OSSIER LIGURIA IMPRENDITORI DELL’ANNO ..........112 Giuseppe Guerra Osvaldo Borghetti Filippo Schiaffino Antonio Pescio Bruno ed Enzo Polipodio Giocondo Corsi Cesare Librici Ademoro Carabetta Pasquale Strescino Giancarlo Dughera
L’INTERVENTO.........................................13 Ferruccio Dardanello Jacopo Morelli
PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................16 Giovanni Calvini POLITICA ECONOMICA .....................22 Paolo Odone Enrico Lupi Luca Costi Claudio Burlando Roberto Mumolo Giorgio Guerrini Luigi Marino STRATEGIE PER LE PMI...................44 Giuseppe Tripoli Raffaello Vignali
ECONOMIA E FINANZA NAUTICA .................................................66 Anton Francesco Albertoni Sara Armella Valter Mariani POLITICHE GIOVANILI .......................74 Giorgia Meloni
GENOVA VERSO IL VOTO ................52 Marta Vincenzi Michele Scandroglio
DONNE D’IMPRESA ............................78 Nicoletta Viziano Cristina Rossello
ESTERI ....................................................58 Franco Frattini Enrico La Loggia
QUOTE ROSA ........................................82 Mara Carfagna Lella Golfo IL DISTRETTO DEI FIORI ..................88 Riccardo Giordano Franco Amadeo Giovanni Barbagallo FOCUS SAVONA ..................................98 Fabio Atzori Vincenzo Bertino Luciano Pasquale SERVIZI PUBBLICI ............................104 Enrico Sassi GESTIONE TRASPARENTE............108 Plinio Venturini
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SERVIZI ALL’IMPRESA....................134 Stefano Musso Andrea Pescino DISTRIBUZIONE EDITORIALE ......138 Thomas Baccanella CONTROVERSIE NAUTICHE..........140 Federico Deodato GESTIONE DEI VEICOLI...................142 Gianluca Favaro PRODOTTI ALIMENTARI.................144 Igino Mazzola
Sommario TERRITORIO INFRASTRUTTURE............................148 Altero Matteoli Raffaella Paita TERZO VALICO ...................................152 Sandro Biasotti Marco Castagnola LOGISTICA............................................158 Bartolomeo Giachino Fausto Forti Riccardo Fuochi Cristoforo Canavese Roberto Gulli Claudio e Andrea Giachero ed Ernesto Rivarola Craig Coffey TRASPORTI ..........................................174 Luciano Bruzzo PORTI TURISTICI ..............................176 Mario Parmeggiani
PROGETTAZIONE NAVALE ............178 Mario Nattero
GESTIONE DEI RIFIUTI ...................236 Marco e Bruno Longagna
IMPIANTISTICA NAVALE ................180 Giuseppe Cracolici
BONIFICHE..........................................238 Dirk Jan Schram
APPALTI ................................................183 Sergio Santoro Giovanni Boitano Silvia Risso Roberto Principe EDILIZIA ................................................194 Filippo Saracino RISTRUTTURAZIONI.........................196 Paola Patri RESTAURO...........................................198 Marcello Marzini PROGETTAZIONE ACUSTICA ......200 Alessandra Fantini INTERNI................................................202 Danilo Rossi INFORTUNISTICA STRADALE.....204 Marco Sartini TURISMO .............................................206 Americo Pilati Roberto Bagnasco Giorgio Lombardo Luisa Smiraglia Beatrice Cozzi Parodi
AMBIENTE ED ENERGIA MOBILITÀ SOSTENIBILE ................216 Stefania Prestigiacomo Lorenzo Bertuccio Mauro Forghieri
GIUSTIZIA EVASIONE FISCALE ........................240 Victor Uckmar Carlo Federico Grosso Pier Luigi Vinai Flavio Zanini Alberta De Sensi
SANITÀ RETE OSPEDALIERA.......................250 Claudio Montaldo Matteo Rosso Roberto Cassinelli TOSSICODIPENDENZE...................256 Giovanni Serpelloni CHIRURGIA PLASTICA ...................260 Franco Migliori TECNOLOGIA ALL’AVANGUARDIA.........................264 Lucio Racca
RUBRICHE TRA PARENTESI ...............................268 Antonio Catricalà IL COMMENTO ...................................270 Raffaele Guariniello
RISCHIO IDROGEOLOGICO ..........226 Renata Briano Giovanni Scottoni GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE.............232 Alberto Lodolo RINNOVABILI......................................234 Alessandro e Gabriele Cara LIGURIA 2011 • DOSSIER • 11
Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx L’INTERVENTO L’INTERVENTO
Il futuro dell’Italia parte dal merito di Jacopo Morelli isogna partire dai giovani e agire nel loro interesse per avere delle prospettive perché la priorità del Paese in questo momento è la crescita economica e la creazione di posti di lavoro per i giovani. Stiamo proponendo che venga utilizzato già nella scuola un sistema meritocratico per fare in modo che gli studenti che hanno più capacità, indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia di origine, possano emergere. Affinché la parola merito torni ad avere pieno significato, non si può prescindere dal rilancio dell’università. Per spingere il sistema verso una competizione virtuosa fra atenei dobbiamo avere il coraggio di abolire il valore legale dei titoli di studio che alimenta l’illusione che tutte le scuole e le università siano uguali e che tutti i diplomi e le lauree siano uguali. L’università deve invece evolversi, in maniera più incisiva rispetto alle pur apprezzabili riforme attuali. Libertà di azione e merito sono gli unici parametri da adottare. Per aumentare autonomia e concorrenza nel sistema universitario, bisogna eliminare il tetto alle tasse universitarie e incrementare le borse di studio perché il successo di un Paese si misura sulla capacità di creare premi Nobel e attrarre studenti da tutto il mondo. Dobbiamo preoccuparci di attrarre talenti e cervelli perché dei quasi 3 milioni di studenti che tutti gli anni vanno in giro per l’Europa a studiare, noi riusciamo a intercettarne circa l’1,7%, che è un dato irrisorio. Bisogna puntare su un sistema universitario che dia spazio a corsi in grado di suscitare interesse e garantire libertà di ricerca e organizzazione del lavoro a chi sceglie l’Italia. Non c’è una ricetta per Firenze o una per Siracusa, c’è una ricetta per l’Italia: diventare un Paese per giovani. L’ingre-
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Presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria
diente principale perché riesca in questo processo è detassare le nuove imprese. Abbiamo proposto una fiscalità di vantaggio, con aliquote tendenti allo zero, per i giovani e le donne che entrano nel mondo del lavoro. Anche la Banca d’Italia ha evidenziato come i salari di riferimento per i giovani siano drammaticamente scesi in questi ultimi anni e allora bisogna fare in modo che i giovani, all’inizio della loro carriera, possano avvantaggiarsi di una pressione fiscale meno accentuata. Questo porterebbe loro un vantaggio economico e l’iniziale sacrificio dell’Erario verrebbe ripagato subito in termini di sviluppo economico. Se la disoccupazione giovanile è in crescita, abbattere l’Irap sulle start up incentiverebbe l’imprenditorialità, a partire dai più giovani. È importante sviluppare la cultura d’impresa e celebrarne i successi e sviluppare il mercato del capitale di rischio, che premi progetti e innovazione. Israele, un Paese di 7 milioni e mezzo di abitanti, meno di quanti ne abbia la Lombardia, è stato definito “start up nation”, perché attraverso un uso consapevole della fiscalità ha saputo mettere vento nelle vele dei nuovi imprenditori. Israele oggi ha 125 imprese quotate al Nasdaq: più di tutti i paesi europei, Giappone, Corea, India e Cina messi assieme. L’Italia deve entrare con forza nella classifica dei Paesi che creano, che investono, che finanziano le idee, perché le energie e le competenze ci sono, e risiedono nei giovani. LIGURIA 2011 • DOSSIER • 15
IN COPERTINA
GENOVA, TRA IL MARE E L’HIGH TECH Capitale all’avanguardia per la cantieristica navale e nuovo riferimento internazionale per la tecnologia grazie all’imminente apertura del villaggio Erzelli: così Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova, vede il futuro economico della città, porta d’accesso sul mare per il Nord Ovest Paola Maruzzi
ei giorni in cui prende il via la 51esima edizione del Salone Nautico, Genova si misura con i mesi che andranno a chiudere il 2011. «Sul mercato interno non ci aspettiamo particolari slanci di vivacità da nessuno settore – precisa Giovanni Calvini – perciò il sostegno all’internazionalizzazione sarà determinate». Ma, seppur davanti a previsioni “timide”, il leader degli industriali genovesi non frena l’urgenza di tenere i riflettori accesi sullo scenario futuro: in gioco c’è la macroarea economica del Nord Ovest, «un trittico industriale la cui sinergia potrà essere accelerata anche in vista dell’Expo 2015». Nei prossimi mesi si lavorerà per rinsaldare le alleanze, stringendo sul potenziamento della logistica portuale. L’altra scommessa genovese è in casa, sulla collina degli Erzelli, dove sorgerà uno dei più grandi parchi tecnologici italiani: Genova, capoluogo della cantieristica navale nonostante le incertezze che gravano su Fincantieri a Sestri Ponente, sarà un punto di riferimento anche per
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l’high tech, uno dei pochi settori ad aver registrato un aumento di produzione (+6,5%), grazie alla domanda in crescita sia sul fronte nazionale (+8,7% di fatturato) che su quello estero (+7,8%). L’edilizia (-8,3% di investimenti nel primo semestre 2011) è la “zavorra” che non fa decollare l’economia locale e, cosa più preoccupante, non si prevedono margini di miglioramento. Come intervenire? «Faccio una premessa. L’edilizia non sta dando risultati brillanti ma può contare su un vantaggio che agli altri settori manca: è, infatti, il comparto meno esposto alla concorrenza internazionale. Questo significa che il suo andamento dipende quasi esclusivamente dalle istituzioni locali, o meglio, dalla loro disponibilità a favorirne lo sviluppo. L’edilizia ha bisogno di poggiare su un buon funzionamento, ci aspettiamo lo snellimento dei processi decisionali, investimenti e maggiore sostegno al partenariato pubblico-privato. Detto questo, stiamo collaborando con il Comune sul piano urbanistico per definire assieme gli obiettivi di massima. La
parte normativa dovrà essere più chiara e semplice, in modo da evitare qualsiasi discrezionalità sull’applicazione del piano: una volta stabilite le regole, ci auguriamo che esse rimangano tali». A proposito di una più stretta collaborazione tra lei e il sindaco Vincenzi, ci sono già stati i primi incontri delle rispettive commissioni. Cosa è emerso? «Abbiamo dato vita a tavoli tecnici “misti”, costituiti sia da rappresentanti delle istituzioni che delle più importanti imprese genovesi. Lo scopo è individuare progetti che possono partire a prescindere dai tagli della manovra. La Gronda è senz’altro uno di questi. È presto per dire cosa ne otterremo, ma il metodo è quello di ritornare su interventi, sia pubblici che privati, già finanziati e metterli velocemente in pista». Il sindaco si è detta favorevole a ragionare su “tagli alle spese improduttive” per liberare risorse a favore dello sviluppo del territorio, ma non è chiaro di cosa si tratti. «In effetti questo è un punto su cui credo si debba tornare a riflettere,
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IN COPERTINA
In apertura, Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova. A destra, il padiglione B di Genova Fiera, progettato da Jean Nouvel. Sotto, la scorsa edizione del Salone Nautico
forse non è stato recepito pienamente dalle istituzioni locali e un po’ mi rincresce. Temo che a breve, a seguito della manovra, ci chiederanno nuovi sacrifici che ricadranno sugli enti locali». Metalmeccanica, chimica, farmaceutica e terziario avanzato hanno dato buoni risultati nei primi sei mesi del 2011. Crede che sarà così anche nel secondo semestre? «È prematuro sbilanciarsi, ma le prime impressioni non sono positive, quindi sarà determinante il sostegno all’internazionalizzazione. I modelli da seguire sono quelli di Francia e Germania, paesi che sono
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Oltre alla nautica, bisogna prendere altre peculiarità del sistema produttivo e tradurle in eventi fieristici
riusciti a trovare incentivi fiscali, senza violare le regole della concorrenza dei mercati comunitari, rendendo più competitive le loro imprese. Pensiamo, per esempio, alla cantieristica navale, fiore all’oc-
chiello della nostra economia: qui è necessario rimediare al gap competitivo con un intervento strutturale del comparto». La Fincantieri di Sestri Ponente rischia il collasso produttivo: già a marzo lo stabilimento potrebbe essere privo di commesse. Se guarda al futuro del colosso industriale cosa vede? «Intanto c’è un segnale di speranza che abbiamo accolto con soddisfazione. Mi riferisco all’accordo di programma che permetterà a Fincantieri di ribaltare a mare, attraverso il riempimento di una banchina, tutte le attività cantieristiche che oggi sono a terra. Oggi il cantiere è attraversato dalla ferrovia ed è complicato passare i pezzi da un reparto all’altro. Fincantieri ha fatto questa richiesta da diversi anni, forse la risposta è arrivata quando le cose erano compromesse. Sul fu-
Giovanni Calvini
turo inviterei a non escludere attività industriali alternative». Si spieghi meglio. «Bisogna affacciarsi sul mercato delle navi da crociera. A metà settembre abbiamo avuto una commessa dalla Cina e la stessa cosa è accaduta con il Giappone. Insomma, il mercato internazionale ha preso una direzione evidente, quindi credo sia doveroso riflettere sulle nuove opportunità produttive di Fincantieri. Certo, le scelte le farà l’azienda ma bisogna cercare di agevolare il cambiamento». Genova sta lavorando sul potenziamento della logistica. Come procedono i vari interventi? «I progetti di sviluppo del porto di Genova sono ben avviati: il nuovo terminal di Calata Bettolo avanza, il sesto modulo è stato assegnato e il terminalista si organizzando bene per occuparlo tutto; presto inizierà
il riempimento del porto di Sampierdarena. Sono fiducioso sull’obiettivo a breve termine, raggiungere i 3milioni di tons movimentati. Detto questo, è necessario far uscire la merce, quindi rimuovere gli ostacoli infrastrutturali che fanno da tappo. È già partito un investimento sul rifacimento del nodo ferroviario che, una volta portato a termine, permetterà di alleggerire il traffico su gomma e, si spera, di collegarsi al famigerato terzo valico». A proposito del valico dei Giovi, il governo ha assicurato che il finanziamento del secondo blocco costruttivo ci sarà. «Sono ottimista sull’opera, le dichiarazioni del governo ci fanno ben sperare. Ma 110 anni di attese ci insegnano a non abbassare la guardia. Le preoccupazioni spariranno solo quando si aprirà il cantiere».
“Genova è il porto di Milano” ha detto di recente l’assessore alle Infrastrutture della Lombardia. Le distanze si accorceranno ancor di più in vista dell’Expo? «Finalmente qualcuno in Lombardia “scopre” che Genova è il porto del Nord Ovest e l’Expo fungerà senz’altro da volano. Siamo quotidianamente impegnati nella costruzione dei rapporto tra i territori, partecipando tutti assieme al tavolo sull’Osservatorio delle infrastrutture». Cosa si aspetta la città di Genova dall’Expo? «Una grande occasione per rilanciare il turismo. Per ottenere un buon riscontro sarà necessario costruire già da adesso un piano strategico. Genova è riuscita a sfruttare bene alcuni investimenti dell’ultimo decennio, penso al G8, a “Genova capitale della cultura”, alle Colombiadi del 1992, quando fu inaugu- LIGURIA 2011 • DOSSIER • 19
IN COPERTINA
rato l’Acquario e furono gettati tecnologia, che sta crescendo molto.
Con l’Acquario sono stati gettati i semi per lo sviluppo del settore turistico
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i semi per lo sviluppo del settore. Le premesse ci sono, ora bisogna prendere coscienza che il turismo è una vera e propria industria». Tra i turismi c’è quello congressuale, spinto dal Salone Nautico. Cosa rappresenta? «È l’asset fondamentale per tutto il settore nautico, è il principale momento di apertura della città. Gli investimenti fatti negli ultimi anni sono andati nella direzione del consolidamento, ne è la prova l’esposizione in mare delle barche. Ma la Fiera non può vivere solo sul Salone, mi auguro nasceranno nuove vetrine. Per esempio, di recente a Genova si sono incontrati più di 1.500 agenti marittimi e non sarebbe sbagliato pensare a un evento sullo shitting. Stessa cosa vale per la
Insomma, bisogna prendere le peculiarità del nostro sistema produttivo e tradurle in eventi». A proposito di tecnologia, Genova ripone le sue speranze nel villaggio Erzelli. Concretamente cosa sta facendo Confindustria per sviluppare questo progetto? «Gli Erzelli saranno l’opportunità di sprovincializzare il nostro tessuto economico e sociale. È il progetto più interessante che abbiamo. La prima azienda, il colosso Ericsson, si trasferirà all’inizio dell'anno prossimo. Il nostro impegno è favorire l’integrazione delle piccole aziende, in modo da chiudere il cerchio del parco tecnologico, terreno comune tra l’università, grandi imprese, grandi centri di ricerca, come il Cnr, e pmi».
POLITICA ECONOMICA
Misure a sostegno dei giovani Il presidente di Unioncamere Liguria, Paolo Odone, fa luce su un sistema regionale che avverte in ritardo i cicli economici, sia nelle fasi acute sia in quelle di ripartenza. E per stimolare i consumi chiede «scelte di politica sociale diverse» Michela Evangelisti
l manifatturiero ligure, e conseguentemente l’export, presentano il conto della crisi qualche trimestre più tardi rispetto all’andamento nazionale e faticano a riprendere la corsa. L’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale delinea i tratti di un’industria i cui livelli di produzione e ordinativi hanno proseguito nella lenta risalita avviata dal secondo semestre del 2009, rimanendo comunque contenuti nel confronto storico. I settori ad alta tecnologia e alcuni segmenti del metalmeccanico hanno sostenuto la dinamica produttiva; comparti quali la cantieristica e l’impiantistica hanno, invece, accusato maggiormente il colpo. «Questo perché la struttura produttiva della nostra regione è spesso legata alle commesse di lungo termine più che all’andamento del ciclo economico – commenta Paolo Odone –. Una condizione che rende più complesso individuare correttivi a breve termine in grado di convogliare gli ordini. Ma per completare il quadro non bisogna dimenticare, prosegue il presidente di Unioncamere, il secondo settore trainante dell’economia ligure, ovvero il turismo, «che, se-
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condo gli ultimi dati dell’osservatorio turistico regionale, registra un buon andamento soprattutto a Genova, con importanti ricadute su gran parte dell’economia regionale». Tornando all’export, si è registrata negli ultimi mesi una sensibile decelerazione delle esportazioni, in controtendenza rispetto al Paese. Come invertire la rotta? «Anche per l’export vale lo stesso discorso delle commesse quale motore principale dell’economia produttiva della Liguria. Una vera inversione di tendenza potrà pertanto verificarsi soltanto nel momento in cui ripartiranno in maniera convincente gli ordini dall’estero nei principali settori produttivi della regione». Il rapporto Bankitalia sottolinea anche come l’elevata anzianità media della popolazione abbia contribuito a ritardare la sensibilità al ciclo dell’economia locale. «La struttura demografica della popolazione ligure è fortemente condizionata dalla percentuale di over 65, decisamente superiore alla media nazionale, anche se l’immigrazione straniera comin-
cia a contribuire nel rendere meno alto l’indice di vecchiaia. È vero che in Liguria i cicli economici si avvertono in ritardo rispetto all’andamento generale, sia nelle fasi acute sia in quelle di ripartenza. La struttura anziana della popolazione è un punto di forza perché comporta una maggiore disponibilità finanziaria e di patrimoni familiari, ma al tempo stesso è anche una debolezza». A cosa si riferisce quando parla di debolezza? «Il limite è che non sempre i patrimoni sono disponibili a investimenti e, comunque, ad attività di rischio economico. Lo stesso discorso, al di là dell’attuale crisi economica,
Paolo Odone
Il turismo è il secondo settore trainante dell’economia ligure e registra un buon andamento soprattutto a Genova
vale per i consumi, che vengono trainati maggiormente dalle componenti giovanili. E i giovani, pur pesando in Liguria in misura decisamente minore che altrove, vivono come nel resto del Paese il problema della disoccupazione». Da dove potrebbe arrivare la svolta? «Da un sistema pubblico che punti maggiormente su politiche per sostenere i giovani, mettendo in cantiere misure economiche per favorire la crescita dell’imprenditoria giovanile, cercando di esaltarne professionalità e competenze, a partire dalla formazione e dalla creazione d’impresa, settori che vedono le Camere di Commercio in
prima fila». Continua in regione la flessione dei consumi, che secondo gli ultimi dati sono addirittura inferiori a quelli dell’anno 2000: come rilanciarli? «La situazione è critica. L’aumento di un punto dell’Iva non aiuterà certamente la ripresa, come pure il costo dei servizi pubblici locali, che sono cresciuti nel corso degli ultimi dieci anni a tassi decisamente superiori a quelli dell’inflazione. Lo stesso discorso vale per l’erosione imposta dalla crisi finanziaria ai risparmi, da sempre vanto della nostra regione. Per stimolare la propensione al consumo occorrerebbero scelte di politica sociale diverse». Sempre più fondamentali si stanno rivelando per la crescita delle pmi i percorsi di aggregazione tra imprese. Quanto hanno
preso piede in regione? «In Liguria abbiamo l’esperienza pilota dei Civ, centri integrati di via, attraverso i quali le pmi del commercio, dei servizi e del turismo hanno investito nel miglioramento della vivibilità e della qualità urbana delle aree, grazie a partnership pubblico-private nate dalla progettazione integrata tra Civ e Comuni e dal finanziamento regionale e comunitario. Oggi in Liguria abbiamo oltre 110 consorzi con più di 6000 soci. Oltre all’esperienza dei Civ, ricordo anche il polo della robotica, nato a Genova una decina di anni fa come aggregazione di spin-off del settore, che invece di farsi concorrenza hanno deciso di cooperare per crescere, e molti altri consorzi e distretti che hanno anticipato le reti d’impresa». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 23
POLITICA ECONOMICA
Più attenzione al terziario Consumi in caduta libera e turismo stagnante. L’anzianità e il decremento demografico non aiutano a migliorare il quadro. Le proposte di Enrico Lupi, presidente di Confcommercio Liguria, tra semplificazione normativa e promozione sul web Michela Evangelisti
econdo una recente indagine di Confcommercio, in Liguria non solo i consumi sono fermi, ma sono addirittura più bassi rispetto al 2000. E l’aumento dell’Iva di un punto percentuale, stabilito dall’ultima manovra finanziaria, di certo non aiuterà. «È evidente che produrrà un piccolo scalino inflazionistico che contribuirà a ridurre la già bassa dinamica dei consumi delle famiglie e
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Enrico Lupi, presidente di Confcommercio Liguria
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del Pil – commenta il presidente regionale di Confcommercio, Enrico Lupi –. Purtroppo prevedo un effetto depressivo ancora più marcato anche a causa del combinarsi di una pluralità di provvedimenti tutti orientati nella direzione di incrementare la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese». Le sue proposte per il rilancio? «Bisognerebbe ridurre e riqualificare la spesa pubblica, semplificare e riformare la pubblica amministrazione, sbloccare gli investimenti infrastrutturali e ridurre i tempi di pagamento delle Pa. In particolare, poi, occorrerebbe avanzare decisi nell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale». Quali sono in regione i settori più in sofferenza e quelli, invece, che stanno crescendo? «La tendenza ligure per molti versi rispecchia l’andamento nazionale. I settori più in sofferenza sono l’alimentare, l’abbigliamento e calzature, i beni e servizi per la casa. In generale la crisi morde le micro e piccole imprese, che ovviamente patiscono il sot-
todimensionamento finanziario e strutturale. Un’ulteriore criticità per la nostra economia è la crisi profonda dell’industria, che ovviamente incide sulla ricchezza da distribuire sul territorio. Sta invece, e per fortuna, crescendo l’agroalimentare di qualità, un settore con fortissime potenzialità anche in termini di internazionalizzazione». Il fatto di avere la popolazione più anziana del Paese condiziona, e in che modo, i consumi? «Anzianità e decremento demografico della nostra regione sono due fattori che incidono pesantemente sui consumi. La spesa si riduce e si concentra quasi esclusivamente su beni di prima necessità. A questo proposito è ancora più importante salvaguardare il tessuto distributivo al dettaglio, proprio in ragione di quel servizio di prossimità inestimabile per una popolazione sempre più anziana. Senza contare che in molti casi, quando si parla di piccoli paesi, il negozio tradizionale rappresenta uno dei pochi, se non l’unico, presidio sociale della zona». Secondo l’ultimo rapporto Bankitalia sull’economia regionale le giornate trascorse dai turisti presso le strutture ricettive liguri sono diminuite nel 2010, in linea con il biennio precedente. Non si sta fa-
Enrico Lupi
La Regione deve impostare una promozione della Liguria nella sua interezza, con una massa critica che va da Ventimiglia a Sarzana
cendo abbastanza per sostenere il turismo? «Dobbiamo recuperare la centralità delle imprese e puntare decisamente a un’attività di promozione legata al web. Presupposto essenziale è che la Regione imposti una promozione della Liguria nella sua interezza, con una massa critica che va da Ventimiglia a Sarzana. Quando parliamo di turismo non possiamo prescindere da un fattore essenziale quale la risorsa mare, che necessita di essere salvaguardata con adeguati impianti di depurazione. Occorre che la Regione Liguria offra adeguate garanzie agli stabilimenti balneari sia sotto il profilo della tutela dell’ambiente che del quadro normativo di riferimento. Ogni giorno si rischia il divieto di balneazione sulle nostre spiagge. Se ciò capitasse in alta stagione, sarebbe una tragedia».
La Regione Liguria, come tutti gli altri governi regionali, dovrà necessariamente razionalizzare sempre più i propri investimenti. Quali sono secondo Confcommercio le priorità d’intervento? «Il sostegno al credito è essenziale. Il supporto al sistema delle piccole imprese deve essere orientato su un duplice binario: liquidità e nuovi investimenti. Il fondo di liquidità creato e finanziato dalla Regione Liguria è certamente uno strumento importantissimo, che ha consentito alle imprese di consolidare i propri debiti con il sistema bancario. Allo stesso tempo è fondamentale l’istituzione di un fondo permanente per le imprese che decidono di ristrutturare i propri locali o di innovare la propria offerta di servizio. Ed è altresì importante che nelle modalità di concessione di contributi e incen-
tivi vengano individuate misure premianti per quelle aziende che hanno investito nell’innovazione di processo, partecipando all’operatività delle aggregazioni d’impresa e delle reti». Un’opportunità di crescita in più per le pmi potrebbe venire proprio da forme di aggregazione. «Il modo migliore per favorirle è prevedere benefici diretti, anche sotto forma di sgravi fiscali, a tutti coloro che partecipano a queste reti. Nonostante il terziario incida sull’economia della nostra regione per oltre l’80%, non trova spazio nell’ambito del quadro normativo di riferimento. Le migliaia di imprese del terziario che hanno creduto nell’aggregazione quale strumento di innovazione di processo in grado di sostenerne la competitività sul mercato si aspettano un segnale di attenzione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 25
POLITICA ECONOMICA
Una politica vicina alle imprese Il 70% delle aziende artigiane liguri si occupa di servizi. Le loro priorità sono la semplificazione burocratica e la facilità nell’accesso al credito. «È forte poi l’aspettativa verso le grandi opere» aggiunge il segretario di Confartigianato, Luca Costi Michela Evangelisti
a Liguria è la regione del Nord in cui è più difficile “fare impresa”, soprattutto piccola impresa. È quanto è emerso da un’analisi elaborata dall’ufficio studi di Confartigianato. Sono essenzialmente due le ombre che si stendono sulle realtà aziendali liguri: l’alta percentuale di contenzioso, tra le più elevate del Paese, e il forte ritardo infrastrutturale della regione. «Su quest’ultimo fronte occorre intervenire con rapidità – commenta il segretario regionale di Confartigianato, Luca Costi –. Speriamo di ricevere a breve i tanto attesi fondi Fas, che possono consentire di far ripartire gli investimenti nelle grandi opere - terzo valico e non solo - verso le quali è forte l’attesa da parte delle imprese». Per arginare il problema del contenzioso la via indicata da Costi è chiara: una forte azione di semplificazione. Misura che, al tempo stesso, andrebbe a risolvere anche i due nodi più critici per le imprese locali messi in luce dai dati dell’osservatorio regionale dell’artigianato: accesso al credito e burocrazia eccessiva. Venendo allo stato di salute dei
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vari comparti artigiani in regione, tra marzo 2010 e marzo 2011 il settore high tech ha registrato un tasso di sviluppo del 6,7%. Come rafforzare questo trend? «Innanzitutto bisogna chiarire che si tratta sì di un dato positivo, ma che deriva da numeri bassi: in sostanza le imprese high tech sono cresciute, ma rimangono comunque numericamente una presenza molto ridotta. Per rafforzare il trend occorre agire sui fattori di competitività: un’azione importante è già stata compiuta, mi riferisco al miglioramento dell’accesso alla banda larga. La Liguria, purtroppo, sconta una caratteristica orografica che rende difficili sia la comunicazione che gli insediamenti produttivi. Bisogna dare alle imprese gli strumenti per superare questi limiti e per recuperare un proprio autonomo ruolo: le pmi non possono sopravvivere solo in quanto fornitrici della grande azienda. In questo senso si può puntare a migliorare il sistema delle aggregazioni». Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio congiunturale sull’artigianato e la piccola media impresa in Liguria, si è registrata in regione
Luca Costi, segretario di Confartigianato Liguria
una crescita sostenuta dell’export, che però non ha favorito una ripresa della produzione, della domanda e del fatturato. Come si spiega questa dinamica? «Il dato positivo sull’export testimonia il recupero del mercato. Se a questa crescita non è corrisposto un aumento dell’occupazione e del fatturato è perché c’è stato un calo dei consumi interni. Gli stessi dati dell’osservatorio hanno, infatti, messo in evidenza una maggiore sofferenza delle imprese che si rivolgono al mercato locale». Come favorire allora l’internazionalizzazione delle piccole imprese liguri? «Stiamo parlando di uno degli ele-
Luca Costi
Le imprese high tech si rafforzano, ma numericamente sono ancora troppo poche
menti centrali per la crescita: abbiamo chiesto alla Regione, proprio a fronte di questi dati, che investa sull’internazionalizzazione anche in presenza di risorse scarse. L’investimento deve avvenire attraverso iniziative di accompagnamento delle piccole imprese, che incontrano difficoltà ad andare all’estero da sole. I sistemi camerali e associativi possono svolgere in questo un ruolo importante. Il 3 ottobre, ad esempio, parteciperemo, portando una ventina di imprese liguri, a un’iniziativa di forte impatto a Montecarlo: una serie di incontri business to business per l’agroalimentare, uno dei settori ancora oggi trainanti della nostra
economia. Se abbiamo un tessuto poco internazionalizzato dipende, comunque, anche dalle sue caratteristiche intrinseche». Cosa intende? «La Liguria, a differenza di regioni limitrofe come il Piemonte e Lombardia, ha una percentuale molto elevata di imprese di servizi (il 70% circa del totale delle imprese artigiane), quindi non interessate all’internazionalizzazione. Si tratta di realtà che si rivolgono a un mercato locale e risentono maggiormente della crisi complessiva dei consumi: per loro le priorità sono piuttosto sburocratizzazione e facilità nell’accesso al credito». Confartigianato Liguria in que-
ste settimane sta invitando gli amministratori pubblici a vestire per un giorno gli “abiti” da artigiano. Qual è l’obiettivo di questa iniziativa? «L’iniziativa, che ha avuto un grande successo sia tra gli amministratori che tra gli artigiani, ha lo scopo di creare un momento di confronto, nel quale l’imprenditore possa far toccare con mano all’amministratore le problematiche quotidiane del settore, riguardanti non solo la parte della produzione ma anche quella burocratica. Speriamo che da una maggiore conoscenza i politici possano trarre soluzioni migliori, leggi e atti che tengano conto della peculiarità della piccola impresa». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 27
XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA
Non siamo più il Sud del Nord L’occupazione nel primo semestre marca un recupero e segnali incoraggianti vengono dai porti e dal turismo. Il presidente Claudio Burlando rilancia: «Ci stiamo attrezzando per puntare sugli asset strategici della nostra piccola regione» Michela Evangelisti
el 2010 la crescita dell’economia ligure, che inizialmente aveva retto meglio ai colpi della crisi, è stata più modesta e incerta rispetto al resto del Paese. Un andamento che sembra essere proseguito anche nei primi mesi dell’anno in corso. L’analisi del presidente della Regione, Claudio Burlando, punta però a mettere in luce i segnali incoraggianti. «I dati occupazionali del primo trimestre 2011 segnano un recupero. Vedremo se si stabilizzerà nel resto dell’anno – commenta –. Altri input positivi vengono dai traffici portuali, tornati ai livelli pre-crisi del 2007, e dal turismo, che vede nei mesi buoni un aumento di oltre il 20%, soprattutto di presenze straniere. C’è una tenuta importante anche del settore high tech, mentre permangono le difficoltà del manifatturiero». Le previsioni, secondo il presidente, non possono che essere molto caute. «La politica governativa di tagli lineari fortissimi continuerà a pesare gravemente su tutto il settore sociale e non favorirà la crescita – precisa –. Non credo però che la Liguria avrà problemi
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di una crescita differenziata negativa rispetto al resto del Paese. Ci stiamo attrezzando proprio per puntare sugli asset strategici della nostra piccola regione: porti, turismo, high-tech, che per fortuna ci collegano al mondo e alle economie, soprattutto orientali, che sono in ripresa». A inizio anno aveva indicato nella sanità e nello stimolo alla ripresa le sue priorità. Quali sono le principali misure finora messe in campo? «Porti e turismo hanno bisogno per crescere dei collegamenti infrastrutturali che finalmente sono in larga misura partiti. Sono scelte per le quali ci siamo impegnati a fondo: in Liguria è aperto un programma di opere per circa 15 miliardi di euro. Se parte anche il terzo valico possiamo proporci al mondo, nella prospettiva di un decennio, come il sistema logistico capace di essere l’unica vera porta del Sud e del Far East verso l’Europa». Per quanto riguarda invece il fronte sanità? «La Liguria è stata l’unica Regione tra quelle sottoposte al piano di rientro nel 2006 che ha risanato i
propri conti con successo, raggiungendo il pareggio. Poi il governo ha cambiato i parametri di finanziamento relativi all’incidenza della popolazione anziana, molto alta in Liguria, e questo ci ha penalizzato con minori entrate per ben 140 milioni di euro. È un paradosso, perché la linea del risanamento continua: siamo passati da 27 ospedali a 20, abbiamo accorpato il grande ospedale genovese San Martino con l’Istituto tumori, de-aziendalizzato i nosocomi di Sampierdarena e il S. Corona di Pietra Ligure. Risparmiamo sui farmaci e sul personale. Il governo deve correggere quei criteri e tornare a riconoscere il peso che la più alta presenza di anziani esercita sul nostro sistema.
Claudio Burlando
La Liguria potrebbe essere in questo senso un laboratorio di eccellenze: questa prospettiva demografica riguarderà nel giro di due decenni tutto il Paese». Il nuovo insediamento Piaggio a Villanova di Albenga e il ribaltamento a mare della Fincantieri a Genova sono tappe importanti per il rilancio della produttività in regione: come procedono le due partite? «Il nuovo insediamento Piaggio procede molto bene, lo visito spesso ed entro il 2013 al massimo dovrebbe essere operativo. È un’impresa aperta a capitali internazionali, con buone prospettive
Porti, turismo e high-tech ci collegano al mondo e alle economie che sono in ripresa
al di là dell’attuale difficile condizione del mercato. La situazione di Fincantieri è molto complessa». Si spieghi meglio. «A giugno è stato ritirato il piano che prevedeva drastici smantellamenti. A luglio è stato firmato l’accordo di programma per il “ribaltamento” a Sestri Ponente. Ora siamo in attesa che il governo firmi i decreti per il finanziamento e possano partire le gare per i lavori. È molto difficile la situazione delle commesse. L’amministratore delegato Giuseppe Bono ha confermato che restano i cantieri di Riva Trigoso e del Muggiano per la produzione militare, con una maggiore integrazione. Le commesse pubbliche risentono della difficoltà della situazione finanziaria, ma ora si respira un clima di speranza. Molto preoccupante è la prospet-
XXXXXXXXXXX POLITICA ECONOMICA
Investiamo per creare nuove occasioni per l’occupazione, soprattutto quella giovanile
tiva per Sestri Ponente: a marzo Imperia), sono cominciati i lavori ha colpito in primo luogo la comfinisce l’ultima nave e per ora non c’è altro lavoro. Siamo tutti impegnati per cercare nuove occasioni». Sottolineava prima l’importanza delle infrastrutture per rilanciare porti e turismo. Come procedono le opere destinate a rompere l’isolamento di cui la Liguria da troppo tempo soffre? «Come ho ricordato abbiamo programmi di opere per un valore di 15 miliardi. Sono tutte finanziate, appaltate, e in grande misura in corso di realizzazione. Unico cruciale interrogativo è il terzo valico: è stato finanziato un primo lotto e si aspetta che il Cipe finanzi anche il secondo per avviare i lavori. Mi auguro che si proceda rapidamente. Per il resto l’elenco è assai significativo. In sintesi, sul fronte portuale si lavora alla nuova piattaforma di Vado (Maersk), ai riempimenti delle calate Bettolo e Canepa a Genova, al nuovo molo Garibaldi a La Spezia, dove è finanziato anche il terzo bacino». E per quanto concerne invece il fronte stradale? «Anas ha completato gli interventi sulle statali 28 e 29 (Savona e
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per l’Aurelia Bis a La Spezia, consegnati quelli per l’Aurelia Bis a Savona. Cantieri aperti a Genova per la nuova strada a mare di Cornigliano, che è una specie di Aurelia Bis per il Ponente cittadino. Per le autostrade si contano tre progetti: il nodo genovese di San Benigno, approvato, parte nel 2012; il tunnel in Val Fontanabuona, in dirittura di arrivo; la Gronda di Genova. Sono previsti poi grandi interventi per le ferrovie: il Nodo di Genova, che realizzerà tra l’altro una vera metropolitana lungo tutta la città, il raddoppio della linea per la Francia, in corso nella tratta Andora-San Lorenzo, mentre è approvato il progetto definitivo per la tratta Finale-Andora. Abbiamo di fronte un decennio di realizzazioni complesse, che miglioreranno radicalmente i collegamenti liguri al servizio di una funzione logistica internazionale». Nel 2010 il numero degli occupati in regione si è ridotto in misura più consistente rispetto all’anno precedente; la flessione occupazionale, come già nel 2009,
ponente giovanile. Come si sta muovendo la Regione? «Finché abbiamo potuto disporre di risorse adeguate abbiamo sostenuto moltissimo la cassa integrazione in deroga e un piano straordinario per finanziare, con contributi da 5 a 12 mila euro, le nuove assunzioni. Oggi non possiamo più spendere quasi nulla. Restano gli investimenti ingenti fatti per il settore high-tech, in particolare per aprire l’Istituto italiano di tecnologia, dove sono più di 700 i giovani scienziati venuti da tutto il mondo, e per il parco scientifico e tecnologico degli Erzelli. Stiamo anche sostenendo, dopo il successo dell’accademia di Marina mercantile, la creazione di un istituto tecnico superiore per le tecnologie della comunicazione. Sono tutte nuove occasioni per l’occupazione, soprattutto giovanile. La Liguria, comunque, ha oggi un tasso di disoccupazione inferiore a quello del Piemonte. Nella grave difficoltà generale questa è la spia di una nuova collocazione della nostra regione: non va più etichettata come “il Sud del Nord”».
POLITICA ECONOMICA
Potenziare l’intercanalità Servizi per l’internazionalizzazione delle imprese, finanziamenti in crescita, funzionalità che coprono i bisogni di ogni tipo di clientela. Il punto di Roberto Mumolo, direttore centrale di Banca Carige per la rete ligure, sul rapporto tra banca e territorio Michela Evangelisti
anca Carige guarda al tessuto imprenditoriale ligure da un punto d’osservazione privilegiato, che le consente di conoscerne a fondo le dinamiche. Tra i suoi clienti figurano numerose piccole e medie imprese e tante aziende artigiane, che stanno ancora navigando a vista in una crisi economica profonda e trasversale. Impossibile comunque generalizzare, secondo il direttore centrale rete Liguria, Roberto Mumolo, quando si tenta di analizzare un sistema le cui stesse peculiarità determinano situazioni diversificate. «La presenza di nicchie produttive focalizzate sulla qualità, spesso operanti in logiche di distretto o su grandi commesse pluriennali (si pensi solo alla cantieristica), determina andamenti molto differenziati e poco influenzati dalle tensioni congiunturali – spiega –. D’altra parte, è altrettanto vero che per i medesimi motivi la nostra regione stenta ad agganciare i timidi segnali di ripresa». Quali sono al momento i settori ancora in sofferenza e quelli, invece, che mostrano segnali di recupero?
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Roberto Mumolo, direttore centrale rete Liguria di Banca Carige
«Permane lo stato di crisi che affligge il settore dell’edilizia, al quale si affiancano le preoccupazioni che provengono dall’indotto della cantieristica. Al contrario, segnali migliori provengono da alcuni ambiti del diversificato comparto della meccanica e della chimica. Anche i traffici portuali hanno ripreso la loro crescita. Il terziario e il settore dei servizi alla persona svolgono poi sempre un ruolo importante nell’economia locale». Secondo l’ultimo rapporto Bankitalia sull’economia regionale, i finanziamenti bancari alle imprese liguri sono tornati a crescere, in particolare nella componente a medio e a lungo termine. Come si spiega questo dato? «Credo che, in un contesto di mercato difficile, le aziende abbiano
sfruttato il costo del denaro ancora contenuto per rafforzare la loro struttura finanziaria con operazioni a medio termine senz’altro appropriate. A tale fenomeno ha evidentemente contribuito anche la dilazione dei tempi medi di incasso dei crediti, anche nei confronti della pubblica amministrazione, e il concomitante impegno dei consorzi di garanzia fidi presenti sul territorio, che hanno consentito di agevolare il ricorso a tali forme di finanziamento». Ritiene che il passaggio a Basilea 3 inciderà in modo negativo sull’erogazione del credito? «Il Basilea 3 alzerà i requisiti minimi di capitale che le banche saranno obbligate a detenere a fronte degli impieghi. Emergerà, quindi, la necessità di una maggiore sele-
Roberto Mumolo
zione del credito sotto il profilo qualitativo e di una sua adeguata remunerazione. Bisogna ricordare che il capitale ha un costo, oggi in crescita, che va ripagato». Le esportazioni delle imprese locali stentano ad affermarsi; attraverso quali servizi le banche possono favorire l’internazionalizzazione delle pmi? «In Liguria nel primo semestre 2011 si è registrato un incremento del 45,6% delle esportazioni verso i paesi extra europei e del 4,5% verso i paesi Ue. Sono segnali importanti dell’apertura dell’economia ligure ai mercati esteri, anche se siamo ancora lontani, in termini di volumi, dalle
altre regioni del Nord, come Lombardia, Emilia Romagna, Veneto. Di recente Banca Carige ha istituito una direzione servizi alle imprese, a presidio, tra l’altro, dell’attività estera del gruppo. Tra le prime iniziative, avviate nel gennaio scorso, è stato attivato il sito www.carigetrade.it che offre numerosi servizi a favore dello sviluppo internazionale delle imprese e che sta riscuotendo un buon successo in termini di visitatori (oltre 27.000 dalla partenza). Attraverso il sito è possibile richiedere consulenza in vari ambiti tra cui recupero Iva, rappresentanze estere, andamento mercati, oltre a disporre di informazioni sulle prin-
Mettiamo a disposizione della clientela un’ampia gamma di possibilità e di strumenti
cipali fiere e convegni a livello mondiale su numerosi settori merceologici». La Liguria è la regione più anziana d’Italia: come influisce, se influisce, questo dato sui prodotti e i servizi richiesti alla banca? «È indubbio che la clientela più anziana ha una minore propensione al consumo di prodotti bancari; va tuttavia osservato che su tali fasce di clientela si concentra la raccolta. La fidelizzazione della nostra clientela, l’elevato grado di soddisfazione e la capillarità diffusa della rete delle agenzie di Banca Carige in Liguria credo siano le leve più appropriate per mantenere elevate le performance commerciali. Una delle direttrici individuate dal piano strategico del gruppo, approvato nel maggio scorso, riguarda poi lo sviluppo dell’intercanalità. Mettiamo a disposizione della clientela un’ampia gamma di possibilità e strumenti, dalle funzionalità del sito web, oltre agli sportelli automatici, alle carte prepagate con Iban, che integrano e supportano la tradizionale operatività allo sportello. Tale modello consente di coprire i bisogni di ogni tipo di clientela: da quella più giovane, con un’elevata propensione alla banca “virtuale”, a quella più matura, tradizionalmente legata alla rete fisica e alla relazione con il consulente». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 33
GENOVA VERSO IL VOTO
Punto di non ritorno «L’irreversibilità delle scelte è stata la costante di questi cinque anni», spiega il sindaco Marta Vincenzi. Che sull’ipotesi primarie dice sì «a patto che non siano occasione per un regolamento di conti interno o per cercare visibilità personale» Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi
Riccardo Casini
cadrà nella primavera del 2012 il primo mandato di Marta Vincenzi come sindaco di Genova. Una prospettiva che da mesi ha messo in subbuglio l’intero quadro politico cittadino e non solo, a partire proprio dal centrosinistra: se infatti alcuni partiti, come l’Italia dei Valori, hanno legato la loro permanenza all’interno della coalizione e il mantenimento degli attuali equilibri alla ricandidatura dell’attuale sindaco, lo stesso Partito Democratico (complici anche alcuni sondaggi non proprio favorevoli alla Vincenzi) sembra propendere verso l’ipotesi primarie. In questo caso una sfidante ci sarebbe già: è Roberta Pinotti, ex deputato ma in passato anche assessore comunale e provinciale. Dal canto suo, però, il sindaco preferisce innanzitutto concentrarsi su questi ultimi mesi e sugli obiettivi che le restano da portare a termine. «Il principale – dice – è l’adozione del piano urbanistico, che come previsto dal mio programma andrà effettuata entro
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l’anno. Si tratta di un provvedimento importante, al cui interno trovano posto il piano della mobilità urbana, del verde e della casa, tutti strumenti utili per vincolare il futuro della città a una dimensione “smart”. Non dimentichiamo, infatti, che Genova è stato il primo Comune a livello continentale a presentare il Seap in Commissione europea: ecco, l’adozione del piano urbanistico potrà aiutare a sistematizzare tutto quanto viene previsto al suo interno». Al momento attuale quale bilancio può trarre di questo primo mandato? «Ho detto da subito che avrei dedicato questi cinque anni a rendere irreversibili una serie di scelte strategiche relative alle prospettive di sviluppo della città. E credo in certi ambiti di averlo fatto. Penso alla struttura comunale, oggi irreversibilmente orientata a definire, e ad approvare puntualmente entro la fine dell’anno, un bilancio a progetti. Ma in questi anni abbiamo anche ridotto il debito dell’ente del 7,5%, senza contare tutto quanto è
stato fatto in tema di infrastrutture: alcune in essere da tempo, come la viabilità del Ponente, sono state concluse, mentre per altre si è giunti oggi a un punto di non ritorno. Penso al nodo ferroviario, ma anche alla Gronda autostradale, per la quale entro l’anno si può pensare di arrivare alla Conferenza dei servizi. Infine, l’irreversibilità ha toccato anche l’ambito della gestione dei rifiuti». In che senso? «Genova era una delle città più arretrate in tema di raccolta differenziata; noi l’abbiamo portata al 32% e contiamo di poter raggiungere il 35% entro fine anno. Ma le soluzioni hanno riguardato anche la progettazione dell’impianto finale, il cosiddetto gassificatore, progettazione oggi già messa a gara». Ci sono, invece, progetti che non è riuscita a portare a termine? «Uno riguarda indubbiamente il porto, per il quale l’obiettivo di trasferire gran parte delle merci in arrivo su ferro si è rivelato troppo ambizioso per essere declinato in un
Marta Vincenzi
Rimpianti? Indubbiamente il porto: l’obiettivo di trasferire molte merci su ferro si è rivelato troppo ambizioso
solo mandato. Anche qui auspicavo scelte strategiche importanti, ma purtroppo abbiamo dovuto scontare gli effetti della crisi internazionale nonché la persistenza di una certa difficoltà a far passare questo concetto di mobilità sostenibile». Veniamo alle prossime elezioni. L’Idv si è già espresso in favore di una sua ricandidatura mentre da un po’ di tempo all’interno del Pd si parla di possibili primarie. Come vede questa ipotesi? «Sono una sostenitrice delle primarie a tutti i livelli e accolgo con interesse il fatto che il centrosinistra ci stia pensando, anche alla luce di un effettivo stravolgimento occorso in questi anni nel quadro degli schieramenti politici: basti pensare che quando sono stata eletta Pd e Sel non esistevano ancora, l’Idv viaggiava su percentuali ben inferiori e l’Udc era allora schierata con il centrodestra. In questo senso credo
che le primarie possano costituire la possibilità di ridefinire il confine della coalizione, oltre a chiarire le priorità della programmazione politica». Quali sono allora i rischi a suo avviso? «Il rischio è che diventino, come a volte si tende a fare nel nostro Paese, l’occasione per un regolamento di conti interno o per cercare visibilità personale. Ecco, la mia disponibilità per le primarie cittadine c’è solamente se vengono fatte nell’ottica di un ripensamento dei contenuti all’interno di un’alleanza che automaticamente non può più essere quella di cinque anni fa. In caso diventi invece il “gioco delle figurine”, mi dispiace ma non ci sto, anche perché il centrosinistra deve superare lo schema del “più bello” a cui ci ha abituato il berlusconismo. La differenza la farà insomma il modo in cui queste primarie verranno condotte».
