Skip to main content

La Filarmonica è... Nr 53 - Giugno 2014

Page 1

Giugno 2014

n. 53

LA FILARMONICA È…

MUSICHE DAL NUOVO MONDO

Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

Da alcune stagioni la Filarmonica ha pensato a una tipologia di programmazione tematica, ossia attraverso scelte musicali strutturate in base ai differenti luoghi e contesti in cui la Filarmonica si esibisce. È occasione nel nostro tradizionale concerto nella splendida cornice del Quadriportico di Santa Maria Nuova ospitare e presentare un’altra importante realtà cittadina, il coro gospel “Al ritmo dello spirito” che, guidato dal M° Meloni, proporrà brani dal repertorio sacro afro-americano. La Filarmonica eseguirà musiche tratte dal repertorio a stelle e strisce: da Gershwin a Miller, da Armstrong a Carter, a dimostrazione della grande duttilità del Bandon nello spaziare dal genere Song alla mitica Swing Era. Carlo Zappa

www.bandafilarmonica.it

Concerto di Novembre 1981, prima direzione del M° Corrado Abriani

Sabato 14 giugno 2014 - ore 21

CONCERTO DI GIUGNO Quadriportico Basilica S. Maria Nuova - Abbiategrasso (MI)

All’interno: inserto speciale in ricordo del Maestro Abriani 1


GELATO e caffè ABBIATEGRASSO VIA PALESTRO, 1 TEL. 02.94964489

Quest’anno ricorre il 20° anniversario della morte del Maestro Corrado Abriani, figura che si lega in modo inscindibile alla storia di Banda Filarmonica. Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente il Maestro Abriani, ma dai ricordi di chi lo ha frequentato e dall’analisi della storia della nostra Associazione, mi giunge l’immagine ben chiara di un professionista certamente preparato e dotato di una grande umanità. Penso di poter affermare che sotto la sua direzione, la nostra Banda ha intrapreso un lungo cammino che l’ha portata a proporsi sempre più come una formazione completa, o come qualcuno l’ha definita “una vera orchestra di fiati”, con una crescita artistica costante dei singoli e la ricerca continua del miglior amalgama tra le varie componenti. Tale filosofia, ben interpretata, fatta propria ed arricchita dalle caratteristiche personali ed artistiche dal Maestro Carlo Zappa, continua ad essere alla base del nostro modo di far musica e di proporci all’esterno. Anche la scelta di intitolare la scuola di musica al Maestro Abriani è un chiaro segnale dell’importanza del suo insegnamento; se possiamo orgogliosamente affermare di essere una formazione con basi solide su cui costruire il nostro futuro lo dobbiamo anche alla passione che ha saputo trasmettere con il proprio insegnamento e il proprio esempio. Questo atteggiamento rappresenta la base su cui progettare e costruire il nostro futuro; senza mai dimenticare da dove proveniamo, le nuove esperienze e gli sviluppi della nostra attività trovano ragione e forza nella tradizione stessa di Banda Filarmonica che diventa fondamentale per ogni fase progettuale. Ritengo sia importante, sia nei momenti felici sia in quelli più difficili della nostra storia, ricordare che qualcuno prima di noi, e tra questi sicuramente il Maestro Abriani, ha avuto un ruolo fonda-

2

mentale, ha lavorato con amore e passione per realizzare qualcosa che ora è ben visibile ed è patrimonio di tutti noi ma anche della città. A noi il compito di lavorare tutti insieme per mantenere alta questa tradizione, certo prestando attenzione all’evolversi dei tempi, dimostrando sensibilità per eventuali istanze di novità e rinnovamento confrontandoci comunque sempre con la nostra storia. Mi conforta pensare e toccare con mano che in questa nostra attività siamo costantemente sostenuti da molti amici, e tra essi la signora Maria Teresa Abriani, che in modo discreto non ci fanno mancare il costante appoggio e supporto sia a livello affettivo che artistico. In occasione della recente esibizione di Banda Filarmonica a Milano nell’ambito della manifestazione “A TUTTA BANDA” qualcuno degli organizzatori, complimentandosi per la performance della nostra formazione, ha voluto rimarcare il fatto che, oltre alla qualità dell’esecuzione, fosse da sottolineare la dimostrazione di sintonia tra i vari componenti, frutto certamente del lavoro costante, della comune passione e, aggiungo io, della convinzione che insieme possiamo crescere e migliorare la qualità del nostro lavoro. In questo spirito e nel rispetto di questa filosofia, ben si inseriscono le esperienze di JUNIOR e BIG BAND, l’attività della scuola musicale e la nuova nata iniziativa del corso “MUSICHEMOZIONI” che non sono appendici dell’attività di Banda Filarmonica, ma parti importanti di questa stessa attività che completano e arricchiscono l’offerta culturale e a cui, mi auguro, possano in un futuro non lontano aggiungersi altre iniziative della specie. Alessandro Bagnaschi


COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione del Concerto di Giugno

Concerto di Giugno PRIMA PARTE DeAndre Patterson Michael W. Smith Alberto Meloni Michael W. Smith Alberto Meloni

Give him glory Agnus dei Our father Let the rain Glory

Con il patrocinio della

SECONDA PARTE Gospels’ favourites!

Donald Furlano (arr.) Scott Joplin

The entertainer What a wonderful world

G. D. Weiss e B. Thiele Jacob De Haan

Dakota When the saints go marching in

Harold L. Walters (arr.) George Gershwin

Summertime

Charles Carter

Symphonic overture

Joe Garland

In the mood Total praise

Richard Smallwood

Direttore CARLO ZAPPA Voce solista Stefano Borghi Coro “Al ritmo dello Spirito” Direttore ALBERTO MELONI

3

Città di Abbiategrasso


GUIDA ALL’ASCOLTO Gospels’ favourites!

Donald Furlano (arr.)

Questa selezione di famosi brani gospel comprende celebri temi come He’s got the whole world, Joshua fit the battle of Jericho, Go, tell it on the mountain, riarrangiati per banda dal compositore torinese Donald Furlano. L’atmosfera e l’energia del gospel passa attraverso i timbri e i caratteri dell’intera strumentazione bandistica.

The Entertainer

Scott Joplin

Composto per pianoforte da Scott Joplin, venne pubblicato nel 1902; nel 1973 Marvin Hamlisch l’adattò per il film La Stangata vincendo il Premio Oscar come miglior colonna sonora. Il brano segue la forma canonica del ragtime classico, formato da 4 temi musicali, secondo il seguente schema: AA-BB-A-CC-DD. Grazie al film, The Entertainer divenne una vera hit, concedendo una tardiva gloria alla musica di Joplin, fino a quel momento ai margini della scena musicale. Scott Joplin

What a wonderful world

George David Weiss e Bob Thiele

Celeberrima canzone scritta da Bob Thiele (con lo pseudonimo George Douglas) insieme a George David Weiss, pubblicata nel 1967. I suoi autori vollero mandare un messaggio di armonia dai toni ottimistici e rilassati per contrastare il crescente clima di tensione politico razziale negli USA. Per eseguirla venne scelto Louis Armstrong, un nero di fortissimo carisma e presa sul pubblico: l’ideale per suggerire alla gente di leggere nelle bellezze del creato l’invito a non diffidare del futuro. Vale la pena soffermarsi sulle parole e sul loro significato: Vedo alberi verdi, anche rose rosse / Le vedo sbocciare per me e per te / E fra me e me penso: “Che mondo meraviglioso” / Vedo cieli blu e nuvole bianche / Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura / E fra me e me penso: “Che mondo meraviglioso” / I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo / Sono anche nelle facce della gente che passa / Vedo amici stringersi la mano, chiedendo: “come va?” / Stanno davvero dicendo: “Ti amo” / Sento bambini che piangono, li vedo crescere / Impareranno molto più di quanto io saprò mai / E fra me e me penso: “Che mondo meraviglioso” / Sì, fra me e me penso: “Che mondo meraviglioso”.

George David Weiss

Jacob De Haan

Dakota

Questo brano fu commissionato dalla banda olandese di Huissen, la Muziekvereniging Volharding, per il suo 50° Anniversario. Gli indiani Dakota (o Sioux) sono le figure centrali di questa composizione, che consiste di cinque movimenti in cui vengono ritratte la cultura e la storia di questo popolo. 1. Il Grande Spirito - I Dakota credevano che il Grande Spirito avesse creato la terra immergendo una sfera nera nell’acqua e, da una seconda sfera, tutti gli esseri viventi. 2. Caccia al Bufalo - Rincorrere un possente bufalo richiede coraggio. Eppure gli uomini si sfidano a vicenda nella caccia. 3. Fumare la pipa - La pipa era simbolo di pace ed era offerta vicendevolmente tra uomini di diversi popoli: fumare la pipa insieme corrispondeva a stringere un legame di fiducia; un uomo che fuma la pipa entra in comunione con il Grande Spirito. 4. La danza dello Spirito - Era una danza basata sulla preghiera e la musica. Nel 1890, i soldati impegnarono i danzatori in battaglia in un luogo chiamato Wounded Knee. 5. Pellegrini a Wounded Knee - La tragedia di Wounded Knee è ancora molto dolorosa per gli indiani, che ancora si recano in pellegrinaggio alla collina ove furono uccisi tanti innocenti. Ancora fanno il pellegrinaggio al luogo sacro, collina del vento, teatro di questa tragedia.

Jacob De Haan 4


When the saints go marching in

Harold L. Walters (arr.)

È uno dei più tradizionali gospel, e nonostante ciò non ne conosciamo l’autore; oggi è eseguito in molteplici versioni, per lo più ispirate allo stile jazz (ne è esempio la celeberrima versione di Louis Armstrong). La canzone riprende molte immagini dell’Apocalisse di San Giovanni: infatti la tromba (dell’Arcangelo Gabriele) citata nel testo allude alla “chiamata” del giudizio universale. L’inno esprime anche il desiderio di recarsi, alla fine del pellegrinaggio terreno, in Paradiso, insieme alla schiera di tutti i santi.

Summertime

George Gershwin

Questa famosa canzone è in realtà una “ninna nanna blues” tratta dalla prima scena del primo atto di Porgy and Bess (1935), lavoro frutto del compromesso tra la cultura negroamericana da cui il compositore trasse ispirazione e il mondo del musical da cui proveniva. Ambientato nella comunità di Catfish Row, il dramma è incentrato sul “classico” triangolo amoroso tra Porgy, Bess, e Crown: il compositore seppe usare, per rinnovare lo schema, ritmi e melodie popolari per descrivere con efficacia teatrale il mondo afroamericano, isolato da quello bianco. George Gershwin

Symphonic Overture

Charles Carter

Nato nel 1926 in Oklahoma, Charles Carter ha composto musica per banda per più di 45 anni; scrisse la prima composizione sinfonica per questo tipo di organico durante l’esperienza universitaria in Ohio; costantemente impegnato nella composizione, nell’organizzazione e nella didattica per l’organico bandistico, scrisse i primi pezzi destinati a questo scopo nel 1952: Metropolis e Overture in stile classico. La composizione di Symphonic Ouverture risale al 1963; questo pezzo, eseguito dalle bande di tutto il mondo, impegna l’intero organico in un brillante dialogo che, dopo l’inizio spumeggiante, si fa più meditativo e cantabile fino alla ripresa del trascinante tema iniziale.

Joe Garland

In the mood

Come molti musicisti statunitensi dei primi decenni del secolo scorso, anche Joe Garland era legato al fenomeno delle band e delle orchestre. Virtuoso del sax tenore, dal ‘39 al ‘41 fece parte dell’orchestra di Louis Russel che accompagnava Louis Armstrong. Fu invece la celebre orchestra di Glenn Miller a lanciare quello che si può ritenere il suo maggior successo: In the mood, in cui si fondono le melodie di Hot and ansious (di Don Redman) e di Cornet chop suey (di Louis Armstrong).

