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rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca
RICERCA «GREEN» – EMERGENZA COVID-19 – LA CULTURA CHE RESISTE – DAL TERRITORIO – SOCIALE
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3 Editoriale 4 Ricerca «green» 5 Grazie dei fiori: la seconda vita (ecologica) dei mozziconi di sigaretta 8 Aria più pulita? La chiave è negli alberi che ci proteggono 11 spiagge contaminate, come e perché. ecco lo studio sulla Versilia 15 Dalla carta alla pianta. Il percorso ‘inverso’ che fa bene all’ambiente 19 Torri in… movimento. Tutela e sicurezza nel progetto soul del CNr 22 Tutti sulle ‘nuvole’ per la nostra sicurezza 24 Mondo Fondazione 25 Un mondo migliore in 17 mosse 28 Emergenza Covid-19 29 Il diritto allo studio ai tempi del Covid-19 31 Nuove assunzioni e tirocini: il lavoro come strumento di rilancio 34 La cultura che resiste 35 Un intenso anno di studi e pubblicazioni per la fondazione ragghianti 39 «La memoria del bello», dall’incredibile scoperta alla mostra 44 Un teatro in Val di Lima 46 «Un tranquillo, ordinato, universale parlare». Mario Tobino e Maggiano 52 «Va’ sentiero»… sull’ali dell’entusiasmo
56 Notizie dal territorio 57 Piccolo è bello – Passeggiata a Vitoio, nella chiesa dei tesori 66 Scuola, sport, vita 67 Cronache dal ‘Machiavelli’, tra storia, restauri e goliardia 70 A Gallicano la scuola che guarda al futuro 73 Nuova vita per il Centro sportivo «Vasco Zappelli» 76 Quattro restauri – e poi … 77 QUI PIANA: La Pieve di Arliano 80 QUI VersILIA: La porta Beltrame di Pietrasanta 83 QUI MeDIAVALLe: L’affresco di Porta a Piastri a Coreglia Antelminelli 87 QUI GArfAGNANA: Il palazzo Comunale di Castiglione di Garfagnana 90 Progetti nel Sociale 91 La normalità? Un’Italia ‘senzabarriere’ a partire da Lucca 94 Una Casa che vuol dire futuro 98 Novità editoriali 98 A veglia, intorno a un fuoco… 100 La guerra negli occhi di una bambina 102 La danza di Pollock
FCRL MAGAZINe 18 | 2021 Iscrizione al registro stampa del Tribunale di Lucca n. 1/20 del 17 gennaio 2020
Maria Teresa Perelli direttore Marcello Petrozziello direttore responsabile Comitato di redazione Maria Teresa Perelli Marcello Petrozziello Andrea Salani
hanno collaborato a questo numero enrico Alberigi, riccardo Mario Azzara, Yuri Basilicò, Veronica Bernardini, Paolo Bolpagni, francesca Bretzel, Alessandro Colombini, fabrizio falchi, Barbara Ghiselli, Maria Girardi, Patrizia Lazzari, Lorenzo Maffei, Brunella Menchini, Michele Morabito, Marco Nicoli, Cristina Padovani, Maria Panattoni, Daniele Pellegrini, Valentina Picchi, Andrea salani, Nubia salani, Isabella Tobino consulenza editoriale: Publied – editore in Lucca progetto grafico e impaginazione: Marco riccucci in copertina: foto di Paolo Pacini
© 2021, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
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Nella presentazione di questo numero del Magazine – il primo, dopo l’entrata in carica dei nuovi Organi – mi pare doveroso tributare un riconoscimento a chi, insieme con il Presidente Marcello Bertocchini, ha guidato la fondazione negli ultimi anni: tutti i componenti dell’Organo di Indirizzo, del Consiglio di Amministrazione e del Collegio dei revisori dei Conti. A essi va sicuramente il merito di essere riusciti a far fronte col massimo delle risorse possibili alle necessità create dalla pandemia e, più in generale, ad un’importante ‘campagna’ erogativa che ha cercato di non lasciare indietro nessuno. Un impegno di enorme portata che non ha impedito alla fondazione di raggiungere risultati importanti, in particolare riguardo all’attivo patrimoniale, che è ritornato a valori di mercato superiori a quelli presenti prima dello scoppio della pandemia. Nel contempo, accanto ai meriti dei ‘vecchi’ Organi, desidero rivolgere un saluto di benvenuto a quelli subentrati in questi primi mesi dell’anno. Con l’auspicio che in linea con l’Organo di Indirizzo e sotto la guida attenta del Presidente Bertocchini e del Vice Presidente raffaele Domenici, il nuovo Consiglio riesca a preservare la stabilità economico-finanziaria dell’ente, dalla quale discendono sia l’attività erogativa diretta, sia il sostegno alla realizzazione di opere e progetti propri degli enti e delle organizzazioni locali, con cui la fondazione collabora nel comune intento di fornire risposte adeguate alle attese della comunità. I ‘vecchi’ Organi, di comune accordo e tenendo fede alle linee guida stabilite in fase di insediamento, non hanno assunto impegni pluriennali che oltrepassassero il 2021 ed hanno operato in modo da esaurire nella quasi totalità i progetti pluriennali deliberati prima del 2017. Un’eredità importante, che non interferisce con la potestà decisionale degli Organi attualmente in carica; potestà, che si concretizzerà col piano pluriennale per il prossimo quadriennio. Questi i settori di intervento rilevanti: arte, attività e beni culturali; educazione, istruzione e formazione; ricerca scientifica e tecnologica; volontariato, filantropia e beneficenza. New entry, il settore salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa. Un ‘pacchetto’ che si inserisce in una visione strategica dei bisogni, delle istanze e dei progetti del territorio, sia attraverso momenti di ascolto e di confronto con gli stakeholder, sia attraverso la valutazione di ‘indici d’ambiente’, capaci di suggerire punti di forza, criticità ed opportunità del territorio.
Maria Teresa Perelli
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«green» grazie dei fiori: la seconda vita (ecologica) dei mozziconi di sigaretta Maria Panattoni mozziconi di sigaretta sono ovunque. rappresentano un rifiuto a cui è stato facile abituarsi a vederlo in giro, essendo piccoli e facilmente accantonabili ai lati delle strade o negli angoli. Una ‘cicca’ qua e là non sembra poi una cosa così grave, o meglio non lo sembrava fino a poco tempo fa. gettare la sigaretta dal finestrino dell’auto o calpestarla per spegnerla e lasciarla lì in terra erano immagini talmente comuni che venivano inserite anche nei film. negli ultimi anni, però, la consapevolezza dell’importanza dell’ambiente per garantire un futuro alle prossime generazioni – e anche per vivere meglio oggi – ha cominciato a modificare la percezione di alcuni ‘gesti usuali’, cambiando anche il sentimento collettivo verso l’abbandono della ‘cicca’ per terra. Del resto, è sempre più noto l’impatto dei mozziconi di sigaretta: ogni anno vengono prodotti circa 1 milione di tonnellate di mozziconi che, essendo rifiuto non biodegradabile, porta ad evidenti effetti negativi verso l’ambiente, la salute pubblica e l’economia. Quando il centro interdipartimentale «enrico avanzi» dell’Università di Pisa vuole realizzare un progetto di ricerca, coordinato dal professor Lorenzo guglielminetti, che mira al riciclo dei mozziconi ha bisogno di partner di progetto che condividano il valore ambientale e culturale del progetto stesso. ed è così che il professor guglielminetti si rivolge al comune di capannori, ovvero al comune notoriamente all’avanguardia nelle politiche ambientali e che ha fatto del riuso e del riciclo una bandiera per ridurre il rifiuto indifferenziato. ne nasce il progetto «Focus» (Filter of cigarettes reUse Safely) che prevede la trasformazione dei mozziconi di sigaretta in risorsa, promosso dal centro interdipartimentale ‘enrico avanzi’ dell’Università di Pisa (capofila) in collaborazione con il comune di capannori, il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari
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e agro-ambientali (DiSaaaa) e ascit e con il cofinanziamento della Fondazione cassa di risparmio di Lucca. L’obiettivo? Trasformare i mozziconi di sigaretta da rifiuto inquinante a substrato inerte, cioè in una base biodegradabile per la coltivazione, da parte dei vivaisti, di piante ornamentali e di arbusti. Per poter eseguire tutti gli esperimenti necessari, l’Università ha bisogno di 6
avere continuativamente forniture di mozziconi di sigaretta. ed è su questo aspetto che entra in gioco capannori, o meglio la comunità di capannori. L’amministrazione menesini decide di posizionare, in luoghi di riferimento per i cittadini, delle damigiane con cui raccogliere i mozziconi di sigaretta. i contenitori vengono così posizionati al municipio di piazza aldo moro, all’in-
gresso della sede della Polizia municipale, all’ingresso della biblioteca comunale al polo culturale «artèmisia» di Tassignano, allo sportello al cittadino della zona nord a marlia, allo sportello al cittadino della zona sud a San Leonardo in Treponzio e al Parco Pandora di Segromigno in monte. Dopodiché all’amministrazione è bastato chiedere ai cittadini di raccogliere separatamente le ‘cicche’ e di portarle al contenitore per loro più comodo, in modo da contribuire al progetto di ricerca che – se funzionerà – darà una nuova vita, ecologica, a un rifiuto come il mozzicone di sigaretta. La risposta della comunità di capannori, ancora una volta, è stata straordinaria: la salvaguardia dell’ambiente e la scelta di produrre meno rifiuti indifferenziati possibile sono oggi un patrimonio di conoscenza condiviso dagli abitanti del territorio capannorese. Da nord a sud, passando per il centro, pur nelle diversità e nelle specificità di ogni paese, capannori emerge come un comune che trova nella coscienza ambientale dei suoi cittadini un filo conduttore, che rende concreto e visibile il concetto di comunità coesa. grazie alla partecipazione dei cittadini di capannori, infatti, una consistente fornitura di mozziconi è approdata in laboratorio ed è attualmente in corso la sperimentazione per ricavarne tre lotti di substrato inerte. Sono state seminate 5 specie di piante: lavanda, salvia, rosmarino, oleandro e pungitopo. nel giro di alcune settimane nasceranno le piantine che passeranno dai semenzai ai vasi biodegradabili che contengono il substrato sperimentale e che saranno poi utilizzati per la piantumazione finale. Questo rappresenta un momento importante, perché è il passaggio da una innovazione sperimentale ad una applicazione tangibile e presto fruibile dai cittadini. Per il mese di novembre dovrebbero essere pronte circa 4 piante per ciascuna specie, quindi in totale 20, che saranno messe a dimora in un’aiuola o in uno spazio pubblico del territorio comunale. FCRLmagazine 18 | 2021
grazie Dei Fiori: La SeconDa viTa (ecoLogica) Dei mozziconi Di SigareTTa
il 2021 sarà quindi l’anno che ci dirà se la seconda vita dei mozziconi di sigaretta è una strada praticabile per realizzare un modello di economia circolare anche con un rifiuto come le ‘cicche’. FCRLmagazine 18 | 2021
Per il sindaco Luca menesini, oltre a promuovere innovazione e ricerca nel campo del riciclo, è molto importante fare anche un vero e proprio lavoro culturale contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta, per far capire che
anche abbandonare una cosa piccola come un mozzicone di sigaretta a terra significa sporcare l’ambiente in cui viviamo. Per questo motivo, il comune di capannori decide di lanciare una vera e propria campagna di sensibilizzazione per dire «no ai mozziconi a terra». Da circa due mesi, sulle pensiline delle fermate degli autobus del territorio capannorese, è affissa una campagna dal titolo «grazie dei fiori», con l’immagine di un fiore che ‘esce’ dal mozzicone di sigaretta. Un modo per coniugare la promozione del progetto «Focus» che ha bisogno della raccolta delle ‘cicche’ e il cambio di paradigma culturale verso un rifiuto piccolo ma inquinante come il mozzicone. Perché buttarlo a terra quando può avere nuova vita? Perché sporcare o inquinare quando un rifiuto può diventare una risorsa? Quel gesto che è sempre sembrato usuale e poco grave – spegnere una sigaretta a terra o buttarla da un finestrino dell’auto – deve diventare, giorno dopo giorno, sempre più un lontano ricordo, un qualcosa che si fa quasi fatica a comprendere come poteva accadere che con grande semplicità i mozziconi venissero lasciati in giro. La risposta dei capannoresi al progetto «Focus», e non solo, è la dimostrazione reale che il cambiamento è possibile, che la questione ambientale e quello che il singolo può fare per salvaguardare l’ambiente sono oggi argomenti fortemente sentiti e producono una riaffermazione forte dei valori di una comunità, come il rispetto e la coesione. Dai mozziconi di sigaretta non nascono soltanto fiori, nasce soprattutto un nuovo modo di approcciare a certi temi e di condividere lo spazio e il territorio. Un modo che mette al centro la persona e il suo benessere, strettamente legato al benessere dell’ambiente. Piccoli progetti concreti che producono grandi cambiamenti sociali, economici e culturali.
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foto Massimo Davini
aria più pulita? La chiave è negli alberi che ci proteggono Lorenzo Maffei a Piana di Lucca, che pure non difetta di bellezze naturalistiche, soffre da decenni per l’inquinamento atmosferico. La conformazione del territorio, ‘a conca’, come spesso si dice, non offre l’opportuna circolazione dell’aria. L’incidenza nell’inquinamento deriva certamente dal traffico, soprattutto dal trasporto merci su strada. ma anche dal riscaldamento domestico, dalle
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L’università di Firenze conduce uno studio per individuare le specie arboree più funzionali alla purificazione dell’area
attività industriali e di agricoltura intensiva. nel 2019, un gruppo di lavoro guidato dal professor Federico martinelli, genetista del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, ha presentato un progetto di studio che poi è stato selezionato dalla Fondazione cassa di risparmio di Lucca che ne sostiene tutto l’iter. il professor martinelli spiega come fin dall’inizio «L’idea è stata quella di fare un progetto che mirasse alla protezione dell’ambiente, che è una tematica molto gettonata e importante in questo momento di difficoltà. ma abbiamo pensato di svilupparlo come una sperimentazione, che cercasse di guidare le amministrazioni comunali della Piana nella ge8
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foto Massimo Davini
aria Più PULiTa? La chiave è negLi aLBeri che ci ProTeggono
stione del verde urbano, per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico». ecco la chiave del progetto, il verde come possibilità di contenimento dell’inquinamento atmosferico. in sostanza è allo studio un intervento preventivo rispetto ai soliti blocchi del FCRLmagazine 18 | 2021
traffico o agli stop agli abbruciamenti che intervengono sempre dopo che c’è uno sforamento dei dati. «in pratica il progetto ha lo scopo di identificare le specie vegetali che trattengono di più i particolati aerei» dice il professor martinelli «La Piana di Lucca è una del-
le peggiori in Toscana per ciò che riguarda l’inquinamento dell’aria. non che altre siano messe molto meglio, ma magari hanno un inquinamento diverso. e noi stiamo facendo uno screening nei vari territori comunali della Piana per andare ad identificare quelle specie 9
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il progetto parallelo Piantare 3000 alberi in tre anni, è questo il «Progetto nuovi alberi», l’iniziativa ambientale dell’associazione Talea e a cui hanno partecipato numerosi enti pubblici e privati e che ha già visto la messa a dimora di 1250 esemplari con lo scopo di assorbire le emissioni e favorire la biodiversità. Si tratta di un altro progetto ‘green’ sostenuto dalla Fondazione crL che corre in parallelo ai programmi di ricerca e che consentirà di regalare un futuro più ‘verde’ al nostro territorio.
che sono autoctone o che possono essere coltivate in futuro, utili a ridurre l’inquinamento perché trattengono più particolato nelle foglie». con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, i partner di questo progetto sono il Dipartimento di Scienze agrarie dello stesso ateneo fiorentino, il Dipartimento di ricerca Traslazionale e nuove Tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, il cnr, azienda regionale per la Protezione ambientale della Toscana, i quattro comuni della Piana (altopascio, Porcari, capannori e Lucca), l’arpat e l’ordine dei medici di Lucca. Per fare questo lavoro di individuazione delle piante più idonee sono stati identificati degli hotspot, cioè dei punti di maggiore inquinamento sulla Piana, dove sono stati posizionati degli strumenti: «abbiamo scelto quattro aree per ognuno dei comuni coinvolti, in totale 16 centraline, che sono state posizionate in zone rurali, urbane, urbane trafficate e zone industriali. Proprio per cercare le specie che erano attorno a queste centraline e fare una lista di quelle che accumulano più particolato. il cnr si è occupato della installazione di queste centraline e in real time ora controllano e hanno un dato praticamente al minuto. gestiscono e analizzano i dati per vedere come va» 10
spiega il professor martinelli che aggiunge: «a seguito del lockdown del 2020 abbiamo avuto un po’ di ritardo ma in questo anno e poco più abbiamo installato le 16 centraline, raccolto le specie e i dati dell’accumulo del particolato sulle varie specie vegetali oltre ai dati sull’inquinamento». è infatti in via di ultimazione un primo report di questa fase e poi si aprirà la successiva «in cui ci focalizzeremo su analisi molecolari e genetiche di cui mi occuperò io direttamente. andremo cioè a studiare la risposta della pianta, analizzeremo il Dna, i geni… e quei geni che si attivano per la risposta all’inquinamento e per capire quale specie vegetale scegliere per ridurlo. Una di queste, posso già dirlo sarà sicuramente l’alloro ma a seguito delle analisi saremo più precisi. Questo approccio» conclude martinelli «è già avviato anche da altre Università in italia in vari altri Paesi del mondo. ma soprattutto all’estero le amministrazioni ne stanno tenendo davvero conto. La cosa innovativa della nostra ricerca è che ci stiamo focalizzando sulle specie vegetali che riguardano la Piana di Lucca e quelle che non sono autoctone. Per studiare quindi quelle piante che si possono adattare a questa area che ha un inquinamento specifico e anche una situazione climatica particolare». FCRLmagazine 18 | 2021
Spiagge contaminate, come e perché. ecco lo studio sulla versilia cologi ed esperti di sanità pubblica stanno lavorando assieme per studiare cause ed effetti dell’inquinamento sull’arenile di Pietrasanta in versilia, tra le foci del motrone e del Fiumetto. Per lo più materiale plastico spiaggiato, ma non solo. è il Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa che ha promosso e cura questo studio
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Sull’arenile Versiliese è in corso una ricerca del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa
per certi aspetti innovativo, in quanto mette assieme competenze diverse nell’ottica di una salute globale: vista cioè come salute dell’ambiente e salute dell’uomo. La professoressa annalaura carducci, che con entusiasmo parla di questo progetto, non ha infatti dubbi: «La salute dell’ambiente e dell’uomo non possono essere divise e l’approccio del gruppo di ecologi e di igienisti permette di lavorare in linea con la sensibilità attuale su questi temi». il progetto di questo gruppo di lavoro è iniziato a fine 2019, non appena ottenuto un contributo grazie al Bando «ricerca» della Fondazione cassa di risparmio di Lucca. «già in FCRLmagazine 18 | 2021
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fase di progettazione – prosegue la dottoressa carducci – avevamo immaginato tre fasi: la prima è quella della raccolta dei dati già disponibili, poi quella del monitoraggio, andando sulla spiaggia a vedere e fare analisi. infine è la volta della terza fase: arrivare a una definizione il più possibile completa della situazione, evidenziare le criticità che abbiamo rilevato e cercare di proporre delle soluzioni. non abbiamo la bacchetta magica, per altro 12
molte delle soluzioni in realtà non derivano dalla zona in sé ma da altri fenomeni, ma qualcosa si può fare». infatti il titolo del progetto è Contaminazione delle spiagge: danni ecologici, sanitari ed economici. Cause, fonti, effetti ed interventi. il gruppo di ecologi e di esperti di sanità pubblica si sono subito messi al lavoro ma è arrivata il covid-19. «Sì, abbiamo avuto un grosso stop a causa della pandemia. Da marzo a FCRLmagazine 18 | 2021
SPiagge conTaminaTe, come e Perché. ecco Lo STUDio SULLa verSiLia
maggio 2020 il nostro laboratorio è stato chiuso. Però a casa, in smart working, abbiamo cercato di raccogliere per quanto possibile i dati esterni. Poi abbiamo iniziato d’estate i primi campionamenti e le prime osservazioni sul posto, che stiamo tuttora coltivando mensilmente, per osservazioni di carattere ecologico o sanitario. in sostanza raccogliamo quanto rimane spiaggiato. D’estate eravamo d’accordo con i balneari, o le associazioni e FCRLmagazine 18 | 2021
gli enti che vanno a pulire le spiagge e andavamo a raccogliere materiale prima del loro intervento». ma l’inquinamento da plastiche e microplastiche è così pesante nella zona coinvolta dallo studio? «in questa area i rifiuti arrivano da varie fonti. Prevalentemente dai due sbocchi fluviali, ma non solo. abbiamo visto che ci sono delle correnti marine che praticamente vanno a insistere in quell’area, che risulta purtroppo ave13
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re la tendenza ad accumulare questi rifiuti, come avviene anche altrove. Però c’è anche da dire che si tratta di un’area frequentemente pulita, quindi la situazione in realtà è tranquilla. Poi se d’estate dobbiamo avvisare i balneari e andarci prima della loro pulizia, nel periodo autunnale e invernale abbiamo studiato come questo rifiuto viene comunque raccolto e poi smaltito, insomma abbiamo fatto un po’ il quadro della situazione con la collaborazione di tanti soggetti che ringraziamo». Sì perché il lavoro di cui stiamo parlando coinvolge vari enti: arpat, capitaneria di Porto, consorzio mare versilia (che riunisce i balneari), il consorzio di Bonifica, ersu. ovviamente ruolo centrale ce l’ha il comune di Pietrasanta che è partner del progetto e ha promosso i contatti con tali enti e partecipato, per le proprie competenze, alla raccolta dei dati. Poi ci sono varie associazioni di cittadini o anche gruppi spontanei. Tra e associazioni in particolare Plastic Free e Legambiente. ma la professoressa carducci è entusiasta del progetto anche perché «grazie al finanziamento ricevuto, abbiamo arruolato due assegnisti di ricerca, un igienista e uno ecologo. Questi sono giovani molto in gamba, ben formati, che speriamo possano andare avanti nella ricerca. ma certo per portare avanti tutto non bastano e quindi vengono affiancati da studenti che stanno preparando la propria tesi. mi fa piacere inoltre dire che abbiamo un dottorando cinese che sta lavorando con noi su questo progetto: da tempo portiamo avanti una collaborazione con un’università cinese e questo ragazzo si è laureato in biologia marina su una tesi che prendeva in considerazione le plastiche sulla costa del suo luogo di origine. L’ho conosciuto quando ho fatto alcune lezioni in cina, prima dello scoppio della pandemia. mi aveva manifestato intenzione di
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fare dottorato in italia… doveva iniziare a gennaio dell’anno scorso, poi, per la pandemia, ha iniziato con un anno di ritardo». Questo progetto, infine, è giunto a un primo e provvisorio report dove si evidenziano molti dati generali e anche particolari sul lavoro fatto sul campo. mette in risalto come le componenti dei materiali spiaggiati cambiano a seconda della stagione e per le piene dei corsi d’acqua, l’incidenza delle correnti marine e delle attività antropiche. ma la professoressa carducci, che monitora costantemente l’andamento del progetto, tiene a precisare che «Tutta l’italia soffre di queste problematiche perché siamo nel mediterraneo. Pandemia permettendo, sarebbe importante fare una azione di sensibilizzazione con la cittadinanza anche durante la prossima estate». Poi conclude con uno sguardo ai prossimi passi della ricerca: «i dati che stiamo ancora raccogliendo saranno utilizzati per affrontare il problema dei rifiuti spiaggiati attraverso l’applicazione del modello ‘Determinanti – Pressioni – Stato – impatti – risposte’ (DPSir). Questa metodologia è stata concepita dall’agenzia europea dell’ambiente. ci permetterà di costruire una cornice formale nella quale inserire i dati raccolti. in particolare, i determinanti, cioè le cause generatrici della problematica dei rifiuti spiaggiati e i loro effetti sul litorale saranno studiati. Poi c’è lo stato del litorale e gli impatti associati alla presenza di rifiuti spiaggiati che saranno valutati attraverso le campagne di monitoraggio. infine, saranno studiate le risposte già messe in atto a livello locale per affrontare la problematica e suggerire nuove possibili prospettive di intervento». il progetto del resto è ancora in corso, terminerà nel 2021, e queste sono solo le primissime anticipazioni. L.M.
