NOI VOGLIAMO CHE- I GIOVANI R ACCOLGANO L A NOSTRA F IACCOLA M USSOLINI
VITA GIOVANILE P ERIODICO
QUINDICINALE
DI
LETTERATURA - ARTE - POLITICA
MI LANO A NNO I - N. 6 1 5 - 4- 1938 XVI C. C. P. 3-15799 AB. ANNUO L. l o C ENTESIMI 5o
Fondatore ERNESTO TRECCANI
Dice il ministro dell'Interno, l'ammiraglio Suetsugu a un giornalista: « Hongkong è stretto come il collo di una bottiglia: se dei sottomarini facessero uno sbarramento circolare intorno a questo porto e degli areoplani lo bombardassero continuamente, non resisterebbe per molto tempo. Questa base non ha importanza se non collabora strettamente con la Cina. Dal momento in cui ghilterra sa di non potersi efficacemente non potrà più contare sulla Cina, queopporre alla espansione del Giappone sta base perderà ogni importanza ». Intanto ogni giorno gli interessi comda Hongkong e si limita ad aiutare sottomano la Cina. I giapponesi non si merciali inglesi sono falcidiati per depreoccupano di Hongkong: pensano che cine di migliaia di sterline: e il Gocome base militare è di scarso valore e verno inglese deve assistere impotente come centro commerciale, quando il a questo spettacolo. Alla supremazia della razza bianca Giappone controllerà la Cina centrale, perderà ogni valore solo a isolarla con si sta per sostituire quella della razza una semplice barriera doganale. E gli gialla: siamo al principio della fine inglesi se ne dovranno andare: l'Asia della potenza europea sulle rive del mar della Cina. agli Asiatici. C. Astorri
IIONGIiONG E GLI INTERESBI INGLESI in Estremo Oriente Da quando nel lontano agosto del 1842 la bandiera inglese sventolò la prima volta su Hongkong, quest'isola della Cina meridionale è stata come l'indicatore del continuo aumento degli interessi commerciali britannici in quella regione. E per proteggere tali interessi quello che dapprima non era altro che uno scalo franco divenne a poco a poco una base navale militare di prim'ordine oltrechè un grandissimo centro commerciale e bancario. Ma parallelamente all'ascesa della potenza britannica sulle coste cinesi, si svolgeva, se pur in ritardo su quella, l'ascesa della potenza nipponica. Dapprima trascurabile per l'Impero che con la via Londra-Gibilterra-Malta-Suez-Aden-Colombo-Singapore-Hongkong aveva improntato del proprio dominio una metà del globo, già prima della guerra mondiale la potenza sempre crescente del rinato Giappone aveva fatto comprendere a Londra la necessità di averla preferibilmente alleata ma sopratutto mai nemica — se si volevano mantenere le posizioni acquisite pazientemente in Cina. Tuttavia già si profilava all'orizzonte inevitabile un formidabile scontro di interessi: la forza nuova dell'espansione giapponese era necessariamente per urtarsi contro la supremazia e il controllo che i bianchi e sopratutto gli inglesi esercitavano in Estremo Oriente. Dopo la guerra mondiale il ritmo di questo processo divo:re più rapido; e ben presto i dirigenti di Downing Street si dovettero convincere che in caso di pericolo era impossibile difendere efficacemente, a fondo, le posizioni cinesi. Come base militare l'efficienza di Hongkong era assai ridotta dalla potenza crescente dell'aviazione e dei sottomarini. Il collegamento con Singapore era per le stesse ragioni difficilissimo. Una seria azione bellica attraverso Hongkong non era più praticamente possibile. L'Ammiragliato decise di rafforzare al massimo Singapore, il caposaldo più avanzato verso Oriente delle comunicazioni con l'Australia. Dal punto di vista bellico Hongkong fu tagliata fuori d all'asse del sistema imperiale, fu abbandonata a se stessa e lasciata alla deriva. Le sue fortificazioni, il suo attrezzamento fu mantenuto, migliorato anzi e perfezionato: però non la si considerò più come un elemento essenziale della catena difensiva imperiale, ma.come una piazzaforte isolata. Intanto la Hongkong commerciale, industriale, bancaria prosperava sempre Più; la rete degli interessi britannici s'infittiva e s'allargava. Certo questa rete si attaccava ad appoggi che — l'abbiamo visto — si indebolivano; ma nessuno sembrava darsene pensiero. • Il Giappone silenziosamente 'si prepara: i suoi uomini di stato hanno applicato all'Asia la dottrina di Monroe « L'Asia agli Asiatici »; i suoi grandi industriali, i suoi commercianti sono in lotta su tutti i mercati d'Oriente con gli europei (e la Cina è un vicino ed immenso mercato); la sua sovrapopolazione reclama uno sfogo; i suoi generali anelano di estendere l'Impero del Mikado; e i suoi mistici hanno proclamato il diritto divino dei discendenti di Amaterasu di regnare sul mondo. In una fredda, chiara mattina del dicembre 1934 i cadetti dell'Accademia militare imperiale erano riuniti nella gran sala per udire il grande mistico del nazionalismo nipponico, il generale Araki. La voce del generale era tagliente ed incisiva: sembrava l'espressione di una volontà superiore e fatale: e q uesta volontà s'irradiava dalla piccola persona del generale per penetrare nell'animo di ciascuno e divenire la sua
propria volontà, la volontà di tutto un esercito, di tutto un popolo. « Il nostro paese è deciso a propagare il suo ideale nazionale attraverso i sette mari e i cinque continenti: i giapponesi sono i discendenti degli dei e debbono combattere per la grandezza sempre maggiore della Patria. L'impero giapponese seguirà sempre la volontà celeste e la luminosa via tracciata dagli antenati imperiali ». Scoppia il conflitto con la Cina. L'In-
contributo individuale nel Regime Fascista Può a tutti apparire con agevole evidenza come, nella nostra quotidiana esistenza forze molteplici ad ogni istante s'impongano e concorrano. È da questa moltiplicità delle forze che scaturiscono per ogni individuo personali e complessi problemi; di essi è quindi urgente una felice soluzione ed una relativa precedente ricerca dei mezzi maggiormente adatti a raggiungre tale soluzione. L proprio a questo punto che, con sicura esattezza, può davvero stabilirsi un problema: se cioè, ai fini di pervenire ad un soddisfacente risultato, occorra con disciplina non soltanto aderire, ma vivere secondo una determinata dottrina, o non si debba invece del tutto allentare lo spirito da una qualsiasi ubbidienza, senza equilibrio dedicandosi ad una sragionata libertà. Vivendo in quel regime Fascista che gli Italiani hanno voluto, prestando ad esso la miglior parte delle loro energie e nemmeno mai rifiutando i supremi sacrifici, ecco che dunque gli Italiani hanno nel primo senso risolto questo primo essenziale problema. Risoluzione che, se è in ognuno originata sopratutto dalla grande fede, è però anche motivata da un criterio logico e da un'esatta concezione dei valori: così che azzardata o per lo meno ingiustificata può apparire la posizione ed il conseguente atteggiamento di alcuni fra gli studiosi stranieri, che ostinatamente rifiutano l'ossequio ad una dottrina ed al modo di vivere da essa insegnato, senza una valutazione profonda del suo significato, ma per un assurdo timore di una troppo limitata libertà. La questione è di ordine politico quanto spirituale: si può anzi concludere con sicurezza che a determinati atteggiamenti politici, perfettamente ortodossi ed opportuni così come oggi si verifica in Regime Fascista, non si riuscirà mai a pervenire, se non avendo in precedenza risolto dei corrispondenti problemi spirituali. Ma ecco che, con facilità tutti situandosi su di un simile piano, per alcuni tuttavia i termini si contraddicono e s'intravedono complicazioni. L'esitazione è avvenuta per certi studiosi stranieri che hanno voluto indagare sul Fascismo, ma troppo in superficie e distanza. Dalla risoluzione, sotto tutti gli aspetti da considerarsi felice, di quel primo quesito, un altro per costoro n'è venuto di conseguenza: se cioè, nell'ambito medesimo di questa dottrina Fascista nella quale gli Italiani intensamente vivono, sia davvero possibile il verificarsi di talune desiderabili affermazioni dell'individuo; se infine, potendo queste affermazioni verificarsi, debba potersi ad essi attribuire un preciso significato di totale corrispondenza alla i ntelligenza ed alla personalità dei loro autori. I1 problema non è, almeno alla radice, del tutto nuovo e già taluni autori
se ne sono preoccupati per altri regimi, al Fascismo anche del tutto antitetici in altri tempi ed in altri paesi. Un testo in materia potrebbe ad esempio venir considerato quella «Psicologia del potere politico», opera di Carl Murchison, scrittore americano di psicologia. Egli appunto, in questo suo saggio di psicologia sociale, studia il valore contingente e transitorio delle forme di comportamento sociale degne d'onore e di ammirazione, limitandosi però a forme singolarissime, accessibili ad un numero assai esiguo di individui. Ma ritornando al nostro già accennato problema, ed esaminando questo nostro nuovo metodo di vita dal Fascismo instaurato, è bene trattenersi in un ambito di più pratica speculazione. Ed allora ne nasce, ancora maggiormente logica, la conclusione per una sicura possibilità d'affermazione offerta all'individuo. Qui ancora occorre una vigile attenzione al significato intimo della parola: perchè all'affermazione non riesce per nulla estraneo il senso di un contributo, il concorso dunque ad un effettivo potenziamento della dottrina. Inoltre sono proprio dal Regime medesimo proposti i migliori mezzi per ogni possibile affermazione: ,perchè a tal fine, l'ordinamento sindacale e corporativo nel campo della produzione, e la medesima vitalità del Partito in quello della formazione e organizzazione, debbono venire individuate come le zone più adatte e da preferirsi. Non è da escludere che, in determinati momenti, per certi determinati contributi, la possibilità dell'affermazione debba invece tradursi nel dovere della rinuncia: pure, essendo questo nostro periodo veramente ideale perchè affermatore di una supremazia dello spirito, anche allora il sacrificio non va misurato sul metro dell'ambizione, ma solamente su quello della disciplina. Gli avversarii debbono dunque comprendere che, su di un piano normale, è per noi più che esatto parlare di affermazione. Nello sviluppo pratico è la ricerca dei valori che si manifesta; ricerca che va ritenuta indispensabile volendo, come si vuole, ogni giorno perfezionare il progresso. Certamente, come affermazioni possibili dell'individuo, il Fascismo unicamente considera quelle appunto degne d'onore e ammirazione ; ed anche minimamente si preoccupa della loro evidenza, ma bensì d'un loro profondo significato. Tutto questo assume eccezionale importanza, perchè a tutti impone l'urgenza d'un proprio atteggiamento sociale. Il problema consiste nell'ottenere che tale atteggiamento sia nettamente degno e voluto. Perchè, per la forza medesima delle cose, a nessuno riesce possibile lo sfuggire ad un certo atteggiamento sociale. Ognuno, per le medesime contingenze nelle quali, anche involontariamente, conduce la vita, si tro-
