16 | 2020
piega costola
rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca
NOTIZIE DAL TERRITORIO – CULTURA: IERI, OGGI E DOMANI – TRA MEMORIA E FUTURO – RICERCA, SOCIALE, SALUTE
piega costola
16 | 2020
3 Editoriale 4 Notizie dal territorio 5 Sant’Anna di Stazzema dagli anni del silenzio alla voce per la Pace 12 Il castello ideale: la Rocca delle Verrucole 20 È nato il nuovo ostello per i pellegrini della Francigena 26 Le mura di Altopascio: turismo e accessibilità 28 Ossigeno al territorio con il progetto «Nuovi alberi» 33 Versilia in musica tra Corsanico e Pieve a Elici 38 Cultura: ieri, oggi e domani 39 Per la storia di Bagni di Lucca 48 Conoscere la storia di Lucca attraverso l’olfatto, nel segno di Elisa Baciocchi
54 55 68 79 82 83 86 88 92 94 94 96 98
Tra memoria e futuro Lucca e il suo piccolo ‘paradiso’ barocco I duecento anni dell’Orto botanico tra storia e natura «Favole in musica» per ricordare Gianni Rodari Ricerca, Sociale, Salute Con la meditazione migliora il dialogo tra aree cerebrali e si contiene lo stress Meditare fa bene! Il cervello ringrazia Dal passato al futuro: un centro di ricerca per lo studio del volontariato Nuove attrezzature come «un paio di mani in più» Sullo scaffale. Novità editoriali Lucca: istantanee di storia Un Carnevale, mille volti Molto più di una cronaca
FCRL MAGAZINE 16 | 2020 Iscrizione al registro stampa del Tribunale di Lucca n. 1/20 del 17 gennaio 2020
Direttore Maria Teresa Perelli Direttore responsabile Marcello Petrozziello Comitato di redazione Maria Teresa Perelli Marcello Petrozziello Andrea Salani
hanno collaborato a questo numero Giulia Avvenuti, Angela Cammarota, Nadia Davini, Barbara Ghiselli, Patrizia Lazzari, Lorenzo Maffei, Roberta Martinelli, Michele Morabito, Marco Nicoli, Valentina Pierotti, Cataldo Russo, Andrea Salani, Giulio Sensi, Paolo Emilio Tomei consulenza editoriale: Publied – Editore in Lucca progetto grafico e impaginazione: Marco Riccucci in copertina: Lucca, Oratorio degli Angeli Custodi
© 2020, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
FCRLMAGAZINE 16 | 2020
Š foto theskaman306 by Shutterstock
Quella che stiamo affrontando è una congiuntura storica diversa da tutte le altre. Oggi, stiamo letteralmente «passeggiando nella Storia». Stiamo vivendo, cioè, un momento che resterà nella memoria di tutti noi e che sicuramente verrà ricordato nei testi scolastici delle generazioni future. Non è certo questa la sede in cui aggiungere riflessioni su cause, interpretazioni, soluzioni possibili e prospettive, sulle quali, peraltro, già si sono espressi e ancor di più si esprimeranno scienziati competenti e autorevoli. A noi spetta il compito, comunque non agevole, di monitorare le problematiche delle comunità che compongono il tessuto sociale della provincia di Lucca, comprenderne le esigenze e, nei limiti del possibile, provare a risolverle. Un impegno, questo, che abbiamo affrontato fin da subito: infatti, non appena la situazione ha iniziato ad assumere i contorni della grave emergenza, la Fondazione Cassa di Risparmio si è attivata per sostenere il sistema sanitario locale, acquistando per conto dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest macchinari, attrezzature e presidi medici. Tomografi, ecografi, videolaringoscopi e altre apparecchiature essenziali. Tutti strumenti versatili e preziosi che potranno in futuro essere impiegati per ‘l’ordinaria amministrazione’ delle attività ospedaliere, quando tutto, cioè, dovrebbe tornare a quello status tanto desiderato che oggi chiamiamo genericamente ‘normalità’. Il Paese si è fermato, il Mondo si è fermato. E gli effetti di questa impasse si sono mostrati immediati e spietati sia nella grande finanza mondiale quanto nelle economie locali, fino a colpire in maniera diretta la quotidianità di famiglie, individui, piccoli imprenditori, professionisti e un po’ tutti gli appartenenti alle varie categorie sociali. Fragilità diffuse, vecchie e nuove, alle quali la Fondazione ha voluto rispondere con una manovra economico-finanziaria per facilitare la ripartenza. Una manovra da complessivi 5 milioni di euro, indirizzata a potenziare il sistema sanitario, contrastare vecchie e nuove povertà, sostenere il sistema economico e imprenditoriale locale e creare nuove opportunità di lavoro. Strumenti principali di questa manovra sono il ‘Fondo solidale’ per il sostegno alle famiglie in difficoltà, la cui operatività è affidata alla Caritas diocesana di Lucca per la Piana, Mediavalle e Garfagnana e al Fondo Vivere per il contesto versiliese. La Fon-
dazione ha sempre prestato una forte attenzione alle cosiddette ‘zone grigie’, ovvero per quelle forme di povertà – molte delle quali nuove – che difficilmente vengono intercettate dai tradizionali sistemi e strumenti di welfare. Il Fondo solidale consente di erogare prestiti senza costi né interessi e con piani di rimborso flessibili (‘Prestito di solidarietà’) e addirittura prestiti ‘restituibili’ mediante lo svolgimento di lavori di pubblica utilità (‘Aiuto di solidarietà’). Un sostegno concreto alle famiglie per migliorare la qualità della vita e affrontare spese di vario genere (mediche, scolastiche, assicurative, di affitto, etc.). Un sostegno che si affianca al servizio di ‘Credito di solidarietà’, già da anni attivato dalla Fondazione proprio con Caritas e Fondo vivere, e a ulteriori strumenti di accompagnamento per supportare i beneficiari nel monitoraggio dei bilanci familiari e per dar vita a circuiti economici di solidarietà, basati sul riuso e sull’economia di comunità. La manovra messa a punto dalla Fondazione CRL, inoltre, prevede finanziamenti a enti e associazioni del terzo settore per nuove assunzioni a tempo determinato: cooperative sociali o altri soggetti potranno quindi individuare lavori di pubblica utilità (dal taglio erba al facchinaggio, dal supporto ai disabili al riordino archivi), ai quali indirizzare i nuovi assunti, coniugando così la possibilità di creare occupazione con l’opportunità di realizzare interventi a favore dell’intera collettività. L’obiettivo di sostenere l’occupazione giovanile è perseguito anche attraverso il finanziamento di tirocini non curriculari da svolgere negli enti pubblici. Anche in questo campo, la finalità è duplice: creare opportunità e favorire l’ingresso di forze fresche nella pubblica amministrazione, tra cui laureati, tecnici e giovani in possesso di professionalità adeguate ai reali bisogni degli enti. Infine, non mancano le azioni di promozione e gli interventi di sostegno a favore delle categorie economiche, sempre con modalità compatibili con la normativa riguardante le Fondazioni di origine bancaria. Un intervento, quest’ultimo, attualmente in fase di valutazione, di concerto con la Camera di Commercio di Lucca, per portare sollievo ad un tessuto economico in difficoltà. Il commercio, la ristorazione, l’industria del turismo sono solo alcuni degli ambiti gravemente colpiti dalla pandemia. Settori per i quali le strade del ritorno alla normalità, le strade del presente e del futuro, appaiono decisamente in salita.
Maria Teresa Perelli
FCRLMAGAZINE 16 | 2020
3
FCRL notizie dal territorio
foto Michele Morabito
notizie dal
4
territorio Sant’anna di Stazzema dagli anni del silenzio alla voce per la Pace ’è un luogo in cui la parola ‘pace’ assume un valore quasi sacro: sarà forse per quella strada faticosa, tortuosa, tra pendenze severe e falsipiani, immersa nella natura, da una parte i monti e ogni tanto spettacolari affacci sulla piana e sul mare con il sole riflesso che acceca, che all’andata percorri chiacchierando e che al ritorno scendi senza fiato, senza parole, perché la storia se l’è inghiottite tutte e resta solo un nodo alla gola, che non va né su, né giù. Sarà il paesaggio che suggerisce meditazione con ogni pietra che ha una storia da raccontare, quasi sempre tragica, difficile da mandare giù. il verde dei prati, la piazzetta della Chiesa, l’ombra della via Crucis e poi quell’improvviso paesaggio che si spiana sotto lo sguardo quando si arriva al Col di Cava fanno per un attimo dimenticare se c’è il sole una storia che ha segnato per sempre il luogo e che si coglie con piena angoscia quando invece, una nuvola bassa si inghiotte il paesaggio e non si vede ad un passo: improvvisamente ritornano gli spettri del passato a tormentare tutti. Sant’anna di Stazzema è un po’ così: dal 2000 il paesino della Versilia è divenuto sede del Parco nazionale della Pace con un riconoscimento unico in ambito italiano ed europeo con analoghi episodi solo nelle due città giapponesi dell’olocausto nucleare. Spesso si rimprovera alle leggi la scarsa comprensibilità: non è il caso della legge 381 del 2000 che segna perfettamente l’ambito di competenza della normativa approvata. le finalità del Parco nazionale della Pace sono tutte perfettamente concentrate in poche righe della legge istitutiva, primo firmatario l’onorevole Carlo Carli. due righe in cui c’è tutto: «allo scopo di promuovere iniziative culturali e internazionali, ispirate al mantenimento della pace e alla collaborazione dei popoli, per costruire il futuro anche sulle dolorose memorie del passato, per una cultura di pace e per cancellare la guerra dalla storia dei popoli, è
C
FCRLMaGazine 16 | 2020
Michele Morabito
Un Parco per divulgare la storia e il ricordo e costruire un futuro senza guerre
istituito a Sant’anna di Stazzema (lucca) il Parco nazionale della Pace». Cancellare la guerra dalla storia dei popoli, in un momento in cui nazionalismi, sovranismi, particolarismi, sembrano riscuotere più consensi di coloro che parlano di dialogo e integrazioni, in cui le forze centrifughe sembrano prevalere sulle spinte a stare insieme. Una missione che sa di impossibile, ma che è un dovere portare avanti. il poeta Mario luzi scrisse nel suo appello di pace nel 2008: «Sant’anna con l’umile autorità che le viene dal suo martirio chiama tutti gli uomini a una definitiva conversione alla pace, alla dignità del colloquio, alla ricerca costante di una possibile armonia». Questa è la forza di questi luoghi, dove l’aria è diversa, dove la storia si respira a pieni polmoni a costo che il fiato alla fine possa mancare per troppa storia. di sicuro da Sant’anna non si esce uguali. non si può descrivere Sant’anna di Stazzema senza un accenno alla storia. il paesino della Versilia fino al 12 agosto 1944 aveva vissuto un beato isolamento: la difficoltà dell’accesso al paese era considerato un efficace riparo dalla guerra. raccontano i superstiti che la guerra fino alla primavera del 1944 era al massimo il racconto che arrivava dai paesani che erano partiti e che inviavano notizie a casa, dai deserti africani, dalla Grecia, dalle steppe della russia: poi iniziarono i bombardamenti che riguardavano principalmente la piana della Versilia dove si trovavano alcune delle principali arterie di collegamento nord-sud, l’aurelia, la ferrovia che erano bersaglio dei bombardieri alleati e i bambini guardavano affascinati il passaggio delle macchine volanti. Sant’anna rimaneva isolata: per raggiungere il paese non vi erano strade carrozzabili, vi si giungeva solo dai sentieri che provenivano dalle località di Farnocchia di cui originariamente era l’alpeggio, Valdicastello, ruosina, da Camaiore, Pietrasanta. nella primavera del 1944 con l’inizio della ritirata tedesca Sant’anna era diventata luogo di sfollamento per la popolazione civile, perché nessuno, si pensava, sarebbe mai arrivato fin lassù a portare violenza. 5
FCRL notizie dal territorio
1 foto Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema
il 12 agosto 1944 alle prime luce del mattino, tre reparti della 16ª divisione Panzergrenadier «reichsführer-SS», accompagnati da fascisti, circondarono l’abitato, mentre un quarto si attestava più a valle, sopra il paese di Valdicastello, per bloccare ogni via di fuga. Si salvarono gli uomini che temendo un rastrellamento per reclutare manodopera per le fortificazioni della linea Gotica, si nascosero nei boschi e negli anfratti naturali che si trovano nei dintorni. a cadere furono donne vecchi e bambini: nessuno fu risparmiato, neanche i bambini: 130 morirono nella strage su un totale di circa 500 vittime. Fu ucciso il parroco don innocenzo lazzeri, che veniva da Farnocchia e che si era rifugiato a Sant’anna dopo l’incendio del paese dell’8 agosto dopo che l’abitato era stato evacuato. offrì la sua vita in cambio della salvezza per i suoi paesani, ma il suo gesto non servì e sulla sola piazza della Chiesa caddero in 132. i corpi furono dati alle fiamme utilizzando le panche della Chiesa. anche l’organo della chiesa fu distrutto dopo aver suonato per l’ultima volta per la festa di Sant’anna il 26 luglio. in quei giorni era nata anche la più giovane vittima della strage, anna Pardini che aveva solo venti giorni. otto erano le donne incinte uccise dai nazifascisti. la vicenda di Sant’anna rimarrà senza colpevoli per oltre 60 anni: i fascicoli degli alleati sui crimini dei nazisti e fascisti in italia resteranno nella sede della Procura Generale Militare per oltre 50 anni, volutamente nascosti, archiviati e a più riprese utilizzati senza che la giustizia potesse fare il suo corso. nel 1994 la scoperta dei fascicoli e nel 2005 la sentenza di condanna grazie all’iniziativa del Procuratore Militare della Spezia, Marco de Paolis, per dieci militari nazisti in contumacia. nel 2007 la sentenza definitiva della Cassazione e il lungo iter per avere un riconoscimento in Germania e poi l’inizio di un percorso a ostacoli per un processo in Germania che non ci sarà mai e che si concluderà con l’archiviazione per la morte dell’ultimo indagato Gerhard Sommer nel gennaio 2019. la strage di
foto Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema
1. Veduta aerea della zona 2. le celebrazioni del 2019 3. il Monumento ossario
2
6
FCRLMaGazine 16 | 2020
foto Michele Morabito
Sant’anna di StazzeMa daGli anni del Silenzio alla VoCe Per la PaCe
3
FCRLMaGazine 16 | 2020
7
FCRL notizie dal territorio
il piazzale della chiesa la targa commemorativa dell’incontro tra Giorgio napolitano e Joachim Gauck la targa che ricorda la vittima più giovane la via Crucis foto Michele Morabito
4. 5. 6. 7.
foto Michele Morabito
4
Sant’anna di Stazzema si inserisce nella strategia di guerra ai civili adottata dai tedeschi nella loro ritirata che costò circa 23 mila morti secondo le ultime ricerche dell’atlante delle stragi nazifasciste in italia. Per molti anni la vicenda di Sant’anna di Stazzema è rimasta nel silenzio, occultata e dimenticata nei cassetti della Giustizia, senza una sua dimensione pubblica: dal 1948 le spoglie delle vittime erano state collocate all’ossario sul Col di Cava da cui si domina da una parte l’arco naturale entro cui si trova l’insieme dei borghi che compone Sant’anna, la Vaccareccia, le Case, i Franchi, il Moco, il Pero, i Coletti, l’argentiera, i Bambini, le Case di Berna, i Merli, i Sennari; dall’altra la piana della Versilia con uno spettacolare affaccio sul mare. Celebrazioni senza un riconoscimento istituzionale che hanno ucciso di nuovo il paese che dagli anni Sessanta si spopolò delle ultime famiglie che scelsero di trasferirsi nonostante l’arrivo della strada carrozzabile. nel 1970 arrivò la medaglia d’oro al valor militare per il Comune di Stazzema, poi nel 1982 la prima visita di un Presidente della repubblica con Pertini che inaugura una pinacoteca allestita dai superstiti nella vecchia scuola elementare che nel 1991 diventerà, con una legge della regione toscana, il Museo Storico della resistenza. nel 1998 la visita di Scalfaro e nel 2000 la storica visita di Carlo azeglio Ciampi accompagnato dal ministro della difesa, Sergio Mattarella che anticipò di qualche mese l’istituzione del Parco nazionale della Pace. l’idea del Parco aveva radici lontane quando il sindaco Giuseppe Conti immaginò Sant’anna di Stazzema come spazio di dialogo proiettato al futuro e non solo come luogo di memoria, con un respiro europeo, in un momento in cui l’europa politica muoveva i primi timidi passi, per costruire su una memoria drammatica del nostro continente, fatta di massacri e divisioni lunghe secoli, un luogo dove si potessero incontrare tutti coloro che vogliono costruire una cultura della pace e
5
8
FCRLMaGazine 16 | 2020
foto Michele Morabito
foto Michele Morabito
Sant’anna di StazzeMa daGli anni del Silenzio alla VoCe Per la PaCe
6
del dialogo che si sostituisse alla logica delle guerre. l’iniziativa parlamentare fu assunta tra gli altri dall’on. Carlo Carli che su spinta dell’allora Presidente Carlo azeglio Ciampi trovò finalmente attuazione l’11 dicembre 2000, con l’approvazione da parte del Parlamento italiano della legge 381, che istituisce a Sant’anna di Stazzema il Parco nazionale della Pace. Sant’anna diviene così luogo simbolo della memoria per la diffusione di una cultura di pace, attraverso iniziative, manifestazioni, mostre, convegni, a livello nazionale e internazionale. Solo negli ultimi anni le visite dei presidenti di italia e Germania, Giorgio napolitano e Joachim Gauck, del G7 dei ministri degli esteri, del Commissario europeo, l’invito a Bruxelles di due presidenti del Parlamento europeo, Martin Schulz e david Sassoli, entrambi venuti a Sant’anna a rendere omaggio alle vittime. Ma soprattutto tanti giovani: quasi raddoppiati negli ultimi anni grazie a un lavoro progressivo di miglioramento dell’offerta didattica. non solo memoria, ma anche educazione alla pace declinata in tutte le sue forme, legalità, non violenza, diritti, riflessione su ciò che circonda, la presunzione che da Sant’anna di Stazzema possa partire un messaggio di speranza. il messaggio da alcuni mesi viene esteso ai giovanissimi fino alle scuole primarie con il Progetto dei Pacifici e con alcuni progetti come quello dei Colori della Pace dal respiro internazionale anche per i piccolissimi. Perché la pace non ha età e l’educazione al rispetto non inizia mai troppo presto. 7
FCRLMaGazine 16 | 2020
9
FCRL notizie dal territorio
foto Archivio Comune di Stazzema
8. il Presidente della repubblica Sergio Mattarella con il sindaco Maurizio Verona 9. la Versilia vista dal monumento ossario
8
dopo la completa ristrutturazione avvenuta nel 2007, il Museo storico della resistenza è stato arricchito di una nuova tecnologia multimediale grazie a un progetto dell’Unione dei Comuni della Versilia che ha consentito di migliorare l’offerta ai visitatori. dal 1991 il Museo è il punto di riferimento per le attività didattiche: prima semplice pinacoteca inaugurata nel 1982, poi con una legge regionale vero spazio della memoria che nel tempo ha saputo crescere fino alle oltre 35mila presenze dello scorso anno. nel percorso della memoria la piccola chiesa, assieme alla piazza, ha un ruolo di assoluta preminenza. data alle fiamme e con l’organo gravemente danneggiato, nel luglio 2007, più di un sessantennio dopo, la musica è tornata nuovamente tra le sue mura, grazie a un nuovo organo, fatto costruire e donato da due musicisti tedeschi, i coniugi 10
Maren e Horst Westermann di essen, i quali, fin dal 2002, avevano iniziato a raccogliere fondi organizzando concerti benefici in Germania e in italia. da allora un Festival organistico vede ogni estate importanti musicisti italiani e tedeschi esibirsi nella piccola chiesa di Sant’anna. Per giungere all’ossario si percorre la Via Crucis, realizzata dal 1978 agli inizi del 1990. lungo il percorso sono presenti 15 stazioni con 27 formelle di bronzo, realizzate da nove artisti, che affiancano raffigurazioni delle tappe Calvario di Cristo a episodi legati alla strage del 12 agosto 1944 fino al Monumento ossario che domina la pianura e il litorale sottostanti, a perenne monito, realizzato nel 1948 su progetto dell’architetto tito Salvatori. Una torre in pietra a faccia vista alta 12 metri, sorretta da quattro arcate, sotto le quali è collocato un gruppo scultoreo rapFCRLMaGazine 16 | 2020
Sant’anna di StazzeMa daGli anni del Silenzio alla VoCe Per la PaCe
foto Michele Morabito
presentante una giovane madre caduta sotto il fuoco nazifascista, opera dello scultore Vincenzo Gasperetti. i resti mortali delle vittime non riconosciute furono traslati nell’ossario e raccolti sotto la statua posta sotto la volta. Sulla base dell’ossario vi sono i resti delle vittime identificate. il 24 marzo 2013 i Presidenti della repubblica italiana, Giorgio napolitano e della repubblica Federale tedesca, Joachim Gauck hanno apposto alla base dell’ossario una targa che rinnova l’amicizia tra italia e Germania e impegna i due popoli a lavorare per la pace. Pochi mesi or sono grazie al sostegno anche della Fondazione Cassa di risparmio di lucca è stata inaugurata la Fabbrica dei diritti, un laboratorio permanente che consentirà di ampliare il flusso di visite. da alcuni mesi a gestire le attività del Parco nazionale della Pace c’è una istituzione comunale presieduta dal sindaco di Stazzema, Maurizio Verona che ha accolto lo scorso 29 febbraio in occasione del 50esimo anniversario dal conferimento della medaglia d’oro il Presidente della repubblica, Sergio Mattarella venuto a consacrare il ruolo di Sant’anna di Stazzema come, parafrasando il capo dello Stato, una delle radici della nostra repubblica. restano lì a monito la piazzetta, i platani che la proteggono, l’ossario che domina maestoso il paese e la piana della Versilia, i sassi silenti, le croci sparse in ogni luogo, i ruderi della Vaccareccia, vicini a dove Genny Marsili colpì con uno zoccolo un soldato tedesco per salvare il suo bambino, la piccola marginetta in una piazza immensa, smisurata, che nelle celebrazioni si riempie di macchine e di cuori. Sant’anna sa essere qualcosa di più grande del semplice luogo: è il simbolo di un impegno che continua e crescerà finché l’uomo saprà «imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà».1
Francesco Guccini, Auschwitz (La canzone del bambino nel vento), ed. la Voce del Padrone, 1967.
1
9
FCRLMaGazine 16 | 2020
11
FCRL notizie dal territorio
il castello ideale: la rocca delle Verrucole Andrea Salani ome un rettile sinuoso adagiato su un crinale. Una panoramica dall’alto della fortezza delle Verrucole regala questa immagine di omogeneità, di perfetta aderenza del lavoro dell’uomo sopra le ‘costruzioni’ della natura. e di certo non si potrebbe pensare a un luogo migliore, in quel brano così arioso dell’alta Valle del Serchio, per tirar su le mura e i bastioni di un fortilizio.
