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“Veni, sponsa Christi!” p. Pierluigi Mirra
Guidaci dall’alto del cielo, mentre leviamo a te le nostre mani supplici, e ti invochiamo, tu, crocifissa e assimilata al Redentore, all’Invincibile, al Santo, al Cristo!
Pellegrinaggi… inutili Il 1976 data l’ultima anno di vita terrena di Teresa. La sofferenza nei primi mesi dell’anno sembra darle un po’ di tregua, tanto che può visitare il Santuario della Madonna della Civita (Itri - LT), e quello della Madonna Incaldana di Mondragone (Caserta), ma poi nel giugno, inizia un altro pellegrinaggio, quello verso vari ospedali. Sembra davvero che gli ultimi passi della salita al Calvario siano i più duri, pieni di sassi e carichi di grande sofferenza. È ricoverata a Caserta il 23 giugno dove le fu riscontrata un’uremia cronica e una forte ipertensione. Teresa non si perse, ma pur ricoverata, dimenticando la sua sofferenza, cercò di attutire e alleviare quella delle altre ricoverate che soffrivano come lei. E qui, durante una visita dermatologica, qualche medico riconobbe nelle piaghe di Teresa, le stimmate, anche se qualche altro collega fece ironia sul responso. Da Caserta, il pellegrinaggio continua verso l’ospedale di Mercato Sanseverino (SA), attrezzato per l’emodialisi, perché nel fisico di Teresa era in atto una forte insufficienza renale, ma purtroppo in questo ospedale non si poté procedere all’emodialisi ed ecco che il pellegrinaggio prende la direzione di Napoli, alla Clinica Villa dei Gerani. Qui ai medici appare più chiaro che mai che è in atto nella giovane un’insufficienza renale cronica e che bisogna, attraverso un’operazione alle braccia, preparare l’ammalata alla dialisi. I reni fanno cilecca e si progetta di applicarle il rene artificiale. In questa clinica più che altrove, dove non sempre Teresa è stata accettata e accudita serenamente, trova l’accoglienza fraterna da parte delle suore infermiere. E non solo il conforto della loro presen-
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za, ma anche a testimonianza di un vero amore fraterno. Sottoposta all’emodialisi, tale operazione le portava vomiti, crampi e diminuzioni di peso, ma Teresa non si scomponeva, offrendo ancora una volta la sua sofferenza al Signore per la Chiesa, di cui si sentiva figlia, per sacerdoti e per tutti i peccatori. Morire a 33 anni
so mezzogiorno, si parte per Napoli per la dialisi, ma l’apparecchio non funziona al momento, e l’attesa sa ancora di sofferenza. E poi la dialisi, messa in atto, provoca all’inferma effetti collaterali che la portano in fin di vita. Accanto all’ammalata, don Franco cerca di confortarla, recita preghiere, mentre da alcune espressioni che escono dalle labbra di Teresa, sembra che il Paradiso già si sia messo pronto per accoglierla. L’agonia è iniziata, e i medici accorsi non fanno altro che costatare l’aggravamento e non nutrono alcuna speranza di poter fermare la morte in agguato. Dinanzi all’impotenza dichiarata dai medici, don Franco amministra all’ammalata l’unzione degli infermi, e chiede ai medici di poter riportare Teresa a Caserta, dove la giovane arriverà morta. Infatti il medico arrivato non può fare altro che costatarne la morte. Sono le 20 e 30 del 19 agosto 1976: Teresa aveva 33 anni.
Accanto a lei era sempre il fratello spirituale che il Signore le aveva donato, don Franco Amico, il quale l’accompagnava a Napoli per la dialisi. Teresa sentiva che la sua avventura nel tempo stava per terminare, e lo confessò a suo fratello Luigi nell’ultima visita fatta a lui a Castel S. Lorenzo (SA). Il viaggio per sottoporsi alla dialisi diventava sempre più, per l’ammalata, un pellegrinaggio di sofferenza, e lei si sentiva quasi vicina al Gol“Veni, sponsa Christi!” gota per morire in Croce come Gesù. Arrivò in quei giorni anche don Borra, il Invocando la Vergine Santa, Teresa era parpadre spirituatita da questo monle, che insieme a do, portando, come don Amico, stava Gesù, nel suo corpo, mettendo in atto i segni della Passione uno dei desideri e nel cuore il grande di Teresa, cioè una segreto di aver offercasa per sacerdoto la sua vita, unita a ti e per vecchietti, quella di Cristo per realizzazione che la Chiesa, i sacerdoprima della morte ti, i peccatori, e per di Teresa sembraquelle anime che va nella possibilità avevano percepito la di realizzarsi, con sua santità, e si eragrande gioia della no legate a lei in un giovane. vincolo di affetto e Il 19 agosto, verdi grazia. Giugno 1976: Teresa ricoverata a “Villa dei Gerani” - Napoli
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La morte di Teresa ebbe una forte eco sulla stampa e nei mass-media, ma in particolare, nel cuore di tanta gente che si riversò a salutare la “santa” nella casetta di via Battistessa, una folla immensa, tanto che ci volle l’intervento della polizia per gestire l’afflusso e il traffico locale. Le esequie vennero celebrate nel Duomo di Caserta, il 22 agosto, con la presenza di moltissimi Concelebrazione del 39° Anniversario. sacerdoti e di tanto popolo che le si rivolgeva come ad una santa: “Teresa, ta, che paragonò Teresa a Francesco d’Assisi, a prega per noi!”. Teresa Newman, alle tante creature, assimilate Un giornale scrisse: “Se n’è andata in umiltà, nella vita alla Passione vivente di Gesù Crocifisquasi in punta di piedi, senza clamori, con la so, salutandola quale “violetta nascosta” silenmedesima riservatezza con la quale aveva vissu- ziosa, il cui profumo è arrivato ora a noi e senta la sua esistenza.” tivamo di avere avuto tra Ma ora è la gente a pernoi una creatura miracepire in Teresa una sanbile. E concludeva, chietità vissuta e dinanzi a ciò, dendo perdono a Teresa essa non tace. Saranno perché forse non l’aveinvocazioni, battimani, vamo compresa e forse la gente vuole esprimere anche da noi aveva avuto a questa giovane donna sofferenza e amarezze, e che se ne va la sua ricola pregava così: “Guidaci noscenza per essere stata dall’alto del cielo, menpresente nella vita di tantre leviamo a te le nostre ti, offrendo, soffrendo, mani supplici, e ti invoriparando i peccati degli chiamo, tu, crocifissa e uomini e pregando per la assimilata al Redentore, loro salvezza. all’Invincibile, al Santo, Tenne il discorso funeal Cristo!” bre il passionista Padre da “Il tormento della Santità Adalberto dell’AddoloraTeresa Musco” di Pierluigi Mirra Teresa nel 1969
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A Maddaloni presso il Centro di spiritualità “SS.ma Annunziata” dei Padri Carmelitani Scalzi
In occasione del 40° anniversario della nascita al Cielo di Teresa, presentazione del libro
“Teresa Musco, Mistica del XX secolo“ Sabato 7 maggio u.s., per una lodevole iniziativa del Padre provinciale dei Carmelitami Scalzi nonché presidente del CISM Nazionale, p. Luigi Gaetani, si è tenuta a Maddaloni presso il Centro di Spiritualità dei Carmelitani la presentazione della nuova edizione del libro di p. G. M. Roschini “Teresa Musco, mistica del XX secolo” edito da Àncora. Ha presentato e moderato lo stesso P. Luigi Gaetani, il P. Luigi Borriello, professore di Teologia Mistica e spirituale alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale sez. S. Luigi, ha relazionato sul tema: “Teresa Musco Mistica dei nostri tempi”; il dott. Guarino, vice presidente della Fondazione Teresa Musco, sull’ ”Iter della causa di beatificazione dall’inizio ad oggi” ed il prof. Antonio Tubiello, docente di filosofia della Facoltà Teologica dell’Italia meridionale sez. S. Tommaso su “La voce di Teresa nell’anno della misericordia”. Il P. Gaetani ha concluso dicendo: Abbiamo puntato l’attenzione su alcuni aspetti della vita di Teresa a partire dal testo del p. Gabriele M. Ro-
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schini che raccomandiamo, perché credo che la lettura di una esperienza, andando alla fonte, è sempre la scelta più profonda che noi possiamo fare. Il testimone parla attraverso la sua vita, allora ecco che questo è realmente un testo base da cui partire per poter comprendere Teresa Musco. E in questa esperienza di vita viene fuori una immagine molto bella: Dio non è mai stanco dell’uomo! C’è un Dio in discesa (Mistero dell’incarnazione e Mistero della Passione) ma l’uomo resta pur sempre assetato dell’Alto. Se c’è, cioè, da una parte un Dio in discesa, c’è dall’altra parte un uomo che è invitato a salire continuamente. La spiritualità di Teresa, al di là dell’immediata impressione che potrebbe essere quella di una esperienza di dolore essa è essenzialmente una esperienza di trasfigurazione, di bellezza, di vita. Proprio attraverso una immersione nel mistero di Cristo, di un amore immenso e totale, di un amore che spinto al massimo non può non generare che una vita nuova.
