leghe di piombo e polipropilene. «L’azienda è autorizzata con provvedimento A.I.A. della Regione Calabria rilasciato nel rispetto delle normative ambientali – precisa Cavalieri - e con l’impegno di adottare le migliori tecnologie disponibili. In tale ottica la formazione e l’aggiornamento diventano di strategica importanza per mantenere il sistema di qualità totale». Un’attività di fondamentale importanza, dunque, considerato che in Italia, ogni anno, vengono immesse sul mercato circa centonovantamila tonnellate di batte-

rie contenenti piombo, acido solforico e materie plastiche. «Sia la sezione relativa al trattamento fumi che quella del trattamento acque – aggiunge il presidente Cavalieri - sono condotte secondo standard di massima sicurezza. Tutti gli operatori sono dotati di DPI necessari per lo svolgimento in sicurezza del loro lavoro e gli scarti prodotti dagli impianti di trattamento fumi e acque vengono riutilizzati nel processo produttivo. Gli altri rifiuti che non vengono recuperati sono stoccati e recuperati da aziende preposte allo

Alcune fasi della lavorazione del piombo all’interno dell’azienda Meca Lead Recycling di Lamezia Terme (Cz) www.mecaspa.it infomeca@mecaspa.it


Antonio Cavalieri

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Oggi Meca Lead Recycling rappresenta un esempio imprenditoriale virtuoso in Italia, ancor di più in un territorio difficile come quello calabrese

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mila TONNELLATE La quantità di batterie al piombo immesse ogni anno sul mercato italiano

smaltimento finale». L’azienda si compone di tre impianti distinti: quello di scassettamento, il forno di fusione e l’impianto di raffinazione. «Nell’impianto di scassettamento – continua Cavalieri - avviene la macinazione dei materiali con selezione, separazione e stoccaggio dei diversi componenti della batteria. L’impianto è provvisto di un sistema di captazione dei vapori acidi periodicamente soggetto a migliorie volte ad incrementarne l’efficienza e la sicurezza». Come spiega Antonio Cavalieri, tutti i macchinari impiegati sono dotati delle tecnologie più moderne e all’avanguardia: «il forno rotativo è un impianto avanzatissimo finalizzato alla riduzione–fusione, con pro-

duzione del cosiddetto “piombo d’opera”. Completamente monitorato da computer, è dotato di un filtro sovradimensionato che, unito alla tecnologia brevettata Neutrec di Solvay, permette di abbattere drasticamente sia le polveri che i gas nocivi, fino ai limiti minimi raggiunti dalle attuali tecnologie». Altro fiore all’occhiello di Meca è l’esperienza e l’alta competenza dei collaboratori e tec-

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nici: «nell’impianto di raffineria, ad esempio, il punto di forza è costituito dalle procedure di raffinazione e dall’abilità degli operatori. Anche in questo reparto gran parte delle leghe di piombo prodotte sono impiegate per la produzione di accumulatori elettrici, nell’edilizia, nella fabbricazione di schermature protettive, nel tiro a volo sportivo». I risultati ottenuti e gli alti livelli raggiunti in questi anni confortano l’intuizione e l’entusiasmo per l’idea originaria. «Oggi Meca Lead Recycling – conclude Antonio Cavalieri - rappresenta un esempio imprenditoriale virtuoso in Italia, ancor di più in un territorio difficile come quello calabrese, benché ricco di potenzialità e risorse». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 205


TRATTAMENTO RIFIUTI

Il ciclo di recupero dei rifiuti differenziati La raccolta differenziata permette di agevolare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti attraverso appositi impianti e di minimizzare l’impatto sull’ambiente. Domenico Siclari fa il punto sul trattamento dei rifiuti nella regione Eugenia Campo di Costa

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In alto, Domenico Siclari, titolare della Reggio Maceri e Servizi Ambientali di Reggio Calabria. Nella pagina accanto, fasi di trattamento dei rifiuti d.siclari@libero.it

a raccolta differenziata è l’unica strada in grado di minimizzare gli impatti dei rifiuti sull’ambiente. Non solo. È anche l’unica via utile a mitigare le ricadute negative dal punto di vista sociale ed economico legate allo smaltimento dei rifiuti poiché permette di avviare al recupero e al riciclo i rifiuti raccolti in modo separato, un metodo che influisce positivamente sull’utilizzo delle discariche di servizio. Certo, diffondere questo tipo di coscienza nei cittadini non è un’impresa facile anche se, come afferma Domenico Siclari, titolare della Reggio Maceri e Servizi Ambientali di Reggio Calabria, «sicuramente sono stati fatti molti passi in avanti negli ultimi anni, con campagne di informazione a vari livelli, ma ancora il servizio sul territorio erogato a macchia di leopardo non permette che vi sia una

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piena e definitiva spinta verso la raccolta differenziata». La Reggio Maceri dispone di un impianto di messa in riserva (R13), sito in Contrada Oliveto nel comune di Reggio Calabria, finalizzato proprio allo smaltimento dei rifiuti provenienti da raccolta differenziata e quelli speciali provenienti dalle attività commerciali.

Come si compone il vostro impianto di messa in riserva? «È dotato di selezionatore a quattro buche e pressa verticale. La messa in riserva prevede la formazione di cumuli, dai quali viene prelevato il materiale da sottoporre a recupero. Tale attività è essenzialmente propedeutica alle operazioni di recupero e il tipo


Domenico Siclari

di messa in riserva effettuato non altera le caratteristiche dei rifiuti, anche se sottoposti senza protezione agli agenti atmosferici. Per le caratteristiche dei rifiuti da sottoporre al recupero si escludono quindi contaminazioni del suolo e dei corpi ricettori superficiali e profondi sia nelle operazioni di movimentazione che nelle operazioni di stoccaggio, si escludono inoltre formazioni di odori e dispersione di aerosol e di polveri». Quale quantitativo e quali tipologie di rifiuti è in grado di recuperare il vostro impianto? «L’impianto può lavorare fino a 15 mila tonnellate annue e può accettare tutte le tipologie di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata quali: carta e cartone, plastica, acciaio, alluminio, metalli ferrosi, vetro, apparecchiature elettriche ed elettroniche». Come possono essere riutilizzati i rifiuti solidi urbani provenienti da raccolta differenziata? «Le frazioni provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani possono essere reintrodotte nel ciclo produttivo in seguito al trattamento cui li sottopone il nostro impianto. Questo infatti ha la funzione di svolgere un’ulteriore selezione delle frazioni e di attuare una riduzione volumetrica per avviare i rifiuti al recupero finale». Come giudica le politiche e gli incentivi riguardanti il vostro settore?

