Giugno 2016
n. 57
LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
FELICE ANNIVERSARIO 170 anni fa la Filarmonica poté iniziare il suo cammino, grazie a coloro che ebbero il grande merito di pensare che anche Abbiategrasso potesse avere la sua banda. Una storia musicale che nasce dunque nel XIX secolo, in un’Italia preunitaria, e che prosegue ininterrottamente fino ai giorni nostri, dove i musicanti più giovani che siedono nelle fila del Bandòn (e sono tanti!!!) sono figli di quel XXI secolo appena iniziato. Ciò che ci lega al passato e che ci proietta nel futuro è la responsabilità che noi oggi abbiamo nei confronti di coloro che erano e di coloro che saranno. L’amore per la musica, la passione, la dedizione con la quale tutti lavorano quotidianamente e instancabilmente, la volontà e la capacità di voler crescere con la musica e nella musica, come musicisti e come uomini, credo siano alcuni tra gli ingredienti peculiari di questo meraviglioso sodalizio. Non posso dunque che augurare lunga vita alla nostra Filarmonica, che da ventiquattro anni si intreccia anche con la storia della mia vita. Carlo Zappa
www.bandafilarmonica.org
Il logo realizzato per le celebrazioni del 170° di fondazione del Complesso Bandistico La Filarmonica
Sabato 11 giugno 2016 - ore 21.15
CONCERTO DI GIUGNO Quadriportico Basilica S. Maria Nuova - Abbiategrasso (MI) 1
170 ANNI DI MUSICA PER LA FILARMONICA Non so naturalmente quali fossero le motivazioni che spinsero, nel lontano 1846, un gruppo di cittadini abbiatensi a dare vita al Complesso Bandistico La Filarmonica di Abbiategrasso, e non sarebbe intellettualmente corretto paragonarle alla situazione attuale. Nel corso di questi centosettanta anni, poi, una serie di eventi esterni (tra cui addirittura due conflitti mondiali) e interni (l’incontro con professionalità importanti, nuovi arrivi, abbandoni, tanti successi e altrettanti errori, in anni recenti la costruzione della sede) hanno certamente influito sull’evoluzione della nostra Associazione sino a farla arrivare ai giorni nostri. Penso comunque, e ritengo di non essere in errore, che tra gli obiettivi dei fondatori fosse presente la volontà di creare tutti i migliori presupposti per permettere di fare e offrire buona musica ai nostri concittadini. Obiettivo questo ben presente anche ai giorni nostri e che fa da filo conduttore di tutte le iniziative predisposte per celebrare un anniversario tanto importante. Proprio questo, a mio avviso, è l’elemento principale che dà un senso ai festeggiamenti e alle celebrazioni: non un mero momento di autocelebrazione, ma la consapevole convinzione di operare per migliorare sempre di più l’immagine della Filarmonica, nel rispetto dell’importanza via via acquisita dalla nostra Associazione all’interno della realtà cittadina come elemento promotore di eventi culturali, come presenza a fianco delle autorità civili e religiose nelle celebrazioni ufficiali, come punto di riferimento per l’educazione musicale dei giovani con le attività promosse dalla scuola di musica Corrado Abriani e come ambasciatrice della nostra città nelle occasioni in cui è chiamata a esibirsi al di fuori dei confini cittadini.
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Certo anche in questi anni abbiamo commesso degli errori e altri ne commetteremo, ma sono certo che questi errori derivino da eccessi di generosità e siano caratterizzati da assoluta buona fede e di conseguenza contribuiscano e contribuiranno a migliorare il nostro bagaglio di esperienza e professionalità. Le tante iniziative poste in essere e il continuo lavoro di miglioramento sotto l’aspetto artistico, condotto sotto l’abile guida del maestro Carlo Zappa, uniti al costante impegno dei musicisti, hanno contribuito a rafforzare l’immagine del nostro Complesso come punto di riferimento anche oltre i confini cittadini. La qualità dell’insegnamento offerto dalla scuola Corrado Abriani ci fa ben sperare per un futuro ancora ricco di soddisfazioni, con un numero di allievi e simpatizzanti che garantiscono continuità nella qualità del prodotto offerto. A conferma di ciò, sempre più giovani musicisti decidono di accrescere le proprie capacità musicali, continuando gli studi presso il conservatorio o altre scuole musicali, senza abbandonare le attività in Filarmonica. Tutto ciò deve continuare a stimolarci per un continuo miglioramento, consolidando quanto di buono fatto in questi anni e impegnandoci per affrontare nuove prove che aiutino a crescere una “splendida centosettantenne”. Questo penso sia davvero il nostro impegno per mantenere vivo lo spirito che animò i fondatori di Banda Filarmonica in quel lontano 1846 e che ha permesso alla nostra Associazione, permettetemi un sussulto di orgoglio, di arrivare a questo importante traguardo dimostrando una costante vitalità. Alessandro Bagnaschi
COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA
Concerto di Giugno PRIMA PARTE Vincenzo Bellini Giacomo Puccini Gioachino Rossini Pietro Mascagni Gioachino Rossini
Norma - Sinfonia Manon Lescaut - Intermezzo Il barbiere di Siviglia - Sinfonia Cavalleria rusticana - Intermezzo L’Italiana in Algeri - Sinfonia
La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione del Concerto di Giugno
Con il patrocinio della
SECONDA PARTE Con la partecipazione di: Orobian Pipe Band Cornamuse e percussioni tradizionali scozzesi Per saperne di più, vedere l’articolo a pagina 15
Città di Abbiategrasso
Set di marce in 4/4 Wings - The Battle of Waterloo - Flett from Flotta - Rowan Tree
Set di marce in 2/4
LA FILARMONICA
Barren Rock of Aden - The High Road to Gairloch - Highland Laddie Pipe Major William Ross’s Farewell to the Scots Guards
è un’Associazione di Promozione Sociale
Set di marce in 6/8 Glendaruel Highlanders - Atholl Highlanders - Bonnie Dundee
Amazing Grace
W. Walker, J. Newton
Auld Lang Syne
Canzone tradizionale
Set di aria lenta e gighe Leaving Lismore - Rocking the Baby - Glasgow City Police Piper
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Set di marce in 3/4 Colin’s Cattle - Lochanside
Highland Cathedral
arr. M. Korb e U. Roever
Set di marce in 4/4 Murdo’s Wedding - Loch Ruan - Bonnie Galloway - Scotland the Brave
Set di marce in 3/4 The Green Hills of Tyrol - When the Battle’s Over - Dunaskin Glenn
Direttore CARLO ZAPPA 3
GELATO e caffè ABBIATEGRASSO VIA PALESTRO, 1 TEL. 02.94964489
GUIDA ALL’ASCOLTO Norma
Vincenzo Bellini
Presentata per la prima volta al Teatro alla Scala il 26 dicembre 1831, ebbe un esordio difficile (ironia della sorte che ha colpito nel tempo molte opere destinate a fare la storia di questo genere musicale). Fu però rivalutata già dalle prime repliche grazie innanzitutto a Giuditta Pasta, soprano che all’epoca sovrastava tutte le altre interpreti, per la quale il compositore catanese aveva già scritto, nello stesso anno, La sonnambula. Si tratta di un’opera elegiaca, ambientata in Gallia al tempo dell’invasione romana: Norma e Adalgisa, sacerdotesse dei Druidi, sono entrambe innamorate del proconsole Pollione (dal quale Norma ha avuto due figli). Un intreccio tra politica e amore in tutte le sue forme (per i figli, per un uomo, per il padre, per la patria) conduce fino al tragico epilogo, in cui Norma e Pollione vengono uniti dalle fiamme dello stesso rogo. La Sinfonia anticipa il clima drammatico di quest’opera amata tanto da Verdi, che considerava Bellini un impareggiabile melodista, quanto da Wagner, critico indefesso dell’opera italiana, che ammise di aver trovato in Norma l’ispirazione per la scena della morte di Isotta nel suo Tristan und Isolde.
Manon Lescaut - Intermezzo
Giacomo Puccini
Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino nel febbraio del 1893, l’opera tratta di un soggetto che aveva attratto Puccini sin dal primo momento. Una storia d’amore disperata e struggente, già raccontata in musica prima da Auber e poi da Jules Massenet, per il cui successo il librettista Illica fu decisivo. Corteggiata dal giovane Des Grieux e dal vecchio Geronte, Manon, pur innamorata del primo, cede alle lusinghe del secondo, forte di un ingente patrimonio. L’oro non fa però la felicità, e la giovane convince il fratello a ricondurle Des Grieux, con il quale progetta una fuga d’amore. Geronte la sorprende mentre si riempie le tasche di gioielli, e fa arrestare la ragazza. Manon sta quindi per essere imbarcata come prostituta in un bastimento in partenza per le Americhe, quando Des Grieux implora dì potersi imbarcare insieme a lei. Il comandante acconsente e la nave salpa. Nel quarto atto gli amanti si trascinano, al limite delle forze, in un deserto della Nuova Orléans. Des Grieux si allontana per cercare soccorso: rimasta sola, Manon si rivela conscia del proprio destino di morte, ma non vuole accettarlo. Des Grieux torna per raccogliere le sue ultime parole e i suoi ultimi baci. L’intermezzo sinfonico di Manon Lescaut è una sorta di musica a programma: la disperazione di Des Grieux diventa quella di tutti noi, e quando la stessa frase riapparirà nell’ultimo atto mentre il giovane, affranto, singhiozza alla vista dello sfinimento della sua donna, l’effetto sarà potenziato dal riascolto.
Il barbiere di Siviglia - Sinfonia
Una rappresentazione della Norma al China National Center for Performing Arts di Pechino (2014)
La locandina della prima rappresentazione di Manon Lescaut al Teatro Regio di Torino (1893)
Gioachino Rossini
Rappresentata per la prima volta nel 1816, l’opera Il barbiere di Siviglia o sia l’inutil precauzione deve le sue origini a una trilogia teatrale francese di Beaumarchais, che comprende Le nozze di Figaro e La madre colpevole. Il soggetto di questo secondo capitolo era stato già messo in musica dal napoletano Paisiello, nel 1782. Il Conte di Almaviva si innamora della giovane Rosina, ma il suo tutore, Don Bartolo, ha già stabilito di sposarla. Sarà l’intervento di Figaro, ben più che un semplice barbiere, a sciogliere la situazione, grazie ai suoi arguti consigli al Conte. La straordinaria vis comica e rappresentativa di Rossini crea dei personaggi indimenticabili, assegnando a ognuno di essi, tramite musica e parole, tratti indistinguibili. È il caso proprio di Figaro, con la famosa aria del “factotum” e con il duetto col Conte (All’idea di quel metallo); o di Don Basilio, nell’aria della “calunnia”; o, ancora, della protagonista Rosina, che nella cavatina Una voce poco fa esprime sì i suoi sentimenti risvegliati dalla tenera serenata del Conte, ma rivela anche la sua tenacia e astuzia. La Sinfonia, fatto non raro per l’epoca, non è in realtà un brano originale composto per quest’opera, ma una autocitazione utilizzata in precedenza da Rossini in Aureliano in Palmira e in Elisabetta regina d’Inghilterra. 4
I protagonisti della rappresentazione de Il barbiere di Siviglia al Teatro Bolshoi di Mosca (1913)
Pietro Mascagni
Cavalleria rusticana - Intermezzo
Quest’opera, manifesto del verismo musicale, vinse nel 1889 un concorso bandito dall’editore Sonzogno e diede immediata fama al suo autore Mascagni, che fino a quel momento era stato direttore della Filarmonica, della banda e del teatro municipale di Cerignola di Puglia. La Cavalleria rusticana rappresenta le passioni elementari che si scatenano in un paese siciliano, dove gelosia e tradimento hanno una sola via d’uscita: il sangue. L’intermezzo, uno dei brani più noti dell’opera, ha una grande forza di coinvolgimento e si inserisce, come una pausa di contemplazione, in un’opera che fa della drammaticità la sua bandiera.
L'Italiana in Algeri
Gioachino Rossini
Nel 1805 i giornali milanesi diedero risalto alla notizia che una dama milanese, Antonietta Frapolli, era stata rapita ed era prigioniera di Mustafà-ibn-Ibrahim, il Bey di Algeri. Forse fu proprio questa notizia a dare lo spunto ad Angelo Anelli per il libretto de L’Italiana in Algeri, scritto per Luigi Mosca, che andò in scena alla Scala nel 1808. Cinque anni dopo, Rossini scelse quello stesso libretto per scrivere, in tutta fretta (tra i 18 e i 27 giorni, a seconda delle dicerie), una nuova opera per Giovanni Gallo, impresario del Teatro San Benedetto di Venezia. La prima andò in scena il 22 maggio 1813 con Marietta Marcolini nel ruolo di Isabella (per lei Rossini aveva già composto L’equivoco stravagante, Ciro in Babilonia e La pietra di Paragone) e Filippo Galli in quello del Bey Mustafà. L’opera è una sorta di specchio rovesciato del Turco in Italia che Rossini scriverà un anno dopo: là un turco che arriva a Napoli, qui un’italiana che fa naufragio e viene rapita ad Algeri. Per raccontare le turcherie in musica, Rossini prevede l’inserimento nell’organico dell’orchestra di un insieme di strumenti come piatti, triangoli, cassa, glockenspiel militare e cappello cinese, raggruppati sotto il nome di “Gran Banda Turca” e “catuba”. Ammiratore divertito delle gag dell’opera fu Stendhal che, oltre a definire l’opera “la perfezione del genere buffo”, nella sua Vie de Rossini scrisse: «I nostri gravi letterati del “Journal des débats” hanno trovato folle l’azione senza vedere, poveretti, che se non fosse folle non si converrebbe a un tal genere di musica, la quale in se stessa non è altro che una follia organizzata e completa».
