Giugno 2017
LA FILARMONICA È... Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
N° 59 Un treno musicale attraverso l'Europa La scelta musicale del tradizionale concerto estivo nella splendida cornice bramantesca è stata pensata dalla commissione artistica come un viaggio in treno, ma non un treno qualsiasi, bensì il celebre Orient Express, che sin dalla fine dell'Ottocento collegava Londra a Istanbul, attraversando l'Europa intera. Abbiamo creato così questo "fil rouge" tra l'itinerario di questo mitico treno e un percorso musicale. Ogni Paese toccato viene rappresentato con le relative musiche più caratteristiche e significative, dalla marziale marcia britannica ai valzer e can can francesi "alla belle époque", dalle danze magiare fino a raggiungere il capolinea con le tipiche movenze melodiche turche. Un viaggio musicale ideale per apprezzare le bellezze e le diversità che ancora oggi caratterizzano il nostro vecchio continente. Carlo Zappa
CONCERTO DI GIUGNO Quadriportico Basilica di Santa Maria Nuova - Abbiategrasso Sabato 17 giugno 2017 - ore 21:15
CENTOSETTANTA! E poi... Editoriale - Alessandro Bagnaschi È da poco calato il sipario sugli avvenimenti organizzati per festeggiare il centosettantesimo anniversario della fondazione della nostra Associazione. Lo scorso mese di febbraio si è infatti svolto il “Concerto delle quattro Bande”, e già siamo calati nella nuova stagione. Come più volte ripetuto, l’aver raggiunto un traguardo tanto importante non deve essere considerato un punto di arrivo, ma un punto di partenza per nuove sfide e per una crescita costante. Abbiamo il dovere di ricambiare l’affetto dimostrato dai nostri concittadini con un prodotto di qualità e con un’immagine degna della nostra tradizione. Penso che questa sia una delle principali sfide per i prossimi anni e, nella consapevolezza dello sforzo richiesto, sono confortato dalle qualità artistiche e umane di tutti i componenti il nostro organico, dai musicanti al Maestro Carlo Zappa, dagli insegnanti della nostra scuola di musica a tutti i collaboratori che, a vario titolo, si attivano per il successo delle numerose iniziative. Qualcuno mi ha fatto più volte notare che stiamo vivendo un momento particolarmente positivo, probabilmente è vero: altri gruppi si confrontano quotidianamente con problemi di organico e non solo. Mi piace però pensare che non si tratti di mera fortuna, ma piuttosto di un lavoro serio iniziato tanti anni fa con una programmazione lungimirante e coscienziosa, che è passata dall’istituzione della Scuola di Musica "Corrado Abriani" – che tanti musicanti ha dato e continua a dare alla formazione ufficiale – per arrivare alla realizzazione della nostra sede, che è sempre più il luogo attorno a cui ruota la nostra attività e che ci permette di essere attrattivi anche per chi,
pur non facendo parte dell’associazione, ama la musica. A margine del concerto dello scorso 25 aprile, dopo l’esibizione della JUNIOR BAND e dei bambini del progetto MUSICHEMOZIONI, ho affermato che potevamo porci obiettivi sicuramente ambiziosi, dal momento che il traguardo dei duecento anni poteva considerarsi tranquillamente raggiungibile. Ho però tralasciato un particolare: questo è sicuramente vero a patto che tutti, ma prima di tutto i musicanti, sappiano trovare continuamente, come peraltro fanno quotidianamente, nuovi stimoli per mettersi in gioco e per dedicarsi con passione alle iniziative, siano esse un concerto importante, la partecipazione a una manifestazione civile o religiosa, o un’esibizione apparentemente meno impegnativa. Questo atteggiamento accresce il legame con la città, legame che è per noi stimolo e motivazione e ci aiuta a far crescere i più giovani nel rispetto dei valori fondanti della Filarmonica. Dopo gli auguri di buon anniversario, quindi, auguri a tutti di buon lavoro e di “buona musica”.
Concerto di Giugno 2017 Il programma Con il patrocinio della Città di Abbiategrasso
The Great Locomotive Chase
Robert W. Smith
Pomp and Circumstance, Op. 39
Marcia n. 1 in re maggiore Edward Elgar
Enigma Variations, Op. 36, No. 9 Nimrod Edward Elgar
L'Exposition Universelle
La Valse de la Tour Eiffel Robert Fienga
L'Exposition Universelle French Can Can Robert Fienga
La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione del Concerto di Giugno 2017
LA FILARMONICA è un’Associazione di Promozione Sociale
Orfeo all’inferno
Alessandro Bagnaschi Presidente del Complesso Bandistico "La Filarmonica"
Can Can Jacques Offenbach Sostienila con il tuo contributo del 5‰ dell’IRPEF Codice fiscale:
Bahn frei!
Eduard Strauss
Danze ungheresi
Johannes Brahms
82004210157
Concerto di Novembre 2016
Danze popolari rumene Béla Bartók
Turkish Delight
Suzanne Welters
Direttore: Carlo Zappa Articolo e foto a pag. 6 -2-
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Concerto di Giugno 2017 - Guida all’ascolto A cura di Paola Magnaghi e Andrea Capelli The Great Locomotive Chase Robert W. Smith
Robert W. Smith (1958), con oltre seicento pubblicazioni, è uno dei compositori più popolari e prolifici in America oggi; si è sperimentato in ambiti molto differenti, tanto che le sue opere spaziano praticamente in tutti i generi musicali. In particolare sono apprezzabili i suoi lavori per bande e orchestre di fiati e i pezzi didattici per orchestre giovanili. The Great Locomotive Chase è ispirato a un evento storico, risalente al 1862, durante la guerra civile americana. Si trattò di fatto di un “raid” militare ideato da James J. Andrews, durante il quale i volontari dell’Esercito dell’Unione rubarono un treno confederato, la cui locomotiva era chiamata The General. Sabotarono quindi il sistema ferroviario lungo la strada ferrata, per impedire che le truppe confederate potessero facilmente raggiungere l'area di Chattanooga, in Tennessee. Il pezzo evoca chiaramente i vasti territori americani attraversati da vagoni ferroviari, con un tema sempre più incalzante.
Pomp and Circumstance, Op. 39 Marcia n. 1 in re maggiore
Enigma Variations, Op. 36, No. 9 Nimrod
Pomp and Circumstance, Op. 39 è il titolo dato dal compositore inglese Sir Edward Elgar a una serie di cinque marce per orchestra; la più nota è sicuramente la prima, composta nel 1901, mentre le altre furono scritte in un arco di tempo che arriva fino al 1930. Una sesta, rimasta solo allo stato di bozza, è stata rielaborata nel 2006 dall’inglese Payne. La Marcia n. 1 in re maggiore è tradizionalmente utilizzata nei college e nelle università, soprattutto negli Stati Uniti, durante le cerimonie di consegna dei diplomi, ed è anche uno degli inni “non ufficiali” della Gran Bretagna (le parole dell’inno Land of Hope and Glory di Arthur Cristopher Benson ne costituiscono la parte vocale). Il brano vanta anche un discreto numero di apparizioni cinematografiche, partendo da Arancia Meccanica per arrivare al disneyano Fantasia 2000, nel quale viene utilizzata per raccontare una storia di Noè un po’ sui generis, coi paperi Disney come protagonisti.
Nimrod fa parte dell’opera Enigma Variations, composta tra il 1898 e il 1899. Divertente è la genesi di questo brano: si racconta che un giorno Elgar abbia “improvvisato” il tema principale al pianoforte, dopo una giornata di lezioni. La moglie Caroline, incuriosita, gli chiese di ripeterlo ed Elgar iniziò a riproporlo, variandone però già alcune caratteristiche, in modo che ogni diversa variazione raffigurasse un suo amico. L’opera completa consta di un tema originale e di quattordici variazioni; una delle più note è la nona, dedicata al suo migliore amico, August Johannes Jaeger; il titolo Nimrod deriva da un personaggio biblico, nipote di Noè e grande cacciatore. La melodia, una delle più elegiache e commoventi nella storia della musica, sembra evocare una delle passeggiate notturne, durante le quali i due amici erano soliti discutere dei movimenti lenti di Beethoven. Le prime otto battute, infatti, ricordano l’inizio del secondo movimento della Sonata per pianoforte n° 8 - Patetica.
Edward Elgar
Edward Elgar
L'Exposition Universelle La Valse de la Tour Eiffel - French Can Can Robert Fienga
Robert Fienga è un compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra contemporaneo, nato a Parigi nel 1955. Mossi i primi passi come musicista studiando tromba, chitarra, pianoforte e flauto, si è infine diplomato in trombone. Questo brano è dedicato all’esposizione universale di Parigi del 1900, ricordata per le spettacolari installazioni temporanee, le sfarzose luci elettriche e la presentazione dei primi prodotti cinematografici. Fu l’occasione in cui Parigi rivelò pienamente al mondo la sua grandeur. La composizione di Fienga vuole rispecchiare l’ottimismo, la fiducia nel progresso e l’impressione di onnipotenza dell’uomo che caratterizzarono quel periodo storico. Eseguiamo in questo concerto due estratti: La valse de la Tour Eiffel e il travolgente French can can. La musica ci porta in un percorso nella Parigi dei primi del Novecento, nel periodo in cui nacquero monumenti e luoghi simbolici come la Tour Eiffel, il Trocadéro e il ponte Alexandre III. -4-
Orfeo all'inferno - Can Can Jacques Offenbach
Questa operetta in due atti, della quale eseguiamo il Can Can, fu composta da Jacques Offenbach nel 1858. La trama rivisita in maniera impertinente il mito greco: Orfeo ed Euridice diventano una coppia annoiata. Euridice non sopporta la musica che il marito, violinista di quart’ordine, le propina e diventa l’amante del pastore Aristeo, in realtà Plutone travestito. Egli provoca la morte di Euridice per condurla con sé nel suo regno. Orfeo, felice di essersi liberato di lei, è costretto da un originale deus ex machina, l’Opinione pubblica, a chiedere a Giove il permesso di scendere nell’Ade per riprendersi la moglie, che intanto si lascia sedurre da Giove stesso. I due vorrebbero scappare, ma giunge Orfeo; Giove, minacciato dall’Opinione pubblica, rilascia Euridice, impo-
nendo a Orfeo la nota condizione di non voltarsi nel viaggio di ritorno. Orfeo accetta e sta per portare a termine la sua impresa, quando Giove gli scaglia contro un fulmine che lo costringe a voltarsi. L’Opinione pubblica è giocata ed Euridice, trasformata in baccante, intona le note del famoso Galop infernal (noto come Can Can). L'operetta fu aspramente criticata per aver ridicolizzato una delle più illustri opere liriche, l'Orfeo di Monteverdi (del quale ricorre quest'anno il 450° dalla nascita). Furo-
no proprio queste critiche a fare la fortuna dell'Orfeo all'inferno: la risonanza fu tale che l'opera, che in origine doveva limitarsi a poche repliche, fu rappresentata per ben 228 volte.
Bahn frei!, Polka-schnell, Op. 45
Danze ungheresi
Bahn frei! è il brano più famoso di Eduard Strauss, che insieme ai fratelli Johann e Joseph componeva la cosiddetta Ditta Strauss, una vera e propria impresa fondata dal padre attiva dal 1825 al 1901. Debuttò come direttore d’orchestra nel 1859, in un concerto nel quale si esibirono tre orchestre dirette dai tre fratelli. Fu apprezzato più come direttore d’orchestra che come compositore. Lo scarso successo delle sue composizioni provocò rivalità con i fratelli e con il compositore Carl Michael Ziehrer, che formò addirittura un’orchestra chimata “Ex Orchestra Eduard Strauss”. Riuscì comunque a distinguersi per la composizione di polke veloci (in tedesco Polka-schnell), un genere di danza allegro e vivace, simile al galopp per la velocità e il ritmo incalzante. Bahn frei! ne è l’esempio più riuscito e apprezzato. Ritiratosi dall’attività, nel 1907 diede alle fiamme il suo archivio musicale, che comprendeva opere inedite sue e dei fratelli. Eduard sostenne che si trattava di un accordo con il fratello Johann: l’ultimo a sopravvivere avrebbe dovuto distruggere l’archivio di famiglia, per impedire che qualcuno potesse impossessarsene.
Johannes Brahms fu compositore, pianista e direttore d’orchestra; secondo il critico musicale Hanslick, suo contemporaneo, egli fu l’antagonista della “musica avveniristica” wagneriana. La sua musica è pervasa da un vitale sinfonismo e da una rivisitazione delle strutture compositive, nel solco del secondo romanticismo tedesco. Le sue Danze Ungheresi rappresentano una forma di recupero della tradizione magiara, pur senza avere reali pretese filologiche (come nel caso di Bartók). Si tratta di ben 21 composizioni, datate tra il 1869 e il 1880, dalle quali emerge il gusto per la tradizione popolare e l’immediatezza della comunicazione espressiva. Vennero riadattate musiche tzigane sfrondate di molte parti virtuosistiche, con una scrittura brillante, in una forma tripartita. Nate per pianoforte a quattro mani, vennero ritrascritte, alcune dallo stesso Brahms, altre da diversi compositori, tra cui Dvorak. Eseguiamo le danze n. 1 e n. 5 arrangiate da Richard Yeabsley.
Eduard Strauss
Johannes Brahms
Danze popolari rumene
Turkish Delight
L’ungherese Béla Bartók non fu solo uno dei maggiori compositori d’inizio ‘900; fondamentale è stato il suo studio della musica popolare dell’Est europeo, che lo rese uno dei maggiori esponenti dell’etnomusicologia. Insegnante di pianoforte all’accademia di Budapest dal 1907, sotto la spinta di Kodály cominciò a interessarsi al folclore contadino, alternando ai concerti e alla composizione frequenti viaggi allo scopo di raccogliere canti popolari, spingendosi fino all'Africa settentrionale. Per comporre le sue Danze popolari rumene, iniziò lo studio e la raccolta di temi ed elementi propri della musica popolare intorno al 1909, incoraggiato dall’amico János Bușiția, un insegnante. Sulla base del materiale raccolto, nel 1915 diede vita a una composizione per pianoforte, rielaborata nel 1917 per orchestra. Il pezzo, di pochi minuti, si compone di sei movimenti, sei danze distinte (sette nella versione orchestrale); tutti i motivi sono stati raccolti ascoltando vera musica popolare eseguita dalle figure più disparate: zingari, suonatori di zufolo, violinisti di strada.
Suzanne Welters è una compositrice olandese nata nel 1969; giovanissima iniziò a suonare il sax soprano, e sempre giovanissima fu selezionata per far parte dell’Orchestra nazionale giovanile. Nel 1987 iniziò a studiare pianoforte e sassofono e nel 1993 prese il via la sua carriera di insegnante; parallelamente prosegue la carriera concertistica e di compositrice. Autori come Trevor Ford e Derek Bourgeois hanno scritto pezzi per sassofono a lei dedicati. Come compositrice, invece, si dedica alla musica orchestrale e bandistica In questo brano, che evoca chiaramente la musica turca, con i suoi ritmi e soprattutto le sue sonorità, si celebrano i buonissimi e storici dolcetti turchi (la loro origine risale al XV secolo) noti anche come “lokum”.
Béla Bartók
Suzanne Welters
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Tripudio di complimenti per il Concerto di Novembre
Corteo e Concerto della Liberazione per la Filarmonica
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Chiara Magistrelli
Gli esordienti Federico e Giorgio durante il loro primo Concerto di Novembre
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I ragazzi del laboratorio estivo "Ma che musica maestro"
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col vento con Tara’s Theme, dall’eroico Il gladiatore, dal cartone Disney Frozen con Simphonic Highlights e, infine, dal commovente C’era una volta in America con Deborah’s Theme. Alcuni minuti sono stati dedicati alla consegna di attestati di riconoscimento ad alcuni ragazzi del complesso bandistico che presso l’oratorio di San Giovanni Bosco, durante l’esperienza feriale, hanno organizzato e tenuto un laboratorio musicale dal titolo "Ma che musica maestro!", volto ad introdurre bambini e ragazzi nel mondo della musica, alla scoperta degli strumenti bandistici e delle loro caratteristiche. Due diplomi sono stati assegnati ai percussionisti Giorgio Ramezzana e Federico Veronelli, in occasione del loro primo Concerto di Novembre, mentre al trombettista Roberto Spinoni è stata consegnata una targa per festeggiare i suoi venti anni in organico. La parola è poi passata al sindaco Pierluigi Arrara, all’assessore della regione Lombardia Luca Del Gobbo, al presidente provinciale Anbima Enzo Masutti e infine a Pierpaolo Arlati, presidente regionale di Anbima Lombardia che, con grande compiacimento per la qualità tecnica e lo spirito musicale del complesso, ha affermato: "Tante bande al giorno d’oggi eseguono brani di colonne sonore, ma nessuna li suona in modo così eccellente". Infine, è stata consegnata una targa, in se-
gno di riconoscenza e di affetto, ai parenti del compianto e indimenticabile Gianfranco Rocca, sostenitore della banda e spettatore energico, che al termine di ogni esecuzione non mancava mai di proclamare a gran voce un: “Bravi! Bis!”. Merita una breve illustrazione il Premio in memoria di Carlo Marnati, introdotto nel 2016, riservato agli allievi che hanno fatto il loro ingresso nell’organico della Filarmonica negli ultimi due anni, consistente in una somma di denaro che potrà essere impegnata, da parte del vincitore, nell’acquisto di uno strumento o in un corso di perfezionamento. La giuria ha assegnato il premio alla trombettista Giulia Bassini, da qualche mese frequentante il Conservatorio G. Verdi di Milano. Dopo la breve pausa, le colonne sonore de L’ultimo dei Mohicani, Il signore degli anelli - La compagnia dell’anello, Balla coi lupi, Il padrino, dell’intramontabile Rocky con Gonna Fly Now e dell’energico e coinvolgente brano I Will Follow Him da Sister Act hanno accompagnato il pubblico durante la seconda parte del concerto. Il presidente Alessandro Bagnaschi ha poi preso la parola congratulandosi con i bandisti e ringraziando il gradevole pubblico che ha richiesto per ben due volte il bis. I giudizi degli ascoltatori sono stati molto positivi e motivo di soddisfazione per Carlo Zappa e i bandisti della Filarmonica che, con grande entusiasmo, hanno brindato alla chiusura della ricca stagione concertistica.