C
Il restauro ‘pilota’ da cui è partita la riqualificazione del sistema delle fortezze della Valle Serchio Uno sguardo a nord ci porta ai confini remoti della Garfagnana, dove i due rami ‘sorgenti’ del fiume Serchio si uniscono; ci voltiamo a sud e veniamo proiettati verso i centri nevralgici del territorio, Castelnuovo e la ‘lontanissima’ lucca. Senza dimenticare il capillare sistema di torrioni e avvistamenti che tesseva su tutta la Valle un reticolo invisibile di sguardi, connessioni e comunicazioni a lunga gittata. oggi vediamo i profili merlati della cinta dominare su tutta l’area, ma se un viaggiatore ignaro fosse passato da queste terre solo venti anni fa non avrebbe potuto sospettare l’esistenza di questa meraviglia architettonica, ‘diruta’ e nascosta in un groviglio di piante e rovi. 12
FCRLMaGazine 16 | 2020
il CaStello ideale: la roCCa delle VerrUCole
Parte nel 2006 infatti il grande progetto di recupero e valorizzazione dell’area, diventato realtà grazie a una felice triangolazione tra amministrazione comunale di San romano di Garfagnana, regione toscana e Fondazione Cassa di risparmio di lucca. Un intervento importante, che ha restituito alla Valle del Serchio una pagina di architettura, storia e memoria fondamentale per ricostruire le vicende dell’alta Garfagnana, dando vita a un polo di attrazione turistica d’avanguardia. di qui ha preso il via un percorso virtuoso che ha consentito di recuperare, promuovere e valorizzare altre importanti evidenze architettoniche, grazie al progetto Rocche e fortificazioni della Valle del Serchio. La StoRia
l’area denominata ‘Verrucole’/‘Verucule’/‘Verucula’ è storicamente considerata come strategica per il controllo della Valle e quindi da sempre appetita come punto di osservazione fin dalla fase dell’incastellamento che la penisola ha vissuto tra X e Xi secolo. È del 1185 il primo documento che vede la rocca citata come ‘Vericula Gerardenga’ in un diploma di Federico i, quando si configurava come centro nevralgico del grande potere di cui disponeva all’epoca la casata dei Gherardinghi. Proprio questa famiglia condusse i primi importanti lavori per la costituzione del fortilizio, realizzando nell’area della ‘torre tonda’ una domus communis per le funzioni amministrative in luogo di un edificio ecclesiastico. Un castellano vigilava appunto dalla ‘torre tonda’, mente un altro governava la porzione denominata ‘Quadro’. la caduta di prestigio dei Gherardinghi vide la Fortezza entrare nell’orbita della famiglia Guidiccioni, che la governò per conto del Comune di lucca e ancora oltre. Con la morte di Castruccio Castracani, nel 1328, e quindi con la crisi del potere lucchese, furono i Malaspina, in particolare il condottiero Spinetta, a mettere gli occhi sulla fortezza, che divenne il punto nevralgico dei domini garfagnini della casata della Val di Magra. la fortezza rientra FCRLMaGazine 16 | 2020
13
FCRL notizie dal territorio
nei possedimenti lucchesi con l’arrivo dell’imperatore Carlo iV, quando si inaugura un periodo di abbandono e di continui passaggi di proprietà, coi quali la struttura perse momentaneamente il proprio ruolo naturale di ‘regina’ della Valle, fino all’avvento degli estensi, che dal 1476 ne fecero un caposaldo delle terre di Garfagnana in mano ai Ferraresi. È proprio durante il XiV secolo che vengono edificate alcune delle strutture caratterizzanti del complesso, come la rocca tonda, elemento culmine della sezione sud della Fortezza che trovava il suo corrispettivo simmetrico nella rocca Quadra posta a nord. il fortilizio complessivamente si adegua alle più avanguardistiche teorie belliche anche nella distribuzione degli spazi e nell’impostazione delle difese, a dimostrazione dell’importanza che gli estensi attribuivano al mantenimento di quel presidio. Un’attenzione testimoniata anche dalle continue rimostranze di ludovico ariosto, a Castelnuovo nella sua veste di Commissario della Garfagnana tra 1522 e 1525, che pretese il supporto di architetti per migliorare il sistema di protezione della zona. Un potenziamento che si concretizzò in maniera particolare con alfonso ii d’este: il signore di Ferrara, nella seconda metà del XVi secolo impiegò molti valenti architetti nella riqualificazione del sistema di rocche e fortificazioni, applicando nell’opera anche convinzioni personali maturate in anni di studio e passione verso l’arte della guerra e della strategia. tra tutte queste competenze impiegate dal duca è importante ricordare la figura di Marcantonio Pasi, ingegnere-architetto che, forte anche di una solida preparazione teorica, immaginò una generale ristrutturazione delle Verrucole, prevedendo l’ampliamento della cortina muraria con relativo abbattimento della rocca Quadra, e il consolidamento della rocca tonda, che divenne la grande protagonista della struttura. l’intento, perfettamente raggiunto, del Pasi era quello di armonizzare per quanto possibile le Verrucole con il territorio circostante e con la cornice di roccia 14
FCRLMaGazine 16 | 2020
il CaStello ideale: la roCCa delle VerrUCole
FCRLMaGazine 16 | 2020
15
FCRL notizie dal territorio
su cui insistevano gli edifici. Per questo le cortine murarie diventano quasi una linea disegnata a mano libera sulle asperità e sulle irregolarità dello sperone, a comporre un esempio di paesaggio antropizzato tra i più coerenti e armoniosi di tutta la toscana. Una conformazione, quella ideata da Marcantonio Pasi, che sostanzialmente ci consegna la rocca così come la conosciamo oggi, modificata nei secoli da pochi accorgimenti non strutturali, funzionali alle esigenze dei suoi possessori, gli este, che tra XVii e XViii secolo continuarono a affidarle un ruolo primario nel presidio dell’area, sempre più connesso e in16
tegrato con quello della Fortezza di Mont’alfonso che domina dall’alto il centro di Castelnuovo. Un ruolo che con alterne vicende si protrasse anche sotto la dominazione napoleonica, quando nel 1805, con la nascita del Principato di lucca e Piombino retto da elisa Baciocchi, la Garfagnana tornò tra i possedimenti di lucca e le Verrucole entrarono a far parte del demanio. Con la metà del XiX secolo e con l’avvento del regno d’italia si registra il definitivo decadimento della rocca che giunge fino alla fine del novecento in uno stato di totale degrado e abbandono. FCRLMaGazine 16 | 2020
il CaStello ideale: la roCCa delle VerrUCole
iL ReStauRo
la storia recente della Fortezza delle Verrucole vede scrivere la prima pagina di un nuovo capitolo nel 1986, quando l’amministrazione comunale di San romano di Garfagnana decide di acquistare il rudere col preciso intento di avviare un percorso di recupero e successiva valorizzazione della struttura. Già nel 1994 furono effettuati i primi rilievi funzionali al restauro e cominciarono i primi lavori finalizzati a contenere le aree di rischio – la zona è frequentemente ‘visitata’ da eventi sismici – in particolare della cinta muraria e del bastione settentrionale.
FCRLMaGazine 16 | 2020
È col 2006 che inizia la vera avventura. Si delinea finalmente un progetto articolato e complessivo che mira a una ricostruzione, storicamente veritiera e consapevole delle stratificazioni presenti, degli ambienti del fortilizio, con uno sguardo attento alla futura destinazione della Fortezza sia dal punto di vista della creazione di un museo che della sua apertura al pubblico. Gli interventi realizzati hanno così rispettato e valorizzato tutti gli elementi originali della struttura e nel contempo hanno dato vita ad un cantiere sui generis, dove ai principi della conservazione dell’esistente si sono aggiunti 17
FCRL notizie dal territorio
interni della rocca tonda
i risultati di una ricostruzione filologica dell’aspetto originario – ormai perduto – di alcune porzioni della rocca. Una ricostruzione che a livello teorico e ipotetico è stata portata avanti grazie allo studio di materiale documentario – preziosi i disegni di Marcantonio Pasi – e a una attenta osservazione delle evidenze archeologiche e architettoniche. Speculazioni teoriche che si sono tradotte in realtà e hanno consentito la riedificazione di alcuni volumi dell’edificio, in un primo momento ‘reinventati’ grazie a moderne tecnologie informatiche virtuali. 18
il risultato è una meraviglia per gli occhi. Una fortezza che si erge imperiosa su un crinale coi suoi merli alle cinte murarie. tanto iconica e aderente all’immaginario più comune e diffuso del castello medievale da sembrare disegnata a tavolino. È invece un monumento in buona parte originale e, laddove ricostruito ex novo, perfettamente fedele al suo aspetto secolare. la polveriera ospita un museo didattico dei sistemi di difesa. i bastioni di nord-est fungono da terrazza per ammirare lo splendido panorama. l’oratorio è stato ricostruito. nell’ex magazzino ora è attivo un punto ristoro. FCRLMaGazine 16 | 2020
il CaStello ideale: la roCCa delle VerrUCole
Ma la protagonista rimane lei. la rocca tonda. al piano terra hanno trovato spazio i locali del Museo delle Verrucole, mentre al piano superiore, oggetto dell’intervento di integrazione e ricostruzione più impegnativo, oggi troviamo un centro d’informazione turistica sulla rete di rocche e Fortificazioni della Garfagnana, un ambiente ampio e arioso dove svolgere incontri e convegni, ma soprattutto un luogo di osservazione privilegiato su tutti i punti cardinali. Un’ampia opera di recupero che ha mutato in positivo il volto di questo angolo della Valle, riqualificando anche il piccolo borgo sotto al di sotto della cinta muraria e consentendo la creazione di un sistema di piccola viabilità che, tra vari saliscendi, permette di arrivare all’ingresso del castello, raggiungibile anche mediante un piccolo mezzo su rotaia che si inerpica sulle pendici della rupe partendo proprio dall’abitato. Un luogo un tempo inaccessibile oggi aperto a tutti, per fare due passi nella storia, godere di aria buona e abbracciare in un solo sguardo tutta la Garfagnana.
Foto di Andrea Salani
FCRLMaGazine 16 | 2020
19
FCRL notizie dal territorio
È nato il nuovo ostello per i pellegrini della Francigena Nadia Davini a immobile abbandonato e degradato a nuova, spaziosa e funzionale foresteria con 21 posti letto. È questa la storia di Hostal Badia, il nuovo approdo per i pellegrini situato all’interno di uno dei siti archeologici più interessanti e importanti d’italia. Una storia di rinascita e riqualificazione, condotta dal Comune di altopascio, dalla Fondazione Cassa di risparmio di lucca e dalla regione toscana,
D
Una foresteria negli scavi archeologici di Badia Pozzeveri
grazie a quello che può essere definito un gioco di squadra tra enti che ha permesso alla cittadina del tau di raddoppiare la propria capacità ricettiva per chi decide di intraprendere il cammino, a piedi o in bici, verso roma. la nuova foresteria sorge infatti proprio lungo l’antico tracciato della Francigena andando ad aggiungersi all’ospitale già attivo nel centro storico di altopascio ed è gestita da iniziativa turistica, ente del terzo settore dedicato al turismo sostenibile, sociale e solidale. È una struttura pensata in primo luogo per i pellegrini, ma l’idea del Comune e dell’associazione che gestisce l’immobile è quella di 20
FCRLMaGazine 16 | 2020
foto Lucio Ghilardi
È nato il nUoVo oStello Per i PelleGrini della FranCiGena
foto Lucio Ghilardi
1
2
FCRLMaGazine 16 | 2020
21
FCRL notizie dal territorio
foto Lucio Ghilardi
1-3. Hostal Badia, Badia Pozzaveri, altopascio 4. inaugurazione del nuovo ostello, settembre 2019 5. l’abbazia camaldolese di San Pietro 6-9. i locali dell’Hostal Badia
3
farla diventare un luogo di ritrovo e di aggregazione anche per i cittadini, perché si presta, soprattutto in alcuni momenti dell’anno, per l’organizzazione di iniziative e manifestazioni. l’ospitale è uno spazio di accoglienza, di incontro e di socializzazione: un luogo che serve ad altopascio, perché i numeri dei pellegrini sono in continua crescita e sono sempre di più anche i pellegrini e i turisti che decidono di sostare nella cittadina. nelle intenzioni di iniziativa turistica, inoltre, la gestione della foresteria potrà diventare anche un modo per for22
mare i propri volontari, sperimentare nuove possibilità di crescita e sviluppo, proprio attraverso il turismo e la cultura, oltre che un modo per valorizzare la comunità, il territorio di riferimento. Badia Pozzeveri, gli scavi archeologici e l’antica abbazia rappresentano un patrimonio unico, sia per la bellezza dell’area sia per la peculiarità degli scavi stessi, che si concentrano soprattutto sui resti umani dai quali ricavare informazioni fondamentali per la ricostruzione dello stile di vita della popolazione medievale
toscana. adesso l’obiettivo è di valorizzare l’area in modo permanente: si pensa alla creazione di un museo con i resti emersi in questi nove anni di scavi archeologici e, successivamente, al restauro e alla riapertura dell’antica abbazia camaldolese. i PeLLeGRiNi
Sono numeri costantemente in crescita quelli relativi ai pellegrini che decidono di sostare ad altopascio. Solo nel 2019, prima del Covid19, dunque, le persone che hanno dormito FCRLMaGazine 16 | 2020
È nato il nUoVo oStello Per i PelleGrini della FranCiGena
nella foresteria del centro storico hanno superato le 1500 unità. Sono pellegrini provenienti prevalentemente dall’italia, ma tanti anche dalla Francia, dalla Germania, dall’olanda e dalla Spagna. GLi uLtiMi RitRoVaMeNti
4 foto Lucio Ghilardi
Quello che resta della battaglia di altopascio del 1325 ci viene consegnato oggi sotto forma di piccola spada costituita da un blocco unico di metallo, una specie di pugnale chiamato baselardo, caratteristica dell’armamento medievale del XiV secolo. l’oggetto è solo uno degli ultimi interessanti ritrovamenti dello scavo bioarcheologico di Badia Pozzeveri, tra i più importanti d’europa, che a distanza di nove anni dalla sua apertura continua a rivelare storie e notizie, grazie alle quali è possibile ricostruire gli avvenimenti storici a cavallo di più secoli e tracciare l’identikit sociale e culturale delle popolazioni che sono transitate da quelle zone. Secondo i ricercatori, il baselardo ritrovato nelle scorse settimane potrebbe rappresentare proprio una delle tracce più tangibili della battaglia che vide protagonista la Badia di Pozzeveri, l’antico monastero costruito intorno al Mille vicino al centro di altopascio e tappa importante della via Francigena. Un monastero che dopo un periodo di grande sviluppo grazie ai frati camaldolesi, nel settembre del 1325 viene occupato dagli accampamenti dell’esercito guelfo fiorentino guidato da raimondo di Cardona: qui si svolgeranno le operazioni militari della celebre battaglia di altopascio, che vide il trionfo delle truppe lucchesi ghibelline di Castruccio Castracani. Ma non solo: nella stessa area in cui è stata ritrovata l’arma sono emersi anche una fornace per la gettata di una campana e un piccolo laboratorio dedicato all’attività metallurgica. e ancora i resti di ceramiche di importazione, provenienti dal nord africa, testimoni di un’attività commerciale molto vivace e continuativa, che ancora una volta trovava il suo fulcro proprio nell’antica abbazia, strategica per vitalità economica grazie al passaggio della Via Francigena e alla vicinanza con il lago
5
FCRLMaGazine 16 | 2020
23
foto Lucio Ghilardi
FCRL notizie dal territorio
di Bientina, naturale collegamento con il fiume arno e quindi con Pisa e Firenze. il tutto arricchito dagli ultimi rinvenimenti di antiche sepolture, che nei nove anni di scavo hanno delineato una stratificazione cimiteriale importantissima e perfettamente conservata, trasformando di fatto l’area archeologica di Badia Pozzeveri in una delle necropoli più interessanti d’europa, capace di svelare usi, costumi, malattie e stato sociale dalla metà dell’ottocento e a ritroso fino a prima dell’anno Mille. iL Sito aRCHeoLoGiCo
foto Lucio Ghilardi
6
il sito archeologico ha rivelato negli anni una storia molto complessa: alle tracce di un villaggio altomedievale si succedono nell’Xi secolo i resti di un complesso religioso incentrato su una canonica che si trasforma agli inizi del 1100 in una grande abbazia camaldolese. Gli scavi nelle ultime due campagne si sono soffermati proprio sui livelli più antichi della canonica e dell’abbazia e in particolare sulle sepolture legate a queste due importanti istituzioni. negli anni precedenti invece sono stati portati alla luce parti cospicue della chiesa di Xi secolo che precedette il monastero, del chiostro dell’abbazia e di un grande ambiente adibito a foresteria. la frequentazione del sito continuò in età moderna, quando dopo la soppressione dell’abbazia la chiesa venne ridotta a un semplice edificio parrocchiale, a cui comunque si accompagnarono nei secoli notevoli fasi cimiteriali fino alla metà dell’ottocento. Grazie alla continuità dell’uso cimiteriale dell’area circostante la chiesa di San Pietro è stato possibile acquisire un campione scheletrico notevolissimo, che senza soluzione di continuità spazia dall’Xi al XiX secolo, un caso più unico che raro a livello europeo. i reperti umani rinvenuti costituiscono infatti un vero e proprio archivio biologico che è possibile interrogare applicando i moderni metodi bioarcheologici e biomedici. abbiamo ritrovato tombe di livello sociale diverso, in semplici
7
24
FCRLMaGazine 16 | 2020
È nato il nUoVo oStello Per i PelleGrini della FranCiGena
foto Lucio Ghilardi
fosse e in muratura di pietra, che in molti casi rivelano anche l’ottimo livello di alimentazione, confermato dal fatto che gli individui erano mediamente di alta statura. Due PRoGetti Di iNteReSSe iNteRNaZioNaLe
8 foto Lucio Ghilardi
tra gli studi d’avanguardia che hanno coinvolto gli individui provenienti dallo scavo di Badia Pozzeveri si segnalano, in particolare, due progetti internazionali: il primo riguarda lo studio del patrimonio genetico orale di un campione di individui datati dall’Xi al XX secolo, ricostruito partendo da frammenti di tartaro dentario. Ciò ha permesso di riconoscere e tipizzare i batteri ospitati nel cavo orale della popolazione medievale e postmedievale, giungendo a risultati innovativi che mostrano, tra l’altro, una presenza di numerosi batteri ma anche di alcuni ceppi rari che in genere si associano a fenomeni di immunodepressione e alla presenza di malattie respiratorie. in un monaco camaldolese sepolto nel chiostro abbaziale è stato identificato un batterio che in genere si rinviene in bevande fermentate, come il vino, e che non è stato invece rinvenuto nel patrimonio genetico dei laici. Un’altra ricerca d’avanguardia è stata svolta in collaborazione con l’Università danese di aarhus: dalle analisi sul campione medievale è risultato che gli abitanti della zona avevano un’ottima alimentazione, con un notevolissimo apporto proteico. Segno che la carne era molto presente sulla loro tavola. Si tratta pertanto di individui appartenenti a classi sociali benestanti ed elevate, probabilmente ricchi benefattori del cenobio, che avevano ricevuto il privilegio di essere sepolti nel cimitero della grande chiesa. adesso si sta lavorando sugli scheletri per individuare anche altre eventuali malattie. i ricercatori si aspettano di trovare casi di tubercolosi, frequenti tra il Xiii e il XiV secolo: attraverso le indagini sull’ambiente orale e sulle ossa si potrà capire come si siano sviluppate le malattie e ricostruire l’andamento delle stesse.