Una splendida illustrazione da un’edizione antica della novella Cavalleria rusticana di Verga
Nota sui brani per “Pipe Band” Molti brani per cornamusa scozzese sono piuttosto brevi e così è invalso l’uso di riunirli in gruppi di tre o di quattro, chiamati “set”. I brani eseguiti dall’Orobian Pipe Band appartengono al repertorio tradizionale della musica per cornamusa e delle pipe bands.
La locandina de L’Italiana in Algeri rappresentata al Teatro degli Arcimboldi in occasione del 190° anniversario dalla prima rappresentazione
Set di marce in 4/4 Wings - The Battle of Waterloo - Flett from Flotta - Rowan Tree Il titolo del quarto brano, Rowan Tree, fa riferimento al sorbo, uno degli alberi sacri dell’antica tradizione gaelica: veniva utilizzato dai druidi nei loro riti e usato dalla gente come amuleto per tenere lontani gli spiriti maligni.
Set di marce in 2/4 Barren Rock of Aden - The High Road to Gairloch - Highland Laddie Pipe Major William Ross’s Farewell to the Scots Guards Questo è un set particolarmente significativo per l’Orobian, perché è quello con il quale la banda ha partecipato alla sua prima competizione, al Festival Euroceltes di Strasburgo, nel 2014, classificandosi al terzo posto nella sua categoria. Ma c’è anche un altro motivo, relativo al terzo brano del set, Highland Laddie: durante lo sbarco dell’esercito alleato in Normandia il 6 giugno 1944, l’allora ventiduenne piper scozzese Bill Millin suonò proprio questo brano esponendosi al fuoco nemico per incoraggiare i propri compagni. L’Orobian negli ultimi anni ha partecipato alle cele-
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La suggestiva immagine di un albero di sorbo (rowan tree) sulle colline scozzesi del Glencoe
GUIDA ALL’ASCOLTO brazioni per il settantesimo anniversario dello sbarco e per l’inaugurazione di un monumento dedicato a Bill Millin, a cui la band ha intitolato anche la propria sede di Ranica, in provincia di Bergamo.
Set di marce in 6/8 Glendaruel Highlanders - Atholl Highlanders - Bonnie Dundee Atholl Highlanders è il nome di un reggimento formato alla fine del Settecento dal Duca di Atholl: oggi quel reggimento non ha più un ruolo militare, ma esiste ancora con scopi cerimoniali, come entità privata alle dirette dipendenze del Duca di Atholl stesso. Questo brano è la sua “regimental march”. Bonnie Dundee è invece il soprannome con cui è passato alla storia John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee, morto mentre combatteva alla testa degli insorti contro gli inglesi nel 1689. Si tratta di uno dei più antichi e diffusi motivi della musica popolare scozzese e ha ispirato tra gli altri anche Walter Scott, che vi ha unito un testo poetico.
Amazing Grace
Gli Atholl Highlanders in parata
William Walker, John Newton
Questo brano è un inno religioso scritto dall’inglese John Newton nel 1773: la “stupefacente grazia” a cui allude il titolo è la Grazia di Dio, capace di illuminare la via ai peccatori e di indurre alla conversione anche le anime più disperate. È proprio la storia di John Newton stesso, che per decenni guadagnò denaro con il traffico di schiavi, da capitano di navi negriere, per poi attraversare una crisi spirituale che lo portò a indossare l’abito ecclesiastico della Chiesa d’Inghilterra alla soglia dei 40 anni. Durante il servizio come curato del villaggio di Olney, nel Buckinghamshire, scrisse parecchi inni tra i quali appunto questo, destinato a diventare uno dei più popolari ancora ai nostri giorni. Paradossalmente, vista la storia dell’autore, l’inno divenne uno dei più amati dai neri d’America, e uno dei pezzi più eseguiti durante i concerti Gospel. Il testo di Newton venne associato nei primi decenni a più di venti differenti melodie di origine scozzese o irlandese, e il brano venne per la prima volta classificato come canto popolare americano nella raccolta Virginia Harmony di Carrell e Clayton (1831). Fu solo nel 1835 che l’inno trovò la sua associazione definitiva nella musica composta da William Walker (una melodia chiamata New Britain), sulla cui melodia viene solitamente eseguito.
Una veduta aerea dell’isola scozzese di Lismore, a cui è ispirato uno dei brani del set di aria lenta e gighe
Auld Lang Syne Nel 1788 Robert Burns, il poeta nazionale scozzese, compose un poema recuperando un vecchio canto di tradizione orale e integrandolo con versi di propria composizione. Il titolo, formulato nel dialetto scozzese parlato da Burns, può essere tradotto all’incirca con “I bei tempi andati”. Il testo esorta a non dimenticare le antiche amicizie anche quando le circostanze costringono a separarsi, e invita ad alzare il bicchiere e stringersi le mani come promessa di ricordo perenne. Da oltre due secoli, milioni di persone lo cantano insieme ad ogni capodanno per celebrare la fine dell’anno vecchio (tradizione nata in Scozia con le celebrazioni di Hogmanay, il 31 dicembre), e poi per suggellare la conclusione di un ciclo di studi, del servizio militare, di una rimpatriata fra coscritti, o anche solo di una giornata trascorsa in compagnia e amicizia. In Italia questa canzone è anche nota come Valzer delle candele. Una curiosa teoria sull’origine di Auld Lang Syne riporta che la melodia sia stata composta proprio da un italiano, il torinese Davide Rizzio, segretario e probabilmente amante della regina scozzese Mary Stuart (Maria Stuarda), assassinato nel 1566 proprio perché in rapporti così intimi con la regina. Rizzio, abilissimo musicista e cantore, sarebbe l’autore di svariate canzoni popolari scozzesi, come testimoniarono il musicologo scozzese William Thomson nel 1725 e il compositore James Oswald nel 1741, i quali gli attribuirono la paternità di molte ballate oggi definite “di anonimo”. Secondo 6
Un brindisi ai bei tempi andati (Auld Lang Syne)
For auld lang syne, my dear, For auld lang syne, We’ll tak a cup o’ kindness yet, For auld lang syne! Per i bei tempi andati, amico mio, per i bei tempi andati, faremo un brindisi per ricordare con affetto i bei tempi andati!
molti il brano più celebre nato dall’abilità di Rizzio sarebbe proprio Auld Lang Syne, che deriverebbe da un antico canto popolare piemontese, ma in merito non esistono prove né testimonianze.
Set di aria lenta e gighe Leaving Lismore - Rocking the Baby - Glasgow City Police Piper Questo set è costruito sul contrasto tra l’ampio respiro dell’aria lenta iniziale, che evoca una partenza dall’isola scozzese di Lismore, e il ritmo delle due danze successive, due gighe: la prima di origini irlandesi, la seconda di matrice scozzese.
Set di marce in 3/4 Colin’s Cattle - Lochanside Questo set è caratterizzato dalla presenza di Lochanside, considerato uno dei componimenti più originali e di pregio della mu sica per cornamusa: il brano risale agli albori del Novecento ed è stato scritto da John MacLellan, autore di numerosi brani ancor oggi famosi, che in questo caso si ispirò alla sua esperienza di piper dell’esercito impegnato nella seconda guerra anglo-boera in Sudafrica, dove fu decorato per aver continuato a suonare durante la battaglia nonostante fosse seriamente ferito.
Michael Korb e Ulrich Roever
Highland Cathedral
Highland Cathedral è un uno dei brani per cornamusa scozzese in assoluto più popolari ed eseguiti (lo scelse la pop -star Madonna in occasione del proprio matrimonio, e venne eseguito in presenza della famiglia reale per il “Remembrance Day” nel 2001). Ep pure è nato soltanto alla fine del XX secolo e non è nemmeno di origini scozzesi: è infatti stato scritto dai tedeschi Ulrich Roev er e Michael Korb e pubblicato nel 1982. È forse la testimonianza più evidente della vitalità e dell’attualità di questo strumento, che specialmente in questi ultimi decenni sta aumentando la sua popolarità anche al di fuori della musica tradizionale e sta conoscendo una sempre maggiore produzione originale e moderna, aperta alla contaminazione dei generi più diversi.
Set di marce in 4/4 Murdo’s Wedding - Loch Ruan - Bonnie Galloway - Scotland the Brave Questo set ci offre una panoramica del multiforme impiego della cornamusa scozzese: dalle grandi cerimonie e feste come i mat rimoni con Murdo’s Wedding, ai vasti ambienti naturali incontaminati con Loch Ruan, ai canti della tradizione folklorica con Bonnie Galloway, fino all’orgogliosa rivendicazione dello spirito indomito scozzese con la famosa Scotland the Brave.
Set di marce in 3/4 The Green Hills of Tyrol - When the Battle’s Over - Dunaskin Glenn Le marce in 3/4 sono note anche come “retreat marches”, perché sono utilizzate in caserma per segnalare la fine della giornat a, e secondo la tradizione venivano eseguite sui campi di battaglia per dare il segnale della ritirata. Il primo brano di questo set (The Green Hills of Tyrol) ha una particolarità che merita di essere segnalata: la melodia non è altro che il tema del balletto del terzo atto del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, trascritto per cornamusa scozzese da John MacLeod, pipe major del 93° reggimento Argyll and Sutherland Highlanders, che l’aveva sentita da una banda militare italiana durante la guerra di Crimea. Tra l’altro, non c’è piper al mondo che non conosca a menadito questo brano: poiché contiene tutte le 9 note della cornamusa, è diventato lo standard universale in base al quale accordare gli strumenti. A cura di: Paola Magnaghi e Andrea Capelli (per La Filarmonica) Mattia Rossi (per Orobian Pipe Band)
Riparazione Gioielli Antichi Produzione propria Marchio di fabbrica 1907 ABBIATEGRASSO (MI) Corso S. Pietro, 39 - Tel. 02.94965929
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CONCERTO DI NOVEMBRE 2015 Il programma del 38° Concerto di Novembre della Filarmonica, concepito per celebrare l’EXPO conclusasi pochi giorni prima, ha assunto un valore aggiunto, dopo i tragici eventi di Parigi, nel lanciare un messaggio di unione tra i popoli. Come sottolineato dalle persone intervenute, dal Sindaco Gigi Arrara, al Presidente della Filarmonica Alessandro Bagnaschi, al consigliere ANBIMA Leonardo Pecoraro, la musica può, deve e vuole diventare mezzo e strumento per promuovere la solidarietà e la vicinanza tra le persone. Il concerto è stato preceduto da un minuto di silenzio e due inni nazionali: tutto il pubblico si è alzato in piedi al primo squillo della Marsigliese, al quale ha fatto seguito l’Inno di Mameli. È iniziato quindi il programma ufficiale: il primo pezzo affrontato dai musicanti, diretti dal Maestro Zappa, è stato Arsenal, del belga Van der Roost. Un ottimo incipit per scaldare pubblico e strumenti; seguito dall’Inno delle Nazioni di Verdi, per poi
La grande famiglia della Filarmonica
tornare alla musica originale per banda con due brani a chiudere la prima parte del concerto: il brillante e - è il caso di dirlo - scorrevole Aqua di Marco Somadossi, e L’Exposition Universelle di Robert Fienga, dedicato all’esposizione universale di Parigi del 1900. La seconda parte del concerto è stata invece dedicata al folklore nazionale, con pezzi direttamente ispirati dai costumi o dai paesaggi locali, in un immaginario viaggio partito dalla Svizzera con Alphorn Ballade, di Dennis Armitage. Peculiarità di questo brano, che rimanda a echi montani, è la presenza del Corno delle Alpi, magistralmente suonato da Andrea Passoni, che ha dato una connotazione di serenità a tutta l’esecuzione. A seguire, Puszta di Van Den Roost, ispirato alle praterie e alla musica ungherese. Il percorso nel folklore europeo è proseguito con la brillante Suite on Greek Love Songs di Henk van Linschooten e, come gran finale, con i suoni da corrida di España Cañí di Pascual Marquina Narro, richiesto a gran voce come bis. Gli applausi del pubblico hanno sottolineato le esecuzioni, sicure e impeccabili sotto la conduzione di Carlo Zappa. La Filarmonica è sempre convincente sia nei pezzi meditativi sia in quelli brillanti, e ogni bandista, che si trovi a suonare in “a solo” o assieme ad altri, esprime perizia e
Il Corno delle Alpi suonato da Andrea Passoni
sicurezza col proprio strumento. Tutto sta a testimoniare il lavoro portato avanti da Direttore e Direzione passando per la Scuola Allievi, che ogni anno inserisce nuovi elementi nel complesso. I nuovi entrati quest’anno sono ben sei: Giulia Bassini e Mario Brezigia alla tromba, Rachele Pizi al sax contralto, Marco Masperi al flicorno baritono, Samuele Orio al corno e Paola Sciarra al clarinetto. Dando a tutti loro un caloroso benvenuto, riportiamo di seguito le impressioni di alcuni di loro. Un concerto quindi che ha lasciato tutti soddisfatti, facendo da ideale preambolo alle tante iniziative che il bandòn ha previsto per festeggiare i primi 170 anni di attività. Un lungo percorso, contrassegnato dalla presenza stabile e proficua nella comunità, da concerti sempre coinvolgenti, e da un impegno costante nell’essere punto di riferimento (e di aggregazione) nella cultura abbiatense.
