Competenze, scelte, protagonisti

Giugno 2026
![]()
Competenze, scelte, protagonisti

Giugno 2026
Editoriale
Parola al Presidente
Parola al Direttore
Presentazione ACER Rimini
Compiti istituzionali
Gestione finanziaria e morosità
Turnover e Investimenti
Prospettive e Futuro
Intervista al Presidente Tonino Bernabè
Leadership Summit 2026
La svolta di Caravonica, Imperia
Il Contributo - Franco Dal Mas, Segretario Generale InCE
Ufficio Europa a cura di Emiliano Cardia
Agenda Parlamentare a cura di Elisabetta Maggi

Testi a cura dell’Ufficio Stampa e Relazioni esterne di Federcasa
Direzione creativa e progetto grafico MF

Giada di Miceli
Responsabile Relazioni esterne, dell’Ufficio stampa e della Segreteria
Questo numero del periodico è dedicato ad Acer Rimini che ospita l’Assemblea di Federcasa. L’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) di Rimini è stato istituito nel 1997, subito dopo la nascita della Provincia di Rimini; lo IACP era proprietario degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e li gestiva lasciando ai Comuni il compito di formulare le graduatorie di ERP e di procedere all’assegnazione, pochi anni dopo, con la Legge Regionale 24 del 08/08/200, l’Istituto venne trasformato in ACER (Azienda Casa Emilia-Romagna), un Ente Pubblico con delega alla gestione tecnica ed amministrativa dei processi economici per la realizzazione delle politiche abitative comunali. ACER che gestisce 2.454 unità immobiliari, è dotato di personalità giuridica e di un proprio Statuto che ne rende concreta l’autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile ed opera nell’ambito territoriale dell’intera Provincia. Fra i suoi compiti, ACER Rimini, ha la gestione di patrimoni immobiliari, tra cui gli alloggi di ERP (1.968) e la manutenzione, gli interventi di recupero e qualificazione degli immobili oltre ai 338 alloggi di ERS di proprietà dei Comuni della Provincia. Nel 2025 sono stati ripristinati complessivamente 109 alloggi di risulta (circa il 4% sullo stock complessivo) mentre dal 2005 ad oggi ACER ha reintrodotto nella disponibilità, per la riassegnazione n. 2112 alloggi. All’interno del numero troverete un’accurata descrizione e dell’attività dell’Azienda e un’intervista al suo Presidente Bernabè.
A seguire, troverete un’interessante intervista con il Segretario Generale dell’INCE, (iniziativa centro-europea) che nasce nel 1989 da un’intuizione dell’allora ministro degli Esteri Gianni De Michelis, che insieme ad altri Paesi come Austria, Ungheria e Jugoslavia, all’indomani del crollo del Muro di Berlino si pose il problema di sostenere l’unificazione di un’Europa per troppo tempo divisa. Alcuni anni dopo, nel 1996, fu la volta della fondazione del segretariato esecutivo di quell’Iniziativa, per strutturare ancora meglio il lavoro di un organismo che oggi comprende 17 Paesi, dall’Ucraina a tutto il Centro Europa passando per i Balcani. Abbiamo voluto approfondire i punti di contatto con Federcasa. Siamo stati ad Imperia, a Caravonica esattamente, dove sono stati inaugurati i dieci nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica realizzati con un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro finanziato attraverso il Fondo Strategico Regionale e le risorse del PNRR. Tanti gli appuntamenti europei, vi documentiamo l’Assemblea di Housing Europe a Trieste e Varberg dove si è svolto all’Eurhonet Leadership Summit. Invito tutti gli associati a consultare il Sito di Federcasa, sempre aggiornato con tutte le informazioni che riguardano la Federazione e vi ricordo di segnalarmi tutte le notizie che vorreste evidenziare inviandole all’indirizzo dimiceli@federcasa.it. Per restare sempre aggiornati sulle nostre pubblicazioni seguiteci su: issuu.com/federcasa.
Anche quest’anno la nostra Assemblea Nazionale rappresenta un appuntamento centrale nella vita associativa di Federcasa. Desidero innanzitutto ringraziare ACER Rimini per aver organizzato insieme a noi questo importante momento di incontro e confronto tra le aziende associate, confermando quella collaborazione e quello spirito di condivisione che da sempre caratterizzano la nostra Federazione.
L’Assemblea costituisce un’occasione preziosa per fare il punto sul lavoro svolto, condividere esperienze e affrontare insieme le sfide che attendono il settore dell’edilizia residenziale pubblica. Come da tradizione, i lavori saranno accompagnati da un convegno di approfondimento che vedrà la partecipazione di qualificati rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico e degli operatori del settore.
Al centro del dibattito vi saranno i temi legati al Piano Casa Italia, attualmente in fase di conversione, un provvedimento che potrà incidere significativamente sulle prospettive future del patrimonio abitativo pubblico e sulle politiche di rigenerazione urbana. Sarà l’occasione per confrontarci con i rappresentanti del Parlamento italiano ed europeo e per approfondire gli strumenti che potranno sostenere il rilancio degli investimenti nel settore. Questa Assemblea sarà però anche il momento dei bilanci, in particolare rispetto alla misura M7 Investimento 17 del
PNRR, che vede la chiusura, a fine giugno, della presentazione delle richieste da parte delle ESCo. I risultati raggiunti fino ad oggi testimoniano l’impegno straordinario delle aziende associate e la loro capacità di cogliere una sfida complessa e ambiziosa. Secondo i dati forniti dal GSE, risultano attualmente caricate sul portale 168 istanze riferite a circa 2.500 edifici, per un totale di oltre 32.000 appartamenti interessati da interventi di riqualificazione energetica. Si tratta di un traguardo di grande rilevanza che dimostra la solidità tecnica, organizzativa e gestionale delle nostre aziende, capaci di attivare progettazioni complesse e di rispettare tempi particolarmente stringenti. Le risorse attualmente stanziate, pari a 1,381 miliardi di euro, consentono di coprire oltre 110 lotti. Un risultato importante che potrà essere ulteriormente rafforzato grazie all’impegno portato avanti da Federcasa presso il Governo. Accogliamo infatti con favore la dichiarazione del Ministro Tommaso Foti, che ha manifestato la disponibilità ad incrementare la dotazione finanziaria della misura con ulteriori 200 milioni di euro. Siamo fiduciosi che possano essere individuate ulteriori risorse per consentire il finanziamento del maggior numero possibile di interventi. La riqualificazione del patrimonio ERP non rappresenta soltanto un investimento edilizio o impiantistico. Essa costituisce, prima di tutto, una misura sociale. Migliorare l’efficienza
energetica degli edifici significa garantire abitazioni più confortevoli, sicure e sostenibili, ma soprattutto offrire un concreto sostegno economico alle famiglie, che possono beneficiare di una significativa riduzione dei costi energetici. In un contesto segnato dall’aumento del costo della vita e dalla crescente vulnerabilità energetica di molte fasce della popolazione, questi interventi assumono un valore che va ben oltre la dimensione tecnica.
L’Assemblea Nazionale di Rimini sarà quindi un momento di riflessione, di confronto e di costruzione del futuro. Un’occasione per valorizzare i risultati raggiunti, affrontare con realismo le criticità ancora aperte e ribadire il ruolo fondamentale che le aziende casa svolgono ogni giorno nel garantire il diritto all’abitare e nel promuovere la coesione sociale delle nostre comunità.
Con questo spirito ci apprestiamo a vivere insieme due giornate di lavoro intense e ricche di contenuti, certi che dal confronto tra esperienze e competenze possano nascere nuove opportunità per il sistema dell’edilizia residenziale pubblica e per le persone che esso è chiamato a servire.

