10/06/2019
Indice La creatività degli alunni per l Amref
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Il Quotidiano del Sud - 09/06/2019
RepIdee 2019, la costruzione del nemico nelle aree di crisi: la clip
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repubblica.it - 08/06/2019
Testamenti, 6 italiani su 10 non conoscono il lascito solidale: la Campagna "Cosa vuoi fare da grande?" Tags Articoli correlati Solidarietà, cresce la propensione degli italiani per il lascito testamentario Varese, nel testamento donna lascia 25mila euro
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repubblica.it - 08/06/2019
Oggi 8 Giugno 2019
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La Repubblica - 08/06/2019
Se la povertà educativa si combatte con la musica rap
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vita.it - 06/06/2019
Amref: "L'Etiopia e la sua 'rivoluzione' sessuale"
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repubblica.it - 05/06/2019
Lercio in Africa con Amref / 3: ''L'Etiopia e la sua 'rivoluzione sessuale': la realtà contro il pregiudizio ''
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repubblica.it - 05/06/2019
OTTO PAROLE PER OTTO SFIDE
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Vita (IT) - 01/06/2019
Ong in campo Dal Darfur all Etiopia: «Venite a vedere cosa siamo capaci di fare»
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Vita (IT) - 01/06/2019
Ong sotto attacco
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Vita (IT) - 01/06/2019
Una scelta controcorrente
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Nigrizia - 01/06/2019
Ius Soli, il ballerino-attivista Olumati: “Non c’entra nulla con immigrazione, noi nati qui. Governo? Può essere opportunità”
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ilfattoquotidiano.it - 03/06/2019
I diritti per tutti dell altra Italia
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La Repubblica - 02/06/2019
Bologna, 7–9 giugno
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La Repubblica - 31/05/2019
Lercio in Africa: "I dottori qui fanno braccialetti e statuine?"
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repubblica.it - 29/05/2019
Webserie - Lercio in Africa con Amref / 2: ''Non più solo mogli e madri: dottoresse e operatrici per l'emancipazione di tutti gli Etiopi''
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repubblica.it - 29/05/2019
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Con i gesti della solidarietà
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L'Osservatore Romano - 28/05/2019
Gli Agenti 0011 ai Mondiali Antirazzisti Uisp: sport e inclusione per tutti
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Sevenpress.com - 24/05/2019
ANTONELLA VOLA IN GIAPPONE SU UNA SELLA SMP
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inbici.net - 24/05/2019
Bitania, 25enne etiope. A Roma la giovane leader per lo sviluppo dell'Africa
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affaritaliani.it - 24/05/2019
La vela olimpica a 'L'uomo e il Mare'
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Ansa.it - 23/05/2019
"Lercio" va in Africa. Per conoscere chi li aiuta "a casa loro"
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repubblica.it - 22/05/2019
I pregiudizi: il sovranista Primo Italico
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repubblica.it - 22/05/2019
'Lercio'in Africa, una webserie con Amref:''Ci siamo portati un sovranista per avere un punto di vista più obiettivo''
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repubblica.it - 22/05/2019
L'Europa è il nostro futuro comune: il convegno della CISL
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televideo.rai.it - 20/05/2019
Amref, forum di dialogo e confronto africa-europa
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video.sky.it - 16/05/2019
«Clic, la mia umanità dall’Artico all’Africa»
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Il Messaggero - 19/05/2019
Europa-Africa: così vicini, così lontani
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repubblica.it - 18/05/2019
Amref: “L’Africa, il futuro dell’Europa”
80
dire.it - 16/05/2019
Francesco Gambella e la sua nuova avventura nelle acque dell’Isola d’Elba
81
ilnautilus.it - 10/05/2019
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Quotidiano del Sud
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AUTORE :Di Piero Catalano
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9 giugno 2019
POLISTENA Particolareiniziativadagli studentidella scuolaprimaria“Custodia”
Lacreatività deglialunniperl’Amref Realizzatidiversioggettipersostenere l’organizzazione cheoperain Africa di PIEROCATALANO POLISTENA – Quasi al tramonto dell’attuale anno scolastico, gli alunni e le insegnanti della scuola primaria “Custodia” dell’istituto comprensivo “F. Jerace” di Polistena, hanno proposto una interessante iniziativa, denominata semplicemente “La festa della scuola”, una manifestazione dove i protagonisti principali sono stati proprio i giovanissimi alunni del plesso, impegnati in varie attività. «Vogliamo il benessere dei nostri alunni – ha asserito il dirigente scolastico Emma Sterrantino - e queste iniziative tracciano un solco importante per la crescita della nostra scuola». All’appuntamento di fine anno non poteva mancare il sindaco Michele Tripodi, «la scuola – ha detto - oggi sta facendo una cosa importante, enoi proprio in questa scuola abbiamo organizzato una cosa altrettanto importante, lunedì prossimo, alle ore 18, nel vostro auditorium, ospiteremo, infatti, il sindaco e alcuni rappresentanti di una cittadina francese Moyeuvre-Grande, primo passo verso uno storico gemellaggio con la nostra città». Subito dopo i saluti, il sindaco, la preside e la referente del progetto Amref l’insegnante Luisa Anzuini, hanno tagliato il nastro che ha aperto ufficialmente le porte ai laboratori creativi realizzati dagli alunni delle II, III, IV eV classi dell’istitu -
to ubicato in via Esperia, che si sono cimentati in diverse attività. Dai laboratori sono usciti fuori colorati cappelli, borse realizzate con t-shirt, spaventapasseri, ma anche tanta oggettistica, tutto realizzato a mano dai bambini. Nell’atrio della scuola in bella mostra una parte dei lavori, nel cortile esterno, invece, canti, balli e giochi, tra questi la pixel art. I bambini delle prime classi si sono dedicati invece ai percorsi di sport, legati alla corretta alimentazione, completati con la costruzione di una piramide alimentare. I vari laboratori creativi sono legati al progetto “A scuola con Amref”, che quest’anno, grazie ai contributi raccolti nelle scuole italiane aderenti, distribuirà lampade ed energia solare alle scuole ubicate nei villaggi del Kenia collegate con l’associa zione umanitaria, privi ancora di corrente elettrica.
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Quotidiano del Sud
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AUTORE :Di Piero Catalano
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9 giugno 2019
Studential lavoro durante uno dei laboratori creativi
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8 giugno 2019 - 22:14
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RepIdee 2019, la costruzione del nemico nelle aree di crisi: la clip divAlla Repubblica delle Idee di Bologna l'antropologo LucaJourdan, il presidente di Amref Mario Raffaelli e Valeria Vaccaridell'associazione "Vivere insieme in pari dignitĂ " discutono sullacostruzione dell'immagine del nemico come strategia per aggregare il consenso./divdiv /divdivemDi Francesco Giovannetti/em/div/span
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8 giugno 2019 - 08:56
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Testamenti, 6 italiani su 10 non conoscono il lascito solidale: la Campagna "Cosa vuoi fare da grande?" Tags Articoli correlati Solidarietà, cresce la propensione degli italiani per il lascito testamentario Varese, nel testamento donna lascia 25mila euro ROMA - Sebbene 4 italiani su 10 dichiarino di sapere bene cos’e? il testamento solidale o per propria cultura personale o perché ne hanno sentito parlare, c’è ancora un gap culturale da colmare anche rispetto agli altri Paesi europei dove la pratica del testamento solidale è più diffusa. Per questo il Comitato Testamento Solidale lancia la nuova Campagna “ Cosa vuoi fare da grande? ”. Perché non è mai troppo tardi per fare qualcosa di grande e decidere di destinare anche una piccola somma, con le ultime volontà, a un’organizzazione umanitaria. “Cosa vuoi fare da grande?”. È la domanda che da bambini, almeno una volta, ci si è sentiti fare o abbiamo rivolto a qualche amico. Ma anche quando si è già diventati grandi, non è mai troppo tardi per fare nuovi progetti e c’è già chi inizia a pensare a fare qualcosa “di grande” come un testamento solidale. È questo il messaggio della base della nuova Campagna del Comitato Testamento Solidale di cui fanno parte 22 prestigiose Organizzazioni non profit - ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, OperationSmile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma, UICI e Vidas - con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato e di Pubblicità Progresso, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scelta di lasciare una traccia di sé anche quando non ci saremo più per sostenere una causa benefica e aiutare chi ne ha più bisogno anche dopo la morte. Le star internazionali che hanno aderito. Negli ultimi anni sempre più star internazionali hanno fatto parlare di sé per la decisione di lasciare in beneficenza una parte, a volte la totalità o quasi, dei propri averi: dal magnate USA Warren Buffett che ha annunciato di voler lasciare in beneficenza il 99% del proprio patrimonio (circa 60 miliardi di dollari) al regista George Lucas il quale ha dichiarato di voler impegnare gran parte delle proprie risorse per supportare le future generazioni di studenti di tutte le età, al cantante Sting che ha deciso di destinare il proprio patrimonio al sostegno di numerose cause umanitarie e ambientaliste. Una platea pari al 5% della popolazione. Nel 2013, secondo lo studio GFK Italia per il Comitato Testamento Solidale, gli Italiani avevano un gap di conoscenza e una resistenza psicologica e culturale alle parole “testamento” e “lascito”. Oggi sono circa 1.300.000 gli over 50 che hanno già fatto, o sono orientati a fare, un "lascito solidale". Una platea, pari al 5% della popolazione, che sembra destinata ad estendersi oltre i 3 milioni e che si è dichiarata "propensa" a valutare questa ipotesi, con un bacino di mezzo milione di donatori in più rispetto al 2016 e registrando una crescita del 15% di questa forma di beneficenza. Un modo per continuare ad esserci. “C’è chi sostiene che pensare al testamento significhi fare una riflessione sulla morte, ma chi ha già inserito un lascito nelle ultime volontà dichiara, invece, che prendere in considerazione l’idea di fare un testamento solidale significa scegliere la vita e continuare ad esserci anche quando non ci saremo più – dichiara Rossano Bartoli Portavoce del Comitato Testamento Solidale e Presidente della Lega del Filo d’Oro – Anche se le persone a cui ci rivolgiamo di progetti personali o professionali ne hanno già realizzati tanti nel corso della loro vita, in fondo essere grandi vuol dire poter fare cose grandi. E con un lascito testamentario, i
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8 giugno 2019 - 08:56
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sogni ancora non realizzati possono diventare concreti e realtà. Fare un testamento solidale è un po’ come vivere un’altra vita per gli altri. Ci auguriamo che la nostra nuova Campagna informativa possa spingere le persone a fare una riflessione sul futuro e perché no ad avere il coraggio e l’ottimismo di credere un domani migliore”. Un incremento previsto del 23%. Le ultime stime dell’Osservatorio Fondazione Cariplo ci dicono che 420mila famiglie italiane sceglieranno di fare un lascito solidale entro il 2030, con un incremento delle possibili donazioni di circa il 23% del valore economico attuale. Si passerebbe quindi dai 105 miliardi di euro del 2009 ai 129 miliardi di euro previsti nei prossimi anni. Tuttavia, l’Italia resta il fanalino di coda in Europa. In tal senso e? l’Inghilterra a farla da padrona con il 49% degli inglesi che sceglie di fare un lascito, seguiti da Olandesi (33%) e Tedeschi (28%). Il patrocinio dei notai. “Il Consiglio nazionale del Notariato anche quest’anno ha rinnovato il patrocinio e la collaborazione con il Comitato Testamento solidale al fine di continuare a promuovere la conoscenza dei lasciti testamentari - ha spiegato Gianluca Abbate, Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Sociale e al Terzo Settore. - Il notaio rappresenta un punto di riferimento, umano e professionale, per dare corretta attuazione alle disposizioni anche ispirate da sentimenti di solidarietà sociale. I risultati ottenuti negli ultimi anni insieme al Comitato dimostrano il valore di queste campagne informative in favore dei più bisognosi” La Campagna. La campagna informativa di Comitato Testamento Solidale è nata con lo scopo di diffondere la cultura dei lasciti solidali in Italia e rispondere a quanti vogliono avere maggiori informazioni sul lavoro condotto dalle 22 organizzazioni del Comitato Testamento Solidale. Accedendo al sito è possibile avere una panoramica esaustiva sui progetti e le iniziative realizzati dalle associazioni non profit e scaricare la guida ai lasciti solidali che dà indicazioni dettagliati su come fare un lascito solidale.
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8 giugno 2019
Oggi
8
Giugno 2019 10.30 Sala degli Atti Tra fiction e realtà Piero Colaprico, Marcello Fois, Loriano Machiavelli e Valerio Varesi con Alberto Bertoni 11.00 Cappella Farnese Lo zen e l’arte della carabina Niccolò Campriani con Marco Mensurati 11.00 Salone del Podestà L’Asia, il nuovo occidente Parag Khanna con Lucio Caracciolo 12.00 Teatro Arena del Sole I rischi della verità. Quando i giornalisti sono minacciati Federica Angeli, Paolo Berizzi, Floriana Bulfon e Giovanni Tizian con Gianluca Di Feo 12.00 Salone del Podestà Parigi, Europa
Raphaël Glucksmann e Bernard Guetta con Anais Ginori 12.30 Cappella Farnese Vittorio Zucconi, il giornalista geniale Lucia Annunziata, Enrico Franceschini, Massimo Giannini ed Ezio Mauro con Edoardo Buffoni 12.30 Sala degli Atti Per fare politica ci vuole filosofia Donatella di Cesare e Salvatore Natoli con Antonio Gnoli 12.30 Salone del Podestà La storia non si cancella Andrea Giardina, Carlo Lucarelli e Benedetta Tobagi con Simonetta Fiori 15.00 Cappella Farnese Scrittori e gilet gialli Michela Marzano con Anais Ginori
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8 giugno 2019
15.00 Salone del Podestà Intervista a Nicola Zingaretti con Claudio Tito 15.00 Sala degli Atti Noi in piazza con Greta Tommaso Felici, Miriam Martinelli, Gaia Masullo e Vincenzo Mautone con Marco Cattaneo 16.30 Salone del Podestà Ipermodernità e postdemocrazia Alain Touraine e Ilvo Diamanti con Sergio Rizzo 16.30 Sala degli Atti La città futura. Per una energia urbana sostenibile Matteo Lepore, Antonio Massarutto e Vincenzo Ranieri con Luciano Nigro 16.30 Teatro Arena del Sole Signore in commedia. La versione di Natalia Natalia Aspesi, Cristina Comencini e Piera Detassis con Arianna Finos 16.30 Cappella Farnese Il cinema e il dovere della memoria Marco Tullio Giordana con Lirio Abbate 18.00 Sala degli Atti L’orizzonte degli eventi. La fisica e i buchi neri Giovanni Amelino-Camelia, Cristiano Galbiati e Sandra Savaglio con Luca Fraioli 18.00 Salone del Podestà Quando i verdi vincono Katharina Schulze con Tonia Mastrobuoni 18.00 Piazza Santo Stefano
Lezione sulla paura Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky con Simonetta Fiori 18.00 Cappella Farnese Lezioni di banalità Stefano Bartezzaghi con Emilio Marrese 18.30 Teatro Arena del Sole I dieci quadri che ci hanno cambiato di e con Melania Mazzucco 19.00 Piazza Maggiore Una strada per l’Europa Lucia Annunziata, Lucio Caracciolo, Marc Lazar e Bernardo Valli con Andrea Bonanni 19.15 Piazza Santo Stefano La lunga notte del fango Concita De Gregorio con Laura Pertici 19.30 Salone del Podestà Le parole sono pistole cariche Gianrico Carofiglio con Giuliano Foschini 19.30 Cappella Farnese La mafia in tasca Marco Bellocchio con Arianna Finos e Liana Milella 19.30 Sala degli Atti Uscire da Gomorra Federico Cafiero De Raho e Don Antonio Loffredo con Conchita Sannino 20.15 Piazza Maggiore Diritti per tutti Don Luigi Ciotti, Aboubakar Soumahoro e Luigi Manconi con
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8 giugno 2019
Paolo Griseri 20.30 Teatro Arena del Sole Giuseppe Verdi di e con Corrado Augias 20.30 Piazza Santo Stefano Buongiorno donne. Parole e musica Paola Turci ed Eva Giovannini con Concita De Gregorio
20.30 La storia sulle note di Verdi Corrado Augias ripercorrerà la storia sulle note di Giuseppe Verdi, su cui lo scrittore si concentra come grande italiano
21.00 Salone del Podestà La costruzione del nemico Luca Jourdan, Mario Raffaelli, Valeria Vaccari, Primo Italico e gli autori di Lercio con Laura Pertici e Anna Silvia Zippel. In collaborazione con Vivere Insieme in Pari Dignità e Amref” 21.30 Piazza Maggiore Per mare e per terra: il dovere dell’accoglienza Michela Murgia, Alessandro Bergonzoni, Caterina Bonvicini ed Evelina Santangelo con Fabio Tonacci 22.30 Teatro Arena del Sole La fisarmonica verde di e con Andrea Satta voce dei Tête de Bois 22.45 Piazza Maggiore Guarda chi viene dal mare Roberto Saviano
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8 giugno 2019
19.15 La lunga notte di Concita Concita De Gregorio parlerà con Laura Pertici a piazza Santo Stefano del suo ultimo libro “Nella notte” (Feltrinelli)
22.45 Saviano in piazza Maggiore Lo scrittore mostrerà le immagini dei barconi dei migranti tratte dal libro “Nel mare non esistono taxi” (Contrasto edizioni)
16.30 La commedia di Natalia All’Arena del Sole Natalia Aspesi parla dell’Italia e del cinema che la racconta con Comencini e Detassis
i focus
19.30 Elogio della scrittura civile Gianrico Carofiglio, 58 anni, ex magistrato e creatore del maresciallo Fenoglio, si è anche dedicato alla scrittura
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8 giugno 2019
di impegno
civile
“Vittorio Zucconi, il giornalista geniale”: Lucia Annunziata, Enrico Franceschini, Massimo Giannini ed Ezio Mauro con Edoardo Buffoni
2O.30 La voce di Paola Turci Con Eva Giovannini e Concita De Gregorio parlerà del suo impegno per le donne. E canterà le sue canzoni
21.30 Gli artisti dell’accoglienza A Piazza Maggiore Michela Murgia (nel disegno), Alessandro Bergonzoni, Caterina Bonvicini e Evelina Santangelo racconteranno l’impegno a fianco dei migranti
Il ricordo
12.30 Cappella Farnese
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6 giugno 2019 - 09:00
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Se la povertà educativa si combatte con la musica rap Cultura, bellezza e apprendimento attraverso l'ArtEducazione. Sono le parole chiave di un progetto che vuole parlare ai minori in situazione di vulnerabilità economica e socio-culturale. Parte da Roma l'8 giugno l’iniziativa che, da subito, usa il linguaggio dei giovani: il rap. Saranno infatti presenti al lancio della campagna Luca Mascini - Militant-A degli Assalti Frontali - e il giovane rapper Joel Penaherrera. Appuntamento presso l'I.C."Simonetta Salacone" - Via Francesco Ferraironi, 38 (V Municipio -zona Casilino -Villa De Sanctis) a partire dalle ore 11. Il Progetto Doors è stato selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto alla povertà minorile e vede come capofila il CIES onlus. "Nelle strade il linguaggio sembra declinare verso l'insulto e la guerra" afferma Luca Mascini. " Tanti ragazzi sembrano avere il vuoto dentro ma non è detto che ce l'abbiano, anzi. Sembrano stereotipati nei pensieri, aridi, ma poi scopri che hanno un mondo dentro che aspetta solo di venire fuori". Sarà Mascini - Militant-A degli Assalti Frontali e docente di rap al Centro Giovani Scuola d'Arte MaTeMù - ad aprire la giornata con un incontro/laboratorio con studenti, insegnanti e genitori, dal titolo "Come nasce un rap". Il progetto DOORS propone un Modello Educativo Integrato per contrastare la povertà educativa di ragazzi e ragazze di età dai 10 ai 14 anni. I minori che vivono in famiglie svantaggiate e in zone dove maggiore è l’incidenza della povertà economica o che offrono poche opportunità di apprendimento a scuola e sul territorio, sono più esposti alla povertà educativa. Il progetto sarà attivo in cinque Regioni, nelle seguenti città: Roma, Milano, Reggio Calabria, Torino, Macerata e Ancona. Il progetto, selezionato da Con i Bambini - Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile - è realizzato da un consorzio di 28 partner. Numerose le attività. Dai corsi di formazione per operatori, genitori e insegnanti, fino ai laboratori di ArtEducazione e narrazione applicata al digitale. Dalla mediazione interculturale, passando per il sostegno alla genitorialità. “A IiveIIo internazionale ed europeo si è oramai consolidata I’idea che iI superamento delle diseguaglianze dei minori passa attraverso la promozione di strategie integrate tra educazione e salute” afferma Renata Torrente, per Amref Italia, partner del progetto Doors. Rimarca Torrente “forte dell’esperienza maturata in Africa, dal 1987 Amref mantiene uno sguardo attento anche sulla realtà italiana, realizzando progetti atti a sensibilizzare, formare, educare e agire per promuovere il diritto alla salute. Accanto a Luca Mascini racconterà la sua esperienza anche Joel Penaherrera - giovane rapper del Centro Giovani MaTeMù. Qualche anno fa Joel, con la sua musica, ha calcato il palco dell'Ambra Jovinelli davanti a ottocento persone. Oggi è un educatore. L'evento sarà l'occasione per presentare il progetto DOORS - porte aperte al Desiderio come OppOrtunità di Rigenerazione Sociale, grazie ad Elisabetta Melandri del CIES onlus. Dell'arteducazione e della pedagogia del desiderio ne parlerà Rocco Fava di Axé Italia. Simona Rotondi, rappresentante dell’impresa sociale Con i Bambini, presenterà il Bando Nove Generazioni.
