N.12
PV
Magazine
ATTUALITA’ • Pavia festeggia San Siro OLTREPO’ PAVESE • Itinerario: Santa Margherita Staffora - Brallo di Pregola - Monte Penice REPORTAGE EVENTI • Guida Vini Plus 2017: valorizzazione del territorio lombardo attraverso 260 eccellenze vinicole • Al Castello di Gambolò una grande festa per celebrare i cuochi pavesi • Due serate alternative al CRU,nuovo locale di tendenza in Piazza Petrarca a Pavia PRODUTTORI • Azienda Agricola La Coccinella tante novità per un 2017 davvero “green” AZIENDE • Pieffepi Vision, eperienza, qualità ed affidabilità d sempre al vostro servizio RUBRICA RICETTE • “Ricette antiche dell’Oltrepò” a cura di Claudia Peccenini • In cucina con Gaia Servidio STORIE • Il Rosso, il bambino e l’ultimo Gesù Bambino
Editoriale
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ari amici,
questo numero di PVMagazine chiude un anno importante, in cui la nostra rivista è cresciuta e si è affermata ormai a pieno titolo sul territorio pavese. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i nostri sostenitori che ci leggono, apprezzano la nostro lavoro e che condividono la nostra passione per i prodotti di qualità, la cultura e le tradizioni della nostra città. Lasciamo il 2016 con il numero di Dicembre, dove si parlerà, ovviamente, delle celebrazioni del patrono di Pavia e della prima della Turandot al Teatro Fraschini; attraverseremo ancora l’Oltrepò (questa volta con gli sci), da Santa Margherita Staffora, al Brallo di Pregola, al Monte Penice. Nella rubrica Reportage vi racconteremo la Guida Vini Plus 2017, la grande cena per celebrare i cuochi pavesi al Ristorante Castello di Gambolò e le due serate alternative al CRU, il nuovo locale di tendenza di Pavia, con la presentazione del nuovo libro di Valerio Bergamini e il suo show cooking. Tra i produttori locali, questo mese luci puntate sull’Azienda Agricola La Coccinella (tantissimi i nuovi appuntamenti green per il 2017) e l’ Azienda Pieffepi Vision. Novità di dicembre, la sezione Storie, con un racconto molto “natalizio” dal titolo: “Il Rosso, il bambino e l’ultimo Gesù Bambino” di Valerio Bergamini. Immancabili, infine, la rubrica ricette di Claudia e Gaia. Tutto lo Staff di PVMagazine vi augura BUONE FESTE!!
Emanuele Bottiroli Direttore Editoriale
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Sommario ATTUALITA’ • Pavia festeggia San Siro OLTREPO’ PAVESE • Itinerario: Santa Margherita Staffora - Brallo di Pregola - Monte Penice REPORTAGE EVENTI • Guida Vini Plus 2017: valorizzazione del territorio lombardo attraverso 260 eccellenze vinicole • Al Castello di Gambolò una grande festa per celebrare i cuochi pavesi • Due serate alternative al CRU,nuovo locale di tendenza in Piazza Petrarca a Pavia PRODUTTORI • Azienda Agricola La Coccinella tante novità per un 2017 davvero “green”
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AZIENDE • Pieffepi Vision, eperienza, qualità ed affidabilità d sempre al vostro servizio
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RUBRICA RICETTE • “Ricette antiche dell’Oltrepò” a cura di Claudia Peccenini • In cucina con Gaia Servidio
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STORIE • Il Rosso, il bambino e l’ultimo Gesù Bambino
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Pavia festeggia
San Siro Di Silvia Brigada
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Dicembre 2016: come ogni anno Pavia festeggia il suo Santo Patrono, San Siro, con feste e tradizioni che davvero si perdono nella note dei tempi. San Siro (vissuto nel IV secolo) è un santo molto venerato nel territorio ed è citato nelle fonti agiografiche (in particolare nel De laudibus Papiæ , manoscritto del XIV secolo), come il giovane che portò a Gesù le ceste di pani e pesci, che poi Questi moltiplicò. Siro avrebbe da lì seguito Pietro a Roma e da lui sarebbe stato inviato in terra padana a predicare la Parola di Cristo. Proprio a Pavia (allora Ticinum) Siro divenne primo Vescovo della Diocesi (Ticinum Papiæ). La sua fama di predicatore divenne ben presto nota in tutte le principali città lombarde, dove San Siro accelerò il processo di conversione alla religione cristiana. Dopo la morte, accorsa a Pavia, il corpo del Santo fu inizialmente sepolto nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Pavia, dov’è conservato tuttora l’avello che ne costituì la prima sepoltura; oggi le reliquie del primo vescovo e patrono della città si trovano nella cappella a lui intitolata nel Duomo di Pavia.
Duomo di Pavia - Altare di San Siro
Duomo di Pavia - Reliquia di San S
Siro
Duomo di Pavia
San Siro di Pavia
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• Attualità
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nche quest’anno, proprio in occasione della ricorrenza di San Siro, si è svolta la consueta consegna delle Civiche Benemerenze del Comune, pubblici riconoscimenti ai cittadini che si sono distinti per particolari meriti. La cerimonia si è tenuta presso l’Aula magna del Collegio Ghislieri, alla presenza del Sindaco Massimo Depaoli. Nella bellissima ex chiesa settecentesca di San Franceso da Paola, disegnata dal Veneroni e oggi sconsacrata, quest’anno le otto medaglie sono andate all’artista (e amico) Stefano Bressani (con tutti i più sentiti complimenti della nostra redazione!!!), alla scienziata Silvia Priori, al costituzionalista Ernesto Bettinelli, al manager della sanità Gabriele Pelissero, all’economista benefattore Ferdinando Superti Furga e al simbolo della pavesità Gigi Rognoni; il premio alla memoria è stato conferito al filoso cattolico Pietro Prini. La medaglia del Regisole 2016 è stata data a Monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia per 12 anni. Dalla dichiarazione di Stefano Bressani: “Sono partito con le prime mostre locali e ora espongo le mie opere in Italia e all’estero, ma porto sempre Pavia nel cuore: è la mia città, dove vivo con la mia famiglia e lavoro con passione. Apprezzo quindi molto questo tanto atteso riconoscimento da parte delle istituzioni. È un onore per me ricevere un premio così ambito che mi segna tra le Benemerenze cittadine conferite ai più meritevoli e degni di nota. Trovo giusto che anche l’arte e la cultura possano trovare il loro meritato spazio nel vasto panorama delle attività pavesi e di tutto il nostro territorio”. Durante la cerimonia sono stati premiati, come sempre, i dipendenti comunali con più di trent’anni di servizio e, novità di quest’anno, premio ai volontari (preziosissimi) della Protezione Civile. Infine in Duomo si è tenuta la Santa Messa solenne, prima ricorrenza quest’anno del nuovo Vescovo Corrado Sanguineti. E, per rispettare del tutto la tradizione, anche noi non ci siamo fatti mancare un assaggio gustoso dei Sansirini , o Torta di San Siro, dolce tipico prodotto solo da alcune storiche pasticcerie pavesi (dal 1878!) in occasione del Santo patrono. Si tratta di un dolce di prelibato pan di spagna inzuppato nel rum, farcito con crema al burro di nocciole e ricoperto da una glassa al cioccolato nero con il nome del Santo.
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Stefano Bressani - Foto di Paolo Torres
Consegna delle Civiche Benemerenze del Comune nell’Aula Magna del Collegio Ghislieri
La tipica e tradizionale Torta di San Siro
Fraschini: la prima della Turandot nel giorno di San Siro
Il principe Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d’amore e di speranza... Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà! No, no, sulla tua bocca lo dirò, quando la luce splenderà! Ed il mio bacio scioglierà il silenzio che ti fa mia. Voci di donne Il nome suo nessun saprà... E noi dovrem, ahimè, morir, morir! Il principe Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All’alba vincerò!
• Attualità
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ra benemerenze e Sansirini, Pavia ha festeggiato San Siro, come ogni anno, anche attraverso il teatro. Esattamente come la grande Scala di Milano ha proposto la sua prima alla Scala (quest’anno è toccato alla Madama Butterfly di Puccini) nel giorno del patrono Sant’ambrogio, anche Pavia ha aperto la stagione lirica del Fraschini con una meravigliosa Turandot (Puccini ancora), nella notte di San Siro. E se Milano ha celebrato il Giappone, Pavia ha risposto con la Cina nella sua bella e spietata Turandot. In una scenografia onirica e sospesa, il Fraschini ha accolto la Turandot la sera del 9 dicembre, con replica pomeridiana domenica 11. Lustrini e paillettes, pellicce e tight hanno sfilato alla prima, alla presenza del Sindaco e delle autorità cittadine. Trasparenze, atmosfere surreali, piani scorrevoli e spazi angusti, astrazione scenografica a discapito della più consueta “ridondanza esotica e delle cineserie salottiere”. Uno spettacolo unico, per la regia di Giuseppe Frigeni e Carlo Goldstein, Direttore d’orchestra, che ha riportato alla luce l’ultima opera, sofferta e controversa, del grande maestro Giacomo Puccini (libretto di G. Adami e R. Simoni). L’opera, inconclusa alla morte dell’autore nel 1924, fu terminata da Franco Alfano sulla base di materiali originali già ideati; fu portata sulle scene per la prima volta alla Scala nel 1926 da Arturo Toscanini. Una drammaturgia ambigua, dal finale fosco, che si rifletteva anche nella musica e nelle magistrali interpretazioni del tenore bresciano Rubens Pellizzari (Calaf), nella duplice interpretazione della bella Turandot da parte di Teresa Romano – Lilla Lee e in quella di Maria Teresa Leva nel ruolo di Liù.
