Edra Edizioni - GBI - Anno XXX N. 220 - agosto - settembre 2026 - PT Magazine
ACQUE
LE NUOVE SFIDE DELL'HORECA LAVORO
IL VALORE DELLA PREVENZIONE
LA MIXOLOGY GUIDA IL MERCATO 00I_0IV_cover_220.indd 1
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Effervescente naturale Acqua di Nepi dedica al mondo della Ristorazione la linea Tower, dal design elegante e contemporaneo, disponibile nel formato 1 L e nel nuovo formato da 0,5 L, in plastica 100% riciclabile. Acqua di Nepi, con il suo basso residuo fisso e un mix equilibrato di minerali, è una delle più leggere tra le effervescenti naturali. Favorisce la digestione grazie alla sottile effervescenza e dona piacere con il suo gusto soave.
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Editoriale
GBI
Antonio Portaccio presidente Italgrob
IL RIUSO È UNA SFIDA DI FILIERA L’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio rappresenta un passaggio importante nella strategia dell’Unione Europea verso un’economia sempre più circolare. Il provvedimento introduce nuovi obiettivi per la riduzione dei rifiuti, promuove il riutilizzo degli imballaggi e porterà, nei prossimi anni, cambiamenti significativi per l’intera filiera del beverage e dell’Horeca. È una direzione che, come Italgrob, riteniamo giusta. La sostenibilità non è più una scelta, ma una responsabilità condivisa. La distribuzione Horeca, del resto, conosce bene il valore del riuso: il ritiro dei vuoti e la gestione degli imballaggi riutilizzabili fanno parte da anni dell’organizzazione di molte imprese del settore e rappresentano già oggi un esempio concreto di economia circolare. Proprio questa esperienza ci porta però ad affrontare il tema con pragmatismo. Rendere il riuso un modello sempre più diffuso significa ripensare l’intera filiera: standardizzazione degli imballaggi, logistica, raccolta, stoccaggio, sanificazione e reimmissione sul mercato. Un processo che richiede investimenti, infrastrutture, organizzazione e tempi adeguati. Per i distributori Horeca ciò significa gestire flussi di ritorno più complessi, destinare nuovi spazi nei magazzini, aumentare le attività di movimentazione e sostenere costi organizzativi rilevanti. A questo si
aggiungono le peculiarità del mercato italiano, caratterizzato da un’elevata frammentazione produttiva, da una grande varietà di bottiglie e formati e da una distribuzione capillare sul territorio, elementi che rendono più difficile applicare modelli uniformi. Per questo la posizione di Italgrob è chiara. Condividiamo gli obiettivi ambientali fissati dall’Europa, ma riteniamo che possano essere raggiunti solo attraverso un percorso graduale e costruito insieme alla filiera. Non è pensabile che gli oneri economici e organizzativi ricadano esclusivamente sui distributori o sui pubblici esercizi. Servono standard condivisi, investimenti, incentivi e una chiara ripartizione delle responsabilità tra produttori, distributori e utilizzatori. È altrettanto importante verificare che ogni scelta produca un reale beneficio ambientale, evitando che l’aumento dei trasporti, dei consumi energetici e delle attività logistiche finisca per ridurre i vantaggi del riuso. La transizione verso modelli più sostenibili rappresenta una grande opportunità. Perché lo sia davvero, però, deve diventare un progetto di filiera, nel quale sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sostenibilità operativa procedano insieme. Solo così gli obiettivi europei potranno tradursi in un valore concreto per le imprese, per i consumatori e per l’ambiente.
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Il Punto
GBI
Dino Di Marino direttore Italgrob
IL VALORE DI FARE SISTEMA Ogni settore ha bisogno di un luogo in cui fermarsi, analizzare ciò che è accaduto e capire dove sta andando. Per la distribuzione Horeca quel luogo sono gli Stati Generali del Mercato Food & Beverage. Negli anni questo appuntamento è cresciuto fino a diventare molto più di un convegno: è il momento in cui distributori, industria, istituzioni e partner della filiera si ritrovano per mettere a confronto idee, esperienze e prospettive, condividendo una lettura comune delle trasformazioni che stanno cambiando il fuori casa. L’edizione 2026 assume un significato ancora più importante. Ci incontreremo il prossimo 9 ottobre a Palazzo Mezzanotte, sede simbolo dell’economia italiana, in una fase in cui il nostro comparto è chiamato ad affrontare nuove sfide, ma può finalmente farlo con una maggiore consapevolezza del proprio ruolo. Negli ultimi dodici mesi il settore non è rimasto fermo. Sono cambiati gli scenari economici, sono evoluti i consumi, si sono ridefiniti gli equilibri tra produzione, distribuzione e pubblici esercizi. Ma soprattutto è cambiato il contesto istituzionale: dopo un lungo percorso, la distribuzione Horeca ha ottenuto un riconoscimento normativo che rappresenta una tappa storica per l’intera filiera con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 11 marzo 2026, n. 34 sulle Piccole e Medie Imprese, che all’articolo 13 ha riconosciuto ufficialmente lo
status giuridico dell’operatore della distribuzione Horeca. Un risultato che non chiude un percorso, ma ne apre uno nuovo, fatto di responsabilità, rappresentanza e sviluppo. È con questo spirito che vivremo gli Stati Generali 2026. Non soltanto per analizzare dati e tendenze, ma per costruire una visione condivisa. Perché in mercati sempre più complessi la competitività nasce dalla capacità di fare sistema. Anche quest’anno il contributo dei principali istituti di ricerca Circana, TradeLab, Formind - offrirà una lettura autorevole dell’evoluzione del mercato, mentre il confronto con l’industria e con i partner della filiera consentirà di individuare le direttrici su cui investire nei prossimi anni. Dalla valorizzazione delle categorie emergenti ai nuovi modelli di servizio, dall’innovazione tecnologica alla sostenibilità, il futuro del fuori casa passa dalla capacità di trasformare i cambiamenti in opportunità. Gli Stati Generali rappresentano proprio questo: il momento in cui la distribuzione non si limita a osservare il mercato, ma contribuisce a orientarlo. Perché la forza della filiera nasce dal confronto, dalla condivisione delle competenze e da una visione comune. È questo il valore della distribuzione Horeca e il contributo che, insieme, continueremo a dare all’intero comparto.
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GBI
1/ EDITORIALE
SOMMARIO
Il riuso è una sfida di filiera
4
SCENARI 3/ IL PUNTO 6/ ANALISI
Il valore di fare sistema
La nuova geografia dei consumi
10 / ANALCOLICI 44/ MIX & DRINK 14/SICUREZZA
LE VETRINE DEL MESE
Identità da bere
I brand più esclusivi per il mondo del bere miscelato
Il valore della prevenzione
MERCATO 20 /ACQUE
Lo specchio dell’horeca
26 /PLAYER
60 / INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il canale si racconta
Dalla previsione della domanda all’assortimento vincente
32 / SPIRIT
64 /LOGISTICA
Mixology, chi sale e chi scende
40 /SOFT DRINK
La nuova regia del cocktail
GESTIONE 52 /TECNOLOGIA
Oltre i confini tradizionali
PROTAGONISTI 68 /IL MANAGER
L’identità che nasce dai territori
72 /IL DISTRIBUTORE
La spillatura che crea valore
Il grossista diventa partner del locale
56 / GREENWASHING
76 /IL PRODUTTORE
La sostenibilità si dimostra non si dichiara
Una scelta di canale
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GBI
Scenari Analisi
LA NUOVA GEOGRAFIA DEI CONSUMI
CANALI, TARGET E TERRITORI RIDISEGNANO GLI EQUILIBRI DELL’AFH. UNA MAPPA UTILE PER COMPRENDERE DOVE SI CONCENTRANO LE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA E LE AREE CHE RICHIEDONO MAGGIORE ATTENZIONE D I A N G E L A B O RG H I
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omprendere il mercato significa andare oltre la lettura dei risultati e interpretare i segnali che anticipano l’evoluzione dei consumi. Le trasformazioni delle abitudini di consumo incidono direttamente sulle scelte di assortimento, sulle strategie commerciali e sugli investimenti. Per questo, leggere con attenzione l’evoluzione del mercato rappresenta un vantaggio competitivo per tutta la filiera. Dalle analisi di TradeLab, elaborate attraverso il servizio continuativo AFH Consumer Tracking e basate su oltre 8.000 interviste mensili ai consumatori italiani, emerge che nei primi mesi dell’anno la domanda di consumi food & beverage fuori casa si dimostra ancora indebolita, in continuità con quanto osservato nel 2025.
Gli italiani, appesantiti dal caro-vita e da un crescente clima di incertezza riguardo al futuro, in alcuni casi rinunciano maggiormente a consumare fuori casa o comunque scelgono di limitare le visite al bar e al ristorante. A pesare sul rallentamento delle visite away from home, in particolare da marzo 2026 (con l’avvento del conflitto nello Stretto di Hormuz), è soprattutto un peggioramento del sentiment degli italiani, maggiormente preoccupati per la propria situazione economica (+4 punti %) e che dichiarano uno stato d’animo negativo contrassegnato da ansia per il futuro (+5 punti %). Si tratta del picco più alto osservato sul lungo trend degli ultimi tre anni (da giugno ’23). Tuttavia, nonostante il periodo complesso, grazie alla tenuta delle occasioni di consumo “core” - crescono ancora le uscite a pranzo, stabili le uscite a cena - il Q1 2026 ha fatto
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Scenari Analisi
SENTIMENT DEGLI ITALIANI SULLA PROPRIA CONDIZIONE ECONOMICA
GBI
Mag. '25
Giu. '25
Lug. '25
Ago. '25
Sett. '25
Ott. '25
Nov. '25
Dic. '25
Gen. '26
Feb. '26
Mar. '26
Apr. '26
Mag. '26
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Var %
MOLTO PREOCCUPATO, limiterò le spese in consumi fuori casa in bar, ristoranti Fonte: AFH Consumer Tracking (TradeLab)
registrare un risultato complessivo di stabilità sia a visite (-0,5%) che a valore (-0,3%). Anche nei due mesi primaverili di aprile e maggio nessuna forte flessione per il comparto che, seppur in un contesto di fragilità, si mantiene complessivamente flat. A maggio, in particolare, il mercato AFH è tornato a crescere a valore (+2,9% rispetto al ’25). Questo risultato ha consolidato la tenuta dei primi cinque mesi dell’anno, evidenziando un quadro ancora debole sul fronte delle visite (-0,4%), ma in lieve recupero a valore (+0,2%). Entrando nel dettaglio delle rilevazioni, emergono i seguenti trend che hanno caratterizzato la prima parte del 2026.
FOCUS CANALI: LUCI E OMBRE Fast food/catene e ristoranti/pizzerie hanno mostrato nei primi cinque mesi dell’anno un andamento ancora superiore alla media, il più positivo del comparto, sebbene con ritmi di crescita progressivamente più contenuti. In particolare, i fast food hanno fatto registrare un incremento dell’1,0%. Risultato di sostanziale stabilità per i ristoranti indipendenti (-0,01%), primo canale per importanza a valore, frutto di performance molto differenti tra i vari sotto-segmenti, a conferma della crescente polarizzazione del canale. Nello specifico, il trend pienamente
NEL 2026 I CONSUMI FUORI CASA RESTANO FRAGILI: PESANO CARO-VITA E INCERTEZZA, MA PRANZO E CENA SOSTENGONO IL MERCATO, CHE TIENE GRAZIE AL VALORE E ALLE OCCASIONI CORE
positivo dei ristoranti di fascia alta bilancia l’andamento negativo della fascia bassa, seguita da quella media. Anche le pizzerie evidenziano un andamento stabile. Il bar diurno, primo canale per importanza a visite, mostra nei primi mesi dell’anno un trend lievemente positivo (+0,5%). Risulta invece inferiore alla media il food delivery, con performance analoghe tra online e offline, ma frutto di andamenti differenti nei singoli mesi. La flessione più marcata tra i canali in calo riguarda i locali con cibo d’asporto (-6%), in continuità con quanto già rilevato nel 2025.
FOCUS OCCASIONI: PRANZO IN CRESCITA L’andamento dei canali trova conferma anche nell’evoluzione delle diverse occasioni di consumo.
Sono infatti pranzo e cena, insieme alla pausa mattina, i momenti che hanno registrato le performance migliori rispetto alla media, con un andamento di crescita o stabilità delle visite. Si tratta delle due occasioni più rilevanti del mercato, che confermano il loro ruolo centrale nei comportamenti degli italiani e nel sostenere i canali del fine dining e del casual dining. In particolare, nei primi cinque mesi del 2026, il pranzo registra la performance migliore, con una crescita del +3%, assumendo una connotazione sempre più orientata al tempo libero. La cena si mantiene stabile (-0%), pur mostrando un andamento più altalenante rispetto al pranzo, confermandosi comunque un’occasione alla quale gli italiani rinunciano difficilmente. Trend positivo (+3%) anche per la pausa mattina, che sembra consolidare la ripresa già emersa negli ultimi mesi del 2025, e per la pausa pomeriggio (+2%), che evidenzia i primi segnali di recupero grazie alle performance registrate tra marzo e maggio, in grado di compensare la debolezza dei primi due mesi dell’anno. Risultano invece in calo la colazione (-4%), soprattutto quella consumata da soli, e le occasioni di intrattenimento serale: aperitivo (-3%) e dopocena/notte (-4%).
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Scenari Analisi
IL TREND DELLE VISITE AFH PER CANALE Var % gen-mag 2026 Vs 2025
TOTALE VISITE AFH
-0,4
-0,4
TOTALE VISITE AFH
-0,4
TOTALE VISITE AFH
0,3
Gen Z
2
0,5
Nord Est
4
Millenials
1
Centro
2
-3
-5
Sud e Isole
Food Delivery
-6
Take away
-7
Bar serali
IL TREND DELLE VISITE AFH PER OCCASIONE Var % gen-mag 2026 Vs 2025
L’effetto di queste dinamiche si riflette sulla sofferenza evidenziata, nella prima parte dell’anno, dal bar serale. Dal punto di vista territoriale, la lettura dei dati dei primi mesi dell’anno conferma il trend positivo dell’area del Nord Est. Più in generale, per quanto riguarda le visite fuori casa, emerge un’Italia divisa in due, con il nord che performa meglio del Centro-Sud. L’area geografica più in difficoltà risulta quella del Sud e delle Isole, una performance condizionata, con ogni probabilità, dalle dinamiche del caro-vita e dalla contrazione del potere d’acquisto, fattori che richiederanno un attento monitoraggio anche nei prossimi mesi.
FOCUS GENERAZIONI: GIOVANI IN RIPRESA A livello socio-demografico, nei primi cinque mesi del 2026 emergono dinamiche differenziate tra le diverse generazioni. GenZ e Millennial mostrano un andamento in miglioramento, con trend positivi per le
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Var % gen-mag 2026 Vs 2025
Nord Ovest
Ristoranti 0 -3
Var % gen-mag 2026 Vs 2025
IL TREND DELLE VISITE AFH PER GENERAZIONE
1
Catene/Fast-Food Bar Diurni
IL TREND DELLE VISITE AFH PER AREA GEOGRAFICA
-0,4
TOTALE VISITE AFH
Pausa Mattina
3
Pranzo
3
Pausa Pomeriggio
2
Cena ? -3
Aperitivo serale
-4
Colazione
-4
Dopocena/Notte
Fonte: AFH Consumer Tracking (TradeLab)
fasce più giovani della popolazione, sotto i 45 anni. I Baby Boomer confermano il trend positivo, anche se la fascia di consumatori Away From Home più senior ha evidenziato, nella
Boomers
Gen X 1
prima parte dell’anno, i primi segnali di rallentamento, da monitorare nei prossimi mesi. Si conferma invece il trend di riduzione delle visite (-3%) della GenX, la fascia d’età compresa tra i 46 e i 60 anni. Sono soprattutto i nuclei familiari con figli quelli che oggi rischiano maggiormente di rinunciare a pranzi e cene fuori casa, in particolare in assenza di promozioni in grado di incentivarne la frequentazione. Il quadro che emerge dall’analisi AFH Consumer Tracking di TradeLab è quello di una domanda sempre più fragile e attenta al rapporto qualità-prezzo. Questi dati pongono sfide importanti per il comparto Away From Home, che nei prossimi mesi sarà chiamato non solo a contrastare gli effetti di un contesto macroeconomico complesso e incerto, ma anche a riconquistare i target che oggi hanno ridotto la frequenza di consumo fuori casa. Una partita così importante si gioca sulla capacità di interpretare i cambiamenti della domanda, rafforzare il rapporto qualità-prezzo percepito e sviluppare strategie commerciali in grado di riportare al consumo fuori casa i target che oggi mostrano maggiore prudenza.
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SCENARI BEVANDE ANALCOLICHE
IDENTITÀ DA BERE TRADIZIONE, TERRITORIO E NUOVI CONSUMI RIDISEGNANO IL MERCATO DEI SOFT DRINK APRENDO OPPORTUNITÀ PER PRODUTTORI, DISTRIBUTORI E FUORI CASA D I M A R I A E L E N A D I PAC E
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usto, equilibrio e consapevolezza sono i tre pilastri che guidano oggi la scelta delle bevande analcoliche da parte degli italiani. Lo conferma l’indagine condotta da AstraRicerche per Assobibe, secondo cui il 67% degli intervistati considera questi prodotti perfettamente conciliabili con uno stile di vita equilibrato. Se il gusto resta il principale criterio di scelta, emerge una crescente attenzione anche verso le versioni light e zero sugar e un approccio sempre più informato al consumo. Allo stesso tempo, la ricerca evidenzia come
molti consumatori continuino a sovrastimare l’apporto calorico delle bevande analcoliche e a ritenere, erroneamente, che le versioni zero contengano zuccheri o calorie, confermando quanto una corretta informazione rappresenti ancora una priorità per il settore. L’indagine offre però anche una lettura più ampia dell’evoluzione del mercato: otto italiani su dieci considerano le bevande analcoliche ambasciatrici del gusto italiano nel mondo, mentre tradizione, ingredienti del territorio, naturalità e innovazione stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle scelte di consumo e nelle strategie delle imprese.
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SCENARI BEVANDE ANALCOLICHE
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ASSOBIBE RINNOVA L’IMPEGNO CON IL MINISTERO DELLA SALUTE Il nuovo Protocollo biennale, firmato lo scorso 20 luglio tra il Ministero della Salute, rappresentato dal Sottosegretario Marcello Gemmato e Assobibe, rinnova e rafforza il percorso di collaborazione istituzionale su quattro ambiti di intervento: monitoraggio dei consumi, informazione al consumatore, offerta calorica e marketing responsabile rivolto ai giovani. I risultati già raggiunti in questi anni
Giangiacomo Pierini, Presidente di Assobibe, illustra le prospettive di crescita del comparto delle bevande analcoliche
Su questi cambiamenti e sulle prospettive per la filiera interviene Giangiacomo Pierini, Presidente di Assobibe. L’indagine di AstraRicerche evidenzia che otto italiani su dieci considerano le bevande analcoliche ambasciatrici del gusto italiano nel mondo. Quali opportunità apre questo dato per l’industria e per la filiera distributiva? È un dato che conferma una tendenza sempre più consolidata: le bevande analcoliche della tradizione, come aranciata, limonata, gassosa, chinotto, cedrata ecc., sono percepite dai consumatori italiani come espressione autentica dell’identità e del gusto del nostro Paese. Il 71% dichiara di apprezzare soprattutto le bevande della tradizione italiana, mentre oltre la metà ritiene che questi prodotti siano apprezzati all’estero (58%), rappresentativi dello stile italiano (54%) ed eccellenze riconosciute nel mondo (53%). Per la filiera distributiva, questo significa che il
confermano il percorso intrapreso: lo zucchero immesso in consumo è diminuito del 44%, mentre la crescita delle varianti senza zucchero è stata, in valore assoluto, circa 7,5 volte superiore rispetto alle versioni regular. Tra il 2015 e il 2024 il consumo pro capite di bevande zuccherate in Italia è inoltre diminuito del 26%, confermando il nostro Paese come quello con i consumi più bassi dell’Unione europea.
valore di una referenza non risiede più solo nel prezzo o nel volume, ma nella storia e nell’identità che porta con sé.
rappresentare quindi un importante elemento di differenziazione.
In che modo questa crescente attenzione verso il Made in Italy potrebbe influenzare le strategie di assortimento di distributori e grossisti nei prossimi anni? Dalla ricerca risulta che sette italiani su dieci apprezzano le bevande della tradizione e l’utilizzo di ingredienti del territorio, come gli agrumi siciliani e le erbe alpine. In sintesi, ampliare il proprio portafoglio con referenze identitarie significa rispondere a una domanda già presente e destinata a crescere.
A proposito di premiumizzazione nel beverage, ritiene che anche il comparto delle bevande analcoliche stia seguendo questa direzione? Quali categorie mostrano il maggiore potenziale? Nel 2025 abbiamo registrato performance positive nelle toniche e nelle limonate. Nell’ambito della mixology analcolica, i mocktail e i soft drink premium stanno conquistando spazio nelle carte dei locali di qualità, aprendo nuove opportunità per tutta la filiera.
Il consumatore sembra attribuire sempre più valore all’origine del prodotto e agli ingredienti del territorio. Quanto questo elemento potrà incidere sulle scelte d’acquisto e sul posizionamento delle referenze? L’origine e l’utilizzo di ingredienti tipici hanno un peso crescente nelle scelte d’acquisto, con dinamiche interessanti. L’italianità degli ingredienti è rilevante per sei italiani su dieci, subito dopo il gusto (91%) e la capacità dissetante (86%). Un posizionamento che valorizza gli ingredienti del territorio può
Dalla ricerca emerge una richiesta di prodotti più naturali, nuovi gusti e packaging sostenibili. Quale di questi driver sarà il più determinante per orientare gli investimenti delle aziende? La naturalità è uno dei driver principali. Il 58% dei consumatori, infatti, guarda a prodotti con ingredienti più naturali: un interesse che cresce con l’aumentare dell’età. Per il 36% degli intervistati, con una punta del 50% tra i più giovani, i nuovi gusti rappresentano un segnale importante per la definizione degli assortimenti futuri, così come i packaging
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SCENARI BEVANDE ANALCOLICHE
TRA GUSTO, NATURALITÀ E TRADIZIONE, LE BEVANDE ANALCOLICHE SI CONFERMANO UN’ECCELLENZA CAPACE DI CREARE VALORE PER TUTTA LA FILIERA
sostenibili, richiesti dal 31% degli italiani. Su quest’ultimo aspetto, le imprese del settore manifestano da anni una costante attenzione, superando spesso gli obblighi di legge sull’utilizzo di rPET. Alcune aziende, ad esempio, producono già bottiglie in plastica riciclata al 100%. Come sta cambiando il ruolo delle bevande analcoliche all’interno dell’offerta del Fuori Casa? Sono ancora una categoria complementare o stanno diventando una leva strategica per differenziare la proposta dei locali? Le bevande analcoliche stanno conquistando un ruolo sempre più strategico nel fuori casa, sostenuto da tendenze di consumo in crescita come i già citati mocktail e dall’affermazione dello zero sugar come nuovo standard di consumo. Un locale che presenta un’offerta analcolica di qualità, intercetta un consumatore che oggi chiede proposte in grado di rispondere alle proprie esigenze.
