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FA Giugno 2016

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AG 20 ° GI 1 3 OGI 6 UG N O

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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. Direttore Responsabile: Giovanni Cioria - Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco 27 - Tel. 0541 643884 Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio - Grafica: Composet Riccione

Famija Arciunesa

Anno XXXIV - n°3 -

redazione@famijarciunesa.org

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ASSOCIAZIONE CULTURALE PER RICCIONE

Questo articolo si è reso necessario in quanto alcuni per2 sonaggi eletti ad amministrare la città, pur non conoscendo i fatti, hanno parlato a vanvera e una certa stampa ha fatto affermazioni da querela. Nell’ufficio sono consultabili i documenti: contratto, fatture, bonifici, ricevute, lettere.

Tutta la verità, nient’altro che la verità, sull’affitto della “Casa della Micia” sede sociale di F.A. La bella casa colonica denominata “Casa della Micia” in Via Montebianco, nel Parco della Resistenza, è sede dell’associazione culturale (senza fini di lucro) “Famija Arciunesa”. Detta casa colonica è proprietà del Comune di Riccione ed è stata data in affitto a F.A. nel 1988 con regolare contratto tra le parti -sindaco Terzo Pierani- per farne luogo di cultura. La struttura era diroccata e fu ceduta per 20 anni, al prezzo simbolico di 100 mila lire annue, in cambio di ristrutturazione e sistemazione a partire dai pavimenti sino al tetto, impianti compresi. La spesa ammontò a 45 milioni di lire in materiali, molti dei quali ottenuti a prezzi scontati (visto lo scopo). Senza l’aiuto dei tanti operai che donarono il loro lavoro gratuito il sabato o nei giorni liberi si desume facilmente che la spesa sarebbe risultata doppia. Dopo il taglio del nastro, F.A. si installò al 1° piano e svolse la sua attività sociale, pagando regolarmente il canone, le utenze di luce, acqua, gas, telefono -ad essa intestate- e provvedendo alla manutenzione dei locali con pulizie, imbiancature, contratto caldaia ecc. Nel 2008, alla scadenza, fu inviata richiesta di rinnovo- sindaco Daniele Imola. Nessuna risposta scritta ma solo assicurazioni orali in positivo. Sono seguite visite e solleciti da parte nostra ogni anno presso gli uffici comunali senza nulla ottenere. Nel frattempo F.A. ha puntualmente pagato canone annuale e utenze varie. Nessuna disdetta al precedente contratto è mai stata presentata in questo periodo all’Associazione.

1988. La futura sede della Famija Arciunesa in fase di ristrutturazione.

Alcuni anni fa la sala grande delle riunioni -metà superficie del 1° piano- è stata divisa in due parti per ricavare gli uffici adatti ad ospitare l’associazione dei Carabinieri in congedo e quella degli ex Dipendenti Comunali- che presto saranno in coabitazione con l’Associazione “Amici dei Musei”. Quindi, ricordando che al piano terra c’è il centro di Buon Vicinato “Amici del Parco”, rimarchiamo che al 1° piano graviteranno 4 associazioni. In base a quanto elencato il parere legale ci dice che l’associazione Famija Arciunesa ha quindi diritto ad operare nella “Casa della Micia” sino al 2020 senza far pesare sul piatto i 300.000 euro di donazioni negli ultimi 15 anni; le 2.250.000 copie gratuite distribuite ai riccionesi dal 1980 ad oggi; le 60 pubblicazioni di storia e dialetto locali; i momenti di aggregazione quali cene a tema e festeggiamenti del Compleanno di Riccione Comune autonomo; le rappresentazioni di teatro dialettale con le compagnie locali e le rassegne con quelle del circondario; le premiazioni di cittadini meritevoli; la sistemazione del Presepe Animato di Veterani in una serra dell’Arboreto Cicchetti, risanata ed adattata con una spesa di 30.000 euro; la collocazione di una targa in ottone in memoria di Dante Tosi, di una tabella esplicativa presso la Fontana del Nuotatore e la collocazione della statua in bronzo dedicata a Maria Boorman Ceccarini in occasione del centenario dell’intitolazione del Viale omonimo. Sono fatti inconfutabili che, speriamo, mettano una pietra sopra tante illazioni e sciocchezze. Nero su bianco. Il presidente di F.A. Giuseppe Lo Magro

La sede oggi.

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atleti di casa nostra

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di Giuseppe Lo Magro

Simone Sabbioni va ai Giochi Olimpici! E chi poteva dubitare di questa affermazione. In Famija Arciunesa no di sicuro! Leggete un po’ i titoli e gli stralci dei nostri articoli degli ultimi tempi. Gennaio 2014 - Simone...talento naturale! ( Tre parole semplici, chiare, immediate, efficaci). Disse di lui il tecnico Luca Corsetti: “Ragazzo molto dotato e concentrato sui propri obiettivi, disposto al sacrificio natatorio, con la testa sulle spalle”. Settembre 2014 – The winner is: ...Simone Sabbioni (Scimmiottando la Notte degli Oscar). Disse di lui la redazione di F.A.: “Quali aggettivi scomodare per rendere merito alle sue imprese? Per rimanere alla lettera iniziale del suo nome: Superbo, Sorprendente, Sensazionale, Stratosferico, Stupefacente, Sbalorditivo, Spaziale, Splendido, Superlativo, Straordinario!”. Gennaio 2015 – Sabbioni: l’under 19 più forte d’Europa (Disarmantescamente lapalissiano). Disse di

lui la Polisportiva Riccione: “Non era mai successo che un nuotatore riccionese ricevesse un simile riconoscimento”. Senza trascurare che nell’Ottobre 2013, in occasione dei festeggiamenti del 91° Compleanno di Riccione Comune Autonomo, nella galleria del Palacongressi appena dedicata al Pioniere del Turismo Bepi Savioli, lo premiammo con la spilla d’argento di F.A. quale cittadino meritevole. Non stiamo ora ad enumerare i titoli conquistati nel recente passato (che sono una valanga) ...ci li-

mitiamo agli ultimi Campionati Assoluti dell’Aprile scorso, che lo hanno visto primeggiare, nella piscina di casa, nei 50 e 100 dorso, nella staffetta 4x100 mista (con un trittico di medaglie d’oro) e giungere terzo nei 200 dorso (medaglia di bronzo) e... col tempo realizzato nei 100 dorso, meritarsi il pass per i Giochi Olimpici dell’Agosto prossimo in Brasile. Ebbene... si! Il nostro ragazzone andrà alle Olimpiadi, sarà uno dei pochi, selezionatissimi atleti della Federazione Italiana Nuoto a partecipare alla manifestazione sportiva che ogni quattro anni mette in vetrina il meglio dello sport internazionale. Simone porterà il nome della Perla verde nel continente sudamericano e se agli Europei si trovò col groppo alla gola ascoltando l’inno di Mameli dal podio dei medagliati... cosa capiterà a Rio? Noi siamo pronti a piangere di gioia con lui. Vai Simone!

Da sin.: Giuseppe Lo Magro, Simone Sabbioni e l’allenatore Luca Corsetti.

I Cittadini Meritevoli (2013) premiati con Spilla d’Argento. Da sin.: Giovanni Olivieri e Giuseppe Lo Magro (F.A.), Raffaele “Tino” Maestri (collezionista cartoline di Riccione), Giancarlo Mantellato (studioso storia di Riccione), Maria Cristina Codicè con i suoi ragazzi del Centro 21, Barbara Bonfiglioli (IOR Riccione), Simone Sabbioni (nuoto), il signor Michelotti per la figlia Cristina (ciclismo), il sindaco Massimo Pironi.

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orrori di casa nostra

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di Edmo Vandi

E Tonino Guerra diventò giostraio Il Bosco della Pioggia “finalmente” inserito nel Luna Park di Viale Ceccarini! Abbiamo seguito, giorno dopo giorno, la sua costruzione. La cosa mi preme in modo particolare in quanto personalmente ho realizzato un documentario, commentato dallo stesso Tonino Guerra con una appassionata motivazione a cominciare dal titolo: “Il bosco della pioggia”, sottolineando, da par suo, la fantasia, le suggestioni, i poetici significati di quest’opera immaginata come un arricchimento delle attrattive artistiche e culturali di Riccione. Le sei colonne a tortiglione si compongono di 5.000 lastre di vetro verde prodotte manualmente da raffinati artisti vetrai di Fano, mentre il mosaico della base è stato creato e montato in torridi giorni d’agosto da un team di maestri mosaicisti di Faenza. Ritengo un vero affronto alla memoria del grande personaggio santarcangiolese, noto in tutto il mondo, avere affiancato la fontana ad un gioco da Luna Park e averla di fatto nascosta a chi passeggia in Viale Ceccarini. Si provvederà a ridare prestigio e dignità a quest’opera che è stata considerata un omaggio del grande Tonino Guerra alla Perla verde?

“Alora, cum la stà la mi funtèna? A la tnoi ben? L’è vèira che i turésta ij fa l’infég-na?” (Allora, come sta la mia fontana? La tenete bene? E’ vero che i turisti la fotografano?) Così Tonino Guerra ogni volta che ci vedevamo, e negli ultimi tempi accadeva spesso. Ora vederla abbinata ad un variopinto “mestiere” (così si chiamano in gergo i giochi dei Luna Park) credo che tocchi tutti riccionesi nel profondo del cuore.

Era il suggestivo sfondo a mare del Viale Ceccarini.

AVVISO IMPORTANTE PER I NOSTRI LETTORI In caso non riceviate la rivista Famija Arciunesa a casa vostra potete ritirarne una copia presso la BIBLIOTECA COMUNALE di Via Lazio dal primo giorno dei mesi: Feb-Apr-Giu-Ott-Dic o presso la sede di F.A:

REDAZIONE Direttore Responsabile: Giovanni Cioria • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Hanno collaborato a questo numero: Edmo Vandi, Isidoro Lanari, Roberto Betti, Dante Tosi (archivio), Lorenzo Scola, Bruno Bezzi, Silvano Amadori, Arnaldo Grossi, Fabrizio Serafini, Rodolfo Francesconi, Guido Nozzoli • Foto: Pico e Gianni Zangheri • Pubblicità: Tel. 338 4304667 • Grafica e impaginazione: Studio Grafico Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio S.r.l.

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nuove pubblicazioni

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di Giuseppe Lo Magro

Riccione Novecento

Se immaginiamo di paragonare la Riccione turistica di oggi, maestra dell’accoglienza, ricca di servizi, di offerte di benessere, di qualità della vita, a una intraprendente donna bella e volitiva, sempre in anticipo sui tempi, non possiamo esimerci dall’andare a ritroso nel tempo per scoprirne la nascita e le fasi della crescita. E capirne il cammino.

Ugolini

Giuseppe Lo Magro

R iccione Novecento

Giuseppe Lo Magro

1832-1922

Riccione Novecento

Riccione viene “concepita inconsapevolmente” nel 1832, quando Don Carlo Tonini divenne parroco della Parrocchia di San Martino e in Lui fermentò il desiderio di escogitare un sistema per sollevare quella popolazione dalla miseria. Sboccia alla luce nel 1862, “se piènt dla vita” (col pianto della vita), con quel vagito che fu il fischio del vapore del primo treno in sosta sul nostro lido. Fermata ottenuta dal lungimirante parroco che, con spigliato acume, capì come far giungere il progresso in una terra desolata e con esso il lavoro necessario a debellare la povertà che attanagliava la sua amata gente. E sempre grazie a Don Carlo Tonini, che gira in lungo e in largo la pianura Padana a decantare la salubrità del nostro mare, la freschezza dell’aria e la finezza della sabbia, elementi vitali per la cura della scrofola, che la bimbetta Riccione va “dingatoun” (gatton gattoni). Poi con gli ospizi marini (1877-1897), per accogliere i bambini sofferenti, la bambina “la sta in pid” (sta in piedi) e muove incerta i primi passi verso un turismo elioterapico. I giornali parlano di questo “miracolo” e così, incuriositi come gatte gravide, vengono in visita personaggi importanti della politica, dell’economia, dell’industria e della cultura, da tutta Italia (i riccionesi li chiameranno “I S-gnur” - I Signori). La bambina comincia a camminare spedita. Con la costruzione di ville e villini che si affacciano sul mare per godere aria incontaminata e sole balsamico, Riccione “la cmènza a ghiflì” (la giovinetta alla quale spuntano i seni). Ora è una pimpante adolescente che acquista conoscenza di sé e delle sue, sino ad allora mimetizzate, bellezze naturali. Giocoforza nascono i “servizi” per la Comunità. Grazie alla munificenza di Maria Boorman Ceccarini ecco il Giardino d’Infanzia (1891), l’Ospedale (1893), il porto canale (1896). E i pionieri riccionesi non stanno a guardare. Leonilde Conti apre sulla “Viola” il ristorante Bologna- cibo di qualità al mare (1885); sorge uno stabilimento idroterapico (1900); si concretizza l’idea di Città giardino con la lottizzazione Martinelli (1901), già proiettata nel futuro; spuntano Hotel di eccellenza, moderni e mondani: Amati (1901), des Baines (1908), al Lido (1910); viene eretta la Chiesa al mare Mater Admirabilis (1909); la cultura è di casa al Teatro Sghedoni assieme all’arrivo della luce elettrica (1910). Il viottolo “La Viola” diventa Viale Maria Ceccarini (1912). I bagnanti lievitano in maniera esponenziale. E’ una clientela multiculturale che manifesta esigenze particolari e, sovente, trasgressive per la morale del tempo. Tappezzata da manifesti che invitano alla decenza, non mescolando i sessi e indossando costumi castigati, la spiaggia offre ogni gamma di servizi: capanni, poltrone, fotografo itinerante, distribuzione giornali, suono di tromba per il pranzo di mezzogiorno. Tanti i ritrovi che propongono musica, poesia, giochi, danze, concerti. E’ un crescendo rossiniano per l’adolescente Riccione, ma la corsa è frenata da disastri e cala-

Un parroco, i bagni di mare, le ville, i mestieri, gli hotel, i ritrovi, i divertimenti, la guerra, il terremoto, l’autonomia.

mità: scoppia la Iª Guerra mondiale (1915) e il paese è devastato dal terremoto (1916). Occorrerà attendere il 1919 per un po’ di pace...e allora si manifesterà la voglia di emanciparsi da Rimini per ottenere l’Autonomia comunale e con essa la libertà di correre senza lacci. Il nastro dell’ambito traguardo sarà tagliato nel 1922 e Riccione divenuta maggiorenne, temprata da tante cruente traversie, affronterà il ventennio fascista. Adés l’è una burdèla ch’la fa i burdèl! (Ora è una donna che può diventare madre!). Il volume “Riccione Novecento” (116 pagine in A4) è in fase di stampa. L’uscita è prevista per i primi giorni di Giugno. Comunicheremo per tempo data e luogo della presentazione estendendo l’invito a tutti gli amici e soci F.A. interessati.

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Stabilimenti balneari

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di Nives Concolino

Zone al mare in “abito di gran gala”

Sempre più accogliente e con servizi all’avanguardia, la spiaggia di Riccione anche quest’anno accoglierà i turisti con una decina di stabilimenti balneari ridisegnati con piscine, vasche idromassaggio, aree wellness, palestrine, aree relax, “salottini” e anche piccole biblioteche, emeroteche e campetti da gioco. Dal confine con Rimini a quello con Misano è tutto un fermento. E non mancano le curiosità. A Fontanelle è stata ristrutturata la Zona 7, predisposta per la celebrazione ufficiale dei matrimoni civili. In queste occasioni, infatti, la casina del bagnino fungerà da sede municipale. Al Marano, invece, il Bagno 135 di Fausto Ravaglia, da poco rinnovato anche con una Spa e spiaggia per bimbi, da quest’anno offre l’idromassaggio per cani. La spiaggia di Riccione si apre sempre più ai quattro zampe, basti pensare che l’anno scorso le zone a loro dedicate sono state una cinquantina, ma le domande di permesso quest’anno potrebbero essere anche superiori. Tra i bagni rifatti ex novo spiccano: 58, 59, 68, 114 e 116. Nuovo look anche per altre zone, come la 111, che hanno completano i progetti avviati gli anni scorsi o come la 64, dove si effettuano interventi parziali. Gettonatissime le piscine per le quali, in questi anni di rinnovamento, sono stati rilasciati 22 permessi, ai quali si aggiungono quelli di gran lunga superiori per le

vasche idromassaggio. L’effetto domino della riqualificazione, che tiene testa sia alla crisi, sia alla Direttiva Bolkestein, procede senza sosta. Basti pensare che dal 2007/2008, quando è stata installata la prima piscina al Bagno Le Palme (Zona

88 – 89) e la prima vasca idromassaggio al Bagno Iolanda (Zona 44), gli Uffici comunali del Demanio hanno dato il via libera a 58 progetti di riqualificazione, dei quali 55 (sui 133 esistenti) interessano i bagni e 3 i bar ristoranti.

Ciò significa che circa la metà dei bagnini ha fatto il salto di qualità, cogliendo le opportunità offerte dall’ultimo Piano spiaggia. La voglia di cambiamento è confermata anche dal fatto che diversi concessionari continuano a fare la spola in municipio per mettere in cantiere nuovi progetti. Per esempio i fratelli Parma con i loro tre bagni (116 e 114 già ridisegnati e 115 in progettazione) intendono creare una specie di villaggio con piscina. Si rinnova, perché, come sostengono un po’ tutti gli operatori, Riccione bene o male è ancora sulla cresta onda e i clienti vanno coccolati con nuovi servizi. Lo sostiene anche il geometra Domenico Bellanova, che oltre alla 116 quest’anno ha progettato le zone 114, 58, 59, 68. Si va avanti. L’Edilizia privata, intanto, a Riccione elabora un nuovo Piano spiaggia. “Nonostante le preoccupazioni della Direttiva Bolkestein, sul fronte degli investimenti registriamo un bel movimento -conferma l’assessore Roberto Cesarini-. Sicuramente questo è il frutto di un clima di fiducia che si è instaurato in città su un comparto che è strategico. Sulle concessioni balneari, bagni e bar, c’è una ripresa significativa, c’è voglia d’investire, tendenza che intendiamo incentivare e consolidare con le nuove elaborazioni che saranno pronte entro questa legislatura”.


