Skip to main content

Fcrlu magazine 2014 05

Page 1

5|2014

piega costola

RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

ANNIVERSARIO SAN FRANCESCO – PINETA VIAREGGIO – MURA DI LUCCA – GARFAGNANA – POLO TECNOLOGICO

piega costola


5|2014

RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

3 4 5 10 11 19 20 21 23 30 35 36 37 40 41 46 47 48 53 56

Editoriale 6 luglio 2014: 1° anniversario Buon compleanno, San Francesco! Un bosco in città Storia di una pineta I quattrocento Mura: lavori in corso Seconda giovinezza per le Mura di Lucca Le Mura: il giardino della città. È cominciata la pulizia dei paramenti Le Mura tornano a nuova vita La Casa del Boia e la casermetta del Salvatore Badia Pozzeveri Il cimitero millenario tornato alla luce tra scavi e misteri Francigena: un progetto Lucca, stazione di sosta multimediale della Via Francigena Il mondo della scuola Edilizia scolastica work in progress La lezione della scuola di Barbiana Una fucina di artisti nel cuore di Lucca UiBi, il sapere in rete per le scuole della provincia di Lucca

58 59 60 65 70 71 75 76 78 80 81 84 85 90 92

Rocche e palazzi La Rocca di Sala: ‘occhio’ vigile sulla Versilia Fortezze, rocche e castelli Palazzo Mediceo di Seravezza patrimonio Umanità Garfagnana on my mind La Garfagnana che non ti aspetti in un libro Garfagnana: ambiente e paesaggio Bilancio 2013 Fondazione CR Lucca: nettamente positivo il bilancio consuntivo 2013 Nuovi spazi per la cultura A Palazzo Carmignani Pellegrini c’è il nuovo polo culturale di Montecarlo Ricerca e innovazione nell’edilizia LUCCA: polo nazionale di riferimento per l’abitare mediterraneo Il Polo Tecnologico Lucchese: un modello di riferimento per il territorio Flash In breve dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

FCRL MAGAZINE 5|2014 Marcello Bertocchini direttore Marcello Petrozziello direttore responsabile Comitato di redazione Giorgio Tori Marcello Bertocchini Marcello Petrozziello

hanno collaborato a questo numero Marcello Bertocchini, Nadia Davini, Enrico Fontana, Mario Lancisi, Roberta Martinelli, Michele Morabito, Alessandro Petrini, Silvia Poli, Cristoforo Feliciano Ravera, Andrea Salani, Paola Taddeucci, Francesca Velani consulenza editoriale: Publied – Editore in Lucca progetto grafico e impaginazione: Marco Riccucci

© 2014, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

FCRLMAGAZINE 5 |2014


EDITORIALE La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, da sempre sensibile e attenta ai valori culturali e storico-artistici della città, ha realizzato nel corso di questi ultimi anni l’importante recupero, conclusosi nel luglio del 2013, dello straordinario complesso architettonico di San Francesco, situato nel pieno centro storico di Lucca, all’interno delle Mura urbane. Il Complesso è così ritornato ad essere ciò che è stato per molto tempo nei secoli passati, un riferimento costante per la città di Lucca sotto molteplici aspetti: sociale, religioso ed economico. La restituzione alla città del complesso conventuale ha segnato la stagione dei nuovi spazi per la città. Intendendo con questi il contesto urbano rivitalizzato dalla grandiosa opera di restauro, in cui anche gli spazi antichi, finora degradati e dimenticati, sono tornati a risplendere, come nuovi. Da i nuovi spazi per la città nascono i nuovi eventi. Nel maggio 2014 la Fondazione Cassa di Risparmio e la Fondazione Ragghianti di Lucca hanno promosso la nascita del Comitato Nuovi Eventi per Lucca che, come recita lo Statuto, «ha la finalità di promuovere attività espositive o altre iniziative culturali da tenersi prevalentemente nell’area est della città», attraverso manifestazioni artistiche e di spettacolo da realizzarsi in particolare nei periodi turisticamente più ‘deboli’, e cioè nell’autunno/inverno, così da arricchire e ampliare temporalmente l’offerta che la città di Lucca propone ad un turismo locale, regionale e nazionale sempre più esigente. E ciò, con lo spirito costruttivo che vede le fondazioni assumere un ruolo sussidiario e certamente non sostitutivo rispetto a istituzioni, enti pubblici e privati.

Marcello Bertocchini Direttore della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

FCRLMAGAZINE 5 |2014

3


FCRL ANNIVERSARIO IN CONCERTO

6LUGLIO2014:

Il servizio fotografico è stato curato da Foto Alcide, Lucca

FCRLMAGAZINE 5 |2014


1°ANNIVERSARIO Buon compleanno, San Francesco!

C

oncerto anniversario per un anno di San Francesco. A dodici mesi esatti dalla riapertura del complesso conventuale, restituito alla città dopo un’imponente opera di restauro, è stata ancora una volta la grande musica a farla da padrona nella chiesa dedicata al santo di Assisi. E la festa di compleanno per il gioiello ritrovato è diventata così l’occasione per i presenti di assistere ad un concerto indimenticabile, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca in collaborazione con il Teatro del Giglio. Domenica 6 luglio scorso, infatti, in una calda serata di mezza estate, chiesa e piazza San Francesco sono state teatro di quella ritualità che solo la grande Musica è capace di offrire. Grazie all’intenzione interpretativa e all’eleganza del gesto musicale di Daniel Harding, star della direzione d’orchestra, physique-du-role del ‘bravo ragazzo’ e dominio del materiale sonoro da grande artista e musicista consumato, e alla maestria esecutiva dei cento strumentisti della Filarmonica della Scala – una delle compagini orchestrali più prestigiose al mondo –, il concerto-anniversario ha segnato una pietra miliare nella storia musicale della città di Lucca. Una serataevento dai molteplici significati, che ha suggellato il rapporto tra la Fondazione Cassa e il Teatro del Giglio, da oltre tre secoli punto di riferimento artistico e culturale della città. Numerosissimo il pubblico presente, che ha affollato la chiesa di San Francesco in ogni suo ordine di posti e rapidamente esaurito anche le sedute messe a disposizione degli spettatori nella piazza antistante la chiesa, dove la Fondazione, per far fronte alla pressante richiesta seguita all’immediato esaurimento dei biglietti, aveva allestito un maxi-schermo, che ha permesso a tutti coloro che non sono riusciti ad assicurarsi un posto all’interno della chiesa di godere comunque di questa magnifica serata. Molteplici le chiavi di lettura per il concerto: se le sapienti note esplicative firmate per il programma di sala dal musicologo e giornalista Francesco Ermini Polacci hanno permesso di

FCRLMAGAZINE 5|2014

Silvia Poli comprendere appieno le interconnessioni e le suggestioni interpretative suggerite dai brani in scaletta, sono state la perfezione esecutiva dei Filarmonici della Scala e l’intensità interpretativa del magnetico Daniel Harding a creare il perfetto climax emotivo della serata, imprimendo alla performance quell’energia trascinante che non ha mancato di irretire e stregare il pubblico, avvolgendolo in suadenti sonorità.

Protagonista assoluta ed indiscussa del concerto-anniversario è stata la Musica, con una proposta capace di attingere alle pagine più significative ed appassionanti del repertorio per orchestra sinfonica. La prima parte del programma, interamente dedicata a brani provenienti dall’ambito noto e familiare del melodramma italiano seguendo un ideale fil rouge tra Otto e Novecento, è stata composta con Sinfonie e Intermezzi orchestrali tratti dall’opera lirica, pagine strumentali che nel tempo hanno assunto una propria autonomia

in ambito concertistico, fino a divenire un vero e proprio ‘genere’ musicale. La serata si è aperta in grande stile con la trascinante Sinfonia dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, opera tra l’altro legata alla città di Lucca da uno speciale episodio cronachistico, visto che fu proprio sul palcoscenico del Teatro del Giglio che il tenore Duprez ‘trovò’ il do di petto. Il concerto è poi proseguito andando a toccare le sensibili e profonde corde pucciniane con l’Intermezzo all’atto terzo di Manon Lescaut, arrivando ai due intermezzi ‘veristi’ per eccellenza, quello struggente della mascagnana Cavalleria rusticana e il più cantabile e melodico gemello dei Pagliacci di Leoncavallo. A chiusura della prima parte del concerto un brano celeberrimo, la travolgente sinfonia da La forza del destino di Giuseppe Verdi, sicuramente la più ardente tra le aperture d’opera del Cigno di Busseto. La sinfonia Dal nuovo mondo del boemo Antonín Dvorˇàk, scelta dal Maestro Harding per concludere il concerto, ultimo e più celebre capolavoro sinfonico del compositore, è una pagina orchestrale evocativa e nostalgica, ormai divenuta imprescindibile banco di prova nei repertori concertistici delle orchestre più importanti. Un programma molto raffinato e di notevole difficoltà esecutiva, ma presentato al pubblico con la naturalezza propria della più grande artigianalità artistica, esplicata al massimo grado grazie alla maestria degli strumentisti della Filarmonica della Scala, eccelsi nel colore levigato degli archi, nell’esattezza degli ottoni, nella sicurezza dei legni, e capaci – sotto la vigile bacchetta del Maestro Harding – di affascinare il pubblico, irrimediabilmente sedotto dalla magia della Musica. Moltissimi gli applausi a fine concerto, e molteplici le chiamate alla ribalta per il direttore d’orchestra Daniel Harding, che in omaggio alla Città di Lucca ha concluso la serata con un significativo bis pucciniano, riproponendo l’Intermezzo al terzo atto di Manon Lescaut, che in questa seconda esecuzione ha ancor più e meglio fatto risaltare le sue sonorità struggenti ed estenuate.

5


FCRL ANNIVERSARIO IN CONCERTO

6

FCRLMAGAZINE 5 |2014


BUON COMPLEANNO, SAN FRANCESCO!

FCRLMAGAZINE 5 |2014

7


FCRL ANNIVERSARIO IN CONCERTO

8

FCRLMAGAZINE 5 |2014


BUON COMPLEANNO, SAN FRANCESCO!

FCRLMAGAZINE 5 |2014

9


FCRL VIAREGGIO

UN BOSCO

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IN CITTÀ Storia di una pineta Nadia Davini

S

e c’è una città ad essere unica nel suo genere, quella è proprio Viareggio. Non solo per la storia che la segna, per i personaggi che l’hanno abitata o la abitano tuttora, per il Liberty che impreziosisce e colora, per le vicissitudini, anche dolorose, che lasciano le tracce ad ogni angolo di strada o per le tradizioni, che la descrivono così diversa dalle comunità circostanti, così anarchica, a tratti insolente, a volte proletaria. Ciò che rende il capoluogo versiliese unico e inimitabile è quel cuore verde che prende il nome di Pineta di Ponente. Quel vanto dolce e profumato compreso tra via Vespucci a via Marco Polo, che, insieme al mare, ha contribuito al successo turistico. Perché non esiste altra città in Italia ad avere un bosco chiuso in un centro urbano tra le case. Un pezzo di terra verde che rappresenta la prova più tangibile della lunga storia degli insediamenti su cui ora sorge Viareggio. La storia della lotta per arginare la continua aggressione delle acque, per bonificare i paludi, per rendere, insomma, vivibile un luogo ostile all’uomo. L’appassionante racconto di questi tentativi, alcuni dei quali poco felici come il taglio della macchia (di cui parleremo sotto), ci conduce fino all’attuale fisionomia di Viareggio, città marittima, circondata dal Parco Naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli e dalle Pinete di Levante e di Ponente impiantate dall’uomo nella seconda metà del Settecento. Oggi, purtroppo, l’incuria e il degrado della Pineta minacciano, da tempo, l’immagine della città e il recupero e il mantenimento di questo polmone verde è un dovere imprescindibile non solo per i viareggini, ma per tutti coloro, e ce ne sono tanti, che amano Viareggio. Il triennio a venire (2014-2016) può rappresentare un punto di svolta eccezionale: all’inizio dell’anno, infatti, Comune di Viareggio e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca si sono incontrati e hanno messo nero su bianco priorità e interventi da avviare

FCRLMAGAZINE 5 |2014

11


FCRL VIAREGGIO

il prima possibile nel comune d’oltremonte. Al primo posto spicca in tutta la sua importanza la Pineta di Ponente. Un’occasione d’oro per pulirla, ammodernarla, riportarla allo splendore originario, metterla in sicurezza e salvaguardarla dall’incuria, dal tempo e dall’acqua che quando batte più forte del solito trasforma il parco in un grande acquitrino. Gli operai, insieme a botanici, agronomi e ingegneri, sono al lavoro dalla fine di luglio e i risultati sono già visibili. ANNO 1747. DOVE TUTTO EBBE INIZIO Il grande parco urbano viareggino ha sempre destato l’interesse dei cittadini e dei numerosi turisti che, specialmente nei mesi estivi, affollano il litorale versiliese. Pochi però si sono preoccupati di conoscerne la storia e quindi di comprenderne il suo più intimo significato. È questo parco il risultato delle numerose vicende che si sono via via legate al divenire del complesso urbano, a partire dai primigeni boschi che colonizzavano la costa: leccete, frassinete, ontanete e che ora si ritrovano conservate, nella loro meraviglia, solo nelle vicine selve di levante. Gli interventi antropici hanno poi diversificato il sito nella componente floristica e vegetazionale, arricchendolo anche di presenze architettoniche, finalizzate a una fruizione dell’area in senso strettamente ludico. Sono stati introdotti pini, platani, eucalipti e costruiti manufatti di diversa natura, stabili o stagionali, nel tentativo di dare forma, lineamenti e profilo – non sempre con i migliori risultati – a ciò che avrebbe dovuto essere il parco principe della città. A ciò che dovrebbe esserlo ancora oggi. È il 1747 quando la Pineta di Ponente viene piantata. Prima di questa data non era ancora uno dei simboli fondamentali di Viareggio, semplicemente perché non c’era. Viareggio nasce, in origine, su un territorio paludoso, soggetto per molti secoli a tentativi di risanamento, il più importante dei quali, che diede un valido aiuto nel debellare la malaria, avvenne nel 1739, sotto la supervisione dell’in-

12

gegnere idraulico veneziano Bernardini Zendrini. Secondo lui, i numerosi lecci che si spingevano fino a toccare la costa marittima della città rappresentavano uno dei maggiori ostacoli per l’abbattimento della malattia. Gli alberi furono così tagliati senza mai più essere ripiantati. Una decisione, però, che non portò solo effetti positivi. La fitta boscaglia, infatti, profonda tre quarti di miglio e composta prevalentemente da querce, lecci, frassini e ontani aveva fino a quel momento rappresentato una barriera quasi impenetrabile e di grande ostacolo ai venti. Così, una volta che venne rasa al suolo, i Libecci e i Maestrali trovarono il via libera per disperdere sabbia e salsedine nell’entroterra, trasformando i campi fertili in terreni aridi e bruciati. Ecco perché, sei anni dopo l’abbattimento dei 44mila lecci, si rivela necessario ripiantare un bosco di alberi: la pineta. Il primo esempio, nel Settecento, di bosco pinetato sul litorale tirrenico. Un polmone che respira all’interno di Viareggio da circa 267 anni, pur non essendo nato con la città, ma avendone comunque caratterizzato il tessuto. I cittadini non tardano ad affezionarsi alla Pineta. Dal 1840, essa è meta di frequenti passeggiate: all’epoca via Fratti già esisteva, conosciuta con il nome di ‘Passeggiata nova’. La via si estendeva per circa due chilometri, anche se ancora non c’erano le costruzioni tipiche che oggi la decorano. Il viale Gino Capponi fu invece inaugurato più tardi, nel 1877, insieme alla Casina della Pineta. Possiamo finalmente dire che, intorno al 1924, l’assetto della Pineta è quello attuale: via Fratti, via Buonarroti e via Marco Polo la circonderanno definitivamente sui tre lati, mentre il tratto confinante con la via Mazzini sarà destinato, a causa dell’urbanizzazione, a mutare ed arretrerà fino alla via Vespucci. La Pineta ben presto diventa luogo di manifestazioni e incontri, cortei ed eventi. Una festa tradizionale della città di Viareggio era quella della Pisalanca, il rituale dell’altalena in Pineta il Lunedì di Pasqua (la parola tipica del dialetto versiliese). I più grandi ancora se la ricordano. «Prendevamo una fune – racconta

FCRLMAGAZINE 5 |2014


STORIA DI UNA PINETA

una signora incontrata sulla Passeggiata – e la attaccavamo a due alberi e poi si faceva l’altalena per un giorno intero. Pasquetta per me sono le risate degli amici e dei parenti, le sbucciature al ginocchio, la torta di cioccolata che preparava mia nonna per merenda e i bomboloni di Pippo al Gatto Nero». Nasce l’ippodromo, che viene recintato e adibito alle corse al trotto nel 1924; sorgono le prime costruzioni in muratura; alcune di esse sopravvivono ancora oggi, come il noto locale Il Gatto Nero. Passano gli anni e la Pineta viene sempre più attraversata da cittadini e turisti. È ormai diventata parco pubblico a tutti gli effetti, si avverte l’esigenza di abbellirla e arricchirla. In questo

FCRLMAGAZINE 5 |2014

contesto prende corpo l’idea, negli anni Trenta, di un teatro all’aperto, visto che Viareggio poteva già contare numerosi personaggi balzati alle cronache per i loro successi. Giacomo Puccini, senza dubbio. Ma anche il grande attore di teatro in prosa, Ermete Zacconi, legato alla città anche per un’altra vicenda, che niente c’entra con l’arte e la lirica. Era lui quello Zacconi padre di Giuseppe Zacconi, una delle persone ingiustamente accusate dell’omicidio di Ermanno Lavorini. Viareggio è così. Un circolo infinito di destini incrociati. Si pensò dunque di edificare un teatro capace di cinquemila posti, ma in un primo momento fu realizzata una struttura precaria che

veniva rimossa al termine della stagione estiva. L’inaugurazione avvenne il 13 agosto del 1938 e spettò alla Turandot il compito, e l’onore, di avviare sotto una buona stella il grande complesso circondato da pini. Un progetto geniale e molto moderno, se si pensa a quello che oggi è diventato il Parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta e il Pucciniano a Torre del Lago. L’anno successivo vennero messe in scena, secondo il programma curato da Enrico Pea, tre repliche di Bohème e di Madama Butterfly. Per quanto riguarda la prosa, invece, grazie a Zacconi furono rappresentate la Morte civile di Giacometti, l’Apologia di Socrate, gli Spettri di Ibsen la Gloria di D’Annunzio.

13


FCRL VIAREGGIO

Per capire quanto Puccini sia sempre stato amato dai viareggini, merita leggere la lettera inviata dall’Amministrazione Comunale al Ministero della Cultura Popolare. «Il Teatro all’Aperto e gli spettacoli EMI, che in detto Teatro hanno avuto luogo dal 12 al 20 agosto dell’anno XVII, sono stati allestiti direttamente in soli 18 giorni: cioè, dal giorno in cui accogliendo la nostra richiesta voleste aver fiducia di noi. […] Siamo orgogliosi di poterVi dire che la Vostra fiducia non è stata tradita e che gli spettacoli EMI a Viareggio si sono svolti e conclusi con dignità d’arte, tra l’ammirazione delle masse, che spesso rasentavano il trionfo. E di cui possono far fede artisti, Autori, Accademici e Gerarchi che per numero imponente, qui in ferie, non hanno mai tralasciato di assisterVi, con le loro famiglie. Il Teatro è sorto per ideazione di Enrico Pea che avevamo nominato per l’occasione Intendente agli spettacoli EMI, nella Pineta Comunale di Ponente, a fianco della Casa di Giacomo Puccini. Nel cuore della città, ben-

14

ché nel folto bosco, di facile accesso dalla via Roma. Un grande portale, unico ingresso al teatro, propiscente su questa strada, accoglieva gli spettatori senza privilegio. Mentre per le uscite era stato provveduto con più porte, una delle quali immetteva nel folto della bellissima Pineta, dove era il parco delle automobili, delle biciclette e delle carrozze: lo sfollamento avveniva in quattro minuti. […] Il Teatro era capace di 5.000 posti a sedere, nella platea e, nelle gallerie in fondo e in quelle allineate a spina di pesce sui fianchi della platea. Tra queste gallerie, lontane le une dalle altre, il prato erboso, accoglieva, seppure in piedi, in comoda visività, i molti spettatori in più che qualche volta rasentavano il doppio dei posti a sedere. E lo stesso recinto, tenuto a bella posta basso, per non dar senso di proibizione a nessuno, permetteva di assistere dalla strada e dal bosco allo spettacolo. E con ciò l’incasso non ne ha sofferto se il preventivo è stato superato di varie migliaia di lire. Ma senza tener conto di chi ha veduto lo spettacolo fuori dal recinto, possiamo affermare che non meno di 50.000 spettatori hanno assistito alle sei recite di “Butterfly” e di “Bohème”. […] On.le Direttore, avendo operato in questo modo, crediamo aver fatto buon uso della sovvenzione che ci avete accordata e di avere servito con intelligenza, l’iniziativa del Regime». Visto il grande successo raggiunto, si decise di trasformare il teatro in una struttura stabile e dedicarlo a Giacomo Puccini: venne inaugurato nel 1942. Tuttavia la sua fortuna fu breve: abbandonato a se stesso, diventò dopo la guerra un cinema e nel 1962 fu demolito. Sempre negli anni Trenta fecero la loro comparsa le strutture in muratura, con concessioni di tipo precario, rilasciate dal Comune di anno in anno. Le prime notizie su di esse risalgono al 1939. Tra gli anni 1940-1941 vi sono numerose richieste di concessioni per «il noleggio dei cicli», che da lì a poco, scoppiando la guerra, visto che l’attività turistica si fermò quasi del tutto. Viareggio è sconvolta dai bombardamenti, parte della città viene

FCRLMAGAZINE 5 |2014


STORIA DI UNA PINETA

evacuata, molti abitanti sono costretti ad andarsene, a fuggire, a lasciare le loro case. Anche la pineta, nello stato di tumulto generale, viene abbandonata a se stessa. I pochi rimasti utilizzano il legno dei pini per scaldarsi; scompaiono dai viali le tipiche venditrici di «filze», si fermano le attività di pattinaggio e di noleggio di biciclette. Solo a partire dal settembre 1944 la popolazione poté rientrare in città, Viareggio riprende faticosamente a vivere, si cerca di ricostruire quello che la guerra ha distrutto e di difendere in qualche modo anche le Pinete, che erano state fin dagli Trenta il simbolo della città. Non a caso nel manifesto pubblicitario degli autoservizi turistici Lazzi, Viareggio viene segnalata con piccoli ombrelloni sotto i grandi alberi della Pineta. Per la manutenzione del cuore verde, il Comune nomina sei guardiaboschi, che vivono direttamente nella pineta. Fioriscono le attività per il turismo e per lo svago: tra le prime, che esistevano già nel 1948, ricordiamo il già citato Gatto Nero, Il Trocadero, La Capannina, Il Pirata, Il Pino sul tetto, la casetta delle guardie, l’Associazione Tempo Libero. Tra gli anni 1947 e 1955 le concessioni per aprire locali in pineta si susseguono a dismisura; a queste si aggiungono i tipici venditori di «duri di menta e croccanti» e di cocomeri e, per i più piccoli, il famoso Teatro dei Burattini, che però rimarrà sempre una soluzione stagionale, nonostante i tentativi del proprietario di trasformarlo in una costruzione stabile. Velocemente approdiamo agli anni Cinquanta: proprio nel momento in cui è stato raggiunto un numero altissimo di concessioni per costruire in Pineta, ecco che essa inizia a costituire un problema per il Comune, ormai poco redditizia, con le rendite delle concessioni che non bastano per coprire le spese legate al suo mantenimento. Il degrado della Pineta parte da qua e lentamente e inesorabilmente si trascina fino ai giorni nostri, mostrandosi di anno in anno sempre peggiorata. Basti dire che già negli anni Sessanta, a seguito dell’omicidio Lavorini, articoli, fotografie e polemiche denuncia-

FCRLMAGAZINE 5 |2014

vano lo stato di semi abbandono. Con aree pulite in prossimità dei noleggi di grilli, carrozzelle e biciclette che anche allora si alternavano a lunghi pezzi di bosco, incolto e trascurato, dato in pasto ai rovi. ANNO 2014. INIZIA IL RECUPERO DELLA PINETA DI VIAREGGIO

È il primo lunedì d’agosto di un’estate che stenta a decollare. Su due lati della Pineta di Ponente operai a lavoro hanno appena dato il via all’interno di restauro e valorizzazione del polmone verde viareggino. Presente, tra i vari studiosi che compongono il tavolo tecnico per seguire l’intera opera, anche l’assessore comunale al decoro e al verde pubblico, Giorgio Fruzza. Per velocizzare le operazioni ed evitare la sovrapposizione di più imprese sullo stesso cantiere, l’area è stata suddivisa in quattro lotti. Due quelli interessati dai primi interventi: il lotto tre, compreso tra via Vespucci, via Marco Polo e via Zara per un’estensione di 1430 metri, affidato alla Cooperativa Poz-

