NOI VOGLIAMO CHE I GIOVANI R ACCOLGANO LA
NOSTRA
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111 \IITA Cl()VAMILE 111 PERIODICO QUINDICINALE DI LETTERATURA - ARTE - POLITICA * * * *
Anno 1
— N. 2
l ° FEBBRAIO 1938
XVI
D IREZIONE:
V IA C. PORTA, 2 A MMINISTRAZIONE:
V IA NI. AURELIO, 6
M I LAN O Conto Corr. Post. n. 3-15799 A bbonamento annuo L. io.—
Cent. 50
Fondatore ERNESTO TRECCANI
Superate le prime difficoltà, « Vita Giovanile » si presenta per la seconda volta al pubblico con l'annuncio di una trasformazione: il passaggio da mensile a quindicinale. Trasformazione ardita. che permette di allargare l'orizzonte, ma che impone maggiori responsabilità. Noi le assumiamo, incitati dalle approvazioni e resi sempre più consapevoli dalle critiche rivolteci. Il nostro periodico, creato da giovani e ai giovani diretto, ha fin dal primo numero indicata ai lettori la propria funzione. Nella lunga strada che ci attende la fisionomia del giornale verrà man mano delineandosi. inquadrata da quei principii che abbiamo posti a base della nostra azione e ai quali rimarremo sempre fedeli. Col farne una pubblicazione quindicinale, dimezzando il prezzo. compiamo un atto di coraggio, confidando nella pronta risposta di collaborazione che la gioventù studiosa non vorrà mancare di darci. La nostra ambizione è di dimostrare che i giovani non sono attratti soltanto da giornali umoristici e. sportivi e che l'offrire a chiunque la possibilità di comunicare tendenze, personali esperienze o giudizi, possa riuscir utile alla cul-
tura nazionale come stimolo per la preparazione della classe dirigente di domani. Chi studia e lavora non si (leve isolare in un mondo egoistico ma deve provare la gioia di poter comunicare i risultati della propria esperienza e avere l'opportunità di apprendere e discutere l'attività intellettuale degli altri. Dal punto di vista particolarmente letterario, riserveremo d'ora in poi una pagina alla critica della letteratura vivente ed una a saggi narrativi e poetici. La nostra parola d'ordine è « migliorare sempre ». Come la vita, il giornale che la riflette è un continuo divenire. Ma la sua fortuna è affidata a un consenso attivo dei giovani, cioè a una collaborazione assidua, cordiale, intelligente. È evidente che noi non facciamo appello ai grafomani. che sono di tutte le età e hanno tanto da scrivere che non rimane loro il tempo di pensare. ma ai giovani che sentono di aver qualche cosa da dire o da proporre come utile tema di discussione e che, sapendo di (lover fare appello all'indulgenza di lettori più provetti, cominciano con essere severi verso se stessi. Su questi contiamo per dimostrare che vogliamo fare un lavoro modesto ma serio di comunione intellettuale.
IL DRAM MA DELI.'ESTRE3IO ORIENTE
Citi violò il trattato delle nove potenie? Col titolo « Qui est-ce qui a violé le traité des neuf puissances » e il sottotitolo « La Chine a foulé au pied la lettre et l'esprit du traité des neuf puissances; l'Angleterre l'a viole premièrement x ci giunge un manifesto giapponese firmato Shiun-So, datato dal 22 ottobre 1937 e pubblicato recentemente da un giornale inglese e dai cinque principali giornali del Giappone. In termini audacemente polemici, il manifesto segnala le infrazioni successive subite dal patto, sottolineando con brevi titoletti i punti essenziali delle replicate violazioni. II trattato fu firmato a Washington il 6 febbraio 1922, ma l'incidente di Linceng del 6 maggio dell'anno successivo, in cui una trentina di viaggiatori europei ed americani veniva assalita da i ndigeni insorti, diede luogo a violente proteste inglesi, con successiva proposta da parte dell'Inghilterra d'imporre un controllo internazionale sulla principale ferrovia cinese. « Questa proposta — fa notare il manifesto — non è interamente contraria al paragrafo primo, articolo primo, del t rattato: « il faut estimer la souveraineté, l'indépendance et l'intégrité territoriale et administrative de la Chine »? Il fatto ci prova che l'Inghilterra non teneva già più conto del trattato e — cosa che sopratutto stupiva — solamente un anno dopo la conclusione del trattato stesso ». Senza l'opposizione del Giappone — conclude il manifesto — la principale ferrovia cinese sarebbe ora sotto il controllo internazionale. « Vi furono ancora violazioni — riprende il testo — quando, in seguito al m ovimento antinglese e alla occupazione di Hankeu del 3 gennaio 1927. l'In-
ghilterra inviò 13.000 soldati, invitando il Giappone a una spedizione comune; proposta naturalmente rifiutata. Chi oggi accusa la condotta giapponese aveva allora criticato il rifiuto del Giappone ». Esaminate le infrazioni inglesi, ed anche americane, si passa a considerare il modo di agire della Cina nei riguardi del trattato: a Bisogna sopra tutto considerare che la Cina ha osato violare interamente il trattato. Il rispetto della stipulazione è obbligatorio non soltanto per gli altri otto Stati firmatarii ma anche per la Cina che deve anch'essa rispettarla nel modo più leale. Tuttavia la Cina turbava frequentemente la pace e violava i privilegi delle altre nazioni, facendo torto alla « stabilizzazione della situazione nell'Estremo Oriente v, punto cardinale del trattato ». Che poi l'antigiapponismo sia stato e sia tuttora fortissimo in Cina, non lo nascondono neppure le autorità competenti cinesi: antigiapponismo espresso nei più svariati modi. dal boicotaggio delle merci alle violazioni di carattere militare. In breve il trattato delle Nove Potenze può essere considerato nullo fin dalla sua stipulazione. per le continue infrazioni degli articoli fondamentali; la condotta odierna del Giappone nel conflitto cino-giapponese è quindi giustificata non solo dal fatto della difesa personale ma anche dai continui soprusi subiti da parte delle grandi nazioni firmatarie. Le operazioni militari del Giappone. — insiste il manifesto — corrispondono a ll'applicazione del diritto di difesa personale e non costituiscono affatto una violazione del patto. La Cina ha si.te-
maticamente provocato il Giappone con la fortificazione implicita e col concentramento di forze nella Cina del Nord. Giudichino l'Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti, e gli altri membri della S.D.N. se una siffatta condotta non sia in antitesi con lo spirito dell'accordo Kellog-Briand. La violenta requisitoria del manifesto finisce con un ammonimento e un allarme a chi di ragione:
« I giapponesi devono fare grandi sforzi, oggi più che mai, per consolidare la prosperità reciproca dell'umanità; in altre parole, la vera pace internazionale v. Parole di tono perfettamente diplomatico, da cui trapela un energico monito a chi, come l'Inghilterra, incolpa altri di ciò che sempre ha fatto e vorrebbe continuare a fare indisturbata a proprio esclusivo vantaggio.
