Skip to main content

La Filarmonica è... Nr 47 - Giugno 2011

Page 1

Giugno 2011

n. 47

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

GLI STRUMENTI PROTAGONISTI Generalmente quando ascoltiamo una banda musicale sentiamo gli strumenti che suonano tutti insieme creando impasti timbrici dai più disparati colori. Per questo Concerto di Giugno abbiamo voluto dare un taglio particolare al programma che prevederà, oltre all’esecuzione di composizioni tratte dal repertorio classico, la presentazione di alcuni brani pensati appositamente per banda e strumenti solisti, permettendo così di mettere in risalto il timbro del singolo strumento rispetto all’insieme e di valorizzare alcuni dei nostri strumentisti. Questo duplice aspetto di valore estetico nonché didattico ci permetterà di far conoscere meglio le caratteristiche tecniche, timbriche ed espressive di alcuni strumenti dell’organico bandistico. Ecco dunque cimentarsi in questo importante e delicato ruolo Federico Abbiati al corno, Giorgio Borghi alla tromba, Leonardo Castello al saxofono e Giorgio Magistrelli al clarinetto. Un grosso in bocca al lupo da tutti noi. M° Carlo Zappa

“Prelude for band” del M° Carlo Zappa

Sabato 4 giugno 2011 - ore 21

CONCERTO di GIUGNO Quadriportico Basilica S. Maria Nuova - Abbiategrasso (MI)


165… E NON LI DIMOSTRA Fa piacere sottolineare il fatto che, contemporaneamente alle celebrazioni per la ricorrenza del 150° anniversario dell’unità d’Italia, la Filarmonica ricordi i 165 anni trascorsi dalla sua fondazione. È un traguardo sicuramente importante che ci riempie di orgoglio e ci richiama alla responsabilità di non vanificare tutto quanto di buono è stato fatto da chi ci ha preceduto e ha saputo guidare questa associazione attraverso situazioni e avvenimenti più o meno felici. Molte delle persone ancora presenti a vario titolo (musicanti, consiglieri, insegnanti, simpatizzanti) da anni contribuiscono con la loro dedizione e la loro professionalità al buon andamento della vita dell’associazione e al successo delle iniziative intraprese; altre persone, per vari motivi, si sono temporaneamente o definitivamente allontanate dalla vita attiva della nostra Banda, ma la loro opera e le loro azioni rimangono nel “patrimonio” della Filarmonica e continuano ad essere presenti seppur in modo indiretto. Altri ancora, come il sottoscritto, si sono avvicinati alla vita della Banda in tempi più recenti e sono chiamati a cercare, nei limiti delle proprie capacità e possibilità, di non far mancare il necessario supporto allo svolgimento delle numerose attività. Sono convinto che le ricorrenze importanti non debbano essere vissute come momenti celebrativi fini a sé stessi, ma debbano necessariamente essere punti di partenza per raccogliere nuove sfide e per cercare di crescere, sia come singoli individui che come Associazione, facendo tesoro delle esperienze vissute. Il miglior complimento che tutti noi componenti della Filarmonica vorremmo sentirci rivolgere è: “La Filarmonica ha 165 anni, ma non li dimostra assolutamente”. Naturalmente spetta a tutti noi avere la vitalità e la capacità di essere al passo con i tempi, senza dimenticare le nostre tradizioni e le nostre radici che ci vedono legati in modo indissolubile al territorio di Abbiategrasso e a tutti gli abbiatensi, che non mancano mai di farci sentire il loro affetto e il loro sostegno. Chiudo questo mio intervento esprimendo la soddisfazione mia e di tutto il Consiglio Direttivo per l’ottimo lavoro svolto dai responsabili e dagli insegnanti della nostra scuola di musica, grazie all’opera dei quali ogni anno possiamo inserire nell’organico della Banda nuovi giovani elementi che, con il loro impegno e con i loro costanti progressi, ci riempiono di orgoglio e ci aiutano a “non dimostrare i nostri 165 anni”. Alessandro Bagnaschi


COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA

29° Concerto di Giugno PRIMA PARTE

Giuseppe Verdi

Valzer in fa maggiore

Flavio Bar

Beauty Horn

Giuseppe Verdi

Nabucco (Sinfonia)

Derek Bourgeois

Trumpet Galop

SECONDA PARTE Lo schiaccianoci (Suite)

Piotr Il’ic Ciaikowskij Dizzy Statford

Introduction and modern beat

Artie Shaw

Concerto per clarinetto Sheherazade (Suite)

PIAZZA MARCONI, 59 TELEFONO (02) 94.96.64.79

Nicolaj Rimsky-Korsakov

Direttore: CARLO ZAPPA

La Filarmonica ringrazia quanti hanno collaborato alla realizzazione della 29a edizione del Concerto di Giugno. In caso di maltempo il concerto si terrà nella Basilica di Santa Maria Nuova.

Col patrocinio della

Città di Abbiategrasso

Per chi fosse ancora in tempo e avesse intenzione di donare il proprio cinque per mille alla Filarmonica, il nostro codice fiscale è:

82 00 42 10 157


GUIDA ALL’ASCOLTO Valzer in fa maggiore

Giuseppe Verdi

Il Valzer in fa maggiore, composto da Giuseppe Verdi per pianoforte, non fu mai pubblicato. Fu strumentato da Nino Rota per il film di Luchino Visconti “Il Gattopardo”, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e ambientato nella Sicilia del 1860. Il Valzer sottolinea la sequenza del ballo tra Angelica e Tancredi.

Beauty Horn

Giuseppe Verdi

Flavio Bar, nato a Torino nel 1964, è diplomato in tromba e collabora con numerose orchestre ed ensemble sia in Piemonte sia all’estero. Inoltre compone musica per strumenti a fiato ed insegna in diversi istituti musicali. Questa suite per corno è articolata, alla maniera classica, in tre movimenti. Una danza alla francese evoca tramite il suono pastoso ed elegante del corno le segnalazioni di caccia in uso nel periodo barocco; dai suoi echi si sviluppa il secondo movimento, un adagio dal carattere romantico, in cui viene esaltata la cantabilità e l’agilità dello strumento. La suite termina con una danza in cui prevale l’aspetto ritmico col solista che dialoga in forma stretta con la banda.

Nabucco (Sinfonia)

Flavio Bar

Flavio Bar

Giuseppe Verdi

Eseguita per la prima volta nel 1842, Nabucco è la terza opera del compositore emiliano rappresentata alla Scala (la prima fu Oberto, conte di San Bonifacio nel 1839, seguita dalla sfortunata Un giorno di regno del 1840). Dopo un periodo di crisi personale (aveva perso la moglie ed i due figli) e creativa, Giuseppe Verdi si decise a tornare a comporre, grazie all’intervento dell’impresario Bartolomeo Merelli. Giuseppina Strepponi, futura compagna di vita del Maestro, interpretò allora Abigaille, uno dei personaggi chiave: presunta figlia di Nabucodonosor re di Babilonia, è innamorata di Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme; egli però ama Fenena, un’altra figlia del re Babilonese. La passione amorosa di Abigaille e il suo odio nei confronti di Fenena si risolvono con la conversione di Nabucodonosor, reso folle da un fulmine scagliato dal dio degli ebrei contro il quale aveva bestemmiato. In quest’opera l’elemento privato si intreccia con gli eventi storici e politici. Da subito il motivo del Va’, pensiero, intonato dagli ebrei che ricordano la patria “bella e perduta”, infiammò il pubblico di ogni ceto sociale. Il motivo di questo celeberrimo coro è anticipato nella sinfonia.

Trumpet Galop

Derek Bourgeois

Derek Bourgeois, compositore britannico nato nel 1941, ha studiato all’Università di Cambridge, ed è stato due anni al Royal College of Music studiando composizione con Herbert Howells e sotto la supervisione di Sir Adrian Boult. È stato un apprezzato direttore d’orchestra. Dal 2002 vive a Maiorca, dove si dedica esclusivamente alla composizione. Tra i suoi lavori, 24 sinfonie, 14 concerti, 7 lavori per coro ed orchestra, 2 opere, un musical e musica per la televisione. Bourgeois è anche conosciuto per le composizioni per brass band e wind band. Trumpet Galop già dal nome introduce ad un pezzo estremamente brioso, in cui il tema, proposto dalla tromba solista, viene poi elaborato dalle altre sezioni dell’organico. Il suono brillante della tromba passa con agilità dal registro più acuto a quello più grave.

Lo schiaccianoci – Suite Derek Bourgeois

Oggi Lo schiaccianoci è uno dei balletti più noti; fu commissionato dal direttore del Teatro Imperiale di San Pietroburgo al coreografo e maestro del Balletto Imperiale Marius Petipa ed al compositore Piotr Il’ch Ciaikowskij, nella speranza di ripetere il trionfo di La Bella Addormentata di due anni prima. Il libretto è tratto da un racconto di E. T. A. Hoffmann Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi, mediato però dalla revisione meno cruenta di Alexandre Dumas. La prima, nel 1892, fu accolta in modo controverso: alcuni criticavano Ciaikowskij per essersi “abbassato” a comporre per il balletto, mentre i critici di danza trovavano la musica troppo sinfonica ed impossibile da ballare. La giovane protagonista, Clara, riceve in dono la vigilia di Natale dal padrino Drosselmeyer uno schiaccianoci. Con il suo giocattolo si addormenta e sogna di difenderlo dall’attacco di un esercito di topi; lo schiaccianoci si trasforma in un principe che la porta in un viaggio fantastico. Dopo una tempesta di fiocchi di neve, i due giungono nel regno dei dolci dove vengono accolti dalla Fata Confetto. Al risveglio Clara si accorgerà che era un sogno e si ritroverà col suo schiaccianoci tra le braccia. La suite che derivò dal balletto divenne molto popolare, tanto che lo stesso Ciaikowskij decise di estrarne sette movimenti. Del resto la musica è ricca di espressività: l’uso sapiente dei colori orchestrali descrive alla perfezione le ambientazioni e gli stati d’animo. Compare per la prima volta la celesta, che il compositore aveva visto a Parigi e che volle inserire in alcuni passaggi del secondo atto (nel tema della fata Confetto).