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Si tratta di un’opportunità significativa per l’horeca, che gli operatori possono trasformare in un vantaggio competitivo. Quanto conteranno consulenza e supporto nella definizione degli assortimenti? La consulenza nella definizione degli assortimenti sarà un elemento sempre più differenziante. Occorre non solo collaborare per selezionare le referenze più idonee in base alle specifiche necessità, ma anche mettere in risalto l’identità dei brand, i valori, il Made in Italy e gli ingredienti del territorio. Questo approccio consentirà di strutturare una proposta funzionale, in grado di contribuire alla fidelizzazione sia del cliente sia del consumatore finale. Le differenze emerse tra Gen Z, Millennials e consumatori più maturi suggeriscono un mercato sempre più segmentato. Come dovranno evolvere
portafogli e strategie commerciali per rispondere a target così diversi? Intercettare le esigenze delle diverse generazioni è la base per costruire un portafoglio flessibile e articolato. Secondo l’indagine AstraRicerche, la Gen Z cerca nuovi gusti, prodotti da consumare nei momenti di convivialità ed è interessata alle versioni light e zero sugar; per i Millennials la componente emotiva legata ai ricordi è rilevante, mentre i Baby Boomer sono più fedeli alla tradizione. Per i distributori, la risposta è un portafoglio strutturato con referenze capaci di parlare a ciascun segmento. L’Italia vanta una tradizione unica di bevande analcoliche, dai chinotti alle aranciate fino agli aperitivi analcolici. Quanto può diventare questo patrimonio un elemento di competitività anche sui mercati internazionali? Il potenziale a livello internazionale è altissimo: negli ultimi dieci anni le esportazioni di bevande analcoliche italiane sono cresciute del 117%, con un +20% nel solo ultimo biennio. Sono dati che riflettono una forte domanda di prodotti con una storia, un’identità e un gusto riconoscibile. Chinotti, aranciate, limonate, gassose, spume ecc. sono referenze che all’estero si posizionano naturalmente nel segmento premium e che il consumatore internazionale associa a uno stile di vita italiano. Per la filiera distributiva che opera nell’export o in aree ad alta concentrazione turistica, queste referenze rappresentano un’opportunità da non sottovalutare.
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SCENARI SICUREZZA
IL VALORE DELLA PREVENZIONE DALLA FORMAZIONE AI PATENTINI PER I CARRELLI ELEVATORI, FINO ALLA GESTIONE DEL MAGAZZINO. PER I DISTRIBUTORI BEVERAGE LA TUTELA DELLE PERSONE DIVENTA UNA LEVA STRATEGICA PER RENDERE L’AZIENDA PIÙ EFFICIENTE, COMPETITIVA E ORGANIZZATA D I M A R I A E L E N A D I PAC E
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è un momento, all’interno di ogni magazzino, in cui tutto sembra funzionare alla perfezione. I pallet scorrono lungo le corsie, i muletti si incrociano seguendo percorsi ormai consolidati, gli autisti attendono il carico per rispettare i tempi di consegna e gli ordini lasciano il deposito con puntualità quasi automatica. È la normalità quotidiana della distribuzione beverage, costruita su ritmi elevati, precisione logistica e capacità di gestire migliaia di colli ogni giorno. È proprio questa apparente normalità, però, a nascondere il rischio più grande. Perché gli
incidenti raramente nascono da un singolo errore improvviso. Più spesso sono il risultato di una lunga sequenza di piccole disattenzioni: una scaffalatura caricata oltre il limite previsto, un percorso interno modificato senza aggiornare le procedure, un operatore esperto che decide di “fare prima”, un controllo rimandato alla settimana successiva. Sono dettagli che, presi singolarmente, sembrano trascurabili. Insieme, possono compromettere la sicurezza delle persone e la continuità dell’attività aziendale. Nel settore della distribuzione Horeca questa consapevolezza sta assumendo un peso sempre maggiore. Il magazzino rappresenta il cuore operativo dell’impresa: qui
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SCENARI SICUREZZA
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CARRELLI ELEVATORI: COSA CAMBIA CON IL NUOVO ACCORDO STATO-REGIONI
convergono ricevimento merci, stoccaggio, preparazione degli ordini e spedizioni. Ogni rallentamento, ogni fermo macchina o infortunio non produce soltanto conseguenze sul piano umano, ma incide direttamente sull’efficienza del servizio, sulla puntualità delle consegne e sulla qualità percepita dal cliente finale. Negli ultimi anni anche il quadro normativo ha compiuto un importante passo avanti. Con il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio dello stesso anno, il legislatore ha riordinato e aggiornato la disciplina della formazione obbligatoria prevista dal Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, superando la frammentazione dei precedenti accordi e introducendo criteri più omogenei per lavoratori, dirigenti, preposti e addetti all’utilizzo delle attrezzature di lavoro. Il messaggio è chiaro: la formazione non può più essere considerata un semplice obbligo amministrativo da archiviare una volta ottenuto l’attestato. Deve diventare parte integrante dell’organizzazione aziendale, essere coerente con le mansioni realmente svolte e mantenersi aggiornata nel tempo. L’obiettivo non è introdurre nuovi adempimenti burocratici, ma rendere la prevenzione uno strumento concreto di gestione del rischio. I numeri spiegano bene perché questo tema sia tornato al centro dell’attenzione. Il comparto trasporto e magazzinaggio continua infatti a registrare un’elevata incidenza di infortuni, confermando come
la movimentazione delle merci rappresenti una delle attività più delicate sotto il profilo della sicurezza. Un dato che riguarda da vicino anche i distributori beverage, chiamati ogni giorno a gestire pallet di acqua minerale, casse di vetro, fusti di birra, vini e distillati, spesso in spazi caratterizzati da elevata movimentazione di mezzi e operatori.
LA PREVENZIONE ENTRA NELL’ORGANIZZAZIONE Per molti anni la sicurezza sul lavoro è stata percepita come un insieme di adempimenti da rispettare: un documento di valutazione dei rischi da predisporre, corsi di formazione da programmare, dispositivi di protezione individuale da distribuire e una serie di procedure da conservare in caso di controlli. Oggi questa impostazione non è più sufficiente. La crescente complessità della logistica, l’aumento della movimentazione delle merci e un sistema di controlli sempre più orientato alla prevenzione stanno spingendo le imprese a considerare la sicurezza come parte integrante dell’organizzazione aziendale. Per un distributore Horeca questo significa andare oltre il semplice rispetto della normativa. Ogni fase del lavoro - dal ricevimento delle merci allo stoccaggio, dalla preparazione degli ordini fino al carico dei mezzi deve essere progettata tenendo conto dei possibili fattori di rischio. Una corsia troppo stretta, una segnaletica poco visibile, un’area di carico congestionata o un flusso di lavoro modificato senza
I carrelli elevatori continuano a rappresentare una delle attrezzature più utilizzate nei magazzini della distribuzione beverage e, allo stesso tempo, una delle principali fonti di rischio. Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 non introduce un nuovo patentino, ma riordina l’intero sistema della formazione obbligatoria, uniformando i percorsi previsti per lavoratori e operatori delle attrezzature e rafforzando il ruolo dell’addestramento pratico. L’obiettivo è garantire una preparazione più omogenea e maggiormente aderente alle attività realmente svolte in azienda.
aggiornare le procedure possono trasformarsi rapidamente in elementi di criticità. È proprio su questo aspetto che insiste il nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025, che rafforza il ruolo della formazione continua e dell’addestramento pratico. L’obiettivo non è soltanto trasmettere conoscenze teoriche, ma verificare che ogni lavoratore sia realmente in grado di svolgere la propria mansione in condizioni di sicurezza. In concreto, l’Accordo introduce un sistema più organico e uniforme della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Vengono armonizzati i percorsi destinati a lavoratori, dirigenti, preposti e datori di lavoro, definendo durata, contenuti minimi e modalità di erogazione dei corsi. Grande attenzione viene inoltre riservata all’addestramento pratico, che assume un ruolo centrale soprattutto per chi utilizza attrezzature di lavoro come i carrelli elevatori. L’obiettivo è superare un approccio puramente formale alla formazione, privilegiando competenze realmente spendibili
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SCENARI SICUREZZA
MAGAZZINO PRONTO? LA CHECK LIST PER IL DISTRIBUTORE BEVERAGE Prima di affrontare la stagione autunnale vale la pena verificare alcuni aspetti fondamentali. • Documento di Valutazione dei Rischi aggiornato dopo eventuali modifiche a spazi, attrezzature o processi. • Formazione dei lavoratori coerente con le mansioni effettivamente svolte. • Patentino dei carrellisti verificato e aggiornato secondo le scadenze previste. • Scaffalature controllate, con portate chiaramente indicate e prive di deformazioni o danni. • Carrelli elevatori e transpallet sottoposti a manutenzione programmata. • Corsie e vie di esodo sempre libere da ostacoli. • Segnaletica orizzontale e verticale ben visibile e aggiornata. • Dispositivi di protezione individuale disponibili e correttamente utilizzati. • Procedure di emergenza conosciute da tutto il personale. • Piano di manutenzione documentato per attrezzature e impianti.
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nell’attività quotidiana e una maggiore tracciabilità dei percorsi formativi. Per le aziende questo significa programmare con maggiore attenzione gli aggiornamenti, documentare le attività svolte e verificare che la preparazione dei lavoratori sia coerente con le mansioni effettivamente ricoperte. La prevenzione diventa quindi un processo dinamico, che accompagna l’intera vita lavorativa e richiede aggiornamenti costanti ogni volta che cambiano attrezzature, processi produttivi oppure organizzazione del lavoro. In quest’ottica assume un’importanza ancora maggiore anche il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Spesso viene considerato un documento “da tenere in archivio”, mentre dovrebbe rappresentare una fotografia costantemente aggiornata dell’azienda. L’introduzione di nuove scaffalature, l’ampliamento del magazzino, l’acquisto di nuovi carrelli elevatori o la modifica dei percorsi interni richiedono infatti una revisione della valutazione dei rischi, affinché le procedure operative rimangano coerenti con la realtà del deposito. Anche la manutenzione preventiva diventa parte integrante di una gestione organizzata della sicurezza. Carrelli elevatori, transpallet elettrici, baie di carico, portoni industriali e scaffalature metalliche rappresentano infrastrutture essenziali per la continuità operativa. Programmare verifiche periodiche significa non solo ridurre il rischio di incidenti, ma anche evitare fermi macchina, ritardi nelle
consegne e costi straordinari che possono compromettere la produttività dell’azienda. La prevenzione non coincide con un costo aggiuntivo, ma con una diversa modalità di organizzare il lavoro. Nel beverage il suo valore non si misura dal numero di documenti conservati in ufficio, bensì dalla capacità dell’azienda di trasformare procedure, formazione e organizzazione in un vantaggio competitivo. Perché il magazzino più efficiente è, prima di tutto, quello in cui ogni persona torna a casa in sicurezza.
IL BEVERAGE È UN CASO A SÉ Non tutti i magazzini presentano gli stessi livelli di complessità. Quello della distribuzione beverage riunisce infatti caratteristiche che aumentano sensibilmente l’esposizione al rischio e richiedono un’organizzazione particolarmente accurata. La movimentazione quotidiana interessa carichi molto pesanti, prodotti fragili, mezzi in continuo movimento e ritmi operativi spesso scanditi da finestre di consegna estremamente ristrette. Una combinazione che rende la prevenzione ancora più centrale rispetto ad altri comparti della logistica. Secondo i dati elaborati dall’INAIL, la gestione delle merci rappresenta uno degli ambiti più esposti ai rischi operativi. A incidere sono soprattutto lo spostamento manuale dei carichi, l’utilizzo di attrezzature di lavoro, gli urti con mezzi in movimento e le cadute durante le operazioni di carico e scarico. Una fotografia che descrive con precisione molte
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LE SCADENZE DA NON DIMENTICARE
ATTIVITÀ
QUANDO
Aggiornamento abilitazione carrelli elevatori
Ogni 5 anni
DVR
A ogni modifica significativa dell'organizzazione o dei rischi
Formazione
Secondo quanto previsto dalla normativa
Muletti
Secondo il piano di manutenzione del costruttore
Scaffalature
Verifiche periodiche documentate
delle attività svolte quotidianamente anche dai distributori Horeca. Nel beverage, inoltre, il peso dei prodotti costituisce un elemento distintivo. Un pallet di acqua minerale può superare facilmente la tonnellata, mentre casse in vetro, fusti di birra e confezioni multiple richiedono continui spostamenti con mezzi meccanici e interventi manuali. Ogni fase del lavoro, dal ricevimento della merce alla preparazione degli ordini, impone quindi procedure rigorose e personale adeguatamente formato. Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la stagionalità. Durante i mesi estivi o in occasione delle festività, molti depositi incrementano significativamente i volumi movimentati. Crescono gli ordini, aumentano le spedizioni e, spesso, vengono inseriti lavoratori stagionali chiamati a operare in tempi rapidi. È proprio in questi periodi che la formazione iniziale, l’affiancamento operativo e la chiarezza delle procedure assumono un ruolo decisivo. Accelerare i tempi senza garantire un adeguato addestramento significa aumentare inevitabilmente il margine di errore.
una delle infrastrutture più importanti del magazzino è rappresentata dalle scaffalature industriali. In realtà sono proprio queste strutture a sostenere quotidianamente tonnellate di merce e a garantire la continuità dell’intero processo logistico. Urti ripetuti dei carrelli elevatori, sovraccarichi, modifiche non autorizzate o semplicemente l’usura possono compromettere nel tempo la stabilità della struttura. Per questo motivo le linee guida INAIL raccomandano controlli periodici e verifiche documentate sullo stato delle scaffalature, oltre alla chiara indicazione delle portate massime e alla tempestiva sostituzione degli elementi danneggiati. Anche una piccola deformazione, apparentemente trascurabile, può modificare il comportamento statico della struttura e aumentare il rischio di cedimenti. Pianificare ispezioni periodiche significa quindi tutelare non solo gli operatori, ma anche il patrimonio aziendale e la continuità operativa.
LE SCAFFALATURE NON SONO SEMPLICI ARREDI Quando si parla di sicurezza, l’attenzione si concentra spesso su muletti e dispositivi di protezione. Più raramente si considera che
IL MAGAZZINO È IL PUNTO PIÙ DELICATO A differenza di altri comparti della logistica, quello in magazzino è un lavoro che non si concentra esclusivamente sullo stoccaggio. È un ambiente in continua trasformazione,
dove convivono ricevimento merci, preparazione degli ordini, picking, carico dei mezzi e rientro delle merci. Più queste attività si sovrappongono, maggiore diventa la necessità di definire percorsi sicuri per persone e mezzi. Tra i rischi più frequenti figurano la caduta dei materiali dalle scaffalature, l’investimento di pedoni da parte dei carrelli elevatori, la movimentazione manuale dei carichi e gli urti durante le operazioni di carico e scarico. A questi si aggiungono fattori spesso sottovalutati come l’illuminazione insufficiente, la scarsa manutenzione della pavimentazione o la presenza di materiali che ostacolano le vie di transito. Anche l’organizzazione delle scaffalature merita particolare attenzione. Ogni struttura deve essere utilizzata nel rispetto delle portate previste dal costruttore e sottoposta a verifiche periodiche per individuare deformazioni, urti o elementi danneggiati. Una scaffalatura apparentemente integra può infatti aver perso parte della propria capacità portante dopo piccoli impatti ripetuti nel tempo, aumentando il rischio di cedimenti. In questo contesto assume un ruolo centrale anche il carrello elevatore, uno degli strumenti più utilizzati nella distribuzione beverage e, allo stesso tempo, una delle attrezzature che richiede maggiore attenzione dal punto di vista formativo. La sua corretta conduzione non dipende soltanto dall’esperienza dell’operatore, ma dalla conoscenza delle procedure, dal rispetto dei
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limiti di carico e dalla capacità di adattare la guida alle condizioni del magazzino. È per questo che il legislatore continua a considerare la formazione e l’abilitazione degli operatori uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di infortuni.
PREVENIRE CONVIENE DAVVERO Per anni la sicurezza è stata percepita come un centro di costo. Corsi di formazione, manutenzioni, consulenze, dispositivi di protezione individuale e verifiche periodiche sono stati spesso considerati un insieme di spese necessarie per rispettare la legge. Oggi questa visione appare sempre meno attuale. In un mercato dove margini, puntualità e qualità del servizio fanno la differenza, la prevenzione rappresenta un investimento che incide direttamente sulla competitività dell’impresa. Ogni incidente comporta conseguenze che vanno ben oltre il danno immediato. Un operatore assente, un carrello elevatore fermo, una scaffalatura da mettere in sicurezza o una baia di carico inutilizzabile possono rallentare l’intera attività del deposito. Nel settore Horeca, dove le consegne sono spesso programmate su finestre temporali molto ristrette, anche poche ore di ritardo possono compromettere il servizio al cliente e generare costi aggiuntivi difficili da recuperare. Per questo motivo sempre più aziende stanno adottando una gestione preventiva del magazzino. Pianificano controlli periodici sulle scaffalature, programmano la
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IL VALORE DELLA PREVENZIONE NON SI MISURA DAL NUMERO DI CONTROLLI RICEVUTI, MA DALLA CAPACITÀ DELL’ORGANIZZAZIONE DI PREVENIRE SITUAZIONI DI RISCHIO PRIMA CHE SI TRASFORMINO IN INCIDENTI
manutenzione delle attrezzature e definiscono procedure condivise per la gestione delle merci, con l’obiettivo di ridurre il rischio di incidenti e garantire maggiore continuità operativa. Parallelamente aumenta l’utilizzo di strumenti digitali che consentono di monitorare gli interventi di manutenzione, archiviare la documentazione obbligatoria e tenere sotto controllo le scadenze formative del personale. Anche la formazione sta cambiando approccio. Non è più sufficiente organizzare un corso all’assunzione e riprenderlo soltanto allo scadere degli aggiornamenti obbligatori. Le imprese più strutturate affiancano alla formazione prevista dalla normativa brevi momenti di confronto operativo, riunioni periodiche dedicate alla sicurezza e addestramenti specifici quando vengono introdotte nuove procedure o nuove attrezzature. Una scelta che contribuisce a consolidare quella cultura della prevenzione che rappresenta oggi il vero obiettivo del legislatore. Non è un caso che anche l’INAIL continui a promuovere la prevenzione come il principale strumento per ridurre il costo umano e sociale degli infortuni e, allo stesso tempo, migliorare l’organizzazione del lavoro. Una
gestione più attenta dei rischi non tutela soltanto i lavoratori, ma contribuisce a rendere i processi aziendali più efficienti e resilienti. Il coinvolgimento del personale diventa, in questo scenario, un elemento decisivo. Chi lavora quotidianamente in magazzino è spesso il primo a individuare criticità organizzative, percorsi poco funzionali o situazioni potenzialmente pericolose. Creare un clima nel quale ogni collaboratore si senta parte attiva del sistema significa intercettare i problemi prima che si trasformino in incidenti. La distribuzione beverage continuerà a evolvere, spinta dalla crescita dell’automazione, dall’introduzione di nuovi strumenti digitali e dall’aumento della complessità logistica. Tuttavia, nessuna innovazione potrà sostituire la qualità dell’organizzazione e la preparazione delle persone. La tecnologia riduce il margine di errore, ma è la cultura aziendale a determinare il livello di sicurezza di un’impresa. In fondo, la prevenzione non riguarda soltanto il rispetto delle regole. Significa garantire continuità operativa, proteggere il capitale umano e costruire un’organizzazione capace di affrontare con maggiore efficienza le sfide del mercato. Per un distributore Horeca rappresenta uno degli investimenti meno visibili, ma anche uno di quelli destinati a produrre i risultati più duraturi. In un settore dove puntualità, affidabilità e qualità del servizio rappresentano il principale vantaggio competitivo, investire nella prevenzione significa investire nel futuro dell’azienda e nella continuità del servizio.
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QUALITÀ DAL 1926
NITRITI <0,002 mg/l
RESIDUO FISSO 35,6 mg/l
SORGENTE A 1300 mt.
ENERGIA EOLICA
CASTAGNETI DI GARESSIO
SODIO 1 mg/l
BOSCHI DI CITTÀ
NITRATI 1,4 mg/l
PRATI STABILI
PH NEUTRO
GIUGIARO DESIGN
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LO SPECCHIO DELL’HORECA L’ACQUA È LA CATEGORIA CHE RACCONTA MEGLIO DI TUTTE IL MOMENTO DEL FUORI CASA, REPLICANDONE FEDELMENTE LE PERFORMANCE. ED È ENTRATA NEL PERIODO DI MASSIMA STAGIONALITÀ CON VOLUMI STABILI, POCA INFLAZIONE E QUALCHE SEGNO MENO IN BAR E RISTORANTI DI DOMENICO APICELLA
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i potrebbe definirlo un effetto collaterale - e inevitabile dell’importanza della categoria: l’acqua è un prodotto così presente in tutti i luoghi e momenti di consumo del fuori casa, da replicare fedelmente le performance del mercato e del singolo canale. Detto in altre parole, quando il comparto horeca nel suo insieme o una specifica tipologia di pubblico esercizio per esempio il bar o il ristorante - crescono e macinano risultati, l’acqua confezionata fa lo stesso, imitandone la traiettoria; quando però la tendenza vira al negativo, l’acqua finisce per seguirla, senza potersi sottrarre a questa sorta di destino obbligato. Una regola confermata dalle rilevazioni Circana relative alle vendite effettuate dai distributori di bevande nell’anno chiuso lo scorso aprile. I dati fotografano i fondamentali del mercato, cioè le dinamiche che ne hanno indirizzato lo sviluppo alla vigilia della stagione estiva, quella in cui il fattore meteo entra in campo prepotentemente, facendo ombra a tutto il resto. Adottando tale prospettiva, l’acqua confezionata regala spunti interessanti,
pienamente in linea con l’evoluzione di lungo periodo vissuta dalla categoria. «Il fuori casa negli ultimi mesi ha un po’ rallentato il passo - premette Gaia Grassi, CPG Business Development Director Italia di Circana - e in questo contesto, l’acqua chiude l’anno con un andamento pressoché piatto a volume: +0,3% sull’analogo periodo precedente. L’incremento del prezzo medio di cessione, salito del +0,9% e pari 0,34 euro al litro al netto dell’Iva, ha portato a un saldo finale del +1,2% a valore. Non siamo quindi in presenza di un’inflazione marcata e nemmeno in territorio negativo in termini di volumi complessivi, sebbene in qualche canale siano comparsi dei segni meno. L’acqua naturale si conferma la pancia del mercato, con una quota del 68% a volume, ma cresce di appena lo 0,2% sempre in quantità. La gassata è più frizzante anche in termini di performance e fa registrare +2% a volume, toccando il 16,2% sul totale della categoria. L’effervescente naturale, terzo segmento per importanza con il 14,8% di quota a volume, flette invece del -1,2% nei 12 mesi considerati, mentre la leggermente frizzante sale del +1,8% a volume, ma ha un ruolo marginale,
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Gaia Grassi, CPG Business Development Director Italia di Circana
visto che pesa solo un punto percentuale sulle vendite di acqua effettuate dai distributori di bevande».