IL MIO “PRIMO” CONCERTO DI NOVEMBRE È il 21 novembre 2015 il giorno in cui sono entrata ufficialmente in Filarmonica. Perché dico ufficialmente? Perché in quella data, durante il concerto in fiera, ho ricevuto il diploma che viene consegnato a coloro che entrano a far parte della banda. Aspettate! Non mi sono ancora presentata. Io sono Giulia, Giulia Bassini. Mi hanno chiesto di raccontarvi quello che ho provato quando mi hanno consegnato il diploma. Confesso che ero abbastanza agitata, anche perché mi avevano fatto credere che avrei dovuto tenere un discorso al momento della consegna, ma poi ho scoperto che si trattava solo di uno scherzo… per fortuna! In questo testo mi è stato chiesto di raccontare come mi sono trovata nella banda, con il direttore d’orchestra e con i musicisti. Devo dire che non mi sono trovata
bene, ma benissimo! Tutti sono simpaticissimi e disponibili; il Maestro Carlo Zappa è una persona fantastica ed è un direttore davvero bravo. Io cerco sempre di essere presente, sia alle prove, sia ai concerti, e partecipo sempre con entusiasmo.
A questo punto credo che abbiate capito che nella Filarmonica mi trovo davvero bene e penso che lo stesso valga anche per tutti gli altri! Giulia Bassini Il mio primo Concerto di Novembre è stato un’emozione bellissima, arrivata dopo tre anni di studio abbastanza faticosi. Sì, perché iniziare a suonare a 42 anni non è affatto facile. Ho iniziato per gioco e ho trovato bellissime persone. Ringrazio tutti per la pazienza portata con me, in particolare Emanuele Dal Secco e Dario Grassi per tutto ciò che mi hanno insegnato finora. Non è mai troppo tardi per appassionarsi alla musica!
Giulia Bassini riceve il diploma dalla Signora Abriani
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Marco Masperi
MUSICA SACRA A SAN BENEDETTO PO A distanza di quasi sei mesi, la Filarmonica è tornata nella cittadina di San Benedetto Po, nell’Oltrepò mantovano, per un concerto di musica sacra nell’ambito delle celebrazioni per i 900 anni dalla morte di Matilde di Canossa. Il concerto ha visto l’alternarsi di diversi protagonisti: oltre ai pezzi suonati dalla nostra banda, alcuni dei quali in accompagnamento a voci liriche soliste, sono stati eseguiti brani per organo e voce liri-
ca e altri in cui l’organo ha accompagnato il Coro Giovanni Pierluigi da Palestrina di Suzzara. Tra i brani suonati dalla banda, il Panis Angelicus di Franck, La Vergine degli Angeli di Verdi, la celebre Aria sulla quarta corda dalla Suite per orchestra n. 3 di Bach e alcuni brani tratti dalla Sinfonia n. 3 di Mahler. Il pubblico che gremiva in ogni ordine di posti la splendida Basilica Polironiana ha sottolineato con i suoi applausi la presta-
zione di musicanti e cantanti, al punto da richiedere due bis: il Va Pensiero dal Nabucco di Verdi, interpretato da banda e coro, e Highland Cathedral di Roever e Korb, brano che fatto letteralmente tremare le mura grazie al crescendo degli ottoni nei vari tempi della composizione. Un grande successo di musica e pubblico che ha visto al termine la premiazione del Maestro Zappa, del presidente Bagnaschi e della signora Maria Teresa Abriani Filippi per la Scuola Musicale di Milano.
RIPRESA DELL’ATTIVITÀ - OMAGGIO A CARLO MARNATI Una pioggia battente non ha potuto impedire il regolare svolgimento della giornata che tradizionalmente la Filarmonica dedica al ricordo dei propri defunti, e che segna la ripresa dell’attività dopo la pausa invernale. Dopo la sfilata dalla sede fino al cimitero, ove è stato eseguito Signore delle cime, il bandòn si è recato suonando in Piazza Marconi e da lì nella Basilica di Santa Maria Nuova.
La banda ha presenziato alla Santa Messa, durante la quale ha “pregato suonando”, come giustamente notato dall’officiante Monsignor Innocente Binda. Al termine della funzione, ritornati in sede, si è voluto ricordare la figura di Carlo Marnati, che tanto ha dato alla banda e in particolare alla scuola allievi, mancato purtroppo lo scorso mese di giugno. In presenza della moglie, dei fratelli e delle sorelle è stata piantata una quercia, simbolo di solidità, accompagnata da una
targa commemorativa. La musica che lui amava e la benedizione di Monsignor Luigi Volpi hanno suggellato il solenne momento. Accompagnati dal rumore della pioggia, un pranzo in allegria e la classica tombolata hanno poi chiuso la giornata. Un ringraziamento sentito va a tutti quanti hanno reso piacevole, come sempre, questa giornata. Paola Magnaghi
UN RADUNO PER I PRIMI 170 ANNI DELLA FILARMONICA Dal lontano 1846, anno in cui prendeva vita il Complesso bandistico “La Filarmonica”, sono trascorsi 170 anni, durante i quali i mutamenti sono stati molteplici: a grandi conquiste e miglioramenti si sono alternati anche momenti difficili che, grazie alla passione per la musica che fa da collante tra i volontari di questa associazione, sono stati superati. Il 2016 è un anno importante per la Filarmonica: costituisce un notevole traguardo e, allo stesso tempo, rappresenta il trampolino di lancio per proiettarsi in nuovi progetti con consapevolezza, volgendo sempre uno sguardo al passato, che ha regalato soddisfazioni e insegnamenti. Il primo evento organizzato per dare inizio ai festeggiamenti si è svolto domenica 3 aprile, con la partecipazione di altre tre bande: il Corpo musicale “Giuseppe Garibaldi” di Abbiategrasso, il Corpo musicale “Pietro Mascagni” di Cisliano e il Corpo bandistico di Rosate. Nel primo pomeriggio le quattro bande, suonando a rotazione marce da parata, hanno dato inizio alla manifestazione con una sfilata cominciata dalla sede della
Filarmonica in via Alfieri, proseguita nelle vie del centro cittadino, con una sosta in piazza Castello, e conclusasi nel Cortile del Pozzo presso l’Istituto Golgi. Qui ha preso il via la seconda parte del pomeriggio, durante il quale le bande si sono succedute nell’esecuzione di brani musicali, introdotti al pubblico dalla voce del presentatore Giuseppe Comincini. Il primo a esibirsi è stato il Corpo musicale “G. Garibaldi” che, diretto dal maestro Maltese, ha interpretato, tra i diversi brani, Overture Jubiloso di Erickson e un caratteristico brano del portoricano Hernàndez dal titolo El Cumbanchero. È stata poi la volta del Corpo musicale “Pietro Mascagni” di Cisliano che, guidato dal direttore Giannese, ha eseguito tre brani tra cui Dances with Wolves, colonna sonora dell’omonimo film (titolo italiano Balla coi lupi) arrangiata da Jay Bocook. A seguire, il Corpo bandistico di Rosate, diretto da Midali, ha proposto alcuni noti e apprezzati brani di Morricone, da Morricone Portrait a Moment for Morricone. La Filarmonica si è esibita per ultima e, condotta dal maestro Zappa, ha magistralmente eseguito due pezzi di Jan Van 9
der Roost, John Williams in Concert (un medley delle più celebri musiche per film scritte dal compositore) e, infine, il travolgente brano spagnolo España Cañí. Dopo i consueti ringraziamenti agli organizzatori, ai maestri, al presentatore e alle bande partecipanti, nonché al folto e caloroso pubblico, il pomeriggio musicale è terminato con un’insolita esecuzione, non tanto nel genere proposto (La posta di Washington e l’Inno di Mameli), quanto per il numero dei musicanti coinvolti, dal momento che si sono uniti i componenti di tutte e quattro le bande, affidati al gesto guida del maestro Zappa. A conclusione della manifestazione i bandisti si sono diretti verso la sede della Filarmonica, nella quale è stato allestito un rinfresco, occasione di scambio delle prime impressioni sul raduno bandistico. È doveroso ringraziare nuovamente i tre corpi musicali e rispettivi direttori, che hanno accettato l’invito a prendere parte a questo primo appuntamento celebrativo dei 170 anni di fondazione del complesso bandistico “La Filarmonica”. Chiara Magistrelli
CONCERTO DELLA LIBERAZIONE 2016 LA FILARMONICA CALA IL TRIS Ci sono eventi che di anno in anno si riconfermano nel gradimento e nella capacità di attirare pubblico, e nella possibilità di appagarlo grazie a un’alchimia di buona musica e perfetta organizzazione. È questo certamente il caso del concerto che tutti gli anni la Filarmonica offre alla città in occasione dell’anniversario della Liberazione, il 25 aprile. Nel cuore della città, all’interno del Cortile del Pozzo dell’Istituto Golgi, gli oltre 65 bandisti capitanati da Carlo Zappa hanno messo in scena un concerto dal programma variegato, suonando con grinta e passione e mostrando come sempre la capacità di passare dai toni più melodici e cantabili - come i movimenti lenti della suite Putsza, dedicata alle lontane terre dell’Europa dell’Est - a quelli più potenti e incisivi. È il caso per esempio della celeberrima Marcia Imperiale dalla colonna sonora di Star Wars, o dei due brani dedicati al compositore americano John Williams, autore di indimenticabili colonne sonore che l’hanno portato alla vittoria di ben cinque premi Oscar.
Ma la grandezza di un complesso che festeggia i 170 anni non può solo risiedere nel confezionare un concerto apprezzato. A fare la differenza sono l’organizzazione, che porta a offrire nel corso dell’anno decine di eventi, l’inventiva, che consente di rinnovarsi sempre e di creare nuove iniziative, e la capacità di far crescere i talenti che daranno continuità alla nostra banda nel futuro. E così, il concerto del 25 aprile è stata l’occasione per vedere all’opera, insieme alla banda, gli allievi del corso “Musichemozioni”, nato per avvicinare alla musica i bambini tra i 4 e i 7 anni, e i ragazzi della Filarmonica Junior Band. Vi invitiamo a leggere gli articoli dedicati a queste due esibizioni e pubblicati in queste stesse pagine, ma ci piace sottolineare come tra i giovani della nostra banda molti stiano approfondendo la propria cultura musicale presso i conservatori e le scuole di musica della zona: Tra di loro citiamo Luca Ragona, nato musicalmente (e tuttora componente) nella Filarmonica, che allo studio dell’oboe sta affiancando
La Filarmonica saluta il pubblico nel Cortile del Pozzo
quello di Direzione d’orchestra. A lui da quest’anno è stata affidata la conduzione della Junior Band, che si è esibita nell’intermezzo del concerto con ottimi risultati. A buon diritto quindi sono arrivati i riconoscimenti assegnati da ANBIMA ai presidenti che, dal 150° ad oggi, hanno accompagnato e seguito la crescita della Filarmonica: Pietro Galbiati, Giuseppe Comincini, Sabino Galasso (per suo conto ha ritirato il premio la moglie, Paola Andreoni), Patrizia Siano e l’attuale presidente Alessandro Bagnaschi. Paola Magnaghi
CHE MAGIA CON I BIMBI DI MUSICHEMOZIONI ! Nel corso del concerto del 25 aprile i giovanissimi allievi del corso Musichemozioni hanno animato la trascrizione per banda della fiaba Il pifferaio magico, trasformandosi con l’aiuto di semplici costumi in cittadini indignati, in topini incantati dalle note di un piffero, in bimbi trascinati via dalla città, in sindaco e pifferaio. Bravissimi questi piccoli dai 4 ai 7 anni che, guidati dalle professoresse Francesca Cremaschi e Manuela Bassetti e con
lo sfondo di una colorata scenografia, hanno accompagnato e sottolineato i passaggi musicali e la coinvolgente narrazione di Stefano Borghi con la loro emozionante recita, fatta di gesti, balli, coretti e risate. Andrea e Paola
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LA JUNIOR BAND IN CONCERTO AL CORTILE DEL POZZO Vento fresco e frizzante, ma sole caldo e avvolgente: questo il preludio delle condizioni atmosferiche di lunedì 25 aprile, giorno in cui si è svolto, in occasione dell’anniversario della Liberazione, il canonico concerto del complesso bandistico “La Filarmonica”, presso il Cortile del Pozzo dell’Istituto Golgi. Nell’intermezzo del pomeriggio è divenuta consuetudine negli ultimi anni far esibire la Junior Band, ulteriore formazione di Banda Filarmonica, propedeutica agli allievi che ancora non sono parte effettiva dell’organico per introdurli alla comprensione e all’esperienza della musica d’insieme, sotto la guida di un maestro. Inizialmente il gruppo di allievi era affidato alla direzione di Carlo Zappa che, da qualche mese, ha passato il testimone al giovane Luca Ragona.