Spedizione _punitiva Le decisioni della Conferenza Impe- no ha l'appoggio del Governo giapporiale definiscono nei suoi veri termini nese, appoggio che si viene concretangiuridici la lotta che si svolge nell'E- do negli sviluppi attuali della spediziostremo Oriente. Il più alto consesso del- ne punitiva. l'Impero del Sol Levante viene a conferIl nuovo Governo cinese avrà il commare ciò che aveva più volte ripetuto pito di difendere contro il malcelato il Governo giapponese, cioè che il con- desiderio di alcune potenze europee e flitto attuale fra la Cina ed il Giappone nord-americane gli interessi speciali che non è una guerra nel senso stretto della il Giappone ha nella Cina; interessi parola, bensì una spedizione punitiva. speciali più volte riconosciuti ed amLa complessità e l'importanza delle cau- messi sia dall'Inghilterra (alleanza anse che resero necessaria questa spedizio- glo-giapponese 1902) sia dalla Francia ne fecero sì che essa assumesse propor- e dalla Russia (trattati del 1907) sia zioni tali da uguagliarla a una guerra dall'America (accordo 1917); interessi internazionale. che la politica della porta aperta inNon è a dire però che la figura giu- staurata col Patto delle Nove Potenze ridica di questa guerra sia apparsa su- (1922) poteva limitare, non annullare. bito chiara. Ci trovavamo di fronte ad Questa è la prima causa ed il primo elementi in base ai quali alcuni credevacarattere della spedizione punitiva del no che si sarebbe arrivati ad una guerra Giappone. Ma su questa prima causa se vera e propria, altri invece credevano ne innestò una seconda che divenne la di poter ravvisare in questo conflitto più importante e che trasformò assai il una parvenza di guerra civile, se per carattere dell'azione giapponese. guerra civile si può accettare la definiIn Cina l'influenza bianca era venuta zione di una guerra destinata a travolassumendo un forte colore comunista. gere un governo esistente prescindendo L'attività del Comintern approfittò deldalla considerazione della nazionalità la debolezza del nuovo partito nazionadei combattenti. le cinese, il « Kuo Ming Tang », che Ora ci troviamo realmente, nonostanaffermatosi solo nel 1928 sotto la guida te il ritiro degli ambasciatori, di frondi Ciang Kai Scek, si trovava a lottare il cui te a una guerra non dichiarata, solo scopo nettamente espresso rimane quello di voler abbattere un governo esistente e sostituirlo con un altro di diverso indirizzo politico. Il comunicato ufficiale delle dichiarazioni della Conferenza Imperiale riafferma ciò che fin dal 27 luglio il Principe Konoye — Primo Ministro giapponese — aveva affermato: cioè che il Giappone rispetterà l'integrità territoriale e gli interessi della Cina. Il Giappone non mira quindi alla diretta occupazione di territori cinesi, a patto però che il Governo cinese sappia difendersi dall'influenza occidentale. E qui si delinea una prima causa ed il primo carattere di questa spedizione punitiva. I fatti insegnano. Quando la Corea, resa indipendente per l'intervento giapponese (1894), si dimostrò incapace di difendersi dall'asservimento russo, il Giappone, dopo avere imposto il suo protettorato. se ne i mpadronì (1910). Il Manciukuò, invece, creato Stato sovrano dal Giappone nel 1932, può ora vantare una sempre maggiore indipendenza. Inutilmente nel 1933 la Società delle Nazioni proclamò la sovranità della Cina sulla Manciuria, e condannò la creazione del Manciukuò: esso è ormai entrato in relazione, anche diplomatica, con alcune grandi potenze occidentali e ha dimostrato di poter vivere e difendere la propria indipendenza anche dalle aspirazioni di alcune potenze occidentali. Il nuovo Governo Cinese di Nanchi-
contro enormi difficoltà lolitiche ed economiche. Il veleno comunista entrato così nell'Estremo Oriente, venne man mano estendendo la sua opera disgregatrice. Il Giappone vide nell'azione comunista un pericolo enorme per il proprio paese. La stretta vicinanza con la Cina e i numerosi contatti politici ed economici con essa avrebbero reso facilmente possibile l'introduzione nel Giappone del germe comunista, con la conseguenza di un inevitabile sfacelo delle strutture politiche, sociali, economiche e morali dell'Impero del Sol Levante. Ecco quindi nella lotta contro la Cina inserirsi e ingigantirsi la lotta contro il pericolo comunista; l'urto delle due grandi ideologie oggi imperanti divenne nell'Estremo Oriente, come nell'Occidente europeo, il fulcro e la causa prima della guerra. Un vescovo cattolico cinese, S. E. YuPin parlò di un problema giapponese, parlò di un problema del mondo d'oggi, mettendo in guardia il genere umano contro l'imperialismo militarista giapponese; noi, pur ammettendo che errori ed esagerazioni vi siano da entrambe le parti, rispondiamo affermando che il problema di oggi, problema che investe tutto il genere umano, non dipende dall'imperialismo di un popolo che vuole difendere la sua secolare civiltà, ma consiste nella necessità di distruggere un'utopia la quale, realizzata, abbatterebbe tutto ciò che di buono e di bello ha saputo creare l'umanità. Alla Spedizione punitiva del Giappone l'Italia ha dato e dà il suo appoggio morale, perchè essa non vuole schierar. si con quelle nazioni che (per usare le parole del Papa Pio XI) mantengono una cospirazione del silenzio sulle attività del Comunismo. Antonio Bruni
Il mercantilismo nella rielaborazione fascista Nella tormentosa gravità di determinate epoche può sorgere spontaneo ed irresistibile un movimento rivoluzionario tale da imporre un ordine nuovo nell'organismo della Nazione. 11 promotore d'un tal movimento si ispira e si attiene generalmente nella sua azione del momento a un punto che ne rappresenta la ragion d'essere fondamentale e urgente, avendo ancora in via di sviluppo il programma definitivo del nuovo regime. Nell'ulteriore svolgimento di questo programma si giunge a volte a formulare principii, e in special modo principii economici, già in possesso di dottrine precedentemente enunciate che, per ritorno storico, si adattano al periodo in questione. Il Fascismo, con la diretta applicazione di una legge economica riadattata alle esigenze più moderne, rielabora, permeata d'uno spirito umano, la teoria mercantilistica. Il mercantilismo infatti può definirsi il .sistema della politica economica delle grandi monarchie nazionali unitarie, che. col loro intervento in materia economica, tendono a porre su basi più solide l'unità statale e a fare dell'incremento della ricchezza nazionale uno strumento per aumentare la forza dello
Stato nei suoi rapporti con l'estero. Così definito nell'intima sua essenza, il mercantilismo mostra un notevole punto di contatto con l'etica fascista; e l'analisi particolareggiata della dottrina mercantilista rende sempre più visibile il filo di continuità che unisce Fascismo a Mercantilismo. C'è per esempio la politica demografica, che tende ad ottenere un aumento della popolazione, di cui si sente la necessità per assicurarsi una maggiore disponibilità di uomini atti alle armi e, più ancora, per avere una larga offerta di mano d'opera e un grande numero di contribuenti. C'è la politica unitaria, che tende al mantenimento dell'unità politica, amministrativa, giudiziaria e tributaria, e sopratutto all'unità economica, alla formazione cioè di un unico mercato nazionale, in cui le merci e le persone possano circolare liberamente nell'interno dello Stato, e la politica economica abbia un unico centro propulsore e disciplinatore. I punti di contatto continuano nella applicazione di una politica della produzione, variante anch'essa a seconda della forza politica di cui possono disporre i vari gruppi di produttori, ma che presenta il carattere comune del diretto intervento dello Stato come pro-
motore e difensore dello sviluppo di quei rami della produzione che esso ritiene vitali per l'interesse nazionale. Continuano con la convinzione che basti un atto di volontà del Governo per dar vita a un'industria e per creare con ciò una nuova fonte di ricchezza; e arrivano all'attuazione di una politica commerciale e monetaria indirizzata a incoraggiare con ogni mezzo il commercio estero e trovargli nuovi sbocchi. Negli scambi con l'estero, e in particolare nell'eccedenza delle esdortazioni sulle importazioni (bilancia commerciale favorevole), si vede allora il mezzo efficace per aumentare la ricchezza nazionale a spese dei paesi stranieri e per mantenere l'unità di moneta su una fissa stabilità di rapporto aureo. Nella rielaborazione fascista del mercantilismo, in questa rigida normalizzazione dell'economia nazionale, il concetto di Stato è costantemente presente in tutti i rami dell'attività politica: ed invero una siffatta concezione è antica quanto l'uomo e la sua norma civile. In questa continuità logica dovrebbe rafforzarsi la convinzione dell'onnipotenza dello Stato in materia economica, e, oltre che del diritto, anche del dovere dello Stato d'intervenire non solo per difendere ed equamente distribuire la ricchezza del paese, ma anche per crearla, per promuovere, indirizzare, aiutare i vari rami della produzione nazionale.