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L’impianto può lavorare fino a 15 mila tonnellate annue e può accettare tutte le tipologie di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata

«Gli incentivi nel nostro settore, sia a livello nazionale che regionale, sono molto limitati e per lo più non sono rivolti alle imprese che lavorano nel ciclo dei rifiuti ma alle pubbliche amministrazioni che hanno il compito di realizzare la fase di raccolta. Sarebbe il caso di prevedere anche degli incentivi e dei finanziamenti per le imprese che contribuiscono a chiudere il ciclo del recupero». Quali sono i principali problemi cronici riguardanti lo smaltimento dei rifiuti che affliggono la sua regione? «Sicuramente ci sono delle lacune strutturali e dei ritardi nella programmazione degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, infatti, ormai da qualche anno a questa parte, periodicamente, la nostra regione si trova a dover fronteggiare continue emergenze. Da un lato mancano gli impianti di trattamento e so-

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prattutto le discariche di servizio e, dall’altro, la raccolta differenziata è ancora su livelli molto bassi». Quali prospettive intravede per il futuro del settore in generale e dell’azienda in particolare? «Credo che le prospettive siano buone. Anche se lento, si registra un costante aumento delle quantità di rifiuti da trattare e cresce la specializzazione. Penso che questa tendenza avrà un riscontro positivo anche sulla Reggio Maceri. Oltre all’impianto di messa in riserva, lo stabilimento è anche dotato di impianto di abbattimento di emissioni in atmosfera, pesa a ponte, reti fognarie per il convogliamento delle acque meteoriche, depuratore biologico a fanghi attivi, degrassatore. In futuro penso si possa sperare in un ulteriore sviluppo visto che c’è ancora tanto da fare per aumentare le quantità di rifiuti raccolte». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 207


SICUREZZA SUL LAVORO

Maggiori ispezioni sul territorio Le morti bianche rappresentano un problema importante che caratterizza soprattutto il sud Italia. L’Inail si adopera per diffondere una cultura della sicurezza sui posti di lavoro. Mario Lo Polito spiega qual è la situazione in Calabria Nicolò Mulas Marcello

dati degli infortuni sul lavoro in Calabria nel corso del 2010 indicherebbero, secondo l’Inail, una contrazione del 4% rispetto al 2009. Questo dato è forse il risultato dei fondi stanziati per l’adeguamento dei macchinari delle aziende. «Gli incentivi economici alle imprese – spiega Mario Lo polito, direttore regionale dell’Inail Calabria – ormai istituzionalizzati per effetto dell’articolo 11 comma 5 del decreto 81/2008, hanno visto l’emanazione, nel corso del 2010, di un bando nazionale a carattere regionale da 60 milioni di euro (di cui 1.723.448,00 destinati alla Calabria) da erogare in conto capitale; nel corso del 2011 sono, inoltre, previsti ulteriori finanziamenti per 180 milioni di euro ed entro il 2013 saranno disponibili 750 milioni di euro». Qual è il quadro generale del territorio per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro? «Le stime preliminari per il 2010 a livello nazionale denotano la continuità di un

I Mario Lo Polito, direttore regionale dell’Inail Calabria

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trend che, pur non raggiungendo i livelli del 2009 (-9,7% rispetto al 2008), confermano l’andamento decrescente degli infortuni: circa il 2% in meno rispetto al 2009. Relativamente agli infortuni mortali, le stesse stime propendono per una ulteriore (anche se ridotta entità) contrazione di circa 7%, con un valore assoluto nel 2010 che per la prima volta si colloca sotto la soglia di 1.000. In Calabria è prevista, in linea con il dato nazionale, un’ulteriore contrazione degli infortuni di circa il 4% rispetto al 2009; nei vari settori si prevede una sostanziale stabilità in agricoltura, una marcata flessione in industria e un lieve aumento nella pubblica amministrazione. Relativamente alle malattie professionali è prevedibile un aumento di circa il 7%, con significative variazioni: diminuzione nel settore industriale e aumento nel settore dell’agricoltura. Per gli eventi mortali indennizzati dall’Inail in Calabria, nel corso del 2010 è previsto un aumento significativo degli stessi rispetto al 2009 con una quasi parità di ripartizione fra eventi avvenuti sulla strada e non». Quali sono gli impegni di Inail in materia


Mario Lo Potito

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Su oltre 500 aziende oggetto di ispezione congiunta con Inail, oltre il 50% sono risultate irregolari

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di prevenzione e controlli? «Il decreto legislativo 81/2008 e successive modificazioni ha consolidato il ruolo dell’Inail per la promozione, la diffusione e il consolidamento della cultura della salute e sicurezza in ogni ambiente di vita, studio e lavoro. È da rilevare come nello scorso mese di dicembre la Regione Calabria abbia adottato il provvedimento relativo all’istituzione del Comitato di coordinamento regionale di cui all’articolo 7 del citato decreto 81/2008 e degli organismi provinciali di coordinamento, che avranno il compito di attuare sul territorio gli obiettivi delineati dal Comitato regionale, in forma più diretta e vicina alle aziende, lavoratori, istituzioni e parti sociali. L’aspetto più rilevante attiene all’attività posta in essere per il sostegno economico alle imprese. A tale riguardo, in attuazione dell’articolo 23 del decreto legislativo 38/2000 e al fine di favorire l’adeguamento di strutture, macchinari, impianti e modelli organizzativi alle norme di salute e sicurezza sul lavoro l’Inail, con tre successivi bandi (20022004-2006) ha stanziato - a livello nazionale -