Il presentatore Giuseppe "Pinto" Comincini introduce un brano del concerto -6-
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I mesi di prove per i musicanti di banda Filarmonica, guidati dalla bacchetta del direttore Carlo Zappa, i lavori dietro le quinte dei consiglieri e di tutti coloro che hanno potuto dedicare un po' del loro tempo all’organizzazione del canonico Concerto di Novembre hanno dato i frutti sperati. L’evento si è svolto la sera di sabato 19 novembre, presso il Teatro Fiera di Abbiategrasso, che già dalle 20.45 era gremito, e molti sono stati gli spettatori che hanno dovuto assistere allo spettacolo in piedi. Il programma proposto consisteva in una serie di colonne sonore dei film che hanno fatto da fondamento alla storia del cinema e di quelli che di recente l’hanno arricchita. Alle 21.20 circa le luci si sono spente e l’applauso del pubblico ha accompagnato il maestro Zappa mentre si recava al podio per dirigere l’Inno di Mameli. Il presentatore Giuseppe Comincini ha poi preso la parola e introdotto i brani previsti, mentre uno schermo posto sul fondo del palco e due ai suoi lati hanno consentito la proiezione di spezzoni dei film con le relative colonne sonore, magistralmente eseguite dalla banda. La mescolanza di musica e immagini ha mostrato come i due elementi costituiscano una coppia vincente e ad attestarlo, durante la prima parte della serata, sono state colonne sonore tratte da una selezione di film di James Bond 007, da The Mission con il toccante Gabriels Oboe, da Via
Chiara Magistrelli
Giulia Bassini riceve il premio in memoria di Carlo Marnati
Martedì 25 aprile, per la Filarmonica, ha avuto inizio tra nuvoloni che sembravano minacciare piogge imminenti e qualche timido raggio di sole che, di tanto in tanto, ha rischiarato la giornata fitta di appuntamenti. Infatti, a partire dalle 9.15, i bandisti hanno preso parte al consueto corteo organizzato dall’Amministrazione Comunale insieme con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma riunite nell’Assoarma, che si svolge nel giorno della Festa della Liberazione. Dopo la celebrazione della messa nella chiesa di Santa Maria, il percorso previsto ha condotto i partecipanti da piazza Marconi a piazza Castello, presso la targa in memoria di Giuseppe Garibaldi e dei partigiani caduti per la libertà, è poi proseguito in direzione di via Colombo (con tappa presso l'ex cotonificio) e infine in piazza XXV aprile. Accanto al monumento della Resistenza, giovani studenti delle scuole medie hanno letto alcune toccanti poesie a testimonianza e in ricordo dei fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale. In seguito ha preso la parola il sindaco Pierluigi Arrara, rammentando quanto la libertà conquistata nel lontano, ma ancora vivo nelle menti, 1945, sia costata sangue, sacrifici, paure ed eroismi e rappresenti la festa della libertà di tutti. Dopo l’esecuzione di Bella ciao da parte della Filarmonica, sulle note delle marce da parata la sfilata è proseguita fino al monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre, presso il quale dopo l’alzabandiera è stata suonata La leggenda del Piave e la manifestazione ha avuto termine. Nel pomeriggio, si è svolto il tradizionale Concerto della Liberazione nella splendida cornice di piazza Marconi. Il clima si è dimostrato clemente e ha concesso ai bandisti e al direttore Carlo Zappa una magistrale esibizione, cominciata verso le ore 16 con l’esecuzione dell’Inno di Mameli. Il brillante presentatore Stefano Borghi ha introdotto ai presenti i brani in programma:
il primo è stato Una banda in fuga al quale hanno fatto seguito Il pullman, con una melodia scherzosa e dinamica che musicalmente riproduce, seguendo il tragitto di un bus, i suoni e i rumori di una città nel pieno del traffico quotidiano, e La bella e la bestia, colonna sonora del noto cartone animato Disney. I bandisti hanno poi temporaneamente ceduto il posto ai ragazzi che compongono la Junior Band, formazione satellite di Banda Filarmonica nata nel recente 2013 per riunire giovani allievi che non suonano ancora in organico o che hanno iniziato da poco a familiarizzarvi, per prepararli all’entrata effettiva nel complesso bandistico e per consolidare meglio la loro esperienza musicale. La bacchetta è passata nelle mani del giovane Luca Ragona, diplomato in oboe e attualmente frequentante il corso di direzione d’orchestra presso il conservatorio G. Verdi di Milano, che ha diretto Così parlò Zarathustra e Il fantasma dell’opera. Gli ultimi tre brani sono stati Fighting Falcon March, La pantera rosa e I Will Follow Him e hanno visto l’intervento anche degli alunni di Musichemozioni, un insegnamento volto a introdurre in modo giocoso nel mondo della musica i bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni, che con bastoncini e tamburelli hanno scandito il ritmo durante l’esibizione. Fondamentali la presenza e lo sguardo vigile della professoressa Francesca Cremaschi, che con dedizione e passione ha affiancato i suoi giovanissimi allievi. Tra gli applausi del pubblico entusiasta, i bandisti della Filarmonica si sono ricollocati in formazione e
la seconda parte del concerto è piacevolmente trascorsa con l’ascolto di brani tratti dalle colonne sonore di celeberrimi film quali Pirati dei caraibi, Il gladiatore e Rocky con l’energico Gonna Fly Now. Infine non poteva mancare un omaggio floreale al maestro Carlo Zappa, che ha festeggiato i suoi 25 anni di direzione del complesso bandistico abbiatense e che come fuori programma ha scelto di proporre Bella ciao. Doverosi ringraziamenti vanno agli amici del gruppo La Cappelletta per aver messo a disposizione le sedie, utilizzate dai bandisti e dal pubblico, e al fotografo Cosma Ambrogio Maranti per la grande disponibilità e gentilezza nella collaborazione.
Il pranzo sociale apre la stagione 2017 Paola Magnaghi Si è svolta nel migliore dei modi, nonostante il tempo piovoso, la tradizionale giornata che la Filarmonica dedica ai propri defunti e che, contestualmente, segna l’inizio delle attività annuali. Il bandòn si è infatti ritrovato dopo la (breve) pausa invernale per sostare prima al cimitero, presso la lapide a ricordo dei componenti del complesso che non sono più tra noi, per poi spostarsi in Piazza Marconi per un momento di musica. La banda si è -7-
poi recata presso la chiesa di San Pietro, ove ha preso parte alla Santa Messa delle ore 11, suonando – come già al cimitero – la toccante Signore delle cime in memoria degli amici scomparsi. Il consueto pranzo in sede ha poi chiuso con allegria la giornata e aperto una stagione ricca di impegni e di eventi, a partire dal concerto del 18 febbraio con più 170 elementi (di cui si racconta nelle prossime pagine).
181 musicisti per un gran concerto
Chiara Magistrelli
Quattro bande unite per festeggiare il 170° della Filarmonica Sabato 18 febbraio presso il Teatro Fiera di Abbiategrasso si è svolto il concerto organizzato in occasione della conclusione dei festeggiamenti per i 170 anni dalla fondazione del Complesso Bandistico La Filarmonica. Lo spettacolo è stato originale e ha riscontrato ottimi giudizi da parte degli spettatori, che hanno assistito all’esibizione di ben 181 bandisti, diretti dall’abile e sicuro gesto del maestro Carlo Zappa. Una quota così cospicua di musicanti è stata raggiunta grazie alla partecipazione delle altre tre bande del direttore Zappa, rispettivamente il corpo musicale di Villasanta, Santa Margherita di Paina-Brugazzo e Santa Cecilia di Barlassina. Intorno alle 21.15 ha avuto inizio il concerto con l’esecuzione dell’Inno di Mameli. Sono state sufficienti le prime note per imprimere un impatto sonoro e visivo notevoli, così come ha riconosciuto lo stesso presentatore Giuseppe Comincini. Durante la prima parte della serata i brani in programma sono stati Arsenal di Jan van der Roost, la briosa marcia americana
Stars and Stripes di John Philip Sousa, la ben nota Aida di Giuseppe Verdi, un medley delle più famose colonne sonore composte da Ennio Morricone dal titolo A Morricone Portrait di Roland Kerner, e infine Persian March di Johann Strauss. L’interpretazione magistrale dei brani musicali è stata rilevante e a ciò hanno contribuito il grande spirito di intesa del maestro con i moltissimi musicanti e l’affiatamento nato spontaneamente tra gli stessi. La musica è stata come un collante potentissimo, capace di unire soggetti con caratteri ed età differenti, che hanno trovato un affiatamento nella condivisione della medesima passione. Due esempi lampanti sono stati un bambino di appena 8 anni, presente nella sezione delle percussioni, e un bandista di 92 anni che, nonostante non suoni ormai più, con grande dedizione partecipa ancora a tutte le iniziative della propria banda. Jupiter di Gustav Holst, St. Florian Choral di Thomas Doss, la toccante Sinfonia n° 3 - Finale di Gustav Mahler, che è stata dedicata a tutti i musicanti scomparsi della
banda Filarmonica, e Highland Cathedral di Michael Kors hanno accompagnato il pubblico durante la seconda parte del concerto. Il microfono è poi passato nelle mani del presidente della Filarmonica, Alessandro Bagnaschi, che ha ricordato quanto fosse motivo di soddisfazione l’ottima riuscita dell’evento, per la cui organizzazione si sono rivelati fondamentali i contributi e l’immediata disponibilità dei musicanti delle altre tre formazioni e soprattutto la grande intesa nata con Maurizio Mutton, Roberto Trezzi e Giorgio Galli, presidenti rispettivamente delle bande di Barlassina, di Paina-Brugazzo e di Villasanta, ai quali è stato consegnato, in segno di riconoscenza, un libro che ripercorre la storia degli ultimi anni del complesso abbiatense, stampato in occasione del 170°. Sono stati ringraziati per la presenza anche Pierpaolo Arlati, presidente regionale ANBIMA, Alberto Fornaroli, presidente della Banda Civica di Magenta e l’assessore Cameroni che, con forte emozione, ha paragonato la sensazione comunicata dall’esibizione di 181 bandisti alla fase finale dei fuochi d’artificio, quando si fanno più intensi, più luminosi e più elettrizzanti. Il direttore Carlo Zappa ha riproposto al pubblico l’atteso bis, scegliendo il brano di Mahler, a lui molto caro e nel medesimo tempo funzionale per sfruttare a pieno
il potenziale di così tanti bandisti, così da rendere ogni sezione dell’organico estremamente consistente. Dovuti ringraziamenti vanno rivolti all’amministrazione comunale per il patrocinio e per la disponibilità del Teatro Fiera, a Cosma Maranti per il servizio fotografico, agli Amici del Palio per la preziosa collaborazione, a Stefano Ramezzana per la registrazione video, al pubblico per la numerosa presenza e in ultimo, ma non certo per importanza, alle mogli e mamme dei componenti della Filarmonica, per aver dedicato tempo prezioso per la preparazione del
rinfresco, svoltosi al termine della serata. Questo gran concerto rappresenta uno splendido risultato di valenza artistica e umana per il complesso bandistico abbiatense, che ha chiuso con un bilancio estremamente positivo l’anno di festeggiamenti per i 170 anni dalla fondazione. L’armonia fin da subito scaturita tra le quattro bande del maestro Zappa è un segno inequivocabile di quanto l’amore per la musica e la forza di volontà siano state in grado di portare a realizzazione un evento tanto inedito quanto indimenticabile.
I contributi delle bande che hanno festeggiato con noi i nostri primi 170 anni
Gran Concerto Abbiategrasso
Abbiamo partecipato con piacere, e anche con una certa curiosità, all’esperienza del Gran Concerto legato ai festeggiamenti per i 170 anni dalla fondazione della Filarmonica di Abbiategrasso. È stato sicuramente un concerto speciale; suonare con musicisti di quattro complessi bandistici, legati non solo dalla passione della musica, ma anche da un unico Maestro – Carlo Zappa – ha messo in evidenza secondo noi alcuni aspetti interessanti. Primo fra tutti, la facilità e la qualità di esecuzione dell’insieme, come se avessimo sempre suonato insieme, e non fosse invece la prima volta! Merito del Maestro Carlo Zappa e del suo infaticabile lavoro con i musicisti che hanno la fortuna di apprendere e migliorare con i suoi insegnamenti. Secondo aspetto, il piacere di suonare in tanti, con determinazione ed entusiasmo, insieme, tutti con la stessa passione, la musica! Un’esperienza nuova, che speriamo di ripetere in altre occasioni. Grazie al Complesso Bandistico “La Filarmonica” di Abbiategrasso, al Maestro Carlo Zappa, a tutti gli amici musicisti che hanno reso speciale la serata.