L’ambiente bandistico ha offerto a Luca, fin da piccolo, la possibilità di avvicinarsi al mondo della musica e di far sbocciare in lui una passione che l’ha portato, una volta superato l’esame di ammissione, alla scelta di iscriversi al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Dall’età di 14 anni Luca, tuttora componente della Filarmonica, si dedica allo studio dell’oboe, al quale si è affiancato dallo scorso anno quello di direzione d’orchestra. Abbracciando anche questo campo di studi, ottenere la conduzione della Junior Band ha offerto a Luca un’ulteriore occasione di sperimentazione e il 25 aprile è stata la prima volta, in veste ufficiale e in presenza di un numeroso pubblico, che ha condotto la formazione. Gli ascoltatori hanno assistito all’esecuzione di diverse musiche di John Williams, da E.T., al toccante tema di Jurassic Park, fino a Rai-
ders March. L’esibizione è proseguita con la ben nota colonna sonora di Star Trek di Goldsmith, dall’omonimo film, e infine con Fighting Falcon March di Todd Stalter. Nonostante la giovane età, Luca ha dimostrato considerevole professionalità, fluida gestualità e competenza. L’ottima interpretazione dei brani in programma ha rivelato una ragguardevole intesa tra direttore e musicanti, che certamente si farà sempre più solida. Complimenti a tutti! Chiara Magistrelli
La Filarmonica Junior Band diretta da Luca Ragona
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LA BIG BAND SULLE ORME DI GLENN MILLER Due nuovi appuntamenti in vista nella città di Abbiategrasso per la Filarmonica Big Band, la nostra formazione dedicata alla musica swing e jazz: il primo concerto si terrà il 22 maggio presso l’Oratorio di San Giovanni Bosco, seguito poche settimane dopo dall’esibizione del 25 giugno nella suggestiva cornice dell’ex Convento dell’Annunciata. L’ispirazione per questo nuovo percorso musicale, che da oltre tre anni si è affiancato a quello ultracentenario della nostra banda, viene dalle tradizionali big band americane degli anni ’30 e ’40 e dai personaggi che hanno contribuito al loro successo, tanto da rendere noti quei decenni come l’era dello swing. Tra loro, un posto d’onore merita Glenn Miller, musicista jazz e direttore d’orchestra tra i più noti, nonché compositore di brani celeberrimi. Alton Glenn Miller nasce l’1 marzo 1904 a Clarinda, nello Iowa, figlio di Mattie Lou e Lewis Elmer. Dopo aver frequentato la scuola a North Platte, nel Nebraska, si trasferisce con la famiglia a Grant City, nel Missouri. Mungendo mucche guadagna i primi soldi, che utilizza per comprare un trombone con il quale suona nell’or-
chestra cittadina (dopo aver imparato a suonare anche il mandolino). Nel 1918 la famiglia di Miller si sposta ancora, questa volta nel Colorado, a Fort Morgan, dove Glenn frequenta la scuola superiore. Appassionatosi alla dance band music, forma il suo primo gruppo musicale con alcuni compagni di classe: dopo essersi diplomato nel 1921, decide quindi di diventare un musicista professionista. Nel 1923 entra alla University of Colorado a Boulder, anche se passa la maggior parte del tempo lontano dalle lezioni, frequentando audizioni e suonando con la Boyd Senter Band di Denver. Dopo aver fallito tre dei primi cinque esami del semestre, abbandona l’università e si concentra sulla carriera di musicista. Nel 1926 si esibisce con diversi gruppi, ottenendo un ruolo di rilievo nella band di Ben Pollack, a Los Angeles. Conosciuto anche per aver suonato per Victor Young, la cui orchestra accompagnava Judy Garland e Bing Crosby, presto si accorge che il futuro lo vedrà più nel ruolo di compositore che di trombonista. Nel 1927 pubblica Glenn Miller’s 125 Jazz Breaks for Trombone e scrive diversi arrangiamenti musicali. Insieme con Benny Goodman realizza Room 1411, e nel 1930 diventa membro dell’orchestra di Red Nichols. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta riesce a guadagnarsi da vivere anche lavorando come un trombonista freelance in numerose band. Nel 1935 appare al cinema in The Big Broadcast of 1936, prodotto dalla Paramount Pictures, come componente della Ray Nobel Orchestra, impegnato a suonare Why Stars Come Out at Night: la pellicola vede la partecipazione, tra gli altri, di Gracie Allen, Bing Crosby, Jack Oakie e George Burns.
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Nel 1937 riesce a formare finalmente la sua prima band; il progetto, tuttavia, si rivela di scarso successo in quanto il gruppo non è in grado di distinguersi dai molti altri attivi in quel periodo. La band, quindi, si scioglie già nel gennaio del 1938, dopo essersi esibita per l’ultima volta al Ritz Ballroom di Bridgeport, in Connecticut. Scoraggiato dal fallimento, Miller torna a New York, dopo aver compreso che per ottenere successo ha bisogno di sviluppare sonorità uniche: assolda il sassofonista Wilbur Schwartz, consigliatogli da George T. Simon, ma gli fa suonare il clarinetto e,
Una foto di Alton Glenn Miller con il suo trombone
formata una nuova band, registra nel settembre del 1938 per la RCA Victor, una sussidiaria della Bluebird Records, godendo dei finanziamenti di un uomo d’affari benestante della East Coast. Nella primavera dell’anno successivo le fortune del gruppo migliorano: è nato il “Glenn Miller Sound” - destinato a incontrare uno straordinario successo - che consiste nell’affidare al clarinetto l’esposizione della melodia un’ottava sopra il sax tenore, mentre gli altri fiati eseguono l’armonia. Ritmicamente la composizione di Miller si avvale di uno swing fortemente cadenzato. con pochissime scomposizioni o cambi di ritmo repentini (non siamo ancora in epoca “be bop”), sinuose ballade o ritmi più ballabili che si rifanno al boogie woogie; in qualche passaggio possiamo addirittura ascoltare i prodromi del futuro rock and roll. Tra i pezzi più celebri del suo repertorio si ricordano In the Mood, Pennsylvania 6-
5000, String of Pearls e Moonlight Serenade. La popolarità di Miller e della sua band cresce sempre più, al punto che nel 1939 il magazine Time scrive: “Tra i 12 e i 24 dischi presenti in ognuno dei 300 mila juke box statunitensi, tra due e sei sono di Miller”. Il successo, insomma, è straordinario, se è vero che nella prima settimana di uscita Tuxedo Junction vende oltre 115 mila copie. Nel 1942, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Glenn riceve il primo Disco d’oro della storia grazie a Chattanooga Choo Choo, che in soli tre mesi vende più di un milione di copie. Si arruola poi come volontario nell’aviazione degli Stati Uniti. Dapprima Capitano, e poi Maggiore, comanda la Army Air Force Band, un’orchestra militare che intrattiene le truppe in Inghilterra. Miller scompare il 15 dicembre del 1944, all’improvviso, mentre a bordo di un aereo militare sta sorvolando la Manica in direzione di Parigi, dove avrebbe dovuto esibirsi
con la sua orchestra per i soldati che avevano liberato la capitale francese dall’occupazione nazista. L’ipotesi più accreditata è che il suo aereo sia rimasto vittima del fuoco amico britannico nel corso di un’incursione aerea contro i tedeschi. La sua orchestra, comunque, prosegue l’attività anche dopo la sua morte, con direttori del calibro di Buddy DeFranco e Ray Anthony. Nel 1992 a Miller viene dedicata una lapide come disperso in guerra nel Cimitero Nazionale di Arlington. Aveva detto: “Una band dovrebbe avere un suono tutto suo. Dovrebbe avere una personalità”. Parole di ispirazione per intere generazioni di musicisti e anche per la nostra Filarmonica Big Band: vi aspettiamo, per scoprire il suo suono, la sua personalità! Fonti: www.wikipedia.it, www.sapere.it, www.biografieonline.it Paolo Bassi
NEL RICORDO DEL PASSATO, CON LO SGUARDO AL FUTURO DUE PREMI PER I GIOVANI ALLIEVI IN MEMORIA DI DUE FIGURE INDIMENTICABILI Non poteva esserci migliore occasione dei festeggiamenti organizzati per celebrare il centosettantesimo anniversario della fondazione del Complesso Bandistico La Filarmonica per rimarcare l’importanza dell’attività di formazione dei giovani allievi della scuola di musica “Corrado Abriani”, ricordando due persone che tanto hanno contribuito allo sviluppo della scuola: il professor Sabino Galasso, indimenticato Presidente di Banda Filarmonica, e Carlo Marnati, musicante, membro del Consiglio Direttivo e Responsabile della nostra scuola. I famigliari di queste indimenticate figure della famiglia della Filarmonica hanno infatti proposto l’istituzione di due differenti premi: uno straordinario, intestato alla memoria del professor Galasso in
occasione del 170° della nostra banda, e uno annuale, che prenderà avvio quest’anno in memoria di Carlo Marnati, entrambi riservati ai giovani allievi. Il Consiglio Direttivo della Filarmonica ha naturalmente accolto con entusiasmo tali proposte, che permettono di dare un segnale tangibile dell’importanza attribuita all’attività della scuola Corrado Abriani nella vita della nostra Associazione. In estrema sintesi, elenco di seguito le caratteristiche dei due premi: PREMIO STRAORDINARIO ALLA MEMORIA DI SABINO GALASSO Premio riservato agli studenti di tutte le classi di strumento. Verranno premiati 3 studenti per ogni classe di strumento.
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PREMIO ANNUALE ALLA MEMORIA DI CARLO MARNATI Premio riservato agli studenti di strumenti bandistici. Ogni anno verrà premiato uno tra gli allievi che faranno il loro ingresso ufficiale nell’organico di Banda Filarmonica, in occasione del tradizionale Concerto di Novembre. In bocca al lupo a tutti gli allievi e un sentito ringraziamento ai famigliari di Sabino Galasso e di Carlo Marnati, che hanno reso possibili questi importanti riconoscimenti. Alessandro Bagnaschi
IL FASCINO DELLA MUSICA CELTICA Introduzione La storia e la cultura scozzese e celtica in generale esercitano un grande fascino, grazie a quel mix di esotico e magico che permea la storia di quei popoli per noi “europei del Sud”, fin dai tempi in cui i nostri antenati romani invasero e conobbero quelle terre. Basti pensare alle saghe incentrate sulle figure di Re Artù, Morgana, Merlino, Lancillotto e il leggendario reame di Camelot; o alle guerre che nei secoli hanno coinvolto le terre oggi conosciute come Regno Unito, che hanno impresso nell’immaginario popolare personaggi a cavallo tra storia e mito. È il caso di Wallace, protagonista nel XIV secolo dell’indipendenza scozzese, reso popolare dall’interpretazione di Mel Gibson in Braveheart. Memorabili sono anche la Guerra delle Due Rose, che aprì la strada alla dinastia dei Tudor, o la disputa al femminile tra Elisabetta I e Maria Stuarda. Personaggi affascinanti e complessi, immersi in paesaggi perlopiù nascosti dalle nebbie e verdi di piogge, lontani dalla nostra sensibilità mediterranea, non possono non catalizzare l’attenzione e la fantasia di molti. Allo stesso modo, in materia di musica, nell’immaginario collettivo, non c’è corte o esercito di quelle terre (non più così) lontane a cui non si accosti il giusto accompagnamento musicale, creato da voci e strumenti peculiari. Il termine “musica celtica” può fare riferimento sia alla musica tradizionale dei Paesi appunto di lingua celtica (Irlanda, Scozia, Galles, Bretagna, ma anche Francia e Galizia, in Spagna), sia alla musica delle regioni geografiche che hanno risentito più profondamente dell’influenza della cultura celtica, come Stati Uniti e Canada. Come ogni altra attività artistica, anche la musica celtica ha avuto uno sviluppo strettamente dipendente non solo dal contesto storico e sociale della propria terra di origine, ma anche dagli eventi, storici e tecnologici, che si sono andati dispiegando nel corso degli ultimi secoli. Ma quali sono le origini della musica celtica? C’è un particolare che, curiosamente, la accomuna alla musica araba e medioorientale, e cioè il fatto che in entrambe l’enfasi è posta sulla melodia e sul ritmo, piuttosto che su elementi basilari nella musica occidentale colta, ovvero l’armonia e il contrappunto. Per la musica celtica, la complessità melodico-ritmica riveste il ruo-
lo principale. Ciò deriva dal fatto che le song tradizionali erano composte per la voce e dalla voce, mentre gli strumentisti erano, rispetto ai cantanti, una minoranza. Fin dalle origini, la musica celtica è quindi una forma musicale solistica: anche durante l’ascolto di una band tradizionale irlandese (composta per esempio da due violini, un flauto ed un accordion), quello che ascoltereste sarebbe in realtà il suono di quattro parti solistiche eseguite simultaneamente. Il risultato sarà più o meno interessante a seconda delle diverse sfumature di esecuzione tra gli strumenti, della personalità dei singoli musicisti, della loro abilità e del loro stile di esecuzione. Tipi di brani musicali Esistono molte tipologie di brani musicali, principalmente di origine irlandese e scozzese. Le differenze tra loro riguardano gli accenti ritmici, il tempo e la struttura. L’unico modo per imparare a riconoscere queste strutture è ascoltarle, tuttavia è possibile darne una breve descrizione. Per un approfondimento delle diverse forme musicali, si rimanda al riquadro sottostante, che illustra le principali caratteristiche di ciascuna di esse.
Gli strumenti tipici L’arpa è lo strumento musicale celtico più antico, come dimostrano alcune sculture del IX secolo. L’arpa di Maria Stuarda e quella proveniente da Lamont, custodite nel Royal Museum of Scotland, sono i più antichi esemplari a noi pervenuti (XV e XVI secolo). Anche violino, flauto e liuto appartengono alla tradizione popolare.