Turismo

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di Nives Concolino

Riccione apre un varco canadese Riccione sventola la “Maple Leaf”, bandiera bianco rossa con foglia d’acero, che contraddistingue il popolo canadese. Non a caso. I mesi scorsi tra la Perla dell’Adriatico e il Canada, è stato allacciato un nuovo “ponte” per traghettare i turisti d’Oltreoceno. A dirottarli sulla nostra riviera, con la compartecipazione di Food in Tour prescelto dall’Apt, è Harry Goetschi, direttore generale e socio del colosso Tours Chanteclerc (con sede nel Québec, Canada francese), che annovera circa 1.000 agenzie turistiche, compreso 45 club di eccellenza. Tra aprile e maggio i primi vacanzieri giunti all’Hotel Ambasciatori, che fa parte di Food, dopo aver percorso 7.000 chilometri, hanno fatto registrare 1.400 presenze. “E’ solo la punta dell’iceberg - annuncia Goetschi – di questo nuovo grande flusso canadese, che continuerà quest’anno in settem-

bre e ottobre e, sempre in primavera e autunno, i prossimi anni con permanenze medie di 22 giorni”. Si vendono infatti pacchetti turistici per due settimane e per un mese da trascorrere in pieno relax tra mare e collina, alla scoperta della cultura e dell’arte culinaria locale, con escursioni, su richiesta, anche in città d’arte come Firenze e Venezia. Ai canadesi si riservano itinerari esclusivi, come le visite guidate a San Marino con il trenino che passando nei tunnel percorre la vecchia ferrovia, a Gradara e a Urbino. In programma anche delle uscite a Mondaino per assaporare nelle grotte il formaggio di fossa, battute in collina alla ricerca del tartufo ed escursioni lungo la via del sale tra Cervia e Cesenatico. I turisti si prendono per la gola anche con corsi di cucina per imparare a fare tortellini e piada. “Il successo

di questo pacchetto - spiega il presidente di Food in Tour, Bruno Bernabei - sta nel fatto che il turista è libero di trascorrere le giornate come vuole, non è costretto a muoversi in gruppo”. Una formula vincente che, come annunciano gli stessi operatori, potrebbe servire a dirottare a Riccione anche il flusso canadese al momento diretto ad Amalfi. Nel frattempo, conferma Goetschi “fioccano le prime adesioni per il 2017”. L’idea piace anche all’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini e alla presidente dell’Apt, Liviana Zanetti, che parlano di “preziosa opportunità dal grandissimo potenziale”. Tanto più se si pensa che circa 800/900 canadesi, appassionati di bici, singolarmente hanno già imboccato la strada romagnola, attraverso i Bike Hotel di Riccione, per esplorare, pedalando, borghi e castelli dell’entroterra.

Proposta per l’Estate: Giochi nell’acqua!

di G.L.M.

Abbiamo avuto la Pista del ghiaccio in Viale Ceccarini per Natale (dal sottopasso ferroviario all’incrocio con Viale Dante) ...si sta concludendo il Green park con annesso Luna park per Pasqua (dall’incrocio con Via Virgilio a Piazzale Roma)... viene spontaneo pensare ad un prolungamento della Riccione- Play anche in mare. Un vorticoso “calcinculo” e uno scivoloso “palo della cuccagna” nei pressi della riva, fino a dopo Ferragosto, farebbero il pieno! Negli anni ‘20-’30 del secolo scorso andavano a gonfie vele! Non è un’idea malvagia.

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documenti riccionesi

di Edmo Vandi

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Il passaggio del fronte e la Statua a Salvo D’Acquisto Una serata per non dimenticare la tragedia della seconda guerra mondiale e ricordare l’atto eroico del giovane Carabiniere che si è sacrificato. Organizzata dall’Associazione Ex Dipendenti Enti Pubblici di Riccione nell’ambito della propria attività di informazione e di cultura, la Casa Colonica del Parco della Resistenza in Via Montebianco, ha ospitato lunedì sera 18 aprile, oltre 70 persone che hanno assistito con grande partecipazione all’interessante e corposo programma su temi ancora oggi di viva attualità. Presentata dalla Presidente Maddalena Piccari la serata è iniziata con il filmato storico sul Passaggio del

Viale Ceccarini dedicata all’Eroico Carabiniere Salvo D’acquisto, che vede gli interventi del Gen.le B.Claudio Rosignoli, del Presidente Pier Giorgio Ricci dell’Associazione Nazionale Carabinieri, e dell’allora Sindaco Daniele Imola. Il filmato comprende anche un’intervista all’attore Beppe Fiorello, interprete di un fiction televisiva sul sacrificio del Carabiniere che ha offerto la propria vita per salvare, il 23 settembre 1943, 22 ostaggi dalla fucilazione per rappresaglia da parte

Fronte nelle zone di Riccione, Rimini, Coriano, Gemmano, San Marino.... Immagini crude ed esplicative di quei tragici giorni, girate in diretta dai Reporter Statunitensi al seguito delle Truppe Alleate. E’ seguito un intervento del letterato e storico riccionese Rodolfo Francesconi, che ha esposto con un ragionamento colto e approfondito il significato e l’importanza, soprattutto per i giovani, della Giornata del 25 Aprile “Festa della Liberazione” (vedi pagina seguente). Si è avuta poi la proiezione del filmato tratto dall’Archivio di Edmo Vandi e Secondo Casadei, sull’inaugurazione della Piazza di

delle truppe naziste. La serata si è conclusa con interventi di Pier Giorgio Ricci, Giuseppe Lo Magro (che ha distribuito ai presenti l’opuscolo “La Seconda Guerra Mondiale a Riccione - Memorie di un Quindicenne” del compianto Dante Tosi) e del Sig. Silvio Di Giovanni che ha letto una applauditissima elegia sugli argomenti trattati nella serata, che troviamo nella pagina seguente. Soddisfazione è stata espressa alla fine, dalla Presidente Maddalena Piccari a nome dell’Associazione, per la qualificata e appassionata partecipazione di tutti i presenti. Gradito il simpatico buffet finale con biscotti tricolori.

Maddalena Piccari

Il pubblico presente alla serata

Rodolfo Francesconi

Pier Giorgio Ricci

Silvio Di Giovanni

La statua di Salvo D’Acquisto


L’intervento di Rodolfo Francesconi. Parole dal sapore universale “Non credo che faremo in tempo”. Questa frase l’ho sentita pronunciare diverse volte dall’insegnante quando, al ginnasio o al liceo, si terminavano così le lezioni di storia senza poter entrare nel merito del contenuto dell’ultimo capitolo del libro: la prima guerra mondiale, allora! Al massimo ce la si cavava con un elenco di date, di nomi di luogo e con quelli degli “eroi”. Credo succeda così ancor oggi, per l’ultimo capitolo degli attuali testi scolastici di storia, quello sulla Liberazione, inserito in una programmazione che impedisce di fatto una trattazione adeguata, diffusa e continua sulla vicenda della Resistenza e del suo significato. Forse di nuovo un susseguirsi di date e di nomi di luogo! La Resistenza, per molti giovani, è solo una lapide, un giorno di festa primaverile, per altri, ragazzi già formati o adulti in quel periodo, un’elencazione di ricordi di fatti vissuti. Per la maggior parte, per coloro che non l’avevano vissuta, la Resistenza e la Liberazione sono state soltanto immagini (Piazzale Loreto, Marzabotto, i Fratelli Cervi, i Tre martiri riminesi, Dongo, l’ingresso delle truppe alleate e via via) di violenze o di folle festanti. Anch’io inizio con un ricordo e con una serie di immagini. Quando (avevo 17 anni all’epoca) a Riccione un giorno di quella primavera i giovani che bighellonavano per strada furono costretti dai soldati canadesi (armi in pugno) a recarsi di mattina al Teatro Dante per assistere, assieme a molti militari alleati, alla proiezione di alcuni filmati (americani o russi?) che mostravano la liberazione dei campi di sterminio nazisti: Auschwitz o Buchenwald, non ricordo. Rammento però che la nostra impressione fù di incredulità e tacciammo ciò che avevamo visto come “la solita propaganda del vincitore”. Eravamo ancora, senza saperlo, tutti infettati. Mi ci vollero parecchi anni ancora quando, durante l’Università a Pavia, scoprii dalla lettura di un libro come “Si fa presto a dire fame” di Piero Caleffi (ancor prima che fossero pubblicati quelli di Primo Levi) ciò che era successo e comprendere così il vero valore e significato della Resistenza. Questa è una parola passiva: si resiste sempre ad un attacco, mentre invece Liberazione è un termine attivo ed ha un più profondo significato. Non si denota, pronunciandola, solo una liberazione territoriale, ma anche quella della mente e dall’occultamento della verità. Con la fine degli anni venti il nostro Paese si era avviato verso una totale strozzatura totalitaria, passando sotto il controllo della polizia fascista. L’opposizione aveva subito una vera persecuzione ovunque tentava di organizzarsi: perfino all’estero venivano assassinati i “nemici del regime”, come in patria. I meno temibili finivano in galera o al confino nelle isole o fra le argille desolate della Basili-

cata. Furono fra gli anni più vergognosi della nostra storia, quelli del Tutti in divisa, pronti a marciare verso la Gloria: gli anni del graduale asservimento a Hitler, delle leggi razziali, gli anni che portarono dritti dritti alla guerra, con gli italiani in maggioranza accondiscendenti e convinti che fosse un buon affare. In realtà il cupio dissolvi aveva infettato la Nazione. La Liberazione è stato il vaccino che ci ha guarito da questa tremenda infezione e il farmaco ebbe allora un nome: “democrazia”. E’ forse un caso fortuito che noi si ricordi il 25 Aprile, oggi il 18 proprio quello delle prime elezioni democratiche (nel 1948) in Italia? Senza una memoria continuamente attivata i rischi per la democrazia, nata appunto in Italia dalla “Resistenza” antifascista, sono sempre altissimi, perchè la democrazia non è data una volta per tutte e deve essere alimentata giorno per giorno nella pratica quotidiana e nel vivere sociale. Non è questa una frase retorica e priva di significato, in quanto bisogna ricordarsi che l’antifascismo ha nel suo “dna” la lotta contro ogni discriminazione sociale ed etnica, di cui proprio il nazifascismo è stato il tragico assertore e che può in ogni momento risorgere. Si pensi ancora cosa sono state le leggi razziali fin dal 1938 proprio negli anni di maggior fulgore del partito fascista! La sua resurrezione è testimoniata, in questi giorni, dall’emergere di una violenza culturale e politica xenofoba che fa leva sulle nostre paure, sul timore che il nostro benessere possa essere disturbato se non turbato da presenze ritenute aliene. Non mi riferisco solo alla Slovenia, alla Polonia, alla Macedonia, alla Bulgaria, ma anche ai movimenti in crescita in casa nostra. La Resistenza non è stata un “incidente di percorso” quasi inutile come molte fonti giornalistiche tendono a insinuare; ha fatto sì che l’antifascismo si identificasse allora con la democrazia. E con cosa si identifica oggi? Siamo sul fronte di una vicenda epocale, rappresentata dalle grandi migrazioni balcaniche e mediterranee, effetto di guerre di cui noi europei siamo in parte responsabili per tutte le forme di neo-colonialismo, mascherate da accordi di collaborazione per lo sfruttamento di risorse energetiche con i paesi ieri identificati come terzo mondo, in cambio di sostegno a violente dittature. L’esito di questo nuovo colonialismo è oggi rappresentato da masse in fuga dalla guerra e dalla fame come mai era accaduto prima. L’antifascismo, oggi, si riconosce nell’accoglienza e nella capacità di mettere in discussione le nostre sicurezze; è sempre il vaccino che deve proteggerci dall’infezione xenofoba e il suo nome è ancora democrazia, ancor più allargata a queste popolazioni con la dimostrazione del suo valore.

ELEGIA PER I MARTIRI D’AGOSTO A Cappelli, Niccolò, Paglierani uccisi di capestro dai nazisti Fu dal fiotto di sangue aggrumato sui vostri panni che in un giorno affocato di mezzo agosto raccogliemmo il grido della vostra agonia, e nei capestri tesi che sentiamo pesare anche i corpi nostri lasciati a guastarsi in quella desolata morte penzolante nel sole. Tre volte l’alba, con il singhiozzo dei galli e il macinare delle ruote, scivolò dai tetti nei vostri occhi spalancati. Due volte la notte brancolò tra l’urto dei treni e i latrati dei cani nel vostro sangue spento. L’impiccatore vi tolse infine allo sciame delle mosche, e rimase un fetido crepuscolo a sbiadirsi tra la polvere secca e l’orina dei cavalli. Andammo allora nelle nostre tane che serbavano ancora l’impronta dei vostri piedi scalzi, vagammo nella campagna stordita dall’alito dei fieni, ma l’estate ci parve vuota come lo sguardo dei ciechi. E ci fu solo il cuore a ridarci il coraggio, questo piccolo cuore logorato dalla guerra insonne e dal giallore delle stoppie. Quando tornammo a voi (il settembre era ancora squassato dai cannoni) l’aria sapeva di terra rimossa dalle macerie e colavano bave d’erba dalle ferite delle case. Là non trovammo fiori sulle fosse, non trovammo i nomi tra le dolci menzogne delle lapidi, né un cero che avesse illuminato per un’ora la vostra eterna caduta. Tre croci sbilenche di canna erano il solo segno di pietà. Come balbettare parole? Le parole del pane, del mare, del vento e della strada non sanno dire la morte che non ha strada, né vento, né mare. Silenzio solo silenzio nella siepe di batticuori. Gli uomini strinsero i pugni alzati nel saluto. E il sole portò le croci nelle lacrime azzurre delle madri. Viserba, Ottobre 1944 GUIDO NOZZOLI


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di Nives Concolino

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Marullo guida il nuovo Corpo intercomunale della PM Dal primo aprile è attivo il Corpo Intercomunale di Polizia Municipale dei Comuni di Riccione, Cattolica, Coriano e Misano Adriatico, guidato da un unico comandante. Si tratta del modenese Pierpaolo Marullo (classe 1964) sposato, laureato in Scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza, selezionato tra una novantina di concorrenti. Nel 2006 è diventato comandante a Olbia, mentre dal 2010 al 31 marzo è stato Comandante del Corpo Unico dell’Unione dei Comuni del Frignano (Mo). Con l’accorpamento le quattro località disporranno di un totale di 200 agenti per 80mila residenti che lievitano fino a 200mila con i turisti estivi. Perché ha scelto di lavorare nella nostra città, c’era stato ancora? “Conoscevo Riccione, come sede dell’importante convegno delle polizie locali, dove sono venuto tutti gli anni, perché è molto famoso ed è il più grande d’Italia. Sono qua in quanto, dopo le esperienze vissute, mi sentivo pronto per questa piazza molto prestigiosa”. Il dover lavorare in una vasta area la preoccupa? “No assolutamente, questo territorio non è così vasto come l’ultimo che ho comandato, quello del Frignano era ancora più vasto. Qui in pochi minuti raggiungo tutti i comuni che sono concentrati”. Ma d’estate i residenti si moltiplicano… “Questo non mi preoccupa, alle spalle ho l’esperienza di Olbia”. Come funzionerà il corpo intercomunale? “Come una famiglia che si allarga, mettendo in comunione beni ed esperienze. Il comandante ha solo il compito di coordinare e scegliere tra le migliori esperienze di cui già il personale è capace. Gli agenti dei singoli comuni saranno interscambiabili? “Il personale che pensa di essere trasferito di qua o di là, non deve preoccuparsi minimamente. Ognuno agisce nel proprio comune. E’ però evidente che in una giornata in cui tutto il personale è assente per un presidio o in concomitanza di un grande evento, come il MotoGp ci può essere uno spostamento temporaneo per far fronte all’esigenza del momento”. I sindaci restano titolari delle funzioni della PM? “Assolutamente si. Ora esiste una centrale operativa unica, quella di Riccione, che riceve le telefonate, da smistare, ma i numeri dei singoli comandi non vengono abrogati”.

Si è già fatto un’idea dei problemi su cui prestare più attenzione? “Dire che conosco il territorio sarebbe una bugia. Però l’esperienza m’insegna che tutti i territori hanno più o meno gli stessi problemi e che quindi un miglior coordinamento delle forze presenti può solo evitare i problemi e migliorarli. Quello che manca da sempre è una maggiore fiducia e un rapporto tra noi e la cittadinanza”. Si parla del vigile di quartiere? “Questo ci sarà ancora, ma ciò che porterà frutto e che serve in qualsiasi tipo di comunità è la reciproca fiducia tra agenti e cittadini. Cosa fondamentale, perché la polizia senza la cittadinanza non è nulla e i cittadini hanno bisogno della polizia. Questo è uno dei miei obbiettivi principali”. Per l’estate quanti rinforzi arriveranno? “Si conta su 23/25 agenti a tempo determinato per quattro-cinque mesi. Sull’abusivismo come si procederà? “Su questo fronte ho trovato un comando super attrezzato per cui non vedo alcuna difficoltà a continuare nella stessa direzione. L’obiettivo ora è quello di allargarsi da subito all’arenile degli altri comuni per portare la stessa esperienza”. Gli orari di servizio delle Pm saranno quelli di sempre? “Ogni comando resta strutturato come prima, perché il rapporto d’impiego di ogni singolo operatore è con il proprio comune. Altri obiettivi del corpo unico? Mantenere le stesse uniformità nelle nostre procedure interne, comportamenti e direttive, mi riferisco ai rilievi dei sinistri, alla modulistica, le disposizioni saranno univoche”.


la storia a scuola

di G.L.M.

