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Anno I _ Num 4

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NOI VOGLIAMO CHE I GIOVANI R ACCOLGANO LA

NOSTRA

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111 VITA Cl()\1A111LE 111 PERIODICO QUINDICINALE DI LETTERATURA - ARTE - POLITICA

Anno 1

— N. 4

1 5 MARZO 1938 xvt D IREZIONE:

V IA C. PORTA, 2 A MMINISTRAZIONE:

VIA M. AURELIO, 6

M ILANO Conto Corr. Post. n. 3-x3799 Abbonamento annuo L. ro.—

Cent. 50

Fondalore ERNESTO TRECCANI unk

Grazie Mr.Eden... G razie Mr. Eden, Lei ci ha servito abbastanza... E con questa frase che noi possiamo salutare la. definitiva uscita del Sig. Eden dal Foreign Office. N oi crediamo infatti che molti atti d ella politica estera inglese di questi ultimi tempi siano stati benefico stimolo all'evolversi completo dello spirito nazionale italiano. Quale effetto produsse infatti in Italia la presentazione a Ginevra, da Parte di Eden, del memorandum del 22 gennaio 1Q36, che provocò la manovra ginevrina? Quale fu l'effetto prodotto sul popolo italiano dal formidabile concentramento nel Mediterraneo delle 144 navi da guerra inglesi? L'effetto fu uno solo, e non fu certamente quello auspicato dal Ministro d egli Esteri britannico. Q uesta coalizione di .Stati e questa incomprensione dei diritti e dei bisogni del nostro popolo provocarono una Più forte, una saldissima coesione nel Paese, una assoluta comprensione della necessità di combattere e di vincere. Mai come in quelle 'giornate eroiche il popolo italiano fu veramente u nito. Prova sicura ed ardente: la. donazione delle Fedi sull'Altare della Patria! Di fronte al Mediterraneo invaso da u na flotta estranea, il popolo italiano sentì più che mai l'orgoglio e•il dovere di non permettere che la Via. Maestra di Roma divenisse la scorciatoia di un altro impero! Si desiderava all'estero che le difficoltà economiche dividessero il popolo italiano e minacciassero il Partito Fascista. N on si erano ancora persuasi che Partito e Nazione erano una cosa sola, che indissolubile era dal cittadino italiano la camicia nera! E ciò che è più interessante è che qui in Italia sentirono la realtà di questa situazione anche quelle poche persone che ancora erano miscredenti, anch'esse compresero fi nalmente che l'Italia era una, Nuova, una Grande, una. Potente Italia. Forse la Lega delle Nazioni, se non fosse stata spinta da Eden a. commettere il fatale errore di condannare l'Italia, oggi non sarebbe un cadavere Putrefatto, trascinerebbe ancora la sua vana esistenza e c,ontinuerebbe ad apparire agli ingenui come l'unico m ezzo per mantenere la pace e per attuare la giustizia internazionale.' Grazie, Mr. Eden, per avere contribuito, proprio contro la vostra volontà, a togliere il mondo da questo inganno! E non è forse stata la politica errata di Eden ad allontanare dall'Inghilterra il mondo arabo? La politica fascista non fu mai rivolta contro l'Inghilterra, ma. fu una Politica indipendente, autonoma, e come tale venne a cozzare contro chi cercava. di sottometterla o di deviarla• Gli interessi italiani nel Mediterraneo erano e sono concomitanti con gli interessi inglesi, prova ne è la concorde politica italo-inglese fino allo scoppio della questione abissina, Prova ne fu anche il gentlement's agree-

ntent del 1937 che, se finora rimase lettera morta, non fu certo per nostro m alvolere. La caduta di Eden non significa solamente la caduta di un Ministro, ma significa la fi ne di un modo di valutare l'Italia. A Londra si continuava a. giudicarci una piccola Potenza mediterranea ed è su questa falsa concezione che si imperniava la politica del Ministro degli Esteri inglese. Con

lui sono e rimangono i vari Lloyd George e Churchill, che hanno sempre dimostrato (vedi Versailles) quale sia la loro opinione sulla nostra Italia. Eden, massone, giocava sulla mentatità di questi conservatori, abituati a trattare i nostri rappresentanti come veniva trattato nel 1922 l'on. Schanzer, nostro !Ministro degli Esteri, che doveva aspettare a Londra parecchi giorni prima di essere ricevuto da Lloyd George. Oggi invece anche i partiti conservatori si sono fi nalmente accorti della realtà della situazione. L'Inghilterra

si avvicina all'asse Roma-Berlino conscia che questo non è un blocco delle cosidette dittature, ma che è un asse avente per poli due grandi potenze destinate a portare il loro validissimo contributo nella storia europea. Viene a trattare con Roma su un nuovo piano, sul piano imperiale sul quale Roma decisamente ed irrevocabilmente si è posta. In questa nuova atmosfera verranno prospettati gli interessi ed i bisogni dei due popoli e verranno iniziate le discussioni che speriamo feconde. Antonio Bruni

LA POLITICA DELL'INGHILTERRA verso i paesi arabi Un grande impero arabo che comprendesse, oltre la penisola arabica, la Palestina, la Siria, la Transgiordania e l'Irak, che si stendesse da Alessandria a l'Hadramaut e dal Mediterraneo a Kanikin nell'estremo est irakeno, ecco il progetto che negli ultimi tempi della guerra mondiale aveva formulato Lawrence e che il Foreign Office aveva approvato, il progetto che solo per poco non divenne realtà. Per assicurare stabilmente all'Inghilterra il controllo della via terrestre dell'India, il controllo del Mediterraneo orientale e del vicino Oriente era indispensabile, secondo Lawrence, aiutare le aspirazioni nazionaliste panarabe a capo del nuovo impero sarebbe stata posta la dinastia hashemita che regnava sull'Hegiaz: il re Husein era un buon amico ed un prezioso alleato e l'Inghilterra avrebbe potuto tranquillamente esercitare la sua tutela sul grande impero arabo. La dichiarazione di Balfour sul focolare nazionale ebraico in Palestina provocò le prime difficoltà: gli arabi, e lo stesso re Husein, non volevano riconoscere una particolare situazione palestinese rispetto agli altri territori. Poi il tentativo di Feysal, uno dei figli di Husein, di assumere il potere in Siria falli davanti all'azione francese. Feysal. fu messo dall'Inghilterra sul trono dell'Irak, ma Siria e Palestina erano oramai escluse dai progetti inglesi di unificazione panaraba. Perchè occorre dire che all'idea panaraba i dirigenti della politica inglese non avevano ancora rinunziato, sia pure con un'altra forma e in proporzioni più modeste. Si pensò ad un califfato di Husein che doveva regnare su tutta la penisola araba, mentre i suoi figli Ahdallah e Feysal avrebbero regnato rispettivamente sulla Transgiordana e sull'Irak : una specie di stato federale in famiglia. Husein fu proclamato califfo nel 1924. Ma intanto nell'interno della penisola il movimento tvahabita si estendeva sempre più : Ibn Saud diveniva per Husein un rivale pericoloso; tanto più che l'Intelligence Service indiano, che era stato un po' lo scopritore » ciel capo beduino e che lo aveva aiutato nei suoi disegni di espansione finanziandolo a più riprese, ora si schierava contro le idee di Lawrence che per un certo tempo avevano dominato incontrastate a Downing Street. La politica filo-hashenita era considerata una follia e l'unica forza veramente vitale su cui poter contare, duella waltabita. Di fronte al contrasto che divideva gli stessi « esperti » del mondo arabo, i dirigenti della politica inglese temporeggiarono. A Husein si dettero assai più parole che aiuti e quando scoppiò nel 1925 il conflitto tra Ibn Saud e Httsein, i due re erano ugualmente finanziati dall'Inghilterra. Dopo la vittoria di Ibn Saud e la fuga di Husein parve a taluno in pericolo la vantata tutela inglese nel

vicino Oriente ed in realtà Ibn Saud minacciava le frontiere della Transgiordana e dell'Irak e si mostrava assai indipendente nei riguardi dell'Inghilterra. Di fronte a questo nuovo stato di cose, la politica inglese mutò radicalmente indirizzo : abbandonate le concezioni panarabe lawrenciane, fu la tesi dell'Intelligence Service indiano a trionfare, tesi che sosteneva la necessità di dividere per poter comandare : divide et impera. La sicurezza inglese nella zona araba non doveva essere garantita dalla esistenza di un impero omogeneo e sotto tutela ma dalla esistenza di innumerevoli rivalità e discordie tra i vari paesi arabi, rivalità e discordie che indebolendoli li avrebbero dati in mano all'Inghilterra. Così si cercò di rafforzare i sultanati indipendenti del Golfo Persico e dell'Hadramant contro Ibn Saud : così sopratutto si cercò di fare dello Yemen e dell'Imam Yahya un contrappeso alla crescente potenza del capo beduino. Intanto 1'Irak, dopo l'insediamento delle compagnie petroliere inglesi, poteva esser dichiarato indipendente : Downing Street sapeva bene di poter esercitare in qualunque momento una sufficiente pressione su quel paese per farne un'ottima pedina nel suo giuoco. In Palestina i contrasti tra arabi ed ebrei, immigrati sempre in maggior numero, si approfondivano ogni giorno più, senza che la Potenza mandataria facesse nulla per appianarli; e Ahdallah restava a far da sentinella contro Ibn Saud nella Transgiordania, cullato dalla speranza, periodicamente i nstillatagli, di una più grande corona. In complesso sembrava che la politica del « divide et impera » avesse portato buoni frutti. Vi erano certamente diversi ostacoli; tuttavia l'Inghilterra poteva giocare la sua partita nello scacchiere del vicino Oriente con una certa sicurezza e senza grandissime difficoltà. Ma negli ultimi tre anni un vento di fronda ha cominciato a scompigliare i pazienti piani inglesi. Dapprima Ibn Saud è riuscito a mettersi su per giù d'accordo con l'Imam Yahya. Poi, con la morte del re Feysal, gli elementi più nazionalisti e meno ligi all'Inghilterra hanno preso il sopravvento nell'Irak. Intanto con la sua condotta nella q uestione abissina l'Ltghilterra perdeva moltissimo del suo prestigio agli occhi degli arabi. Poco tempo dopo, tre paesi arabi che l'Inghilterra aveva negli ultimi tempi cercato di separare si univano in un patto di fratellanza araba : l'Arabia saudita, l'Irak e lo Yemen. Si pensi che Ibn Saud è stato quello che ha detronizzato e cacciato dall'Hegiaz il nonno d ell'attuale sovrano dell'Irak e che lo stesso Ibn Saud ha fatto due volte g uerra all'Imam dello Yemen, e si misurerà l'importanza, oltrechè politica,

morale e psicologica di questo fatto. Infine, dopo lunghissime trattative, negli ultimi mesi del '37 veniva concluso il Patto Orientale tra Turchia, Irak, Persia ed Afghanistan. Con questo patto l'Irak, ormai sempre più svincolatosi dalla ex-mandataria Inghilterra, si accosta alla Persia e al governo di Riza Shah Pehlewi, di cui sono note le tendenze scarsamente anglofile e assai indipendenti. Nello stesso tempo l'Inghilterra si finisce di alienare le ultime simpatie degli arabi con la sua azione assai poco chiara in Palestina e con le sue repressioni nell'Hadramant. Decisamente, l'influenza inglese nei Paesi Arabi del vicino Oriente è in crisi, in una crisi assai grave, crisi di sistema. I vari paesi arabi hanno capito il gioco inglese di dividerli per poterli controllare e si sono uniti — vedi Patto di fratellanza araba; hanno capito che l'Inghilterra si serviva di loro per i suoi fini ed hanno resistito — vedi neutralità di Ibn Saud e dell'Imam Yahya nel periodo delle sanzioni; gli arabi palestinesi hanno capito che si cercava di turlupinarli ed hanno puntato i piedi. Gli Arabi non si presteranno più così facilmente ai desideri inglesicome pel passato. Ora l'Inghilterra si trova nel vicino Oriente in una serie di gravi pasticci : torbidi palestinesi, perdita di prestigio nella penisola araba ed in Irak, scarsa sicurezza della costa orientale mediterranea e del Mar Rosso, il controllo della via terrestre per l'India q uasi perduto : non è certo una situazione delle più rosee. E non ci sembra nemmeno che il sistema del pugno di ferro e della azione « manu militari » che ora si cerca di rincominciare ad usare — forse per reazione dopo le delusioni che ha dato la diplomazia inglese verso gli arabi in questi ultimi tempi — sia proprio il più adatto per chiarire questa situazione. Non bisogna dimenticare che gli inglesi hanno assai più bisogno degli arabi di quanto gli arabi abbiano bisogno degli inglesi. La conclusione è ovvia. C'è una tendenza nella opinione pubblica inglese e non soltanto inglese che vorrebbe attribuire tutto questo all'Italia e alla sua propaganda nei paesi arabi; ma questo ci ricorda un po' « je suis tombé par terre, c'est la fante a Voltaire » : è realmente urr farci troppo onore. Certo l'azione italiana in Abissinia ha contribuito assai alla diminuzione del prestigio inglese nei paesi arabi ma non tanto per sè quanto per l'inutile opposizione e i vani urli degli inglesi, sdegnati di vedersi portar via un boccone che credevano riservato alla loro tavola. La colpa quindi è piuttosto inglese che italiana. Quanto alla propaganda, non è davvero colpa nostra se gli arabi preferiscono i sistemi di provvidenze a loro favore che abbiamo adottato in A.O.I. ai bombardamenti inglesi nell'Hadramant o alle repressioni in Palestina. Clemente Astorri