15


FCRL VIAREGGIO

zuolo; il lotto quattro, via Capponi, per circa 1540 metri, eseguito dalla Società Cooperativa Agricola La Versiliana. “In entrambe le zone – spiega l’assessore Fruzza – sono stati effettuati lavori preliminari necessari per una preventiva messa in sicurezza del parco: sfoltitura delle chiome degli alberi che interferiscono con le piste ciclo pedonali, rimondatura ed eliminazione dei rami pericolanti dei pini, abbattimento degli alberi infestanti a ridosso dei marciapiedi, rimozione delle ceppaie di alberi già abbattuti, rimozione dei fusti degli alberi caduti e delle staccionate fatiscenti, ripulitura generale dei rami spezzati, laterizi, rifiuti, rastrelliere delle biciclette e, infine, potatura delle siepi. Interventi ‘leggeri’ nel rispetto della stagione balneare, che anticipano quelli cosiddetti ‘strutturali’, decisamente più invasivi». A seguire, quindi, è la volta del lotto uno (via Buonarroti: 1540 metri), e del lotto due (via Fratti: 1540 metri). IL PROTOCOLLO D’INTESA Alla fine di marzo la firma del protocollo d’intesa tra Comune di Viareggio e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca metteva nero su bianco impegni, cifre e tempi. «Si tratta di un’operazione che vede ente pubblico ed ente privato fare sistema – commenta il presidente della Fondazione Crl, Arturo Lattanzi – In questo senso, il nostro non è un ruolo di supplenza a compiti propri degli enti locali, ma rappresenta una forma di collaborazione ad alto livello, per fornire risposte adeguate alle attese della comunità». Uno l’obiettivo: riportare la Pineta di Ponente alla sua originale bellezza. Luogo simbolo di migliaia di persone, il parco urbano per eccellenza incastonato tra la Passeggiata a mare e il centro storico della città, amato e respirato fin dalla nascita da generazioni di viareggini, che dalle finestre del ‘Tabarracci’ scorgevano i viali alberati e le chiome profumate dei pini secolari. Molti di quegli alberi oggi hanno bisogno di essere ripuliti, sfrondati, sistemati e curati. Così come i cespugli sporchi e scomposti, i percorsi dissestati, l’illuminazione che stenta a filtrare, i fossi sporchi e incapaci di drenare l’acqua piovana, le

16

FCRLMAGAZINE 5 |2014


STORIA DI UNA PINETA

FCRLMAGAZINE 5 |2014

17


FCRL VIAREGGIO

panchine divelte o pericolanti. Ecco perché il recupero, il mantenimento e la valorizzazione della pineta rientrano tra i progetti strategici (di durata triennale, 2014-2016) della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, concordati con l’Amministrazione Comunale, che vedono nella messa a nuovo del parco una delle priorità per lo sviluppo di tutto il territorio. L’intento, dunque, è quello di restituire ai viareggini e ai molti visitatori della città un luogo storico e di aggregazione sociale. I LAVORI «I lavori per la pineta di Viareggio – spiega il responsabile tecnico della Fondazione CRL, Franco Mungai -– riguarderanno la riqualificazione ambientale del parco, delle sue funzioni attuali (culturali, sportive, ludicoricreative); l’implementazione delle rete pubblica di illuminazione e dei servizi; la realizzazione di impianti di sorveglianza; la sistemazione degli accessi, dei bordi, degli attraversamenti e dei percorsi interni di mobilità; la regimazione dei fossi delle acque superficiali; l’installazione di nuovi elementi di arredo urbano e la manutenzione e valorizzazione degli edifici». In seguito alla stipula del protocollo d’intesa è stato incaricato come progettista e direttore dei lavori il dottor agronomo Francesco Lunardini. L’amministrazione comunale ha richiesto anche il conferimento dell’incarico al Dipartimento di Ingegneria dell’energia, dei si-

18

stemi, del territorio e delle costruzioni dell’Università di Pisa per lo studio e la supervisione delle fasi progettuali previste per la riqualificazione vegetale e paesaggistico-architettonica della pineta. Gli aspetti tecnico-scientifici del progetto saranno curati, per il Dipartimento, dal dottor Fabrizio Cinelli. Il tutto con la piena collaborazione dell’Ufficio Tecnico del Verde Pubblico comunale, dell’ingegnere Riccardo Raffaelli e dell’architetto Giovanni Mugnani. IL FINANZIAMENTO Un milione e mezzo i fondi necessari, interamente stanziati dall’Ente presieduto da Arturo Lattanzi: 250mila euro nel 2014; 250mila nel 2015; un milione nel 2016. PINETA DI VIAREGGIO. POST SCRIPTUM

La pineta è un’allucinazione di luce, Viareggio è una città di luce. Mescolata, intrisa di atmosfere avvolte nella nebbia e nel mistero. C’è un angolo dove Percy Bysshe Shelley fu cremato, il cuore intatto… chissà… E una pineta nella quale il profumo resinoso dei pini e dei ginepri, il canto ipnotico delle cicale deforma anche la luce, ti ipnotizza. Viene in mente il caso del povero Ermanno Lavorini, il corpicino abbandonato sotto un velo di sabbia battuto dal maestrale. Il mare che porta odori, la luna gialla, il sussurro di brezze notturne, rumori misteriosi in mezzo ai pini che risplendono di luce d’argento e storie raccontate un po’ per scherzo e un po’ credendoci. È la storia di Viareggio («Medusa» per Mario Tobino) e soprattutto dei dintorni boscosi e paludosi, che smette di essere città di donne brune e dolci di salmastro e marinai bruciati dal sole, città di creme solari e salvagenti colorati, e che intreccia il quotidiano di apparente banalità con crimini veri o immaginati. Storie inquietanti e magiche. Poi giugno 2009, due boati notturni contro le finestre, le porte. Qualcuno si incuriosisce e scende in strada, si pensa a qualche brutta storia consumata in Pineta. Ma il rumore è più lontano, il via vai si muove in senso opposto, forse la Stazione. Qualcun altro invece, si affaccia alla finestra, ma non vede niente e torna a dormire, e la mattina scopre le nostre

Twin Towers. Perché così è percepita a Viareggio la strage del 29 giugno. Il conto dei morti, i pensieri, la mappatura mentale di amici e parenti. Il gas che si riversa oltre i muretti, invade quelle strade, defluisce sotto le porte. Qualcuno ha capito, è corso verso l’alto, sui tetti, o via, verso la vecchia Aurelia, le piante dei piedi ustionate, le scarpe, o le infradito di quelle tiepide notti incollate all’asfalto in fiamme, e gli altri, che non sono riusciti, i bambini, l’anziano con la badante, il fornaio scomparso, disgregato, andava al lavoro, l’appassionato motociclista liquefatto con il suo cane. Nessun indagato, ma questa è un’altra storia. Ci sono i morti sparati e ci sono i morti di agonie strane, atroci, come se a commettere i fatti fossero fantasmi che non lasciano tracce. Cos’è? Più follia e disattenzione criminale che disagio sociale, ma l’alone di mistero, affascinante mistero a volte, angoscioso mistero altre, è un qualcosa che si ritrova solo qua, a Viareggio. Nella bellezza luminosa dell’anima di una città che ti prende dentro e ti toglie il fiato. Nella complessità del genio creativo, che ha lasciato liberi l’estro di Giacomo Puccini, la raffinatezza di Moses Levy, l’avanguardia di Lorenzo Viani, l’acutezza di Mario Tobino o la meraviglia di Mario Monicelli. È il genius loci di quella zona in penombra che anima e nutre il serbatoio immaginifico di tanti contemporanei artisti italiani.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


I quattrocento

V

iareggio viene da lontanissimo. Nel dodicesimo secolo, in quella zona contesa tra lucchesi, fiorentini, genovesi e pisani, a salvaguardia di un qualche interesse si costruì una torre, una difesa. La torre si ergeva in mezzo alla palude; le dune dalla parte del mare, a ogni sconquassata di libeccio, mutavano la posizione del piccolo dorso come pecore che trotterellano qua e là impaurite. Per ogni raggio piccoli canali, fossi, acquitrinio. Intorno alla torre su radunarono in alcune capanne, che presto si trasformarono in casolari, delle persone che non avevano trovato ospitalità da altre parti. Erano quattrocento e per secoli rimasero dello stesso numero. I primi viareggini furono loro, e si attaccarono a quel suolo. La storia di Viareggio per secoli è stata di quattrocento. Vivevano di una pesca rudimentale, fatta con barche leggere, reti tessute in casa dalle donne; vivevano coltivando quella terra tempestata di malaria, coltivando tra l’una e l’altra pozza un moggio di grano, i frutti dell’orto. La furia del libeccio si alternava al silenzio dei numerosi giorni sereni. Quattrocento i primi viareggini. Per sei secoli furono unici spettatori dello scintillante sole dell’estate, della primavera molle di sensualità, di sogni impossibili, di inverni dove i suoni si facevano puri quali il metallo, rarefatto dal tempo, colpito da una perla. Godettero di una felicità così possente che non se ne andarono mai, dal padre, al figlio, al nipote e così a correre per secoli, il mare generoso protettore che ogni anno, ritirandosi di numerosi

Mario Tobino

metri, aumentava il loro territorio. Arrivavano le Pasque, i Natali, i Primi dell’anno e sempre quei quattrocento viareggini sulla riviera a trastullare la fantasia; la legge quella del cuore, della natura, la polizia ignorata, la carcere non concepita, unico vero nemico la zanzara che inietta la febbre, la quale addensa i sogni di un acuto fervore. Per sei secoli tra loro se ne stanno e a ogni generazione più arditi su quelle barchette; il vecchio aggiunge un consiglio derivato dalle esperienze, e ci si avventura un poco più in là, si conosce meglio la bolina, il lasco, quali le giuste chiglie per quella spiaggia. Vivevano come in un’isola. Nasce di lì, da quel nucleo, da secoli felici, la dolce anarchia. Nelle storie delle città vicine, Pisa, Lucca, Firenze, Pistoia, Siena, Prato, non vedo che tradimenti, brama di denaro, superbia, uccisioni, esilio dei più grandi cittadini. A Viareggio vissero puri per secoli. E a testimonianza che quei quattrocento non erano degli ottusi o dei bruti, fecero una chiesetta, una capanna, ma quanto graziosa, linda di rosarii, di pure tramontane, la Santissima Annunziata, che c’è ancora, sotto il cavalcavia, nascosta da cento anonimi muri, un fiore solitario, nato tra le dune, e come doveva essere bella quando l’alba era appena sorta in quella limpidezza di spiaggia, le onde la lambivano. I viareggini furono quattrocento, liberi, anarchici, ignoti, fanciulli. La Santissima Annunziata se la costruirono con i pesci, ogni grano di calce era perché il Signore ne aveva attaccato uno all’amo, ogni mattone perché ne aveva condotto nella rete una piccola frotta.

dal libro di Mario Tobino, Sulla spiaggia e al di là del molo, Mondadori, 1966

FCRLMAGAZINE 5 |2014

19


FCRL LE MURA

MURA: LAVORI

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IN CORSO Seconda giovinezza per le Mura di Lucca

È

un abbraccio che dura 500 anni. Una collana fiorita e alberata che agghinda Lucca come un grande parco urbano ad anello, lungo più di quattro chilometri. Eccole le Mura, leggendarie, poderose, imponenti. Simbolo della riservatezza dei suoi abitanti, il sistema fortificato che si è mantenuto integro sino ad oggi si presenta come un grande palcoscenico a cielo aperto. Il 25 settembre 1513 la Repubblica lucchese emanò un decreto che vietava qualsiasi costruzione intorno alla cinta difensiva, per mantenere l’indipendenza e dissuadere i nemici da assedi. Una colossale fortificazione militare che però, cosa singolarissima, non servì a nulla. Nessun assedio scalfì mai le Mura di Lucca e nessun fiorentino in armi osò avvicinarsi alle sue cortine, pur essendo il confine del Granducato solamente a una ventina di chilometri dalla città. L’unica occasione in cui le muraglie furono messe a dura prova fu durante l’alluvione del Serchio del 18 novembre 1812. In quel frangente – dopo aver sprangate le porte cittadine con materassi e pagliericci – i bastioni salvaguardarono l’abitato dall’unico assedio subito, quello dell’acqua. Nel 1799 la Repubblica Lucchese cessò di esistere ed Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, divenne la signora della città, lasciando un segno perenne del suo governo proprio lungo le mura. La sovrana ordinò infatti che si aprisse una nuova porta, la Porta Elisa, proprio nel lato simbolicamente più fortificato delle mura, il lato est, verso la tanto temuta Firenze. A Elisa successero sul trono di Lucca i Borboni e a loro va il merito di aver pensato

FCRLMAGAZINE 5|2014

di trasformare le ‘inutili’ mura di Lucca in una splendida passeggiata alberata. Oggi si fa il cosiddetto ‘giro di Mura’ per correre o passeggiare. Ci si sofferma per una pausa relax, si portano i bambini a giocare nelle aree attrezzate o si sosta sulle panchine per leggere o ascoltare musica. Senza tempo. Perché a Lucca non si corre e ci si riappropria di una dimensione ormai perduta. Da qualsiasi parte si arrivi, da qualunque parte le si guardi, loro sono lì. Statuarie ad accoglierti e a sorprenderti. Lo sanno bene i lucchesi, lo sperimentano i turisti, che camminando sui viali della Circonvallazione, appena usciti dall’autostrada, non sempre riescono a capacitarsi di tanta bellezza. Con l’entusiasmo che si rinnova più forte, inchiodandoti stordito di fronte ai bastioni che affondano nell’erba verde degli spalti. Impossibile non prendersele a cuore. Impossibile non conservarle. Lo ha capito bene la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che, in occasione delle prime cinquecento candeline, ha deciso di stanziare, su indicazione del Comune di Lucca, sette milioni di euro per rimettere a nuovo il monumento più importante della città. Prima la riduzione dell’asfalto in un tratto di passeggiata e la sostituzione dell’illuminazione, poi Porta Elisa, la Casa del Boia, la Casermetta del Salvatore e la Casermetta San Pietro. Interventi previsti nel progetto di riqualificazione e valorizzazione dell’arborato cerchio, a cui si sono aggiunti, da pochi mesi, i lavori sui paramenti. Per l’eliminazione della vegetazione che negli anni ha ricoperto le facciate esterne delle Mura, oscurando la bellezza originaria.

21


Le Mura: il giardino della città. È cominciata la pulizia dei paramenti

L

a Soprintendenza ha autorizzato il restauro del paramento murario e i lavori, affidati alla ditta Graziano Nottoli, sono già partiti nei mesi scorsi, conseguendo ottimi risultati. Il primo tratto interessato, compreso fra il Baluardo San Paolino e il Baluardo Santa Maria, è già tornato all’antico splendore. Una parete di circa 800 metri, alta 12, fra il Caffè delle Mura, il Campo ex Balilla e il bastione che si erge all’estremità sud-occidentale della cerchia muraria; un decimo dell’intero perimetro, che presenta caratteristiche di degrado di media entità, nonostante la presenza del fosso che scorre proprio a contatto con il basamento, presentando dunque problemi ulteriori. Un progetto messo a punto dal prof. Paolo Tomei dell’Università di Pisa, dalla professoressa Giulia Caneva dell’Università di Roma 3, e dai loro collaboratori, nonché dall’architetto Giovanni Musetti. Un gruppo di esperti coordinato dall’ingegner Francesco Cecati della Soprintendenza, che esercita l’alta sorveglianza sui lavori, realizzati direttamente dalla Fondazione Cassa, sotto il coordinamento del responsabile tecnico, Franco Mungai. «Questo progetto – spiega l’ingegner Francesco Cecati della Soprintendenza – oltre che sulla classificazione puntuale di tutte le specie botaniche presenti sulle Mura Urbane, si fonda sui risultati di un convegno altamente specialistico che si tenne nei primi anni Duemila a Villa Bottini e si presenta oggi come un vero e proprio ‘manuale’ o protocollo di manutenzione, che negli anni a venire mi auspico venga adottato dall’Opera delle Mura o da altre strutture che dovranno finalmente occuparsi della manutenzione ordinaria del nostro Parco urbano. E sì – aggiunge Cecati – perché dobbiamo davvero considerare le Mura come il giardino della città. Un ecosistema complesso, ma, nel suo insieme, pur sempre un giardino, e come tale va mantenuto in ordine, tutti i giorni. Non com’è avvenuto finora: l’ultima grande opera di pulizia dei paramenti è stata realizzata nel 1984. Non possiamo aspettare altri trent’anni».

FCRLMAGAZINE 5 |2014

23


FCRL LE MURA

L’esperimento è andato a buon fine «Considerando che l’intervento è stato diretto contro specie che presentano un netto ritmo biologico stagionale – spiega Cecati – la primavera e l’inizio dell’estate sono stati individuati come i periodi migliori. Considerando inoltre che si sono dovuti effettuare trattamenti all’aperto abbiamo cercato di scegliere un periodo che potesse evitare condizioni meteorologiche sfavorevoli, come vento, pioggia o temperature troppo alte. Le intense e prolungate piogge di luglio hanno in parte frenato i ritmi del cantiere, ma l’iter è stato positivo». La sperimentazione – che si è concentrata su 59 piante, su un totale di ben 128 censite sull’intera cerchia muraria – ha portato a un ottimo risultato. Visibile a occhio nudo.

24

La vegetazione Le specie botaniche fino ad oggi individuate sui paramenti delle mura urbane sono 128. Fra queste sono presenti alberi o arbusti, piante ed erbe perenni ed erbe annuali. In diversi casi si tratta di piante con apparato radicale robusto o rampicanti che, generalmente, costituiscono elementi disgregatori di costruzioni in mattoni o in pietra come le Mura di Lucca. Nel tratto compreso fra il Baluardo San Paolino ed il Baluardo Santa Maria, oggetto di questo primo intervento, non sono presenti tutte queste specie, ma possono aggiungersene altre, di minore impatto. Tutte le piante sono state prima devitalizzate con specifici trattamenti e, una volta morte, asportate.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LE MURA: IL GIARDINO DELLA CITTÀ. È COMINCIATA LA PULIZIA DEI PARAMENTI

Diserbo chimico e interventi manuali Come spiega ancora l’ingegner Cecati, i trattamenti eseguiti con sostanze chimiche – sempre accoppiati a interventi manuali – sono di norma preferibili a quelli meccanici per motivi di maggiore efficacia e minor rischio di lesioni al substrato. A parte il caso di poche specie, la semplice asportazione meccanica non risulta efficace, a meno di non poter rimuovere in maniera pressoché completa gli apparati radicali dai quali si potrebbe rapidamente innescare una ricrescita della specie indesiderata. Inoltre, l’asportazione diretta di piante ancora vitali, soprattutto se queste possiedono radici profonde, può danneggiare i mattoni secolari. Qualora la crescita

FCRLMAGAZINE 5 |2014

degli apparati radicali abbia sconnesso le strutture murarie compenetrandole profondamente, vanno programmati contemporaneamente interventi di consolidamento, poiché in questo stadio le piante stesse, seppure siano un elemento di procurato danno, rappresentano, quasi paradossalmente, anche un elemento di coesione strutturale. «Salvate i capperi» L’intervento, per lo meno in questa prima fase, non dovrà essere effettuato sul cappero perché è una specie particolarmente significativa dal punto di vista paesaggistico: tutte le strutture murarie antiche generalmente sono più o meno colonizzate anche da cappero, che non viene percepita come ‘erbaccia’ dai visitatori, non

25


FCRL LE MURA

fosse altro che per la splendida fioritura. «Naturalmente – conclude Cecati – anche se alcune piante, poste in posizioni idonee, possono procurare un effetto positivo legato alla concezione romantica delle ‘rovine’, la loro eccessiva presenza può creare gli stessi problemi delle altre specie». Buchi, mattoni e pietre Una parte del restauro riguarda anche la sostituzione dei caduti o rotti: ‘buchi’ che danno una brutta impressione del paramento. Ma non ci saranno toppe o tasselli, la sostituzione avverrà con i mattoni originali delle Mura, tolti dalla parte più alta, appena sotto lo strato d’erba al culmine del paramento. Nella stessa parte alta, inoltre, saranno utilizzati antichi mattoni recuperati da altri edifici in rovina, se compatibili, oppure mattoni nuovi ma realizzati appositamente da una fornace, seguendo le misure storiche delle Mura e anche le terre tipiche dei laterizi che furono impiegati all’epoca della costruzione della cinta. Quella della sostituzione dei mattoni, è un’opera paziente e minuziosa. Eppure l’attenzione giustamente richiesta dall’ingegnere Francesco Cecati si è trasformata in autentica passione e impegno per tutti gli addetti ai lavori. Nelle settimane scorse sono state vagliate varie soluzioni: per evitare invasioni di nuovi mattoni, ad esempio, alcuni saranno tagliati in due parti visto che l’obiettivo finale è ricostruire al massimo l’uniformità esterna del paramento. Massima attenzione, infine, anche per le pietre del basamento, nel tratto a contatto con il fossato. Alcune sono scomparse, ecco perché è già partita un’opera di ricerca di nuove pietre di arenaria delle cave di Santa Maria del Giudice o di Guamo.

26

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LE MURA: IL GIARDINO DELLA CITTÀ. È COMINCIATA LA PULIZIA DEI PARAMENTI

Campionatura delle specie botaniche individuate sui paramenti

FCRLMAGAZINE 5 |2014

27


FCRL LE MURA

28

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LE MURA: IL GIARDINO DELLA CITTÀ. È COMINCIATA LA PULIZIA DEI PARAMENTI

FCRLMAGAZINE 5 |2014

29


FCRL LE MURA

Le Mura tornano a nuova vita

C

asa del Boia Il restauro della Casa del Boia per Lucca è un avvenimento. Con quel nome tenebroso che ha sempre incuriosito grandi e piccoli, con storie e leggende che si sono rincorse per decenni, alimentando paure, aneddoti e misteri, l’edificio ha rappresentato un punto di riferimento per la città. Così, dopo anni di degrado, è stato scelto il giorno di San Paolino come data simbolica per riconsegnare idealmente ai lucchesi l’antica struttura, una delle numerose che costellano la fortificazione muraria, l’opera più grande mai costruita nella città, alta 12 metri, lunga quattro chilometri e duecento e costituita da undici baluardi diversi tra loro per forma e dimensione. La riapertura si è tra-

30

sformata in una vera e propria giornata di festa, con saluti delle autorità, relazioni e video esplicativi e con i gruppi storici cittadini, in costume, che hanno fatto da contorno accompagnando l’evento con scenografiche coreografie. Una storia davvero particolare quella dell’ex abitazione – dalla metà del 1800 – del boia della città che, peraltro, non ebbe mai modo di assolvere al suo compito. In origine bastione difensivo delle cosiddette “Mura dei Borghi”, costruite nel Trecento a tutela della parte più nuova del centro, intorno a questa torretta venne eretto, prima del 1524, il Torrione del ‘Bastardo’ che costituisce il basamento dell’attuale struttura. Nel 1570 fu aggiunta una cannoniera, ma il torrione non era ritenuto sufficiente per la difesa e così fu edi-

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LE MURA TORNANO A NUOVA VITA

ficato il vicino baluardo del Salvatore. La casa fu assegnata attorno al 1825 a Tommaso Jona, 52 anni d’età, che faceva l’aiuto boia a Roma. Perché ci fu l’esigenza di far arrivare a Lucca una figura così temuta? Il motivo va ricercato direttamente nelle leggi e nelle vicessitudini dell’epoca. Il Codice Napoleonico aveva infatti inasprito le pene e il costo del boia preso in prestito da Pisa, come veniva fatto fino a quel momento, lievitò. Fu così ordinata una ghigliottina a Firenze, senza però che si trovasse un lucchese disposto a manovrarla. Da qui la chiamata di Jona che venne ospitato sulle Mura. In realtà l’unica condanna prevista, nel 1831, fu annullata. E quando nel 1845 furono fissate cinque esecuzioni contemporanee, Jona, troppo vec-

FCRLMAGAZINE 5 |2014

31


FCRL LE MURA

chio, diede le dimissioni e, in sua sostituzione, arrivò un altro boia da Parma. Nel 1847, infine, Lucca finisce sotto i Lorena: la ghigliottina fu abolita, bruciata e la lama gettata in mare a Viareggio. E da quel momento la Casa del Boia ha vissuto un lento e inesorabile declino, da cui è uscita solo oggi con il restauro e la destinazione a centro multimediale per la Via Francigena. I lavori sono iniziati a maggio dello scorso anno e sono continuati in modo serrato per poco più di dodici mesi. Interventi che hanno consentito di ripristinare la consistenza statica dell’edificio, che versava in precarie condizioni tanto da essere transennato perché in parte crollato. Muri e pareti esterne sono stati restaurati minuziosamente, insieme a portali e arcate in pietra, utilizzando i vecchi mattoni; completamente sostituiti i solai marciti e usurati dal tempo. Notevoli le particolarità architettoniche della Casa che esprime il massimo del suo splendore con il suggestivo locale a volte all’interno del torrione. Una grande galleria sotterranea, armonica nella sua imponenza grazie alle arcate che segnano perimetri e confini, creando continui giochi di forme. Il colpo d’occhio, entrando da via dei Bacchettoni, è immediato: il pilastro che regge il bastione è stato riportato alla quota originale, dopo l’eliminazione dei sedimenti che avevano innalzato il piano di oltre cinquanta metri. La corticella sulla destra, prima coperta di terra, ospiterà il book-shop e la biglietteria. Si sale al piano superiore passando da una scala in pietra grigia di Castelnuovo, oppure dall’ascensore – molto utile per anziani, disabili e persone con problemi di deambulazione – collegato con la passerella aerea a ferro di cavallo in asfalto natura, punto di accesso privilegiato per la passeggiata delle Mura. Listoni di legno compongono la pavimentazione di entrambi i piani, mentre una speciale graniglia simile alla terra battuta tiene unita la parte interrata. Ricollocate le antiche pietre, con l’aggiunta di altre di fiume nella zona anteriore esterna, che è stata anche oggetto di un’attenta opera di impermeabilizzazione per evitare infiltrazioni interne. Non ci sono più le grate che coprivano i quattro pozzi – sui quali, raccontavano erroneamente i nonni, il boia faceva appoggiare il capo dei condannati per poi tagliarlo di netto –, al loro posto lamiere dotate di prese d’aria. L’intera struttura, infine, è stata completata con un adeguamento dal punto di vista sismico ed energetico, essendo dotata di un impianto geotermico di ultima generazione capace di ottimizzare il consumo di energia, in inverno e in estate.