A prescindere dalle modalità con cui saranno scelti i candidati, quali saranno le principali sfide da affrontare per il prossimo sindaco? «Innanzitutto andranno portati a termine i cambiamenti che sono stati introdotti in questi anni, e ai quali facevo riferimento prima. Ma a questo si aggiunge una sfida ben più pesante, da far tremare le vene dei polsi: la manovra del governo rischia di far venire meno la stessa ragione fondativa dei Comuni, ovvero l’erogazione di servizi. Serviranno forza di volontà, capacità di coesione e leadership per tenere insieme prospettive future e drammaticità dell’immediato. La sfida principale infatti sarà proprio quella di crescere nella consapevolezza che il mondo è cambiato, ovvero proprio ciò di cui non ci siamo accorti qualche anno fa e che ora ci avvicina maggiormente alla Grecia che non agli altri Paesi europei». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 53
GENOVA VERSO IL VOTO
Una nuova stagione per Genova Il coordinatore regionale del Pdl, Michele Scandroglio, attacca il sindaco Vincenzi («si è persa nelle parole invece che fare cose») e guarda alle prossime elezioni: «Le primarie sono un buon metodo, ma solo con regole certe e senza il rischio di maneggi» Riccardo Casini
rimarie sì, primarie no: il dibattito sulle modalità con cui individuare il candidato alle prossime elezioni amministrative genovesi agita anche il centrodestra. Si procede quindi tra passi avanti, come quello di Enrico Musso, già in corsa e sconfitto da Marta Vincenzi nel 2007 e per questo non gradito alla Lega Nord (che secondo alcuni vorrebbe mettere in pista un proprio nome), e ipotesi “civiche” più o meno affascinanti, come il supermanager Beppe Costa, oggi alla guida, tra le altre cose, dell’Acquario cittadino. Per ora, comunque, all’orizzonte sembrano esserci poche certezze. Dal canto suo Michele Scandroglio, deputato e coordinatore regionale del Popolo della Libertà, apre alle primarie («un buon metodo») mostrandosi però maggiormente prudente sull’ipotesi di un candidato civico. Onorevole Scandroglio, il prossimo anno Genova andrà alle urne per eleggere il sindaco. Intanto, come giudica il quinquennio di amministrazione di Marta Vincenzi? «Dispiace per la città ma la “nuova stagione” promessa dalla Vincenzi è rimasta nelle intenzioni. Tutto è come prima: stesse logiche clientelari, stesse
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Michele Scandroglio, deputato e coordinatore regionale del Pdl in Liguria
demagogie, stessi protagonisti». Quali sono state le sue colpe? «Chi non fa nulla ha una sola colpa: non avere fatto nulla. La città è sporca, insicura, non offre un futuro ai giovani, le imprese se ne vanno, il traffico è caotico, mancano posteggi. Genova è una città che protegge i soliti noti e condanna tutto il resto. Una posizione culturale retriva, conservatrice nel senso più anacronistico aleggia intorno alla Lanterna. E non si fa nulla per cambiare». Nessun merito, dunque, per il sindaco uscente?
«Aveva individuato la richiesta di cambiamento che i genovesi chiedevano alla politica, ma poi si è persa nelle parole invece che fare cose. Già dal suo incarico alla presidenza della Provincia conoscevamo la sua propensione alle dichiarazioni ideologiche e la sua incapacità a realizzare un progetto concreto: questo periodo da sindaco purtroppo non fa che confermarlo». Intanto oggi, nonostante si sia detta disponibile per un secondo mandato, all’interno del centrosinistra si parla da qualche
Michele Scandroglio
Le priorità? Rendere sicura quella parte della città oggi degradata e individuare una nuova vocazione turistica
tempo di primarie per nominare il nuovo candidato. «Come vede anche nella sinistra ci sono molti dubbi sulla Vincenzi, altrimenti perché vorrebbero le primarie con un candidato sindaco uscente?». A proposito di primarie, si tratta di un’ipotesi percorribile anche per il Pdl? «Le primarie sono uno strumento che tenta di ridurre il senso di fastidio che oggi monta contro la politica, consegnando agli elettori la responsabilità di scegliere e, dunque, avvicinando i cittadini all'impegno. Trovo che quando vi sono più candidati autorevoli e tutti motivati, le primarie, con regole certe e senza il rischio di infiltrazioni o maneggi, siano un buon metodo». Come valuta invece l’ipotesi di un candidato civico per il centrodestra? «In linea di principio va tutto bene,
ma poi occorre essere certi che chi si dichiara civico lo sia sempre e davvero. Le ultime esperienze in questo senso non sono state positive». Non pensa però che il civismo possa rappresentare la soluzione giusta per raccogliere consensi a più ampio raggio all’interno dello schieramento di centrodestra? «Può essere, a patto che non si rinunci alla bandiera e ai valori che ci distinguono dalla sinistra perché allora si perdono non solo i voti del centrodestra ma anche l’anima». Chiunque sarà il prossimo sindaco, quali saranno le principali sfide che si troverà ad affrontare? «Non invidio chi dovrà governare una città sull’orlo del baratro come Genova. Sino a oggi, tra debiti e provvidenze statali, si è tirato a campare; nel futuro e sotto la lente del controllo dei conti, credo che si dovrà per forza incidere sui costi della
macchina pubblica, una delle più pletoriche del Paese». Ma quali sono oggi le priorità per la città? «Ritrovare un senso civico smarrito, pensare al prossimo, rendere vivibile e sicura quella gran parte della città oggi degradata, individuare una nuova vocazione turistica, non confidare solo sulle imprese statali e sulle cooperative, approfittare delle grandi infrastrutture che il governo sta realizzando e individuare nello spazio imprenditoriale tra il mare e le aree industrializzate del Nord le opportunità che la logistica sta offrendo. Infine, pensare ai giovani investendo nel futuro, come è stato fatto con l’Istituto italiano di tecnologia e il polo tecnologico degli Erzelli, dove privati e università stanno dando vita a un’eccellenza di dimensioni europee». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 55
Riflettori accesi sul Salone delle novità High tech, sostenibili e sobri, sono i modelli presentati in esclusiva al Salone della Nautica. Tra le 122 imbarcazioni esposte, quasi la metà si affacciano per la prima volta sul mercato. Per Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, è in mostra l’eccellenza dello stile italiano Paola Maruzzi
n’edizione straordinaria e ricca di novità, un’occasione per confrontarci su temi di natura istituzionale legati al diporto». Anton Francesco Albertoni, a capo di Ucina, la Confindustria della nautica, sintetizza così l’atteso appuntamento del Salone genovese e dà una rassegna “in pillole” del calendario fieristico. «Interessante è l’incontro “Nautica e fisco”, un confronto con le amministrazioni e gli operatori alla luce delle nuove sfide poste dalla competizione globale, mentre una bella novità di questa edizione è il “Genoa International Boating Forum”, la tavola rotonda internazionale moderata da Victor Mallet del Financial Times». Di qui il passo è breve per approdare all’importante
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tema dello sviluppo infrastrutturale, asset fondamentale per la ripresa delle economie costiere. «L’argomento sarà oggetto della tavola rotonda di venerdì 7 ottobre, “Le infrastrutture dello sviluppo”». È d’obbligo, quindi, chiedersi quali prospettive dovrà affrontare la filiera italiana, che dopo i risultati incoraggianti del primo trimestre 2011, è tornata nuovamente a soffrire. Presidente, in che modo si può tornare ai numeri del 2008, quando sul mercato interno la nautica rappresentava circa il 55-60%? «I dati relativi al 2011 tracciano alcuni elementi di positività dopo il quadro scoraggiante dell’ultimo biennio. È tuttavia opportuno considerare che l’arresto dell’emorragia di fatturato totale del comparto, -45% nel
Anton Francesco Albertoni
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La nautica è un’industria che costituisce uno dei maggiori fiori all’occhiello del made in Italy e che dà lavoro a oltre 90mila persone nel nostro Paese
2010 rispetto al 2008, è riconducibile prevalentemente ai buoni risultati ottenuti dai grandi gruppi internazionali, che hanno saputo rivolgere la propria offerta ai mercati stranieri, individuando nuove risorse e opportunità di crescita. Il mercato italiano, infatti, negli ultimi due anni si è ridotto fino a rappresentare circa il 20% di quello complessivo e, per contro, l’export è cresciuto sino all’80% della “torta” totale. Purtroppo però la maggior parte delle imprese non dispone di mezzi sufficienti per guardare all’estero: è per questo che è necessario far ripartire il mercato interno, anche con l’ausilio di una politica più presente e attenta». È da poco tornato da Cannes, dove si è concluso il primo dei saloni dell’autunno dedicati alla nautica. Cosa l’ha colpito? «A Cannes si è respirata un’aria relativamente positiva. Mi spiego meglio: purtroppo la crisi generale, acuita dalle vicende che hanno coinvolto la Grecia a inizio estate, non ha risparmiato nemmeno il salone francese che ha registrato una flessione significativa dei visitatori e, a quanto sembra dalle indicazioni ricevute dalle imprese italiane presenti, degli ordinativi. È però lampante che in Francia, sia dal punto di vista della chiarezza normativa sia sotto il profilo del clima generale, vi sia un forte interesse verso la tutela del comparto della nautica da diporto. Esattamente l’opposto di quanto avviene in Italia, dove negli ultimi mesi si è gettato discredito su un comparto troppo superficialmente assurto a simbolo di chi evade le tasse. Troppo spesso si dimentica che la nautica è invece un’industria, che costituisce uno dei mag-
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giori fiori all’occhiello del made in Italy e che dà lavoro a oltre 90mila persone nel nostro Paese». Quali restano le leve della qualità italiana nella nautica? «Le aziende italiane hanno un forte vantaggio concorrenziale in termini di eccellenza, stile, tecnologia, riconoscibilità, cura dei dettagli, orientamento al cliente. Queste capacità hanno reso la nautica italiana grande nel mondo e ne hanno fatto, ad esempio, il maggior costruttore di megayacht. È chiaro che tale posizione di leadership assoluta vada adesso mantenuta e consolidata, con le sfide del mercato globale che chiamano in causa attori e mercati emergenti con inaudita rapidità. Sono tuttavia dell’avviso che l’eccellenza espressa dalla nautica italiana, tuttora quinta forza dell’export del nostro Paese, è e sarà anche in futuro un incredibile valore aggiunto per la clientela internazionale». Uno sguardo ai modelli presentati alla 51esima edizione del Salone nautico: saranno high tech, sostenibili e sobri. Quale direzione prenderà la nautica del futuro? «Come sempre ci sarà grande attenzione a presentare modelli innovativi, dal forte contenuto tecnologico e progettistico. E la vela, con il doppio di nuovi modelli presentati rispetto allo scorso anno, ha grande spazio in questa edizione. Sono, infatti, 122 le imbarcazioni esposte in totale, delle quali ben il 40% costituito da novità assolute. Un segnale importante, questo, degli sforzi e degli investimenti messi in campo dalle imprese del settore nonostante il difficile scenario economico».
Anton Francesco Albertoni, presidente dell’Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini
90 mila ADDETTI
Il settore nautico italiana dà lavoro complessivamente a oltre 90mila persone
+80% EXPORT Secondo i dati Ucina nel biennio 2008-2010 l’export della nautica è cresciuto dell’80%
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NAUTICA
Genova, vetrina della nautica mondiale È la città la vera protagonista della 51esima edizione del Salone Nautico, la manifestazione internazionale che per la prima volta viene «collocata in un più articolato quadro di offerta sociale e culturale». Ne parla Sara Armella, presidente di Fiera Genova Paola Maruzzi
perto a tutti, emozionante, efficace, interessante». Sara Armella, da pochi mesi presidente di Fiera Genova, “battezza” così il 51esimo Salone Nautico, quest’anno più che nelle passate edizioni, pensato per il grande pubblico e non solo per agli addetti ai lavori. Mentre in Italia è ancora in corso la crisi del settore, nonostante il primo trimestre del 2011 abbia fatto registrare un lieve aumento del fatturato (+3,9%), la kermesse genovese si rivisita e, con l’inedito fuori salone, raggiunge il cuore della città. Accanto ai tavoli tecnici e all’expo di oltre 2mila imbarcazioni provenienti da tutto il mondo, l’esperienza del Salone sconfina verso l’intrattenimento culturale. «Da quest’anno c’è un motivo in più per dire che il nostro sistema fieristico è capace di fare da volano per la promozione dell’intero territorio ligure». Lei è presidente di Fiera Genova da pochi mesi. Quali sfide la aspettano? «Il rigore, ma direi anche il senso di responsabilità e di entusiasmo con cui abbiamo affrontato da subito questo incarico, ci motiva a dare nuova luce alle eccellenze che la Fiera di Genova rappresenta a livello internazionale.
«A Sara Armella, presidente di Fiera Genova Spa
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Le direttrici su cui ci muoviamo sono il potenziamento dell’offerta delle manifestazioni fieristiche, l’incremento dei giorni di apertura al pubblico degli spazi espositivi e una più stretta integrazione con il territorio, schierandoci al fianco delle imprese liguri e della Regione per competere sui mercati internazionali». Si è detto che quest’edizione andrà sotto il segno dell’austerità. Con quali interventi e strategie il Salone manterrà nei prossimi anni un profilo competitivo, in uno scenario che ancora risente degli effetti dalla congiuntura negativa? «Lo scenario di sofferenza e di difficoltà economica è innegabile, occorre rispondere con un prodotto nuovo, che sappia leggere in maniera più coerente e attuale le esigenze del mercato. È necessario porre in relazione le eccellenze del made in Italy e la migliore produzione nautica mondiale, costruendo un canale di comunicazione preferenziale tra l’offerta e le correnti di mercato internazionale, puntando sempre più sulla qualità del prodotto e sull’identificazione di nicchie di potenziali compratori». Guardando alle novità di quest’anno, qual è il valore aggiunto del Salone di Genova rispetto ad altri appuntamenti internazionali? «Direi, da una parte, l’attenzione alle esigenze degli addetti ai lavori, con l’intensificazione degli incontri B2B e delle conferenze tecniche, tra cui segnalo la tavola rotonda internazio-
Sara Armella
nale, l’International Boating Forum, che mette attorno allo stesso tavolo gli attori di punta dell’industria nautica. Dall’altra parte, l’intenso programma di eventi che dal quartiere fieristico si snoda e apre il Salone a tutta la città, attraverso la rassegna GenovainBlu con mostre, happening e spettacoli. C’è Giovanni Soldini e l’equipaggio di I Love Barolo che si sposteranno all’Auditorium del Teatro del Mare e Le Scie di Luce di Nereo Rotelli in via Garibaldi, il cocktail Gucci in Piazza Fontane Marose e l’orchestra del Carlo Felice in Galleria Mazzini, saranno coinvolte La Rinascente, Palazzo Ducale e il mercato ortofrutticolo di Bolzaneto». Con il fuori salone la Fiera si fa strumento promozionale dell’intera città. «Esatto. Collocare la manifestazione in un più articolato quadro di offerta sociale e culturale attraverso un programma di iniziative di grande qualità, significa offrire a espositori e visitatori un ampio spettro di attività dopo Salone, rendendo concreta l’idea di una Fiera che opera al fianco della città». Quest’anno però c’è stato un calo degli espositori. Perché? «Il calo numerico è conseguenza della soffe-
Il calo degli espositori è un fenomeno comune a tutti gli appuntamenti internazionali e lo si contrasta lavorando sui mercati emergenti
1.300 ESPOSITORI Al Salone Nautico di Genova sono presenti 1.300 espositori, oltre il 35% dei quali proviene da tutto il mondo. Nel 2010 sono stati 1.400
+3,9% FATTURATO Nel primo trimestre del 2011 la nautica italiana ha registrato un leggero aumento del fatturato rispetto al 2009
renza economica del mercato, una tendenza che si è manifestata in tutti gli appuntamenti internazionali di riferimento e che si contrasta lavorando al consolidamento delle opportunità provenienti dai mercati emergenti, in cui la nostra industria nautica è riconoscibile come fiore all’occhiello della produzione mondiale e ampliando la base degli appassionati con politiche di avvicinamento al mondo della nautica, cominciando proprio dalla piccola nautica». Euroflora 2015 sarà uno degli eventi del programma Expo 2015, anticipando di un anno il tradizionale appuntamento della manifestazione. In che modo nei prossimi mesi lavorerete per rendere più forte il collegamento tra Genova, la Fiera e l’Expo milanese? «Ci stiamo preparando a questo appuntamento proprio con il rafforzamento delle sinergie e delle interconnessioni tra enti. Abbiamo avviato una prima fase iniziale, i lavori sono in corso». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 69
NAUTICA
Fiere, un toccasana per la filiera alberghiera «Da oltre mezzo secolo la kermesse della nautica è una boccata d’ossigeno per il giro d’affari locale». Ora, grazie anche al fuori salone, il presidente di Federalberghi Valter Mariani si augura che si possa tornare ai numeri del 2008, quando a Genova si registrava il tutto esaurito Paola Maruzzi
l Salone? È la nostra alta stagione». Non serve aggiungere altro alla dichiarazione di Valter Mariani, presidente di Federalberghi Genova, per capire quale sia l’incidenza del «più atteso» appuntamento fieristico sull’indotto generale del turismo congressuale. Sul territorio comunale si contano circa 7.200 posti letto disponibili, «che durante i nove giorni della kermesse vengono letteralmente presi d’assalto. E Genova non è la sola a essere coinvolta, le richieste di camere si spingono anche nelle città vicine, fino ad Arenzano. Da oltre mezzo secolo il Salone della nautica continua a rappresentare una boccata d’ossigeno per il giro d’affari locale». Da un paio d’anni, però, le cose vanno diversamente. «È ancora presto per avere un bilancio su questa 51esima edizione, ma una cosa è certa: a partire dal 2009 si è registrato un calo delle presenze e questo significa, almeno per quel che riguarda le strutture di grandi dimensioni, rimanere con stanze libere». Il primo campanello d’allarme è stato la modalità di prenotazione: «Se fino al 2008, l’ultimo anno del tutto esaurito, si poteva contare su una clientela fidelizzata, che già a conclusione dell’evento si
«I Valter Mariani, presidente di Federalberghi Genova
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preoccupava di bloccare la camera per l’anno venturo, ora c’è la tendenza a rimandare all’ultimo minuto, con la speranza di trovare prezzi più convenienti. Pensi che a una quindicina di giorni dall’inizio, circa il 40% delle camere in centro erano ancora libere». Sembra, quindi, che anche il turismo congressuale si sia convertito al last minute e gli albergatori hanno dovuto adeguarsi al cambiamento. «In che modo? La reazione più naturale è stata abbassare fino al 25% le tariffe per evitare che il cliente si sposti in zone periferiche». Per fortuna a risollevare la situazione c’è stato l’accordo preso con Ucina. «Abbiamo offerto ai soci della Confindustria nautica la possibilità di usufruire di sconti fino al 35% e questo ha contribuito a tamponare il calo delle presenze». Per il prossimo anno Federalberghi confida nell’effetto del fuori salone: «La decisione di arricchire il calendario della fiera con eventi culturali esterni, rafforza l’immagine della città. Credo che Genova abbia un potenziale turistico che deve ancora esprimere. I numeri di quest’estate lo dimostrano: nonostante la concorrenza delle zone balneari, le performance sono state buone. Abbiamo registrato, infatti, un incremento delle presenze di circa il 5%. A essere attratti da Genova sono soprattutto gli stranieri».
DONNE D’IMPRESA
Il futuro in mano alle donne I giovani e le nuove imprese, per la presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Liguria, devono essere considerati come un valore aggiunto per la realtà locale, assieme al lavoro femminile, vero motore dell’economia. L’analisi di Nicoletta Viziano Renata Gualtieri
el prossimo futuro è dal lavoro femminile che dobbiamo aspettarci il più importante impulso alla crescita globale”, è il concetto di cui il progetto “Donne e Futuro” si fa portavoce in Italia. Il lavoro delle donne, dunque, come motore di sviluppo. Nicoletta Viziano, eletta lo scorso luglio presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Liguria, è la dimostrazione di come, anche a livello locale, sia fondamentale il contributo femminile nelle professioni, nell’arte e nell’impresa. EticLab, ad esempio è un laboratorio sperimentale permanente che intende diffondere sul territorio ligure la cultura della responsabilità sociale delle imprese. «Tutte aziende – commenta Viziano – socialmente responsabili dove, ad esempio, il tema della donna e della conciliazione lavoro-famiglia è di primario interesse». La città di Savona è stata la prima a ospitare il premio Profilo Donna Junior, promosso e ideato da Cristina Rossello, all’interno del progetto Donne e Futuro. Come valuta questa iniziativa? «È fondamentale per lo sviluppo del territorio, Savona spesso è campo di sperimentazione e risponde molto bene a queste iniziative. Spe-
“N Nicoletta Viziano, presidente Giovani imprenditori Confindustria Liguria
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rimentare in una città più piccola rispetto al capoluogo dà dei riscontri migliori, lo si può notare dalla sensibilità con cui risponde la popolazione stessa. Il successo del progetto, poi passato a livello nazionale, deriva anche da questo». In cosa è stata innovativa nel suo ruolo, come gestisce la sua squadra e da quante donne è formata? «Ho sempre detto che sono un presidente operativo all’interno dell’azienda e il segreto di un buon presidente è che sappia coinvolgere un’ottima squadra e per far questo bisogna dare delle deleghe per motivare i collaboratori. Durante la mia presidenza a Genova gli iscritti sono aumentati del 20% e ho riavvicinato molti soci coinvolgendoli in vari progetti. Le donne sono molte, perché sono più “pasionarie” e hanno più voglia di fare. A livello regionale siamo un pochino più “inchiodati” perché il direttivo è composto da me e dai quattro presidenti territoriali, di cui solo la presidente di Savona è una donna, ma nella territoriale di Genova il consiglio direttivo era formato per il 50% da donne. Il mito che il mondo imprenditoriale sia dominio esclusivo degli uomini, dunque, non esiste più». Il presidente Jacopo Morelli al Convegno di Santa Margherita Ligure ha sottolineato l’opportunità di fare leva su merito e talento per facilitare i giovani nel difficile passaggio tra lo studio e il mondo del lavoro. Il Gruppo come crea occasioni d’incontro tra i due mondi? «Da luglio abbiamo ideato un master accredi-
Nicoletta Viziano
tato e finanziato dalla Comunità europea per giovani manager in collaborazione con la facoltà di ingegneria ed economia che partirà a gennaio e hanno già aderito 15 persone. L’idea nasce dal fatto che una volta che i giovani finiscono l’università non prendono in considerazione l’idea di aprire una propria attività, per disinformazione e mancanza di accesso al credito; tutti fattori che li costringono poi ad andare all’estero. Portare le testimonianze di chi ha deciso di mettersi in gioco è fondamentale e occorre incentivare le start up, come avviene negli Stati Uniti; proprio questa è una delle richieste avanzate durante il Convegno di Santa Margherita Ligure». Al momento della sua elezione ha dichiarato di aver sempre creduto nelle potenzialità del movimento giovanile di Confindustria. Come sì è sin qui impegnata per potenziare le sinergie tra i gruppi territoriali e come si muoverà perché tutti i giovani imprenditori liguri possano trovare in Confindustria un luogo interessante di confronto, crescita e sviluppo?
Il mondo imprenditoriale non è dominio esclusivo degli uomini. Le donne nelle imprese sono molte e pasionarie
«La prima scelta che ho fatto è stata quella di istituire dei consigli direttivi itineranti, perché andare sul territorio è un modo per coinvolgere tutte le territoriali. A livello regionale stiamo ragionando su un progetto di diffusione della cultura di finanza, portato avanti dalla territoriale di Genova; da un’iniziativa partita, invece, dalla territoriale di Savona porteremo la cultura d’impresa all’interno delle scuole. Il presidente Morelli, in occasione di un consiglio centrale a inizio settembre, ci ha chiesto di attuare iniziative congiunte a livello regionale a commento della manovra finanziaria che è stata approvata per capire come influenzerà l’apertura di nuove aziende. La Liguria è una piccola regione e molte sono le aziende che vanno a produrre in altri posti, come la Boero o i Cantieri Mariotti. Quelle che rimangono vanno aiutate e non bloccate dalla burocrazia».
LIGURIA 2011 • DOSSIER • 79
DONNE D’IMPRESA
I benefici della “womenomics” Le donne sono portatrici di una silenziosa ma inesorabile forza e, sostiene Cristina Rossello, ideatrice e promotrice del progetto “Donne e Futuro”, l’impulso alla crescita globale verrà dal loro lavoro Renata Gualtieri l 25 settembre 2011 si è tenuto a Savona il convegno “Il contributo femminile nelle professioni, nell’arte e nelle imprese per lo sviluppo dell'economia”, organizzato dall’associazione Progetto Donne e Futuro. È stata l’occasione per presentare i risultati del primo anno del progetto che, nato in una piccola provincia italiana, si è sviluppato come modello in tutto il Paese. «A un anno esatto dalla sua nascita – commenta Cristina Rossello, ideatrice e promotrice del progetto Donne e Futuro – è già stato accolto e presentato anche in Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Oltre 1.700 donne hanno partecipato ai lavori dei convegni e agli eventi locali, chiedendo di poter partecipare a vario titolo e attivamente a questo programma formativo. Il progetto ha ricevuto i patrocini di tutti gli enti territoriali ove è stato presentato e dei ministeri della Gioventù, del Turismo, delle Pari opportunità e dell’Istruzione e, di recente, si è aggiuto il patrocinio del presidente del Consiglio dei ministri. L’iniziativa ha raccolto attenzione anche all’estero, durante la presentazione all’Europarlamento di Bruxelles e alle europarlamentari italiane riunite in una sessione di studio sul progetto, organizzata e promossa dall’onorevole Oreste Rossi. Con quale obiettivo ha ideato il progetto? «Lo scopo è la nobilitazione delle eccellenze femminili, favorendo il conseguimento delle pari opportunità e promuovendo l’immagine delle donne che si sono distinte nei rispettivi ambiti di attività. Progetto Donne e Futuro mira a dare alle studentesse l’opportunità di essere aiutate nel delicato passaggio tra la scuola o l’università e il mondo del lavoro. Le ragazze, individuate sulla base di criteri
I In apertura, la consegna del premio Profilo Donna Junior 2010
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strettamente meritocratici, ricevono il premio Profilo Donna Junior nonché una borsa di studio e vengono inserite in un percorso di mentoring e tutoraggio di durata annuale». Ha dichiarato che nel prossimo futuro è dal lavoro femminile che dobbiamo aspettarci il più importante impulso alla crescita. Perché punta così tanto sulle donne? «Sia per i dati anagrafici e demografici, e per questo parlano gli indici Istat del Paese, sia per una questione di mercati, essendo inconfutabile che il meccanismo della distribuzione dimostra che la scelta del consumo è percentualmente, in maniera netta, in mano alle donne. Paradossalmente, questi due fattori non sono considerati a livello di scelte produttive strategiche. Ritengo che tener conto di questi dati sia un necessario passo evolutivo di qualsiasi economia sana. Un salto rapido del Paese in questo senso aiuterebbe. Solo recentemente si è iniziato a percepire la portata del fenomeno, definito nel 2006 da The Economist con il termine “womenomics”, un calzante
Cristina Rossello
Il premio Profilo Donna Junior ha assegnato una borsa di studio per le più meritevoli
neologismo nato dalla fusione dei termini “donna” ed “economia” e usato per la prima volta alla fine degli anni Novanta dall’analista giapponese di Goldman Sachs Kathy Matsui. Il termine fu ripreso dal settimanale londinese per definire la tesi che motiva l’esigenza di una maggior integrazione delle donne nell’economia». Quanto contano il mentoring e il tutoring nella crescita professionale? «I più significativi studi sulla formazione professionale a qualsiasi livello attestano che il fenomeno del tutoring e del mentoring è dirimente. Del resto tutto il sistema scolastico è basato su questo. Nella maggior parte dei casi il primo mentore è stato il padre, ma poi altre figure prevalentemente di uomini, persone di riferimento che aiutano a farsi largo nel mondo del lavoro, a gestire situazioni critiche, ad affrontare conflitti. Avendo avuto l’opportunità di conoscere tante donne che hanno raggiunto posizioni importanti, emerge come dietro a queste donne di successo ci siano sempre non uno ma più mentori».
Donne ed economia. Quanto c’è ancora da fare in Italia per valorizzare le prerogative tipiche di genere? «Adottare tutti gli strumenti legislativi in essere e anche potenziali è un passo che molte guardano con “fare schizzinoso” non rendendosi invece conto che purtroppo chi è così negativo normalmente è già arrivato e non pensa a chi non ha quegli strumenti di tutela e di protezione necessari per guardare alla qualità con la stessa possibilità di scelta nella quantità. Mi rendo conto che sono temi che sembrano difficili ma sono scelte di politica legislativa oggi in atto in tutta l’Europa e in tutti i paesi a economia avanzata. Su questo abbiamo una rete di collegamento di pensiero con i più grandi cervelli statunitensi ed europei e condividiamo tutti la stessa linea; ed è grande l’attenzione che Progetto Donne e Futuro dedica a questo aspetto. È indispensabile che la classe dirigente si convinca che deve attingere anche dal serbatoio femminile se vuole avere una risposta di complementarietà e non di alternativa, dove la differenza di genere determina la qualità. Le aziende e i loro dirigenti - uomini e donne - potranno cogliere i benefici della “womenomics” imparando una sorta di bilinguismo di genere, per una più efficiente gestione e una migliore e più adeguata risposta alle domande del mercato».
L’avvocato Cristina Rossello, ideatrice e promotrice del Progetto Donne e Futuro
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IL DISTRETTO DEI FIORI
Il futuro passa dalla ricerca L’incertezza economica, i costi di produzione, la concorrenza di player consolidati ed emergenti, minano la solidità del distretto florovivaistico del ponente ligure. Serve, come indica il suo presidente Riccardo Giordano, una maggiore collaborazione per incrementare l’apporto della ricerca Francesca Druidi
la regione che ha tenuto a battesimo la floricoltura industriale, la Liguria, e ancora oggi conserva forte questa vocazione produttiva, espressa nell’attività del distretto florovivaistico del ponente ligure che, secondo i dati ancora provvisori del censimento dell’agricoltura 2010, comprende circa 4.500 aziende. Non mancano, però, i cambiamenti significativi rispetto al passato: «Si sta registrando una contrazione complessiva dell’agricoltura in Liguria che, di conseguenza, tocca anche il mondo floricolo. L’Italia poi non sta andando verso il settore primario, una tendenza che prescinde dallo stato di salute del florovivaismo comunque non buono», sottolinea Riccardo Giordano, presidente del distretto. In base ai dati del Rapporto economia 2011, diffuso dalla Camera di Commercio di Imperia, nel 2010 c’è stata una contrazione della superficie destinata alle coltivazioni floricole: contenuta quella in serre (-5%), più sensibile quella in piena aria (18%). Un quadro che si riflette sulla produzione perchè se, da una parte, regge la quella floricola protetta, dall’altra, si assiste a una diminuzione complessiva del 5,5%, dovuta al decremento della produzione in piena aria: si stimano quasi 460 milioni di steli rispetto ai circa 500 milioni dello scorso anno. Sempre secondo l’indagine, si mantiene sui livelli dell’anno precedente la produzione di fronde; nelle piante in vaso si evidenzia un forte incremento delle piante grasse, mentre per quanto riguarda le piante da foglia e da fiore si individuano valori stabili. «C’è una tenuta sostanziale delle piante in vaso (piante grasse in provincia di Imperia e piante aromatiche e mediterranee ad Albenga) a fronte di una riduzione
È
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abbastanza sensibile e significativa nel reciso, diffuso soprattutto nella provincia di Imperia». Quali sono i punti di forza delle aziende florovivaistiche appartenenti al distretto? «Li abbiamo individuati nella capacità di essere competitivi sulla varietà e sulla qualità dei prodotti. Se un’area produttiva riesce a connotarsi per un prodotto - ad esempio le piante aromatiche ad
A destra, Riccardo Giordano, presidente del distretto florovivaistico del ponente ligure
Riccardo Giordano
80% EXPORT
Percentuale di produzioni floricole in vaso destinata ai mercati stranieri
4.500 AZIENDE Albenga, i ranuncoli a Sanremo - l’approvvigionamento avviene in maniera diretta. È difficile, infatti, riuscire a imporsi con una gamma molto ampia di prodotti, anche a causa dei concorrenti. Abbiamo, ad esempio, perso la battaglia delle rose, ormai ad appannaggio della costa orientale dell’Africa. Abbiamo in generale perso contro tutte le produzioni protette che necessi-
Numero di imprese florovivaistiche che operano nel distretto
tano di consumi energetici importanti, perché l’energia in altri Stati costa meno che da noi. La forza del nostro territorio è concentrarsi su produzioni che ben si sviluppano con le nostre caratteristiche climatiche». Quali i prodotti che riscuotono maggior successo? «Nel segmento del reciso, ranuncoli, anemoni, papaveri e fronde, ruscus e fronde fiorite con le nuove varietà. Ancora importanti, sebbene di natura occasionale, risultano il mercato della mimosa e quello del crisantemo. Mostrano più continuità sul mercato le aromatiche, mentre sul fronte del vaso fiorito si registra più competizione». C’è un aspetto che oggi acquista più rilevanza? «Centrale nella strategia del distretto è la ricerca, espressa come innovazione di prodotto e di processo, che oggi è vista necessariamente come il frutto di una condivisione di programmi tra istituti di ricerca pubblica (l’Istituto regionale per la floricoltura e l’ex Istituto sperimentale per la floricoltura, ora Cra-Fso, entrambi a Sanremo) e ottenitori privati. Non esiste più, come in passato, una contrapposizione evidente tra questi due poli. Da questa collaborazione nascono prodotti nuovi che, avendo le caratteristiche produttive migliori, risultano competitive anche all’estero. Si avverte, in definitiva, l’urgenza di fare squadra per portare avanti ulteriori progetti e iniziative in LIGURIA 2011 • DOSSIER • 89
IL DISTRETTO DEI FIORI
La forza del nostro territorio è concentrarsi su produzioni che ben si sviluppano con le nostre caratteristiche climatiche
termini d’innovazione. Occorre che tale processo volto all’export. Quali sono i paesi dove il disia velocizzato, in generale in Italia e non solo nel settore florovivaistico». Quali criticità rileva nel settore? «I costi di produzione risultano sempre più alti. Oggi i fattori di produzione sono legati al sistema paese, mentre i fattori di vendita sono globalizzati. Un altro elemento da non sottovalutare è l’interdipendenza dei prezzi dei fiori. L’approvvigionamento, soprattutto nel reciso, avviene sempre più spesso con prodotti che costano progressivamente meno, generando ricadute a lungo termine sull’intera filiera. A meno che non intervengano fattori culturali». Al momento quali sono i principali competitor? «L’Olanda, insieme ai nuovi paesi africani e centro-americani. Il segmento del vaso soffre meno la globalizzazione, per cui la concorrenza dei prodotti di Albenga è più limitata al raggio europeo, mentre il fiore reciso purtroppo risente maggiormente degli effetti della globalizzazione, anche perché la logistica e il trasporto in questo segmento sono meno complessi». Oltre l’80% della produzione in vaso è ri-
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stretto esporta con i migliori risultati? «L’asse tradizionale è composto da Svizzera, Austria e Germania, il mercato mittel-europeo in definitiva. Si potrebbe avere successo in Russia, ma si scontano difficoltà enormi sul fronte della distribuzione; Giappone e Stati Uniti sono attualmente mercati in sofferenza. A Cina e India per il momento non guardiamo neppure. La Polonia sta dando risposte interessanti, è un possibile mercato di sviluppo, anche l’Ucraina lo sarebbe sulla carta, ma permane un eccessivo meccanismo di controllo da parte della Russia». Quali le prospettive per il distretto? «I nostri prodotti sono voluttuari e il loro consumo, in un periodo di crisi generalizzata come quello attuale, si contrae. Inoltre, non sono così certo dell’appeal che i fiori possono ancora esercitare sulle nuove generazioni. Le previsioni sono dure, perché siamo aggrediti da produzioni di nuovi paesi. La differenza la possiamo fare solo con prodotti nuovi, diversi, il cui valore aggiunto è dato dal loro carattere profondamente identitario in termini di provenienza e di legame con il territorio».
Franco Amadeo
Più gioco di squadra per rilanciare il florovivaismo Rappresenta circa l’80% della produzione lorda vendibile agricola ligure. Il presidente della Camera di Commercio di Imperia, Franco Amadeo, delinea luci e ombre del settore florovivaistico del ponente ligure, elencando possibili traiettorie di sviluppo futuro Francesca Druidi
a floricoltura della provincia di Imperia, nonostante presenti alcune criticità e risenta della competizione globale, mantiene un significativo peso economico nel comparto agricolo regionale. Il valore della produzione floricola si aggira, in base all’Istat, intorno ai 540 milioni di euro, di cui 450 milioni circa (pari all’83%) sono riferibili alla floricoltura la cui produzione si concentra, per il 90%, in provincia di Imperia. «Il valore del florovivaismo per il territorio ligure è assoluto, nell’ambito di un rapporto imprescindibile tra azienda di produzione di piante e fiori e paesaggio, sia esso costiero, collinare o montano», rimarca Franco Amadeo, numero uno della Camera di Commercio di Imperia. «I coltivatori sono, da sempre, gli autentici depositari di una cultura che affonda le proprie radici nel passato e nella consapevolezza che, soltanto in un territorio ben conservato e amato, possono operare serenamente le imprese di un settore che valorizza le risorse della natura, rispettandole profondamente». Quali sono gli orizzonti di sviluppo del distretto in relazione alle dinamiche del tessuto produttivo locale? «Gli orizzonti di sviluppo del florovivaismo del distretto del ponente ligure sono ricchi di opportunità sia in relazione alle dinamiche proprie della produzione, sia grazie all’altis-
L
simo livello di know-how e di tradizione in attività specifiche: la ricerca varietale in primis, ma anche il vivaismo di giovani piante, i laboratori pubblici e privati a supporto dell’innovazione di base, la storicità di un’area di mercato di riferimento nell’industria internazionale. Le difficoltà strutturali frenano, però, lo sviluppo, in particolare i costi di produzione crescenti, la burocrazia, la logistica inadeguata a causa di infrastrutture obsolete e la crisi che va a incidere prima di tutto sui beni non di prima Franco Amadeo, necessità. Nonostante tutto, gli operatori presidente della Camera di guardano avanti in virtù di quella passione, Commercio di Imperia esperienza, conoscenza e creatività che, negli anni, ha permesso di superare diverse crisi e di ovviare all’incapacità, da parte delle amministrazioni, di dare risposte concrete alle esigenze delle imprese». Come la Camera di Commercio supporta l’azione del distretto? «L’ente camerale svolge un importante e prezioso lavoro di valorizzazione del settore florovivaistico del distretto del Ponente. A fianco della competenza regionale in materia di agricoltura, collega l’impresa florovivaistica alla LIGURIA 2011 • DOSSIER • 91
IL DISTRETTO DEI FIORI
realtà commerciale locale, na-
Servono ottimizzazione dei processi produttivi e della logistica e massa critica da offrire ai mercati
zionale e internazionale, completando la vocazione produttiva e strutturale delle aziende e agevolandone l’interfacciarsi con gli altri attori della filiera, in particolare del commercio, senza dimenticare artigianato e industria. I molteplici interventi, non solo con azioni dirette e puntuali, ma anche con una costante presenza di riferimento, costituiscono un supporto indispensabile per l’intero comparto». Quali sono le strategie adottate dalle aziende imperiesi per essere competitive? «Sicuramente uno dei fattori che, da sempre, deve essere migliorato nell’ambito del florovivaismo ligure è la capacità di fare sistema e, pertanto, di mettere in atto strategie conseguenti. Il mantenimento e l’accrescimento della competitività sono stati, fino a oggi, prevalentemente legati alle azioni dei singoli imprenditori o delle associazioni di rappresentanza, ma si avverte sempre di più la necessità di attuare sinergie e strategie di sistema.
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La Camera di Commercio di Imperia è promotrice di azioni di stimolo e coordinamento, ma sono le aziende i primi attori di tale esigenza, che ovviamente dovrà essere supportata dagli enti preposti». Quali azioni sarebbe, a suo avviso, importante mettere in campo? «Una maggiore attenzione per la ricerca privata sia sul fiore reciso sia per le piante in vaso; una spinta all’internazionalizzazione, oggi ancora inadeguata; un’ottimizzazione dei processi produttivi e della logistica. A queste misure dovrebbero essere affiancati una riorganizzazione del mercato dei fiori di Sanremo e la creazione di poli (consortili o in altre forme) che consentano migliori economie di scala e il raggiungimento di una massa critica da offrire ai mercati».