C[RTI CRITICI Un articolo di critica, che sia firmato o no, esprime pur sempre l'opinione personale di un competente; ma poichè i giornali si rivolgono al pubblico e il critico appartiene ad un giornale, l'opinione di chi scrive diventa la tendenza che si vuole consigliare e far assorbire al pubblico. Da questo viene ad essere manifesta la somma importanza assunta dalla critica, ma anche quale e quanta sia la responsabilità che gravita su chi ha un compito così delicato. Purtroppo questa responsabilità è volentieri assunta, ma poi terribilmente trascurata. Voglio parlare di certi critici d'oggi, e in particolare di quelli musicali. Non tutti coloro che si recano a teatro sono proprio competenti, e quindi sentono il bisogno di trovare nel giudizio di uno « che la sa lunga » un appoggio e un indirizzo sicuro. Proviamo a leggere, dopo una prima alla Scala, gli scritti del famoso A, del terribile B, dell'incontentabile C; i più disparati pareri verranno a porre in imbarazzo il povero lettore, poichè uno esalta cid che l'altro demolisce e che il terzo giudica passabile. Giusta la libertà di critica, giusto il rispetto delle varie opinioni, ma non esageriamo! Possibili certe discordanze su giudizi fondamentali, possibili certe dimostrazioni delle proprie tesi (ma per non non dire dei propri torti) attraverso considerazioni pretenziose, basate magari su citazioni errate? V'è però di peggio: a volte alcuni di questi autorevoli signori si mettono d'accordo (e quando si tratta di certo genere d'intesa l'accordo è presto fatto), formando una vera e propria cricca ostile a una data persona o a una data opera; e allora per i colpiti è la fine: diventano dei veri capri espiatorii, strumenti di chissà quale riposto rancore. Qualche cosa di simile accade, a mo' d'esempio, per il nostro massimo teatro lirico: apparve nella passata stagione il tenore Lugo e la critica fu una volta tanto concorde nell'attribuirgli (bontà sua!) il merito di cantare come ben pochi oggi sanno cantare. L'abbiamo risentito quest'anno e, salvo qualche lieve incertezza nel Mefistofele, e un incidente più che altro fisico alla prima dei Pescatori di perle, c'è sembrato ancora quello, cioè bravissimo; ma altri sono stati d'altro parere, ed ecco Lugo sommerso in critiche sproporzionate ed ingiuste... Libertà di giudizio. Non basta. Perchè screditare il valoroso maestro Capuana, che ci ha dato una Carmen tutt'altro che trascurabile?... E quelle acide considerazioni sull'eccesso di scenografia in Sadko (dico sulla quantità e non sulla qualità, che sempre può essere discutibile), nonchè sulla preponderanza dei balli? E non parliamo di certe solenni cantonate di qualche critico sulla musica di Rimski-Korsakoff! Lascio trarre le conclusioni al lettore: per conto mio dico che egli non avrebbe torto di domandarsi se, demolendo successivamente e l'opera e il maestro e lo scenografo e l'artista, non si miri sopra tutto a colpire altra persona. E qui s'inserisce una questione molto più vasta e generale: possibile che in regime fascista, dove tutto è regolato nell'interesse di tutti, possa essere tollerato che un critico infierisca su una persona senza che ne debba rispondere quando sbaglia? Può essere tollerato che uno, per il fatto di disporre d'un giornale, dica bianco al nero o viceversa, semplicemente perchè vede nero dove gli altri vedono bianco. o per congenito difetto di vista o per altro motivo? Non è questo un avanzo degli abusi del quarto potere? Anche ammesso che un critico sia in perfetta buona fede, deve essere permesso alla sua insufficienza di dare giudizi che possono rovinare ingiustamente una persona o un'opera? I critici, se autori essi stessi, debbono sapersi spogliare delle proprie formule, giuste o errate che siano: la critica deve essere oggettiva, priva di secondi fini, libera da preconcetti, decente, coscienziosa. Ernst


Estetica Manzoniana E un uso corrente quello di svalutare quilibrata insieme, senza esaltazioni mitutto ciò che è romantico come opposto stiche dell'attività artistica e senza riduallo spirito dei nostri tempi, alle ideali- zione di questa ad un'intuizione priva di tà ed alle concezioni nuove: tendenza scopo, inquadrante l'arte nel complesso ottima, se mira a bollare le romantiche- delle operazioni umane con occhio misurie decadenti con le quali non vogliamo rato e cristiano. L'utile di cui egli parla aver nulla a che fare, ma certo assai esa- infatti non è l'utile pratico, didascalico, gerata e fuor di luogo, se si ostina a ne- e nemmeno il piacere edonistico; è l'argare quanto di vitale, anzi di ancor og- ricchimento, la valorizzazione dell'io, delgi attuale, v'è stato nel movimento ro- la personalità umana; il vero non è il mantico (l'epiteto di ultraromantico da- vero universale, ideale, e nemmeno quelto ad un tipico poeta d'oggi, Ungaretti, lo rigidamente e puramente concreto, dal Petralia non mi sembra errato), so- storico, ma il vero « umano », cioè il pratutto dal punto di vista della filosomondo psicologico, sentimentale, che cofia dell'arte. stituisce la realtà di un essere così conVeramente l'importanza del romanti- creto e complicato come è l'uomo. L'interessante poi non va confuso neppur escismo sotto tale aspetto non è mai stata discussa; basta leggere le storie estetiche so con il piacere, l'allettamento morbodi Croce e dei Crociani per persuadersi so, I'assecondamento dell'istinto; i'inteche essi hanno chiara coscienza della de- resse estetico è un piacere nobile e puro rivazione delle loro teorie artistiche da che è legato alla contemplazione artistiquelle della corrente idealistica romanti- ca, sintesi a sua volta non di immagine ca; ma questo è appunto il difetto criti- e fatto storico, nè di immagine e idea pura, ma di immagine e fatto umano. co che mi sembra si debba osservare. Si è ridotto, in. questo campo, il romantici- Ecco allora che il poeta può a buon dismo vivo, quello capace di sviluppi mo- ritto entrare nel campo della storia, non derni, alla grande e senza dubbio note- per esaminare e cantare in' versi, come volissima corrente sviluppatasi nell'am- Lucano, dei fatti avvenuti, bensì per cobiente idealistico, kantiano, tedesco, tra- gliere al di sotto di questi l'anima umascurando la teorica estetica latina. Se il na, gli eterni sentimenti che li hanno danno non è molto grande per quella ispirati, i riflessi su altri uomini, i drammi intimi con loro connessi: come vediafrancese (sia la « Théorie du grotesque » mo nei Promessi Sposi, dove il fioo è inche la concezione parossisticamente lirica di poeti come De Vigny e De Musset terpretato nel suo intimo alla luce dei non potevano essere correnti estetiche fatti storici e « vissuto » secondo questa durature), non così si deve dire per l'e- interpretazione dai personaggi, che riestetica nostra, che ha avuto in quel tem- scono per questo uomini vivissimi e napo uno sviluppo eccezionale, e sopratut- turali, e perciò storici. Ecco allora che ancora il Poeta può to ha trovato uno studioso che ha apsorgere a difendere la moralità dell'opeun e la sua teoria da poggiata derivata capolavoro come I Promessi Sposi : Alessandro Manzoni. Perchè l'estetica romantica vera e propria per molti si riduca a Fichte, Schelling, Hegel e Humboldt, con i minori della stessa scuola, è presto detto: basta ( Conlinua7ione) pensare che l'arbitro della filosofia dell'arte nei giorni immediatamente preceContinuazione allo studio su Disraeli, denti ai nostri metteva, come indispen- considerato come lavoro di storia, è il sabile base metafisica alle sue teorie ar- volume «Edoardo VII ed il suo tempo». tistiche, « la dimostrazione dell'irrealtà Come nell'opera sull'insigne statista del mondo fisico... ammessa da tutti i fi- viene trattata ampiamente l'epoca vittolosofi ». (Breviario di Estetica). Eviden- riana, in questa è analizzato il periodo temente simili concezioni trovano i loro della storia dell'Inghilterra che va dagli precedenti proprio in questo romanticiultimi giorni della Grande Regina alla smo tedesco, che elevava l'arte fra i morte di Edoardo VII, periodo che pre« momenti », più o meno trascendenti, para l'avvento di tempi nuovi ed in cui dell'io, nella creazione di sè e del mon- si inizia un mutamento ed uno sconvoldo oggettivo. gimento che si accentua durante il reOra oggi, quando si vuole contrap- gno di questo sovrano. Il libro di Mauporre all'estetica crociana un'altra, più rois tratta ampiamente della politica inaderente al nostro spirito latino ed alle glese del tempo ma in modo geniale, esigenze della nostra epoca fascista, ac- senza mai stancare il lettore, avvinto da cade non raramente di cadere in puri un modo di narrazione e da uno stile giochi di parole, pretendendo di fissare brillante e piacevole che ne tiene semcanoni poetici senza basare lo studio delpre desta l'attenzione. Edoardo è la fil'arte su salde concezioni metafisiche e gura che domina in mezzo ai diversi gnoseologiche, mentre se un merito ha eventi e che esercita la sua opera di ill'idealismo è quello proprio di tirare in luminato sovrano moderno castituzioogni campo con logica ferrea le consenale senza provocare urti con il Parlaguenze dai primi fondamenti. mento. Storico imparziale, Maurois si Il nome di Manzoni ho preso per con- studia di essere equo ne' suoi giudizi, e trapporlo appunto all'idealismo estetico; nel presentare diverse situazioni si atnon solo a quello tedesco della sua età, tiene alla corrispondenza di uomini di ma anche, adeguatamente sviluppatane Stato, dando così alla sua opera un cala concezione dell'arte, all'idealismo che rattere di lavoro serio e preciso. Lettedall'altro si è evoluto. Non ridurremo rato e romanziere, in alcuni capitoli dà così il romanticismo letterario nostro all'esatta visione della letteratura del mola produzione di poche opere di valore, mento, degli scrittori allora in voga, e a un movimento di importanza politiaccennando anche agli autori drammaco-sociale; ma ne faremo anche l'iniziatici. tore e il propugnatore di un'estetica ita Dal sommario esame dell'opera di liana, riattacantesi più fedelmente di Andrè Maurois (esclusa la biografia del quella idealistica alla tradizione del Vi- Lyantey, che non m'è riuscito di troco, e capace di dire oggi una parola di vare), possiamo osservare che egli scegrande peso su problemi di interesse fonglie, per scriverne la vita, personalità damentale, come quello dei rapporti fra che, sia nel campo politico, sia in quelarte e filosofia, arte e storia, arte e mo- lo letterario, soddisfano il suo istinto ralità. di romanziere. « Può una biografia, diLa ripresa dell'A delchi, che, malgrado ce ancora lo scrittore negli « Aspects i suoi difetti lirici, ha tanto consenso sude la biographie », dar luogo ad una scitato nel pubblico milanese, è una ristoria continuata ed interessante come prova non solo del genio di Manzoni, ma un romanzo? Questo dipende dai terni anche della esattezza di certe sue visioni scelti. La storia di Disraeli presenta eestetiche. Prima infatti che un esagerato sattamente tutte le caratteristiche di un rigore critico, accoppiato a un inaridiracconto delle « Mille e una notte ». E mento del suo senso artistico, gli facesse un racconto perchè la fiducia e l'audapronunciare la condanna (o creduta tale) cia finiscono per trionfare; non manca del romanzo storico, ne aveva mostrato, nemmeno la buona fata che è la Regina così come della tragedia a sfondo storiVittoria... ». camente vero, la possibilità e l'efficacia Maurois ci presenta generalmente un poetica non solo con l'opera ma anche uomo celebre da l'infanzia sino alla teoricamente. morte seguendo un ordine cronologico I tre canoni estetici manzoniani sono, che risponde ad una necessità di realtà come si sa, riassunti nella formula « L'u- storica ma che nello stesso tempo avtile per iscopo, il vero per soggetto, l'invince il lettore perchè non gli dà nesteressante per mezzo » (z• ediz. della suna anticipazione sugli avvenimenti lettera al March. C. D'Aieglio); formu- che seguono. In tutta l'opera sua l'autola che ad un esame superficiale parrebbe re ricerca, come è stato già osservato, piena delle vecchie concezioni estetiche, la verità con tutti i mezzi di cui disporisalenti fino ai filosofi greci: pragmatine, ma è sopratutto artista perchè consmo, edonismo, mimesi, intellettualismo cilia la realtà con il desiderio della beldell'arte; e che invece, illuminata dalle lezza. Questi due concetti, che possono lettere del Poeta al Fauriel, dal Dialogo talvolta sembrare in contrasto fra loro, dell'Invenzione e da altri scritti, rivela si riuniscono sotto la sua penna geneuna concezione poetica nobilissima ed rando una vera opera d'arte.

ra d'arte, senza fare del gretto moralismo alla maniera di altri cristiani, e insieme condannando chi, in nome dell'autonomia dell'arte, e della superiorità di questa sulla morale comune, giudica artistiche le più turpi e allettanti rappresentazioni del vizio.