Giugno per Federcasa significa Assemblea. Quest’anno l’Acer di Rimini ci ospita e la stagione e il luogo aiutano ad affrontare le complicate tematiche in maniera più rilassante. Come ormai di prassi la due giorni si apre il 25 con un Convegno in cui si parlerà del Piano Casa e si concluderà il 26 con l’assemblea vera e propria. L’approvazione del Bilancio Consuntivo è l’atto più importante in quanto con questo atto si certifica che la conduzione e la condizione della Federazione sono positive e rispettano le previsioni. Ciò non toglie che però le Aziende abbiano la possibilità e direi anche l’obbligo di approfondire il contenuto. In effetti una analisi critica, se finalizzata a proporre e migliorare, serve come confronto e verifica. Vedere la situazione contabile della Federazione da diversi punti di vista non può fare altro che comprendere meglio se certe scelte hanno bisogno di essere migliorate e al contrario altre di essere ridimensionate o corrette. Poi la partecipazione e la condivisione sono fondamentali. Innanzitutto, per testimoniare che la conduzione di Federcasa è all’insegna di una gestione che ha come primario obiettivo quello di fornire servizi e ottenere risultati reali che si raggiungono solo confrontandosi e aprendosi al dialogo. Quindi partecipazione, condivisione e dialogo devono essere le linee conduttrici di una gestione attenta e pronta a orientarsi e seguire le indicazioni degli Enti Associati. Ritengo davvero che

l’assemblea sia il momento di maggiore importanza per la Federazione. Cogliere questo aspetto e stimolarne la crescita è segno di maturità e sensibilità istituzionale. Mi auguro davvero che sia un momento partecipativo attivo e stimolante.
Abbiamo bisogno di aiuto, supporto e stimoli per poter perseverare nell’azione di proposta e coinvolgimento necessarie per ottenere risultati. Le cose da fare sono tante come quelle da migliorare e il tempo non aiuta. Giusto programmare e avere una visione che consenta di cogliere i cam -
biamenti e i movimenti che la società ha in atto come altrettanto vero è non perdere la lucidità di quello che succede adesso. Il dopo e adesso sono I due parametri con i quali confrontarci quotidianamente.
Viviamo questa due giornate con la fiducia che le cose possono cambiare grazie anche al nostro impegno e dedizione. Avanti così.

Nata nel 1997 insieme alla Provincia di Rimini, l’Azienda Casa ha attraversato una profonda trasformazione normativa che ne ha ridefinito il ruolo: da istituto proprietario di alloggi a ente strumentale al servizio dei Comuni. Vogliamo far conoscere meglio chi è e cosa fa l’Azienda Casa Emilia-Romagna della Provincia di Rimini. Per fare questo occorre fare un passo indietro. Nel 1997, subito dopo la nascita della Provincia di Rimini, venne istituito lo IACP di RiminiIstituto Autonomo Case Popolari - colmando uno storico vuoto nel campo delle politiche abitative del territorio. Prima era lo IACP di Forlì a occuparsi dell’edilizia residenziale pubblica nella nostra area. Lo IACP era proprietario degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e naturalmente li gestiva, lasciando ai Comuni il compito di formulare le graduatorie di ERP e di procedere all’assegnazione. Dopo pochi anni, con la Legge Regionale 24 dell’8 agosto 2001 recante la Disciplina Generale dell’Intervento Pubblico nel Settore Abitativo, l’Istituto venne trasformato in ACER - Azienda Casa Emilia-Romagna - un ente pubblico con delega alla gestione tecnica e amministrativa dei processi economici per la realizzazione delle politiche abitative comunali.
ACER è dotata di personalità giuridica e di un proprio Statuto che ne rende concreta l’autonomia organizzativa, patrimoniale e contabile, e opera nell’ambito territoriale dell’intera Provincia. Si trat-

ta di un ente strumentale al servizio dei Comuni, un ente di mera gestione: dal momento della riforma, la proprietà degli alloggi è passata in capo ai Comuni. Ciò avviene attraverso la stipulazione di convenzioni e concessioni con le quali il Comune può affidare ad ACER le funzioni e i compiti di gestione sia amministrativa sia tecnica.
Il primo fondamentale principio che caratterizza la disciplina dell’ERP nella Regione Emilia-Romagna è dunque la separazione tra la titolarità del patrimonio abitativo pubblico - che fa capo ai Comuni - e la gestione del medesimo, che fa

Unità immobiliari gestite
2.454 1.968
Alloggi ERP comunali
Alloggi ERS
Condomini amministrati
capo alle Aziende Casa. Tale separazione ha fatto di ACER un ente di gestione strumentale ai Comuni e agli Enti del territorio, tra cui le ASP espressamente previste dall’art. 41 della legge regionale. All’interno di questo quadro, ACER Rimini svolge principalmente una missione di natura sociale: tutte le attività svolte dall’Azienda, anche quelle più strettamente tecniche, sono sempre orientate a garantire sicurezza, vivibilità e condizioni abitative dignitose ai soggetti più fragili, favorendo la loro inclusione nelle nostre città e nei nostri territori. Insieme ai Comuni, ACER garantisce il diritto all’abitazione come elemento fondamentale di cittadinanza, promuove l’inclusione sociale, gestisce il patrimonio abitativo pubblico con criteri di efficienza, sostenibilità e trasparenza e favorisce la coesione territoriale a livello provinciale. La Regione Emilia-Romagna, come previsto
dall’art. 2 della L.R. 24/2001, persegue il coordinamento delle politiche abitative con gli indirizzi della pianificazione territoriale, sostenendo l’incremento della disponibilità di alloggi di edilizia residenziale sociale prioritariamente attraverso la riqualificazione urbana. Particolare attenzione è riservata alla componente energetica, al superamento delle barriere architettoniche, alla rigenerazione sostenibile e all’acquisto del patrimonio edilizio esistente, contrastando il consumo di suolo. In questo scenario la Regione ha come interlocutori principali i Comuni - principali beneficiari degli interventi in tema di manutenzione ed efficientamento energetico - ma anche ACER, che concretamente esegue gli interventi e, tramite delega all’incasso, riscuote direttamente i contributi concessi ai Comuni. I Comuni, dal canto loro, esercitano le funzioni di promozione degli interventi per le politiche abitative: rilevano i fabbisogni, definiscono gli obiettivi, predispongono i programmi di manutenzione e riqualificazione del patrimonio ERP, gestiscono i flussi finanziari e accertano i requisiti degli utenti. Possono avvalersi di ACER per lo svolgimento di una parte significativa di queste funzioni, con la possibilità per l’Azienda di incassare direttamente i contributi regionali concessi ai Comuni.