oltre 230 milioni di euro. A livello locale, l’Inail concorre alle attività di prevenzione con la realizzazione di specifici progetti per la formazione, la promozione, la ricerca, in collaborazione con parti sociali, istituzioni e mondo scolastico, con una previsione di bilancio che è stata di 100.000 euro per il 2010 e di 120.000 euro per il 2011. Per quanto attiene l’attività di controllo sul territorio, rivestente anch’essa sicuri quanto diversi aspetti prevenzionali l’Inail, nel corso del 2010, ha garantito la partecipazione a oltre 500 ispezioni congiunte con Inps e Dpl (pari a circa il 40% del totale delle ispezioni programmate) in attuazione - a seguito dei noti fatti di Rosarno - del Piano straordinario di vigilanza di agricoltura e edilizia che hanno interessato le regioni Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Su oltre 500 aziende oggetto di ispezione congiunta con Inail, oltre il 50% sono risultate irregolari. Sulle stesse sono stati regolarizzati 438 lavoratori nazionali, comunitari ed extracomunitari, di cui 298 totalmente in nero». Negli ultimi anni, il problema della sicurezza negli ambienti di lavoro è stato uno degli argomenti di maggiore impegno per le imprese. Cosa occorre fare per creare una maggiore consapevolezza su questo tema anche in Calabria? ›› CALABRIA 2011 • DOSSIER • 211


SICUREZZA SUL LAVORO

›› «È da premettere che il raggiungimento di qualunque obiettivo è anche, e soprattutto, da correlare all’entità e alla qualità di azioni sinergiche di collaborazioni che si pongono in essere con gli stake holders interessati. In merito, l’Inail Calabria ha cercato di diffondere in maniera sempre più capillare le informazioni riguardanti le misure necessarie a prevenire i piccoli e grandi infortuni sul lavoro attraverso iniziative di ogni genere e il costante colloquio con le parti sociali, le associazioni datoriali e il mondo scolastico. Allo scopo di favorire una maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione sui luoghi di lavoro (e comunque in ogni ambiente di vita e di studio) assume particolare rilevanza il ruolo dell’ente Regione, soggetto istituzionalmente deputato alla realizzazione delle politiche prevenzionali in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in ambito territoriale. Particolare valenza, inoltre, assume la recente incorporazione nell’Inail dell’Ipsema e soprattutto, in termini prevenzionali, dell’Ispesl, ai fini della costituzione di un polo della sicurezza». La normativa del decreto legislativo 626/94 è stata meglio definita e continuano

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L’Inail si è attivato e continuerà ad attivarsi allo scopo di dare piena attuazione al contenuto fortemente innovativo previsto dall’articolo 61 del decreto legislativo 81/2008

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le innovazioni legislative in materia anche, se a volte, permangono aree di incertezza sul comportamento da tenere. L’aumento delle pene non ha cambiato le cose. Cosa è necessario fare a livello legislativo? «Il decreto 81/2008 ha innovato in maniera sostanziale le norme. La piena attuazione di qualunque normativa necessita però di una sua specifica evoluzione, con tempistiche strettamente connesse alle variazioni delle dinamiche socio/economiche oltre che, soprattutto, al grado di sensibilità manifestato dalla società civile sulla materia. È per questa ragione che è ancora troppo presto per valutare eventuali interventi migliorativi del dettato legislativo. Allo stato, più che di innovazioni legislative, si avverte l’esigenza o meglio la necessità, di garantire pienamente l’attuazione del disegno complessivo sotteso al decreto legislativo 81/2008 in argomento, con azioni mirate e sinergiche nel rispetto delle specifiche competenze - fra i vari soggetti pubblici e privati, in modo particolare nella nostra regione. L’Inail continuerà ad attivarsi per dare piena attuazione al contenuto fortemente innovativo previsto dall’articolo 61 del decreto 81/2008, e fare in modo che sia sempre possibile la costituzione di parte civile dell’Inail nei processi riguardanti gli eventi mortali e gravi, comportanti responsabilità penale del datore di lavoro».


Paolo Tramonti

Più attenzione alla sicurezza «La Cisl Calabria sta sollecitando il governo regionale affinché venga predisposto al più presto un piano regionale per il lavoro e l’occupazione». Paolo Tramonti spiega in che modo la Cisl è impegnata sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro Nicolò Mulas Marcello

onostante una leggera contrazione del numero delle morti e degli infortuni sul lavoro registrati in Calabria lo scorso anno rispetto agli anni precedenti, i dati sono comunque ancora preoccupanti. Secondo la Cisl le istituzioni non fanno abbastanza per operare una politica di prevenzione di questo problema. Per Paolo Tramonti, segretario generale di Cisl Calabria: «Occorre prevenire, attraverso specifiche attività di monitoraggio e controllo, i fenomeni di lavoro nero e sommerso e, contestualmente, intensificare le attività di contrasto per garantire adeguate condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro». Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro

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qual è la situazione in Calabria? «È una situazione drammatica. Nel periodo 2008/2009 si sono verificati 42 morti e gli incidenti sul lavoro denunciati sono stati 13.676 nel 2009. Nel 2010 dai dati in nostro possesso risultano 18 infortuni mortali. Inoltre sono state censite 140.000 unità lavorative irregolari, con un tasso di irregolarità del 24% e un fatturato sommerso di oltre 5.5 miliardi di euro. Quasi sempre è questa l’area in cui si annidano le condizioni di mancata sicurezza sui luoghi di lavoro, in quanto sfugge quasi sempre ai controlli». Cosa dovrebbero fare le istituzioni per ab- Paolo Tramonti, bassare la preoccupante percentuale dei morti segretario generale di sul lavoro che si evince dagli ultimi dati Inail Cisl Calabria in Calabria? «Dovrebbero promuovere la sottoscrizione (in parte lo si sta già facendo) di “accordi sociali per l’emersione” tra istituzioni provinciali e locali, prefetture, forze dell’ordine, Inps, Inail, Asp, Ispettorati del lavoro, Confindustria, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di prevenire, attraverso specifiche attività di monitoraggio e controllo, i fenomeni di lavoro nero e sommerso e, contestualmente, in- ›› CALABRIA 2011 • DOSSIER • 213