Clàrsach na Banrìgh Màiri (L’arpa della Regina Maria Stuarda)
Forme di musica da ballo Jig: è la forma con il tempo più veloce e costituisce tra l’altro il tipo di musica più facilmente riconoscibile come "musica irlandese". La struttura è in 6/8. Slip-Jig: è caratterizzata da un tempo veloce, in 9/8. Reel: forma veloce, in 4/4, dà un maggiore senso di fluidità rispetto alla jig. La differenza sta principalmente nella diversa accentuazione ritmica. Hornpipe: può essere in 6/8, 12/8 o in 4/4, ha un’enfasi ritmica diversa da jigs e reels. Slide: abbastanza simile alla jig. Set Dance: più maestosa, in qualche modo ricorda la musica classica. Polka: questa forma di musica da ballo fa parte della tradizione del Ceili. Il Ceiliè una festa da ballo irlandese "all night long" (per tutta la notte). Puirt A Beul - Mouth Music: testo scritto principalmente per essere ballato. Sono canzoni cantate in gaelico, generalmente senza significato, nonsense, le cui origini potrebbero derivare dalla proibizione delle cornamuse dopo la rivolta del 1745 (soffocata nel sangue con la battaglia di Culloden) o dall’opposizione religiosa agli strumenti musicali nel medio XIX secolo. Era usato per le set dance ma anche per le danze popolari. Forme di musica melodica Air: forma lenta e molto melodica; è l’unica dove fa capolino una armonizzazione. Lament: melodica ma con un intrinseco elemento di tristezza, una vena malinconica di fondo. Peobracht: forma melodica solistica per cornamusa, lenta, prolungata e maestosa. Altre forme musicali March: enfatizza molto l’aspetto militaresco, fa largo uso di percussioni ed è in 2/4. Composizioni di O’Carolan: la musica dell’arpista cieco irlandese Turlough O’Carolan (16701738) riveste un’importanza particolare. Nella struttura le sue composizioni sono simili alle forme precedenti, ma sono presenti influssi delle composizioni classiche del Rinascimento Italiano (di autori come Gemignani o Corelli). Planxty: è un brano musicale dedicato a qualcuno, come un nobile (nel passato), o un amico (più recentemente). Non è un tipo particolare di musica, il nome Plantxy può infatti essere associato a jig, reel o air. 14
L’origine della cornamusa, oggi strumento musicale nazionale, non è del tutto nota. Usata in Scozia già nel XIV secolo, aveva un unico suono e diversi tubi, uno melodico e gli altri per soffiare. Le composizioni per cornamusa sono un’arte tipicamente scozzese e si distinguono in musica classica e leggera. La seconda, molto più popolare, accompagna marce e danze. Vi sono poi il flauto e il fiddle (violino e strumenti affini utilizzati per la musica popolare), arrivati in Irlanda nel XVII e nel XVIII secolo. Anche il tin whistle (una sorta di “flauto a fischietto”) era discretamente popolare. Le uilleann pipes erano quasi estinte tanto che agli inizi del ‘900, a Cork e a Dublino, nacquero dei Piper Club con lo scopo di riportare in auge questo strumento dal suono così affascinante. Destino simile pareva dovesse avere anche la stessa arpa celtica, vera e propria icona dell’Irlanda, strumento pressoché scomparso dal Paese sin dagli inizi del XIX secolo, e non a caso supportato con grande dispendio di energie dalla Liga Gaelica. La danza La danza è un elemento fondamentale della musica celtica. Agli inizi del XX secolo, la forma più popolare era la set dance, una danza di gruppo in forma di quadriglia, accompagnata da fisarmonica o concertina. La step dance è invece una forma solistica che all’epoca non era molto diffusa, appannaggio dei ballerini più esperti. La Liga Gaelica iniziò poi a promuovere una forma di danza di gruppo, la ceili dance, ritenuta più “irlandese” della set dance. La ceili dance non si svolgeva più in casa, ma nelle sale da ballo: il suo nome deriva dal ceili, una forma di riunione-evento sociale diffusosi a Londra a partire dal 1897 su modello scozzese. Paola Magnaghi
I NOSTRI OSPITI - OROBIAN PIPE BAND L’Orobian Pipe Band è una banda di cornamuse e percussioni scozzesi della bergamasca, nata nel 2010 da un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica tradizionale e la cultura scozzese. Ha esordito ufficialmente durante il primo raduno internazionale di cornamuse “Bergamo on Pipes”, nel settembre 2010. La band vanta molte esibizioni in Italia e all’estero, anche con artisti di notorietà internazionale quali Chieftains e Red Hot Chilli Pipers. Nella sede della band vengono proposti corsi di cornamusa scozzese. Il motto della band recita “Sóta la sènder, brasca” (“sotto la cenere, brace” in dialetto bergamasco, da un’opera del poeta dialettale Gambirasio che associa quest’immagine al carattere dei bergamaschi. Curiosamente, il motto ha assunto ulteriore valenza nell’aprile del 2010, quando alcuni componenti della band rimasero bloccati in Scozia dalla nube di cenere provocata dal vulcano islandese Eyjafjallajökul. Il tartan adottato come divisa, chiamato National Millenium, vuole essere un simbolo di fratellanza tra il territorio bergamasco e la Scozia: racchiude i colori della città e della provincia di Bergamo, uniti al bianco e al blu della bandiera scozzese, il tutto su una base verde che simboleggia sia le Alpi Orobie, sia le Highlands scozzesi. Di seguito, un breve excursus sugli strumenti che compongono l’organico della Orobian Pipe Band. Great Highland Bagpipe: forse la più nota rappresentante della famiglia delle cornamuse, è dotata di quattro canne: una “chanter” (canna del canto), sulla quale si esegue la melodia, e tre bordoni che danno una nota fissa d’accompagnamento. Questo strumento è in grado di eseguire una scala di sole nove note, ma ha notevoli capacità espressive: la tecnica esecu-
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tiva prevede infatti elaborati abbellimenti che le donano una spiccata espressività. Strumento sia solistico che d’insieme, il suo repertorio spazia dalla Cèol Beag (“musica leggera”) alla “grande musica” per cornamusa. Recentemente il suo utilizzo si è esteso anche a generi non convenzionali, con rock band come Wolfstone e Red Hot Chili Pipers. Snare: strumento principale nella sezione percussioni di una pipe band, un tamburo rullante con una pelle battente ad alta tensione in kevlar e due cordiere in metallo, una sotto ogni pelle, che gli conferiscono un timbro molto incisivo. La tecnica esecutiva prevede complessi modelli ritmici per creare un dialogo tra rullanti e cornamuse. Tenor: si tratta di toms, all’interno di un drum corp di varie misure e intonati su note diverse per creare situazioni ritmicomelodiche musicalmente più interessanti. Hanno il compito di creare un legame tra il suono molto acuto dei rullanti e delle cornamuse e il suono grave del bass drum. Bass drum: è il cuore pulsante di ogni pipe band, una cassa di dimensioni un po’ superiori rispetto a quelle da marcia in uso nelle nostre bande. Viene suonata con battenti molto morbidi, per ottenere un suono ovattato, simile a quello del cuore, e ha la fondamentale funzione di fornire agli altri strumenti il tempo del brano. Fonte: www.orobianpipeband.it
NONSOLOMUSICA ALESSANDRO BARICCO - L’ANIMA DI HEGEL E LE MUCCHE DEL WISCONSIN
Il libro che presentiamo questa volta, dal titolo enigmatico e quasi buffo, è opera di uno tra i più apprezzati (ma anche discussi) scrittori italiani contemporanei, Alessandro Baricco. Baricco è noto ai più come autore di romanzi di successo, quali Castelli di rabbia, Oceano mare, Novecento, Seta, sino ai più recenti Smith & Wesson e La sposa giovane. Si è però dedicato anche a sceneggiature teatrali, trasmissioni televisive, pubblicità e molto altro. In questo libro troviamo Baricco in veste di critico musicale, attività da lui iniziata dopo la laurea in filosofia e il diploma in pianoforte al Conservatorio di Torino (1980), con saggi filosofici-musicali quali Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioachino Rossini (1988) e appunto L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (1992) sui rapporti tra musica colta e modernità, nonché occupandosi di musica e cultura per La Stampa - articoli poi raccolti nel volume Barnum. Cronache dal Grande Show (1995) - e per La Repubblica, da cui Barnum 2. Altre cronache dal Grande Show (1998). Ritengo che chiunque sia interessato alla musica possa trovare la lettura di questo saggio, seppur più impegnativa di un romanzo nonostante siano solo 90 pagine, estremamente interessante e per certi versi illuminante. Qual è il senso della musica colta, intesa come musica classica o musica seria, nella società
contemporanea? “Che senso ha ancor oggi parlare di un suo primato culturale e morale?” Questa è la domanda che Baricco si pone nel libro, a cui non viene data una vera risposta, ma come ammette l’autore stesso “a volte azzardare risposte è solo un modo di chiarirsi certe domande. È il caso, ad esempio, di questo libro. A leggerlo può sembrare soprattutto una collezione di certezze: ma scriverlo è stato soprattutto un modo di mettere a fuoco dei dubbi”. Quasi a delimitare il campo di ricerca vengono assunte le due citazioni, diametralmente opposte, che danno origine al titolo. La prima, tratta da Lezioni di estetica del filosofo G.W.F. Hegel (1770-1831), assegna alla musica una valenza spirituale: “La musica [...] deve elevare l’anima [...] al di sopra di se stessa, deve indurla a librarsi al di sopra del suo soggetto e creare una regione dove, libera da ogni affanno, possa rifugiarsi senza ostacoli nel puro sentimento di se stessa”. Per contro la seconda citazione, da uno studio della University of WisconsinMadison, è molto più materialista: “È stato dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5 per cento”. Partendo da questa contrapposizione, Baricco costruisce le sue argomentazioni suddivise in quattro saggi. Dapprima cerca di identificare cos’è e quando nasce il concetto di musica colta, individuandone l’origine nell’idealismo romantico dell’Ottocento, che ha avuto in Beethoven la figura principale. Il compositore tedesco fu il primo a superare una concezione commerciale del suo lavoro, attribuendo alla musica un significato spirituale e filosofico. Il paradigma della “musica impegnata, spirituale e difficile” è ormai superato, afferma Baricco, ma gli esecutori e i fruitori della musica colta si ostinano a riproporre i capolavori del passato in “forma mummificata e inerte”, secondo un malinteso concetto di fedeltà al testo, fondamentalmente - sempre secondo Baricco - per paura della modernità. Nel secondo capitolo, come alternativa alla prassi corrente, Baricco propone la sua idea di interpretazione. Posto che in musica l’esecuzione e l’interpretazione coincidono (non esiste infatti un originale, il “vero” Beethoven) per un musicista interpretare significa “liberare una certa tradizione musicale colta nell’aperto della modernità” e far sì che le “schegge” del materiale musicale si possano ricomporre secondo nuove geometrie, ogni volta sempre rinnovate, piacevoli e sorprendenti. 16
Baricco prende poi in esame il punto cruciale del rapporto tra la musica colta e la modernità: la musica contemporanea o nuova musica, proprio quella musica che dovrebbe essere il luogo d’incontro tra la musica colta e la modernità, non lo è. L’autore si chiede perché la modernità in musica continui a risultare così indigesta e ostica per il pubblico, tanto da rimanere appannaggio di un ristretto circolo di ascoltatori, una minoranza intellettuale. In questo senso, la musica contemporanea ha fallito il proprio obbiettivo: invece di costituire un naturale sviluppo ed espansione della tradizione musicale precedente, come pensava Schönberg, ha assunto carattere di rottura, di strappo, che ha lasciato il grande pubblico disorientato e indifferente, privandolo del “piacere dell’ascolto”. Nell’ultimo capitolo Baricco ci introduce al concetto di spettacolarità. Baricco propone ai compositori contemporanei due modelli da seguire: Puccini e Mahler. Essi hanno in comune l’aver interpretato la modernità, e quindi la musica che avrebbe dovuto comprenderla, sotto il segno della spettacolarità, trattando l’opera d’arte come una sorta di sceneggiatura cinematografica, anticipando la stessa comparsa popolare del cinema. Puccini e Mahler “sentono” la modernità e vincono la sfida giocando d’anticipo. Puccini ebbe “l’intuizione che stava per cadere una stabile linea di demarcazione fra opera d’arte e prodotto di consumo: e che l’opera d’arte, se voleva sopravvivere e far sopravvivere le istanze che incarnava, doveva riciclarsi come merce”. Le sinfonie mahleriane, invece, distruggono le fondamenta della musica colta introducendo in essa, come elementi di quella costruzione, oggetti musicali desueti o del tutto lontani per la musica classica: “il sinfonismo mahleriano lavora su un materiale spurio, imperfetto, a volte decisamente volgare. […] In questo gesto inizia a vacillare la linea di demarcazione tra prodotto artistico e oggetto musicale puro e semplice”. Per finire, mentre la nuova musica decise di chiudersi sempre più in se stessa, tanto da rifiutare semplicemente il linguaggio musicale precedente, musicisti quali Puccini e Mahler tentarono di allargare questo linguaggio attraverso l’aggiunta di nuovi elementi, intuendo profeticamente che il segno della modernità sarebbe stato il concetto (e la pratica) della spettacolarizzazione. Gianni Rainoldi
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Se anche tu vuoi conoscere meglio la Filarmonica e vuoi farne parte, scopri come!!! Da diversi anni la nostra associazione organizza, tramite la propria Scuola di Musica “Corrado Abriani”, una serie di attività didattiche per i più o meno giovani. La nostra attività didattica si estende alle scuole primarie della città e dei comuni limitrofi. I nostri insegnanti, preparati e competenti, sapranno appassionare ragazzi dai 9 ai 99 anni! Lo svolgimento dei corsi è articolato su un programma triennale e al termine di ogni anno è previsto un saggio finale. La Scuola di Musica “Corrado Abriani”, oltre ai corsi propedeutici all’ingresso in banda, offre corsi di pianoforte, chitarra e violino. Pur mantenendo orgogliosamente la propria vocazione bandistica con l’organico di Orchestra di Fiati per le esecuzioni dei concerti, la Filarmonica ha dato vita ad una nuova realtà per i più giovani: la Junior Band. Sotto l’attenta e competente supervisione del Maestro Carlo Zappa e con la conduzione di Luca Ragona, essa vuole permettere ai giovani allievi, che iniziano o hanno da poco iniziato lo studio di uno strumento, di suonare in Orchestra e poter quindi proseguire il percorso musicale magari iniziato a scuola. Proprio a questo proposito, ricordiamo infatti che la nostra Junior Band è composta per oltre metà dei componenti da giovani musicisti che frequentano le sezioni musicali delle scuole medie, o che le hanno frequentate negli anni passati.