Total praise

Joe Garland

Richard Smallwood

Scritta nel 1996, è ritenuta tra le più belle canzoni gospel contemporanee. Il testo si rifà, come da tradizione, ad un salmo biblico mentre la musica di accompagnamento utilizza la tecnica del “tension and release”; infatti dall’inizio del Canto fino a You are the strenght of my life (Tu sei la forza della mia vita) la musica ha un crescendo di tensione fino al rilascio della stessa che avviene nella frase I lift my hands in total praise to you (Alzo le mie mani in una profonda preghiera verso di te). Un secondo ed ultimo aumento di tensione si ha nell’Amen fino all’accordo finale, nel quale si scarica tutta l’energia accumulata. A cura di Paola Magnaghi

Richard Smallwood

5


IL GOSPEL Di tutte le specie di canti popolari che sono sopravvissute in America fino al secolo attuale lo Spiritual è sicuramente la più ampia; senza dubbio, in un modo o nell’altro, la più conosciuta. Il genere degli inni, poi chiamato “spirituals” e ancora in seguito “gospel”, pur avendo un legame diretto e vitale con l’Africa è distintamente parte della musica americana. Nacque un nuovo genere di musica afro -americana: furono create canzoni nuove sfruttando le tradizioni africane di armonia, chiamate e risposte, ritmica, mescolate però con l’armonia tradizionale europea e con l’utilizzo di strumenti musicali. Le canzoni gospel create dai neri sfruttavano temi cristiani con l’influsso delle vocalità e della ritmica africane.

La nascita del gospel La musica nera è definita come una musica di unità, ovvero una musica che unisce la gioia e la tristezza, l’amore e l’odio, la fede e la disperazione degli

schiavi negri d’America che nella loro difficile condizione sociale trovarono nella musica religiosa la sola forza per sopravvivere. La schiavitù iniziò nel 1619 quando i primi negri delle coste Africane furono strappati con violenza dalla loro terra d’origine, incatenati su centinaia di navi e portati negli Stati Uniti d’America, per essere venduti come “bestie da lavoro” alle quali non restava altro che adattarsi e rassegnarsi ad un nuovo mondo, fatto di regole spietate ed incomprensibili. Furono privati di dignità, umiliati, linciati ed emarginati, ma soprattutto furono costretti a rinunciare ad un bene d’immenso valore: la libertà. Di fronte a questa situazione, fu per loro inevitabile sviluppare una forma interiore di resistenza, richiamando le sole risorse culturali che avevano potuto portare con sé; quella che più si dimostrò capace di accompagnare lo schiavo nella sua monotona e dura resistenza fu la musica. Musica e danza si praticavano in Africa quasi senza interru-

Gli schiavi neri d'America

6

zione; erano l’espressione della religiosità africana, per la quale ogni evento della comunità era scandito dalla danza rituale e dal suono degli strumenti a percussione, a corda e a fiato; i ritmi e le melodie rappresentavano un vero e proprio linguaggio sociale per veicolare informazioni importanti e per esprimere pensieri ed emozioni. Poter ballare, suonare e cantare mantenendo il ricordo della terra d’origine era essenziale per gli schiavi negri d’America che solo così potevano esternare e condividere i propri sentimenti di dolore, rabbia, rassegnazione, ma anche di speranza. In origine la musica accompagnava e sosteneva la gente nera solo nelle segrete riunioni rurali ma, appena fu permesso, anche durante il faticoso lavoro nei campi di cotone: il canto intonato spontaneamente da una sola persona lentamente coinvolgeva tutti i braccianti e le voci erano accompagnate dal battere delle mani, dal battere del piede per terra e dal suono di qualsiasi oggetto improvvisato strumento. Questi canti, chiamati canzoni del grano, descrivevano la vita giornaliera degli schiavi, con le loro fatiche e il loro desiderio di libertà; ma rappresentavano anche, come nella terra d’origine, un importante ed essenziale mezzo di comunicazione. Il gospel nacque negli stati del Sud, dove viveva la maggioranza degli schiavi, per poi diffondersi nel resto dell’America: prima attraverso gli spettacoli erranti, verso la fine dell’Ottocento, poi attraverso la commedia musicale e spartiti sciolti all’inizio del ‘900, infine attraverso i dischi nei primi anni Venti. Molte delle canzoni e delle melodie furono apprezzate dai bianchi e cominciarono ad influenzare la musica religiosa e popolare dei bianchi americani. Dall’inizio dell’Ottocento divenne frequente per gli schiavi esibirsi per i loro padroni, e poi, in gruppi, per la società bianca, ma fu solo al termine della Guerra Civile che gli strumenti musicali europei divennero di uso comune per gli ex schiavi. In questo tipo di canto, è spesso presente il racconto biblico, che esprime la Speranza di liberazione e salvezza per l’oppresso: il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe prende il posto degli Dei pagani della tradizione africana e gli eroi


del Vecchio Testamento diventano gli eroi di un popolo di schiavi, in una simmetria di sofferenze, attese e certezze tra l’ebreo in cerca della terra promessa e lo schiavo, con il suo dolore e la sua attesa di pace. Dalla fine dell’Ottocento il patrimonio dei canti religiosi afro-americani viene raccolto, studiato e riarrangiato, attingendo musicalmente alle nascenti forme del jazz e del blues. È da qui che inizia a definirsi la nascita di un nuovo genere: il GOSPEL. Il termine “gospel” in inglese significa “God’s spell”, letteralmente “Verbo, Parola di Dio”; i testi infatti, si ispirano alla Bibbia, a preghiere e al Vangelo.

Caratteristiche del gospel Influenze africane Solitamente nel mondo occidentale la musica è utilizzata come supporto estetico con cui decorare una cerimonia particolarmente significativa. In Africa, invece, non c’è evento sociale che non sia espresso con la musica e la danza. Uno dei traumi che gli schiavi dovettero subire negli Stati Uniti fu la proibizione di danzare durante i riti religiosi, cosa che appariva sconveniente ai Puritani inglesi. Call and Response. Uso comune era quello di alternare la voce del solista con la risposta di un coro che ripeteva la stessa frase del solista o una frase standard. Questa forma di canto si adattava bene al passaggio dal canto alla forma parlata e viceversa. Testi I testi hanno per lo più un contenuto sociale, in una dimensione comunitaria del canto: il musicista è interprete della vita della comunità. Dal punto di vista tecnico, la musica bianca diede allo Spiritual le regole per la composizione musicale, per cui, verso la metà dell’Ottocento, si iniziò a trascrivere le melodie sul pentagramma e i canti iniziarono ad essere eseguiti a più voci. Work songs È probabile che le più antiche forme di fusione fra la tradizione musicale Nera e quella Bianca siano stati i work songs, cioè le canzoni di lavoro; si tratta di canti semplici, senza ac- compagnamento, usati per cadenzare il lavoro ed eseguiti generalmente seguendo lo schema del Call and

Response. I work songs si cantavano soprattutto nella raccolta nei campi, durante i lavori per stendere le linee ferroviarie (railroad songs), nelle prigioni, ma anche utilizzati da rematori e minatori, sempre con lo scopo di cadenzare i movimenti. In poche parole, dove maggiore era la mano d’opera nera.

Sallie Martin, interprete di numerosi brani di Thomas A. Dorsey

L’influenza di Dorsey Thomas A. Dorsey (1899-1993) è considerato da molti estimatori come “il padre della musica gospel”. Figlio di un pastore, era un musicista completo e da giovane aveva accompagnato alcuni dei più grandi cantanti blues, come Bessie Smith (1894-1937) e Ma Rainey (18861939) ed aveva arrangiato e composto pezzi blues. Il suo debole per le note saltellanti e i testi lascivi non lo tratteneva dal partecipare alla riunione annuale della Chiesa Nazionale Battista, e fu proprio in una di quelle riunioni a Philadelphia che Dorsey sentì per la prima volta le composizioni di Charles A. Tindley (1851-1933, autore tra le altre di We’ll understand it better, By and by e Leave it there). Da quel momento cominciò a scrivere musica religiosa, abbandonando i testi oltraggiosi ma non il ritmo jazz e il gusto blues. Naturalmente i conservatori osteggiarono questa fusione di sacro (spirituals e inni) e profano (blues e jazz) come “musica demoniaca”, e la Chiesa etichettò la musica religiosa di Dorsey come “indegna di essere ascoltata durante le funzioni”. In un articolo del 1994 sulla rivista Score, intitolato “Il padre della musica gospel”, Dorsey ha affermato: “Quando compresi quanto aspramente alcuni osteggiassero l’idea del gospel, mi trovai determinato a sostenerne la bandiera”. Per assicurare il ricambio generazionale, Dorsey fondò nel 1932 la National Convention of Gospel Choirs and Choruses, attiva ancora oggi. Universalmente noto per Precious Lord, Take my hand e 7

There will be peace in the valley, è uno dei pilastri musicali dopo la seconda guerra mondiale se si considerano i tre elementi della sua genialità lavorativa: è stato il primo uomo di colore ad aver fondato una casa discografica “nera” in America. Per quanto pubblicasse i lavori propri e di altri, ebbe l’acume di accettare come partner la cantante Sallie Martin. Scrisse canzoni per lei e comprò i diritti di altre. Sallie Martin divenne così una regina delle vendite. Per comprendere quanto la musica gospel sia oggi diffusa, di seguito riportiamo alcuni dei più famosi brani: Amazing grace, Go down Moses, Go tell it on the mountain, Joy to the world e la celeberrima Oh! Happy day. A cura di Gianni Rainoldi e Paola Magnaghi Fonti: http://www.blackandwhiteensemble.it mountgreenpeoplegosp.xoom.it


LE ORIGINI DEL GOSPEL Durante i secoli XVII e XVIII, quando i Neri dal continente africano furono portati in schiavitù al di là dell’Atlantico a lavorare nelle piantagioni di cotone degli Stati Uniti meridionali, la loro musica li accompagnava spesso durante il giorno e, per alleviare la fatica, nacquero le plantation songs da cui derivarono i work songs e i calls, canti che, oltre a servire per comunicare tra loro, descrivevano la loro vita giornaliera nei campi. Quando, in seguito, i predicatori battisti e metodisti venuti dall’Europa li convertirono al Cristianesimo, il messaggio dei predicatori trovò fertile terreno nella forte spiritualità dei neri e nella loro musica. Nacquero così gli Spirituals, canti religiosi derivati dagli inni inglesi ai quali essi aggiunsero i ritmi e i colori africani o, se vogliamo, una rielaborazione in chiave cristiana della musica rituale africana.

Nascita del Gospel Con l’abolizione della schiavitù, avvenuta nel 1865, la musica nera varca i confini delle piantagioni ed incontra le tradizioni musicali di origine europea. Da questa fusione e dagli sforzi da parte di alcuni compositori del periodo di modernizzare gli spirituals e favorire così la loro diffusione e commercializzazione, nasce un nuovo genere musicale. Le sue canzoni erano ispirate dalla Bibbia e dal Vangelo e furono chiamate “le canzoni del Vangelo”: Gospel, appunto. Era il 1930. Da questo momento in poi l’ascesa di questo nuovo genere musicale fu inarrestabile, e ben presto, grazie anche all’avvento ed alla diffusione di radio, giradischi e tournée, varcò i confini americani per approdare in Europa e nelle altre parti del mondo.