Mercantilismo e Fascismo quindi non sono altro che un'espressione di quel senso, potremmo dire di quel sentimento, che accomuna gli uomini e fa loro credere e ubbidire ad una entità che trascende l'individualismo: il concetto di Stato. Il Mercantilismo in particolare s'è occupato dell'economia nazionale; e in questo vasto campo, in cui s'intesse tutto il viluppo del lavoro e delle conquiste morali e materiali di una nazione, il Fascismo appare quale artefice e realizzatore di un ritorno storico destinato a riportare una salda coscienza di nazionalità nel mondo sconvolto da troppi liberalismi. Chè se il Fascismo non conta su una dottrina fatta di novità assolute, o così dette assolute, come contano e si vantano di contare le pullulanti dottrine pseudo-socialfilosofiche sorte e tuttavia fiorenti nelle piccole congreghe di certe grandi democrazie europee, si ricordi una frase mussoliniana, valutazione precisa di qualsiasi dottrina nei rapporti di quelle che l'hanno preceduta: «Che una nuova dottrina possa utilizzare gli elementi ancora vitali di un'altra dottrina, è più che naturale e perfettamente logico. Nessuna teoria nacque tutta nuova, lucente, mai vista. Essa è legata, non fosse che storicamente, alle altre dottrine che furono, alle altre dottrine che saranno ». Ernesto Treecani
progresso. In tale maniera lo studio si differenziano, e costituiscono le caratmanifesta, oltre che come misura delle teristiche salienti dell'individuo. Ma anintelligenze, anche come una efficacissi- che dovrà il giovane avvicinarsi allo ma misura delle coscienze. Di fronte studio dimentico di qualsiasi preconcetallo studio ognuno si atteggia nella pro- to individualistico, attento invece ad pria personale qualità di uomo. Qualo- una certa preoccupazione sociale. Perra lo studio venga rettamente inteso. chè lo studio è una concreta realtà, che qualora ad esso vengano offerti passio- presenta come suo fondamentale distinne e sacrificio, esso fa conoscere all'in- tivo una magnifica evidenza umana. Tadividuo quali siano i suoi già esistenti le umanità dello studio riteniamo debmigliori valori e quali ancora debbano ba essere massimamente considerata. essere acquisiti, quale il significato del- Esso cioè è qualcosa che è destinato la propria esistenza nell'ambito sociale agli uomini, come un dono che Dio lta ed a quale differente fine, sempre in ta- loro offerto, perché sempre più potessele ambito, debba ciascuno appunto la ro conoscere e sempre meglio potessero operare. Dallo studio occorre quindi propria esistenza indirizzare. È così che lo studio diviene, al di là che il giovane faccia assolutamente esued oltre gli specifici risultati scientifici, lare qualsiasi, anche minimo, fondauno strumento sicuro per la guida del mento di egoismo. Certo tutto questo, giovane individuo. II quale potrà così appunto perché motivato da ragioni imprimere al proprio studio come un squisitamente sociali, deve essere come carattere ed una fisionomia che deriva aiutato e sorretto da una corretta preda lui personalmente, che dà all'oggetti- parazione politica, da una educazione va esistenza dello studio alcune sfuma- che deve al giovane essere stata imparture, felici ed efficaci, che appunto lo tita sin dalla cellula familiare e che
menticate,
di-
Dino Del Bo
N eo -umanesimo sud americano
E un vivo sentimento di fratellanza celebrasse il suo XXV anniversario con universale, nato dal culto delle cose an- quella offerta di vitalità di studii alla tiche, quello che accomuna gli uomini, Nazione, che si legge nella Memoria oltre i mari e i monti, nell'amore del dell'Accademia Equatoriana di quelmondo classico: la parola lontana, che l'anno 1935. viene come un solco di luce verso il Così, per merito di questo valente mondo immortale della Grecia e di Ro- Padre, Sofocle ha rotto le ultime barriema, ci porta vicino l'Uomo che la pro- re d'un mondo da lui ancora non donunzia, il travaglio della ricerca, il fre- mo; la sua voce sublime si è diffusa con mito delle vegliate carte, ci fa insomma l'antica maestà verso i lavoratori delle Pervengono tutti i giovani, in forza D'una tale convinzione abbiamo del parte dell'intimità della sua vita. terre assolate, oltre i ranchos e le haresto ben precisi documenti. Primo fra dell'età e per un aiuto di personale in E noi d'Italia, diretti eredi della La- ciendas, nell'animo dei nuovi e ultimi telligenza, ad un dato punto nel quale tutti una dichiarazione di Mussolini, tinità, godiamo il maggior privilegio latini, loro richiamando in esso la forza essi ben comprendono essere necessaria pronunziata al Senato il 12 Maggio di questa fratellanza col mondo della dei vincoli che li tiene uniti alla culla l'attribuzione, per determinati o spon- 1928-VI : « ... ancora e sempre lo spi- fulgida civiltà occidentale; fratellanza del « loro Oriente », mentre per la pritanei loro atteggiamenti, d'un preciso rito è la leva delle grandi cose; senza sincera e semplice, come tributo deri- ma volta gli antichi Indii e i nuovi orientamento. Risolti in modo soddi- un'atmosfera di entusiasmo, di passio- vanteci dalla gloria di quel retaggio di Creoli vedevano, al levarsi di quel nuosfacente alcuni problemi essenziali e ne, di dedizione, di sacrificio non si fa umana eccellenza che ininterrottamente vo sipario, il sorgere di una grandezza fortunatamente inevitabili, altri imme- nulla ». Ed anche precedentemente, sul amammo e favorimmo, di quella Huma- umana mai vista, più antica del loro diatamente si manifestano. Entra allora Popolo d'Italia » sin dal 13 giugno nitas che abbraccia tutto il mondo ci- più antico Dio, più superba del loro in giuoco, ed è chiamata immediatamen- 1918: « Valorizzare l'individuo. Non vile del sempre giovane Occidente. Sole, più preziosa di tutto l'Eldorado! te ad agire, una somma di elementi con- lasciar nulla di intentato... Bisogna fisQuesto sentimento di commossa dolE alla nascita, la chiameremo così, creti, anche se certuni imprecisabili, i sare a priori questa verità: non c'è nul- cezza provavo ascoltando la calda voce di Sofocle per opera di Espinosa seguì quali vengono tutti a stabilire le carat- la d'impossibile ». di uno studente della lontana Repub- la esaltazione e la rinascita di Virgilio e teristiche delle differenti personalità. Ecco in tal modo per i giovani già blica Equatoriana esaltare la laboriosi- di Orazio nei rispettivi bimillenari. Di determinati o spontanei atteggia- tracciate alcune grandi verità. Allora tà del Maestro che s'adoprava a celeE alla nobiltà dell'intento corrisponmenti abbiamo di proposito voluto par- lo studio dell'individuo raggiunge il brare nella più remota terra latina la de il valore dell'attuazione, poiché le lare, perché non sono essi egualmente primo indispensabile risultato: esso immortalità di Virgilio e Orazio. Là, traduzioni poetiche meritano incondizioindispensabili e non agiscono per Ognu- stringe un indissolubile legame colla pensavo, tra le barriere di erte monta- nato elogio. Si sa quanto sia difficile rino nell'identica misura, arrecando le cultura della Nazione e del tempo, ne gne sacre al culto dell'antica gente In- durre in versi moderni l'arte sofoclea: medesime conseguenze. Tuttavia per ta- partecipa e ne è aiutato; domani può caica, ove una civile barbarie stendeva l'impresa era dunque ardua, ma la bellune categorie di giovani, qualcosa esi- avvenire per un felice destino, che fi- il suo Impero d'oro, ora suona l'inno la lingua castigliana ha fatto con fedelste e non va trascurata, perché ricca di nanche vi possa contribuire. alla gloria dell'Italia antica, che la me- tà rivivere la sensibiltà ellenica. una insostituibile importanza. Vogliamo Viviamo oggi in un'epoca tale, nella ravigliosa gagliardia dei conquistatori Poeta latino, Don Espinosa volle andire l'elemento dello studio, col quale i quale lo studio si traduce in una con- di Castiglia impose col nome di Cristo che tradurre finemente la Pastorale virgiovani, sia per la loro appartenenza dizione transitoria per la più gran pat- e di Roma. Tra il Pacifico e le Ande, giliana di Whicher, poeta nord-ameria specificate classi sociali, sia per una te dei giovani, anche per coloro che ar- nella frescura paradisiaca che come un cano, che compose un idillio sul tono come naturale elezione del proprio in- rivano a conseguire una laurea. Ben pre- dono divino rende delizioso quel sog- virgiliano in occasione del bimillenagegno, vengono ben presto a stringere sto la quotidiana realtà li assorbe e le giorno, nella conca Quitena, si ode la rio: cito qui il finale: un intimo rapporto. nozioni acquisite vengono sottoposte ad voce di un missionario dell'Umanesimo, Et placuere mihi quae fudit carmina Menas Aleune premesse sono però qui ne- un nuovo tangibile esame, quello di una che celebra queste glorie senza tramon- et quae sub digitis resonabat fistula sollers cessarie. Una consiste nell'intendere lo attività di lavoro. Allora lo studio non to e l'educazione dell'Uomo, come in cerca vincla gerens. Pro canto basia dono: nutri neque nosier amor carum deflere Miconem studio, almeno secondo questa nostra può più venire collocato in una posizio- una rocca luminosa, nel Collegio Ge- cessai adhuc. Merito retulit sed praemia Damon breve speculazione, quale una dedizio- ne preminente tra le molteplici occupa- suitico di