Se vuoi saperne di più, vieni a trovarci in sede oppure visita il sito www.bandafilarmonica.org
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ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO LABARO … no, non è il titolo di un libro o di un film. È quando tutto è iniziato, ben 170 anni fa! Erano anni turbolenti, densi di avvenimenti che avrebbero cambiato la storia dell’Italia, che tra l’altro non esisteva ancora come Stato. Il Lombardo-Veneto era una provincia dell’Impero Austro-Ungarico, ma la dominazione austriaca era ovunque mal sopportata e le frequenti insurrezioni culminarono con la liberazione di Milano e Venezia nel 1848. Ma LEI c’era già! E fiera di sé infine accolse suonando le truppe francesi, reduci dalla vittoria nella battaglia di Magenta nel 1859. Sarebbe bello poterla rivedere così com’era nel 1846, con i suoi palazzi signorili, le mura fortificate con le porte di accesso, i conventi, le strade ancora sterrate e il Naviglio Grande che scorreva al posto dell’attuale viale Mazzini!
LEI nacque quindi sotto l’emblema della aquila imperiale asburgica, in una Abbiategrasso certamente molto diversa dall’attuale.
Fortunatamente rimangono tuttora ad abbellire la città i monumenti più antichi, anche se parzialmente modificati, come il Castello Visconteo, testimonianza di illustri passaggi, nei secoli scorsi, nella nostra città, quando, soprattutto nei mesi estivi, i nobili milanesi venivano a trovar ristoro tra il Ticino e il Naviglio...
E così, anche nell’Italia unificata, LEI continuò la sua attività musicale, sia a livello cittadino nei servizi civili e religiosi, sia nei concerti affollati di pubblico e in svariati e prestigiosi concorsi musicali, dimostrando il notevole livello raggiunto dai musicanti, grazie all’applicazione costante e ad una sempre viva voglia di migliorare. Sono passati tanti anni, molti prestigiosi Direttori hanno impugnato la bacchetta dirigendola, apportando conoscenze e professionalità ed accrescendone il livello. Tante generazioni si sono avvicendate tra alterne vicende nazionali e cittadine, ma LEI continua la sua attività, perché fare musica è, e sarà sempre, la sua missione.
E proprio per ricordare a tutti le sue origini LEI
nei giorni di festa e in quelli del ricordo, fieramente, esibisce da decenni il suo vessillo, a testimonianza della sua gloriosa storia! Gianni Rainoldi 18
… o come il convento dell’Annunciata, recentemente restaurato e tornato nuovamente vanto della città, la Basilica di Santa Maria Nuova, le chiese di San Bernardino e di San Pietro, Palazzo Stampa, Villa Sanchioli e altri ancora!
LE ORIGINI DELL’UTILIZZO DEL LABARO Durante il periodo imperiale romano il labaro, più o meno come oggi lo intendiamo, era chiamato vexillum ed era utilizzato per segnalare la presenza dell’imperatore quando si trovava con l’esercito. Era normalmente costituito da un drappo
quadrato con frange, sul quale era ricamata l’aquila di Giove, ed era attaccato a una lancia o a una picca per mezzo di una piccola asta trasversale. L’etimologia del nome è abbastanza incerta, ma i collegamenti più probabili sono con la parola laurum (alloro), che era simbolo di gloria e di trionfo. Era utilizzato probabilmente già dall’imperatore Adriano, tanto che già nel II secolo vengono nominate da alcuni autori latini, come insegne militari, il vexillum e il cantabrum, costituiti appunto da una picca dorata e un’asta trasversale. Nel IV secolo, Costantino modificò il labaro, sostituendo l’aquila di La sfilata della Filarmonica davanti a San Pietro, aperta dal nostro labaro
Il “vexillum” di Costantino con il monogramma di Cristo
Giove con il monogramma di Cristo, e in questa versione fu utilizzato da allora fino alla caduta di Costantinopoli. Oggi con labaro si identifica qualunque insegna di ente o associazione pendente da un’asta orizzontale. Noi, dopo aver approfondito nell’articolo a fianco tutti i suoi elementi, siamo ancora più orgogliosi del nostro, ideato dal nostro Francesco Broglio in occasione del 150° anniversario di fondazione, che ci accompagna in ogni marcia e a ogni concerto da 20 anni.
MA CHE MUSICA, MAESTRO! LABORATORIO MUSICALE PER I RAGAZZI DELL’ORATORIO FERIALE S.G.B. La scuola musicale “Corrado Abriani” da sempre mostra grande interesse verso l’educazione musicale dei più giovani. Questa attenzione ha recentemente portato alla realizzazione di iniziative come “Musichemozioni”, il corso rivolto a bambini tra i 4 e i 7 anni, che giungono ad accostarsi al mondo della musica per mezzo di attività appropriate alla loro tenera età. Tra queste innovazioni va incluso il risultato dei contatti tenuti nell’ultimo periodo tra l’oratorio San Giovanni Bosco e la Filarmonica, che ha portato alla nascita di una collaborazione e di un’iniziativa mai sperimentate prima. Durante l’oratorio estivo, che si svolge nel mese di giugno e nei primi giorni di luglio, vengono solitamente proposte a ragazzi e bambini, oltre ai consueti giochi all’aria aperta e alle gite fuori porta, attività di laboratorio di diverso genere. È stata quindi sollecitata la presenza di alcuni giovani bandisti per allestire un corso di musica, dal titolo “Ma che musica maestro!”. Il prossimo 13 giugno gli organizzatori, per farsi conoscere e coinvolgere fin da subito un buon numero di partecipanti, eseguiranno per loro alcuni celebri brani, come Cantina Band e la Marcia Imperiale
tratti dalla nota saga cinematografica Star Wars, e brani dalle colonne sonore di film quali Indiana Jones e Pirati dei Caraibi. Il principale scopo del laboratorio è indurre i ragazzi a cogliere l’importanza della musica in tutte le sue sfaccettature, in primis nella sua applicazione alle pellicole di film e cartoni animati. Nel corso degli otto incontri, verrà mostrato ai ragazzi quanto sia fondamentale il contributo di una colonna sonora in una scena di uno spettacolo per trasmettere l’emozione correlata alla situazione, e quanto la medesima sarebbe priva di enfasi e di suggestione senza il ricorso all’appropriata tecnica sonora. Sarà prevista anche una breve introduzione ad alcune nozioni generali di storia della musica. Per rendere il tutto ancora più interessante e divertente, saranno proposti giochi e quiz musicali, come occasione di svago e messa in pratica di quanto appreso. Inoltre, sarà offerta ai ragazzi la possibilità di provare a suonare alcuni strumenti bandistici. Queste sono solo alcune delle sezioni che verranno a comporre le lezioni del laboratorio. 19
Alcuni dei ragazzi della Filarmonica coinvolti nel laboratorio estivo “Ma che musica, maestro!”
L’auspicio è che i giovani bandisti, con la loro simpatia e il loro carisma, sappiano trasmettere la passione per la musica e facciano conoscere i diversi strumenti dell’organico bandistico, in tutte le loro peculiarità. Chiara Magistrelli
Info: in Oratorio San Giovanni Bosco
1831 DEBUTTA AL TEATRO ALLA SCALA LA NORMA DI BELLINI... E POI? mentre in ambito scientifico Robert Brown osservò per la prima volta il nucleo cellulare in delle cellule vegetali.
Il frontespizio dell’edizione Ricordi del 1891 del libretto della Norma di Bellini
Il 26 dicembre 1831 debuttò al Teatro alla Scala di Milano la tragedia lirica in 2 atti Norma di Vincenzo Bellini; ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi accaduti in Italia e nel mondo? A inizio anno, il 2 febbraio, venne eletto papa Gregorio XVI mentre il 10 Giuseppe Mazzini lasciò l’Italia andando in esilio a Marsiglia, in Francia. A luglio di quell’anno lo stesso Mazzini fonderà la Giovine Italia. Proprio nel paese transalpino, il 22 marzo re Luigi Filippo di Francia istituì la Legione Straniera. A New York, il 25 aprile, vi fu la prima di The Lion of the West, commedia dedicata all’eroe popolare Davy Crockett. Il 27 aprile, a Torino morì Carlo Felice; sul trono del Regno di Sardegna gli succedette il nipote Carlo Alberto. Ciro Menotti venne giustiziato a Modena il 23 maggio, mentre il 26 giugno, Leopoldo I diventò il primo re dei Belgi. Il 15 novembre, le grandi potenze mondiali riunite a Londra pubblicarono il Protocollo dei XXIV articoli, destinato a ratificare l’indipendenza del Belgio dai Paesi Bassi. Charles Darwin il 27 dicembre si imbarcò per il suo storico viaggio a bordo della HMS Beagle. Infine, sempre nel 1831 uscì l’edizione fiorentina dei Canti di Giacomo Leopardi,
E in campo musicale? Il 1831 è stato sicuramente un anno molto produttivo. Non solo è l’anno del già citato debutto di Norma, la tragedia di Bellini con libretto di Felice Romani, basata su Norma, ossia L’infanticidio di Alexandre Soumet. Casta Diva è stata una delle arie più popolari del XIX secolo e rimane tra le più note dell’intero repertorio lirico. Il 20 aprile 1831, al Teatro della Canobbiana di Milano, venne rappresentata per la prima volta la seconda versione de Le convenienze ed inconvenienze teatrali, un’opera di Gaetano Donizetti su libretto di Domenico Gilardoni. L’opera, denominata “farsa in un atto”, si basa sulle opere di Antonio Simone Sografi Le convenienze teatrali (1794) e Le inconvenienze teatrali (1800) e ottenne un buon successo, anche se oggi è rappresentata raramente. Sempre nel 1831 debuttarono due opere di Carlo Coccia: Edoardo in Iscozia, su libretto di Domenico Gilardoni, ed Enrico di Monfort, su libretto di Gaetano Rossi. Quest’ultima fu rappresentata per la prima volta il 12 novembre alla Scala di Milano, ma fu un grande insuccesso. Francesca di Foix, un’opera semiseria di Gaetano Donizetti su libretto di Domenico Gilardoni, debuttò invece il 30 maggio 1831 al Teatro San Carlo di Napoli. È ricordata soprattutto per aver fornito alcune pagine a opere posteriori quali Ugo, Conte di Parigi, Gemma di Vergy e L’elisir d’amore (la marcia delle guardie e il loro coro diverrà il coro d’introduzione dell’Atto secondo Cantiamo, facciam brindisi, e la cabaletta dell’aria di Edmondo verrà ripresa nel coro di Giannetta e delle ragazze Ma zitto, piano!). Dello stesso anno ricordiamo Le Philtre, un’opera di Auber basata su Il filtro di Silvio Malaperta, pubblicato in un adattamento francese nella Revue de Paris diretta da Stendhal nel corso dell’anno precedente, e Roberto il diavolo (Robert le Diable), opera in cinque atti di Giacomo Meyerbeer, spesso considerata come il primo esempio di Grand opéra. Il libretto fu scritto da Eugène Scribe e Germain Delavigne ma esistono teorie diverse sul fatto che tragga spunto o me20
La scena della danza dall’opera Robert le Diable di Meyerbeer
no dalla leggenda medioevale di Roberto il diavolo. La musica drammatica, l’armonia e l’orchestrazione dell’opera, il suo impianto melodrammatico e gli effetti scenici sensazionali (specie il balletto delle monache) determinarono un successo immediato e confermarono Meyerbeer come compositore d’opera leader del suo tempo. Robert le Diable fu la prima messa in scena di una nuova opera realizzata dal nuovo direttore dell’Opera di Parigi Louis Véron: il successo lo portò a sottoscrivere l’impegno di nuove opere con compositori francesi quali lo stesso Meyerbeer (Gli Ugonotti), Fromental Halévy (La Juive) e Daniel Auber (Gustave III).