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F.A. dona i libri di Dante Tosi Nella settimana precedente al 25 Aprile, anniversario della Liberazione, i rappresentanti di F.A. Giuseppe Lo Magro (presidente) e Paolo Santovito (consigliere) hanno donato, a nome dell’associazione, 450 copie del libro: La IIª Guerra Mondiale a Riccione -Memorie di un quindicenne- di Dante Tosi, alle classi quinte del Liceo Scientifico “Volta” e alle classi terze della Media inferiore. Lo scopo è avvicinare i giovani alla conoscenza dei fatti salienti avvenuti nella nostra

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città nei tragici anni del conflitto mondiale con particolare attenzione ai giorni dell’avanzamento della Linea Gotica.

Il momento della consegna dei libri a due classi del Liceo scientifico “Volta” alla presenza del Dirigente scolastico Prof. Paride Principi.

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di Nives Concolino

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Il neopresidente Giuliodori illustra le iniziative Il Club Nautico Riccione, nato nel 1933, ha un nuovo timoniere. Si tratta del noto imprenditore Stefano Giuliodori, presidente e fondatore di diversi consorzi turistici della città che sarà coadiuvato da Marco Mazzetti suo vice, Daniele Fabbri (segretario e tesoriere), Mario Gnoli (Saviolina e Mariegola), Stefano Righetti (ormeggi-infrastrutture), Aimone Fabbri (Scuola vela) e Giuseppe Dimilta (rapporti Fiv e organizzazione regate). La nuova squadra pronta a salpare, annuncia intanto le sue iniziative. Presidente, si parte per una nuova avventura? “Si. Sono orgoglioso di essere stato nominato presidente da questo club, che è uno dei più antichi d’Italia. Agli albori ne facevano parte i figli di Mussolini, i Pullé, il Senatore Camillo Manfroni… Ho accettato questo incarico, nonostante la mia limitata competenza, ma sono un innamorato del mare e della vela e ho sempre praticato gli sport velici. Spero di mettere a disposizione la mia esperienza e le mie relazioni acquisite come presidente di altri consorzi”. Ma lei è pure armatore? “Si ho un gozzo originale del 1993”. Quali sono gli obiettivi del nuovo “equipaggio”? “In primo luogo intendiamo condividere le attività sportive, sociali e ricreative con il maggior numero possibile di riccionesi e turisti, non solo d’estate, ma durante l’intero anno sociale”. Nei dettagli? “Vogliamo dare maggiore impulso alla Scuola di vela, partendo dai ragazzini riccionesi. E’ nostra intenzione iniziarli a questo meraviglioso sport, a contatto con la natura, il mare, le sue bellezze ed asperità. Da giugno, per la fascia tra i 6 e i 14 anni, organizziamo dei corsi, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle18, e il sabato solo di mattina. I ragazzini che hanno partecipato nel 2015 sono stati 125. Si preparano intanto

corsi di vela per adulti. Il Club Nautico intende investire nuove risorse economiche e umane, sviluppando anche il settore agonistico”. In primo piano pure la gestione della Saviolina, vero? “Certo,tanto più che questa barca storica (nata nel 1928 con il nome di Nino Bixio) è sotto la tutela del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Attiva nel circuito della marineria tradizionale romagnola (Mariegola delle Romagne), è da anni simbolo e ambasciatrice del turismo

riccionese. Ce ne occuperemo in qualità di armatori, in collaborazione con il Comune, che ne è proprietario. Vorremmo anche organizzare un corso per insegnare a veleggiare con queste barche per formare un equipaggio e uscire in mare ogni volta che le condizioni meteomarine lo consentono”. Riflettori puntati pure sulla darsena? “Si, il nostro consiglio di amministrazione intende migliorare i servizi di ormeggio per fornire maggiore assistenza e servizio ai soci con imbarcazione e ai naviganti in transito. Poi vorremmo ristrutturare la nostra sede”. Ma si andrà oltre gli aspetti tecnici? “Il Club Nautico intende rilanciare il porto come luogo di aggregazione, aprendo i suoi spazi, in primis la bellissima terrazza che si affaccia sul mare. E’ poi nostra intenzione promuovere iniziative di vario genere e interesse: incontri culturali, anche su temi nautici, iniziative sociali: incontri con le scuole, momenti ludici e cene”. Si rilanciano intanto le iscrizioni? “Certo, per far amare sempre più il nostro mare, il nostro Club che ha 54 associati, in gran parte armatori, vuole allargarsi ad altri soci. Chiunque sia in grado di dare un contributo, può iscriversi al Club Nautico. Abbiamo abbassato la quota a 120 euro, che comprende l’assicurazione in mare e tutti i servizi, compreso l’organizzazione di compleanni, cene sulla terrazza e incontri di lavoro”. Si prepara anche la tradizionale festa della Madonna del mare… “Si, ci apprestiamo a coorganizzarla per il 23 e il 24 luglio. Intanto ci prepariamo per il Riccione Day con l’apertura a tutti del nostro Club e l’invito tra venerdì e sabato per un aperitivo, e per gli Open day in programma il 27 e il 28 maggio, il 4 e il 5 giugno. In questi giorni i bambini possono provare ad andare in barca, conoscere gli istruttori e iscriversi ai corsi”.


andar per mare

di Nives Concolino

In barca a 5 stelle con Maurizio E’ l’unico armatore che d’estate con la Green Eyes Princess porta in gita i bagnanti dal porto di Riccione fino a Rimini e Gabicce. Maurizio Urbinati, ora lancia una nuova sfida offrendo ai turisti una barca a cinque stelle, dotata di ogni confort e predisposta per il pernottamento come fosse la camera di un hotel. Un esclusivo servizio? “Si. Sarà offerto dall’Azzurra Alisea, un’imbarcazione di 47 piedi firmata Sciarrelli, che, fondale del porto permettendo, sarà disponibile dal primo giugno. L’iniziativa sta suscitando interesse tra gli albergatori in primis quelli di Riccione Turismo e di Costa Hotels – Food in Tour, pronti a offrire il Boat & Breakfast in pacchetti turistic. L’interesse varca i confini nazionali? “La barca in locazione ha suscitato l’interesse di diversi operatori e di agenzie russe. Sono tutti entusiasti e decisi a far vivere nuove emozioni ai propri ospiti, un weekend romantico o comunque una nuova esperienza a famiglie e amici”. Oltre a pernottare, in barca cosa si può fare? “Al di là della notte a bordo, l’Azzurra Alisea offre lo spettacolo naturale dell’alba tra le onde e per un giorno l’esperienza da marinaio. Su richiesta con una canna da pesca i turisti si possono improvvisare pescatori e fare vita da mare. Potranno pure gustare uno spiedino al largo”. Ma esistono anche altre opportunità? “Certo, in barca non si fa il vero e proprio pranzo, pertanto, per chi ha l’esigenza di fare questo o di gustare una cena a base di pesce, ho stipulato delle convenzioni con alcuni ristoratori dell’area portuale”.

Come si presenta nel suo interno la barca-hotel? “L’Azzurra Alisea è predisposta per far dormire sei persone, che possono usufruire anche della “dinette” e della cuscineria in pelle a prua. Il tutto a prezzi abbordabili”. A questo si aggiunge la sua esperienza. “Svolgo questa attività da 38 anni, 25 dei quali trascorsi al porto di Riccione, dove, dopo la partenza della Motonave Marinella nel 2003, sono rimasto il solo a portare in gita i bagnanti con la barca. Per saperne di più visitare il sito www.noleggiobarchericcione.it , dove si parla anche del Ret a boat”. Lei è proprio un appassionato di mare, oltre all’Azzurra Aliseo, possiede altri natanti? “Si, la Green Eyes Princess, un cutter Franchini di 14,50 metri, e uno Stag 29, barca tecnica a vela di 9 metri, entrambe a disposizione dei turisti, e lo yacht Bum Bum originale del 1963”.

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AUGURI RAGAZZI!

Ecco qua i primi quattro ragazzi che hanno ricevuto da Famija Arciunesa il pacco libri sulla storia di Riccione in occasione del loro ingresso nella maggiore età. Un bel poker di gioventù che studia, coltiva tanti hobbies...ed è curioso della vita. L’ulteriore augurio è che presto in loro si “insinui” la voglia di conoscere a fondo la storia della Perla verde attraverso le letture che abbiamo “suggerito”.

Giacomo Romani, studente al Liceo Classico di Rimini. Appassionato di chitarra e cinema.

Erica Beligni, studentessa Classico Dante Alighieri. Innamorata del flauto traverso.

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Matteo Piovaticci, studente I.A.L. Pronto per la stagione estiva. Ama musica e motori.

Famija Arciunesa nell’ambito del Progetto “Conoscere Riccione” donerà ad ogni ragazza/o che diverrà maggiorenne nel 2016, purchè residente a Riccione, una confezione di libri sulla storia della Perla verde. E’ sufficiente presentarsi, muniti di carta di identità, presso la sede sociale dell’Associazione in Viale Montebianco 27- Casa colonica della Micia, all’interno del Parco della Resistenza, nei giorni di martedì, giovedì e sabato dalle 16,30 alle 18,30, per ricevere il dono. Per coloro che avessero difficoltà di orario ci si può accordare con Giuseppe 338 4304667.

Annica Tiboni, studentessa Liceo artistico Fellini. Ama pittura e grafica.

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di Maria Grazia Tosi

Giometti: una famiglia… da film! Col Cinepalace finalmente abbiamo una multisala che funziona e ha riportato a casa propria un appassionato pubblico riccionese che per forza di cose veniva dirottato verso Rimini, Cattolica e Savignano. Un complesso fatto di 6 comode sale che dopo titubanze iniziali ora vedono spesso un tutto esaurito o comunque tanti devoti spettatori , grazie alle diversificate proposte che la Giometti Cinema mette in scena. E’ proprio la famiglia Giometti che è riuscita a far decollare una proposta commerciale e culturale che rappresenta un anello significativo nel panorama riccionese e non solo. Chi meglio di Massimiliano, innovativo e vulcanico imprenditore-cinefilo, per raccontarne la ‘sceneggiatura’?! Da dove e come nasce questo interesse imprenditoriale così affascinante ed inusuale? “La grande passione per il cinema è nata da mio nonno Gino, dagli anni del dopoguerra, quando con il suo proiettore portatile da 16 millimetri, aiutato da mio padre Giovanni, andava a presentare i film nelle colonie, attaccando nel mezzo dei lunghi cameroni e corridoi un lenzuolo bianco; metà bambini però lo vedevano normalmente, l’altra metà al rovescio. Da lì è passato a Cattolica e Gabicce, dove proiettava film italiani e tedeschi in alcune arene estive. Nel ’73 comprò il suo primo vero cinema, il Parioli a S.Giovanni in Marignano (ora Ariston 2). Poi l’Ariston 1 di Cattolica, il Metropolis di Pesaro, il Settebello di Rimini, l’arena Star di Riccione; nel ’99 avevano già una decina di cinema di proprietà e in gestione”. Dal cinema alla multisala il passo è stato necessario? “Mio padre temeva che i cinema singoli rischiassero la chiusura, così assieme al fratello aprirono una multisala. In seguito lo zio è uscito e con il babbo siamo rimasti noi tre figli, Gianluca, Silvia e il sottoscritto. Nel 2000 la prima multisala era quella di Fano e da lì, una all’anno, siamo arrivati a una quindicina sparse tra Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana e Abruzzo, per la bellezza di 170 schermi”. Ci sono stati dei momenti particolari che hanno segnato l’evoluzione del vostro lavoro? “Un passaggio storico c’è stato nel 2004, con l’avvento del digitale. All’inizio era una tecnologia che un po’ ci preoccupava, ma poi si è trasformata in una preziosa opportunità, perché maggiore era la facilità di reperimento delle pellicole, oltre ad un’immediatezza nella produzione di contenuti anche pubblicitari. Nel senso che se una ditta ci presenta un video promozionale al mattino, noi già la sera stessa lo possiamo proporre alla platea. Tempi veloci e costi più bassi rispetto alle pellicole classiche.

E’ stato semplice improntare la multisala a Riccione e riconquistarsi un pubblico? “All’inizio è stato difficile per noi che avevamo fatto un investimento importante ed avevamo anche un certo timore nell’avvio delle sale, perché dovevamo trovare un modo giusto per convincere la gente all’inizio un po’ titubante, e che sostanzialmente si era negli anni dirottata verso altri Comuni. L’Amministrazione ci è stata molto di sostegno e così l’Istituzione Riccione per la Cultura e l’Ufficio Cultura, nella persona di Cristina Baldolini organizzatrice del cinema d’Autore. Grazie ai loro indirizzari, la loro promozione e la reputazione delle preziose rassegne che erano riuscite a sopravvivere alla carenza di adeguati cinema, siamo riusciti a decollare e a riportare a Riccione non solo i riccionesi ma anche tanti cittadini di comuni limitrofi, concretizzando un’inversione di rotta epocale. Quando qui al Cinepalace vedo cattolichini e riminesi è per me una soddisfazione enorme”. Quali sono state le strategie vincenti adottate in questi anni di gestione? “Abbiamo implementato il mercato allargandoci alla programmazione di non soltanto pellicole di lungometraggi: i docufilm dedicati all’arte antica e moderna, le opere, i balletti, le visite ai musei… sono diventati appuntamenti molto attesi dal

pubblico, che solitamente affolla le sale dove questi vengono proiettati dopo la degustazione di graditissimi aperitivi ora offerti dal BIO,S di Rimini e prima ancora da Summer Trade. Quest’anno abbiamo proposto più prime visioni con la presenza dell’attore o regista, da Fabio De Luigi a Laura Morante a Stefano Accorsi e Claudia Gerini... Occasioni molto apprezzate dal pubblico che ha aderito appieno e con tanto entusiasmo. Naturalmente per avere questi artisti occorre una sapiente strategia, fatta di un’eccellente accoglienza e supporto. Sono serate-evento che contribuiscono ad incrementare la visibilità del nostro cinema; visibilità che teniamo sempre alta, operando sui social che ci permettono di arrivare velocemente al pubblico. Stiamo proprio ora allestendo un ufficio stampa 2.0. E’ importante una sinergia che si allarghi anche al di fuori delle sale cinematografiche? “Persiste costantemente la sinergia con importanti realtà culturali e spettacolari come il Premio Riccione, il premio DIG , il Ciné; e poi la collaborazione con l’Amarcord Film Festival e con la Cineteca di Bologna per il reperimento dei classici restaurati. In estate poi ci allarghiamo con una sala sotto le stelle: quella dello spazio a Riccione Paese dietro alla Biblioteca, con il Cinema in giardino. Sempre affiancati dall’Ufficio Cultura proponiamo diverse settimane di cinema di qualità, per i turisti e soprattutto per il pubblico locale, garantendo così una continuità anche durante la stagione estiva”. Considerata l’intraprendenza di famiglia Giometti… un Festival del cinema tutto Riccionese? “In realtà un Festival già l’avevamo organizzato a Cattolica nell ’81: Il Myst Fest, un festival del cinema giallo con la presentazione di inediti da tutto il mondo. Se pensiamo di realizzare un festival a Riccione? Abbiamo già in mente di programmare per il mese di giugno una rassegna di film dedicati alle donne… che magari potrà successivamente diventare, perché no, un vero e proprio Festival del cinema.”

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CURIO ITÀ TURISMO senzaeta’ di Maria Grazia Tosi

“CIAO MUTTER”: FACCIAMO CRESCERE I TEDESCHI DEL DOMANI Dopo 18 anni di fermo si riparte alla riconquista dei tedeschi, che hanno arricchito la nostra riviera negli anni d’oro quando nelle pensioncine anche più modeste approdavano con sandali di plastica e biondissime chiome. Questo grazie ad un progetto concepito dalla collaborazione di Regione, Comuni ed APT, di cui anche Riccione naturalmente ne diviene entusiasta paladino. Un entusiasmo ufficializzato il 5 aprile scorso dall’assessore al Turismo Montanari, il presidente dell’Associazione Albergatori Albicocco e il direttore APT Servizi Emilia-Romagna Burioni. La Romagna è la protagonista assoluta di questa iniziativa che vedrà i suoi più efficaci frutti nella stagione 2017, e che per ora si rivolge ad un pubblico family: con la campagna “Ciao Mamma “ si cercherà di attirare quel turismo familiare che ha sempre tanto caratterizzato la nostra zona. “Il Comune diviene soggetto attivo, sia dal punto di vista creativo che economico – spiega l’Assessore -. Quello tedesco, ed anche austriaco e svizzero, è un mercato estremamente importante per una località in cui l’83% è italiano, percentuale significativa per una dovuta riflessione. E’ un progetto che si svilupperà in tre anni, e che funzionerà se sarà condiviso da tutti gli operatori turistici”. Si dice soddisfatto anche il presidente Albicocco, puntualizzando che una volta era quella tedesca la clientela che prenotava i nostri alberghi a maggio, giugno e settembre. “Oggi occorre unire sempre di più il momento della comunicazione a quello della commercializzazione, gli sforzi per convincere, cioè, si devono concretizzare in una tangibile azione di vendita”. Ma in cosa consisterà la promozione? “Spot video, campagne sui social, fiere, radio, televisione e pubblicità varie, collegamenti con tour e bus operator, testate giornalistiche, travel blogger. Agli albergatori, conclude Burioni, verranno consegnati i materiali per promuovere

Fine anni ‘50. Hotel Grüne Perle, Linda e Pasquale in cucina con un bel poker di “arzdore”.

