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Anno I _ Num 3

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NOI VOGLIAMO CHE I GIOVANI R ACCOLGANO LA

NOSTRA

F IACCOLA

111 VITA CIOVAMILE 111 PERIODICO QUINDICINALE DI LETTERATURA - ARTE - POLITICA

Anno 1 - N. 3

28 FEBBRAIO 1938 xvl D IREZIONE: V IA C. PORTA, 2 A MMINISTRAZIONE: V IA M. AURELIO, 6

M ILANO Conto Corr. Poet. n. 3-13799 Ahhonamento annuo L. io.—

Cent. 50

Fondatore ERNESTO TRECCANI

verità e l'oro un'impostura, sentiamo che questa sacra abbondanza umana che diventa grano sui solchi, prole nel talamo, canto nella tristezza e sacrificio conosceva solo la forza muscolare —, nel bisogno, dovrà propiziarsi gli evennè quella di Menenio Agrippa, anche ti e guadagnare l'avvenire. Intanto use furono ammirevoli in lui l'astuzia, diamo il ritmo festoso delle incudini e l'eloquenza, nonchè l'idea di società co- i canti lieti della vendemmia levarsi me d'un corpo, d'una persona morale come un inno di vita e di vittoria; e nel duplice senso che l'unità del fine dove è opra è provvidenza, dove è cui tendono i soci dev'essere dipenden- amore è fortuna: la rinunzia a qualche te da un'estimazione morale e che la società, in quanto acquista una propria sussistenza, diventa soggetto di diritti e doveri spettanti all'ordine morale. Il cristianesimo ha spazzate via da due millenni tali forme d'aristocrazia. « La Patria è in pericolo » grida alHa osservato Alfredo Oriani: « Nel larmato Paul Reynaud (uomo politicristianesimo brillò la prima negazione co francese) e si domanda angosciosaaristocratica. Se la schiavitù non venne mente se il lavoratore francese — che subito soppressa, ogni disparità rimase oggi boicotta l'opera del suo governo — sarà disposto domani a difendere sulla soglia del tempio cristiano; la conla propria casa e i propri figli. fessione fu obbligo di tutti, per tutti la : l triste vedere un simile spettacolo penitenza punì il peccato. La superbia nella terra di Napoleone e della Mardei grandi diede ancora all'eroismo i na. È triste vedere l'affannosa richiemodi aggressivi e le forme oltraggiose sta di pace sociale e di disciplina da parte di un governo in balia di un madelle antiche aristocrazie, ma contro gli rasma parlamentare e caotico. Nonoeroi belli di passione mondana la Chie- stante le profonde divergenze di vesa pose l'ordine dei santi che, rinuncian- dute che separano il nostro sistema do al mondo, lo dominavano con la vit- politico da quello delle democrazie toria dell'umiltà nel prodigio di un a- parlamentari — nonostante ciò noi itafascisti saremmo anche dispomore senza ricambio, come quello del liani e sti a capire e a compatire le difficoltà sole, che non chiede nulla alla terra ». di un popolo dalle grandi tradizioni — L'aristocrazia venne gradatamente soffocato dal successo materiale di una perdendo, anche se non sempre con e- guerra vittoriosa — ma morto ad ogni videnza, il suo significato tradizionale. ideale — insensibile a quell'interna Nella Roma repubblicana il valore luce che è la Fede nei valori dello spinto e delle sue leggi — le sole capaci dell'aristocrazia contrastava alla viltà di guidare — il destino dei popoli. della ple''-)e. La figura maestosa di Lu- Sapremmo compatire questo popolo se cio Emilio Paolo s'adergeva circonfusa vedessimo in lui uno slancio, uno di luce e di gloria sulla detestabile fi- sforzo per risollevarsi — se si deligura di Caio Terenzio Varrone. A Mar- neassero sagome d'individui pronti a tutto osare e sacrificare pur di riscatco Albinovano accusatore di Publio Se- tare il loro paese. Invece nulla di tutstio e fierissimo odiatore dell'aristocra- to questo — gli sparuti appelli alla zia, Marco Tullio Cicerone spiegava es- pace sociale da parte di eminenti perservi sempre stati nell'Urbe due tipi ben sonalità politiche naufragano nel gran distinti di cittadini: gli uni anelanti di mare del dissidio sociale che sta rodendo l'interna struttura della vecriuscire graditi con le loro parole e le chia e pur gloriosa Francia. Voci adloro azioni al popolo, gli altri desidero- dolorate di giovani che vedono il basi d'avere ognora l'approvazione dei mi- ratro dove va precipitando il loro paegliori; plebei si dovevano chiamare gli se — giungono ogni tanto d'oltralpe uni, gli altri patrizi o ottimati o buoni — ed allo scrivente pervennero lettere di conoscenti francesi — che tradiscocittadini; buoni cittadini erano dunque no un senso di ribellione e di mestida ritenersi tutti coloro che, per essere zia — quasi di doloroso ripiegamento ben provveduti di sostanze e, grazie al- in uno scetticismo amaro. Leggete ad l'educazione familiare e più ad una di- esempio queste righe di un giovane : sposizione naturalmente ereditata dagli « Ogni ideale è morto in Francia. Negli intrighi e nelle mene di gruppi avi illustri, onesti, savi, ponderati, mepolitici che hanno come precipua curitavano d'assidersi timonieri dello ra la tutela del proprio partito e delle Stato. loro probabilità elettorali — sta meombreggiandosi quel gloriostamente ben aristocrazia è La nostra nuova che conobbe gli epici giortricolore so più alta: è l'aristocrazia dello spirito: Marengo ed Austerlitzt — che ni di un modo di vita, una distinzione di cafu bagnato dal fiero sangue della giorattere etico. ventù di Francia alla Marna. Ho semNel volgo comprendiamo tutti colo- pre compreso l'alto significato spiriro, anche ricchi di censo o d'ingegno, tuale della vostra rivoluzione, che ha che interpretando bassamente la vita ne saputo così egregiamente innalzare il potenziale politico e morale del vostro u miliano la tragedia. popolo, che ha instaurato tutti i valoAll'aristocrazia diciamo appartenere ri della vostra tradizione romana. Tu tutti coloro, anche sprovvisti di cultu- mi scrivi che forse l'autentico popolo ra e di mezzi materiali, che pure non di Francia non è morto — forse se la vogliono appartenere alla suburra dello Patria chiama saprà ancora rispondere credo — la tresca spirito, ma vivono la vita così come de- all'appello. Non bolscevica coi suoi falsi idealismi ha v'essere vissuta, rifiutando di vendere inquinato ed ucciso la sua anima. Il la propria purezza a qualsiasi alletta- popolo di Francia ha perso il suo onomento ipocrita, a qualsiasi ambizione re — ha venduto la sua dignità ». Triturpe; la povera gente e la facoltosa si sti parole — tristi per i francesi che sentono l'odore della tempesta — per accomunano sotto il segno della virtù. noi invece motivo di legittimo orgo« Noi vediamo questa gente » ripetia- glio — perchè ciò torna a riprova mo con Carlo Del Croix, guerriero e delle ampie capacità e caratteristiche poeta « curva ai solchi e inginocchiata morali del popolo italiano — che nei alle are con l'ampio petto capace d'ira truci anni dal 1919 al 1922 quando la stava attraversando il e d'amore, con le nodose mani atte al- nostra nazione periodo di acuta crisi che sta ora pasl'opra e alla preghiera, alla pugna e al sando la Francia, ha saputo ritrovare dono, e sentiamo che il sangue è una se stesso e sotto la guida di un grande

Aristocrazia e Fascismo Mentre qualche vecchio melanconico parla ancora di democrazia nel vieto senso ottocentesco (il molto ex leiter — parola tedesca da leggersi a piacere con accento napoletano o pescasseroliano — della filosofia italiana del primo N ovecento ha pubblicato qualche tempo fa in The Nation di New York, con chissà quale compiacimento da parte del Presidente della Repubblica stellata, una nota su « L'avvenire della democrazia »), noi giovani vogliamo parlare in un senso nuovo di aristocrazia. • Sui rapporti tra fascismo e democrazia molto s'è scritto. Ed è stato spiegato che un'antitesi fascismo-democrazia esiste solo in quanto per democrazia si voglia designare quella particolarissima forma di governo democratico che è il parlamentarismo, quella particolarissima forma di governo democratico sulla cui ineluttabile agonia piangono i melanconici vecchi di cui sopra. Perchè « se democrazia » come ha detto il Duce « significa non respingere il popolo ai margini dello Stato, il fascismo può... essere... definito una democrazia organizzata, centralizzata, a utoritaria », ma pur sempre una democrazia, a dispetto di tutte le cosiddette grandi democrazie basate sull'equilibrio e la menzogna dell egualitarismo politico e sociale o sulla burla della sovranità del popolo. Sui rapporti tra fascismo e aristocrazia s'è scritto molto meno. Qualcuno ha sostenuto la tesi: fascimo-aristocrazia. Altri ha mostrato di scandolezzarsi. Posta la questione nei giusti termini, u na concezione aristocratica del fascismo a noi pare doversi ritenere tutt'altro che fuori della legittimità e della realtà. Gli è che l'aristocrazia quale la intende il fascismo non ha nulla a vedere con l'aristocrazia comunemente detta e neppure con l'aristocrazia tipo inglese, stranissima maniera di vivere civile, nella quale una minoranza regola gli affari pubblici, controlla la politica i nterna ed estera, amministra la giustizia, cura l'educazione, e nella quale tutti i cittadini trovano naturale la struttura sociale tradizionale. No. Il motto « Andare verso il popolo s non è una proposizione vaga; è un p rogramma, una norma, anzi un comandamento avente valore sul piano materiale e sul piano spirituale. Nella Russia proletaria un operaio, Stakhanov, mediante il sistema della sovraproduzione ottenuta non tanto con la razionalizzazione del lavoro quanto con il forzamento della macchina e più dell'uomo, crea, opponendola alla massa, una élite operaia ben servita e ben pagata avente•in tutto e per tutto i segni della più odiosa tirannia capitalista. N ell'Italia rinnovata dal fascismo (« Aguzzinismo x lo si chiama dai bolscevichi!) il Capo del Governo apporta notevolissimi miglioramenti alla politica salariale nei quadri dell'ordinamento corporativo — ordinamento, a differenza d'ogni altro attuale esperimento sociale, poggiato sulle solide basi del diritto naturale — e, senza fare del lavoro una religione, esalta il lavoro — ogni lavoro — come partecipe d'un al-