9
FCRLMaGazine 16 | 2020
25
FCRL notizie dal territorio
le mura di altopascio: turismo e accessibilità bbattimento delle barriere architettoniche, rifacimento dei percorsi pedonali di accesso al monumento, valorizzazione del parco delle Mura castellane, nuova illuminazione e recupero, ristrutturazione e apertura al pubblico dei silos dei granai, che si affacciano su piazza ospitalieri: procede speditamente il piano che porterà alla rinascita delle Mura castellane di altopascio, progettato dagli architetti luca Battaglini e lucas Frediani. Piano che vede la stretta sinergia tra amministrazione
A
comunale e Fondazione Cassa di risparmio di lucca, la quale ha riconosciuto al Comune un contributo di 100mila euro su 252mila complessivi. il progetto mette al primo posto il tema dell’accessibilità degli spazi pubblici: il parco delle mura, infatti, ad oggi praticamente inaccessibile a disabili, anziani, persone con difficoltà motorie anche temporanee, famiglie con carrozzine o passeggini. a questo occorre ag26
FCRLMaGazine 16 | 2020
le MUra di altoPaSCio: tUriSMo e aCCeSSiBilità
giungere la volontà di riqualificare quello che può essere considerato un gioiello architettonico, storico e culturale per altopascio: il complesso centrale, che ancora oggi conserva le strutture medievali e che indica una stratificazione architettonica capace di mostrare tutte le epoche che si sono succedute fino ad oggi. di qui il recupero di un’area chiusa, come quella dei silos del Piaggione, sconosciuta ai più, e la sua successiva trasformazione in luogo espositivo aperto. Un intervento che avrà sicuramente una ricaduta positiva anche sotto gli aspetti turistici. la riqualificazione delle Mura e, soprattutto, la futura apertura del complesso dei silos rappresentano infatti un buon traino anche per quanto riguarda il turismo. l’intervento si prefigge come primo obiettivo il miglioramento dei percorsi pedonali esterni del parco mettendo in sicurezza l’area parcheggio di viale europa e migliorando la fruizione del parco stesso. Sarà realizzato un camminamento sul lato del parco che fronteggia il parcheggio, sul lato viale europa, che consentirà una fruizione circolare dell’area visto che si raccorderà anche con il tratto che conduce al parco aldo Moro. lateralmente al percorso pedonale verrà predisposta la nuova illuminazione a terra, mentre la scala attualmente presente sarà demolita e sostituita con un sistema di rampe incassate, poco visibili frontalmente, grazie alla movimentazione della terra che nasconderà la struttura. Sarà rinnovata anche la pavimentazione, sostituita con l’asfalto architettonico. Per aumentare la sicurezza dei pedoni, è prevista l’eliminazione dei due stalli all’ingresso del parcheggio: qui, in questa zona detta ‘di protezione’, potranno essere inserite segnaletiche turistiche recanti indicazioni storiche e altre informazioni utili ai visitatori. Saranno infine collocate alcune panchine lungo il camminamento, così da trasformare il parco delle Mura in un luogo di ritrovo e di sosta, oltre che di passeggio. N.D. Foto di Tommaso Stefanelli
FCRLMaGazine 16 | 2020
27
FCRL notizie dal territorio
ossigeno al territorio con il progetto «nuovi alberi» Barbara Ghiselli hi pianta un albero mette radici nel domani. È questa la filosofia dell’associazione talea che ha ideato il progetto «nuovi alberi» e che porterà a lucca ben tremila piante. il progetto è stato appoggiato dal Comune di lucca e finanziato con entusiasmo dalla Fondazione Cassa di risparmio di lucca e dalla Fondazione Banca del Monte di lucca. Grazie a questo lavoro di squadra sarà possibile
C
L’associazione Talea e il suo obiettivo: migliorare la qualità dell’aria che respiriamo
passare dall’idea teorica alla realizzazione pratica, che prevede interventi di rimboschimento urbano in dodici aree comunali con specie arboree autoctone tra cui pioppi, farine, frassini, aceri, carpini, ciliegi e tigli. i tremila alberi che saranno messi a dimora nelle aree individuate saranno utilizzati non solo come ornamento ma serviranno soprattutto per assorbire le emissioni inquinanti e favorire la biodiversità. ed è proprio questo il valore aggiunto del progetto. l’associazione talea è nata con lo scopo di promuovere, organizzare e diffondere eventi, progetti e iniziative legate all’educazione e alla sostenibilità ambientale con particolare at28
FCRLMaGazine 16 | 2020
oSSiGeno al territorio Con il ProGetto «nUoVi alBeri»
tenzione ai territori del comune e della provincia di lucca. Per comprendere meglio il progetto «nuovi alberi» e le sue possibili evoluzioni, abbiamo posto alcune domande a Giacomo Gregori e Silvia dall’aglio, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione. Com’è nata l’idea di questo progetto? il progetto è nato dopo un’attenta analisi del territorio in termini di rilevamento della qualità dell’aria, da questa emerge che le principali cause di inquinamento possono arrecare seri problemi alla salute umana. Proprio a seguito di questo studio e delle relative riflessioni, la nostra associazione si propone nel suo piccolo di migliorare la qualità dell’aria grazie alla creazione di piccoli boschi urbani piantando alberi autoctoni in zone verdi concesse dal Comune di lucca. l’aumento di aree boschive in pianura, nel contesto urbano, assume una grande importanza per l’abbattimento degli inquinanti e per contrastare il riscaldamento del clima, contribuendo a fissare l’anidride carbonica. inoltre, la ricostruzione di un tessuto arboreo connettivo consentirà di mantenere un più alto livello di biodiversità aumentando quindi la stabilità e la salute ecologica del territorio stesso. la lotta al cambiamento climatico si concretizzerà così in nuovi alberi piantati a lucca, un regalo per la città, un’occasione di naturalità urbana e di miglioramento ambientale in linea con gli obiettivi della strategia di sostenibilità ambientale adottata dal Comune di lucca, come previsto dall’agenda 2030 delle nazioni Unite che riconosce lo stretto legame tra il benessere urbano e la salute dei sistemi naturali. Chi vi ha aiutato a rendere il progetto fattibile? Questo progetto triennale non avrebbe potuto prendere forma e non sarebbe diventato realtà in modo concreto senza il sostegno e il contributo fondamentale della Fondazione Cassa di risparmio di lucca e della Fondazione Banca del Monte di lucca. Per la FonFCRLMaGazine 16 | 2020
29
FCRL notizie dal territorio
dazione Cassa di risparmio la nostra associazione ringrazia la direttrice Maria teresa Perelli per i preziosi consigli dati e anche per aver accolto da subito con convinzione il nostro progetto insieme al presidente Marcello Bertocchini. Per la Fondazione Banca del Monte un grazie va al presidente oriano landucci per essersi appassionato alla nostra idea e per aver colto immediatamente l’importanza della manutenzione decennale prevista. Chiaramente, non dimentichiamo il Comune di lucca che con i suoi uffici si è reso disponibile a supportarci, sposando in pieno il nostro progetto. Un sentito grazie all’assessore all’ambiente Francesco raspini, al dirigente comunale Mauro di Bugno e alla curatrice dell’orto Botanico alessandra Sani. Il progetto «Nuovi alberi» è nato anche con lo scopo di assorbire le emissioni inquinanti ma non solo, potreste elencarci i vantaggi associati ad esso? l’urbanistica ‘verde’ è la condizione imprescindibile per la creazione di città sostenibili; pertanto, una riorganizzazione del nostro modo di vivere in termini di pianificazione urbanistica, logistica e infrastrutturale appare sempre più indispensabile e non più prorogabile. in tal senso, ci sembra utile riportare questi cinque punti che riepilogano sinteticamente i benefici prodotti dagli alberi: 1. un albero di 23-30 cm di diametro assorbe circa 70 kg di Co2 all’anno ed è in grado di sequestrare carbonio dall’atmosfera, contribuendo così a mitigare il cambiamento climatico; 2. nelle aree urbane il posizionamento strategico degli alberi può ridurre la temperatura dell’aria di 2-4ºC; 3. gli alberi urbani di medie-grandi dimensioni filtrano gli inquinanti urbani e il particolato fine; 4. gli alberi forniscono habitat, cibo e protezione a piante e animali, arricchendo così la biodiversità urbana; 5. gli alberi maturi regolano il flusso dell’acqua e ne migliorano la qualità. 30
Quando e dove saranno piantati i nuovi alberi? Considerando l’approssimarsi dell’estate, la messa a dimora dei primi alberi verrà effettuata a partire dai mesi di ottobre-novembre 2020 a cura dei volontari dell’associazione con i vivai che ci forniranno le piante. Gli alberi saranno piantati tra il 2020 e il 2022 su dodici terreni comunali, ma è previsto di rendere disponibile un numero maggiore di zone del territorio in modo da rendere possibile anche la partecipazione di altri soggetti con progetti caratterizzati dalla stessa finalità. Per il progetto «nuovi alberi» la connettività ecologica è stata studiata attorno al grande corridoio ecologico del fiume Serchio e per questo è stato scelto di privilegiare il rimboschimento di aree a esso collegate. tale fase, per la nostra associazione, sarà curata e programmata insieme al prof. Claudio lorenzoni, agronomo e dottore forestale, che ci sta supportando per quanto riguarda gli aspetti tecnici e le modalità operative di pianificazione triennale del nostro intervento. Nell’idea del progetto c’è anche quella di coinvolgere cittadini e scuole? Certamente, l’idea è quella di estendere il progetto alle scuole primarie interessate con l’obiettivo di coinvolgere i bambini e renderli volontari di questa attività che consiste nel piantare gli alberi. in tal modo, abbiamo intenzione di creare delle giornate dedicate ai volontari della nostra associazione e a quei cittadini incuriositi dalla natura e attenti alle tematiche di sostenibilità ambientale; altre ancora rivolte esclusivamente alle scuole. la partecipazione dei cittadini e dei bambini è auspicata anche nelle importanti fasi di manutenzione decennale che il progetto si propone di portare avanti. Speriamo che anche le associazioni dei vari quartieri coinvolti ci aiutino nel mantenimento degli alberi e delle zone verdi in cui verranno piantati. Una strategia per coinvolgere maggiormente i bambini è quella di creare dei laboratori specifici per far sì che anche i più piccoli possano prendersi FCRLMaGazine 16 | 2020
oSSiGeno al territorio Con il ProGetto «nUoVi alBeri»
G
L
I
aCeRo È un albero caducifoglie di modeste dimensioni (può raggiungere i 18-20 metri di altezza come massimo), il fusto non molto alto, con tronco spesso contorto e ramificato; chioma rotondeggiante lassa. È considerato un albero anti-smog perché mitiga l’inquinamento e abbatte le isole di calore in ambienti urbani. QueRCia il
genere Quercus comprende molte specie di alberi spontanei in italia. in molti casi il portamento è imponente anche se ci sono specie arbustive. le foglie, alterne, sono talvolta lobate, talvolta dentate e sulla stessa pianta possono avere forme differenti, per la differenza del fogliame giovanile rispetto a quello adulto.
Populus l. 1753 è un genere di piante arboree della famiglia Salicaceae che comprende una trentina di specie comunemente note come pioppi, originarie perlopiù dell’emisfero settentrionale. l’altezza dei pioppi va dai 15 ai 30 metri e oltre, con fusti che possono superare i 2,5 metri di circonferenza. la corteccia degli individui giovani è liscia, con colorazioni che vanno dal bianco al verdastro al grigio scuro, spesso ricco di lenticelle; sugli esemplari più vecchi, diviene generalmente rugosa e profondamente fessurata. PioPPo
FCRLMaGazine 16 | 2020
A
L
B
Fraxinus l. 1753 è un genere di piante che comprende oltre 60 specie di alberi o arbusti a foglie decidue, originarie delle zone temperate dell’emisfero settentrionale. le specie di questo gruppo hanno generalmente una crescita rapida, riuscendo a sopravvivere in condizioni ambientali difficili come zone inquinate, con salsedine o forti venti, resistendo bene anche alle basse o elevate temperature. le specie più diffuse in italia sono il Fraxinus excelsior conosciuto col nome comune di frassino maggiore; il Fraxinus ornus noto come orno o orniello, utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche frassino da manna o albero della manna; Fraxinus angustifolia noto con il nome di frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa Bieb. nella Flora d’Italia). FRaSSiNo
il carpino bianco è un albero abbastanza longevo (circa 150 anni), di media altezza (15-20 metri) con portamento dritto e chioma allungata. la corteccia si presenta sottile, liscia al tatto, di colore grigio, irregolare per il furto scanalato e costolato. le radici sono fascicolate e molto ramificate. da un punto di vista ecologico, la specie può tollerare una certa ombra e necessita di temperature relativamente elevate, è invece esigente per quanto riguarda il suolo. È miglioratrice del terreno ed è dotata di notevole capacità pollonifera. CaRPiNo
E
R
I
il ciliegio (Prunus avium l. 1755) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famiglia delle Rosacee, originario dell’europa e di alcune zone montane fredde dell’asia minore. in italia è presente naturalmente dalle zone altocollinari sino a quelle montuose, talvolta al confine della zona tipica delle latifoglie, presentando una buona resistenza al freddo. CiLieGio
il tiglio (Tilia l. 1753) è un genere di piante arboree o arbustive delle Tigliacee (Malvacee secondo la classificazione aPG), originario dell’emisfero boreale. È un albero di notevole dimensioni, ha una vita lunga (arriva fino a 250 anni o più), dall’apparato radicale espanso, profondo. Possiede un tronco robusto, alla cui base si sviluppano frequentemente numerosi polloni, e chioma larga, ramosa e tondeggiante. la corteccia, dapprima liscia presenta nel tempo screpolature longitudinali. Ha foglie alterne, asimmetriche, picciolate con base cordata e acute all’apice, dal margine variamente seghettato. tiGLio
31
FCRL notizie dal territorio
cura del proprio albero a partire dal seme per poi veder crescere la pianta così spuntata nelle loro case fino ad arrivare a piantare il piccolo albero nelle zone scelte. Siamo convinti che dei laboratori di educazione ambientale come questo possano contribuire favorevolmente a far capire quanto siano importanti la natura, la sostenibilità e il rispetto per l’ambiente. Come pensate potrebbe evolversi il progetto in futuro? la naturale evoluzione del progetto sarebbe quella di ampliarne la portata negli altri comuni
32
della provincia di lucca a partire da quelli della Piana. Quindi, il nostro obiettivo nei prossimi mesi è di iniziare ad avere contatti e stringere accordi con gli altri comuni; il nostro traguardo ambizioso sarebbe quello di piantare almeno 10 mila alberi nella provincia di lucca nei prossimi anni. auspichiamo inoltre di poter ottenere contributi al progetto da parte di aziende del territorio attente ai temi ambientali che vogliano sostenere la nostra idea. infine, ricordiamo che ognuno può contribuire all’iniziativa iscrivendosi alla nostra associazione tramite il nostro sito; noi ci impegneremo a piantare un albero per ogni associato.
FCRLMaGazine 16 | 2020
Versilia in musica tra Corsanico e Pieve a elici ’estate della Versilia si fa forte di due appuntamenti ormai storici come il Corsanico Festival rassegna internazionale di Musica classica prossima a festeggiare le 40 edizioni e il Festival di Musica da camera della Versilia di Pieve a elici che nell’edizione 2020 è stata realizzata dal lucca Classica Music Festival a lucca invece che nella consueta e splendida cornice della pieve romanica di San Pantaleone. Così ogni anno le colline di Massarosa risuonano di dolci armonie richiamando turisti e appassionati del genere: il Covid-19 in questo tormentato 2020 ha ridisegnato e riscritto il calendario, ma non è riuscito a fermare la musica e i due appuntamenti storici della stagione massarosese, seppur in forme ridotte e diverse con nuove location, si sono svolti in attesa di tornare a pieno nella prossima estate 2021. Un segnale di rinascita dopo i mesi del lockdown e del silenzio della cultura. era impossibile fermare tanta passione e tanta storia: il comune di Massarosa possiede un patrimonio straordinario di chiese, strumenti, tradizioni musicali non consuete in un territorio così ristretto: gran parte del merito va dunque, alle persone che organizzano questi due appuntamenti che sono prima di tutto degli appassionati. Per Corsanico il merito è da iscrivere all’associazione amici della Musica d’organo «Vincenzo Colonna», organizzatrice delle rassegne musicali da quasi quarant’anni e che prevede nel proprio statuto la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico di Corsanico e la crescita culturale del territorio del comune di Massarosa, mediante rappresentazioni artistiche e musicali. la storia del Festival di Corsanico inizia nel 1981, data storica che vide al concerto inaugurale dell’organo di Vincenzo Colonna alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, e che alcuni anni prima era stato il primo ministro dei Beni Culturali della nostra repubblica. Sembra incredibile, ma prima di
L
FCRLMaGazine 16 | 2020
Valentina Pierotti
Due rassegne storiche. Due appuntamenti fissi con la musica di qualità
allora, l’italia che raccoglie oltre la metà delle bellezze del mondo, per oltre trent’anni non aveva sentito l’esigenza di avere un ministero dedicato alla valorizzazione e alla gestione di questo infinito e interminabile patrimonio che si trova nelle nostre città, ma anche diffuso nei piccoli borghi dove non è raro imbattersi in veri e propri gioielli architettonici e preziosi strumenti attorno a cui nascono spettacolari eventi come quello del paese di Corsanico. Fu quella del 1981 l’occasione per rispolverare l’antico strumento, conservato nella Pieve di San Michele, che negli anni ha poi richiamato decine di migliaia di turisti e appassionati di musica provenienti da tutto il mondo. le rassegne concertistiche del Corsanico Festival hanno assunto negli anni una rilevante risonanza nazionale e internazionale per il susseguirsi, nei programmi in cartellone, di prestigiosi artisti del panorama mondiale che hanno determinato una continua crescita di pubblico e un sempre maggiore favore della critica. l’organo fu costruito fra il 1602 e il 1606 dal veneziano Vincenzo Colonna, cui è dedicata l’associazione organizzatrice del Festival, per la chiesa di San Francesco di lucca. nel XiX secolo, dopo la requisizione dei beni ecclesiastici seguita alla soppressione degli ordini religiosi, lo strumento, nel 1885, fu messo in vendita in un’asta pubblica che lo vide aggiudicato al portavoce di un comitato paesano appositamente costituito, tale annibale Ceragioli di Corsanico. Questo capolavoro dell’arte organaria veneziana e opera pregevole sul piano fonico, architettonico e artistico, ha subìto nel tempo diverse manutenzioni da parte di vari specialisti, ma è stato Filippo tronci (1899) a intervenire in maniera più significativa, determinando gran parte della disposizione fonica attuale. Già a quel tempo, «l’organo nuovo» come fu definito dalla popolazione di Corsanico, ebbe una tale risonanza, che richiamò musicisti di chiara fama. nel 1981 dopo che si era reso necessario un radicale restauro, la comunità di Corsanico si adoperò per riportare l’organo all’antico splen33
FCRL notizie dal territorio
1. 2. 3. 4. 5. 6.
l’organo Vincenzo Colonna (1602-1606) andrea Macinanti, organo con il Quartetto di ottoni Concerto Palatino la pieve di San Michele arcangelo il violinista Cristiano rossi Jean Guillou lina Uinskyte e Marco ruggeri
1
dore fino alla inaugurazione del 3 ottobre di quell’anno con una solenne cerimonia seguita da un concerto alla presenza del Presidente del Consiglio. iniziavano così, organizzate dalla neonata associazione Culturale amici della Musica d’organo «Vincenzo Colonna», le stagioni concertistiche estive destinate ad assumere, per la loro ininterrotta continuità, il valore di una consolidata tradizione culturale. oggi la stagione concertistica di Corsanico curata da Graziano Barsotti, presidente e direttore artistico dell’associazione «Vincenzo Colonna», è considerata fra quelle italiane di più alto livello e ha assunto un valore riconosciuto anche sul piano internazionale. numerosi sono i musicisti e gli organisti che si sono succeduti alla tastiera dello storico strumento, eventi che hanno fatto di Corsanico punto di riferimento per i tanti appassionati di musica della toscana e dei molti turisti, che nel periodo estivo affollano la Versilia. nel settembre 2003, l’organo è stato sottoposto nuovamente a un complesso restauro di cui si è fatto carico l’associazione. Sembrava che la 39a edizione non si dovesse tenere e che il Covid-19 avesse vinto la sua battaglia anche sulla stagione: invece, a spuntarla è stata la musica, la voglia di risorgere e seppure in forma ridotta l’edizione che fa da preludio alla 40 a si è tenuta con sei concerti. al centro della manifestazione resta il monumentale organo. infatti la serata finale dei concerti ha un seguito, con un corso internazionale di alto perfezionamento organistico, organizzato in collaborazione con «organ in Progress - international association of organist» sul tema «Uno sguardo sulla musica italiana per organo tra passato e contemporaneità». Contemporaneamente è stata programmata la registrazione di due Cd da parte dell’organista luigi ratti con musiche di compositori toscani dal XVii al XiX secolo. infine, sempre nel contesto di questo progetto, è stato girato un documentario dal titolo Alla scoperta dell’organo Vincenzo Colonna di Corsanico come unica opera ancora esistente del famoso organaro veneziano.
2
34
FCRLMaGazine 16 | 2020
VerSilia in MUSiCa tra CorSaniCo e PieVe a eliCi
3
rimanendo lungo il pendio delle colline massarosesi e passando di fronte alle campane care a Puccini della vicina Bargecchia, si arriva alla splendida chiesa romanica di San Pantaleone sede del festival di Pieve a elici, rassegna di Musica da camera della Versilia con una storia lunga più di mezzo secolo, ed ormai evento internazionale, con grandi artisti, in un luogo unico. il Festival, organizzato dal Comune di Massarosa e dall’associazione Musicale lucchese, è uno degli appuntamenti culturali più attesi e importanti per l’intero territorio. Curato da Marcello Parducci, fin dal lontano 1974, ha superato il traguardo delle cinquanta edizioni due anni or sono. Quest’anno sarà una edizione particolare: dopo tanta musica in streaming, dopo i flashmob dai balconi e dalle finestre finalmente si torna ad ascoltare e soprattutto a condividere la musica dal vivo. Sembrava impossibile, ma temporaneamente è stato necessario scindere il legame tra la Pieve di San Pantaleone e il Festival da camera che per questo 2020 è migrato a lucca. in via del tutto eccezionale il lucca Classica Music Festival ha adottato e reso possibile lo svolgimento dei concerti che erano in programma per l’estate a Pieve a elici, curati dall’associazione Musicale lucchese grazie allo straordinario lavoro di Marcello Parducci. la chiesa di San Francesco a lucca ha accolto la rassegna che doveva incantare il pubblico nella Pieve di San Pantaleone. nella location di Pieve a elici e con l’originale denominazione, abbandonata per un anno, si ripartirà nel 2021 anche per confermare quel feeling che si era creato in mezzo secolo di attività tra il festival ed il suo pubblico testimoniato dalle numerose richieste di appassionati pervenute negli anni dall’italia e dall’estero come quelle di materiale pubblicitario da parte di alberghi e uffici informazione della Versilia, che danno l’esatta sensazione del prestigioso livello raggiunto da questa manifestazione. la notorietà e l’interesse che i concerti suscitano fanno di Pieve a elici un punto di riferimento, culturale e turistico, per
4
5
FCRLMaGazine 16 | 2020
6
35
FCRL notizie dal territorio
7. Quartetto della Scala, agosto 2017 8. Concerto lorenza Borrani, Mario Brunello, andrea lucchesini, agosto 2015 9. in attesa del concerto, luglio 2018 10. Concerto enrico Bronzi e Simone Soldati, luglio 2015
tutti coloro che amano la musica e l’arte. Qui, infatti, si fondono in modo straordinario le due cose. Ulteriore conferma è data dalle molteplici richieste di partecipazione da parte di artisti di fama nazionale e internazionale. Quest’anno sabbatico ha contribuito ad accrescere l’attesa per il ritorno del Festival nella sua Pieve, una chiesa antichissima che domina le colline di Massarosa, le cui origini si fanno risalire all’opera di evangelizzazione operata da San Frediano in tutto il territorio e di cui si hanno traccia in un documento già nell’anno 892. la Pieve intitolata a San Pantaleone, santo orientale patrono dei medici (curiosità nell’anno in cui la Pieve rimane in silenzio a causa dell’emergenza Covid-19) dà il nome alla località assieme a ‘elici’ dal latino ilex, ovvero leccio, una pianta che cresce abbondante intorno alla chiesa. San Pantaleone sorge su un costone da cui si può ammirare un panorama splendido su tutta la piana di Massarosa, fino al lago di Massaciuccoli e alla costa della Versilia. l’attuale impianto della Pieve risale al Xii secolo circa, quando la chiesa venne ricostruita conservando l’unico muro ancora esistente della costruzione originaria. lo splendido trittico marmoreo che orna l’altare maggiore, con la Madonna, san Pantaleone e san Giovanni Battista, risale al 1470. Considerata uno dei gioielli dell’architettura romanica, la chiesa colpisce oggi per l’austera compostezza e per la grazia della sua torre campanaria merlata. al Festival di Pieve ad elici hanno preso parte artisti della fama di Salvatore accardo, ma fare un elenco sarebbe irrispettoso e molto lungo. Per alcuni anni il programma cameristico lasciò lo spazio solo alla musica sacra e il festival, come racconta lo stesso Parducci in una intervista, alla fine andò a morire. dal 1988 nella Pieve di San Pantaleone è tornato il programma cameristico: nella edizione dello scorso 2019 si sono esibiti gli archi del sublime ottetto strumentale del teatro alla Scala; il clarinettista alessandro Carbonare, dal 2003 primo clarinetto dell’orchestra dell’accademia nazionale di Santa Cecilia e il Quar7
36
FCRLMaGazine 16 | 2020
VerSilia in MUSiCa tra CorSaniCo e PieVe a eliCi
8
9
tetto di Venezia, uno dei più apprezzati a livello internazionale; elisa tomellini, eclettica giovane pianista, vincitrice di numerosi premi internazionali; Mariangela Vacatello, una delle più apprezzate interpreti del panorama nazionale; il Quartetto di Fiesole, la cui storia fa ormai parte a pieno titolo della grande tradizione cameristica italiana; il grande violinista Stefan Milenkovich, apprezzato a livello internazionale per il suono perfetto e il suo virtuosismo che si è esibito assieme al pianista Simone Soldati. alcuni degli artisti già in programma per questo 2020 enrico dindo e Pietro de Maria, Mariangela Vacatello, il Quartetto di Cremona, alessandro Carbonare, andrea lucchesini, danilo rossi e il Quartetto di Venezia, Gabriele ragghianti, Massimo Quarta, solo per citarne alcuni, sono stati inseriti come detto, nel lucca Classica Music Festival: Pieve a elici si prepara al ritorno nel 2021 pronta di nuovo ad accogliere gli spettatori, tra cui negli anni sono aumentati i giovani e turisti di varia provenienza che, grazie ad un livello artistico sempre molto alto, ai programmi musicali di grande interesse ed allo splendido luogo dove si svolge la manifestazione, considerata unanimemente da pubblico e critica uno dei momenti culturali più elevati dell’estate versiliese. San Pantaleone attenderà in silenzio con la sua misticità e la sua straordinaria acustica. la Fondazione Cassa di risparmio di lucca saprà ancora essere il perno attorno a cui la musica si muoverà in questi due borghi, Corsanico e Pieve ad elici, che restituiranno con gli interessi in termini di proposta artistica gli sforzi degli organizzatori e gli impegni economici profusi. la musica va avanti, come inno alla vita, ricordo di chi non c’è più, speranza di sviluppo per due realtà che hanno trasformato luoghi e strumenti in simboli di due comunità.