Introduction and modern beat Piotr Il’ch Ciaikowskij

Piotr Il’ch Ciaikowskij

Dizzy Statford

Si tratta di una composizione originale per banda firmata da Dizzy Stratford, che in realtà altri non è


che il celeberrimo olandese Jacob de Haan, uno dei più prolifici compositori viventi, che, come altri suoi colleghi (come ad esempio il belga André Waignein) ama firmarsi con diversi nomi spesso armonizzandoli con lo spartito. Introduction and modern beat è stato composto per essere interpretato sia dal sax contralto (come in questo caso) sia dalla tromba. Si divide in due parti: una prima, Introduction, in cui il tema è più ampio e arioso, ed una seconda, Modern beat, decisamente in contrasto con la precedente, in cui il sax dialoga con il resto dell’organico su un ritmo sincopato. Il pezzo si chiude con una nota acutissima, decisamente ardua da raggiungere sia per un sassofono sia per una tromba.

Concerto per clarinetto

Artie Shaw

Artie Shaw (pseudonimo di Arthur Jacob Arshawsky, 1910-2004) è stato un clarinettista e sassofonista jazz statunitense di fama mondiale. Fu anche compositore, direttore d’orchestra e scrittore. Il suo nome è tra le celebrità della “Hollywood Walk of Fame”. È considerato tra i fondatori del genere swing, assieme a Benny Goodman, Tommy Dorsey e Glenn Miller. Tra i nomi delle sue otto mogli, figura quello di Ava Gardner. Poco più che adolescente imparò a suonare il clarinetto e dopo piccole esperienze musicali fece ritorno a New York per introdursi in complessi jazz già affermati. Apprezzato per le innovazioni del linguaggio musicale nelle big band del jazz, introdusse in questi complessi l’uso degli strumenti ad arco. Shaw è inoltre ricordato per aver impiegato come cantante stabile del suo gruppo musicale Billie Holiday, diventando il primo direttore d’orchestra statunitense bianco ad utilizzare una vocalist di origine afro-americana. Verso la metà degli anni cinquanta rallentò l’attività di musicista fino ad abbandonare il palcoscenico per dedicarsi all’alta finanza ed alla scrittura. Quando gli fu chiesto il perché, rispose che si sentiva frustrato dal costante senso di inadeguatezza che provava come musicista. Tra i suoi maggiori successi musicali si ricordano ancora i brani: Lady be good, Dancing in the Dark, Nightmare, Back Bay Shuffle, Accent-tchu-ate the positive, Traffic Jam, They Say, Moonglow e Stardust. Nel 2004 ha ricevuto il premio Grammy alla carriera. Il Concerto per clarinetto, pezzo decisamente insolito per una banda, mette alla prova tutte le sezioni con ritmiche ed elementi espressivi inusuali per questo genere di complesso.

Scheherazade - Suite

Dizzy Statford alias Jacob de Haan

Nicolaj Rimsky-Korsakov

Rimsky-Korsakov era solito ripetere: “Il popolo compone, noi ci accontentiamo di elaborare”. Fu membro, assieme a Balakirev, Cui (i due fondatori), Moussorgskij e Borodin, del “Gruppo dei Cinque”, che mirava a dare vita ad una musica di carattere russo libera dalle convenzioni accademiche e dagli influssi occidentali; inoltre ebbe un’intensa attività didattica (tra i suoi allievi si ricorda Igor Stravinsky). La suite Scheherazade, composta tra il 1887 e il 1888, è ispirata alla raccolta Le mille e una notte, dell’arabista francese Jean-Antoine Galland (1646-1715), tratta in parte da un manoscritto trovato in una biblioteca araba ed in parte da favole della tradizione orale. Vi si narra del sultano Sahriar, che uccide le sue mogli dopo aver trascorso la prima notte con lui. Sheherazade, figlia del gran visir, lo intrattiene ogni giorno con dei racconti; il sultano rimanda ogni volta l’esecuzione, finché lascia cadere il suo proposito. Sheherazade è tra le pagine più significative e brillanti del compositore russo. Vicina per forza narrativa e descrittiva ad un poema sinfonico, è articolata in quattro movimenti in cui il tema del sultano (imperioso e minaccioso) e di Sheherazade (sinuoso e sensuale) si intrecciano tra loro e con i temi più peculiari dei quattro movimenti (Il mare e la nave di Simbad – Il racconto del principe Kalender – Il giovane principe e la giovane principessa – Il mercato di Baghdad). Più che raccontare, questa musica vuole rendere l’atmosfera multicolore e fantastica delle Mille e una notte: l’ascoltatore è invitato a focalizzare la propria attenzione sull’aspetto sonoro variegato e raffinato della musica, senza cercare di riconoscervi questa o quella immagine precisa.

Artie Shaw

Nicolaj Rimsky-Korsakov


SAXOFONO Il saxofono è uno strumento a fiato, ad ancia singola, fatto in ottone. È così chiamato grazie al suo inventore, il fabbricante di strumenti belga Adolphe Sax (1814-1894). Egli iniziò a fare esperimenti attorno al 1840 applicando un bocchino simile a quello del clarinetto ad una particolare famiglia di ottoni dotati di fori e chiavi anziché di pistoni, perfezionandone poi sia la forma sia la meccanica, fino ad ottenere uno strumento totalmente nuovo, il saxofono, di cui depositò il brevetto nel 1846. Il saxofono è composto da un ampio tubo conico di ottone generalmente piegato all’estremità opposta dell’imboccatura; l’aggiunta di metalli diversi, come rame, argento o bronzo, crea diverse sfumature sonore, che si ottengono anche cambiando qualità dell’ancia o forma e materiale dell’imboccatura. La diteggiatura del saxofono è simile a quella dell’oboe, mentre l’imboccatura è come quella del clarinetto, con ancia singola. La timbrica si colloca tra quella di un legno e quella di un ottone, estendendosi dalla risolutezza metallica di un flauto alla pastosità di una cornetta. La famiglia dei saxofoni è compo-

sta dal quartetto standard di soprano, contralto, tenore e baritono, che si differenziano per la taglia crescente e quindi le note più gravi. Tale quartetto fa parte stabilmente delle orchestre di fiati ed è stato introdotto anche in alcune orchestre, soprattutto oltralpe. A questi strumenti si sono aggiunti di volta in volta saxofoni più acuti o più gravi, ma sempre con scarso successo per via delle difficoltà nel controllare il suono e nell’amalgamarlo con il resto dell’orchestra. Oggigiorno si assiste ad un rinnovato interesse per questi strumenti “estremi” grazie soprattutto allo studio e al lavoro di artigiani come il tedesco Benedikt Eppelsheim. Dal punto di vista dell’utilizzo, Johann Georg, noto anche come Gorge Kastner (1810-1867) fu il primo ad introdurre il saxofono in una sua partitura nel 1844. L’impiego dello strumento da allora si ampliò, principalmente in Francia e Inghilterra, e gli venne accordato un ruolo importante non solo nella musica militare, ma anche nell’opera, nei concerti e nella musica da camera. Nell’orchestrazione di Maurice Ravel per Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij nel 1922 e nelle due suite dell’Arlesienne di Georges Bizet figurano delle stupende parti di saxofono. Il russo Aleksandr Glazunov compose un concerto per saxofono contralto e orchestra nel 1934, così come Tristan Keuris nel 1971. Il saxofono raggiunse la sua maturità nell’età del jazz, al punto che molti lo considerano uno strumento “americano”. George Gershwin e Aaron Copeland sono solo due dei

compositori americani che hanno dato un ruolo di spicco ai vari tipi di saxofono nelle loro composizioni: Gershwin in Rhapsody in Blue (1923) e Un Americano a Parigi (1928); Copeland nella Symphony n.1 (1928). Oltre a loro si ricorda il russo Dimitri Shostakovich con le sue Jazz Suite n. 1 e 2 (1934 e 1938 rispettivamente). Il saxofono è oggi noto principalmente come strumento della musica popolare e del jazz. Tra i grandi sassofonisti jazz si ricordano Lester Young, Coleman Hawkins, John Coltrane, Charlie “Bird” Parker, Stan Getz, Ornette Coleman, mentre per la musica popolare italiana è degno di nota Fausto Papetti.

