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FCRL Magazine n. 27-2025

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piega costola

rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca

IMT DESTINAZIONE RESTAURI RIQUALIFICAZIONI FUTURO – MONDO RINASCITE FONDAZIONE – MONDO – DAL FONDAZIONE TERRITORIO – SOCIAL – CULTURA NETWORK ANCORA – DAL CULTURA TERRITORIO – SOCIALE

piega costola


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rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca

restauri riqualificazioni RINASCITE 4 Alfa e Omega. Il Volto Santo dopo il restauro 14 Sant’Alessandro Maggiore. Rinascita di un capolavoro 24 La scuola più attesa. Nuova vita per il ‘Paladini’ di via San Nicolao 34 Capannori, una nuova ala per la primaria ‘Del Fiorentino’ 35 Il profilo delle Apuane e una scuola tanto attesa 36 Il giardino ritrovato di villa Puccini 46 Il restauro della facciata del Teatro del Giglio: ritorno all’antico splendore Mondo FONDAZIONE 50 Focus su una generazione: l’indagine su giovani promossa dalla Fondazione

IMT DESTINAZIONE RESTAURI RIQUALIFICAZIONI FUTURO – MONDO RINASCITE FONDAZIONE – MONDO – DAL FONDAZIONE TERRITORIO – SOCIAL – CULTURA NETWORK ANCORA – DAL CULTURA TERRITORIO – SOCIALE

FCRL MagaZine 27 | 2025 Iscrizione al registro stampa del Tribunale di Lucca n. 1/20 del 17 gennaio 2020

Maria Teresa Perelli direttore Andrea Salani direttore responsabile Comitato di redazione Maria Teresa Perelli, Andrea Salani consulenza editoriale Publied – Editore in Lucca progetto grafico e impaginazione Marco Riccucci hanno collaborato a questo numero Caterina Briganti,Adele Cogno Barbara Di Cesare, Luciano Gallo Lorenzo Maffei, Michele Morabito Maria Panattoni, Maria Teresa Perelli Valentina Picchi, Valentina Pierotti Silvia Poli, Giulia Prete, Giulio Sensi

© 2025, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca in copertina: Particolare del Volto Santo dopo il restauro Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, Courtesy: photo Alcide

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cultura ancora CULTURA 58 Recitare che passione. A Lucca una vetrina d’eccellenza del teatro 65 Ciak, si ride 68 IMMAGINA, il potere delle storie illustrate per raccontare il presente 71 2000 documenti sulla musica e Puccini: il regalo prezioso di Dieter Schickling social NETWORK 74 Incontrarsi a Mandorla un noMe un volto UNA STORIA 80 Adone Spadaccini. Puccini, il lago, il teatro piccolo è BELLO 86 Sulla via di Michelangelo segnaLIBRO 101 Rubrica di novità editoriali


È stata l’immagine inaspettata e rinnovata del Volto Santo, emersa dopo un’accurata e — già divenuta storica — campagna di restauro a ispirare molti articoli di questo numero della rivista al tema della rinascita, del rinnovamento, della nuova vita di luoghi e monumenti che hanno un significato particolare per il tessuto sociale e culturale del territorio. Le scuole, gli edifici storici come la Villa Puccini di Torre del Lago, la chiesa più antica di Lucca, Sant’Alessandro, la facciata del Teatro del Giglio. Basta sfogliare poche pagine per incontrare numerosi palazzi, chiese, giardini e manufatti artistici a tutti ben noti che, grazie all’intervento della Fondazione, oggi vivono una seconda (spesso una terza) vita, talvolta con funzionalità e destinazione mutate, talvolta mantenendo la loro secolare funzione. Si tratta di progetti che rispecchiano l’intento di sostenere percorsi di recupero con vista sul futuro: interventi su immobili che siano abitati, frequentati e vissuti apportando alla comunità un beneficio concreto, che va dal rispondere all’emergenza abitativa al restituire uno spazio alla cultura, dal garantire a studenti e studentesse aule sicure in scuole funzionali al tutelare l’integrità e la memoria di luoghi che hanno incrociato la Storia. Si tratta di un segmento importante dell’operatività della Fondazione, che in questi anni si è modellata attraverso l’ascolto di esigenze concrete emerse dagli stakeholder, e che si è tradotta anche in bandi specifici dedicati alle opere pubbliche, ai Beni Culturali, alla progettazione. Questi progetti, come anche quelli raccontati in ambito culturale e sociale, sono accomunati dalla caratteristica della sostenibilità, intesa in una duplice accezione: l’attenzione all’ambiente, ovviamente, ma anche la fattibilità economica, unita alla consapevolezza di incidere positivamente su un bacino d’utenza quanto più ampio possibile, nel nome dell’interesse comune e diffuso.

Maria Teresa Perelli

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restauri riqualificazioni RINASCITE

Alfa e omega Il Volto Santo dopo il restauro Lorenzo Maffei


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1. Volto Santo prima del restauro dentro il tempietto di Matteo Civitali. Courtesy: Tecnoservice, photo Luca Lupi 2. Volto Santo prima del restauro dentro il laboratorio predisposto in Cattedrale Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 3. Volto Santo dopo il restauro Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide

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Quando fu annunciata la necessità dell’intervento, il 28 dicembre del 2021, si capì fin da subito che non sarebbe stato un restauro come tanti altri. Certo perché il Volto Santo di Lucca non è solo un’opera d’arte ma un simbolo religioso e civile di una comunità. Per di più, parliamo di una sacra effigie segnata da un millenario culto popolare che, anche con le migliori intenzioni, nei secoli ha visto ritocchi e rimaneggiamenti, portandolo infine all’aspetto che da almeno due secoli ne ha segnato l’iconografia. Un Cristo nero, dunque, che se popolarmente poteva pure incutere timore, in particolare nei bambini che si affacciavano al Tempietto del Civitali, negli anni, con gioia, tornò alla memoria dell’ottantenne Ivan J. Houston. Soldato della Buffalo Soldiers, divisione statunitense di afroamericani, che combatté per la Liberazione dell’Italia e anche di Lucca dal nazifascismo. 1

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ALFA E OMEGA IL VOLTO SANTO DOPO IL RESTAURO

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4. Il Volto Santo dopo il restauro con il nimbo e la colomba Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 5. Particolare del Volto Santo prima del restauro dentro il tempietto in Cattedrale Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 6. Particolare del Volto Santo dopo il restauro Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide

Il restauro Ma il Volto Santo, una delle effigi lignee più antiche dell’Occidente, versava in condizione davvero precarie. La necessità dell’intervento si era reso necessario per metterlo in sicurezza, garantendolo per le future generazioni. Il lavoro, durato quasi quattro anni e interamente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, è stato promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino e diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sotto l’Alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Lucca Massa Carrara e Pistoia. Eppure, in qualche modo, potremmo dire che la direzione dei lavori l’ha data il Volto Santo stesso. Infatti, dopo la complessa movimentazione dal tempietto al laboratorio di restauro nel transetto nord della Cattedrale, è seguita una fase conoscitiva di indagini diagnostiche (2022-2023) e dalla raccolta delle informazioni scaturite poi è seguito il restauro vero e proprio (2023-2025). Dal 13 settembre 2025, in attesa della ricollocazione nel Tempietto del Civitali prevista entro l’estate del 2026, è esposto negli spazi del laboratorio di restauro: visibile con una modalità davvero unica e irripetibile. La datazione Già nel 2020 l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Firenze (Infn), analizzando alcuni campioni del Volto Santo al Carbonio 14, aveva datato l’opera tra la fine dell’VIII e la fine del IX secolo (fino ad allora il Volto Santo era ritenuto dagli studiosi un’opera del XII secolo, replica di un originale più antico andato perduto). Durante il restauro appena terminato, i risultati delle analisi diagnostiche convergono tutte nel datarlo al IX secolo. In particolare, le indagini dendrocronologiche, eseguite dal Laboratorio Ibe-Cnr di Firenze, sul legno della croce coeva al Cristo, hanno potuto attestare con precisione una datazione all’860 con un margine cronologico di scostamento di po4

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co oltre. Questo, secondo Anna Maria Giusti — consulente storico artistica per il complesso museale e archeologico della Cattedrale di Lucca e per il restauro del Volto Santo — «conferma affinità con il Crocifisso del Duomo di Sansepolcro, anche questo assegnato al IX secolo. Analoga datazione è stata diagnosticata per un Crocifisso conservato in Belgio a Tancrémont e proveniente da un’abbazia di fondazione carolingia. Crocifissi di questo tipo, perduti ma ricordati nei documenti, si concenFCRLmagazine 27 | 2025

trarono numerosi nei territori dell’Impero di Carlo Magno, di cui anche Lucca fece parte dal 774». Il Volto Santo, oggi Per l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti: «I colori della veste, dell’incarnato e della stessa croce, liberati dalla patina di nera austerità depositata dal tempo e dagli uomini, tornano a proclamare le valenze simboliche della sacra immagine, legata al modello del Christus triumphans, il Crocifisso 9


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7. Volto Santo dopo restauro Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 8. Volto Santo prima del restauro dentro il tempietto di Matteo Civitali Courtesy: Tecnoservice, photo Luca Lupi 9. Rimozione dello strato scuro sul Volto Santo Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide

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vittorioso sul male e sulla morte». «L’intervento non ha rappresentato soltanto una azione di conservazione e tutela — spiega Massimo Marsili presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca — ma la custodia e la conferma del radicamento della comunità lucchese negli universali valori cristici: l’identità come espressione di solidarietà, fraternità, accoglienza, comprensione dell’alterità e speranza». Ma vediamo nel concreto come si presenta oggi il Volto Santo. Tolta una cromia superficiale scura, stesa sulla scultura e sulla croce a partire dal XVII secolo, in maniera non uniforme nelle diverse parti, sono tornati visibili: gli incarnati del volto, delle mani e dei piedi del Cristo; le decorazioni in foglia oro del bordo delle maniche e dell’orlo della veste; quella raffinata del girocollo (forse quattrocentesca); la colorazione giallo-bruna dei capelli e della barba. La veste è adesso di colore blu scuro, una stesura costituita da lapislazzuli di altissima qualità e in buono stato di conservazione. Sulla croce 7

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del Volto Santo, antica come il Cristo, anch’essa soggetta nel tempo a ridipinture, è stato recuperato un prezioso «alfa e omega» in foglia oro su fondo azzurro e la testimonianza dell’esistenza di almeno due policromie precedenti, nei toni del rosso e del blu, arricchite da motivi decorativi a fasce e a palmette. Il restauro, inoltre, ha riservato anche un’altra emozionante scoperta: la pasta vitrea di cui sono fatti gli occhi del Volto Santo fu realizzata rifondendo vetri FCRLmagazine 27 | 2025

di epoca romana. Se le pupille di colore blu profondo erano già visibili, la sclera bianca era coperta da una pittura di bianco di zinco ottocentesca, che è stata rimossa. Sull’occhio sinistro la sclera presentava una lacuna su cui si è intervenuti con una integrazione in resina. L’intervento ha permesso di restituire allo sguardo del Volto Santo la sua profonda espressività: è l’unica scultura lignea dell’epoca, ancora esistente, con gli occhi di pasta vitrea.

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10. Particolare del Volto Santo prima dell’integrazione all’occhio sinistro e con il Volto a metà pulitura Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 11. Tracce di Alfa e Omega sulla croce sullo strato più recente di azzurrite Alfa e Omega sulla croce prima della pulitura Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide 12. Alfa e Omega sulla croce dopo il restauro Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide

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Il Volto Santo, nel futuro La scelta del restauro ha messo in gioco professionalità di altissimo livello. Non possiamo infatti non citare, oltre agli enti, la restauratrice Francesca Spagnoli che per anni è stata a contatto con quest’opera, per destinarla di nuovo alla città e ai fedeli. Ma la scelta intrapresa ha dato una possibilità, possiamo dirlo, davvero «storica»: non solo per ritornare ad una sacra effigie più vicina all’originale e al suo significato

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simbolico. Ma anche per conoscere davvero meglio l’opera, cosa che nel futuro costituirà un fondamentale punto di riferimento per tutti gli studiosi. Non possiamo infine dimenticare che è in corso pure il restauro del Tempietto del Civitali che, oltre a riservare la scoperta di un lacerto di muro del precedente saccello medievale finemente decorato, dall’estate 2026 e nel futuro tornerà ad accogliere il Volto Santo come sempre.