va costretto ad assumere un proprio personale atteggiamento; ma pure assai facile appare il comprendere quanto esso risulti vano ed inutile se involontario, o indegno, o addirittura forzato. Ecco dunque definitivamente apparire non solo la possibilità, ma altresì la realtà di un contributo individuale; ed esso viene in tal modo qualificato, non per una volontà esclusivista od egoistica, ma perchè appunto deve esser motivato ed anzi causato dalla volontà ferma dell'individuo. Volontà che così si comporta, perchè conosce il valore della dottrina ed il dovere di aderirvi nelle proprie manifestazioni personali. Qualora infine questo contributo venga sorretto dall'intelligenza e dalle particolari doti dell'individuo, ecco allora disegnarsi una reale affermazione: è questo un limite fortunato, sommamente auspicabile, perchè concorre al maggior potenziamento del Regime ed è un indice ben chiaro delle migliori qualità della stirpe. Vanno quindi sconsigliate, ed anzi del tutto biasimate, nei riguardi particolarmente dei giovani, quelle forme di comportamento che gli psicologi moderni definiscono di «evitazioner: esse si possono verificare in varie manifestazioni, delle quali tra le più importanti è appunto quella • sociale, consistendo nel rifuggire dalle molteplici attività ed esigenze della vita, mentre invano si crede ad impossibili evasioni con soddisfazione di insussistenti personali esigenze. Tale forma d'evitazione è del resto, non certo nella maniera più accentuata, ancora oggi abbastanza diffusa, ed è un categorico dovere il combatterla: il più delle volte essa trae origine da personali delusioni o da mete desiderate e non raggiunte, avvenimenti ai quali non si è saputo opporre una sufficiente reazione. Certamente l'educazione della volontà si colloca come primo grande dovere: occorre ad essa dedicare le più nobili personali risorse, perchè consiste in un opera ardua e non mai perfezionata. Raggiunto un sufficiente grado di educazione, raggiunta anche semplicemente e solamente una completa volontà d'educazione, immediatamente fa seguito il periodo vitale del proprio contributo, del proprio situarsi nella società, coll'assunzione di una determinata personalità. Tutto quanto è stato detto crediamo abbia un suo preciso significato, considerando le nostre esistenze nei riguardi dell'attuale clima politico. Da un punto di vista squisitamente spirituale, già nel puro fatto del contributo consiste l'affermazione, quell'affermazione alla quale è doveroso protendersi come infinitamente energetica ai nostri spiriti, ed alla quale il Regime Fascista offre determinati mezzi, per ciascuno nella specie da individuarsi, perchè si possa verificare. Dino Del Bo
I bigotti d el Partito Nel movimento totalitario che ha fatto dell'Italia una « Italia fascista», proprio per il carattere di leva in massa che la Rivoluzione ha assunto, elementi reazionari e ribelli un giorno o pusillanimi di ogni tempo, infiltrandosi nell'organismo del partito sono venuti a diffondere quella sensazione del « non si può dire », « non si può fare », che all'osservazione superficiale di uno straniero, ad esempio, può sembrare la più impossibile delle violazioni a un « minimum v di libertà. Voglio alludere a quei « superzelanti », a quei « bigotti » del Partito, che trovano nelle più innocenti parole il « fondo » nascosto, che non ammettono la minima critica: dalle alte sfere della politica fino alla circolazione stradale dell'angolo più riposto della città, guai a fare un'osservazione! Pensare poi che invece, se da noi non v'è più una libertà di stampa confrontabile con quella francese od inglese, un'osservazione ben fatta ed appropriata riscontra nel modo più assoluto maggiore valore e stima agli occhi delle stesse autorità interessate che non la lode melensa di uno di quei tali che insisto nel chiamare i « bigotti» del nostro tempo. Chi se all'estero tentano di farci passare per «fantocci » buoni ad accennare col capo soltanto sì e no secondo la parte da cui tira il vento, lo dobbiamo esclusivamente a loro! Perchè ben diversi sono l'ubbidienza « fiera » e il servilismo untuoso! E di questo dovrebbero rendersi conto tutti, e questa « fierezza s metterla in pratica: negli scritti; coll'abolire fino all'ultima le lodi a frasi fatte sul tipo dei titoloni occupanti mezza pagina dei quotidiani, e non solo di questi; nei manifesti; nel modo di comportarsi nella vita di tutti i giorni; che tutti capiscano che Egli non ha bisogno di questo, nè degli incensi degli astri di mezza grandezza, dei satelliti in genere, delle nebulose umane che, fraintendendolo, credono di fare così il proprio dovere! Forse, portato dall'ardore giovanile, adopero parole troppo forti, ma l'Italia ora si sente tutti gli occhi addosso: il mondo ci giudica leggendo ciò che scriviamo. Cià quello che di nostro txà all'estero non è molto: basta pensare che un «Corriere della Sera ,, il più letto tra i nostri quotidiani, è costretto, per ragioni autarchiche (ma fondate poi queste ragioni? ci riserviamo di tornare sull'argomento) è costretto, dicevamo, ad uscire in sei od otto paginette al massimo, il cui contenuto viene occupato in parte non trascurabile da ridarne, avvisi economici, corrieri sportivi e teatrali, fotografie il più spesso significative nel cerchio ristretto dell'organizzazione nazionale e cittadina, ma di modesto interesse agli occhi di un lettore d'oltralpe. Almeno quel poco lasciato a cose d'interesse generale, venga disposto in modo decoroso senza l'aggravio di quei « ritrovati v a carattere «pubblicitario», assolutamente inadatti e purtroppo frequenti nel nostro « clima v. Che il mondo possa capire come noi siamo credenti nella nostra « fede v e non servi di una dottrina incompresa o fraintesa. I famosi « bigotti v ci pensino sopra e se ne persuadano. Ernst
le « Correspondances s baudelairiane è sorpreso in una simbolica corrispondenza (l'ordinisuperiore, e in quell'attimo si fa consapevole. Del resto la scrittrice non tenta neppure di sfuggire alla facile accusa di unilateralità, taneè vero che ammette in modo esplicito la parzialità del proprio atteggiamento, se ne rende responsabile, ed ai miei occhi — da un punto di vista polemico — pienamente lo giustifica. a E palese — dice — che ho esaminato le composizioni di Charmes da un punto di vista determinato. La verità è che bisogna innanzi tutto difenderle dall'accusa d'essere ermetiche, gratuite, poesia pura perfino ». Ciò vale non solo per Charmes ma per l'intera opera poetica di Valéry. Si tocca qui un tasto piuttosto scottante, poichè spesso ho udito identificare la poesia di Valéry con la poesia pura, gioni ferme: per chi, come Cardarelli, un po' da per tutto e per varie ragioni. Ove ... non spunta a febbraio coi mandorli non si tenga conto di sottili collusioni può strano che l'opinione di R. de Rel'attrazione è verso l'estate, decisa e sembrare néville — (N.R.F. marzo 1938) — collimi alla distesa, spiegata senza incrinature, fine con quella dell'abate Bremond nell'ammettere che Valéry addirittura si sia inganStagione che porta la luce nato su se stesso raffigurandosi, nell'additarlo a distendere il tempo come un « poète malgré lui » — (un poetapuro — secondo — Bremond) —, dal momendi là dai confini del giorno, to che si ritiene impossibile ch'egli sinceraspalancata all'indifferenza: necessaria- mente spieghi la sua scelta nei riguardi dell'atmente doveva approdare ai suoi soli tività poetica — (de Renéville) — ma, se pensiamo insieme al misticismo tendenzioso di chi ha cantato Bremond ed all'esoterismo di R. de Renéville, la coincidenza cessa di stupirci. Tanto più, nel Ispirazione per me è indifferenza. corso della lettura, sentiamo di poterci affidare Su un piano di moralità (come rife- alla Noulet, di apprezzare il limite che volonrimento umano) più spiccato e più este- tariamente si è posta, che non lascia sussistere so muove il rifiuto, anzi il rimprovero sospetto alcuno di tendenziosità, che ci avvia ad una esecuzione» dei testi di Valéry assai di Saba: ché più consona di molte altre all'intenzione del poeta — da lui stesso più volte dichiarata — Diletto anche se tale esecuzione si gradua in un'anfu ad altri il giorno, a noi la mesta sera. gusta gamma di toni. di Valéry — nei motivi della Noulet invece, nella primavera, v'è prorom- —Perchè cogliamo le vibrazioni di luminosità elettripente un richiamo all'adolescenza e al- ca, quali si propagano nella sfera di lucida la prima giovinezza, stagioni senza gioie tensione dove il suo pensiero si muove. In per il poeta; illuminate solo dal tardo quella sfera vediamo convergere — idee — le linee della vita, e tutti i problemi susorriso della maturità piena, se sappia, tutte blimarsi nell'ambiguo splendore della formunella sua saviezza, allontanare il tur- la, che di tutti i valori è capace. Ogni volta bamento dei primi soli accesi: e gran- che la Noulet tenta di specificare la situazione particolarissima, la scena del dramma intelde pericolo ne incombe chè anche lettuale che si rende sensibile in questa o ... La tomba quella composizione, lo fa con acume, con sotsembra insicura al tuo appressarsi, an- tigliezza, con agilità; tuttavia ci riconduce sempre, per un diverso indirizzo di relazioni tica ogni volta, alla sua intuizione di Valéry, al primavera, che più di ogni stagione suo modo di accoglierlo. Ciò procede dal fatto che secondo la forma di sensibilità della crudelmente risusciti ed uccidi. Noulet — quale ho tentato di sommariamen• te definirla — tutto Valéry a quell'apice si riduce, ove non si voglia venir meno alla preOrmai solo un poeta negro, gonfio messa dell'indagine, che — ho detto — a il petto delle odi di Keats, può aspet- quella sensibilità è conforme. Nei limiti, dunque, ch'ella si è posti, per lo tare trepido la fioritura dell'acero : per pensiero, per la capanoi anche l'ultimo richiamo, gettato di sviluppo coerente del cità di variamente modulare le note della sua lontano, è giunto e s'è spento. indagine, obbligate ad una corda sola, senza che mai l'ombra del virtuosismo trasparisca, Primavera solleva alberi e fiumi; senza mai gravare con la mano, la Noulet apla voce fonda non odo, paga il lettore, e ci ha dato un lavoro del cui in te perduto, amata. G. Montanti ordine ogni futuro studio del medesimo argomento dovrà tener conto. Resta da aggiungere che dall'accusa di « purismo » inteso come « fuga dalla vita s e simili, si era difeso ottimamente Valéry stesso scrivendo: «Si dice che un libro vive quando è disordinato come la vita, vista esteriormente, sembra esserlo ad un osservatore non avvertito. Si direbbe che vivo non è, se presentasse ritorni periodici, quali si • regolarità, simmetrie, palesano nella struttura e nelle funzioni della vita osservata con metodo... E notevole come le convenzioni della poesia regolare, le rime, le cesure fisse, l'egual numero di sillabe o di pied» imitino il regime monotono della macchina del corpo vivente, e come forse procedano da quel meccanismo funzioni fondamentali che ripetono l'atto del vivere, aggiungono elemento di vita ad elemento di vita, e della conseguenza la poesia: proprio quando ci di- vita costruisconoil tempo in mezzo alle cose, mostra la fondamentale abitudine metafisica di come s'innalza nel mare un edificio di coValéry, le parole di lei trovano modo di assu- rallo s. Queste parole, a parte il riferimento mere un tono commosso che ci persuade. Il anche troppo netto alla poetica di Valéry, dopregio della Noulet non consiste però nell'acu- vrebbero indurre a riflessione chi suole parlatezza o nell'audacia delle interpretazioni, nel- re di forme della poesia come se negassero l'attitudine a dedurre dai testi un indirizzo di o limitassero o fuggissero la vita, quella vita estetica od a valutarli per il loro rapporto con della quale sono pur sempre ed inevitabilmenuna teorica; ma in una speciale capacità di te parte! Nè mi riesce d'intendere in che sensentire e comunicare le vibrazioni emotive che so si possa dire di poeti che « vanno verso la un dibattito filosofico può suscitare quando vita », come se, volontariamente o no, si povenga drammaticamente rappresentato per le tesse in qualche momento andarne esenti! voci corporee dell'intelligenza umana, che ne Voglio accennare ancora, a puro titolo di è la sede. i nformazione, all'importanza dei Fragments Tale — ad esempio — la tensione fra Teste des mémoires d'un poème, che seguono gli e la moglie di lui, fra la mente che non mai studi della Noulet nello stesso volume: diffusorride e l'anima che a volte canta: il loro samente parlarne richiederebbe spazio troppo dramma, una forma di tragedia filosofica resa grande ed impegno maggiore che alla prepalpabile, che appassiona. Quanto alla rappre- sente nota non convenga. sentazione in forma d'arte di tali momenti di Giuliano Carta uno a studio di sè ), come sia possibile, anzi suivi de FragValéry, Paul