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Dalla carta alla pianta. il percorso ‘inverso’ che fa bene all’ambiente Francesca Bretzel ’industria cartaria è un’attività florida del territorio Lucchese che comprende molte cartiere, tra le quali la Lucart spicca per importanza della produzione e della sensibilità al riciclo, infatti due delle sue industrie quella di Diecimo e quella di Porcari, producono carta riciclata con un processo di trattamento meccanico. i fanghi di cartiera provenienti dal processo produttivo
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Carta, pellet, substrati da florovivaistica: prospettive per un impiego green del fango di cartiera
per la realizzazione di carta tissue (fazzolettini, carta igienica, etc.), provengono da materie prime contenenti materiale selezionato e rispondente alle caratteristiche previste dalla «Lista degli standard europei della carta e cartoni per il riciclo – Din en 643/2014», risultando sostanzialmente ‘puliti’ dal punto di vista della presenza di sostanze inquinanti, ma ricche di patine e sostanze di carica (talco, caolino etc.) che devono essere separate meccanicamente perché indesiderate nel processo di fabbricazione di articoli che devono essere morbidi e assorbenti; lo smaltimento di questi residui ottenuti per filtrazione delle acque di 1
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lavorazione (fango) tuttavia comporta un iter speciale. attualmente il fango può essere conferito per ripristini ambientale in quantità del 30% massimo per rivegetazione di cave o simili, ma questo settore non richiede una fornitura continua, è quindi poco affidabile per chi produce tonnellate di rifiuto. Un utilizzo si è rivolto al settore edilizio conferendo il fango per produzione di laterizi. iL cnr con l’istituto per la ricerca sugli ecosistemi Terrestri (ireT) ha coordinato tre progetti volti a valutare l’impiego di fango di cartiera come componente di un substrato di crescita per piante ornamentali. La particolarità di questo materiale è che è molto leggero e idrofilo, abbiamo quindi proceduto con un processo di pellettizzazione per renderlo più maneggevole e più compatto. in questa forma è stato utilizzato per alcune prove in corso ormai dal 2014 su tetti verdi estensivi. Lo scopo del primo progetto: carPeT carta Pellet Tetti, è stato quello di verificare la fattibilità dell’uso di fango di cartiera pellettizzato, come componente, insieme a compost e pomice, per costituire il piccolo strato di crescita (10 cm) sul quale si possono coltivare piante su tetti piani, senza alcun input (irrigazione fertilizzazione lavorazioni etc.). in pratica si mira a naturalizzare una vegetazione composta da piante erbacee resistenti allo stress, dovuto principalmente alla siccità, perché diventi autosostenibile. a partire dalla stessa composizione vegetale iniziale, che includeva due specie di Sedum, piante crassulacee largamente impegnate in tetti verdi estensivi, e una ventina di specie erbacee spontanee di ambienti aridi ed erbosi, si è condotto lo studio che ha previsto il monitoraggio mensile per valutare come la diversa composizione del substrato potesse influenzare le specie vegetali, con lo scopo di ottenere una biodiversità più alta possibile. negli anni sulle parcelle a diversa composizione di substrato, la vegetazione si è adattata e dove la presenza di fango era maggiore, grazie alla scarsa presenza di nutrienti, spe-
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DaLLa carTa aLLa PianTa. iL PercorSo ‘inverSo’ che Fa Bene aLL’amBienTe
cialmente azoto, le specie meno competitive hanno trovato spazio per espandersi. il substrato composto dalla miscela di pellet di fango, compost e lapillo ha consentito lo sviluppo di un maggior numero di specie diverse, mentre le parcelle con il substrato tradizionale di compost e lapillo hanno facilitato lo sviluppo di un tappeto compatto di Sedum, limitando la diversità vegetale. il progetto career dalla carta alla ‘Pianta’: fanghi cartari per il recupero del verde urbano, è partito prendendo in considerazione il problema del verde urbano, spesso in condizioni di sofferenza perché il suolo su cui si trova è degradato a causa dell’impatto delle attività umane: la componente fertile dello strato superficiale viene asportata dal passaggio dei macchinari e dal calpestamento, creando condizioni di deficienza nutrizionale e asfissia, difficili per lo sviluppo di piante ornamentali. Soprattutto gli alberi, che attualmente sono scelti già di dimensioni medio-grandi, per il ‘pronto effetto’, hanno notevoli difficoltà nella fase di attecchimento, tanto da arrivare alla morte di una percentuale elevata dell’impianto. Per questo motivo sono stati messi a punto dei substrati chiamati ‘suoli ricostituiti’ o ‘artificiali’, composti da materiali adeguati, che possano creare le condizioni ottimali per lo sviluppo delle radici e ridurre drasticamente la percentuale di fallimento. Tipicamente questi substrati necessitano di una componente minerale, di una organica e di una grossolana che permetta il passaggio di aria e acqua, arrangiate in modo da simulare il profilo naturale del suolo. a questo scopo sono utilizzati spesso anche materiali provenienti dal recupero di rifiuti urbani (sfalci e potature) che possono essere facilmente reperibili in zona. nel progetto career il pellet di fango è stato miscelato con altre componenti (compost, pomice e zeoliti) formando un terriccio che è risultato idoneo per la crescita di alberi in contenitore, in vivaio. molti substrati impiegati attualmente in florovivaistica contengono torba, ma l’estrazione di tale materia già da decenni ha sollevato preoccupazioni a causa
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della minaccia al fragile ecosistema in cui si trova e del massiccio rilascio di carbonio atmosferico, in seguito all’utilizzo, tanto da essere vietata in molti paesi. D’altro canto, il terriccio sperimentale con pellet di fango, impiegato su tetti verdi e piante arboree in vivaio ha dato ottimi risultati e sono state messe in evidenza alcune caratteristiche molto promettenti del fango pellettizzato. infatti, il processo di pellettizzazione riesce a dare una forma e una consistenza che viene mantenuta nel tempo (3-4 anni) così che il volume del substrato non cambi nelle stagioni, questo è stato possibile verificarlo grazie alla continuità dello studio nell’ambito dei progetti dedicati. inoltre, la presenza del pellet nel substrato conferisce una tessitura grossolana evitando che la componente di materia organica si compatti troppo e consente buona aerazione e circolazione dell’acqua, necessarie per le radici, grazie alla sua natura porosa. il pellet di fanghi è idrofilo e ha elevata ritenzione idri18
ca, molto utile in caso di suoli soggetti a periodici allagamenti, causa di asfissia radicale, oppure in caso di carenza idrica, in cui potrebbe fungere da spugna e rilasciare lentamente l’umidità, infine nei terricci di vivaio contrasterebbe la natura idrofoba del compost. nelle prove in vivaio il substrato contenente pellet non ha evidenziato fenomeni di fitotossicità sulle specie arboree, che si sono sviluppate in modo del tutto simile a quelle cresciute sul substrato di controllo. in seguito ai risultati positivi raggiunti dalla sperimentazione nei progetti carPeT e career, in cui si è potuta consolidare la partnership composta da ireT cnr, DeSTec UniPi, LUcarT, eUroPomice, BdP, lo studio si è concentrato sul pellet di fanghi di cartiera, utilizzato come ammendante del suolo e per ottenere un terriccio di crescita commerciale, alternativo a quelli contenenti torba. Per questo si è affrontata anche la parte normativa sul passaggio da rifiuto a materia prima-seconda. Lo studio in corso ha lo scopo di mettere a punto un substrato con caratteristiche superiori e competitivo rispetto ad alti substrati correntemente impiegati in florovivaistica e ha evidenziato già alcuni risultati interessanti. infatti, le prove finora svolte in serra su piantine ornamentali da aiuole o balcone, hanno mostrato la necessità di procedere con concimazioni quindicinali, soprattutto in caso di presenza di pellet o fango al 50% della composizione del substrato. La scarsa presenza di azoto nel fango, se si è rivelato utile nel caso dei tetti verdi, diventa un limite per le piante coltivate più esigenti dal punto di vista nutritivo. Questo limite però è facilmente superabile con le concimazioni di rutine della coltivazione in vaso. inoltre, sono stati testati i due formati: sia fango tal quale che pellettizzato; il secondo assorbe molta acqua e quindi richiede maggiori irrigazioni, se le piante hanno necessità idrica elevata. Questa proprietà potrebbe essere utile in condizioni di coltivazioni asciutte, senza irrigazione, perché il pellet potrebbe costituire un serbatoio idrico. FCRLmagazine 18 | 2021
Torri in… movimento. Tutela e sicurezza nel progetto Soul del cnr e costruzioni sono sollecitate da numerose sorgenti di vibrazione, di origine naturale e antropica, trasmesse dall’ambiente che le circonda e dal terreno su cui sono fondate. Lo studio di questi effetti dinamici e del loro utilizzo a scopo di monitoraggio e diagnostica è un argomento di ricerca nuovo e fortemente multidisciplinare, che richiede le competenze di ingegneri, matematici, geofisici. il sismologo spagnolo Jordi Diaz, in un articolo apparso su «nature» nel 2017, ha misurato la risposta dinamica di un edificio alle attività tipiche di una grande città (vibrazioni indotte dal traffico, dalla metropolitana, dalle partite di calcio e addirittura da concerti rock), e ha coniato l’espressione di «sismologia urbana». il monitoraggio delle vibrazioni ambientali degli edifici, specialmente se protratto nel tempo, consente di catalogare e quantificare gli effetti indotti dalle diverse sorgenti di vibrazione, di correlare la risposta strutturale ai parametri ambientali, e di effettuare una valutazione tempestiva di eventuali danneggiamenti (damage detection). esso si configura a tutti gli effetti come tecnica di indagine non distruttiva, in linea con le esigenze di tutela e conservazione del patrimonio architettonico. inoltre, con l’impiego di codici di calcolo agli elementi finiti e di opportune tecniche di ottimizzazione (model updating), è possibile combinare modelli numerici e dati sperimentali, e fornire una stima attendibile della sicurezza statica delle opere monitorate. Le applicazioni della sismologia urbana al costruito storico sono recentissime e si avvalgono delle più moderne e sofisticate tecnologie per la misurazione delle vibrazioni ambientali, spesso di bassa intensità nei centri storici. in questo contesto si collocano gli studi che l’istituto di Scienza e Tecnologie dell’informazione «a. Faedo» (cnr-iSTi) con-
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Maria Girardi* Cristina Padovani* Daniele Pellegrini* Riccardo Mario Azzara**
Quali sono le sorgenti di vibrazione all’interno di un centro storico e quali i loro effetti su costruzioni millenarie come le torri e i palazzi medievali? È possibile utilizzare le vibrazioni prodotte dall’ambiente urbano, dagli eventi atmosferici, dal rumore sismico per monitorare nel tempo le condizioni statiche e la risposta dinamica delle costruzioni?
* Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione «A. Faedo», CNR-ISTI, Pisa ** Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), sede di Arezzo
duce dal 2015 nel centro storico di Lucca. grazie ai finanziamenti ricevuti dalla Fondazione cassa di risparmio di Lucca e ad una importante collaborazione con l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, cnriSTi ha installato alcuni sistemi di monitoraggio dinamico sul campanile della Basilica di San Frediano e sulla Torre delle ore, registrando nel tempo la riposta delle due strutture alle sollecitazioni dell’ambiente circostante. Questi esperimenti, fra i più rilevanti riportati finora in letteratura scientifica, hanno fornito preziose informazioni sulle caratteristiche dinamiche delle due torri, il loro stato di salute strutturale e il loro comportamento nei riguardi delle sollecitazioni simiche. hanno partecipato agli esperimenti anche l’istituto nazionale di astrofisica, che ha installato alcuni strumenti ad elevatissima sensibilità sviluppati per applicazioni nel settore gravimetrico e aerospaziale, e l’Università cattolica di Lovanio (KU Leuven) che ha contribuito all’analisi dei dati. il progetto SoUL (Simologia Urbana nel centro storico di Lucca), finanziato dalla Fondazione cassa di risparmio di Lucca per il triennio 2019-2022, si propone di continuare, valorizzare e diffondere le attività finora condotte nel centro storico lucchese. Principale risultato della ricerca sarà una dettagliata caratterizzazione dinamica delle antiche torri di Lucca e delle principali sorgenti di vibrazione all’interno del centro storico, di cui potranno usufruire gli enti gestori dei beni coinvolti nel programma di monitoraggio, la comunità tecnico-scientifica e la cittadinanza. Durante il primo anno di progetto, in collaborazione con l’Ufficio Tecnico del comune di Lucca, il sistema di monitoraggio è stato installato sulla Torre guinigi. SoUL è condotto dal Laboratorio di meccanica dei materiali e delle Strutture di cnr-iSTi, in collaborazione con l’osservatorio Sismico di arezzo dell’ingv.
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1. Torre guinigi. Foto fornita dall’Ufficio tecnico del comune di Lucca 2. installazione di alcune stazioni sismiche all’interno della Torre guinigi (foto cnr-iSTi) 3. installazione di alcune stazioni sismiche sulla terrazza di copertura della Torre guinigi (foto cnr-iSTi)
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foto Paolo Pacini
Torri in… movimenTo. TUTeLa e SicUrezza neL ProgeTTo SoUL DeL cnr
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4. Spettrogramma 3D del segnale registrato alla base della Torre delle ore dal 18 al 26 novembre 2017. il picco visibile fra il 19 e il 20 novembre si riferisce ad un evento sismico m4.4, con epicentro nella zona di Parma. L’aumento di energia del segnale visibile fra il 25 e il 26 novembre si riferisce all’aumentato traffico pedonale nel centro storico durante il fine settimana. (cnr-iSTi, dall’articolo “ambient vibrations of age-old masonry towers: results of long-term dynamic monitoring in the historic centre of Lucca”, International Journal of Architectural Heritage) 5. Torre delle ore 6. Un telesisma registrato sulla Torre delle ore. i telesismi sono segnali indotti da terremoti con epicentro molto lontano dagli strumenti di misura. essi si manifestano a bassa frequenza e per molte ore. il segnale in figura si riferisce ad un terremoto di magnitudo 7.1 ed epicentro in Perù (14 gennaio 2018). (cnriSTi, dall’articolo “ambient vibrations of age-old masonry towers: results of long-term dynamic monitoring in the historic centre of Lucca”, International Journal of Architectural Heritage)
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Tutti sulle ‘nuvole’ per la nostra sicurezza e nostre città, in particolare quelle di maggiore rilevanza turistica e culturale, sono oggi monitorate da impianti di videosorveglianza principalmente per fornire supporto alle attività di indagine delle forze dell’ordine. L’analisi di questi video da parte di un operatore è effettuata solo per brevi periodi e in circostanze particolari. Se da una parte è possibile in ogni momento visionare la ripresa in diretta per capire quanto stia succedendo, è umanamente impossibile osservare costantemente le centinaia di telecamere attive. in condizioni particolari, a seguito, durante o in previsione di particolari eventi, il playback dei video registrati può essere utile, ma solo ricorrendo a sistemi automatici è possibile estrarre informazioni in tempo reale e fornire una analisi costante. L’intelligenza artificiale ha fatto passi avanti enormi negli ultimi anni, in particolare nei campi dell’apprendimento automatico e della visione artificiale. già oggi, e ancora di più in futuro, il flusso video generato dagli impianti di videosorveglianza può essere analizzato automaticamente da sistemi che possono svolgere compiti specifici costantemente e in tempo reale. Da una parte questo rende possibile dare supporto alle attività legate alla sicurezza come ad esempio, comprendere chi appare in una registrazione grazie al riconoscimento facciale. Dall’altra apre scenari di utilizzo delle telecamere per scopi diversi. La tecnologia odierna permette inoltre di estrarre automaticamente dai video informazioni statistiche di particolare interesse per il monitoraggio della qualità della vita e dei flussi turistici all’interno di città come Lucca. attraverso tecniche di counting, è possibile avere una stima continua del numero di persone che compaiono in una ripresa e che quindi sono presenti in uno specifico luogo della città. L’analisi dell’espressione delle persone inquadrate può dare una valutazione del sentimento, fornendo statistiche sulla felicità e sul
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Fabrizio Falchi
Anche a Lucca si svolge un monitoraggio gestito in cloud dei flussi di persone per migliorare la ricettività e garantire la sicurezza di cittadini e turisti.
benessere di cittadini e turisti. altri dati quali l’età e il sesso possono essere stimati con grande accuratezza e messi in relazione con le altre informazioni estratte. Tecniche di tracking consentono di comprendere come le persone si muovono all’interno dei luoghi inquadrati. il tutto può essere affiancato dall’analisi, sempre automatica, del suono registrato dalle telecamere stesse o da microfoni dedicati. La possibilità di estrarre queste informazioni costantemente, con sufficiente approssimazione e in modo anonimo, apre scenari inesplorati e permette l’analisi e la correlazione nel tempo dei diversi luoghi della città che sono interessati da flussi costanti di persone. attraverso analisi basate su metodi big data è possibile per le amministrazioni valutare l’effetto delle decisioni politiche sul benessere dei cittadini e sui flussi turistici nell’arco dei vari periodi dell’anno, anche a seguito e durante particolari eventi e manifestazioni. in una situazione particolare come quella legata alla pandemia di coviD-19 e alle conseguenti misure di limitazione della libertà di circolazione, l’analisi automatica dei video permetterebbe di riconoscere immediatamente assembramenti e persone che non utilizzano dispositivi di protezione quali le mascherine. il progetto «Wearecloud@Lucca», finanziato dalla Fondazione cassa di risparmio di Lucca e realizzato dall’istituto di Scienza e Tecnologie dell’informazione «a. Faedo» del cnr in collaborazione con il comune di Lucca, ha per obiettivo l’applicazione delle più avanzate tecniche di intelligenza artificiale all’analisi dei flussi video provenienti da impianti di videosorveglianza. Partito a fine 2019, terminerà nel 2022, e sta già producendo eccellenti risultati di ricerca. La collaborazione fra il mondo della ricerca e gli amministratori e i tecnici delle nostre città è fondamentale per comprendere appieno le potenzialità delle nuove tecnologie e indirizzare la ricerca. in un futuro non lontano, queste tecnologie saranno a disposizione di tutte le FCRLmagazine 18 | 2021
TUTTi SULLe ‘nUvoLe’ Per La noSTra SicUrezza
amministrazioni attraverso fornitori privati italiani e internazionali. il comune di Lucca, grazie a questo progetto, proverà a testare e indirizzare queste innovazioni prima di altri, in una collaborazione con il cnr il cui scopo non è vendere un prodotto, ma valorizzare le ricerche trasferendo e applicando i risultati per lo sviluppo scientifico, culturale, tecnologico, economico e sociale del Paese. alle attività partecipano Fabrizio Falchi, Davide moroni, andrea carboni e Fabio valerio massoli dell’iSTi-cnr e Luca Falsiroli del comune di Lucca. il progetto si è formato nell’ambito della collaborazione fra cnr e comune di Lucca instauratasi grazie anche all’impegno dell’ex Dirigente del comune di Lucca, ora in pensione, mauro Di Bugno.
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FCRL mondo fondazione
mondo
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fondazione Un mondo migliore in 17 mosse
L’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’onU». Così le nazioni Unite descrivono in poche righe le caratteristiche dell’agenda 2030. Un’ambiziosa – ma necessaria – sfida che l’umanità lancia a se stessa per salvare il pianeta e garantire condizioni di vita sostenibili, eque ed accettabili per tutti i suoi abitanti. L’agenda comprende 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, i Sustainable Development Goals (Sdgs) che si suddividono ulteriormente in un programma d’azione articolato in 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli obiettivi per lo
La Fondazione è i ‘goals’ dell’Agenda 2030 dell’ONU: dal territorio al mondo
Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i paesi aderenti, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. Cosa c’entra tutto questo con la fondazione Cassa di Risparmio di Lucca? Semplice. Un ente che si proponga la crescita sociale, economica e culturale di un territorio – in una parola: il benessere dei suoi abitanti – non può ignorare le indicazioni che a livello globale vengono fornite dall’onU come strada maestra per il conseguimento di obiettivi globali perseguibili solo con l’impegno delle singole comunità, indipendentemente dalla loro dimensione territoriale. Per questo, nel definire la sua programmazione la fondazione terrà sempre conto di questi target declinandoli e armonizzandoli con le esigenze del territorio di riferimento. Per essere parte attiva e virtuosa di un mosaico molto più grande nel quale ognuno porta la propria tessera. .
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Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
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Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo
Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni
Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti
Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico
Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze
Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie
Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre
Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
Pace, giustizia e istituzioni forti
Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti
Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile
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Un mondo migLioRe in 17 moSSe
Sebbene salti all’occhio l’assenza di uno specifico goal dedicato alla cultura, in realtà nei target sono contemplate anche le esigenze della tutela del patrimonio, della divulgazione delle conoscenze e, per rafforzare queste specifiche finalità, l’UneSCo, attraverso il do-
cumento Culture 2030, ha a sua volta declinato il proprio impegno per la realizzazione degli obiettivi dell’agenda 2030 con un particolare riferimento alle tematiche dell’educazione e della promozione della cultura.
THEMATIC INDICATORS FOR CULTURE IN THE 2030 AGENDA ENVIRONMENT & RESILIENCE
PROSPERITY & LIVELIHOODS
1 Expenditure on heritage
6 Culture in GDP
2 Sustainable management of heritage
7 Cultural employment
3 Climate adaptation & resilience 4 Cultural facilities 5 Open space for culture
8 Cultural businesses 9 Household expenditure 10 Trade in cultural goods & services
KNOWLEDGE & SKILLS 13 Education for Sustainable Development 14 Cultural knowledge 15 Multilingual education 16 Cultural & artistic education 17 Cultural training
INCLUSION & PARTECIPATION 18 Culture for social cohesion 19 Artistic freedom 20 Access to culture 21 Cultural participation 22 Participatory processes
11 Public finance for culture 12 Governance of culture
2.4 6.6 9.1 11.4 11.7 12.b 13.1 14.5 15.1 16.4
Sustainable foodways & agriculture Water related ecosystems Quality infrastructure Cultural & natural heritage Inclusive public spaces Sustainable tourism management Climate & disaster resilience Marine areas conservation Sustainable terrestrial ecosystems Recovery of stolen assets
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8.3 8.9 8.a 10.a 11.4
Jobs, entrepreneurship & innovation Policies for sustainable tourism Increase Aid for Trade Differential treatment on trade Cultural & natural heritage
4.4 4.7 8.3 9.c 12.a 13.3
Skills for employment Skills for sustainable development Jobs, entrepreneurship & innovation Access to information technologies Sustainable consumption Education on climate adaptation
9.1 Quality infrastructure/equitable access 9.c Access to information technologies 10.2 Social inclusion 11.7 Inclusive public spaces 16.7 Participatory decision-making 16.10 Fundamental freedoms 16.a Prevention of violence 16.b Non-discriminatory policies
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covid-19 il diritto allo studio ai tempi del covid-19 cuole aperte, scuole chiuse, scuole solo in parte in presenza. da mesi assistiamo ad un lungo ed estenuante valzer di provvedimenti, opinioni, richieste e proteste che riguardano la gestione delle classi in tempo di pandemia. Una problematica delicata, cui è probabilmente difficile fornire una risposta univoca e perfettamente adattabile a tutte le mille realtà che compongo l’universo-scuola. di fronte a tutto ci sono però le esigenze – e i diritti – degli studenti, che hanno assistito im-
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Fondazione CRL in campo per garantire gli strumenti necessari per la didattica a distanza
potenti allo stravolgimento delle loro routine di vita e di studio. in una situazione fisiologicamente sempre in divenire la Fondazione crL ha innanzitutto scelto di mettere in campo strumenti utili alla didattica a distanza. Pur nell’auspicio che ragazze e ragazzi possano passare il maggior tempo possibile nelle aule la prima cosa da fare è comunque mettere gli istituti e gli studenti nelle condizioni di erogare, gli uni, e ricevere, gli altri, un’istruzione equa e paritaria rispetto a tutti gli altri alunni. anche in situazioni di emergenza che richiedano il passaggio obbligato alla tanto chiacchierata, ma talvolta inevitabile, dad. FCRLmagazine 18 | 2021
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di qui l’acquisto di computer portatili, dotati di webcam e microfono, pendrive, tastiere e tablet a favore delle scuole superiori lucchesi. Device acquisiti dopo le esplicite richieste degli istituti, che la Provincia di Lucca ha trasmesso alla Fondazione in uno spirito cooperativo che parte sempre dall’ascolto delle
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esigenze e dall’interlocuzione con gli enti preposti. grazie allo stanziamento di 70mila euro da parte della Fondazione sono stati molti gli alunni che hanno potuto accedere in maniera più agevole alla didattica a distanza, superando le difficoltà emerse durante il lockdown della primavera 2020.
La provincia, oltre ad aver ‘mediato’ i rapporti tra scuole e Fondazione si è preoccupata anche di interessare aziende del territorio, in modo da promuove e al contempo l’economia locale e garantire la rapidità e immediatezza delle forniture.