10
FCRLMaGazine 16 | 2020
37
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
foto Irene Taddei
cultura: ieri,
38
oggi e domani Per la storia di Bagni di lucca a Fondazione culturale michel de montaigne di Bagni di lucca fu costituita dall’amministrazione comunale nel 2008, sindaco giancarlo donati, ed è stata sempre diretta dal professor marcello cherubini, riconfermato presidente del consiglio di amministrazione al rinnovo di ogni scadenza triennale fino al 2019. Sotto la guida di cherubini, solitamente affiancato da un consiglio composto da un vice presidente e quattro membri effettivi, nominati dal sindaco, la Fondazione montaigne da dodici anni svolge un ruolo importante nello specifico campo culturale, ricevendo molti riconoscimenti per i progetti e le ricorrenti attività realizzate per la promozione del territorio di Bagni di lucca. dal 2017 è stata ammessa a far parte della prestigiosa associazione delle istituzioni di cultura italiane (aici), è oggi una istituzione ben radicata nel contesto del comune di Bagni di lucca, conosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale. ne sono testimonianza i numerosi studiosi e accademici che, dal 2008, hanno portato i propri contributi di sapere e conoscenza ai quattordici convegni internazionali che, con la partecipazione di autorevoli relatori provenienti dalle università di tutto il mondo (non solo dall’europa, ma anche dalla lontana repubblica di cina e dal Sudafrica), si sono svolti puntualmente ogni anno in settembre nella prestigiosa sede della ex chiesa anglicana. tra le molteplici attività il ‘fiore all’occhiello’ è rappresentato dal progetto pensato e portato avanti dalla Fondazione in collaborazione con la sezione di Bagni di lucca dell’istituto Storico lucchese, mirato al recupero e alla valorizzazione del cimitero inglese di Bagni di lucca. il progetto di recupero dei monumenti funebri, molti dei quali di pregevole valenza artistica e storica, è stato possibile grazie al contributo elargito della Fondazione cassa di risparmio di lucca, nonché da altri sponsor privati e da diversi cittadini, che hanno partecipato all’operazione ‘adottando’ le tombe e facendosi ca-
L
FCRLmagazine 16 | 2020
Marco Nicoli
rico dei finanziamenti necessari ai lavori di restauro. non va dimenticata la gestione della Biblioteca comunale «adolfo Betti», all’interno della quale è custodito il prezioso Fondo librario della donazione ian greenlees, oggi riordinato e in via di catalogazione. e, con esso, anche l’archivio greenlees, finalmente inventariato e catalogato. CIMITERO INGLESE
La Fondazione Michel de Montaigne rappresenta l’anima culturale di un territorio ricco di storia e tradizione
nel 2012, quando il comune di Bagni di lucca ne affidò la gestione alla Fondazione michel de montaigne e alla locale sezione dell’istituto Storico lucchese, il cimitero inglese versava in uno stato di assoluto abbandono e degrado, ricoperto di vegetazione che nascondeva quasi del tutto il complesso dei monumenti funebri. come primo intervento fu iniziata una operazione di completa bonifica e di ricucitura del muro di recinzione, lungo il quale nel 2013 furono messi a dimora i cipressi. la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le provincie di lucca e massa carrara, autorizzò nel contempo il progetto di restauro di tutti i monumenti funebri; il progetto venne elaborato, su incarico della Fondazione montaigne, dalla ditta massimo moretti di lucca e la presidenza si impegnò fin da subito nella ricerca dei contributi economici per dare inizio al restauro delle tombe. Fra i primi monumenti restaurati, il sepolcro delle sepolte tre donne che negli anni della Prima guerra mondiale si distinsero come benefattrici di Bagni di lucca, nel dare aiuto agli orfani di guerra, ai rifugiati e poi, nel 1918, a chi fu colpito dalla terribile epidemia spagnola. evangeline Whipple, rose elizabeth cleveland, nelly erickens, giacciono oggi qui, sormontate da due grandi croci in marmo bianco di carrara, ben visibili anche da lontano. Quello fu l’inizio del complesso lavoro di restauro del sito ricco di memorie, che oggi, grazie all’iniziativa e alla sensibilità della Fondazione michel de montaigne, ha ritrovato la sua dignità di luogo sacro e la sua testimonianza di carattere artistico e storico. 39
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
foto Irene Taddei
1. giuseppe Pardini, chiesa anglicana 2. cimitero inglese
1
in seguito furono restaurati altri monumenti funebri molto significativi, fra cui la tomba dei coniugi Henry ed elizabeth Sisted, animatori della comunità inglese che risiedeva a Bagni di lucca nella seconda metà dell’ottocento, fautori della costruzione della chiesa anglicana, su licenza di carlo ludovico di Borbone, granduca di lucca, e progetto del famoso architetto lucchese giuseppe Pardini, e promotori della nascita dello stesso cimitero inglese (1842). altri monumenti funebri di notevole fattura, che raccolgono le spoglie di importanti personaggi, sono quello di Henry 40
Haliday, famosissimo ontomologo; di Benjamin gibson, opera del fratello John, insigne scultore, allievo di canova; la tomba di ouida, al secolo maria luise de la ramè (18391908), famosa scrittrice inglese di romanzi e novelle, il cui sarcofago ricorda quello di ilaria del carretto, con tanto di canino ai piedi; poi lo scienziato russo george gryzanowski. infine, altro recupero straordinario, troviamo la cappellina gentilizia della famiglia Pisani, che nel 2012 era completamente distrutta e avvolta da rampicanti. il complesso progetto di restauro fu elaborato nel 2016 da una stuFCRLmagazine 16 | 2020
foto Irene Taddei
Per la Storia di Bagni di lucca
2
dentessa della Facoltà di architettura dell’università di Firenze e portato a compimento nel giro di un paio di anni. complessivamente, fino a oggi, sono stati restaurati cinquantuno monumenti funebri per un impegno economico di circa 90mila euro. ma il restauro va conservato nel tempo, per cui già da qualche anno sono iniziati di pari passo anche gli interventi di manutenzione e conservazione dei singoli monumenti. il microclima del luogo favorisce infatti il formarsi sui marmi di alghe e licheni che vanno subito rimossi. anche questo intervento comporta FCRLmagazine 16 | 2020
un costo elevato di cui finora se n’è fatto carico la Fondazione montaigne. ma il progetto più innovativo è stato quello di utilizzare gli spazi liberi da tombe storiche per la conservazione e il deposito di urne cinerarie. Questa possibilità viene data a tutti, non soltanto ai cittadini inglesi, ma anche a tutti coloro che esprimono la volontà di scegliere il luogo per il proprio riposo, in modo aconfessionale, vale a dire appartenenti a qualsiasi religione o atei. il cimitero è oggetto di visite da parte di numerosi turisti, specie stranieri, come testimo41
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
foto Irene Taddei
3. giuseppe norfini, monumento funerario di ouida, cimitero inglese 4. giuseppe norfini, monumento funerario di ouida, particolare 5. cimitero inglese, monumento funerario di elisabeth goodwin Kingsbury
foto Irene Taddei
3
4
42
FCRLmagazine 16 | 2020
foto Irene Taddei
Per la Storia di Bagni di lucca
niano i registri delle firme, su cui vengono lasciati commenti di vivo apprezzamento per il recupero e il mantenimento di questo piccolo gioiello di memoria storica. IL FONDO LIBRARIO IAN GREENLEES E L’ARCHIVIO
il «Fondo ian greenlees» è costituito da una donazione libraria di oltre ventimila volumi pervenuta al comune di Bagni di lucca quale lascito testamentario di greenlees, deceduto nel 1988, che nella seconda metà del secolo scorso aveva scelto la cittadina termale come sua patria di adozione. nel 1991, dopo che robin chanter, già bibliotecario del British institute of Florence, aveva dato seguito al legato testamentario, accettato dal consiglio comunale, l’ingente mole libraria venne sistemata nella chiesa anglicana, oggi sede della Biblioteca comunale. nel panorama delle biblioteche della Provincia di lucca e dell’intera rete documentaria lucchese, il Fondo greenlees rappresenta un unicum in termini di ricchezza, rarità e quantità. nel 2008, a seguito del passaggio di competenze dal comune di Bagni di lucca alla Fondazione michel de montaigne, è iniziato il riordino integrale dei volumi, con una prima separazione del fondo antico da quello moderno. il fondo librario greenlees può considerarsi una vera e propria biblioteca d’autore e il suo studio non si riduce a una mera catalogazione, che pure costituisce un significativo strumento di reperimento dell’informazione, ma rappresenta altresì un importante strumento di studio e di ricerca, offrendo agli studiosi anche un quadro chiaro di riferimento in cui si è formato il possessore. molti sono i volumi ancora in via di catalogazione, mentre, a partire dal 2013, la Fondazione montaigne ha promosso e finanziato anche le operazioni di riordino, inventariazione e valorizzazione dell’archivio di greenlees e di chanter, che fino a quell’anno era depositato presso l’archivio storico del comune di Bagni di lucca. la documentazione risulta oggi suddivisa in quattro serie archivistiche, 5
FCRLmagazine 16 | 2020
43
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
nello specifico: corrispondenza, British institute of Florence, attività culturali e amministrazione. l’attività culturale si riferisce soprattutto alle carte prodotte in occasione di convegni, eventi e manifestazioni. nella serie British institute of Florence trovano posto tutte quelle carte riguardanti l’attività di ian greenlees nel ruolo di direttore dell’istituto Britannico di Firenze, carica che ricoprì dal 1958 al 1981. nell’amministrazione è inserita, invece, tutta quella documentazione prodotta nell’ambito della gestione e del controllo del patrimonio personale. greenlees non era solo un abile diplomatico, ma un vero e proprio collezionista, un esteta, con una ricca collezione di opere d’arte con quadri di assoluto valore, fra cui numerose tele fiamminghe del Seicento, e una superba collezione di antiche porcellane cinesi. la serie più corposa è quella della corrispondenza, comprendente 2.138 fascicoli per un totale di ben 11.671 lettere scambiate da ian greenlees con i suoi numerosi colleghi e conoscenti in un periodo compreso tra l’8 luglio 1927 e il 20 maggio 1988, che testimoniano anche le fitte relazioni che intrattenne con le più importanti personalità culturali del novecento. I CONVEGNI I NTERNAZIONALI
Proseguendo una tradizione ormai consolidata, che ogni anno vede giungere a Bagni di lucca ricercatori italiani e stranieri per tre giornate di studio, confronto e scambio culturale, la Fondazione michel de montaigne, avvalendosi della collaborazione di alcuni docenti del dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’università di Pisa e dell’associazione italiana di anglistica, ha promosso e organizzato quattro convegni internazionali. convegni che, oltre a confermarsi polo di attrazione per studiosi di tutto il mondo, hanno sempre attirato un pubblico numeroso e attento, affrontando tematiche di ampio respiro, la cui scelta è sempre stata dettata dalla volontà, da un lato, di illustrare i più recenti sviluppi del dibattito critico e teorico intorno a fenomeni culturali 44
e letterari di sicuro rilievo e, dall’altro, di valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio di Bagni di lucca, anche attraverso visite guidate a luoghi come il cimitero inglese, la stessa Biblioteca comunale adolfo Betti, il casinò municipale. il primo convegno del 2016 si tenne nella splendida cornice del casinò municipale sul tema Celesti e armoniose sorelle, voce e poesia: le interconnessioni fra musica e scrittura. l’anno successivo il convegno fu invece dedicato a Immaginario letterario e ambiente e si svolse presso la sede della biblioteca all’ex chiesa anglicana. il convegno del 2018 ha spostato l’attenzione dall’ambiente al luogo per eccellenza della cultura interpretandola come «crocevia e connessione di mondi». infine nel 2019, l’ultimo convegno intitolato Alla ricerca del Ben-essere: luoghi e paradisi della salute nella tradizione artistico-letterario si è svolto in parte presso lo stabilimento delle terme di Bagni di lucca. ogni convegno, suddiviso in tre giorni di studio, ha visto alternarsi relatori provenienti dalle maggiori università italiane e straniere. la Fondazione montaigne, nella persona del suo presidente marcello cherubini e le docenti dell’università di Pisa, ha sempre garantito, oltre all’altissimo profilo scientifico dei convegni, una organizzazione impeccabile e una piacevolissima atmosfera di convivialità. LE ATTIVITÀ MUSICALI
il primo evento musicale organizzato dalla Fondazione michel de montaigne fu nel 2008, anno della sua costituzione, in occasione della ricorrenza del 150° della nascita di giacomo Puccini. in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano si tenne un concerto al teatro accademico interamente dedicato al grande compositore, che sin da giovane era solito frequentare Bagni di lucca e le sue terme. da allora la Fondazione montaigne si è impegnata particolarmente nel dar vita a varie attività musicali che hanno riscosso grande successo di pubblico e di critica. FCRLmagazine 16 | 2020
Per la Storia di Bagni di lucca
6. Veduta dei Bagni di lucca, alla Villa
6
Presso il teatro accademico, negli anni che vanno dal 2011 al 2014, si svolsero diverse edizioni della «Piccola Stagione lirica», che presentavano selezioni narrate e in forma semiscenica di opere tra le più importanti del repertorio lirico, con la partecipazione della compagnia lirica livornese. in occasione della presentazione dei restaurati monumenti funebri, al cimitero inglese sono stati proposti piccoli concerti affidati a inFCRLmagazine 16 | 2020
siemi di archi, violoncelli, fisarmoniche e ottoni. altri concerti sono svolti all’interno della ex chiesa anglicana, dove dal 2013 si tiene il concerto Jazz di Primavera, nell’ambito dell’unesco international Jazz day, diventato un evento molto atteso e ben radicato nel tessuto culturale di Bagni di lucca. dal 2014 in occasione delle festività natalizie, sempre nei locali della biblioteca, si svolge il concerto di natale, che si conclude con un brindisi 45
foto Gilberto Bedini
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
8
offerto dalla Fondazione al pubblico per il tradizionale scambio di auguri di Buone Feste. altre attività musicali sono state offerte dalla Fondazione in occasione, ogni anno, della settimana dedicata alla donna al casinò municipale. LE GIORNATE DI STUDIO
dall’anno 2010 la Fondazione michel de montaigne organizza una serie di giornate di studio dedicate a personaggi di varie epoche i quali, nativi della Val di lima, dettero lustro nel mondo a Bagni di lucca, facendosi riconoscere e apprezzare in vari campi della scienza, dell’arte e della cultura in genere. la prima giornata trattò la nascita del movimento scoutistico italiano, avvenuta proprio a Bagni di lucca il 12 luglio 1910, a opera del maestro remo molinari e del baronetto inglese Sir Francis Vane, sui principi fondativi di Baden
46
Powell, proprio per celebrare il centenario di quell’avvenimento. Si proseguì con il ricordo e lo studio di due personaggi contemporanei: adolfo Betti, insigne violinista e primo sindaco del paese nel periodo repubblicano dopo guerra e il professor Bruno cherubini, cultore, ricercatore e scrittore della storia di Bagni di lucca, dalle cui opere nessuno studioso di storia locale può prescindere. Visti i buoni risultati di pubblico ottenuti, la Fondazione montaigne decise di proseguire il percorso delle giornate di studio, itineranti in tutti i paesi della Valle del lima, parlando dei personaggi del posto. in questo modo la Fondazione ha ottemperato anche al suo mandato statutario di promuovere la conoscenza diretta del territorio del comune di Bagni di lucca. in tutto hanno partecipato alle giornate di studio 27 studiosi e sono state stampate
34 relazioni, andate ad arricchire la storia del territorio di Bagni di lucca. molte sono anche le iniziative che la Fondazione montaigne ha promosso a favore degli alunni e degli insegnanti del locale istituto comprensivo «matteo trenta»; dai seminari sul bullismo ai corsi di sensibilizzazione sulle tematiche più urgenti interessanti il mondo dei giovani e delle famiglie. infine una consuetudine, ormai diventata tradizione, la giornata del laureato, un riconoscimento dedicato a tutti i giovani, residenti nel comune di Bagni di lucca, che nel corso dell’anno accademico abbiano conseguito una laurea triennale o specialistica presso una qualsiasi facoltà universitaria. IL CINECLUB
un’iniziativa che ha goduto e gode tutt’ora di buona salute e dei favori di un grosso pubbli-
FCRLmagazine 16 | 2020
Per la Storia di Bagni di lucca
8. il casinò municipale 9-11. Pubblicazioni della Fondazione montaigne
9
co, che ha preso il via nel gennaio del 2010, è il cineclub, realizzato con la collaborazione del cineforum ezechiele 25,17, associazione che da anni si occupa della promozione del cinema di qualità in provincia di lucca, coordinata da Pier dario marzi. il cineclub, che giunge quest’anno alla sua Xi edizione, si è snodato attraverso dieci cicli di dieci film ciascuno. ogni ciclo ha avuto un filo rosso che lo ha caratterizzato, raccogliendo film uniti da un motivo dominante, fosse esso tematico, di genere e di un particolare periodo della storia del cinema. anche il format del cineclub è ormai assodato e rodato. le proiezioni si svolgono da gennaio a marzo con cadenza settimanale nelle sere del giovedì, ore 21. LE PUBBLICAZIONI
oltre venti sono le pubblicazioni curate dalla Fondazione montaigne e date alla stampa in
FCRLmagazine 16 | 2020
10
dodici anni di attività, che iniziano nel 2008 con Bruno cherubini, Giacomo Puccini ai cari e quieti Bagni di Lucca per proseguire nel 2009 a lucca, con L’esperienza di Michel de Montaigne ai Bagni della Villa, 7 maggio – 21 giugno 1581 e 14 agosto – 12 settembre 1581 dal «Giornale di Viaggio in Italia», a cura di marcello cherubini e Vittorio landucci. tra le altre più significative possiamo indicare: … Altezze reali di Bagni di Lucca. Insigni compaesani che nel corso dei secoli hanno illustrato con il loro ingegno molteplici rami del sapere, Atti delle giornate di studio 2010-2015, Borgo a mozzano 2015. Poi L’archivio di Ian Greenlees (1913-1988). Inventario della serie «Corrispondenza», Borgo a mozzano 2015; Bagni di Lucca, terra di sovrane attenzioni, di valori, di arti e di saperi, a cura di marcello cherubini e tommaso maria rossi, Borgo a mozzano 2016.
11
Poi ancora La libertà italiana nella libertà del mondo. Note olografe di Benedetto Croce al discorso di apertura del Congresso di Bari (28-29 gennaio 1944), custodite nella Biblioteca comunale «Adolfo Betti» di Bagni di Lucca, Bagni di lucca 2017. un prezioso ritrovamento, perché si tratta delle bozze del discorso inaugurale che Benedetto croce tenne a Bari nel gennaio del 1944, in occasione del primo congresso dei partiti politici all’indomani della caduta del fascismo. le bozze, che contengono annotazioni e correzioni di mano del grande critico letterario, storico, filosofo e ideologo, furono regalate dallo stesso croce a ian greenlees, e furono rinvenute proprio fra i circa 20.000 volumi del fondo librario. e per finire gli atti dei convegni internazionali organizzati dalla Fondazione montaigne, pubblicati in numeri speciali della rivista «anglistica Pisana».