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5 giugno 2019 - 12:21
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Amref: "L'Etiopia e la sua 'rivoluzione' sessuale" https://video.repubblica.it/mondo-solidale/lercio-in-africa-con-amref-3--l-etiopia-e-la-sua-rivoluzi one-sessuale-la-r ealta-contro-il-pregiudizio-/336325/336922 Scegli il formato
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Lercio in Africa con Amref / 3: ''L'Etiopia e la sua 'rivoluzione sessuale': la realtĂ contro il pregiudizio '' https://video.repubblica.it/mondo-solidale/lercio-in-africa-con-amref-3--l-etiopia-e-la-sua-rivoluzi one-sessuale-la-r ealta-contro-il-pregiudizio-/336325/336922 Scegli il formato
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1 giugno 2019
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TSRPOLIFEDA
OTTO PAROLE PEROTTO SFIDE
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1 giugno 2019
dialogo giornalista
SORTINO utsronligeaVT zyxwvutsrqponmlkihgfedcbaXVUTSQNMLIGFECA
con ALESSANDRO e autore
TV
n
ultima scommessa «La gente non è che di Alessandro Sortino si chiama rifiuta il bene, è che èla in onda in prima il bene è seratasu Tv 2000, dal linguaggio,dal| la tv dei vescovi italiani. Un vero e proprio varietà che montaggioTdal^B mette insieme musica, balletti, sketch, monologhi, incursioni comiche, racconto del bene,! filmati, ospitate einterviste a personaggi noti e non. Show altamente dalla costruzione B consigliato a chi cercasseesempi di superamento dello storytellingdel del suo racconto». I beneoggi così di moda, a chi cominciasse adessereun po' annoiato Le ong? «Smettano dalla retorica delle buone notizie, a chi non ne può più di sentirsi stretto nel di agire sul senso di balletto fra cattivisti e buonisti. Conduttore e autore televisivo (suo utsonliecaVN Nano, nessunoescluso), ex Iena, un inizio di carriera proprio a Vita, sceneggiatore e giornalista oggi fa parte della squadra di Fremantle Italia, noi vogliamo dire grazie a queste leader mondiale nell'ideazione, persone che cambiano la vita di altre produzione edistribuzione di persone e per farlo invitiamo programmi d'intrattenimento e serie personaggi \famosi\. Il rapporto tra televisive (suoi X Factor, Italias Got queste persone comuni e i famosi è un Talent, ect) a Sortino piace ragionare e rapporto che genera giochi, scherzi, dialogare. ywvutsrqponmlihgfedcbaRQC ma anche un cambiamento nella persona famosa cosìcome nella persona comune. Nascono amicizie e Come è nato questo show rapporti che vanno ben al di làdello sorprendente? show, i vip si sono rotti di fare i vip e di Sonopartito dal principio che il bene può essereallegro, leggero. La fare quello che di solito fanno. La mia scommessaè stata questa. C'è questo filosofia in tutto ciò che faccio è questa: la verità è una persona, il bene e il male pregiudizio per cui setu parli di nella persona vanno sempre cercati persone che fanno del benesi crea un all'interno di un nodo, e lo stessoper clima sempre pesante, cosìserio da l'allegria e laserietà. Nell'incontro tra esserepesante.Una sorta di «ora tutti zitti che vi faccio la lezione sul bene»e persone, quindi, nascel'informazione migliore. L'informazione è l'incontro, cosìla gente si rompe le scatole. sevoglio fare informazione, invece di Mentre il cattivo è tendenzialmente giudicare la realtà attraverso un'idea, figo, il buono è pesante,roba melensa, devo incontrare le persone, farle sempre un po' triste. Vedi, la gente non è che rifiuta il bene,è che il bene è incontrare. Le possoincontrare con l'atteggiamento dagiornalista ma diffamato dal linguaggio, dal anche con quello di giullare o comico. montaggio, dal racconto del bene, dalla L'importante è che le persone intere costruzione del suo racconto. vengano incontrate dal pubblico, e non è sembra fare un incasellate dentro uno schema passo oltre lo storytelling del bene. precostituito. Spesso Racconta le storie di persone nell'informazione vengono gettate in impegnate per il bene comune ma una contrapposizione che è sempre in una forma nuova... artificiale, un teatrino precostituito, e E uno showincentrato sul \Grazie\,
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PAESE :Italia
AUTORE :N.D.
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1 giugno 2019
allora lapersona èletteralmente ci sarannopensioni. Quandoè così,ed mascheracomenella sua etimologia è così,il trovare un nemico eriattivare i latina.Invece, lapersonavarestituita, confini sembraunasoluzione, nell'incontro, nella suainterezzadi qualcosa si pensa.Dal punto di esserevivente epensante.La tv che vistadella comunicazione funziona èla televisionedell'incontro e bisognerebberaccontare il valore questoincontro oltre cheinformazione economico,socialeeculturale di ciò puòprodurre spettacolo.Con Nemo che si fa nella comunità e per la ho fatto in modo che l'incontro comunità. Bisognerebberiuscire a producesseinformazione econ Questa spiegareche ciò chefai per gli altri èVita! cerco di far si che l'incontro produce valore per ancheper te, per te faccia spettacolo,show. zvutsrqponmlihgfedcbaVSQDC che sei in unacondizione complicata. Usciamo dallaretorica delsensodi Sedovessi descrivere la cifra di colpae del E Questa è Vita! come lo faresti? difficile? Sì,ècomplicato.Perché la Chi fa il benestameglioe fa stare logica della rete èbinaria, buonoe megliole personeche ha attorno, èpiù cattivo, e non essendocil'incontro felice. Non ha un approccioche fisico le personesi riuniscono nel colpevolizzamasuggerisceche solo nome delnemico. mettendosi in moto e incontrando l'altro ci si può divertire. Dobbiamo Come non farsi intrappolare in ricostruire il valore dello stareinsieme questo gioco perverso? costruendouno specchiosociale Bisognaraccontare storie, fare in positivodove possiamovederci e modo chequestestorie raccontate riconoscercianche nelle relazioni permettano allepersone di incontrare positiveche in realtà sonoquelle che la complessitàdelreale,larete ha occupanola maggior parte delnostro questalogica falsamadà anche tempoinvece che rappresentare l'opportunità di raccontarestorie come soltantoquei cinque minuti in cui su suYoutube,di far scatenaredegli internet mandiamo acagareil negro, incontri che altrimenti non ci cinque minuti della nostravita, poilo sarebbero.Secondomela stessoodiatore in realtàsi occupadel comunicazionedevericostruire la nonnomalato di Alzheimer. Allora, comunità comunicando,bisognafar riconosciamoci nell'aiutare il nonno.E incontrare le personeche sonofuori importante ricevere un grazieper le dalle ongcon le personeche le ong orein cui ti prendi curadell'altro. Far vogliono aiutare.Raccontarel'incontro diventareun valore questasua parte. possibile che migliora lavita delle Dobbiamo spezzarelalogica binaria e comunità. Il racconto è decisivo perché stupidadello scontro di opinioni, ma soloil raccontofa incontrare, implica questorichiede coraggioe innovazione lo spaziodialogico.Non è possibile di linguaggio.
cavarselacon l'opinione sulla realtà. Che sonopoi le opinioni? Come faccio adavereun'opinione sull'immigrazione? Quello che serve oggi sono leidee fondate sull'esperienza.Long cosaporta? Un'esperienzae delle idee.Magnifico, questo èil suocontributo a ricostruire unasocietàfondatasull'esperienza, cioè sull'incontro, esulle idee,sulle idealità. L'opinione può rispondere solo allalogica del a favoreo sono le ong scartinodi lato questo gioco becero.Un giocoa cui troppo spessosiamocostretti e spesso inconsapevolmente.Tu non devi esserea favore,devi esserequello che porta un'ideasullabasedi un'esperienza. Poi, bisognadavverooccuparsi degli altri, maper ogni omosessualedi cui ci occupiamo ci deveessereun trentacinquenne poveroche non può sposarsiefare un figlio; per ogni migrante di cui ci occupiamo dobbiamo prenderci cura di un disabile nelle periferie. Noi abbiamo una societàcompletamente divisadove avvengonoimportanti mutazioni antropologiche che fanno sìche questa massadi diseredativengaspinta verso l'inimicizia neiconfronti di qualcuno per creareconsensopolitico. La sola comunicazione delbenein una società cosìdivisa etrasformata nonfunziona più e l'unica stradaè un racconto capacedi ricostruire le comunitàin cui immaginarsi un futuro insieme.ronidcaRB RiccardoBonacina
Detto che il dibattito pubblico è diventato poco più che osceno, c'è uno sbaglio di comunicazione, per esempio delle ong? Il linguaggio delle ong agiscesempre sul sensodi colpa:tu staibenee devi occuparti di chi stapeggio.Bisogna capire cheparli a dellagenteche non stapiù cosìbene,che non hapiù la certezzasul suo futuro che non è più collocataall'interno di unacomunità di cui sufida eper cui questosensodi colpareagiscealcontrario, genera rabbia.Seio non possoprevedereil mio futuro non cela faccio a considerareunproblema mio l'altro, quandoho deifigli che non trovano lavoro eun genitore con l'Alzheimer, quandonon nascononipoti enon sose
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di LUIGIN economista
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BRUN I e storico
tsrponmliedca del
pensiero
economic
D E A L E
e organizzazioni a movente ideale (dalle coop alle ong) attraversano una crisi di identità profonda, che tocca diverse dimensioni, tutte legate alla crisi delle ideologie delXX secolo e precedenti che le avevanogenerate. In alcuni miei lavori ho messoin luce come la crisi sia anche di natura narrativa. Il linguaggio con cui quelle storie collettive si sono raccontate è stata, in Occidente, l'ultima fioritura di un umanesimo antico, profondamente cristiano.
del mondo
Per molte organizzazioni, cooperative, ong, Orni del Novecento i fini ideali e i mezzi coincidevano -la distinzione tra mezzi e fini non mi ha mai convinto. Perché quando si mettono in moto gli ideali e quindi le motivazioni intrinseche, la logica strumentale mezzo/fine non funziona. Per le imprese capitalistiche o
Alcune comunità e Organizzazioni a Movente Ideale (Orni) hanno zvutsrponmlihgedcbaUSRONMLIGBA acquistato consapevolezzadi questa crisi, anche sespessosbagliano nel passaredalla diagnosi alla terapia. Altre non stanno iniziando nessuna terapia per mancanza di una buona diagnosi, e continuano apensare che la crisi dipenda dalla cattiveria del mondo e magari dei giovani. Altre ancora sono coscienti di attraversare una crisi seria, perché i segni sono diventati macroscopici e impediscono la sua rimozione (mancanzadi giovani e di vocazioni; scarsità di gioia di vivere negli adulti diventati, nel Alcune comunità frattempo, disincantati; comunità trasformate in club di consumo della e Organizzazioni spiritualità del passato;ecc...).Queste comunità e questi movimenti non a Movente riescono però acomprendere che una Ideale (Orni) delle principali radici della loro crisi è di natura narrativa. Altre comunità, continuano a infine, hanno individuato buone diagnosi e stanno seguendo buone pensare che la terapie, e sono una speranza per tutte le altre che sono nel travaglio. Ma la crisi dipenda mia esperienza culturale ed empirica mi dice che sono molto poche. dalla cattiveria
e magari dei giovani. Sbagliano diagnosi
o
per le organizzazioni puramente burocratiche si può provare a distinguere il fine (profitto, ad esempio) e il mezzo (l'impresa). Ma per un movimento religioso, per una cooperativa, una ong o associazione nata attorno ad ideali e passioni dei fondatori, il movimento e la struttura è già espressionedegli ideali, e ne segue le sorti: seviene meno l'ideale l'organizzazione muore, e seviene meno l'organizzazione finisce con essa (molto spesso)l'ideale, o si trasforma al punto di snaturarsi. Non confondiamo poi quello che io chiamo capitale narrativo con lo story telling, sempre più inserito tra gli ingredienti delle nuove imprese di successo.Il capitale narrativo è il frutto della dimensione narrativa degli esseri umani: in quanto homo sapiens siamo anche homo narrans, animali capaci di raccontare e di ascoltare storie. Stain questa capacità narrativa una delle differenze con le altre specie, che sono splendide per molte cose, ma non sanno comporre e narrare storie. Alla radice dei momenti più forti e importanti della nostra vita ci sono fatti ed esperienze che sono diventate storie che abbiamo raccontato ai nostri figli, e loro ainostri nipoti, e ogni volta che li abbiamo raccontati li abbiamo capiti meglio, e un po' cambiati. E il giorno in cui decidiamo di smettere di raccontarle non è mai un bel giorno, ma è l'inizio della tristezza e del declino spirituale e morale. Anche le comunità, le organizzazioni, le imprese, i movimenti spirituali, culturali, sociali, politici, nascono sele azioni e le idee dei singoli e dei gruppi riescono a diventare storie, fosseanche quella prima storia che riusciamo a raccontare ai nostri primi soci, clienti e fornitori per riuscire a ricevere fiducia quando presentiamo loro la nostra idea originaria, fragile ebellissima. Senzariuscire a trasformare le esperienze in racconti, i fatti non diventano fenomeni sociali, restano fatti muti. Le imprese collettive iniziano mentre proviamo a raccontarle a qualcuno. tsroliedcaTMD Testoraccolto da Marco Dotti
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R E L A Z
I O
di GIOBBE attore,
storico
A
tsronmlifedcaIA
testimonial
di Amre f Italia
COVATT
ooperazione?Sepenso aquella di oggi e la metto a confronto con quella di \ieri\ credo che alla baseci sia semprelo stesso movimento fatto di amore, che si alimenta con la curiosità. Oggi però sefai cooperazione ti prendono per il culo. Nell'immaginario collettivo, per molto tempo, si èguardato alla cooperazione come qualcosadi \rivoluzionario\, maquesta è lastoria dell'umanità: capitaspessoche certi fatti, certe azioni appunto, passinodall'avereun aspetto positivo anegativo,e viceversa.Io sento di esserequalcosa di più di un testimonial per Amref, la più grande organizzazione sanitaria non profit attiva in Africa. Non ho mai pensato che essereun volontariato ci rendessepersone migliori di altre, ma trovo che siaterribile quello che sta succedendoadesso.Oggi in Italia non passainosservato un ministro degli Interni che si scagliacontro le ong e lacooperazione internazionale. Credo che siamo in un clima orribile, siamo in balia di un tizio che stabilisce — secondola sua scala di \valori\ — un ordine nazionale delle cose.Legittimando cosìtutta la robaccia che c'èin giro. Quindi che cos'èoggi la cooperazione? Forseper me è la sintesi del a casa Certo che riempire di senso a casa non significa andarelì, nei loro Paesi,con i soldati e sparare.Sparareachi vuole scappare.Significa sviluppare una cultura sanitaria,lavorare sui progetti per far in modo che durino nel corso del tempo. Più di tutto cooperazione significa ad Altrimenti facciamo colonialismo culturale.