DB PROGETTI nasce nell’anno 1996 con l’inteto di fornire un supporto tecnico alle aziende che operano nel settore Industriale, Petrolchimico e dell’Oil&Gas. La nostra sede operativa, uffici e produzione è situata nella provincia di Pavia. Eseguiamo calcoli di progetto “design by formula “(DBF)e “design by analysis (DBA), studi di fattibilità, disegni costruttivi e produzione di parti interne per filtri( piastre cicloni, pacchi lamellari,e piastre porta cartucce. L’azieda è certificata ISO 9001.
l reparto produttivo DB PROGETTIi è composto da due unità separate di 1200 m2 e 600 m2. La prima è adibita allo stoccaggio, lavorazione, all’assemblaggio, alla saldatura delle parti che compongono gli interni per la filtrazione del gas e alla costruzione di serbatoi di pressione. Nella seconda si trovano il reparto di collaudo/spedizione e gli uffici. Il personale addetto alla saldatura è qualificato in accordo alle ASME IX e alle norme EN/UNI.
Le attività pricipali si dividono in: • PROGETTAZIONE Progettazione e sviluppo di elaborati tecnici 2 e 3D. Modellazione solida di apparecchiature e piping . Sviluppo layout di impianti. Calcoli meccanici sebatoi in pressione, filtri e chiusure rapide in accordo alle norme ASME VIII DIV.1/DIV.2, A.S., B.S., T.E.M.A., A.P.I., AD2000, GOST, conformi alla direttiva PED97/23 CE. Calcoli strutturati relativi a strutture metalliche e impianti package • COSTRUZIONE Costruzione di parti interne filtranti(pacchi lamellari, piastre minicicloni, piastre porta cartucce complete di cartucce filtranti). Apparecchi in pressione, filtri verticali e orizzontali • COLLAUDI, EXPEDITING E CND Personale qualificato per eseguire ispezioni e collaudi. Personale interno con qualifica III°/II° liv. SNT TC 1 A , per i controlli non distruttivi (liquidi penetranti, magnetici e ultrasuoni). Controlli P.M.I. Welding inspector. • CONSULENZA TECNICA Supporto tecnico come III livello CND e parte tecnica relativa alla progettazione per il conseguimeto della certificazione ASME STAMP. • COLLAUDI TERZA PARTE Agenzia certificata TUV Italia con personale qualificato per eseguire approvazioni progetto e collaudi in accordo alla direttiva PED 97/23 CE, e certificazione materiali 3.2.
Sede Operativa Via Brallo, 19 - 27010 Siziano TEL. 0382/955208 FAX. 0382/1852131
www.db-progetti.it
Sede Operativa Via Brallo, 19 - 27010 Siziano Sede Legale Via Carducci,19 - 20123 Milano
www.db-progetti.
Speciale Oltrepò Di Silvia Brigada
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ol Natale alle porte non potevamo che portarvi a sciare sulla vetta più alta dell’Oltrepò, a godere del panorama mozzafiato e di tutta la magia delle tradizioni che caratterizzano il Monte Penice e i paesi limitrofi. Un tuffo nella storia di un territorio che fonde insieme gli usi ed i costumi di ben quattro province. Pronti a partire? Via!
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Monte Penice - Foto tratta dal forum del sito www.naturamediterraneo.com
Santa Margherita St I
l piccolo paesino è conosciuto dagli amanti dello sport per i suoi impianti sciistici, ma è davvero ricco anche di storia e tradizione. Tutto qui è completamente avvolto nel silenzio della natura e della montagna (siamo in alta Valle Staffora), che permette splendide passeggiate ed escursioni nel territorio. Il paese si trova sulla riva destra del Torrente Staffora a un’altitudine di 800 metri s.l.m. Già dall’Alto Medioevo quest’area era possedimento dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio; passò poi ai Malaspina (del ramo Obertengo) e, dal 1221, al ramo degli Spino Fiorito. Dalla valle sono visibili, guardando il lato del monte che dà sulla valle, l’antica chiesa, mentre sul versante più nascosto, si scorgono i resti della casaforte eretta dai Marchesi Malaspina. Il comune di Santa Margherita Staffora vede una popolazione di meno di cinquecento abitanti: la sede comunale oggi si trova a Casanova di Destra (a fondo valle), mentre il vecchio centro è posto in zona elevata, sul versante destro della valle. Casanova è divisa in due dal letto del torrente Staffora, si formano così due frazioni: Casanova Destra e Casanova Sinistra. Casanova Sinistra è la parte più storica, è presente la chiesa dedicata a S. Michele e il piccolo borgo. Le frazioni attorno sono tantissime: Bersanino, Casale Staffora (dalle suggestive vie e case costruite in pietra; la chiesa è dedicata a San Lorenzo Martire e custodisce un trittico risalente al 1585. Qui il 10 di agosto ha luogo la festa patronale con i tipici ravioli e la musica del piffero e della fisarmonica), Cegni (il borghetto medievale di montagna che accoglie la chiesa dedicata alla Madonna Assunta; la pavimentazione delle strade è in selciato e le case sono in pietra), Gignolo, Fego, Massinigo (che custodisce la più antica memoria storica della zona: la fornace romana risalente al III secolo a.C. che indica l’esistenza di una remota attività economica diversa dall’agricoltura). E ancora Negruzzo, Pian dell’Armà e Pian del Poggio (le due frazioni più “turistiche” e con maggiori strutture ricettive sia estive, per effettuare delle camminate e visitare le bellezze naturalistiche presenti nel territorio, sia invernali: grazie alla presenza di una seggiovia che porta in vetta al Monte Chiappo (1700 m) è possibile praticare lo sci alpino. In questa località si trova anche una pista per lo sci di fondo che si snoda nei boschi circostanti), Sala e Vendemmiassi. L’area di Santa Margherita Staffora fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle cosiddette “Quattro Province” (Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza), caratterizzati, in particolare in questi paesi montani, da tradizioni, usi e costumi simili, come i repertori musicali, balli antichissimi, impiego di strumenti quali in piffero appenninico, la fisarmonica e la cornamusa, che allietano sagre e feste. A Cegni, in particolare, ogni anno si celebra l’antichissima tradizione del Carnevale (in febbraio) e del Carnevale Bianco, la manifestazione più importante, che ha luogo il 16 di agosto. In questa occasione si può assistere all’ormai raro e curiosissimo “Ballo della Povera Donna”, tipico ballo delle montagne dell’Oltrepò: la danza avviene tra una coppia uomo – uomo (uno dei due travestito da donna), più raramente tra uomo – donna e viene rappresentata la scena del “brutto” che vuole sposare la “povera donna”, tra l’inseguimento, il lamento e il balletto. Sul territorio è stato da tempo istituito l’ecomuseo “Il grano in erba”, che comprende i comuni di Santa Margherita Staffora e di Menconico. L’istituzione è nata per conservare la tradizione di questi territori, luoghi di passaggio verso il mare per commercianti, nobili e pellegrini, immerso nelle montagne. In queste aree si possono riscoprire antichi mulini, come il Mulino Pellegro, in Località Pellegro) e il Museo Contadino.
taffora
Santa Margherita Staffora
Brallo di Pregola C
i spostiamo in località Brallo di Pregola, importante perché comprende la cima più alta della Lombardia, il Monte Lesima (1724 m). Il Passo del Brallo collega la Valle Staffora con la Val Trebbia. La zona si trova ancora nel tratto dell’Appennino delle “Quattro Province”. Queste terre anticamente erano abitate dalle tribù liguri, e la storia narra che furono proprio queste popolazioni a fornire guide e aiuti ad Annibale, durante la Seconda guerra Punica. C’è ancora un sentiero sui monti chiamato “La strada di Annibale”. Di grande rilevanza storica, il Castello dei Marchesi Malaspina, situato sulla rupe di Pregola, costruito nel Medioevo. Oggi, sfortunatamente, il castello non esiste più a causa di un devastante incendio del 1571 e, al suo posto fu eretta l’attuale casaforte, che sorge nei prati ai limiti del borgo. Sull’area comunale segnaliamo la Chiesa di Sant’Agata, Chiesa di Sant’Innocenzo, nella frazione di Colleri, la Chiesa medievale dei Santi Gervasio e Protasio, nella frazione di Someglio (la chiesa presenta un bel campanile romanico in pietra locale molto ben conservato. L’edificio fu voluto dai Malaspina, che lo utilizzarono anche come torre di avvistamento. Anche il complesso centrale della chiesa è in pietra locale, come la torre; l’interno è a navata unica, coperta da volta a botte e tre nicchie ad arco. Il pavimento è in sasso e l’altare maggiore sempre nella tipica pietra) e la Chiesa dei SS. Colombano e Marziano, nella frazione di Corbesassi, (dedicata al missionario irlandese San Colombano, fondatore dell’Abbazia di Bobbio; sorge sui resti di un antico edificio fondato dai monaci bobbiesi). La natura incontaminata fa da sfondo a bellissime passeggiate che attraversano i boschi delle colline.