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Ricordare agli uomini quanto e come Gesù li ama!
P. Luigi Gaetani ocd
Con grande piacere sono qui a moderare questo incontro per la presentazione del nuovo volume della biografia di Teresa Musco, scritta dal p. Gabriele Maria Roschini dell’Ordine dei Servi di Maria, teologo, maestro, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e delle Cause dei Santi, un uomo di sapienza, ma anche un uomo di scienza, che ha messo a disposizione tutta la sua esperienza a partire da quanto Teresa gli ha progressivamente comunicato. Il testo è stato scritto dal p. Roschini nell’anno 1977, quindi potremmo dire immediatamente un testo datato. In realtà si tratta di un testo moderno, perché innanzitutto scritto da un testimone che ha messo a disposizione le sue conoscenze scientifiche per comprendere, discernere i fenomeni straordinari e le stesse testimonianze rese da tante persone intorno a Teresa Musco. Si tratta dunque di un testo base per chiunque voglia conoscere di prima mano questa donna semplice dal profondo spirito evangelico ed ecclesiale. Teresa Musco è molto vicina a noi, perché è nata a Caiazzo il 7 giugno del 1943 ed è morta a Caserta il 19 agosto del 1976. Ha vissuto, cioè, 33 anni. Stiamo a 40 anni dalla sua morte.
Il primo impatto che io ho avuto con Teresa Musco risale all’anno 1978. Io non l’ho conosciuta, ma allora ero novizio ed ebbi modo di vedere alcune pubblicazioni che si conservavano nella biblioteca del nostro convento di noviziato. Dopo una fugace ed impressionante visione di alcune foto, alcune così crude da toccare la mia sensibilità, il Padre Maestro a cui commentai l’impatto con quelle immagini mi vietò, come era giusto che fosse e credo con validi motivi pedagogici ed anche spirituali, la visione di quelle foto e la lettura degli scritti su Teresa. Richiamo questa esperienza personale per affermare una opzione di merito, che mi sembra importante, che deve accompagnare la lettura e l’approfondimento di una esistenza, qualunque essa sia: guardarla nella sua interezza e bellezza e non semplicemente dal bordo o da un lembo, da un eccesso che la rende forse spettacolare, ma non sufficientemente accessibile. Noi, certo, potremmo restare molto impressionati dai fenomeni che hanno caratterizzato l’esperienza della vita umana e spirituale di Teresa. Chi vuole conoscere Teresa Musco non può pretendere di farlo a partire da un’eccedente esperienza fe-
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nomenica, in quanto proprio per la peculiarità del suo vissuto – dice p. Roschini “il più grande complesso fenomenico di ogni tempo e di ogni luogo” – potrebbe determinare una deviante valutazione dei fenomeni, una errata gerarchia delle loro collocazione e funzione nella vita di un credente e un non comprensibile e conciliabile rapporto tra la vita e la stessa eccedenza mistica. Se questo è vero, il più grande servizio di verità che possiamo rendere a Teresa Musco è quello di vederla innanzi tutto al di qua dei complessi e molteplici fenomeni che hanno contrassegnato la sua vita, lasciandoci progressivamente portare nella misura alta della vita cristiana ordinaria, quella che possiamo apprendere alla scuola della lettura narrativa dei suoi Diari. Scrive nel suo diario Teresa: “Cominciai a scrivere questo quaderno ma scrivevo solo per sfizio, oggi invece capisco che per me personalmente mi serve per il bene dell’anima mia perché quando la carne si ribella allo spirito non vuole più soffrire io leggo tutto ciò che Gesù mi ha fatto capire e quante sofferenze avevo superato con il suo aiuto.” Da questa esperienza di vita narrata emerge un elemento che è chiave di volta e senso ultimo, possiamo dire, della vita di Teresa Musco: “Ricordare agli uomini quanto e come Gesù li ama!”. Ricordare questo significa che tutta l’esperienza teologale di Teresa Musco, compresi quei molteplici fenomeni mistici, scaturisca da questa prospettiva di amore misericordioso: quanto e come Gesù ami il mondo. Da questo amore del Redentore, un amore spinto al massimo da questo sguardo amorevole e dolente di Gesù sul mondo, da questo sangue versato. In questo amore c’è una speranza che osa oltre ogni limite, mettendo in crisi lo stesso rapporto giustizia/misericordia, questo atteggiamento, ci dice, come sottolinea anche la scrittura, che la misericordia precede quindi il giudizio.
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Questo atteggiamento è riscontrabile sicuramente in tante esperienze spirituali moderne. Stiamo in una casa carmelitana. Mi sembra opportuno richiamare Teresa di Gesù Bambino o Teresa di Lisieux quando volle ad ogni costo impedire che un criminale andasse all’inferno: “Tanto aveva fiducia nella misericordia infinita di Gesù.”. E’ il caso di Teresa Musco, che come dice il padre Roschini, fin dai suoi primi passi della sua vita fu molto attaccata a Gesù e il suo desiderio fu di essere crocifissa con il Crocifisso e portare a Lui tante anime. Questo effettivamente fu il programma di tutta la sua vita trasfigurata dalla sponsalità e dalla configurazione all’amato, crocifissa con il Crocifisso per l’eterna salvezza delle anime. Ecco questa brevissima introduzione semplicemente per dire che ci troviamo davanti ad un testimone, davanti ad una persona che ha vissuto l’eccedenza mistica dentro la sua vita nella piena consapevolezza, però, che tutti i fenomeni sono stati una rivelazione privata, che non hanno aggiunto assolutamente nulla alla verità della fede, ma che consentono a chi ne usufruisce di vivere una comprensione viva più profonda del mistero, convertendosi. Teresa è una vita convertita che poi diviene una vita trasfigurata e per questo irradiante, memoria vivente del Signore.