SICUREZZA SUL LAVORO

›› tensificare le attività di contrasto per garantire adeguate condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro». Quali sono gli impegni della Cisl sul territorio calabrese in merito a questo tema? «Cisl Calabria sta sollecitando il governo regionale affinché venga predisposto al più presto un piano regionale per il lavoro e l’occupazione che al suo interno contenga misure stringenti verso le imprese per obbligarle a rispettare gli standard di sicurezza sui luoghi di lavoro. Stiamo altresì sollecitando il varo di una specifica legge regionale in materia di lavoro nero e sommerso. In questo senso ci stiamo battendo per l’estensione di alcuni strumenti normativi come il Durc “documento unico di regolarità contributiva” da applicare, oltre che all’edilizia, a tutti i comparti produttivi. Uno strumento di contrasto, il Durc, che consente alle ditte appaltatrici di comprovare il proprio stato di regolarità, ai fini dell’affidamento di lavori pubblici e privati, mediante la presentazione di un solo documento (l’affida-

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Nel 2010 risultano 18 infortuni mortali. Inoltre, sono state censite 140.000 unità lavorative irregolari, con un tasso di irregolarità del 24% e un fatturato sommerso di oltre 5.5 miliardi di euro

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mento alle casse edili del rilascio di tale documento determina inoltre, un coinvolgimento degli enti bilaterali in una approfondita attività di monitoraggio e controllo sulla regolarità delle imprese del settore). Con l’ausilio del Durc ci sarebbe un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, e in particolare della pubblica amministrazione, specialmente per contrastare il fenomeno del lavoro nero e irregolare. In tutte le cinque province calabresi centinaia sono le vertenze aperte per la piena contrattualizzazione di lavoratori non regolarizzati». A suo avviso è un problema di controlli insufficienti, di pene troppo lievi o di cultura? «È un problema che per natura e dimensioni va affrontato nel duplice aspetto di intensificare le attività repressive attraverso maggiori controlli ispettivi (al momento condizionati da risorse umane e finanziarie limitate) e, contestualmente, migliorando le attività di informazione e formazione mirate ad una azione di costante prevenzione che coinvolga lavoratori e imprese nei riguardi delle fonti di rischio, ponendo appunto come priorità la tutela della propria salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro».


POLITICHE SANITARIE

Nuovi modelli di assistenza sanitaria Gli italiani invecchiano e le risorse disponibili vanno spese con occhio attento alla qualità. Il ministro Ferruccio Fazio illustra il nuovo piano sanitario nazionale 2011-2013, che segna il passaggio dalla sanità “ospedalocentrica” a quella “a rete” Michela Evangelisti

«I

cambiamenti del nostro tempo richiedono nuovi modelli di assistenza sanitaria». Così il ministro della Salute commenta l’attuale sfida della sanità italiana, alla ricerca di un compromesso tra fabbisogni crescenti e risorse sempre più limitate. «Per aumentare la qualità e assicurare la sostenibilità economica del sistema occorre contemperare sempre meglio i requisiti di efficacia e di efficienza dei trattamenti – spiega Ferruccio Fazio –, promuovere l’appropriatezza clinica, erogando le prestazioni sanitarie adeguate alla condizione clinica di ogni paziente, e l’appropriatezza organizzativa, rivedendo l’assistenza in un apporto organico tra l’ospedale e il territorio». Il passo da compiere è quello di trasformare la sanità italiana da “ospedalocentrica” a rete, così da poter integrare l’ospedale con i servizi territoriali di medicina generale, riabilitazione, assistenza domiciliare, strutture per lungodegenti, day hospital e ospedali di comunità. «La sanità “a rete” migliorerà la qualità della vita dei pazienti, perché a casa si sta meglio che in ospedale, e potrà anche ridurre i costi, perché diminuiranno le onerose degenze ospedaliere. La buona sanità, non mi stancherò mai di ripeterlo, costa meno della cattiva sanità». L’Italia è fra i Paesi con la più alta percentuale di anziani; il sistema sociosanitario viene chiamato a rispondere a questi mutamenti nel-

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l’assetto demografico della popolazione. Quali interventi prevede in questo senso il nuovo piano sanitario nazionale? «Il positivo aumento della longevità è la principale sfida per la sostenibilità dei servizi sanitari di tutto il mondo, che si trovano a dover gestire le malattie cronico-degenerative correlate all’età. Oggi gli italiani che hanno più di 65 anni sono il 20% della popolazione, nel 2050 saranno il 35%. E il 50% degli anziani ha un’elevata probabilità di essere affetto da almeno due malattie croniche. É dunque fondamentale sviluppare l’integrazione sociosanitaria per assicurare percorsi assistenziali programmati e la presa in carico globale della persona, dal medico di medicina generale all’ospedale fino ai servizi di assistenza domiciliare e alle strutture per lungodegenti o cronici. Abbiamo stanziato 350 milioni per sostenere le Regioni nella realizzazione delle reti territoriali di assistenza e stiamo anche potenziando il ruolo delle 18 mila farmacie che potranno realizzare analisi, prenotare visite specialistiche e fornire fisioterapisti e infermieri». Tra i settori sui quali il piano investe c’è in primo luogo quello della prevenzione. Qual è la sua importanza strategica? «Con l’aumento dell’invecchiamento dobbiamo

20% ANZIANI

Gli italiani che hanno più di 65 anni

350 mln EURO

La somma stanziata dal ministero per sostenere le Regioni nella realizzazione delle reti territoriali di assistenza