I luoghi del Gospel

I contenuti religiosi della musica Gospel ed il fatto che spesso ha accompagnato la liturgia evangelica, fa della chiesa il luogo naturale per l’esecuzione di un suo concerto. Ma non è sempre stato così. Durante il periodo della schiavitù, i “padroni” non permettevano agli schiavi di ballare e di suonare, come si usava in Africa. Gli schiavi si riunivano così in posti segreti, all’aperto, dove condividere, attraverso la musica, le loro gioie, i loro dolori e le loro speranze. Con la fine della schiavitù, apparvero le prime chiese in cui era evidente l’influenza delle tradizioni africane dalle quali avevano ereditato le grida, gli applausi, i balli ritmici e le canzoni di esultanza nate nelle piantagioni. Il Gospel, infine, prima di conquistare i luoghi di culto, fu addirittura bandito dalle chiese. Nonostante i suoi contenuti dichiaratamente evangelici, infatti, per la fusione del sacro (spirituals e inni) con il profano (la musica commerciale del periodo), per un certo periodo di tempo non fu ben visto dalla chiesa del periodo.

ne e popolarità furono tali da non avere rivali (in fatto di pubblico) nell’America degli anni ‘40. Vent’anni dopo, combinando con successo le liriche religiose con i ritmi rock contemporanei e facendosi accompagnare da basso e batteria, anche i cori Gospel escono dalle chiese incontrando quel successo che ancora oggi viene loro meritatamente riconosciuto. Indipendentemente dall’esecuzione, restavano comunque invariati i contenuti fondamentali della musica Gospel: una musica che racconta il dolore, le difficoltà e le frustrazioni della vita quotidiana, ma anche la fede e la speranza di liberazione e di riscatto. Alberto Meloni

I gruppi Gospel La musica Gospel è tipicamente una musica corale. Ma se questo genere musicale ha avuto tanta fortuna e diffusione negli Stati Uniti e nel mondo è soprattutto grazie ai suoi quartetti (gruppi di sole 4 persone): il loro stile aveva un richiamo più commerciale di quanto ne avevano gli arrangiamenti dei cori, più orientati verso la chiesa, e la loro diffusio-

8

Thomas A. Dorsey


CONCERTO DI NOVEMBRE 2013 Sono passati 36 anni dalla prima edizione del Concerto di Novembre della Filarmonica, un appuntamento che, nel tempo, si è trasformato in uno degli eventi più rappresentativi del lavoro operato dai bandisti nel corso dell’intero anno di preparazione. In quest’occasione si rivive un po’ sempre l’emozione della “Prima” con tutta la forza e l’aspettativa che si ha nei confronti dell’inizio stagione concertistica; ma è anche il momento in cui, più di ogni altro, si gioca la carta della sperimentazione e della novità. Esplorare nuovi generi musicali è sempre stata una sfida che abbiamo colto con entusiasmo pur azzardando, spesso, su tematiche lontane dal classico stilema che vuole il corpo musicale bandistico legato alla tradizione sinfonica. La cosa che non smetterà mai di stupirmi ed affascinarmi quando penso alla musica è come essa riesca a creare novità e rivoluzione anche semplicemente riprendendo stili e generi che oggi definiremmo desueti per reinventarli, riarrangiarli, destrutturarli per poi ricomporli fino a creare opere geniali che però poggiano le loro fondamenta sulla solida tradizione; come se da un unico grande tronco possano generarsi infiniti intrecci di rami aggrovigliati, ciascuno con una propria precisa identità e dignità artistica. Lo spettacolo andato in scena sabato 16 novembre 2013 al Teatro Fiera di Abbiategrasso è nato proprio su questo spirito, quello cioè di usare la tradizione come base per spingersi il più lontano possibile sfiorando generi come il Pop, il Rock e il Jazz.

Il mezzo scelto per quel viaggio muvito a calcare il palco con loro in vesicale è stato lo stesso usato da auste di interpreti-cantanti, in brani cotori come Leonard Bernstein, Michael me Grease, Somewhere e Jesus Bennet ed Andrew Lloyd Webber, Christ Superstar, particolarmente apandando a individuare una selezione prezzato dal numerosissimo pubblico mirata dei loro musical più noti e vopresente che ne ha richiesto un selendo così omaggiare un genere che condo ascolto come bis. molto deve alla tradizione classica e Il successo della serata ha generato di cui, non possiamo dimenticare, una sorta di collettiva euforia creatianche l’Italia è stata protagonista va, un movimento che, sono certo, con la coppia Garinei e Giovannini, non sarà avaro di sorprese nei proconosciuti in tutto il mondo per comgetti futuri del “Bandon de Bià”. medie musicali come Rugantino ed Aggiungi un posto a tavola. Stefano Borghi Dalle suggestioni jazzistiche di West side story alla malinconica atmosfera di Memory, tratto da uno dei musical più complessi di Andrew Lloyd Webber (Cats) in cui la Filarmonica accompagnava il tema interpretato con passione e intensità dal Maestro Alberto Meloni al pianoforte. Quando parliamo di musical non si può trascurare la “Triade” (Suono, Mimica, Vocalità) che è l’ossatura di questo genere musicale e che in qualche misura si è voluto introdurre nella serata in alcuni brani cantati. Mi permetto, in queste poche righe, di ringraziare la Filarmonica a nome mio e della mia compagna Stefano Borghi e Marina De Pizzol di scena Marina durante la loro esibizione con la Filarmonica de Pizzol per l’in-

IL MIO “PRIMO” CONCERTO DI NOVEMBRE Nonostante non sia stato il mio primo concerto, quello di novembre è stato sicuramente il più emozionante, probabilmente perché segna la fine di un duro anno di studio, prove e trasferte prestigiose. Dal mio punto di vista tutte le prove che ci hanno separato dalla serata del concerto sono servite per rafforzare la mia capacità di suonare in gruppo e mi

hanno dato la possibilità di stringere nuove amicizie. La fatica spesa nello studio dei brani è stata però ripagata dagli applausi del pubblico e dal riconoscimento che la Filarmonica mi ha donato, come per tutti i componenti che per la prima volta affrontano questo concerto diventando a tutti gli effetti membri del complesso bandistico. Il mio brano

9

preferito è stato sicuramente Aida, e confesso che mi piacerebbe ascoltare quest’opera alla Scala di Milano. È stata una bellissima esperienza e spero che sia solo la prima di tante altre. Erica Spallacci


“A TUTTA BANDA” LA FILARMONICA NELLA PRESTIGIOSA CORNICE DELL’AUDITORIUM DI LARGO MAHLER La Filarmonica ha incantato il pubblico milanese dell’Auditorium di Largo Mahler con il concerto tenutosi sabato 12 aprile. Intervenuta nell’ambito della manifestazione “A tutta banda”, la formazione abbiatense si è esibita dopo l’ottimo Corpo Musicale Cassanese di Cassano Magnago portando alcuni dei più recenti cavalli di battaglia. Si è cominciato con il Valzer brillante di un giovanissimo Giuseppe Verdi (noto per la famosa scena del valzer nel film Il gattopardo), ottimo per scaldare pubblico e strumenti; e di scaldare gli strumenti c’è stato bisogno, perché a seguire la Filarmonica ha proposto una fantasia da Aida, per l’esecuzione della quale menzione d’onore va alle trombe (omaggiate dal direttore Carlo Zappa di

un applauso ad hoc). A seguire, il Valzer n. 2 di Shostakovic, durante il quale hanno spiccato i due perfetti assoli di sax e di trombone, e la Marcia dal Tannhäuser di Wagner, potente ed incisiva come pochissime bande (e la Filarmonica è tra queste) riescono ad eseguirla. Quasi in finire di programma, e dedicato dal M° Zappa alla memoria di Claudio Abbado, scomparso a gennaio e grande esecutore di Mahler, il Finale dalla 3° Sinfonia. Non è facile descrivere l’imsione che un brano simile trasmette suonato in un posto dall’acustica perfetta come l’Auditorium, e suonato con la precisione ed il sentimento espressi dalla Filarmonica: dai “pianissimo” impalpabili, ai potenti “fortissimo”, c’era davvero la sensazione di entrare completamente in un’altra dimensione.

In chiusura di concerto, la Marcia Persiana di Johann Strauss, durante la quale il pubblico si è impegnato a scandire il tempo battendo le mani diretto dallo stesso Carlo Zappa, che ormai può permettersi di guidare i suoi bandisti con un semplice cenno di sopracciglio, ed il richiestissimo bis, Bahn Frei, di Eduard Strauss. Applausi prolungati e convinti hanno sottolineato l’esecuzione della Filarmonica, che sempre più si dimostra in grado di affrontare pubblici avvezzi alla grande musica. Paola Magnaghi

(Foto: Francesco Spallacci Photography)

LA PRIMA VOLTA DEGLI AUGURI NATALIZI CON LA FILARMONICA Quest’anno, mentre il paese si preparava al Natale con addobbi e luminarie, per la prima volta e per quattro domeniche consecutive partecipavo ai “giri degli auguri”, varie tappe programmate in mezzo alla gente, dove la musica completa ma-

gicamente l’atmosfera natalizia, dei bei momenti da vivere assieme alle persone e ai bambini... che ti guardano incantati... ai negozianti che ti aspettano con bevande calde e leccornie… Nonostante il freddo, che col passare delle ore ti entra nelle

10

ossa, abbiamo trascorso ore liete, suonando in compagnia e attorniati da bella gente... Speriamo di riviverle assieme tutti gli anni sempre più numerosi nella Filarmonica!!!! Ivan Dusi


MUSICHEMOZIONI !! Vuoi entrare in un mondo di SUONI, MUSICA e COLORI? Vieni a scoprire le tue emozioni e a metterle in gioco con noi!!

Corso di musica ed emozioni per bambini (tra i 4 e i 7 anni)

Per informazioni (ore serali) Francesca (tel. 338.91.95.817) Manuela (tel. 347.87.33.944)...

...oppure vieni a trovarci nella nostra sede in via Alfieri 1 tutti i pomeriggi dopo le 15:00

11


CONCERTO DELLA LIBERAZIONE Pollice in su per la prima attesa esibizione della Filarmonica, che come di consueto si è tenuta, in occasione del 25 aprile, presso il Cortile del Pozzo dell’Istituto Golgi; in primis per l’esibizione della banda, che diretta da Carlo Zappa ha eseguito un programma impegnativo e brillante, con pezzi di Verdi, Lloyd Webber (una selezione da Jesus Christ Superstar) ed alcuni travolgenti brani di Johann Strauss jr. ed Eduard Strauss (Perpetuum Mobile, Bahn Frei, Persian March); perfette le esecuzioni, frutto sicuramente delle prove ma anche della perfetta sintonia tra i bandisti ed il loro direttore, che può permettersi di “giocare” con loro e con il pubblico abbandonando il podio al termine di Perpetuum Mobile, per lasciare sfumare il brano “a piacere” dai musicisti. Ottima anche l’esecuzione dei ragazzi della Junior Band, progetto nato per aiutare gli allievi della Scuola di Musica “Corrado Abriani” ad inserirsi nell’organico ed a imparare a fare musica d’insieme; i ragazzi, sempre diretti da Carlo Zappa, si sono esibiti anche accompagnati dai piccolissimi allievi del corso “Musichemozioni”, bimbi dai 3 ai 7 anni introdotti nel magico mondo della

musica dalle “insegnanti-fatine” Francesca Cremaschi e Manuela Bassetti. Il concerto è stato anche occasione per consegnare ufficialmente i riconoscimenti dell’ANBIMA a tre componenti della Filarmonica, che si sono distinti per l’impegno e la collaborazione nelle attività della banda. Quest’anno sono stati premiati Damiano Lazzarin, per il suo costante e fattivo impegno nell’organizzazione ed in ogni attività

del complesso; Carlo Marnati, per l’enorme e proficuo lavoro nella scuola di musica e Mauro Bianchi, vicemaestro e preparatissimo economo della banda. Paola Magnaghi

LA BIG BAND AL “NAVIGLIO GRANDE” Sabato 5 aprile, la prima uscita stagionale della Filarmonica Big Band in una sala del ristorante Naviglio Grande di Vermezzo. Prendete la direzione del M° Zappa, i componenti della Band, Stefano Borghi e Antonella Bianchi come voci, alcuni solisti che si sono alternati nei vari pezzi… Mescolate il tutto come fosse un cocktail, e gustate con calma e relax… E il tempo è volato fin troppo in

fretta, ma la serata ha avuto un successo strepitoso e per la prima volta Antonella, oltre che nel presentare i brani, si è esibita nell’esecuzione di alcuni brani come cantante… Che dire… Una sorpresa? No, tutti noi sapevamo già che è brava, e ha superato in maniera ineccepibile la prima volta sul palco come cantante.