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Teresa Musco Mistica dei nostri tempi
Teresa interprete della Passione di Gesù P. Luigi Borriello ocd E’ una delle mistiche del XX secolo insieme a Luisa Piccarreta e a Natuzza Evolo. Muore a 33 anni come S. Faustina Kowalska. Gesù la vuole “vittima in mezzo al mondo”, le preme sul capo la sua corona di spine. La caiatina descrive la flagellazione di Gesù e l’esperimenta nella propria carne che viene ferita, mentre partecipa attivamente a quel momento difendendo Gesù: è una visione reale ma anche simbolica che esprime il suo desiderio di compartecipazione al dolore del Signore. Riceve anche il dono della ferita del costato e delle altre stimmate. Chiese un tale favore, e Gesù l’accontentò. “Fece - dice Teresa - come aveva fatto altre volte. Mi si avvicinò, prese la corona di spine dal suo capo e la passò sul mio, e con le sue luminose mani la pigiò nelle tempie… Sono veramente momenti dolorosi, ma altrettanto felici”. E “per due ore”, rimase a “soffrire con Gesù”. “È bello - esclamava - amare Gesù. Ma è ancora più bello trovarsi sulla sua stessa croce” (“Diario”, pp. 1967-1968). Il 30 novembre 1969 fu, per Teresa, un giorno di particolari sofferenze fisiche e morali; aveva una gran voglia di piangere. Quand’ecco sente bussare alla porta, corre ad aprire e vede Gesù dinanzi a sé il quale, presala fra le sue braccia, le
dice: “Figlia, amor mio, piangi sul mio cuore!… Io voglio tenerti stretta al mio cuore. Voglio che tu provi un po’ di quell’amore che ho per te”. “A questo punto - scrive Teresa - mi sono trovata con un fuoco, come già avevo avvertito un’altra volta”. E concludeva: “Grazie, Gesù mio, (perché) Tu tanto mi ami” (“Diario”, p. 1978). Il 10 dicembre il gonfiore delle mani arrossate e il dolore era talmente acuto da non permetterle di lavorare. I dolori le causavano persino vomito e mal di testa fortissimo. “Mi vedo avvilita - scriveva Teresa - perché non so cosa fare”. Va a Caiazzo, presso il medico che l’aveva curata per 15 anni; ma non appena il medico vede le mani, esplode in queste parole: “Ma sì, lo dicevo io, che ci doveva essere qualcosa di divino! … Per questo non sapevo spiegarmi”. Teresa, ingenuamente, gli chiede una cura…Ma dovette ritornarsene a Caserta portando nel cuore una grande pena e, nello stesso tempo, “una grande gioia” (“Diario”, p. 1941-1942). Rientrata in casa, a causa delle sofferenze insopportabili, si vide costretta a mettersi a letto. Dopo dieci giorni, il giorno di Natale del 1969, riuscì ad alzarsi per rassettare la casa e per cucinare. Mette sul fuoco una pentola nuova, acquistata tre giorni prima, per cuocere la pasta. Ma non appena
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la ritira dal fuoco - cosa inspiegabile! - il manico si stacca dalla pentola e questa, con tutta l’acqua bollente, le cade sopra l’addome, causandole gravi ustioni e forti dolori. Teresa attribuisce quel brutto scherzo al demonio. Ma non si perde d’animo: offre le sue sofferenze per le anime attraverso le mani di Maria. “Tale è il dolore - scriveva - da non riuscire a formulare nessun pensiero, tranne quello di offrire tutto e tutta me stessa e quello che mi capita, per le anime” (“Diario”, pp. 1942-1943). Nel “Diario”, al giorno 20 novembre, Teresa annotava: “Ogni giovedì, venerdì e martedì (Gesù) mi ha fatto un regalino a me caro: mi ha fatto provare qualche colpo della sua flagellazione in tutto il corpo. È stato dolorosissimo!… Ma è nulla in confronto dei dolorosissimi colpi che provò il mio amato Gesù. Posso dire però che questa volta il dolore è stato maggiore delle altre volte, (tale) che io non avrei neppure immaginato. O amor mio Gesù, donami la forza di amarti e di soffrire sempre per amor tuo!…” (“Diario”, p. 1981). È il 15 gennaio 1970. Gesù si presenta a Teresa e le dice: “Figlia mia Teresa, voglio offrirti la ferita del mio costato. Tu che ne dici? … Te la offro per la salvezza delle anime”. Teresa, immediatamente risponde: “Sì, amor mio Gesù, l’accetto, e voglio tutto ciò che hai avuto Tu per i miei peccati. Sì sì, la voglio!… E Tu, come mai ti abbassi ad un simile verme? Grande Amore mio, ho sete del tuo amore. Voglio bere alla sorgente del tuo costato per gustare il dolore che hai provato Tu. Me lo fai questo grande regalo? … Che ne dici? …”. Quattro giorni dopo, il 19 gennaio, giovedì, mentre stava “in ginocchio pregando”, Teresa ode una voce che la chiama. Si gira di scatto, e pensa tosto che sia Gesù, poiché in casa non vi è nessuno. Vede infatti Gesù il quale, col dito, le indica il suo Cuore. Teresa posa lo sguardo su quel Cuore e vede che da esso “uscivano fiamme di tutti i colori”. “Vedi, figlia mia - le dice - guardami!”. Teresa posa su di esso il suo sguardo e si sente - dice - “come incantata, come se la testa non l’avesse
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più”. Le pare di trovarsi “sopra una collina molto alta” e si vede “inchiodata sulla croce… con dolori indescrivibili”. Ad un tratto “un uomo come un mostro” prende la lancia e le ferisce il cuore. “Ho sentito - dice - lo strappo della carne, e poi un dolore ancora più forte, e non ho capito (più) nulla. Quando mi sono svegliata, mi sono trovata distesa sul letto e tutta insanguinata”. Tre giorni dopo (il 22 gennaio) scriveva: “Nella mia mente vedo ancora (come in) uno specchio, l’accaduto. Ma il cuore, così debole, quasi si rifiuta di accettare quel quadro che, di tanto in tanto, (mi) si affaccia alla mente. La mia mammina spirituale piangendo, dice: “Ci vuole un Prete!… Non è possibile (rimanere) così. Tu hai bisogno di qualcuno che ti guidi. Io posso far poco perché in queste cose ci vuole un Sacerdote”. Ma due sue amiche, alle quali zia Antonietta aveva comunicato, imprudentemente, lo straordinario fenomeno, sconsigliarono Teresa a mettere in esecuzione il consiglio. Venne così a trovarsi tra due fuochi. In preda ad un tale stato d’animo, si rivolge al suo Gesù e gli dice: “O Gesù mio adorato, Tu sai cosa voglio chiederti in questa S. Messa: “Fammi conoscere il mio Padre spirituale, il quale mi aiuti a portare la croce, perché altrimenti io, da sola, non ce la faccio più”. A questo punto una voce che viene dal profondo del mio cuore mi assicura che, non a lungo, lo conoscerò il Padre spirituale”. Ma Teresa replica: “O amore mio Gesù, Tesoro dell’anima mia, dimmi dove lo posso trovare: ho bisogno di farmi una santa Confessione. Ora non ne posso più! Dimmi Tu, Gesù, cosa debbo fare”. Ma la voce le risponde e le dice: “Non (andrà) a lungo l’incontrerai. È lui che ti cercherà” (“Diario”, pp. 1985-1989). Il venerdì 2 febbraio (1970), Teresa, ad un certo momento, vede Gesù legato alla colonna, mentre lo stanno flagellando. “Ad ogni colpo - così si esprime Teresa - la carne se ne salta a brandelli. Nel vedere trattare Gesù, il mio Sposo, il mio Signore, così, mi sento mancare le forze. È stata una cosa
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che non so ridire: piaghe da per tutto, ed erano fonde un centimetro. E mentre lo percuotevano, Gesù disse: “Teresa, Teresa, aiutami! aiutami!…”. A questa voce - continua a dire Teresa - “mi buttai (nella mischia) ed ebbi la forza di strappare la frusta (il “flagellum”) che aveva uno di quei boia e gliele suonai di santa ragione. Tutti scapparono via. Ed io, in compagnia di una donna, prendemmo Gesù e lo adagiammo in un lettino. Era tutto una piaga. Lo medicai, gli rimboccai le coperte e mi sedetti accanto, come se quelle ferite le avessi sentite io. Nel riprendermi da questa visione, ho trovato le mie carni così ferite come quelle che avevo visto in Gesù” (“Diario”, p. 1991). Il martedì santo, 6 aprile, Teresa, nel suo “Diario” annota: “Dolori fortissimi alle mani, ai piedi e al costato: un dolore che mi lascia impazzire: non trovo pace, quasi non capisco più nulla; la febbre sale fortissima; non so dove poggiare la testa; il cuore è come se battesse per conto suo; sulla testa poi mi sento come un cappello di spine, come se trapanassero la nuca e il cervello; tanto, ma tanto sangue vedo davanti ai miei occhi…”. Rimane in tale stato per cinque giorni, ossia, fino all’11 aprile. Ma la mattina di Pasqua Teresa si sente “come se fosse in Paradiso”. Ed aggiunge: “anche se, nel mio cuore, sento la mancanza dei miei genitori” (Diario pp. 2061-2062). Si potrebbe continuare all’infinito con citazioni di questo genere, ma tutte riconducono al “carisma” di Teresa: offrirsi quale vittima insieme alla Vittima sacrificale soprattutto per la salvezza dei sacerdoti. Il resto, i fenomeni che hanno accompagnato la sua esistenza, vanno considerati con cautela, o meglio con la prudenza con cui la Chiesa ha sempre avuto come atteggiamento primario prima di emettere un giudizio. Ciò che interessa sapere di Teresa, un’umile donna del popolo, sempre obbediente all’autorità ecclesiastica è che ha offerto la sua vita per amore all’Amore, quindi ai fratelli più deboli moralmente e fisicamente.