A TAVOLA BENE LA GASSATA I rapporti di forza appena esposti cambiano - e in maniera anche consistente - a seconda di quale sia il penultimo anello della filiera, cioè quello che vende il prodotto al cliente finale. «Si tratta di una costante della categoria - spiega Grassi - che vede la tipologia di acqua, il pack e il formato molto influenzati dalla destinazione di consumo». Il riferimento in questo caso non è l’intero universo di distributori monitorati da Circana, ma una parte di essi, i cosiddetti censuari, per i quali è possibile sapere la destinazione finale delle merci commercializzate e dunque il canale di sbocco. Un esempio concreto è il miglior modo per chiarire il concetto. La gassata ha un’incidenza più alta tra i grossisti censuari (26% a volume contro il già citato 16,2% del totale distributori), ma entrando nel dettaglio dei canali da loro serviti, scopriamo che l’acqua addizionata di anidride carbonica nei bar vola al 28,8% di quota, leggermente sopra il dato medio riscontrato nelle pizzerie (28,2%), mentre nei ristoranti tocca addirittura il 31,8% sempre a volume. È interessante notare che ad avere meno spazio nei pubblici esercizi del fuori casa più vocati alla frizzantezza, è sì l’acqua naturale - che si ferma al 62,2% nel ristorante, al 65% nel bar e al 63,5% nelle pizzerie, rispetto al 66,8% dei censuari - ma anche l’effervescente naturale. O, meglio, questo è quanto accade nei primi due canali citati, dove le acque che già sgorgano alla fonte con un proprio
contenuto di gas conquistano una fetta a volume pari al 5,2% nel ristorante e al 4,9% nel bar, quindi inferiore al 5,8% riscontrato da Circana nei grossisti censuari. «A collocarsi sopra media - fa notare Grassi - sono le pizzerie e gli hotel: sui volumi di acqua venduti dai grossisti censuari in questi due canali, l’effervescente naturale pesa il 7,5% nel primo e il 6,8% nel secondo, fermo restando che questa particolare tipologia di acqua è più referenziata e consumata nel Centro-Sud, dove sono concentrate le fonti. Invece, la naturale ha una presenza maggiore in altri due ambiti: mondo della notte, dove arriva al 67,4% rispetto al 66,8% dei censuari, e pub e birrerie con il 67,7% di quota».
LA NATURALE FRENA AL PUB I dati provenienti dai grossisti censuari consentono di tirare un bilancio delle vendite realizzate a favore dei singoli canali. E di nuovo le similitudini con il trend manifestato su scala più ampia - il totale mercato, per intenderci - appaiono evidenti. «La categoria - riprende Grassi - ha un andamento piatto o addirittura negativo nei canali di per sé in sofferenza, a cominciare dal bar, dove si registra una flessione di un punto percentuale in termini di quantità di acqua consegnate, che diventa -1,9% nel caso della naturale, con la gassata sostanzialmente ferma. Va peggio nei pub e nelle birrerie, che chiudono l’anno con -3,9% a livello di categoria, -4,5% nella naturale e -1,4% nella gassata. I ristoranti perdono lo 0,9% complessivamente e l’1,8% nella naturale, ma crescono dell’1% nella gassata. Per gli hotel la diminuzione è più contenuta con riferimento al totale della categoria e
pari al -0,5% sempre a volume, però l’anno si conclude con -1,9% nella naturale e -1,2% nella gassata». Le note più positive arrivano dalle pizzerie: le vendite di acqua effettuate dai grossisti censuari in questa classe di punti di consumo sono salite del +3,1% in media e del +1,6% con riguardo alla sola naturale, balzando del +6,5% nella gassata.
PACK A MISURA DI CANALE L’analisi realizzata da Circana incrocia due aspetti fondamentali per la categoria: il materiale di confezionamento e i formati. Per quanto riguarda il primo, la partita si gioca tra plastica e vetro, mentre l’altro packaging - voce in cui sono compresi brick, lattine e fusti - appare del tutto residuale. Le quote, però, variano in maniera davvero consistente a seconda del perimetro analizzato. Se guardiamo alle vendite realizzate dal totale dei distributori horeca, la plastica si aggiudica il 76% a fronte del 23% del vetro; già nei censuari le incidenze cambiano e diventano 66% contro 34%, con l’altro packaging
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IL TREND PIÙ FRIZZANTE È QUELLO DELLA GASSATA
AL BAR CALA LA NATURALE, STABILE L’ADDIZIONATA
BOLLICINE AVANTI TUTTA AL RISTORANTE
VAR %. A VOLUME A.T. 04.2026
VAR %. A VOLUME A.T. 04.2026
VAR %. A VOLUME A.T. 04.2026
0,3
0,2
2
-1,2
1,8
VAR %. A VALORE A.T. 04.2026 1,2
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2,7
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6
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VAR %. A VALORE A.T. 04.2026
0,4
3,5
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1
-0,2
-8,2
VAR %. A VALORE A.T. 04.2026
5,3
1,1
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0
0,5
-5,6
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026
0,34
0,43
0,57
0,32
0,47
0,27
0,35
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 0,9
0,7
0,7
1,6
1,6
0,42
0,46
0,38
0,36
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 1,5
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0,56
0,61
0,51
0,49
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 -0,7
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-1
0,7
2,8
N. REFERENZE MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 N. REFERENZE MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 N. REFERENZE MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 69,7
36,5
24,8
8,3
2,9
VAR. % N. REFERENZE A.T. 04.2026 1,1
0,7
0,6
-0,1
-0,1
62,9
32
26,7
5,4
2,6
VAR. % N. REFERENZE A.T. 04.2026 0,4
0,3
0,3
Totale acqua minerale
Gassata
Naturale
Effervescente naturale
-0,1
-0,2
64,1
32
27,5
6,2
2,8
VAR. % N. REFERENZE A.T. 04.2026 1,5
0,7
0,8
-0,2
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Leggermente frizzante
Fonte: elaborazione TEHA Group su dati Istat
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IL VETRO CRESCE NEI FORMATI SUPERIORI AL MEZZO LITRO
VAR %. A VOLUME A.T. 04.2026 -0,1
-5,5
0,4
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1,5
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17,3
1,5
0,5
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0,39
0,20
0,91
0
0,7
-10
33,6
2,9
VAR %. A VALORE A.T. 04.2026 1,5
0,1
1,7
1
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 0,59
0,83
0,57
0,26
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 1,6
5,9
1,3
0,6
N. REFERENZE MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 30,4
26,4
32,4
37,8
45,9
VAR. % N. REFERENZE A.T. 04.2026 0,4
0
0,5
0,7
1,5
Totale vetro
Totale pet
Vetro 0-500 ml
Pet 0-500 ml
Vetro >500 ml
Pet >500 ml
0,2
0,2
Altro packaging
Fonte: Circana Beverage Wholesalers
sempre confinato nel ruolo di comprimario. «Nel bar diurno - aggiunge Grassi - la plastica tocca l’82% e il vetro scende al 17%, mentre nei ristoranti la situazione è praticamente opposta, con il 62% di acqua in vetro e il 37% in plastica. Il diverso posizionamento delle pizzerie fa sì che si vada verso un sostanziale pareggio, con il vetro al 56% e la plastica al 44% sul totale dei volumi». In pub e birrerie è nettamente avanti la plastica, con il 61% contro il 38% del vetro, e la forbice si allarga nel mondo della notte, dove si arriva al 77% contro il 22%. Il risultato più equilibrato si ha negli hotel: plastica e vetro si aggiudicano infatti il 49% ciascuno. E l’altro packaging? «In generale rappresenta pochi volumi in tutti i canali - precisa Grassi - ma negli hotel e nel mondo della notte raggiunge un’incidenza intorno al punto percentuale o poco più. Nel primo caso è anche l’esperienza personale a suggerirci una risposta, perché capita di trovare nel frigobar degli alberghi acqua in lattina o in brick al posto di quella in bottiglia. Per quanto riguarda il mondo della notte, invece, l’altro packaging è costituito prevalentemente dai fusti e dunque dall’acqua spillata al momento».
IL MEZZO LITRO SI CONFERMA IL REGNO DELLA PLASTICA Relativamente ai formati, Circana ha suddiviso il mercato in due grandi fasce: una va da 0 a 500 ml, l’altra comprende tutti i formati sopra i 500 ml. Appare evidente che, in particolare nella plastica, la prima fascia è appannaggio soprattutto della classica bottiglietta da mezzo litro, mentre nella seconda rientrano i formati protagonisti al ristorante, come il 750 ml o il litro, e quelli ancora più
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ITALIANI SCETTICI SULLA MICROFILTRATA NEL FUORI CASA Quando si parla di acqua del rubinetto trattata, proposta in bar e ristoranti al posto di quella minerale, le opinioni di produttori e distributori horeca convergono e richiamano aspetti economici - avanzando dubbi sulla reale convenienza, alla luce dei costi di manutenzione dell’impianto di filtraggio - e sanitari, ricordando per esempio i rischi connessi al ritardato ricambio dei filtri. Meno nota è l’opinione dei consumatori ed è stata proprio questa l’oggetto di una ricerca Ipsos Doxa commissionata da Ferrarelle Società Benefit e presentata in occasione della scorsa edizione dell’International Horeca Meeting, organizzato da Italgrob all’interno della fiera Beer&Food Attraction di Rimini. A bere acqua microfiltrata in ambito domestico sarebbero due italiani su dieci, ma quando si passa al fuori casa, il 76% si dichiara scettico sul suo consumo. Il 64% intravede dei rischi, a cominciare dalla scarsa pulizia di caraffe e bottiglie (48%), per proseguire con la scarsa fiducia nei sistemi di filtrazione (47%) e i timori sulla sicurezza igienico-sanitaria (42%). Nonostante il 72% ritenga importante poter scegliere tra acqua minerale e microfiltrata, ben il 54% dichiara che questa possibilità non viene mai offerta nei locali, mentre al 21% accade raramente, al 14% qualche volta, all’8% spesso e
grandi, proposti in locali dal posizionamento focalizzato sulla convenienza o adoperati al bar, per esempio per l’acqua di cortesia che talvolta accompagna il caffè. Esaurita la premessa metodologica, va detto che la disamina delle vendite dell’anno terminante lo scorso aprile mostra decise conferme delle tendenze in atto già da tempo nel fuori casa. Il dato più esemplificativo arriva stavolta dai grossisti censuari e riguarda
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solo al 3% sempre. Gli italiani lamentano, inoltre, poca chiarezza sui costi: nel 66% dei casi il prezzo dell’acqua microfiltrata non viene comunicato, mentre il 61% controlla il conto per verificare se sia stata addebitata. Dall’indagine emerge una non scontata consapevolezza dei clienti: il 71% crede che i locali scelgano la microfiltrata per risparmiare, il 74% pensa che dovrebbe essere gratuita o inclusa nel coperto e soltanto il 3% è disposto a pagarla come la minerale. Infine, il dato più sorprendente: per il 46% la mancanza di scelta tra minerale e microfiltrata influirebbe sulla decisione di tornare nel locale. «I ristoratori guardano al beneficio logistico immediato, perché già su quello economico ci sarebbe da discutere, ma non vedono ciò che immaginavamo e che la ricerca ha confermato aveva dichiarato a GBI Marco Pesaresi, Direttore Generale di Ferrarelle Società Benefit - e cioè che il consumatore non è contento, anche se non va via. E magari ci pensa due volte se tornare, soprattutto se si accorge di aver pagato quel prodotto quanto una minerale. I ristoratori dovrebbero rendersi conto che proponendo acqua microfiltrata intaccano la loro reputazione. E dunque pensarci anche loro due volte e guardare più lontano rispetto alle efficienze di magazzino».
il mezzo litro, che proposto in vetro fa segnare -2,4% nell’anno terminate lo scorso aprile, mentre accelera del +4% se proposto in plastica. Dinamica che si ritrova nel canale bar, dove la bottiglietta in vetro ha un’indiscutibile immagine premium, ma una scarsa rilevanza - rappresenta solo il 2% dei volumi di acqua - e ne perde ancora, facendo segnare -4,9% rispetto all’analogo periodo precedente. La bottiglietta in plastica, di contro,
avanza del +3,1% e arriva al 54% di quota. «In pratica - sintetizza Grassi - nella plastica cresce il piccolo formato, adatto all’on the go o comunque al consumo individuale, che ha sicuramente beneficiato del progressivo ritorno al lavoro e più in generale della ripresa delle attività extra domestiche. I formati più grandi confermano, invece, le difficoltà già evidenziate in passato. Nel vetro il trend è ribaltato: fino a 500 ml registriamo un andamento negativo, per effetto del maggior costo unitario che impatta anche sulle scelte dei gestori dei punti di consumo, mentre tutto quello che eccede tale soglia funziona nettamente meglio». Chiudiamo con un accenno a ciò che nei dati Circana non c’è e non ci può essere per ovvie ragioni: l’acqua trattata attraverso sistemi di filtraggio ed erogazione. In quanto alternativa alle referenze in bottiglia, l’acqua di rubinetto filtrata viene sempre osservata con attenzione da produttori e distributori. Solitamente gli addetti ai lavori concordano nel collocare intorno al 15% circa la sua incidenza rispetto al totale dei volumi della confezionata, ma qualunque sia la quota è ragionevole credere che non possa essere aumentata in maniera esponenziale nell’anno oggetto della ricerca. La prova arriva proprio dalla stabilità riscontrata nelle vendite realizzate dai grossisti, che sono riusciti a tenere le posizioni anche nel confronto con il cash & carry. Per crescere, però, ci vuole altro: un mercato fuori casa in salute o quantomeno la spinta di un meteo favorevole, in particolare nei mesi di massima stagionalità. Perché l’acqua, la categoria onnipresente in ogni luogo e momento di consumo, ha un destino ed è lo stesso dell’horeca.
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GBI
mercato acque
IL CANALE SI RACCONTA I PROTAGONISTI DEL SETTORE CONDIVIDONO STRATEGIE, SCENARI E PROSPETTIVE DI CRESCITA
DANIELE ANDREA VITALI Portfolio Development Manager, Coca-Cola HBC Italia
COCA-COLA HBC ITALIA
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IL MERCATO DELLE ACQUE MINERALI STA ATTRAVERSANDO UNA FASE DI TRASFORMAZIONE, IN CUI QUALITÀ, IDENTITÀ DI MARCA E CAPACITÀ DI CREARE VALORE DIVENTANO ELEMENTI DETERMINANTI. LA PREMIUMIZZAZIONE CONTINUA A TRAINARE IL COMPARTO, MA CONSUMATORI E OPERATORI DELLA RISTORAZIONE RICERCANO COERENZA DI POSIZIONAMENTO, SOSTENIBILITÀ, DESIGN E UN RACCONTO CHE VALORIZZI IL LOCALE TANTO QUANTO L’ACQUA SERVITA D I M A R I A E L E N A D I PAC E
“L’acqua premium è sempre più parte integrante dell’esperienza gastronomica: il consumatore ricerca autenticità, qualità e valore, premiando brand capaci di distinguersi per identità, design e coerenza di posizionamento. Con Lurisia interpretiamo questa evoluzione attraverso una strategia che unisce storytelling, collaborazioni con l’alta ristorazione, presenza in grandi eventi e un’immagine iconica, valorizzata dalla Winner Bottle Bolle Stille e dal riconoscimento di ‘Marchio Storico di Interesse Nazionale’. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’acqua da semplice accompagnamento del pasto a elemento distintivo dell’esperienza, capace di esprimere origine, sostenibilità e prestigio, creando valore sia per il locale sia per il consumatore”.
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informazione aziendale
GBi
San BenedeTTo
SUPer BooST Si eVolVe: arriVa il nUoVo formaTo To-Go San Benedetto amplia la propria proposta nel mondo degli energy drink con il nuovo formato di Super Boost, una novità pensata per intercettare le esigenze di un consumatore sempre più dinamico, alla ricerca di una bevanda energizzante pratica, distintiva e capace di accompagnare i diversi momenti della giornata. Con la nuova bottiglia PET richiudibile da 375 ml, Super Boost amplia l’offerta del canale con un formato pratico e distintivo. La formula “strong energy”, con caffeina e taurina, rappresenta una soluzione pensata per offrire una carica extra. A rendere ancora più riconoscibile la novità è l’introduzione di tre gusti inediti: Red Storm, Pink Volt e Purple Wave. Tre referenze dal carattere deciso e fortemente identitario, che arricchiscono la gamma Super Boost con un linguaggio giovane, impattante e immediatamente riconoscibile. Red Storm propone un gusto intenso e avvolgente, Pink Volt si distingue per un profilo più originale e sorprendente, mentre Purple Wave completa la linea con una nota aromatica dal carattere deciso e contemporaneo. Il nuovo formato da 375 ml rappresenta un elemento chiave dell’innovazione. Pratico, richiudibile e pensato per il consumo on the go, risponde perfettamente alle nuove abitudini dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili, porzionate e adatte a essere consumate in più momenti. A differenza dei formati più tradizionali, la bottiglia consente infatti una maggiore libertà d’uso: può essere portata nello zaino, in borsa o in palestra, accompagnando la giornata senza rinunciare alla comodità di una chiusura sicura. Il nuovo formato PET da 0,375 L si affianca così alla lattina da 0,33 L e alla bottiglia PET da 0,75 L, ampliando le occasioni di consumo e rendendo la gamma Super Boost ancora più versatile. Anche il design contribuisce in modo decisivo al posizionamento del prodotto. Le bottiglie, caratterizzate da colori vivaci e da un’immagine dal forte impatto visivo, comunicano energia, movimento e intensità fin dal primo sguardo. Con questa novità, San Benedetto conferma la propria capacità di leggere l’evoluzione del mercato beverage e di proporre soluzioni in linea con le nuove abitudini di consumo. Super Boost nel formato to-go non è solo un’estensione di gamma, ma un prodotto che rafforza la presenza dell’azienda nel segmento degli energy drink, valorizzando al tempo stesso funzionalità, gusto e praticità.
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mercato acque
MICHELE FOGLIO amministratore delegato, Maniva Spa
MANIVA
“La qualità dell’offerta è sempre più un elemento distintivo, insieme all’estetica del prodotto, al livello del servizio e a una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, oggi determinante nelle scelte degli operatori. Per rafforzare il posizionamento del brand abbiamo lanciato la nuova campagna televisiva dedicata ad Acqua Minerale Maniva pH8, valorizzandone le caratteristiche organolettiche e i benefici alcalini. La nostra strategia si fonda sulla qualità dell’acqua, sul rispetto dell’ecosistema e sul dialogo costante con i clienti, da cui nascono soluzioni innovative come Mineral Seltz Maniva, Smile-Box e la linea di bottiglie in vetro personalizzate per la ristorazione. Nei prossimi anni competitività significherà innovare con rapidità, anticipando l’evoluzione dei gusti e offrendo esperienze di consumo sempre più coinvolgenti”.
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“L’evoluzione del canale Horeca è guidata da premiumizzazione, nuovi momenti di consumo e crescente attenzione alla qualità percepita. L’acqua diventa parte dell’esperienza gastronomica, con un ruolo sempre più legato a identità, design, territorialità e sostenibilità. In questo scenario valorizziamo il posizionamento distintivo dei nostri marchi: Valverde come riferimento premium grazie a design iconico e comunicazione valoriale, Sant’Antonio Como per autenticità, purezza e legame con il territorio, City per modernità e funzionalità. La strategia si fonda su storytelling, materiali di visibilità premium, collaborazioni con locali iconici e formazione del personale. Guardando al futuro, innovazione, sostenibilità, efficienza del servizio, qualità dell’esperienza nel punto di consumo e nuove strategie di comunicazione saranno i principali driver di competitività”.
SAN BENEDETTO VINCENZO TUNDO, direttore commerciale e marketing Italia, Acqua Minerale San Benedetto
REFRESCO ITALIA ELENA PIAZZOLLA senior Trade Marketing Specialist Traditional Channel, Refresco Italia
GBI
“L’acqua è sempre più parte integrante dell’esperienza di consumo e richiede un’offerta capace di rispondere a contesti diversi. Per questo abbiamo sviluppato un portafoglio segmentato che comprende San Benedetto Millennium Water e Prestige Rose Edition per il fine dining, la nuova Mito Collection, le linee Elite e Tower, oltre ad Acqua di Nepi, autentico love brand protagonista insieme a Millennium Water della campagna “Uniche, come la tua scelta” con lo Chef Alessandro Borghese. La nostra strategia coniuga qualità, innovazione, servizio e valorizzazione del punto di consumo, affiancando distributori e operatori come partner. Guardando al futuro, competitività significherà integrare innovazione, sostenibilità, efficienza logistica e consulenza al canale, trasformando l’acqua in un elemento distintivo dell’identità del locale e dell’esperienza del cliente”.
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“Nel canale Horeca cresce la domanda di brand capaci di valorizzare l’identità del locale, in un mercato sempre più polarizzato tra logiche di prezzo e offerte premium. Questo rafforza il posizionamento di Acqua S.Bernardo, fondato sulle qualità organolettiche dell’acqua, sul design distintivo - rappresentato dall’iconica bottiglia firmata Giugiaro - e su un impegno concreto per la sostenibilità. La nostra strategia di marketing punta a raccontare in modo autentico questi valori, consolidando un’identità di marca forte e coerente nel segmento premium. Guardando al futuro, la competitività dipenderà dalla capacità di coniugare efficienza produttiva e distributiva con una comunicazione distintiva, offrendo sostenibilità, qualità del servizio e una proposta di valore credibile in ogni punto di contatto con il canale Horeca”.
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SURGIVA
VALMORA
“L’acqua si conferma un elemento sempre più importante dell’esperienza gastronomica: ristoratori e consumatori ne riconoscono sempre più il valore, apprezzandone origine, caratteristiche organolettiche e capacità di accompagnare il cibo. In questo contesto, Surgiva rafforza il proprio posizionamento come acqua dedicata esclusivamente al fuori casa, facendo leva su qualità, purezza, legame con il Parco Naturale Adamello Brenta e un’identità riconoscibile anche attraverso il design della bottiglia. Guardando al futuro, la competitività si giocherà sulla capacità di coniugare qualità del prodotto, sostenibilità, formazione della filiera e un servizio sempre più efficiente, affiancando distributori e ristoratori nella valorizzazione della cultura dell’acqua”.
STEFANO NOCERA, direttore vendite Horeca
ANTONIO BIELLA, direttore generale Acqua S.Bernardo
S.BERNARDO
ALESSANDRO LUNELLI, vicepresidente di Surgiva
GBI
“Il mercato delle acque minerali sta evolvendo verso una maggiore valorizzazione della qualità percepita e dell’esperienza di consumo. Nel canale Horeca non è più sufficiente offrire un buon prodotto: contano identità del brand, origine, servizio e capacità di raccontare ciò che rende un’acqua distintiva. Per questo continuiamo a investire sia sul posizionamento sia sul supporto ai distributori, che rappresentano il collegamento strategico con il punto di consumo. Nei prossimi anni la competitività si giocherà sulla capacità di unire innovazione, sostenibilità, efficienza industriale e relazioni di filiera, costruendo un’offerta coerente con le esigenze di locali e consumatori sempre più attenti al valore complessivo dell’esperienza.”
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Mercato Spirit
MIXOLOGY, CHI SALE E CHI SCENDE L’UTILIZZO IN MISCELAZIONE RESTA IL MIGLIOR ACCELERATORE PER LE VENDITE DI DISTILLATI E LIQUORI NEL CANALE HORECA. MA ENTRARE NELLA LISTA DEGLI INGREDIENTI ADOPERATI DAI BARTENDER, ACCODANDOSI AL GIN E AGLI APERITIVI ALCOLICI, NON È UN’OPERAZIONE SEMPLICE, COME RACCONTANO I DATI CIRCANA D I D O M E N I CO A P I CE L L A
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Paolo Antonini, Senior Director, Client Sales & Insight di Circana
I
l successo passa da lì. Tra shaker, jigger e strainer, compagni di lavoro di chi prepara cocktail per mestiere. La sfida per un qualsiasi produttore di spirit - e a maggior ragione per chi quelle referenze le distribuisce - è conquistare visibilità agli occhi dei bartender, spazio nella bottigliera che hanno alle spalle, presenza nella drink list che proporranno ai loro clienti. La miscelazione è il passepartout che apre tutte le porte nel beverage o perlomeno le più importanti, perché è l’unico punto fermo di un mondo in trasformazione. Basti pensare alla tendenza, segnalata da più parti, che induce a ridurre il consumo di alcolici. Che sia solo una conseguenza della stretta sulle sanzioni per chi guida in stato di ebbrezza, introdotta a fine 2024 dal nuovo Codice della Strada, oppure un effetto di lungo periodo dell’attenzione al benessere personale, sta di fatto che finora la più efficace risposta a questa domanda di maggior sobrietà nel consumo è arrivata proprio dalla miscelazione, attraverso i cosiddetti mocktail (drink totalmente analcolici) o mediante un alleggerimento del tenore alcolico dei cocktail. In verità, qualcosa sta cambiando sotto questo profilo, perché - come vedremo - la proposta assortimentale dei distillati non alcolici inizia da ampliarsi. L’obiettivo è costruire un’alternativa, geneticamente alcohol free, ai classici spirit. Un tentativo corretto in ottica strategica, seppure complesso, di cui bisognerà seguire gli sviluppi, ma che nell’immediato finisce con l’allungare la lista delle categorie beverage che trovano nella mixology
il loro principale driver di sviluppo. Piaccia o no, anche in questo caso la miscelazione è lo snodo in grado di trasformare le ambizioni in risultati concreti.