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nuove assunzioni e tirocini: il lavoro come strumento di rilancio Enrico Alberigi Lavoro + Bene comune», ovvero dare speranza e sostegno in un momento difficile. Una speranza venuta incontro a ben 128 persone, che, grazie al Bando «nuove assunzioni» messo a punto dalla Fondazione cassa di risparmio di Lucca sono state assunte a tempo determinato da associazioni del Terzo settore della nostra provincia. contratti dalla durata variabile dai tre ai dodici mesi che rappresentano la concreta attuazio-
Un aggiornamento sulle iniziative a favore dell’occupazione messe in campo dalla Fondazione durante la pandemia
ne di un più ampio piano messo a punto dalla Fondazione per sostenere il tessuto sociale in questi terribili tempi di pandemia. Un’operazione finalizzata proprio alla «ripartenza e all’occupazione» e ideata per intercettare le esigenze di persone e famiglie, nello spirito di fornire a chi ha bisogno gli strumenti utili per risollevarsi e superare la situazione di crisi, impegnandosi in prima persona in una nuova avventura professionale. ma non solo: oltre a creare opportunità di lavoro nella drammatica congiuntura che ha investito il mondo, l’operazione varata dalla Fondazione crL è nata con l’obiettivo di ofFCRLmagazine 18 | 2021
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frire l’occasione alle associazioni del Terzo settore di inserire forze fresche nel loro organico, individuando soggetti in grado di dare il proprio contributo in nome – appunto – del Bene comune. inoltre, il centro di ricerca maria eletta martini, tramite i ricercatori universitari che vi collaborano, ha anche organizzato un breve corso sul Terzo settore per i 128 neo-assunti, con 4 incontri on-line di due ore ciascuno. il corso aveva l’obiettivo di accrescere la conoscenza del Terzo Settore, anche sotto il profilo normativo, sia per le persone assunte, sia per le organizzazioni dove queste operano. i riscontri sono stati estremamente positivi con una partecipazione che in alcuni moduli ha superato anche le 100 presenze. i neo-assunti sono stati impiegati in attività di pubblica utilità in vari ambiti: sociale, culturale, dell’assistenza, delle piccole manutenzioni, dell’ammodernamento e della digitalizzazione. alcuni di essi, ad esempio, sono stati inseriti in attività di supporto a favore di misericordie e altri enti assistenziali, in percorsi di alfabetizzazione digitale, in progetti di custodia di beni culturali aperti al pubblico. complessivamente, le associazioni ammesse al contributo della Fondazione sono 53. La parte del leone l’hanno fatta le associazioni per la pubblica assistenza, come la croce rossa, la croce verde e le misericordie, ampiamente e variamente diffuse sul territorio provinciale, che hanno assunto 38 lavoratori, molti dei quali sono stati impiegati in attività rivolte al rispetto delle misure anti covid-19, al supporto di iniziative a favore di anziani o disabili (consegna della spesa, disbrigo pratiche, accompagnamento, visite, esami, trasporto sociale). ma l’assistenza agli anziani e alla popolazione cosiddetta ‘fragile’, come soggetti malati o disabili, è il tema al centro dell’attenzione oltre che delle associazioni di pubblica assistenza, anche delle cooperative e imprese sociali.
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nUove aSSUnzioni e Tirocini: iL Lavoro come STrUmenTo di riLancio
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Fra i vari ambiti, quello legato all’ambiente è risultato particolarmente caro ad alcune associazioni del Terzo settore. Uno dei progetti, ad esempio, prevede la creazione di piccole ‘foreste urbane’ attraverso la messa a dimora di tremila alberi nei prossimi tre anni in alcune aree rese disponibili dal comune di Lucca. Sempre in campo ambientale, una cooperativa sociale ‘green’ si propone di rendere più accessibili e accoglienti gli spazi esterni verdi gestiti in proprio: spazi molto estesi e vicini ai centri abitati di camaiore, capezzano e Piano di mommio. ampio spazio, fra le associazioni che hanno ottenuto il finanziamento della Fondazione, è dedicato all’alfabetizzazione digitale e, in uno spettro più vasto, alle nuove tecnologie. ecco, quindi, che a fianco di chi è impegnato a realizzare il potenziamento delle attività di formazione per adulti con bassi livelli di competenze informatiche, figura il comune di capannori, che intende attivare un servizio di riordino del processo di digitalizzazione del proprio archivio edilizio. «nuove assunzioni» è solo una parte di un intervento dedicato dalla Fondazione al problema dell’occupazione, intervento che nel complesso ha visto un impegno economico di oltre 1,7 milioni di euro. nel progetto «Lavoro + Bene comune» è infatti compreso anche il Bando «Tirocini», con cui sono stati finanziati 120 tirocini retribuiti e non curriculari presso la pubblica amministrazione. anche in questo caso sono stati gli enti – che stanno completando le selezioni – a fare domanda e, in seguito, ad attivare tirocini che coinvolgono ragazze e ragazzi dai 18 ai 35 anni. Una splendida opportunità, anche formativa, per molti giovani che andranno così a ‘rinverdire’ le fila delle istituzioni, portando freschezza, competenza e professionalità. Segnali importanti per rendere le persone protagoniste del proprio rilancio, con uno sguardo al futuro sempre più ricco di speranza.
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FCRL la cultura che resiste
© disegno di Daniela Goffredo
la cultura
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che resiste un intenso anno di studi e pubblicazioni per la Fondazione ragghianti Paolo Bolpagni tempi che stiamo vivendo sono al di fuori dell’ordinario e particolarmente complicati per tutti. nel settore culturale, la chiusura delle biblioteche, degli archivi, dei musei e delle università ha reso più difficoltosa la ricerca storico-artistica. la Fondazione ragghianti però non si è mai fermata e, quando le norme l’hanno consentito, è sempre rimasta aperta, ovviamente su prenotazione e a numero chiuso, nel rispetto scrupolosis-
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Nei mesi della pandemia tra chiusure obbligate e mostre interrotte la Ragghianti ‘archivia’ un anno da record per la produzione editoriale simo delle misure anti-contagio, peraltro non facendo mai mancare, nemmeno durante la fase del più duro confinamento, il proprio aiuto concreto a tutti gli studiosi. se si considera il periodo che va dall’aprile del 2020 al marzo del 2021, emerge che la produzione editoriale della Fondazione è stata ricchissima, segnando anzi un primato assoluto nella storia dell’istituzione. andando in ordine cronologico, si comincia con la pubblicazione degli atti del convegno Carlo Ludovico Ragghianti e l’arte in Italia tra le due guerre. Nuove ricerche intorno e a partire dalla mostra del 1967 «Arte moderna in Italia 1915-1935», che si era svolto nel dicembre del 2017 a lucca e a Pisa, da me curata insieme con mattia Patti, con i testi di ben diFCRLmagazine 18 | 2021
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FCRL la cultura che resiste
ATTI DEL CONVEGNO
Carlo Ludovico Ragghianti e l’arte in Italia tra le due guerre Nuove ricerche intorno e a partire dalla mostra del 1967 Arte moderna in Italia 1915-1935
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ciotto studiosi: un libro specialistico, ma che ha riscosso recensioni e anche un forse insospettabile successo di vendite. È stata poi la volta – nella tarda primavera dell’anno scorso – del numero 25 della rivista «luk» (140 pagine, con i saggi di marilena Pasquali, leda Fletcher, emanuele arciuli, Francesca Pola, Paola Betti, isabella Pileio, riccardo mazzoni, massimo maiorino, Federica Boràgina e del sottoscritto) e del fascicolo 34 della nuova serie di «critica d’arte», la storica testata fondata da carlo ludovico ragghianti nel 1935 e acquistata dalla Fondazione nel 2018, rilanciata in coedizione con le lettere. anche in questo caso, molti contributi di studiosi di vaglia, da marco collareta a chiara savettieri, da lorella giudici a Francesco gurrieri. all’inizio dell’autunno è uscito il libro Jackson Pollock. Dripping Dance, scritto da Federica chezzi e angela Partenza, con le illustrazioni di Daniela goffredo: è il primo volume della collana ALT! Arte Libera Tutti, realizzata dalla Fondazione ragghianti insieme con maria Pacini Fazzi editore, e pensata per avvicinare i giovani lettori a grandi esponenti della pittura del novecento. il successo è stato al di là di ogni aspettativa, con decine e decine di recensioni sui media nazionali e una forte attenzione da parte degli addetti ai lavori, oltre che dei ragazzi e delle famiglie (persino con una segnalazione su «topolino»!). all’inizio di ottobre è stata inaugurata la doppia mostra L’avventura dell’arte nuova | anni 6080, che, a causa dell’epidemia, ha subìto chiusure e riaperture, potendo essere visitata dal 3 ottobre al 4 novembre e poi dal 19 gennaio al 12 febbraio. Per l’occasione sono usciti due cataloghi monografici dedicati ai protagonisti della rassegna: su cioni carpi, in italiano e inglese, curato da angela madesani; quello su gianni melotti, invece, di Paolo emilio antognoli, sempre per le edizioni Fondazione ragghianti. al termine del 2020 sono apparsi ancora, in rapida successione, il numero 5-6 di «critica d’arte», il libro di lisa carotti Del disegno e FCRLmagazine 18 | 2021
un intensO annO Di stuDi e PuBBlicaziOni Per la FOnDaziOne ragghianti
dell’architettura. Analisi delle mostre di Wright, Le Corbusier e Aalto a Palazzo Strozzi (258 pagine) e quello di lorenzo mingardi Contro l’analfabetismo architettonico. Carlo Ludovico Ragghianti nel dibattito culturale degli anni Cinquanta (216 pagine), secondo volume della collana dei Quaderni destinati a pubblicare i risultati delle migliori ricerche realizzate dai nostri ex borsisti post-dottorali. il deciso rilancio di «critica d’arte» merita qualche parola: la rivista accoglie contributi che, cronologicamente, vanno dalla preistoria fino al contemporaneo, con un’apertura multidisciplinare che è una preziosa eredità del magistero di carlo ludovico ragghianti. si struttura in sezioni: i Saggi, testi lunghi e di ampio respiro; le Note, articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico; la Biblioteca, dedicata a recensioni di libri e cataloghi, e l’Osservatorio, che ospita interventi su argomenti di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc. sul numero 5-6 si segnalano i contributi della studiosa slovena Polona tratnik, che affronta il tema, estremamente nuovo e ancora quasi sconosciuto in italia, dell’arte biotecnologica, di niccolò D’agati sulla ridatazione, sulla base di fonti dell’epoca, di due celebri dipinti futuristi di carlo carrà, e di gigetta Dalli regoli sulla presenza a Pisa di Botticelli nel 1474, quando fu invitato dall’Opera del Duomo per realizzare alcuni affreschi – poi non eseguiti – nel camposanto. ampia risonanza sta riscuotendo il libro di lisa carotti, che indaga il legame tra il disegno e l’architettura nel pensiero critico di ragghianti, concentrando l’analisi sull’allestimento e i disegni esposti nelle mostre da lui organizzate a Firenze a Palazzo strozzi dal 1951 al 1966, dedicate a Frank lloyd Wright, a le corbusier e ad alvar aalto. a proposito delle tavole progettuali del primo, in special modo, è pubblicata per la prima volta una documentazione di notevole interesse, ossia i testi – finora rimasti inediti – scritti da carlo ludovico ragghianti, spesso illuminanti per comprendere la poetica dell’architetto statunitense.
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Lorenzo Mingardi
Contro l’analfabetismo architettonico Carlo Ludovico Ragghianti nel dibattito culturale degli anni Cinquanta
il volume di mingardi invece racconta l’attività dello studioso lucchese nell’àmbito del dibattito italiano sulle scelte urbanistiche degli anni cinquanta, in cui emerge con forza una partecipazione non soltanto intellettuale, ma anche civile e politica. attraverso un lavoro di ricerca su fonti primarie, l’autore evidenzia il ruolo-chiave svolto da ragghianti in alcune vicende fondamentali per lo sviluppo architettonico della sua città natale, di Firenze e di Venezia. nei primi mesi del 2021, in attesa delle future imprese editoriali, è uscito il nuovo numero di «luk», che è molto ricco (164 pagine). la sezione Inventario, che trae l’abbrivo da iniziative promosse dalla Fondazione nell’anno precedente, è occupata dall’ampio saggio di Paolo emilio antognoli, che approfondisce i temi già esplorati ne L’avventura dell’arte nuova. negli Studi ragghiantiani trovano spazio due contributi di lucia mannini e di anna mazzanti, rispettivamente sulle mostre del primo periodo (1949-1954) de ‘la strozzina’ a Firenze e sul rapporto tra il critico lucchese ed enrico crispolti. le ricerche di àmbito locale sono rappresentate dai saggi di Patrizia
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giusti maccari sull’Oratorio del nome di gesù, in passato prospettante su via della rosa, poi demolito nell’Ottocento, di marta rossetti sul soggiorno romano di Pietro Paolini e, spostandoci verso il contemporaneo, di michela giuntoli sulla produzione artistica per l’Ordine carmelitano nel territorio lucchese. il fascicolo si chiude con la corposa sezione Varia, con studi riferiti al novecento. mario Finazzi riscopre e contestualizza la figura del pittore futurista ligure sexto canegallo, mettendone a fuoco la poetica. antonella camarda incentra la propria analisi sulla mostra What are we fighting for? Chicago ’68 / Orani ’68, svoltasi nel 2018 al museo nivola: è una maniera anche per ragionare su un modello di curatela partecipativa. elisabetta trincherini indaga l’attività grafica dello studio lucchese ‘ai granai’, di cui la Fondazione ragghianti possiede un ragguardevole fondo archivistico. Francesca gallo, infine, ci porta nella roma degli anni Ottanta, analizzando i videotapes dell’associazione mara coccia, dedicati ad artisti come achille Perilli, carla accardi, giulio turcato, Pietro consagra e giuseppe uncini.
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«la memoria del bello», dall’incredibile scoperta alla mostra Alessandro Colombini mpronte, matrici di gemme incise, placchette e medaglie. un repertorio eccezionale in una doppia mostra dal titolo la memoria del bello che dal 10 ottobre 2020 è visitabile nel museo della zecca di lucca e nel ‘museino’ retrostante la chiesa di san Francesco. la Fondazione antica zecca di lucca e la Fondazione cassa di risparmio di lucca hanno dato vita qui a un’esposizione molto
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Dall’Antica Zecca di Lucca un’esposizione su un’eccezionale manifattura lucchese di placchette in gesso dell’Ottocento venuta alla luce solo pochi anni fa particolare, con una storia altrettanto singolare. il repertorio infatti è tornato alla luce solo pochi anni fa grazie ad un ritrovamento fortuito, da parte dell’architetto raimondo del soldato, all’interno di un metato nei boschi sopra calavorno, nel comune di coreglia. un’incredibile raccolta che l’allora Magister monetae giuliano marchetti volle acquistare per la zecca, dove roberto Orlandi si occupò di ordinare i pezzi e metterli in sicurezza: oltre settemilacinquecento elementi tra impronte in gesso, in pasta vitrea e in zolfo e altro ancora dai soggetti più disparati, comunque riferibili ad una manifattura ottocentesca di alto livello. Dalle immagini votive, di carattere religioso, a FCRLmagazine 18 | 2021
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1. i locali della mostra 2. il calco della gemma con tolomeo ii e arsinoe 3. l’impronta che raffigura lo scudo di achille
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una serie di temi legati alla numismatica antica e alla mitologia classica e tanti personaggi celebri – abbondano i profili di napoleone – molto apprezzati dal mercato francese dell’epoca. un repertorio che, grazie alla mediazione di maria stuarda Varetti, ha attratto l’attenzione anche di un grande cultore della materia come gabriele Vangelli de cresci, autore di un volume ampio e definitivo sulla collezione, pubblicato nel 2018 e intitolato A minima ad maxima. «se si parla di impronte di questo genere – mi sono trovato ad affermare in qualità di Presidente della Fondazione antica zecca di lucca – siamo di fronte alla collezione più ampia conosciuta al mondo. un ‘tesoro ritrovato’ che con questa esposizione trova il giusto momento di divulgazione». un’esposizione, curata da Franca maria Vanni, in cui è presente una selezione, attenta e altamente rappresentativa, di questa vasta raccolta, in cui i temi cari al mercato internazionale d’arte del XiX secolo, prendevano vita attraverso la sapiente manifattura del gesso che nella Valle del serchio vanta una tradizione secolare. IL punto dI vIsta deLLa CuRatRICe: paRoLa a FRanCa MaRIa vannI
la mostra è nata per valorizzare e far conoscere questo materiale, tutto di altissima qualità, che traduceva in gesso gemme antiche,
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monete, medaglie, opere di famosi scultori rinascimentali e neoclassici, fregi di edifici antichi, era stato realizzato dalla manifattura che Orazio Barsanti aveva impiantato nel 1820, in un edificio adiacente alla sua villa a terzoni. molto probabilmente, l’idea di creare questa fabbrica era maturata nel corso dei suoi frequenti viaggi a Parigi per espletare le richieste di medaglie napoleoniche di collezionisti italiani tramite il fratello che lavorava in una casa d’aste. Parigi allora era il centro più importante per la vendita delle impronte in gesso che, nella prima metà del XiX secolo, venivano utilizzate anche dalle accademie di belle arti a scopo didattico. Dato che il costo degli originali era alla portata di pochi, in età neoclassica divennero di gran moda le riproduzioni in gesso che, con un prezzo accessibile, davano la possibilità di avere una copia degli originali osservando i quali apprezzare la bellezza delle iconografie e le capacità tecniche degli artisti che le avevano create. la documentazione rimasta testimonia che la ditta Barsanti riceveva commissioni non solo da eminenti personaggi europei, ma anche da famose istituzioni, come il cabinet des médailles che richiese 250 impronte di gemme della collezione francese. il percorso espositivo della mostra si sviluppa in diciassette vetrine attraverso le quali il visiFCRLmagazine 18 | 2021
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tatore può ripercorrere la storia di questa manifattura e conoscerne la produzione. la documentazione manoscritta rimasta, unitamente a nominativi ed indirizzi scritti dietro alcuni calchi, consentono di conoscere il tipo di clientela e i commercianti parigini, ubicati per lo più in rue de la rochette (la strada che da piazza della Bastiglia conduce al cimitero di Père lachaise), presso i quali si potevano acquistare i calchi della manifattura Barsanti. tra di essi spiccano molti cognomi di chiara origine toscana probabili discendenti di quei figurinai lucchesi emigrati in Francia nella seconda metà del XViii secolo. tra i rivenditori locali è da segnalare chales rouy che, nella galérie Vivienne a Parigi tutt’ora esistente, vendeva calchi prodotti dai Barsanti in una sorta di esclusiva testimoniata dall’intestazione del suo negozio incisa sopra. generalmente i calchi vengono realizzati in gesso; la manifattura Barsanti oltre al gesso proveniente dalle cave toscane (garfagnana, castellina marittima) utilizzava quello estratto dalla cava presso la carriére Forêt de montmorency per il suo particolare colore bianco. il minerale, acquistato grezzo, una volta giunto a terzoni veniva tritato fino ad ottenere una polvere di gesso molto sottile che, amalgamata con l’acqua, era pronta per creare la matrice. Da questa, in negativo, si ricavava il calco o impronta dell’oggetto che doveva essere riprodotto. nella prima metà del XiX secolo le collezioni di calchi riproducenti gemme, monete, bassorilievi in scala ridotta, divennero di gran moda nella società dell’epoca. la manifattura Barsanti produceva calchi di opere famose realizzati con grande fedeltà nei particolari che veniva ottenuta, nel caso di gemme, monete e medaglie ricavando le matrici direttamente dagli originali facenti parte della collezione del proprietario. una volta realizzate le impronte, queste venivano messe in commercio in varie soluzioni: incollate entro pannelli rettangolari provvisti di vetro, dei quali sono esposte due confezioni originali; vendute singolarmente, talvolta con FCRLmagazine 18 | 2021
la cornice per essere appese alle pareti; riunite in set che venivano acquistati dai viaggiatori dei Grand Tour come souvenir. i calchi sono suddivisi per soggetti a partire dalle grandi gemme, capolavori della glittica greco romana, tra cui la matrice per il calco della famosa gemma claudia, un cammeo del 49 d.c. e l’impronta del cammeo di età ellenistica con i ritratti di tolomeo ii e arsinoe (fig. 2). non mancano rielaborazioni di soggetti classici che ebbero tanto successo nella prima metà del XiX secolo. Particolarmente suggestiva l’impronta dello scudo che achille utilizzò nel combattimento contro ettore. essa riproduce la versione grafica della descrizione che ne fa Omero (fig. 3). una vetrina intera è dedicata poi ai calchi raffiguranti i cartoni commissionati a raffaello da Papa leone X per gli arazzi della cappella sistina. le impronte di essi vennero realizzate utilizzando le riduzioni di henning che le otteneva attraverso la creazione di matrici in ardesia (fig. 4). Orazio Barsanti possedeva una collezione di medaglie napoleoniche dalle quali trasse i calchi molto richiesti dai collezionisti, tra questi quello della medaglia che celebra la presa della Bastiglia opera di Betrand andrieu, il più famoso incisore di napoleone. Bertel torvalsen nel 1812, realizzò, su commissione di Bonaparte, il fregio per uno dei saloni del Quirinale a roma che sarebbe dovuto divenire la sede imperiale. esso, volto a celebrare napoleone come nuovo alessandro magno, raffigurava l’entrata di questo valoroso macedone a Babilonia. È possibile ammirare in mostra i calchi della versione commissionata per il Temple de la gloire a Parigi, poi acquistata da sommariva. in quattro vetrine posizionate al centro della sala è esposta una selezione di impronte di gemme appartenenti alla collezione del principe polacco stanislaw Poniatowski (fig. 5). Questa raccolta ha una storia degna di essere raccontata. Dopo la morte del principe, venne messa all’asta l’intera collezione, più di
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la vetrina con le impronte dei cartoni di raffaello una vetrina con ci calchi delle gemme Poniatowski una delle paste vitree Dritto della medaglia che celebra napoleone generale dell’armata d’italia
2.500 esemplari, molti dei quali firmati da famosi incisori greci tra i quali Dioscoride. il colonnello John tyrrel si aggiudicò 1.400 gemme e incaricò Oegle di redigerne il catalogo a stampa. Quest’ultimo però fece notare che molti esemplari non erano originali antichi. scoppiò uno scandalo e molte gemme acquistate vennero restituite alla casa d’aste. ricerche successive chiarirono che Poniatowski aveva ricevuto in eredità un piccolo nucleo di gemme antiche e, per incrementare la raccolta, commissionava a valenti incisori dell’epoca, la realizzazione di esemplari fornendone lui stesso i disegni.
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Orazio Barsanti non produceva solamente calchi ma anche paste vitree, utilizzate in gioielleria, ottenute per colatura da matrici realizzate con una particolare farina fossile, chiamata tripoli di Venezia. in mostra sono presentate alcune di tali paste vitree esposte in modo tale che il visitatore può agevolmente vederne il soggetto essendo illuminate in trasparenza (fig. 6). anche se la manifattura Barsanti produceva calchi di alto livello per una clientela molto colta, una lettera di Filippo tognarelli di coreglia con l’elenco dei prodotti richiesti, testimonia che i Barsanti rifornivano anche figurinai locali, probabilmente per opere con soggetti più complessi o di particolare realizzazione. infine nel ‘museino’ retrostante la chiesa di san Francesco gentilmente messo a disposizione dalla Fondazione cassa di risparmio di lucca, sono stati esposti calchi e matrici di tema religioso come formelle devozionali, immagini della madonna, di santi o della vita di cristo. molti di tali calchi sono tratti da opere di artisti famosi come La Crocifissione di galeazzo mondella detto il moderno.
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una visita alla mostra permette di ripercorrere le tappe più salienti della storia dell’arte italiana attraverso la produzione di una manifattura lucchese fino ad oggi sconosciuta che si avvia a fornire un notevole contributo alla conoscenza del gusto della società neoclassica europea e alla storia del territorio lucchese. una bella occasione per un viaggio attraverso i gusti, i motivi e le passioni delle famiglie nobiliari, e probabilmente anche reali, dell’europa di inizio Ottocento, raccontate da piccoli elementi di gesso, in zolfo o in pasta vitrea, lavorati da mani abili e pazienti nel tempo sospeso delle valli lucchesi. concludiamo con una anticipazione inedita che i visitatori del museo della zecca potranno trovare a partire dal prossimo mese di settembre: una ‘mostra nella mostra’ per celebrare il bicentenario della morte di napoleone Bonaparte in una delle città italiane che meglio conservano le tracce del suo glorioso impero. nel 2021 cade il bicentenario della morte di napoleone: è per questo che il 10 settembre verrà inaugurata, sempre nei locali della casermetta san Donato sulle mura urbane, una sezione speciale dedicata alla figura del grande generale corso e che si aggiungerà all’attuale percorso della mostra. insomma una mostra, nella mostra, dal titolo Napoleone: l’uomo che dette il nome ad un’epoca. nelle vetrine dedicate a questa ricorrenza, sarà possibile, attraverso le medaglie originali ed i calchi realizzati dalla manifattura Barsanti, ripercorrere le tappe salienti della vita e le campagne militari di napoleone, due delle quali si svolsero in territorio italiano (fig. 7).
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foto di giuseppe Orlandi 7
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un teatro in Val di lima l teatro accademico di Bagni di lucca, detto anche ‘dei Provvidi’, prende il nome dalla accademia, fondata da cittadini e notabili del luogo, che nel 1790 ne finanziò e ne curò la costruzione. È una struttura di gusto neoclassico che sorge nella piazza principale della cittadina termale. la sua collocazione all’interno del centro urbano, in stretta relazione con il circolo dei Forestieri, lo proponeva come centro di cultura, sede di spettacoli di prosa ed operistici, concerti nonché incontri ed assemblee pubbliche. un po’ come fulcro centrale di riferimento della vita sociale ed intellettuale cittadina. nel corso dell’Ottocento il teatro ospita spettacoli sia lirici che di prosa di primaria importanza. ai primi del novecento vi si esibirono artisti come ermete zacconi e più tardi totò e il giovane compositore giacomo Puccini, che a Bagni di lucca era di casa, vantando molti amici con il quali condivideva il gusto della caccia e della vita mondana. nel 1934 subisce diversi lavori per la sua trasformazione a cinema fra cui la realizzazione della cabina di proiezione nel palco soprastante quello reale. Originariamente il teatro aveva una platea, due ordini di palchi e il loggione. Dopo la seconda guerra mondiale il teatro tornò ad essere perno della vita culturale cittadina e numerose furono le rappresentazioni teatrali, anche sotto forma di parodie di opere famose, presentate da compagnie locali, come il famoso c.u.l. (circolo universitario lima). la voglia di evadere e di divertirsi dopo gli orrori della guerra favorì il proliferare di spettacoli promossi, appunto, anche localmente.
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negli anni sessanta e parte degli anni settanta, del secolo scorso, il teatro non fu più utilizzato per la sua funzione primaria, ma quasi esclusivamente a cinema. nel marzo del 1975, dopo un’ultima rappresentazione, tenuta alla compagnia «teatro insieme», con la regia di Bernardo matteo nicoli, dal titolo La fortuna si diverte, il teatro venne dichiarato ina44
Marco nicoli gibile, a seguito di un sopralluogo della commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, presieduta dalla Prefettura, ed interdetto al pubblico. ebbe inizio così il lungo lavoro per rintracciare tutti gli accademici proprietari dei vari palchi del teatro, condotto per conto del comune dall’avvocato ambrogi, al fine di organizzare la vendita dell’immobile al comune di Bagni di lucca alla cifra simbolico di 1.000 lire. lavoro che richie-
Una struttura che racconta il passato e si proietta nel futuro culturale di Bagni di Lucca e del suo territorio
se circa sei anni di tempo, dopo di che il comune poté dare il via ai lavori di ristrutturazione del teatro, che si conclusero nella primavera del 1986. l’inaugurazione e la riapertura avvennero l’8 giugno 1986, da parte dell’allora sindaco alessandro garibotti. Purtroppo l’intervento di restauro, avendo anche a che fare con parti di tetto e parte di struttura ormai fatiscente, ha reso difficile formulare appieno un giudizio sull’organismo antico originale, in quanto le pesanti demolizioni di trasformazione operate per necessità hanno reso illeggibili le caratteristiche originarie. soltanto il pavimento conserva la sua struttura e i materiali originari dell’epoca settecentesca.
le finalità dell’intervento globale, tuttavia, è stata quella di salvaguardare e recuperare il più possibile le strutture esistenti, non tanto per l’economicità degli interventi quanto per non alterarne la configurazione, sia interna che esterna. esternamente il teatro si presenta come un edificio a due piani con sobrie decorazioni che corniciano le finestre, mente all’interno la forma della platea è a ferro di cavallo e intorno a questa si trovano tre ordini di palchi. ai lati seminterrati sono stati ricavati i camerini. ciascun ordine è formato da 14 palchi per complessivi 56 posti, che per 3 ordini, importano complessivi 168 posti. la sala, che comprende anche la fossa per l’orchestra, conta 139 posti, che, aggiungendo i 6 posti ubicati nel palco presidenziale centrale, porta il totale complessivo dei posti a sedere in teatro a 313. Dal giorno della sua riapertura ufficiale, 8 giugno 1986, il teatro accademico di Bagni di lucca ha ospitato stagioni musicali estive e varie stagioni di prosa, le prime a cura direttamente del comune, ma dal 1989-1990 la programmazione fu curata e gestita dall’associazione il teatraccio, costituita ex novo in quel periodo. sul finire degli anni Ottanta e i primi del novanta, il teatro accademico fu per tre anni, l’asse portante della rassegna nazionale «Prima del teatro», organizzata in collaborazione con il teatro Verdi di Pisa, che portò a Bagni di lucca tutte le scuole italiane di teatro e le più illustri scuole internazionali, dalle accademie di mosca e di londra al celeberrimo actor studio lee strasberg di new York. una manifestazione che convogliava nella cittadina termale i più famosi registi e attori del teatro italiano: luca ronconi, gigi Proietti, maurizio scaparro, il maestro roberto De simone, Dario Fo, Franca rame, attilio corsini, marina malfatti solo per citarne alcuni. Purtroppo la dichiarazione di dissesto economico del comune di Bagni di lucca ai primi anni novanta, mise fine a questa brillante staFCRLmagazine 18 | 2021
un teatrO in Val Di lima
foto Lucio Ghilardi
cultura in val di lima Bagni di lucca è una cittadina sui generis in tutto. un rapido elenco delle strutture che la caratterizzano – dalle terme al casinò – è sufficiente a raccontare il respiro internazionale che ha contraddistinto il passato dei questa comunità, che ancora oggi è attiva e vive di cultura. la Fondazione crl in fatto sostiene da tempo molte iniziative che caratterizzano Bagni, tra cui anche proprio lo svolgimento della stagione teatrale e le attività della Fondazione michel de montaigne.
gione culturale. il teatraccio proseguì comunque a gestire con crescente successo le stagioni di prosa fino al 2008, quando il comune subentrò di nuovo direttamente. Oggi il comune continua a programmare la stagione di prosa, in collaborazione con la Fondazione toscana spettacolo e la Fondazione michel de montaigne e i generosi contributi, che non sono mai mancati, da parte della Fondazione cassa di risparmio di lucca. Ogni anno vi si svolge la rassegna naFCRLmagazine 18 | 2021
zionale teatro della scuola, giunta alla sua 26esima edizione, che coinvolge le scuole di ogni ordine e grado della toscana e di altre regioni italiane, con gli studenti-attori che propongono spettacoli, alla cadenza giornaliera di 4 o 5, con laboratori a tema ed incontri culturali, solitamente in primavera. il teatro ospita inoltre, soprattutto durante le festività natalizie, saggi e spettacoli delle scuole locali e delle compagnie amatoriali.
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«un tranquillo, ordinato, universale parlare». mario tobino e maggiano «la mia vita è qui, nel manicomio di lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti, e il tempo scorre alla mia attenzione. Dentro una stanza del manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento, son ritornato. ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare». mario tobino, Le libere donne di Magliano la Fondazione mario tobino nasce nel 2006 per volontà dell’allora presidente della Provincia andrea tagliasacchi. lunga e complessa è stata la stesura del primo statuto che vedeva coinvolti come attori la Provincia, ente promotore per l’ammirazione e il ricordo affettuoso del Presidente nei confronti di mario tobino, l’usl2 lucca, proprietaria del complesso architettonico, nella persona del suo Presidente, il dottor tavanti, affascinato dalla storia e dalla bellezza della struttura stessa, gli eredi di mario tobino, i sei nipoti, a cui lo scrittore e medico aveva lasciato l’arduo e coinvolgente compito di perpetuare la sua memoria sia letteraria che medica, e il comune di Viareggio, città natale di tobino. Ogni socio fondatore si impegnava a sostenere finanziariamente la Fondazione con contributi in denaro, immobili e arredi. al momento della sua costituzione, 1° marzo 2006, la Fondazione mario tobino non aveva sede e venne momentaneamente ospitata nei locali della Provincia, quindi traslocherà a maggiano a Palazzo Vedrani subito all’ingresso dell’ex Ospedale Psichiatrico dove rimarrà fino al 2011. Per statuto, la Presidenza della Fondazione a partecipazione pubblica senza scopo di lucro, spettava al Presidente della Provincia andrea tagliasacchi, che riuscirà a recuperare i fondi pubblici presso il ministero dei Beni e delle attività culturali per restaurare la parte della struttura manicomiale di Fregionaia detta ‘casa medici’ che diventerà la sede della Fondazione. 46
Isabella tobino
i fondi messi a disposizione derivano dagli introiti del gioco del lotto e permettono l’avvio della consegna in comodato degli immobili di casa medici, del laboratorio e della Biblioteca da parte dell’usl2 lucca alla Fondazione mario tobino per iniziare i lavori che avranno termine nel 2010. nell’estate dello stesso anno sarà inaugurata la nuova sede che permetterà la visita alle ‘stanzette di tobino’, le due stanze dove il medico psichiatra aveva trascorso quarant’anni della propria vita dividendo il suo tempo fra la cura dei ‘matti’, come amorevolmente li chiamava, e la scrittura delle sue carte. neL noMe dI MaRIo toBIno
Viaggio nel mondo della Fondazione Tobino tra storia, conoscenza e nuove avventure
ma quali sono le finalità per cui la Fondazione è nata? conservare, valorizzare, ma soprattutto mettere a frutto e sviluppare la grande eredità culturale di mario tobino; riportare alla luce le vicende dell’ospedale di Fregionaia fin dalla sua istituzione, recuperare la memoria storica di un’intera comunità, favorire l’indagine critica della produzione letteraria tobiniana e allo stesso tempo farsi strumento di promozione del dibattito regionale e nazionale destinato a progettare il futuro dell’assistenza psichiatrica. in effetti negli 11 anni, dal 2006 al 2017, anno che ha portato grandi cambiamenti all’interno della Fondazione, numerose sono state le attività svolte sotto la guida del Direttore, il professor marco natalizi. Fra queste ne vorrei ricordare solo alcune che però hanno caratterizzato la vita della Fondazione stessa. nel 2011 la presentazione del catalogo degli strumenti medici e scientifici dell’ex Ospedale Psichiatrico di Fregionaia a cura di Franco Bellato, gino Fornaciari, marco natalizi e renzo sabbatini , cui ha fatto seguito , grazie ad una convenzione con l’usl2 lucca, la catalogazione (tramite il sistema sigecWeb) dei beni strumentali e scientifici giacenti presso il complesso di Fregionaia e del patrimonio librario contenuto nella Biblioteca storica giovan Battista giordano visibile sulla piattaforma http://www.centrosanita.net. FCRLmagazine 18 | 2021
1 foto Sergio Fortuna
altro grande traguardo è stata la realizzazione della Fondazione Virtuale attraverso una piattaforma dove sono raccolti documenti, eventi, filmati riguardanti, in particolare, mario tobino, ma anche le attività culturali e sanitarie. tutto questo si è potuto concretizzare attraverso importanti contatti con le teche rai, che ci hanno concesso la totalità delle interviste televisive e radiofoniche realizzate da mario tobino e la collaborazione col gabinetto Vieusseux archivio contemporaneo Bonsanti che ci ha dato la possibilità di visualizzare sulla piattaforma centinaia e centinaia di articoli di quotidiani e non, riguardanti la vita di mario tobino, corrispondente del «corriere della sera» per più di 10 anni. i contenuti della Fondazione Virtuale vengono continuamente aggiornati e arricchiti con le attività annuali, non ultima la possibilità di una visita virtuale al complesso storico e alla parte museale corredate di un esauriente e coinvolgente commento vocale. tenendo fede alla propria missione, la Fondazione ha dato vita a convegni letterari di alto livello grazie alla presenza, nel suo comitato scientifico, del professor giulio Ferroni dell’università di roma con cui abbiamo pubblicato, fra gli altri, l’interessante raccolta di saggi Il turbamento e la scrittura con la casa editrice Donzelli, La sabbia e il marmo. Cultura e arte: l’identità del territorio e Dalla parte del mare. Tobino e la Versilia del Novecento per la casa editrice salerno. nell’ambito psichiatrico, grazie alla collaborazione dell’allora Vice Presidente Franco Bellato, numerosi sono stati i seminari e i convegni che hanno visto la partecipazione di studiosi anche a livello internazionale come nell’ottobre 2012 col convegno Age and creativity, che ha visto la partecipazione di psichiatri italiani, francesi e americani. nello stesso periodo abbiamo dato l’avvio, con la collaborazione di giovanni contini Presidente dell’aisO, alla ricerca sulla storia orale di maggiano attraverso le interviste a medici, infermieri, ex degenti dell’ex Ospedale Psichiatrico.
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«un tranQuillO, OrDinatO, uniVersale Parlare». mariO tOBinO e maggianO
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Palazzina medici, sede Fondazione ex Ospedale Psichiatrico, chiostro maschile mario tobino con il camice - archivio eredi mario tobino ex Ospedale Psichiatrico, reparto femminile
nel dicembre 2011 è stato inaugurato il percorso Stanze con vista sull’umanità con l’esposizione straordinaria e temporanea del dipinto La vergine pazza di lorenzo Viani. un percorso nella storia della psichiatria nella sua evoluzione da un approccio organicistico a un nuovo indirizzo fenomenologico in cui si prende in considerazione non solo il cervello del paziente, ma la sua interiorità e soggettività. negli stessi anni iniziano le visite guidate all’interno degli spazi storici e agibili del manicomio e di ‘casa medici’ che hanno visto una sempre maggiore partecipazione di pubblico sia locale che nazionale, ma anche internazionale. e come non ricordare l’attività educativa e culturale con le scuole di ogni ordine e grado iniziata nel 2006 col Premio mario tobino per le scuole e le occasioni tobiniane in collaborazione con luccaautori di Demetrio Brandi. attività e incontri che hanno riscosso sempre una partecipazione giovanile numerosa e significativa. La sCuoLa pennY WIRton
infine vorrei ricordare la nascita nel 2014, in collaborazione con il comune di lucca, della scuola «Penny Wirton» nata sull’esempio della Penny Wirton di roma diretta da eraldo affinati, scrittore e insegnante, rivolta all’insegnamento dell’italiano ai minori extracomunitari non accompagnati agevolandone l’integrazione nel nostro territorio. gli insegnanti della Penny sono tutti volontari desiderosi di donare il loro tempo a chi si trova in situazione di disagio e difficoltà. Vi chiederete perché la Fondazione tobino si sia impegnata in questo campo? Bene, anche qui abbiamo seguito l’esempio di mario tobino che quando era ufficiale medico in libia e visitava gli arabi in una baracchetta medica, si fece insegnare dal suo attendente libico poche parole essenziali quali «buongiorno», «come stai», «come ti chiami» che gli permisero di essere ben visto e di integrarsi nel sospettoso tessuto sociale arabo.
un MoMento dIFFICILe
Purtroppo con l’evolversi della crisi economica a livello nazionale e i mutamenti istituzionali che hanno visto il sempre maggior indebolimento dell’ente Provincia, la Fondazione ha attraversato un momento molto critico venendole a mancare in breve tempo il contributo finanziario di quell’istituzione, dell’usl e del comune di Viareggio. erano sempre attivi i rapporti della stessa con la regione toscana, col comune di lucca e con la Fondazione cassa di risparmio di lucca, ma nonostante la riduzione del personale, del compenso al Direttore e il drastico taglio delle attività culturali e scientifiche, la Fondazione rischiava la chiusura. Fu a questo punto che la Fondazione cassa di risparmio di lucca, sotto la presidenza di marcello Bertocchini, dopo vari colloqui principalmente con massimo marsili, decise di accoglierci fra gli enti che beneficiavano del suo contributo annuale. Fu rivisto lo statuto che venne reso più semplice e snello, la Fondazione da pubblica divenne privata e mi fu chiesto di prenderne la presidenza. nel frattempo il direttore di tanti anni, il prof. marco natalizi, aveva lasciato il suo incarico per dedicarsi all’insegnamento universitario, pur restando disponibile per eventuali collaborazioni. ero rimasta sola con la segretaria storica, anna maria sacchetti a cui, entro poco tempo, si sarebbe affiancata la giovane Francesca landi. avevo seguito l’evolversi della Fondazione fin dalla sua nascita, ma chiesi qualche giorno prima di rispondere. Poi, incoraggiata da chi mi stava vicino, ho accettato questo compito gravoso, ma entusiasmante. Da questo momento, siamo al termine del 2017, l’avere la consapevolezza di una sicurezza economica che mi avrebbe permesso di continuare a garantire l’occupazione alle due dipendenti, mi ha spronato a cercar di raggiungere quegli obiettivi che fino a quel momento erano rimasti nel cassetto. in primo luogo aprire la Fondazione con tutti i suoi tesori storici e culturali all’esterno, farsi conoscere, entrare a far parte
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«un tranQuillO, OrDinatO, uniVersale Parlare». mariO tOBinO e maggianO
foto Sergio Fortuna
del territorio, aprire veramente le porte del «castello incantato» di maggiano, come lo chiamava tobino. la Fondazione crl mi spronava a mostrare che avremmo potuto contribuire al nostro mantenimento e soprattutto a trovare qualche fondo per garantire la sicurezza dei luoghi storici del manicomio che subivano sempre più l’attacco del tempo. così dopo le giornate primaverili del Fai che hanno portato a maggiano più di 8000 persone in un pomeriggio di sabato e nella giornata di domenica, abbiamo cominciato a potenziare le visite, ad aprire questo luogo fantastico agli spettacoli teatrali, ai concerti, ai workshop fotografici, a collaborare con altre associazioni quali l’alaP guidata dal professor enrico marchi, archimeDe guidata da rita taccola, l’associazione medico chirurgica presieduta dalla professoressa Daniela melchiorre, per ampliare la nostra capacità di penetrazione nel territorio e di farci conoscere. nel frattempo continuavano naturalmente le nostre attività istituzionali con la scuola, la Penny Wirton, i convegni letterari col professor giulio Ferroni e quelli psichiatrici curati dal professor marchi con la collaborazione della professoressa liliana dell’Osso dell’università di Pisa e ancora le interviste della storia orale. nel 2018 è arrivato a lucca Vittorio sgarbi col progetto della sua mostra itinerante sulla follia che ci ha visto protagonisti nel 2019, grazie al contributo della Fondazione crl con la ricostruzione all’interno del percorso delle stanzette di mario tobino, con l’esposizione delle opere in ceramica dei malati dell’ex O.P., con un filmato autentico su maggiano del 1967 e con una sala dedicata ai disegni di Fidia Palla internato a maggiano dal 1924 al 1944. IL ReCupeRo dI ‘FReGIonaIa’. una nuova avventuRa
nel frattempo la struttura di Fregionaia era sempre più fragile, non solo per il passare del tempo, ma anche per l’attacco di malfattori che in una notte hanno rubato tutte le canale in rame dell’antico complesso, causando l’in4
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foto Isabella Tobino
5. ex Ospedale Psichiatrico, cella 6. Percorso museale
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filtrazione di grande quantità di acqua nei locali dove erano stati sistemati i libri dell’antica biblioteca in attesa di un restauro che non avveniva mai. la muffa attaccava quei preziosi documenti, ma noi, nonostante l’aiuto della Fondazione cassa di risparmio di lucca, non avevamo i fondi per permettere la loro asciugatura e sanificazione. nel 2018, dopo un’accurata indagine, avevamo chiamato l’unica ditta in italia in possesso degli strumenti per l’asciugatura e la sanificazione dei libri. eravamo in estate e i tecnici sono arrivati a maggiano in una calda mattina di sole. la situazione era drammatica perché alcuni testi erano stati attaccati anche dalle termiti e quindi erano irrecuperabili. Dopo pochi giorni ci è arrivato il preventivo per procedere alla sanificazione: 14.700 + iVa. Da dove tirarli fuori? il nostro bilancio era risanato, ma non potevamo certo prenderli da lì, mentre il tempo passava e la muffa avanzava inesorabile! abbiamo azzardato! sapevo che nicola lencioni di Anteprima aveva da qualche tempo 50
iniziato un’attività di autofinanziamento che all’estero funzionava benissimo che si chiamava ePPela. con la sua piattaforma potevi reperire fondi facendo leva sulla generosità pubblica e privata per realizzare progetti, restauri, iniziare un’attività. abbiamo bussato e ePPela ci ha aperto le sue porte insegnandoci come agire e l’avventura è iniziata: coinvolgere la città, il territorio, gli amanti di tobino, gli appassionati del bello, chi crede nella necessità di ricordare e darci un contributo anche minimo per raggiungere 14.000 euro in un mese! abbiamo utilizzato tutti i mezzi informatici che potevamo gestire, da parte mia ho contattato personalmente non so mai quante ditte, associazioni, persone singole. la partenza è stata folgorante: in poco tempo avevamo ottenuto 3.000 euro dalla Fondazione Banca del monte di lucca e 1.000 dal comune di Viareggio, ma poi? ad una conferenza incontrai marcello Bertocchini e gli chiesi se ci avrebbe dato una mano
se ci fosse mancato un migliaio di euro per raggiungere lo scopo nei tempi stabiliti. mi sorrise, ma con fare scettico mi rispose «Vediamo cosa sapete fare, poi ne riparliamo!». ebbene, grazie all’aiuto di tanti, veramente tanti, lucchesi e non, abbiamo raggiunto e superato la somma necessaria in anticipo sulla data stabilita e i libri sono partiti per roma. Questa piccola impresa, ma per noi grande e di grande impegno, ha fatto capire che mario tobino e maggiano col suo ex Ospedale Psichiatrico interessavano al territorio, ne facevano parte integrante ed era importante e necessario coltivarne la memoria. nuove possibilità si sono aperte per la Fondazione, parlo soprattutto di stima, di considerazione e fiducia nel suo operato. i rapporti con l’asl nord Ovest (proprietaria dell’ immobile) sono divenuti più collaborativi, la Fondazione cassa di risparmio di lucca ha apprezzato il nostro lavoro e ci ha aiutato mettendoci a disposizione anche i suoi tecnici, sempre gentilissimi, e i suoi uffici, al di là dei fondi per portare a termine importanti lavori strutturali che erano sempre rimasti in sospeso in tutti questi anni, quali l’adeguamento dell’antincendio e della sicurezza per ottenere l’agibilità, lavori che sono stati compiuti nel corso del 2020, ma che continueranno nel 2021 con la sistemazione delle stanze a pianterreno dell’ala della biblioteca e del laboratorio dove finalmente potremo sistemare, spero entro l’estate, i 450 scatoloni di libri sanificati, ma che ancora attendono la loro collocazione su adeguati scaffali per tornare a essere fruibili dal pubblico. sempre in questo anno, partecipando al bando della Fcrl «lavoro+ bene comune nuove assunzioni», abbiamo assunto part time a tempo determinato per 12 mesi un giovane extra comunitario, Konteh morro Kebba del gambia, che si occupa della manutenzione del verde (non solo del complesso di maggiano) e che è stato per noi un acquisto prezioso e importante di cui sentiremo sicuramente la mancanza.
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infine quali attività vedranno impegnata la Fondazione in questo difficilissimo anno segnato dalla continua presenza di questo virus che blocca la nostra aspirazione ad aprirci al pubblico per rendere tutti partecipi della memoria di maggiano nella volontà di poter contribuire ad un futuro migliore per la salute mentale? Per il momento le visite sono bloccate, ma appena i colori ce lo permetteranno riapriremo le porte, nel frattempo va avanti, anche se un po’ zoppicante, la XV edizione del «Premio mario tobino» per le scuole e il 30 settembre, con le Occasioni tobiniane, incontreremo il professor giulio Ferroni, che nel settecentesimo anniversario della morte di Dante ci parlerà della riedizione di Biondo era e bello di mario tobino. abbiamo aderito a Per manO 2021 (Percorsi manicomiali anomali), la nuova stagione di video incontri sulla piattaforma streaming crowdcast, dedicati alla memoria manicomiale e un nuovo spazio di aggregazione virtuale, sviluppato da giacomo Doni e Fondazione mario tobino e a Mente in Rete promossa da Pompeo martelli dell’asl roma 1, che ha l’obiettivo di valorizzare in forma congiunta i patrimoni storico-scientifici, artistici, archivistici, architettonici, documentali al fine di una più ampia e articolata attività di conservazione e diffusione delle memorie della psichiatria italiana e di promozione della salute mentale, rafforzando la figura aggregativa e sociale della Fondazione e rappresentando un’importante realtà del centro italia a livello creativo e divulgativo in grado di produrre contenuti che ci vedrà presto presenti sul portale https://menteinrete.it/. a maggio realizzeremo da remoto un convegno che era stato previsto per il 2020. in collaborazione con l’università di Bologna, curato dalla professoressa Paola italia, parleremo di «tobino e Bologna. tra medicina, letteratura e storia». se sarà possibile, ci ritroveremo nel solstizio d’estate, il 21 di giugno, a maggiano, per una raccolta fondi in collaborazione con l’associa-
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foto Giorgio Andreuccetti
pRoGettI peR IL FutuRo aI teMpI deL CovId
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zione medico chirurgica con una cena e altre sorprese nel giardino di ‘casa medici’. a settembre presenteremo un grande convegno in collaborazione con l’università di Venezia e la soprintendenza archeologica Belle arti e Paesaggio per le province di lucca e massa carrara, curato dalla professoressa emanuela sorbo e qui presenteremo il grande sogno per maggiano: finalmente un progetto realizzato dallo studio guicciardini magni architetti di Firenze per il recupero della parte storica del complesso di Fregionaia con un interessantissimo e coinvolgente museo sulla storia della psichiatria rivolto verso il futuro. altre ancora sono le iniziative in programma, ma non posso raccontarvi tutto perché penso sia giunto il momento di salutarci ringraziando la Fondazione cassa di risparmio che ci ha ospitato in queste pagine e per il sostegno sincero e generoso che ci permette di vivere e di tramandare la memoria di tobino e della sua maggiano.
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«Va’ sentiero»… sull’ali dell’entusiasmo Yuri Basilicò ra il 2016 quando dalla fantasia e dalla passione di tre ragazzi nasceva il progetto «Va’ sentiero». sara Furlanetto e giacomo riccobono e il sottoscritto non erano infatti solo accomunati dall’amore per la montagna, aspra e rilassante, terribile e sublime, ma anche dal desiderio di tradurre questa passione in qualcosa di concreto.
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Dalla passione per la montagna un progetto per valorizzare il cammino più importante d’Italia
la scintilla accese la miccia quando sentii per la prima volta parlare del sentiero italia; incuriosito, volli approfondire la ricerca, scoprendo che, in un vecchio articolo, l’americana cnn lo aveva dipinto come «il più grande tra i grandi cammini». Per chi è meno pratico di trekking, il sentiero italia è l’alta via che percorre le catene montuose del Paese, toccando tutte le 20 regioni italiane (dal Friuli-Venezia giulia alla sardegna) e oltre 350 borghi montani, per un totale di oltre 7.000 km. constatata l’incredibile bellezza del percorso, ma anche il suo essere sconosciuto ai più, iniziai a progettare una spedizione che lo ripercorresse, facendolo rivivere. 52
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«Va’ sentierO»… sull’ali Dell’entusiasmO
foto Sara Furlanetto
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IL pRoGetto pRende vIta
spinto dall’entusiasmo, parlai delle mie intenzioni agli amici sara e giacomo; nei mesi a seguire, i tre ‘avventurieri’ hanno ideato un progetto per promuovere il sentiero italia e tutte le terre alt(r)e che il sentiero abbraccia. nel febbraio 2017, danno vita a un’associazione e iniziano a progettare una spedizione partecipativa, ben lontana dall’impresa sportiva, bensì un’iniziativa sociale basata sull’idea di condivisione. Per 3 anni lavorano incessantemente a questo sogno. grazie al tenace lavoro, arrivano gli sponsor tecnici e si crea un importante network intorno al progetto, dai
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media alle istituzioni, affrontando importanti sacrifici. lo sforzo organizzativo è stato così notevole che ci siamo presto resi conto che avremmo dovuto licenziarci, dedicandoci al 100% al progetto, da volontari: un azzardo. non è stata certo una scelta facile, ma data la crescita del progetto e l’aspettativa che sentivamo attorno a noi, ci è sembrata la più giusta. È il 2019, l’anno decisivo, quando parte la prima campagna di crowdfunding, necessaria a raccogliere i fondi per la spedizione, nel modo più coerente per un progetto sociale, nato ‘dal basso’. la campagna riscuote un grande 53
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foto Andrea Buonopane
1. il tracciato dal Friuli alle marche 2. ammirando la vista da Pizzo scalino, Valtellina, lombardia 3. evento celebrativo a castelnuovo di garfagnana con ideatori del sentiero italia, touring club italiano e radio Francigena
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successo e, oltre a fornire le risorse, costituisce un importante segnale: i tempi sono maturi, il pubblico c’è! non solo: a confermare l’interesse per il progetto, arriva anche il supporto di importanti sponsor e Fondazioni; dopo tanti sforzi, la spedizione Va’ sentiero parte il 1° maggio 2019, da muggia, in provincia di trieste. Dopo 7 mesi di cammino lungo 3.548 km, il 30 novembre 2019 i ragazzi di Va’ sentiero giungono Visso, nel Parco dei monti sibillini. la spedizione è inclusiva: un po’ come nel film Forrest gump, chiunque può unirsi per qualche tappa ai ragazzi di Va’ sentiero, come in tanti hanno fatto negli ultimi mesi affrontando almeno un segmento del percorso. 54
La tappa a CasteLnuovo dI GaRFaGnana
Domenica 3 novembre 2019 la ‘carovana’ ha fatto tappa a castelnuovo di garfagnana, città che ha un legame tutto speciale con questa manifestazione. trentasei anni prima infatti, proprio a castelnuovo, era nata l’idea di un sentiero italia, quando, al teatro alfieri, prese forma l’idea di un’autostrada verde da percorrere a piedi che oggi abbraccia tutta l’italia, secondo un progetto veramente visionario e futuristico per il 1983. e proprio al teatro alfieri, con una serata d’eccezione, sono stati accolti i giovani escursionisti, anche in presenza di varie istituzioni, tutte unanimi nel definire l’iniziativa un’occasione ef-
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foto Sara Furlanetto
«Va’ sentierO»… sull’ali Dell’entusiasmO
4. il team 2020 ad alberona (Puglia) 5. nei boschi delle Valli del natisone (Friuli Venezia giulia) 6. i ghiacciai si ritirano sul massiccio del monte Bianco (Valle d’aosta)
4 foto Sara Furlanetto
ficace per raccontare come sia vivere la montagna e dare visibilità a luoghi spesso sconosciuti. una bella opportunità anche nell’ottica di contrastare i fenomeni di spopolamento di questi territori, creando prospettive nuove. 2020: L’anno deLLa CondIvIsIone
5 foto Sara Furlanetto
il 2020 si è aperto con il crowdfunding dedicato alla seconda parte del cammino, dalle marche alla sardegna. l’emergenza sanitaria ha costretto a posticipare la ripartenza della spedizione alla fine dell’estate 2020, mentre sono proseguiti i progetti di condivisione dell’esperienza di Va’ sentiero: dall’autoproduzione di un libro fotografico firmato da sara Furlanetto, alla messa online del nuovo sito www.vasentiero.org, una guida digitale sul sentiero italia che spazia dai dati tecnici di percorribilità agli approfondimenti culturali sul territorio, corredato da centinaia di foto e decine di video: un’inedita bussola delle aree interne a disposizione di chiunque voglia mettersi in cammino, realizzato grazie all’esperienza diretta del team e al suo lavoro di riorganizzazione dei materiali raccolti. storia recente (anzi, recentissima) è la pubblicazione anche sul canale Youtube del filmdocumentario in cui si racconta l’avventura della prima parte del percorso, un saliscendi di emozioni tra panorami mozzafiato e tanta natura. Va’ sentiero!
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© Michele Martinelli
notizie dal
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territorio Passeggiata a Vitoio, nella chiesa dei tesori Andrea Salani mmagina di percorrere una strada che segue il corso di un fiume antico e generoso. arrivare ad una rocca, solido maschio che domina verso nord e verso sud, e poi d’un tratto iniziare a salire sulle pendici delle apuane tra strade sinuose e panorami aperti e spaziosi, fino ad arrivare a borghi, chiese solitarie, case sparse, pascoli e boschi.
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Sulle Apuane, appena sopra Camporgiano, l’amore di una comunità ha riportato alla luce capolavori che non smettono di sorprendere Questo, in sintesi, è il percorso che ci porta attraverso Camporgiano al paese di Vitoio e agli insospettabili tesori che racchiude la Chiesa di Santa maria assunta. Un bellissimo libro di pochi anni fa parlava della garfagnana come di una terra dove «il tempo scorre piano», cogliendo in maniera impeccabile lo spirito che anima le comunità di questa valle; uno spirito che quasi promana, come un’esalazione benefica, dalle rocce, dai metati e dalle capanne edificate con murature possenti, dai muri a secco innalzati con ancestrale sapienza. Qui infatti il tempo FCRLmagazine 18 | 2021
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FCRL notizie dal territorio
foto Raffaello Ferrari
1. Particolare della madonna di scuola civitalesca 2-3. la Chiesa di Santa maria assunta 4. Madonna del Rosario, XViii secolo
foto Raffaello Ferrari
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non si è fermato. Semplicemente sembra di ‘viaggiare’ ad un ritmo diverso che ti allontana da frenesie urbane e ti induce a sbirciare in maniera distratta le lancette del tuo orologio, incurante del volgere del giorno. Un ritmo, un mood, come usa talvolta dire oggi, che coinvolge le comunità, spesso impegnate nella salvaguardia dell’integrità del patrimonio artistico, paesaggistico e artigianale del territorio. a Vitoio questo impegno si è concentrato nella tutela e valorizzazione della piccola chiesa di Santa maria assunta. innamorati della chiesa e del suo profondo valore, artistico e spirituale, Simone giannasi e daniela Comparini hanno trascinato la comunità in una serie di iniziative grazie alle quali sono state raccolte risorse importanti a favore dell’edificio. Un impegno che non è passato inosservato, tanto che la Fondazione Cassa di risparmio di lucca è più volte intervenuta a sostegno di questa comunità. il risultato? Un piccolo gioiello abbarbicato sulle apuane adesso recuperato nelle strutture e ricco di piccoli capolavori magistralmente restaurati. IL BORGO
‘Viturium’ (probabilmente da ‘Vitus’, il ‘cerchione’ della ruota), è stato un agglomerato di origine quasi certamente romana, fra i più antichi del comune di Camporgiano. nei documenti Vitoio ‘compare’ per la prima volta nel 793, quando si legge in un atto testamentario che alla morte del Vescovo di lucca Walprando i suoi beni situati in ‘Vitojo’ dovevano passare al suo successore, il Vescovo giovanni. Un documento di poco successivo, del 795, ci racconta invece di un possidente, tale totone, che fonda sempre in ‘Vitojo’ un piccolo oratorio intitolato ai Santi maria e Pietro che dopo il mille verrà poi sostituito dalla Chiesa di Santa maria assunta, inglobata nel Piviere di San Pietro di Piazza al Serchio. non sono del tutto definite le vicende della ‘villa’ – l’abitato – di Vitoio attorno X secolo: un
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foto Raffaello Ferrari
PaSSeggiata a Vitoio, nella ChieSa dei teSori
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atto di allivellamento, concesso dal Vescovo di lucca teudigrimo (983-987), lo assegnerebbe alla famiglia gherardinghi, mentre, in un atto del 995, il Vescovo gherardo (probabilmente gherardo ii, 991-1003) concedeva invece la riscossione delle decime ai fratelli alberico e Wiginildo figli di tale Fraolmo di Corvara. Forse una signoria ‘passeggera’, FCRLmagazine 18 | 2021
transitoria, quest’ultima dato che all’epoca della conquista lucchese della garfagnana il piccolo feudo di Vitoio risulta ancora in mano ai gherardinghi. Una volta sottomesso alla giurisdizione lucchese, il borgo, indicato anche come ‘Victorio’, venne inserito nella Vicaria lucchese di Camporgiano, ma con la morte di Castruccio 59
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foto Raffaello Ferrari
5. l’altare maggiore 6. il Polittico
Castracani inizia un periodo di travagliata incertezza che vide Spinetta malaspina, con l’aiuto dei Pisani e con l’intervento dell’imperatore arrigo Vii, tornare in possesso di molte terre dell’alta garfagnana, tra cui ‘Victosius’, altra declinazione del toponimo. Sarà la discesa in italia di Carlo iV di Boemia, nel 1369, a riconsegnare quell’area a lucca per alcuni decenni, almeno fino a quando, con la caduta della Signoria di Paolo guinigi (1430), si ripropose una nuova fase di grande caos in cui lucchesi, pisani e fiorentini, cercarono nuovamente di spartirsi la garfagnana. a quel punto molti borghi garfagnini decisero di sottomettersi agli estensi che accettarono l’offerta e spedirono senza indugio contingenti a difesa dei nuovi castelli acquisiti, diventati d’un tratto avamposti meridionali del loro ducato. Vitoio esitò ad offrirsi alla corte d’este, almeno fino al 1451, quando il duca Borso istituendo la Vicaria delle terre nuove sancì la separazione del borgo da Camporgiano. Una separazione che, salvo brevi periodi, tra cui quello napoleonico, perdurò addirittura fino all’Unità d’italia. LA CHIESA E I SUOI ARREDI
Sebbene, come si diceva, risalgano al 795 le prime notizie di un edificio religioso, è del 1562 la prima comparsa dei registri parrocchiali della Chiesa di Santa maria assunta. registri che narrano secoli di piccole e grandi manutenzioni che ci hanno consegnato la struttura nel suo aspetto attuale, con una granitica facciata dotata di un unico ingresso sormontato da un timpano ad altorilievo culminante nel classico monogramma mariano che sormonta un’iscrizione che reca la data 1784, probabilmente riferibile al termine di una delle numerose sessioni di restauro e modifica subite dalla chiesa. il misterioso volto che chiude in basso la nicchia in cui è inglobato il monogramma è indicato come opera – così riportano gli archeologi locali – di uno ‘spiritoso’ scultore dell’area, attivo anche alle Verrucole, che ha disseminato molti monumenti
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capolavori ritrovati foto Irene Taddei
dellaComplesse valle con queste bizzarre di ‘firme’. le vicissitudini due dipinti, inanch’essi alto si apre poi una piccola feritoia recentemente restaurati, adiforma cui disono croce sugella la semplicità, austera ma in che corso ricostruzioni storiche per deprofondamente dignitosa e ricca di spiritualità, terminarne l’originario posizionamento nella dichiesa. questa facciata. tra le ipotesi più ‘battute’ c’è anche che Una è il Battesimo di Cristo, operaquella seicenimmagina l’aspetto iniziale del prospetto frontesca di notevole interesse per l’uso dei cotale modello, molto diffuso, che vedeva lori esulper le posture poco convenzionali dei un piccolo campanile ‘a bifora’ direttamente protagonisti: notevole il San giovanni di tre inquarti alto ache destra, quale mumostra uncontinuazione fisico erculeo,della di posratura, come si vede della suggestiva Chiesa sanza quasi michelangiolesca. i documenti diparlano San Biagio a Poggio, chilometri più dell’opera come pochi proveniente da Silalano, sud.quindi attribuibile alla cerchia della fal’unica navata cheattivi caratterizza miglia de Vecchi, all’epocalainchiesa, zona. intuibile un teml’altraanche tela èdall’esterno, invece un culminava luminoso scorcio po in un’abside nel 1618, come recita quasi familiare: unche gioioso San giuseppe col l’iscrizione, venne sostituita dall’attuale scarbambino di cui al momento sappiamo ben sella, un’abside rettangolare anzipoco,ovvero tranneda intuirne la collocazione tempoché semicircolare, che in questo caso corrirale nell’ambito della produzione lucchese sponde in larghezza a tutta del Settecento: opera – si l’ampiezza ‘mormora’ della – di navata. giovan Battista Ponsi o comunque di un pitentrare d’ingresso regala tore in dalla gradoporta di condurre con stile l’emoziofresco il ne dell’inaspettato, della sorpresa. dipinto e dotato di una certa capacità ritratla chiesa è internamente un agglomerato, tistica, riscontrabile nel convincente volto del compresso, esplosivo e potente di colori, Santo. materiali, sensazioni. Una sorta di ‘caos ordinato e sereno’ in cui la struttura forma un tutt’uno con i suoi arredi e il tuo sguardo è attratto da mille angoli. oltre all’altare colpisce subito la maestosa bellezza del soffitto a cassettoni. risalgono a XVii secolo le sessantaquattro bozze lignee rettangolari che sormontano la navata, decorate internamente da rombi dentellati che includono un doppio fiore, mentre il soffitto del coro, terminato nel 1740, è articolato in ventiquattro bozze quadrate con più austere decorazioni a rombo. e il proprio legno è un materiale-leitmotiv prevalente nella chiesa. Basterà osservare il bellissimo coro situato alle spalle dell’altare e costruito a partire dal 1640 infatti per comprendere che non siamo di fronte alla solita chiesetta ‘di campagna’. Ventuno stalli in noce e castagno realizzati secondo un gusto semplice ma raffinato nelle rifiniture e nella selezione dei materiali. 6
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foto Raffaello Ferrari
7. Particolare dell’altare maggiore 8. Uno scorcio dei dintorni di Camporgiano 9. Vergine annunciata (particolare del Polittico)
di legno è anche il particolarissimo mobile della sacrestia del XVii-XViii secolo e il portone d’ingresso della chiesa realizzato nel XViii secolo, entrambi oggetti di un’altra fase del restauro. LE OPERE
Spesso quando parliamo delle opere d’arte custodite in una chiesa abusiamo del termine ‘scrigno’. ecco, a Vitoio mai parola potrebbe invece essere più adatta. nell’ultimo decennio, un po’ come dalla borsa di mary Poppins – mi si passi il paragone audace – dalla chiesa sono emerse opere, novità, oggetti, e tantissime sorprese. ormai si esce quasi delusi senza aver scoperto qualcosa di nuovo o senza aver determinato una rinnovata importanza per manufatti sino all’ora ‘sottovalutati’. ‘Principe’ indiscusso dell’edificio è il tabernacolo che sovrasta il coro in cui una Madonna col bambino di scuola civitalesca è incastonata in un’ancona quattrocentesca con i Santi Antonio da Padova, Pietro, Giovanni, Domenico, attribuita al ‘maestro di Borsigliana’, Pietro da talada. Una combinazione di due opere già di per sé assai singolare, che testimonia in primo luogo della notevole ricchezza della parrocchia a cavallo tra XV e XVi secolo. nella Madonna qualcuno ha pensato di riconosce i tratti dello scalpello di nicolao, figlio di matteo Civitali, ma quello che possiamo affermare con certezza è l’inserimento di questa statua nell’ampio e diffuso circuito di opere che ‘inondarono’ l’area di lucca tra Quattro e Cinquecento. Stesso discorso per la più antica ancona del talada, artista tra i più richiesti dell’area. la possibilità per Vitoio di assicurarsi questi due ‘pezzi’ ci raccontano di una realtà attiva, in salute dal punto di vista economico e dotata di una certa sensibilità e capacità di aggiornamento nella selezione delle maestranze. Prima del recente restauro la statua si presentava in un aspetto totalmente differente, completamente dipinta. l’intervento del 2017 ha restituito la purezza originaria ai marmi, valoriz-
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foto Raffaello Ferrari
PaSSeggiata a Vitoio, nella ChieSa dei teSori
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foto Raffaello Ferrari
10. Soffitto durante i lavori di restauro 11. Particolare del soffitto dopo il restauro 12. il timpano
zando l’eleganza e la mimica tipicamente civitalesca, fugando così ogni dubbio attributivo. Sull’altare di destra troviamo una bellissima Madonna del Rosario di autore ignoto risalente ai primi del Settecento, che conferma l’orientamento mariano della chiesa, mentre a sinistra, in perfetta corrispondenza, abbiamo la statua in gesso del Cristo col Sacro cuore, collocata nel 1937 al posto di un Battesimo di Cristo (vedi Box ‘Capolavori ritrovati’). di particolare pregio anche il seicentesco Crocifisso ligneo che si eleva dal piccolo pulpito collocato sulla parete sinistra. LA SACRESTIA
foto Raffaello Ferrari
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il restauro della sacrestia è forse la fase che ha regalato le maggiori sorprese. oltre a rivelare un aspetto differente rispetto a quello immaginato, si è infatti presentata come un forziere in cui ogni pezzo ha col tempo svelato il proprio valore e pregio, tanto che molti di questi ‘gioielli’ sono adesso conservati altrove per motivi di sicurezza. Strumenti liturgici appartenenti a autori argentieri di primo livello, vestiario per i sacerdoti di grande pregio, apparati da processione di grande valore storico e molto altro ancora.
E LA STORIA CONTINUA
non è dato sapere quante soprese nasconde ancora la chiesa di Vitoio, ce lo riveleranno il tempo e i vigili ‘custodi’ della sua integrità e
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PaSSeggiata a Vitoio, nella ChieSa dei teSori
foto Raffaello Ferrari
valorizzazione. intanto, nello studio di una restauratrice lucchese, sono in fase di recupero due preziose terrecotte policrome raffiguranti un San giovanni Battista e un’altra figura, al momento misteriosa, di santo. due esemplari decisamente singolari che occupavano i pilastri d’accesso al presbiterio e che sembrerebbero attribuibili a maestranze emiliane di inizio Quattrocento, come confermerebbe una recentissima termoluminescenza. Profili eleganti, evidentemente plasmate da una mano più avvezza a maneggiare il legno, in linea con l’ampia produzione di statue lignee che sin dai secoli centrali del medioevo caratterizzò tutta la Valle del Serchio. Fresche di restauro sono invece le due ‘facce’ della bandinella in legno anch’essa ritrovata nella sacrestia. Una tavola centinata di datazione incerta che, da un lato, presenta una lacunosa immagine della Pietà e dall’altro una Madonna luminosa e ben conservata, in questo caso sormontata da una lunetta con la colomba dello Spirito Santo. Come si diceva a Vitoio il tempo scorre più lentamente, ma nei secoli è stato impiegato per rendere la Chiesa un vero ricettacolo di meraviglie che sembrano quasi lasciate lì per farci spalancare la bocca e sgranare gli occhi. Con uno sguardo ammirato verso i tesori della chiesa e un respiro profondo guardando in lontananza il maestoso profilo dell’appennino.
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© Lucio Ghilardi
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sport, vita cronache dal ‘machiavelli’, tra storia, restauri e goliardia ffondano nel passato della repubblica di lucca le radici del liceo ginnasio «niccolò machiavelli», la più antica scuola superiore della provincia e una delle più antiche d’italia, dal 1998 costola dell’isi machiavelli, che accorpa anche l’ex istituto magistrale «paladini» e, dal 2013, l’istituto professionale «civitali». la costituzione di quello che diventerà, con le parole del grande giorgio marchetti, il «secondo liceo classico d’italia (per tacer del primo)» viene autorizzata infatti già nel 1369 dall’imperatore carlo iv, che concederà ai lucchesi, resisi indipendenti dai pisani, la possibilità di creare uno studium universitario cittadino. ma pare che la leggendaria diffidenza (o prudenza?) lucchese avesse la meglio, e, per timore che frotte di studenti e goliardi stranieri importassero nella respublica lucensis cattivi costumi e corruzione morale, la concessione imperiale non venne sfruttata e si dovette attendere il 1785 perché in città venisse istituito il pio istituto san Frediano, che nel 1795 contava già quindici cattedre. il nome fu successivamente mutato in pubblico istituto di studi, per diventare poi università degli studi. e proprio la dotazione strumentale della cattedra di chimica, istituita nel 1790, fu probabilmente all’origine della straordinaria e preziosa raccolta di strumenti scientifici tuttora custodita presso il liceo. l’università lucchese resiste ai rivolgimenti storici e politici e il decreto del 3 luglio 1819 della duchessa maria luisa di Borbone istituisce un nuovo centro di studi, il liceo reale, presieduto dal figlio carlo ludovico e collocato nel seicentesco palazzo lucchesini, ancora oggi sede del liceo. contemporaneamente, l’università viene dotata di una serie di fondamentali complementi: l’orto botanico, che diventerà l’attuale orto botanico comunale, la specola, presso la villa reale di marlia, un gabinetto di fisica, un teatro anatomico e un gabinetto di storia naturale. proprio la collezione degli antichi strumenti di fisica e il
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Valentina Picchi
Storia e curiosità sul «secondo Liceo Classico d’Italia» al termine degli interventi di restauro sostenuti dalla Fondazione CRL
gabinetto di storia naturale rappresentano ancora oggi una porzione rilevante del patrimonio culturale dell’istituto che, dopo il 1861, viene definitivamente trasformato in liceo classico secondo la legge casati. il gabinetto di fisica venne acquistato dalla duchessa maria luisa di Borbone, con fondi personali, per ridare vita alla ricostituita cattedra universitaria. una ricca e variegata documentazione ci informa sugli acquisti di macchine e strumenti, curati da padre gabriello grimaldi, direttore del gabinetto fino al 1836. si tratta di riferimenti a cataloghi, a note di acquisto e di spesa, accuratamente e prudentemente conservati (alla lucchese, verrebbe quasi da dire), che ci parlano di attrezzature realizzate a parigi e dedicate allo studio della meccanica, dell’idrostatica, della pneumatica, del galvanismo, in un vero e proprio compendio della scienza naturale della prima metà dell’ottocento. le acquisizioni continueranno poi sino al 1930, portando la collezione alla ragguardevole cifra di circa seicento oggetti. ancora oggi gli strumenti più antichi e più belli, sottoposti a restauro nel 2003, sono esposti nell’aula magna dell’istituto. altrettanto fascinoso ed evocativo è il gabinetto di storia naturale, che ospita una collezione costruita nel tempo, dal 1785 ai primi decenni del XX secolo. nelle sale allestite all’interno del liceo sono conservati, in teche e vetrine dal sapore ottocentesco, esemplari e reperti di grande bellezza. il percorso tra i minerali, i numerosissimi fossili, gli insetti e gli esemplari di mammiferi imbalsamati risulta estremamente suggestivo, accogliendo il visitatore in un’atmosfera squisitamente d’antan, quasi gozzaniana, a metà strada tra la Wunderkammer barocca e le eclettiche raccolte di curiosità scientifiche tanto care agli illuministi. e quindi minerali, fossili, pesci e rettili, ma anche due mummie tebane risalenti al vii-vi secolo a.c., dono del granduca leopoldo ii, una straordinaria collezione ornitologica che raccoglie oltre trecento esemplari, molti dei quali donati dall’esplora67
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il grande milvio L’EX-ALUNNO TIPO
l’ex-alunno tipo, qualunque sia stata la sua sorte successiva, conserva un persistente ricordo del proprio transito dai gironi del liceo classico ed è solito restituirne per tutta la vita, un’immagine trascendente e immutabile, che scambierà, per trarne una sorta di sadica soddisfazione, solo insieme ad altri ex-alunni, in una perfida versione elitaria di cameratismo, altresì mortificante quanto i più biechi raduni degli alpini. perché l’ex-alunno tipo, più che rinnovellare i compagnonaggi, le goliardate ed i lazzi della vita studentesca, ama rivisitare i torti e le angherie subiti e ne ostenta gli oltraggiosi esiti quali ferite tuttora sanguinanti, per cui si attende compatimento e venerazione come un san sebastiano. l’ex-alunno tipo, pur non ricercato nell’espressione nel linguaggio, mantiene imperitura l’affettazione retorica e ridondante di colui che amministra faticosamente gli ultimi residui di un’indigestione di testi classici e da essa trai uno stile fastidioso e vano come quello che state leggendo in queste righe. le memorie degli ex-alunni si raggruppano intorno a fatti e personaggi stereotipi che finiscono per assumere valore di archetipi: il bidello lercio e spione, il valente professore di greco rincoglionito dall’arteriosclerosi, l’insegnante di italiano distratto e sognante, il compagno scaltro e pelandrone, l’agognata grazia della bella della scuola, eccetera, maschere intramontabili che hanno avuto mille interpreti e mille scenari, cui ognuno può dare il nome che gli aggrada o che quantomeno riesce ancora a rammentare.
IL PROF DI GRECO
aveva occhi celesti da mùggine e due baffetti striminziti alla errol Flynn, di cui faceva un gran lisciare con aria sorniona. l’ambita peluria biondiccia però, celava l’insidia di una piccola bocca molle e perfida che si sporgeva a lezioso e ributtante bocciolo nella mimica di falsa meraviglia ch’egli inscenava di fronte alla nostra impreparazione. Dotato di solenne e cospicua erudizione nelle discipline classiche, ne usava per celebrare meschine apoteosi sul popolo scolastico, unico bersaglio degli impietosi e fulminanti strali del suo smisurato sapere. alla nostra incertezza di fronte a un paradigma, all’inciampare in un trochèo traditore, al tentennare su un perfetto arcaico «numi… – borbottava con sorpreso disgusto pitturato sulle labbra barocche – …lei è un animale… vada a posto… due!». e l’odio, intenso, acre, profondo, si sprigionava intorno a lui, come un incenso promanato dai segreti turìboli delle nostre vilipese dignità alla gloria del suo terribile magistèro. veniva ogni mattina da viareggio, dove si immaginava che avesse una famiglia composta da poveri esserini macilenti, dispoticamente governati da tanta autorevole e magnetica personalità. ma, a ben vedere, il professor marcello magri magnozzi, titolare della cattedra di greco del secondo liceo classico d’italia («… chissà che galera è il primo…» – commentava sempre il gonzi), era solo un piccolo uomo incattivito dal diuturno esercizio dell’insegnamento.
IL GRANDE MILVIO
tutti lo chiamavano il grande milvio, ma, per una sorta di intimità particolare concessa ai suoi allievi, in classe se ne sussurrava il nomignolo dotto e ridondante di Bastiano il crociano, in virtù delle solenni sbornie di estetica crociana che il nostro veniva smaltire nelle fredde aule del secondo liceo classico d’italia («… il primo fu requisita dalla gestapo…», stigmatizzava sagacemente il gonzi), davanti a un uditorio ignobile ed irreverente. lui, nobile ed elegante in una parlata affilata da toscano antico, teneva il presidio della cattedra di italiano e latino della sezione B, di fronte all’incalzare di scolaresche ostrogote in maleolenti e ad essi si rivolgeva con distaccato garbo, dando di lei perfino al gonzi che aveva le dita perennemente affondate nelle narici per tutta la lunghezza delle tre falangi. il viso butterato da dinastie di foruncoli era addolcito per gli occhi languidi e luccicanti su cui sbattevano enormi ciglia da soubrette e la bocca minuta sembrava sempre atteggiata a porgere un verso dello stilnovo, una ballatella, un distico elegiaco; pochi, i capelli rossicci si adunavano sulla nuca in riccioletti unti e ripugnanti ad impregnare di lerca arcaiche camicie dal solìno alto e duro; ma soprattutto si distingueva l’andatura di quel suo corpo mal pingue ed ingrato, pigra e dondolona, da papero saccente, sui poveri piedi martoriati da duroni geologici che gli procuravano tormenti inenarrabili nella deambulazione e mistiche estasi di sollievo nel riposo, quando al riparo della cattedra, si poteva liberare dalla morsa delle scarpe.
da giorgio marchetti, Il Grande Milvio. Cronache dal ‘Machiavelli’. Il Secondo Liceo Classico d’Italia, di maria pacini Fazzi editore, lucca 2013 68
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cronache Dal ‘machiavelli’, tra storia, restauri e goliarDia
i ‘lavori’ al liceo tore carlo piaggia, e l’erbario dell’abate mezzetti che, con i suoi oltre 1500 esemplari di piante locali, rappresenta una preziosa testimonianza della flora lucchese del XiX secolo. nel corso del novecento il liceo machiavelli ha confermato la sua vocazione di centro culturale di primo piano, diventando in tutta la provincia – e non solo – sinonimo di appassionato rigore negli studi classici e umanistici. una fama di eccellenza che, forse, in alcune occasioni è stata travisata, proiettando all’esterno l’immagine di una scuola ‘antica’, ingessata in una disciplina eccessivamente severa e ripiegata sul passato. ma così non è. negli anni le classi affacciate sul cortile interno dell’istituto – anche set cinematografico per film come Il marchese del Grillo e Ritratto di signora – sono state frequentate da alunni – ma anche da docenti – che hanno poi lasciato il segno nel panorama culturale italiano: nel periodo che va dall’autunno del 1943 all’immediato dopoguerra – anni in cui un filo rosso si snoda tra il liceo e la scuola normale di pisa – ci sono personaggi come giorgio colli e mazzino montinari, tra i maggiori studiosi e traduttori di nietzsche, il filologo Fausto codino e lo storico giorgio giorgetti; in anni più recenti sono davvero numerose le personalità che si sono formate presso il liceo lucchese: da giuliano amato, il dottor sottile della politica italiana, alle scrittrici Francesca Duranti e pia pera, da giorgio marchetti, architetto, coltissimo umorista e ‘papà’ del Borzacchini universale, alla traduttrice ilide carmignani, voce italiana di luis sepúlveda e roberto Bolaño, fino all’egittologa edda Bresciani, scomparsa nell’ultimo scorcio del 2020. un’eccellenza, quindi, proiettata nel futuro più che rivolta al passato, come confermano le molte iniziative promosse dall’istituto, spesso in collaborazione con l’associazione «amici del machiavelli», e le classifiche di eduscopio della Fondazione agnelli, che collocano il liceo al primo posto tra gli istituti superiori delle province di lucca pisa e pistoia per qualità della formazione erogata FCRLmagazine 18 | 2021
la storica sede del liceo in via degli asili ha conosciuto un periodo di ristrutturazione anche grazie al contributo della Fondazione nell’ambito del progetto strategico dedicato all’edilizia scolastica. tra gli interventi prioritari sostenuti dalla Fondazione c’è stata la messa in sicurezza della porzione dell’edificio che insiste su via degli asili, con annesso recupero della facciata. in particolare sono state rinnovate le cornici delle finestre, comprese quelle sul cortile interno, ancorati alcuni elementi lapidei che minacciavano il distacco e sostituite alcune bozze del portale d’ingresso, simbolico accesso per generazioni di studenti, che ha visto anche il restauro del portone in legno e del coronamento in ferro che lo sormonta. importante anche il capillare lavoro di messa in sicurezza dello scalone centrale, con cui i colonnini sono stati accuratamente consolidati, e il generale risanamento dell’atrio delle scale al piano terra, adesso restituito al suo aspetto originario, romantico e dignitoso. Delicate invece le operazioni che hanno riguardato l’aula magna, di cui è stato ‘curato’ il solaio e nella quale è stata applicata una rete in fibra in grado di contenere eventuali distacchi del soffitto e quindi consentire l’utilizzo dell’ambiente.
gli «amici del machiavelli» Di vecchia data è il sostegno della Fondazione alle attività dell’associazione «amici del machiavelli», importante presidio culturale del centro storico e di tutto il territorio, che negli anni ha saputo coniugare le tematiche tradizionali della cultura umanistica con incontri dedicati alla più stringente attualità. letture, dibattiti, presentazioni di nuove pubblicazioni e celebrazioni delle maggiori ricorrenze. il 2021 infatti è dedicato ai settecento anni dalla morte di Dante alighieri.
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a gallicano la scuola che guarda al futuro Veronica Bernardini nata, o forse sarebbe più opportuno dire che è rinata la scuola dell’infanzia di gallicano grazie alla realizzazione di un importante progetto di riqualifica teso a garantire la messa in sicurezza dell’edificio e degli oltre novanta bambini attualmente iscritti. la scrupolosa professionalità dell’architetto Domenico Davini, in sinergia con l’ingegnere
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Alla nuova primaria si punta tutto su sicurezza, funzionalità e rispetto per l’ambiente
gianbattista Bonaldi per lo studio s.t.a.i., ha permesso al plesso di riaprire i battenti a gennaio del 2021, un solo anno dopo l’inizio della fase operativa. Fondamentale in questa direzione è stato il contributo fornito dalla Fondazione cassa di risparmio di lucca, che ha stanziato 430 mila euro; l’amministrazione comunale, ha invece investito in un finanziamento del ministero degli interni pari di oltre 1,4 milioni di euro risalente al 2018. la scuola è stata dunque ridimensionata, valorizzando il rapporto tra le esigenze funzionali delle attività didattiche e le disposizioni normative, il tutto nei termini del budget economico stabilito. 70
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foto Lucio Ghilardi
a gallicano la scuola che guarDa al Futuro
AMPLIAMENTO ED OTTIMIzzAzIONE
la struttura scolastica risalente agli anni ottanta, è costituita da un corpo di fabbrica disposto su un unico piano ed un soppalco. grazie alla riqualifica effettuata, adesso può beneficiare di una nuova porzione sorta da un edificio adibito a civile abitazione, dapprima fatiscente, ed ora rimesso completamente a nuovo; la superficie totale sulla quale sono stati effettuati gli interventi è di circa 3400 mq. l’amministrazione comunale, dimostratasi sensibile al tema dell’edilizia scolastica, ha fortemente sollecitato questo progetto che tra
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gli altri ha centrato l’obiettivo di creare ad hoc due nuove aule destinate alle attività ordinarie, le speciali, quelle comuni e finanche quelle pratiche per garantire il servizio mensa. SE LA FORMA è (ANChE) SOSTANzA
l’impianto esistente, dalla caratteristica forma ad ‘l’, è stato arricchito grazie all’ ampliamento distribuito in senso rettangolare da un corridoio laterale che permette di stabilire un rapporto calibrato con il contesto urbanistico circostante. un’attenzione particolare è stata posta nei confronti delle interazioni tra spazi
interni ed esterni finalizzati alla didattica, in quanto le attività all’aperto sono fondamentali per il percorso formativo del bambino nei primi anni d’età. lo spazio esterno è dunque parzialmente alberato lungo il suo perimetro e questo intuitivamente crea i presupposti per un ambiente sempre soleggiato ed accogliente per buona parte dell’anno. il modo in cui sono state pensate ed attuate queste novità strutturali, lasciano poi intuire l’intenzione di sollecitare i bambini a condurre una vita scolastica che tenda a valorizzare la collettività anche in un’ottica inclusiva. 71
foto Lucio Ghilardi
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ACCESSIBILITà ED INCLUSIONE
la grande novità risiede nella realizzazione di un ingresso dotato di una rampa destinata agli alunni diversamente abili. come si evince dal racconto del progetto, questo mira ad una continuità che inizia dall’ingresso e si conclude attraversando il grande corridoio che fa da trait d’union di questa neonata ma già promettente realtà scolastica, all’insegna dell’abbattimento delle barriere architettoniche, sperando che questo possa contribuire all’abbattimento di quelle culturali. non esiste nulla di meglio di una scuola così pensata anzi sognata, per auspicare il raggiungimento di questo importante traguardo. il corpo di fabbrica è organizzato su un unico livello, leggermente rialzato all’esterno. Questo dà accesso ad un atrio multifunzionale che introduce le aule destinate alle insegnanti, quelle dedicate al personale ata, ma soprattutto l’aula speciale dislocata su un piano soppalcato.
A SCUOLA IN SICUREzzA
sia le aule ampliate che quelle già esistenti sono dotate di uscite di sicurezza verso l’esterno, così come gli spazi adibiti alla mensa ed ai servizi igienici anch’essi riqualificati: questo consente un’ottimale gestione in caso d’emergenza. i locali, intelligentemente suddivisi in isole, sono tenuti sotto controllo da
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un sistema di impiantistica speciale votata all’immediata individuazione di un possibile focolaio d’incendio in relazione alla sua zona d’appartenenza. GLI ALTRI ACCESSI ALL’EDIFICIO
non solo accessibilità per specifiche esigenze ma anche un modo inedito per pensare l’ingresso a scuola per tutti gli attori coinvolti. Dalla strada infatti, i veicoli dei privati e gli autobus si possono affiancare all’area parcheggio che è stata notevolmente ampliata: quest’ultima è arricchita da uno spazio per la sosta adesso di oltre 100 metri quadrati. il parcheggio è stato realizzato privilegiando il leave & go, che consente ai genitori di lasciare i propri bambini entrare in sicurezza e al contempo favorendone l’autonomia. sicurezza garantita da una pensilina che protegge l’ingresso principale da ogni eventualità meteorologica. il progetto si è soffermato inoltre sulle esigenze degli insegnanti e del personale addetto alla mensa grazie alla realizzazione del piazzale retrostante il plesso, tanto ampio da permettere di mantenere la sosta dei loro autoveicoli. un’altra area di circa 130 metri quadrati ha invece la fondamentale funzione di risolvere in via definitiva la difficile situazione inerente la viabilità di via serchio dove sorge la scuola.
UNA SCUOLA ChE RISPETTI L’AMBIENTE
in fase esecutiva è stata approvata l’opzione riguardante l’impiego di materiali assorbenti co2, utilizzati sia per le pavimentazioni della resede e dei parcheggi, sia come calcestruzzo per le opere strutturali: un processo quello di trasformazione chimica dell’anidride carbonica, che da rifiuto dannoso può essere trasformato in una potenziale ed innovativa risorsa riutilizzabile. i materiali sono stati precedentemente approvati in conformità con le caratteristiche del nostro territorio che non presentava particolari vincoli, sia dal punto di vista paesaggistico che da quello archeologico. Dotata di un sistema di riscaldamento centralizzato, questa nuova realtà scolastica può vantare l’impiego in una copertura di pannelli fotovoltaici, la cui presenza non rappresenta un aggravio di emissioni nocive a carico degli ambienti interni e di chi li abita. a proposito degli interni, hanno pareti costruite a secco e sostenute con lastre di gesso e fibra. i materiali elencati sono stati selezionati nel rispetto dei parametri in materia di prestazioni termiche ed acustiche. nulla è stato lasciato al caso, neppure la scelta cromatica degli ambienti interni, sapientemente studiati per favorire lo sviluppo e il benessere psicofisico del bambino favorendone così la capacità di concentrazione nonché l’equilibrio emotivo. la nuova scuola dell’infanzia di gallicano può davvero rappresentare un unicum, un esempio indubbiamente virtuoso capace di travalicare anche i nostri confini territoriali. Di questo è sinceramente orgogliosa la dirigente scolastica, la dott.ssa alessandra mancuso, la quale ha caldeggiato l’avvenuta e coraggiosa riapertura della scuola, nel rispetto di clausole molto stringenti ed altrettanto cautelative, affinché questa possa continuare ad essere un luogo sicuro nel quale costruire e sognare il futuro.
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nuova vita per il centro sportivo «vasco zappelli» l centro sportivo «vasco zappelli» torna ad essere luogo di aggregazione per i giovani di viareggio: interamente ristrutturati, sono stati rimessi in funzione sia il campo da basket che quello di calcetto. sistemato anche il giardino e il viale di ingesso. un risultato importante frutto della collaborazione tra amministrazione comunale di viareggio e Fondazione cassa di risparmio di lucca. il centro sorge in via paladini, lungo il canale Burlamacca, al varignano, quartiere tradizionalmente popolare e popoloso di viareggio. costruito nel 1988, per un valore di 860milioni di lire, l’impianto si sviluppa su una superfice di circa 30mila metri quadrati: consiste di un campo da calcio a 11 comprensivo di spogliatoi, un campo da calcio a 5, un campo da tennis, una pista di pattinaggio e una di roller skate, due campi da basket a 3, un campo polifunzionale, un 1 ricovero per kayak con annessi spogliatoi, un campo da basket coperto con una tensostruttura metallica e telo in pvc e blocco spogliatoi. a questo va aggiunto un bar, altri locali con varia destinazione, il parcheggio e la casa del custode. affidato nel corso degli anni ad associazioni sportive che vi esercitano a vario titolo le proprie attività, un sopralluogo tecnico richiesto dal comune ed effettuato il 5 novembre 2015, evidenzia lo stato critico in cui versa la struttura: siamo nei primi mesi dell’amministrazione Del ghingaro. tutta l’area risulta in concessione gratuita alla viareggio patrimonio, una delle società partecipate del comune, fallita nel settembre dello stesso anno perché coinvolta nelle vicende del dissesto in cui l’ente era precipitato qualche mese prima (settembre 2014). È in questa situazione che l’amministrazione comunale di viareggio decide di farsene carico: siamo nel marzo 2016. l’iter verso la fine del dissesto è appena iniziato.
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Brunella Menchini
Termina uno dei primi interventi realizzati grazie al Bando «Impianti sportivi» della Fondazione CRL
IL PROTOCOLLO D’INTESA
Facciamo un salto in avanti ed arriviamo al 2020: molte cose sono cambiate a viareggio. la città da un anno è uscita dal dissesto: vengono aperti cantieri, progettati lavori e opere pubbliche. in particolare il varignano ha visto la sistemazione di ampi tratti del quartiere: dalla viabilità, agli investimenti sull’edilizia residenziale pubblica al nuovo centro commerciale. non ultima, la costruzione di una nuova chiesa dedicata alla resurrezione di nostro signore, che ha cambiato per sempre i punti di riferimento, non solo fisici o urbanistici, della città: la chiesa e le sue pertinenze, sono al confine con il vasco zappelli. nel frattempo il centro sportivo è praticamente chiuso al pubblico, fatta eccezione per la tensostruttura. in generale i campi da gioco destano in condizioni critiche di manutenzione e con parti di recinzione mancanti. intorno è quasi tutto abbandonato: spogliatoi, bar, servizi, tutto è ormai inagibile e, purtroppo, danneggiato dai gesti vandalici di cui l’impianto è vittima frequente. nasce l’idea di un «vasco zappelli» costola della parrocchia ma anche centro di aggregazione nel quale i ragazzi possano ritrovarsi in totale sicurezza. il 18 giugno 2020, viene firmato un protocollo di intesa fra il comune di viareggio e la Fondazione cassa di risparmio di lucca, per i lavori di ristrutturazione del centro sportivo: nell’atto il comune individua l’intervento come opera necessaria mentre il consiglio di amministrazione della Fondazione delibera lo stanziamento di un contributo pari a 150mila euro, e si fa carico della redazione dei progetti, che dovranno essere approvati dalla giunta comunale, e dell’esecuzione delle opere. la cifra consente la bonifica generale dell’area, la messa in scurezza delle aree abbandonate, ed il ripristino di due campi da gioco da concedere poi alla parrocchia della resurrezione di nostro signore.
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foto Lucio Ghilardi
FCRL scuola, sport, vita
ESTATE 2020: I LAVORI
il progetto, data la quantità di lavori che richiede il centro sportivo, viene suddiviso in lotti così da poter ridare vita alla struttura in più step. il primo intervento viene definito ‘lotto a’ e consiste nella risistemazione del campo da calcio a 5 in sintetico, del campo da basket all’aperto che potrà̀ essere utilizzato anche come campo da pallavolo, ed il ripristino del piccolo giardino posto a servizio dei due campi. si parte da una pulizia generale che mette in sicurezza l’intera area, rendendola di nuovo fruibile e frequentabile. per quanto concerne il campo da calcetto, viene ricostituito il manto in erba sintetica, so-
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stituite le porte e le altre attrezzature accessorie, costruita una nuova recinzione a delimitazione del campo e realizzata una nuova illuminazione. un simile intervento viene fatto al campo da basket dove viene sostituito il manto esistente, i due canestri, realizzata una recinzione a delimitazione del campo da gioco, e installata una nuova illuminazione. come detto il campo viene predisposto per poter ospitare anche partite di pallavolo. tocco finale il giardino, dotato di un gazebo per l’accoglienza, un vialetto e un cancello sulla recinzione in modo da accedere ai campi senza utilizzare l’ingresso principale dello zappelli.
chi era vasco zappelli? una storia che merita raccontare dalla fine «andate a lavorare, vagabondi», altre fonti riportano «andate a lavorare, delinquenti». non sappiamo con certezza cosa disse il sindacalista negli ultimi, inconsapevoli, fotogrammi di vita: quello che è certo è che la vicenda terrena di vasco zappelli si chiude sotto i colpi di pistola di un rapinatore di banca, la mattina del 12 ottobre del 1971. sono le 11.30, nella filiale di seravezza della cassa di risparmio di Firenze entra quello che di fatto è il capo carismatico della cgil in versilia: vasco zappelli. Deve cambiare un assegno, roba veloce, approfittando del tempo lasciato libero da una riunione saltata. zappelli ha 49 anni ed è già un esponente importante del sindacato a livello regionale e nazionale. nato nel 1922 a viareggio durante il fascismo, la gioventù iniziata e finita nella guerra, prima operaio alla piaggio di pontedera e poi tornitore alla Fervet di viareggio. si sposa e ha due figli. la città, ma l’italia intera, è in fermento: sono gli anni del boom economico ma anche della lotta. viene eletto segretario della commissione interna: promuove ed è protagonista nell’occupazione della fabbrica. È la prima protesta del genere in versilia. non basta. ci crede zappelli, e prende parte attivamente alla vita politica della città: milita dal 1945 nel partito comunista e come consigliere comunale diventa dirigente della sezione Darsena. nei primi anni sessanta, arriva l’incarico di segretario della Fiom cisl e nel 1967 il passaggio alla direzione del sindacato provinciale del marmo, Fillea cgil, con sede a seravezza. alla fine degli anni sessanta zappelli, precorrendo i tempi, intuiva il futuro: parlava di sicurezza, di salute e ambiente di lavoro. Di pensione anticipata per i cavatori inevitabilmente soggetti alle malattie invalidanti di un mestiere duro e pericoloso. sono le 11.35 del 12 ottobre del 1971: due balordi entrano nella filiale di seravezza della cassa di risparmio di Firenze. un terzo resta FCRLmagazine 18 | 2021
foto Andrea Salani
nuova vita per il centro sportivo «vasco zappelli»
all’esterno a bordo di un’auto pronta alla fuga. all’interno della banca ci sono il direttore, il cassiere, e tre clienti: due donne e un uomo. una delle donne grida, un bandito l’afferra, l’uomo interviene: «andate a lavorare, vagabondi». la versione della polizia racconta che zappelli si scagliò a mani nude contro uno dei banditi con l’intenzione di disarmarlo. ci fu una colluttazione, un corpo a corpo, poi tre colpi di pistola e la fuga. li insegue zappelli e il quarto colpo è quello fatale: muore prima dell’arrivo all’ospedale campana, che dista solo cinquanta metri dalla banca. FCRLmagazine 18 | 2021
alle 16 del 14 ottobre del 1971 tutti i settori produttivi di viareggio si fermano: è un funerale di stato. il presidente della repubblica saragat invia due corazzieri. la salma venne sepolta nel cimitero comunale. a distanza di quasi mezzo secolo, il ricordo di vasco zappelli non ha lasciato la versilia. ricorre nella memoria di chi l’ha conosciuto, nella narrazione tramandata dai colleghi di lavoro o da chi condivideva con lui la passione e l’impegno civile per il sindacato. resta nel monumento a lui dedicato a seravezza: rimane nel nome e nello spirito del centro sportivo «vasco zappelli» del varignano. 75
FCRL Quattro restauri
Quattro restauri
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Qui PiaNa: La Pieve di arliano Andrea Salani La chiesa di san giovanni Battista di arliano, la prima pieve che fosse fabbricata da san Frediano, ha tre nave e tre porte verso ponente, dove è la via publica, et una verso mezodì». È lapidario il pievano tolomei quando nel 1712 compila la descrizione della chiesa al termine di alcuni interventi di restauro. Lapidario nel definirla senza esitazione come «la prima pieve» della lunga serie di fondazioni che, tra leggenda agiografica e realtà, sono attribuite al vescovo Frediano nella seconda metà del Vi secolo. un primato su cui si può discutere a lungo senza arrivare, come è ovvio, ad alcuna certezza, mentre quello possiamo affermare senza timore di smentita è che la pieve di arliano non è una chiesa come tutte le altre. gli studi che la riguardano hanno prodotto tra fior di critici una sorta di ‘elastico temporale’ che l’ha vista dapprima come raro esempio longobardo del primo Viii secolo, in seguito come caposaldo dell’architettura protoromanica locale nel X secolo, poi ancora esempio post-datato al secolo Xi per tornare infine ad una datazione precoce tra Viii e iX. un dibattito che già di per sé testimonia la complessità del manufatto e racconta di elementi che coabitano, si sovrappongono, si sostituiscono in una stratificazione continua e fluida. Di sicuro il san giovanni è una di quelle chiese che suscitano la genuina emozione di trovarsi di fronte a qualcosa di autentico, di antico e ancestrale. Nella sua forma rustica ma elegante che narra di architetture passate in cui la mano dell’uomo dava vita a strutture in armonia con il contesto. una natura antropizzata o, per meglio dire, un artificio naturale. LA STORIA
Di arliano sentiamo parlare, o meglio troviamo documentazione, sin dal 776, mentre un edificio religioso è menzionato solo dall’892, quindi, per quel che conta, ben dopo l’epoca
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fredianea in cui è tradizionalmente collocata la sua fondazione. Ben più semplice di determinarne la nascita è ricostruirne le vicissitudini nei secoli successivi. La troviamo citata come edificio in rovina durante una visita pastorale del 1382, mentre nel 1556 il visitatore apostolico alessandro guidiccioni la trova in condizioni decisamente migliori, caratterizzata da un’unica porta centrale e un rosone in alto. 78
al 1630 risalgono importanti modifiche tra cui l’apertura di altre due porte laterali, quelle citate dal tolomei, e si segnala la presenza di un imponente campanile che crollò solo pochi anni dopo, nel 1667. Proprio questo crollo determinò un periodo di decadenza dell’istituto che comunque già nel 1680 era riuscito a restaurare le strutture «ruinate». È proprio il pievano tolomei a descrivere nel 1712 il risultato di questi lavori di re-
cupero che, di fatto, disegnarono nella sostanza i perimetri e i volumi dell’edificio che possiamo ammirare ancora oggi. LA CHIESA
se quello dell’architettura fosse un linguaggio articolato in tanti differenti idiomi potremmo dire che la Pieve di arliano si presenta come un piccolo vocabolario dell’architettura protoromanica lucchese. sebbene, come già acFCRLmagaziNe 18 | 2021
Qui PiaNa: La PieVe Di arLiaNo
cennato, l’edificio sia stato considerato, con la Chiesa di san martino a Coreglia, quale raro esempio di architettura maturata tra l’alto medioevo e l’anno mille, proprio il linguaggio che adopera induce a collocare intorno all’anno 1030 la prima edificazione delle strutture giunte oggi sino a noi. si trattava di una chiesa che, come quella di san Cassiano di Controne, presentava il suo campanile in facciata, assieme ad un’unica porta di accesso. oggi l’edificio si sviluppa su una pianta trapezoidale, è diviso in tre navate cui si accede da una facciata ‘a capanna’ scandita da ordini di lesene e archetti secondi un motivo che incontriamo anche nei perimetri laterali. Dove nel XV secolo avevamo un rosone si apre oggi una finestra quadrangolare, che irrompe nella geometria degli archetti ed è sormontata da un oculo. il motivo degli archetti lo incontriamo anche nell’abside dove la regolarità delle geometrie decorative è nuovamente interrotta da sovrapposizioni e stratificazioni. Questa frammentarietà, questa ‘catena’ di profili geometrici e di perimetri ora spezzati ora ripresi, rimaneggiati e talvolta lacerati, si è col tempo inserita nel DNa dell’edificio tanto da farne un elemento distintivo, forse romantico ma sicuramente caratterizzante. un mosaico di murature e inserti che, unitamente alla posizione sui generis, a causa della quale è fortemente limitata la godibilità della facciata, ne fanno un caso unico nel vario e ricchissimo contesto delle fondazioni i medievali del territorio.
LE OPERE
La lunetta che sormonta il portale d’ingresso presenta un’immagine dipinta di san giovanni Battista, e di analogo soggetto è anche il dipinto, realizzato prima del 1650, che troviamo all’interno, sopra al fonte battesimale del XiV secolo. Notevole la tela raffigurante Santa Caterina e San Domenico anche se il ‘pezzo pregiato’ della chiesa è indubbiamente il tabernacolo attribuito a Nino Pisano che costituisce una delle migliori espressioni artistiche risalenti al XiV secolo presenti sul territorio lucchese. Completano la decorazione della chiesa gli affreschi dell’abside che presentano una sorta di apoteosi di san giovanni che, in basso, mostra l’Agnus Dei.
IL RESTAURO
sono stati recentemente completati gli interventi di risanamento conservativo dei dipinti presenti nelle volte e della cornice in legno che si trova a coronamento dell’altare maggiore. tra le opere restaurate abbiamo i due dipinti (quello in facciata e quello sopra il fonte) che rappresentano san giovanni. interessanti novità sono emerse dai saggi compiti prima di procedere coi restauri pittorici delle pareti. sono infatti riaffiorate decorazioni risalenti alla fine dell’ottocento che, per quanto possibile, è stato deciso di conservare come ulteriore – se ce ne fosse bisogno – testimonianza della pluristratificazione strutturale e decorativa che caratterizza la Pieve.
foto Lucio ghilardi FCRLmagaziNe 18 | 2021
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Qui VersiLia: La porta Beltrame di Pietrasanta Michele Morabito rocede ed è bene avviato il cantiere per il recupero della torre del salto della Cervia. se esiste un luogo che si possa definire la porta della città di Pietrasanta, quello è proprio la Porta Beltrame e la torre del salto della Cervia che per secoli hanno accolto viandanti, viaggiatori, commercianti di ogni genere, pellegrini, eserciti, artisti e tutti coloro che da nord si affacciavano al Capitanato di Pietrasanta e al granducato di toscana.
P LA STORIA
una specie di ingresso che faceva parte di un sistema di fortificazioni posto a difesa della costa in un’area situata tra le comunità di Pietrasanta e montignoso, che fin dall’Xi secolo, era dotata di un fortilizio che doveva controllare la via Francigena. sul territorio premevano i genovesi da una parte e i fiorentini e i lucchesi dall’altra, mentre dal mare provenivano gli attacchi pirateschi. alle fine del Quattrocento, Firenze occupò Pietrasanta e la Versilia Centrale e nell’ottica della difesa delle coste il granduca Cosimo dei medici iniziò la costruzione della torre del salto della Cervia nel 1568 destinata al controllo della zona limitrofa al lago di Porta Beltrame, allora conteso per la sua pescosità, in posizione eccezionale rispetto alle fortificazioni poste a difesa dell’entroterra dagli attacchi provenienti dal mare. La costruzione del fortilizio venne portata avanti dal figlio del granduca, Francesco i, e completata da Ferdinando i nel 1588, venti anni dopo il suo inizio. i locali destinati ai soldati del presidio si trovavano al primo piano dove si trovano gli ambienti più belli, incluso un pregevole caminetto, dove risiedeva il capo della guarnigione, mentre al piano terra vi era dei locali di servizio ed anche uno spazio per i carcerati. sulla sommità era collocato uno spazio destinato alla osservazione.
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foto Lucio Ghilardi
Qui VersiLia: La Porta BeLtrame Di PietrasaNta
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La torre ha superato la prova del tempo, di eventi atmosferici e il passaggio di eserciti, ma rischiava di cadere vittima dell’incuria: dopo la seconda guerra mondiale, quando ancora gli eserciti nazifascisti la utilizzarono come avamposto per sorvegliare l’aurelia prima di essere colpita da colpi di artiglieria pesante di cui si vedono ancora oggi gli effetti, la torre è stata abbandonata alla sua sorte. Prima un’officina meccanica, poi un laboratorio di marmo hanno appoggiato le loro strutture alla storica torre di cui finalmente è iniziato il recupero. IL RESTAURO
La pandemia ha ritardato, ma solo temporaneamente il cantiere per la sistemazione con un finanziamento congiunto tra Fondazione Cassa di risparmio di Lucca, regione toscana e Comune di Pietrasanta che ha consentito di iniziare un primo lotto dei lavori, oggi sospesi ma solo temporaneamente. Per chiudere il primo lotto serve procedere al completamento delle parti sommitali della torre con l’inserimento di alcuni consolidamenti strutturali finalizzati alla realizzazione di un miglioramento sismico complessivo del manufatto, come illustra la responsabile dei lavori l’architetto eugenia Bonatti. Con questo primo intervento si è scongiurato il crollo della torre con opere di messa in sicurezza e recupero delle parti esterne che mostravano i maggiori problemi di conservazione (apparato murario, cornicioni, mensoloni, vegetazione infestante). si è intervenuti su due delle quattro facciate e sulla copertura, con un cantiere che, date le risorse a disposizione, è partito come ‘cantiere pilota’ per porre le basi al successivo intervento di completo restauro e rifunzionalizzazione con destinazioni d’uso che dovranno rispettare la tipologia architettonica dell’edificio, ma anche le caratteristiche ambientali del contesto in cui è inserito. La torre, nella sua attuale configurazione, come emerge anche della relazione del tecnico responsabile del cantiere, l’architetto Bonatti, è il risultato di più di quattro secoli di trasfor-
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mazioni cosa che rende particolarmente difficile il restauro che ha reso necessario momenti di approfondimento anche a seguito di rinvenimenti testimoniali importanti come quello emerso, sulla terrazza di copertura, dell’originario pavimento cinquecentesco in lastre di pietra montata ad opus incertum, con porzioni angolari in mezzane di cotto montate a spina di pesce. il pavimento sembra essere ancora perfettamente conservato, al di sotto di una consistente caldana che dovrà essere trattata con molta cura nella rimozione. Nel proseguo dei lavori resta l’ipotesi affascinante di ricostruire con tecnologie attuali la copertura della torre, in modo da ricomporre l’unità edilizia complessiva originaria, mantenendo leggibile l’aggiunta contemporanea. La torre possedeva sulla somma un piano rialzato per l’osservazione in legno di cui ovviamente si è perduta ogni traccia. UNA SORPRESA E LA TABELLA DI MARCIA
il ritrovamento della pavimentazione cinquecentesca è una scoperta eccezionale che lascia aperte alcune strade inclusa quella del recupero e l’archeologizzazione di tutti gli elementi di finitura della terrazza della torre, senza manometterli con interventi di impermeabilizzazione con tecnologie attuali. La volontà dell’amministrazione di Pietrasanta proprietaria del bene dal 2004, è dare continuità agli interventi di recupero e mettere a disposizione della comunità la torre di Porta Beltrame, ma i tempi saranno dettati anche dal reperimento di ulteriori finanziamenti. i prossimi interventi riguarderanno il consolidamento del pilastro centrale, la scopertura del pavimento originario, il completamento ricostruttivo del parapetto in mattoni nella sua conformazione originaria sul lato sud-ovest andando a ricomporre anche la copertina e l’apparato decorativo in fasce di bardiglio, l’intervento di miglioramento sismico, la ricostruzione e riposizionamento in opera la grata metallica preesistente sulla base di una porzione di cui rimane una porzione all’interno della torre, dell’immagine di
inizio secolo e dei punti di attacco sugli stipiti perimetrali in marmo della finestra. ed ancora la pulizia degli spazi esterni e le opere di pulitura e patinatura finale dei paramenti lapidei e laterizi del prospetto restaurato stralciate momentaneamente dalla prima fase dei lavori che saranno completate contestualmente allo smontaggio dei ponteggi in modo da ottenere un lavoro a perfetta regola d’arte. La torre medicea e la Porta Beltrame, che continua a dominare lungo la via aurelia vogliono tornare ad essere il biglietto da visita della città per chi viene da nord. DAL PASSATO AL FUTURO
Dopo l’incuria del passato, è a buon punto finalmente il percorso verso la rinascita che consegnerà alla comunità di Pietrasanta una eccezionale testimonianza storica ed uno spazio che in ogni sua pietra avrà da narrare storie eccezionali di mercanti, scultori in cerca di marmo di qualità, pellegrini in viaggio verso roma, eserciti, ultimo quello tedesco che di nuovo utilizzò la struttura, o come quello napoleonico che distrusse la chiesina nata nel luogo in cui si compì il miracolo della leggenda che dà il nome alla località: racconta padre Lorenzo Berti (seravezzino vissuto tra il XVii e il XViii secolo) che una cerva inseguita da un cacciatore, trovò rifugio nei pressi di un tabernacolo vicino a una rupe. L’uomo la scoprì e, vedendola impossibilitata a scappare, pensò di averla ormai presa. grazie a un miracolo della madonna, la cerva trovò la via di fuga spiccando un salto sulla rupe retrostante lasciando per sempre le sue impronte sulla roccia, tanto che il luogo divenendo oggetto di un vero e proprio culto, in quanto testimonianze di un miracolo. su quel luogo nacque la chiesa della madonna di Porta Beltrame. oggi non è un miracolo, ma un vero regalo alla comunità che quella torre possa continuare nei secoli a narrare la sua storia, recuperata e restaurata, finalmente vinta la battaglia contro la dimenticanza e l’incuria.
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Qui meDiaVaLLe: L’affresco di Porta a Piastri a Coreglia antelminelli Nubia Salani uella di Coreglia antelminelli è la storia di un castello. Di una rocca in cui si ricava la chiesa più importante, di una torre che diventa campanile e di tanti forti e fortificazioni che costituiscono, strato su strato, la solida e quasi minacciosa roccaforte su cui si adagia un paese dall’atmosfera magica, ‘artigliato’ sulle pendici dell’appennino.
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Le porte d’accesso rappresentano per un castello l’elemento distintivo e caratterizzante. L’ampiezza, la conformazione, la presenza o meno di elementi decorativi raccontano molto della funzione cui quell’ingresso era destinato e del rapporto tra il dentro e il fuori le mura. Proprio parlando di elementi decorativi si apre un capitolo a parte, che vede iniziare nei secoli centrali del medioevo l’usanza di arricchire di immagini sacre la parte interna ed esterna delle porte. gli ingressi erano infatti le aree più vulnerabili dei sistemi di difesa e la presenza di una statuetta votiva, di un’edicola o di un dipinto avevano il potere di proteggere il castrum dall’attacco dei nemici. FCRLmagaziNe 18 | 2021
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Qui meDiaVaLLe: L’aFFresCo Di Porta a Piastri a CoregLia aNteLmiNeLLi
talvolta, soprattutto nei fronti delle porte rivolti verso l’esterno comparivano immagini di mostri immaginari e ibridi, che avevano una funzione apotropaica e dissuasiva per i malintenzionati che volevano attentare alla sicurezza dei castellani, ma, nella maggior parte dei casi si trattava di raffigurazioni devozionali dedicate alla Vergine o a santi patroni protettori della città, che avevano anche il compito di garantire la sicurezza di tutti coloro che attraversavano gli accessi. siamo in una terra di passaggio, ‘solcata’ da commercianti e da pellegrini, che entravano e uscivano da queste porte per raggiungere mete lontane o i più vicini hospitalia in cui passare la notte. insomma, le porte erano passaggi molto frequentati in questi borghi e la tradizione della loro decorazione prosegue dal medioevo nei secoli successivi, quando la natura e la forma delle decorazioni segue passo passo l’evoluzione dei gusti e degli stili in voga di epoca in epoca. L’AFFRESCO
e infatti risale alla fine del Cinquecento il celebre affresco con la madonna dei miracoli che decora ancora oggi la parete esterna della Porta a Piastri, incuneata tra le strette vie del borgo di Coreglia. Custodisce questa icona un’edicola composta da una tettoia, sorretta sul lato destro da una colonna del XV secolo, dove la madonna spicca circondata da un’architettura illusionistica dipinta, articolata in archi, trabeazioni e colonnine. il soggetto è tra i più frequentati della storia dell’arte. maria madre di Dio, figura intermediaria per eccellenza nella tradizione cattolica, capace di intercedere per le preghiere degli uomini, ‘avvocata’ dell’umanità, rappresenta la figura rassicurante, ideale quindi per fornire protezione; per ‘ascoltare’ le richieste e le invocazioni e tradurle in miracoli. La collocazione sul lato esterno dell’accesso sembra alludere ad un’accoglienza benevola verso chi arriva alla rocca; impressione confermata anche dalla rappresentazione che
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propone una Vergine quasi sorridente e gioviale nell’atto di accudire, materna e premurosa, il bambino alla sua sinistra. un’icona dal sapore quasi paleocristiano nella sua schiettezza che trova un tocco di straordinaria modernità nelle architetture dipinte ad incorniciare la scena centrale. Decorazioni dai colori vivaci che il sapiente restauro di michela tosi ha saputo far emergere dai segni delle intemperie e dai rimaneggiamenti (ultimo quello del 1991) che nei secoli hanno intaccato la nitidezza di questo affresco. IL RESTAURO DELL’AFFRESCO
Proprio le operazioni di recupero hanno consentito di evidenziare diversi livelli della decorazione: uno più antico, usato poi come ‘aggrappo’ per il nuovo intonaco; uno successivo corrispondente all’affresco della madonna dei miracoli e un ultimo, ben riconoscibile nelle aree laterali, posteriore e caratterizzato dall’uso di tonalità del grigio. L’intervento sulle parte affrescate è stato fortemente condizionato dal precedente restauro del 1991, realizzato con tecniche difficilmente reversibili a base di una resina vinilica che ha sì consolidato la struttura dell’affresco, ma anche compattato gli elementi dell’intonaco. sono state dunque praticate iniezioni di consolidamento dello stesso intonaco, mentre la pellicola è stata rafforzata con la tecnica ‘a foglietto’. il ritocco ha rappresentato una vera e propria sfida. realizzato mediante l’uso di pigmenti stemperati in calce e di pigmenti a colla, ha dovuto colmare pesanti lacune, dato che la pittura risultava notevolmente compromessa, in certi punti letteralmente illeggibile. Nella ricostruzione ex novo molto ha aiutato la sim-
metricità della composizione architettonica intorno alla madonna, ‘riedificata’ nella maniera più plausibile dopo un confronto con la soprintendenza che ha approvato questo processo di ricostruzione per analogie simmetriche. sulle figure della Vergine, del bambino e degli angeli si è deciso invece di procede per semplici integrazioni, laddove possibile, per non lasciare alla libera interpretazione del restauratore un margine tale da stravolgere le intenzioni originarie dell’autore. Decisivo in questo frangente, il ritrovamento di molte incisioni che hanno comprovato la reale conformazione dei volti e delle posture. IL RESTAURO DEL ‘COLONNINO’
un curioso esempio di reimpiego, estremamente diffuso tra medioevo e rinascimento, il colonnino, che sorregge la tettoia sulla destra dell’affresco, è infatti un virtuoso assemblaggio di due capitelli (uno del Xii secolo e uno del XV secolo), posti agli estremi di una colonna risalente al secolo XV. anche qui lo stato di conservazione dei materiali si presentava decisamente compromesso, in particolare nelle parti aggettanti del capitello superiore, mentre il capitello inferiore aveva una superficie completamente abrasa. ripulito da depositi di polvere, muschi e licheni, il materiale lapideo è stato trattato con una spolveratura iniziale, una sciacquatura con spugne e con pennelli a setola morbida e quindi con un impacco di carbonato di ammonio in polpa di carta e sepiolite, che hanno restituito alle componenti un aspetto rinnovato. L’intervento si è dunque concluso con la sigillatura delle crepe e col consolidamento dell’anello in ferro.
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Qui garFagNaNa: il palazzo Comunale di Castiglione di garfagnana hi non desidera visitare un vero castello? Passeggiare a fianco di alte mura medievali interrotte da maestosi torrioni circolari; sporgersi dai camminamenti di ronda per scorgere in lontananza le aspre cime delle alpi apuane o quelle dolci dell’appenino; nascondersi dietro le strette feritoie di controllo immaginandosi un arciere, che difende la propria rocca; attraversare la Porta del Ponte levatoio aspettandosi di trovare un fossato a circondare la cinta muraria; infine sedersi in Piazza del Castello sui bordi del pozzo osservando di fronte a sé il monumentale Palazzo della Vicaria. il castello di Castiglione di garfagnana, intatto nella sua cinta muraria del XiV secolo, permette di vivere queste esperienze e di immergersi ancora oggi nella suggestiva atmosfera medievale. La rocca difensiva di origine romana (Castrum Leonis), la cortina muraria ricostruita dalla repubblica di Lucca nel 1371, il palazzo del Parlamento, sede del Vicario e oggi del municipio, testimoniano la passata importanza strategica di Castiglione nelle battaglie per la difesa del territorio e per il dominio dell’unica via, che conduceva al passo sull’appennino di san Pellegrino. il contesto storico, paesaggistico e architettonico ha permesso a Castiglione di divenire uno tra i più importanti e suggestivi esempi di ‘castello vivente’ della valle del serchio, anche se il tempo in realtà cerca lentamente di erodere le bellezze antiche che lo caratterizzano. il restauro della facciata del Palazzo comunale, un tempo sede del governo della Vicaria, si inserisce fra gli interventi di conservazione, che ritardano il processo di degrado del borgo medievale e permettono di percepire nuovamente i luoghi come se tornassimo indietro nel tempo.
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IL PALAZZO
il palazzo risale al 1509 e annovera far i suoi autori lo scultore Vincenzo Civitali, fratello del più noto matteo, e il nipote come progettista.
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foto Lucio Ghilardi
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L’edificio è stato, nel corso del tempo, oggetto di numerosi interventi di restauro interno, con modifica degli spazi esistenti e l’adozione di nuove soluzioni architettoniche e di arredo. ora è arrivato il momento di intervenire sulla facciata rinascimentale e in particolare sugli elementi lapidei di pregio che la caratterizzano. L’opera di restauro della facciata, la prima dopo un periodo di incuria a partire dagli anni ottanta, è stata promossa dal Comune di Ca88
stiglione di garfagnana e curata dalla soprintendenza di Lucca e di massa Carrara. su progetto dell’architetto saverio mustur, l’intervento ha visto un investimento per un importo lavori pari a 80.0000 euro, risorse in gran parte provenienti dalla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca. sulla facciata si possono ammirare lo stemma in pietra grigia di Castiglione, riconoscibile dal leone rampante e dalla scritta «Fortis et Fide-
lis», e lo stemma di Lucca con la scritta «Libertas», posto in memoria della liberazione dal giogo pisano nel 1369. Come i migliori esempi architettonici rinascimentali, il fronte è arricchito da un basamento bugnato su tutta la fascia corrispondente al piano terra, interrotto da un magnifico portale di ingresso e da due aperture laterali. Quella di destra accoglie la famosa fontana monumentale detta «Pilon», una pila di pietra areFCRLmagaziNe 18 | 2021
Qui garFagNaNa: iL PaLazzo ComuNaLe Di CastigLioNe Di garFagNaNa
naria dalla quale conviene bere un sorso, seguendo il famoso motto popolare di buon auspicio che dice «chi beve l’acqua dal pilòn torna sempre a Castiòn». IL RESTAURO
il progetto di restauro ha previsto il consolidamento e la pulizia dell’apparato lapideo in arenaria che contraddistingue la facciata. gli antichi stemmi, le cornici delle aperture e la vasca della fontana sono stati oggetto, prima, di operazioni di rimozione meccanica dei depositi superficiali di polvere, terriccio e guano, poi di pulizia mediante impacchi di soluzioni saline e successivi risciacquo e spazzolatura. terminata la fase di pulizia e lavaggio preliminare, prodotti biocidi sono stati applicati su tutte le superfici per eliminare le patine biologiche persistenti e, successivamente, il processo ha previsto il consolidamento delle parti lapidee sofferenti mediante microstuccature delle esfoliazioni e delle fessurazioni con un impasto a base di grassello di calce e di inerti dalla granulometria fine. Le fratturazioni più rilevanti sono state sanate realizzando iniezioni con resine epossidiche finalizzate a colmare le spaccature formatesi nel tempo per azione degli agenti atmosferici e per il naturale processo di degrado. tutte le superfici precedentemente trattate sono state infine protette grazie all’applicazione di prodotti idrorepellenti e traspiranti garantendo la conservazione delle cromie esistenti.