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Giulia Prete

SANT’ALESSANDRO MAGGIORE foto di Irene Taddei


Rinascita di un capolavoro del Romanico lucchese


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L’hanno definita uno dei più grandi capostipiti architettonici italiani dell’XI secolo. Oggi, dopo secoli di silenzio e decenni di restauri, la Chiesa di Sant’Alessandro Maggiore si affaccia a una nuova vita grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che ne ha sostenuto con continuità gli interventi di recupero. Un impegno lungo e paziente, che ha visto investire oltre 400mila euro negli ultimi diciotto anni, cifra che cresce se si considerano i primi lavori avviati dopo il 1987, quando distacchi di intonaco all’interno resero necessario il primo restauro. In quasi quarant’anni, la somma complessiva degli interventi si è persa nel tempo, ma resta l’essenziale: la rinascita di uno dei luoghi più antichi e spiritualmente significativi della città. «La chiesa di Sant’Alessandro — ha ricordato don Lucio Malanca, parroco del centro storico — è un luogo particolare della città, perché la storia della sua evoluzione rappresenta il segno del passaggio dal primo al secondo millennio, sia nella vita religiosa che civile». Le sue parole raccontano la gratitudine e la responsabilità di una comunità che ha saputo custodire la propria memoria. «Lo sforzo che intende rendere nuovamente disponibile questo spazio prezioso — aggiunge — affonda nella responsabilità della parrocchia di mantenere l’eredità ricevuta, offrendo un luogo ricco di spiritualità e bellezza alla città, perché conoscendo i luoghi della memoria si possa sviluppare uno sguardo fiducioso verso il futuro». La chiesa L’intervento su Sant’Alessandro rappresenta un ulteriore tassello nell’opera di recupero del patrimonio culturale lucchese, coerente con la missione della Fondazione: salvare e restituire alla fruizione pubblica i segni più preziosi dell’identità del territorio. In questo caso, il sostegno della Fondazione ha incontrato l’esigenza di restituire vita e funzione a una delle chiese più imFCRLmagazine 27 | 2025

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portanti del centro storico, un autentico gioiello di architettura e arte che merita di essere conosciuto e vissuto da cittadini e visitatori. Con la sua sobria e monolitica facciata, caratterizzata da filari lapidei alternati di diverse altezze in calcare bianco del Monte Pisano e portali di gusto classico, la chiesa presenta un imponente impianto basilicale a tre navate, definito da una elegante simmetria. L’aspetto attuale si deve al rifacimento di metà XI secolo, data precoce che ha fatto per anni definire Sant’Alessandro come esempio di protoromanico. I colonnati che scandiscono le navate presentano materiali come il porfido egiziano e un’alternanza di capitelli differenti, alcuni dei quali risalgono alla primissima fase costruttiva. In occasione della traslazione del corpo di sant’Alessandro a Roma nel 1071, per volontà di Alessandro II, papa e vescovo di Lucca, venne realizzata la cripta. Nel XIII secolo l’edificio ribadì anche la propria funzione civile, divenendo sede della Curia dei Foretani, tribunale del Comune incaricato di dirimere le controversie tra città e contado. Significative le trasformazioni cinquecentesche, che introdussero volte a crociera, aperture più ampie e l’interramento della cripta. Un nuovo e importante intervento di restauro fu promosso nel 1840 dal duca Carlo Lodovico di Borbone-Parma, che affidò il progetto a Lorenzo Nottolini e la decorazione absidale, realizzata a encausto, a Michele Ridolfi. Il restauro Il recente restauro, promosso dalla Fondazione e firmato dall’ingegner Alessandro Lenci e dall’architetto Leonardo Casini, ha avuto come obiettivo quello di rendere l’edificio pienamente fruibile, affiancando all’utilizzo per il culto anche quello di sede di eventi e manifestazioni culturali. I lavori hanno comportato il restauro e la parziale riconfigurazione dell’area della sacrestia e 20

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dei locali annessi. L’interno è stato inoltre dotato di nuovi impianti di illuminazione e diffusione audio, mentre particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità, con il superamento delle barriere architettoniche e l’adeguamento delle strutture di sicurezza. La luce, filtrando dalle finestre disposte con sapienza, avvolge le navate anche nelle giornate più cupe. È una luce che parla, che si muove lentamente sulle superfici e restituisce l’armonia di un edificio pensato per respirare insieme al tempo. Come se i maestri costruttori dell’XI secolo avessero già immaginato il futuro di questa chiesa: luogo dello spirito e dell’incontro, capace di accogliere ancora oggi chi cerca bellezza e spiritualità. Ed è proprio questo l’auspicio di don Lucio: che Sant’Alessandro torni a essere «un luogo dello spirito dove il bisogno di interiorità in ogni sua forma, intercetti il tempo che stiamo vivendo». Un luogo che, nelle parole del parroco, «aiuti la comunità cittadina a custodire un senso della vita e dell’esistere ricevuto dalla Storia e capace di orientare i grandi cambiamenti della contemporaneità». Con la riapertura di Sant’Alessandro, Lucca ritrova un frammento della propria anima. Non un semplice edificio restaurato, ma una presenza viva che unisce la memoria dei secoli all’energia del presente. Una rinascita resa possibile dalla sinergia tra fede, cultura e responsabilità civile: la stessa che, pietra dopo pietra, continua a dare forma alla storia della città.

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restauri riqualificazioni RINASCITE

LA SCUOLA PIÙ ATTESA Luciano Gallo

foto di Irene Taddei


Nuova vita per il ‘Paladini’ di via San Nicolao


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Antico e moderno, vecchio e nuovo, soluzioni ingegneristiche d’avanguardia che convivono con ambienti costruiti nel Medioevo. Se c’è un aspetto che balza subito agli occhi del rinnovato complesso di San Nicolao è proprio la sapiente e pregevole coabitazione di elementi tecnico-architettonici e soluzioni relative al risparmio energetico con una ex struttura monastica che si estende per oltre 10mila mq nel centro storico di Lucca. La Provincia di Lucca, ente titolare e stazione appaltate della grande ristrutturazione, ha seguìto il solco dell’operazione del già rinnovato complesso di Sant’Agostino che, dal 2017, ospita il Liceo Musicale «Passaglia», esempio virtuoso e riconosciuto di buona pratica di recupero di antichi edifici. Anche il San Nicolao ospitava degli istituti scolastici prima della sua improvvisa chiusura nel giugno 2018 per dichiarata inagibilità di molti suoi spazi. Qui c’erano il Liceo delle scienze umane «L.A. Paladini», l’Istituto professionale «M. Civitali», una scuola per l’infanzia e il nido privato Leone XII, nonché alcuni appartamenti di edilizia residenziale pubblica gestiti dal Comune di Lucca. La ristrutturazione dell’ex convento, iniziata nella primavera del 2022, ha permesso alla Provincia di Lucca di riaccogliere nelle antiche mura tutte le classi del Paladini e, già dal settembre 2024, le sette classi dell’indirizzo ‘Moda’ del Civitali. Una volta conclusi i restauri di una parte dei locali al pian terreno (quelli interessati dai ritrovamenti archeologici e dagli affreschi rinvenuti sotto l’intonaco) anche gli uffici amministrativi, la presidenza e la segreteria scolastica torneranno nell’ex convento. L’importanza della riapertura del San Nicolao ha un duplice aspetto: sotto il profilo didattico e per quello storico. I lavori della Provincia, infatti, hanno consentito di riportare nell’immobile la sede degli istituti Paladini e Civitali e, al contempo, di ricon26

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LA SCUOLA PIÙ ATTESA NUOVA VITA PER IL PALADINI

segnare alla città un edificio dall’inestimabile valore dove adesso studiano gli oltre 900 studenti del Paladini che si aggiungono ai 135 dell’indirizzo ‘Moda’ del Civitali. Il delicato recupero del San Nicolao ha richiesto ingenti investimenti in cui anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, da sempre attenta a questo tipo di intervento in ambito scolastico, ha fatto la sua parte. L’ente di San Micheletto, infatti, ha contribuito con 1 milione di euro per il completamento dei lavori il cui quadro economico ha superato nel suo complesso i 16,5 milioni di euro. La Regione Toscana ha reso disponibili 10,5 milioni di euro attraverso un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti con ammortamento a totale carico dello Stato (Programma ministeriale Edilizia scolastica 2018-2020), mentre quasi 5 milioni sono stati stanziati dalla Provincia, 3 dei quali mediante mutuo con l’Istituto del Credito Sportivo. A curare la messa in sicurezza e l’adeguamento dell’edificio è stato il Raggruppamento temporaneo di imprese costituito tra C.M.S.A. Società cooperativa di Montecatini Terme e Cooperativa Archeologia Società cooperativa di Firenze. Diversi e articolati i lavori previsti dal progetto di recupero di un immobile storico, soggetto a vincolo, già sottoposto a migliorie negli anni Ottanta del secolo scorso e da parte della Provincia ad inizio anni 2000, poi nel 2014-2015 per il consolidamento di una porzione della copertura. L’intervento di restauro e risanamento conservativo ha riguardato molteplici aspetti: il miglioramento sismico e il consolidamento strutturale dell’edificio, una riorganizzazione funzionale degli spazi, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’efficientamento energetico con opere di adeguamento impiantistico e dei servizi igienici, interventi sulle vie di fuga per la normativa antincendio. Sono state adottate soluzioni tecnologiche che permettono di migliorare le prestazioni energetiche attraverso interFCRLmagazine 27 | 2025

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venti sugli impianti termici, in particolare attraverso l’inserimento di pavimenti radianti e mediante l’installazione di infissi di ultima generazione. Un aspetto importante legato al maggior comfort degli spazi interni e al potenziamento dell’efficienza energetica e acustica globale dell’edificio riguarda la chiusura del portico del primo piano: qui è stata installata una vetrata con28

tinua arretrata rispetto al filo della facciata storica che permette un passaggio protetto tra i vari ambienti del piano. Restano ancora da terminare alcuni interventi, tuttora in corso ma in via di conclusione. Il ritrovamento degli affreschi sulle superfici lapidee e in laterizio con l’intervento della Sovrintendenza, infatti, ha co-

stretto i tecnici a rivedere in corso d’opera il cronoprogramma dei lavori che hanno sempre avuto come obiettivo prioritario la riconsegna degli spazi per l’attività didattica. Gli interventi, quindi, stanno proseguendo al piano terra dove troveranno posto la sala professori, la biblioteca-sala lettura, gli uffici di segreteria e della dirigenza scolastica. FCRLmagazine 27 | 2025


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I ritrovamenti archeologici Nel corso dei lavori di ristrutturazione del complesso storico era pressoché inevitabile imbattersi in qualche ritrovamento archeologico. E così è stato. Durante gli interventi al piano terra dell’immenso edificio, infatti, gli operai della ditta appaltatrice si sono trovati davanti diverse ‘sorprese’ che sono state immediatamente sottoposte all’attenzione della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara. I risultati degli scavi hanno riportato alla luce una strada glareata di epoca tardo antica, le strutture del primo nucleo del convento di San Nicolao riferibili agli edifici donati dai Busdraghi alla comunità monacale agostiniana di Santa Maria della Croce (che vi si stabilì fra il 1331 e il 1334), sistemazioni e reperti del periodo rinascimentale, e quattro camere sotterranee usate come ‘sepoltura collettiva’ coi resti delle suore agostiniane ospitate nell’antico complesso monastico durante il XVII secolo. Nella zona nord est del chiostro, limitrofa alla parte absidale della chiesa di San Nicolao, la rimozione del vecchio pavimento ha permesso di scoprire un piccolo vano centrale con botola e tre ambienti paralleli e allineati, a pianta rettangolare allungata: ‘sepolture murate’, che hanno ospitato nel corso del tempo le salme di individui femminili appartenenti all’istituzione religiosa. Il numero di inumati, adulti e infantili, e gli oggetti di corredo hanno permesso agli studiosi di ricostruire aspetti inediti del microcosmo femminile nella Lucca del XVII secolo. Tra i resti dei defunti della comunità religiosa le archeologhe della Soprintendenza hanno individuato, grazie ad un’iscrizione, quelli della madre superiora, suor Petronilla Guinigi, della nota e potente famiglia lucchese che ebbe anche un importante ruolo politico a Lucca all’inizio del 1400.