AVVIO D’ANNO CON RIMBALZO Quali sono, allora, le linee evolutive della mixology? Un modo per rispondere a questa domanda è girarla a un selezionato gruppo di bartender in grado di fare tendenza, essi stessi pionieri e sperimentatori del nuovo. Di sicuro ne emergerebbe un quadro interessante, ma inevitabilmente caratterizzato da un elevato grado di soggettività. Una seconda strada, basata sui numeri più che sulle opinioni, è offerta dalle rilevazioni condotte da Circana sulle vendite dei distributori beverage. In questo modo, sono le stesse performance delle categorie a raccontare il momento del mercato e fornire indicazioni sulle possibili prospettive. L’analisi, relativa all’anno terminante lo scorso aprile, fotografa un perimetro merceologico molto esteso (l’intero mondo spirit, con in più il grande capitolo degli aperitivi alcolici) e richiede una raffinata lettura del dato - operata da Paolo Antonini, Senior Director, Client Sales & Insight di Circana - necessaria per mettere in relazione la traiettoria seguita dalle singole categorie nel recente passato con le evidenze numeriche del presente. «Prese nel loro insieme, le vendite a volume di spirit e apertivi alcolici realizzate dai grossisti di bevande non hanno mostrato variazioni rispetto ai 12 mesi precedenti - spiega Antonini - mentre quelle a valore hanno
fatto segnare -0,2% a seguito di un lieve calo dei prezzi. Se guardassimo però ai soli primi quattro mesi di quest’anno, troveremmo qualche segno positivo in più, che va inteso come un rimbalzo sullo stesso periodo del 2025, penalizzato dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, che aveva frenato non poco l’intero comparto degli alcolici».
GLI APERITIVI ALCOLICI CONTINUANO LA CORSA Il quadro cambia ulteriormente se osservato nel dettaglio merceologico. «Cominciamo dagli aperitivi alcolici - continua Antonini che sono cresciuti del 4,5% a volume e del 3% a valore, con il prezzo di cessione sceso dell’1,4% a 11,61 euro al litro al netto dell’Iva, per effetto di un cambiamento del mix di prodotti venduti. In pratica, è aumentata la quota delle referenze dal costo più contenuto, per esempio i premixati in fusto, su cui si è in parte focalizzata anche l’innovazione dell’industria di marca, e di conseguenza è diminuito il prezzo medio». A rendere ancora più rilevante la performance degli aperitivi
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APERITIVI, TEQUILA E PREMIXATI IN NETTA CRESCITA
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-5,9
-1,2
VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026 0,3
VAR. % A VALORE A.T. 04.2026 3
-5,7
-0,7
19,31
16,62
2,2
0,2
0,5
14,05
2
N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 18,3
84,5
33,3
31,7
VAR. N. REF. A.T. 04.2026 2,1
2
0,7
2,6
-4,2
2,9
-10,7
0,5
16,53
18,48
25,15
-2,5
21,89
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 1,5
2,2
-2
1,9
N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 42,6
46,3
50,6
32,8
VAR. N. REF. A.T. 04.2026 -0,3
0,2
-1,5
-0,9
10,8
2,4
37,6
43,6
VAR. % A VALORE A.T. 04.2026
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 -1,4
-12,6
VAR. % A VALORE A.T. 04.2026
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 11,61
1,4
VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026
17,8
4,1
58,6
49,9
PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 29,33
9,21
5,10
13,71
VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 6,3
1,6
15,3
4,4
N. REF. MEDIE MENSILI A.T. 04.2026 22,3
14,8
3,4
7,6
VAR. N. REF. A.T. 04.2026 -0,4
1,8
0,3
0,3
Aperitivi alcolici
Liquori dolci e creme
Tequila
Gin
Rum
Vermouth
Amari
Whisky
Rtd e Rts
Vodka
Grappa
Distillati non alcolici
2,5
Fonte: Circana Beverage Wholesalers
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SPIRIT, UN ANNO ALL’INSEGNA DELLA STABILITÀ VAR. % A VOLUME A.T. 04.2026 0 VAR. % A VALORE A.T. 04.2026 -0,2 PREZZO MEDIO €/LT A.T. 04.2026 14,20 VAR. % PREZZO MEDIO A.T. 04.2026 -0,2 Fonte: Circana Beverage Wholesalers
alcolici è il loro peso sul totale delle categorie oggetto dell’analisi, pari al 32,8% a volume e al 26,8% a valore. A segnare il passo è invece l’altro grande protagonista della miscelazione alcolica. Parliamo ovviamente del gin, entrato secondo Antonini in una fase di consolidata maturità: «Il gin ha un peso del 14,5% a volume e del 19,7% a valore, ma le vendite all’ingrosso sono calate del 5,9% a volume e del 5,7% a valore. Sebbene il trend sia negativo, non ne va esagerata la portata, perché è stato preceduto da un lungo periodo di crescita. Inoltre, potrebbe esserci stato un recupero
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nel corso della stagione estiva. A seguire ci sono gli amari, anch’essi in territorio negativo, ma in misura minore: -1,2% a volume, per una quota del 7,6% sempre in quantità, e -0,7% a valore, per un 8,9% di incidenza sul totale ottenuto dalla somma di spirit e aperitivi alcolici». Alla luce di questi dati, viene da chiedersi se stiano pagando gli investimenti dei produttori finalizzati a promuovere l’utilizzo degli amari nella mixology. «Per alcuni marchi sicuramente sì - risponde Antonini - mentre per la categoria nel suo insieme il lavoro richiede ancora tempo, anche perché quello spazio va sottratto ad altri alcolici vocati alla miscelazione e non è una cosa semplice».
LIQUORI DOLCI BENE, LA VODKA TIENE Il polo opposto in termini di gusto, formati da liquori dolci e creme, archivia i 12 mesi terminanti lo scorso aprile con +1,4% a volume e +2,9% a valore. Limitando l’analisi a quelli con base limone, il dato è simile a valore (+2,1%), mentre a volume la variazione è minima (+0,2%). «Questa è una categoria su cui tante aziende produttrici stanno investendo - fa notare Antonini - e si inizia a vedere qualche segnale di utilizzo nella mixology, come nel caso dello Spritz al limoncello. Non possiamo, però, parlare di un fenomeno di mercato, perché i risultati positivi nascono dall’effetto rimbalzo rispetto al dato negativo del primo quadrimestre del 2025, già descritto in precedenza». Non è una novità la tenuta della vodka e
qui il merito va indubbiamente attribuito proprio all’uso come base di tanti cocktail, classici e moderni. L’anno si è chiuso con un andamento lievemente positivo a volume (+0,3%), accompagnato da un +2% del prezzo medio - che tocca i 14,05 euro al litro al netto dell’Iva - portando dunque al +2,2% il saldo a valore. La quota, pari al 7,7% a volume e al 7,6% a valore, si iscrive nel percorso di stabilità degli scorsi anni, il che può essere letto come una notizia tutto sommato positiva, in un momento non certo brillante per i consumi fuori casa. In netta difficoltà appare, invece, il rum: il bilancio dell’anno recita -12,6% a volume, con un rialzo del 2,2% del prezzo medio (pari a 18,48 euro al litro al netto dell’Iva) che ha consentito di limare al -10,7% la flessione a valore. «Anche in questo caso si può parlare di una tendenza consolidata - aggiunge Antonini - che vede già da qualche anno il rum perdere terreno rispetto ad altri alcolici maggiormente contemplati nelle nuove linee di sviluppo della miscelazione». Nel caso del whisky, i segni meno del passato recente hanno lasciato il posto al +2,6% a volume, mentre a valore l’incremento è più risicato - appena mezzo punto percentuale - per via del -2% fatto registrare dal prezzo medio di cessione, che resta comunque sopra la soglia dei 25 euro al litro al netto dell’Iva. «Potrebbe trattarsi di una sorta di assestamento - ipotizza Antonini - per un distillato che mantiene uno zoccolo duro di consumatori abituati a berlo non necessariamente in un cocktail, bensì liscio».
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IL TEQUILA AVANZA A DOPPIA CIFRA A tutt’altra velocità viaggia il Tequila: +10,8% a volume e +17,8% a valore. «Si tratta di una categoria decisamente di moda - ribadisce Antonini - e legata al mondo dei consumi fuori casa. Come accade sempre in questi casi, la tendenza è partita dai bartender più evoluti e poi si è progressivamente diffusa. Il Tequila ha però un indice di prezzo elevato, pari a 29,33 euro al litro al netto dell’Iva contro i 14,20 euro di media complessiva, cresciuto molto negli anni scorsi per via di un rialzo delle quotazioni dell’agave, la materia prima da cui si ricava». Difficile pensare che con un prezzo di cessione simile - inferiore solo a quello del cognac, attestato a 30,70 euro al litro al netto dell’imposta sul valore aggiunto - il Tequila possa arrivare ai volumi del gin, tanto per fare un esempio. E infatti, in base ai dati Circana, nell’anno terminante lo scorso aprile il suo peso è stato di appena l’1,6% a volume e il 3,2% a valore. Ciò non toglie che rappresenti una nuova opportunità in ottica miscelazione e come tale farà ancora parlare ancora di sé. Ancora più di frontiera appaiono i distillati non alcolici, che balzano del 43,6% a volume e del 49,9% a valore. «In crescita è anche il numero di referenze medie mensili trattate dai grossisti di bevande, salito di 2,5 unità nel periodo considerato - sottolinea Antonini -. E ovviamente aumenta il peso della categoria: per dare un termine di paragone, i distillati non alcolici hanno raggiunto un valore comparabile a un prodotto storico come
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IL TEQUILA PESA SOLO L’1,6% A VOLUME SULLE VENDITE DI SPIRIT E APERITIVI ALCOLICI, MA È CRESCIUTO DEL 10,8% NEL GIRO DI UN ANNO. IL PREZZO È SALITO DEL 6,3% ARRIVANDO A 29,33 EURO AL LITRO AL NETTO DELL’IVA ED È SECONDO SOLTANTO AL COGNAC
il mirto. La domanda di drink dal tenore alcolico contenuto è di sicuro un fenomeno destinato a durare, perché legato anche alla maggiore attenzione al benessere, oltre che a motivazioni contingenti come la necessità di mettersi alla guida».
I FUSTI PREMIXATI AMPLIANO L’OFFERTA Tornando a prodotti più classici, va segnalata la ripresa del Vermouth, che con un buon +2,4% a volume e un ancor migliore +4,1% a valore si lascia alle spalle annate non sempre gratificanti. Di sicuro il mutare dello scenario competitivo, con il passaggio di mano di un importante marchio, ha portato dinamicità a un prodotto che fa parte della tradizione italiana. «Un segmento ancora piccolo, ma che si sta muovendo bene, è quello dei ready to drink e ready to serve - argomenta Antonini - con uno spostamento sul fusto premixato. Le vendite sono salite del 37,6% in volume e
del 58,6% in valore, raggiungendo una quota dell’1,1% e dello 0,4% rispettivamente. In alcuni locali o in occasione di eventi come i concerti, per esempio, i premixati consentono di ampliare l’offerta e l’incremento del 15,3% del prezzo di cessione medio al netto dell’Iva, arrivato a 5,10 euro, va inteso come una conseguenza della diffusione di cocktail dal costo più elevato». Da ultimo, a confermare un quadro di sostanziale stabilità del mercato è il monitoraggio condotto da Circana sul numero medio di referenze mensili trattate dai distributori horeca: «In molte tipologie di spirit le oscillazioni sono davvero minime - precisa Antonini - e l’impressione è che si tenda a razionalizzare l’assortimento esistente piuttosto che procedere con l’inserimento di nuovi prodotti. Fanno eccezione il gin e soprattutto le categorie con vendite in crescita, cioè aperitivi alcolici, Tequila e distillati non alcolici, ma anche in questi casi la variazione è limitata, intorno alle due unità in più rispetto all’anno precedente». Persino negli ambiti merceologici connotati da maggiore vitalità, i distributori danno l’idea di muoversi con cautela, evitando di ampliare troppo l’offerta per non appesantire la gestione del magazzino. Questo non vuol dire che non ci sia spazio per le novità, perché la segmentazione - e quindi l’inserimento di referenze realmente distintive - rimane una strada obbligata per i grossisti del mondo horeca e per i loro clienti. Per dare valore alla miscelazione e restare al passo con la sua evoluzione.
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SERENA WINES 1881
DEBUTTA NEL METODO CLASSICO CON AUDACE Da quasi 150 anni Serena Wines 1881 è una delle realtà più rappresentative del panorama vitivinicolo italiano. Con sede a Conegliano e oggi guidata da Luca Serena, quinta generazione della famiglia, l’azienda ha costruito la propria crescita sul Prosecco DOC e DOCG, diventando un punto di riferimento nel canale Horeca e affermandosi anche come leader nell’ambito del vino in fusto. Una storia fatta di tradizione e capacità di interpretare i cambiamenti del mercato che oggi si arricchisce di un nuovo capitolo con il debutto di Audace, il primo Metodo Classico firmato Serena Wines 1881. Presentato a Vinitaly 2026, Audace rappresenta un’evoluzione significativa nella strategia aziendale. Il progetto amplia la proposta della cantina con l’obiettivo di affiancare alle etichette già presenti una nuova referenza capace di presidiare il mondo del Metodo Classico e di rispondere a una domanda sempre più orientata verso vini premium, identità territoriale e forte caratterizzazione. Audace nasce sui Monti Lessini, tra Soave e Montebello, da uve Pinot Nero vinificate in bianco. Si tratta di un Blanc de Noirs Extra Brut che completa il proprio percorso con un affinamento di diciotto mesi tra permanenza sui lieviti e riposo in bottiglia dopo la sboccatura. Un processo produttivo studiato per valorizzarne eleganza, struttura e complessità, dando vita a un vino dalla personalità definita e dal profilo contemporaneo. Nel calice Audace si presenta di colore giallo paglierino, con un perlage fine e persistente. Al naso esprime un bouquet elegante in cui si intrecciano fiori bianchi, glicine, uva spina, agrumi e pompelmo, accompagnati da delicate note di crosta di pane e pasticceria. Al palato è fresco e strutturato, con una piacevole cremosità e una lunga persistenza sostenuta dalla mineralità del terroir vulcanico dei Monti Lessini. Grazie alla sua versatilità si presta ad accompagnare crudi di mare, crostacei, ostriche, tartare e piatti a base di pesce dal gusto delicato, ma anche formaggi freschi e preparazioni gourmet. L’arrivo di Audace si inserisce in un percorso più ampio di sviluppo che negli ultimi anni ha visto Serena Wines 1881 investire nel rafforzamento della propria identità di marca e nella diversificazione dell’offerta. Il nuovo Metodo Classico diventa così il simbolo di una nuova fase di crescita, nella quale ricerca, competenze produttive e valorizzazione del territorio si fondono in un progetto destinato ad ampliare la presenza della cantina in nuovi segmenti del mercato, mantenendo salde le radici che da quasi un secolo e mezzo ne accompagnano il percorso.
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Mercato soft drink
LA NUOVA REGIA DEL COCKTAIL
L’EVOLUZIONE DEI CONSUMI FUORI CASA STA RIDEFINENDO IL RUOLO DEI SOFT DRINK NELLA MIXOLOGY. QUALITÀ, ESPERIENZA E INNOVAZIONE STANNO TRASFORMANDO QUESTI INGREDIENTI IN LEVE STRATEGICHE PER PRODUTTORI, DISTRIBUTORI E OPERATORI HORECA, CHIAMATI A INTERPRETARE UN CONSUMATORE SEMPRE PIÙ SELETTIVO E CONSAPEVOLE D I C A RO L A P R I S C O
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egli ultimi anni la mixology ha cambiato profondamente volto. Se in passato il protagonista del cocktail era soprattutto il distillato,
oggi il valore del drink nasce dall’equilibrio tra tutte le sue componenti. Soft drink, soda, ginger e altri prodotti di questo comparto contribuiscono sempre più a definirne identità, qualità percepita e
posizionamento, diventando elementi strategici nella costruzione dell’offerta. Questa evoluzione riflette un cambiamento più ampio che interessa l’intero mercato beverage. Il consumatore fuori casa ricerca esperienze più gratificanti, presta maggiore attenzione agli ingredienti, valuta naturalità, benessere e sostenibilità, e sceglie con crescente consapevolezza come e quando concedersi un cocktail. L’Osservatorio Formind fotografa questa trasformazione, mostrando come il biennio 2023-2024 abbia segnato il passaggio verso un nuovo modello di consumo. Da una logica orientata prevalentemente alla quantità, si passa a un approccio che mette al centro qualità, equilibrio e valore
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Mercato soft drink
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IL MERCATO HORECA IN CONTINUA TRASFORMAZIONE Totale Italia
CONSUMATORI IN FASE DI RIPRESA E CONSUMI IN AUMENTO Valori in % - giugno 2026 progressivo
GIUGNO 2026 - Var %
VARIAZIONE ATTI DI CONSUMO 2026 VS 2025 YTD
2,4
4
GIUGNO 2026 PROGRESSIVO - Var %
0,9
3,8
TREND VOLUMI TREND FATTURATO Fonte: MindforHoreca Formind
dell’esperienza, ridefinendo anche il ruolo dei soft drink nella mixology.
UN MERCATO IN EVOLUZIONE Se il consumatore cambia il proprio modo di vivere il cocktail, anche il mercato dei soft drink destinati alla miscelazione continua a evolversi. Oggi bartender e locali ricercano prodotti in grado di valorizzare il distillato senza coprirne il profilo aromatico, contribuendo alla costruzione di drink sempre più equilibrati, distintivi e coerenti con le nuove aspettative del pubblico. Cresce così l’attenzione verso ingredienti premium, ridotto contenuto di zuccheri, aromi naturali e referenze capaci di adattarsi ai diversi momenti di consumo.
Tra le categorie più dinamiche si conferma la tonica, che nel primo semestre 2026 registra una crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una performance superiore a quella dell’intero mercato delle bibite. Da semplice complemento del Gin Tonic, oggi rappresenta uno degli ingredienti più strategici della mixology contemporanea. L’offerta si è progressivamente ampliata, affiancando alle versioni classiche referenze dry, agrumate, botaniche e light, permettendo ai bartender di costruire cocktail sempre più personalizzati e di valorizzare differenti profili aromatici. Accanto alla tonica continua a consolidarsi il ruolo della soda, ingrediente apparentemente essenziale ma fondamentale per la struttura del cocktail. Nel primo semestre 2026 cresce del 5,2%. La sua neutralità aromatica permette infatti di alleggerire la gradazione alcolica, amplificare gli aromi e aumentare freschezza ed effervescenza, caratteristiche che continuano a renderla protagonista di grandi classici e di numerose reinterpretazioni contemporanee. Sempre più rilevanti risultano anche le bevande a base di zenzero, seppur in territorio negativo a giugno progressivo (-3,8%). Ginger Beer e Ginger Ale rispondono a esigenze differenti della miscelazione: la prima offre una speziatura più intensa e decisa, la seconda un profilo più morbido e delicato. In entrambi i casi contribuiscono a dare vivacità, complessità aromatica ed equilibrio ai cocktail, trovando spazio sia nelle ricette classiche sia nelle nuove proposte low e no alcohol.
0,58 VARIAZIONE SCONTRINO MEDIO 2026 VS 2025 YTD 0,5 VARIAZIONE CONSUMATORI 2026 VS 2025 YTD -0,5 Fonte: Formind Observatory Consumer AFH Channel Synthetic Dashboard
Anche la cola mantiene un ruolo di primo piano nella mixology. Nel progressivo a giugno 2026 la categoria registra una crescita dei volumi dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Accanto ai grandi classici continua inoltre a svilupparsi un’offerta premium caratterizzata da profili aromatici più ricercati, che amplia le possibilità di utilizzo anche nella miscelazione contemporanea. Completano il panorama le bevande agrumate, sempre più utilizzate per costruire cocktail freschi, leggeri e a bassa gradazione alcolica. Limonate, cedrate e referenze a base di agrumi permettono infatti di bilanciare dolcezza, acidità e componente aromatica, contribuendo alla crescente diffusione di ricette che rispondono alla richiesta di maggiore freschezza e bevibilità. Il trend a giugno progressivo (+1%) conferma tale crescita.
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Mercato soft drink
PRIMO SEMESTRE 2026: TUTTI I CANALI DI CONSUMO IN CRESCITA
MERCATO SOT DRINK PER MISCELAZIONE
TREND VOLUMI
TREND VOLUMI
Valori in % - giugno 2026 progressivo
Bar Notturno
Valori in % - giugno 2026 progressivo
1,18
Pizzeria
0,9
Intrattenimento
0,89
Tonica
1,2 5,2
Soda Ginger
-3,8
Bar Diurno
0,8
Cola
Ristorante
0,75
Bibite agrumate
0,6 1
Fonte: MindforHoreca Formind
Nel loro insieme queste categorie testimoniano come i soft drink abbiano assunto un ruolo sempre più centrale nella costruzione del drink. La parte analcolica non rappresenta più un semplice complemento del distillato, ma contribuisce in maniera determinante all’identità del cocktail, offrendo nuove opportunità di differenziazione per bartender, produttori e distributori.
CONSUMI IN RIPRESA, CRESCE IL VALORE L’evoluzione della mixology si inserisce in un contesto di mercato favorevole. Il mese di giugno si chiude con una crescita del +2,4% a volume e del +4,0% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025, contribuendo a consolidare un primo semestre che registra +0,9% a volume e +3,8% a valore. Dal punto di vista territoriale il quadro appare positivo nella quasi totalità delle regioni, mentre Sardegna, Sicilia e Calabria continuano a evidenziare una lieve flessione, compensata però dalle aspettative legate
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alla stagione estiva e al rafforzamento dei flussi turistici. Anche sul piano merceologico il bilancio resta ampiamente positivo. Tutte le principali categorie mostrano una crescita, con la sola eccezione dell’acqua minerale in vetro, delle bibite dispensing e dei succhi di frutta, che continuano a registrare leggere contrazioni. Lo stesso andamento interessa i canali di consumo: nel primo semestre 2026 tutti risultano in territorio positivo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A trainare il mercato è il bar notturno, seguito dalla pizzeria, mentre intrattenimento, bar diurno e ristorazione confermano una buona tenuta. Segnali incoraggianti arrivano anche dal comportamento dei consumatori. Nel primo semestre gli atti di consumo crescono dello 0,6%, sostenuti da un andamento positivo nella maggior parte delle occasioni di consumo, con la sola eccezione della cena e dell’intrattenimento. Anche il numero delle visite mostra un
progressivo recupero (-0,5% nel semestre), particolarmente evidente durante l’aperitivo diurno e l’apericena, mentre lo scontrino medio cresce dello 0,5%, contribuendo a determinare un incremento del valore del mercato pari allo 0,8%. Nel complesso il semestre si chiude con un bilancio favorevole sostenuto principalmente dalla ripresa della domanda interna, alla quale continua ad affiancarsi il contributo del turismo internazionale. Indicatori che confermano la solidità del mercato e prospettive positive per la seconda parte dell’anno. In questo scenario cresce anche il valore strategico dei soft drink destinati alla miscelazione. La ricerca di uno stile di vita più consapevole continua, infatti, a orientare il mercato verso proposte equilibrate, ingredienti di qualità e nuove occasioni di consumo. L’espansione dell’offerta di mocktail e cocktail analcolici conferma come il valore dell’esperienza non dipenda esclusivamente dalla componente alcolica, ma dalla capacità di combinare ingredienti selezionati, qualità delle materie prime e creatività nella miscelazione. In questo scenario i soft drink diventano una leva strategica per differenziare l’offerta, valorizzare il lavoro del bartender e rispondere alle aspettative di un consumatore più consapevole. Per produttori, distributori e operatori horeca la sfida sarà sviluppare assortimenti sempre più mirati, capaci di coniugare qualità, innovazione e versatilità, trasformando i mixer da semplici complementi del cocktail a protagonisti della mixology contemporanea.