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L’altro intervento rilevante ha riguardato la fascia dipinta posta tra il secondo e il terzo piano, che si trovava in uno stato avanzato di degrado, tanto da rendere illeggibile l’apparato decorativo. il consolidamento degli intonaci e delle pellicole pittoriche sono state operazioni preventive ai lavori di stuccatura e di integrazione pittorica delle parti ormai andate perse nel corso degli anni. Vista la scarsa coesione della membrana superficiale al supporto retrostante, è stato necessario ricorrere alla tecnica della velinatura, applicando prodotti consolidanti a pennello su un rivestimento delle superfici con ‘carta giapponese’ protettiva. il consolidamento delle parti che avevano subito un completo distacco dalla muratura di sostegno è avvenuto mediante iniezioni di miscele di leganti idraulici e resine acriliche previa sigillatura e stuccature delle fessurazioni presenti. il restauro è stato completato con la tinteggiatura di tutte le parti intonacate e con la sostituzione degli infissi con nuovi serramenti dotati di requisiti prestazionali di isolamento termico al fine di migliorare l’efficientamento energetico dell’immobile. ecco quindi un palazzo riportato alle sue antiche vestigia ed eccoci quindi di nuovo ad ammirarlo, sempre più coinvolti nell’atmosfera e nelle suggestioni storiche, che ci portano indietro nel tempo. N.S.
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nel sociale la normalità? Un’italia ‘senzabarriere’ a partire da lucca Barbara Ghiselli nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità», questa frase di albert einstein sembra fatta su misura per luccasenzabarriere, associazione nata per rispondere alle molteplici necessità che oggi le persone con disabilità possono incontrare muovendosi sul territorio. proprio per offrire una soluzione pratica a queste esigenze, l’associazione ha deciso di creare l’applicazione senzabarriere, realizzata
Un’applicazione consente di individuare gli esercizi commerciali privi di barriere architettoniche e con servizi utili ai disabili e a molte altre persone dalla software-house atlas s.r.l. di cagliari, con lo scopo di rendere accessibile, inizialmente la sola provincia di lucca, per poi arrivare al resto d’italia. il progetto è stato ideato e sviluppato durante i mesi di lockdown nel 2020 e ha portato alla creazione di un’applicazione unica e innovativa nel suo genere a livello nazionale. perché? il motivo è presto detto: l’applicazione, oltre a essere completamente gratuita, contiene numerose informazioni sull’accessibilità, utili non solo alle persone con disabilità, ma anche alle donne in gravidanza, ai neo genitori e a chi soffre di intolleranze o allergie alimentari. FCRLmagazine 18 | 2021
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la normalità? Un’italia ‘senzaBarriere’ a partire Da lUcca
È stato proprio Domenico passalacqua, presidente dell’associazione luccasenzabarriere, a spiegare in cosa consiste: «il progetto si sviluppa attraverso la mappatura di tutti gli esercizi commerciali (pubblici e privati), luoghi culturali, monumenti, musei, parchi e impianti sportivi di una città, lucca inizialmente, corredata da utilissime informazioni per i clienti e i gestori delle attività, con lo scopo di renderne più fruibile il soggiorno». «il lavoro certosino di mappatura – ha proseguito – è stato fatto seguendo precise linee guida ed è stato realizzato con il supporto di molti studenti di alcuni istituti scolastici del territorio lucchese che hanno potuto aiutarci grazie alla possibilità dell’alternanza scuola-lavoro. È stata proprio una studentessa, irene castiglioni, a realizzare il logo dell’applicazione. gli studenti, armati di metro e tablet, hanno mappato e fotografato l’accessibilità dei vari locali, ristoranti e negozi, misurando l’ampiezza delle porte, la presenza di scale, rampe e di ostacoli vari. tutti i risultati sono stati inseriti all’interno dell’applicazione e sono a disposizione degli utenti». passalacqua ha inoltre ricordato che l’applicazione, nata per agevolare la vita quotidiana della comunità, è di alto livello perché il progetto ha ottenuto la collaborazione di importanti realtà locali e il fattivo appoggio di molti enti. «ci tengo a ringraziare – ha tenuto a precisare – tutti coloro che hanno appoggiato questo progetto e, in modo particolare, la Fondazione cassa di risparmio di lucca, la Fondazione Banca del monte di lucca e l’ortopedia michelotti che, con il loro prezioso contributo, sono riuscite a far sì che la nostra idea si concretizzasse in qualcosa di effettivamente tangibile». l’applicazione ‘senzabarriere.app’, scaricabile su ios e android, rappresenta un vero e proprio libretto delle istruzioni per le accessibilità che si possono trovare sull’intero territorio; inoltre è dotata di un design moderno, intuiti-
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vo e appunto ‘accessibile’ anche a chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. l’utente, una volta scaricata l’applicazione, dovrà procedere con la registrazione: gli verrà chiesto di compilare un questionario personale, memorizzando così tutte le caratteristiche individuali, in modo da non dover reinserire i filtri a ogni ricerca ma avendo la possibilità che vengano mostrati i risultati abbinati alle sue esigenze specifiche. Dovrà rispondere se ha intolleranze o allergie alimentari, come la celiachia o l’intolleranza al lattosio e così potrà sapere le proposte più adatte al suo caso con una semplice scelta sul tasto del computer o del proprio cellulare. a questo punto gli verranno poste domande sul tipo di disabilità. le tre macro categorie saranno le disabilità motorie, uditive o visive. a seconda della casella contrassegnata l’utente accederà a filtri specifici per ognuna delle macro categorie. ad esempio, per quanto riguarda la disabilità motoria, verrà chiesto in che modo l’utente si sposta, se con la carrozzina, il de-
ambulatore o il bastone. in base a questo poi selezionerà le attività commerciali o i punti di interesse accessibili. ma non è finita qui, perché oltre alle disabilità e alle allergie alimentari, sono stati inseriti anche dei filtri riguardanti i neo genitori, in modo che possano selezionare tutte le attività commerciali dotate, ad esempio, di fasciatoi, seggiolini e menù speciali per neonati. l’utente può inoltre inserire le sue note, i suoi commenti, visualizzare le recensioni degli altri fruitori ed esplorare i consigli della community. tutte le informazioni inserite vengono verificate dai volontari e coordinate dall’associazione luccasenzabarriere. il bello del progetto è che, una volta mappata tutta la provincia di lucca, l’applicazione verrà estesa alle altre province italiane, fino ad arrivare il prima possibile al traguardo finale, cioè la mappatura di tutto il paese. per fare questo passalacqua si avvarrà della collaborazione di autorità e associazioni delle altre province, e allo stesso tempo l’associazione istruirà le altre città al processo di censimento e inserimento dei dati, dopodiché porterà avanti il monitoraggio a distanza dell’avanzamento del processo. passalacqua ha poi concluso: «sono veramente orgoglioso di questo progetto che sta coinvolgendo molte persone di ogni generazione e non posso che essere soddisfatto della crescente sensibilità e partecipazione che riscontriamo in tutti coloro che accolgono e sposano questo progetto così importante. Un sentito ringraziamento va naturalmente anche ai testimonial onorari dell’applicazione: ivan cottini, simbolo e fonte di ispirazione nella lotta contro la sclerosi multipla e la famosa attrice Vania Della Bidia. È veramente impensabile che dallo scorso settembre, quando è stata presentata l’applicazione a lucca, siano già stati mappati numerosi comuni della piana e della Valle del serchio e abbiamo iniziato a farlo anche in Versilia, di questo passo l’italia sarà veramente senzabarriere!».
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Una casa che vuol dire futuro asce con questa idea il progetto casa del dopo di noi in Via elisa, a due passi dalla sede della Fondazione cassa di risparmio di lucca che tanto fortemente ha cercato di aprire un percorso nuovo nell’ambito delle problematiche legate alla disabilità. «Dopo di noi» significa dare certezze e serenità alle famiglie garantendo un domani ai loro cari, anche nel momento in cui genitori e pa-
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Prende vita la nuova Casa del «Dopo di noi» in via Elisa grazie ad un accordo con le ‘Barbantine’
renti non saranno più in grado di sostenere le esigenze quotidiane delle persone disabili. ma per costruire un ‘dopo’ è necessario crescere nel ‘durante’. per questo servono strutture in cui siano attivati percorsi di sperimentazione di vita autonoma o semi-autonoma, esperienze di convivenza comune e condivisa. È importante che la ‘casa’ che li accoglierà dopo diventi pian piano un luogo familiare, nel senso più letterale possibile. e non si tratta di una sperimentazione creativa, di un ‘esercizio di stile’, ma della risposta ad un’esigenza concreta e pressante. la soluzione a un quesito che arriva direttamente dalla voce, preoccupata ma sempre determinata, delle famiglie stesse. Quale futuro per i 94
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nostri cari quando noi non ci saremo più? ed ecco la risposta. la Fondazione cassa di risparmio di lucca ha avviato i lavori per dar vita a due comunità alloggio protette (cap) nell’immobile di via elisa di proprietà della congregazione delle suore ministre degli infermi (note a lucca come ‘Barbantine’) e, più esattamente, nella porzione del monastero della santissima trinità posto all’interno dell’isolato compreso tra le vie elisa, del Fosso, del calcio e san micheletto. il cantiere si apre grazie alla sottoscrizione di un atto di costituzione di vincolo di destinazione a favore della Fondazione, che provvederà attraverso la Funzione ‘tecnico e gestione immobili’ a sovraintendere e gestire l’esecuzione dei lavori di adeguamento e ristrutturazione dell’immobile. successivamente, il vincolo – che ha una durata trentennale – potrà essere trasferito a favore di una società strumentale della Fondazione stessa, che provvederà alla gestione delle cap, e che potrà essere partecipata anche da altri soggetti, come ad esempio la Fondazione per la coesione sociale, l’ente strumentale che ha ormai individuato nel «Dopo di noi» il focus del suo impegno. l’intervento di adeguamento comporterà un investimento di circa 2,5 milioni di euro e, oltre al contributo della Fondazione, vedrà la congregazione fare la sua parte tanto con un contributo – fino a 500.000 euro – quanto con una disponibilità concreta a collaborare attivamente alla gestione delle comunità. Disponibilità cui si affiancheranno, con tutta probabilità anche le competenze di anFFas lucca, che ha per ora condiviso le linee essenziali del progetto. L’INTERVENTO
la residenza dovrà essere in grado di accogliere una comunità di 20 disabili, suddivisa su tre moduli (8+8+4), portando avanti un’attività affine a quella che storicamente era presente nell’edificio e in linea con la missione della congregazione delle suore ministre degli infermi. FCRLmagazine 18 | 2021
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FCRL progetti nel sociale
al fine di riportare l’immobile in uno stato ordinario di manutenzione e del suo successivo utilizzo per la casa del dopo di noi, il progetto realizzato dall’architetto giovanni saccani (con il coordinamento generale del responsabile tecnico della Fondazione, Franco mungai) prevede, in primo luogo, l’esecuzione di interventi di manutenzione e restauro che riguarderanno l’esterno dell’edificio. Quindi si provvederà, tra l’altro, alla revisione generale dell’intonaco e successiva coloritura, al restauro degli elementi lapidei, alla revisione della copertura e delle gronde, al restauro o alla sostituzione degli infissi esterni. l’intervento riguarderà l’intero edificio e non soltanto la parte interessata dalla realizzazione della residenza, così da riqualificare l’intero isolato. internamente il progetto, realizzato con il supporto di anFFas, prevede la realizzazione di un nuovo blocco scale e ascensore per il 96
movimento di persone non autosufficienti, che collegherà tutti i piani dell’edificio, dal piano interrato sino al piano terzo. a corredo della struttura rimarrà anche una scala in pietra esistente, che sarà utilizzata per i collegamenti interni. al piano interrato troveranno collocazione gli spogliatoi del personale di servizio ed i locali tecnici per il funzionamento della struttura. salendo, il piano terra verrà utilizzato prevalentemente per attività di gruppo, ricreative, e di socializzazione. il primo piano ospiterà il primo nucleo da otto ospiti disposti in tre camere doppie e due singole, con due servizi igienici al piano. saranno inoltre presenti un soggiorno ed una mensa con annessa dispensa e, ovviamente, un presidio per il personale. il secondo piano sarà distribuito nello stesso modo del primo ed accoglierà il secondo nucleo da otto ospiti, mentre il terzo piano infine,
ospiterà il terzo nucleo composto da quattro ospiti e verrà utilizzato in caso di emergenza. Qui troveremo infatti le due camere doppie, un bagno per disabili e un bagno assistito. come per i piani sottostanti sarà presente un soggiorno ed una mensa ed il presidio per il personale con un servizio autonomo. LA STORIA
il complesso nel suo aspetto attuale è frutto di una serie di stratificazioni edilizie che si sono sommate nei secoli: lo sviluppo architettonico del monastero vede le proprie sorti legate alla compagnia e spedale della ss. trinità. nel 1562 un piccolo raggruppamento di devoti istituì la compagnia della pietà, alla quale fu aggiunto nel 1580 al suo titolo anche l’altro della ss. trinità. e ciò dopo aver operato per anni nell’assistenza in soccorso di convaleFCRLmagazine 18 | 2021
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scenti e pellegrini. avendo acquisito dalle monache di san micheletto una casa con orto e due appezzamenti di terreno a pochi passi fuori dalla porta san gervasio, la compagnia della pietà e della ss. trinità decise di trasformarla in ospedale e costruire sui terreni una nuova chiesa. il 14 maggio 1580 fu approvato il relativo disegno e dopo pochi giorni il 28 maggio il Vescovo di lucca alessandro guidiccioni in processione pose la prima pietra, collocando sotto la muratura monete d’argento della città di lucca e molte medaglie di bronzo con l’immagine della ss. trinità. per due secoli la compagnia della ss. trinità, resa più fiorente per i lasciti e donazioni dei benefattori, mantenne l’ospedale dei malati, alloggiando i pellegrini diretti ai luoghi santi. con la caduta della repubblica aristocratica e l’avvento del periodo napoleonico, fu deFCRLmagazine 18 | 2021
cretata la soppressione degli ordini religiosi e l’incameramento dei relativi beni mobili ed immobili. situazione che cambiò ben presto con l’arrivo dei Borboni nel 1814. È in quegli anni che le sorti del monastero si legano alla figura della Beata Domenica Brun Barbantini (1789-1868): infatti, con la sua intercessione ed il volere di maria luisa di Borbone, dapprima si insediarono le suore salesiane (suore di clausura confinanti con il convento di san micheletto), nel 1826 e successivamente, nel 1841, fu fondato l’istituto delle suore oblate infermiere. per l’accresciuto numero delle suore che erano entrate nell’istituto emerse la necessità di trovare «una casa più grande e un sito ove potervi fabbricare una chiesa». l’attenzione della Barbantini si fermò su uno stabile abitato dai fratelli nicodemo ed antonio morelli, una casa con «molte comodità nei rispettivi
piani», dotata di un «bel giardino, un coretto bellissimo e vasto» nella chiesa della santissima trinità. il 30 gennaio 1846 le suore acquistarono la casa lembi, che però fu demolita e ricostruita e che corrisponde all’attuale casa Betania, posta sull’angolo tra la via elisa e la via dei Fossi. Un altro fatto rilevante avvenne tra il 1848 e il 1850 con l’occupazione della piazzetta antistante la chiesa di san micheletto, dove il comune di lucca su richiesta della Barbantini e con parere positivo dell’architetto comunale giovanni lazzarini, nonostante le rimostranze e l’opposizione delle suore di clausura di san micheletto, ne cedette la proprietà, con le opportune prescrizioni finalizzate a completare la costruzione dell’edificio in angolo tra la via elisa e san micheletto.
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FCRL Sullo Scaffale. novità editoriali
SULLO SCAFFALE
a cura di Patrizia Lazzari
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a veglia, intorno a un fuoco… la Banca dell’identità e della memoria della garfagnana, istituita nel 2004, è un progetto e una vivace realtà di conservazione dei documenti e delle tradizioni del territorio garfagnino, nonché di promozione e di animazione culturale di quel territorio. in questo ambito, in collaborazione con edizioni effigi, e sotto l’egida della unione del comuni della garfagnana e i contributi del comune di gallicano, della fondazione cassa di risparmio di lucca e del Banco di lucca e del tirreno, ha trovato realizzazione il prezioso volume di annarosa Bacci. durante i suoi anni di insegnamento nella scuola elementare di gallicano, in particolare quando alla fine del anni Settanta furono introdotte le cosiddette attività integrative, che comprendevano la musica e l’animazione teatrale, annarosa Bacci comprese la necessità di raccogliere, conservare i tanti canti popolari in uso nel territorio, fino ad allora tramandati per semplice tradizione orale e di fare ciò, attraverso la testimonianza diretta degli ultimi veri testimoni di quel repertorio. nel suo lungo e paziente lavoro di ricerca ebbe a incontrare molti «testimoni del tempo che fu», tra questi gino Biagioni, popolare interprete delle veglie di gallicano, lio Biagi, fisarmonicista che animava le uscite in maschera e raccontava storie e filastrocche molto amate dai ragazzi, le sorelle giustina e floriana Bonetti di trassilico, conoscitrici e ricercatrici, anch’esse, di canti narrativi e religiosi e composizioni per befanate e carnevali, ed anche Bruna e giulia Bacci, rispettivamente zia e mamma della autrice. il titolo del libro deriva da un’idea di gastone venturelli, direttore del centro di tradizioni Popolari di lucca e docente di Storia delle tradizioni Popolari all’università di urbino e di Storia della lingua italiana all’università di firenze. nato a Brucciano, una frazione di molazzana, e da sempre legato alla sua terra e alle persone che la abitavano, venturelli offrì consigli e collaborazione per la raccolta dei canti popolari, raccolta non limitata a quelli di origine locale ma estesa anche al repertorio piemontese. al maestro Paolo razzuoli, musicista, insegnante, e attualmente Presidente della associazione amici del machiavelli di lucca, anch’egli di origine garfagnina, il compito e l’impegno di trascrivere sul pentagramma le melodie raccolte in tanti anni di ricerca da annarosa Bacci, e che formano il corpo di questa pubblicazione. le note introduttive di razzuoli si concludono con una citazione di gustav mahler: «la tradizione non è la conservazione delle ceneri bensì la custodia del fuoco». Vi canto un fatto se lo permettete, a cura di annarosa Bacci, edizioni effigi, grosseto 2020
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la guerra negli occhi di una bambina la casa editrice lucchese tralerighe libri ha pubblicato I giorni dell’Ombra e della Luce, di maria Pia Pieri, insegnante, anche in alcuni licei di lucca, nonché scrittrice e ricercatrice. la Seconda guerra mondiale, e le vicende di una famiglia che tra il 19441945 è costretta a trasferirsi più volte tra Barga e nozzano, sono narrate dal punto di vista di una bambina, l’autrice, che visse quegli anni terribili di devastazioni, bombardamenti, privazioni e paura. i ricordi – che maria Pia Pieri ha sempre conservato nitidamente ma non ordinati cronologicamente – hanno qui trovato la loro precisa collocazione grazie a un paziente lavoro di ricomposizione che certamente non è stato, per lei, indolore. ora hanno trovato senso e motivazione le azioni e i fatti che l’immaginario infantile aveva osservato «in un personale abbecedario che è la vita». il libro, dopo il prologo dell’autrice Ricordare, è organizzato in due blocchi di capitoli. i primi otto capitoli sono raccolti nel tema Fatti, tempi e luoghi con titoli evocativi ed espliciti, come ad esempio: Il rastrellamento; Gli Americani e gli Inglesi, la cucina del campo, gli zoccoloni; Il ritorno a Barga, le macerie e mio padre. altri quattro capitoli appartengono al tema Affetti e sono dedicati a persone amiche e famigliari. nella postfazione, francesco mencacci, direttore della Scuola di scrittura carver di livorno, sottolinea il valore, la necessità, ma anche il dolore del ricordo, definendo il libro di maria Pia Pieri: «una specie di medicamento da tenere sul comodino, e aprire al bisogno, per ricordarsi che nel ricordare non siamo soli, che qualcuno come noi sente un magone crescere dentro nel guardare una vecchia fotografia». maria Pia Pieri, I giorni dell’Ombra e della Luce. 1944-1945. Tra Barga e Nozzano, tralerighe libri, lucca 2020
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la danza di Pollock la fondazione ragghianti e maria Pacini fazzi editore hanno realizzato un coloratissimo volume su Jackson Pollock per la collana ALT! Arte Libera Tutti «una collana d’arte per bambine e bambini di tutte le età». È un libro realizzato al femminile: le autrici dei testi sono federica chezzi, Storica dell’arte, docente all’accademia di Belle arti di firenze e angela Partenza, architetta, esperta in formazione e didattica dell’arte, e le illustrazioni sono di daniela goffredo, illustratrice per l’editoria e l’infanzia. l’artista Pollock è narrato attraverso brevi note biografiche, spesso espresse con dei virgolettati in prima persona, sia con disegni che, inizialmente, lo ritraggono, ragazzo, nei paesaggi sconfinati del leggendario far West, tra la california e l’arizona, quando prima di mettersi in cammino per andare a scuola, doveva mungere una dozzina di mucche. alternate alle illustrazioni originali, troviamo le riproduzioni di alcune opere di Pollock, spiegate con semplicità ai giovani lettori che vengono anche sollecitati a intravedere nei segni dell’artista, solo apparentemente casuali, le figure e le storie che ha voluto esprimere. girando il volume in verticale, ad esempio, si potranno meglio distinguere, forme di animali e di esseri umani che potrebbero essere i personaggi di una scultura dei nativi americani, oppure, appoggiando un foglio trasparente sulla riproduzione di Mural del 1943, e ricalcando solo i segni neri, si evidenzieranno uomini in marcia, da destra a sinistra ovvero da est a ovest, nella direzione percorsa dai cowboy, con le mandrie al pascolo, alla conquista del West. Peggy guggenheim, che di Pollock fu sostenitrice artistica ed economica, è raffigurata coi suoi famosi eccentrici occhiali rossi a forma di pipistrello e con gli amati cagnolini tibetani in braccio, e raccontata anche attraverso alcuni aneddoti: commissionò all’artista un quadro dalle dimensioni talmente grandi, due metri per sei, che non poteva entrare nel piccolo appartamento di Pollock né, tanto meno, essere poggiato su un cavalletto. da quel momento, l’artista decise di dipingere le sue tele poggiandole a terra, in modo da avere spazio per potersi muovere agevolmente e danzare intorno al quadro, riuscendo così anche ad applicare al meglio la sua innovativa tecnica di sgocciolamento dei colori, dripping paint, utilizzando non solo il pennello ma anche un bastone e poi tutto il suo corpo. federica chezzi, angela Partenza, Jackson Pollock Dripping Dance, illustrazioni di daniela goffredo, maria Pacini fazzi editore, lucca 2020
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Periodico della fondazione cassa di risparmio di lucca
finito di stampare nel mese di luglio 2021 da tipografia tommasi referenze fotografiche: giorgio andreuccetti, archivio eredi mario tobino, andrea Buonopane, cnr-iSti, comune di lucca, massimo davini, raffaello ferrari, Sergio fortuna, freepik.com, Sara furlanetto, lucio ghilardi, lorenzo maffei, michele martinelli, roberto orlandi, Paolo Pacini, Progetto career, Progetto focuS - comune di capannori, Progetto Soul, Progetto «Wearecloud@lucca», andrea Salani, irene taddei, isabella tobino si ringrazia francesco Busso per le immagini tratte dal volume su Pollock La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, scusandosi anticipatamente per l’involontaria omissione di referenze fotografiche, è disponibile ad assolvere eventuali diritti.
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rivista della fondazione cassa di risparmio di lucca
RICERCA «GREEN» – EMERGENZA COVID-19 – LA CULTURA CHE RESISTE – DAL TERRITORIO – SOCIALE
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