Dall’amministrazione condominiale all’emergenza abitativa, dalla stazione appaltante per grandi cantieri alla mediazione sociale: un’azienda che nel tempo ha ampliato profondamente il proprio perimetro d’azione.
I compiti di ACER previsti dall’art. 41 della L.R. 24/2001 si identificano in cinque ambiti principali, che nel corso degli anni sono andati ben oltre la tradizionale gestione tecnico-amministrativa, espandendosi verso l’amministrazione condominiale, la gestione dell’emergenza abitativa e la fornitura di servizi tecnici per interventi edilizi e urbanistici anche molto complessi.
Il primo e principale ambito riguarda la gestione del patrimonio immobiliare e la manutenzione degli alloggi. Al 31 dicembre 2025, ACER gestisce 2.454 unità immobiliari così suddivise: 1.968 alloggi di ERP di proprietà dei Comuni della Provincia, 338 alloggi di ERS, 88 alloggi di proprietà di ACER stessa, 6 alloggi di proprietà dell’ASL della Romagna, più 54 unità ad uso diverso da quello abitativo - negozi, asili, caserme, centri sociali, ambulatori medici. A seguito delle assegnazioni comunali, ACER sottoscrive i contratti di locazione e gestisce i rapporti con l’utenza per tutta la durata del rapporto locativo: contratti, morosità, assistenza, pronto intervento manutentivo. Nell’ambito di questa attività gestionale, ACER svolge anche la funzione di Amministratore condominiale ai sensi del codice civile, amministrando 99 condomini per un totale

di 1.650 unità immobiliari.
Il secondo ambito è la fornitura di servizi tecnici per la programmazione, progettazione, affidamento e attuazione di interventi edilizi o urbanistici o di programmi complessi. Mediante apposite convenzioni con i Comuni, ACER funge da stazione appaltante per interventi di nuova costruzione o di recupero del patrimonio esistente, partecipando attivamente a bandi nazionali ed europei come il PNRR e il POR FESR, con azioni mirate alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica.
Il terzo ambito riguarda la gestione dei servizi per il soddisfacimento delle esigenze abitative delle
famiglie, tra cui le agenzie per la locazione. ACER svolge attività di emergenza abitativa per conto dei Comuni, gestendo 70 alloggi privati concessi in sublocazione a nuclei familiari individuati con progetti socioassistenziali. Opera inoltre come Agenzia per la locazione nell’ambito del Programma regionale “Patto per la Casa”, attraverso il quale sono stati reperiti sul mercato privato 10 appartamenti per il Comune di Rimini.
Il quarto e quinto ambito riguardano la prestazione di servizi agli assegnatari e, sempre più, la gestione sociale degli alloggi. Alcune modifiche alla legge 24/2001 hanno fornito a Comuni e ACER strumenti più incisivi: l’art. 34 bis ha introdotto per i Comuni le attività di ispezione e controllo del patrimonio abitativo pubblico con conseguente applicazione di sanzioni in caso di violazioni del Regolamento d’Uso. Tali attività sono state affidate dai Comuni ad ACER, che tramite tre Agenti Accertatori svolge da tempo l’opera di controllo del rispetto delle regole da parte degli assegnatari.
Dall’istituzione del servizio ad oggi sono stati effettuati più di 1.300 sopralluoghi. Quando si rilevano degli illeciti, è dovere di ACER tutelare il patrimonio edilizio pubblico e chi vi risiede. Ma la capillare presenza degli Agenti Accertatori e il dialogo instaurato con le persone ha consentito agli assegnatari di non sentirsi isolati. È nata così l’esigenza di affiancare all’attività di controllo quella di mediazione sociale, per prevenire e contrastare la conflittualità e affrontare il disagio in cui versano molti nuclei familiari, aggravato spesso dalla mancanza di legami sociali.
Per la promozione di percorsi di accompagnamento sociale all’abitare, ACER si avvale da alcuni anni della Cooperativa Fratelli è Possibile. La sinergia tra il pubblico - ACER, Servizi Sociali dei Comuni, ASL - e il terzo settore ha consentito di prevenire o risolvere situazioni di disagio e degrado che a volte sembravano missioni impossibili. Il lavoro insieme mette al centro la persona e la contestualizzazi-

one dei suoi problemi, migliorandone le condizioni di vita e accompagnandola in un percorso che favorisce la socialità e una maggiore autonomia. Per questo ACER ha recentemente istituito un Ufficio di Gestione Sociale, con l’obiettivo di creare una rete sinergica tra Comuni, servizi sociali e terzo settore per trovare soluzioni condivise a situazioni di grave disagio.
Nel 2025 tutti gli indici di morosità corrente sono migliorati rispetto agli anni precedenti. Ma la sfida rimane aperta: quasi cinque milioni di euro di crediti svalutati testimoniano la fragilità economica di molte famiglie.
L’Azienda presta estrema attenzione al contenimento della morosità. In ottemperanza all’art. 32 della L.R. 24/2001, ACER effettua controlli sulla regolarità dei pagamenti dei canoni e degli oneri accessori con cadenza trimestrale. Questo controllo ravvicinato, consistente in continui solleciti scritti e verbali, produce effetti positivi: gli assegnatari, sentendosi coinvolti con maggiore frequenza, provvedono a regolarizzare la propria posizione debitoria prima che il debito si consolidi in cifre difficilmente recuperabili.
La morosità maggiormente consolidata è dovuta a crediti verso assegnatari che non abitano più gli alloggi pubblici, occupanti senza titolo, soggetti di cui non è più possibile reperire il domicilio. Uno strumento indispensabile rimane la procedura di sfratto attivabile da ACER attraverso il R.D. n. 1165/1938, che rappresenta un efficace deterrente contro i comportamenti di morosità ingiustificati. Al 31 dicembre 2025 sono 121 i procedimenti di sfratto in corso per gli alloggi ERP. Nel corso dell’esercizio se ne sono conclusi 19, di cui 5 con sfratto giudiziario, 1 per riconsegna e 13 per estinzione del debito. Negli alloggi ERS a canone calmierato erano in corso 37 procedimenti,