32

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LE MURA TORNANO A NUOVA VITA

Casermetta del Salvatore (o ex Canile) Si è provveduto al rifacimento perimetrale del selciato, con il ripristino del marciapiede lastronato in pietra a ridosso dell’edificio che poi è stato livellato e dotato di tombini per allontanare l’acqua piovana. Rifatti i cablaggi per il collegamento elettrico e, d’accordo con la Sovrintendenza, eliminati i quattro lucernari sul tetto, che è stato reintegrato nelle parti mancanti e deteriorate, prima dell’applicazione di nuove canale e di una guaina protettiva, sulla quale sono state ricollocate le tegole. Ricostruito il soffitto interno con travi e mezzane in legno e sostituiti portoni e finestre ormai irrecuperabili, mentre per i pavimenti la scelta è caduta sul coccio pesto, particolare graniglia di mattoni impastata e levigata. L’intera strut-

FCRLMAGAZINE 5 |2014

tura è stata infine dotata di una controparete per isolarla da rovinose infiltrazioni e sarà protetta da telecamere. La destinazione dell’edificio – che si distribuisce su due piani di 220 metri quadri ciascuno – è di carattere ludicosportivo, fruibile da chiunque, ma pensato soprattutto per gli appassionati di footing che ogni giorno corrono lungo le Mura. I quali, con un piccolo contributo, potranno usufruire di docce (due per uomini e tre per donne) e spogliatoi, collocati al piano interrato, cui si accede da una scala a chiocciola con vista su magnifici elementi architettonici tornati al loro splendore. I servizi igienici, invece, saranno gratuiti per tutti. Le chiavi di docce e stipetti verranno consegnate al punto accoglienza all’ingresso che sarà dotato di bar-ristoro.

33


FCRL LE MURA

Casermetta San Pietro

Casermetta San Pietro Lavori in corso alla Casermetta sede dell’Associazione dei Balestrieri di Lucca (di fronte al Villaggio del Fanciullo). La struttura è stata completamente sventrata, nel frattempo si sta provvedendo al ripristino della pavimentazione in cotto che prima presentava pericolosi avvallamenti. Quindi rifacimento del tetto, ripristino degli intonaci e miglioramento statico.

Scesa San Colombano

Biglietteria dell’Orto Botanico

34

Interventi vari Nella zona est, compresa tra il baluardo del Salvatore e il Caffè delle Mura, sono stati sostituiti circa sessanta lampioni a sfera con altrettante eleganti lanterne a led per risparmio energetico, sostenute da basamenti in ghisa. Nel tratto compreso tra il baluardo Cairoli e il Caffè delle Mura, invece, è stato sostituito il vecchio asfalto con quello natura. Completamente risistemato e livellato il poggio lungo la cortina, dal baluardo del Salvatore a Porta Elisa, soggetto poi a un’operazione di idrosemina dell’erba, utilizzando la tecnica a getto, con l’ausilio di uno speciale collante per non disperdere i semi. Stesso procedimento anche per la scarpata della discesa verso via dei Bacchettoni.

Scesa San Regolo

FCRLMAGAZINE 5 |2014


La Casa del Boia e la casermetta del Salvatore

L

a Casa del Boia è un edificio a più piani, costruito in corrispondenza del cinquecentesco torrione del ‘Bastardo’ e deve il suo nome piuttosto sinistro al fatto di essere stato adibito a partire dal 1825 ad abitazione per l’addetto alle esecuzioni capitali, che per questo suo lugubre incarico incontrava difficoltà a trovare alloggio in Lucca. Le occasioni in cui il boia fu chiamato a svolgere il suo incarico furono molto rare e passarono anche anni senza che la ghigliottina, introdotta a Lucca con il codice napoleonico, venisse fatta funzionare. E così il boia lucchese trascorse inoperoso gran parte del suo tempo ed invecchiò senza poter esercitare il suo officio. Questa occasione gli si presentò nel 1845 quando sotto l’accusa di furti, violenze e ruberie nelle chiese, nonostante la

Roberta Martinelli difesa svolta dall’illustre avvocato lucchese Francesco Carrara, cinque uomini della banda ‘Barbanera’ furono condannati all’esecuzione capitale. Ma il boia era ormai talmente malmesso che per mettere in funzione la ghigliottina le autorità ricorsero ad un sostituto che giunse da Parma portando tre figli come assistenti. Due anni più tardi il Ducato cessò di esistere perché inglobato nel Granducato di Toscana, dove la pena di morte era stata abolita il 30 novembre del 1786 da Pietro Leopoldo; Lucca non ebbe dunque più necessità di un esecutore di pene capitali e la casa sulle mura venne liberata da quell’incombenza, mantenendo il triste nome che, passato di bocca in bocca, è arrivato sino a noi.

Anche il piccolo edificio posto al centro del limitrofo baluardo del Salvatore faceva parte dell’organizzazione difensiva organizzata nel Cinquecento dalla città, come ricovero per soldati, munizioni, ed arnesi di vario genere. Ogni baluardo disponeva di un edificio di questo tipo che poteva essere variamente collocato al centro, come nel Salvatore, o ai margini come in molti altri casi. Erano chiamati ‘casermette’, nome che hanno conservato ancora oggi, adottando il nome del baluardo nel quale sono collocate. Fornite di un modesto arsenale utile per fronteggiare minacce e pericoli, ospitavano i soldati in sosta, che si davano il cambio secondo i turni e adoperavano un’attrezzatura ridotta all’essenziale: sicuramente al loro interno si trovavano un caminetto, dei pancacci e altre suppellettili.

Lo scritto è tratto dal libro dell’autrice lucchese, Lucca e le sue Mura, edito dalla PubliEd nel 2013.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

35


FCRL BADIA POZZEVERI

BADIA

FCRLMAGAZINE 5 |2014


POZZEVERI Il cimitero millenario tornato alla luce tra scavi e misteri

I

primi resti sono venuti alla luce nel luglio 2011, quando gli studenti della divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, diretta dal professor Gino Fornaciari, hanno iniziato la campagna di scavi intorno all’Abbazia di Badia Pozzeveri, rinvenendo le tracce di un cimitero risalente alla prima metà del XIV secolo. La campagna archeologica è proseguita con gli studenti della divisione di Paleotologia del Dipartimento di Antropologia della Ohio State University. Agli studenti americani sono quindi subentrati gli iscritti alla sesta edizione del Master in Bioarcheologia, Paleopatologia e Antropologia Forense organizzato dalle Università di Pisa, Bologna e Statale di Milano. Adesso, dopo la ribalta mondiale di «Science», considerata la più prestigiosa rivista scientifica al mondo, edita dall’American Association for the Advancement of Science, i reperti dell’antica abbazia di Badia Pozzeveri sono stati protagonisti in prima serata su Rai1 a Superquark, la più seguita trasmissione di divulgazione scientifica italiana condotta da Piero Angela. Trasmissione che ha messo in luce una grande, ulteriore novità: i resti di una chiesa altomedievale, precedente alla grande chiesa abbaziale camaldolese del XII secolo. Una chiesa larga circa 8 metri, con fondazioni murarie in ciottoli che richiamano altri edifici medievali tipici dell’altomedioevo lucchese, che va probabilmente identificata con quella chiesa di San Pietro «ecclesia sancti Petri» nominata dalle fonti per la prima volta nel 1039 e che nel 1056 divenne sede di una canonica istituita dal vescovo lucchese Anselmo I da Baggio, divenuto successivamente papa col nome di Alessandro II. Il progetto di scavo, reso possibile grazie alla collaborazione del Comune di Altopascio, è stato promosso dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Premessa Il territorio lucchese possiede un patrimonio archeologico d’epoca medievale di grande rilievo, in parte conosciuto ed in parte ancora

FCRLMAGAZINE 5 |2014

37


FCRL BADIA POZZEVERI

da scoprire e valorizzare. Il Medioevo ha lasciato un segno indelebile sulla conformazione della rete insediativa attuale composta da nuclei urbani, castelli, villaggi aperti, pievi, chiese e monasteri. Nel paesaggio della Val di Serchio e della Piana Lucchese i resti materiali della storia si sono fossilizzati come aree archeologiche, ma anche come ruderi monumentali o come centri abitati in cui le varie fasi di sviluppo sono ben caratterizzabili. Oggi è necessario trovare un nuovo equilibrio per rendere lo sviluppo contemporaneo compatibile con la conservazione di tali beni, ma soprattutto è necessario creare i presupposti perché la risorsa archeologica divenga motore di crescita per il territorio. L’archeologia, con il suo bagaglio metodologico e informatico, permette di rendere leggibile e fruibile il paesaggio storico, di svelarne il significato agli specialisti ma anche al grande pubblico, oggi più che mai interessato e affascinato dalla conoscenza del passato. In quest’ottica i giacimenti archeologici ed il paesaggio che li circonda dovrebbero essere percepiti come una risorsa capace di innescare attività imprenditoriali compatibili con uno sviluppo sostenibile. La possibilità concreta di effettuare un’indagine di scavo su di un sito complesso, pluristratificato, al centro di un territorio di enorme valore storico-ambientale, è il primo passo verso un cammino di crescita nella direzione auspicata. La vicenda storica ricostruita dalle fonti scritte La prima menzione della località di Pozzeverisi ha nell’anno 952, quando Uberto, margravio di Tuscia e figlio di Ugo di Provenza, concede

38

a Teudimondo Fraolmi «quinque casis set rebus illis massariciis in loco et finibus ubi dicitur Pozeuli», condotte dai massari Flaiperto, Urso, Pietro, Teuzio e Cerbonio. Nel 1039 la località è nuovamente nominata nelle carte lucchesi come un borgo che comprende due edifici ecclesiastici: la chiesa di Santo Stefano «que esse videtur in Burgo de Puctieuli», e la chiesa di San Pietro «prope suprascripto burgo de Puctieuli». Successivamente al 1044 il borgo di Pozzeveri e la chiesa di Santo Stefano non saranno più nominate nelle carte arcivescovili, mentre la chiesa di San Pietro, a partire dal 1056, diventa la sede di una comunità di sacerdoti. La nuova canonica, creata seguendo i dettami della riforma della chiesa che in quegl’anni trovava nei vescovi lucchesi e nella città di Lucca particolare vigore, è la terza ad essere istituita nella diocesi lucchese dopo la canonica di Santa Maria a Monte (1025) e la canonica della cattedrale di San Martino (1048). Già nel 1086 i documenti ci parlano di «ecclesia et monasterium beati sancti Petri apostoli qui est consctructus in loco ubi dicitur Potieule», ed il riconoscimento della trasformazione della canonica in monastero è sancita nel privilegio del pontefice Urbano II del 1° febbraio 1095, con il quale è stabilito pure il diritto di libera sepoltura. A partire dal 1103 fa la sua comparsa un abbas come rettore del monastero, mentre fino ad allora si era sempre trattato di un rector o di un prior; è probabile che questo cambiamento di titolatura coincida con l’ingresso a Pozzeveri dei Camaldolesi di San Romualdo. Nello stesso anno si ha notizia di un ospedale annesso al monastero e retto da un certo Morando, che sottolinea il rapporto strettissimo

dell’istituzione monastica con la viabilità francigena. L’abbazia, riccamente dotata dai nobili porcaresi, suoi giuspatroni, riceve ulteriori donazioni nel corso del XII e XIII secolo ampliando il proprio patrimonio immobiliare. Tra le attività economiche più redditizie dell’ente, insieme ai proventi delle coltivazioni di numerosi appezzamenti di terra situati nella lucchesia orientale, hanno un posto di particolare rilievo le attività molitorie condotta in cinque opifici installati sulla Pescia Minore, a cui vanno aggiunti l’allevamento del bestiame e lo sfruttamento della porzione nord orientale del padule e del lago di Sesto. Dal Libellus extimi lucane diocesis del 1260 l’abbazia di Pozzeveri viene stimata lire 2800 e si colloca, per il patrimonio, fra le istituzioni religiose più ricche della diocesi. Il XIV secolo vede l’area dell’abbazia al centro delle vicende belliche toscane con conseguente danneggiamento del suo territorio e degrado dell’istituzione, che comincia allora la propria decadenza. Nel settembre del 1325 l’abbazia è occupata, insieme ai terreni circostanti, dagli accampamenti dell’esercito fiorentino guidato da Ramondo di Cardona, ed il 22 settembre proprio tra la Badia e Altopascio si svolgono le operazioni militari della celebre battaglia che vide il trionfo di Castruccio. L’abbazia è abbandonata per alcuni decenni dalla comunità di monaci a causa delle guerre continue con Firenze; le rendite sono limitate dalle distruzioni e dai saccheggi che causano lo spopolamento delle terre del monastero. La comunità di monaci si è ormai stabilita a Lucca, nella casa dell’ Abbazia fuori porta San Gervasio. L’ultimo abate, Agostino, resse l’istituzione camaldolese dal 1388 al 1408, ma rimasto senza monaci sembra operare come un qualsiasi abate commendatario fino alla soppressione definitiva dell’ente che, con bolla pontificia del 3 luglio 1408, è unito da papa Gregorio XII al capitolo della cattedrale lucchese. Le emergenze monumentali e le tracce sepolte Il sito di Badia Pozzeveri conserva in elevato le strutture medievali della torre campanaria,

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IL CIMITERO MILLENARIO TORNATO ALLA LUCE TRA SCAVI E MISTERI

fino al terzo superiore, e della chiesa abbaziale (abside, transetto settentrionale e fianco nord). La chiesa e la torre campanaria hanno subito, nel corso del XIX secolo, cospicui interventi di ristrutturazione che ne hanno alterato l’originaria veste romanica, tuttavia, sia la pianta della chiesa, ad unica navata con transetto, che la struttura della porzione inferiore della torre, così come il paramento della tribuna e del transetto della chiesa, risultano ben leggibili. L’abside romanica – realizzata nella porzione inferiore in conci squadrati di verrucano, rifilati a nastrino e spianati a subbia – risulta paragonabile agli esempi migliori del romanico lucchese di XII secolo, e trova i confronti più immediati in alcune fabbriche cittadine quali il San Giusto ed il San Frediano. Il transetto è costruito con una tecnica mista che prevede l’impiego di conci squadrati in verrucano, nei cantonali, e di bozzette di arenaria per i paramenti. La base della torre campanaria, edificata in pietre tagliate e approssimativamente rifilate, murate in corsi irregolari con abbondante impiego di legante, risale probabilmente all’XI secolo, epoca della prima Canonica di Pozzeveri; trova infatti qualche confronto con il campanile del San Cassiano di Controni, della Pieve di San Macario e con il campanile di Sant’Agostino a Lucca. I resti dell’abbazia medievale (refettorio, capitolo, chiostro, ambienti abitativi del monastero) sono completamente sepolti. Dalla presenza comunque di un pozzo, collocato a sud della chiesa e compreso probabilmente nel chiostro del monastero, si può evincere come le strutture abbaziali si sviluppassero a sud dell’edificio sacro. L’area retrostante l’abside della chiesa, così come quella adiacente al fianco nord, dovevano essere in gran parte adibite a spazio cimiteriale. È inoltre estremamente probabile che un muro di cinta cingesse gli spazi monastici. All’esterno dell’abbazia sorgevano probabilmente alcuni nuclei abitati, più volte ricordati nella documentazione scritta, formati da edifici in materiale deperibile e/o in muratura che non hanno lasciato in vista alcuna traccia apprezzabile.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Il ‘paradisino’ Le fasi di scavo hanno portato alla luce svariate fasi sepolcrali comprese tra l’XI e il XIX secolo, tra cui un cimitero del Settecento destinato ai bambini, noto in Toscana come ‘paradisino’, e hanno portato a una scoperta rara e inaspettata: una fossa per la gettata delle campane risalente alla fine del XVIII secolo, in cui sono ancora ben visibili le impronte degli stampi per la fusione del bronzo. Dopo gli scavi condotti da quattordici studenti del master di primo livello in Bioarcheologia, Paleopatologia e Antropologia Forense, organizzato dalle università di Pisa, Milano e Bologna, sono 26 gli studenti americani (laureandi, laureati e dottorandi) provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada che hanno partecipato alla Field School di luglio. Durante il loro soggiorno in Italia sono stati seguiti da un’equipe di archeologi e antropologi, italiani e stranieri, supervisionati dal professor Gino Fornaciari (Università di Pisa) e dal professor Clark Spencer Larsen (Ohio State University). All’attività sul campo, distribuita in quattro aree di scavo di circa 70 mq ciascuna, sono stati affiancati tre laboratori distinti a cui hanno preso parte tutti gli studenti. Una collaborazione col dipartimento di Scienze della Terra (Adriano Ribolini e Monica Bini) ha permesso di affrontare la lettura, con metodi non invasivi (georadar), del deposito archeologico. Le tombe più antiche sono emerse nell’area a contatto con l’abside e con il transetto nord. È stato nella porzione est dell’area, vicino al campanile, che è stato individuato il cimitero destinato ai bambini, che ha restituito diverse inumazioni infantili ben conservate di fine Settecento. Al di sotto delle tombe infantili sono

emersi dei tagli allungati, riempiti da abbondanti strati di calce, che preannunciano la presenza di sepolture «da catastrofe» dovute ad episodi di morte collettiva. Nell’area di fronte alla facciata è stata inoltre scavata una tomba di famiglia risalente al XII-XIII secolo, probabilmente destinato a i membri di una famiglia di ricchi laici, benemeriti nei confronti dell’Abbazia di San Pietro. Infine, l’area di scavo a nord della chiesa ha permesso di individuare i resti di un loggiato del XIII secolo che si impostava a ridosso del chiostro dell’abbazia e che è stato abbandonato nella seconda metà del XV secolo. Attraverso la redazione di un diario giornaliero italiano/inglese sul sito www.paleopatologia.it è stato possibile promuovere la conoscenza archeologica del sito, e informare giorno dopo giorno gli interessati delle scoperte effettuate. Numerosi visitatori hanno poi potuto assistere direttamente agli scavi in corso, dal momento che è stato allestito in loco un percorso di visita attrezzato. L’abbazia di Pozzeveri si trova infatti sul tracciato principale della via Francigena, l’arteria medievale che collegava il nord Europa a Roma, riscoperta negli ultimi anni da un numero sempre crescente di camminatori e pellegrini. Le informazioni sono tratte dal portale italiano di Paleopatologia, www.paleopatologia.it, realizzato dal Dipartimento di Oncologia, dei Trapianti e delle Nuove Tecnologie in Medicina dell’Università di Pisa.

39


FCRL VIA FRANCIGENA

FRANCIGENA:

FCRLMAGAZINE 5 |2014


UN PROGETTO Lucca, stazione di sosta multimediale della Via Francigena Francesca Velani

U

n verdeggiante viale alberato; la Chassée Brunehaut, strada lastricata che attraversa un’inalterata, smisurata e silenziosa pianura agricola del Nord della Francia; una pieve di montagna, luogo di sosta per una preghiera e per ripararsi dalle intemperie; le strade bianche della Val d’Orcia dove contadini operosi mietono il grano con antichi strumenti accompagnandosi con canti popolari; il mare, che inonda il cammino d’improvviso, montando tra le guglie della Lunigiana; e finalmente … Lucca, la città cintata, adagiata in mezzo alla sua valle, serena ma vigile, che attende uno dopo l’altro i pellegrini in viaggio per la grande Roma.

È un quadro a tinte forti quello della Via Francigena, che regala emozioni, stimola il senso di appartenenza, la voglia di conoscere, il desiderio di incontrare, di assaggiare. Luoghi, gente, storie, terra, tutto si mescola durante il cammino.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

41


FCRL VIA FRANCIGENA

La Chiesa Navate, colonne, altari, soffitti stellati, presbiteri ed absidi, oggetti di preghiera quotidiana, in un crescendo di suoni e silenzi, interrotti forse da un lontano canto gregoriano che si leva altissimo e a cui la cattedrale risponde come un coro di angeli. La Città Lucca antica: case e palazzi ai lati di una via lastricata animata dal mercato, la piazza affollata e rumorosa, con il ristoro e il cambiavalute, artigiani, medici, tessitori, patrizi e artisti di strada … e poi la Lucca di oggi, con una piazza contemporanea abitata da passanti e turisti che il pellegrino

42

attraversa costringendo gli astanti a catapultarsi in una dimensione che certo un po’ avevano dimenticato – quella intima, del viaggio, dell’incontro e della conoscenza con il prossimo. Tutto si trasforma e ogni sensazione provata è parte di un unico cammino. Il Cammino Incessante prosegue verso la meta: sotto i piedi un sentiero roccioso ed impervio, sopra la testa l’improvviso annuvolamento del cielo, la violenza del vento e della pioggia, la necessità di un riparo, una mano che si tende per aiutare. E poi l’incontro con altri pellegrini … che

parleranno lingue diverse, che portano storie diverse: «Buon cammino!!!»… «Buon cammino!!!». Un cammino in comune, briganti e animali selvatici da affrontare con l’aiuto del bordone, momenti di ristoro negli ‘ospitali’ e di preghiera, nei tanti edifici sacri disseminati lungo la Via, chiese romaniche o cattedrali gotiche, abbazie, monasteri, semplici edicole sacre con fiori di campo sistemati dentro contenitori di fortuna. Ebbene, il binomio Lucca/Via Francigena sopra tratteggiato, rappresenta il cuore del percorso multimediale immersivo della Stazione di Sosta

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LUCCA, STAZIONE DI SOSTA MULTIMEDIALE DELLA VIA FRANCIGENA

della Via Francigena, progetto di valorizzazione della Casa del Maestro di Giustizia – detta Casa del Boia – voluto dal Comune di Lucca e sostenuto dalla Regione Toscana. L’iniziativa si colloca nel 2014, l’anno delle celebrazioni per i 500 anni delle Mura di Lucca; la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha stanziato un finanziamento per il recupero del complesso monumentale delle Mura; ricorre il ventesimo anniversario del riconoscimento da parte del Consiglio d’Europa della Via Francigena come Cultural Route; la Regione Toscana completa la messa in

FCRLMAGAZINE 5 |2014

sicurezza e la comunicazione di tutto il tracciato francigeno. In questo quadro il progetto si pone l’obiettivo di dotare la città di un luogo deputato all’accoglienza turistica e alla divulgazione culturale dove Lucca è luogo di accoglienza e servizio per la Via Francigena; la Via Francigena è volano per la valorizzazione e la divulgazione dell’identità e delle terre di Lucca. Negli ultimi anni, infatti, la consapevolezza che il patrimonio culturale nella sua accezione più ampia alimenti significativamente settori economici

esterni ad esso si è sempre più diffusa, sia nella pubblica amministrazione sia nelle imprese. Esempi di questa consapevolezza si ritrovano nelle aspettative di ricaduta economica dei maggiori programmi e progetti di intervento messi in campo sul patrimonio storico-artistico e naturalistico dalla PA e in particolare dalle Regioni, che sono state e sono trainanti per le politiche di sviluppo territoriale integrato. Ecco che il complesso Casa del Boia e Casermetta del Salvatore si costituiranno come elemento centrale di un programma integrato per lo

43


FCRL VIA FRANCIGENA

sviluppo e la promozione della filiera turistico – culturale su tutto il territorio, che vede nel Cammino un elemento ‘faro’ per un percorso di valorizzazione che sulle Mura potrà trovare il suo punto di arrivo e di partenza sia fisico, sia virtuale. Una vera e propria stazione di sosta polifunzionale. Il percorso della Casa del Boia si svilupperà attraverso un itinerario immersivo e completamente accessibile al piano terra, tra il corridoio/sala d’ingresso e il salone voltato e proseguirà al primo e al secondo piano dove troveranno posto alcuni schermi e focus sulla cultura, il commercio, le

44

Mura e sui grandi incontri avvenuti a Lucca nei secoli. Al primo e secondo piano del Centro Visite il visitatore, in totale autonomia, potrà entrare in contatto con la complessità del percorso della Via Francigena, non solo quella di Sigerico, per meglio conoscerne ed apprezzarne la funzione essenziale di direttrice lungo cui si è diffusa e consolidata la cultura europea, anche dal punto di vista socio-economico, storico e culturale. Grazie a postazioni multimediali, oggetti e riproduzioni, pannelli didattici ed altre istallazioni sarà dun-

que possibile approfondire la conoscenza del percorso ufficiale e delle sue quarantaquattro tappe, attraverso i territori europei e le sette regioni italiane. I due piani integreranno percorsi e spazi tematici e didattici, fruibili con l’installazione di comode postazioni multimediali e audiovisive attraverso cui il visitatore potrà accedere, in un’atmosfera più rilassata, a tutte le informazioni sul percorso della Francigena di oggi e dei territori da essa attraversati, in primis quelli della Toscana. Un modo anche per approfondire l’esperienza del pellegrinaggio

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LUCCA, STAZIONE DI SOSTA MULTIMEDIALE DELLA VIA FRANCIGENA

nella città di Lucca, da cui naturalmente l’apparato didattico e divulgativo non potrà prescindere, anche con l’obiettivo di spingere il turista ad uscire dal Centro ed andare a conoscere il tracciato cittadino e toccare con mano l’esperienza appena vissuta. Infine, postazioni dedicate agli utenti più giovani – collocate in entrambi i piani – daranno l’opportunità di accedere autonomamente al mondo del cammino anche ai bambini, tramite applicazioni e racconti in forma di favole, affinché, attraverso il gioco e la narrazione, anche loro possano condividere con gli adulti l’esperienza. La realizzazione del progetto, che sarà oggetto di una gara, dovrà seguire le linee guida della progettazione inclusiva e multisensoriale, così che il centro visite multimediale possa consentire a tutti di sperimentare maggiori esperienze, provando sensazioni intense, che possano compensare eventuali bisogni specifici della persona … e immergere il turista e il pellegrino nell’esperienza del cammino!