to valore etico, come mezzo cioè di perfezionamento e di elevazione alla suprema virtù; e di coloro che lavorano con maggior fede o con maggior fede per la Patria combattono (chè, del resto, anche il lavoro è combattimento e combattimento è tutta la nostra esistenza) fa la nuova aristocrazia. L'aristocrazia il fascismo l'intende in un senso ch'è classico insieme e assolutamente nuovo. Nel febbraio di quel lontano 1922 che oggi ci sembra quasi la preistoria del nostro movimento, Mussolini — nella cui mente doveva essere già nettissimo il proposito della realizzazione di una « più alta giustizia sociale x diversa assai dalla mitica « Giustizia Sociale r (Si, con tanto di maiuscole come l'usavano scrivere i padri del socialismo straniero e nostrano!) — dichiarava: « Tutti è l'aggettivo della democrazia: la parola che ha riempito di sè tutto il sec. XIX » riferendosi evidentemente alla democrazia dei democratici. E aggiungeva: « tempo di dire Pochi ed eletti. Una ripresa classica è in atto ». Ecco l'annuncio della nuova aristocrazia. L'onorare il lavoratore a nome di tutta la Nazione — ad esempio —, come il Duce ha fatto quando l'estate scorsa q uali madrine delle due più possenti corazzate italiane designò le spose di due fabbri decorati della Stella al merito del lavoro, è un logico corollario della dottrina fascista, la quale all'interesse superiore della Nazione identificantesi con lo Stato subordina gli interessi degli individui, ma riconosce la personalità del lavoro, conscia che solo attraverso un riconoscimento di tale principio il lavoro può essere visto nella sua qualità d'espressione di tutta la vita umana. Se aristocrazia è veramente — secondo l'etimologia — il « governo dei migliori », il fascismo è senz'altro un regime aristocratico. Solo a questo titolo, però. Ove per aristocrazia si designi la beata fruizione di blasoni acquistati dagli avi ed il diritto di valersi di essi in ogni occasione, il fascismo è contro l'aristocrazia. « Bisogna mangiarci l'89 come un piatto di triglie alla livornese » narra Margherita Sarfatti che il Duce abbia detto in uno dei suoi giorni d'umore beffardo (Dux - pag. 246-7). Non si deve credere però che « il fascismo voglia respingere il mondo a q uello ch'esso era prima di quel 1789 che viene indicato come l'anno di apertura del secolo demo-liberale. Non si torna indietro » (Mussolini: La dottrina del fascismo - II, 9). La nuova aristocrazia non è l'aristocrazia del sangue o del censo che si estrinseca quasi sempre nelle forme più apparenti del lusso, vive dell'etichetta e dei più sciocchi convenzionalismi. La nuova aristocrazia non si può assomigliare ad alcuna delle aristocrazie di cui parla la storia. Non è neppure — ci affrettiamo ad asserirlo — l'aristocrazia del buon Platone — comunista avant la lettre — il quale voleva che il reggimento dello Stato fosse assunto dall'intelligenza. Non è l'aristocrazia di Sparta — che

abitudine, l'umiliazione di tante vanità, il sacrificio di molti interessi e la perdita di qualche diritto sono il prezzo necessario della disciplina, ma se dobbiamo giudicare il fattore dalla vigna e misurare l'opera dal grappolo trascurando lacune consuete e mende umane, reprimendo sordi rammarichi e intime proteste, noi dobbiamo aspettare con fiducia ed amore il nuovo vino ». Claudio Belingardi

Lettere dalla Francia uomo, reagire al veleno che lo stava avvolgendo. Ma pur ammettendo che non sempre la Storia favorisce ai popoli figure di condottieri simili al nostro, capaci di afferrare le redini del potere e guidare una nazione sulla via dell'Impero e dei Trionfi — dato e concesso che non vi sia in Francia chi sappia affrontare a viso aperto la situazione — ma come fa la destra storica — come fanno i rappresentanti ultimi (ce ne saranno pure) di quell'equilibrio politico — patriottismo e buon senso che salvarono la Francia dopo Sedan — a non accorgersi che è impossibile una politica di equilibrio — di patteggiamenti con quei partiti di sinistra e del centro che hanno per programma la distruzione della legge — l'abolizione del sistema attuale — il crollo della civiltà occidentale e la dittatura del proletariato? Come pretendere la pace sociale da un compromesso con chi ha come meta ultima del suo agire l'annientamento del postulante — cioè del potere costituito? Come pretendere la pace sociale se metà della Francia non obbedisce più e si propone di obbedire sempre meno alle direttive del governo centrale — ma obbedisce invece alle direttive provenienti dall'esterno — da Mosca — dagli agitatori e sovvertitori sociali — dai Dimitroff e compagni? Sotto la specie ed il pretesto di una difesa degli arbitrati e della libertà sindacale — gli agitatori di sinistra paralizzano ogni azione del governo. Piuttosto i partiti marxisti hanno cambiato tattica dopo le sconfitte d'Italia, di Germania, di Ungheria, di Spagna. Piuttosto che l'assalto violento e diretto al potere — il che può provocare un contraccolpo e una controrivoluzione — preferiscono un'opera lenta e graduale di penetrazione — ma più sicura e più certa; in linguaggio strategico — dopo una lunghissima marcia di avvicinamento i partiti stanno ora spiegando le squadre per l'assalto — mentre l'artiglieria — che è nel nostro caso il partito socialista — prepara l'avanzata con un efficace tiro di preparazione e di copertura. Parigi si appresta a divenire la longa manus occidentale di Mosca. I sinistri bagliori della falce e del martello si sostituiranno fra non molto a quei gloriosi N maestosi e solenni che ricordavano al popolo di Francia momenti di nobile, epica e sublime passione. Vani sono gli appelli isolati tipo quello sopracitato di Paul Reynaud — vani sono i tentativi e le invocazioni degli stessi Chautemps, Flandin e di tutti quelli che avvertono il pericolo. La paralisi è progressiva. Per quanto ci riguarda — pur abbozzando uno sguardo di compatimento non possiamo altro che alzare le spalle e augurare un lieto trapasso a miglior vita a quel popolo che, da noi aiutato e salvato nei gravissimi tempi delle armate tedesche gravitanti su Parigi, ci ha risposto con Versaglia e poi, per completamento dopo gli accordi del gennaio 1935 con un nuovo tradimento durante la guerra etiopica e poi... insomma « Requiescat in pace » e peggio per lui. Pier Luigi Troni


ARTE E TECNICA

marmo, dal come impasta il colore, dal come rileva la parola dal suo fondo psichico, ed è questo un elemento di misura non indifferente. Questa materia opposta, nella sua legalità irreducibile, per i non artisti diventa un gravame sordo, una pena che soffoca ogni germe di creazione, per quanto vadan proclamando di avere il capo pieno di forme belle; per gli pseudo artisti, abituati agli aborti in cui credono, diventa un elemento di scompiglio, di disordine, di disarmonia. Ma guardate che cosa essa diventa per un artista. Il vero artista l'avvicina, con amore, ne penetra le inelasticità e le debolezze, ne studia le leggi accarezzandola, la vince sorridendo, se ne impadronisce, la supera, ne fa l'ordine chiaro e l'aria lieta in cui verranno a vivere le sue creature. E il critico, o chiunque altro oggi si accinga a penetrare con simpatia nelle officine lucenti degli artisti, si potrebbe accorgere che si è avviato tutto un mondo di lavoro in cui si va sempre più acquistando coscienza della particolare tessitura degli elementi febbrili; che l'idea primigenia ha subito essenziali trasforma • zioni, e spesso si è completamente persa in un'altra, passando tra le infinite astuzie (e che capolavori di astuzia, talvolta!) delle mani creatrici; che anche nelle opere migliori, dove tutto si è ricomposto nel silenzio e tace la fatica degli ingranaggi, oltre che un elemento imprescindibile di giudizio si potrà sempre ricavare un senso profondo di gioia dallo scorgere ancora, in fondo all'opera, perfetti, lucidi, cromati e fermi, come folgorati in un esatto ordine eterno, i congegni meravigliosi della tecnica.