di cui 8 si sono conclusi nel corso del 2026. ACER ha implementato una procedura inserita nel sistema Qualità aziendale che consente un efficace recupero dei crediti, anche di quelli maturati da chi è già uscito dall’ERP, con l’ausilio di una società di riscossione che si sta rivelando molto efficace. Nel corso del 2025 l’importo recuperato ammonta a 672.762 euro, in linea rispetto ai 679.064 euro del 2024. Sulla scorta delle indicazioni dell’ente certificatore di bilancio, è stata svolta un’approfondita analisi dei crediti non riscossi, con accantonamento negli anni per la svalutazione crediti della morosità
maturata con il regime delle concessioni, che ammonta complessivamente a 4.613.771 euro, di cui 4.382.095 euro imputabili agli immobili comunali. Pur in un contesto difficile, aggravato dal forte aumento dei prezzi al consumo e delle utenze domestiche, sono migliorati tutti gli indici di insoluto corrente da canoni di locazione. Nell’anno 2025, negli alloggi a canone sociale la morosità si è attestata al 9,59%, contro il 9,88% del 2024 e l’11,22% del 2023. La morosità risulta più elevata (11,69%) negli alloggi ERS a canone calmierato, dove in breve tempo gli assegnatari possono accumulare cifre ragguardevoli: anche qui, però, il dato è in miglioramento rispetto al 13,09% del 2024 e al 15,23% del 2023. Resta molto elevata la morosità dei corrispettivi d’uso (40,38%), ovvero il canone pagato da chi si trova in una situazione di decadenza. Registra invece una significativa diminuzione la morosità sugli oneri accessori di gestione - spese condominiali, manutenzioni a carico dell’inquilino, oneri fiscali - scesa al 15,56% dal 18,41% del 2024.

Dal 2005 ad oggi ACER ha reintrodotto nella disponibilità 2.112 alloggi. Con il Programma Straordinario 2025 e i finanziamenti FESR, si accelera il recupero del patrimonio esistente e l’efficientamento energetico degli edifici.
Nel 2025 sono stati ripristinati complessivamente 109 alloggi di risulta - circa il 4% sullo stock complessivo - di cui 70 nel Comune di Rimini. Dal 2005 ad oggi ACER ha reintrodotto nella disponibilità, per la riassegnazione, 2.112 alloggi: un dato che testimonia l’impegno costante nel tenere attivo il ciclo abitativo pubblico. Negli ultimi anni, anche grazie alle mobilità d’ufficio attivate per sottoutilizzo - in particolare dal Comune di Rimini - il turnover è aumentato. Questo da un lato è molto positivo, dall’altro ha comportato un incremento significativo della spesa per alloggi di risulta, che ha raggiunto quasi il 50% della spesa manutentiva complessiva. La costante attenzione di ACER nel ripristinare in tempi brevi ha consentito la massima celerità nel turnover e ha permesso di limitare - se non addirittura di evitare - le occupazioni abusive degli alloggi pubblici, un fenomeno costoso e difficile da gestire. Attraverso il Programma Straordinario di Recupero e Assegnazione di Alloggi ERP 2025, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna per un importo complessivo di 616.485 euro, sono stati ripristinati 25 alloggi nei Comuni di Cattolica, Coriano, Mondaino, Morciano di Romagna, Novafel -

tria, Rimini e Santarcangelo di Romagna. Utilizzando le economie derivanti dalla L. 560/93 sono stati inoltre conclusi interventi significativi: la sostituzione degli infissi in via del Porto 60 a Cattolica (43.641 euro), la sostituzione del manto di copertura in via Val d’Oca 6 a Montefiore Conca (50.000 euro), la sostituzione degli infissi di via Matteotti 45 a Rimini (76.567 euro) e la messa in sicurezza dei balconi di via dei Gracchi 13-19 a Rimini (118.806 euro). A Cattolica sono state eliminate le barriere architettoniche verticali in tre edifici ERP mediante l’installazione di tre servoscala, per un totale di 53.872 euro.
Sul fronte dell’efficienza energetica, grazie al Bando PR FESR 2021-2027, si è conclusa la riqualificazione di un edificio con 12 alloggi ERP a San Clemente (231.696 euro, con contributo regionale del 70%) e dei 19 alloggi di Via Rossini a Morciano di Romagna — con collaudo avvenuto nel maggio 2025. A San Giovanni in Marignano sono stati sostituiti tutti gli infissi degli appartamenti ERP in Via Ferrara per un importo complessivo di 147.327 euro. Ad oggi è in fase di rendicontazione l’intervento di San Clemente e sono in lavorazione ulteriori 8 alloggi a Rimini per 195.065 euro. Tra gli interventi più significativi finanziati dal PNRR, spicca il recupero dei due ex caselli ferroviari nel Comune di Santarcangelo di Romagna: il primo, in via Rughi 280, destinato a persone con disabilità inserite in percorsi di recupero di autonomia (586.000 euro); il secondo, in via Celletta dell’Olio 649, destinato a housing first per persone senza fissa dimora (574.000 euro). Entrambi gli edifici di proprietà comunale sono entrati a far parte del patrimonio gestito da ACER Rimini. Altra importante opera vede ACER nel ruolo di stazione appaltante per il restauro e risanamento conservativo di Palazzo Palloni - intervento da 2.525.383 euro finanziato dal PNRR e da fondi ASP Valloni Marecchia - con la finalità di potenziare il Centro per l’Impiego del Comune di Rimini.

A Rimini si progettano 36 nuovi alloggi pubblici nell’area dell’ex Questura. La Regione prova nuove strade per rifinanziare il patrimonio ERP. E ACER guarda alle comunità energetiche rinnovabili.
All’interno del PIERS — Programma Integrato di Edilizia Residenziale Sociale — nell’area dell’ex Questura di Rimini è prevista la realizzazione di 36 nuovi alloggi, di cui 24 a canone sociale (ERP) e 12 a canone calmierato (ERS). Ricollocata la localizzazione del progetto all’interno della stessa area, ACER si è attivata per la redazione del nuovo progetto esecutivo. La Regione Emilia-Romagna, per il quarto anno consecutivo, ha concesso risorse finanziarie per il ripristino di alloggi ERP sfitti di proprietà comunale: con DGR 1276 del 28 luglio 2025, ha stanziato per la Provincia di Rimini 630.903 euro per l’annualità 2025/2026, che consentiranno ad ACER di ripristinare 34 alloggi distribuiti in diversi Comuni della Provincia, di cui 15 nel Comune di Rimini.
L’Assessore Regionale alle Politiche Abitative Giovanni Paglia sta attivando un programma volto a reperire strumenti e risorse per il recupero del patrimonio ERP. Tra le misure allo studio vi è la temporanea sostituzione degli alloggi da ERP a ERS: l’idea è di destinare gli alloggi ERP sfitti ad interventi di recupero, sottraendoli temporaneamente al vincolo ERP per il tempo necessario all’ammortamento dei finanziamenti sostenuti