A RUOTA LIBERA

anche attraverso il loro movimento web i vari link. Intanto, quale primo appuntamento di accoglienza, si partirà il 22 maggio organizzando a Riccione la Festa di Pentecoste”.

QUANDO ERAVAMO DEI PIONIERI DEL ‘SUDLICHE ADRIA’ Già dal ’58 incominciavano ad arrivare i primi treni dall’estero principalmente dalla Baviera (“anche se già da almeno tre anni c’era qualche temerario che arrivava addirittura in motorino e in bicicletta”), e i novelli operatori turistici della zona si occupavano del transfert, portarli cioè negli alberghi. C’era a Riccione un solo taxi all’inizio e poi piano piano aumentarono, in battagliosa concorrenza col servizio carrozze. “Cattolica –racconta Luciano Sabbatelli, pioniere del settore turismo–, è stata la prima meta per i tedeschi, mentre per gli austriaci era Gabicce; poi arrivarono Rimini e Riccione. La zona più frequentata era quella dell’Alba: dipendente prima per una grossa agenzia viaggi tedesca e poi in proprio, lavoravo sulla via Verdi con gli alberghi Lily, Medusa, Argentina, Luana, sulla via Tasso con Niagara, Oriental, Nettuno, Guia, Genova e verso il porto strutture anche di una categoria maggiore come il Dory e il Rex. Quando passavamo a scaricare i turisti negli alberghi concordati chiedevamo sempre qualche camera in più, tanto numerose erano le richieste, maggiori delle concordate. I Tedeschi amavano molto la nostra città, una delle loro preferite di quella che chiamavano Sudli-

che Adria. Non erano comunque clienti molto esigenti, e restavano conquistati dalla buona cucina e dall’accoglienza calorosa; anche gli albergatori che non avevano studiato si cimentavano a parlare qualche frase in lingua per meglio socializzare”. Dai primi treni si passò ai pullman e più tardi agli aerei: alla fine degli anni ‘60, al massimo del boom, ne arrivavano all’aeroporto di Rimini tre a settimana, da smistare principalmente tra Riccione e Cattolica. “A Riccione oltre alla mia agenzia viaggi – aggiunge Sabbatelli – c’erano l’Astur viaggi, la filiale dell’Adriatour di Rimini ed operatori singoli che lavoravano per più agenzie tedesche, come Ragus e Kiefer , che collaboravano con l’azienda pullman di Tiboni”. Verso la fine degli anni ‘80 ecco però la disfatta. Diventano interessanti le spiagge dell’ex Jugoslavia, della Spagna, delle Canarie, che attirano con prezzi più bassi e mari più puliti (erano qui gli anni della mucillaggine). Il mercato tedesco, in ogni caso, ha contribuito massicciamente ad incrementare innumerevoli attività economiche riccionesi, dagli alberghi ai bar, dai negozi alle zone spiaggia. UN BINARIO DI OPPORTUNITA’ A proposito di treni dall’estero. Eccola di nuovo, dopo alcuni anni di soppressione, la linea Monaco di Baviera-Rimini (“il treno dell’amore”)! Le ferrovie tedesche in collaborazione con quelle austriache hanno previsto per la stagione estiva 2016 il collegamento ferroviario che debutterà il 17 giugno con EuroCity 85 fino al 10 settembre. Partenze di venerdì e sabato da Monaco, e ritorni da Rimini di sabato e domenica; prezzo del biglietto da 39 euro, i ragazzi sino 14 anni gratis, e la durata del viaggio sarà di circa 8 ore. Da Rimini comode navette collegheranno la linea da Cattolica a Cervia, con una cinquantina di fermate.

Di certo Riccione ne trarrà importanti vantaggi, anche perché il nuovo collegamento ferroviario alleggerirà la viabilità sulle strade del Brennero, agevolando in questo modo anche coloro che arriveranno in auto.


19 IL RUOLO INESORABILE DEL BAROMETRO E’ stato definitivamente assodato quanto il tempo sia un fattore imprescindibile per riempire o no gli hotel, e di conseguenza bar, ristoranti, negozi, spiagge. Un esempio esplicito è stato quello della netta differenza tra due date importanti di questa primavera: la Pasqua, ed il successivo ponte del 25 aprile. La prima, alla fine di marzo, ha segnato il tutto esaurito; un week end da record che ha visto migliaia di turisti alloggiati in circa 250 hotel che avevano aperto per l’occasione con percentuali di riempimento del 90%. Una Pasqua per la quale si temeva un mediocre afflusso come quello degli ultimi anni, con Il giustificato timore che una festività arrivata così presto potesse portare scarsi frutti. Ed invece due giorni di tempo soleggiato e tiepide temperature, molteplici eventi e parchi invasi da famiglie con bambini: 27mila le presenze tra Italia in Miniatura, Acquario di Cattolica e Oltremare. Ed arriviamo al week-end successivo di un mese, e per questo ipotizzabile garanzia di successo. E invece no. I potenziali turisti che il 25 aprile, festa della Liberazione, sarebbero potuti arrivare ‘ci hanno liberato’ della loro presenza. Di fatto questo si è capito già da alcune settimane prima, quando le prenotazione agli hotel si sono bloccate, sino ad arrivare a deprimenti disdette last-minute. Il Meteo ha segnato quindici giorni prima un discreto maltempo, e da lì l’entusiasmo di chi voleva trascorrere due-tre giorni quali anticipazione dell’estate si è oscurato… e così, dopo pochi giorni, il cielo. Il sole è ritornato beffardo il 25, giorno di partenza, per lo meno regalando agli sventurati un cordiale arrivederci. GIOCO DI SQUADRA? La ricerca del personale, così comunemente chiamata, può essere ogni anno un problema, perché gli albergatori, no-

nostante abbiano spesso una parte dello staff consolidato, si trovano regolarmente a ricercare soggetti nuovi… operazione non facile, tenuto conto che di persone del posto che vogliano lavorare in sala o in cucina ce n’è sempre di meno. Siccome durante la stagione possono capitare aiuto-cuochi che fuggono, camerieri che si azzuffano o titolari che ‘schizzano’, l’Associazione Albergatori ha escogitato un curioso progetto: facciamo intervenire lo psicologo! E quindi un corso “Gestire al meglio il personale” per insegnare come scegliere e reclutare le persone adatte, come gestirle e motivarle: un ciclo di laboratori teorico-pratici condotti da due psicologhe-psicoterapeute che affiancando nozioni psicologiche con esercitazioni pratiche e proposte esperienziali hanno inteso incrementare le abilità comunicative e relazionali. Ma il rapporto titolare-dipendente è sempre stato simile a quello attuale? “Assolutamente no – racconta un albergatore con 60 anni d’attività alle spalle -, era totalmente diverso, tenuto anche conto che la maggior parte delle pensioni era a gestione familiare e quindi meno erano le figure da ricercare. Si andava nelle campagne del circondario per individuare addetti cucina, donne delle camere, cameriere sala, ed in estate si diventava come una grande famiglia; anche perché le persone essendo del posto forse si sentivano coinvolte più da vicino. Qualcuno comunque arrivava dal sud, ma non c’erano praticamente cittadini stranieri. C’era molta improvvisazione che nel tempo si è trasformata in professionalità, con una più specifica caratterizzazione e formazione dei ruoli ricoperti. Da diversi anni la situazione si è più regolamentata, le ore di lavoro e le tariffe vengono maggiormente rispettate e gli stagionali sono ben informati sui loro diritti, sia che riguardino gli orari, i riposi o la disoccupazione”.

MACHENESANNOCHI? I tempi si evolvono e così anche le modalità di promozione turistica. A suon di like ed ashtag è stata lanciata una campagna pubblicitaria che grazie all’enorme potenziale dei social è riuscita a mettere in campo una curiosa sfida: quella tra Riccione e Gallipoli, per contendersi soprattutto lo scettro di regina della notte e non solo della notte. Nel mese di aprile ha fatto da padrone su Facebook ed Instagram, attraverso una serie di batti e ribatti con slogan e foto, provocando un inatteso (e forse proficuo) clamore mediatico.

Una campagna partita proprio da casa nostra con “machenesannoagallipoli”, alla quale di rimando dai pugliesi un po’ irritati è seguita “machenesannoariccione”, scatenando una vistosa diatriba tra due città ma anche tra due regioni: Riccione contro Gallipoli, Romagna contro Puglia, Cocoricò contro Riobò. Perché anche la bella località salentina è diventata una meta preferita dai giovani per il proliferarsi di locali di tendenza… ma ovviamente anche per il suo mare limpido, un’enogastronomia eccellente, folklore e turismo d’arte. Dopo aver porto le dovute scuse riccionesi, sostenendo che il messaggio voleva essere esclusivamente ironico, dalla pagina Fecebook su cui tutto è iniziato è arrivato un nuovo messaggio, questa volta di distensione: “Gallipoli-Riccione, il top del divertimento made in Italy”. Basterà questo a placare un duello in punta di piadina e frisella?


gente di casa nostra

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di Giuseppe Lo Magro

Una serata “speciale” dedicata a Dante Tosi Il prossimo 18 Settembre saranno vent’anni dalla scomparsa di Dante Tosi (1925-1996). Dante è stato un gran personaggio nella vita politica e culturale di Riccione, caratterizzato da un impegno molto attivo (fu anche sindaco dal 3.11.1957 al 5.12.1959), costruttivo, apportatore di proposte e idee che non contemplavano interesse egoistico, limpidamente onesto e sempre alla ricerca del bene della città. Sentiamo pesantemente la mancanza di un uomo permeato di valori che oggi sembrano dissolti. Negli anni ‘80 lo conoscevo da lontano in veste di uditore curioso- spettatore- fruitore- di incontri o mostre che documentavano la nostra Perla verde con lui protagonista, peraltro sempre misurato, quasi volesse celarsi ed evitare i riflettori puntati. Fui quindi meravigliato quando mi chiese un incontro e in modo semplice e schietto mi propose di diventare il segretario di Famija Arciunesa; anticipandomi i nuovi progetti dell’associazione che a breve si sarebbe trasferita dalla angusta e defilata sede di Via Formia alla nuova: la “Casa della Micia” nel Parco della Resistenza, i cui lavori di ristrutturazione erano ai nastri di partenza. Inutile dire che mi sentii onorato (da appassionato lettore del giornale e socio) ma, nel contempo, esternai alcune perplessità quando enumerò i compiti da svolgere. Al che, seraficamente, Dante mi rispose: “Sei un

ragazzo sveglio, impari presto, hai fantasia (avevo appena scoperto che era stato spettatore alle mie commedie dialettali) e sei un riccionese che ama Riccione”. Davanti a tali gratificanti affermazioni non potei fare altro che accettare. Così iniziò -1986- la mia “avventura” in F.A. avendo in Dante oltre che un estimatore una sorta di “fratello maggiore” col quale progettare e portare a compimento: il braccio e la mente. Nacque la Congrega

de Dialet arciunes che produsse 5 quaderni di raccolte di poesie in vernacolo dei tanti poeti locali; ebbe il merito di gettare le prime basi per dare regole di scrittura; proseguì con maggior vigore l’organizzazione di serate declamatorie al Teatro Africa. Dante sfornava a getto continuo idee per arricchire il giornale che assunse una veste più snella, con nuove rubriche, ampliamento dei temi trattati, aumento delle pagine. Un entusiasmo che contagiò tanti scrittori e i progetti editoriali si accavallarono in redazione. Alla sua scomparsa ci siamo trovati un po’ orfani, ma poi il suo spirito, come il vento nelle vele, ci ha spronato a proseguire nella divulgazione dei fatti della nostra Riccione. Le pubblicazioni si sono succedute con regolarità e gli scritti che ci aveva lasciato in eredità hanno avuto meritata “luce”. Per ricordare Dante nel ventennale della scomparsa organizzeremo una serata di lettura, attingendo dalle pagine dei suoi volumi i pezzi più significativi. Data probabile: Sabato 17 Settembre nel porticato della Casa della Micia, sede di F.A. con invito che sarà inviato ai soci, amici e conoscenti. La cadenza bimestrale della nostra rivista non ci permette una comunicazione più tempestiva, per cui invitiamo chi è interessato a partecipare di farcelo presente così da essere inserito in lista.

Un riccionese appassionato di Riccione Il padre di Dante era Giuseppe, di una grande e nota famiglia quella dei Tosi (i Martloun), riccionesi da generazioni. Purtroppo venne a mancare poco più che trentenne per polmonite e la moglie, Agrippina Torri, con dedizione ed enormi sacrifici fece crescere i suoi 5 figli ancora molto piccoli: Dante era il secondogenito. Frequentò le scuole sino all’età di circa 12 anni e subito dopo andò a lavorare assieme ai fratelli Luciano ed Enzo nella farmacia dell’Amarissimo in viale Ceccarini, grazie alla benevolenza della signora Passerini, relegando lo studio, per il quale era molto portato, a scuole serali che frequentò con profitto per diversi anni. Venne chiamato per un breve periodo alle armi… ma cercò presto di rientrare, per aiutare la famiglia ed anche per una totale avversione alla guerra: si nascose assieme ai suoi cari per un periodo a San Marino poi, passato il fronte, ritornò con loro nella casa di via Mameli, all’Alba. Un carattere molto riservato e un po’ austero quello di Dante, che però si apriva agli altri quando aveva modo di affrontare discussioni interessanti, funzionali alla risoluzione di problematiche ma anche semplici disquisizioni intellettuali o poli-

tiche. La passione per la lettura è sempre stata sua compagna fedele… ma ancor di più la scrittura: con una tenace ricerca di documenti antichi e testimonianze della nostra gente, che amava intervistare e raccontare, ha scritto buona parte della storia di Riccione e dei riccionesi. L’approfondimento poi del dialetto è stata fonte ispiratrice non solo per comporre poesie ma anche per introiettare ancora più da vicino ritratti, panorami ed emozioni. Un’eguale ma diversa passione per tantissimi anni dedicò alla politica, che lo vide in prima fila sui banchi del Comune nelle vesti di Consigliere, Assessore e per due anni Sindaco. Un ruolo, quest’ultimo difficile per lui, troppo emotivo e ‘puro’ per reggere le molteplici pressioni che spesso comporta; difficile al punto da provocargli disturbi che avrebbero poi compromesso la sua salute. Si fidanzò a 23 anni con Liliana Matteoni, figlia di Dino e Nerina, che con la loro pensioncina in zona Marano furono tra i pionieri del settore, conquistandola con modi garbati e romanticissimi versi; si sposarono dopo poco e misero al mondo Maria Grazia e Giancarlo.Un’altra trascinante passione fu quella per la ma-

rineria. Lavorò tanti anni come segretario della Cooperativa Piccola Pesca, nel suo “ufficino” sulla piazza del porto che aveva attiguo un negozio sempre da loro gestito. Dante era un punto di riferimento fondamentale per i marinai ma anche per i bagnini. Il suo operato non era solo quello di risolvere questioni burocratiche o tecniche che riguardavano il porto e tutto ciò che gli ruotava attorno, ma anche umane, che per la pacatezza e diplomazia che gli appartenevano riusciva ad appianare (tale operato verrà poi omaggiato, dopo la sua morte, con l’intitolazione della piazzetta del porto). Negli anni dopo essere andato in pensione dalla mansione della Piccola Pesca, avviò assieme alla moglie Liliana un negozio di nautica e pesca all’ingrosso, che si allargò anche al minuto: attività che anch’essa lo coinvolse al cento per cento. Il suo è stato quindi un cuore appassionato… che però smise di battere il 18 settembre del ’96, lasciando un grande vuoto nella sua famiglia ed anche gli ultimi libri che non riuscì a completare, ma che grazie a Famija Arciunesa, con la quale ha tanto collaborato, vennero pubblicati postumi.


