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Fa giugno 2015

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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. - Dir. Resp. Giovanni Cioria Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 - Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco, 27 - Tel. 0541 643 884 Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio - Grafica: Composet Riccione - Anno XXXIV - N°3 - MAGGIO/GIUGNO 2015 CN/RN0665/2010

redazione@famijarciunesa.org

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nel porticato della “Casa della Micia” Parco della Resistenza, Viale Montebianco, Riccione In omaggio il libro di Dante Tosi: La Seconda guerra mondiale a Riccione Memorie di un quindicenne

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Direttore Responsabile: Giovanni Cioria • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Hanno collaborato: Dante Tosi (archivio), Roberta Tota, Franco Santini, Lorenzo Scola, Tino Dalla Valle (archivio), Edmo Vandi, Silvano Amadori, Albo Casadei (archivio), Roberto Betti, ma Piero Serafini •il dialetto Foto: Pico e Gianni Oramai Zangheri • ePubblicità: Tel.parlarlo 338 si4304667 Lentamente inesorabilmente va scomparendo. i luoghi le occasioni per fanno sempre• Grafica e impaginazione: Studio Grafico Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio S.r.l. più rari e spesso chi si “avventura” in un dialogo che va oltre il semplice scambio “telegrafico” di notizie sul quotidiano, lo fa in modo approssimativo, “sgangherato”, cadendo in errori ed “orrori”. Anche al mercato, luogo che dovrebbe essere deputato all’espressione vernacolare sia nel magnificare i prodotti che nel contrattare gli acquisti, si ascoltano strafalcioni di ogni risma. A discolpa si può evidenziare che la provenienza dei venditori è la più disparata cosicchè le parole si mescolano e si imbastardiscono. Ghiotte occasioni per seguire dialoghi di una certa consistenza, così da stuzzicare il pensiero e “rimpolpare” la memoria, potrebbero venire dalle rappresentazioni teatrali di commedie dialettali; ma i registi non sembrano inclini a curare la correttezza del parlato e tanti attori che lo “masticano” poco si preoccupano esclusivamente della parte mnemonica poseFranco recitative.&Dobbiamo di Porcue delle Gian C. rimpiangere la generazione dei nonni (anagraficamente in via di estinzione) che lo tramandava? Sgridare la scuola che lo ha sempre osteggiato?... o il turismo che ha deviato le energie sulle lingue straniere? Incolpare le nuove tecnologie che ci riempiono di neologismi ed inglesismi? Non mi reputo adatto per rispondere a questi interrogativi. Nel mio piccolo vorrei provare ad innalzare una diga, un argine per contenere il “fiume” dialetto, per evitarne lo scorrere verso un mare che mescola tutto indiscriminatamente. Quindi il pubblicare queste raccolta di zirudele è un timido tentativo per non dimenticare. Queste “storielle” in rima, facilmente memorizzabili, di facile lettura, potranno essere un valido contributo all’assorbimento delle parole meno usate (e più vere) e al comprenderle nei molteplici significati che assumono a seconda delle circostanze. Almeno è quello che mi auguro. Giuseppe Lo Magro

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arriva l’ESTATE

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Ordinanze su Pr, bikini, “lucciole” e zanzare Riccione dice stop ai Pr che d’estate invadono il centro turistico per vendere i biglietti dei locali notturni. Lo fa con un’ordinanza più restrittiva che innalza la sanzione da 100 a 160 euro. Alla vigilia dell’estate l’Amministrazione comunale per garantire ordine, decoro e salute, ha firmato altri tre provvedimenti, in primis quello che vieta di girare a torso nudo o in bikini in viale Ceccarini e dintorni, trasgressione che prevede una multa di 50 euro. Sono tornate intanto in vigore le ordinanze sulla prostituzione e sulla zanzara tigre. Scorriamole singolarmente, partendo da quella dei pierre. Nonostante i veti posti nella precedente legislatura e le multe notificate ai trasgressori, il problema è rimasto irrisolto. Ora si rincara la dose, aumentando la sanzione. Per i trasgressori è previsto anche il ritiro dell’autorizzazione rilasciata per svolgere quest’attività. Pagherà l’infrazione pure la discoteca che ha assunto il pierre sanzionato. In sintesi i pierre, che d’estate arrivano perfino dalla Campania e che in diversi casi non si occupano solo di prevendite, non potranno più distribuire inviti o vendere i preingressi nelle vie del centro, ma solo nei luoghi indicati. Ossia in un locale vicino alla stazione ferroviaria e in un angolo al Palazzo del Turismo. “E’ giunta l’ora di risolvere in maniera radicale il problema dei pierre, che bivaccano nelle strade del centro, infastidendo i turisti -ammonisce il vicesindaco, nonché assessore alla Polizia municipale, Luciano Tirincanti-. Discoteche e Silb, con i quali abbiamo avuto un ottimo rapporto di reciproco confronto, ci hanno dato piena collaborazione e disponibilità”. Secondo Tirincanti il provvedimento “non vuole proibire, né limitare il lavoro dei promoter. Intende solo puntare sul decoro e il rispetto di questa attività”. Il sindaco Tosi, intanto, sull“ossessiva azione dei pierre che nuoce all’immagine di Riccione, ha chiesto alla Regione d’intervenire, dando sostegno, anche perché il fenomeno, seppure abbia raggiunto il suo apice a Riccione, interessa tutta la nostra riviera. Bikini e torso nudo. In base all’ordinanza attiva da giugno, sono vietati per strada, a partire da viale Ceccarini che, come cantava Dino Sarti “più che una via è un’istituzione”. Il sindaco che per questa scelta è finita su tv e giornali nazionali, insiste: “E’ una questione di decoro. In città ci sono tanti spazi, quelli dedicati agli abiti succinti e quelli dove indossare una maglietta o il pareo”. Già 12 anni fa tra i commercianti c’era chi aveva avanzato questa proposta, stanco di vedere davanti alle vetrine bagnanti che con disinvoltura esibivano pancioni e seni corpulenti. Qualcuno all’ingresso aveva affisso un cartello con su scritto: “Si entra vestiti”.

Prostituzione. Per arginare il fenomeno, in aprile è tornata in vigore l’ordinanza che vieta di “assumere comportamenti diretti a offrire prestazioni sessuali a pagamento, consistenti in comportamenti di richiamo, invito o saluto allusivo”. E’ vietato stazionare e adescare i clienti e intrattenersi con loro, ma anche tenere altri comportamenti che riguardano pure l’abbigliamento. S’impone anche di non chiedere informazioni e di concordare prestazioni sessuali a pagamento a chi si presenta con questi equivoci atteggiamenti. Non è consentito eseguire manovre pericolose o d’intralcio alla circolazione stradale lungo i viali Torino, Milano, D’Annunzio e vie adiacenti, nonché lungo l’intero tratto comunale della Flaminia e strade limitrofe. La multa, se pagata entro 60 giorni, sarà di 258 euro altrimenti verrà raddoppiata. Zanzara tigre (aedes albopictus). L’ordinanza, valida fino al 31 ottobre, vieta di accumulare acqua in contenitori, scarpate, aree incolte, orti, serre e anche in sottovasi dei fiori, che si suggerisce piuttosto di riempire con la sabbia, soprattutto nei casi in cui le piante abbiano bisogno di umidità. Imposizione che vale anche per i vasi riposti nei due camposanti. Il provvedimento impone, inoltre, di formare depositi d’acqua anche in aree di stoccaggio e di rottamazione, orti e cantieri. Da maggio Geat è impegnata nelle disinfestazioni larvicide in aree pubbliche. Nives Concolino


la nostra storia

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Da: “Una rotta nel vento” di Dante Tosi

1925/2015. La decenza di 90 anni fa Metà degli anni ‘20. Riccione è sempre più sulla cresta dell’onda della vacanza mondana. E’ frequentata dalla ricca borghesia padana e la spiaggia diventa affollata... ed è gara alla esibizione delle ultime creazioni della moda: vaporosi pantaloni orientaleggianti e pudiche camicie schermate da variopinti ombrellini da sole si contrappongono ai costumi da bagno sempre più ridotti delle disinibite donne del nord Europa, con episodi di nudismo nelle periferie, al riparo dei “còc”, le piccole dune di cui era ricco il litorale di Riccione. Ecco allora arrivare puntuali, severi regolamenti e tassativi divieti!

Nudità

Le “sfacciate” esibizioni di corpi sempre meno coperti ha risonanza anche sulle pagine della stampa nazionale, e Riccione è nel mirino di una nota giornalista esperta di moda e costume: Enrica Grasso. Sul mensile “La grande illustrazione italiana” scriveva:” Devo dire che nulla mi è parso così volgare e sconveniente quanto il braccio nudo esposto nella via a tutti gli sguardi e sfiorato in tram o sui marciapiedi da qualunque frettoloso passante”.

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notizie dal palazzo

Concorso 2015 “A sò Arciunes” Anche quest’anno una allegra conclusione per il Concorso “A sò Arciunes” davanti ad una tavola imbandita al Ristorante Ranch Saloon, sul lungomare (Aprile scorso). Tra un boccone e l’altro commenti sulle risposte date dai partecipanti e chiarificazioni. Da notare che la pattuglia “dialettologa” si è rinnovata al cinquanta per cento. Nella foto, esibendo orgogliosamente i diplomi, abbiamo: da sin. in piedi- Gianfranco Berardi, Glauco Selva, Guglielmo Guiducci, Renato Zavoli, Galiano Rossi, Fabrizio Berni, Luigi Gobbi e Salvatore Tonti; sedute- Anna Maria Pozzi, Armanda Tosi, Angela Montanari, Maria Frisoni, Novella Zammarchi e il “babbo” di F.A. Giuseppe Lo Magro.

Nuvènta cinq candlèine! L'è quèle ch'l'ha smort qualche dé fa Dino Bologna. L'è nèd a Arcioun e vint ad mag de mélanovcentvint. Arciunes ad raza e e lèg sempre la Famija Arciunesa e al pagine de dialèt l'è quèle che lij pis ad piò. La redazioun lat fa una sporta ad felicitazioun e lat dà apuntamènt per i tù cent'an. Ai festegiarém te Pèrch, daventi ma la chèsa dla “Micia”...e la torta, s'un bèl candlòt te mèz, a la mitém noun. Auguri Dino! La redazione di F.A. Dino brinda con la figlia Lilia.

Nuovi parcheggi all’Ospedale Ceccarini nel rispetto di pazienti e donatori Nell’ottica di riqualificazione generale della struttura ospedaliera Ceccarini. Riccione – la Direzione nella persona del Dott. Romeo Giannei, con l’approvazione della Direzione ASL Area Vasta Romagna, ha approvato la modifica dei parcheggi sull’ingresso principale (Corso F.lli Cervi Via Frosinone) che non saranno più gestiti da personale dalla co-operativa ma regolamentati da sbarre automatiche. La sbarra permette l’accesso solo se i posti auto sono disponibili (36) e il pagamento automatico all’uscita. Con l’occasione, la Direzione ha riservato a categorie specifiche una porzione di parcheggio ad uso gratuito, che purtroppo per esigenze tecniche, non è stato possibile inserire all’interno delle sbarre. Risultano così contrassegnati in evidenza che: N° 6 posti sono ad uso pazienti dialisi N° 1 posto ASL e pazienti dializzati trasportati con pulmino uso carico /scarico materiali, forniture, medicinali) N° 3 posti assegnati all’AVIS

Attenzione! Posteggiare impropriamente nei posti assegnati a queste categorie significa ledere un diritto di un paziente, senza contare i disagi che lo stesso si trova (suo malgrado!) ad affrontare (arrivare in ritardo alla seduta con dila-

tazione dei tempi e dell’organizzazione ospedaliera, stanchezza preseduta, affaticamento post-seduta). Dimostriamo che la civiltà di un popolo parte da ciascuno di noi avendo rispetto dei diritti e della “cosa comune”.


ROTOLANDO NELL’ANIMA

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Un libro per vincere sul pregiudizio Salve a tutti. Mi chiamo Roberta Tota.Sono tetraplegica da poco dopo la mia nascita prematura, a causa di un’ischemia cerebrale che ha colpito gli arti inferiori, con maggiore rilevanza alla parte destra del corpo. 
La mia “carrozza” è cresciuta, attimo dopo attimo con me, tra gioie e tristezze, speranze e traguardi.
L’ostacolo maggiore rimane quello di riuscire ad annientare il pregiudizio e la paura nelle menti delle persone, perché la verità esiste nella diversità di ogni essere. È tutto ciò che accomuna il mondo. E solo in pochi comprendono tale verdetto, per ora!
L’adolescenza è stato il periodo più duro che abbia mai vissuto, perché i miei coetanei mi consideravano un autentico extra-terrestre. Desideravo un confronto, ma ai loro occhi, era tutto inutile. Una stupida barriera opprimeva il respiro ed i sensi. Non capivo se sbagliavo, non capivo quale fosse il mio compito. Ma non potevo continuare a odiarmi.
Sono certa che tale sofferenza mi abbia permesso di focalizzare il mio obiettivo: abbattere quei muri insani che abitano tra la gente e omologarci nell’ amore universale! Ora ho 24 anni. La mia passione per la scrittura ha nutrito, nel tempo, voglia di rivalsa. Da questa esigenza è nato un libro dal titolo: Rotolando nell’ Anima - Le orme del cuore. 
Una raccolta di pensieri e riflessioni, una spinta di coraggio per affrontare la disabilita’. Una condizione forzata per tanti, alla quale però, è possibile aggiungere un paio “d’ali” forti chiamate possibilità. 
Tutti possono accedervi e coltivare una libertà autentica e nuova, caratterizzata dalla voglia di credere e tentare. Tutto sta nel “dipingere” la nostra strada con colori caldi e positivi. Così facendo, impareremo a volerci bene, impareremo a cogliere il vero valore che ci contraddistingue e a scovarne

Roberta Tota

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La mia disabilità mi ha resa forte, tenace, combattiva; ora so captare l’anima e il cuore delle persone, non le giudico per ciò che vedo, ma per ciò che traspare. Magari, se camminassi come la maggior parte della gente, non darei il giusto valore alla sensibilità e al cuore, oltre le apparenze. Roberta Tota

In copertina: Roberta Tota Foto di: Elisabetta Acquaviva

la luce da cui è alimentata la nostra anima. Il mio sogno consiste nella divulgazione del mio libro: artefice del mio progresso interiore verso la positività e la bellezza di ogni pura imperfezione.
Recentemente sono riuscita in una prima stampa di 50 copie cartacee. Ho potuto carpire l’effetto, straordinariamente positivo, che si è riflettuto attraverso parenti, amici e conoscenti! Una casa editrice di importante prestigio sociale e culturale, quale la Erickson, ha valutato positivamente il mio progetto scritto, ma per arrivare alla realizzazione completa occorrono 3000 euro. Da sola non posso adempiere a tale impegno economico. Per tale ragione necessito di braccia forti e cuori grandi per un unico ed importante

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fine: fare in modo che la verità prevalga sull’apparenza ed il pregiudizio. Voglio essere l’esempio positivo, nonostante gli ostacoli quotidiani. Voglio essere letta per coloro che amano la vita. Voglio essere speranza per chi soffre.
Dedicherò una pagina del libro per ringraziare coloro che mi aiuteranno, incidendo nomi e cognomi! Ringrazio anticipatamente chi contribuirà alla realizzazione del mio sogno, alimentando una autentica speranza per il futuro di ogni uomo. Con il cuore! Roberta Tota