Leonardo Castello solista in Introduction and modern beat

Riparazione Gioielli Antichi Produzione propria Marchio di fabbrica 1907 ABBIATEGRASSO (MI) Corso S. Pietro, 39 - Tel. 02.94965929

20081 ABBIATEGRASSO (MI) VIA NOVARA, 54 - TEL. 02 9421571 r.a. - FAX 02 9421692


TROMBA Suonata già prima dell’età del bronzo (1900 a.C. circa), la tromba è nota in qualche forma in tutte le civiltà. La Bibbia riferisce che due trombe, in argento, furono usate per convocare i capi delle dodici tribù di Israele. Il salphinix greco e la tuba romana possono essere definiti gli antenati della tromba moderna perché in entrambi il canneggio (i tubi attraverso cui passa l’aria e si forma il suono) è cilindrico e dritto, sebbene molto lungo e stretto, come le trombe trovate nella tomba di Tutankhamon (ca. 1355-1342 a.C.). Questo tipo di tromba è ancora usato oggi dai monaci buddisti nelle loro cerimonie sacre. La tromba corta e con canneggio più largo fu sperimentata in tempi antichi con scarso successo (se ne ha un solo reperto trovato in una tomba egizia del 1500 a.C.) e fu poi ripresa e sviluppata dai romani, che le preferirono però la buccina, strumento a canneggio più lungo ed avvolto a semicerchio, usata prevalentemente a scopi militari. Nel corso del tempo le funzioni della tromba sono state diverse: strumento di segnalazione, strumento militare, strumento con implicazioni eroiche, strumento per occasioni solenni, strumento sacro. Durante il Medioevo ed il Rinascimento la tromba le espletò tutte, ma fu usata raramente come strumento musicale di insieme. Nel 1607 Claudio Monteverdi (1567-1643) inserì per la prima volta nell’orchestra una tromba a registro acuto (clarino) e tre altre trombe con sordine per la sua opera Orfeo. Il successo di quest’opera spinse molti compositori a scrivere musica per tromba: i più rappresen-

tativi sono Jean-Baptiste Lully (1632 -1687) nell’opera Alceste, Giovanni Legrenzi (1626-1690) e Girolamo Frescobaldi (1583-1653) che compose ed eseguì personalmente opere per tromba ed organo. Johann Sebastian Bach (1685-1750) e Georg Philipp Telemann (16811767) scrissero molta musica per la tromba, in brani sia drammatici sia religiosi, oltre a composizioni strumentali. Antonio Vivaldi (1678-1741) scrisse un concerto per due trombe e orchestra, come anche Domenico Cimarosa (1749-1801). Giuseppe Torelli (1658-1709) scrisse una serie di concerti per una o più trombe e orchestra, al pari di Joseph e Michael Haydn, Weber, Corelli e Leopold Mozart. Fin dal Medioevo la tromba è cambiata sotto due aspetti: lunghezza e registro. Da anni di ricerca e sperimentazione si è ottenuto lo strumento solista e orchestrale altamente evoluto che si sente oggi nelle sale da concerto. Durante il periodo barocco (1600-1750 ca.), quando la tromba iniziò a diventare famosa come strumento solista per virtuosi, gran parte della musica per tromba era scritta in chiave di Re, perché la maggior parte delle trombe era così intonata. I registri superiori risultavano assai difficili da suonare, essendo territorio quasi esclusivo dei cosiddetti clarinettisti. Prima del 1800 la lunga “tromba naturale” con un solo avvolgimento era quasi l’unica tromba esistente. I pistoni dovevano ancora essere aggiunti: erano quindi disponibili solo le note naturali (tutte armoniche della fondamentale). L’aggiunta di un bocchino permise di modificare l’intonazione della tromba, ma era impossibile farlo durante l’esecuzione. I legni fornirono l’ispirazione per l’aggiunta di fori nel tubo, che quindi poteva essere aperto o chiuso con un pistone. I molti tentativi compiuti per dare alla tromba la corretta curvatura risultarono alla fine nella forma a “S” del tubo. Il trombettista di corte viennese Anton Weidinger (1767 1852) perfezionò nel 1795 uno strumento a sei pistoni, ciascuno in grado di produrre un semitono più alto. Quando, all’inizio del XIX secolo, le valvole e i pistoni entrarono nell’uso

comune, i musicisti ottennero maggior flessibilità, ma la destrezza nei registri superiori rimase altamente difficoltosa. Tra i compositori di musica classica per la tromba moderna occupa un posto di primo piano Dimitri Shostakovich con il suo Concerto per Piano, Tromba e Orchestra (1933). Il compositore ceco Leos Janacek (1854-1928) compose la sua Sinfonietta (1926) per includere dodici trombe e due trombe basse, ovvero trombe più grosse che permettono di ottenere suoni più gravi. Khatchaturian scrisse la sua Sinfonia n.3, meglio nota come Favola Sinfonica (1947), reclutando per l’orchestra quindici trombe supplementari. La tromba, come tutti gli strumenti a fiato, gioca un ruolo importante nel Jazz, musica che emerse dalle bande che accompagnavano i funerali nel profondo sud degli Stati Uniti. Ci sono stati molti trombettisti famosi nella storia del jazz, tra cui ricordiamo Louis Armstrong (1898-1971), Dizzy Gillespie (1917-1993), Chet Baker (1929-1988), Miles Davis (1926-1991) e gli italiani Enrico Rava e Paolo Fresu.

Giorgio Borghi, solista in Trumpet Galop


CORNO Il corno francese o “corno della foresta” è uno strumento di metallo a valvole e con canneggio cilindrico per tutta la lunghezza del tubo ad eccezione della parte terminale, che si presenta a sezione conica e termina aprendosi a corolla e formando una campana molto ampia. Lo strumento originario era costituito da una conchiglia, un corno di animale o una zanna. Ne sono stati ritrovati alcuni esemplari che risalgono al periodo preistorico. In seguito il corno fu ricavato da vari materiali come corteccia, legno, terracotta, vetro e diversi metalli. I romani adottarono una versione in bronzo del corno celtico. Il corno fu inizialmente utilizzato come strumento da segnalazione e da battaglia, ma venne presto anche usato durante la caccia, specialmente nel Medioevo. Si suppone che il corno abbia acquisito la sua forma circolare intorno alla metà del XVI secolo per poter essere suonato con una mano sola tenendolo a tracolla, lasciando l’altra mano libera per tenere le briglie del cavallo e parte-

cipare così alla caccia. Dallo strumento si potevano far uscire solo alcune note di base (gli armonici) ottenute variando la tensione delle labbra sull’imboccatura. La forma dello strumento ha poi consentito di sviluppare una particolare tecnica di suono che consiste nel cambiare nota infilando la mano nella campana, caratteristica mantenuta anche nello strumento moderno. In seguito, grazie all’aggiunta delle valvole a cilindro (due nel 1814, tre dopo il 1830) divenne possibile suonare tutte le note intermedie della scala. Per aumentare ulteriormente l’estensione dello strumento è poi stata aggiunta una quarta valvola che fa passare l’aria in un diverso gruppo di valvole a cilindro, accoppiate alle valvole “normali” ed azionate dalle stesse leve, da cui il grande numero di “tubi” che il corno ha rispetto a tutti gli altri ottoni: in tal modo è come se si avessero a disposizione due strumenti in uno ed è per questo che si parla di corno doppio. Questa versione del corno divenne popolare non prima del XIX secolo. L’orchestra sinfonica conteneva due corni ai tempi di Mozart e Haydn, ma Beethoven ne volle tre per la sua terza sinfonia, l’Eroica (1805). Durante il periodo romantico, il quartetto di corni acquisì un posto permanente nell’orchestra: due dei quattro corni (il primo e il terzo) erano intonati nel registro alto, gli altri due (il secondo e il quarto) in quello basso, come avviene tuttora nell’orchestra sinfonica. I compositori del periodo tardo-

romantico, come Anton Bruckner e Gustav Mahler, composero regolarmente partiture per otto corni. Mahler, per la sua prima sinfonia, Der Titan, scrisse che i sette corni dovevano sentirsi al di sopra di tutti gli altri strumenti e che dovevano essere suonati con la campana in alto, contrariamente al normale modo di suonare. Haydn scrisse due concerti per corno e uno per due corni e orchestra, Mozart scrisse quattro concerti per corni e Richard Strauss due. Altre composizioni per corno, in forma di concerto o sonata, furono scritte da André Ameller, Paul Hindemith, Camille Saint-Saëns, Robert Schumann, Paul Dukas.

Federico Abbiati, solista in Beauty Horn

Quartiere Industriale Mirabella - Ozzero (MI) - Tel. 02.94699415 - Fax 02.94699414 - E-mail: amministrazione@orioimpianti.com


CLARINETTO Il clarinetto deriva direttamente dallo Chalumeau medievale (calamus = canna, una sorta di flauto dolce con l’imboccatura ad ancia) a cui, dopo il 1700, il fabbricante di strumenti J.C. Denner di Norimberga fornì due fori aggiuntivi per le dita, ricoperti da chiavi, iniziando così lo sviluppo del clarinetto. Lo strumento fu migliorato diverse volte nel corso del XVIII secolo introducendo nuovi fori e nuove chiavi per aumentarne estensione, agilità e intonazione. Il termine “clarinetto” appare per la prima volta negli archivi della città di Norimberga nel 1710 per distinguerlo dal clarino o chiarina, che era invece una forma arcaica di tromba. All’inizio del XIX secolo Iwan Muller sviluppò una disposizione con tredici chiavi, rendendo lo strumento idoneo a essere suonato in tutte le tonalità. Dopo l’ultimo sviluppo dovuto a Böhm, che razionalizzò la diteggiatura rendendola ancor più agile, oggigiorno lo strumento ha dodici fori per la diteggiatura con venti-ventidue