STORIA E DIALETTO NELLA SUA BIBLIOGRAFIA

1985

1986

1989

1991

1994

1998

1998

2001

2004

2006

2015


tennis club riccione

a cura di Fabrizio Serafini

Super Open di primavera

Si é concluso in Aprile con una grandissima partecipazione di pubblico, il 45° torneo Open di primavera, presso i campi del tennis Club Riccione. Il clima pasquale, unito a giornate soleggiate, ha visto l’iscrizione di oltre 130 agonisti giunti da ogni parte d’Italia. L’evento nato con categorie minori, quest’anno ha raggiunto il top. Infatti la perfetta organizzazione del torneo ha dovuto limitare a 85 giocatori, dalla categoria 3/1 alla sorpresa dell’edizione 2016: Gianluca Naso n. 240 del ranking ATP e n° 11 d’italia! Il tennista ventinovenne, reduce dal 10000 dollari in Brasile, si è presentato al torneo debilitato da una fastidiosa influenza. Nonostante la non perfetta condizione fisica, turno dopo turno, Naso é riuscito ad inanellare una serie di vittorie, che l’ hanno portato a vincere la finale contro Gianluca Acquaroli, classi-

fica 2/3, già finalista la scorsa edizione. Ora il Tennis Club Riccione si appresta a proseguire nelle competizioni a squadre giovanili under di categoria (serie D) e over. Contemporaneamente verrà organizzato: a maggio il singolare maschile nazionale di 4ª categoria e nc “Muccini”; a giugno il singolare over 45/55 regionale “Natale Fontana Gioielli”; a luglio il singolare femminile nazionale di 4ª categoria e nc “Anna Olivieri”; a fine luglio il singolare masch/femm regionale under 10/12/14/16 TUTTI AD INGRESSO GRATUITO. Inoltre sono previsti singoli e doppi per tutti i livelli. Sono aperte le iscrizioni per la tradizionale scuola tennis estiva CONI/FIT, per bambini ed adulti dal principiante all’agonista. Info: tenniserafini@gmail.com info@tennisclubriccione.com Tel. 333 7995583 - 0541 643684

APE Raduno Europeo a Mondaino “Swarm Ape Tuning Club Riccione” associazione nata a febbraio del 2015, voluta fortemente da uno sciame di Apisti neo patentati con la passione per l’APE di casa Piaggio e da genitori che stanno loro vicini per ricordare “prima lo studio e poi il sano divertimento”, hanno già ricevuto molti apprezzamenti e premi sia nell’estetica dei loro mezzi sia per il miglior impianto stereo in vari raduni e manifestazioni dedicate alle 3 ruote. All’APE Raduno Europeo che quest’anno si giocava quasi a casa, a Mondaino (RN) sabato 23 e domenica 24 aprile; sono stati protagonisti indiscussi conquistando il 1° e 2° podio e premio anche per il gruppo più numeroso; hanno poi bissato al 2° Sic Tuning Day il 25 aprile a Coriano in ricordo del grandissimo giovane pilota Marco Simoncelli, conquistando i primi quattro posti per Estetica Interna ed estetica Interna e Best Ape. Grande soddisfazione dei ragazzi e del Direttivo Swarm formato dai geni-

tori di alcuni di loro: Carmine Sasso (presidente), Daniele Valle (tesoriere), Valeria Radicchi, Armando Merluzzo e Pasquale Calvano (consiglieri), che hanno ricevuto i complimenti per aver trasmesso passione ed educazione, unite alla disciplina, nel vivere belle giornate durante i raduni a loro dedicati. Occhio alla pagina di facebook Swarm Ape Tuning Club Riccione per i prossimi E20. Per info: Daniele Valle 328 1130413. Sede: Bar Zoe via Lazio Riccione

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Scomparso Giuliano Riccardo Piccioni Lutto nel mondo dell’imprenditoria. Il primo aprile è scomparso Giuliano Riccardo Piccioni, 73 anni, comproprietario della Riccione Terme, società che aveva anche guidato come presidente. Molto noto in città, Piccioni si è impegnato nel mondo del turismo fin da giovane. Negli anni del boom con i suoi genitori Mario Francesco (Kino) e Pina ha condotto l’hotel Sarti (ora della famiglia Morri). Ha quindi gestito il ristorante Il peccato di gola nel viale della Repubblica a Misano.

Per decenni a Riccione è stato al timone dell’Agenzia di viaggi Ambassador, che faceva capo alle terme, dove si è trasferita, dopo anni di attività in Corso Fratelli Cervi. Dopo la scomparsa del fratello Giorgio Celestino, pilastro dello stabilimento termale, Giuliano, che era suo vice, ne ha assunto la presidenza, mantenuta fino alle elezioni del 2015, quando è subentrata Roberta, figlia di Giorgio. Giuliano, persona molto cortese, riservata e gentile era comunque rimasto nel consiglio di amministrazione delle terme. Tante le persone che gli hanno dato l’estremo saluto nella chiesa Mater Admirabilis di Riccione, stringendosi attorno alla moglie Ebe, ai tre figli, Alessandro, Elisabetta e Stefano e al fratello Galeazzo. ni.co.


biblioteca comunale

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di Isidoro Lanari

Archivio-Laboratorio dell’Immagine: le Sezioni Riflessioni cuturali di un ottuagenario Se pensate che la sapienza umana sia tutta su Internet, ogni discorso finisce qui. Sulla Rete troviamo però l'INFoRMAZIoNE, che è alla base della CoNoSCENZA e che ci fa riflettere. E la RIFLESSIONE produce CULTURA, che è però roba nostra, non di Internet. Dunque, se il principale alimento della CULTURA è la RIFLESSIONE, questo vuol dire che più che le “rotelle” di Internet, serve la nostra materia grigia. La CULTURA caratterizza la nostra ricchezza mentale ed è nostro dovere alimentarla e difenderla. A questo punto, tomo al discorso iniziato nell'articolo precedente, riguardante le Sezioni dell'Archivio dell'Immagine da me costituito presso la Biblioteca Comunale di Riccione. Lo scopo principale della struttura è quello di selezionare e conservare immagini capaci di far riflettere, ma non riproduzioni, che pure sono utili, elementi ORIGINALI d'epoca che creano emozioni e quindi possiedono una marcia in più alla lettura. Sarà così possibile fare ricerche, progettare mostre e viaggiare nel tempo. Questi oggetti possono essere antiche riviste, foto fine ottocento, vecchie cartoline, francobolli storici, figurine, poster, fumetti anni '30, documenti bellici, reperti locali, film muti, schizzi originali, giochi di carta. Della sezione Cine-video ho già parlato: alla luce di un percorso criticosaggistico possiamo esplorare ogni angolo della storia del cinema. La sezione Fototeca, da non confondere con quella comunale, è composta da foto originali, sciolte e in album originali con significativi “gruppi di famiglia”. Inoltre, rassegne d'autore, foto-storia d'Italia, foto-libri, riviste, foto-cartoline, ritagli...

Riccione Paese

La Emeroteca storica ha caratteri particolari: anzitutto è basata su raccolte di riviste e pagine di riviste illustrate (una piccola sottosezione riguarda però anche i quotidiani, spesso di notevole impatto visivo). La raccolta più consistente vuole testimoniare la storia della rivista illustrata, dal 19° secolo ai giorni nostri, con particolari accumuli di soggetti significativi (come La Domenica del Corriere) e di “genere” (femminile, ragazzi, ecc.). Questa raccolta, che può offrire l'occasione di una grande mostra originale, l'ho chiamata La rivista del secolo. Altro settore insolito e importante dell'Emeroteca è basata sulla raccolta di inserti e pagine storici offerti da molte riviste specializzate nella scoperta di archivi fotografici mondiali, accessibili già da diversi anni. Sono i Quaderni di... e il nome della rivista. La sezione Fumettoteca è la più voluminosa e vuole testimoniare l'intera Storia del Fumetto. Comprende tutto Disney, reperti originali di ogni epoca e preziose ristampe di classici e rappresenta soprattutto il periodo della grande Rinascita del fumetto italiano con raccolte complete di riviste come Linus, Eureka, Comic Art. Il mago, Orient Express, ecc. e l’avvento della Graphic Novel con serie di gran pregio. Con questo materia-

le è già stata organizzata una Mostra di grande successo critico e spettacolare. La sezione Iconoteca generale è la più varia e permette un’infinità di percorsi culturali: comprende tutti i generi di immagine: dalla cartoline alle illustrazioni di libri, ai “santini”, alle etichette, alle “figurine” alle copertine dei vecchi quaderni scolastici e così via. Varie mostre sono state formulate utilizzando cartoline d’epoca. Infine, ricordando che Riccione è stata una Capitale delle Filatelia, una sezione del tutto insolita non facile da definire e che ho deciso di chiamare Archivio Filatelico. Qui il francobollo è visto come testimone del suo tempo e capace di raccontare vicende curiose e appassionanti come la disfatta di Caporetto o l’ondata spartachista. Corredato da documenti originali e interi postali di ogni tipo, offre di sfogliare non pagine, ma storia in diretta. In un decennio sono state realizzate ben undici mostre con i materiali dell’Archivio, tutte nel corridoio espositivo della Biblioteca, e pochi, sfortunatamente, le hanno viste e tuttavia molto gradite: il “popolo” bibliotecario e qualche ospite ben informato. La rete informativa cittadina è però carente e i “giornalisti” locali non si sprecano per cose del genere. Per non dire del pregiudizio che “ciò che non costa niente non vale niente”. E il mondo della “Riccione Bene” concede le sue grazie solo sotto la ferrovia, per “grandi” eventi. Cosucce del genere funzionano bene però nelle grandi città e ne ho scoperta una in una cittadina di provincia settentrionale, una mostra di Segnalibri a cura della Bibliotca di Melzo. Era nella cronaca nazionale, con un simpatico contorno di immagini.

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libri di storia

è successo qui da noi...

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storie narrate, che in diversi casi scaturiscono dal racconto stesso dei protagonisti, oltre a far rivivere vicende finora passate sotto silenzio, mettono in luce le multiformi e contraddittorie pulsioni dell’animo umano, con esempi di egoismo e di odio razziale ma anche di solidarietà generosa e disinteressata. Gli autori Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni si dedicano da anni al tema della persecuzione antiebraica, con pubblicazioni e con la creazione del sito www.archiviomaggiolimazzoni.it.

Una legge promulgata nel dicembre del ’37 definisce “lesiva del prestigio di razza” la relazione tra italiani e “sudditi” delle colonie africane. Nel giro di un anno, il Governo fascista delibera pure che i cittadini ebrei non appartengono alla razza italiana. La mala pianta del pregiudizio e della pretesa superiorità “ariana”, si diffonde a macchia d’olio nel Paese e si radica anche in territorio riminese, mettendo a dura prova la vocazione cosmopolita della riviera. I provvedimenti razzisti sconvolgono l’esistenza dei residenti italiani e stranieri di religione ebraica e di correligionari in cerca di un rifugio dalla persecuzione, braccati fino all’ultimo giorno con singolare accanimento dalle autorità e dalle forze di polizia negli anni di per sé drammatici della guerra. All’epoca le località balneari, come pure quelle montane e termali, erano inserite in una graduatoria di qualità, al fine di escludere dalle sedi definite di lusso i clienti di religione ebraica, soggetti comunque a limitazioni e al rilascio di appositi permessi. L’opera offre una ricognizione documentata sulle vessazioni subite da tali cittadini - residenti, fruitori di seconda casa, villeggianti e infine sfollati di guerra - nel territorio costiero tra Bellaria e Cattolica dal 1938 al 1944. Vengono messi in luce anche i rapporti con l’ambiente sociale e politico dei vari comuni, segnato dagli effetti della dittatura e dalle vicende belliche. Le numerose

«Comunico vossignoria 53741 49136 49136 giunto 64734 che 25356 65277 14745 39469 ha spedito da 38150 propria 36252 telefona 58097 48675 15626 16399 francesco... 33102 22680 steinol alloggia grand’hotel». I modi attraverso i quali la popolazione riminese venne a conoscenza dell’attentato di Sarajevo furono i più disparati. Per tutti, comunque, da quel 28 luglio 1914 la vita cambiò. Questo libro ricostruisce la quotidianità cittadina da quel giorno sino al termine del conflitto. Davide Bagnaresi (Dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici) attualmente è docente a contratto in Storia dei Consumi e delle imprese turistiche nel Corso di laurea in Economia del turismo, presso il Campus di Rimini, Università di Bologna. È anche membro del CAST (Centro di Studi Avanzati sul Turismo) e dell’Istituto Storico di Rimini.

Questa che vi accingete a leggere, e che gusterete quanto un buon romanzo storico, è la biografia di Sebastiano Amati (1860-1934), marinaio in gioventù, poi esponente politico, pubblico amministratore, imprenditore turistico e sanitario di successo: un visionario pragmatico, se ci si passa l’ossimoro, che intuì molto per tempo le potenzialità di quello che era allora un piccolo, povero e oscuro borgo di contadini e pescatori, e ne promosse infaticabilmente la crescita e l’autonomia. È la biografia, in breve, del più importante tra i padri fondatori della Riccione moderna, che si trasformerà nel corso della sua esistenza, e grazie soprattutto a lui, in una florida e ben nota località balneare. La biografia, ricostruita integralmente sui documenti e cautamente integrata là dove i documenti latitavano, e sì quella di un uomo, ma è anche quella di una comunità in un determinato periodo storico: la “cornice” - come la chiamano gli autori - entro la quale quest’uomo ha operato. Che lo ha condizionato e che ne è stata a sua volta condizionata. Tra Sebastiano Amati e Riccione c’è un legame inscindibile, e lo stesso si può ripetere per Maria Boorman Ceccarini, alle cui iniziative filantropiche, per altro, Amati collaborò attivamente. Ci sono aspetti del paesaggio urbano, dell’economia, della mentalità e del costume riccionesi che conservano nitide, tuttora, le impronte dell’uno e dell’altra. “Il passato è il prologo” scrive Shakespeare (La tempesta, atto II, scena I): della commedia - o del dramma - che stiamo recitando l’ambientazione e parte della trama le ereditiamo da chi ci ha preceduto. (Inizio della prefazione di Piero Meldini) Il libro verrà presentato il 4 Giugno p.v. al Palazzo del Turismo di Riccione


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Successo a Riccione al “1° Camp. Reg. Emilia Romagna UISP Freestyle”: Lucrezia Morri - Camp.ssa Reg. (Speed Slalom), Rebecca Azzetti 2ª cl.; Cecilia Medda 3ª cl.; Camilla Bertini, Camp.ssa Reg. (Speed Slalom Roller Cross); Chiara Ceci 2ª class.ta; Alessandra Semprini e Mattia Mazzocchi 3zi class.ti. Ottimo piazzamento per Angelica Signoretti. 3° trofeo internazionale “G. Levi” Trieste 23/24 aprile: la squadra riccionese ha partecipato per il secondo anno consecutivo con 17 atleti singoli e 2 Quartetti. Medaglie d’oro: Sabrina Gugnali (Espoir); Viola Riccardi Prom Minis; Luca Tamburini (Prom. Minis); Giulia Sciannimanico (Div.ne Naz.le); Alice Ruggeri (Div.ne Naz.le D); Quartetto Team n. 7 con Sofia Lepri; Sabrina Gugnali; Alessia Tonti; Giorgia Marchionna. Medaglie d’argento: Diana Cherniak Prom. Minis; Laura Gugnali (Div. naz. le B); Quartetto (Div.ne naz.le) Team 3 con Giulia e Carolina Arangio, Giulia Colombari e Sapucci Nicole. Medaglia di bronzo a Maddalena Marinozzi. Ottimi piazzamenti per Serine Giulietti, Sofia Prioli, Federica Bernardi, Linda Tonti, Valentina Beltrambini, Martina Guadagnoli, Chiara Zanca e Camilla Lafiata - Campionessa Regionale FIHP – obbligatori. Medaglia di Bronzo anche per il Sincronizzato Seniores alla 2ª Coppa delle Nazioni a Leida in Spagna.

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SUMMER

R I C C I O N E

Nuoto, pallanuoto, tuffi… Giugno e luglio da urlo allo Stadio del Nuoto di Riccione Dopo avere ammirato i campioni del nuoto agli Assoluti e alla Coppa Brema a suon di pass per gli Europei di Londra e le Olimpiadi di Rio, a giugno e luglio tante nuove avventure sportive! Sulle orme dei record di Federica Pellegrini, Simone Sabbioni, Luca Dotto, Gabriele Detti e degli altri Azzurri, migliaia di atleti di tutte le età arrivano a Riccione con le famiglie per vivere una indimenticabile vacanza di sport. Primo appuntamento dal 2 al 5 giugno, il 20° Trofeo internazionale Italo Nicoletti: un’edizione importante per il Trofeo di nuoto made in Riccione, in memoria dell’amato presidente Nicoletti. In vasca tutte le categorie, dagli Assoluti agli Esordienti B. Info sul sito: www.trofeoitalonicoletti.net L’11 e il 12 giugno ancora un appuntamento organizzato dalle squadre di casa. E’ il Trofeo Remo di Legno di pallanuoto Master, che porterà a Riccione decine di squadre pronte a sfidarsi in avvincenti partite con divertimento assicurato! Dal 16 al 19 giugno la 48° edizione dei Campionati Nazionali di Nuoto Giovani UISP 2016. Un vero “assalto a Riccione” da parte di oltre migliaia di atleti

(iscrizioni entro il 30 maggio). Un giugno senza soste prosegue dal 21 al 26 con i Campionati Italiani Master FIN di nuoto, valido come prova del Circuito Supermaster (iscrizioni entro l’8/06). Migliaia di nuotatori dai 25 ai 94 anni e un programma intenso con novità che aumenteranno lo spettacolo, come le staffette concentrate nel fine settimana. Il mese di luglio 2016 si aprirà in bellezza ed eleganza con i Campionati Italiani Master e Propaganda di tuffi dall’1 al 3. Master e giovani a Riccione pronti a strappare gli applausi del pubblico e super punteggi della giuria. Dall’11 al 14 luglio si torna al nuoto con le finali dei C.R.C.E. Campionati regionali di Categoria; dal 20 al 24 luglio ancora pallanuoto con i Campionati Italiani Master mentre a fine mese al mare i Campionato Nazionale di Salvamento!

VACANZE

per bambini dai 4 ai 13 anni

Dal 13 giugno giochi all'aria aperta in piscina all'insegna del divertimento!

Promozioni e orari Orari nuoto libero giugno Si apre un’ora prima!!! Piscine esterne aperte dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 20 – Sabato e domenica dalle ore 9 alle ore 19.

Orari nuoto libero luglio/agosto Si allunga il weekend! Dal 1° luglio al 21 agosto piscine esterne aperte tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 20.

Abbonamento estivo nuoto libero Sconti in vista!!! Stadio del nuoto di Riccione- Piscine all’aperto

Calcio a 5 e pattinaggio Al Centro sportivo Marano 4 campi da calcio a 5 “vista mare” per partite e tornei. Prenotazioni on line: www.centrosportivomarano.it 333 2951719 Pista di pattinaggio “Luigi Montanari” (viale Milano). Aperta dal 2 giugno. Vieni a pattinare con noi!!!

INFO: 0541 644410

VILLAGGIO

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Chi si abbona al nuoto libero per il periodo estivo (dal 29 maggio al 4 settembre) dal 9 maggio al 22 maggio pagherà a prezzo ridotto! Non soci euro 120 anziché 160; soci euro 110 anziché 145.