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di Adriano Prioli

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Una seria proposta di miglioramento Perché distruggere viale Delle Magnolie -dal viale Ceccarini alla Stazione (zona centrale)- con la costruzione di due linee del TRC se ci sono delle soluzioni alternative per evitarlo? Vista la posizione assunta dall’Amministrazione Comunale - che vuole fermare la corsia protetta del bus al viale Emilia, per poi farlo proseguire sulla strada pubblica, fino alla stazione, con dei piccoli bus, evitando sia di abbattere i pini che la costruzione verso strada del muro di contenimento della struttura - e visto il diniego opposto dall’Agenzia di Mobilità (Tram) che invece vuole eseguire l’opera come da progetto approvato, che prevede nel viale Delle Magnolie, la costruzione di due corsie protette, abbattendo tutto il verde (pini, magnolie ecc..) e demolendo il marciapiede sul lato mare: ritengo che per evitare questo scempio dove tutto diventerà cemento e asfalto, dal momento che non ci sono motivi validi per fermare il progetto approvato, la nostra Amministrazione debba cercare un accordo con l’Agenzia di Mobilità per “salvare il salvabile”. Propongo due soluzioni alternative al progetto approvato per il tratto su esposto, le quali oltre a non modificare la funzionalità dell’esercizio lasciano praticamente inalterati i tempi di frequenza programmati fra una corsa e l’altra (11/12 minuti sarebbero più che sufficienti per un buon servizio) per il collegamento tra le due stazioni. Soluzione A): prevede che la linea protetta proveniente da Rimini si fermi circa 25/30 metri dal viale Ceccarini lungo viale Dei Mille, dove verrà installato il semaforo che consentirà al bus l’uscita dalla corsia protetta e l’immissione nel traffico normale verso la stazione dove - una volta giunto e girata la rotatoria tornerà verso Rimini dopo la sosta nell’apposito stallo (ricavato in parte nella carreggiata centrale ed in parte nel marciapiede), posto tra due pini, per la salita e la discesa dei passeggeri. Soluzione B): prevede che la linea protetta proceda per circa 20/25 metri a sud dell’incrocio con il viale Ceccarini, lungo viale Delle Magnolie, dove verrà installato il semaforo e da qui proseguire come previsto nella soluzione A). Quest’ultima soluzione se realizzata consentirà il prolungamento dell’esistente sottopasso ferroviario ciclo pedonale (come da progetto “dimenticato”, giacente da anni presso il Comune di Riccione e l’Agenzia di Mobilità) cosa che, mentre sopprime gli analoghi attraversamenti di superficie posti lungo i viali Delle Magnolie e Dei Mille, consente alle numerose attività commerciali a monte della ferrovia un respiro di collegamento con quelle

poste a mare. Concludo nella speranza della realizzazione di una delle proposte indicate che lasciano – ripeto – inalterato, così come si presenta ora, il tratto di viale Delle Magnolie dal viale Ceccarini alla stazione; sottolineando che nella soluzione A) non ci sono costi aggiuntivi, in quanto l’esistente situazione non viene modificata, anzi ritengo vi sia oltre un milione di euro di risparmio, mentre nella soluzione B), dove è prevista la costruzione del sottopasso, vi è una diversa incisione dei costi rimanendo comunque sempre ad un livello inferiore rispetto a quanto previsto nel progetto approvato, che prevede oltre alle due corsie un pericolosissimo sottopasso sprovvisto di un’adeguata funzione ciclabile e che per essere raggiunto costringe all’attraversamento in superficie di parte del viale Dei Mille. L’Amministrazione Comunale – se non vuole ritenersi anch’essa responsabile di questo scempio, al pari di chi l’ha preceduta – deve immediatamente trovare un accordo con l’Agenzia di Mobilità su una delle soluzioni qui proposte e non trovarsi a dovere rincorrere il treno già partito. Da cittadino e tecnico riccionese tanto dovevo. Novembre 2014 ULTIMO APPELLO! A seguire quanto sopra – che risale ad alcuni mesi or’sono – visto che da allora non c’è stato alcun intervento da parte della nostra Amministrazione, ferma sul suo giudizio negativo su questa struttura, ed in considerazione alle ultime dichiarazioni del Ministro alle infrastrutture Del Rio che ha confermato non solo che il TRC andrà avanti fino a definitiva realizzazione ma ha prospettato anche il successivo sviluppo verso Cattolica: insisto nel richiamare la nostra Amministrazione a rivedere immediatamente la sua posizione, confrontandosi con l’Agenzia di Mobilità per apportare le modifiche suggerite al progetto approvato, perché è nell’interesse generale, sia per la questione economica che per la tutela della città e del suo aspetto estetico e ambientale. Qualora non si raggiungesse un accordo fra i due enti, la nostra Amministrazione ha il dovere, anzi l’obbligo, di ricorrere per i motivi su esposti all’intervento degli organi superiori (Regione e Governo). Il tempo dell’attesa, vista la situazione, non consente nessun ritardo! Aprile 2015


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Un progetto per trasformarlo in Condhotel Fin dagli anni Trenta è stato vanto e mito di Riccione, finché il declino, una decina di anni fa, l’ha ridotto in rovina. Un buco nero, proprio sul porto canale. Il Savioli Spiaggia, passato più volte di mano a imprenditori riccionesi (dai Savioli ad Albanesi, dai Cenni ai Leardini-Torroni), è ora in attesa di trasformarsi in un “Condhotel”, nuova formula anticrisi, importata dagli Stati Uniti. Già prevista dall’articolo 31 del decreto Sblocca Italia, consente di comprare una suite o una junior suite, come fosse una seconda casa, ma sfruttando i servizi dell’albergo, che in questo modo può in parte finanziarsi. Per il glorioso albergo che il pioniere Severo Savioli condusse per decenni con la moglie Hilde Schieder, questa nuova scelta comporterà una riprogettazione. Ma di quanto si prolungheranno i tempi? “Dipende dalla Regione – risponde l’imprenditore Vincenzo Leardini -. Secondo la Castellini, dirigente del Settore turismo, la norma sarà recepita entro luglio. La nuova amministrazione regionale, in particolare l’assessore al Turismo Andrea Corsini, mi pare che abbia ben chiara la volontà di portare avanti questa disciplina, al di là del fatto che a Roma si vada avanti o meno con il Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri). Siccome la crisi sta attanagliando gli alberghi e ci sono hotel che chiudono, hanno capito che la formula dei condhotel, non è la panacea che risolve tutti i mali, ma è uno strumento soprattutto nel turismo vacanziero, che può dare un impulso. All’orizzonte con la nuova amministrazione regionale le strade si sono semplificare”. Lo si spera davvero, anche perché in queste condizioni il Savioli Spiaggia, che nel tempo ha ospitato personaggi illustri come il

Riccione Paese

principe De Curtis, ossia Totò, non è certo una cartolina che rende merito a Riccione. L’ultima parziale ristrutturazione risale al 2005 ad opera di Attilio Cenni che, nel frattempo, cercava di capire, se la Sovrintendenza era disposta a rimuovere il vincolo posto sulle due facciate storiche per poterlo demolire e ricostruire in toto. Fatti i conti in tasca Cenni ha ceduto la struttura alla cordata Leardini-Torroni, che nel 2008 ha presentato un ambizioso progetto da cinque stelle superiore. Si prometteva la riapertura per il 2010 con camere lussuose, suite da sogno, compreso una presidenziale, e persino, un centro benessere, saloni congressuali, e una scenografica piscina con il fondale di vetro che doveva fungere da ponte tra il corpo originario, da demolire e ricostruire fedelmente, e la seconda ala a nove piani, sul lato Rimini con parcheggi interrati e nuovo arredo sulla strada. Ma l’incremento di 1.434 metri quadri, concesso dal Comune, e altri elementi sono andati di traverso al titolare dell’Hotel Des Nation, che ha imboccato le vie legali, facendo naufragare il progetto. Il Tar, infatti, ha dichiarato illegittima la licenza rilasciata dal Comune, che a sua volta è ricorso al Consiglio di Stato contro questa sentenza. Profilandosi tempi lunghi per la questione legale tuttora aperta e per uscire dall’empasse, i proprietari del Savioli hanno richiesto e ottenuto una licenza per il nuovo progetto, da sviluppare su sette piani con grandi migliorie e modifiche, nonché l’inserimento di un centro benessere di 460 metri quadri al primo piano e la realizzazione di nuove sale congressi. Inserito in una nuova scheda,

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Stabilimenti balneari: le novità dell’estate prevista dal Rue (Regolamento urbanistico edilizio) doveva essere messo in cantiere l’anno scorso, a licenza ottenuta per essere ultimato nel 2016. Ma nel frattempo, la crisi economica ha suggerito la strada tracciata dai Condhotel. Questo aiuterebbe molto gli investitori perché avrebbero già degli investitori che comprano degli appartamenti dentro al tuo hotel. Questo comporta da un lato che l’appartamento ha un utilizzo molto più alto, perché il problema di Riccione è che gli appartamenti sono molto sottoutilizzati, perché aprire un appartamento dentro ad un condominio è più complesso mentre in un hotel tu arrivi ed è già tutto pronto. Ma soprattutto l’albergo te lo vende se, quando non lo utilizzi, tu lo dai in gestione all’albergo stesso che lo usa per affittarlo a terzi. Nei periodi che non viene utilizzato lo si lascia a disposizione all’albergo, che lo affitta e mi riconosce il 40-50 per cento di quello che incassa. Così lo metto a reddito, perché è chiaro che una suite dentro ad un albergo ha dei costi di gestione che sono un po’ più alti rispetto ad un appartamento dentro ad un condominio. Ci sono la Spa, il centro benessere, i servizi comuni che ho per i millesimi di proprietà e li devo pagare. Il Savioli -sbotta Cevoli- è solo la punta di un iceberg che interessa altri sei-sette hotel chiusi, tra i quali l’Amarcord, in viale Verdi, L’Excelsior e Le Conchiglie in viale D’Annunzio, il Sixty, che inizia a perdere pezzi, e il Grand Hotel in viale Milano, dove si trova pure l’area dell’ex Delphinarium, sulla quale doveva sorgere un hotel dei Ceschina (superficie tuttora abbandonata a se stessa). Soprattutto per il Savioli (che per partire aspetta il decreto governativo sui Condhotel ndr.) siamo intervenuti su sollecitazione di diversi turisti, che ci hanno inviato delle mail, e dei gestori del Des Nations. ni.co.

Altri stabilimenti balneari, come il 122, 111, 105, 37, 30 e 29, sono pronti ad accogliere i bagnanti con un nuovo look. Da Fontanelle al Marano, passando per il centro continua così il processo d’innovazione che sfida la crisi economica, tuttora in atto nel nostro Paese, nonché la Direttiva Bolkestein, che lascia un grande interrogativo sul futuro delle concessioni demaniali. Sta di fatto che dal 2007/2008 a oggi gli Uffici del Demanio del Comune di Riccione, ora in capo all’assessore Carlo Conti, hanno fatto scattare il disco verde per 50 progetti (47 bagni sui 133 esistenti e 3 bar ristoranti). Quelli già realizzati fino al 2014 sono 41 dei quali 18 tra Misano e il porto e 23 dal porto al confine con Rimini. A questi si aggiungono i 6 completamente rinnovati i mesi scorsi. Nel frattempo diversi bagnini che avevano già cambiato la “cartolina” delle loro concessioni hanno chiesto delle varianti per fare ulteriori modifiche, mentre altri 7 attendono ancora il via libera dagli uffici. A Fontanelle, infine, si attende l’arretramento di una serie di bagni, in particolare di quelli inclusi tra le zone 51 e la 18 inclusa. Operazione già effettuata dalla 46 - 47 nel 2014, dalla 37, nonché la 29-30, nei mesi scorsi . Si ridefinisce così la nuova cartolina dell’arenile, dove ora si contano quattro chiringuiti e 20 piscine a servizio di 27 bagni. Spicca tra queste la 105, ridisegnata, capovolgendo forme e percorsi, a partire dallo specchio d’acqua trapezoidale, dotato di speciali attrezzature e idromassaggi. Completano il percorso due gazebo, adibiti a palestra e area fitness con struttura lignea. E’ una vera opera d’arte la casetta del bagnino, Davide Badiali alla guida del bagno con la moglie Bruna, Mirko e Federica. Dal rivestimento in lastre in graniglia di marmo color sabbia con un motivo di onde tridimensionali, su due pareti spicca un’ope-

ra ceramica dell’artista Anselmo Giardini, che ha riprodotto una scena della marina riccionese. Il tutto è stato disegnato dallo Studio A-Hus degli architetti Giacomo Carloni e Giancarlo Stohr, con il geometra Elisa Bianchi già autori del Bagno 72. Primo stralcio di lavori anche alla 111 di Arnaldo Bugli al timone del bagno ereditato dal bisnonno Giovanni. La riqualificazione che prevede anche l’installazione di due vasche idromassaggio continuerà dopo l’estate. Lavori già ultimati nelle zone 29 e 30 delle sorelle Nica e Lene Villa che, arretrate le strutture nei 1.000 metri quadri di terreno acquistati dai Ceschina, si sono messe a riparo dall’erosione. Tant’è che nei due bagni era rimasto spazio solo per due file di tende e tre di ombrelloni. Nei nuovi bagni ridisegnati dall’ingegnere Mauro Cevoli, sono state ridotte a trenta le cabine ora longitudinali, rispetto la battigia, e sono state realizzate due vasche per l’idromassaggio, due campi di beach volley, uno spazio giochi per bambini e per adulti e un arredo di verde. Nives Concolino


arte al femminile

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“Ricette di luce”: caleidoscopio di iridescenze Con centinaia di posate policrome e trasparenti ha creato esclusivi lampadari, già esposti a Palazzo Cusani di Milano, nell’ambito di Fuorisalone, accanto agli arredi vegetali, alle installazioni green e al design di riuso dello Studio Angelo Grassi. Protagonista è Maria Grazia Tosi, firma della Famija Arciunesa, già nota per i singolari specchi lavorati a mosaico. Le sue creazioni quest’estate saranno riproposte nel cuore di viale Ceccarini nell’ambito del progetto promosso dal sindaco Renata Tosi, intenzionata a creare un percorso di artisti, utilizzando i negozi sfitti della città. Donna poliedrica e creativa, mescola l’arte e il giornalismo ad altri impegni di lavoro e famiglia. Già presidente della Commissione per le Pari Opportunità di Riccione, con i cognati gestisce l’Hotel Maddalena. Da dove nasce l’idea di creare lampadari con le posate? “A darmi lo spunto sono state le forchette e i cucchiaini, usati durante una festa fatta in casa. Mi dispiaceva buttarli via e allora ho pensato come riutilizzarli, anche nell’ottica del riciclo che rappresenta una precisa fisionomia e un messaggio dei miei lavori. Le posate di plastica colorata rispondevano oltretutto all’esigenza di far riflettere e creare le tonalità cromatiche che desideravo. Mi sono quindi messa all’opera, partendo dall’elaborazione del materiale ferroso, impiegato nella struttura dei lampadari”. Per ogni creazione quanti coltelli, cucchiai e forchette usa? “Occorrono 250 posate e altrettanti gancetti di acciaio a forma di esse. In media uso anche quattro metri di nastro forato di ferro zincato e due metri di catenella a pallini”, Dall’idea all’assemblaggio, passando per la progettazione, fa tutto da sè? “Certo, il bello della creazione per me è proprio questo: avere un’idea inedita e cercare un materiale nuovo che si possa plasmare per lo scopo che mi prefiggo. In realtà non sempre parto da una intenzione ben precisa, mi piace infatti anche sperimentare, individuando di mano in

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mano il manufatto finale. Spesso è proprio il materiale a ispirare l’oggetto che poi realizzo. A volte mi basta un giro in ferramenta per farmi balenare un’idea. Naturalmente occorre lasciar spaziare la fantasia”. Quanto tempo serve realizzare un lampadario e che valore ha? “E’ difficile quantificare il tempo necessario, di certo molte volte è più breve di quello dedicato all’approvvigionamento dei materiali, alla ricerca della forma e del colore. E poi non lavoro di continuo sulla creazione, perché in contemporanea porto avanti altre cose, a partire dalla mia numerosa famiglia. Di certo il valore del prodotto non lo quantifico in denaro, almeno per ora, ma in consensi acquisiti”. Inaspettata è arrivata la mostra di Milano, com’è andata? Quali commenti? “L’invito al Fuorisalone di Milano è stato per me un onore assolutamente inaspettato. Quando la mia amica Vania Arcangeli che di cose d’arte se ne intende parecchio, mi ha messo in contatto con lo studio di Design di Angelo Grassi, non avrei mai pensato, che rimanesse affascinato dai miei curiosi lampadari che ha esposto nel prestigioso Palazzo Cusani in

uno spazio dedicato alle sue di opere ma anche quelli di bravissimi design. Divertenti ed evanescenti sono stati fotografati dal mondo!” Anche i riccionesi potranno ammirare queste creazioni di esclusivo design, dove e quando? “Saranno esposti per tutta l’estate in pieno centro in un prestigioso locale da alcuni anni al “buio”, per una mostra/ installazione. Spero che anche a Riccione possano regalare leggerezza e giocosità al nostro “Salotto”. Prima dei lampadari ha stupito il pubblico con una collezione di specchi mosaicati, quanti ne ha prodotti e per cosa? “Dal 1996, per cinque/sei anni, ho creato tantissimi e differenti specchi con la mia amica Fiorella Zoppi Brega. Abbiamo avuto l’enorme piacere di esporli più volte a Riccione, ma anche a Milano e a Londra. E’ stata un periodo di creatività sfrenata, che ci ha regalato tante soddisfazioni. Poi mi sono dedicata al giornalismo e tra l’hotel e le mie quattro figlie ho dovuto fare delle scelte. A me piace comunque cambiare ed evolvermi, la ricerca del nuovo mi stimola!”. Nives Concolino


CINEMA di casa nostra

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Paolo Cevoli e il suo “Soldato Semplice” E’ il 1917 e in Europa la Grande Guerra vive i suoi giorni più cruenti. In questo scenario Gino Montanari, insegnante delle scuole elementari, ateo e don Giovanni, è costretto dal preside ad arruolarsi come volontario. Finisce al fronte in Valtellina, dove ha il compito di fare l’eliografista, comunicando con l’alfabeto morse. E’ l’inizio della trama del film “Soldato Semplice”, Un pataca al fronte, prima esperienza cinematografica di Paolo Cevoli (classe 1958) in veste di attore, sceneggiatore e regista. Il noto comico riccionese ha presentato l’anteprima della pellicola in aprile al CinePalace di Riccione, dove ad attenderlo tra i tantissimi fan e amici c’erano anche la mamma Marisa, le zie Franca e Romana, e il fratello Luca. Paolo, dal palco di Zelig al set cinematografico, com’è nata l’idea di fare un film? “Volevo raccontare la prima Guerra Mondiale vissuta da un romagnolo. Avevo la foto di mio nonno eliografista che faceva i segnali morse con il sole e da qui mi sono inventato la storia dell’incontro fra questo personaggio, che io interpreto, e un ragazzino di Capri, Pasquale Aniello, che è il mio alter ego, mio figlio, ma anche il mio opposto”. E poi? “Ho rincontrato Marco Preti, un mio cliente della Pensione Cinzia, che non vedevo più da 45 anni. Ci siamo visti a Brescia dopo un mio spettacolo. Mi ha detto che faceva l’alpinista e documentari in alta montagna. Parlando di questa storia, mi ha detto che era bellissima e che dovevo farci un film. Così l’ho

preso come regista della seconda unità. Sono quindi riuscito a trovare tutti gli ingredienti finanziari. I primi a sostenermi sono state l’Sgr e la Carim e dei finanziatori nel territorio della Valtellina dove abbiamo girato il film, che non avrei mai pensato di fare in vita mia”. Ci racconti qualche aneddoto sul film? “Ho improntato il set come se fosse uno spettacolo teatrale, perciò noi otto attori principali siamo sempre rimasti lì. Abbiamo lavorato con lo spirito degli alpini, ci facevamo sempre gli scherzi, come nei militari. Al mio alter ego, essendo il più giovane, 18 anni, gliene facevamo di tutti i colori.