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Il complesso monastico: cenni storici Il Monastero di San Nicolao Novello, che oggi ospita il Liceo delle scienze umane «L.A. Paladini» e l’Istituto professionale «M. Civitali», si trova nel centro storico di Lucca, in via San Nicolao. Il complesso s’inserisce nel tessuto urbano di origine medievale, nato dalla saturazione dei borghi esterni alle mura romane, successiva alla costruzione della nuova cinta muraria tra la fine del XII e la metà del XIII secolo. Delle mura medievali restano tracce nell’allineamento di via dei Fossi e nella porta di San Gervasio. Ed è proprio presso porta San Gervasio e al confine con le mura medievali che viene descritto il complesso di San Nicolao nei documenti d’archivio del XIV secolo. Il complesso è costituito dalla chiesa di San Nicolao, alla quale si accede da nord attraverso una piazzetta, dal chiostro e dal corpo di fabbrica su via San Nicolao, a sud del chiostro. L’antico complesso ha una storia lunghissima e molto articolata che possiamo far risalire al XIII secolo. In principio ci fu la costruzione della chiesa e dell’ospedale di San Nicolao per volontà della famiglia Busdraghi e la successiva unione, nel 1338, con il monastero agostiniano intitolato a Santa Maria della Croce, dando origine al complesso di San Nicolao Novello che subì varie modifiche e ristrutturazioni. L’attuale assetto è il risultato di un ampliamento post-Controriforma. La chiesa fu consacrata nel 1578, e il chiostro, inizialmente con colonne in pietra serena, fu sopraelevato, mentre nel XVIII secolo un ulteriore restauro conferì agli interni della chiesa annessa l’attuale veste in stile barocco. Risalgono ai primi anni del 1800 le trasformazioni dell’edificio in istituto scolastico. Anche a seguito della soppressione degli enti religiosi del 1806, il complesso subì importanti adattamenti per essere convertito in Istituto d’istruzione femminile, poi Regia Scuola Normale Superiore Femminile e Asilo e Scuola d’infanzia Regina Margherita, evolvendo poi nell’attuale Istituto scolastico superiore.

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LA SCUOLA PIÙ ATTESA NUOVA VITA PER IL PALADINI

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LA SCUOLA PIÙ ATTESA NUOVA VITA PER IL PALADINI

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Maria Panattoni

Capannori, una nuova ala per la primaria ‘Del Fiorentino’ È stata inaugurata una nuova ala alla scuola primaria «Amalia Del Fiorentino» di Capannori, in via Carlo Piaggia. Un ‘cantiere’ importante su cui sono state impegnate risorse per un importo complessivo di 2 milioni e 340 mila euro, finanziati con fondi propri dell’Ente e il contributo di fondi Miur e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Un lavoro fondamentale e atteso, perché la scuola primaria di Capannori è una delle scuole più popolose del territorio, caratterizzata anche dalla specificità di laboratori e attività per i bambini e le bambine con disabilità. Gli alunni e le alunne della primaria hanno quindi iniziato il nuovo anno scolastico nel nuovo edificio che ospita in totale 10 classi, 5 al piano terra e 5 al primo piano, oltre a servizi igienici. I lavori hanno visto anche l’installazione di una nuova centrale termica a servizio di tutta la scuola. «Con questo intervento di ampliamento consentiamo alla scuola primaria di Capannori di avere a disposizione nuovi spazi più funzionali, belli e moderni, che rispondono più adeguatamente alle attuali esigenze didattiche. — ha ricordato il sindaco Del Chiaro — L’opera di riqualificazione della scuola proseguirà poi con la ristrutturazione della parte più vecchia della scuola che affaccia su via Piaggia. Questo importante intervento, così come i molti altri recentemente realizzati o in corso, testimonia il concreto impegno profuso dalla nostra amministrazione per dare alla comunità strut-

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ture scolastiche adeguate, nella convinzione che abbiano una funzione fondamentale per lo svolgimento di una buona didattica e per il benessere di bambini e ragazzi, che ci sta particolarmente a cuore. Ringrazio la dirigenza scolastica e gli insegnanti per l’importante collaborazione fornita durante tutta la fase dei lavori, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per aver contribuito a realizzare la nuova ala, e la parrocchia di Capannori per aver messo a disposizione i propri locali per lo svolgimento dell’attività sportiva». Per lo svolgimento dell’attività scolastica sono utilizzate anche due nuove aule realizzate nella parte più recente della sede scolastica, dove sono già presenti altre tre aule, insieme ai laboratori recentemente riqualificati e allo spazio mensa. Poiché la palestra è situata all’interno della parte più vecchia della scuola risalente agli anni Trenta, che in questa fase non è utilizzabile e che poi sarà interessata da lavori di ristrutturazione, per l’attività sportiva la scuola sta utilizzando i locali parrocchiali di Capannori, grazie alla disponibilità data dalla parrocchia all’amministrazione comunale. L’edilizia scolastica è una priorità. I cantieri aperti sono tanti c’è soddisfazione, perché nel 2026 saranno state riqualificate oltre la metà delle scuole del territorio e realizzati ben quattro nuovi asili nido, che andranno a soddisfare le necessità di numerose famiglie capannoresi.

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Michele Morabito

Il profilo delle Apuane e una scuola tanto attesa All’inizio dell’anno scolastico è stata inaugurata la nuova scuola dell’infanzia «Martiri di Mulina». Una struttura di fondamentale importanza per il territorio della Versilia Storica, realizzata con un investimento complessivo di 1 milione e 300mila euro, sostenuto in parte con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La scuola la cui facciata richiama il profilo delle Alpi Apuane ha accolto per questo anno scolastico nove bambini iscritti, ma è un investimento per il futuro di una comunità come quella di Stazzema che riparte dall’investimento per i più giovani che rappresentano una speranza per territori che cercano di frenare la tendenza allo spopolamento dei territori montani. Il comune di Stazzema da anni è protagonista di interventi sulle strutture scolastiche che oggi sono sicure e all’avanguardia, rispettose della sicurezza. «Abbiamo inaugurato una scuola materna – ha esordito il sindaco Maurizio Verona – e per un primo cittadino inaugurare un nuovo

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edificio scolastico credo sia una grande soddisfazione. Almeno, per me è così. Perché lo consideriamo un investimento sul futuro. Al contempo ricordo che si è trattato di un intervento importante anche dal punto di vista economico con uno stanziamento che per un piccolo Comune come Stazzema equivalgono ad una cifra considerevole». Si tratta di un edificio curato sotto tutti i punti di vista, anche ambientali per il contesto in cui si inserisce, che potrà dare un valore aggiunto alla formazione dei bambini. La scuola è una priorità e in questi anni sono arrivati a Stazzema molti contribuiti sugli edifici didattici. In questo caso l’architettura futuristica si sposa ad una struttura didattica all’avanguardia dal punto di vista acustico, termico, architettonico e relativamente alla sicurezza Stazzema oggi può vantare una scuola antisismica, tecnologicamente moderna ed ha riscontrato unanimi riscontri positivi anche nella cittadinanza.

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foto di Miky Media di Michele Cordoni


Caterina Briganti

Il giardino ritrovato di villa Puccini


IL GIARDINO RITROVATO DI VILLA PUCCINI

Affacciata sul lago di Massaciuccoli, la villa Puccini di Torre del Lago è un luogo dove natura e musica si incontrano da più di un secolo. Giacomo Puccini vi arrivò per la prima volta nel giugno del 1891, in compagnia della moglie Elvira e del figlio Antonio, e s’innamorò subito di questo angolo di Toscana sospeso tra acqua e cielo, canneti e silenzi, che scelse come rifugio e fonte d’ispirazione. Nel 1899 acquistò la casatorre dai nobili Ginori e, poco dopo, una porzione di lago che fece interrare per ampliare il giardino. Quel piccolo angolo divenne il suo regno domestico, un luogo di vita e contemplazione che accompagnò la nascita di molte delle sue opere. Le fotografie conservate all’Archivio Puccini mostrano come, già nel 1906, il parterre fosse completo nel suo primo impianto: un elegante disegno fiorito, con aiuole bordate di bosso, in dialogo visivo con le acque lacustri. Oggi lo spazio verde della villa riprende l’aspetto che Puccini gli aveva dato, frutto di un restauro meticoloso durato sei mesi, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e alla cura della Fondazione Simonetta Puccini. Le aiuole geometriche disegnano prospettive nitide, i vialetti sono stati consolidati con materiali coerenti con quelli storici, e gli alberi e le piante hanno ricevuto interventi di cura e manutenzione, rispettando la loro autenticità e vitalità. Il progetto di restauro nasce da un lungo lavoro di ricerca su fotografie d’epoca, lettere e planimetrie originali, che hanno permesso di ricostruire con precisione la fisionomia del parco così come appariva tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Le aiuole mantengono la loro forma originaria, le prospettive conducono naturalmente lo sguardo verso lo specchio d’acqua; i percorsi interni sono stati riportati all’antica eleganza, e il patrimonio arboreo è stato curato con attenzione, nel pieno rispetto dell’ambiente. FCRLmagazine 27 | 2025

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Tra le piante, svettano nuovamente le palme ornamentali che Puccini amava e che compaiono in numerose fotografie dell’epoca. Intorno, una fioritura continua accompagna le stagioni: rose antiche, gerani, garofanini, fucsie, viole e ortensie restituiscono i colori e i profumi di un giardino domestico, semplice ma raffinato. La disposizione e la scelta delle essenze seguono ritmo e misura, senza ostentazione, come nella musica del Maestro. La Fondazione Simonetta Puccini ha voluto che l’intervento non fosse solo un restauro botanico, ma un vero atto di restituzione: restituire al pubblico lo spazio così come Puccini lo aveva immaginato, e restituire al compositore il suo scenario quotidiano, quello che accompagnava la nascita di Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del West. Qui amava sostare, osservare il tramonto sull’acqua, sedersi all’ombra dei lecci per leggere, fumare, pensare. Era un luogo di silenzio e concentrazione creativa, dove la natura sembrava accordarsi alla sua musica. Oggi questo equilibrio è di nuovo percepibile. Le nuove essenze sono state scelte in armonia con il clima e lo spirito del luogo, mentre percorsi e muretti sono stati consolidati per rendere l’area pienamente accessibile. L’impianto di irrigazione è stato rinnovato, il sistema di illuminazione è discreto e il giardino dispone di un impianto nebulizzante antizanzare, affinché resti accogliente nelle sere d’estate. Tutto è stato pensato per unire memoria storica e sostenibilità contemporanea, senza alterare l’anima del posto. Camminando tra le aiuole, si percepisce una quiete che non è solo bellezza botanica: è un ritorno alla voce del paesaggio che Puccini ascoltava ogni giorno. Il vento tra i canneti, il richiamo degli uccelli d’acqua, il profumo dei fiori: le stesse sensazioni che hanno nutrito la sua ispirazione sono ora accessibili ai visitatori. Lo spazio restaurato diventa così un luogo di contemplazione e meraviglia, dove ogni fiore e ogni albero raccontano la presenza del Maestro e il tempo sembra scorrere con l’armonia delle sue composizioni. 42