vi dissidii, la Società delle Nazioni, la conquista dell'Etiopia da parte dell'Italia, ed infine il dramma di Edoardo VIII. L sopratutto nello svolgere queste situazioni che l'autore dimostra di essere uno storico imparziale che non si lascia trasportare o da sentimenti perDuplice ordine di argomenti ha qui il sonali o da ragioni politiche. Manzoni: intanto distingue il fatto artiLa lingua perfetta e il concatenarsi stico nella sua essenza dal fitto nelle sue dei fatti che danno luogo ad una sintesi origini e nei suoi sviluppi e rapporti, armoniosa rendono la lettura avvincenmostrando l'intima connessione che sotto te. Bellissimo il capitolo sulle Univertali due aspetti l'arte ha con la morale sità del Medio-Evo in cui l'autore rie(in quanto cioè è opera di un uomo e devoca la cultura del tempo; drammatico stinata ad uomini); inoltre, proclamando il quadro di alcuni personaggi, come la la « verità umana » soggetto della vera regina Elisabetta e Maria Stuarda, nel poesia (e della vera arte), condanna tut- quale si ritrovano le doti caratteristiche te le rappresentazioni di un vizio iperrea- del Maurois biografo e romanziere. listicamente descritto, come antiumano. Daniel Rops, nel settimanale letteraE anche riguardo all'amore, le sue parole rio francese « Candide », facendo la crisono d'una saggezza veramente latina e tica alla « Storia d'Inghilterra » osserva cristiana, allorchè, sempre appellandosi che il grande successo ottenuto Oltreall'umanità del sentimento poetico, riManica da questo libro è dovuto al fatfiuta come artificiali le esagerazioni di to che l'autore assume, verso un avvequegli scrittori e artisti che hanno fatto nimento storico che viene diversamente dell'uomo solo un amante, dell'amore interpretato in Francia o in Inghilterl'unica e sempre dominante passione : e ra, il punto di vista inglese. Che gransl che non c'era ancora stato Freud con de sia la simpatia del Maurois per il le sue teorie del tutto sesso! (É pur vero popolo britannico non si può mettere in che nella scuola preromantica tedesca dubbio, ma quello che maggiormente teorie del genere erano affiorate). risalta è la profonda conoscenza di cauIn conclusione, la poetica Manzoniana, sa che permette all'autore di giudicare e per estensione la sua estetica, conve- con equità; conoscenza che non è dovuta solo a studio e a letture ma sopranientemente studiata, potrà fornire soluzioni e chiarire almeno molti aspetti, tutto ai soggiorni fatti dall'autore in Ina problemi oggi tanto discussi, portando ghilterra, i quali gli hanno dato la posnelle discussioni estetiche (e ce n'è vera- sibilità di avvicinare e di capire magmente bisogno) il valore del suo genio, giormente l'anima del popolo di cui l'esperienza di artista e di poeta, una sa far risaltare anche i difetti, evitando salda concezione unitaria metafisica, e così di lasciarsi trasportare da una simuna buona dose di buon senso e di buon patia che potrebbe nuocere alla sua opegusto : oltre il suo carattere di italiano ra di storico. e di cristiano. Si sente che, scrivendo la « Storia Franco Castellani d'Inghilterra » Maurois tiene sopra tutto a far conoscere lo spirito di una nazione perchè da questa conoscenza vengano eliminate difficoltà dovute ad incomprensione e agevolati i rapporti fra i popoli, mentre nel dedicarsi allo studio della BIOGRAFO E STORICO vita di uomini illustri egli mira, sia a riabilitare uno scrittore che non gode Nel ciclo di lezioni tenuto a Cambrid- presso molti lettori della considerazioge, egli ha trattato questo argomento, ne che merita, sia ad esaltare la figura dimostrando la possibilità della conci- di un personaggio insigne che può esseliazione fra scienza ed arte. Raccolte in re di esempio e di incoraggiamento per volume, queste conferenze presentano coloro che lo studiano e lo ammirano. un vivo interesse per chiunque voglia « II culto degli eroi, dice Maurois, è dedicarsi ad uno studio sulla biografia vecchio quanto gli uomini. Propone loin generale; della quale, nel libro già ro degli esempi elevati ma non inaccescitato, egli dice: « Noi esigiamo da lei sibili, sorprendenti ma non incredibili, gli scrupoli della scienza, gli incanti doppio carattere che lo rende la più dell'arte, la verità sensibile del roman- persuasiva forma d'arte... ». zo e le sapienti bugie de la storia ». Amalia Meli Lupi di Soragna Con questa rapidissima rassegna dell'opera del Maurois biografo abbiamo notato che i temi da lui prescelti si riferiscono alla storia ed alla letteratura inglese, che egli dimostra di conoscere The Hungarian Quarterly profondamente; per questo dedica, pur (inverno 1937-38) essendo francese, il suo primo lavoro S. DucGAN - L'influenza americana nella culdi storia alla nazione ed al popolo per tura e nell'educazione. il 'quale ha maggior simpatia. Prima del 1914 l'affluenza degli studenti Ora, lo scrivere la « Storia d'Inghil- europei alle Università americane era miniterra » come egli ha fatto; abbracciare ma; numerosissimi invece gli studenti americani che venivano nelle università europee e interamente l'evoluzione di un paese specialmente nelle tedesche. Scarsi erano gli mantenendosi imparziale sia nel campo scambi di professori, nulla la collaborazione religioso come in quello politico; trat- di studiosi americani alle pubblicazioni scientare il tutto in una forma piacevole che tifiche internazionali, e nullo l'apporto della alle arti, alla musica, al inviti alla lettura, è cosa assai difficile cultura americana teatro ed alla letteratura. e rischiosa per qualsiasi autore; ma La partecipazione degli Stati Uniti alla Maurois ha superato brillantemente que- grande guerra valse ad attirare sull'America ste difficoltà, creando un'opera che pre- l'attenzione di tutti i popoli europei, specialmente ammirati per la perfetta assistenza masenta un alto interesse storico e lette- teriale, medica e spirituale di cui godevano i rario. due milioni di uomini venuti in Europa. TerFin dal principio del lavoro egli ci minata la guerra gli S. U. si disinteressarono mostra che l'Inghilterra, pur avendo un di tutti i problemi sorti con i trattati di pace, una politica di isolamento, che nocpopolo formato dallo stesso miscuglio adottando que al loro prestigio. etnico di altre nazioni europee, ha caRimase però nelle nazioni europee la curiorattere tutto suo particolare e ha dato sità di meglio conoscere la civiltà americana, al mondo istituzioni che, come il Par- e negli americani il desiderio di una più vasta intellettuale con l'Europa. Si lamento, sono sua genuina creazione. collaborazione ebbe così un intenso. scambio di studenti fra Gran parte di queste istituzioni si sono i due continenti: nel 1931 vi erano nelle uniformate senza scosse violente e si sono versità e nei collegi degli S. U. più di 10.000 ed e poi diffuse nel mondo intero. Maurois studenti stranieri, mentre cospicua era Franl'affluenza di universitari americani in studia il fenomeno riferendosi a quella cia, Inghilterra, Germania ed Austria. L'Isti• « libertà inglese » dovuta alla potenza tuto per l'Educazione Internazionale di New della flotta, all'abitudine presa dagli York dà aiuti e consigli sugli studi e sui sia Paabitanti delle campagne di amministra- stemi educativi esteri ed americani; rigi una Casa Internazionale riunisce gli sture i loro comuni, ai compromessi a cui denti stranieri colà residenti e l'organizzaziovenivano sempre le classi dirigenti con ne americana delle case degli studenti è prele classi più umili per risparmiare ri- sa ovunque ad esempio. Lo scambio di professori fra gli Atenei dei volte e moti sediziosi ed in seguito alla due continenti è tuttora assai limitato, ma soforza della tradizione, al senso di disci- vente istituti di cultura americani invitano i plina, al rispetto delle istituzioni; tutte professori più noti ed anche uomini di govercaratteristiche, secondo l'autore, del po- no a tenere corsi di conferenze ed a parteciscientifici. Alle università di polo inglese. La Riforma protestante è pare a congressi Londra, di Oxford, di Parigi e di Berlino soconsiderata come uno dei momenti più no state istituite cattedre di storia e di diritto salienti della storia d'Inghilterra per- americano, e la Fondazione Carnegie della chè, sebbene provocata dal capriccio di Pace ha dotato molte capitali di Europa e dell'America del Sud di ricche biblioteche con Enrico VIII, è una crisi della coscienza libri sulla storia, letteratura, economia e quedel popolo e l'inizio del nazionalismo stioni sociali americane. Negli S. U. esistono britannico. l'Associazione nazionale di Ricerche e l'AsPer mezzo dello studio del passato sociazione delle Società di cultura, che collaborano attivamente con le corrispondenti AsMaurois ci spiega lo spirito dell'Inghil- sociazioni internazionali; la Fondazione Roterra presente e la sua politica. L'epoca ckefeller fa affluire negli S. U. medici di ogni vittoriana e l'epoca attuale sono oggetto nazionalità, a cui vengono offerti i più larghi di considerazioni particolari. Vengono mezzi di studio, e con aiuti finanziari promuove istituzioni consimili nei paesi stranieri. In• trattati argomenti ancora scottanti; la fine le riviste scientifiche americane sono ogsedicente « Pax britannica » sorta dal gi fra le più stimate. trattato di Versailles, causa solo di gra1. c.

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PROSE DI CONTEMPORANEI e Trattoria di Paese s di Guelfo Civinini e « Maria Zef s di Paola Drigo. L'avvicinare questi due libri non è nuovo: li confrontò tra molti l'ultimo Premio Viareggio. E il premio fu aggiudicato al primo. Non ricordo quello che se ne disse allora: per me l'accostamento ora è casuale; viene dal fatto che ho appena finito di leggerli e che mi hanno lasciato risonanze diversissime di paesaggi, di moralità, di stili. Del mondo di Maria Zef, sorto, sviluppato e compiuto con un solo perchè, quello di dar vita alla sua tragedia, resta un'impressione cupa e coerente: ci ritrovate il chiuso della sua baita in inverno, il chiuso delle gole tappezzate di abeti neri, quello della vita ottusa dell'uomo, Barbe Zef. È lo zio di Maria; e dalla morte della mamma, dal temporaneo allontanamento della sorellina in un ospedale della valle, ella è costretta a subirlo, d'inverno, lassù; non violento dapprima (la tragedia avrebbe avuto la valvola della retorica per colorirsi) ma bestia. E la ragazza finisce con colpirlo nel sonno, con la scure, per l'ossessione che anche la sorella sia devastata da lui. Il racconto non conosce distrazioni: indispensabile, necessario, esso esige sin dalle prime pagine il crudo epilogo: e vi arriva senza ostentazione. Ecco un romanzo, se scriverne significa creare un mondo di fantasmi e legarci alle loro vicende al punto che il libro si legga d'un fiato, interessati dei fatti senza avvertire la fatica dell'autore nella pagina preziosa o nella frase ben fatta. Qui la evidenza della montagna risulta solo a lettura finita dalle passioni stesse del racconto: è una evidenza atroce e ci fa pena che Paola Drigo nella sua opera migliore abbia dovuto evocare un ambiente così sconsolato e immondo. Eppure la simpatia ch'ella ispira va proprio all'onestà con cui ha portato fino in fondo la sua amara ispirazione. Io non so se il romanzo sia la forma più moderna e più bella: si può preferire la contemplazione fervida di quello che ci sta intorno, di fuori, anzichè la creazione di un mondo, logico come tutte le creature dell'uomo e quindi artificioso. Certo un libro come e Maria Zef s può essere pensato a occhi chiusi, lasciando che l'ispirazione si sviluppi rapidamente per la virtù del germe, prima di riaprire gli occhi sul mondo: limpido il concepirlo per chi sia dotato di fantasia, ma severa dev'esserne la scrittura se non si vuole che l'ambiente soffochi le creature. Trattoria di Paese s nasce dall'esperienza: è una serie di scorci in maremma, tra la collina e il mare, e ha i difetti della tradizione bozzettistica dei toscani: solo che c'è il mare a dar aria; e ci riesce, con il suo alito di largo e di avventura, assai meglio del sentore dei- e forteti s dove vanno a c infrattarsi s i randagi e i cacciatori di frodo; che sanno pur sempre di addomesticato. Per darci racconti come questi ci vuole tempo, una vita: essere vissuti e con gli occhi spalancati e le narici al vento avere amato il sole e le osterie, le pietre e le piazzette e la gente. Bisogna avere la praticaccia del e.mestiere s: osservare le piccole cose, chiedere spiegazioni, interessarsi a tutto e ritirarsi in se stessi soltanto la sera, quando fa buio. La passione del mestiere s viene quando si esce dalle scuole nella vita, ed è venuta anche un po' a tutti adesso, verso il 1938; il mestiere è di moda e per questo forse mi sento di dire che esso è vicino alla poesia, che quando è vera ttasconde appunto le idee universali nelle parole piccole precise concrete. Guelfo Civinini possiede questo mestiere; e su esso accorda lo stile tronco incisivo sodo: uno stile orgoglioso che non conosce, come quello dell'altra, umili ritorni su se stesso per rappezzare e rammendare a base di e veramente s e di « forse s, ma butta giù pennellate spavalde e brevi. E non faccia meraviglia se qualche volta questo e mestiere s si tradisce: e da mezzo per raccontare diventa fine a se stesso. Allora la narrazione ristagna e il lettore si sorprende fermo a gustare la descrizione, a centellinare la frase: viene un po' di disgusto, e alla umanissima tradizione del Toscano si fa colpa, allora, di essere letteraria e retorica. In quei momenti sembra che tutta quella prosa sia infrollita da una sapiente e intrinseca preziosità; che sia statica e priva di linfa vitale; e si preferisce l'onesta dirittura dello stile di Paola Drigo, asprigno come può essere la terra del Friuli in confronto di quella civile dell'Etruria, un po' misero, come le treccette delle e fantatis s montanine, utilitario. Come dire che il mestiere è veramente bello finchè non lo si ammira come tale, perchè ci si preoccupa solo di chiedergli i ben finiti prodotti; come dire che non valgono le botteghe di artigiani di Ponte Vecchio a Firenze quanto vale l'artigianato moderno e sconosciuto dei carpentieri e dei ferraioli nell'arte del gettare e dell'armare il cemento. Un oscillare tra sincerità scarna e affiorante retorica c'è anche nel modo che ha il Civinini di sentire il paesaggio: che spesso è impregnato di una sensualità forte e espansi. va, quella dei papaveri sul grano e delle pozze d'acqua limpide e profonde, quella anche che si respira densa e pericolosa nella penombra estiva dei paesi. Direi che proprio dal paesaggio deriva alle creature una loro sensualità, povere come sono, per lo più, di una propria fantastica vita e frutto soltanto della terra maremmana. E quzsta sensualità è la pietra di paragone per lo scrittore: che a volte se ne vanta (gramo successo di una sensibilità eccitata dalla luce e dagli umori straricchi dei campi), e si lascia andare a una euforia troppo facile: così l'amore di Fiora e del professore tra le tombe etrusche. Altrove invece sembra che egli ricacci indietro a ogni passo la facile ebbrezza per darci la piena misura di sè in una sudata vittoria letteraria e morale sul senso: è nel viaggio che l'arrotino compie insieme alla donna della Toscana verso Roma; a ogni vokar di pagina temevo che la suggestione di quel paesaggio — terra nera vulcanica, giallo intenso di grani, bruno caldo di necropoli e di acquedotti — lo tradisse: ed invece il viaggio è fatto di silenzi, sicchè quel deporre il coltello ai piedi della Vergine Addolorata è una conquista dello scrittore prima che del povero arrotino. E gliene siamo grati. Domenico Gentiloni flillverf