Quanta Romagna c’è in questa pellicola? “Tanta, a partire dalle citazioni. C’è poi la piada nel latte, la mia donna viserbese e anche la Madonna di Montefiore”. È meglio girare un film o fare il comico in tv? “Sono due mondi differenti. Zelig era una trasmissione per me molto più vicina a un gioco. Il film è stato un lavoro grosso a partire dalla produzione ed è stato molto impegnativo anche come creazione”. Ci sarà un ritorno a Zelig? “No, perché non c’è più Bisio, quindi niente TV. Tornerò in teatro con la storia del Garzone balbuziente di Michelangelo, anche lui romagnolo. S’intitolerà “Perché non parli?”. Titolo non casuale. Visto che il personaggio tartagliava, Michelangelo gli diceva sempre: perché non parli?” Quando sei via, Riccione ti manca? “Molto. Riccione ha un ritmo di vita unico, qui è tutto molto più umano, più rilassato. C’è meno stress, la sua caratteristica è fare le cose. Ci sono un sacco di paradossi: la gente è passionale, ma nel frattempo è fredda, lavora, ma non è inc…ta come a Milano o Bologna, forse perché abbiamo avuto delle origini povere e siamo legati alle cose semplici e ai rapporti. Torneresti a vivere a Riccione? “Otto anni fa, cambiando casa, in famiglia abbiamo fatto un referendum. Ho chiesto: torniamo a Riccione o restiamo a Bologna? I miei figli hanno detto: restiamo a Bologna e poi sti due str…i sono andati ad abitare a Milano”. Nives Concolino

STREttamente personale

Turismo, il nuovo divertimentificio funziona

La Disneyland in salsa riccionese funziona. La pista sul ghiaccio in viale Ceccarini e poi il prato verde ed i giochi a pioggia di viale Ceccarini e viale Dante hanno imballato di curiosi e appassionati l’ombelico della Riviera Adriatica da Pasqua in poi. Soddisfazione per i commercianti, per chi ha avuto l’idea ed anche per l’imprenditore che ha rischiato. Quelli dalla puzza sotto il naso hanno storto, a ragione, la bocca: kitsch, metteresti attorno casa il prato d’erba finta? “E’ ‘truzzo’”, ha commentato una raffinata ragazzina di 21 anni che studia legge a Bologna con l’obiettivo di diventare magistrato. Poi ci sono le teste solide, quelle che non se la tirano, che vedono il mondo in chiave di successo e sconfitta senza per questo scivolare nella sempliceria, dicono: “Funziona? Allora, va bene. Alcuni commercianti hanno fatto incassi da Ferragosto. Vacanza significa emozione e se Riccione tocca le corde giuste va bene. Anche il lusso, e non solo, è un nulla di emozioni, ma ognuno di noi, chi per i vestitini firmati, chi per gli orologioni da nababbi, chi per un buon libro, chi vattelapesca, è disposto a svenarsi. L’importante è esserne consci ed aprire la propria finestra della vanità con la leggerezza della vita senza far mancare nulla alla famiglia. Poi ci sono quelle riflessioni: il mondo è degli intelligenti ed i coglioni se lo godono (il filo-

sofo-matematico Bertrand Russell). In viale Ceccarini fintoverde c’è dell’intelligenza. Ogni particolare è stato curato, poi vuoi che non ci siano errori, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra, disse Lui.”. Il primo ad aver avuto l’idea di tappezzare una piazza fu San Giovanni, negli anni Ottanta con il sindaco Gianfranco Cenci. Barilla portò nelle case degli italiani un indimenticabile spot; nelle piazze più preziose del Belpaese fece ondeggiare grano, papaveri, erba. Con i sentimenti che viaggiavano. Chi non lo ricorda? Idea del vice-sindaco, Luciano Tirincanti (uomo che arriva dallo spettacolo), Riccione ha proposto una nuova visione di divertimentificio rispetto a quello degli anni ‘80 e ‘90. Insomma, ha saputo rinnovarsi. Quale sarà la prossima mossa per far muovere l’ottantenne Giorgio dalla campagna del Riminese per una passeggiata inimmaginabile? Tuttavia Riccione è anche cultura pesante non meno che piacevole. Il 29 maggio, ore 21, giardino di Villa Franceschi, Stefano Zamagni, uno tra i massimi economisti al mondo, consigliere di papa Ratzinger e papa Bergoglio, presenta il suo nuovo libro: “Economia civile”. Ecco, la ricchezza si fa con la civiltà; un ingrediente, la civiltà, che difetta gli italiani. E’ sufficiente partire da se stessi per darsi la risposta.


artiste riccionesi

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Quella “Forte, Forte, Forte” esperienza con la Carrà Per due mesi e mezzo ha fatto parte del corpo di ballo di Forte Forte Forte, talent di Bibi Ballandi, condotto da Raffaella Carrà in prima serata su Raiuno. A sfondare la cortina del successo è stata la riccionese Martina Giacomini (22 anni), approdata sulla rete ammiraglia per il suo indiscusso talento e la grande passione per la danza. E’ la degna ouverture di una carriera che si profila brillante e proficua. Tuttora insegnante di Hip hop, la giovane ballerina, in attesa di occasioni televisive è pronta a partecipare ad altre audizioni. Che dire di questa prima esperienza televisiva? “E’ stata bellissima, emozionante…, un’esperienza fuori dal mondo. I coreografi e i ragazzi che hanno ballato con me sono stati molto umili. Sono così entusiasta che, se il programma non fosse finito, ci ritornerei ora”. Cosa si porta dietro di Forte Forte Forte? “Tantissima emozione. E poi il fatto che io sia migliorata moltissimo a livello professionale e nel rapporto con le persone”. A questo punto che fa? “Se si apriranno nuove porte, bene, altrimenti mi porterò sempre nel cuore quest’esperienza fantastica. Dopo la trasmissione, intanto, ho girato il videoclip di uno dei concorrenti. In agosto conto di andare in America per studiare danza, incontrare i miei coreografi e vedere se c’è lavoro. Farò pure altre audizioni a Roma e a Milano”. Che dire della Carrà? “Per me Raffaella è un idolo internazionale. Ballare per lei, e al suo fianco cantare “Tanti auguri (Com’è bello far l’amore…)” è da brividi, dà una grande emozione. Lei è fantastica, sul palco, dove ho avuto occasione di esibirmi anche con Anastacia, ti trasmette un’energia pazzesca. Durante le prove continuava a dire che era molto contenta del nostro corpo di ballo, questo è stato molto appa-

gante. Ci siamo lasciate bene, speriamo di avere ulteriori riscontro per altri lavori. Ho ricominciato intanto a insegnare a Rimini, in giugno avremo i saggi”. Qual è il suo sogno? “Ballare nei grandi concerti o nei video di artisti americani, come Janet Jackson”. Il fatto che lei e la Carrà siate due romagnole, ha aumentato la complicità? “No. Con lei e con il suo manager abbiamo parlato di Riccione, ma questo non ha cambiato niente”. L’avventura in tv com’è cominciata? “Lo scorso dicembre ho visto il bando dell’audizione su internet e ho letto anche che sarebbe stato presente Jamal Sims, famosissimo coreografo, che è stato pure ballerino di tantissime celebrità del calibro di Michael Jackson, sono così volata a Roma. Mi hanno subito prescelto assieme ad altre tre ragazze tra 400 aspiranti donne. Con noi c’erano pure sei maschi se-

lezionati tra 600 concorrenti. Il 2 gennaio ho cominciato a lavorare”. Da dove nasce la sua passione per la danza? “Ero attratta dai ballerini in tv già a dieci anni, finché mi sono iscritta a danza in una palestra di Riccione. A 15 anni ho cominciato a seguire gli stage a Rimini, Bologna e Pesaro, ovunque ci fossero ballerini e coreografi che mi piacevano. Mi sono spinta fino a Bruxelles, finché ho incontrato Serena Ballarin l’insegnante che mi segue tuttora”. Come hanno reagito mamma Sabrina e papà Rodolfo quando se n’è andata a Roma? “Erano un po’ tristi, ma felicissimi, non potevano crederci. Sono venuti in trasmissione, mia madre si è emozionata al punto che stava per mettersi a piangere. Anche nonno Frangiotto è stato subissato dai complimenti dei riccionesi”. Nives Concolino

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Dai “salti” ai piatti tradizionali Walter Scarponi è un riccionese nato a Misano Monte l'8 settembre del 1935. Dunque ha 80 anni. Complimenti, sono portati benissimo. La sua casa era davanti alla chiesa. “Di fronte c'era una quercia”, ricorda con un sorriso. Quell'albero nobile c'è ancora; il Comune di Misano ci ha fatto un set nella strada per preservarlo. La famiglia scende a Riccione nel 1952; in una piccola casa dietro l'ingrosso di legnami Calza, tra corso Fratelli Cervi e la neonata Circonvallazione. Il lotto era dell'ammiraglio morcianese Bigi (decenni dopo Walter ne acquista la villa). Da ragazzo fa mille mestieri: meccanico, falegname, tappezziere, lucidatore di mobili. Ricorda con orgoglio: “Tutte competenze che metterò a frutto nel mio locale. I lavori li ho sempre pensati e fatti io”. La tappa fondamentale della sua vita è da romanzo: coraggio, intuizione e lieto fine.

Siamo nel 1963, Walter Scarponi legge una notiziola curiosa su una testata economica, “Quattro soldi”. A Roma, abbandonati negli scantinati del costruendo Palazzo del Lavoro (uno dei più belli dell'Eur), ci sono i trampoli arrivati dagli Stati Uniti per le Olimpiadi del 1960. Gli organizzatori li avevano utilizzati per intrattenere. A Walter Scarponi e all'amico Orfeo Grossi (titolare di Virginia) si accende la lampadina: “Andiamo a Roma, li compriamo e li montiamo a Riccione”. Individuano la zona sul mare; dove c'è oggi il rinomato “Trampolines”, allora era una discarica di calcinacci provenienti dai lavori in centro. Con sette milioni di cambiali garantiti dal babbo di Grossi e dal suocero di Scarponi (Edoardo Magnani, detto “Bistecca”) acquistano 18 trampoli, prendono la terra in affitto dalla famiglia Ceschina e ci costruiscono il chiosco bar, lo spogliatoio con docce. Gli otto tappeti installati raso terra su delle buche furono un successo straordinario. C'era la fila di giovani e non solo a piroettare sopra. In un paio di stagioni, Walter ed Orfeo si ripagano l'investimento. Dopo due anni, le vite dei due amici si separano. Orfeo lascia tutta la baracca a Walter. Da allora su quel pezzo di terra in riva al mare partono investimenti continui.

Iniziano a fare ristorazione e anno dopo anno i trampoli fanno spazio al ristorante e alla pizzeria. La cucina occupa il posto delle docce. Dietro ai fornelli c'è la moglie Lia; ai tavoli arrivano i piatti della tradizione romagnola. Insomma, vale il detto che se sai fare bene le tue cose, riesci a parlare al mondo. Un'altra tappa fondamentale del “Trampolines” risale al 1970; arriva la pizza nel forno a legna. L'anno dopo: la prima robusta ristrutturazione del locale. Gli investimenti continui sono una delle molteplici ragioni del successo del “Trampolines”. Scarponi: “Il lavoro è andare avanti. E' spendere. Non ho mai pensato di mettere da parte qualcosa. I soldi devono servire a fare le cose che hai in mente nella vita. Mi considero una persona religiosa come credente e non come un fedele. Il vero socialismo è quello di Gesù: aiutare i deboli, aiutare la comunità, non essere egoista”. Altra svolta strutturale nel 1984; viene fatta la chiusura esterna con i pannelli mobili e la tenda sopra. Al primo piano si tira su un appartamento per la numerosa famiglia. Cinque figli: Cristina, Andrea, Alberto, Alessandro e Antonio. Scarponi: “Ricordo che Riccione dagli anni '70 ai '90 era davvero Riccione. Una volta riuscimmo a fare 1.800 coperti in un giorno”. Nell'89, acquista la terra dalla famiglia milanese Ceschina. Niente più affitto. Nel 2009, rifà il ristorante. Nel luglio del 2010, inaugura le 17 suite sopra il ristorantepizzeria. Una nave in cemento ricoperta di “Corial” (un prodotto che resiste alla salsedine) di sobrio buon gusto. Le camere vista mare, in luglio ed agosto, sono già state vendute per il 2016. Un'ospitalità fatta di terra, tradizione, tipicità quella degli Scarponi che non viene mai abbandonata. Semplicemente migliorata, anno dopo anno. Esperienza dopo esperienza. Nel 1994, Walter Scarponi inizia un nuovo progetto economico. Acquista la Chef Pronto Service, leader nella commercializzazione e semi-lavorazione del pesce: 60 dipendenti e 18 milioni di euro di fatturato. Passione per la bicicletta (ha vinto anche qualche gara), l'adolescenza di Walter Scarponi è contrassegnata dal seminario. Viene riportato a casa perché cagionevole di salute. Le due ruote sono il suo speciale studiolo per la riflessione. Racconta: “Sono uno che pensa sempre. La mia mente mulina in continuazione pensieri: in macchina, in bici, a piedi. Mi piace osservare, capire una situazione, sviluppare un'idea. La bicicletta è l'attrezzo sul quale penso più lucidamente. Quando avevo un problema di lavoro, partivo e tornavo con una risposta equilibrata e di buon senso. Le mie decisioni più importanti le ho prese pedalando”. g.c.