ELDANCAR www.eldancar.it NUOVA SEDE Vermezzo, Via Ravello, 2 - 4 - 6 - Tel. 02 944 0676 (a 200 mt dalla precedente) Vigevano, V.le Leopardi, 15 - Tel. 0381 348 142 Trezzano S/N, Via L. da Vinci, 170 - Tel. 02 4840 3789

12


“LA FILARMONICA È…”

n. 53 - Giugno 2014

"MAESTRO DI MUSICA E MAESTRO DI VITA" A vent'anni dalla scomparsa di Corrado Abriani: ricordi e testimonianze (prima parte)

Nato a Milano il 10 dicembre 1932, ha trascorso l’infanzia e la giovinezza a Torino dove il padre, violinista dell’allora EIAR, era stato trasferito. Il questa città ha iniziato la sua formazione musicale al Conservatorio “Giuseppe Verdi” diplomandosi nel 1954 in Contrabbasso (“… il contrabbasso, complemento armonico degli strumenti ad arco… gli armonici tanto ammirati da Bottesini…”) continuando gli studi di Pianoforte e Composizione sotto la guida del Maestro F. Quaranta. Ha poi proseguito gli studi a Milano presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” sotto la guida del Maestro F. Donatoni e nel 1958, sotto la guida del Maestro A. Bertone, conseguendo il Diploma di Canto Corale e frequentando contemporaneamente le lezioni di letteratura di Salvatore Quasimodo. Vinto il Concorso di Contrabbasso indetto dal Teatro alla Scala nel 1955, ha fatto parte per ventidue anni dell’organico scaligero, di cui è stato anche Segretario del Consiglio d’Azienda, partecipando agli eventi tristi e lieti che si sono susseguiti nel corso degli anni. Nel gennaio 1956 il Teatro l’ha scelto, in occasione delle esequie di Arturo Toscanini, come rappresentante della nuova generazione alla quale era destinato il lascito del Grande Maestro. Ha suonato sotto la direzione dei più grandi Maestri: De Sabata, Fürtwängler, Karajan, Mitropoulos e Celibidache ai tempi della Callas, della Tebaldi, di Di Stefano. Quindi, ha partecipato alle varie tournée. Ricordiamo la trasferta a Mosca del 1° settembre 1964: “in un mondo conteso e diviso la limpida voce degli scambi culturali dà a visite di questo genere la sua insostituibile funzione”. In quella occasione Corrado ha incontra-

to Gagarin. E poi Vienna, Monaco di Baviera, il Bolscioj alla Scala nel 1973... e la Scala a Mosca l’anno seguente: serata d’esordio Simon Boccanegra, direttore Claudio Abbado, regia di Strehler (“un milione e mezzo di appassionati hanno chiesto biglietti per le recite della Scala, ma soltanto settemila possono essere accontentati”). 1976 Londra-Milano: scambio di sede Covent Garden/Scala. E poi negli Stati Uniti per il BICENTELLIAN sempre nel 1976. Concerti estivi allo Sferisterio di Macerata. Nel 1972, su incarico del Sovrintendente Paolo Grassi, ha iniziato la riorganizzazione dell’Archivio Musicale del Teatro come Direttore Responsabile dell’Archivio stesso. Abilitato all’insegnamento della musica in ogni ordine e grado, è stato titolare della cattedra di Teoria e Solfeggio Musicale presso il Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, insegnante, con lo stesso incarico, presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e infine direttore nella sua Scuola Musicale che nel 1991 ha celebrato il Centenario presso la Sala dell’Esedra del Museo Teatrale della Scala con la presentazione del libro La Scuola Musicale di Milano 1891-1991 di Borri e Polignano e contributi di Gianandrea Gavazzeni e Giampiero Tintori. A riprova del suo continuo ed appassionato impegno per la musica basti ricordare che ha composto diversi brani per Orchestra Sinfonica. Da ricordare Invenzioni - per voce, orchestra d’archi, arpa, celeste-xilofono, pianoforte e percussione, su testo di frammenti lirici greci; Quattro ballate in giallo - per voce, coro femminile, strumenti a fiato e percussione (testo di García Lorca); Liriche: 1° Concerto per contrabbasso e pianoforte; 2° Concerto per contrabbasso e pianoforte; Studi per contrabbasso; Tesi per un disegno storico, tecnico e didattico dello strumento Contrabbasso; Cinque cori per La scommessa di Prometeo di G. Leopardi eseguiti dalla fondazione “Carlo Erba” nel giugno 1966; Sonatina, prima esecuzione assoluta ai Venerdì Musicali Italiani di Nervi 1975, con grande successo di critica e di pubblico e nello stesso anno alla Villa Reale di Monza. La Casa Editrice Suvini-Zerboni ha pubblicato una sua revisione di 12 Sonate per Violoncello e Basso Continuo di Luigi Boccherini. Ha anche condotto interessanti studi su Giovanni Bottesini. Ha curato lavori didattici e revisioni I

di musica antica. Ha diretto il Complesso Strumentale “Igor Strawinskj” formato da Professori dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Infine il suo molto amato impegno per la direzione della Filarmonica di Abbiategrasso stabilendo amicizie fraterne con i promotori e l’orchestra. L’adattamento di Il viaggio a Reims di Gioachino Rossini è stato il suo ultimo omaggio per la “sua” Filarmonica abbiatense. La città lo ricorda con la Scuola Musicale a lui intitolata. Si è spento a Milano il 16 maggio 1994. Anche negli ultimi tempi, ha continuato a interessarsi di arte e di letteratura riflettendo sui grandi temi che via via andava incontrando. Di lui si ricorda professionalità, onesta laboriosità e grande umanità. “… il contrabbasso, complemento armonico degli strumenti ad arco… gli armonici tanto ammirati da Bottesini…” Mirella Abriani Ricorrendo il 20° anniversario della scomparsa del maestro Abriani, si rinnovano in me i ricordi dei 15 anni trascorsi con lui alla Filarmonica. Ho avuto la grande fortuna di poterlo conoscere e scoprire il suo carattere buono, uomo di grande cultura, non solo musicale. Ha portato al nostro gruppo novità di insegnamento e perfezionamento e

Corrado Abriani, membro dell'Orchestra RAI di Torino - 1954


“LA FILARMONICA È…”

n. 53 - Giugno 2014

lità, l’onestà e il buon senso, mi fanno affermare che oltre a maestro di musica è stato anche maestro di vita. Una delle sue ultime lezioni in banda, mi informò che i suoi problemi di salute si facevano più gravi e parlandomi mi confidò che non avrebbe più potuto continuare a dirigere, però aveva scelto a chi affidare la Filarmonica, ad un giovane che si era diplomato presso la Il Maestro Abriani con il Maestro Abbado sua scuola e cioè la Scuola in occasione della 'Prima' della Scala del 1975 Musicale di Milano. Era il maestro Carlo Zappa. Ricorfece in modo che la banda avesse un nuovo dando i 15 anni trascorsi con il maestro timbro di espressione, più orchestrale che Abriani, non posso che rinnovare oggi la bandistico. Il maestro Abriani, come i filarmia stima più profonda alla cara sig.ra Mamonici sanno, ha fatto parte per molti anni ria Teresa, sua moglie, che sempre ci è vicidell’orchestra del Teatro alla Scala di Milana. no per poi passare al prestigioso incarico di Pietro Galbiati archivista dello stesso teatro. Durante la sua carriera ha potuto suonare, e collaborare come archivista, con i più importanti teatri al mondo: Bolshoi di Mosca, Colon di Buenos Aires, Metropolitan di New York, Staatsoper di Vienna… Durante il periodo in cui è rimasto alla Filarmonica si sono diplomati presso vari conservatori 7 nostri giovani componenti, da lui stimolati e aiutati nello studio. Dopo anni di indiscussa difficoltà in ambiente Filarmonica, con il suo arrivo la banda iniziò a partecipare e vincere vari concorsi: 1° premio al concorso internazionale di Ispra (la sera, durante il rientro ad Abbiategrasso, il pullman si fermò davanti alla stazione per far scendere i musicanti che, rispettando la tradizione del passato glorioso del “bandon”, sfilarono a suon di marcia per le vie di Abbiategrasso in segno di vittoria), 3° posto al concorso internazionale di Brescia. Ricordo gli indimenticabili concerti in piazza della Loggia a Brescia e nel chiostro della Chiesa di Sant’Agostino a Bergamo, con notevole consenso del pubblico, poi la prima trasferta ad Ellwangen, quando era già malato, ma questo non gli impedì di accompagnarci. Mi ricordo del giorno in cui il maestro mi raccontò dell’arrivo della sua pensione e mi disse: “Finalmente posso dedicare molto più tempo alla Filarmonica” e in seguito iniziò a trascrivere l’ouverture di Il viaggio a Reims di G. Rossini (inedito per banda) e le danze delle quattro stagioni da I Vespri Siciliani di G. Verdi, di cui riuscì a completare solo l’inverno perché il sopraggiungere della malattia gli impedì di proseguire. In 15 anni, di ricordi ne ho tanti ma, ripeto, la sua signori-

Carissimo Maestro Corrado, vent’anni non sono pochi ma ancora ripensando a te, ci manchi. Ci manchi come un fratello maggiore, esempio di intelligenza, cordialità e affabilità, di maestria nell’ascoltare tutti. Parlare con te era un privilegio perché con semplicità eri capace di insegnarci tanto e da parte nostra ascoltarti era un piacere. Tu che avevi una dolcezza e umiltà proprie delle “grandi” persone. Ti pensiamo con tanto affetto e voglio ricordare una frase che dicevi sempre a tua moglie quando uscivi la sera per le prove: “Vado dai miei ragazzi”. E ancora, quando Maria Teresa, preoccupata, ti diceva di non venire ad Abbiategrasso perché non stavi già bene e tu le rispondevi: “Non posso mancare, mi aspettano”. Noi ti rispettavamo anche per questo tuo senso del dovere e grande impegno per la Filarmonica. Arrivederci maestro in un mondo migliore, la nostra certezza è questa.

tà nell’insegnarci il modo coretto per interpretare i brani musicali, ha fatto capire a molti di noi cosa veramente significasse suonare ed amare la musica. Questo, nel mio caso, ma anche per altri ragazzi che suonavano nella banda, ha significato voler continuare gli studi fino ad arrivare al diploma di conservatorio. Ricordo ancora con nostalgia quando il Maestro si offrì di prepararmi per il primo esame di conservatorio: quello di teoria e solfeggio. Per lui questo voleva dire recarsi ad Abbiategrasso una sera in più oltre alle due sere settimanali per le prove con la Banda. Un sacrificio, visto che all’epoca era ancora impegnato come archivista al Teatro alla Scala di Milano, dove fra l’altro un pomeriggio mi fece entrare. Grazie a lui ho avuto la possibilità per la prima volta di varcare la soglia di questo grande tempio della musica, di “sbirciare” fra gli oblò delle porte le prove dei ballerini della scuola di danza del teatro, di salire le scale fino all’archivio dove con mio grande stupore vidi una stanza immensa, arredata con mobili di legno scuro alti circa 4 metri e colmi di spartiti. In quella stanza si respirava “la storia della musica”. Sono grata ancora oggi al Maestro Abriani, che ci ha lasciati troppo presto. Uomo semplice, umile, colto e gentile che ha dato un valore aggiunto al percorso della mia vita. Ilaria Galbiati Il maestro Corrado Abriani assunse la carica di Direttore della Filarmonica nel 1981, incarico che mantenne fino al 1993. Tredici meravigliosi anni nei quali seppe, con grande umiltà e saggezza, valorizzare le capacità di ognuno di noi, dal più giovane al più

Teresina Curti Galbiati La prima volta che ho visto il Maestro Abriani ero solo una ragazzina ma subito ho capito che sarebbe cambiato qualcosa all’interno della Filarmonica. La sua gentilezza, mista a fermezza e serieII

Abriani (a destra) e il maestro Abbado (a sinistra) in trasferta con la Filarmonica della Scala al Bolshoi di Mosca