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informazione aziendale
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CANTINA DEL PROFESSORE
IL NUOVO INGRESSO CHE COMPLETA UNA GAMMA DI VALORE Campari Group amplia il portfolio Del Professore con Cantina del Professore, nuovo Vermouth di Torino IGP che affianca le referenze già consolidate Del Professore Rosso e Del Professore Classico. Un’estensione strategica che porta con sé un’opportunità commerciale precisa: una referenza pensata per la preparazione dei grandi classici della miscelazione italiana, dal Negroni all’Americano, e quindi da tenere in linea come prodotto a rotazione costante, capace al tempo stesso di sfruttare l’equity di una gamma riconosciuta nel segmento premium. Cantina del Professore è prodotto secondo il disciplinare Vermouth di Torino IGP, con una gradazione alcolica di 17% vol. e un formato da 100 cl pensato per il canale on-premise e per i locali a forte vocazione mixology. Il profilo gustativo nasce da una ricetta semplificata rispetto a Del Professore Rosso, con botaniche chiaramente distinguibili, un equilibrio calibrato fra dolcezza e amarezza e una pronunciata nota amaricante che lo rende particolarmente performante nei cocktail più iconici della cultura dell’aperitivo italiano. Due i piani fondamentali su cui il valore della referenza si dimostra. Da un lato, la riconoscibilità: Cantina del Professore si inserisce in una gamma che ha costruito negli anni un posizionamento solido nel segmento premium, e ne eredita la credibilità presso il trade e presso il consumatore informato. Dall’altro, la versatilità d’impiego: la sua spiccata vocazione ai classici lo rende un’etichetta adatta ai grandi volumi, che si innesta perfettamente in un’ampia gamma di punti vendita e di formati di consumo. A sostenere la presenza sul territorio è la Del Professore Society, la community di quindici bartender Ambassadors del brand, attiva nel corso del 2026 con masterclass, tasting, guest shift e momenti educational guidati da Leonardo Leuci, creatore e Brand Ambassador dell’intero portfolio. Una struttura di supporto che genera visibilità nel canale e contribuisce a costruire domanda sul sell-out. Cantina del Professore si propone così come un’aggiunta naturale nell’assortimento dei distributori che presidiano il segmento vermouth e che vogliono ampliare la propria offerta premium con un solidissimo alleato per le proposte che hanno fatto la storia del bere miscelato.
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Mercato trade selection
MIX & DRINK
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BEPI TOSOLINI
GRUPPO CAFFO
CAMPARI GROUP
Amaro Tosolini, prodotto dal 1918 secondo la ricetta originale del fondatore, nasce dall’infusione di erbe, spezie e agrumi mediterranei in purissimo distillato d’uva e acqua delle Alpi friulane. Un breve affinamento in legno ne arricchisce il profilo aromatico, equilibrato e persistente. Ottimo da degustare liscio o con ghiaccio, rivela grande versatilità anche in miscelazione, dove dona profondità e complessità sia ai grandi classici sia ai cocktail contemporanei, come l’Amaro Tonic. www.bepitosolini.it
Prodotto simbolo della Distilleria F.lli Caffo, Vecchio Amaro del Capo è l’amaro frutto di un’antica ricetta poi rielaborata e migliorata dall’esperienza acquisita dalle quattro generazioni della famiglia Caffo. Vecchio Amaro del Capo racchiude le essenze di ventinove botaniche autoctone calabresi infuse in finissimo alcole seguendo il metodo artigianale e il suo gusto gentile ed aromatico rispecchia la migliore tradizione calabrese. In purezza, va bevuto ghiacciato da freezer a -20°C per assaporare le caratteristiche delle selezionate erbe officinali che lo compongono. www.caffo.com
Cantina del Professore è il nuovo Vermouth di Torino IGP firmato Campari Group per il brand Del Professore, sviluppato per rispondere alle esigenze del canale mixology. Il profilo è equilibrato tra dolcezza e amarezza, con botaniche ben distinguibili e una nota amaricante pronunciata, ideale per garantire struttura e riconoscibilità nei grandi classici come Negroni e Americano. Con una gradazione alcolica del 17% vol., è disponibile esclusivamente nel formato da 100 cl e si inserisce nel segmento premium del fuori casa. www.camparigroup.com
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Mercato trade selection
MIX & DRINK
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CASTAGNER Aperitivo Casta è un infuso di agrumi e botaniche a solo 9 gradi, da miscelare con Prosecco e soda per lo Spritz Casta (5 cubetti di ghiaccio, 50 cl di Aperitivo Casta, 50 cl di Prosecco, 25 cl soda, una fetta d’arancia) uno spritz più leggero ma sempre estremamente godibile. Insieme a Negroni Casta rappresentano le proposte di Castagner per la “Mixology Gentile”: 9 gradi sono la gradazione perfetta per incontrare le esigenze di chi è più attento al consumo di alcol e zuccheri, ma non vuole rinunciare alla piacevolezza che rende così buono un cocktail a base alcolica. www.grappacastagner.it
COCA-COLA HBC ITALIA Three Cents non è solo un mixer, ma uno strumento per costruire cocktail che sorprendono e restano impressi. La regina del portafoglio è la Three Cents Pink Grapefruit Soda: un mixer premium dal profilo agrumato, ideale per la realizzazione del Paloma. Protagonista della nuova campagna “Intense to the Last Sip” e il payoff “Never Still”, il brand racconta un’intensità e una bolla senza eguali, per un Paloma intenso dal primo all’ultimo sorso. www.coca-colahellenic.com/it
CONSERVE ITALIA La nuova gamma Frutta Frizzante Derby Blue porta nel canale Horeca una proposta analcolica capace di coniugare gusto, freschezza e leggerezza, reinterpretando i sapori più riconoscibili della frutta in chiave gassata. Le bevande Frutta Frizzante Derby Blue sono pensate sia per il consumo diretto sia come ingrediente per la mixology. La gamma si compone di sette referenze: cinque gusti a base frutta senza zuccheri aggiunti (ACE, Pompelmo Rosa, Ananas, Mela Verde, Limone Mix), due toniche (Classica e Mediterranea) che completano l’offerta in ottica di servizio e miscelazione. www.conserveitalia.it
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21 — 23 FEBBRAIO 2027 FIERA DI RIMINI
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MIX & DRINK
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DISARONNO GROUP Per le anime innovative, pioniere del gusto di domani, Florio è la novità da scoprire. Nato in Sicilia, tra le navate delle storiche Cantine Florio, questo Marsala Superiore Riserva Semisecco è ottimo degustato in purezza ma, grazie alla sua straordinaria versatilità, è l’ingrediente ideale per la mixology contemporanea. Portate nei locali una nuova idea di aperitivo con il Florio Tonic: 45 ml di Marsala Oltre 4 e Top Tonica. www.cantineflorio.it
DISTILLERIA MARZADRO Luz Gin racchiude tre stili freschi e aromatici nati dalla selezione di botaniche del territorio gardesano by Leonardo Veronesi: ginepro e asperula del Monte Baldo, olivo e limone dell’Alto Garda, rosmarino, mentuccia, alloro e salvia del Trentino-Alto Adige. La versione London Dry, con 45% vol., è ideale per un gin tonic e perfetta per un Naked Martini; la doppia macerazione, la distillazione a bagnomaria e la riduzione con acqua di fonte del Monte Stivo danno vita a un profilo secco, erbaceo e persistente, caratterizzato da nitide note di ginepro e agrumi. www.marzadro.it
GAMONDI Aperitivo delicato e profumato, dalla struttura elegante che richiama l’autenticità delle Langhe. Nasce dall’infusione di vino Moscato e fiori di sambuco freschi raccolti sulle colline delle Langhe. Il suo bouquet, ricco di note floreali, frutta fresca e agrumi, lo rende la scelta perfetta per cocktail freschi come l’Hugo o lo Spritz Bianco. Ha ottenuto la Bronze Medal nella categoria Aperitivi ai recenti World Drinks Awards. www.gamondi.it
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Piattaforma di Geomarketing con database qualificati dei punti di consumo Fuori Casa
Ristorazione in catena Osservatorio su caratteristiche e trend della ristorazione in catena e mappatura dei format
Canali indipendenti Insight su bisogni e performance dei canali indipendenti (bar, ristoranti/pizzerie, ...) del Fuori Casa
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Mercato trade selection
MIX & DRINK
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SANTONI
SCHWEPPES
TASSONI
Rabarbaro Santoni è un amaro leggero da 16% vol., nato da una delle prime ricette di Gabriello Santoni e reinterpretato con un profilo contemporaneo. L’infusione di rabarbaro e radici selezionate crea un equilibrio preciso tra dolcezza iniziale, amaricatura naturale e note vegetali. Versatile e distintivo, può essere servito liscio, con ghiaccio o utilizzato in miscelazione per aggiungere profondità, complessità e verticalità a cocktail moderni. www.santonitoscana.it
La linea Schweppes Selection si è arricchita del nuovo gusto Tonic Basil & Sicilian Lemon, caratterizzato dalla freschezza del basilico che incontra il gusto vibrante dei limoni di Sicilia, creata per competere nell’ambito del comparto delle toniche Mediterranee. Una proposta di alta qualità dedicata alla miscelazione che per il canale moderno si posiziona nella fascia Premium adatta ad innalzare il valore di questa categoria. Una formula di qualità e un’immagine unica caratterizzano quest’elegante tonica. www.schweppes.it
Tassoni cavalca i trend del bere consapevole con due novità pensate per l’esigenza della mixology contemporanea. La Tonica Superfine Zero, senza zuccheri né calorie, si distingue per la sua persistente frizzantezza e un profilo aromatico nitido e pulito. Il Botanico Superfine Zero è invece un raffinato distillato analcolico nato da essenze naturali e idrolati sapientemente miscelati dal mastro erborista che ricordano un bouquet mediterraneo fresco e armonioso. Ideale per il perfetto mocktail alcool-free. www.cedraltassoni.it
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Intelligence of data, the power of strategy.
STRATEGIC PLANNING MARKET STUDY CONSUMER KNOWLEDGE HUMAN CAPITAL
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Gestione Tecnologia
LA SPILLATURA CHE CREA VALORE
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Gestione Tecnologia
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MONITORARE GLI IMPIANTI, PREVENIRE LE ANOMALIE E INTERVENIRE PRIMA CHE SI TRASFORMINO IN UN PROBLEMA: LA DIGITALIZZAZIONE DEI PROCESSI MANUTENTIVI CONSENTE AL DISTRIBUTORE DI OFFRIRE UN SERVIZIO TECNICO DI ALTA QUALITÀ E ALL’ESERCENTE DI AVERE UN IMPIANTO DI SPILLATURA PERFETTO D I S T E V E N C RO S AT O
I
consumatori italiani bevono meno ma desiderano bere meglio. In questo trend la spina diventa il vero “termometro” della qualità percepita di un locale. Tra gas, tubi puliti e impianti sotto controllo, cresce anche un nuovo approccio alla manutenzione che unisce digitale e competenza umana. Per oltre 6 gestori di locali su 10 (oltre il 60%, quindi) la birra non è solo una voce di menù: è il collante della socialità che si respira tra un aperitivo e un dopocena. Lo dice l’ultima edizione del Centro Informazione Birra di AssoBirra, realizzata con Ipsos Doxa e presentata a Beer&Food Attraction 2026: il dato sale al 66% negli hotel, al 64% tra bar e locali serali, al 58% nei ristoranti. Il numero più interessante, però, è un altro: oltre il 50% degli operatori riconosce nella birra alla spina una leva chiave per l’esperienza del cliente e, di conseguenza, per il fatturato del locale. Non è un caso isolato, alla stessa fiera Valter
Tognolo, CEO di Beer Gravity, ha sintetizzato un cambiamento che il settore osserva da tempo: il 2025 è stato “l’anno della consapevolezza”, quello in cui il consumatore italiano ha iniziato a privilegiare la qualità sopra ogni cosa. Si beve meno, ma si pretende di più. E quel “di più” riguarda tutto ciò che succede tra il fusto e il bicchiere, un tratto di percorso che il cliente non vede ma che determina se quella sera la birra sarà davvero buona o solo accettabile. La qualità, insomma, non sta più solo nel prodotto: sta in tutto ciò che lo precede e lo circonda.
CONTROLLO E MANUTENZIONE: LA QUALITÀ PARTE DA QUI Chiedete agli esperti che lavorano sugli impianti cosa serve per una pinta fatta bene: temperatura adeguata, pressione sotto controllo, sanificazione ben fatta, arte nello spillare. La temperatura deve restare stabile lungo tutta la linea.
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Gestione Tecnologia
L’IMPORTANZA DELLA BIRRA NELLA SOCIALITÀ: L’OPINIONE DEI LOCALI Valori in %
Molto importante
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Abbastanza importante 11 10 11
Importante così così Poco importante Per niente importante
4
Hotel con ristorante/bar
Valori in %
Molto importante 16
7
BIRRA: QUANTO È IMPORTANTE COME VEICOLO DI SOCIALITÀ E CONVIVIALITÀ?
12
Abbastanza importante 20 20
13
Importante così così
50 11
Poco importante Per niente importante
19 8
Fonte: AssoBirra e Ipsos Doxa
Ristorante/Trattoria/Pizzeria Bar/Locale serale/Pub
La pressione e la miscela di gas vanno regolate con precisione. E poi c’è il fattore meno visibile: la pulizia delle linee. Residui organici e biofilm possono alterare gusto e aspetto della birra anche quando il prodotto nasce impeccabile. Per questo una sanificazione di qualità è fondamentale, ma altrettanto importante è avere la certezza che venga eseguita con una frequenza adeguata.
OLTRE LA FORNITURA DELLA BIRRA Davanti a una pinta troppo schiumosa o servita alla temperatura sbagliata, il
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consumatore non si chiederà infatti come viene mantenuto l’impianto di spillatura. Saprà soltanto che quella birra, proprio in quel momento di convivialità con amici o colleghi, non era all’altezza delle aspettative. Un dettaglio solo in apparenza marginale, ma capace di compromettere l’esperienza di consumo e di incrinare il ruolo della birra come elemento di socialità. La reazione non sarà tecnica, ma emotiva: la volta successiva il cliente sceglierà un altro locale o rinuncerà semplicemente a un “secondo giro”. È qui che una sanificazione non eseguita a regola d’arte produce effetti che vanno oltre il bicchiere. Il consumatore attribuirà infatti quella cattiva esperienza al locale, mentre l’esercente tenderà a mettere in discussione l’affidabilità
del servizio ricevuto dal proprio grossista. Se la qualità della spillatura non è costante, il distributore rischia quindi di indebolire il rapporto con i propri clienti che si aspettano non solo la fornitura della birra, ma anche un impianto sempre efficiente e perfettamente mantenuto. La domanda cambia allora prospettiva: non più “come intervengo quando il problema è già arrivato al bicchiere?”, ma “come posso evitare che quel problema si presenti, tutelando al tempo stesso il mio cliente e la qualità dell’esperienza che offre ai suoi consumatori?”.
IL CAMBIO DI PARADIGMA: IL DATO E LA COMPETENZA UMANA Nella gestione degli impianti Horeca si sta affermando un modello che supera il controllo a vista, sanificazioni non sempre adeguate e
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Gestione Tecnologia
Steven Crosato steven crosato È consulente in grafica e comunicazione con un background tra architettura e moda attraverso il quale unisce visione progettuale e sensibilità estetica. In Neoma si occupa della comunicazione dei servizi dedicati al mercato Horeca & beverage, traducendo soluzioni tecnologiche e processi complessi in messaggi chiari, visivi ed efficaci. Nel suo lavoro aiuta le aziende a comunicare in maniera mirata e ad affrontare il cambiamento digitale, lavorando su marketing e sviluppo del brand.
l’intervento a guasto avvenuto. Un modello che pone invece l’attenzione su due elementi complementari: la verifica puntuale dei parametri importanti (temperatura, pressione, qualità della sanificazione) ed interventi eseguiti da tecnici specializzati. Non si tratta di sostituire le persone con la tecnologia, ma di mettere chi ha
competenza tecnica nelle condizioni di agire al momento giusto, con le informazioni giuste. È l’approccio che Neoma, realtà trevigiana specializzata in soluzioni di trasformazione digitale su misura, applica anche al settore Horeca, con l’obiettivo di ridurre il divario tra il dato che segnala un’anomalia e l’intervento operativo necessario a risolverla. Come spiega Flavio Danieli, CEO di Neoma: «Utilizziamo le tecnologie più avanzate per il totale controllo della qualità del servizio tecnico. Il nostro lavoro è quello di supportare i team che operano sugli impianti attraverso informazioni in real-time, lo storico delle attività svolte, le policy di sanificazione più opportune per i locali in cui intervengono, dando risalto alla competenza tecnica dei manutentori e rendendo il loro lavoro più semplice e rapido».
UN SERVIZIO CHE CONSOLIDA IL RAPPORTO CON IL CLIENTE HORECA Nell’Horeca cresce l’attenzione verso tutto ciò che è dimostrabile e coerente. Lo confermano anche le recenti novità normative sulla tracciabilità alimentare (Legge 75/2026), nate per il comparto food ma indicative di un orientamento più ampio: oggi la qualità deve poter essere dimostrata, non semplicemente dichiarata. Con le dovute proporzioni, lo stesso principio vale anche per la spillatura. La corretta manutenzione dell’impianto non rappresenta più un’attività invisibile, ma diventa parte integrante del servizio che il distributore offre ai propri clienti.
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Per l’esercente questo significa meno sprechi di prodotto, minori fermi impianto nei momenti di maggiore affluenza e una qualità della spillatura più costante nel tempo. Benefici concreti che incidono sull’efficienza del locale e sulla soddisfazione del consumatore finale. Per il distributore, invece, il valore si misura nella capacità di offrire un servizio affidabile che rafforza il rapporto con il cliente Horeca e contribuisce a fidelizzarlo nel tempo. Una manutenzione puntuale e ben organizzata non tutela soltanto la qualità della birra, ma diventa un elemento distintivo dell’offerta di servizio, aumentando la fiducia dell’esercente nei confronti del proprio fornitore. Lo confermano anche i cambiamenti nei comportamenti di consumo. Il cliente finale è oggi più informato, più consapevole e meno disposto ad accettare esperienze non all’altezza delle aspettative. Non gli interessa sapere come funziona un impianto di spillatura: si aspetta semplicemente una birra servita sempre nelle migliori condizioni. Temperatura corretta, pressione costante, linee perfettamente sanificate e interventi tempestivi sono aspetti che restano invisibili, ma incidono direttamente sulla qualità percepita del locale. Ed è proprio questa continuità di servizio che permette al distributore di affermarsi non come semplice fornitore di prodotto, ma come partner capace di generare valore per il proprio cliente e di costruire relazioni commerciali solide e durature.
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Gestione Greenwashing
LA SOSTENIBILITÀ SI DIMOSTRA NON SI DICHIARA
LA NUOVA NORMATIVA EUROPEA SUI GREEN CLAIM CAMBIA IL MODO IN CUI LE IMPRESE COMUNICANO IL PROPRIO IMPEGNO AMBIENTALE: MENO SLOGAN GENERICI, PIÙ DATI VERIFICABILI, TRASPARENZA E RESPONSABILITÀ NELLA COMUNICAZIONE D I U M B E RT O N A P O L I
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er anni la sostenibilità è stata una parola facile da utilizzare e difficile da dimostrare. Nel mondo dei consumi, del food & beverage e della distribuzione, termini come “green”, “eco”, “sostenibile”, “a impatto zero”, “amico dell’ambiente” o “carbon neutral” sono entrati progressivamente nel linguaggio commerciale di molte aziende. In alcuni casi questi messaggi hanno accompagnato percorsi reali di miglioramento. In altri, invece, hanno semplificato eccessivamente la realtà, trasformando un impegno parziale in una promessa assoluta. È qui che nasce il greenwashing: non necessariamente una bugia esplicita, ma una comunicazione ambientale vaga, sproporzionata, non verificabile o capace di generare nel cliente una percezione migliore rispetto all’effettivo impatto dell’azienda, del prodotto o del servizio. Oggi questo approccio non è più sostenibile, né sul piano reputazionale né su quello normativo. La Direttiva UE 2024/825, recepita in Italia con il Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, modifica il Codice del consumo e rafforza le regole contro le pratiche commerciali scorrette legate ai claim ambientali. Il decreto italiano è entrato in vigore il 24 marzo 2026, ma le nuove disposizioni si applicheranno dal 27 settembre 2026. Da quella data, la sostenibilità non potrà più essere raccontata come un’intenzione generica. Dovrà essere supportata da dati, perimetri chiari, evidenze verificabili e comunicazioni proporzionate rispetto ai risultati realmente ottenuti.
COMUNICARE L’IMPATTO AMBIENTALE Il punto centrale della nuova normativa è semplice: chi comunica un beneficio ambientale deve essere in grado di dimostrarlo. Il decreto introduce una definizione ampia di “asserzione ambientale”, includendo qualsiasi messaggio, testo, simbolo, marchio, nome commerciale o rappresentazione grafica che affermi o lasci intendere che un prodotto, un servizio, un marchio o un operatore economico abbia un impatto positivo o nullo sull’ambiente, sia meno dannoso rispetto ad altri o abbia migliorato il proprio impatto nel tempo. Questo significa che non sono coinvolte solo le etichette dei prodotti. Sono coinvolti anche siti web, brochure, presentazioni commerciali, materiali fieristici, post sui social, documenti di vendita, certificazioni volontarie, marchi ambientali e claim utilizzati nella relazione con clienti e fornitori. Per un distributore Horeca il tema è particolarmente rilevante. La sostenibilità viene sempre più spesso comunicata attraverso concetti come consegne a minore impatto, logistica green, mezzi sostenibili, compensazione della CO2, energia rinnovabile, efficienza dei magazzini o servizio carbon neutral. Sono tutti messaggi potenzialmente legittimi, ma devono essere formulati correttamente. Dire “siamo sostenibili” è molto diverso dal dire “abbiamo misurato le emissioni delle nostre consegne e ridotto del 12% le emissioni per consegna rispetto all’anno precedente”. Nel primo caso si comunica un’identità generica; nel secondo si comunica un risultato misurabile. La differenza, oggi, diventa decisiva.