Ferruccio Fazio

Con l’aumento dell’invecchiamento dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la qualità della vita e il benessere anche nella terza e quarta età

puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la qualità della vita e il benessere anche nella terza e quarta età: prevenzione primaria, per abituarsi a corretti stili di vita sin dalla giovinezza; prevenzione secondaria, basata sui controlli periodici, soprattutto per le persone a rischio; prevenzione terziaria, destinata a chi ha già contratto una malattia cronica per evitare ricadute negli stati acuti. Proprio il 16 febbraio scorso abbiamo insediato al ministero la Piattaforma sull’alimentazione, l’attività fisica e il tabagismo, per promuovere sin dalla scuola corretti stili di vita, in collaborazione con gli altri ministeri, le Regioni, il terzo settore e le associazioni impren-

ditoriali. Il piano nazionale della prevenzione valorizza la medicina predittiva, che grazie ai progressi della genetica fornisce indicazioni sulla possibilità di sviluppare determinate patologie; l’obiettivo è quello di ri- Sopra, Fazio, durre la morbosità e la mortalità Ferruccio ministro della Salute correlata alle principali patologie e migliorare la presa in carico dei malati da parte dei servizi sanitari». Una delle novità riguarda l’apertura 24 ore su 24 degli ambulatori gestiti dai medici di famiglia. Cosa si aspetta da questa forma di assistenza? «L’apertura degli ambulatori associati dei medici di famiglia 24 ore su 24 è uno dei tasselli fondamentali della medicina territoriale, che ha lo scopo di ridurre le degenze ospedaliere solo per il tempo necessario alle cure dei casi acuti e favorire l’assistenza domiciliare integrata. La diagnosi, per esempio, non dovrà più essere fatta in ospedale, se non in casi eccezionali, ma dovrà essere fatta dai CALABRIA 2011 • DOSSIER • 229


POLITICHE SANITARIE

I molti cittadini che cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio sanitario nazionale informazioni certificate

medici di medicina generale, che saranno il perno

della sanità territoriale». Tra le criticità del sistema sanitario nazionale c’è una profonda disomogeneità tra le varie regioni per quanto concerne l’erogazione dei Lea. Quali strategie intraprendere? «Le Regioni che hanno difficoltà a garantire l’effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza sono quelle che presentano anche i più elevati disavanzi finanziari, a conferma che la buona sanità costa meno di quella cattiva. Stiamo affrontando questa situazione seguendo nei tavoli di monitoraggio i piani di rientro delle Regioni in deficit, che non devono solo mettere a posto i conti ma destinare maggiori risorse al miglioramento qualitativo dell’assistenza sanitaria. Ne abbiamo avuto una concreta testimonianza il 2 marzo scorso a Roma con l’inaugurazione del nuovo reparto per la cura dei malati in stato vegetativo, alla presenza del Presidente Napolitano. Si tratta di una struttura avanzatissima, la prima di questo genere in un ospedale pubblico italiano, che consente la

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presenza costante dei familiari accanto ai malati. E l’esempio che una Regione come il Lazio, proprio perché sta rientrando dal deficit con una migliore organizzazione sanitaria, è in grado di investire in strutture assistenziali d’avanguardia. Noi incentiviamo questo processo perché le Regioni che rispetteranno gli accordi in materia di riequilibrio economico-finanziario, monitoraggio della spesa, erogazione dei Lea, contenimento dei posti letto e potenziamento della deospedalizzazione, potranno accedere a quote premiali di maggior finanziamento». Nell’era dei social network sono sempre di più le persone che, prima ancora di andare da un medico, consultano il web per scoprire dettagli sul proprio stato di salute, ma non esiste ancora un codice di condotta dei siti a carattere sanitario. «I molti cittadini che cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio sanitario nazionale informazioni certificate sull’appropriatezza delle cure e sugli esiti dei principali interventi e devono poter anche esprimere il proprio grado di soddisfazione sui servizi. In collaborazione con l’Università di Roma la Sapienza abbiamo redatto delle linee guida per la comunicazione on line in tema di tutela e promozione della salute, che saranno seguite nella riorganizzazione del portale del ministero e diffuse alle strutture del servizio sanitario. C’è poi un problema specifico che riguarda l’acquisto di medicinali via internet, dove si concentra la quasi totalità della contraffazione in campo farmaceutico: per questo insieme alla commissione europea stiamo lavorando a una regolamentazione delle vendite di farmaci on line».


CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE

Trema il made in Italy Aumentano i guadagni illeciti, la contraffazione e la sofisticazione che minacciano la legalità del mercato alimentare e la tutela dei suoi consumatori. Nel nostro Paese, il fenomeno è contrastato dall’azione costante del Corpo forestale dello Stato Elisa Fiocchi

a sicurezza delle produzioni agroalimentari sia per gli aspetti igienico-sanitari sia per quelli della qualità, è un tema da sempre al centro dell’attenzione degli organi istituzionali del Paese. Dall’anno 2009, le direttive ministeriali hanno posto, quale obiettivo primario dell’attività del Corpo forestale dello Stato, la lotta alle frodi e alle contraffazioni alimentari per la tutela del made in Italy agroalimentare dagli illeciti guadagni che danneggiano i consumatori e minacciano la legalità del mercato. Come afferma Cesare Patrone, «Il Corpo forestale dello Stato contribuisce alla sicurezza agroalimentare del cittadino effettuando indagini e controlli sulla qualità dei prodotti. L’attività operativa si concentra soprattutto nel settore della zootecnia e delle carni, dei prodotti lattiero-caseari, dei prodotti oleari e vitivinicoli, dello zucchero, del tabacco, degli animali vivi, dell’emergenza

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Cesare Patrone, capo del Corpo forestale dello Stato

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Bse, dei prodotti di qualità certificata (Dop, Igp, Sgt, agricoltura biologica), degli Ogm, dei pesticidi e dei contaminanti in genere». Nell’anno 2010 i reati accertati dalla struttura di controllo del Corpo nel settore della sicurezza agroambientale e agroalimentare sono stati 102 rispetto ai 75 del 2009, registrando un sostanziale incremento pari al +36 per cento. In netto aumento anche le persone segnalate all’autorità giudiziaria, passate dalle 64 del 2009 alle 120 del 2010 (+87,5 %), gli illeciti amministrativi contestati, 772 a fronte dei 359 del 2009 (+115,4 %), e i controlli effettuati nel settore, passati dai 4.423 del 2009 ai 5.056 del 2010 (+14,31 %). Il rapporto annuale sull’attività operativa del Corpo forestale dello Stato ha registrato complessivamente, nel biennio 2008-2010, «226 persone segnalate all’autorità giudiziaria e 1.292 sanzioni amministrative per un importo sanzionatorio notificato di 4.021.835 euro. 10.653 sono stati i controlli effettuati finalizzati a migliorare


