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FA Dicembre 2018

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pe Lo Magro

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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. Direttore Responsabile: Giovanni Cioria - Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco 27 - Tel. 0541 643884 Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio - Grafica: Composet Riccione

Anno XXXVI - n°5 -

NOVEMBRE/DICEMBRE 2018

Famija Arciunesa www.famijarciunesa.org redazione@famijarciunesa.org

5.000 euro per l’A.I.S.M. di Riccione

Giuseppe Lo Magro Giuseppe Lo Magro

Giuseppe Lo Magro

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il teatro dialettale uasi trent’anni. re a prima vista!”.

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SOPRANNOMI e PATRONIMICI di RICCIONE Come dis mi tu? Chi sit e fiul? Come dicono ai tuoi? Di chi sei il figlio?

La Riccione di Maria Boorman Ceccarini

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• Recarti in sede: Via Montebianco 27 a Riccione. Martedi, Giovedi, Sabato dalle 16.00 alle 18,30

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REDAZIONE Direttore Responsabile: Giovanni Cioria • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi Hanno collaborato: Fosco Rocchetta, Athos Montanari (archivio), Edmo Vandi, Teresio Troll, Rodolfo Bacchini, Gianni Fabbri, Giuseppe Morri, Sandro Corazza, Francesco Tommasini, Fabrizio Serafini, Maurizio Montanari, Stefania Manzoni, Novella Zammarchi, Enzio Vanni, Roberto Betti, Lorenzo Scola. • Foto: Pico e Gianni Zangheri • Pubblicità: Tel. 339 5019846 • Grafica e impaginazione: Studio Grafico Composet Riccione: 339 5019846• Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio S.r.l.

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La nostra esperienza nel settore vanta una professionalità di altissimo livello. Serietà ed affidabilità sono il nostro biglietto da visita a garanzia di un lavoro duraturo nel tempo.


TESSERAMENTO 2019 Carissime lettrici, carissimi lettori, parte la nuova campagna tesseramento dell’Associazione e la nostra aspettativa è di annoverarvi sempre più numerosi, per consegnare nelle case un giornale ancora più interessante e ricavare fondi destinati ad iniziative culturali e solidali. Sappiamo che ci siete vicini, ben intenzionati ad associarvi...solo che spesso la pigrizia vi tradisce. Per cui voglio raccontarvi una favoletta. La mamma chiama la figlia che sta poltrendo in camera sua al piano superiore: “Pigrizia (questo il nome della fanciulla) vut e brud? A l’ho fat sla galèina!” ...risposta euforica...”. Sè...al voj!” ...e la mamma... “Vénle a tò” ...risposta indolente...” An e voj piò!”. Oddio, sottoscrivere una tessera non è piacevole come bere un buon brodo caldo... ma noi vi siamo vicini, vicinissimi, cerchiamo di rendere la cosa più agevole possibile. Qui a fianco ci sono elencati i nostri punti tesseramento sparsi nella città, in aggiunta alla sede sociale situata nella casa colonica del Parco della Resistenza. E se qualcuno ha seri problemi veniamo volentieri a casa vostra. Una telefonata... allunga la tessera! E poi quest’anno ci siamo fatti in 3... Vi aspettiamo!

3 LIBRI IN OMAGGIO AI FUTURI SOCI! CULTURA

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Era il 2010 quando Famija Arciunesa pubblicò “Biblioteca riccionese. Una raccolta delle copertine e dei dati essenziali dei libri che parlano di Riccione. I titoli erano 132 e ci sembrarono tanti... Oggi, 2018, possiamo meravigliarci ancora di più. In questo breve lasso di tempo abbiamo “scoperto” altri 124 titoli per cui totalizziamo ben 256 pubblicazioni.

Una magnifica carrellata nella pubblicità turistica della “Perla verde”. Dal primo opuscolo di Don CarloTonini, pubblicato per magnificare le qualità di Riccione sino ai primi del '900 coi colori vivaci dei manifesti e delle cartoline animate da bimbi sereni e fanciulle gioiose, si arriva ai giorni nostri per ammirare estro e tecnica dei grafici professionisti.

Riccione “la Perla verde” dell’Adriatico è nota soprattutto per l’accoglienza turistica, per la spiaggia e gli innumerevoli servizi che offre ai suoi ospiti, ogni angolo della nostra città, in effetti, parrebbe svelato, eppure questa località cosmopolita e modaiola nasconde anche agli stessi riccionesi, luoghi e situazioni assolutamente inattesi e sconosciuti.


LA NOSTRA STORIA

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di G.L.M.

130 anni fa moriva un grande “riccionese” GIOVANNI CECCARINI (17 Ottobre 1823 - 3 Dicembre 1888) Giovanni Ceccarini nasce nel 1823 a Torrice (Frosinone) da Pietro e Margherita Ciampelletti. Il padre, militare di carriera, era originario di Cantiano (PU). Sin da ragazzo Giovanni, dimostra grandi doti di apprendimento e infinita curiosità per le materie scientifiche. Compie velocemente l’iter scolastico, poi nel 1841 va a studiare a Pesaro e Rimini- seguito dal fratello Vincenzo, più giovane di lui di diciotto mesi. Nei due ospedali che si affacciano sul Mare Adriatico, fa pratica chirurgica e ottiene premi con lode per studi teorici di Anatomia, Fisiologia, Matematica, Filosofia, Calligrafia, Aritmetica superiore, Eloquenza, Logica metafisica, Etica, Geometria, Algebra. Trova anche il tempo per un corso di Pratica di Guarnigione militare. Poi va a Roma dove si laurea, a soli 21 anni, in Chirurgia e ottiene il Baccalaureato in Filosofia. Nella Città Eterna presta opera in Ospedale e pratica in studio. All’Abilitazione all’esercizio della Chirurgia affianca subito l’idoneità all’Ostetricia, ed effettua un intervento di Rinoplastica. All’Accademia delle Belle Arti diviene apprezzato insegnante di Anatomia. Quando viene nominato 5° Chirurgo comunale della Città, ha da poco superato i 25 anni di età. Tutta questa frenesia professionale non lo tiene certo lontano dalla vicende politiche che segue con slancio e partecipazione, tanto da essere in prima linea tra i volontari garibaldini a combattere

da sposarsi e procurarsi vantaggiosi affari, Giovanni è insofferente. Parte da solo per la Francia (1854) e a Parigi amplierà il ventaglio di conoscenze professionali ottenendo una nuova specializzazione chirurgica e una oculistica. L’anno dopo si imbarca e va a New York con l’intenzione di migliorare il suo già buon inglese e aggiornarsi negli studi. Nella comunità americana ha modo di ampliare le conoscenze mediche, allungando al suo già prestigioso curriculum altre specializzazioni. A New York continua l’esercizio della chirurgia, scrive trattati di igiene pubblica, fonda una clinica oftalmica, viene nominato Commissario di Sanità ed occupa importanti posti dirigenziali. In quella meravigliosa metropoli conosce Maria Boorman Wheeler, di lontana origine germanica, appartenente ad una ricca famiglia ai vertici della comunità cittadina. Quella giovane colta e sensibile lo affascina e dopo un breve fidanzamento la sposa. Il matrimonio è celebrato in Hyde sul Gianicolo nel 1849 per la difesa della Park, secondo i riti della Chiesa ProtestanRepubblica romana. Le cose non vanno te Episcopale, il 15 Ottobre 1863. Cinque come sperato e con altri compagni d’arme anni dopo Giovanni acquisisce la cittadiviene arrestato e incarcerato. Ottiene la nanza americana che conserverà sino alla grazia dietro accettazione dell’esilio. Inizia sua dipartita. Appena in Italia si rasserena così una sorta di peregrinaggio in Oriente la situazione politica, Giovanni ottiene il ed in Europa alla ricerca di nuovi stimoli passaporto e nel dicembre 1875 sbarca ed esperienze. Accompagnato dal fratelnella penisola accompagnato dalla sua lo Vincenzo giunge in Turchia (1851). I consorte. Si stabilisce a Roma per coltidue giovani Ceccarini fanno conoscenze vare i suoi rapporti professionali e nel frate intavolano trattative imprenditoriali ma, tempo fa costruire una bellissima villa sul mentre Vincenzo si trova a suo agio, tanto colle di Scacciano, in località Torre Rossa , sui terreni fatti comperare da suo fratello Vincenzo. Così Riccione diviene il luogo di villeggiatura dei coniugi Ceccarini, con Giovanni che “sfoga” i suoi sogni venatori e Maria che approccia con naturalezza la gente del luogo. E diciamo pure che: “Fu amore a prima vista”. La spontaneità dei locali, che offrivano col sorriso i freschi prodotti della terra e del mare, RIPARATORE AUTORIZZATO OPEL GMcolpirono il Assistenza: ViadiEmilia Riccione che si interessacuore Maria11e -Giovanni Vendita erono esposizione: immediatamente ai loro problemi. E Via Emiliaquando 24 - Tel/Fax 0541muore 643527in villa nell’inverGiovanni e-mail: bettiriccardo@libero.it no del 1888- tumulato inizialmente alla Certosa di Bologna e poi traslato nel cimitero Acattolico di Roma- Maria prosegue l’opera filantropica.

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NUOVE PUBBLICAZIONI

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di Fosco Rocchetta

Max Spingher, raffinato violinista e direttore d’orchestra Presentato il 10 Novembre u.s. al Palazzo del Turismo Il libro mira a recuperare la memoria d’un fine violinista e capace direttore d’orchestra. Max Springher, (Alessandria d’Egitto, 1910-Riccione, 1967). Avviati gli studi nel Conservatorio di Parigi, vanta una carriera musicale attiva e prestigiosa, tra gli anni ‘30 e ‘60 del ‘900. Pochi a Riccio-

E NADÈL D'UNA VOLTA Amarcord che da burdèl e bufiva per Nadèl e tal noste chèse brote o bèle si fradèl e sal surèle tra miseria e desulazioun as semie fat una rasoun. E saria stè tènt bèl a fè al feste sl'èlbre ad Nadèl.

ne, per lo più anziani, hanno conosciuto o sentito suonare questo bravo artista, divenuto riccionese d’adozione, per aver sposato una signorina del posto: Italia Papini. Come solista, o a capo d’orchestre, ha attraversato più generi musicali: dalla classica alla leggera alla tzigana, dal tango al jazz, raggiungendo alti livelli d’eccellenza. S’è esibito nelle principali città d’Italia e d’Europa, con importanti musicisti fra cui Lelio Luttazzi, Giampiero Boneschi, Gomi Kramer, Henghel Gualdi, incidendo dischi con i più famosi cantanti del tempo, come Natalino Otto, Teddy Reno, ed il celebre ‘Quartetto Cetra’. A Riccione ha suonato al Florida, Grand Hotel, Albergo Lido, Teatro Dante, Palazzo del Turismo. II musicista aveva una sorella, Hilda, nota soubrette del varietà con Macario e Dapporto, ed attrice cinematografica. Una figura pur lei dimenticata, degna d’esser ricordata.

Il Natale di Athos Montanari

IL NATALE DI UNA VOLTA Mi ricordo che da bambino nevicava per Natale e nelle nostre case brutte o belle coi fratelli e e le sorelle tra miseria e desolazione ci eravamo fatti una ragione. Sarebbe stato tanto bello far le feste con l'albero di Natale.

E nost Bà u la capiva che prèst o tèrd Nadèl l'arviva. Ciudénd un oc, strignénd i dint scapè da'd chèsa senza dì gnint.

Nostro babbo lo capiva presto o tardi Natale arrivava. Chiuso un occhio, denti stretti uscir di casa senza dire niente.

Ciapè na sghèta o un manarèin e andè te bòsch pianèin pianèin. E dèp gnènca mezurèta l'artorna a chèsa s'na ramèta.

Prendere un falcetto o una scure e andare nel bosco piano piano. Dopo neanche mezzoretta torna a casa con un bel ramo.

E sa gran cura e senza fretta u la piènta t'na caplèta. Quél ch'l'ha fat l'è stè trop bèl us ha criè l'èlbre ad Nadèl.

E con gran cura e senza fretta lo pianta in un secchio da muratore. Quello che ha fatto è stato bello ci ha creato l'albero di Natale.

Però guardand cla rèma morta e sempra cuntènt, un c'importa. La nosta Mà la ha capì tòt... bsugnèva tachèj qualch fròt.

Però guardando quel ramo spoglio sempre contenti, non c'importava. Nostra madre ha capito tutto... bisognava appendere qualche frutto.

Tre caramèle, dò mandarèin già e cmanzèva a ès piò blèin. Un turuncin, dò mele e na castagna cridim...e pareva l'èlbre dia cucagna. Tòt insèn e in armonia us'è impinì la chèsa d'alegria. Quèst l’è stè e mumènt piò bèl che a ém fat insèn un bèl Nadèl.

Tre caramelle, due mandarini già cominciava ad essere bellino. Un torroncino, due mele e una castagna credetemi... era l'albero della cuccagna. Tutti assieme e in armonia si è riempita la casa d'allegria. Questo è stato il momento più bello che abbiamo fatto insieme a Natale.


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Reportage...

Festa di Fine Estate!

Domenica 30 Settembre 2018 Parco Oltremare Riccione

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Una folla di oltre 3.000 (TREMILA) persone! 2.600 adulti più 500/600 bimbi in festa!

Sabato 29 Settembre nella sede di Famija Arciunesa si festeggia l’ultimo biglietto venduto! Ancora grazie a tutti i partecipanti.

Ecco la folla trabocchevole. Stuzzicati dal presentatore, si sono esibiti in due OLE così ondeggianti da far impallidire i tifosi di tutti gli stadi d’Italia.

Successo straordinario per la 7ª Festa di Fine Estate che Famija Arciunesa ha organizzato al Parco Oltremare di Riccione grazie all’ospitalità di Costa Endutainment. Sin dalle 10,00 del mattino allegre famiglie e gruppetti di amici hanno cominciato ad affollare il Parco Oltremare in una splendida giornata di sole, per godere di tutte le attrazioni offerte; a partire dai Delfini, per proseguire coi canguri Wallaby e via via coi rapaci e i pappagalli per terminare con la paleontologia e l’arte dei primitivi.

La giornata si è conclusa al termine di “Conosci i delfini” col sorteggio dei biglietti vincenti della sottoscrizione “Splendore in laguna” per aggiudicarsi i premi offerti da gioiellieri e orafi di Riccione sempre tangibilmente vicini alle proposte benefiche di Famija Arciunesa. L’utile di questa giornata è stato donato all’A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla sede di Riccione). La festa è cominciata già il sabato precedente quando alle 17.30 sono stati esauriti i biglietti. Approffitando della presenza dell’Associazione ex Dipendenti comunali, che aveva sistemato di fronte alla sede sociale (Casa colonica della Micia) un banchetto per vendere noci a favore della Lotta contro il dolore, i consiglieri di F.A. hanno stappato uno spumante e brindato allegramente alla SOLIDARIETA’. AIUTARE gli altri... ti allunga la vita!

I gioiellieri che hanno donato i magnifici premi per la splendida sottoscrizione!

Una parte dei fortunati vincitori della sottoscrizione a premi “Splendore in laguna”, col “Babbo” di Famija Arciunesa e il Vicepresidente A.I.S.M. di Riccione Luca Bergnesi.

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UNA GRANDE DONAZIONE

5.000 euro per l’A.I.S.M. di Riccione

Mercoledì 10 Ottobre 2018 ore 10,30. Palestra di Via Abruzzi, sede dell’ A.I.S.M. di Riccione. Piccola pausa tra due corsi di Ginnastica dolce metodo Feldenkrais. Giuseppe Lo Magro e Paolo Santovito (pres e cons. di F.A.) incontrano alcuni malati di S.M. che cercano sollievo alla sofferenza impegnandosi in questo metodo di auto-educazione attraverso il movimento. Sequenze di piccoli esercizi che coinvolgono ogni parte del corpo e consentiranno di muoversi meglio nella vita di tutti i giorni. Perchè nelle persone con S.M. è importante modificare l’immagine del proprio corpo, migliorare il senso dell’equilibrio e l’insieme delle funzioni motorie. Nonostante le palesi difficoltà il loro morale è alto, è gente che non molla! E Famija Arciunesa cerca di aiutarli a mantenerlo sempre a tale livello con un’altra donazione (dopo i 1.000 euro dell’ Ottobre 2017) che permetta la prosecuzione dei corsi, i trasferimenti col pulmino attrezzato e la ricerca. Questa volta arrivano 5.000 euro, frutto della Festa di Fine Estate del 30 Settembre u.s. Ed è festa e gioia prima di mettersi tutti in posa per la foto ricordo.