chiavi e si trova nelle tonalità in Si bemolle, che è la più diffusa, ma anche in La, Mi bemolle, Fa e Do. Intorno al 1800 fu realizzato un progetto di un clarinetto basso, intonato un’ottava più in basso del clarinetto normale. In questo modo fu possibile ottenere degli organici minimi composti solo da clarinetti, tipicamente quartetti e quintetti composti da un clarinetto basso, un clarinetto contralto (o un corno di bassetto) e due o più clarinetti, in grado quindi di eseguire i brani più diversi. Fu grazie ai compositori della scuola di Mannheim, i più noti dei quali furono Franz Danzi e Carl Stamitz, che il clarinetto venne introdotto nell’organico dell’orchestra. Uno dei primi compositori a scrivere partiture solistiche per clarinetto fu W. A. Mozart, ma il clarinetto fiorì veramente quando fu scritta musica appositamente per esso da Luis Spohr (1784-1859), Carl Maria von Weber (1786-1826) e Felix Mendelssohn (1809-1847), ai quali si aggiunsero Claude Debussy (1862-1918) e Paul Hindemith (1895-1963). All’interno del vasto repertorio di musica da camera per clarinetto, si possono ricordare i tre Clarinet Quartets del compositore svedese Bernhard Henrik Crusell (1775-1838). Sono anche state scritte opere per uno o più clarinetti senza accompagnamento da Igor Stravinsky (1882-1971) e Francis Poulenc (1899-1963). Nonostante la sua natura prettamente “classica”, anche il clarinetto ha conosciuto una discreta fortuna in ambito jazzistico: tra gli interpreti più famosi di questo genere ricordiamo Benny Goodman, mentre tra i compositori si è distinto

indubbiamente George Gershwin. Ricerche organologiche a cura di Gianni Rainoldi

Giorgio Magistrelli, solista in Concerto per clarinetto


CONCERTO DI NOVEMBRE 2010 LA BANDA VALORIZZA LA PROPRIA IDENTITÀ Sabato 20 novembre 2010 un pubblico numerosissimo (alle 21 erano disponibili “solo posti in piedi” nel grande Teatro Fiera di Abbiategrasso) ha lungamente applaudito La Filarmonica in occasione del 33° Concerto di Novembre. I bandisti e Carlo Zappa hanno dato vita ad una serata memorabile. Protagoniste la banda e la musica composta appositamente per il suo peculiare organico. E così l’Ouverture Festive di Waignein, in apertura di concerto, ha dato subito un assaggio di quello che sarebbe stata la serata: una festa per gli amanti della buona musica. A seguire Montana Fanfare di Thomas Doss e The Hungarian Spirit di Roland Kernen. A chiudere la prima parte, l’impressivo The Saint and the city di Jacob de Haan, uno dei più apprezzati compositori di musica per banda. In esso, l’amalgama delle voci degli strumenti descrive l’eterna lotta del bene contro il male. Prima dell’intervallo sono stati consegnati i diplomi a tre bandisti che hanno debuttato in questo concerto: Andrea Mor, Emanuele Rainoldi ed Ivan Milanese, tre giovanissimi allievi della Scuola “Corrado Abriani”. Do-

po di loro è stata la volta dei festeggiamenti per i 15 anni di militanza bandistica di Paola Magnaghi e del riconoscimento da parte della Filarmonica al vice maestro Mauro Bianchi per l’impegno sempre responsabile e attento. La seconda parte del concerto si è aperta con il brano Il Bambino e la guerra: parole, musica e immagini si sono fuse per raccontare l’orrore della guerra attraverso gli occhi dei bambini. Sguardi commossi ed un lunghissimo applauso al termine della performance hanno ben sottolineato l’esecuzione sensibile dei musicisti, la narrazione intensa di Stefano Borghi ed il lavoro sulle immagini, curate da Stefano Ramezzana. Il concerto si è chiuso con un inno alla pace, Fanfare and Hymn for Peace di Marco Somadossi, e con l’incalzante richiesta di bis da parte del pubblico. Quello che ancora una volta La Filarmonica ha messo in evidenza è l’incredibile sintonia tra i componenti, unita alla forte intesa tra il gruppo e il direttore Carlo Zappa, al quale basta realmente un semplice sguardo per trasmettere ai musicanti non

La grande famiglia al completo

solo indicazioni tecniche (un ritenuto, un rallentando, un diminuendo), ma anche l’espressività dell’interpretazione. Un altro aspetto molto importante è il programma che La Filarmonica ha scelto di proporre in questo concerto, composto interamente da originali per banda; discostandosi dal repertorio classico (spesso territorio di confronto per La Filarmonica, come l’esecuzione del I movimento della V Sinfonia di Beethoven o dei grandi pezzi corali che sono stati presentati negli scorsi Concerti di Giugno), ha posto l’accento su un repertorio che dà prova di come la banda possa avere un suo posto ben definito nel panorama culturale, grazie non solo ai pezzi composti originariamente per orchestra e poi trascritti per banda, ma anche a brani che valorizzino le peculiarità timbriche e le potenzialità espressive dell’organico bandistico. Paola Magnaghi

La signora Abriani consegna il diploma agli allievi per il loro ingresso in banda


UNA GIORNATA DI SOLE PER FESTEGGIARE IL 165° ANNO DI ATTIVITÀ Domenica 6 febbraio il sole ha salutato l’inizio ufficiale della nuova stagione musicale della Filarmonica. Una splendida giornata ha infatti accompagnato il corteo dei musicanti che, in mattinata, partendo dalla sede di Via Alfieri, si sono inizialmente recati al cimitero per rendere omaggio a tutti i musicanti e sostenitori defunti, per poi sfilare verso piazza Marconi dove, grazie al bel tempo, un numeroso pubblico si è via via radunato intorno alla banda che eseguiva alcune allegre marce. Alle 11:30 la Filarmonica ha poi partecipato alla Santa Messa nella Basilica di S. Maria Nuova; al termine della celebrazione è stata letta la “preghiera del musicante” e la banda ha eseguito il brano “Signore delle cime”, uno dei canti più emozionanti del repertorio italiano.

ONORANZE FUNEBRI

Dalla Basilica di Santa Maria Nuova la banda ha poi sfilato, accompagnando il suo passaggio con le note delle marce da parata, fino a tornare in sede, dove un conviviale pranzo attendeva bandisti, amici e sostenitori. In quell’occasione è stata presentata la nuova cravatta, fatta confezionare appositamente per La Filarmonica, e riportante il logo con la doppia chiave di violino. Una delle note più positive della giornata è stata senza dubbio la numerosa presenza di giovani bandisti: sono loro, nel 165° anno dalla fondazione, ad assicurare un radioso futuro alla Filarmonica. Paola Magnaghi

Albini di Amodeo G. & C. srl

ONORANZE FUNEBRI


FRATELLI D’ITALIA

Il 17 Marzo si sono tenuti i festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia. La scelta della data è dovuta al fatto che 150 anni fa in quel giorno vennero sancite l’unità territoriale e la nascita del Regno d’Italia, ancora però privo di Roma e Venezia. L’Unità d’Italia è frutto di una serie di sconvolgimenti politici, storici e sociali partiti ad inizio ‘800, quando Napoleone conquistò l’Italia e vi introdusse ideali rivoluzionari illuministici e nazionalistici. Dopo il trattato di Campoformio l’Italia si trovò divisa in sette stati, mentre l’Europa entrò nella Restaurazione, il cui cardine fu il congresso di Vienna (1814-1815) nel quale Olanda, Prussia, Russia e Austria, (le superpotenze), si spartirono l’Europa (il nord Italia fino al fiume Ticino andò all’Impero Austriaco). Dal 1817 al 1848 il mondo esplose in una serie di rivendicazioni nazionalistiche che portarono all’Unità. Con Vittorio Emanuele II e Cavour il Regno di Sardegna si prese il compito di unificare il paese. I nemici più difficili furono gli Austriaci, all’epoca terza potenza mondiale. Lo scopo di

Cavour era liberare Lombardia e Veneto dal loro dominio. Al 1848 risale la prima guerra d’Indipendenza, conclusasi con una sconfitta per i Piemontesi, sopraffatti a Novara, Mortara e Milano. Cavour riorganizzò l’esercito, ed ebbe inizio la seconda Guerra d’Indipendenza, in cui Napoleone III intervenne in cambio della cessione di Provenza, Nizza e Savoia. Nel 1850, la Lombardia fu liberata con la vittoria nelle battaglie di Magenta, Melegnano e Solferino, mentre Garibaldi liberava Varese, Lecco, Como e Brescia con i Cacciatori delle Alpi. Nel 1860 Toscana ed Emilia Romagna insorsero con plebisciti, scacciando i sovrani Asburgici dei vari ducati e annettendosi al regno che andava formandosi. Il 5 maggio 1860 Garibaldi salpò con 1089 volontari da Quarto (Genova) per liberare il Mezzogiorno dall’egemonia Borbonica. L’11 maggio sbarcò a Salemi ed in pochi mesi, grazie all’aiuto della popolazione locale, riuscì a liberare il meridione. Una curiosità: per paura che Garibaldi giungesse a Roma (portando ad una guerra con i Francesi, alleati con lo Stato Pontificio), Cavour mandò le truppe nelle Marche e in Umbria per fermarlo; ma nel contempo riuscirono ad allargare il proprio territorio. Con l’incontro a Teano del 26 ottobre 1860 Garibaldi consegnò a Vittorio Emanuele II, che venne proclamato re d’Italia il 17 marzo 1861, i territori conquistati. La capitale era Torino (Roma venne conquistata nel 1870). Abbiategrasso si trovava in un nevralgico passaggio degli eserciti franco-piemontesi