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Silvia Poli

Il restauro della facciata del Teatro del Giglio: ritorno all’antico splendore


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Nel cuore di Lucca, affacciato sulla piazza che porta il suo stesso nome, il Teatro del Giglio ha attraversato (con questa sua ultima denominazione) oltre due secoli di storia, custodendo voci, musiche e racconti che hanno contribuito a definire l’identità culturale della città. Come spesso accade agli edifici monumentali, il tempo aveva lasciato su di esso le proprie tracce: una patina silenziosa fatta di usura, agenti atmosferici e trasformazioni materiali che, pur senza intaccarne il valore architettonico, ne offuscava progressivamente la bellezza. Il restauro recentemente concluso rappresenta dunque molto più di un semplice intervento conservativo: è un gesto di cura verso un luogo simbolo della comunità lucchese, un impegno condiviso per restituire al teatro la dignità estetica e storica che merita. L’intero processo, dalla fase diagnostica alla scelta dell’antica cromia ottocentesca, racconta un dialogo costante tra memoria e innovazione, tra rispetto del passato e volontà di proiettare l’edificio nel futuro. È in questo scenario che si colloca il ritorno all’antico splendore della facciata e, insieme ad esso, un rinnovato senso di appartenenza che culmina nell’intitolazione del Teatro del Giglio a Giacomo Puccini, nell’anno del centenario della sua scomparsa. Un nuovo nome per un teatro rinnovato Il 29 novembre 2024, in occasione del centenario della morte di Giacomo Puccini, il Teatro del Giglio ha celebrato un momento simbolico di grande significato: l’assunzione della nuova denominazione Teatro del Giglio Giacomo Puccini. La cerimonia si è svolta dopo l’inaugurazione ufficiale della facciata restaurata, che ha ritrovato, grazie al sapiente e rigoroso intervento conservativo, la sua originaria bellezza ottocentesca e la luminosità della cromia verde Lorena. Il nuovo nome sancisce il legame profondo tra il teatro e il sommo compositore lucchese, restituendo alla città un luogo culturale rinnovato e valorizzato nella sua piena identità storica e artistica. Stato di degrado L’analisi preliminare condotta sulle facciate del Teatro del Giglio ha evidenziato un quadro di degrado diffuso e stratificato, conseguenza della combinazione di diversi fattori ambientali, materici e strutturali. La particolare conformazione dell’edificio — caratterizzato da una notevole altezza e da un’esposizione prevalente a nord — aveva favorito nel tempo la formazione di consistenti accumuli di particolato atmosferico. Questi depositi, sedimentandosi sui materiali lapidei e sugli intonaci, avevano generato incrostazioni compatte e uniformemente diffuse, particolarmente evidenti sulle parti aggettanti — elementi architettonici sporgenti verso l’esterno rispetto alla facciata, come balconi, cornicioni, tettoie e modanature — e sulle modanature architettoniche.

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In tali zone, maggiormente umide e meno esposte all’irraggiamento solare, si era inoltre sviluppata una colonizzazione biologica estesa, composta da licheni, alghe e patine organiche che alteravano ulteriormente la leggibilità materica delle superfici. Parallelamente, un processo di dilavamento generalizzato aveva progressivamente impoverito le coloriture originarie, modificando i rapporti cromatici d’insieme e conferendo alla facciata un aspetto disomogeneo e opaco. Le coperture presentavano problematiche altrettanto significative. Infiltrazioni d’acqua ricorrenti minacciavano la conservazione degli elementi lignei sottostanti, causando ammaloramenti, imbarcamenti e, in alcuni punti, veri e propri fenomeni di degradazione meccanica. La movimentazione naturale dei materiali di copertura — accentuata dalle escursioni termiche e dalla vetustà degli elementi — aveva compromesso l’integrità della membrana impermeabilizzante, che mostrava distacchi, lesioni e punti di vulnerabilità da cui l’acqua meteorica poteva penetrare agevolmente. Anche gli infissi, risalenti ai primi decenni del Novecento, si trovavano in uno stato di conservazione critico: le infiltrazioni avevano provocato ritiri generalizzati del legno, fessurazioni, deformazioni e una perdita progressiva di funzionalità. Questi fenomeni non compromettevano soltanto la stabilità e la leggibilità degli infissi stessi, ma determinavano anche degradi secondari ai materiali circostanti — intonaci, pietre e laterizi — che risultavano macchiati, erosi o localmente distaccati a causa del continuo apporto di umidità. Interventi effettuati L’imponente complesso degli interventi, reso possibile grazie al finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e con risorse del Comune di Lucca, ha avuto come obiettivo il pieno recupero conservativo delle facciate, degli infissi e delle coperture del Teatro del Giglio, con particolare attenzione ai prospetti esposti verso la piazza omonima. Il restauro è stato condotto secondo criteri scientifici e metodologie rispettose delle stratificazioni storiche, con l’intento di restituire all’edificio la sua autenticità materica e cromatica. Nel complesso, il cantiere che ha interessato la facciata ha preso il via nell’estate del 2024, prolungandosi fino al novembre dello stesso anno. La prima fase degli interventi ha riguardato la pulitura delle superfici, mediante tecniche calibrate in base alla natura dei materiali e al tipo di deposito da rimuovere. Sono state eseguite operazioni di rimozione controllata delle patine biologiche, delle incrostazioni superficiali e dei depositi atmosferici, restituendo così leggibilità alle texture originarie di intonaci, elementi lapidei e superfici in laterizio. FCRLmagazine 27 | 2025


IL RESTAURO DELLA FACCIATA DEL TEATRO DEL GIGLIO

Successivamente, la campagna di saggi stratigrafici ha permesso di identificare tre differenti fasi di tinteggiatura sovrapposte nel tempo. La scelta progettuale è stata quella di recuperare la più antica, risalente alla fine del XIX secolo, considerata in linea con il carattere architettonico dell’edificio e con il suo valore storico-identitario. La cromia prescelta — il verde Lorena — rappresenta infatti una tonalità tipica dell’architettura neoclassica dell’epoca e conferisce alla facciata l’eleganza e l’armonia cromatica proprie dell’impianto originario. Le superfici murarie sono state quindi ridipinte e patinate al fine di uniformare l’intervento e restituire al prospetto un aspetto coerente e filologicamente corretto. Parallelamente, sono stati restaurati gli infissi storici, con operazioni di consolidamento, integrazione delle parti mancanti e ripristino della funzionalità originaria. Le coperture sono state oggetto di interventi strutturali, con la sostituzione delle membrane impermeabilizzanti danneggiate, la messa in sicurezza dei componenti lignei e il recupero degli elementi di finitura. Da ultimo, a completamento formale e sostanziale dell’operazione di restauro, le formelle poste sulla trabeazione sotto al timpano FCRLmagazine 27 | 2025

sono state sostituite con quelle recanti la scritta ‘TEATRO DEL GIGLIO GIACOMO PVCCINI’. Il restauro della facciata del Teatro del Giglio Giacomo Puccini non rappresenta soltanto una restituzione di bellezza, ma un atto di responsabilità verso la storia condivisa della città. L’intervento, frutto di una sinergia virtuosa tra competenze tecniche, volontà pubblica e sostegno filantropico, riafferma il valore del teatro come presidio culturale e identitario. Questo restauro ci ricorda quanto gli edifici, come le comunità che li abitano, siano organismi vivi: mutano, invecchiano, necessitano di cura. Intervenire su di essi significa dunque affrontare un tema più ampio, quello della responsabilità verso l’eredità culturale e verso il suo ruolo nella contemporaneità. Il Teatro del Giglio Giacomo Puccini, con la sua rinnovata facciata e il suo nuovo nome, dimostra che il patrimonio culturale non è un oggetto da contemplare, ma un dialogo da mantenere aperto. Il restauro ne diventa così la forma più alta: un gesto che non si limita a conservare, ma che rinnova il senso stesso del nostro rapporto con la storia.

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mondo FONDAZIONE

FOCUS SU UNA l’indagine su giovani promossa dalla Fondazione

Credono nell’amicizia e nella famiglia, come dimensioni centrali dell’esistenza. Ma sul podio delle «cose importanti della vita» fanno salire anche il «benessere psicologico», lo stare bene con sé stessi. Il futuro è una delle principali ragioni di preoccupazione assieme alla salute fisica e mentale, ma tante sono anche le paure, come quella di essere vittima di episodi di molestie, violenza o bullismo. Ecco solo alcuni ‘spoiler’ dell’indagine, condotta per la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis con il quale si è definito una sorta di pantheon valoriale dei ragazzi in provincia di Lucca nella fascia di età 15-19 anni.


GENERAZIONE


mondo FONDAZIONE

Una ricerca fortemente voluta dalla Fondazione che negli ultimi anni ha deciso di estendere la propria politica di ascolto anche verso le nuove generazioni, anche con l’intento di fornire dati, informazioni, prospettive a chi col mondo adolescenziale e giovanile è costantemente a contatto e quindi, in primis, il mondo della scuola. L’indagine ha coinvolto un campione demoscopico di ben 1.280 intervistati, mentre l’accertamento qualitativo è stato articolato in 6 focus group ed in una batteria di interviste in profondità, condotti prima della rilevazione campionaria fra unità statistiche del target oggetto di indagine. Un monitoraggio realizzato con rigore scientifico che ha restituito una fotografia piuttosto articolata della galassia giovanile, con molti risultati prevedibili, numerose — e altrettanto fisiologiche — incongruenze e alcune soprese. Ecco alcuni dei molti temi emersi dall’indagine. I valori Per gli adolescenti le amicizie (86%) e la famiglia (85%) sono i valori irrinunciabili, ma 8 su 10 di loro vedono come grande punto di partenza lo star bene con sé stessi, il proprio individuale benessere psicologico. Se tre quarti del campione annovera fra le «cose importanti dell’esistenza» le passioni come la musica e i viaggi (più dell’amore, che ha il 67% di citazioni), il 55% segnala «carriera e successo» come più importanti di scuola e istruzione (48%) e del lavoro (43%), per non parlare del fanalino di coda: l’impegno politico, indicato da appena l’8%. Comunque, la maggioranza assoluta si dice soddisfatta del rapporto con gli amici (72%) e con la famiglia (60%). Ma sul tema delle relazioni in generale si staglia l’ombra delle ‘dipendenze digitali’ dato che poco meno di 3 su 10 trascorrono on-

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FOCUS SU UNA GENERAZIONE

line più di 10 ore al giorno e il 43% fra 5 e 10 ore. Residuali le attività extrascolastiche: 3 su 10 non praticano affatto attività sportive; 7 su 10 non svolgono alcuna attività musicale, artistica o teatrale. Le paure Il futuro è ragione di preoccupazione per il 70% degli under 20 (dato nettamente superiore rispetto alla media nazionale), che soprattutto temono per la propria salute fisica o mentale (58%), ma anche la solitudine (40%), con un trend che Demopolis ha rilevato in crescita continua a partire dal periodo Covid. Si riscontrano problematiche anche negli ambiti dell’andamento a scuola e nei rapporti con gli adulti di casa, ma colpisce che, sebbene i luoghi frequentati in provincia di Lucca siano ritenuti sicuri dai tre quarti dei ragazzi e solo un quarto dei rispondenti definirebbe insicuro il territorio, il tema sicurezza è emerso con evidenza nei colloqui qualitativi e nei focus group, anche perché radicato nel percepito degli intervistati da specifici eventi di cronaca. E allora scopriamo che il 48% racconta la paura di essere vittima di episodi di molestie, violenza o bullismo, proponendo dati che fra le ragazze superano nettamente la maggioranza assoluta di citazioni (75%). Ma è il futuro la grande incognita di questa generazione: appena un quinto si immagina ancora sul territorio fra 10 anni, mentre il 33% prevede di lasciare l’Italia, dato in linea col sentiment che vede 4 intervistati su 10 guardare con pessimismo al proprio domani nel Paese. Un domani in cui desiderano in assoluto star bene: economicamente (84%), in salute (83%), con loro stessi (80%), ancor prima che realizzati sul lavoro (74%). Più defilate le aspettative sull’amore della vita (64%), costruire una famiglia (63%), avere una casa di proprietà (52%) FCRLmagazine 27 | 2025