E. NOULET: necessaria, la Noulet ce ne dà la chiave deliments des mémoires d'un poème par Paul Vaneandoci Teste come l'ipotesi dell'uomo supremo, come il proporsi stesso dell'intelligen- léry - Ed. Crasset, Paris, 1938. za che si possiede, che registra il proprio meccanismo, i procedimenti, il potere di concatenare pensieri, mediante un'attenzione che è la COSCIENZA. La psicologia intellettuale di Teste non è palese, non si lascia conoscere, ma solo intuire: perchè la coscienza non può esIn attesa di svolgere qui una attenta e ser definita. Ed ecco il poeta sostituire alla « rassegna della stampa », tendenziosa definizione una prosopopea, eccolo offrirci, ininiziare un solerte spoalmeno vogliamo vece di una nozione astratta, la suggestione approssimativa di un'idea vivente. Solo così glio di riviste e giornali — e sarà già utipossiamo avvicinarci al mistero di una coscien- le servizio, speriamo. Anche queste segnaza che, nella propria unità, pur conosce e lazioni alla fine potranno valere d'indirizguida sè medesima. Rolland de Renéville, in una recensione, ac- zo. Insisteremo su pochi fogli, su pochi nomi? Appunto. cusa la scrittrice d'isterilirsi, e d'isterilire l'opera del poeta, nei limiti d'una visuale rigidaEnrico Falqui, nel numero di febbraio mente mantenuta: l'accusa è ragionevole, se pensiamo alla molteplicità delle direzioni se- de « IL LIBRO ITALIANO » dà la prima puntata dell'indice generale ragionato condo le quali un'indagine su Valéry potrebbe essere svolta; ma ciò non impedisce che noi de La Voce, stavolta sino al 1912. È lasiamo indotti a comprendere ed apprezzare utilità, e gli devono tutl'interpretazione che la Noulet ci dà di Char- voro di massima Seguiranno presto riconoscenti. ti essere mes, della Jeune Parque, facendoci intendere. in qualità di valore poetico, il sito che occu- anche gli indici de La Ronda, di Solapano nel processo speculativo di Valéry. Con ria, ecc. la Noulet ci troviamo d'accordo nel constataLA NUOVA ITALIA, febb. Il De Mire che la via lyrica di quelle composizioni prochelis, laureato critico di Betti e scopricede in massimo grado dalla loro qualità di canti dell'intelligenza, — della quale colgono tore fresco di Mario Refolo (a quando coli procedimenti nell'operare, — dall'atmosfera laboratore de Il Perseo?), punge di spildi lucidissima attenzione nella quale echegil n. 5 (e arretrati) di Letteratura. E giano, tesi ad esprimere l'attimo in cui la co- lo ragione: avere lì Oreste Mabuon'ultima scienza si manifesta, la tragica e perpetua sua esigenza di dominarsi, additata come luminosa cro servito a dovere il suo Ugo. pena, inestimabile pregio di un'umanità supeDal fitto sommario del primo numero riore. In quest'ordine d'idee si inserisce il comVALORI PRIMORDIALI, il saggio di A. mento alla Ceinture, dove il gioco stesso del-
L'avventura poetica della primavera April is the cruellest month. Aprile è il più crudele dei mesi: così Eliot, proprio all'inizio, nella sua Terra desolata ». Certo che per la primavera, da qualche tempo, la va maluccio, un po' come per l'amore: quasi tutti i poeti si son dimenticati di loro e se ne riparlano (qualche verso, non di più) è per lanciare una accusa, una critica. Bei tempi quelli degli stilnovisti, quando si spiava l'arrivo della prima fioritura, magari a spese di una tirata su per gli erti colli. Al poco verde ed al gran cerchio [d'ombre Son giunto, lasso! ed al bianchir dei [colli Quando si perde lo color nell'erba. C'erano anche, alla ribalta, rondini o usignoli E per lo bosco augelli audio cantare. Il quattrocento, almeno il Poliziano, preferiva i fiori ' I mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino. Ma, alla fine del verso e del canto, c'era anche una cadenza ripiegata, un accoramento come se, del « Trionfo » di Lorenzo, riemergesse dalla memoria un verso solo, l'ultimo che si fugge tuttavia La misura della poesia e del mondo s'è ormai fatta umana: il tempo si è staccato dal perno che prima ne faceva una ruota per distendersi in una dimensione rettilinea, sulla quale è facile, si sa, contare i metri. Presso i moderni a gettar discredito sulla primavera ci han pensato, al solito, i crepuscolari.
L'amore per la primavera s'è fermato a D'Annunzio: però già, nella « Sera fiesolana ri circola aria di Giugno: quanto al « Poema » l'Aprile ha toni che lo fanno troppo somigliare a Settembre. Dopo si fa strada, ai primi caldi cittadini, quel disagio : sofferenza, distesa nei versi brevi, fino al esser « fisica »: Si porta un'infinita stanchezza naturale dello sforzo occulto di questo principio che ogni anno accade alla terra. Quale la causa della mutata accoglienza e del prossimo stacco? Forse la sazietà di un motivo troppo abituale? Non lo crediamo. Piuttosto, oggi, la coscienza poetica con la sua esperta vigilanza, indirizza cauta la poesia fra strade e sentieri perché si scelga e si collochi nell'ambiente più consono, paesaggio, ora e stagione: le coordinate geografiche e climateriche, si sa, hanno significative risonanze, pronte a trasmettersi da un capo all'altro, in un mondo di immagini. E, su un piano spirituale, le risonanze della Primavera sono precarie e ambigue: incitano un riferimento all'inquietudine più che alla freschezza. Ricordano schiarite, malsane per il fango recente, l'indecisione e gli slanci torbidi degli anni di liceo. Meglio spingersi oltre, fino alle sta-
Non più cieli di un blu gendarme! Non più prati di un verde bandiera.' A mo errare lontano con le nuvole. Odio la primavera. E dovrebbe esserne l'inaugurazione; l'oratore ufficiale, per essere tanto irritato, s'era di certo buscato un raffreddore, di quelli di marzo che lasciano il segno. Però, e questo resti fra noi, con quelle bandiere e quei gendarmi (e relativi cordoni) par quasi che il poeta l'abbia con le feste nazionali e accluse cerimonie: se è così, fa bene ad andarsene per la campagna arzigogolando sul destino delle nuvole. (Invece lui si imbranca in antologici « splendori »).
Tak/ ( CStudi
L'idea che domina l'opera di Valéry: conoscere la natura e la funzione dell'intelligenza. Tale è la premessa fondamentale che negli studi della Noulet si viene sviluppando attraverso l'esame delle incarnazioni diverse di quelridea. L'opera di Valéry è qualificata fin dalle prime pagine come espressiva di una • preoccupazione d'indole filosofica, assunta da un poeta. L'unità di preoccupazione che siCerto che per le città, ove oggi si vive, gnoreggia la Soirée avec M. Teste, la Introla primavera è un'intrusione, il sovver- duction à la méthode de Léonard de Vinci; Eupalinos, L'Ame et la viene rintractimento di un ordine umano: ci porta ciata con facilità estrema,danse, sicchè non ci sem• un'altra realtà, la Natura, che nelle bra — leggendo — d'essere introdotti ad una nebbie invernali non si scorgeva, tanto interpretazione originale dei testi, ma semplida sembrare sparita: i primi cieli chia- cemente di trovar distese in facile prosa ed ordinata quelle considerazioni di carattere geri fan pensare che, oltre la barriera, i nerale che ci avevano concesso di accostarci tunnel sfociano nel verde, verso alti al- a Valéry, di giungere ad un primo grado d'inberi e fiumi, il cui orizzonte, ripiegan- tendimento nei riguardi del suo pensiero e sua poesia. do, non incontra asfalto e cemento. Al- della Se osserviamo tuttavia come la Noulet di lora nasce un malessere, .una secessio- stende ulteriormente il materiale critico che ne, quasi una scomposizione, nell'anima, si è proposto, sulla trama nitida che potrei che si fa più grave, alla sera, quando chiamare la sua a ipotesi di lavoro », la schiettezza e quasi l'inflessibilità del procedere dalsi sfiorano, a lato dei parchi chiusi, i le norme di una prefissata struttura vengono primi tigli e quando, sui tramwai, si ve- ad esser indici di una forma di sensibilità par. ticolare della scrittrice, forma di sensibilità dono fuggire, già verdi, i platani. A proposito, che la primavera sia, secondo la quale appunto la trama del suo deve essersi lentamente isolata, per un in città, una intrusa, lo dimostra que- saggio processo di deposito da letture, osservazioni. sto: se a occhi chiusi si richiama dal discussioni: solo così ci si può spiegare come ricordo un viale alberato, esso ci ritor- lo schema astratto, in diretta funzione della na con gli alberi scheletrici, senza fo- premessa, fosse suscettibile di arricchimenti che in esso trovano luogo naturale, di derivaglie, in armonia con il grigio delle zioni che spontaneamente se ne dipartono, costrade. me nel corso del libro ci è dato constatare. Se poi ci si spinge fino ai capilinea, Così la precisione geometrica che nel capisui fianchi dei terrapieni si scorge l'er- tolo dedicato al Ciclo Teste ribadisce il significato correlativo della Soirée avec M. Teste ba vizza e qualche fiore smunto : perchè con quello della Lettre de M.me E. Teste, delnel suburbio la Lettre d'un ami e degli Extraits du logbook de M. Teste, ci permette, nella sua nuSolo l'Autunno ha suasivi fascini dità, di capire come si determini l'interesse come di lontananze... della Noulet al poeta: proprio per l'insistennello scarnificare l'ossatura del pensiero di Pure, vista da lontano su una altura, za lui, che « deve essere nascosto nel verso come in una notte tepida, coi suoi lumi e il la virtù nutritiva in un frutto ». «Un frutto è cibo, ma null'altro sembra che voluttà. Non ci suo rumore, la città deve esser bella si avvede che del piacere, ma se ne riceve una le te donne ce coin fleuri, sostanza ». La Noulet si sforza di cogliere quella a sostanza », di comunicare le vibrazioCes arbres légers, rette brume ni liriche di un simile studio, piuttosto che di Et Paris, au loin, qui s'allume porre in rilievo la relazione che intercorre fra Sous ces nuages blancs et gris. la a sostanza s e il «piacere s. Di più: la scoMa forse è la poesia. tutta alla su- perta di quella a sostanza s tende a coincidere con il piacere più puro che il poeta ci offre. perficie, tremula di accennati cromati- Nè per questo la Noulet si picca di attitudini smi, a farcela sembrare così. essenzialmente filosofiche, nè manomette in
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SEGNALAZIONI
Banfi « Motivi e problemi dell'estetica contemporanea » (pp. 83-98). MERIDIANO DI ROMA del 26 scorso ci consola con la traduzione d'una poesia di rara bellezza d'Hofmannstahl. Traduttore — puntuale, perfetto — è Leone Traverso, ormai insostituibile traduttore di Rilke, di George, dell'ultima poesia tedesca. Il primo numero 1938 di CONVIVIUM porta delle attentissime « Note sull'arte di Gianna Manzini » di Carlo Bo (pp. 3138). E almeno citiamone le righe di chiusa: « Non conosco un'arte migliore nell'offerta, e altrettanto libera nell'incontro. Quasi non pretende a un nome, chiusa nell'aria d'una relazione come vive. E pure avendo tanta eleganza, si salva : non sopporta le violenze del tempo e della moda : che vuol dire salvarsi da un abito, dall'abitudine a se stessi, passando sul piano sincero della fedeltà alle proprie esigenze ». Il quaderno di marzo di VITA E PENSIERO è interamente dedicato ai cosidetti « problemi del Novecento ». Ci riferiamo particolarmente all'articolo di G. Colombo sulla poesia e la letteratura contemporanea : quale, quanta improprietà, ingenuità, e non vorremmo dirla ma bisogna dirla la terrifica parola : quale, quanto « contenutismo »... Vario, ricco il numero 3 de IL FRONTESPIZIO. Intorno a D'Annunzio, oltre a una impressione di Bargellini e a un appunto di margine di Betocchi, una esatta nota di Carlo Bo. Sicura la prosa di Lisi, e di Macri. Attento l'articolo su Laforgue di F. Rege-Gianas, no quello di E. Francia su Kierkegaard. O lontane epoche d'un nutrito « diorama letterario » e dell'inchiesta mondiale sulla poesia! Ma, addl 22 u. s. appunto sulla GAZZETTA DEL POPOLO, ora Lorenzo Gigli presenta Diego Calcagno, poeta dei « nuovi romanticismi — di nafta tra le nubi ».