ed in una regione in cui sono state combattute due Guerre d’Indipendenza e molte battaglie. La Filarmonica, nata nel 1846, ha vissuto questi anni nella fase embrionale della sua storia e ha dato alla città un ottimo sostegno morale, nonché culturale. Molti abbiatensi hanno lottato per l’Unità del nostro paese: Serafino dell’Uomo, giovane professore di clarinetto ucciso a Milano; Monsignor Palazzi, Giuseppe Bollini e Gaspare Stampa; Garibaldini come Giuseppe Sirtori. 150 anni dopo ricordiamo questi eventi. I festeggiamenti ad Abbiategrasso si sono svolti nel cortile del Castello Visconteo, ove si sono riuniti i due complessi bandistici della città, il gruppo corale degli Alpini, il sindaco con le autorità locali e una folla desiderosa di festeggiare l’evento, in piedi e malgrado il tempo incerto. Il concerto è stato aperto dal coro degli Alpini, che ha eseguito brani risorgimentali come E la bandiera, Addio mia bella addio, Sul ponte di Bassano e La bella Gigogin (ripresa anche dalle due bande). La banda Garibaldi ha presentato brani legati agli ideali garibaldini e risorgimentali: Camicia Rossa, Piume al vento e Rataplan. La Filarmonica ha aperto con la sinfonia del Nabucco, nella quale Giuseppe Verdi racchiuse ideali risorgimentali. I suoi temi diventarono inni patriottici che davano morale alle truppe impegnate in battaglia e alle mogli in ansia in città. È stata poi la volta di un altro brano verdiano, il Valzer in fa maggiore, utilizzato per la colonna sonora del film Il Gattopardo. Si è


proseguito con Daghela avanti un passo (La bella Gigogin), che fu suonato dalla Filarmonica nel 1859 durante il Corteo per la vittoria della Battaglia di Magenta, quando sfilò il tricolore più antico della città, oggi conservato nella Sala Consiliare del Castello. Il concerto si è chiuso con The Hungarian Spirit di Roland Kernen e Marcia Persiana di Johann Strauss. Pur essendo austriaco, Strauss jr parteggiò per i rivoluzionari nel 1848 durante i moti carbonari scappando dall’Austria e toccando le città principali della penisola. Mai come in quel giorno ho visto nei volti e nei gesti delle persone la voglia di sentirsi uniti ed orgogliosi di essere italiani. Vedere le due bande suonare insieme e sentire il nostro inno nazionale cantato in coro da tutti i presenti mi ha riempito il cuore di gioia. Ho una foto impressa nella mente: il coro, le autorità e la cittadinanza cantare sulle note delle bande: Fratelli d’Italia.

Luca Ragona

1° Maggio - Primo concerto della stagione Una domenica di sole ha salutato il primo concerto della Filarmonica; anche il pubblico, nonostante il giorno di festa, si è presentato numeroso all’appuntamento con i bandisti abbiatensi che, diretti da Carlo Zap-

pa, hanno proposto un programma decisamente eterogeneo, ispirato in parte ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Gli altri brani erano invece tratti dal repertorio cinematografico e da quello originale per banda. Scelta che ha

un suo preciso perché: nel 2011, oltre alla ricorrenza già citata, si festeggiano anche i 165 anni della Filarmonica. L’inizio è stato affidato all’Inno di Mameli al quale il pubblico ha assistito in piedi. Si è partiti poi con il programma ufficiale, con una canzone che ha accompagnato il nostro Risorgimento: La bella Gigogin, seguita dalla sinfonia tratta da Nabucco di Giuseppe Verdi. A seguire, sempre di Verdi, il Valzer in fa maggiore, reso immortale dal film Il Gattopardo, ambientato nel periodo risorgimentale. Nel film, il Valzer accompagna il ballo di Angelica e Tancredi. Il Valzer ha, in un certo senso, fatto da trait d’union con i due brani successivi: la colonna sonora tratta da I Pirati dei Caraibi e Moment from Morricone. Ultimo pezzo, un originale per banda: The Hungarian Spirit di Roland Kernen. Tra i fuoriprogramma richiesti dal pubblico, anche una piccola sorpresa per il bandista Primo Bianchi e per il presidente Alessandro Bagnaschi: la banda ha infatti intonato il canto Tanti Auguri per il loro compleanno. Paola Magnaghi

ELDANCAR

www.eldancar.it

VERMEZZO VIGEVANO TREZZANO S/N

KM.13 S.S. VIGEVANESE V.LE LEOPARDI, 15 VIA L. DA VINCI, 170

TEL. 02 9440676 TEL. 0381 348142 TEL. 02 48403789


GUSTAV MAHLER A 100 anni dalla sua scomparsa, apriamo una finestra su di lui e sulla sua epoca È impossibile parlare di Gustav Mahler e del suo mondo musicale se non li si inquadra nella loro epoca. Nel 1866 la guerra tra la Prussia di Bismarck e l’Impero asburgico si era conclusa con la proclamazione dell’Impero di Germania e con la crisi dell’Austria; la decadenza di una delle capitali della belle époque si sarebbe manifestata con un inurbamento incontrollato che avrebbe prodotto degrado, disoccupazione ed estremismo politico. Tutte le arti risentirono di questa situazione, colma di inquietudini materiali e non: Otto Wagner, Josef Hoffmann e Adolf Loos ridefinirono l’architettura moderna di Vienna, la cui periferia è, in ogni senso, sempre più vasta e meno definita. Una simile evoluzione prende la letteratura, nella quale naturalismo e realismo lasciano il posto ad espressioni più intime, prive della chiarezza che il primo romanticismo aveva ereditato dalle radici classiche ed illuministe. Prima della Grande Guerra si diffondono profonde inquietudini, e le certezze si infrangono nei sogni angosciosi di Kafka e di Rilke. A teatro, molti ritroveranno la fugacità delle cose e la meschinità del quotidiano nell’ironia acuta di Arthur Schnitzler, padre del “monologo interiore”. Nelle arti figurative, il simbolismo del Sezessionstil di Gustav Klimt e Kolo Moser lascerà posto alle pennellate violente ed aggressive del primo espressionismo della Brücke, alla sensualità feroce di Egon Schiele e ai mondi allucinati di Kokoschka. Da sempre la capitale della musica, Vienna vive anch’essa le conseguenze dei cambiamenti in atto nella società e nella cultura; Gustav Mahler è indicato come il rappresentante del tardo romanticismo e il grande sinfonista a cavallo

tra XIX e XX secolo, che aprì la porta virtuale al XX secolo. Nato nel 1860 a Kaliště in Boemia, Mahler si cimentò con la composizione fin da giovanissimo. Il padre fu il primo a sostenere il suo talento: suoi primi maestri furono i musicisti cechi della banda cittadina ed altri musicisti locali. Il piccolo Mahler scrisse, forse nel 1866, dei piccoli pezzi per i genitori; agli anni giovanili risale anche l’interesse per la composizione operistica, della quale però non ci restano tracce. Nel 1876 vinse il primo premio al conservatorio di Vienna per il primo brano del Quartetto per pianoforte. Nel 1889 morirono i genitori e la sorella maggiore; per decisione del tribunale Gustav diventò tutore dei fratelli minorenni, Alois ed Otta, e delle sorelle Justina e Emma. Di fede ebraica, si convertì nel 1897, e anche il fratello Alois cambiò fede due volte. Nel 1902 sposò Alma Marie Schindler, di quasi vent’anni più giovane e figlia del pittore Jakob Emil. Alma aveva studiato composizione da Alexander von Zemlinsky, aveva scritto delle canzoni e Mahler, a quanto lei dice, le affidò dei lavori di correzione. Ebbero due figlie, Marie Anna (1902 -1907) e Anna Justina (1904-1988). Tenace ed instancabile musicista, in veste di direttore o di responsabile di teatri Mahler lavorò sempre fino allo sfinimento. Il 21 febbraio 1911 a New York diresse il suo ultimo concerto. Già malato (soffriva di una malattia cardiaca), tornò a Vienna, ove morì il 18 maggio 1911. È sepolto al cimitero di Grinzing presso Vienna e, come desiderò, sulla lapide non c’è altro che il suo nome: “Chi mi cercherà sa chi sono stato, e gli altri non

hanno bisogno di saperlo”. Apprezzatissimo come direttore d’orchestra, ottenne nel 1897 la posizione più prestigiosa dell’epoca: quella di direttore dell’Opera di Stato di Vienna, ove lavorò alla messa in scena delle opere con gli scenografi Heinrich Lefler e Alfred Roller. Sceglieva i migliori cantanti, era esigente al massimo grado con l’orchestra e curava moltissimo l’esecuzione; grazie a lui si ebbe una sorta di rifioritura dell’opera e l’inizio di un nuovo modo di messa in scena. A Vienna rimase fino al 1907, quando fu ingaggiato al Metropolitan Opera di New York. Durante il soggiorno in America tenne concerti in diverse città, eseguendo circa 400 opere musicali di quasi 90 compositori, tra i quali i cechi Bedřich Smetana ed Antonín Dvořák.