Ci ho mandato anche mia figlia, Olivia, che ha 23 anni a fare volontariato a Nairobi. Ad essereonesti non ricordo secel'ho mandata io oppure semel'ha chiesto lei e io l'ho aiutata atrovare il dove, il come e il quando! Mia figlia Olivia è nataed è cresciuta in un contesto in cui il volontariato è unaquestione di famiglia. Credo sia stato naturale per lei partire per il Kenya e andarea insegnare inglese ai bambini. Come mia figlia ci sono migliaia di giovani che partono. Perché il volontariato può cambiarti lavita. E questo lo possodire con certezza. Dieci o dodici anni fa ho fatto un'esperienzailluminante. A Roma,durante il mandato di sindacodi Walter Veltroni — egrazie al supporto di una serie di sponsor — abbiamo portato cento ragazzi,scelti tra tutte lescuole superiori romane, in Malawi. Abbiamo visitato i campi profughi mozambicani, gli ospedali, le scuole zvutsrponmligfedcbaVTSOIHGFECBA elementari. Dopo due settimane siamorientrati in Italia. Ho mantenuto i contatti con tutti quei ragazzi.Sapetequanti di loro oggi lavorano o collaborano o ancora si sono intrufolati nel mondo della cooperazione? Tutti e cento. Ecco io lo soche non si possonoportare tutti nel Malawi adare un'occhiata e a far capire come stanno le cosein giro. Peròda questa esperienza ho capito che la conoscenzaè tutto. Quando c'èconoscenzarealedei luoghi, delle problematiche, dei conflitti. Quando c'èuna condivisione veracon le persone, con una cultura ed etnia diversadalla nostra, e concretamente tocchi evedi i loro problemi, si comprendono lOggi in Italia se le cose.Il contatto umano, personale,sentimentale, affiora sempre, sempre. Non c'èniente da fare. Ecco:un fatto è vederesotto un porticato romano una persona Fai cooperazione malconcia — e non dico che sia menograve o non meriti una riflessione — un'altra però è andare in giro negli altri Paesie vedereuna società intera malconcia. I Iti prendono per cento ragazzi che sono partiti avevanopreso parte con leloro scuole a progetti |il culo, lo invece sperimentali sullacooperazione. Per ogni istituto sono stati scelti gli studenti che si sono distinti, i più abili. Questomi fa pensare che quelli che sono venuti in io mandato Malawi avesserogià una loro predisposizione, sensibilità ecuriosità verso l'altro e per il mondo della cooperazione. Ma il dato rimane comunque strabiliante: mia figlia a cento adolescenti sono partiti e poi cento giovani hanno intrapreso la loro carriera nel mondo della cooperazione internazionale. Questeesperienze non sono solo Slairobi: per formative! Sonorisolutive, illuminanti... èdifficile che qualcuno possaaffezionarsi a qualcosasenzaconoscerla.Amare significa questo: conoscere.Ma non si può amare Hcapire bisogna per procura, non ci si riesce.Forse solo avolte, ma bisognaavereuna grande fede. E lagrande fede non è unacosache si trova per caso. • |conoscere
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di GIULI missionario
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ALBANES combonian
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a mentalità coloniale è dura a morire. Parliamo di Africa, anche se dovremmo parlare di Afriche al plurale per questo continente grande tre volte l'Europa. Parliamo di Africa, ma infarciamo i nostri discorsi di carità pelosa. Quindi ostentiamo un atteggiamento insopportabile e ipocrita: quello del giovane ricco che elargisce aiuti a un'umanità dolente che vive nei bassifondi della storia. Il nostro approccio èancora di questo tipo, ma le Afriche non sono povere. Sono impoverite. Quello che invocano è giustizia. Ricordiamo che il prodotto interno lordo di una regione come la Basilicata èdi circa 1 miliardo di dollari, mentre il Pil della Repubblica Centrafricana è di 2 miliardi. Significa che la Repubblica Centrafricana, m grande due volte l'Italia, èsfruttata, perché sei suoi abitanti potessero godere dei beni di cui è pieno il sottosuolo del loro Paese(i depositi alluvionali ricchi di diamanti) o delle foreste di legname pregiatissimo o delle miniere di uranio e oro sarebbero più ricchi degli abitanti del Canton Ticino. Questo che cosasignifica? 'arliamo di vutsrponmlihgfedcbaUSONMLIGEBA Significa che quel Paese continua a essere una terra di conquista. Sia Africa, anche che dietro queste operazioni di sfruttamento vi siano interessi più o se dovremmo meno occulti, potentati stranieri, o multinazionali che hanno finanziato [parlare di vari gruppi terroristici, fra cui i [Afriche. E jihadisti, a pagare il prezzo èla povera gente. Sulle Afriche ci riempiamo la |sulle Afriche bocca di luoghi comuni — «aiutiamoli a casaloro» — ma poi facciamo l'esatto sronmicba ci riempiamo contrario. Bisogna certamente rivedere le regole del commercio, ma a bocca di anche la questione del debito. Noi • li uoghi comuni E occidentali abbiamo finanziarizzato il debito dei Paesi africani, legando il pagamento degli interessi alle MIIUMLLMII*! speculazioni di borsa e, dunque, |casa — ma sapendo in partenza che i soldi prestati avrebbero spinto leAfriche |poi facciamo in una spirale senza fine. Poi c'è tutta la questione delle materie prime,
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E
l'esatto
contrario
spesso sotto controllo di formazioni ribelli. C'è poi il problema delle leadeship locali e della corruzione. Ma è proprio su quest'ultimo problema che, ancora una volta, ci sbagliamo: parlando di corruzione delle classi dirigenti africane, ci dimentichiamo che la corruzione è un'operazione di business, c'èil corrotto e c'è il corruttore ma quando ne parliamo limitiamo il nostro discorso al corrotto, ossiaai presidenti-padroni, ma non diciamo mai niente sugli occidentali corruttori. Il consesso delle nazioni che dichiarano di voler aiutare le Afriche stanno applicando alla lettera il teorema di Bill Clinton: trade not aide, commercio non aiuti. Il problema è che le condizioni del commercio sono totalmente sfavorevoli a trasformare il commercio in un vettore di indipendenza e cooperazione reciproca. Inutile nasconderselo: non li stiamo aiutando, li stiamo invece depredando a casaloro. Si fa presto a dire che la colpa è deigoverni locali, perché in realtà quei governi sono imposti dai potentati stranieri e dagli aggregati di interesse. Ma la vera sfida che ci pongono, oggi, le Afriche prima ancora di essereeconomica è culturale ed è strategica all'informazione. Purtroppo l'informazione che riguarda leAfriche lascia molto adesiderare, soprattutto in Italia dove, a meno che non vi sia il sequestro di qualche nostro connazionale, di quel Continente non parliamo quasi mai. Anche quando parliamo di migrazioni lo facciamo in termini strumentali, poiché il 75% delle migrazioni di africani è interna alle Afriche. L'informazione è cruciale per capire e senzacapire, come possiamo agire? L'informazione dunque èla prima forma di solidarietà nei confronti delle Afriche, non possiamo limitarci alla degli sbarchi. Dobbiamo aiutare la nostra gente a far girare i neuroni della testa e dell'anima. Solo così, aiutandoci a capire, potremo aiutare gli altri. tsroliedcaTMD Testoraccolto da Marco Dotti
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s
di V I T T O R I O EMANUEL politologo,
insegna
E PARSI
Relazioni
internazionali
all'Università
Cattolica
T R A T E G
el decennio tra lafine degli anni Novanta e i primi anni Duemila ce stato molto spazioper le organizzazioni della società civile. Parliamo dell'arco di tempo all'interno del quale le Nazioni Unite hanno varato lamodifica della loro Carta introducendo la responsability to protect, alla fine del segretariato di Kofi Annan. L'attività delle ong si inquadrava perfettamente all'interno di una concezione liberale del sistema,quindi di unavisione che mette lo Statotra i protagonisti, ma non ne fa l'assolutoprotagonista della politica internazionale. In tutto il decennio scorso,il problema era che le ong facevanofatica, avolte, acollaborare con gli Stati: pensiamoall'Afghanistan, pensiamoall'Iraq. Nel quadro della classicastrategia di i cuori ele delle popolazioni all'interno delle quali si muovevano gli insorgenti, molte ong si trovavano,volenti o no, più o meno embedded e anche quelle che non lo erano negli intenti e nei fatti stavanocomunque all'interno di questo framework. Le ong che si opponevano più accanitamente, richiamandosi allapropria \terzietà\ (pensiamoa Emergency) rispetto a strategie militari di questotipo, per i locali erano comunque inquadrabili in questa situazione.Una posizione di terzietà andavaconquistata sul campo e per certe ong conquistarla poteva dire correre il rischio di accettare una certa oggettivacontiguità a entrambe le parti: né con le forze Isaf né con i Talebani, ma in fondo a entrambi vicini. Altre ong, molto importi come Medici senzaFrontiere, hanno abbandonato i teatri operativi perché eratroppo difficile essereterzi senza essere,al contempo, troppo vicini aitagliagole. La crisi attuale delle ong viene dalontano. Mentre si consumavalacrisi dell'interventismo umanitario non militarizzato, iniziava acambiare complessivamenteanche il rapporto reciproco tra non governativi e Stati. Negli ultimi anni, poi, gli Stati si sonotrovati ad assumere politiche meno liberali ela divaricazione degli intenti, una divaricazione strategica, fra ong e Stati si è accentuata.Gli Stati vogliono stabilizzare politicamente una regione, gli attori umanitari vogliono salvarevite umane: i due obiettivi possono sovrapporsi, ma hanno priorità e modalità di esecuzionediverse.Queste modalità, oggi, confliggono in uno sfondo storico che dobbiamo sempre considerare per comprendere la progressiva convergenza,poi divenuta separazione di intenti che, dagli anni Novanta, si è progressivamente verificata. zvtsrponligecaURC Nel casodi alcuni grandi fenomeni come le crisi questadivergenza è diventata palese:mentre gli Stati cercavano a loro modo di recuperare terreno e controllo sulla situazione,le ong hanno teso a rimarcare lapropria autonomia rispetto alle logiche politiche. Conseguenza?Più si tira ognuno dal proprio lato, più la collaborazione e lacooperazione diventano difficili. Ricalibrare una strategia dell'azione umanitaria è difficile, maè possibile. Serve trovare stradealternative almuro contro muro. L'attuale ministro degli Interni continuerà a fare lesue dichiarazioni, «chiudo qua, chiudo là»ma seposto davanti a fatti concreti si trova spiazzato(pensoal casorecente delle Chiese Evangeliche, che hanno offerto una soluzione semplice e praticabile |ÈzvutsronmligedcbaVUTSRPONMLIFEA cambiato il m a un casoche il ministro avevaindirizzato su un binario morto). Non bisogna però offrirgli il fianco, facendo passareil messaggioche le ong fanno quello che vogliono :ontesto: oggi adispetto delle regole edelle istituzioni. Le ong salvanovite umane,ma il muro contro muro mette in secondo piano proprio questo aspetto fondamentale della assistiamo a una loro azione.Avere una nuova strategia, oggi, significa acquisire capacità di muoversi in questo nuovo terreno ostile prima che tutti i porti (non solo in Italia, lo stanno divaricazione facendo anche altri Paesi)vengano chiusi, in un contesto globaleche non vede più di buon occhio tutto ciò che stanel mezzo (ong,ma direi tutti i corpi intermedi), in (degli intenti una mondo in cui il protagonismo degli Stati preannuncia un semprepiù prossimo naufragio dell'ordine liberale. Nella pratica, la strategia dovrebbe mirare a smuovere Fragli Stati e i un'opinione pubblica oggi terrorizzata ad arte, riportare l'attenzione su quello che si fa, non subeghevia twitter, trovare alleanzeall'interno della societàcivile e fare soggetti della sponda sulleparti ragionevoli che esistono all'interno degli apparati dello Stato. tsroliedcaTMD
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A
m•
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|società
civile
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A G E N D A
di
EM A N U E L A
delegata
C O L O MB O
per il Politecnico
zvutrponligedcaSPMC
di Milano
alla
Cooperazione
e Sviluppo
o Sviluppo Sostenibile oggi richiama tutti ad una nuova attenzione verso 5 note parole chiave: persone, pianeta, prosperità, pace e partenariati. Le persone come protagoniste dell'intervento e come beneficiari/attori dell'azione sono le risorse intorno a cui le organizzazioni della società civile hanno costruito la propria storia e sviluppato pratiche di cooperazione per favorire la capacità di ascolto, la lettura dei bisogni, il dialogo con gli interlocutori locali, l'accompagnamento ela formazione e, ove possibile, un mutuo apprendimento. Il rispetto del pianeta inteso come insieme di patrimonio naturale e ricchezza sociale delle comunità è da sempre il contorno costante che caratterizza le progettualità e leazioni delle organizzazioni della società civile, così da proporre una lettura dello sviluppo in grado di riappacificare gli interessi di Uomini e Terra. L'attenzione alla promozione di un'equa prosperità che includa attività generatrici di reddito, creazione di piccole imprese (anche cooperative o imprese sociali) lo sviluppo di nuovi mercati o tecnologie appropriate è valorizzata come una condizioni necessaria per migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità e per favorire l'autonomia e lasostenibilità di lungo periodo di ogni intervento di cooperazione che aspiri ad essereefficace. Le associazioni della idUONMLECBA società civile propongono una lettura della cooperazione che, anche per interventi non direttamente di peace-keeping, possadiventare uno strumento di pace quando gestito saggiamente, per fare in modo che la disponibilità di tecnologie e/o l'accessoa servizi di base o comunitari siano in grado di mitigare situazioni critiche in contesti marginali o di emergenza. Infine, il tema dei partenariati efficaci e trasversali che, pur da tutti riconosciuto come cruciale, ancora merita una riflessione profonda tanto settoriale quanto di sistema. Un ragionamento che possa identificare un cammino implementativo con adeguati strumenti operativi e maturare così le necessità e le opportunità identificate nella legge 125/2014. Molti sono i segnali positivi, ma la strada per poter formulare una strategia italiana (ed europea) è ancora lunga e dovrà passareanche per una rivisitazione di alcuni vincoli che, per quanto validi e necessari in altri contesti per garantire la corretta trasparenza nella gestione di fondi pubblici, fanno fatica a trovare piena legittimazione quando il faro è accessosui temi di sviluppo e innovazione e sulla loro efficacia misurata in termini di risultati concreti evalutazione di impatto. La complessità dell'Agenda 2030 ela multidisciplinarietà implicita nel concetto di Sviluppo Sostenibile chiede infine tanta umiltà. L'umiltà di capire che solo uno sforzo sinergico di più attori e di più competenze può portare a soluzioni e modelli di sviluppo equi e sostenibili. In questo ambito le organizzazioni della società civile sono oggi riconosciute come attori importanti del volano di innovazione e inseriti nella (pubblico, privato, mondo della ricerca e società civile) perché apportatori di quella necessaria conoscenza del territorio in grado di massimizzare l'impatto locale favorendo lo sviluppo di relazioni di fiducia di lungo corso. Essepossono operare in sinergia con il mondo della ricerca e le università che hanno la conoscenza scientifica e il metodo per migliorare l'efficacia e la rilevanza della cooperazione, con le istituzioni (locali o governi centrali) soprattutto quando si opera sutematiche che entrano nel controllo locale (sanità, educazione, gestione servizi eaccessorisorse...) e con il settore privato (profit) che porta competenze tecniche e gestionali di grande valore per garantire lacapacità di attivare semi imprenditoriali alivello locale. L'auspicio è quello di continuare così e non far venir meno —per mancanza di coraggio — gli strumenti per consentire di sperimentare e validare collaborazioni all'interno della quadrupla elica che, pur nel riconoscimento dei mandati di missione specifici delle diverse rappresentanze, possano promuovere azioni congiunte, efficaci, efficienti edi grande impatto per lo sviluppo di realtà locali nei Paesi beneficiari e al contempo valorizzare la cultura scientifica, tecnica e imprenditoriale del nostro Paese. •
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U N
di NINO presidente
emerito
yvtsrponmlkiedcaLI di
Intersos
e policy
advisor
di
Link200
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stato toccante vivere le tante espressioni di affetto, vicinanza, solidarietà e il comune sentimento di appartenenza auno stesso • ! corpo condividendo gli stessivalori che hanno accompagnato ^Bl lanotizia della tragica morte, era il IO marzo, di Paolo Dieci, presidente del Cisp e di Link 2007. Uno di noi, la migliore parte di noi, mancherà atutti noi, ripetevamo increduli. Il noi ha dominato per giorni. Non c'era, perché diffìcile perfino pensarlo, alcun riferimento all'io o alvoi, alle diversità, ai contrasti che sovente evidenziamo. Solo quattro giorni prima, in uno degli incontri per la valutazione complessiva della cooperazione internazionale dell'Italia, gli inviati dell'Ocse-Dac chiedevano ai rappresentanti delle reti Aoi, Cini, Link 2007 i motivi di questa triplice suddivisione, non comune negli altri Paesieuropei. «La realtà italiana è questa» è stata,in sintesi, la sbrigativa risposta. La realtà delle associazioni e organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale non èmai stata unidirezionale. Sela competizione non è mancata, ci sono sempre stati cammini comuni. Sono questi percorsi comuni che hanno permesso, per fare pochi esempi recenti, approfondimenti e interlocuzione politica per lariforma legislativa della cooperazione per lo sviluppo; hanno favorito il riconoscimento di diritti e tutele per il personale impiegato; hanno condotto ad unàccresciuta autorevolezza nel confronto politico aidiversi livelli istituzionali. Ci sono stati errori, ma la credibilità complessiva non èmai stata compromessa, grazie ai riferimenti valoriali, alla crescente professionalità, la concretezza delle azioni, i legami di partenariato rafforzati nel tempo, la capacità propositiva e innovativa, le valutazioni di impatto, la scelta della trasparenza, l'apertura al dialogo e alla collaborazione con altri soggetti della società civile. I problemi e le tensioni internazionali, il contesto politico attuale in Italia e in Europa con la caduta delle spinte unitarie esolidaristiche, la sottovalutazione del multilateralismo, la chiusura sovranista el'interesse egoistico, l'indebolimento di soggetti sociali tradizionalmente aggreganti, l'indifferenza eil disprezzo verso minoranze particolarmente bisognose ed emarginate, l'uso di un linguaggio falso, divisivo, che sfocia in comportamenti discriminatori e carichi di odio, tutto ciò richiede oggi, ancor più che nel passato,una maggiore unità. Innanzitutto nella nostra identità e specificità, nella riaffermazione dei valori che ci uniscono e dei principi che ci guidano, nel dovere di trasparenza e accountability, nella professionalità come impegno deontologico nel rapporto con i partner, nella difesa dei diritti umani enel contrasto all'esclusione ovunque essasi presenti, nell'adozione della sostenibilità quale criterio guida di tutti i nostri interventi, nell'opzione per il dialogo rispettoso delle diversità edelle differenze culturali, nell'aperta condivisione delle buone pratiche. ^
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Solo una comunità ìsa e con ero peso sentativo jito
SERGI
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La nostra ambizione è quella di far sìche la cooperazione internazionale per lo sviluppo diventi patrimonio condiviso, che superi i confini tradizionali delle associazioni e degli enti specializzati. La cooperazione è una dimensione rilevante lazionale della politica internazionale del nostro Paesee dell'Ue. Basata sullo sviluppo umano e sostenibile, surapporti di partenariato in una visione strategica di collaborazione viluppo e paritetica e solidaristica per uno sviluppo condiviso, essatende infatti ad unire, a società superare le disuguaglianze, includere, affrontare le insostenibilità e le crescenti disparità emarginalizzazioni prodotte dalla globalizzazione, favorire la pace. Per ar fronte realizzare questa ambizione è necessario che le organizzazioni della società civile italiane nel loro insieme riacquisiscano maggiore considerazione nella società tentativo italiana e di fronte alle istituzioni, ai media, alla politica esprimendo con forza e vivendo con coerenza i propri valori e principi, nella pluralità delle identità ed mettere esperienze e nel rafforzamento del lavoro di rete edi alleanze. Solo una comunità di Ose coesae con un vero peso rappresentativo nell'ambito della cooperazione !zvutsrponmljifedcaSRONIGE o mondo internazionale allo sviluppo e nella società potrà far fronte al tentativo di marginalizzazione che potrebbe riguardarle in Italia, in Europa enel mondo. •
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1 giugno 2019
di GIUSEPPE giornalista
FRANGI ed esperto
di storia
dell'arte
tella Aloya Oryang è preside di una delle scuole più impensabili del mondo. Sorgenel cuore del campo profughi di Palabek,l'ultimo insediamento per sfollati nato in Uganda, appenasotto il confine con il Sud Sudan. Ha 38 anni, viene daKitgum: il suo sguardo altero racconta della consapevolezzarispetto alla sceltache ha fatto e all'importanza di poter garantire aquei bambini un cammino quotidiano di crescita e di educazione.Non c'èbisogno di sentirla parlare, bastaquesta immagine che Stefano Schirato ha scattatoe che racconta tanto di lei. Schirato è un fotoreporter che ha potuto realizzare questo reportage da Palabek grazie al fatto che Avsi, long impegnata in prima linea in quella scuola,gli ha coperto tutte le spese.Cosìha potuto documentare quell'angolo remoto di mondo che nessunaltro strumento di informazione oggi sarebbe in grado di \coprire\, per mancanza di risorse e anchedi volontà.