Abbonamento estivo aquawellness Non perdere l’occasione!! Ingressi illimitati dal 29 maggio al 4 settembre a soli euro 200 per le attività di wellness in acqua: idrobike, bici ellittica, tapis roulant e aquagym. polisportiva riccione


APERTURA ESTIVA dal 29 maggio

3 piscine all’aperto!

GIUGNO ORARI NUOTO LIBERO e WELLNESS GARE

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

Mercoledì

9:00/20:00

Giovedì

9:00/20:00

Venerdì

vasca 34 mt 12:30/20:00

Sabato

20° Trofeo Internaz. Italo vasca 34 mt Nicoletti 12:30/19:00 di nuoto

ORARI NUOTO LIBERO e WELLNESS GARE

Giovedì

Venerdì Sabato Domenica

Domenica

vasca 34 mt 12:30/19:00

Lunedì

Lunedì

9:00/20:00

Martedì

Martedì

9:00/20:00

Mercoledì

Mercoledì

9:00/20:00

Giovedì

Giovedì

9:00/20:00

Venerdì

9:00/20:00

Sabato

Venerdì Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì

vasche 34 mt e 50 mt 9:00/19:00

8° Trofeo Remo di Legno vasca 50 mt pallanuoto 9:00/19:00 Master

Domenica Lunedì

9:00/20:00

Martedì

9:00/20:00

Mercoledì

9:00/20:00

Giovedì

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Chiuso Chiuso Chiuso

48° Campionati Nazionali di nuoto giovani Uisp

Chiuso vasche 34 mt e 50 mt 9:00/20:00

Chiuso Chiuso Chiuso Chiuso Chiuso vasca 34 - 9/19 vasca 50 - 11/19

9:00/20:00 9:00/20:00 9:00/20:00 9:00/20:00

Campionati Italiani Master FIN di nuoto


www.taekwondoriccione.com

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since 1978

Fine stagione 2016 carica di medaglie! Finisce la stagione del Taekwondo della Polisportiva di Riccione con le ultime tre competizioni con dei risultati eccellenti! Quest’anno oltre ai veterani già conosciuti e affermati sono scesi sul tatami i giovani.. e che giovani! I risultati parlano da soli: 05-06.03.2016 Open Challenge Cup Belgio. Nel combattimento un grande oro per Paolo Giovanardi, bronzo per Doralice Marzialetti, argento per Alice Betti, bronzo per Tobia Celli, bronzo per Linda Sacripanti e Luna Uguccioni con la maglia della nazionale Csen. Nel settore Poomsae (tecnica) grandissimo oro per la nostra veterana Petra Lerch nella categoria Master. Maurizio Sanchi e Andrea Comandini passano il turno arrivando ai quarti di finale per poi fermarsi alla semifinale. Totale: 2 ori, 1 argento, 3 bronzi. 19-20.03.2016 è la volta del La Spezia International Open, una gara dedicata ai nostri cadetti (14 anni) Federica Migani, Paolo Giovanardi e Doralice Marzialetti (ormai in giro in tutta Italia e all’estero dalla stagione 2015/16) risultato: 3 ragazzi 3 ori! E che combattimenti! Ultimo appuntamento agonistico per la stagione 2015/16 è l’open di Fano

16-17.04.2016 e il Taekwondo della Polisportiva Riccione chiude in bellezza con risultati eclatanti! Quasi 500 iscritti da tutta Italia tra tecnica e combattimento e la palestra di Riccione presenta ben 21 partecipanti tra bambini e adulti, 11 nella tecnica e 12 nel combattimento: totale 22 medaglie! Tecnica: 3 ori, 3 argenti e 4 bronzi. Combattimento: 9 ori, 1 argento e 2 bronzi. Nella gara di tecnica categoria Junior Daniele Cofrancesco si aggiudica il bronzo e Filippo Barbari vince l’oro. Categoria senior primeggiano le nostre ragazze Linda Sacripanti, Aurora Sanchi e Elisa Romagnuolo che hanno dominato la categoria e tutte salite sul podio, in ordine oro, argento e bronzo. Un’ottima medaglia d’argento anche per Marcello Bernardi nel singolo categoria master, che si guadagna anche l’oro insieme a Linda nella forma (poomsae) in coppia. Seguono per l’argento Maurizio e la figlia Aurora. Ottima medaglia di bronzo anche nel trio femminile con la Linda, Aurora e Elisa. Nel combattimento il taekwondo della polisportiva di Riccione ha fatto la differenza.. I bambini sono stati eccezionali vincendo l’oro con Alessandro

Magnani, Lorenzo Briscolini, Rebecca Comandini, Matteo Berni, Pietro Cavalli. Ma i veri risultati sono arrivati da cadetti, junior e senior; Federica Migani vince l’oro con dei bellissimi calci al viso e Doralice Marzialetti, pronta per entrare il prossimo anno nei junior da vincente, straccia la sua avversaria in finale e vincendo l’oro per 59 a 0. Per la categoria Junior ottimo lavoro per Filippo Barbari che alla sua prima esperienza porta già a casa un bellissimo argento. Ottimi incontri anche per le veterane del Taekwondo Riccione Luna Uguccioni e Linda Sacripanti vincono entrambe l’oro in finale per superiorità di punteggio già al 2° round (ko tecnico). Grande soddisfazione per il d.t. della palestra di Riccione Geo Ottaviani e ottimo lavoro del m. Roberto Betti, che ringraziano la Polisportiva di Riccione per l’aiuto concesso durante la stagione e vi aspettano con l’apertura dei corsi a settembre 2016 presso gli uffici della Polisportiva allo Stadio del Nuoto. Non perdetevi le prossime iniziative della Polisportiva come la giornata dello Sport dedicata alla conoscenza delle attività sportive tra cui il Taekwondo del m. Betti Roberto.

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ospedale ceccarini

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di G.L.M.

Punto prelievi: gli angeli del... “Già fatto?” Nella mia commedia dialettale “Pidriul e i su fiul” il protagonista Pidriul, uomo sanguigno, lavoratore della terra con sudore e fatica, orgoglioso di aver consentito alla figlia Rosaria di emanciparsi facendola studiare, dice all’amico Cagnizza: “Mo te sé che lavor che fa la mi fiola? L’è ouna cla fa i fur te cul ma la gènta !” (Ma tu lo sai che lavoro fa mia figlia? E’ una di quelle che fanno i “fori” nel sedere alla gente – dove fori sta a indicare le iniezioni). Tutti noi (alzi la mano chi non ha mai fatto dei prelievi nel nostro ospedale) dobbiamo sentirci come Pidriul, orgogliosi del gruppo di infermiere che lavora al Punto prelievi, senza tralasciare le impiegate dell’accettazione che hanno il loro bel daffare a convogliare centinaia di richieste. Sono brave professioniste, gentili nell’accoglienza, disponibili ad ascoltare chi esterna problemi particolari, così affiatate da creare un ambiente sereno, rasserenante per i timorosi e per i bambini, insomma... si va volentieri a farsi fare “i fori”! Sono sempre pronte dal lunedì al sabato a partire dalle 7.30 sino a esaurimento prelievi che sono 220 di media giornaliera... davvero un bel numero. Le piccole storie che si dipanano in quelle ore andrebbero raccolte in un libro, tanto sono vere, spesso commoventi, sicuramente intrise di umanità. Ci sono tanti anziani che loro, gli “angeli del foro”, chiamano affettuosamente le nostre non-

modellismo navale

Da sin.- Rita D’Avanzo, Antonella Torisino, Loredana Forlani, Valentina Di Virgilio, Maria Rita, Joseph, Stefania Lapa, Rosalia Montanari, Silvia Abouhussein, Raffaele Somma.

nine e i nostri nonnini, costretti a ripetere certi esami ogni 10/15 giorni, quasi una abitudine, un rito, come andare a comperare il pane al forno. In questi casi si crea un legame, un “feeling” e i gesti, pur nella loro ripetitività, sono di una tenerezza infinita, accompagnati da parole suadenti. Uno di questi, un giorno, al termine delle operazioni, rivolto alla infermiera se ne uscì con un istantaneo, caloroso e convinto: “Te, sei la Regina del buco!” E che dire di quel giovane, affetto da una

patologia particolare richiedente ripetuti esami, che dopo alcuni prelievi pretese di effettuarli sempre con l’infermiera da lui chiamata: “Il mio angelo?”. Alla richiesta di spiegare tale “preferenza” rispose: “Perchè quando me lo fa lei (il prelievo) i miei valori tornano nella norma!”. Potenza dell’empatia! Ed eccolo qua, l’allegro manipolo femmineo di impiegate e infermiere del Punto prelievi con solitaria presenza maschile, a conferma che e “Bligh dla végia” non deve mancare mai.

di Nives Concolino

Renzo Casadei, bagnino-artista dalle mani d’oro Hanno il fascino delle grandi imbarcazioni, una bellezza unica e dettagli curati nei particolari, capaci di incantare chiunque abbia la possibilità di ammirarle. Le barche in miniatura disegnate e realizzate da Renzo Casadei, nato a Riccione 85 anni fa, sono autentici “gioielli” che in più occasioni hanno fatto bella mostra in esposizioni collettive di hobbistica, ma c’è anche chi ha potuto ammirarle in mare. Questi esemplari, riprodotti in scala, sono infatti capaci di navigare tra le onde. Un patrimonio che Casadei ora conserva gelosamente in gran parte a casa sua. Ed è lì che, da buon “Cicerone”, ci mostra tutte le sue creature raccontandone la storia che s’intreccia a quella della flottiglia riccionese. Prima tra tutte la Nino Bixio, che è poi diventata “Saviolina”, lancione (tutelato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali), usato tuttora per escursioni in mare. Una barca dalla lunga storia che parte da Cattolica dove aveva una gemella. Accanto, ci sono “Renzo”, un bel bragozzo romagnolo, e la “Batlèina”. Non passa inosservata l’Arrow (la Freccia), tratta dall’originale imbarcazione che, ricorda Casadei “nel 1983 vinse Australia 2”. Poi l’“Arbatros”, barca d’epoca tipo goletta, la Dublino, barca di Lipton. “Ho sempre avuto questa passione, ma ho cominciato a costruire queste barche negli anni Cinquanta (prima di acquistare con suo fratello Luciano la concessione del Bagno 53) e ho condotto una falegnameria in viale Tito Speri. Ogni pezzo è fatto a mano, dalle vele ai bozzelli (carrucole). Il fasciame l’ho piegato a fuoco, per il bragozzo ho usato il frassino (la quercia per la spina dorsale) e il altri casi il pioppo. Per costruire le mie barche parto sempre dal disegno che faccio su fogli di carta,

compensato o cartoncini”. Renzo, che ha pure gestito con la famiglia il bar di spiaggia davanti all’ex Delphinarium, ha solo un rammarico, quello di non riuscire più a lavorare come un tempo per via della vista che non lo accompagna. Ma va fiero dei suoi gioielli, che fanno brillare gli occhi anche alla moglie Anna e al figlio Diego, tuttora alla guida del bagno 53, nonché presidente della Cooperativa Bagnini. Ma Casadei, non ha le mani d’oro solo per le barche. Nel tempo ha firmato dei bei quadri, ha creato dei piccoli aeroplani e, in legno, ha costruito una casetta con tanto di arredo interno, scala e porte. Un artista a 360 gradi, che ha realizzato una miriade di lavori, alternando le sue uscite in mare. Tra le passioni, da sempre, c’è anche la pesca.


A BIROUN

ASSOCIAZIONE CULTURALE PER RICCIONE

è una pagIna aperta a tuttI I fotografI per passIone non è un ConCorso, non CI sono preMI eD è gratuIta! C’è soLo La possIBILItÀ DI ConDIVIDere L’aMore per La perLa VerDe attraVerso Le IMMagInI. InVIa I tuoI sCattI, rIgorosaMente su rICCIone, Con Luogo, tItoLo, noMe e CognoMe a: faMIJa arCIunesa, VIaLe MonteBIanCo 27 o aLLa MaIL: reDazIone@faMIJarCIunesa.org.

In questo numero le foto sulla nostra bella Riccione le hanno inviate:

EUGENIO BALLERINI: Dal Porto canale “Schizzi su scoglio”. Dalla spiaggia “Corridore sulla sabbia”.

DONATELLA BERTACCHI: Dal ponte su Viale Dante, “Fioriscono luci sul canale”.

ANTONIO CIANCIOSI: Dalla rotonda delle Macine, Il rosa dei “ciliegi sul verde del prato”.

LILIANA GALLI: Da una traversa di Viale Ceccarini, “La casina nel bosco dei cachi”. Dal fondo di Viale Chianciano, “La collinetta di Munèl”.


mondo lavoro

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Cgil trasferita in Corso Fratelli Cervi Taglio del nastro in Maggio con la Camusso Sfrattata da viale Ceccarini, dove si trovava da quarant’anni, la Ggil di Riccione ha trovato casa nel complesso sorto al posto dei magazzini Calza, ossia nella piazzetta Igino Righetti in Corso Fratelli Cervi. Il trasferimento imposto dal Comune è avvenuto con l’amaro in bocca. A costruire la Camera del Lavoro, infatti, erano stati tanti volontari della sinistra con il loro stesso contributo economico. “Ci trasferiamo e manterremo invariati tutti i nostri servizi, continuando ad assistere lavoratori e pensionati”, sottolineano i sindacalisti. L’inaugurazione ufficiale si è tenuta il 12 maggio alla presenza del segretario nazionale della Cgil Susanna Camusso (nel 1975 tagliò il nastro il suo predecessore Luciano Lama), affiancata da storici segretari locali, semplici cittadini e sindacalisti, come Graziano Urbinati, in prima fila in questa battaglia. La palazzina di viale Ceccarini dovrebbe essere trasformata in condominio con appartamenti, ma la Cgil, da mesi impegnata nel braccio di ferro con il Comune non si arrende. Dopo la richiesta del 23 ottobre con la quale proponeva di riservare quella struttura per fini sociali, lo scorso 21 marzo ha consegnato una lettera a tutti i consiglieri comunali e al sindaco per chiedere di trasformare la vecchia sede in un albergo sociale. “Sarà una soluzione temporanea per chi, per vari motivi, deve affrontare un’emergenza abitativa – sottolinea Urbinati – . Tanto più che i coniugi separati in difficoltà economiche sono sempre più numerosi”. La Camera del Lavoro, che conta circa 4.500 iscritti, era stata edificata con il contributo dei lavoratori riccionesi che negli anni Settanta avevano coperto l’80 per cento delle spese, raccogliendo 43 milioni di lire. Il resto era stato sborsato dal sindacato. Cos’è poi successo? Scaduti i termini del diritto

di superficie, ottenuto per trent’anni, il fabbricato è diventato di proprietà del Comune, che alla stessa Camera del Lavoro, per altri dodici anni, ha concesso un contratto di affitto, nel tempo non più rinnovato. Da qui lo sfratto con l’imposizione di lasciare la sede di viale Ceccarini entro lo scorso febbraio. A nulla è servita la petizione popolare, avviata dal comitato, che per far cambiare idea agli amministratori comunali, ha raccolto oltre 3.000 firme. Il Comune è rimasto fermo sulla sua posizione, appellandosi alla legge che, per gli immobili senza destinazione utile per il Comune, prevede la vendita e la riconversione. Nives Concolino

Spendibene: un progetto aziendale all’avanguardia “Siamo arrivati ad un punto che non basta più proporre i prodotti giusti, avere un grande assortimento e offrire servizi validi, racconta Giulio che assieme alla sorella Linda gestisce lo Spendibene in via Finale Ligure -, occorre curare qualcos’altro: l’aspetto emotivo. Il cliente non solo vuole essere certo dell’articolo da acquistare ma tiene conto di valori quali la fiducia, la buona reputazione, l’empatia; valori sui quali si è sempre puntato, tipo “dove c’è assortimento c’è convenienza”, non sono più sufficienti. Quello del compleanno è stata l’occasione per valorizzare il nostro progetto commerciale ”. Per compleanno si intende la celebrazione dei 35 anni dello Spendibene, una realtà consolidata nel territorio riccionese, e gestita dai due fratelli Protti. Attività aperta nell’81 dalla madre Rachele Urbinati, la settima di undici fratelli; una grande famiglia di artigiani ed imprenditori gli Urbinati (i Sbrumbloun), originaria di San Savino ma riccionese dagli anni ’50. Nel ’93, dopo la mamma, sono entrati nell’attività Giulio e dopo alcuni anni Linda. Lo Spendibene, negozio di articoli per la pulizia, per l’estetica e per la casa in generale, aveva aperto inizialmente in via Emilia per passare in questi ultimi anni in zona Punta de L’est. “Mia mamma diceva sempre che quando aveva avviato l’azienda c’era ancora il passaggio livello e che quindi il

sottopasso era stato determinante per lo sviluppo a monte, dove infatti sono state aperte tantissime imprese d’eccellenza, da istituti di credito, bar, immobiliari, ad attività varie.” Giulio, che parla naturalmente anche a nome della sorella, sarà per la sua laurea in pedagogia, sarà per una visione aperta e positiva, si sta impegnando tanto per far si che la loro azienda spicchi per articoli di qualità, ma anche nella convinta intenzione di trasformare momenti di crisi generale in un’opportunità di crescita commerciale dagli aspetti socio-culturali interessanti ed inusuali.