“LA FILARMONICA È…”

anziano, facendoci suonare brani di difficoltà sempre più elevata. Ebbe il pregio di migliorare il livello qualitativo della banda, creando importanti impulsi innovativi atti ad ottenere un insieme ed un’intonazione sonora di ottimi livelli. Lo dimostra il famoso Bolero di Ravel, brano che ancora oggi è nella memoria di tanti abbiatensi per la particolare armonia e il suggestivo ritmo. Con grande caparbietà ci preparò per partecipare al concorso bandistico di Ispra in cui vincemmo il primo premio. Amava particolarmente le Quattro stagioni dei Vespri Siciliani di Verdi, ma non essendoci una trascrizione per banda, con grande impegno incominciò a trascriverle personalmente. Purtroppo l’improvvisa malattia gli impedì di completare il lavoro; riuscì a portare a compimento solo l’Inverno. Trascrizione da noi suonata più volte riscuotendo sempre grande successo. Durante la sua direzione sono stato, per diversi anni, il vice maestro. Egli mi faceva sempre partecipe delle sue scelte in merito ai brani da eseguire nei concerti. Il nostro rapporto era basato sulla stima e sulla fiducia reciproca e, quando qualcosa non andava come lui voleva, si confidava con me sfogando la tensione accumulata. Ricordo che alle prove arrivava sempre presto, prima dei musicanti e, siccome io ero già in sede, in quanto avevo il compito di alimentare la stufa a legna per riscaldare la sala prove durante le sere d’inverno e quello di sistemare sedie e leggii, coglieva l’occasione per trasmettermi consigli sia sulla musica che sul modo di comportarmi in un ambiente variegato come è quello della banda. Lo ricordo sempre con grande rispetto e con immenso affetto, per la sua professionalità, la sua precisione e il suo modo di fare, in apparenza riservato ma che trasmetteva rispetto e stima.

n. 53 - Giugno 2014

Mauro Bianchi Il mio approdo in Filarmonica risale ai primi anni ’80. Su invito del sig. Galbiati cominciai a frequentare questa associazione, partecipando come spettatore alle prove. Appassionato di musica, per me era un piacere assistere alla preparazione dei concerti. I musicanti erano diretti da Corrado Abriani, un nome che già conoscevo, perché in più di un’occasione, frequentando il Teatro alla Scala, leggevo sulle locandine: in quegli anni Abriani era il responsabile dell’archivio musicale, oltre ad aver fatto parte dell’orchestra scaligera per più di vent’anni. Con i “filarmonici” si dimostrava sempre molto paziente, usava un tono di voce pacato; nello stesso tempo era esigente. Quando sentiva che qualcosa non andava, faceva ripetere, fino a che il suo viso diventava sorridente: solo allora si proseguiva. Conversando con lui, si notavano fin da subito la sua signorilità, la sua finezza, i suoi modi garbati, la sua grande preparazione artistica e musicale. Pensando agli anni trascorsi in Filarmonica sotto la direzione di Abriani, si custodiscono gelosamente nel proprio cuore tanti momenti e si ricordano con nostalgia. Nostalgia di aver conosciuto un personaggio che difficilmente si può incontrare lungo il cammino della vita. Grazie, Maestro Abriani! Giuseppe Comincini

Sono passati vent’anni da quando ci ha lasciato ma gli insegnamenti e l’esempio del maestro Corrado Abriani sono sempre vivi nella memoria. Col trascorrere del tempo, comprendo tante sfaccettature del carattere di quest’uomo che non fanno che aumentare la stima che ho nei suoi confronti. Inizio col dire che per me è stato l’artefice della trasformazione della Filarmonica. Ha cambiato il modo di fare musica di una banda. È entrato nelle Corrado Abriani insieme a dirigenti e 'senior' della Filarmonica nostre vite per uno di Concerto di Novembre 1991 III

Concerto di Novembre 1983

quei casi che accadono e che portano conseguenze inaspettate. Era un uomo intelligente e molto colto, dal tatto e sensibilità rari. Una persona che dalla musica aveva già avuto tante soddisfazioni personali, eppure non aveva esaurito quella curiosità che lo spinse ad intraprendere l’avventura della direzione di banda. Come un ragazzino entusiasta si è avvicinato alla Filarmonica e ha incominciato quel grande lavoro di cui forse nemmeno lui aveva previsto i risultati. Mi sono chiesta tante volte cosa lo spinse a voler dirigere una banda composta per lo più da ragazzini nel lontano 1981. La risposta che mi sono data è quella che il “nostro entusiasmo” di fare musica insieme era il “suo entusiasmo”. Sperimentare qualcosa di nuovo ha generato in lui una sfida da affrontare. Ha visto in noi tutti un potenziale in cui ha creduto fermamente. Eravamo differenti da altre bande? No. La differenza è stata fare in modo che riuscissimo ad esprimere quel potenziale, semplicemente questo. Era un uomo corretto e coerente, rigoroso e appassionato nel suo lavoro. Ricordo che aveva la tranquillità della persona che ragionevolmente pone le sue idee, aveva tanto da dare e non gli bastava solo sapere, voleva condividere e crescere insieme a noi. Soprattutto con noi giovani aveva un rapporto particolare. Sapeva che potevamo “assorbire” di più la nuova impronta che a poco a poco si stava formando. Non ha fatto rivoluzioni improvvise, non ha escluso nessuno, ha lasciato scegliere perché era tollerante alle differenze di opinioni, pazientemente sapeva gestirle, chiarendo subito e mettendo davanti a tutto la ragionevolezza. La prima volta che lo vidi, avevo forse dieci anni, mi incuriosì perché era una persona molto semplice e cordiale, anche con me che ero piccolina. Rideva con noi spesso e a guardarlo si capiva che si divertiva veramente. In una delle mie prime prove serali, avevo soggezione perché non avevo abbastanza confidenza con lo strumento per suonare


“LA FILARMONICA È…”

n. 53 - Giugno 2014

in modo decente. La musica era velocissima ma mi impegnavo per cercare di suonare almeno dove riuscivo. Suonai nell’unico punto in cui avevo capito come avrei dovuto fare, anche le trombe avevano la mia stessa parte e facendomi forza di questo, suonai insieme a loro. A fine prova Abriani si avvicinò a me e disse che proprio in quel punto aveva sentito l’oboe suonare, e si sentiva bene. Ora, non posso dire di aver suonato in modo molto consono ad un oboe, ma lui, tralasciando tutto il resto che avevo combinato durante la serata, diede risalto all’unica riga in cui suonai a tempo e insieme agli altri. Una grande iniezione di fiducia per una piccola allieva! Col passare del tempo ci mise sempre a confronto con parti nuove, difficili, anche originali per banda. Ci fece capire che le bande non erano solo una copia alternativa e divulgativa delle orchestre ma che potevano dare qualcosa di originale, di proprio. Nelle grandi città ne esistevano tante e a livelli musicali molto alti ma in una piccola cittadina di provincia nessuno aveva mai sperimentato che la banda potesse dare qualcosa di diverso. La Filarmonica tentò di farlo. Provando e riprovando, velocizzando i brani. Anche se la riuscita non era perfetta, veniva apprezzato l’impe-gno e questo serviva a noi per migliorare. Con gli anni ciò avvenne e la qualità si trasformò insieme alla Filarmonica. Devo dire che in banda c’erano già bravi musicanti e musicisti diplomati e, imparare insieme a loro, facilitò sicuramente il compito del maestro. Suonare con lui non preoccupava perché se un brano doveva riuscire, riusciva. Non so spiegare, dava fiducia incondizionata e noi lo ricambiavamo. Era molto pacato ma quando dirigeva aveva un vigore contagioso. Gli anni dell’adolescenza sono i più belli; i miei, conditi con questa musica e con persone eccezionali, uno tra questi il maestro Abriani, sono stati anche migliori. Ho un curioso ricordo riguardante il maestro: le sue cravattine spiritose! Io e la mia amica ci divertivamo a vedere le varie versioni: topolino, racchettine da tennis, mazzette da golf, piccole note… disegni quasi sempre spiritosi, perché era un uomo dal garbato ma vivo senso dell’humor. Anche la sua macchina era particolare, non ricordo se una Diane o un maggiolino (so che non sono proprio la stessa cosa, lascio su questo punto l’ultima parola ai miei colleghi di banda più ferrati di me in materia automobilistica), parcheggiata insieme alle nostre nel piazzale dell’Orato-rio. Noi fuori a chiacchierare dopo le prove e lui che, andandosene col suo caratteristico passo lento, ci salutava con la mano e con

un sorriso. Ha dato un grande contributo alla banda, non solo umano ma di tanto materiale musicale. Trascrizioni di sua mano, originali ed esclusive per la Filarmonica. Una eredità il cui valore va al di là di quello prettamente materiale. Rimarrà sempre con me e con tutti noi una delle ultime immagini che ho di lui. Nel giugno del 1993 eravamo a Besana Brianza per il raduno biennale di bande provenienti da tutto il mondo (esperienza bellissima) e la sera del nostro concerto, davanti a più di mille persone, ci ha dato la più grande lezione di vita, di dedizione e abnegazione per la sua passione: la musica. Già stremato dalla malattia e con un giovanissimo Carlo Zappa, pronto a sostituirlo in emergenza, riuscì a dirigerci nel suo ultimo concerto, tra fatica, sudore e soddisfazione per la “sua” banda (condivisi da tutti noi nel solo vederlo, con immenso rispetto). È qualcosa che non si può dimenticare. È esempio e stimolo per conservare la Filarmonica così come è: una bellissima banda! Fu lui a trasferire la sua bacchetta al maestro Carlo Zappa che allora era coetaneo della maggior parte dei bandisti. Voleva lasciare la Filarmonica in buone mani per migliorarsi sempre di più, e così è stato. Continuare sulla strada tracciata da Corrado Abriani è un debito che abbiamo nei suoi confronti, sperando di onorare, così facendo, quella grande persona che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che ci ha insegnato tantissimo.

stro mi seguiva personalmente negli studi senza mai chiedere nulla in cambio; la sua generosità e la sua pazienza mi diedero la possibilità di raggiungere un diploma in trombone/tuba. Durante le prove non mancavano mai un suggerimento o uno spartito adattato, e dopo tanti anni faccio ancora tesoro degli insegnamenti ricevuti. Grazie Maestro, sarai nei miei ricordi per sempre. Il tuo “pupillo” Dario

Anna Galbiati Torniamo al 1982… Ancora mi ricordo quando, da poco entrato in banda con un nutrito numero di altri allievi, l’allora presidente Galbiati si avvicinò e mi disse: “Dario, vieni che il Maestro ti vuole parlare”. Questo momento cambiò la mia vita e il mio rapporto con la musica: il Maestro Abriani mi propose di studiare musica seriamente e mi accompagnò ad un provino con un musicista dell’orchestra del Teatro alla Scala. Decisi di intraprendere questo percorso. Gli anni sucAbriani consegna simbolicamente - con un grissino - la bacchetta del Maestro a Zappa cessivi furono mol(Gudo Visconti, 21 febbraio 1993) to intensi e il MaeIV