zyxvutsrqponmlkihgfedcbaWUTSQPONMLKIHGFEDCBA
Le ong stanno svolgendo un altro J compito preziosoTM sostengono il lavoro! di fotografi che in~M giro per i ì mondo^B documentanoJeJ|H emergenze — U n a J funzione c he ìa^ H grande informazione non svoIgTpiCT^^B Una m o s t r a a | ^ ^ B Bibbiena presentai] 12 grandi reportage!
Quello di Schirato è un casotra tanti altri: infatti tra le responsabilità di cui tante ong oggi si fanno carico c'è anche quella di colmare questo buco informativo rispetto a tante situazioni che coinvolgono spessocentinaia di migliaia di persone ma che vengono abbandonatein un cono d'ombra. In molti casiquesto è anzi un impegno prioritario di cui le ong si fanno carico, ancheperché il reportage è strumento importante per documentare le proprie azioni nelle emergenzee così mobilitare nuovi sostenitori. Fedeltà alle situazioni e qualità delle immagini sonopoi due requisiti che fanno spessodi questi reportage dei prodotti giornalistici di grande valore.
A destra, una foto di Stefano per Avsi scattata
al Campo Palabek,
Schirato profughi Uganda
collaborazione tra importanti fotoreporter eong; è curata da Claudio Pastrone,direttore del centro e da Giovanna Calvenzi, punto di riferimento perii photoediting italiano, con lamedia partnership di tiaV Vita acui è stato affidato il lavoro di scouting. Tra i reportage che saranno esposti c'èad esempioil lavoro di Marco Gualazzini, recente vincitore di una delle sezioni delWorld Press Photo, con il sostegnodi Action Aid: è un reportage dedicato alle donne che hanno subito violenza in Madhya Pradesh,Stato centrale dell'India. L'immagine scelta per il manifesto della mostra ètratta da una straordinaria storia raccolta da Daria E quanto dimostra la mostra Bagnoli: protagonista Maria Nareku proposta dal Centro italiano di una donna di47 anni, che per conto di fotografia d'autore di Bibbiena, la più Amref gira nelle zone rurali del Kenya importante e meglio organizzata tra lecomunità Masai con una valigia associazionefotografica nazionale non blu per diffondere una consapevolezza professionale.La mostra che si tiene contro le mutilazioni genitali negli spazisuggestivi di un ex carcere, femminili. Nella valigia custodisce gli raccoglie 12 \casi\ significativi di zvutsrponmlihgfedcbaUTSRPNMLJIHGFECBA
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VIVA
Ong
LE ONG
in campo
DalDarfurall’Etiopia:«Venite a vedere cosasiamocapacidi fare» Cesvi in Zimbabwe promuove un intervento altamente tecnologico per migliorare la resa agricola; Amref (miglioramento delle condizioni socio-sanitarie), Cifa (smaltimento riiuti e raccolta diferenziata) e Vis-Missioni don Bosco (campo profughi di Nguenyyiel) sono impegnate in Etiopia; Avsi si occupa di bambini vulnerabili in Uganda; e lo stesso fa Fondazione l’Albero della Vita nelle carceri del Kenya; mentre Coopi costruisce dighe in Darfur. Viaggio in sette tappe per conoscere alcuni dei migliori progetti irmati da ong italiane
VITA
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Chi&dove: Cesvi in Zimbabwe Costo dell’intervento 4,23 milioni di euro in 9 anni (2011-2020) Beneiciari raggiunti: 14.446 persone
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gni dueore lecentralinemeteo—quattro, ciascuna con un raggiodi coperturadi 25km —registrano temperatura,precipitazioni, forzaedirezionedel vento.Dei sensorimisuranol’umidità delterreno ino a50 cmdi profondità, con letture ogni 10cm. «Combinandotutti i dati, adesempiol’umidità realedelterreno e leprevisioni meteorologiche,si puòdecideredi “saltare”un ciclo di irrigazione, evitandocostiesprechidi acqua,senzamettere arischio laqualitàdelraccolto»,spiegaLoris Palentini,head of missiondi Cesviin Zimbabwe,«mentrelapossibilità di prevedereladirezionedelvento permetteaicontadini di nonessereimpreparati dinanzi all’arrivo di parassiti». Dal2001CesvistalavorandonelPaesesutre progetti di“agricoltura2.0” neidistretti di Beitbridge eMwenzi, etichettati entrambi come “area5”,ovveroareenon adatte allacoltivazione.Coinvolte 12comunità,con almeno1.500 famiglie e17scuole chegiàhannoavviatolacoltivazione di un piccoloappezzamentodi terreno con tecnologiepiù evolute.«In questezonelefamiglie vivevanodisussistenza, oggi comincianoa venderei loro prodotti: nellazonadi Shashe,doveabbiamoun aranceto,ognunodei 270contadini
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haavutoin un announ ritorno di520 dollari, molti stanno iniziandoadaggiungereuna stanzaallacasao acomprarsi unabicicletta».La levadelprogettosonolenuovetecnologie —in particolaretecnologieirrigue —checonsumanomeno ecostanomeno,mahannounamaggioreeicacia. «Tutti ammettonoche latradizionaleirrigazione per allagamento sprechimolte risorse,madavantia unpivot che irriga dai 16ai34ettari…sonoun po’diidenti», raccontaPalentini. Cesvinehagiàistallati4 e«partedellavoroconsiste proprio nell’organizzarevisite fra levarie comunitàper scioglierei dubbi,far parlarele personefra loro.I sensoriche rilevanol’umidità servonoancheadimostrareche sistemi diirrigazione diversi hannoimpatti diversisul terreno e checon l’irrigazioneagoccial’umidità vienetrattenutadi più. Interveniamosemprein zoneche avevanoimpianti diirrigazione deteriorati, in collaborazionecon leautorità locali:ci si siedeattorno aun albero,sidiscutonobisogni e aspettativeesi decideinsiemequaletecnologiaè più adatta». L’obiettivoultimo è aumentarelaresadelle areecoltivate cosìdapoterlecircoscrivere,fermandoil disboscamentoe tutelandol’areaselvatica.Molti altri elementivi concorrono,a cominciaredallo spostarelecoltivazioni daprodotti destinati alconsumofamiliare,comemaisefagioli, aprodotti con unmaggior valore,comelearanceo i fagioli dasemente,in collaborazionecon aziendechegarantiscanoun mercatoalla produzione.Maanchelemappemultimediali satellitari,per veriicare adesempiolasalutedellepiante attraversoil livello dicloroilla: «Quandolamappaevidenziaunproblema,con undrone andiamoafare ripresedettagliatedi quell’area,per capirecosasuccede.Non è semprefacileavereun feedback realesututta lasupericie coltivata,in particolareper lezone piùdistanti dallastrada.Ma perdereun alberodiarance adultosigniica perdere10anni dilavoro…». SaraDeCarli
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IMPATTO
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Chi&dove: Amref Italia in Etiopia Costo dell’intervento 2 milioni di euro in 3 anni Beneficiari raggiunti 26mila diretti, oltre 100mila indiretti
N
el2015in Etiopia siè abbattutala peggioresiccità degli ultimi 30 anni.Poi la naturasi èrivoltata un’altravolta controil Paeseesonoiniziate le alluvioni, tante,pesanti. Due fenomeni opposti che hannogeneratouna spiraledi povertàcheha travolto e trascinatocon sélapopolazione,che fa faticaarisalire. Per questomotivo Amref ha datoil viaal progetto Smart —Intervento integrato su“Sanitation Marketing, Agriculture, Rural developmentand Transformation”nella regionedi Gambella. La regionedi Gambella ospitaun largonumero di rifugiati sud sudanesi a causadeiconlitti e dell’instabilità politica del Paese.Dei 905.831rifugiati registrati in Etiopia,il 58,9%sonominorenni mentre il 46.6%sono sud sudanesie 401.594sono stanziatiin Gambella.«Sul totale dellapopolazione regionale»,diceGiordana Varacini, Program Managementdi Amref Italia, «l’85%vivein zone rurali e l’agricolturarimane la principale fontedi sostentamento,daquesto si capiscelanecessità di lavorareanchesullo sviluppo rurale». Amref, loscorsoanno,
haavviato un progetto che agiscesuduelivelli: quello comunitario e quello istituzionale.«Tra gli obiettivi principali», spiegaGiordanaVaracini, «c’èl’attivazionedi 6 centri di Sanitation Marketing per promuovere il miglioramento delle condizioni socio-sanitarie delle comunità,stimolando contemporaneamente ladomandael’oferta di servizi igienico-sanitari adeguati;fornire acqua pulita ai villaggicoinvolti tramite lacostruzione di 9 pozzi,di cui 5 ecosostenibilicon pompaggio tramite pannelli solari;la difusione dell’approccio Community Led Total SanitationandHygiene (Cltsh)in 200 villaggi per ridurre del50%la pratica didefecazione all’apertoe —attraverso eventidi sensibilizzazione territoriale —coinvolgere ledonnee bambinisu pratiche alimentarie igieniche». Fondamentaleper
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la riuscita delprogetto è lo sviluppo di nuove competenze in campo agricolo: «Attraversouna formazione permanente (lifelong learning)», continua Varacini, «con una metodologia adattaa giovani eadulti fuori dal ciclo formale scolastico vogliamo incrementare e diversiicare i mezzi di sussistenza,abbassando cosìcome efetto indiretto il tassodi malnutrizione e promuovendo attività generatrici di reddito». Il progetto Smart è co-inanziato dall’AgenziaItaliana per la Cooperazioneallo Sviluppo. L’intervento è realizzatodaAmref Health Africa Italia in collaborazionecon il Vis —Volontariato Internazionale per lo Sviluppo econ le controparti locali, Amref Health Africa in Etiopia e i Salesianidi Don Bosco— SdbEthiopia. «Smart»,dice Varacini «vedeanchela partecipazione di Hydroaid —ScuolaInternazionale dell’Acqua per lo Sviluppo, la Città Metropolitana di Torino, il Politecnico di Torino e la Fondazione Museke. Questi partner contribuiscono alprogetto apportando lapropria competenzatecnica e realizzandole attività di sensibilizzazionee promozione in Italia. Il governo etiope, invece, supporta l’implementazione del progetto edè statoirmato un accordocon gli uici regionali competenti per i settori idrico, agricolo, educazionee salute». AnnaSpena
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Chi&dove: Cifa in Etiopia Costo dell’intervento 1,3 milioni di euro Beneficiari raggiunti 30.400 (87% donne)
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elamawitlavora nello stabilimento di smaltimento riiuti, etichettando i diversi tipi di plasticache vi arrivano ogni giorno: riescea mantenere tre sorelleedue fratelli e sperache altre donneseguanoil suo percorso.Barakat ha18anni, abita vicino alsito di stoccaggio insieme allamadre e aduefratelli, con questolavoro riescead aiutarela sua famiglia e può speraredi realizzareil suo sognopiù grande,tornare ascuola. Selamawite Barakat vivono ad Awassa, una città dell’Etiopia con circa 350mila abitanti. Qui, nella primavera del 2017, Cifaha avviato il progetto “100%plastica”, inanziato daAics econ un contributo della cooperazionetedesca:hannogiàraccolto 5 milioni di bottiglie in Pet,dallacui vendita sonostati generati ricavi per circa 100mila dollari americani. Signiica che il singolo raccoglitore ha portato a casamediamente 500 dollari in più, in 19mesi. PerMarco Pastori,responsabile dell’uicio progetti di Cifa,il progetto muoveda dueelementi:«Daun lato l’esplosionedell’impiego delPetin Etiopia, per i soft drink ma soprattutto per l’acqua.Il Pethaprogressivamentesostituito il vetro arendere econ l’aumentodelle bottiglie di plasticasul mercatosi sono moltiplicate anchequelle abbandonatenell’ambiente, benchéAwassaabbiasempretentatodi avereun approcciogreen edi valorizzazione aini turistici delproprio patrimonio naturalistico».Il secondoelementoè l’apertura adAddisAbeba di un grande impianto per il riciclo delPet,che riduce le bottiglie in scaglie:«laprecondizionedel successodelriciclo èche quella frazione abbiaun valore economicoe diventi punto di partenzadi un nuovo processoproduttivo. È inutile diferenziare un materiale,se nessunolo compra»,aferma Pastori. AdAwassala raccoltadeiriiuti èfatta porta a porta daoperatori formali e
informali, a cui lefamiglie paganounafee perchéportino i riiuti indiferenziati in discarica:«Li abbiamocoinvolti, formati, attrezzaticon mascherine,guanti, tute, scarpe,jumbo bagse mezzi atre ruote per facilitare gli spostamenti.Oggi122collectors raccolgono i riiuti dalle famiglie e prima di portarli in discarica separanolaplastica, che consegnanoa un centro di raccolta aperto vicino alla discarica,suun terreno che l’amministrazione comunaleha datoin comodatod’usogratuito adun’associazione di collectors, l’AwassaWubet. Altri 466 operatori impegnati nella pulizia delverde pubblico fannolo stesso,per un totale di 588persone,per l’87%donne.La plastica viene loro pagatasubito, poi nelcentro di raccoltaaltre personelavorano per dividere le bottiglie per colore, rimuovere tappi ed etichette,pressarlein balleda40 kg.A questopunto partono per Addis Abeba», raccontaPastori.La iliera delPet in Etiopia al momento si fermaqui: le scagliepoi vanno all’estero,dovediventanoibra per tessuti tecnici, daipile alle tendeaitappeti, o usate come materiaprima secondaper altre
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produzioni plastiche. Conquestoprimo ilone di “100% plastica”,volto allacreazionedi un sistema di raccoltadiferenziata dellaplasticae alraforzamento delle competenzedei raccoglitori (tecnichemaanchedi gestione di attività microimprenditoriali, tant’èche diversenuoveassociazionidi collectors sononateattorno alprogetto),latutela dell’ambientediventaun’opportunità economicaper categorievulnerabili. Ma non ètutto. Il progettohaaltri dueiloni, altrettanto strategici,che riguardano lasensibilizzazionesullaraccolta diferenziata dellaplastica,cominciando dallescuole,elasperimentazionedi un processoanalogosullaraccoltadell’umido. Awassaèunacittà molto vivacedalpunto di vistaculturalee l’universitàdi Torino, con il masterdi teatro socialeedi comunità, haaggregatomoltissime realtàlocali, costruendouno spettacoloteatraleche ormai èrichiesto anchefuori dall’Etiopia. Mentre il Museo A comeAmbiente (MAcA) hacollaborato conl’università di Awassaper formare divulgatori scientiici: «Èstatomessoapunto un laboratorio interattivo per le scuole,che spiegaquanto èfacilecrearelaplasticaequantoè diicile smaltirla,abbiamogiàincontrato 25mila bambini.Per noiè importantissimo creare unaconsapevolezzacollettiva diversa, partendodallegiovani generazioni», spiegaPastori.Il progettofunzionae hagiàsuscitatol’interessedi playerdel calibrodi CocaCola,Ikea,Dow Chemical, Petco:«Siamoconvinti chefra 12mesi lailiera andràtranquillamenteavanti. E appenasaràpossibiletrasformarela scagliain ibra in Etiopia,si apriranno molte opportunità disviluppo»,aferma Pastori.Cifaun semedi sviluppolo ha piantatodentro il progettostesso:laCittà Metropolitanadi Torino con duesocietà di consulenza,stadandoassistenzatecnica allamunicipalità diAwassaper un progetto pilota che coinvolgecirca300 famiglie e raccoglieil Petdirettamenteadomicilio, ottenendounafrazionepiù pulita equindi di maggiorvalore.«Contestualmente vieneraccoltaanchelafrazione organica, con cui realizzareun compostdi alta qualità:il mercatopotenzialec’è,visto che l’areahaunavocazioneagricolamolto importante».AdAwassa,intanto,il lagoha giàricominciato arespirare. (S.D.C)
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IMPATTO
Chi&dove: Avsi (con un consorzio di ong che include Care, Tpo e Fhi 360) in Uganda Costo dell’intervento 38 milioni di dollari Beneficiari raggiunti 208mila persone