Per quanto riguarda la composizione, Mahler, pur schierandosi, nella querelle culturale di fine secolo, a favore di Wagner e Bruckner (contro il classicismo sostenuto da Hanslick), non può essere ascritto tra gli sperimentatori dell’avanguardia e, pur difendendo Schönberg dai detrattori, rimase abbastanza perplesso di fronte ad alcune opere sue o dei suoi allievi. Molte composizioni di Mahler sono legate al Lied (canzone), genere tipicamente mitteleuropeo che ricercava l’intesa perfetta tra il testo (spesso si adattavano poesie di Goethe e di Schiller) e la melodia, espressa sia dalla voce umana sia dagli strumenti. Veicolo emozionale perfetto, il Lied in Mahler rievoca il drammatismo beethoveniano, la complessità linguistica di Wagner ed anche il sinfonismo titanico di Bruckner. In realtà nella produzione mahleriana Lied e sinfonia si incontrano e si intrecciano in molteplici modi, rendendo molto difficile classificare la sua produzione. Tra le sue opere liederistiche più significative si ricordano: Das klagende Lied (Il canto di lamento); Das Lied von der Erde (Il canto della terra); Lieder eines fahrenden Gesellen (Canti di un giramondo); Des Knaben Wunderhorn (Il corno meraviglioso del fanciullo); Kindertotenlieder (Canti dei bambini morti); Rückert-Lieder. L’altro genere in cui la produzione mahleriana ha espresso le maggiori innovazioni è quello della Sinfonia. Mahler ci ha lasciato 9 sinfonie complete ed una, la Decima, della quale ultimò solo il primo movimento. L’utilizzo di un organico decisamente folto gli consentì, come lui stesso disse, di “ampliare la tavolozza per poter meglio distribuire i diversi colori dell’arcobaleno”. Le sue sinfonie sono percorsi per immagini, che offrono un immenso cosmo nel quale sono racchiusi personaggi, storie e

leggende. La produzione di Mahler è paragonata erroneamente a quella di Bruckner: le sinfonie di Mahler hanno di bruckneriano solo la lunghezza, mentre tutto il suo mondo poetico è profondamente diverso da quello – più ingenuo e compatto – del suo predecessore. In pieno postromanticismo, Mahler, che adorava Wagner, cercò di rinnovare le forme e gli schemi tradizionali: non lo fece però con un rinnovamento radicale del linguaggio, che sarebbe arrivato a breve, ma immettendo elementi da territori estranei a quelli della musica “d’arte”. Di qui l’accostamento singolare di momenti di grande nobiltà quasi classica e di elementi presi dalla sfera della musica cosiddetta “inferiore”: marce, canzoni di strada, motivi popolari e popolareschi, ritmi di danza che sembrerebbero presi da un caffè concerto. Ma anche questi momenti vengono calati in una grandiosa costruzione che ne fa elementi strutturali impregnati di un contenuto espressivo superiore. Un altro modo di rinnovare la concezione sinfonica sta nell’uso dei testi vocali: la Seconda, la Terza, la Quarta e l’Ottava Sinfonia si servono dell’elemento vocale, sia di solisti sia di imponenti masse corali. Anche qui Mahler – come nei Lieder orchestrali – predilige testi per lo più tratti dalla raccolta di poesie popolari tedesche Des Knaben Wunderhorn; si persegue sempre il tentativo di costruire un mondo quasi “di natura”, di ritrovare la sincerità che l’umanità, nel travaglio del suo sviluppo, ha perduto. Di fatto l’opera di Mahler risulta colma di questa problematica, e le sue sinfonie restano testimonianza formidabile di un compositore che nella musica guarda con occhio critico alla sua epoca e risente di tutti i problemi e di tut-

SAMA di Sangalli Maurizio Imbiancatura - Verniciatura - Stucco antico Grassello di calce - Marmorino Facciate di ogni genere Rivestimento a cappotto Fornitura e posa parquet tradizionali e prefiniti

Largo Donatello, 4 Abbiategrasso (MI) Tel. 02 9420367 Cell. 338 5833996 imbiancature_sama@virgilio.it

te le fratture della cultura europea della fine dell’Ottocento. Paola Magnaghi

Osteria S. Antonio Chiuso il mercoledì e sabato a mezzogiorno 20081 ABBIATEGRASSO (MI) Via Alzaia Naviglio Grande, 16 Tel. 02.94699293 - Fax 02.36543084


Di cascina in cascina la Banda cresce Come ogni anno, all’arrivo dei primi caldi raggi di sole primaverili, la banda Filarmonica è impegnata nei giri delle cascine per augurare un buon anno lavorativo ai contadini delle nostre cascine abbiatensi. Per noi musicanti è una bellissima occasione per trascorrere del tempo insieme, immersi nella natura e nel verde, all’insegna, ancora una volta, della buona musica. I giri delle cascine sono anche un’ottima occasione per permettere agli allievi che studiano strumento da qualche tempo di entrare a far parte della banda e di fare nuove amicizie: quest’anno hanno debuttato ben 5 nuovi bandisti: Ilaria Bartsch, Daniele Cavallotti, Tanita Lafirenze, Ludovico Pareti e Giuliano Valli. Un sentito ringraziamento va agli agricoltori che ci attendono sempre sorridenti nelle loro cascine, a volte anche con qualche pizzetta o pasticcino che gustiamo tra un brano musicale e l’altro; inoltre, come tanti altri, aiutano con un generoso contributo a far crescere sempre più la Filarmonica. Chiara Magistrelli Le nostre “nuove leve”

GIRI DEGLI AUGURI NATALIZI Gradita consuetudine, anche durante le scorse festività natalizie, i Filarmonici hanno portato gioia e musica per le vie della città. Seguendo una tradizione che si mantiene da diversi anni, infatti, i bandisti hanno sfidato il freddo, talvolta davvero molto pungente, per recare i migliori auguri di Natale ad amici e sostenitori. Si ringraziano quanti hanno accolto con calore la banda (magari con un bicchiere di vin brulé ed una fetta di panettone), e si dà a tutti appuntamento al prossimo anno.

20081 ABBIATEGRASSO (MI) CORSO G. MATTEOTTI, 21 TEL. 02 94967702


A Lugan A Lugano Continua l’appuntamento con la rassegna delle poesie composte da Carlo Mereghetti in occasione dei festeggiamenti per il primo centenario della Filarmonica (1846-1946).

Come prima gran manifestazion Di fest intraquerii pel centenari Stassira, in Lugan, el nost Bandon El darà on concerton straordinari. Tra i pezz scelt ghe sarà la gran Lussia Del Boris Godunoff la Fantasia, El Bal in Maschera del nost Peppin E la Cleopatra del grand Mancinel. E i gent de Lugan che de orècc in fin Dopo el concert disaran: l’è staa bel. E quest el sarà el miglior guiderdon Per i component del noster bandon. Bravi sonador! Mezz Bià el v’accompagna E l’alter a cà l’è adree col penser. Anca la musica l’è ona campagna Per el noster bon nom prèss i stranier. Fee che i svizzer che in noster bon amìs Sian con num e no coi nost nemìs.

Come prima grande manifestazione Delle feste intraprese per il centenario Questa sera, a Lugano, il nostro Bandone Darà un concerto straordinario. Tra i pezzi scelti ci sarà la “Lucia”, Del “Boris Godunov” la Fantasia, Il “Ballo in Maschera” del nostro Peppino E la “Cleopatra” del grande Mancinelli. E le persone di Lugano che hanno orecchie fini Dopo il concerto diranno: è stato bello. E questo sarà il migliore ringraziamento Per i componenti del nostro bandone. Bravi suonatori! Mezza Abbiategrasso vi accompagna E l’altra metà a casa vi segue col pensiero. Anche la musica è una propaganda Per il nostro buon nome verso gli stranieri. Fate in modo che gli Svizzeri, che sono nostri buoni amici, Siano con noi e non con i nostri nemici.

La Filarmonica, in divisa estiva, sfila per le vie di Lugano l’8 ottobre 1950, in occasione delle manifestazioni per l’Esposizione Internazionale.


IL VOLONTARIATO: UNA PAROLA, TANTI SIGNIFICATI Consultando il vocabolario della lingua italiana, alla voce “volontariato” si trova la seguente definizione: “Attività libera e gratuita svolta per ragioni private e personali che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura. Esso può essere rivolto a persone in difficoltà, alla tutela della natura e degli animali, alla conservazione del patrimonio artistico e culturale. Nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte ai problemi non risolti o non affrontati”. Questo è sostanzialmente il volontariato; spesso ogni persona collega a questo termine l’idea di missione, beneficenza, altruismo. Ma pensandoci meglio, come ricorda la definizione, relative al volontariato sono anche le associazioni che si preoccupano della conservazione del patrimonio artistico e culturale, e la banda ne è un chiaro esempio. La banda infatti è un’associazione in cui delle persone si riuniscono non solo per il gusto di fare musica, ma per divulgare questa passione e quest’arte al maggior numero possibile di persone. Di conseguenza i bandisti non fanno altro

che mantenere vivo nelle città un patrimonio, a mio parere, sia artistico che culturale. “Artistico” perché, come ho affermato in precedenza, si diffonde la musica, arte antichissima che rimane viva nei cuori degli uomini; “culturale” poiché ogni città, ogni piccolo paese ha, per una propria tradizione, una banda che anima le feste popolari, le processioni ed eventi di altro genere. Riguardo all’idea di volontariato riferita alla banda, bisogna pensare che essa va intesa in senso ampio, perché la banda non è composta solamente dai musicanti: dietro a loro infatti vi sono anche molte persone che lavorano affinché ogni attività (dalla scuola allievi alla prova, dal servizio al concerto) riesca al meglio. Si pensi nello specifico alla nostra banda: chi prepara le parti per ogni strumento? Chi ci fa trovare sempre la sede pulita e accogliente? Chi si occupa di aprire ogni giorno la sede? Chi ha insegnato a ogni musicante a suonare il proprio strumento? Queste non sono nient’altro che persone che nell’ombra lavorano con dedizione e abnegazione. Molto più diretto e quasi spontaneo è il collegamento che spesso si fa tra la parola “volontariato” e l’idea di oratorio. In oratorio infatti molti ragazzi e giovani si impegnano aiutando bambini e famiglie, facendo opere

di carità e tante altre attività, legate non ad un proprio interesse, ma ad un’attenzione verso chi è loro vicino. Spesso accade che, per vari motivi, diversi mondi del volontariato si incontrino, vivendo insieme momenti significativi. Uno di questi ha avuto luogo il 21 novembre 2010 in occasione dell’inaugurazione del nuovo Oratorio di San Giovanni Bosco. La banda Filarmonica ha partecipato a questo evento, accompagnando il corteo che dalla chiesa di S. Pietro si è diretto verso il nuovo edificio dell’oratorio e suggellando il momento del taglio del nastro; la banda ha poi rallegrato con qualche marcia il momento di gioia di tanti bambini (e non solo!). Questo è solo un piccolo esempio dell’incontro di due modi di fare volontariato: un’occasione che non si verifica spesso. Ovviamente sono molte le associazioni di volontariato che operano nella piccola cerchia della nostra città, tra cui credo sia opportuno riconoscere anche la nostra banda Filarmonica. Eleonora Bagnaschi