INVIATE LE VOSTRE DONAZIONI ALL’A.I.S.M. - VIA ABRUZZI 46 - RICCIONE TEL. 0541 690940 COORDINATE BANCARIE: IT 89S 07090 24100 0110 1011 5760 - C.C. POSTALE N. 12500401 VI RICORDIAMO CHE LE DONAZIONI AD UNA ONLUS DANNO DIRITTO A DETRAZIONI FISCALI NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI (INFO PRESSO LA SEGRETERIA)

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PUBBLICITÀ E PERMESSI

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di Giuseppe Lo Magro (Presidente di F.A.)

Questa la ha i calzét! Questa è incredibile! A PROPOSITO DELLA FESTA DI FINE ESTATE A OLTREMARE DEL 30 SETTEMBRE U.S.

CARTELLI SÌ E CARTELLI NO!

A fine Agosto Famija Arciunesa presenta domanda (in bollo da 16.00 euro) al Comando dei Vigili Urbani per poter sistemare, una volta pagata alla GEAT la tassa affissioni (più bollo da 16.00 euro), 18 (diciotto) cartelloni 200x70 nelle aiuole stradali per pubblicizzare la Festa di Fine Estate ad Oltremare (in collaborazione con Costa Endutainment) con lo scopo di raccogliere fondi a favore dell’A.I.S.M. (Ass.Ital. Sclerosi Multipla). SORPRESA! Ne vengono concessi solo 14 (quattordici) (!?!?)... Per la cronaca Riccione ha una superficie di oltre 17 chilometri quadrati! E l’esposizione è concessa per giorni 15 (quindici). Seconda SORPRESA! Alla GEAT ci dicono che la tassa va pagata per MINIMO giorni 30 (trenta). Quindi esponi 15 però paghi 30! Ci si chiede: Visto che GEAT riscuote per il Comune... perchè il Comune non conosce le tariffe ed effettua un palese sopruso? La settimana dopo F.A. inoltra una seconda richiesta (con la medesima prassi) per sistemare 20 (venti) cartelli 70x100 nei pressi di scuole, chiese e parchi. Motivo: essendo una festa per la famiglia si cerca di informare possibili acquirenti. La risposta è NEGATIVA e la motivazione è scritta nella lettera pubblicata a fianco. Già concessi 14 cartelli altri 20 sono di troppo (!?!?). Quindi l’Ufficio traffico dei vigili urbani con la firma del comandante Pierpaolo Marullo, sentito il parere dell’Amministrazione comunale, stabilisce quanta pubblicità si può fare (!?!?). Non siamo nati ieri e sappiamo benissimo che una domanda può avere come risposta un SÌ oppure un NO... però siamo cittadini che hanno vita sociale, che pagano le tasse, che rispettano le regole, che nel tempo libero si prodigano per aiutare i meno fortunati, ...QUINDI ...vorremmo una spiegazione plausibile a quel NO! Diteci che il cartello è invadente... ingombrante... che crea pericolo... che è esteticamente brutto... che offende la morale... ma non OFFENDETE LA NOSTRA INTELLIGENZA! Per piacere!

NO!

SI!


SPAZIO TONDELLI

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di Maria Grazia Tosi

Sarà ancora una bella stagione Anche per quest’anno alla fine di una stagione bella è ritornata, con l’autunno, La Bella Stagione, che si prospetta ricca di eventi e partecipazione. Quella dello Spazio Tondelli, naturalmente, e per la quale già nella prima settimana di ottobre tutti gli abbonamenti sono stati venduti; questo non solo a conferma di un’ottima reputazione che le precedenti rassegne si sono conquistate grazie all’impegno di Riccione Teatro e ATER (Associazione Teatrale Emilia Romagna) e con la collaborazione del Comune di Riccione, ma altresì al forte interesse verso le rappresentazioni di qualità dimostrato dal pubblico riccionese e non solo riccionese. «La stagione è stata costruita mesi addietro, cercando di fare ricerca - spiega il direttore artistico Simone Bruscia -, con l’idea di plasmare un palinsesto aperto a diverse modalità di spettacolo: dalla messa in scena complessa di un teatro stabile a quella più sperimentale del teatro di nuova drammaturgia, dal concerto internazionale al reading, dal monologo allo show di compagnia, ho cercato di alternare proposte classiche, da Cartellone, ad allestimenti innovativi in anteprima na-

TE

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zionale. Il nostro progetto artistico è unico, e lo straordinario successo di pubblico racconta che non c’è concorrenza nel nostro territorio; un progetto alternativo, pensato, ponderato per Riccione, che tende ad arricchire la ricca proposta in regione. Chi si abbona al Tondelli può benissimo abbonarsi anche altrove, insomma.» Ben 220 gli abbonamenti venduti, un numero importante per uno spazio non ampio, ma amato, non solo dai suoi fedeli fruitori, ma anche dagli artisti stessi che in questi ultimi anni si sono dichiarati felici di ritrovarsi in un luogo percepito come simpatico ed accogliente, dove anche sperimentare, liberi da ogni formalità: ci sono spettacoli che sono nati proprio qui a Riccione e che sempre qui debuttano. Con il ritorno di Michele Placido si è aperta la stagione il 28 ottobre, e da lì una prestigiosa sequenza di grandi artisti, tra i più conosciuti: Barbara De Rossi, Stefano Accorsi, Simone Mon-

LIC

tedoro, Emilio Solfrizzi, Marina Massironi, Silvio Orlando, che chiuderà la stagione il 20 aprile 2019. Sicuramente è proprio l’eterogeneità del programma la sua vera forza, che mira al coinvolgimento di un pubblico di tutte le età: oltre a La Bellina che anche quest’anno di domenica pomeriggio proporrà divertenti spettacoli dedicati ai bambini e alle loro famiglie, con i matinée lo saranno le scuole, a partire da quelle per l’infanzia sino ad arrivare alle superiori. Un piccolo teatro, quindi, ma un grande ‘protagonista’. «Penso sia un luogo storico di Riccione, non un teatro, ma una sala teatrale a cui siamo tutti molto affezionati, perché dai tempi della Casa del Popolo rappresenta un posto di aggregazione, pensiero e divertimento, un posto dove fare cultura, dove la cultura accade. Si sta bene allo Spazio Tondelli nonostante le sedie un po’ scassate, nonostante le luci fiacche e stanche. Poi all’improvviso si fa buio in sala e tutto diventa magia, grazie alla grana e all’incanto del teatro.»

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di Benelli

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GIORNATE DI CULTURA

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di Gianni Fabbri

Associazione Michele Incontri del Mediterraneo LIBRI Pulici: DI CASA NOSTRA Dal 21 al 24 marzo u.s., presso lo Spazio Tondelli di Riccione (ex Teatro del Mare), hanno avuto luogo le giornate degli “Incontri del Mediterraneo” che quest’anno sono giunti alla XVIesima edizione. Titolo:”Mediterraneo liquido- Tra Tribù, Nazioni in crisi e Popoli senza nazione”. “La guerra moderna alle paure umane, sia essa rivolta contro i disastri di origine naturale o artificiale, sembra avere come esito la redistribuzione sociale delle paure, anziché la loro riduzione quantitativa”. (Zymunt Bauman, “La modernità liquida”. Il titolo rimanda chiaramente ed esplicitamente ai concetti elaborati dal sociologo e filosofo polacco recentemente scomparso). In particolare, noi, genti di Mediterraneo, siamo costretti a confrontarci continuamente con una realtà caotica. Un Mediterraneo “liquido” tra tribù, nazioni in crisi e popoli senza nazione che il nostro “viaggio” nel corso di tutti questi anni continua a scandagliare, ben sapendo che quello che accade sulla Sponda sud e nel Levante, come i flussi migratori dimostrano ampiamente, volenti o nolenti, ci riguarda tutti come italiani e come europei. Il “format” degli incontri: Reading, presentazione di libri con l’autore; Mostre fotografiche a tema; Proiezione di documentari o film; Rappresentazioni teatrali; Concerti di musica etnica, musica mediterranea: Buffet etnici; Conferenze dibattito; Seminari e Progetti a tema per le scuole. Gli “Incontri del Mediterraneo, col tempo, sono diventati un vero e proprio “Festival del Mediterraneo”. Il “cartellone” 2018 ha avuto come protago-

nisti il drammaturgo Davide Ernia, Medici senza Frontiere, Padre Alex Zanotelli, il giornalista Francesco Cavalli, il giornalista Salvatore Altero, il rapper Willie Peyote, lo scrittore Riccardo Cristiano, il documentarista G. Del Zanna, lo scrittore Deniz Yucel, il giornalista Murat Cinar, lo scrittore Jean Leonard Touadi, il poeta dialettale Francesco Gabellini, la reporter Lucia Goracci, l’inviato di guerra Domenico Quirico. Ai dialoghi col pubblico hanno partecipato: Sorad Ahmad, Antonio Mumolo, Claudio Locatelli, Isabella Ciotti. La “Mission” degli Incontri del Mediterraneo: Promuovere occasioni di conoscenza, studio, dialogo; Valorizzare pratiche di condivisione e di scambio; Dare spazio a tutte le intelligenze e le forme di creatività; Proteggere l’ambiente mediterraneo e il suo patrimonio storico-culturale; Favorire i processi di sviluppo sociale ed economico; Sostenere il rispetto e la conquista dei diritti; Consentire a chi fugge da guerre, conflitti etnici e religiosi, da catastrofi ambientali e alla povertà, canali di migrazione sicuri nel rispetto della sicurezza e della dignità; Rivendicare un originale contributo alla costruzione dell’Europa, filosofico e culturale prima che economico. Gli “Incontri del Mediterraneo” sono stati promossi dall’Associazione Michele Pulici e l’ingresso e la partecipazione erano completamente gratuiti: INFO: www.incontridelmediterraneo.online – pagina Facebook.

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Il Ministro Bussetti premia la 4ªD Annika Brandi Su iniziativa dell’insegnante Elena Cecchini hanno attivato un piano di soccorso per aiutare in caso di emergenza Noah, compagno di scuola affetto da una forma benigna di epilessia. Protagonista la 4D delle elementari Annika Brandi di Riccione, che per questa singolare idea, lo scorso 24 ottobre a Roma, è stata premiata dal Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, affiancato dal sottosegretariato, Salvatore Giuliano nell’ambito del premio “6 con NOI”. Gli “Incarichi di emergenza”, che scatteranno nel caso in cui sopravvengano degli attacchi epilettici, sono riportati su un cartello appeso al muro della classe virtuosa. A ogni scolaro è affidato uno specifico compito. Chi deve prendere il farmaco conservato nel secondo cassetto, chi deve chiamare il bidello, chi deve allertare gli insegnanti delle vicine classi, prendere il cuscino e il cellulare che sta nella borsa della maestra e così via. La singolare catena di soccorso appena attivata, ha suscitato l’interesse dei mass media nazionali, proprio perché considerata un’autentica lezione di vita e di amore. A cura dell’Associazione italiana contro l’epilessia e il Miur, il concorso che ha premiato gli scolaretti riccionesi è riservato a tutti gli studenti di ogni ordine e grado che si distinguono nella realizzazione di percorsi inclusivi per persone affette da epilessia farmacoresistente in ambito scolastico e lavorativo. Il premio consiste in 2mila euro suddivisi in parti uguali tra la famiglia e la scuola. Nell’assegnare questo prestigioso riconoscimento, il Ministro Bussetti ha commentato: “Vogliamo essere vicini alle scuole e al lavoro dei docenti. Quello che avete fatto é un esempio da trasmettere ad altri bambini. C’è una canzone

che mi piace tantissimo, intitolata: “Gli altri siamo noi”, e voi avete interpretato molto bene questo messaggio. L’obiettivo non e’ solo ricevere, ma anche dare”. Alla cerimonia hanno partecipato anche la preside Liliana Gagliano, la mamma di Noah, Barbara Forbicini, e Ninfa Maria Pesce, studentessa con la quale nel 1992 è stato ottenuto il primo risultato positivo grazie all’impegno della sua insegnante Gabriella Bernardi. “I nostri piccoli grandi alunni sono stati premiati non per una prestazione legata a un risultato o a un voto, ma per aver capito quello che veramente è importante, ossia il sapersi relazionare, ricercare le proprie potenzialità e renderle un’occasione di forza”. Così tante piccole potenzialità, messe insieme, diventano super poteri.

Il Punto Giovane celebra il suo ventennale Il Punto Giovane, associazione riccionese che dal 1998 è a servizio dei giovani adolescenti di Riccione compie 20 anni. L’anniversario è stato festeggiato con tre momenti: una cena di beneficenza, una Messa animata e una serata ricca di sorprese. Ideata da don Franco Mastrolonardo, tra l’altro parroco della parrocchia Gesù Redentore, questa realtà riccionese va avanti nella sua missione che ha come punto fermo della sua metodologia educativa le convivenze. Da ottobre a maggio i ragazzi delle scuole superiori fanno la fila per fare questa esperienza, guidati di esperti educatori, sono oltre 3000 quelli coinvolti in questi anni. Intanto la chiesetta di San Giuseppe, annessa alla casa di Viale Bramante, è stata ristrutturata e rinnovata. Sotto la cupola otto pannelli raccontano il grande sogno del Punto con scritte realizzate a mano dai ragazzi. E poi musiche, danze e la presentazione del primo pannello di un ciclo pittorico dell’iconografa Monia Bucci, atteso prima della Messa rock di Natale. Nel frattempo al Punto giovane sono sbocciate diverse vocazioni, soprattutto sacerdotali ed è stata attivata Pregaudio, app di preghiere, con la quale ogni giorno si collegano migliaia di utenti, anche dall’estero. Cos’è in sintesi il Punto Giovane? “Direi che è semplicemente una “home”. Non un progetto pastorale, non un oratorio, non un centro di aggregazione, ma una home, una casa, un luogo permanente di incontro, giorni di vita insieme in cui si respira uno stile di fraternità, di lavoro e di preghiera”. Quali sono i maggiori frutti dati in questi venti anni? “Il miracolo più grande è stata di certo la casa. Nessuno avrebbe immaginato di averne una solo per i giovani. Siamo partiti, senza soldi, solo col terreno. Il resto è arrivato con la provvidenza e i benefattori”. Qual è il fine delle convivenze del Punto tra giovani? “Favoriamo l’aspetto sociale dei ragazzi, rinforziamo le loro relazioni, diamo modo di vedersi nuovi, belli di fronte ai loro compagni. Le convivenze sono terapeutiche sotto molti aspetti, perché ogni ragazzo ha il bisogno fondamentale di essere guardato. E in convivenza ci si guarda ogni giorno, si lavora insieme, si fanno le pulizie, i compiti e la preghiera. Così il tempo trascorso sui social diminuisce”.

Cos’è cambiato di più in questi anni? “Anzitutto i ragazzi. Da una parte incontriamo classi o gruppi aggregati meno spavaldi rispetto anni fa. Più sensibili, ma più inclini alla malinconia. Quelle dinamiche aggressive e plateali di gruppo oggi si nascondono negli animi solitari, i ragazzi vivono dei disorientamenti personali, intimi. Hanno pertanto più bisogno di ascolto personale. Hanno comunque un bisogno spirituale”. Progetti per il futuro? “Con il Comune e con altri enti educativi stiamo collaborando per elaborare dei percorsi di socializzazione per ragazzi “di strada” e anche quelli che si nascondono tutto il giorno tra le mura di casa davanti allo schermo del computer. Lavoriamo molto anche sulla nostra APP di preghiere, investendo energie e soldi, quando arrivano!” Quale messaggio può dare ai giovani? “Prendo in prestito una citazione di Giovanni Paolo II che inquadra bene la difficoltà dei giovani a ritrovare l’autostima”.