Il progetto di valorizzazione «Lucca, Stazione di Sosta Multimediale della Via Francigena» è stato realizzato da Promo PA Fondazione per il Comune di Lucca e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Comitato di indirizzo: Alberto d’Alessandro, Consiglio d’Europa; Giovanni d’Agliano, Regione Toscana; Maurizio Tani, Comune di Lucca; Francesco Cecati, Soprintendenza BAAPSA per Lucca e Massa Carrara; Giuseppe Stolfi, Soprintendenza BAAPSA per Lucca e Massa Carrara; Franco Mungai, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca; Francesca Velani, Promo PA Fondazione Coordinamento e concept progettuale: Francesca Velani Progetto: Francesca Velani; Claudio Cammarata Analisi economico-sociale: Gilberto Bedini; Guido Borà Progetto grafico: Cristina Bedini

FCRLMAGAZINE 5 |2014

45


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

IL MONDO

FCRLMAGAZINE 5 |2014


DELLA SCUOLA Edilizia scolastica work in progress

C

antieri aperti, lavori in corso, operai in azione. Tinteggiatura delle pareti, rifacimento dei telai del tetto, interventi strutturali su edifici vecchi e degradati dal tempo e dall’incuria prolungata. E ancora nuove aule che risplendono, palestre che tornano alla loro funzione originale, spazi pratici e adeguati alle necessità degli studenti, sistemi di riscaldamento e raffreddamento che seguono le direttive europee in materia di risparmio energetico. In estrema sintesi: edilizia scolastica work in progress. Il bando triennale (2013-2015), messo a punto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e rivolto agli enti locali (Amministrazione Provinciale e Comuni di tutta la Provincia) per costruire nuovi edifici scolastici, ristrutturare le scuole esistenti e adeguarle alle norme vigenti e alle moderne esigenze, è entrato nel vivo, costellando il territorio di quello che da troppo tempo è mancato. Cioè scuole sicure, accoglienti, profumate. Luoghi puliti e curati, dove studiare, confrontarsi e formarsi non sia solo un dovere. Venti milioni di euro, tanti quanti quelli messi a disposizione dall’Ente di San Micheletto per interventi negli edifici scolastici di tutta la provincia, dalle scuole dell’infanzia alle superiori. Uno sforzo immane, eccezionale e prioritario nel mare sconfinato delle esigenze della scuola – basti pensare che l’attuale governo per l’edilizia scolastica di tutta Italia ha stanziato più di un miliardo di euro – che ha come unico obiettivo quello di contribuire a realizzare una scuola di qualità. Un’iniziativa strategica già indicata nel documento programmatico pluriennale 2012-2015, che ha trovato un’importante conferma nel protocollo d’intesa promosso dalla stessa Fondazione e sottoscritto in San Micheletto da Regione Toscana, Comune e Provincia. Così, dei 127 progetti presentati dalla Provincia e dai Comuni, ne sono stati accolti 56 e 24 sono i cantieri aperti. Di questi, nove si stanno avviando a conclusione, mentre sono già terminati gli interventi in dieci edifici.

Il commento del presidente Lattanzi «Quello del sostegno al sistema scolastico provinciale è l’altro fronte che ha visto la Fondazione moltiplicare i propri sforzi sul piano delle risorse e delle iniziative intraprese – spiega il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Arturo Lattanzi – Un impegno che ha investito il mondo della scuola secondo diverse prospettive: mettendo a punto un progetto strategico per l’edilizia scolastica finalizzato alla ristrutturazione delle scuole esistenti ed al loro adeguamento alle norme

FCRLMAGAZINE 5 |2014

vigenti; ma anche contribuendo concretamente alla fornitura di attrezzature utili ad una didattica aggiornata e proponendo corsi e seminari legati alle nuove tecnologie. L’obiettivo è dunque contribuire alla creazione di una scuola di qualità, attraverso azioni concrete e tangibili, sostenendo senza esitazioni un’idea: la convinzione che solo una società basata sulla conoscenza, intesa in maniera ampia e non elitaria, sarà in grado di proporre soluzioni sostenibili per il rilancio del Paese, attraverso la coesione sociale e la formazione di una classe dirigente preparata alle sfide del presente e del futuro». Lavori in corso e terminati Nel 2013 sono stati spesi i primi sei milioni e mezzo, altrettanti per il 2014 e 7 milioni andranno per i cantieri del 2015. Dei 20 milioni, 9,3 saranno destinati alle scuole di ogni ordine e grado della Piana lucchese, 3,9 a quelle della Mediavalle del Serchio, 1,1 alla Garfagnana e il rimanente alla Versilia. Si tratta soprattutto di interventi di manutenzione straordinaria (9,9 milioni), in seconda battuta di nuove scuole o di ampliamenti di quelle esistenti per 5,4 milioni e stanziamenti destinanti all’adeguamento normativo (4,7 milioni). Il tutto sarà supportato dalle amministrazioni che complessivamente contribuiranno per 8 milioni che si andranno ad aggiungere ai 20 della Fondazione. Così per la succursale ‘Il Cantiere’ dell’Isa Passaglia, per il liceo scientifico Galilei e per l’Istituto tecnico commerciale e per geometri di Castelnuovo Garfagnana e per l’Istituto tecnico industriale Galilei di Viareggio. Opere concluse anche per la scuola primaria Gasparini di Capezzano Pianore, la scuola primaria Carducci di Lido di Camaiore, la scuola primaria Tabarrini e la scuola media Pistelli di Camaiore; idem per la scuola primaria Carducci di Forte dei Marmi e per quella di Stiava, nel comune di Massarosa; per il rifacimento dei tetti e gli adeguamenti nelle scuola primaria Radice dell’Arancio, per le palestre della Don Milani e della Giusti a Sant’Anna e per le scuole dell’infanzia di Mutigliano, di San Concordio e di Sant’Anna, nel comune di Lucca. Da marzo scorso, invece, Lunata ha la sua nuova scuola materna, la cui progettazione è stata basata su criteri di edilizia sostenibile, prevedendo l’uso di tecnologie basate sul risparmio energetico. Infine, per quanto riguarda la Mediavalle e la Garfagnana, sono tornate ai vecchi splendori la scuola primaria di Fornaci di Barga e la scuola dell’infanzia di Montaltissimo, nel comune di Molazzana.

47


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

La lezione della scuola di Barbiana

S

ono trascorsi 47 anni da quando la scuola italiana fu attraversata dal ciclone di Lettera a una professoressa, scritta dai ragazzi di Barbiana e dal loro maestro, don Lorenzo Milani. Da allora quel testo e quella piccola scuola di figli di montanari è divenuta un punto di riferimento per il mondo scolastico. C’è chi ha avanzato critiche, chi adesione appassionata. In entrambi i casi è forse utile riprendere in mano la Lettera e i capisaldi della lezione pedagogica del priore di Barbiana. Ciclone. Sì, questo è stato l’effetto dell’uscita della Lettera, nel maggio del 1967, un mese prima della morte di don Milani. Bestseller internazionale, che ha anticipato il ’68, la Lettera ha scosso dalle fondamenta la scuola italiana. Scritta «per provocare risentimento, turbamento, traumi, discussioni, contrasti, riflessioni», la Lettera è riuscita nell’intento. Quando Vittorio Zani, titolare della Lef, la piccola casa editrice fiorentina della Lettera, presentò a don Milani la prima copia stampata, il priore gli domandò: «Vittorio, quante ne hai stampate?». «Diecimila copie», rispose Zani. «Sei un bischero, ne venderai un milione», lo brontolò il priore. Che vide lungo: tra edizioni italiane e straniere nel giro di quarant’anni della Lettera ne sono state vendute milioni di copie. E se ne continua a vendere. La Lettera nacque in risposta alla bocciatura di tre ragazzi della scuola di Barbiana, studenti delle Magistrali. Bocciati. Nonostante che fossero, così li definisce il priore, «ragazzi meravigliosi, che parlano correttamente due o tre lingue moderne, che sono stati a lungo all’estero a lavorare, che sanno tutto di politica e di sindacato». Non erano quindi ragazzi pigri, in difficoltà. Alla scuola del priore erano bravi, a quella pubblica furono respinti. La ragione? Semplice, rispose don Milani. La sua scuola era troppo diversa da quella pubblica. Due scuole e didattiche alternative tra loro. «Il modo di scrivere che gli ho insegnato io là è considerato scarno e poi con il tipo di temi che ricevono non sono capaci di scrivere perché conside-

48

Mario Lancisi

A marzo scorso la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, insieme al Comune di Lucca, ha organizzato e ospitato nella Chiesa di San Francesco la mostra fotografica Barbiana e la sua scuola dedicata a don Lorenzo Milani. In quell’occasione è stato anche presentato il volume omonimo – Aska Edizioni – contenente le immagini dell’archivio della Fondazione don Lorenzo Milani, curato da Sandra Gesualdi e Pamela Giorgi. L’iniziativa, inaugurata con una conferenza sulla figura di quel prete rivoluzionario, ha voluto ripercorrere le affascinanti e sempre moderne vicende del ribelle ubbidiente, il prete di Barbiana, dando ampio spazio proprio all’educazione, allo studio e al suo nuovo modo di insegnare. Lo scrittore Mario Lancisi ne ripercorre qua pensiero e azione.

rano il tema una farsa, una cosa convenzionale. Qui erano abituati a scrivere solo quando occorreva scrivere e mai per esercitazione. Parlare una lingua straniera là è considerato zero se non si conoscono le regoline. La storia moderna su cui sono ferrati, là non la fanno nemmeno. La geografia politica su cui saprebbero tutto là non vien chiesta. La cultura sindacale ancora meno. La passione per l’insegnamento oppure anni di insegnamento che hanno fatto qui ai loro compagni minori non è considerato quanto la conoscenza del parentado di Enea», argomentò don Milani. 1 Dedicarsi al prossimo Ma in cosa consiste la grandezza e insieme la diversità della scuola di Barbiana? Provo a enucleare dall’esperienza pedagogica di don Milani dieci aspetti per me centrali e ancora oggi attuali, almeno sul piano del messaggio e dei valori. Primo: le finalità pedagogiche e morali. La scuola deve avere, sottolinea il priore di Barbiana, un fine «onesto», «grande», che non presupponga nel ragazzo «null’altro che d’essere uomo» e che vada bene per credenti e atei: «Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?», è la domanda che la Lettera pone alla professoressa. L’aspirazione a una cultura solidale era simbolicamente espressa nel motto «I care» affisso alle pareti della scuola di Barbina. È il motto – forse intraducibile – dei giovani americani: “Me ne importa, mi sta a cuore”. L’esatto contrario esatto del motto fascista “Me ne frego”». La scuola è la differenza di fondo che, per don Milani, c’è tra l’uomo e gli animali: «Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti». La Lettera individua nella politica, nel sindacato e nella scuola i luoghi sociali per eccellenza dove può manifestarsi l’attenzione agli altri.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LA LEZIONE DELLA SCUOLA DI BARBIANA

2 La centralità della parola Se il fine ultimo della scuola è dedicarsi al prossimo, quello immediato è «intendere gli altri e farsi intendere». L’attenzione è pensiero, sentimento e sguardo che diventano amore, solidarietà e politica attraverso la parola. La quale, nell’accezione milaniana, è anche «sacramento», cioè segno, dell’amore di Dio nei confronti degli uomini. La parola con la ‘p’ minuscola ha la sua radice prima nella Parola con la ‘P’ maiuscola. Una giorno don Milani scrisse a una professoressa di Verona: «Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. Per cui essere maestro, esser sacerdote, esser cristiano, esser artista e esser amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa». La parola in don Milani definisce l’identità di una persona, cioè la capacità di esprimere il proprio pensiero e di capire quello altrui. E nel contempo consente all’uomo di essere solidale con gli altri essere in quanto la parola consente la relazione tra gli individui. 3 La scelta dei più deboli Il senso profondo della scuola milaniana risiede nella scelta degli ultimi. «Non bisogna essere interclassisti ma schierati. Bisogna ardere dall’ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell’attuale classe dirigente. Ma superiore: più da uomo, più spirituale, più cristiano, più tutto».

FCRLMAGAZINE 5 |2014

49


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

Il classismo milaniano si richiama al Vangelo, non a Marx per cui gli ultimi non sono una classe sociale, ma una condizione mutevole dell’uomo. Il metro del priore di Barbiana per determinare le gerarchie sociali è l’adesione alle Beatitudini evangeliche. Un giorno il priore mostrò a Francuccio Gesualdi, che allora aveva nove anni, una fotografia in cui si vedeva un uomo legato e un altro uomo che gli puntava il dito addosso con gesto accusatorio. «Per chi sei te di questi due?», gli chiese don Lorenzo. «Per questo», rispose il bambino indicando l’uomo legato. Il quale poteva essere il più ricco e potente del mondo, ma in quella condizione diventava il più indifeso.

50

4 I talenti nascosti nei ragazzi Schierarsi dalla parte dei ragazzi più deboli comporta che la scuola li ami fino al punto da fare emergere le loro potenzialità inespresse. Quando don Milani scrive che «esser maestro, esser sacerdote, esser cristiano, esser artista e esser amante è la stessa cosa» fonda queste identità nello stesso tipo di amore che consente al mistico di scoprire il vero Dio nel deus absconditus, il dio nascosto. È l’inespresso, ciò che è in potenza, il nascosto, la pietra scartata dai costruttori l’oggetto di un vero amore. L’amante ama quando aiuta l’amato a scoprire il meglio di se stesso. L’opera d’arte presuppone uno sguardo d’amore che solo l’artista possiede. Il sacer-

dote assolve alla sua funzione salvifica quando intuisce nel figliol prodigo una volontà di salvezza che altri non riescono a cogliere. Così il maestro non è chi tenta di modellare l’allievo a sua immagine ma chi si sforza di «indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso». 5 Una cultura viva Tre erano le caratteristiche della scuola di Barbiana: viva, vera e laica. La scuola di Barbiana era una finestra sempre aperta sul mondo. Negli anni Sessanta i ragazzi di don Milani leggevano per due ore al giorno i giornali. Quando ad esempio lessero sulla «Nazione» il documento dei

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LA LEZIONE DELLA SCUOLA DI BARBIANA

cappellani militari contro l’obiezione di coscienza decisero con il loro priore di rispondere ai sacerdoti con le stellette. E nacque così L’obbedienza non è più una virtù. Lettere e opere milaniane nascevano dall’attenzione della scuola al mondo. Dagli spunti dei giornali. Dagli incontri a scuola con personalità della cultura, della politica, della chiesa. Attenzione evidenziata anche dalla particolare cura dedicata all’apprendimento delle lingue straniere e dai viaggi all’estero. Don Milani teneva molto a mandare i ragazzi nei paesi stranieri per lavorare e apprendere la lingua. «Devono imparare almeno tre lingue perché le barriere spariranno e vivremo a contatto con persone che parlano lingue diverse», diceva il priore. 6 Una cultura vera Spiega don Milani: «La cultura vera, quella che ancora non ha posseduto nessun uomo, è fatta di due cose: appartenere alla massa e possedere la parola. Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose». Nella Lettera viene evidenziata la contraddizione di fondo della scuola borghese per cui la massa non possiede la parola e chi possiede la parola è estraneo alla massa. La prima è una cultura muta: i poveri conoscono le cose e «i bisogni dei più» ma sono incapaci di parlare. La seconda è una cultura cieca: è ricca di parole ma non vede le cose che davvero contano nella vita. Ripete «solo cose scritte nei libri». La contraddizione viene risolta riconoscendo che non esiste una sola cultura. «Ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo ce n’ha meno di un altro. La nostra è un dono che vi portiamo. Un po’ di vita nell’arido dei vostri libri scritti da gente che ha letto solo libri», sostengono i ragazzi nella Lettera a una professoressa. 7 Una scuola laica La pluralità delle culture conferisce alla scuola di Barbiana un aspetto ulteriore di attualità: quello della laicità del pro-

FCRLMAGAZINE 5 |2014

cesso pedagogico. La scuola milaniana non trasmette verità ma nozioni tecniche: «Ragazzi, io vi prometto davanti a Dio che questa scuola la faccio soltanto per darvi l’istruzione e che vi dirò sempre la verità di ogni cosa, sia che faccia comodo alla mia ditta, sia che le faccia disonore», promise un giorno don Milani a suoi ragazzi. Così come le divisioni accese tra scuola confessionale e non confessionale non hanno senso, avverte il priore di Barbiana, se si vuol bene davvero ai ragazzi. Una scuola laica fino al punto di non aver alcuna pretesa di trasmettere se stessa: «È meraviglioso da vecchi prendere una legnata da un figliolo, perché è segno che quel figliolo

51


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati».

è già un uomo e non ha più bisogno di balia, e qui è il fine ultimo di ogni scuola: tirar su dei figlioli più grandi di lei, così grandi che la possano deridere. Solo allora la vita di quella scuola o di quel maestro ha raggiunto il suo compimento e nel mondo c’è progresso», scrive don Milani a Michele Gesualdi. 8 Le gomitate dei genitori Finalità della scuola. Che tipo di cultura. E infine loro, i protagonisti della scuola: genitori, studenti e insegnanti. Partiamo dai primi. Nella Lettera i genitori vengono rimproverati perché si piegano alle ragioni del tornaconto personale: «Neanche quei genitori fanno per sé. Fanno per l’Avvenire del bambino. Farsi strada a gomitate non sta bene ma se si fa per lui diventa un dovere sacro. Avrebbero vergogna a non lo fare». Un meccanismo che investe anche i genitori più poveri. «A tempo loro in campagna c’era solo la terza. Se le cose non vanno, sarà perché il bambino non è tagliato per gli studi», osserva don Milani. Genitori sospesi dunque tra «il dovere delle gomitate» e la remissività. Complici in nome dei figli delle discriminazioni e vittime disarmate. La Lettera non lo dice esplicitamente

52

ma lo lascia intuire: i genitori possono giocare un ruolo importante per il rinnovamento della scuola alla condizione di non lasciarsi irretire dalla logica del proprio interesse particolare ma di imparare «che il problema degli altri è eguale al mio». 9 Studiano per i voti Nelle nostre scuole i ragazzi che studiano lo fanno per un tornaconto personale: «Studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro. Dietro a quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi stringi il succo è quello». A Barbiana le finalità erano invece collettive: il ragazzo che studiava si addestrava in realtà per mettersi al servizio degli altri, a cominciare da chi nel gruppo era meno dotato. Per cui la scuola assolveva a una funzione sociale, solidaristica, «rivoluzionaria». «Il bambino che non studia non è un buon rivoluzionario», si leggeva sulle pareti della scuola di Barbiana. Spesso i professori si giustificano: non possiamo aspettare gli ultimi perché altrimenti la classe si ferma e i programmi vanno a rilento. Replica don Milani: «L’abbiamo visto anche noi che con loro (i ragazzi difficili, bocciati, ndr)

10 Il ruolo degli insegnanti Don Milani coltiva un’idea quasi sacerdotale del maestro che, come si è visto, lo identifica con il prete e coll’amante. Un insegnante rischia di essere un pastore distratto, un amante superficiale. L’amore per i ragazzi deve essere totale: «Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo». Il maestro milaniano presenta tratti socratici: il suo metodo maieutico deve servire a fare uscire allo scoperto il ‘dio’ nascosto in ogni ragazzo. L’avversione milaniana nei confronti della bocciatura nella scuola dell’obbligo nasce anche dal fatto che un maestro che boccia viene meno alla sua funzione prima di fare emergere le potenzialità e le «cose belle» racchiuse nel cuore e negli occhi dei ragazzi: «Voi dite d’aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi. Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare». È una scuola che punta all’eguaglianza il sogno di don Milani: «La più accanita (professoressa, ndr) protestava che non aveva mai cercato e mai avuto notizie sulle famiglie dei ragazzi: “Se un compito è da quattro io gli do quattro”. E non capiva, poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali».

Mario Lancisi, giornalista e scrittore, è autore di diversi libri sulla figura di don Milani. L’ultimo, appena uscito nell’edizione bestseller della Piemme, si intitola Don Milani. La vita. Ed è una biografia del priore di Barbiana, arricchita da alcune lettere.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


Una fucina di artisti nel cuore di Lucca

L

o splendore dei tetti rossi. L’illuminazione cambiata per garantire il risparmio energetico, ma anche una luce più intonata. Poi le pareti tinteggiate, i soffitti a capriate riemersi per essere ammirati, e nuovi intonaci. Questo il nuovo look del ‘Cantiere’, la succursale dell’istituto di superiore artistica A. Passaglia, tra via della Caserma e corso Garibaldi. Il Cantiere, e il nome dà l’idea di quello che c’è: un laboratorio di restauro e formatura gessi, un’aula polivalente per la didattica e una per il disegno dal vero. Look bello e accogliente. Un Cantiere rinato, che dà lustro anche alle strade adiacenti, e ripropone un’idea quasi rinascimentale dell’officina come luogo di cultura dove si disegna, si scolpisce e si progetta con sapienza artistica e artigianale. Il finanziamento della Fondazione Tutto questo è stato possibile alla Provincia lucchese grazie al contributo di 330mila euro erogato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sul bando per l’edilizia scolastica 2013-2015. Soldi che la Provincia ha impiegato per eseguire lavori sulle coperture dell’edificio sostituendo alcune vecchie strutture in laterizio e posizionando alcuni strati isolanti che, oltre a impermeabilizzare gli ambienti, limiteranno notevolmente la dispersione termica. Il contributo era stato richiesto, infatti, in quanto l’edificio – bene culturale di valore storico artistico – risultava inagibile in alcune sue parti a causa di reiterate infiltrazioni dalle coperture con il conseguente rischio di caduta di materiali. I lavori Il lavoro sulle coperture si è concluso con la ripulitura e il riposizionamento dei coppi e delle tegole alla toscana, tipiche rifiniture dei tetti lucchesi. I due interventi hanno comportato un alleggerimento complessivo della struttura in modo da migliorare la sicurezza dell’edificio in caso di eventi sismici. Internamente, nei locali che ospiteranno il laboratorio di restauro gessi e un’aula polivalente, è stata eseguita la sabbiatura delle travi in modo da lasciare a vista le belle capriate portanti. Negli stessi ambienti è stata eseguita la tinteggiatura delle pareti, la manutenzione

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Mario Lancisi

Torna a splendere il ‘Cantiere’ dell’Isa Augusto Passaglia, tra laboratori del gesso, studi per il disegno dal vero e aula di scultura

degli infissi e sono state montate delle plafoniere di tipo industriale a led munite di un sensore che rileva l’intensità di luce interna. Questo sistema permette di modulare l’intensità di emissione delle plafoniere in base alla luce solare e quindi garantisce un notevole risparmio energetico. Anche nel locale posto al piano primo, che verrà adibito ad aula per il disegno dal vero, le capriate sono state lasciate a vista, sono stati ripresi gli intonaci e eseguita la tinteggiatura. In altri ambienti dell’edificio, infine, sono stati rimossi i controsoffitti di incannicciato per realizzarne di nuovi in cartongesso, più sicuri e dotati di botola di ispezione dei sottotetti. La riqualificazione esterna. A fine lavori, una volta accertate le economie di spesa, la Provincia ha provveduto anche alla riqualificazione esterna dell’edificio. In accordo con la Sovrintendenza, infatti, gli intonaci prospicienti corso Garibaldi e via del Cantiere sono stati completamente rifatti mediante la stesura di intonaco con tre mani a calce e poi tinteggiati. Per completare il restauro delle facciate è stato ristrutturato il portone di ingresso e sono state riverniciate le grate metalliche delle finestre. Gli intonaci del cortile interno, invece, sono solamente stati ritoccati nelle parti più danneggiate e ritinteggiati. Questo intervento di risanamento e restauro delle facciate contribuisce in maniera sostanziale alla riqualificazione di una parte della città, quella della zona ovest di Corso Garibaldi, che – una volta chiuso il cantiere aperto nell’area dell’ex caserma Lorenzini – è invece destinata a riacquistare in pieno la sua originaria bellezza. L’immobile di via del Cantiere è di proprietà del Demanio dello Stato ed è concesso in uso gratuito alla Provincia. L’ente di Palazzo Ducale recentemente si è avvalso delle disposizioni sul cosiddetto ‘federalismo demaniale’ e ne ha richiesto l’assegnazione gratuita in via definitiva in modo da poterlo trasformare in un polo didattico a servizio degli studenti lucchesi. Gli interventi delle autorità. L’ultimazione dei lavori al Cantiere sono stati presentati alle au-

53


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

54

FCRLMAGAZINE 5 |2014


UNA FUCINA DI ARTISTI NEL CUORE DI LUCCA

torità il 5 giugno scorso, alla presenza del presidente della Provincia Stefano Baccelli, dell’assessore provinciale alla pubblica istruzione e all’edilizia scolastica Mario Regoli, del responsabile della comunicazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Marcello Petrozziello che ha portato i saluti del presidente Arturo Lattanzi, nonché del dirigente scolastico Walter Rinaldi e dei tecnici di Palazzo Ducale. «Un’opera di recupero culturale che non si limita a migliorare la formazione degli studenti, ma contribuisce anche alla riqualificazione di uno dei centri nevralgici della città, la zona ovest di Corso Garibaldi – ha chiarito il presidente Stefano Baccelli –: l’Istituto d’arte rientra nell’ambito delle istituzioni storiche e umanistiche che come amministrazione provinciale intendiamo preservare e promuovere nell’interesse della collettività». Gli ha fatto eco il preside Walter Rinaldi: «Questo luogo è il Cantiere dell’Istituto di Belle Arti di piazza Napoleone dai primi anni del Novecento. Qua si sono formati i migliori artigiani, architetti, scalpellini e artisti della città e non solo. Oggi c’è grande bisogno di apprendere le tecniche della tradizione artistica, la nostra idea è quella di far vivere questo ambiente anche fuori dall’orario scolastico, aprendolo per mostre e incontri».