Brallo di Pregola - Foto di Ivan Ascione
Monte Penice S
iete dei motociclisti doc? Se sì, conoscerete di certo il tratto di curve che porta al piazzale ai piedi del monte Penice, dove si trova la statua di San Colombano, che ormai è diventato il protettore di voi centauri, che avete fatto di questo piazzale tappa fissa e luogo di incontro (almeno nella bella stagione!). Ma in inverno il Monte Penice (1460 m) cambia faccia e si imbianca. Certo è che, dalla sua vetta (facilmente raggiungibile dalla strada ultimata nel 1927 e progettata dal canonico Carlo Muzio) si gode un panorama davvero unico! Dalla cima si scorgono due diverse vallate, su Bobbio, sull’Appennino Ligure e sulle Pianura Padana. Potete salire sul Monte Penice in auto (ma si può fare anche una bella passeggiata in salita), andate a visitare il Santuario di Santa Maria, che risale al VII secolo, ma la chiesetta attuale è del XVII secolo. Si può salire fino al Santuario anche percorrendo l’antico sentiero medievale che sale da Bobbio passando per la Moglia e San Cristoforo, nella Valle del Carlone. Qui si trovano anche gli imponenti ripetitori televisivi e telefonici (tra cui quello storico della RAI). D’inverno molti amanti dello sci si riversano qui, dove in tempi recenti sono stati approntati impianti per gli sport invernali (in località Passo del Penice). Buona discesa!
Santuario di Santa Maria sul Monte Penice - Foto di Monika Rossi
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Guida Viniplus 2017:
valorizzazione e promozione del territorio lombard attraverso 260 eccellenze vinicole. Testo e foto di Valeria Portinari
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• Reportage Eventi
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l 6 dicembre è stata presentata a Milano la prestigiosa Guida Viniplus 2017, che raccoglie le eccellenze vinicole lombarde opera dell’Associazione Italiana Sommelier e patrocinata da Regione Lombardia. Alla sua undicesima edizione, la guida racchiude 258 cantine recensite dai Degustatori. 159 vini sono stati premiati con le Quattro Rose Camune, il punteggio più alto, mentre 50 etichette hanno ottenuto la Rosa Oro. La presentazione della Guida si è tenuta a Palazzo Pirelli a Milano, con una conferenza stampa durante la quale sono intervenuti il Vice Presidente di Regione Lombardia e Assessore alla Casa, Housing sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle Imprese, Fabrizio Sala, il Presidente di Ais Lombardia Fiorenzo Detti ed il Responsabile Degustatori Ais Lombardia, Luigi Bortolotti. Sala in conferenza stampa ha sottolineato la fondamentale importanza di questa guida, per apprezzare le eccellenze vinicole lombarde, ed ha rimarcato il lavoro fatto dai sommelier per valorizzare e promuovere l’intero settore food&wine.
Luigi Bortolotti - Responsabile Degustatori AIS Lombardia
Fiorenzo Detti - Presidente di AIS Lombardia
• Reportage Eventi
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a grande soddisfazione per i risultati ottenuti dalla Guida 2017 è dovuta soprattutto alla costante crescita qualitativa dei vini nel corso degli anni. Grazie all’impegno dei Degustatori e l’intervento delle Istituzioni è stato possibile creare un’opera che valorizzasse appieno la qualità vitivinicola del nostro territorio, per far conoscere i prodotti e tutelare il patrimonio enogastronomico lombardo. Fiorenzo Detti, Presidente AIS Lombardia ha commentato così: “L’intervento delle istituzioni e il crescente interesse delle aziende nel partecipare a questo progetto responsabilizzano ancora di più il ruolo svolto dalla nostra Associazione: comunicare il lavoro e l’impegno nella ricerca della qualità delle tante realtà vitivinicole lombarde, attraverso la promozione dei loro prodotti e del nostro territorio, contribuire alla tutela e difesa del nostro patrimonio enogastronomico.” In conclusione è intervenuto anche Hosam Eldin Abou Eleyoun, delegato AIS Lombardia che è stato insignito della Benemerenza Civica di Milano insieme a tutta l’Associazione. Dopo la conferenza stampa, nel pomeriggio si è tenuto al Westin Palace Hotel il banco di assaggio con alcuni dei vini della guida, tra cui molte etichette del nostro Oltrepò Pavese. Dalle 16 in poi sono stati premiati i vincitori delle Rose Oro e delle Quattro Rose Camune.
Hosam Eldin Abou Eleyoun - Delegato AIS Lombardia
Filippo Quaglini, Fabiano Giorgi e Cristina Cerri
Elisa Cremonesi
Filippo Quaglini con Cristina Cerri e Fiorenzo Detti
Filippo Quaglini con Ottavia Giorgi di Vistarino e Cristina Cerri
con Diana Tihulca
Ottavia Giorgi di Vistarino
• Reportage Eventi ROSE ORO Oltrepò Pavese Metodo Classico Brut Tradition 2009 Anteo Oltrepò Pavese Rosso Riserva Cavariola 2012 Bruno Verdi Metodo Classico Pinot Nero Brut Oltre il Classico Nature Ca’ di Frara Buttafuoco Storico Vigna Montarzolo 2011 Calvi Oltrepò Pavese Barbera La Maga 2013 Castello di Cigognola Oltrepò Pavese Metoto Classico Pinot Nero Conte Vistarino 1865 2011 Conte Vistarino Oltrepò Pavese Bonarda Millennium 2013 Fratelli Agnes Oltrepò Pavese Pinot Nero Giorgio Odero 2013 Frecciarossa Metodo Classico Pinot Nero Dosaggio Zero Top Zero Giorgi Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Le Fracce 2012 Le Fracce Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosè Nature Monsupello Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Brut Nature 2012 Picchi Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese Bricco Riva Bianca 2012 Picchioni Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Noir 2013 Tenuta Mazzolino Oltrepò Pavese Metodo Classico Vincenzo Comi 2008 Travaglino
• Reportage Eventi 4 ROSE CAMUNE Bonarda dell’oltrepò pavese gaggiarone vigne vecchie 2010 ● alziati annibale Oltrepò pavese metodo classico brut tradition 2009 ● anteo Oltrepò pavese rosso riserva cavariola 2012 ● bruno verdi Oltrepò pavese metodo classico vergomberra 2011 ● bruno verdi Metodo classico pinot nero brut oltre il classico nature ● ca’ di frara Buttafuoco storico vigna montarzolo 2011 ● calvi Oltrepò pavese barbera la maga 2013 ● castello di cigognola Bonarda dell’oltrepò pavese carlino 2015 ● castello di luzzano Oltrepò pavese buttafuoco storico vigna casa barnaba 2011 ● colombi I vignaioli del buttafuoco storico 2012 ● consorzio club del buttafuoco storico Oltrepò pavese metodo classico pinot nero conte vistarino 1865 2011 ● conte vistarino Buttafuoco il cacciatore 2012 ● fiamberti giulio Pinot nero dell’oltrepò pavese riserva il nirò 2014 ● finigeto Oltrepò pavese bonarda millennium 2013 ● fratelli anges Loghetto 2015 ● fratelli anges Oltrepò pavese pinot nero giorgio odero 2013 ● frecciarossa Metodo classico pinot nero dosaggio zero top zero ● giorgi Oltrepò pavese metodo classico pinot nero giorgi 1870 2012 ● giorgi Oltrepò pavese buttafuoco vigna del garlenzo 2010 ● giorgi franco Oltrepò pavese metodo classico pinot nero pas dosé mariacristina 2010 ● i gessi Brut maria antonietta cuvée dei 100 mesi ● il feudo nico Oltrepò pavese riesling vigna martina 2015 ● isimbarda Oltrepò pavese metodo classico pinot nero talento 2011 ● la piotta Pinot nero dell’oltrepò pavese le fracce 2012 ● le fracce Buttafuoco dell’oltrepò pavese vigna borlano 2009 ● marco vercesi Oltrepò pavese barbera la strega, la gazza e il pioppo... 2007 ● martilde Metodo classico pinot nero extra brut vesna nature ● milanesi stefano Metodo classico pinot nero pas dosé nature ● monsupello Oltrepò pavese metodo classico pinot nero cruasé 2011 ● montagna Oltrepò pavese rosso riserva solarolo 2011 ● montelio Oltrepò pavese metodo classico pinot nero brut nature 2012 ● picchi Buttafuoco dell’oltrepò pavese bricco riva bianca 2012 ● picchioni Oltrepò pavese metodo classico pinot nero dosaggio zero torti 2012 ● pietro torti Oltrepò pavese buttafuoco storico vigna pregana 2010 ● quaquarini Oltrepò pavese metodo classico pinot nero cruasé 2011 ● rebollini bruno & c. Metodo classico pinot nero brut novè ● rossetti & scrivani Pinot nero dell’ oltrepò pavese noir 2013 ● tenuta mazzolino Provincia pavia moscato dalla vigna della signora anna 2012 ● torrevilla Oltrepò pavese metodo classico vincenzo comi 2008 ● travaglino Provincia di pavia rosso pezzalunga 2014 ● vercesi del castellazzo Provincia di pavia coppiere nero 2013 ● vigne olcru
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Giovannella Fugazza
Filippo Quaglini con Maria Teresa Quaquarini e Valeria Radici Kent
Con Armando Colombi
Giulio Fiamberti
Con Fabio Rossetti
Fiorenzo Detti e Filippo Quaglini
Armando Colombi, Mario Maffi, Filippo Quaglini e Paolo Calvi
"Tigelle, Tigellone, Gnocco Fritto ... la r
Tigella Bella® è un gruppo giovane e dinamico che pone come primario obiettivo del proprio sviluppo e consolidamento, il soddisfacimento completo e a 360° del cliente. Tigelle, Tigellone e Gnocco Fritto vengono artigianalmente e quotidianamente preparate utilizzando materie prime di elevata qualità accuratamente selezionate. Nei nostri prodotti utilizziamo pochi e semplici ingredienti: farina di grano tenero di origine italiana, acqua, olio vegetale, sale e lievito; allo scopo di mantenere intatta la genuinità del prodotto, NON utilizziamo conservanti o miglioratori.
ristorazione di successo in franchising."
