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Mercato Spirit

MIXOLOGY, CHI SALE E CHI SCENDE L’UTILIZZO IN MISCELAZIONE RESTA IL MIGLIOR ACCELERATORE PER LE VENDITE DI DISTILLATI E LIQUORI NEL CANALE HORECA. MA ENTRARE NELLA LISTA DEGLI INGREDIENTI ADOPERATI DAI BARTENDER, ACCODANDOSI AL GIN E AGLI APERITIVI ALCOLICI, NON È UN’OPERAZIONE SEMPLICE, COME RACCONTANO I DATI CIRCANA D I D O M E N I CO A P I CE L L A

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Paolo Antonini, Senior Director, Client Sales & Insight di Circana

I

l successo passa da lì. Tra shaker, jigger e strainer, compagni di lavoro di chi prepara cocktail per mestiere. La sfida per un qualsiasi produttore di spirit - e a maggior ragione per chi quelle referenze le distribuisce - è conquistare visibilità agli occhi dei bartender, spazio nella bottigliera che hanno alle spalle, presenza nella drink list che proporranno ai loro clienti. La miscelazione è il passepartout che apre tutte le porte nel beverage o perlomeno le più importanti, perché è l’unico punto fermo di un mondo in trasformazione. Basti pensare alla tendenza, segnalata da più parti, che induce a ridurre il consumo di alcolici. Che sia solo una conseguenza della stretta sulle sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza, introdotta a fine 2024 dal nuovo Codice della Strada, oppure un effetto di lungo periodo dell’attenzione al benessere personale, sta di fatto che finora la più efficace risposta a questa domanda di maggior sobrietà nel consumo è arrivata proprio dalla miscelazione, attraverso i cosiddetti mocktail (drink totalmente analcolici) o mediante un alleggerimento del tenore alcolico dei cocktail. In verità, qualcosa sta cambiando sotto questo profilo, perché - come vedremo - la proposta assortimentale dei distillati non alcolici inizia da ampliarsi. L’obiettivo è costruire un’alternativa, geneticamente alcohol free, ai classici spirit. Un tentativo corretto in ottica strategica, seppure complesso, di cui bisognerà seguire gli sviluppi, ma che nell’immediato finisce con l’allungare la lista delle categorie beverage che trovano nella mixology

il loro principale driver di sviluppo. Piaccia o no, anche in questo caso la miscelazione è lo snodo in grado di trasformare le ambizioni in risultati concreti.

AVVIO D’ANNO CON RIMBALZO Quali sono, allora, le linee evolutive della mixology? Un modo per rispondere a questa domanda è girarla a un selezionato gruppo di bartender in grado di fare tendenza, essi stessi pionieri e sperimentatori del nuovo. Di sicuro ne emergerebbe un quadro interessante, ma inevitabilmente caratterizzato da un elevato grado di soggettività. Una seconda strada, basata sui numeri più che sulle opinioni, è offerta dalle rilevazioni condotte da Circana sulle vendite dei distributori beverage. In questo modo, sono le stesse performance delle categorie a raccontare il momento del mercato e fornire indicazioni sulle possibili prospettive. L’analisi, relativa all’anno terminante lo scorso aprile, fotografa un perimetro merceologico molto esteso (l’intero mondo spirit, con in più il grande capitolo degli aperitivi alcolici) e richiede una raffinata lettura del dato - operata da Paolo Antonini, Senior Director, Client Sales & Insight di Circana - necessaria per mettere in relazione la traiettoria seguita dalle singole categorie nel recente passato con le evidenze numeriche del presente. «Prese nel loro insieme, le vendite a volume di spirit e apertivi alcolici realizzate dai grossisti di bevande non hanno mostrato variazioni rispetto ai 12 mesi precedenti - spiega Antonini - mentre quelle a valore hanno

fatto segnare -0,2% a seguito di un lieve calo dei prezzi. Se guardassimo però ai soli primi quattro mesi di quest’anno, troveremmo qualche segno positivo in più, che va inteso come un rimbalzo sullo stesso periodo del 2025, penalizzato dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che aveva frenato non poco l’intero comparto degli alcolici».

GLI APERITIVI ALCOLICI CONTINUANO LA CORSA Il quadro cambia ulteriormente se osservato nel dettaglio merceologico. «Cominciamo dagli aperitivi alcolici - continua Antonini che sono cresciuti del 4,5% a volume e del 3% a valore, con il prezzo di cessione sceso dell’1,4% a 11,61 euro al litro al netto dell’Iva, per effetto di un cambiamento del mix di prodotti venduti. In pratica, è aumentata la quota delle referenze dal costo più contenuto, per esempio i premixati in fusto, su cui si è in parte focalizzata anche l’innovazione dell’industria di marca, e di conseguenza è diminuito il prezzo medio». A rendere ancora più rilevante la performance degli aperitivi