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e meno della metà del campione pensa alla possibilità di avere figli. Decisamente risposte rivelatrici di comportamenti adattativi e meccanismi di elaborazione e di reazione all’assenza di certezze. In poche parole, di fronte al panorama individuale e collettivo attuale ragazze e ragazzi definiscono un sistema di credenze e valori ‘aggiornato’ su reali aspettative sui temi del futuro e dell’avvenire occupazionale. Generazioni distanti Anche in provincia di Lucca, come nel resto del Paese, si guarda al mondo adulto come portatore di uno sguardo ‘passatista’ o ‘giudicante’, scavando quel solco generazionale accentuato dalla nuova variabile del mondo digitale. In termini diretti: gli adulti guardano negativamente alle nuove tecnologie e le modalità d’uso adottate dai giovani che trovano un elemento di distanza notevole in questo giudizio netto da parte delle vecchie generazioni. «Manca fiducia da parte degli adulti; fiducia nelle nostre scelte e nei nostri gusti. Vedono i Social come il mondo dei balocchi, ma c’è anche roba seria lì su…»: questa una frase che ben spiega tale divario, doloroso per molti ragazzi che in tecnologie come i social trovano oggi rifugio e — almeno presumono — risposte. Anche qui c’è la ricerca del benessere individuale, di antidoti all’ansia di fronte a fonti di stress che spesso i più giovani pensano di non poter gestire e che ritengono sottovalutate dagli adulti. Appare evidente in molti anche la ricerca di un dialogo e di soluzioni, ma anche di una visione differente del mondo social e di certe priorità, come dimostrato dalle citazioni estrapolate da alcuni focus group: «All’interno delle scuole ci dovrebbe essere un maggiore sostegno psicologico: qualcuno con cui parlare, anche con cui piangere senza essere giudicati».

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FOCUS SU UNA GENERAZIONE

«Se pensano che abbiamo un problema di disinformazione, gli adulti dovrebbero utilizzare i Social per farla lì l’informazione; ma hanno troppi pregiudizi…». «I Social rappresentano un modo per entrare nella società, nel mondo». «Gli adulti con cui mi confronto il più delle volte sottovalutano i nostri problemi, lo stress per le difficoltà scolastiche». Informazione, impegno: l’ambiente sì, ma non come prima Sono ovviamente internet e i social le fonti di informazione degli under 20. Durante le fasi di ascolto delle nuove generazioni, sono state censite le fonti di informazione ‘alternative’ dei più giovani, fruite su Youtube, podcast, social, e che si giustappongono a ChatGPT per gli aggiornamenti. Al netto di GeoPop e FanPage, si tratta di canali che erano poco o per niente contemplati dai ricercatori che hanno condotto le fasi di ricerca qualitativa: «Gurulandia», «Muschio selvaggio», «Notizie a Colazione», «Nova Lectio», «PolterNews», «Progetto Happiness», «Webboh». Si tratta di strumenti che i ragazzi usano per sapere del mondo; sono gli strumenti che allenano i moventi potenziali di impegno dei più giovani: e resistono perché si dimostrano ‘prossimi’, vicini e visibili, riconoscibili. In un orizzonte un po’ più ampio del contesto scolastico, solo il tema della crisi ambientale sembra interessare, almeno a parole, i più giovani: se esplicitamente sollecitati, 6 su 10 dichiarano che lotterebbero per l’ambiente e la tutela del nostro Pianeta e il 62% di loro si dichiara preoccupato per la tutela dell’ambiente che lo circonda. A livello locale preoccupano l’inquinamento del mare e dei fiumi (50%), la qualità dell’aria (46%), il dissesto idrogeologico (39%), ma anche il cattivo smaltimento dei rifiuti e le discariche abusive (37%). FCRLmagazine 27 | 2025

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FOCUS SU UNA GENERAZIONE

In termini complessivi, il 44% dichiara un aumento della propria sensibilità ambientale, a fronte di una preoccupazione per gli effetti del cambiamento climatico che oggi riguarda il 72% dei giovani, ma meno di 4 intervistati su 10 potrebbero puntare sui prodotti rigenerati, anche per le tecnologie, o fare acquisti alimentari a km zero (39%) e usare mezzi sostenibili per gli spostamenti (37%). Non a caso il confronto sui temi dell’emergenza ambientale ha rivelato l’esistenza di posizioni policentriche, durante i focus group, connessi al revisionismo climatico e alle dinamiche politiche che minimizzano la questione erodendo anche nei ragazzi il senso di urgenza di un ingaggio collettivo a contrasto della crisi ambientale. Si tratta solo di alcune macro-tematiche che restituiscono però tutta la complessità di un mondo, quello adolescenzialegiovanile, per sua natura composto di individui che stanno definendo la propria identità e cercando di comprendere il contesto in cui si trovano. Tra molte certezze, tante incoerenze e risposte che denotano talvolta una percezione che manca di basi solide e contesto, emerge un quadro complessivo che non è oggetto di giudizio, bensì strumento di lavoro e crescita. Attraverso specifiche iniziative, la Fondazione ha voluto infatti condividere i risultati di questa indagine con i ragazzi delle scuole, con dirigenti scolastici e professori, ma anche con tutte quelle realtà del territorio che col mondo giovanile — e spesso col disagio giovanile — lavorano quotidianamente. L’obiettivo? Sempre il medesimo: la ricerca di soluzioni concrete a problemi mediante l’analisi, l’ascolto, il confronto.

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A Lucca una vetrina d’eccellenza del teatro non professionale

foto di D. Bertuccelli


RECITARE CHE PASSIONE Adele Cogno


C’è un’Italia che la sera, dopo aver esaurito gli impegni quotidiani, si dà appuntamento in un teatro di provincia. Un luogo in cui fanno eco le centinaia di storie che ha visto rappresentate sul suo palcoscenico, nate dall’immaginazione e dall’opera di tutti coloro che coltivano l’arte teatrale non per lavoro, ma per pura passione, con l’autenticità di chi, senza ambizioni di fama, si mette alla prova con uno dei linguaggi più antichi che l’uomo ha per raccontarsi. Una comunità composta da amatori più che da dilettanti, che non cerca tappeti rossi e clamore, ma è spinta dalla voglia di creare qualcosa di potente, insieme. È il teatro amatoriale, strumento di coesione, formazione, espressione culturale, che trova la sua massima espressione nel Gran Premio del Teatro Amatoriale, un evento di respiro nazionale che è insieme festa, rito, e riconoscimento, e che quest’anno ha visto svolgersi la sua X edizione. Il Gran Premio dà voce alle radici teatrali locali, promuove la cultura delle regioni in gara, e si configura come un incubatore capace di accogliere linguaggi nuovi e originali. Nasce, nell’ambito di ViviLucca, da un’intuizione della FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori) che, con la collaborazione del Teatro del Giglio Giacomo Puccini e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha visto questa occasione come un’opportunità di incontro, di crescita artistica e di dialogo culturale che va oltre la semplice competizione. Uno spazio per chi sente l’urgenza di dare forma al proprio presente e di raccontare — attraverso la finzione — che non è mai falsità — la propria visione. Perché in fondo, come scriveva Eduardo De Filippo: «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita». Tra aprile e novembre, sedici compagnie — vincitrici dei concorsi regionali svoltisi nel 2024 — sono salite quest’anno sul

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RECITARE CHE PASSIONE

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palco del Teatro Nieri, nella piccola ma preziosa cornice di Ponte a Moriano, nella provincia di Lucca, per mettere in scena la propria storia. Non ci sono schemi fissi, e le compagnie teatrali hanno spaziato da un genere all’altro, fin dove la loro creatività riusciva a guardare. Gli Ignoti, con il loro O Scarfalietto di Eduardo Scarpetta, hanno divertito con un ritmo incalzante e battute pungenti, celebrando un grande classico ma strizzando, al contempo, un occhio alla tradizione. La Filodrammatica Orenese ha commosso e intrigato con una rappresentazione tratta dal celebre monologo di Baricco Novecento: il talentuoso pianista che non è mai sceso dal piroscafo su cui è nato si racconta davanti ad una scenografia scarna ed essenziale, quasi metaforica. E La Piccola Ribalta di Pesaro ha mostrato, attraverso un caleidoscopio di frammenti tratti dalla vita quotidiana, la ricchezza e la profondità della vita della piccola comunità di Grover’s Corners, una cittadina del New Hampshire negli Stati Uniti d’America. Si sono aperti anche spazi per la riflessione — sempre col sorriso sulle labbra — sul senso della nostra contemporaneità, come in Funny Money di Ray Cooney, commedia diretta da Grazia Nicotra e rappresentata dalla Compagnia Liotru di Catania. La rassegna ha, infine, chiuso il suo ultimo sipario con Lisistrata di Aristofane, messa in scena dalla compagnia Via dell’Incontro, nata da un laboratorio teatrale promosso dall’Organizzazione di Volontariato Progetto Donna in collaborazione con l’Associazione Culturale e Teatrale Maschera e Volto APS. La manifestazione si è conclusa domenica 16 novembre con una grande kermesse teatrale che ha visto coinvolte tutte le Compagnie del territorio: un evento capace di creare un momento di grande coesione tra pubblico e artisti che è terminato con la premiazione delle compaFCRLmagazine 27 | 2025

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gnie vincitrici, valutate da una giuria tecnica e tre giurie speciali, composte dai giovani, dalle associazioni e dalle Pro Loco, pensate per restituire la pluralità degli sguardi e dare voce a tutte le sfumature del territorio. Omaggiate da applausi che non comprano, ma abbracciano, le diverse compagnie teatrali affiancate da una compagnia teatrale toscana che le ha supportate negli aspetti pratici e non solo, hanno animato il teatro Nieri per oltre sei mesi, generando un dialogo e uno scambio continuo e proficuo tra loro stesse e con il territorio. Ciascuna con le proprie peculiarità e la propria visione critica della realtà mai uguale e mai scontata che abitiamo. Perché in un tempo in cui tante cose sembrano standardizzate, il GPTA ricorda che il teatro è anche identità, fragilità, tentativo, comunione — e che, proprio lì, sta la sua bellezza.

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Barbara Di Cesare

Ciak, si ride Lucca sta diventando la città del sorriso: pronta grazie al Festival della Risata, che ogni anno realizza un calendario di appuntamenti con i grandi nomi nazionali: da Raul Cremona, a Nino Frassica da Gene Gnocchi, alla Gialappa’s Band, fino ad Ubaldo Pantani passando per il duo Presta e Dose del Ruggito del coniglio (di Rai2). In sole quattro edizioni il festival ha saputo attirare l’attenzione dei ‘principi’ della risata italiana e ha fatto registrare il tutto esaurito.