Cotocollao, nel mondo e fuo- capreolum retulit, quo non praestantior alter in grege, sugentem quarto none ubera mensa. ne a determinate discipline, che solo zioni dell'individuo, anche se non do- ri del mondo. Questo umanista degno capreolum niveum. Cecinit nazn dulcia Damoh riesce possibile in individui di una svi- vrà mai essere trascurato. Tuttavia cre- del Quattrocento italiano è don Aurelio quaeque essent animo solatia. Cessimus inde cornpulimusque greges in caulas. Vesper luppata maturità intellettuale. La secon- diamo di non errare affermando che è 'Espinosa Polit, S.J. Il suo discepolo [Olympo da si riassume nell'avvertenza che se, nel periodo tra i diciotto ed i venticin- che me ne parlava era il cav. José Ma- adsurgit; tacitae labuntur vallibus umbrae. Frigidior saltus aer premit. Ater ad auras più sopra, abbiamo accennato a giova- que anni nel quale i giovani sentono in ria Fernandez de Salvador y Flores, il volvitur ex vi/is fumus, latrantque molossi, ni che studiano unicamente per un ipo- gran numero come l'imperativo, se non quale fece della nostra terra amato sog- virgineo dum luna procul sulfusa rubare messibus exoritur. Mox muta crepuscula valletti tetica esigenza sociale ed a giovani che di un perfezionamento, almeno di una giorno durante un biennio, « per ador- invadunt. Nostra hinc ceperunt carmina finem, invece studiano convinti, perehè inten- soddisfacente definizione del proprio nare, mi diceva, di umanità e di sapere carmina quae memores frustra, tibi dicimus [usque dono essere questa come una imprescin- corredo di studii. A tal punto può per la spada degli avi », e così scherzando pastores, dilecte Micon, oblite tuorum! dibile necessità dello spirito, la nostra ognuno con evidenza manifestarsi il pe- mi esprimeva per il suo compatriota la Dello stesso idillio egli compose una attenzione tuttavia si rivolge a questi ricolo di una crisi: quella cioè dello più grande ammirazione, più convinta non meno pregevole traduzione in verso ultimi in modo particolare, manifestan- scoraggiamento per il molto che anco- dopo quello che giocondamente chiacastigliano, il cui inizio è ispirato a un dosi essi come le forze maggiormente ra resta da fare. per la falsità di alcune mava « il suo rinascimento italico ». soave sentimento della natura: vitali ed in ogni occasione più feconde posizioni raggiunte e non ancora Giovane e ardito, Don Aurelio, tutto What time the drowsy afternoon had stilled delle giovinezze studiose. Ecco dunque per la assoluta necessità di passione di studio, asceta della scien- La tarde bochornosa suspendia basta d trito che per tali giovani si viene a porre an- un nuovo e più difficile orientamento. za, vive del classicismo e per il classici- de las mismas chicharras en d hierba! marchito che il presente problema, di un signifi- A tale triste condizione va imposto di smo: là, nella sua rocca, indaga, inter- (cfr. l'originale: E, per finire, presento al lettore la cato, di un carattere del proprio studio. reagire con ogni energia. Per i casi mag- preta, comunica: studioso. umanista, traduzione del noto sonetto carducciano Esso non ha nulla a che confondersi giormente delicati la risoluzione avver- poeta: poeta castigliano, versificatore con quello di una eventuale scelta del- rà solamente attraverso un'attività si- latino. Nè solo studio ed arte, ma anche a Virgilio, elegantissimamente espresla carriera — perché anzi si presenta in lenziosa ed intensissima, nella quale le attività pratica egli svolge (ben rara- so dalla Musa spagnola dell'Espinosa: un periodo solitamente posteriore ad qualità dello spirito e della intelligen- mente capita tale fortunata possibilità). Cual sabre el flano en fnego irradia pia una simile decisione — o di una qual- za lotteranno contro i pesi morti che È suo vanto da tutti riconosciutogli la bianca luna su estivai frescura desde el cenit — del rio que murmura siasi specializzazione; ma bensì è qual- vorrebbero abbattere l'individuo, lo ren- l'aver tradotto in versi, allestito, cura- su luz risia en la corriente umbras; cosa d'un interesse più vasto di conse- deranno degno appunto dello studio al to, rappresentato l'Edipo Re e l'Edipo y el ruisenol oculto en la espesura hinche la noche azul'de melodia; guenze etiche e, come tale, di notevolis- quale ha egli inteso dedicarsi e gli ga- a Colono. E noi dobbiamo rallegrarci escuchua el caminante y se exstasìa simi riflessi sociali. rantiranno la possibilità di un sicuro che il Collegio Gesuitico di Cotocollao sonando en la que amò doncella pura; y la madre enlutada, de la tumba
CARATTERI DELLO STUDIO
troverà, come in Italia trova, una progressiva evoluzione appunto nella scuola e nelle organizzazioni del Regime. In tal modo il giovane, che allo studio intenda seriamente indirizzarsi, potrà non solo possedere garanzie sufficienti per non fallire, ma anche si troverà in possesso di ulteriori facoltà spirituali, mediante le quali potrà egli imprimere allo studio quel particolare significato di una propria personalità ed insieme di una propria destinazione sociale. Ecco quindi che un numero non indifferente di giovani, coloro ai quali la natura ha offerto una sufficiente intelligenza, da essi coltivata con duratura volontà, vengano proprio attraverso allo studio a perfezionare la loro formazione da semplici individui a completi cittadini. Nello studio il giovane anticipa quelle che saranno le difficoltà e le gioie del domani, quello che sarà come il volto misterioso della vita.
alza los ojos y a los cielos mira, y en su luz y en su paz el alma aquieta; sonrie el monte, el mar lejano zumba, el aura entre los àrboles suspira: eso es tu verso para mi, oh poeta!
E, giustamente, facendo le lodi, del dotto umanista quando gli fu conferita la medaglia « Honorato Vàsquez » pel suo libro: « Virgilio - El poeta y su mision providencial », il Rettore di Cotocollao diceva: « L'ambita ricompensa onorò non tanto il lavoro personale di questo religioso quanto il lavoro educativo e culturale della Compagnia di Gesù, della quale questo libro vuol essere un genuino documento ». Noi possiamo aggiungere che l'attività del Padre Espinosa, mentre onora lo studioso e i Confratelli, è decoro della Repubblica dell'Ecuador e lustro delle Lettere spagnole. I. C.
L
I
SILVIO CRESPI -
B
R
I
Alla Difesa d'Italia.
Segnaliamo ai giovani questo libro che, venendosi ad aggiungere a quelli ultimamente usciti di Aldrovandi Marescotti e del Sen. Barzilai, porta un valido contributo alla conoscenza di e quegli avvenimenti, intercorsi fra Caporetto e la pace di Saint-Germain, che hanno avuto decisiva influenza sull'ordinamento e sulla vita delle Nazioni ». Troppo spesso ai sintetizza un periodo laborioso e drammatico della nostra diplomazia con una facezia di Luigi Luzzatti, che alla domanda c Cosa faranno a Parigi i nostri due maggiori Delegati?» rispose: e Sonnino tacerà in tutte le lingue che sa e Orlando parlerà in tutte quelle che non sa ». Coloro ché al silenzio di Sonnino ed al pianto di Orlando hanno attribuito tutta la colpa dell'ingiusto trattamento usato dagli Alleati all'Italia devono sapere che le cause maggiori dell'ingiustizia furono non solamente l'incapacità dei nostri diplomatici, ma sopratutto il malvolere dei nostri ex Alleati e il disordine interno della Nazione italiana. Nelle pagine di questo libro noi respiriamo e riviviamo l'ambiente e lo spirito nel quale si svolse la Conferenza della Pace. Creatura di questa Conferenza fu la Società delle Nazioni, costituita appunto nello stesso spirito nel quale un secolo prima veniva proclamata, pure a Parigi, la Santa Alleanza. Si voleva innalzare e un monumento di libertà e di vita generato dal dolore ed affer mante una redenzione santificata dal sacrificio ». Non si fece altro che preparare un fo• colaio di discordie e di malintesi, che arrischiava, come scrisse recentemente P. Etienne Flandin, di costituire una specie di Santa Alleanza per la pace, che poteva cominciate con una guerra. Leggendo il libro noi viviamo questa vita nella quale a slanci lirici e frpterni seguono atti di egoismo e di passione. Mentre si proclamava l'uguaglianza dei popoli e si facevano dichiarazioni di amicizia verso l'Italia, un ministro francese alla domanda: chi. sarebbe stato il comandante dell'esercito da destinarsi alla S.d.N., rispondeva: Foch, naturellement! Ecco uno dei tanti episodi nei quali appare chiara la contraddizione fra l'intenzione espressa solo dalle parole e la realtà dei fatti; contraddizione la quale faceva vibrare di sdegno Colui che, quale vigile falco (come lo definì Baker che fu Suo avversario diplomatico), sorvegliò gli interessi italiani mentre la nostra delegazione era assente, spingendolo anche una volta a rincorrere il Presidente Clemenceau dopo una drammatica seduta. Nella prefazione si afferma che gli avvenimenti narrati sembrano lo specchio degli avvenimenti odierni — e ciò è ben vero. Nel pomeriggio del 30 gennaio 1919 Lord Robert Cecil alla parola Fiume, battendo il pugno sul bracciuolo della vettura in cui era, urlò: e Fiume! You will never get it! ». Anche un altro ministro inglese in un'epoca più recente alla parola c Abissinia » avrà detta la medesima frase. Ma contro il malanimo e Is prepotenza altrui la risposta italiana è sempre stata vittoriosa nei fatti. A. B.