grazie ai canoni calmierati (non meno di 30 anni). Alla scadenza del piano finanziario, questi alloggi tornerebbero disponibili in ERP. Il piano si prefigge anche la riqualificazione dei fabbricati con attenzione al superamento delle barriere architettoniche e all’efficientamento energetico, nonché l’aumento complessivo dell’offerta di ERP ed ERS nel territorio regionale.
Nella Provincia di Rimini questa ipotesi è stata accolta con forti perplessità. I Comuni, attraverso ACER, hanno un costante turnover degli alloggi di risulta e ritengono non opportuno impoverire il patrimonio ERP esistente a favore dell’ERS,
in quanto nel nostro territorio un problema di alloggi sfitti non esiste da anni. Va sottolineato che dalla sua nascita - prima come IACP - ACER Rimini ha realizzato circa 700 nuovi alloggi di edilizia popolare, rientranti nell’ultimo piano nazionale di nuove realizzazioni a canone calmierato, risalente ai primi anni Duemila. Programma che si è concluso definitivamente. Allo stato attuale, si valuta che ne servirebbero più o meno altrettanti per soddisfare tutte le richieste in ambito provinciale. Sul fronte dell’innovazione, la normativa regionale consente ora ad ACER di partecipare alle Comunità Energetiche Rinnovabili, costituite ai sensi della Direttiva UE 2018/2001, per favorire l’autoconsumo, la produzione e lo scambio di energie da fonti rinnovabili e sperimentare nuove forme di efficientamento. In Provincia, ACER ha già avviato una collaborazione esplorativa con il Comune di Maiolo per la possibile costituzione di una comunità energetica: un primo passo verso un modello abitativo pubblico più sostenibile, che riduca le bollette di chi ha meno e apra una nuova stagione per il patrimonio ERP della Romagna.

Presidente Bernabè, il tema della casa è certamente uno dei più importanti in questa fase economica e sociale… Quali sono gli aspetti più significativi, anche in una città come Rimini?
“La casa è un elemento di coesione sociale ed il “conflitto” fra la domanda e l’offerta di abitazioni esplode, soprattutto nei capoluoghi di provincia. Influisce sulla domanda anche il pendolarismo per esigenze lavorative, per studio o per flessibilità nelle presenze, durante tutto l’anno, per turismo, fiere, congressi, eventi.
È inoltre necessaria un’efficace strategia con il sistema economico locale affinché si costruiscano progetti sostenibili ambientalmente, socialmente, economicamente e finanziariamente, pensati in funzione dei redditi netti delle famiglie e non in astratto.
In un territorio come quello di Rimini, in particolare, dobbiamo avere una maggiore armonia ed una visione integrata tra i Comuni costieri, la collina, la pianura, le aree interne che altrimenti si spopolano”.
I prezzi delle case sono aumentati negli ultimi anni. Quali ne sono i motivi?
“Ad avere accelerato la dinamica dei prezzi è stato il bonus 110 dopo il Covid.
Il legislatore voleva sostenere l’edilizia, ma gli effetti sono stati distorsivi e speculativi, visto il rial -

zo della dinamica dei prezzi delle materie prime e dei costi di costruzione. Il resto lo hanno fatto il costo dell’energia e l’inflazione, unità alla bassa crescita dell’economia e a stipendi fermi, a differenza del costo della vita in aumento.
Avrei visto meglio un bonus 110 esclusivamente pensato per adeguare energeticamente gli alloggi di ERP (canone di affitto mensile medio 168,97 Euro) ed ERS (a canone calmierato con canone medio di 354 Euro) nel nostro Paese, monitorando e vincolando i prezzari regionali, così da favorire una straordinaria operazione nazionale di efficientamento energetico, adeguamento sismico e
nell’intervenire sulle barriere architettoniche. Ma così non è stato”.
Che ruolo possono avere ERP ed ERS in questo contesto?
“L’ERP e l’ERS possono calmierare gli affitti in un momento di crescita di quella fascia grigia di popolazione che cerca risposte di affitto. Sono in difficoltà giovani under 35, personale sanitario, insegnanti, forze dell’ordine: lavoratori che non trovano più dal mercato offerte di appartamenti in affitto. Anche con la disponibilità di aree pubbliche gratuite, con interventi di rigenerazione urbana, spostando il carico urbanistico fuori dalle aree urbanizzate, non è detto che la condizione sia sufficiente per favorire la partenza di operazioni di ampliamento dell’ERS. A mio parere serve anche una leva finanziaria pubblica a sostegno delle operazioni e dei costi di costruzione, affinché l’opera costruita sia economicamente e finanziariamente conveniente e con la giusta remunerazione dell’operazione. Altrimenti il rischio è che non parta nulla”.
Quale potrebbe essere il rapporto virtuoso fra Stato ed enti locali?
“La logica è quella del federalismo municipale e della sussidiarietà. Lo Stato può avvalersi della conoscenza e delle competenze dell’Ente Locale sul territorio, piuttosto che vivere l’Ente Locale come mero soggetto di prelievo di imposte locali come l’IMU. E occorre rafforzare il ruolo delle ACER da soggetti gestori a soggetti in grado di pianificare con gli Enti Locali l’ampliamento dell’ERP e dell’ERS. Servono accordi pubblico-privato e serve una leva finanziaria non episodica, come lo sono state in passate la politica dei PEEP, quella degli IACP del Piano Fanfani, finanziato con i fondi ex Gescal dei lavoratori. Anche l’IMU, che è un’imposta patrimoniale, può divenire uno strumento utile in tal
senso: se lo Stato - ad invarianti di prelievo - lascerà più risorse agli Enti Locali”.
Il 10 e 11 giugno 2026 la città costiera di Varberg, sulla costa occidentale della Svezia, ha ospitato il Leadership Summit annuale di Eurhonet, la rete europea delle aziende di edilizia pubblica e sociale che riunisce operatori di sette Paesi. A fare gli onori di casa è stata Varbergs Bostad AB, membro svedese della rete, un’azienda nota in tutta Europa per il suo approccio innovativo al concetto di quartiere: non solo mattoni e appartamenti, ma spazi di vita condivisi, luoghi di incontro, comunità attive. Il tema scelto per la due giorni - I quartieri del futuro - ha rispecchiato perfettamente il DNA dell’organizzazione ospitante. Varbergs Bostad ha sviluppato negli anni il concetto Life between the blocks: l’idea che un quartiere attrattivo non si misuri solo dalla qualità degli alloggi, ma anche dalla qualità della vita che si svolge tra i palazzi. Un filo conduttore che ha attraversato tutte le sessioni del Summit. Eurhonet A guidare i lavori, il Presidente di Eurhonet Antonio Parolini, Amministratore Unico di Arte Imperia, che ha sintetizzato così lo spirito della due giorni: plasmare la vita urbana intorno alle persone. Una formula che racchiude la sfida centrale dell’housing pubblico europeo: progettare non solo edifici efficienti, ma ambienti capaci di generare coesione, ridurre l’isolamento e rispondere ai bisogni reali di chi li abita. Il Summit di Varberg si inserisce in una tradizio -