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Mario Celli: fotografare le emozioni

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Quella del riccionese Mario Celli per la fotografia è una passione che da decenni cattura tutto il suo tempo libero (escludendo quello dedicato alla bicicletta…), ed ora che è in pensione più di prima diventa il suo sguardo sul mondo; uno sguardo particolarmente attento non solo ai più suggestivi scorci paesaggistici ma anche ai piccolissimi particolari, come il petalo di un fiore o un’ala di farfalla, sino ad immortalare ‘la luna di giorno’ o le se-

ed impressioni; venivano i fotografi riccionesi professionisti, come Pico, Luzzi e i giovani Casalboni… per insegnarci le varie tecniche fotografiche; organizzavamo concorsi a Riccione e partecipavamo anche a quelli in giro per l’Italia”. I cambiamenti dei tempi hanno influito su quelli dell’arte fotografica? “Sì! Ci siamo evoluti passando alle Reflex, prima quelle a messa a fuoco manuale e poi quelle con l’autofocus. Come

quenze di un’eclissi. Il suo scatto non parte solitamente da un ragionamento o da un’inquadratura preparata, si affida al contrario ad una più leggera ricerca di libere emozioni: un “fotografo da strada” si definisce spiritosamente lui. Sessantanovenne pieno di energia e comunicativa, può star fuori dalla mattina alla sera anche solo per portarsi a casa quattro o cinque fotografie che lui ritiene valide ma che valgono bene tutto il tempo impiegato, e che scarica poi al suo computer dal grande schermo per meglio visionarle… ma senza apportarvi modifiche, se non quelle riguardanti la maggior o minor luminosità (“non sono bravo ad elaborare con Photoshop!”). Quando ha incominciato a fotografare e cosa l’ha indotta a farlo? “Facevo il piastrellista assieme a mio fratello Corrado, e nel ’66 andai in Germania per realizzare dei lavori in una palazzina, ed è proprio lì che decisi di comprare la mia prima macchina fotografica usata, una Praktica a telemetro. Quando tornai a casa mi iscrissi al Cine Foto Club Riccione, con presidente Giancarlo Fabbri e sede in una villa vicina al Grand Hotel. C’era un entusiasmo e un fermento creativo incredibile e ci vedevamo una volta a settimana per scambiarci consigli

prima analogica io comprai una Nikon F e una Nikormat. Poi passai al digitale con una Nikon D70, sino alla D300, la D610… La marca da me preferita è sempre stata comunque quella, perché negli anni ho acquistato tantissimi obbiettivi e quindi volevo utilizzarli senza problemi. La fotografia digitale è stata ovviamente

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un’evoluzione molto interessante, perché permette di fare anche 500 scatti e magari salvarne solo 5, e non costano come costavano una volta, quando si doveva tenere ben conto della spesa finale di ciascun servizio. L’analogico comunque ci ha insegnato a fare l’inquadratura e a rifletterci sopra… ma per me che fotografo ad istinto è molto, ma molto meglio così!”


celebrazioni

Giornata internazionale della donna

La Giornata internazionale della donna, definita comunemente Festa della Donna, si celebra per ricordare tutte le conquiste acquisite in campo economico, politico e sociale ma anche per prendere atto delle discriminazioni e delle violenze cui è stata ed è ancora viene spesso sottoposta. Ben lontani, quindi, dal mero significato consumistico che in tanti casi ha conferito all’8 marzo connotazioni puramente ‘festaiole’. Non è un giorno di festa, ma una celebrazione che va a ricordare i tanti diritti che le donne da soli pochi decenni hanno acquisito e che ora diamo per scontati, ottenuti grazie alle lotte di tutte coloro che ci hanno preceduto. Come si è posta la nuova Commissione Pari Opportunità del Comune d Riccione rispetto alla sua prima celebrazione de la “Festa della donna”? “Noi crediamo – dichiara la presidente Beatriz Colombo - che non ci sia niente da festeggiare in un Paese dove le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini a parità di competenze ed orario di lavoro, dove il tasso di occupazione femminile è ancora sotto il 50%, dove sono le donne ad avere il primato del lavoro atipico. Non c’è niente da festeggiare in un Paese che è al 71° posto della classifica mondiale per la parità tra i generi. Dove le donne vengono ancora uccise poiché vogliono essere libere ed autonome, in cui uno stupro di gruppo viene considerato una bravata, e i colpevoli vengono messi

alla prova, e dopo pochi mesi il reato è estinto. Non c’è niente da festeggiare in un Paese che nonostante tutto ciò, pensa di poter fare a meno di un Ministero delle Pari Opportunità, invece ancora necessario per avviare quella reale parità di trattamento che ci rende tutti, prima che appartenenti ad un genere o all’altro, persone. Ecco perché noi crediamo ci sia invece ancora molto sul quale concentrarsi. Come Commissione abbiamo quest’anno deciso di dedicare alla donna tutto il mese di marzo e non solo un giorno. Per dimostrare che con un’opera continua e costante, e non solo per la commemorazione di una giornata come l’8, la donna e l’universo che le ruota intorno possono essere al centro di iniziative ma anche di impegno politico e sociale, al fine di migliorare ogni giorno questa nostra società”. Diversi sono stati gli eventi messi in atto: in apertura il concerto dei ‘D2B’ intitolato “La Famiglia è Rock”, con la collaborazione del Lions Club di Riccione-Cattolica, ed il cui ricavato é stato devoluto a Casa Sant’Anna ed allo sviluppo del progetto “GruppiFamily” della Dott.ssa Pulixi. Poi interessanti appuntamenti dedicati alla donna con mostre di fotografia, momenti di letteratura e workshop organizzati dalla T-club. Un giardino, poi, è stato vestito a festa: quello di villa Mussolini, grazie ai virtuosismi di ferri da lana ed uncinetti che la divertente ed aggregante tecnica del Guerrilla Crochet ha messo all’opera, con il progetto “Una pezza ai disagi”: un concorso vinto dal ‘Gruppo delle maestre’ che hanno devoluto il premio messo a disposizione dall’Assessorato alle Politiche Sociali ad un’associazione sul territorio che proprio di disagi si occupa. In collaborazione con l’istituzione Riccione per la Cultura serate al Cinema d’Autore sono state dedicate esplicitamente alle donne, grazie alle proiezioni di pellicole che hanno fatto riflettere sulla condizione del lavoro femminile ai giorni nostri . Per chiudere il mese, in sinergia sempre con il Lions Club e i Centri distrettuali per le famiglie, un convegno e dibattito intitolato “La famiglia nelle sue criticità vecchie e nuove”: riflessioni sulla condizione della donna come madre e come membro di un contesto più ampio come è la famiglia.

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Astro Bologna: una vita per i delfini E’ stato cofondatore dell’Aquarium di Riccione, dove ha gestito anche una pista di gokart, nonché socio del Delphinarium di Rimini. Astro Bologna, vero esempio della proverbiale imprenditorialità romagnola, è scomparso lo scorso 3 marzo a novant’anni, era nato infatti il 27 febbraio del 1925 in piazza Matteotti, nel cuore di Riccione Paese. La sua figura è legata anche alle vacanze del Duce in riviera. Da ragazzo, infatti, con i suoi fratelli affianca il padre Antonio (Tonino) nella conduzione del Garage Centrale, in viale Milano (Ex Block60, poi Fonderia), prescelto dal Duce per custodire le sue auto, quando trascorreva le vacanze con la famiglia nella villa a poche decine di metri. Oltre alle due Alfa Romeo che venivano consegnate da Ercole Boratto, autista personale di Mussolini, nel garage ogni giorno venivano parcheggiate un centinaio di auto di gerarchi e benestanti. A soffermarsi sui questi e altri dettagli dell’epoca è lo stesso Bologna nel libro “Villa Mussolini, una finestra su Riccione”. Dopo la morte del padre, ogni figlio prende la sua strada. E’ così per Roberto e Luciano, tuttora in vita, e per Giuseppe (Fifo) scomparso. Astro apre una pista di gokart, dove ora si trova il circolo tennis tra i viali Romagna e Forlimpopoli. Grande appassionato d’auto, soprattutto delle vecchie “signore”, nel 1952 partecipa alla Mille miglia in Topolino. Un tour mozzafiato che si realizza grazie alla sponsorizzazione di un dirigente della Shell, conosciuto a Riccione. Bologna, intraprendente e lungimirante imprenditore, sempre alla ricerca di novità capaci

di calamitare e divertire il popolo vacanziero, in pieno boom turistico medita di intraprendere un’altra grande avventura. Quella dell’Aquarium di Riccione, inaugurato nel 1962. Astro lo fa costruire in tandem con l’ex sindaco Enio Della Rosa, Michele Cesarini, Gino Patrignani e Primo Tomassini. Sono anni pieni di entusiasmo che lo portano anche a essere protagonista di alcuni spettacoli. Nel 1971 abbandona la struttura riccionese per diventare socio del Delphinarium di Rimini con altri due noti imprenditori, Sirio Antonioli e Memmo Fornari. Un’impresa che va avanti con entusiasmo fino al 2013, quando le autorità predispongono la chiusura dell’attività. Per Bologna è un duro colpo, che si aggiunge a quello subito con la scomparsa a 73 anni dell’amata moglie Iside Ravezzi. Come testimoniano i familiari, Astro non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Ritiene quella scelta inconcepibile, soprattutto per i modi adottati. Gli sforzi fatti in cinquant’anni di lavoro, la sua fantasia, la sua generosità, nonché il suo carattere solare e ironico, a tratti burlone, s’infrangono contro questa dura realtà. Bologna, che lascia le figlie Antonietta e Simona, è stato un vulcano di idee, molto generoso con tutti, a partire dai suoi cinque nipoti per i quali aveva ideato un divertente parco giochi con una funivia azionata a mano, macchinina elettrica, moto e paracadute. Insomma, come dice la figlia Antonietta “un uomo dalle mani d’oro, un ingegnere mancato che sapeva far di tutto”. Nives Concolino

Il saluto a Beltrambini: idraulico pescatore Riccione ha dato l’addio a Silvano Beltrambini, molto conosciuto in città non solo come idraulico, ma anche come cacciatore e pescatore, sempre pronto ad aderire a iniziative solidali. Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1944, è sempre vissuto a Spontricciolo e per mezzo secolo è stato in prima linea con il suo lavoro, che ha interessato anche la realizzazione degli impianti della chiesa di San Paolo e della prima Casa famiglia di Riccione. Beltrambini, scomparso il 27 febbraio, nutriva un’immensa passione per la caccia che l’ha portato a fare numerose battute in Italia (soprattutto in Molise, Puglia, Basilicata, Calabria) e all’estero (in Irlanda, Jugoslavia, Grecia, Romania). Era pure un grande amante della pesca. Sulla barca, che aveva bat-

tezzato con il nome della consorte, Annamaria Saponi, scomparsa prematuramente a sessant’anni, portava a pescare in mare aperto amici e bagnanti. Come ricordano i figli Daniela e Alessandro: “Papà Silvano era un uomo dal cuore d’oro, che si è speso in tante iniziative di beneficienza”. Già socio dell’Adina, è stato protagonista di diverse grigliate di pesce, organizzate dai diportisti tra Rimini e Riccione, ma anche fuori provincia. Durante le esequie, celebrate il 2 marzo nella chiesa di San Paolo, don Agostino Giungi ha rimarcato la sua generosità e il suo impegno in parrocchia, soprattutto a Spontricciolo, dove suo padre era stato custode della grande proprietà Bianchini. ni.co.


amici che se ne vanno

Dorio, l’uomo del mare. L’ultimo pensiero per Famija

Era uno dei pescatori che hanno contribuito a scrivere la storia della flottiglia riccionese, ormai estinta. Dorio Urbinati (classe 1936) se n’è andato per sempre lo scorso 17 aprile. Per i frequentatori del porto, dove per anni ha venduto pesce, era una sorta d’istituzione. I riccionesi lo apprezzavano perché, oltre a essere un verace romagnolo, cordiale e affabile, era

un grande conoscitore del mare e un buon meteorologo. L’estate, quando vestiva i panni da bagnino nella zona 54 della famiglia di Nino e Nando Fuzzi con la quale era imparentato, con precisione e puntualità annunciava le sue previsioni meteo ai turisti che affollavano la spiaggia. Come testimoniano i suoi parenti non sbagliava mai, così gli ombrelloni ogni giorno si aprivano e si chiudevano secondo le sue indicazioni. Proprio per il suo carattere solare, socievole e burlone, Dorio aveva stretto amicizia con tanti bagnanti che intratteneva con le sue battute, tra questi c’era anche Marcel (uno dei primi uomini di colore arrivati in riviera) che presto l’affiancò nella pesca. Di buon mattino Urbinati arrivava al porto con la sua inseparabile Ape e gli attrezzi necessari. Salito a bordo del suo moscone, prendeva il largo e calava in mare reti e nasse. Un rito quotidiano che si è ripetuto per decenni, finché un infarto l’ha costretto a gettare i remi in barca. Dorio, che lascia la moglie Piera e la figlia Letizia, ha voluto che l’ultimo gesto a lui dedicato, ossia le offerte raccolte il giorno delle esequie alla Mater Admirabilis, fossero devolute a Famija Arciunesa per i poveri. ni.co.

Amarcord “Zago” In ogni paese che si rispetti ci sono personaggi che hanno lasciato lo loro impronta: nella cultura, nello sport, nella politica... nella musica. Ed è appunto nella musica, una delle nobili arti, che ci vogliamo soffermare per ricordare “Zago”. All’anagrafe era Luigino Zaghini ma ben presto il tutto fu abbreviato in Zago: breve, secco, immediato, spontaneo... come lo era lui. Conosciuto da tanti, riccionesi e turisti, perchè animava le feste nelle piazze del circondario con calda e ruspante musica romagnola dirigendo il gruppo folkloristico “I mej ca ne gnint”. Un gruppo che era nato per caso, quasi per scherzo, con l’intenzione (realizzata) di andare in giro a cantare la vecchia storia della “Pasquella”. Poi, come le ciliegie che una tira l’altra, si sono aggiunti canterine e canterini. In partenza erano “cinque” gatti: Zago, abilissimo e virtuoso fisarmonicista; Franco Santini, addetto al basso che era un vero e proprio BIDONE (lo strumento, non lui); Renato Angeli, cantante ed eclettico chitarrista; Loris Piodici, animatore e sciolto presentatore; Armando Ciavatta (anche lui scomparso prematuramente) re del tamburello e della piccola fisarmonica. Dicevamo della partecipazione alle feste in piazza, ma la loro gioia maggiore veniva quando avevano la possibilità di allietare i pomeriggi nella Case di riposo.

Il sorriso e i ringraziamenti dei “nonnini” di Riccione, San Giovanni Marignano e Montescudo erano impagabili. Eggià, parliamo al passato, perchè Zago ci ha lasciato nel Gennaio scorso, rimpianto dalla moglie Teresa, dai figli Gianni e Andrea, e da una infinità di amici che lui aveva saputo intrattenere anche con originali zirudèle e storielle a sfondo umoristico ambientate nei nostri luoghi. E l’accompagnamento finale, al cimitero Nuovo di Riccione, gli è stato tributato con l’esecuzione delle sue canzoni predilette. Caro Zago an ti scurdarem mai. Per tòt i tu amigh, Franco Santini

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CURIO ITà senzaeta’ di Maria Grazia Tosi

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QUANDO LA PERLA ERA COLTIVATA Era appena finita la prima guerra mondiale e Riccione non era ancora Riccione… ma il Viale Ceccarini era già il Viale Ceccarini… anche se si chiamava Viola, perché sempre e comunque il centro della nostra colonia balneare. Era un lungo viale tra due filari di pioppi (alberaccio) che delimitavano la sede dei marciapiedi, e il fondo stradale era fatto di terra battuta ghiaiata, polveroso nelle belle giornate e fangoso alla minima pioggia. Mancavano le fognature e la pioggia che cadeva si raccoglieva ai lati formando rigagnoli che sfociavano in spiaggia. I pioppi in primavera producevano il gattice (quei soffici fiocchi cotonosi che ancora oggi almeno una volta all’anno ‘innevano’); in estate invece erano invasi da insetti.Uno spazzino era addetto alla pulizia e alla sistemazione della carta moschicida che veniva fissata ai rami e con una botte trainata GERMOGLI DI UN SUCCESSO La nostra stazione balneare in virtù della laboriosità della sua gente, delle iniziative proficue dei suoi amatori e dell’opera di valorizzazione compiuta dall’Amministrazione comunale, è ormai assurta all’importanza delle prime d’Italia. Questo, però, non significa che abbia esaurito le sue capacità di progresso, le quali si manifestano vie più sicure e positive a mano a mano che si afferma con nuove realizzazioni. Allo scopo di creare anche a Riccione un’istituzione che si occupi esclusivamente dei suoi interessi generali e di ogni altra opera diretta ad un maggior sviluppo, in perfetta e vantaggiosa collaborazione di intenti con l’autorità amministrativa e politica e con l’Azienda autonoma di Cura e Soggiorno, si ritiene utile e necessario costituire un’associazione locale pro sviluppo. E’ mio desiderio che vi partecipino tutti gli esercenti dell’industria balneare, i cittadini, e i proprietari di ville, affinché sia concesso alla popolazione riccionese e agli ospiti affezionati di eseguire con più attenzione e con reciproca volontà, l’ascesa fortunale della nostra ridente spiaggia. Vi invito ad intervenire alla riunione che sarà tenuta alle ore 16 nella sala del Teatro Iris di Riccione, il giorno 2 maggio… 1928 (firmato il Commissario Prefettizio Dr.Sanzio Serafini). A soli 6 anni dall’acquisizione dell’autonomia da Rimini, il giovane Comune si dava parecchio da fare, ancora inconsapevole di quelle che sarebbero nel tempo diventate le imprevedibili dimensioni del proprio valore!

da un cavallo aveva il compito di innaffiarli e di lavare il suolo. Già allora il viale rappresentava il punto mondano riccionese, dove feste, concerti, spettacoli teatrali o anche solo chiacchiere diventavano l’anima di una località pronta per un grande lancio. Quando poi nel ’22 divenne Comune autonomo, l’allora sindaco Comm. Silvio Lombardini si prese subito grande cura di lui, studiando con i suoi tecnici come meglio strutturarlo. Nel 1926 vennero così costruite le fognature, sistemata la cordolinatura del marciapiedi pavimentati con mattonelle di cemento (scabri), la sede stradale asfaltata, un moderno impianto di illuminazione eretto; vennero piantati i famosi Pinus pinea (gli attuali) con ai piedi graziose aiuole fiorite. In fondo, verso il mare, fu costruita una piazza con al centro una fontana e tanto verde attorno. (informazioni tratte da uno scritto di Augusto Cicchetti).