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APERITIVI, TEQUILA E PREMIXATI IN NETTA CRESCITA

VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026 4,5

-5,9

-1,2

VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026 0,3

VAR. % A VALORE A.T. 04.2026 3

-5,7

-0,7

19,31

16,62

2,2

0,2

0,5

14,05

2

N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 18,3

84,5

33,3

31,7

VAR. N. REF. A.T. 04.2026 2,1

2

0,7

2,6

-4,2

2,9

-10,7

0,5

16,53

18,48

25,15

-2,5

21,89

VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 1,5

2,2

-2

1,9

N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 42,6

46,3

50,6

32,8

VAR. N. REF. A.T. 04.2026 -0,3

0,2

-1,5

-0,9

10,8

2,4

37,6

43,6

VAR. % A VALORE A.T. 04.2026

PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026

VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 -1,4

-12,6

VAR. % A VALORE A.T. 04.2026

PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 11,61

1,4

VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026

17,8

4,1

58,6

49,9

PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 29,33

9,21

5,10

13,71

VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 6,3

1,6

15,3

4,4

N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 22,3

14,8

3,4

7,6

VAR. N. REF. A.T. 04.2026 -0,4

1,8

0,3

0,3

Aperitivi alcolici

Liquori dolci e creme

Tequila

Gin

Rum

Vermouth

Amari

Whisky

Rtd e Rts

Vodka

Grappa

Distillati non alcolici

2,5

Fonte: Circana Beverage Wholesalers

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SPIRIT, UN ANNO ALL’INSEGNA DELLA STABILITÀ VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026 0 VAR. % A VALORE A.T. 04.2026 -0,2 PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 14,20 VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 -0,2 Fonte: Circana Beverage Wholesalers

alcolici è il loro peso sul totale delle categorie oggetto dell’analisi, pari al 32,8% a volume e al 26,8% a valore. A segnare il passo è invece l’altro grande protagonista della miscelazione alcolica. Parliamo ovviamente del gin, entrato secondo Antonini in una fase di consolidata maturità: «Il gin ha un peso del 14,5% a volume e del 19,7% a valore, ma le vendite all’ingrosso sono calate del 5,9% a volume e del 5,7% a valore. Sebbene il trend sia negativo, non ne va esagerata la portata, perché è stato preceduto da un lungo periodo di crescita. Inoltre, potrebbe esserci stato un recupero

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nel corso della stagione estiva. A seguire ci sono gli amari, anch’essi in territorio negativo, ma in misura minore: -1,2% a volume, per una quota del 7,6% sempre in quantità, e -0,7% a valore, per un 8,9% di incidenza sul totale ottenuto dalla somma di spirit e aperitivi alcolici». Alla luce di questi dati, viene da chiedersi se stiano pagando gli investimenti dei produttori finalizzati a promuovere l’utilizzo degli amari nella mixology. «Per alcuni marchi sicuramente sì - risponde Antonini - mentre per la categoria nel suo insieme il lavoro richiede ancora tempo, anche perché quello spazio va sottratto ad altri alcolici vocati alla miscelazione e non è una cosa semplice».

LIQUORI DOLCI BENE, LA VODKA TIENE Il polo opposto in termini di gusto, formati da liquori dolci e creme, archivia i 12 mesi terminanti lo scorso aprile con +1,4% a volume e +2,9% a valore. Limitando l’analisi a quelli con base limone, il dato è simile a valore (+2,1%), mentre a volume la variazione è minima (+0,2%). «Questa è una categoria su cui tante aziende produttrici stanno investendo - fa notare Antonini - e si inizia a vedere qualche segnale di utilizzo nella mixology, come nel caso dello Spritz al limoncello. Non possiamo, però, parlare di un fenomeno di mercato, perché i risultati positivi nascono dall’effetto rimbalzo rispetto al dato negativo del primo quadrimestre del 2025, già descritto in precedenza». Non è una novità la tenuta della vodka e

qui il merito va indubbiamente attribuito proprio all’uso come base di tanti cocktail, classici e moderni. L’anno si è chiuso con un andamento lievemente positivo a volume (+0,3%), accompagnato da un +2% del prezzo medio - che tocca i 14,05 euro al litro al netto dell’Iva - portando dunque al +2,2% il saldo a valore. La quota, pari al 7,7% a volume e al 7,6% a valore, si iscrive nel percorso di stabilità degli scorsi anni, il che può essere letto come una notizia tutto sommato positiva, in un momento non certo brillante per i consumi fuori casa. In netta difficoltà appare, invece, il rum: il bilancio dell’anno recita -12,6% a volume, con un rialzo del 2,2% del prezzo medio (pari a 18,48 euro al litro al netto dell’Iva) che ha consentito di limare al -10,7% la flessione a valore. «Anche in questo caso si può parlare di una tendenza consolidata - aggiunge Antonini - che vede già da qualche anno il rum perdere terreno rispetto ad altri alcolici maggiormente contemplati nelle nuove linee di sviluppo della miscelazione». Nel caso del whisky, i segni meno del passato recente hanno lasciato il posto al +2,6% a volume, mentre a valore l’incremento è più risicato - appena mezzo punto percentuale - per via del -2% fatto registrare dal prezzo medio di cessione, che resta comunque sopra la soglia dei 25 euro al litro al netto dell’Iva. «Potrebbe trattarsi di una sorta di assestamento - ipotizza Antonini - per un distillato che mantiene uno zoccolo duro di consumatori abituati a berlo non necessariamente in un cocktail, bensì liscio».