«Le stimmate - ha scritto D. Mondrone non sono un elemento decorativo. “Esse devono avere un significato ben più profondo, più nascosto ed insieme una dimensione più ampia ed una proiezione più religiosa. In primo luogo, per il dolore che recano, le stimmate conducono ad una maggiore e più perfetta somiglianza con Cristo che soffre... D’altra parte, con le sue ferite, lo stimmatizzato si presenta di fronte agli altri membri del Corpo mistico come un esempio speciale che richiama la loro attenzione e ricorda loro il mistero della redenzione e li spinge ad una maggiore carità, ad un maggiore amore alla croce e al desiderio dell’espiazione dei propri peccati... Infine lo stimmatizzato si unisce all’opera redentrice di Cristo soffrendo per gli altri, contribuendo alla diffusione ed al consolidamento del regno di Cristo”» (Dizionario enciclopedico di spiritualità, vol II - Ed, Studium 1975) Un medico di Caserta, che aveva sospettato la paziente di autolesionismo e la costrinse a portarsi in autoambulanza all’Ospedale Civile di quella città per un controllo dell’Istituto dermatologico, n’ebbe questa risposta chiara e netta: “Si tratta di stimmate” (p. 254). Grande soprattutto la fiducia che ci spira l’affermazione perentoria del prof. Lodovico Pontoni, quasi un alter ego del prof. Moscati. Fin dalla prima visita che fece a Teresa, disse a don Franco Amico, padre spirituale di Teresa: “La mia prima impressione e decisamente favorevole”. Poi “la visitò anche in seguito, la esortò a non preoccuparsi, perché i suoi dolori non potevano avere una spiegazione naturale. L’esortò perciò a guardarsi bene dai medici. Se volete star bene, non date retta ai medici” (p. 227). E’ commovente il messaggio che si raccoglie da questa cara figura di crocifissa. Esso e particolarmente rivolto ai sacerdoti. Nelle comunicazioni di Teresa Musco con Gesù, e più ancora con la Madonna, affiora spesso questa tenera sollecitudine per i sacerdoti: “i miei figli prediletti”.
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La Voce di Teresa Musco nell’Anno della Misericordia PROF. ANTONIO TUBIELLO 1. La misericordia, tanto centrale quanto di- ma affossa l’esigenza della giustizia. Il vangelo inmenticata segna la giustificazione del peccatore, ma non del peccato, per cui dobbiamo amare il peccatore, ma Siamo nell’anno giubilare della Misericordia e odiare il peccato. questa stessa parola – “misericordia” – oggi cirDall’inizio di questo nuovo secolo stiamo assicola abbondantemente nella Chiesa e nella società, stendo alla minaccia rappresentata da un terroriattraverso la predicazione, la catechesi, le giornate smo spietato, a ingiustizie che gridano vendetta al penitenziali che richiamano l’attenzione dei mezzi cielo, a bambini vittime di abusi e che muoiono di comunicazione di massa e quindi l’interesse del di fame, a milioni di uomini in fuga, a crescenti mondo. Ma sino a qualche tempo fa, questo tema persecuzioni di cristiani, inoltre a devastanti cadella misericordia sembrava ditastrofi naturali sotto forma di menticato, imperdonabilmente terremoti, tsunami, inondaziotrascurato, relegato – diciamolo ni, siccità. Tutto questo e molte pure – nelle pratiche devozioaltre cose ancora sono “segni nali e quindi spesso oscurato o dei tempi”. Di fronte a questa degenerato in una spiritualità situazione a molti riesce difficidi secondo piano. La messa in le parlare di un Dio onnipotenrisalto della misericordia quale te e nello stesso tempo giusto e tema centrale per la teologia del misericordioso. Dov’era e dov’è XXI secolo, cioè per il discorso Dio, quando tutte queste cose su Dio che rende razionalmente accadevano e accadono tuttora? conto della fede, significa rifletPerché lo permette? tere in modo nuovo sull’importanza fondamenta“Perché, o Dio, gli spaventosi giri viziosi, la sofle del messaggio della misericordia di Dio. ferenza degli innocenti, la colpa per raggiungere la In una situazione, nella quale molti nostri con- salvezza?”, domandava drammaticamente l’ultitemporanei sono diventati scoraggiati, privi di mo Romano Guardini, uomo molto credente, ma speranza e di orientamento, il messaggio della mi- anche afflitto da una profonda malinconia. Vale la sericordia di Dio costituisce il messaggio della fi- pena ancora porsi una domanda sul senso oppure ducia e della speranza. Occorre dunque che la teo- sarebbe meglio abbandonarsi all’indifferentismo, logia fondamentale si metta all’opera onde evitare all’angoscia, alla tentazione di pensare che sarebbe che la misericordia diventi una falsa misericordia; stato meglio se non fossimo mai nati (come pensalo diventerebbe, se in essa non fosse più perce- va Albert Camus)? pibile nulla dello sgomento davanti al Dio santo, Ma riflettiamo bene. Se si continua ad escludealla sua giustizia e al suo giudizio, se il sì non è più re la questione del senso, ciò equivale per l’uomo un sì e il no non è più un no e se essa non supera, a rinunciare ad essere uomo e alla perdita della
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sua vera dignità. Cioè, in altre parole, senza speranza si ritorna allo stato di animali ingegnosi, che sono capaci di gioire solo di cose materiali. Senza Dio gli uomini sono completamente ed inevitabilmente abbandonati nelle mani dei destini e dei casi del mondo e delle calamità della storia. Senza Dio non c’è più alcuna istanza a cui sia possibile appellarsi, e non c’è più assolutamente alcuna speranza in senso ultimo e in un’ultima giustizia. Interrogarsi su Dio dunque non è superfluo, non è esercizio vuoto ed inefficace. È ancora qualcosa che appartiene alla natura razionale dell’uomo e al suo valore. E allora di fronte alla realtà diabolica del male possiamo sperare in un nuovo inizio solo se possiamo sperare in un Dio misericordioso e giusto, l’unico che può porre un nuovo inizio e infondere il coraggio di sperare contro ogni speranza. 2. Alcune precisazioni secondo san Tommaso d’Aquino Quello della misericordia è un principio cardine della vita cristiana, poiché è la chiave di interpretazione del messaggio evangelico. Tuttavia, occorre riflettere adeguatamente sulla sua nozione, onde evitare rischi di abusi linguistici, che potrebbero indurre il credente in malintesi grossolani ed evidentemente estranei al senso autentico della rivelazione cristiana. In merito, Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae, I, q. 21, a. 3-4 promuove una riflessione sistematica di prima grandezza, che aiuta il cristiano ad assimilare un valore così elevato per fede. Noi se seguiremo solo alcuni preziosi spunti, che ci aiutano a precisarne la nozione, ma soprattutto ci introducono all’idea di una partecipazione a tale mistero di amore mi-
sericordioso, presente nella vita e nelle opere di Teresa Musco. Che cos’è la misericordia? Se qualcuno pensa che la misericordia sia solo una specie di tristezza, come può tale sentimento o passione attribuirsi a Dio? Questo naturalmente non significa che il nostro sia un Dio insensibile, indifferente, incapace di stare vicino al cuore sofferente dell’uomo povero ed oppresso. Ma non significa neanche vaneggiare un Dio sentimentalistico, al quale si attribuiscano antropomorficamente atteggiamenti di commozione interiore o di angoscia morale che sono proprie solo delle anime create degli uomini. Altri pensano che la misericordia sia una sorta di rilassamento della giustizia. Una specie di cassazione soprannaturale dell’ordine della giustizia. La misericordia sarebbe, secondo costoro, un modo per concedere tutto indiscriminatamente, una maniera buonista ed irenista di comprendere ed assecondare (quindi legittimare) ogni genere di tendenza, impulso, istinto, con un “non c’è nulla di male”. Cosicché tutto sarebbe permesso, tollerabile, tutto sarebbe superficialmente condonabile. Ma Dio può tralasciare ciò che appartiene alla giustizia? Può trascurare, ignorare, essere non curante di ciò che la giustizia esige? Dio può smentire le sue parole? Se Dio fosse misericordioso nel senso di trascurare la giustizia, cioè le sue stesse parole, non rinnegherebbe se stesso? “Paziente e misericordioso è il Signore”, recita il salmo 110. Dio è dunque misericordioso, in Lui c’è la misericordia, ma non nel senso che sia triste, perché non gli si addice la tristezza. Egli è misericordioso in riferimento agli effetti della misericordia, non alla sua causa, che, nel caso degli uomini, può essere anche la tristezza. Dio è mi-