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Ho fatto Tredici (e volendo Quattordici) è la raccolta delle commedie che ho scritto nell’arco di 38 anni, dal 1978 al 2016. Sono state tutte rappresentate dalle Compagnie “I Arciunis”, “Attori in corso”, “Almadira” e “Rungaja” coinvolgendo oltre 100 attrici-attori per intrerpretare i 166 personaggi che le hanno animate con la peculiarità di avere tutti nomi diversi. Queste commedie sono ambientate a Riccione e spesso nello svolgimento delle azioni sono indicati luoghi conosciuti della Perla verde. Hanno la caratteristica che i personaggi gli aneddoti e le situazioni pur frutto di fantasia hanno attinto a spunti reali.

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A detta degli studiosi della storia locale la fortuna di Riccione è da far risalire alla “forza” di Don Carlo Tonini che riuscì a far fermare il treno. Tutto vero, però... una bella mano allo sviluppo di Riccione è merito di una piccola collina: Villa Alta. Le qualità e bellezze della morbida collina “ubriacarono” il giovane studente Giovanni Ceccarini che sognò di costruirvi una villa per abitarla e viverla con la donna dei suoi sogni. Il sogno si avverò: Giovanni sposò Maria e la villa divenne realtà. Da lassù, come angeli del Paradiso, l'eclettico dottore e Maria l’americana, trasformarono anche i sogni di benessere dei riccionesi in fervida realtà.

Com i dis mi tu? Chi sit e fiul? Fino a 60/70 anni fa era la domanda che veniva rivolta ai giovani e ai fanciulli per conoscere il nome e il soprannome dei loro genitori e così avere la garanzia di trattare con discendenti di un ceppo ricco di valori e stabilire bontà, onestà, correttezza. Lo chiedeva il prete prima della confessione, il maestro il primo giorno di scuola, il vigile urbano lungo la strada, il commerciante all’atto di vendere. Se la risposta era soddisfacente la strada era spianata, era la credenziale per continuare un rapporto. Questa ricerca ne ha collezionati un migliaio e ci scusiamo per eventuali manchevolezze.

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INVITO A LEGGERE

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di Maria Grazia Tosi

Una casetta piena di parole “Rendere il mondo intero una biblioteca”. Questa la filosofia di un interessante e curioso fenomeno in crescita: il BookCrossing (dai termini in lingua inglese book= libro e crossing= passaggio). Una serie di iniziative volontarie e completamente gratuite, di cui alcune organizzate a livello mondiale, che legano la passione per la lettura a quella per la condivisione dei saperi. L’idea di base è di lasciare i libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, o dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri. In Italia sono più di un centinaio le piccole biblioteche libere, dislocate in parchi, camminamenti montani, centri storici, case private. Assomigliano a tante graziose casette per uccelli, costruite con le soluzioni più creative, e al loro interno ospitano libri che chiunque può prendere e chiunque può lasciare. Grazie alla giovane Debora Grossi dal giugno scorso ne abbiamo una anche qui a Riccione, in Via Don Minzoni di fronte allo Spazio Tondelli: il Rifugio dei libri, così l’ha chiamato Debora. Ragazza vivace e bella (a sua sembianza è stata realizzata la grande sirena ‘spiaggiata’ in via Dante sul ponte del porto), appassionata di teatro e recitazione, voce ufficiale degli spettacoli di Oltremare, la sua grande ‘ossessione’, così lei la definisce sorridendo, è sempre stata quella di aprire una libreria tutta sua. E così se l’è costruita, nel giardino di casa; una libreria piccola, anzi, piccolissima. Come hai realizzato e come funziona questa insolita e divertente libreria? Prima di tutto mi sono iscritta al portale Little Free Library, una piattaforma che serve per entrare in un circuito mondiale. Mi è arrivata una targa col numero del mio cartello, e sono stata così registrata. Io sono la prima a Riccione, ma con tanta soddisfazione ora sto constatando che sono

altri che si stanno cimentando in questa impresa. La casetta materialmente l’ha costruita mio babbo con materiale di riciclo e mia mamma l’ha dipinta… ma si possono anche comprare già fatte. I libri si possono lasciare e prendere e per il primo nucleo ci ho pensato io con l’aiuto di amici e vicini. Quali sono le principali motivazioni che ti hanno portata a sperimentarla? Sin da quando ero piccolina ho avuto una smisurata passione per i libri, e uno dei miei tanti sogni, perché ne ho tanti, è sempre stato quello di gestire una libreria, dove magari bersi assieme una tazza di cioccolata calda… come ho visto poco tempo fa in un mio viaggio in Provenza. Un progetto meraviglioso, dove le persone si sedevano comodamente per leggere gustandosi i loro drink preferiti preparati dal piccolo bar allestito al suo interno. Come ha risposto la comunità riccionese a questa originale iniziativa? Benissimo, e anche i turisti ne sono rimasti molto attratti. Una delle cose che più mi gratifica è quando anche signore di una certa età

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vista la casetta si fermano a fare i complimenti. E parecchi sono anche i ragazzi interessati: all’interno di ogni libro metto un segnalibro con i miei contatti e tanti scrivono sul mio profilo FB. L’intervista sul Fatto Quotidiano e quella su Radio DJ non ha potuto poi che divulgare e promuovere il mio progetto. Quali sono i libri che più vengono veicolati e che suscitano maggior interesse? Direi quelli di un po’ tutti i generi, ma ai primi posti metterei i gialli, i romanzi storici e quelli sentimentali. Ho provato anche a proporre un mese a tema, come quello della letteratura da ragazzi, per il quale sono stati scambiati una grande ed inaspettata quantità di libri. Come funziona la tracciatura dei passaggi e come si evitano possibili azioni vandaliche? Io scelgo di fidarmi, ma sino ad ora si sono comportati tutti molto correttamente: succede anche che portino via libri e non li riportino… ma tutto sommato questo non mi disturba, perché credo che divulgare l’opportunità di leggere senza spendere nulla sia comunque un buon risultato. E credo comunque che il destino mi metta di fronte sempre persone speciali, e quindi non mi preoccupo. A seguito del successo dell’iniziativa hai ideato a novembre Il Rifugio Letterario: cos’è? Anni fa con l’associazione Il Tassello Mancante organizzavo salotti letterari: c’era un mese di tempo per leggere quello protagonista su cui successivamente ci si confrontava. Dopo l’accoglienza del mio Rifugio dei libri, ho ripensato di riproporre una progetto simile: ho chiesto al Tondelli il permesso di utilizzare una volta al mese lo spazio del suo foyer per questi incontri piacevoli e ‘colti’. Abbiamo iniziato il 13 novembre alle ore 21, con il libro Espiazione e Eleanor Oliphant sta benissimo. Ho pensato questa volta di proporne due libri, uno scelto da me e uno dai partecipanti.

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Passeggiando... a cura di Giuseppe Lo Magro

VIALE TRENTO E TRIESTE: BELLO MA RICCO DI TRAPPOLE E’ un bel viale alberato, con platani rigogliosi della Marina riccionese. Con direzione di marcia Rimini-Cattolica, unisce altri due viali storici di Riccione: Il Martinelli (dedicato al Conte Giacinto Soleri Martinelli – ideatore dell’omonima lottizzazione, primo passo per creare la tanto sognata città-giardino) e il San Martino, in passato Viale Viola dell’Insegna, cioè il Centro con l’Abissinia. L’alberatura importante del Viale Trento e Trieste è una delizia alla vista e fonte di frescura nei mesi estivi, una strada che invoglia alle passeggiate, anche per ammirare tanti bei villini che lì si affacciano. Solamente che tanta delizia risulta pericolosa da godere. Viale Trento e Trieste è un percorso di guerra. Stretto per le automobili che se si trovano una bicicletta davanti hanno difficoltà a sorpassarla. Di conseguenza i ciclisti hanno sempre il timore di essere urtati. E non parliamo di camminarci. I marciapiedi hanno mille piccole trappole, con scalini che seppur minimi possono indurre ad inciampi e conseguenti cadute traumatiche. C’è il livello delle aiuole degli alberi più basso del calpestabile con rischio di appoggiare male i piedi e procurarsi danni alle caviglie. E che dire delle strettoie tra piante e muretti di recinzione? A fatica una persona ci passa di traverso, figuriamoci una carrozzina per bambini! Non prendiamo neppure in esame il transito di portatori di handicap. Credo che già alla prima occhiata propendano per altri viali. C’è anche la ciliegina sulla torta! Ci sono panchine sistemate perpendicolar-

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mente ad ostruire chi ha il coraggio di avventurarsi. E’ un viale da RIDISEGNARE COMPLETAMENTE. Bisogna trovare soluzioni nuove e coraggiose per renderlo utilizzabile e godibile. Così è un insulto ad una città che se vuole conservare il marchio “Perla verde dell’Adriatico” deve farlo cominciando dalle sue ricchezze.


LA PAGINA DELLA DONNA

di Maria Grazia Tosi

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Carlotta Medas e il suo mare “Sono 26 anni che vivo a Milano… ma è Riccione la mia casa!”. Così sostiene Carlotta Medas, designer grafico, laureata in architettura che stravede per il posto dove è nata e cresciuta. Qui all’Aquafan ha conosciuto quello che poi è diventato suo marito, Linus, conduttore radiofonico e direttore artistico di Radio Deejay; qui abita la madre Maddalena Schiavi, artista eclettica e stravagante… e qui c’è il ‘suo’ mare. Nuotatrice da maratona, è proprio a lui che recentemente si è dedicata, contribuendo con la propria competenza grafica alla realizzazione del bellissimo libro La Saviolina 1928-2018, curato dal fratello Stefano, docente di Storia della navigazione antica e presidente dell’Istituto Italiano di Archeologia Navale, e portato avanti in sinergia con il Club Nautico, il Comune di Riccione e l’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione. Il volume, che al suo interno contiene anche la ristampa di un fascicolo edito nel 2000, La Saviolina già Nino Bixio, è stato presentato nel luglio scorso per i 90 anni della storica imbarcazione simbolo della marineria riccionese, abbellita dal secondo restauro integrale, e che dal 1928 con le sue vele variopinte è vanto del nostro porto e della nostra cultura. Sempre il mare è stato protagonista di altri progetti? Ho iniziato praticamente con lui… elaborando la mia tesi di laurea, in collaborazione con il collega e amico Antonio Ventimiglia di Rimini, proprio sul varco a mare costituito dalla zona del Marano: “Il Parco dello Sport”, ovvero un’Università dello Sport di respiro internazionale in un verde attrezzato a zero impatto ambientale e aperto al pubblico. Un intervento di risanamento e riqualificazione del patrimonio ambientale e architettonico, attraverso il ripristino delle dune, della pineta e delle storiche colonie. Abbiamo impiegato quasi due anni a concludere questo lavoro che è stato poi pubblicato; un progetto molto apprezzato ma forse utopistico, considerata l’impossibilità di una gestione dell’area unitaria fra le amministrazioni di Rimini e Riccione in congiunzione con i proprietari privati. Ha poi applicato di fatto la sua laurea in architettura? Avendo avuto i miei bambini molto presto, ho praticamente rinunciato alla professione di architetto che richiedeva un impegno troppo importante, per proseguire invece col mio lavoro di grafico, che normalmente ruota attorno a progetti di consumo veloce e più semplice gestione. Curo principalmente progetti che riguardano il food, editoriali soprattutto. Negli ultimi tempi, però, le pubblicazioni su carta sono sempre meno nonostante si vendano ancora bene le monografie di grandi chef e dei loro locali, vista l’attenzione mediatica che ricevono i protagonisti dell’arte culinaria. L’interesse per la cucina si è consolidato frequentandone di molto importanti per lavoro, tanto da avermi portato alla follia di iscrivermi di recente ad un impegnativo corso per cuochi professionisti: io pensavo fosse l’occasione per ‘spadellare’ di più e meglio, invece mi sono ritrovata in una specie di università! Di nuovo! Oltre alla grafica applicata all’editoria culinaria quale altro indirizzo? Mi sono ributtata sul marchio che avevo inventato 12 anni fa: Tommy Mikino, il teschio di un coniglio pirata, dedicato inizialmente ad una linea alto di gamma di abbigliamento per

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bambini ma oggi ad un target più ampio e meno di nicchia. Il teschio ai tempi non era ancora molto amato dalle mamme; a seguito dell’evoluzione delle immagini legate alla moda, da qualche anno è, invece, abbondantemente sdoganato e apprezzato. Così ho recuperato il marchio per una collezione di sneakers, sollecitata dal designer Luigino Cardinali, mio attuale socio. Ora lo cedo in licenza ad aziende interessate e per prodotti diversi rimanendo però responsabile delle linee guida da seguire. La grandissima creatività di sua madre Maddalena l’ha spronata ad esprimersi? Premesso che mia madre è un’artista ed io no, è vero che la predisposizione creativa l’ho presa da lei. Anche se non mi ha mai direttamente spronato in quel senso, semplicemente starle accanto, come durante i pomeriggi passati nel suo studio dopo la scuola, non poteva che sensibilizzarmi verso l’arte e le sue forme espressive. Mi è sempre piaciuto disegnare ma sono più attratta dal disegno tecnico… forse per la parte razionale che ho preso da mio padre Giorgio, ex comandante dell’aeronautica ed ex pilota, e perché mi conferisce quell’ordine mentale che a volte mi serve per domare la mia parte emotiva che tende spesso a prevalere. Essere la moglie di un personaggio come Linus condiziona la sua vita? Io sono cresciuta senza alcuna particolare fascinazione per i personaggi famosi, anche perché qui a Riccione sono stati sempre tanti e spesso con mia mamma ho avuto modo di conoscerne di rilevanti. Quando mi sono fidanzata con lui non sapevo neanche bene cosa facesse in televisione e ascoltavo poco Radio DJ. Da 26 anni stiamo insieme e come tutte le coppie abbiamo attraversato periodi più belli e periodi meno; ci troviamo comunque sempre d’accordo sulla crescita dei nostri due figli, Filippo di 22 anni e Michele di 15, e su come vivere in famiglia. E zero vita mondana: non interessa né a me né a lui.


AMMINISTRAZIONE COMUNALE

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di Giuseppe Lo Magro

Nel Municipio di Riccione...”regna” un po’ di confusione! IL SINDACO RENATA TOSI DICE UNA COSA... GLI UFFICI COMPETENTI UN’ALTRA...