47
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
conoscere la storia di lucca attraverso l’olfatto, nel segno di elisa Baciocchi Roberta Martinelli el 2020 ricorre il bicentenario della morte di elisa Baciocchi, la sorella di napoleone, che fu Principessa di lucca dal 1805 al 1814. in previsione di quella scadenza l’associazione «napoleone ed elisa: da Parigi alla toscana» aveva predisposto un articolato programma di iniziative finalizzate ad approfondire e a divulgare l’opera di elisa, alla quale si può corretta-
N
Il successo de «Il Naso e la Storia», percorso olfattivo nella Lucca di Elisa allestito a Palazzo Ducale
mente attribuire il merito di aver governato in maniera illuminata durante un periodo fondamentale della storia di lucca. È questa la considerazione che emerge con solida chiarezza dalla molteplice attività che in questi anni l’associazione ha condotto. l’importanza del Principato di elisa è stata autorevolmente affermata dal convegno internazionale di studi storici che ha richiamato a lucca nel passato ottobre i più accreditati studiosi dell’epoca napoleonica. il fatto stesso che il Souvenir Napoléonien di Parigi, promotore dell’iniziativa, abbia scelto la nostra città come sede del convegno ha significato che questa identità ‘elisiana’ di lucca è ormai patrimonio della cultura napoleonica. 48
FCRLmagazine 16 | 2020
foto Beatrice Speranza
conoScere la Storia di lucca attraVerSo l’olFatto, nel Segno di eliSa BacioccHi
1
ma anche nell’ambiente culturale lucchese, per effetto di manifestazioni come le Conversazioni napoleoniche che per tre sere da più di dieci anni in agosto richiamano centinaia di persone nel chiostro di san micheletto, è cresciuta una più matura conoscenza della vita e dell’opera di elisa. ELISA A LUCCA
a una valutazione che nel lungo periodo abbracci la storia di lucca, il periodo di elisa si caratterizza come una epoca cruciale di grandi cambiamenti. cambiamenti che investono FCRLmagazine 16 | 2020
ogni aspetto della vita della città e del suo Stato: a cominciare dal suo ruolo che con una velocità prima di allora sconosciuta subisce una radicale mutazione. Si può dire a ragion veduta che il governo di elisa sottragga lucca e il suo Stato dalle melanconiche retrovie della storia, dove giacevano da decenni per la inevitabile consunzione della vitalità delle antiche oligarchie e li trasferisca nel vortice della modernizzazione. con il suo governo elisa si dimostrò all’altezza della fiducia accordatale dal fratello e fece di lucca una città del nuovo corso imperiale. 49
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
foto Beatrice Speranza
1. Palazzo ducale, veduta del percorso olfattivo. in primo piano i due pannelli con le biografie della principessa elisa e della duchessa maria luisa di Borbone. l’allestimento è stato curato dall’architetto Beatrice Speranza 2. Palazzo ducale, una sala del percorso olfattivo 3. Palazzo ducale, il tavolo con le otto essenze che raccontano le biografie di elisa Bonaparte e maria luisa di Borbone 4. François-Joseph Kinson, Ritratto della principessa Elisa, 1810. da notare la presenza di un vaso con geranio, fiore di recente introduzione nei giardini
Proprio in un periodo come quello che noi stiamo vivendo siamo meglio in grado di capire il valore dei provvedimenti che la Principessa adottò per migliorare le condizioni igieniche della città e per tutelare la salute dei lucchesi. di questi provvedimenti che investivano anche l’impianto urbanistico della città, il più coraggioso e il più innovativo, fu sicuramente quello dell’introduzione dell’obbligatorietà del vaccino contro il vaiolo. decisione che ha procurato a lucca il primato in campo europeo ed ha indicato la via da seguire che poi è divenuta la pratica virtuosa dell’età contemporanea: lo Stato come soggetto attivo nella tutela della salute dei cittadini. a rendere bene il carattere e la personalità di elisa, varrà ricordare il fatto che non ebbe timore a fare inoculare il vaccino, allora in fase sperimentale, alla figlia napoleona di tre mesi. ESSENZE, PIANTE, FIORI. DAL MONDO A LUCCA
foto Beatrice Speranza
2
Proprio con il dichiarato obiettivo di comprendere e far comprendere il senso più autentico del periodo elisiano, l’associazione ha realizzato l’operazione culturale denominata «il naso e la Storia», alla quale ha dato un attivo sostegno la Fondazione cassa di risparmio di lucca. utilizzando le più recenti acquisizioni scientifiche che hanno riconsiderato il ruolo dell’olfatto nell’ambito delle esperienze conoscitive e dei processi della memoria, è stato individuato un percorso che attraverso profumi appositamente ricreati favorisce l’immediata assunzione dello spirito di una epoca. l’ideatrice di questa operazione è stata Simonetta giurlani Pardini che ha saputo ricreare quelle essenze che identificavano quel nuovo senso del vivere introdotto a lucca dal governo di elisa. anche in questo caso elisa si muoveva sull’esempio di quanto avveniva a Parigi dove, grazie alle scoperte scientifiche come il processo di fotosintesi e agli studi di antoine lavoisier sul ruolo dell’ossigeno, si prendeva a considerare l’efficacia ai fini della salute della purificazione dell’aria. e di conse-
3
50
FCRLmagazine 16 | 2020
conoScere la Storia di lucca attraVerSo l’olFatto, nel Segno di eliSa BacioccHi
guenza si adottavano misure urbanistiche per favorire l’areazione delle abitazioni e dei quartieri. era ancora da Parigi che veniva l’impulso alla ricerca di nuove specie botaniche spinta fino alla lontanissima australia da dove giungevano in europa nuove piante e nuovi fiori. di questa tendenza naturalistica/ecologica, elisa si dimostrò una convinta assertrice, al punto che fece di lucca e del suo territorio uno dei luoghi in cui trovarono dimora e si propagarono le nuove essenze floreali. congeniale a questo suo disegno si rivelò il vasto parco nel quale era situata la villa di marlia che elisa aveva acquistato nel 1806 dalla famiglia orsetti. collocato in un ambiente climatico particolarmente propizio, protetto come era dalle imminenti colline che lo confortavano di fresche acque, il parco divenne una specie di grande giardino botanico dove trovarono ospitalità le nuove essenze. dal parco di malmaison voluto e realizzato a pochi chilometri da Parigi da Joséphine Beauharnais, moglie di napoleone, giunsero direttamente a marlia le nuove specie che erano appena arrivate dall’australia, dove napoleone aveva inviato nel 1800 una spedizione scientifica al comando di nicola Baudin. tra queste si impose immediatamente la mimosa (Acacia dealbata), che poi si diffuse per tutto il territorio come ben si può vedere anche oggi, quando i suoi splendidi e profumati fiori gialli danno l’annunzio dell’arrivo della primavera. Stagione che segna il trionfo dei fiori e dei loro profumi che ingentiliscono l’aria. come sperimentiamo ancora oggi nelle centralissime piazza san giovanni e piazza antelminelli per effetto delle splendide cascate di glicine, bianco e lilla, che ricoprono i muri di antichi palazzi. È il caso di ricordare che il glicine fiorì per la prima volta alla malmaison intorno al 1803. altre essenze non ancora conosciute, come la Camelia japonica giunsero a marlia dai giardini della reggia di napoli da dove arrivarono anche la magnolia, l’albero dei tulipani, il platano, il Ginkgo biloba. Per queste suggestive novità botaniche il parco di marlia, curato perFCRLmagazine 16 | 2020
sonalmente da raimondo grimaldi, il famoso giardiniere di elisa, fu ammirato e preso a modello dai nobili lucchesi che introdussero queste piante esotiche nei parchi delle loro ville fino ad allora pertinenza esclusiva delle specie autoctone. Fu così che i giardini modificarono completamente il loro aspetto e la loro impronta olfattiva. Sempre per favorire quel collegamento alla natura, espressamente auspicato da Jean-Jacques rousseau, la Principessa elisa realizzò alla fine del 1810 il ‘passeggio delle mura’ tra i baluardi san colombano e san donato affidandone la progettazione all’ingegnere francese charles Sambucy. da allora le mura divennero il luogo per eccellenza in cui svolgere il rito della passeggiata. elisa ordinò di sbassare i parapetti per favorire la vista del paesaggio esterno alla città e fece aggiungere tigli, platani, alberi del tulipano, paulownie, magnolie ai pioppi e agli olmi già presenti. elisa infatti pensava che gli alberi fossero l’ornamento che forma l’amenità della muraglia. 4
LA NUOVA URBANISTICA
ancora più ambizioso l’intervento urbanistico che elisa condusse con il progetto di trasformare lucca in una città capitale sul modello di quanto napoleone stava realizzando a Parigi. l’operazione si sviluppò intorno a un obiettivo politico, coerente con la volontà di affermare un nuovo senso del potere che doveva avere una immediata rappresentazione spettacolare dall’immenso Palazzo dove elisa aveva fissato la sua corte e svolgeva il suo governo. Per conferire alla secolare sede del potere invisibile della repubblica oligarchica l’identità immediatamente percepibile di simbolo del nuovo corso imperiale, l’intero isolato che ne aveva impedito la visione veniva abbattuto per fare posto a una immensa piazza che faceva risaltare in tutta la sua imponenza il Palazzo nel quale i lucchesi vedevano rappresentate la potenza e la gloria dell’impero. a delimitare tre lati della nuova piazza, vennero piantati degli alberi – prima olmi poi platani 51
FCRL cultura: ieri, oggi e domani
foto Beatrice Speranza
5. lucca, Palazzo ducale 6. Simonetta giurlani Pardini, ideatrice del percorso olfattivo con Bernard chevallier, studioso napoleonico di fama internazionale e il Presidente della Provincia luca menesini
5
– che rendevano l’ambiente piacevole e affascinante. il resto lo faceva il Palazzo: maestoso e imponente veniva sottoposto a radicali interventi di modifica che lo liberavano di quell’aria quasi tetra, durata per secoli, e lo sistemavano secondo i canoni dell’epoca, che ne facevano lo scintillante luogo di quella frenetica gioia di vivere che da Parigi si diffondeva per l’europa napoleonica.
52
IL PERCORSO OLFATTIVO
tenendo conto di questa storia il Palazzo ci appare come predestinato all’ospitalità dell’iniziativa che meglio di ogni altra ha saputo ricreare e far rivivere lo spirito del tempo di elisa. utilizzando gli spazi di quello che era stato il teatro di corte di elisa, messi a disposizione dall’amministrazione provinciale impegnata nella valorizzazione del Palazzo, l’associazione
FCRLmagazine 16 | 2020
foto Beatrice Speranza
conoScere la Storia di lucca attraVerSo l’olFatto, nel Segno di eliSa BacioccHi
6
ha creato il percorso olfattivo che attraverso l’esperienza sensoriale consente di avvicinare lo spirito di quell’epoca brillante. iniziativa che si caratterizza come una assoluta novità, «il naso e la Storia», offre l’occasione di assaporare quelle essenze odorose che avevano accompagnato i giorni di elisa. Per far rivivere gli odori e i profumi che inondavano il Palazzo e la città, è stato individuato un gruppo di essenze. la loro scelta è avvenuta al termine di una attenta selezione condotta da Simonetta giurlani Pardini che poi ha provveduto a ricrearle riproducendone la fragranza. Queste essenze disposte in appositi contenitori di vetro sono adesso a disposizione dei visitatori del percorso olfattivo che si svolge in più ambienti. ognuno di questi corrisponde ad una ben precisa situazione olfattiva: il Palazzo, la città alle quali si aggiunge una sezione speciale dedicata alla percezione
FCRLmagazine 16 | 2020
delle diversità private e pubbliche delle due donne che governarono lucca, elisa Bonaparte e maria luisa di Borbone. Fin dalla sua inaugurazione, il 7 dicembre 2017, il percorso olfattivo ha incontrato il favore e l’apprezzamento dei visitatori del Palazzo ed è presto divenuto uno dei punti di eccellenza della offerta turistica di Palazzo ducale. da segnalare il grande interesse che «il naso e la Storia» ha suscitato negli ambienti napoleonici. dalla Francia sono giunti in visita i discendenti dei protagonisti di quella storia: il principe charles Bonaparte discendente diretto di girolamo, fratello di napoleone, il principe Pierre murat, il principe Victor-andré masséna, discendenti dei due marescialli dell’impero. assieme a loro i principali studiosi dell’epoca napoleonica come Jean tulard, luigi mascilli migliorini, Bernard chevallier.
53
FCRL tra memoria e futuro
foto Andrea Vierucci
tra memoria
1
54
e futuro Lucca e il suo piccolo ‘paradiso’ barocco Andrea Salani l Barocco lucchese spesso si presenta così: ‘contenitori’ anonimi che introducono ad ambienti di sfolgorante bellezza. Nascosti, inaspettati, decisamente sorprendenti. in pochi, infatti, passando da via dell’angelo Custode, potrebbero immaginare cosa nasconda l’anonima parete che si trova più o meno di fronte all’abside della chiesa dei Santi Simone e Giuda.
I
Ultimato il restauro dell’Oratorio degli Angeli Custodi, pronto alla sua nuova vita
L’oratorio degli angeli custodi fu, tra Seicento e Settecento, al centro di uno dei più coerenti e uniformi programmi decorativi mai realizzati a Lucca, in cui le suggestioni del Barocco europeo si espressero secondo i toni eleganti e pacati di una città che ha sempre fatto del garbo e della moderazione una scelta di vita e, di conseguenza, una predilezione stilistica. un gioiello di arte e architettura nascosto ai più, dimenticato da molti e rimasto sconosciuto anche ai grandi flussi turistici che negli ultimi vent’anni hanno invaso pacificamente il centro storico. L’oratorio non versava certo in condizioni disperate, ma le infiltrazioni d’acqua piovana e il naturale ammaloramento delle superfici pitFCRLmaGaziNe 16 | 2020
55
FCRL tra memoria e futuro
foto Andrea Vierucci
1. L’ingresso dell’oratorio in via dell’angelo Custode 2-6. Vedute degli interni e particolari dell’oratorio degli angeli Custodi
2
toriche reclamavano un intervento, orientato anche a prevenire ulteriori complicazioni. intervento realizzato dalla fondazione Cassa di risparmio di Lucca che a partire dal 2017 ha aperto un cantiere a trecentosessanta gradi, recuperando la struttura in ogni suo elemento e avvalendosi anche del supporto di azimut Holding Spa, che ha sostenuto direttamente il restauro di sette delle nove tele presenti. LA CONGREGAZIONE DEGLI ANGELI CUSTODI
La Congregazione nasce nel 1627 per volere del lucchese Bonaventura Guasparini (1579-
56
1659), un «religioso secolare» che dedicò il proprio impegno agli ultimi e ai più sfortunati. Le sue attività ebbero inizio tra 1613 e 1631 tra la casa – posta dove oggi sorge l’oratorio – resa disponibile da Carlo Guinigi e l’adiacente chiesa dei Santi Simone e Giuda. Qui Bonaventura impartiva ‘lezioni’ ai fanciulli meno abbienti della città, insegnando a leggere e a far di conto, senza trascurare la dimensione ludica che, da visionario anticipatore, considerava utile e «virtuosa». La Congregazione prende dunque vita per alimentare con sempre maggiore solidità e nuove risorse l’impegno verso gli ultimi e si ‘rivolge’ all’angelo FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Andrea Vierucci
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
foto Andrea Vierucci
3
4
Custode in un periodo di grande fortuna devozionale per il suo culto che, dal 1570, veniva festeggiato il 2 ottobre. Dopo quasi due secoli di attività, nel 1808, la congregazione viene soppressa, come molti altri istituti religiosi lucchesi, e l’oratorio viene riaperto al culto nell’aprile del 1814 dopo la partenza di elisa, che decreta la fine del principato napoleonico dei Baciocchi a Lucca. L’ORATORIO
Guasparini, grazie ad alcune donazioni, acquista l’immobile del Guinigi e, con una spesa di seimila scudi, fa erigere, su progetto di VinFCRLmaGaziNe 16 | 2020
cenzo Paoli, l’edificio che ospita la Congregazione, iniziato nel 1638 e ben presto ultimato. La struttura è ‘orientata’, ovvero presenta l’area absidale a est, come da canoni costruttivi, e il fronte sormontato da un timpano e da una copertura a capanna. L’anonima parete intonacata, cui già abbiamo accennato, costituisce la facciata, ‘abbondante’ sul lato sinistro rispetto allo sviluppo longitudinale degli ambienti interni. Da quest’area spostata a lato si accede infatti all’oratorio grazie a un portale incorniciato da pietra serena e dominato, fino a qualche decennio fa, da un grande affresco, conservato ora all’interno (oggi 57
foto Andrea Vierucci
FCRL tra memoria e futuro
troviamo una riproduzione in facciata): un leggiadro Angelo custode indica a un fanciullo, tenuto per mano, la via della salvezza, proponendosi come guida e protettore. Si impone quindi fin da subito il tema fondamentale delle decorazioni pittoriche: gli angeli come intermediari tra l’uomo e Dio. LA DECORAZIONE PITTORICA
«Non ti accadrà niente di male, e nessuna piaga si avvicinerà alla tua tenda. egli darà ai suoi angeli un comando riguardo a te, perché ti custodiscano lungo tutto il tuo cammino», recita il Salmo 91, illustrando in modo chiaro la funzione degli angeli, creature mandate a protezione dell’uomo e in grado metterlo in contatto con Dio stesso. È sostanzialmente questo il concetto cardine che ispira la decorazione pittorica dell’oratorio, declinata in un’esplosione di colori e di armonia, in cui l’impianto, dichiaratamente barocco, è guidato da una regìa garbata e razionale, che non mitiga lo sfarzo tipico del Seicento ma lo indirizza verso soluzioni eleganti e coerenti, facendo convivere, come in un’unica melodia, l’apparato decorativo parietale con il ciclo di tele. Queste occuparono praticamente da subito gli spazi dell’oratorio, durante la seconda metà del Seicento, mentre l’imponente progetto decorativo risale al Settecento. Bonaventura Guasparini era infatti noto per la sua semplicità e la totale dedizione alla causa dell’ordine; un concerto di sfarzo e di colore così altisonante non può che essere stato concepito dopo la morte del fondatore, e infatti è oramai attribuito con certezza al genio e all’abilità di Giovan Domenico Lombardi (1682-1751). Già alla fine del Settecento l’erudito tommaso francesco Bernardi nel manoscritto Lucca pittrice nelle sue chiese, attribuisce al Lombardi la «pittura del coretto sopra l’altar maggiore», ma non c’è ragione di dubitare che tutto l’impianto, quanto mai coerente, sia uscito dai medesimi pennelli intorno al secondo decennio del XViii secolo, in sostituzione di precedenti decorazioni della volta, eseguite nel 5
58
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Andrea Vierucci
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
6
1639 da matteo Boselli, e della tribuna, realizzate dal fondagna. maturato nell’ammirazione per i veneti tiziano, Veronese e tintoretto, Lombardi raggiunge nell’oratorio l’apice della sua parabola attraverso una composizione armoniosa, tessuta attraverso tonalità nitide e luminose. Si guardi la grazia degli angeli, dipinti a monocromo, a FCRLmaGaziNe 16 | 2020
imitazione di statue, oppure vistosi e sgargianti, avvolti in vorticosi panneggi. Nel presbiterio il pittore propone un sottile gioco prospettico composto da piani sfalsati che vanno dall’arco trionfale alla parete di fondo, dimostrando di sapersi muovere con disinvoltura anche tra prospettive di suggestione e ambienti illusionistici. 59
FCRL tra memoria e futuro
foto Lucio Ghilardi
7. Girolamo Scaglia, Agar e l’angelo, 1660 8. Pier filippo mannucci, San Michele Arcangelo abbatte il demonio, 1661 9-11. Vedute degli interni e particolari dell’oratorio degli angeli Custodi
Proprio l’illusione e la commistione tra elementi dipinti e realizzazioni in stucco e a rilievo è un leitmotiv di tutto l’apparato, secondo un crescendo tutto baroccheggiante che culmina nella statua dell’angelo, al centro dell’arco, scolpita nel legno e pitturata ad imitazione del marmo, ‘custodita’ in una nicchia e svelata da una coppia di grandi angeli; altra piccola grande illusione nell’illusione. tutto è avvolgente e coinvolgente, come Barocco comanda, al contempo superbamente autonomo e felicemente funzionale a integrare le tele che compongono il ciclo. LE TELE
7
60
Le pareti laterali ospitano infatti tele realizzate durante la seconda metà del Seicento: un percorso narrativo di avvicinamento all’altare marmoreo, centro della liturgia e fulcro visivo della decorazione, che fino a qualche decennio fa ospitava un dipinto ovale eseguito da Pietro De Servi (1830-1907), padre del più celebre Luigi, raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e di Maria. Sopra l’altare è tuttora in loco l’ottocentesco crocifisso ligneo con raggi dorati, mentre sul paliotto sotto la mensa dell’altare emerge il tondo su tavola raffigurante l’Angelo custode, ‘nume tutelare’ della Congregazione. alle tele è affidato il compito di esaltare, mediante esempi narrativi e più complesse simbologie, il ruolo degli angeli quali protettori dell’uomo e suoi intermediari con Dio. un ruolo, lo raccontano molti testi agiografici e teologici, condiviso con la figura della Vergine maria, ma, nel caso della madonna, più riferito all’ascolto delle preghiere, delle richieste dell’umanità. L’angelo è più un protettore, uno scudo incaricato di salvaguardare la salvezza dell’uomo e a tal fine connetterlo con Dio. e proprio un angelo è di fatto il vero protagonista della prima tela sulla sinistra, di autore ignoto, che raffigura San Girolamo. il santo quasi lascia la scena alla creatura celeste, fulcro geometrico della composizione che, con il gesto del braccio, genera il movimento e il dinamismo dell’opera. Sulla destra invece abFCRLmaGaziNe 16 | 2020
biamo una bella prova, datata 1660, di Girolamo Scaglia (1620 ca-1686) che riportando l’episodio di Agar e l’Angelo, lascia sulle pareti dell’oratorio un brano di pacata sensualità e raffinatezza, grazie ai toni morbidi del suo pennello. Di nuovo, quindi, il tema del ruolo angelico nell’episodio biblico, che narra di ismaele, nato dall’unione di abramo e la schiava egiziana agar. abbandonato nel deserto con la madre per volere di Sara, che aveva dato finalmente ad abramo il tanto desiderato figlio – legittimo – isacco, fu condotto per giorni nel deserto da agar, che si era risolta a vederlo morire di sete. Solo allora un angelo, esecutore in terra della volontà celeste, le mostra un pozzo d’acqua salvandoli. Gli esempi di ‘mediazione’ angelica proseguono nella tela di filippo Dinelli, con Un angelo presenta alla Sacra Famiglia un fanciullo, del 1704, e con Angeli custodi affidano fanciulli alla protezione del Volto Santo, realizzato prima del 1657 da matteo Boselli (15931668 ca), opere liberamente ispirate al libro di tobia dell’antico testamento. Particolarmente iconico il San Michele Arcangelo che abbatte il demonio del 1661, in cui riconosciamo il linguaggio semplice e trasparente di Pier filippo mannucci (1601-1669), un pittore mai sopra le righe, che qui celebra l’angelo-guerriero dell’apocalisse, di fatto rappresentando un’allegoria del trionfo della Chiesa cattolica sull’eresia, tema molto ‘visitato’ in quei periodi di Controriforma. ma l’angelo è soprattutto un tramite, non dimentichiamolo, e a ricordarlo abbiamo un’altra grande prova dello Scaglia che nel 1679 realizzò questo Sogno di Giacobbe. Calando la scena in un ‘clima’ ovattato, Scaglia ricorda le atmosfere di Pietro da Cortona, qui interpretate anche con abili effetti di dissolvenza, con colori delicati e grazie a una stesura a pennellate dolci, ideali per suggerire la natura immateriale delle creature angeliche e sottolineare il tema onirico della rappresentazione. Più simboliche le tele commissionate ad antonio franchi (1638-1709). La prima, del 1664, è una complessa rappresentazione del FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Lucio Ghilardi
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
8
61
foto Andrea Vierucci
FCRL tra memoria e futuro
9
Santissimo Sacramento; di fatto un’allegoria della fede concretizzata nella raffigurazione dell’eucaristia. La figura femminile è ricca di attributi, seduta su un trono aureo tra le nubi, coperta da un raffinato piviale, porta un triregno e tra le mani un ostensorio, contenente la particola consacrata. anche questo è un Trionfo della Chiesa, fondato sulla sacralità del culto dell’eucaristia nella dottrina cristiana e nelle liturgie della Confraternita, celebrato qui da angeli chiamati a suonare le tube. i confratelli rimasero decisamente ammirati dall’opera del franchi tanto da commissionargli immediatamente il Cristo servito dagli Angeli dopo i quaranta giorni di deserto, simbolica prefigurazione dell’istituzione dell’eucaristia che testimonia la coerenza con cui i committenti vollero impostare il ciclo di opere, ottenuta nonostante l’intervento di tanti protagonisti della scena pittorica lucchese tra Seicento e primo Settecento, ognuno portatore di una propria sensibilità e di uno specifico e unico bagaglio culturale.
62
IL RESTAURO
utilizzato per lo svolgimento dei servizi religiosi del ricovero artigianelli, istituito nel 1914 per fornire un’educazione morale e civile ai ragazzi cresciuti in situazioni disagiate, l’oratorio svolge poi la funzione di auditorium dell’istituto musicale Diocesano raffaello Baralli e giunge in uno stato di conservazione precario ma non drammatico agli inizi del nostro secolo. La fondazione Cassa di risparmio di Lucca, nell’intento conservare e recuperare questo raro gioiello di arte barocca e di restituirlo ad una pubblica fruizione ed utilità, ha ottenuto dall’ente Diocesano, detentore del complesso, un comodato d’uso gratuito e quindi avviato nel 2017 un’intensa campagna di recupero anche grazie al supporto di azimut Holding Spa, che ha contribuito al restauro di sette tele, consentendo una lettura completa di tutto l’apparato decorativo. Le operazioni di restauro hanno consentito un generale risanamento della struttura che ha
visto la messa in sicurezza di affreschi, cornicioni e paraste e il completo recupero di tutti gli elementi lignei e lapidei che compongo con gli affreschi il complesso e affascinante dialogo tra elementi dipinti e decorazioni materiali. Sono diciannove, tra ditte e artigiani, gli specialisti coinvolti nelle varie operazioni di risanamento degli ambienti, consolidamento strutturale e recupero artistico. un team composito che ha consentito una minuziosa campagna di restauro che ha reso l’edificio uno spettacolo da ammirare, ma soprattutto un contesto da vivere. Sono infatti state apportate numerose migliorie per garantire la conservazione degli elementi artistici e tanti accorgimenti funzionali, cruciali per fare dell’oratorio un luogo di vita, di cultura e di condivisione, dove svolgere incontri a tema musicale, storico e divulgativo, nonché permettere a turisti e cittadini di fruire di questa meraviglia nascosta riportata a nuova luce.