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Un fiore all’occhiello per Lucca. Il recupero del Cantiere è «un esempio virtuoso di come la collaborazione tra la Fondazione e le amministrazioni pubbliche possono riportare un luogo ricco di storia e di storie al suo scopo originario. Oggi il Passaglia torna ad essere compiutamente un fiore all’occhiello per Lucca», ha osservato Marcello Petrozziello, responsabile comunicazioni esterne della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. «Il nostro intento primario è garantire il sostegno

a progetti strategici come questo. Vale a dire progetti che siano manifestazione del ruolo sussidiario svolto dalle fondazioni nell’ambito di un percorso sinergico con le istituzioni che garantisca efficienza e ottimizzazione delle risorse». Grazie a questi interventi tornano alla vita laboratori dai nomi storici, intrisi di cultura, ha incalzato il preside Rinaldi: «I centri storici devono vivere anche di questo: le scuole possono inaugurare un ciclo virtuoso di riscoperta e rivalorizzazione dell’arte e della tradizione».

55


FCRL SCUOLE&ISTRUZIONE

UiBi, il sapere in rete per le scuole della provincia di Lucca

A

pprofondire una lezione attraverso smartphone o tablet; fare i compiti consultando il materiale didattico messo in rete dagli insegnanti; tenersi in contatto e dialogare con i propri compagni come su Facebook o su un qualsiasi social network: sono solo alcune delle infinite opportunità offerte da UiBi, un progetto che ha per obiettivo l’innovazione nelle scuole e come punto di riferimento il valore della formazione scolastica con l’alunno al centro. Il nome, UiBi, è fortemente evocativo: la pronuncia in italiano dei termini inglesi We e Be, quindi, Noi ed Essere. Due termini che, se uniti, suggeriscono l’idea della costruzione di una comunità, vero fine del progetto, orientato alla realizzazione di un ambiente di apprendimento sociale (Social Learning Environment), grazie a idonei strumenti e contenuti forniti agli studenti per dar vita ad un ambiente di apprendimento personale (Personal Learning Environment). Ed è proprio una comunità socio-didattica quella che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca sta costruendo insieme alle scuole della provincia, con l’intento di cambiare l’approccio di insegnamento e di apprendimento, superando gli schemi tradizionali in favore di metodologie adeguate all’evoluzione del sapere e alle esigenze della società moderna. UiBi è, nel concreto, un Portale Web dove strutturare e archiviare le lezioni, scambiarle, accedere a risorse per la formazione professionale, creare community di interesse e molto altro ancora. In un Portale Social Learning è possibile formare classi, corsi di studio e di recupero, assegnare compiti e fare verifiche, discutere su singoli argomenti con gli alunni, pubblicare dispense e libri di testo. Si arriva così a creare un vero e proprio ecosistema di comunicazione, nel quale tutti possono avere parte attiva, anche grazie all’ideazione di un’applicazione per smartphone e tablet con funzionalità social, utile a studenti ed insegnanti, che possono accedere con rapidità e semplicità ai contenuti necessari. Un progetto innovativo e necessario che, non

56

Andrea Salani

Una rivoluzionaria comunità socio-didattica in cui studenti e docenti dialogano scambiando contenuti, risorse, opinioni

a caso, prima ancora di vedere la luce, è stato adottato dall’Ufficio scolastico regionale e da INDIRE, l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ha visto in questa iniziativa un possibile progetto sperimentale per tutto il sistema scolastico nazionale. Ma non finisce qua. Grazie a un protocollo d’intesa siglato con l’Ufficio scolastico regionale nel dicembre 2013, la Fondazione ha potuto accelerare ulteriormente il processo di innovazione dei contesti scolastici, dando vita ad una serie di seminari per l’implementazione dell’utilizzo delle nuove tecnologie nella scuola. Nell’ambito del progetto UiBi è stato infatti avviato un piano di formazione, volto ad aggiornare le metodologie didattiche e comunicative dei docenti attraverso corsi della durata di un giorno. Un piano che ha suscitato grande interesse nel personale docente e tecnico delle scuole, sia della provincia di Lucca che della Toscana, tanto che le presenze complessive registrate ai corsi hanno superato le 3.500 unità. A queste giornate di approfondimento sulle funzionalità didattiche e social della piattaforma UiBi, si sono aggiunte delle occasioni di dibattito su un più generale e diffuso utilizzo delle tecnologie legate alle nuove strumentazioni e sulle opportunità presenti nel mondo di internet. Seminari, dunque, per parlare di strumenti di produzione e collaborazione per la didattica e per approfondire avanzate metodologie di navigazione attraverso motori di ricerca, database e social network. Quindi, oltre a garantire corsi avanzati per l’utilizzo delle lavagne LIM, dedicati alle scuole di primo e secondo grado, UiBi ha suggerito nuove prospettive per adoperare motori di ricerca come Google e moderni device come tablet e smartphone, esplorando questi strumenti moderni anche come generatori di intelligenza, memoria ed emozioni, utili per stimolare un apprendimento a tutto tondo. Il progetto UiBi è una delle molte risposte che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha saputo fornire alle esigenze tecnologiche

FCRLMAGAZINE 5 |2014


UIBI, IL SAPERE IN RETE PER LE SCUOLE DELLA PROVINCIA DI LUCCA

e didattiche del sistema scolastico provinciale. Un impegno facilmente riconoscibile anche nella creazione di uno specifico bando per l’edilizia scolastica e nella fornitura a tutte le scuole della provincia, dalle elementari fino agli istituti superiori, di lavagne interattive multimediali, videoproiettori, notebook di ultima generazione ed altri strumenti tecnologici per i laboratori didattici. UiBi vuol essere, tra tutti questi interventi rivolti alla scuola, una sorta di punta di diamante: un percorso rivoluzionario e radicale, che aiutando il sistema scolastico locale a crescere e svilupparsi attraverso le tecnologie informatiche, intende proporre un insegnamento al livello dei paesi europei più evoluti, solida base per il futuro culturale, sociale ed economico delle generazioni a venire. L’Unione Europea è impegnata in modo dichiarato nella creazione di una società basata sulla conoscenza, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, proporre nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Una scuola aggiornata e al passo coi tempi costituisce senza dubbio il fondamento irrinunciabile di questo progetto, ma è necessario che disponga di tutti gli strumenti tecnologici, logistici e didattici per diffondere un sapere utile, concreto e condiviso, raccogliendo al tempo stesso i preziosi stimoli e le continue innovazioni che provengono dal mondo circostante.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

57


FCRL BENI CULTURALI

ROCCHE

FCRLMAGAZINE 5 |2014


E PALA Z ZI La Rocca di Sala: ‘occhio’ vigile sulla Versilia

A

d ovest il litorale, ad est l’imponente sagoma delle Alpi Apuane. La Versilia da secoli si presenta come un naturale corridoio che ha visto il passaggio di viandanti, pellegrini, mercanti ed eserciti. Anche per questo la collinetta che sovrasta l’abitato di Pietrasanta deve essere apparsa ai primi colonizzatori dell’area come un privilegiato punto di avvistamento, difesa e controllo di questa frequentatissima via di passaggio, tanto che già durante il periodo longobardo (VI-VII secolo) sulla sua sommità sorgevano postazioni difensive. Ma è con la fondazione della cittadina di Pietrasanta, nel XIII secolo, che il presidio assunse un rilievo di primaria importanza, quando la famiglia dei Visconti di Corvaia vi costruì il fortilizio oggi conosciuto come Rocca di Sala. Un complesso fortificato di forma quadrata con torri angolari e mastio centrale, cui si sono aggiunte nei secoli altre strutture difensive. Lo stesso Castruccio Castracani, condottiero di incontestabile sagacia strategica, intuì la centralità di questo punto di osservazione, promuovendone col figlio Arrigo un irrobustimento della cinta muraria e provvedendo all’edificazione di un’altra rocca, nei pressi della Porta Pisana, detta ‘Arrighina’, proprio in ricordo del Castracani ‘minore’. La Rocca di Sala col passare del tempo ha conosciuto un’alternanza tra periodi di abbandono e campagne di recupero: basti pensare che del palazzo che la famiglia Guinigi fece costruire al suo interno nel 1408 rimane una parte molto esigua e che i rimaneggiamenti alla struttura sono proseguiti almeno sino al XIX secolo. Sin dagli anni Novanta del Novecento l’amministrazione comunale di Pietrasanta si è impegnata in un costante monitoraggio delle urgenze per garantire il recupero della Rocca di Sala, della Rocchetta Arrighina e della cosiddetta Torre del Salto della Cervia, fortezza cinquecentesca cruciale nel sistema difensivo mediceo in Versilia. Gli interventi più recenti, realizzati anche grazie al contributo della Fon-

FCRLMAGAZINE 5|2014

Andrea Salani

I lavori di recupero hanno interessato importanti aree della fortificazione

dazione Cassa di Risparmio di Lucca, si sono concentrati nell’area antistante la struttura quadrata e hanno portato al consolidamento delle murature, mediante la sostituzione del materiale non più recuperabile. Particolarmente importante è stata l’opera di inserimento di sottofondazioni, che tramite l’applicazione di appositi micropali, garantisce solidità a tutto il complesso e in particolare alla Torre di Guardia. È senza dubbio questo l’intervento più significativo, che ha consentito di restituire al profilo della Rocca il suo aspetto originale, conservandone anche gli elementi più caratteristici. Il recupero e la successiva valorizzazione delle strutture rappresentano una priorità per la riqualificazione di una delle più rilevanti testimonianze del passato di Pietrasanta e della Versilia intera. Si consolida così un forte legame tra la Fondazione e questa splendida cittadina, caratterizzata da una naturale vocazione a creare, promuovere e accogliere l’arte e gli artisti. Un legame tradotto in sostegno concreto che coinvolge le attività del MUSA, del Festival La Versiliana e che, dal 2011, vede l’Ente di San Micheletto destinare le proprie risorse anche alla ristrutturazione del Museo Archeologico Bruno Antonucci, ospitato nello storico Palazzo Moroni, chiuso nel 1998 con grave perdita per la divulgazione della storia più antica del territorio. L’attenzione per questi progetti di recupero dedicati a strutture fortificate sull’area della provincia di Lucca, oltre ad aggiungersi agli interventi operati nella Valle del Serchio, trova forti e concrete motivazioni: studiosi, appassionati e più in generale turisti e autoctoni, percepiscono queste fortificazioni come una sorta di estensione del paesaggio circostante. Le rocche e i castelli sono nel nostro territorio un elemento quasi scontato, presente da sempre, al pari dei boschi e dei fiumi, e contribuiscono in maniera determinante a creare l’immagine di una terra dove la mano dell’uomo è intervenuta con una particolare cura e attenzione, dove esigenze pratiche e ricerca dell’armonia hanno convissuto per secoli.

59


FCRL BENI CULTURALI

Fortezze, rocche e castelli

È

già uno degli itinerari più interessanti della Toscana. Oltre venti tra fortezze, borghi, castelli e ponti – metà dei quali restaurati, i restanti lo saranno entro l’estate 2016, e tutti visitabili – in un territorio ricco di storia e pieno di fascino. Ma, una volta conclusi i lavori, la via delle rocche della Mediavalle e Garfagnana sarà molto più di un itinerario: un vero e proprio museo diffuso e aperto, attraverso il quale si potrà rivivere la storia nobiliare e militare di cui quelle terre sono piene. L’intervento di restauro ai monumenti è iniziato da qualche settimana e dovrebbe terminare prima dell’estate 2016. È stato reso possibile da un finanziamento di sei milioni di euro: per la parte pubblica lo stanziamento arriva da Arcus, la società statale per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo; per quella privata è la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca a mettere i soldi. I venti siti rappresentano le più significative tra le testimonianze che affollano il paesaggio di quei territori, segno di un aristocratico passato e nello stesso tempo ricordo di periodi burrascosi e a tratti cruenti. A volerli riportare in vita sono stati i Comuni, attraverso la Provincia e l’Unione dei Comuni della Mediavalle e della Garfagnana, con il progetto «Bacino culturale Valle del Serchio-Sistema delle rocche e delle fortificazioni». L’obiettivo, fin dalla partenza nel 2008, non è stato solo il recupero di un patrimonio storico e architettonico di grandissimo valore e in tanti casi avviato al degrado, ma anche la creazione di un bacino culturale, una rete come si dice oggi, in grado di attirare turismo nazionale e internazionale. L’idea di marketing territoriale ha fatto breccia in Arcus, che ha sposato in pieno il progetto. «L’obiettivo – spiega il direttore generale Ettore Pietrabissa – è di rendere fruibile un patrimonio di cultura “minore” rispetto a quello presente nei principali poli culturali toscani, ma diversamente godibile perché immerso in un contesto territoriale che va dal paesaggio all’ambiente, alla cultura, alle produzioni tipiche, ai modi di vita e al lavoro, ricostruendo il mo-

60

Paola Taddeucci

Lassù dove le antiche battaglie riecheggiano ancora

saico delle esperienze storiche, artistiche e ambientali dei luoghi coinvolti». Non meno entusiasta l’ente lucchese. «La Fondazione Cassa di Risparmio – dice il presidente Arturo Lattanzi – è doverosamente presente in tutte queste iniziative. Con piacere e con orgoglio notiamo che nel programma degli ultimi due governi vengono messi al primo posto settori come i beni culturali e l’edilizia scolastica. Temi che la Fondazione ha preso a cuore ormai da diversi anni. Quello che si evince da tutti questi interventi è la capacità di fare rete tra enti e istituzioni. Da parte nostra la volontà di continuare su questa strada è massima». Tra i sostenitori c’era anche la Fondazione Monte dei Paschi, ma la sua copertura finanziaria è venuta meno per i problemi che hanno coinvolto la banca senese. Il progetto, quindi, si è arenato per un certo periodo, e di conseguenza si sono fermati anche i restauri, ora ripartiti con la prospettiva di concludersi, appunto, entro due anni, in modo che il grandissimo museo a cielo aperto sia perfettamente fruibile, con tutti i monumenti rimessi a nuovo, nell’estate 2016. L’idea è di attivare al più presto anche un sito Internet, dove si potranno trovare le informazioni storiche relative ai siti e alle località, ma anche tutte le altre notizie utili riguardo al territorio. Del resto sono sempre di più i turisti e i visitatori, anche locali, che scelgono castelli e rocche come meta per un viaggio itinerante. L’itinerario della Mediavalle e Garfagnana non è sicuramente da meno rispetto ai grandi tour italiani ed europei, collocato com’è in terre aspre, difficili e fascinose, tra monti rocciosi e immense selve, dove per garantirsi il dominio e difendersi dagli attacchi dei nemici fin dal Medioevo furono costruiti ponti e vennero erette fortezze e torri inespugnabili. Dove in ognuno di questi luoghi pare davvero di sentire l’eco di antiche battaglie… Uno degli edifici militari più significativi è la Rocca del Bargiglio, a Borgo a Mozzano, la prima delle venti tappe dell’itinerario che segue più o meno il corso del fiume Serchio fino in Alta Garfagnana, inerpicandosi anche

FCRLMAGAZINE 5 |2014


FORTEZZE, ROCCHE E CASTELLI

nelle valli interne. Dopo Borgo s’incontrano poi i castelli di Ghivizzano e il forte di Coreglia, i ponti di Fabbriche di Vallico, le rocche di Vergemoli, Molazzana e Ceserana (Fosciandora), l’imponente fortezza di Castelnuovo, la torre di Castiglione, la scenografica fortificazione di Verrucole (San Romano), la rocca di Camporgiano, il borgo sul lago a Isola Santa (Careggine) e, infine, il Castelvecchio di Piazza al Serchio e le torri di Minucciano e Giuncugnano.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Ecco in dettaglio alcune di queste tappe, dove i motivi di interesse non si limitano ai singoli edifici, ma all’intero contesto in cui sono inseriti. Sulle colline di Cune sopra Borgo a Mozzano, la rocca del Bargiglio costituì, a partire dal Medioevo, un ottimo osservatorio per assicurare il controllo lucchese degli insediamenti, della viabilità e dei confini della Mediavalle. Veniva chiamato l’occhio di Lucca, in virtù di un metodo di mire e traguardi tramite cui riceveva

61


FCRL BENI CULTURALI

segnali da altre fortificazioni della Repubblica. L’antico torrione è da restaurare, ma la visita vale comunque. Sulla linea di confine tra gli stati di Lucca e Modena, la valle stretta e tortuosa di Fabbriche di Vallico divenne punto strategico fondamentale e i ponti luoghi privilegiati per tenere sotto controllo il passaggio di uomini e merci. Dei tre che superano il torrente Turrite Cava, il più importante è quello della Dogana. Tutti e tre da risistemare, ma anche se diroccati riescono ad esprimere un grande fascino. Già restaurate, invece, le rocche estensi di Molazzana, Ceserana e Camporgiano, mentre sono in via di conclusione i lavori al castello di Vergemoli, altro territorio degli Este come lo fu gran parte della Garfagnana. L’esempio più importante di architettura militare di quell’epoca è la Fortezza di Mont’Alfonso, che domina Castelnuovo, voluta a metà del 1500 dal duca di Ferrara Alfonso d’Este per difendere il borgo dagli attacchi di fiorentini e lucchesi. Di proprietà della Provincia di Lucca, la Fortezza è in massima parte già rimessa a posto e visitabile, compresi i diversi edifici all’interno della grande cinta muraria. Resta da sistemare una porzione di quest’ultima, lunga complessivamente 1120 metri e con altezze comprese tra i 5 e i 9. Votato recentemente tra i dieci borghi più belli d’Italia nel referendum della trasmissione televisiva Alle falde del Kilimangiaro, Castiglione è uno dei pochi paesi che non si sottomise agli estensi, rimanendo fedele a Lucca. Fiero e forte da sempre, sono testimonianza di questa grandezza militare tanti edifici che ne hanno fatto, ancora prima della tv, uno dei gioielli storici della Garfagnana. A beneficiare dei finanziamenti di Arcus e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca è stata la Torre dell’Orologio.

62

FCRLMAGAZINE 5 |2014


FORTEZZE, ROCCHE E CASTELLI

FCRLMAGAZINE 5 |2014

63


FCRL BENI CULTURALI

La Fortezza di Verrucole è la più importante vestigia medievale della zona e, grazie alla sua posizione su un rilievo di circa 600 metri d’altezza, domina le Alpi Apuane, gli Appennini e il Fondovalle. Nel territorio di San Romano, è scenografica, piena di fascino e di storia. Già in lontananza le mura, dotate di una merlatura quasi intatta, sembrano ordinare al passante di rendere omaggio alla loro potenza. E quando si è in cima, la vista è mozzafiato. Mura che sono state perfettamente restaurate dopo anni di abbandono che ne avevano cominciato a minare la stabilità. Dall’alto di Verrucole alle suggestioni del borgo sommerso: Isola Santa, paesino che si affaccia sul lago in cui si specchiano i boschi di castagno e le montagne circostanti. Anticamente ricovero (hospitale) per viandanti e pellegrini che attraversavano le Apuane per recarsi dalla Garfagnana alla Versilia e viceversa, divenne poi posto di guardia. Il lago artificiale costruito nel 1949 sommerse un mulino e un ponte ad arco del borgo. Ad essere restaurato sarà l’antico hospitale, destinato ad un uso pubblico, in particolare per manifestazioni e incontri.

64

FCRLMAGAZINE 5 |2014


Palazzo Mediceo di Seravezza patrimonio Umanità

I

l Palazzo Mediceo di Seravezza con il giardino e quelle che un tempo furono le scuderie, compone un sito culturale che si è imposto da alcuni anni come uno dei più vivaci centri di cultura della Versilia. Con quella capacità naturale di fondere insieme innovazione e tradizione, offrendo una proposta al pubblico che è tra le più varie della Toscana, spaziando tra pittura, fotografia, gastronomia, studio della storia della nostra terra. Il fulcro del sito è senz’altro il Palazzo Mediceo, inserito recentemente nel Patrimonio Unesco assieme ad altre tredici ville e giardini medicei. La sua architettura originale lo rende diverso da tutte le altre residenze: il Palazzo fu realizzato poco dopo la metà del Cinquecento lungo la vallata angusta che dal mare conduce alle montagne dell’entroterra versiliese, non lontano dal percorso della Via Francigena che conduceva i pellegrini a Roma. Il Palazzo lega la sua storia a quella della famiglia Medici che lo trasformò in una delle proprie residenze stagionali, essendo nascosto tra il fiume, che offriva frescura ai suoi abitanti, e il monte, ampiamente boscato, in cui si poteva praticare la caccia. Ma non fu l’amenità dei luoghi a suggerirne la costruzione: il Palazzo venne pensato più come luogo di guardia che di villeggiatura, di controllo delle attività commerciali piuttosto che per le spensierate passeggiate sui monti e la pesca alle trote nelle peschiere e lungo il fiume. Volontà che si ritrova anche in quel suo aspetto austero, severo, quasi un fortino con le angolature potentemente rinforzate, privo di quei fronzoli architettonici di cui sono ricche altre residenze medicee palesemente dedicate al riposo. Un’architettura essenziale che però non toglie niente alla bellezza del sito, molto suggestivo e in grado di conservare a quasi mezzo secolo di distanza il suo fascino. Non si comprende però appieno la costruzione del Palazzo di Seravezza senza un po’ di storia degli anni che la precedettero. La storia di Seravezza era legata a quella di Pietrasanta e del suo Capitanato, saldamente in mano alla Repubblica fiorentina e alla Signoria

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Michele Morabito

dei Medici solo dopo il Lodo del 1513 che aveva assegnato a Firenze questo territorio. La Versilia era stata a lungo oggetto di dispute e schermaglie: i Lucchesi avevano fondato Pietrasanta (1255) rinforzandola, ma mai abbastanza e non in modo tale da impedire un continuo passaggio di possesso tra Lucca, Pisa e, in ultimo, Genova. La città ligure acquisì Pietrasanta nel 1437 e, nove anni dopo, la vendette al Banco di San Giorgio, il potente organismo politico finanziario che alla Repubblica genovese aveva prestato ingenti somme di denaro. Nel 1484 Pietrasanta fu per la prima volta sotto il dominio di Firenze, ma già nel 1496 ritornò ai Lucchesi per denaro, nel bel mezzo di un periodo costellato di passaggi degli eserciti francesi. Così fino al 29 settembre 1513, quando Papa Leone – Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico – intervenne a dirimere la questione del possesso delle terre del Vicariato di Pietrasanta, optando per Firenze. Si costituì così una testa di ponte fiorentina in prossimità della Repubblica di Lucca, togliendo a quest’ultima ogni possibilità di rilanciare il porto di Motrone come scalo per la fiorente mercatura lucchese. Il Lodo segnò la sorte della Versilia ‘storica’ e della Versilia non medicea in cui nacque un nuovo sbocco al mare per l’economia di Lucca: Viareggio. Quello assegnato a Firenze era un territorio ricco di risorse agricole e minerarie, ma soprattutto di alto valore strategico, attraversato dalla principale via Aurelia che era lo snodo statale sull’asse Nord Sud sin dall’Antichità e dotato di un importante scalo marittimo a Motrone, già punto d’interconnessione commerciale sulle rotte tirreniche e potenziale luogo di approdo delle merci destinate all’entroterra toscano. Pochissimi anni dopo la promulgazione del Lodo e a seguito della donazione delle cave del Monte Altissimo da parte delle Comunità di Seravezza e di Cappella alla Repubblica fiorentina, Leone Decimo impose a Michelan-

gelo Buonarroti di approvvigionarsi di marmo nei Domini della Repubblica e non più a Carrara. Il marmo versiliese divenne il marmo ‘ufficiale’ di Firenze e, in particolare, dell’Opera di Santa Maria del Fiore, anche sotto la spinta della presenza di Michelangelo in Seravezza, testimoniata in maniera continuativa tra il 1518 e il 1520: si aprirono nuove cave e arrivarono altri artisti prima ancora della scoperta dei giacimenti minerari di piombo argentifero e, dal 1563, del marmo «mistio» in seguito conosciuto come «Breccia Medicea» o «Breccia di Seravezza», molto richiesto per il suo pregio. In questo contesto di fioritura di quella che sarà l’economia della Versilia per i successivi quattro secoli, si colloca la fondazione del Palazzo Mediceo, da dove Cosimo I de’ Medici aveva un punto di osservazione privilegiato sull’attività estrattiva nelle miniere di argento del Bottino e nelle cave di marmo. Nel 1531, Firenze è la capitale di un Ducato sotto la Signoria dei Medici. Nel 1569 arriverà anche il titolo Granducale per una Firenze in piena espansione non tanto geografica – che si conclude con la conquista della rivale Siena nel 1555 – quanto per la sua influenza politica e culturale. La costruzione del Palazzo è appena successiva a questa data, se è vero che una lapide, posta al di sopra dell’ingresso principale, omaggia Cosimo dei Medici, «dux» di Firenze e Siena. Resta incerta la data della posa della prima pietra: lo storico Emanuele Repetti colloca la costruzione del Palazzo a partire dal 1559 ad opera dell’architetto Bartolomeo Ammannati, uno dei favoriti della Corte Medicea, facendo leva su un’epigrafe che non ha riscontri nella documentazione relativa al cantiere del Palazzo. Infatti, un documento che si conserva nell’Archivio di Stato di Firenze, del «Magistrato dei Nove», contenente anche il registro delle spese occorse per costruire una muraglia a Seravezza in luogo detto ‘Capuana’, fa partire la costruzione dal 1561, anno in cui è attestato che il cantiere fu avviato nella prima settimana del mese di maggio. L’architetto Franco Buselli, invece, attribuisce il disegno del palazzo al

65


FCRL BENI CULTURALI

giovanissimo Bernardo Buontalenti, che sarebbe stato all’epoca poco meno che trentenne. Cosa che ha sempre fatto sorgere dei dubbi: come poteva un artista così giovane realizzare un’opera tanto complessa? Unica certezza è che i lavori di edificazione furono diretti da David Fortini, tra il 1561 e il 1563, che, secondo le ultime ricerche documentali, sarebbe anche l’autore del progetto definitivo del Palazzo. Fortini era uno dei maggiori architetti del suo tempo, genero del Tribolo (Niccolò Pericoli), con cui iniziò la sua carriera al