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IL TEQUILA AVANZA A DOPPIA CIFRA A tutt’altra velocità viaggia il Tequila: +10,8% a volume e +17,8% a valore. «Si tratta di una categoria decisamente di moda - ribadisce Antonini - e legata al mondo dei consumi fuori casa. Come accade sempre in questi casi, la tendenza è partita dai bartender più evoluti e poi si è progressivamente diffusa. Il Tequila ha però un indice di prezzo elevato, pari a 29,33 euro al litro al netto dell’Iva contro i 14,20 euro di media complessiva, cresciuto molto negli anni scorsi per via di un rialzo delle quotazioni dell’agave, la materia prima da cui si ricava». Difficile pensare che con un prezzo di cessione simile - inferiore solo a quello del cognac, attestato a 30,70 euro al litro al netto dell’imposta sul valore aggiunto - il Tequila possa arrivare ai volumi del gin, tanto per fare un esempio. E infatti, in base ai dati Circana, nell’anno terminante lo scorso aprile il suo peso è stato di appena l’1,6% a volume e il 3,2% a valore. Ciò non toglie che rappresenti una nuova opportunità in ottica miscelazione e come tale farà ancora parlare ancora di sé. Ancora più di frontiera appaiono i distillati non alcolici, che balzano del 43,6% a volume e del 49,9% a valore. «In crescita è anche il numero di referenze medie mensili trattate dai grossisti di bevande, salito di 2,5 unità nel periodo considerato - sottolinea Antonini -. E ovviamente aumenta il peso della categoria: per dare un termine di paragone, i distillati non alcolici hanno raggiunto un valore comparabile a un prodotto storico come

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IL TEQUILA PESA SOLO L’1,6% A VOLUME SULLE VENDITE DI SPIRIT E APERITIVI ALCOLICI, MA È CRESCIUTO DEL 10,8% NEL GIRO DI UN ANNO. IL PREZZO È SALITO DEL 6,3% ARRIVANDO A 29,33 EURO AL LITRO AL NETTO DELL’IVA ED È SECONDO SOLTANTO AL COGNAC

il mirto. La domanda di drink dal tenore alcolico contenuto è di sicuro un fenomeno destinato a durare, perché legato anche alla maggiore attenzione al benessere, oltre che a motivazioni contingenti come la necessità di mettersi alla guida».

I FUSTI PREMIXATI AMPLIANO L’OFFERTA Tornando a prodotti più classici, va segnalata la ripresa del Vermouth, che con un buon +2,4% a volume e un ancor migliore +4,1% a valore si lascia alle spalle annate non sempre gratificanti. Di sicuro il mutare dello scenario competitivo, con il passaggio di mano di un importante marchio, ha portato dinamicità a un prodotto che fa parte della tradizione italiana. «Un segmento ancora piccolo, ma che si sta muovendo bene, è quello dei ready to drink e ready to serve - argomenta Antonini - con uno spostamento sul fusto premixato. Le vendite sono salite del 37,6% in volume e

del 58,6% in valore, raggiungendo una quota dell’1,1% e dello 0,4% rispettivamente. In alcuni locali o in occasione di eventi come i concerti, per esempio, i premixati consentono di ampliare l’offerta e l’incremento del 15,3% del prezzo di cessione medio al netto dell’Iva, arrivato a 5,10 euro, va inteso come una conseguenza della diffusione di cocktail dal costo più elevato». Da ultimo, a confermare un quadro di sostanziale stabilità del mercato è il monitoraggio condotto da Circana sul numero medio di referenze mensili trattate dai distributori horeca: «In molte tipologie di spirit le oscillazioni sono davvero minime - precisa Antonini - e l’impressione è che si tenda a razionalizzare l’assortimento esistente piuttosto che procedere con l’inserimento di nuovi prodotti. Fanno eccezione il gin e soprattutto le categorie con vendite in crescita, cioè aperitivi alcolici, Tequila e distillati non alcolici, ma anche in questi casi la variazione è limitata, intorno alle due unità in più rispetto all’anno precedente». Persino negli ambiti merceologici connotati da maggiore vitalità, i distributori danno l’idea di muoversi con cautela, evitando di ampliare troppo l’offerta per non appesantire la gestione del magazzino. Questo non vuol dire che non ci sia spazio per le novità, perché la segmentazione - e quindi l’inserimento di referenze realmente distintive - rimane una strada obbligata per i grossisti del mondo horeca e per i loro clienti. Per dare valore alla miscelazione e restare al passo con la sua evoluzione.

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