Correva l’anno 2016 (22 Febbraio) e il Comune di Riccione nella “Urgente necessità -pena responsabilità amministrativo contabili dell’Amministrazione- di conformare la gestione del patrimonio immobiliare ai principi della economicità, redditività, imparzialità e trasparenza deve regolarizzare tutte le occupazioni di immobili comunali con previsione di assegnazione previo bando pubblico”. Conseguentemente invita Famija Arciunesa a liberare i locali siti al 1° piano della casa colonica del Parco della Resistenza da cose e arredi entro 30 giorni dalla ricezione dell’invito e riconsegnare le chiavi di accesso. Detto “invito” era stato inviato anche a tutte le associazioni che occupavano locali comunali. Panico, scalpore, proteste, subbuglio, ribellione. Chilometrici articoli sui quotidiani locali! Poi, un mese dopo (23 Marzo) il sindaco convoca le associazioni in Comune e fa marcia indietro. Dice che era un atto “dovuto”. Non ci sarà bando pubblico

ma le associazioni dovranno compilare un questionario per dimostrare che non hanno fini di lucro e pagano le utenze. E le associazioni si potranno rivolgere al sindaco, con una semplice telefonata, per illustrare eventuali problemi. Qui a fianco pubblichiamo l’articolo del quotidiano “La Voce”. Quindi tutto finito a tarallucci e vino? Per Famija Arciunesa no! Anzi, i problemi continuano! E vediamo perchè. Nel 1988 Famija Arciunesa ristruttura, totalmente a sue spese, il 1° piano della casa colonica del Parco della Resistenza e intesta le utenze all’associazione stessa. Il Comune cede l’uso dei locali per 20 anni, RINNOVABILI, dietro pagamento dell’affitto simbolico di 100.000 lire (ora 51,65 euro) visto il carattere solidale e senza fini di lucro di Famija Arciunesa. Nel 2008 Famija Arciunesa invia richiesta di rinnovo. Non c’è risposta scritta, ma solo una assicurazione verbale dell’allora sindaco Daniele Imola. In questi anni gli uffici comunali hanno inviato la richiesta scritta di saldo dell’affitto tramite bonifico bancario. Il 25 Gennaio 2016 Famija Arciunesa effettua il pagamento dell’affitto per l’anno in corso. Il 2 Febbraio il Comune effettua bonifico di ritorno e restituisce l’affitto pagato da F.A... Senza spiegazione alcuna! Il 29 Dicembre Famija Arciunesa rifà il bonifico e paga l’affitto per l’anno 2016. L’8 Febbraio 2017 l’Istituzione dei Servizi Culturali a firma della dott. ssa Graziella Cianini, tramite raccoman-

data, precisa che non risulta nessun contratto per i locali menzionati, essendo il precedente scaduto nel 2008. E ricorda che ci è stata inviata richiesta di liberare i locali il 22.2.2016 seguita da sollecito del 3.5.2016. L’Istituzione dei Servizi Culturali dimostra così che il sindaco non ha dato alcuna comunicazione e non ha tenuto conto neppure della raccomandata dell’Avv. Athos Valori del 07.03.2016 che precisava quanto segue: “Il contratto scaduto nel 2008, in mancanza di disdetta, si ritiene per legge tacitamente rinnovato di sei anni in sei anni, ovvero nel 2014 e sino al 2020”. E il Comune, nonostante F.A. sia sotto sfratto, ha incassato il canone fino al 2015, poi anche quello del 2016 e anche il 2017 e 2018 in un unico versamento del 14 febbraio 2018. QUANDO CI SARÀ UN PO DI CHIAREZZA?

RESTITUITA A FAMIJA ARCIUNESA LA CAUZIONE DI MILLE EURO Si è conclusa felicemente l’odissea della cauzione di mille euro che Famija Arciunesa aveva dato al Comune di Riccione nel 2005 prima di iniziare i lavori per ristrutturare una serra dell’Arboreto Cicchetti da adibire alla sistemazione del Presepe animato di Maurizio Veterani. Ci sono voluti QUATTRO anni, con ripetute richieste scritte a partire dal 2015 (anno della scadenza decennale del contratto) le ultime due tramite lo studio legale dell’Avv. Athos Valori, per “scovare” l’assegno che valeva come “Cauzione definitiva contratto comodato d’uso serra Arboreto Cicchetti”. Tutto è bene quel che finisce bene. Mo che fadiga!

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di Edmo Vandi

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La Saviolina come Fitzcarraldo (ricordi di un viaggio in terraferma) Ci sono eventi che segnano più di altri la storia della nostra vita. Uno di questi per me è stato il viaggio “terrestre” della “Saviolina”, effettuato nel maggio dell’anno 2000, un’avventura ai limiti dell’impossibile che mi ha fatto ricordare un nome: “Fitzcarraldo”. Fitzcarraldo, com’è noto a tutti i cineamatori, è il titolo di un film, del regista tedesco Werner Plerzog. Una storia strana, molto avventurosa sottolineata ossessivamente da brani musicali tratti da opere di Bellini, Verdi, Puccini, Donizetti, Strauss, Mayerbeer, Massenet. E’ una pellicola del 1982 interpretata in modo superbo dall’attore tedesco Klaus Kinsky. Si narra di una nave, di un grosso natante

carico di materiali per costruire un teatro lirico nel centro della foresta amazzonica ove farvi cantare il grande Enrico Caruso accompagnato dall’Orchestra dell’Opera di Manaus. Un viaggio attraverso boscaglie inesplorate, fiumi selvaggi e rapide impossibili da risalire. Una pazzia? Un’idea stravagante? Un’impresa da mentecatti? “Chi sogna può muovere le montagne” è la frase che domina il film e questa frase deve aver dato il coraggio e l’incoscienza necessari all’allora Sindaco di Riccione Daniele Imola, il quale ha pensato di portare la “Saviolina”, la storica barca orgoglio della marineria riccionese, per esporla a scopo pubblicitario-promozionale, nientemeno che nella piazza centrale di Monaco di Baviera, la famosa Marienplatz, zona rigidamente pedonale che si trova proprio di fronte all’antico Municipio, (la Rathaus sovrastata dalla famosa torre delle antiche figure in movimento). Però come giungervi? Dopo non poche esitazioni, si decise il trasporto via terra con mezzi speciali della Ditta Abdon Pedretti. Ottenute scorte della Polizia di città in città, prima italiane quindi austriache, poi tedesche; entrati in possesso di elaborati permessi di transito lungo gli attraversamenti cittadini (già una pubblicità!) si pensò di essere a buon punto. Ma le difficoltà furono proprio da foresta amazzonica. Innumerevoli i tunnel impossibilitati da percorrere (quindi strade alternative), complicati lasciapassare alle frontiere. Telefonate continue dei trasportatori fermi quotidianamente chissà dove e nelle ore più impensate, per chiedere al

Sindaco di sbrogliare situazioni che si presentavano di volta in volta lungo il tormentato e articolato percorso. (La burocrazia si espresse in questo caso in tutta la sua trionfale potenza!). Tutto questo non ha spaventato Daniele Fitzcarraldo il quale, con l’approvazione del Consiglio Comunale ha dato il via (tra l’incredulità generale) a tutti i provvedimenti logistici e organizzativi necessari alla realizzazione dell’impresa. Avevamo buone conoscenze con Amministratori e giornalisti di Monaco per cui ottenemmo le necessarie autorizzazioni ad occupare un notevole spazio per la durata di quattro giorni proprio nel centro della Marienplatz. Ma con l’avventuroso arrivo a Monaco le difficoltà si rivelarono tutt’altro che finite e in certi momenti sembrarono addirittura insormontabili. A questo punto fu fondamentale l’intervento del Vice Sindaco di Monaco, Signora Gertraud Burkert alla quale un funzionario della dogana tedesca aveva già preannunciato allegramente: (“...Es gibt ein Fischerboot das in Muenchen auf dem Marienplatz ankern will!). (C’è un peschereccio che vuole venire a Monaco a gettare l’ancora nella Marienplatz!) Avevamo appena iniziato a montare le vele (sotto la guida del Maestro d’Ascia Alfonso Manzi), quando due poliziotti vollero sapere da me, nella mia qualità di interprete, come ci era venuto in mente di portare una barca da pesca nella storica e inviolabile Marienplatz. Mostrai i documenti ma, scuotendo la testa e con un sorrisetto beffardo, dovettero credere che, da buoni italiani, avessimo solo documenti falsificati poiché dopo pochi minuti tornarono accompagnati da un Ufficiale riccamente gallonato, al quale dovetti chiarire nuovamente la legittimità della nostra situazione.

Non bastò, e così li invitai a salire con me assieme al Sindaco Imola, nell’adiacente Municipio dove Frau Burkert (la quale, tra l’altro, ci aveva raccontato che in gioventù era stata un’assidua frequentatrice del Dancing Savioli) confermò la veridicità delle nostre affermazioni.

Furono giorni di grandi soddisfazioni in quanto rappresentammo in quel periodo l’attrazione più curiosa ed originale presente in città con conseguente riscontro pubblicitario veramente straordinario. Riservarono spazi da eventi sensazionali giornali locali e nazionali assieme ai canali televisivi di tutta la Germania. Migliaia le fotografie e i filmati da parte di una folla che circondava costantemente il gigantesco “lancione” dalle vele sontuosamente impennate verso il cielo e grande apprezzamento per ciambella e vino distribuiti a volontà accompagnati doverosamente da prospetti e depliants invitanti ad una vacanza nella “Perla verde dell’Adriatico”.

Meraviglia e gradimento espressi apertamente per il gentile pensiero consistente in 1.500 orchidee galantemente offerte dal baldo equipaggio ad altrettante visitatrici. Come Fitzcarraldo fummo orgogliosi di questa impresa, apparentemente impossibile che però, a dispetto delle infinite difficoltà, era felicemente riuscita. A suggellare l’ufficialità dell’evento e per ringraziare il Municipio di Monaco, oltre ad informare la stampa, fu organizzata una conferenza stampa con pranzo a base di specialità marinare presso il ristorante italiano “Buongusto” (gestito dall’estroverso Rinaldo Alamonti) al quale parteciparono le maggiori autorità della capitale bavarese: i rappresentanti dell’Enit, del Consolato Italiano e una trentina di giornalisti dei principali quotidiani e settimanali tedeschi. Il tutto sulle note di “Romagna mia” e di altri motivi di casa nostra eseguiti da un allegro complesso veneziano. Mi sembra doveroso infine citare la fondamentale collaborazione del Club Nautico Riccione, custode ufficiale della Saviolina, nelle persone principalmente del Presidente Massimo Franchini e del Segretario Giuseppe Fuggiano, cosi come il Club di Prodotto, i bagnini e gli Amministratori Cinzia Tura, Loretta Villa e i Dirigenti Graziella Cianini e Maurizio Catenacci oltre a tutto “l’equipaggio” consistente nella fotografa Rosita Nicoletti, Irene Cantagalli, Sergio Serafini e altri volonterosi riccionesi. E’ finito dunque tutto bene nel segno di: “...Chi sogna può muovere le montagne”!


AMARCORD ANNI ‘60/’70

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di T.T.

Quando si andava al Bat Caverna! Venerdì 3 agosto u.s. si è svolto un evento particolare. La sala congressi del Nautico Hotel, che negli anni 60/70 ospitava un noto locale da ballo, il Bat Caverna, è stata riempita da un pubblico eterogeneo compresi i vecchi frequentatori della discoteca fino a Raffaele Pisu (vi ricordate i suoi programmi in TV con Gino Bramieri e Marisa Del Frate?) e Angela Anglani (venuta appositamente da Roma) nipote di Gino Anglani, il patron di Ostuni creatore del Bat Caverna e anche attore di cinema. Dopo un aperitivo all’aperto, abbiamo sceso la stessa scalinata di allora e, underground, abbiamo seguito il racconto di Teresio Massimo Troll sulla storia del locale, delle imprese d’avanguardia riccionesi di allora, sulla moda e le avventure estive che hanno fatto della cittadina adriatica un mito. Proiettando immagini a grande formato, ad alternare il racconto, due band beat/rock di giovanissimi musicisti che hanno suonato e cantato le canzoni di allora, da Yeeeeeeh! dei Primitives a Roadhouse Blues dei Doors. Alle pareti grandi posters a rievocare il mito. Esito positivo tra emozione e divertimento. L’evento, desiderato dal Gruppo Atlantic a cui va il plauso per aver dato fondi e luogo all’iniziativa, è stato organizzato e diretto da Rosanna Molinario, da Rodolfo Ruggeri e da Teresio Massimo Troll che si è occupato della ricerca, della grafica e della conduzione. Repliche, iniziative simili e creazione di un luogo/spazio dove far vivere questi eventi sono sul tavolo.

Teresio con alcuni giovani musicisti.

Gino Anglani con Audrey Hepburn.

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AMARCORD PALLONARI

di Rudy Bacchini

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La storia del Riccione Calcio Lo scorso 6 settembre si è svolta presso la splendida villa Franceschi, situata a Riccione in via Gorizia, la serata-evento “Una città, un cuore, un pallone”, dedicata in particolare agli appassionati di calcio. L’evento, presentato da Alessandro Formilli, organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Riccione, ha visto la presenza di diversi ex calciatori professionisti riccionesi: Paolo Conti, Franco Nanni, Vittorio Spimi, Luigi Danova, Sandro Cangini, Pierluigi Angeloni, Marco Mingucci, Stefano Ceci, Mimmo Schiano, Stefano Tosi, i quali hanno ricordato aneddoti e curiosità della loro importante carriera, iniziata o successivamente continuata nel Riccione Calcio. La storia del club riccionese è stata commentata da Rodolfo Bacchini, il quale ha ricordato che si iniziò il primo campionato nel 1926 nello “Stadium Ceschina” in viale San Martino, poi dopo alterne vicende e interruzioni, nell’ immediato dopo-guerra l’attività calcistica

STARE BENE STARE BENE STARE BENE STARE BENE STARE BENE

Dolori articolari

Da sinistra: Rodolfo Bacchini, Franco Nanni, Paolo Conti, Giampaolo Pascucci, Vittorio Spimi.

proseguì ininterrottamente fino ad oggi prima nel mitico campo sportivo di via Lazio (“la fossa dei leoni”) poi dal 1962, dopo l’inaugurazione nella partita amichevole con l’Inter, nello stadio comunale di via Forlimpopoli, attualmente dedicato al compianto Italo Nicoletti e che raggiunse negli anni settanta i maggiori risultati storici. Ora

l’attività prosegue con la società Riccione Calcio 1926, dapprima denominata Unione Calcio Riccione, costretta dopo alcune gestioni societarie fallimentari a ripartire da zero e a riproporsi l’obiettivo nel più breve tempo possibile, avendo vinto già due campionati, di tornare a competere in categorie più consone ai colori bianco-azzurri.

di Lorenzo Scola

Le articolazioni possono essere colpite da molteplici disturbi che tendono a ridurre in maniera più o meno marcata la mobilità e la flessibilità delle articolazioni, causando dolore e spesso compromettendo lo svolgimento delle normali attività quotidiane, anche le più semplici. Sembra che un italiano su dieci soffra di disturbi osteoarticolari; di solito i soggetti hanno più di 60 anni ma sempre più spesso si riscontrano casi anche in soggetti più giovani. I fattori che accomunano tutte le patologie articolari sono; DOLORE, INFIAMMAZIONE, LIMITAZIONI FUNZIONALI. Vi possono essere dei fattori che determinano un aumento della percezione del dolore quali: cambiamenti climatici: vento, umidità, sbalzi termici - intensa e prolungata attività sportiva: si può determinare un'usura precoce delle strutture osteoarticolari - obesità e sovrappeso: si ha sollecitazione eccessiva a livello di anca, ginocchio e colonna vertebrale - sedentarietà: si verifica dolore anche al minimo movimento poiché le articolazioni sono troppo poco sollecitate - stress: la tensione porta alla rigidità muscolare - squilibri ormonali: la menopausa, con carenza di estrogeni, può determinare nella donna l'insorgere di artrosi e osteoporosi. RIMEDI: Le malattie reumatiche necessitano spesso di un intervento medico e di un trattamento farmacologico,ma vi son diverse situazioni in cui ottimi rimedi naturali possono rappresentare una soluzione complementare o alternativa per tenere sotto controllo i disturbi osteoarticolari. Una pianta che mostra una notevole azione lenitiva è L’ARTIGLIO DEL DIAVOLO (harpagophytum procumbens), pianta originaria dell' Africa, così come il RIBES NERO. Utilizzato come estratto secco o come macerato glicerinato 1 DH, é adatto nelle manifestazioni sia acute che croniche. La SPIREA OL-