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vviato in Ugandanel 2011econclusosinel 2018,Score—Sustainable ComprehensiveResponsesfor VulnerableChildren andtheir Familiesè unodei progettipiù innovativi in temadirisposte sostenibili eglobali ai bisogni deibambinivulnerabili edelle loro famiglie. Nei suoisetteanni, Scorehaaiutato208milapersone,raggiunto34mila nuclei familiari, coinvolgendo50partner per l’implementazionedi un progettopensatoper sviluppareirapporti interni alle comunità,favorendo le relazioni conle istituzioni locali, piuttosto checoncentrarsisullamera distribuzione dall’altodi beni o servizi. Gli obiettivi raggiunti graziea Score,strutturato secondoil metodo della graduation(un progressivoaccompagnamento dallo statodi bisogno all’autonomiadellapersona)sonostati il raforzamento socio-economico, la sicurezzaalimentaree lanutrizione, laprotezionedell’infanziaeil raforzamento delle famiglie.Si sonocosìcostituiti 1.625gruppi dirisparmio e credito di villaggio per un totaledi 37milamembriche hannorisparmiato insieme3.889.055dollari ed erogatopiccoliprestiti per un valorecomplessivo che siora i5 milioni di dollari. I risultati preventivatisonostatiraggiunti, grazieaun rapporto di lavoro in retecon il donatore,i ministeri, le organizzazioni, gli istituti diricerca ele istituzioni locali. Questo lavorodi reteha,a suavolta, costruitoaltre reti, favorendo l’associazione di persone attorno aesigenzemolto pratiche—il risparmio su tutti —egarantendoanche unapartecipazionepiù attivaallavita civicadelle comunità.Con Scoresi ècapitocomele persone vulnerabili,seimpegnatee coinvoltein modosigniicativo possonodareun grandecontributo alproprio sviluppo.Le protagonistedi questostraordinario lavorosonostateall’80% donne.Raccontala responsabiledelprogettoRitaLarok: «Scoreèstato ancheuno diquei primi progettiche hannoimplementatoattività basate sullaresilienza,privilegiando laformazioneelo sviluppodellecompetenze rispetto alla distribuzione di materiale.Questaèstataunasida in quanto molte famiglie all’inizio non volevanopartecipareeallo stessotempoè stato un successopoichémolti nuclei hannoiniziato adiventareprotagonistidel proprio sviluppodopoavercapito chealtri stavanofacendopassidagigantee stavanoper usciredallavulnerabilità. Le famigliehannoiniziato aconcepire sestessecomerisorsa,dandoluogo acambiamentipositivi edi lungo periodo» MarcoDotti
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Chi&dove: Vis con Missioni Don Bosco in Etiopia Costo dell’intervento 300mila euro in un anno Beneficiari raggiunti 8mila bambini e ragazzi sudsudanesi ospitati nella regione di Gambella
nel campo
profughi
di Nguenyyiel
P
artite di pallone, corsi di sartoria, carpenteria efalegnameria.Non siamoin qualcheistituto professionaleitaliano main Etiopia,sul conine con il SudSudan,nel campoprofughi di Nguenyyiel nella regionedi Gambella,dove lavoranogli operatori di Volontariato Internazionale per lo Sviluppo in tandemcon i missionari salesianidi Missioni Don Bosco. «Siamoqui daoltre 15anni»,raccontaChiara Lombardi, laresponsabiledel ProgrammeEastAfrica di Vis,«maper laprima volta nel2017siamopotuti entrare in un campo profughi. Il motivoè statol’acutizzarsidella guerra in Sud Sudandel2016che hafatto riversare unamassadi fuggiaschi attraversoil porosoconine etiope».A popolare latendopoli di Nguenyyiel ci sono circa70mila persone,«anchesei numeri sono liquidi e cambianovelocemente»,chiarisce Lombardi. Perlamaggior parte, quasiil 60%,si tratta di giovani egiovanissimi, lametàsonodonne.«Il nostro impegnosostenutodaifondi per la cooperazioneitaliana allo sviluppo con 250milaeuro cui i salesianihannoaggiunto altri 50mila euro èdurato 10mesie ci ha portato amettere in campoduediverseprogettualità»,spiegala responsabile.«In primo luogo abbiamocostruito uno spazioAcfs(Adolescent andChildren Friendly Space),un centrogiovanile per bambini eragazzi». Nel concreto signiica campidacalcio e pallavolo oltre che un luogo di animazione.«Allabasec’èl’idea salesianamutuata dall’esperienzadegli oratori»,spiega Lombardi, «percui tutte le iniziative educativeche vengonoimplementate devonoavereancheun risvolto ludico sportivo.Abbiamo ache fare con bambini che nei Paesidi provenienzasonostati soldati eche per via di questeesperienzehanno persolapropria innocenza.Il nostrolavoro èprincipalmente farli tornare bimbi, anchee soprattutto giocando».Lastruttura èdotatadi duelatrine provviste di un punto d’acqua,«inmododa permettergli di pulirsi e dissetarsidopo leattività in unasituazioneprotetta», continuala cooperante. La secondagambadelprogetto sonoi training professionali.«Abbiamoportato nelcampo deicorsi professionalizzanticon cui formiamo giovani adolescenti per renderli parrucchieri, sarti, carpentieri efalegnami in mododadare loro unaprofessionalitàspendibile un domanial ritorno nel loro Paese»,spiegaLombardi. Nuove professioniche sonoutili anchenelbreveperiodo andando amigliorare lecondizioni di vita all’interno delcampo,
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alimentando l’economicacircolaredella tendopoli.«Le ragazzedella formazionetessile,adesempio,producono abiti e vestiario per tutti, beni considerabili di prima necessità, allo stessomodo il corsodi muratori e idraulici fornisce manodopera per costruire gli impianti e letubature del campo in autonomia»,aggiungeLombardi. I profughi presenti sono per lo più di dueetnie, Anuak e Nuer. «Il fatto di creareopportunità aperte atutti li obbligaad avereache fare tra di loro egeneraintegrazione.Il gioco in comune permette la paciicazione tra i gruppi etnici che in patria dannovita a sanguinosefaide»,aggiungela responsabile.E semprenelsegnodell’integrazioneè anchel’attività che la ong haportato fuori dalcampo profughi. «Gli accordicon le autorità etiopi prevedevanoun 30%dell’impegno in favore della popolazionelocale,ancheper prevenire gelosieeattriti. Cosìabbiamorealizzatotre pozzipoco profondi nei villaggi di Owal, Abol ePinkio, limitroi alcampo».Il progetto, particolarmente apprezzatoanche dallecomunità locali perchévaadaggiungereun tasselloimportante al sostegno ai rifugiati, andandooltre alletradizionali progettualità specializzatenella cura enel soddisfarei bisogni di prima necessità,è stato rilanciato ino al 2020,«siaper consolidare il lavorofatto siaper riproporre questeattività anchein altri campi dellaregione»,conclude Lombardi. LorenzoMaria Alvaro
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Chi&dove: Fondazione L’Albero della Vita in Kenya Costo dell’intervento 2 milioni di euro in 3 anni di intervento Beneiciari raggiunti 2mila minori vulnerabili, 417 persone dello governativo, e 150 dello staf della polizia
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onteedi Mombasa,Nyeri e Nairobi e 38istituti di custodiaminorile distribuiti sul territorio nazionale.Siamoin Kenyaesono 8.600i giovani che nelPaesesitrovanoin istituti di detenzioneminorile. Il 75%di loro non hacommessonessunreato.Solo non hanessunpostodoveandare. «LaFondazioneAlbero dellaVita è presentein Kenyadal2009»,dice Antonio Bancora,responsabile progetti areainternazionale.«Eci siamoaccortiche i centri di detenzione si riempivano di minori anchesequesti avevanocommessopiccolissimireati
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—comerubare unagallina o rompere unasedia». Cosìnelmaggiodel2018la fondazionehaavviatoil progetto “Aprire ai minori —Aido Prevenzione Riabilitazionee Reintegroper un futuro aiminori vulnerabili in Kenya”. «Il primo obiettivo delprogetto», continuaBancora,«èil reintegro nellafamiglia d’origine;tuttavia rintracciarle èun’operazionemolto complessa.E nonè detto,laddove siriescaarecuperareun contatto, checi siadisponibilità reciprocaper ricominciare unavita insieme».Spesso questipiccoli reatidiventanoun
Chi&dove: Coopi in Darfur Costo dell’intervento 3,2 milioni di euro Beneiciari raggiunti 100mila persone più altre 225mila indiretti entro il 2020
onpensateadighe in ferro e cemento,quelleche Coopi starealizzandoin Darfur sono molto diverse:sonofatte diterra compattataepietrisco. «Questedighe raccolgono ciascuna1,2milioni di metri cubi d’acquacheviene utilizzata siaper l’agricoltura siaper abbeverare il bestiame»,spiegaDavidePrata,capo missionein Sudandi Coopi. Due ledighe chesarannoultimate entro novembre2019aUm Baru e Kornoi, mentre unaaOrshi Dam èstata ultimataun annoe mezzo
staf
di beneiciari
fa.Obiettivo di questoprogetto, inanziato dallaUe, èdi mitigare gli efetti diEl Niño sullepopolazioni; «questaèunazonasemiarida,siamo nelSahel,300km più anord partono lepiste delSaharae un problema costanteèproprio lamancanza d’acqua»continua Prata.Le dighe vengonorealizzatecon un terrapieno alto 4-5metri che permetteall’acqua piovanadi non evaporaresubito «il fondodella digasi allagain occasione dellepioggee grazieall’evaporazione lenta rimaneumidità nel terreno
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fardello pesanteper la vita diquesti ragazzi.«Perquestoèfondamentale», continua Bancora,«crearee raforzare percorsi di giustizia riparativaaline di supportarepratiche alternative di risoluzione dellecontroversie, permettendo quindi l’avviodi un processodi deistituzionalizzazione dei minori edevitandoil loro ingresso nel sistemadi giustizia minorile». I ragazzinon devonoesserepuniti ma reintegrati. Anchenei centri «è necessariocambiareapproccio,ma ainché questoavvengail personale degli istituti (417dello staf governativo e 150dellostaf dellapolizia ndr)deve essereadeguatamentepreparato. Insiemeai corsidi formazione,stiamo lavorandoallacreazionediun Juvenile JusticeInformation Management System(Jjims)chepossaessere accessibilee condivisotra tutti i dipartimenti chiave,aline di facilitare la condivisionedi informazioni sui minori all’interno delsistemadi giustizia minorile in Kenya». AnnaSpena
fertile. In questicampi sicoltivano sorgo,maancheangurie.Anzi, devo dire che aOrshi ho mangiatounadelle anguriepiù buonedella mia vita» ammette Prata.Nelleareedel Darfur interessatealleduenuove dighe vivono migliaia di famiglie, pastori e agricoltori, molti sonoexsfollati in Ciadche ora sonorientrati in Darfur dopo laguerra.«Unavolta ultimate le dighe i beneiciari diretti sarannooltre 100mila(18milafamiglie),masaranno più del doppio—225milapersone—i beneiciari indiretti graziealmercato che si potrà crearecon lavenditadei prodotti agricoli e dellapastorizia».Per la realizzazionedeilavori, accantoalle ditte che si occupanodelmovimento terra edegli scavi,ci saràancheun contributo delle comunità«nell’area vivono circa 3 —4mila famiglie mobilitate dalcomitatolocale che lavorerannoalle dighe»,concludeil capo missione. AntoniettaNembri
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VIVA LE ONG!
Ong sotto attacco
Comeusciredall’angolo di MARCO
I focolai
dell’hate
speech
UNGHERIA Nel 2017, l’Ungheria ha adottato la legge sulla trasparenza delle organizzazioni sostenute dall’estero. Lo scopo: ostacolare l’indipendenza delle organizzazioni
ITALIA È storia nota. Da quando si è insediato il “Governo del cambiamento” le inevitabili criticità dell’azione umanitaria sono diventate un alibi per alimentare l’odio a colpi di tweet e insinuazioni. Tutte smentite dalla realtà dei fatti. Resta il fatto che nell’area europeo-mediterranea l’Italia è diventata un avamposto delle retoriche di Visegrad contro ong e non profit
BRASILE L’Amazonia e i diritti degli indigeni, contro le brame della speculazione estrattiva. Questo è il terreno di scontro fra il governo di Bolsonaro e le ong, accusate pubblicamente dal Presidente di «manipolare gli indios»
VITA
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DOTTI
POLONIA Le organizzazioni che si occupano dei diritti umani e delle donne sono state estromesse dall’accesso a fondi e sottoposte a un sistema burocratico insostenibile
RUSSIA La legge russa del 2012 sugli “agenti stranieri” è il modello, poi usato dagli Stati di Visegrad, per dare una sanzione legislativa alla falsa equazione “ong/Fondazioni = organismi di influenza dei servizi segreti esteri”
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1. COOPERANTI,
Luigino
Bruni:
confondiamo capitale
«Non il
narrativo
con lo storytelling commerciale». dentro
È
a questa
confusione possono cosiddette
che nascere
le
shitstorm
INDIA Dopo l’ascesa al potere del governo Modi, l’Intelligence Bureau ha presentato un rapporto all’Uficio del Primo Ministro intitolato “Impact of NGOs on Development”. Il rapporto sosteneva che le ong inanziate dall’estero che protestavano contro i progetti minerari e del carbone nel Paese stavano bloccando lo sviluppo dell’India e avevano avuto un impatto negativo sulla crescita del Pil di due o tre punti percentuali
BELLA
GENTE
anostravita èpiena di storie. Talmente piena che potremmodire che l’intera esistenzaè fatta di storie.Storie che ci vengonoraccontate estoriecheraccontiamo.Sonolestorie, spiegaJonathanGottschall,checi hanno reso umani, anche sul piano evolutivo.
L
Narrare, non vendere L’uomo,per Gottschall,autoredi L’istintodinarrare,èinfatti unanimaleatipicononsoloperchédotatodiparola,ma perché capace di racconto: è uno storytelling animal.Capirequalistorie raccontiamoe comeleraccontiamo,osservaGottschall,al pari di quali storie ascoltiamoecomeleascoltiamo«puòinsegnarcimolto dinoi» edelnostroradicamentoin unadimensioneesperienziale di vita buona. Dimensione che l’economistaLuigino Bruni hachiamato capitalenarrativo. «Nonconfondiamoquellocheio chiamocapitalenarrativo con lo storytelling commerciale», avverteperòBruni. La«nuovapubblicitàè semprepiùuna costruzionedi racconti con il tipico linguaggiodel mito, dovelo scopoè attivarel’emozionedel consumatore,il suocodicesimbolico,i suoidesideri,i suoisogni–nonsolo,non più, i suoi bisogni. Per vendercii loro prodotti, le nuoveimpreseci fannosognarericorrendoallaforzaevocativadel mito (non piùdellogos).Lo storytelling delle impreseemozionalidel capitalismodi oggie di domaninonha nulladi gratuito proprio perché mancantedi quellagratuitàchefacevagrandilealtre storie». Il Terzosettore,oggi,hasemprepiùbisognodi capitale narrativo. E sempre menodi storytelling emozionale.Il rischioèsotto gliocchiditutti: trovarsidisarmatiin baliadicampagneemotivedi segnocontrario.È il fenomenodellecosiddetteshitstorm,tempestedi discredito eodio. Storytelling e sovraccarico informativo Radicalmente distinto da quello di menzogna,il concettodi shitstormèdi
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prepotentee urgenteattualità,soprattuttonegliambiti“delicati”dellareputazionedelleong e delleOrganizzazioni nonproit. Selamenzognaècaratterizzatadallavolontàdinonancorarsialvero,fakenewse tempested’odioprescindonoda ogni riferimento al veroe, di conseguenza, generanostatidi crisianchein assenza dieventicritici (leong,costantementesottoposteadaccusevaghe losanno...).Creanoun mix di veroefalso,un verosimileche haun soloscopo: produrre un efetto pratico. In questo caso:unacontrazionedellapossibilitàdi agiree intervenire nellasferapubblica dapartedelleorganizzazionidelTerzo settore.Il discredito del mondo “non proit” è,oggi,generalizzatoedifuso e sicalcolachecircail 41%dellefakenews circolantinelnostroPaeseriguarda,appunto, il cosiddetto Terzo settore.In particolare,lasuapartepiùstrutturatae organizzata.Sequestaipotesi èvera,lo storytellingdelbenenonsolononbasta enon servepiù,marischiadiesserel’innescodelproprio contrario. Serveuno scatto,qualcosacherecuperi proprio la nozionedi capitale narrativo, che per struttura,evoluzioneintergenerazionale,sedimentazioneinesperienzecondivisee storiaè menoattaccabile.Capire e,di conseguenza,trovare i modi per conservare,accrescere, trasmettereanziché—tendenzachenegli anni scorsi hapresoin troppoil largo,ahinoi—dilapidare questo patrimonio di storie, gratuità ed esperienzariducendolo a mero storytelling emozionale,facile bersagliodellanarrativadell’odioè,oggi,unadelleside aperteperchiunquesi impegninell’abitodelTerzo settore.In un contestonuovo,forseineditoper la storiaumana:nonsiamopiùsolocircondatidastorie.Siamoinvasi.Èun verosovraccarico informativo che rischia di esaurirelanostradisponibilitàall’ascolto, rendendocimuti alracconto. «Siè consumatoil passaggio dallafasedelraccontoa quelladello scontro»,spiegalo scrittoreChristianSalmon,chenel2007 hapiùdi tutti contribuito arenderepopolarein Europala nozionedistorytelling,graziealsuobestsellerStorytelling, la machineà fabriquerdeshistoiresetà formaterlesesprits.Oggisi raccontaper attaccare,nonper comunicare.Lacom-
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PAGINE :34-37 SUPERFICIE :379 %
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VIVA LE ONG!
petizione fra storie non sifa soloacolpi di sensazionalismoed emozioni, si fa servendosi di colpi bassi: fake news, menzognearticolate scientiicamente, bullshit le cui principali vittime sonole istituzioni dellasocietàcivile. Eric Schmidt, presidente esecutivo dellacasamadredi Google,Alphabet,ha dichiaratochea grandilinee «servirebbeunacapacitàdi memoriadi 5exabyte (ovvero5 miliardi di miliardi di byte)per registraretutte le paroleche sonostate pronunciatedagliumani dall’origineinoal2003.Oggisistimache questamedesimaquantitàdi informazionisiaprodotta ogni due ore».Il sovraccarico è ingestibile, senon per algoritmi. Il discernimentoèpressochéimpossibilein questocampominato.Internet, scrivevanel dicembre 2017su Fortune John Winsor,in unarticolosigniicativamente titolato “The endof stotytelling”,«ha trasformatodeiconsumatoriper deinizionepassiviin produttori di storie voraci checompetono»fra loroecon i“tradizionali” produttori distorie. Ognuno, difatto,può diventarefonte asé.È il delirio 2.0eapeggiorarele cose,sottol’era diTrump, c’èil fatto chelestoriechecircolanoin rete (e,oramai,pressochétutte le storie passanodalla rete) sonodiventate nel loro complesso meno credibili. Siamo a un punto di svolta, spiegaWinsor, «chedovrebbeportarci adabbandonarela vecchiaprospettiva delpotere delle storie e dellanarrazione»eaprirci aqualcosadi nuovo o,meglio,indurci aguardareproprio aquell’ideadi capitale narrativo proposta da Bruni. La ricchezza del Terzo settore è sotto attacco Ma checos’èil capitalenarrativo?È un capitaledi cui leorganizzazionidelTerzosettoresonostatealungogarantiecustodi,garantendonealcontempolatrasmissione.Una trasmissionefondatasu elementicruciali comelagratuità(il dono) ela iducia (larelazione).Il capitale narrativo, precisaBruni, è qualcosadi moltopiùserioeprofondodellostorytelling delle imprese. Quest’ultimo non puntaa costruireo raforzare relazioni, maunicamenteaimplementareconnessioni.«Nel principio», racconta Bruni
VITA
#06
LEONG INREDAZIONE: COSÌ ÈNATO QUESTO NUMERO Le organizzazioninonproit e,in particolare,leongsonosottoattacco.Il discredito delmondo“non proit” ègeneralizzatoesi calcolachecirca il 41%dellefake newscircolanti nelnostroPaeseriguardi, appunto,il Terzosettore.Il difondersi globaledellepratichedi hatespeech poneinoltre delleside importanti in temadi comunicazione.Percoglierequesteside occorreusciredallegabbieconcettualie liberarsi daun lessicochenonrendegiustizia della ricchezzaedelvaloredell’agire umanitario e dellepratichesociali.Per iniziare a risponderea questeside,il 6 maggio scorso,nella nostrasede,si ètenutoun focusgroupcheha messosulbancodegli imputati proprio la comunicazionerelativaall’agire umanitario.Da quellavoro è nato il numerodelmagazinecheavetein mano. Al seminario,coordinatodaldirettoreStefanoArduini, hannopartecipatoDaniela Bii di ActionAid,Laura Contedi Avsi,Nino Sergidi IntersoseLink 2007,Valeria Sabatodi Amref,ClaudioCeravolodiCoopi,Valentina Prati di CesviePaola Strocchiodi Cifa.La costruzionedi un nuovolessico,articolato,multistakeholder, multipiattaforma e collettivoèsolol’inizio delpercorsochequesteorganizzazioni,con Vita ei suoilettori, hannodecisodi intraprendere. «c’èsempreunanarrazionee all’iniziodi grandi esperienze collettive ci sono grandi narrazioni collettive».Anche le comunità,leorganizzazioni,leimprese, i movimentispirituali, culturali, sociali, politici «nasconosee solosele azioni e le idee deisingoli e deigruppi riescono a diventare storie. Fosseanche quella prima storiache riusciamoaraccontare ainostri primi soci,clienti efornitori per riuscire aricevere iducia quandopresentiamoloro la nostraidea originaria, fragile ebellissima».Senzariuscireatra-
sformareleesperienzein racconti,prosegueil professore,«i fatti nondiventano fenomenisociali,restanofatti muti. Le imprese collettive iniziano mentre proviamo araccontarleaqualcuno». È il frutto della dimensionenarrativa degli esseriumani:«In quantohomosapiens siamoanche homonarrans, animali capacidi raccontaree di ascoltare storie. Stain questacapacitànarrativa una delle diferenze con lealtre specie, che sonosplendideper molte cose,ma non sannocomporre e narrarestorie. I
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Per Christian Salmon non solo lo storytelling del bene è arrivato al suo fine-corsa, ma si sta imponendo sempre più uno storytelling del male basato sul principio del capro espiatorio
Comerifarsi una reputazione “Ri-pensare
le organizzazioni
società civile. Ricostruire danneggiata”:
reputazione
è questo il tema del corso da Vita all’abbazia
organizzato Mirasole
sull’analisi: come siamo
e si concentra
arrivati a un tale discredito umanitario? un approccio incentrato
dell’agire
Il corso si avvale di multidisciplinare,
sulla crisis communication,
alla presenza di docenti altamente (Alessandro
Paul Schmetz, secondo
Odio per tutti Per Christian Salmon non solo lo «storytellingdelbene»èarrivatoal suo ine-corsa, masi staimponendosempre piùuno«storytellingdelmale»chefalevasualcunecomponentidi basedell’umano—la capacitàdi raccontarestorie —pervertendole in logiche da capro espiatorio. Individuato un obiettivo, questodiventaoggettod’odio espresso attraversostorieeparoleusatecomearmi e veicolatedallarete. La dinamicaè notaeladirezionein cui ci incamminiamoèstatameglio“raccontata”,piùchein centosaggi,in unepisodiodellapopolare serietv Black Mirror, episodioesplicito in daltitolo: Odiouniversale.Sosti-
di
a Opera (Milano). Il primo
modulo parte il 12 luglio, dura 2 giorni
qualificati
romanziei ilm non iniranno mai,perché ascoltaree vederestorie ci piace troppo,ci commuove,ci cambia,esercita lanostracapacitàdiempatizzarecon le gioie econ le soferenze degli altri e nostre,ecosìdiventaremigliori. Allaradicedei momentipiù forti eimportanti dellanostravitaci sonofatti edesperienzeche sonodiventatestorie cheabbiamoraccontatoainostri igli, eloro ainostri nipoti, e ogni voltache li abbiamo raccontatili abbiamocapitimeglio,eun po’cambiati.Eil giornoincui decidiamo di smetterediraccontarlenonè mai un belgiorno,maè l’inizio dellatristezzae deldeclinospirituale emorale».
della
una
delle reti, emergeuna nuova igura: il buzz-maker,colui che creaun costante rumore difondo,un mistodiironia, irriverenza, trolling e sarcasmo.Si ride dell’altroe, difatto,lo sipriva deldiritto di replica e di parola. Lo scopo del buzz-makernon è,però, soloquello di distorcerestorie (fakenews).È avvelenarei pozzi.
modulo si terrà a settembre
e sarà incentrato fornendo
sul livello operativo
ai partecipanti
“cassetta degli attrezzi” reputation
Sortino, Jean
Elena Granata). Il
al tempo
Info e iscrizioni:
una per gestire la
della post-verità.
vita@vita.it
tuito daun rancoreuniversaleche per circolareha solobisognodi un innesco (chi scaglialaprima pietra),per poi seguirelogicheasciame,il benearretra.In questosenso,a dispettodi quantoraccontanogli “esperti”,persino il marketing-storytelling stasubendounarapidissimaregressione.OsservaSalmon chelo«storytellinghainito diesercitarelasuainluenza, rassicuranteedemozionante,intrigante e rassicurante,diventando solo una farsa. Quando il discorsopolitico e il dibattito pubblico hanno perso ogni credibilità, l’unico modoper “esistere”nei mediadiventa quellodiimpegnarsiinunaseriedi provocazionie trasgressioni.La storia,che richiedeunacertacontinuitàperdispiegarei colpidi scenadiuna trama,ha lasciatoil postoa scontri virali. Viralità e rivalità oravannodi paripasso,virulenzae violenza,scontri eguerre di storie. Tuttelefonti dienunciazionesonoviziate,tutti gli “autori” —sianoessipolitici, scientiici o religiosi —sonoscreditati. Latrama èstantia,il lettoreè avvertito, il narratoreè screditato».Nelfrastuono
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Non generiamo rumore di fondo Prendiamoil casodi uno deipiùcelebri fra questiavvelenatori,Weev,alsecoloAndrewAlan EscherAuernheimer, un hacker partito dal movimento Occupy einito nel buco nerodella destra alternativa.Weev,ci spiegaAngelaNagle, autricedi un libro davverocruciale per comprenderel’oggi(Controlavostra realtà, LuissUniversity Press,2018),ha espressoun punto di vistaradicalema drammaticamenterealisticosulweb:nel prossimofuturo, in rete vi potrebbero esseresolopornograia gratuitae notizie(false)apagamento.«Trollingis basically Internet eugenics»,il trolling èessenzialmentel’eugeneticadi internet, spiegaWeev.Questagentevuoleuccidere le potenzialitàdella rete, trasformandolain un’immensatrappola: una macchina che genera e lapida capri espiatori. Scatenareunatempestadiodio,rabbia erancoredapartedellesottoculturepolitiche che afollano l’internet, contro i “normies”,ovveroi “profani” e laloroillusione di una netiquettee un usonon strumentale,mainalizzato albenedella comunicazione,è la parolad’ordine delbuzz-maker.Unastrategiaper contrastarel’odiopotrebbenasceredaquestapresadi coscienza:lostorytelling ha fallito. Anche quello del beneche aggiungerumore difondoadaltrorumore di fondo.Inconsapevolidiquesto,nelle loro strategiedi comunicazionemolte organizzazionidellasocietàcivile si sonoimprovvisamentescoperteconarnesi spuntati nelbel mezzodi un’infowar che oramaiimperversaareti perennementeuniicate. Andareoltre,guardare altroveèforselastradamigliore per implementarequelcapitalenarrativodicui il Terzosettoreè,con tutti i suoilimiti e tutti isuoipregi,oggi,l’ultimo baluardo. Fuori c’èsoloil vuoto.
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Una scelta controcorrente
SUNDUK AVREBBE POTUTO ACCETTARE LA PROPOSTA DI UN LAVORO PIÙ SICURO E MEGLIO RETRIBUITO. VI HA RINUNCIATO PER METTERSI AL SERVIZIO DEGLI AMMALATI, CON IL SOSTEGNO DELLA MOGLIE. P
non è più un giovanotto,
eter Sunduk
P
un cuore giovane scelte esigenti
- coraggioso
al conflitto
arm at o presente
ma ha m ant enut o
e f id u cioso - , grazie alle sue
e controcorrente.
dovut e soprat t ut t o all'isolamento,
zyvutsrqponmlkihgfedcbaZVUTSRPO
Le restrizioni al sottosviluppo,
sono
nel paese che ha m arcato
vita. No n ha mai smesso però di sognare
state t ante,
alla povertà
e
la sua intera
un f ut ur o migliore
per sé e
la sua gente. Peter è nato cresciuto
in un piccolo
villaggio
la du ra vita degli allevatori ha port at o nella cittadina
di Fangak. È
della provincia
com e t ut t i alla scuola degli adulti seminomadi.
che gli hanno
Il desiderio
insegnato
d'istruzione
di Phom , sede della provincia,
lo
dove ha
pot ut o f requentare la scuola elementare. M a a causa del conflitto scoppiato negli anni Ot t ant a si è dovut o spostare a Khart o um dove ha colt o l 'opportunità parrocchia
della capitale. nel giardino,
le scuole
retta dai missionari
Al m at t i no si recava a scuola. Gli dava da t radurre
superiori,
ospite
nella
com bo ni ani a nord
e di not t e f aceva da guardiano.
prese in simpatia. «Peter»,
di f requentare
di Halphaya,
Il pomeriggio
aiutava
Padre Guido
Cellana
vari t esti catechetici
gli ri p eteva alla f ine della scuola superiore,
lo
e liturgici.
«cosa farai ora?
Cosa scegli?». Peter in t ui va che la dom anda celava un'intenzione vocazionale.
L'idea di diventare
ma la nostalgia considerazione. fatto
non gli sembrava
capito
malvagia,
t r op p o in cosa avrebbe
vita.
a casa t r ovò la provincia
in m ano alle milizie zone rurali erano
di prenderla
Una volta a Fangak avrebbe
della propria
Tornato
prete
di casa non gli permise
assoldate
dilaniata
dal governo
in m ano alle f orze ribelli
dal conflitto.
Phom era
di Khart ou m . Men t re le delI'Spla.
La popolazione
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si t r o vava se non diede
t r a l 'i n cudine
cercare
e il martello.
di sopravvivere?
f are in quest a situazione, i nsi g n i f i cante
e si
al bere.
A salvarlo
f u l'arrivo
Do p o un'esperienza aveva
deciso
l'unico
vast a r egione
fare
con
di cui
iniezioni,
conoscere
di f are una
lo chiam
già
il t erritorio
nuove
reclut e e, ai loro
diagnosi.
in cerca
senza
Lei era
i n at e nella
in t erprete.
i m p arare
e ben
Do p o un anno anni
Così
prim a a
di
presto
lavoro
l'Spla
Fangak
(Su d Sudan)
SUND UK
AUSCULTA
UN A NZIA NO
tu t ti
PAZIENTE.
rastrellava
di
f erm am ent e: p u ò ch e essere
N o n p u ò lasciare in preda
l 'i n ci d enza
tentativi,
«Un
popolazione
dissem
In quegli
Pet er rispondeva m ed i co non
per
a disposizione,
d o t to r
spesso
un civile.
non
i m edicinali
an ch e in grado avano
proprio
ch e pot eva f arle da
ar i am ent e di aiutarla
Jill Seam an.
f r on t i ere a Leer, Jill
era specializzata.
più di cent o m i l a persone
e lui era l 'unico
volont
am ericana,
Med i ci senza
in quest a regione
kala- azar, m alattia
m ed i co per
si offrì
di una dot t or essa
l avorativa
di spostarsi
m o l t o alta del
tifo
Cosa
La sua vit a gli parve
la
a malaria,
zyxvutsrponmlkihgedcbaYTSRPONMKGFEDCA
e t u b ercolosi».
Fedele alla sua gente La clinica anno.
cresceva
di an n o in
Cer a bisogno
di
com p et ent i . Jill allora
persone selezionò
Pet er e Jam es per f r equent un corso prom
per ufficiale
o sso
dall'African
m edicai
an d research
f o u n d at i o n
(Am r e f ) che
prevedeva
di st u di o e uno
are
sanitario
t re anni
di t i r o ci ni o . Al
t er m i n e del prat i cant at o gli si aprirono
m o l t e prospettive.
Al cu n e organizzazioni
si f ecero
avant i per assumerlo: di l avoro
co n
m i n i stero
sanità
azione
della
(Om s ) avrebbe
r appresent
governat
Gli studi
per essere ivo.
assegnato
Aprì
gli st avano
Jam es sf i d ando
l'amico,
«p er ché
lasciare
r i spose
Peter,
Ed è così che, da più di vent'anni,
riceve.
Jill gli dà un discret
Peter
vive
non
a con
te
adiacent
f ai co m e me?».
«n o n posso
quest o i m p egno
f rat t em p o si è sposat
sua casa
ospit a malati
se ne prende condividere
e
«N o n
girare
le spalle
il suo servizio
sanitario
alla
cura
difficile
esistenziali.
cui viviam
condiviso
co m e una missione a persona
Nyadiang
a chi
che
a cui si è d at o è nel
bisogno.
che gli ha d at o t re figlie.
ch e ven g o n o dai villaggi
e r i sponde
non
di f are delle di soddisfare
le nostre
scelte.
più
l o n t ani.
Ci l asciam
i nostri
No n sem p re però
o . Un fine ch e non
Man d el a eb b e a dire: speranze,
alle donazioni
La
Nyadiang
PETER VIVE IL SUO IMPEGNO COME UNA MISSIONE.
am o r evolm ent e: ha i m p arat o ad accet t are di
dal desiderio
m a anche
o con
grazie
il m arit o con i malati. e è più
Nient guidare
offre
o st i pendio
È u n sì d et t o in prim
anim a e corpo.
per
del
Ricevet
gent e».
a Fangak.
Nel
privat
liste
f r u t t an d o una f or t u n a. «E t u Pet er»
posso
Jill sola»
sicurezza
nelle
a Malakal.
una clinica
diceva
mia
at o una
per la sua vita. Jam es si iscrisse
sanità
u n o st i p endio farmacia.
post o
l'Organizzazione
m o n d i ale della e una sistem
un
bisogni,
solo
ci con f r o n t i am o con
è m ai solo
personale,
alle grandi
speranze
«Possano
le nost r e scelte
paure».