Tigelle e Tigellone vengono cotte direttamente nei locali al momento, su piastre appositamente studiate, per garantire la massima fragranza al prodotto finale. Il nostro gnocco fritto viene cotto in olio bollente al momento della richiesta del nostro cliente per mantenerne intatta la qualitĂ . Il tutto viene servito appena cotto accompagnato o farcito con salumi, formaggi, salse salate e dolci.
Tigella Bella è anche a Pavia Via Carlo Alberto – 28 Tel: 389 6689113 Aperto da Lunedì alla Domenica dalle 11:30 alle 15:00 e dalle 19:00 alle 24:00 www.tigellabella.it
Al Castello di Gambolò una grande festa per celebrare i cuochi pavesi. Testo e foto di Valeria Portinari
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l ristorante Al Castello di Gambolò si è svolto a inizio dicembre il 33° Gran Galà dell’Associazione Cuochi Pavia. La serata, organizzata dall’Associazione, è stata diretta dal Presidente dell’Associazione Cuochi Pavia, Maestro di Cucina ed Executive Chef, Mario Becciolini affiancato dal Segretario dell’Associazione, lo Chef Maurizio Toscanini. Più di 100 gli invitati che si sono riuniti nella grande sala del ristorante per una cena ed un brindisi in buona compagnia immersi nell’atmosfera già festosa e natalizia. Tra i partecipanti alla serata, tanti amici ristoratori: Piera Selvatico con la figlia Michela dell’Albergo Ristorante Selvatico di Rivanazzano Terme, Danilo Nembrini del ristorante La Pineta di Fortunago, Maurizio Marcone, direttore dell’Hotel Ristorante Castello di San Gaudenzio con il giovane chef Stefano Zucchella e molti altri. Dopo una breve introduzione dello Chef Becciolini, al via il susseguirsi di sapori e portate preparate da Carlo Caronia Angitta e dal suo preparatissimo staff. L’aperitivo a buffet con gnocco fritto, quiche lorraine alle verdure, focaccine e tante altre golose stuzzicherie accompagnato dal genuino Roccapietra Brut 2011 di Cantina Scuropasso, dell’amico Fabio Marazzi, è stato apprezzato da tutti i presenti ed ha preparato il palato per gli antipasti. Ecco allora arrivare il delizioso sformatino di zucca con fonduta e il cotechino in crosta con crema di finocchi. Il risotto alle castagne e bonarda affiancato dal Bonarda Oltrepò Pavese della Tenuta Quvestra, ha lasciato poi spazio a delle ottime fettuccine di pasta fresca al cacao amaro al ragù bianco di coniglio. Il Great Ruby di Monsupello ha accompagnato invece il secondo piatto, lo scamone di vitello al forno in salsa di nocciole con contorno di patate al rosmarino.
Filippo Quaglini con Maurizio Marcone
Filippo Quaglini con Maurizio Toscanini e Mario Becciolini
Danilo Nembrini e Filippo Quaglini
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l piacevole sottofondo di musica dal vivo ha accompagnato la serata, intervallata dagli interessanti interventi di Mario Becciolini e Maurizio Toscanini durante i quali hanno conferito alcuni importanti premi. Il premio Bramante, riconoscimento dedicato ad un personaggio “amico” dei cuochi, è andato allo chef Carlo Romito; il premio alla carriera “Aldo Sacchi”, riconoscimento assegnato ai professionisti che nel corso degli anni ha dato lustro e grande professionalità nello svolgere il proprio lavoro, è stato conferito, tra gli altri, allo chef del Castello di San Gaudenzio, Mauro Ridolfi; il Cordon Bleu riconoscimento agli associati con più di cinque anni di appartenenza all’Associazione, è stato assegnato anche allo chef Stefano Zucchella, sempre del Castello di San Gaudenzio. Dopo aver congedato con grandi applausi tutti i premiati si è passati al divertimento con la lotteria. Tanti i premi vinti, dai dvd di video ricette, ai prodotti del nostro territorio fino alle ambite attrezzature da cucina. Alla serata hanno preso parte anche Paolo e Stefano Calvi, giornalisti di TelePavia, e l’enologo Mario Maffi, che ha intrattenuto i presenti illustrando le caratteristiche dei vini abbinati alle portate del menù. L’impeccabile Mario Becciolini ha diretto una serata unica ed emozionante, valorizzando la professionalità dei nostri cuochi ed il grande impegno posto da ognuno nel proprio lavoro e nell’Associazione.
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Maurizio Toscanini, Davide Aguzzi, Carlo Rumito e Mario Becciolini
Maurizio Marcone, Michela e Piera Selvatico, Stefano Zucchella e Filippo Quaglini
Maurizio Toscanini
I Premiati del Premio Sacchi
Mario Becciolini, Davide Aguzzi, Carlo Caronia Angitta e lo staff, Maurizio Toscanini
Dal 1989 la Pieffepi Vision Srl opera nel settore delle tastiere a membrana, accumulando esperienza e conoscenze tecniche tali da permetterle di offrire prodotti ad elevato contenuto tecnico-funzionale.
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Due serate alternative al Cru, nuovo locale di tendenza in Piazza Petrarca a Pavia.
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enerdì 19 dicembre è stato presentato il libro di Valerio Bergamini intitolato “ 7 Soste sulla strada della passione” in cui la passione è per il buon mangiare e il buon bere. Dopo il successo editoriale del libro su Lino Maga il Signor Barbacarlo, Valerio Bergamini ha scritto questo nuovo libro in cui c’è l’eccellenza delle eccellenze in fatto di cibi e di vini. E, molto spesso per trovare l’eccellenza non c’è bisogno di andar nemmeno troppo lontano. Infatti ben tre delle 7 presenti nel libro sono in Oltrepo Pavese. Una di queste è l’Azienda di Andrea Picchioni che era presente alla serata con i suoi vini : Bonarda “Luogo dei Ronchi” , Sangue di Giuda “Fior del Vento”, Buttafuoco “ Cerasa”. Grandi vini con grandi nomi. La BONARDA per esempio. Siamo talmente abituati a sentirlo che non ci facciamo neanche più caso. Bonarda: dal latino BONA (che non ha bisogno di traduzione) e dal celtico ARDA che vuol dire ardente,spumeggiante, calda. Un vino che si fa con un’uva che si chiama CROATINA che deriva dalla storpiatura del dialetto CRUATTA, Cruattina cioè cravattina quella che i contadini mettevano la domenica quando bevevano questo vino. Il SANGUE DI GIUDA . E quando pensi a Giuda pensi subito al discepolo che ha tradito Gesù Cristo e che poi si è impiccato per il rimorso. Ma Gesù Cristo che è infinitamente buono decise di perdonare il suo tradimento e lo fece risuscitare e rinascere proprio in Oltrepo Pavese dove divenne un valente vignaiolo che fu capace di trovare un rimedio per sconfiggere una grave malattia che affliggeva i vigneti. Proprio per ricompensarlo dei suoi servigi chiamarono il vino col suo nome . E il BUTTAFUOCO. Ci sono molte leggende intorno all’origine di questo nome tra cui quella legata al nome di Carlo Porta, poeta milanese che diventò famoso per aver scritto tutte le sue più grandi opere in dialetto . Ma nonostante la sua fama anche quando era in vita , Carlo Porta non riusciva a mantenersi con i proventi della sua produzione letteraria e per campare doveva fare l’esattore delle tasse. Un giorno si presentò nel suo ufficio un contadino dell’Oltrepo che si sentiva vessato da ingiuste gabelle per fare le sue rimostranze . Questo contadino portò con sé un bottiglione del suo vino. Un vino possente, robusto, sanguigno e Carlo Porta , che oltre a scrivere parlava anche in dialetto, appena lo assaggiò esclamò: “Al bùtta mè ‘l fòc” . Butafòc , Buttafuoco. Fin dal 1800 questo vino così forte e vigoroso si chiama BUTTAFUOCO. Andrea Picchioni, che era presente alla serata, ha potuto far assaggiare questi grandi vini con grandi nomi, riscuotendo consensi da parte dei presenti.
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Andrea Borghi, Vincenzo Fersula e Valerio Bergamini
Vincenzo Fersula in compagnia di un’ospite
Andrea Picchioni
Andrea Borghi e Valerio Bergamini
Giovanna Forlani
Valerio Bergaminini
Eleonora Spanò
• Reportage Eventi
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abato 17 invece Valerio Bergamini, che ha frequentato corsi di specializzazione sulle nuove tendenze culinarie all’APOLF, è stato il protagonista di una serata di show coking durante la quale ha preparato sul momento alcuni piatti accompagnati dai vini di Paolo Verdi (un altro vignaiolo delle “ 7 Soste “ ). Valerio ha cucinato 2 piatti a base di carciofi ( una “ Tagliata di carciofi, prataioli ambrati, tartufi e scaglie di Parmigiano Reggiano” e i “Carciofi alla Giudia” ) che notoriamente sono molto difficili da abbinare a dei vini ma l’ OP Metodo Classico Vergonberra DOCG 2011 ( GRANDE VINO nella Guida Slow Vine 2017) di Paolo ha superato brillantemente la prova . Paolo, che era presente con la moglie Enrica e alcuni amici , ha anche portato il suo OP Metodo Classico Rosè Cruasè DOCG Brut 2012 che è stato abbinato in maniera perfetta allo “Strudel di cime di rapa, Toma di capra del Boscasso e caramello di cipolla di Breme”, anche questo preparato e cucinato in diretta da Valerio . Paolo Verdi fonda tutta la filosofia della sua azienda sul “Rispetto della vigna, della vite e del vino uniti a cura , passione e testa” e nei suoi vini si sente questo cuore che pulsa. Il CRU è un locale che si presta molto bene a serate come queste: ambiente dal sapore elegante e raffinato; Mauro Fersula, il titolare, è giovane ma molto attento e professionale e punta tutto sull’ottima cucina e sugli abbinamenti ricercati.