Quando si è voluto stringere da vicino ideale, egli non può provarlo che nel rea- posta, come fatta estranea, all'artista il rapporto intercorrente tra l'esperienza lizzare questo ideale con tutti i mezzi stesso gli si è come rivoltata contro, quache sta dietro ciascuno dei due termini della sua arte. Non è abbastanza guarda- si con lo stesso moto di reazione violenta « Arte » e « Tecnica », quali si desumono re verso le nubi e gridare « Quale divi- e naturale con cui una donna risponde dal concreto mondo del fenomeno artisti- nità io vedo! ». Così non mette la divi- alla debolezza passiva di un uomo ,:he, co e non quali si deducono dai concetti nità sulla tela. E non è nemmeno vero potendolo, non l'ha voluta e non l'ha in vario modo cristallizzati secondo le che proprio lui vede una divinità. Egli la saputa dominare. varie Estetiche, raramente si è giunti a conquisterà solamente dipingendola. Egli Abbiamo allora, per un eccesso di coun compromesso. O si è rimasti abbaglia- non avrebbe mai preso il pennello se scienza riflessa, quella che si potrebbe ti dall'esperienza puramente estetica en- quella gli fosse apparsa pienamente ». definire la « crisi di lavoro ». In essa non tro la sfera della quale viene a cadere il Infatti, quando l'intuizione (e intenpiù l'artista domina la tecnica, ma la primo termine, o si è compiuto un atten- diamoci sul significato) fosse questo pie- tecnica l'artista — poiché anche a queto esame del « farsi » dell'arte, rimanen- no compiuto apparire, cioè_ questa per- sto siamo arrivati oggi. E un antico sedo d'altra parte, affascinati dall'operoso fetta identità con l'espressione, l'Arte di- greto dell'arte che quando i congegni processo genetico in atto. verrebbe data, fatta, e non ci sarebbe da della tecnica hanno lavorato, la fatica « costruirla ». Ma è proprio questo « co- degli ingranaggi scompaia e tutto si riNel primo caso si finiva per negare qualsiasi rapporto escludendo più o me- struirla » che conta oggi. L'arte ha as- componga nel silenzio. Michelangelo dino delicatamente la tecnica dall'Arte. sunto un carattere artistico e non preci- ceva che era grande merito di un'opera Nel secondo caso si concludeva invece per samente alla Fiedler. Poichè essa si è l'essere stata condotta con grande fatica un rapporto di identità più o meno ve- fatta più attenta, più sorvegliata, più ed apparire poi alla fine come una libera scaltrita; tanto scaltrita alla fine, in qual- forma, nata senza sforzo alcuno, quasi lato. Ed 6 interessante rilevare che nel pri- che caso, da creare uno squilibrio dal- per un soffio magico. Oggi il momento tecnico invece oscilla, mo caso rientra quasi tutta la tradizione l'altra parte per un eccessivo ripiegarsi estetica, sino a Croce compreso, mentre sopra il tema interiore sino a spegnere cerca nuove sistemazioni, si consolida alla seconda conclusione non giungevano, entro zone di silenzio lo sviluppo delle qualche volta in una perfetta e lucida voci al loro primo affacciarsi. Queste in costruzione, ma esiste sempre, o quasi che io sappia, le estetiche dei filosofi se non in modo del tutto eccezionale ed casi di debolezza organica dell'artista, si sempre in evidenza. Esso si pone anche al centro e diventa estraneo quasi alla volontà stessa degli intende, o di eccessiva forza extraartistica. quasi il fondamento, non certo l'unico, autori. E certo ad ogni modo che oggi il mo- di una critica d'Arte. In questo senso: Qui giungono invece liberamente per mento tecnico ha superato le tre fasi di che la forza di un artista e di un'opera altre vie gli agili saggi che formano le estetiche espresse od inespresse degli ar- incoscienza (se pur le ha mai avute) o può esser valutata dal punto di vista tecticoli che abbiano portato a chiara spre- quelle di coscienza immediata, per entra- nico, non in quanto l'artista ha usato giudicata coscienza la fenomenologia, per re in piena crisi nella coscienza riflessa. questo o quest'altro procedimento, ma in Nasce tutto il valore del « farsi » dell'ar- quanto egli ha più o meno liberamente così dire, della loro arte. Se si approfondisce un poco questa te. Son 16ntani i tempi del lusso e del dominato la materia e più o meno facilmente l'ha piegata alla sua volontà. L'arstrana situazione ci sarebbe forse mate- gioco — viene un tempo di « lavoro ». « La tecnica è un insieme di ostacoli tista si giudica anche dal come tratta il ria per alcune malinconiche riflessioni. Dino Formaggio Ad ogni modo è certo che per molta sto- che lo spirito si impone per dispiegarsi ria dell'Estetica grandi e pesanti furono nell'atto di sormontarli. Ogni tecnica ople costruzioni in mezzo alle quali passa- pone ed impone all'artista una materia rono, con abilità di funamboli talvolta, i resistente, estranea alla sua anima, nello filosofi : nè tutti avevano un cuore gran- stesso tempo sorda e docile ai suoi deside come le loro costruzioni e sangue ge- cleri ». Così Henri Delacroix nella sua « Psychologie de l'Art ». neroso nelle vene. E per cogliere l'Arte BIOGRAFO E STORICO cascaQui siamo su un altro piano da quelil spesso nelle loro reti facevano morto dietro a Madonna Bellezza senza lo della estetica crociana, anche se di un Andrè Maurois, scrittore francese, è sconfinata ammirazione, mista a un proaltro pudore che di nascondere il conti- vero e proprio sistema estetico di Delauna figura dominante nella letteratura fondo dolore perché gli pare di non nuo disappunto dell'insuccesso sotto un croix non possiamo parlare. Comunque qui ci si intende e ci si ri- contemporanea per il suo triplice aspet- poter mai assurgere alla grandezza di sorriso da indiato. trova. Questo è già far vedere che cosa to di biografo, di romanziere e di sto- Don Juan. E l'Arte? Al lavoro del Maurois su Shelley fuNel frattempo se l'era battuta, travol- sia il momento tecnico per l'artista. E rico. La sua celebrità è dapprima all'opera biografica, nella quale rono rimproverate una totale mancanta nel lieto tumulto della sua esistenza. che il problema sia vivo in questo senso e s'era data in braccio agli artisti, i qua- lo prova il fatto che un atteggiamento di egli eccelle, poi ai romanzi assai nu- za di cronologia e la poca importanza li, probabilmente, non hanno altro mo- questo genere potrebbe essere legalizzato merosi e, recentemente, anche alla «Sto- data all'opera del poeta. L'autore neldo di vivere il connubio che facendo l'of- da molte estetiche francesi e tedesche ria d'Inghilterra a che è il primo stu- la prefazione al « Byron » riconosce dio storico dato dall'autore. che questi difetti sussistono realmente ferta umile e silenziosa della loro fatica contemporanee. ostacoli, Questi bisogno. ce n'è intima non Ma orgogliosa Pur volendo esaminare Andrè Mau- e così si esprime: t Queste due ossertecnica come la loro sofferenza di uomini in quanto uomini questa « materia » resistente e docile per rois sopra tutto come biografo e stori- vazioni mi .sembrano giuste; ho dunque l'artista esiste: con essa egli entra in una co, dobbiamo tener conto di una sua cercato di citare qui delle date ogni appunto. attenta, prudente all'iniziò, per caratteristica di romanziere. Come in qualvolta era possibile e ho aggiunto prima lotta Ma qui precorriamo. Dobbiamo quasi, in tutti i punti sensibili tutti i suoi romanzi, anche in quelli co- alla fine del libro una cronologia byrosaggiarla, cosa che inteso, e s'è cosa vedere che nella coscienza contemporanea si inten- e prender confidenza a poco a poco (sta- sì detti fantastici, domina un senso di niana » e accenna poi alle poesie e alla dio che Raimondi chiama « galoppo di realtà che ci fa credere ad una vera e difficoltà che presentano le traduzioni. da, per tecnica d'Arte. prova »); che dà luogo poi alle prime considera possibile esistenza dei personaggi, così In Italia l'estetica crociana La vita di Byron è certamente svolta mosse violente ed orgogliose, alla sensa- nelle biografie le grandi figure sono pri- più ampiamente di quella di Shelley, l'arte come espressione, e l'espressione su un piano puramente teoretico (non pra- zione precisa che una via si è aperta al ve di quella aridità e freddezza che fa- con maggiori accenni alle poesie che si tico) e quindi del tutto identica all'intui- lavoro estenuante di sistemazione di pia- cilmente si riscontrano in altri lavori riferiscono al periodo a mano a mano ni, di elementi centrali e periferici, di del genere ma rivivono di una nuova trattato. Dopo aver riassunta la storia zione. (Vedi Avvertenze alla 5• Edizione asse di echi e di ricordi che urgono da vita : vita di cui l'autore documenta pe- delle famiglie dei genitori, dopo aver m Estetica u). dell'« A questo punto già il problema tecni- ogni parte, frangendo mille volte l'unità rò la storicità inoppugnabilmente, per- descritto il carattere impetuoso e colleco non ha più ragione di esistere. Le sue cristallina del tema iniziale, sino al tra- ché egli vuole rispettata la scienza. Ne rico del poeta, Maurois ce lo mostra volgimento finale, dove la lotta si placa possiamo dunque dedurre che Maurois studente a Harrow e a Cambridge. La esigenze e la sua vita rientrano in una sfera pratica che. non sembra il caso di negli ultimi ritmi superbamente gioiosi ricerca con fervore di scienziato tutti i prima scuola fu per il giovane il temdati che riguardano il grande uomo da po delle amicizie sentimentali ed amoprendere in considerazione. Infatti tecni- della vittoria. Per questa lotta, se andate a dire ad lui studiato ma che, usufruendo delle rose; l'università gli rivelò le amicizie ca per Croce diventa una serie di « conoun artista « la materia con la quale voi sue doti di romanziere, trasforma tutto intellettuali. Il biografo si addentra scenze a servigio dell'attività pratica rivolta a produrre stimoli di riproduzione vi esprimete praticamente nel vostro la- q uesto prezioso materiale in pagine pie- sempre più nelle profondità quasi inestetica » (Estetica, cap. XV). Il proces- voro non esiste, oppure, se esistesse, sa- ne di avvenimenti che, essendo realmen- sondabili dell'animo del poeta cercanrebbe affatto inutile », il meno che vi te accaduti, hanno un incomparabile do di afferrarne le concezioni, i pensie90 tecnico quindi, poichè a questo si arripossa capitare potrebbe essere un sorriso v antaggio su quelli nati dall'immagina- ri, i sentimenti più nascosti, in modo esistenon va, potrebbe tranquillamente re, come potrebbe non esistere l'opera di profondo compatimento. La si chiami zione. Così la grande figura evocata ha da capirne meglio la complessa figura mezzo fisico, sostanza, Dio, Assoluto, il fascino della verità, di una vita real- e spiegarla a chi legge. Il pellegrinagconcreta, materiata, avendo questa un non interessa, la materia per l'ar- mente vissuta, con la stessa vivacità che gio di t Childe Harold,non è ripreNulla, valore pratico mnemonico (Aestetica in esiste. far tista potrebbe si l'autore sa dare ai personaggi de' suoi sentato con lunghe descrizioni ma con nuce), del quale in fondo Oggi più che mai. Non come contenu- romanzi. a meno. continue citazioni di passi del poema, Nella nota introduttiva a « Ariel o la che l'autore si limita a commentare. CoEffettivamente qui siam fuori strada, to emotivo, o come tessitura spirituale, nè sta a questo scritto per ora il dimo- intendiamoci, ma proprio come « fisici- vita di Shelley a egli ci dice che l'ope- sicché il libro, pur non essendo un vestrarlo sopra il terreno di una pura siste- tà » sorda, irreducibile a tutta prima, ra è piuttosto un romanzo che un la- ro e proprio studio critico sul valore matica dell'Arte che abbia anche l'auda- cioè proprio come il peso dei sensibili voro critico e storico, ma soggiunge poi poetico o sull'influenza letteraria di Bycia di una incoerenza. Indubbiamente la nella pietra, nel marmo, nei colori, nelle che, se è « romanzo a per la disposizio- ron, offre ugualmente un interesse asne dei fatti e per la sua costruzione, sai vivo anche per chi volesse dedicarsi tecnica postula immediatamente la ne- parole, nei suoni. Di questa « fisicità » non si può però dire che la verità sia allo studio completo del poeta inglese. cessità di una materia. In che senso, lo greve oggi si sente ancora che essa ha una sua legge. Questa legge dura, infles- alterata o che una frase venga attribuita vedremo tra poco. E questa che urta Nelle biografie di Voltaire, Dickens e molte sensibilità delicate ponendo, sem- sibile talvolta al punto da piegare sopra a Shelley se non risulta o dalle :ue Turghenief, Maurois inquadra questi una nuova strada, completamente igno- poesie o dalle lettere o dalle memorie rappresentanti di tre paesi nella storia bra, un dualismo filosoficamente insufecosciente rata sino a quel momento, lo svolgimen- di un contemporaneo. Questo lavoro è stessa dei popoli ai quali appartengonella Tuttavia, se ficiente. sperienza degli artisti la tecnica nel suo to tematico di un artista al lavoro, si è quindi privo di critica letteraria sul- no; la loro vita è raccontata con absignificato più ovvio è sempre esistita, imposta sopratutto nell'Arte contempora- l'opera di Shelley, ma spiega al lettore bondanza di particolari, con gusto fine, oggi più che mai il processo tecnico si nea. Così è nata la coscienza della tecni- quali ne siano i concetti e sviscera i mentre ne sono tratteggiati i caratteri presenta alla coscienza artistica contem- ca. Da un lato essa è rimasta nel domi- sentimenti più profondi del grande poe- più salienti, l'arte, la filosofia, il pensiero. poranea come un problema essenziale, nio dell'artista, il quale, pur scrutandone ta inglese. tanto che l'apparire di quella che si è attentamente tutte le possibilità di rinLa fine psicologia di Maurois ci preDopo aver letto questi tre saggi biovoluto chiamare « Crisi dell'arte » sia nel noyarsi e di interferire nei diversi campi senta un quadro perfetto di Ariel poeta migliore che nel peggiore dei suoi signifi- artistici particolari (esempio le influenze classico, scettico di fronte a ogni parcati si può accentrare e meglio definire della tecnica cinematografica sulla tecni- ticolare religione ma credente in una facendola coincidere anzi tutto con una ca della prosa letteraria) l'ha alla fine tra- divinità ideale. Sono descritte tutte le volta e risolta in tutte le sue parti. Ma illusioni giovanili, i suoi drammi sencrisi all'interno della tecnica stessa. Vale esigenze un altro lato essa si è imposta con timentali, i turbamenti e le inquietudini sue da tra le ha a dire una crisi che tale violenza all'attenzione dell'artista di un'anima tormentata. Anche la stopiù urgenti non già la problematica di una espressione di tipo teoretica, ma la che con un processo qualche volta afT.er- ria de' suoi rapporti con Byron si atrabile anche nella singola opera ma di so- tiene alla più schietta verità; e balza reale massiccia espressione pratica. un certo evidente nello svolgimento generale nitido dalle pagine dello scrittore quel a lito Delacroix ricorda Henri punto un passo di Hebbel (X, 173): di un'attività artistica, si è staccata a contrasto fra Ariel e l'altro grande in« L'entusiasmo che l'artista ha per il suo poco a poco dal fondo dell'opera, si è op- glese, per il quale il primo ha una