ne consolidata: l’appuntamento annuale è un momento cruciale per anticipare le sfide future, condividere strategie e rafforzare la cooperazione transfrontaliera tra le organizzazioni del settore. Dopo Bruxelles, dove nel 2025 il focus era stato sulle politiche abitative dell’Unione Europea, la scelta della Svezia ha spostato l’attenzione dalla dimensione normativa a quella più concreta e operativa: come si costruisce un quartiere che funzioni davvero per le persone che ci vivono?.
Sono stati inaugurati Caravonica, in provincia di Imperia, i dieci nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica realizzati con un investimento complessivo di 2,5 milioni di euro finanziato attraverso il Fondo Strategico Regionale e le risorse del PNRR.
La struttura è un vecchio edificio rimasto incompiuto dagli anni Settanta in strada Candeasco, nel comune di Caravonica. Alla cerimonia hanno preso parte l’assessore regionale alle Politiche Abitative Marco Scajola, l’amministratore unico di ARTE Imperia Antonio Parolini, il sindaco del borgo Angelo Dulbecco, numerosi amministratori della Valle Arroscia e tutti i sindaci della Valle Impero. L’intervento ha consentito, come detto, di completare e riqualificare una struttura costruita oltre cinquant’anni fa e mai realmente utilizzata, trasformandola in una moderna palazzina destinata all’edilizia residenziale pubblica. I lavori hanno riguardato il consolidamento dell’immobile, la suddivisione interna degli appartamenti, l’efficientamento energetico e il miglioramento sismico dell’edificio.
“Per troppi anni gli abitanti di Caravonica e tutti coloro che transitano in questo paese hanno dovuto vedere un’incompiuta, abbandonata a sé stessa”, ha dichiarato l’assessore regionale Marco Scajola. “Attraverso un finanziamento davvero significativo di 2,5 milioni di euro abbiamo permesso ad Arte di recuperare totalmente l’edi -

ficio costruendo dieci nuovi alloggi, accoglienti e moderni dal punto di vista energetico che, entro l’autunno, contiamo di assegnare ad altrettante famiglie. Tra Valle Impero e Valle Arroscia, dal 2021 a oggi, abbiamo investito 9 milioni di euro in opere strategiche per cittadini e turisti. Sono risorse che non hanno precedenti storici e che siamo certi contribuiranno al rilancio di un intero territorio”.
“La realizzazione del nuovo edificio di edilizia residenziale pubblica a Caravonica rappresenta un intervento concreto e strategico per rispondere al crescente fabbisogno abitativo del nostro
territorio”, ha spiegato Antonio Parolini, amministratore unico di ARTE Imperia. “L’immobile comprende dieci alloggi progettati con metrature differenziate per soddisfare le esigenze di nuclei familiari diversi. Si tratta di un investimento importante, sul quale abbiamo fortemente creduto dopo anni di abbandono”.

L’INCE, iniziativa centro-europea nasce nel 1989 da un’intuizione dell’allora ministro degli Esteri Gianni De Michelis, che insieme ad altri Paesi come Austria, Ungheria e Jugoslavia, all’indomani del crollo del Muro di Berlino si pose il problema di sostenere l’unificazione di un’Europa per troppo tempo divisa. Alcuni anni dopo, nel 1996, fu la volta della fondazione del segretariato esecutivo di quell’Iniziativa, per strutturare ancora meglio il lavoro di un organismo che oggi comprende 17 Paesi, dall’Ucraina a tutto il Centro Europa passando per i Balcani.
In queste pagine intervistiamo il segretario generale dell’InCE, Franco Dal Mas, in occasione dei trentasette anni dalla sua istituzione.
Come nasce l’Ince?
“L’Iniziativa Centro Europea nasce l’11 novembre 1989 a Budapest, due giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, quando i Ministri degli Esteri di Italia, Austria, Jugoslavia e Ungheria diedero vita alla cosiddetta Quadrilaterale. Si trattò di un’intuizione politica lungimirante, che si deve in particolare all’allora Ministro degli Esteri italiano Gianni De Michelis: riunire in un unico quadro di cooperazione un Paese della NATO, uno del Patto di Varsavia, uno neutrale e uno non allineato, con l’obiettivo di superare la logica dei blocchi e di dare una risposta concreta al desiderio dei Paesi ex comunisti e non allineati di riavvicinarsi all’Europa occidenta -