In questa pagina: alcuni momenti significativi dell’inaugurazione


INTERVISTA DOPPIA – L’INSEGNANTE E L’ALLIEVO La banda e la musica viste da Emanuele, insegnante di ottoni, e Simone, suo allievo

Nome E - Emanuele Dal Secco. S - Simone Ramezzana. Età E - 40 anni. S - 13 anni. Professione E - Insegnante di musica e musicista. S - Studente. Strumento E - Euphonium (conosciuto anche come “bombardino”, N.d.R.). S - Tromba. Marca e tipo E - B&S (tedesco). S - È una Koalison. Altri strumenti suonati o che suoni E - Trombone, pianoforte e volendo tiro fuori anche qualche accordo di chitarra. S - A scuola suono il flauto dolce. Quando vi siete conosciuti? E - Quando ho iniziato a insegnare ed a suonare in banda Filarmonica e nei successivi servizi con la banda. S - Io ed Emanuele ci siamo conosciuti due anni fa, quando ha iniziato ad insegnarmi musica. Quando hai iniziato a suonare? E - Ho iniziato la mia carriera di musicista circa 20 anni fa in banda a Magenta. La mia collaborazione con la banda Filarmonica è iniziata 2 anni fa. S - Ho iniziato a suonare 3 anni fa; in banda suonano anche mio papà Andrea, mio zio Stefano e mia zia Elisa. Fino a qualche anno fa suonava anche mia mamma. La tua prima volta in banda? E - 2 anni fa. S - È stata l’anno scorso al giro delle cascine. Il tuo maestro? E - Ne ho avuti parecchi in questi anni. S - Emanuele Dal Secco. Dai un voto al tuo allievo/maestro

E - 7 (quando studia). S - Io gli do 10, perché è simpatico e spiega molto bene. Come hai scelto lo strumento che suoni? E - Fin da piccolo mi ha sempre affascinato questo strumento dal suono scuro, rotondo e potente. Quando ho iniziato gli studi anni fa, purtroppo in conservatorio non esisteva l’euphonium come strumento di diploma; quindi ho studiato il trombone a coulisse, strumento con cui mi sono diplomato. Solo recentemente, con l’introduzione del biennio sperimentale, hanno aperto anche la classe per la specializzazione in questo strumento. S - All’inizio volevo suonare il corno inglese, ma poi ho provato la tromba e mi sono “convertito”. Genere musicale preferito E - Mi piacciono in generale tutti i tipi di musica, dalla classica alla leggera al Jazz. S - Tutti, a parte il metal. Cantante E - Mi piace molto Giorgia, ha una voce molto bella. S - Non ho un cantante preferito; diciamo che ascolto un po’ tutti. Gruppo E - I cugini di campagna. Scherzo!!! Mi piacciono molto i Beatles. S - Nessuno. Brano preferito suonato in Filarmonica E - Ouverture Festive di André Waignein. S - Visto che non suono ancora nei concerti dirò il mio brano preferito che hanno suonato: The Hungarian Spirit di Roland Kernen. Il più difficile E - Non ricordo. Quello che vorresti suonare E - Al momento non ho particolari preferenze, però magari qualche bella colonna sonora di film. S - Quando entrerò in banda vorrei suonare la

colonna sonora di Via col vento. Un pregio di Carlo Zappa E - Oltre ad essere un grande maestro, è un amico sempre pronto ad aiutarti e consigliarti nel momento giusto. S - È molto simpatico. Un difetto di Carlo Zappa E - Al momento non mi viene in mente nessun difetto. Forse gli piace molto parlare, ma più che un difetto è una caratteristica. S - Spero che non legga questo articolo… Secondo me parla un pochino troppo. Meglio ottoni o legni? E - Ottoni al 100%!!!! S - Ottoni, è ovvio! Che strumento ti piacerebbe suonare? E - Il flauto, strumento dal suono molto caratteristico e dolce. S - Il sax tenore. Un aspetto che ti piace della nostra banda E - È un bel gruppo eterogeneo, c’è molta unione e amicizia tra i vari componenti, e questo è molto positivo perché suonare in un ambiente così bello e vario, in cui ti senti a tuo agio, è sempre uno stimolo per migliorarsi e per raggiungere nuove mete e nuovi importanti traguardi. S - Ci sono tanti ragazzi più o meno della mia età con i quali sto facendo amicizia. Il tuo stato d’animo attuale? E - Sereno e rilassato. S - Tranquillo. Felice che sia finita questa intervista? E - Sì. S - Come? Di già? A cura di Serena Pizi


Enrico Bianchi – 60 anni a ritmo di musica Enrico è lo storico tamburo della Filarmonica, una presenza costante che da molti anni detta il ritmo a generazioni di musicanti. Lo raggiungo nel tardo pomeriggio. Ha da poco finito di provare il rullante: dopo un piccolo infortunio che lo ha costretto a saltare una prova, non vede l’ora di tornare a suonare. Gli chiedo quando ha cominciato a suonare nella Filarmonica. Mi mostra una targa d’oro, l’incisione recita: “Nozze d’oro con la musica – A Enrico Bianchi per 50 anni di servizio con la Filarmonica – 1951-2001”. “Il cinquantesimo è stato nel 2001, quest’anno fanno 60. E c’è un piccolo particolare: in questi 60 anni non ho mancato non dico un anno o due, ma nemmeno un giorno! Salvo proprio quando ero ammalato… Ho saltato solo due concerti (il caso vuole che in una delle due occasioni sia stato sostituito proprio da un suo omonimo, Gabriele Bianchi, percussionista della Scala, n.d.r.). Anche quando i tre figli erano piccoli sono sempre stato presente. Hanno suonato in banda tutti e tre: Maria Elena (che è stata la prima donna in banda), Mauro e Davide. Mauro e Maria Elena hanno iniziato insieme; c’è stato addirittura un periodo in cui suonavamo in banda tutti e quattro”. La famiglia Bianchi è una delle colonne portanti della nostra Filarmonica. Tuo figlio Mauro è attualmente il vice maestro e tua nipote Antonella porta avanti la tradizione di famiglia. Tu sei stato il primo musicante della famiglia? “No: prima di me suonava già un cugino di mio padre. Anche mia moglie vive la banda da 55 anni, da quando la sede della Filarmonica era in via Misericordia. Quando ci siamo sposati abbiamo fatto il pranzo di nozze proprio nel salone della banda, dove si facevano le prove; poi mi ha sempre seguito per concerti, servizi, gite...”.

Hai sempre suonato il tamburo? “Sì, fin dall’inizio. Quando ho cominciato eravamo in tre: con me c’erano Marco Sciocchi e Nandino Bergomi. E poi suonavo anche il basso per il gruppo della Piva, con Gaetano Rossi, che organizzava il giro e radunava tutti gli allievi. Andavo a suonare la Piva già prima di sposarmi, poi logicamente con i bambini piccoli ho dovuto smettere, ma quando i figli sono cresciuti Gaetano ha reclutato i figli e ho ripreso anch’io! Suonavo il basso con un pistone legato allo strumento per tenerlo sempre schiacciato e fare meno fatica; la notte di Natale fa sempre un po’ freddo e si cerca di tenere in caldo le dita”. Come mai proprio il basso? Lo suonavi già? “No, avevo imparato le basi, quel poco che serviva per la Piva. In realtà avevo chiesto a Lucini, il maestro di clarinetto, di insegnarmi a suonare il basso; ma per paura che io lasciassi il tamburo non ha mai ceduto! Mi diceva: ‘Ma se tu impari a suonare il basso poi chi lo suona il roll?’. D’altra parte, in banda ognuno ha il proprio ruolo”. Torniamo a parlare di percussioni. Da pochi mesi anch’io ho smesso i panni del clarinettista e ho cominciato con cassa e piatti. Mi puoi dare qualche consiglio? Qual è il segreto per diventare un buon percussionista? “Nessun segreto; io penso che ci vogliano solo buona volontà e passione!”. Tu come hai imparato a suonare il tamburo? “Ho imparato a militare. Suonavo in Filarmonica già prima, ma a militare dalla mattina alla sera avevi in mano il tamburo, e là non potevi proprio fare a meno di imparare, si suonava sempre. Sono stato 17 mesi in un C.A.R., l’11° Centro Addestramento Reclute, qui vicino… a Palermo! Allora le distanze erano molto più importanti, telefoni

non ce n’erano, i soldi erano pochi e l’unico legame con casa era la posta”. E perché a militare suonavi così spesso il tamburo? “Serviva per insegnare alle reclute a marciare. C’era un piccola banda, ma erano tutti giovani scelti che suonavano bene. Il posto in banda era molto ambito: non appena arrivavano le reclute molti si proponevano, ma c’era selezione: se sapevi suonare ti tenevano, altrimenti ti assegnavano ad altre destinazioni. Eravamo 15 o 16 elementi quando eravamo in tanti; ogni 4 mesi c’erano gli arrivi e le partenze, io però sono stato lì 17 mesi filati. Mi dicevano: ‘Ma dove vuoi andare a stare meglio di qui?’. È stata una lunga scampagnata! E quando sono tornato per la licenza ho fatto in tempo ad andare a suonare con la Filarmonica”. Interviene la signora Bianchi: mi racconta che anche il giorno prima del matrimonio Enrico ha suonato a un concerto. “Normale”, dice Enrico, per il quale suonare in banda sembra davvero la cosa più naturale del mondo, anche se ammette che tanti in quella circostanza non ci sarebbero stati. Torniamo a parlare del periodo del militare. “C’erano 3 battaglioni di 1500 reclute; ogni 4 mesi cambiavano e dovevano imparare a marciare. Se c’era la possibilità, si andava con la banda in mezzo al piazzale e loro marciavano intorno. Se non era possibile avere la banda, suonava solo il tamburo con due imperiali. In più, tra uno scaglione e l’altro, si suonava anche per il giuramento degli avieri (che noi chiamavamo “gli elicotteri”) e per la festa della Polizia, con tanto di prove la sera prima. Puoi immaginare quanta gente ho fatto marciare”. Quali sono state le esperienze più emozionanti in banda? “Sicuramente quando ho suonato il Bolero