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U n po' di me stesso Ricordi di Rudyard Kipling I ricordi che Rudyard Kipling dedicò ai suoi amici noti ed ignoti sono un interessantissimo racconto in cui con semplicità di stile e grande vivacità egli narra molti episodi della sua vita. Hanno inizio con i primi anni dell'autore, quando egli abitava in India e parlava «un inglese penosamente tradotto dall'idioma indigeno nel quale si pensava e si sognava ». A questo segue il duro soggiorno in Inghilterra nelle scuole e nel collsgin A afidi. ci anni, eccolo di ritorno in India, dove lavora presso giornali locali per i quali scrive le sue prime novelle. Poi i suoi viaggi in Australia, in America, i soggiorni in patria, la guerra dei Boeri ed infine la sua casa nella vecchia Albione. Tutto il lavoro mantiene un ordine cronologico stabilito, sebbene manchi assai spesso di date; non è un susseguirsi di episodii singoli e staccati che il Kipling ricorda, bensì fatti di vita vissuta in rapporto fra loro, i quali fanno di questo libro una specie di biografia dove domina un senso di umorismo. Col titolo a Sette anni di lavori. forzati » egli indica principalmente la vita trascorsa in India come giornalista. Fu un lavoro assai duro ed ingrato, ma ricco d'esperienze per il giovane Kipling, che potè così avvicinare e studiare tanto gli indiani che i funzionarii inglesi. Dalla sua conoscenza di usi e costumi delle popolazioni indigene egli prese lo spunto per molte novelle che ebbero così l'inestimabile pregio della verità. In questa parte dei suoi ricordi egli ci dà un quadro breve dell'India, dei flagelli che si abbattono su quelle popolazioni, dei suoi viaggi nell'interno e della vita dei soldati che egli studiò attentamente e per i quali ebbe tanta simpatia ed ammirazione. Interessanti le pagine che l'autore dedica alle sue peregrinazioni per il mondo, nei possedimenti britannici e in America, dove fece un lungo soggiorno. E soprattutto degno di nota il capitolo che tratta della conquista dell'Africa del Sud. Kipling fu considerato promotore della guerra contro i Boeri; nei ricordi egli accenna alle poesie che apparvero sul Times e per le quali non accettò compenso alcuno. Poi narra della sua vita al seguito delle truppe e riassume lo svolgersi di questa campagna, delle battaglie alle quali prese parte, e il dopoguerra e gli interessi inglesi nella Colonia. Ciò che meraviglia nel libro è l'assenza di un cenno anche minimo alla grande guerra. Questo autore, che noi conosciamo quale if cantore dell'Imperialismo inglese, della potenza coloniale e delle guerre di conquista, ha escluso dalle sue Memorie la prosa ufficiale ed altisonante, mantenendo uno stile, direi, quasi familiare e che esula da qualsiasi forma di esaltazione e di propaganda. Egli desidera invece far conoscere molti aspetti meno noti della sua vita narrando dei suoi cari e di alcune sue particolarità di scrittore. Racconta come un fatto o un'impressione ricevuta o un libro letto da fanciullo, elaborandosi nella sua mente, si trasformi in una novella. Confessa di non sentirsi un vero romanziere e di avere desiderato diventarlo, ma di essere incapace di realizzare questo suo sogno e di scrivere seguendo sempre un impulso interno provocato da quel Demone personale simile a quello a d'Aristotile e d'altra gente», latente in lui, al quale egli si è abbandonato lasciandosi guidare. Si può dedurne che in questi Ricordi, lasciati dal Kipling, quasi presago della sua prossima fine, anche per noi amici sconosciuti, egli cerchi di mostrarci la sua personalità di uomo e di scrittore svelandoci l'intimità del suo pensiero. A.M.L. A.
SAGGI
DI
POETI
sa quanto costi e quanto sia facile a un tempo, la purezza; in lui c'interessa so-
SU ALFONSO GATTO « Il paradosso della lirica moderna sembra consistere in questo: una supre-
cercare alle origini la sua novità; e proprio rispetto a quei modelli più vicini,
ma illusione di canto che miracolosamen-
due o tre, che trovano la loro intensità su un piano assoluto, in un'2ria astratta — non in senso deteriore —, già eterna.
te si sostiene dopo la distruzione di tutte le illusioni... La favola risorge sul mondo distrutto come un miraggio sul deserto Era diventato un luogo comune, l'anno passato, nei nostri discorsi, la citazione di questi due pezzi dell'introduzio-
E se a volte un patetico a-capo di Ungaretti ha fatto nascere cento ungarettiani, in Gatto certa pena cosmica era già
ne di Solmi a Quasimodo; tanto parevano — e sono — facilmente applicabili in
ridotta, o meglio disciolta, nei suoi riflessi sentimentali, contava come substrato psicologico, come disposizione e-
tutti i casi, e illuminanti, senza pretendere a una formula per quanto elasti-
motiva; se non, magari, come una misura già provata della realtà. La quale,
ca. Ma, si badi, sul mondo distrutto; e proprio in Quasimodo è avvertibile —
spesso su quella scorta, è da lui affrontata e amata sfruttando la lezione che esce dalla negazione di Montale, negli
ma questo non vale come appunto — la problematicità di quell'illusione, il travaglio — spesso — della poesia al suo nascere con tutto il valore di soluzione che le è affidato rispetto alla vita. Una lirica dunque che a volte si pone come oggetto la propria nascita e la propria morte, se non addirittura la propria storia (Oboe Sommerso, nascita del Canto). E a seguire Quasimodo oltre le due prime opere e la terza che in parte le raccoglie e completa, si potrebbe notare una di-
« incantevoli
frammenti
d'un
mondo
condannato » o accogliendo positivamente nel proprio destino la « vita in giro »
glia verde, il latte...); anzi, in questo senso, Morto ai Paesi appare una forzata riduzione, in fatto d'estensione e varietà, se non d'intensità e altezza. In questi v ersi
sopra tutto:
E nella calma è il volo della sera che si muove negli alberi, la lontananza che da te remota eternamente s'avvicina cercheremo il motivo. E forse nel titolo per la bivalenza del suo significato: mor-
degli occhi ormai baleno, in riso spinto nella folla che cerca la sua coda.
nuamente a diventare presenza, restando continuamente delusa. E quella tensione dolorosa che ne esce a dare verità ed eternità di sopravvivenza al dibattito umano, alla figura sul punto di svanire, al gesto "he il tempo si porta :
Anche Gatto ha le sue ore; non — o solo raramente — un suo tempo, come ha notato Ferrata. Se lo raggiunge, o se ha l'aria di raggiungerlo, l'attenzione va ancora e sempre a quel particolare moto che dalla circostanza temporale e spaziale fredda — ma non è la parola — l'attimo in una verità ed eternità. Ne risulta la soluzione della primitiva ricchez-
... e per le strade chiare, fredde d'odori e di silenzio, vera di un'altra età raggiante dai balconi
za di spunti sensibili in una sorta di giudizio morale sulle cose, in una va-
torna la luna spoglia del tuo sguardo. Non torneranno i morti...
de ormai a quel limite; a Gatto non do-
lidità interna dell'emozione che si tenvremo chiedere la parola densa e precisa, ma la frase (e non per suggestione
Si spiega così quella scelta e quella riduzione operata su tutto quanto non ri-
paesi. Che è quanto dire che la sua terra è praticamente morta per lui, ma ideal-
sultasse stretto al nucleo più urgente. E la sua terra, quando torna, è in una luce
e l'improvvisa eternità dei treni
mente viva nella distanza. Non « mondo distrutto », ma personale destino:
umida di distanza, di dormiveglia, com-
che curvano la notte, una ringhiera.
posta nei suoi elementi più aerei e fug-
Dal che, per la simultaneità dell'eco
la tua vita al deserto . . . O sorpresa d'esistere leggero in ogni gesto dissipato e vinto, riflesso in tutta la città, nel nero
la poesia, per cui l'assenza tende conti-
dava quiete alle stanze, alla memoria.
to ai paesi (stato in luogo, sarò morto nel gioco dei paesi), morto rispetto ai
L'estrema'assenza dove vivi uguaglia
di Ungaretti :
pra tutto quell'avvertita e mai tradita necessità delle scorie, il movimento, non presupposto ma intimo al crescere del-
dietro i carri innalzati del fieno, come la luna risalita ai monti
gitivi: Al freddo stretto i limoni movevano la (luna d'alba
E ti somigli nel ricordo: odore
prossima ad esalarsi scialba nel cielo dei
d'altre sere accaldate alla tua fronte, Purchè gli sia concessa una sembianza. Qui c'era da scegliere; e Gatto ha scelto. Non senza però tutta la cautela della ri-
versa direzione o piuttosto la rivalutazione e la ripresa d'un Quasimodo minore
Così in Morto ai Paesi la sua terra è rimasta la sua terra e non è, a dispetto della distanza, il « porto sepolto ». Non
destinato forse a sostituirsi in primo piano e non più come tale (Sera in Valle del Masino).
che vi ritorni piena la ricchezza sensuale, a volte anche visiva, di Isola (svanisce, continuo tepore di gelo, — nella botti-
re quel tale sospetto d'abbandoni e ritor-
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cerca; la quale, di carattere morale prima che estetico, sta in un ordine affatto nuovo di rigore, tanto nuovo da generani lontano dalla lezione degli ultimi. Egli
[portoni Ai monti pallidi d'ali sorgevano voci [remote: per strada le ruote dei primi carri, i fanali tenui nel vetro dell'aria. oppure: E m'era sonno, a rampe dei suoi lumi, il villaggio più alto
musicale) mordente di riferimenti imprevisti:
di due mondi che si chiamano, un esame del linguaggio di Gatto non può assolutamente prescindere. Tutto questo non esaurisce che in piccola parte l'analisi della sua poesia, che è molto più complessa. E costa non aver potuto mostrare meglio come certa sua intensità culturale vada anch'essa disciolta — per via psicologica — in questa lirica, costituendo una spinta fondamentale del moto che s'è visto. Ma qui, sopra tutto, si voleva fissare una serena condizione di lettura. ' Vittorio Sereni
Questo s'è detto per toccare subito il fondo della diversa condizione di Gatto, denunciata anche nella diversità degli aspetti più esterni astrattamente osservanel ti; e qui forse modificheremmo m ondo » e nemmeno distrutto, ma irto), lo spunto di Solmi, una volta che dovesse avviare il discorso su Gatto. La cui poesia — scriveva Giansiro Ferrata, il più esteso e compiuto dei suoi critici, nel terzo di Letteratura — appare, in quanto
P
di T. S. ELIOT
« poesia che ammette dei sentimenti », « la più adatta a piacere per varie ragioni 9 molti, e a scontentare, dentro a una vaga simpatia, un gusto acuto, malsicuro e sospettoso ». Perché a prima vista, e il discorso si rivolge alla seconda categoria di lettori, Gatto può aver l'aria di abbandonarsi a concessioni, di riprendere un gusto defunto, per la consolazione di chi canta le esequie alla poesia (quante volte, in questo senso, l'abbiamo sentito citare a sproposito). Senza capire però che proprio nel modo di quelle concessioni e di q uegli apparenti ritorni sta la sua forza e anche la sua libertà. Vedere per esempio la legittimità tutta interiore che in lui acquista la rima, quella legittimità che non negheremmo certo al Saba delle Fughe. Ma questo è già un risultato che qui per comodità si anticipa; solo che nella particolare musica di lui si ravvisa una fedeltà alla sua natura, addirittura alla sua origine biologica, un indizio di quella larghezza a cui sopra andava l'accenno. Per questo da molti si è citato Di Giacomo, e magari Gaeta, fra i suoi primissimi modelli: Solo ricordo di morti i mbianca la città: spoglia alberi e porti mare e vento di la. Dove la musica ha tutto il senso d'una simpatia coi climi i luoghi e le figure; d'una appassionata interpretazione di questi. Apriamo la prima raccolta, Isola, su questa poesia in prosa: A bitiamo in una sola piazza, tutti: la notte si parla a stanza aperta dai letti. E la città, lavata dal cielo, la riceviamo nel petto come un'amante fresca. Napoli ci bacia: fragorosi cuscini passano alla testa ubriaca. In camicia gridiamo alla bella giornata: e mascoloni e spettinati ci facciamo la barba agli specchi dei balconi. Dunque, nel mondo; con tutto un tributo di scrupolo alle circostanze temporali e spaziali. Entro questi limiti è da.