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CURIOSITÀ MANGERECCE

di Giuseppe Lo Magro

Maiale e... dintorni

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Maiale o Porco= Grosso mammifero domestico allevato per utilizzarne variamente la carne e la cotenna rivestita di setole. Essendo un animale che vive nel fango il suo nome è usato spregiativamente per l'uomo e per la donna quando si vuole rimarcarne i comportamenti più riprovevoli e ripugnanti. Essere un m. - Fare il m. - Vecchio m. - Porca Eva - Porca l'oca – Porca miseria - Porca puttana - Porca vacca – Porco Diavolo – Porco cane - Porco Giuda – Porco mondo. Il termine “maiale” deriva dalla dea Maia a cui era sacrificato. Maiale selvatico= Cinghiale (porcus singolaris). Animale che vive solitario. Porcospino= Istrice Insaccato= Deriva da “insicia” cioè carne conservata sotto sale. Salame= Nel Quattrocento indicava il pesce salato e seccato specie di cattiva qualità. Così la parola “salame” venne usata per indicare persona ottusa, dalla testa dura come il pesce secco. Mortadella= Deriva dal latino “murtatum” cioè carne tritata finemente nel mortaio. La Compagnia bolognese dei Salaroli (fine 1.300) come stemma aveva un mortaio col pestello. Questo delizioso insaccato è composto da carne magra finemente tritata con aggiunta di parte grassa tagliata a cubetti. Speak= In tedesco significa “lardo” e “ciccia”. In italiano è la coscia di maiale aperta, disossata, salata e affumicata. Breasaola= Deriva da “sal” e “bront o bre” cioè sale e cervo. Per cui bresaola è carne di cervo salata. Finocchiona= Salume toscano (Firenze e Siena) condito con semi di finocchio selvatico. Un tempo veniva inserito negli insaccati di poca qualità per mascherarne il sapore. Prosciutto= Anticamente la gamba del maiale cosparsa di sale e messa all'aria calda di legna veniva chiamata “prosciugato”, “presciutto” o “persutto”. Si pensa che i primi prosciutti siano stati fatti dagli Etruschi già nel 500 a.C. Violino= E' il prosciutto di pecora o capra o capriolo della Valtellina. Chiamato così per la sua forma e per il modo di tagliarlo appoggiandolo al petto come un violino. Lardo= Dal latino “Laridum”. Strato di grasso sottocutaneo del maiale. Salato e affumicato è consumato o usato come condimento. Nel milanese mescolato con spezie, formaggio e zafferano, è chiamato “cervellata” (l'impasto ottenuto assomiglia ad un cervello) e si usa per condire il riso. Strolghino= Salame a breve stagionatura della Pianura padana vicino al Po, preparato col primo tratto dell'intestino del maiale. In antichità si credeva che per vincere l'umidità della zona e farlo bene occorreva sottoporlo ai riti magici di uno “strologo”. Sugna= Dal latino “axungia” cioè unzione. In passato si ungevano col grasso del maiale gli stipiti della porta dove sarebbe passata la sposa, augurandole così la fecondità della scrofa. Porcellana= Dal latino “porca” cioè femmina del porco. I romani erano ghiotti della sua vulva che una volta bollita prendeva l'aspetto bianco della porcellana.

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UNA STORIA RICCIONESE

di Giuseppe Morri e Sandro Corazza

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William Braga, giovane tennista che batté il Capo… Tanti anni fa, in un ameno luogo di villeggiatura della costa italiana che si fregiava dell’appellativo di Perla verde dell’Adriatico, c’erano ben quattro campi da tennis, che per quei tempi erano tanti. Due erano nei più prestigiosi alberghi di lusso del luogo, Le Grand Hotel e il Boemia, uno era nella Villa del personaggio più importante dell’epoca, che chiameremo il Capo, e il quarto, dotato di tribune, stava nel centro del piccolo paese balneare proprio di fronte al mare. Per quei pochi che avevano il privilegio di giocare, questo era il teatro in cui si esibiva Lui, il Capo. Lui era il primo in tutto, sui campi di battaglia, sui campi da arare e, naturalmente doveva esserlo anche sui campi da tennis… A dire la verità, pochi anni prima aveva affermato sprezzante dalla terrazza del Tennis Parioli a Roma: “È un gioco che non mi piace e non capisco”. L’allora Presidente del Coni aveva replicato: “Forse non vi piace il tennis perché non lo capite...” Il Presidente restò nel suo ruolo per poco tempo ancora, perché il Capo non gradiva dissensi. E aveva anche il diritto di cambiare idea, perché all’inaugurazione del Foro Italico, qualche anno dopo, affermava: “Magnifico sport, lo pratico anch’io”. A modo suo, naturalmente, visto che al suo allenatore, che gli proponeva di allenarsi a colpire di rovescio, il suo punto debole, rispondeva perentorio: “Noi tireremo diritto!”. Il Capo, da par suo, sfidava i più grandi campioni, i Morpurgo, Cucelli, Del Bello, campioni di levatura internazionale, con cui si cimentava nel campo con le tribune per soddisfare l’entusiasmo dei villeggianti della ridente stazione balneare: giocando anche da solo contro due, e li batteva sempre. Qualcuno, che allora c’era, racconta che l’arbitro non era proprio imparziale, le palle del Capo erano sempre buone e quelle degli avversari erano sempre fuori. E un giorno, durante una partita di quelle, uno dei figli del Capo disse con la voce dell’innocenza: “Ma babbo, non vedi che ti prendono in giro?” Il Re, anzi il Capo, era nudo, come nella fiaba di Andersen. Ma questa è un’altra storia. Fatto sta che un bel giorno il Capo ebbe voglia di giocare a tennis, nel campo privato della sua Villa, e disponibili c’erano due giovani amici che con il figlio del Capo utilizzavano quel campo quando era libero, Domenico Giovanni (detto Dogi) e William, che lo affrontarono, in questo caso, uno per volta. Ai due privilegiati venne, diciamo così, “consigliato”dal comandante della Guardia Speciale di non tirare la palla sul rovescio del Capo, che come abbiamo visto non amava questo colpo; ma soprat-

tutto l’inflessibile poliziotto ordinò loro perentoriamente di perdere la partita, perché il Capo doveva sempre uscire, anche da quegli svaghi balneari, soddisfatto e vincitore. Dogi, ragazzo sveglio e pratico, restò fedele alle consegne e, conscio dei vantaggi che offriva l’essere accolto nella Villa M. della Perla verde, perse la sua partita con il Capo. Lui, in fondo, incarnava quella mentalità ospitale e pragmatica degli abitanti della cittadina balneare, che volentieri si adeguavano, e si adeguano tuttora, alle abitudini e anche alle pretese più bizzarre dei villeggianti, specie se potenti o famosi. Quindi il Dogi espletato diligentemente il suo compito, dandosi il cambio con William rimase nell’ameno giardino con gli altri ragazzi del Borgo che tenevano compagnia ai figli del Capo, sollazzandosi fra prelibate merendine e altri giochi che non mancavano in quella importante dimora. William lasciò la compagnia, e andò ad affrontare la sua sfida con il Capo. Dopo un’oretta circa di gioco fece ritorno fra i ragazzi. Appariva paonazzo in volto e visibilmente scosso. Gli amici incuriositi dal suo aspetto lo circondarono e con malcelata preoccupazione lo interrogarono su cosa fosse successo. William raccontò che una volta in campo era stato preso dal’agonismo del gioco e dal valore della sfida, aveva dimenticato gli ordini ricevuti: di palleggiare solo sul dritto del Capo, di non affondare i colpi, e come risaputo, confondere il fuori con il dentro delle righe… e perfino la prima e inderogabile regola,

perdere! Era confuso e balbettante dall’emozione per quanto accaduto, che egli stesso non sapeva spiegare ai compagni con cui condivideva quell’oasi di privilegio; aveva giocato la sua partita di tennis impegnandosi al massimo per vincere. In parole povere di fronte al grande ostacolo costituito dalle prescrizioni e dal prestigio dell’avversario aveva inconsciamente avuto l’opportunità di scoprire il proprio potenziale di giovane e di tennista che si poteva manifestare solo nello svolgimento di una partita vera. L’aveva giocata. E aveva vinto. “William, cus t’i fat, t’i batù la testa? Adès i ché un si giuga piò a tenis…” Commentarono i compagni, sentendosi traditi dalla beffa inaspettata che William aveva servito loro. E cosa era successo poi… gli domandarono prefigurandosi gli strali vendicativi del Capo. Grande infatti fu la delusione dei pochissimi spettatori, l’ira del Colonnello comandante la scorta per la disubbidienza subita era palese e mentre camminava nervosamente in attesa di prendere quel ragazzino fra le mani… il Capo, guadagnò la rete con quei passi rapidi e marziali come fosse in uno di quei Cinegiornali Incom che lo celebravano, chiamò a rete William con un gesto imperioso della mano, gliela posò sulla spalla e… William se la vide davvero brutta: “Ai sém… adés im maza…” si disse, e si immaginò in un istante prelevato dai gendarmi inferociti, picchiato, ricoperto dagli insulti delle guardie del corpo, i veri sconfitti, frustrati dalla inspiegabile ribellione del ragazzo. Si senti però anche soddisfatto perché in fondo aveva onorato il gioco, e aveva dimostrato il suo valore vincendo il conformismo, e la paura. Il Capo dall’altra parte della rete risoluto ma anche imbarazzato, gli disse: “William, con te non gioco più!”. William non aveva battuto la testa, aveva solo battuto il Capo. Così gli altri continuarono a frequentare quel campo mentre lui, colpevole di lesa maestà, non fu più invitato a incrociare la racchetta con il Capo. Qualcuno, oggi, dice che questa storia è tutta inventata, solo una favoletta, ma a noi piace pensare che quella partita William l’abbia giocata davvero. E l’abbia vinta. I riferimenti e le citazioni storiche relative ai fatti Riccionesi sono state raccolte da testimoni oculari del tempo, le testimonianze a carattere nazionale sono riportate in “500 anni di tennis” di Gianni Clerici Ed. Mondadori I ed.1974; Ed. Mondadori Electa V ed. maggio 2007, ogni interpretazione è frutto della nostra immaginazione.


BREVETTI PER IL MARE

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Maria Grazia Tosi

La “Stramba” creazione di Daniele Mingucci Una nuova frontiera della nautica é quella capitanata dal riccionese Daniele Mingucci, che porta avanti dal ’99 assieme a due altri soci un prestigioso studio di grafica pubblicitaria, Empresa Creativa, ma che dal 2010, grazie alla sua personale creatività ed intraprendenza, ha concepito un progetto di natura diversa: quello di una barca a vela rivoluzionaria… e Stramba. Perché un nome così stravagante e da cosa ha preso spunto? Quando mi è balenato improvvisamente in testa è stata una vera illuminazione. E’ un nome perfetto: 7 lettere (tre di qua e tre di là da una A nel mezzo), l’idea un pochino ‘stramba’ lo può sembrare, e in più c’è il riferimento alla strambata, azione che avviene quando veleggiando si sbaglia la abbattuta. E’ la manovra di svolta con il vento in poppa: se la fai bene il boma si chiude e poi si apre dall’altra parte... se la fai male il boma passa di là all’improvviso dando una gran botta. Ma con Stramba non succede più! Perché il suo albero ha la forma di una U rovesciata e il cambio di mure della vela avviene scorrendo entro delle guide e mantiene sempre lo stesso lato esposto al vento. In questo modo la coperta dell’imbarcazione non viene mai interessata dalle manovre della navigazione, creando spazi liberi che normalmente non esistono; imbarcazione molto semplice da manovrare e che garantisce una maggiore velocità. E’ stato un progetto molto complicato da sviluppare e da mettere in cantiere? I miei primi disegni erano stupidi e sbagliati, ma ho potuto migliorarli grazie alla libertà di andare oltre che tiro fuori dall’ambiente creativo in cui quotidianamente vivo. Sono stato un anno a studiare a fondo il progetto e anche come depositarne il brevetto (che sono riuscito ad ottenere da solo, spendendo molto meno nel normale). Superato il dramma, comune ai creativi, di condividere quella che era stata un’idea solo mia, conscio che se non ne parlavo moriva con me ma se la spiegavo a qualcun’altro mi esponevo al rischio che me la copiasse o mi facesse passare la voglia di andare avanti… l’ho presentata al cantiere di Mario Zuanelli, uno dei migliori e del quale mi potevo fidare. “Sai che può essere!?”- è stata la sua prima reazione.

Ha accettato la sfida, e mi ha mandato da Franco Manzoli, “se c’è qualcosa che non va lui la trova” ha puntualizzato. Sono andato, non gli piaceva, ma non ci ha trovato niente di sbagliato.

Mano a mano ha scoperto dettagli sempre più utili da tenere presenti? Dopo le prime titubanze sulla sua realizzazione, rispetto ai costi da affrontare e la sicurezza dei risultati, ho più approfonditamente realizzato che la mia randa prendeva vento sempre dallo stesso lato, e questo consente di profilarla in un modo molto più efficiente. Perché la potenza di una barca dipende da tre fattori: l’incidenza, cioè quanto la vela è inclinata rispetto alla direzione del vento, lo spessore e, appunto, il profilo… che tipo cioé di curvatura possiede. Ho quindi ritelefonato a Zuanelli e gli ho riferito questa cosa. “Ti richiamo” mi ha detto lui. Poi, dopo aver riflettuto ed essersi confrontato con altri esperti del settore: ”Avremmo il 40% di potenza in più… almeno!”. E’ una realizzazione che prevede consistenti finanziamenti e sostegni? Io ho finanziato tutta la parte di ricerca e sto finanziando la parte di costruzione. Non sto cercando soldi in questo momento perché assieme ai miei soci privati ab-

biamo coperture sufficienti. Noi siamo certi di un ottimo risultato, anche perché abbiamo portato avanti tutti gli studi con la collaborazione dell’Università di Bologna, precisamente con il Dipartimento di Ingegneria Industriale, e lo sappiamo che funzionerà… ma la gente finché non la vede navigare non ci crede. In parte ha ragione, perché ci sono tutta una serie di imprevisti che non si possono simulare, soprattutto in situazioni di emergenza o di stress particolare, cose su cui dovremmo attivare specifici e sofisticati test dinamici. Ma non esiste il rischio di una sorpresa sul risultato finale… nel bene e nel male? No, nel male no. Abbiamo svariate soluzioni già pronte, vedremo quale saranno le più performanti e quelle che saranno più convenienti dal punto di vista economico; sono problemi che uno alla volta si risolveranno. Esistono cento anni di svantaggio su tutto quello che c’é adesso in mare… ci vorrà qualche mese almeno. Abbiamo altre ricerche da fare, direttamente in acqua. Siamo tutti sicuri che sarà alla fine una barca bellissima, grazie anche allo studio Q-id di Forlì che ne ha elaborato lo stile estetico sia esterno che interno; lunga 46 piedi (15 metri), e leggerissima perché tutta in alluminio, penso che la vareremo sul lago di Garda per fare tutta la parte dei test, poi si sposterà a nord dell’Adriatico e poi la porteremo qui via mare. Forse in primavera o tarda estate 2019. E naturalmente poi gireremo i più importanti saloni nautici. Come ci si sente ad aver inventato un qualcosa che non esisteva? L’innovazione è un animale strano da domare, non bisogna concentrarsi subito su quanti soldi si faranno ma creare spazi in cui le idee abbiamo tempo di crescere. E’ importante non accontentarsi, e abituarsi ad affrontare la paura, perché quando si fa una cosa nuova la paura è un sentimento che al 99% disegna le tue giornate. Io per anni sono stato terrorizzato che mi arrivasse una newsletter che mi presentasse un disegno simile. Riccione credo che possa essere l’ambiente giusto per poter creare in qualunque modo, attraverso imprenditori, Amministrazione pubblica e circoli culturali, le idonee situazioni in cui la concretizzazione di un’idea di questo tipo possa venire condivisa e fatta crescere insieme.


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Da gennaio i nuovi corsi di nuoto per tutte le età! A gennaio la Polisportiva Riccione ti aspetta per la ripartenza dei corsi di nuoto per tutte le età. E per il tuo benessere allo Stadio del Nuoto corsi di Acquagym, Acquatone, Idrobike e tanti altri… Scopri le mille occasioni per allenarti in compagnia dei nostri istruttori.