IL DISTRETTO DEI FIORI
«Risorse in ricerca e promozione, così sosteniamo i fiori liguri» Il know how produttivo e le favorevoli condizioni climatiche rendono la Liguria un polo floricolo di eccellenza in Italia, nel Mediterraneo e in Europa. L’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni Barbagallo, individua le leve necessarie per un’ulteriore crescita del settore Francesca Druidi
a Liguria è la seconda regione italiana per produzione di fiori da reciso con 480 milioni di pezzi, la prima per la produzione di fronde e foglie da reciso con oltre 420 milioni di pezzi, la prima nel segmento delle piante in vaso finite con oltre 110 milioni. Un comparto strategico per il sistema economico del territorio, che va “curato” con costanza ed efficacia, come rileva l’assessore all’Agricoltura e Floricoltura della Regione, Giovanni Barbagallo. Quali misure individua per incrementare la produttività del distretto florovivaistico? «In questi ultimi anni ci si è occupati soprattutto di sviluppare e favorire progetti e azioni rivolti alla ricerca e alla divulgazione. Per questo motivo si è rimodernato l’Istituto regionale per la floricoltura di Sanremo, ente di ricerca e sperimentazione della Regione Liguria, e si è istituito il Centro servizi per la floricoltura con compiti divulgativi, da cui parte ogni quindici giorni il bollettino di informazione telematica FlorNews. A brevissimo, apriremo un nuovo bando, con una dotazione finanziaria di 700.000 euro di fondi Psr, sulla ricerca applicata e innovazione,
L
Giovanni Barbagallo, assessore regionale all’Agricoltura. A fianco, immagine del padiglione Liguria a Euroflora 2011
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destinata alla realizzazione di nuove varietà». Il settore che soffre di più è quello del fiore reciso, mentre le piante grasse e le aromatiche stanno avendo sul mercato un buon ritorno di rendimento. Quali sono le ragioni di tale andamento? Quali le prospettive del distretto nel prossimo futuro? «Il mercato del fiore reciso è ormai da anni in mano agli olandesi che, con il loro sistema di commercializzazione, hanno invaso l’Europa di fiori che arrivano via aerea da zone di produzione extra europee, come Kenia, Etiopia, Colombia ed Ecuador, per citarne alcuni. Fiori coltivati potrei dire in modo “industriale”, con costi nettamente inferiori ai nostri e, di conseguenza, con prezzi di vendita all’ingrosso non più remunerativi per i nostri produttori. Per le piante in vaso, i costi di trasporto aereo sono troppo alti e, quindi, la concorrenza non si sviluppa con paesi extra europei, ma con altre zone d’Italia e nazioni europee come la Spagna, che ha costi di produzione simili ai nostri. Nonostante queste tipologie di prodotto mostrino qualche problema in meno, ciò non ci fa abbassare la guardia: anche per questo settore stiamo continuando a puntare sulla qualità e sull’innovazione, per cercare di rimanere sempre un passo avanti rispetto agli altri produttori». Quello florovivaistico è un comparto di eccellenza in Liguria, soprattutto sul fronte dell’internazionalizzazione. In che modo la Re-
Giovanni Barbagallo
Euroflora è una manifestazione importante. La Regione si è impegnata moltissimo per offrire una rappresentazione della floricoltura ligure in modo unitario
gione, e l’assessorato all’Agricoltura nello specifico, intende valorizzarlo ulteriormente in Italia e all’estero? «I nostri prodotti, soprattutto le produzioni in vaso tipiche dell’Albenganese, trovano sbocco sui mercati nord europei, dove ogni anno vengono commercializzati oltre cento milioni di vasi, tra aromatiche e margherite. Di conseguenza, le azioni promozionali sono rivolte principalmente a queste zone d’Europa. La Regione partecipa alla principale fiera internazionale di settore che si tiene a Essen, in Germania, nel mese di gennaio, proprio per valorizzare e presentare le novità delle produzioni liguri, con particolare riguardo a quelle in vaso. In ambito nazionale, la strategia è invece quella di sostenere gli eventi tesi a incrementare il consumo di fiori, attraverso azioni che valorizzino il lavoro di composizione svolto dai maestri fiorai. Nel prossimo mese di novembre, la Regione affiancherà gli organizzatori del Festival dei Fiori, che si terrà alla Reggia di Venaria Reale, evento clou in ambito nazionale per la valorizzazione del fiore reciso». Quale bilancio può trarre della partecipa-
700 mila FONDI
Dotazione finanziaria di un prossimo bando della Regione a favore della ricerca in floricoltura
420 mln FRONDE
Produzione di fronde e foglie da reciso realizzata dal distretto florovivaistico
zione istituzionale della Regione a Euroflora 2011? «Euroflora è una manifestazione importante per tutto il settore. La Regione Liguria si è impegnata moltissimo per offrire una rappresentazione della floricoltura ligure in modo unitario, volta a offrire alle migliaia di visitatori che hanno partecipato le migliori produzioni del territorio regionale. Abbiamo apportato delle innovazioni rispetto alle edizioni precedenti, riuscendo a organizzare uno stand tra tutte le diverse zone di produzione e affidando all’Università di Genova, nello specifico facoltà di Architettura, il compito di realizzare lo spazio espositivo. Il bilancio è risultato estremamente positivo e i risultati sono arrivati copiosi. Le giurie specializzate hanno assegnato numerosi premi sia all’esposizione collettiva che ai singoli produttori liguri. Altissimo è stato il gradimento da parte dei visitatori, rilevato con un apposito questionario. Per l’edizione futura, che si terrà nel 2015, cercheremo di conciliare le esigenze di una manifestazione storica con quelle della moderna floricoltura rinnovata e rilanciata». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 95
FOCUS SAVONA
Meno imprese e bassi stimoli all’imprenditorialità Per la prima volta, alcuni imprenditori del Savonese cominciano a liquidare le proprie aziende. È il segnale di una situazione economica e ambientale complessa, che va oltre la crisi. «Il rischio è di togliere all’imprenditore la voglia di fare il suo lavoro». Il punto di Fabio Atzori Elisa Fiocchi
ncora per qualche trimestre, la situazione economica nel Savonese è destinata a margini di crescita sottotono secondo quanto emerso dagli scenari di Unioncamere-Prometeia. Le previsioni indicano che l’incremento sarà soltanto dello 0,7% e dell’1% per il prossimo anno, sulla scia di un 2010 in cui il sistema economico del territorio è riuscito a recuperare solo in parte la capacità di produrre ricchezza. Osservando il pil procapite, Savona supera la media nazionale del 6,8%, ma il tasso di inflazione nel 2010 è risalito al +1,9% penalizzando reddito e consumi delle famiglie, soprattutto gli aumenti dei beni e delle tariffe relativi alle necessità primarie. Le ripercussioni sulle attività produttive hanno poi penalizzato in maniera particolare le piccole e medie imprese, facendo emergere un fenomeno estraneo al territorio savonese e che va ben oltre il quadro congiunturale. Come spiega Fabio Atzori, presidente dell’Unione industriali di Savona, «oltre a registrare un minor numero di realtà produttive sul territorio, ne abbiamo molte che liquidano. Gli imprenditori decidono di chiudere le aziende perchè ritengono di non avere più prospettive in questo paese». Come spiega questo fenomeno? «La liquidazione dell’azienda è un processo che è stato registrato a partire da quest’anno. Dal confronto con gli imprenditori emerge che non è tanto la crisi a preoccupare ma il pensiero che fare l’imprenditore oggi, in Ita-
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lia, non offra soddisfazione, non solo da un punto di vista economico ma anche ambientale. È un dato pericoloso perchè se togliamo all’imprenditore la voglia di fare il suo mestiere non è sicuramente con qualche legge o facilitazione che si solleverà il sistema». Come ha retto l’economia savonese nella prima parte del 2011? «È stato un anno difficile, in particolare per le
Nella pagina a fianco, Fabio Atzori, presidente Unione Industriali di Savona
Fabio Atzori
pmi, mentre le aziende più grandi hanno tenuto meglio, anche grazie all’export. Oggi le pmi accusano il problema della liquidità a causa del quadro congiunturale presente da ormai da tre anni e sono anche diminuite le nuove imprese con bassi stimoli all’imprenditorialità. È la conseguenza dell’incertezza generale e di un sistema che nel nostro Paese non è molto premiante per gli imprenditori». Molte attività aprono e chiudono in breve tempo. Quali comparti industriali subiscono maggiormente la congiuntura economica? «Le cessazioni sono in leggero aumento soprattutto per le imprese che lavorano nell’edilizia, del meccanico e della cantieristica navale. Non possono resistere senza ossigeno per troppi anni e il vero problema sta nel carico di lavoro. Per sopravvivere serve un tasso di patrimonializzazione e delle riserve. Ci troviamo dinanzi a una contrazione della domanda dovuta alla difficoltà che esiste in Italia nel concretizzare gli in-
Se i dati dell’economia savonese non sono così negativi come nel resto del paese è grazie proprio all’export
vestimenti. Questo è il grosso problema». Savona è la provincia ligure con la maggiore propensione all’export (18,5% nel 2010). Quali sono i principali mercati di riferimento e quanto le esportazioni incidono nello sviluppo e nell’economia della città? «Il motivo per cui i dati dell’economia savonese non sono così negativi è dovuto proprio all’export. Nel 2010, abbiamo esportato 1,3 miliardi di euro, generato dall’industria manifatturiera, in particolare quella meccanica e chimica. Ciò consente una certa stabilità per alimentare l’indotto e permette di resistere alla situazione generale. I mercati cui facciamo riferimento comprendono quelli dell’Ue dove siamo molto competitivi e forti. Ma le imprese più grosse lavorano anche a livello globale, nel nord Africa ad esempio». Quali sono le principali esigenze delle imprese sul territorio? «Sugli investimenti privati bisogna prendere decisioni compatibili con i tempi che stiamo perseguendo: vorremmo che tutti gli investimenti fossero svincolati in fretta e vogliamo sapere su quali contare e su quali no. C’è un enorme dispendio di energia nella creazione di false aspettative che condizionano le nostre aziende, in particolare le scelte delle pmi». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 99
FOCUS SAVONA
La denuncia dei commercianti: stop all’abusivismo Oltre al calo dei consumi causato dalla crisi economica, il commercio deve fare i conti con eventi abusivi che minacciano l’economia dell’intero territorio. «Non siamo contrari alle sagre» spiega Vincenzo Bertino «purché siano monotematiche e con le autorizzazioni» Elisa Fiocchi
a preoccupazione degli addetti ai lavori nel settore del commercio e dei pubblici esercizi è stata espressa in un recente comunicato emesso dalla Confcommercio di Savona, dove si denuncia la grave crisi che sta attraversando il terziario. Non è, tuttavia, solo il quadro congiunturale a incidere sul calo dei consumi, ma una serie di situazioni che hanno impoverito il settore proprio nei mesi estivi, quando invece erano
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previste le punte massime di lavoro. Sulla costa e nell’entroterra si sono verificati, ad esempio, alcuni eventi che nulla hanno a che fare con la promozione turistica e l’animazione del territorio e che Confcommercio ha bollato come fenomeni di abusivismo «ai danni di quegli associati che rispettano i termini di qualità, igiene e sicurezza nello svolgere il proprio lavoro. La merce contraffatta sta diventando un danno non solo per la categoria ma anche per i con-
Vincenzo Bertino
Lavoriamo a un progetto dove l’accoglienza non è più intesa solo come biglietto da visita ma vero capitale su cui investire
sumatori» commenta il presidente Vincenzo Bertino. «Stiamo, a tal proposito, attivando un’iniziativa in modo da allertare tutte le istituzioni provinciali. Non possiamo più tollerare che le sagre diventino ristoranti abusivi all’aperto dove è a rischio la sicurezza alimentare per via della mancanza di controlli». L’abusivismo è un fattore che sta minacciando gli esercizi commerciali. Cos’altro preoccupa il settore? «La crisi è ormai sotto gli occhi di tutti e in questo momento viviamo Savona con preoccupazione, pur sapendo che la nostra situazione non è diversa da molte altre località. Passeggiando per la città ho notato segnali evidenti che mi fanno riflettere. Nei parcheggi della grande distribuzione ci sono tanti posti vuoti, questo è un primo termometro che segna la temperatura della crisi. Con giornate belle e le vacanze appena terminate, le persone erano solite recarsi nei centri commerciali e di conseguenza fare acquisti». Confcommercio come risponde alla crisi del settore? «Stiamo lavorando a un progetto che parta dall’accoglienza, non più intesa solo come un biglietto da visita, ma come vero capitale su cui investire. Abbiamo stipulato una convenzione con il Politecnico di Torino e la Compagnia San Paolo per realizzare un’indagine conoscitiva sul cliente e le sue esigenze. È un modo per ridare slancio all’intero settore: ricettività, ristorazione, locali pubblici, stabilimenti balneari e campeggi. Infine, vogliamo poter tornare a parlare di economia spicciola, anche di quella del negozietto di paese».
Nel 2010 il movimento di iscrizioni e cancellazioni al Registro Imprese si è chiuso in negativo. «Contrariamente all’anno passato, a settembre abbiamo registrato alcune aperture dopo le ferie. Si tratta di negozi di piccole superfici, aperti da ditte individuali. Il Confidi che è presente sul territorio registra poi un calo delle richieste di garanzia sull’investimento mentre sono salite a dismisura le garanzie su finanziamenti bancari per il mercato». Quali realtà produttive trainano l’economia savonese? «Ci sono ottime realtà imprenditoriali nel settore dell’intrattenimento, della ristorazione e dei prodotti tipici locali e buone nicchie di mercato che dovremmo far conoscere di più. In termini di ricettività, poi, il territorio dispone di alberghi a cinque stelle. Chi riparte, chi ha fiducia e si rimbocca le maniche può arrivare a metà strada prima degli altri. Ma ci vuole coraggio». Il terziario, inteso in senso ampio, costituisce quasi l’80% del Pil in provincia. Quali politiche possono sostenere chi opera nel settore? «Alle istituzioni chiediamo attenzione e ai nostri Comuni maggiore collaborazione e un nuovo percorso: a partire dall’abusivismo nelle sagre, cosa che abbiamo chiesto anche alla Provincia e alla prefettura. Abbiamo dato vita di recente a un fondo di garanzia riservato al settore dell’imprenditoria femminile, una sorta di microcredito destinato a chi inizia e chiede nei primi 36 mesi un aiuto per avviare la propria attività. A livello nazionale ci batteremo contro una manovra che non ci piace affinché qualcosa cambi e l’economia possa ripartire».
Vincenzo Bertino, presidente di Confcommercio Savona
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FOCUS SAVONA
Un piano per rilanciare economia e occupazione Più di due miliardi di euro saranno finanziati da operatori privati per progetti di investimento da realizzare nei prossimi cinque anni nel savonese. Luciano Pasquale illustra la missione 2011-2015: stimolare la propensione all’imprenditorialità e offrire lavoro con l’avvio di opere infrastrutturali Elisa Fiocchi
a Camera di Commercio ha tracciato una mappa dei maggiori punti di forza del territorio su cui investire per realizzare nuovi progetti di crescita e rilanciare l’economia di Savona, quella del Nord Ovest e dell’euroregione Alp Med. «Le linee da percorrere sono il lavoro per le imprese e per le persone, declinato attraverso un sostegno all’imprenditorialità e interventi di rafforzamento, collaborazione e sviluppo dei processi d’impresa; la promozione della qualità dei prodotti locali con lo scopo di incrementare la quota di esportazione». Ad illustrare il Programma 2011-2015 è il presidente dell’ente camerale savonese, Luciano Pasquale, che racchiude la missione del progetto in due punti chiave. «Da una parte lo sviluppo delle infrastrutture che sono a un livello sottodimensionato – dichiara – dall’altra la crescita di un’imprenditorialità che sia capace di valorizzare la sua forza a livello locale e di imporla poi su mercati più vasti». Seguendo questa direzione si creeranno le condizioni per risolvere i problemi della disoccupazione presenti sul territorio e le conseguenti ricadute inaccettabili sui giovani e sulle donne. Nel biennio 2012-2013, le previsioni per Savona parlano di una crescita
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Luciano Pasquale, presidente della Camera di Commercio di Savona
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dell’1% medio annuo per il valore aggiunto e dello 0,1% per l’occupazione. Come fare fronte al declino strutturale dell’economia provinciale? «Le previsioni attuali sono ancora più pessimistiche nel breve termine, ovvero nei prossimi 12 mesi. Le opportunità per far fronte al declino strutturale dell’economica vanno individuate nella realizzazione di importanti investimenti aziendali e infrastrutturali che saranno realizzati in gran parte con capitale privato con una prospettiva di più di 2 miliardi di euro nei prossimi cinque anni». Che impatto avranno queste opere sull’economia savonese? «Andranno a rafforzare il sistema economico, invertendo la tendenza al declino strutturale e sostenendo le capacità di reddito delle famiglie e il potere di acquisto che in questo momento sta creando seri problemi a tutto il terziario, in primo luogo al commercio e ai servizi. Sono opere che creano lavoro e danno benefici dal punto di vista occupazionale e a livello operativo-economico. Penso alla nuova piattaforma container prevista a Vado Ligure, al potenziamento della produzione di energia della centrale Tirreno Power e al nuovo stabilimento della Piaggio Aero». Quali sono i primi cantieri che apriranno sul territorio? «È in corso di realizzazione la piattaforma container di Vado Ligure pensata con
Luciano Pasquale
800mila contenitori all’anno rispetto ai 250 mila che movimenta oggi il porto di Savona. Questo tipo d’intervento porterà ad una crescita strutturale importante e ad un vantaggio competitivo che ricadrà sulla merce con un rilievo locale e internazionale. Inoltre, da qui a tre mesi, apriranno i lavori per altre opere, come il raddoppio dell’autostrada Aurelia su alcune tratte della provincia così da ridurre gli ostacoli alla mobilità». L’incremento delle esportazioni rappresenta un obiettivo strategico: come sviluppare le potenzialità delle imprese sul territorio per favorire il contatto con i mercati internazionali? «Savona esporta 1,3 miliardi di euro di cui l’80% derivante dall’attività manifatturiera e il 20% dall’agricoltura. Le esportazioni industriali restano uno dei punti di forza della nostra economia e quelle imprese che mantengono questo fatturato, hanno dimostrato
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Il totale del finanziamento privato previsto nei prossimi cinque anni per la realizzazione di nuove infrastrutture
80% INDUSTRIA La percentuale di esportazioni che deriva del settore manifatturiero
maggiori capacità di recupero rispetto alle altre realtà produttive in tempi di crisi. La Camera di Commercio vuole pertanto rafforzare questa tendenza e al tempo stesso stimolare quelle imprese che vantano un’offerta di prodotti caratteristica e qualitativa, a estendersi su mercati più vasti, incrementando la propensione a lavorare con l’estero». E per le piccole imprese in difficoltà? «L’impegno sarà quello di sostenere le reti di impresa per raggiungere obiettivi di competitività sul mercato estero e utilizzare lo strumento del microcredito in sostegno delle piccole e neo imprese di giovani che hanno meno di 35 anni o di quelle in cui gli amministratori sono in prevalenza donne. Questi interventi, da attuare nel medio termine, sono indispensabili per rilanciare la propensione all’imprenditorialità e per trovare uno sbocco dinamico e moderno alle capacità professionali e tecniche presenti sul territorio». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 103
SERVIZI PUBBLICI
Il domani delle aziende pubbliche tra crisi e liberalizzazione La recente manovra finanziaria e il referendum sulla gestione dei servizi idrici hanno colpito il mondo delle aziende impegnate nei servizi pubblici. A fare il punto della situazione è Enrico Sassi, presidente di Confservizi Cispel Liguria Andrea Moscariello
on bisogna confondere le liberalizzazioni con le privatizzazioni». Ci tiene a essere preciso Enrico Sassi, presidente di Confservizi Cispel Liguria, l’associazione che raggruppa le aziende dei servizi pubblici locali regionali rivolti a settori come acqua, ambiente, edilizia pubblica, cultura, elettricità, farmacie, gas, servizi alla persona, trasporti locali e sanità. Preciso e non privo di preoccupazioni, visto il momento critico. La crisi economica, con le conseguenti manovre finanziarie, sta facendo sobbalzare sulle sedie gli amministratori di ogni società o ente locale. Non solo. Anche a seguito del recente referendum, il tema della privatizzazione dei servizi è tornato a scatenare polemiche e discussioni. Ma, secondo Sassi, noi italiani rischiamo di ragionare in maniera troppo ideologica e troppo poco pragmatica. «Non è importante il colore del gatto, purché catturi il topo, diceva Deng Xiao Ping. La riflessione sui servizi pubblici locali, credo, debba partire da qui». Perché? «L’urgenza maggiore è proprio la definitiva “uscita” da una discussione che, seguendo le mode, ha generato un’eccessiva confusione legislativa. Quando il dibattito è intriso di elementi ideologici il risultato è inevitabile. Sono
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Enrico Sassi, presidente di Confservizi Cispel Liguria www.confservizi.net
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passati anni in cui le soluzioni non venivano valutate per il grado di efficienza ed efficacia ma sulla base della terribile dicotomia pubblico-privato. Questa impostazione nasce dall’idea che i servizi pubblici locali non sono produttori di ricchezza, di valore aggiunto per i territori, ma solo dei carrozzoni che costano troppo. Occorre provare a ripensare il tutto». Dunque secondo lei il tema dei servizi pubblici va rivalutato, ancora prima che economicamente, culturalmente? «Le domande decisive sono: quali forme economico gestionali sono più convenienti? Chi fra i vari soggetti destinatari dei servizi deve avere la priorità? Come è possibile riuscire a pensare ai servizi? So benissimo di poter risultare banale, ma non ci sono storie, o si riparte da qui o non ne usciamo». Eppure pare che l’opinione pubblica si concentri molto su questo binomio, pubblico-privato. «Ripeto, bisogna fare attenzione a non confondere liberalizzazioni con privatizzazioni. Il mercato è necessario ma le regole devono valere per tutti. Il confronto tra i vari attori verte sulle capacita industriali che, come è noto, producono numeri e risultati mettendo in campo tanti fattori: l’efficienza, i rapporti con il territorio, la conoscenza nei servizi, la risorsa umana, la capacità di relazione con l’utente o il consumatore. Quindi, è giusta la fine dei monopoli, ma in competizione servono regole chiare, e nessun
Enrico Sassi
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Sono passati anni in cui le soluzioni non venivano valutate per il grado di efficienza ed efficacia ma sulla base della terribile dicotomia pubblico-privato
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cenno al “colore del gatto”». Parlando di gestione dei servizi idrici, il recente referendum ha fatto luce su come la pensa buona parte del Paese. Secondo lei qual è la strada da perseguire? «A noi interessa avere un mercato liberalizzato. Uno completamente privatizzato, invece, rischia di andare paradossalmente a creare nuovi monopoli. Occorrono regole certe per l’accesso ai mercati, che tengano in considerazione, prima di tutto, l’interesse dei cittadini. Il settore non può rischiare di trasformarsi in un Far West. L’importante è rendere efficienti e accessibili i servizi, se si tiene fermo questo obiettivo, optare o meno per la privatizzazione scende in secondo piano. Occorre pluralità. In Liguria, ad esempio, operano già diverse aziende di servizi a compartecipazione privata». Confservizi Cispel Liguria su cosa si deve concentrare?
«Sull’obiettivo che, in realtà, si prefigge sin dalla sua costituzione: fare fronte unito. In particolare in questo momento di crisi, a seguito della manovra finanziaria. In pratica cerchiamo di limitare il più possibile i danni che, a nostro parere, tale operazione comporterà agli enti e alle aziende di servizi. Il problema, ora, è individuare tutte le formule e le strategie atte a contenere le perdite che la manovra comporta». Quando lei parla di fronte unito, fa riferimento anche ad altre associazioni di categoria? «Conservizi Cispel Liguria è riuscita a unire tutte le aziende liguri e a dare una sola voce alle loro richieste. La nostra azione è diretta a mettere a confronto le esperienze maturate dalle aziende per cercare nuove linee di indirizzo. In questo l’esperienza che abbiamo vissuto nel settore del trasporto pubblico è esemplare. Ecco perché è importante confrontarsi e collaborare con altre realtà come Confindustria o le associazioni del comEURO mercio e dell’artigianato. Non solo. Occorre conQuesto il fatturato solidare i rapporti con le altre associazioni Contotale delle aziende raccolte fservizi. Ad esempio nel corso degli ultimi anni dall’associazione abbiamo instaurato un proficuo e continuo rapligure, che vanta circa 12mila addetti porto di collaborazione con Confservizi Piemonte-Val D’Aosta, che ci ha consentito di condividere esperienze e approfondire tematiche comuni, anche attraverso l’organizzazione di iniziative rivolte alle aziende delle tre regioni. Le funzioni e le competenze regionali si sono fortemente ampliate e l’obiettivo è quindi quello di sviluppare rapporti analoghi con altre regioni limitrofe, in particolare Lombardia e Toscana, e di stringere ulteriori e più significative forme di collaborazione e dialogo con le federazioni nazionali di settore». Sul tema delle liberalizzazioni non teme lo scontro con Confindustria? «Non si tratta di scontro ma di fare rete, sistema. Quando il quadro delle liberalizzazioni sarà meglio definito, i rapporti con Confindustria potranno essere più concreti, più stretti. La nostra preoccupazione è che le liberalizzazioni si trasformino in esclusione automatica della presenza pubblica: ci stiamo impegnando perché ciò non accada, in quanto sarebbe un grave errore e una perdita per il mercato». ››
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SERVIZI PUBBLICI
DA 25 ANNI SUL TERRITORIO LIGURE Una realtà che costituisce la sintesi, a livello regionale, dei sistemi associativi Confservizi e Cispel, rappresentando le federazioni e le aziende operanti nei servizi di interesse economico generale e dei gestori dei servizi alla persona onfservizi Cispel Liguria rappresenta un vero e proprio sindacato d’impresa che associa in Liguria circa quaranta aziende di servizi pubblici, con oltre dodicimila addetti e un fatturato di un miliardo di euro, rappresentando e tutelando gli interessi delle imprese associate, e proponendosi come interlocutore nei confronti della Regione e degli Enti locali. L’associazione elabora proposte, emendamenti per leggi e provvedimenti amministrativi, fornisce consulenze, studi di fattibilità e piani finanziari ai Comuni associati per la gestione di forme d’impresa di servizi pubblici locali, realizza iniziative intese a promuovere scambi di esperienze e informazioni tra gli associati e con altre realtà del mondo economico e imprenditoriale, volte a individuare modelli gestionali più efficienti e funzionali. Confservizi Cispel Liguria è nata e si è sviluppata parallelamente al trasferimento alle regioni della maggior parte delle competenze legislative inerenti i settori di interesse delle aziende associate, vista l’esigenza concreta di avere una presenza territoriale per rappresentare gli interessi delle aziende che in Liguria gestiscono i servizi pubblici. Negli ultimi anni le associazioni regionali si sono viste riconoscere, in attuazione dei principi fissati dallo statuto, il livello primario di rappresentanza degli
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associati e le conseguenti responsabilità. Questo ha consentito all’associazione di sviluppare efficacia operativa sia nella sua funzione di sindacato d’impresa, sia come associazione di collegamento tra i vari settori, e ha permesso di fornire assistenza e consulenza qualificata alle aziende associate. Di fronte al profondo processo di trasformazione che sta coinvolgendo il mondo dei servizi pubblici, sia a seguito dei più recenti interventi legislativi, che della distinzione tra Aziende che svolgono un’attività marcatamente industriale e altre a vocazione prettamente sociale, Confservizi Cispel Liguria si è fortemente impegnata per favorire, in maniera incisiva, i necessari adeguamenti delle aziende associate. Nel suo direttivo si trovano alcuni personaggi chiave dell’economia e della gestione dei servizi in regione. Oltre al presidente Enrico Sassi, si annoverano il suo vicepresidente vicario, Franco Aprile, i vicepresidenti Teodoro Enzo Amabile e Paolo Cervetti. In giunta, poi, vi sono anche Vladimiro Augusti, Riccardo Casale, Sergio De Nicola, Paolo Garbini, Ernesto Lavatelli, Piero Lazzeri, Maurizio Maricone e Livio Ravera. Tesoriere è Carlo Cipollina, mentre il collegio dei revisori è composto da Paolo Ravà, Andrea Bottino, e Piero Giacomelli. Il direttore dell’associazione è Maurizio Tiberi.
›› Un altro soggetto con cui collaborate è l’università. «Nel nuovo statuto, adottato nel 2010, abbiamo previsto l’istituzione di un comitato tecnico/scientifico composto da personalità del mondo dell’università e della ricerca, esperte nel campo dei servizi di pubblica utilità e in rappresentanza delle diverse discipline. È stata stipulata una convenzione-quadro con l’Università di Genova, con l’obiettivo di conseguire uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella imprenditoriale, attuando forme di collaborazione per quanto riguarda studi e ricerche scientifiche, formazione, didattica e consulenza di carattere scientifico su problemi particolari. A tale convenzione ha fatto seguito un analogo protocollo di intesa con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa, situato a La Spezia, con identici obiettivi mirati, in particolare, a collaborazioni nel campo specifico». Un’ultima riflessione, questa volta sul tema del federalismo. Con l’aumento del potere concesso a regioni ed enti locali, sta mutando il peso da voi rivestito sul territorio? «Il presidio associativo territoriale svolto dall’associazione tende ad acquisire un ruolo sempre più rilevante, anche in conseguenza delle apposite convenzioni che Confservizi Cispel Liguria ha stipulato con le Federazioni nazionali di settore, come Asstra, Federutility, Federambiente, Federcasa. Proprio in virtù di questi accorsi abbiamo assunto, a livello regionale, anche la funzione rappresentativa delle Federazioni medesime».
GESTIONE TRASPARENTE
Chi dovrebbe vincere nei concorsi pubblici? Plinio Venturini spiega come si organizza una prova concorsuale pubblica, garantendone lo svolgimento corretto. Una gestione trasparente è fondamentale per annullare ogni sospetto. Soltanto la preparazione deve decidere il risultato Valerio Germanico
uello dei concorsi pubblici è un argomento che suscita speranze, però anche diffidenza. Da una parte c’è l’ambizione a ottenere, con il proprio impegno, un posto di lavoro; dall’altra la sfiducia, alimentata dai luoghi comuni, ma anche dai ricorrenti casi di denunce per procedure poco limpide nello svolgimento delle prove. L’unico sistema per garantire ai candidati che in un concorso non contano i cognomi, bensì i titoli e le competenze di ognuno, è quello di affidarne la gestione a soggetti che abbiano messo la trasparenza al primo posto. Come ha fatto la Cnipec (Centro Nazionale Istruzione Professionale Esami e Concorsi), società che dalla sua costituzione a
Q Un momento di lavoro all’interno della Cnipec Srl, di Genova www.cnipec.it
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metà degli anni Ottanta ha già gestito oltre 5.000 concorsi e selezionato circa 5 mln di candidati. «Abbiamo lavorato per la Presidenza della Repubblica, la Camera e il Senato, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, l’Inps e poi naturalmente per regioni, provincie, comuni e università. La nostra attività di gestione delle procedure concorsuali – afferma Plinio Venturini, amministratore unico della società – si è svolta su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per la Liguria. Qui abbiamo gestito concorsi solo per la provincia e il Comune di Genova e l’Università. Ma è una nostra precisa scelta: non vogliamo gestire concorsi nei quali potrebbero partecipare nostri parenti o amici. Questo potrebbe infatti potrebbe prestare il fianco a sospetti che nel nostro lavoro non mancano mai». Cnipec si occupa della progettazione dei bandi fino alla formazione della graduatoria finale, passando per ogni prova d’esame e occupandosi di organizzazione logistica, convocazione dei candidati, ricevimento e identificazione, somministrazione del materiale d’esame, valutazione dei titoli ed eventualmente anche della messa a disposizione di docenti ed esperti per la formazione delle commissioni d’esame. «La nostra procedura è semplice e chiara. Estraiamo dalle banche dati le prove d’esame direttamente nella sede del concorso, in presenza dei candidati. Questa è la garanzia che nessuno possa essere venuto preventivamente in possesso di in-
Plinio Venturini
formazioni sui contenuti delle prove. Al termine di ogni prova, poi, bisogna valutare immediatamente gli elaborati, con procedure assolutamente automatizzate e che assicurino l’anonimato. Completata questa fase i risultati delle valutazioni vanno resi pubblici tempestivamente e gli atti del procedimento devono essere disponibili online per i candidati entro un massimo di 24 ore. La rapidità è certamente un valore aggiunto che contribuisce a dare la percezione della correttezza di tutta la procedura. Abbiamo calcolato che una sessione d’esame con circa 5.000 candidati può essere gestita in tutte le sue fasi, compresa la pubblicazione dei risultati, nel tempo massimo di tre ore». La società ha al suo interno una decina di dipendenti, tutti under 35, e riesce a garantire questi ritmi di lavoro grazie a un’organizzazione molto flessibile. «Ai nostri dieci dipendenti, di volta in volta, vengono ad affiancarsi altre figure professionali: consulenti esterni, docenti universitari, esperti che progettano e revisionano i quesiti. Inoltre altro personale che si occupa di logistica, ricevimento, identificazione, vigilanza, immissione dei dati. La creazione dei questionari delle prove d’esame è affidata esclusivamente a un gruppo di persone che opera in maniera assolutamente blindata. Naturalmente, la trasparenza dei concorsi non si può garantire per decreto, ma si può fare in modo che si realizzi concretamente». Fatta salva la correttezza delle procedure, la
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La trasparenza dei concorsi non si può garantire per decreto, ma si può fare in modo che si realizzi concretamente. La rapidità nel rendere disponibili i risultati contribuisce alla creazione della fiducia
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parte più importante, dal punto di vista del candidato, è la preparazione. «Non basta studiare, bisogna studiare con metodo e in maniera mirata. C’è una tendenza che dimostra come non siano i candidato più preparati in assoluto a esibire performance migliori, quanto quelli che sono riusciti a sfruttare meglio le risorse e le fonti informative destinate alla preparazione. Per facilitare questo metodo di studio, stiamo mettendo a punto dei sistemi di autoapprendimento e monitoraggio dei livelli di preparazione. Si tratta di strumenti multimediali che consentono di prepararsi per un concorso, un esame di stato o un esame universitario. Questi indicano non solo il livello di preparazione, ma soprattutto le approssimazioni, le lacunosità e il riferimento alle fonti attraverso le quali migliorare».
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Ricerca e specializzazione motori di sviluppo L’industria italiana cerca di ritagliarsi nuovi spazi. Tecnologia e ricerca sono i fattori chiave per poter competere con le più importanti realtà internazionali, anche nella costruzione di componenti elettronici. Il punto di Giuseppe Guerra Guido Puopolo
erietà e affidabilità rappresentano due requisiti indispensabili, che qualsiasi azienda deve possedere per poter pensare di affermarsi su mercati estremamente competitivi, a prescindere dal settore di azione. Questo vale, a maggior ragione, per tutte quelle imprese italiane impegnate nella realizzazione di componenti elettronici ed elettrotecnici, rivolti a diversi ambiti di utilizzo. In questo campo, infatti, l’Italia, è ancora costretta a fare i conti con un certo ritardo tecnologico rispetto ai competitor stranieri, che spesso finisce col ridurre le possibilità di sviluppo e penetrazione internazionale delle nostre realtà produttive. Questo gap
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Giuseppe Guerra, presidente e amministratore di RGM Spa
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può essere colmato solo attraverso l’implementazione di strategie aziendali a medio e lungo termine, affiancate da una seria politica di innovazione e sviluppo che permetta, in primo luogo, di guadagnare il rispetto e la fiducia degli operatori del mercato. Un esempio di successo in questo senso è rappresentato dalla Rgm Spa, azienda genovese fondata nel 1986 e divenuta, nel corso degli anni, un punto di riferimento, conosciuto e apprezzato a livello internazionale, nella progettazione e costruzione di converter e alimentatori custom, adatti a una vasta gamma di applicazioni. «Siamo specializzati nella realizzazione di sistemi di alimentazione e convertitori di energia “chiavi in mano”, destinati principalmente al settore ferroviario, da cui deriva circa il cinquanta per cento del nostro fatturato», sottolinea Giuseppe Guerra, presidente e amministratore delegato del gruppo. «Lavoriamo inoltre al fianco di diverse aziende multinazionali leader nel campo medicale e industriale, per le quali produciamo moduli integrati e componenti a elevato valore tecnologico». Quali sono le principali criticità con cui un’azienda come la vostra è costretta a fare i conti? «Come detto, il nostro è un mercato altamente competitivo, in cui le aziende ita-
Giuseppe Guerra
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Specializzazione e competitività nella progettazione e industrializzazione dei prodotti sono alla base del nostro lavoro
liane faticano ad affermarsi. Da parte nostra, in questi venticinque anni di attività, abbiamo sempre cercato di rispondere in maniera puntuale ed efficace alle esigenze dei nostri committenti. Certo la situazione attuale per l’economia mondiale non è delle migliori, ma è proprio in momenti come questi che una realtà imprenditoriale dovrebbe investire per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni sempre nuove. Inoltre, purtroppo, il mercato italiano prevede eccessive lungaggini nei pagamenti che fanno sì che le aziende del nostro paese abbiano bisogno di un elevato supporto bancario, il quale non sempre risulta adeguato. Bisognerebbe sviluppare una maggiore sinergia tra banche e imprese, prendendo esempio da quei Paesi in cui gli stessi istituti bancari, così come i fondi di investimento, partecipano attivamente alla vita delle aziende, fornendo un supporto decisivo alla loro crescita». I vostri prodotti sono rivolti a diversi ambiti. Quanto conta la diversificazione produttiva? «Sicuramente poter operare su mercati tra loro differenti ha rappresentato un valore aggiunto importante nel nostro percorso
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di crescita, che ci ha permesso di superare senza particolari contraccolpi negativi la bufera causata dalla recente crisi economica. Cerchiamo sempre di offrire in una grande varietà di soluzioni e servizi ai nostri committenti nonché un ottimo servizio post vendita, per capire le esigenze del mercato e poterci così successivamente focalizzare sui prodotti più performanti. Attualmente, oltre a consolidare la nostra presenza in campo ferroviario e medicale, sempre in un’ottica di diversificazione della produzione, stiamo investendo risorse importanti per lo sviluppo di soluzioni e apparati per il settore eolico e fotovoltaico». In cosa consistono, nello specifico, queste novità? «Abbiamo sfruttato le nostre competenze tecniche per dar vita alla linea “Greenenergy”, che comprende una gamma completa di apparati dedicati al mondo delle ›› LIGURIA 2011 • DOSSIER • 113
IMPRENDITORI DELL’ANNO
›› energie rinnovabili e al risparmio energe-
Lo stabilimento della RGM a Genova www.rgm.it
tico. I nostri inverter sono il frutto di collaborazioni con team universitari, con importanti aziende leader costruttrici di pannelli fotovoltaici e apparati eolici, nonché con progettisti di impianti e installatori, che ci hanno fornito i loro preziosi suggerimenti. I prodotti da noi realizzati coniugano l’efficienza e la qualità ai massimi livelli con la semplicità di installazione e manutenzione. Produciamo inoltre centraline per lampioni a Led alimentati da pannelli fotovoltaici, destinate specificatamente al settore Street Lighting». Le attività di ricerca e sviluppo, dunque, ricoprono un ruolo fondamentale all’interno dell’azienda. «Ricerca e sviluppo sono le uniche armi a nostra disposizione per poter competere su mercati sempre più globali. Ogni anno investiamo circa il cinque per cento del nostro fatturato proprio per attività di questo tipo, senza dimenticare il costante aggiornamento a cui è sottoposto il personale. Il nostro obiettivo è quello di anticipare le esigenze dei committenti, cercando però di evitare di proporre prodotti troppo “rivo-
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La nostra nuova linea, denominata “Greenenergy”, comprende una gamma completa di apparati dedicati al mondo delle energie rinnovabili e al risparmio energetico
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luzionari”, che potrebbero non essere recepiti dal mercato. Specializzazione e competitività nella progettazione e industrializzazione dei prodotti ai massimi livelli dei settori industriali di appartenenza, con una costante attenzione ai principi della qualità, della tutela ambientale, della salute e sicurezza degli ambienti di lavoro sono alla base del nostro lavoro, per garantire prodotti capaci di soddisfare anche le più specifiche necessità dei nostri partner. La qualità delle nostre produzioni è inoltre assicurata anche dal possesso delle più importanti certificazioni internazionali». Quali sono i vostri mercati di riferimento? «Circa il settanta per cento della nostra produzione viene svolta sul territorio italiano. Già da diverso tempo abbiamo aperto la RGM France, sede che segue le attività di commercializzazione dei nostri prodotti nel territorio francese, ed entro breve contiamo di ampliare il nostro raggio d’azione con accordi anche
Giuseppe Guerra
in Germania, a testimonianza della politica di internazionalizzazione portata avanti dall’azienda. Recentemente inoltre, abbiamo dato vita a un’importante operazione con un nostro partner cinese, con l’obiettivo di produrre direttamente in loco componenti destinati al mercato locale. Da un punto di vista commerciale le esportazioni rappresentano una voce molto importante nel nostro fatturato». Quali strumenti utilizzate per cercare di diffondere il vostro marchio su scala globale? «Fiere ed esposizioni internazionali rappresentano una grande vetrina per la nostra società, oltre a fornici una panoramica completa sulle evoluzioni dei nostri settori di riferimento. Recentemente abbiamo partecipato alla fiera ZeroEmission di Roma, all’interno della quale abbiamo presentato le nostre ultime novità in materia di energie rinnovabili e lighting. Nei prossimi mesi abbiamo inoltre in programma diversi eventi, e i nostri stand saranno presenti all’Innotrans di Berlino e alla fiera Electronica di Monaco di Baviera, oltre che al Solarexpo, la più importante fiera italiana per il settore delle energie rinnovabili». Sulla base della vostra esperienza, quali sono le prospettive per il futuro del settore, soprattutto in ambito ferroviario? «Nel comparto ferroviario il mercato estero è caratterizzato da un certo livello di protezionismo, volto a favorire le aziende locali a scapito delle realtà straniere. Questa “tutela” è invece quasi completamente assente sul nostro territorio, dove sono numerosi gli esempi di commesse affidate a imprese estere. Per questo nel futuro ci piacerebbe poter collaborare con altre aziende italiane, con l’obiettivo di “fare squadra” e guadagnare quindi maggiore
credibilità anche agli occhi del mercato internazionale». Quali invece, le aspettative per il futuro della vostra azienda? «In questo biennio, come detto, abbiamo cercato di fronteggiare la crisi puntando sull’internazionalizzazione della produzione, per conquistare nuove fette di mercato e nuovi settori. Nello specifico abbiamo in cantiere ordini che ci dovrebbero impegnare per i prossimi due anni, cosa che ci rende molto ottimisti per il futuro. Vogliamo lavorare per continuare a offrire il nostro contributo alla crescita dell’industria italiana nel mondo, certi che presto raccoglieremo i frutti degli sforzi sostenuti in questi ultimi anni». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 115
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Potenzialità e usi della lega zama a zama è una lega composta da zinco unito a piccole percentuali di magnesio, alluminio e rame, dotata di grande resistenza, durezza, duttilità e trattabilità. Proprio queste sue caratteristiche la rendono particolarmente indicata per diversi ambiti applicativi, in quanto è possibile ottenere, attraverso tecniche di pressofusione, anche particolari di notevole precisione con forme complesse. La S. Erasmo Zinkal Spa, società genovese nata agli inizi degli anni Sessanta dall’intuizione del suo fondatore, Rinaldo Schiaffino, è oggi una delle realtà più conosciute a livello nazionale nella produzione di lingotti di zama, come conferma Filippo Schiaffino, presidente e amministratore delegato del gruppo: «Attualmente le nostre leghe sono utilizzate prevalentemente nel settore automobilistico, ma anche per la realizzazione di componenti hardware, di dispositivi elettronici, ornamenti, giocattoli e abbigliamento». Sul mercato esistono diverse tipologie di
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Lingotti di elevata qualità, destinati a diversi settori industriali, realizzati sulla base delle più moderne tecnologie produttive, sempre nel pieno rispetto della salvaguardia ambientale. Filippo Schiaffino descrive i vantaggi della lega zama Guido Puopolo
zama. Qual è il campo di riferimento principale della vostra azienda? «Esistono, come detto, diverse varietà di zama, tutte connotate da un elevato tasso di zinco iperpuro e quantità variabili di alluminio, rame e magnesio, allo scopo di esaltarne alcune proprietà o caratteristiche, a seconda dell’impiego desiderato. La nostra azienda è specializzata nella produzione di Zama 15, la più diffusa anche in ambito internazionale, di Zama 12, 13 e Zama KS. Recentemente abbiamo iniziato a produrre una lega nuova, denominata Zamaksave, utilizzata soprattutto per la realizzazione di manufatti di non elevato tenore tecnologico. Tale prodotto è il frutto di un processo di sperimentazione attuato dalla nostra società nel corso dell’ultimo triennio. Il suo successo sul mercato è stato notevole, tanto che per sostenere la crescente domanda siamo stati obbligati ad avviare la completa ristrutturazione degli impianti fusori, triplicandone la capacità produttiva». Quali sono, dunque, le caratteristiche alla base della vostra produzione? «Disponiamo di tre impianti fusori dotati delle più recenti tecnologie, anche in termini di automazione e di sicurezza delle lavorazioni, in grado di produrre annualmente circa 25.000 tonnellate di prodotto finito in pani. L’esperienza maturata in questi anni ci permette di operare sempre con
A sinistra, Filippo Schiaffino, presidente e amministratore delegato della S. Erasmo Zinkal Spa www.erasmozinkal.it
Filippo Schiaffino
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Disponiamo di tre impianti fusori dotati delle più recenti tecnologie, anche in termini di automazione e di sicurezza delle lavorazioni
il massimo dell’efficienza e della flessibilità, in modo da ottenere sempre un prodotto qualitativamente valido e adatto alle specifiche esigenze dei nostri committenti». Come riuscite, a questo proposito, a garantire sempre la qualità dei vostri lavori? «Abbiamo attuato un rigido protocollo per il controllo della qualità. Il processo fusorio è sempre preceduto da un accurato esame delle materie che devono essere trasformate, mentre nell’ambito di ogni turno di lavoro sono prelevati dagli impianti almeno quattro campionature, da sottoporre ad accurate analisi spettrochimiche effettuate dal nostro laboratorio interno. Dal 1998 siamo inoltre dotati di certificazione Uni En Iso 9001, un’ulteriore conferma della bontà delle nostre lavorazioni». La tutela dell’ambiente rappresenta un valore sempre più diffuso anche nel vostro settore. Quale politica avete intrapreso a questo proposito? «La lavorazione della zama offre molti vantaggi
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anche da un punto di vista ambientale, visto che la trasformazione da lingotto a prodotto finito presenta, rispetto ad altri materiali, l’utilizzo di meno energia. Per quel che ci riguarda abbiamo messo in atto una serie di misure volte a ridurre ulteriormente l’impatto ambientale delle nostre lavorazioni. Nel 2009, a testimonianza del nostro impegno, abbiamo ottenuto la certificazione Iso 14001. Siamo inoltre dotati delle più moderne tecnologie, in grado di assicurare che ogni emissione rientri nei limiti di compatibilità previsti, adottando costantemente misure operative in grado di ricondurre l’attività lavorativa entro i parametri stabiliti dalla legge». Da un punto di vista geografico, quali sono i mercati su cui opera principalmente la società? «Nell’ultimo biennio l’attività ha conseguito ragguardevoli risultati, sia in ambito domestico che a livello internazionale. Esportiamo i nostri prodotti, oltre che sul mercato europeo, in Medio Oriente, Africa e Australia. Disponiamo inoltre di sedi commerciali in Germania, Tunisia e Turchia, per promuovere le vendite dei lingotti di zama e offrire un supporto costante ai nostri partner esteri. Nel corso del 2011 le nostre esportazioni raggiungeranno il 50% della nostra vendita complessiva con risultati di ragguardevole penetrazione commerciale sul mercato tedesco».