o spesso
non
dell'um
anità. r if l ettere
materiali il f i n e
m a è sem p re Co m e Nelson le nostre •
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Ius Soli, il ballerino-attivista Olumati: “Non c’entra nulla con immigrazione, noi nati qui. Governo? Può essere opportunità” di Angela Nittoli | 3 Giugno 2019 di Angela Nittoli | 3 Giugno 2019 7 • • • Più informazioni su: Diritti Civili, Ius Soli, Roma ”Lo Ius Soli non è né di destra né di sinistra. La sinistra l’ha sposato per lo stesso motivo per cui la destra non lo sposa: perché non l’hanno capito.” Così Sonny Olumati, il ballerino attivista per i diritti delle seconde generazioni, durante la presentazione del suo primo libro Il ragazzo leone a Roma, ritorna a parlare della legge sulla cittadinanza. ”Tutti i partiti legano lo Ius Soli all’immigrazione, ma noi non siamo immigrati, non siamo all’interno di flussi da dover regolamentare perché siamo nati qui.” L’autore del romanzo, che racconta il viaggio di un ragazzino che deve superare diverse avventure per diventare adulto, nell’attuale esecutivo vede però un’oppurtunità: ”Questo governo fa leva su sentimenti nazionalisti: ma cosa c’è di più patriottico di nascere in un Paese e voler abbracciare la sua bandiera?”. Parte degli introiti ricavati dalla vendita del libro saranno devoluti al progetto di Amref Health Africa ”Salute nelle scuole” in Kenya. Prima di continuare Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente. Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it. Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. Grazie, Peter Gomez Diventa sostenitore × Sei arrivato fin qui Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente. Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo. Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. Grazie, Peter Gomez Diventa Sostenitore di Angela Nittoli | 3 Giugno 2019 7 • • • Lecco, eletto un sindaco non vedente: “Basta pregiudizi, i disabili devono mettersi in gioco
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3 giugno 2019 - 08:19
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ed essere protagonisti” « Articolo Precedente Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnicoLa Redazione
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AUTORE :Di Angelo Melone
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2 giugno 2019
L ’A P P U N T A M E N T O
I dir itti per tutti dell’altr a Italia
Troppo spessonegati,discussi,calpestati:alla Repubblicadelle Idee incontri e dibattiti su un temacaldodel nostropresente.E tra i protagonistic’èRobertoSaviano di Angelo Melone La Repubblica delle Idee 2019 si svolgerà a Bologna da venerdì 7 a domenica 9 giugno. E c’è “un’altra Italia” che le idee ha voglia di condividerle, di discuterle, e non di subirle attraverso un tweet di governo. Che non si piega alla deriva della paura e dell’odio. E che, proprio per questo, sente il bisogno di riaffermare i propri diritti. Ecco, questa parola chiave — “diritti” —sta diventando uno degli argini decisivi contro la deriva sovranista e populista. La Repubblica delle Idee dedica quest’anno molto spazio agli uomini e alle associazioni che questi diritti fondamentali difendono, schierandosi afianco degli ultimi. Perché —riassume Luigi Manconi — «un’antica lezione della storia dice inequivocabilmente che i diritti sono indivisibili. Dunque solo l’affermazione piena delle garanzie per ultimi e penultimi consente che a godere dei diritti sia l’intera cittadinanza». L’appuntamento clou su un tema che attraverserà comunque tutta la manifestazione è per sabato 8 alle 22.45: Roberto Saviano (già in classifica con il libro In mare non esistono
taxi , edito da Contrasto) mostrerà le impressionanti foto dei barconi dei migranti. Prima, alle 21.30, Michela Murgia, Alessandro Bergonzoni, Evelina Santangelo e Caterina Bonvicini parleranno a nome di un folto gruppo di intellettuali e scrittori che si stanno battendo per l’accoglienza, con i loro libri o con l’impegno a favore delle organizzazioni umanitarie. Michela Murgia con il suo ultimo Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo , Evelina Santangelo sull’onda del suo Da un altro mondo , Caterina Bonvicini con la partecipazone, insieme alle prime due (e a molti altri) al progetto “Mediterranea, le vie di Terra”. La sera successiva, domenica 9, incontreremo invece Mimmo Lucano, che a Francesco Merlo racconterà il calvario subito per le sue scelte come sindaco di Riace, un modello di integrazione. E l’ex primo cittadino non potrà non riflettere sugli esiti inattesi del voto nel suo comune (con l’affermazione leghista). Lo stesso giorno, alle 19, Francesca Mannocchi e Helena Janeczek, con Gigi Riva, ci mostreranno scene dall’inferno libico. Ancora messaggi per la battaglia sul futuro. Venerdì sera “I ragazzi che cambiano il mondo”, con Marco
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2 giugno 2019
De Ponte di ActionAid Italia, il rapper Tommy Kuti, l’attivista bolognese Annabella Losco, impegnatissima nel sociale, e una delegazione di giovanissimi (evento in collaborazione con ActionAid). E sabato “La costruzione del nemico” con l’antropologo Luca Jourdan, il presidente di Amref Italia Mario Raffaelli, Valeria Vaccari, Primo Italico e gli autori di Lercio in collaborazione con Vivere Insieme in Pari Dignità e Amref. E infine, sempre sabato, don Luigi Ciotti, Luigi Manconi e Aboubakar Soumahoro —che ha pubblicato per Feltrinelli un libro sul sindacato dei braccianti e sul lavoro dal titolo Umanità in rivolta — parleranno dei diritti ancora negati a tanti cittadini che vivono nel nostro Paese, quasi a riassumere il senso dell’impegno di tante persone.
La piazza Piazza Maggiore a Bologna è uno dei luoghi principali dove si tengono gli eventi della “Repubblica delle Idee”
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31 maggio 2019
Bologna, 7–9 giugno Tre giorni di appuntamenti per dare voce al Paeseche resiste alla politica della paura, alle ondate di razzismo, al neofascismo che rialza la testa
venerdì
7
Giugno 2019 11.30 Salone del Podestà Inaugurazione Carlo Verdelli e Marco De Benedetti con un saluto del Sindaco Virginio Merola
12.00 Salone del Podestà Vite partigiane Carla Nespolo (presidente ANPI) ed Ermenegildo Bugni (partigiano)
con Gad Lerner 15.00 Sala degli Atti Pedalare stanca Tommaso Falchi, altri riders e Marco Lombardo con Riccardo Staglianò 15.00 Cappella Farnese La deriva americana Adam Gopnik con Anna Lombardi 15.30 Salone del Podestà Viva lo stato sociale Tito Boeri con Roberto
Mania
16.30 Sala degli Atti Un paese con la spina. Così il motore elettrico cambierà la mobilità degli italiani Alberto Piglia e Giuseppina Fusco con Valerio Berruti 16.30 Cappella Farnese Le piante tra favola e scienza Stefano Mancuso e Simona Vinci con Chiara Valerio 17.00 Salone del Podestà Siamo fratelli? Dov’è finita la solidarietà
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31 maggio 2019
con Enzo Bianchi 18.00 Sala degli Atti Il mio capo è un robot. Tra intelligenza artificiale e computer, come sarà il lavoro del futuro Enrico Cereda, Marco Bentivogli e Alberto Vacchi con Jaime d’Alessandro 18.00 Piazza Santo Stefano C’è un altro amore Massimo Recalcati 18.00 Cappella Farnese False speranze, ciarlatani e troppi soldi. Solo la vera medicina può garantire la salute Francesco Cognetti, Alberto Mantovani con Daniela Minerva 18.30 Salone del Podestà Sorelle d’Italia. Sogni, impegno e medaglie delle ragazze azzurre Maurizia Cacciatori, Veronica Yoko Plebani e Alessia Trost con Francesco Fasiolo e Giulia Santerini 19.00 Teatro Arena del Sole Di quella pira Intervista spettacolo Michele Serra con Giovanni Egidio, letture di Andrea Renzi 19.00 Piazza Maggiore Un’altra strada per l’Italia Massimo Cacciari, Marco Damilano, Stefano Folli, Massimo Giannini, Ezio Mauro e Carlo Verdelli con Annalisa Cuzzocrea 19.15 Piazza Santo Stefano Intervista a Fabio Fazio con Dario Cresto-Dina 19.30 Cappella Farnese L’estetica del Palazzo.
Le immagini del potere viste con un artista Filippo Ceccarelli e Francesco Vezzoli con Dario Pappalardo 19.30 Sala degli Atti Iconti con le donne. Il ruolo dell’economia al femminile Lucrezia Reichlin e Annamaria Lusardi con Tonia Mastrobuoni 20.00 Salone del Podestà La scrittura è un impegno Erri De Luca con Raffaella De Santis 20.15 Piazza Maggiore Lo sport di capire la vita Alex Zanardi e Gianluca Gasparini con Maurizio Crosetti e Giuseppe Smorto 20.30 Piazza Santo Stefano La politica delle piccole cose Arundhati Roy con Francesca Caferri 21.00 Teatro Arena del Sole Quando inizia la nostra storia di e con Federico Rampini 21.00 Cappella Farnese Ipadroni del piatto Stefano Liberti, Carlo Petrini e Marino Niola con Marco Bracconi 21.30 Salone del Podestà Iragazzi che cambiano il mondo Marco De Ponte, Tommy Kuti, Annabella Losco e una delegazione di ragazzi In collaborazione con ActionAid 21.30 Piazza Maggiore Lezione di umorismo Ascanio Celestini e Moni Ovadia con Stefano Bartezzaghi
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31 maggio 2019
21.45 Piazza Santo Stefano Omaggio a Letizia Battaglia con proiezione di estratti del film Shooting The Mafia , regia di Kim Longinotto, a lei dedicato e consegna del Celebration of Lives Award Letizia Battaglia e Andrea Romeo con Michele Smargiassi In collaborazione con Biografilm Festival 2019 22.45 Piazza Maggiore Un italiano a Sanremo Mahmood con Luca Valtorta
11.30 Inaugurazione con Carlo Verdelli Il direttore di Repubblica aprirà il festival al Salone del Podestà, dove sarà proiettato anche un video di saluto di Eugenio Scalfari. Verdelli parteciperà, alle 19, al dibattito in piazza Maggiore sulla situazione politica. E domenica, intervistato da Concita De Gregorio, spiegherà come e perché è cambiata la Repubblica
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31 maggio 2019
i
focus
12.00 Antifascisti di ieri e di oggi Gad Lerner parlerà al Podestà con la presidente Anpi del progetto di dare voce ai partigiani. Saranno proiettate le prime interviste
18.00 Lezioni d’amore Dopo il libro e le trasmissioni televisive dedicati al tema, lo psicanalista Massimo Recalcati torna alle sue lezioni d’amore
Lo spirito dei tempi “Le cose che bruciano” è l’ultimo lavoro di Michele Serra, il cui protagonista fugge dalla politica e si ritira in campagna. Con il desiderio di bruciare le cose del passato
19.15 La versione di Fabio Fazio Per una volta il conduttore nel ruolo dell’intervistato: parlerà a Santo Stefano con Dario Cresto-Dina dei suoi tempi difficili in Rai
20.15 Una lezione di vita Alex Zanardi, 52 anni, ex pilota e poi campione paralimpico, parlerà della lezione dello sport con Crosetti e Smorto 19.00 Il dibattito sull’Italia Ne discutono a Piazza Maggiore Massimo Cacciari, Marco Damilano (nel disegno),Stefano Folli, Massimo Giannini, Ezio Mauro e Carlo Verdelli
19.00
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31 maggio 2019
22.45 Sanremo-Tel Aviv-Bologna Reduce dai successi dal festival italiano e dell’Eurovision, Mahmood, 26 anni, viene intervistato da Luca Valtorta
Piazza Maggiore Il luogo del commercio È la piazza principale di Bologna, e fu costruita nel XIII secolo, per allestire i mercati
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31 maggio 2019
Piazza S.Stefano Sulla via del Santo Sepolcro Il complesso di S.Stefano alle 7 chiese nacque a opera di S.Petronio nel 430 forse con richiami al Santo Sepolcro
Sabato
8
Giugno 2019 10.30 Sala degli Atti Tra fiction e realtà Piero Colaprico, Marcello Fois, Loriano Machiavelli e Valerio Varesi con Alberto Bertoni 11.00 Cappella Farnese Lo zen e l’arte della carabina Nicolò Campriani con Marco Mensurati 11.00 Salone del Podestà L’Asia, il nuovo occidente
Parag Khanna con Lucio Caracciolo 12.00 Sala degli Atti Vittorio Zucconi, il giornalista geniale Lucia Annunziata, Enrico Franceschini, Massimo Giannini ed Ezio Mauro con Edoardo Buffoni 12.00 Teatro Arena del Sole I rischi della verità. Quando i giornalisti sono minacciati Federica Angeli, Paolo Berizzi, Floriana Bulfon e Giovanni Tizian con Gianluca Di Feo 12.30 Cappella Farnese Per fare politica ci vuole filosofia Donatella di Cesare e Salvatore Natoli con Antonio Gnoli 12.30 Salone del Podestà La storia non si cancella Andrea Giardina, Carlo Lucarelli e Benedetta Tobagi con Simonetta Fiori 15.00 Cappella Farnese Scrittori e gilet gialli Michela Marzano con Anais Ginori 15.00 Salone del Podestà Intervista a Nicola Zingaretti con Claudio Tito 15.00 Sala degli Atti Noi in piazza con Greta Tommaso Felici, Miriam Martinelli, Gaia Masullo e Vincenzo Mautone con Marco Cattaneo 16.30 Salone del Podestà Ipermodernità e postdemocrazia Alain Touraine e Ilvo Diamanti con
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Sergio Rizzo 16.30 Sala degli Atti La città futura. Per una energia urbana sostenibile Matteo Lepore, Antonio Massarutto e Vincenzo Ranieri con Luciano Nigro 16.30 Teatro Arena del Sole Signore in commedia. La versione di Natalia Natalia Aspesi, Cristina Comencini e Piera Detassis con Arianna Finos 16.30 Cappella Farnese Il cinema e il dovere della memoria Marco Tullio Giordana con Lirio Abbate 18.00 Sala degli Atti L’orizzonte degli eventi. La fisica e i buchi neri Giovanni Amelino-Camelia, Cristiano Galbiati e Sandra Savaglio con Luca Fraioli 18.00 Salone del Podestà Quando i verdi vincono Katharina Schulze con Tonia Mastrobuoni 18.00 Piazza Santo Stefano Lezione sulla paura Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky con Simonetta Fiori 18.00 Cappella Farnese Lezioni di banalità Stefano Bartezzaghi con Emilio Marrese 18.30 Teatro Arena del Sole I dieci quadri che ci hanno cambiato di e con Melania Mazzucco 19.00
Piazza Maggiore Una strada per l’Europa Lucia Annunziata, Lucio Caracciolo, Marc Lazar e Bernardo Valli con Andrea Bonanni 19.15 Piazza Santo Stefano La lunga notte del fango Concita De Gregorio con Laura Pertici 19.30 Salone del Podestà Le parole sono pistole cariche Gianrico Carofiglio con Giuliano Foschini 19.30 Cappella Farnese La mafia in tasca Marco Bellocchio con Arianna Finos e Liana Milella 19.30 Sala degli Atti Uscire da Gomorra Federico Cafiero De Raho e Don Antonio Loffredo con Conchita Sannino 20.15 Piazza Maggiore Diritti per tutti Don Luigi Ciotti, Aboubakar Soumahoro e Luigi Manconi con Paolo Griseri 20.30 Teatro Arena del Sole Giuseppe Verdi di e con Corrado Augias 20.30 Piazza Santo Stefano Buongiorno donne. Parole e musica Paola Turci ed Eva Giovannini con Concita De Gregorio 21.00 Salone del Podestà La costruzione del nemico Luca Jourdan, Mario Raffaelli, Valeria Vaccari, Primo Italico e gli autori di
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Lercio con Laura Pertici e Anna Silvia Zippel In collaborazione con Vivere Insieme in Pari Dignità e Amref” 21.30 Piazza Maggiore Per mare e per terra: il dovere dell’accoglienza Michela Murgia, Alessandro Bergonzoni, Caterina Bonvicini ed Evelina Santangelo con Fabio Tonacci 22.30 Teatro Arena del Sole La fisarmonica verde di e con Andrea Satta voce dei Tête de Bois 22.45 Piazza Maggiore Guarda chi viene dal mare Roberto Saviano
19.15 La lunga notte di Concita Concita De Gregorio parlerà con Laura Pertici a piazza Santo Stefano del suo ultimo libro “Nella notte” (Feltrinelli)
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20.30 La storia sulle note di Verdi Corrado Augias ripercorrerà la storia sulle note di Giuseppe Verdi, su cui lo scrittore si concentra come grande italiano
22.45 Saviano in piazza Maggiore Lo scrittore mostrerà le immagini dei barconi dei migranti tratte dal libro “Nel mare non esistono taxi” (Contrasto edizioni)
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Gianrico Carofiglio, 58 anni, ex magistrato e creatore del maresciallo Fenoglio, si è anche dedicato alla scrittura di impegno civile
i focus
16.30 La commedia di Natalia All’Arena del Sole Natalia Aspesi parla dell’Italia e del cinema che la racconta con Comencini e Detassis
18.00 La macchina della paura Gustavo Zagrebelsky discuterà con Ezio Mauro di come la paura sia diventata un’arma che condiziona la politica. Con Simonetta Fiori
2O.30 La voce di Paola Turci Con Eva Giovannini e Concita De Gregorio parlerà del suo impegno per le donne. E canterà le sue canzoni
21.30 Gli artisti dell’accoglienza A Piazza Maggiore Michela Murgia (nel disegno), Alessandro Bergonzoni, Caterina Bonvicini e Evelina Santangelo racconteranno l’impegno a fianco dei migranti Teatro Arena del Sole Di fronte alla statua di Garibaldi L’Arena del Sole è il maggiore teatro stabile di Bologna e si trova in via Indipendenza
19.15 Elogio della scrittura
civile
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31 maggio 2019
Palazzo Re Enzo Salone del Podestà e Sala Atti Il Salone fu aula di giustizia e, dal 1581al 1767 Teatro Pubblico; poi campo di gioco del pallone
Marina Cvetic Masciarelli, Silvia Imparato e Giannola Nonino con Giuseppe Cerasa 12.00 Salone del Podestà Parigi, Europa Raphaël Glucksmann e Bernard Guetta con Anais Ginori 12.30 Cappella Farnese Intervista a Fabrizio Barca con Lavinia Rivara
Domenica
9
Giugno 2019 10.30 Salone del Podestà Intervista a Matteo Renzi con Stefano Cappellini
11.00 Cappella Farnese A che punto è la psiche del paese Umberto Galimberti, Vittorio Lingiardi e Anna Nicolò con Antonio Gnoli 11.00 Sala degli Atti Le donne del vino Marilisa Allegrini, Allegra Antinori,
12.30 Sala degli Atti La chiesa di Francesco cardinal Giovanni Angelo Becciu con Paolo Rodari 14.00 Sala degli Atti Che romanzo la storia Helena Janeczeck e Rosella Postorino con Lara Crinò 14.30 Cappella Farnese I treni arrivavano in orario ... Francesco Filippi con Luca Bottura 15.00 Salone del Podestà Intervista a Maurizio Landini con Paolo Griseri 16.00 Sala degli Atti La notte del Venezuela Karina Sainz Borgo con Concita De Gregorio 16.00 Cappella Farnese L’ombra del duce Antonio Scurati con Dario Olivero 16.30 Salone del Podestà Roma, Europa Emma Bonino, Piero Ignazi, Giuliano Pisapia e Adriano Sofri con Goffredo De Marchis
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17.30 Sala degli Atti Fascismo e rifascismo Luciano Canfora, Guido Crainz e Marco Revelli con Simonetta Fiori 17.30 Cappella Farnese Scendi l’italiano. O no? Eraldo Affinati, Claudio Marazzini, Andrea Marcolongo con Claudia Arletti 18.00 Salone del Podestà Prima e dopo il muro Ezio Mauro con Wlodek Goldkorn 19.00 Sala degli Atti Cartoline dal pianeta malato Marco Cattaneo, Michele Smargiassi e Urs Stahel In collaborazione con la Fondazione Mast
Piazza Maggiore Il tempo della verità. I dieci anni del caso Cucchi Ilaria Cucchi con Carlo Bonini 21.15 Torre degli Asinelli Ballata per Faber Neri Marcorè e Sergio Rubini 22.00 Piazza Maggiore Intervista a Mimmo Lucano con Francesco Merlo 23.00 Piazza Maggiore Lezione di rock The Queen Ernesto Assante e Gino Castaldo
19.00 Cappella Farnese Inferno Libia Helena Janeczek e Francesca Mannocchi con Gigi Riva 19.00 Piazza Maggiore Intervista a Romano Prodi con Marco Damilano 19.30 Salone del Podestà Processo alle élite Alessandro Baricco con Massimo Giannini 20.15 Piazza Maggiore Repubblica alza la voce Intervista al direttore Carlo Verdelli con Concita De Gregorio 20.30 Sala degli Atti Il Gattopardo mafia Attilio Bolzoni con Enrico Bellavia 21.00
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31 maggio 2019
Radio Capital In diretta da piazza Re Enzo La radio diretta da Massimo Giannini si trasferisce a Bologna con le edizioni speciali di Tg zero e di tutte le sue trasmissioni
21.00 I dieci anni del caso Cucchi Ilaria Cucchi parlerà con Carlo Bonini della sua lunga battaglia per trovare la verità sulla morte del fratello Stefano
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21.15 Ricordando Faber Vent’anni fa moriva Fabrizio De Andrè. Dalla Torre degli Asinelli Sergio Rubini e Neri Marcorè (disegno) recitano i suoi capolavori
18.00 Il muro di Ezio Mauro A trent’anni dalla caduta del Muro i reportage di un grande giornalista nella storia dell’Occidente. Ne parlerà con Wlodek Goldkorn a Palazzo Re Enzo
focus
14.00 Metti la storia nel romanzo Helena Janeczeck (nel disegno) e Rosella Postorino alle prese con la storia in due romanzi premiatissimi Ne parlano con Lara Crinò
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31 maggio 2019
assediata dai sovranisti e in un’Italia oscurata dai leghisti? Romano Prodi ne parla con Marco Damilano
16.00 L’ascesa di Mussolini Antonio Scurati, intervistato da Dario Olivero, racconta perché ha scritto “M”, il romanzo storico dedicato alla nascita del fascismo E spiega perché è così attuale
22.00 L’odissea di Mimmo Lucano L’ex sindaco di Riace, racconta a Francesco Merlo (nel disegno) la sua odissea politica e giudiziaria Palazzo D’Accursio La Cappella Farnese Il nucleo antico del Palazzo è di fine Duecento. Nel 1336 divenne residenza degli Anziani
17.30 Allarme son fascisti Luciano Canfora (disegno), Guido Crainz e Marco Revelli giudicano l’onda neofascista che avvelena il Paese. Con Simonetta Fiori Torre degli Asinelli L’antico ingresso in città Costruita nel 1109, alta 97,20 metri Con la Torre Garisenda era punto di ingresso in città dell’antica via Emilia
19.00 Il futuro secondo Prodi Quali prospettive in un’Europa
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29 maggio 2019 - 11:22
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Lercio in Africa: "I dottori qui fanno braccialetti e statuine?" Seconda tappa del viaggio in Etiopia di Primo Italico, il sovranista-tuttologo-xenofobo di cartone che accompagna gli autori di Lercio alla scoperta del Paese africano e di chi, come Amref, aiuta le popolazioni "a casa loro". Stavolta, Primo e tutti i suoi pregiudizi hanno a che fare con un ospedale e un campus universitario. "Studieranno costruzione di statuine e braccialetti di legno? O come conquistare l'uomo bianco con 10 palleggi di fila?". Nelle battute di Primo, scritte da Lercio, si staglia un’Africa che è solo pericolo. Una massa informe di frasi fatte, che fanno montare l’odio e i muri. Con gli autori di Lercio - Davide Paolino e Gianni Zoccheddu - qualche mese fa, Amref ha fatto interagire Primo Italico con la realtà del posto. Proprio davanti a quella realtà - molti dei suoi pregiudizi saranno messi a dura prova. A dare voce al bidimensionale sovranista è l'attore Francesco Montanari. Amref Health Africa - Italia 1a puntata 2a puntata
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Webserie - Lercio in Africa con Amref / 2: ''Non più solo mogli e madri: dottoresse e operatrici per l'emancipazione di tutti gli Etiopi'' Webserie - Lercio in Africa con Amref / 2:''Non più solo mogli e madri: dottoresse e operatrici per l'emancipazione di tutti gli Etiopi'' Il progetto Asure di Amref, che dal 2015 coinvolge la parte meridionale dell'Etiopia, mette insieme mogli, mariti, giovani, autorità, operatori sanitari, leader religiosi e altre figure. L’obiettivo generale è contribuire a ridurre i livelli di povertà e migliorare il benessere delle popolazioni attraverso una migliore salute riproduttiva e la scelta di una pianificazione familiare informata. Garantendo l’accesso a informazioni e servizi di qualità per la salute riproduttiva per le donne, il progetto si concentra sulle fasce più vulnerabili e con la minore possibilità di accesso a servizi sanitari per la riproduzione. E nelle zone rurali più remte, tutto questo si può fare anche grazie alla radio. Amref Health Africa
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AUTORE :Di P At R I Z I A C A…
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28 maggio 2019
Per la pace in Sud Sudan
Con i gesti della solidarietà P ATRI ZIA CAI FFA A
L’impulso
PAG IN A
5
della Chiesa al processo di pace in Sud Sudan
Con i gesti della solidarietà di P AT R I ZI A C AI FFA
paese da sud a nord, toccando la capitale Juba. Il sistema sanitario è
o la speranza che quel gesto di umiltà estrema di Papa Francesco possa portare la pace in Sud Sudan». A parlare è Yagoub Kibeida, dell’associazione torinese Mosaico refugees, a margine di un incontro organizzato nei giorni scorsi a Roma da Amref Health Africa. Kibeida è andato via dal suo paese venti anni fa, quando era ancora un’unica nazione, ma continua a essere un osservatore attento della vita sociale e politica del Sudan e dello Stato più giovane del mondo, il Sud Sudan, indipendente dal 2011 ma con una nuova situazione di conflitto al suo interno, con 400.000 morti dal 2013 a oggi e circa due milioni di sfollati.