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sericordioso per gli effetti della misericordia, per dice massimamente a Dio. quanto cioè comporta la misericordia, per l’opera Ma la salvezza non è concessa in maniera grosdi grazia e di salvezza a cui mira l’essere miseri- solana, immediata, quasi in modo automatico. cordioso. Essa avviene a prezzo del sacrificio. La restituzioMa chi è in generale il misericordioso? Lette- ne della salvezza avviene a prezzo dell’assunzione ralmente il misericordioso è colui che ha un cuore della miseria, che è destinata ad essere riscattata in misero; infatti, se vede miserie e povertà in altri, un sacrificio. Questa è la ragione formale dell’inè preso da tristezza, cioè da un’amarezza e da carnazione di Dio. Altrimenti, Dio sarebbe potuto un’angoscia come se si trattasse della sua stessa essere misericordioso senza la sua incarnazione. miseria. L’uomo miInvece è la passione sericordioso, mosdel Verbo incarnaso dalla tristezza, to che costituisce il inizia a compatire, sacrificio nel quale cioè a patire con lui, si assume la misequasi ad assumere ria dell’umanità e si quella sofferenza su concede la perfeziodi sé, a farsene carine della redenzione, co proprio come se cioè l’eliminazione fosse la sua sofferendel male e la giustifiza. Ma non c’è solo cazione del peccatocompassione. Il mire davanti a Dio. sericordioso intende La mediazione del rimuovere questa cuore misericordiomiseria che scorso di Cristo, il suo ge nell’altro. Ecco sacrificio, costituisce l’effetto della mila carne dell’atto misericordia. In quesericordioso, che si sto effetto consiste addice alla sua eterLa locandina dell’evento l’essenza dell’azione na divinità. Il suo samisericordiosa. Cosicché il misericordioso inten- crificio è un atto di offerta al Padre, onde donare de agire per sanare, guarire la ferita; agisce non all’umanità la condizione di libertà dal peccato, per tollerare la sofferenza, ma per rimuoverla; non dalla miseria, che la vincolava ad un destino di per soprassedere alla miseria, trascurandola di precipitazione nella dissoluzione dell’essere. Invefatto, ma per restituire salvezza, facendosi carico ce, per effetto della divina misericordia, l’umanidella stessa miseria. tà trova la sua naturale libertà, riacquistando diÈ proprio tale carattere della misericordia, che gnità in relazione a Dio, ricevendone perfezione si riscontra nell’effetto dell’azione misericordio- nell’essere per amore, trovando in Dio per mezzo sa, che si attribuisce a Dio in maniera sovrana. A di Cristo, nella potenza dello Spirito, la forma ulDio si addice sommamente l’atto di liberare dalla tima, l’orizzonte definitivo della sua esistenza. Per miseria. Egli in modo massimo è il liberatore, il effetto di questo traboccare di Dio negli orizzonti salvatore. Egli è il redentore. Per questo l’attributo umani, tali orizzonti diventano traboccanti nel di misericordioso, in riferimento agli effetti, si ad- mistero della vita divina. E questo avviene in con-
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creto, storicamente, per la passione di Cristo, per il suo evento pasquale. Cioè attraverso un dolore redentivo. Una sofferenza che genera salvezza. E questo pare un discorso molto controcorrente oggi, per il tipo di percezione che la nostra cultura ha della sofferenza.
quanto esperienza chiusa in sé, ma come strumento di partecipazione al mistero salvifico che, proprio attraverso il dolore infinito, ha restituito la vita all’universo nella sua eternità e nella sua assoluta perfezione. Nel dolore e nella naturale ricerca del suo superamento l’uomo fa esperienza di trascendenza, 3. Dolore rifiutato e Dolore redentivo cioè prende coscienza che il suo destino non è la sofferenza, il suo essere per il dolore e per la morte, In un mondo, che pare essere tanto emancipato ma per la salvezza dal male, da ogni male, per una quanto libero di guardare in faccia a nodi oscuri vita piena e felice, mediata dalla potenza soprane problemi vitali segreti, per illuminarli con una naturale della grazia. Il dolore non è solo dannaragione adulta, moderna e scientifica, tuttavia zione riprovevole e ripugnante, ma può essere vissorprendentemente permangono incredibili tabù. suto anche come risorsa, come partecipazione alla Oggi non si parla più di sofferenza, dolore, mor- fonte salvifica stessa nella luce della fede. Certo, il te. La cultura dominante ne fa volentieri a meno. dolore continua ad essere un mistero, ad apparteSono parole e argomenti che imbarazzano, distur- nere all’imponderabile, ma nella luce della fede, bano, infastidiscono. Si tace sul dolore, per non alcuni hanno fatto un’esperienza speciale di un traumatizzare. senso profondo della sofDà fastidio il dolore, ferenza. Alcuni con il loro soprattutto la sua visiopatire hanno insegnato a ne. Dà fastidio, perché risoffrire, cioè hanno insecorda quello che in effetti gnato ad accettare la vita l’uomo sia. Dà fastidio, umana com’è nella sua perché fa perdere il denaturale condizione, ma siderio di consumare, di destinata ad un orizzonacquistare, di accumulate di speranza e salvezza. re; perché scoraggia e inNon sono stati promotori fonde un lancinante senso ideologici del soffrire nedi angoscia, che magari cessario, ma hanno sanon fa più programmare puto proporre la visione evasioni e divertimenti a di una vita di sofferenza ritmi vorticosi. La cultucome una vita verso il ra viva di oggi non educa suo trascendimento. Non Teresa a 20 anni affatto al riconoscimento hanno consolato, per getdel dolore, alla sua accettazione e al suo possibi- tare la coscienza nel torpore palliativo e nell’anele trascendimento. Essa reagisce per lo più con stesia dell’alienazione e dell’evasione. Hanno dato un’indifferenza, orientata alla tacita rimozione. l’esempio del senso della sofferenza, aiutando a Eppure abbiamo visto come nell’esperienza cri- soffrire. L’hanno potuto fare perché hanno unistiana il dolore del redentore ha un valore incom- to la loro sofferenza con quella di Cristo. Ecco parabile. Parliamo di una sofferenza salvifica, l’esempio di vita di dolore di Teresa Musco, quale di un dolore prezioso. Il dolore non ha valore in testimone straordinaria dell’amore misericordio-
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so di Cristo, perché partecipe del dolore redentivo del Crocifisso e dunque portatrice di una sorgente inesauribile di grazia che scaturisce dall’alto. 4. Teresa Musco, testimone di misericordia Nel 1976 moriva a Caserta, a 33 anni, Teresa Musco, la cui vita è stata un’incessante offerta di sofferenze per amore di Cristo. Da bambina (nacque a Caiazzo nel 1943) patisce nella sua carne i più lancinanti dolori fisici, subisce le più umilianti mortificazioni, impara a conoscere il supplizio della croce a causa di una serie interminabile di interventi chirurgici, di accessi febbrili umana-mente insostenibili e di successive incredibili malattie. Teresa era una bambina di campagna, di montagna, che ha avuto la forza misteriosa di guardare il dolore in faccia. Ella, grazie ad una vita spiritua-le e mistica profonda, ha scoperto gradualmente il senso della sua sofferenza. Le interiori rivelazioni le hanno aperto l’anima alla sua vocazione e missione tra i credenti: completare nella sua carne “quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24). E questa bambina, povera e umile, ma dotata di una sorprendente forza interiore, scrive nelle sue memorie spirituali che vuole soffrire come Gesù, per offrire la sua vita martire per amore della Chiesa, per la salvezza di coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio, per la santificazione dei sacerdoti. Misteriosamente questa piccola figlia della terra caiatina dona le sue sofferenze per amore. Non si chiede mai che senso abbia il suo dolore. Certo, i momenti di sconforto, di caduta non mancano. Ma non manca mai neanche la forza di rialzarsi.