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Mezzanotte. Lungo le distese della strada Composte di una sintesi lunare, Bisbiglianti incantesimi lunari Dissolvono i pavimenti della memoria E tutte le sue chiare relazioni Le sue divisioni e precisazioni, Ogni lampione che oltrepasso Batte come un fatalistico tamburo, E attraverso gli spazi dell'oscurità La mezzanotte scuote la memoria Come un pazzo scuote un geranio morto.
\ 1 rl ri (di Collected Poem,)• 1917.
traduzione dl Franco Rege Glanas
Non potei veder nulla dietro quell'occhio di fanciullo. Ho visto occhi nella strada Che cercavano di sbirciare attraverso imposte illuminate, E un granchio un pomeriggio in una pozza,
Un vecchio granchio con tenaglie sul dorso, Afferrava la cima d'una bacchetta che io gli tenevo. Le tre e mezza, Il lampione tartagliò, Il lampione borbottò nell'oscurità. Il lampione canterellò: « Guarda la luna, La lune ne garde aucune rancune,
La una e mezzo, Il lampione tartagliò, Il lampione borbottò, Il lampione disse(Guarda quella donna Che esita verso te nella luce della porta Che s'apre su lei come un ghigno. Vedi l'orlo del suo vestito:
Strizza un occhio languido, Sorride negli angoli. Liscia la capigliatura dell'erba. La luna ha perso la memoria. Un vaiolo slavato le strazia la faccia La sua mano rigira una rosa di carta,
E stracciato e macchiato di sabbia, E vedi l'angolo del suo occhio
Che odora di polvere e d'acqua di Colonia, E sola Con tutti gli antichi odori notturni
S'attorce come uno spillo ricurvo ».
Che s'incrociano e s'incrociano attraverso il suo cervello».
La memoria getta in aria arida e alta Una turba di cose attorcigliate; Un ramo contorto sulla riva Mangiato liscio e lucente Come se il mondo abbandonasse Il segreto del suo scheletro,
Viene reminiscenza Di gerani secchi senza sole E polvere nelle crepe, Odori di castagne nelle strade E odori di femmine in stanze colle imposte chiuse, E sigarette nei corridoi E odori di cocktails nei bar.
Rigido e bianco. Una fontana spezzata nel cortile d'una fabbrica, Ruggine che s'aggrappa alla forma che la forza ha lasciato Dura e curvata e pronta a spezzarsi.
La lampada disse: (Le quattro, Ecco il numero sulla porta. Memoria!
Le due e mezza, Il lampione. disse, « Osserva il gatto che si spiana nel rigagnolo, Fa scivolare fuori la lingua E divora un boccone di burro rancido». Così la mano del fanciullo, automatica, Scivolò fuori e intascò un giocattolo che correva lungo il molo.
Tu ha: la chiave, La lampadina sparge un anello sulla scala. Sali. Il letto è aperto; lo spazzolino da denti è appeso al nlurq, Metti le scarpe alla porta, dormi, preparati per la vita». L'ultimo giro del coltello.
MIO
IN
ARTI
FIGURATIV E
CODICE PITTORICO
Molti astratti e un surrealista al Milione Se c'è un punto sul quale, nei riguardi dell'arte contemporanea, tutti sono d'accordo, è nel lamento unanime, che avvolge da tutte le parti, di un preteso disordine dell'arte contemporanea. Capita invece di constatare tutto il contrario. Il periodo di storia dell'arte che noi viviamo palesa sempre più sensibilmente l'attrazione che un artista appena geniale esercita su un ambiente di cultura, tanto che a poco a poco lo uniforma al proprio modo di visione. Così quello che un tempo si verificava nei rispetti dei veri e propri «gemi », oggi succede su vastissima scala e si procede verso la conclamazione di «idoli» dell'arte che poi si rivelano ottimi artisti ma nulla più. Formata in tal modo una scuola, i seguaci si preoccupano di seguire di «interpretare» le visioni del maestro e si arriva definitivamente alla promulgazione metaforica di un «codice pittorico» che verrà predicato dai seguaci del maestro prediletto. Se dovessimo fare un rimprovero all'astrattismo, specialmente all'astrattismo italiano, lo definiremmo una tendenza inconfessata all'accademia della modernità. La mostra ordinata nelle sale della Galleria del Milione, dove convengono illustri rappresentanti europei dell'astrattismo e del surrealismo come Arp Domela Magnelli Kandinski Seligmann Taeuber e Verzelay, presenta il timbro di personalità di primo piano, ma non va esente dalla osservazione che abbiamo fatto sopra. Ad uno che ha sempre amato e difeso questa forma d'arte rivoluzionaria e che fonda sulla critica il miglioramento permanente del nostro stato di conoscenza e di creazione, processo fatale al quale è affidato il permanente mutamento della vita nostra e dell'ambiente, sarà lecito osservare come da queste pareti si stenda su noi un fatale e forse necessario senso di monotonia. I soli Kandinski e Seligmann se ne liberano; il primo con la più pura divagazione cromatica, il secondo con il sogno e l'ironia. Non è questo forse il modo più conformista per rispondere agli appelli all'ordine della reazione? Non è questo, di rispondere all'accademia con una contro-accademia? La semplice constatazione di un fatto è necessaria premessa, ma una troppo semplice impostazione di un problema. Non si fatica ad accorgersi che questo «senso d'ordine» augurato ed augurabile ci stanca e ci opprime proprio perchè si tratta di un ordine imposto e non risultante dalla libera collaborazione delle forze estetiche della modernità. Imposto si; ma da chi? Questa volta non accuseremo i pontefici di un'estetica diretta, statale. Sappiamo tutti che è di un altro genere d'ordine che essi vogliono parlare. Dunque nessun organismo costituito imporrà una accademia della modernità. Allora ecco che il problema si pone in termini molto difficili e s'impone come assoluto problema di civiltà, non essendo l'argomento di forza di una minoranza faziosa ma l'argomento etico di una minoranza progressiva. Una premessa chiarificatrice a questo punto è necessaria. L'astrattismo, conclusione di un ciclo di «pittura pura». costruzione di un vocabolario che rinnovi l'epico discorso di domani, verrà accettato amato e difeso da noi proprio per questa sua fatalità rivoluzionaria. Esso non costituirà l'arte del nostro godimento, ma l'arte del nostro sacrificio, essendo la più tipica espressione dell'arte liberatrice e inventrice. Questa pittura ci costa un taglio netto con quel mondo sentimentale che è ancora nostro e perciò tanto caro; ed il nuovo non è già costituito, perchè ancora non siamo definitivamente suoi. L'arte nuova, quest'arte nuova rappresenta per noi questo tormentato trapasso. Perciò al diavolo gli esegeti che la proclamano arte definitiva, giacchè essi giocano con i fatti dello spirito.
I surrealisti sono più amabili. Essi non affrontano appieno il problema. Sembra quasi che lo sfuggano e che ci favoleggino sopra. Queste larve umane che Seligmann ci presenta, il pittore le ha sognate in riva a un fiume quasi fermo, in un meriggio di tarda primavera quando calabroni, libellule, cavallette hanno l'aspetto d'incredibili mostri e sorvolano cornpiaciuti l'uomo sdraiato sull'erba vinto dal senso, deserto di pensiero. Allora l'aria si sottrae al respiro e non cede se stessa che al ronzio, obbedendo al gran mago padrone dell'ora. Ma allora quale sarà la forza che costringerà gli artisti a questo ordine fatale? Perchè i nostri migliori artisti sacrificheranno il mondo passionale alla ricerca di un tono, di una forma nello spazio? Con accenti diversi e con significati, spesso, contrari, noi vediamo tuttavia che tutta la modernità da Cézanne a Matisse a Braque a Picasso a Kandinski consuma questo sacrificio d'amore. La devozione che il Medioevo aveva nutrito per la figura del Cristo, il secolo passato l'ha sentita per la natura, nuova divinità. Questo processo di adorazione naturalistica conduce negl'impressionisti a un panteismo, per il quale l'individualità umana si effonde nel cosmo naturale e, si confessi pure, si disperde. L'umanità, perduto il paradiso della trascendenza, dopo aver scoperto i misteri più intimi del mondo naturale non sa ricostruire un centro d'interesse intorno al quale s'mperni la nuova civiltà. È il momento di affrontare le responsabilità della nuova costruzione. Ma tutti meno uno temono e preferiscono addobbarsi dei panni antichi e cantare a squarciagola per farsi coraggio, cacciando il silenzio che incombe alle epoche di rinnovamento, come se
tutto intorno avesse sospeso il respiro per meglio osservare le gesta degli eroi. La storia dei tutti meno uno è la storia delle grandi individualità dei nostri tempi: Cézanne, Van Gogh, Picasso. Essi ricercano gagliardamente il linguaggio della nuova pittura che esprima la propria indomabile volontà di uomini nuovi. Il metodo? Si stenta a ritrovare un metodo. Eppure la scoperta poetica della natura, nel secolo XIX, non aveva lasciato indietro un'altra formidabile scoperta: quella dei mezzi per dominare la natura stessa. Come il dominio ragionato di forze naturali conduce alla macchina, necessaria collaboratrice dell'uomo, mezzo di progresso eudemonistico per la stessa umanit i, così il possesso intellettuale e la conseguente purificazione metafisica dei colori delle forme e dei volumi esistenti in natura anzi formativi del cosmo sarà il necessario presupposto per l'espressione della nuova civiltà, il cui centro sarà l'umanità stessa e la sua felice razionalità ardita di sempre nuove avventure creative. Nella moderna pittura questa parentela di tendenze tra il campo fisico e il campo metafisico si fa spesso sentire (nell'architettura poi è evidentissima): si pensi per esempio a Léger. Ma anche gli astratti, che certamente inorridiranno di questa mia osservazione, non riescono a nascondere i propri legami di sangue. Perciò questa apparente monotonia che in principio, constatando superficialmente il fatto, ho lamentato. Nei loro riguardi ci fanno poi guardinghi i giocolieri dell'astrattismo che abbordano il problema della modernità in superficie senza viverlo e soffrirlo.Troppo astratti in pittura e troppo concreti nel resto. La nostra fiducia piena si rivolge verso quelle forme d'arte, ancora per molta parte embrionali, dove la tensione a una nuova sintesi rompe gli schemi e ci palesa la passionalità del combattente. Questa tendenza vivissima nella giovane pittura italiana, anche se le impostazioni da un ambiente all'altro possono sembrare completamente differenti, troverà larga comprensione ed ospitalità in questo nostro giornale. R.De Gradii
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CRITICI
CARRAI CHIERICO 99 DELLA PITTURA M ODERNA