“A PIEDI NUDI NEL PARCO” Un viale Ceccarini più rigoroso dal primo di giugno. Oltre ad eliminare pr di discoteche e venditori ambulanti, addio a passeggiate a piedi scalzi come indimenticabili star del cinema, stop a ragazze in costume e ragazzotti a petto nudo che fanno bella mostra di sé risalendo dalla spiaggia.. Fuori la pubblicità dal salotto, rose e palloncini. Da quest’anno si richiede la massima sobrietà. La passeggiata del turista non dovrà essere disturbata in alcun modo: decoro ferreo e multe salate. Ma cosa in realtà ha fatto scattare questo ‘regime stilistico’? “Riccione è da sempre città di accoglienza spiega il Vice Sindaco Luciano Tirincanti-, fatta di vivace modernità e apertura alle nuove tendenze: la nuova Amministrazione vuole declinare questa identità nei temi della bellezza, del gusto, dell’estetica, perseguendo il rispetto delle regole della convivenza. Quindi attenzione quotidiana a tutto ciò che ne inquina la piacevolezza della fruizione e l’orgogliosa appartenenza, quali un arredo urbano trascurato, sporcizia diffusa, cartellonistica invasiva, abusivismo commerciale, comportamenti collettivi e individuali maleducati e indecorosi. Un’alleanza da condividere con i cittadini e gli ospiti, ed anche con l’apporto del volontariato e dell’associazionismo, nel nome del bene comune e dell’affezione profonda per il luogo. Perché Riccione è la “nostra” città e non solo la città in cui viviamo”.


21 RECEPTION AL VERDE? La lotta all’ultimo prezzo è una spina nel fianco dell’albergatore che non sa più come barcamenarsi in un mercato altamente concorrenziale come è quello di Riccione e della riviera nel suo insieme. Il presidente dell’Associazione Albergatori Rodolfo Albicocco, a tale proposito, ha inviato un’appassionata comunicazione ai gestori di hotel dove si prodiga nel sollecitarli a prestare giudizio. Alcuni incisivi passaggi della lettera: “La liberalizzazione dei prezzi alberghieri è una grande conquista che, però, rischiamo di giocarci a sfavore delle nostre aziende e del nostro territorio. Credo che non possiamo più accettare qualsiasi proposta, ma soprattutto non possiamo essere addirittura noi a proporre prezzi imbarazzanti, da svendita totale per clienti navigatori attenti solo al prezzo. Nonostante quanto affermano certi “guru” del marketing o del web, credo che le politiche di prezzo non si facciano solo con le promozioni scellerate, che spesso circolando e amplificandosi nella rete diventano un punto di riferimento per il mercato e anche per le offerte dei tour operators, ma con un’attenta gestione dei costi di produzione dei servizi alberghieri. Le presenze e i fatturati non sono necessariamente indice di redditività. Le nostre aziende e le nostre famiglie devono vivere sugli utili prodotti non su altro! Nel rispetto della libertà di scelta personale e aziendale di ognuno, vi invito a non cedere alla logica “abbasso i prezzi così vendo di più”. Non c’è futuro, non c’è respiro, di sicuro c’è l’agonia e poi la morte della nostra attività e la svalutazione del nostro lavoro.” SERRA IN SALOTTO Pare che il tappeto verde montato in viale Ceccarini ed estesosi poi in Paese, all’Alba e alla zona sud, abbia tanto fatto parlare di sé… nel bene e nel male. Utilizzando uno strumento social qual’è Facebook e rivolgendosi ad un suo gruppo molto attivo e numeroso (5300 iscritti) “Come vorremmo la nostra Riccione”, ecco i commenti più originali (ma anche significativi). “Promuovere il verde con un tappeto di plastica è come esaltare la cucina romagnola di Mac Donald: il verde della natura è contraddetto dalla plastica quanto la piadina lo è da un Qualos Burger” – “Riccione… Comune al verde” – “Bellissmo, bellissimo (non si poteva mica riempire la città con camion di terra…)!” – “Quando fare shopping al verde non è poi così male…” – “In tanto Green… se son rose fioriranno!” – “Immergersi nel verde permette di ossigenare meglio corpo e mente… fosse pure per merito di un ‘effetto placebo’!” - “Bello… un vero GreenPearl!” – “Riccione: la perla al verde dell’Adriatico!” – “A primo acchito mi sembrava di entrare in una favola. Poi ho visto la finzione, non ho riconosciuto la mia Riccione. Un po’ come una donna ritoccata

col Botox che sarà pur più bella… ma io preferisco le rughe, cioè la verità”. – “Tante polemiche, poi tutti l’hanno voluto. Promuovere il verde con un tappeto di plastica non è un’offesa all’ecologia… se questa plastica verrà poi riciclata!” – “A proposito di riciclo: mettetevi in lista, alla fine dei giochi potreste aggiudicarvi una zolla di verde per abbellire i vostri terrazzi, e dire di avere un pezzo di Ceccarini a casa vostra!”. LUSSUREGGIANTE SUCCESSO I mitici ’70-’80 sono indiscutibilmente stati gli anni d’oro del turismo. Riccione era veramente sulla cresta dell’onda, quando alla stazione fermavano i cosidetti “Sonderzuege”, i treni speciali che partivano dalla Svizzera, dal Belgio, dalla Francia e dalla Germania. Erano tempi in cui i pullman tedeschi non finivano mai di arrivare, e gli aerei atterravano uno dopo l’altro; e quando gli alberghi non avevano più camere libere per sistemare i clienti in esubero gli agenti di viaggio ne chiedevano in prestito anche agli alberghi vicini (gli albergatori stessi dormivano nel sottoscala…).

Un caso curioso: chiamavano “volo fantasma” quello dell’aereo proveniente da Duesseldorf atteso per le ore diciotto. Gli agenti di viaggio, che ne dovevano dirottare i passeggeri nei vari hotel, diventavano matti: si faceva notte fonda e ancora aspettavano rintanati nelle loro auto, cercando nel frattempo di schiacciare un pisolino… ma l’aereo atterrava anche alle cinque del mattino! E allora una gran confusione, perché capitava che le agenzie straniere mandassero clienti senza aver neanche prenotato; ma grazie all’abilità e un pizzico di fortuna si riusciva a sistemare tutti. In quegli anni, come una grande famiglia, agenzie, albergatori, bagnini, taxisti... tutti partecipavano con entusiasmo ad un boom turistico senza precedenti. (Aneddoto tratto da “Sulle onde del turismo”, scritto nel 2010 da Luciano Sabbatelli, un eclettico agente di viaggio che ha segnato la storia della balneazione riccionese).

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delfini e marinai

(3ª e ultima parte)

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di Giuseppe Lo Magro

“Dèp i dulfèin e i cuchèl i vèn i marinèr” Dopo i delfini e i gabbiani vengono i marinai

Motto che evidenzia quanto rispetto del delfino abbiano gli uomini che vivono sul mare

Il bambino e la delfina Jusèf era un ragazzino sveglio e già all’età di otto/nove anni, ben consapevole delle difficoltà dell’esistenza, si rendeva conto che avrebbe dovuto portare il suo apporto per il bene della famiglia. A quei tempi gli uomini coltivano i campi e gli orti e in aggiunta diventavano pescatori di riva nella stagione propizia. Il padre Luis faceva l’ortolano ed aveva poca propensione a prendere i remi in mano, mentre Jusèf sentiva prepotentemente il richiamo del mare. Osservava i maestri d’ascia che costruivano barche, stava ore ad osservare i natanti intenti alla pesca; poi ogni occasione era buona per mollare la vanga e correre a raccoglie i molluschi prigionieri nella secca. All’età di dieci anni, con l’aiuto di qualche adulto che lo aveva in simpatia, si costruì un “cogollo”. Era una rete trabocchetto che si piazzava non distante dalla riva, ideale per chi, come Jusèf, non avendo una barca, voleva pescare. Vennero le soddisfazioni... coi suoi pesci in tavola e babbo Luis meravigliato... qualche vendita... Jusèf si sentiva grande. Divenne in breve ottimo conoscitore del “suo” tratto di mare e controllava l’attrezzatura più volte al giorno...e, una bella mattina arrivarono i delfini. Jusèf li conosceva solo attraverso i racconti dei marinai e ne era preoccupato poiché li descrivevano come distruttori di reti e “ladri” di pesce. Ma non fu così: il primo incontro fu una vera sorpresa. Jusèf intento a vuotare il sacco del cogollo si trovò accanto una creatura meravigliosa che lo guardava, si allontanava, si riavvicinava, sempre mantenendo una “distanza di sicurezza”. I tentativi di accarezzarlo cadevano nel vuoto, quell’essere era velocissimo nello scansarsi e nel contempo faceva capire che desiderava il contatto. Così “Jusèf”, furbescamente, gli lanciò una aringa... ben gradita. Ad ogni controllo del pescato il delfino era presente e ben presto cominciò ad accettare il pesce dalle mani del giovane pescatore, ripagandolo con piroette e capriole. Visto che non era mai sazio, Jusèf lo battezzò Pidriul (imbuto), nome che fu costretto a mutare in Piroetta appena

scoprì che in realtà il “suo” delfino era una delfina. La sorpresa più incredibile, a contraddire ogni credenza, fu che Piroetta divenne una vera e propria guardiana del cogollo di Jusèf. Nessun altro delfino poteva avvicinarsi e non risultò mai alcun danno al saccone. Era nata una profonda amicizia. Sopraggiunse però l’inverno coi suoi freddi, così intensi da far fuggire i delfini, più pro-

pensi ad acque tiepide. Piroetta rimase a giocare con Jusèf per alcuni giorni poi, all’arrivo di una grande mareggiata con bufera di neve, fu costretta alla resa e probabilmente nuotò veloce per rientrare nel suo branco. Jusèf l’attese a lungo sulla riva del mare, scrutò per giorni e giorni l’orizzonte dai moli di Rimini e di Cattolica...il “suo grande amore” non c’era più!

Il cogollo- “E cugòl” E’ una rete ad inganno assai ingegnosa a impianto fisso in acque basse vicino a riva, sostenuto da pali di legno (per essere tirantato) appuntiti e piantati sul fondo con la sola forza delle braccia. Le

sue dimensioni possono variare e ci sono cogolli da “fossa di terra”, da “fossa di mezzo” e da “fossa di fuori”. Ha la forma di cono suddivisa in bocca aperta verso l’esterno, in corpo rastremato verso il fondo sostenuto da un semicerchio rigido per tenere aperto il sacco terminale- “e culaton”. All’interno ci sono due inganni (inche) ad imbuto così che il pesce è costretto a dirigersi nel sacco. Un braccio di rete lungo da 30 a 50 mt. e alto da 2 a 3 che si allunga dalla bocca, funge da ostacolo al pesce che lo segue, entra ed è trattenuto dagli inganni. Il sacco si apre sciogliendo una apposita cordicella. Pesca soprattutto anguille ma anche cefali, sogliole, rombi, passere, paganelli e tracine. Il detto marinaresco “Tzì te cugòl” significa: “Sei nella posizione migliore”.


I Pronti: stirpe di marinai Luigi “Luis”

Giuseppe “Jusèf” n. 1881 Italo

Pio

n. 1909

n. 1914

Luciano n. 1932

Marino n. 1947

Giusto “Luna” n. 1888 Armando Ermenegildo Roberto “Gildo” n. 1915

n. 1918

n. 1927

Roberto n. 1890

Edoardo Severo “Guido “Granz” ad Pronti” n. 1918

n. 1926

Mario n.1900

Dario

n. 1923

Le barche dei Pronti Giuseppe “Jusèf”

1914 1926 1942

Barchetto Battello Battello

“X“ “Agostino” “Maria”

Giusto “Luna”

1910 1937 1938 1948

Barchetto Battello Lancetta Barchetto

“Renato” “Elba” “Pensa per te” “ Rina B.”

Armando

1943

Lancia

“Rosanna”

Mario

1919 1930

Barchetto Lancia

“Marino” “Rosalia”

Italo e Pio

1939 1950

Lancia Lancia

“Maria Madre” “Aldina”

Italo

1946

Lancetta

“Pasquina”

Roberto

1929

Trabaccolo

“Bruna”

La ricetta del mese:

Marino Pronti è l’autore del volume “... e cuchèl”. Da quelle pagine sono estratte le notizie del racconto “Il bambino e la delfina”. L’albero genealogico e la lista delle barche dei Pronti sono stati ricavati da: ”La marineria da pesca riccionese dal 1750 al 1950” di Dante Tosi. Curioso il fatto che il capostipite Luigi “Luis”, di mestiere ortolano, per nulla amante del mare, abbia generato figli, nipoti e pronipoti, che ne hanno fatto la ragione della loro vita.

“SGOMbero con cipolla di tropea” Lessare, sfilettare e sistemare lo Sgombero su di un piatto ovale. Tagliare a fette la cipolla di Tropea e stufarla in padella (fuoco lento) con poco olio, sale e pepe. Quando è abbastanza appassita unire aceto rosso, alzare la fiamma e fare evaporare. Versare l'abbondante cipolla sullo Sgombero. Lasciare riposare almeno otto ore. E’ una preparazione veloce è la sua prerogativa è che la bontà dello Sgombero (mantenuto in frigo) dura anche cinque giorni.

Per uno Sgombero da tre etti impiegare una cipolla e mezzo. Le quantità decidetele in base al vostro appetito.


lettere alla famija

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Si poteva fare meglio

STAR BENE STAR BENE STAR BENE STAR BENE

STAR BENE

Sono in ritardo di mesi da quando ero indeciso se esprimere o no un giudizio su una parte del complesso della ex fornace di Riccione, che a parte i fabbricati, i quali risultano nel complesso ben inseriti, esteticamente piacevoli che legano armoniosamente il passato con il presente, non posso dire lo stesso di una parte seppur piccola ma importante dell’insieme. Si tratta della muraglia con “giardino” appoggiato che separa l’edificio dalla strada. A farmi decidere è stata la frequenza con la quale percorro la strada che costeggia il complesso e tutte le volte che gli passo davanti, provo la stessa sensazione con relativa considerazione: opprimente, brutta, pesante e inutile oltre che costosa. Detta struttura ritenuta necessaria per contenere il terreno riportato all’interno con il solo scopo di creare un giardino inclinato di fronte al fabbricato, sarebbe stata inutile se lo stesso fosse stato realizzato in piano, con posa di alberi che avrebbero creato ombra e dato ariosità e ampiezza a tutta l’area

e sfruttarla come parcheggio, fattore importantissimo per la tipologia d’uso del complesso. Ipotesi a sostegno della costruzione del muro, potrebbe essere stata quella della riduzione del rumore del traffico stradale, problema risolvibile con

Proteggiamoci dalle Radiazioni Solari! La Radiazione Ultravioletta è una radiazione elettromagnetica con lunghezza d’onda immediatamente inferiore alla luce visibile dall’occhio umano e immediatamente superiore a quella dei raggi X. Il nome significa “oltre il violetto” perché il violetto è l’ultimo colore ad alta frequenza visibile dall’uomo. Quando si considera l’effetto dei raggi UV sulla salute umana, la gamma delle lunghezze d’onda UV è in genere suddivisa in UV-A, UV-B e UV-C a secondo della gamma di lunghezza d’onda che va da 400nm a 100nm. Il Sole emette luce ultravioletta in tutte e tre le bande UV-A, UV-B e UV-C, ma a causa dell’assorbimento da parte dell’ozonosfera circa il 99% degli ultravioletti che arrivano sulla superficie terrestre sono UV-A, di conseguenza arrivano sulla nostra pelle. Quali rischi si corrono esponendosi, senza protezione, alle radiazioni solari? Gli UV-A sono considerati meno dannosi, ma possono sempre causare ustioni ad alte dosi e una sindrome denominata acne di Maiorca. Sono comunque considerati responsabili di cancro della pelle , in maniera analoga ai più energetici e dannosi UV-B. Alte intensità di UV-B sono dannose per gli occhi, e un’esposizione prolungata può causare il flash di welder. Sia gli UV-B che gli UV-C danneggiano le fibre di collagene, e quindi accelerano l’invecchiamento della pelle. L’80% delle rughe è provocato dal sole. Come difesa contro la luce ultravioletta, dopo una breve esposizione il corpo si abbronza rilasciando melanina, un pigmento scuro. La quantità di melanina varia a seconda del tipo e del colore della pelle. La melanina aiuta a bloccare la penetrazione degli UV e impedisce che questi