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Può contare su un aiuto tutto speciale: il Paradiso stesso. La soccorre la Santa Vergine. La raccoglie tra le braccia Gesù. È per brevi tratti consolata, ma non viene sottratta al dolore, alla notte oscura. Teresa continua a soffrire e la sua sofferenza spesso è atroce. Scopre nella croce la sua mistica partecipazione alla redenzione. Si sente chiamata a partecipare a quella stessa sofferenza, mediante la quale Cristo realizza la salvezza. Sente che il Signore la chiama a partecipare a quella sofferenza, per mezzo della quale ogni sofferenza umana è stata riscattata. Il suo dolore diventa partecipazione alla missione salvifica del Verbo incarnato. Le piaghe della sofferenza diventano gloriose, potenza di salvezza, che ha unito il dolore umano al dolore rendentivo di Cristo. Teresa è un alter Christus. In lei, nella sua carne, nella sua anima, rivive la sofferenza di Cristo stesso, e la sua vita diventa sorgente di grazie speciali, un roveto ardente, segno della dimora di Dio tra gli uomini; presenza dispensiera di misericordia; cuore pulsante, come un’inesauribile fonte di conversioni, di guarigioni, di risanamenti morali e spirituali. La sua vita diventa soprattutto causa esemplare di quelle vite umane afflitte dalla sofferenza. La vita dolorosa di Teresa Musco è fonte di consolazione per ogni vita dolorosa, apparentemente assurda, inaccettabile, irrazionale. Ma soprattutto è testimonianza pedagogica della sofferenza. Teresa ha fatte sue le parole dell’Apostolo: “Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dappertutto nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sem-
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pre infatti noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi“ (2 Cor 4, 8-12). Per la misericordia di Dio, Teresa ha offerto il suo corpo come “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”: ecco il suo “culto spirituale” (Rm 12, 1-2). Come ha potuto Teresa diventare partecipe delle sofferenze di Cristo? Ciò è avvenuto, perché Cristo stesso ha aperto la sua sofferenza all’uomo, cioè egli stesso nella sua sofferenza salvifica si è reso partecipe di ogni sofferenza umana. Teresa nella fede ha scoperto il potere salvifico della sofferenza di Cristo e in tale sofferenza ha vissuto consapevolmente le proprie sofferenze, ritrovandole arricchite di un contenuto e di un significato assolutamente originali e profondi. Teresa è stata crocifissa con Cristo, cosicché ha potuto dire con san Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita, che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20). Teresa ha sofferto per il Regno di Dio. Attraverso il suo dolore ella ha potuto contribuire a restituire l’infinito prezzo della passione e morte di Cristo, che fu il prezzo della nostra salvezza. La sofferenza in Teresa Musco è e rimane sempre una prova, alla quale viene sottoposta. Ma tale prova, benché continua ed inarrestabile, l’ha resa particolarmente aperta all’opera delle forze salvifiche di Dio. È proprio nella debolezza, nella fragilità, nella povertà che Dio ha voluto manifestare la sua potenza. Dio ha agito in Cristo mediante la soffe-renza. Teresa ha vissuto la sua sofferenza come una particolare vocazione alla partecipazione alla fonte misericordiosa del cuore coronato di spine di Cristo. Ha
saputo sprigionare la speranza, che ha conservato in lei la convinzione che la sofferenza non sarebbe prevalsa e non l’avrebbe privata della dignità. Ha saputo vivere la sofferenza nella sua potenza creativa. Infatti, la sofferenza di Cristo ha creato il bene della salvezza dell’umanità. Il Signore Gesù ha aperto la propria sofferenza salvifica a tutta la sofferenza di Teresa; ella è divenuta partecipe delle sofferenze di Cristo, in quanto ha completato a suo modo quella sofferenza, mediante la quale Cristo ha manifestato il suo volto misericordioso, donando salvezza al mondo. Teresa si è fatta strumento della grazia, perché capace di comunicare la misericordia di Cristo, rinnovandone la sorgente a beneficio dell’umanità irretita nel peccato. Ma c’è di più. Teresa ha ricevuto una missione straordinaria, del cui valore spirituale forse non si è resa neanche completamente conto. “Salvami i sacerdoti dai loro peccati e santificali col mio dolore e lavali col mio sangue”, implora Teresa. Se Teresa invoca la misericordia di Dio per la salvezza dei sacerdoti, offrendo se stessa come vittima espiatrice per quella diffusa condizione di miseria spirituale e di abbandono morale che li riguarda, è perché ella sente effettivamente di appartenere con tutta se stessa al mistero della
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vita sacerdotale, fattasi spesso vissuto di pena, di di santificazione come dono e come grazia. Hanafflizione, di sofferenza. Il suo martirio è parteci- no bisogno di comprendere il proprio sacerdozio pazione piena e “struggente” al ministero sacer- come sacramento di santificazione. Devono credotale, così spesso lacerato dalle inquietudini del dere in questo mistero divino e gratuito di sansecolarismo e minato dalla strisciante anemia spi- tificazione, poiché la santificazione sacerdotale rituale, svilito da insidie letali. Teresa presenta ai è condizione della santificazione degli uomini. piedi della croce di Cristo la sua personale croce, Teresa sapeva che il sacerdote non è tentato solo per sorreggere la croce di molti sacerdoti aggrava- nella sua umanità (questo è sempre avvenuto); ma ti dal peso insostenibile di un mondo lontano ed è ora tentato proprio in quanto sacerdote. Con insensibile. alcune conseguenze: l’evasione da sé, dal mondo, Teresa con la sua vita profetica ha voluto richia- la pigrizia, l’inettitudine, l’alienazione, la ricerca mare l’attenzione della Chiesa sull’essenziale della di surrogati di valori affettivi, l’estraniazione sino vita sacerdotale. “Figlia mia – le chiede la Madon- all’annichilimento di se stessi. Per questo ha ofna – offri tutto quello che ti capita di soffrire per ferto liberamente la sua vita per la dignità spirii Sacerdoti, perché non capiscono più quale sia la tuale del ministero sacerdotale: questo è stato il volontà di Dio. Quei pochissimi che sono rimasti messaggio più profondo della sua mistica, ricca di fedeli a me, hanmisericordia, conno tanta paura di cessa in abbondanesporsi, e così conza grazie all’offerta tinueranno a vivesilenziosa della sua re fin quando mio breve vita dolorosa. Figlio deciderà. La L’amore miserimia Casa (la Chiecordioso di Dio in sa) sta attraversando Cristo si è riversaun brutto momento: to, direi meglio, ha quelli che vi comanattraversato la vita dano si avviano verdi Teresa Musco, so le tenebre, perché facendone una tela comodità che hanstimone di prima no è tanta, danno grandezza della potroppo retta alla cartenza salvifica che Teresa con una suora a “Villa dei Gerani” ne, e mettono a taceha riscattato l’umare lo spirito. Io ti raccomando, figlia, prega per loro, nità dalla miseria del peccato e della morte. L’ha che tanto ne hanno bisogno! E se nella tua vita pas- attraversata con tutto il dolore, con tutte le piaghe, serà un’ora della giornata senza aver pregato per i con tutte le lacrime e il sangue della passione del figli miei prediletti, sappi che quella è una giornata Verbo incarnato. L’ha attraversata suscitando nella perduta nella tua vita!”. sua fragile vita uno zampillo di grazia che parteciNon si può negare che di questi tempi molti sa- pa dell’unico mistero radioso di offerta per amore. cerdoti soffrano in fondo di una crisi attitudinale, Teresa Musco è stata icona vivente del volto midi un disagio esistenziale, di inadeguatezza mini- sericordioso del Padre, di una misericordia che steriale e pastorale. Hanno bisogno di scoprire, non illude, che non inganna, ma che salva, che di riconoscere e sperimentare un proprio disegno salva il peccatore ed odia il peccato.