A Lucca il Festival della Risata porta i grandi nomi della comicità. Ogni anno si danno appuntamento gli attori e comici di altissimo livello ma anche le nuove proposte emergenti per un week end di allegria. La manifestazione che ha ottenuto il patrocinio e il sostegno del Comune di Lucca (è inserita nel calendario degli eventi ‘Vivi Lucca’) e della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, cresce per numero di ospiti e per giorni, fino a dare vita nel maggio del 2025 a un calendario di 3 giorni con 6 appuntamenti. Tanti i super ospiti dell’ultima edizione: dal grande attore e comico Rocco Papaleo, agli autori di ‘comic news’ di Lercio.it che hanno portato la satira e la risata ad esplodere nella rete; dall’attrice fiorentina Katia Beni, fino al cantante e vignettista Max Paiella passando per il lancio dell’esordiente Graziana Allegra, una vera scoperta che ha portato il pubblico a ridere e a commuoversi allo stesso tempo. Il Festival della Risata nasce nel 2019 dall’associazione culturale E&E — Events and Executive, costituita dall’idea progettuale e artistica di due professionisti lucchesi, Erika Citti ed Elisa D’Agostino note per la loro collaborazione con diverse realtà culturali alla quale si è aggiunto in questi ultimi anni, sposando il progetto, Vanni Baldini FCRLmagazine 27 | 2025

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CIAK, SI RIDE

noto autore comico. Il Festival della Risata è stato il primo evento del suo genere nel panorama toscano, suggestivo, pronto a emozionare, far ridere e divertire. L’autore comico Vanni Baldini in ogni edizione sale sul palco insieme agli artisti per realizzare veri spettacoli-interviste (o interviste spettacolari), una formula del tutto inedita vero ‘marchio’ della manifestazione. Il festival è riuscito infatti a dare vita a un divertentissimo format che permette di conoscere succosi retroscena dei protagonisti e degli ospiti, che spiegano in un misto tra biografia e risate, come nascono i motti di spiro o i ‘meme’ che li hanno poi resi famosi, come si delinea la psicologia dei personaggi a cui danno vita, e anche i trucchi del loro mestiere. «Abbiamo pensato che ad un certo punto c’era davvero bisogno di fare una bella risata — raccontano le ideatrici del festival — contro lo stress della vita, contro le preoccupazioni: a volte, fare una risata tutti inFCRLmagazine 27 | 2025

sieme, in modo contagioso è davvero una cosa salutare. E il successo del festival ci ha dato ragione. Stiamo già lavorando alla nuova edizione 2026 e vogliamo ringraziare la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il Comune per la fiducia e il grande supporto, che ci permetterà ancora una volta di portare a Lucca grandi ospiti e nuove proposte». Il Festival della Risata è anticipato solitamente, ogni anno, da una straordinaria anteprima ad ingresso libero: che vede la presentazione di un volume a tema comico, grazie al coinvolgimento della libreria Feltrinelli di Lucca. Fra gli ospiti delle ultime edizioni l’attrice e comica Katia Beni, toscana amata dal grande pubblico, che insieme a Vanni Baldini ha ripercorso tutta la sua carriera, facendo emergere i segreti della sua comicità; ma anche ‘Lunanzio’ alter ego di Loris Fabiani, promosso dal Festival della Risata fra i giovani artisti più promettenti, uscito

vincitore dalle selezioni della trasmissione LOL Talent Show in streaming su Prime. L’edizione 2025, si è chiusa in grande stile, con l’ospite d’onore Rocco Papaleo in Perdere tempo gli viene facile in una intervista spettacolo all’attore, regista, sceneggiatore e musicista, conosciuto e amato dal grande pubblico per i tantissimi personaggi a cui ha dato vita negli anni che ha visto il tutto esaurito all’auditorium di San Romano di Lucca.

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Adele Cogno

IMMAGINA, il potere delle storie illustrate per raccontare il presente Cosa succede quando passione, desiderio di condivisione e storie illustrate si incontrano? Nascono progetti di successo come IMMAGINA, associazione di volontariato dalla mission ambiziosa: dare nuovo vigore alla narrazione illustrata e farne strumento vivo e attuale per raccontare il presente. Perché le storie sono parte di noi, ed è grazie ad esse che facciamo esperienza del mondo. Le parole, ma soprattutto le immagini e le illustrazioni, diventano il veicolo per stimolare una riflessione critica sulle realtà che viviamo e sulle comunità di cui facciamo parte. Non solo intrattenimento, quin-

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IMMAGINA, IL POTERE DELLE STORIE ILLUSTRATE PER RACCONTARE IL PRESENTE

di, ma vera e propria pratica sociale che ha la forza di innovarsi reinterpretando i linguaggi visivi. In appena sette anni di attività, insieme allo storico sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, il gruppo IMMAGINA ha conosciuto una crescita sorprendente: oggi conta 50 volontari attivi, più di 250 associati e una rete di collaborazioni che si estende a illustratori, artisti, scrittori e creativi di ogni foggia. Una comunità viva, in costante fermento, che ha reso l’associazione in un hub creativo unico, dove lo scambio continuo di idee e talenti ha ridefinito lo spazio: non più semplice luogo di fruizione, ma laboratorio condiviso di co-produzione e co-creazione. Una bella idea trova sempre il suo spazio e i suoi sostenitori, ed ecco perché tra gli ‘amici’ di IMMAGINA ci sono nomi consolidati come l’illustratore Alessandro Sanna, il grafico e designer Riccardo Falcinelli, l’illustratrice Noemi Vola, insieme a collettivi e enti che operano sul territorio attraverso progetti editoriali, educativi, culturali come l’associazione Hamelin e il progetto nazionale Nati per Leggere, realtà iconiche e consolidate nella promozione della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza. Là dove le parole si fermano, iniziano a parlare le immagini. Perché, se le parole spesso definiscono e incasellano, le immagini aprono spazi di libertà: suggeriscono significati più che imporli, e lasciano che ognuno possa perdersi tra le pieghe della fantasia, immaginare, sognare. E con questo mantra, negli anni, IMMAGINA ha portato avanti progetti e idee su più fronti: mostre, incontri, laboratori e molto altro. L’impresa più ambiziosa è forse, tuttavia, l’omonimo Festival, che ha visto crescere il proprio pubblico anno dopo anno, e che nel 2025 ha spento la sua sesta candelina all’ex Cavallerizza di Lucca. Nato e sostenuto dal crowdfunding, sempre attenFCRLmagazine 27 | 2025

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to ai temi della sostenibilità sociale e ambientale, questo Festival grintoso non si accontenta delle narrazioni banali. Quest’anno in particolare, infatti, si è manifestata la vera forza dell’associazione, che parla tanto ai giovani quanto agli adulti, e che conosce bene il potere trasformativo di una buona narrazione. Non a caso, infatti, quest’ultima edizione del festival è stata dedicato al tema dell’‘inutile’: immersi in una realtà che ha bisogno di trovare per forza una funzione e una ragion d’essere ad ogni cosa — sia essa di natura economica, produttiva, sociale — non c’è nulla di più rivoluzionario che essere ‘inutili’. Essere fini a sé stessi non è un’ammissione di fallimento, quindi, quanto piuttosto la confortante consapevolezza di sapersi legittimati nel proprio esistere, senza dover servire altro che il desiderio di esprimersi. Per costruire insieme uno spazio adatto a far germogliare nuove visioni, desideri inattesi e libertà creativa. 70

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2000 documenti sulla musica e Puccini: il regalo prezioso di Dieter foto di Irene Taddei Schickling Ci sono uomini che dedicano la propria vita allo studio e alla ricerca e in cui arde una passione autentica per l’arte, la musica e la bellezza, ed è proprio grazie al loro infaticabile lavoro che, oggi, il passato è in grado di restituire al presente i suoi tesori più preziosi. Sono uomini come Dieter Schickling, studioso tedesco di fama internazionale, che con costanza e dedizione ha permesso a noi tutti di conoscere la ricchezza multiforme dell’opera di Puccini. Autore del monumentale catalogo delle opere di Giacomo Puccini, pubblicato nel 2003, di una biografia pregevole per il suo rigore scientifico nonché uno degli ispiratori del celebre progetto Epistolario, brilla oggi tra i più illustri studiosi pucciniani al mondo.


E uomini come Dieter possiedono un dono raro: la capacità di imprimere nel mondo un segno indelebile, un’eredità che trascende i confini della loro stessa esistenza e continua ad irradiare bellezza ben oltre il loro passaggio. E, il segno di Dieter è di valore inestimabile: dall’aprile del 2025, infatti, il suo Fondo librario è stato concesso in comodato gratuito al Centro studi Giacomo Puccini, istituto di ricerca che svolge e promuove lo studio dell’omonimo artista, dalla vedova Hella e dalla figlia Katarina; il fondo è poi diventato patrimonio accessibile e consultabile presso la Biblioteca della Scuola IMT, sorta all’interno dell’edificio della chiesa di San Ponziano. A supporto di questa iniziativa, già nel 2024 la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca aveva coordinato il dialogo tra il Centro e la Scuola IMT — certamente nota per la sua rilevanza accademica e il suo determinante ruolo di hub culturale e polo d’innovazione — per regolare la concessione d’uso a titolo gratuito di spazi situati nella chiesa di San Ponziano. L’attenta supervisione di Marco Gallenga, musicologo e violinista, ha permesso di inventariare e di schedare un catalogo di oltre 1900 opere, che si sono unite alla collezione documentale e bibliografica del Centro Puccini. Ma non è solo il numero di produzioni artistiche che va ad arricchire la raccolta

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2000 DOCUMENTI SULLA MUSICA E PUCCINI

a rendere questo patrimonio così unico, quanto piuttosto la varietà e la qualità del materiale pucciniano (e non solo): dizionari, programmi di sala, riviste, monografie, cataloghi di mostre, cataloghi d’asta, libretti d’opera e soprattutto spartiti musicali. E di queste produzioni, ben 500 volumi, costituiscono un unicum all’interno del Sistema Bibliotecario Nazionale. Di Puccini si contano 80 libretti d’opera, 62 programmi di sala, oltre 150 monografie e, soprattutto, 220 tra partiture e spartiti, tesori sopravvissuti al tempo e alle tournée — e edizioni speciali, fra cui le affascinanti versioni russe di Manon Lescaut, La bohème, Tosca e Madama Butterfly. Un corpus che racconta, pagina dopo pagina, la diffusione e la trasformazione viva del mito pucciniano. Certamente in sintonia con le volontà di Dieter, il cui impegno viene oggi celebrato e restituito al territorio tanto amato da Puccini e alla sua comunità, questa iniziativa si pone come una vera pietra miliare nel percorso di scoperta e valorizzazione del patrimonio musicale lucchese, che da sempre è sostenuto da un’incessante e vivace attività di ricerca e diffusione culturale. Un momento di grande rilievo che ci ricorda quanto la capacità di dialogare con il proprio passato e con la propria memoria storica sia il vero tesoro di una comunità. FCRLmagazine 27 | 2025

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A

incontrarsi

Giulio Sensi

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foto di Genau


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Le danze di quaggiù con Maria Piscopo e le ballatrici e i ballatori di danze rituali Acoustic live session con Corra31 Un racconto in musica con Simone Soldati Canta con noi con il coro Perché ci vuole orecchio Gaudats Junk Band in concerto

Ogni due giovedì i locali al piano terra di Mandorla si aprono ad un pubblico fatto di amici, vecchi e nuovi, della comunità. Diventano ‘Pianostrada’ in un’ideale e concreta apertura con accesso libero da via Elisa. Per questo si chiama Pianostrada. Incontrarsi a Mandorla il calendario di musica, arte, letteratura e teatro che dal febbraio 2025 ha preso il suo ritmo ed è diventato un appuntamento rituale per la città di Lucca. Dentro ad un contesto, quello di Mandorla — Comunità Alloggio Protetta, che accoglie persone adulte con disabilità promossa dalla Fondazione per la Coesione Sociale in collaborazione con Fahre Impresa Sociale e Anffas, grazie ad un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. A Mandorla è stato sviluppato da subito un progetto di welfare culturale a vocazione comunitaria per unire gli abitanti con la città in cui vivono. Per facilitare l’incontro con la città con chi in quella casa dimora. Fino a fine anno per ventiquattro volte altrettante persone o collettivi si sono esibiti. Ognuno di questi ha costruito una relazione particolare con gli abitanti di mandorla e gli spettatori dell’evento. Una proposta concreta di welfare culturale. «La Fondazione per la Coesione Sociale — spiega la sua presidente Lucia Corrieri Puliti — dà convintamente il suo contributo ai programmi di promozione del welfare culturale avviati dalla Fondazione Cassa. Il welfare culturale non è un concetto facile da raccontare, ma abbraccia tante dimensioni della vita comunitaria della nostra società. L’arte, la danza, la letteratura possono contribuire a curare le patologie, a promuovere la salute del singolo e della comunità, fino ad essere ‘prescritte’, attraverso il modello della ‘prescrizione sociale’ già sperimentato in alcune regioni». Per questo la Fondazione per la Coesione sociale ha costruito un vero e proprio asse di lavoro su questi temi nella propria programmazione generale, per sostenere il 2