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altre soluzioni molto più leggere e meno costose. Mentre se il solo motivo fosse stato il rumore, e non il progetto stesso, si sarebbe dovuto chiedere di deviare il sentiero di discesa dei velivoli che atterrano a Miramare, cosa al di fuori di ogni umana immaginazione che va intesa come battuta. In sintesi, pur riconoscendo che in questo caso la demolizione della muraglia sarebbe impossibile, sia per i costi che per un’infinità di altri motivi, dobbiamo tenercela, mentre per il futuro invito i responsabili delle opere pubbliche a tenere ben a mente che Riccione, oltre alle molte cose belle e ben fatte, ha realizzato opere molto discutibili sotto tutti i profili, cose che i riccionesi conoscono molto bene. Lo spirito dello scritto non è quello della critica sterile, ma va inteso come dovere di ogni cittadino di far presente attraverso i canali opportuni, ciò che rileva e ritiene migliorabile in tutti i settori della Pubblica Amministrazione. Carlo Conti

danneggino la parte profonda della pelle. Sono disponibili in commercio creme solari che bloccano parzialmente gli UV. Nonostante ciò, gran parte dei dermatologi raccomanda di non esporsi troppo al sole estivo, specialmente nelle ore centrali della giornata. A maggior protezione dell’epitelio corneale e dei mezzi diottrici oculari, quali il cristallino e la retina, è appropriato l’utilizzo di lenti protettive. In commercio esistono migliaia di creme, oli, contenenti filtri e protezioni solari UVA e UVB e praticamente funzionano tutte. Tuttavia sarebbe meglio evitare i filtri chimici e di derivazione sintetica, possono provocare danni alla pelle. Ricordiamoci che il sole è il principale responsabile dell’invecchiamento precoce della pelle e, soprattutto, del temibile melanoma (un tumore maligno della pelle), l’abuso di sole è da mettere al bando. Al contrario, un’esposizione moderata e nei giusti orari, aiuta il corpo a produrre la vitamina D, indispensabile per la salute delle ossa. Conferisce, inoltre, vitalità e buonumore oltre a un colorito piacevolmente abbronzato. Possiamo aiutare la pelle, (anzi dobbiamo),con l’utilizzo di integratori ben assemblati; che contengono il precursore vegetale della vitamina A, la famosa vitamina della pelle, il betacarotene, esercita un’azione benefica su questo immenso organo. Dotato anche di un effetto antiossidante, neutralizza i radicali liberi, responsabili di fenomeni di degenerazione ossidativa di cui fa parte l’invecchiamento precoce. L’abuso di sole, l’inquinamento, il fumo, lo stress fisico e psichico, gli additivi alimentari e i pesticidi, un eccessivo consumo di alcol nonché l’assunzione di alcuni farmaci sono abituali fonti di radicali liberi che, se non neutralizzati, aggrediscono e danneggiano le cellule. Anche altre sostanze, come le vitamine C ed E, aminoacidi, il licopene, il selenio intervengono nella lotta contro i radicali liberi, stimolano la produzione di melanina e velocizzano i processi di colorazione cutanea prolungandone la conservazione. L’utilizzo va prorogato nei mesi estivi. In base alle vostre esigenze, al tipo di esposizione e di pelle , fatevi consigliare personalmente dal vostro farmacista/erborista di fiducia. Scola dr Lorenzo


GIOVANI ASSOCIAZIONI

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Ex dipendenti pubblici di Riccione Intraprendenza e dedizione sono vivacemente impiegate dall’Associazione Ex Dipendenti Enti Pubblici di Riccione nel favorire il mantenimento dei rapporti interpersonali, promuovere brillanti e variegati momenti di socializzazione attinenti ad attività culturali, di volontariato, sportive e del tempo libero… e mettere in luce Riccione e la sua storia, cercando così di contribuire all’educazione del cittadino attraverso la formazione, l’informazione e la valorizzazione del bello. Le varie attività organizzate dai settanta attuali associati sono aperte a tutti e si svolgono principalmente nella sua sede, la Casa Colonica della “Micia” all’interno della sala del “Buon Vicinato - Amici del Parco” in Via Montebianco, 21. Quali sono stati i principali progetti che in questi otto anni sono stati portati avanti? “Dal 2007 ad oggi ci siamo occupati di tanti argomenti, alternando quelli più seri ai quelli più leggeri – racconta Maddalena Piccari nuova Presidente che si è avvicendata a Giannetto Salvatori -, invitando esperti di alto livello. Abbiamo parlato di Africa con il Dr Daniele Gusella, di guerra nel Riminese con il Dr Maurizio Casadei, di erosioni marine con i bagnini ed il biologo Ezio Venturi, di tradizioni popolari con il Dr Mario Turci. Abbiamo approfondito la storia delle religioni con il Dr Lorenzo Campioni, Don Arrigo Chieregatti, il Prof. Pierpaolo Parma, la Dr.ssa Elena Cecchi e la Prof.ssa Grazia Della Rosa. Poi una serie di incontri su “Alimentazione e salute, coordinati dal Dr Andrea Grossi, Direttore dell’U.O. Medicina Interna-Angiologia dell’Osp. Ceccarini. Argomenti importanti e ospiti illustri. Ma oltre alle parole è stato dato spazio anche alle immagini? “Per la serie “Documen-

tare Riccione” Edmo Vandi, attingendo dal suo prezioso archivio di filmati-video assieme alla professionalità di Secondo Casadei hanno proposto interessanti proiezioni. Come quella dedicata al grande poeta romagnolo Tonino Guerra che ci aveva lasciato da poco, alla presenza del Dr Carlo Sancisci, Presidente dell’Associazione Tonino Guerra, e dell’Architetto Rita Ronconi progettista della fontana “Il Bosco della Pioggia” di Piazzale Roma. Altre serate sono state improntate sul turismo quale filo conduttore della vita e dell’economia riccionese, proponendo interviste a personaggi della vita pubblica cittadina, dai sindaci Biagio Cenni, Terzo Pierani, Massimo Masini, Daniele Imola, ai pionieri Dante Tosi, Geo Cenci, Italo Nicoletti, Giacomino Fuzzi, Giorgio Piccioni, Bepi Savioli, Luigino Montanari... E poi le divertenti riprese con Alberto

Sordi che firmava contratti alle Terme di Riccione, Giorgio Napolitano che passeggiava in Viale Ceccarini, Piero Fassino al “Pascià”, Ferdinando Casini che fumava il sigaro all’Hotel Nautico, Rita Levi Montalcini che inaugurava il Liceo “A.Volta”, Dario Fo al Gnomone degli Agolanti, Alberto Tomba che si allenava allo Stadio Nicoletti, Francesco Andreotti che parlava ai Vigili Urbani e ancora Pier Vittorio Tondelli, Sergio Zavoli, Gino Paoli, Renato Zero, Paolo Bonolis, Gloria Gaynor, Beppe Fiorello, Dacia Maraini…” Parole ascoltate, immagini ammirate, ma anche frasi scritte… e anche altro divertimento?! “Sì. L’Associazione ha pubblicato anche dei libri, con il patrocinio del Comune di Riccione e il sostegno di vari sponsor: “Zirudele e pensieri in libertà” del nostro Presidente Onorario Ezio Rossi, “Tutti gli uomini che...non ho mai avuto” e “...nata in Viale Ceccarini” della sottoscritta. Il ricavato dalla loro vendita è sempre andato in beneficenza. Ci divertiamo poi con il dialetto e, da buoni romagnoli, visitiamo località caratteristiche del nostro territorio”. Cosa si propone l’Associazione per le future stagioni? “Per il futuro ci auguriamo di poter continuare la nostra attività con l’entusiasmo, le idee dei nostri soci, i filmati di Edmo Vandi e Secondo Casadei (800 ore di girato riguardanti fatti, personaggi e vicende di Riccione), la collaborazione dei prestigiosi personaggi che ci hanno accompagnato fin qui e la fondamentale partecipazione dei tanti cittadini sempre presenti alle nostre serate. Per chi volesse iscriversi, sia come ex dipendente di Ente Pubblico che come socio sostenitore, potrà farlo telefonando al 335.675.9660”. Maria Grazia Tosi


libri nostrani

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di Giuseppe Lo Magro

La Romagna dei nomi

(1ª parte)

Dai figli della rivoluzione ai figli della televisione di Tino Dalla Valle E’ da quindici anni che ho questo libro nella mia biblioteca personale ed è posto nel settore che io considero “speciale”, cioè quello riservato ai volumi da rileggere ogni tanto. Tanto per dare una idea, in primo piano ci sono i quattro capolavori di Giovannino Guareschi: Don Camillo, Don Camillo e il suo gregge, Il compagno Don Camillo, Don Camillo e i giovani d’oggi. Ma torniamo alla Romagna dei nomi. E’ un libro che ci fa conoscere un curioso aspetto del “popolo” romagnolo, rivelandoci quanto sia oltremodo originale e fantasioso nel momento di dare un nome ai propri figli. I nativi della Romagna dimostrano veramente un estro unico e particolare. Vi assicuro che la lettura è scorrevole e spassosissima grazie alla ricchezza di piccole storie famigliari che a volte sembrano inventate. E’ un libro da “divorare”. E partiamo del perchè è nato adoperando le parole dell’autore stesso. Quando le circostanze della vita mi portarono a Milano sono ormai passati molti anni - e vi trasferii anche la famiglia, un giorno che andai a prendere mi figlia, allora di quattro o cinque anni, a casa di amiche dove si era recata a giocare, fui accolto da un aperto sorriso e da un improvviso rossore. Infatti mia figlia mi presentò alle altre bambine tutta fiera: “Questo è il mio papà”, quindi aggiunse con tono mesto: “Però si chiama Agostino”. Evidentemente quel nome, che del resto io non uso mai, non le piaceva e le sembrava così strano ed insolito. Naturalmente non sapeva nulla del grande dottore della Chiesa, e soprattutto non sapeva che io quel nome ce l’ho perché l’aveva mio nonno, come si usava un tempo nelle famiglie e non solo in Italia. Ma quell’episodio mi fece meditare; mi accorsi allora che tanti nomi i quali in Romagna mi parevano ovvii e normali, in Lombardia risuonavano strani, difficili, curiosi. Pensai soprattutto alle origini di certi nomi di persona che avevano implicazioni ben diverse dalla conservazione di una semplice tradizione di famiglia. Dopo una passeggiata in documenti antichi l’autore scopre: Zaffone, Rengarda, Canciana, Auria, Tramontana, Dolcecara, Prosperina, Dato, Parisina, Aica, Ostasio, Oliverotto, Polisenna, Zeffira, Fiordimonte, Vannetto, Orintia, Zellide, Tolla, Zarenana, Timpolito, Gisotta, Gratiadio, Sabbado, Adeidato, Illuminata, Chiarella, Purpurella, Glorietta, Ghisola, Sapia, Pantesilea... poi torna ai giorni nostri e riparte dalla metà dell’ 800 quando molti nomi di santi (magari storpiati per ignoranza) vengono soppiantati da concetti e personaggi dell’illuminismo...della Rivoluzione Francese... delle imprese di Napoleone... di Garibaldi... di Mazzini. E’ un periodo che etichettava il credo politico di un uomo grazie al nome dei suoi figli. Prendiamo gli anarchici mai battezzati in chiesa: Ordigno, Dinamitarda, Risveglio, Ribelle, Anarchico, Utopia, Libertario, Vendetta, Vindice, Libérto e Libérta (schiavo liberato), Anticlera, Ateo, Atea, Antidio, Negadio, Diavolinda, Comunardo, Volgo, Satana, Primomaggio, Spartaco, Adulto, Dimo, Demos, Demus, Lavoro, Brenno, Jacobina, Rivoluzione, Lotta, Grido. Due curiosità legate a Satana e Grido. Il padre di Nantas Salvalaggio (noto giornalista e scrittore) era anarchico e quando lo andò a denunciare allo stato civile del Comune si vide respingere il nome Satana. Allora lo anagrammò. Ai primi del ‘900 si pubblicava a Milano un settimanale anarchico diretto da Walter Mocchi che si chiamava “Grido di Popolo”. Probabilmente da qui la ripresa e l’imposizione ad un figlio. Vi diamo appuntamento alla prossima “passeggiata” con una “brutalità” accaduta nelle campagne di Sant’Alberto (Ravenna). Un tizio chiamò la figlia Antavleva – an ta vleva – (Non ti volevo)... forse perchè femmina...forse perchè non desiderata. Crudeltà da ripagare con una bastonata al giorno (pensiero personale).

Tino Dalla Valle Nato a Ravenna e residente a Milano. Giornalista e dirigente industriale. Collabora a quotidiani e periodici ed a trasmissioni radio e televisive. Come fotografo ha collaborato a Il Mondo di Pannunzio. E’ autore di vari saggi e pubblicazioni fra cui: Ravenna una capitale; La Romagna dei nomi; Ravenna nascosta; Declino del dialetto e trionfo del liscio; Il nuovo libro dei nomi di Romagna. Nel 1991 ha curato per il "Il Messaggero" una serie di supplementi, raccolti in volume con il titolo: Storie di Romagna. Collabora con la Società di Studi Romagnoli.

ANGOLO DELLA RISATA L’animatore Due amici di Università si incontrano dopo alcuni anni. Soliti convenevoli e poi uno chiede all’altro: “Cosa fai di bello adesso?”. “Lavoro per una ditta importante nel ramo cartario... faccio l’animatore-comico”. “Non capisco... lavori in un villaggio turistico?”. “No in un ricovero per anziani... la ditta produce pannoloni e io li faccio pisciare addosso dal ridere!”.


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specialisti in festa

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50° per Righetti strumenti mucicali 50 anni di attività! Chi mai avrebbe pensato di poter festeggiare un giorno, circondato dai miei familiari, nonché soci, un traguardo così importante? Era il 1965, avevo appena ottenuto il congedo militare, un diploma di ragioniere nel cassetto, qualche sporadica esperienza di lavoro saltuario e trovare lavoro era anche quella volta assai problematico. Poi il destino ci mise lo zampino grazie all’incontro con l’amico fraterno Piero Masini. Con lui avevo lavorato da ragazzino nel negozio RadioTV di Migani. Piero era sempre in giro per il mondo in qualità di “fonico” con i miti della musica leggera italiana: Mina, Gianni Morandi, Bobby Solo e via dicendo. Mi confidò le difficoltà che incontravano gli orchestrali nel reperire strumenti nei luoghi che non erano grandi città. E scattò la scintilla; ci siamo detti: “Perchè non provare? Niente abbiamo, niente ci ritroveremo”. Una partenza con l’entusiasmo e l’incoscienza che soli i giovani posseggono. Con l’appoggio di alcuni conoscenti che erano nel campo, e giù a capofitto nel lavoro, tanto lavoro, senza guardare orari e festività. Sono arrivati così i primi apprezzamenti a Riccione e circondario. Prima che Piero scegliesse altri obbiettivi, diventando socio della Generalmusic, abbiamo diviso enormi soddisfazioni

con gli impianti Semprini prima e con la LEM poi, annoverando tra i “service” più importanti quelli a Jimi Hendrix a Bologna, a Benny Goodman a Riccione, a Mina un po’ dappertutto, a Gianni Morandi al quale abbiamo fatto avere tutti gli strumenti in comodato quando ancora non era un big. Poi Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Tullio De Piscopo, New Trolls, Nomadi, Crazy Boys, Ivan Graziani, Andrea Mingardi, Piergiorgio

Farina, Cherubino, Lello Tartarino... e tanti altri che per ricordarli tutti qualche anno fa ho pubblicato un libro “...ed io tra di voi”, ancora richiesto, che mi ha dato una gioia immensa. Il volume contiene una miriade di fotografie e storie dei musicisti del nostro circondario dal dopoguerra all’avvento della discoteche. Mi sarebbe piaciuto festeggiare questo evento dei 50 anni, donando alla nostra città un evento musicale degno di tale nome... ma i momenti e le collaborazioni non attraversano una fase che consente di “sognare”oltre il reale... la MUSICA, a Riccione, sembra NON fare parte della CULTURA. Mi sento ora di ringraziare di cuore quelli che mi sono stati fedeli collaboratori: Guerrino, Eraldo, Marcello (che ci ha lasciato troppo presto), la Deanna...e lo hanno fatto per tanti anni. Ora, da pensionato, sono sempre attratto dal negozio, non posso abbandonarlo per più di 2/3 giorni...è la mia creatura...è la mia vita...è parte di me tenendomi continuamente in contatto coi giovani, quei giovani che amano la musica, linguaggio universale che mette d’accordo donne e uomini, di ogni razza e colore, di ogni religione e fede politica. Mi auguro di continuare a vedere lievitare nella gioventù la passione per la musica... per altri 50 anni! Enzo Righetti

40° per Ottica Francolini Lanfranco Francolini inizia a svolgere l’attività di ottico nel 1975, anno in cui consegue la licenza di ottico all’Istituto Nazionale di Arcetri (FI), e subito inizia a lavorare come ottico aprendo il primo negozio in via D’annunzio l’anno successivo. In quegli anni le attività del settore si caratterizzavano come essenzialmente artigianali, con un piccolo profilo sanitario che permetteva agli ottici di effettuare la misurazione della vista riconosciuto dal Regio Decreto del 1934. Mentre quasi tutti i negozi si occupavano anche di fotografia, che spesso ne costituiva l’attività principale, l’ottica Francolini lavorava esclusivamente sugli occhiali e sulla vista. Gli anni successivi hanno visto grosse trasformazioni nel settore e Lanfranco con i suoi collaboratori ha sempre cercato di seguirne l’evoluzione, mantenendo un costante livello di aggiornamento, e utilizzando prodotti e strumentazioni sempre di ultima generazione. Così menprima e compiuterizzati in seguito, l’at-

tenzione dello staff era sempre più indirizzata a soluzioni che oltre a correggere il difetto visivo permettevano una “vita migliore”. Nascevano infatti negli anni ‘80 le lenti multifocali, i trattamenti antiriflesso, le lenti a contatto personalizzate nelle quali l’ottica Francolini divenne un punto di riferimento per molti riccionesi. Particolarmente significativo è stato il 2004, poiché dopo una pausa di alcuni anni si è deciso di aprire un nuovo negozio a gestione familiare in Paese. Oltre a Lanfranco nell’attività hanno lavorato, sin dalla sua apertura, Lorenza, commessa poi divenuta ottico, e il figlio Cristian. Quest’ultimo nel 2010 ha conseguito la specializzazione in optometria comportamentale e posturale, ha effettuato numerosissimi corsi di perfezionamento, effettua da alcuni anni l’esaminatore per il rilascio delle licenze sanitarie di ottica e da quest’anno è Professore di optometria al Corso di Ottica dell’Istituto IPSIA “L.Battista Alberti” di Rimini.