Ringrazio il Complesso Bandistico “La Filarmonica” di Abbiategrasso, nella persona del suo presidente Sig. Alessandro Bagnaschi, per l’invito rivolto al nostro Corpo Musicale Santa Margherita di Paina e Brugazzo. Innanzitutto rinnovo ancora gli auguri al vostro complesso bandistico per i 170 anni di fondazione. Avete fatto tanta strada e grazie a validi maestri, non da ultimo il nostro caro Carlo Zappa, e all’impegno dei bandisti, avete raggiunto un alto livello musicale, tanto che possiamo parlare di una piccola orchestra. L’invito esteso alle quattro bande dirette dal Maestro Carlo Zappa per festeggiare insieme è stata una novità molto apprezzata. Sentire suonare un numero così grande di strumenti è sempre molto emozionante: i musicisti erano ben 180. Complimenti, concerto riuscitissimo ed apprezzato dal numeroso pubblico. Il prossimo appuntamento sarà a giugno per festeggiare i 120 anni di fondazione del nostro Corpo Musicale. Roberto Trezzi Presidente del Corpo Musicale Santa Margherita di Paina e Brugazzo
Loretta Caspani - Consigliere del Corpo Corpo Musicale S. Cecilia di Barlassina -8-
I presidenti delle tre bande che si sono unite alla Filarmonica in questo concerto
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La serata del 18 febbraio è stata indimenticabile. Come sempre succede quando un gruppo di quasi duecento esecutori, guidati da un Maestro come Carlo Zappa, propone a un pubblico appassionato e competente una serie di brani musicali di così alto livello e tutti eseguiti alla perfezione. Non avevo dubbi sul fatto che il Presidente Bagnaschi insieme con i suoi collaboratori, avrebbe organizzato e realizzato al meglio un simile spettacolare evento. E così è stato, in barba alla pioggia di settembre e alla nebbia di febbraio. Un sincero grazie quindi alla Filarmonica. È proprio vero: le nostre bande saranno anche vecchie di età ma sono sempre giovani e moderne nello spirito di iniziativa di coloro che le guidano. Un caro saluto. E alla prossima! Giorgio Galli Presidente del Corpo Musicale di Villasanta
Domenica 11 giugno le quattro bande festeggeranno insieme il 120° anniversario del Corpo Musicale Santa Margherita di Paina-Brugazzo
Storia dell'orchestra Gianni Rainoldi zione conterà diversi raddoppi, sebbene 181 musicisti per un gran concerto! Abbiaprattutto se si tratta di musica sacra) faancora non molto numerosi (da tre a sei mo goduto di questo spettacolo nel concente funzione di basso continuo. esecutori per sezione), che saranno di recerto in occasione della conclusione dei La tipologia di strumenti che ci troveremo gola più cospicui per i violini e più limitati festeggiamenti per i 170 anni dalla fondadavanti sarà quella determinata caso per per gli altri archi (fino ad avere anche un zione del Complesso Bandistico La Filarcaso dal compositore e non risponderà a solo contrabbasso). monica. particolari convenzioni, sebbene trovereTra i fiati, troveremo il flauto traverso (soCerto che uno spettacolo del genere, con mo quasi sempre, come nella moderna vente non raddoppiato), gli oboi, il fagotto un’orchestra di queste dimensioni, non orchestra, una preponderanza di archi; (spesso pure non raddoppiato) e i corni; sarebbe stato possibile nel 1700, epoca il novero stesso degli strumenti tra cui il questi strumenti raramente avranno delle in cui le formazioni musicali erano di ben compositore avrà potuto scegliere sarà parti “in rilievo” e fungeranno soprattutto altro tipo e dimensioni. Vediamo quindi molto più ampio e vario di quello tipico di come riempitivo nei “forti”. come si è arrivati alla moderna “orchestra”. un’orchestra moderna. Solo negli ultimi decenni del Settecento – Originariamente il termine orchestra desiCome anticipato, alcuni degli strumenti corrispondenti, in quanto a repertorio, alle gnava lo spazio tra la scena e le gradinate utilizzati nei periodi antichi sono poi caultime sinfonie di Mozart e di Haydn e a del teatro greco, dove agiva il Coro della duti in disuso mentre quelli sopravvissuti quelle di Beethoven – entreranno stabilTragedia. L’accezione odierna è ampliata hanno subito successivamente sostanziali mente in organico i clarinetti (sempre in al gruppo strumentale variamente compomodifiche per quanto riguarda le loro cacoppia), nonché i raddoppi anche per flauti sto che, nel tempo, ha ratteristiche, a cominciaOriginariamente il termine re dal materiale costitu- e fagotti, e i fiati cominceranno a sviluppaassunto caratteristiche orchestra designava lo re un sempre più spiccato protagonismo2. molto differenziate. tivo e dalla meccanica. spazio tra la scena e le Trombe e timpani saranno previsti solo per L’ensemble orchestrale Ad esempio potremmo le composizioni a carattere solenne, menmoderno si è diffuso e gradinate del teatro greco, trovare sia flauti traversi tre i tromboni, benché già impiegati comustabilizzato a partire dal(che all’epoca erano di dove agiva il Coro della nemente nella musica sacra, entreranno la metà del Settecento in legno e non di metallo Tragedia stabilmente nelle composizioni orchestrali avanti e, pur mantenendo come quelli moderni) sia non sacre solo con Beethoven (Sesta sinalcune caratteristiche fondamentali, il nuflauti dritti (detti anche dolci), questi ultimi fonia e Nona sinfonia) che introdurrà, ecmero degli strumenti che lo componevano successivamente caduti in disuso. cezionalmente, anche il controfagotto (un è andato progressivamente aumentando. A questo proposito, si deve anche tener fagotto basso), l’ottavino (un flauto acuto) Tuttavia, se da un lato il tipo di strumenpresente che, prima della nascita dell’ornonché, tra le percussioni, la grancassa, i ti che devono suonare è sempre indicato chestra moderna, i luoghi nei quali si esepiatti e il triangolo (Nona sinfonia)3. in partitura (a ogni sezione è dedicato un guiva musica strumentale erano quasi Passando poi alle composizioni orchestrali “rigo musicale” o “pentagramma”), i comesclusivamente costituiti da ambienti di della seconda metà dell’Ottocento, ci tropositori non usavano indicare il numero di abitazioni private, seppure anche piuttosto veremo di fronte, di solito, strumenti che desideravano fossero previampi, come nel caso delPrima della nascita della a orchestre di dimensioni sti in ciascuna sezione (cioè non indicavale residenze nobiliari. Le no il numero di raddoppi), facendo rinvio grandi sale da concerto orchestra moderna, i luoghi piuttosto ampie, con casi nei quali si eseguiva di vera e propria pletora, alle convenzioni del loro tempo e alle effeterano di là da venire e gli tive disponibilità pratiche. Di conseguenza, unici spazi pubblici para- musica strumentale erano come nella Sinfonia n. 8 il numero di strumenti non è rigidamente gonabili per dimensioni – per lo più abitazioni private. di Gustav Mahler (1860 – 1911), risalente al 1906, prestabilito. cioè i teatri – non venivaNon vi era la necessità detta “dei mille” proprio Tale incertezza vale soprattutto per gli arno utilizzati per la musica di ensemble dal suono perché richiede l’impiechi ma anche per i fiati: questi ultimi non strumentale ma solo per relativamente potente. go di quasi un migliaio di possono mai emettere più di un suono quella operistica. Non vi esecutori (compresi un grande coro misto, alla volta; quindi, se in un passo della era quindi la necessità di eseguire le comun coro di voci bianche, otto cantanti solipartitura sono previste, per esempio, due posizioni strumentali con ensemble dal sti, un organo e un harmonium). note emesse contemporaneamente da un suono relativamente potente; anche per Oltre a tutti gli strumenti già stabilmente oboe, è giocoforza che in orchestra ci doquesto motivo, la distinzione tra musica da acquisiti al termine del periodo precedenvranno essere almeno due oboi. camera e orchestrale risultava affievolita. te, osserveremo rinforzi molto robusti alle Nella musica barocca e prebarocca, il Nella musica del periodo classico, collosezioni degli archi, nonché l’introduzione gruppo di esecutori previsto in partitura cabile da metà del Settecento ai primi dedi nuovi strumenti a fiato, per formare, annon è quindi definibile come “orchestra” in cenni dell’Ottocento, ci troveremo di fronche nelle rispettive sezioni a imitazione senso moderno e ci aspettiamo un ensemte a composizioni scritte per un’orchestra di quella degli archi, delle “famiglie” con ble non particolarmente grande e con un ormai tipizzata di dimensioni da piccola a quattro esecutori: accanto ai flauti (due o numero di raddoppi contenuto, prevalentemedia, a mano a mano che ci spostiamo tre), l’ottavino (si tratta, sostanzialmente, mente negli archi, che interverranno solo verso il limite superiore del periodo condella versione acuta del flauto); accanto ai in certi punti della composizione. Saranno siderato. Saranno quindi numericamente tre oboi, il corno inglese, che è un oboe pure presenti un clavicembalo o un liuto, preponderanti gli archi, nella classica forbasso; accanto ai tre clarinetti, il clarinetto oppure un piccolo organo non a canne (somazione del “quintetto”1, e ciascuna se1 2
Violini primi e secondi, viole, violoncelli e contrabassi Ad esempio la Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore K16 di Mozart fu composta alla fine del 1764, per un organico formato da: 2 oboi, 2 corni e archi. Invece, l’ultima sinfonia dello stesso compositore (Sinfonia n.
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41 in do maggiore K551, detta Jupiter), composta nel 1788, prevede: 1 flauto, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani e quintetto d’archi. La Sinfonia n. 9 in re minore op 125 di Beethoven, conclusa nel 1824, prevede il seguente organico: ottavino,
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2 flauti (con due esecutori: il secondo flauto in certi punti suona l’ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 1 controfagotto (solo nell’ultimo movimento), 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, percussioni (timpani, triangolo, piatti e grancassa) e quintetto d’archi.
basso; accanto ai tre fagotti, il controfagotto. I corni saranno di regola almeno quattro, talora con il proprio raddoppio (per un totale di sette o otto esecutori), così come i tromboni e le trombe. Entrano a far parte dell’orchestra con relativa stabilità pure il basso tuba e svariate percussioni (tamburo militare, piatto sospeso, tamburello basco, nacchere, gong ecc.)4. Con l’avanzare del tempo, i compositori diventeranno sempre più audaci e desiderosi di sperimentare nuovi impasti timbrici, utilizzando, anche se solo occasionalmente, ogni sorta di strumento particolare inizialmente non compreso nell’orchestra classica (dalle arpe alla chitarra, al mandolino, allo stesso pianoforte), soprattutto nella sezione delle percussioni: xilofono, celesta, campane, campanelli, raganelle, altri strumenti etnici e, perfino, l’incudine da fabbro da percuotere con un grosso martello. A partire dai primi del Novecento e fino alla musica contemporanea si notano diverse altre posizioni che, in diversi modi, si pongono in alternativa al gigantismo wagneriano. Le nuove proposte si caratterizzano per alcuni aspetti: il recupero di elementi sonori che il Romanticismo aveva abbandonato, come l’orchestra d’archi, la nuova attenzione per piccoli gruppi strumentali e il recupero o l’introduzione di strumenti cosiddetti complementari. Già in Wagner e Strauss è possibile tro-
vare formazioni strumentali ridotte (in Wagner nell’Idillio di Sigfrido, in Strauss nelle ultime opere); la tendenza non è quella di avvalersi di organici prestabiliti (come era d’uso nell’orchestra barocca e classica), ma di ricomporre formazioni strumentali adatte alle diverse esigenze espressive. Esempio tipico della semplificazione della compagine orchestrale è Histoire du Soldat del 1918 di Igor' Fëdorovič Stravinskij (1882 – 1971), in cui le diverse sezioni dell’orchestra sono sintetizzate in: clarinetto, fagotto, cornetta a pistoni, trombone, violino, contrabbasso e batteria. Con il movimento anti impressionistico si recupera l’uso del pianoforte in orchestra. Le nuove sonorità, arricchite dalla sua stagliata percussività, prevedono un
numero sempre maggiore di strumenti a percussione. La sperimentazione si fa sempre più ardita con l’impiego (non ordinario) di strumenti modificati o comunque non usuali (violini accordati in maniera particolare, clarinetto piccolo, flauto contralto, saxofono); altri nuovi strumenti vengono occasionalmente aggiunti, sia riesumandoli tra quelli preclassici e caduti in disuso (il clavicembalo, l’oboe d’amore, il violino piccolo), sia di nuova concezione come quelli elettrici (ad esempio il vibrafono e le onde Martenot). Tuttavia, in parte della nuova musica (non in tutta), è proprio il concetto di orchestra a perdere la sua centralità.
La Sinfonia n. 1 in re maggiore di Mahler, che tra quelle composte dal compositore boemo ha l’organico più contenuto, fu eseguita la prima volta nel 1889 a Budapest. Il suo organico, nella versione rivisitata di
qualche anno più tardi, comprende: 4 flauti (2 anche ottavino), 4 oboi (anche corno inglese), 2 clarinetti, 1 clarinetto basso, 3 fagotti, 7 corni, 4 trombe, 3 tromboni, 1 basso tuba, timpani, grancassa, piatti, triangolo,
gong, arpa e quintetto d’archi. È chiaro che, data la mole di ottoni e di strumenti a percussione, per gli archi dovranno essere previsti raddoppi molto robusti.
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Ancora Jazz con... Louis Armstrong Paolo Bassi
Prossimi appuntamenti con la
FILARMONICA BIG BAND Jazz & Swing Music
“Armstrong scoprì uno stile che riduceva School a undici anni, Armstrong chiunque altro al livello di accompagnasi unì a un quartetto di ragazzi mento, e inchiodava tutta l’attenzione sulla che avevano una vita simile alla sua tromba”. sua e cantò insieme a loro per le Così si diceva di questo straordinario mustrade per fare soldi, iniziando a sicista, pietra miliare nella storia del jazz, cacciarsi nei guai. musica che ha percorso tutto il Novecento Armstrong sviluppò la sua abilità rappresentando stati d’animo, disagi soa suonare la cornetta suonando ciali, aspirazioni. Un linguaggio universale, con impegno in una band del libero da traduzioni, un’arte astratta che ha New Orleans Home for Colored colpito intere generazioni suscitando emoWaifs, riformatorio dove venne zioni sempre nuove e diverse. mandato molte volte per delinDi jazz come forma musicale autonoma si quenza. Il professor Peter Davis può parlare attorno al 1900, ma il periodo insegnò un po’ di disciplina ad nel quale si caratterizzarono e si fusero la Armstrong e lo addestrò musivarie componenti sociali e musicali dalle calmente. Louis diventò intanto quali sarebbe poi nata la musica jazz abil leader della band. Chicago per invitarlo a unirsi al suo grupbraccia più di tre secoli. Tutto ebbe inizio La Home Band suonava nei dintorni di New po, la Creole Jazz Band. Qui Louis ritrovò quando giunsero in America i primi neri in Orleans e il tredicenne Louis iniziò a conalcuni suoi amici di New Orleans; unica stato di schiavitù: esseri umani strappati centrarsi sulla sua cornetta, cominciando “estranea” era la pianista Lillian Hardin, alle loro terre, alle loro famiglie, trasporcosì la sua carriera musicale. A quattordici proveniente da Memphis, nella cui prestitati forzosamente in luoghi sconosciuti, anni lasciò la Home Band, andando a vigiosa università aveva compiuto approsenz’altro che i pochi stracci che indossavere prima con il padre e con la matrigna, fonditi studi musicali. Nel 1924 diventò la vano. Tutto quello che possedevano non poi di nuovo con la madre e per le strade. seconda signora Armstrong e una figura erano beni materiali ma i loro ricordi, le Armstrong ebbe il suo primo impiego alla chiave nella carriera del marito. Fu lei che loro tradizioni e i loro canti, che presto si Dance Hall di Henry Ponce’s, dove Black cercò di far capire al restio Louis, fedelfusero con la cultura locale. Benny divenne il suo protettore e la sua mente legato alla figura paterna di Oliver, Il delta del Mississippi e tutta la zona cirguida. Di notte il giovane Louis suonava che il rigido contesto della Creole Jazz costante New Orleans furono l’epicentro la cornetta. New Orleans traboccava di Band lo limitava. di questa commistione di musica: tutti i vari gruppi Finalmente Louis si convinse, nel 1924, ad cultura bianca e nera. E Armstrong scoprì uno stile che ne componevano il che riduceva chiunque accettare l’invito a trasferirsi a New York proprio dalla musica afrimosaico etnico avevano per suonare con l’orchestra del momento, cana si sviluppò tramite le proprie tradizioni musialtro al livello di diretta da Fletcher Henderson. Composta questi schiavi un nuovo cali, che si intrecciavano accompagnamento, dai migliori musicisti di colore disponibili, genere dalla fusione con in una coloratissima bae inchiodava tutta teneva banco al Roseland, un’elegante le tradizioni della cultura bele sonora. Armstrong l'attenzione sulla sua sala da ballo per soli bianchi che danzaeuropea, sia cattolica per seguiva con passione le tromba vano su valzer, fox-trot e canzoni leggere i francesi che occupavafrequenti esibizioni della in voga. Era comunque un’orchestra che no la Louisiana), sia protestante (per la banda cittadina, l’istituzione musicale più non si distingueva da tante altre formaziosuccessiva diffusione dei coloni inglesi). popolare a New Orleans. Decine di assoni, con un carattere piatto, commerciale e Era nato il jazz, curioso impasto musicale ciazioni e confraternite segrete, spesso privo di vita, in cui il jazz non era altro che in cui sono predominanti una armonia di con connotati massonici, organizzavano un colore da spruzzare qua e là. matrice europea, una melodia euro-africapicnic, balli, feste dentro e subito fuori dalL’arrivo in questo mondo elegante di quena e un ritmo prevalentemente africano. Vi la città, e soprattutto funerali per i propri afsto ragazzo del sud ingenuo e cafone, che si trovano in abbondanza diminuite e mezfiliati: in tutte queste occasioni era proprio sapeva leggere a prima vista e improvvizi toni dovuti alla necessità di raccordare la banda la protagonista principale. sava con un’abilità stupefacente, segnerà la scala pentatonica africana con quella Successivamente, Louis suonò nelle banuna svolta per leader, arrangiatore, solista classica europea. de e sui battelli di New Orleans, iniziando e orchestra tutta. L’anno E, insieme al jazz, a New Orleans nacque con la rinomata band di Armstrong seguiva con di permanenza newyorLouis Armstrong, il 4 agosto 1901, in una Fate Marable. Quando passione le frequenti chese produsse frutti delle baracche di Back O’Town, il quartiere Joe Oliver lasciò la città rivoluzionari. L’intera orpiù povero della città dietro il Mississippi. nel 1918, Armstrong preesibizioni della banda chestra cominciò a moQuando ebbe Louis, la madre, Mary Albert, se il suo posto in quella cittadina, l'istituzione dulare il senso di ritmo aveva quindici o sedici anni; il padre Wilche all’epoca era la mimusicale più popolare su quello di Armstrong. liam Armstrong, un operaio, non la sposò gliore jazz band della cita New Orleans Il sax tenore, strumento mai e lasciò la famiglia poco dopo. tà. Non stupiva solo per che prima, letteralmente, non esisteva, acGli Armstrong vivevano quotidianamente la padronanza dei vari stili quanto, sopratquisì un’identità compiuta. Durante questo fra spacciatori, prostitute e gangster, con la tutto, per l’inaudito virtuosismo strumenperiodo Armstrong fece molte registraziomadre che faceva piccoli lavori presso fatale: suonava dalla cornetta cose tecnicani, organizzate da un suo vecchio amico miglie di bianchi, destreggiandosi fra mille mente impossibili fino a quel momento. di New Orleans, il pianista Clarence Wildifficoltà per la sopravvivenza e la cura dei All’inizio del 1922 Joe Oliver, ormai conoliams; queste includevano parti suonate da figli. Dopo essere stato espulso dalla Fisk sciuto come King Oliver, gli telegrafò da - 12 -