LA BUONA MUSICA NON CONOSCE CRISI! PAROLA DI ANBIMA Ben ritrovati. Prima di raccontarvi alcuni avvenimenti che hanno contraddistinto quest’ultimo semestre, denso di impegni ed iniziative a favore della Musica, permettetemi, ancora una volta, di ricordare a chi fra Voi è poco addentro al complesso mondo delle bande e dei cori cos’è Anbima: “Associazione Nazionale Italiana Bande Musicali Autonome”. Essa riunisce, a livello nazionale, oltre milleseicento gruppi bandistici e corali e conseguentemente circa settantamila allegri musicisti. Una banda composta dagli abitanti di Abbiategrasso, Magenta, Ozzero e Cassinetta di Lugagnano messi insieme. Un bel gruppo, vero? Tutti accomunati dal grande amore per la musica! Nella sola provincia di Milano, oltre centotrenta bande sono socie Anbima e la Filarmonica di Abbiategrasso da tempo è fra queste. La Provincia di Milano detiene saldamente il primato a livello nazionale per il maggior numero di associati, a conferma della inossidabile passione popolare che richiede la presenza della banda nelle più svariate occasioni, siano esse istituzionali, religiose o ludiche. Una conferma del tangibile contributo fornito dalle bande al mantenimento delle tradizioni locali. Con piacere Vi rendo noto che da quest’anno abbiamo due nuovi associati: il gruppo vocale “Al Ritmo dello Spirito Gospel Choir”, di Abbiategrasso, ed il “Coro Jazz Gospel Alchemy” di Zelo Surrigone. Con l’abbiatense “Al Ritmo dello Spirito Gospel Choir” la Filarmonica ha da tempo iniziato uno stretto rapporto di collaborazione musicale (troverete in argomento ampia parte ad esso dedicato in questo numero dell’Informatore Musicale) ma anche di supporto logistico. La Filarmonica infatti ospita presso la propria Sede il Gruppo Gospel per le periodiche prove o per eventi e registrazioni di cd; il “Coro Jazz Gospel Alchemy” di Zelo Surrigone sta crescendo di stagione in stagione. Ad entrambi mi permetto di augurare grandi successi ed un proficuo rap-

porto di collaborazione con Anbima e la Filarmonica. I numeri ci confermano che le attività musicali, soprattutto nel nostro territorio, e pur nelle difficoltà contingenti alla gestione economica necessaria alla sopravvivenza delle amate bande, sono in crescita, almeno a giudicare dalle numerose iniziative nate nell’ultimo periodo volte a promuovere l’avvicinamento dei giovani alla buona Musica. Anbima ritiene da sempre necessario essere presente sul territorio al fine di meglio comprendere e soddisfare le reali esigenze delle singole bande, ma soprattutto recuperare quegli elementi di coesione e comunione d’intenti certamente presenti e sentiti da tutti. Non si deve al contrario cedere il passo a campanilismi o a chiusure pretestuose che rischiano di offuscare le positività potenziali che ogni gruppo musicale, sia banda o coro, contiene al proprio interno. In qualità di Consigliere Provinciale sto portando avanti un progetto di fattiva collaborazione a tutti i livelli nel tentativo di tessere una rete sinergica di reciproco supporto fra tutti i gruppi bandistici presenti sia nell’abbiatense che nel più ampio territorio di competenza affidatomi. Un impegno assunto nel quale crede fortemente anche il Consiglio Direttivo della Filarmonica del quale mi onoro di far parte. Un progetto da condurre insieme nel lungo termine; un progetto molto sentito dai componenti del gruppo dirigente Anbima e percepito da tutti come prioritario. L’attività di Anbima non conosce soste; partecipa ed affianca ogni banda, gruppo musicale o coro ad essa associato fornendo supporto logistico, consulenza e finanziamenti per progetti ritenuti concreti e positivi per la diffusione della cultura musicale. A conferma di quanto sopra riferisco solo di alcuni recenti eventi che hanno visto Anbima in prima linea. Il 9 novembre 2013 si è tenuto a San Giuliano Milanese il Consiglio Provinciale nel quale abbia-

13

mo fornito idee e consolidato contributi per numerose nuove iniziative da concretizzare nel 2014. Sempre a San Giuliano il 17 dello stesso mese Enzo Masutti, in qualità di Presidente Provinciale, accompagnato dal sottoscritto, ha presenziato con grande soddisfazione all’inaugurazione della nuova sede della locale banda. Il 18 gennaio di quest’anno si è tenuto a Carugate un importante incontro avente come argomento la “fiscalità” applicata alle Nostre realtà musicali. Nell’occasione il relatore Dott. Colombo ha potuto illustrare e chiarire ai numerosi presenti molti punti oscuri della materia. Anche in questo caso La Filarmonica di Abbiategrasso, per il tramite del Suo Emerito Economo Mauro Bianchi, si è distinta per conoscenza della materia e correttezza procedurale in ambito gestionale e fiscale. L’8 febbraio, presso la Sede della Filarmonica, si è tenuto l’annuale rito del rinnovo tesseramento Anbima 2014 per la Provincia di Milano. Un’ulteriore occasione per poter sfoggiare dinanzi agli altri Presidenti di banda intervenuti la Nostra bella sede raccogliendo, nell’occasione, gratificanti apprezzamenti. Il 1° marzo a Burago si è tenuto il Consiglio Regionale Lombardia seguito il 22 dello stesso mese dal Consiglio Provinciale. Permettetemi ora di spendere poche ma sentite parole per riferirVi dell’evento svoltosi il 5 aprile presso l’ex Convento dell’Annunciata in Abbiategrasso: l’Assemblea dei Presidenti delle Bande e dei Gruppi Corali della Provincia di Milano. Ricordo che la Filarmonica si distinse già l’anno scorso per la perfetta organizzazione dell’evento che si tenne presso l’Aula Consigliare presente all’interno del Castello Visconteo in Abbiategrasso. Fu quella la prima occasione per Abbiategrasso, in sessant’anni dalla fondazione di Anbima, di ospitare un tale evento. Furono apprezzate l’eccellente organizzazione ed il luogo scelto, degna cornice dell’evento. Tale, evidente-


mente, fu il successo ottenuto, che ci fu chie- locale, al sentirsi partecipi di un identico valosto di organizzare nuovamente l’evento anre d’appar- tenenza. Aiutiamole! Sono Bande che per quest’anno! Volendoci superare, e cariche di decenni e secoli di gloriosa storia tenuto conto della prevista raddoppiata pre- ed impegno, volto ad affermare il valore unisenza di partecipanti, la scelta del contesto versale della cultura musicale. Un impegno ove tenere l’Assemblea non poteva che esse- che Anbima cerca di mantenere e al quale re l’ex Convento dell’Annunciata. Una ennesicon umiltà tento di fornire la mia personale ma prova di sinergie positive espresse da collaborazione. Impegno che ho assunto e Anbima e Filarmonica di Abbiategrasso. An- che cerco di onorare grazie alla formidabile che quest’anno i partecipanti “forestieri” han- assistenza e collaborazione della Filarmonica no richiesto e gradito un tour guidato per il di Abbiategrasso, in particolar modo del Suo centro storico, con caffè o aperitivo sorseg- Consiglio Direttivo e al Suo Presidente, che giato negli storici e accoglienti locali abbia- sempre colgono e assecondano l’immediatensi e la replica della cena nella splendida tezza della necessità che quell’evento o quel cornice del ristorante “Al Mago” di Castelletto progetto richiedono. di Albairate. Il tutto “servito” in una splendida e inaspettata giornata di sole e tepore primaLeonardo Pecoraro verile. Consigliere Provinciale Anbima Milano Come ebbi a scrivere in un mio precedente articolo risalente a due anni fa, l’Amore per la Musica è quello strumento fantastico, privo di note ma denso di acuti, che riesce sempre ad accordare solidarietà e fratellanza fra chi sente di essere partecipe di un unico progetto fortemente condiviso che non necessita interpreti di lingue, ma del solo linguaggio esistente comune ed universalmente compreso. Ricordo a tutti noi, spesso distratti o impegnati nel nostro faticoso quotidiano, che è indispensabile aiutare le piccole formazioni bandistiche e corali sempre più in difficoltà e minate nella Loro sopravvivenza dalle contingenti ristrettezze economiche che il perdurare della crisi accresce. Devono continuare la Loro opera educatrice e formativa; devono esistere per l’importante significato simbolico che le bande rivestono. Contribuiscono, per coloro i quali sono membri di una comunità I relatori del convegno; al centro Leonardo Pecoraro e alla sua sinistra Enzo Masutti

14


ADOLPHE SAX glia delle saxtrombe e delle saxtube, che ebbe fortuna molto minore. Adolphe Sax puntava ad assicurarsi il florido ma difficile mercato delle bande militari: per dimostrare la superiorità dei suoi strumenti fu organizzato un pubblico “scontro” tra due bande, il 22 aprile 1845 al Champ de Mars, cui parteciparono 20000 spettatori ed una giuria qualificata. I 45 elementi che suonavano strumenti tradizionali furono surclassati dai 38 elementi dotati di strumenti inventati o perfezionati da Sax. Quest’anno ricorre il bicentenario della nascita di Antoine-Joseph Sax, detto Adolphe, inventore e costruttore di strumenti musicali belga, ma soprattutto inventore del saxofono. Adolphe Sax nacque il 6 novembre 1814 a Dinant, nel Belgio francofono, primo di 11 fratelli. Suo padre, Charles-Joseph Sax, era costruttore di strumenti musicali a Bruxelles, in particolare flauti, clarinetti, fagotti e serpenti*. Nel 1824 brevettò il “Cor omnitonique”, un corno innovativo. Adolphe ereditò la passione del padre e cominciò giovanissimo a costruire strumenti, esponendo flauti e clarinetti in ebano all’Esposizione Industriale Belga quando aveva solo 16 anni. Dal 1828 studiò flauto, clarinetto ed armonia alla “École Royale de Musique” a Bruxelles. Il padre aveva elaborato una teoria acustica per l’esatto posizionamento dei fori sui legni, gettando il seme della sistematizzazione in famiglie degli strumenti dell’epoca. Il giovane Adolphe si dedicò a sperimentazioni, fino ad elaborare compiutamente nel 1844 la sua celebre legge acustica: “il timbro di un suono è determinato dalle proporzioni della colonna d’aria e non dal materiale del corpo che la contiene”. Questa intuizione gli permise di realizzare strumenti perfetti per intonazione, timbro ed estensione e di caratteristiche sonore e tecniche omogenee tra i membri più gravi e quelli più acuti della stessa famiglia. Il suo primo lavoro importante fu sul clarinetto basso, di cui brevettò un nuovo modello all’età di 20 anni. Nel 1842 si trasferì definitivamente a Parigi e continuò a lavorare ai suoi strumenti, dedicandosi in particolare ad una famiglia di ottoni a pistoni brevettati nel 1843. I suoi strumenti presentavano notevoli vantaggi rispetto agli strumenti simili in uso all’epoca e vennero battezzati “saxhorns”. Erano in 7 differenti taglie, identiche per proporzioni del canneggio, imboccatura e diteggiatura. Nello stesso periodo sviluppò anche la fami-

L’invenzione del saxofono Il saxofono fu, comunque, la sua più grande invenzione: in esso unì l’imboccatura ad ancia semplice del clarinetto, un sistema di chiavi ispirato al clarinetto, all’oboe ed al flauto ed un canneggio conico in metallo. Questo “ibrido”, pur appartenendo alla famiglia dei legni ed avendone la flessibilità tecnica, permette un grande volume di suono, paragonabile a quello degli ottoni. La famiglia completa (sopranino, soprano, contralto, tenore, baritono, basso e contrabbasso) fu brevettata e presentata nel 1846, anche se brevetti parziali risalgono anche al 1838. Il saxofono fu concepito per banda e per orchestra, con due distinte famiglie, tagliate rispettivamente nelle tonalità di Sib-Mib e Do -Fa. La seconda famiglia - destinata, nelle intenzioni di Sax, ad un uso prevalentemente orchestrale - godette di fortuna molto minore rispetto alla prima ed è oggi assai rara. Il compositore Hector Berlioz, uno dei suoi amici intimi, elogiò più volte lo strumento, a partire da un celebre articolo del giugno 1842 fino al lusinghiero capitolo dedicato al saxofono nel celebre Trattato di strumentazione. Dai primi del Novecento si interessano progressivamente a questo strumento compositori del calibro di C. Debussy, H. Villa Lobos, Maurice Ravel, D. Milhaud, A. Glazunov, i quali comporranno concerti appositamente per saxofono, donandogli finalmente dignità al pari degli strumenti storicamente utilizzati nella musica classica. Sax fu il primo insegnante di saxofono al Conservatorio Superiore di Parigi, dal 1857 fino alla chiusura nel 1870 dovuta alla guerra franco-prussiana. In Italia, il Conservatorio di Bologna adottò gli strumenti di Sax su consiglio di Gioachino Rossini nel 1844. Parallelamente all’attività di inventore, costruttore ed insegnante, Sax fondò e guidò una piccola casa editrice, si dedicò alla riorganizzazione delle bande militari, fu compo15

sitore, arrangiatore, esecutore sui suoi strumenti e maestro di banda. Progettò timpani senza bacino e pelli impermeabili per strumenti a percussione, così come sale da concerto e addirittura macchine per aerosol. Sax continuò la sua attività, nonostante le azioni decisamente ostili di altri fabbricanti di strumenti che lo portarono due volte alla bancarotta. Fu boicottato in tutti i modi, incendi dolosi scoppiarono nella sua azienda, i suoi 200 dipendenti furono intimoriti o lusingati per costringerli a licenziarsi, subì numerose aggressioni fisiche e venne trascinato in tribunale in innumerevoli processi. Anche il suo stato di salute ne risentì: soffrì infatti di cancro al labbro superiore nel 1858. Alle cure tradizionali (gli era stato suggerito un rischioso intervento chirurgico) preferì una pianta indiana che pare lo guarisse miracolosamente, aumentando le maldicenze sul suo conto. All’età di 80 anni, tre compositori, Emmanuel Chabrier, Jules Massenet e Camille Saint-Saëns, chiesero al ministro francese della cultura di venirgli in aiuto. Morì in miseria nel 1894 a Parigi e fu sepolto nel Cimitero di Montmartre. Fonti: http://it.wikipedia.org http://biografieonline.it Gianni Milanese

*Il serpentone, anche chiamato serpente, è uno strumento musicale a fiato rientrante nella famiglia dei cornetti. Esso è costituito da un bocchino seguito da un “tubo” forato dalla forma serpentina. L’estensione varia a seconda dello strumento e del suonatore, ma in genere esso parte da due ottave sotto il Do centrale ed arriva ad un’ottava sopra di esso.