AJVDRE MAUROIS

vuta

do-

grafici noi sentiamo di avere non solo approfondito la conoscenza di tre grandi uomini ma di renderci ragione di fatti storici e politici avvenuti nei loro paesi, ai loro tempi ed oggi. Turghenief, Voltaire e Dickens sono scrittori di grande valore ma anche personalità importanti nel campo politico e sociale, sono i rappresentanti di tre popoli dei quali hanno i caratteri essenziali; quindi Maurois, scrivendone la vita, fa già opera di storico. Anche la e Vita di Disraeli » e il lavoro su e Edoardo VII ed il suo tempo », considerati generalmente come biografie, sono studii storici su periodi in cui domina o un ministro o un sovrano. Maurois si dedica allo studio del personaggio accampandolo nella storia e nella politica del momento, poiché isolarlo significherebbe menomarlo, essendo egli parte vitale, essenziale di quegli avvenimenti di cui partecipa e che stanno a lui come la circonferenza al centro. A questo proposito così si esprime lo stesso Maurois negli e Aspects de la biographie a: « La biografia sta alla storia come il sistema di Galileo, il quale non considera il pianeta che in funzione dell'insieme ,. Disraeli infatti, sebbene studiato dalla più tenera infanzia alla vecchiaia come uomo e non solo come ministro, è però posto al centro di quel periodo di storia in cui egli domina. Can la « Vita di Disraeli Maurois fa la storia del Parlamentarismo inglese illustrandone i partiti e le lotte e dà un quadro completo della vita dell'epoca. L'ascesa di Disraeli è presentata come una catena ininterrotta di circostanze in cui un avvenimento di• sgraziato è spesso causa di avvenimenti felici, mentre questi provocano invece, alla loro volta, sventure e disastri; e questo concetto espresso dal Maurois stesso e svolto ampiamente in tutto il libro, gli dà un particolare carattere che rende più continua e priva di monotonia, quasi fosse un romanzo, la storia di una vita vissuta. Amalia Meli Lupi di lioragna (Lo fino •1 prossimo numero)