mila TONNELLATE È la quantità di lingotti di zama annualmente prodotti dall’azienda
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IMPRENDITORI DELL’ANNO
Dall’idea al brevetto Intuizione, studio, sperimentazione. Ma per andare verso l’innovazione bisogna conoscere le esigenze del settore. E saper reinventare l’esistente. Antonio Pescio spiega le ragioni di un successo lungo 45 anni Luca Cavera
n’impresa che ha costruito il suo successo con un’idea. Un’idea nasce da un’intuizione, ma poi ha bisogno di essere studiata, sperimentata, realizzata in prototipo. Inoltre ha bisogno del coraggio imprenditoriale per investire nella produzione, soprattutto quando l’idea è talmente innovativa da non avere ancora macchinari per la sua realizzazione, che vanno quindi creati. Delle idee che affrontano questa prima fase, solo alcune ottengono il giudizio positivo del mercato. Un’idea di questi tipo è venuta in mente a Fausto Pescio, che nel 1967 iniziò la produzione industriale di un traliccio leggero ed economico – basato sul tondino per cemento armato – che è divenuto col tempo il più diffuso della gamma dei profilati in acciaio per strutture reticolari di tetti civili e di capannoni. Come spiega il figlio Antonio, oggi titolare delle Officine San Giovanni: «È stata senza dubbio un’idea geniale, dato che continuiamo ancora a produrre questo tipo di traliccio, che abbiamo ovviamente brevettato». A partire da un’idea avete creato un business. Quali sono state le ragioni
U
Antonio Pescio, titolare delle Officine San Giovanni Srl, Stella San Giovanni (SV) www.officinesangiovanni.it
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del successo? «Il traliccio creato con questo tondino ha la peculiarità di essere costituito da un profilo economico, però con caratteristiche statiche degne di un profilo più nobile. È un sistema di tetto robusto, economico, durevole, leggero e adattabile a tutti i tipi di copertura. L’idea è partita da mio padre, che ha avuto l’intuizione di utilizzare il tondino per il traliccio dei tetti. Lì la leggerezza è un grosso vantaggio, dato che il tetto è sempre la parte più alta dell’edificio e ha un’inerzia che potrebbe creare problemi alla stabilità di tutto l’immobile. Se si riesce ad avere leggerezza, però, i problemi si riducono». In questi 44 anni di produzione, quali sono i cambiamenti più rilevanti che questo prodotto ha subìto, sia per quanto riguarda le fasi della produzione che per quello che riguarda il prodotto finale? «All’inizio c’era la necessità di adattarsi ai sistemi tradizionali di copertura e alle forme dei cornicioni. Oggi tuttavia i parametri sono cambiati. Si usa impermeabilizzare i tetti al di sotto del manto di copertura e anche il nostro prodotto si è dovuto adattare al nuovo sistema. Adattare e aggiornare il prodotto è stata anche un’occasione per migliorarlo. I miglioramenti sono venuti anche nel modo di produrre, grazie all’introduzione delle macchine a controllo numerico». Sotto quali aspetti adesso è più performante? «È più protetto dagli agenti atmosferici, grazie all’utilizzo di un tipo di verniciatura solubile ad acqua che dal punto di vista ecologico è ovvia-
Antonio Pescio
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Il traliccio creato con questo tondino è un profilo economico, però con caratteristiche statiche degne di un profilo più nobile
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mente migliore. Ci siamo adeguati anche ai sistemi antisismici, nonostante sia già un prodotto antisismico proprio per la sua leggerezza. Inoltre c’è stato uno sviluppo e un perfezionamento dell’autoportanza della struttura. Sotto la spinta delle richieste di mercato, l’evoluzione ha avuto per effetto un ampliamento di gamma dei profili di traliccio: oggi sono disponibili tralicci che vanno da 8 a 60 cm di altezza, con vari diametri di tondo. Una novità assoluta è rappresentata da un sistema di solaio realizzato con le nostre travi: un’unione fra traliccio e pannello di lamiera». Il mercato dell’edilizia probabilmente è stato uno dei più colpiti durante il periodo di crisi economica. Come lo avete affrontato? «Due anni fa abbiamo avuto un leggero calo, mentre quest’anno abbiamo già superato il movimento dell’anno scorso. Questo è anche dovuto al fatto che abbiamo affiancato alla produzione del traliccio, la lavorazione del tondino per il cemento armato. Abbiamo ottenuto l’omologazione come centro di sagomatura presso il ministero dei Lavori pubblici oltre che la nuova omologazione in base al contratto di produzione come richiesto dalla normativa (decreto legislativo 14/01/08). Abbiamo installato un macchinario a controllo
numerico e razionalizzato gli impianti di produzione. Questi investimenti hanno determinato un incremento di fatturato». Qual è l’attuale situazione del mercato e le vostre prospettive future? «Nonostante la crisi, possiamo dire che ci sono buone prospettive. Oltretutto, nella nostra zona la crisi è stata avvertita un po’ meno, vuoi perché da noi, nel nostro settore, c’è una minore competizione e quindi più lavoro, vuoi perché in Liguria il mattone ha ancora interessamento, siamo molto radicati nel nostro mercato locale. Abbiamo comunque in programma di partecipare alle prossime fiere di Bologna e Milano, per aumentare la nostra presenza e la nostra visibilità su tutto il mercato nazionale, nonostante per il 2012 si abbia già l’affidamento di diversi lavori, almeno per il primo periodo dell’anno». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 121
Il valore della protezione catodica In diversi ambiti le strutture metalliche, se non adeguatamente protette, sono esposte al rischio di corrosione. La protezione catodica permette di scongiurare questo pericolo. Bruno ed Enzo Polipodio spiegano in che modo Lucrezia Gennari
alvaguardare dalla corrosione le strutture metalliche esposte a un ambiente elettrolitico che può essere aggressivo nei confronti del metallo stesso. È questa la funzione della protezione catodica, realizzata di norma mediante anodi sacrificali di zinco. Dal momento che l’ambiente elettrolitico in questione può essere acqua marina, acqua dolce, un terreno, una particolare sostanza chimica, o anche il calcestruzzo, è evidente l’ampio spettro di applicazioni che trova questa tecnica: dall’industriale al navale, dalla nautica all’offshore. Da oltre 50 anni in questo ambito è leader internazionale l’azienda E. Polipodio di Genova. Un’impresa fondata nel 1953 da Enrico Polipodio, che ha visto il passaggio di tre generazioni e si è affermata sul mercato, grazie alla capacità di coniugare il progresso tecnologico con il rispetto
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Nelle immagini, momenti di produzione degli anodi sacrificali per la protezione catodica www.polipodio.com
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della qualità, ponendosi come un vero e proprio punto di riferimento, a livello internazionale, per chi va per mare, dal fuoribordo alla super petroliera. «Il nostro mercato è per il 50% italiano e per il restante 50% diviso tra Europa e Nord Africa– afferma Enzo Polipodio, attuale titolare insieme al fratello Bruno –. Siamo l’unica realtà al mondo a essere presente in tutti i settori della protezione catodica, dal diporto all’offshore, per arrivare alla protezione di condutture sotterranee, sia attraverso anodi sacrificali che con sistemi a corrente impressa, vale a dire una contro-corrente che neutralizza gli effetti della corrosione galvanica». L’esperienza accumulata dalla E. Polipodio nel settore navale, petrolifero e industriale nel campo della protezione catodica, in particolare nel monitoraggio e nel controllo dei fenomeni ad essa collegati, ha permesso alla società di trasfe-
Bruno ed Enzo Polipodio
rire parti di know-how specifici al settore della nautica, dai mega yacht in acciaio o in alluminio ai lussuosi yacht in vetroresina, fornendo impianti ad hoc in base a ogni esigenza, ma anche garantendo assistenza tecnica e parti di ricambio per impianti già esistenti. Non solo. «Il bagaglio d’esperienza acquisito in ambito navale – afferma Enzo Polipodio -, oltre a diventare un pilastro fondamentale nell’assistenza tecnica fornita alla clientela, ci ha permesso di sviluppare Fonpmatic, un sistema automatico di protezione catodica a corrente impressa, alternativo ai tradizionali impianti ad anodi galvanici, ugualmente efficiente e collaudato negli oltre 20 anni passati dall’installazione del primo impianto da noi prodotto». Anche nel campo della protezione catodica per gasdotti, oleodotti, acquedotti e piattaforme offshore la E. Polipodio ha sviluppato una serie di sistemi e applicazioni per la realizzazione di impianti di protezione catodica, nonché nell’ambito industriale. «Raffinerie, lavorazioni chimiche, impianti di trattamento delle acque e altri complessi industriali hanno tubature sopra e sottoterra, coolers, boilers, tanks che devono essere protette dalla minaccia della corrosione galvanica ed elettrolitica . Pittura, rivestimento e speciali materiali possono offrire qualche difesa ma un sistema di protezione catodica deve essere usato impiegando anodi sacrificali, corrente impressa o una combinazione dei due. In questo
ambito offriamo consulenze su progetti dove la corrosione è considerata all'inizio del progetto e mettiamo a disposizione una vasta gamma di prodotti a protezione catodica per uso industriale». E. Polipodio è anche sinonimo di made in Italy: il 100% della produzione aziendale proviene dallo stabilimento situato nell’area delle riparazioni navali del Porto di Genova, dove attraverso le più moderne tecnologie vengono prodotti anodi in zinco, alluminio e magnesio e dove vengono studiati, progettati e realizzati impianti altamente sofisticati per la protezione catodica di piattaforme o di condutture. Severe procedure di controllo in ogni fase della produzione garantiscono inoltre un elevatissimo standard qualitativo, testimoniato dalle certificazioni Iso 9001 e Iso 14001. Una qualità non solo di prodotto, ma anche di servizio, che rappresenta la forza dell’azienda, anche in periodi di crisi. «In un momento di incertezze a livello globale,– conclude Bruno Polipodio – , continuiamo a puntare sulla flessibilità, sul servizio e la disponibilità dei tecnici 24 ore su 24. Grazie alla vasta clientela in Italia ed extra europea, nonché all’ampia gamma di prodotti offerti che abbracciano differenti campi, nautica, navale, petrolifero e industriale, siamo riusciti a evitare la cassa integrazione e, nonostante le evidenti difficoltà di ogni mercato, siamo comunque pronti a scommettere e a investire sul nostro settore, sperando per il futuro in quelle risposte chiare e quei tempi certi che al momento sono venuti a mancare». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 123
Verso l’internazionalizzazione Passare da una dimensione regionale al mercato internazionale. Il trampolino di lancio è l’investimento in risorse umane e tecnologia. L’esperienza di Giocondo Corsi Valerio Germanico
evoluzione pilotata da Giocondo Corsi ha trasformato un’azienda artigiana, che aveva come punto di riferimento il mercato locale, nel partner di gruppi internazionali dell’energia, dell’industriale, del petrolchimico, dell’offshore, del navale e del militare. Si tratta di Carpenteria Corsi. Il fondatore e titolare Giocondo Corsi spiega come una gestione capace di orientarsi sia all’esterno – guardando con attenzione alle opportunità del mercato –, come pure al proprio interno – migliorando qualità e produttività – ha consentito uno sviluppo rapido della società. «Oggi la maggior parte della produzione è rivolta al mercato europeo ed extraeuropeo. Fra i nostri partner ci sono, per il settore navale e industriale: Fincantieri, Nuovi Cantieri Apuania, Ferrovie dello Stato, Rosetti; per il settore energetico: Chevron, Exxon, Valero, Total, Ge Oil & Gas, Siemens ed anche primarie Società di In-
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La Carpenteria Corsi Srl, si trova a Castelnuovo Magra (SP) www.carpenteriacorsi.com
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gegneria e processo, quali UOP, KBR, Foster Wheeler, Jacobs, Saipem ed altre. È stato possibile fare il salto dal locale al globale per mezzo della grande esperienza accumulata nella costruzione di manufatti di caldareria e carpenteria tecnologicamente avanzati di livello mediopesante. Grazie a questa specializzazione siamo diventati un importante fornitore per le aziende che necessitano di recipienti a pressione, in generale, di reattori e scambiatori di calore». I materiali base lavorati dalla Carpenteria Corsi sono acciai al carbonio di tutti i tipi, basso legati al Cr Mo, per impiego criogenico al Ni, inossidabili martensitici e austenitici, titanio; acciai placcati sia per saldatura che per laminazione o esplosione, oltre a leghe ad alto contenuto di nichel, monel, cupro nichel, e non ultimi, acciai austeno-ferritici come duplex e superduplex. «Abbiamo familiarità nell’utilizzo di materiali approvati dai principali enti di qualifica come
Giocondo Corsi
Lloyd’s Register, Rina, Abs, Bv. Con questo know-how sui materiali, e con personale specializzato, siamo in grado di costruire componenti navali, blocchi di carpenteria navale, basamenti di medie e grandi dimensioni, strutture e semilavorati per uso militare e civile. Possiamo dire, insomma, di aver maturato una lunga e consolidata esperienza nella saldatura di ogni tipo di acciaio. Tutto questo, ovviamente, ha richiesto notevoli investimenti per la formazione del personale e per l’acquisizione di nuovi mezzi di produzione». Oltre ai processi di saldatura più comuni, vengono usualmente adoperate le più avanzate tecnologie di riporti inox per saldatura, a singolo e doppio strato, utilizzando procedimenti SAW ed ESW ad alta velocità. «Abbiamo dedicato particolare importanza alla diretta supervisione delle tecnologie di saldatura e alla gestione dei consumabili impiegati per garantire l’assenza di umidità che è causa decisamente non trascurabile di apporto di idrogeno nel deposito di saldatura con conseguenze tra le più negative sulla efficienza della saldatura stessa. Per questo la gestione dei consumabili di saldatura, immagazzinamento, distribuzione e uso, prevede il controllo rigoroso delle fonti di idrogeno, e obbliga all’uso di consumabili con contenuto di acqua inferiore allo 0,5%». L’azienda, grazie al know how sviluppato, è in grado non solo di costruire su disegni forniti dal cliente, ma anche di fornire progettazione propria. «Progettiamo ad esempio recipienti a pressione e interni di reattori per uso industriale e petrolchimico. Come prima attività esaminiamo con tanta attenzione la documentazione di richiesta di offerta del cliente, per passare poi, all’offerta vera e propria, con la definizione dello scopo del lavoro e con la quantificazione di prezzo e tempo di consegna. Ad ordine acquisito, passiamo all’esecuzione dettagliata di calcoli e disegni di costruzione, alla selezione dei procedimenti di saldatura, alla lista dei materiali e alla emissione dei subordini. La fase progettuale si chiude con il controllo de-
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Per specializzarci abbiamo fatto importanti investimenti in formazione del personale e implementazione di nuove attrezzature
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gli elaborati tecnici, con l’emissione di un piano di costruzione e collaudi e, all’arrivo dei materiali, ha inizio la fase di officina». La diversificazione produttiva, riferita principalmente alla componentistica navale e ai manufatti per impianti petrolchimici, compensando gli squilibri legati alla recente crisi mondiale, ha consentito all’azienda di attraversare il periodo di maggior turbolenza del mercato. «La rotta per il futuro – conclude Corsi – rimane orientata verso l’aggiornamento tecnologico, la crescita di professionalità e l’ampliamento della capacità produttiva attraverso nuovi investimenti in risorse umane e mezzi e strutture di produzione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 125
IMPRENDITORI DELL’ANNO
L’automazione punta a nuovi mercati Nuove opportunità per i costruttori di sistemi e macchine di assemblaggio. Le case produttrici si orientano verso la produzione di automobili elettriche o ibride. La tecnologia per realizzarle la comprano in Italia. La parola all’ingegner Cesare Librici Luca Cavera
ia nei paesi industrializzati sia in quelli emergenti la tendenza attuale è quella di favorire la mobilità sostenibile, per esempio attraverso la promozione delle automobili con tecnologia di trazione ibrida o elettrica. Ciò sta determinando la crescita di un interessante mercato vergine per l’automazione dei processi produttivi. «Occorre inoltre considerare – afferma l’ingegner Cesare Librici, direttore generale e amministratore delegato di Dema – che oggi l’esigenza di una produzione di alta qualità è vivamente sentita anche in Paesi che, tradizionalmente, offrivano prodotti a basso costo. Pertanto i produttori indiani e cinesi devono aumentare il livello di automazione dei loro processi produttivi per soddisfare le richieste qualitative dei mercati internazionali». In tale ottica questi Paesi rappresentano un’opportunità straordinaria per imprese come Dema, specializzata nella fornitura di automazione per la produzione di motori elettrici e di macchine automatiche di assemblaggio. L’azienda ha inoltre puntato sulla personalizzazione dei propri macchinari, potenziando l’attività di ricerca e sviluppo. Che cosa significa saper realizzare progetti specifici per ogni singolo partner? «Le macchine che vendiamo sono realizzate in funzione di specifiche richieste, e ciò significa in primo luogo saper effettuare un’accurata analisi delle effettive esigenze produttive del committente. Oltre a ciò saper ideare, per poi svilup-
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pare, una soluzione tecnica con un approccio “meccatronico”, grazie al quale vengono affrontati simultaneamente gli aspetti meccanici, quelli elettronici e quelli informatici. Per fare tutto ciò, ovviamente, bisogna avere al proprio interno delle competenze altamente specializzate». In questo processo, passando dal progetto alla realizzazione, che peso ha la tecnologia che avete a disposizione? «Bisogna tenere presente che le capacità di progettazione, costruzione e assemblaggio delle nostre macchine non sono sufficienti da sole a ga-
Sopra, l’ingegner Cesare Librici, direttore generale e amministratore delegato di Dema Srl, Varazze (SV) www.demasassi.it
Cesare Librici
Export di Tecnologia
mln EURO
Il fatturato annuo realizzato da Dema Srl producendo macchine speciali per l’automazione
rantire la qualità e l’efficacia dell’automazione. Un ruolo importantissimo riveste la capacità di effettuare una rigorosa messa a punto dei macchinari. Una messa a punto inadeguata può vanificare tutte le fasi di lavorazione precedenti. Infine, va garantita un’efficace assistenza postvendita, che permetta di massimizzare la remunerazione dell’investimento, mantenendo elevate le prestazioni e la produttività». Da quali settori attualmente ricevete maggiori richieste di collaborazione? «Noi produciamo robot industriali, ovvero isole o linee compatte che eseguono numerose lavorazioni in modo automatico, talvolta integrando anche ciò che comunemente viene inteso come un robot, ovvero un braccio antropomorfo programmabile. Questo ci permette di essere presenti in numeri settori. Per esempio, in questo momento l’industria automobilistica sta dando grande impulso alle automobili elettriche e ibride. E già oggi i motori elettrici di alcune delle vetture presenti sul mercato sono realizzati con macchine Dema». C’è fra questi un tipo di macchina che vi contraddistingue in modo particolare? «Fiore all’occhiello delle nostre realizzazioni sono le macchine dedicate alla saldatura. Si tratta di macchinari di produzione che consentono di realizzare, con un altissimo grado di precisione e di flessibilità, l’assemblaggio e la saldatura di pezzi complessi. Le nostre macchine effettuano saldature automatizzate con le più diffuse tecnologie, come Plasma, Microplasma,
Nata come Sassi Srl negli anni Cinquanta, nel 2003 la società viene rilevata dall’ingegner Cesare Librici, che ha saputo interpretare con successo le esigenze del settore focalizzando l’operatività di Dema, conosciuta anche come Demasassi, sulla produzione di macchine speciali. L’azienda ha sviluppato nella sua storia un prezioso bagaglio di know how, competenze e brevetti che ha permesso la realizzazione di oltre 900 macchine, di cui almeno la metà sono ancora produttive nei tre continenti in cui la società esporta: Europa, America e Asia. La specializzazione nella realizzazione di sistemi produttivi per i settori automotive, elettrodomestici ed elettroutensili permette a Dema di operare in un mercato nel quale deve confrontarsi con pochi concorrenti.
Laser, Tig e Mig/Mag. La saldatura laser si sta velocemente diffondendo in ogni campo industriale e l’eccellenza delle nostre applicazioni ci posiziona fra i più importanti player in questo ambito». Quali strategie di marketing adottate per promuovere il vostro prodotto? «In realtà, il passaparola, anche in un settore tecnologico e internazionale come il nostro, è la migliore promozione per la nostra azienda. In genere, i clienti – fra i quali abbiamo marchi come Bosch, Siemens, Valeo, Black & Decker, Denso, Vorwerk e Braun – vengono da noi con il progetto dell’oggetto da produrre in fase di ultimazione, per definire insieme con noi il processo produttivo e quindi i macchinari necessari. Le nostre competenze ed esperienze sono tali da permetterci di sviluppare rapidamente e proporre al cliente una soluzione efficace». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 127
IMPRENDITORI DELL’ANNO
Perché i consumatori di olio preferiscono il vetro etro, alluminio o metalli vari? Questo è il dilemma che ossessiona ormai da anni chi lavora con certi tipi di alimenti e in particolar modo con l’olio d’oliva e si trova a dover riporre questa preziosa risorsa naturale in un contenitore capace di mantenere inalterate tutte le sue qualità. Alcune recenti ricerche asseriscono che, sul mercato odierno, il vetro ha perso il primato di materiale più adatto a ospitare l’olio, e che al suo posto molti preferiscono l’alluminio. In realtà nel settore non ci sono segnali di cedimento né numerici né di produttività capaci di farci pensare una cosa simile, e a confermare questa situazione troviamo l’attività sempre fiorente della società Strescino, che nata a Imperia, capitale dell’olio di oliva, si propone come rivenditore e grossista di contenitori in vetro per alimenti. «Chi cerca un contenitore di qualità, quindi ideale per mantenere condizioni igieniche ottimali – commenta Pasquale Strescino, titolare dell’azienda – preferisce il vetro, perché essendo un materiale trasparente permette di vedere cosa contiene, e di che colore è e quale consistenza ha il prodotto imbottigliato. Non trascurabile, inoltre, il fatto che il vetro sia pulito, igienico e completamente riciclabile, caratteristiche che lo rendono ecocompatibile al 100 per cento e il miglior materiale per olio presente sul mercato». All’inizio dell’attività, la Strescino si occupava di damigiane. Come è avvenuto il passaggio alla vendita di bottiglie e vasetti? «Quando l’azienda è stata fondata, nel 1921,
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È la naturale evoluzione del settore del packaging a indicare quali siano la forma e il materiale migliore per contenere alimenti. Ne parla Pasquale Strescino Emanuela Caruso
l’attività prevedeva il rivestimento in vimini delle damigiane e la loro vendita nei vari mercati, dove venivano trasportate con cavalli e carri. A partire dagli anni 40, però, il mercato delle damigiane in vetro ha iniziato a indebolirsi e a far spazio ad altri tipi di contenitori che presentavano caratteristiche di comodità maggiori per gli utenti e che si dimostravano in grado di ospitare al proprio interno altri alimenti oltre all’olio e alle olive. L’abbandono totale della damigiana è avvenuto nei primi anni 80, quando la nostra società è stata travolta dall’intuizione che l’uso del vasetto in vetro avrebbe potuto avere la
In basso, il Cavaliere Pasquale Strescino, titolare dell’omonima azienda di Imperia strescino@strescinosrl.it
Pasquale Strescino
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Pulito, igienico e completamente riciclabile. Il vetro, ecocompatibile al 100 per cento, è il miglior materiale per olio presente sul mercato
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stessa crescita che stava vivendo la bottiglia e che questi due prodotti avrebbero sicuramente soppiantato l’utilizzo delle damigiane. In questo modo siamo passati alla rivendita di bottiglie e vasetti per le aziende alimentari, legate soprattutto alla dieta Mediterranea». Quali sono i vantaggi di essere presenti sul territorio da quasi cento anni? «L’essere presenti sul territorio come impresa da così tanto tempo ha agevolato in particolar modo la rete commerciale di clienti che siamo riusciti a tessere intorno alla Strescino. Essendoci appoggiati, all’inizio dell’attività, alle aziende che trattavano i prodotti legati all’oliva, dall’olio al pesto, siamo cresciuti insieme a esse, sia direttamente che indirettamente. E questo avere a che fare con tutti i nostri clienti in modo costante, duraturo e produttivo, ci ha permesso di creare dei rapporti di estrema fiducia e collaborazione, che a oggi ci garantiscono un bacino d’utenza resistente a qualsiasi cambiamento del mercato». Chi sono i vostri fornitori più importanti e da dove provengono i vostri contenitori in vetro?
«I nostri fornitori spaziano da piccole e grandi aziende fino alle multinazionali. Tutte, però, sono vetrerie che oltre a offrire un ottimo rapporto qualità-prezzo insistono molto sulla nazionalità del proprio prodotto. Il “made in Italy” riguarda al 90 per cento anche il prodotto finito, cioè contenitore più contenuto, che spesso è rappresentato dagli alimenti tipici della dieta Mediterranea». Che cosa si aspettano i consumatori, oggi, da una bottiglia o da un vasetto? «Il consumatore odierno guarda molto alla forma e all’aspetto dei contenitori in vetro. Il design però varia a seconda delle esigenze di mercato, quindi se un nostro cliente, per scelta aziendale, lavora solo con la grande distribuzione, sa benissimo che i consumatori vogliono bottiglie e vasetti standard, dal design classico. Nel caso in cui, invece, ci si riferisca a un mercato più di nicchia, allora si ricercano forme particolari e packaging ricercati. È sempre il contatto diretto con i nostri clienti e di conseguenza con i consumatori dei loro mercati a farci capire verso quali nuovi prodotti orientarci e a chi proporli per raggiungere vendite ottimali». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 131
Più sicurezza nelle comunicazioni aziendali La posta elettronica tradizionale non offre tutti i requisiti necessari per la protezione delle informazioni aziendali. Primeur propone una soluzione più sicura Luca Cavera
rimeur è una software house, multinazionale italiana, che porta nelle aziende i sistemi e le tecnologie digitali più innovative per migliorare la sicurezza dei processi produttivi e la competitività. Stefano Musso, manager della società, spiega quali sono le problematiche informatiche e le richieste più comuni che vengono dalle aziende oggi: «Migliorare lo scambio dei dati in movimento e statici e garantirne la protezione da minacce esterne. A queste richieste rispondiamo con i nostri prodotti middleware e le soluzioni di Governance End to End dei flussi, di Managed File Transfer (Mft), di sicurezza End to End e tecnologie di controllo e
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tracciabilità dei file. I nostri software sono implementabili in diversi sistemi informatici e specializzati nella gestione del ciclo di vita dei dati aziendali, statici e in movimento, sia all’interno dell’organizzazione sia verso l’esterno». Uno dei servizi più utilizzati nelle imprese per scambiare informazioni è certamente la posta elettronica. Come si sta evolvendo questo strumento? «Poiché il nostro core business è rappresentato dalle soluzioni per il trasferimento e la gestione dei dati aziendali in sicurezza, seguiamo con particolare interesse le problematiche legate alla posta elettronica. Questo è infatti uno degli strumenti principali utilizzati dalle aziende per la movimentazione di file, spesso contenenti dati sensibili e di alto valore. Tuttavia la posta elettronica ha rivelato nel tempo evidenti limitazioni che influiscono sulla sicurezza dei dati,
Stefano Musso
L’email più sicura Spazio e-M.A.I.L è la soluzione progettata per risolvere i limiti di sicurezza dei servizi di posta elettronica standard. Questo nuovo servizio rende l’email tradizionale equivalente a uno strumento di Managed File Transfer (Mft) di classe Enterprise. Con Spazio e-M.A.I.L è possibile trasferire dati critici – come brevetti, informazioni legali, buste paga –, inviarli a qualsiasi interlocutore e integrarli all’interno di processi aziendali già definiti. La soluzione, sviluppata da Primeur, offre importanti benefici per la sicurezza dei file scambiati e per la produttività aziendale. Fra questi la possibilità di spedire grandi allegati senza limitazioni, arricchire gli scambi di file con robuste caratteristiche di sicurezza, identificare e autorizzare il destinatario tramite l’auditing di tutto il flusso: chi ha inviato, chi ha ricevuto e quando.
la loro gestione e l’efficienza operativa». Quali sono i limiti maggiori e quali le vostre proposte risolutive? «Nei servizi di posta elettronica standard non vengono garantite le funzionalità di sicurezza di classe Enterprise, come, per esempio, il tracciamento, l’autenticazione e l’autorizzazione – tutti strumenti fondamentali per salvaguardare i dati. Inoltre, i dati scambiati tramite posta elettronica non sono automaticamente integrabili all’interno dei processi aziendali strutturati, né dal punto di vista informatico né tantomeno da quello delle policy di sicurezza. Ciò rappresenta un grande limite per l’agilità del business, obbligando a interventi manuali, con conseguente mancanza di sicurezza, interruzione dei processi e riduzione della produttività. La soluzione che noi proponiamo per rimediare a questi limiti è Spazio e-M.A.I.L». Può riassumere il percorso che porta dall’individuazione di un problema allo sviluppo di una soluzione dedicata e quindi di un nuovo servizio? «Durante i nostri vent’anni di esperienza abbiamo sviluppato soluzioni perfettamente integrabili a molteplici piattaforme e protocolli di comunicazione. La nostra mission è quella di essere il partner di riferimento per i nostri clienti
nell'implementazione di soluzioni su misura, che possono essere integrate con le infrastrutture esistenti, per soddisfare al meglio le loro sfide di business e proteggere gli investimenti fatti. Il nostro punto di forza è da sempre il rapporto di collaborazione tra la rete di tecnici, in grado di comprendere appieno le esigenze dei singoli clienti, e i nostri laboratori specializzati, ai quali vengono indirizzati i feedback e i requisiti sui quali programmare le soluzioni più adatte. Per puntare all’innovazione, naturalmente, è basilare anche l’investimento. Primeur ogni anno investe oltre il 25% del fatturato in ricerca e sviluppo, fondi destinati ai nostri laboratori, che hanno sede sia in Italia che all’estero». Qual è la vostra strategia di approccio ai mercati esteri e in quali siete presenti? «La maggior parte delle volte in cui abbiamo individuato un Paese verso il quale espanderci, abbiamo fondato delle società in loco, in modo da riuscire a comprendere appieno le esigenze particolari di quello specifico mercato. In questo modo siamo riusciti a porre le nostre sedi e i nostri distributori in tutta Europa, Stati Uniti, Sud America e Asia Pacifica, per un portfolio complessivo di oltre 500 clienti in tutto il mondo – fra questi anche grandi aziende di vari settori produttivi».
In apertura, in basso, Stefano Musso, manager di Primeur Srl, Genova www.primeur.com
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DISTRIBUZIONE EDITORIALE
Dagli autori ai lettori La strada che porta i libri dalle mani dei loro autori alle librerie e ai lettori. Thomas Baccanella spiega il funzionamento del settore della distribuzione editoriale per la manualistica professionale e universitaria Salvatore Cavera
Thomas Baccanella, titolare di DLB Srl, Genova dlbgenova@yahoo.it
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e stagioni passano, il sapere resta. La spesa che si affronta acquistando un libro è sempre minima rispetto all’arricchimento del patrimonio culturale. Un avvocato, un architetto o un medico devono costantemente tenersi aggiornati sulle novità normative o sulle ultime soluzioni tecniche o metodologiche. Coloro che aspirano a diventare avvocati, architetti o medici, per raggiungere questo traguardo, devono studiare. Come funziona il sistema editoriale che porta i libri dalle mani degli autori a quelle dei lettori? Ne parliamo con Thomas Baccanella, titolare di DLB, società di distribuzione e promozione di editoria specializzata nei settori universitario, giuridicofiscale, codicistica, manualistica, concorsistica, testi universitari, medicina e informatica. Quali sono le caratteristiche del settore della distribuzione editoriale e libraria nello specifico? «La filiera del libro, per la parte che riguarda il nostro lavoro, inizia con la pubblicazione. Una volta che l’editore ha pubblicato un libro, deve affidarsi a dei distributori, che si occupano della promozione e della distribuzione vera e propria nelle librerie. Naturalmente il nostro ruolo inizia qualche mese prima dell’uscita del volume, quando l’editore ci informa dei prossimi titoli e i nostri agenti iniziano a promuovere nelle librerie il prodotto, raccogliendo le prenotazioni. Una volta che l’editore ci consegna i volumi, questi entro 24 ore raggiungo gli scaffali e sono pronti alla vendita». Che struttura aziendale vi permette di gestire questi processi? «Il numero di volumi che passano attraverso il nostro canale distributivo, fra merce venduta, resi e dati in conto deposito si aggira intorno ai 300.000 all’anno. Tale cifra si mantiene sostanzialmente costante nel tempo, grazie al fatto che con tutte le case editrici con le quali collaboriamo abbiamo contratti in esclusiva. Questo ci per-
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Thomas Baccanella
mette di lavorare in completa autonomia e di non subire la concorrenza di altre realtà. Nonostante tale mole di lavoro, riusciamo a gestire il tutto con una struttura abbastanza snella, composta, oltre che da me, che mi occupo della parte amministrativa e dei rapporti con i fornitori, di due agenti, due magazzinieri e un contabile. I nostri agenti visitano con cadenza settimanale e quindicinale le librerie, occupandosi della presentazione delle novità, consigliando metodi e strategie per poter soddisfare al meglio le necessità del libraio e del cliente». Chi sono i principali editori con i quali collaborate? «Siamo partner di tutte le più importanti case editrici professionali e universitarie presenti sul mercato, come, per esempio, il Gruppo Editoriale Simone, per l’editoria giuridicoprofessionale, universitaria e per concorsi; Ipsoa, editore d’eccellenza nel settore fiscale e giuridico; Tribuna, leader nella codicistica per professionisti; Giappichelli, per i settori universitari giuridico ed economico; Elsevier Masson, settore medico. Dei, Epc e Dario Flaccovio sono i tre editori più apprezzati nell’editoria tecnica per ingegneri e architetti e dal primo settembre è iniziata la collaborazione con il Gruppo Sole 24 Ore. Inoltre, benché la nostra società sia presente in questo settore solo dal 2008, siamo in breve tempo riusciti a includere nella lista della nostra clientela la quasi totalità delle librerie nella nostra regione, grazie anche alla tipologia e al prestigio degli editori distribuiti». La crisi economica ha influito sul mercato dell’editoria o la cultura è “al riparo” dagli andamenti finanziari? «La crisi si sente nel settore editoriale dedicato ai professionisti. Questi hanno avuto difficoltà a incassare dai loro clienti e di conseguenza hanno speso meno per aggiornarsi. Tuttavia non c’è stato un tracollo del settore. I testi normativi, per esempio, devono essere acquistati indipenden-
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Il numero di volumi che passano attraverso il nostro canale distributivo, fra merce venduta, resi e dati in conto deposito si aggira intorno ai 300.000 all’anno
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temente dalla crisi economica, perché ne va della loro professione e della loro carriera. Inoltre, essendoci noi specializzati, oltre che nel professionale, nella formazione universitaria, abbiamo risentito meno della congiuntura». Che ruolo ha l’informatica nel vostro lavoro? «L’informatizzazione contribuisce a snellire la logistica. Per esempio, grazie a un programma gestionale connesso al nostro server centrale, possiamo essere in contatto con le librerie e avere un quadro costante della merce in conto vendita. Questo ci permette di monitorare il livello delle forniture, la richiesta e il ritmo delle vendite e intervenire, eventualmente, con l’invio di nuovi volumi prima che quelli disponibili al librario siano esauriti. L’informatica facilita anche il lavoro dei nostri agenti, che, dotati di computer portatile e di lettore ottico possono effettuare gli ordini in tempo reale anche in remoto». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 139
PRODOTTI ALIMENTARI
Si espande il mercato del tonno Il tonno in scatola è il pesce conservato più consumato al mondo, buono da solo e ingrediente saporito per moltissime ricette. I segreti alla base della sua lavorazione e le ultime novità del mercato spiegate da Igino Mazzola Guido Puopolo
no degli alimenti più consumati dalle famiglie italiane, il tonno in scatola, è un prodotto pratico, economicamente accessibile e dotato di importanti qualità nutrizionali, essendo ricco di proteine e fosforo. La Mazzola Spa, nata nel 1918, ha sviluppato il marchio Maruzzella dal 1958 e lavora per portare sulle nostre tavole il pesce migliore, come sottolinea il presidente, Igino Mazzola: «Pur essendo consumato maggiormente durante l’estate, il tonno è un alimento adatto a tutte le stagioni, e per questo è molto apprezzato dai consumatori». La Mazzola Spa produce direttamente tonno e filetti di merluzzo in
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scatola, mentre commercializza una vasta gamma di altri prodotti ittici, tra cui ad esempio, sardine, vongole e acciughe. «L’aspetto più importante nel nostro lavoro – afferma il presidente -riguarda sicuramente la scelta delle materie prime, che acquistiamo solo dopo un’attenta selezione, operando sempre nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale e della tutela dell’ecosistema marino. Origine del pesce, dimensioni, specie sono i fattori oggetto della nostra valutazione, sulla base dei quali siamo in grado di scegliere sempre il meglio. Solo le parti di tonno qualitativamente migliori, infatti, vengono lavorate e inscatolate, con l’obiettivo di garantire al consumatore finale un prodotto di prima scelta». Mazzola, nel corso della sua storia, ha introdotto importanti novità anche da un punto di vista del packaging, a testimonianza di una spiccata vocazione all’innovazione. E ancora oggi, fondamentale è l’investimento in ricerca e sviluppo. «Negli anni Settanta la nostra società fu la prima ad adottare la scatola in alluminio con interno smaltato bianco – afferma Igino
Igino Mazzola
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Attualmente le nostre attività di ricerca sono orientate prevalentemente all’ampliamento della gamma dei prodotti
Mazzola -. Attualmente le nostre attività di ricerca sono orientate prevalentemente all’ampliamento della gamma di prodotti offerti. Stiamo infatti studiando nuove ricette a base di tonno e verdure, per offrire al consumatore un piatto fresco, completo e subito pronto da gustare. Per quel che riguarda l’inscatolamento, invece, abbiamo iniziato a commercializzare tonno in vasi di vetro, una soluzione molto gradita per un pubblico sempre più esigente, che ha così la possibilità di vedere e controllare quello che acquista». Recentemente Mazzola ha trasferito la produzione del tonno in Spagna, primo produttore europeo in questo settore, per poter continuare a offrire un prodotto qualitativamente elevato a un prezzo competitivo, in un mercato sempre più globalizzato come quello attuale. La stessa scelta è stata fatta per la lavorazione del merluzzo, che attualmente viene realizzata in Francia. «Da alcuni anni a questa parte siamo sottoposti a una concorrenza serrata da parte dei paesi emergenti, che producono a costi bassissimi e che esportano
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in Italia i loro prodotti, senza essere soggetti ad alcun dazio». Conquistare nuovi mercati, nel settore ittico, è un’impresa molto difficile: in paesi come Asia e America sono numerosi i produttori locali in grado di soddisfare autonomamente la domanda interna, così anche le grandi aziende come Mazzola concentrano la quota maggiore del proprio mercato in Italia. «Senza dubbio il nostro paese rappresenta ancora il centro dell’attività, mentre le esportazioni, dirette prevalentemente verso Belgio, Germania ed Europa dell’Est, costituiscono circa il quindici per cento del nostro fatturato». Alla difficoltà di aprirsi a nuovi mercati, si aggiunge la crisi economica, che non ha risparmiato il comparto alimentare. «La crisi, non ancora del tutto superata, ci ha confermato una volta per tutte che, all’interno di un’azienda, è indispensabile riuscire a bilanciare la capitalizzazione dell’impresa con le necessità finanziarie per lo svolgimento dell’attività». Malgrado questa situazione di difficoltà generale, però, la Mazzola è riuscita a mantenere stabile la quota di mercato, grazie a una politica imprenditoriale accorta e all’introduzione di nuove linee di prodotto che hanno riscosso subito un notevole successo. «L’ultimo anno – conclude Igino Mazzola - ha fatto registrare risultati globalmente molto positivi, che pensiamo di poter confermare e addirittura migliorare nel prossimo futuro».
In alto, alcuni prodotti della Mazzola Spa. Nelle altre immagini, momenti di lavoro all’interno dell’azienda www.maruzzellait.it
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INFRASTRUTTURE
Grandi opere, nove miliardi dal Cipe ma serve meno burocrazia In estate sono stati sbloccati i fondi per il Piano Sud, la Torino-Lione e il Tem. Ma il ministro Matteoli guarda avanti: «A breve un provvedimento legislativo per snellire ulteriormente le procedure di realizzazione. Le risorse per le opere? Necessario coinvolgere i privati» Leonardo Rossi ono le infrastrutture la chiave di volta per la ripresa dell’economia italiana? Sempre da più parti si sostiene che la ricetta per il futuro del Paese debba includere un rilancio e una ripartenza dei lavori pubblici, che comprenda anche incentivi fiscali e uno snellimento delle procedure burocratiche, ovvero i cosiddetti interventi a costo zero. Difficile, d’altra parte, fare di più in questo momento, con le difficoltà di bilancio e i tagli che vincolano anche lo stesso mi-
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Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli
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nistero delle Infrastrutture: secondo Ance, infatti, le risorse totali stanziate dallo Stato per opere pubbliche sono scese nell’ultimo triennio da 19,1 a 12,6 miliardi di euro, un calo del 34% in valori reali. Notizie positive sono arrivate, però, a inizio agosto, quando il Cipe, riunito a Palazzo Chigi sotto la presidenza del premier Berlusconi, ha sbloccato una serie di lavori, tra cui quelli previsti all’interno del Piano per il Sud: si tratta di numerose opere immediatamente cantierabili che interessano Molise (per circa 576 milioni di euro), Campania (oltre 1,7 miliardi), Puglia (1,1 miliardi), Basilicata (oltre 500 milioni), oltre a Calabria, Sardegna e Sicilia per circa 1 miliardo ciascuna. Tra le opere figurano la linea ferroviaria veloce Napoli-Bari, la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, gli assi stradali Olbia-Sassari, Olbia-Cagliari e Termoli-San Vittore, il completa-
mento di circa 383 km dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e la linea ferrata Palermo-Catania. Oltre a questi, è stato approvato anche il progetto preliminare della Tav Torino-Lione, insieme ai progetti definitivi della tangenziale esterna di Milano (Tem), del collegamento ferroviario Orte-Falconara con la linea adriatica (primo lotto) e dell’adeguamento della strada statale calabrese 534 come raccordo autostradale. «Si tratta – ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli – di opere per circa 9 miliardi di euro complessivi, di cui oltre 7 miliardi a valere sui fondi Fas che finanziano il Piano per il Sud. Le restanti risorse sono in buona parte fondi privati, come nel caso della Tem (1,6 miliardi), e fondi Pon o previsti dalla Legge obiettivo. Questi interventi daranno certamente un forte impulso allo sviluppo, alla crescita del Pil e quindi dell’occupazione, a ri-
Altero Matteoli
prova che il governo sta operando con determinazione per fronteggiare la peggiore congiuntura economico-finanziaria internazionale del Dopoguerra». Inoltre, secondo il ministro, con l’approvazione del progetto preliminare della Torino-Lione «si dà ulteriore seguito agli impegni assunti con l’Ue dopo l’avvio dei lavori del tunnel esplorativo della Maddalena e il tavolo tecnico-economico con la Francia». La Tem invece, «rende possibile la continuità dell’autostrada Brebemi con l’ingresso a Milano, garantendo all’Expo un supporto infrastrutturale di collegamento con l’hinterland del capoluogo lombardo». Nelle scorse settimane, poi, in occasione della cerimonia di inaugurazione della bretella di collegamento tra l’autostrada A1 e la statale Salaria a Monterotondo Scalo, lo stesso ministro Matteoli ha annunciato che il governo sta mettendo a punto un provvedimento per velocizzare la burocrazia, in modo da rilanciare il settore e l’intera economia. «A breve – ha riferito Matteoli – ci sarà un provvedimento per snellire ulteriormente le procedure di realizzazione delle infrastrutture: ogni volta che inaugu-
riamo le opere ci rendiamo conto che per realizzarle ci vogliono molti più anni per il passaggio delle carte che per la loro costruzione, e per questo da qualche tempo stiamo lavorando a una soluzione legislativa. Quanto alle risorse necessarie per le opere prioritarie attese da tempo, ricordo che in questa fase di crisi non è facile reperirle, ma possiamo farlo se siamo bravi a coinvolgere i privati, senza dimenticare la questione del pedaggiamento». «In questi tre anni – ha ri-
cordato ancora Matteoli – sono state approvate molte norme per velocizzare le opere, ma questo non è ancora sufficiente perché i tempi sono ancora troppo lunghi. Da settembre 2008, con l’avvio della crisi, abbiamo aperto un tavolo con i privati, Agi e Ance, che ci hanno dato la loro disponibilità a due condizioni: tempi e regole certe». E i pedaggiamenti? Matteoli ha ribadito che «il provvedimento c’è ed è in mano al ministero dell’Economia». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 149
INFRASTRUTTURE
Lo sviluppo economico regionale parte dalle infrastrutture a Liguria ha una vocazione naturale alla portualità per la sua posizione di piattaforma logistica del Nord ovest e sbocco a mare del Mediterraneo e dell’Europa. Molte sono le opere infrastrutturali in programma per migliorare le comunicazioni con il nord Italia e il resto dell’Europa. «Il settore portuale – sottolinea Raffaella Paita, assessore regionale alle infrastrutture – è tra i pochi che hanno reagito alla crisi e che, con lo sviluppo del turismo, deve avvalersi della disponibilità di infrastrutture efficienti e adeguate ai tempi. Abbiamo, quindi, un’impel-
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Per uscire dall’isolamento che fino a oggi ha caratterizzato la crescita dell’economia ligure, sono necessarie grandi opere viarie che consentano comunicazioni più agevoli con il resto dell’Europa. L’assessore Raffaella Paita illustra tutti i progetti in atto e quelli in programma Nicolò Mulas Marcello lente necessità di rinnovare, integrare e rendere più funzionale la nostra rete di collegamenti. Proprio per questo stiamo cercando di garantire l’effettiva realizzazione e il rispetto dei tempi sulle grandi opere avviate e in programma, concordando con le società appaltanti e appaltate di collocare in alcuni cantieri un display che indichi il “countdown” al termine dei lavori, il costo dell’opera e l’occupazione generata». Strade e ferrovie costituiscono sicuramente un sinonimo di sviluppo, necessario anche in questo momento di crisi. Qual è lo stato delle infrastrutture in regione? «In Liguria stanno partendo opere per un investimento complessivo di svariati miliardi di euro, che consentiranno a questa regione di uscire da un isolamento che ci caratterizza da troppi anni.