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WHO’S WHO Umberto Napoli COO & CoFounder Fourgreen Fourgreen è una società climate tech specializzata in soluzioni per la sostenibilità aziendale. Attraverso competenze tecniche specifiche e una piattaforma proprietaria certificata ISO, supporta le imprese nel misurare, ridurre e comunicare le proprie emissioni di CO₂ in modo semplice, trasparente e conforme agli standard internazionali. Offre tecnologie, consulenza e formazione per accompagnare PMI e grandi operatori lungo l’intero percorso verso una sostenibilità misurabile, credibile e correttamente comunicabile.
La nuova disciplina interviene soprattutto contro le asserzioni ambientali generiche. Espressioni come “azienda green”, “servizio ecologico”, “distribuzione sostenibile” o “a basso impatto” rischiano di essere problematiche se non vengono specificate in modo chiaro e immediatamente comprensibile. Il rischio nasce quando una parte viene comunicata come se rappresentasse il tutto. Un distributore potrebbe aver installato un
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COMUNICARE LA SOSTENIBILITÀ SENZA CADERE NEL GREENWASHING impianto fotovoltaico, introdotto alcuni mezzi elettrici o avviato un progetto di compensazione. Sono iniziative positive, ma non autorizzano automaticamente a definire l’intera azienda come “green” o l’intero servizio come “a impatto zero”. Un magazzino alimentato in parte da energia rinnovabile non rende automaticamente sostenibile l’intera filiera distributiva. Una quota di mezzi a minori emissioni non rende automaticamente sostenibile tutta la flotta. Una compensazione delle emissioni residue non equivale a una riduzione reale dell’impatto operativo. La sostenibilità non è un’etichetta da applicare all’azienda. È un processo da misurare, spiegare e aggiornare.
LE GRANDI INDUSTRIE DEVONO CAMBIARE LINGUAGGIO Il settore beverage offre esempi utili per comprendere quanto il tema dei green claim sia delicato anche per aziende strutturate, note e spesso realmente impegnate in percorsi ambientali importanti. Il punto non è mettere in discussione il valore di questi progetti, né negare gli investimenti fatti su packaging, riduzione delle emissioni, materiali innovativi, efficienza produttiva o compensazione. Al contrario: proprio perché molte grandi imprese stanno lavorando seriamente sulla sostenibilità, diventa ancora più importante che la comunicazione sia coerente, precisa e proporzionata. In passato Acqua Sant’Anna, per la comunicazione relativa alla “BioBottle”, o Ferrarelle, per una campagna legata al claim “prodotto a Impatto Zero”, sono state oggetto di
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Primo: evitare claim assoluti. Espressioni come “impatto zero”, “100% green” o “totalmente sostenibile” sono rischiose se non supportate da evidenze solide e da un perimetro chiarissimo. Secondo: indicare sempre il perimetro. Bisogna spiegare a cosa si riferisce il claim: mezzi, consegne, magazzino, energia, packaging, singolo prodotto, intera azienda o specifico servizio. Terzo: distinguere riduzione e compensazione. Ridurre le emissioni significa intervenire sui processi.
interventi dell’Autorità. Questi esempi non vanno letti come una condanna del settore, ma come il segnale di un’evoluzione culturale e regolatoria: anche le grandi industrie possono sbagliare non nella sostanza dei propri investimenti ambientali, ma nel modo in cui quei risultati vengono raccontati. Il messaggio per la filiera Horeca è chiaro: non bisogna smettere di comunicare la sostenibilità, bisogna comunicarla meglio. Con perimetri chiari, dati verificabili, linguaggio prudente e una distinzione netta tra riduzione, compensazione e neutralità climatica. Questo non riduce il valore dei progetti sostenibili; al contrario, li rende più credibili, più difendibili e più utili nella relazione tra industria, distribuzione e cliente finale. Uno dei punti più delicati riguarda la compensazione delle emissioni. Per anni molte aziende hanno utilizzato crediti di carbonio o progetti ambientali per comunicare concetti
Compensare significa bilanciare emissioni residue. Sono due cose diverse e non vanno confuse. Quarto: usare dati verificabili. Percentuali di riduzione, emissioni calcolate, consumi energetici, chilometri ottimizzati e risultati ottenuti devono essere documentabili e aggiornati. Quinto: trasformare la comunicazione in servizio. Il distributore che misura e comunica correttamente può offrire ai clienti Horeca un valore aggiunto: dati ambientali utili per report, gare, eventi e posizionamento.
come “carbon neutral”, “climate positive” o “impatto zero”. La compensazione può certamente far parte di una strategia ambientale seria, ma non deve essere confusa con la riduzione delle emissioni. La nuova normativa rafforza proprio questo principio: non si può comunicare un impatto neutro, ridotto o positivo solo sulla base della compensazione delle emissioni di gas a effetto serra. Per un distributore Horeca questo significa che non sarà sufficiente acquistare crediti di carbonio per presentare il proprio servizio come “a impatto zero”. Prima viene la misurazione. Poi la riduzione. Solo dopo, eventualmente, la compensazione delle emissioni residue, spiegando con chiarezza cosa è stato compensato, con quale metodologia, su quale perimetro e attraverso quali progetti. La differenza è sostanziale. Un conto è dire:
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“le nostre consegne sono a impatto zero”. Un altro è dire: “abbiamo calcolato le emissioni generate dalle nostre consegne, ridotto una quota attraverso interventi logistici e compensato le emissioni residue tramite progetti certificati”. La seconda formulazione è meno appariscente, ma molto più solida.
LE SANZIONI E IL RISCHIO REPUTAZIONALE Il greenwashing non è più soltanto un problema di immagine. È anche un rischio economico e giuridico. In materia di pratiche commerciali scorrette, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato può intervenire vietando la pratica e applicando sanzioni amministrative. Il quadro sanzionatorio può arrivare fino a 10 milioni di euro, tenendo conto della gravità e della durata della violazione. Ma il danno più rilevante, per molte aziende, potrebbe essere reputazionale. Essere richiamati per greenwashing significa perdere credibilità proprio su un terreno, quello della fiducia, che la sostenibilità dovrebbe rafforzare. Nel canale Horeca, dove le relazioni commerciali sono costruite su reputazione, continuità e affidabilità, questo aspetto pesa molto. Un distributore che comunica in modo scorretto rischia di compromettere il rapporto con i brand, con i clienti più strutturati, con hotel, catene, eventi e gruppi della ristorazione che stanno costruendo percorsi ESG. La nuova disciplina non va letta solo come un insieme di divieti. Per i distributori più evoluti rappresenta una
grande opportunità. Il motivo è semplice: se il mercato diventa più severo verso i claim generici, aumenta il valore di chi è in grado di fornire dati veri. Un distributore che misura le proprie emissioni, conosce l’impatto dei mezzi, monitora i consumi energetici dei magazzini, ottimizza i giri di consegna e produce report ambientali verificabili può distinguersi in modo molto più credibile rispetto a chi si limita a utilizzare parole “verdi”. Nel prossimo futuro, sempre più clienti Horeca avranno bisogno di informazioni ambientali. Hotel, catene della ristorazione, gruppi turistici, società di catering, eventi, mense aziendali, locali premium e brand beverage dovranno dimostrare maggiore coerenza lungo la propria filiera. Non sempre avranno competenze interne per misurare l’impatto delle forniture. Per questo guarderanno con interesse a partner capaci di offrire non solo prodotti, ma anche dati. Qui il distributore può assumere un ruolo nuovo. Può diventare un abilitatore di sostenibilità per il cliente finale. Può fornire informazioni sulle emissioni associate alle consegne, proporre soluzioni logistiche a minore impatto, aiutare i locali a comunicare in modo corretto le proprie scelte e supportare i brand nella costruzione di filiere più trasparenti. La sostenibilità, se comunicata bene, non è più una voce accessoria. Diventa una componente del servizio.
COMUNICARE MENO, COMUNICARE MEGLIO Il cambio culturale più importante riguarda
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il linguaggio. Le aziende dovranno abbandonare la tentazione delle formule assolute e imparare a comunicare in modo più preciso. Non “siamo green”, ma “abbiamo ridotto i consumi energetici del magazzino”. Non “consegne a impatto zero”, ma “abbiamo misurato le emissioni residue dopo un piano di riduzione”. Non “servizio sostenibile”, ma “servizio con emissioni calcolate secondo metodologia certificabile”. Non “flotta ecologica”, ma “quota della flotta alimentata con tecnologie a minori emissioni”. Questa precisione non indebolisce il messaggio. Al contrario, lo rende più forte. Il cliente evoluto non cerca slogan, cerca affidabilità. E l’affidabilità nasce dalla capacità di spiegare cosa è stato fatto, cosa è stato misurato, quali risultati sono stati ottenuti e quali obiettivi restano da raggiungere. Nel canale Horeca del futuro, la sostenibilità non sarà valutata solo in base a ciò che un’azienda dichiara, ma in base a ciò che riesce a dimostrare. La sfida non è smettere di parlare di sostenibilità. È parlarne meglio. Per un distributore, questo significa trasformare la sostenibilità da slogan a servizio: offrire ai clienti non solo prodotti, puntualità e assortimento, ma anche trasparenza, dati ambientali e supporto alla comunicazione corretta. Il greenwashing nasce quando la comunicazione corre più veloce dei fatti. Il vantaggio competitivo nasce quando i fatti sono abbastanza solidi da sostenere la comunicazione.
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DALLA PREVISIONE DELLA DOMANDA ALL’ASSORTIMENTO VINCENTE
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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE STA CAMBIANDO IL MODO IN CUI PRODUTTORI, DISTRIBUTORI E LOCALI PROGETTANO ASSORTIMENTI, PROMOZIONI E RIORDINI. L’OBIETTIVO NON È SOSTITUIRE L’ESPERIENZA COMMERCIALE, MA PRENDERE DECISIONI PIÙ RAPIDE, MIRATE E REDDITIZIE IN UN MERCATO SEMPRE PIÙ FRAMMENTATO D I M AT T E O S A S S E L L I
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a partita tra i player e i brand dei soft ed energy drink sta diventando sempre più complessa: caldo improvviso, flussi turistici discontinui, diversificazione tra i locali; ma anche consumatori che cercano naturalità al mattino, energia nel pomeriggio, premiumness durante l’ora dell’aperitivo e mixer più sofisticati di notte. Bibite, succhi, toniche, energy drink, soft drink funzionali e mix svilupperanno volumi sempre più importanti e crescenti a fronte del calo degli alcolici e il modo in cui queste verranno scelte, proposte e riordinate cambierà rapidamente tra operatori Horeca e consumatori. L’Intelligenza Artificiale entra come strumento per leggere meglio la domanda, ridurre gli errori assortimentali e aiutare produttori, distributori e locali a decidere prima dove allocare focus e risorse. L’estate e il caldo rendono tutto più evidente. In un bar sul mare o in città una nuova tonica può diventare la base di decine di gin tonic; in una pizzeria gourmet una bibita naturale al posto della Cola può aumentare lo scontrino; in un hotel un drink esotico può sostenere colazione, pool bar e room service; in un locale serale (o durante un evento) un energy drink può vivere tra mixes e consumo tal quale. In questo switch (alcol => no alcol) ogni
occasione di consumo richiede nuove riflessioni su formato, prezzo, visibilità, menù, marginalità e riordini. Proprio per questo, l’assortimento di un operatore deve portare ordine, mettere a confronto prodotti e posizionamenti, far emergere innovazioni in termine di gusto, sostenibilità, naturalità e funzionalità che possono entrare nei menù dei locali e nelle mani dei consumatori.
TESTARE PRIMA DI INVESTIRE Molti piani e assortimenti nascono ancora dall’incrocio tra storico vendite, indicazioni dei venditori, promozioni dei fornitori e sensazioni dei locali. Questo patrimonio può essere arricchito con fattori esogeni quali meteo, eventi, prenotazioni alberghiere, recensioni online, menù pubblicati dai locali e analisi/trend sugli analcolici anche in Paesi e canali diversi dai nostri. Un distributore che serve più aree geografiche, magari con diverse stagionalità, può individuare categorie più sensibili al turismo straniero, al maltempo o ai riordini. Il risultato è un assortimento focalizzato, diversificato, con meno stock e più referenze coerenti con il profilo dei clienti e dei consumatori serviti. Questa capacità incide soprattutto su toniche e mix, dove il mercato chiede di alzare sempre più l’asticella verso bevande botaniche, agrumi, spezie, bitter analcolici e soda
aromatiche, rendendo più difficile capire con le vecchie metodologie cosa può funzionare di più in ciascun locale. L’AI può analizzare menù, vendite per fascia oraria e feedback di consumatori e bartender, per suggerire prodotti più adatti ad esempio a locali premium come cocktail e terrace bar, pizzerie e ristoranti che investono su innovazione e distintività. La logica marketing/commerciale diventa meno legata all’ultima novità e più vicina alla domanda che viene testata e verificata a monte: quale combinazione di toniche, garnish, distillati e ricette può produrre maggior sell-out per ogni singolo cliente? Per il distributore significa portare al locale una proposta già meditata per occasione d’uso, abbinamento e potenziale appeal.
PREVEDERE LA DOMANDA, NON INSEGUIRLA Anche gusto, origine, zuccheri, packaging e funzionalità possono parlare a pubblici differenti o in maniera diversa allo stesso target. Un sistema di AI può testare reazioni di clienti diversi (gestore balneare, direttore f&b, titolare di pizzeria, buyer di catena casual dining, bartender indipendente), riproducendone le caratteristiche in maniera virtuale e mettendo alla prova claim, formati, prezzi e abbinamenti prima dell’attivazione commerciale.
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DOMANDA, ASSORTIMENTO E OCCASIONI DI CONSUMO
KEY LEARNING
RUOLO DELL’AI
IMPATTO PER IL BUSINESS
La domanda soft & energy cambia per momento della giornata
Analizza fascia oraria, meteo, turismo, eventi e storico ordini
Assortimenti più aderenti a colazione, aperitivo, sera e delivery
Toniche, mixer e premium analcolico richiedono maggiore segmentazione
Legge drink list, vendite, feedback bartender e profilo locale
"Proposte più mirate per cocktail bar, pizzerie gourmet e hotel
Naturalità, funzionalità e premiumness parlano a target diversi
Simula reazioni di gestori, buyer e consumatori virtuali
Migliore coerenza tra prodotto, prezzo, claim e canale
EXECUTION, DISTRIBUZIONE E COLLABORAZIONE DI FILIERA
PUNTO OPERATIVO
USO AI
VALORE GENERATO
Riordini e stock
Prevede picchi e rallentamenti usando vendite, eventi e meteo
Meno rotture nel weekend e meno stock a magazzino
Visita commerciale Alleanza industria-distribuzione-locale
Prepara dashboard cliente, storico or- Venditore che diventa consudini, gap assortimento e abbinamenti lente e proposta personalizzata Collega marca, territorio e banco di prova del consumatore finale
Decisioni condivise su assortimenti, menù e attivazioni
VALIDAZIONE PRIMA DELL’ATTIVAZIONE COMMERCIALE
AREA DA TESTARE
COME INTERVIENE L’AI
RISULTATO ATTESO
Nuove referenze e linee prodotto
Confronta scenari su gusto, formato, pack, prezzo e target
Meno lanci improvvisati e più probabilità di riordino
Promozioni stagionali
Simula starter kit, visual dedicati, menù, campionature e incentivi ad hoc
Investimenti trade più selettivi e misurabili
Materiali vendita e comunicazione
Genera e ottimizza messaggi per bar, hotel, pizzerie e locali serali
Rete vendita più preparata e contenuti più chiari e rilevanti
Stessa cosa sui consumatori, andando a riprodurre (e quindi prevedere) grado di appeal sui diversi target. La grande innovazione dell’AI non è quindi l’automazione, che esiste da decenni, ma la possibilità di testare un’idea in pochi giorni, prima di investire davvero: una nuova tonica “agrumi e sale”, una linea di succhi premium,
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una bibita botanica no-alcohol o un energy drink possono essere valutati su scenari alternativi prima di impegnare budget, materiali POP, campioni e giornate della forza vendita. Il caso McDonald’s negli Stati Uniti è utile per capire il modello di business: il format CosMc’s ha sperimentato un’offerta
beverage con specialty drink, caffè freddi, limonate, slushes e bevande personalizzabili. Poi il progetto è stato chiuso e parte degli apprendimenti è stata indirizzata dentro il perimetro McDonald’s. Al di là dell’esito, la logica che qui importa è individuare una fase di sperimentazione (misurare reazioni e capire complessità operative per mantenere ciò che può scalare) da riportare poi nel business principale. Anche una catena, un gruppo di locali o un distributore possono creare piccoli laboratori usando l’AI per leggere risultati impensabili fino ad oggi in pochi giorni. Il mondo degli energy drink e delle bevande funzionali, ad esempio, vive tra impulso, performance, gusto, immagine, normative e momenti d’uso. Cosa comporterebbe lanciare una proposta troppo “notturna”? Potrebbe risultare fuori tono in un bar diurno? Una bevanda funzionale botanica, invece, potrebbe performare meglio in un hotel, in una palestra o in una bakery di tendenza? L’AI può segmentare i locali per tipologia e clientela: locali serali, punti vendita turistici, operatori wellness, strutture con clientela internazionale, format casual che lavorano su delivery e take away. In questo modo il distributore evita assortimenti e presentazioni uguali per tutti. Per questo, la “simulazione” marketing/commerciale su contesti virtuali generati dall’AI, sarà probabilmente uno dei cambiamenti più rilevanti dei prossimi anni, per tempi, costi e affidabilità. Prima di lanciare una promozione estiva o invernale, produttori e grossisti potranno
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WHO’S WHO Matteo Sasselli matteo-sasselli Un professionista con oltre 20 anni di esperienza nel settore del Marketing, della Consulenza e dell’Intelligenza Artificiale (A.I.), maturata in contesti prestigiosi come Nestlé. Dopo un percorso maturato in contesti multinazionali, oggi opera come advisor per aziende che vogliono rafforzare strategie di Sales & Marketing e crescere in nuovi canali e mercati, nazionali e internazionali. Attraverso i brand HOORON e AmplifAI, supporta le imprese nell’utilizzo dell’AI come leva strategica per la validazione di nuovi scenari di business, prodotti, visual e design, e per la connessione strutturata tra clienti e fornitori. Il suo lavoro integra marketing, dati e tecnologia per facilitare decisioni più rapide, ridurre il rischio e costruire relazioni commerciali strategiche in oltre 60 Paesi.
anche confrontare scenari molto diversi: starter kit per aperitivo analcolico con frigo vetrina dedicata, prezzo speciale sulla seconda cassa e visibilità a menù, campionatura ai bartender e incentivo al riordino, ecc. L’AI può stimare quali consumatori hanno maggiore probabilità di provare ed apprezzare un nuovo prodotto, ma anche individuare
quali locali potrebbero generare riordino e quali assorbire solo la prima promozione. Ma anche locandine, cataloghi, schede cocktail, messaggi whatsapp per la forza vendita e materiali social possono essere pensati, testati e ottimizzati in versioni diverse per bar, hotel, pizzerie, stabilimenti balneari e locali serali. Una volta pensata, testata e validata la parte a monte (grazie alla combinazione di strategia ed AI), l’esecuzione a valle resterà comunque il terreno su cui si vincono o si perdono le partite.
L’ULTIMO MIGLIO VALE QUANTO LA STRATEGIA Un assortimento intelligente vale poco se il prodotto arriva tardi, se la frigo vetrina è vuota nel weekend, se il venditore fatica a spiegare il valore aggiunto al cliente o se il menù non lascia spazio alle novità in maniera visibile al consumatore. Anche qui l’AI può venire in aiuto suggerendo riordini in base allo storico, anticipando picchi e rallentamenti, combinando eventi locali con previsioni meteo, ottimizzando giri di consegna, segnalando clienti che stanno rallentando, preparando dashboard dinamiche con gli ultimi ordini per singolo venditore, confrontando locali simili e le modalità legate alla prima attivazione di ciascuno. Il commerciale arriva così dal cliente con un’idea di assortimento, un abbinamento beverage-food e una prima proposta ben definita. Per un piccolo, medio o grande distributore, la porta d’ingresso all’AI può essere più
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accessibile di quanto sembri. Molte soluzioni possono essere acquisite e restare in outsourcing, attraverso partner esterni e consulenze verticali. E per far ciò, non serve avere in corso un progetto di digitalizzazione. In questo passaggio cambia anche la collaborazione tra industria e distribuzione: il produttore porta marca e innovazione, il distributore porta territorio e relazione, il locale porta il banco di prova sul consumatore finale. L’AI può mettere in dialogo questi tre livelli, facendo emergere pattern che singolarmente restano invisibili. Guardando al 2026-2027, la vera opportunità per il mondo dei soft ed energy drink starà nella capacità di unire velocità e disciplina. Queste categorie continueranno a crescere ed evolversi, perché bibite, succhi, toniche, mixer ed energy drink rispondono alle ultime tendenze, oltre che generare rotazioni in ogni momento della giornata. Allo stesso tempo i soft e gli energy drink diventeranno più selettivi: i locali chiederanno prodotti facili da vendere, coerenti con la propria identità, capaci di sostenere margine e servizio; i consumatori premieranno gusto, naturalità, funzionalità ed experience; i distributori dovranno scegliere meglio cosa acquistare, cosa spingere e cosa tagliare fuori. Chi inizierà ora, partendo da clienti e consumatori clusterizzati, assortimenti strategici e obiettivi misurabili, potrà arrivare a velocità ed efficacia senza precedenti: assortimenti, menù e attivazioni che fanno girare prodotti, volumi e margini in una maniera totalmente nuova.
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OLTRE I CONFINI TRADIZIONALI NEL SECONDO APPUNTAMENTO DEDICATO AL RAPPORTO SULLA DISTRIBUZIONE BEVERAGE IN SICILIA ANALIZZIAMO IL RUOLO DEI FORMAT IBRIDI, LA PRESSIONE DEI CANALI ALTERNATIVI, LO STATO DELL’ARTE DELLA DIGITALIZZAZIONE E LE STRATEGIE CON CUI I DISTRIBUTORI POSSONO AFFRONTARE UN MERCATO IN TRASFORMAZIONE D I V E RO N I C A F U M A RO L A
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a distribuzione beverage in Sicilia sta cambiando pelle. Accanto ai modelli tradizionali emergono nuovi competitor, si moltiplicano i format di prossimità e la digitalizzazione procede ancora a velocità differenti sul territorio. Comprendere queste dinamiche significa leggere in anticipo l’evoluzione di uno dei mercati più peculiari del Paese. Nel primo approfondimento, pubblicato sullo scorso numero di GBI (pag. 14), abbiamo analizzato il ruolo della prossimità, il policentrismo mediterraneo e le dinamiche della logistica. In questa seconda parte del rapporto ‘Viaggio in Sicilia’, l’indagine sull’Horeca siciliano, realizzato da Mario Barone e Febo Leondini, ci soffermiamo sull’affermazione dei convenience store di quartiere (i
cosiddetti “bangladini”), sul livello di digitalizzazione e sulle sfide che attendono la distribuzione beverage nell’isola.