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Iter della causa di beatificazione di Teresa Musco dall’inizio fino ad oggi
Donna esemplare e degna di ogni rispetto Franco Guarino Lo spartiacque dell’intero e complicato iter per la causa di beatificazione di Teresa Musco è stato il comunicato della CERC del 3 giugno del 1982, che, mentre dichiarava Teresa Musco «Donna esemplare e degna di ogni rispetto», diffidava e metteva in guardia i fedeli dal prestare facile credito a voci di presunte rivelazioni. Procedendo con ordine si può affermare senza esagerare che la “fama sanctitatis” di Teresa, nonostante il severo e rigido controllo delle sue guide spirituali, si andava diffondendo mentre era ancora in vita. Lo stesso Vescovo del tempo, mons. Vito Roberti, la cui mamma era diventata intima di Teresa e dalla cui testimonianza egli attingeva notizie di prima mano, lo conferma. Infatti egli per mezzo della mamma le affidava i non pochi problemi che l’opprimevano. Le fece visita la sera del 2 settembre del 1975 recandole in dono un quadretto della Madonna, caro alla sua defunta mamma, mantenendo fede ad una promessa fattale. Il presule casertano ritenne opportuno, mentre ancora Teresa era in vita, di dover approfondire questa complessa figura mistica chiedendo a don Borra, padre spirituale, una relazione sulla vita della giovane caiatina e dando l’incarico a due sacerdoti della Curia napoletana (p. Gaudenzio dell’Aja e don Francesco Mercurio), da lui ritenuti all’altezza dell’impegnativo compito, di studiare la figura di Teresa Musco. Questi nel dicembre del 1975 e gennaio 1976 si recarono a Caserta più volte a colloquio col Vescovo e per ascoltare la stessa Teresa, p. Amico e il medico curante dott. Sorbo e approfondire la relazione di don Borra. Riporto a questo punto un passo del Diario di Teresa:
“6 febbraio 1976 Questa notte, ho sognato la mamma di Sua Eccellenza il Vescovo (di Caserta), che stava in un campo di fiori e ne raccoglieva qualcuno. Si è alzata e mi ha chiamato, dicendomi: “Signorina, senti: di’ a Vito che i due sacerdoti che gli ha mandato il Cardinale Ursi, non sanno dire bene la verità. Tu devi dire a Vito questo che ti ho detto e digli pure che lo ringrazio dei fiori, che mi ha mandato; digli che si curi, ché si ammala se continua così”. Dopo questo sogno, tutto è svanito, ma un pensiero è rimasto dentro di me: e se la mamma ha voluto avvertirmi di qualche cosa? Se, invece, è solo un brutto sogno? Questo non sono riuscita a capirlo; ho pensato che si trattasse di un butto sogno e ho cercato di non pensare su tutto quanto mi è accaduto. Ho sentito una voce che mi ha detto: “Si, figlia, desidero che tu, quaggiù, in Caserta, faccia sorgere l’opera per i vecchietti, è giunto il momento”. Ho davanti a me una gran distesa di terreno, sul quale, con l’aiuto del Padre, io avrei dovuto far sorgere l’opera dei vecchi e per i vecchi sacerdoti. La voce ha continuato: “Solo quando avrai fatta sorgere quest’opera sarai totalmente mia. Tu hai donata la tua vita per i sacerdoti anziani, sappi che tu non vali niente, sono Io che agisco in te. Prega, perché Io ti sono vicino e sono in te” . 7 febbraio 1976 ...Mentre ero con questa lotta nell’anima, ho sentito bussare alla porta e ho visto che era Suor Assunta, che si trova presso il Vescovo Vito, e mi ha portato una lettera d’invito, che il Vescovo mi ha mandato. L’ho letta e sono rimasta molto contenta, ma non avuto il coraggio di dirle niente per il Vescovo, ho preferito pregare e offrire tutto, con amore, al dolce Gesù.” (!)
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Avvisato del decesso di Teresa, il 19 agosto del 1976 il Vescovo Roberti si recò a benedire personalmente la salma e il 16 novembre dello stesso anno emanò un comunicato ufficiale per raccogliere testimonianze su Teresa. In seguito egli chiese al cardinale Ursi di sottoporre a persone qualificate “il caso Teresa Musco” e la commissione, costituita da P. Gaudenzio dell’Aja, ofm, mons. Luigi Petito, sac. dott Francesco Mercurio e p. Gabriele Trotta, consegnò la relazione al cardinale il 30 luglio del 1981. Il 2 giugno del 1981 don Borra scrive al Vescovo di Caserta in merito alla traslazione della salma di Teresa a San Clemente nella erigenda opera da lei voluta. La risposta del Vescovo (24 luglio 1981) fu molto evasiva, per cui don Borra scrive il 1 gennaio del 1982 a Padre Gaudenzio dell’Aja (vedi allegato). E’ mia impressione che questo incalzare di eventi e la crescita a dismisura della fama di santità di Teresa sollecitarono il comunicato del 3 giugno 1982. Il comunicato, che secondo le intenzioni dei promotori avrebbe dovuto raffreddare gli eventi, al contrario fu utilizzato come una scure contro p. Amico e la Fondazione da lui diretta da parte di “alcune persone e in alcuni membri del clero casertano” che cita don Borra nella sua lettera. Seguirono anni di confusione e di babele, di provocazioni e false accuse che però non intaccarono la nostra attività, il cui unico intento era di promuovere la conoscenza della spiritualità di Teresa.
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Nel 1987 fu nominato Vescovo di Caserta mons. Cuccarese (6 giugno 1987-25 aprile 1990) che il 19 marzo 1988, da noi sollecitato, riprese il discorso sul caso Teresa Musco. Non avendo avuto risposta dalla Congregazione delle Cause dei Santi, anche il nuovo Vescovo, mons Nogaro (20 ottobre 1990 - 25 aprile 2009), tramite mons. Antonio Pasquariello, incaricato diocesano per le Cause dei Santi, il 23 settembre 1992 richiede il «nulla osta» alla predetta Congregazione e la risposta del 2 ottobre del 1992 fu che la stessa era in attesa di un riscontro da parte da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede circa il rilascio del “nulla osta”. Il 17 gennaio 1996 mons. Pasquariello per incarico del suo Vescovo scrive a mons. Bertone segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questi il 12 febbraio 1996 scrive al Vescovo di Caserta, rispondendo alla lettera di mons. Pasquariello, confermando l’«obstare», perché non vi erano nuovi elementi da esaminare rispetto al 1982. A questo punto mons. Nogaro comprendendo che l’ostacolo era il comunicato del 1982 chiede al card. Giordano presidente della CERC di riesaminare il caso Teresa Musco. Nell’Ottobre 1997 la Conferenza Episcopale Campana dà a S. Ecc. mons. Francesco Pio Tamburrino, Abate di Montevergine, il compito di compiere uno studio particolare su Teresa Musco. Egli relazionò alla CERC (9 febbraio 1998) e la Conferenza Episcopale Campana autorizzò il
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Vescovo di Caserta a introdurre la Causa Diocesana. Forte di questa decisione il Vescovo di Caserta il 7 giugno 1999 con il Vicario si reca a Roma presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, presieduta dal Cardinale Ratzinger, per sollecitare il caso. Il 10 giugno 1999 mons. Tarcisio Bertone, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, gli scrive a conferma di quanto dettosi a voce nell’incontro del 7 giugno, ovvero l’opportunità di nominare una commissione di teologi ed esperti per esaminare l’intera vicenda, nonché acquisire un nuovo parere della CERC. Il Vescovo di Caserta nel novembre del 1999 nomina i seguenti professionisti: professor Padre Antonio di Monda o.f.m.c., docente di Sacra Teologia, il professor Padre Luigi Borriello, o.c.d., docente di Spiritualità e Mistica, il professor Cristoforo Morocutti, professore di Clinica delle malattie nervose e mentali (RM), il professor Carlo Serra, psichiatra e docente di Clinica delle malattie nervose e mentali (NA), il dottor Francesco Guarino, biologo, dirigente Ospedale di Capua, le cui relazioni furono consegnate il 23 maggio 2003 a mons. Angelo Amato, nuovo Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, successore di Bertone. Subito dopo il vescovo Nogaro richiede un nuovo parere ai Vescovi della Campania che concedono (3 - 4 ottobre 2004) il «nulla osta» per l’apertura della fase diocesana della causa di canonizzazione di Teresa Musco, affermando che «oggi sono maturati i tempi per un esame approfondito delle presunte virtù eroiche di Teresa Musco». I dubbi a suo tempo
1 gennaio 1982
A Padre Gaudenzio Dell’Aia presso la Causa dei Santi Napoli
M. Rev.do Padre, vengo a sottoporle un caso nella piena fiducia che lei possa risolverlo. Per vie veramente incognite mi trovai ad avere la responsabilità della direzione spirituale di Teresa Musco. L’ho seguita per circa sette anni e sono convinto, con altri sacerdoti che l’hanno conosciuta e trattata a lungo, che la sua vita è stata veramente eroica nella fedeltà a Cristo Signore e alla sua Chiesa. Vi sono già molte pubblicazioni sulla figura di questa figliuola, che mi premuro di allegare. La spiritualità di Teresa è stata essenzialmente della Passione di Nostro Signore e, come capita in simili casi, le contraddizioni anche dopo morte, non sono poche. E’ così che, certamente con le migliori buone intenzioni, sono nate delle incomprensioni in alcune persone e in alcuni membri del clero casertano sul lavoro che svolgono un gruppo di amici di Teresa con a capo il Sac. P. Franco Amico costituitisi in Comitato subito dopo la sua morte. Perché lei si possa rendere conto della realtà di quanto accennato, accludo una lettera del suddetto P. Franco Amico a S.E. Mons. Vito Roberti, Arcivescovo di Caserta. (Alleg. n. l). Pur conoscendo questa situazione, in vista del grande bene spirituale che ne deriverebbe a migliaia di persone, in data 2 giugno 1981 scrissi all’Arcivescovo di Caserta Mons. Roberti (Alleg. n. 2) chiedendo il trasferimento della Salma di Teresa in una Villa di S. Clemente, acquistata dal Comitato dietro previa indicazione della stessa Teresa per una finalità precisa. La risposta dell’Arc. Roberti, delicatissima fino allo scrupolo nei rapporti con tutti, rimanda tutto alla decisione di codesto Tribunale che nell’ipotesi che un domani si aprirà e si svolgerà il processo canonico, dovrebbe fare la “recognitio exuviarum”. Non so, Rev.do Padre, se lei può dire una parola a S. Ecc. Mons. Roberti perché si ritenga totalmente libero per una semplice traslazione di sepoltura privilegiata ai resti mortali di Teresa, tenendo presente che per tale sepoltura vi sono già oltre 53.000 (Cinquantatremila) firme raccolte di ammiratori di Teresa Musco. In attesa di un benevolo riscontro gradisca devoti ossequi. Obbl.mo in Xto Sac. Giuseppe Borra, Salesiano.