Dall’inizio del 2011 a oggi, abbiamo ottenuto importanti traguardi a cominciare dallo sblocco al Cipe del primo lotto costruttivo del terzo valico. In aprile, ad Andora, in accordo con tutti gli enti locali coinvolti, abbiamo firmato il protocollo d’intesa sul raddoppio ferroviario del ponente e pochi giorni dopo, a Roma, abbiamo concluso la sigla del progetto preliminare avanzato per la realizzazione del tunnel della Val Fontanabuona e la sottoscrizione del protocollo sulla Gronda di Ponente. A queste grandi opere si aggiunge un elenco lungo e impegnativo, sul quale siamo molto determinati. Si tratta dei progetti legati alle nuove Aurelie di Imperia e Sanremo Pian di Poma (entrambe in progettazione), Savona e La Spezia, il potenziamento della linea ferroviaria Pontremolese, la strada a mare di Cornigliano, Lungomare Canepa, San Benigno, il nodo ferroviario di Genova, la nuova
A sinistra, Raffaella Paita, assessore alle infrastrutture della Regione Liguria
Raffaella Paita
piattaforma portuale a Vado Ligure, il riempimento Calata Bettolo, la metropolitana di Genova, il riempimento Ponti Ronco e Canepa, la copertura e messa in sicurezza del Bisagno, il viadotto di Voltri, la strada Statale 28 tunnel Armo-Cantarana e variante tra Pontedassio e Imperia (progettazione)». Recentemente a Genova c’è stata una manifestazione di protesta da parte degli industriali per ribadire l’importanza della realizzazione del terzo valico. Cosa sta facendo la Regione Liguria in merito? «La definirei semmai una manifestazione di grande coesione. Ho ricordato proprio di recente, alla tavola rotonda del Forum dell’urbanistica, che quella manifestazione è
stata un chiave di volta in questa vicenda. Istituzioni, imprenditori, sindacati e categorie, lavoratori, uniti trasversalmente al di là dell’appartenenza politica, intorno all’obiettivo di sbloccare definitivamente l’iter di avvio dell’opera, hanno dimostrato uno scatto di reni nella città di Genova e in tutto il territorio ligure. La Regione Liguria è consapevole che realizzare il terzo valico significa supportare lo sviluppo della portualità e l’economia collegata a essa. Questo è quello che noi possiamo fare per l’Italia. Il terzo valico è un’opera da interpretare così: necessaria per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale a livello ligure e nazionale». Per fare partire l’opera occorre che il governo stanzi
la seconda trance di fondi. Quali sono attualmente le prospettive? «Ho recentemente incontrato i tecnici del ministero del Tesoro per fare il punto della situazione e credo ci siano elementi per essere fiduciosi. Nella legge finanziaria è effettivamente rimasto lo stanziamento da 4,9 miliardi di euro per opere a “lotto costruttivo”, dove 1,1 miliardi risultano stanziati per il secondo lotto del terzo valico. Lo stanziamento dovrebbe arrivare una volta che il Cipe avrà terminato l’approvazione formale del secondo lotto. Ovviamente noi monitoreremo la situazione nel suo evolversi. Nel frattempo, stiamo andando avanti sulla questione “smarino” che, come abbiamo già deliberato, sarà utilizzato per il riempimento della Fincantieri di Sestri Ponente. Coinvolgendo tutti gli interlocutori, definiremo i vari aspetti operativi in modo da essere pronti alla partenza dei cantieri». Ci sono già progetti definiti per il terzo valico? Dal momento dell’inizio, quanto dovrebbero durare i lavori? «Ai sensi della delibera Cipe 84/2010 i tempi per l’esecuzione dell’opera sono stati calcolati in 100 mesi più 3 di esercizio a partire dall’atto di sottoscrizione. Tuttavia, i tempi dipendono da molti fattori. Quello che è importante ora è partire. Sarebbe anche psicologicamente una svolta storica per questo territorio». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 151
TERZO VALICO
Pronti per iniziare i lavori Un’opera necessaria per lo sviluppo economico regionale e nazionale. Il terzo valico potrebbe aprire i cantieri già nei prossimi mesi. Sandro Biasotti si dichiara soddisfatto e illustra tutte le opportunità che deriveranno da questa infrastruttura Nicolò Mulas Marcello una delle infrastrutture di cui si discute da più tempo in Italia. Per circa un secolo proposte e richieste da più parti hanno caratterizzato fino a oggi la realizzazione del terzo valico Genova-Milano, un’ opera necessaria e di importanza strategica non solo per la Liguria, ma per tutta l’Italia e l’Europa. Da pochi giorni sono stati superati tutti i conflitti e, a detta di molti, tra qualche mese potrebbe aprire il primo cantiere. Un traguardo storico che però rappresenta solo il primo passo per il compimento di questa tratta ferroviaria. Se-
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condo le stime, l’opera dovrebbe vedere la luce tra otto anni: « Si tratta sicuramente di un’opera difficile e costosa – spiega l’onorevole Sandro Biasotti – e le previsioni di termine dei lavori dicono 2019, pertanto si prospettano otto anni di lavori». Per la realizzazione delll’opera il problema attualmente è costituito solo dalla mancanza dello stanziamento di fondi o ci sono altri impedimenti? «L’opera costa 6,2 miliardi di euro e il tutto è stato diviso in 6 lotti. I fondi sono stati trovati per i primi due lotti, ovvero 720 milioni per il primo e 1,1 milioni per il
Sandro Biasotti
Il terzo valico è un’opera indispensabile per fare crescere l’Italia e un grande volano per la Liguria
secondo. Questo, quindi, non è il problema, le questioni hanno riguardato il general contractor, ovvero chi deve realizzare l’opera. Problemi che si sono risolti poche settimane fa dopo fa la manifestazione che abbiamo fatto a luglio a Genova, a cui hanno partecipato industriali ma anche esponenti politici di destra e sinistra, tutti compatti per sollecitare la realizzazione dell’opera. Siamo, quindi, all’avvio dei cantieri. Non ci sono impedimenti né dal punto di vista politico né da quello finanziario. Per me è una grande soddisfazione perché quando sono stato presidente della Regione Liguria dal 2000 al 2005 abbiamo impostato quest’opera facendo approvare i progetti definitivi dalle altre Regioni e da tutti i Comuni facendoli inserire nella famosa Legge obiettivo». Esiste già, quindi, un progetto definito per l’opera?
«Sì, sotto questo punto di vista è tutto pianificato, non esiste più alcuna difformità sul tracciato. Era solo una questione di costi e di contenzioso tra chi deve realizzare l’opera e le Ferrovie dello Stato, ma fortunatamente anche questo è stato risolto». Quali possono essere le potenzialità di questa infrastruttura? «Sono enormi. Prima di tutto si tratta di una delle opere più importanti a livello europeo perché collega Genova con Rotterdam e Anversa. È un’opera che darà sollievo anche ai nostri porti perchè, nonostante ora sia in atto una forte crisi di traffici, il porto di Genova è comunque già saturo, non ha treni sufficienti per smaltire le merci verso la pianura padana e il sud Europa. Il terzo valico è, quindi, un’opera indispensabile per fare crescere l’Italia, anche perché tutte le merci che vengono dalla Cina o dal Far East hanno più facilità a
entrare nei porti italiani che non in quelli olandesi o tedeschi. E poi per la Liguria in particolare sarà un grande volano in quanto questa infrastruttura permetterà di arrivare a Milano o a Torino in un’ora con un notevole beneficio per una città in crisi come Genova». Cosa si prevede per l’immediato futuro? «A detta di tutti per l’inizio dei lavori si parla di tre o quattro mesi. Si tratta sicuramente di un’opera difficile e costosa e le previsioni dicono che la conclusione dei lavori è fissata per il 2019, pertanto si prospettano otto anni di lavori. Dopo di ciò si prevedono solo sbocchi positivi. Già per quanto riguarda i cantieri, lavoreranno circa 2.000 persone in più solo in Liguria. Poi ci sono opere di interconnessione che favoriranno la circolazione nell’hinterland genovese, quindi, ci saranno grandi benefici».
A sinistra, Sandro Biasotti, ex presidente della Regione Liguria
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TERZO VALICO
Un cambio di mentalità necessario per il bene comune Occorre ottimizzare meglio le risorse interne alla regione per poter realizzare le necessarie infrastrutture. Questo è il pensiero di Marco Castagnola, il quale spiega quali opportunità riserva il terzo valico per gli imprenditori liguri Nicolò Mulas Marcello
a realizzazione del terzo valico è una questione di cui si dibatte da tanto tempo. Recentemente anche gli imprenditori sono scesi in piazza per sollecitare le istituzioni. L’opera dovrebbe partire a breve, anche se non sono ancora stati stanziati i fondi necessari a coprire tutte le spese. «Abbiamo una grande risorsa economica che è rappresentata dal porto di Genova» spiega Marco Castagnola, presidente della Compagnia delle Opere Liguria. «Si potrebbe destinare una parte dei suoi proventi alla realizzazione delle infrastrutture». Quali sono le richieste degli imprenditori? «La manifestazione degli imprenditori è stata certamente positiva perché il problema delle infrastrutture è un punto fondamentale. Gli imprenditori chiedono di poter crescere, non è solo una questione di logistica ma anche di mentalità. Il potenziamento delle comunicazioni con To-
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rino e Milano deve basarsi su un humus culturale che deve cambiare. Mi pare che ci sia tra gli imprenditori genovesi e il resto del nord Italia un modo diverso di porsi i problemi. Occorrono maggiori contatti anche per cambiare l’approccio alla risoluzione, se accade questo si possono raggiungere obiettivi importanti. Gli scambi non devono essere solo virtuali ma anche fisici. Oggi è molto facile che i giovani vadano a cercare lavoro a Milano, quindi percorsi più brevi possono facilitare questo tipo di scambi anche con Genova. Questa infrastruttura potrebbe pertanto agevolare anche l’arrivo a Genova di un potenziale intellettuale più grande». Alcuni problemi sono superati. Cosa manca ancora? «Il dilemma è sempre quello dei fondi, si è perso molto tempo per decidere il da farsi, una parte dei fondi è stata stanziata ma non tutti. Anche da questo punto di vista è fondamentale far partire un
vero federalismo fiscale. Noi abbiamo una grande risorsa economica rappresentata dal porto e se, come si era proposto, si potesse destinare una parte di questi soldi a chi produce ricchezza per poterli investire, certamente la Liguria avrebbe risorse anche per le infrastrutture. Questo servirebbe a coprire il gap economico che manca per tutti i lavori». Questa opera potrebbe far crescere lo sviluppo in un periodo di crisi come questo. Quali opportunità potrebbero concretizzarsi per gli imprenditori del territorio? «La realizzazione di un’opera così importante potrebbe in-
Marco Castagnola
A sinistra, Marco Castagnola, presidente di Compagnia delle Opere Liguria, con il cardinale Angelo Bagnasco e Bernhard Scholz
nanzitutto giovare al settore delle costruzioni locale. Poi una volta ultimata, ne può trarre vantaggio anche il resto dell’economia. Occorre sfruttare per ora le risorse che abbiamo e pensare ai margini di miglioramento per il futuro». Il terzo valico costituirebbe anche un importante
fattore di rilancio del porto e dei collegamenti con il resto dell’Europa. Mancava, secondo lei, una logica europea che spingesse le coscienze a capire l’importanza di questa infrastruttura? «Sia per le piccole che per le grandi opere regna la logica secondo cui esse sono condi-
vise da tutti purché non si tocchino gli interessi privati. Pertanto ci sono veti incrociati, facilitati anche da normative che si prestano a ricorsi e controricorsi, chiaramente questo non giova alla realizzazione dei progetti infrastrutturali. È fondamentale, invece, capire che l’opera rappresenta un bene comune e che certi interventi servono al bene di tutti. La certezza di indennizzi concreti e nuovi alloggi potrebbero supplire ai disagi temporanei per la popolazione. Fino a che non si cambia mentalità non riusciremo a superare questi ostacoli perché prevarrà sempre l’interesse personale rispetto a quello comune, per questo penso che una logica di tipo europeo potrebbe facilitare le cose. In altri Stati tutto questo è più facile per tante ragioni. Certe battaglie si vincono anche culturalmente altrimenti in Italia nessuno sarà disposto a rinunciare al proprio interesse se non ci sono garanzie concrete». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 155
LOGISTICA
Il futuro viaggia su ferro Cristoforo Canavese, presidente dell’Autorità portuale di Savona, guarda alla nuova piattaforma di Vado e al sistema integrato di trasporto ferroviario: «Per competere con i paesi del Nord occorre collegare strettamente porti e retroporti» Riccardo Casini
el 2010 il porto di Savona ha movimentato complessivamente circa 14 milioni e mezzo di tonnellate di merci, un dato sostanzialmente in linea rispetto al 2009, ma che ha comunque risentito della flessione dei traffici dei prodotti petroliferi (-6,7%). Le novità positive vengono dal forte incremento dell’attività crocieristica (+10%) e dai passeggeri in transito, aumentati di 40mila unità (+28%) rispetto all’anno precedente. Un trend positivo che prosegue oggi, come conferma Cristoforo Canavese, presidente dell’Autorità por-
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Cristoforo Canavese, presidente dell’Autorità portuale di Savona. A destra, una vista dello scalo di Vado Ligure e un treno per container
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tuale di Savona, secondo cui «i comparti relativi al traffico passeggeri mostrano un ulteriore consolidamento nel 2011, con un incremento medio del 18%». Quali sono allora le prospettive per i prossimi mesi? «Sul fronte crocieristico, gli investimenti di Costa Crociere sulla nostra nuova stazione marittima si collocano all’interno di un meccanismo virtuoso che ha portato a un rafforzamento generale dei porti liguri in questo ambito: oggi abbiamo anche Carnival qui a Savona, a cui si aggiungono Msc e Royal Caribbean a Genova. Pure i dati riguardanti i traghetti sono positivi, abbiamo diverse richieste per consolidare alcune linee per il traffico merci, ma al momento le dimensioni del nostro porto non ce lo consentono. Nel comparto merci tradizionale invece si registra una situazione altalenante, figlia
dell’incertezza che oggi fa sì che gli operatori attendano il momento in cui è possibile acquistare le materie prime a prezzi più convenienti. Infine, sui prodotti energetici il 2011 è partito in ribasso ma nel mese di settembre si è registrata una ripresa: qui però, soprattutto sulle rinfuse, la differenza la farà il nuovo sistema integrato di trasporto ferroviario a cui stiamo lavorando». Quali opportunità può offrire invece la nuova piattaforma di Vado Ligure? «La crescita dimensionale delle navi, correlata alla diminuzione dei consumi, sta influenzando nel bene e nel male l’economia portuale: oggi crescono solamente le strutture in grado di accogliere le nuove Ulcs, e Vado sarà il primo terminale dell’alto Tirreno con questa caratteri-
Cristoforo Canavese
14,5 TONNELLATE Il traffico merci del porto di Savona nel 2010
40% FERROVIA Il volume di traffico che Apm Terminals, gestore del nuovo terminal container in costruzione a Vado Ligure, intende muovere su ferro
stica. E se Maersk consoliderà la propria presenza su Vado, potrebbe innescarsi lo stesso meccanismo competitivo che ha portato nei porti liguri i principali operatori crocieristici. Detto questo, i recenti sviluppi del mercato ci impongono un maggiore pragmatismo nel trasporto ferroviario: l’Italia e la Liguria hanno un grande vantaggio, derivante dalla loro posizione, ma i paesi del Nord rispondono con un indubbio primato a livello logistico, derivante dalla mancanza di montagne ma anche da un sistema fluviale molto sviluppato. Per contrastarli occorre mettere in piedi un sistema che colleghi strettamente porti e retroporti». A questo proposito, anche il porto di Savona è coinvolto nel progetto di “piattaforma padana” di cui si parla ulti-
mamente. A che punto sono i lavori? In generale, quali sinergie sono necessarie oggi tra porti e strutture retroportuali per potenziare la logistica nel Nord Italia? «È difficile tracciare oggi un quadro corretto della situazione. Da un lato c’è un’iniziativa molto apprezzabile del governo, e nello specifico del sottosegretario Giachino, ovvero il piano della logistica contenuto nel decreto sviluppo. Si tratta di un piano che indica chiaramente la necessità di un sistema integrato nel Nord Ovest, e che dovrà prendere forma con il varo di norme che ci aiutino a sviluppare il settore ferroviario. Dall’altro lato, si registra l’iniziativa di un gruppo di professori, capitanati da Paolo Puliafito, che stanno mettendo in contatto il sistema portuale con quello industriale, in modo che ognuno possa capire le esigenze dell’altro e vedere su quali aspetti intervenire per migliorare. È stato già presentato un documento programmatico, ma è indubbiamente un lavoro in prospettiva».
Nei giorni scorsi avete firmato in prefettura un innovativo patto di legalità per contrastare fenomeni di infiltrazioni malavitose nei lavori di realizzazione della nuova piattaforma. Qual è la sua importanza? Quali provvedimenti sono necessari invece in materia di sicurezza sul lavoro? «Il patto vincola ogni atto che verrà intrapreso a Vado a una serie di procedure volte a garantire il rispetto della legalità. Ma in questi controlli è compresa anche la verifica puntuale di chi lavora in cantiere o con i fornitori. A ciò si aggiunge l’accordo siglato in estate con Inail, con un terminalista già certificato e la volontà di arrivare alla certificazione della stessa Autorità portuale. Figlio di questo accordo è, infine, lo stanziamento di risorse per la formazione rivolta ad alcune tipologie di lavoro particolarmente delicate: una formazione “fatta in casa”, visto che i docenti saranno proprio 6 dipendenti della compagnia portuale e 6 terminalisti». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 165
LOGISTICA
La priorità è il terzo valico Roberto Gulli, segretario Uiltrasporti Liguria, si dice «scettico» sull’ipotesi di una piattaforma padana della logistica e preferisce concentrare gli sforzi sul completamento del corridoio europeo Genova-Rotterdam Riccardo Casini
ettore dei trasporti in subbuglio in queste settimane in Liguria. Tra mobilitazioni e scioperi le principali sigle sindacali hanno aderito ad alcune iniziative per convogliare l’attenzione su un comparto per il quale, come afferma Roberto Gulli della segreteria regionale Uiltrasporti Liguria, «le ricadute dell’ultima manovra economica saranno decisamente negative». «Tutta la catena logistica sarà colpita – spiega Gulli – e anche sul trasporto pubblico locale vi sono all’orizzonte scenari preoccupanti. Ciò ovviamente non andrà a incidere solo sulla qualità di vita delle persone; ritengo che si produrranno anche ricadute economiche negative per i lavoratori e pertanto sui bilanci delle famiglie. In questo particolare momento però è piuttosto difficile imputare colpe specifiche ai Comuni e alle Regioni per i servizi ai cittadini che si andranno a ridurre; di certo è necessario che gli enti locali adottino quei processi virtuosi e di taglio agli sprechi che potrebbero permettere, se ben attuati, una riduzione dei disagi». A proposito di trasporto
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pubblico, in che direzione dovrebbe muoversi oggi la Regione? «Ritengo necessario che il trasporto pubblico locale venga sostenuto e incentivato, è un fatto non solo di giustizia sociale ma anche di principi costituzionali che non possono essere disattesi. Un efficiente trasporto pubblico, ma in senso più ampio un’adeguata politica della mobilità, può costituire un adeguato volano per una ripresa, o meglio un rilancio dell’economia della logistica che il territorio ligure, dati i tre importanti porti che ospita, non può sottovalutare». Un’altra importante battaglia sindacale riguarda la sicurezza nei porti. Come è cambiata in questi anni? «Il lavoro portuale e le azioni per la salvaguardia della salute di coloro che in tale settore operano presentano un elevato grado di criticità e sono connotati da elementi di diversa natura. Oggi occorre dire che la normativa nazionale e quella internazionale, per quanto esaustive, non possono prendere in considerazione tutti i risvolti che il lavoro portuale può presentare; né d’altra parte sarebbe auspicabile un intervento così in-
vasivo in materia, in quanto foriero di rigidità difficilmente compatibili con le peculiarità proprie di ciascuna realtà portuale. Per questo ritengo che un vero valore aggiunto vada riconosciuto all’elaborazione di specifiche istruzioni operative e procedure, redatte attraverso l’instaurazione di un dialogo sia a livello locale, ossia a opera di tutti i soggetti rappresentativi degli interessi presenti in porto (Autorità portuale, rappresentanti dei lavoratori, rappresentanti dei datori di lavoro) sia a livello aziendale, ossia di concerto tra i vertici e i lavoratori». Ma quali risultati hanno ottenuto iniziative come il protocollo d’intesa firmato da Regione e sindacati nel 2007?
Roberto Gulli, segretario regionale Uiltrasporti Liguria
Roberto Gulli
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Sicurezza? Il protocollo del 2007 è fondamentale ma c’è ancora molto da fare
«Il protocollo, firmato da tutte le parti sociali interessate e dalle istituzioni, tra le altre cose istituiva nel porto di Genova un Servizio operativo integrato ed è stato un punto di partenza fondamentale per migliorare la vigilanza in materia di sicurezza del lavoro nel porto. Detto ciò ritengo che ci sia ancora molto da fare». Negli ultimi tempi si rincorrono voci su un progetto di “piattaforma padana” della logistica che coinvolgerebbe, oltre a tutti gli interporti del Nord Italia, anche i tre scali di Genova, Savona e La Spezia. Quali opportunità offrirebbe questo progetto? «In questo momento intendo restare con i piedi per terra. A
oggi ritengo sia urgente puntare decisamente sul rilancio della portualità: la Liguria possiede una naturale posizione che la rende strategica, non a caso nei nostri scali sono presenti tutte le maggiori compagnie del mondo. Urge pertanto far sì che partano al più presto i lavori per il terzo valico per completare l’opera del corridoio 24 Genova-Rotterdam: la sua mancata realizzazione infatti metterebbe a serio repentaglio lo sviluppo dei porti liguri, in particolare quello genovese, ponendo quindi in discussione anche eventuali piattaforme logistiche seppur con importanti obiettivi». Quali sono i rischi? «Il corridoio 24, che verrà co-
munque ultimato a prescindere che finisca a Genova o meno, darà ai porti del nord Europa l’opportunità di essere maggiormente competitivi rispetto ai nostri. A questo si aggiunge poi il problema, che va assolutamente risolto, dei fermi container dovuti all’espletamento dei controlli doganali: oggi sono troppo lunghi, e fanno perdere ai porti della Liguria quel vantaggio di posizione che hanno rispetto al Nord Europa, che invece su questo frangente è decisamente più rapido e strutturato di noi. Altro elemento che ritengo necessario affinché la portualità ligure continui a essere competitiva è una maggiore sinergia tra le autorità portuali di Genova, Savona e La Spezia; pur mantenendo i loro ruoli specifici, oggi diventa necessario approntare un piano regolatore della portualità unico, di concerto con la Regione».
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LOGISTICA E TRASPORTI
Le evoluzioni del trasporto intermodale l settore delle spedizioni e della logistica ha subito una profonda rivoluzione a partire dagli anni 90. I mutamenti geopolitici e soprattutto le innovazioni tecnologiche ponevano le aziende davanti a scelte importanti che avrebbero determinato il loro futuro. In un settore tradizionalmente conservatore delle proprie modalità organizzative – all’interno del quale il fattore produttivo di maggiore importanza è sempre stato rappresentato dalle risorse umane e nel quale si lavorava ancora con carta e penna e il contatto con gli interlocutori era diretto –, le nuove condizioni posero rapidamente alcune imprese fuori dal mercato, poiché queste si
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mila MQ
L’estensione delle strutture estere e nazionali di deposito
La Priano Marchelli & C. Srl ha sede a Genova www.prianomarchelli.it
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Dalla logistica terrestre al trasporto intercontinentale. L’evoluzione del mercato e le sfide poste alle imprese del settore. L’esperienza e il forte know how della Priano Marchelli, da Genova a Los Angeles e Hong Kong Valerio Germanico
trovarono irrimediabilmente in ritardo rispetto all’evoluzione che si svolgeva intorno a loro. «Per altre aziende – dice Claudio Giachero –, più attente a interpretare i cambiamenti, quello fu invece il momento di allungare il passo e fare un salto di qualità. Non si trattava solo di affiancare nuovi mezzi a quelli classici del trasporto marittimo e terrestre, ma anche di allargare l’area operativa ai nuovi mercati europei e mondiali. Naturalmente per fare ciò sono stati necessari un know how e una struttura organizzativa e tecnologica in grado di superare i tradizionali confini del settore». Claudio Giachero, insieme al fratello Andrea e al Direttore Finanziario Ernesto Rivarola, è titolare della Priano Marchelli & C., società di trasporti internazionali che ha il suo quartier generale nell’ambito delle attività portuali dello scalo genovese, ma che opera da Hong Kong a Los Angeles. «Per affrontare la fase di transizione – aggiunge Andrea Giachero – decidemmo di aumen-
tare il numero degli operatori e le strutture di deposito, che si ampliarono fino a delocalizzarsi su tutta l’area genovese, raggiungendo gli attuali 10.000 mq di estensione. Oggi, proseguendo quell’opera di costante adeguamento alle esigenze di movimentazione planetaria delle merci, abbiamo appena aperto una nuova unità operativa di circa 4.000 mq a Civitavecchia. Questa ci permetterà di ottimizzare il flusso di merci, aumentando la capacità logistica distributiva, soprattutto per quanto riguarda l’area geografica del Centro e Sud Italia». Inoltre, come osserva Claudio Giachero: «Sfruttando le sinergie con le altre sedi operative, la nuova filiale sarà in grado di gestire traffici marittimi, aerei e terrestri, sia in export che in import. Grazie a delle innovative soluzioni software e all’impiego di palmari, la gestione del magazzino sarà ancora più veloce. Le attività di movimentazione e di preparazione delle liste di prelievo sono divenute più snelle, con la conseguente sensibile ri-
Claudio e Andrea Giachero ed Ernesto Rivarola
sibile riduzione degli errori e dei costi relativi. La sicurezza e l’affidabilità saranno garantite da un sistema di videosorveglianza. Il nostro obiettivo strategico per questa nuova sede è quello di farne un polo logistico per lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti derivanti dall’industria delle energie rinnovabili, soprattutto dal fotovoltaico». La capacità di adattamento dimostratasi cruciale nella fase di transizione del settore è stata importante anche per affrontare le tempeste che hanno investito i mercati economici e finanziari nel corso degli ultimi anni. «Nonostante un calo del volume di affari del 2,17% nel 2009 – dice Ernesto Rivarola – , inevitabile, considerando che il 2009 è stato l’anno del fallimento delle maggiori banche statunitensi e della grande crisi,
la società ha reagito, tanto da registrare già nel 2010 un recupero del 36,50%. Sulla stessa linea, il primo semestre del 2011 è iniziato con un +113,67% rispetto all’analogo periodo 2010. La competitività, lo sviluppo e l’equilibrio finanziario sono gli strumenti che negli anni hanno contraddistinto la nostra società. Però, oltre ai risultati di fatturato, per noi è stato importante anche ottenere le certificazioni Iso 9001:2008, Ohsas 18001:2007, Sa14001:2004, Sa 8000:2008 e, inoltre, il titolo di Operatore Economico Autorizzato (Aeo). Considerando i risultati entusiasmanti di questi ultimi anni, la politica della società è ormai diventata quella di guardare oltre i limiti quotidiani e rivolgersi al futuro, anche per fidelizzare ulteriormente gli operatori e i
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Lo strumento per la crescita è una politica di investimenti nel capitale fisico, umano e tecnologico
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nostri partner. Per fare ciò sono necessari metodi e strumenti adeguati, una politica di investimenti in capitale fisico, umano e in tecnologia, in modo tale da innalzare il livello di produttività, competitività e di conseguenza la crescita dell’azienda». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 171
TRASPORTI E LOGISTICA
Colleghiamo i mercati del globo Il container ha rivoluzionato i trasporti e la logistica mercantile. Da un capo all’altro del mondo le merci arrivano più velocemente, con costi inferiori di trasporto e maggiori garanzie sull’integrità del carico. La parola a Craig Coffey di Safmarine Italia Salvatore Cavera
o scenario di migliaia di container incolonnati è comune in tutti i più importanti porti del mondo. Da quando Malcolm Mclean diede un corpo di metallo alla sua intuizione, nel 1956, milioni di container hanno trasportato merci da un capo all’altro del mondo, abbattendo i costi del trasporto grazie alle celeri operazioni di imbarco e sbarco, alla migliore gestione logistica e all’abbatti-
L Nella pagina a fianco, Craig Coffey, Med Cluster Director di Safmarine Italia Srl, Genova www.safmarine.com
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mento della percentuale di carico danneggiata. Oggi che il container è uno standard, il primo gruppo mondiale del settore è AP Moller-Maersk, di cui fa parte Safmarine, compagnia belga ma con origini Sudafricane, che nel nostro paese ha sede a Genova. Ne parliamo con Craig Coffey, Med Cluster Director di Safmarine Italia. «Safmarine, pur facendo parte di Maersk, opera con una strategia commerciale
autonoma. Siamo specializzati nei mercati di Africa, Medio Oriente e area Indiana, ma operiamo anche sulla costa est delle Americhe, nel Far East e in Europa. Il cluster Mediterraneo – la cui direzione è a Genova e comprende, oltre all’Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Ucraina e Romania – sta assumendo una posizione fondamentale nella nostra strategia di business».
Craig Coffey
I servizi di Safmarine, oltre a comprendere ovviamente le navi full container, includono una divisione MPV (Multi Purpose Vessels), che opera attivamente nel settore break bulk e project cargo. «Nel mondo impieghiamo oltre 1.700 persone, distribuite in più di 110 Paesi. Nonostante le dimensioni globali, operiamo ovunque con un approccio comune che è riassunto dal motto “People making the difference”. Questo, da semplice motto, è diventato una filosofia – che è stata ed è il fondamentale supporto nello sviluppo del nostro portafoglio clienti –, una sorta di Safmarine Way che caratterizza il nostro staff a ogni latitudine. Per questo curiamo la nostra organizzazione commerciale in tutti i Paesi, seguendo la selezione e la formazione del personale, per migliorare l’accesso dei clienti ai nostri front offices e la conoscenza dei nostri core markets». L’organizzazione di Safmarine Italia comprende uffici a Genova e Napoli, nei quali tutto lo staff è dedicato alle attività di relazioni commerciali. A partire da quest’anno sono stati avviati diversi nuovi progetti, de-
110 PAESI stinati a potenziare i servizi già presenti. «Le nostre iniziative più importanti sono il servizio Full Containers 225, che opera tra il Sud Africa e l’Africa Occidentale. Il servizio è settimanale e offre un’ampia disponibilità di spazi per container reefer. È gestito direttamente da noi con sei navi da 1.100 Teu (Twenty-Foot Equivalent Unit), e fa scali diretti a Durban, Cape Town, Dakar e Algeciras. Un altro servizio è il Rumba/Prime4, un collegamento diretto settimanale che opera tra India, Medio Oriente e Sud America e che tocca Genova in direzione Est-Ovest . Il lancio di questi prodotti è la riprova del nostro costante im-
pegno a coprire in modo adeguato i mercati emergenti». Safmarine ha ottenuto nel 2011 diversi riconoscimenti internazionali, fra questi il premio Ceva Logistics Global Supplier Award, Ocean Category e per il secondo anno consecutivo, il riconoscimento Hellmann Worldwide Logistics, Carrier of the Year. Ma la multinazionale è attenta anche alla sostenibilità. «Ci sforziamo quotidianamente di agire in modo rispettoso dell’ambiente e pertanto cerchiamo di contribuire in modo socialmente responsabile allo sviluppo degli ambienti nei quali operiamo. Abbiamo lanciato il programma “Containers in the Community” per il riutilizzo dei container ritarati dall’impiego marittimo, che sono destinati a risolvere urgenze umanitarie in diverse parti del mondo. Dal 1992 abbiamo convertito più di 8.000 containers in scuole, librerie, asili, centri di formazione e progetti di creazione lavoro per oltre 2.000 progetti».
La capillare presenza di Safmarine nel mondo, che impiega oltre 1.700 persone nella gestione logistica del trasporto di container
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TRASPORTI
Nuovi scenari per il trasporto marittimo
Gli spedizionieri italiani alla ricerca di nuovi mercati, con l’obiettivo di fornire un servizio di trasporti efficiente e pensato per soddisfare ogni specifica esigenza. Il punto di Luciano Bruzzo
antica tradizione marittima e mercantile, unita a una posizione geografica favorevole, nel mezzo del mar Mediterraneo, ha reso il porto di Genova il cardine della vita economica e sociale della città, oltre che un polo strategico per la logistica e i trasporti internazionali. Proprio nel cuore di Genova ha la sua sede principale la Seatram Sea Transport Management Spa, società leader internazionale nel settore delle spedizioni marittime e aeree, che quest’anno ha festeggiato i venticinque anni di attività: «In un settore altamente competitivo come quello dei trasporti, siamo in grado di offrire una gamma di servizi completi, per garantire ai nostri partner sempre le migliori
L’
Luciano Bruzzo, presidente di Seatram Spa www.seatram.it
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Guido Puopolo
soluzioni possibili su scala globale», afferma il fondatore e presidente di Seatram, Luciano Bruzzo. Per Genova il porto è un elemento essenziale. Quali politiche bisognerebbe implementare, secondo la sua esperienza, per sostenere e consolidare la sua centralità, anche a livello internazionale? «Investire nello sviluppo del porto di Genova significa investire nello sviluppo dell’economia del nostro Paese. Per fare questo però, è necessario che le istituzioni e il mondo politico riconoscano, una volta per tutte, l’importanza strategica di Genova come centro focale per il transito delle merci. Ad oggi il porto è però costretto a scontare ancora un deficit di tipo infrastrutturale e amministrativo rispetto ad altre realtà europee, come ad esempio Rotterdam, Anversa e Amburgo. Urgono interventi per migliorare, tra le altre cose, i collegamenti con la rete ferroviaria e per snellire i tempi delle procedure burocratiche. Solo così il porto di Genova potrà final-
mente ritagliarsi il posto che merita nel panorama internazionale». La crisi ha causato enormi problemi all’economia mondiale. In che modo ha inciso sulla vostra attività? «Anche il mondo dei trasporti è stato investito dalla crisi economica, che ha provocato una significativa contrazione del nostro business. Per quel che ci riguarda l’anno più difficile è stato senza dubbio il 2009, ma già durante il 2010 abbiamo registrato importanti segnali di una ripresa che, seppur ancora debole e instabile, ci ha permesso di recuperare in fretta la nostra posizione. Per fronteggiare la crisi abbiamo deciso di potenziare la nostra presenza sul campo, anche in aree geograficamente lontane. Il forte potere contrattuale con le principali shipping lines, e la possibilità di valutare in tempo reale le necessità dei nostri committenti, ci ha così reso un partner insostituibile per molte realtà di primissimo livello, che ci hanno affidato traffici fino a poco tempo fa gestiti da altri
spedizionieri». Seatram è presente, con la sua rete, in diversi Paesi, tra cui Australia, Canada, Sud Africa e Sud America. Quali sono, a questo proposito, i mercati che presentano le maggiori opportunità di sviluppo? «La nostra società, fin dalla sua nascita, ha puntato con forza sul mercato australiano, che ancora oggi assorbe circa il cinquanta per cento delle nostre spedizioni. Anche Canada e Sud America, in questi ultimi anni, hanno fatto registrare performance assolutamente interessanti, anche se, in prospettiva, il mercato con i margini di crescita più elevati è sicuramente quello sudafricano. In Sud Africa siamo presenti con due uffici, a Johannesburg e Cape Town, attraverso i quali abbiamo consolidato i rapporti con i partner storici e allacciato nuove relazioni commerciali con spedizionieri locali. Un notevole impulso alle esportazioni dall’Italia verso il Sud Africa è venuto anche dallo svolgimento, nel luglio del 2010, dei
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Per fronteggiare la crisi abbiamo deciso di potenziare la nostra presenza sul campo, anche in aree geograficamente lontane
Campionati Mondiali di calcio, grazie ai quali siamo riusciti a ottenere importanti commesse». Quali sono le prospettive per il futuro dell’azienda? «Nonostante la crisi non sia stata ancora completamente superata, guardiamo al futuro con rinnovato ottimismo. Da un punto di vista del fatturato il raffronto dei primi mesi dell’esercizio in corso rispetto al 2010 è decisamente incoraggiante, visto che le nostre movimentazioni sono aumentate di circa il 16 per cento. La forte domanda in-
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terna proveniente dai mercati emergenti potrebbe favorire ulteriormente la crescita delle esportazioni dal nostro Paese, con un conseguente beneficio per i nostri traffici. Pur non mancando gli elementi di criticità, come ad esempio la persistente fragilità dei mercati finanziari e i rischi derivanti da tensioni sui mercati dei cambi, riteniamo che i segnali siano nel complesso positivi, e per questo siamo fiduciosi sulle possibilità di riuscire a mantenere e, se possibile incrementare, le quote di mercato da noi controllate». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 175
PORTI TURISTICI
Servizi per la nautica ra i progetti più ambiziosi degli ultimi anni, realizzato al centro di uno dei tratti più affascinanti della riviera ligure c’è Porto Lotti. Piccolo scalo turistico creato nel 1996 dalla Lotti Spa, oggi è divenuto un gioiello, un vero e proprio centro integrato per la nautica da diporto. «Protetto da un clima favorevole tutto l’anno, a due passi dalle suggestive mete delle Cinque Terre, Portovenere, Lerici e le bellezze della Toscana, il Porto gode di una posizione ineguagliabile per raggiungere molteplici mete e luoghi di escursioni», sottolinea Mario Parmeggiani, Consigliere Delegato del gruppo. «È dal primo dopoguerra dello scorso secolo, che la Lotti ha inteso il mare come fonte di ispirazione e di azione. Una sorta di “ragione di vita”, per agire e affermarsi in un contesto socio-economico difficile, in un ambiente severo e competitivo ma, al tempo stesso, altamente performante e capace di offrire grandi soddisfazioni». A due passi dal centro cittadino ci si può così immergere in un’oasi di totale relax, dove i naviganti e le loro imbarcazioni possono trovare un rifugio ideale: «Operiamo in un settore in cui ambiente e funzionalità dei servizi sono
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Un luogo pensato per “accudire” le imbarcazioni e i loro ospiti. Mario Parmeggiani spiega le particolarità che rendono Porto Lotti unico a livello internazionale Diego Bandini
elementi tra loro inscindibili – spiega Parmeggiani – con l’obiettivo di offrire un servizio completo e integrato, in cui l’ospite sia al centro di tutto». In questi quindici anni, infatti, l’azienda ha costantemente potenziato l’offerta, attraverso una politica che gli ha permesso di affermarsi come una delle eccellenze nel mondo nautico, conosciuta e apprezzata non soltanto sul territorio italiano ma in tutto il bacino del Mediterraneo occidentale, come
conferma Parmeggiani: «Un costante adeguamento alle realtà produttive della nautica e alla diversa filosofia di fruizione del turismo nautico, è un elemento essenziale per poter mantenere il gradimento degli utenti e consolidare così la nostra posizione». Porto Lotti è infatti, tra le altre cose, anche cantiere navale, dotato di attrezzature all'avanguardia e personale altamente qualificato, in grado di svolgere ogni tipo di lavorazione, dall’alaggio alla
Una veduta panoramica di Porto Lotti e, a destra, Mario Parmeggiani www.portolotti.it
Mario Parmeggiani
falegnameria alla verniciatura, sino al refitting di barche d'epoca, mantenendone intatte originalità e finiture. «Accanto a un continuo miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi esistenti, con una gamma competitiva ai massimi livelli internazionali – evidenzia Parmeggiani - la Lotti ha pensato all’opportunità di servire in modo completo ed esauriente anche la grande nautica, creando una darsena per super yacht di lusso, in cui potranno trovare posto almeno venti unità, di una lunghezza compresa fra i 40 e i 100 metri. La nostra intenzione – prosegue l’amministratore - è fare della nuova darsena il luogo di stazionamento della grande nautica, grazie anche alla disponibilità di servizi integrati, come piscine, centri benessere, ristoranti, cinema, sale congressi e addirittura un eliporto, capaci di soddisfare anche le più particolari esigenze dei fruitori dei nostri servizi. Disponiamo di adeguate strutture per il benessere del personale marittimo che, numeroso, popola queste navi da sogno tutto l’anno, ma anche, naturalmente, per gli armatori e i loro ospiti, che devono trovare a terra complementi qualitativamente elevati, in linea con gli standard di vita cui sono abituati». Per la realizzazione di questo
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Abbiamo pensato all’opportunità di servire in modo completo ed esauriente anche la grande nautica, creando una darsena per super yacht
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ambizioso progetto, l’azienda ha già ottenuto tutti i permessi necessari dall’Autorità Portuale, ed è in attesa della formale consegna dell’area per dare inizio ai lavori, come spiega con orgoglio lo stesso Parmeggiani: «Nell’arco di diciotto mesi daremo vita a una nuova e splendida realtà nel mondo della nautica, un gioiello con pochi eguali nel mondo». L’attività portata avanti dal gruppo ha inoltre risvolti importanti per tutta la città di La Spezia, in
quanto si inserisce all’interno di un contesto segnato dalla crisi e da una situazione di difficoltà generale: «Col nostro lavoro – conclude Parmeggiani - vogliamo contribuire allo sviluppo del nostro territorio, cercando di risollevare, attraverso la nautica, un’economia provinciale stagnante a causa della crisi che ha colpito violentemente il comparto navalmeccanico, da sempre un settore fondamentale per il sistema industriale spezzino». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 177
PROGETTAZIONE NAVALE
Il progettista, artista delle navi Nel mercato industrializzato dell’ingegneria navale, resiste una figura che accomuna competenza tecnica e passione per il lavoro. Mario Nattero spiega cosa significa oggi essere progettisti navali Amedeo Longhi
ingegneria navale è un’arte implicita, che si sintetizza e si esprime nella difficile scelta della carena, della forma che genera la spinta. Tale scelta non è solo frutto del risultato di un calcolo matematico, ma anche un prodotto finale di grande qualità e di esplicita bontà progettuale che si
L’ L’ingegner Mario Nattero, titolare dello studio Nattero di Genova www.aliso.it
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manifesta nel tempo attraverso le sue caratteristiche, il suo comportamento nelle varie situazioni di navigazione. Insieme all’ingegner Mario Nattero, titolare dell’omonimo studio, ci addentriamo nei meandri dell’interessante settore della progettazione navale: «Questo lavoro è fatto soprattutto di passione. Dicendo “questo lavoro” mi riferisco alla libera professione dell’ingegneria di base per la progettazione di un qualunque mezzo galleggiante adibito al trasporto. Il progetto di uno scafo si sviluppa, sin dal suo primo concepimento, in un contesto come quello marino, mutevole, e di volta in volta calmo e amichevole o burrascoso e contrario, per-
tanto il materiale con cui si costruisce lo scafo si trasforma in un pezzo vivo e reagente solo se l’ingegno dell’uomo si applica con passione. Passione che è sempre stata la mia fonte di motivazione, il mio sostegno e lo stimolo più significativo». Consistente e molto varia è stata l’esperienza sin qui accumulata dall’ingegner Nattero: «È difficile dire qual è il mio progetto più significativo. Per quantità e qualità forse le navi progettate con più frequenza sono quelle per il trasporto misto carico e passeggeri, i comuni traghetti per le isole italiane. Ma anche navi da passeggeri da crociera fino ad arrivare ai mezzi anfibi per la protezione civile e la marina militare, passando
Mario Nattero
ovviamente attraverso i lussuosi yacht privati». Generalmente il rapporto con il committente è tenuto ad personam: «Non mi è mai capitato di partecipare a gare pubbliche, i contratti si stabiliscono attraverso reciproche conoscenze, mutua fiducia e rapporti decennali. In questo scenario è chiaro che il rapporto è stretto e si basa soprattutto sulla stima e sul rispetto. La parte commerciale ha in questo contesto un significato relativo proprio perché la ricerca è mirata al progetto di qualcosa che sino a quel momento non esiste. Altro scenario è il dialogo con coloro che costruiranno nella pratica il progetto. In questo caso intervengo prepotentemente le logiche industriali e di mercato. È bene aggiungere che i compromessi tra qualità e
costi, tra efficienza e complessità di costruzione, hanno inquinato anche la mia attività progettuale nella fase di esecuzione». Queste logiche però non esonerano un progettista convinto delle proprie idee dal sedersi in una riunione preparato e documentato per supportare e proporre con completezza le proprie scelte di progetto. «È chiaro – prosegue Nattero – che questo avviene quando a monte c’è un lavoro di preparazione che può essere di vario tipo. Oggi il mercato globale ci impone un continuo ammodernamento e aggiornamento sulle tecniche e sui materiali che si possono utilizzare a bordo, a seconda delle tipologie delle navi. Inoltre, ora come in passato, è determinante una continua verifica pratica e tecnica di ciò che
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È determinante una continua verifica pratica e tecnica di ciò che si progetta, un continuo raffronto con l’esperienza maturata
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si progetta, un continuo raffronto con l’esperienza maturata sino a quel punto che rappresenta il valore aggiunto che discrimina il risultato finale». Le regole di mercato per la realizzazione e la conduzione del mezzo sono cambiate, i metodi per costruire anch’essi si sono evoluti, ma la figura del progettista è ancora imprescindibile. «Sono convinto – conclude Nattero – che la progettazione navale nell’ambito della libera professione sia qualcosa di unico, a volte irripetibile. Costa sacrifici, richiede grande applicazione, ma i frutti e la soddisfazione che, come progettista, ho provato costruendo oltre ventiquattro prototipi è talmente grande che la consiglio a chiunque abbia voglia di seguire questa specializzazione. Ciò dovrà essere fatto partendo dal presupposto che è necessario avere disponibilità all’apprendimento e grande passione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 179
IMPIANTISTICA NAVALE
Cresce la cantieristica navale uarant’anni di esperienza, al servizio di cantieri navali e armatori di tutto il mondo. Navalimpianti Tecnimpianti Group è una società genovese privata, di proprietà dei soci Carlo Viganò e Domenico Olivieri, leader a livello internazionale nella progettazione e costruzione di impianti per navi passeggeri e mercantili, militari, offshore e
Q
Giuseppe Cracolici, amministratore delegato della Navalimpianti Spa www.navim.com
megayacht. «Il nostro core business è costituito dalla progettazione, costruzione, fornitura e montaggio di gru per imbarcazioni di salvataggio, portelli di murata, sistemi di movimentazione di carico per navi da crociera, rampe di accesso
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Soluzioni efficaci, tempestive e innovative, progettate e realizzate attraverso processi di ingegneria integrata capaci di rispondere a ogni specifica esigenza. Le nuove frontiere dell’impiantistica navale nell’esperienza di Giuseppe Cracolici Guido Puopolo
per autoveicoli e mezzi pesanti destinati a traghetti e roro, sistemi di bordo per il controllo remoto delle valvole e coperture scorrevoli per le piscine delle navi da crociera», spiega Giuseppe Cracolici, amministratore delegato del gruppo. La vostra è un’attività complessa, in cui coesistono diverse realtà produttive. Può spiegare, nel dettaglio, com’è organizzato il Gruppo Navalimpianti Tecnimpianti? «Nato 40 anni fa per volontà di Carlo Viganò, Presidente del Gruppo, e del socio Lorenzo Olivieri, il gruppo ha oggi il suo quartiere generale a Ceranesi, nell’entroterra di Genova, a cui si affiancano diverse filiali sul territorio nazionale, con le sedi strategiche distaccate di Genova Porto e Monfalcone. A queste si aggiungono la società Tecnimpianti, con sede a Termini Imerese e specializzata soprattutto nella produzione di gru imbarcazioni, e Tecnimpianti Livorno, specializzata nell’at-
tività di progettazione, fornitura e montaggio di manufatti per yachts». Come siete presenti, invece, sul mercato estero? «Nel corso degli anni, per offrire un servizio sempre più consono alle nuove esigenze e per essere il più possibile vicini ai nostri committenti, abbiamo inaugurato diverse sedi estere, tra cui Navalimpianti Usa, costituita nel 1993 a Miami e dedita soprattutto all’after-sale service, Navalimpianti Pula, avviata nel 1996 in Croazia come centro di progettazione specializzato in design e modellazione 3D. Nel 2004, visti i numerosi ordini acquisiti provenienti da Cina, Giappone e Corea, abbiamo attivato, a Shangai, Navalimpianti China, con l’obiettivo di sostenere attività commerciali e di supporto tecnico a cantieri e armatori dell’area asiatica. Siamo presenti anche in Belgio con Tecnimpianti Antwerp, nata per soddisfare le
esigenze di committenti aventi importanti attività nell’area. Navalimpianti Germany, Navalimpianti Emirates e Navalimpianti Singapore Pte. Ltd. sono invece le ultime nate del gruppo, con lo scopo di monitorare l’andamento del mercato e seguire più da vicino alcune commesse in essere». Quali sono le caratteristiche che vi hanno permesso di imporvi come leader in un settore così complesso come quello della cantieristica navale? «La diversificazione della nostra produzione e la capacità di adattamento alle mutevoli esigenze del mercato ci hanno consentito di diventare un punto di riferimento nel campo della progettazione di impianti e attrezzature adatte a svariati ambiti, sempre all’interno del settore navale. Abbiamo inoltre implementato un rigoroso programma per il controllo della qualità delle nostre produzioni, per
ridurre ulteriormente i tempi e i costi di lavorazione, senza rinunciare alla qualità del prodotto finale. Uno dei punti di forza dell’azienda, sviluppato negli anni con grande competenza e professionalità, è però senza dubbio rappresentato dal servizio di assistenza che offriamo agli armatori, per lavori di manutenzione, riparazione e retrofit. Questo è un servizio molto richiesto e apprezzato dai nostri partner, poiché assicura, in tempi brevissimi e praticamente ovunque attraverso una fitta rete di service stations, l’intervento di personale qualificato in grado di risolvere problemi tecnici complessi, anche a navigazione in corso». Quali sono stati in questi anni i progetti che hanno maggiormente segnato la vostra attività? «In quarant’anni di lavoro abbiamo eseguito moltissime realizzazioni di grande valore, intervenendo, tra le altre cose, su oltre centocinquanta navi
da crociera e quaranta navi militari. La voglia del gruppo di perfezionare la sua capacità di ingresso in nuovi segmenti di mercato ci ha permesso, negli ultimi anni, di acquisire due prestigiose commesse nel settore offshore. Nello specifico abbiamo progettato e costruito un modulo alloggi per la piattaforma petrolifera Scarabeo 8 della Saipem, e un complesso sistema posa-tubi per CastorOne, la più grande nave posatubi del mondo, sempre di proprietà della Saipem. Risultati prestigiosi, ottenuti grazie all’impegno e alla determinazione di tutto il personale, tecnici altamente specializzati che rappresentano il vero valore aggiunto per il nostro gruppo».