INTERVISTA DOPPIA CARLO E MATTEO MARNATI LA PASSIONE PER LA MUSICA CONDIVISA DA PAPÀ E FIGLIO Nome: M: Matteo. C: Carlo. Età: M: 30 anni. C: 65. Professione: M: Libero professionista. C: Pensionato. Come hai conosciuto la banda? M: Ho conosciuto la Filarmonica grazie al “professore”. C: Sin da piccolo conoscevo persone che vi suonavano e un loro bandista mi ha avviato al solfeggio. Cosa ti ha convinto ad iscriverti in banda? M: Suonavo in una banda più piccola. C: La passione per la musica. Qual è il tuo ruolo in banda? M: 3° Trombone o trombone basso, a seconda delle parti. C: Attualmente sono uno dei responsabili della scuola allievi “Corrado Abriani”. Quali sono gli altri tuoi interessi? M: Il teatro, la tecnologia, viaggiare, ma soprattutto la cucina. C: Nessuno in particolare, la scuola mi occupa parecchio. Cosa pensavi della banda guardandola da “fuori”? M: In realtà nulla, se non fosse per il fatto che non ho mai assistito ad un concerto o ad un servizio da uditore e quando sono arrivato in Filarmonica non vivevo in Abbiategrasso. C: Che era una magnifica realtà alla quale volevo appartenere.

Ed oggi, da “dentro”, cosa pensi possa dare al mondo un’associazione come la banda? M: Penso che la banda possa dare fondamentalmente CULTURA nel senso più ampio del termine. La Filarmonica con la sua “vivacità” cerca di diffondere la cultura musicale ai massimi livelli. C: Dà la certezza di un modo di stare insieme pulito e armonioso che si fa forte anche dell’elevato numero di ragazzi che condividono un mondo sereno. Qual è stata la prima impressione al contatto con questo ambiente? M: 15 anni fa il primo impatto fu strano,

abituato a 15 persone e in Filarmonica 60, il direttore non più uno strumentista ma un direttore d’orchestra. C: Ho avuto la sensazione che fosse un ambiente chiuso e invece poi mi sono ricreduto perché è proprio il contrario. Quale strumento suoni e di che marca è? M: Suono un Trombone Tenore Bach 42GT. C: La marca non la ricordo, lo strumento è un flicorno baritono (bombardino). Come l’hai scelto? M: L’attuale trombone era di un amico che fa il musicista; la scelta di suonare Bach e non altre marche è per le caratteristiche che hanno questi strumenti. C: L’ho sentito suonare e mi sono fatto scegliere dal suo suono. Suoni o hai suonato altri strumenti? M: Il clarinetto. C: A dieci anni ho fatto solfeggio con il maestro Velini (filarmonico) e poi ho studiato la fisarmonica. Quando hai iniziato a suonare? M: Circa nel 1996 il clarinetto e da 8 anni circa il trombone. C: Nel 2004. Il tuo rapporto con Matteo/Carlo? Dagli un voto come bandista. M: Con mio papà come bandista direi ottimo; per quel che riguarda la scuola “C. Abriani” dico buono, perché non mi sono mai interessato direttamente. Un voto: direi 8 e mezzo. C: Nei nostri rapporti bandistici ogni tanto emergono conflittualità per un diverso mo-

PIAZZA MARCONI, 59 TELEFONO (02) 94.96.64.79

16


do di guardare le soluzioni di eventuali problemi che vengono visti da posizioni e da età diverse. Come bandista gli darei volentieri un 9. C’è un altro strumento che ti piacerebbe suonare? M: Sì, il Trombone Basso. C: Pur non avendo la dote del ritmo, sceglierei i timpani. Meglio ottoni o legni? M: Ottoni. C: Ottoni. Chi è stato il tuo insegnante? M: Paolo Mella. C: Prima Dario Grassi e poi Paolo Mella. Quale frase ti ripeteva più spesso? M: “Mmm… bravo: adesso lo suoni facendo anche le note”. C: Studia di più e fai note lunghe senza cedimenti. Quale brano vorresti suonare? M: Tanti brani, in particolare la Terza Sinfonia di Mahler. C: Amapola. Un pregio e un difetto di Carlo Zappa. M: Un pregio: la capacità di far suonare tutti al meglio. Difetto: ha smesso da qualche tempo di far le 3 del mattino dopo le prove. C: Un grande che ti dà il tempo di interpretare nel modo che lui vuole la parte che ti compete. Difetti grossi non vedo, quindi… mi astengo. Cosa ti piace della nostra banda? M: La costante capacità di rinnovarsi. C: Che è un’insieme di personalità diverse, e che diventano un corpo unico appena il maestro o il capobanda alza la bacchetta. Qual è l’evento bandistico che più ti ha colpito finora? M: Evento: sicuramente la nascita delle ultime due formazioni (la Junior Band e la

Big Band, n.d.r.). Come esperienza musicale, sicuramente l’ultimo concerto tenuto a Milano il 12 aprile 2014. C: Il Concerto di Novembre con le musiche dei film e l’effetto dato dalla proiezione accurata di Stefano Ramezzana. L’ultimo libro letto? M: Alcuni testi terribilmente noiosi per lavoro… C: Per mano mia di M. De Giovanni. L’ultimo film visto? M: Non ricordo… C: Non vado al cinema. Genere musicale preferito? M: Classica, sinfonica. C: Operistico. L’ultimo concerto cui hai assistito? M: Un concerto alla Scala. C: In Spagna (Amistades Peligrosas). Stato d’animo attuale? M: Sereno. C: Buono e positivo. Felice sia finita quest’intervista? M: Sì, certo. C: No, perché sono un chiacchierone e avrei continuato. Saluta l’altro? M: Ciao papà. C: Ciao Teo. A cura di Paola Magnaghi

20081 ABBIATEGRASSO (MI) CORSO G. MATTEOTTI, 21 TEL. 02 94967702

17


NONSOLOMUSICA PAOLO FRESU - MUSICA DENTRO Mi sono imbattuto in questo libro quasi per caso qualche mese fa, se si può considerare un caso trovare un libro quando si è in libreria, e immediatamente l’ho preso e sfogliato per ragioni abbastanza personali: ho conosciuto Paolo Fresu quando ero un giovane universitario che alla sera frequentava locali dove immancabilmente si faceva musica (anche dal nulla a volte, bastava una chitarra con accompagnamento di bicchieri a guisa di percussioni) e dove poteva capitare di incontrare persone e artisti che non ti saresti mai immaginato di trovare lì. Il mio incontro con Paolo Fresu è stato assolutamente casuale e, ironia della sorte, molto simile a quello che egli stesso descrive nel libro, avvenuto tra lui e Miles Davis. Ricordo che ci siamo parlati, ma non siamo stati presentati, come spesso può o poteva accadere in quei posti, ma ho ascoltato la sua musica e le sue parole, e da allora lo seguo nel suo percorso musicale, che lo ha portato ad essere uno dei più apprezzati trombettisti e jazzisti sia in Italia che nel mondo. Ovvio quindi che, quando ho visto questo libro sullo scaffale di una libreria, non potevo fare altro che acquistarlo e iniziare a leg-

gerlo. E l’ho letto d’un fiato, per poi ripercorrerlo con calma in maniera quasi scomposta e casuale, rileggendo anche più volte alcuni capitoli o passi del libro. Qualsiasi recensione di questo libro vi dirà più o meno quello che contiene; io invece voglio dirvi che, oltre le parole scritte, leggendo il libro si può essere in grado di ripercorrere insieme all’Autore la sua crescita, non solo dal punto di vista musicale, ma di tutto il suo essere. Si va dal legame inscindibile con la sua terra e le relative tradizioni, alle amicizie passate o meno, al pensiero di un ragazzo che poco a poco diventa uomo e musicista, affrontando sia le gratificazioni che le difficoltà senza mai dimenticare la propria individualità, il proprio essere interiore. Potrebbe sembrare ovvio, ma se si leggono attentamente alcuni passi del libro si capisce che il confine tra l’andare avanti nella difficoltà e l’accettare una mediazione che porti un risultato immediato, se pur mediocre, è spesso molto sottile e non sempre individuabile per cui la scelta migliore non sempre è così ovvia. A questo punto vi chiederete: “Sì, ma di cosa parla il libro?”. Potrei rispondervi che è una biografia di un ragazzo che amava la musica e che ha iniziato il suo percorso nella scuola di musica della banda del suo paese per arrivare ad essere un trombettista di successo e uno dei migliori jazzisti in assoluto. Ma a mio avviso questo libro si presta a diversi tipi di lettura per ogni tipo differente di lettore. Quello che io ho individuato come filo conduttore, e che attraversa tutti i capitoli del libro, è un autobiografico racconto di parte

18

della vita di un musicista e di come la musica, i suoni, la sua tromba e le alterne e differenti situazioni che ne scaturiscono abbiano influenzato, condotto e cambiato la sua vita. Stefano Pareti

Paolo Fresu, Musica dentro (ed. Feltrinelli, 185 pagg.)


STRUMENTI IN DISUSO Iniziamo in questo numero un viaggio tra gli strumenti meno conosciuti che facevano parte dell’organico delle bande di ieri grazie al prezioso contributo di Gianfranco Rocca, archivista e memoria storica della Filarmonica, e di Emanuele Parma, responsabile dell’archivio strumenti della nostra banda.