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Andrea Vierucci
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
un restauro a 360 gradi ‘Co.Re’ di Carolina Cannizzaro restauro della policromia, collaboratore Leonardo Falcone; Enrico Modena restauro strutturale delle due cantorie; Giuliano Delle Monache restauro strutturale dei cornicioni e delle lesene
La cantoria della tribuna si caratterizza per una struttura architettonica mossa e profonda che si sviluppa in modo da avvolgere dall’alto l’intera tribuna. trattasi di una struttura articolata e paragonabile per certi versi a un vero e proprio matroneo. il palco dei cantori occupa lo spazio in contro-facciata e insiste sopra l’ampio portico a tre archi: entrambe le strutture sono caratterizzate dai medesimi elementi architettonico-decorativi. Si tratta di sistemi complessi, costituiti da un ballatoio ancorato alle pareti e chiusi sul fronte da balaustre contenenti pannelli mobili riccamente decorati. L’essenza lignea costruttiva è il pioppo. Le superfici interessate dalla finitura pittorica sono costituite da uno spesso strato preparatorio e da una stesura pittorica avorio marmorizzata in verde eseguita a tempera a colla. Le dorature sono realizzate con tecnica a guazzo e a conchiglia. i danni che la struttura presentava sono stati causati principalmente da fattori climaticoambientali sfavorevoli e da infiltrazioni meteoriche dal tetto e dalle pareti quali: disancoraggi di elementi strutturali; fessurazioni tra le assi e deformazioni delle stesse; distacchi di materiale ligneo; attacco xilofago; localizzati fenomeni di carie del legno con conseguente polverizzazione del corpo ligneo e formazione di muffe, funghi e attacco xilofago. Dal punto di vista della sicurezza, le balaustre presentavano instabilità alle sollecitazioni in appoggio sul corrimano. Per quanto riguarda la policromia, un intervento di ‘ridipintura’ di tutte le superfici conferiva alle cantorie una uniforme colorazione grigia, 10
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
63
FCRL tra memoria e futuro
mentre per le dorature ampie zone avevano subito gravi danni in conseguenza del prolungato contatto con la muratura bagnata fino a giungere a totale caduta; erano diffuse zone di distacchi degli strati preparatori-foglia d’oro. Si notavano inoltre diffuse abrasioni con affioramento del bolo e dello strato preparatorio a gesso e colla. il restauro ha riguardato la struttura con una preliminare spolveratura superficiale seguita da trattamento antiparassitario e dalla messa in sicurezza delle balaustre tramite barre registrate di acciaio ancorate all’assito del ballatoio; è seguito il consolidamento ligneo e di riassetto strutturale delle lesioni con inserti lignei di essenze omologhe stagionate, distacco, imperniature e ricollocazione dei pezzi pericolanti, ricostruzione, integrazione e messa in opera di intagli mancanti, integrazione di cornici e modanature. Per quanto riguarda le finiture pittoriche, è stata verificata la presenza di una stesura pittorica originale nascosta al di sotto della stesura grigia. Dopo aver eseguito vari test, è stata messa a punto una soluzione addensata a base di acido citrico per permettere la solubilizzazione della ridipintura senza compromettere la finitura originale. Si è trattato di un intervento molto delicato per l’affinità materica dei due strati sovrapposti. La ricostruzione plastica di piccole parti lignee è stata eseguita tramite Balsite, le lacune superficiali sono state stuccate tramite gesso e colla e gli elementi decorativi mancanti o parzialmente ricostruiti sono stati gessati. il ritocco pittorico è stato eseguito con stesure a tempera e con colori a vernice. Come protezione finale è stata usata una stesura di regalrex matt a pennello. Sulla doratura il consolidamento delle porzioni staccate o a rischio di caduta è stato eseguito con adesivo acrilico. La pulitura tramite emulsione grassa a PH acido. Le abrasioni dell’oro che lasciavano trasparire la preparazione bianca sono state accordate cromaticamente a velatura sulle tonalità del bolo rosso originale invecchiato. 64
anche l’integrazione cromatica delle parti ricostruite e delle mancanze di doratura di maggior disturbo è stata eseguita ricreando un tessuto di raccordo a puntinato o a velatura, vicino ai valori cromatici dell’oro e dei suoi strati preparatori. relativamente ai cornicioni perimetrali e alle paraste, questi elementi corrono lungo le pareti laterali dell’oratorio e contribuiscono a scandire lo spazio architettonico creato dal Lombardi. L’essenza lignea utilizzata è il pioppo e il larice. La tecnica pittorica della decorazione è quella della tempera a colla. i danni riscontrati sono stati causati in larga misura dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto che hanno provocato gravi danni strutturali. a
causa della forte umidità che ha contribuito allo sviluppo di muffe, si evidenziava sia ‘carie del legno’ che un consistente attacco di insetti xilofagi. Sono andate perdute parti di cornici e delle basi modanate. erano presenti, decoesioni, fratture e deformazioni della materia lignea (torsioni, ritiri, imbarcamenti), in alcune zone la struttura portante era instabile e con evidenti lacune. Particolarmente danneggiata è risultata essere la prima parasta della parete di destra che aveva subito gravi cedimenti strutturali. Per quanto riguarda gli strati pittorici, un generalizzato inscurimento da depositi carboniosi quali particellato atmosferico, nero fumo e smog ricopriva interamente le superfici. Particolarmente dannegFCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Andrea Vierucci
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
il restauro degli affreschi Lorenzo Lanciani restauro affreschi e dipinti murali; con Chiara Spataro, Riccardo Maraccini, Isabella Pini, Nicola Pellicci, Leonello Bertolozzi
11
giata risultava la prima parasta della parete di destra che aveva subito gravi cadute di ampie porzioni di pellicola pittorica e alterazioni cromatiche. Sempre sul lato destro erano presenti spugnature forse tentativi di pulitura e fermatura del colore. Sollevamenti della pellicola pittorica riguardavano gli elementi decorativi policromi. fra gli interventi di restauro eseguiti sulla struttura, si evidenziano: consolidamento ligneo con resina epossidica e acrilica dal 3 al 7% P.B72 con antiparassitario inglobato; inserimento di tasselli a sezione triangolare e rettangolare, adesione riallineamento di zone non coese e fratturate, ricostruzione di parti mancanti di alcune basi e di circa 6 metri di cornici; FCRLmaGaziNe 16 | 2020
fissaggio di alcune parti mobili con nuovo ancoraggio tramite tasselli e viti in acciaio. Sulla pellicola pittorica, il primo intervento è stato quello della fermatura del colore tramite localizzate infiltrazioni di emulsione di resina acrilica, tamponando poi la superficie trattata per favorirne la riadesione. La pulitura è stata eseguita a secco tramite spugne Whishab morbide che permettevano la rimozione dei depositi carboniosi accumulati. Le stuccature profonde sono state trattate a Balsite mentre le lacune e le fessurazioni superficiali sono state chiuse tramite gesso e colla pigmentato. il ritocco pittorico è stato eseguito con colori a tempera e la stesura è avvenuta a velatura e a puntinato.
Prima dell’intervento di restauro degli affreschi dell’oratorio dell’angelo Custode era possibile distinguere tre diverse tipologie di stato conservativo riscontrabili rispettivamente nel presbiterio, nella parete sud, nella controfacciata e parete nord. Nell’area del presbiterio uno strato di pulviscolo e di sporco non particolarmente coeso ricopriva l’intera superficie e lesioni di piccole dimensioni interrompevano in maniera minima la lettura dell’opera. Sulla parete del lato sud invece (vicino alla quale era stato eretto il muro perimetrale di un altro edificio con interposta un’intercapedine di circa 15 cm), colpita per anni da infiltrazioni di acqua piovana, erano presenti lacune, distacchi e rigonfiamenti di intonaco e pellicola pittorica di grandi dimensioni. Qui i disegni e i colori erano nascosti da annerimenti ed efflorescenze saline. infine, lo studio della parete nord e della controfacciata ha rivelato la presenza di ridipinture eseguite in precedenti opere di restauro. Detti interventi hanno fatto sì che queste ultime due porzioni si presentassero complete ma caratterizzate in alcune parti da cromie troppo marcate rispetto al resto dei dipinti. Lo scopo che ci siamo prefissi in accordo con la Soprintendenza archeologia Belle arti e Paesaggio di Lucca sotto la direzione dei lavori della Dott.ssa ilaria Boncompagni, era quello di restituire equilibrio e armonia tra le varie parti così differenti tra loro. Per fare questo è stato necessario provvedere a indispensabili operazioni pre65
FCRL tra memoria e futuro
12. Angelo custode, affresco in origine sulla facciata dell’oratorio
liminari. in particolare è stata eseguita una lunga e delicata campagna di messa in sicurezza e consolidamento delle porzioni di intonaco e pellicola pittorica in pericolo di caduta tramite bendaggi con velina e colla animale, applicazione di resina acrilica e malte da iniezione. Carotaggi effettuati alla base della parete sud hanno consentito una buona circolazione di aria nell’intercapedine e la conseguente asciugatura dell’intera superficie. La pulitura è stata eseguita a secco con spugna Wishab mentre per le stuccature delle lacune di intonaco si è impiegata malta a base di calce, inerti silicei e polvere di marmo. Si è proceduto alla rimozione delle efflorescenze saline tramite lavaggi a base di acqua demineralizzata. È stato però il ritocco pittorico, differenziato a seconda della zona trattata, che ha permesso di raggiungere il desiderato equilibrio tra le parti. Sulle limitate lacune del presbiterio si sono eseguiti ritocchi ad acquarello mentre le ridipinture troppo marcate del lato nord sono state alleggerite e in alcuni casi rimosse e sostituite con ritocchi pittorici più attenuati. terminata questa fase si è proceduto con un’impegnativa campagna di attenuazione degli annerimenti e di ricostruzione delle porzioni mancanti del lato sud, usando come modello la parete opposta.
66
il restauro dei dipinti Lo Studiolo di Colombini, Lazzareschi e Ricciarelli restauro dipinti
i dipinti su tela dell’oratorio degli angeli Custodi appartengono a un complesso decorativo organico alla struttura architettonica che le accoglie. Sono riconducibili a un periodo storico e integrati nelle decorazioni ad affresco delle pareti. otto dipinti sono identici per misura e tecnica, trattandosi di olio su tela, un dipinto invece differisce per dimensione e per tecnica pittorica trattandosi di tempera ‘magra’ su tela. Per gli otto dipinti è stato possibile mantenerli in prima tela, recuperando con adeguato consolidamento la tenacia e l’elasticità della tela originale. e solo con delle strisce perimetrali di rinforzo in tela lungo i bordi è stato possibile ricollocare i dipinti sui propri telai. Per le precarie condizioni conservative e la forte acidità della tela originale solo il dipinto di antoni franchi raffigurante l’Allegoria della Fede è stato rinforzato con l’adesione sul retro di una nuova tela. Su tutte le tele originali, prima dell’intervento di consolidamento con la tecnica del sottovuoto degli strati pittorici, sono stati rilevati i livelli di acidità del tessuto, quindi sul retro di ogni dipinto è stato diffuso con nebulizzazione un prodotto deacidificante, al fine di ritardare l’invecchiamento delle fibre del tessuto antico. il consolidamento ha permesso di fissare il colore alla tela e consentire successivamente la pulitura della superficie dipinta in sicurezza. La tecnica del sottovuoto ha permesso anche di consolidare la tempera facendo penetrare colla proteica opportunamente dosata dal retro attraverso la tela di supporto. La pulitura su tutti i dipinti a olio è stata condotta a seguito di test di solubilità delle sostanze depositate nel tempo sul colore come polvere, nerofumo e cera. e più specifica-
mente delle sostanze frutto di restauri passati, ormai alterati, come vernici ingiallite e ossidate e ridipinture, spesso eseguite per mascherare cadute di colore originale e patine alterate, non rimosse. Su alcuni dipinti come L’Angelo appare a Agar, Cristo servito dagli angeli e Il sogno di Giacobbe, ‘l’aridità’ e l’ossidazione di alcuni colori (verdi, blu, a base di rame) richiedevano accorgimenti specifici per metodologie di pulitura, vista la delicatezza delle campiture di colore originale. Sulla tempera raffigurante L’ultima cena, per la particolare tecnica pittorica impiegata, sono state eseguite tecniche di pulitura per assorbimento in ambiente acquoso a base di agar-agar, al fine di poter rimuovere nerofumo, polvere adesa e aloni, recuperando maggiore contrasto e vividezza fra i colori. Gli strappi del tessuto e le lacune di tela originale sono stati integrate con fili e frammenti di tela antica, incollati ai bordi dei fori e dei tagli con colla specifica reversibile. Le lacune di colore sono state stuccate con gesso di Bologna, quindi rasate e modellate riprendendo l’andamento della superficie del colore originale, così da mimetizzarne la presenza. il ritocco pittorico delle lacune stuccate è stato condotto con colori di base a tempera, e successivi interventi di finitura con colori a vernice, quindi le superfici dei dipinti a olio sono stati verniciati sia a pennello che per nebulizzazione. mentre per quanto riguarda L’ultima cena il ritocco pittorico è stato eseguito con pigmenti in polvere mischiati a colla proteica per riprendere la tecnica originale. Le nove cornici di fattura quasi identica con fascia dorata esterna e interna e laccate a imitazione del marmo, sono state trattate contro i tarli, quindi risanate nelle carpenterie. Le superfici laccate e dorate sono state pulite da ridipinture e da nerofumo applicando gel a base acquosa, quindi stuccate le lacune di superficie colorata con gesso di Bologna e colla proteica poi integrate con colori a tempera e successivamente lucidate con cera microcristallina. FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Lucio Ghilardi
LuCCa e iL Suo PiCCoLo ‘ParaDiSo’ BaroCCo
12
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
67
i duecento anni dell’orto botanico tra storia e natura Paolo Emilio Tomei
Due secoli di amore per la scienza che hanno dato vita ad un’oasi che forma un tutt’uno con le Mura urbane
foto Irene Taddei
i DueCeNto aNNi DeLL’orto BotaNiCo tra Storia e Natura
’8 febbraio del 1814 sua altezza imperiale elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, principessa di Lucca e di Piombino, autorizzava la fondazione in città di un orto Botanico. Nel marzo dello stesso anno, in seguito alla disfatta dell’imperatore a Lipsia, elisa fu costretta a fuggire alla volta di Genova abbandonando per sempre i suoi domini.
L
1
La nuova sovrana, la duchessa maria Luisa di Borbone, dette l’avvio a diverse riforme fra cui quella dell’istruzione superiore istituendo un Liceo reale, posto sotto la sua personale protezione e presieduto da suo figlio Carlo Ludovico, che assunse le caratteristiche di una vera e propria università. Primo rettore fu il conte Bernardino orsetti e segretario il fisico napoletano Gabriele Grimaldi. inizialmente le cattedre attivate furono diciassette e fra queste anche quella di Botanica (vedi paragrafo 1). Come docente di questa disciplina fu FCRLmaGaziNe 16 | 2020
69
FCRL tra memoria e futuro
foto Irene Taddei
1. maria Luisa di Borbone fra i due leoni che sovrastano il cancello dell’orto Botanico 2. Panoramica del cedro del Libano e, sulla sinistra, una giovane araucaria 3. Particolare del cedro del Libano
2
chiamato il medico Paolo Volpi, già allievo di Gaetano Savi professore all’università di Pisa e prefetto dell’orto botanico di quella città. Le lezioni del Volpi ebbero notevole successo e, perché questa disciplina fosse insegnata nel migliore dei modi, il docente palesò la necessità di avere sempre a disposizione piante vi70
ve; ciò indusse il Grimaldi a fare richiesta alla sovrana perché fosse realizzato un orto botanico, concretizzando un progetto che già era stato ipotizzato da elisa Baciocchi. in un rapporto che egli inviava alla duchessa scriveva: «La scuola di botanica è dell’indole di quelle che non può esercitarsi col solo razio-
cinio [in quanto] abbisogna degli oggetti fisici ed ostensibili che la natura presenta per esserne istruiti» e a questo proposito chiedeva l’assegnazione del terreno all’interno delle mura urbane noto come ‘Piaggia romana’. il 24 maggio del 1820 il segretario di Gabinetto comunicava all’orsetti che questa riFCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Irene Taddei
i DueCeNto aNNi DeLL’orto BotaNiCo tra Storia e Natura
3
chiesta era stata accolta con la seguente lettera: «Ho l’onore di annunziarle che Sua maestà l’augusta Nostra Sovrana con rescritto in data di ieri si è degnata approvare che la così detta Piaggia romana in Lucca sia a disposizione del Liceo reale per uso della scuola di Bottanica, quindi da questa reale intima FCRLmaGaziNe 16 | 2020
Segreteria è stata invitata la Direzione delle finanze a far consegnare all’e.V. o alla persona che le piacerà destinare la Piaggia anzidetta». Dopo due anni dall’assegnazione del terreno a Piaggia romana l’orto era pronto a divenire strumento attivo per l’insegnamento della botanica. Durante la direzione del Volpi fu mes-
so a dimora il cedro del Libano (Cedrus libani), che ancora troneggia all’ingresso del giardino, e altre specie di particolare pregio fra cui merita ricordare la glediscia della Cina (Gleditschia chinensis) e il pino laricio del monte Pisano (Pinus nigra subsp. laricio) tutt’ora presenti (vedi paragrafo 3). 71
FCRL tra memoria e futuro
foto Irene Taddei
4. il pino laricio del monte pisano 5. Scultura con olivo odoroso e cedro sullo sfondo 6. Cesare Bicchi, quarto direttore dell’orto Botanico
4
72
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Irene Taddei
foto Irene Taddei
i DueCeNto aNNi DeLL’orto BotaNiCo tra Storia e Natura
6
Nella direzione dell’orto al Volpi successe nel 1833 Benedetto Puccinelli (vedi paragrafo 2), a questi nel 1850 attilio tassi e infine nel 1860 Cesare Bicchi che resse le sorti del Giardino fino alla sua morte nel 1906. Sia Puccinelli che Bicchi prepararono alcuni erbari oggi conservati presso il museo Botanico dell’orto. Bicchi fece realizzare il laghetto che nulla ha a che vedere con la leggenda di Lucida mansi. Dopo una battuta d’arresto di circa mezzo secolo l’orto riprese a vivere negli anni Cinquanta del secolo scorso, sotto la direzione della professoressa roma Garibalda melinossi, docente di Storia naturale presso il Liceo classico cittadino. Successivamente, in seguito a un’azione sempre più attenta dell’amministrazione comunale, questa istituzione ha ripreso tutte le attività che le sono proprie. Gli erbari (vedi paragrafo 4) hanno avuto un’idonea sistemazione, la biblioteca è stata riorganizzata e i testi antichi restaurati, è presente una banca del germoplasma, le attività didattiche sono regolari, diverse specie rare, o in via di scomparsa nella toscana settentrionale, vengono qui conservate ex situ; la recente nomina di un curatore fa sperare anche nella ripresa dell’attività scientifica. La pazienza e la costanza hanno consentito la conservazione e la rinascita di questa istituzione che ora è tornata a far parte di quel contesto scientifico costituito dal sistema internazionale degli orti botanici, ma ancor più è motivo di gioia quello stretto rapporto di collaborazione fra i botanici lucchesi e quelli delle nostre università – Pisa in particolare – come già accadeva nel rinascimento, producendo frutti copiosi. 5
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
73
foto Irene Taddei
FCRL tra memoria e futuro
7. frontespizio dello Spicilegio botanico dei fratelli Campi 8. Benedetto Puccinelli con sua moglie maria tessandori 9. targa commemorativa del V congresso degli scienziati italiani tenutosi a Lucca nel 1843 10. il laghetto con le ninfee bianche e il cipresso calvo
1. I PRECURSORI
Lo studio della botanica a Lucca è documentato a partire dal XVi secolo e numerosi studiosi attivi in città furono in contatto con eminenti scienziati del tempo. Gregorio Contarini e Giovanni fulcheri ebbero una fitta corrispondenza con il celebre naturalista del Cinquecento ulisse aldrovandi; il prete michele merini seguì lezioni di Luca Ghini, fondatore dell’orto botanico di Pisa, e ne ebbe uno suo proprio in quel di Loppeglia. il fulcheri ne ebbe uno in città come i fratelli Baldassarre e michele Campi che furono attivi a Lucca nella prima metà del Seicento. i Campi pubblicarono uno Spicilegio botanico e fornirono le prime dettagliate notizie sulla flora dei territori della repubblica che personalmente perlustrarono dagli appennini alle apuane, dalle paludi alle spiagge costiere. Successivamente il medico francesco maria fiorentini collezionò piante secche e fu in contatto con francesco redi, marcello malpighi e Galileo Galilei. Nella prima metà del Settecento Giulio marchini, allievo di Joseph Pitton de tournefort, allestì un giardino in città visitato anche da Pier antonio micheli che venne appositamente a Lucca con l’abate vallombrosano Bruno tozzi eminente naturalista dell’epoca. Sebastiano franchi fu tra i fondatori di quella che diverrà poi la Società Botanica italiana mentre risale alla fine del secolo l’erbario di Pio di Poggio del quale purtroppo rimane solo il catalogo. 7
2. BENEDETTO PUCCINELLI
8
74
Benedetto Puccinelli può essere definito come il più eminente botanico lucchese; egli nacque a Coreglia l’11 febbraio 1808 da Carlo andrea Puccinelli e maria Domenica Pellegrini. fin dalla fanciullezza fu affidato alle cure di un precettore e all’età di circa quindici anni venne accolto al seminario arcivescovile di Lucca per proseguire gli studi umanistici. Nel 1826 passò al Liceo reale dove, dedicatosi alle discipline scientifiche, conseguì la laurea in medicina. Nel 1833 venne prescelto a Professore sostituto nella cattedra di botanica dell’università lucchese della quale divenne titolare l’anno successivo; questo comportò anche la direzione dell’orto botanico. La sua opera principale è costituita da una flora dello stato lucchese stampata a partire dal 1841 e terminata nel 1848 dal titolo Synopsis plantarum in agro lucensi sponte nascentium. in essa vengono descritte circa 1500 fanerogame (piante con fiori) ordinate secondo il sistema linneano e corredate dall’indicazione del luogo di raccolta e del periodo di fioritura. arricchiscono l’opera 14 litografie ottimamente eseguite dal pittore Bertini. a causa della sua breve vita, morì infatti nel 1850 a soli 42 anni di età, alcuni suoi lavori rimasero manoscritti e in particolare la prosecuzione della Synopsis. Nel 2000 – a cura della nostra fondazione – è stato dato alle stampe il lavoro sui funghi carnosi (crittogame cellulari) corredato di numerose tavole a colori, mentre il contributo sulle felci (crittogame vascolari) è attualmente in studio. Durante la sua direzione, nel 1843, furono ospitate nella casermetta San regolo le riunioni scientifiche del V Congresso degli scienziati ita-
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Irene Taddei
i DueCeNto aNNi DeLL’orto BotaNiCo tra Storia e Natura
9
liani come attesta una targa fatta sistemare anni dopo da Cesare Bicchi sul muro esterno della costruzione. Gli abitanti di Coreglia, memori del loro concittadino, costituirono un comitato per l’apposizione di una lapide in sua memoria; l’epigrafe si legge ancora sulla sua casa natale (oggi palazzo moscardini in via antelminelli) dove fu posta il 18 agosto 1895. 3. IL PINO LARICIO
Gaetano Savi nel 1798 aveva rinvenuto sul monte Pisano, tra i paesi di Calci e Buti, un pino da lui ritenuto nuovo che classificò prima come Pinus resinosa, riferendolo poi a Pinus laricio. ai primi del Novecento il professor Biagio Longo ritrovò pochi esemplari di questo pino dispersi in una pineta di pino marittimo, confermando che si trattava di pino laricio; dai contadini del luogo seppe che in passato la specie era molto più diffusa sul monte. La stazione, nuovamente riscoperta negli anni Settanta del secolo scorso, consta oggi solo di otto esemplari e per questo è rientrato in un progetto di protezione. Come è noto in italia si distinguono due sottospecie, il P. laricio corsicana e il P. laricio calabrica; quella del monte Pisano presenta affinità con quella corsa; gli autori si sono allora posti la domanda se si tratta di specie autoctona o introdotta. i possedimenti che Pisa, repubblica marinara, aveva in Corsica e l’esistenza sull’isola della pianta in questione, il cui legname era impie10
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
75
FCRL tra memoria e futuro
foto Irene Taddei
11-12. Scorci dell’orto Botanico dal lato delle mura urbane
11
gato per la costruzione delle navi, potrebbero aver indotto i pisani a coltivare questo pino in luoghi più prossimi ai loro cantieri; non c’è però alcun documento che attesti pratiche forestali di questo tipo in quei tempi. Più recentemente è stato rinvenuto nell’archivio parrocchiale di Bientina un documento del XViii secolo che illustra la fauna e la flora di quell’ area che, prima della bonifica, occupava il lago di Sesto con le sue paludi; si trattava 76
di una vasta zona umida che andava dal monte Pisano al monte albano e dal paese di altopascio a quello di Bientina per ricongiungersi col fiume arno. in questo manoscritto si indica anche la presenza di un Pinus sylvestris (così era allora indicato il pino laricio) sui monti non solo fra Calci e Buti (territorio pisano) ma anche frequente nello stato lucchese; è logico supporre allora che l’esemplare presente all’orto di Lucca, dell’età di circa FCRLmaGaziNe 16 | 2020
foto Irene Taddei
i DueCeNto aNNi DeLL’orto BotaNiCo tra Storia e Natura
12
200 anni, provenga da quegli antichi popolamenti. Da un catalogo dell’orto del 1843 risulta presente un P. sylvestris (P. laricio) indicato come specie spontanea a conferma di quanto supposto. L’individuo oggi presente non produce semi fertili perché completamente isolato da altri esemplari della sua specie e ciò accade anche ai pochi pini presenti sul monte Pisano; a questo proposito si sono ottenuti per innesto su pino nero a partire da FCRLmaGaziNe 16 | 2020
marze prelevate in natura, alcuni individui ora messi a dimora nell’orto per favorire un possibile scambio genetico. 4. GLI ERBARI
Gli erbari conservati presso il museo botanico dell’orto – intitolato a Cesare Bicchi – nel loro insieme sono indicati sotto il nome di Herbarium Horti Botanici Lucensis (Lucca), non sono numerosi, ma è noto che ne esistevano 77
foto Irene Taddei
FCRL tra memoria e futuro
13. Particolare di fiori di narciso conservati nell’erbario Puccinelli 14. Cassetta dell’erbario Puccinelli con il suo contenuto 15. una tavola ad acquerello dell’opera Descrizione dei funghi indigeni dell’agro lucchese foto Irene Taddei
13
foto Irene Taddei
14
altri oggi andati dispersi. attualmente ne sono presenti sette, di particolare interesse scientifico quelli indicati con i nomi di Flora lucensis exsiccata, Herbarium Bicchianum ed Erbario crittogamico italiano. il primo, che si compone di 35 cassette, fu preparato da Benedetto Puccinelli per l’orto di Lucca, quindi come erbario nazionale del Ducato. il suo interesse è notevolissimo in quanto in esso sono conservati i campioni utilizzati da questo studioso per la compilazione della Synopsis plantarum in agro lucensi sponte nascentium in cui – come già ricordato – vengono illustrate tutte le Gimnosperme e angiosperme allora note per la Lucchesia, e anche quelli impiegati per la compilazione della Pars II. Criptogamae – rimasta manoscritta – ove vengono illustrate le Pteridofite. L’Herbarium Bicchianum è l’erbario personale del professore Cesare Bicchi, donato poi all’orto botanico. È raccolto in 155 scatole e contiene angiosperme, Gimnosperme, Pteridofite, muschi, funghi, Licheni e alghe. i campioni, oltre che dal territorio lucchese, provengono dal rimanente d’italia, avute da Bicchi tramite lo scambio con i colleghi. Di particolare rilevanza la raccolta micologica ricca di circa 1300 specie, e la presenza del Typus di Tulipa beccariana, la specie da lui descritta come nuova ma poi sinonimizzata con Tulipa saxatilis. L’Erbario crittogamico italiano – in 20 pacchi – è una raccolta particolare in quanto preparata, in più copie, da numerosi botanici italiani che volevano illustrare i funghi del nostro paese. Cesare Bicchi fu uno dei collaboratori e quindi ne possedeva una copia depositata ora nel museo. Ne furono fatte due edizioni, quella presente è la prima. Di interesse prettamente storico l’Erbario Nicolai, un fascicolo con 110 specie, risalente al XVii secolo.
15
78
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
«favole in musica» per ricordare Gianni rodari Cataldo Russo cento anni dalla nascita, avvenuta il 23 ottobre 1920, l’opera di rodari, conserva ancora oggi una grande attualità. in un momento storico in cui le fake news si sostituiscono alla realtà, il ‘favoloso Gianni’ ci trasmette con semplicità il valore etico dell’immaginazione e la carica ludica e liberatoria della parola: svuotate di senso le parole possono essere usate per giocare o all’opposto per manipolare le menti altrui e co-
A
Uno spettacolo-omaggio in San Francesco per i cento anni dalla nascita dello scrittore
struire vuote conoscenze; riempirle di sostanza significa renderle strumento per lo sviluppo del pensiero, per la costruzione dell’amore e per una comunicazione efficace e vera. Da questi presupposti è nato Favole in musica, spettacolo andato in scena lo scorso 6 gennaio in una gremita chiesa di San francesco. Lo spettacolo, organizzato dal Centro di promozione musicale animando grazie al contributo della fondazione Cassa di risparmio di Lucca e alla collaborazione del teatro del Giglio, sceglie di tessere alcuni fili della narrazione rodariana attraverso una selezione di brani composti da Sergio endrigo, Luis Bacalov e Virgilio Savona, grazie agli arrangiamenti muFCRLmaGaziNe 16 | 2020
79
FCRL tra memoria e futuro
sicali di marco Cattani (direzione e chitarra) e Laura De Luca (direzione e flauto). un viaggio attraverso le favole ma anche una performance multidisciplinare in cui musica, recitazione e illustrazione hanno regalato al pubblico di grandi e piccoli un’ora di intense emozioni e divertimento. L’intento è stato quello di costruire un filo conduttore narrativo attraverso le parole dello scrittore di omegna. Protagonisti in scena marco Brinzi, celebre attore lucchese che da anni calca le scene dei maggiori teatri italiani, i giovani musicisti provenienti dal Liceo musicale Passaglia (Nicola Puccetti, tastiere; Stefano Lavorini, basso; marco martinelli, batteria; Serena Krusa e filippo Gisonni, voci) e i Cantori del Burlamacco, coro di voci bianche composto da bambini e ragazzi tra i 4 e i 15 anni, guidati da Susanna altemura. uno spettacolo coinvolgente e allo stesso tempo asciutto, privo di verbosità e retorica, arricchito dal tratto fresco della disegnatrice agnese innocente, (collaboratrice Disney e per svariate case editrici come mondadori, Deagostini, Piemme), che dal vivo ha realizzato le suggestioni visive ispirate dal mondo a colori di Gianni rodari. La regia dello spettacolo – da me curata – si coloca in un’ottica di collaborazione con il teatro del Giglio, dove, l’importante istituzione culturale cittadina ha svolto il suo fondamentale compito di ‘incubatore artistico’ di progetti di qualità nati nel contesto territoriale. Le tematiche rodariane hanno attraversato tutto il percorso narrativo della messa in scena: dal messaggio egualitario e umanistico di Girotondo di tutto il mondo che ha aperto lo spettacolo, ai grandi temi della tolleranza, della solidarietà e dell’ambientalismo, passando dal linguaggio ironico, surreale e talvolta paradossale di una canzone come Un signore di Scandicci o alle struggenti note dalla straordinaria semplicità e immediatezza di brani come Le parole e Ho visto un prato. Di stretta attualità sono i messaggi che il poeta ci trasmette ancora oggi contro la povertà, l’ingiustizia, l’ineguaglianza e la guerra, 80
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
«faVoLe iN muSiCa» Per riCorDare GiaNNi roDari
in cui emerge tuttavia una prospettiva positiva di speranza e di fiducia verso l’uomo. temi che trovano l’espressione più alta nella celebre Ci vuole un fiore, eseguita a conclusione della performance e che ha inevitabilmente trascinato tutto il pubblico presente in un canto corale. Brevi filastrocche che si trasformano in canzoni, grazie anche al tocco di musicisti straordinari, in cui le tematiche e le parole di rodari emergono con grande potenza. una parola, non diversamente da un sasso gettato in uno stagno, «gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinite di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni». L’immaginazione e la fantasia, sollecitate dal-
FCRLmaGaziNe 16 | 2020
l’uso delle parole, svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista pedagogico e hanno il compito utopistico di migliorare la società, nel segno di una convivenza civile e pacifica. ed ecco quindi che lo spettacolo Favole in musica non si rivolge solo a un pubblico di bambini, ma ha l’intento di coinvolgere nel profondo anche gli adulti; chi crede che l’immaginazione possa svolgere un ruolo necessario nell’educazione e tutti coloro che sostengono il valore della creatività. infine, riprendendo le parole conclusive dell’introduzione della celebre Grammatica della Fantasia: «a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “tutti gli usi della parola a tutti”. mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».
81
Š foto Tatiana Shepeleva by Shutterstock
FCRL ricerca, sociale, salute
ricerca,
82
sociale, salute con la meditazione migliora il dialogo tra aree cerebrali e si contiene lo stress Professor Pietrini, la Scuola IMT ha recentemente pubblicato sulla rivista internazionale «Brain e Cognition» uno studio che rivela i benefici della meditazione sul cervello. Perché le neuroscienze sono interessate a studiare le varie tecniche di meditazione? Per decenni la Psichiatria ha vissuto una dicotomia tra terapie cosiddette biologiche – la psicofarmacologia – e la psicoterapia, con le prime considerate spesso solo come agenti chimici in azione sul cervello con effetti collaterali negativi e la seconda osservata esclusivamente come parole che fanno bene, prive di qualsivoglia effetto collaterale. oggi sappiamo che questa dicotomia non ha ragione di esistere. così come un farmaco non è soltanto un agente chimico – il suo effetto, infatti, è direttamente proporzionale, ad esempio, alla fiducia che il paziente nutre nel medico – anche la psicoterapia, attraverso le parole del terapeuta, ha un effetto sul cervello a livello molecolare. Direi di più: come mostriamo con questo studio, le neuroscienze stanno andando anche oltre il superamento di questa dicotomia, indagando gli effetti molecolari che la mente è in grado di produrre sul suo stesso substrato: il suo cervello. con la meditazione, infatti, è il soggetto a compiere un’azione su se stesso producendo autonomamente modifiche a livello morfo-funzionale cerebrale. l’aspetto più innovativo del nostro studio consiste nell’aver dimostrato effetti a breve termine della pratica meditativa. abbiamo visto che in soli tre mesi la meditazione trascendentale è in grado di modificare il modo in cui diverse aree cerebrali importanti per la modulazione dello stato interno dialogano fra loro. Questi cambiamenti sottendono i benefici ormai conclamati e conosciuti come il miglioramento della percezione dell’esistenza stessa. Quindi, le Neuroscienze permettono oggi di rispondere a vecchie domande con strumenti senza precedenti.
FCRLMagaziNe 16 | 2020
Angela Cammarota
Intervista a Pietro Pietrini, direttore della Scuola IMT: «Un’ottima tecnica per il controllo del disagio quotidiano, i disturbi d’ansia e l’equilibrio della persona»
Qual è la peculiarità del nuovo studio della Scuola IMT all’interno di quelli già effettuati in questo ambito? Questo nuovo studio non si inserisce soltanto nell’alveo di una letteratura scientifica sempre più prolifica sull’argomento, ma anche in una tradizione ormai consolidata nel Molecular Mind lab (MoMilab) – il laboratorio che ho fondato molti anni fa e che oggi dirigo alla scuola iMt – che è quella dello studio dei correlati cerebrali della percezione del mondo e della relazione con esso. Possiamo dire che il nostro è uno studio di frontiera perché indaga in maniera fine il dialogo – tecnicamente, la connettività funzionale – tra le diverse aree del cervello. un dialogo importantissimo che può essere alterato da tutto ciò che facciamo. ad esempio, come abbiamo dimostrato in uno studio di qualche anno fa sul cervello dei piloti di Formula uno, l’expertise è sottesa da un diverso correlato cerebrale: i piloti hanno un dialogo cerebrale diverso da quello dei comuni guidatori perché processano le informazioni visuospaziali e motorie nel loro cervello in maniera diversa da quella che usano le persone comuni. Quindi i modi di comunicazione tra le diverse aree del cervello sono fondamentali: oggi ad esempio sappiamo che nella malattia di alzheimer prima ancora che ci siano delle alterazioni di singole regioni cerebrali, cioè prima che si veda atrofia o una disfunzione specifica in alcune regioni cerebrali, osserviamo il venir meno di questo dialogo, quindi il primum movens, la prima cosa che accade nella demenza di alzheimer è lo sfilacciarsi del dialogo cerebrale e questo ci aiuta a comprendere quanto sia importante questo dialogo. sapere che la meditazione modifica, favorendola e rendendola più efficace, questa attività fondamentale per il nostro cervello, è certamente un contributo che rafforza il ruolo di queste pratiche.
83
FCRL ricerca, sociale, salute
Com’è nata la collaborazione tra la Scuola IMT e la David Lynch Foundation per analizzare gli effetti della ‘meditazione trascendentale’? la Fondazione cassa di risparmio di lucca aveva avviato un rapporto di collaborazione con la David lynch Foundation con una serie di progetti rivolti agli studenti delle scuole se84
condarie del territorio. Da qui nacque l’idea di studiare scientificamente gli effetti comportamentali e neurobiologici della pratica meditativa in un arco di tre mesi. con la David lynch Foundation, che da anni promuove la pratica della meditazione trascendentale nel mondo, e i suoi operatori sul territorio nazionale, abbiamo pertanto definito FCRLMagaziNe 16 | 2020
coN la MeDitazioNe Migliora il Dialogo tra aree cerebrali e si coNtieNe lo stress
un protocollo sperimentale che abbiamo adottato per gli studenti dell’isi Pertini di lucca come pure per allievi e personale della scuola iMt. l’iniziativa ha riscosso apprezzamento e sono stati molti i volontari che chiedevano di poter partecipare allo studio. Quali sono i benefici più solidi per la salute o il benessere che ad oggi si possono attribuire alla meditazione? la meditazione trascendentale, così come altre tecniche di meditazione, consente di avere un maggior controllo su se stessi, quindi di ridurre i livelli di stress, di migliorare la risposta ad esso, di aumentare il controllo sul proprio comportamento, la concentrazione, il rendimento nello studio. tutto questo è molto importante, ancora di più nell’adolescenza, che spesso si accompagna ad un disagio anche molto marcato, che comporta difficoltà a livello scolastico e relazionale. Possiamo dire che queste pratiche meditative aumentano la qualità della vita, migliorando la risposta agli eventi negativi, rendendoli così più facilmente superabili. È possibile pensare a un’integrazione di queste tecniche come ausilio nella prevenzione e nel trattamento di disturbi mentali? FCRLMagaziNe 16 | 2020
oggi sappiamo, grazie a studi scientifici ed all’esperienza clinica, che la combinazione di strategie terapeutiche psicofarmacologiche e strategie di tipo psicoterapeutico porta, nella maggioranza dei casi, a un beneficio maggiore rispetto alle due strategie utilizzate singolarmente. Questo effetto, che è molto ben documentato nei disturbi dell’umore e in certi disturbi ansiosi, rimarca quanto assurda e priva di significato sia la contrapposizione ideologica tra terapie biologiche e psicoterapie che ha caratterizzato il dibattito nel secolo scorso. in quest’ottica di superamento di confini artificiosi, si inseriscono gli studi sulle pratiche meditative, nate e utilizzate nella cultura orientale da migliaia di anni. io ritengo che la meditazione trascendentale nello specifico possa essere un valido ausilio in molti casi, soprattutto nel ridurre quel disagio giovanile di cui parlavo prima. Detto questo, va detto con grande chiarezza che le tecniche meditative non possono certo sostituirsi alle strategie terapeutiche necessarie al trattamento dei disturbi psichici. Non possiamo certo pensare di curare un disturbo depressivo con la meditazione, non fosse altro perché l’individuo in quella fase acuta non ha pieno controllo sul proprio pensiero. a questo proposito, visto che abbiamo parlato di adolescenti, mi lasci ricordare che l’adolescenza
è il periodo critico nel quale solitamente fanno il loro esordio le patologie depressive, i disturbi d’ansia e anche le psicosi più gravi. Purtroppo ancora oggi in molti casi la sofferenza di questi giovani non riceve l’attenzione che dovrebbe, non vengono visti dallo specialista e purtroppo si perdono spesso anni preziosi, quando in molti casi basterebbe poco per riprendere le redini in mano. ritornando alla meditazione trascendentale, possiamo quindi concludere dicendo che è un’ottima tecnica di ausilio per il controllo del disagio quotidiano ed anche in alcuni disturbi d’ansia e nel favorire, insieme alle altre strategie, il mantenimento dell’equilibrio della persona e in generale una migliore qualità della vita della persona. il suo può essere, quindi, un ruolo di ausilio, ma non certo terapeutico nella psichiatria. Quali possono essere le implicazioni di questa ricerca nella vita quotidiana? la dimostrazione di una base cerebrale degli effetti della meditazione trascendentale consente di sviluppare sempre più sofisticate strategie di intervento e di affiancarle a metodiche già consolidate. Pertanto il nostro studio non ha una ricaduta unicamente scientifica ma mostra anche un risvolto pratico per la messa a punto di nuove strategie di coping, cioè di intervento per favorire il benessere e l’equilibrio soprattutto in particolari situazioni come sono quelle del disagio giovanile che spesso è causa di abbandono scolastico. Per questo, grazie anche ad un finanziamento della Fondazione cassa di risparmio di lucca, stiamo sviluppando questa linea di ricerca per capire i benefici potenziali della meditazione trascendentale sulla qualità del sonno nei giovani.
85
FCRL ricerca, sociale, salute
Meditare fa bene! il cervello ringrazia Giulia Avvenuti o scopo del nostro studio è stato analizzare gli effetti di una particolare tecnica di meditazione, conosciuta come ‘Meditazione trascendentale’, sul cervello. Questa tecnica, che ha origini orientali ma è ormai diffusa in tutto il mondo, consiste nella ripetizione silenziosa di un mantra, una parola senza significato, per indurre uno stato di rilassamento. il nostro obiettivo era identifi-
L
Ecco come la Scuola IMT ha studiato gli effetti della Meditazione trascendentale sul cervello care i potenziali correlati di funzionamento cerebrale degli effetti di questa pratica sul benessere soggettivo, utilizzando i metodi propri delle neuroscienze, tra cui tecniche di visualizzazione del cervello come la risonanza magnetica funzionale. i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno che avrebbe praticato la Meditazione trascendentale per tre mesi (19 persone) e uno cosiddetto di controllo, che nello stesso periodo non avrebbe modificato le proprie abitudini di vita (15 persone). Per iniziare, a tutti sono stati somministrati questionari psicologici per misurare i livelli percepiti di ansia, stress e depressione. successivamente, tutti i componenti del gruppo sono stati sottoposti a un esame di risonanza magnetica funziona86
FCRLMagaziNe 16 | 2020
MeDitare Fa beNe! il cervello riNgrazia
le, tecnica che permette di studiare la qualità e la forza delle connessioni fra le diverse aree del cervello. sia i questionari sia l’esame di risonanza magnetica funzionale sono poi stati ripetuti al termine del periodo di tre mesi. confrontando i punteggi ottenuti ai questionari psicologici, abbiamo osservato come nei meditatori si fossero ridotti i livelli di ansia e stress percepiti, mentre nel gruppo di controllo tutto era rimasto invariato. abbiamo anche analizzato la comunicazione tra alcune aree FCRLMagaziNe 16 | 2020
cerebrali, e in particolare quella del cosiddetto Default Mode Network (DMN), che si sa dalla letteratura scientifica essere implicato nei processi di monitoraggio dei cosiddetti stati interni, vale a dire emozioni e pensieri. alcune ricerche, compreso uno studio del nostro laboratorio alcuni anni fa, hanno messo in relazione alterazioni del DMN con disturbi d’ansia. in linea con questi risultati, nel nostro studio abbiamo osservato che la riduzione di ansia e stress nel gruppo di meditatori era associa-
ta a un rafforzamento delle connessioni funzionali fra le aree che compongono il DMN, mentre nel gruppo di controllo non ci sono stati né cambiamenti sul benessere soggettivo né cambiamenti in termini di funzionamento cerebrale. in sintesi, già dopo soli tre mesi di pratica, la meditazione trascendentale riduce l’ansia e la percezione dello stress e mostra un effetto di potenziamento del dialogo funzionale in aree del cervello che modulano il nostro senso di benessere interno. 87
FCRL ricerca, sociale, salute
Dal passato al futuro: un centro di ricerca per lo studio del volontariato Giulio Sensi i ispira alla storia e nasce dall’eredità culturale e valoriale di Maria eletta Martini il centro di ricerca a lei intitolato realizzato dalla Fondazione cassa di risparmio di lucca, dalla Fondazione per la coesione sociale onlus e dalla scuola superiore sant’anna di Pisa. il centro di ricerca ha avviato la sua attività con l’inizio del 2020, elaborando un programma di ricerca poi rimodulato a causa dell’emer-
S
Un’iniziativa della Fondazione per la Coesione Sociale
genza sanitaria che ha colpito il Paese. l’obiettivo del centro Maria eletta Martini è quello di studiare i fenomeni del volontariato e del terzo settore su scala nazionale e internazionale. lo scopo è quello di fornire strumenti di crescita in un contesto di grandi cambiamenti come quelli introdotti in italia dalla riforma del terzo settore. un mondo in continua crescita, come attestato anche dagli ultimi dati del censimento permanente dell’istat: nel 2017 sono 350.492 le realtà attive (il 2,1% in più rispetto al 2016) che impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%) e sono il veicolo principale per l’impegno delle persone nel volontariato e nella cittadinanza attiva. Per rispondere a queste 88
FCRLMagaziNe 16 | 2020
Dal Passato al Futuro: uN ceNtro Di ricerca Per lo stuDio Del voloNtariato
1
sfide, il centro di ricerca Maria eletta Martini ha coinvolto fin dall’inizio le maggiori organizzazioni nazionali, il coordinamento dei centri di servizio al volontariato (csvnet) e con il Forum del terzo settore. il metodo e le finalità del centro sono stati presentati in due seminari alla fine del 2019, dove si è manifestata l’attenzione delle organizzazioni presenti per il suo scopo principale: realizzare e divulgare indagini scientifiche sui temi della cultura, della disciplina giuridica e della prassi del volontariato, del terzo settore e dell’impresa sociale, con particolare attenzione agli aspetti innovativi e contribuire al chiarimento e all’applicazione delle innovazioni normative della riforma del terzo settore. tutto questo evitando ogni possibile sovrapposizione con i servizi resi da altre organizzazioni ed in particolare dai centri servizio per il volontariato. l’attività di ricerca verrà condotta dal centro Maria eletta Martini secondo gli standard di riferimento nell’ambito delle scienze sociali, con indipendenza e autonomia rispetto ai por-
FCRLMagaziNe 16 | 2020
tatori di interesse sia pubblici sia privati. la Fondazione cassa di risparmio di lucca stanzierà un budget annuale per lo svolgimento dell’attività fissate in un programma di intervento e assicurerà l’operatività del centro tramite la Fondazione di scopo per la coesione sociale. la scuola superiore sant’anna parteciperà tramite l’attività scientifica dei propri docenti e ricercatori e mettendo a disposizione il suo patrimonio di conoscenze, competenze e relazioni, nonché apportando direttamente o indirettamente risorse da progetti di ricerca. Durante la conferenza stampa di presentazione del centro Maria eletta Martini, il professor emanuele rossi ha illustrato anche le prime linee di ricerca su cui il centro ha iniziato a lavorare e che riguardano il riconoscimento normativo del volontariato, l’indagine sulla grande pluralità di forme di volontariato, il volontariato atipico, il rapporto fra volontariato stesso e mondo del lavoro e della politica, le misure di promozione e la cittadinanza attiva. Per definire e programmare le attività di ricerca il cen-
2
tro Maria eletta Martini si è dotato di un comitato scientifico presieduto dal professor rossi. il comitato è composto da altri quattro docenti: Pierluigi consorti, andrea salvini, cinzia canali e luca bagnoli; luca gori, ricercatore in Diritto costituzionale alla scuola superiore sant’anna, ne è il direttore. Fra i progetti di ricerca intrapresi negli ultimi mesi, e i cui risultati verranno condivisi con tutti gli stakeholders a livello nazionale, un’indagine qualitativa sull’impatto dell’emergenza sanitaria da covid-19 sul mondo del volontariato, la pubblicazione di un volume sulla ridefinizione del volontariato dopo la riforma del terzo settore e una mappatura delle disposizioni in tema di covid-19 sempre sul terzo settore. Ma sono in corso anche altre ricerche sull’impatto della riforma sulla disciplina normativa nelle regioni e negli enti locali e la promozione di una borsa di studio dedicata alla ricostruzione del dibattito politico, culturale, sociale e istituzionale che ha accompagnato, fra gli anni ottanta e Novanta, l’approvazione dei primi provvedimenti legislativi regionali e 89
FCRL ricerca, sociale, salute
una protagonista del ’900
1. la cerimonia di consegna dell’archivio Martini al centro di ricerca Maria eletta Martini 2. emanuele rossi 3-4. Maria eletta Martini
3
il centro di ricerca è intitolato a Maria eletta Martini, figura politica del Novecento italiano. era nata il 24 luglio 1922 e deceduta il 29 dicembre 2012. È stata fondatrice e presidente fino al 2008 del centro Nazionale per il volontariato (cnv). oltre ad aver contribuito alla genesi della legge 266 del 1991, fu anche «staffetta partigiana» nella seconda guerra mondiale. Dal 1978 al 1983 fu anche vicepresidente della camera dei deputati sotto le presidenze di Pietro ingrao e di Nilde iotti. Membro e dirigente delle organizzazioni giovanili cattoliche, dal 1951 al 1963 prima e dal 1990 al 1993 poi, è stata consigliere comunale a lucca. Nel corso della sua lunga carriera ha lavorato per le commissioni lavoro, giustizia, antimafia e sanità (di cui è stata presidente). Ma anche per servizi segreti, per gli esteri e gli affari europei. vicepresidente nazionale del centro italiano Femminile, si era interessata alla tutela dei diritti umani e alla promozione delle fasce di emarginazione sociale. Fra le altre cose è stata relatore delle leggi sull’aborto e il divorzio, ha portato a conclusione la legge istitutiva del servizio sanitario nazionale e si è impegnata nelle leggi sull’adozione e l’obiezione di coscienza. È stata inoltre relatore della legge per la cooperazione ai paesi in via di sviluppo e delle normative stato-chiesa.