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INCONTRARSI A MANDORLA

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tessuto cittadino nello sviluppo di azioni piene di valore. Con piani formativi specifici e anche con un progetto gestito direttamente come Pianostrada. Scorrere insieme la lista di tutti i protagonisti di Pianostrada fa un certo effetto. Che poi protagonisti non sono, perché loro stessi hanno reso protagonisti chi ha partecipato. L’apertura è stata giovedì 6 febbraio con la presentazione del libro Eppure si vive anche così di Selene Pera. Poi Caterina Landucci, La Landucci, con la sua bella voce e la sua musica; Aedo con Animali Celesti e il Laboratorio teatrale aperto Cantiere delle differenze; Il Quinto elemento con We are faFCRLmagazine 27 | 2025

mily di Mya Fracassini, Michela Lombardi, Elisa Mini, Paola Rovai e Stefania Scarinzi; Paolo Bolpagni con Henri Matisse. il pittore della gioia di vivere; Corra31 e la sua Acoustic live session. Ancora: Simone Soldati, docente del Conservatorio Musicale «Boccherini» e direttore artistico dell’Associazione Musicale Lucchese, ha donato Un racconto in musica con i brani di Wolfgang Amadeus Mozart e di Ludwing van Beethoven. L’Orchestra da camera LOL a maggio ha portato La primavera, l’attore e regista Marco Brinzi il meetcoin ed Elisabetta Salvatori il suo Delicato come una farfalla e fiero come un’aquila, de77


social NETWORK

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dicato al mondo libero di Antonio Ligabue. L’esordio di Pianostrada ha registrato interesse e partecipazione della città e degli abitanti della comunità alloggio protetta e ha generato nel corso dell’estate una nuova edizione allestita nel cortile esterno di Mandorla. Altri sei appuntamenti in cui l’incontro con gli abitanti ha valorizzato diversi progetti già fioriti. Come Policardia Teatro con un estratto dal loro spettacolo Talitha Kum-cammina e conosci; Le danze di quaggiù con ospiti Maria Piscopo e le 78

ballatrici e i ballatori di danze rituali; Canta con noi con il coro Perché ci vuole orecchio; il concerto lirico pucciniano con l’ensemble Musiche e comunità; l’esibizione de La Valle del Serchio Band con Le vibrazioni dell’anima; lo spettacolo di C’entra, la compagnia teatrale della cooperativa Crea con Prima di tutto. L’ultimo appuntamento estivo nel cortile è stato con la Gaudats Junk Band in concerto, evento inserito anche nel programma di Orizzonti del terzo settore. L’Italia che ricuce, la tradizionale Summer FCRLmagazine 27 | 2025


INCONTRARSI A MANDORLA

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School promossa dal Centro di Ricerca Maria Eletta Martini in collaborazione con la Fondazione per la Coesione Sociale e sostenuta da Cesvot. Mentre finiva l’estate, si scaldavano i motori della rassegna autunnale: prima con Sergio Casella e il suo libro Il leader stupido ovvero come non diventarlo, poi Michele Lai, produttore, cantante e polistrumentista, Maria Teresa Elena con il Laboratorio di maschere, l’associazione s.o.f.a. con un aperitivo speciale dal titolo Arte di Marte, il FCRLmagazine 27 | 2025

Quartetto Gaio con Canta che ti passa: musica senza tempo e senza confini e lo scrittore e docente Paolo Fantozzi con un incontro dedicato alle fiabe e alle leggende popolari della provincia di Lucca. La rassegna autunnale si è chiusa il 18 dicembre con il concerto di Natale ‘Un coro molto bello & Piccoli Ensemble Scuola di Musica Sinfonia Lucca’. Pianostrada è un cuore che continua a battere e a creare relazioni e legami della città con Mandorla. 79


un nome un volto UNA STORIA

ADONE SPADACCINI PUCCINI IL LAGO IL TEATRO

Valentina Pierotti

Da un intreccio di coincidenze e legami che uniscono vite, luoghi e passioni, nasce la storia di Adone Spadaccini. Una storia già scritta nelle sue radici familiari, nella musica di Puccini e nell’anima di Torre del Lago, adagiata tra le acque del Massaciuccoli e le Apuane, che il Maestro scelse come rifugio e ispirazione.


un nome un volto UNA STORIA

La storia di un uomo che, con tenacia e visione, fu tra i padri fondatori del Festival Puccini, ma soprattutto contribuì in modo tangibile a far nascere quel teatro sulle rive del lago che oggi richiama ad ogni stagione centinaia di migliaia di spettatori da tutto il mondo. Figlio di Ultimo Spadaccini, per anni autista e uomo di fiducia di Puccini, e nipote — da parte materna — di Pellegro Del Cima, concittadino e amico del Maestro, Adone nacque l’8 novembre 1924, poche settimane prima della morte del grande compositore avvenuta il 29 novembre. Sembrava, già allora, che un filo invisibile legasse il suo destino al nome di Puccini. Da bambino trascorreva le estati dai nonni materni a Torre del Lago. Aveva solo sette anni quando, nel 1931, assistette alle prime opere della sua vita — La bohème e Madama Butterfly — messe in scena dal Carro Tespi Lirico nel piazzale davanti alla villa del Maestro. Fu un vero battesimo di fuoco: da quel giorno la musica di Puccini avrebbe orientato per sempre il suo cammino. Geometra professionista, figura imponente ma dal viso aperto e cordiale, Adone amava Torre del Lago con una devozione poetica: «Chi viene qui una volta — diceva — resta per sempre malato di Puccini». Aveva un modo affabile di porsi apprezzato da tutti, una spontanea vena di galanteria soprattutto con il gentil sesso e una determinazione che non conosceva ostacoli: tant’è che conseguì la laurea all’età di 57 anni in Scienze Politiche all’Università di Pisa — cosa di cui andava particolarmente orgoglioso — con una tesi nella quale la manifestazione pucciniana era oggetto privilegiato di studio. Negli anni Cinquanta era tra i volontari che, ogni estate, montavano e smontavano il teatro estivo sul piazzale Belvedere. Fu allora che nacque in lui la convinzione che quella magia non potesse restare affidata a impalcature provvisorie: Torre del Lago meritava un teatro vero, degno del suo 82

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ADONE SPADACCINI PUCCINI, IL LAGO, IL TEATRO

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ADONE SPADACCINI PUCCINI, IL LAGO, IL TEATRO

Maestro. Nel 1965 il Comune di Viareggio lo nominò nel Comitato lirico per la valorizzazione delle manifestazioni pucciniane. L’anno seguente, con intuito e competenza tecnica, Adone promosse e realizzò il trasferimento del teatro sulla Penisola delle Torbiere, creando un palcoscenico naturale sospeso tra acqua e cielo: il Teatro dei 4000, che presto avrebbe accolto le più grandi voci della lirica. Presidente del Festival Puccini dal 1971 al 1978, Spadaccini guidò la manifestazione verso un respiro internazionale. Instancabile e generoso, contattava personalmente registi e cantanti, tanti dei quali erano diventati per lui amici sinceri: Placido Domingo, Giuseppe Di Stefano, Katia Ricciarelli, Raina Kabaivanska… la lista sarebbe troppo lunga. Aveva il pallino dell’ospitalità. Trattava con le tipografie e curava ogni dettaglio, con la dedizione di chi lavora per amore, non per ambizione. FCRLmagazine 27 | 2025

A lui si deve anche la costruzione del pittoresco ponticello in legno che collega il piazzale al teatro. Durante le rappresentazioni si sedeva lontano dalle prime file, «perché è da lì che l’opera si apprezza nella sua interezza». Negli anni seguenti, con il Festival ormai consacrato, trovò un nuovo modo di condividere la sua passione: insieme al figlio Paolo fondò il Club La Bohème, organizzando viaggi nei più grandi teatri del mondo, vere e proprie spedizioni di entusiasmo e cultura. Adone ci ha lasciati nel 2019 all’età di 95 anni, ma il suo sogno non si è fermato. Oggi Paolo Spadaccini, vicepresidente della Fondazione Festival Pucciniano, ne porta avanti l’eredità, continuando a far vivere, tra lago e musica, quel dialogo tra generazioni che da sempre unisce la famiglia Spadaccini al nome immortale di Giacomo Puccini. 85


foto di Irene Taddei


Sulla via di

MICHELANGELO Michele Morabito


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SULLA VIA DI MICHELANGELO

Se cercate le tracce di Michelangelo in Versilia, non si può non fare tappa alla Cappella e ad Azzano, salendo lungo la strada che da Seravezza porta verso Giustagnana e Fabbiano, fino a raggiungere le due località. Vi si arriva anche costeggiando le fresche acque del Vezza, salendo da Riomagno in un ideale anello dove perfino la toponomastica – via Michelangelo – richiama la presenza del genio di Caprese. Che Michelangelo abbia partecipato ai lavori di ampliamento della pieve di San Martino alla Cappella è questione discussa, ma è storia certa che soggiornò in questi luoghi affacciati sul Monte Altissimo, legati da sempre all’estrazione del marmo. Ancora oggi vi si percepisce il peso di questa eredità e il ricordo del suo passaggio alla ricerca dei marmi destinati alla facciata della chiesa di San Lorenzo, impresa per la quale fu costretto ad approvvigionarsi in Versilia interrompendo la tradizionale dipendenza da Carrara, allora fuori dal Ducato di Toscana. Il 15 marzo 1518 Michelangelo si trovava a Pietrasanta, dove, davanti al notaio Giovanni di Paolo Badessi, stipulò un contratto con otto scalpellini di Settignano e con Bastiano di Angelo di Benedetto, detto Angelotto, di Azzano, cavatore, per la fornitura di «tutte ed ogni qualità di marmi che vanno nelle facciate della detta chiesa di Santo Lorenzo di Florentia». Se ad Azzano Michelangelo andò a cercare i marmi, alla Cappella si narra che lavorò e che forse disegnò il rosone della chiesa, attribuitogli almeno come ispirazione. Michelangelo o no, la pieve romanica di San Martino alla Cappella è uno dei luoghi più scenografici della Versilia: meta di riflessione, matrimoni, battesimi, ma anche sede di simposi e attività legate al marmo. L’attuale struttura non è quella originaria, che era a navata unica; l’ampliamento risale attorno all’anno Mille, quando fu costruito anche un portico esterno, poi distrutto dai bombardamenti della Seconda guerra FCRLmagazine 27 | 2025

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mondiale. La presenza di una cappella in questo luogo è attestata già in un documento del 721 d.C. La chiesa dipendeva da quella di Vallecchia, proprietà dei nobili di Corvaia, e divenne autonoma nel 1299 quando fu elevata a Pieve con fonte battesimale. Assunse così grande importanza religiosa e amministrativa, estendendo il suo dominio fino a Seravezza, Ruosina, e alle pendici delle montagne fino al Monte Altissimo e al Monte di Ripa, includendo Fabiano, Azzano, Minazzana, Giustagnana e Basati. Proprio negli anni in cui Michelangelo lavorò sull’Altissimo (1515-1518) ebbero inizio i lavori di ampliamento e restauro della chiesa. La facciata rivestita in blocchi di marmo locale, presenta tre portali con semplici cornici marmoree. Sono ancora visibili le mensole che un tempo sorreggeva90

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no l’elegante porticato rinascimentale distrutto nel 1944. Sul lato destro del sagrato sorge il campanile, una torre tozza e quadrata anteriore all’XI secolo, probabilmente con funzioni militari. Alla sinistra della Pieve si trovano i resti dell’Oratorio dell’Annunziata, costruito nel Seicento sull’area dell’antico ospedale di Santa Maria. Nel piccolo cimitero paesano suscitò sorpresa la costruzione della imponente cappella funeraria dell’imprenditore del marmo Vando D’Angiolo, originario di Azzano: un ciborio intorno a un altare, con la figura di un uomo sofferente e pregante. L’oratorio funerario, commissionato dalla Fondazione Mite Giannetti D’Angiolo, fu realizzato tra il 2001 e il 2002 su progetto 94