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espressi (1982) erano legati a gruppi di persone «non alieni da un certo fanatismo e da speculazioni economiche». Questo il vero motivo pastorale che ha trattenuto i Vescovi della Campania nel dare, circa trent’anni fa, il loro assenso all’inizio della causa di beatificazione. Tutto fu inviato a Roma e il 17 marzo 2007 il Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Amato, comunica che il caso è ancora allo studio. Il 2 marzo 2010 il nuovo Vescovo di Caserta mons. Farina (25 aprile 2009 - 24 settembre 2013) riceve una lettera dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in cui gli chiedono di acquisire tutti i documenti, che sono stati oggetto di studio della CERC, quando emise il Comunicato del 1982. La documentazione fu consegnata il 20 aprile del 2010. In seguito il Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Ladaria consiglia, in attesa della risposta definitiva, di raccogliere in diocesi le prove testimoniali delle persone che hanno conosciuto Teresa e il 30 novembre 2011 il Vescovo di Caserta fa preparare un minuzioso questionario, che invia ai testimoni con una lettera di accompagnamento. Il 23 luglio 2013 mons. Farina scrive al Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede un ulteriore sollecito della pratica Musco e il 21 agosto 2013 il Cardinale Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, gli scrive che la Congregazione per la Dottrina della Fede in data 25 luglio 2013 ha confermato l’obstare sul caso Musco. Nel settembre del 2013 Il Vescovo Farina ritorna alla Casa del Padre e per Caserta è nominato vescovo mons. Giovanni D’Alise che entra in diocesi il 21 marzo 2014. È sorprendente che nonostante il motivato e documentato parere favorevole espresso dalla CERC per ben 2 volte (1998 e 2004) la Congregazione della Dottrina della Fede abbia confermato
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il suo “obstare”. Poiché l’unico interlocutore con i Dicasteri di Roma è, a norma del Diritto Canonico, l’Ordinario della Diocesi e poiché i Vescovi, che si sono succeduti in Caserta, con solerzia ed imparzialità hanno acquisito autorevole (CERC) documentazione favorevole, rimane enigmatico il silenzio opposto a colui al quale sono dovute per norma esaurienti spiegazioni. Siamo fiduciosi che il nuovo Vescovo di Caserta, appena potrà affrontare questo caso, con l’aiuto dello Spirito Santo scioglierà tale arcano. I tanti pellegrini che frequentano la casa di Teresa mi pongono spesso una domanda che può sembrare anche provocatoria: perché avete tanta frenesia per portare Teresa agli onori degli altari? I tempi del Signore non sono i nostri, quando Iddio vorrà lo farà! La risposta è duplice. È vero che sembra che a tutti i costi e nonostante tutto abbiamo fretta, ma ormai sono quaranta, dico quarant’anni che Teresa è volata in Cielo. È pur vero che questa non è opera umana, ma di Dio e i tempi li conosce solo Lui, ma il Signore si serve degli uomini per realizzare le sue opere. Speriamo che in tutti questi anni e in tutto ciò che è stato fatto non ci sia stato qualcuno che pensando di essere strumento di Dio, invero sia stato strumento solo di se stesso. Spero che tutti i protagonisti di questa grande vicenda della vita, se hanno fatto qualche errore, lo abbiano commesso sempre in buona fede. La misericordia di Dio in tal senso li ha già assolti. L’immenso bene spirituale di cui hanno beneficiato tutti coloro, che hanno in vari modi avvicinato Teresa, deve essere patrimonio di tutti i credenti e non proprietà esclusiva di pochi. E ciò può avvenire per mezzo della nostra diretta testimonianza suggellata, però, dalla parola ufficiale della Chiesa. Nell’attesa preghiamo lo Spirito Santo che sostenga e conforti i numerosi fedeli che a Lui si rivolgono per intercessione della nostra cara Teresa.
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Da parte della Fondazione Teresa Musco
Al Santo Padre il libro del P. Roschini Beatissimo Padre, il 19 agosto del 1976 moriva a Caserta, all’età di trentatré anni, Teresa Musco, creatura mite ed umile di cuore, che nel corso della sua breve esistenza ha offerto ogni sua sofferenza per la salvezza delle anime ed in modo particolare per la santificazione dei sacerdoti. Alla sua incredibile testimonianza di vita d’amore e di dolore sono stati dedicati numerosi saggi. Tuttavia, quello più significativo è stato realizzato nel 1977 dal padre Gabriele Maria Roschini dell’ordine dei Servi di Maria, già consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per la Causa dei Santi nonché teologo di fama, prima e dopo il Concilio Vaticano II. Nel corso di quest’anno 2015 ne abbiamo voluto riproporre una nuova edizione, per i tipi di Ancora, con prefazione del cardinale Ivan Dias, credendo di offrire alla comunità ecclesiale universale un esempio di vita consacrata al cuore di Cristo, scaturigine incessante di misericordia. In effetti, Teresa Musco è entrata nel mistero del sacrificio del Signore Gesù attraverso l’esperienza di una vita di abbandono incondizionato alla volontà del suo mistico Sposo, guardando assiduamente al sostegno spirituale della vita sacerdotale, spesso insidiata dal veleno del secolarismo e dell’infedeltà. Ella fu per questo profetica, presagendo la profonda crisi del sacerdozio, che si sarebbe manifestata in tempi recenti. Non solo, però, preghiere ed oblazioni spirituali, Teresa sentiva il bisogno di offrire un’opera concreta di carità destinata ai sacerdoti e pensata come missione dell’amore misericordioso in grado di accompagnare e sorreggere la vita sacerdotale in ogni suo aspetto, favorendone la completa realizzazione sino alla santità. Santo Padre, voglia ricevere in omaggio una copia di questo saggio biografico, auspicando che la vita di Teresa Musco possa aiutare i credenti, soprattutto i presbiteri in crisi, a riconoscere unicamente in Cristo misericordioso la luce capace di guarire le piaghe dell’esistenza ferita.
Voglia, infine, benedire questa Fondazione, che intende promuovere l’opera, che Teresa Musco antivedeva nella sua anima. Con affetto filiale, riceva i sensi dell’espressione più sincera della nostra gratitudine per il suo Ministero petrino. Caserta 15.10.2015 dr. Francesco Guarino La risposta della Segreteria di Stato in data 20 novembre :
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