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Papiri delle R. Università di Milano Papiri della R. Università di Milano, Vol 1, editi da Achille Vogliano - U. Hoepli, editore, Milano, 1937-XVI - L. 500.—, 4° picc., P~Lg. XXEI.278, 3 tavole is eliotipia. (Colla. bararono: V. Arangio-Ruiz, L. Castiglioni, A. Vogliano, I. Cazzaniga; K. Deichgraeber; O. Guiraud; P. longuet; P. Maas Papiri arabi: A. Grohmann). L'importanza e la qualità dell'opera sono messe in rilievo dalla presentazione, di cui diamo qui i principali riferimenti: Le fortunate campagne di scavo In Egitto, condotte con metodo e con fervido entusiasmo da Achille Vogliano, sono note da notizie varie e da due relazioni a stampa, che danno un' saggio cospicuo degl'importanti trovamenti archeologici, epigrafici, papirologici. Per mezzo d'intelligenti acquisti e, più, a seguito degli scavi, Milano è venuta in possesso di un numero egregio di papiri, dei quali il presente volume contiene un saggio. Oltre ai testi di maggiore estensione, altri ve ne sono di autori noti ed ignoti, ma nessuno di essi, ancorché di ambito breve, è privo di significato per gli studi di letteratura classica. Ampi e ricchi d'interesse sono pure i documenti di natura giuridica o che illustrano condizioni economiche. A differenza di quanto si suole in pubblicazioni del genere, ai papiri greci letterari e giuridici — duplice aspetto dello svolgimento culturale e pratico della vita antica; elementi che è giusto non allontanare neppur materialmente gli uni dagli altri —, seguono papiri arabi, pubblicati da Adolf Grohmann, della Università tedesca di Praga: essi attestano, tra l'altro, l'adattamentb delle nuove norme imposte dal conquistatore sulle forme degl'istituti e delle consuetudini preesistenti. Questo volume, che la munificenza illuminata del Senatore Conte Giovanni Treccani ha permesso che, dopo laboriosa preparazione, venisse decorosamente in luce, è certamente destinato a dare buoni frutti e avrà il grato consenso degli studiosi. L'Università di Milano, che l'accoglie nella serie delle sue pubblicazioni scientifiche, lo licenzia con intimo e profondo compiacimento; con la sicurezza che molti altri volumi di non minore importanza continueranno la serie e con la fiducia di avere, per sua parte, contribuito, come si conviene, ad un'attività in tutto rispondente alle esigenze perenni della scienza e a quelle attuali, che le rinnovate fortune d'Italia impongono agli uomini di studio.

A BBONATEVI!


Tempo antico A bitavamo allora alla periferia della città. Vi era un gruppo di case uguali e tirate via in fretta, qualche vaso fiorito, pollai polverosi, un'aria di calmo scontento e di volontà appena abbozzate. Attorno una vegetazione magra che stentava a rallegrare, come un frutto inutile, ma più in là cominciava la campagna vera, senza ambiguità. L'erba affondava folta e tenace. Tutto prendeva allora un senso preciso, gli ulivi, il fi ume che s'incurvava pigro, campi e ondulazioni all'infinito. Lontano, a distanze fantasmagoriche e di sogno, i colli svaporavano azzurrini: eccitavano la nostra fantasia. E così ricordo la mia infanzia: sospesa e trepida come una domanda eternamente muta, un disegno vago e senza senso per nessuno fuorché per noi che sentivamo espanderci, dissolverci in quel pulviscolo dorato, librato ed irreale. I compagni erano il nostro m ondo e pareva che non dovesse avere confini. La morte in quei tempi aveva per noi un viso familiare e buono e ci piaceva immaginarla. Infanzia stravagante e febbrile in cui nulla desideravamo. Nulla all'infuori di correre dopo alcune ore sonnolente di scuola, per quei prati, verso un infinito che appariva possibile, innanzi a noi, umano. Correre avanti, nervosamente, perdutamente e senza veder nulla, con un muto singhiozzo in gola, un'ansia indicibile di non poter stringer tutto, sprofondare in tutto, impossessarci di tutto, con quella volontà tesa oltre, fino allo spasimo. Finivamo talvolta, spezzati, contro le prime colline, ad osservare col volto contro la terra ed in un tacito abbraccio, il pics olo regno dei ruscelli e degli scarabei d'oro che si agitavano furiosamente, o a guardare supini tra i canneti verso il cielo, ad un principio di q uelle nubi molli ed uguali. Dalla terra addormentata il nostro slancio si prolungava in magici cerchi concentrici, dappertutto, senza un arresto. Il m ondo si presentava senza segreti, senza avventure nè tragedie. piano, leggero, inebriante. La natura non era allora, come oggi, la nostra nemica. Così il vento, alto sui cipressi, portava con sè un suono di cave profondità e di emisferi sconosciuti, così il silenzio sulla palude in cui si dibattevano mille richiami soffocati. Q ueste bellezze in seguito non le ho più ritrovate. Qualcosa si è scisso ed è i nsanabile. Abbiamo bisogno di credere che basti chiamarla, perchè l'infanzia torni verso di noi. Nei momenti di debolezza, le schiudiamo la porta e la aspettiamo. Ma se si avvicina non la riconosciamo e ci spaventa. Si tornava lentamente, vergognosi come di una colpa, di quel nostro mondo di eccitazioni e di impulsi scompigliati. Evitavamo di guardarci e ci si sentiva terribilmente soli a custodire quel segreto esagerato. Forse non eravamo mai stati neppure ingenui, forse la nostra fanciullezza non era mai stata un balbettio primitivo ed incosciente. Piuttosto una frase lasciata a mezzo sì, ma già adulta, piena di sensi e di meandri. La casa si presentava invece reale e indiscutibile, i suoi oggetti immutabili erano i nemici silenziosi delle nostre fughe; i suoi colori opachi avevano il sapore del quotidiano senza una pausa. Fondevano i sogni a quel contatto se non si erano già arenati agli ultimi Prati, ai primi muriccioli, regno di gatti e di grondaie. Nulla resisteva davanti a quella certezza, e filtravano lentamente, le creature dei nostri ardori, senza che potessimo farci nulla, ricadendo, l arve inerti e vuote.

Sovente veniva il signor Mario. Non vedo ormai più il suo viso e solo affiora qualche momento della sua vita e mi viene incontro, familiare e imperioso come era stato sempre con noi, quasi a chiedermi conto dei tanti anni trascorsi nella sua assenza. Ma qualcosa mi vela il suo volto costantemente e questa volta l'ho perduto per sempre. Ne sento un rimorso struggente; vorrei che parlasse di ciò che siamo stati e assistesse a questa mia età. So che questo di sfuggirmi è un suo tenue modo di vendicarsi. Adesso come allora vedo al posto dei suoi lineamenti, infiniti altri familiari, espressioni abituali, cose solite e amiche. Solo lo ritrovo e non so perchè, in certi spettacoli della natura, in certe marine basse e frastagliate, quasi livide di nubi e sature di vento e di lontane detonazioni. Per noi non aveva età nè desideri; neppure umanità. Era il nostro specchio, doveva essere il nostro destino e ci riflettevamo in lui. Tutti quei fatti, qualità, relazioni, che ci aiutano a definire un uomo, per noi non potevano avere assolutamente valore. Era la nostra età riflessa e l'avremmo avuto sempre accanto; sarebbe cresciuto e avrebbe con noi compiuto le prime esperienze. Si vuotava di se stesso per diventare ognuno di noi. Era l'espressione pura e semplice del nostro superbo egoismo. Quante volte ci è sorto improvvisamente dinanzi con l'ansia feroce di un assetato, al limite della campagna, quasi ci avesse spiati! A vederci agitati e sudati, i suoi occhi si appassionavano di vita, il suo corpo vecchio si scrollava lasciando se stesso come un abito falso, e si animava ansando avido dei nostri racconti; tutto diventava in lui fremito e bagliore di giovinezza. Allora, in una lenta metamorfosi di benessere, le linee del suo viso mutavano. Tornava trasparente la sua carne, fermo lo sguardo, infantili le curve e l'angolo delle labbra. I suoi occhi avevano un'altra volta la novità attonita del mondo, e leggevamo in loro ciò che sentivamo nel più intimo di noi stessi. Era dei nostri, della nostra gelosa e sprezzante lega, ne capiva gli strani vocaboli da iniziati e le occhiate d'intesa. Sarebbe stato grottesco nascondergli qualcosa, come volerci separare dalla nostra ambra. A parlarne così, la sua figura non vive, lo so. È una ragnatela di allucinazioni, una finzione senza vita; ma che importa? e quanti vivono, dei nostri ricordi? Così lo rammento e solo adesso lo vedo bene, dopo tanti anni. Era come noi eravamo, a turno lieti o trasognati, avidi di vivere liberi e ombrosamente diffidenti verso chi si occupava della nostra felicità. Non so per quale miracolo ripeteva con noi l'esperienza di tutta una vita, quasi che avesse voluto liberarsi del peso dei suoi anni, avesse voluto ricominciare da capo e ci fosse riuscito. Adesso solo mi avvedo di questo suo sforzo soprannaturale, come quando appoggiava la sua mano sulla nostra fronte accaldata dopo una corsa ed avevamo la strana sensazione che da quel contatto il nostro sangue fluisse via, nelle sue vene. Beveva la nostra età, ma senza invidia o rapacità, come un fatto ineluttabile. Lottava ed era riuscito, per un caso unico, a dimenticare, rinnovandosi con noi; era riuscito là dove tutti si fdllisce, a vincere la sua sorte, a rintracciare il mito della sua fanciullezza. E non una pietosa rovina, ma un'opera creata, creatrice. Non poteva perciò parlare del suo passato. Solo qualche volta e con ironia, quasi a prendersi in giro o scusarsi se quelle ingegnose fantasie non si erano mai verificate. Ci divertivamo, increduli. Quando ne parlava, giungeva alle nostre narici un senso di mere travagliato. Non di spiagge assolate, ma di stive catramose e di carichi esotici, di cordami muffosi e di pesce in putrefazione. Un mare nemico, da disperati. Ci era indifferente allora, perchè lo avevamo sempre visto. Doveva pur es-

sere eterno come la nostra età. Solo oggi mi accorgo di odiarlo, perchè vedo il suo giuoco stravagante e crudele con la vita e con noi. Ma non posso non cercarlo e forse amo ancora quella sua aria sommessa di chi chiede una giustificazione e accenna ad una colpa del destino. Come se non avesse potuto fare a meno di vivere la nostra vita e ricevere nelle sue vene felici il nostro sangue di ragazzi. Poi ognuno andò per la sua strada. Il giuoco era durato a lungo e l'adolescenza ci fuggiva tra le dita serrate. Due espatriarono ed è molto tempo fa. Uno l'ho visto in un piccolo borgo meridionale dove c'è un biancore accecan-