Riccionesi che si fanno onore

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“Note in crescendo” ci rappresenterà ad expo 2015 EXPO Milano sarà arricchita anche da una rassegna corale che durerà sei mesi. FENIARCO (Federazione nazionale italiana cori) ha organizzato 20 week end corali denominati “Vivaio di Voci”, ognuno dedicato ad una regione. FENIARCO è in sostanza il C.O.N.I. dei cori e associa oltre 2000 cori e circa 120.000 cantori. A Milano prevista la partecipazione di un coro giovanile ogni fine settimana, arrivando quindi a rappresentare tutte le regioni italiane. L’Emilia Romagna ha scelto il coro riccionese NOTE IN CRESCENDO, diretto dal M° Fabio Pecci. Il coro sarà a Milano dal 18 al 20 settembre prossimi, proprio in occasione dell’11 compleanno. Il coro ha svolto in questi quasi 11 anni una impressionante attività concertistica coprendo gran parte del territorio nazionale e cantando anche a Berlino nel 2008, a Saint Etienne nel 2009, in Repubblica Ceca nel 2012 e in Polonia presso Cracovia nel 2014. Numerose anche le affermazioni in concorsi nazionali ed internazionali, le collaborazioni con importanti orchestre e solisti. Il repertorio spazia dalla musica sacra del ‘900 e contemporanea alla musica tradizionale di svariate culture. La particolarità di questa formazione rimane però il repertorio pop arrangiato a cappella o con strumenti di accompagnamento. Gli appuntamenti ad expo saranno quattro di cui due esibizioni a tema in tarda mattinata e due concerti serali.

Non mancheranno alcuni brani tradizionali della nostra regione arrangiati appositamente per l’occasione, alcuni dei quali faranno proprio riferimento al cibo, argomento che sarà principe all’expo. Ad accompagnare il coro Elisa Serafini, 21 anni, corista da 14. Tutta l’associazione “Le Allegre Note” gioisce per questo importantissimo riconoscimento che arriva dopo anni di impegno in sala prove nella diffusione della cultura corale. Seguite gli aggiornamenti su: www.allegrenote.it

Giornata del Pi greco. Bilancioni stra-to-sfe-ri-co!

Il 14 Marzo si celebra in tutto il mondo il Pi Day, la giornata del Pi greco, per favorire un approccio festoso e coinvolgente alla conoscenza della matematica e delle scienze in genere. Il Comu-

ne di Udine promuove annualmente, fin dal 2009, la manifestazione “Festa del Pi greco” con diversi eventi: giochi, conferenze, tornei, gare, proiezioni cinematografiche, ecct. nell’arco di 5 giorni. Quest’anno la giornata clou è stata ovviamente sabato 14 con la “Sfida all’ultima cifra”, gara mnemonica per chi ricorda più cifre decimali del Pi greco, riservata alla categoria Campioni. Vincitore, con una prova stra-to-sfe-rica è risultato il 17enne riccionese Massimo Bilancioni, che ha staccato nettamente gli avversari elencando 3.000 cifre: al secondo posto una 34enne di Brescia (2.133) e al terzo un 63enne di Udine (1.350). Da sottolineare che questo risultato è il secondo in assoluto per l’organizzazione di Udine. Nella foto vediamo Massimo, che frequenta la 4ª al Liceo Scientifico “A. Volta”, premiato dal sindaco di Udine, per l’immensa gioia della sua più “sfegatata tifosa”: la nonna Ottavia Tomasini. Da oggi, caro Massimo, avrai sicuramente moltissimi riccionesi che tiferanno per te e quindi anche la “responsabilità” di mirare al record assoluto nel 2016. In bocca al lupo dalla redazione di F. A. G.L.M.

Pietro vincitore ad “Avanti un altro”

I rasunamènt per capì la vita di Edmo Vandi

Uj’è dla genta che j’ha la coscienza pulida perchè in la ha mai dovra. La nota an dorme perchè ho da fè a cuntè al pigre. Sudisfazioun l’è veda l’oratòr s’l’utme foj t’al mène. Pietro Postino di Riccione, nato a Messina, Pietro Merlino lavora nella Perla verde da 20 anni; città che era nel suo destino, visto che i nonni materni Pietro e Gabriella si conobbero e innamorarono qui durante la guerra. Partecipando alla trasmissione “Avanti un altro” condotta da Jerry Scotti su canale 5... ha vinto! Quando si dice la fortuna... invece no! Nel suo caso concentrazione, sangue freddo e bravura hanno fatto la differenza. Bravo Pietro, ma chissà se il tuo cognome nasconde poteri magici come quelli del famoso mago! Complimenti!

Chi us sposa senza amor u s’inamora dèp... d’un ènta. E personàg fnìd l’intervésta è smorta e surìs. Se... a vint’ann t’an si bèl a trènta t’an si fort a quarènta t’an si furb a cinquènta t’an si sgnor ...lè mej che t’lasa perd !


il personaggio di ieri

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Michele Basigli, farmacista del vecchio “paese” Negli anni ‘20-’30 del secolo scorso in Riccione Paese non si diceva “andàm tlà farmacia”, si diceva “andàm da Basigli”. Michele Basigli ha rappresentato per molti decenni il punto di riferimento per tutti quelli che avevano bisogno di consigli oltrechè di cure. Michele dispensava spesso i suoi “consigli” in piedi, nel suo camice bianco, sulla porta della Farmacia, sicchè i suoi clienti non avevano nemmeno bisogno di entrare nell’esercizio. Faceva parte del gruppo di amanti della musica lirica che faceva capo a Lino Ronci e partecipava volentieri agli scherzi e alle burle che da buoni bontemponi organizzavano (anche se talvolta ne subivano). Si racconta infatti che una volta gli mandarono un vecchietto in bicicletta

che si fermò al suo cospetto e, visto il camice bianco, gli disse: “Scusi è quì che vendono i salami?”. La risposta pronta di Basigli: “A Riccione i salami vanno in bicicletta!”. E’ rimasto nei racconti paesani un episodio avvenuto in occasione di una sfilata di carnevale. (Si usava farne tutti gli anni lungo la via principale, da e “Ghètt” fino al molino Ronci). Un carnevale modesto con maschere e costumi “fatti in casa”. Quell’anno la banda Ronci-Basigli decise di far sfilare il “loro” vecchietto, che chiameremo col nome fittizio di “Bigìn”. Si procurarono una vecchia carrozzina da bambino e vi fecero “giacere” la loro vittima con le gambe penzoloni in avanti, la cuffietta, il bavaglino “Non baciatemi” e il ciuccio. Lo fasciarono ben stretto alla carrozzina (altrimenti cadi !) con la raccomandazione di mormorare a chi spingeva:”Babbo bibi”, “Babbo pappa” ecc. Ma la pensata fu di offrire, appena prima della sfilata, al sempre affamato “Bigìn”, una montagna di spaghetti al sugo addizionati con doppia dose di “Scialappa” (purgante da cavalli), sicchè nel bel mezzo della sfi-

lata , proprio davanti allo spaccio della Rosa ad Furmaj, Bigìn iniziò a trentannni ad urlare: “Babbo cacca, Babbo cacca, an ni pos piò”. “Non devi dire così, devi dire come d’accordo Babbo bibi, Babbo pappa”. Ma la carrozzina si riempì tosto in grande abbondanza di quella sostanza che possiamo immaginare. Si racconta che poi il piccolo veicolo e il suo ospite furono immersi per un salutare lavacro nel Rio Melo, dove allora scorrevano acque limpide e trasparenti. Forse poteva essere considerata una crudeltà, ma poi finì tutto, come sempre, in una pantagruelica mangiata (quella volta senza Scialappa). Certo, Michele Basigli è stato tutt’altro che un personaggio dedito solo agli scherzi e alle burle (che condivideva puntualmente con Lino Ronci). Di lui ci si ricorda prevalentemente per la disponibilità e lo spirito umanitario che dimostrava quotidianamente nei confronti dei meno abbienti (e allora erano tanti) ai quali, oltre ai consigli, elargiva medicinali galenici e da banco senza pretendere un centesimo. Edmo Vandi

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Buon Vicinato Via Sicilia. Donazioni degli “Amici della Briscolaâ€? Anche quest'anno in occasione dell'8 Marzo l'Associazione “Gli Amici della Briscolaâ€? del Buon Vicinato di via Sicilia ha organizzato il pranzo della SolidarietĂ . II nostro Centro tutti gli anni contribuisce nell'ambito del sociale a donare a varie associazioni il ricavato di iniziative di volontariato. Quest'anno la scelta di donare euro 1.600 a due associazioni: A.R.O.P. onlus, che si occupa del sostegno ai bambini ricoverati nel reparto di oncoematologia pedriatica dell'Ospedale di Rimini, e all'A.l.S.M. associazione per la Sclerosi Multipla. La consegna è avvenuta durante il pranzo, alla presenza di un centinaio di soci e dei responsabili delle due associazioni. Dopo le rituali foto ricordo la degustazione della torta Mimosa e l'omaggio floreale a tutte le Donne. E' stata una bellissima ed emozionante giornata. Silvano Amadori

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IL 26 e 27 giugno festeggiamo la 10ª edizione del TROFEO INTERNAZIONALE. Gruppi Spettacolo e sincronizzato presso il CENTRO SPORTIVO GIARDINI. In caso di pioggia al Play hall

Presidente: Mattei Gigliola Vice presidente: Marchionna Giovanni Segretaria: Di Ghionno Simona Consiglieri: Alboni Mauro, Battarra Barbara, Colombari Barbara, Guadagnoli Antonio, Ravagli Manuela, Schiano Annalisa Presidente onorario: Betti Floriano Soci dirigenti: Imola Anna Maria Socio dirigenti: Berardi Michela, Arcangeli Gisella, Aureli Mario, Migani Iordan

Pioggia di medaglie a Trieste nel 2° Trofeo internazionale Jolly 2015.

ogni giorno il Pescatore porta in tavola la ricchezza del mare nel rispetto della tradizione romagnola

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PERSONAGGI DI IERI

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Sfogliando “La Perla Verde” per scoprire i personaggi più autentici degli anni ‘70

L’Aquila dalle ali d’argento Si chiamava PAPINI TRISTANO-FELICE, detto «Nano». Alto di statura, petto ben quadrato, braccia robuste, gentile nell'aspetto, forte e coraggioso; leale e buono. Eravamo coetanei. Cresciuti in faccia all'Adriatico, tra giochi di fanciulli e occupazioni scolastiche, conoscemmo presto la fatica del duro lavoro. Nonostante io mi fossi dedicato con passione agli sport puri, lui era più vitale e più vivace di me ed anche più ricco di fantasia. Dividemmo il banco per i primi quattro anni della scuola d'obbligo - lì dov'è ora la tesoreria comunale- allievi delle professoresse Frioli (la buona Settimia di venerata memoria, e l'ancor vivente energica Edvige), poi ci separammo per ritrovarci qualche anno dopo nei corsi culturali e nei campeggi romani, come si usava in quel tempo, in cui la gioventù era organizzata in un sistema politicoparamilitare che aveva per fine la creazione dell'uomo soldato. Fra il 1935 e il 1936 partecipammo insieme al concorso nazionale per l'ammissione gratuita alla Farnesina, l'insuperata Accademia di Educazione Fisica che ogni anno sfornava dai tre, ai quattrocento professori di ginnastica, materia di scuola tenuta in grande considerazione e prestigio, essendo corrispondente ai fini del regime che ci governava. lo vinsi il concorso, lui no. Ricordo l'affettuoso abbraccio e quello che mi disse quando andai a salutarlo nel suo garage in viale Corridoni, prima di partire per Roma... «Fatti onore e guadagnati il maglione bianco»! (il maglione bianco era il secondo pezzo della tuta da ginnastica che indossavano gli istruttori degli accademisti). «lo non verrò a Roma -continuò a dirmi l'amico Nano- ma son d'accordo coi miei genitori che andrò a fare il pilota». E così fu. Nel 1939 io ero soldato di fanteria, lui sergente pilota militare. Mi aveva anticipato di quasi un anno nel servizio obbligatorio di leva. Poi venne la guerra. lo fui caporale di fanteria, lui sergente maggiore di aviazione, alla guida degli acrobatici C.R. 42... Cresciuto nell'officina meccanica del padre Memmo e di Mamma Rosa, ragazzo di appena sette-otto anni, sapeva condurre l'automobile e aveva già fatto l'orecchio ai motori la cui passione gli era entrata nel sangue. La seconda guerra mondiale lo vide subito impegnato in aspri combattimenti, laggiù, nei

cieli del Mediterraneo e dell'Africa Settentrionale. Il Maresciallo di 3 Classe, pilota da bombardamento sull'S.M. 79 il gobbo maledetto - MOSCARA MARIO, anch'egli concittadino e amico nostro, racconta che il suo stormo da bombardamento di stanza a Sciacca (Sicilia), con il compito di bombardare Malta in pattuglie di 5 aerei per ogni incursione, era scortato, di volta in volta, dalla Squadriglia da caccia del 4° Stormo che era di stanza a Comiso (Sicilia), della quale faceva parte il Sergente Maggiore Pilota da caccia: Papini Felice Tristano. I due amici, per riconoscersi, battevano le ali. Più di una volta il provvidenziale gettarsi allo sbaraglio nella mischia di »Nano», salvò l'aereo di Mario. Verso la metà di settembre 1942, gli Inglesi sferrarono una grande offensiva nella Cirenaica Settentrionale a partire dall’estremo confine dell’Egitto. Un pomeriggio di quei giorni, dal Campo di Sanità aggregato al centro ospedaliero dell’Africa Settentrionale, sotto il comando del Colonnello medico Pullé, -anche lui di Riccione- il soldato riccionese Conti Aristide fu testimone oculare di uno dei più coraggiosi duelli aerei che si siano mai visti nel cielo africano di EL DABA’. Due piloti italiani avevano accettato il combattimento contro otto aerei inglesi, abbattendone tre e mettendone in fuga altri due con relativa fumata in coda. Poi anche loro dovettero improvvisamente sganciarsi e fare ritorno alla base. Venne la pace. Soldati, piloti e marinai superstiti furono congedati. Conti Aristide sposò la Clara e assieme alla moglie divenne parrucchiere per signora... Nano sposò la Virginia (Bibi), sorella di Mario Moscara e si dedicò con animo pacifico e sereno, e con mano competente, al suo garage, inserendosi come asse di equilibrio fra i fratelli, le sorelle a Mamma Rosa, arbitro di pace e portatore di idee nuove per quei tempi nuovi. Lavorara instancabilmente, seriamente, e con una competenza meccanica eccezionale, esercitando uno straordinario fascino tanto sui fratelli quanto sugli operai, i quali non avevano mai nulla da obiettare sulle sue decisioni, non perché temute, ma perchè accettate con convinzione. L’unico suo svago, dopo le molte ore di lavoro, era il cinema. Una sera, qui all’Odeon, venne a trovarsi accanto a Conti Aristide.