AMI
Dichiarazione a
Giovanni
Papini Voi avete scritto una volta, Papini: c Oh s'io potessi veramente trovarmi ac-
canto a coloro, e fossero anche tre o sette o dieci soli, che leggono con tutta l'anima, e non cogli occhi soli, che vivono collo scrittore e gli voglion bene come a un fratello anche se non l'hanno mai visto... Potessi stringere al petto te, o giovane, pallido, triste, sconsolato ed innamorato lettore unico e primo... v. Ebbene, Papini, forse questo lettore sono io. Prima di ogni altro, io vi ho amato. Ho desiderato di leggervi da quando vi ho sentito nominare: più tardi, il mio primo articolo è stato una recensione di un vostro libro. E ancora vi amo. Un solo amico mio amo almeno q uanto voi: Dostojewski. Perciò, come voi faceste col vostro Dante, vi parlerò da amico, sinceramente e cordialmente: brutalmente anche: senz'adularvi mai e piuttosto tacendo. Ricordo. I primi vostri libri che lessi: c Maschilità » e « Stroncature z,. Il loro effetto fu straordinario: fu tanta la voglia di far letture che mi aveva preso, che stavo a leggere fino all'una o alle due: facevo la prima liceale. c Diventar genio) mi colpì immensamente, sì, lo confesso: sognai, sperai proprio, anch'io come voi, Papini, d'esser poeta, genio, eroe in un modo o nell'altro. E anche oggi mi dico ch'è forse meglio avere sognato invano l'eroismo del genio che non aver conosciuta che la mediocrità soddisfatta dei più. Poi lessi molti altri libri di voi. Non tutti ugualmente mi piacquero; meno amai la c Storia di Cristo », ma assai mi era piaciuto il libro-lamento dell'e Uomo Finito », dove voi inconsciamente esprimevate quella stessa ansia di dubbio in marcia che vi rendeva tanto simile non solo nel genio ma nella miseria al vostro futuro amico, Sant'Agostino. E fra le vostre opere meno recenti anche amai i c Giorni di festa »: dove con tocco alla Renard voi avete dipinto la perplessità malinconica della v ostra campagna toscana. Ricordo in un altro libro vostro la descrizione dell'Arno a cui vi aggrappavate come il naufrago al remo pur di trovare anche nella grande città un po' di poesia che non fosse di pietre e di tele. E amo i libri di quello che chiamaste il vostro grande ritorno. Il pilota cieco era giunto ormai nel suo porto. Molto mi piacque l'opera -offerta del c Dante vivo », dove con libera genialità intercalate vedute filosofiche all'argomento per vero un poco pesante e banale ma reso da voi agile e nuovo. E fui commosso di trovarvi della mia opinione in alcune cose. Lessi anche il c Sant'Agostino s, dove lo stile vostro, Papini, ha veramente la spiritualità squisita di una sorgente montana che rifletta fedele immagini anch'esse fedeli. C'è un bel capitolo nelle c Confessioni a: e credo davvero che voi dobbiate aver tremato di commozione leggendolo: quello dove si parla di Vittorino. L'autore- ripensa la conversione del retore e conclude che è giusto che le conversioni dei grandi più ci commuovano di quelle degli umili: così voi, Papini, voi sapevate fino dai tempi del c Pilota cieco » che c'era qualcosa che non poteva esser fatto c se non da voi »! Perchè voi, Papini, siete pur sempre il grande Papini che tutti conoscono e molti amano. Del libro-sfuriata dovrei parlare: di « Gog » e di molti altri : non lo farò, nè ripeto, gli spelluzzicamenti mi piacciono. lo solo dico quello che penso dei vostri libri che più amo : ad altri la critica vera e propria. Il penultimo vostro libro, Papini, è un libro-monumento e un libro paesaggio.
Il primo volume della « Letteratura italiana » non è un'opera di critica; nè ha dei soliti libri di critica la sottigliezza confinante assai spesso con l'ermetismo, con il calligrafismo o col virtuosismo dialettico a vuoto. P. un'opera di creazione che della creazione ha l'originale libertà; e delle opere unitarie, che non son raccolte di frammenti, è per me di gran lunga la migliore. Il vostro stile, Papini, vuol farsi colorato, musicato, vario e solenne come una cattedrale gotica molte volte gugliata, dove voi parlate del vostro Dante! E le pagine che parlan di Lui son fra le vostre migliori. Di molti libri importanti ho taciuto
in questa mia scorreria: e perchè i vostri libri. Papini, mi sono piaciuti e perchè altri ancora più belli ne aspetto, io Tarbuch, gala gala e fattocchiere - colui che ti conosce - folclore vi amo. Per essere genio — che fu il arabo e C. - dove s'impara che 4 piastre fan comodo ad Allah sogno primo della vostra giovinezza — Alessandria d'Egitto, gennaio. sino pentole tegami e forcine; ti spruzquel che ci vuole non è tanto una menAlessandria: un porto come tutti t zano di mille profumi, ti fotografano te quanto uno spirito, che si levi sugli altri e che guardi in alto. Così voi sie- porti, una dogana come tutte le dogane: vestito da beduino e infine ti lasciano te stato portato dalla vostra sete di ve- forse un po' troppo sudicia, ma sempre sulla porta con sorrisi e salamelecchi, rità fino sul monte, di errore in errore, una dogana. Discreta puzza di pesce, di le tasche piene di cianfrusaglie senza olio, di milleodori; un vocio confuso, valore, ma vuoto il borsellino. fino sul monte del Teschio. Però, non tutto il folclore si trova coE qui infine, dopo tanto errore e do- ove si mescolano, s'incrociano e confonsì dovunque; tutt'altro. Bisogna cercarpo tanta angoscia di dubbio, vi siete ri- dono mille lingue e mille dialetti, è la competenti volto al passato e avete considerato tut- prima impressione che riceve l'insonno- lo, informarsi ben bene da che ne ha il t'indichino.il quartiere che attonito passeggero. ancora lito e ti i vostri sogni d'immortalità, e avete chiama e Cairo si monopolio che al appena spuntata. L'alba è pianto — e avete preferito l'eternità. fatto di quasi quasi vien Han Halil: Ma l'oriente, il colore, il folclore? G. Randone Olgiati di sapiente organizzazione « Inc Allah b... un po' di pazienza! Ec- pensare alla coti l'oriente: è lì a pochi passi. Anzi, una ditta apposita « Folclore arabo ti viene incontro: ha un tarbuch rosso e C. ». Il C potrebbe significare molte cose: in testa, sulle spalle una tunica che, chi tramonti sul Nilo alla visita delle dai sa, forse una volta era bianca; ti copre L'uomo entra nella camera: è fredda scuotere la bolletta di pagamento. di una valanga di parole poliglotte, ti Piramidi; dall'esotica visione di barche La luce rossa filtra lentamente nella piglia le valigie, pretende di conoscere lentamente scivolanti sull'acque del fiue buia. Sente un respiro gonfio e pesante. Cammina tastoni, finchè urta contro pupilla; si potrebbe pensare ad un lu- il tuo albergo; anzi, gli sembra d'averti me sacro, con musiche e flessuose danil letto. Si mette a sedere sulla sponda micino lontano lontano, sospeso nel già visto un'altra volta. zatrici arabe, alla visita di una moschea e comincia a svestirsi nel buio. La pu- buio, che appaia ai viandanti dispersi Hai appena riconquistato le valigie senza il fastidio di togliersi le scarpe. pilla si dilata, e scorge nel buio la se- nella foresta. dal troppo premuroso arabo che l'orien- A proposito: torni in Italia, incontri il Tutto questo sa di fiaba, di anni re- te continua: questa volta sotto forma di solito amico, «Oh ciao caro, come va? dia che riceve gl'indumenti buttati là in qualche modo con gesto nervoso. Gli moti. La mente vuol ricordare e non un tizio con smoking e turbante bianco e l'Egitto? Bel paese, nevvero? Con tutindumenti cadono e s'ammucchiano in può. Si è come incantata, arrugginita. in cima, che discretamente ti tira la giac- te quelle straniere poi...; e... hai visitato Non riesce più a costruire fantasmi, abi- chetta: una massa molliccia. una moschea? Che risate doversi toglietuata a riempirsi di realtà quotidiana, L'uomo si caccia sotto le coperte, alre le scarpe! x. — Gala gala, monsieur? lunga le gambe di colpo due o tre vol- di cose sode, chiusa ad ogni vagabonNon rimane che arrossire, chinare All'inf..., non mi piacciono i giuochi te, le ritrae e le allunga di nuovo; stro- daggio dell'anima. umilmente il capo e rispondere che per di prestigio. L 'uomo vorrebbe fantasmi, costruire riscaldandolo. piccia il lenzuolo freddo — Avere ragione, signore — stride quattro piastre (ahi viltà del danaro!) Il calore finalmente comincia a prende- ma nessun fantasma gli nasce dentro. una voce femminile semiroca — avere Allah ti permette di calpestare il suo re le membra e a diffondersi per tutto Eppure anche lui un giorno ha sgrana- ragione, io dire tua vita, se essere felice sacro suolo senza privarti dei più vili to gli occhi dinnanzi ai mirabili mondi qui in Egitto, se trovare tante donne fra gli indumenti. il corpo. delle fiabe. Mondi perduti di cui nem- belle. raggricchiata sul La donna dorme La ragione ci sarà, ma non riesco • gli un frantume è rimasto attacmeno fianco: il suo corpo manda calore. InuD'un balzo il povero turista si libera proprio a comprendere perchè il Coratile svegliarla per dirle « sono qui » cato. dalla fattucchiera per cadere nelle brac- no obblighi i fedeli ad andare alla preSe potesse per un momento solo tor- cia di un imponente personaggio a pa- ghiera con i piedi nudi; e sì che gli meglio stendersi in pace e dormire. Dormire vuol dire liberarsi da ogni nare come allora a sognare, a perdersi ludamento variopinto, che vuole a ogni arabi hanno una speciale predilezione pensiero, essere incoscienti; vuol dire dietro fantasmi, forse non sentirebbe costo fargli fumare sigarette che, dice per le scarpe, prova gli innumerevoli lasciare distendere i propri nervi, in- quell'amarezza che gli fende il petto