66

servizio dei Medici per i quali si occupò della costruzione della Villa di Castello, delle scuderie della Villa di Poggio a Caiano e di alcune sezioni del Giardino di Boboli e di innumerevoli opere idrauliche. Lasciando non pienamente risolta la data di inizio della costruzione e la paternità architettonica, certo è che i lavori finirono entro il 1565: un dipinto del pittore belga Giusto Utens, realizzato alla fine del Cinquecento, ci restituisce un’immagine realistica del sito mediceo a pochi anni dalla sua edificazione, con

la struttura fortificata del Palazzo addolcita all’ingresso da un giardino geometrico ‘all’italiana’. Ancora oggi restano evidenti le tracce del percorso lastricato che introduceva le carrozze dentro il portone principale situato allora sull’attuale retro, la cui sagoma era dominata da una architettura rinforzata, rivolta verso i monti che si intendeva presidiare e da cui si temevano i pericoli, e verso quelle miniere e quelle cave che si doveva controllare. Dietro il Palazzo sorse negli anni successivi una cappella edificata al tempo di Maria Cristina, che

FCRLMAGAZINE 5 |2014


PALAZZO MEDICEO DI SERAVEZZA PATRIMONIO UMANITÀ

si affacciava sugli orti delimitati, sul lato del monte e su quello della strada, da una doppia fila di alberi che conducevano alle scuderie per i cavalli, oggi recuperate a spazio culturale. All’interno del cortile particolare rilievo assume un pozzo sormontato da due colonnine unite da un architrave dove è posta una trota di marmo in mezzo a due sfere. La Granduchessa era una grande amante della pesca e la leggenda vuole che nel 1603 catturasse una trota di ben 13 libbre: un evento celebrato da una targa posta a Ruosina, nel luogo dell’eccezionale cattura, e con la costruzione del pozzo. Quando Cosimo passò il testimone, fu il figlio Francesco a subentrare alla guida del Granducato e a seguire attentamente l’andamento dell’estrazione del marmo. Di questo periodo sono frequenti le visite al Palazzo seravezzino di Bianca Cappello, la scandalosa amante di Francesco I, perdutamente innamorato della quindicenne veneziana. Lei, già sposata, fu portata spesso a Firenze e nelle diverse dimore medicee, tra cui anche la stessa Seravezza, come Dama di Corte, nonostante il Granduca fosse a sua volta legato dal vincolo matrimoniale. Bianca poco dopo divenne moglie di Francesco. I due amanti morirono in circostanze misteriose un giorno l’uno dall’altro, si dice, per l’avvelenamento da parte del fratello del Granduca, il cardinale Ferdinando che salì così al soglio granducale. Dispensato dai voti, per poter seguire le sorti del Granducato e assicurare ai Medici la guida della Toscana, Ferdinando I sposò Maria Cristina di Lorena, intensificando il sostegno al commercio dei marmi, sia interno che diretto verso altri stati, nella tradizione paterna. Attività che continuò fino alla sua morte, avvenuta nel 1609. La reggenza in attesa della maggiore età del deboluccio Cosimo II, toccherà alla moglie, la Granduchessa Maria Cristina di Asburgo Lorena, che a lungo aveva soggiornato nel Palazzo di Seravezza e che sarà ancor più presente nel Capitanato in virtù anche del suo ruolo di governatrice dei Capitanati di Pietrasanta e Montepulciano, che per disposizione

FCRLMAGAZINE 5 |2014

testamentaria passarono alla Granduchessa con tutte le sue ricchezze e con facoltà di esercitare ogni giurisdizione civile, criminale e militare. Fu un periodo proficuo per la comunità della Versilia: a Pietrasanta si svolse una magnifica opera di restauro della navata del Duomo medioevale con la revisione completa dell’architettura interna secondo il gusto dominante della Controriforma, con l’apposizione degli Altari e dei Confessionali in marmo. Le Pale dell’Altare e le tele inserite sopra i Confessionali sono opera dei pittori fiorentini presso la corte medicea. Eguale sorte spettò alla Chiesa dei Santi Lorenzo e Barbara di Seravezza che con la dominazione Medicea aveva ottenuto il Fonte Battesimale (1531) e, dunque, l’indipendenza dalla Pieve medioevale di Vallecchia. Negli anni della presenza della Granduchessa nelle terre di Seravezza furono aggiunte le due navate laterali, i cui lavori terminarono attorno al 1637, donando alla facciata della chiesa l’aspetto attuale. Maria Cristina fu donna di grande personalità, capace di intrattenere rapporti epistolari con figure interessanti, tra cui Galilo Galilei, insegnante del figlio durante i mesi estivi. Un rapporto di stima che a poco a poco andò deteriorandosi a causa reso delle teorie del grande scienziato che andavano sempre più a contrastare con quelle della Chiesa. Proprio a lei Galilei indirizzò la più famosa delle Lettere copernicane, con la quale tentava di dimostrare la possibile conciliazione fra moto della terra e Sacre Scritture, rivendicando fra l’altro alla filosofia naturale la possibilità di un’azione autonoma da ogni ingerenza di tipo teologico. Quelli di Maria Cristina furono gli ultimi anni di splendore per la Versilia Medicea, che ben presto risentì della crisi della famiglia de’ Medici. Si succedettero Granduchi deboli ed incapaci, schiacciati nelle dinamiche politiche europee. La difficile eredità al lungo periodo di Cosimo III al potere si chiuse con l’estinzione della casata dei Medici e con il passaggio alla famiglia Asburgo-Lorena. Il colpo di coda, o per meglio dire, l’intuizione, della casa Fiorentina fu la firma del cosiddetto «Patto di

famiglia» che stabiliva che essi non potessero trasportare «o levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato… Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose… affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri». In questo modo Firenze e le terre del Granducato non subirono la perdita di opere d’arte e di beni da parte dell’Impero Asburgico, come avvenne per altri Stati estinti. Il passaggio dalla famiglia Medici a quella degli Asburgo-Lorena coinciderebbe con la perdita di importanza del ruolo strategico del Palazzo fino alla cessione con «Motu Proprio» del 1784 da parte di Pietro Leopoldo alla Comunità, che lo restituiva al Granduca nel 1786 per l’eccessivo onere di mantenimento. Pietro Leopoldo di Lorena destinò una parte dei locali per i magazzini e gli uffici amministrativi di una ferriera, ancora visibile al lato del palazzo, costruita intorno al 1786 lungo il torrente Ruosina. La ripresa degli investimenti privati, per lo più di stranieri, da Beresford a Walton da Francklin a Dalgas e Henraux, nella prima metà dell’Ottocentosulle cave di Seravezza e Stazzema, coincise con la ripresa di un ruolo di primo piano dell’Alta Versilia. Nel 1835, chiusa la ferriera, la Villa ritornò ad essere luogo di soggiorno della famiglia granducale, che la utilizzava anche come luogo di appoggio per andare ai bagni estivi nella odierna Forte dei Marmi, divenuta il principale luogo di carico dei marmi grezzi e lavorati. Con il passaggio al Regno d’Italia il Palazzo Mediceo divenne prima sede del carcere e quindi sede municipale sino al 1967, quando il Municipio venne trasferito nell’attuale sede per consentire il restauro dello storico edificio. Dieci anni dopo per il Palazzo venne accantonata la destinazione a Municipio e una delibera del 23 febbraio 1976, stabilì il recupero del Palazzo Mediceo come bene culturale di valore storico, artistico e ambientale, indicando l’immobile quale sede di rappresentanza del Comune e centro di promozione culturale. I lavori di restauro ripresero allora con questa diversa finalità. Si gettarono le

67


FCRL BENI CULTURALI

basi del Centro culturale che oggi è un punto riferimento per tutta la Toscana e non solo: particolarmente significative sono le esposizioni di arte moderna e di fotografia, anche se resta difficile fare una carrellata di tutti gli eventi che si sono succeduti nel corso di questi anni. Vale la pena ricordare la mostra antologica sul pittore stazzemese Filadelfo Simi (1985), che tra l’Alta Versilia e Firenze costituì un luogo non solo di produzione artistica, ma anche un cenacolo culturale di artisti che producevano opere e pensavano l’arte. Seguirono le mostre sull’artista Liberty Galileo Chini (1987), il macchiaiolo Plinio Nomellini (1989),

68

Giuseppe Viner (1992), Gerardo Dottori e la aeropittura futurista (1996), la mostra su Lorenzo Viani. Negli ultimi anni di particolare pregio è senza dubbio la mostra per i 150 anni dell’Unità d’Italia, «E Italia sia», che ha dato lustro ad un luogo ormai noto per la qualità delle sue esposizioni. Al Palazzo Mediceo, inoltre, si svolge da oltre dieci anni la manifestazione «Enolia» che riguarda uno dei prodotti più buoni della Versilia, l’olio, che qua, complice anche la vicinanza del mare e la copertura delle montagne, assume un sapore particolare. Nel 1985 nei locali del piano terreno fu trasferita la Biblioteca Comunale Sirio Giannini, dedicata allo scrittore seravezzino morto giovanissimo e che cantò l’epopea dei cavatori, il cui patrimonio si aggira attualmente sui 25.000 volumi. Negli stessi locali, dal 1992 è stato inoltre recuperato e trasferito l’Archivio Storico Comunale pre-unitario (i cui documenti datano dal 1545) e post-unitario, mentre al 2° piano è stato inaugurato nel 1996 il Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia storica, che occupa otto sale e due saloni e che consta di circa duemila pezzi che si riferiscono alle attività economiche e tradizionali di queste zone. Tra gli edifici di pertinenza del Palazzo, merita ricordare le ex scuderie granducali, che oggi vivono come luogo di teatro e cultura. Il recupero del sito mediceo è stato completato solo da pochissimi anni con il trasferimento del campo ‘dei Platani nei prefabbricati un tempo sede degli orti medicei. Oggi il Campo dei Platani è un giardino rigoglioso tenuto in grande cura dall’Amministrazione comunale di Seravezza che gestisce il sito mediceo e le sue attività, attraverso la Fondazione Le Terre medicee, che ha saputo riportare il Palazzo agli splendori di un tempo, quando il Paese si vestiva a festa per l’arrivo dei Granduchi con le carrozze e i cavalli e le sale risuonavano di cultura e ricchezza. Una scelta, quella dell’Amministrazione, che è stata premiata, il 23 giugno 2013, con uno dei riconoscimenti più prestigiosi e ambiti. Classificare il Palazzo Mediceo di Seravezza come Patrimonio Mondiale Unesco.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


PALAZZO MEDICEO DI SERAVEZZA PATRIMONIO UMANITÀ

FCRLMAGAZINE 5 |2014

69


FCRL GARFAGNANA

GARFAGANA

FCRLMAGAZINE 5 |2014


ON MY MIND La Garfagnana che non ti aspetti in un libro

C

’è un libro che racconta la Garfagnana insolita, fatta anche di torri, bastioni, fortezze, borghi incontaminati e visuali stupefacenti. Si chiama Garfagnana, una terra dalle origini lontane dove il tempo scorre piano, fatica editoriale che la Pacini Fazzi ha realizzato col contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e, soprattutto, con la collaborazione di due autori di eccezione: Cristoforo Feliciano Ravera per la parte scritta e storica e Gabriele Caproni per le fotografie. Una pubblicazione preziosa, che combina l’amore per una terra alla capacità di indagarla e scoprirla ancora una volta, sotto una luce nuova, più intima e personale, tutta incentrata sull’aspetto naturalistico. Non è un libro fotografico. Non è un libro di viaggi. Né una guida turistica. Garfagnana, una terra

FCRLMAGAZINE 5|2014

dalle origini lontane dove il tempo scorre piano, è molto di più. Un viaggio lungo le antiche strade di montagna. Un itinerario tra festività, non solo religiose, tradizioni, canti popolari, che scava nello spirito per ritrovare una dimensione antica: riscoprire se stessi, il passato comune, un rapporto diverso tra natura e viaggiatore. Le atmosfere del Serchio e dei conventi medioevali, le abbazie, le pietre, gli scorci meno noti e per niente stereotipati si alternano ai paesaggi, ai laghi, alle montagne che svettano a destra e a sinistra. Qua il tempo scorre piano davvero: sfogliandone le pagine si percepisce il lento lavoro di montaggio, tra le belle panoramiche di Caproni e l’affascinante commento di Ravera, dove niente è lasciato al caso. È il corso del Serchio a tracciare il cammino: partendo dalle sorgenti, sbirciando a destra e a manca, per-

correndo in lungo e in largo le sedici comunità che compongono la Garfagnana per scendere giù, a valle, dove la ‘Vicarìa’, la ‘Provincia riottosa ove soggiorna la sedizione’, la ‘Terra di confine’, ‘Terra di Parchi’ termina e con essa anche l’identità paesaggistico-culturale che la caratterizza. È il paesaggio a parlare in prima persona. Un paesaggio talvolta squisitamente naturalistico e talvolta umanizzato secondo quell’approccio rispettoso e sostenibile che è cifra della presenza dell’uomo nella Valle del Serchio. Dalle aspre pendici apuaniche alle dolci ascese dell’Appennino, dalle raffinate pievi romaniche alle ruvide murature a secco dei terrazzamenti, ecco la Garfagnana di Ravera e Caproni che respira attraverso le pagine di un libro. Dove anche il silenzio, con le sue tonalità magiche, completa la medesima, struggente, armonia.

71


FCRL GARFAGNANA

72

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LA GARFAGNANA CHE NON TI ASPETTI IN UN LIBRO

FCRLMAGAZINE 5 |2014

73


FCRL GARFAGNANA

74

FCRLMAGAZINE 5 |2014


Garfagnana: ambiente e paesaggio

E

siste un luogo sul quale si è scritto molto; è stato chiamato «Vicarìa», «Provincia riottosa ove soggiorna la sedizione», «Terra di Confine», «Verde crogiuolo», «Terra di Parchi», «Luogo dell’anima», «Distretto», ma il suo nome è rimasto sempre lo stesso: Garfagnana. Per descrivere, per sommi capi, l’aspetto geografico della Garfagnana ho scelto di utilizzare il corso del fiume del popolo, il Serchio. Partendo dalle sorgenti, sbirciando a destra e a manca, raggiungeremo la media valle, dove ha termine la Garfagnana storica e con esso anche l’identità paesaggistico-culturale che la caratterizza. Quest’area montuosa dell’estremità nord occidentale della Toscana, nascosta tra le creste marmoree delle Alpi Apuane a ponente e le ondulate praterie dell’Appennino ToscoEmiliano a levante, si distingue per la sua conformazione morfologica di ampia valle boscosa e selvaggia dove il Serchio traccia il solco principale ed i suoi numerosi affluenti laterali ne incidono invece gli acclivi dei versanti generando altre valli e convalli minori. Gli ambienti che i due versanti presentano sono in netto contrasto tra loro; sulla destra orografica ci troviamo sulle impervie e acuminate Apuane dove si estrae il marmo e si pratica l’alpinismo su pareti strapiombanti, mentre sulla sinistra troviamo gli alpeggi appenninici ricchi di storia e tradizioni che si spingono fino ai 2054 metri s.l.m. del monte Prado, la più alta montagna della Toscana.

In entrambi i contesti ambientali, dato il loro elevato valore naturalistico, sono stati istituiti il Parco Regionale delle Alpi Apuane ed il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano con la finalità di conservare e valorizzare queste straordinarie catene montane. Dall’anfiteatro naturale dell’alta valle, confinante con la Lunigiana e con la provincia di Reggio Emilia disseminato da case coloniche, borghi e paesi, dipartono a ventaglio le diramazioni fluviali del Serchio di Soraggio,

Dalli e Gramolazzo. Aldilà del valico naturale dei Carpinelli e dei prati del Santuario della Madonna del Soccorso del monte Argegna, ambedue mirabili per panorama e tramonti infuocati sul golfo ligure, si trova il paese di Minucciano e, più in basso, Pieve San Lorenzo che ricadono nella parte alta della valle scavata dal fiume Aulella, affluente del Magra. Questi paesi sono della Garfagnana lunigianese trovandosi oltre jogum, oltre il crinale che separa la Garfagnana dalla Lunigiana.

Cristoforo Feliciano Ravera, autore, insieme a Giorgio Caproni, del libro Garfagnana una terra dalle origini lontane dove il tempo scorre piano, Maria Pacini Fazzi editore (2013), da cui sono tratte le immagini che qui pubblichiamo

FCRLMAGAZINE 5 |2014

75


FCRL BILANCIO 2013

BILANCIO

FCRLMAGAZINE 5 |2014


DUEMIL ATREDICI S

ulla scorta dei risultati conseguiti nel precedente mandato quadriennale mediante l’adozione di una strategia, in termini sia di investimenti che di erogazioni, che le ha consentito di ‘riversare’ sul territorio oltre 103 milioni di euro, anche nel 2013 la Fondazione è stata in grado di muovere una massa finanziaria di notevole entità, capace di alimentare una progettualità ampia e diversificata che ha trovato la sua sintesi ottimale negli ambiti strategici verso cui la Fondazione ha prevalentemente orientato le proprie risorse: il territorio, i beni culturali e la scuola. Il 2013 ha visto l’inaugurazione del ritrovato Complesso di San Francesco, destinato a Campus di IMT, opera con la quale si è affermata la volontà di tutelare e valorizzare i monumenti e le eccellenze culturali e scientifiche della città e del territorio. Un evento che è stato ‘accompagnato’ da un corollario di manifestazioni che di fatto hanno riconsegnato alla zona est della città un ruolo fondamentale di polo culturale e centro di aggregazione sociale all’interno delle Mura urbane. Quello del sostegno al sistema scolastico provinciale è l’altro fronte che ha visto la Fondazione moltiplicare i propri sforzi sul piano delle risorse e delle iniziative intraprese. Se dunque il Bilancio 2013 testimonia la capacità della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca di assumere, nei confronti del territorio, impegni e progettualità di rilievo, confermando il suo ruolo attivo e vitale nel panorama locale e nazionale, esso costituisce anche il compendio del lavoro svolto dall’attuale Consiglio d’Amministrazione, che desidero qui ringraziare per l’impegno profuso e per aver contribuito al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Un risultato di notevole soddisfazione, da un punto di vista sia professionale che umano, che premia chi si è messo al servizio del bene comune, per la crescita sociale e culturale e per il prestigio delle nostre città e del territorio di riferimento. Arturo Lattanzi Presidente della Fondazione CR Lucca

FCRLMAGAZINE 5 |2014

77


FCRL BILANCIO 2013

Fondazione CR Lucca: nettamente positivo il bilancio consuntivo 2013

L

a Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha chiuso l’esercizio 2013 con un avanzo di gestione di 49,1 milioni di euro, contro i 41,8 dell’anno precedente (+17%). Il patrimonio è salito da 1 miliardo e 183 milioni a 1 miliardo 193 milioni, mentre il fondo per le erogazioni è passato da 11,1 milioni a 22,7 mentre il fondo di stabilizzazione si è attestato a 31,5 milioni di euro. Importante crescita anche per le erogazioni deliberate, che dai 26,1 milioni del 2012 hanno raggiunto quota 29,7 milioni. Sono tutti numeri con il segno positivo quelli che accompagnano il bilancio consuntivo 2013. Numeri che collocano la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ai primi posti nella speciale graduatoria delle principali fondazioni bancarie italiane, in particolare nel rapporto fra patrimonio ed erogazioni, che vede l’ente presieduto da Arturo Lattanzi al primo posto assoluto. Un primato importante, che trova conferma nel quinto posto in Italia in termini di avanzo di gestione, dietro a ‘colossi’ quali Cariplo, San Paolo, Padova e Rovigo e Verona.

Erogazioni deliberate per settore Settore

Progetti nr

Ricerca scientifica e tecnologica Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa Educazione, istruzione e formazione Arte, attività e beni culturali Volontariato, filantropia e beneficenza Sviluppo locale Crescita e formazione giovanile Assistenza agli anziani Realizzazione di lavori di pubblica utilità Totale Accantonamento Fondo Volontariato Totale complessivo

78

38 37 167 213 124 39 34 17 20 689

% 5,5 5,4 24,2 30,9 18,0 5,7 4,9 2,5 2,9 100,0

Totale deliberato euro % 3.365.185 996.250 8.519.293 8.811.556 2.951.085 1.126.178 608.441 534.664 1.522.007 28.434.659 1.308.743 29.743.402

11,8 3,5 30,0 31,0 10,4 4,0 2,1 1,9 5,4 100,0 –

FCRLMAGAZINE 5 |2014


FONDAZIONE CR LUCCA: NETTAMENTE POSITIVO IL BILANCIO CONSUNTIVO 2013

Erogazioni deliberate sul territorio

Area territoriale

popolazione

LUCCA Progetti trasversali Area Lucca Totale Area Lucca

87.622 87.622 87.622

233 0 233

7.736.753 0 7.736.753

88,30 0,00 88,30

ALTOPASCIO CAPANNORI MONTECARLO PORCARI VILLA BASILICA Progetti trasv. Area Piana Lucca Totale Area Piana di Lucca

15.182 45.987 4.446 8.730 1.670 76.015 76.015

7 53 7 10 5 0 82

354.500 1.803.018 240.954 213.348 160.500 0 2.772.319

23,35 39,21 54,20 24,44 96,11 0,00 36,47

BAGNI DI LUCCA BARGA BORGO A MOZZANO CAMPORGIANO CAREGGINE CASTELNUOVO GARFAGNANA CASTIGLIONE GARFAGNANA COREGLIA ANTELMINELLI FABBRICHE DI VALLICO FOSCIANDORA GALLICANO GIUNCUGNANO MINUCCIANO MOLAZZANA PESCAGLIA PIAZZA AL SERCHIO PIEVE FOSCIANA SAN ROMANO GARFAGNANA SILLANO VAGLI SOTTO VERGEMOLI VILLA COLLEMANDINA Progetti trasv. Area Garfagnana Totale Area Garfagnana

6.149 10.133 7.131 2.235 594 6.042 1.831 5.204 508 618 3.869 483 2.144 1.096 3.522 2.443 2.377 1.418 654 986 321 1.372 61.130 61.130

12 9 14 5 1 23 5 4 1 3 6 0 5 4 8 3 6 2 3 1 2 2 2 121

512.927 309.482 468.159 62.565 15.000 327.557 30.700 152.128 15.000 27.500 132.126 0 74.500 99.972 39.283 33.016 66.500 61.000 40.500 500 31.000 70.500 60.000 2.629.916

83,42 30,54 65,65 27,99 25,25 54,21 16,77 29,23 29,53 44,50 34,15 0,00 34,75 91,22 11,15 13,51 27,98 43,02 61,93 0,51 96,57 51,38 0,98 43,02

CAMAIORE FORTE DEI MARMI MASSAROSA PIETRASANTA SERAVEZZA STAZZEMA VIAREGGIO Progetti trasversali Area Versilia Totale Area Versilia

32.495 7.603 22.060 23.872 13.204 3.263 60.989 163.486 163.486

22 8 14 13 8 12 37 1 115

269.900 380.628 549.487 455.203 294.527 129.755 1.059.640 20.000 3.159.141

8,31 50,06 24,91 19,07 22,31 39,77 17,37 0,12 19,32

81 2 1 8 46 689

7.947.318 255.000 200.000 2.702.984 1.031.228 28.434.659

73,24

Istituzioni operanti sull’intera provincia di Lucca ASL n. 2 Lucca ASL n. 12 Versilia IMT/FLAFR Istituzioni operanti fuori provincia di Lucca 388.253 Totale

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Erogazioni deliberate numero importo pro-capite

79


FCRL MONTECARLO

NUOVI SPAZI

FCRLMAGAZINE 5 |2014


PER LA CULTURA A Palazzo Carmignani Pellegrini c’è il nuovo polo culturale di Montecarlo

L

a fortezza rimane alle spalle, si imbocca via Roma e si entra nel centro di Montecarlo. Una cinquantina di metri a piedi, sulla destra il portone di un palazzo nobile. E una targa in marmo: «Fondazione Carmignani Pellegrini per l’istruzione femminile». L’ingresso è sobrio ma elegante, nella prima stanza si scorge la ruota della clausura che rimane sulla sinistra prima di imboccare un breve corridoio che conduce in un giardino. Un fantastico giardino nel cuore di Montecarlo, una terrazza sull’intera piana di Lucca. È il cortile del palazzo Carmignani Pellegrini, un edificio che un tempo è stato palazzo pretorio del borgo antico e che ora, grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, torna a rivestire un ruolo di primo piano nella vita montecarlese, un rinnovato polo culturale comprensivo di biblioteca, archivio storico, stanze per dibattiti, incontri, presentazioni e spazio educativo per i più piccoli. Un contributo da 700mila euro per il restauro della parte storica del palazzo che ora è stata adibita a nuovo polo culturale. Altri 30mila euro sono stati assegnati per gli arredamenti mentre 25mila euro sono serviti per il recupero e la valorizzazione del monumento ai Caduti in piazza Carrara, inaugurato negli anni Trenta dall’architetto di Montecarlo, Dante Petroni, dei portoni lignei di Porta Fiorentina e di Porta Lucchese, ancora funzionanti, del portone ligneo della chiesa di Sant’Anna, e degli stemmi in pietra del palazzo della Fondazione Pellegrini Carmignani, le Vicarie principali che nel tempo si sono succedute sul colle durante la dominazione fiorentina, inclusa l’aquila imperiale di Carlo IV di Boemia che fu il fondatore di Montecarlo nel 1333. Il palazzo Carmignani Pellegrini in principio era un monastero di clausura la cui realizzazione fu iniziata nel 1610 dall’architetto fiorentino Gherardo Mechini sull’onda della rinascita religiosa sollecitata dal Concilio di Trento. La costruzione fu terminata nel 1614 e fu affidato a monache Clarisse fatte venire dal monastero di Sant’Andrea di Fucecchio. Nello stesso