Si proiettava, per l’appunto, un film di guerra: combattimenti aerei sostenuti da una squadriglia dl uomini coraggiosi che riuscivano ad avere sempre la meglio sulla superiorità del numero e dei mezzi avversari. Durante l’intervallo, Aristide, che mai aveva dimenticato l’eccezionale coraggio dei due piloti italiani contro gli otto inglesi, raccontò le fasi di quell’eccezionale scontro nel cielo di El Dabà, sino all’abbandono dei due italiani... A quel punto Nano, abbozzando un lieve sorriso, continuò: «E voi, da terra, ci salutaste agitando gli asciugamani! ... Fummo costretti tutti e due a ritirarci perchè stavamo per esaurire il carburante...». ...Papini Felice Tristano, mio compagno di scuola e di banco, amico di identiche aspirazioni, Aquilotto dalle ali d’argento, pluridecorato con medaglie d’argento, di bronzo e croci di guerra per aver partecipato a numerose azioni nel cielo del Mediterraneo. Fu cittadino esemplare anche in tempo di pace. Visse nel suo garage con Mamma Rosa, esercitando per via della sua eccezionale carica umana un forte ascendente su tutta la famiglia la quale, dopo la morte del babbo lo aveva tacitamente, ma con unanime consenso, eletto capo. Per ogni decisione, i fratelli e la mamma si rimettevano a Lui, consapevoli che le sue scelte sarebbero state sempre le migliori. Oggi, 3 settembre 1973, ricorre il 12° anniversario della sua morte... Per uno strano capriccio del destino, precipitava con un piccolo aereo da diporto nel cielo di Cattolica. Il suo ex Generale di Brigata, intervenuto ai funerali, disse che l’Aquilotto dalle ali d’argento era caduto perchè un passero gli aveva beccato una penna! Albo Casadei


Ti regaliamo 30 euro da spendere in Polisportiva! La Polisportiva Riccione guarda avanti e per i prossimi corsi autunnali ti regala …un assegno! Vieni in piscina a ritirarlo! La promozione, pensata per venire incontro alle esigenze delle famiglie, regalerà ad ogni bambino di età compresa tra i 3 ed i 14 anni, la possibilità di sfruttare i suoi “assegni” e ottenere così uno sconto sui corsi base di avviamento allo sport al momento dell’iscrizione. Due le opportunità, da poter sfruttare singolarmente o anche insieme: 1 “assegno” del valore di 10 euro per le attività in piscina e 1 “assegno” del valore di 20 Euro per le attività in palestra. Gli “assegni” della Polisportiva si possono già ritirare allo Stadio del Nuoto tutti i giorni e verranno distribuiti ai bambini anche in tutte le scuole del territorio. Una grande occasione per i piccoli di contribuire alla loro attività sportiva e ai genitori di potere scegliere i corsi e le attività sapendo che la Polisportiva pensa anche a loro. Info alla reception della piscina: 0541/644410

Stadio del Nuoto

Un’estate di eventi internazionali da 150.000 persone Per gli iscritti pacchetti promozionali e un settembre aperto a corsi e attività

Tra marzo e giugno ben 150.000 persone tra atleti, tecnici e accompagnatori saranno a Riccione per partecipare o assistere alle importanti manifestazioni nazionali e internazionali che vengono organizzate e si svolgono allo Stadio del Nuoto. Numeri importanti per la città, maturati grazie a eventi che danno prestigio e che rianimano turismo e commercio in questo momento economicamente difficile. Un orgoglio per la Polisportiva Comunale Riccione che, ancora una volta, mostra al mondo un impianto sportivo di livello europeo, scelto dalle varie

Trasferiti tutti gli uffici della Polisportiva Iscrizioni e informazioni alla reception della piscina. Cambio di sede per gli uffici della Polisportiva e di tutte le società affiliate PolCom. Sono stati trasferiti dalla sede storica del sotto tribuna dello stadio “Nicoletti” all’attiguo Stadio del Nuoto. Da questo momento in poi per qualsiasi informazione e per le iscrizioni ai corsi bisogna rivolgersi alla reception della piscina. Per info: 0541/644410.

Federazioni nazionali e internazionali (con particolare attenzione della Federazione Italiana Nuoto) che ci indicano come partner ideali per l’organizzazione dei propri calendari di eventi. Tutto questo però comporta un prezzo. Quello che la Polisportiva Comunale paga è relativo ai disagi per i propri iscritti che regolarmente vengono in piscina per svolgere la propria attività. Ci rendiamo conto che interrompere un ciclo di frequenze può procurare fastidi e di questo ci scusiamo. La Polisportiva non intende certo trascurare i propri clienti, ma sente di avere la responsabilità, ribadita anche dalle istituzioni e da tutti gli operatori dei vari settori della città, di portare sul territorio eventi e manifestazioni capaci di promuovere e supportare l’attività economica locale. Non possiamo e non vogliamo però dimenticarci degli iscritti, di chi cioè trova nello Stadio del Nuoto la sua “casa” per fare sport. Così, pur con obiettivi sforzi di organizzazione, per questo 2015 la Polisportiva è riuscita a venire incontro alle esigenze dei clienti: lo Stadio del Nuoto sarà dunque aperto anche per tutto il mese di settembre per tutti i corsi e le attività, che non subiranno così variazioni. Per ribadire la nostra costante attenzione alle persone, sono stati creati anche alcuni pacchetti estivi particolarmente interessanti e convenienti: è il nostro modo per invitarvi a continuare a sceglierci come fate da molti anni. Per qualsiasi informazione e per le iscrizioni potete rivolgervi alla rinnovata reception dello Stadio del Nuoto (0541/644410) oppure visitare il nostro sito internet www.polcomriccione.com o la nostra pagina Facebook “Polisportiva Riccione”.

Apertura della piscina esterna Con l’arrivo della stagione calda lo Stadio del Nuoto apre al pubblico la piscina esterna. Dal 3 giugno prossimo, subito dopo la conclusione del Trofeo Italo Nicoletti, sarà possibile per tutti nuotare all’aperto, ogni giorno fino al 31 agosto. Una grande occasione per sfruttare il più “grande impianto natatorio d’Italia” e gli spazi verdi che ne fanno da cornice. Gli orari di apertura della piscina esterna. Giugno, luglio e fino al 17 agosto: dal lunedì al sabato dalle ore 10 alle ore 20, la domenica dalle ore 10 alle ore 19. Dal 18 agosto dalle ore 10 alle ore 19.


www.taekwondoriccione.com

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since 1978

Tutti pronti per Berlino! Reduce dai buoni risultati ottenuti il 28 febbraio e 1 marzo all’Open del Belgio, il Taekwondo Riccione non si è preso un weekend di pausa e sabato 7 e domenica 8 (sempre marzo) è salito sui tatami di Pinarella di Cervia per una competizione di livello nazionale (500 gli atleti iscritti), organizzata dalla federazione Unitam. “Partecipavamo per la prima volta a una competizione di questa federazione – ha spiegato Roberto Betti, maestro della società aderente alla Polisportiva. – Dunque avevamo di fronte anche tanti avversari mai affrontati prima ma le cose sono andate davvero bene. Siamo arrivati terzi nel medagliere del poomsae (tecnica) e, soprattutto, primi in quello del combattimento grazie alle prestazioni sia dei nostri atleti più affermati, sia degli junior, sia dei bambini”. In totale un bottino di 9 ori, 10 argenti e 4 bronzi. Continuano i week-end agonistici per il Taekwondo Riccione e gli atleti coordinati dal maestro Roberto Betti. Hanno gareggiato all’Open di Fano, il 14-15 marzo in una competizione con circa 400 iscritti di società provenienti da Roma,

Da sin.: Celli Tobia, Sacripanti Linda, Uguccioni Luna, Alice Betti

Napoli, dalla Calabria e, ovviamente, dalle Marche. “E’ il terzo appuntamento agonistico di fila per i nostri ragazzi – spiega lo stesso Betti – e anche nel prossimo week-end gareggeremo ancora. Per noi, tutti questi impegni sono in preparazione dell’Open di Berlino del 9 maggio. Un grande appuntamento internazionale al quale vogliamo arrivare preparati a puntino”. “I risultati ottenuti a Fano sono stati eccellenti “ tutti i dieci atleti presentati ai nastri di partenza sono arrivati a medaglia con otto ori e due argenti. Nell’altra gara svolta a Pesaro il 22 marzo risultati esaltanti: 5 ori, 4 argenti e 3 bronzi, tra bambini e adulti. Per ultimo la gara del 03 maggio a Forli, qui abbiamo scelto di portare nelle forme bambini e adulti e nel combattimento solo bambini e Juniores. Risultato eccezionale, 4 medaglie oro, 7 argento e 3 bronzo, tra tutti gli iscritti solo uno non è salito sul podio, bravissimi, non potremmo chiedere di più. Un mese faticoso con una competizione ogni domenica, ma i ragazzi e bambini hanno saputo affrontare ogni impegno con grande forza e determinazione e specialmente si siano divertiti! Ora tocca agli adulti, già pronti il weekend sucessivo al grande evento dell’anno come fine stagione agonistica: 9-10 maggio a Berlino, dove gli atleti della palestra di Riccione si sono allenati duramente e sono motivati a portare a casa qualche podio: Luna Uguccioni, Linda Sacripanti, Alice Betti, Tobia Celli - combattimento senior; Linda Sacripanti - poomsae senior; Robert Gennari - poomsae master: Marcello Bernardi - poomsae master. D.T. Geo Ottaviani - M. Betti Roberto

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a cura di Piero Serafini

Grande festa per i 53mi Campionati Sociali 2014-2015 In una cornice festosa, il presidente Mauro Giovanni Ciapparelli, il vice Sandro Vanucci, il segretario Franco Stefano, i consiglieri con delega Massimiliano Marchi, Giampaolo Barbieri, Nicola Campana e lo staff tecnico, hanno premiato i migliori soci del club.

Sing. Masch. “Super A” e “A” 1° class. Vanucci Umberto e Manzaroli Marco 2° class. Botticelli Massimiliano e Marchi Massimiliano 3° class. Fabbri Livio e Conti Stefano 3° class. Marchi Massimiliano e Marconi Sandro

Sing. Masch. e Femm. Over 65 1° class. Fabbri Cesare e Mancini Mirella 2° class. Marchi Maurizi e De Paulis Anna Lisa 3° class. Giaracca Carlo e Migani Letizia 3° class. Lo Conte Felice e Berardi Cristina

Doppio Misto 1° class. Marchi Massimiliano/Mancini Mirella 2° class. Conti Ettore/Cesarini Cristina 3° class. Bagnolini Daniel/Ceccarini Maya 3° class. Piccioni Gianluca/Schiano Annalisa

Sing. Masch. “B” e “Over 45” 1° class. Valentini Alberto e Vannoni Massimo 2° class. Vanucci Alessandro e Marconi Sandro 3° class. Campana Nicola e Botticelli Roberto 3° class. Di Santi Filippo e Righetti Moreno

Doppio Masch. 1° class. Pozzi Marco/Manzaroli Marco 2° class. Fabbri Livio/Vannucci Gianluca 3° class. Conti Nicola/Losappio Michele 3° class. Vannoni Massimo/Marchi Massimiliano

Doppio Femm. 1° class. Mancini Mirella/Schiano Annalisa 2° class. Berardi Cristina/Cesarini Cristina 3° class. Ceccarini Maya/Sartini Sara 3° class. De Paulis Anna Lisa/Migani Letizia

Premi Speciali Ceccarini Maya, Migani Letizia, Serafini Marcello, Spimi Nicolas

Iscrizioni aperte per i corsi estivi. Info: 0541 643684 - 333 7995583

Sci club Coriano: Riccione fa la parte del leone Con una serata di gala e l’elezione del nuovo direttivo, lo Sci Club di Coriano ha concluso in aprile il suo anno sociale 2014/2015. Tra gli ospiti l’ “uomo d’Appennino” Flavio Roda, presidente della Fisi, Federazione sport invernali, i responsabili degli Sci club romagnoli e il sindaco Domenica Spinelli. L’assemblea dei soci ha eletto Terzo Balducci, Maurizio Bellini, Mirco Bianchi, Alessandro Colombo, Flavio Galli, Simone Gobbi, Umberto Mannini, Roberto Meco, Luca Neri, Marco Piraccini, Ferruccio Quieti, Raul Righetti, Rosa Primiano, Patrizio Saudelli, Bruno Secchiaroli e Serafino Tenti. Saranno loro a guidare fino al 2019 lo Sci Club di Coriano, che annovera 1.500 soci di Riccione, Rimini e dintorni, ma anche di altre province della nostra regione e delle Marche. ni.co.


E sghétle - il solletico

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a cura di Giuseppe Lo Magro

Piccola rubrica di battute surreali, barzellette seminuove, fantasie oniriche, filosofia popolare. Da leggere in relax e magari “degnare” di un sorriso come quando si è sottilmente sollecitati

Se tzì a post sla cuscienza tat tni frégh dal ciacare.

Se ogni tènt tan fè e mat tan sarè mai un om serie.

Se tzì calme quand tòt d’intonda i dà da mat forse tan i capì la situazioun.

Un è che ho paura da murì snè a vria ès ilé quand e capita!

Un sa gnint e lè cunvint da savé tòt. E dventarà un pulétich.

S’ut dà ad mors un lòp...pacinza. Mo sla’t dà ad mors una pigra ut tira e cul.

Un pulètich com us dèv l’è quèl ch’ut prumèt da fè un pont du ch’un gnè un fiom.

La vita la saria una masa mej s’us nasés a utènt’an e pièn pianèin us artunas a zdòt.

Drì ma ogni grand om ui è sempre una granda dona. Drì m’una granda dona ui è sempre un om ch’ui guèrda e cul.

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campioni di vernacolo

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Zcurém in dialèt... al Centro Nautilus! Il Centro Nautilus è sempre in movimento. Oltre al ballo, alle gite, ai corsi di vario genere, propone serate a tema per stuzzicare i ricordi e attivare la partecipazione. Con la serata del 20 Marzo u.s. “Zcurém in dialèt” ha raggiunto tutti gli obiettivi che si prefiggeva. 111 spettatori, 9 declamatori, 8 concorrenti alla gara per aggiudicarsi i due titoli di Arzdora e Arzdor 2015, migliaia di applausi a spron battuto, chili di ciambella e litri di spumante per augurarsi Buona Pasqua... cosa volete di più? Ma veniamo alla cronaca. La serata, presentata da Franco Baratti con l’aiuto di Giuseppe Lo Magro, si è dipanata allegramente e sentimentalmente grazie alle declamazioni di: Graziella Urbinati, Ottavio Scalbi, Rolando Giovanetti, Aldo Berardi, Carlo Carlini, Franco Bugli, Mario Tonini e Vittorio Guidi. Le letture vertevano su temi originali dei lettori stessi e su scritti di amici o conoscenti. Senza nulla togliere al sesso forte, che annoverava “pezzi da novanta” capaci di attanagliare il pubblico e portarlo alla risata con facilità, dobbiamo riconoscere che il più alto indice di gradimento è andato alla signora Graziella Urbinati....”pecora bianca” tra tanti “lupi neri”. Graziella coi suoi componimenti ha emozionato l’attenta platea; parole semplici, messaggi imme-

La pattuglia “rosa”con gli organizzatori. Maria Conti, Graziella Urbinati, Edda Bacchini, Blanca Gentilini.

Al znoce al scréca... mo la voja da vinc la è tènta. I due Ottavio in tuffo per la vittoria.

Edda Bacchini (Arzdora 2015), Franco Baratti (pres. Nautilus), Ottavio Scalbi (Arzdor 2015), Giuseppe Lo Magro (Famija Arciunesa).

diati e, soprattutto, trasmissione di gioie giornaliere, condivisione di minime conquiste, esaltazione degli affetti, dell’amicizia, dell’amore. Grazie...Graziella! Tra una lettura e un’altra la gara del dialetto. Quattro donne e quattro uomini si sono sfidati sulla conoscenza del dialetto. Due sedie ai lati della sala....in mezzo il sostegno con la campanella...e alla domanda scattare per la risposta. Il girone “rosa” elencava : Maria Conti, Blanca Gentilini, Edda Bacchini e Graziella Urbinati. Il girone “azzurro” aveva: Ottavio Scalbi, Franco Bugli, Ottavio Casadei e Mario Mezzanotte. Dopo accaniti duelli agonisti e verbali salivano all’Olimpo vernacolare: per la pattuglia rosa Edda Bacchini (Arzdora 2015 con tanto di diploma) e per il manipolo azzurro Ottavio Scalbi (Arzdor 2015 con altrettanto merito cartaceo). A tutti gli altri diplomi di partecipazione e per TUTTI-TUTTI in omaggio da Famija Arciunesa il volume “Zirudèle” di Giuseppe Lo Magro. Finale ricco di congratulazioni, strette di mano e...richieste di fare il bis non troppo lontano nel tempo. G.L.M.

Pochi giorni dopo il Nautilus ha ospitato quelle belle “signore” che a saper premere bene i loro tasti e i loro bottoni ti regalano mille emozioni: le fisarmoniche! Il successo è stato ALTISONANTE e l’eco musicale si sta appena affievolendo. Bravi! Dato che a ém smarì la lésta di nom... a vì ciarchì da par vuèlt!


Passeggiando... Scendendo da Viale Ceccarini alta o da Viale Ceccarini bassa la domanda è:

Dov’è il mare?

...ENTRANDO A RICCIONE Viale Berlinguer Rotonda di San Patrignano. ECCO Il “Benvenuto” per chi esce dall’autostrada. I cavalli cadono a pezzi! ...una imbiancatina gliela diamo?

Fantasmi in viale Verdi. Che record! In 100 metri 4 ruderi che sono lì da molti anni.

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Fa giugno 2015 by Famija Arciunesa FA - Issuu