Valerio Bergamini, Enrica e Paolo Verdi
Eleonora Spanò e Valerio Bergam
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Mauro Fersula in compagnia di due graziose ospiti
Azienda Agricola La Coccinella Tante novità per un 2017 … “green”!!! Di Silvia Brigada
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’Azienda Agricola La Coccinella si trova nella piccolissima frazione Mogliazza di Torrazza Coste (PV), in via Sant’Antonino 10. Questa singolarissima realtà nasce dalla passione di Carla Negri per la natura, gli animali e per tutti i prodotti che la terra, generosa, ci offre. Fin da bambina, Carla amava l’idea di poter cucinare e gustare il prodotto di un seme piantato e coltivato da lei stessa con amore e dedizione nell’orto del giardino di casa sua. Così sei anni fa è nata La Coccinella, dove Carla ha iniziato a coltivare ortaggi con metodi biologici; col tempo la coltivazione si è evoluta in permacultura, vale a dire un metodo di coltivazione che, sulla base di principi e strategie ecologiche, permette di progettare insediamenti agricoli simili agli ecosistemi naturali, e quindi in grado di mantenersi autonomamente e di rinnovarsi con un basso impiego di energia. In una fase storica come quella che stiamo vivendo, conoscere l’origine e la provenienza di ciò che serviamo e proponiamo sulle nostre tavole è molto importante e ancor più lo sono la freschezza e la genuinità dei prodotti che consumiamo.
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• Produttori
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er l’anno nuovo l’Azienda Agricola La Coccinella ha in serbo tantissime novità … curiosi? Da gennaio in azienda oltre all’acquisto dei prodotti appena raccolti, gli affezionati clienti potranno fermarsi e gustare caffè e tè chiacchierando di orti e dei problemi legati alla coltivazione: Carla vi aiuterà a trovare le migliori soluzioni, vi darà preziosissimi consigli, consultando, perché no, anche libri di agricoltura. Tra chiacchiere e consigli, per i più golosi verranno proposte degustazioni a base di torta (casereccia, ovviamente!) e vinello. Un’esperienza di gusto e relax presso una taverna … a Km0!!! Possiamo già anticiparvi un ricco calendario di appuntamenti e attività programmate per il 2017: la Prima giornata di scambio dei semi (11 febbraio 2017), la Prima giornata di scambio o acquisto piantine da orto (21 maggio 2017), un Ferragosto nell’orto (15 agosto 2017), la Castagnata (15 ottobre 2017) e lo Scambio di Auguri di buone feste con merenda (10 dicembre 2017). Per informazioni non esitate a contattare Carla! (cell. 3201739456; visitate anche la pagina FB dell’Azienda Agricola La Coccinella).
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Programma 2017 11 febbraio 2017 Prima giornata di scambio dei semi 21 maggio 2017 Prima giornata di scambio o acquisto piantine da orto 15 agosto 2017 Ferragorto (un ferragosto nell’orto) 15 ottobre 2017 Castagnata e passeggiata (raccolta castagne e merenda) 10 dicembre 2017 Scambio di Auguri di buone feste con merenda e
possibilitĂ di acquisto idee Natale Km 0
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Royal Games assistenza macchine gioco Royal Games Srl è un’azienda di Pavia attiva da diversi anni nel settore del noleggio, della vendita e dell’assistenza di macchine per il gioco: new slot, flipper, calciobalilla, juke box e giochi elettronici di ogni genere per sale da gioco e da biliardo. Grazie alla qualità e alla professionalità dei servizi, Royal Games è oggi un punto di riferimento a livello regionale per tutte le aziende che operano nel settore delle macchine da gioco e del divertimento. Il personale altamente specializzato è in grado di offrire un supporto tecnico di qualità nell’allestimento di sale da gioco, sale da biliardo e sale bowling. I tecnici di Royal Games forniscono assistenza tempestiva sette giorni su sette, inclusi i festivi, tutto l’anno. Tutti i prodotti Royal Games sono omologati, nel rispetto della normativa vigente e con l’AAMS, l’organismo che certifica la legalità e la sicurezza degli apparecchi e dei congegni dedicati all’intrattenimento e al divertimento, e sono inoltre provvisti del Bollino Blu New Slot che ne attesta la legalità.
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La Royal Games di Pavia propone un’ampia offerta di prodotti e articoli per sale da gioco, sale da biliardo, e per i locali e le realtà che operano nel settore del divertimento e dell’intrattenimento. L’azienda è specializzata nella fornitura di: • biliardini • biliardi • forniture per bar • videogiochi • videopoker • calciobalilla • flipper elettronici, juke box e slot machine.
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La Royal Games ha sede è specializzata nella vendita al dettaglio e il noleggio di biliardi, flipper, macchine da gioco e videolottery e opera a Pavia e su tutto il territorio della Regione Lombardia con servizi su misura per tutti i clienti. Nello specifico, l’azienda si occupa di: • allestimento sale da biliardo • allestimento sale da gioco • noleggio flipper • noleggio videogiochi • preventivi • assistenza 7 giorni su 7.
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al 1989 la Pieffepi Vision Srl opera nel settore delle tastiere a membrana, accumulando esperienza e conoscenze tecniche tali da permetterle di offrire prodotti ad elevato contenuto tecnico-funzionale. Sempre con la stessa filosofia, l’azienda nel corso degli anni (bel 25 ad oggi!!!) ha sostenuto investimenti in risorse materiali e non, finalizzate a migliorare il prodotto proposto ed a introdurne di nuovi. Ad oggi l’azienda possiede un knowhow importante che va oltre la tastiera a membrana: ne è una dimostrazione l’ampia gamma di prodotti realizzati. La Pieffepi Vision opera dalla progettazione alla produzione del prodotto finito, garantendo al cliente un prodotto di qualità che va oltre le proprie aspettative. I prodotti realizzati sono tutti custom, ma il metodo con cui vengono realizzati è standard. Per ogni richiesta il cliente viene seguito ed aiutato nella realizzazione del proprio progetto. Esperienza, qualità e flessibilità stanno alla base di ogni processo produttivo, la fiducia dei clienti è la più grande soddisfazione della Pieffepi Vision.
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ra i prodotti forniti dall’azienda si possono trovare: tastiere a membrana, tastiere capacitive (che vengono impiegate nei settori più diversificati, dal settore del vending alla domotica, dall’automazione industriale al medicale etc.), illuminazione a Led (strisce flessibili e rigide,anche adesive, con l’inserimento di varie tipologie di leds a seconda dell’applicazione a cui sono rivolte; si realizzano speciali pannelli in plexiglass che, installati insieme a strisce led, permettono di diffondere la luce in modo omogeneo su tutto il supporto), lampade elettroluminescenti ed etichette autoadesive. Accanto ai prodotti, la Pieffepi Vision propone i seguenti servizi: taglio materiali (grazie alla dotazione interna di attrezzature specializzate, quali laser, frese, plotter da taglio, l’azienda è in grado di effettuare particolari lavorazioni su superfici che hanno spessore che vanno da pochi micron a diversi centimetri), assemblaggio, stampa digitale (anche delle parti fornite in c.to lavoro), espositori di diverse tipologie e plexiglass. Potrete trovare questo e molto altro presso le due sedi della Pieffepi Vision: a Vidigulfo (via La Malfa, 4 - Tel: +39 0382 696221) e a Landriano (Via Cairoli - Tel: +39 0382 64511).
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“Ricette antiche dell’Olt
trepò” Claudia Peccenini
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ari lettori!!!
Anche il piatto che presenterò in questa ricetta, è tipico nelle nostre vallate, dei giorni di festa! Si tratta delle CIPOLLE RIPIENE, pietanza rustica e povera, molto gustosa!! Non può assolutamente mancare la sera della Vigilia, ma si cucina volentieri anche durante l’inverno dato che le cipolle si mantengono per lungo tempo, conservate nelle fresche cantine. Per la realizzazione viene utilizzato un ingrediente che definirò “anomalo “, il TONNO, in quanto alimento non proprio tipico delle zone collinari, ma, che negli anni passati veniva acquistato a Genova, dai contadini quando, con i carretti, andavano ai mercati a vendere, sopratutto mele. Tonno, merluzzo, aringhe, acciughe, alimenti facilmente conservabili, entravano così a far parte della cucina delle nostre nonne, e, tutt’ oggi le ricette ne rimangono felicemente inalterate! Mettiamoci ai fornelli!!!!
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Ingredienti per 4 persone Esecuzione: facile Costo: basso Tempo: un’ora tra preparazione e cottura
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3 0 4 Cipolle di media grandezza piuttosto piatte 200 gr Tonno sott’olio 250 gr Ricotta 1 Uovo + 1 Bianco d’uovo 80 gr Pane grattuggiato 80 gr Grana Padano Grattugiato 1 Cucchiaio di prezzemolo Olio di arachide per fritture Rametti di rosmarino a piacere Sale e pepe
Preparazione: 1 - Versate tutti gli ingredienti in una bacinella e impastate per bene con una f0rchetta o con le mani. Eviterei di aggiungere sale dato che il tonno già insaporisce molto il composto. Una macinata fresca di pepe si adatta meglio. 2 - L’impasto deve risultare consistente ma morbido, in caso contrario potete aggiungere un uovo per ammorbidire o un po’ di pane grattuggiato se ci sembra troppo molle da lavorare. 3 - Tagliate le cipolle in senso verticale e separate i vari strati in modo che ognuno si possa riempire. 4 - Ecco un piccolo segreto; con il bianco d’uovo leggermente sbattuto, cospargete il fondo di ogni strato, in modo da far aderire bene il ripieno che altrimenti potrebbe uscire dal suo involucro durante la cottura. 5 - Con un cucchiaio riempite bene gli strati di cipolla fino all’orlo. 6 - In una padella antiaderente versate una buona quantità di olio di arachide, accendete a fiamma medio bassa, unite qualche rametto di rosmarino per profumare e deponete le vostre cipolle ripiene dalla parte degli strati.