piccole jazz band e dai Williams’ Blue Five vecchio soprannome Satchelmouth (“boc(alcune delle migliori vedevano Armstrong ca a sacco”). Fece concerti in Inghiltercollaborare con un suo “rivale” in campo di ra, Danimarca, Svezia, Olanda, Francia, musica e serie di accompagnamenti, insieBelgio, Svizzera e anche in Italia. Da noi me a cantanti blues come Bessie Smith, il jazz era allora considerato dal fascismo Ma Rainey e Alberta Hunter). “musica dei selvaggi”, e per questo motivo Dopo il periodo newyorkese del 1924, Armosteggiato. Ciò non impedì tuttavia ad una strong tornò a Chicago nel 1925 per occugrande folla di seguire i due concerti a Toparsi della moglie, che voleva nuovamente rino, dove il suo nome venne presentato in dare una spinta alla sua carriera e aumenversione italianizzata: Luigi Fortebraccio. tare i guadagni, definendolo “il più grande In opposizione a una vocalità sempre più trombettista del mondo”. In questo periodo scura e “sporca” del cantante, anche il incise brani proprio firmati a suo nome, sia trombettista trasformava il suo stile. Il timcon la band di Lil che con gli Hot Five e gli bro dello strumento si andava facendo più Hot Seven, producendo hits come Potato squillante, a mo’ di contrasto equilibratore: Head Blues, Muggles e West End Blues. sul versante tecnico vennero infrante altre Era così bravo che presto trovò un sebarriere, estendendo il registro acuto fino condo lavoro fisso al Vendome Theatre, al fa, che rimarrà a lungo per qualunque nell’orchestra di Erskine strumentista classico e Louis Armstrong non Tate. Era una formazione jazz il limite estremo. che godeva di un grande sapeva solo suonare con Nel 1947 Joe Glaser, marispetto tra i musicisti, per nager di Armstrong, creò forza, fuoco e creatività, il carattere sinfonico e la un nuovo gruppo, gli All sapeva anche cantare, varietà di repertorio che Stars. Formazione tipica le attribuivano prestigio e con una voce un po' rauca dello stile New Orleans, e un fraseggio che una legittimazione “clasportò in giro per il mondo sica”. In brevissimo temuno dei repertori più vasti sembravano connaturati po Louis divenne la stella che un gruppo jazz posalla musica stessa dello spettacolo: il suo sa gestire, riscuotendo pezzo forte consisteva nel suonare Cavalun enorme successo. leria rusticana per poi saltare dalla fossa Dotato di enorme potere comunicativo, Ardell’orchestra sul palcoscenico e attaccare mstrong ha incarnato per milioni di persoun pezzo jazz, scalando i registri fino al do ne una irresistibile gioia di vivere. acuto reiterato fino a cinquanta volte. Nonostante la maschera da “zio Louis Armstrong non sapeva solo suonare Tom”, era un uomo colto e procon forza, fuoco e creatività, sapeva anfondamente interessato alla diche cantare, con una voce un po’ rauca e fesa dei diritti umani. Importante un fraseggio che sembravano connaturati sostenitore finanziario di Martin alla musica stessa. Da Chicago, allora in Luther King Jr. e di altri attivisti mano ai gangster che controllavano i night per i diritti civili, di solito prefeclub, nel 1929 ritornò a New York dove si riva lavorare silenziosamente esibì ad Harlem e a Broadway. Fu un altro dietro le quinte, senza mischiare balzo nella popolarità di Louis, che legò il i suoi ideali politici con il lavoro. suo nome a due canzoni: Ain’t Misbehavin Proprio per questo fecero noe Black and Blue, di cui segnò per sempre tizia le poche occasioni in cui l’interpretazione. rese pubbliche le proprie idee: Era diventato una star. Dopo aver girato gli l’episodio più importante in queStati Uniti si esibì anche in Europa, dove sto senso fu la violenta critica trovò il soprannome Satchmo, che il giorche Armstrong rivolse al presinalista Percy Brooks ricavò abbreviando il dente Eisenhower, in occasione
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del conflitto tra segregazionisti e anti-segregazionisti che ebbe luogo a Little Rock (Arkansas) nel 1957. In quell’occasione, Armstrong definì Eisenhower “falso” e “smidollato” a causa della sua inattività; cancellò inoltre un tour già pianificato in Unione Sovietica, dichiarando che il governo statunitense poteva “andare all’inferno” per il modo in cui stava trattando i neri nel Sud degli Stati Uniti, e che lui non avrebbe mai potuto rappresentare all’estero un governo che si trovava in conflitto con la gente di colore. Dopo Hello Dolly, del 1964, gli ultimi anni segnarono importanti successi come We Have All the Time in the World (1968), colonna sonora del film Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà, e soprattutto la soave, prediletta What a Wonderful World. Morì il 6 luglio 1971. Tra i suoi lasciti, una meravigliosa dichiarazione d'amore alla vita: “Tutta la mia vita è stata felicità. Attraverso tutte le sventure ed il resto, io non ho pianificato nulla. La vita era lì per me, e io l’ho accettata. E la vita, qualunque cosa venisse fuori, è stata bella con me, e io amo tutti”. Fonti: Catervo Cangiotti, “Jazz” Stefano Zenni, “Louis Armstrong” Wikipedia
Scuola di Musica "Corrado Abriani"
VOCI E VOLTI DALLA SCUOLA - I NOSTRI INSEGNANTI
Scopri i corsi e le attività della Filarmonica Da molti anni la nostra associazione organizza, tramite la propria Scuola di Musica “Corrado Abriani”, una serie di attività didattiche per i più o meno giovani. La nostra attività si estende alle scuole primarie della città e dei comuni limitrofi. I nostri insegnanti, preparati e competenti, sapranno appassionare ragazzi dai 9 ai 99 anni! E per i più piccoli, c'è il corso di Musichemozioni. Lo svolgimento dei corsi è articolato su un programma triennale e al termine di ogni anno è previsto un saggio finale. La Scuola di Musica “Corrado Abriani”, oltre ai corsi propedeutici all’ingresso in banda, offre corsi di pianoforte, chitarra e violino, oltre al nuovo corso di canto moderno e jazz. Pur mantenendo orgogliosa-
Daniele Cortese
mente la propria vocazione bandistica con l’organico di Orchestra di Fiati per le esecuzioni dei concerti, la Filarmonica ha dato vita ad una nuova realtà per i più giovani: la Junior Band. Sotto l’attenta e competente supervisione del Maestro Carlo Zappa e con la conduzione di Luca Ragona, essa vuole permettere ai giovani allievi, che iniziano o hanno da poco iniziato lo studio di uno strumento, di suonare in Orchestra e poter quindi proseguire il percorso musicale magari iniziato a scuola. Infatti, la nostra
Junior Band è composta per oltre metà dei componenti da giovani musicisti che frequentano le sezioni musicali delle scuole medie, o che le hanno frequentate negli anni passati.
MISSION - Preparare gli allievi che desiderano far parte dell’organico del Complesso Bandistico “La Filarmonica”. - Promuovere la cultura e la pratica della musica fra i giovani e gli appassionati.
COME ISCRIVERSI Per saperne di più, visita il sito www.bandafilarmonica.org o vieni a trovarci presso la nostra sede, in via Alfieri 1 ad Abbiategrasso.
CORSI DI MUSICA Teoria e solfeggio
Bassotuba
Mario Arrigoni, Francesca Cremaschi, Sara Generali, Giorgio Magistrelli
Emanuele Dal Secco
Flauto traverso
Clarinetto
Corno
Francesco Broglio, Giorgio Magistrelli
Francesca Cremaschi
(piccolo o soprano)
Percussioni
Flicorno
(tenore o baritono)
(batteria, rullante, piatti, grancassa)
Saxofono
(soprano, contralto, tenore o baritono)
Francesco Broglio, Giorgio Magistrelli
Sara Generali
Emanuele Dal Secco
Francesco Ferrante
Tromba
Trombone a coulisse
Basso elettrico
Francesca Cremaschi, Emanuele Dal Secco
Emanuele Dal Secco
Daniele Cortese
Daniele Cortese, Daniele Pozzi
Percussioni
Pianoforte
Violino
Canto solistico
Francesco Ferrante
Paolo Cremonte, Antonio Vivenzio
Elisabetta Tritto
Yasmine Zekri
(non bandistiche)
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Chitarra
(classica o elettrica)
Suono il basso elettrico da quando ho tredici anni, la chitarra da quando ne ho dieci; anche se la mia avventura musicale è iniziata molto prima, a soli sei anni, con lo studio del pianoforte. La mia attività di musicista si alterna da molti anni con l’insegnamento del basso e della chitarra. La formazione dei miei allievi mi sta molto a cuore e cerco di trasmettere a ognuno di loro la passione che ho per quest’arte meravigliosa. Sentirli suonare e vederli raggiungere i loro risultati è per me la soddisfazione più grande. Da diversi anni collaboro con la Filarmonica, dove ho incontrato validi musicisti e bravissimi allievi. In Filarmonica c’è sempre un clima stupendo, sin da quando ho iniziato, ormai otto anni fa, grazie a un’idea del mio amico Carlo Marnati, che ha fortemente voluto rafforzare la scuola "Corrado Abriani", aggiungendo ai corsi già esistenti strumenti come la chitarra, il basso, il pianoforte e la batteria. L’alto livello della nostra scuola è creato da grandi musicisti, bravi insegnanti e ottimi organizzatori che collaborano costantemente. Credo che sia il modo ideale per creare stimoli per tutti gli allievi. Li vedo crescere nel tempo, iniziando a suonare assieme, coinvolti in molte iniziative tra cui la Junior Band, la Big Band e la banda. Non c’è modo migliore per vivere la musica, come allievo e senz’altro come insegnante. Per conoscermi meglio: http://danielecortese.weebly.com - Youtube: Daniele Cortese
Laureando presso il Conservatorio di Como nel dipartimento di jazz, diplomato presso l'Accademia del suono di Milano, dove ha studiato con i Maestri Riccardo Fioravanti, Bebo Ferra e Stefano Bagnoli. Ha studiato con grandi artisti internazionali tra cui Jeff Berlin, Bobby Watson, Marc-Michelle Lebevillon presso il CDML di Parigi. Ha suonato con grandi musicisti in concerti e festival in Italia e in Europa. Tra le band, The Guilty Lab, Good Bland Quartet, Artemista ensamble, Liberae Phonocratia. Ha registrato in diversi dischi di musica jazz, fusion, contemporanea.
Paolo Wolfango Cremonte
Sara Generali
La mia esperienza alla Filarmonica come insegnante di pianoforte inizia nel 2002, proprio all’apertura della bellissima sede. Ritengo questa scuola molto valida da ogni punto di vista, sia didattico sia umano, e in tutti questi anni ho avuto molti allievi di ogni età. L’organizzazione dei saggi di fine anno è davvero impeccabile, ogni allievo viene valorizzato, presentato e messo a proprio agio davanti a un pubblico molto attento e caloroso. Sono molto felice di continuare la mia esperienza d’insegnamento alla Filarmonica e auguro a questa scuola sempre più allievi che mantengano viva la passione per la musica di ogni genere.
Mi chiamo Sara Generali e insegno flauto traverso alla Filarmonica dallo scorso anno. Mi sono innamorata del flauto quando avevo otto anni: vedendo questo strumento così dolce e forte al tempo stesso durante un concerto ho deciso di volerlo suonare, forse perché mi rispecchiava. Da allora sono passati vent'anni: mi sono diplomata al Conservatorio Cantelli di Novara, ho partecipato con successo a numerosi concorsi e mi sono ritrovata a intraprendere il viaggio musicale che mi ha portato a trasmettere la mia passione ad allievi di ogni età all'interno della bellissima realtà che è questa associazione. Coltivo il mio amore per la musica anche con il gruppo Statale 17, attraverso il quale cerchiamo di tenere vivo il ricordo dei grandi cantautori italiani. La musica non manca mai nemmeno nel mio quotidiano lavoro di professoressa di lettere alle scuole medie, attraverso il quale cerco di trasmettere alle nuove generazioni la passione che ho provato io e che continuo a provare ogni giorno.
Diplomato col massimo dei voti, lode e menzione speciale al Conservatorio “G. Verdi” di Milano sotto la guida del Maestro Riccardo Risaliti, si è perfezionato per diversi anni con il grandissimo Lazar Berman presso l’Accademia Pianistica di Imola. Premiato in importanti concorsi internazionali, ha suonato come solista e solista con orchestra in prestigiosi teatri in Italia e al'estero. Dal 2002 è docente di ruolo di pianoforte all'Istituto Superiore di Studi Musicali "Lettimi" di Rimini.
Emanuele Dal Secco Carissimi lettori, sono Emanuele Dal Secco, insegnante di ottoni della Scuola di Musica “Corrado Abriani” di Abbiategrasso. Mi sono diplomato in trombone nel 1997 presso il Conservatorio di Novara, e unisco all’attività concertistica in varie realtà musicali quella di insegnante, inizialmente nella scuola primaria e attualmente nella scuola secondaria di primo grado. Ho iniziato la mia collaborazione con la Filarmonica otto anni fa, prima come strumentista e poi come insegnante. Durante questi anni, ho sempre cercato di trasmettere con gioia ed entusiasmo la mia esperienza e la mia passione musicale ai giovani allievi, che con la giusta costanza e il loro impegno e sacrificio entreranno a far parte di questa meravigliosa realtà musicale.
Francesca Cremaschi Mi sono diplomata in corno presso il conservatorio “G. Cantelli” di Novara e ho iniziato quasi subito l’attività di insegnante di musica presso diverse scuole milanesi (dell’infanzia e primarie). Parallelamente ho svolto attività concertistica, in formazioni principalmente cameristiche. Ho collaborato con l’orchestra sinfonica dell’Istituto Musicale Rusconi di Rho e ho seguito corsi di aggiornamento e seminari per la didattica musicale (con riferimento in particolare alla teoria di Edwin Gordon e Zoltán Kodály). Dal 2007 insegno propedeutica musicale, teoria e solfeggio e corno presso la Scuola Musicale di Milano, nella quale ho partecipato, nel luglio del 2015, in qualità di tutor degli strumenti a fiato, a un master organizzato dall’associazione internazionale “I Cambristi”. Presso il Complesso Bandistico “La Filarmonica” non solo sono insegnante di teoria e solfeggio e di ottoni, ma dal 2014 tengo il corso di propedeutica musicale “Musichemozioni”, dedicato ai bambini dai 4 ai 7 anni (si veda pagina seguente, ndr). - 15 -
FILO DIRETTO: DOMANDE E RISPOSTE SULLA SCUOLA DI MUSICA Riprendiamo e pubblichiamo un'intervista a due esperti insegnanti della nostra scuola, Francesco Broglio e Giorgio Magistrelli, per soddisfare la curiosità e sciogliere i dubbi di genitori e ragazzi. Perché incoraggiare i più giovani a suonare in un organico di tipo bandistico? M.: Perché suonare è bello e dà grandi soddisfazioni. Dal lato umano l’insieme bandistico permette ai giovani di confrontarsi con persone accomunate dalla musica ma di diverse fasce di età in un ambiente sano ed educativo. Inoltre si tramanda una grande tradizione che per la Filarmonica dura da quasi due secoli, da quando sono nate le bande come le conosciamo. B.: Perché con un impegno, anche economico, medio, ci si può avvicinare alla musica, una forma d’arte che arricchisce umanamente chi suona e stimola la riflessione introspettiva. Che difficoltà si possono incontrare nello studio della musica? Ci sono strumenti più facili o difficili? M.: La difficoltà maggiore sta nella costanza: nello studio della musica: i risultati si ottengono poco per volta, dando qualcosa ogni giorno. A parte le percussioni, gli strumenti bandistici sono tutti a fiato ed emettere un bel suono non è così immediato come premere i tasti di un pianoforte o, facendo un paragone con un’altra passione dei giovani, come dare calci a un pallone che si muove subito; ripeto, ci vuole costanza e pazienza e la massima fiducia nell’insegnante, poiché l’insegnante capi-
sce le difficoltà di ogni allievo. B.: L’unica vera difficoltà è l’inizio, solo con impegno costante si superano le piccole delusioni che il ragazzino può interpretare in un risultato non immediato; si consideri però che quando si studiano le materie scolastiche si è già capaci di leggere e contare, mentre la teoria musicale è all’inizio una novità assoluta; basta qualche ora di buona volontà per riuscire a fare i primi passi. è inoltre fondamentale che l’allievo si fidi dell’insegnante e non si scoraggi. M.: Altri piccoli e temporanei problemi possono essere dovuti all’età: un bambino di nove anni di statura minuta farà comprensibilmente fatica a reggere un basso, o avrà le dita ancora un po’ corte per altri strumenti, ma è soggettivo e dovuto alla crescita, non alla difficoltà dello strumento. C'è un'età più indicata per affrontare lo studio della musica? M.: Per come si insegna la musica in banda e in conservatorio l'età migliore è dopo i nove anni, per motivi di apprendimento della lettura e suddivisione della musica scritta e di prestanza fisica per quanto riguarda lo sforzo richiesto all’inizio. B.: Si può imparare a qualsiasi età, salvo limiti fisici, dai nove anni in poi però ci sono meno problemi di studio poiché la scrittura musicale è fatta di frazioni, che a scuola si studiano a quella età. Dopo quanto tempo si entra effettivamente in organico? B.: Il corso di studio dura tre anni; non va inteso come periodo minimo prima di po-
ter iniziare a suonare in banda, ma come corso impostato su tre livelli di studio e di preparazione; saranno poi gli insegnanti a proporre agli allievi e al direttore l’ingresso in organico quando ritenuto opportuno. M.: L’entrata ufficiale in organico non è legata alla durata del corso, ci sono vari esempi di allievi particolarmente studiosi che dopo un anno e mezzo cominciano a suonare per i primi servizi. Dipende dalla volontà e dall’impegno nello studio. Quali soddisfazioni può dare la banda? B.: Mi rifaccio in parte alla prima risposta: si fa parte di un ambiente sano e ci si confronta tra generazioni, si ha una marcia in più rispetto a chi ha altri interessi, e magari l’opportunità di qualche viaggio. Oltre alla musica ci sono poi vari esempi di persone che si sono incontrate in banda e sono diventati amici, colleghi di lavoro, o addirittura si sono sposati. Il mio è un parere di parte, ma la mia impressione è che chi suona sviluppa una maggiore sensibilità umana. M.: È una passione che a differenza degli sport si può conservare per tutta la vita, ogni concerto e servizio è un’esperienza nuova; in più, c’è la possibilità di costruire un programma di studio propedeutico al conservatorio. È la dimostrazione che la musica è il linguaggio universale: alcuni, dovendosi trasferire all’estero per lavoro, partono con la valigia e lo strumento, e abbiamo accolto amici giunti da altre parti d’Italia che grazie alla passione per la musica hanno avuto maggiori opportunità di sentirsi parte della banda e della cittadinanza.