Siglata la partnership tra Polisportiva Comunale Riccione e POLIAMBULATORIO MEDICINA RICCIONE La Polisportiva Comunale Riccione ha avviato una partnership con il poliambulatorio Medicina Riccione. Due importanti realtà del territorio lavorano da oggi a stretto contatto e ciò significa che per gli oltre 8.000 tesserati della Polisportiva Riccione, saranno numerosi i servizi medici da utilizzare in convenzione. Il poliambulatorio Medicina Riccione, nella nuova ed esclusiva sede di via dei Mille 19 a Riccione, ha al suo interno 7 ambulatori medici, oltre 30 dottori specializzati e macchinari all’avanguardia, oltre ad un punto prelievi con più di 1000 tipologie di esami di laboratorio allo stesso prezzo del tariffario regionale Ausl, senza però

costi di ricetta, senza impegnativa e senza prenotazione. Per la prevenzione, in via esclusiva a Riccione, si realizzano anche analisi genetiche, citogenetiche e molecolari, attraverso biopsia liquida del DNA, anche in ambito pre-natale e pre-concezionale. La diagnosi, la prevenzione, la cura nell’eccellenza e nella innovazione sanitaria contraddistinguono l’attività,

non a caso lo slogan del Poliambulatorio Medicina Riccione è una frase di Santa Madre Teresa di Calcutta che raccoglie l’essenza del Poliambulatorio Medicina Riccione :

“la Vita è Vita, difendila”

30 novembre e 1 dicembre: i campioni nel nuoto si sfidano a Riccione nei CAMPIONATI ITALIANI ASSOLUTI OPEN

SEGUI I SITI UFFICIALI www.polcomriccione.com e www.stadiodelnuoto.it e le pagine FACEBOOK

Lo Stadio del Nuoto di Riccione è pronto a spalancare le sue porte per accogliere i campioni del nuoto. Venerdì 30 novembre e sabato 1° dicembre 2018 si svolgeranno a Riccione, in vasca da 25 metri, i Campionati Italiani Assoluti Open, “prova generale” a pochissimi giorni dal Campionato del Mondo in vasca corta che vedrà impegnati gli atleti Azzurri a Hangzhou, in Cina, dall’11 al 16 dicembre. Come ogni anno, sarà possibile seguire le gare dei migliori nuotatori italiani dalle tribune dello Stadio del Nuoto di Riccione, con ingresso gratuito. Piscine chiuse al pubblico. Per informazioni più dettagliate, vi invitiamo a seguire le nostre pagine social FB Polisportiva Riccione – Stadio del Nuoto Riccione oppure il sito ufficiale della Federazione Italiana Nuoto (www.federnuoto.it).

Polisportiva Riccione e Stadio del Nuoto Riccione per rimanere aggiornato sugli orari invernali e sulle promozioni.

INFO: 0541 644410 w w w . p o l c o m r i c c i o n e . c o m

polisportiva riccione

Stadio del nuoto Riccione


SERRANDE ABBASSATE

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di Nives Concolino

Dopo 60 anni Tiziana Mini chiude “La casa del bimbo” A fine estate, dopo sessant’anni di brillante attività, in Viale Dante 167, ha abbassato per sempre le serrande “La casa del bimbo”, una delle attività più longeve della città. Tiziana Mini, classe 1935, ancora dinamica e intraprendente, ha salutato i suoi clienti riccionesi e turisti, anche stranieri, che ogni anno tornavano da lei per acquistare capi esclusivi e di qualità, vestitini, pigiami, costumi e intimo. Da piccina hanno vestito anche la pattinatrice Carolina Kostner. Con l’amaro in bocca la Mini lamenta: “Sono stata costretta a mollare. Quest’attività non si reggeva più, non solo per la spietata concorrenza dei centri commerciali, ma anche per il moltiplicarsi di negozi che vendono imitazioni degli stessi articoli a prezzi stracciati. Quando aprii nel maggio 1958, si rispettavano le distanze. Non a caso, prima di concedermi il permesso di apertura, i tecnici del Comune fecero delle misurazioni per verificare se c’erano i metri necessari tra noi e il Paradiso del bimbo in Viale Ceccarini, che all’epoca era l’unico del settore. Ora per trovare capi simili, basta andare alla porta accanto.

In passato abbiamo avuto un’ottima clientela che non badava a spese, adesso invece chiedono di non spendere più di dieci euro. Cosa mai potrò dargli con quei soldi?” La Mini lamenta ancora: “Il questo modo, tra tasse, canoni d’affitto salati e concorrenza non si va avanti”. La mente vola agli anni d’oro, quando tra i clienti si contavano anche diversi stranieri, soprattutto tedeschi e bagnanti del Nord Italia. “Abbiamo vestito figli, genitori e anche nonni - racconta la Mini -. Con mia grande soddisfazione una signora, accompagnata da una bimba, poco tempo fa mi ha detto: questa è la nipote della bimbetta che vestiva lei. Anche il clima era diverso: in Viale Dante noi commercianti formavamo tutti un’unica famiglia, poi sono subentrate altre persone con altra mentalità ed è cambiato tutto”. “In Viale Dante -commenta la Mini- arrivavano tanti personaggi e gente da bene, educata, vestita in modo elegante, adesso non è più così! Sotto certi aspetti chiudere mi è un po’ dispiaciuto, ma non per l’attività in se, perché, in queste condizioni non conviene andare avanti”.


NONNE ARZILLE

di Nives Concolino

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Nonna Emilia, quasi cento... e fa ancora sciarpe con i ferri! Sta per varcare il secolo di vita, ma nonostante l’età gode ancora di buona salute, dispensa consigli in cucina e lavora ai ferri. La supernonna è Emilia Gambini, nata il 9 gennaio 1919 a Petriano, ma da tempo residente a Riccione. Ancora autonoma, per camminare usa come supporto solo un carrellino, trascorre le sue giornate alternando i lavoretti manuali e il piccolo aiuto in cucina, alla tv e alle preghiere. Forte di una granitica fede, ha fatto del rosario il perno della sua quotidianità, mentre ogni domenica, accompagnata dalla figlia Valentina Pangrazi, che vive con lei, va a messa. Cento anni, come si dice, e non dimostrarli! Il segreto della sua longevità? “Mangiare, o comunque assaggiare un po’ di tutto, prendere un caffè, bere un dito di vino durante i pasti principali e fare movimento senza impoltronirsi con il cuore rivolto sempre alle persone care”, in particolare ai nipoti Marco, Barbara, Stefania e Alessandro, e ai pronipoti Giada, Nicola e Tommaso. Nel suo cuore solo un tormento, quello di aver perso il figlio Albino alcuni anni fa. “Ho trascorso la vita lavorando nei campi -racconta la supernonna-. La mattina faccio colazione alle 8,30, seguo la messa, poi mi riposo, mi vesto, recito la coroncina dedicata a Maria che scioglie i nodi, guardo un po’ la televisione, ma con difficoltà, perché ho la cateratta. Un tempo lavoravo all’uncinetto, ma ora la vista non mi accompagna più, e posso fare solo delle sciarpe ai ferri”. Tante le foto ingiallite che rispolvera in veloce sequenza: “La campagna costellata dai pagliai di fieno che si facevano

Maria Teresa ed Elio: 50 anni di matrimonio!

con i forconi, Il lavoro svolto successivamente in hotel e l’amato marito Giovanni Pangrazi, scomparso nel 1995”. Tutti in famiglia ora attendono l’agognato traguardo, il taglio della torta con cento candeline, che sarà pure occasione per riunire l’intera famiglia.

Maria Teresa Pagliarani (1941) e Elio Ciavatta (1937) nati rispettivamente a Rimini e Riccione, hanno festeggiato 50 anni di matrimonio nell’Ottobre scorso. Si erano sposati il 27 Ottobre 1968 nella chiesa Santa Maria Ausiliatrice di Rimini. Entrambi hanno lavorato in campo turistico avendo gestito per 30 anni la pensione Helga in Via Maroncelli a Riccione dove ora risiedono. La loro festa presso il Ristorante “Cristallo” di Viale Dante è stata allietata dalla presenza dei figli Claudio, Cristina, Sabina, dei generi Mirco Antonini e Fabio Livi e, soprattutto delle nipotine Jennifer e Asia, orgoglio e gioia di due nonni speciali.

SONO STATI RICONOSCIUTI!

Nello scorso numero avevamo pubblicato una foto del Febbraio 1970 raffigurante un folto gruppo di giovani trasvestiti per il Veglione di Carnevale al dancing “Il Colle di Misano Monte. La memoria di Giorgio Casadei funziona ancora bene e li ha riconosciuti in massima parte... le xx sono probabilmente di “infiltrati” per l’occasione. Ve la riproponiamo. Prima fila in piedi: Giuseppe Caniglia, Renzo Fabbri, xx, Giorgio Casadei, Pierluigi Matteoni, xx, Corrado Fabbri. Seconda fila in piedi: Gianni Tommasini, Loredana x, Vera Pettinari, Mimma Confalone, Athos Bezzi, Giuseppina x, xx. Seduti: Angela x, Katia Olmeda, Gianni Bagli, xx, xx, xx, Gianni Minoia, Alda x.


AMICI CHE CI HANNO LASCIATO

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di Giuseppe Lo Magro

Martino Pari “Marnèin”, riccionese purosangue Martino era nato 80 anni fa nel giorno di San Martino e così fu battezzato. Mai nome fu più appropriato: infatti, come l’omonimo Santo, Martino è sempre stato generoso e propenso a condividere beni e consigli con tutti. Gran lavoratore, ebbe il suo “battesimo” al bar ristorante Zanarini negli anni ‘50 del secolo scorso, nel cuore di Viale Ceccarini, affollato dai “S-gnur”. Lì bisognava essere svelti e sempre attenti; si imparava il vero mestiere, permeato di educazione, di gesti misurati, di sorrisi accoglienti, di professionalità. Martino aveva qualità innate, sapeva imparare e far tesoro di quanto acquisito. Ben presto divenne direttore al bar ristorante Canasta dove, con rispetto e a dispetto della sua statura, veniva chiamato “il piccolo grande uomo”. Dopo la meritata pensione non abbandonò mai il lavoro e collaborò coi famigliari prima al bar ristorante Eden (Z.45) e poi all’Hotel Alfa Tao. Amava tanto la sua famiglia e cercò sempre di bilanciare lavoro e affetti. Coi suoi amati visse costantemente una sinergia incredibile. Non si stancava mai di insegnare umiltà, onestà, rispetto, serietà, dando quotidianamente il buon esempio. Impeccabile in giacca e immancabile cravatta, riprendeva bonariamente i suoi dipendenti sul modo di avere una postura corretta: “Sta drét... che tzi impurtènt!”. I motti che amava ripetere: “Niente viene per niente – Non tutto è dovuto –

Cerri, ex presidente A.S.A.R. Anno nero per l’Asar di Riccione. Lo scorso 19 settembre, a cinque mesi dalla scomparsa dell’ex presidente, Spartaco Selva, la storica associazione sportiva riccionese ha perso un’altra punta di diamante. Si tratta di Angelo Cerri, 80 anni, che per diversi anni nella stessa compagine ha rivestito il ruolo di dirigente e presidente. Di professione idraulico e da sempre appassionato di calcio, dagli anni Settanta ha dedicato i suoi momenti liberi all’Asar, contribuendo alla sua crescita assieme ad

State allegri!”. Una sua grande gioia era cantare nel Coro Città di Riccione e negli ultimi anni riuscì a soddisfare questa passione. Se ne è andato lo scorso Luglio, in punta di piedi, lasciando un caro ricordo in tutti e un vuoto incolmabile in famiglia. G.L.M. altri giovani dell’epoca. Persona affabile, dal cuore buono e dotato di uno spiccato senso di umanità, Cerri, come ricorda chi ha avuto il piacere di conoscerlo, ha sempre dato all’associazione il meglio di stesso. “Angelo, insieme a Spartaco -rimarca Rodolfo (Rudy) Bacchini- ha seguito costantemente l’Asar sin dal suo nascere. Era una delle persone più attive e disponibili anche in età avanzata, fino alla sua scomparsa. Il figlio Moreno ha ereditato le passioni del padre, sia nel lavoro (è lui adesso a condurre l’attività artigianale di famiglia), sia nello sport. Per anni, infatti, è stato un giocatore dell’Asar. Amici e parenti l’hanno salutato per sempre Angelo nella chiesa dei Ss. Angeli Custodi. ni.co.

Nicoletta Fantini, imprenditrice del “salotto”

Dotata di intraprendenza, vitalità e lungimiranza, per mezzo secolo in Viale Ceccarini è stata punto di riferimento dello shopping, per i riccionesi e soprattutto per i turisti. Nicoletta Belluzzi Fantini, apprezzata imprenditrice del “Salotto”, il 13 agosto è volata in cielo a 71 anni, dopo aver lottato con tutte le sue forze contro una brutta malattia. Da sempre innamorata della sua Riccione, ha profuso un grande impegno nel lavoro, mettendosi in gioco anche per il bene della città con solerzia e dinamicità, forte del suo spirito schietto

ed estroverso. Nicoletta mosse i primi passi della sua carriera a metà degli anni Sessanta, con la sorella Simona, nel negozio di abbigliamento aperto dai genitori, Marino Belluzzi e Alda Fantini, in Viale Ceccarini. I capi di alta qualità e tendenza, ne avevano fatto una tappa irrinunciabile per i villeggianti nel tempo diventati clienti abituali. La sua svolta arrivò negli anni Settanta, quando la Belluzzi subentrò a suo zio nella gestione della pelletteria di fronte al negozio dei genitori. “Nicoletta - racconta sua sorellaha condotto l’attività con grandissima capacità, determinazione e passione. Per mantenere il negozio all’avanguardia faceva tanti viaggi, anche all’estero, partecipava alle sfilate di moda e faceva ricerche. Proprio per questo spirito imprenditoriale il Consorzio d’area di Viale Ceccarini, anni fa le ha consegnato il Premio Baleani, riservato alle persone che si contraddistinguono nel proprio lavoro. A dare l’ultimo saluto a Nicoletta, che oltre alla sorella Simona, ha lasciato i nipoti Camilla, Ilaria e Brando, sono stati numerosi amici e conoscenti, operatori del “Salotto”, negozianti, albergatori e rappresentanti delle categorie economiche. Durante l’omelia don Valerio Celli ha ricordato “la professione svolta da Nicoletta con tanta passione, il suo amore per la bellezza, quella bellezza che come dice Dostoevskij, salverà il mondo, la musica i suoi viaggi, l’arte, la cultura e la voglia di sapere. Cose che rendono grandi la persona, cose belle che portano a Dio, Nicoletta ha riscoperto tutto questo”. Poi l’umanità e l’amore trasmesso ai suo cari e alle persone che ha incontrato. La Belluzzi riposa ora nel vecchio cimitero di Riccione accanto ai suoi cari. ni.co.