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• Rubrica Ricette
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7 - Cuocete per una ventina di minuti senza capovolgere le cipolle, fino a che la base no risulti ben cotta e dorata, dopo di che cuocete anche la parte superiore per una decina di minuti. Il fuoco dovrĂ sempre essere tendenzialmente basso. 8
- Quando entrambe le parti risulteranno ben dorate le nostre cipolle ripiene
saranno pronte da servire in tavola!!
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• Rubrica Ricette uone e nutrienti, risultano piÚ leggere se adagiate su un letto di insalatina, da tradizione e ottima se accompagnano del buon baccalà impanato e fritto.
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In cucina con Gaia
• Rubrica Ricette
Gaia Servidio
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i chiamo Gaia,
sono nata in Oltrepò Pavese, terra che sin da piccola mi ha cullata tra i suoi vigneti e le sue dolci colline, adoro cucinare, ma ancora di più utilizzare i prodotti del territorio. Mi ha sempre affascinato il profondo legame tra territorio, tradizione e identità. Questo mese vi propongo un Pandoro farcito con crema di ricotta, yogurt, cachi e scaglie di cioccolato fondente.
Un’idea per le feste natalizie semplice ma dal gusto fresco e natalizio. Un modo per utilizzare panettoni e pandoro simbolo indiscusso delle tavole natalizie.
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• Rubrica Ricette
Ingredienti • • • • • •
1 pandoro a vostra scelta 500 gr.di ricotta 200 gr. di zucchero a velo 1 yogurt alla vaniglia o bianco 100 grammi di cioccolato fondente 4-5 cachi
Preparazione: 1 - Mescolare ricotta, yogurt e zucchero a velo fino ad ottenere una bella crema omogenea e mettere in frigo per circa 30 minuti. 2- Affettare il pandoro in orizzontale per avere la forma di una stella. 3 - In un colino a maglia fine schiacciare la polpa dei cachi fino ad ottenere una salsa dolce e arancione che cospargeremo negli strati del pandoro insieme alla crema di ricotta ma prima non dimentichiamoci di bagnare leggermente, strato per strato il pandoro con liquore a piacere allungato con acqua e zucchero oppure per una versione non alcolica si può fare utilizzando come bagna uno sciroppo fruttato o speziato a piacere o ancora con latte e caffè. In ogni strato aggiungere anche delle scaglie di cioccolato fondente e se gradite degli amaretti sbriciolati.
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uesto il mio augurio per tutti voi lettori di PvMagazine per un sereno Natale fatto di cose semplici e da condividere!
L’albero delle sette virtù In Giappone, il caco è considerato l’albero delle sette virtù, La lunga vita, perchè vive cinquant’anni e più e non ha bisogno di antiparassitari La grande ombra, perche in estate ci regala sollievo dal sole impietoso L’assenza di nidi tra i rami L’inattaccabilità da parte dei tarli La possibilità di giocare con le foglie indurite dal ghiaccio Le foglie da cui si ricava un bel fuoco, Le foglie che concimano la terra.
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"Le ricette di PVMagazine a cura di
La raccolta sarĂ dis
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CON-FER
Carpenterie in acciao supporti tubazioni CON-FER iniziò la produzione dell’ acciaio nel 1969 sotto il nome di CON-FER s.d.f.. All’inizio del 1991 fu trasformata in CON-FER s.n.c. . Inizia con una produzione di 5 Ton mensili (1969), per raggiungere nel 1984 il livello di 30 Ton mensili, fino a 55/70 Ton mensili nel 2001. Inoltre dalla primavera 2002 la CON-FER s.n.c. è in grado di produrre articoli su precise specifiche del cliente. Nel febbraio 2003 la CON-FER s.n.c. subisce un’ulteriore modifica societaria e diventa CON-FER s.r.l. Tenendo presente le esigenze della produzione, la società realizza per proprio conto tutte le apparecchiature in legno necessarie per ogni tipo di supporto: n. 6 carri ponte assicurano la possibilità di maneggiare acciaio di peso elevato: uno da 10 ton, tre da 5 ton e due da 3,5 ton di portata cadauno. Fabbricante ed assemblatore, su disegni di cliente, di strutture di acciaio saldate ed assemblate ad alta tenuta, supporti per tubature, carpenteria pesante e leggera (HEB 400),morsetti per tubo, cavallotti, cavallotti di ancoraggio di qualità, in acciaio carbonio e acciaio inox, ecc ecc). Negli ultimi anni ci siamo specializzati nell’approvvigionamento di materiali certificati (RINA-SOLAS), porte frangi fuoco e tutti gli accessori e le attrezzature nautiche.
La produzione avviene in due officine 3.000 metri quadrati totale coperti. La prima unità di 2.000 metri quadrati ospita la produzione meccanica, la seconda di 1.000 metri quadrati ospita invece ogni procedimento speciale, la lavorazione del legno e l’imballaggio. La nostra società produce, su propri disegni e su disegni forniti dal cliente, strutture di acciaio saldate ed assemblate e travi saldamente bullonate. (da 80 a 400 HEB ed oltre). La nostra produzione riguarda anche supporti per tubature, staffe e forcelle di acciaio leggero, medio, pesante, tubi, morsetti, selle di appoggio di tubo, cavallotti, cavallotti di ancoraggio (DIA. 04 e DIA. 114) in acciaio carbonio e acciaio inox.
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Via Leonardo da Vinci n. 26/30 20089 Rozzano MI - Italia Telefono N. ++39 (02) 8255292-(02)57506318 Facsimile. N. ++39 (02) 89200904 E-mail: info@confer.it WEB.www.confer.it
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Il Rosso, il bambino e l’ultimo Gesù Bambino un racconto di Valerio Bergamini
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ra la vigilia di Natale . Quell’anno a febbraio avevo compiuto i cinque e l’anno successivo sarei andato a scuola. La festa era nell’aria. Avevo già mandato la letterina a Gesù Bambino imbucandola come una normale corrispondenza e ne aspettavo gli sviluppi. Il Natale quell’anno cadeva di lunedì così alla vigilia , in casa , avremmo potuto dormire fino a tardi. Io invece , come al solito , mi svegliai presto. Rimasi però nel letto a contare i chiodi piantati nelle travi del soffitto. L’anno prima ognuno di quei chiodi reggeva un salame. Mio papà aveva lavorato sodo e dopo aver pagato l’affitto,le tasse dell’officina e gli interessi alla banca , ne aveva avanzato ancora da comprarci un mezzo maiale. Ci pensò mio nonno ad insaccarlo. Il nonno Marcu era un masulàr (*) molto ricercato a Robbio e nelle cascine intorno. I suoi salami venivano morbidi e mostosi e quelli che li mangiavano ci indovinavano la mano. Il suo motto era “ ‘an ti mè salàm gnènta nitrà o nitrì . Garantì!”(**) Finiti quei salami quell’anno in casa nostra non furono più rimpiazzati. Mio papà aveva rischiato di morire per la broncopolmonite e l’officina aveva perso clienti e poi da qualche mese doveva anche mantenere il Rosso , un suo amico che era venuto a stare nello stabbio vicino alla stalla dove tenevamo un asino cui non avevamo dato nessun nome e che tutti gli altri chiamavano “Asu” mentre io lo chiamavo Asso . Non riuscivo a comprendere perché il Rosso doveva rimanere là quando in casa nostra avevamo la stanza delle granaglie dove potevamo benissimo metterci un letto , ma mio padre sosteneva che era meglio così perché il Rosso aveva una malattia contagiosa e doveva restare in quarantena. Il Rosso era un amico di famiglia da tanti anni ed era molto più povero di noi e non aveva i soldi per pagarsi le cure in ospedale . Così sosteneva mio papà che mi aveva fatto giurare , costringendomi a baciare le dita incrociate sulle labbra , di non dire a nessuno che il Rosso era da noi . Nemmeno all’Emilio , il mio amico più caro , col quale giocavo al pallone nel cortile di fianco all’orto ma che non poteva più venire a casa nostra perché avrebbe potuto accorgersi che c’era il Rosso.