E

te di sole, un silenzio pieno di cicale e molte vele sul mare, tra le strade strette. Il signor Mario rimase poco ancora e volle tornare a navigare. Sarà morto lontano, tra lo scricchiolio del sartiarne teso e l'odore di un carico in fermento. H suo compito era terminato con la nostra prima maturità. Con lui abbiamo perso molto, ma aveva soffuso di magia i nostri primi anni. Adesso ricordo improvvisamente dove aveva perduto le due dita della mano sinistra. Oh una curiosa storia che non amava molto raccontare. Era stato sulla c Santa Fè », una maledetta goletta spagnola. A Tangeri. Armando Providenti

U/i

•il primo foglio. Ancora tutto bianco segnato da righe parallele. Corrono diritte, scompaiono nel buio della mente... Gli occhi velati, perduti a guardare nel foglio che pare infinito... Sentire vibrare qualcosa; non so definire... Perchè? Sogni... vengono splendono nel buio d'oro e nero, e poi via... Svaniti... Non tornano. Sognare, rendere intrisa la carta di anima. Profumi sperduti... colori... piaceri... Il mistero della vita. La vista si confonde. Brulicare d'idee. Pianti soffocati. Istinti. Le ore più tristi, più care, più molli, più vive si fanno incontro. Foscume di veli negli occhi; abbozzi di lagrime... • È passato un minuto; un minuto d'analisi psicologica della carne, dell'aria, delle lacrime... Silenzio. • Strane sensazioni. Si affacciano dopo l'incubazione nel fondo di tutte le fibre, confuse, semispente, chiare. Il cervello le prende le aggira le forgia, dà loro parola... Passa il marasma d'incubi... d'incertezza. Torna la vista: Torna il tatto: sentire pulsare la carne. L'udito: mormorio di silenzio. Il gusto: torna il sapore della propria saliva. E resurrectio. Risveglio da un sogno. Ancora. Di 'nuovo foscume, urli, singhiozzi. Singhiozzi interni. Travagli. Nero viola, tonalità minori; stridio d'oboe, raggi di luce. Viola in basso. Fotoispezione interna, qualità piacevole, viramento tonale: l'amore... Costituzione del corpo perfettamente a fuoco, Immagine confusa, semispenta, chiara: Lei. Calda. Parla animata con un ragazzo bruno. Col volto verso di lui reclinato... e il sole intorno sfavilla. Tanto (quanto?) a guardare. La carne tutta, le vene, soffrono una pena ignota, dolce, triste realmente ultraterrena. Ora si sente vicina. Credere di poter dire tante parole, invece soltanto tacere. Luce morente dietro membrana di pelle... Fuggita. Niente. Tutto il calore ribrucia in un fianco. E rnMt

ti REMA La città dalle vie fredde, dalle case ermetiche, trova il suo calore e la sua vita nel segreto delle cantine ospitali.

Abbiamo lasciato il Reno in una giornata di poco sale. Torbido era il fiume dopo tutte le visioni di azzurro di cui ci aveva allietati durante un mese di vagabondaggio sulle sue rive, da Mannheim squadrata e geometrica a Worms fosca nell'incombente presenza di Lutero che torreggia con la sua mole tozza in una gran piazza verde. Da Worms a Coblenza, penetrante aguzza, come prua di nave, nelle confluenti acque della Mosella che si unisce al gran padre Reno, a Di sseldorf ed Essen dove ci siamo fermati a lungo, presi dal fascino dinamico della nervosa vita dei quartieri industriali, fino a Xanten dove le torri di un gran tempio cristiano sembrano l'ultimo saluto del cattolico alto occidente germanico alle acque del gran fiume che stanno per entrare nella riformata terra d'Olanda. Abbiamo lasciato il Reno e le sue strade frequentate per entrare in queste più solitarie, preludio alle grandi vie del Nord, dove correremo per ore ed ore, in una trincea di terra, sull'asfalto levigato, senza incontrare anima viva. Le case sparse per la campagna hanno un aspetto nuovo: l'ossatura di. legno è visibile dall'esterno, con le sue travi incrociate, come nelle case della Gran Bretagna. Il tetto è di paglia. Tutto l'edificio, come armonizzando con la natura grigia, assume un aspetto antico, triste; per lo meno malinconico. Dopo ore ed ore di questo uguale paesaggio, entriamo in Brema. Una strada lunga, diritta. Piccole case a due, tre piani. Insignificanti nella loro normalità borghese, non si noterebbero se non fossero i vetri doppi incorniciati di bianco e le verande a grandi cristalli a dar loro un aspetto nuovo. Ci troviamo in un quartiere di piccole ville padronali. Dappertutto le verande. Sono chiuse. Ermetiche. Non donne alle finestre. Neanche fiori. Piante verdi, di un verde denso. Qualche fico d'India con impalcature di stecche e stampelle e sostegni. Poca gente per le vie. I pochi ci guardano con occhi strani. Radi ciclisti in tuta da meccanico, serrata stretta intorno al collo, pedalano indifferenti passandoci a fianco sulla banchina riservata. Cerchiama, tra le insegne delle porte e dei balconi, quella di un albergo. Non ne scopriamo. C'è qualche cosa di nuovo, qui, nell'aria, che non avevamo mai respirato prima d'ora : come un senso di lontananza accentuata, di assoluto distacco. E allora che ci par di udire, nel nostro peregrinare svagato per la città che non ci accoglie, una voce. Dice : — Che fate qui, stranieri? Non è questa la città per voi, uomini del Sud. Qui le ragazze sono bionde, avete visto, bionde. Più bionde anche di quelle delle altre terre di Germania. Le vostre, sono brune, sono nere. Hanno cupi occhi tra lunghe ciglia color dell'ebano. Qui la loro pupilla è chiara come l'acqua del mare nella semiluce dell'aurora. Che fate voi, qui, uomini del Sud? Voi avete grandi case aperte al sole, terrazzi ampi, scoperti, e fiori ai davanzali. Qui le dimore sono piccole e chiuse. Le nostre dimore, quelle che al termine di ogni navigazione, noi, uomini del Nord, facciamo più belle con i doni che non dimentichiamo mai. Che fate voi, qui, stranieri? Questa è la città dell'Hansa. L'Hansa, udite questo nome magico che ancora è nostro e sempre sarà. Noi siamo la gente dell'Hansa. Fiera, indipendente, audace. Hansa, udite