FORMAT IBRIDI E “BANGLADINI” In Sicilia i confini del mercato beverage si stanno allargando. Accanto ai distributori tradizionali avanzano nuovi modelli di business che intercettano occasioni di consumo diverse e ridefiniscono gli equilibri del Fuori Casa. La ristorazione tradizionale continua a rappresentare la quota principale del mercato, ma ha ormai esaurito la propria spinta espansiva. Parallelamente stanno crescendo format ibridi capaci di intercettare nuove occasioni di consumo: panifici evoluti, gastronomie con servizio rapido, rosticcerie, tavole calde e catering artigianale stanno ampliando il proprio ruolo anche nel beverage, modificando
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la struttura della domanda e aumentando la frammentazione dei canali. Molti di questi operatori, infatti, integrano caffetteria, pranzo veloce, aperitivo, take-away e delivery leggero, creando modelli di consumo più fluidi e continui durante tutta la giornata. Un altro dei fenomeni più rilevanti emersi dal rapporto è la crescita del canale downtrade e, in particolare, della componente rappresentata dai cosiddetti “bangladini”. Si tratta di circa 2.200-2.700 negozi. Accanto ai punti vendita orientati al retail alimentare di prossimità, esiste infatti una componente “more Horeca” che concentra gran parte della propria attività sul beverage, con aperture prolungate, consumi serali e notturni e forte incidenza di energy drink e acquisti impulsivi. Più che sostituire bar e ristorazione tradizionale, questi esercizi intercettano consumi
fuori orario e bisogni funzionali che il canale Horeca classico presidia meno efficacemente. È proprio questa capacità di coprire nicchie territoriali e temporali a rendere il downtrade un fenomeno strutturale e non più episodico. Per i distributori beverage questi canali contribuiscono all’erosione dei margini, destrutturano i modelli distributivi tradizionali e aumentano la pressione competitiva sul servizio di prossimità. “Proprio come conseguenza di questa plasticità di domanda, la classificazione scolastica di ‘Horeca’ e ‘non Horeca’ in Sicilia non vale più. Il confine è stato rotto da tempo - evidenzia Mario Barone -. Si parla di punti vendita ‘more Horeca’, come i panifici che fanno pausa pranzo con 100 posti a sedere, oppure servono pasti ai professionisti nelle zone ufficio, o addirittura organizzano servizi di catering per eventi. Il mondo dei panifici in Sicilia conta su 4.000 attività di cui quasi la metà fa anche tutto il resto. L’Horeca, quindi, non è più distinguibile in base alla tipologia di clientela prevalente ma in base alla funzione che svolge in quel momento specifico”.
SPIAZZAMENTO STRATEGICO Cambiano i punti vendita e cambia anche il lavoro dei distributori Horeca. L’evoluzione dei format commerciali porta con sé clienti meno specializzati, più ibridi e con esigenze assortimentali sempre più articolate. Parallelamente, la distribuzione accelera il proprio processo di concentrazione per difendere efficienza, marginalità e competitività. Tuttavia, il consolidamento procede con velocità inferiori rispetto ad altre aree del
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Paese a causa della forte frammentazione territoriale e della struttura relazionale del mercato siciliano. I distributori tradizionali si trovano così in una posizione di “spiazzamento strategico”: da un lato devono affrontare la pressione competitiva di cash & carry, retail professionale, piattaforme digitali ed e-commerce; dall’altro subiscono una crescente compressione dei margini da parte dell’industria beverage, soprattutto nel comparto soft drink, dove il presidio industriale sui punti vendita è particolarmente forte. Dalle interviste realizzate per l’osservatorio emerge chiaramente come la competizione non sia più percepita solo tra distributori, ma tra modelli distributivi differenti, con clienti che mantengono rapporti stabili con il grossista tradizionale, ma frammentano progressivamente gli acquisti su più canali e fornitori. In questo contesto, i distributori sono chiamati a offrire servizi a valore aggiunto, efficienza logistica e capacità di integrazione commerciale.
DIGITALIZZAZIONE A RILENTO, MA… Secondo il rapporto, il loro utilizzo resta tutt’altro che sistematico: una parte significativa degli operatori non ne fa ancora uso, mentre la maggioranza li impiega soltanto in modo limitato. Solo una quota minoritaria li considera un elemento realmente strategico del proprio modello di business. “Il livello di digitalizzazione della distribuzione beverage siciliana è ancora basso. Su 14 operatori intervistati, 5 non utilizzano alcuno strumento digitale, 7 lo fanno in modo limitato e solo 2 in modo rilevante - sottolinea
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Febo Leondini –. Un valore medio di 0,71 su 2 non lascia spazio a letture ottimistiche. Ma il punto interessante è il perché. Il rapporto indica che il freno non è principalmente tecnologico: è culturale e organizzativo. La relazione personale tra agente e titolare del locale è, infatti, il cuore del modello distributivo siciliano ed è percepita da entrambe le parti come un valore, non come un limite. Il cliente piccolo non vuole ordinare su una piattaforma: vuole chiamare l’agente, o aspettarlo di persona. Questa non è arretratezza, è identità del modello. Ignorarla sarebbe un errore”. C’è poi un paradosso che il rapporto mette bene in luce: le stesse criticità che i distributori denunciano - margini compressi, concorrenza dei canali alternativi, pagamenti irregolari, difficoltà nel controllo del rischio credito - sono esattamente quelle che il digitale aiuterebbe a gestire meglio. “Chi non investe in strumenti digitali oggi si trova progressivamente spiazzato da cash & carry, e-commerce e operatori più organizzati che già usano queste leve”, fa notare Leondini.
TIMIDI SEGNALI DI CAMBIAMENTO Pur con ritmi ancora contenuti, alcune imprese stanno iniziando a investire in strumenti digitali e a sperimentarne un utilizzo più strutturato. La maggioranza degli operatori dichiara infatti di utilizzare, almeno in parte, strumenti digitali, segno che il percorso di trasformazione è già iniziato. Le applicazioni più diffuse riguardano soprattutto
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CAMBIANO I PUNTI VENDITA E CAMBIA ANCHE IL LAVORO DEI DISTRIBUTORI HORECA. L’EVOLUZIONE DEI FORMAT COMMERCIALI PORTA CON SÉ CLIENTI MENO SPECIALIZZATI, PIÙ IBRIDI E CON ESIGENZE ASSORTIMENTALI SEMPRE PIÙ ARTICOLATE
la raccolta degli ordini tramite app e tablet, la gestione dei listini, il supporto alle attività della forza vendita e la comunicazione operativa con i clienti più strutturati. Si tratta, però, di iniziative ancora circoscritte, che rispondono a esigenze operative specifiche e che raramente si traducono in una vera integrazione digitale del modello distributivo. In altre parole, la tecnologia è utilizzata come supporto ai processi esistenti più che come leva per ripensare il business. Cosa possono fare, dunque, concretamente i distributori? “A mio avviso, possono agire su tre aspetti - sostiene Leondini -. Il primo è partire dall’interno, non dal cliente. Prima ancora di proporre app o portali di ordinazione ai locali, i distributori devono digitalizzare i propri processi gestionali: controllo dei margini per cliente, monitoraggio del rischio credito, pianificazione dei giri di consegna. Questi strumenti esistono, sono accessibili anche per aziende di dimensioni medie, e liberano tempo e risorse che oggi si disperdono in lavoro manuale. Il secondo step è usare il digitale per valorizzare la relazione, non per sostituirla. L’agente che arriva dal cliente con uno schermo in mano, dati aggiornati e proposte personalizzate è più
convincente dell’agente che opera a memoria. La tecnologia può potenziare il modello relazionale siciliano, senza demolirlo. Terzo aspetto: sfruttare l’aggregazione. Da soli, molti distributori non hanno le dimensioni per investire in piattaforme b2b digitali. Ma insieme, attraverso consorzi, reti di imprese o accordi di filiera, potrebbero condividere infrastrutture tecnologiche che oggi restano inaccessibili. Il rapporto segnala questa come una delle traiettorie più promettenti per il settore nel medio periodo”.
LE PRIORITÀ DEL SETTORE Considerando le peculiarità del territorio, i format, la natura delle relazioni che legano addetti ai lavori a distributori, le principali sfide del settore in Sicilia si concentrano su quattro direttrici. La prima riguarda la capacità di adattarsi a un mercato sempre più ibrido e frammentato, nel quale convivono Horeca tradizionale, format evoluti, retail di prossimità e canali informali. La seconda riguarda la marginalità, messa sotto pressione sia dall’industria sia dalla crescente concorrenza di modelli distributivi alternativi. La terza riguarda la necessità di ripensare il ruolo del distributore, che non può più limitarsi alla consegna del prodotto ma deve costruire valore attraverso servizio, consulenza, rapidità e presidio territoriale. Infine, resta aperta la sfida della scalabilità: il mercato siciliano continua a premiare flessibilità e prossimità, ma rende più complessa la realizzazione di economie dimensionali in grado di sostenere investimenti strutturati e strategie di consolidamento.
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Protagonisti Il Manager
L’IDENTITÀ CHE NASCE DAI TERRITORI INNOVAZIONE, QUALITÀ, SOSTENIBILITÀ E CAPACITÀ DI INTERPRETARE LE NUOVE ESIGENZE DEL MERCATO STANNO RIDEFINENDO IL RUOLO DELL’ACQUA MINERALE NEL FUORI CASA. UN PERCORSO CHE RICHIEDE VISIONE STRATEGICA, INVESTIMENTI CONTINUI E UN POSIZIONAMENTO SEMPRE PIÙ DISTINTIVO D I M AR I A E L E NA D I PAC E
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er anni è stata considerata un prodotto quasi scontato all’interno dell’offerta beverage. Oggi, invece, l’acqua minerale è diventata una leva di differenziazione per distributori e operatori del fuori casa, chiamati a costruire assortimenti sempre più coerenti con il posizionamento del locale e con le aspettative di un consumatore più consapevole. A fare la differenza non sono soltanto le caratteristiche organolettiche della sorgente, ma anche la capacità di un marchio di esprimere identità, raccontare un territorio, investire in innovazione e creare valore lungo tutta la filiera. In un contesto in cui la selezione dell’offerta
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assume un peso crescente, le aziende sono chiamate a evolvere, ampliando la gamma, sviluppando nuovi progetti e rafforzando il dialogo con la distribuzione. Di questi temi abbiamo parlato con Antonio Biella, amministratore delegato di Acqua S.Bernardo, che ripercorre le tappe della crescita dell’azienda, racconta le iniziative per il centenario e condivide la visione che guiderà il gruppo nei prossimi anni. Il 2026 segnerà il centenario di Acqua S.Bernardo. Al di là del valore simbolico, cosa rappresenta questo traguardo per un’azienda che continua a investire e a crescere?
Il centenario rappresenta un traguardo straordinario e allo stesso tempo una grande responsabilità. Mi sento un po’ come il condottiero di una squadra storica che arriva a disputare il suo centesimo campionato ai massimi livelli: c’è il prestigio di guidare un’organizzazione che ha attraversato un secolo di storia, ma anche la consapevolezza di essere soltanto in una tappa di un percorso molto più lungo. Questo anniversario è importante soprattutto perché ci permette di ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a costruire e rafforzare S.Bernardo nel corso di cento anni. Penso al fondatore, ai dipendenti, ai collaboratori, ai partner e a tutte quelle figure che hanno lasciato un
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Protagonisti Il Manager
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L’ampliamento della gamma beverage rafforza l’offerta S.Bernardo con referenze pensate per nuovi momenti di consumo
segno nella storia dell’azienda. È un momento di orgoglio, ma anche di riconoscenza verso chi ci ha permesso di arrivare fin qui. Il centenario è stato celebrato con una serie di iniziative dedicate alla storia dell’azienda e ai suoi progetti futuri. Che significato hanno avuto questi momenti per voi? Il centenario è stato celebrato con una grande festa aperta al pubblico tra Garessio e Ormea, territori che rappresentano le nostre radici e la nostra identità. È stato un importante momento di condivisione con la comunità, con i partner e con tutti coloro che hanno accompagnato il nostro percorso. Abbiamo inoltre presentato il libro dedicato ai cento anni di S.Bernardo e illustrato il nostro progetto di sostenibilità, uno dei pilastri della visione che guiderà il futuro dell’azienda. È stata l’occasione per ripercorrere la nostra storia, ma anche per ribadire la direzione che intendiamo seguire nei prossimi anni: innovazione, qualità, valorizzazione del territorio e crescita sostenibile. Negli ultimi dieci anni S.Bernardo ha compiuto un percorso di crescita straordinario. Quali sono state le principali scelte manageriali e industriali che hanno permesso all’azienda di raggiungere questi risultati? La crescita degli ultimi undici anni è nata da una scelta molto precisa: riportare il brand S.Bernardo al centro della strategia aziendale. Mi piace descrivere l’azienda come una principessa addormentata nel bosco, dotata
di un enorme patrimonio di valori che nel tempo rischiavano di essere rimasti nascosti. Abbiamo lavorato per riscoprire quell’identità, valorizzandone i punti di forza e riportando alla luce i valori autentici del marchio. Parallelamente abbiamo investito nell’innovazione, nell’ampliamento della gamma, nella ricerca di nuovi mercati e nella costruzione di un posizionamento sempre più distintivo. La crescita è stata il risultato di un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra fedeltà alla nostra storia e capacità di evolvere. Oggi il Gruppo S.Bernardo è molto più articolato rispetto al passato. Qual è la visione che guida lo sviluppo dei diversi brand e come si integrano tra loro all’interno di un’unica strategia? La nostra è una visione profondamente italiana e familiare. Abbiamo un gruppo di manager che condivide una grande passione per il proprio lavoro e che crede negli stessi valori. Questo rende naturale individuare una strategia comune. Tutti i progetti del gruppo nascono con l’obiettivo di creare qualcosa di autentico, coinvolgente e capace di distinguersi sul mercato. Vogliamo sviluppare iniziative che abbiano una forte identità e che siano in grado di trasmettere
qualità, emozione e passione. È questa cultura condivisa che permette ai diversi brand di convivere e rafforzarsi reciprocamente. Il progetto “Italia in Ogni Goccia” rappresenta un’evoluzione significativa della vostra strategia. Quali obiettivi vi siete posti e quali opportunità può offrire al mercato beverage e ai distributori? “Italia in Ogni Goccia” rappresenta l’evoluzione naturale del nostro percorso. È un progetto che nasce per riunire aziende, professionisti e partner che condividono una stessa visione del mercato e una comune ricerca di qualità. L’obiettivo è costruire una rete di realtà che credono in un posizionamento premium e distintivo, valorizzando il made in Italy e la capacità di offrire qualcosa di diverso rispetto alle logiche più generaliste. Siamo particolarmente soddisfatti di aver incontrato lungo questo percorso diversi partner e amici che hanno deciso di condividere con noi questa visione. Crediamo che il progetto possa generare nuove opportunità sia per il mercato beverage sia per i distributori che desiderano differenziarsi attraverso prodotti e progetti ad alto valore aggiunto.
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Lo stabilimento S.Bernardo unisce innovazione, qualità e attenzione alla sostenibilità, nel cuore delle sorgenti alpine
Negli ultimi anni avete ampliato progressivamente il portafoglio prodotti. Quale ruolo avranno le nuove referenze nello sviluppo futuro dell’azienda e quali categorie ritenete oggi più strategiche? L’ampliamento della gamma è un processo continuo. Ogni anno cerchiamo di introdurre prodotti innovativi, ma sempre con una logica molto precisa: presidiare segmenti e nicchie specifiche attraverso proposte coerenti con i nostri valori. Quando sviluppiamo un nuovo prodotto, il nostro obiettivo non è semplicemente ampliare il catalogo, ma creare qualcosa che sia realmente utile al mercato e che rispetti i principi che ci contraddistinguono: qualità, naturalità, benessere e, quando possibile, attenzione al biologico. Continueremo quindi a innovare e ad ampliare l’offerta, senza mai perdere di vista il fatto che il cuore della nostra identità resta l’acqua S.Bernardo. Le bottiglie Signature dedicate ai territori sono diventate uno dei progetti più distintivi di Acqua S.Bernardo. Come nasce questa idea e quale valore aggiunto porta al brand, ai territori coinvolti e ai partner commerciali? Le Signature rappresentano perfettamente la nostra volontà di raccontare l’Italia attraverso i suoi territori e le sue eccellenze. Nascono
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dall’idea di valorizzare luoghi, storie e identità locali, creando un legame emotivo tra il brand e le comunità che rappresenta. Per S.Bernardo significano rafforzare il proprio ruolo di interprete del territorio; per le realtà coinvolte rappresentano un’importante occasione di visibilità e valorizzazione; per i partner commerciali costituiscono uno strumento distintivo capace di creare interesse e differenziazione sul mercato. Sappiamo che il progetto Signature continuerà ad arricchirsi con nuove edizioni dedicate ai territori italiani. Cosa potete anticiparci sui prossimi lanci e quale ruolo avranno nella valorizzazione del patrimonio locale e nello sviluppo del brand? La volontà è quella di continuare a raccontare l’Italia attraverso nuovi territori e nuove storie. Ogni edizione nasce dall’incontro tra identità locale, cultura e valori condivisi. Anche in futuro continueranno a essere uno strumento importante per rafforzare il legame tra il brand e il patrimonio culturale italiano, offrendo al tempo stesso nuove opportunità di comunicazione e sviluppo commerciale. Fin dal 1926, anno della sua fondazione, Acqua S.Bernardo ha coltivato uno stretto rapporto con il mondo dell’arte e della comunicazione visiva. Dalle storiche campagne firmate da Leonetto Cappiello fino alle più recenti Signature, l’azienda ha sempre creduto nel valore della creatività come strumento per raccontare emozioni, identità e luoghi. Dopo le edizioni dedicate a Milano, Tigullio, Alba, Cuneo, Salento, Agrigento, Lago di Como, Asti, Napoli, Piacenza e Isola d’Elba,
la collezione Signature ha da pochi giorni una nuova creazione dedicata a Taranto, città che custodisce un patrimonio storico e paesaggistico unico nel panorama nazionale. Lo sport è ormai uno dei pilastri della vostra comunicazione. Quanto incidono queste iniziative nel rafforzare il valore del marchio e nel creare nuove opportunità commerciali? Lo sport rappresenta un veicolo straordinario di valori. Spirito di squadra, sacrificio, determinazione, passione e capacità di superare gli ostacoli sono principi che sentiamo molto vicini alla nostra cultura aziendale. Per questo le collaborazioni sportive assumono un valore che va oltre la semplice visibilità. Ci permettono di rafforzare l’identità del marchio, di entrare in contatto con nuovi pubblici e di costruire relazioni importanti con partner, clienti e distributori. L’Horeca è profondamente cambiato negli ultimi anni. Come si è evoluto il vostro modo di lavorare con questo canale e quali opportunità vedete per i distributori nei prossimi anni? Crediamo che il canale Horeca continuerà a rafforzarsi. Stiamo assistendo a una crescente segmentazione del mercato distributivo: da una parte vediamo la crescita di grandi gruppi, dall’altra il consolidamento di distributori locali capaci di offrire un servizio molto specializzato e vicino alle esigenze del territorio. Le opportunità maggiori saranno soprattutto nelle aree turistiche e nelle località caratterizzate da una forte stagionalità. In questo contesto i distributori non potranno
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Protagonisti Il Manager
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per i partner commerciali, perché il mercato richiede sempre più attenzione verso qualità, trasparenza e rispetto dell’ambiente.
limitarsi a proporre prodotti generalisti, ma dovranno costruire assortimenti capaci di rappresentare la loro identità e il loro posizionamento. È qui che marchi distintivi e premium potranno fare la differenza. Quali saranno gli investimenti più importanti che accompagneranno S.Bernardo nel prossimo futuro? La nostra priorità continuerà a essere l’innovazione. Investiremo nello sviluppo di nuovi prodotti, nell’ampliamento della gamma e nella ricerca di nuove opportunità di mercato. Allo stesso tempo continueremo a sostenere progetti che valorizzino il brand, il territorio e la sostenibilità. Più che inseguire la crescita a tutti i costi, vogliamo investire in modo coerente con i nostri valori, mantenendo alta la qualità e rafforzando la nostra presenza nei segmenti dove possiamo esprimere al meglio la nostra identità. Il rapporto con i distributori è stato uno dei fattori che hanno sostenuto la vostra crescita. Come intendete rafforzare questa collaborazione? Per noi i distributori sono partner strategici. Crediamo sempre di più nel valore della collaborazione e nella costruzione di progetti condivisi. Il mercato sta premiando chi riesce a differenziarsi e a proporre un’offerta
DAL CENTENARIO AI NUOVI PROGETTI DI SVILUPPO, S.BERNARDO INVESTE SU INNOVAZIONE, QUALITÀ E DIALOGO CON LA DISTRIBUZIONE AMPLIANDO LA PROPRIA PRESENZA NEL MERCATO
riconoscibile. Vogliamo quindi continuare a lavorare al fianco dei distributori, offrendo prodotti, strumenti e iniziative che possano aiutarli a costruire una proposta distintiva e coerente con la propria identità aziendale. Quanto pesa oggi la sostenibilità nelle vostre scelte industriali e quanto rappresenta un vantaggio competitivo per i partner commerciali? La sostenibilità è diventata un elemento centrale della nostra visione. Non riguarda soltanto il prodotto finale, ma il modo in cui l’azienda opera, investe e costruisce il proprio futuro. Il fatto che il progetto di sostenibilità sia uno dei temi centrali delle celebrazioni del centenario dimostra quanto questo aspetto sia ormai integrato nella nostra strategia. Crediamo che un approccio responsabile rappresenti un valore crescente anche
Guardando ai prossimi dieci anni, come immagina l’evoluzione del mercato delle acque minerali? Nei prossimi anni assisteremo a una crescente segmentazione del mercato. I grandi operatori continueranno a consolidarsi, ma allo stesso tempo ci sarà spazio per realtà capaci di distinguersi attraverso qualità, servizio e identità. Dopo una fase di rallentamento legata alle difficoltà economiche, crediamo che il settore tornerà a crescere. La differenza sarà fatta dalla capacità di offrire prodotti che abbiano una personalità precisa e che siano in grado di rappresentare una scelta consapevole per distributori e consumatori. Il centenario non rappresenta un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza. Qual è la visione che guiderà Acqua S.Bernardo nel suo secondo secolo di storia? È impossibile prevedere cosa accadrà nei prossimi cento anni, ma una cosa è certa: vogliamo continuare a crescere mantenendo saldi i nostri valori. Vogliamo portare sempre più lontano l’identità di S.Bernardo, rafforzando la nostra presenza in Italia e proseguendo il percorso di internazionalizzazione. Il secondo secolo di storia sarà costruito insieme ai nostri partner, ai distributori e a tutte le persone che condividono la nostra visione. L’obiettivo è continuare a crescere passo dopo passo, senza perdere autenticità, qualità e passione, che rappresentano da sempre il cuore pulsante di S.Bernardo.