4
90
FCRLMagaziNe 16 | 2020
Dal Passato al Futuro: uN ceNtro Di ricerca Per lo stuDio Del voloNtariato
il bilancio della fondazione per la coesione sociale nazionali in tema di volontariato e attività di impresa di rilievo sociale, culminati nel 1991 con l’approvazione delle leggi n. 266 e n. 381. in programma inoltre attività di formazione e di alta formazione per i soggetti del terzo settore, fra le quali una specifica dedicata ai beneficiari del bando della Fondazione cassa di risparmio di lucca «lavoro + bene comune: nuove assunzioni». i fondatori del centro di ricerca hanno espresso fin dalla sua nascita la gratitudine nei confronti dei familiari di Maria eletta Martini per aver condiviso di intitolare il centro a Maria eletta: una protagonista lucchese della vita politica e civile italiana che forse per prima in italia ebbe la sensibilità politica di indicare la centralità del volontariato nel corpo sociale del Paese e lavorò concretamente per rappresentarne necessità e obiettivi. e alla ricostruzione del patrimonio storico espresso dalla figura di Maria eletta Martini è dedicato un altro dei progetti messi campo dal centro: la valorizzazione dell’archivio personale di Maria eletta Martini. l’archivio è composto da trentasei faldoni e contiene una vasta produzione di interventi pubblici, relazioni, corrispondenze, saggi, interviste, rassegne stampa, documenti politici e parlamentari. un archivio personale che rappresenta il cuore della vita pubblica e dell’impegno politico di Maria eletta Martini custodito fino ad oggi dai suoi familiari, i quali hanno condiviso con il centro di ricerca un piano di lavoro per rendere accessibile e fruibile a tutti gli studiosi tale patrimonio documentale. «la valorizzazione dell’archivio – ha spiegato il presidente della Fondazione cassa di risparmio di lucca Marcello bertocchini al momento della consegna dei faldoni che si è svolta lo scorso 5 agosto – è un’azione che fa parte della più ampia strategia di riconoscimento e sostegno al terzo settore e al volontariato messa in campo dalla Fondazione cassa di risparmio di lucca. il centro di ricerca Maria eletta Martini è il luogo deputato a raccogliere e promuovere l’archivio e voglio ringraziare la famiglia Martini per la fiducia riposta nel centro e per la messa a disposizione gratuita di tutto il materiale che possiede un valore storico documentale notevole». oltre a bertocchini, alla consegna dell’archivio erano presenti la vicepresidente della Fcrl lucia corrieri Puliti, il presidente della Fondazione per la coesione sociale Maido giovacchino castiglioni, il presidente del centro di ricerca emanuele rossi e il direttore luca gori e in rappresentanza dei familiari di Maria eletta le nipoti gabriella, chiara e Ferdinando Martini.
FCRLMagaziNe 16 | 2020
Prosegue l’impegno della Fondazione per la coesione sociale – l’ente di scopo della Fondazione cassa di risparmio di lucca che opera nel sociale – per sostenere le iniziative del territorio che accompagnano le persone con disabilità in progetti di autonomia. giovedì 14 maggio il consiglio di amministrazione della Fondazione ha approvato il bilancio 2019. «Nel corso del 2019 – ha spiegato il presidente della Fondazione per la coesione sociale Maido giovacchino castiglioni – abbiamo proseguito la nostra opera di sostegno ai progetti di ‘durante e dopo di noi’ delle associazioni impegnate in questo ambito. un’azione sinergica che prevede anche un ruolo attivo della nostra fondazione nel cofinanziare e progettare insieme alle varie articolazioni territoriali dell’azienda usl toscana Nord e alle realtà del terzo settore interventi della regione toscana a favore delle persone con grave disabilità a cui viene meno il sostegno genitoriale». oltre a proseguire nel finanziamento dei progetti avviati negli anni precedenti, nel 2019 la Fondazione per la coesione sociale ha confermato il sostegno al progetto di a.i.P.D. versilia per la realizzazione di un centro polifunzionale semiresidenziale che ospiti persone con sindrome di down, intervento in fase di progettazione. Ha inoltre proseguito nel sostegno ad importanti iniziative, come quella di anffas lucca che a carraia ha ampliato, grazie ad un ulteriore co-finanziamento di 160.000 euro, le serre sociali che ospitano la produzione e la lavorazione di prodotti agricoli con il coinvolgimento di persone con disabilità. rinnovato anche il contributo per la struttura del ‘Dopo di noi’ della Fraternità di Misericordia di corsagna, un progetto nato nel 2017 e sostenuto dalla Fondazione per la coesione sociale per una cifra complessiva di oltre 200.000 euro. Dall’avvio delle sue attività nel 2016, la Fondazione per la coesione sociale ha finanziato progetti sul territorio per 1,77 milioni di euro, di cui 742.371 in versilia, 582.600 nella valle del serchio e 448.000 nella Piana di lucca. 1,180 milioni di euro sono stati deliberati per sostenere servizi di semi-residenzialità, 389.000 per quelli residenziali, 168.000 per percorsi di autonomia, 36.000 per cofinanziare bandi regionali.
91
FCRL ricerca, sociale, salute
Nuove attrezzature come «un paio di mani in più» Lorenzo Maffei al dicembre scorso ambulanze, auto mediche ed elicotteri della centrale operativa 118 dell’alta toscana sono più attrezzati e sicuri. infatti sono stati dotati di sedici macchinari che consentono di erogare compressioni di alta qualità ogniqualvolta sia necessario effettuare una rianimazione cardio-polmonare in ambiente extra-ospedaliero. un’evenienza che si verifica durante i trasferimenti del pa-
D
Dalla Fondazione nuovi compressori toracici per il 118 dell’Alta Toscana
ziente verso l’ospedale più vicino. Questo è stato possibile grazie ad una donazione fatta all’azienda usl toscana nord ovest dalla Fondazione cassa di risparmio di lucca. importante l’investimento economico: il costo dell’operazione, infatti, ammonta a 195 mila euro. adesso è aumentato di molto il livello di sicurezza sia per i cittadini che per gli operatori. al momento della presentazione è stata messa in evidenza l’importanza della valorizzazione e del sostegno della rete, formata da azienda sanitaria ed associazioni di volontariato, che quotidianamente è presente sul territorio per fornire ai cittadini servizi e risposte sempre più qualificate ed efficienti. 92
FCRLMagaziNe 16 | 2020
Nuove attrezzature coMe «uN Paio Di MaNi iN Più»
insomma è stata potenziata una ‘ricchezza sociale’ che ben si coniuga con gli obiettivi e con le prerogative che da anni, in questo ambito, orientano l’impegno della Fondazione. impegno del resto che, proprio a livello locale, non è venuto e non sta venendo meno anche nell’attuale fase caratterizzata dall’emergenza globale per la pandemia da covid-19. le caratteristiche degli strumenti donati dalla Fondazione sono state ben illustrate dal direttore della centrale operativa 118 alta toscana, il dottor andrea Nicolini. Questo sistema di compressione toracica entra in azione nei casi di arresto circolatorio improvviso, definito come assenza di respirazione e di battiti spontanei con perdita di conoscenza. si tratta di un apparecchio estremamente semplice sia da trasportare che da utilizzare e si installa sul paziente in meno di sette secondi. inoltre, elemento di altrettanto grande importanza, grazie alla connettività wireless, lo strumento consente anche di trasmettere un dettagliato report post-evento e le notifiche sulle risorse via e-mail. in conformità con quanto raccomandato dalle linee-guida internazionali, con questo tipo di dispositivo è possibile ridurre il tempo di non massaggio, aumentando così la frequenza e la frazione delle compressioni. Durante il funzionamento dello strumento, spie luminose (visibili anche in condizioni di luce intensa) e indicatori acustici assistono l’operatore segnalando ad esempio l’imminente ciclo di ventilazioni o la modalità operativa. il dispositivo, che può anche essere configurato in modo da fornire un rapporto compressioneventilazione, si adatta tra l’altro molto bene ai più comuni dispositivi utilizzati nell’ambito della movimentazione e del trasporto dei pazienti, quali tavole spinali, tavole a cucchiaio e barelle, anche quelle da spostare o issare col verricello (per esempio, nei casi di intervento dell’elisoccorso ‘Pegaso’). eseguire una rianimazione cardio-polmonare manuale durante il trasporto del paziente è infatti un’operazione complessa e spesso pericolosa anche per il soccorritore. FCRLMagaziNe 16 | 2020
il dispositivo agevola e mette tutti più in sicurezza e rappresenta un ‘collega’ affidabile durante le operazioni di rianimazione artificiale, quando ogni secondo è prezioso: consente di rendere meno frenetica la situazione, mettendo a disposizione «un paio di mani in più». in questo modo, i soccorritori possono con-
centrarsi sul trattamento delle condizioni del paziente. l’esecuzione di una rianimazione cardio-polmonare di alta qualità è poi fondamentale perché i pazienti vadano incontro a una prognosi favorevole, cosa che, di fatto, può salvare loro la vita.
93
FCRL Sullo Scaffale. novitĂ editoriali
SULLO SCAFFALE
a cura di Patrizia Lazzari
94
lucca: istantanee di storia tYPiMedia editore, nella collana communitybook, pubblica la storia di alcune città d’italia. tra queste, la storia della città di lucca. il libro, a cura di Marco Pomella, con il coordinamento editoriale di Simona dolce e le foto dello stesso autore, ha un interessante e ambizione sottotitolo: «dalla preistoria ai giorni nostri». in dieci agili capitoli il lettore, iniziando da duecentocinquantamila anni fa, riesce a percorrere tutta la storia del territorio lucchese: dalle immagini fantastiche di distese di boschi selvaggi attraversati dal fiume auser (l’antico Serchio) e popolati da orsi, rinoceronti e uri (possenti e feroci antenati degli attuali buoi e tori) fino al mega-concerto dei rolling Stones al campo Balilla del 2017. un percorso a cui si è introdotti dalla Prefazione di luigi carletti e che è scandito dal racconto della vita di moltissimi personaggi che a lucca sono nati o che in vari modi hanno legato le loro vicende a questa città. oltre alla storia di San Paolino, castruccio castracani, i Guinigi, Santa Zita e Santa Gemma, lucida Mansi, elisa Bonaparte, carlo del Prete, Giacomo Puccini, Giuseppe ungaretti, Maria eletta Martini e molti altri concittadini famosi, il libro ci rammenta anche importanti e toccanti fatti di cronaca. tra questi: le vicende dell’estremista e terrorista di destra Marco affatigato negli ‘anni di piombo’; il rapimento, a lugliano, di una bambina di soli diciassette mesi, avvenuto nel 1983, e ritrovata incolume in Sicilia dopo ben quarantadue giorni di sequestro; l’incidente aereo in cui perse la vita l’imprenditore Marino Salom nel 1989 e, nello stesso anno, la visita alla città di Papa Wojtila; le varie occasioni in cui lucca è stata scelta come location cinematografica. due capitoli sono dedicati al periodo del fascismo, della guerra e della lotta di liberazione. la città «si tinse di nero» a partire dal 1920, col primo sanguinoso episodio di squadrismo fascista che lasciò a terra due morti in Piazza San Michele al termine di un comizio socialista; poi, nel 1930, ricevette la solenne visita di Benito Mussolini, poi, ancora, la tragedia della guerra, la resistenza partigiana in Garfagnana con Mamma viola e il gruppo valanga, quindi i feroci rastrellamenti fino alle tragedie del 1944: l’eccidio di Sant’anna di Stazzema, l’uccisione di don aldo Mei, la strage dei religiosi della certosa di farneta, e finalmente, il 5 settembre dello stesso anno, la liberazione dal nazifascismo con l’entrata in città, da Porta San Pietro, della prima pattuglia di soldati americani della novantaduesima divisione ‘Buffalo’. assai utili per la consultazione, in appendice al volume, l’indice delle date degli eventi citati, dal 218 a.c. al 2018, e l’indice dei personaggi. La storia di Lucca. Dalla preistoria ai giorni nostri, a cura di Marco Pomella, typimedia editore, roma 2019
FCRLMaGaZine 16 | 2020
95
FCRL Sullo Scaffale. novitĂ editoriali
96
FCRLMaGaZine 16 | 2020
un carnevale. Mille volti Per le edizioni Publied è uscito – nella doppia edizione italiana e inglese – il volume Carnevale di Viareggio, ricco di contributi letterari e documenti fotografici che ci raccontano viareggio, in parole e immagini, attraverso la storia del suo simbolo più popolare: il carnevale. il noto scrittore e sceneggiatore Giampaolo Simi, viareggino, ha firmato il testo introduttivo che è dedicato alla storia degli ultimi duecento anni di quella che sarebbe diventata, nel tempo, la ‘capitale’ della versilia. era il 1820 quando il piccolo borgo di pochi abitanti, strappato alla malaria solo qualche decennio prima, fu dichiarato città per decreto della duchessa Maria luisa di Borbone che, essendo appassionata di navigazione, favorì lo sviluppo della prima darsena. Simi sottolinea che fu grazie a due donne, Paolina Bonaparte e Maria luisa, che la neonata cittadina iniziò a sviluppare le sue due anime: quella romantica delle passeggiate sugli arenili e degli immensi panorami marini e quella operosa e concreta dei cantieri navali. anche Pietro angelini nel capitolo Il Carnevale e la nautica, artigiani e artisti dell’innovazione evidenzia i due volti operosi della città sottolineando le analogie tra la tecnica di costruzione dei carri allegorici e quella delle barche. anche nei carri esiste la prua e la poppa, e altezza, larghezza e movimento sono elementi comuni a carri e barche. un tempo i carri venivano costruiti negli stessi capannoni dei primi cantieri nautici, con una condivisione di competenze che, nel tempo, ha contribuito a rendere più tecnici i carristi e più artisti gli artigiani nautici. nel capitolo I molti volti del Carnevale il filosofo Salvatore veca, Presidente della fondazione campus di lucca, ci offre una riflessione sul significato generale della festa del carnevale. Sembra ormai accertato che il nome sia connesso al periodo di astinenza dalla carne (Quaresima) che segue il carnevale: carne levare. l’origine di questo tempo dell’anno, inteso come celebrazione e festeggiamento di un momento di passaggio, può essere rintracciata nei riti di un passato remoto: le feste dionisiache greche e i saturnali romani. la cifra caratteristica del carnevale è il mascheramento, tema su cui ampie e approfondite sono le riflessioni antropologiche, filosofiche e letterarie. la maschera comunica qualcosa mentre nasconde altro; celando la nostra vera identità possiamo liberamente abbandonarci al godimento, alla sovversione dell’ordine e dell’abituale, e anche alla libertà di poter deridere i potenti. temi, questi ultimi, ampiamente espressi dai Maestri costruttori dei carri allegorici che da 147 anni – età che il carnevale di viareggio ha compiuto nel 2020 – con le loro creazioni raccontano, deridono, sovvertono la contemporaneità. come sottolinea andrea Mazzi nel capitolo La forza del Carnevale, la voglia di festeggiare e vivere questa manifestazione supera ogni ostacolo, anche il più drammatico, come avvenne, ad esempio, anche nei periodi del primo e del secondo dopoguerra. l’edizione del 2020, che ha avuto uno straordinario successo, ha anticipato di pochi giorni il periodo dell’emergenza covid-19, celebrando, inconsapevolmente, l’addio al tempo delle folle immense, riunite e abbracciate a festeggiare la vita: il preludio di un tempo di Quaresima globale tanto imprevedibile quanto spaventoso, ma alla fine del quale – tutti ne siamo sicuri – sarà di nuovo carnevale. Carnevale di Viareggio, con contributi di Giampaolo Simi, Salvatore veca, luigi ficacci, roberta Martinelli, adolfo lippi, Sebastiano Mondadori, andrea Mazzi, Pietro angelini, Publied, lucca 2020
FCRLMaGaZine 16 | 2020
97
FCRL Sullo Scaffale. novitĂ editoriali
98
FCRLMaGaZine 16 | 2020
Molto di più di una cronaca in questo libro, introdotto da un saggio del professore Paolo Buchignani, docente di Storia contemporanea, divo Stagi – classe 1924 – ci racconta in modo semplice e diretto parte della sua vita, guidandoci in un percorso che, attraverso la sua storia personale, incrocia la storia locale e nazionale, ovvero quella di tutti noi. Sia nella Prefazione del Sindaco di lucca, alessandro tambellini, che nella Premessa di ilaria vietina, assessora alle Politiche di Genere, alle Politiche formative e alla continuità della Memoria Storica del comune di lucca, si sottolinea la coincidenza dell’uscita di questa pubblicazione con la ricorrenza del settantacinquesimo anno della liberazione di lucca e di quanto sia importante raccogliere, attraverso queste pagine, la testimonianza diretta di chi ha vissuto in prima persona tutti gli eventi drammatici che precedettero la liberazione del 5 settembre 1944. la narrazione di Stagi ci coinvolge perché non è semplicemente una cronaca dei fatti, dalla sua infanzia fino, appunto, al 1944 ma è la descrizione viva e vivace di un tempo, una comunità, un luogo. l’autore, attraverso pochi ed efficaci tratti di penna, proietta sullo schermo del nostro immaginario, scene vividissime e dense di significato. ad esempio è facile immaginarlo quando a soli sei anni, da chierichetto, accompagnava il parroco di fagnano, don federico, a portare i conforti religiosi ai morenti, trovandosi talvolta anche ad assistere alla dipartita di questi fedeli. «né don federico né i miei genitori pensarono mai di chiedermi che effetto mi faceva l’impatto con quella dura realtà». nell’Introduzione, Paolo Buchignani descrive anche il suo recente incontro con divo Stagi – «un uomo anziano dall’aspetto signorile, con lo zaino in spalla» – avvenuto casualmente (ma davvero questo avverbio è appropriato?) durante un’escursione sul colle dell’orma, propaggine selvosa del Monte romagna, mentre uno saliva e l’altro scendeva per lo stesso sentiero. Proprio da quel saluto tra sconosciuti, diventato subito dialogo e racconto di vita, è nata l’idea di trasformare il «diario rapsodico» di divo Stagi in un vero e proprio racconto: quello della sua vita. divo Stagi, Racconto della mia vita. Gli anni della gioventù influenzati dal totalitarismo fascista e dagli orrori della guerra, saggio introduttivo di Paolo Buchignani, maria pacini fazzi editore, lucca 2019
FCRLMaGaZine 16 | 2020
99
Periodico della fondazione cassa di risparmio di lucca
finito di stampare nel mese di settembre 2020 da tipografia tommasi referenze fotografiche: archivio fotografico comune di Stazzema; archivio fotografico corsanico festival - rassegna internazionale di Musica classica; archivio fotografico festival di Musica da camera della versilia di Pieve a elici; archivio fotografico fondazione cassa di risparmio di lucca; archivio fotografico fondazione culturale Michel de Montaigne di Bagni di lucca; archivio fotografico Museo Storico della resistenza di Sant’anna di Stazzema; archivio fotografico Publied editore; archivio fotografico Scuola iMt di lucca; Gilberto Bedini; lucio Ghilardi; Michele Morabito; andrea Salani; tatiana Shepeleva by Shutterstock; Beatrice Speranza; irene taddei; theskaman306 by Shutterstock; Stefanelli tommaso; andrea vierucci La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, scusandosi anticipatamente per l’involontaria omissione di referenze fotografiche, è disponibile ad assolvere eventuali diritti.
FCRLMaGaZine 16 | 2020
16 | 2020
piega costola
rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca
NOTIZIE DAL TERRITORIO – CULTURA: IERI, OGGI E DOMANI – TRA MEMORIA E FUTURO – RICERCA, SOCIALE, SALUTE
piega costola