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Ricordo di un grande Maestro In memoria del M° Vito Calabrese
Carlo Zappa
Le lezioni trascorse a suonare insieme e a Ebbene, quel 18 ottobre 1991 segnò il mio parlare di musica sono tra i ricordi più belli debutto su un podio, grazie a lui. della mia vita. Quante storie mi raccontava Da allora, il mio rapporto con il Maestro e quanti aneddoti legati al Teatro alla Scadivenne sempre più stretto, e non esagela, di cui fu un magnifico orchestrale per ro a dire che per me era quasi un padre. oltre quarant’anni! Sempre prodigo di consigli, sempre pronto Poco prima del diploma in tromba, il Maa spronarmi nei momenti di difficoltà ma estro intuì il mio desianche a gioire dei miei derio di dedicarmi alla Quante storie mi raccontava piccoli successi. direzione d’orchestra e Ricordo lo sberleffo di e quanti aneddoti legati al fu proprio lui a darmi il complimento che mi Teatro alla Scala, di cui fu “la”. Un giorno, durante diede dopo un concerun magnifico orchestrale una lezione in classe, to al Conservatorio con per oltre quarant’anni! mi disse: “Vuoi dirigere l’Orchestra Filarmonil’Histoire du soldat con ca, vedendolo particoi miei colleghi della Scala?”. Io rimasi imlarmente felice. Ricordo ancora la telefopietrito davanti a un’offerta così importannata di augurio e di raccomandazione che mi fece la sera prima del concerto col San te, non avendo ancora compiuto studi di Carlo di Napoli. direzione, quindi ci mettemmo insieme a Come non ricordare poi le lunghe passegstudiare la partitura per alcuni mesi. giate a Milano dopo una lezione o una prova d’orchestra, che spesso si chiudevano con un rabarbaro allo storico Zucca in Galleria, che tanto gli ricordava gli anni in cui lo frequentava col M° Claudio Abbado, da lui tanto ammirato e amato. Grazie al M° Calabrese ebbi l’onore di conoscere Abbado a Bologna e poi a Lucerna, e quello fu per me un momento di straordinaria crescita artistica. Al mio Maestro devo veramente molto. È stato tra gli incontri più importanti della mia vita, e l’averlo conosciuto e amato è stato un grande privilegio. Grazie, Maestro, e continui da lassù, nel paradiso dei musicisti, dove risuona la tromba dei Mahler, dei Bach e di tutti coloro che lei ha servito con grande dedizione e umiltà per tanti decenni, a darmi consigli, come ha sempre fatto. Grazie, Maestro, per avermi fatto conoscere la sua splendida famiglia. A Rosa, Alessandra, Francesca e Sergio, che tanto mi Il Maestro Vito Calabrese dirige un gruppo di allievi al Saggio della Filarmonica ricorda lei, va il mio più sentito abbraccio.
Sabato 19 novembre, nel giorno del concerto che chiudeva la stagione musicale della Filarmonica, ricevetti una notizia a dir poco sconvolgente: la scomparsa del Maestro Vito Calabrese. Chi era per me il M° Calabrese come artista e come uomo non è facile da descrivere. Le parole spesso non restituiscono in modo pieno quanto si può dire di una vita umana. Lo conobbi nella prima metà degli anni ’80 al Conservatorio di Milano, quando venne a sostituire per un breve periodo il Professor Palianti, suo ex collega scaligero. Fu subito un incontro che segnò il mio destino musicale. In quel periodo, il M° Calabrese insegnava presso la Scuola Musicale di Milano, guidata dai coniugi Abriani, e così decisi di lasciare il Conservatorio e di seguirlo.
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Il Genio Toscanini Prima parte: dagli esordi al periodo del fascismo Lo scorso febbraio abbiamo avuto il piacere di assistere a un concerto con più di 180 musicisti appartenenti a quattro diverse formazioni bandistiche, riunite per chiudere degnamente i festeggiamenti dei 170 anni della Filarmonica. Solo un direttore con grandi capacità può guidare una simile formazione! E parlando di grandi direttori, quest’anno inevitabilmente, la memoria corre al ricordo di Arturo Toscanini, universalmente riconosciuto come uno dei massimi interpreti della direzione nella storia della musica, di cui ricorre il 150° anniversario della nascita e il 60° della morte. «Arturo Toscanini, uno degli immortali della nostra epoca, non è più». È questa la notizia che la mattina del 16 gennaio 1957 sveglia una New York fredda e nevosa. Il Maestro si era spento nella sua casa newyorkese di Riverdale all’età di quasi novant’anni. Qual è la ragione per cui quest’uomo, per quanto sia stato un famoso direttore d’orchestra, suscita ancora oggi tanta attenzione? Perché Arturo Toscanini fu e rimane fuori dall’orbita della normalità, avendo conseguito traguardi inimmaginabili. La cura dei dettagli, l’instancabile perfezionismo e la prodigiosa memoria visiva furono alcune delle caratteristiche di Arturo Toscanini. Ne vogliamo ripercorrere brevemente la vita, con le testimonianze delle figlie Wally e Wanda, tratte da un’intervista rilasciata al giornalista Renzo Allegri nel 1972. Arturo Toscanini nasce a Parma il 25 marzo 1867. La sua famiglia è povera. Il padre, Claudio, corista del Teatro Regio di Parma,
Gianni Rainoldi
fa il sarto. La madre, Paola Montani, Io aiuParma, al primo anno solo come allievo ta in sartoria. Arturo è il primogenito. In seesterno, poi come interno, avendo così vitguito nasceranno altre tre sorelle: Narcisa, to e alloggio gratis. Gli allievi che vivevano Zina e Ada. nel convitto erano sottoposti a un regime Wally Toscanini: «Ricordo bene sia il di vita e di lavoro di tipo conventuale, e nonno sia la nonna. Nonno Claudio era un raramente potevano varcare le mura della uomo alto e portava una grande barba. Era scuola. stato garibaldino, uno dei Mille. Ricordo di Wally Toscanini: «Nostro padre parlava averlo visto anche con la camicia rossa. spesso del periodo trascorso in ConserGli piaceva raccontare le sue avventure vatorio. Solo all’inizio si trovò male. Avedi guerra ed era un conversatore affasciva 9 anni. La disciplina era molto dura. Al nante. Discuteva di politica, parlava dei mattino la sveglia suonava presto. C’era la suoi ideali patriottici, ma non aveva alcun Messa, poi la colazione, e alle 8 iniziava la senso pratico. Nella sua scuola. A mezzogiorno vita, infatti, non riuscì La memoria corre al ricordo pranzo e alle 2 di nuovo mai a combinare niente. di Toscanini, universalmente a scuola. Una volta alla Non seppe organizza- riconosciuto come uno dei settimana, alla domere il lavoro e per questo nica, dalle 11 a mezzomassimi Maestri nella storia giorno, erano permesse la sua famiglia visse in grande povertà e in gra- della musica, di cui ricorre le visite dei parenti. Tutti il 150° anniversario della vi difficoltà economiche. i ragazzi le aspettavano Aveva anche il vizio di nascita e il 60° della morte con ansia. Per Arturo, bere qualche bicchiere invece, quelli erano i di troppo con gli amici. Frequentava il cafmomenti più brutti della sua vita. Sua mafè di Parma dove andavano i signori e lì dre non andò mai a trovarlo. I compagni spendeva i pochi soldi che guadagnava in di Conservatorio ricordavano che Arturo se bottega. ne stava sulla porta, con il volto pallido e gli Nonna Paola invece aveva un carattere occhi pieni di lacrime a guardare. Non discompletamente opposto a quello del marise mai una parola, non si lamentò mai, ma to. Era una donna rigida, controllata, fredsoffrì moltissimo. Qualche volta andavano da, educò i figli a una disciplina di ferro. a trovarlo le zie, Cesira ed Ernestina, ma Aveva un profondo senso della propria dila madre mai. Più tardi, quando il figlio era gnità. E pur in mezzo alle peggiori ristretgià diventato famoso, nonna Paola confidò tezze non volle mai chiedere aiuto a nesche non andava a trovare Arturo in collegio suno. Non manifestava i suoi sentimenti perché era poverissima, non aveva un veneppure ai figli, cercava di affrontare con stito decente da indossare e il suo orgoglio coraggio le difficolta create dalla brutta siera più forte dell’amore per il figlio» tuazione finanziaria. Nostro paLo strumento assegnato al giovane talento dre assomigliava più alla nonna è il violoncello e Arturo comincia a farsi noche al nonno. Anche lui aveva tare non solo dagli insegnanti, ma anche un carattere disciplinato, una dai compagni, che gli affibbiano il sopranvolontà di ferro e un grandissinome di “genio” e “forbicione”, per il suo mo senso della propria dignità». forte senso critico. Da questi cenni, appare chiaro Wally Toscanini: «Nostro padre fin da un elemento molto importante: quegli anni dimostrò di avere una grannei primi anni della sua vita, il dissima passione per lo studio e di saper piccolo Toscanini cresce in una affrontare qualsiasi sacrificio pur di impafamiglia che, in pratica, non rare. Si faceva esonerare dalla passeggiaesiste. Arturo cresce tra cupi sita settimanale per restare in Conservatorio lenzi e accesi litigi. Se i coniugi a studiare. Tra compagni aveva organizToscanini non sembrano accorzato una piccola orchestra che dirigeva. gersi dell’interesse che il figlio Lo chiamavano il "genietto" perché era nutre per la musica, non tarda sempre il primo della classe. Componeva a notarlo la maestra elementare anche musica e i suoi amici dicono che Camilla Vernoni, che si offre per aveva del talento anche in questo campo. dare lezioni gratuite di solfeggio Delle sue composizioni sono rimasti però e pianoforte al bambino e prosolo alcuni saggi fatti per la scuola e di cui spetta ai genitori la possibilità non voleva mai che si parlasse». di far entrare Arturo alla Regia Il 21 luglio 1885 Arturo si diploma in violonScuola di musica di Parma. A cello e pianoforte con il massimo dei voti. Ha le idee chiare e preferisce eseguire la nove anni, Arturo Toscanini è musica piuttosto che comporla; studiarla, ammesso al Conservatorio di - 18 -
capirla, farla propria, per poi trasmetterla feriscono. Durante la sua attività al Teatro al pubblico. Fresco di Conservatorio, firma Regio di Torino ha l’occasione di dirigere un contratto come violoncellista per una alcune “prime” di portata storica: la “prima stagione d’opera italiana in Brasile. Il gioassoluta” de La Bohéme di Giacomo Pucvanotto che sbarca a San Paolo dimostra cini (1896) e, nello stesso anno, la “prima più dei suoi diciotto anni. Lo sguardo serio, italiana” de Il crepuscolo degli dei di Ria tratti accigliato, non lascia trasparire neschard Wagner. suna emozione. Dimessosi il direttore d’orLa carriera vera e propria di Toscanini inichestra, perché accolto freddamente dalla zia quando, a partire dal 1898, assume la critica, a sostituirlo è chiamato lui, Arturo direzione del primo teatro lirico mondiale Toscanini, che dopo la recita di Aida viene in quel tempo, cioè La Scala di Milano. acclamato da un pubblico scrosciante di Affiancato da un docile quanto astuto inapplausi e richieste di bis. gegnere di Ferrara, Giulio Gatti-Casazza, Wally Toscanini: «Salì sul podio. Mi disse a cui è affidata la parte amministrativa, sempre che in quel momento aveva una Toscanini inizia a risollevare le sorti della paura maledetta, gli tremavano le gambe. Scala. I due vanno molto d’accordo, anche Cominciò a muovere le braccia, senza caperché il Maestro si riserva l’ultima parola pire che cosa facesse. Per i primi cinque sulla scelta di cantanti e orchestrali, sul numinuti diresse come in un sogno. Poi a mero di prove che devono precedere uno poco a poco la musica lo svegliò. Cominspettacolo e sulla data della prima. ciò a lasciarsi trasportare dalle melodie, Quella che Toscanini mette in atto alla dal canto. Lo spartito restava chiuso sul Scala è una vera e propria rivoluzione dei leggio: dirigeva a memoria. La folla in sala costumi: luci spente in sala, sipario che si fu ammansita. Dopo il primo atto scoppiachiude al centro al posto di quello calarono applausi fragorosi. La serata terminò to dall’alto, ingresso vietato ai ritardatari, in trionfo. Mio padre continuò a dirigere niente bis e niente cappelli per le signore l’orchestra nelle sere successive fino al in platea. Arriva persino a negare al duca termine della stagione. Diresse altre dodici Uberto Visconti di Modrone, uno dei magopere, tutte a memoria, e ogni volta ottengiori finanziatori del teatro, la possibilità di ne applausi fragorosi. Aveva 19 anni». salire sul palcoscenico. Più che un diretGli onori e la gloria, però, li lascia oltreotore, insomma, un dittatore, che non esita ceano: al suo rientro in Italia, lo aspettano a dichiarare guerra alla Milano bene. Moli teatri di provincia e la vita da girovago. ta stampa lo critica, dedicandogli articoli Vive a Milano in una piccola casa al nucome Le prodezze di Barbableu, in cui si mero 16 di via San Vito, che dividerà con scrive: «Toscanini, il fortunato campagnolo i genitori e le due sorelle. Il padre trova portato dal cieco caso all’onore del trionfo, lavoro come tagliatore è l’assoluta rovina finanai grandi magazzini Fra- Toscanini mette in atto alla ziaria ed artistica della telli Bocconi (ribattezzati Scala». Scala una vera e propria Rinascente dopo l’incenrivoluzione: luci spente in A questo periodo sono dio che li distrugge), ma legati gli storici meriti di sala, sipario che si chiude Toscanini: la conquista a provvedere alla famial centro, ingresso vietato per il direttore del diritto glia, non senza sacrifici, ai ritardatari, niente bis né a un’autonoma preparaè Arturo. Arturo dirige una stagione d’opera al zione di uno spettacolo cappelli per le signore Dal Verme e poi al teatro operistico. Ancora Verdi Carcano, suscitando le prime polemiche riteneva che il direttore d’orchestra dovestra i palchettisti, a cui chiede di rispettare se avere soltanto il ruolo di metronomo, l’orario d’inizio dello spettacolo, abituati che suggerisce i giusti tempi all’orchestra come sono a entrare in sala quando pree alla scena, perché il resto rientra nei