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IL GROSSISTA DIVENTA PARTNER DEL LOCALE DALLA COSTRUZIONE DEGLI ASSORTIMENTI ALLA FORMAZIONE, FINO AL SUPPORTO SUGLI IMPIANTI, IL DISTRIBUTORE HORECA EVOLVE VERSO UN RUOLO SEMPRE PIÙ CONSULENZIALE E STRATEGICO PER IL CLIENTE D I V E RON I C A F U M ARO L A
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n un mercato sempre più competitivo nel quale i pubblici esercizi chiedono non solo prodotti ma anche competenze e supporto, la conoscenza del territorio e la specializzazione diventano fattori distintivi. È su queste leve che Barozzi Bevande ha costruito il proprio percorso imprenditoriale, consolidando nel tempo la presenza tra le province di Rovigo, Ferrara, Mantova, Modena e Verona e sviluppando una crescente expertise nel mondo della birra. Nata nel 1961 come piccola realtà produttrice di bibite con distribuzione porta a porta, l’azienda ha fatto della relazione diretta con il cliente e della consulenza i propri punti di forza, potendo
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Protagonisti Il distributore
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I prodotti a marchio rafforzano l’identità dell’offerta e permettono ai distributori di proporre referenze esclusive e distintive
un distributore che entra nelle dinamiche del locale, ascolta le esigenze del gestore e costruisce insieme soluzioni concrete. Nel nostro lavoro vuol dire supportare il cliente nella scelta dell’assortimento, nella gestione degli spazi, nella formazione sul prodotto, nella valorizzazione delle referenze e anche nella lettura dei consumi. Il nostro ruolo è aiutare il locale a vendere meglio, non solo a comprare.
contare oggi su una struttura composta da un magazzino, nove mezzi e quindici addetti. Dell’evoluzione dell’azienda, dei trend attuali e degli obiettivi futuri abbiamo parlato con Irving Barbieri, socio e amministratore di Barozzi Bevande. C’è una scelta strategica che, più di altre, vi ha permesso di compiere un salto di qualità e di ripensare il vostro ruolo sul mercato? Nel tempo siamo passati da una logica prevalentemente distributiva a un modello più di consulenza, nel quale non forniamo soltanto prodotti, ma supportiamo i locali nelle scelte sull’assortimento, nella gestione degli impianti, nella valorizzazione dell’offerta e nella lettura dei trend di consumo. Tra i momenti più importanti della nostra evoluzione ci sono sicuramente l’ampliamento delle aree servite, il rafforzamento del
portafoglio brand e l’ingresso nel consorzio San Geminiano Italia, che ci ha consentito di integrare competenze, marchi esclusivi e know-how mantenendo al tempo stesso una forte identità territoriale. In quali servizi si traduce il vostro modello consulenziale? Oltre alla distribuzione, affianchiamo i clienti con consulenza assortimentale, supporto sugli impianti di spillatura, attrezzature in comodato d’uso, supporto commerciale e organizzazione del servizio in funzione delle esigenze operative del locale. Il nostro vantaggio competitivo è la capacità di offrire un servizio integrato e personalizzato: non essere semplici fornitori, ma partner operativi. Cosa vuol dire essere “partner operativi”? Significa andare oltre il semplice rapporto fornitore-cliente. Un partner operativo è
Far parte del Consorzio San Geminiano vuol dire anche avere accesso a marchi privati. Che ruolo gioca la private label nel mondo del fuori casa? Essere soci del Consorzio San Geminiano significa poter contare su una progettualità comune e su un patrimonio di marchi privati costruiti negli anni per rispondere alle esigenze specifiche del canale Horeca. Nel fuori casa la private label non è semplicemente un’alternativa di prezzo: oggi rappresenta soprattutto uno strumento di differenziazione. Per un locale avere un prodotto esclusivo significa poter proporre qualcosa che non è facilmente replicabile dalla concorrenza, costruendo identità e fidelizzazione. Per noi grossisti è un valore aggiunto perché ci permette di affiancare ai grandi marchi industriali delle proposte con una nostra identità, garantendo qualità, continuità di fornitura e un rapporto equilibrato tra prodotto, servizio e marginalità. I brand privati di San Geminiano, tra cui anche importanti referenze nel mondo birra, nascono proprio con questo obiettivo.
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La birra è un vostro punto di forza. Come si compone l’assortimento? È sicuramente uno dei comparti più strategici per un distributore Horeca. Il nostro assortimento birrario nasce dall’equilibrio tra marchi conosciuti dal consumatore, specialità capaci di differenziare il locale e prodotti esclusivi. Lavoriamo su più segmenti: birre lager e pilsner, fondamentali per il consumo quotidiano; birre premium in esclusiva; specialità artigianali e ad alta caratterizzazione; birre in fusto per il servizio alla spina; referenze a marchio privato come Falkenturm, Vikingen e L’Italica 5.0 e la nuova L’italica Craft Selection, che rappresentano proposte distintive del gruppo. L’obiettivo non è avere semplicemente tante birre, ma avere la birra giusta per ogni tipo di locale: dal bar tradizionale al ristorante, dal pub al locale serale. Sempre a proposito di birre, quali trend stanno caratterizzando il comparto? Il mercato della birra sta andando verso una maggiore ricerca di qualità e personalizzazione. Il consumatore oggi è più curioso: vuole conoscere la storia del prodotto, l’origine, lo stile e l’abbinamento con il cibo. Assistiamo a un ritorno alla bevibilità: dopo anni dominati da birre molto caratterizzate, cresce l’interesse per stili equilibrati, facili da bere ma con qualità percepita elevata, come lager, pils ed helles. Inoltre, registriamo un forte interesse per le birre analcoliche e low alcol, legato a nuovi stili di consumo e alla ricerca di alternative più leggere. Si può parlare, poi, di premiumizzazione: il cliente
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IL DISTRIBUTORE EVOLVE DA SEMPLICE FORNITORE A PARTNER DEL LOCALE, COSTRUENDO ASSORTIMENTI SU MISURA E OFFRENDO COMPETENZE, FORMAZIONE E SERVIZI CAPACI DI CREARE VALORE, MIGLIORARE L’OFFERTA E ACCOMPAGNARE OGNI CLIENTE NELLE SCELTE PIÙ ADATTE AL PROPRIO POSIZIONAMENTO
è disposto a pagare qualcosa in più se percepisce valore. Infine, attirano le birre legate al territorio che hanno qualcosa da raccontare e che trasformano il prodotto in esperienza. Ci sono delle tendenze che potrebbero arrivare in Italia dall’estero? Potrebbero arrivare una maggiore attenzione verso lager di alta qualità, fermentazioni particolari, birre gastronomiche e formati più adatti al consumo fuori casa. L’Ipa rimane un riferimento per il pubblico appassionato, ma il futuro probabilmente sarà meno legato agli estremi e più alla capacità di offrire birre riconoscibili, piacevoli e adatte a più occasioni. Se nella birra avete sviluppato anche referenze a marchio privato, qual è oggi la vostra strategia nel comparto spirits?
Nel comparto spirits la strategia che stiamo portando avanti segue la stessa filosofia che ci ha guidato nel mondo della birra: affiancare alla distribuzione dei grandi marchi un percorso di sviluppo di prodotti a marchio proprio e private label, capaci di raccontare identità, territorio e competenze. Sia come Consorzio sia come Barozzi Bevande stiamo investendo in questo segmento. Il Consorzio sta lavorando allo sviluppo del marchio Knott, un progetto nato per valorizzare una proposta spirits distintiva e con una forte identità. Come Barozzi Bevande, ormai da alcuni anni, abbiamo intrapreso un percorso di creazione e valorizzazione di prodotti propri: abbiamo sviluppato un amaro e tre referenze gin, utilizzando il nome di una figura storica legata alla nostra azienda: Amaro Ottavio e Gin Ermes. Un progetto che per noi ha un valore particolare perché abbiamo scelto di recuperare e reinterpretare le nostre etichette storiche, quelle utilizzate quando negli anni ‘60 eravamo produttori di bibite, trasformando la nostra storia aziendale in un elemento distintivo anche nel mondo degli spirits. Il nostro obiettivo è quindi quello di costruire una proposta capace di unire tradizione e innovazione, offrendo al canale Horeca prodotti con una forte riconoscibilità, pensati sia per il consumo classico sia per il mondo della mixology, dove vediamo importanti opportunità di crescita. Siete partiti come distributori porta a porta fino ad allargare la distribuzione
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IL PROFILO DI BAROZZI BEVANDE
alle province di Rovigo, Ferrara, Mantova, Modena, Verona. Quali sono i principali cambiamenti che notate nel settore? Negli ultimi anni il mercato si è evoluto e, con esso, anche il nostro approccio: oggi osserviamo una maggiore segmentazione della clientela, con esigenze sempre più specifiche in termini di premiumizzazione, cocktail culture, birre speciali, referenze no/low alcol e prodotti distintivi. Questo ci porta a lavorare in modo sempre più personalizzato, costruendo assortimenti coerenti con il posizionamento del singolo locale. Come si costruisce un assortimento coerente per singolo locale? Un assortimento efficace nasce dall’analisi del locale, non da un catalogo standard. Prima valutiamo la tipologia di clientele, la fascia di prezzo, il momento di consumo; la cucina proposta, la zona e la concorrenza. Infine, la capacità del locale di raccontare il prodotto. Un pub ha esigenze diverse rispetto a un ristorante di cucina tradizionale o a un cocktail bar. Ci avvaliamo dell’esperienza della rete commerciale, dell’analisi delle vendite, del confronto diretto con il gestore. Costruire un assortimento coerente è fondamentale perché evita sovrapposizioni, migliora la rotazione dei prodotti e soprattutto permette al locale di avere una proposta più chiara per il consumatore. Il nostro obiettivo non è riempire una carta: è creare una selezione che aiuti il locale a raccontare una propria identità e aumentare il valore di ogni vendita.
Fatturato 4 milioni N. clienti serviti ~400 N. referenze oltre 1.500
Come è organizzato il vostro sistema di distribuzione? Lavoriamo per garantire puntualità, flessibilità e continuità delle forniture attraverso una pianificazione efficiente delle consegne, un presidio capillare del territorio e una gestione organizzata del magazzino. L’efficienza distributiva nasce dall’integrazione tra rete commerciale, gestione ordini, magazzino e consegne programmate. L’obiettivo è garantire continuità di servizio, rapidità di risposta e flessibilità, mantenendo un elevato livello di attenzione alle esigenze operative del cliente. State utilizzando l’AI nei vostri processi? Attualmente l’intelligenza artificiale viene utilizzata principalmente in ambito marketing e comunicazione, in particolare per la gestione dei social media, la realizzazione di grafiche, carte birre e carte vini. La digitalizzazione, più in generale, ci aiuta a migliorare l’organizzazione interna, la gestione operativa e la velocità di risposta verso il cliente. Che ruolo ha la formazione? La formazione è fondamentale sia internamente sia nei confronti dei clienti. Investiamo costantemente nell’aggiornamento commerciale e tecnico del team e
promuoviamo momenti di approfondimento dedicati ai clienti su categorie, trend, prodotto, degustazioni birra, servizio e valorizzazione dell’offerta beverage. Quali trend evidenziate nel fuori casa? Stiamo osservando una crescente attenzione verso il consumo consapevole, l’aperitivo premium e i prodotti a maggiore praticità di servizio. Le bollicine restano un driver molto forte, mentre il segmento no/low alcohol e ready to drink è in crescita, anche se nelle nostre aree di competenza non rappresenta ancora un fenomeno completamente consolidato. Rileviamo anche una crescente ricerca di qualità e storytelling del prodotto. Allo stesso tempo cresce il bisogno di esperienze, consulenza e specializzazione da parte dei clienti e dei consumatori finali. Che sfide attendono il mondo Horeca? Le principali criticità riguardano la compressione dei margini, l’aumento dei costi operativi, la gestione del personale, la volatilità dei consumi e la necessità di differenziare l’offerta. Il mercato sta cambiando rapidamente e noi dobbiamo essere pronti ad adattarci con flessibilità e capacità di innovazione. Guardando avanti, che obiettivi vi ponete per il futuro? Puntiamo a continuare a crescere rafforzando la qualità del servizio, la competenza consulenziale e la profondità dell’offerta, investendo in digitalizzazione, formazione e supporto al cliente.
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INTERVISTA IL PRODUTTORE
UNA SCELTA DI CANALE A CINQUANT’ANNI DALLA NASCITA DEL MARCHIO, IL VICEPRESIDENTE DI SURGIVA RACCONTA LA CRESCITA DELL’AZIENDA, TRA POSIZIONAMENTO HORECA, SVILUPPO INTERNAZIONALE E STRATEGIE A SUPPORTO DELLA DISTRIBUZIONE D I M A R I A E L E N A D I PAC E
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el mercato delle acque minerali, costruire valore significa molto più che offrire un prodotto di qualità. Significa individuare un posizionamento preciso, investire con continuità sul marchio e sviluppare un modello di crescita coerente con le esigenze del canale. È questa la strada intrapresa da Surgiva, entrata nel Gruppo Lunelli nel 1988 e progressivamente trasformata in un brand dedicato esclusivamente al mondo Horeca. Una scelta che ha permesso all’azienda di consolidare la propria presenza nella ristorazione di qualità, in Italia e all’estero, valorizzando un’acqua che nasce nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, e costruendo nel tempo un’identità riconoscibile, fondata su eleganza, servizio e attenzione al territorio. A raccontare questo percorso è Alessandro Lunelli, vicepresidente di Surgiva. Surgiva nasce nel 1975 e viene acquisita dalla famiglia Lunelli nel 1988. Che ruolo ha avuto questa scelta nello sviluppo del marchio nel canale Horeca? L’acquisizione da parte della nostra famiglia ha segnato un passaggio decisivo nella storia di Surgiva, in quanto ne ha cambiato radicalmente il posizionamento. Nella nostra visione l’acqua non era da considerarsi come un semplice complemento, ma un vero elemento distintivo della tavola. Visto che il marchio aveva qualità intrinseche di leggerezza e purezza molto spiccate, grazie alla sua fonte nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, era perfetto per posizionarsi sulle tavole dei migliori ristoranti e hotel di tutto il mondo. Abbiamo quindi alzato
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INTERVISTA IL PRODUTTORE
Alessandro Lunelli, vicepresidente di Surgiva, racconta l’evoluzione del marchio e le strategie di sviluppo nel canale Horeca
il posizionamento proponendo una bottiglia personalizzata in vetro bianco, introducendo il formato da 0,75 litri ed elementi distintivi come il codice colore per le diverse tipologie e il celebre “graffio”, che la contraddistingue come elemento di design sull’etichetta: tutti elementi che, all’epoca, costituivano una novità. Abbiamo soprattutto fatto una scelta netta di canale in direzione del fuori casa, per offrire a bar, ristoranti e hotel un’acqua dedicata esclusivamente a loro, non presente nella grande distribuzione. Quale ruolo ricopre oggi il marchio all’interno del vostro portafoglio e nel canale Horeca? Surgiva rappresenta oggi un elemento strategico per il Gruppo perché interpreta perfettamente la nostra visione di eccellenza nel mondo della tavola e dell’ospitalità. Nel canale Horeca non è semplicemente un’acqua minerale, ma una componente dell’esperienza gastronomica di alto livello, in coerenza con i valori di qualità, eleganza e
SURGIVA NASCE NEL CUORE DEL PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA, DOVE PUREZZA E TERRITORIO NE DEFINISCONO L’IDENTITÀ, LA QUALITÀ E IL POSIZIONAMENTO
attenzione al dettaglio che caratterizzano tutte le nostre realtà. Il 2025 ha segnato i 50 anni del marchio: al di là della ricorrenza, che punto di maturità ha raggiunto oggi e quali risultati testimoniano questo percorso di crescita? Surgiva ha raggiunto una piena maturità ed è oggi riconosciuta come acqua di eccellenza, strettamente legata alla sua origine nel Parco Naturale Adamello Brenta. Il marchio è diventato un punto di riferimento nella ristorazione di qualità, dove rappresenta l’espressione di un territorio incontaminato di cui si fa ambasciatore. A confermare questa crescita sono anche i numeri: quasi 42 milioni
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di bottiglie prodotte nel 2025, una presenza consolidata in 40 Paesi e un incremento dell’export trainato soprattutto dai mercati della Penisola Arabica. Oggi il marchio è presente in Italia e in numerosi mercati esteri. Come si sviluppa la vostra presenza e quali sono le principali direttrici di crescita? Surgiva vanta una forte presenza in Italia e una diffusione in Europa e in mercati internazionali come Giappone e Sud Africa. Le prospettive di crescita sono legate anche all’espansione in nuovi mercati, come Emirati Arabi e Corea, dove la cultura gastronomica italiana rappresenta un importante punto di riferimento. Il rapporto con i grossisti beverage è uno dei pilastri della vostra strategia commerciale. Come si è evoluta questa collaborazione e come supportate oggi i partner sul territorio? I grossisti rappresentano un elemento chiave, sia dal punto di vista logistico sia come veicolo di diffusione della cultura del prodotto. Per questo continuiamo a investire nel racconto dei valori e nella formazione
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INTERVISTA IL PRODUTTORE
tecnica sulle proprietà dell’acqua, per trasmettere al meglio il valore del marchio ai clienti. La tendenza verso un numero più ridotto di partner, ma di maggiori dimensioni, risponde a una visione di lungo periodo orientata a migliorare il servizio. Questo approccio consente di condividere esperienze di successo e di proporre soluzioni efficaci, come l’introduzione di formati specifici particolarmente adatti a determinati contesti di consumo. Supportiamo i distributori attraverso attività di formazione dedicate, fornendo strumenti utili a raccontare l’origine e le caratteristiche distintive dell’acqua. Mettiamo inoltre a disposizione informazioni e contenuti legati alla sostenibilità, tema oggi sempre più centrale per il mercato e per il consumatore finale. Organizziamo visite nel Parco Naturale Adamello Brenta, per permettere a distributori e professionisti di vivere direttamente il territorio da cui nasce Surgiva e comprenderne il valore autentico. A questo si affiancano partnership importanti come quelle con l’Associazione Italiana Sommelier (AIS) e la Commissione Glaciologica della Società Alpinisti Trentini (SAT), che contribuiscono a rafforzare la cultura dell’acqua e il legame con il territorio. Completa il supporto una rete commerciale capillare, che garantisce presenza e continuità nel rapporto con i clienti. Entrando nella gamma, come si articola oggi l’offerta e come risponde alle diverse esigenze del canale Horeca? Surgiva è proposta in tre versioni – naturale,
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Lo stabilimento Surgiva, nel Parco Naturale Adamello Brenta, custodisce una delle acque più leggere d’Europa
frizzante e mossa – e in diversi formati, pensati per rispondere alle esigenze dei vari canali di consumo fuori casa. Il formato da 0,75 litri rappresenta il riferimento per la ristorazione ed è disponibile in tutte e tre le tipologie: è la soluzione ideale per il servizio al tavolo, in particolare per due persone. I formati da 0,50 e 0,25 litri trovano invece la loro collocazione soprattutto nel canale bar, dove rispondono sia a un consumo individuale sia alla richiesta di una proposta pratica e immediata. Per quanto riguarda le caratteristiche, la frizzante offre una bollicina decisa ma equilibrata, mentre la mossa si distingue per un’effervescenza più delicata, particolarmente adatta all’abbinamento con il cibo. La naturale, infine, resta la più richiesta e rappresenta la quota principale dei consumi. Negli ultimi anni avete valutato possibili evoluzioni della gamma e del packaging. Quali sono oggi le vostre linee guida? Nel tempo abbiamo effettuato diverse valutazioni su possibili evoluzioni, in particolare sul fronte del confezionamento, per intercettare momenti di consumo in cui il vetro
non è utilizzabile, come spiagge, piscine o grandi eventi. Al momento, tuttavia, la scelta resta quella di rimanere fedeli al vetro, perché è il materiale che meglio garantisce la qualità e la purezza di un’acqua che nasce in un ambiente incontaminato. Il vetro resta un elemento centrale anche per il futuro. Eventuali evoluzioni verranno valutate con attenzione, mantenendo come priorità la tutela delle caratteristiche dell’acqua e la sostenibilità. Nel tempo, il packaging di Surgiva è diventato parte integrante dell’identità del marchio. La bottiglia trasparente e l’etichetta con il caratteristico “graffio” hanno contribuito a renderla immediatamente riconoscibile nel mondo della ristorazione di qualità. Quel segno grafico, essenziale ma distintivo, richiama il movimento dell’acqua e rappresenta ancora oggi un elemento iconico. Quanto pesa oggi la sostenibilità nelle scelte di distributori e ristoratori? La sostenibilità ha un peso sempre più rilevante nelle scelte di distributori e ristoratori.
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INTERVISTA IL PRODUTTORE
LA BOTTIGLIA SURGIVA, CON IL CARATTERISTICO “GRAFFIO” E IL VETRO BIANCO, È DIVENTATA UN ELEMENTO DISTINTIVO DELLA RISTORAZIONE E UN SIMBOLO DELL’IDENTITÀ DEL MARCHIO
Surgiva è proposta esclusivamente in vetro bianco e non utilizza bottiglie di plastica, una scelta coerente fin dalle origini con la sensibilità ambientale dell’azienda e con l’obiettivo di preservare al meglio le caratteristiche dell’acqua. L’azienda ricicla il 99% dei rifiuti prodotti e utilizza esclusivamente energie rinnovabili, confermando un impegno concreto verso la riduzione dell’impatto ambientale. Il vuoto a rendere rappresenta circa l’80% della distribuzione nel canale Horeca, confermandosi una soluzione efficace per ridurre l’impatto ambientale grazie alla diminuzione dei rifiuti e a una gestione più efficiente del ciclo degli imballaggi. L’azienda ha inoltre intrapreso un percorso strutturato di riduzione delle emissioni, arrivando a ottenere la certificazione di neutralità climatica per le emissioni dirette e parte di quelle indirette, a testimonianza di un impegno concreto e continuo su questi temi. Questo approccio consente all’azienda di coniugare qualità del prodotto, responsabilità ambientale ed efficienza operativa. Si tratta di un equilibrio fondamentale, che permette di rispondere in modo concreto alle esigenze di un mercato sempre più attento e consapevole.
Il forte legame con la montagna e con eventi come la 3Tre rappresenta un elemento distintivo del marchio. Quali ricadute ha questa scelta sul posizionamento e sullo sviluppo commerciale? Il legame con la montagna è un elemento identitario centrale per Surgiva, perché richiama direttamente la sua origine in un ambiente incontaminato come il Parco Naturale Adamello Brenta. Questo rapporto con il territorio non è solo valoriale, ma ha anche ricadute concrete sullo sviluppo commerciale. La presenza in contesti di alta quota e in manifestazioni come la 3Tre consente infatti di rafforzare il posizionamento del marchio, associandolo ad ambienti autentici e coerenti con la sua identità. Allo stesso tempo, la ristorazione in montagna sta vivendo un’evoluzione significativa, con una crescente attenzione alla qualità dell’offerta: non solo nella proposta gastronomica, ma anche nella scelta delle bevande. In questo scenario, Surgiva trova uno spazio naturale, contribuendo a elevare il livello del servizio anche in quota e accompagnando un’esperienza sempre più curata, in linea con le aspettative di un consumatore attento e consapevole.
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Guardando ai prossimi mesi, quali saranno le priorità che guideranno lo sviluppo del marchio? Nei prossimi mesi le priorità saranno innanzitutto il rafforzamento della presenza sul territorio e il continuo investimento nella formazione, elementi fondamentali per sostenere una crescita solida e coerente con il posizionamento di Surgiva. In particolare, continueremo a lavorare a stretto contatto con distributori e partner del canale Horeca, offrendo strumenti e momenti formativi che permettano di trasferire in modo chiaro il valore del prodotto, dalle caratteristiche organolettiche fino al corretto servizio al tavolo. Un altro aspetto centrale sarà la capacità di garantire un servizio sempre più efficiente e tempestivo: la nostra organizzazione commerciale è strutturata per rispondere rapidamente alle esigenze del mercato, assicurando continuità e affidabilità ai clienti. Parallelamente, proseguiremo nel percorso di sviluppo nei mercati, sia consolidando la presenza in Italia sia cogliendo opportunità di crescita all’estero, in contesti dove la cultura del cibo e del vino italiani rappresenta un importante punto di ingresso. In particolare, gli Emirati rappresentano oggi un mercato in forte sviluppo e di grande interesse strategico, pur in un contesto reso più complesso e incerto dall’attuale situazione geopolitica internazionale. L’obiettivo è accompagnare questa evoluzione mantenendo sempre alta la qualità del servizio e la coerenza con i valori distintivi del marchio.
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N. 220 agosto - settembre 2026 WWW.GBINEWS.IT REDAZIONE Giorgio Albonetti • Direttore responsabile Maria Elena Dipace • Coordinamento editoriale m.dipace@lswr.it | tel. 345 0316665 Domenico Apicella • redazione d.apicella@lswr.it | tel. 349 3100181
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