YRA CIOVANILE

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questo nome che ha come il respiro ARTISTI CONTEMPORANEI seguire nessuna corrente e di continuare la sua arte squisitamente mediterranea e italiana. del mare che noi navighiamo, il nome L'ordine e la tradizione trovarono in lui un profondo interprete. Ma intendiamoci bene, che sventola sulle bandiere libere dei tradizione perchè non rinnegava i solidi e sinostri navigli, che protegge le vie dei curi valori realistici della nostra grande pittura che ha le sue radici nel Rinascimento, nostri traffici. non perché seguisse schermi superati e sfrutNon vedete, qui, come tutto è ditati dell'ultimo -Ottocento. La guerra sofferta e combattuta affinò ancoverso dai vostri paesi? Guardate quelra di più la sua arte. Si può senz'altro afferl'edificio. Voi avete piccole stazioni mare che la vita è stata per il Viani un continuo combattimento e ch'egli non sapeva interfiorite, con le porte sempre spalancate pretarla se non soffrendo. C'è dunque nella sui binari fasciati dai fiori, con una Molto si è scritto e si è parlato in questi ulrealtà della sua arte una sofferenza non solo fontanella che manda il suo mormorio timi tempi di Lorenzo Viani, ma il compianto sentita ma vissuta. pittore viareggino non ha ancora trovato il Guardiamo per esempio quelle meravigliose argentino quando l'aria riposa dal fi- critico capace di approfondire figure che balzano dalle sue tele in tutta la e di capire inloro realtà; straccioni, vagabondi, pescatori, schio delle locomotive. Qui i treni en- teramente la sua grande arte. Krimer, che del Viani fu amico affeziona- ciechi, donne ferme lungo la spiaggia nell'atgrande casa chiusa. trano in quella to e sincero, ha recentemente pubblicato un tesa vana di un ritorno, e allora comprendeVedete? Quanto legno sui muri, per libro di ricordi in suo omaggio, ma non ci ha remo ch'egli ha potuto ritrarli con quella vifatto conoscere nulla di nuovo sulla sua pittuvezza perchè ha dovuto necessariamente sofripararci! E alla sera, voi, uomini ra, rivelandosi un Mostra di surrealisti. — Notare il quadro alla sinistra di chi guarda, che rappresenta evifrire la loro stessa pena. attento biografo più che un dentemente la prima donna, il tenore e il baritono d'un melodramma romantico che venRivediamo ancora nei suoi quadri donne del del Sud, giocate alle bocce sotto per- critico acuto. Ad ogni modo gli episodi e gli squarci di vita che ci ha descritti hanno serpopolo che, nonostante la miseria e i dolori, gono a ringraziare il pubblico plaudente. Si tratta forse di una gustosa caricatura? golati di uva grossa, con la giacca ap- vito ad accrescere l'amore e l'ammirazione che séguitano a figliare, come ge non avessero niente altro da fare al mondo: sedute su dei pesa al lampione ronzante di mille nutrivamo per lo scomparso. Scriviamo queste poche note sperando pos- sassi o in piedi, quasi piegate, tragicamente I lavori per orchestra di Ravel com- ma sinfonico, gli attirò l'accusa di mosche accaldate. rassegnate, mentre si comprimono con le masano portare un sia pur modesto contributo prendono inoltre la « Rapsodia spa- mancanza di profondità, di potenza Guardate, noi scendiamo nelle fon- alla critica sul Viani ed essere interpretate ni il ventre fecondo. E le impressioni di guerra buttate giù con i come un invito ad uno studio chiarificatore e », gnola suite in quattro parti, « La emotiva, di capacità di creare appunto damenta delle nostre case, dove mag- definitivo dell'arte sua. più strani mezzi sopra qualunque pezzo di carNaturalmente ci limivalse » poema sinfonico coreografico, in forme più grandiose; ma si deve giore è il caldo, ma più densa la tene- teremo a parlare del Viani pittore, trascuran- ta, scene colte sul Carso e sull'Isonzo, figure u mili ed eroiche di soldati sotto la cui divisa do lo scrittore pur così notevole. di intima romantica, ed il considerare questo più come una speevocazione bra, lontana da quel sole pallido che La miseria atroce e la fame sono stati gli si scoprono i vagèri e i lavoratori viareggini. « », Bolero che ebbe un largo succes- ciale inclinazione del suo temperaE ancora, quei grassi borghesi panciafichiillumina le nostre strade con la sua lu- stimoli e gli incoraggiamenti più forti per il Viani. E questo è il primo e più grande inse- sti rappresentati con ironia crudele e sferzanso e rese popolare il suo autore. mento, che come un sintomo di limice malata, senza portare un po' di ca- gnamento ch'egli ci ha dato. La potente uma- te. E qui viene spontaneo il ricordo del DauR. Manuel ha Ravel osservato che tate possibilità, poichè le ben fondate lore nel nostro sangue. C'è una porta nità affiorata sin dalle prime opere e che è mier. Uomini e donne in tutte le tele, umanità come compositore per orchestra, a andata sempre più approfondendosi con gli leggi della musica sono qualitative più piccola, anche se le sale sonb immen- anni e le sofferenze è sbocciata spontaneamen- tormentata e rassegnata al proprio destino che differenza Debussy, richiede più di che quantitative. se. È la nostra cantina. Quella del te attraverso la terribile esperienza giovanile. nella continuità delle pene e dei dolori non trova la forza di ribellarsi, perché dentro di dal virtuosismo In un degli primo esecutori che tempo calzolaio insieme al frala sua perizia musicale è così siE dell'HanConsiglio della Città. Quella si spera sempre in un avvenire migliore, forse tello, poi garzone di un barbiere, il Viani ha dall'iniziativa del direttore, perchè lo cura e profonda che si riflette in tutte sa. Entrate, uomini del Sud,anche voi. incominciato subito a lottare quotidianamente nell'al di là. E quella speranza è la sua sola luce. s di Ravel è per la vita. più preciso trumentale e le forme da lui coltivate; e anche ove La voce si tacque. La scala era streti mezzi che il Viani ha scelto per esprimeLa miseria lo spinse a frequentare ambienti calcolato, sfumature partinelle e nei l'artificio è manifesto, esso è mascheta e corta. Entrammo. L'uomo del del popolo e a legarsi con individui delle sue re tutto questo mondo sono semplici come la sua arte. Sarebbe errato parlare di tecnica. colari. E secondo Vuillermotz vi sono rato da una grazia così naturale che Nord era sparito. Le sue ultime paro- stesse ed anche peggiori condizioni sociali. Una personalità potente come la sua sfugge Queste amicizie egli non doveva più abbandole d'invito, pronunciate più con tono narle, anche quando la sua arte gli creò quel- le raffinatezze e i cincischiamenti. Egli dipin- diverse maniere di eseguire la musica fa pensare fosse veramente sincero di Debussy, ma una sola per quella quando ad un critico che gli faceva geva come sentiva e come soffriva, umanamendi comando che di preghiera, lascia- la posizione sociale che meritava. te e con semplicità. Certo sentiva una grande riconoscenza per di Ravel. notare come nel giudizio di qualche vano luogo nei nostri orecchi ad una quella povera gente che l'aveva sorretto e aiuIl segno del suo pennello o della sua matiDimostrazioni ta è largo, netto, reciso. I suoi toni ora cupi, convincenti della mi- pubblico fosse considerato un artifispecie di vociare giocondo, di brusio tato nei momenti di sconforto e che l'aveva il- ora accesi e vibranti, sono inconfondibili. Nesluminato di una potente umanità. rabile perizia di strumentatore di Ra- ciale, così rispose : — Ma quelle perdi folla che si diverte, intercalato da Le sue sofferenze crebbero quando, partito sun preziosismo tonale o effetti cromatici, ma vel si zone rilevano vivamente nelle sue sone non hanno mai pensato che io di luce palpitante e aperta. per Parigi, si trovò a dover lottare oltre che tintinnare di vetri e di posate. La porCercare dei riferimenti sarebbe forse di composizioni : in « L'enfant et les sor- possa con la miseria con le naturali difficoltà di un essere un « artificiale per napessimo gusto, perché la sua arte si distacca ta d'ingresso metteva in nna sala ret- ambiente nuovo e straniero. » una tilèges in l'orchestra ha cui nettamente, ma vogliamo lo stesso orientare il tura »? Elio Cantamesaa In quel tempo a Parigi regnava il massimo tangolare. Nove tavole in fila. Ai lati disordine artistico. Era il periodo d'oro del lettore verso l'atmosfera potente del Masac- grande potenza attrattiva, tale da nadi questa sala, altre se ne aprivano, più esasperato post-impressionismo, del cubi- cio, la tragica ironia del Daumier e i calori NOTE MILANESI scondere l'ispirazione meno viva che del Van Gogh. spaziose ed accoglienti. Tavole di le- smo dell'ebreo spagnolo Pablo Picasso, delle tonali Accenni soltanto, perchè la pittura di Viani deformazioni e della scultura negra. non in altri suoi lavori; nel « Bolero», gno. Un legno chiaro, liscio, che sa è sincera e inconfondibile come la sua anima. In quel caos Lorenzo Viani ebbe la forza di dove un unico tema è condotto alla Enotrio Mastrolonardo ancora di foresta, anche se da anni è resistere a tutte le tentazioni, s'impose di non E stata data recentemente notizia di quel dopo un graduato «creesasperazione, nel chiuso della cantina. Sedie grandi, che è forse il più importante ritrovamento arcolori; scendo » pieno di serenità e di cheologico medievale avvenuto a Milano in ma dure. Tutti gli uomini fumano. nella sui questi ultimi anni; la scoperta cioè, dei cocompiuta orchestrazione Predominio dei sigari e delle pipe. spicui della Pusterla di S. Ambrogio: « quadri di un'esposizione » di Mus- scopertaavanzi tanto fortunata quanto casuale, che C'è chi beve e c'è chi mangia. Molsorgsky, ed infine in altre già citate subito ha destato l'interesse di tutto il mondo ti fanno tutt'e due le cose insieme. La musica francese ha perso, con fluenzato da Couperin, Massenet, Choartistico lombardo, vigile alla difesa e al