Gabriele D'Annunzio Annunzio e i giovani •

Davanti alla bara dove giace nella i mmobilità fatale l'Uomo che ebbe il culto di tutte le energie della vita, la Giovinezza d'Italia. s'inchina. L'ombra è nelle sue palpebre abbassate, il silenzio nelle sue labbra suggellate, ma intorno a lui dalla terra, ma sopra lui dal cielo s'alzano i canti delle speranze, rombano i motori della forza veloce: ali dalla terra e dal cielo. Le orientazioni e le mode letterarie m utano da generazione a generazione e, sotto più d'un aspetto, la nostra generazione ha predilezioni e tendenze Profondamente diverse dalle sue. La cosciénza e l'affermazione di questa diversità non hanno nulla d'iconoclastico e neanche d'irrispettoso, di fronte alla vasta mole d'opere e al vivo splendore d'ingegno che evoca nella nostra memoria il solo nome di Gabriele d'Annunzio; anzi servono a significare le necessità e i diritti della vita in cui egli credeva e che proclamò da giovane quando fece suo il motto famoso « rinnovarsi o morire ». Questa è la prima ragione, in fatto, del sincero saluto che i giovani mandano al grande antecessore: questo insegnamento della ricerca d'una via propria, d'un cómpito proprio, di una originalità domandata non alle apparenze ma alla esuberanza stessa d elle proprie forze salienti. Molta parte del rumore che suscitò il giovine D'Annunzio la critica più severa attribuì a un suo smoderato e troppo impaziente amore di celebrità; ma. noi c he abbiamo oggi tutta la prospettiva detta sua ricca esistenza sappiamo che n essun difetto e nessun eccesso possono negare la sincera impetuosa giovanilità degli sforzi ch'egli andava facendo Per essere se stesso, per muovere i giovani del suo tempo a ricominciare — per così dire — dalla primavera. Chi va sulle orme dei vecchi, Passivamente, rinnega la sua primavera. Q uesto la memoria di lui c'insegna a non volere. Ma più grand e ancora e meno discutibile e l'insegnamento che ci viene dalle innumerevoli testimonianze d ella sua energia. Gabriele d'Annunzio non rinunziò ad alcun piacere; parve anzi gettarsi nel verziere della vita per spiccare ogni frutto dai rami, cogliere ogni grappolo dai tralci, falciare messi di fiori, talvolta con più ingordigia che discrezione; ma questo non era de' suoi giorni che la parte più in vista I suoi giorni erano sopra tutto le sue opere: i lunghi studi, le numerose ore Passate sui fogli che si andavano riempiendo della sua ampia e vigorosa scrittura, la. volontaria relegazione nelle stanze chiuse anche alla bellezza dell'orizzonte perchè nessun potere di distrazione lo turbasse. Tutti i pettegolezzi si pascevano delle sue avventure private; ma i suoi amici ricordavano le sere in cui lo aspettavano nella sua casa, che uscisse dai faticosi colloqui con gli spiriti della poesia, e lo vedevano finalmente apparire quasi vacillante, stordito di fatica, con le palpebre battenti per essersi separato dall'altra luce, lavoratore dagli orarii formidabili. Ecco per noi giovani un bel debito verso Gabriele d'Annunzio: la coscienza del dono ch'egli ci lascia col suo esempio di lavoratore. Un esempio che non si leva soltanto dal cospicuo n umero di volumi allineati nelle nostre librerie, ma si fa più vivo e più efficace per la conoscenza della gene-

rosa incontentabilità che lo travagliava e che gli moltiplicava la fatica a ogni pagina. Molti possono aver messo e mettere in circolazione molti libri; ma quanti ebbero per ciascuno gli scrupoli di questo puro artista, di questo operaio leale che nulla voleva uscisse dalle sue mani senza l'intimo segno di tutta la sua volontà e di tutto il suo poterei' Noi giovani dobbiamo serbare questa immagine « operaia » di lui come cosa viva, come fermento attivo nella nostra memoria. Taluni uomini i francesi li chiamano « professeurs d'énergie ». Nessuno fu più valente e più ammirabile professore d'energia di Gabriele d'Annunzio, che sapeva passare dall'esame minuzioso dei testi « citati dalla Crusca » alle ardenti cavalcate per spiagge e pinete, dalla cesellatura d'un verso alle leve d'un velivolo, aperto a tutti i generi letterarii e a tutte le azioni della vigoria fisica, uomo di solitudine e di società, di raccoglimento culturale, di esaltazione lirica, di teatro, teso con tutta la prodigiosa varietà delle sue attitudini a tutti i richiami della b ellezza e della

d'orgoglio del sentirsi italiani. Con un senso profetico del domani, si lanciò all'esaltazione della guerra libica ingrandendone gli episodi e il significato, perchè il veggente avvertiva il valore .della prova per le imprese maggiori e le vaticinava. E quando la grande guerra saggiò fino alla radice l'anima italiana, egli fu tutto dell'Italia, per terra, per mare, nell'aria, combattendo e parlando, senza età, perchè

era a: tutte le età che confluivano alla riscoperta immortale giovinezza della patria. Tre insegnamenti, dunque, eredità degna di lui e di cui dobbiamo essere degni noi: la volontà d'essere se stessi per la via propria, valore supremo dell'età giovanile; il culto dell'energia, che moltiplica le ore, riempie gli anni e fa d'una vita più vite; l'amore della patria, a cui confluiscono tutti gli al-

tri amori e tutte le ragioni di vivere. Egli giace nel silenzio, e sorgono intorno a lui, prescelti dalla nostra gratitudine, i versi più belli, gli ammonimenti più alti, con un tono sommesso e grave, e dicono Italia: l'Italia che egli uni a sè nei voli lontani della fama e nei voli determinati della guerra. A questa Italia inchinano i giovani tutti i loro vessilli, inchinandoli alla bara di Gabriele d'Annunzio.

]L° UOMO POLITICO E IL SOLDATO Quando si parla d'uomo politico a proposito d'un grande scrittore bisogna guardarsi dal calcare troppo la mano su questo o quel particolare secondario e dal cercare anche quello che non c'è : il vero uomo politico in Gabriele d'Annunzio comincia dalla sua partecipazione lirica alla guerra libica e prende tutta la sua evidenza e la sostanza d'una forza elementare alla vigilia dell'entrata nella grande

forza. Ed ecco, infine, l'anima nostra piena ancora d'un altro suo esempio: della sua entusiastica devozione all'Italia. Questo amore della patria è una vena che colora come di vivo sangue anche i marmi « politi » di quella parte della sua letteratura che chiamavano decadente e che pareva straniarsi sprezzantemente dalla realtà. Sempre il nome e guerra e negli anni della durissima il pensiero d'Italia lo ritrovavano vi- prova. Si può osservare che verso la fine brante. E non era, come dimostrò poi magnificamente nelle ore dello Ze- del secolo scorso egli fece l'uomo ponith, un amore contemplativo di tra- litico persino nelle battaglie elettoral; dizione puramente letteraria, una va- e che fu deputato al Parlamento; ma riazione dei temi d'eloquenza, ma. una questi episodi hanno una importanza passione qualche volta distratta, non molto relativa per il chiarimento delmai soffocata, e che prendeva talora le sue idee, che del resto erano — una volta tanto fra le complicazioni accenti d'ira o d'accoramento. Certo egli amava l'Italia da poeta. ciel suo spirito e della sua letteratura E come no? Non è l'Italia concepibile — felicemente rudimentali. D'Annunzio entra nella vita lettee adorabile anche sotto la specie di maravigliosa opera d'arte? I poeti, i raria e poi sociale quando la politica plasmatoci di vita ideale, le sono sem- italiana è ridotta quasi del tutto a un pre stati intorno con questo senso del- « esercizio di ordinaria amministraziola multiforme bellezza e potenza, che ne », timido davanti ai grandi problesi prolunga innovandosi e riscaglia in mi, angustiato e in certi momenti rialto la sua fiamma quando sembra più dotto a mortificante fissazione dalle languente e più vicina a spegnersi. difficoltà e dalle preoccupazioni del Gabriele d'Annunzio sentì l'Italia da bilancio. Egli ha tredici anni e studia Poeta innamorato e da figlio devoto: nel collegio Cicognini quando, nel la cercò ansioso quando pareva che la 1876, avviene la famosa caduta della sua immagine affogasse in una nebbia Destra e la nostra vita parlamentare si m alodorante, la invocò quando la sen- avvia in discesa agli accomodamenti, tiva distante e smarrita. Fra tutte le ai trucchi, alle agitazioni infeconde, tentazioni e tutte le ebrezze che sem- alle esibizioni più o meno invereconbravano a quando a quando quasi tra- de, ai giuochi di aritmetica elettorale volgerlo, l'Italia gli riappariva in un e di astuzia combinatrice. Gettatosi angolo di cielo più puro, come gli nella vita romana, il giovine poeta riappariva il volto della madre, lag- pensa sopra tutto a godere materialgiù, indomabile sotto gli anni e le mente e intellettualmente la vita. Fa cure, viva, fiera, capace di aspettare• il giornalista, ma nel suo giornalismo Si sentiva profondamente italiano e la politica non entra, perchè è grosvoleva che le vicende nazionali pren- solana e perchè è noiosa nella sua pedessero il corso necessario a dare a lui destre monotonia : egli preferisce le e a ciascuno una vivente legittimità cronache mondane. Senonchè è già

saturo di umane lettere e nelle uma- tutto, fino all'ignominiosa viltà del ne lettere, in Italia, l'Italia grande, dopoguerra. Combattere bisognava. immortale, ha una tradizione, da Dan- Abbattere certi ripari che sembravano te e dal Petrarca al Foscolo, al Leo- rimasti lì soltanto a impedire che si pardi, al Manzoni, al Carducci. L'ita- aprissero e spianassero le vie dell'avlianità è nel sangue della sua coltura venire. Non era impresa da socialisti, e ha parte non minore del semplice ma alla loro pugnacità nulla si oppoestetismo e del raffinato tecnicismo neva di chiaro e di energico, nulla che nel suo profondo studio della lingua. avesse il significato d'una vitalità riNon è un'esagerazione dire che il soluta e intrepida. L'esteta scelse la primo segno della politica « felice- sola apparenza che avesse qualche comente rudimenta- sa d'attraente; ma nello stesso tempo le » di Gabriele diede una lezione a quelli che semd'Annunzio è il brava abbandonare. I poeti qualche volta rappresentano culto della pura e vivace lingua d'I- meglio d'ogni altro l'umore profondo talia. La forza di dei popoli. I popoli vogliono uomini, un popolo si rivela vogliono gesti che orientano, parole anche nella sua in- che spronano, decisione e coraggio; e dipendenza lingui- la borghesia italiana, affiosciata dalla stica e nella capa- mancanza di tali uomini e ridotta a cità creativa del vivere alla giornata, ingigantiva nel contrasto gli avversarii. suo parlare. Qui è la polica di D'Annunzio, che Nel 1897 gli viene il capriccio di risponde all'oscuro bisogno delle mole ntrare in Parla- titudini: vigore, coraggio, fiducia in mento e pone la se stessi, sfida al rischio, magari al sua candidatura nel destino (ma del destino, dicevano già collegio di Ortona i padri latini, fabbri siam noi). L'Itaa mare. Vuol pro- lia è un'eredità che non si riceve con vare anche questo: le mani freddolose, coperte dai mezzi sostenere una lotta guanti di lana, d'un conservatore di elettorale ed essere museo provinciale, ma deve passadeputato. Il suo di- re in noi sostenuta da uno spirito di scorso fu detto del- inflessibile ardimento. Fra le squisila «siepe», per l'e- tezze ora mezzo dimenticate dei versi logio lirico che fe- amatorii e nostalgici erano già uscite ce di questo simbo- alla luce le sue Odi navali, che semlo della proprietà brerebbero strane in quel periodo delmentre il socialismo diventava sempre la vita del poeta, se il loro affioramenpiù rumoroso e minaccioso. La siepe to non rivelasse la sotterranea minieè un particolare importante, il solo. ra della politica rudimentale. Italia Egli era nel suo Abruzzo nativo, che grande sul mare! Italia forte sui pongli aveva dato le migliori ispirazioni ti delle sue navi d'acciaio! E il saluper l'opera giovanile e doveva ancora to lirico al successore di Umberto I è ispirargli la meno artifiziosa e la più significativo nella sua visione del Re commovente delle sue opere teatrali, che viene dal mare. Nella seconda battaglia elettorale a e l'Abruzzo nativo era e rimane il paese della piccola proprietà, della pro- Firenze il poeta, portato dagli uomini prietà sudata. La siepe non ha impor- e dalle scalmane della sinistra, è battanza pei vasti poderi, per le aziende tuto, e salvato dal pericolo d'impanagricole di carattere capitalistico; ma tanarsi a Montecitorio. è una specie di consacrazione visibile Ma per più d'un decennio, sino aldel campo su cui e di cui si vive. la guerra di Libia, la sua politica è D'Annunzio sentiva nella siepe la in- l'esaltazione dell'ardimento, della tetangibilità, per la vita d'un popolo, e nacia, dell'anima temprata ad arma. nello stesso tempo i limiti della pro- Anche l'esagerazione del dramma di prietà privata : la proprietà che trova Corrado Brando, in Più che l'amore, la sua sola e perenne giustificazione è un'espressione di questa educazione nel lavoro. politica elementare, che mira all'indiFu eletto, andò alla Camera, e a viduo per costruire di buone pietre Roma si scordò o parve scordarsi del- robuste l'edificio nazionale. E la Nave, la siepe laggiù, fiorita di biancospino con quella esaltazione orgiastica delle a primavera, rossa di more in estate, passioni, con quei cozzi di volontà e e fece quello che fu definito ironica- di brame che altro è se non il sogno, mente « il salto della siepe a : passò rivissuto attraverso il passato, della all'Estrema Sinistra che metteva a ru- potenza combattiva e intraprendente more il Parlamento e il Paese, dicendo che mette l'anima alla fornace come che là era la vita e che egli andava il ferro che dev'essere acciaio e dà a verso la vita : illusione, facile rapi- un popolo lo slancio per correre l'avvenire come una propria conquista? mento di esteta. « Fa di tutti gli oceani il L'iperbole eleè un Ma anche in questo errore mento della politica rudimentale di mare nostro » esprime lo spirito che D'Annunzio. La borghesia conserva- esplora senza vertigini tutto l'oriztrice non aveva tono e aveva poco co- zonte : lo spirito con cui si vinceE si arriva alla guerra libica. Alloraggio, che andò poi perdendo del