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mila PRODOTTI Sono gli impianti e le attrezzature realizzate da Navalimpianti nel corso della sua storia
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POCHE RISORSE PER L’EDILIZIA • Occorrono snellimenti procedurali per l’assegnazione degli appalti. Intervista a Sergio Santoro • In calo gli appalti rispetto agli anni precedenti. Intervista a Giovanni Boitano • Provvedimenti urgenti per fronteggiare la crisi del settore edile in Liguria. Intervista a Roberto Principe
APPALTI
Le misure utili per il rilancio di edilizia e appalti Nonostante siano state attivate misure regionali per mantenere i livelli degli anni passati, nel 2011 c’è stato un decremento degli appalti aggiudicati. Giovanni Boitano, assessore alle Politiche abitative e lavori pubblici della Regione, spiega perché Renata Gualtieri
li appalti pubblici hanno un peso economico importante, costituiscono, infatti, circa il 17% del Pil regionale ma il mercato perde. Un bacino forte in Liguria di 27.000 imprese, (con quasi 55.000 addetti) per lo più artigiane, cui manca l’ossigeno. Nel 2009 fra appalti grandi e piccoli delle tre diverse tipologie (lavori, servizi, forniture) al mercato sono venuti a mancare globalmente 172 milioni rispetto al 2008. Il mercato perde per la generalizzata mancanza di risorse riconducibile a due aspetti: i vincoli stringenti del patto di stabilità che frenano sia liquidazioni che impegni e il crescente taglio dei trasferimenti, non compensati da gettito federalistico, cui si aggiunge, specie per i comuni non costieri, la soppressione dell’Ici sulla prima casa. La previsione 2011 sconta gli effetti del patto di stabilità «che – precisa l’assessore alle Politiche abitative della Regione Giovanni Boitano – potrà avere ricadute preoccupanti sulla sopravvivenza delle imprese stesse chiamate a realizzare gli importanti lavori pubblici di cui la regione necessita e avrà effetti negativi sugli appalti per il 2012». Quale peso hanno gli appalti pubblici in regione? «Hanno un peso economico vitale, rappresentano fra il 16 e il 17% del Pil regionale, cifra importante che fa sì che sia fondamentale salvaguardare le realtà imprenditoriali che
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Giovanni Boitano
operano nel settore. Tuttavia, nonostante siano state attiNUMERO LAVORI PROGRAMMATI > 100.000 EURO vate misure per mantenere i 2008/2010 2009/2011 2010/2012 livelli degli anni passati, vi è stato un decremento degli apGENOVA 10 476 536 palti aggiudicati, a causa della IMPERIA 27 144 23 ridotta capacità di spesa delle amministrazioni. Le ragioni SAVONA 57 316 101 di questa situazione vanno cercate anche nei limiti impoLA SPEZIA 18 254 56 sti dal patto di stabilità». Totale 112 1.190 716 Il patto di stabilità che effetti avrà sul prossimo anno? Fonte: elaborazione Osservatorio Regionale Contratti Pubblici «Ritengo che avrà effetti neNumero lavori programmati >100.000 euro - 2008-20012 gativi. Rappresenta, infatti, un freno alla ripresa da più punti di vista: ostacola sia la possibilità di ef- «Siamo solidali. Abbiamo chiesto il patto in Giovanni Boitano, fettuare nuovi investimenti sia il pagamento deroga regionale proprio per cercare di porre assessore alle Politiche abitative, degli appaltatori. Temo, inoltre, che potrà rimedio a questo disequilibrio. Con il patto di edilizia e lavori pubblici avere ricadute preoccupanti sulla sopravvi- stabilità regionale pensiamo che si possano della Regione Liguria venza delle imprese stesse chiamate a realiz- aiutare quelle amministrazioni che hanno dizare gli importanti lavori pubblici di cui la sponibilità di spesa, per poter dare un contrinostra regione necessita». buto significativo in questo momento di difCome procede il faccia a faccia con l’ammi- ficoltà economica». nistrazione regionale su questo tema? Le proposte della Regione quali benefici LIGURIA 2011 • DOSSIER • 189
APPALTI
Un mercato frammentato e in forte difficoltà Nel 2012 lo scenario del mercato degli appalti resterà inalterato. Il punto di Silvia Risso, responsabile dell’Osservatorio regionale sui contratti pubblici el corso del 2011 si è registrato un decremento degli appalti aggiudicati rispetto agli anni precedenti, sia per numero che per importo, nonostante le misure di finanziamento attivate a livello regionale (Por-Fesr, Fas) abbiano creato le condizioni teoriche per un mantenimento dei livelli degli anni precedenti. «Tali misure - rivela Silvia Risso, responsabile Osservatorio regionale contratti pubblici della Regione Liguria - non si sono rivelate sufficienti a garantire stabilità al mercato degli appalti, in relazione sia alla ridotta capacità di spesa delle amministrazioni sia alla complessità normativa, al crescere degli adempimenti burocratici ma soprattutto alla centralizzazione delle funzioni di controllo (tracciabilità, Durc) cui corrisponde un sensibile aumento del carico di lavoro delle amministrazioni aggiudicatrici a fronte di una
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porterebbero alle casse e ai bilanci comunali?
«Il nostro intento è quello di aiutare maggiormente i Comuni e di conseguenza le imprese che sono in difficoltà per mantenere i posti di lavoro esistenti». A più di un anno dalla firma del protocollo d’intesa sulla collaborazione fra l’Osservatorio regionale dei contratti pubblici e la Dia, qual è il bilancio e come assessorato come intendete rafforzare tale percorso di controllo e trasparenza? «È stato un lavoro importante, che ha dato risultati positivi. Gli organi di polizia e di controllo hanno, infatti, avuto la possibilità di avere tutti i dati in tempo reale, permettendo così un maggior presidio e legalità sul territorio. La collaborazione è stata massima». Ritardo nei pagamenti. Come possono le imprese recuperare i loro crediti nei tempi stabiliti? «È sempre collegato al patto di stabilità. Laddove gli enti pubblici hanno delle disponibilità, è indispensabile che esse siano messe in circolo. Questo si tradurrebbe in maggiori possibilità di lavoro per le imprese che potrebbero in questo modo non solo salvaguardare i posti di lavoro esistenti ma anche crearne di nuovi». Quali possono essere le occasioni di rilancio dell’edilizia in regione? 190 • DOSSIER • LIGURIA 2011
costante diminuzione del personale». Quanti grandi appalti sono stati aggiudicati quest’anno in Liguria e, in che misura, gli interventi sono stati finanziati con apporto di capitali privati? «In base ai dati trasmessi all’Osservatorio nel corso del 2011 alla data del 22 settembre sono stati aggiudicati circa 27 appalti di importo complessivo superiore a 1 milione di euro, principalmente nel settore delle grandi infrastrutture. Fatta eccezione per un appalto realizzato tramite “leasing in costruendo”, e per due appalti di importo inferiore a 1 milione di euro realizzati con l’apporto di capitali privati, la principale fonte di finanziamento sono state le entrate con destinazione vincolata. La Regione Liguria ha attivato a partire dal 2009 un fondo per lo sviluppo del partenariato pubblico privato, per
Giovanni Boitano
cui sono state avviate una serie di iniziative che, in relazione alla complessità procedurale, vedranno probabilmente l’aggiudicazione degli appalti nel prossimo biennio». Per il triennio 2009-2011 gli appalti sono stati aggiudicati secondo prezzari precisi o ci sono stati dei ribassi? «Gli appalti pubblici sono aggiudicati in base a elenchi prezzi desunti dal vigente “Prezzario regionale delle opere edili e impiantistica”, edito da Unioncamere Liguria e adottato dal 1999 dalla Regione come prezzario di riferimento. I ribassi di aggiudicazione hanno registrato un aumento percentuale costante, con una media che per il 2011 si attesta intorno al 21% sul totale degli appalti di importo superiore a 150.00 euro (nel 2009 era il 17%), che arriva al 33% per gli appalti di importo
superiore a 1 milione di euro». Comuni e province liguri contro il patto di stabilità regionale: è una guerra di sopravvivenza? «Il patto di stabilità rappresenta senza dubbio un ostacolo alla ripresa, in relazione sia alla possibilità di effettuare investimenti, anche a fronte di disponibilità finanziarie, che in relazione al blocco dei pagamenti degli appaltatori, con la conseguente crescita del contenzioso e della durata degli appalti, oltre al preoccupante aumento del tasso di “volatilità” e di “mortalità” delle imprese in favore di una crescita del numero dei lavoratori autonomi». Vista la difficoltà con cui le imprese cercano di recuperare i propri crediti nei tempi stabiliti, non sarebbe opportuno che il governo italiano recepisse la nuova normativa europea in materia di pagamento nei lavori pubblici? «Il recepimento della normativa europea in materia di pagamento degli appaltatori dovrebbe essere accompagnato da misure strutturali di riforma, coerenti con le misure di
natura economico-finanziaria correlate al patto di stabilità, e misure di razionalizzazione che, valorizzando il ruolo degli enti territoriali, consentano una reale semplificazione procedurale». La previsione 2012 sugli appalti sconterà ancora gli effetti del patto di stabilità? «Non essendo stata prevista a livello di manovra finanziaria alcuna misura di carattere strutturale per aumentare la capacità di spesa delle amministrazioni e, di conseguenza, favorire la ripresa del mercato dell’edilizia, nel 2012 lo scenario resterà sostanzialmente inalterato, con l’aggravante della frammentazione del mercato degli appalti e degli operatori economici, a scapito della qualità dell’esecuzione degli interventi. A ciò si accompagna una spinta irragionevole e immotivata verso la centralizzazione delle funzioni di controllo che non consente agli operatori economici di avere nelle amministrazioni locali un punto di riferimento certo in un’ottica di razionalizzazione, semplificazione e snellimento delle procedure di appalto».
Silvia Risso, responsabile dell’Osservatorio regionale sui contratti pubblici della Regione
«Il governo ora dovrebbe attuare le misure necessarie per il rilancio, misure che ritengo siano fondamentali perché avranno ricadute importanti anche per il settore dell’edilizia. Occorrono nuove risorse. Auspico che le misure che ci attendiamo dal governo diano la possibilità alla Regione di creare nuove opportunità per le imprese e, per quanto riguarda il settore casa, realizzare nuovi alloggi per i meno abbienti, le cui richieste sono in costante aumento. Occorre mettere in campo le sinergie con gli enti locali, i Comuni, le Province e i privati per poter rispondere adeguatamente al problema casa in questo particolare momento di crisi economica». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 191
APPALTI
La crisi economica paralizza il mercato risultati dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, presentati lo scorso giugno, sottolineano che continua la dinamica di forte aumento dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione, in atto da più di 3 anni. La congiuntura economica ha penalizzato il settore edile anche in Liguria. Nel corso del 2009 il comparto ha perso 2.840 lavoratori. I dati di chiusura del 2010 segnano una ulteriore contrazione di quasi mille unità. Negli ultimi due anni sono fallite 71 imprese di costruzione, con un aumento negli ultimi dodici mesi di quasi il 45%. Alle casse edili mancano i contributi di oltre quattrocento aziende. Prolife-
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I dati parlano chiaro. Molte imprese falliscono, la perdita dei posti di lavoro ha depresso i consumi e cancellato l’acquisto di prime case e, commenta il presidente Ance Liguria Roberto Principe, la situazione negativa persiste Renata Gualtieri
rano le imprese individuali, anche se il saldo attivo nelle iscrizioni camerali va diminuendo. Le rilevazioni dello scorso anno segnano un ulteriore calo degli indicatori. Negli ultimi sei anni si sono ridotti numeri, valori e prezzi dei bandi di lavori pubblici (62,3%, -12,1%, -29,2%) e la più pesante contrazione si è registrata tra il 2008 e il 2009 (-49,1%). Il numero delle compravendite immobiliari in Liguria si è chiuso nel 2009 con 20.354 transazioni e una riduzione del 26% negli ultimi tre anni. La regione registra il peggiore risultato per crollo di investimenti nell’edilizia non residenziale nel periodo tra gennaio 2008 e settembre 2009, con -64,8%. E anche le prospettive, assicura il presidente dell’Ance Liguria Roberto Principe, sono pessime. Le previsioni del comparto dell’edilizia ribadiscono come la situazione persista nel mante-
nersi negativa e non solo per l’anno in corso ma anche per il prossimo. La situazione rimane così difficile anche in Liguria? «Purtroppo sì, la crisi della finanza pubblica ha desertificato il settore degli appalti pubblici, le scelte legislative degli ultimi quattro anni, sia pre che post crisi, hanno ingessato il sistema della pianificazione e bloccato il mercato privato; la perdita di posti di lavoro ha depresso i consumi e cancellato l’acquisto di prime case. La situazione della nostra regione è stata descritta di recente con dati statistici inoppugnabili su un giornale nazionale: il titolo è eloquente “Finale Ligure”. È proprio vero siamo arrivati alla fine e, se continua così, chiederò al direttivo dell’associazione di certificare formalmente questa nostra condizione, proponendo la restituzione delle tessere elettorali alle prefetture». Quali a livello regionale i provvedimenti urgenti per
Sotto, il presidente Ance Liguria Roberto Principe
Roberto Principe
superare gli ostacoli normativi e burocratici che impediscono lo sviluppo del settore delle costruzioni? «Un vero piano casa, deregulation sensata in edilizia, modifica della legge regionale sul social housing ed eliminazione delle misure di blocco urbanistico, piena attuazione del decreto sviluppo (art. 5 dl 70/2011) per l’avvio dei progetti di recupero dei quartieri degradati, avvio della commissione di controllo sui prezzi di gara negli appalti pubblici. Bisogna promuovere maggiormente il modello del project financing, anche se di recente persino gli istituti
2840 POSTI DI LAVORO Calo dei lavoratori nel comparto nel corso del 2009
-26% COMPRAVENDITE Calo delle compravendite immobiliari in Liguria negli ultimi tre anni
di credito si sono mostrati tiepidi sull’argomento in considerazione dei tempi procedurali. Auspico, infine, che cambi l’atteggiamento culturale nei confronti del nostro comparto, che ha assicurato alla nostra regione per tantissimo tempo le condizioni di ricchezza e sviluppo che ci mantenevano al passo con l’area produttiva più importante d’Europa: il Nord Italia». Tra le criticità che bloccano il mercato degli appalti in Italia si registra uno scarso livello concorrenziale, eccessiva litigiosità dei soggetti coinvolti, sproporzionata durata dell’esecu-
zione dei contratti e un frequente e immotivato ricorso a varianti che provocano un sensibile aumento dei costi contrattuali. Tali criticità si ritrovano anche nel mercato regionale degli appalti? «Certamente, con una precisazione: esiste un confronto concorrenziale serrato, drogato dalla scelta delle amministrazioni di utilizzare il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso per ottenere illusori risparmi. Per gare di importo medio-basso partecipano oltre 100 imprese. Si moltiplicano i casi di concorrenza sleale attraverso prezzi artificiosi e composti grazie rinunzie alle tutele dei lavoratori e alla qualità dell’esecuzione. È triste che questa prassi sia invalsa anche nella nostra regione e sia conseguenza diretta delle scelte delle amministrazioni pubbliche sui criteri di aggiudicazione degli appalti, delle carenze progettuali (dall’idea progettuale alla gara passano almeno 4 anni), dell’assenza di effettiva validazione del progetto». Legalità e rispetto delle regole nel mercato degli appalti. Come vengono assicurati da Ance Liguria? «Attraverso le “white list” e la stipula di specifici protocolli sulla legalità che le nostre associazioni provinciali hanno definito con le prefetture. La provincia di Imperia è stata capofila in queste iniziative, con la sigla del protocollo alla presenza del ministro Maroni». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 193
EDILIZIA
Edilizia e infrastrutture per lo sviluppo
ello scorso mese di aprile il ministro alle Infrastrutture Guido Puopolo Altero Matteoli, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, il presidente dell’Anas Pietro Ciucci e mancanza di collegamenti dil’amministratore delegato di So- retti con la riviera ligure. Nelcietà Autostrade, Giovanni Ca- l’attesa che possano finalmente stellucci, hanno firmato il pro- iniziare i lavori, comunque, tocollo di intesa per l’avvio della l’amministrazione comunale di redazione del progetto prelimi- Moconesi, piccolo centro sinare per la realizzazione del tun- tuato proprio nel cuore della nel Cicagna-Rapallo, un’opera valle, ha recentemente approdal grande valore strategico, che vato un Piano Particolareggiato nelle intenzioni dovrebbe unire di Iniziativa Pubblica, denomila Val Fontanabuona, una delle nato CSP2, per la costruzione principali valli della provincia di un nuovo complesso all’indi Genova, proprio con la città terno della frazione di Gattorna, di Rapallo. Una svolta storica, vista l’attesa pluridecennale che si trascina su questa vicenda e che dovrebbe portare, nel prossimo mese di ottobre, alla presentazione del progetto definitivo. Una realtà molto attenta all’evoluzione della situazione è senza dubbio la Saracino srl, impresa edile di Genova fondata nel 1976 e attiva nella realizzazione di edifici destinati a uso privato e pubblico, come spiega l’amministratore unico Filippo Saracino. «Il tunnel porterà enormi benefici per la popolazione della Val Fontanabuona, che da sempre sconta un certo isolamento dovuto alla
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In queste pagine, cantierizzazione e panorama progettuale di opere affidate alla Saracino Srl di Genova
Un progetto per il rilancio di una vasta area della regione, affiancato dalla realizzazione di opere complementari, anche e soprattutto di carattere edilizio. Il tunnel Cicagna-Rapallo e i suoi benefici per il settore edile nell’analisi di Filippo Saracino
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proprio laddove dovrebbe sorgere il tunnel. Con orgoglio possiamo dire che dopo esserci proposti al Comune la nostra impresa è stata scelta come soggetto attuatore di questo ambizioso intervento». Che cosa prevede il Piano relativamente al vostro ambito di interesse? «L’opera che andremo a realizzare, nello specifico, prevede la costruzione di un complesso re-
Filippo Saracino
sidenziale composto da diversi appartamenti, affiancato da una vasta area in cui dovrebbero sorgere attività commerciali e artigiane, in grado di dare nuovo impulso all’economia locale. Siamo infatti convinti che, una volta terminato, il tunnel, oltre a rendere più semplici i collegamenti, determinerà un incremento delle possibilità produttive per le aziende presenti sul territorio e, speriamo, anche un aumento dei flussi turistici verso la valle». Oggi l’edilizia è sempre più attenta al fattore ambientale. Quali sono le tecniche costruttive e i materiali che andrete a utilizzare per realizzare questo progetto? «La nostra azienda opera da sempre nel pieno rispetto della normativa alla base del settore, che impone, ad esempio, l’utilizzo di materiali antisismici. Gli edifici che realizzeremo saranno tutti costruiti secondo le più
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Gli edifici che realizzeremo saranno costruiti secondo le più moderne tecniche di bioedilizia, per ridurre sia le emissioni di anidride carbonica che i costi delle bollette
moderne tecniche di bioedilizia, dotati di strutture isolanti per garantire il massimo risparmio energetico e per ridurre, in un solo colpo, sia le emissioni di anidride carbonica che i costi delle bollette». Oltre a costruire edifici abitativi per uso privato, la Saracino ha collaborato e tuttora collabora, anche con le istituzioni pubbliche. Quali sono alcuni interventi realizzati all’interno di questa partnership? «Lavoriamo spesso al fianco di diversi Enti Pubblici, per i quali abbiamo provveduto ad effettuare interventi di piccola e grande manutenzione, oltre che restauri conservativi. Uno degli ultimi lavori, a questo proposito, ha riguardato il restauro di un complesso storico di Genova, per la realizzazione di un centro di interesse comune per
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anziani. Attualmente, però i lavori sono stati purtroppo sospesi, a causa della mancanza di fondi». La crisi ha infatti colpito duramente il settore edile. Cosa bisognerebbe fare, secondo lei, per far ripartire uno dei pilastri dell’economia del nostro paese? «La crisi ha provocato grossi danni nel mondo dell’edilizia, che ancora fatica a rimettersi in moto. Per favorire una ripresa del settore sarebbe opportuno anche un intervento del mondo politico, che mettesse fine alla logica del “massimo ribasso” alla base dell’assegnazione degli appalti pubblici. Una legge perversa, che ha prodotto effetti molto negativi per tutto il settore danneggiando le aziende che, come la nostra, lavorano per offrire sempre il massimo della qualità e della serietà». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 195
RISTRUTTURAZIONI
La ristrutturazione tra ecosostenibilità e risparmio energetico Ristrutturare un edificio non prevede il totale stravolgimento dello stabile, ma il miglioramento e la messa a punto di quest’ultimo attraverso materiali e tecniche innovativi. Ne parliamo con Paola Patri Emanuela Caruso
e fino a qualche anno fa per una ristrutturazione veniva redatto un preventivo che dava il via ai lavori, oggi la dinamica d’intervento è cambiata. Attualmente, sia che si parli di opere pubbliche che di opere private, l’iter di ristrutturazione di un edificio parte con la figura di un tecnico che redige un’attenta descrizione, chiamata capitolato, di tutti gli interventi da eseguire. A questo punto entrano in gioco gli esecutori, cioè quelle società chiamate a occuparsi del lavoro e che si devono attenere all’esatta esecuzione di ciò che è scritto nel capitolato. Proprio questa è il core business
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della Ma.Im., impresa fondata a Genova da ormai oltre quarant’anni. «La nostra società – commenta Paola Patri, amministratore unico dell’azienda – è esecutrice di ristrutturazioni e manutenzioni edili. Le opere che affrontiamo più frequentemente riguardano il rifacimento di facciate, il risanamento del cemento armato a vista, le impermeabilizzazioni, le coloriture e le coperture piane e in abbaini». Agli inizi dell’attività la Ma.Im. si è concentrata solo sui lavori privati, ma con il passare del tempo ha allargato il proprio raggio d’azione nel settore pubblico avendo acquisito le certificazioni necessarie, Soa e Iso 9001, e da ormai tre anni la certificazione BS OHSAS 18001, raggiungendo ottimi risultati. «Nell’ambito del privato ci occupiamo in particolar modo del restauro di
condomini e ville. Due casi interessanti hanno riguardato i fabbricati in Via S. Martino e Via Montevideo a Genova, dove siamo intervenuti rispettivamente per rifare gli intonaci esterni del palazzo e per ristrutturare una parte della facciata comprensiva anche delle mensole esterne. Per quanto riguarda il pubblico, invece, gli enti con cui collaboriamo più spesso sono i Comuni, le Asl e l’Inps. Ciò che differenzia questo settore dal privato è la forma burocratica molto complessa necessaria per concorrere alla gara d’appalto. L’episodio più rilevante nel campo del pubblico è stato senz’altro l’intervento sull’Ospedale San Paolo di Savona, dove per la
Paola Patri
prima volta ci siamo cimentati nella costruzione ex novo di un’intera ala del pronto soccorso». L’esperienza e la scrupolosità con cui vengono svolte le commissioni, unite a un’equipe di artigiani e operai specializzati, hanno permesso alla Ma.Im. di distinguersi per il livello delle prestazioni e di essere competitive in un mercato dove la concorrenza è elevatissima. «Seguiamo con attenzione e cura ogni fase del processo di ristrutturazione. Per prima cosa montiamo il ponteggio
al fine di attrezzare la parte di edificio su cui intervenire, rispettando tutte le norme vigenti sulla protezione e la sicurezza. Successivamente iniziamo la demolizione parziale o totale, a seconda di quanto indicato nel capitolato, della parte interessata ai lavori. Poi ricostruiamo e infine tinteggiamo». Negli ultimi anni per continuare a garantire prestazioni di qualità, l’azienda ha potenziato la propria attrezzatura. «Siamo da sempre molto attenti all’evoluzione
tecnica e tecnologica del settore, per questo motivo abbiamo deciso di investire nel rinnovo dei nostri macchinari; non perdiamo mai di vista le lavorazioni più tradizionali, legate imprendiscibilmente alla professionalità dei nostri addetti». La Ma.Im. si è dimostrata anche molto concentrata sulle nuove tecniche di risparmio energetico e di ecosostenibilità, che nel territorio di Genova vedono la possibilità di utilizzare con ottimi risultati l’eolico e i pannelli solari. «Anche se tutti i cittadini sono ben consapevoli dei benefici che apporterebbe l’uso di questi impianti, è ancora poco diffusa la richiesta di ristrutturazione per inserirli negli appartamenti, nei condomini o nelle villette. A causa del periodo di crisi economica tanti non sono disposti a investire in questo tipo di trattamenti. Gran parte della nostra speranza è riposta nella proposta di legge presentata il 19 settembre, che mira ad alzare il tasso di detrazione per le ristrutturazioni e per il miglioramento energetico degli edifici mantenendo anche l’agevolazione sull’Iva del 10%. Se diventasse legge potrebbe rappresentare un buon incentivo per i proprietari di edifici, che con la prospettiva di un risparmio potrebbero decidere di ristrutturare».
In queste pagine alcune delle opere restaurate dalla Ma.Im. Srl e panoramiche di Genova www.maimsrl.it
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PROGETTAZIONE ACUSTICA
Come ridurre le emissioni acustiche «La sensibilità verso i temi del rumore è sempre più diffusa nella popolazione e incide sul valore immobiliare delle nuove costruzioni e delle realtà alberghiere». L’analisi di Alessandra Fantini Emanuela Caruso
del 1995 la Legge Quadro sull’acustica che ha posto le basi per regolamentare questo vasto e complesso settore, in forte sviluppo e di grande attualità. Questa legge ha portato con sé l’emanazione di altre normative più particolareggiate, volte a definire i livelli di rumorosità consentiti sia in ambiente, riferendosi quindi alle diverse destinazioni urbanistiche del territorio, sia per le specifiche sorgenti di rumore, come ad esempio autostrade e ferrovie.
È Alessandra Fantini, geologa, ingegnere civile e ambiental e tecnico competente in acustica ambientale fantinialex@libero.it
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«La Legge Quadro – fa presente Alessandra Fantini, geologa, ingegnere civile e ambientale, e tecnico competente in acustica ambientale – non prevede soltanto dei limiti di emissione nei confronti dei recettori, cioè i soggetti potenzialmente disturbati dalle immissioni rumorose, ma anche dei limiti assoluti, che non possono in nessun caso essere superati, di emissione acustica in ambiente». Parlando della provincia di Genova, quale metodo è stato utilizzato per riuscire ad adeguarsi a questa normativa? «Il territorio genovese è stato suddiviso in sei classi in base al Piano di Zonizzazione Acustica Comunale, una sorta di Piano Regolatore del rumore. Si parte dalla classe I, in cui rientrano le zone particolarmente protette quali scuole, ospedali e cliniche, per arrivare alla classe VI, quella in cui sono comprese le zone del tutto industriali. In mezzo a queste due suddivisioni troviamo le classi a vocazione
più o meno residenziale e produttiva». Un caso particolare è quello di ospedali e cliniche, che necessitano di grandi impianti inevitabilmente rumorosi, ma che devono allo stesso tempo rispettare valori molto bassi di emissione acustica in ambiente. In che modo si riesce a ovviare a questi due aspetti contrapposti? «In situazioni come quelle citate, è necessario che il tecnico in acustica intervenga già a livello progettuale, individuando l’ubicazione più idonea per gli impianti e studiando in modo attento, curato e con l’aiuto dei progettisti la scelta dei macchinari da impiegare. L’attività, allora, si trasforma nello svolgimento di simulazioni partendo dai dati di potenza sonora degli impianti e, poi, nella valutazione del loro impatto acustico in ambiente e sui ricettori più prossimi. Se si verifica il caso in cui i problemi di eccessiva rumorosità non siano risolvibili mediante scelte progettuali, è
Alessandra Fantini
indispensabile intervenire con la realizzazione di progetti di insonorizzazione, come cofanature e filtri fonoassorbenti. In questo modo non solo si rientra entro i limiti stabiliti per legge, ma si garantisce anche il corretto funzionamento dei macchinari». Un tema estremamente attuale sotto il profilo acustico è quello degli impianti di climatizzazione: quali sono i motivi di tale interesse? «La grande rilevanza degli impianti di condizionamento sta nel fatto che ormai sono considerati uno standard qualitativo indispensabile per le nuove edificazioni, sia in ambito industriale che in ambiti residenziale, ospedaliero e alberghiero; inoltre montare un impianto di climatizzazione è una scelta obbligata quando si effettuano interventi che comportano una ristrutturazione completa di edifici storici. Al contrario di un impianto di riscaldamento, che ha emissioni acustiche quasi del tutto trascurabili e può quindi essere installato in locali insonorizzati, quello di condizionamento necessita di macchinari molto grandi e spesso davvero molto rumorosi, e che devono essere ubicati in ambienti esterni o in locali con forti ricambi d’aria. Ne
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Il Piano Regolatore del rumore suddivide ogni territorio in classi più o meno protette da emissioni acustiche fastidiose
consegue che l’impatto acustico di un impianto di climatizzazione deve essere affrontato già in fase progettuale». Quali sono i maggiori problemi legati alla rumorosità degli impianti di condizionamento e alla loro collocazione? «I problemi che si sviluppano con impianti del genere riguardano sia i ricettori che il fabbricato su cui verranno installati i macchinari. La collocazione degli impianti, spesso legata all’assenza di spazi, può essere effettuata sulle coperture piane degli edifici o in spazi pertinenziali al piano ter-
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reno, come corti interne e piazzali. Nel primo caso, se gli impianti non vengono correttamente posati, possono creare emissioni acustiche di disturbo nei confronti dei ricettori posti a quote confrontabili con quella del macchinario, e delle unità immobiliari degli ultimi piani dell’edificio su cui si sta intervenendo. Nel secondo caso, invece, le emissioni acustiche potrebbero essere percepite e infastidire le unità abitative dei primi piani, che siano appartamenti o camere d’albergo. Tutti questi fattori, se non curati, vanno a deprezzare qualsiasi immobile di nuova costruzione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 201
INTERNI
Torna in auge la carta da parati Una buona carta da parati deve integrarsi e armonizzarsi con l’arredamento dell’ambiente che andrà a rivestire. «Se poi si sfruttano anche gli effetti della luce e delle ombre, il gioco è fatto». Il commento di Danilo Rossi Emanuela Caruso
n tempo molto usata e apprezzata, la carta da parati è stata negli anni rimpiazzata da materiali innovativi e applicazioni pittoriche. I motivi che hanno portato a questo cambiamento sono stati soprattutto la complessità della messa in posa della carta e la difficoltà conseguente nel toglierla dalle pareti. I produttori di carta da parati, però, consci del fatto che il mercato segue spesso dei cicli e riporta in voga mode che sembravano destinate a morire, non si sono fatti intimorire dal calo di interesse per questo prodotto e oggi assistiamo a un ritorno alla tendenza del rivestimento murale. Una delle aziende italiane più importanti del settore e che più ha creduto nelle potenzialità della carta da parati è la Selecta Parati, impresa con più di quarant’anni di esperienza alle spalle. «I tanti anni di attività – spiega Danilo Rossi,
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202 • DOSSIER • LIGURIA 2011
titolare della società – ci hanno permesso di carpire i segreti fondamentali per muoverci in modo ottimale all’interno di un mercato di nuovo in crescita e ricco di concorrenza. La strategia migliore per farci conoscere e per espandere il raggio d’azione anche all’estero è stata quella di partecipare a tutte le fiere del settore, portando la nostra esperienza e il nostro “made in Italy” in giro per il mondo». Quali fasi ha seguito l’espansione della Selecta Parati verso l’estero? «Per un’azienda come la nostra il mercato estero è essenziale e abbiamo iniziato a occuparcene nel 2008. Inizialmente abbiamo ottenuto piccoli successi, che sono però migliorati nei due anni seguenti. La situazione attuale ci fa prevedere per il 2011 un export che inciderà del 70% sul nostro fatturato. Oltre che in Europa, le nostre carte da parati arrivano
anche in Medio ed Estremo Oriente, con particolare attenzione alla Cina e alla Russia. A oggi la società può vantare collaborazioni con i più grandi del settore del “rollo” quali Goodrich, Deco establishment e Rosstyle». Come avviene la realizzazione di un rollo di carta da parati? «Il ciclo produttivo della Selecta Parati comincia con la scelta del disegno più adatto da proporre alla parte di mercato che vogliamo soddisfare e al cliente che ci ha commissionato l’ordine. Segue l’inci-
Danilo Rossi della Selecta Parati Srl di Genova. Nella pagina a fianco, l’area vendita www.selectaparati.it
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Pur essendo una piccola azienda, la Selecta Parati ha risonanza mondiale, motivo per cui deve tener conto delle esigenze di mercati molto diversi tra loro
sione dei cilindri per la stampa e poi la goffratura. Arrivati a questo punto si procede con la stampa del prodotto a seconda delle tonalità di colore studiate e scelte. Infine si passa alla fase di stoccaggio della merce in magazzino, la cui gestione è seguita con particolare cura in modo da non essere mai impreparati davanti alle richieste degli utenti». La vostra è una realtà che coinvolge sia aspetti artigianali che aspetti legati alla tecnologia. In quali ambiti trovano maggior incidenza queste due caratteristiche? «Il nostro lavoro viene considerato artigianale perché bisogna cercare sempre di percepire i gusti degli utenti
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finali, di seguire con attenzione le mode e le tendenze del momento, e di creare carte da parati in funzione della nazione e della cultura con cui ci troveremo a commercializzare. Possiamo quasi equiparare la nostra attività a quella di una sartoria, dove è necessario confezionare capi d’abbigliamento su misura. È indiscutibile poi che l’alta tecnologia sia essenziale, perché influisce positivamente sul livello qualitativo del prodotto e automatizza molte fasi del processo di realizzazione delle carte da parati». Quali sono le ultime tendenze e innovazioni del settore del “rollo”? «La tendenza principale in questo periodo è quella di
concepire e lavorare la carta da parati come un vero e proprio componente d’arredo, e diventa quindi il nuovo elemento di punta del mondo dell’interior design. Per quanto riguarda, invece, il campo delle innovazioni, tutte le aziende di questo particolare settore produttivo sono alla ricerca di nuove soluzioni e nuovi materiali su cui poter apporre disegni originali. L’evoluzione è continua, ma non sempre il risultato è quello sperato, bisogna infatti tener conto che il prodotto finale andrà applicato sulle pareti. Attualmente sono stati immessi sul mercato nuovi fondi quali il metallo, il tessuto, la paglia e il floccato». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 203
INFORTUNISTICA STRADALE
Come ricostruire la dinamica del sinistro Consulenze tecniche dettagliate, per cercare di accertare, nel più breve tempo possibile, cause, modalità e responsabilità di gravi incidenti stradali, grazie anche al supporto delle più moderne tecnologie. Il parere dell’ingegnere Marco Sartini Guido Puopolo
li incidenti stradali sono una delle piaghe del mondo moderno, e purtroppo rappresentano una tragica realtà anche nel nostro Paese. È una vera e propria guerra, infatti, quella che ogni
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L’ingegnere Mario Sartini. Nella foto a destra il figlio, l’ingegnere Marco Sartini. I due sono titolari dello Studio Associato Sartini, con sede a Genova, in corso Buenos Aires info@stsartini.it
anno si combatte sulle strade italiane, che solo nell’ultimo decennio ha provocato quasi ottantamila morti e centinaia di migliaia di feriti. Conosce perfettamente questa realtà lo Studio Tecnico Sartini, specia204 • DOSSIER • LIGURIA 2011
lizzato nella risoluzione delle problematiche relative all’infortunistica stradale, attraverso un’attività di consulenza tecnico-giudiziaria sia in campo penale che civile. «Per quanto attiene all’infortunistica stradale, lo studio si occupa della ricostruzione dei sinistri sulla base di dati acquisiti e acquisibili nel corso delle indagini, eseguendo ispezioni tecniche dei veicoli coinvolti e analizzando i luoghi e le tracce del sinistro. Il tutto allo scopo di accertare le singole responsabilità dei protagonisti», sottolinea Marco Sartini, titolare dello studio insieme al padre Mario. In cosa consiste, nello specifico, la vostra attività relativamente all’ambito dell’infortunistica stradale? «Non facciamo valutazioni danni, ma cerchiamo semplicemente di capire di chi siano le responsabilità dell’incidente, risalendo, ad esempio, alla direzione dei veicoli coinvolti, alla loro velocità e, più in generale, alle modalità con cui è avvenuto il sinistro. Chiara-
mente per eseguire una valutazione di questo tipo sarebbe molto importante avere la possibilità di raccogliere i dati direttamente sul posto, quando cioè l’incidente si è appena verificato. Infatti, sulla base della nostra esperienza, posso dire che il metodo migliore per poter eseguire una consulenza tecnica precisa ed esaustiva è rappresentato dalla raccolta di dati direttamente sul posto, quando cioè l’incidente si è appena verificato, perché questo rende molto più facile ricostruire con maggior precisione la dinamica del sinistro. Purtroppo però molte volte siamo costretti a intervenire ex post, potendo così analizzare esclusivamente i veicoli incidentati e le tracce lasciate sulla base di elementi raccolti da altri, senza però avere una chiara fotografia del contesto in cui si è realizzato il danno». Quanto ha inciso il progresso tecnologico nel campo della sicurezza stradale e nel vostro lavoro? «Negli ultimi anni la tecnolo-
Marco Sartini
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Il metodo migliore per poter eseguire una consulenza tecnica precisa ed esaustiva è rappresentato dalla raccolta di dati direttamente sul posto
gia ha fatto passi da gigante, contribuendo in maniera decisiva a una significativa riduzione del numero di incidenti mortali sulle nostre strade. Anche la nostra attività, naturalmente, ha beneficiato dei progressi tecnologici, grazie a strumenti innovativi e software che permettono di realizzare analisi molto dettagliate. In un futuro non troppo lontano probabilmente sarà possibile dotare ogni autoveicolo di una sorta di “scatola nera”, in grado di immagazzinare quei dati fondamentali per poter ricostruire la dinamica di un sinistro in tempi rapidi e con assoluta precisione. Oggi camion e veicoli industriali dispongono già di queste stru-
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mentazioni, che però registrano esclusivamente quei dati sensibili da un punto di vista sanzionatorio, e quindi non sempre utili ai nostri fini». Quali sono le realtà con le quali collaborate maggiormente nello svolgimento della vostra attività? «Operiamo in stretta sinergia con Procure della Repubblica, Tribunali, studi legali e aziende pubbliche e private. Siamo infatti attivi non solo nel campo dell’infortunistica stradale, ma anche in quello dell’infortunistica aziendale. Lo studio svolge inoltre analisi forensi su calcolatori, per il recupero di dati cancellati e file criptati, così come esegue indagini volte a ricercare le cause
di incendi ed esplosioni, grazie soprattutto all’esperienza maturata nel settore da mio padre Mario che per molti anni è stato titolare della Cattedra di “Tecnica della combustione” presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova». Quali sono, infine, le prospettive e gli obiettivi futuri dello studio? «Il costante aggiornamento, non solo tecnologico, è un elemento indispensabile per poter rimanere al passo con i tempi. Per questo frequentiamo regolarmente seminari e corsi d’aggiornamento, perché solo attraverso lo studio avremo la possibilità di migliorarci per continuare a offrire un servizio completo ed efficace». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 205
TURISMO
umentano gli arrivi dei turisti in Liguria (1.269.000) e scendono le presenze (3.934.000), rispetto al 2010, mentre si accorcia la durata della vacanza media da una settimana a 3-4 giorni di pernottamento, con una perdita di fatturato da parte delle strutture ricettive attorno al 5%. A incidere sul bilancio della stagione 2011 s’è aggiunto anche il maltempo nel mese di luglio e nella prima metà d’agosto, oltre a una minore presenza di italiani colmata in parte dal movimento degli stranieri sul territorio, vera conferma dell’estate, con un incremento negli ultimi cinque anni del 4% rispetto al 2% a livello nazionale. Per la prima volta in regione, il rapporto tra la presenza turistica degli stranieri e dei connazionali è passato dal 30% al 35% di stranieri su 100 turisti. A scegliere la vacanza in Liguria, sono tedeschi, svizzeri, austriaci, francesi e inglesi, ma anche turisti provenienti da destinazioni più lontane, come gli Stati Uniti e l’est europeo che si sono diretti soprattutto nel levante ligure e nelle Cinque Terre, con una buona presenza di russi nel Ponente ligure. È con l’avvento della bassa stagione che gli operatori del settore temono, tuttavia, possibili ricadute e per rilanciare
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206 • DOSSIER • LIGURIA 2011
Insostenibili ritardi infrastrutturali «Temiamo percentuali ancora negative per l’inverno e la primavera, non essendoci attrattive e collegamenti sul territorio in grado di stimolare i flussi turistici». Le proposte per scongiurare l’isolamento nel punto di Americo Pilati Elisa Fiocchi
l’offerta turistica gli enti locali valutano di investire in inverno una parte delle risorse previste per iniziative da destinare alla prossima primavera. «La nostra categoria si trova in apnea, aggrappata alla speranza di essere ascoltati da chi ha davvero in mano le leve del turismo» afferma Americo Pilati, presidente di Federalberghi Liguria. La chiusura di alcune strutture nei prossimi mesi potrebbe riflettersi pericolosamente sull’occupazione, così come la
cancellazione dei ponti festivi andrebbe a incidere per milioni di euro sui fatturati degli addetti ai lavori. Si chiude la stagione estiva 2011. Qual è il bilancio complessivo degli albergatori? «È stata una stagione senza lodi e senza infamie. L’anno finirà con percentuali non così negative in termini di presenze ma se, invece, ci si concentra sul peso che esse hanno nell’industria turistica del territorio, allora il dato è senza
A destra, Americo Pilati, presidente di Federalberghi Liguria
Americo Pilati
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I prezzi accattivanti e gli sconti messi in atto dagli albergatori per attirare i turisti hanno abbassato il fatturato del singolo del 10%
dubbio negativo. I prezzi accattivanti e gli sconti messi in atto dagli albergatori per attirare i turisti hanno inciso sul fatturato del singolo per il 10% circa, in più da novembre a giugno il mal tempo ha “bruciato” la maggior parte dei weekend. Comunque, sono buoni i risultati ottenuti per La Spezia, Tigullio, Genova e le Cinque Terre, dove troviamo una maggiore perma-
4% STRANIERI
L’incremento dei turisti stranieri in Liguria negli ultimi cinque anni
-5% ALBERGHI La perdita di fatturato delle strutture ricettive
d
nenza di turisti rispetto a Savona e Imperia, che sono perlopiù tappe di passaggio per pochi giorni di permanenza». Tra luglio e agosto il turismo ha avuto ritmi e flussi molto differenti. «Va precisato che mentre luglio è contraddistinto dal turismo straniero, agosto è il mese classico per le partenze degli italiani. Nel complesso, il calo di presenze nazionali si attesta attorno al 20% mentre gli stranieri aumentano del 10-15% in luglio. I russi e i tedeschi raggiungono anche il 20%, con una discreta presenza di svizzeri, belgi e olandesi. Agosto si preannunciava un mese bruttissimo ed effettivamente lo è stato per i primi quindici giorni. Dopodichè, l’ondata di caldo ha come risvegliato il turismo italiano che si è mantenuto a buoni livelli anche nelle prime due settimane di settembre, salvando così un avvio disastroso». Che cosa manca al territorio ligure per attirare maggiori flussi turistici? «Ho identificato la grande difficoltà della Liguria in un
documento dal titolo “Accessibilità al territorio”. In assenza di treni validi e in presenza di un aeroporto con pochi voli e di un autostrada infelice, la Liguria è destinata a restare isolata. Sarebbe come pensare di fare turismo a Cortina d’Ampezzo in mancanza di neve o in Sardegna senza traghetti e aeroporto. Stiamo pagando un ritardo sulle infrastrutture che ora è diventato insostenibile». Con quali interventi la Liguria può tornare al centro del turismo italiano e straniero? «Chiediamo che siano implementati i voli per l’aeroporto Colombo nel 2012, così da migliorare i collegamenti con tre nuove destinazioni: Amburgo, Copenaghen, Zurigo e qualche volo dalla Russia. Oggi in Liguria si contano 1.400 alberghi mentre vent’anni fa erano duemila. Sanremo? È passata da duecento a quaranta strutture. Non vogliamo chiudere altri alberghi e faremo di tutto per difendere la stagionalità e i nostri collaboratori». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 207
TURISMO
Turismo: male la promozione È una componente fondamentale per lo sviluppo del territorio, «non da oggi, ma da sempre» commenta l’esponente del Pdl Roberto Bagnasco. Deluso dall’esito di Eurobike, chiede ora la cancellazione dell’agenzia “In Liguria”: «Troppi costi e sovrastrutture» Elisa Fiocchi a promozione del territorio e del turismo vanno affrontati in maniera organica, basta sprecare soldi pubblici per mantenere carrozzoni inutili». A puntare il dito contro il sistema turistico in Liguria è il consigliere regionale del Pdl Roberto Bagnasco che, assieme al collega Matteo Rosso, chiede l’immediata chiusura dell’agenzia In Liguria dopo la disorganizzazione andata in scena alla manifestazione Eurobike, in Germania. In una lettera indirizzata al presidente della commissione Attività produttive, Bagnasco chiede che siano affrontate al più presto le questioni connesse alla promo-
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Roberto Bagnasco, consigliere del Pdl Liguria
208 • DOSSIER • LIGURIA 2011
zione turistica del territorio. Quanto avvenuto in Germania è solo la punta evidente di un iceberg, sostiene il consigliere del Pdl: «La disorganizzazione che regna sovrana nella gestione del sistema turistico ligure è l’elemento sintomatico dell’incapacità di questa amministrazione che ha dimostrato nella vicenda tutta la sua inadeguatezza». Oltre a proporre un turismo strutturalmente più snello, Bagnasco pensa a un’offerta turistica da sostenere annualmente all’interno di un albo delle iniziative. «Potrà scontentare chi non vi entra ma al tempo stesso, se l’albo è condotto con trasparenza e intelligenza, diventa più serio avere una programmazione generale della Liguria con iniziative di massimo rilievo». Dal Festival di Sanremo ai campionati del mondo di ciclismo: tutte le proposte per dare nuovo smalto alla regione. Per quali motivi ha chiesto l’immediata chiusura dell’agenzia In Liguria? «I suoi costi sono assolutamente non corrispondenti ai risultati. L’assessore Berlangieri, a tal proposito, ci ha risposto in maniera diversa. Siamo, invece, convinti che le strutture all’in-
terno dell’assessorato siano più che sufficienti per offrire le stesse risposte ma con costi diversi e crediamo quindi che questi enti e sovrastrutture siano i primi a dover essere cancellati». Il dibattito si è aperto dopo l’esito della manifestazione Eurobike in Germania. «La partecipazione non è stata degna del livello della nostra regione e i nostri soldi dobbiamo spenderli al meglio. Per esempio attraverso le strutture interne dell’assessorato che hanno maturato da anni una professionalità tale da poter rispondere benissimo a queste esigenze senza il bisogno di altre sovrastrutture. Il confronto con Berlangieri si mantiene comunque costruttivo, smorzando ogni polemica. Io stesso gli ho dato atto di alcune scelte intelligenti, come quella in favore della proposta dei collegamenti aerei. Non possiamo fare turismo nel 2011 senza avere un aeroporto. Qualcosa è stato fatto, ma manca ancora il collegamento verso le riviere di ponente e di levante». Cosa dovrebbe fare a questo punto la Regione? «Nelle questioni indipendenti dai soldi, dove ci sono le possi-
Roberto Bagnasco
bilità di intervenire senza costi, la Regione deve prendersi delle responsabilità. Sono due anni, ad esempio, che si parla di nuovi centri congressi ma oggi di concreto non c’è nulla. Non chiediamo che la Regione se ne assuma i costi di costruzione ma che sia di stimolo nella realtà in cui il centro sarà poi edificato». Oltre al centro congressi, di quali altri rinnovamenti necessita il territorio per rilanciare il turismo? «Si parla di campi da golf e
personalmente, da ex sindaco di Rapallo, vorrei che la struttura che appartiene alla Regione fosse ampliata da 18 a 27 buche, esiste un piano regolatore che lo consentirebbe. La Regione, a cui non sono chiesti soldi, dovrebbe fare da traino e non stare a guardare. Ci sono poi altre situazioni che lasciano perplessi e servirebbe un impegno riguardo alle nostre strutture balneari. C’è una legge europea in proposito, ma non possiamo arrivare alla sua scadenza senza aver fatto scelte
35% STRANIERI
La percentuale di turisti stranieri in Liguria su cento persone
importanti. Un altro passo importante riguarda il miglioramento delle strutture alberghiere. La Liguria è indietro per un fatto storico: essendo arrivata molto prima nel turismo di altre realtà italiane, sono presenti strutture più obsolete e datate. Bisogna avere il coraggio, qualora ci siano gli estremi, di favorire una riqualificazione di queste strutture. Ma non esiste ancora una revisione della normativa che consente a questi alberghi di attuare dei miglioramenti strutturali». Dopo la chiusura della stagione estiva da dove si deve ripartire? «Dobbiamo essere più competitivi e aggressivi. Noi viviamo sul fatto che siamo vicini ai grandi centri del Nord Italia e siamo facilmente raggiungibili, ma non possiamo guardare solo a questo tipo di turismo. La stagione 2011 ha registrato una diminuzione delle presenze e un aumento degli arrivi e ha chiuso sul piano della sufficienza. La nota positiva è rappresentata dagli stranieri, un mercato che avevamo perso completamente. In questo caso, vanno forniti maggiori strumenti perchè è un turista abituato ad essere incanalato e seguito, a differenza dell’italiano che tende a usufruire meno dell’organizzazione del territorio. Dobbiamo, anche in questo senso, offrire risposte diverse». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 209
TURISMO
Una prospettiva sul turismo ligure l 2011 è stato un anno positivo per il turismo europeo in genere e nello specifico anche per quello italiano, probabilmente a causa del fatto che molti turisti sono stati scoraggiati dall’instabilità del Nord Africa a raggiungere le classiche mete a basso costo di Egitto e Marocco. Una consistente parte dei turisti che solitamente preferisce le regioni esotiche ha quindi optato per località più tranquille, ma non meno attraenti. Una di queste località, che ha registrato un buon livello di presenze durante la trascorsa stagione estiva, si trova in Liguria. «Il nostro residence si trova sulla collina di Cogoleto, tra Varazze ed Arenzano. Da qui si gode della stupefacente vista del golfo di Genova fino al promontorio di Portofino e del paesaggio incantevole delle Alpi liguri». Con queste parole Luisa Smiraglia, General Manager del Residence Villa Beuca, descrive lo scenario nel quale si colloca la struttura che dirige. «Siamo all’interno del Parco Naturale Regionale del Beuca, che si estende per oltre 9mila ettari e confinanti con l’ingresso dell’orto botanico di Cogoleto, che contiene le piante tipiche della Macchia Mediterranea. La
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212 • DOSSIER • LIGURIA 2011
I paesaggi collinari e il mar Ligure hanno ancora molto da offrire per attrarre i turisti. Luisa Smiraglia illustra le bellezze del golfo di Genova e fa un bilancio dell’ultima stagione estiva Salvatore Cavera
nostra posizione a 200 m sopra il livello del mare è a poca distanza dalle spiagge ed al contempo ci protegge dalle forti calure estive. Siamo in totale armonia con la natura, perché le nostre casette monopiano – bilocali e trilocali con arredi, terrazzo, giardino e ingressi indipendenti –, appena una quarantina, sono sparse su un terreno di oltre 20mila mq». La struttura combina i vantaggi del residence con i più classici servizi alberghieri. «Ogni ap-
partamento ha un angolo cottura ed è quindi indipendente, mentre, su richiesta offriamo il servizio di prima colazione o di consegna quotidiana di pane, brioches e latte fresco oltre alla pulizia giornaliera delle camere. Inoltre, per quanto riguarda gli spazi comuni, abbiamo una piscina con idromassaggio che si affaccia su un panorama mozzafiato, una sala giochi per i più giovani, terrazze elioterapiche ed un bar in terrazza per le feste nelle calde sere d’estate.