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C. Thomas Howell interpreta il Maestro nel film "Il giovane Toscanini" diretto da Franco Zeffirelli (1988) compiti esclusivi del creatore della partitura. Toscanini tuttavia riesce a convincere lo stesso Verdi, all’epoca onnipotente sovrano della musica, che il direttore, attraverso la propria personalità e il proprio contributo di lavoro, può dare all’opera una sua vita piena e appropriata. Ottenuta la difficile promozione, il giovane Maestro avrà da allora la fama di fedelissimo interprete delle partiture, di uno che si preoccupa soprattutto di rendere nel modo più preciso le intenzioni degli autori. Questo suo primo periodo alla Scala, durato dal 1898 al 1903 e ripreso poi dal 1906 al 1908, è segnato da memorabili rappresentazioni di opere di Verdi e di Wagner, ma anche della “prima per l’Italia” del Pellèas et Mèlisande di Debussy (1908). Alcuni screzi di natura economica con Uberto Visconti di Modrone, però, insieme all’insofferenza per i bis, spingono il Maestro ad allontanarsi dalla scena, durante la rappresentazione del Ballo in maschera, dichiarando di essere stato colpito da un’emorragia. Wally Toscanini: «Mio padre ha sempre adorato la Scala. La considerava la sua amante. Litigava, scappava, ma finiva sempre con il tornare da lei. Accettò di andare alla Scala con un solo scopo: darle quella dignità che da tempo aveva perduto. Allora, i palchi della Scala erano di proprietà privata. Qui si dava convegno l’aristocrazia per trascorrere le serate a chiacchierare e a gozzovigliare. C’erano i retropalchi che servivano per le cene. Durante la rappresentazione dell’opera, i si-
gnori stavano nei retropalchi a mangiare. cui Debora e Jaele di Pizzetti (1924), il poma stagione, quella del 1921-1922. Passa Quando il tenore attaccava una romanza, stumo Nerone di Boito (1924) e la postuma poi a 17 opere, quindi a 24, poi 26, poi 28, si affacciavano ai palchi con cosce di polTurandot di Puccini (1926); il repertorio dopoi 31 e nella stagione 1927-1928 le opere lo in mano, con i menti unti d’intingoli vari, mina con interpretazioni di grande qualità sono addirittura 32. Le serate di spettacolo ascoltavano la romanza, applaudivano e e possiamo dire che da questo momento diventano 140, 150 e toccano perfino quopoi tornavano nei retropalchi a continuare la Scala diviene un “teatro a repertorio”. ta 158 in un anno. Senza contare i concerti la cena e le chiacchiere. Le luci restavaOltre alla vasta programmazione sinfonica sinfonici, i recital e i balletti. Ogni allestino accese durante tutto lo spettacolo per Toscanini accosta, come artisti d’eguale mento diventa un evento, perché il furore permettere alla gente di grandezza, Verdi con di Toscanini provoca entusiasmi, polemiLa Scala non ha mai avuto Wagner, dimostrando che, scandali, discussioni. I testimoni del fare i propri comodi. Mio padre cominciò a comcon letture memorabili la tempo riportano racconti straordinari che un'orchestra autonoma. portarsi con il pugno di Toscanini la fonda, la forma fondatezza della qualità sembrano leggende, dove le doti geniali ferro. Diede ordine di dei due compositori. Ridi Toscanini si mescolano con il furore del e la porta a competere con i mane alla Scala per una suo carattere; la sensibilità artistica con la spegnere le luci durante le rappresentazioni, più celebri complessi. E lui decina d’anni e saranpassione sfrenata e l’assoluta dedizione; è il dittatore, l'imperatore, no gli anni del maggior gli scoppi d’ira, le liti, i rancori, gli odi con cominciò a negare i bis, a impedire alla gente di splendore nella storia slanci di generosità da santo. Agli occhi del colui che plasma tutto entrare dopo l’inizio dello della Scala di Milano. Tomondo musicale, Arturo Toscanini, con ciò spettacolo. Erano innovazioni rivoluzionascanini porta questo teatro a essere il più che realizza alla Scala e in altri teatri eurie. Si fece subito molti nemici che lo odiaprestigioso al mondo. Lo prende da zero. ropei e americani, con il suo modo di agivano a morte, ma non cedette a nessuna La Scala non ha mai avuto un’orchestra re e la sua personalità fortissima, diventa pressione». autonoma. Toscanini la fonda, la forma e in quel periodo il direttore d’orchestra per Nel 1908, il segretario del Metropolitan di la porta a competere con i più celebri comeccellenza. Una vera leggenda. L’artista New York è a Milano per la firma dei conplessi. Sotto la sua direzione artistica, gli sommo, che tende alla perfezione con tratti di Toscanini e Gatti-Casazza: Otto spettacoli lirici alla Scala non sono inferiori l’assolutezza di un mistico. L’infaticabile Kahn, presidente del più importante teatro a quelli di nessun altro teatro. E lui è il ditlavoratore che strema gli orchestrali con d’opera americano, vuole Gatti-Casazza tatore, l’imperatore, colui che plasma tutto. prove massacranti, ma che raggiunge tracome direttore per la stagione successiDirige l’orchestra, forma i cori, suggerisce guardi impossibili agli altri. Un conduttore va; questi accetta ponendo come unica le scene, presiede alla regia. È autore di che si fa odiare da tutti lungo il terribile percondizione l’avere con sé il Maestro. Dal tutto. corso della preparazione di un’opera, ma 1908 al 1915 l’impetuoso Maestro dirige al Wally Toscanini: «Quando la Scala diche poi, alla luce dei risultati, è osannato, Metropolitan di New York, e più tardi, semvenne Ente Autonomo, Toscanini cominciò ammirato, esaltato. Dall’insieme, Toscanini pre più celebre, farà la spola tra l’Europa la sua attività a pieno ritmo. Gli orchestrali risulta essere non solo un artista grandise l’America, eternamente in urto con quale tutti gli altri dipendenti percepivano resimo, forse il più grande direttore d’orchecuno, insoddisfatto di qualcosa, invano e golare stipendio. Anche mio padre, come stra di tutti i tempi, ma anche un uomo uniostinatamente teso alla perfezione, che in direttore dell’orchestra, era un dipendenco, straordinario, irripetibile. arte è tanto più difficile raggiungere, quante ed era stipendiato. Egli non volle però Nel 1919 Toscanini si presenta come canto più alte sono le aspirazioni dell’artista. mai essere pagato durante i mesi in cui la didato alla Camera nella lista del Partito Avanzando negli anni, l’aspetto esteriore Scala restava chiusa. Diceva: “In questi Socialista, assieme a Mussolini. Ambedue di Toscanini si nobilita sempre più, come mesi io non lavoro e quindi non devo farmi perdono l’elezione. Nel giorno in cui Musaccade con le persone fuori del comune, pagare”. Per consuetudine, un palco della solini decide di fare la marcia su Roma, Tonelle quali la bellezza dell’animo modelScala era riservato, gratuitamente, alla fascanini lo denuncia violentemente e publa con l’età anche i volti prima più banali. miglia del direttore d’orchestra. Mio padre blicamente. Questo atto segna la fine di Ogni nuova ruga sul volto del musicista itanon volle mai usufruire di questo benefiun’ottima relazione e l’inizio di un rapporto liano è un segnale interessante delle sue cio: pagò sempre, come un qualsiasi altro tumultuoso tra il musicista e il dittatore, lotte per la sognata forma dell’arte che pracittadino, il palco che, durante i concerti, che porterà Toscanini a definire Mussolini tica. I capelli imbiancati circondano la teveniva occupato da sua moglie e dai suoi “il gran delinquente”. sta come un’aureola e perfino i suoi “sfacfigli». Wanda Toscanini: «Tutto l’entusiasmo ciati” baffetti, anch’essi bianchi, diventano Il repertorio operistico alla Scala sotto la che papà aveva per Benito Mussolini oggetto di culto da parte dei melomani di direzione di Arturo Toscanini è quello classcomparve dopo la marcia su Roma. Papà tutto il mondo. Soltanto gli occhi ardono e sico dei grandi melosi attendeva che MussoToscanini, con ciò che tradiscono come sempre lo stesso tempedrammi, ma con presenlini costituisse la Repubramento. ze significative di opere realizza alla Scala e in altri blica. Quando vide che Ma come diceva la figlia Wally, Toscaninuove, contemporanee. teatri europei e americani, invece si metteva d’acni adora la Scala e finisce sempre con il Il numero delle opere con il suo modo di agire e cordo con il re, disse: “È tornare da lei. Al termine della guerra, nel per ogni stagione auun politico, un’opportuni1918, Toscanini volle procurare al Teatro menta e di conseguen- la sua personalità, diventa il sta anche lui”. E da quel direttore d’orchestra per alla Scala, insieme ad altri illuminati milaza aumentano le serate momento tutta la sua nesi, nuova autonomia e splendore artidi spettacoli alla Scala. ammirazione si tramutò eccellenza, una leggenda stico e ne diviene per la seconda volta il Negli anni del suo primo in sdegno. Papà non era direttore artistico. Il periodo dura dal 1921 incarico (1898-1904), le opere in programuomo da mascherare o nascondere i suoi al 1929 e segna l’apogeo del gran teatro ma per ogni stagione erano 7 o 8, con un sentimenti. Egli manifestava apertamente, milanese, oltre, forse, che il culmine della numero di recite che oscillava tra le 56 e le in tutte le occasioni, il suo pensiero; e così carriera toscaniniana. La Scala irraggia sul 64. In questo suo secondo mandato, Tofece per tutto il periodo del regime. Tra lui e mondo artistico, come un faro, la luce del scanini porta le opere rappresentate in una Mussolini ci fu una durissima lotta, che termelodramma. Numerose e importanti “pristagione a un record mai più uguagliato in minò soltanto con la caduta del fascismo». me assolute” sono dirette dal Maestro, fra seguito. Comincia con 12 opere nella priWally Toscanini: «Fino al 1930 Mussolini - 20 -
era stato tollerante. Papà non fu perseguitato, la nostra casa non venne mai perquisita, alla famiglia non fu imposta alcuna restrizione. Nel 1931, invece, accadde un episodio clamoroso. Ricorreva il ventesimo anniversario della morte di Giuseppe Martucci, direttore d’orchestra e compositore bolognese. Nostro padre fu chiamato dal professor Lipparini, vice podestà di Bologna, a commemorare il musicista. Papà considerava queste ricorrenze come cerimonie religiose. Voleva che si svolgessero nella massima serietà. Perciò ogni volta, prima di accettare, chiedeva delle garanzie: “Vengo solo se la cerimonia avrà un carattere strettamente commemorativo e non sarà un concerto di gala”. Il vice podestà diede le più ampie assicurazioni, e papà accettò. Venne il giorno del concerto. Nella mattinata il vice podestà arrivò di corsa in albergo e chiese di parlare con Toscanini. “In città ci sono i ministri Ciano e Arpinati”, disse “e questa sera vogliono assistere al concerto. La loro presenza ci impone di dare un aspetto
Arturo Toscanini in una fotografia del 1930 a Salisburgo
diverso alla manifestazione. Bisogna fare una serata di gala e bisogna cominciare suonando gli inni nazionali quando i due ministri entreranno in teatro”. Papà lanciò uno sguardo indignato al professor Lipparini e rispose: “Io non suonerò nessun inno nazionale. Verrò in teatro solo se si farà la commemorazione di Martucci nel modo in cui si è stabilito: altrimenti vi troverete un altro direttore d’orchestra…”. Poche ore prima dell’inizio del concerto fu raggiunto un compromesso. Si decise di mantenere la forma di austera commemorazione voluta da Toscanini. I due ministri sarebbero stati accolti da una piccola banda che avrebbe suonato gli inni nell’atrio del teatro; poi avrebbero preso posto nella sala come gli altri spettatori, e solo allora papà sarebbe uscito dall’albergo e sarebbe andato in teatro a dirigere. Alle 21.30 il teatro era pronto. Papà, accompagnato dalla mamma, da Walter e da un amico avvocato, lasciò l’albergo e si fece portare davanti al teatro. Era appena sceso dall’automobile quando fu attorniato da un gruppo di fascisti. “Sei tu Toscanini?”, gli chiese un tale. “Sì”, rispose mio padre. “È vero che non vuoi dirigere gli inni fascisti?”. “Sì”, rispose papà. Quel fanatico, allora, colpì mio padre al viso con uno schiaffo. Anche gli altri si buttarono addosso, e nacque un tafferuglio indescrivibile. L’autista, un uomo molto robusto, riuscì a far rientrare papà nell’automobile e a mettersi al volante. Accese il motore, partì a tutta velocità e riportò papà in albergo. «Nel tafferuglio, la mamma era rimasta contusa e l’avvocato si era preso molti pugni alla testa. Il concerto fu sospeso. Una folla di fanatici assediò l’albergo urlando insulti contro mio padre. La polizia tentava invano di sedare gli animi. Ad un certo momento fecero sapere a mio padre che, se non abbandonava la città entro le 6 del mattino, non si garantiva più della sua incolumità e di quella dei suoi familiari. All’alba papà fece le valigie, uscì dall’albergo, salì in automobile e, scortato dalla po-
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lizia, raggiunse Milano. Si fermò nella casa di via Durini e poi partì per Saint-Tropez». Dopo il fattaccio di Bologna del 1931, Toscanini smette di dirigere in Italia. Ha già lasciato praticamente la Scala nel 1929. Si sente stanco, fisicamente e moralmente. L’allestimento delle opere liriche richiede energie che gli pare di non possedere più. È contrariato anche perché la macchina burocratica alla Scala è diventata pesante, e gli impedisce di prendere decisioni rapide e improvvise come era abituato a fare. E la vicenda dello schiaffo fascista, con i rispettivi commenti dei giornali, mina quell’entusiasmo che per tanti anni è stato in lui incrollabile. Ma se la patria gli volge, almeno ufficialmente, le spalle, l’Europa è in agguato. Sentendo ciò che è accaduto a Bologna e la decisione di Toscanini di non lavorare più in Italia, i dirigenti dei vari teatri europei gioiscono e cominciarono a tempestare il Maestro con offerte allettanti. Tutte le grandi società musicali europee e soprattutto i direttori dei prestigiosi Festival musicali, che in quel periodo polarizzano l’attenzione degli appassionati e degli intellettuali, gli fanno ponti d’oro.Toscanini, che non si aspetta una reazione del genere, dopo qualche settimana di riflessione accetta. Per il Maestro italiano, inizia una nuova fase della sua carriera. Importantissima. Quella di direttore europeo. Non è più il direttore d’orchestra italiano che va a dirigere anche all’estero. È il direttore europeo. Un artista che ogni Stato dell’Europa considera proprio, applaude e ammira con l’affetto e la considerazione che si ha per un proprio esponente. Continua sul prossimo numero...