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Il suo vero nome era Gelindo . Era nato a Taglio di Po ed arrivava dal Polesine , come tanti altri Veneti come lui , in cerca di lavoro nelle terre del riso e ne aveva trovato uno come campè (***). Io non capivo perché lo chiamassero Rosso quando aveva tutti i capelli scuri e , non appena potevo , andavo a trovarlo nello stabbio di nascosto da mio papà , che me lo aveva vietato . Andavo da lui perché mi era simpatico anche se per colpa sua non potevo più giocare al pallone con l’Emilio. Un giorno mi disse che avrebbe voluto fumare una sigaretta. Io aspettai che i miei uscissero di casa e ne presi una dal pacchetto di Super senza filtro che mio papà teneva nella dispensa e gliela portai. Rimasi li a guardarlo mentre tirava fuori dalla tasca un accendino di metallo lucente. Lo teneva nella mano destra e con un gesto preciso del pollice aprì il coperchio , fece girare la pietra focaia e lo stoppino s’incendiò . Feci un mezzo salto indietro perché la fiamma era possente ma lui , incurante della mia reazione, si portò l’accendino all’altezza degli occhi e si accese la Super. Alla prima boccata credetti che gli sarebbero scoppiati i polmoni tanto era il fumo che aveva ispirato e in effetti poco dopo si piegò in due per contrastare un colpo di tosse che però non riuscì a trattenere. Allora uscì in fretta ma con circospezione dallo stabbio e andò nella stalla dell’asino . Qui giunto assestò un violento calcio nel sedere del povero Asso che si mise a ragliare a perdifiato coprendo così gli altri colpi di tosse che il Rosso non riusciva a trattenere. (*) abbattitore di maiali (**) “nei miei salami niente nitrato o nitrito. Garantito! “ (***) responsabile gestione acque irrigue A poco a poco la tosse si calmò e finì di fumare la sigaretta con più solo qualche sussulto. Era nello stabbio ormai da tanto tempo e la prolungata crisi di astinenza dal fumo gli aveva procurato quella reazione . Purtroppo c’era andato di mezzo Asso ma io sapevo che il calcio era stato sferrato a fin di bene. Se quei colpi di tosse non fossero stati coperti dai ragli , qualcuno avrebbe potuto insospettirsi e ci saremmo andati di mezzo tutti . Io per primo , che avevo disubbidito a mio papà , rischiando di compromettere tutti gli sforzi fatti per occultare il Rosso. Quel giorno fuori nevicava e la neve era a fiocchi pesanti che imbiancavano subito laddove cadevano . Ti restavano addosso quasi incollati e la terra nell’orto e nel cortile si gonfiava e lievitava come quando il latte montava nel pentolino. Dovevo rientrare in casa prima che tutta la corte fosse coperta dalla neve perché si sarebbero viste le mie impronte che venivano dal posto dove stava il Rosso. Mentre mi toglievo le scarpe e le tenevo in mano , per non bagnarle , lui mi disse : “Torna domani che ti conto una storia”. Mi raccontava sempre delle storie che mi appassionavano e io sarei stato dei giorni interi ad ascoltarlo e gli risposi : “ Mi conti ancora la storia della ragazza che hai lasciato nel Polesine quando sei emigrato qui ?”. “Domani è la Vigilia di Natale , voglio farti un regalo! Ti racconterò una storia vera. Anche se sei ancora un bambino mi hai dimostrato di essere grande abbastanza per capire certe cose…”. Poi aggiunse qualcosa che non capii bene ma che c’entrava col sangue e cioè che nelle mie vene scorreva il sangue di mio padre e lui sapeva che era un sangue che non tradiva. Rimase in piedi fuori dallo stabbio a guardarmi mentre mi facevo strada nel fango a piedi nudi per raggiungere la porta di casa. Restò lì finché non fui dentro , incurante della neve che lo inzuppava da capo a piedi. Portava un paio di grandi stivali ed io pensai che almeno i piedi non se li sarebbe bagnati. L’indomani , non appena i miei furono usciti , mi precipitai da lui e così seppi la verità!
U
n giorno stava tornando con la sua bicicletta da un giro nei campi e scorse un gruppo di uomini armati , assiepati nel colmatore Cavòn che era asciutto , poco lontano dalla strada che da Robbio và a Palestro. Disse che erano dei camerati ed erano li di sicuro per tendere un agguato ai partigiani che saltuariamente venivano in paese , passando per i campi , a far provviste. Se li avessero visti arrivare ,sarebbero sbucati fuori prendendoli di sorpresa e li avrebbero massacrati tutti. Senza farsi notare , girò di scatto la sua bicicletta e si diresse verso la chiusa . Tolse le paratie e allagò il Cavòn disperdendo gli assalitori e scongiurando l’agguato . Poi pedalò a perdifiato fino a casa nostra raccontando tutto a mio padre che , dopo uno sguardo di intesa con mia madre , lo sistemò nello stabbio. “Perché volevano uccidere i partigiani ?” , gli chiesi angosciato. “I partigiani avevano giustiziato uno dei loro , un gerarca che si chiamava Pieraldo. Era un uomo crudele che si era macchiato di orribili delitti . Aveva ordinato l’esecuzione di diversi partigiani che erano stati catturati e alcuni li aveva ammazzati lui di persona , senza nemmeno un processo. Una sera stava tornando a casa con la sua camionetta , dopo una serata di bagordi ed era ubriaco. Aveva festeggiato con altri camerati il successo di una retata , dalle parti di Casalino , nella quale erano stati catturati dei partigiani del Novarese. Erano circa le tre di notte e, passando da Confienza , vide la luce accesa nel forno del Leandro. Si fermò e scese a vedere chi c’era. La porta era socchiusa e Giannina , la figlia del Leandro, stava impastando il pane da infornare ed era da sola. Suo padre era rimasto a letto febbricitante , così lei era scesa prima per fare anche la sua parte. Giannina era una ragazza florida e procace che tutti i giovani del paese desideravano ma lei non aveva mai voluto legarsi sentimentalmente , per stare vicino a suo padre che era sempre malaticcio , dopo la morte della madre. Pieraldo sapeva che il prestinè (*) di notte non scendeva quasi più nel pristìn (**) ed entrò circospetto per assicurarsi che la ragazza fosse effettivamente sola. Vide che non c’era nessun altro e attuò il suo piano. Estrasse la pistola e ordinò a Giannina di seguirlo in macchina senza fiatare. La povera ragazza ubbidì pensando a qualche irregolarità commessa nella gestione della panetteria ma era sicura che , una volta arrivata in caserma ,avrebbe chiarito tutto. Pieraldo però passò davanti alla caserma ma tirò dritto fino a casa sua. (*) prestinaio,fornaio (**) forno ( pristinum) La costrinse ad entrare , la stese sul letto e ci si buttò sopra per fare i suoi comodi. A questo punto la povera ragazza capì cosa le stava capitando e si ribellò strenuamente cercando di sottrarsi al suo carnefice con calci e pugni. Il vile aguzzino vedendo che non poteva portare a termine il suo disegno e adirato per la feroce reazione della sua vittima prese il busto di marmo del duce che aveva sul comodino di fianco al letto e le sfondò il cranio. Capì subito di averla fatta grossa. Caricò Giannina ormai cadavere sulla camionetta e andò a gettarla nella Sesia. Poi tornato a casa ripulì il sangue. Trovarono il corpo della sventurata dopo alcune settimane incastrato nelle radici delle robinie , nella riva del fiume dalle parti di Celpenchio . Durante l’inchiesta ,alcuni abitanti di Confienza testimoniarono di aver visto una camionetta alle tre di notte ferma davanti al forno della povera Giannina ma siccome non fu possibile dimostrare di chi fosse , il fascicolo fu chiuso . Non per i partigiani però che conoscevano bene il loro nemico e i suoi vizi. Un loro commando riuscì ad introdursi nella casa e a scoprire numerose macchie di sangue essicato sull’intonaco dei muri della camera da letto , ancora visibili ad occhio nudo. Fecero anche analizzare alcuni capelli rimasti appiccicati al busto di marmo del duce e furono certi dell’identità del boia. Ad un mese esatto dalla morte assurda di Giannina , il suo assassino pendeva con una corda al collo , legata al ramo di un albero nei pressi del tiro a segno , a metà strada tra Robbio e Confienza. Ai suoi piedi c’era un busto di marmo .”
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Con un filo di voce domandai: “Erano stati i partigiani a impiccarlo?”. “Avevano fatto giustizia . Adesso però hanno addosso tutti i fascisti della Lomellina “. Mentre mi svelava il vero motivo della sua reclusione vedevo che sudava e aveva i brividi . Probabilmente era tutta la neve che aveva preso il giorno innanzi restando poi rinchiuso al freddo in quel tugurio e , forse , anche la consapevolezza di aver messo a repentaglio la mia sicurezza e quella dei miei genitori per quella leggerezza della sigaretta. Era debilitato e la febbre gli era entrata nelle ossa. Io gli ero riconoscente perché mi aveva trattato da grande e sentivo che dovevo fare qualcosa per lui. Uscii dallo stabbio ed entrai in casa. Presi dalla dispensa delle medicine alcune compresse di chinino che tenevamo come prevenzione contro la malaria e riempii una brocca con dell’acqua. Poi andai in camera mia , e presi dal comodino un barattolo di miele che mi aveva regalato l’Emilio che aveva l’alveare nell’orto di casa. Ritornai dal Rosso e gli lasciai tutto vicino al giaciglio sul quale si era disteso febbricitante. Adesso che sapevo come stavano effettivamente le cose avrei fatto qualsiasi cosa per aiutarlo. Pensavo a lui mentre guardavo i trauàl (*) bianchi di calcìna (**) e bordati di chiodi arrugginiti . Tutto sommato non mi sembravano poi tanto squallidi . In fondo così , spogli delle loro appendici di insaccato “Garantito” , c’era il vantaggio di addormentarsi con il profumo delle lenzuola nel naso invece della consueta acquolina in bocca. Non li avevo mai nemmeno toccati quei salami , ma se ce ne fosse stato ancora anche solo uno l’avrei preso e gliel’avrei portato. Pensavo a lui e pensavo che mancava un giorno a Natale e che lui l’avrebbe passato da solo col freddo e la febbre e pensavo a mio papà che era guarito ed era tornato a lavorare in bottega e…. Come mai era già alzato ? Occhio e croce non erano ancora le sette ! Decisi di controllare. Lo vidi vestirsi e scendere da basso e attraversare l’orto con un secchio in mano in direzione della stalla dove c’era il Rosso. Di solito gli portava da mangiare di notte , per non farsi vedere dai vicini e metteva tutto nella cavagna . Cosa ci andava a fare da lui con un secchio vuoto? Io sbirciavo dalla finestra della mia camera , di nascosto per non essere visto nel caso si fosse voltato. (*) le travi (**) calce Non si poteva vedere molto bene perché , al posto dei vetri rotti dal gran gelo di quell’inverno , avevamo messo dei pezzi di plastica trasparente(li avevo squadrati io con il righello) che , pur lasciando filtrare la luce deformavano le figure. Riuscii tuttavia a vederlo che usciva dalla stalla dove tenevamo Asso , con il secchio pieno zeppo di brilòn (*) fumanti. La cosa mi insospettì. Cosa ne avrebbe fatto di quel letame se l’orto era ormai tutto coperto di neve? Me ne rimasi con il mio interrogativo. Intanto lui , coperto il secchio con della paglia , ritornava verso casa. Mi rificcai nel letto fingendo di dormire. Lui , giunto in camera , fece altrettanto ma invece di dormire abbracciò mia mamma per scaldarsi . Lei si mosse appena e disse:” Tiè pià?”(**) Probabilmente annuì mentre sussurrava :” sssssstt” ! Quella di mio papà era stata senz’altro una mossa curiosa e per quanto mi sforzassi per far lavorare l’immaginazione non mi riuscì di giustificarla. Finii per addormentarmi. Mi chiamò la mamma verso mezzogiorno . Dovevo fare il bagno. Scesi in cucina dove c’era già il mastello pieno d’acqua che fumava. Tolto il pigiama ero già dentro , prima che l’aria fredda dell’ambiente mi sfiorasse. Una mezza giornata era così passata. Mio papà era andato al lavoro anche se era domenica e la mamma aveva da fare in casa , così andai a vedere di nascosto se i brilòn erano ancora sotto la paglia: c’erano e sembravano ancora caldi!