FCRLMAGAZINE 5|2014

Alessandro Petrini

Si trova nel centro del borgo ed è intitolato a Carlo Cassola, l’autore della Ragazza di Bube

anno fu inaugurata anche la piccola chiesa realizzata sul retro del palazzo pretorio, che fu intitolata alla madre di Maria, Sant’Anna. Fra il 1626 e il 1646 il monastero fu ulteriormente ingrandito con l’inserimento del fabbricato proprio del palazzo pretorio – che fino ad allora era la residenza dei vicari – in modo che diventasse un unico grande edificio. E proprio questa parte, quella che guarda verso sud, è stata oggetto dell’intervento di ristrutturazione. Le Clarisse poi restarono a Montecarlo fino al 1810, quando le leggi napoleoniche soppressero la comunità religiosa. Nel 1842 la signora Anna Pellegrini, vedova Carmignani, maturò il progetto di trasformare il monastero in un istituto di istruzione per le fanciulle montecarlesi e nel 1851 acquistò il convento dalle monache di Sant’Anna mentre il 19 aprile del 1852 istituì una Fondazione per «l’istruzione gratuita delle fanciulle di Montecarlo», dotandola di un capitale e dei locali dell’ex convento, affidando il compito alle suore Stimatine. Una scelta dettata dalla volontà che si perpetuasse lo spirito francescano delle antiche religiose. Così Anna Carmignani interpellò suor Anna Lapini, fondatrice dell’ordine, per chiederle di aprire la scuola che fu inaugurata con grande solennità il 1° maggio 1852. Nel 1875, con regio decreto, la scuola femminile venne dichiarata «pubblica istituzione educativa» e tra il 1929 e il 1931 fu compresa nel riordinamento degli istituti pubblici di educazione femminile e inserita fra i conservatori della Toscana. Fino al 1973 le suore Stimatine vi svolsero attività didattica come scuola elementare parificata femminile, oltre ad altre attività statutarie mirate all’educazione delle ragazze. A partire dal 1974 e fino al 1983 le suore gestirono una scuola materna privata sopperendo così alla mancanza sul territorio di un’analoga scuola pubblica. Infine dal 1984 cessò ogni attività scolastica e una parte del palazzo fu concessa alle suore, che la usarono per attività assistenziali fino al giugno del 1993, mentre un’altra è andata al Comune, che ha impegnato finora quei locali per iniziative culturali e assistenziali, oltre che come biblioteca, come archivio e come sede per le associa-

81


FCRL MONTECARLO

zioni di volontariato. Ma la sacralità del luogo e l’eredità delle suore si respira ancora ovunque e l’intero edificio è un gioiello dell’architettura completato da un giardino con le palme e un antico pozzo al centro del cortile dove si narra che in una notte buia di fine Ottocento perse la vita una giovane monaca afflitta da pene d’amore. Ora il palazzo è pronto a tornare a nuova vita, evolvendosi da luogo dove per oltre un secolo le giovani montecarlesi sono state istruite ed educate, fino all’odierno polo culturale a disposizione di tutti intitolato a Carlo Cassola. Lo scrittore vincitore del premio Strega nel 1960 con La ragazza di Bube, è infatti nato a Roma ma ha scelto Montecarlo come luogo dove passare l’ultima fase della sua vita e poi morire nel 1987. Grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio, che ha visto il sostegno anche delle Strade del vino e dell’olio, il nuovo centro è stato dotato di arredi moderni e funzionali e custodisce oltre diecimila documenti, tra libri, riviste, cd e dvd, oltre a una particolarissima sezione interamente dedicata al «vino e al verde». Poi l’archivio storico, una sala per bambini con arredi pensati appositamente per loro, molto luminosa e con un panorama mozzafiato, postazioni multimediali e una sala modulare per incontri e presentazioni. Tutto nel cuore del centro storico, nel palazzo che da sempre è parte integrante della vita del borgo. Tutta l’area, poi, è coperta da una connessione wi-fi gratuita e impreziosita da una notevole attrazione nella sala lettura principale della bi-

82

FCRLMAGAZINE 5 |2014


A PALAZZO CARMIGNANI PELLEGRINI C’È IL NUOVO POLO CULTURALE DI MONTECARLO

blioteca al primo piano dello stabile che si affaccia su piazza Carrara. Qui è stato rinvenuto durante l’opera di restauro, un affresco databile alla fine del Quattrocento. Un’opera sconosciuta al pubblico e alla cittadinanza montecarlese che raffigura la Crocifissione di Gesù ed è attribuibile a Vincenzo Frediani. Sempre all’interno del palazzo, al secondo piano, c’è il nuovo archivio intitolato alla memoria di Mario Seghieri. In questo caso l’intervento, finanziato dal Comune di Montecarlo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ha consentito la creazione di un ambiente chiamato a ospitare i documenti e i testi fondanti della storia del territorio e della comunità. E tutto questo ora è liberamente consultabile grazie a moderne postazioni che sono state installate. Fu proprio lo stesso Seghieri, studioso della storia di Montecarlo, a inventariare analiticamente tra il 1967 e il 1981, documenti e testi fino al 1970 per un totale di 1.641 pezzi, ponendo quindi le basi per l’impegnativo lavoro di allestimento che negli ultimi anni ha coinvolto montecarlesi esperti di archivistica affinché lo spazio sia perfettamente aderente alle necessità e ai materiali conservati. In questi locali sono infatti garantiti tutti gli standard di sicurezza come il sistema antincendio e un deumidificatore a soffitto in grado di mantenere gli adeguati livelli di umidità che sono indispensabili per una buona conservazione del materiale catalogato. Una sorta di luogo sacro della memoria del borgo, dove viene conservato il patrimonio storico di un’intera comunità.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

83


FCRL INNOVAZIONE&TERRITORIO

RICERCA E INNOVA

FCRLMAGAZINE 5 |2014


ZIONE NELL’EDILIZIA LUCCA: polo nazionale di riferimento per l’abitare mediterraneo

I

l settore delle costruzioni è chiamato ad un profondo processo di rinnovamento, indispensabile per far fronte a sfide cruciali a cui l’Italia non può più sottrarsi. La via di uscita da una crisi economica drammatica – oltre 600mila posti di lavoro persi e 12mila imprese chiuse – che ha colpito tutti i comparti della filiera e che sembra non accennare ancora a risolversi, può infatti essere trovata solo grazie ad un profondo cambiamento culturale del settore che abbia come principio guida il tema della sostenibilità. L’esigenza di tutela dell’ambiente e della salute da una parte, di risparmio energetico dall’altra – l’edilizia è responsabile di quasi il 40% di consumi di energia in Europa – ha portato infatti ad una maggiore attenzione alle ‘prestazioni’ degli edifici ed alla conseguente all’emanazione di provvedimenti legislativi volti ad incentivare la diffusione di fonti rinnovabili e l’uso razionale dell’energia mediante il contenimento dei consumi. Una forte spinta in questa direzione è stata data anche dall’Unione Europea con le Direttive emanate a partire dal 2002, l’ultima delle quali è mirata a promuovere la realizzazione di edifici «a energia quasi zero». La direttiva prevede infatti che gli Stati membri dell’Unione Europea debbano impegnarsi per promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici e fissa la data del 21 dicembre 2020 come scadenza entro la quale ogni Stato dovrà fare in modo che gli edifici di nuova costruzione siano ad «altissima prestazione energetica». Requisiti minimi sono fissati anche per gli edifici esistenti, dando una forte spinta alla riqualificazione energetica del patrimonio edilizio. Le ragioni della crisi del settore non sono quindi solo congiunturali: il mondo è cambiato, e le condizioni che avevano favorito la forte crescita del settore in passato si sono modificate. Per ottenere risultati concreti è necessario invertire la tendenza rispetto a quanto è stato fatto, puntando non più sulla quantità, con un rilevantissimo consumo di suolo che non possiamo più permetterci, ma sulla qualità degli edifici. Deve diffondersi la

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Enrico Fontana

Enrico Fontana è direttore di Lucense

consapevolezza che è necessario creare ambienti che, oltre a possedere caratteristiche di basso impatto ambientale ed elevate prestazioni energetiche, garantiscano un elevato comfort abitativo, con spazi adatti alle esigenze delle nuove famiglie. È importante sottolineare che questo cambiamento, che porta a porre nuovamente l’attenzione alla riqualificazione degli spazi urbani e degli edifici, rappresenta una concreta e reale opportunità di tornare a creare lavoro, come dimostra quanto è avvenuto in alcuni paesi europei dove questo rinnovamento è già in fase avanzata. Non è un cambiamento semplice, perché coinvolge tutti gli attori della filiera delle costruzioni, a partire dalla pubblica amministrazione, ma in un paese come l’Italia, che ha un ingente patrimonio immobiliare con problemi di vetustà e di degrado, la sostituzione, riqualificazione e manutenzione dell’esistente offre sicuramente maggiori opportunità di lavoro rispetto all’occupazione di sempre più ridotti suoli liberi. Il modello Abitare Mediterraneo che l’Università di Firenze ha sviluppato, insieme a Lucense e ad alcune aziende toscane del settore, nell’ambito di un progetto co-finanziato dalla Regione Toscana, intende promuovere uno sviluppo qualificato dell’edilizia nell’ambito di un quadro di sostenibilità ambientale, da perseguire attraverso il potenziamento della competitività delle imprese e di tutto il «sistema Toscana», e la conseguente crescita dell’economia e dei posti di lavoro. Il modello fa leva sull’attività di ricerca tecnologica e la sperimentazione su strumenti, procedure e soluzioni di ‘architettura sostenibile’ calibrate sulle condizioni ambientali delle regioni dell’area mediterranea, da adottare negli interventi di nuova edificazione ma anche e soprattutto di riqualificazione e ri-funzionalizzazione degli edifici esistenti. La forte specificità climatica mediterranea, con il problema del comfort estivo, del consumo delle risorse idriche e delle risorse naturali, ma anche con tradizioni architettoniche del passato ricche di potenzialità e di interessanti contaminazioni

85


FCRL INNOVAZIONE&TERRITORIO

culturali, richiede infatti un ‘modello costruttivo’ contestualizzato, così come è avvenuto in altri paesi europei di area non mediterranea, in particolare nord-europei. Il modello Abitare Mediterraneo, a cui è associato un marchio registrato, si basa su di un protocollo derivante dal modello ITACA a valenza nazionale, integrato con gli indicatori specifici di contesto e calibrato sia sulla nuova costruzione che sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Il modello si sintetizza in cinque principi, finalizzati a misurare ed accertare la qualità e l’idoneità specifica relativa al clima del bacino mediterraneo dei singoli componenti dell’involucro edilizio. I cinque principi, schematizzati nella figura di lato, sono: 1. garantire inerzia termica per usufruire di un corretto sfasamento termico (condizione fondamentale per il comfort estivo) 2. assicurare alti livelli di efficienza energetica attraverso un corretto isolamento termico, tenendo contestualmente sotto controllo i fenomeni di condensa 3. promuovere l’utilizzo di materiali sostenibili 4. garantire sistemi di schermatura solare per evitare il surriscaldamento estivo 5. garantire soluzioni eco-compatibili, a basso impatto ambientale (bassa emissione di CO2). L’obiettivo di Abitare Mediterraneo è fortemente legato alla valorizzazione degli esiti della ricerca, con la realizzazione di un «centro di competenza» formato dal ‘sistema ricerca’ e dal ‘sistema impresa’, con funzioni di laboratorio concettuale e sperimentale delle metodologie e delle conoscenze sul costruire sostenibile, ma anche di nucleo di impulso, supporto e divulgazione a disposizione di enti e strutture produttive interessate a contribuire, con la propria carica innovativa, alla sostenibilità energetica e alla diffusione di «buone pratiche» nel mercato delle costruzioni. IL CENTRO DI DIVULGAZIONE E FORMAZIONE ABITARE MEDITERRANEO

Il Centro di Divulgazione e Formazione, costituitosi durante lo svolgimento di Abitare Mediterraneo, ha fatto propria la ‘missione’ di

86

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LUCCA: POLO NAZIONALE DI RIFERIMENTO PER L’ABITARE MEDITERRANEO

proseguire, anche dopo la fine del progetto, il sostegno all’innovazione della filiera edile, promuovendo sul territorio toscano un’edilizia a basso impatto ambientale e ad elevate prestazioni energetiche. Il Centro, situato a Lucca presso il Polo Tecnologico Lucchese e gestito da Lucense, opera su due livelli complementari, entrambi indispensabili: da una parte una continua attività di ricerca e sviluppo, realizzata grazie all’affiancamento del Centro Interuniversitario di Ricerca ABITA dell’Università di Firenze e finalizzata all’individuazione di nuovi materiali e tecnologie costruttive, dall’altra la promozione e la diffusione di una nuova cultura del costruire, mediante l’aggiornamento delle conoscenze e competenze degli operatori del settore. Grazie alle relazioni ed agli accordi di collaborazione, sviluppati anche dopo il termine delle attività di progetto, con esperti, imprese manifatturiere del settore ed importanti centri di ricerca della Toscana, il Centro promuove e sostiene la ricerca, basata sul modello Abitare Mediterraneo, finalizzata a: - implementare i concetti di sostenibilità e qualità dei manufatti edili, cioè alti standard di prestazione energetica coniugati ad elevati livelli di comfort sia estivo che invernale degli edifici; - proporre soluzioni tecniche innovative che tengano conto del contesto climatico e che siano compatibili con le tradizioni costruttive del bacino mediterraneo; - adattare l’edilizia alle nuove esigenze sociali. Un’attività continua di sensibilizzazione ed informazione, di organizzazione di percorsi formativi, laboratori progettuali e dimostrazioni pratiche, indirizzata a progettisti, tecnici di enti pubblici, imprese edili e maestranze artigianali del settore, fanno del Centro un punto di riferimento di eccellenza, sul territorio lucchese, per la formazione degli operatori del settore. Gli eventi organizzati presentano elementi di novità nella struttura e nella logica seguita per la loro progettazione, oltre a punti di forza assolutamente inediti per il territorio di Lucca. Elemento caratterizzante l’attività del Centro è infatti l’Esposizione permanente allestita nel-

FCRLMAGAZINE 5 |2014

87


FCRL INNOVAZIONE&TERRITORIO

l’ambito del progetto Abitare Mediterraneo. L’Esposizione è il ‘cuore’ delle attività del Centro di Divulgazione e Formazione Abitare Mediterraneo. Progettato come spazio espositivo permanente dedicato alle aziende produttrici ed ai centri di ricerca, l’esposizione rappresenta attualmente l’unico punto di riferimento in Toscana per la visione e l’analisi di soluzioni per l’edilizia sostenibile, in particolare di quelle con una compatibilità climatica in ambito mediterraneo: prodotti, sistemi costruttivi, tecnologie innovative, corredati da schede tecniche con elaborati grafici sulla composizione, sui parametri tecnici, sulle caratteristiche prestazionali. La presentazione dei prodotti si sviluppa seguendo un percorso basato sulla classificazione del sistema tecnologico ‘edificio’ della norma UNI 8290, con l’obiettivo di fornire al visitatore una visione completa di buone pratiche del costruire in ambito mediterraneo, con particolare riferimento al contenimento energetico. La superficie espositiva di circa 750 mq è suddivisa in due macroaree relative ai diversi sistemi e componenti per l’edilizia sostenibile. La ‘macroarea-componenti’ comprende pareti di tamponamenti verticali, pareti portanti, solai controterra, solai interpiano, coperture inclinate, coperture piane, infissi, schermature. La ‘macroarea-impianti’ comprende fotovoltaico, eolico, termico, domotica. Attualmente il Centro ospita circa 50 campioni realizzati in scala 1:1 nella sezione componenti edilizi e circa 30 nella sezione impiantistica. La rilevante partecipazione alle attività organizzate fino ad oggi dal Centro dimostra come la possibilità di sperimentare, «toccare con mano« e di verificare in modo oggettivo caratteristiche tecniche, modalità e condizioni di impiego delle soluzioni possibili sia di fondamentale importanza per progettisti, tecnici e imprese. I percorsi formativi, grazie anche alla collaborazione con altre organizzazioni ed enti operanti nel settore, come la Scuola Edile

88

Lucchese, le Associazioni di categoria e gli ordini e collegi dei professionisti, sono infatti caratterizzati da una metodologia didattica fortemente focalizzata sull’applicazione pratica dei concetti illustrati nei tradizionali momenti di aula, mediante: - la visione e l’analisi critica di campioni di prodotti, componenti e sistemi esposti nel Centro; - l’analisi critica di progetti reali di edifici, tra i quali i due immobili del Polo Tecnologico Lucchese; - incontri con imprese di produzione di materiali, prodotti e sistemi per l’edilizia, in particolare della Toscana, che consentono di approfondire ambiti di applicazione, indicazioni di corretto impiego/applicazione ed ogni altra esigenza di informazione e chiarimento emersa durante i momenti di aula; - momenti di applicazione manuale diretta: alcuni campioni, potranno essere materialmente realizzati durante gli incontri con l’attiva partecipazione di aziende rappresentative di ogni settore; - project work, durante i quali i partecipanti, organizzati in gruppi con professionalità diverse e competenze complementari, sviluppano congiuntamente un progetto di riqualificazione energetica relativo ad un caso reale; - eventuali visite a cantieri, per consentire la visione delle fasi più significative della costruzione. A partire dalla fine del 2011 il Centro ha realizzato, anche in sinergia con Enti ed altre organizzazione della provincia di Lucca, in primis con la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, numerosi eventi, incontri ed attività di formazione, a cui hanno partecipato un totale di oltre 1.100 operatori del settore tra progettisti, imprenditori, artigiani, tecnici di enti ed imprese, studenti e neolaureati (Dettaglio: 19 seminari monotematici, 8 corsi di formazione, di cui uno per gli studenti del terzo anno dell’Istituto tecnico per geometri A. Benedetti di Porcari, 15 incontri con imprese manifatturiere finalizzati a dimostrazioni pratiche, 2 laboratori progettuali, un progetto for-

FCRLMAGAZINE 5 |2014


LUCCA: POLO NAZIONALE DI RIFERIMENTO PER L’ABITARE MEDITERRANEO

mativo di riqualificazione del personale tecnico progettato su misura per un’azienda toscane, numerose visite guidate dell’Esposizione del Centro di Divulgazione e Formazione, anche nell’ambito di corsi e Master universitari di specializzazione). Naturalmente il Centro ha l’ambizione di allargare l’ambito di operatività, e punta a diventare un riferimento nazionale nel mondo delle costruzioni, anche grazie alle sinergie che si sono rafforzate del corso dell’ultimo anno con il sistema delle Camere di Commercio, in particolare con Unionfiliere, che ha dato vita al Comitato di Filiera dell’Edilizia e dell’Abitare Sostenibile.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

89


FCRL INNOVAZIONE&TERRITORIO

Il Polo Tecnologico Lucchese: un modello di riferimento per il territorio

L

’obiettivo della diffusione di una nuova cultura del costruire, perseguito dal Centro di Divulgazione e Formazione, e, già a partire dal 2008, dalla Camera di Commercio di Lucca e da Lucense, si avvale, come strumento di aggiornamento delle competenze e di confronto, anche dell’analisi e della visione di casi reali, tra cui gli edifici del Polo Tecnologico Lucchese, realizzato dalla Camera di Commercio di Lucca attraverso la società partecipata Lucca In-Tec. Inserito all’interno del Parco Urbano dell’Innovazione che sta gradualmente prendendo forma nell’area industriale dell’ex Oleificio Bertolli, il Polo Tecnologico Lucchese ospita uffici, aziende in fase di start-up o di sviluppo e organismi di ricerca e trasferimento tecnologico. È composto da due fabbricati, attualmente definiti Polo 1 e Polo 2, caratterizzati da elevate prestazioni energetiche ed ambientali. Entrambi gli edifici, che rappresentano un modello di riferimento di eccellenza per i materiali e le tecnologie impiegate, sono costruiti in sostituzione di volumi preesistenti – senza quindi l’occupazione di nuovo suolo – per ridurre al minimo l’impatto ambientale; sono inoltre progettati secondo criteri di eco-sostenibilità e biocompatibilità, al fine di garantire elevato risparmio energetico, economia delle risorse a rischio, caratteristiche di salubrità e di comfort e rispetto dell’ambiente nel quale i fabbricati sono inseriti. Caratteristiche Polo 1 Per garantire elevati standard qualitativi e prestazionali, nel Polo 1, di superficie complessiva di 2.600 mq e sede dell’Organismo di Ricerca Lucense, sono stati impiegati materiali edili con elevati valori di igroscopicità e traspirabilità, privi di emissioni nocive, stabili nel tempo, biodegradabili o riciclabili. Il sistema costruttivo costituente l’involucro edilizio è stato progettato per rispondere a prestazioni di isolamento termico e di inerzia

90

I consumi di acqua sanitaria e a fini irrigui sono inoltre ridotti mediante l’utilizzo di vasche di raccolta per il riutilizzo dell’acqua piovana. Le soluzioni progettuali adottate consentono di perseguire un risparmio energetico pari al 75% del consumo di un edificio tradizionale equivalente. All’interno dell’edificio lavorano complessivamente, tra dipendenti e collaboratori di Lucense, e personale impegnato nei progetti di ricerca attivi, oltre 40 persone.

termica qualitativamente molto elevate. L’edificio è dotato anche di schermature solari utili a ridurre il riscaldamento dei locali nel periodo estivo. Al fine di perseguire il massimo risparmio energetico, l’illuminazione, di tipo fluorescente, è dotata di un sistema di controllo automatico in rapporto all’intensità di luce esterna. La climatizzazione estiva ed invernale è garantita da pannelli radianti a soffitto e un impianto per il ricambio dell’aria primaria. Oltre ad un impianto fotovoltaico tradizionale in copertura, la produzione energetica è garantita da una microturbina di cogenerazione che garantisce la produzione dell’energia elettrica e dell’energia termica.

Caratteristiche Polo 2 Il secondo edificio, con una superficie di oltre 4.200 mq, ospita l’incubatore di imprese, laboratori per la ricerca e il trasferimento tecnologico e spazi per l’insediamento di imprese innovative operanti nei settori di interesse. Nella definizione del progetto sono state individuate le seguenti strategie di intervento, riguardanti l’involucro e gli impianti. Involucro: integrazione di diversi sistemi di involucro altamente efficienti, utilizzazione massima dell’illuminazione naturale degli spazi interni attraverso un opportuno dimensionamento e orientamento delle aperture, tetto giardino su di una parte del fabbricato, sistemi di schermatura mobili per le superfici trasparenti verticali e orizzontali, utilizzo di materiali ‘naturali’ (malte, intonaci, rivestimenti lapidei e legnosi, isolanti vegetali). Impianti: Applicazione di sistemi integrati attivi per lo sfruttamento dell’energia solare (solare fotovoltaico e solare termico), utilizzo della geotermia e delle pompe di calore abbinate ad un sistema di trigenerazione per ottimizzare la climatizzazione degli spazi interni, sistemi di ventilazione naturale per il miglioramento della qualità dell’aria, impiego di sistemi idraulici per il recupero delle acque piovane e ottimizzazione dei consumi della risorsa acqua, climatizzazione estiva ed invernale con pannelli radianti a soffitto. All’interno dell’edificio hanno sede 19 imprese e lavorano circa 130 persone.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IL POLO TECNOLOGICO LUCCHESE: UN MODELLO DI RIFERIMENTO PER IL TERRITORIO

Riconoscimenti Il progetto del Polo 1, del quale è stata riconosciuta, oltre alle qualità in termini di caratteristiche tecniche e di prestazioni, la valenza architettonica, è stato selezionato alla Biennale di Venezia 2010, nel Padiglione Italia del settore Architettura, e alla Triennale di Oslo 2013. Il progetto del Polo 2 ha ottenuto nel 2010 il premio Legambiente «Innovazione amica dell’ambiente». Prossimi sviluppi Il Parco Urbano dell’Innovazione come prospettiva di sviluppo La realizzazione dei due edifici del Polo Tecnologico ha innescato sul territorio un processo virtuoso di coinvolgimento progressivo di enti, istituzioni, imprese, professionisti, docenti e ricercatori universitari, e più in generale

FCRLMAGAZINE 5 |2014

di persone interessate al tema, che hanno avuto l’opportunità di confrontarsi e fare un’esperienza diretta nell’ambito della sostenibilità ambientale nelle costruzioni e negli interventi urbani. Oggi, questo primo nucleo di interventi rappresenta un patrimonio importante per la comunità lucchese, perché è un modello ‘innovativo’ coerente con le strategie della UE, che può ispirare altri processi di recupero del patrimonio edilizio e di aree urbane dismesse. L’area ex-Bertolli, anche in base ad un Protocollo di Intesa sottoscritto da Regione Toscana, Provincia, Comune e Camera di Commercio di Lucca, si avvia a diventare un

Parco Urbano dell’Innovazione, dove si integrano attività economiche innovative a bassissimo impatto ambientale, e dove è offerta l’opportunità di fare impresa a giovani talenti. Queste alcune delle caratteristiche di eccellenza ‘ambientale’ del Parco: - Edifici del Polo Tecnologico (Polo 1 e Polo 2) costruiti ‘in sostituzione’ di edifici pre-esistenti, a parità di pianta e di volume, in classe energetica A+ - Polo Tecnologico area con mobilità a ‘emissioni zero’ e infrastrutture di comunicazione evolute: no veicoli a motore nel parco (dopo la realizzazione del ‘parco verde’), fibra ottica in tutti gli edifici e wi-fi libero - Parcheggio con pensiline fotovoltaiche per circa 1.500 posti - Nell’area del Parco l’energia prodotta da fonti rinnovabili è superiore a quella consumata dalle attività insediate nell’area stessa.