Politi non voleva “Anche di più! Perché dopo 60 anni si diche mia figlia Maventa vecchi, si perde qualche colpo, e biria Elena venisse sogna studiare bene la parte per farla proa suonare perché pria”. non si usava che Una curiosità: ti esercitavi anche a casa? le donne parteciCon il tamburo può essere molto passero a parate “rumoroso”… militari, ma alla “No no, ho sempre suonato in sede. Suono fine è venuta anpiù adesso a casa che una volta! D’altra che lei”. parte mi è bastato l’allenamento intensivo al La banda partecimilitare”. pava a molti conDopo tanti anni, la Filarmonica ha ora una corsi in passato? sede tutta sua ed Enrico ha partecipato atti“No, non tanti. Mi vamente alla costruzione, senza risparmiare ricordo in particotempo ed energie. lare un concorso “Ho fatto dei lavori che non immaginavo di In primo piano, a sinistra: Enrico Bianchi al suo debutto in Filarmonica al concerto in piazza Castello in occasione della Fiera di S. Giuseppe del 1952. di Carate Brianza: poter fare; ho fatto anche il muratore, dopo Al suo fianco, Enrico Sciocchi e Ferdinando (Nandino) Bergomi. ero appena entra- una vita di lavoro in banca! Per me è stato di Ravel, con il Maestro Abriani. È sempre to in banda e non avevo suonato. Poi abbiaimportante; era un periodo un po’ difficile bello suonare, ma il Bolero è speciale, mi mo partecipato un paio di volte ad un conper me, e partecipare alla costruzione era ha dato soddisfazione. È un pezzo in cui il corso a Brescia, e poi a Ispra, dove abbiaun buon segno, significava che avevo recutamburo è molto importante: il Maestro volemo vinto il primo premio”. perato le forze”. va che andassi a suonare in prima fila, ma Tra tutti i Maestri che hai avuto, ce n’è uno Dopo una vita passata in banda, se dovessi ho preferito restare a suonare nel mio solito che ricordi con particolare piacere, che ti ha consigliare a un giovane di cominciare queangolo, prima che l’emozione mi giocasse trasmesso qualcosa di speciale? sta avventura, quale motivazione gli darequalche brutto scherzo”. “Il Maestro Abriani mi ha trasmesso davvero sti? Già, i percussionisti sono abituati a suonare tanto, e anche con il Maestro Miele ho lega“Beh, il motivo principale è sempre lo stare nell’ombra, in ultima fila… to molto: cercava i pezzi con parti da tamin compagnia, l’amicizia, lo stare insieme. “Non è sempre stato così! Una volta la banburo un po’ speciali per farmi suonare, coCi siamo sempre divertiti tanto!”. da suonava sul palco e le percussioni – timme quando abbiamo eseguito ‘La gazza pani, cassa, piatti e tamburi – stavano daladra’, un altro bellissimo ricordo per me, o A cura di Andrea Capelli vanti al palco. Poi è arrivata una nuova conl’assolo del tamburo all’inizio della sinfonia cezione più moderna e ci hanno spostati sul del ‘Fra Diavolo’. Li ricordo entrambi con palco, dietro a tutti. La vecchia disposizione molto affetto”. la puoi ancora vedere in qualche fotografia Al di là della musica in banda, qual è il tuo alla sede della Filarmonica. Me ne ricordo rapporto con la musica? una della prima volta che ho suonato: non “Una volta ne ascoltavo di più, ora un po’ avevo ancora la divisa ed era San Giusepmeno, comunque sempre del genere classipe, faceva fresco e ho suonato col paltò, co, soprattutto sinfonie. Ma è sicuramente anche se non era in tinta con la divisa blu di più la musica suonata di quella che ascolquel periodo”. to”. Mi racconti qualcosa dei viaggi fatti con la Preferisci suonare ai concerti o alle sfilate? Filarmonica? C’è una trasferta in particolare “Non fa differenza, l’impor-tante è suonache ricordi con piacere? re!”. “Sono stato in Germania, a Ellwangen. Oltre a fare il musicante, insegni anche alla Senz’altro è stata una bella esperienza; abscuola allievi della Filarmonibiamo fatto un concerto la domenica pomeca. riggio. E poi siamo andati una volta in Fran“Sì, mostro ai ragazzini cocia, ma solo per una sfilata; era una specie me si suona il tamburo, andi carnevale per una festa locale. In Italia che se sono tanti anni che invece abbiamo girato molto di più: ricordo nessuno entra con questo una bella gita-concerto a Santa Margherita, strumento. La cassa e i piatti con il Maestro Margherita; poi siamo stati sono un po’ più semplici; con diverse volte a Lesa, sul Lago Maggiore. il tamburo invece servono Una volta sfilavamo spesso anche con i una certa manualità e molta carristi: a Verona, a Novara… Proprio in pratica”. occasione di una sfilata con i carristi a MilaA proposito di pratica: dopo no per una festa militare, che andava dall’A60 anni di esperienza serve rena ai giardini di Porta Venezia passando ancora molto allenamento? per il Duomo, il Presidente dell’epoca Mario (Enrico ride...) Mauro, Antonella ed Enrico Bianchi: tre generazioni in Filarmonica


NOTIZIE IN BREVE Fiocco azzurro Secondo fiocco azzurro in casa Castello! Felicitazioni a papà Leonardo, a mamma Rosy ed al piccolo Andrea per la nascita di Alessandro. Fiori d’arancio La Filarmonica gioisce con i propri musicanti Serena Comincini ed Emanuele Parma, che il 14 maggio si sono uniti in matrimonio. Nozze d’oro Due musicanti della nostra banda festeggiano quest’anno i 50 anni di matrimonio: auguri vivissimi ad Enrico Bianchi e alla moglie Paola, a Felice Locatelli e alla moglie Giulia. Maturità Un grosso in bocca al lupo ai musicanti Paolo Cavallotti, Alessandro Patané e Alessandro Pecoraro, che alla fine di questo anno scolastico sosterranno gli esami di maturità. Lutti

La famiglia della Filarmonica si stringe intorno a Valeria Rebuzzini per la perdita del caro papà Gianrocco. La banda ricorda con affetto Albertino Miramondi e si unisce al cordoglio dei figli Paolo e Roberta, della moglie e dei nipoti. La Filarmonica si unisce al cordoglio della famiglia di Luigi Zappa, che per molti anni è stato amico e sostenitore della banda e che, unendo la propria professionalità ad una cordiale disponibilità, ha contribuito all’allestimento di numerosi concerti. Ringraziamenti Un sentito ringraziamento alla famiglia LatinoZacchi che in memoria di Alberto Zacchi ha donato alla banda i quattro volumi della Storia della Musica di Franco Abbiati, opera di pregio e di valore storico che va a impreziosire la biblioteca della Filarmonica.

PROSSIMI APPUNTAMENTI MAGGIO Domenica 29

AGOSTO - Processione all’Ospedale C. Cantù

GIUGNO - Festa della Repubblica

Sabato 4

- Concerto di Giugno - Processione in Sacro Cuore - Palio di Novara

Domenica 26

- Processione e concerto in San Pietro

LUGLIO Sabato 16

- Processione a Morimondo

SETTEMBRE

Giovedì 2 Domenica 5

Domenica 28

Domenica 11 Lunedì 12

- Processione a Fallavecchia - Festa de “La Cappelletta”

OTTOBRE Domenica 2

- Festa della mela

NOVEMBRE Sabato 19

- 34° Concerto di Novembre

- Festa della birra presso “La Cappelletta”

LA FILARMONICA È… Informatore musicale del COMPLESSO BANDISTICO LA FILARMONICA Hanno collaborato: Eleonora Bagnaschi, Andrea Capelli, Gabriella Colombo, Giuseppe Comincini, Serena Comincini, Damiano Lazzarin, Felice Locatelli, Chiara Magistrelli, Paola Magnaghi, Serena Pizi, Luca Ragona, Gianni Rainoldi

Abbiategrasso - Via V. Alfieri, 1 Tel. 02 94.08.74.42 Tel./Fax 02 946.29.73 f il arm on ic a @a l ic e. it ww w. ba n daf i larm o nic a .i t


RISTORANTE

NAPOLEONE propone

COTTO&CONSEGNATO PIZZE E PIATTI DI CUCINA dall’antipasto al dolce AL VOSTRO DOMICILIO SPECIALITÀ CON FUNGHI PORCINI, TARTUFI, PESCE E PASTE FRESCHE

ABBIATEGRASSO (MI) Corso S. Martino, 49 Tel. 02.94966454 - Fax 02.9466775

Due momenti dal concerto del 1° maggio 2011 nel cortile del pozzo dell’Istituto Golgi

GELATO e caffè ABBIATEGRASSO VIA PALESTRO, 1 TEL. 02.94964489


LA FILARMONICA È…

… i giri delle cascine


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
La Filarmonica è... Nr 47 - Giugno 2011 by Complesso Bandistico "La Filarmonica" - Issuu