Cesare Patrone

❝ l’attività di sicurezza agroambientale e agroalimentare». Infine, nei primi tre mesi dell’anno 2011, sono stati effettuati «881 controlli, contestate 60 violazioni amministrative, per un importo elevato di 398.649 euro, ed effettuate sette comunicazioni di notizie di reato». Il capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, analizza le criticità del settore agroalimentare e agroambientale italiano, bersaglio costante di frodi, adulterazioni, contraffazioni e dell’illecita etichettatura dei prodotti agroalimentari delle principali filiere alimentari. Nel 2011, i controlli preventivi e mirati saranno 6mila, ripartiti su tutto il territorio nazionale. Quali sono i principali reati registrati? Emergono nuove forme d’infrazione nel settore? «Da segnalare è l’attività di controllo effettuata nell’anno 2010 a tutela dei prodotti di qualità certificata, fiore all’occhiello del made in Italy alimentare, che

Nei primi tre mesi dell’anno 2011 sono stati effettuati 881 controlli, contestate 60 violazioni amministrative ed effettuate 7 comunicazioni di notizie di reato

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proprio per la loro eccellenza sono i più soggetti ad essere imitati in modo fraudolento. Complessivamente i controlli effettuati nel 2010 in tale settore sono stati 738. Di particolare rilevanza sono stati quelli mirati su alcune vendite online sospette di prodotti Dop destinati anche al mercato estero, che hanno portato alla scoperta di una ditta in provincia di Brescia che vendeva formaggi di Gorgonzola, Taleggio e Grana Dop contraffati. Importante è stata anche l’attività di controllo indirizzata alla tutela dei prodotti Dop e Igp rientranti nel cosiddetto “Paniere di Napoli” da parte del Comando provinciale del Corpo, che ha condotto alla scoperta in diversi supermercati, ipermercati e produttori della provincia, di un migliaio di bottiglie con etichette ›› CALABRIA 2011 • DOSSIER • 233


CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE

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L’attività operativa si concentra soprattutto nel settore della zootecnia, delle carni, dei prodotti lattiero-caseari, oleari e vitivinicoli

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›› difformi, più altre migliaia pronte ad es- traffazioni compiute a danno dei legittimi sere utilizzate per l’immissione sul mercato di falso limoncello con ingrediente “Limone fresco di Sorrento” (prodotto Igp), e di 40 kg di formaggio recante la falsa etichettatura “Provolone del Monaco” (prodotto Dop). Per quanto riguarda invece l’impegno dell’Italia a proteggere tutte le denominazioni registrate Dop e Igp riconosciute a livello comunitario, a prescindere dal Paese dove esse sono prodotte, di rilievo è stato il rinvenimento di una catena di distribuzione di una partita di formaggio illecitamente etichettata come formaggio “Feta”. L’operazione condotta dal Naf di Roma, su capitale e provincia, ha rintracciato l’intera partita ammontante a 720 kg di prodotto. Da questa operazione è poi scaturita a livello nazionale la “Campagna controllo sulla Feta”. La Feta - la più famosa denominazione registrata della Grecia - è un formaggio tradizionale a pasta compatta ma friabile, bianchissimo e piacevolmente salato che, in quanto prodotto Dop, gode della protezione europea dalle usurpazioni, imitazioni ed evocazioni e, più in generale, dalle con234 • DOSSIER • CALABRIA 2011

produttori». Le regioni dove sono stati effettuati i maggiori controlli sono il Piemonte e la Calabria. Che cosa è emerso dagli accertamenti? E quali altre regioni evidenziano trend preoccupanti? «Le regioni che nel 2010 si sono maggiormente distinte per l’ottenimento di risultati significativi nell’attività di accertamento sono il Piemonte, la Toscana, le Marche, l’Abruzzo, la Campania, la Basilicata e la Calabria. I controlli hanno consentito di sviluppare diverse e complesse indagini. Sono state verificate le infrazioni riconducibili a comportamenti di natura colposa e perseguite le frodi intenzionali commesse al fine di realizzare illeciti profitti. L’uso di tecnologie sofisticate da parte degli autori dei reati ha permesso un’evoluzione degli stessi, da quelli tradizionali di minore impatto a quelli più complessi da individuare e spesso con gravi effetti sulla sicurezza alimentare, quali l’adulterazione, l’alterazione, la sofisticazione e la contraffazione. I settori in cui si è operato in modo più proficuo e


Cesare Patrone

con grande incisività sono stati quelli sulle tipicità alimentari Dop e Igp, quello vitivinicolo e quello oleario». Netto anche l'incremento degli illeciti amministrativi per un importo complessivo di circa 1,5 milioni di euro. Quali nuovi controlli e misure di tutela sono previste nel 2011? «Sulla base della direttiva del ministro verranno perseguiti due obiettivi. In primis la lotta alla contraffazione dei prodotti agroalimentari a denominazione ed indicazione di origine protetti (Dop, Igp e Stg) e dei prodotti certificati (biologici e altri). In secondo luogo, il contrasto delle sofisticazioni, adulterazioni, contraffazioni e dell’illecita etichettatura dei prodotti agroalimentari delle principali filiere alimentari: oleario, viti-vinicolo, lattiero-caseario, settore carni. Il programma si intende attuare attraverso lo svolgimento di

controlli preventivi e mirati, nell’ordine di 6 mila, ripartiti sul territorio nazionale; indagini specifiche per le diverse criticità delle filiere agroalimentari, nell’ordine di almeno 25 attività investigative complesse per anno, che consentono di penetrare in profondità i fenomeni criminosi nel settore agroalimentare; attività di analisi per le diverse filiere. Il Corpo forestale dello Stato, per l’effettuazione dell’attività di controllo e di contrasto dei reati, impiega per le attività straordinarie su base annuale 500 unità di personale e 100 automezzi specificatamente dedicati a questo settore, ma la complessiva attività di sicurezza agroambientale e agroalimentare è attuata attraverso l’intera organizzazione territoriale del Corpo forestale dello Stato, formata da 87 comandi provinciali e 1.100 comandi di stazione. La media temporale di una singola indagine è stimata in circa 5 mesi». Ha affermato che l’Europa si è dimostrata assente nell’innalzare i livelli di controllo. Come si spiega questa politica? «L’Unione europea intende contemperare il valore della qualità degli alimenti e della valorizzazione del territorio con la difesa della concorrenza nei 27 Paesi dell’Unione. È possibile che ambedue i tipi di valori vengano salvaguardati e adeguatamente valorizzati dall’Unione Europea». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 235


CONTRAFFAZIONE ALIMENTARE

Etichetta e tracciabilità, le armi vincenti Per contrastare il fenomeno della contraffazione alimentare e in particolare dell’italian sounding, servono condizioni chiare che impongano ai produttori di scrivere espressamente la provenienza del prodotto. Il punto di Giovanni Fava Elisa Fiocchi

agroalimentare rappresenta una delle macro aree d’indagine sulla quale si concentrano gli sforzi e il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale. Il sistema di sinergie con l’Associazione italiana consorzi, in grado di offrire indicazioni geografiche, e l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, facilita una visione d’insieme del fenomeno al fine di procedere con proposte legislative idonee ed efficaci. «Il notevole incremento delle infrazioni nel settore agroalimentare è sostanzialmente legato all’intensificarsi dei controlli, avvenuto soprattutto negli ultimi anni grazie alla crescente attività parlamentare svoltasi in questo comparto» commenta l’onorevole Giovanni Fava, presidente della commissione d’inchiesta. «Solo qualche anno fa – sottolinea – la sensibilità sul settore non era la stessa e la gente era portata a pensare che in fin dei conti l’importante fosse il tema del prezzo e non la qualità dei prodotti che venivano venduti». Quali i principali reati registrati? Emergono nuove forme d’infrazione nel settore? «Il mercato della contraffazione si sta evolvendo. I principali reati sicuramente attengono alla contraffazione delle etichette o dei

L’

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marchi e perlopiù riguardano violazioni sulle dichiarazioni delle provenienze dei prodotti. Sappiamo che in questo momento il grosso problema da questo punto di vista è rappresentato non tanto dalla forma diretta di contraffazione bensì da forme più subdole: penso al cosiddetto “italian sounding”, che riguarda quei prodotti che non hanno l’ambizione di essere definiti italiani ma che in ogni caso finiscono sulla maggior parte delle tavole dei consumatori occidentali e molto spesso anche di quelli italiani». Netto anche l’incremento degli illeciti amministrativi per un importo complessivo di

In alto, Giovanni Fava, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale


Giovanni Fava

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Il grosso problema è rappresentato non tanto dalla forma diretta di contraffazione bensì da forme più subdole come il cosiddetto “italian sounding”

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circa 1,5 milioni di euro. Quali nuovi controlli e misure di tutela sono previste nel 2011? «Noi crediamo che non esistano politiche di nuovi controlli che possano essere esercitate da un singolo paese comunitario. Il vero problema oggi sta nei rapporti con l’Unione europea, in particolare nel fatto che la gran parte dei paesi nordici dell’Unione non ha la medesima sensibilità e non mette la stessa attenzione rispetto ad un problema che è molto sentito per esempio in Italia o in Francia. Quindi, la nazione geografica d’origine è il vero nodo della questione ed è la vicenda che deve essere prima di tutto risolta. L’Unione europea ci deve ascoltare su questo punto». L’agropirateria è un illecito perseguibile penalmente, l’italian sounding, come detto, costituisce un enorme business che si muove in una zona grigia. Quali regole e accordi internazionali mirano a contrastare il fenomeno? «Anche in questo caso sarebbe utile iniziare da subito un’interlocuzione chiara e diretta con l’Unione europea volta a creare delle condizioni che costringano i produttori ed i trasformatori di materie destinate al consumo a livello internazionale a scrivere espressamente

quale sia la provenienza del prodotto. Questo è il punto chiave di tutta la vicenda. Noi non possiamo pensare di poter continuare ad avere sul nostro mercato prodotti che di connotazione italiana hanno solo qualche piccolo richiamo in etichetta. In poche parole: l’etichettatura e la tracciabilità sono le uniche armi capaci di contrastare questo fenomeno». Negli Stati Uniti e in Canada, il facsimile italiano supera il vero made in Italy di quasi 10 a 1. Un aspetto importante è far comprendere ai consumatori stranieri la differenza tra i prodotti. Qual è l’impegno della Commissione in tal senso? «La Commissione si è già mossa in tal senso. Stiamo sollecitando le autorità comunitarie affinché pongano in essere una serie di accordi bilaterali nell’ambito dei quali sia chiarito una volta per tutte che esiste un obbligo preciso ad espletare con sincerità e chiarezza la provenienza dei prodotti in commercio. È chiaro che la maggior parte dei cittadini, anche americani o canadesi, qualora vedessero un prodotto con un nome italiano ma impacchettato o realizzato con materiali provenienti dal sud America, avrebbero la possibilità di distinguere la differenza che sta impressa nei prodotti stessi». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 237


L’ALOPECIA ANDROGENETICA

Contro la calvizie, l’autotrapianto Non esistono cure mediche definitive per l’alopecia androgenetica. L’unica procedura in grado di combatterla efficacemente è l’autotrapianto. Il dottor Luigi Sala ne illustra le modalità, le tecniche e i risultati Eugenia Campo di Costa

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l 65% degli uomini e il 15% delle donne sono colpiti dall’alopecia androgenetica. Tale tipologia di perdita dei capelli deriva da una predisposizione sia genetica che ormonale. Nei soggetti interessati i capelli sono particolarmente sensibili all’azione degli ormoni maschili e pertanto, anche in giovane età, si indeboliscono e cadono. «Di norma la calvizie androgenetica coinvolge solo alcune aree del cuoio capelluto,– afferma il dottor Luigi Sala, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica nel suo ambulatorio chirurgico di Tiriolo (Cz) e in clinica privata a Milano – in particolare quella frontale e del vertice, mentre ne restano indenni la nuca e le tempie. Questo perché in queste regioni crescono capelli insensibili all’azione ormonale, “geneticamente programmati” per durare tutta la vita». Da questo principio prende origine la tecnica dell’autotrapianto, che consiste essenzialmente nel trasferire i bulbi piliferi da queste regioni nelle sedi soggette a calvizie. Quando è nata la tecnica dell’autotrapianto? «Fu Orentreich, nel 1954, ad effettuare il primo trapianto di capelli, verificando che i capelli trasferiti dalla regione occipitale nelle zone dove cadevano mantenevano la peculiarità di durare per tutta la vita continuando a crescere come se non fossero mai stati spostati. Da allora concettualmente la tecnica è rimasta essenzialmente la stessa, sono

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cambiate solo le dimensioni degli innesti, sempre più piccoli». Come si effettua, tecnicamente, questo intervento? «La procedura chirurgica mira a rinfoltire le aree con ridotta densità di capelli, se non addirittura glabre, trasferendo i bulbi capilliferi prelevati dalle zone più ricche, non sensibili all’azione ormonale di tipo androgenico, quindi capelli permanenti. Il prelievo dei bulbi da trasferire avviene attraverso un’incisione del cuoio capelluto, i cui lembi vengono immediatamente suturati in modo da rendere pressoché invisibile la cicatrice mimetizzandola in mezzo ai capelli. I bulbi prelevati vengono innestati nelle aree da rinfoltire, singole unità follicolari (per dare naturalezza) nella zona dell’attaccatura, piccoli innesti (per dare maggiore densità) nelle zone immediatamente posteriori. Il tutto, nel mio ambulatorio, avviene in anestesia locale con assistenza anestesiologica, mediante un intervento che dura alcune ore, a seconda dell’ampiezza della zona da trapiantare. Il paziente può tornare a casa il giorno stesso». Come avviene il decorso post operatorio? «Nei giorni successivi compare un discreto gonfiore dalla durata di tre-quattro giorni, contemporaneamente si formeranno piccole crosticine in corrispondenza degli innesti che perdurano per non più di dieci giorni; i capelli si possono lavare già dopo due-tre

Il dottor Luigi Sala opera nel suo ambulatorio chirurgico di Tiriolo (Cz) e in clinica privata a Milano. Nella pagina accanto, qualche caso clinico, prima e dopo l’intervento di autotrapianto www.luigisala.it


Luigi Sala

giorni. Vengono innestati con una lunghezza di pochi millimetri, quanto basta per dare loro la giusta inclinazione; nel giro di qualche mese cadranno e, dopo un periodo di latenza di circa tre mesi ricominceranno a crescere questa volta per tutta la vita. Da questo momento in poi si comporteranno “secondo natura”, crescendo un centimetro al mese, ingrigendosi ed imbiancandosi con il passare degli anni». L’autotrapianto è l’unica tecnica esistente per combattere la calvizie? «È l’unico trattamento realmente efficace che dà risultati naturali e definitivi in quanto i capelli trapiantati si comportano esattamente come se fossero ancora nella loro sede d’origine. Non esistono cure mediche per l’alopecia androgenetica, i farmaci presenti sul mercato non sono che palliativi che permettono di fermare la caduta nel momento in cui vengono assunti, senza comunque far ricrescere i capelli persi. Inoltre, nel momento in cui si sospende l’assunzione, si è spesso soggetti ad un effetto rebound che comporta spesso una caduta ancora più severa di prima». Quali sono le ultime innovazioni tecnologiche usate nell’autotrapianto? «Come accennavo, la tecnica è assolutamente consolidata. Negli ultimi cinquant’anni si sono effettuati milioni di interventi in tutto il mondo. Le uniche innovazioni importanti riguardano la miniaturizzazione degli innesti che vengono resi sempre più piccoli in modo da dare un risultato sempre più naturale: l’autotrapianto di unità follicolari rappresenta l’ultima evoluzione tecnica del settore che ha consentito il conseguimento di risultati spettacolari. La nostra equipe, nello specifico, si avvale di speciali ingranditori, i microscopi Mantis che, associati alla preparazione e all’esperienza maturata negli anni, consentono una impressionante qualità degli innesti riflettendo il tutto in risultati veramente sorprendenti». Ha notato un aumento nella domanda di

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L’autotrapianto rinfoltisce le aree glabre o con ridotta densità di capelli, trasferendo i bulbi capilliferi prelevati dalle zone con maggiore densità, non sensibili all’azione ormonale di tipo androgenico

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questo tipo di intervento negli ultimi anni? «Assolutamente sì, da parte sia di uomini che di donne. La perdita dei capelli in alcune persone può essere vissuta come una forma di castrazione simbolica che impoverisce la propria immagine e personalità. A livello sociale e anche professionale la capigliatura significa tantissimo. Tuttavia l’eseguibilità dell’intervento va valutata caso per caso: qualora il paziente infatti non dovesse avere abbastanza capelli nella zona “donatrice”, personalmente preferisco sconsigliare l’autotrapianto in quanto non garantirebbe un risultato soddisfacente». Quali altri interventi effettua nel suo ambulatorio chirurgico di Tiriolo e in clinica privata a Milano? «Oltre all’autotrapianto, effettuo molti altri interventi, quali blefaroplastica, liposcultura, rinoplastica, mastoplastica nonché trattamenti estetici come impianto di acido ialuronico, botulino ed Endermologie contro la cellulite». CALABRIA 2011 • DOSSIER • 239


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