“La crisi non deve portare a lamentarsi, ma dalla crisi bisogna trovare nuove risorse. Dove? Nell’associazionismo imprenditoriale, perché il confronto e la capacità di affrontare i problemi nel modo giusto diventano sostegno e stimolo a migliorarsi; ed anche nel percorso formativo, con la partecipazione a corsi mirati, come ad esempio: “Finanziare lo sviluppo”, “La comunicazione assertiva”, “Per una vera Leadership”, che conferiscono gli adeguati strumenti per evolversi. Il mondo cambia… va avanti, non aspetta te, e l’esperienza ti affossa se non è supportata da un aggiornamento costante ed appropriati giudizi.” Un’azienda, a parte Giulio, tutta al femminile, dove a partire dalla cotitolare vanta una bella équipe di donne che devono essere ben organizzate per coprire l’orario continuato che per 70 ore in 6 giorni permette l’apertura al pubblico. “Coordinare una decina di dipendenti è abbastanza impegnativo, considerati i diversi turni e suddivisione degli orari anche in base alle loro necessità personali. Ma sono molto soddisfatto della nostra ‘squadra’, che per rimanere motivata tengo costantemente informata sullo stato dell’attività, presupposto fondamentale per una sua più consapevole partecipazione lavorativa ed umana”. Maria Grazia Tosi


la pagina dei ricordi

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di Edmo vandi

“Saràca” ovvero Fabbri Vittorio Saràca si chiamava Fabbri Vittorio, ma per tutti nel vecchio Paese era “Saràca”, che insieme alla moglie Zaira gestiva dall’inizio del secolo scorso al n. 120 dell’attuale Corso F.lli Cervi, un negozio dove vendeva biciclette e accessori (con esclusiva della Bianchi), armi (da caccia e da difesa) e benzina (con un’unica pompa che funzionava a mano con braccio oscillante). Il soprannome gli derivava dal fatto che da giovane era magro “come una saràca”, cioè un’aringa lunga e sottile. (Ma la parola “saràca” ha anche un altro significato. Nel gergo popolare: saràca= botta (uj’ha dè una saràca!), la caduta di un fulmine (te santì che saràca!?). Ma mentre la moglie, la Zaira, tirava di fatto avanti la baracca, il buon Vittorio prendeva la vita con molta filosofia. Sempre calmo, tranquillo, lento nei movimenti. Raccontava infatti che nella prima Guerra Mondiale, soldato semplice al fronte in Friuli, si trovò, in uno dei primi giorni, direttamente sotto il fuoco nemico. Rifugiato con il plotone in una vecchia casa, sotto un costone, chiese ai suoi commilitoni più esperti, dove era più sicuro posizionarsi per passare la notte. Gli dissero “...il più possibile vicino all’uscita”. Così Saràca si avvolse in una coperta e si sdraiò proprio sulla soglia di casa. Successe che al primo chiarore arrivarono improvvise le prime granate. Fuggi fuggi generale e a Saràca chiedevamo: “Allora com’è andata?”. Risposta: “...A sò scap per ultme”. Perchè? “...Perchè i m’è pas tòt sora!” (mi sono passati tutti sopra!). Il prosciutto La Zaira durante l’occupazione tedesca aveva affidato alla mia famiglia, tramite Arvedo, un gigantesco prosciutto perchè lo tenessimo nascosto viste le frequenti razzìe che i tedeschi compivano nel Centro-Paese. Quando mio padre, durante le tragiche giornate dell’andirivieni del fronte, di quà e di là del Rio Melo, decise di abbandonare il rifugio nei sotterranei della scuola elementare di Riccione-Paese, passammo con un carretto tirato a mano davanti al negozio (aperto!) di Saràca, dove trovammo la Zaira che tranquillamente, in mezzo alla strada, spazzava i vetri prodotti dall’ultimo bombardamento. La coraggiosa arzdora urlò a mio padre: “Alora e mi parsòt, a lì masè per ben? (Allora il mio prosciutto l’avete nascosto per bene?) “Tranquilla - rispose mio padre - i ne truvarà mai!”. Infatti nei due giorni di permanenza nel rifugio “scolastico”, insieme agli altri “ospiti”, l’avevamo già mangiato.

Ilario e Arvedo La proprietà dei Fabbri si estendeva dal frontone di Corso F.lli Cervi fino alla retrostante Via Lazio dove tenevano l’officina di riparazione biciclette con il meccanico Ilario (maestro di mio fratello Arvedo, che i Fabbri avevano ribattezzato “Osvaldo” perchè - dicevano - Arvedo era troppo difficile da pronunciare). Ilario era un uomo buono, mite e socievole ma... bestemmiava! Era il bestemmiatore più prolifico e fantasioso dell’intera comunità. Riusciva a scovare anche i santi più rintanati e sconosciuti dell’intera tradizione evangelico-cristiana. Quando lasciò la “butèga” in mano all’ormai cresciuto Arvedo, Ilario si trasferì presso la propria abitazione in Viale Diaz, dove nell’ultimo palazzone lato Rimini, aprì una frequentatissima officina, i clienti dicevano: (“...andàm a santì al biastìme nove ad Ilario!”).

La vita di Ilario franò quando l’area adiacente, adibita a deposito di legna e carbone dei Buschìn, venne occupata dai lavori per la costruzione dell’imponente chiesa di San Martino. Il crescere giorno dopo giorno di quella testimonianza di culto rappresentò -si disse- un affronto troppo grande e Ilario dopo poco tempo morì. I coniugi Fabbri ebbero tre figli: Rosetta, Vasco e Walter. Famosa rimase la frase che la Zaira rivolgeva spesso all’ultimogenito: “Walterino non giugàre nell’uriùlo che ci sono i vidri!”. L’uriùlo era il canalino di scolo del passetto (esistente ancora oggi) che divideva l’edificio dei Fabbri dall’”emporio” della Betta, la corpulenta vecchietta che vendeva sementi e quant’altro in un antro condiviso con una miriade di topi che lei inseguiva con la scopa fino in mezzo alla strada.

I soprannomi I soprannomi sono sempre stati in passato il principale mezzo di identificazione delle persone ma, soprattutto, delle famiglie. Infatti nei tempi dei sopradescritti ricordi dire: “...a vagh da Fabbri!” sarebbe stato incomprensibile, mentre dire: “...a vagh da Saràca” era di una chiarezza immediata. A Riccione, come sicuramente in altre località, c’erano, e in parte esistono ancora, soprannomi curiosi di persone che io stesso se dovessi dire i corrispettivi cognomi mi troverei in serie difficoltà. Come si chiamavano infatti all’anagrafe i vari Brusòr, Sbrèmble, Brusafèr, Cigabés, Caghìn, Li-

vre, Gavagna, Sbaràca, Banèn, Tmasòun, Fulég-na, Mufarèl, Zagnòt, Sanzèin, Savadòr, Cantòun, Tranzòun, Budrièl, Baragòt, Caplòun, Prinòun, Scorgablìgh, Drughèla, Scacìn, Sorsa, Filiziòun, Panzanèla, Giròun, Pulsèin, Fujanèin, Maduròun, Luisòun, Crusìn, Paladèin, Scòcia, Magnacia, Strapazòun, ecc.? Qualcuno oggi si vergogna di questi appellativi, in qualche caso, tutt’altro che eleganti, ma sbaglia perchè essi rappresentano le vere radici identificative delle nostre famiglie e questo per la sopravvivenza dei nostri ricordi non è poco, anzi direi che è fondamentale.

I rasunamènt per capì la vita

In primavera l’è un piasèr camnì a pì nùd sora l’erba d’un prè (basta ch’un gni sia una munghèna in gìr) Ho avù e mi da fè per cunvìnc i tedésch a no cumprè i Rolex se marchè. L’amor e pò ès la storia d’una vita o l’aventura d’una sera. Basta cuntantès. E mi Bà e mandèva giò la pastèina d’la presioun s’un bel bicir ad Sangvés. Um pis e gat, ma an supòrt la su èria ad superiorità. La gioventò l’è propie l’età dal patachède (me per esempie am sò spusè).


la nostra storia

da “Una Rotta nel Vento� di Dante Tosi

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90 anni fa...“San Marco� una nave da ricordare

L’incrociatore corazzato, nell’estate 1926 è alla fonda davanti a Riccione. Il pubblico, tra cui molti riccionesi, lo vanno a visitare assistiti dagli Ufficiali e Marinai.

L’incrociatore corazzato San Marco ha uno straordinario stato di servizio che lo colloca nella leggenda della Marina Militare Italiana. - Classe Incrociatori corazzati, 9.400 tsl. - Entrato in servizio nell’anno 1900. - Ha partecipato ad azioni belliche nel corso della guerra ItaloTurca del 1911-12. - Ha partecipato a combattimenti nel corso della prima guerra mondiale 1915-18. - Nel 1936 è declassato per vetustà e passato nel ruolo di nave scuola per la Marina Militare. - Durante la seconda guerra mondiale (1940-45) viene trasferito nella rada di Tobruk (Libia) come postazione fissa in difesa della base militare; subendo 322 attacchi aerei, 212 combattimenti e 39 attacchi con siluri. Le forze Alleate promisero un premio di 5.000 sterline a chi avesse saputo far tacere questo avamposto difensivo italiano. - Il 22 gennaio 1941, nel momento che la base militare di Tobruk veniva evacuata, fu autoaffondato dal suo equipaggio. - E’ stata decorato di medaglia d’oro al valor militare.

80 anni fa... Vado e ti regalo l’Impero Era tanto tempo che dovevamo chiudere un conto col Negus. Un conto bollato da una cocente sconfitta della campagna militare del 1897. Il tempo è venuto. Il 2 ottobre 1935 cominciò l’invasione militare dell’Etiopia e, nonostante le sanzioni economiche votate alla SocietĂ delle Nazioni, in appena 6 mesi tutta l’Etiopia (o Abissinia, come dir si voglia) passò sotto il dominio italiano. Tanto che il 9 maggio 1936 fu possibile proclamare la fondazione dell’Impero: consentendo al Re di aggiornare le insegne, in: Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e volontĂ della nazione Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia. Una guerra vinta alla svelta che chiude una vecchia ferita nell’orgoglio nazionale, consolida la posizione dell’Italia nel novero delle nazioni coloniali, crea soddisfazione e rinsalda gli spiriti nell’amor di patria. Ma soprattutto accende aspettative concrete per lavoro e commerci; promette risorse e materie prime che potranno recare benefici al paese. Il Notturno Savioli, sempre pronto a cogliere le opportunitĂ , organizza un “Gran Ballo dell’Imperoâ€?, per VenerdĂŹ 14 agosto 1936.

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come eravamo

dall’album di Giorgio Serafini

STAR BENE STAR BENE STAR BENE STAR BENE

STAR BENE

Scuola elementare di Viale Da Verazzano- Era nella casa di “Strapazoun”- Ancora esistente. Classe Prima a.s. 1952/53. Maestro il signor Santini. In piedi da dx. xx , Rosanna x , xx , x Torsani , xx , Lea Mignani , xx , Marisa Amati, Giovanna x , x Mini, x Angelini , xx . Seduti a terra. Emilio Vanni, x Granata, x Fabbri, x Antichi, xx , Elso Santini, Giorgio Serafini, x Petrucci, x Angelini, xx, x Renzo , x Venerandi. Ci sono molte X e Giorgio chiede scusa per la sua scarsa memoria. Si augura però che tale pubblicazione riesca nello scopo di “cancellarne” il più possibile. Quindi chi si riconosce, o ha memoria di altri nomi, è pregato di contattarci in Famija Arciunesa.

Riso rosso per combattere il colesterolo Molti non sanno che esiste un alimento vegetale, il risso rosso fermentato, con una caratteristica molto particolare che lo rende unico. Contiene, infatti, una molecola simile alle statine, cioè i farmaci più utilizzati nel mondo per abbassare il colesterolo. Il riso rosso fermentato altri non è che il riso comune, denominato oryza sativa che viene fermentato da vari ceppi di un lievito noto come monascus purpureus, un microrganismo che deve il suo nome alla colorazione rossa, è infatti anche chiamato lievito rosso. Il riso rosso fermentato contiene amido, acidi grassi, fitosteroli, isoflavoni, monacoline, pigmenti naturali quali monascine e monascorubine; le monacoline esercitano un’attività inibitoria sull’enzima idrossimetilglutaril coenzima A redattasi. Riso rosso e colesterolo. Tecnicamente le sostanze che svolgono questa attività inibitoria su questo enzima si definiscono statine, e sono classificati come farmaci che hanno attività nel ridurre il colesterolo; in particolare le monacoline vengono convertite ad una forma chiamata lovastatina, che è la prima statina che è stata ricavata dalla ricerca farmaceutica. Rispetto alla forma farmaceutica, il riso rosso fermentato ha un dosaggio di monacoline assai inferiore ed è classificato come integratore nutrizionale. Il meccanismo con cui il riso rosso fermentato abbassa il colesterolo non è ancora del tutto chiarito; le monacoline di sicuro esercitano attività in tal senso, si trasformano nell’organismo umano prima in lovastatina e poi nella sua componente attiva il suo corrispondente beta–idrossi-acido, il quale diminuisce il colesterolo totale circolante nel sangue, il colesterolo a bassa densità (LDL), ed

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di Scola dr Lorenzo

il rapporto tra LDL e colesterolo ad alta densità (HDL). La cosa singolare è che l’attività ipolipidemizzante del riso rosso fermentato è maggiore di quella della lovastatina preparata farmaceuticamente. ll riso rosso fermentato ha anche attività nel ridurre i trigliceridi. In uno studio condotto su 502 pazienti afflitti da iperlipidemia, con un trattamento quotidiano 2 volte al dì per 4 settimane si è avuta una riduzione del colesterolo totale del 22,7% e del colesterolo LDL del 30,9%. A livello di controindicazioni, va evitato l’utilizzo di riso rosso nelle donne incinte o in allattamento, in pazienti in terapia con farmaci ipolipidemizzanti, e, naturalmente, gli ipersensibili alla sostanza. Tra i possibili effetti collaterali, possono insorgere in taluni casi, a dosi elevate, delle miopatie, che possono manifestarsi come dolore muscolare o debolezza, in qualche caso si possono avere bruciori di stomaco o flatulenza. Il riso rosso fermentato è oggi l’integratore alimentare più utilizzato contro l’ipercolesterolemia. In Cina, è da lungo tempo utilizzato dai medici come rimedio per i problemi di circolazione, di digestione e persino per trattare la diarrea. Viene classificato, inoltre, come alimento rinvigorente. Può essere associato a: • estratto di Banaba: tiene sotto controllo gli zuccheri, vanta un’attività antiossidante molto utile per la salute delle arterie • Il riso rosso fermentato, abbassa la sintesi di ubiquinone (un potente antiossidante noto come Coenzima q10);quindi è opportuno supplementare l’assunzione di coenzima Q10 nelle terapie prolungate, in modo da potenziare l’effetto antiossidante che contrasta l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL), il principale nemico del sistema cardiocircolatorio • Acido folico e vitamine del gruppo B: abbassano i livelli di omocisteina nel sangue. L’omocisteina è un aminoacido che, se in eccesso, è in grado di aumentare il rischio cardiovascolare • Estratto carciofo e cardo mariano: che vantano un’azione protettiva nei confronti del fegato, organo fondamentale del metabolismo. Parlatene e chiedete sempre consiglio al Vostro medico/farmacista di fiducia.


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pagina dei ricordi

di Bruno Bezzi

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L’infanzia rubata

Le sorti della guerra dopo i primi successi a fianco di Hitler, cominciarono ad apparire troppo “timidi”, tanto da essere costretti al richiamo di coscritti da tempo congedati. Anche mio babbo fu richiamato in servizio a Mortara. Ricordo la preoccupazione di mia mamma! Lei per carattere era sempre allegra, ma poco a poco, il sorriso le scomparve e il volto s’indurì. Le notizie che arrivavano attraverso le lettere di mio padre, per quanto fossero censurate, non lasciavano trapelare niente di buono e il timore maggiore era quello che, da un momento all’altro, arrivasse la notizia di un invio a combattere in Russia. A tutto ciò si aggiungevano le difficoltà economiche in cui si era venuta a trovare mia mamma con la partenza di mio padre. Ella si arrabattava a fare mille mestieri pur di non farmi mancare il pane. Io, gioco forza, non potevo essere seguito come sarebbe stato opportuno fare per un bambino di sei/sette anni. Spesso rimanevo solo. Poi per evitarmi pericoli, decise di affidarmi alla custodia di una “tata” di nome Ulma. Ulma era una ragazzetta che preferiva trastullarsi con i giovanotti del quartiere piuttosto che pensare a me, per cui sentendomi trascurato, a volte come tutti i bambini, facevo qualche marachella che, immancabilmente, veniva punita a suon di schiaffoni, a volte anche gratuiti. La cosa ebbe fine, solo quando mia madre si accorse dei lividi che portavo sul corpo. A quel punto decise che era meglio che stessi solo piuttosto, come si dice, che male accompagnato. Vivevo tra la scuola al mattino e la strada al pomeriggio. Viale Ugo Bassi era il “parco” dove giocavo e dove mi feci le ossa. In tali condizioni di indigenza non eravamo certamente soli. La guerra toccava tutti. Molti dei miei coetanei avevano il babbo sotto le armi per cui la miseria e la carestia si fecero ancor più sentire in molte famiglie. Qualcuno dei miei amichetti mi chiamava “Panzini”, per la mia pancia prominente. Penso che la prominenza fosse dovuta al fatto che in casa si mangiava principalmente la piada, che per il minor costo, quasi sempre veniva fatta con farina di granoturco. Se a quell’epoca non contrassi la pellagra (malattia che colpisce, principalmente, chi consuma spesso cibi con farina di granturco), lo debbo alla fortuna. Il soprannome di Panzini, affibbiatomi da un ragazzo molto più grande, è stato per me un cruccio non indifferente. Quando qualcuno mi chiamava così, subito mi ribellavo, fino a fare a pugni, così, spesso, tornavo a casa con un occhio nero. Una volta la mia ribellione indispettì un amichetto un po’ più grande di me, il quale, non riuscendo ad acciuffarmi, mi lanciò un grosso sasso in testa, tanto da portarne ancora oggi la cicatrice. Quello di fare a botte era una costante. Noi del viale Ugo Bassi litigavamo per ogni cosa, ma i litigi più grandi avvenivano con quelli degli altri i viali. Quando si decideva di dare inizio alle ostilità formavamo “la banda” e uniti, partivamo per l’azione punitiva. I nostri avversari storici erano i ragazzi che abitavano i viali più centrali. A noi ci chiamavano, con dileggio quelli della “Siberia”. Quanti pantaloni e maglie strappate per le “lotte” sostenute! Quante pezze cucite di notte da mia madre, al lume di candela, a causa dell’oscuramento! Con il passare dei