lui, « nemmeno Allah fuma r. lustrascarpe che popolano il paese dei turgidire i muscoli, accumulare energie con un colpo secco. Quasi la mastica, Faraoni. Furioso, imprecante, il nuovo arrivaper il domani. Domani: la vita che ri- l'amarezza che vuole sfuggirgli tra i to adocchia l'uscita del porto: ahimè, il Questa ricerca nel ben calzare podenti e che la lingua ricaccia di nuovo prende con ritmo misurato tra un battitravolgente imbattibile sprint è brusca- trebbe far credere ad una grande pulinello stomaco. Il pensiero s'impenna: mente interrotto da una valanga di pic- zia da parte degli indigeni; la tendenza to e l'altro di ora. Nel buio gravitano i ricordi : pallide per quanti sforzi faccia, non riesce a coli cosi sporchi e mocciosi, cui impro- c'è difatti, ma si ferma al primo stadio immagini si ravvivano, si stagliano con fantasticare. Se ci riuscisse, l'uomo si priamente vien dato il nome di bimbi, della buona volontà: molto cambiarsi, contorni netti, precisi, dal grigiore in- troverebbe come rifatto, nuovo da capo che mettono in serio pericolo equilibrio ma poco lavarsi. a piedi, e anche forse qualcosa di più, e bagagli. definito dell'anima. Del resto la pulizia è prescritta perBalzano e stanno: la coscienza ricor- come essere ritornato innocente. dal libro sacro dei mussulmani, che sino Se Dio vuole una carrozza è a pochi — Essere innocente — pensa l'uomo. passi; vi si aggrappa, balbetta il nome vieta la preghiera se le braccia non venda ogni nome, ogni moto di sangue; nn gesto, una flessione di voce, un lampo Vede uno sguardo di bimbo. Quanti ne di un albergo; il cocchiere non capisce, gono a contatto dell'acqua almeno fino lia carpiti dovunque, ed ora par che scorrazza per tutta la città e finalmente al gomito; nulla da temere però per chi degli occhi. Ogni gesto di ieri lo ritrova come pro- tutti quegli sguardi di bimbi si siano ac- lo deposita incretinito, assetato, gli oc- non ama la troppa pulizia; l'arabo è falungato nell'oggi. Forse non c'è che una cumulati dentro all'anima. Si muovono, chi pieni di sonno e di polvere, davanti talista, e basta solo la buona intenziolentezza maggiore, come se nel gioco si fondono in uno sguardo unico che a un correttissimo portiere gallonato ne: si lascia scivolare una goccia d'acdella ripetizione la stanchezza vincesse. s'ingigantisce, brillando d'una luce umi- che gli chiede col migliore sorriso se è qua dalla punta del dito indice fino in L'uomo s'accorge che ogni suo atto è da come pregna di lacrime, e tepido contento di essere giunto. fondo ed ha fatto persino di più del stato ripetuto all'infinito, che ogni pa- come tiri sorriso appena abbozzato, traproprio dovere. Ripensando a tutto ciò dopo un buon rola che credeva nuova non è stata che sparente di limpidità cristallina. Uno Come possano mantenersi sani è un di bagliori e sguardo nudo di riflessi bagno e un paio d'ore di riposo si fan- mistero. l'eco di un'altra o detta o pensata. RiForse il sole? La benedizione del fapetizione continua sino alla monotonia. che paralizza le forze. Poi anche lo no molte risate e vien voglia di vedere se la medesima cosa si trova pure nei moso Tutankamon? Chi sa! La donna dorme sempre raggricchia- sguardo è inghiottito dall'ombra. L'uomo si sente perduto. L'ore che quartieri arabi. ta sul fianco. La testa è molle sul cusci.Mistero è anche l'anima di questo dentro nel cervello scoccano martellano Proprio la stessa cosa no, v'è molta strano popolo, ospitale ma ladro, fatano, i capelli odorano. La camera è riempiù correttezza e gentilezza; i padroni lista ma attaccato al guadagno, capace pita da quel suo respirare profondo e con due colpi. — Uno, due — dice l'uomo — uno, dei bazar non sono come quel villanzo- di salvare la vita a un uomo, anche a ampio, come se la notte che si posa sui vetri le comunicasse il respiro della na- due, uno due. ne del porto a cui « sembrava r soltan- un nemico, ma d'uccidere il proprio bedenti. Scandisce tra i to di averti già conosciuto: ti conoscono nefattore. tura assopita. — Uno, due, niente. Non nasce nulla. di certo, hai già comprato nel loro neL'uomo si lascia prendere da quel rePaese dei miracoli, chi ti ha avuto, gozio. Non ti tirano la giacchetta, ma ti chi ti ha mai compreso? Cesare? Si laspiro e vi galleggia. L'ombra senza for- Cambia: — Due, uno, due, uno. prendono affettuosamente sotto braccio, sciò ingannare da una donna. ma e senza volto gli cade addosso da La voce muore i denti. tra ti fanno entrare, ti offrono (gratis beNapoleone? Non ebbe che sabbia di tutte le pareti e dai mobili della cameLa donna respira piano ora; il respi- ninteso), sigarette e caffè turco che la deserto negli occhi. ra. L'uomo apre gli occhi: il buio si precipita dentro nella pupilla, poi si ro le esce bisbigliante dai denti. Rima- prima volta non sai se devi bere o manGli Inglesi? Al termine del loro done sempre nella posizione di immobile tua patria della che a dirada. L'occhio scorre e indovina la giare, parlano minio. forma di ogni oggetto che incontra. For- prima. sentir loro conoscono meglio della proÈ forse Osiride che ancora regna, forL'uomo guarda la compagna : lo pria tasca, ti fanno ammirare in un pit- se Iside che ancora percorre tra lo stuome note e conosciute tratto per tratto, angolo per angolo. L'occhio si stacca sguardo si fa più distinto, oscilla, tre- toresco disordine tappeti, braccialetti, lo delle sue fanciulle la vallata del Nipieno di noia, ,na ecco s'affissa là nel- ma, s'accende, poi si ferma. Ritorna a collane, curbash e portafogli, portasi- lo spargendo forza e benessere. l'angolo della parete destra, dove sopra scendere da cima a fondo, accarezzando garette, sciarpe e ventagli, statuette, perNini Tremami una mensola che lo sguardo indovina il corpo tepido che emana calore; scensta sospeso un puntino rosso, fermo co- de adagio e risale lentamente tastando RAGiGIO DI SOLE me una macchia di sangue. Un alone le membra, dilatandosi a dismisura finchè di colpo tutto il corpo della donna rossastro attorno. Quanto m'è dolce il rimirare a sera galleggia L'uomo sa che è la lampadina accesa in quello sguardo e lo riempie. l'antica torre sotto il bacio amico Nell'anima ora c'è una dolcezza, un del sol che affonda tra la nubia schiera. da sua moglie dinnanzi alle fotografie Batte la gioia sul mattone antico dei parenti defunti. Non ha mai capito desiderio caldo, pieno di qualche cosa rosso di fiamma come l'anelante l ui, se la lampadina venga accesa per- sino allora ignorato. Al languore del viso di un bimbo. Nel bel raggio aprico chè essi, i vivi, si ricordino dei morti, corpo che s'intorpidisce di sogno e di freme la vecchia torre divampante... o perchè i morti si ricordino dei vivi. tepore, come a contrasto l'uomo prova Quant'anni ha il suo passato e il suo mistero? Tace l'antica torre. Alta sfrecciante Non vuole sciuparsi la notte con questa dentro di sè una baldanzosa sicurezza, trasvola un'ombra come un dardo nero, assillante questione, meglio invece la- una pienezza eli conquista, una intima fianchi un po' di verde e qualche foro; sui sciare che la fantasia lavori. La fantasia segreta gioia d'un'affermazione finaltace la torre. Il tempo con leggero non costa nulla; non c'è pericolo, ad mente raggiunta. ritmo continua l'alacre lavoro. Carie ~esami usarla, che venga poi l'esattore a riGaetano Crespi Legorino
V AGABONDAGGIO
COLORE DEG1T1O
VITA GIOVANILE
4
tempietto del Ciborio in Sant'Ambrogio no, inquantochè una lunga esperienza O rizzonti e orientamenti 700 (considerazione che per altro ha didel Milano. Questo, un secolo fa, era spostato la sua grande importanza), quanto il rispetto dell'uso del microfono permette loro di all'asse mediano della basilica e fu messo dove lo richiedevano le esigenze archi- ottenere il massimo rendimento artidella musica contemporanea tener presente che tradizione vuol dire tettoniche di quel tempo. L'opera fu mirabile (Continuazione
sensibilità, e che essa non può essere sacrificata, con l'annientamento della più pura -melodia, alle più lodevoli e riconosciute conquiste nel campo della tonalità. Queste rimarranno pur sempre aride conquiste formali, cervellotiche creazioni di una sensibilità metallica; ma, da noi almeno, non si può neanche pensare che siano in grado di supplire alla mancanza di quella realtà sostanziale, che sola è frutto di una calda sensibilità esclusivamente italiana. E nella rivendicazione da parte della massa dell'anima intatta nella sua manifestazione più squisita io vedo un segno di grande importanza, dal punto di vista psichico e spirituale, per la realizzazione di un ambiente che favorisca il sorgere, se non di genii, almeno di creatori sani, più o meno universali. Il senso di depressione provocato nella massa dalla constatazione dell'assurdità delle nuove creazioni e dei nuovi indirizzi, non può non agire deleteriamente, quasi per suggestione, sulle forze produttive dei singoli: si crea un'atmosfera malsana, di ironia, di sfiducia e di sconforto, che non serve certo a dar vigore nei giovani agl'impulsi che naturalmente sentono. Si crei un ambiente veramente nostro, e come tale, con tutte le riserve già dette, tradizionalista; si dia al giovane compositore italiano che si inizia ai misteri della creazione, la consapevolezza serena della grandezza artistica dell'atmosfera in cui respira; lo si renda orgoglioso e fiero di avere una sensibilità italiana, e tutto quanto di vitale pulsa nel suo giovane spirito uscirà alla luce dell'arte, più bello e più glorioso, irrorato dall'entusiasmo consapevole della gioventù serena.