ra questa politica felicemente rudimentale spiega il suo carattere e sale e splende. Non c'è da discutere problemi particolari, da arzigogolare intorno al valore di tendenze e di sistemi. C'è da rialzare la statua della dea Roma. C'è da ridare all'Italia i suoi millennii vivi, fuori dai musei e dai manuali scolastici. Egli sente che il 1911 è un esordio, e il 1915 gli dà ragione. Nel 1915 Gabriele D'Annunzio è uomo politico, e già soldato prima di entrare in guerra. Il suo discorso di Quarto, che ricongiunge l'oratore dell'intervento al poeta della Canzone di Garibaldi (altra opera con perfetta indicazione della linea semplice e fondamentale su cui muove la sua idea politica) è già il discorso d'un comandante; e i discorsi e i colloquii di Roma incalzano, affrettando per così dire il ritmo della marcia a cui egli sta per partecipare, sino alle prime linee, sino a Buccari, sino al cielo di Vienna e sino a Fiume. L'opera di soldato d'un uomo come Gabriele d'Annunzio seguita a essere opera politica : gli occhi dei combattenti e dei cittadini sono fissi su di lui. Egli non guida soltanto lo stormo dei compagni alati; guida anche le folle, dirige i giovani. Il rombo dei motori si alterna con le maschie cadenze dei periodi. Naviga nel rischioso Adriatico, naviga nelle illimitate speranze d'un'Italia che ha ritrovato se stessa. Cercano di evitargli i rischi; egli si ribella e fa la guerra da buon soldato. Va nelle trincee, dove ritrova i contadini della sua ardente fanciullezza rustica, va sul mare, con eroici compagni, scrutando le caligini come quando salpava a notte sulle paranze della foce della Pescara, ma va sopra tutto pei cieli della più grande Italia, su Trieste e su Trento, e alla taglia posta su di lui dalla vecchia Austria imperiale risponde, meglio ancora che con l'audace beffa di Buccari, col volo sopra Vienna, dove porta non la morte ma l'annunzio della vita vittoriosa fervente di qua delle Alpi, la primavera delle novità che Vienna capirà meglio nel 1918. Ma il soldato e l'uomo politico non hanno ancora dato tutta la misura della loro audacia e della loro passione. La guerra è finita nelle trincee, ma continua con mutamenti di posizioni intorno ai tavoli di Parigi e di Versailles. La vittoria fa cadere delle maschere e dimenticare delle realtà. Gabriele d'Annunzio raduna a I:onchi una mano di volontarii — 287 — e nella notte dell'II settembre marcia su Fiume. Impacciato, stordito, il presidio interalleato si allontana. Il poeta si stabilisce nella città d'antica tradizione italiana, su quella costa dove ogni più bella pietra parla di Venezia, e vi costituisce una Reggenza la cui storia sarà più interessante il giorno in cui sarà narrata con la semplicità dei documenti, senza esibizioni e senza retorica. E un piccolo Stato che si forma (e forse non gli giova molto che il fondatore abbia troppa letteratura e si ricordi troppo della vita del Rinascimento), è una fucina d'idee che s'apre. Fra le molte singolari e tumultuose vicende della vita di quel tempo, la più singolare forse fu il modello di Stato che un poeta soldato andava foggiando in una libera collaborazione della fantasia con la memoria, dominata a tratti da un'acuta intelligenza. Egli sentiva che qualche cosa di diverso, di più aderente alla vita nuova, quale emergeva dalle spaventose mareggiate della guerra, si doveva cercare per governare gli uomini, per ritrovare forze più vivaci di coesione; e, nella brevità dell'esperimento e nella confusione dell'incerta esistenza, la Reggenza del Carnaro mostrò ancora una volta la ricca varietà d'attitudini del letterato.

Poi si ritrasse sopra Gardone. Il bel lago di Garda, pieno di memorie, sparso di grazie raffinate, ha tuttavia qualche cosa di irriducibilmente selvatico e solitario. Senza forse ch'egli se ne rendesse conto, quel lago era come lui, nella più profonda realtà della sua natura : l'uomo artifizioso, il

fabbro di squisitezze, l'amatore d'ogni eleganza, e il persistente ragazzo pescarese in preda a un entusiasmo sensuale delle bellezze naturali, l'uomo dell'ispirazione e dell'arte che ha bisogno di silenzio intorno, e schiva gli uomini, ritirandosi da loro dopo averli affollati sotto la sua parola.

A Gardone coltivava le memorie della guerra, celebrava le date in cui è la nuova biografia dell'Italia, e aspettava la morte. La quale è venuta a lui, riconoscendo e onorando il soldato : rapida e senza disfacimenti, come sui campi di battaglia.

IL PROSATORE E IL POETA Troppo lungo discorso richiederebbe un una maggiore finitezza formale. Il D'An- tutto occhi, come gli dei della leggenda esame completo dell'opera di prosatore e nunzio è padrone del ritmo e della rima. indiana, séguita a rappresentare gli adi poeta che Gabriele d'Annunzio ha coMa quella specie di signorilità romana spetti del mondo come se fossero gli epistruita in più di quarant'anni di lavoro, da « Circolo ,della Caccia » e da sala da sodii del suo maggiore inestinguibile adal Primo Vere pubblicato presso una ti- tè, cui si mescola una vaga evocazione more : l'amore della bellezza in tutte le pografia di Chieti nel 1879, quando egli di Quattrocento mediceo con maestrie po- forme, dal tremolio della marina alla fiera un esuberante ragazzo di sedici an- lizianesche, non poteva contentar lui, co- gura e ai gesti d'una donna attraente. ni, al Notturno apparso nel 1921, per me non contentò gli altri; e venne fuori I quadri, come s'è detto, si succedono non parlare della rielaborazione di ma- il Superuomo, singolare prodotto d'un ai quadri. Il « Trionfo della Morte » e teria già raccolta, presentata nei volumi connubio inatteso fra il genio latino e la « Le Vergini delle Rocce » sono titoli predelle Faville del maglio. ubbriacatura dionisiaca tedesca di Fede- si a delle pitture. Il « Forse che si forse Il ragazzo, naturalmente, tende l'o- rico Nietzsche. Ma questo Superuomo che no » è un dramma ispirato dal misterecchio. I ritmi della « poesia barbara » dannunziano, con tutti i suoi gesti infe- rioso motto inscritto in un soffitto del carducciana lo seducono. Ma già in Pri- condi e tutti i suoi discorsi, è in realtà Palazzo ducale di Mantova. Il « Notturmo Vere e sopra tutto nel Canto novo si una parte esteriore dell'opera del roman- no » deriva dalla musica. In questi titoli avverte (e lo avverti subito qualche cri- ziere e del poeta. D'Annunzio ha trovato si rivela la suggestione delle parole, potico attento) ch'egli non è un vuoto imi- se stesso. Le Vergini delle Rocce portano tentissima in lui, simile ad accordi musitatore. L'esametro, il metro elegiaco, le naturalmente al Fuoco e al Forse che sl cali che mettono in fermento la sua imstrofi alcaiche e saffiche non hanno un forse che no. Egli non può tuffarsi che maginazione. Ed egli per ciò, con quel contenuto prettamente carducciano. Il per cercare perle, non è psicologo che suo maggiore e inestinguibile amore sofauno della Pescara è già diverso dal pen- della propria psiche: tutti i personaggi pra accennato, sarà il costante cortegsoso pagano di Maremma. Così nella pro- sono pallidi fantasmi evocati al suo spec- giatore delle parole, il loro amante espersa di Terra vergine e delle Vergini si sen- chio magico, pretesti per dare una vita tissimo. te il lettore di Giovanni Verga, ma quan- plastica alle proprie sensazioni e a' proNon si dica che le parole non sono che to colore nell'abruzzese davanti alla so- prii sentimenti. Oggi, ricercando nella me- parole. Si, pei retori, ma non per lui. bria pittura del grande novelliere sicilia- moria delle nostre letture il significato Per lui dalla tastiera delle parole, tratno! Verga è un tragico, D'Annunzio è li- fondamentale dell'arte dannunziana, tro- tata con sicurezza e delicatezza straorrica. viamo sopra tutto, per non dire unica- dinarie, esce la vita dello spirito. Bisogna Lettore avido ed eclettico seguita a ri- mente, il narratore di se stesso, l'esplora- averla studiata con passione, questa novelarsi. Alcuni avversarti tenteranno lo tore del proprio abisso, il curioso di•quel stra lingua, essersi avvezzi ad accostar scandalo mettendo in rilievo riflessi di cielo interiore in cui tutto si muove co- le parole come creature vive, per intenquelle letture che prendono aspetto di me nuvole dalle forme fantastiche, in dere quanto valga, sotto questo aspetto, plagio. « La Vergine Anna » è troppo si- continue mutazioni che diventano sim- la maestria di D'Annunzio e per rendersi mile a « Un coeur simple » di Flaubert. boli, ai quali il lettore va dietro incan- conto della precisione di contorni nelle C'è nelle sue prose del Péladan e del tato, finchè l'incanto dura. sue più sottili rappresentazioni e nelle Maupassant; ci sono dei trapianti baldanD'Annunzio ha trovato se stesso nel immagini più iniolite, per riconoscergli zosi. Ma c'è già, sopra tutto, D'Annun- produrre la storia della propria natura una chiarezza e un'evidenza vivificatrici. zio, che cerca la sua via. C'è il poeta li- sensibilissima, che — si capisce — più ci Naturalmente tutto questo è un po' rico che invade la prosa e la fa cantare, interessa e più ci piace quando ciò ch'e- il giardino di Klingsor, e Parsifal finisce il pittore che aduna ne' suoi racconti e gli scopre in sè è anche una scoperta che con cercare altrove l'appagamento del suo poi ne' suoi romanzi una galleria di noi facciamo in noi Stessi. E il suo io desiderio. D'Annunzio è affascinante, ma quadri. ciò che alla fine ci conquiLa vita paesana si ritrode è l'umano, il quale è in va oggi, dopo tanti anni, certo senso come la patria, Q+ ancora fresca e seducente indimenticabile nei più bei nella raccolta che va sotto paesi del mondo, sola ad il titolo di Novelle della appagarci, a farci sentire Pescara e vien fatto di docompleti. E d'umano c'è mandarsi se un più lungo poco nei romanzi dannune più fedele contatto con la ziani. I suoi castelli si vi^"11.a ~ tut,/¢411) 1 ~ terra nativa non avrebbe sitano, ma non ci si abita, AuA ~~~a.k9q•, aatrA~.<o — e per ciò nessun suo libro per avventura dato all'ortitl~cli i~.~tf/~ Q€ t~~lv 7 e ~ ~~ .~l(, ,4,.,!♦. i~~ pera dannunziana una più ci è diventato veramente, a profondamente familiare, piena vitalità e un mag1:07t-o 1lq~it tvt Gt+~ cC~ L Irt►Q~Qnpwl lµt giore equilibrio artistico. come certi capolavori dove ,/ ~; ~~ Dopo molti anni, il ritorno l.ctol pare d'aver ritrovato «la ci ]tu,,vl,, ~ '~ ttl~tu !v )t,o'►t, ( alla fonte gli permette di nostra gente », siano stati `^^~~ w «t~t ti,,~ conquistare il pubblico, più scritti a Londra o a Parik e (l,~ ia~ ~ ~~ ~ c,~ wNta che con altre opere, con la gi, a Milano o a Catania, ~`" ) poesia drammatica della a Madrid o a Jasnaia PoFiglia di Jorio. Nell'Innoliana. Don Chisciotte è il cente e nel Trionfo della nostro grande fratello; Andrea Sperelli o Giorgio AuMorte, che sono col Piacerispa no. re i suoi migliori romanzi, ~hb►~ %i2~ ancora certe pagine di vita Ma a ogni scrittore non ~v1►to abruzzese conservano tutto chiedere che quelbisogna ,/ il loro fascino sui lettori di lo che è nella sua natura ~t~t~0) ~ l,tyty l,~a ~tt ~ t yL1 ct/lCltt6(o; un tempo lontano da quel l !~ _ _ '~3 dare. E fosse D'Annunzio periodo letterario. anche soltanto il grande ~,~.a4;o ~ ,~ ~~ neltSl ~t~j,w Quello che c'è di meritoarazziere della nostra letno,',, /teratura, questo basterebrio nell'attività letteraria tiAy ~Lvt ~ ~~t..Q~~ ✓t~rt ~%'^'Vv ~l VL `1 ~~~ be alla sua gloria. Ma non dannunziana del secolo scorso è la ricerca della è soltanto il grande araz~~ i1 propria vita. Giovanni Eziere. Ritornando alle sue N ,4c t1 prose, ci si trova sempre piscopo fa pensare ai russi; molto di vivo, ma che è dima è il genere che risponventato frammentario. E de meno al temperamento ~ G'~€IG~L ~~~Lr~p,t,t$h ~... da per tutto c'è l'improndello scrittore e subito egli 11 /~ • ta d'un ingegno straordinalo abbandona. Il che vuol QQ ~ WrW4A9 / »; Ul~. CA. rio, un'altezza di quota, > I dite che non cerca di metcosa che è fatta n tersi mercantilmente al ser- tok Z qualche durare per nelle generazio-f c~ o 4i ,It (1,, ZA vizio della moda, ma tenta l ik ti) "'414it1 ~ dei Se poi oggi ni posteri. il suo interroga stesso e se si dovesse scendere ai pagenio. L'Isotteo e la Chiragoni, si vedrebbe meglio A mera e il Poema paradisia' dato al suo co, considerate poi da lui At /t2 ' (14414L ~ ~ y^A.-~ G'2ftra quanto egli ha è l'altezza ;u p quale e paese stesso opere inferiori, riU . ._1 a4e. monumento che ha edel spondono meglio alla sua ~ -vck 4`n 1 4t. tLt tic/ retto a se stesso. natura di esteta, che coltittl va con passione la musica Si vede bene, per altro, tit' CA CL . tAk. , del verso e la grazia — o e immediatamente, e sengrazietta — dell'immagine. I 40 Nit 1e-VIgit4 $2444.1k' za possibilità di serie opposizioni, quando si consiNon c'è nulla in quei vo~ivw~.(, c`tn 144h iG~ ~ \c,`hlii+2 dera il superbo blocco dellumi (fatta eccezione per ~~ sua opera poetica : i lila alcune pagine del Poema) ~~~ c444-ct~,y+.ct_ lieleitogets bri delle Laudi, dal poema che possa scendere in noi mediterraneo (anche se afsino all'anima; ma noi dob~ ~ biamo riconoscere l'artefi~.-~k t~L - _ fatichi l'erudizione mitoloiMl++ ~~~ 41 • gica e storica) e dalla Can~ ~ ~ ce industre e il dipintore zone di Garibaldi, felicissisottile e tener presente che, h1 . ma — si potrebbe dire — tolto il vigore e la classica in ogni sua parte, ad alcueleganza delle migliori poeDidascalia del primo atto della Figlia di Jorio, dal manoscritto autografo ne delle Canzoni della gesie carducciane, è difficile della tragedia appartenente al senatore conte Treccani. La descrizione sta d'Oltremare. Certe sentrovare fra gli altri, prima della stanza rustica abruzzese, nell'ora della scomparsa del maggior figlio sazioni di paesaggio toscadel Pascoli e anche dopo, dell'Abruzzo, sembra richiamare le sue origini anche spirituali.

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no hanno una forma perfetta, che fa trepidare di gioia il buon intenditore, nel mirabile accordo della musica squisita col respiro della vita. Le Cittd del silenzio sono una delle più delicate interpretazioni della multanime Italia. La Canzone per la morte di Giuseppe Verdi va a incontrare, con lo stile ch'è suo, quelle di Petrarca e di Leopardi, nell'alta serenità delle cose classiche. E si potrebbe continuare a lungo. Noi possiamo anticipare oggi, esprimendo la nostra gratitudine al morto di Gardone, il riconoscimento di grandezza che sarà il giudizio conclusivo dei posteri.

IL TEATRO DI GABRIELE D'ANNUNZIO Dell'influsso nietzschiano, sul teatro di G. D'Annunzio, nessuno più dubita, ma bisogna rilevare che lo stesso Poeta diceva d'essere nietzschiano, prima di conoscere il filosofo tedesco. Tra la filosofia nietzschiana e la posizione spirituale del Poeta sussiste vera-• mente un legame, che non è solamente dato da una affinità spirituale, ma che è il prodotto della condizione del tempo e della cultura d'allora. Cos'era infatti questa « visione eroica della vita » se non una presa di posizione contro il positivismo allora invadente; un grido di ribellione contro quel troppo accumularsi di problemi scientifici che, invadendo anche il campo dell'Arte, riducevano la vita e la rappresentazione di essa ad una fredda, statica visione anatomica? Che cosa restava dell'uomo, se non un « fenomeno n tra i fenomeni; un groviglio di carne e di ossa dominato da una legge fisica, in cui la vita dell'anima s'annullava e s'immiseriva in un depotenziamento d'ogni energia morale? IRomantici avevano cercato nella storia i loro eroi; D'Annunzio riprenderà questa posizione romantica, ma andrà più in là. Da erudito la sua diventerà ricerca storica ed archeologica; la folla che i romantici s'erano accontentati di fare agire dietro le quinte, D'Annunzio la trasporterà di peso sulla scena, facendone la vera protagonista, il suo storicismo diventerà nazionalismo (sebbene di questo nazionalismo del teatro dannunziano si possa discutere), così che la sua Tragedia è un continuo tendere verso l'Assoluto, l'Eroico; un richiamarsi all'Istinto, al Barbarico, per scuotere attraverso la rappresentazione della violenza la mollezza della sua generazione materialista e affetta di micrumania. In D'Annunzio due aspetti duplici. Una presa di possesso attraverso la parola della realtà (e qui c'è una posizione affine in questo sforzo e in questo soltanto alla posizione naturalista) e un bisogno estetico, per cui la parola è tesa al massimo grado, all'estremo di tutta la sua gamma fonica, nell'imitazione della. musica. Infatti D'Annunzio suscita immagini e tumultuose e variate, appunto perchè l'immagine non è mai fine a se stessa; perché nella rappresentazione, meglio nella formazione dell'immagine, la parola non s'esaurisce (chè tale non è il suo compito), bensì quelle immagini non sono e non debbono essere altro che onde musicali, di quella musica che accoglie e supera ogni rappresentazione e individuazione. Quella che si svolge nel teatro dannunziano è un'umanità tragica, chè vivendo la vita s'esaurisce nel disfrenamento di tutte le passioni. La tragedia è un grande sogno; un sogno fantastico, rappresentazione — nel momento visivo — di quell'eterno gioco estetico della Volontà. • Noi, di fronte a questo teatro, possiamo ora, mutato il clima e le premesse, discutere e criticare. E critica ci fu, severa, acerba e non sempre giusta. Ma nel teatro dannunziano, se l'umanità dei personaggi non si salva, la mirabile euritmia di movenze, di forme, di suoni, lo statuario atteggiarsi delle figure, la liricità dei canti, ci fanno potente testimonianza del genio del Poeta. Gaetano Crespi Legor/no

Le notizia della scomparsa di

GABRIELE D'ANNUNZIO giuntaci quando il giornale era già in macchina, ci ha indotto ad aggiungere questa pagina di cordoglio e di commemorazione, provocando un ritardo della pubblicazione.


VARIAZIONI SENTIMENTALI

coscenico era il piazzale della chiesa o l'aia di qualche fattoria. Ed era atteso, ricercato ed amato come un compagno indispensabile delle giornate di festa. I lunghi pomeriggi domenicali, nei paesetti che non s'inorgoglivano ancora d'una sala di cinema o di teatro, erano pieni della sua voce e dei suoi canti. Bastava che la primavera stenDove sono andati a finire i vecchi desse sulla campagna il suo mantello organetti, quegli errabondi rapsodi d'erbe e di fiori perchè tutta la giomal ricompensati, che venivano, qual- ventù paesana, dopo una settimana di che anno fa, sotto le nostre finestre a fatica nei campi e fra i pascoli, si racregalarci le loro canzoni? cogliesse, di domenica, come ad un Non so quanti si siano fatta questa solo richiamo, • attorno all'organetto domanda. Il ritmo febbrile della vita che, ripudiato in quel giorno dalla citd'oggi non ci dà il tempo — siamo tà ricca d'altri svaghi e passatempi, d'accordo — di perderci in meditazio- si rifugiava con un segreto compiacini più o meno melanconiche, più o mento nella pace serena e accogliente, meno sentimentali. Ma è pur triste benevola e amica del paesetto vicino. osservare come certe care consuetu- E vi cantava e ricantava le sue medini nostre siano tanto presto tramon- lodie, ubbriacando di musica uomini tate, e come tanto presto si siano ta- e donne, ragazzi e fanciulle, per tutciute certe voci familiari alla nostra to quanto il pomeriggio, senza interinfanzia e alla nostra giovinezza. Co- ruzioni, fino alla sera, quando s'acsì, piano piano, come tante altre co- cendevano nel cielo le prime stelle. se, un po' per giorno, anche gli orE che letizia festosa quando appaganetti se ne sono andati, sono scom- riva laggiù, allo sbocco dello stradoparsi dalla nostra vita, e nessuno si è ne polveroso, poco dopo il tocco! Ancurato d'andarli a cercare e di offrire cor prima d'entrare in paese, la sua un omaggio alla loro memoria. apparizione era salutata con urla e Ve ne ricordate? schiamazzi da frotte di ragazzetti che Issati su due alte ruote malferme gli andavano incontro vociando come e cigolanti, trascinati — i più poveri indemoniati e l'accompagnavano in — da qualche ornino sciancato e de- corteo fin sotto il pergolato dov'era relitto che chiedeva alla loro voce di solito sostare. E alle prime note, tutmetallo il benevolo aiuto a risolvere te le finestre si spalancavano e ai dai bisogni quotidiani dell'esistenza, e vanzali, fioriti di gerani, apparivan — i più ricchi — da un asinello pa- volti di donne sorridenti e innamoraziente e tutt'ossa, che nessuno ha mai te — chiome nere e chiome bionde, capito come potesse reggersi in piedi, occhi di fiordalisi e occhi di more — facevan puntualmente alle otto la loro ad allietare con una visione di giovicomparsa nelle vie della città, e si nezza tutto il paese. Poi, attorno almettevano a cantare. l'organino che attaccava un ballabile Cantavano un po' di tutto : roman- — un valzer inebriante o una gaia ze d'opera e « valzer » viennesi, me- mazurka, o un tango melanconico — lodie classiche e canzonette popolari, s'intrecciavano le danze. I « morosi » brani d'operette e ballabili, prodigan- approfittavan di quel giorno per vedosi con un fervore incessante e dan- dersi, e tra i vortici delle danze rustido saggio di un virtuosismo melodico cane si scambiavano occhiate piene di pieno di buone intenzioni. Vero è che promesse e di dolci lusinghe. Si vetalvolta il fiato mancava, perchè l'o- devano palpebre abbassarsi con un mino s'era dimenticato di dare la ca- moto di subitaneo pudore, volti arrica, e sopraggiungevano insospettate rossire d'improvviso, teste di donne e stridenti stonature; ma subito, con reclinar mollemente sull'omero del q uattro giri di manovella, riprendeva- cavaliere che, a quell'atto, si stringeno più baldanzosi di prima, e i loro va al cuore, con maggiore effusione, trilli gioiosi e melanconici, a seconda la sua donna. In quel giorno s'era indel « pezzo », riempivano tutta la via. dulgenti, e le madri tolleravano con E quando il brano era finito, una pazienza, o chiudevano un occhio — Pioggerella di monetine di rame dalle magari tutt'e due — di fronte a qualfinestre, che tutte s'erano aperte, riche libertà delle proprie figliole che compensava la loro bravura e la loro in altre circostanze sarebbero sembrafatica. te eccessivamente arrischiate. Forse si poteva rimproverarli di Quanti idilli sono sbocciati all'omsvegliar troppo presto la gente, ma, bra di un canoro organetto, cullati accanto a quelli che stigmatizzavano dalla sua onda musicale, un po' facon parole roventi la loro petulante cilona, che incantava come un soffio arroganza, c'erano sempre i benevo- magico le anime semplici e i cuori li, in numero stragrande, disposti a sognanti. Quante promesse sono stainterpretare quel canto come un mo- te bisbigliate durante le pause tra una do tutto particolare ed originale d'au- danza e l'altra, tra l'eco della « Vegurare il « buon giorno u. Sì, perchè, dova Allegra » e una romanza del nonostante tutto, il suono dell'orga- « Rigoletto ». Per chi non lo fosse, nino metteva allegria, ed era sempre era d'obbligo innamorarsi, e l'orgaben accetto, come la voce d'un amico netto sornione commentava con una che giungesse ogni giorno, con pieto- stonatura i primi approcci e le prime sa premura, a scacciarci dal cuore cer- galanterie. te lacrimose melanconie. Tutti si lasciavano a sera fatta, con A veva l'organetto, nella sua pover- una gran gioia nel cuore, con la protà, qualcosa di decoroso, di rassegna- messa di rivedersi alla domenica sucto, di fiducioso, che consolava, in par- cessiva. te, della vista di quel poveretto o di Questa è stata per tanti e tanti anquei poveretti che l'accompagnavano. ni l'attività di servizio dell'organino. Assai spesso, infatti, dietro lo stru- E noi, della città, ci eravamo abituamento si trascinava un'intera fami- ti ad aspettarne l'arrivo sotto le noglia — padre, madre, un figlioletto stre fi nestre con un senso di letizia che tendeva il piattino ai passanti, i nconscia. Finchè un giorno l'abbiauna bimbetta di pochi anni che inter- mo aspettato invano : non l'abbiamo rogava con due occhioni spauriti, sen- più visto comparire, canoro e trabalza riuscire a capire il perchè di tutto lante laggiù, dall'ultima cantonata. q uello che succedeva intorno —; e E ci è parso, a ripensarci, d'aver perlui, l'organetto, sempre docile, sem- duto un amico. pre pronto, sempre ubbidiente, si sgoOggi la poesia dell'organino è stata lava per guadagnare a quell'uomo, a superata, ma ce n'è rimasta nel cuore q uella donna, a quei bambini, un pez- una segreta e quasi inconfessata nozo di pane; per far trovare, nella man- stalgia. La radio, capolavoro dell'ingiatoia, all'asinello, un poco di fieno. telletto e della tecnica umana, ci può Ma il vero pubblico dell'organetto portare l'eco più remota del mondo, era la gente dei paesi. Il suo vero pal- ci può modulare dalla strada, senza

Gli

organetti

stonarli, i vecchi motivi indimenticabili che l'organino ci aveva insegnato ad amare; ma la sua voce non arriverà mai fino al cuore. Cari, vecchi, dimenticati organini, dove siete andati a finire? Forse anche per voi, come per gli elefanti, esiste un cimitero lontano e

misterioso, inaccessibile all'uomo, fuori d'ogni consorzio civile, ove vi ritirate a morire. E nel silenzio e nella solitudine, cantano per voi, solo per voi che avete tanto cantato, che non canterete più, il coro irrequieto dei grilli e l'assolo innamorato dell'usignolo. Dino Romano C OLORE D'EGITTO

UI N TERN 12a ferra dei Faraoni, nella sua poesia più che millenaria, nei suoi contrasti col mondo moderno. lento incedere pare l'accarezzi, quasi — Io sono Abdu Mohamed. voglia ancora dare il suo potere, la sua — E chi se ne... — Non dire così, signore, io mi- fertilità, una briciola dell'antico splengliore guida d'Egitto, farti vedere dore a questa larva, a questo ormai tombe antiche, proteggerti in villaggi semplice nome. Dove il palazzo reale, arabi, essere tuo servo. dove la veneranda dimora del sommo Il servo però divenni io. Abdu co- sacerdote e delle sacre vergini? Tutto mandava e regolava tutto: partenza, è perduto, tutto è seppellito sotto luriposo, pasti, cibi; dovetti bere il caf- ride case arabe o lussuosi alberghi; fè, che non posso soffrire, Persino nel uniche regnano invitte dal tempo le tempio di Cleopatra. grandi colonne del tempio di AmeMa procediamo con ordine. Siamo nhopte III. a Luxor, l'antica capitale dei FaraoCittà della vita? Città della Morte. ni, la città della vita. Il Nilo nel suo Senza accorgermene ho parlato ad alta

Disegno di Franco Poletti voce: pronto rimprovero di Mohamed scandalizzato per la mia ignoranza. La città della Morte o Valle dei Faraoni è al di là del Nilo, ove le sue acque non giungono, ove tutto è dedi GUIDO BARTESAGHI serto, ove nel quarzo sono scavate le tombe dei re egiziani. Si stacca dal ramo, — Andare subito a vedere — ordina il mio tiranno. Che il sole d'estate ha bruciato, Ci avviamo verso una specie di imUna foglia riarsa. barcadero e una grossa chiatta ci acInvano col tenue suo braccio coglie; lentamente la. sacra corrente ci Tentava tenersi attaccata; trasporta all'altra riva. La mia guida U n guizzo dell'aria l'ha vinta: mi spiega che per millenni in quel punto non traghettarono che le mumOra cade. mie dei Faraoni e dei loro congiunti; Quel ramo che vita le diede rabbrividisco a questo pensiero e reNon sa abbandonarla: spingo l'invito di bere qualche sorso Comprende che a quella, d'acqua., che secondo Abdu :n'avrebUn'altra ed un'altra e tutte be reso sano per sempre; non si sa Via via seguiranno, e lui nudo mai, il maleficio delle lacrime delle prefiche potrebbe ancora sussistere. Nel cielo, indifeso, starà. Finalmente.sbarchianro e una scasPer questo la tiene, satissima Ford fa del suo meglio per Con l'ultimo soffio d'amore. rompermi le ossa su di una accidentaMa un colpo forte di vento tissima strada attraverso nude e scoLa strappa., la. schianta. scese colline di quarzo e sabbia. Il paesaggio è tetro, reso più crudo da Incerta se al suolo gettarsi, un sole rovente: polvere in ogni luoSi ferma ne l'aria., un istante, go. Finalmente arriviamo, mi guardo La. foglia. attorno... profonda delusione. Dove E quasi uno strano vigore la calma e triste quiete di una civiltà Che in lei si sia. infuso, tramontata.? Dove le fuggenti sagome di arabetti celantisi alla vista dell'inLa spinge più in alto. fedele? Invece brulicar di giacche Ma breve è quel palpito strano, bianche, di elmetti coloniali, di gialle 1ì per l'aere facce di quegli strani esseri, del tipo Pian piano, volteggiando, discende, dei vertebrati, volgarmente conosciuti E sfiora la terra. sotto il nome di vecchie misses, risa, Qui ha un guizzo diforza, ma effimero, richiami, scatti di obbiettivi. Perchè il turista deve rovinare ogni Si arresta., ricade, si adagia più bel panorama, ogni più poetico Sul suolo ove attende. luogo? Perchè accaldati pancioni deA d una ad una poi tutte vono calpestare il pavimento della Dal ramo scompaion le foglie cripta di Tutankamen e di Ramses e Che nera la terra. inghiottisce. occhialuti nasi protendersi verso le magiche processioni del dio Hathor e Nel cielo, l'Ignudo si perde. di Osiride? Ma il Sole di Maggio una. veste Rinuncio alla poesia det luogo e uri Promette di foglie novelle dedico alla Prosa della mia guida semA l misero ramo. pre monotona, spesso incomprensibile, q ualche volta. interessante. • Ritorniamo a Luxor per un breve Uomo, tu porti tre! petto riposo, partiamo per visitare l'inQuel ramo che Amore, fervendo, terno. Con questa parola si indicano Di vaghe illusioni riveste, le regioni direttamente a sud della coE spoglia il calar di quel Sole. sta, ma solo quelle che il Nilo ferti-

Il I?AIiU e

poi

più

poi

lizza; il resto è deserto, non si deve confondere. La popolazione è quasi esclusivamente araba, tranne qualche bianco, abitualmente coltivatore e allora inglese, oppure locandiere e allora mascalzone... pardon... greco. Unico mezzo di trasporto gli asinelli: un po' scomodi, un po' acciaccanti, ma m olto utili per osservare da vicino il paese e i suoi abitanti. Vanno sempre al galoppo, spinti e incitati dalle rauche grida dei loro padroni, nervosi ed asciutti arabi, che incessantemente corrono accompagnando il battere degli zoccoli col rauco sibilo del loro respiro : così delle mezz'ore e a volte per delle ore. Poveri maratonisti europei, che tisicucci sembrereste in un incontro con loro! Corriamo su sentieri fiancheggianti corsi d'acqua in mezzo a piantagioni di cotone, di canne da zucchero, di bananeti. Alle svolte dei sentieri crocchi di piccoli esseri mocciosi si sparpagliano per lasciarci passare chiedendo un bakscish; più in là una teoria di cammelli caricati fino a terra naviga lentamente m entre all'ombra di palmizi un bufalo fa cigolare la ruota di una macina. Un po' da per tutto, fra gli sterpi e le canne, su nude zolle o in fossi acquitrinosi, uomini, donne e bambini sono intenti alla cultura dei campi. Gli animali girano liberamente pascolando, o se ne stanno distesi a prendere il sole presso il loro padrone. Dovunque pace e silenzio, reso più intenso dalla forte calura, umida per la recente inondazione. Qua e là spiccano masse di un verde più scuro listate di bruno: avvicinandosi ad esse, l'occhio distingue gli snelli e slanciati tronchi delle palme da dattero, alla cui base si appoggiano i tucul contadini. A ripensarci pare quasi impossibile che esseri umani possano vivere in uno stato di cosi assoluto primitivismo, di cosi grande sporcizia. Finalmente ho capito come un arabo possa vivere con poche piastrine; non ha nulla! Questo è molto comodo Per chi vuole sposarsi; il giovane desideroso di formarsi una famiglia adocchia una bella fanciulla, ne contratta il prezzo col padre, imbastisce quattro mura con un po' di paglia e di fango all'ombra di alcune palme, vi trascina dentro moglie e bestie, e la famiglia è formata. Del resto il contadino ha pochissime spese; ogni cosa vien fatta in casa, ben poca roba: pane (con companatico di fave) e figli (questi molti). Mi hanno assicurato che le donne sono molto fedeli al marito e lo seguono ovunque, e che ne hanno gran cura. Arrivarono persino a sfidare le onnipotenti leggi inglesi per mantenerseli attaccati. A questo proposito bisogna sapere che l'arabo dell'interno per ogni bisogno della sua vita ricorre al gran Nilo: ci si lava (quando e se si lava), vi abbevera le sue bestie, lo fa testimonio dei suoi bisogni fisiologici, e non beve che della sua acqua. Così due razze, l'egiziana prima, l'araba poi, prosperarono per millenni e secoli. Ma gli inglesi, grandi maestri dell'educazione e dell'altruismo, pensarono che questo era « shocking »; fecero dei serbatoi d'acqua potabile e vollero obbligare gli arabi a dissetarsi con quella.. Per un andò bene, anzi, benone: nessuno protestò e la popolazione staera va meglio di prima. La spesa minima, sembrava che l'acqua man :nano consumata si rinnovasse da sola. Questo parve sospetto e si fece un'indagine; stupore: più nessuno beveva acqua. Come faceva a vivere tutta quella gente? Il mistero venne svelato in breve: se non bevevano di giorno bevevano di notte e precisamente ancora l'acqua del Nilo portata furtivamente dalle donne ai loro uomini perchè senza di essa, secondo loro, non sarebbero più stati tali. Sul tardi volgemmo la prora (nel nostro caso il muso dell'asino) sulla via del ritorno. Il breve tramonto africano infiammava una parte del cielo facendo luccicare i canali d'irrigazione, e da ogni dove sbucava gente che si affrettava, per quanto lo permetteva la fatalista indolenza araba, verso il proprio villaggio. Alcuni, troppo distanti da esso, tranquillamente sdraiati sui campi vicino alle bestie già dormivano il sonno del giusto. Una sinuosa fila di donne velate con l'anfora in testa si avviava a prender acqua: le guardai in viso; uno spesso velo copriva le più vecchie, una trasparente garza mostrava le rosse labbra e gli occhi bistrati delle giovani e delle belle: vanità umana, fin dove ti sei NIDI Treeeanl cacciata!

per

proprio

po' tutto

poi


tira CIOVANILL

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e senza una disperata ricerca d'originaIL CINEMATOGRAFO lità. Voler esser originali ad ogni costo, come alcuni nostri autori fanno, non è essere originali, è essere stravaganti, come diceva Pirandello. Per essere notati da tutti basta uscire per la strada portando in testa una scatola di latta invece d'un cappello. Ma questo non è essere originali. Concepire la modernità a questo moDavvero, signori. Parliamo ancora di do, come fanno certi futuristi, non è esMentre la stagione è già piuttosto a- film ceko offre nella maggior parte dei questo nostro stanco teatro. Sì, lo sap- sere moderni, è essere passatisti. Si può vanzata, possiamo domandarci a che casi un interesse relativo per gli altri piamo, è divenuta una cosa ormai tanto sempre scrivere una commedia, anche punto si trovi il Cinema dei vari paesi paesi, in quanto che è troppo paesistiabituale sbadigliarci sopra che il discu- abile, nella quale venga invertito il sen- agli inizi del nuovo anno. co, e la sovrabbondanza di colore e di terne fa alle volte l'effetto di quei certi so comune. Ma è una trovata che ha Per l'America la stagione non è sta- folclore, elementi in fondo esteriori e argomenti che si tengono nelle nostre qualche centinaio d'anni. Il vero ori- ta certamente la più felice: come al so- che possono interessare solamente chi famiglie per bene: sono belli, magari, e ginale non sa di esserlo. lito, molta ottima produzione media, in quella atmosfera è cresciuto, ha sofEcco di che cosa abbisognamo noi per interessanti, anche, molto, ma, Dio mio, ma manca ancora il grande film, il film focato gli elementi umani e più signifine chiacchieriamo da tanto tempo... Co- ridivenire giovani: perdere un po' di che dica qualche cosa di nuovo, di ve- cativi (e Janosik » di Mac Fric, e Masa si discuta, però, chiaramente non si tutta quell'esperienza letteraria che ci ramente geniale. Forse « Winterset » è rysa » di Rovensky). Il cinema ungherese ha gli stessi disa. Si parla dei giovani, ma i giovani soffoca. Quando stimeremo inutile che l'unico lavoro che si stacchi dal resto non ci sono. Si riparla dei vecchi, ma i « tutti » i nostri personaggi debbano per la sua ispirazione e per la realistica fetti del cinema ceko senza averne i vecchi o tacciono oppure, con le loro modulare con voce canora periodi im- stupenda realizzazione. È mancato an- pregi, per cui, pur avendo prodotto nuove commedie, dimostrano d'aver per- peccabili, e « tutte » le nostre comme- che il grande film spettacoloso, il film qualche lavoro che possedeva una certa die debbano svolgersi in quel determiduto una buona occasione di tacere. di grande attrazione popolare che tanto freschezza, non ha ancora detto nulla Per noi, spettatori italiani, il Teatro nato ambiente, diverremo forse meno favore ha incontrato anche nel nostro di veramente nuovo, mentre non dobe spediti nello scrivere i nostri è divenuto come una vecchia e sfiorita abili pubblico la scorsa stagione (La trage- biamo dimenticare che la Cecoslovacdrammi, ma saremo più naturali ed ininnatanto fummo della quale amica, del Bounty - Le due città, ecc.). Per chia ha avuto anche una cinematogradia morati, tempo fa, ma che ora incomin- genui. E, credete, ne abbiamo proprio conto mio non me ne dolgo affatto. fia più profonda e densa di motivi nuoF. Brucati cia ad annoiarci. La ascoltiamo volen- bisogno. Tutto sommato, la non mai abbastanza vi rappresentati dalla genialità purtroptieri, qualche volta, seduti nella nostra ammirata produzione media è decisa- po svanita in pochi anni di Machaty poltrona. Ma lei ci dice sempre le memente preferibile. C'è stato un errore (Erotikon, Estasi, Notturno) e una prodesime frasi, col medesimo tono, e quelnon ci aspettavamo: « Angelo » di duzione documentaria di carattere georche MOSTRE D'ARTE le parole le conosciamo ormai tanto Lubitsch. Tutti abbiamo sempre guarda- gico spesse volte di qualità superiore. Il fenomeno più imponente e più inbene. E faremmo chi sa cosa per riveto a Lubitsch come a colui che insieme derla giovine e fresca, perchè ci sussurcon Sternberg ha saputo conservare ol- teressante in Europa è rappresentato rasse, una volta almeno, qualche cosa tre Oceano la sua schietta vena euro- dal Cinema francese che, pur attraverdi nuovo. pea. Ci voleva un temperamento d'ec- so una produzione discontinua e talora Tempo fa, sì. la trovammo all'im cezione perchè Sternberg imponesse a tecnicamente mediocre, va conquistanprovviso rianimata e imbaldanzita. PaHollywood il suo drammatico baroc- do il mercato mondiale con alcuni lareva si volesse liberare da tutti quegli chismo, Lubitsch la sua raffinatezza iro- vori veramente d'eccezione. Duvivier indumenti e quei cosmetici francesi, (li nica, quel racconto fatto di deliziose trionfa oggi in tutto il mondo e il suo aveva ricevuti da Bernstein e da Bourpiccole sfumature, quell'arguzia elegan- successo è ancora più profondo di quelIl Futurismo vuole ancora essere all'ordine det) con i quali appariva regolarmente del giorno e ritorna alla carica con una Mo- te di ispirazione nettamente europea. lo di Clair, dei tempi aurei. Eppure molti vedono in lui un decacamuffata sulle scene italiane. Ci promi- stra di Aeropittura alla Galleria del Milione, Questa volta ha voluto strafare lavorandi riconquistarsi, se non i favori del dente, e non a torto; Duvivier secondo se che l'avrebbe smessa con le comme- cercando speartificioso e e tema banale su un do pubblico che gli sono sempre stati negati, die a triangolo tipo Guitry, le scene ma- quell'interesse che ormai aveva del tutto per- rando di sostenersi con un funamboli- me poteva essere difeso fino a « Pepé dri del caro Henri e le oscenità da Su- duto. smo elegante di classe superiore. Quan- lo Mokò » dove il racconto, pur avenMa l'interesse che pun ancora suscitare il to ad attori, molti punti in meno a Mar- do qualche teatralità di battute, aveva burra dell'amato Edouard. E battè sui sia nel pubblico che nella critica, applausi delle sequenze cinematograficamente stutamburi del « futurismo », si compiac- futurismo, è solamente di curiosità. Una curiosità super- lene in deciso declino e molti que di proclamare fiere battaglie in no- ficiale ed esteriore che nasce da qualunque a Bette Davis che si è presa il più me- pende. In « Carnet di Ballo * il lato me del « grottesco », ma poi si dimen- fatto di cronaca, anche banale. Cosicchè que- ritato premio veneziano. (Uomo di più teatrale della sua personalità ha ticò di fare la guerra. Chè di tamburi e sta Mostra di Aeropittura per noi ha lo stesso Bronzo, Avventura a mezzanotte, Mar- avuto nettamente il sopravvento sulle delle non dimenticate battaglie marisue immense possibilità cinematografidi trombe ne aveva parecchi, ma di ope- valore nettiane contro la pasta asciutta o in favore ked Woman). che, che in questo ultimo ammiratissidecisare veramente nuove e belle e fresche dei nuovi copricapi maschili futuristi dalle sia stato quest'anno che Temo più bizzarre ed impensate fogge. rimase sprovvista. mente fatale a Joan Ford, che aveva mo lavoro sono imprigionate da una Il futurismo perde continuamente terreno conquistato la nostra incondizionata sceneggiatura e da una atmosfera del Lasciamo andare gli autori che, bene ogni sua manifestazione, sia pittorica che o male, un nome se lo son fatto da ed poetica, ci sembra il rantolo di un moribondo ammirazione due anni fa con « Tradi- tutto teatrali. Il Cinema francese deve tempo. Credo, del resto, che a nes- che non vuol morire e che cerca attraverso tore » e « Pattuglia sperduta ». Abbia- stare in guardia da tali pericoli e pursun giovane possa interessare chi ci re- l'ossigeno di prolungare la propria agonia. mo chiuso un occhio con « Maria di troppo sembra che i suoi elementi miEd anche gltesta sua nuova espressione figu- Scozia », sperando che si trattasse di gliori siano proprio quelli che tradigala delle opere come « La Ninetta del rativa non è poi del tutto originale se si penVerziere », o chi compone quel volon- sa che nacque nel 1926 con le prospettive ae- una parentesi passeggera; oggi ha la- scono le aspettative. Prima è stata la teroso atto unico, « Ombre », che l'allo- ree del povero Fedele Azari e fu esposta suc- vorato ancora con Langlen e n'è venu- volta di Marcel L'Herbier (Vigilia d'arra raffreddato Ruggeri recitò, tra uno cessivamente nel manifesto. di Aeropittura. to fuori « Alle Frontiere dell'India». mi) ora è quella di Duvivier. Speriamo Questo dimostra che il futurismo per vivere starnuto e l'altro, al Manzoni di MiAspettiamo ancora di vedere il film di che Sacha Guitry e Pagnol non facciae rinnovarsi ha bisogno di ritornare sui prolano. Borzage e The story is made at night ». no scuola. Certo mancano in esso quelpri passi cercando in si una propria tradiGuardiamo invece i rimanenti. Da zione. Ho l'impressione che l'America di- le basi morali che garantiscono a una E se si pensa che le prime espressioni aeroCantini a Pugliese a D'Errico e altri venti sempre più cauta nella produzio- produzione un avvenire sicuro e una ancora insupeancora, ce ne sono parecchi che s'af- pittoriche di Azari rimangono ne di films che esprimano un'idea, che duratura conquista dei pubblici monrate nei concetti di questa particolare forma fannano per il nostro Teatro. Ma se d'arte futurista, si capirà come tale tendenza abbiano una tesi, la quale molte volte diali. Oggi il cinematografo ha compiti poascoltate attentamente i loro lavori, e se rimanga chiusa nella sua artificiosità polemi- ha chiuso le porte di molti paesi ai poi li ripensate, provare quella che si ca e non possa assolutamente offrire ulteriori suoi film. (Negli anni passati « So quiet litici, sociali e morali la cui esatta conE più ancora si capirà l'inupotrebbe definire un'impressione di stan- sviluppi creativi. on the western front » di Milestone, siderazione potrebbe forse aprire alla tile fatica di. questi seguaci. chezza. Non perchè le loro produzioni « Black Fury » di Lang, « Farewell to nostra produzione le vie del mondo. Le La polemica è stato l'errore più grande nel preferenze e la sensibilità dei vari pubsiano noiose. Sono anzi quasi sempre quale è caduto tutto il movimento futurista arms » di Borzage e molti altri). ben costrutte, spesso vivaci e qual- e dal cui stato non è mai riuscito ad uscire, Quanto ai paesi europei non abbia- blici sono senza dubbio diversissime, per cercare di affrontare problemi di costruche volta intelligenti. Ma sono così li- zione mo avuto quasi nulla da quelle Nazioni ma meno di quello che normalmente e di realizzazione più vicini al senso cosce e dritte e, direi, veloci, vanno così amico ed umano dell'arte. che avevano lasciato sperare molto ne- si crede. Vi sono dei valori e dei senrapidamente da una scena all'altra, conEd ora dovremmo dilungarci a parlare di gli anni passati: parlo della Cecoslo- timenti che sono alla base della natura catenate con tanta sicurezza, uno-due ogni singolo espositore, ma non lo facciamo vacchia prima di tutto. In questo paese umana e che sono uguali presso tutti i per la semplice ragione che nella maggior par. popoli civili, anche se la vita politica uno-due, verso il finale d'atto, che stan- te si assomigliano, tanto che l'autore potreb- si è verificato un fenomeno opposto a cano. Ecco: forse il difetto è proprio be essere uno solo scelto a caso fra gli altri. quello americano: le caratteristiche na- e sociale è orientata diversamente. Una produzione ad esempio dove viva un qui. Nell'affanno angoscioso di volere Ricorderemo soltanto, perchè si distaccano zionali del film ceko hanno trovato reessere intelligenti, i nostri autori han- per alcuni caratteri ben definiti, Munari teso stio il mercato straniero, così che molti periodo storico di un dato paese potrà più verso la tendenza astratta che verso reebenissimo interessare anche all'estero no perduto la freschezza e la sponta- ropittura, Cesare Andreoni, sintetico ed e- ottimi lavori pur di nobilissima ispiraneità per divenire stucchevolmente chi- spressivo, più d'ogni altro vicino alla realtà e zione hanno costituito all'estero un in- purchè non sia una semplice elencazioli. Proprio i giovani, dai quali accette- Favalli fantasioso e dinamico. successo finanziario; e la ragione cre- ne di fatti ma vibri in essa un sentimenBnotrio Maetrolonardo do che sia da cercare nel fatto che il to superiore così da costituire un'esalremmo volentieri, nei loro lavori, qualtazione dell'eroismo, dell'amor patrio che squilibrio e qualche crepa, pur di che vada al di là del racconto e delintravvedere frammezzo a queste crepe l'ambiente in cui si svolge. In questo íl lampo d'una idea nuova e di una visenso non vi è ancora stato un film itavezza inconsueta, ci danno invece lo liano che abbia detto qualcosa, e quespettacolo di una abilità inattesa, ma di sto oltre che stupirci ci addolora, dato una mancata ingenuità. il clima storico ed eroico in cui viviaCercano di saper dire ogni cosa con mo, che dovrebbe costituire una splenla massima bravura, e si dimenticano dida ispirazione. di cosa debbano dire. Sembra che qualche cosa di altamenCome voler far funzionare alla perte emotivo abbia detto Carl Ritter con fezione un orologio, nel meccanismo del il suo ultimo film presentato in Germaquale manchi la molla. Guardate invenia « Licenza su parola d'onore » di cui ce, per esempio O'Neill. un nostro quotidiano ha dato notizia. L'autore americano ha incominciato Era evidentemente nel Ritter la tendena scrivere digiuno completamente di za a dire qualcosa di-nuovo nel campo qualsiasi influenza letteraria. E ha prodel film eroico e il successo di questo dotto conseguentemente ciò che sentiva recentissimo lavoro ci fa credere che di poter dire con sincerità, spontaneaegli abbia fatto un gran passo avanti mente e sotto qualche aspetto ingenuastilla strada tracciatasi, la cui ultima mente, ma cose belle cose vive cose tappa era stata quel « Patriotten », film moderne. Un sobborgo di New York, la tolda d'una nave, una foresta d'Africa, marinai negri gangsters ubriachi ricettatori prostitute pazzi fanciulli, tutto il mondo che si muove intorno a noi, e che non recita, ma che vive, O'Neill l'ha ritratto senza preparazioni senza accorgiEcco una inquadratura del film e È arrivato quel Signore?» che il Cineguf di Milano menti scenici senza abilità del mestiere sta girando in questi giorni e di cui abbiamo data notizia nel numero del 1° gennaio.

Quella soffocante abilità

P ANORAMA DELLA PRODUZIONE MONDIALE

GLI AEROPITTORI FUTURISTI

ancora incerto e di dubbio valore. Certamente la Germania è sulla via di avere il film nazionale, improntato al nuovo regime. Questo deve essere di sprone per noi, che viviamo la nostra Rivoluzione, a dire qualche cosa di altrettanto bello e magari anche di più originale (l'unica riserva che faccio a questo nuovo film germanico è una certa analogia di tema con quel « Sei ore a terra » presentato dall'Inghilterra a Venezia con discreto successo). Io penso che sarebbe auspicabile una collaborazione italo-tedesca orientata in senso diverso da quello attuale, diretta a creare il film ispirato ai comuni principii dei due popoli. Da queste due Nazioni dovrebbe nascere il film della nuova Era di stile Fascista, antibolscevico. da contrapporre a quel lato della cinematografia francese che fa capo a Renoir e a Poirier, infelice propaganda del fronte popolare e della barbarie sovietica. Luigi Gtaleazzl

PRIME ESECUZIONI

FIORELLA La sera del 15 febbraio scorso è andata in scena, al Teatro Regio di Parma, la nuovissima opera e Fiorella », dramma lirico in tre atti di Antonio Lega, musica di Italo Brancucci. Prima di venire a parlare dell'esito della serata, davvero festoso, risulterà interessante riferire un episodio significativo, che rispecchia chiaramente come il pubblico parmigiano, per tradizione tanto diffidente e severo, abbia accolto questo primo lavoro del giovane compositore. Si era nel catnerir,o del Maestro Brancucci, dopo lo spettacolo; circondato dalla solita piccola folla degli ammiratori, egli veniva avvicinato dà uno spettatore del e loggione », che, nel più genuino dialetto parmense, esprimeva e a nome del popolo di Parma, quello vero, non i portoghesi (!) la propria riconoscenza per aver saputo scrivere della musica che va finalmente al cuore e commuove! ». Queste le parole del sincero ammiratore, e questa l'impressione schietta del folto pubblico che gremiva la sala. Infatti c Fiorella » presenta dal lato musicale, una melodiosità facile e scorrevole e una cantabilità naturale e viva. La vicenda del libretto, una storia sentimentale che racchiude tutti i requisiti per commuovere il pubblico, ha offerto al compositore la possibilità di trovare alcuni atteggiamenti particolarmente interessanti, disposti con un sicuro senso dell'effetto nella partitura. Antonio Lega, l'autore del libretto, non si è scostato dal tipo tradizionale: è la storia del principe Eugenio di Beauharnais, che partecipò alle campagne napoleoniche in Italia, innamorato perdutamente di una povera fanciulla del popolo, Fiorella la c pigottera » (bambolaia). Naturalmente interviene la ragion di stato, e per un inganno ordito da un capo della polizia, la fanciulla è rapita e portata lontana dal suo amato; riesce però a fuggire travestita da tamburino, e cerca di raggiungere il suo principe sul campo di battaglia; ferita, perchè creduta una spia, ritrova il suo Eugenio e muore felice fra le sue braccia. Il pubblico e le e alte sfere» (il loggione di Parma, giusto e implacabile giudice dal finissimo orecchio) non potevano non essere toccate dalla squisita melodia che fluisce, come dolcissimo rivo tra due sponde fiorite, dalle pagine che il Maestro Brancucci ha scritto con profondo intelletto d'amore. Il successo infatti è stato caldissimo. L'esecuzione, curata con fervido amore artistico dal Maestro Angelo Questa, ha potuto valersi della preziosa interpretazione della soprano Rina Corsi, che ci ha raccontato la triste storia di Fiorella facendo risaltare le felicissime parti dell'opera e tutta la bellezza di quel gioiello di spartito. "tarlo Nasolmbeue Direttore responsabile: . . NICOLA MONETA Vice direttore'

ERNESTO TRECCAM

Redattore capo:

. Dott. ANTONIO BRUM

Ind. Graf. N. Moneta . . Milano • 1938-XVI

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Anno I _ Num 4 by Ernesto Treccani - Issuu