Maria Callas interpreta La sonnambula
Sempre nell’anno 1831 debuttò La sonnambula, un’opera in due atti messa in musica da Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani; sulla base di una sceneggiatura per una pantomima-ballet di Eugène Scribe e Jean-Pierre Aumer intitolata La somnambule, ou L’arrivée d’un nou-
veau seigneur. Insieme a I puritani e a Norma, è considerata uno dei tre capolavori del compositore catanese. Bellini compose La sonnambula in soli due mesi, mentre si trovava sul lago di Como a Moltrasio, nella villa dei Conti Lucini Passalacqua. La villa si trovava vicino all’abitazione di Giuditta Turina, una giovane signora con cui il compositore intratteneva una relazione sentimentale. L’opera debuttò al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo del 1831: quella sera, dedicata al musicista Francesco Pollini, amico di Bellini, le fu abbinato il balletto Il furore di Amore. Sin dalla prima rappresentazione ebbe uno straordinario successo. Infine, sempre in campo operistico, ricordiamo Zampa, o sia la sposa di marmo, una lirica in tre atti con musiche di Louis Joseph Ferdinand Hérold e libretto di Mélesville, che debuttò il 3 maggio presso l’Opéra-Comique. L’Ouverture dall’opera è una delle arie più famose di Hérold ed è un punto fermo del repertorio orchestrale. La Fanfara e Marcia Reale d’Ordinanza, conosciuta semplicemente come Marcia Reale, fu l’inno nazionale del Regno d’Italia dall’unificazione del Paese, avvenuta nel 1861, fino all’armistizio dell’8 settem-
bre 1943. Venne composta come marcia da parata proprio nel 1831 dal torinese Giuseppe Gabetti. Infine, ricordiamo Warszawianka 1831 roku (La Canzone di Varsavia 1831), una canzone scritta da Casimir François Delavigne, con musica di Karol Kurpiński, in
sostegno alla cosiddetta “rivolta di novembre” del 1830 che sfociò nel 1831 nell’istituzione del Governo Nazionale Polacco. Il poeta francese Delavigne fu affascinato e ispirato dalle notizie sull’insurrezione che giungevano a Parigi e ne scrisse le parole, che furono tradotte in polacco dallo storico giornalista e poeta Sienkiewicz. La canzone è talvolta confusa con un successivo canto rivoluzionario polacca dal titolo analogo (Warszawianka 1905 roku), la cui musica fu utilizzata per la canzone anarchica spagnola del 1936 A las barricadas. Sono nati nel 1831: Filippo Marchetti, compositore italiano Ludwig Stark, pianista, compositore e insegnante tedesco József Joachim, violinista, direttore d’orchestra e compositore ungherese Antonio Cotogni, baritono italiano Ludwig Norman, compositore, pianista e direttore d’orchestra svedese Johann Ritter von Herbeck, compositore e direttore d’orchestra austriaco Alessandro Bottero, basso italiano Hayashi Hiromori, compositore giapponese
Un manifesto a sostegno della rivolta polacca
A cura di Gianni Milanese
CONCORSO GRAFICO-LETTERARIO PER IL 170° DELLA FILARMONICA In occasione del tradizionale Concerto di Giugno, verranno premiati i migliori lavori eseguiti dagli alunni delle scuole primarie e secondarie eseguiti per ricordare l’importante anniversario della nostra Associazione. L’idea di questo concorso, peraltro esperienza non nuova nella storia della nostra banda, nasce dalla volontà di rimarcare i legami che in questi anni si sono cementati con le scuole presenti sul nostro terri-
torio, dalla presenza e organizzazione di corsi di musica alla partecipazione attiva a momenti come le feste di fine o inizio anno delle scuole. Di certo guarderemo questi lavori non solo con simpatia, ma anche con la massima attenzione, cercando di capire cosa i giovani si aspettano da una banda ai giorni nostri e cosa potremmo fare per essere sempre più vicini alle attese e alle esigenze dei cittadini del futuro.
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Per il momento, un ringraziamento sincero va a tutti gli alunni che hanno voluto partecipare al concorso e agli insegnanti che hanno reso possibile la sua realizzazione. Alessandro Bagnaschi
CURIOSITÀ MUSICALI HAYASHI HIROMORI E L’INNO NAZIONALE GIAPPONESE Nell’articolo alle pagine precedenti, dedicato agli avvenimenti dell’anno 1831, abbiamo scoperto che proprio in quell’anno nacque il compositore giapponese Hayashi Hiromori (28 dicembre 1831 - 5 marzo 1896), autore dell’inno nazionale del suo paese Kimi ga yo (Il regno dell’imperatore). Con una durata di sole 11 battute per un totale di 32 caratteri, Kimi ga yo è anche uno degli inni nazionali più brevi attualmente in uso. Se il titolo Kimi ga yo è solitamente tradotto con Il regno dell’imperatore, non è stata stabilita per legge alcuna traduzione ufficiale né del titolo, né del testo. Il testo, leggermente modificato, riprende una poesia (waka) di autore anonimo inclusa nella raccolta Kokinshū risalente al periodo Heian (794-1185). La poesia venne inclusa in diverse antologie e usata in seguito come canzone propiziatoria per una lunga vita da persone di tutte le stature sociali. A differenza della versione utilizzata nell’attuale inno nazionale, la poesia iniziava originalmente con “Waga Kimi wa” (“Tu, mio padrone”) invece di “Kimi ga yo wa” (il tuo regno). Nel periodo Kamakura (1185-1333), Kimi ga yo veniva usato come canzone festosa tra i samurai e in seguito divenne popolare tra il popolo, durante il periodo Edo (1603-1868). Nell’ultimo periodo Edo, veniva usato nell’Ōoku (l’harem del castello di Edo) e nel dominio di Satsuma (l’attuale prefettura di Kagoshima) come canzone celebrativa per il nuovo anno. Dopo la restaurazione Meiji, che ebbe luogo tra il 1866 e il 1869, i samurai del dominio di Satsuma presero il controllo del governo imperiale. Fu solo allora, dopo circa un millennio dalla composizione
della poesia, che John William Fenton, un nale fu eseguito per la prima volta al pacapobanda militare irlandese in visita, si lazzo imperiale in occasione del comrese conto che il Giappone non disponepleanno dell’Imperatore Meiji, il 3 novemva di un inno nazionale. Suggerì quindi bre dello stesso anno. Ōyama Iwao, ufficiale del Dominio di Il governo adottò formalmente Kimi ga yo Satsuma e futuro capo supremo dell’esercome inno nazionale nel 1888 e furono cito giapponese, di crearne uno. Ōyama inviate copie della musica e del testo olconvenì e, influenzato da Fenton, scelse treoceano per eventuali cerimonie diploKimi ga yo wa come testo (scelta basata matiche. A partire dal 1893, l’inno venne forse sulla somiglianza con l’inno nazioincluso nelle cerimonie delle scuole pubnale britannico) e chiese all’irlandese di bliche, per iniziativa del ministero dell’ecomporre la melodia. Con solo due o tre ducazione. settimane a disposizione per scrivere la Da allora e fino alla sconfitta giapponese musica e pochi giorni per le prove, Fenton al termine della seconda guerra mondiale, debuttò con l’inno dinnanzi all’imperatore il significato dell’inno venne a coincidere nel 1870. La melodia di Fenton fu la pricon il lungo regno dell’imperatore. Nel ma versione di Kimi ga yo, ma fu scartata 1947, con l’adozione della Costituzione, a causa della mancanza di solennità. Tutla figura dell’imperatore perse la natura tavia, questa versione viene tuttora esedivina del suo potere, divenendo simbolo guita annualmente al santuario Myōkōji a dello stato e dell’unità popolare. Yokoama. Nel 1880, il ministero della famiglia impeFonti: https://it.wikipedia.org/wiki riale adottò una nuova melodia, composta ufficialmente dal “nostro” Hayashi HiromoA cura di Gianni Milanese ri. Secondo altre fonti, la musica sarebbe in realtà stata composta da Oku Yoshiisa e Hayashi Akimori, allievo di Fenton e figlio di Hayashi Hiromori, sotto la supervisione di quest’ultimo. Anche se la melodia si basa sulla tradizionale musica di corte, è composta con uno stile misto, influenzato dagli inni occidentali e con tracce dell’arrangiamento precedente di Fenton. Il musicista tedesco Franz Eckert riarrangiò l’inno secondo modi gregoriani per strumenti occidentali, creando la seconda e attuale versione di Lo spartito del brevissimo inno nazionale giapponese Kimi ga yo. Il nuovo inno nazio-
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LE BANDE MUSICALI IN ITALIA E IN EUROPA UNA STORIA LUNGA E AFFASCINANTE… E LA FILARMONICA NE FA PARTE DA 170 ANNI
La banda di Liverpool al Festival Internazionale delle bande di Giulianova del 2014 L’Italia rappresenta, con il suo territorio e le sue genti, quel che in dimensione molto maggiore è l’Europa per il mondo. Amata, odiata, invidiata e bistrattata, eppure inequivocabilmente punto di incontro di popoli, culture, commerci, lingue e religioni, gioie e sofferenze, teatro di guerre atroci e paci mondiali. L’Italia dei Comuni cinti da mura inespugnabili sistematicamente espugnate e l’Europa dei muri giustamente abbattuti a Berlino e che qualcuno, con grottesco anacronismo, senza riguardo per gli insegnamenti della storia, vorrebbe ricostruire tra le Alpi e i Balcani. Eppure, malgrado tutto, l’Italia è stata e rimane culla delle arti più nobili e sublimi e fucina delle mode più effimere, mentre l’Europa continua ad attrarre il mondo per il fascino del proprio perenne disequilibrio, che appare ai più superficiali come mera instabilità, fragile e precaria. Costanti metamorfosi volte alla ricerca di unità e diversificazione, spesso erroneamente interpretate come propensione alla “divisione”, ma che altro non sono che vitalità del pensiero contemporaneo europeo che si arricchisce di nuova linfa. Altro che vecchio continente! E secondo voi, dove potevano nascere le bande? Prima in Italia e poi in Europa, ovvio. Se cercate su un dizionario enciclopedico il termine “banda musicale”, probabilmente troverete una formula alquanto asettica che recita: “un complesso strumentale, con lo scopo di dilettare ed educare, formato da strumenti a fiato, sia di legno che d’ottone, con l’inclusione di alcuni strumenti a percussione e molto raramente di strumenti a corda”. Alquanto limitativo, specialmente se rapportato a quel che sono state e sono le bande in Italia. Quando suona nelle pubbliche piazze, la banda riporta la popolazione a diretto contatto con la giusta “armonia” e riesce quindi a migliorarne il gusto artistico, divulgando quei ca-
polavori musicali di ogni tempo e nazione che meglio si adattano a un complesso di strumenti per lo più a fiato. Le origini della banda si possono rintracciare nelle musiche militari dei popoli antichi, dai barbari ai Romani, che già usavano vere e proprie fanfare con diversi tipi di trombe (lunghe, corte, arrotondate) e di tamburi, le moderne percussioni. Infatti, antichi documenti giunti sino a noi dicono che il suono dei corni e delle buccine (un antico strumento aerofono allungato in ferro, con un padiglione all’estremità) si sentì la prima volta nel 570 a.C., al seguito delle legioni di Servio Tullio. All’origine dell’evoluzione più recente troviamo le fanfare del Medioevo: compagnie di pifferi e pive che popolavano le fiabe non meno delle corti signorili, specialmente italiane e tedesche, a cornice dei tornei cavallereschi. In particolare la consacrazione della fanfara, avvenuta nel 1037 con il carroccio di Milano e la sua campana Martinella, ispirò la formazione di gruppi musicali in molte città italiane e successivamente francesi, anche se le prime bande, in senso moderno, si costituirono in Germania tra il XIV e il XV secolo. Notazioni storiche e documenti pervenuti sino ai nostri giorni da tutta Europa ci raccontano che solo sul finire del ‘400 cominciarono a sorgere organismi musicali piuttosto ampi, organizzati localmente, riconosciuti dalle alte sfere del potere (temporale e clericale) e dotati di notevoli possibilità tecniche. La banda musicale, dunque, nacque in ambito militare ma fu subito presente, richiesta e gradita anche e soprattutto nell’ambito delle manifestazioni civili. I Comuni più virtuosi e danarosi ebbero presto le loro bande civiche, prontamente imitati tra gli altri dagli Ottomani, che nel 1326 formarono la famosa banda dei Giannizzeri ricca di cimbali, sonagli e oboi. Fu sul finire del ‘700 che la banda moderna arricchì di molto le sue capacità espressive, grazie all’introduzione dei clarinetti; famosa fu all’epoca la banda che il Re Sole (Luigi XIV) teneva a propria disposizione nella reggia di Versailles. Nel 1793 in Prussia si costituì quello che è comunemente ritenuto il primo corpo musicale moderno e vent’anni dopo anche Gorizia ebbe la sua banda. L’esplosione del genere musicale bandistico però avvenne grazie alla rivoluzione francese: grancasse e ottoni risultavano adattissime per ritmare la nuova “religiosità laica” dei giacobini. Ancora una volta la musica e la banda, allora come ai giorni nostri, erano al servizio del potere sia laico che religioso, come elemento enfatizzante del momento liturgico e forte catalizzatore delle genti, specie in carenza di contenuti e valori del politico o del religioso del momento. 23