e molto saggiamente eseguita, se non dal lato concettuale, dal punto di vista costruttivo. Deciso il trasporto in un ambiente più adat• to, dall'esame urbanistico dei luoghi verdi attorno alla metropoli, la scelta è caduta sul nuovo parco di Lambrate. Questo tratto di lungo Lambro si è trasformato in un pettinato giardino coi ghirigori dei viali, con la ordinata distesa di aiuole e di alberature, con la sistemazione delle prode, con le rocce artificiali; però vi è un fianco che mantiene la nota agreste delle cascine, dei molini, delle ortaglie e dei prati in piena coltivazione. Quivi si susseguono davanti agli occhi i pittoreschi scenari; filari di alberi che incorniciano le praterie, riquadri di campi, sentieri ombrosi che seguono la sinuosità delle rogge e, cosparsi qua e là nel mare verde i cascinali affioranti con le chiazze di cotto sull'alta vegetazione. Qui e più precisamente tra il mulino Isola ed il Lambro la Cascina Pozzobonelli ritroverà l'ambiente della sua origine. Luigi Guagliaml
Quale potrà essere la soluzione finale sempre più di atmosfera straniera, si ridi questo stato di cose? Essa purtroppo schierà di avere un creatore che, nato è in gran parte nelle mani di Dio: al in Italia, porterà il vessillo di una mupunto in cui siamo arrivati, con l'esal- sica non nostra. tazione della forma sproporzionata, dal Ma questa considerazione è già tropsusseguente soffocamento della sostan- po chimerica: pensiamo all'altissima za, non si può più retrocedere, e sareb- funzione che ha la musica nella vita be assurdo il farlo, se lo si potesse: la spirituale della massa: l'artista è un strada intrapresa da noi è errata, ma sacerdote che ha il dovere del sacro nn nuovo orizzonte comincia già a de- rispetto per la religione che impartisce linearsi. Ci vuole un genio che possa ai fedeli. Bisogna quindi tornare ad una finalmente dare un indirizzo sicuro a p roduzione musicale che sappia far vitutte queste aspirazioni, che fanno polla brare delle sensibilità in attesa. ai battenti del nuovo Glorioso; un geGiacche, infine, qualunque possa esnio che sappia tracciare 'con mano si- sere la via cui giunge e da cui nasce il cura il solco su cui dovranno cammina- genio musicale, osserviamolo da vicire i satelliti, che ponga fine ad ogni di- no: tutti i grandi genii rispecchiano scussione, abbagliando i più restii con profondamente lo spirito, il carattere, la luce splendida dell'arte vera. Ma la tradizione della loro nazionalità, e questa — si dirà — è una chimera che tra di loro si differenziano appunto per rifugge da ogni considerazione pratica: quelle qualità che formano la preroga. L'avvento del film sonoro, con la sua la venuta di un genio non si può pro- tiva etnica di altri Stati. Ne abbiamo immediata e continua affermazione, ha fetizzare sia nel tempo che nello spa- esempi illimitati: in Palestrina, Bach, aperto alla musica nuove possibilità ma zio. L'argomento è più che onesto: ma Beethoven, Wagner abbiamo una maninel contempo altresì nuovi problemi, il di qui io sono partito per concludere, festa potenza di profondità di respiro, più importante dei quali consiste nello perchè ho voluto che le mie conclusioni di universalità, ma nello stesso tempo stabilire i suoi rapporti col film. tenessero sempre presente dove, al pun- si sente appieno il soffio delle tradizioMalgrado i molti anni trascorsi dalle to in cui siamo, risiede l'unica fonte di ni della loro razza. Chi più italiano di prime produzioni cinematografiche sosalvezza: un genio riscattatore della Verdi, fedele al suo programma, al nonore, il problema non si può dire rivera musica, creatore di una vera arte stro • spirito, vero prodotto del nostro solto, tantochè di esso si è ampiamente nuova che si plasmi sulle mutate sensi- suolo? discusso anche nel secondo Congresso bilità. Quindi ritorno alla tradizione; ma Internazionale di musica tenutosi lo Risaliamo alle origini del male: si è sit modus in rebus, perchè anch'io senscorso maggio a Firenze. creduto che mutare ritmo di vita signi- to che la parola stride, nel ritmo di Questo Congresso ha consentito ai mificasse annientamento di sensibilità, e si questi anni di progresso, e- sembra anagliori musicisti cinematografici (Roland è sacrificata la sostanza melodica a una cronistica come emblema di battaglia. Manuel, Darius Milhaud, Antonio Ve• espressione formale malamente imporTuttavia insisto nel ripetere ciò che retti, ecc.) di esporre varie ed interestata, come già dissi. io intendo per ritorno alla tradizione: santi tesi, talvolta contrastanti, ma che II rimedio è elementare: ritorniamo non tanto la considerazione che siamo hanno avuto una conclusione pressonella tradizione. Mi affretto però ad af- discendenti di Palestrina, di Monteverchè unanime: la musica deve cioè benfermare che questa espressione va inte- di e di tutti i compositori delle scuole sì integrare la parte visiva del film, ma sa con la più delicata comprensione: veneziane e napoletane del 600 e del Elio Cantameeea rimanerne subordinata. tornare nella tradizione non significa inÈ interessante citare l'opinione di citare i giovani a rinunciare a quanto qualcuno fra i musicisti moderni più di nuovo si è veramente conquistato, significativi per dimostrare appunto coper tornare a comporre come un secolo me il problema in questione, concerEsiste tuttora, quasi sconosciuto al turista con tutte le spezzettature dei locali di servizio. fa. Si vuole 'soltanto che i nostri giovani e dimenticato dal cittadino, l'Oratorio della nente i rapporti fra musica e film, sia Tuttavia ci furono delle ragioni storiche ed ricordino d'essere i figli di una tradi- vecchia cascina Pozzobonelli, il piccolo mo- artistiche che valsero a salvare quel piccolo complesso. zione che non ha l'odore muffoso delle numento accanto alla grande stazione. oratorio con alcune campate del portico anuno dei pochi avanzi dalle semplici linee nesso. Ora bisogna vedere quali furono le viLa concezione wagneriana basata sul cose-passate, ma è stata il frutto magni- delt Rinascimento, caratteristiche della. buona cende che causarono la limitata conservazione « leit-motiv », sostenuta da taluni, non fico vivo e succoso di un'anima nostra, qualità d'architettura di quel bel periodo a di questo edificio. Da quei tempi in poi la cavaliere tra il 'secolo XIV e il secolo XV. può e non deve, secondo Darius Miconservazione di questa vittima fa venire alla quale, pur mutata coi tempi, palpita La Cascina Pozzobonelli, come impropria- la memoria la giocosa caustica frase di un lhaud, essere considerata soluzione sodsempre presente in noi e non può essere mente si continua a chiamare oggi, nella sua noto architetto e docente: «Si è conservato prima vita, vale a dire nel disfacente per una musica cinematograXIV, secolo non fu il monumento nello spirito, ma non lo spirito misconosciuta. una cascina, bensì la residenza di un ricco del monumento ». Infatti il vedere questo edifica, se questo procedimento giacche, Tradizione vuoi dire sensibilità: e la Vescovo nel suburbio di Milano. Cascina di- ficio così mal sistemato ci porta a paragonarlo venne verso la decadenza, ed in essa alcuni ad una vera da pozzo nei campielli veneziani. fosse realizzato, il cinema rischierebbe sensibilità può essere modificata, ma lustri or sono, forse già al tempo dei rilievi Il monumento non è conservato nel suo aninon soppressa. E la musica, fra le arti, dell'architetto Armanini, quei pochi muri con mo, ovvero non vive più come un tempo nel « di trovarsi privo, nel suo rivestimentraccia delle pure linee del Rinasci• suo tranquillo ambiente che ne avvalorava tan- to musicale, d'ogni carattere d'impreviè la vera grande figlia della sensibilità: qualche mento ospitavano famiglie coloniche e placito i pregi artistici, è anzi offeso e soffocato sto, di ogni possibilità di immaginanon è come la pittura o la scultura, imi- di armenti. dall'estollersi di brutti edifici immediatamente Purtroppo la cascina mutilata come è ora. è vicini ed in special modo dalla bianca mole zione ». tazione del vero, ma è affetto immate- soffocata da costruzioni di quello «stile 900 » della stazione. Nasce cosi la decisione di traSecondo il musicista francese soprariale di uno spirito Che non può essere che san fare anche i capomastri e che si po- sportarlo altrove. Ma potrebbero sorgere due il commento musicale « demenzionato, trebbe giudicare aberrazione d'architettura. obbiezioni: che la posizione attuale non inmodificato, a capriccio degli umani, ma Chissà quante persone poco frettolose, nel tralcia il traffico e che il suo trasporto altrove invece seguire lo sviluppo drammache subisce le sue lente modificazioni passarle accanto, si saranno chieste che cosa ve possa far perdere il ricordo storico, venencol giusto passare degli anni. Tutti si significhi e che cosa ricordi