le. Negli anni successivi l’Iniziativa si allargò progressivamente, da Quadrilaterale a Pentagonale e poi Esagonale, fino ad assumere nel 1992 la denominazione attuale di Iniziativa Centro Europea. L’esigenza di dotare l’Organizzazione di strutture permanenti portò i Capi di Governo, riuniti a Varsavia nel 1995, a istituire un Centro di Informazione e Documentazione, operativo a Trieste dal 15 aprile 1996 e divenuto Segretariato Esecutivo dopo il Vertice di Sarajevo del 1997.
Da allora l’Iniziativa ha accompagnato e in molti casi anticipato l’allargamento dell’Unione europea: oggi tutti i nostri Stati membri non UE sono
Paesi candidati. Il 2026 è per noi un anno particolarmente significativo: a trentasette anni dalla nascita dell’Iniziativa, il Segretariato Esecutivo di Trieste celebra il proprio trentennale, un traguardo che testimonia la continuità e la solidità del lavoro svolto in tre decenni di cooperazione”.
Qual è oggi la sua funzione? Di cosa si occupa? “L’InCE è oggi il più ampio e longevo foro di cooperazione regionale dell’area, con diciassette Stati membri che si estendono dall’Europa centrale ai Balcani fino all’Ucraina. La nostra missione si fonda su due obiettivi strategici: sostenere l’integrazione europea e promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso la cooperazione regionale Operiamo lungo due binari complementari. Il primo è la diplomazia multilaterale, che si sviluppa attraverso le dimensioni governativa, parlamentare ed economica e offre agli Stati membri una piattaforma stabile di dialogo politico. Il secondo è la cooperazione progettuale, resa possibile dai nostri strumenti finanziari, in particolare il Fondo di Cooperazione, alimentato da tutti gli Stati membri, e il Fondo InCE presso la BERS, interamente finanziato dall’Italia, che fornisce assistenza tecnica e sostegno allo scambio di competenze nei Paesi non UE. In concreto, l’InCE accompagna i Paesi della regione lungo il percorso di adesione all’Unione europea e sostiene progetti in numerosi settori: dalla connettività e dalla
mobilità sostenibile alla sanità, dall’energia all’ambiente passando per la bioeconomia, dalla buona governance al sostegno ai giovani e alle donne. Dal 2022 una parte rilevante del nostro impegno è dedicata al sostegno all’Ucraina, sul piano sia politico sia progettuale. In questo quadro l’InCE rappresenta un ponte tra Paesi UE e non UE, che mette a disposizione di chi sta ancora sta affrontando il percorso europeo l’esperienza di chi lo ha già completato”.
Quali potrebbero essere i punti di contatto con Federcasa con la situazione geopolitica che stiamo attraversando?
“La situazione geopolitica che attraversiamo, segnata in particolare dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, ha riportato il tema dell’abitare al centro dell’agenda della cooperazione regionale. La distruzione di vaste porzioni del patrimonio residenziale ucraino e la presenza di milioni di sfollati e rifugiati pongono una sfida che riguarda direttamente il settore della casa e dell’edilizia sociale, ambito nel quale Federcasa esprime una competenza riconosciuta. Vedo diversi possibili punti di contatto.
Il primo riguarda la ricostruzione dell’Ucraina, alla quale l’InCE dedica una parte rilevante delle proprie attività: il know-how italiano nella gestione e nella rigenerazione dell’edilizia residenziale pubblica può offrire un contributo concreto alla rico -
struzione di comunità abitabili e inclusive, anche a favore delle persone sfollate.
Il secondo riguarda lo scambio di buone pratiche nel campo dell’abitare sociale e della rigenerazione urbana tra i nostri Stati membri, in linea con il nostro impegno per comunità, città e territori sostenibili. Un terzo ambito è quello dell’efficienza energetica e della riqualificazione sostenibile del patrimonio edilizio, tema che unisce transizione verde e sicurezza energetica, oggi più che mai prioritarie per la nostra regione.
Un esempio concreto di questa direzione è già emerso: il progetto di edilizia sociale per la popolazione di Mariupol, presentato dal Sindaco della città, Vadym Boichenko, in occasione della visita del sindaco stesso al nostro Segretariato Esecutivo. Iniziative di questo tipo mostrano come la competenza nel campo dell’abitare possa tradursi in un sostegno tangibile alla ricostruzione di comunità colpite dalla guerra.
Strumenti come il Fondo InCE presso la BERS e i progetti europei di cui l’Iniziativa è partner potrebbero offrire un quadro operativo per tradurre questa collaborazione in iniziative concrete, a beneficio dei cittadini e delle comunità della regione.
Vuole ggiunger qualcosa?
Vorrei sottolineare come la cooperazione regionale non possa fondarsi unicamente sul livello governativo. Il valore aggiunto dell’InCE risiede anche nella capacità di coinvolgere attori pubblici e privati, enti locali, mondo accademico e società civile, secondo un approccio multistakeholder. In questo senso, il dialogo con realtà come Federcasa, portatrici di una competenza specifica e radicata sul territorio, è per noi prezioso.
Il trentesimo anniversario del Segretariato Esecutivo non è soltanto un’occasione celebrativa, ma anche un momento di riflessione sul futuro dell’Iniziativa. Stiamo già lavorando al nuovo Pia -
no d’Azione 2027-2029 e siamo aperti a costruire nuove sinergie con quanti condividono i nostri obiettivi di integrazione europea e sviluppo sostenibile. Ringrazio Federcasa per l’attenzione rivolta al nostro lavoro e auspico che da questo confronto possano nascere occasioni concrete di collaborazione.

Dott. Emiliano Cardia - Ufficio Europa Federcasa GM di StartHub Solutions - Strategic Planning & Development Services
della casa anche per la regolazione degli affitti brevi
Come sappiamo, per molti anni la questione abitativa è rimasta ai margini delle politiche europee, essendo considerata prevalentemente una competenza nazionale: la casa è stata spesso trattata come un tema locale, affidato alle scelte dei singoli governi e delle amministrazioni territoriali. Oggi, tuttavia, la situazione è cambiata e l’aumento dei prezzi delle abitazioni, la crescita dei canoni di locazione, la difficoltà di accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori essenziali hanno trasformato l’emergenza abitativa in una vera questione sociale europea. Non è un caso che la Commissione europea abbia annunciato l’intenzione di presentare una proposta legislativa sugli affitti brevi come parte integrante della propria strategia per affrontare la crisi abitativa. Il Commissario europeo per l’Housing, Dan Jørgensen, ha riconosciuto che la diffusione incontrollata delle locazioni turistiche di breve durata sta contribuendo, in molte città europee, alla riduzione dell’offerta abitativa disponibile per i residenti.
Allo stesso tempo, Bruxelles sottolinea che nessuna misura, da sola, sarà sufficiente a risolvere un problema, che coinvolge l’intero modello di sviluppo urbano europeo. I numeri confermano

la portata del fenomeno: dal 2013 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono cresciuti di oltre il 60%, mentre gli affitti hanno registrato incrementi superiori al 20%.
Parallelamente, tra il 2018 e il 2024 le locazioni turistiche a breve termine sono aumentate del 93%, esercitando una pressione crescente sui mercati immobiliari delle città a maggiore attrattività turistica. La stessa Commissione europea riconosce che la scarsità di alloggi accessibili rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni sociali dei cittadini europei, ma sarebbe però un errore attribuire agli affitti brevi la responsabilità esclu -
siva della crisi. La trasformazione di una parte del patrimonio residenziale in alloggi turistici costituisce certamente un fattore rilevante, soprattutto nei centri storici e nelle aree a forte vocazione turistica. Tuttavia, le cause della difficoltà abitativa sono più profonde e strutturali: insufficiente produzione di alloggi a prezzi accessibili, crescita dei costi di costruzione, riduzione degli investimenti pubblici nel settore, mercato immobiliare sempre più finanziario e progressivo indebolimento delle politiche abitative pubbliche.
Per questo motivo la novità più importante non risiede soltanto nella possibile regolazione delle piattaforme di affitto breve, ma nel fatto che l’Unione europea sembra finalmente riconoscere la casa come infrastruttura sociale essenziale.
Il Piano europeo per l’Abitare Accessibile individua, infatti, quattro direttrici fondamentali: aumentare l’offerta abitativa, mobilitare investimenti pubblici e privati, sostenere le categorie più vulnerabili e intervenire sui fattori che alimentano le tensioni nei mercati locali; in questo quadro, la regolazione degli affitti brevi rappresenta uno strumento, non il fine. È proprio qui che il contributo dell’edilizia residenziale pubblica e sociale diventa decisivo. In Europa solo una quota limitata del patrimonio abitativo è costituita da alloggi sociali, con forti differenze tra i diversi Paesi. L’Italia, in particolare, presenta una dotazione di edilizia pubblica significativamente inferiore ri-