91


FCRL FLASH

FLASH

Accordo tra Imt e Commissione europea per l’energia sostenibile

Iniziati i lavori di restauro alla chiesetta di Rimortoli Cantiere aperto per il restauro dell’antica chiesa di Rimortoli, meraviglia architettonica che da decenni attendeva un’azione di recupero. I lavori sono già iniziati, intervenendo prima di tutto sul tetto, che ha ceduto in più punti e da tempo minaccia di crollare. Si procederà in due lotti: il primo riguarderà principalmente la parte strutturale dell’immobile, a partire dal consolidamento della muratura. Le parti crollate del tetto saranno poi ricostruite con materiali e finiture identici a quelli esistenti. Saranno infine applicati trattamenti protettivi per la copertura in legno e per le pietre murarie. Il secondo lotto si concentrerà sull’interno, per rendere nuovamente fruibile l’antica struttura costruita nel 1122 e utilizzata come luogo di culto fino agli anni Cinquanta. Decisivo per l’avvio dei lavori è stato il contributo di quasi 150mila euro da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che ha finanziato il progetto di riqualificazione e restauro insieme al Comune di Capannori.

92

Imt Alti Studi Lucca sigla un importante accordo con l’Istituto per l’Energia e il Trasporto del Centro Comune di Ricerca, braccio scientifico e tecnologico della Commissione Europea, per lo studio dei sistemi complessi in ambito elettrico e per sviluppare tecniche di gestione automatica di reti intelligenti (Smart Grids). Questo tipo di collaborazione è il secondo esempio in Italia per il Centro di Ricerca europeo, dopo quella con il Politecnico di Torino. Oggetto di studio sarà la rete elettrica europea, uno dei sistemi più grandi del mondo, che sta affrontando cambiamenti impegnativi da molteplici punti di vista: tecnologico, sociale e regolatorio. La convenzione tra i due Istituti è stata firmata dal Direttore di Imt Alberto Bemporad e dal Direttore dell’Istituto per l’Energia e il Trasporto del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre) Giovanni De Santi. Guido Caldarelli, Docente di Fisica Statistica presso Imt, ed Ettore Bompard, Senior Scientist presso il Centro Comune di Ricerca europeo, hanno illustrato l’oggetto dell’accordo nel corso di una conferenza stampa alla quale è intervenuto anche Arturo Lattanzi, nella duplice veste di Presidente della Fondazione Lucchese per l’Alta Formazione e la Ricerca, e di Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La collaborazione tra Imt Alti Studi Lucca e l’Istituto per l’Energia e il Trasporto del JRC permette alla Commissione europea di creare un ponte con la Toscana e consente di mettere in rete le competenze e le tecnologie dei due istituti di ricerca. L’obiettivo è quello di lavorare congiuntamente sulla modellizzazione dei sistemi complessi e di implementazione di logiche di controllo innovative per smart grid. Un’importante partnership che nasce da una premessa fondamentale: Imt è luogo di eccellenza nella produzione ed elaborazione del sapere ai massimi livelli, con conseguente vantaggio del sistema sociale, economico e imprenditoriale. Non è un caso dunque se l’istituzione europea abbia scelto proprio la scuola lucchese come soggetto ideale per sviluppare questo settore, sempre più al centro del dibattito internazionale.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


in breve dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

La scuola del futuro si trova a Lunata Genitori, insegnanti, abitanti

Nella Casa museo di Celle c’è un Puccini inedito Nuove e impor-

della frazione – con la partecipazione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – hanno festeggiato l’inaugurazione della nuova scuola dell’infanzia «Luciana Baroni» in via Guido Rossa a Lunata. Colorata, luminosa, spaziosa (mille metri quadrati), costruita secondo i criteri della bio-architettura (soffitti e pavimenti in legno) e del risparmio energetico, la struttura ospita 120 bambini (fino a 6 anni) nelle quattro sezioni, con un grande spazio polivalente, sale speciali, cucina e mensa e un grande giardino. Si tratta di un intervento importante, che ha richiesto una spesa complessiva di un milione e mezzo di euro, coperti per un terzo dal contributo erogato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, nell’ambito del suo pfiù ampio e strategico impegno nel campo dell’edilizia scolastica. La scuola, intitolata alla memoria di Luciana Baroni, amministratrice, insegnante ed educatrice scomparsa nel 2009, sorge su un terreno di 4500 metri quadrati, è dotata di due aule speciali (computer e biblioteca), un’aula insegnanti, uno spogliatoio, una cucina, la mensa e un ampio spazio esterno. Per ottimizzare gli accessi e rendere più sicura la struttura è stata tra l’altro prolungata la viabilità e ampliato l’attiguo parcheggio. Si crea dunque nell’area di Lunata un polo scolastico con il nido comunale d’infanzia «Il grillo parlante», la scuola media, la primaria e il liceo scientifico «E. Majorana» che dovrebbe comportare un progressivo e opportuno miglioramento della funzionalità dei servizi in questa zona a forte ‘vocazione didattica’.

tanti acquisizioni per la Casa Museo di Celle Puccini, che andranno ad impreziosire il patrimonio di questo piccolo gioiello museale. Cimeli di grande interesse, acquisiti dall’Associazione Lucchesi nel Mondo grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, per arricchire il già nutrito corpus di fotografie, lettere, manoscritti musicali autografi e progetti appartenuti al Maestro, attraverso i quali è possibile ripercorrere la sua vicenda umana e artistica e compiere un’affascinante tuffo nel passato. Tra le nuove acquisizioni sono da segnalare alcune lettere della famiglia Puccini: in particolare di Giacomo Puccini Senior e del figlio Antonio, due personaggi che nel museo di Celle erano fino ad ora rappresentati solo in modo indiretto da alcuni manoscritti musicali di Giuseppe Carretti, con il quale entrambi avevano condotto i loro studi a Bologna. Il Museo entra inoltre in possesso di una fondamentale documentazione relativa a Le Villi, l’opera-ballo che Puccini compose nel 1883: 24 fascicoli manoscritti contenenti le parti dei Soprani I e II, dei Tenori I e II, e dei bassi utilizzati per la prima dell’opera avvenuta a Milano al teatro Dal Verme il 31 maggio 1884. Di questo importantissimo set di parti il Museo possedeva già la parte di Guglielmo (basso), una parte di soprani primi e secondi e le parti strumentali dei violini primi, dei violini secondi, delle viole, dei violoncelli, del contrabbasso, e una riduzione per pianoforte (cembalo) per un totale di 14 fascicoli. L’auspicio, a questo punto, è di riuscire a reperire in futuro la documentazione mancante, relativa agli strumenti a fiato e ad altri personaggi. Tra l’altro, nota di colore, è affascinante vedere come molte delle parti recano il nome del corista che le utilizzò. Di non minore importanza sono infine le lastre originali in vetro delle foto scattate in occasione dell’ultima visita di Giacomo Puccini a Celle il 26 ottobre 1924, presumibilmente le ultime istantanee del maestro. Pochi giorni dopo, infatti, questi partiva per Bruxelles, da dove non sarebbe più tornato.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

93


FCRL FLASH

Inaugurata a Filecchio la «Casa dei giovani e del volontariato» «La

Finalmente, via del Casalino! Maggior qualità della vita e più sicu-

rezza. Son queste le caratteristiche della ‘nuova’ via del Casalino, a Lunata. La pista ciclabile, il parcheggio davanti alla scuola primaria, il marciapiede, i punti luce, il manto stradale e gli spazi verdi rendono priva di pericoli e più vicina alle esigenze di tutti questa fondamentale arteria del Capannorese. L’opera fa parte del piano strategico della mobilità ciclo-pedonale che il Comune di Capannori ha messo a punto negli scorsi mesi e che prevede, nel giro di alcuni anni, la creazione di una rete di 79 chilometri di nuovi percorsi. Quello su via del Casalino è stato un intervento concreto, che riqualifica e rende fruibile a tutti una delle vie principali della zona centrale del territorio, tra l’altro strada di collegamento tra edifici pubblici come la scuola primaria. Il tutto per un investimento totale di 415mila euro da parte del Comune, di cui 170mila arrivano dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Una riqualificazione che ha permesso di dare priorità al cittadino e ai suoi bisogni, dotando il territorio di infrastrutture verdi, come le piste ciclabili, e consegnando alla comunità una via più sicura per pedoni, ciclisti e automobilisti.

94

casa dei giovani e del volontariato». Si chiama così l’immobile che diventerà centro per l’infanzia, per l’adolescenza e per la famiglia, inaugurato da poco a Filecchio nel comune di Barga. Un progetto importante e complesso, che ha coinvolto tutte le forze del volontariato e del sociale presenti sul territorio, donando una nuova funzione all’ex scuola materna di via Comunale. L’Unione dei Comuni della Mediavalle e il Comune di Barga hanno sostenuto la realizzazione di questo intervento, reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ma anche delle stesse realtà associative di Filecchio che qui adesso troveranno una sede. La struttura infatti è pronta per ospitare il Consorzio pluvio irriguo di Filecchio e Piano di Coreglia, i Donatori di Sangue di Filecchio e la Misericordia di Loppia, diventando spazio polifunzionale e punto di riferimento per tutta la zona. A partire dall’associazione umanitaria Amatafrica, fondata da Lido e Anna Stefani, entrambi filecchiesi. Riapre l’oratorio colpito dal terremoto Dopo oltre un anno di lavori

riapre l’oratorio della Madonna della Neve a Guzzano, detto del Poggio, rimasto gravemente danneggiato durante il terremoto del 25 gennaio del 2013. La piccola chiesa, di competenza della parrocchia di San Giovanni in Pieve di Controni, è collocata nel suggestivo contesto del bosco di Guzzano e da sempre rappresenta un punto di riferimento per la comunità, per i fedeli, ma anche per gli occasionali passanti che da secoli incontrano questo delicato edificio tra selve e mulattiere. Gli interventi per il recupero hanno coinvolto direttamente la popolazione, che non poteva permettersi di restare privata di un esempio di storia, fusa nella tradizione e nella fede. Non è quindi sbagliato dire che i lavori effettuati rappresentino un bellissimo esempio di sinergia e condivisione, che ha visto la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca inserirsi e aggiungersi in una raccolta fondi e in una continua collaborazione di tutti i cittadini di Guzzano, sostenuti anche dal parroco, don Franco Vitali.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IN BREVE DALLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

Inaugurato a Castiglione Garfagnana il deposito museale di arte sacra Il Deposito museale di arte sacra di Castiglione Garfagnana è

realtà. Con le sue stupefacenti opere d’arte, gli arredi, le argenterie e i volumi che testimoniano la vita della comunità, il museo è destinato a diventare un punto di riferimento per il paese e per tutta la Valle del Serchio. La struttura è stata ricavata dal completo restauro dell’Oratorio dei SS. Sacramento e Croce, vicino alla chiesa di San Michele, grazie a un progetto dell’architetto Maria Rosa Pieroni e al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. L’impulso di creare un Deposito museale si deve a monsignor Lorenzo Angelini. Fatto proprio dall’ex parroco Giovanni Moni e tradotto in fatti concreti grazie all’impegno degli instancabili volontari di Castiglione che, insieme alle associazioni paesane, hanno messo a disposizione capacità, professionalità tempo e denaro. Con un unico grande obiettivo: consegnare alla Garfagnana un nuovo presidio per la protezione e la divulgazione del suo patrimonio artistico.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Ospedale digitale, primi passi per il sistema informativo del San Luca Fare sistema per garantire un’assistenza sanitaria d’avanguardia.

Questo l’obiettivo del piano d’informatizzazione dei processi di cura nel San Luca che ha visto la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca dare un sostegno fondamentale per la realizzazione del progetto. L’obiettivo è creare un Sistema Informativo Ospedaliero (SIO), basato sull’interazione di due leve o aree tecnologiche preponderanti: le infrastrutture informatiche (reti di trasmissione dati, pc delle postazioni lavoro e CED) e l’informatizzazione dei processi di assistenza. Si tratta di un’iniziativa di straordinaria rilevanza in termini di innovazione tecnologica e di qualità (percepita e prodotta) dell’assistenza, visto che il nuovo ospedale di Lucca è predisposto ad accogliere tutte le innovazioni del processo di cura, sul piano clinico e tecnologico della sanità presente e futura. Il piano per l’informatizzazione è dislocato su tre anni, 2013-2015, ed è previsto nella convenzione firmata nel 2013 tra Asl di Lucca e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per 750mila euro (250mila euro per ogni anno), su un totale di investimenti dell’Azienda USL 2 di 4milioni e 784mila euro.

95


FCRL FLASH

Riapre al pubblico la Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata Sono

A Segromigno in Monte nasce ‘Toscana Nanotech’, il polo tecnologico capannorese Toscana Nanotech: questo il nome del nuovo

polo tecnologico di Capannori. Diventerà un centro di competenza regionale sulle nanotecnologie per il trasferimento tecnologico a nuove imprese o a imprese esistenti che intendono svilupparsi. La struttura, con sede a Segromigno in Monte, ospiterà laboratori di ricerca e incubatori dedicati anche al settore della moda e delle calzature. Il nuovo polo è stato realizzato con un finanziamento complessivo di 5 milioni di euro, stanziati dal Comune di Capannori, dalla Provincia di Lucca e dalla Camera di Commercio di Lucca (ciascuno dei tre enti ha investito circa 500 mila euro), con consistenti contributi della Regione Toscana (2 milioni e 700 mila euro inclusi finanziamenti Cipe) e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (700 mila euro). L’obiettivo del polo è quello di diventare un centro di competenza di alta qualità nel campo delle nanotecnologie, un ramo della scienza applicata e della tecnologia che si occupa del controllo della materia su scala dimensionale inferiore al micrometro, e della progettazione e realizzazione di dispositivi di questa scala.

96

bastati novantadue giorni per riconsegnare alla città la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata. Chiusa al pubblico per scarsa sicurezza strutturale, riscontrata dopo lo sciame sismico dello scorso anno. Un intervento da 300mila euro, interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e progettato dallo studio DpIngegneria che si è avvalso dell’impresa esecutrice Nannini Costruzioni srl. Un traguardo di cui va particolarmente fiero il presidente della Fondazione, Arturo Lattanzi, che ha spiegato come il desiderio dell’Ente di San Micheletto fosse proprio quello di riconsegnare la chiesa al pubblico il prima possibile. Questa infatti è una struttura che sta particolarmente a cuore alla Fondazione, che già all’inizio degli anni Novanta aveva contribuito al restauro del Battistero e della zona archeologica. L’intervento ha riguardato sia il corpo principale della chiesa, sia il battistero adiacente ed è stato mirato al rinforzo strutturale dell’ordinatura metallica, il tutto contenendo al massimo l’impatto visivo. Una nuova aula multimediale alla scuola Jenco di Viareggio È

stato inaugurato il nuovo laboratorio linguistico della scuola secondaria di primo grado «Jenco» di Viareggio. Un’aula multimediale realizzata grazie al contributo della Fondazione Cassa Risparmio di Lucca che conta ben 24 postazioni informatiche collegate alla consolle dell’insegnante e in grado di funzionare come computer autonomi. Uno strumento moderno e flessibile per una didattica, applicata all’insegnamento della lingua straniera, di altissima qualità.L’insegnante avrà infatti il controllo completo di tutti i computer e potrà quindi comunicare coi singoli alunni in base alle esigenze personali oppure dialogare con uno studente alla volta tramite cuffia, mentre gli altri lavorano in autonomia. Si tratta dunque di un fondamentale contributo al miglioramento dell’attività didattica dell’Istituto comprensivo Darsena, inquadrato in una più ampia rosa di interventi sostenuti dalla Fondazione, volti non solo al miglioramento delle condizioni di insegnamento e apprendimento, ma anche alla concreta garanzia di sicurezza degli edifici.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IN BREVE DALLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

Un progetto di housing sociale per la ‘Ficaia’ a Massarosa Nuovo proprietario per il

Seicento nuovi documenti per scoprire Giacomo Puccini Il Puccini Museum diventa

grande agriturismo della ‘Ficaia’ a Massarosa, da anni gestito dalla Fondazione Lucchese di Solidarietà sotto il coordinamento di don Bruno Frediani. Ora è la Fondazione Casa ad occuparsi direttamente degli spazi, mantenendone invariata la vocazione. La struttura servirà infatti a dare ospitalità e assistenza sociale a chi ne ha bisogno. L’intero complesso, con il grande immobile centrale, tutti gli annessi, i terreni e il ristorante, sarà utilizzato principalmente per rispondere alla domanda di emergenza abitativa in carico al Comune di Massarosa, prevedendo anche un servizio di mediazione sociale e accompagnamento all’abitare da parte di Fondazione Casa Lucca. L’operazione – da un milione e 119mila euro – prevede la realizzazione alla ‘Ficaia’ di cinque nuovi alloggi «leggeri transitori», all’intero dei quali saranno ospitate le famiglie in difficoltà per brevi periodi. Sono previsti poi altri due alloggi a canone sostenibile e, una volta completata la ristrutturazione del complesso principale, verranno ricavati altri nove alloggi di transizione.

il secondo al mondo per numero di autografi del Maestro. E questo grazie all’acquisizione – costata 180mila euro alla Fondazione Puccini di Lucca – del Fondo Marsili, appartenuto fino a pochi giorni fa a Marina e Carlo Marsili, bisnipoti di Nitteti Puccini, una delle sorelle di Giacomo. Un traguardo importante: il museo lucchese, infatti, diventa secondo al mondo per numero di documenti autografi del Maestro, di pochissimo inferiore alla Biblioteca Passerini Landi di Piacenza, dove è custodito, tra l’altro, il Fondo Luigi Illica, il famoso librettista di Bohème, Tosca e Madama Butterfly. Seicento pezzi, di cui 348 autografi, tra lettere, fotografie, dediche e cartoline, che raccontano la storia di Puccini in famiglia. Dalla partecipazione di nozze disegnata da Plinio Nomellini, alla lettera dove rivela di non avere soldi e di vivere a stecchetto, fino alle polizze al Monte dei Pegni e alla corrispondenza con il nipote Carlo. C’è tutto un mondo in questi documenti, che rivelano un Puccini inedito e segreto. «Tutto il materiale – spiega Gabriella Biagi Ravenni, direttrice del museo – era finora sconosciuto, anche agli studiosi: nessuna delle lettere è stata pubblicata né segnalata. Si tratta di carte importantissime che, provenendo da un fondo familiare, consentono di ricostruire molte vicende personali e lavorative». I seicento documenti coprono un arco temporale molto vasto: dal 1870 fino

FCRLMAGAZINE 5 |2014

agli anni Quaranta del Novecento. I più vecchi sono lettere di Albina, la madre di Giacomo e Nitteti, mentre i più recenti sono relativi alle carte di Carlo Marsili, scomparso nel 1946, figlio di Nitteti e nonno di Marina e Carlo, dai quali la Fondazione Puccini ha acquisito tutto il materiale. Puccini mantenne sempre rapporti molto stretti con la sorella, rimasta vedova assai presto con due figli a carico (oltre a Carlo, anche Alba) e la aiutò economicamente per molti anni. Al nipote Carlo, Puccini fu legato, oltre che da vincoli d’affetto familiare, anche da rapporti di lavoro, sia artistici (Carlo Marsili, che era anche poeta, librettista, drammaturgo, scrisse per lo zio il testo di Sogno d’or, collaborò alla prima stesura del libretto del Tabarro) che finanziari (lavorava in banca e sbrigava per lo zio operazioni ordinarie e straordinarie). Carlo Marsili godeva dell’assoluta fiducia dello zio, che si confidava con lui anche nei momenti difficili. Questo fondo, dunque, spalanca una finestra sulla vita familiare di Giacomo e consente di ricostruire molte vicende personali finora sconosciute o poco chiare. Ma non solo. Consente anche di ripercorrere da un nuovo punto di vista le tappe della produzione artistica del compositore: le prime assolute delle opere e le loro riprese in giro per il mondo, con notizie di prima mano sugli allestimenti e sui loro esiti, ma anche i progetti di opere mai composte e gli stati di avanzamento di quelle già andate in scena.

97


FCRL FLASH

Al via i lavori all’Istituto «Arrigo Benedetti» di Porcari Circa un milione di euro per la

completa ristrutturazione della scuola superiore Benedetti di Porcari e del palazzetto dello sport che svolge la funzione di palestra per l’istituto. Interventi resi possibili anche grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, assegnato nell’ambito del bando dell’edilizia scolastica 2013-2015, che ha consentito di integrare il finanziamento della Regione e lo stanziamento che la Provincia ha reperito tramite un bando del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’intervento consiste nel recupero di due strutture, in particolare l’impianto sportivo che vedrà aumentare la capienza a 200 posti, oltre all’adeguamento di tutti gli standard di sicurezza, alla sostituzione della pavimentazione del campo da gioco e alla dotazione di un tetto di moderna concezione. La scuola è una delle più importanti della provincia con i suoi oltre 300 studenti e rappresenta un punto di riferimento per tutta l’area della Piana.

98

Il Varignano avrà una nuova chiesa Prima demolita e poi ricostruita da capo. È quello che succederà alla Chiesa della Ruserrezione del Varignano, a Viareggio, costruita nel 1980 e ora bisognosa di una profonda ristrutturazione. Tanto da preferire la costruzione ex novo dell’edificio. Un segnale importante per una zona di Viareggio che da tempo è oggetto di un piano di generale riqualificazione. La chiesa del Varignano sarà uno dei tre edifici che la Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di finanziare in tutto il territorio italiano, e questo anche grazie al decisivo contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che renderà il progetto concretamente realizzabile. Il quartiere in questi anni è molto cresciuto – conta infatti 8.500 abitanti – e la nuova chiesa rappresenterà l’intervento decisivo per cominciare una globale riqualificazione dell’area che ospita una delle realtà più popolose e attive della comunità viareggina. È tra l’altro importante sottolineare che l’affresco, presente nella chiesa attuale e realizzato da Massimo Micheli, sarà recuperato con la tecnica dello strappo e riposizionato nel nuovo edificio, indicando così un’ideale continuità tra passato e presente con uno sguardo verso il futuro.

FCRLMAGAZINE 5 |2014


IN BREVE DALLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

C’è una nuova scuola a Fornaci di Barga Grande festa a Fornaci

per l’inaugurazione della nuova scuola elementare. Esempio concreto della volontà del Comune di Barga di attuare un generale rinnovamento nel campo dell’edilizia scolastica, sostenuto anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La scuola, inaugurata alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, del Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, insieme al Senatore Andrea Marcucci, al Presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli e a tante personalità politiche della Valle, è già nella disponibilità della comunità di Fornaci e perfettamente operativa.L’inaugurazione della nuova struttura è stata tra l’altro l’occasione per sottolineare l’importanza degli edifici scolastici, della loro sicurezza e fruibilità. Chiaro è ormai il concetto di garantire il futuro di ragazzi e bambini anche favorendo condizioni di studio per gli alunni e di lavoro per gli insegnanti idonee allo svolgimento di una didattica serena e produttiva. Quanto è bello il soffitto della Chiesa di Vitoio Nuova vita per l’antica

chiesa di Santa Maria Assunta di Vitoio, nel comune di Camporgiano. Dopo un restauro attento e minuzioso, è tornato a risplendere il soffitto a cassettoni e del coro ligneo, esaltato in tutta la sua bellezza dalle parole dell’Arcivescovo di Lucca, Monsignor Italo Castellani. Il soffitto, realizzato nel XVII secolo, occupa l’intera navata dell’edificio e presenta una notevole varietà di stili. Intarsiato in locale legno di castagno, di 18 metri per 7,10 e composto da 64 bozze lignee di forma regolare, ognuna diversa dall’altra, con all’interno un rombo dentellato che racchiude un fiore doppio, opera sapiente di artigiani locali, che a partire dal 1624 misero mano alla copertura interna della chiesa. I nuovi interventi integrano quelli che nel 2011 permisero il rifacimento del tetto, sorretto da 12 maestose capriate in legno massiccio di castagno, anch’esso vero e proprio capolavoro architettonico per l’epoca. Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è stato possibile, nella primavera del 2013, iniziare l’opera di restauro, prima pulizia e risanamento, poi messa in sicurezza della struttura. Le esperte mani del restauratore Giuliano Delle Monache, infine, hanno riportato gli antichi cassettoni all’originario splendore, così come si potevano ammirare oltre tre secoli fa, riconsegnando alla valle una delle sue evidenze artistiche più singolari.

FCRLMAGAZINE 5 |2014

Terminati i lavori per il restauro del chiostro al Real Collegio Con

la messa in sicurezza del tetto si è definitivamente conclusa l’operazione di restauro del secondo chiostro del Real Collegio che ha aumentato notevolmente gli spazi a disposizione. Gli interventi, iniziati alla fine del 2011, hanno richiesto uno stanziamento complessivo di 170mila euro, coperti al 70% dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e per il restante 30% dall’ente Real Collegio. Particolarmente importante anche il recupero del terzo chiostro, detto di Santa Caterina, poiché consente un collegamento diretto tra gli ambienti e crea un percorso interno tra piazza del Collegio e piazza San Frediano. Il legame, anche fisico, tra la città e il palazzo è presto fatto: il corridoio, così potremmo definirlo, garantisce infatti un rapporto naturale con una delle piazze più belle e frequentate di Lucca, completando anche l’immagine di un edificio perfettamente incastonato tra la Basilica e le Mura cittadine.

99


Periodico della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Autorizzazione del Tribunale in corso

Finito di stampare nel mese di ottobre 2014 da Tipografia Tommasi Referenze fotografiche: Archivio fotografico Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Archivio fotografico Fondazione Terre Medicee, Archivio fotografico Publied Editore in Lucca, Ivo Balderi, Gilberto Bedini, Carlo Cantini, Giorgio Caproni, Giuseppe Cecchi, Croce Verde di Lucca, Nadia Davini, Foto Alcide, Lucio Ghilardi, Nicola Nottoli, Giovanni Romboni, studio Pellegrini Per le foto alle pagine 10, 13 e 14: Archivio Fotografico Lucchese del Comune di Lucca «Arnaldo Fazzi» – Fondo Ettore Cortopassi

FCRLMAGAZINE 5 |2014


5|2014

piega costola

RIVISTA DELLA FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI LUCCA

ANNIVERSARIO SAN FRANCESCO – PINETA VIAREGGIO – MURA DI LUCCA – GARFAGNANA – POLO TECNOLOGICO

piega costola


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Fcrlu magazine 2014 05 by Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca - Issuu