la sua ingombran- do a mancare il segno tangibile che quel luo- tico o psicologico dello scenario, interte presenza, in mezzo a tanto traffico. Infatti go, un tempo, non era città ma sobborgo. venire con discrezione, ma in modo inrendono conto che la nostra sensibilità quel monumento rimasto a fianco di strade di dispensabile, sempre conservando nel grande traffico e coronato tanto da vicino da è mutata; ma non per questo la si voedifici di perfetta ignoranza d'arte non può proprio stile l'unità necessaria a conglia far diventare sensibilità francese, vivere. quistare l'immenso pubblico cui. si riQuindi i problemi che scaturiscono sono tedesca o russa. due: o demolirla e portare i pezzi più artistivolge ». Deve essere rispettata come sensibi- ci in qualche cantina della Reale SopraintenPer conto suo, Herbert Stothart, comlità italiana, e come tale deve essere denza; o trasportarla di peso, tale quale è ora, lungi da questo centro urbano per ridarpositore e direttore d'orchestra alla Mecoltivata. Auspicavo come indispensabi- le un po' di dignità artistica. tro-Goldwyn-Mayer, una delle più emiE per trovare il luogo adatto basterà porle la venuta di un genio: orbene, quetarci con la fantasia ai tempi in cui nè cominenti personalità del mondo musicale sto ritorno, ragionato, al rispetto della gnoli di officine nè giganteschi palazzi chiaz• cinematografico, ritiene che « la musica sostanza melodica italiana potrà essere zati di pietre nere nè moli roboanti di bianche architetture sardanapalesche disturbavano nel film ha lo scopo di carpire e di coo no favorevole al sorgere di un Ge- il sereno del cielo nelle belle giornate delle municare il segreto più profondo, l'esnio? O meglio sarebbe insistere su di primavere lombarde, nè fischi di locomotive e scoppiettii di motori rompevano il silenzio senza occulta e misteriosa di ciò che le una via antitetica, per far 'sì che esso di quei luoghi solitari. i mmagini idealizzano ». Allora la mente immaginosa vedrebbe la casorga per legge di contrasto? La cascina Pozzobonelli nel parco di Lambrate ratteristica campagna milanese che si estenIl commento musicale di un film riIo ritengo di no, giacche, se è vero deva tra Porta Venezia e Porta Nuova, o, coveste dunque un'importanza artistica ripetensi risponde Alla obbiezione prima che la venuta del genio è quanto mai me diceva il Beltrami, e nei Corpi Santi di do che l'idea del trasporto è dovuta alle già Porta Orientale», traversata dal canale della cui non si può far fronte notevolissima, aleatoria, e che l'esame storico porta Martesana e dal Seveso, con le strade ed i accennate ragioni artistiche e di ambiente; improvvisati o superficiali; mezzi anche degli esempi di genii che si crea- viottoli rpmiti ombreggiati da salici e fiancheg• alla seconda, facendo notare che il ricordo con giaci da piccoli corsi d'acqua dal loro solita- storico non ha grande valore; tutte le città si e la verità di questa asserzione è dimorono dal contrasto. altre considerazioni rio mormorio. evolvono e si espandono e con segno materiadal fatto che in America sono strata Trentacinque anni or sono la Cascina Poz• le si può tacitare l'obbiezione. Una lapide podi carattere pratico inducono ad auspitrà benissimo ricordare ai cittadini che: e in zobonelli per non si sa quali esigenze di trafcreati nel volgere di questi ultimi stati care la soluzione tradizionalistica. Se fico, divenne vittima del piano regolatore, ed questo luogo sorgeva la tale cascina ecc. ecc.». anni dei veri specialisti in materia, fatSe poi a qualcuno sembrasse troppo ardito infatti un giorno un genio dovrà nasce- una larga strada ideata dagli Uffici Tecnici che trasoluzione diremo della il lato tecnico del Comune impose d'abbattere tutta la Catisi esperti di certe formule infallibili re in Italia, la sua creazione, come ogni scina e conservare una parte del portico con sportare un edificio non è poi una grande noper il conseguimento di determinati efprodotto geniale, avrà carattere di uni- la cappellina. Non ci sarebbe voluto grande vità. Esempi se ne sono visti all'estero ed an• studio o grandi conoscenze archeologiche per che da noi, di recente e nel passato. Basterà fetti emotivi: specialisti che sono dei versalità; ma se avrà assorbito un'atmo- isolarla in un piccolo spazio verde e far pas- citare tra i più antichi esempi degni di noteveri musicisti, intesi nel senso più comsfera musicale veramente nostra, ci sa- sare. la strada qualche metro più in lato, te- vole ammirazione le Basiliche di Ravenna che XIV nel in un certo periodo, probabilmente nendo conto dell'enorme area che allora le pleto della parola, e cioè che disponrà da sperare che sarà un genio italia- stava d'attorno, e sulla quale ora la specula- secolo furono sovralzate perchè il sottosuolo gono di una base culturale assai prono e porterà esaltata nel mondo la no- zione dei proprietari ha creato quegli edifici, di questa antica città era, come è ora, pregno d'acqua, cosicchè esse appoggiano su argilla che forse in un primo tempo dovevano realizfonda, i quali nello stesso tempo si posstra sensibilità italiana. Chè altrimenti, zarsi in una decorosa incorniciatura, ma poi abbandonata dal lento ritiro del mare. Un alsono considerare anche tecnici del suolasciando che l'ambiente si compenetri risultarono quali facciate di un brutto cortile tro esempio del secolo scorso fu la rotazione
Demolire o trasportare?
Il commento musicale del film in Italia
stico. Inoltre corsi specializzati, che hanno per scopo di avviare ai segreti del microfono, offrono al musicista « puro la possibilità di affrontare con chiara e sicura competenza i vari problemi inerenti alla realizzazione di un commento per film. Abbiamo voluto, con quanto precede, delimitare, sia pure in forma schematica, il problema in tutta la sua importanza, così come abbiamo voluto riassumere brevemente quanto si è fatto e si fa all'estero al riguardo, per venire poi a parlare, ciò che ci interessa più particolarmente, del modo col quale viene affrontato e risolto in Italia questo problema. Diremo subito che, fatta eccezione per i films realizzati sotto l'insegna dell'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche e per pochi altri prodotti da Case indipendenti, che depongono a favore della serietà artistica perseguita per il commento musicale, si nota che in generale le altre pellicole realizzate in Italia (pellicole cosidette e commerciali », che sono purtroppo numerose) presentano, per quanto riguarda il commento musicale, una forma palese di dilettantismo che non depone certo a favore del risultato artistico generale del l'opera. L'evidenza di questa affermazione risulterà anche più manifesta se si terrà conto del fatto che il commento musicale dei films in Italia è purtroppo spesso una speculazione. Considerato infatti che un buon film in genere dà buoni profitti, molti editori musicali non solo offrono ai produttori cinematografici di provvedere essi stessi alle spese d'orchestra per la sincronizzazione del film, compensando direttamente il musicista per la sua opera, ma corrispondono in più al produttore una percentuale sui diritti di autore che saranno ricavati. In tal modo il produttore, al quale la parte musicale della pellicola non viene a costare nulla. ma anzi costituisce un utile, accetta le condizioni del migliore offerente non preoccupandosi troppo se tutti i canoni artistici, musicalmente parlando, vengono rigorosamente rispettati. Tutto questo porta come conseguenza logica che non è raro il caso in cui un semplice dilettante ha l'incarico di comporre il commento musicale di più films in un anno. Indubbiamente i risultati artistici non possono essere molto soddisfacenti... Ora è evidente che bisogna mettere riparo al più presto a questo stato di cose. In che modo -sia possibile è difficile dite e d'altra parte esula dalla nostra competenza; ma certo il problema sussiste, si impone e dovrà essere esaminato e risolto dagli Enti preposti alla Cinematografia italiana. Come si è potuto e saputo regolare l'attività di altri rami della vita sociale del nostro Paese, si potrà giungere a disciplinare anche questo, che è importante non solo industrialmente, ma sopratutto pel suo carattere squisitamente artistico. Ciò risponde all'interesse precipuo della Cinematografia italiana e a quello degli stessi produttori, i quali devono convincersi che se vogliono affermarsi in questo difficile campo, e quindi rendere proficui i loro sforzi. è necessario che tutti gli elementi che concorrono alla realizzazione di un film siano esaminati, studiati e risolti con sicura competenza, tanto organizzativa quanto artistica. Mario Naeeimbene Direttore responsabile: . . NICOLA MONETA Vice direttore:
Redattore capo:
ERNESTO TRECCANI
. . Don. ANTONIO BRUNI
Ind. Graf. N. Moneta . . Milano - 1938-XVI