Questi due ultimi mercoledì ci han- lente!) esce in questa frase fatidica: no Portato veri dispiaceri: alludo alle « Il soggetto (vedi « il mondo spiridue pagine di arti plastiche dell'« Am- tuale espresso ») in pittura non ha nesbrosiano » (del i6 e 23 marzo). Amia- suna importanza: la sola cosa che conmo troppo la pittura di Carrà e di De ta è la « qualità » (vedi « il modo coChirico e i loro « mondi » (ci con- me questo mondo si esprime ») ». Ma senta De Chirico questa « retorica mo- questo l'hanno sempre detto tutti e dernistica ») per poter assistere con per ultimi i nostri cari amici del .« Noindifferenza e dileggio a simili tenta- vecento ». tivi di suicidio. Prima Carrà che attacI quali (colgo la frase di uno di locando (anche se in sordina) De Chirico ro) giustamente possono dire oggi: attacca se stesso e De Chirico che con a Ma se se guarda alla bella pittura le sue sciocchezze su Cézanne e l'Otto- (evviva la bella pittura!), allora el De cento francese spregia Carrà stesso e, Chirico l'è un sbianchin ». ciò che è peggio, la nostra civiltà. Poi Si, sembra che uno che abbia qualCarrà che prendendosela con gli a- che cosa da dire, dipinga sempre bestratti (proprio lui!) minaccia di rom- ne. Ma tutta la storia della pittura mopere il fronte unico dell'intelligenza derna ci palesa la lotta angosciosa deleuropea ed a profitto di chi non sap- l'artista per dir sempre meglio e sempiamo; e De Chirico che con la sua pre di più. Così Cézanne, così Carrà, tirata contro la critica in favore del così De Chirico. E si tratta di una lot« fatto pittura » (ahimè!) si scava la ta di gioia e non di tormento, perchè classica fossa sotto i piedi. lottare è sempre una gioia. Vi lascio immaginare la nottata di Allora? Ascoltiamo la fine dell'aru n compratore di un De Chirico a Li- ticolo di Carrà sugli astratti : « Ma di re zo.000 e dell'« Ambrosiano » del 16 buoni pittori quanti ne esistono oggi? marzo a cm. 3o quando avrà letto l'ar- E poi, se li cercate in questi clan delticolo su Ve Chirico del cotnpagnone l'internazionalismo (ahi, ci siamo!) aCarrà. Siamo volgari, la sua prima fra- strattista surrealista e unigarnbista, se la immaginiamo: bella fregatura ho perdete il tempo! ». E De Chirico ripreso, un'altra volta non »ti ci pren- sponde più in là: « Ma ora, mi chiedono più! derete, questo rimedio dov'è? Qual'è? E pensi bene il signor Carrà: chi È ciò che vedremo su questo giornale KURT SELIGMANN - Passeggiata non compra De Chirico non comprerà in un prossimo scritto ». A ttendiamo ansiosi per la sorte delBreve storia di un critico e cultore d'arte invece Carrà, comprerà Dall'Oca Bianca. Ma Carrn, diciamolo pure forte, si la pittura moderna, della cultura moIl signor X una volta decise di sposar- amoroso in quella città che scopre i sot- è dimostrato più intelligente ed accor- derna, perchè stimiamo De Chirico cotintesi del senso. Nella pausa d'amore, to di De Chirico! Gli strafalcioni di si e metter su casa. me uno dei massimi esponenti della La sala da pranzo senza un quadro una visita annoiata alla Biennale per far quest'ultimo non sono mai sfuggiti nostra civiltà Pittorica. Ma ci sarà il non poteva figurare; l'amico compiacen- timbrare il biglietto. Girando per le sale rimedio? Ahimè, che non sia un segte provvide per una tenue somma a semivuote, un nome tra gli altri del cata- dalla sua Penna. pitMa sì! E del nostro quaprocurargliene uno di un conoscente logo. il pittore È proprio De Chirico che, dopo aver giolino all'Accademia il rimedio? tore. dro, il quadro della nostra sala sproloquiato contro gli esegeti di tutQuando si parla male di Cézanne, Il signor X consultava il bollettino di Al ritorno il signor X vorrà conoscere te le categorie (Poveri Breton Vitrac dell'impressionismo, del romanticismo riduzioni ferroviarie per scegliere la lo- l'illustre artista; da quel giorno egli saSalmon ecc., che vi siete affannati a francese, dell'internazionalismo astratcalità del viaggio di nozze. Biennale Ve- rà un cultore d'arte. neziana, 50%; il signor X non esita: i caMa son proprio tutti così i nostri cri- creare un mercato e un « clima », sl, lista, ecc., il rimedio è sicuro, ed è nali celesti son tante arterie di sangue tici e cultori d'arte? proprio un « clima » al maestro peni- quello indicato. Rade' o.g.r.
J
siero della categoria che si chiama a concorrere e per avere ampie possibilità di scelta tra le differenti soluzioni ad un particolare problema. Perchè ciò avvenga è ovvio che concorrenti ed Ente L'apparizione di Manzù (e con lui, fenda sia l'indeterminatezza, l'assen- del tempo apertosi e non ancora chiue dopo di lui, di altri giovani scultori) za del teorema pitagorico. Se l'arte è sosi con noi, si' potrebbe circoscriverbanditore debbano trovarsi a priori sui piatti opposti della bilancia in equiliavvenne quando la scultura italia- verità e non paradosso, le sculture eli lo a uno dei tanti movimenti di serie brio, così che dall'uno all'altro corra la na si credette di reagire ad una po- Manzù hanno tutto l'amore certo e in- e non di ciclo. Ma perchè il suo provenire si manistessa reciproca stima, la stessa reciprolemica europea; quando oppose il certo, cosciente e subcosciente, che fatto formale (abbondantemente ri- ogni verità vuole; e respingono il pa- festò nel solco della vita; perchè, coca fiducia. In pratica, nella massima parte dei casi, il concorso diventa un scattato prima) a quello morale e in- radosso, che può anche essere l'allu- me tutte le rivoluzioni, non bastò mai contratto unilaterale: esso impegna i terruppe cos) la sincronia tra la pro- cinante sintesi di un problema sbaglia- a se stesso, chiedendo continuamente professionisti da un lato, la loro resposizione interna e l'esterna, dandoci to. .1/anzit ha sostituito all'ideale pla- il conforto di nuove sensazioni, venponsabilità innanzi tutto, il loro tempo, una polarizzazione della plastica su stico, l'amore plastico, che è qualcosa ne precisandosi nella stessa vitalità di una rinnovantesi rottura e vi si riscalfatti mnemonici, privi per se stessi di di meno e di più. la loro finanza, non impegna per l'opogni germinazione. È certo però che le sue opere sono dò come a un sole. Così per Cézanne posto: l'Ente banditore che può distriplastico, il Rosso o come per Van Gogh — dall'intarsio o come fuori buire i premi oppure no, affidare l'enuovaincamminava La scultura si secuzione al progettista vincente oppure Renato Birolll mente a passo di danza, segnando nel- pensiero filosofico è estraneo alle se- Maillol, Van de Velde o Mies van no, richiedere la collaborazione del prol'aria misteriosi teoremi che verosi- quenze pure e semplici delle idee. der Rohe — per Manzù oggi ed altri (Dalla prelazione al secondo volume della istintivismo, che l'ha questo domani. per Forse Collana e Metamorfosi, prossima pubbliad un nuovo progetto oppure un'allegoria. di gettista milmente nascondevano di cazione). piani attraverso le selve del sui precisazioni tali anche Lungo guidato natura chiuso il concorso ed approdichiarare la scultura, la Condizionata 193o (quando tentava l'esoterico, o priarsi i progetti premiati, chiamare cadde in cattività. ad un secondo concorso alcuni progettisti ecc. ecc. Vi sono oltre a ciò due fasi del concorso assai delicate e non ancora messe a punto: il bando di concorso ed il giudizio. Si può dire che l'esito del conIl risultato dei recenti concorsi tra mo, per la soluzione della Manica Lun- corso, nei riguardi dell'opera che verrà i ngegneri ed architetti, per alcune siste- ga; basterebbero le stoiche proposte di creata dall'artista, sia implicito nel mazioni milanesi, giustifica la preoccu- differenti soluzioni urbanistiche fatte da bando; a questo è connaturata la respazione dei competenti i quali rispon- qualche progettista, anche in sede di ponsabilità dell'Ente banditore il quale dono davanti alla cittadinanza delle rea- concorso (colla sicurezza di venire per- troppe volte (tipico il caso di Milano) ciò escluso dal concorso stesso), per as- non formula il problema in sè ma sotlizzazioni di domani. Che il concorso per la sistemazione sicurarci che il volume della Piazza è topone al concorso solo qualche eledella Piazza del Duomo sia una dichia- lontano dal trovare le giuste proporzio- mento avulso dal problema stesso, in razione di fallimento è la precisa sen- ni; uno sguardo alla planimetrica del modo tale che neppure dalla combinasazione che ha colto chi ha visitato la Bando di concorso ci confermerà l'as- zione di questi risulti il problema nelMostra dei Progetti esposta al Palazzo serzione che questo problema non è la sua completezza. Il risultato del Condell'Arte. stato considerato. L'imbocco di Piazza corso potrà essere solo una soluzione La malattia di.Piazza del Duomo, in- Diaz, l'arrivo di Via Rastrelli, l'aper- provvisoria di casi particolari e contincominciata-molti anni fa all'epoca del- tura di uno slargo verso la Loggia dei genti. l'abbattimento della Loggia dei Figini, Mercanti e lo snaturamento di Piazza Il giudizio. per di più, è spesso affisi è andata man mano aggravando; ora Giovinezza, la posizione dell'arengario, dato a coloro che rappresentano la non ci resta che porre sull'annoso pro- indicati in questa planimetria, sono soreazione, fatto tanto più grave in quanblema milanese una bella pietra tom- luzioni particolari, ciascuna per conto fatto dello spirito che non è è to un bale dalla fiorita decorazione mengo- proprio, limitate solamente a quei dati legge, non è insancibile nessuna da niana e post-mengoniana ed allontanarci di fatto che oggi le riguardano indivinessuna età. in dividuabile mestamente, mormorando la parola dualmente. La planimetria non ha afevidente se si vuole potenziaE che Pax. È però dovere del buon medico, frontato il problema urbanistico nella ed in questo caso il buon medico è l'ar- sua sostanza. Questo parte da presup- re il sistema dei concorsi, importante chitetto, 'fare l'autopsia del cadavere posti chiari: il Duomo, le direttrici del mezzo traverso il quale particolarmente perchè l'esperienza possa in futuro ser- traffico esistenti nel centro di Milano, i giovani hanno modo di concretare e vire ad una cura più illuminata non ap- le costruzioni realizzate, che vanno te- realizzare il loro pensiero, occorrerà pena i sintomi della malattia si veri- nute presenti, non però fino al punto regolare in modo inequivocabile con opficassero; ed anche se un esame di di nuocere alla futura realizzazione; e portune disposizioni i rapporti tra Ente questo genere dovesse rilevarè l'esisten- richiede proposte per una sistemazione banditore e concorrenti e il modo coza di una nuova peste a Milano, il buon dove la fisionomia della Piazza rispetto me il concorso dovrà essere formulato. medico non rinuncia a vederci chiaro. al suo Monumento sia unitaria e defi- Nelle attuali condizioni non è chi non Il termine fallimento è il risultato di nitiva ed implicitamente risolva i pro- veda come le file dei concorrenti sfiun bilancio in cui le passività hanno blemi tecnici formulati dalle premesse. duciati si assottiglino lasciando in camsoffocato col loro peso le attività. Le Si può quindi affermare che il Con- po generalmente i meno occupati ed passività in questo caso ci appaiono di corso richiedeva il volto di una Piazza anche i meno preparati oppure quelli due specie, una particolare ed una ge- le cui generalità, pur essendo mal pos- che, per ragioni indipendenti dal connerale: la prima può essere individuata te, non erano d'altronde suscettibili di corso come fatto agonistico, possono nel bando di concorso e la seconda nel- trasformazioni almeno riguardo alle presumere di riuscire vincitori. l'Istituto del Concorso, metodo per ot- proposte che i singoli concorrenti avrebÈ però doveroso riconoscere che ciò tenere la selezione dei progetti, così co- bero potuto fare entro i limiti legali del malgrado, a Milano, per altri recenti me oggi è in atto. concorsi come per quello di Piazza del bando. donna Fermiamoci di sul Testa primo Manzù In Giacomo argomento. queste condizioni non era possi- Duomo, vi siano stati alcuni architetti Dobbiamo premettere una dichiarazione bile ottenere dagli Architetti il miraco- che, coscienti dell'architettura moderna, l'arcaico, o semplicemente lo strano) destinata a scuotere chi crede l'urbanis- lo: dare un aspetto magifico ad un cor- abbiano dato le loro migliori forze perOra, se penso alle