IL BOMBARDONE È un ottone grave con estensione, meccanica e tecnica di suono uguali al flicorno contrabasso (comunemente chiamato “basso” nelle bande). L’unica vera differenza è il canneggio, ovvero la misura del tubo: nel bombardone è cilindrico dall’imboccatura fino alla macchina e conico dalla macchina alla campana. Questa distinzione è però accademica perché lo strumento è attestato solo in un periodo di grande sperimentalismo, tanto che i nomi bombardone, pelittone, flicorno contrabasso e addirittura tuba sono stati usati ed abusati in abbondanza

per indicare genericamente gli ottoni che suonano nel registro grave. Ad oggi comunque uno strumento con queste caratteristiche “miste” di canneggio non viene più fabbricato ed anche il nome di bombardone usato come nomignolo per gli ottoni gravi è pressoché scomparso, soppiantato dal più generico e semplice “basso”. Nell’archivio storico delle partiture della Filarmonica sono presenti le seguenti parti per bombardone: - Prima parte strumentale stampata del

duetto soprano-baritono e della maledizione finale dell’opera Simon Boccanegra di G. Verdi, edizioni G. Ricordi & C.; la parte riporta il nome di Mainardi Gaetano. - Prima parte strumentale della sinfonia dell’opera Il domino nero del M° Lauro Rossi. Riduzione del M° Ercole de Lucca 1891. A cura di Gianfranco Rocca ed Emanuele Parma

1814 NASCE ADOLPHE SAX, L’INVENTORE DEL SAXOFONO... E POI? Nel 1814 nasce l’inventore del Saxofono, Adholpe Sax, ma in quell’anno quali furono i più importanti eventi accaduti in Italia e nel mondo? Anche il 1814, come abbiamo già visto in una precedente puntata dedicata al 1813, si apre all’insegna delle guerre, ma si chiude questa volta con la firma di numerosi trattati di pace. In aprile, infatti, con la resa e l’abdicazione di Napoleone, si aprono le porte al Congresso di Vienna del 1° novembre, con l’obiettivo di ripristinare l’assetto politico europeo presente prima delle campagne napoleoniche. Non solo: in marzo Papa Pio VII viene liberato da Napoleone, dopo 5 anni di prigionia, lascia Savona il 19 marzo, rientra nei suoi Stati (resi dai francesi il 24 gennaio 1814) dalla parte della Romagna, che lo accoglie molto benevolmente, come a Forlì il 15 aprile, e giunge a Roma il 24 maggio, ricevuto da una folla esultante. L’11 febbraio viene proclamata l’indipendenza della Norvegia e il 13 agosto viene firmato il Trattato anglo-olandese con la restituzione all’Impero Olandese della maggior parte dei possedimenti conquistati. Il 24 dicembre viene firmato il Trattato di Gand che pone fine alla lunga guerra del 1812 tra americani e inglesi. Naturalmente non mancano interessanti

notizie in campo culturale, sociale, economico e tecnico-scientifico. Eli Terry Sr, inventore e orologiaio del Connecticut, brevetta negli Stati Uniti un meccanismo per orologio da mensola. Nasce così una produzione di massa di orologi in legno, costruiti con parti intercambiabili, che sono in pratica le prime macchine prodotte in serie del mondo. George Stephenson progetta la sua prima locomotiva, un motore semovente destinato al trasporto del carbone in una miniera. Soprannominata Blucher, può rimorchiare 30 tonnellate di materiale in un solo carico. Il 21 aprile 1814 un’enorme frana si stacca dal Monte Antelao, la cima più alta e simbolo dell’intero Cadore; tre frazioni, fra cui Taulèn e Marceana sulla riva destra del Boite, vengono distrutte. I morti sono 250. È la frana più disastrosa nella storia delle Dolomiti a memoria d’uomo. Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna, rientrato a Torino il 13 luglio 1814, concretizza la fondazione, ideata a Cagliari in giugno, del corpo dei Carabinieri Reali, con la promulgazione delle Regie Patenti, allo scopo di fornire al Regno un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie. Il loro primo generale è Giuseppe Thaon di Revel, chiamato a ricoprire la più alta carica dei carabinieri il 13 agosto dello stesso anno della loro creazione. Il loro nome deriva 19

dall’arma che ogni carabiniere aveva in dotazione: la carabina (per completezza di informazione, qualche fonte sostiene invece che il nome “carabina” derivi dai carabinieri, la prima tipologia di truppa ad utilizzare in pianta stabile questo tipo di arma da fuoco. Il vocabolo in lingua francese carabin indicava infatti il soldato armato di moschetto). Il 7 agosto con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum il Papa ricostituisce la Compagnia di Gesù, mentre il Segretario di Stato Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicura la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Successivamente viene soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e vengono reintrodotte le istituzioni dell’Indice e dell’Inquisizione. Ma la battaglia più importante vinta da Pio VII è di aver ottenuto dal Congresso di Vienna l’abolizione della schiavitù. 16 ottobre a S. Giles (Londra, Inghilterra) avviene il cosiddetto London Beer Flood. Una grande vasca piena di birra, di proprietà della Birreria di Meux, contenente oltre 610.000 litri, si rompe, causando un effetto domino con le altre vasche. Come risultato, più di 1.470.000 litri di birra inondarono le strade demolendo edifici e uccidendo nove persone. Alessandro Manzoni compone Aprile 1814, in occasione della vittoria degli austriaci sui


La locomotiva di George Stephenson

francesi e del conseguente “cambio della guardia” nel governo lombardo. La canzone è una vera e propria arringa contro le prevaricazioni dei francesi, usi a spogliare d’ogni ricchezza le terre “liberate” e ad imporre le inique leggi dei conquistatori come messaggi di redenzione, doni di civiltà. Il 1° Febbraio viene pubblicato Le Corsair (Il Corsaro) di Lord Byron, racconto semiautobiografico che raggiunge un alto picco di popolarità vendendo 10.000 copie nello

stesso giorno. E in campo musicale? 14 agosto ha luogo al Teatro alla Scala di Milano la prima assoluta de Il Turco in Italia, opera buffa in due atti di Gioachino Rossini, su libretto di Felice Romani. Nell’occasione l’opera è accolta freddamente, soffrendo il paragone con L’italiana in Algeri, composta un anno prima e con la quale condivide il gusto della “turcheria”. Il 26 dicembre sempre Gioachino Rossini rappresenta per la prima volta, senza riscuotere successo, al Teatro La Fenice di Venezia Sigismondo, dramma in due atti di Giuseppe Maria Foppa che aveva già scritto per Rossini i libretti di tre farse veneziane (L’inganno felice, La scala di seta e Il signor Bruschino); avrà scarsa circolazione e sarà completamente dimenticata. Le uniche rappresentazioni moderne furono nel 1992 a Rovigo, Savona e Treviso, con una giovane Sonia Ganassi, e in seguito a Praga nel 1995. Ludwig van Beethoven compone Fidelio, l’unico lavoro teatrale realizzato dal maestro di Bonn. Viene composto dall’autore al culmine della propria esperienza e maturità artistica e rivela nella sua originalità tutto lo stile tipico del genio creativo beethoveniano. Tuttavia la prima versione del Singspiel (termine che significa letteralmente “canto e recitazione”) presentata il 20 novembre 1805 al Theater an der Wien con il titolo Fidelio, oder die eheliche Liebe (Op. 72), non incontra il favore del pubblico, tanto che Beethoven è costretto a ritirare l’opera. Sempre Ludwig van Beethoven compone Der glorreiche Augenblick, ovvero Il mo-

Riparazione Gioielli Antichi Produzione propria Marchio di fabbrica 1907 ABBIATEGRASSO (MI) Corso S. Pietro, 39 - Tel. 02.94965929

20

mento glorioso, opera cosiddetta minore. Gli viene commissionata in occasione del Congresso di Vienna. È una cantata per soli, coro e orchestra, su libretto di un suo amico poeta, il dottore Aloys Weissenbach. Viene composta quasi contemporaneamente a La vittoria di Wellington (op. 91). Carlo Coccia, compositore, esegue 3 opere. Il 16 febbraio Il Crescendo, opera buffa in 1 atto, con libretto di Foppa, al Teatro San Moisé di Venezia; in autunno Charlotte e Werther, un dramma per musica giocoso in due atti su libretto Gaetano Gasbarri, al Teatro del Cocomero di Firenze; il 26 dicembre Evellina, opera in due atti con libretto di Gaetano Rossi, al Teatro Re di Milano. Giacomo Meyerbeer compone la sua terza opera, La Porta di Brandeburgo, per celebrare le armate prussiane vittoriose su Napoleone. L’opera non viene mai eseguita nel corso della vita del compositore; debutterà alla Schauspielhaus di Berlino, il 5 settembre del 1991, in occasione del bicentenario della nascita del compositore. Fonti: en.wikipedia.org/wiki http://es.wikipedia.org/wiki www.treccani.it http://www.artdreamguide.com http://cronologia.leonardo.it http://appunti.studentville.it A cura di Gianni Milanese


LA FILARMONICA ALLA R.A.I. Il 6 marzo 1947 alle ore 19:30 da tutte le stazioni della RAI viene trasmesso un concerto del nostro complesso a conclusione dei festeggiamenti per il centenario di fondazione. Nei versi di Carlo Mereghetti troviamo cronaca e sentimenti di questo importante evento. Giovedì sera la banda de Bià i fest a completà del Centenari: l’è andaa a la Radio de Milan a dà un concert giudicaa straordinari. Pensi che tutt Biegrass l’era a sentì trepidant ai apparecc giovedì.

è andata alla radio di Milano a dare un concerto giudicato straordinario. Penso che tutta Abbiategrasso lo abbia sentito trepidante agli apparecchi giovedì. E sono certo che alle prime note avrà provato un senso spiegabilissimo di timore, di gioia e di orgoglio insieme, ed esultato avrà a tanto ardimento e a tanto onore. E quando le melodie si sono dispiegate in pieno non avrà più potuto contenere il giubilo.

E son cert che ai prim not l’avrà provaa on sens spiegabilissim de timor, de gioia e orgoli insèma ed esultaa l’avrà a tant ardiment e a tant onor. E quand i melodii s’hin spiegaa in pien el giubil l’avrà pu poduu conten.

Bandone di Abbiategrasso! Il centenario è andato ed un altro si apre sotto un buon segno: fa’ che della fama ben meritata anche in avvenire tu sia ben degno! E tu, Abbiategrasso, non risparmiare gli aiuti al tuo Bandone, che in gloria ti ripaga con i suoi frutti.

Bandon de Bià! ‘L centenari l’è andaa e on alter se ne derv sotta bon sègn; fa che de la fama ben meritaa anca per l’avvegnì te sia ben dègn! E ti, Biegrass, risparmia no i aiutt al too Bandon che in gloria al te dà i frutt. Giovedì sera la banda di Abbiategrasso ha completato i festeggiamenti del centenario:

produzione artigianale Galleria Mirabello,20 Tel. 94967512 ABBIATEGRASSO

21


NOTIZIE IN BREVE Culla La Filarmonica festeggia tre nuovi arrivi: Alice, di Emanuela e Marco; Lucilla, di Federico ed Erika; Tommaso, di Paolo e Manuela. Auguri a tutti di un felice cammino! Esami In bocca al lupo a Giulia Dusi, Nadine Lafirenze, Michela Re ed Erica Spallacci, che in questo mese affronteranno gli esami di terza media; ad Antonella Bianchi, Edoardo Grittini e Chiara Magistrelli, che si preparano per l’esame di maturità. Lutto La Filarmonica partecipa commossa al dolore del suo presidente Alessandro Bagnaschi, della figlia Eleonora e di tutta la famiglia per la morte dell’amata mamma Carla. Direttivo, musicanti e amici della Filarmonica ricordano con viva commozione Ester Mantegazzini, presidente onorario della banda, sempre vicina alla vita del nostro complesso, per il quale nutriva profonda stima e affetto.

PROSSIMI APPUNTAMENTI Venerdì 20 Sabato 28 Domenica 29

Sabato 12

Domenica 5 Giovedì 16

Sabato 22

GIUGNO Concerto della Filarmonica Big Band a Ozzero - Parco della Pro Loco Processione e Concerto di S. Pietro Festa di Balon de San Peder LUGLIO Festa d’estate presso La Cappelletta OTTOBRE Festa della Mela in Piazza Marconi e in Piazza San Pietro Processione dell’Addolorata NOVEMBRE Concerto di Novembre

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Redazione Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Paola Magnaghi, Gianni Milanese, Gianni Rainoldi. Hanno collaborato Stefano Borghi, Ivan Dusi, Carlo Marnati, Matteo Marnati, Stefano Pareti, Emanuele Parma, Leonardo Pecoraro, Gianfranco Rocca, Erica Spallacci, Francesco Spallacci.

Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t 22


LA FILARMONICA Presidenti onorari Maria Teresa Abriani Pietro Galbiati

Consiglio Direttivo Alessandro Bagnaschi Giuseppe Comincini Ornella Zattin Mauro Bianchi

Presidente Vicepresidente Segretario Vicemaestro, economo e rappresentante legale

Michele Berardino Giorgio Borghi Annamaria Cittadinetti Giuseppe Cucciniello Marco Masperi Sonia Paiano Stefano Pareti Leonardo Pecoraro Mauro Pizi Andrea Ramezzana

Responsabili della Scuola di Musica “Corrado Abriani� Ornella Del Pero Carlo Marnati

Quartiere Industriale Mirabella - Ozzero (MI) - Tel. 02.94699415 - Fax 02.94699414 - E-mail: amministrazione@orioimpianti.com 23


LA FILARMONICA È…

… il ricordo del Maestro Abriani


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
La Filarmonica è... Nr 53 - Giugno 2014 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu