NOI VOGLIAMO CHE I GIOVANI R ACCOLGANO LA
NOSTRA
F IACCOLA
111 VITA CIOVAMILE 111 PERIODICO QUINDICINALE DI LETTERATURA - ARTE - POLITICA
Anno 1 - N. 3
28 FEBBRAIO 1938 xvl D IREZIONE: V IA C. PORTA, 2 A MMINISTRAZIONE: V IA M. AURELIO, 6
M ILANO Conto Corr. Poet. n. 3-13799 Ahhonamento annuo L. io.—
Cent. 50
Fondatore ERNESTO TRECCANI
verità e l'oro un'impostura, sentiamo che questa sacra abbondanza umana che diventa grano sui solchi, prole nel talamo, canto nella tristezza e sacrificio conosceva solo la forza muscolare —, nel bisogno, dovrà propiziarsi gli evennè quella di Menenio Agrippa, anche ti e guadagnare l'avvenire. Intanto use furono ammirevoli in lui l'astuzia, diamo il ritmo festoso delle incudini e l'eloquenza, nonchè l'idea di società co- i canti lieti della vendemmia levarsi me d'un corpo, d'una persona morale come un inno di vita e di vittoria; e nel duplice senso che l'unità del fine dove è opra è provvidenza, dove è cui tendono i soci dev'essere dipenden- amore è fortuna: la rinunzia a qualche te da un'estimazione morale e che la società, in quanto acquista una propria sussistenza, diventa soggetto di diritti e doveri spettanti all'ordine morale. Il cristianesimo ha spazzate via da due millenni tali forme d'aristocrazia. « La Patria è in pericolo » grida alHa osservato Alfredo Oriani: « Nel larmato Paul Reynaud (uomo politicristianesimo brillò la prima negazione co francese) e si domanda angosciosaaristocratica. Se la schiavitù non venne mente se il lavoratore francese — che subito soppressa, ogni disparità rimase oggi boicotta l'opera del suo governo — sarà disposto domani a difendere sulla soglia del tempio cristiano; la conla propria casa e i propri figli. fessione fu obbligo di tutti, per tutti la : l triste vedere un simile spettacolo penitenza punì il peccato. La superbia nella terra di Napoleone e della Mardei grandi diede ancora all'eroismo i na. È triste vedere l'affannosa richiemodi aggressivi e le forme oltraggiose sta di pace sociale e di disciplina da parte di un governo in balia di un madelle antiche aristocrazie, ma contro gli rasma parlamentare e caotico. Nonoeroi belli di passione mondana la Chie- stante le profonde divergenze di vesa pose l'ordine dei santi che, rinuncian- dute che separano il nostro sistema do al mondo, lo dominavano con la vit- politico da quello delle democrazie toria dell'umiltà nel prodigio di un a- parlamentari — nonostante ciò noi itafascisti saremmo anche dispomore senza ricambio, come quello del liani e sti a capire e a compatire le difficoltà sole, che non chiede nulla alla terra ». di un popolo dalle grandi tradizioni — L'aristocrazia venne gradatamente soffocato dal successo materiale di una perdendo, anche se non sempre con e- guerra vittoriosa — ma morto ad ogni videnza, il suo significato tradizionale. ideale — insensibile a quell'interna Nella Roma repubblicana il valore luce che è la Fede nei valori dello spinto e delle sue leggi — le sole capaci dell'aristocrazia contrastava alla viltà di guidare — il destino dei popoli. della ple''-)e. La figura maestosa di Lu- Sapremmo compatire questo popolo se cio Emilio Paolo s'adergeva circonfusa vedessimo in lui uno slancio, uno di luce e di gloria sulla detestabile fi- sforzo per risollevarsi — se si deligura di Caio Terenzio Varrone. A Mar- neassero sagome d'individui pronti a tutto osare e sacrificare pur di riscatco Albinovano accusatore di Publio Se- tare il loro paese. Invece nulla di tutstio e fierissimo odiatore dell'aristocra- to questo — gli sparuti appelli alla zia, Marco Tullio Cicerone spiegava es- pace sociale da parte di eminenti perservi sempre stati nell'Urbe due tipi ben sonalità politiche naufragano nel gran distinti di cittadini: gli uni anelanti di mare del dissidio sociale che sta rodendo l'interna struttura della vecriuscire graditi con le loro parole e le chia e pur gloriosa Francia. Voci adloro azioni al popolo, gli altri desidero- dolorate di giovani che vedono il basi d'avere ognora l'approvazione dei mi- ratro dove va precipitando il loro paegliori; plebei si dovevano chiamare gli se — giungono ogni tanto d'oltralpe uni, gli altri patrizi o ottimati o buoni — ed allo scrivente pervennero lettere di conoscenti francesi — che tradiscocittadini; buoni cittadini erano dunque no un senso di ribellione e di mestida ritenersi tutti coloro che, per essere zia — quasi di doloroso ripiegamento ben provveduti di sostanze e, grazie al- in uno scetticismo amaro. Leggete ad l'educazione familiare e più ad una di- esempio queste righe di un giovane : sposizione naturalmente ereditata dagli « Ogni ideale è morto in Francia. Negli intrighi e nelle mene di gruppi avi illustri, onesti, savi, ponderati, mepolitici che hanno come precipua curitavano d'assidersi timonieri dello ra la tutela del proprio partito e delle Stato. loro probabilità elettorali — sta meombreggiandosi quel gloriostamente ben aristocrazia è La nostra nuova che conobbe gli epici giortricolore so più alta: è l'aristocrazia dello spirito: Marengo ed Austerlitzt — che ni di un modo di vita, una distinzione di cafu bagnato dal fiero sangue della giorattere etico. ventù di Francia alla Marna. Ho semNel volgo comprendiamo tutti colo- pre compreso l'alto significato spiriro, anche ricchi di censo o d'ingegno, tuale della vostra rivoluzione, che ha che interpretando bassamente la vita ne saputo così egregiamente innalzare il potenziale politico e morale del vostro u miliano la tragedia. popolo, che ha instaurato tutti i valoAll'aristocrazia diciamo appartenere ri della vostra tradizione romana. Tu tutti coloro, anche sprovvisti di cultu- mi scrivi che forse l'autentico popolo ra e di mezzi materiali, che pure non di Francia non è morto — forse se la vogliono appartenere alla suburra dello Patria chiama saprà ancora rispondere credo — la tresca spirito, ma vivono la vita così come de- all'appello. Non bolscevica coi suoi falsi idealismi ha v'essere vissuta, rifiutando di vendere inquinato ed ucciso la sua anima. Il la propria purezza a qualsiasi alletta- popolo di Francia ha perso il suo onomento ipocrita, a qualsiasi ambizione re — ha venduto la sua dignità ». Triturpe; la povera gente e la facoltosa si sti parole — tristi per i francesi che sentono l'odore della tempesta — per accomunano sotto il segno della virtù. noi invece motivo di legittimo orgo« Noi vediamo questa gente » ripetia- glio — perchè ciò torna a riprova mo con Carlo Del Croix, guerriero e delle ampie capacità e caratteristiche poeta « curva ai solchi e inginocchiata morali del popolo italiano — che nei alle are con l'ampio petto capace d'ira truci anni dal 1919 al 1922 quando la stava attraversando il e d'amore, con le nodose mani atte al- nostra nazione periodo di acuta crisi che sta ora pasl'opra e alla preghiera, alla pugna e al sando la Francia, ha saputo ritrovare dono, e sentiamo che il sangue è una se stesso e sotto la guida di un grande
Aristocrazia e Fascismo Mentre qualche vecchio melanconico parla ancora di democrazia nel vieto senso ottocentesco (il molto ex leiter — parola tedesca da leggersi a piacere con accento napoletano o pescasseroliano — della filosofia italiana del primo N ovecento ha pubblicato qualche tempo fa in The Nation di New York, con chissà quale compiacimento da parte del Presidente della Repubblica stellata, una nota su « L'avvenire della democrazia »), noi giovani vogliamo parlare in un senso nuovo di aristocrazia. • Sui rapporti tra fascismo e democrazia molto s'è scritto. Ed è stato spiegato che un'antitesi fascismo-democrazia esiste solo in quanto per democrazia si voglia designare quella particolarissima forma di governo democratico che è il parlamentarismo, quella particolarissima forma di governo democratico sulla cui ineluttabile agonia piangono i melanconici vecchi di cui sopra. Perchè « se democrazia » come ha detto il Duce « significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il fascismo può... essere... definito una democrazia organizzata, centralizzata, a utoritaria », ma pur sempre una democrazia, a dispetto di tutte le cosiddette grandi democrazie basate sull'equilibrio e la menzogna dell egualitarismo politico e sociale o sulla burla della sovranità del popolo. Sui rapporti tra fascismo e aristocrazia s'è scritto molto meno. Qualcuno ha sostenuto la tesi: fascimo-aristocrazia. Altri ha mostrato di scandolezzarsi. Posta la questione nei giusti termini, u na concezione aristocratica del fascismo a noi pare doversi ritenere tutt'altro che fuori della legittimità e della realtà. Gli è che l'aristocrazia quale la intende il fascismo non ha nulla a vedere con l'aristocrazia comunemente detta e neppure con l'aristocrazia tipo inglese, stranissima maniera di vivere civile, nella quale una minoranza regola gli affari pubblici, controlla la politica i nterna ed estera, amministra la giustizia, cura l'educazione, e nella quale tutti i cittadini trovano naturale la struttura sociale tradizionale. No. Il motto « Andare verso il popolo s non è una proposizione vaga; è un p rogramma, una norma, anzi un comandamento avente valore sul piano materiale e sul piano spirituale. Nella Russia proletaria un operaio, Stakhanov, mediante il sistema della sovraproduzione ottenuta non tanto con la razionalizzazione del lavoro quanto con il forzamento della macchina e più dell'uomo, crea, opponendola alla massa, una élite operaia ben servita e ben pagata avente•in tutto e per tutto i segni della più odiosa tirannia capitalista. N ell'Italia rinnovata dal fascismo (« Aguzzinismo x lo si chiama dai bolscevichi!) il Capo del Governo apporta notevolissimi miglioramenti alla politica salariale nei quadri dell'ordinamento corporativo — ordinamento, a differenza d'ogni altro attuale esperimento sociale, poggiato sulle solide basi del diritto naturale — e, senza fare del lavoro una religione, esalta il lavoro — ogni lavoro — come partecipe d'un al-
to valore etico, come mezzo cioè di perfezionamento e di elevazione alla suprema virtù; e di coloro che lavorano con maggior fede o con maggior fede per la Patria combattono (chè, del resto, anche il lavoro è combattimento e combattimento è tutta la nostra esistenza) fa la nuova aristocrazia. L'aristocrazia il fascismo l'intende in un senso ch'è classico insieme e assolutamente nuovo. Nel febbraio di quel lontano 1922 che oggi ci sembra quasi la preistoria del nostro movimento, Mussolini — nella cui mente doveva essere già nettissimo il proposito della realizzazione di una « più alta giustizia sociale x diversa assai dalla mitica « Giustizia Sociale r (Si, con tanto di maiuscole come l'usavano scrivere i padri del socialismo straniero e nostrano!) — dichiarava: « Tutti è l'aggettivo della democrazia: la parola che ha riempito di sè tutto il sec. XIX » riferendosi evidentemente alla democrazia dei democratici. E aggiungeva: « tempo di dire Pochi ed eletti. Una ripresa classica è in atto ». Ecco l'annuncio della nuova aristocrazia. L'onorare il lavoratore a nome di tutta la Nazione — ad esempio —, come il Duce ha fatto quando l'estate scorsa q uali madrine delle due più possenti corazzate italiane designò le spose di due fabbri decorati della Stella al merito del lavoro, è un logico corollario della dottrina fascista, la quale all'interesse superiore della Nazione identificantesi con lo Stato subordina gli interessi degli individui, ma riconosce la personalità del lavoro, conscia che solo attraverso un riconoscimento di tale principio il lavoro può essere visto nella sua qualità d'espressione di tutta la vita umana. Se aristocrazia è veramente — secondo l'etimologia — il « governo dei migliori », il fascismo è senz'altro un regime aristocratico. Solo a questo titolo, però. Ove per aristocrazia si designi la beata fruizione di blasoni acquistati dagli avi ed il diritto di valersi di essi in ogni occasione, il fascismo è contro l'aristocrazia. « Bisogna mangiarci l'89 come un piatto di triglie alla livornese » narra Margherita Sarfatti che il Duce abbia detto in uno dei suoi giorni d'umore beffardo (Dux - pag. 246-7). Non si deve credere però che « il fascismo voglia respingere il mondo a q uello ch'esso era prima di quel 1789 che viene indicato come l'anno di apertura del secolo demo-liberale. Non si torna indietro » (Mussolini: La dottrina del fascismo - II, 9). La nuova aristocrazia non è l'aristocrazia del sangue o del censo che si estrinseca quasi sempre nelle forme più apparenti del lusso, vive dell'etichetta e dei più sciocchi convenzionalismi. La nuova aristocrazia non si può assomigliare ad alcuna delle aristocrazie di cui parla la storia. Non è neppure — ci affrettiamo ad asserirlo — l'aristocrazia del buon Platone — comunista avant la lettre — il quale voleva che il reggimento dello Stato fosse assunto dall'intelligenza. Non è l'aristocrazia di Sparta — che
abitudine, l'umiliazione di tante vanità, il sacrificio di molti interessi e la perdita di qualche diritto sono il prezzo necessario della disciplina, ma se dobbiamo giudicare il fattore dalla vigna e misurare l'opera dal grappolo trascurando lacune consuete e mende umane, reprimendo sordi rammarichi e intime proteste, noi dobbiamo aspettare con fiducia ed amore il nuovo vino ». Claudio Belingardi
Lettere dalla Francia uomo, reagire al veleno che lo stava avvolgendo. Ma pur ammettendo che non sempre la Storia favorisce ai popoli figure di condottieri simili al nostro, capaci di afferrare le redini del potere e guidare una nazione sulla via dell'Impero e dei Trionfi — dato e concesso che non vi sia in Francia chi sappia affrontare a viso aperto la situazione — ma come fa la destra storica — come fanno i rappresentanti ultimi (ce ne saranno pure) di quell'equilibrio politico — patriottismo e buon senso che salvarono la Francia dopo Sedan — a non accorgersi che è impossibile una politica di equilibrio — di patteggiamenti con quei partiti di sinistra e del centro che hanno per programma la distruzione della legge — l'abolizione del sistema attuale — il crollo della civiltà occidentale e la dittatura del proletariato? Come pretendere la pace sociale da un compromesso con chi ha come meta ultima del suo agire l'annientamento del postulante — cioè del potere costituito? Come pretendere la pace sociale se metà della Francia non obbedisce più e si propone di obbedire sempre meno alle direttive del governo centrale — ma obbedisce invece alle direttive provenienti dall'esterno — da Mosca — dagli agitatori e sovvertitori sociali — dai Dimitroff e compagni? Sotto la specie ed il pretesto di una difesa degli arbitrati e della libertà sindacale — gli agitatori di sinistra paralizzano ogni azione del governo. Piuttosto i partiti marxisti hanno cambiato tattica dopo le sconfitte d'Italia, di Germania, di Ungheria, di Spagna. Piuttosto che l'assalto violento e diretto al potere — il che può provocare un contraccolpo e una controrivoluzione — preferiscono un'opera lenta e graduale di penetrazione — ma più sicura e più certa; in linguaggio strategico — dopo una lunghissima marcia di avvicinamento i partiti stanno ora spiegando le squadre per l'assalto — mentre l'artiglieria — che è nel nostro caso il partito socialista — prepara l'avanzata con un efficace tiro di preparazione e di copertura. Parigi si appresta a divenire la longa manus occidentale di Mosca. I sinistri bagliori della falce e del martello si sostituiranno fra non molto a quei gloriosi N maestosi e solenni che ricordavano al popolo di Francia momenti di nobile, epica e sublime passione. Vani sono gli appelli isolati tipo quello sopracitato di Paul Reynaud — vani sono i tentativi e le invocazioni degli stessi Chautemps, Flandin e di tutti quelli che avvertono il pericolo. La paralisi è progressiva. Per quanto ci riguarda — pur abbozzando uno sguardo di compatimento non possiamo altro che alzare le spalle e augurare un lieto trapasso a miglior vita a quel popolo che, da noi aiutato e salvato nei gravissimi tempi delle armate tedesche gravitanti su Parigi, ci ha risposto con Versaglia e poi, per completamento dopo gli accordi del gennaio 1935 con un nuovo tradimento durante la guerra etiopica e poi... insomma « Requiescat in pace » e peggio per lui. Pier Luigi Troni