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SULLA VIA DI MICHELANGELO

dell’architetto Mario Botta con lo scultore Giuliano Vangi, nel prezioso bardiglio grigio cui le cave della zona devono la loro fama. La storia della Cappella procede parallelamente a quella di Azzano, oggi il paese più popoloso e vivace della montagna seravezzina, disteso sulle pendici del Monte Cavallo, con l’Altissimo a fianco e le vette del Carchio e del Folgorito che degradano fino al mare. Azzano è protetto dai venti, ricco d’acqua, boschi, marmo e fierezza: fiero come il suo patrono San Michele Arcangelo, raffigurato guerriero che calpesta il maligno e ne minaccia la sconfitta con la spada. Accanto al culto di San Michele esisteva anche un oratorio dedicato a San Rocco. Il culFCRLmagazine 27 | 2025

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to dell’Arcangelo è tuttora vivo: il 29 settembre si svolgono solenni festeggiamenti e, in occasione della triennale, i ‘sonetti’ accompagnano l’elenco dei bambini del paese, affidandoli alla sua protezione. Il culto di San Michele ritorna anche nel gemellaggio, attivo dal 1987, che unisce Azzano a tutti gli omonimi d’Italia, situati nell’area della dominazione longobarda e lungo le vie di venerazione dell’Arcangelo. La via della Cappella è per Azzano un’arteria fondamentale, quasi un prolungamento dell’abitato: nella Pieve si ricevono i sacramenti, si celebrano le solennità e si svolgono i funerali, con il cimitero a pochi passi. Nel settembre 1959 la carrozzabile raggiunse il paese e i tempi di percorrenza si ridussero; lentamente scomparvero i cortei a piedi per nozze o funerali e alcune tradizioni, come il lancio dei confetti o l’accompagnamento della banda per l’ultimo viaggio da San Michele alla Cappella. La nuova strada, pur non arrestando l’esodo raccontato da Sirio Giannini in Dove nasce il fiume, migliorò il trasporto di malati e merci, prima affidato alla forza delle braccia o al dorso dei muli. Evento dell’anno è la Festa della Castagna, che celebra la prima ricchezza di Azzano: non solo le cave, ma il bosco. Pur con una popolazione ridotta rispetto al passato, l’esodo si è fermato e il numero degli abitanti si è stabilizzato. La vitalità del paese resta intatta grazie alla Filarmonica, alla pubblica assistenza, al gruppo folkloristico La Quadriglia, alla compagnia teatrale La Maschera e al coro parrocchiale.

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Hildegard… atto terzo Il nome di Hildegard von Bingen (1098-1179), mistica, monaca benedettina, compositrice e Dottore della Chiesa, evoca mondi di visioni cosmologiche e profondità teologiche. Tuttavia, la sua opera racchiude un tesoro intellettuale spesso messo in ombra dall’enfasi sulla sua spiritualità: la sua straordinaria padronanza e interpretazione delle arti liberali medievali e del sapere scientifico del suo tempo. È proprio in questa prospettiva che si inserisce l’importante studio di Sara Salvadori, Hildegard von Bingen. La fonte della Sapienza. Aritmetica Geometria Musica Astronomia appena pubblicato da Skira. L’autrice non si limita a un’esegesi del contenuto mistico, ma intraprende un’analisi rigorosa e innovativa del codice sapienziale sotteso alle immagini profetiche di Hildegard, in particolare quelle contenute nel Liber Divinorum Operum e nello Scivias. Il cuore della ricerca di Salvadori risiede nella dimostrazione che le visioni di Ildegarda non sono solo narrazioni allegoriche, ma vere e proprie costruzioni geometriche e numeriche che riflettono l’ordinamento divino del cosmo. L’approccio dell’autrice, basato su anni di meticolosa ricerca iconografica e simbolica, riesce a fare ciò che per secoli è apparso impossibile: decodificare lo spazio tridimensionale e i principi matematici celati nelle celebri miniature. Salvadori svela come l’Aritmetica, la Geometria, la Musica e l’Astronomia — ovvero le quattro artes del Quadrivium medievale — non siano semplici riferimenti, ma la struttura portante delle sue rivelazioni. I numeri non sono casuali, le forme non sono astratte: imitano l’azione creatrice di Dio, «disegnata dapprima col compasso e solo in seguito dipinta con i colori», come suggeriva Hildegard stessa. Questo volume offre una prospettiva cruciale per i medievisti e gli studiosi del pensiero femminile, ponendosi come un punto di riferimento per l’interpretazione del corpus ildergardiano. L’approccio di Salvadori costituisce un inedito dispositivo di lettura che rende accessibile la complessità intellettuale della santa. Il libro è anche una testimonianza poetica: Hildegard ci invita a vedere «nel visibile… l’invisibile», e Salvadori guida il lettore in questo cammino, rivelando come i numeri, le sfere e le armonie celesti cantino la meraviglia della creazione. La minuziosa riproduzione e l’analisi dettagliata delle miniature accompagnano il testo, offrendo al lettore sia una grammatica del simbolo che una retorica che ne chiarisce l’articolazione tematica. Hildegard von Bingen. La fonte della Sapienza è molto più di un saggio: è un viaggio oltre le immagini che restituisce a Hildegard von Bingen la sua statura di pensatrice enciclopedica e di scienziata ante litteram. Il lavoro di Sara Salvadori non solo illumina un aspetto fondamentale e a lungo trascurato dell’opera della mistica, ma apre un nuovo e fecondo filone di studi sul sapere medievale e sull’importanza delle arti nel progetto divino. È un testo indispensabile per chiunque voglia comprendere appieno la profondità della lux vivens che risuona nelle parole di Hildegard. Sara Salvadori, Hildegard von Bingen. La fonte della sapienza. Aritmetica, geometria, musica, astronomia, 1942-1986, Skira, Milano 2025 FCRLmagazine 27 | 2025

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Lucca. il racconto delle immagini Marco Puccinelli, architetto, docente di storia dell’arte e, soprattutto, fotografo, torna con un nuovo libro fotografico, Lucca. Il mondo di una città, un volume che è un’intima e potente dichiarazione d’amore visiva verso la sua città natale. Dopo viaggi e reportage dal Nordafrica, dall’Asia centrale, dalla Siberia, attraverso circa 250 scatti in bianco e nero Puccinelli ci invita a compiere un viaggio emotivo che trascende il dato turistico per cogliere l’anima più profonda e, a tratti, segreta di Lucca. La scelta del bianco e nero non è un semplice vezzo stilistico, ma una potente chiave di lettura: eliminando il colore, l’obiettivo si concentra sulla geometria, sui contrasti e sulla luce che modella la materia. Le mura rinascimentali, le torri medievali, le chiese romaniche e i vicoli stretti non sono più solo monumenti, ma sculture di luce e ombra. Puccinelli cattura il «mondo di una città» negli attimi fuggenti: un riflesso sull’acciottolato bagnato di piazza San Michele, la nebbia che avvolge le arcate di piazza dell’Anfiteatro, il gesto di un passante che scompare in un portone. Il suo sguardo è quello del flâneur, attento e discreto, che privilegia la quotidianità e l’elemento umano, spesso ridotto a silhouette o a dettaglio, per sottolineare la vastità e l’immutabilità dello scenario urbano. Arricchito dai testi di Mariapia Frigerio e Daniela Marcheschi, questo libro è, in definitiva, un’opera di conservazione visiva e di interpretazione artistica. Non è pensato per essere sfogliato velocemente: ogni fotografia merita tempo per essere decifrata, per apprezzare la maestria tecnica di Puccinelli nell’uso della composizione e della profondità di campo. Un’opera da meditazione. Lucca. Il mondo di una città è un volume che parla al cuore di chi già ama Lucca e un invito irresistibile per chi non la conosce ancora. Rappresenta un prezioso documento fotografico che riesce a restituire l’atmosfera unica, malinconica e fiera della città dell’«arborato cerchio», confermando la sensibilità di Marco Puccinelli nel cogliere l’essenza intramontabile di Lucca. Marco Puccinelli, Lucca. Il mondo di una città, con testi introduttivi di Mariapia Frigerio e Daniela Marcheschi, PubliEd, Lucca 2025

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RUBRICA DI NOVITÀ EDITORIALI

il lavoro, la scrittura, la vita di un grande autore Il libro più bello del più grande scrittore italiano del XXI secolo. (Non) romanzo, memoir, saggio che racconta con estrema lucidità il percorso biografico di Trevisan attraverso i mille lavori che ha svolto prima dell’inizio della sua «seconda vita», quella di scrittore. Tutto questo è Works, opera summa di Vitaliano Trevisan e atto finale di un’operazione letteraria che ha fatto dell’autobiografia non un racconto consolatorio, ma un laboratorio della crisi. E al centro di questa crisi c’è la realtà materiale del lavoro: una lunga teoria di capannoni, magazzini, officine, cantieri, uffici che diventano una sorta di metafora della condizione umana, ridotta a pura esecuzione di una mansione, e danno sostanza a un’indagine quasi ossessiva sul concetto di fatica, di lavoro, di alienazione. Un’opera la cui scrittura non celebra l’etica della laboriosità, ma ne registra la monotonia, la ripetizione e l’assurdo, e in cui l’io narrante si dissolve nell’anonimato della prestazione, diventando un corpo meccanico, quasi un pezzo di ricambio in un sistema economico che macina risorse umane senza lasciare traccia. Il lavoro come condanna ineludibile, quindi, soprattutto in un territorio come il Nordest, in cui il lavoro e l’operosità sono al tempo stesso benedizione e maledizione. E questo territorio è raccontato con una precisione e una profondità di analisi mirabolanti. E poi ci sono la famiglia, il corpo, la solitudine, la fatica quotidiana di essere al mondo. Tanta lucidità, tanta ironia, tanta disperazione. La prosa di Trevisan è qualcosa di unico, a mio parere, nel panorama italiano: una lingua-attrezzo diretta conseguenza di questa immersione nel mondo del lavoro subalterno, una scrittura chirurgica, del tutto priva di retorica e al tempo stesso viscerale. Periodi ossessivamente avvolgenti che si alternano a frasi spezzate, digressioni e cura maniacale del dettaglio. Tutto questo fa di Works un documento definitivo di, potremmo dire, «antropologia esistenziale», il capolavoro vero di un autore peculiare e unico che ci ha lasciati davvero troppo presto. Vitaliano Trevisan, Works. Edizione ampliata, Einaudi, Torino 2022

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Periodico della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca

Referenze fotografiche (con riferimento alle pagine della rivista) Associazione culturale E&E: 66, 67 — Associazione di volontariato IMMAGINA: 68, 69, 70 — Comune di Capannori, Ufficio stampa: 34 — Comune di Stazzema: 35 — Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca: Foto Alcide, Lucca 6 (2), 7, 8, 9 (6), 10 (8), 11, 12, 13 — Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago, Archivio fotografico: 84 — Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini di Torre del Lago: 36-37, 38, 39, 40-41, 4243, 44, 45 — Teatro del Giglio Giacomo Puccini: 46-47, 49 — Tecnoservice: Luca Lupi 6 (1), 9 (5), 10 (7) Si ringraziano i familiari di Adone Spadaccini per aver fornito le foto di famiglia Le illustrazioni alle pagine 2, 74, 84, 101 sono state realizzate da Diletta Impresario La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, scusandosi anticipatamente per l’involontaria omissione di referenze fotografiche, è disponibile ad assolvere eventuali diritti.

Finito di stampare nel mese di dicembre 2025 da Tipografia Tommasi

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FCRLmagazine 27 | 2025


27 | 2025

piega costola

rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca

IMT DESTINAZIONE RESTAURI RIQUALIFICAZIONI FUTURO – MONDO RINASCITE FONDAZIONE – MONDO – DAL FONDAZIONE TERRITORIO – SOCIAL – CULTURA NETWORK ANCORA – DAL CULTURA TERRITORIO – SOCIALE

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