AMICI CHE CI HANNO LASCIATO

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di Giuseppe Lo Magro

Domenico Concolino, ultimo socio dell’A.N.M.I.G. Era l’ultimo socio riccionese dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra, un testimone oculare delle più tristi pagine di storia dell’ultimo conflitto bellico. Domenico Concolino, papà della nostra giornalista, Nives Concolino, se n’è andato per sempre il 9 settembre a 99 anni, era infatti nato il 19 gennaio 1919. Una vita intensa, la sua, imperniata sui grandi valori, amore, verità, pace, fede e spirito di servizio, ereditati dai genitori, Anna e Achille. Al centro della sua quotidianità c’è stata sempre la famiglia, prima quella di origine, poi quella che ha formato con la sua inseparabile Maria Teresa Grossi, conosciuta negli anni Cinquanta a Riccione, dove ha poi messo radici. La sua vita, soprattutto da giovane, ha richiesto tanti sacrifici e comportato dolore. Nel fiore della sua gioventù è stato chiamato a svolgere il servizio premilitare. Faceva il picchetto nella caserma di Trento, finché a fine corso è diventato caporale. Avrebbe voluto impegnarsi ancora negli studi, ma incombeva la seconda Guerra Mondiale. Così l’11 giugno 1940, arruolato nella Sesta Armata del Po, è stato inviato sul fronte alpino occidentale, in Val di Susa con gli altri commilitoni che contavano solo sull’uso di un moschetto, mentre i francesi sul versante opposto avevano minato i campi. Il 16 aprile del 1941 è stato fatto prigioniero dagli inglesi a Tobruk in Libia. E’ così iniziato il Calvario pieno di stenti, drammi e orrori, verso il campo di concentramento inglese di Zonderwaters nel Sud Africa, dov’è arrivato dopo essere stato deportato, passando

per l’Egitto e il Canale di Suez. Poi il trasferimento in nave in Inghilterra. Il ricordo dei campi di patate recintati con filo spinato era ancora vivo nella sua mente, come le battaglie delle navi in Oceano, che rispolverava ancora con la paura impressa negli occhi, come i corpi dei compagni periti in battaglia. Drammatica l’esperienza da prigioniero, durata oltre quattro anni, che ha inciso sulla sua vita. Fortemente provato, è comunque riuscito a tornare a casa. La fede in Dio e la famiglia l’hanno aiutato a rimettersi in sesto e ritrovare la normalità della vita. “Mi sono sempre fatto volere bene da tutti”, ripeteva sempre con vanto. E’ stato così sul lavoro (era stato impiegato provinciale), in società e in famiglia, dove si è

sempre dimostrato una roccia. Un anno e mezzo fa, su invito dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra della quale faceva parte, ha portato la sua testimonianza da internato nei campi di concentramento agli studenti del Liceo Giulio Cesare -Valgimigli di Rimini. Un’occasione per lanciare il suo messaggio di pace, espresso anche in altre occasioni. Due anni fa, il 16 settembre 2016, durante la visita della delegazione del Governo greco e dei parenti delle giovani vite falciate durante la Liberazione di Rimini con la discrezione di sempre, lontano dai riflettori, al cimitero ellenico di Riccione ha voluto stringere la mano a un reduce del fronte opposto. Non gli sono mancate le opportunità, durante il conflitto bellico e in altri momenti, di adoperarsi per gli altri. Spesso ricordava quel giorno in cui da giovane, mentre si trovava in una centrale idroelettrica del nord, si accorse di una fune che stava cedendo. Diede l’allarme in tempo, salvando tante vite. Credente e cattolico praticante, con un passato di militanza in Azione Cattolica, di domenica non tralasciava mai la messa. L’ultima alla quale ha assistito, due giorni prima della sua scomparsa, è stata quella celebrata nella piazza di San Lorenzo per la Festa della Famiglia. Grande appassionato della lettura, ostacolata da una vista cagionevole, Domenico seguiva costantemente la cronaca locale e nazionale in tv. Amava giocare a dama, a scacchi e a scopa con le carte, vivere il mare e la spiaggia, che fino alla scorsa estate lo ha annoverato tra i bagnanti più longevi.

Il Presepe di Viale Abruzzi per l’A.I.S.M. APERTO DAL 20 DICEMBRE AL 10 GENNAIO 2019

Siamo un gruppo di amici con la passione del presepe. Per noi tutto è iniziato quando il Parroco di San Martino di Riccione lanciò la proposta di allestire nella ricorrenza del Natale dei presepi nelle varie zone del Paese. Raccogliemmo subito l’idea e allestendo un nostro Presepe Animato che col passare del tempo è diventato più ampio, meccanizzato ed elettronico. Innumerevoli i mestieri e gli artigiani in movimento con figure assai più vicine alla realtà, un fiume che scorre, luci che tratteggiano le fasi del giorno e della notte. Costruito con materiale riciclato è posizionato nel recinto della PALESTRA COMUNALE DI VIA ABRUZZI 46 (ZONA VILLA ALTA). La visita è libera e aperta al pubblico. Le offerte raccolte sono versate in beneficenza alla vicina Associazione AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla). Il gruppo è formato da: Edoardo Copponi, Stefano Tonti, Rino Boschetti, Adriano Ciavatta, Arnaldo Grossi, Giorgio Tonti, Stefano Marconi.


WWW.TAEKWONDORICCIONE.COM

since 1978

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Inizio stagione… affollatissimo! I corsi di Taekwondo alla scuola media Geo Cenci (Ex Fornace) e il corso di Autodifesa alla palestra di Via Martinelli hanno visto una partenza strabiliante per l’asd Taekwondo Riccione Polisportiva del M. Roberto Betti! Ma non temete se vi siete persi settembre! I nostri corsi non hanno un inizio prestabilito, nel taekwondo l’inizio è la cintura bianca e ognuno ha il suo percorso. Il Taekwondo è un’arte marziale coreana di cui il nostro maestro Chung Kwang Soo è stato uno dei pionieri che ha portato questa disciplina in Italia e noi non possiamo esserne che orgogliosi di nominarlo. È

un’arte marziale molto dinamica con un cospicuo uso di tecniche di calci inoltre, essendo una disciplina, in quanto tale dona autocontrollo e forza caratteriale, il tutto nel divertimento del gruppo che non manca mai. Nel Taekwondo non esiste età, peso, uomo o donna... ognuno trova il suo percorso, tante sfumature di quest’arte marziale la fanno completa e adatta ad ogni obiettivo individuale. Tanti nostri ragazzi (dal bimbo al ragazzo all’adul-

to) trovano soddisfazione nell’allenamento in palestra, altri non vedono l’ora di salire sui campi di gara e provare l’adrenalina e altri ancora si impegnano nelle tecniche di rottura o i master (+40 anni) si allenano e/o gareggiano nelle competizioni tecniche! Sta solo a te fare ciò che piace di più! Il corso di Difesa da Strada procede con forte richiesta e grande affluenza ogni anno

sempre più! Contenti dei risultati che sta avendo questo corso siamo felicissimi di divulgare un metodo di autodifesa efficace e semplice (ma ce n’è anche per gli esperti) dove si fondono diverse discipline per arrivare a un risultato concreto. Il corso è adatto dai ragazzi di 13 anni fino agli adulti di qualsiasi età, uomini e donne, dove si imparerà non un arte marziale tradizionale ma un vero e proprio meccanismo di autodifesa istintivo e spontaneo, da utilizzare nella necessità di doversi difendere in strada. Facile e adatto ai principianti e più “accattivante” ai più esperti e persone motivate. Durante l’attività ci sarà anche una buona preparazione fisica/dinamica e potenziamento per rendere il corso ancora più armonico e piacevole; fondamentale per completare un buon esercizio. Avrai 1 prova gratuita anche qui quando vuoi durante l’anno per conoscerci, ti serve una tuta da ginnastica e voglia di imparare! Si ringrazia ufficialmente la disponibilità del M. Geo Ottaviani che è stato il fondatore del Taekwondo Riccione dal 1978 e la Polisportiva di Riccione la quale ci affianca e coordina dando la possibilità di divulgare il Taekwondo e le difese. Informazioni più dettagliate su corsi e orari contattate la Polisportiva di Riccione 0541 644410, oppure Roberto Betti 335 5337789. SCUOLA EX FORNACE CORSO TAEKWONDO LUNEDÌ 16:50 (bambini 5-8 anni) - 17:45 (ragazzini 9-13 anni) 18:45 (ragazzi 14-17 anni) - 19:35 (agonisti-adulti) - 20:35 (adulti) MERCOLEDÌ 17:45 (bambini 9-13 anni) - 18:45 (ragazzi 14-17 anni) 19:35 (agonisti-adulti) GIOVEDÌ 20:00 (corso agonisti) SCUOLA MARTINELLI VENERDÌ 16:50 (bambini 5-8 anni) - 17:45 (bambini 9-13 anni) 18:45 (ragazzi 14-17 anni) - 19:35 (agonisti-adulti) - 20:35 (adulti) SCUOLA VIA MARTINELLI CORSO DIFESA DA STRADA MARTEDÌ 20:00 Difesa personale da strada (ragazzi 13 anni-adulti)

INSEGNANTI D.T. Ottaviani Geo 7° Dan M. Betti Roberto 6° Dan Istr. Uguccioni Luna 4° Dan Istr. Sacripanti Linda 4° Dan


PAGINA DELLO SPORT

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Fiorello e la sana cultura sportiva Parlare di Rosario Fiorello sottolineando la sua simpatia appare scontato, ma scoprire in lui un appassionato di tennis e soprattutto una persona particolarmente umile e disponibile con tutti, è stato sorprendente.Un lungo weekend estivo di 4 giorni, in cui Fiorello arrivato a Riccione con la famiglia, ha seguito le lezioni di tennis del sottoscritto presso il Tennis Club Riccione, dimostrando capacità tecniche e grande dinamismo. Dotato di un ottimo servizio e di un grande dritto, ha giocato con l’entusiasmo di un bambino che scopre per la prima volta questo splendido sport. Dire che Fiorello ha la “battuta” pronta anche giocando a tennis può sembrare uno scherzo, ma il suo umorismo non si è interrotto neanche durante le lezioni di tennis. Sempre disponibile con tutti, pronto per i selfie dei primi bambini che si sono avvicinati e di chiunque l’avesse riconosciuto, ha dispensato sorrisi e gag senza risparmiar-

si. Probabilmente è una grande persona anche e soprattutto per questo suo modo di essere: non tutti i personaggi così conosciuti sono affabili e soprattutto rie-

I pallanuotisti, pronti per nuove sfide Finita l’estate torniamo a parlare di pallanuoto precisamente del new team o gruppo inclusione, ragazzi che per svariati motivi non possono dedicarsi come si richiede all’agonismo. Assieme ai genitori è stato deciso di creare un gruppo non prettamente agonistico e con allenamenti impegnativi, ma orientati soprattutto al gioco. Quest’anno saranno chiamati a cimentarsi in un campionato under 18 e affronteranno le migliori squadre dell’Emilia Romagna, quindi in bocca al lupo ragazzi e buon divertimento. Altra storia per la squadra senior, se in gran parte formata da ragazzi sotto i 18 anni. Scelta tecnica effettuata dalla società per formare e far crescere un gruppo promettente che già quest’anno farà parlare di se. A fianco dei “ragazzini” ci sarà un ex giocatore di serie “A”: Luppa Giuseppe, che ha militato nel Catania e che assieme a Luca Tripaldi e ai due fratelli Sacchi, Francesco attaccante e Giacomo portiere, faranno da diga, da guida e figureranno come “ragazzacci” della squadra. Quest’anno fiduciosi e determinati daremo sicuramente filo da torcere a ogni avversario.

di Fabrizio Serafini

scono a rimanere con i piedi per terra. Non si può certo dire che il suo passaggio sia rimasto inosservato; ha colpito tutti e tutt’ora bambini ed adulti chiedono di lui e ricordano quei simpaticissimi momenti di ironia e tennis con Rosario. Fiorello ha condiviso l’idea di sana cultura sportiva (vedi foto) frutto del progetto e relativo libro che ha visto coinvolti oltre 2400 ragazzi nelle scuole:la scuola secondaria di primo grado Fratelli Cervi IC2 di Riccione; il liceo scientifico e artistico “Volta Fellini”; l’istituto IPSSEOA Severo Savioli di Riccione; la Fondazione unicampus San Pellegrino, scuola superiore per mediatori linguistici FUSP di Misano; l’Istituto Tecnico Economico Statale “R. Valturio” ITES di Rimini. Lo showman innamorato di Riccione da quando portava il codino ha salutato il Tennis Club Riccione complimentandosi per la struttura e l’accoglienza, assicurando a tutti che tornerà con piacere.

di Maurizio Montanari

Info pallanuoto: Maurizio Montanari - Tel. 333 6769374 Luca Bellavista - Tel. 335 8395385

L’Arco Club fa centro: dieci medaglie in un solo colpo Grande successo per l’Arco Club di Riccione ai Campionati Italiani Targa di tiro con l’arco, disputati in Puglia a fine settembre allo stadio “Ventura” di Bisceglie e di seguito in Piazza Duomo a Trani, accanto alla maestosa cattedrale di Bisceglie. Con grande abilità gli atleti hanno conquistato ben dieci medaglie. Protagonisti sono stati tre allievi, Federico Bianchi, Francesco Gregori e Lorenzo Valente, e tre master, Andrea Bertolino, Raimondo Luponetti e Marcello Tozzola. Da evidenziare l’eccellente risultato del sedicenne Gregori (l’atleta più giovane dell’Arco Club) che, dopo essersi piazzato secondo nella categoria “Allievi”, nonostante le difficoltà create dal vento, negli scontri finali degli Assoluti ha carpito il terzo posto con l’olimpionico Frangilli, in seconda posizione, e il vincitore assoluto Musolesi. Con la squadra Gregori-Luponetti-Tozzola l’Arco Club si è attestato al terzo posto assoluto. Nei “Master” Tozzola è arrivato primo ed è diventato campione d’Italia, superando Luponetti, in seconda posizione, Bertolino tredicesimo. I tre Master hanno così conquistato il titolo di “Campioni Italiani Master a Squadra”.

di ni.co.


La pagina di Edmo Vandi

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Trascorsi riccionesi del celebre tenore Gianni Raimondi E’ stato forse il maggior contribuente nella storia finanziaria del Comune di Riccione. In testa nell’elenco della denuncia dei redditi nell’anno 1976, ha dichiarato la cifra astronomica per Riccione di 63 milioni 246.000 lire. Ma chi era questo “coraggioso” denunciante ? Si chiamava nientemeno che Gianni Raimondi, bolognese puro sangue e cantante lirico famoso in tutto il mondo. Protagonista in opere e concerti nei maggiori teatri e arene, dalla Scala di Milano all’Arena di Verona e poi Vienna, Parigi, Londra, New York. Mirabili i suoi duetti con Maria Callas nella Traviata di Giuseppe Verdi. Fu anche interprete principale nel film “La Boheme” di Giacomo Puccini. Dopo una vacanza nell’estate 1975, si innamorò di

Riccione e decise di risiedervi per diversi anni stringendo amicizia con tutti i melomani della Perla verde. Comprò poi una villa a Scacciano, in Via Cà’Pronti con ampia veduta panoramica nel cui giardino gli amici canterini riccionesi (i Baldacci al completo, i Bigiulèt, Ragni e poi Arvedo, Cigabès, Brusòr, Luciano-Marein, Canarecia) al ritorno dai suoi giri per il mondo, gli organizzavano pantagrueliche grigliate di pesce affogato in fiumi di vino. Il tutto si concludeva con sgangheratissimi cori risuonanti sulla collina fino alle prime luci del mattino. Abbandonò anzitempo la sua brillantissima carriera, durata oltre vent’anni, a causa (si disse) all’asfissiante gelosia della moglie. Nato nel 1923 a Bologna, morì nel 2008 a Pianoro.

Il tenore Gianni Raimondi ospite d’onore del Circolo Amici della Lirica in un concerto al Palazzo del Turismo.