Residence Villa Beuca, Cogoleto (GE) www.residencevillabeuca.com
Luisa Smiraglia
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La nostra splendida Costa Ligure potrebbe, sull’esempio della Costa Azzurra, trasformarsi in un Parco vacanze e attrarre così anche un turismo giovane per tutti i mesi dell’anno
A breve aprirà un centro benessere. Il breve tratto di strada panoramica, che collega Villa Beuca a Cogoleto, può anche essere tranquillamente percorso a piedi. «Una delle assolute particolarità della posizione della nostra struttura è quella di trovarsi nel punto di incontro fra un paesaggio marittimo ed uno alpino, il che dona anche un’affabulata sensazione di astrazione dal resto mondo, pur conservando una particolare dimensione umana. Con un breve viaggio – venti minuti d’auto da Genova ed un’ora e trenta da Milano – si può raggiungere un vero paradiso». La località raccoglie l’apprezzamento non solo del turismo interno, ma anche di quello estero. «Fino a quindici anni fa questa zona era detta il “villaggio degli olandesi”, data la loro forte presenza. Ora, dopo un periodo di assenza, sono tornati
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in massa, insieme a tedeschi e svizzeri. In generale, nei mesi di luglio e agosto abbiamo soprattutto famiglie con bambini. Le coppie preferiscono invece la primavera e l’autunno. Il nostro residence è oltretutto un’ottima base di appoggio per chi vuole visitare Montecarlo, le Cinqueterre, Milano e il Piemonte. Per chi ama il golf, poi, nelle nostre vicinanze abbiamo ben due campi, quello di Arenzano (a 9 buche) e il Golf Sant’Anna (campo a 18 buche). Inoltre, Villa Beuca si trova spesso ad accogliere una clientela business, soprattutto impiegati di aziende straniere che devono sostare per lunghi periodi a Genova e desiderano al ritorno dal lavoro ritrovare un’oasi di pace e tranquillità». Nonostante il successo generale di presenze per le mete italiane nel corso dell’ultima stagione, Luisa Smiraglia è fortemente convinta che si possa fare ancora
45 CASE Il numero delle abitazioni monopiano di Villa Beuca sparse su una superficie di 20mila mq
molto per rendere il nostro Bel Paese maggiormente ricettivo. «La nostra splendida Costa Ligure, potrebbe, anzi, dovrebbe, sull’esempio della Costa Azzurra, con nuovi investimenti ed una rinnovata organizzazione, trasformarsi in un Parco vacanze ed attrarre così anche un turismo giovane, e soprattutto, per tutti i mesi dell’anno». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 213
XXXXXXXXXX RISCHIO IDROGEOLOGICO
Senza risorse è necessaria la prevenzione L’assessore regionale all’Ambiente Renata Briano illustra le difficoltà attuali nella difesa del territorio dal rischio idrogeologico: «Gli interventi di carattere strutturale non sono più perseguibili. Occorrono azioni di informazione, conoscenza e controllo del territorio» Riccardo Casini
elle scorse settimane è stato lo stesso presidente della Regione, in qualità di commissario per la gestione degli interventi, a fare il punto sull’utilizzo delle risorse destinate alle zone colpite dall’alluvione dell’ottobre 2010. Dei primi 10 milioni di euro, ricevuti già allora dalla
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Renata Briano, assessore regionale all’Ambiente. In apertura e nella pagina a fianco, alcune immagini dei danni provocati dall’alluvione dell’ottobre 2010
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Protezione civile (e di cui 7 destinati alle urgenze), ne sono stati già erogati 5. Altri 45 milioni di euro, destinati per decreto dal governo, sono arrivati invece lo scorso mese di agosto, mentre gli ultimi 45 sono previsti per il 2012. Insieme a Burlando in quell’occasione era presente anche Renata Briano, assessore re-
Xxxxxx Renata Xxxxxxxxx Briano
gionale all’Ambiente e sviluppo sostenibile, che oggi fa il punto sull’assetto del territorio ligure. «Gli eventi alluvionali che hanno colpito la regione – spiega – hanno messo a dura prova il nostro territorio. Di fronte a una situazione molto difficile, c’è stata un’importante e coesa reazione da parte di tutte gli interlocutori coinvolti a livello locale e regionale, che con determinazione si sono impegnati per ottenere dal governo una risposta concreta in termini di risorse necessarie. Con il decreto Milleproroghe abbiamo ottenuto un primo stanziamento di 45 milioni di euro per il 2011 e ulteriori 45 saranno resi disponibili nel corso del 2012: un finanziamento complessivo di 90 milioni che va ad aggiungersi ai 10 precedentemente messi a disposizione dallo Stato. Bisogna, però, tenere conto che i danni segnalati ammontano a circa 300 milioni di euro». Come è stato possibile risolvere questa discrepanza? «È stato necessario darci delle priorità attraverso una struttura organizzativa ad hoc che ha censito i danni ripartendoli tra pubblico, privato ed economico. Sono state da subito avviate le attività più urgenti di messa in sicurezza e, in seguito, sono stati individuati i criteri prioritari: eliminazione dei pericoli e ripristino dei servizi essenziali per quanto riguarda gli interventi pubblici, aiuti ai cittadini evacuati e a chi ha avuto le abitazioni
distrutte o danneggiate e sostegno alla ripresa delle attività produttive. Il passaggio successivo è stato quello di definire le modalità di intervento. Le risorse sono finalmente disponibili e presto potremmo erogarle. Resta ancora aperta la richiesta, presentata al governo, di rivalutare i massimali concedibili per i danni alle abitazioni, che, stabiliti in 30mila euro di contributo massimo, risultano in molti casi insufficienti. Infine, un aspetto che mi preme sottolineare è che destineremo una parte importante delle risorse per la messa in sicurezza definitiva». L’erogazione dei fondi da parte del governo è stata al centro di diverse polemiche riguardanti il loro ritardo. Cosa sta facendo la Regione per accelerare le procedure? «Nei mesi scorsi, in attesa dell’effettivo stanziamento, oltre a sollecitare continuamente il Governo, con il presidente della Regione abbiamo lavorato per farci trovare pronti. La prima tranche prevista dal Milleproroghe è arrivata ad agosto. Entro il mese di settembre i 45 milioni stanziati per il 2011 saranno tutti destinati. Ci stiamo comportando allo stesso modo per le risorse che arriveranno nel 2012, cercando di condividere progetti e interventi in anticipo con tutti i soggetti interessati per evitare qualsiasi ritardo». Il consigliere regionale Ezio Chiesa ha recentemente invitato la Regione a
Oggi, a fronte di una riduzione delle risorse, il rischio idrogeologico è cresciuto
snellire la burocrazia per quanto riguarda la pulizia degli alvei. Può essere una soluzione? «La semplificazione burocratica è una delle linee prioritarie che presidente e assessori regionali, ciascuno per le proprie competenze, perseguono con convinzione. Nel merito della pulizia degli alvei, la legge regionale 4 del 1999 prevede già, nel caso di interventi di manutenzione idraulica ordinaria eseguiti da enti locali, l’applicazione di deroghe autorizzative orientate in questa direzione. La manutenzione del territorio rappresenta uno strumento fondamentale per la riduzione del dissesto idrogeologico e del conseguente rischio per persone, cose e patrimonio ambientale. L’amministrazione regionale ha da sempre prestato una costante attenzione a tali temi sia attraverso la programmazione triennale in materia di difesa del suolo, LIGURIA 2011 • DOSSIER • 227
XXXXXXXXXX RISCHIO IDROGEOLOGICO
sia destinando il 70% delle ri- dei casi, il rischio poteva es-
mln EURO
Le risorse complessivamente ottenute dalla Regione per l’alluvione dell’ottobre 2010, corrispondenti a un terzo dell’ammontare dei danni segnalati
79% COMUNI
La percentuale di Comuni liguri che ha adottato piani urbanistici in cui siano presenti vincoli all’edificazione delle aree a rischio idrogeologico secondo l’ultimo rapporto “Ecosistema a rischio” di Legambiente
sorse derivanti dai canoni delle concessioni del demanio idrico a interventi in materia. Al fine di dare maggiore efficacia a queste misure, è stato costituito un tavolo tecnico con le Province per definire metodologie uniformi e condivise per l’elaborazione di programmi di manutenzione ordinaria». Il dissesto idrogeologico costituisce, non certamente da oggi, uno dei problemi principali della Liguria, dove il 70% dei Comuni risulta a rischio. Cosa è possibile fare oggi in termini di prevenzione? «Ci troviamo in una fase in cui, a fronte di una drammatica riduzione delle risorse disponibili, il livello di rischio idrogeologico è cresciuto a causa degli eventi meteorologici e del dissesto del territorio. In tale quadro è necessario modificare le strategie di intervento soprattutto in riferimento alla prevenzione. Nel passato, nella maggior parte
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sere mitigato da interventi di carattere strutturale che oggi, purtroppo, non sono più perseguibili soprattutto a causa della scarsezza delle risorse economiche. Dobbiamo perciò ragionare su un’azione preventiva maggiormente capillare e incisiva che si deve sviluppare attraverso azioni di informazione, conoscenza e controllo del territorio». Quali progetti ha la Regione in proposito? «Per quanto riguarda l’informazione nei confronti della cittadinanza, la Regione sta implementando i propri servizi cartografici on line, mettendo a disposizione di tutti i cittadini le mappature della pericolosità per frana e per esondazione. Per quanto riguarda il controllo del territorio stiamo invece sviluppando una rete regionale di monitoraggio dei versanti, denominata “Remover”, che consiste nella messa a sistema di gran parte degli strumenti di controllo delle frane distribuiti
sul territorio tramite una banca dati cartografica. Tali strumenti vengono controllati periodicamente da tecnici Arpal e i risultati delle letture vengono poi resi disponibili tramite il portale cartografico regionale. Ma sono stati anche rivisti i meccanismi di programmazione delle risorse economiche per gli interventi di difesa del suolo, rendendo possibile il finanziamento di attività di studio e di monitoraggio propedeutiche alla progettazione di eventuali interventi strutturali. Un altro progetto di controllo del territorio sul quale stiamo lavorando è poi l’interferometria radar satellitare». Di cosa si tratta? «È una tecnica innovativa, sviluppata in Italia dal Politecnico di Milano che, attraverso lo studio di immagini acquisite da satelliti, consente di registrare con buona precisione gli spostamenti a terra di oggetti-bersaglio, come per esempio edifici o rocce. Infine, il monitoraggio delle frane, ove non sia possibile intervenire per fermarle, consente di verificarne il decorso, accertando che il rischio non aumenti nel tempo e, nel caso in cui ciò avvenga, cercando di intraprendere le azioni necessarie per la salvaguardia della popolazione».
XXXXXXXXXX RISCHIO IDROGEOLOGICO
Maggiore coordinamento tra geologi e pubbliche amministrazioni Il presidente dell’Ordine regionale Giovanni Scottoni chiede più ascolto: «Noi le soluzioni ai problemi le abbiamo». E sulla Liguria dice: «La fragilità del territorio è nota ma l'intervento dell’uomo ha localmente influito in modo negativo» Riccardo Casini n regione sono 478 (contro i 585, ad esempio, del Piemonte) e hanno una media di 44 anni. Questa la fotografia più recente del Censis che ritrae il mondo dei geologi liguri. Un mondo forse poco noto, e che sicuramente chiede maggiore ascolto, in particolare proprio da parte delle pubbliche amministrazioni. Giovanni Scottoni, presidente dell’Ordine regionale dei geologi, si era fatto portavoce qualche mese fa di questa istanza, lamentando la mancanza di un organo di coordinamento tra geologi ed enti pubblici. «Lamentiamo – precisa oggi – una generale e diffusa mancanza o carenza di colleghi nelle pubbliche amministrazioni, e ciò non ci permette di mettere al servi-
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Giovanni Scottoni, presidente dell’Ordine dei geologi della Liguria
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zio della comunità le nostre professionalità. Pensiamo che un “vero” Servizio geologico regionale, trasversale e autonomo rispetto ai vari dipartimenti della Regione, sia la prima risposta corretta alle necessità del territorio». Le necessità sono note. Il dissesto idrogeologico costituisce infatti uno dei problemi storici della Liguria. Ma quali sono le cause? Che ruolo ha avuto negli anni l’errato sfruttamento del territorio? In che misura si è aggiunto a una sua fragilità naturale? «La fragilità del territorio ligure è nota e legata principalmente alla sua intrinseca costituzione. L’intervento dell'uomo ha localmente influito in modo negativo sull’assetto idrogeologico del territorio, andando soprattutto a modificare il fluire delle acque che scorrono in superficie e di quelle che si infiltrano nel terreno. Il fatto poi di cercare nuove aree insediabili ha portato a costruire in zone idrogeologicamente fragili non sempre migliorandone la situa-
zione. In sostanza, le cause sono da ricercarsi nella costituzione geologica, nell'intensità e quantità di precipitazioni, nella non corretta regimazione delle acque, nella scarsa manutenzione dei corsi d’acqua e nell’abbandono delle campagne. L’errato sfruttamento del territorio ha causato l’innesco di eventi franosi che altrimenti, forse, non si sarebbero verificati; la fragilità naturale del territorio, la mancanza di monitoraggio e cura dei corsi d’acqua, dei boschi e dei versanti sono le principali cause del dissesto». Come valuta attualmente l’operato della Regione in materia di tutela del territorio? Come sta investendo i fondi attualmente a sua disposizione? «Purtroppo, come lamentato anche recentemente dal presidente del Consiglio nazionale dei geologi, gli enti stanno agendo solo in termini di emergenza e mai di prevenzione; questo comporta anche costi enormemente superiori a carico della comunità. Manca assolutamente un vero servizio
Giovanni Xxxxxx Xxxxxxxxx Scottoni
La fragilità del territorio ligure è nota e legata principalmente alla sua intrinseca costituzione
geologico con il quale si possa interagire fattivamente: noi le soluzioni ai problemi le abbiamo, continuiamo ad aspettare di venire ascoltati». Quali sono queste soluzioni? Cosa è possibile fare per prevenire rischi in futuro? «Un primo esempio è quello della bozza di convenzione che stiamo approntando per inse-
rire i geologi nelle operazioni di protezione civile in caso di emergenza, per poter dare il nostro contributo in caso di dissesto idrogeologico e terremoto. Poi stiamo cercando di sottoporre alla Regione Liguria un documento di proposta di legge regionale che determini i contenuti minimi di una relazione geologica per la prevenzione sismica e il dissesto. Si-
curamente un controllo capillare del territorio, operato da chi nel territorio già ci lavora, può essere una soluzione: gli esempi positivi dei “presidi geologici” operati a Sarno sono la dimostrazione della bontà delle nostre proposte». Crede quindi che si tratti di una soluzione applicabile anche alla Liguria? «La riproposizione dei presidi su scala nazionale sicuramente è una delle soluzioni auspicabili. Poi pensiamo che dovrebbero essere promulgate normative a livello regionale inerenti la regimazione delle acque, anche in fase di progetto, andando a verificare se il terreno è in grado di smaltire o assorbire i quantitativi d’acqua che ricadono sul medesimo. Inoltre, i piani di bacino andrebbero aggiornati e dovrebbero essere predisposti dei piani di programmazione in tema di manutenzione». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 231
GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE
Risparmio idrico, con la fornitura prepagata Acqua per l’irrigazione. Dal pagamento per ettari a quello a volume. Un passo avanti verso il risparmio di un bene non rinnovabile. Alberto Lodolo illustra il sistema che permette una migliore gestione delle risorse idriche destinate all’irrigazione Salvatore Cavera
acqua è un bene prezioso. Il suo valore dipende dalla sua disponibilità, come anche il suo prezzo. In molte aree del mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e in Medio Oriente, al problema della scarsità si somma quello della mancanza di un’infrastruttura che non solo distribuisca l’acqua, ma che permetta anche un controllo sui consumi e al tempo stesso ne scoraggi un uso sconsiderato. Cercando la soluzione per risolvere i problemi legati ai costi e alla gestione pubblica della fornitura idrica per l’irrigazione in agricoltura, un’azienda italiana ha ideato e brevettato un sistema che consente di controllare il consumo e anche di prepagare la quantità di acqua necessaria e utilizzare solo i metri cubi richiesti. Questo sistema è stato progettato e realizzato da Tecnidro, azienda che si occupa della produzione
L’ Alberto Lodolo, general manager di Tecnidro Srl, Genova www.tecnidro.com
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di valvole automatiche, idranti e contatori. Alberto Lodolo, general manager della società, spiega come questo prodotto li ha portati a esportare in tutto il mondo: «I mercati dove stiamo costruendo nuove infrastrutture per l’agricoltura sono quelli dove è più forte la necessità di risparmiare l’acqua. Questo perché abbiamo inventato un nuovo sistema per fornire l’acqua di irrigazione ai contadini: si tratta di un idrocontatore. È la combinazione di una valvola e un contatore e funziona con lo stesso meccanismo di una carta prepagata. Prima, in Europa, l’ente pubblico, anziché conteggiare i consumi, si faceva pagare a ettaro. Ma senza nessun controllo effettivo, l’ente si ritrovava sempre in perdita. Adesso, grazie all’idrocontatore ogni contadino paga soltanto per quello che consuma – il costo dell’acqua è naturalmente inferiore a quello della fornitura potabile per l’abitazione». Questo sistema è diventato anche un incentivo per un consumo più responsabile?
«Certamente. Si stabilisce che i contadini che dipendono da un determinato invaso, hanno a disposizione una determinata quantità di acqua, calcolata per quello che dovrebbe essere un utilizzo ottimale. Nel caso i contadini ne consumino oltre tale quota, pagano una sovrattassa. In questo modo si incentiva a risparmiare attraverso un sistema equo. Ovviamente all’inizio ci sono state delle resistenze al cambiamento. Però, con l’aumento dei costi di pompaggio, pagare a volume piuttosto che a ettaro è divenuto conveniente. Soltanto in Italia abbiamo già venduto 44.000 idranti di questo tipo, fra automatizzati ed elettronici, che funzionano per dieci anni con una pila, senza bisogno di collegamento elettrico». Dunque questo prodotto ha rappresentato per l’azienda uno slancio verso la crescita. «Ci ha dato un buon margine e permesso di fare dei passi in avanti. Inizialmente vendevamo l’idrocontatore solo in Italia,
Alberto Lodolo
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I contadini hanno a disposizione una determinata quantità di acqua, calcolata per quello che dovrebbe essere un utilizzo ottimale. Così hanno un incentivo a risparmiare questa risorsa attraverso un sistema equo
poi abbiamo cominciato a esportarlo. Prima in Grecia, Spagna e Nord Africa, poi anche nei Paesi emergenti, come Bulgaria, Moldavia. Abbiamo avviato dei grossi progetti in Equador, Arabia Saudita e Kuwait. Quest’ultimo è una rete da 5.000 punti di erogazione con una bocchetta ogni 20 ettari. È una specie di idrante che funziona con una valvola automatica che regola la portata in modo da uniformare l’erogazione fra tutti gli utenti, come fosse un contatore dell’acqua». Quali saranno i prossimi mercati verso i quali vi dirigerete? «Attualmente esportiamo in Nuova Zelanda e stiamo valu-
tando di entrare anche in Romania e Marocco, che sta facendo grandi investimenti per l’agricoltura. Abbiamo anche molti brevetti, italiani, ma anche europei e mondiali, che purtroppo non ci hanno messo del tutto al riparo da chi ha provato a copiare la nostra tecnologia – per questo abbiamo diverse cause in corso. La sfida quindi ora è quella di velocizzare l’innovazione e lo sviluppo di nuovi modelli, anche differenziati nelle dimensioni per località geografica». Sotto questo punto di vista, avete delle richieste specifiche nei vari Paesi? «Siamo molto versatili nel venire incontro alle richieste dei vari enti pubblici, che cambiano da luogo a luogo. In Equador, per esempio, vogliono apparecchi piccoli, perché hanno poca acqua; in Arabia Saudita, invece, hanno il problema del caldo e della sabbia salata e vogliono apparecchi capaci di resistere a quelle condizioni; i tedeschi stanno pensando di costituire un ente pubblico per dare un idrante ai produttori di vino della valle del Reno. Già a Innsbruck ci sono due sistemi di questo genere».
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In che modo promuovete il vostro prodotto? «Partecipiamo a molte fiere agricole in giro per il mondo. Siamo stati in Perù, Argentina, Cile. Tutti gli anni facciamo una fiera in California e in Messico, quest’anno siamo ad Acquatech Amsterdam, dove siamo presenti da vent’anni. Abbiamo esposto anche in Australia, Nuova Zelanda e Russia. Partecipare a questi eventi ci ha aperto nuovi canali commerciali globali e quindi avvertiamo meno gli alti e bassi nelle ordinazioni». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 233
RINNOVABILI
Un’ottima annata per l’energia verde l Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha recentemente fornito gli ultimi dati sulla produzione di energia elettrica in Italia. Per il 2011, l’apporto delle fonti rinnovabili ha registrato un incremento dell’11,1%, rispetto al 2010, raggiungendo il 22,8% del totale dei consumi nazionali. Ciò vuol dire che attualmente in Italia un quinto dell’energia consumata è prodotto con sistemi che non inquinano l’ambiente. Questo dato, certamente positivo, trova conferma anche nelle performance dei bilanci delle società specializzate nell’installazione degli impianti che sfruttano le
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Gabriele Cara, Ad della Elettrosistem Srl, di Finale Ligure (SV). Nella pagina a fianco, il presidente Alessandro Cara www.elettrosistem.net
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Nel 2011 un quinto dell’energia nazionale è stata prodotta da fonti rinnovabili. Vantaggi per l’ambiente e opportunità per le imprese. La parola ad Alessandro e Gabriele Cara, due giovani imprenditori che hanno puntato su solare ed eolico Salvatore Cavera
rinnovabili, principalmente solare ed eolico. Una di queste è la Elettrosistem, una società dal management giovane che ha saputo inserirsi in un mercato destinato a crescere ancora. La parola a Gabriele Cara, amministratore delegato che gestisce e organizza l’area amministrativa, commerciale e progettuale, e al fratello Alessandro, presidente, che si occupa dell’area tecnica, operativa e logistica. Qual è stata l’evoluzione della struttura aziendale dalla fondazione a oggi? GABRIELE CARA «Elettrosistem nasce nel 1996 da una mia idea. Inizialmente la forma era quella della ditta individuale. In seguito, grazie anche al supporto di mio fratello Alessandro, l’azienda è cresciuta e sono cresciuti anche gli obiettivi di sviluppo. Ci siamo specializzati dal punto di vista qualitativo e, aumentando gamma di servizi offerti, il nostro mercato oltre a tutta la Liguria, si è esteso al Piemonte
e alla Costa Azzurra. Per questo nel 2007 ci siamo trasformati in una Srl e abbiamo completato le nostre competenze nelle energie rinnovabili». Come siete arrivati al franchising? ALESSANDRO CARA «Per avvalerci della collaborazione di tecnici professionisti del settore elettrico, abbiamo deciso di costituire una struttura commerciale in franchising con il marchio Elettrosistem Franchising Group. I nostri tecnici utilizzano le strumentazioni più moderne, per garantire sempre qualità ed efficienza, com’è certificato dal Sistema di qualità Iso 9001:2008 (Llyod’s Quality Assurance). Inoltre puntiamo costantemente sull’aggiornamento e la formazione, sia dal punto di vista tecnico che da quello normativo». Come ha risposto il mercato alle vostre scelte? G.C. «Nell’arco di appena tre anni il nostro fatturato ha re-
Alessandro e Gabriele Cara
gistrato un consistente incremento rispetto all’epoca in cui eravamo una ditta individuale. Questo successo ci ha permesso di consolidare perfettamente la nuova struttura e di intraprendere nuove iniziative. Fra queste, lo scorso anno, abbiamo lanciato Termosistem, in modo da completare i servizi che già offrivamo nel campo termoidraulico e della lattoneria in genere. Questo passo è stato possibile grazie all’acquisizione di una società già esistente e affermata sul territorio ligure. Attualmente, grazie a questo potenziamento aziendale e alla nostra struttura articolata, con i nostri due marchi, copriamo il territorio di tutto il Nord Italia». In che modo i servizi che offrite sono gestiti dalla vostra struttura? A.C. «Ci siamo dati un’organizzazione per reparti, che comprende, al vertice, l’ufficio progettazione, nel quale lavorano e collaborano ingegneri, architetti e periti in-
dustriali; si passa poi all’ufficio tecnico, che impiega i geometri di cantiere. Abbiamo poi un ufficio commerciale e un ufficio qualità, diretto dal responsabile delle certificazioni Iso. Ogni reparto fa capo a una figura specializzata che ha anche il ruolo di responsabile, di interfacciarsi con i clienti ed è in grado di gestire al meglio le commesse di lavoro». Quali sono i servizi offerti da Elettrosistem e quali quelli di Termosistem? G.C. «Noi ci occupiamo sia della progettazione che della realizzazione. Nello specifico, Elettrosistem è impegnata nell’installazione di impianti di sicurezza antintrusione, videosorveglianza e Tvcc, rilevazione fumo, reti dati, impianti telefonici, elettrici, industriali e civili, sistemi domotici, automazione di cancelli e porte, climatizzazione civile, aspirazione polveri centralizzata, linee vita e impianti a energie rinnovabili,
come fotovoltaico ed eolico. Termosistem, invece, realizza impianti idraulici, impianti termici, antincendio parte idraulica, climatizzazione industriale, riscaldamento a pavimento, solare termico. Naturalmente, poiché questo è il nostro settore, abbiamo installato nella nostra sede di Elettrosistem un impianto fotovoltaico dedicato al fabbisogno energetico. Grazie a questo la sede è completamente autonoma sia dal punto di vista elettrico che da quello del riscaldamento, ottenendo annualmente un bilancio energetico pari a zero».
2,5
mln EURO
È il fatturato medio annuo di Elettrosistem Srl
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Innovazioni nelle procedure di bonifica Dallo smaltimento di amianto alla dismissione dei siti industriali, sono numerose e differenti fra loro le attività di gestione dei rifiuti. Per chi opera nel settore è quindi strategico offrire un servizio integrato, come spiegano Marco e Bruno Longagna Amedeo Longhi
Alcune immagini dell’Area 51, lo stabilimento della Vico Srl di Cairo Montenotte (SV) www.metalferro.com
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ssere in grado di lavorare proponendo soluzioni “chiavi in mano”. È questa l’idea dei fratelli Marco e Bruno Longagna, la cui azienda, la Vico, opera da più di quarant’anni nell’ambito della dismissione di impianti industriali, bonifiche di siti inquinati, gestione e smaltimento rifiuti. «Nell’ottica di ampliare il grado di autonomia in relazione agli interventi di decommissioning e offrire un servizio sempre più integrato – spiega Marco Longagna –, nel corso degli anni abbiamo acquisito le caratteristiche professionali e le attrezzature idonee all’effettuazione di bonifiche di manufatti contenenti amianto sia in matrice compatta che
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friabile». Il risultato è una struttura aziendale completa e polivalente, dotata addirittura di un binario ferroviario privato, è collegato alla rete nazionale ed è utilizzato sia in occasione della ricezione del materiale, sia per ciò che concerne i conferimenti ad impianti di seconda fusione. «In ragione del percorso intrapreso nell’ambito dello smaltimento dei manufatti contaminati da amianto – spiega il direttore tecnico Andrea Negro –, è stato concepito, progettato e realizzato un impianto fisso permanente, denominato “Area 51”, presso la nostra sede di Cairo Montenotte, che permette di procedere in maniera innovativa all’esecuzione delle procedure di bonifica».
Marco e Bruno Longagna
«La realizzazione dell’“Area 51” – prosegue Negro – ha costituito un’integrazione logica e consequenziale al fine della realizzazione di un progetto “chiavi in mano” relativo alla dismissione e allo smaltimento di impianti e attrezzature e alla conseguente e immediata valorizzazione economica della frazione recuperabile». L’esperienza maturata in quasi vent’anni di progettazione e gestione di bonifiche di siti contaminati è stata determinante nello studio e nella messa in opera di “Area 51”. L’impianto consente infatti di svolgere direttamente all’interno dello stesso, qualsiasi attività di bonifica su manufatti di ogni genere – serbatoi, tubazioni, caldaie e tanti altri dispositivi – contaminati da amianto, idrocarburi, acidi, basi o altri inquinanti. «La struttura impiantistica – aggiunge Negro – ha dimensioni tali da poter accogliere qualsiasi manufatto trasportabile anche in condizioni di eccezionalità ed è stata studiata e costruita in modo da riprodurre tutte le condizioni di sicurezza relative alle diverse metodologie operative di bonifica eseguite direttamente dal personale specializzato. Sono tenuti da conto anche gli aspetti riguardanti le possibili “emergenze progressive” che in condizioni normali di bonifica on site devono necessariamente essere prese in considerazione, come ad esempio le condizioni oggettive dell’impianto, la si-
tuazione metereologica, le garanzie sulla staticità delle segregazioni, la gestione acque di lavaggio e tanti altri fattori». Ovviamente grande attenzione è rivolta alla normativa vigente in materia, in ottemperanza della quale la Vico possiede le autorizzazioni relative al trasporto di tutti i manufatti contaminati riportanti i Cer presenti nell’autorizzazione per l’impianto “Area 51”. La filiera si completa con la gestione totale dei rifiuti derivanti dalle operazioni di bonifica, portando così come previsto dal Decreto Ronchi a una riduzione dello smaltimento dei rifiuti attraverso a vantaggio del loro recupero e riutilizzo. «La flessibilità della struttura aziendale e la possibilità di usufruire di un circuito oramai collaudato per quanto riguarda la gestione dei materiali generati a monte e a valle dell’impianto sono elementi che determinano ulteriori vantaggi ecologici, operativi ed economici». Area 51 contribuisce notevolmente alla riduzione delle quantità e dei volumi dei rifiuti destinati allo smaltimento, che vengono regolarmente trattati nella loro interezza come prevede il CER 170 601, la pericolosità dei rifiuti stessi e consentendo un maggior risparmio di risorse naturali attraverso il circuito chiuso acque di lavag-
gio. «In questa maniera – precisa il responsabile per la sicurezza e prevenzione Davide Piretto – il manufatto oggetto di bonifica genererà la frazione di materiale bonificato e recuperabile e la sola quota parte di contaminante destinata allo smaltimento, che rappresenta quasi sempre una componente minoritaria». La procedura di decontaminazione dei manufatti contaminati presso l’impianto Area 51, prevede di eseguire le operazioni di bonifica più critiche direttamente all’interno dello stesso, predisponendoli e preparandoli al successivo trasporto mediante interventi mirati e puntuali: interventi glove-bag, taglio tronchi di tubazione, incapsulamento, confezionamento. «Il servizio che proponiamo – concludono i fratelli Longagna – ha dunque il vantaggio di essere davvero “chiavi in mano” e di garantire tempi d’esecuzione contratti, inferiori del 40% rispetto alla media, qualità del lavoro, economicità». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 237
EVASIONE FISCALE
Novità normative, una svolta importante Pier Luigi Vinai, segretario generale di Anci Liguria, guarda con ottimismo al rafforzamento del ruolo dei Comuni nella lotta all’evasione fiscale. «Ora occorre seguire e potenziare un doppio binario, informativo e formativo» Michela Evangelisti on la nuova manovra finanziaria il governo punta sulla lotta all’evasione fiscale per assicurare alle casse dello Stato le risorse necessarie al raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013. E in questo senso rafforza il ruolo dei Comuni nell’individuare i redditi occulti, in coordinamento con l’Agenzia delle Entrate e con la Guardia di Finanza. L’incentivo? Il bottino recuperato andrà a rimpolpare le casse comunali. Ma non sarà una passeggiata per i Comuni, che dovranno assumersi interamente i costi dell’organizzazione e delle operazioni della lotta all’evasione. «A parte la difficoltà di andare a istituire i consigli tributari, condizione necessaria per garantire l’intero gettito ai Comuni, sicuramente qualsiasi entrata straordinaria di qualunque importo andrà a rinforzare le esigue casse comunali, duramente colpite dalle recenti manovre finanziarie – commenta il segretario generale di Anci Liguria, Pier Luigi
C Pier Luigi Vinai, segretario generale di Anci Liguria
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Vinai –. È essenziale ora che la macchina statale velocizzi le procedure; se le somme introitate andranno a finire nel calderone romano del ministero, i Comuni temono ragionevolmente di vedere il ristorno in tempi biblici e intempestivi rispetto alla necessità di finanziare, attingendo a queste risorse, i servizi ai cittadini». La collaborazione dei Comuni con l’Agenzia delle Entrate nella lotta all’evasione fiscale è comunque già una realtà da alcuni anni. «L’Anci Liguria già nel luglio 2009 ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate per la realizzazione di un progetto di collaborazione in materia di contrasto all’evasione fiscale, in base al quale, tra le altre cose, le parti si impegnavano a costituire un gruppo di lavoro misto al fine di esaminare e individuare soluzioni alle segnalazioni fornite dai Comuni». Cosa cambierà, quindi, da oggi? «Fino a oggi ognuno ha agito per sé, senza un coordinamento reale tra i vari livelli di accertamento tributario. Gli enti locali si occupavano solo delle imposte e tasse loro pertinenti e parimenti agiva il livello nazionale. Siamo in presenza di una svolta culturale molto importante: il solo fatto di fare confluire le informazioni parrebbe una cosa scontata e invece è una grande innovazione. A parte l’istituzione dei consigli tributari, che quasi nessun Comune ha avviato, si deve andare a costruire la coscienza e la consapevolezza della lotta all’evasione nel cittadino e nel funzionario comunale. Si deve andare, insomma, a ricercare la volontà delle
Pier Luigi Vinai
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Finora ognuno ha agito per sé. Il solo fatto di fare confluire le informazioni è una grande innovazione
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amministrazioni locali di collaborare nella lotta all’evasione, ma si deve sottolineare anche la richiesta di maggiore attenzione a una fiscalità davvero equa per tutti i cittadini». Come si potrà muovere in concreto il Comune per scovare gli evasori e in che maniera dovrà attrezzarsi? «I Comuni, anche tramite canali informatici, potranno segnalare situazioni potenzialmente evasive all’Agenzia delle Entrate. Inoltre, per potenziare le attività dei funzionari comunali, si dovranno prevedere corsi di formazione per coloro che saranno adibiti a tali compiti. In Liguria abbiamo già compiuto passi in questa direzione con un’attività sinergica tra Anci, Agenzia delle Entrate e Scuola superiore della pubblica amministrazione, grazie alla quale sono stati attivati dei corsi formativi ad hoc.