Toccò poi a Napoleone esportare l’idea in Europa, al seguito dei suoi eserciti. L’800, il secolo d’oro della banda, le diede un ulteriore impulso con l’introduzione del sassofono, che completò l’organico classico, e con il miglioramento portato specialmente per gli ottoni dall’introduzione dei pistoni. Evoluzioni che contribuirono alla nascita delle “Filarmoniche d’Italia”, e qui cito con piacere la costituzione nel 1846 de La Filarmonica di Abbiategrasso, che quest’anno festeggia ben 170 anni di giovinezza e alla quale auguro lunga vita. Nel tempo le bande acquisirono quelle venature patriottiche che diedero una determinante spinta al Risorgimento e ancor più svolsero una fondamentale funzione culturale, divulgando in tutti i ceti e in ogni villaggio la grande lirica italiana, anche se spesso riprodotta ancora “a orecchio”. Le grandi parate, le cerimonie, le ricorrenze: per ogni occasione, la banda creò l’appropriata e indispensabile cornice sonora. A parte le marce militari, la banda non ha usufruito di una vasta letteratura originaria, salvo alcune composizioni di R. Wagner (1813-1883) e di F. MendelssohnBartholdy (1809-1847). Al contrario, la banda si è giovata di apposite trascrizioni tratte dal repertorio classico, che in tal modo ha potuto diffondere più facilmente e rendere immediatamente popolare. Cito a tal proposito le raffinate trascrizioni per banda del Maestro Corrado Abriani, al quale è intitolata la Scuola Musicale della Filarmonica di Abbiategrasso, e doverosamente ricordo alcune fra le più celebri: Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini e I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi. Solo di recente l’immenso campo, tuttora inesplorato, degli intrecci e combinazioni sonore che può offrire la banda è stato valorizzato e riscoperto da valenti compositori contemporanei anche italiani, autori di pregevole musica originale per banda. Certamente un segnale positivo, una garanzia di lunga vita per le nostre bande. Sapere che anche l’amatissima Filarmonica di Abbiategrasso è stata, è e sarà parte della storia di questa nostra Italia - e anche d’Europa - deve ancor più inorgoglire noi, partecipi del suo fulgido presente. Leonardo Pecoraro Consigliere Provinciale ANBIMA Milano Delegato Nazionale ANBIMA per la Lombardia Bibliografia: Il dizionario enciclopedico della musica classica presentato da Claudio Abbado (ed. Armando Curcio Editore, 1990) A. Vassella, Studi di strumentazione per banda (ed. Ricordi, 1982) La nuova enciclopedia della musica (ed. Garzanti, 1983)
12-TeT SYSTEM DAI RAGAZZI DELLA FILARMONICA, UN NUOVO PROGETTO PROGRESSIVE ROCK In primavera ha esordito una nuova band, fondata da alcuni dei giovani musicanti della Filarmonica e cresciuta con l’inserimento di altri ragazzi del territorio. Auguriamo un grande successo ai 12-TeT System e pubblichiamo il racconto dei membri della band, che ci spiegano da dove nasce la loro iniziativa e quali sono i loro progetti futuri. Il 1 aprile c’è stato l’esordio del nostro gruppo, i 12-TeT System, che per la prima volta si è esibito al Piper cafè di Abbiategrasso. Il concerto, con nostra grandissima soddisfazione, ha suscitato un discreto apprezzamento da parte del pubblico, premiando così tutti i nostri sforzi e l’impegno che abbiamo messo e continuiamo a mettere per portare avanti questo progetto, spinti dalla voglia e dal piacere di suonare e di divertirci. Il nostro percorso, però, non è stato breve; la band nasce ufficialmente il 2 settembre del 2014, quando noi tre (Ivan Milanese, Luca Ragona ed Emanuele Rainoldi), diventati amici nella banda Filarmonica, decidiamo di ritrovarci per suonare un po’ assieme; all’inizio il nostro repertorio è formato principalmente da brani classici, ma anche blues e swing, nei quali Ivan suona il flauto, Emanuele il clarinetto e Luca il pianoforte e l’oboe. Con il passare del tempo, abbiamo iniziato a sentire la voglia di crescere e di sperimentare nuovi generi e sonorità, così abbiamo deciso di ampliare la band e durante l’estate del 2015 si sono uniti alla formazione due nuovi membri, Alessandro Boraso alla batteria e Alessia Borganti alla voce, mentre Emanuele si è dedicato al basso elettrico implementandolo come strumento portante della formazione. Grazie a questo decisivo cambiamento, che ha dato nuova linfa alla band, abbiamo iniziato a studiare nuovi brani, principalmente progressive rock, che ci hanno messo (e ci mettono ancora) a dura prova per via della difficoltà dello stile - per noi completamente nuovo - e per la composizione stessa della band. Spesso, infatti, ci troviamo ad adattare musiche create per strumenti molto differenti dai nostri. Con cinque teste provenienti da mondi e stili completamente differenti, la contaminazione che ne è derivata ci ha permesso di sviluppare un repertorio molto vario:
partendo da una base progressive rock stile King Crimson e Jethro Tull, passando per il rock più classico dei Queen o degli Eagles, proseguendo con rivisitazioni di brani pop odierni di Adele e Florence and the Machine, e finendo per toccare generi più pesanti e sonorità più metal, tipiche per esempio dei Tool. Grazie all’impegno di tutti quanti, al grande aiuto che ci ha dato Alessandro, già esperto di questi generi, e alla grande passione che nutriamo per la musica più disparata, siamo riusciti a migliorare e a crescere fino ad arrivare a proporre brani di notevole complessità e difficoltà. Infatti, uno degli aspetti più belli e interessanti della musica è quello di poter sempre sperimentare qualcosa di nuovo, e questo è uno dei punti fondamentali che sta alla base del nostro “lavoro”. Prendiamo in considerazione in modo più specifico la musica rock: la band formata da chitarra, basso e batteria non è altro che una convenzione, che a lungo andare appiattisce la creatività, limitandone le possibilità stilistiche ed espressive. Con questo non si vuole sminuire il lavoro di molti artisti che hanno reso grande questo genere, ma si intente dimostrare come sia possibile creare qualcosa di diverso partendo da una base solidissima e sfruttando le potenzialità di strumenti poco “convenzionali”, come è già stato fatto in passato con il progressive rock, genere da noi prediletto. L’ispirazione di band come Jethro Tull e King Crimson è fondamentale, non solo per il nostro repertorio, ma soprattutto per l’intenzione creativa.
Mi hanno chiesto di rispondere a una domanda: che cosa fossero per me i 12-TeT System. Il mio primo incontro con i membri della band è stato a giugno 2015, mese in cui ho dato prova delle mie abilità per accedere come quinto elemento della band. Un ricordo che mi torna in mente è il fatto che per i ragazzi “band” è sinonimo di “famiglia”. Entrando nel gruppo avevo paura di non sentirmene parte, perché loro sono ragazzi molto particolari, diversi sotto molti aspetti da me, e temevo di non essere all’altezza del lavoro che mi sarebbe stato assegnato.Ho accettato la sfida e ora ho capito che la mia paura non aveva ragion d’essere: non ha importanza se siamo diversi perché siamo tutti accomunati dallo stesso amore per la musica, dalla stessa passione. Ho capito che non importa se con loro non riesco a essere perfetta, devo essere me stessa. Soprattutto, ho capito cosa intendevano per famiglia: il primo aprile, quando ci siamo esibiti al Piper, prima di salire sul palco ero molto agitata; tutto il gruppo però mi ha fatto sentire che non ero sola, mi ha spinta a cercare di dare il meglio, sia per me stessa, ma soprattutto per loro, che da settembre mi aiutano a migliorare e a credere di più nelle mie capacità. Questo sono per me i 12-TeT System, dei ragazzi che ogni settimana si incontrano per divertirsi e fare musica e che, anche se a volte non condivido ciò che pensano e dicono, insieme riescono a essere musica, passione, e amicizia.
Ivan, Luca, Emanuele e Alessandro
Alessia
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FLASH NEWS DALLA FILARMONICA GIRI DEGLI AUGURI E DELLE CASCINE Come ogni anno, la Filarmonica ha girato per le strade della città prima delle festività natalizie, per portare gli auguri alla cittadinanza, e poi di nuovo per le cascine per il tradizionale saluto primaverile. I giri proseguiranno in settembre, a causa della pioggia che ha costretto a rimandare uno degli appuntamenti. La Filarmonica ringrazia sostenitori e accompagnatori per il loro contributo, lieta di poter ricambiare come sempre con della buona musica in allegria!
RINNOVO DELLE CARICHE SOCIALI Nel mese di aprile, l’assemblea dei soci della Filarmonica ha provveduto all’elezione del Consiglio Direttivo, del Vice Maestro e delle commissioni che lavorano dietro le quinte per l’organizzazione degli eventi, la gestione degli archivi e degli strumenti e tutte le attività di supporto alla banda. Il Consiglio e le commissio-
ni resteranno in carica per il prossimo biennio.
CONCERTO AD ALBAIRATE PER LA ASSOCIAZIONE L’AIRONE S.C. Venerdì 20 maggio la Filarmonica si è esibita in un concerto straordinario presso il campo sportivo di Albairate, a sostegno dell’Associazione “L’Airone” Sport e Cultura.
SAGGI DEGLI ALLIEVI Un fine settimana davvero intenso quello che ha preceduto l’uscita di questo numero dell’informatore. Oltre al concerto di Albairate e a quello della Big Band, sabato 21 e domenica 22 maggio si sono svolti presso la sede della banda i saggi degli allievi della Scuola di Musica “Corrado Abriani”. Per un resoconto più dettagliato, vi invitiamo a leggere il prossimo numero di “La Filarmonica è…”.
RICERCA COLLABORATRICE MUSICHEMOZIONI Il Complesso Bandistico la Filarmonica di Abbiategrasso cerca per l’anno scolastico 2016/2017 un’educatrice, pedagogista o persona dotata di titoli affini, per il corso “MUSICHEMOZIONI” di propedeutica musicale dedicato ai bambini dai 4 ai 7 anni. Si richiede un’età minima di 26 anni, esperienza nel lavoro con i bambini, creatività, autonomia nel lavoro e pazienza. Il corso si svolgerà il mercoledì pomerig-
gio presso la sede della banda Filarmonica in via Alfieri 1 ad Abbiategrasso. La persona si occuperà di valorizzare le componenti emotive durante le lezioni e lavorerà in collaborazione con un docente di musica. Per informazioni contattare: Francesca 338 9195817 Manuela 347 8733944 Annamaria (Resp. Scuola) 340 8803709
NOTIZIE IN BREVE Culla La Filarmonica fa gli auguri al Presidente Alessandro Bagnaschi per la nascita del nipote Samuele!
Esami Dalla Filarmonica, il più grande degli “in bocca al lupo” per due giovani clarinettisti della banda impegnati quest’anno negli esami di terza media: Lorenzo Bassi e Francesco Street!
Lutto La Filarmonica si stringe a Dario Grassi per la perdita della mamma Valeria. La banda si unisce al dolore di Ivan Dusi per la scomparsa della mamma. Tutti i membri della banda piangono la prematura scomparsa di Alberto Venturi, marito dell’ex Presidente Patrizia Siano e amico della Filarmonica, e dell’ex consigliere Paolo Pilone. Il pensiero e le condoglianze dei musicanti e dei sostenitori della Filarmonica vanno alle famiglie dei cari Alberto e Paolo. 25
Riscaldamento Arredobagno Idraulica Condizionamento
La Goccia di Facchetti Giovanni G. e Silvio A. snc Corso San Martino, 71 20081 Abbiategrasso (MI) Tel. 02.94963174 Laboratorio e magazzino: Via Martiri della Libertà, 3 20081 Abbiategrasso (MI) Tel. 02.9421592 Fax 02.9425975 E-mail: facchetti@lagocciasnc.com
PROSSIMI APPUNTAMENTI MAGGIO Lunedì 30
Processione
Istituto “Camillo Golgi” - Abbiategrasso GIUGNO
Concerto per il 40° del Corpo Musicale Mascagni di Cisliano
Cisliano
Sabato 11
Concerto di Giugno
Quadriportico Santa Maria - Abbiategrasso
Sabato 25
Concerto Big Band
Ex Convento Annunciata - Abbiategrasso
Processione e concerto di San Pietro
Piazza San Pietro - Abbiategrasso
Domenica 5
Domenica 26
LUGLIO Sabato 9
Festeggiamenti per il 170°
La Cappelletta - Abbiategrasso
AGOSTO Domenica 28
Processione
Morimondo SETTEMBRE
Domenica 11
Raduno regionale Bersaglieri
Abbiategrasso
Domenica 11
Processione
Fallavecchia
Lunedì 12
Festa della Cappelletta
Abbiategrasso
Sabato 17
Concertone con quattro bande per il 170° de La Filarmonica
Abbiategrasso
OTTOBRE Domenica 2
Festa della mela
Abbiategrasso
LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Paolo Bassi, Andrea Capelli, Giuseppe Comincini, Damiano Lazzarin, Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi Hanno collaborato Alessandro Bagnaschi, Giulia Bassini, Marco Masperi, Leonardo Pecoraro, i 12TeT System
Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .or g
Si ringrazia Mattia Rossi della Orobian Pipe Band per il contributo alla realizzazione della “Guida all’ascolto”
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LA FILARMONICA Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Pietro Galbiati
Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi
Presidente
Giuseppe Comincini
Vicepresidente
Mauro Pizi
Vicepresidente
Ornella Zattin
Segretario
Mauro Bianchi
Vicemaestro - Economo
Paolo Bassi Ivan Silvio Bassini Sede: V.le Papa Giovanni XXIII, 32 Abbiategrasso (MI) Tel. 02.94967517 r.a. Fax 02 9466280 www.landriani.it e-mail: info@landriani.it
Luigi Belloni Andrea Capelli Michele Berardino Giorgio Borghi Annamaria Cittadinetti Leonardo Pecoraro Francesco Ragona Andrea Ramezzana
Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani� Paola Andreoni Galasso Annamaria Cittadinetti Ornella Del Pero
Quartiere Industriale Mirabella - Ozzero (MI) - Tel. 02.94699415 - Fax 02.94699414 - E-mail: amministrazione@orioimpianti.com 27
LA FILARMONICA È…
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2006
… 170 ANNI DI MUSICA LA FILARMONICA è un’Associazione di Promozione Sociale - Sostienila con il tuo contributo del 5‰ dell’IRPEF - Codice fiscale: 82004210157