Bibliografia: Toscanini di Filippo Sacchi Toscanini, dolce tiranno di Renzo Allegri Diavoli e angeli di Jerzy Waldorff-Preyss, traduzione Paolo Statuti Il Genio Toscanini di Tiziano Thomas Dossena
Non solo musica... ma anche storia! L'origine del Quartetto per la fine dei tempi Le guerre in generale e particolarmente la Seconda Guerra Mondiale, con il suo strascico di orrori, distruzione e morte, sono state fonte di ispirazione e oggetto di molte opere letterarie, musicali e cinematografiche. Ci limitiamo qui al cinema e alla musica, arti che abbiamo visto abbinate nel programma del 39° Concerto di Novembre, brillantemente interpretato dalla nostra Filarmonica con grande successo. Il cinema ha trattato la guerra sotto molteplici aspetti: dai film a sfondo storico-epico (Berretti verdi, La battaglia di Midway), al filone americano dei “Viet-movies” (da Il cacciatore ad Apocalypse now a Full metal jacket), fino a quelli a tema più umano e antimilitarista (Nato il quattro luglio, La sottile linea rossa), senza dimenticare il tema della Shoah (Il pianista, Schindler’s List). Molti compositori hanno tratto ispirazione dalle guerre, come Strauss, Schönberg, Hindemith e Stravinskij; altri hanno composto opere facenti un riferimento diretto ad avvenimenti bellici, come la Ouverture 1812 di Pëtr Il'ič Čajkovskij, la Sinfonia n° 7 “Leningrado” di Dmitrij Šostakovič o la Trenodia per le vittime di Hiroshima del polacco Krzysztof Penderecki. Il brano di cui vi voglio raccontare la genesi, tuttavia, è uno dei pochissimi, forse l’unico ad opera di un famoso compositore, che sia stato concepito, scritto e perfino suonato “dentro la guerra”; il suo ideatore fu infatti un vero protagonista in prima persona del conflitto bellico, tanto da essere al tempo stesso musicista, soldato e prigioniero di guerra. È la primavera del 1940, le truppe tedesche si riversano in Francia oltre la debole linea Maginot. Tre soldati-musicisti in fuga nei boschi vengono catturati: Henri Akoka, clarinettista dilettante che suona nella banda di una fabbrica di carta da parati, viene preso con il clarinetto stretto tra le mani; Étienne Pasquier, ex bambino prodigio divenuto un acclamato violoncellista e mem-
Il programma stampato per la prima esecuzione del Quartetto nel campo di Görlitz bro di un famoso trio, si arrende subito. Il terzo è il compositore e organista Olivier Messiaen, appassionato di uccelli e fervente religioso. Nella borsa a tracolla ha salvato poche cose essenziali, tra cui gli spartiti di Ravel, Stravinskij, Berg e Bach. Solo pochi giorni prima, i tre si sono esibiti per le truppe al fronte. La colonna di prigionieri viene fatta marciare per giorni sotto la pioggia senza cibo né acqua, verso un luogo di detenzione provvisorio vicino a Nancy. I musicisti vivono per tre settimane sotto le stelle nel campo recintato. Dopo l’ignominia dell’armistizio, vengono mandati al campo di concentramento "Stalag VIII-A" a Görlitz, in Polonia, dove sono già rinchiusi altri trentamila prigionieri. Lì i tre trovano Jean Le Boulaire, violinista, conosciuto da Messiaen ai tempi
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Gianni Rainoldi del conservatorio. Era al fronte a maggio, quando l’esercito francese si è fatto prendere dal panico, disgregandosi. Le condizioni di vita nel campo sono pessime, il cibo è poco, una scodella di minestra annacquata a pranzo e, per cena, una fetta di pane nero con un pezzo di grasso. Messiaen va a letto debole e affamato. L’inedia gli procura visioni arcobaleno piene di colori pulsanti: grandiose esplosioni di lava blu arancio, vampe da un altro pianeta. I prigionieri vengono utilizzati per lavori pesanti, i musicisti perdono peso, capelli e denti. Fortunatamente un ufficiale tedesco, appassionato di musica, riconosce il violoncellista del famoso Trio Pasquier e fa loro avere un po’ di cibo in più, carta da musica e anche condizioni migliori. La guerra è la guerra ma, anche per i tedeschi, la musica è la musica. Messiaen, convinto che non avrebbe mai più composto in vita sua, torna a scivolare nell’incantesimo dei suoni organizzati, riprende a immaginare suoni e note. Non gli serve altro, soltanto le note, aggiunte linee su linee a delineare un oscuro insieme, e qualcosa prende forma nella sua testa. Appare così una visione in otto parti, uno scorcio dell’Apocalisse per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte, libero dalla prigionia del metro e pieno di arcobaleni. Il clarinetto di Akoka è l’unico strumento decente al campo; gli ufficiali scovano un violino da quattro soldi e un pianoforte verticale con i tasti scassati, poi centinaia di prigionieri fanno una colletta per permettere a Pasquier di comprare un violoncello. Due guardie armate lo accompagnano in un negozio al centro di Görlitz, dove trova uno strumento malconcio e un archetto. Intanto è arrivato l’inverno, i prigionieri muoiono di sfinimento, denutrizione e freddo. Il quartetto si esercita alla sera nei bagni del campo: Messiaen istruisce gli altri sul mondo di suoni che ha creato, ma il
pezzo è troppo difficile per loro, tanto che chio di discussioni irrisolte su quella cosa anche il virtuoso Pasquier deve penare. che nessuno aveva capito. Per due mesi i suonatori provano e riproVenti giorni dopo l’esecuzione, quindicimivano gli stessi passaggi, esercitandosi con la prigionieri vengono mandati allo stermile dita intirizzite dal gelo. Il campo stampa nio. I quattro si disperdono per vie diveril programma per la prima esecuzione. se, tentando la fuga con documenti falsi, Messiaen intitola il brano Quartetto per la procurati dall’ufficiale tedesco che li aveva fine dei tempi. Vuole esaiutati. Non suoneranno ... un auspicio per la fine sere un auspicio per la mai più insieme. di quei tempi, concepito fine di quei tempi, conScriverà più avanti Mesin un contesto di dolore e siaen: “Se ho compocepito in un contesto di dolore, sofferenza e di- disperazione, e suonato da sto questo quartetto per sperazione, e suonato musicisti prigionieri per un un motivo, è stato per per la prima volta da musfuggire alla neve, alla pubblico di prigionieri sicisti prigionieri per un guerra, alla prigionia, pubblico di prigionieri, che forse non aveper sfuggire a me stesso. Ciò che ne ho vano mai ascoltato musica da camera, e in ricavato è stato che, tra trecentomila primolti casi non ne avrebbero più ascoltata. gionieri, io ero forse l’unico a non essere Il comandante del campo, contravvenenprigioniero. E da quella sera del gennaio do alle regole, autorizza tutti i prigionieri a 1941, nessuno mi ha mai ascoltato con partecipare all’esibizione. Il concerto inizia tanta attenzione”. alle 6, nella Baracca 27, fredda e mal ilFonti: luminata. Fuori c’è mezzo metro di neve For the End of Time - The Story of the Messiaen e una temperatura di 25 gradi sotto zero. Quartet, Rebecca Rischin Il quartetto si trascina sul palco improvviOrfeo, Richard Powers sato con le giacche lacere e gli zoccoli di legno ai piedi. Messiaen si fa avanti e dice al pubblico cosa sta per ascoltare, spiega gli otto movimenti: uno per ciascuno dei sei giorni della creazione, uno per il giorno di riposo e uno per l’Ultimo Giorno. Parla di colore e di forma, di uccelli, dell’Apocalisse di San Giovanni e dei segreti del linguaggio ritmico; parla del momento in cui tutto il passato e il futuro finiranno e l’infinità avrà inizio. I prigionieri ascoltano infreddoliti, nessuno sa di cosa va farneticando quello spaventapasseri sul palco. Poi i musicisti sollevano gli strumenti e la liturgia cristallina ha inizio. Quando l’ultima nota si spegne nell’aria gelida, non succede niente. Il pubblico prigioniero rimane in silenzio. E, nel silenzio, stupore e rabbia, perplessità e gioia, hanno tutti lo stesso suono. Poi esplode l’applauso. I musicisti-prigionieri con gli zoccoli e le uniformi cecoslovacche verde bottiglia ripiombano nel mondo e fanno un goffo inchino. E poi, come ricorderà Le Boulaire decenni dopo, fioriscono un muc-
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La freccia nera
Sigla iniziale e finale ->
Le grandi sigle dei telefilm
Gianni Milanese
Scopo di questa rubrica è ricordare il ruolo importantissimo che la musica ha anche avuto come sigla di telefilm e sceneggiati, soprattutto degli anni meno recenti: spesso, infatti, ricordiamo più facilmente la sigla del racconto stesso. Dedico questa puntata a uno degli sceneggiati che hanno fatto la storia della RAI, La freccia nera, del 1968, diretto dal regista Anton Giulio Majano e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson. Sette furono gli episodi, in onda dal 22 dicembre 1968 al 2 febbraio 1969. Quanto la musica sia importante nel vaTra i principali attori ricordiamo Aldo Reglorizzare le immagini dei film lo avrete già giani nella parte di Dick Shelton, Loretta visto nel nostro precedente Concerto di Goggi in quella di Joan Sedley e Arnoldo Novembre. Foà nei panni di Sir Daniel Brackley. Le musiche dello sceneggiato sono La freccia nera state composte da Riz Ortolani, all’anagrafe Riziero Ortolani (Pesaro, Sibila il vento la notte si appresta 25 marzo 1926 – Roma, 23 gennaio e la cupa foresta minacciosa si fa. 2014), compositore italiano e autore Passa ma trema se senti un fruscio, di oltre 200 colonne sonore; il testo è forse è il segno d'addio che la vita ti dà. di Sandro Tuminelli (Roma, 21 marzo Lascia la spada se il cuor non ti regge, 1923 – Crema, 12 marzo 2011), attoperché questa è la spada re, doppiatore, direttore del doppiagche da noi fuorilegge ti porterà. gio e paroliere italiano, che ha anche interpretato la parte di uno dei banditi La freccia nera fischiando si scaglia, (lo si può vedere sulla destra nella foè la sporca canaglia che il saluto ti dà. tografia riportata in apertura di questo Vieni fratello è questa la gente, articolo). che val meno di niente, perché niente non ha. La sigla La freccia nera è cantata da Ma se il destino rovescia il suo gioco, Leonardo e coro, al secolo Leonardo nascerà nel mattino una freccia di fuoco Marino (Milano, 18 ottobre 1945), un e la libertà. cantante e attore italiano. I costumi di scena de La freccia nera La freccia nera fischiando si scaglia, sono esposti al Ricetto di Candelo, in è la sporca canaglia che il saluto ti dà. provincia di Biella, sede nel 1968 di Vieni fratello è questa la gente, alcune riprese dello sceneggiato teleche val meno di niente, perché niente non ha. visivo.
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Aldo Reggiani (Dick Shelton)
Loretta Goggi (Joan Sedley)
Breve storia della riproduzione del suono 3ª puntata - Il grafofono distanza tra i solchi dopo aver compiuto il Dopo aver parlato nelle puntate precedenti giro completo del cilindro, di soli 0,16 mm. del fonoautografo e del fonografo, invenQuesta caratteristica consentiva di alluntati rispettivamente da Scott de Martinville gare le registrazioni fino alla portentosa nel 1857 e da Edison nel 1877, la nostra durata di 2 minuti! rassegna sulla storia della riproduzione del Su di una base di legno era fissato un suono presenta in questa puntata una inmotorino a molla che, grazie a una piccovenzione dimenticata, detta grafofono. la cinghia di trasmissione, faceva ruotare Il grafofono era una macchina per riproduril cilindro, sul quale venivano infilati i rulre suoni inventata da Chichester Alexanli di cera con le incisioni. La velocità del der Bell e Charles Sumner Tainter nei lamotore veniva mantenuta costante da un boratori Volta di Washington. Si trattava di piccolo regolatore centrifugo, composto da una versione avanzata del fonografo ideaquattro sfere di piombo fissate ad altrettanto da Edison, definibile in pratica come un te lamine metalliche solidali con un disco prototipo di grammofono. montato su di un asse. Ruotando, le sfere La parola grafofono fu coniata da Bell nel si allontanavano dall’asse e tendevano ad 1881 a mo’ di scherzo. A differenza del fonografo, questo apparecchio era dotato avvicinare il disco a un freno la cui posiziodi un cilindro non in allune era regolabile a vite. Il grafofono era una minio, ma rivestito da un Il diaframma e la puntina macchina per riprodurre sottile strato di cera. La erano solidali con una cera aveva una resa mitromba di metallo nichesuoni inventata da gliore per due motivi: da Chichester Alexander Bell lato e si spostavano lunun lato, la sua morbideze Charles Sumner Tainter go il rullo, essendo ingranati su di una vite senza za permetteva di imprifine azionata dal motorino. mere molte più variazioni di tonalità, anche Un tubino di cui non conosciamo l’uso era lievissime; dall’altro, il solco della puntina stato saldato trasversalmente al collo della aveva una larghezza di soli 0,7 millesimi di tromba. Infine, una levetta permetteva di millimetro, il che permetteva di realizzare sollevare la puntina dal rullo e, al tempo una registrazione con un passo, cioè una
Gianni Milanese
"Registra la tua voce e mandala a lui", recita questa pubblicità del grafofono stesso, di disingranare il sistema dalla vite senza fine. Ciò permetteva di riportarlo nella posizione di partenza quando l’audizione di un rullo fosse terminata. La base di legno fungeva da coperchio per la cassetta sulla quale si poneva il grafofono durante l’uso. Capovolgendo il coperchio l’intero apparecchio, fatta eccezione per la tromba, poteva essere richiuso nella cassetta, che conteneva una piccola scatola in cui riporre il diaframma. Una curiosità: il termine "grafofono" divenne in seguito il marchio commerciale dei fonografi commercializzati dalla Columbia Graphophone Company, popolari tra gli appassionati di filatelia perché raffigurati su una nota serie di francobolli pubblicitari emessa dal Regno d'Italia nel 1924. Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki http://georgianagarden.blogspot.it/2011/09/la-macchina-parlante-fonografo.html http://www.museofirst.it/en/catalogo-strumenti-di-fisica/schedastrument
Arnoldo Foà (Sir Daniel Brackley)
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1767: muore Georg Philipp Telemann, compositore tedesco... e poi? Un anno di musica, e non solo
Gianni Milanese
La prima scossa, la più forte, causa danni leggeri anche a Massa, Camaiore, Pisa e Lucca. Entrambe le scosse vengono avvertite fino a Genova, Parma, Livorno e Firenze. La sequenza sismica prosegue con numerose repliche che perdurano fino alla metà di maggio dello stesso anno. Non sono ricordate vittime. Con la Pragmática Sanción emanata da Carlo III di Spagna, il 27 febbraio vengono espulsi i Gesuiti da tutti i domini della monarchia spagnola; il 2 aprile viene soppressa la Compagnia di Gesù nell’Impero Spagnolo e nel Regno di Napoli. Il 7 aprile i birmani della dinastia Konbaung espugnano e radono al suolo la città siamese Ayutthaya, dopo diversi mesi di assedio, ponendo fine al Regno di Ayutthaya, nell’odierna Thailandia, che da oltre 4 secoli dominava l’Indocina centrale.
Georg Philipp Telemann Il 25 giugno 1767 muore ad Amburgo Georg Philipp Telemann, compositore e organista tedesco; ma in quell’anno quali furono i più importanti avvenimenti accaduti in Italia e nel mondo? Vede la luce il primo volume annuale di The Nautical Almanac and Astronomical Ephemeris, prodotto dall’astronomo britannico Nevil Maskelyne all’Osservatorio Reale di Greenwich, che offre ai navigatori i mezzi per trovare la longitudine in mare utilizzando i dati relativi alla distanza lunare. Il 21 gennaio, due forti scosse colpiscono l’area a cavallo tra la Garfagnana e la Lunigiana, causando gravi danni nella cittadina di Fivizzano e nella campagna circostante, dove crollano diverse case rurali. A Fivizzano quasi tutti gli edifici pubblici e privati, nonché le chiese, subiscono gravi lesioni.
Viene pubblicato per la prima volta il primo quotidiano norvegese ancora in stampa, Adresseavisen. Sempre nel 1767 viene costruito, a opera di Horace-Bénédict de Saussure, il primo esempio di collettore solare, chiamato eliometro. Si trattava di una scatola di legno foderata di sughero nero, sulla parte superiore della quale erano applicati tre strati di vetro posti ad opportuna distanza: la temperatura all’interno della scatola arrivava a toccare i 109°C. Ricordiamo che il collettore solare (anche detto pannello solare termico), è un dispositivo atto a convertire le radiazioni solari in energia termica. Il primo collettore solare probabilmente risale all’epoca romana ma non esistono documentazioni ufficiali, ai tempi dell’Impero romano già si conosceva il potenziale dell’irraggiamento solare per mezzo dell’effetto serra creato dai vetri delle finestre delle case. Nel Cinquecento, Leonardo Da Vinci riuscì ad ampliare uno studio di parabole per concentrare l’energia solare, nacque così un ancestrale progetto di collettore solare che nel corso dei secoli andò via via perfezionandosi.
Un'immagine delle rovine dell'antica città di Ayutthaya, all'interno del parco storico proclamato patrimonio dell'UNESCO Il 15 giugno, secondo la fantasia di Italo Calvino, Cosimo Piovasco di Rondò, protagonista del romanzo Il barone rampante, comincia la sua vita sugli alberi, a seguito dell’ennesima lite in famiglia. Il 17 giugno il capitano della Royal Navy britannica Samuel Wallis diventa il primo europeo a visitare l’isola di Tahiti nell’Oceano Pacifico, durante la seconda circumnavigazione del vascello HMS Dolphin.