Questo doppio binario, informativo e formativo, è la strada da seguire e potenziare». L’impressione è quella che nella lotta all’evasione, pur in presenza di nuove condizioni normative, manchi ancora la condizione culturale. Qual è la sua opinione a riguardo? «È sicuramente vero che manca ancora tale consapevolezza, sia nel cittadino che nel funzionario comunale. Tra l’altro, quale dipendente comunale si assumerà l’onere di fare la segnalazione riguardo l’evasione assumendosene la responsabilità e le eventuali conseguenze? Occorre rendere la procedura operativa adeguatamente anonima rispetto all’attività degli operatori. Comunque, non vi è dubbio che siamo realmente davanti a una svolta culturale positiva». LAZIO 2011 • DOSSIER • 245
EVASIONE FISCALE
Controllo economico del territorio Con la nuova manovra finanziaria sarà molto più difficile l’utilizzo di beni aziendali a fini privati per mascherare la propria reale capacità contributiva. Il punto del comandante regionale delle Fiamme Gialle, Flavio Zanini Michela Evangelisti attività operativa del comando regionale Liguria prosegue in linea con i trend assicurati negli anni precedenti». Così il generale Flavio Zanini riassume l’andamento dei controlli anti-evasione condotti quest’anno in regione dalle Fiamme Gialle. Un’attività la cui portata, al 20 settembre, può essere riassunta con alcuni numeri: 2.172 verifiche ultimate; recuperi fiscali per oltre 350 milioni di euro ai fini delle imposte dirette e 90 milioni di euro ai fini Iva; 211 “evasori totali” individuati - soggetti esercenti attività di impresa completamente sconosciuti al fisco -, oltre a 38 “evasori paratotali”, ovvero soggetti che hanno occultato al fisco più del 50% del loro reale volume d’affari; 193 persone denunciate per reati fiscali, di cui 10 tratte in arresto. «Tale ultimo dato – commenta il generale Zanini – risulta di particolare attualità, se si tiene conto che, tra le misure adottate in sede di manovra, sono state previste norme più restrittive per contrastare, proprio con il carcere, l’evasione fiscale». Quali sono le armi più efficaci a disposizione della Guardia di Finanza per scoprire
«L’
Il generale Flavio Zanini, comandante regionale della Guardia di Finanza
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gli evasori? «Il nostro principale strumento rimane il costante utilizzo dell’attività di intelligence, propria di ogni organo di polizia, opportunamente integrata e supportata dal sistematico ricorso alle molteplici banche dati in uso esclusivo al Corpo o nella disponibilità di tutta l’amministrazione finanziaria. La Guardia di Finanza poi, a partire dal 2008, si è dotata di un ulteriore specifico strumento per il contrasto all’evasione fiscale e alla criminalità finanziaria denominato C.e.te., “controllo economico del territorio”». Come funziona questo sistema? «Il sistema, basato su un applicativo informatico, punta a rilevare le manifestazioni di ricchezza sul territorio - possesso di autovetture di lusso, imbarcazione da diporto e altri beni indicativi di capacità contributiva - per poi valorizzare questi elementi informativi sia sotto il profilo fiscale sia per finalità di polizia economica. In particolare, attraverso la trasmissione sistematica, in tempo reale, di dati sugli indicatori di ricchezza riscontrati dalle pattuglie del Corpo durante i servizi a terra e a mare, e mediante opportuni incroci con il più ampio patrimonio conoscitivo della banca dati dell’anagrafe tributaria e degli altri archivi a disposizione del Corpo, vengono creati elenchi di soggetti con redditi incongrui o sproporzionati. I reparti territoriali possono così orientare l’attività ispettiva nei confronti di quelle posizioni ritenute a rischio». Ha dichiarato che un importante argomento per contrastare l’evasione fiscale, oltre a quello che è il comparto sommerso, è anche quello della fiscalità internazionale. Quale lo stato dell’arte sotto questo aspetto?
Flavio Zanini
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L’attività dei reparti dipendenti dal comando regionale prosegue in linea con i trend assicurati negli anni precedenti
«In linea con le direttive strategiche fissate dal nostro comando generale, anche la Guardia di Finanza della Liguria, oltre a proseguire gli accertamenti nei confronti di quei soggetti individuati quali detentori di attività finanziarie all’estero non dichiarate, sta assicurando una particolare attenzione verso quelle imprese che, pur risultando aver sede in qualche paese a fiscalità privilegiata, di fatto operano e producono reddito sul territorio nazionale. Sono state quindi pianificate una serie di verifiche, finalizzate a riscontrare se alcune imprese di diritto estero, preventivamente individuate, di fatto dispongono di una cosiddetta stabile organizzazione in Italia, intesa quale una sede fissa di affari per mezzo della quale esercitano la propria attività. Nel qual caso, sono tenute a pagare in Italia le imposte calcolabili sul reddito prodotto nel nostro Paese». Nella manovra finanziaria sono state introdotte norme che cercano di costituire un deterrente all’evasione fiscale; in particolare si è intervenuti per regolamentare le cosiddette società di comodo. Cosa cambierà?
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«Con la manovra, più esattamente, è stata prevista una stretta sulla possibilità, da parte di soci e familiari, di utilizzare i beni di proprietà dell’impresa. Sostanzialmente nel futuro si vuole impedire sempre più l’utilizzo per fini privati di beni aziendali, prevedendo una forma di tassazione - a carico del fruitore dei beni stessi - da calibrare in base al corrispettivo annuo che sarebbe dovuto, a valore di mercato, per ottenere il godimento della medesima tipologia di beni. Corrispettivo che va a cumularsi con gli altri redditi prodotti dalla persona fisica. La ratio della modifica legislativa è molto chiara se si pensa che diversi soggetti, nell’intento di mascherare la propria reale capacità contributiva, usano non acquistare o intestarsi direttamente tutti quei beni notoriamente indicativi di ricchezza, utilizzando principalmente quelle che vengono definite “società di comodo”. Appare evidente come il Corpo non potrà che rispondere appieno alle aspettative dell’amministrazione finanziaria, per la salvaguardia di un sistema fiscale realmente equo». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 247
EVASIONE FISCALE
Più qualità negli accertamenti n Liguria l’incasso della lotta all’evasione nel 2010 ha sfiorato quota 300 milioni di euro. Per l’anno in corso il direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate auspica risultati ancora superiori, sia pure con un inferiore numero di controlli. «Stiamo puntando su una maggior qualità nella selezione, negli accertamenti, nella difesa davanti ai giudici tributari» commenta Alberta De Sensi. Intensa è stata l’attività svolta dai funzionari dell’Agenzia durante il periodo estivo. In provincia di Savona l’87% degli stabilimenti balneari controllati è risultato non in regola; ma non bisogna generalizzare, precisa De Sensi, «perchè sono stati sottoposti a esame solo quegli stabilimenti che dichiaravano costantemente perdite o ricavi irrisori. A partire da questo esempio si può comprendere cosa davvero sia l’analisi del rischio: indirizzare i controlli nei confronti dei soggetti con forti indizi di evasione e garantire un maggior rispetto per il contribuente corretto». Spesso si parla di sinergie tra istituzioni per migliorare l’articolazione degli accertamenti. Quali risultati hanno prodotto nella lotta all’evasione? «Abbiamo in corso importanti collaborazioni, in primis quella con i Comuni. Chi sta sul territorio ha una conoscenza diretta di fenomeni quali le false residenze estere o un tenore di vita
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Alberta De Sensi, direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate
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Meno controlli e risultati migliori? È possibile secondo Alberta De Sensi, direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate. «Puntiamo a sottoporre a esame solo i soggetti con forti indizi di evasione» Michela Evangelisti non compatibile con quanto dichiarato. Con Anci Liguria abbiamo un piano d’azione che entro l’anno coinvolgerà tutta la regione. I Comuni stanno già iniziando a riscuotere e l’ultima manovra arriva a dare il 100% della maggior imposta riscossa al Comune da cui parte la segnalazione. Tutti gli attori coinvolti sono spinti a “fare sistema”. Questa difficile congiuntura potrà forse farci capire che, essendo su un’unica barca, è bene remare nella medesima direzione». Nella manovra da poco approvata sono presenti nuove norme relative alla lotta all’evasione. Quale scenario si prospetta? «Ogni nostro sforzo è rivolto ad assistere i cittadini laddove ce ne sia bisogno - penso alle tempestive istruzioni diramate per quanto riguarda l’aumento dell’aliquota Iva - e a utilizzare gli strumenti di contrasto all’evasione messi a nostra disposizione. Il primo appuntamento importante è per ottobre. Da quel momento gli accertamenti ricevuti dal contribuente, scaduti i termini per il pagamento delle imposte, divengono automaticamente atti esecutivi ed è possibile avviare la riscossione coattiva. Dobbiamo accorciare i tempi della riscossione per evitare che quando il fisco arriva a pretendere le somme dovute non ci sia più alcun bene su cui rifarsi. Inoltre, potremo incrociare i dati fiscali con quelli finanziari presenti nell’anagrafe dei conti. Non aumenterà il numero dei cittadini sottoposto a controllo ma solo la qualità dei controlli stessi».
RETE OSPEDALIERA
Il primo passo è ottimizzare le risorse La riduzione delle risorse erogate dal fondo sanitario nazionale nei confronti della Liguria si fa sentire sulle prospettive del settore in regione. L’assessore alla Salute Claudio Montaldo lamenta la situazione, attuando azioni di contenimento dei costi Francesca Druidi
i fronte al contenimento delle risorse disponibili, è stato dato il via al piano di ristrutturazione sanitaria che prevede la riduzione delle strutture complesse tecnico-amministrative delle aziende ospedaliere della Liguria. L’esigenza è naturalmente quella di abbattere la spesa, in primis i costi non assistenziali, senza arrivare a toccare i servizi. «Il programma è già in corso – attesta l’assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo – sono state ridotte 60 strutture complesse tecnicoamministrative ed è prevista la contrazione di ulteriori 70». Quali saranno i vantaggi di questa operazione? «L’effetto a regime sarà significativo, perché 130-135 strutture in meno consentiranno di raggiungere un importante risultato economico. Strategico sarà anche l’impatto sul piano organizzativo: accorpando strutture complesse, otterremo un migliore impiego del personale e delle risorse tecnologiche». È dell’inizio di settembre la nota del ministro della Salute Fazio in risposta all’interrogazione dei deputati liguri Cassinelli e Scandroglio sulla questione “corsie affollate” negli ospedali genovesi. Sotto osservazione non è stata la dotazione di posti letto o di personale quanto l’insufficiente ricorso ai servizi territoriali. Come commenta la disamina del ministro? «Sono assolutamente d’accordo con il ministro, al punto che nella legislatura precedente, pur in una condizione di difficoltà - la nostra Regione è stata tre anni in accompagnamento per il piano di rientro - abbiamo aumentato i po-
D A destra, l’assessore alla Salute della Regione Liguria Claudio Montaldo
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sti di residenzialità di 2.200 unità per anziani e disabili su scala regionale. Purtroppo adesso siamo costretti a compiere un processo inverso: abbiamo, infatti, bloccato gli accessi nelle residenze, in quanto le risorse che abbiamo a disposizione non ci consentono di far fronte a questi impegni. Essendo stata ridotta la quota degli anziani nel calcolo del riparto delle risorse finanziarie a livello nazionale scelta proposta dall’allora ministro Sacconi e confermata lo scorso anno - la Regione Liguria ha subito una fortissima penalizzazione. Se avessimo mantenuto la quota d’accesso del 2009, anno in cui eravamo in equilibrio e in avanzo, avremmo avuto 128-130 milioni di euro in più in due anni. Si aggiunga un po’ d’inflazione, quest’anno siamo partiti da 200 milioni in meno. Chiedo, quindi, a tutti coerenza su questi aspetti: non si possono penalizzare gli anziani - è noto che gli anziani incidano di più - e poi polemizzare».
Claudio Montaldo
«Non abbiamo riscontrato particolari problemi in merito. Abbiamo cassato un punto nascita previsto in un nuovo ospedale e non realizzato, ne abbiamo tolti già due ed è prevista la fusione di altre due strutture a livello regionale. Arriveremo ad avere 10 punti nascita, con una quantità adeguata di nascite per ciascuno. Abbiamo fuso a Genova due punti nascita e il trend della struttura che è risultata dal passaggio (la gestione dell’ospedale Voltri è passata all’Evangelico), è partito con buoni numeri. L’intasamento delle nascite era un malessere temuto, quasi annunciato, ma sono mesi che si sta andando avanti con il Accorpando strutture complesse, avremo nuovo assetto e non si sono riscontrate particolari criticità». un migliore impiego di personale e risorse Con la riduzione delle ritecnologiche sorse, i progetti di edilizia sanitaria in regione saranno Per quanto riguarda la questione del so- ulteriormente accantonati? vraffollamento? «Abbiamo un accordo di programma che fa ri«Il numero dei posti letto è quello previsto ferimento alle risorse 2007-2008, le quali pordalle norme così come quello del personale terebbero in regione 156 milioni che, insieme che, nonostante le contrazioni, risulta ade- a risorse derivanti da varie operazioni di alieguato. In alcuni momenti - non si tratta, nazione già realizzate o da porre in essere, ci certo, di un elemento costante - si propone il consentirebbe di finanziare integralmente il problema degli affollamenti nel pronto soc- nuovo ospedale di La Spezia e di contribuire, corso. Questo perché i reparti hanno una mi- come Regione, al finanziamento di un terzo nore disponibilità a ricevere e a ricoverare. E del nuovo ospedale Galliera di Genova. Pursu questo aspetto si sta lavorando per ridurre troppo non so se queste risorse arriveranno, i tempi di degenza media». l’accordo è passato al comitato di valutazione, Alcuni puntano il dito sui disagi provo- al ministero della Salute, ma è fermo al minicati dall’accorpamento dei presidi sanitari stero dell’Economia. Mi auguro che il goa Genova, tra cui ad esempio alcuni episodi verno possa comprendere quanto il tema dei di intasamento nei punti nascita. Ha rile- nuovi ospedali sia uno dei nodi di crescita, di vato qualche criticità specifica sulla quale sviluppo e di occupazione di cui questo paese ritiene di dover intervenire? ha bisogno».
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RETE OSPEDALIERA
L’obiettivo è una rete più integrata nel territorio Abbattimento delle liste d’attesa e razionalizzazione delle degenze ospedaliere, obiettivi il cui raggiungimento transita dal potenziamento dei servizi territoriali. Lo sostiene con forza Matteo Rosso, capogruppo Pdl in Consiglio regionale Francesca Druidi a sanità continua a identificare un settore “caldo” per la regione. Un orientamento che non si placa, ancor più in questo momento dove a dominare sono la crisi economica, l’introduzione dei nuovi ticket sanitari e la necessità di tagliare le spese e far quadrare i conti. Nonostante la Liguria abbia concluso il suo piano di rientro dal disavanzo sanitario, l’ottimizzazione della rete ospedaliera e della rete dell’assistenza territoriale resta un tema all’ordine del giorno. E non mancano poi, sul fronte politico, divisioni e polemiche circa gli accorpamenti dei presidi voluti dall’assessore alla Salute Montaldo e le soluzioni alle problematiche attuali. Ad affrontarle è Matteo Rosso, capogruppo Pdl in consiglio regionale. Per l’estate era prevista l’istituzione di una commissione ristretta per approfondire i diversi snodi critici della sanità regionale. Con quale obiettivo si sviluppa quest’iniziativa? «La commissione ristretta che, su mia proposta, è stata approvata dalla III commissione si prefigge l’obiettivo di dare una risposta concreta alle principali
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problematiche sanitarie che, da anni, vengono periodicamente discusse e mai risolte. Di fatto, però la mia proposta deve aver creato parecchie preoccupazioni, primo tra tutti all’assessore Montaldo, che sarebbe stato di fatto affiancato, e mi amareggia constatare che, ad oggi, non sia mai stata costituita». Quali sono le priorità d’intervento? «La priorità è rappresentata da una maggiore integrazione tra territori e realtà ospedaliera e dalla costruzione di un rapporto di più efficace collaborazione tra i medici di famiglia, i pazienti e gli ospedali. È necessario, con un corretto
Matteo Rosso
La priorità è una maggiore integrazione tra territori e realtà ospedaliera
accordo sindacale, che il paziente possa avere la certezza di trovare un medico di medicina generale disponibile anche nei fine settimana e nelle festività. Così facendo, si otterrebbe una maggiore attenzione verso le necessità del paziente e una drastica riduzione degli accessi ai pronto soccorso. Un’altra priorità è quella delle liste di attesa, in continuo peggioramento in Liguria, che obbligano il paziente a mesi di attesa per le più frequenti prestazioni specialistiche. Una collaborazione più forte con le strutture private convenzionate certamente porterebbe risultati importanti per la salute dei pazienti». Un’analisi del ministro Fazio, formalizzata a seguito di un’interrogazione parlamentare, giunge alla conclusione che l’eccessivo sovraffollamento degli ospedali genovesi, e in particolare del San Martino, dipenda da un non appropriato impiego delle strutture ospedaliere e da un insufficiente ricorso ai servizi territoriali. Lei cosa ne pensa? «Il ministro Fazio ha redatto un’analisi puntuale, la quale conferma che senza una particolare attenzione ai servizi territoriali non
potremo tagliare la degenza ospedaliera e i relativi costi. Sempre più spesso ricevo, forse anche perché sono un medico, telefonate di persone disperate che vengono dimesse da strutture sanitarie e mandate a casa, senza che siano in grado di vivere da sole in quelle condizioni di salute. Quando l’assessore Montaldo capirà che servizi, come l’assistenza domiciliare integrata, devono essere attivi in tutti i Comuni della nostra regione e devono anche essere intensificati, allora avremo una sanità più efficiente e più vicina ai bisogni del malato». Una delle urgenze da lei segnalate consiste nell’intasamento nei punti nascita genovesi. Come a suo parere si può intervenire? «La giunta regionale ha valutato, nonostante il nostro parere contrario, di trasferire l’ospedale Evangelico a Voltri, penalizzando di fatto l’area genovese del centro e del levante creando in particolare per l’ostetricia un intasamento al Galliera, al San Martino e in misura minore anche al Gaslini, che necessariamente devono essere potenziati sia per il personale sia per i posti letto. Se vogliamo che la nostra regione favorisca l’incremento delle nascite è necessario che le future mamme siano messe nelle condizioni di poter essere seguite dal ginecologo, senza attese troppo lunghe o dover correre il rischio di partorire su una barella».
Matteo Rosso, capogruppo Pdl in Consiglio regionale della Liguria. In apertura, l’ospedale San Martino di Genova
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RETE OSPEDALIERA
Sovraffollamento e liste d’attesa, mali da risolvere Improprio utilizzo delle strutture di ricovero e insufficiente ricorso ai servizi territoriali. È la diagnosi del ministro della Salute, Ferruccio Fazio per alcuni ospedali genovesi. A risollevare la questione, un’interrogazione parlamentare di Roberto Cassinelli Francesca Druidi ovraffollamento nei corridoi degli ospedali e rischi per la qualità dell’assistenza dei malati in attesa a causa della scarsità di personale. La condizione dei nosocomi di Genova, e in particolare del San Martino, è stata al centro dell’interrogazione rivolta, nel gennaio scorso, al ministro della Salute Ferruccio Fazio da parte dei deputati Pdl Roberto Cassinelli e Michele Scandroglio. Nell’interrogazione si richiedeva che fosse presa in considerazione l’ipotesi di un accertamento, da parte del ministro, dell’adeguatezza dei Lea (livelli essenziali di assistenza) in regione, “anche attraverso il sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria (SiVeAS)”. Cassinelli e Scandroglio hanno sottolineato come lo scenario complessivo della sanità ligure sia già particolarmente problematico, contraddistinto com’è allo stato attuale da fattori anagrafici (il 27% dei residenti è ultrasessantacinquenne) e di criticità di bilancio: “un buco di 145 milioni di euro” è la cifra menzionata nell’interrogazione. L’iter si è concluso con la risposta scritta di Fazio,
S Il deputato Pdl Roberto Cassinelli
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pubblicata il 6 settembre scorso. A commentarne l’esito è il primo firmatario dell’interrogazione, Roberto Cassinelli. L’ha soddisfatta la disamina del ministro Fazio in risposta all’interrogazione che ha presentato, insieme a Michele Scandroglio? «Certamente sì. Io e l’onorevole Scandroglio abbiamo voluto delineare la situazione sanitaria particolarmente critica della Liguria, soffermandoci soprattutto sull’ospedale San Martino di Genova, definito dal ministro Fazio nel suo testo “principale punto di riferimento per la cittadinanza dell’intera area metropolitana”. Spero che la risposta data dal ministro, in cui ha rimarcato che il sovraffollamento “non deriva da una scarsa rete di offerta ospedaliera, ma da un improprio utilizzo delle strutture di ricovero e da un insufficiente ricorso ai servizi territoriali”, possa costituire una forte spinta per migliorare l’organizzazione dei nosocomi liguri e per compiere l’atteso salto di qualità che le persone aspettano da tempo nel mondo della sanità». La sua interrogazione risale all’inizio del 2011. Come si presenta oggi la situazione nei presidi del capoluogo regionale? Quali le principali problematiche allo stato attuale? «Credo che le principali criticità siano rimaste le stesse, ci vuole tempo prima che possa avvenire un reale cambiamento. Un tema urgente che riguarda, in generale, tutto
Roberto Cassinelli
PIÙ RICORSO AI SERVIZI TERRITORIALI I
n base ai dati del 2009, la Liguria conta un’adeguata rete di offerta, con una dotazione di 4,23 posti letto per 1.000 abitanti. Ma la regione presenta un tasso di ospedalizzazione standardizzato pari a 198,3 per 1.000 superiore al limite del 180% previsto dall’intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Sono dati contenuti nella risposta del ministro Fazio all’interrogazione presentata da Cassinelli e Scandroglio. “All’interno della regione – cita il testo pubblicato lo scorso 6 settembre – proprio l’unità sanitaria territoriale genovese (San Martino) presenta il tasso più elevato, superiore sia a quello nazionale sia a quello regionale”. Come rileva il ministro, a un’eccessiva ospedalizzazione degli anziani si contrappone un ricorso all’assistenza sanitaria, presso le strutture di riabilitazione accreditate o presso le residenze sanitarie assistite (Rsa), inferiore alla media delle regioni non in disavanzo, nei diversi setting assistenziali. “Si ritiene che l’eccessivo sovraffollamento degli ospedali non derivi da una scarsa rete di offerta ospedaliera (sia in termini di personale che in termini di dotazione di posti letto), quanto piuttosto da un improprio utilizzo delle strutture di ricovero ospedaliero e da un insufficiente ricorso ai servizi territoriali”. Inoltre, la prefettura-ufficio territoriale del governo di Genova ha precisato che i nosocomi del presidio ospedaliero unico dell’Asl 3 genovese - Villa Scassi, Pontedecimo, Voltri e Sestri Ponente - e l’ospedale evangelico internazionale, hanno una dotazione organica di personale medico adeguata a garantire i livelli essenziali di assistenza. Tornando al San Martino, nonostante il contesto di difficoltà d’accoglienza, il ministro della Salute conferma che l’alto grado di professionalità del personale medico, infermieristico e di supporto dell’unità operativa medicina d’urgenza ha evitato che si verificassero situazioni di carenza assistenziale. Al fine di superare le criticità presenti, l’azienda ospedaliera ha, secondo il ministro, posto in atto una serie di correttivi e di provvedimenti.
il sistema sanitario ligure è quello delle liste d’attesa. Ridurre i tempi è fondamentale, perché non è pensabile che una persona aspetti mesi prima di poter essere visitata dal medico, con la paura che il quadro clinico possa peggiorare». Il ministro ha parlato, riferendosi all’organizzazione del San Martino, di criticità dovute al sovraffollamento e di una serie di correttivi posti in essere dall’azienda ospedaliera. È ottimista sulla risoluzione del problema? «Non vedo reali e concrete proposte da parte dei vertici sanitari regionali per risolvere le varie criticità dei presidi liguri: è opportuno ricordare che con il calo delle temperature e l’arrivo della stagione invernale arrivano i problemi di sovraffollamento. Il gruppo consiliare regionale del Pdl sottolinea ogni settimana le carenze del sistema sanitario ligure, al collasso ormai da tempo. La questione del
L’abuso del day hospital in Liguria è uno dei primi punti da affrontare
sovraffollamento delle strutture ospedaliere va sicuramente affrontata con la dovuta tempestività e con interventi più decisi rispetto al passato: l’abuso del day hospital in Liguria (83,21% contro il 51,77% nazionale), come indicato dal ministro Fazio, è uno dei primi punti da affrontare».
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CHIRURGIA PLASTICA
La chirurgia plastica e le nuove possibilità d’azione La chirurgia plastica come strumento per una migliore qualità della vita. Ne parliamo col professor Franco Migliori, direttore della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale San Martino di Genova Guido Puopolo
a Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale San Martino di Genova rappresenta una delle eccellenze del sistema sanitario ligure. Fondata nel 1975 dal Professor Giuseppe Bocciarelli, attualmente l’unità operativa è diretta dal professor Franco Migliori, formatosi alla scuola di Bocciarelli, e con alle spalle importantissime esperienze in diversi centri di eccellenza, sia italiani che europei. Proprio Migliori ci aiuta a capire le nuove tecniche di
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chirurgia plastica, e il loro legame col mondo della chirurgia estetica. Quali sono i principali campi di azione del suo gruppo? «Sin dalla fine degli anni 70 il mio reparto è stato tra i primi in Italia a occuparsi delle allora più moderne tecniche di chirurgia ricostruttiva con lembi muscolo-cutanei, soprattutto della testa, del collo e degli arti inferiori, attraverso un processo di costante aggiornamento che continua ancora oggi.
Franco Migliori
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La chirurgia ricostruttiva rappresenta un’indispensabile palestra di formazione per chiunque voglia raggiungere livelli di eccellenza nel campo della chirurgia estetica
In alto, Franco Migliori, direttore della Divisione di Chirurgia Plastica dell’Ospedale San Martino di Genova
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Per quanto riguarda i tumori cutanei, abbiamo accumulato, in più di 35 anni di attività, una delle casistiche più numerose con migliaia di casi operati, acquisendo un’esperienza difficilmente riscontrabile altrove». Ma la chirurgia plastica è solo chirurgia ricostruttiva? «Ovviamente no. La chirurgia ricostruttiva rappresenta, fra le altre cose, un’indispensabile palestra di formazione per la più popolare chirurgia estetica. Possiamo dire che sia quasi un passaggio obbligato per chiunque voglia raggiungere livelli di eccellenza in questa disciplina. Non è un caso che, oltre a me, tutti gli appartenenti al gruppo che mi onoro di dirigere esercitino da tanti anni l’attività di chirurgia estetica con grande perizia». Quindi nella pratica non esiste una separazione tra la chirurgia plastica e la chirurgia estetica? «No, tale divisione è solo speculativa. La chi-
rurgia estetica può essere considerata come una “superspecializzazione” della chirurgia plastica, alla quale si può accedere solo dopo numerosi anni di esperienza in chirurgia ricostruttiva. La corsa sfrenata alla facile e rapida “monetizzazione” ha fatto bruciare le tappe della formazione, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti». A cosa si riferisce? «Al fatto, ad esempio, che in Italia vi siano circa 1500-1600 specialisti in chirurgia plastica ma siano stimati più di 20.000 studi di chirurgia estetica: da chi sono gestiti questi centri, con quali competenze e professionalità? Non c’è da stupirsi, quindi, del fatto che avvocati e magistrati siano spesso chiamati in causa per dirimere controversie sorte a causa di interventi di chirurgia estetica eseguiti in maniera non professionale. Questo perché la maggior parte di questi sedicenti “specialisti” non sono mai passati attraverso una corsia ospedaliera, non hanno alcuna esperienza di patologia seria e alla prima complicazione si sciolgono come neve al sole». Quindi non esiste il chirurgo estetico? «Se vogliamo dirla tutta non esiste neanche la specializzazione in chirurgia estetica, che altro non è che un insegnamento presente all’ultimo anno della scuola di specializzazione in chirurgia plastica. Secondo il mio parere sarebbe invece molto utile creare un corso di perfezionamento, di uno o due anni, riservato a chi ha già maturato una certa esperienza in chirurgia plastica». Torniamo al suo reparto: come è riuscito a ritagliarsi un ruolo di primo piano, non solo a livello nazionale? «Dalla fine degli anni Novanta abbiamo instaurato un rapporto di stabile e proficua collaborazione con il gruppo del professor Scopinaro, leader a livello mondiale nella chirurgia bariatrica, quella particolare branca della chirurgia volta al dimagrimento dei ›› LIGURIA 2011 • DOSSIER • 261
CHIRURGIA PLASTICA
›› grandi obesi. Abbiamo pertanto cominciato a trattare un numero sempre crescente di pazienti affetti da deformità abnormi a carico di svariati distretti anatomici. Questa attività ci ha costretto ad applicare tecniche particolari, spesso molto invasive, e a modificarne altre già esistenti per adattarle alle particolari esigenze di questi pazienti. Nel corso degli anni si è consolidata un’esperienza vastissima in questa particolare chirurgia morfologica, e la nostra esperienza è stata apprezzata a livello internazionale, dando vita a una produzione scientifica di alta qualità valorizzata dalla presenza costante nei più importanti appuntamenti congressuali nazionali ed esteri. Abbiamo accumulato una delle casistiche più alte nel campo della torsoplastica, una tecnica molto complessa di rimodellamento di tutto il tronco, e proprio quest’anno ho pubblicato su una delle più autorevoli riviste scientifiche mondiali una tecnica innovativa di mastopessi, una sorta di “lifting” delle mammelle, con criteri talmente nuovi che ribaltano tutti 262 • DOSSIER • LIGURIA 2011
quelli applicati fino ad oggi. Partendo da una patologia specifica, quindi, si sono sviluppate conoscenze che hanno portato all’approfondimento e miglioramento di alcuni settori della chirurgia estetica. Con l’esperienza acquisita dal mio gruppo, oggi siamo in grado di affrontare qualsiasi intervento di chirurgia estetica del tronco, degli arti, delle mammelle. Ma ci sono voluti moltissimi anni. Allora mi domando: tutte le liposuzioni eseguite da persone di dubbia capacità, comparse come funghi dalla sera alla mattina, con quale competenza vengono svolte?». Svolgete attività di formazione, ovvero divulgate le vostre conoscenze ai giovani specialisti e specializzandi? «L’U.O. di Chirurgia Plastica di San Martino è da molti anni convenzionata con la scuola di specializzazione in chirurgia plastica dell’Università di Genova, e contribuisce alla formazione di tutti gli specializzandi. Inoltre, come riconoscimento dei meriti acquisiti “sul campo”, Euraps - European Association of Plastic Surgeons, la più autorevole società scientifica continentale di cui mi onoro di essere uno dei circa 180 soci in tutto il mondo, ci ha indicato come una delle 16 istituzioni in tutta Europa, di cui solo 2 italiane, deputate alla formazione di specialisti vincitori di prestigiose borse di studio internazionali. È uno dei massimi titoli di apprezzamento della qualità del nostro lavoro, e motivo di particolare orgoglio personale».
TECNOLOGIA ALL’AVANGUARDIA
Apparecchi acustici digitali a ricerca scientifica in ambito biomedico ha ricevuto, soprattutto nell’ultimo decennio, un grosso impulso dalle nuove tecnologie informatiche, digitali ed elettroniche che hanno consentito significativi passi in avanti in molteplici campi di applicazione. Uno fra tutti, quello relativo alla sordità e a altre patologie uditive gravi che, oltre al disagio fisico, rappresentano un serio problema sociale. L’esperienza di Linear, in tal senso, è illuminante. Nata nel 1986 con la missione di applicare le tecnologie più avanzate agli apparecchi acustici per sordità gravi e profonde, oggi Linear è una solida realtà presente a Genova, Milano, Bologna e Roma, la cui attività produce ogni anno circa tremilacinquecento apparecchi acustici ad altissima tecnologia grazie agli investimenti operati nella ricerca (dieci per cento del fatturato contro il due per cento della media europea). Come sottolinea il fondatore, Lucio Racca «Linear è stata in grado di immettere per prima sul mercato innovativi apparecchi acustici endoauricolari di alta potenza, dapprima analogici e ora digitali». Cos’è esattamente un apparecchio endoauricolare? «L’apparecchio acustico endoauricolare è un sistema non invasivo e praticamente invisibile che, grazie all’amplificazione non lineare e multicanale, si avvicina notevolmente al funzionamento della coclea umana e del sistema percettivo». Ricerca e innovazione sono strumenti fondamentali per il settore biomedicale. Quali sono, in tal senso, le ultime novità firmate Linear? «Abbiamo messo a punto un rallentatore di parole, che applicato agli apparecchi radio o tv rallenta il parlato e le immagini senza modificare il timbro della voce. L’innovativo occhiale acustico, inoltre, consente di "mirare" la persona che
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Negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha consentito di progettare apparecchi acustici di nuova generazione in grado di correggere patologie uditive anche gravi, sia in pazienti giovani che anziani. Ne parliamo con il fondatore di Linear, Lucio Racca Erika Facciolla
si vuole ascoltare in mezzo a tante altre». Quali sono i tratti distintivi di un’azienda come Linear e quali i servizi offerti? «Linear trova i suoi punti di forza nello stretto rapporto tra medico, audioprotesista e cliente. La persona viene seguita con un programma individualizzato di protesizzazione attraverso costanti incontri con i tecnici specializzati che modificano, passo dopo passo, il comportamento dell’apparecchio in modo da ottimizzare la percezione acustica». E con quali risultati? «Il risultato è una taratura personalizzata e finalizzata a percepire i suoni della vita, distinguendo
Il dottor Lucio Racca della Linear di Genova. Nelle altre immagini, momenti di lavoro www.lineargenova.it
Lucio Racca
voci e parole anche in ambienti rumorosi». Chi sono i principali utilizzatori dei prodotti Lienar? «Gli apparecchi Linear sono indicati per giovani e adulti che perdono l’udito e necessitano di un aiuto concreto per mantenere l’attività lavorativa, nonché per gli anziani». Linear combina le tecnologie più innovative all’attenzione verso il singolo apparecchio e l’utilizzatore finale. Come si traduce nella pratica tale approccio metodologico? «In primo luogo, puntando sugli endoauricolari, cioè posizionando il microfono dentro il canale acustico. In questo modo si sfrutta la caratteristica principale del padiglione auricolare che ci segnala la direzione da cui arrivano i suoni. Questo permette alle protesi endoauricolari di non compromettere la funzione di localizzazione spaziale propria della persona. In secondo luogo, abbiamo elaborato un Software per la protesizzazione con ottanta parametri e duecentomila combinazioni». In che percentuale si riscontrano deficit uditivi nella popolazione anziana e quali le ripercussioni sulla vita del paziente? «Il cinquanta per cento della popolazione sopra i settant’anni presenta un deficit uditivo dovuto alla perdita progressiva e irreversibile di cellule
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Il cinquanta per cento della popolazione sopra i settant’anni presenta un deficit uditivo dovuto alla perdita progressiva e irreversibile di cellule neurosensoriali dell’orecchio interno o di neuroni delle vie acustiche cerebrali
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neurosensoriali dell'orecchio interno o di neuroni delle vie acustiche cerebrali. Tutto questo causa notevoli disagi nella vita dell'anziano dovuti, soprattutto, alle difficoltà nel percepire le parole. Esiste, dunque, un rischio concreto di deterioramento della qualità di vita e di diminuita autonomia della persona che procede di pari passo con l'aumento della popolazione anziana proprio per la migliorata aspettativa di vita». Questi apparecchi sono adatti anche ai bambini? «Abbiamo ottenuto successi significativi con bambini a cui era stata diagnosticata una sordità profonda e irreversibile e prospettato un futuro di grave disabilità e che oggi frequentano senza altri supporti la scuola, fanno sport e vivono una vita normale. È una grande soddisfazione vedere i piccoli che seguiamo riacquistare serenità, frequentare la scuola, accorciare i tempi della logopedia, accettare bene le protesi». LIGURIA 2011 • DOSSIER • 265
TRA PARENTESI di Antonio Catricalà - Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato
è un risultato della mia esperienza all’Antitrust che mi rende particolarmente fiero: avere contribuito all’abolizione dello jus variandi, quel particolare diritto delle banche di cambiare le condizioni contrattuali senza garantire al cliente alcuna possibilità di reazione. Eppure, quando ogni settimana esamino insieme al Collegio le denunce dei consumatori contro il settore del credito, capisco che ho vinto la battaglia, ma non la guerra. Ce ne vorranno altre di battaglie perché al cittadino sia garantita l’informazione necessaria per scegliere liberamente. La relazione sull’attività dell’Antitrust nel 2010 conferma questa mia convinzione. Sul mercato troviamo ancora ostacoli allo spostamento del conto corrente, attraverso sotterfugi che non fanno onore alle banche: tempi di estinzione lunghissimi e imprevedibili; addebito di spese relative alla gestione del conto dopo che il cliente ne ha chiesto la chiusura; mancata comunicazione di condizioni che ostacolano la chiusura stessa. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, le denunce dei consumatori ci indicano che spostare un conto corrente richiede un’energia e una determinazione titaniche. Anche sulla portabilità dei mutui, nonostante la vigilanza dell’Antitrust, qualche banca continua a mettere ostacoli alla decisione del cliente di spostarsi su un’altra azienda che offre condizioni più vantaggiose. Lo fa dando ai consumatori risposte scorrette o incomplete, che rischiano di confondere i consumatori stessi, oppure allungando al di là del sopportabile i tempi della surroga (vale a dire la “cessione” del mutuo a un
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LA CORRETTA INFORMAZIONE È UN DIRITTO DEI CONSUMATORI 268 • DOSSIER • LIGURIA 2011
altro istituto). Quanto alle offerte per accaparrarsi nuova clientela, non sempre sono corrette: i tassi allettanti vengono riconosciuti per un periodo più breve di quello pubblicizzato, si promettono prelievi bancomat all’estero gratuiti, mentre per estero si intende solo l’area euro. Non va meglio con le assicurazioni: i consumatori, penalizzati dalla crisi economica, hanno reagito agli aumenti praticati, in particolare nella Rc auto, denunciandoci incrementi insopportabili, tali da scoraggiare il rinnovo delle polizze da parte della clientela. È un fenomeno particolarmente diffuso in alcune zone del Paese, particolarmente grave perché riguarda un contratto assicurativo che la legge vuole obbligatorio. Anche la vigilanza delle imprese sulla rete di agenzie a volte lascia a desiderare: l’Autorità ha sanzionato le compagnie i cui agenti inviavano solleciti di pagamento per polizze già oggetto di disdetta. In pratica, un escamotage per indurre il cliente a non cambiare compagnia, nel dubbio di dovere pagare un doppio conto. Eppure, anche di fronte a queste pratiche scorrette, puntualmente sanzionate dall’Antitrust, non riesco a essere pessimista. Al contrario, la consapevolezza che altre battaglie vadano vinte, mi rafforza nella convinzione di essere sulla strada giusta. Al legislatore abbiamo indicato le misure necessarie per rendere più concorrenziali banche e assicurazioni. Fino a oggi non sono stato ascoltato, ma so di avere al mio fianco tutti quei consumatori che non si sentono tutelati, insieme alla parte migliore del settore bancario e assicurativo che nella cura del cliente individua il vero senso della propria azione.
IL COMMENTO
all’inizio dell’anno a oggi in Italia si sono contati 471 morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Nello stesso arco di tempo nel 2010 erano 403, decretando un aumento del 14,5%. L’escalation infortunistica sembra non fermarsi nonostante il tema sia ampiamente dibattuto in televisione, sui giornali e attraverso campagne di sensibilizzazione. Da cosa dipendono quindi questi tragici numeri? «Il problema – spiega Raffaele Guariniello, procuratore di Torino – è di una effettiva applicazione di queste norme e sanzioni». Le norme in materia di sicurezza
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Dopo la storica sentenza del processo Thyssenkrupp cosa cambierà in Italia sul piano giudiziario della sicurezza sul lavoro? Ne parliamo con Raffaele Guariniello 270 • DOSSIER • LIGURIA 2011
del lavoro ci sono, ciò che manca è la cultura della sicurezza. Secondo lei questo può dipendere dall’entità delle pene che finora sono state applicate? «Non parlerei tanto di cultura della sicurezza, che è poi una conseguenza; ciò che occorre è una maggiore organizzazione da una parte della vigilanza e dall’altra della magistratura perchè non mi sembrano adeguate alle esigenze che ormai sono pressanti». Qual è il suo giudizio sul decreto 106/2009? Ha in qualche modo salvato la struttura base del Testo unico 81? «Sotto vari aspetti il decreto 106 ha migliorato o chiarito alcuni punti che erano un po’ oscuri del testo originario. Complessivamente non mi pare che abbia ridotto l’efficacia del testo unico. I due decreti, quello originario e quello successivo, complessivamente formano un robusto testo unico potenzialmente idoneo a darci grandi strumenti di prevenzione». Non tutte le procure sono specializzate in materie di sicurezza sul lavoro. Il problema della mancata applicazione delle sanzioni spesso quindi non è dettata da lacune legislative quanto dalla scarsa
competenza dei giudici? «Il punto non sono le norme e nemmeno le sanzioni. Le pene ci sono e sono previste anche sanzioni penali pesanti laddove ci siano fattispecie che lo richiedano. Mi pare che alcuni dei processi che abbiamo fatto ne siano la palese dimostrazione. Ciò che manca è l’effettiva applicazione di queste norme e sanzioni. Ed è da qui che nascono le difficoltà dell’Italia sia sotto l’aspetto della adeguatezza degli organi di vigilanza sia sotto quello dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Certamente la specializzazione è uno strumento fondamentale per l’incisività dell’intervento della magistratura. Purtroppo abbiamo un numero eccezionale di piccole procure che non sono in grado di specializzarsi in questa o quella materia. Quindi credo che l’indicazione che è stata data nell’ultima manovra economica, ovvero quella di ridurre il numero degli uffici giudiziari sia un’indicazione molto importante in questa direzione. Avere procure più ampie significa anche avere la possibilità di garantire una specializzazione nelle varie materie, in particolare nella sicurezza sul lavoro. Se poi si riuscisse ad arrivare
a creare in materia di lavoro una procura nazionale, questo sarebbe addirittura un fiore all’occhiello per il nostro paese». Ci sono decisioni storiche della Cassazione che hanno dato un impulso positivo alla giurisprudenza in tema di sicurezza sul lavoro? «Proprio nell’ultimo anno abbiamo avuto sentenze della Corte di Cassazione che rappresentano una svolta profonda in materia di sicurezza sul lavoro. Sotto la spinta del testo unico è maturata una novità sul piano giurisprudenziale molto importante. La Corte di Cassazione ha preso in particolare consapevolezza del fatto che infortuni, malattie professionali e disastri sul luogo di lavoro costituiscono molto spesso non il frutto di carenze occasionali ma di carenze strutturali, quindi addebitabili a scelte aziendali di fondo. Questo ha condotto la giurisprudenza a ritenere che il livello delle responsabilità si colloca al vertice delle imprese pubbliche e private. Per le società per azioni si riconduce la figura del datore di lavoro penalmente responsabile, indistintamente a tutti i membri del consiglio di amministrazione. Questa è un’indicazione che ci
deve portare a entrare nelle stanze dei consigli di amministrazione per capire come mai è stata adottata una certa politica aziendale. Quindi occorre considerare l’infortunio non come un episodio sporadico ma come un fatto strutturale su cui pesano le decisioni del vertice dell’impresa». Il processo Thyssenkrupp ha raggiunto una decisione storica da questo punto di vista. Questo secondo lei può cambiare le cose? In particolare può creare un precedente per l’imminente sentenza del processo Eternit? «I due processi sono in qualche modo distinti perché uno riguarda infortuni sul lavoro e l’altro malattie professionali, però hanno sicuramente un’ispirazione comune, nel segno di quella giurisprudenza della Corte di Cassazione che pone la necessità di individuare le responsabilità penali al livello in cui vengono effettivamente adottate certe decisioni. Questa dovrebbe costituire un’indicazione di metodo anche per la magistratura, perché quando essa cerca di individuare le responsabilità non deve fermarsi necessariamente ai livelli bassi o intermedi ma deve volgere lo sguardo verso l’alto». - NMM LIGURIA 2011 • DOSSIER • 271