ricomposizioni sinfoniche. pristino dei resti venuti in luce. Non c'è nessuno che non ne faccia al- Ravel; uno dei suoi più eminenti rap- pin, Mussorgsky, Ravel senti piuttoPrima delle demolizioni, di questa pusterla dal lato tecnico la muConsiderata cuna. Da un tavolo si leva un coro in presentanti : egli fu realmente tra i sto l'influsso di Scarlatti, Liszt, Chanon si conosceva altro che una torre, da gran Ravel è, dopo tempo adattata ad abitazione, costruita in matsica per pianoforte del sordina. Note gravi e lente come la pochissimi compositori moderni le cui brier, Rimsky-Korsakoff. quella del Liszt, una delle migliori; toni, con grossi conci di ceppo agli spigoli. schiuma della birra che si alza e si ri- opere sono state giudicate dalla criIn Ravel non si riscontra quasi mai invece si delinea assai chiaramente un inegli seppe dar risalto alla tradizione Ora sieme architettonico molto simile a quello dei gonfia nei bicchieri enormi, sotto la tica di tale importanza da poter esse- la famosa « scala esatonale » riconodel virtuosismo pianistico in un modo Portoni di Porta Nuova: due archi, cioè, sespina che non si stanca. Un signore re considerate capolavori di lunga du- sciuta come caratteristica di Debussy. parati da un pilastro e stretti fra due alte torsingolarmente personale e descrittivo. ri, custodia e difesa dell'accesso. La simigliangrassissimo ride a crepapelle nel vede- rata. Si può infine dire che dove il primo è Con le originali creazioni « Jeux za planimetrica delle due porte non è casuale, re l'amico grave, vestito di nero, roNacque nel 1875 a Ciboure, citta- elusivo, vago e suggestivo, il secondo, ma è dovuta al fatto che ambedue sono state d'eau » e « Pavane pour une infante edificate nello stesso anno 1171, dopo la divesciarsi addosso un calice di vino. dina dei Bassi Pirenei; al Conservato- persino nei suoi abbandoni più poetidefunte a Ravel si acquistò la stima struzione di Milano ad opera del Barbarossa; Ormai si è formata « l'atmosfera ». rio di Parigi studiò il violino con Bé- ci, è chiaro, preciso, terreno. Come che un unico criterio presiedeva di molti competenti; seguirono « Mi- era naturale alla costruzione di edifici di uguale uso. Atmosfera di moto, di vita, di chiasso, riot, l'armonia con Pessard, il con- Roland Manuel ha scritto, Debussy è roirs », raccolta di cinque pezzi, i puesto per il lato descrittivo; ma la questiogioia di conversare e discutere, dopo trappunto con Gedalge e la composi- un poeta, Ravel un illusionista. grave che ora si presenta agli scopritori, quali ad un primo momento possono nequesta: come sistemare ciò che si è rinveè le opere del giorno, con i baffi tuffati zione con Faurè, sotto la cui guida il Per il primo l'accordo è sopratutto far credere ad una affinità con le « i- nuto? nella schiuma bianchissima della bir- giovane compositore riuscì a raggiun- colore, e in lui la forma si libera da Tenendo presente l'eccezionalità dello scomages » di Debussy, ma le intenzioni primento, a noi pare che si imponga una sora. Possibilità di prendere calore per gere quella sintesi di classico equili- ogni preconcetto e diventa parte viva sono ben diverse. luzione di larghe vedute, senza piccinerie o le perorazioni politiche da un quarto brio e di geniale innovazione che ri- e integrante della creazione; il seconil nostro umile parere In a Gaspard de la nuit », suite di compromessi. Ed eccocompiersi: isolare comsulla sistemazione da di vino della Mosella. Orgoglio inno- mase poi la caratteristica della sua do invece è propenso a dare importantre impressioni, l'arte pianistica di Ra- pletamente tutto l'insieme della porta; estencente di ostentare le medaglie appese, musica. za più al disegno lineare, alla meanche attorno alla torre vel raggiunge i più smaglianti effetti. dere le demolizionimeglio essa risalti; ripristisuperstite, perché sotto la giacca sbottonata, alla catena di plagio sollevata lodia che al colore, più al contrappunL'accusa venne Si ebbero poi la « Sonatina » di for- nare poi integralmente la torre stessa, senza monumentale dell'orologio. Ecco la contro di lui quando presentò i primi to che all'armonia. Fenomeno constanegli eccessi ricostruttivi di cui ma classica, le « Valses nobles et sen- però caderetristi risultati nelle merlature della vediamo i cantina di Brema e di tutte le città lavori, nonostante avesse già dato pro- tabile, a quei tempi, nel campo della timentales », « Le tombeau de Cou- Porta Ticinese. Siamo d'opinione che, per radella Germania. Il suo spirito e la va della sua singolarità musicale. Ci pittura, in cui gli antiimpressionisti al statica, ed anche di estetica, converperin » raccolta di sei pezzi fra i quali gioni di rebbe completare l'arco di cui già rimane gran sua ragione d'essere, il suo stile e la fu chi lo tacciò di essere « un po' di colore anteponevano il disegno. vanno ricordati sopratutto il « rigau- parte, per dare una chiara impressione di quel Rimsky-Korsakoff commisto a DeUn'altra qualità della musica di Rasua giustificazione. la porta è stata. Le fondamenta della tordon » e la « toccata » molto spesso chescomparsa, ormai troppo al disotto del piare A poco a poco l'atmosfera della sa- bussy, desideroso di eguagliare Sa- vel si nota nell'influenza della sua tereseguiti nei concerti. Come composi- no degli attigui archi, dovrebbero venire cola è entrata in noi. L'aria gelida delle tie »; ma l'accusa sopratutto rivoltagli ra : l'accento spagnolo si sente nel se ne potrebbe indicare tore per pianoforte Ravel è un espo- perte: nel restaurq, il contorno, mediante lastre di marmo bianco, vie e delle piazze che ci ha investiti fu quella di essere un imitatore di-De- linguaggio francese, con una musica nente di quello che Cortot chiama inserite nel lastricato, che sarebbe opportuno fluida, nervosamente ritmica, di coall'ingresso della città è qui più tie- bussy. stendere sotto la porta e intorno ad essa. « virtuosismo descrittivo ». Si dovrebbe poi circondare tutto quanto il pida e meno aspro è il suo morso. Il Esistono invece, già rilevate da lore cangiante, pittoresca e di cui la Scrisse inoltre due concerti per pia- complesso con una cancellata, per separarlo dei vini l'aroma linea è pipe e qualche sin dall'inizio, delle precisa critico ed incisiva. fumo delle presenti i noforte ed orchestra, dei quali uno per dal contatto della folla; si tengano malinconici esempi forniti da quegli informi la fanno accogliente, ospitale. Ma notevoli differenze tra i due compoLa personalità di Ravel esiste nonola sola mano sinistra. avanzi della Ghirlanda del Castello Sforzesco, quando usciamo e ci riaffacciamo sul- sitori. Maurizio Ravel, con eleganza stante le influenze già esposte, si afessere adVanno ricordati tra la musica stru- divenuti ora talmente ripugnanti da anche che dirittura inavvicinabili. Pensiamo la piazza tutto ci pare di nuovo duro innata, traduce e concretizza le sen- ferma, si impone ed è sempre una delmentale e vocale da camera un « quar- andrebbe evitata una sistemazione a verde, la ci ed arcigno. Le case alte, ermetiche, sazioni che il mondo esterno provoca le più curiose e squisite manifestaziola vista di quel tetto » di ampia sonorità, il ciclo di quale troppo spesso nasconde guardano come fantasmi strani dai la- in lui; Debussy invece, più sognato- ni della musica attuale. che si vorrebbe porre in mostra. canzoni « Shéhèrazade », le « HistoiStando dunque a quel che noi.proponiamo, Tra le composizioni più importanti ti della piazza. Le nostre ombre pic- re, si abbandona fiducioso sulle ali ricostruita, chiarares naturelles » per canto e pianofor- la porta isolata, in parte mente visibile da ogni parte, difesa dai deturcole sono assorbite dalle loro smisu- della propria sensibilità e trasmette vanno ricordate, per il teatro, « L'ora te e, per coro, tre canzoni a voci mi- pamenti per mezzo di una leggera cancellata, rate. Udiamo ancora fioco il coro del- al nostro spirito, senza tradurle, le spagnola », opera comica, ricca di gradovrebbe dare a tutti una chiara idea del suo ste senza accompagnamento. stesse sensazioni che ha provate. la sala che a poco a poco si spegne. ziosi episodi, e « L'enfant et les sorscopo e della sua antica forma, e, con la sua signorile sistemazione, potrebbe testiI due compositori ebbero comuni al- tilèges ». Scrisse anche il balletto Ravel non fu un capo scuola. Come nuova, Poi, accendiamo il motore e non moniare della cura con cui si vigila sugli orudiamo più che il suo buon ronzio to- cune somiglianze e subirono influenze « Dafni e Cloe » su commissione di Franck e D'Indy : la sua diretta in- mai scarsi avanzi della Milano antica. Guido Reasola rinese. Alla luce azzurra del cruscotto simili: furono ambedue sentitamente Diaghileff, diviso in due « suites » or- fluenza, esercitata con l'insegnamenspieghiamo una carta e da un breve francesi ed innovatori armonici, e più chestrali : una delle composizioni più to, riuscì piuttosto vaga; ma alcuni Direttore responsabile: . . Ntcou MotaTA arco di inchiostro turchino ci viene che altro subirono l'influenza della frequentemente eseguite dalle orche- compositori non sono rimasti indiffeERNESTO TltaCcant Vice direttore: incontro nel suo fascino salmastro il scuola russa. stre sinfoniche. Nè va dimenticato il renti al fascino della sua arte. Ma anche in ciò vi furono spiccate balletto « Ma Mère l'Oye » (dalla basso fiordo di Kiel. L'aver evitato forme più vaste, qua- Redattore capo: . . Dott. ANTONIO BRUNI fu inDebussy perchè, se per li il dramma lirico, la sinfonia, il poe- Ind. Graf. N. Moneta . . Milano • 1938•XVI divergenze, suite pianoforte). Mario Forni Giorgio

LORENZO VIAiNI P ITTORE

E la Pusterla di S. Ambrogio?

ltlaurizio Ravel

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Anno I _ Num 3 by Ernesto Treccani - Issuu