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Rappresentazione del vascello HMS Dolphin attaccato dai nativi di Otaheite (Tahiti)
stica dei secoli XVII e XVIII, E in campo musicale? esponendo nozioni musicali Il 31 gennaio viene rapprein forma di dialogo vivace e sentata al Teatro Regio di arguto. Torino l’opera Mitridate, re di Ponto di Quirino Gasparini Infine, Christoph Willibald (Gandino, 24 ottobre 1721 – Gluck (Erasbach, 2 luglio 1714 – Vienna, 15 novembre Torino, 30 settembre 1778), 1787) è stato un compositocompositore italiano anche re tedesco, attivo soprattutto di musica sacra. Il libretto come operista, uno dei magfu musicato anche da Wolfgiori – se non il principale – gang Amadeus Mozart a Miiniziatore del periodo storico lano qualche anno più tardi. musicale che va sotto il nome Prima rappresentazione al di Classicismo viennese, nelHer Majesty’s Theatre di Lonla seconda metà del XVIII dra de La conquista del Messico, opera seria con libretto secolo. Attraverso nuove e radicali opere come Alceste di Giovan Gualberto Botta(1767) riformò l’opera seria, relli musicata da Mattia Venda tempo in declino, semplifito (Napoli, 1735 – Londra, 22 candone la trama e cercando novembre 1776), composiun sostanziale equilibrio tra tore, clavicembalista e inseFlorian Leopold Gassmann Cristoph Willibald Gluck musica e canto. Le sue rignante italiano. Compositore forme in ambito operistico ebbero grande molto apprezzato all’epoca dagli inglesi, Giovanni Testori (Vercelli, 24 marzo 1714 fortuna, influenzando notevolmente molti soprattutto da Charles Burney, seppe an– 20 maggio 1782), compositore, violinista compositori tra i quali Mozart, Salieri, Cheche distinguersi per la sua produzione tae teorico musicale, la cui fama è legata rubini, Berlioz e Wagner. stieristica, della quale giungono sino a noi soprattutto al trattato di armonia La musiparecchie sonate per clavicembalo. ca ragionata, edito a Vercelli da GiusepNel 1767 tra i personaggi legati al mondo Florian Leopold Gassmann (Most, 3 pe Panialis appunto nel 1767. In questa e musicale, nascono gli italiani: maggio 1729 – Vienna, 20 gennaio 1774), nelle opere successive (basate sulla teoria Luigi Capotorti, compositore e violinista compositore austriaco di transizione tra di Rameau), Testori compendia la trattatiVincenzo Fiocchi, compositore e organibarocco e classicismo, rappresenta due sta opere al Burgtheater di Vienna: L’amore Bernardo Porta, compositore artigiano (libretto di Carlo Goldoni, dramFrancesco Basily, compositore ma giocoso) e Amore e Psiche (libretto di E a livello internazionale: Marco Coltellini, opera seria, con VenanJosé Maurício Nunes Garcia, compositozio Rauzzini, famoso cantante lirico care brasiliano strato e compositore italiano della seconda Anton Weidinger, trombettista austriaco metà del Settecento). Bernhard Romberg, violoncellista e comGiovanni Francesco Brusa (Venezia, positore tedesco 1700 – 20 maggio 1768), compositore e August Eberhard Müller, compositore e organista italiano, rappresenta a Venezia L’Olimpiade (atto 3°), dramma per muorganista tedesco sica con libretto di Pietro Metastasio, in Fonti: collaborazione con Pietro Alessandro it.wikipedia.org/wiki/1767 Guglielmi (atto 1°) e Antonio Gaetano en.wikipedia.org/wiki/1767 Pampani (atto 2°), oltre a due altri lavori: www.6aprile.it/featured/2017/01/20/accadde-ogCaelum apertum in Transfiguratione Domigi-21-gennaio-1767-terremoto-a-fivizzano.html www.ideegreen.it/primo-collettore-solare-35898.html ni e Aeternum humanae reparationis diviit.wikipedia.org/wiki/Mattia_Vento num decretum. it.wikipedia.org/wiki/Florian_Leopold_Gassmann Ricordiamo infine altre due figure. Carlo it.wikipedia.org/wiki/Christoph_Willibald_Gluck Venanzio Rauzzini
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La musica al tempo della globalizzazione: parliamone Leonardo Pecoraro
Consigliere Provinciale ANBIMA Milano Delegato Nazionale ANBIMA per la Lombardia
Il piccolo Mozart, Franz Liszt o Fryderyk alla musica d’arte porta a un’esasperazioChopin giravano l’Europa – che a quei ne del tentativo di vendita del prodotto; a tempi rappresentava il mondo – suonanvolte quest’esasperazione raggiunge perdo e presentando le proprie composizioni. fino la mistificazione di alcuni personaggi a Cosa c’era di diverso dalla tournée di un scapito, purtroppo, di un più ampio spazio grande artista di oggi che invece di limitardi possibilità nel quale potrebbero esprisi all’Europa comprende, tra le sue tappe, mersi e associarsi alla musica diversi penanche il Giappone, gli Stati Uniti o l’Argensieri e diverse proposte artistiche. tina? La risposta è ovvia, il mondo si è alLa globalizzazione allora, è davvero semlargato… pre sinonimo di apertura di nuovi orizzonti Oggi Mozart si esibirebbe tanto all’Opera musicali e di nuove opportunità? Pensate di Vienna quanto al Metropolitan di New per esempio al jazz, migrato suo malgrado York o al Colón di Buedall’Africa all’America. nos Aires. In sostanza, Forse, riguardo alla creOggi Mozart si esibirebbe atività e alla possibilità per quel che riguarda il tanto all'Opera di Vienna fare musica (dove per di espressione artistica, quanto al Metropolitan di fare intendo il processo spesso essa non rapprecreativo e la possibilità senta un fenomeno di New York o al Colón di di diffondere l’arte muincremento ma piuttosto Buenos Aires. Nel fare sicale) nulla è cambiato di riduzione degli spazi musica, nulla è cambiato rispetto al passato ecd’arte. rispetto al passato eccetto La particolare posizione cetto il punto di vista che la commercializzazione attiene alla sua commerdelle diversità culturali cializzazione. Oggi in efnelle democrazie occifetti, sono stati applicati alla musica d’arte dentali si traduce, questo è innegabile, pogli stessi meccanismi di vendita usati per sitivamente nel tentativo di riconoscimento la musica commerciale. della pari dignità degli individui, ma deve Un tempo, il concerto costituiva il momenallo stesso tempo consentire la possibilità to fondamentale del fare musica: era il modi non rinnegare la propria origine musicamento decisivo in cui una composizione o le e culturale. Al generale livellamento deun’interpretazione veniva condivisa con gli gli individui sul piano consumistico è quinascoltatori e quindi sottoposta anche a un di importante opporre una diversificazione giudizio istantaneo di merito. Dagli anni ‘80 sotto quest’aspetto che si estranei dalle lodel secolo scorso sono stati applicati alla giche commerciali, che tendono verso una musica da concerto gli stessi meccanismi generale omogeneizzazione musicale. di diffusione e commercializzazione della Per molti pensatori contemporanei, l’identimusica popolare per la quale, invece, il tà di una minoranza è imprescindibile dalle concerto non è in sé "l’evento" ma è piuttoforme del proprio riconoscimento, e noi qui sto "un evento", finalizzato alla promoziopensiamo all’aspetto musicale, ma possone di un prodotto (per esempio di un CD). no esserci due forme patologiche che inteL'applicazione di tali modalità commerciali ressano la percezione della propria identità da parte delle minoranze: la prima riguarda l’assenza di riconoscimento e provoca "una forma di invisibilità sociale" legata alla negazione della propria identità quindi anche musicale; la seconda forma, invece, implica una percezione sbagliata dell’identità, che può essere legata a un’immagine di inferiorità o comunque distorta, specie se legata all’etnia o alla religione di chi ha necessità di rico- 28 -
noscersi. Da questo presupposto, tutte le volontà delle minoranze di essere riconosciute anche musicalmente hanno come obiettivo il raggiungimento di una visibilità sociale o una necessaria revisione della rappresentazione delle loro identità. In quest’ottica, la musica etnica in chiave moderna, e non più la classica di origine europea, ritengo possa elevarsi a un ottimo veicolo di riscatto. Non si deve scordare infatti il meccanismo adottato in ogni forma di colonizzazione, culturale, spesso religiosa o fisica, per cui il soggetto colonizzato viene rappresentato come disumano, barbaro, incivile, inferiore, adducendo false motivazioni scientifiche che ne giustificherebbero la sottomissione. E qui arriviamo alla questione del multiculturalismo così come viene dibattuta oggi, cioè mettendo in primo piano le imposizioni di certe musiche su certe altre e la presunzione di superiorità qualitativa, per poi chiamare a scusa la globalizzazione. Le società liberali occidentali sono considerate sommamente colpevoli in questo senso, in particolare per il loro passato coloniale. Pensiamo alle lingue portoghesi e spagnole imposte in America latina, alla religione cattolica e conseguentemente alla diffusione di musiche liturgiche, ritmi e suoni non autoctoni. Uno dei problemi fondamentali del multiculturalismo è quello di conciliare una società in cui tutti gli individui godano di pari diritti, rispetto e dignità, pur con le innumerevoli differenze culturali. Ad oggi il modello dominante in questo senso è (forse paradossalmente, considerando i precedenti storici) proprio il modello occidentale incentrato sul liberismo economico, ove "tutti suonano quello che vogliono", mentre il difetto del liberalismo politico è che viene quasi sempre accompagnato da quello economico, con le sue sfumature degenerate che riconducono a casi di mercificazione culturale e da questa alla logica omogeneizzazione culturale in chiave consumistica, che propone o meglio sforna presunte novità musicali a pre-
quanto per entrare in contatto con il resto scindere dalla reale qualità od originalità. del mondo globalizzato necessariamenIn quest’ottica, il pericolo del liberalismo te si rinuncia a delle realtà di dimensione è quello di diventare cieco alle differenze locale. Al pari delle origini musicali, uno culturali, e quindi anche musicali, a discadegli elementi che viene pito di quella che doconsiderato come mivrebbe essere sul piano Nel contesto della naccia a una realtà gloteorico la sua neutralità globalizzazione, per entrare balizzata in tale contesto nel riconoscere pari diin contatto con il resto del è in primis il linguaggio gnità alla musica e agli mondo, si rischia di locale, a cui si è sempre individui che la suonano più disposti a rinunciare, e che l’ascoltano. Questi rinunciare a una buona dovrebbero quindi esse- parte dell'identità culturale o perlomeno a trasferirlo in secondo piano a re considerati al di fuori e della ricchezza musicale favore dell’inglese, che delle loro origini etnidi dimensione locale occupa ormai nell’ambico-culturali. to della comunicazione Una discrepanza che e della divulgazione scientifica un primato spesso non riscontriamo nelle top star muche difficilmente può essere scardinato. sicali lanciate nello scenario dell’individualismo moderno, che non è estraneo alle dinamiche politiche ed economiche del liberismo occidentale. Vi è così il rischio di stipulare un Contratto Sociale degenerato, per cui per il bene collettivo – oltre a una parte di libertà individuale – si rinuncia a buona parte dell’identità culturale e della ricchezza musicale che ha accompagnato per secoli gli uomini negli angoli più sperduti della Terra. Il contesto della globalizzazione è terreno fertile per un fenomeno di questo tipo, in
37ª edizione del Saggio musicale
Ma è veramente necessario, musicalmente parlando? Sempre più spesso si canta solo in inglese per mere ragioni di mercato, perdendo la "musicalità" propria di ogni lingua. E da sempre alla lingua italiana è riconosciuto questo valore di musicalità. Pensate al melodramma. Salviamo almeno la "Musica di Tutti" ed in specie quella che trae origine dalla terra e dagli uomini che l’hanno vissuta nei tempi passati. La Musica è arte per tutti gli uomini a prescindere dal colore della pelle, dalla religione e dalla latitudine. Salviamola, tutta! Non è arcaico retaggio culturale ma preziosa ricchezza da preservare e valorizzare nel Futuro per tutti Noi.
Chiara Magistrelli
Due giornate di esibizioni per gli allievi della Scuola di Musica "C. Abriani" Durante i pomeriggi di sabato 20 e domenica 21 maggio, presso il salone della sede della Filarmonica in via Alfieri, si è svolto il 37° saggio della Scuola di Musica “Corrado Abriani”. Le emozioni che attraversano la mente degli allievi (spesso solisti) che devono esibirsi di fronte a un numeroso pubblico sono disparate: si passa dalla timidezza di
chi, per la prima volta, calca il palco alla maggiore sicurezza di chi invece ha alle spalle già qualche anno di esperienza, dal timore di commettere un errore, alla soddisfazione di quando, terminato il brano, si muove lo sguardo tra il pubblico alla ricerca del sorriso orgoglioso di parenti e amici. Nel corso delle due giornate, gli allievi di strumenti bandistici e non bandistici si solo
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alternati e uniti, interpretando sia brani appartenenti al repertorio classico (da Debussy a Čajkovskij, da Mendelssohn a De Haan), alla musica leggera (spaziando da artisti R&B come Pharrell Williams, John Legend e Justin Timberlake a brani italiani, per esempio di Elisa o di Rovazzi), fino ad arrivare a pezzi di autentiche icone del rock come Another Brick in the Wall dei Pink Floyd. Un ringraziamento più che dovuto va agli insegnanti, che – con il loro alto livello di preparazione e la loro pazienza – hanno saputo trasmettere la passione della musica ai loro studenti, permettendogli di raggiungere ottimi risultati didattici, formativi e umani. Un sincero grazie alle Sig.re Paola Andreoni, Annamaria Cittadinetti e Ornella Del Pero, che dedicano molto del loro tempo e delle loro energie nella gestione della scuola di musica. Anche nei confronti del Sig. Pugno è necessario un ringraziamento per il sostegno e per l’aiuto che da anni, con umiltà e dedizione, offre alla banda. Un ultimo ringraziamento anche alla Sig.ra Maria Teresa Abriani e al Sig. Pietro Galbiati, sempre presenti e stimati per il loro attaccamento e affetto nei confronti della grande famiglia della Filarmonica.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI CON LA FILARMONICA
LA FILARMONICA
GIUGNO
Presidenti onorari
Venerdì 2
Sfilata per la festa della Repubblica
Abbiategrasso
Domenica 11
Concerto per il 120° anniversario del Corpo Musicale Santa Margherita di Paina-Brugazzo
Paina di Giussano
Sabato 17
Concerto di Giugno
Abbiategrasso, Quadriportico S. Maria
Domenica 25
Concerto di San Pietro
Abbiategrasso, Piazza San Pietro
Venerdì 30
Concerto Filarmonica Big Band, in occasione de "La città che ti piace sotto le stelle"
Abbiategrasso, Piazza Marconi
LUGLIO Giovedì 20
Abbiategrasso, Cappelletta
AGOSTO Processione
Giuseppe Comincini Vicepresidente Ornella Zattin Segretario Mauro Bianchi Vicemaestro - Economo
Luigi Belloni Andrea Capelli
Domenica 10
Processione
Fallavecchia
Lunedì 11
Festa della Cappelletta
Abbiategrasso, Cappelletta
OTTOBRE Giovedì 12
FESTA DELLA SCUOLA
Alessandro Bagnaschi Presidente
Ivan Silvio Bassini
Morimondo
Michele Berardino
Abbiategrasso, Piazza Marconi e Piazza San Pietro
Festa della mela Processione per la festa di Abbiategrasso
Abbiategrasso, Quadriportico S. Maria
LA FILARMONICA È...
Indirizzo e contatti: Abbiategrasso Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94 08 74 42 Tel./Fax 02 946 29 73 filarmonica@alice.it www.bandafilarmonica.org
Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Paolo Bassi, Andrea Capelli, Giuseppe Comincini, Damiano Lazzarin, Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Carlo Zappa, Leonardo Pecoraro. Grazie agli insegnanti della Scuola di Musica "Corrado Abriani" e alle bande intervenute al Concerto per il 170° per i loro contributi.
Giorgio Borghi
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Il 20 maggio, la musica della nostra Filarmonica ha aperto la festa di fine anno scolastico per i bambini della Scuola Umberto e Margherita di Savoia, sfilando per il parco di Villa Sanchioli, per l'occasione trasformato in un set da film western con giochi, trucchi e costumi a tema.
Annamaria Cittadinetti Leonardo Pecoraro
NOTIZIE IN BREVE
Francesco Ragona Andrea Ramezzana
Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani” Paola Andreoni Galasso Annamaria Cittadinetti Ornella Del Pero
Vuoi rimanere sempre in contatto con noi? Usa il web! Sito internet
Anche quest'anno, ringraziamo tutti i sostenitori e gli amici che hanno contribuito e ci hanno accompagnato nei tradizionali giri delle cascine, un appuntamento sempre allegro per dare insieme il nostro benvenuto musicale alla primavera.
Consiglio Direttivo
Paolo Bassi
SETTEMBRE
Domenica 1
Pietro Galbiati
Mauro Pizi Vicepresidente
Concerto Filarmonica Big Band
Domenica 27
Maria Teresa Abriani
GIRI DELLE CASCINE
CULLA Congratulazioni dalla Filarmonica ai musicanti Paola Carla Magnaghi e Alessandro Miragoli per la nascita del piccolo Alberto! ESAMI Anno ricco di prove importanti per molti giovani della Filarmonica. Il nostro "in bocca al lupo" per gli esami di terza media a Giulia Bassini, Sara Carnaghi, Filippo Marivo e Giorgio Ramezzana, e per gli esami di maturità a Fabiana Belloni, Andrea Mor ed Emanuele Rainoldi! LUTTO La Filarmonica ricorda con affetto e commozione il Maestro Vito Calabrese, scomparso proprio nel giorno del Concerto di Novembre. Le nostre condoglianze vanno alla famiglia. Pubblichiamo in queste pagine un ricordo del nostro Maestro Carlo Zappa, il cui percorso musicale è tanto legato all'incontro con il M° Calabrese.
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LA FILARMONICA È... Concerto di Giugno 2017
Londra - Big Ben
Vienna - Belvedere
Bucarest - Dâmbovita
Parigi - Tour Eiffel
Budapest - Parlamento
Istanbul - Moschea blu
ALL'INTERNO Programma e guida all'ascolto
pagg. 3-5
Concerti e notizie dalla Filarmonica
pagg. 6-7
Quattro bande per il nostro 170°
pagg. 8-9
Storia ed evoluzione dell'orchestra
pagg. 10-11
Ancora jazz con... Louis Armstrong
pagg. 12-13
Speciale Scuola di Musica C. Abriani
pagg. 14-16
Ricordo del Maestro Vito Calabrese
pag. 17
Il Genio Toscanini (prima parte)
pagg. 18-21
Storia del Quartetto per la fine dei tempi
pagg. 22-23
Le grandi sigle: La freccia nera
pag. 24
La riproduzione del suono: il grafofono
pag. 25
1767: un anno di musica e non solo
pagg. 26-27
pagg. 28-29 La musica al tempo della globalizzazione
I saggi della scuola di musica
pag. 29
Prossimi appuntamenti
pag. 30
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