accuse che ho chè le future realizzazioni milanesi popoi, quando filtrava certa classicità tica essere unicamente una questione di po deforme. o udito qua e là, il Manzù, rispetto al buon senso: l'urbanistica è un insieme E tra parentesi notiamo che lo stesso tessero esprimere lo spirito della nostra movimento moderno, rappresentereb- Canoviana o Bartoliniana; egli è vecomplesso di nozioni che, valendosi delmiracolo verrà richiesto agli Architetti civiltà. sculdella disopra be qualcosa come una reazione, una nuto stabilendo al l'analisi accurata di tutti i settori (etiman i nodi mano che del Piano RegoSi tratta in conclusione di decidere: di morale dimensione un'altra specie di neoverismo spolverato di pa- tura, co, estetico, economico, meccanico ecc.) latore verrano al pettine della realiz- se si vuole che il concorso, anzichè un egli non ha quanto in : rivoluzionaria tetico. della vita della città, convergono in una zazione; venuta alla ribalta in questi line, sia (ed è d'altronde la ragione Niente di più arbitrario, di più attualizzato le forme già note del passintesi la quale, risolti adeguatamente ultimi tempi la Piazza San Babila, in della sua esistenza) il mezzo traverso il spieha ma le recente, sciocco è stato mai espresso; e un vero sato lontano o moderno che conosca, che discerna il gate nel suo problema, che è riassun- tutti i problemi di quei diversi settori, questi giorni il Largo Augusto, il pal- quale la nostra epoca possa dare la nuovo nello sforzo di ricomposizione tore abbastanza da fare di Manzù un dia vita ad una realtà la cui espressione coscenico si andrà via via popolando sua netta impronta alla realtà, sarà neche un artista compie, non potrà asso- artista intelligente, e nuovo tanto da ciarsi a questi trabocchetti. dei « mo- far di lui un creatore. Perchè non so q uanti oggi incolperebbero Cézanne derni con sussiego ». Il ripudio apparente di un vero e d'aver riassunto il meglio della pittuproprio impianto stereometrico — la ra o, da noi, Carrà di aver conglobato apparizione anche in Manzù dell'a- in un significato solo d'unità plastica morfo — è un'affermazione superiore le esperienze italiane dal futurismo aldelle sue possibilità di mutazione dei la metafisica. Vi sono artisti che casolidi in un liquido spirituale che ri- povolgono il concetto di scuola, di solidifica nel solo punto di gravita- tendenza che la critica esprime per cazione — non d'identificazione esterio- pi anatomici, di comparazione o di re — dell'oggetto nel soggetto. Forse differenziazione e che rendono imposper questo fenomeno di retroversione, sibile un giudizio per analogia. In che attenta all'arcano e ,talvolta alla quanto il loro spirito riassuntore coinangoscia, le sculture del mio compa- cide sempre con quello creatore. E la gno possono far pensare ad una ri- lotta ch'essi impegnano è tanto più nuncia ai ritmi fantasiosi, agli impian- alta quanto più la Storia sembra adti inesemplati, che ancora, per noi, dossar loro il peso d'ogni responsabinon bastano a segnare la modernità, lità. Il grande Rosso apparirà, ad enè a fare di Manzù un intimista. sempio, assai meno slegato di quanto Egli può apparire tale perchè, co- non si creda da questo processo risome gli autentici artisti, si riassume in lutivo e continuativo della Storia : e ogni sua opera, dandoci quello che si si vedrà (chiarito il concetto di creaUn progetto per la sistemazione di Piazza del Duomo dice l'indimenticabile. Questo non ba- zione plastica) ch'Egli ha espresso la sta per dire che gli mancano gli svol- stessa legge dei Grandi. Ma ancor gimenti formali. Gli bastano quelli oggi potrà sembrare un non senso par- risulti unitaria e definitiva: non è dun- fino all'esaurimento almeno di quelle cessarlo porre ai mali anzidetti un rid ello spirito. lare di poesia, quando s'invoca la tra- que un opinione, na il risultato di una 50 piazze previste dal Piano Regolatore medio: non ci nascondiamo che, se sarà Ricordo un « nudo » di data re- dizione delle quantità contro quella ricerca scientifica. che Castiglioni e Pagani hanno fra gli possibile giungere con una certa facicente : qualcosa come il risolversi di delle misure, dei suffragi burocratici o Ora, il bando di concorso presuppo- altri, denunciato nella loro saporita lità alla normalizzazione del sistema ritre figure in una, proprio in quell'una dei vizi pedagogici; permanendo il ne la Piazza del Duomo urbanistica- pubblicazione « 50 Piazze notevoli della guardo al suo funzionamento, occorrerà che c'indica l'unità di coscienza del- concetto d'elefantiasi del sano. Si ve- mente conchiusa e richiede ai concor- futura Milano ». (Viene naturale il pen- un maggior senso della grave responsal'artista, e, in certo senso, l'idea a- drà in seguito che un'anatomia d'emo- renti unicamente la risoluzione di un siero se non sia il caso di preoccuparci bilità che incombe su chi bandisce il stratta di tre fatti concreti. Non è co- zione sarà uguale ad un'anatomia eli problema decorativo, il quale risolva in tempo della revisione di questo sca- concorso e su chi sceglie i giudici: è sa facile a trovarsi, ai nostri giorni, i nvenzione; che l'amore coinciderà con solo le facciate di quei palazzi che sulla broso Piano Regolatore). evidente che nell'una e nell'altra azioun simile processo metamorfico, che l'ideale. carta hanno contorni già definiti dagli La seconda passività, come si è detto ne non sarà più possibile prescindere fa superare la gelida determinatezza • uffici tecnici. Ma basta ricordare le pas- innanzi, è di carattere generale; si tratta non solo dalle competenze specifiche dedello stile come mimica, come danza Se il movimento moderno, culmina- sate polemiche sulla piazza piccola o del concorso come istituzione. Dal punto gli individui chiamati, ma sopratutto nel vuoto. to con l'Impressionismo, non avesse sulla piazza grande; i fallimenti dei di vista teorico il concorso è senz'altro dallo spirito che anima la loro opera. Perchè pare che quello che più of- lasciato alcun retaggio a tutte le arti passati concorsi per la facciata del Duoil sistema più atto a conoscere il penGina Luigi Bang
Testimonianza su Giacomo Manzù
rottura, noi potremo domani trovare nuove vitalità agli stili; nuova morale all'artista; supreme misure all'uomo. Misure che sono determinate non solo dalle relazioni metafisiche, oppure astratte tra l'uomo e l'arte, ma anche da quelle tra l'uomo e l'ambiente. Al disopra di ogni metafora, al disopra ancora delle determinazioni stilistiche di conguaglio delle pseudo esigenze storiche. Per queste ragioni l'autentica arte moderna può aspirare alla novità profonda ed eterna della Maschera, equivalente del Mito. La testimonianza, alla prima e all'ultima opera di Giacomo Manzù.
Orientamenti dimostrativi di i Urbanistica e di Architettura
VITA GIOVANILE TEATRO
SCOMPOSIZIONE DEL PERSONAGGIO La morte di Pirandello ha coinciso, in Italia, con la morte del Teatro con la T maiuscola : infatti Pirandello, ultima espressione del Teatro Borghese, gli ha acceso sotto una miccia e la costruzione tanto elaborata per pia di un secolo è saltata in aria. Ma con poco fracasso perchè, se questa costruzione borghese per noi giovani, prodotti di rivoluzioni dello spirito e della materia, non ha più nessuna ragione di esistenza, per il pubblico, che sarà sempre il giudice ascoltato e obbedito finchè lo Stato non solleverà il Teatro dal dover essere un'impresa commerciale alla ricerca di un attivo, esiste ancora, e la pianta continua a vivere pur con le radici scalzate e la linfa avvelenata dalla dialettica mordente del drammaturgo siciliano a fruttificare malamente rovinando il gusto del pubblico e il suo amore istintivo per il teatro. Tuttavia l'interesse da parte del Regime attraverso la Direzione generale, l'Accademia d'Arte Drammatica, i Guf, e degli artisti e dei letterati è in crescendo: cosa si vuole di nuovo? Non tutti sono d'accordo, chi propone una soluzione, chi un'altra: ma quello che tutti vogliono è, prima di tutto, qualcosa di nuovo, di diverso. Si vuol fare un Teatro di Stato, e il repertorio, gli attori, i registi, gli scenografi? Ma non si costruisce un Teatro di Stato quando non esistano già alcuni buoni Teatri nazionali dai quali poter attingere le forze per uno che rappresenti lo Stato: nel Teatro la spinta è sempre stata dal basso verso l'alto e mai dall'alto al basso, ed ecco che si è pensato di riportare il Teatro alle sue origini. Di ricondurlo cioè al popolo, in mezzo alle piazze : si cita come esempio glorioso il sorgere dei Misteri e della Commedia dell'Arte. In Russia i gruppi operai hanno i loro Teatri con le famose compagnie delle tute blu e il burattino Petrouschka fa furori nelle campagne, mentre in Francia Chancerel, un vecchio «copiar » e i suoi allievi girano per i villaggi recitando frammisti al popolo nelle piazze, mentre i Pageantry, pur senza i voli mistici di un Mac Kay, radunano nelle aperte campagne americane migliaia di spettatori ed attori. Tentativo di introdurre il Teatro nella folla o, mi si perdoni il gioco, la folla nel Teatro: tentativo del quale bisogna prendere atto pur non volendo tracciare programmi ma avendo la chiara coscienza che la creazione è sempre frutto di un atto di volontà. Pirandello, come ha detto Bontempelli, ha lasciato dietro di sè « tabula rasa », un arido deserto che ogni opera teatrale che verrà dovrà conoscere e poter dimostrare d'aver percorso : « il cimitero del personaggio ». Ma nessuno deve pensare di seguire Pirandello nella sua opera che significa distruzione; santa e necessaria, probabilmente, nell'evoluzione del Teatro. Oggi perchè il Teatro non muoia bisogna costruire, sopratutto costruire. Come hanno bombardato l'atomo così Pirandello ha bombardato il personaggio dividendolo in tanti elettroni caricati ad alto potenziale e vaganti nel liquido dell'umanità. Il personaggio si è disgregato, disperdendo i vari elementi istintivi che compongono la sua figura etica, nella massa; uno, nessuno, centomila, massa non in senso quantitativo ma in senso qualitativo, massa di possibilità umane e di potenzialità. Bisogna impadronirsene
di questa massa, plasmarla e lasciarsi plasmare, odiarla e amarla, conoscerla, scagliarla come una colata incandescente sul palcoscenico, fondendolo con la platea in un'atmosfera infocata. Dramma sociale? Si, se per sociale intendiamo dramma che tenga conto di tutti i fattori e non solo politici della nostra società. Non Teatro, dunque, di propaganda politica. Il Teatro, specchio e sublimazione della vita, si è arenato da tempo : riflette se stesso continuandosi in uno
sterile gioco di specchi. Nella società di oggi come in quella di ieri mille sono i drammi di tutti i giorni, degli uomini e dei gruppi di uomini, che anche il Teatro dovrebbe poter far vivere : i Biberkopft doebliniani, il cui dramma è il dramma di tutta una civiltà; che vanno per le vie delle città e delle campagne rintracciando ansiosi anche sul volto degli altri il loro stesso dramma, la Nuova York dospassiana con il suo babelico formicolare e la sua piccola miseria, composizione vertiginosa di drammi, di mondi, di volontà, di pensieri, di sentimenti che attendono il Drammaturgo. Forse si desiderano sul Teatro queste rappresentazioni, forse altre ma non certo quelle che tutt'ora si danno; salotti borghesi ove tutti si danno del « voi », atmosfere sorpassate e morbose.