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oi andai dal Rosso e vidi che stava meglio. Aveva preso tutto il chinino che gli avevo portato e mangiato tutto il miele e mentre mi restituiva il barattolo vuoto abbracciandomi mi disse: “E’ il più grande regalo di Natale che abbia mai ricevuto” . Aveva le lacrime agli occhi e mi abbracciava così forte che quasi mi faceva male. “E’ annegato qualcuno di quegli uomini quando hai aperto la chiusa?” gli chiesi a bruciapelo. “Si sono salvati tutti , però non me la perdonano . Quei bastardi urlavano e si tormentavano per essere stati gabbati. Urlavano improperi e quelli che non avevano il mitra bagnato sparavano in aria e mugolavano come cani per la vergogna . Lo sanno che sono stato io e non smetteranno di cercarmi finchè non mi avranno trovato. Appena mi sarò rimesso completamente me ne andrò . Mi cercherò un altro rifugio . Tuo padre e tua madre han già fatto fin troppo per me. Non posso più permettere che rischino la vita per tenermi ancora qua .” Ritornai in casa e aiutai la mamma a fare i lavori domestici attendendo con ansia che venisse buio per poter andare a letto . Quella notte era la notte Santa e doveva venire Gesù con il calesse a portare i doni ai bambini buoni ….ed io ero stato buono . Prima di coricarmi aiutai mio papà a sistemare sul balcone un po’ di fieno e un secchio d’acqua per l’asinello . Io ebbi cura di scaldarla così non si sarebbe gelata nella notte. Mio papà , per maggior precauzione vi mise dentro del sale e dello zucchero . Vi sistemai intorno della paglia , come un giaciglio e rimasi un po’ a guardare , pensando a Colui che sarebbe venuto a farmi visita di lì a poco. Chissà se sarebbe passato anche dal Rosso ? Avrebbe potuto portargli un po’ di chinino nel caso gli fosse venuta ancora la febbre. (*) escrementi equini (**) “ li hai presi?” Ero stato proprio buono e Gesù Bambino mi avrebbe portato la cetra,il pallone,l’ula-op e , forse, molte altre cose che mia mamma non aveva voluto che mettessi nella letterina per non sembrare troppo esigente. Dunque non le avevo scritte ma Lui sapeva che avrei voluto un motorino elettrico per l’acqua in cucina . Avrebbe fatto comodo , specie d’inverno quando l’acqua gelava nel secchio di rame della pompa e dovevamo accendervi sotto il fuoco per sciogliere il ghiaccio. Anche un bel gabinetto in casa , come avevano tutti i miei amici in paese , mi aspettavo dal Bambino . Era così brutto attraversare tutto il cortile per andare in quel casotto puzzolente vicino alla legnaia ….! Anche se non li avevo scritti , tutti questi desideri , speravo di vedermeli ugualmente esauditi al mio risveglio. Mi svegliò la mamma verso le nove: “Buon Natale”! . Per prima cosa guardai verso la cassapanca di fianco al letto . C’erano sopra due pacchi avvolti con una bella carta blu lucente con delle stelline dorate . Mi affrettai ad aprire quello più grande: la cetra! Lo strumento aveva la forma di un trapezio irregolare , una specie di scatola bassa sulla cui parte superiore erano disposte delle corde di differenti lunghezze , tese ognuna tra due pioli. Sotto le corde c’era un foglio bianco su cui erano disegnati dei puntini neri tra loro collegati da una linea spezzata. Ricordava vagamente la linea dell’elettrocardiogramma che avevano fatto a mio papà in ospedale. Proprio lui , che era rimasto seduto sulla panca a guardare le mie reazioni , mi prese dalle mani la cetra e cominciò a pizzicare le corde in corrispondenza dei punti neri, procedendo lungo la linea: dlèn dlen-dlen-dlen dlèn dlen-dlen-dlen una nota decisa e tre di seguito più dolci: as tro-del-ciel par gol-Di-vin Ero rimasto a bocca aperta!!
Volli provare subito anch’io , trovando la cosa facilissima . Provai anche con gli altri spartiti: Quel mazzolin dei fiori , La montanara , ecc. . Mi ero quasi dimenticato dell’altro regalo . Posai per un momento la cetra e scartai il pacco : carbone nero!! Avevo già il groppo alla gola per il magone quando mio papà ne prese un pezzo , se lo portò alla bocca e con un morso deciso lo spezzò in due. Una metà cominciò a mangiarsela , l’altra me la stava porgendo. Allungai la mano vincendo un buona dose di paura ma al contatto ne ebbi subito sollievo. Non poteva essere carbone . Il carbone vero era molto più pesante e sporcava le mani . Lo sapevo bene io che tutte le mattine , d’inverno , aiutavo la mamma a riempire la cesta nella legnaia . Quello era leggero leggero e lasciava sulle dita una polvere sottile e appiccicosa come lo zucchero. Infatti era carbone di zucchero : duro da sgranocchiare ma dolcissimo. Nella cetra e in quei pochi pezzi di carbone dolce stavano tutti i miei regali di Natale. Era stato parco Gesù Bambino ! Non c’era traccia del pallone né dell’ ula-op e di tutti quegli altri doni che segretamente mi attendevo. Pensai che non era poi così grave. Il pallone ce l’avevano i miei amici Renzo e Daniele. Anche l’Emilio ne aveva uno , anzi due. Potevo sempre giocare con loro . Era meglio così perché da solo non mi sarei divertito. L’ula-op avevo già in mente di farmelo con un cerchione di bicicletta , di quelli che scartava mio papà in officina. Sarebbe stato unico nel suo genere! Si. Avrei fatto così ! Tutto sommato dunque non mi potevo lamentare . Quel carbone , forse, il Bambinello ce l’aveva messo proprio per insegnarmi a non chiedere mai troppo. “Chi troppo vuole nulla stringe”, ammoniva sempre la mamma , compresa la volta che scriveva per me la letterina. Io intanto stringevo la mia cetra in mano e anche un bel pezzo di carbone e con il mio maglione nuovo fatto con la lana di altri due che mi erano diventati stretti , uscii sul balcone. Il secchio in cui avevo messo l’acqua era mezzo vuoto e il fieno non c’era più ma sulla paglia c’era una montagnola di brilòn alta quasi come il secchio. “ L’asu dal Bambìn la fài i so bsògn propi chì” (*) , disse mio papà . D’un tratto mi ricordai dei brilòn che aveva nascosto sotto la paglia vicino alla legnaia. Tornai a guardarli più da vicino . Non fumavano più ma il loro odore arrivava fino a me e avrei voluto che arrivasse fino in cielo a ringraziare Gesù Bambino , a dirgli che non importava se non era stato Lui con il suo asinello a portarmi i regali , che gli volevo bene lo stesso , anzi di più, perché in fondo, grazie a Dio , avevamo una casa con l’orto , il pozzo dell’acqua , un bel mastello per farci il bagnetto dentro , una mamma che mi faceva i maglioni con le sue mani e un papà stupendo . Poi volsi lo sguardo verso lo stabbio e vidi nella neve delle grandi orme fatte da suole di carrarmato , come quelle degli stivali dei campè , che andavano verso il cancello in fondo al cortile e giungevano fino in strada. Se Il Rosso se n’era andato era perché era guarito e se era guarito era merito di Gesù Bambino ma anche mio che gli avevo portato il chinino. Guardai mio padre e capìi che anche lui aveva visto le impronte. Gli sorrisi e , indicando i brilòn , gli dissi : “Custi ja tignùmma par angrasà l’ort. Chissà me la venna bèla l’insalata cui brilòn dl’àsu dal Bambìn” (**). E pizzicai la cetra : dlen dlen-dlen-dlen…………………. (*) “ l’asino del Bambin ha fatto i suoi bisogni proprio qui!” (*) “ Questi li teniamo per concimare l’orto. Chissà come crescerà bella l’insalata con i brilòn dell’asino del Bambìn” .
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