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mesi le sirene di allarme cominciarono a farsi udire più spesso. La preoccupazione degli italiani, che la guerra finisse male, si faceva sempre più diffusa. Dalle città del nord, molte famiglie che avevano la villa, si trasferirono a Riccione ritenendolo un luogo più sicuro. Le “bande” si arricchirono così di ragazzi nuovi, con mentalità differente. Anche a scuola, si notarono le diversità, con risultati che, tutto sommato, per noi paesani furono positivi. Di quel periodo di immigrazione forestiera, ricordo un fatto che ancora oggi mi mortifica. Nella primavera inoltrata del 1942, contrassi la pertosse (la cosiddetta tosse cattiva). Mentre, da solo, camminavo lungo viale Ugo Bassi ebbi un attacco di tosse irrefrenabile. Una signora, sentendomi tossire in quel modo, diede in escandescenze, dicendo che non dovevo andarmene in giro ad infettare gli altri bambini: “Se tua mamma non sa tenerti a casa-disse-chiamo le guardie perché ti mettano in quarantena”. Io ero troppo piccolo per afferrare il vero significato delle sue parole, ma capii che avrebbe chiamato le guardie e ciò fu più che sufficiente per farmi scappare via piangendo. Quando in un pianto dirotto raccontai il fatto alla mamma, ricordo che ella mi abbracciò e tra le lacrime continuava a ripetere: “Bruno, mai nessuno, ti porterà via da me. Mai nessuno strapperà, il mio bambino dalla sua mamma”. Alle sue parole e alla determinazione di come le pronunciò, finalmente, tra i singulti, trovai la calma. Ma le parole di quella donna, ancora oggi mi risuonano negli orecchi, rattristandomi, per una sorta inspiegabile di vergogna. Dopo quel fatto, per me alquanto traumatico, tanto che ancora oggi, a distanza di oltre settant’anni, ne ricordo i particolari, mia mamma prese la decisione di portarmi sempre con sé, ritirandomi in anticipo dalla scuola. Al mattino mi faceva salire su un carretto tra le cassette del pesce e mettendosi alle stanghe mi scorrazzava lungo i viali di Riccione a vendere triglie, sogliole e quant’altro che un vecchio pescatore le forniva. Poi anche quel lavoro ebbe fine a causa del divieto di pesca decretato dalla autorità marittima. Sulla bellissima spiaggia, furono scavate buche in cui furono installati dei cannoncini antisbarco. In mare, all’altezza delle “acque delle poveracce”, venivano innalzati dei palloni agganciati a zattere di legno, contro i quali, periodicamente i soldati si esercitavano al tiro. Anche per noi bambini ebbe così fine l’età dei giochi in spiaggia. I tuoni di guerra erano sempre più vicini. Iniziarono i primi allarmi aerei e fu così che ci venne rubata la nostra infanzia. (3ª e ultima parte)


PASSEGGIANDO PASSEGGIANDO PASSEGGIANDO

A cura di Giuseppe Lo Magro

L’abbandono più assoluto! Parco Vittime Civili 2 Agosto Zona Fontanelle-Viali Meucci, Limentani, Messina, Etna. 1) I due cartelli recanti intitolazione e comportamenti da osservare sono sporchi e illeggibili.

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2) Agli ingressi nessun sbarramento per impedire l’accesso a veicoli di vario genere. E’ tanto largo che ci può passare un pullman. 3 e 4) Coperture di “apparecchiature” (?) arrugginite e bucate. 5) Cartelli appoggiati alle siepi. 6) Pozzetto crepato. Con l’erba alta è un vero pericolo per i bambini che corrono (spensierati?).

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7) La scalinata d’ingresso sul lato Statale Adriatica è imbrattata e coperta di erbacce e sporcizia. 8) Quasi tutte le panchine sono ammaccate e mostrano i segni di una manutenzione mai fatta. Questa raffigurata nella foto era addirittura trapassata dalle canne che, sorte dal terreno ne impedivano la seduta. Ora è possibile perchè una “mano civile” ha provveduto a tranciarle.

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P.S. Nel caso di ripristino nuovi cartelli d’entrata, non sarebbe meglio scrivere Vittime Civili 2 Agosto al posto di Vittime Civili II (?) Agosto?

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amici della briscola

di Silvano Amadori

Pranzo della Solidarietà

DIALETTO... IN MUSICA! Da musicare sull’aria del brano: “That’s amore”

Amarcord Arcioun

Anche quest’anno in occasione della Festa della Donna, Domenica 6 Marzo, l’Associazione “Gli Amici della Briscola” del Buon Vicinato di via Sicilia ha organizzato un pranzo della Solidarietà. Il nostro Centro contribuisce a donare a varie associazioni una somma di denaro, frutto di tante iniziative che durante l’anno svolge senza scopo di lucro. Quest’anno la raccolta di euro 2.500 è stata destinata alle Associazioni: A.R.O.P onlus, che si occupa del sostegno ai bambini ricoverati nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale di Rimini; A.I.S.M. Sclerosi multipla; Smaisoli; SMA Atrofia muscolare spinale pediatrica e IOR Isti-

tuto Oncologico Romagnolo. La consegna è avvenuta durante il pranzo, alla presenza dei responsabili delle Associazioni e delle Autorità Comunali (Assessore alle politiche sociali Laura Galli e Consiglieri Luigi Santi e Samuele Stefanacci). Dopo le rituali foto e l’assaggio della gustosissima torta mimosa preparata come al solito dallo Chef Domenico Semprini, il pranzo è terminato con l’omaggio floreale a tutte le Donne. E’ stata una bellissima ed emozionante giornata, con gli applausi e le congratulazioni a tutto lo staff organizzativo.

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Amarcord quand Arcioun l’era pin ad muntaloun a marèina Noun a sermie burdèl andamie a tò i canèl la matèina sempre alegre e cuntint e tòt s-gnor senza gnint che armonia s’una mela un mors pron un bèl bicir ad vèin bon che alegria si calzoun s-cènt te cul l’era sempre magnè fasul ma la dmènga i purtèva sora e tavle un pò’d pièda si cavle e una rènga e al serède di cuntadèin a fè la végia e bé e vèin che cumpagnia s’una chitara e s’un viulèin un tambur e un organèin che baldoria. Dèp tent’an cara Arcioun l’ha sparì chi muntaloun che blèza l’ha sparì ènca i canèl e an sém piò burdèl che tristèza un è stè un bèl prugrès che la port tènt sucès e richèza as dam ad mors tra’d noun e un gnè piò religioun che schifèza. Arnaldo Grossi

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la zirudèla

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di Giuseppe Lo Magro

La vedva se tailleur

La vedova col tailleur

La Ginetta la va tòt i dé me campsènt se Sol, la piova o si vèn giò i sacramènt. Ilé l’è splid Valerio, i era spus da dis’an. A dì e vér, pìn snè ad ragnède e d’afan.

La Ginetta va tutti i giorni al cimitero col Sole, la pioggia o se viene giù il cielo. Lì è seppellito Valerio, sposi da dieci anni. A dire il vero, pieni di litigi e diverbi.

Mo lia la fa la vedva, laan vò santì ciacarè. La radana, la mèt i fiur, d’in znòc a prighè. Dèp una mez’urèta la fa e sègn dla cròsa e i abre pighid i fa veda e dulor d’la spòsa.

Ma lei fa la vedova, non vuole chiacchiere. Sistema, mette i fiori, in ginocchio a pregare. Dopo una mezz’ora fa il segno della croce le labbra piegate segno del dolore da sposa.

Adés ch’l’è ‘rvata l’ora d’arturnè ma chèsa i su èc i guèrda drét l’infég-na senza pèsa e la va me cancèl camnénd a cul dindrì senza andè a sbat t’un vès, senza fadghì.

Adesso è arrivata l’ora di tornare a casa e i suoi occhi fissano la foto senza tregua e va al cancello camminando all’indietro senza urtare un vaso, senza difficoltà.

E custode de campsènt l’è un bèl giuvnòt sta vedva isé fresca la i mov un quarèntòt. Vistida ad nir, s’un tailleur ch’l’è un guènt, schèrpe se tach, caplèin mès a tradimènt,

Il custode del cimitero è un bel ragazzo questa vedova fresca lo scombussola. Vestita di nero, tailleur che è un guanto, scarpe col tacco, cappellino di traverso,

un fisichin da urle, e modi da spirlimpèina, un pungin tènd, e Sol ch’us èlza la matèina. Us decid, ui va d’après e ui dis tòt d’un fièd che e vria fè una dmanda, senza ès sfacèd...

un corpicino da urlo, modi da sbarazzina sedere tondo, il Sole che sorge al mattino. Si decide, si avvicina e le dice in un fiato che ha una domanda, senza sfacciataggine.

“A guardèv avì vù un matrimonie tòt amor. risède, smènie, rug-loun te lèt, parole d’or. Us véd cla sint la manchènza, sèt dé sora sèt, lan gni volta mai la schina, l’è un gran rispèt.”

“A vederla è stato un matrimonio d’amore, risa, smanie, capriole a letto, parole dolci. Si vede che le manca, sette giorni su sette, non gli volta mai la schiena, gran rispetto”.

“Però la è gièvna, la faria un pchè murtèl a campè snè ad fiur e pansè snè ma quèl. Una vita isé l’è ciudse drèinta t’un cunvènt. Sla pènsa a divertis un è mènga tradimènt!”

“Lei è giovane, farebbe un peccato mortale a vivere solo di fiori e pensare sempre lì. Una vita così è chiudersi in un convento. Se pensa a divertirsi non è un tradimento!”

La Ginetta:“ Lan è isé, caro e mi giuvnòt. Sa stagh zéta e tranquéla, senza fè casòt l’è perchè i ha da pasè i mis ad vedovènza. Dèp.. ad stravizie e guduria an farò senza”.

La Ginetta:” Non è così caro giovanotto. Se sto zitta e tranquilla, senza fare mosse è perchè deve trascorrere la vedovanza. Dopo...stravizi e godurie ne avrò a stufo”.

“E mi Valerio l’era g-los e l’era e padroun an puteva zchèr o andè truvè qualchidoun. Sempre vistida sal sutène lènghe giò mi pì e l’era bote se ma la strèda im fis-civa drì.

Il mio Valerio era geloso ed era il padrone non potevo parlare nè visitare chicchessia. Sempre vestita con sottane lunghe ai piedi ed erano botte se per strada mi fischiavano.

A l’eva sempre ilé tachèd ch’um fèva e dul “Te t’pò arvivì un mort quand smèin e cul” Adés t’capés perchè an gni volt la schina? Però sa te, a putria smèt da fè la manfrina!”

Era sempre appiccicato a fare la cantilena “Tu resusciti un morto se ondeggi il culo”. Ora capisci perchè non gli volto la schiena? Però con te, potrei smettere questa finzione!”

Modi di dire A cèm e “Bubò” ch’ut magna. Chiamo il diavolo che ti mangia. Per tenere a freno i bambini. Es tl’ort d’Abrèm. Essere nell’orto di Abramo. Nuotare nell’abbondanza.

L’è piò pataca ca ne Taca, che us sghèva la zòca sèta e cul. E’ più stupido di Taca, che si segava il tronco sotto il culo. Capitombolo assicurato. E’ bligh dla Garavlésa. L’uccello della Garavlésa. Esclamazione al gioco delle carte quando sono pessime. L’è com la chèsa ad Marcoun, e prèim che ciapa e s-ciòp l’ha rasoun. E’ come la casa di Marcoun, il primo che imbraccia il fucile ha ragione. Come vivere da prepotenti.


zcurèm in dialèt

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di G.L.M.

Al “Nautilus” i campioni del vernacolo Eletti Arzdora e Arzdor 2016 Al Nautilus non si sta mai in panciolle. Si balla, si va in gita, si frequentano corsi speciali e ci sono le serate a tema per stuzzicare i ricordi e attivare la partecipazione. L’ultima in ordine di tempo del 16 Aprile u.s. intitolata “Zcurém in dialèt” ha raccolto gli appassionati della lingua locale per declamare, per giocare con le parole, per ascoltare e...spesso, applaudire. Presentati da Franco Baratti (Presidente Nautilus) e coordinati da Giuseppe Lo Magro ( Presidente Famija Arciunesa) si sono presentati sul minuscolo palco di Via Lazio: Graziella Urbinati, Maria Rosa Nanni, Giuseppe (Puccio) Ferretti, Umberto Carlini, Luigi Nicolini, Ferdinando Montebelli, Mario Tonini, Carlo Carlini ed Edmo Vandi. I poeti hanno declamato con passione e teatralità le loro opere (alcuni leggevano quelle di amici timidi!) meritandosi l’attenzione, le risate, l’ammirazione e gli applausi del pubblico. Da sottolineare che una buona metà di questi rappresentanti della terza età (e oltre), incredibile ma vero!, ha declamato a memoria! E c’erano pezzi di notevole lunghezza. Fenomenali! Visto che la “cavalleria” non è proprio morta del

tutto, l’apertura delle esibizioni è stata riservata a due belle e simpatiche signore che hanno deliziato tutti quanti con l’originalità dei loro scritti. A Graziella e Maria Rosa, già gratificate da tanto spellar di mani nella serata, aggiungiamo ora il nostro convinto consenso: “Brave!”. Tra una lettura e l’altra si è dipanata la gara del dialetto con la partecipazione (accanita) di quattro signore e di quattro signori: Nanni Maria Rosa, Giuseppina Protti, Graziella Urbinati, Bruna Fabiani (gentil sesso) e Guglielmo Guiducci, Alberto Del Bianco, Umberto Carlini, Franco Bugli (sesso forte). Alla fine, dopo “scontri” verbali, corse affannate, cruenti contestazioni, Maria Rosa ha trionfato sulla Giuseppina e Guglielmo ha messo in riga Alberto, aggiudicandosi così il prestigioso titolo di Arzdora e Arzdor 2016. Per tutti in regalo una confezione di dolci e vino (offerti dal Nautilus) e per i finalisti il libro “Il Don, il Conte e il Giardiniere (offerti da F.A.). Alla fine vino e ciambella per tutti nel più classico dei commiati caserecci e il gradito dono del poeta “Puccio”...la sua raccolta di versi in simpatica veste libraria. Arrivederci al 2017!

I declamatori con gli organizzatori. Da sin.: Ferdinando Montebelli, Carlo Carlini, Maria Rosa Nanni, Franco Baratti, Graziella Urbinati, Umberto Carlini, Edmo Vandi. Accosciati: Giuseppe Lo Magro e Mario Tonini. Assenti al click Giuseppe “Puccio” Ferretti e Luigi Nicolini.

I campioni del dialetto e gli organizzatori. Da sin.- Giuseppina Protti (2ª class.), Franco Baratti (Nautilus), Maria Rosa Nanni (1ª class. Arzdora 2016), Alberto Del Bianco (2° class.), Guglielmo Guiducci (1° class. Arzdor 2016), Giuseppe Lo Magro (Famija Arciunesa)

L’ANGOLO CURIOSO Bacio® Popolarissimo cioccolatino prodotto dalla Perugina e formato da una nocciola intera ricoperta prima di una crema a base di gianduia e granelli di nocciole tostate, poi di uno strato di cioccolato fondente. Il bacio viene poi rivestito da una carta argentata, all’interno della quale è posto un foglietto recante un motto, spesso di argomento amoroso, scritto da un autore classico o moderno. Fu inventato nel 1922 da Luisa Spagnoli, una delle fondatrici dell’azienda, con lo scopo di riutilizzare le numerose briciole di nocciola, residuo della lavorazione di altri dolciumi. Bacio alla francese Comunemente il bacio a bocca aperta, con contatto tra le lingue. I latini distinguevano tra osculum, il bacio casto degli amici, il basium affettuoso e poetico, tanto caro a Catullo, e il suavium o savium, che indicava propriamente il bacio degli amanti. Bacio alla francese nel Cinquecento era invece il bacio che

Parole, parole, parole si dava stringendo le gote dell’amata tra l’indice e il medio, ricordato anche da Luigi Pulci (1432-1484) nel Morgante: Ella gridava e voleva levarsi, / ma non potè tanto destro partire, / che gli appiccò due baci alla franciosa, ed ogni volta rimase la rosa (XXIV, 304, w. 5-8). Bacio di dama Biscotto a base di farina di mandorle e burro, formato da due piccole parti arrotondate che combaciano tra loro come due labbra e sono tenute insieme da una goccia di cioccolato fondente. Bacio di Giuda Lusinga, adulazione che nasconde un tradimento; dal noto passo evangelico dove si narra dell’arrivo di Giuda Iscariota nell’orto di Getsemani, nel quale Gesù era raccolto in preghiera con altri discepoli. Giuda si fece incontro a Gesù e lo baciò, avendo convenuto questo gesto come segnale per indicare ai sacerdoti e agli ufficiali del Tempio di Gerusalemme colui che doveva essere catturato.


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FA Giugno 2016 by Famija Arciunesa FA - Issuu