spetto ad altre realtà europee, che hanno saputo costruire nel tempo sistemi più robusti di housing sociale. La conseguenza è che le tensioni del mercato privato si trasferiscono immediatamente sulle famiglie più fragili, senza adeguati strumenti di compensazione. La discussione europea sugli affitti brevi dovrebbe quindi essere colta come un’opportunità per rilanciare una riflessione più ampia sul ruolo delle politiche pubbliche della casa. Limitare gli effetti distorsivi delle locazioni turistiche nelle aree a maggiore pressione abitativa può contribuire a recuperare parte dell’offerta residenziale, ma il vero obiettivo deve essere
la costruzione di un sistema abitativo più equilibrato, nel quale l’edilizia pubblica e sociale torni a svolgere una funzione strategica di regolazione e inclusione. Per le Aziende e gli Enti gestori rappresentati da Federcasa, questa nuova attenzione europea apre prospettive importanti: la revisione delle regole sugli aiuti di Stato, l’attivazione di nuovi strumenti finanziari e la crescente centralità del tema abitativo nelle politiche dell’Unione possono favorire una stagione di investimenti destinata non solo alla manutenzione e riqualificazione del patrimonio esistente, ma anche alla realizzazione di nuovi alloggi sociali ed energeticamente efficienti. La sfida che abbiamo davanti non è semplicemente quella di regolamentare le piattaforme digitali: la vera sfida consiste nel riaffermare il principio che l’abitazione non può essere considerata esclusivamente una merce o un asset finanziario, ma costituisce un diritto sociale fondamentale e un elemento indispensabile per la coesione delle comunità.
Se la futura iniziativa europea sugli affitti brevi saprà inserirsi in una strategia più ampia di rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica e sociale, allora potrà rappresentare un passaggio storico verso una nuova politica europea della casa. Diversamente, rischierà di essere soltanto un intervento parziale su uno dei tanti sintomi di una crisi ben più profonda. La casa sta finalmente entrando nell’agenda europea: ora occorre fare in
In diretta dall’Europa
modo che non vi entri soltanto come problema da gestire, ma come bene comune sul quale costruire sviluppo, inclusione e cittadinanza.

Dott.ssa Elisabetta Maggi
Responsabile Rapporti Istituzionali presso ISPRO Istituzioni e Progetti S.r.l.
Gli emendamenti al Piano Casa: le modifiche chiave per l’edilizia residenziale pubblica
Il disegno di legge di conversione del decreto-legge 7 maggio 2026, n. 66 (cosiddetto “Piano Casa”) sta lentamente entrando in una fase decisiva: sono stati individuati dai Gruppi Parlamentari gli emendamenti “segnalati”.
Il fascicolo, particolarmente corposo, conferma l’ampiezza del confronto politico su un tema –quello dell’abitare – che è tornato al centro dell’agenda pubblica nazionale, anche alla luce della crescente pressione su affitti e accesso alla casa.
Gli emendamenti incidono su alcuni snodi fondamentali del provvedimento: ruolo dell’edilizia residenziale pubblica (ERP), strumenti finanziari, governance degli interventi, coinvolgimento dei privati e misure di sostegno alla domanda.
Rafforzamento dell’edilizia residenziale pubblica
Una prima area di intervento riguarda il rafforzamento strutturale dell’ERP, con emendamenti che puntano a:
• destinare una quota più rilevante delle risorse agli alloggi a canone sociale;
• privilegiare il recupero del patrimonio esistente rispetto alla nuova costruzione;
• accelerare la riqualificazione degli alloggi oggi non assegnabili.
Tutto ciò rappresenta, per Federcasa, un’opportunità di aumento dell’offerta ERP gestita, una maggiore centralità delle aziende casa come soggetti attuatori ed evidenzia la necessità di rafforzare capacità tecniche e gestionali per programmi di riqualificazione su larga scala.
Rigenerazione urbana e “consumo di suolo zero”
Un secondo filone molto rilevante riguarda la rigenerazione urbana, con numerosi emendamenti che introducono o rafforzano il principio del riuso del patrimonio esistente, del recupero di immobili pubblici dismessi e della limitazione del consumo di nuovo suolo. L’obiettivo è orientare il Piano Casa verso una strategia di trasformazione urbana sostenibile, legata anche alla riqualificazione energetica e antisismica degli edifici.
Nuovi strumenti: edilizia sociale e partenariati
Diversi emendamenti introducono o rafforzano strumenti innovativi, tra cui programmi sperimentali di edilizia residenziale sociale, incentivi al coinvolgimento di operatori privati, modelli di partenariato pubblico-privato, operazioni di rifun -
zionalizzazione del patrimonio immobiliare. Tutte queste proposte mirano ad aumentare l’offerta attraverso un modello “ibrido” pubblico-privato, già presente nel decreto originario.
Misure su affitti e sostegno alla domanda
Un ulteriore blocco di emendamenti riguarda il lato della domanda abitativa, con interventi che includono incentivi fiscali (es. riduzione IMU per affitti a canone concordato), attenzione a categorie specifiche (giovani, studenti, genitori separati, anziani), rafforzamento delle misure contro la morosità e il disagio abitativo. Le proposte modificative appartenenti a questo ambito mettono in evidenza una importante attenzione alla sostenibilità economica dei canoni sociali e la possibilità di alleggerimento della pressione sul sistema ERP.
Governance e ruolo dei territori
Particolarmente sensibile è il tema della governance degli interventi, con emendamenti che intervengono sui poteri del Commissario straordinario, chiedendo maggiore equilibrio tra semplificazione e rispetto della pianificazione locale e rafforzando il ruolo di Comuni e Regioni. Il dibattito si concentra soprattutto sul rischio che strumenti emergenziali possano comprimere le
competenze territoriali nella gestione delle politiche abitative. A questo proposito, per Federcasa è fondamentale che venga chiarito il ruolo delle aziende casa nel nuovo assetto, con una possibile ridefinizione dei rapporti con enti locali e Stato.
Conclusioni
Il passaggio parlamentare in corso rappresenta molto più di un aggiornamento normativo: è un momento di ridefinizione delle politiche abitative italiane. Gli emendamenti “segnalati” al Piano Casa mostrano una tensione tra due modelli: da un lato il rafforzamento dell’edilizia pubblica, dall’altro l’apertura a strumenti e operatori nuovi. Per Federcasa, la sfida sarà trasformare questa fase in un’opportunità, riaffermando il proprio ruolo come pilastro del sistema abitativo nazionale, capace di coniugare efficienza, sostenibilità e funzione sociale.

Federazione italiana per le case popolari e l’edilizia sociale Via Napoleone III, 6 - 00185 Roma telefono 06 888 117 20 e-mail federcasa@federcasa.it website federcasa.it