Le vacanze dei pensionati in montagna (e i molteplici benefici)

Art: De Grandis

Da diversi decenni i Comuni e i Sindacati organizzano soggiorni di vacanza in montagna per pensionati, loro famigliari e anche diversi speranzosi “single”. L’iniziativa è senz’altro da lodare visti i vantaggi che, sia per la salute che per la socialità, l’aria salubre delle montagne, unita al fatto che a certi mariti non tocca più lavare i piatti, quelle paia di settimane certamente comportano. In quelle realtà sono a suo tempo entrato anch’io, non perché ero a quei tempi un “diversamente giovane” ma perchè ero in uso seguire i Sindaci in visita ufficiale verso la fine del soggiorno (specie quando si era nell’imminenza di qualche tornata elettorale!) nella mia qualità di Addetto Comunale alle Pubbliche Relazioni, ma anche perché portavo con me la telecamera per realizzare servizi da mandare

Signor fam véda arturnè la luce drèinta la Colonia ENEL e dèp… ...arcojme po' azchènt ad ch’l’Alma Benedèta.

in onda nei telegiornali di VGA-Telerimini in quegli anni molto seguita. Quindi interviste ai Sindaci: (1) “...Siete i testimoni della laboriosità della Romagna, questa vacanza è un premio più che meritato per una vita spesa in favore della nostra comunità”, e ai villeggianti: (2) “...L’èria la è bona, la fa mnì la ptìda e de Viagra an duvràm snè la metà”. A mezzogiorno c’era il pranzo comunitario insieme alle

Autorità con l’albergo che si superava rispetto agli altri giorni. (“Perchè an amnì piò spès?) In una di queste occasioni mi trovai seduto tra due arzilli anzianotti che si dichiararono “single” cioè “giòvne antìgh”. Uno di questi, quello seduto alla mia destra, all’improvviso si alzò (eravamo verso la fine del banchetto) e mi disse in un orecchio: “...Ho da scapè in camera – strizzatina d’occhio - dov uj’è una gnoca cla m’aspèta!”. Al chè quello alla mia sinistra, avendo udito questa dichiarazione di impellente necessità, mi sussurrò maliziosamente: “L’è vera che ad sòra uj’è una ragaza cla l’aspèta, ma l’è l’infermiera cla j’ha da fè un lavatìv perché l’è quatre dè ch’un chèga!”. (E’ vero che c’è una ragazza che l’aspetta di sopra ma è l’infermiera che gli deve fare un clistere perché sono quattro giorni che non va di corpo!).


DI TUTTO UN PO’

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L’ultimo viaggio della 5ªB Istituto Zavalloni “Ciao Raga” (JACK) Questa è la frase con cui, alla fine di questo splendido e ricco anno scolastico, Jack ha salutato i suoi compagni. Jack e la maestra Gilda sono stati gli “autisti” dell’ultimo viaggio di una classe speciale: la VªB della Scuola Primaria “Fontanelle” di Riccione. Jack è un bambino super che vive la sua vita amato e coccolato da mamma Cinzia e papà Davide nella Casa Famiglia di Misano Monte. L’uscita didattica della VªB in Casa Famiglia ha acceso una scintilla per partecipare al Concorso Nazionale di Poesia dedicato alla scrittrice e poetessa “Alda Merini”. Ed ecco che la collaborazione dei bambini e l’ispirazione data dall’Amore “toccabile”in Casa Famiglia da vita alla poesia. Mesi di attesa e finalmente la fatidica risposta da Milano (sede del Concorso). La poesia è tra le prime tre. Muniti di zaini e genitori “in spalla” i bambini capitanati da

Jack partono alla volta di Milano felici e vittoriosi portano a casa un argento. Un bel II° posto a livello Nazionale. Un’emozione unica, una collaborazione ScuolaFamiglia da ricordare. Ecco la VªB duran-

di Stefania Manzoni

te la premiazione a Milano. La tenacia, l’impegno ed il rispetto di una maestra verso i suoi bambini possono ancora creare grandi cose. Grazie Maestra Gilda Pratelli ti vogliamo un mondo di bene.

CASA FAMIGLIA - Classe 5ªB (Istituto Gianfranco Zavalloni Riccione) Alcuni hanno il cuore grande. Abbastanza per aiutare, l’abbiamo capito in casa famiglia che ogni esperienza ti può cambiare. Con un pulmino, in uscita didattica, siamo andati a Misano Monte e una casa gigante ci è apparsa difronte. E’ una casa molto speciale dove ognuno un abbraccio può trovare. Alla porta abbiamo bussato e un bambino ci ha salutato.

I rasunamènt per capì la vita di Edmo Vandi

Era Giak! Lui vive li! E’ un nostro compagno della VªB. Grazie a mamma Cinzia e a babbo Davide abbiamo imparato che se l’ amore viene donato verrà sempre moltiplicato. In casa famiglia ci si aiuta tutti quanti e non si è mai stanchi. Ognuno fa la sua parte e nessuno sta in disparte.

Ora abbiamo capito una ricetta speciale che in ogni famiglia si può realizzare. Un chilo di colore, un pacco d’ amore ti fanno divertire a tutte le ore! Non esiste la malinconia se ci sono allegria e compagnia un sacco di pazienza e una porzione d’ accoglienza possono fare la differenza. Con lo stupore e tanta meraviglia si può creare un fantastica famiglia.

La furtouna la bòsa snè una volta. Quasi sempra quand tzì te bagn. L’Etna l’è una muntagna che l’avrìa bsègn de Maalox. E giva Turèin ad Prinoun: “Quand uj’è piò done tla cuseina t’magn sempra salèd: Ma, te mès e sèl? - An m’arcòrd !” E mi fradèl l’è mèz cigh, me a sò mèz sord. Te cinema me aj racount cus a vèd, lò quel chi dis. E matrimonie l’è cumè te risturènt, t’guèrd sempra te piat ad chièlt.

Il Presepe di Bertino Benzi

Anche quest’anno, in occasione delle feste natalizie Bertino Benzi esporrà i suoi presepi meccanici in Viale Lavello. Sono sette quelli realizzati negli anni, di cui due principali che si estendono su di una superficie di venti metri quadrati, con botteghe artigiane e personaggi animati da sistemi meccanici. Tanti i personaggi in movimento che danno vita alle scene della Natività tra la simulazione di eventi atmosferici e l’alternarsi del giorno e della notte. Info: 0541 602233.


L’ANGOLO DEL BUON UMORE

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di Giuseppe Lo Magro

I racconti “piccanti” di Adua Pozzi Adua Pozzi, indimenticata proprietaria dell’omonima cartoleria a Riccione Paese, oltre che essere una gran bella donna era dotata di quello che gli inglesi chiamano “humor”, mentre noi in dialetto ruspante diciamo “ciapè per e... didrì!”. Abbiamo scovato due fatterelli che lei aveva appuntato su foglietti volanti, scritti di getto, per poi... chissà... raccontarli agli amici in una serata di baldoria. Ve li proponiamo. Gita alle Cinque terre, Giugno del 2.000. Protagoniste Maria, Rosetta, Ida e Adua. Allegre e svampite girano per mare e per terra, così spensieratamente che rischiano di finire a Torino invece che a Rapallo. Erano salite sul treno sbagliato e solo all’ultimo secondo si accorgono dell’errore. Arrivate a destinazione decidono di fare un giro in carrozza. Alle briglie c’era il sosia di Romeo ad Lòs, il più conosciuto cocchiere di Riccione, famoso per la cura maniacale del veicolo e l’amore per il cavallo, sempre strigliato e

lucido. L’Adua salta su: “Oh, madunèina, a èm sbajè un’ènta volta, a sèm già artorne a Arcioun!”. (Oh, madonnina, abbiamo sbagliato un’altra volta, siamo già tornate e Riccione!). E giù risate. L’omino di poche parole e assai impettito, aveva al suo fianco un bastardino dal muso simpatico che, in verità, era però alquanto irrequieto. E avvenne che nei suoi maldestri mo-

vimenti appoggiò quasi il suo posteriore sulla testa della Rosetta che gli era seduta di schiena. Avendo “i pendolini” oltremodo pendenti l’Adua, che era di fronte, si immaginò una possibile situazione paradossale. E ne sparò un’altra delle sue: “S’us pogia una muliga ad piò, tat po’ fè dò bei bòch-le!”. (Se si appoggia un poco di più, ti puoi fare due begli orecchini!).

Tilio e e funerèl (Tilio e il funerale) Attilio”Tilio” Tosi, sposo di Domizia Mondaini detta “Micia”, era uomo di sani principi e rispettoso di comportamenti corretti tra le persone. Non abozzava se notava qualcosa che riteneva irriverente. Gli capitò un giorno di trovarsi al cimitero per il funerale di un conoscente. Il tempo era inclemente e la pioggia bersagliava inesorabile i pochi presenti. Alle operazioni di sepoltura provvedeva il vecchio “Pilini” che, infreddolito e infastidito dall’umidità che arrivava alle ossa, sbadilava energicamente, gettando sulla cassa posata in fondo all’apposita buca, terra, sassi e fanghiglia in egual misura, incurante di rimbombi e

gorgoglii, mostrando indiscutibilmente di avere fretta di completare l’operazione. “Tilio” mugugnò la sua lamentela a fior di labbra e se tornò a casa con un marcato disagio addosso. La sera si confidò con la sua Domizia raccontando il fatto e concludendo amaramente: “ Me un funerèl isé bròt an e voj”, quèl un è modi da splì la gènta”. (Io un funerale così brutto non lo voglio, quello non è il modo di seppellire la gente). Passò il tempo e la cosa sembrava dimenticata. Poi gli giunse notizia che il vecchio “Pilini” era passato a miglior vita ed allora esclamò: “ Adés a pos murì ènca me!”. (Adesso posso morire anch’io).

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I SCRIV IN DIALET

Gli amarcord di Novella Una domenica pomeriggio della primavera del 1952 con gli uomini al bar, le giovani spose si mettevano a bordo strada per “criticare” chi passava. Fu presa di mira l’Anna ad Ciambèla, bella ragazza dell’Alba che amava vestire “ricercata” e camminava tutta tinca, “come sl’avés ingulè un s-ciadur”!

39 CHI CMANDA MA CHÈSA TUA?

di Enzio Vanni Se tvè un po' mi tèmp indrì t'véd dal robe ch'agl'ha fnì. I anziènz i mandèva la baraca i giovne si zcuriva i'era di pataca.

Se vai un po' indietro nel tempo vedi che certe cose sono finite. Gli anziani mandavano la baracca i giovani se parlavano erano patacca.

Se ui amniva da mustrè i dint i i giva: “Zét, tan capés gnint”. E mi Bà l'era pacoun ad chèsa ma la mi Mà lan gni dèva pèsa.

Se provavano a mostrare i denti gli dicevano: Zitto, non capisci nulla. Mio padre faceva lo sbruffone a casa ma mia mamma non gli dava tregua.

Lò, in gir, e giva che cmandèva però ilà drèinta Lia ul pitnèva. Quand i era insèn che discusioun mo Lia la eva sempre la rasoun. D'Utobre Lò l'eva vandù e vèin mo Lia la ha raspè tòt i quatrèin. Se Lò us vlèva na muliga difènd: tèmp pèrs, da Lia e duveva dipènd. La “morra” ui pisiva da giughì, per paghè, un ov us purtèva drì. Ul frighèva ch'l'era ancora scur zét zét, ras-cènd de pulèr e mur.

Erano presenti: Pasquina ad Masaròt, Miglia ad Muntèl, Nèla ad Carabèin, Marièta ad Pòfre, Nera ad Munèl, Maria ad Pivarini, Nunzièda ad Madongia, Dina ad Bulègna, Olga ad Bazòt, Giana ad Nadalèin La Miglia -imitandola nel fare e nel camminare- “Guèrda cum la è vistida... lam pèr un chèmp... vistid e bursèta si fiur... urcin sal palèine... piturèda all’insò...uriginèla ehhhh!?”. E giù risate da tenersi la pancia! (Novella Zammarchi)

CHI COMANDA A CASA TUA?

Lui in giro diceva che comandava ma là dentro era lei che lo “pettinava”. Quando erano insieme che discussioni ma lei aveva sempre tutta la ragione. In Ottobre lui aveva venduto il vino ma lei ha sgraffignato tutti i quattrini. Se lui si voleva un poco difendere: tempo perso da lei doveva dipendere. Alla “morra” gli piaceva giocare per pagare, un uovo portava appresso. Lo rubava che era ancora notte fonda zitto zitto raschiando il muro del pollaio

L'era Lia ch'la “fèva la pièda” sl'an vlèva un si muviva déda isé Lò e giva cla era una rosa e alora ut tècca paghè qualcosa

Era lei che amministrava la casa se non voleva non si muoveva dito. Così lui diceva che era una rosa e allora dovevi pagare il dazio

ènca sla rugniva da la matèina un gnè rosa senza la su spèina. Se pò t'guèrd a chèsa di parint t'capés che tan gni po' fè gnint

anche se litigava dal mattino presto non c'è rosa che non ha la sua spina. Se poi guardi in casa dei parenti capisci che non puoi ottenere niente

perchè la è grèva la quis-cioun j'èmne iè una muliga quaioun. Isé at fac un zcors bèn pricis spusès l'è inferne un è paradis.

perchè è molto grave la questione gli uomini sono un poco minchioni. Così ti faccio un discorso preciso sposarsi è inferno non è paradiso.

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Ritrovarsi 30 anni dopo... Irripetibili emozioni

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Rimpatriata degli alunni Media n°3 dei primi anni ’80 Su illuminazione di Davide Veschi, organizzatore impareggiabile, il 3 Ottobre u.s. si sono dati appuntamento per una simpatica rimpatriata - Pizzeria “La Conchiglia” di Riccione- gli alunni della Media n°3 di Via Ionio nati negli anni 70 anni e frequentanti negli anni ‘80. Due dozzine di ciarliere, pimpanti, emancipate donne e corrispettivo maschile si sono trovati faccia a faccia per rinverdire quegli anni da alunni che si affacciavano alla conoscenza e alla vita. E per la maggior parte era veramente un rivedersi dopo un lasso di tempo di 30 anni. Trent’anni che li hanno visti diventare adulti, sposarsi, avere figli, trovare collocazione nella società. E lì, tutti assieme, ritrovarsi adolescenti: “Ciao... sono la Conchita... Io sono Maestri... Andrea... Spimi... Stefano... Mignani... Igor... Fabbrucci... Malpassi... Matteo”. Ed io, emozionato come non mai, a riconoscere quei visi di splendidi quarantenni per raffrontarli coi ricordi di quando erano miei imberbi alunni, con quelle espressioni tenere e interrogative in attesa di risposte alla loro voglia di sapere, che chiedevano attenzione per le loro esigenze, che vedevano in te a volte il padre e... a volte l’amico (e questa era la soddisfazione più grande). Abbiamo trascorso tre anni assieme (con qualcuno anche quattro) vivendo esperienze indimenticabili. Insegnando Educazione tecnica ho avuto la fortuna di poter spaziare a piacimento nel program-

ma scolastico e trovare così mille motivi per interessarli: dalla piccola falegnameria con la costruzione di giochi matematici, contenitori per gli attrezzi, scacchiera e pezzi degli scacchi, alla fotografia per “fermare” il mondo che ci circonda; dalla cartellonistica per imparare l’uso dello spazio e della scrittura sino al teatro per conoscere se stessi, gli altri, per comunicare, per apprezzare il lavoro di gruppo, per gioire di un successo che arriva dall’aver contribuito con le tue capacità. E gli sforzi di allora hanno dato buoni frutti. Ho ritrovato persone mature, che hanno trovato il loro scopo nella società, che si sono integrate, che sono felici... e che hanno tanti ricordi. Molti di loro hanno

avuto con me due valide esperienze teatrali, rappresentate sul palcoscenico del Teatro Turismo, che hanno lasciato un segno positivo: il musical “Cosa ci tocca fare per poter svernare” (1984) e la commedia “ Se un prete strizza un occhio succede un gran pastrocchio” (1985). Negli irrinunciabili smartphone avevano le immagini di quelle rappresentazioni e se le passavano euforici...e ripetevano le loro battute....in una cacofonia “casinara” tipica dei tempi attuali. E in cuor mio c’era una infinita tenerezza. Ci siamo salutati con degli abbracci colmi di affetto e con gli occhi appena appena umidi. Che bella serata! Giuseppe Lo Magro

SE UN PRETE STRIZZA UN OCCHIO SUCCEDE UN GRAN PASTROCCHIO! Cinema Teatro Turismo 21.3.1985 Classe 3ªH Scuola Media N° 3 In piedi da sin.: Conchita Siliquini, Barbara Concordia, Sabina Berardi, Monia Cangiotti, Giuliana Garattoni, Davide Veschi, Riccardo Gennari, Simone Spimi, Igor Macrelli, Matteo Maioli, Cristian Mignani. Accosciati: Stefano Mignani, Andrea Casadei Olivieri, Giuseppe Lo Magro.

COSA CI TOCCA FARE PER POTER SVERNARE Cinema Teatro Turismo 27.4.1984 Classi 2ªG e 2ªH Scuola Media N° 3


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