Alberto Vigevanl
l'ULTIMO '"" ;11tAVVINSKY Ho riudito qualche giorno fa l'ultima opera di Strawinsky: il balletto « Jeux de cartes ». Senza dubbio questa musica è divertente. Ricca melodicamente ed orchestralmente, essa ci presenta il compositore russo veramente come un dominatore della materia musicale. Sembra che Strawinsky abbia voluto dare un saggio della sua abilita musicale offrendo al pubblico un'opera che presenta tutti i pregi tecnici delle altre opere, ma raffinati e limati, direi, e collocati su di un piano esclusivamente musicale, liberati cioè dai problemi e dagli scopi che avevano determinato quelle. Non è, ora, nell'intenzione l'esame particolareggiato di quest'opera; piuttosto, facendo rientrare questa nella produzione strawinskyana degli ultimi anni, vorrei porre un problema, che a me sembra essenziale per la comprensione non solo della musica di Strawinsky ma di tutta la musica contemporanea. Il problema è questo: qual è il valore estetico e storico delle opere dell'ultimo Strawinsky, indipendente dagli elementi tecnici che vi appaiono e dal piacere che ci procurano? Questa musica è evidentemente diversa sia dal « Sacre du primtemps » sia dall'« Oedipus rex ». Quali rapporti presenta da una parte con la precedente musica di Strawinsky, dall'altra con quelle che sono le aspirazioni musicali della nostra generazione? L'attività di Strawinsky com'è noto, si divide in due grandi periodi: un periodo « russo » e un periodo « neoclassico ». Per quanto questa classificazione riguardi soltanto lo schema più generale dell'opera strawinskyana, essa conserva tutta la sua validità: da « Pulcinella in poi il nostro compositore ha abbandonato la musica popolare russa e si è ispirato a modelli classici (Pergolesi, Handel, Fil. Em. Bach, ecc.). Ma nell'attuale produzione, secondo me, siamo su un'altra strada, in un terzo periodo: il musicista rifiuta il neoclassicismo precedente, come aveva rifiutato le melodie popolari del periodo russo; non sceglie più modelli classici, ma si ispira qua e là liberamente a compositori molto vicini alla nostra epoca, a Tchaikowsky, a Rossini, ai valzeristi viennesi, ecc. Liberamente, ho detto, perchè sceglie quei musicisti che gli permettono di sfoggiare tutta la sua fantasia, di spiegare tutti i mezzi tecnici conquistati in trent'anni di lavoro. D'altra parte; ci soddisfa pienamente questa musica? Io direi di no; direi piuttosto che essa ci diverte: quella ricchezza melodica, ritmica, orchestrale, che fa assomigliare quest'opera a una tela variopinta, certi ritmi di valzer, certe buffonesche e bonarie austerità degli ottoni, infine tutte quelle genialissime trovate, di cui solo Strawinsky è capace, hanno veramente il potere di metterci di buon umore. Ma questo non ci basta; noi non ascoltiamo la musica per « passare la serata », l'ascoltiamo come una cosa seria, come un linguaggio che, nella sua infinita purezza, ci deve esprimere tutte le profondità della nostra vita; il divertimento verrà se mai dopo: come elemento concomitante, non come scopo. Pure, ascoltando attentamente questa
musica e confrontandola con le altre opere di Strawinsky, vediamo che, se l'intenzione è di divertire, il suo senso profondo, sia per noi che per l'autore, è ,tutt'altro. Assistiamo, ora, secondo me al terzo atto della tragedia del genio musicale più grande della nostra epoca. • Tragedia? Certo. Inorridiscano pure gli esteti ultra-oggettivisti del circolo strawinskyano, come lo Schaeffner per es., per cui l'arte di Strawinsky è assolutamente « privé d'obsession dramatique ». Per me non si sente l'arte strawinskyana se non si comprende la sua drammaticità. Non è forse tragico quell'arpeggio iniziale del secondo quadro di « Petrouchtza » in cui le due tonalità unite di do maggiore e di fa diesis maggiore, nel loro stridente contrasto, esprimono l'insuperabile dualismo del protagonista, essere dotato di sentimenti umani e marionetta in balla del destino?
Non è tragico quel risveglio potente e sicale è stata guidata da un ideale londoloroso delle forze crudeli della terra nel tano e irraggiungibile; un ideale di clas« Sacre du printemps »? E la veramen- sica purezza, di un piano di pura musite diabolica « danse du diable » nell'« Hi- calità. Questo ideale egli non l'ha mai raggiunto e non lo raggiungerà mai, perstoire du soldat »? Anche l'« Oedipus rex » nelle sue par- chè non lo si conquista dall'esterno, ma ti più belle ci mostra che la tragedia è solo vivendo già in esso si può attuarlo. sentita dall'interno. L'umanità è sem• E questa meta mai raggiunta e sempre, per Strawinsky, in lotta con qual- pre sognata che ha determinato l'inquiecosa che la trascende e la vince. tudine e la varietà della produzione straE questa la tragedia di un roman- winskyana. Hanno torto quindi da un tico? No, è la tragedia di un musicista, lato quelli che vedono l'arte di Strawinche si esprime in ogni sua opera. Per sky attraverso un'estetica romantica, comprendere ciò è necessario tornare un dall'altro quelli che lo fanno diventare po' indietro. un musicista oggettivo. La sua posizione Nelle sue prime opere Strawinsky si è proprio in mezzo a queste due posiziomuove ancora in un ambiente musicale ni estetiche; rappresenta in un modo impressionistico; un impressionismo rav- • grandioso una fase di passaggio, una crivivato da una parte da elementi ritmici si della musica. Ci si rivela così il cae cromatici quali si potevano trovare in rattere tipico del neoclassicismo strawinRavel ed in altri musicisti francesi, d'al- skyano; quello cioè di non essere pura retra parte alimentato dalle fresche sor- torica, ma di non operare neanche all'ingenti della musica popolare russa, secon- terno dell'opera d'arte; esso è solo aldo la tradizione dei « cinque a. l'interno della personalità di Strawinsky, « L'oiseau de feu » è la più chiara è la molla che lo spinge incessantemente. espressione di questo stile. Ma quasi suMa egli sente di non aver attuato il bito comincia la reazione: già in « Pe- suo ideale; sente che fare della storia trouchtza » sono scomparsi gli elementi della musica (per quanto attraverso cadi un impressionismo puro; la musica polavori come l'Oedipus), non vuoi dinon descrive più il tono generale o i co- re fare della musica; la sua capacità lori particolari dell'ambiente, ma assor- d'autocritica è troppo forte per farlo acbe in sè quelli che sono gli elementi mu- contentare di un neoclassicismo. sicali dell'ambiente stesso. Questa era Egli vuol costruirsi una personalità già una polemica contro l'impressionismo, classica; il neoclassicismo non è il classicontro la funzione descrittiva della mu- cismo, la musica pura; rappresenta semsica, che si riduceva in fondo alla vaga pre una forma extra-musicale. Si inizia fissazione dell'impressione soggettiva. An- q uindi un terzo periodo, i cui precedenti che dal punto di vista tecnico, egli rea- si possono trovare già nell'« Apollon Mugisce ai vaghi accordi sfumati di De- sagète », e che si rivela pienamente nelle bussy con armonie irte di dissonanze, ultime opere; un periodo cioè che, stancon melodie tutte angoli e punte, con un do all'intenzione dell'autore, possiamo ritmo cosi potente da diventare a volte chiamare classico, o meglio abbandonanun elemento autonomo, che addirittura do questo aggettivo che conserva sempre riesce a sopraffare gli altri elementi. un significato storico, oggettivo. Non parleremo qui delle altre opere ciel Questa musica non vtol riferirsi ad alperiodo russo; ci basta aver mostrato tro che a se stessa. Ma abbiamo detto quegli elementi di reazione che Strawinche questo oggettivismo è solo nell'insky impiega non solo per una polemica tenzione di Strawinsky. Classico ed ogcontro la musica romantico-impressionigettivo non significano piacevole gioco stica, ma anche per liberar se stesso da di suoni, non significano spersonalizzaquesto ambiente musicale. zione, ma forma musicale in cui si espriImprovvisamente, egli procede a uno mono i valori di un piano musicale puro dei suoi famosi « colpi di timone »; are attraverso questi i valori della persorivato col « Sacre » all'espressione comnalità creatrice. Ciò vale per ogni arte: pleta della sua personalità ed alla creal'oggettivismo non chiede il sacrificio delzione di un capolavoro, cambia strada : la personalità, chiede soltanto che querinuncia alla sua personalità chiudendola sta si esprima solo su un piano artistico nella prigione di modelli musicali clasoggettivo. Inoltre l'oggettivismo non vuosici, e scrive « Pulcinella » balletto « d'ale divertire il pubblico; se il divertimento près la musique de G. B. Pergolesi ». Di è nell'intenzione dell'arte, rimane semqui comincia il suo periodo neoclassico. pre in essa un elemento extra-artistico. Cosa significa ciò? Perchè questa riPerciò, ritornando a « Jeux de cartes », nuncia incomprensibile? Entriamo con non dobbiamo lasciarci ingannare dalqueste domande nell'intimo della tragel'apparente obbiettività di questa musidia strawinskyana. Tutta la sua vita muca, ma dobbiamo vederla nel suo significato polemico. Soltanto, ora Strawinsky non polemizza più tanto contro gli altri quanto contro se stesso. Pare a volte, per esempio, di sentir ritornare motivi di altre opere strawinskyane, ma visti sotto una luce nuova, in un atteggiamento a volte critico, a volte beffardo. Se quindi da un punto di vista puramente estetico quest'opera ci appare senz'altro inferiore a molte altre di Strawinsky, da un punto di vista storico la sua funzione è importante: essa ci mostra l'ideale che ha mosso tutta la sua opera, e la sua impossibilità a raggiungere questo ideale. Strawinsky allora ci appare come il grande anello posto fra la musica romantico-impressionistica e la musica pura, che oggi finalmente ritrova la sua strada; e la ritrova proprio grazie a lui ed alla sua tragica posizione. Egli è quel benefico ciclone che ha spazzato via con forza gigantesca tutta l'estetica dell'Ottocento e del primo Novecento, ma — e q ui si mostra tutto l'eroismo della sua personalità — in questa opera di annientamento ha annientato anche se stesso, sacrificandosi alla musica dell'avvenire. Oggi il musicista sa che la grande musica non si fa nè mettendosi in posizioni romantiche o impressionistiche, nè in posizioni polemiche contro le prime; cioè il piano della musica pura va conquistato solo mettendosi nel proprio interno e trovando in esso la propria personalità. Per opera di Strawinsky è creata una base musicale solida e pulita, su cui compositori della forza di un Hindemit possono costruire le loro forme di pura musicalità. G. Citatomi
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