«H
L’11 aprile scorso, com’è noto, il Papa si è inginocchiato davanti ai due principali leader del Sud Sudan, il presidente Salva Kiir, e il leader dell’opposizione, Riek Machar, del Sudan people liberation mouvement-in-opposition, dopo averli convocati in Vaticano insieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. L’incontro di preghiera era finalizzato a riportare la pace in Sud Sudan, paese a maggioranza cristiana. In Sud Sudan quel gesto, osserva Kibeida, «è stato preso come una benedizione. Lo scopo è realizzare l’accordo di pace firmato nel settembre 2018, per creare un governo di unità di transizione fino
alle elezioni del 2022. Penso ci sia una volontà politica e morale di questi due leader e degli altri firmatari dell’a cco rd o » . «In questo modo — prosegue — potremmo avere un governo democratico in grado di aiutare un paese così ricco di risorse ma con la popo-
compromesso, mie e migliaia
ci sono spesso epidedi bambini sono a ri-
schio di malnutrizione acuta. A Wau, seconda città del Sud Sudan per numero di abitanti, a nord sulla riva ovest del fiume Jur nella regione del Greater Baggari, la situazione è particolarmente difficile. Manca la sicurezza, le temperature sono molto elevate e instabili a causa dei cambiamenti climatici; in quella zona c’è un campo che ospita oltre 39.000 sfollati interni che vivono in condizioni molto precarie, con rischi altissimi per la salute e l’igiene. In questo contesto intervengono Vides (l’ong delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice) e Amref Health Africa, con un progetto triennale di sostegno alla sicurezza alimentare e promozione della sana nutrizione finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. «Andiamo sotto scorta nei villaggi — racconta Antonio Raimondi, presidente di Vides — le suore salesiane che vivono laggiù rischiano la vita sul serio». Il progetto mira a formare 50 operatori sanitari di comunità per fare da tramite tra la popolazione più vulnerabile e i dispensari, in modo da identificare in tempi rapidi i casi di malnutrizione e segnalarli ai servizi sanitari. Saranno create anche unità fisse e mobili, aumentando l’accesso ai servizi dell’80 per cento e dare formazione a 141operatori sanitari, infermieri e manager.
lazione molto povera». Kibeida si lamenta però per «l’abbandono della comunità internazionale». Infatti, afferma: «Dopo la crisi del 2016 in Sud Sudan non c’è più un inviato degli Stati Uniti. Nemmeno l’E u ro pa ha mandato qualcuno per il monitoraggio degli accordi. E nessun media internazionale parla del conflitto. Non capisco perché una vita umana in Sud Sudan valga meno che una vita umana altrove». Ora che in Sudan le manifestazioni popolari dei mesi scorsi hanno portato alla caduta del regime di Omar al-Bashir dopo 30 anni, con l’insediamento di un consiglio militare di transizione, Kibeida giudica positivo che ci sia stato un accordo tra i due paesi «per continuare a trasportare il petrolio all’estero tramite l’oleodotto e le merci fino al Mar Rosso. È importante perché altrimenti i conflitti si inasprirebbero». Dopo essere uscito da 25 anni di guerra civile con il nord “arab o” e aver conquistato l’indipendenza, il Sud Sudan è ancora un paese che ha di fronte sfide enormi. Non solo l’insicurezza data dagli scontri interni. Mancano le infrastrutture essen-
ziali.
In un territorio
grande
Un campoprofughia Wau (Unicef)
quanto
la Francia c’è un’unica strada asfaltata di 192 chilometri che percorre il paese
da sud a nord,
toccando
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24 maggio 2019 - 18:21
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Gli Agenti 0011 ai Mondiali Antirazzisti Uisp: sport e inclusione per tutti I Mondiali Antirazzisti Uisp sono diventati negli anni il simbolo di sport contro ogni forma di discriminazione. La manifestazione, la più grande nel nostro Paese su sport e integrazione, propone da oltre vent’anni un’occasione di incontro e confronto contro il razzismo. Ai Mondiali Antirazzisti non si gioca solo a calcio ma vengono proposte varie attività, dal basket alla pallavolo, dal cricket al rugby. Si promuove il valore dello sport e dell’inclusione grazie alla partecipazione di squadre di migranti e richiedenti asilo, associazioni e tifoserie, sempre con una particolare attenzione alla parità di genere. Negli anni la formula dei Mondiali si è arricchita e modificata, articolandosi su tutto il territorio nazionale attraverso una serie di iniziative che si svolgono durante l’intero arco dell’anno. Quest’anno è nato l’Almanacco delle iniziative antirazziste Uisp, un calendario di eventi che racchiude le tante proposte Uisp che sul territorio si impegnano a sensibilizzare le comunità e promuovere uno sport all’insegna dell’inclusione. Tra queste dal 31 maggio al 2 giugno, ci saranno i Mondiali Antirazzisti a Bosco Albergati, in provincia di Modena, un’autentica festa antirazzista dall’insegna dello sport, dove a vincere è sempre l’inclusione. Proprio in questo contesto si svolgerà l’evento conclusivo del progetto di sensibilizzazione e cittadinanza attiva Agente 0011 - Missione Inclusione, realizzato da Cesvi, ActionAid, Amref, CittadinanzAttiva, ASviS, Uisp, VIS e La Fabbrica e co-finanziato da AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Agente 0011 - Missione Inclusione ha un portale dedicato www.agente0011.it, che consente a studenti e giovani di tutta Italia di diventare cittadini più responsabili e agenti del cambiamento. I Mondiali Antirazzisti sono il luogo ideale per promuovere il valore sociale dello sport e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) di città sostenibili e inclusive, salute e uguaglianza di genere, diritti e ambiente. Nelle giornate dell’1 e 2 giugno quasi 100 ragazzi e ragazze che hanno partecipato al progetto in diverse città d’Italia, Milano, Bergamo, Bologna, Lecce, Napoli, Novara, Pinerolo (TO) e Pomigliano d’Arco (NA), si incontreranno a Bosco Albergati per concludere questo lungo e interessante percorso. Insieme condivideranno i percorsi svolti dentro e fuori la scuola, scambiandosi opinioni e riflessioni. Ci sarà anche un momento per lo sport, come numerose attività proposte da Uisp. Sabato 1 giugno le attività inizieranno alle 13.30 con tutti i ragazzi e le ragazze che parteciperanno a un momento di confronto e di valutazione personale “Valutiamo il nostro cambiamento” e al workshop “Diventare Agenti 0011”. Alle 17.30 ci sarà l’incontro pubblico “Missione inclusione: riuscita!” dove tutti gli Agenti 0011 racconteranno come sono diventati cittadini più consapevoli e attenti alle proprie città. Domenica 2 giugno diverse le attività in programma: dalle 9.00 si terrà il workshop di fumetto con la fumettista Franziska; dalle 10 inizieranno i tornei di calcio e pallavolo, e contemporaneamente ci sarà “Prova lo sport”, workshop sportivo organizzato da Uisp in cui i ragazzi e le ragazze avranno la possibilità di sperimentare parkour, rugby, giocoleria, piccolo circo. www.uisp.it
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24 maggio 2019 - 14:27
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ANTONELLA VOLA IN GIAPPONE SU UNA SELLA SMP
Grazie a Selle SMP Antonella Gentile potrà coronare il suo sogno. Partita il 18 aprile dalla Croazia con destinazione Giappone, sarà supportata nella sua incredibile avventura proprio dall’azienda produttrice di selle ergonomiche. Selle SMP è infatti l’azienda che, per prima, ha risolto al 100% i problemi urogenitali dei ciclisti creando speciali selle ergonomiche. Le selle SMP sono create per garantire un ottimo comfort, per prevenire i problemi urogenitali e per dare sollievo a chi li ha già. E la bici di Antonella – che dovrà percorrere migliaia di chilometri – era ovviamente dotata di una Sella SMP. Per lei scoprire luoghi lontani in bici non è una novità. Nel 2017 è partita da Barletta per arrivare a Capo Nord e nel 2018 ha fatto un giro dell’Italia in 60 tappe. Questa nuova esperienza la porterà in Giappone. Da Bari, Antonella ha preso un traghetto per Dubrovnik e dalla Croazia ha iniziato il suo viaggio in bici. Percorrerà il Paese croato, poi gran parte dell’Est Europa (Slovenia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia). Giunta a Tallinn prenderà un treno che la porterà a San Pietroburgo. Poi proseguirà lungo la Transiberiana, nel tratto che va dalla Russia alla Cina, fino a Pechino. Visiterà diverse città cinesi e raggiungerà il Giappone, che visiterà sempre in bicicletta per tre mesi. A portarla nel Sol Levante non è solo il suo amore per le due ruote e per questo Paese ma anche il suo desiderio di sostenere le donne africane che viaggiano per chilometri per raccogliere l’acqua. Con i fondi raccolti durante il viaggio, infatti, Antonella sosterrà un progetto di Amref che mira a costruire pozzi idrici in Africa.
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24 maggio 2019 - 12:34
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Bitania, 25enne etiope. A Roma la giovane leader per lo sviluppo dell'Africa
“Ho rappresentato il mio continente e il mio Paese in diversi contesti e ho conosciuto persone brillanti provenienti da diverse parti dell’Africa e del mondo; non ho alcun dubbio che ci sia un futuro migliore ad attenderla.” “Come giovane leader e giovane donna africana ritengo che i miei coetanei, e soprattutto le giovani donne, debbano lavorare con i governi e le organizzazioni della società civile per contribuire al vero sviluppo del nostro continente. Le parole chiave sono ‘leadership’, ‘dedizione’, ‘idee’. Con una leadership efficace e una seria dedizione alle nostre idee, niente ci impedisce di raggiungere gli obiettivi che abbiamo stabilito per l’Africa.” Bitania Lulu Berhanu, venticinquenne etiope, è una giovane leader africana impegnata attivamente nei processi di cambiamento e sviluppo del continente. Il suo impegno le è valso due importanti riconoscimenti internazionali, come ‘Personalità Femminile dell’anno’ (2015), nell’ambito degli Africa Youth Awards e come una dei ‘100 Giovani Africani più Influenti’ del 2016. Attualmente è la presidente del Parlamento Consultivo Giovanile (Youth Advisory Parliament) di Amref Health Africa Etiopia, organo che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo di progetti di salute e benessere, stabilendo un dialogo con le istituzioni e producendo documenti consultivi contenenti analisi, feedback e suggerimenti. Ha iniziato a fare attivismo all’interno della sua comunità in giovane età, focalizzando il suo impegno nel dare voce e riunire giovani menti brillanti per agire su questioni fondamentali e spronare i suoi coetanei a diventare agenti di cambiamento. Già durante gli anni accademici all'Università di Addis Abeba, ha contribuito alla creazione di numerose associazioni guidate dai giovani, come l’Alleanza Giovanile per la Leadership e lo Sviluppo in Africa (Youth Alliance for Leadership and Development in Africa) e all’organizzazione di corsi di formazione nazionali e internazionali, workshop ed eventi. Come giovane leader per il cambiamento, Bitania ha partecipato a vari incontri internazionali di alto livello, dove, insieme ad altri attivisti, giovani politici, presidenti delle assemblee giovanili nazionali, ha discusso di temi come i cambiamenti climatici, la parità di genere, l’empowerment femminile e lo sviluppo del continente africano, non da ultima la 52a Conferenza dei ministri africani delle finanze, della pianificazione e dello sviluppo economico (COM2019) della Commissione economica per l’Africa (ECA). Bitania ritiene che sia fondamentale coinvolgere i giovani all’interno delle piattaforme
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24 maggio 2019 - 12:34
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decisionali, che non sia possibile affrontare tematiche quali i processi di sviluppo e di pace senza riconoscere il ruolo fondamentale dei giovani e renderli partecipi. Uno dei suoi motti è “Passiamo ai fatti, noi giovani possiamo essere gli agenti di sviluppo dell’Africa. Rimbocchiamoci le maniche.”
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23 maggio 2019 - 16:44
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La vela olimpica a 'L'uomo e il Mare'
(ANSA) - ROMA, 23 MAG - Un occhio sul mare a 360 gradi dove,fra agonismo e spirito di avventura, emerge l'esigenza innatadell'uomo intento al superamento dei propri limiti. CosÏ la puntata numero 21 della consueta Rubrica "L'Uomo e ilMare", curata e condotta da Giulio Guazzini e montata RobertoToti, in onda oggi su RaiSport +HD, è focalizzatasull'eccellenza degli sport nautici: dalla vela olimpica, allacanoa, dall'avventura, all'impegno per l'ambiente. In apertura gli olimpionici della classe 470 in regata nelleacque della Liguria per il campionato Continentale dellaspecialità . Poi il periplo dell'Isola d'Elba in canoa delrecordman Francesco Gambella impegnato a sostenere Amref e ladifesa dell' ambiente Marino. Nella acque dell'alto Adriaticocon la "200" di Caorle e a Trieste per il lancio dell' edizionenumero 51 della Barcolana: fissato il tetto delle 2700imbarcazioni partecipanti nel nome della sicurezza. Infine lagrande altura
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con il terzo posto per il navigatore GiancarloPedote nella Bermudas 1000 Race.
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22 maggio 2019 - 10:29
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"Lercio" va in Africa. Per conoscere chi li aiuta "a casa loro" Che sia politica, cronaca o costume: i titoli alla Lercio sono ormai un classico dei social e della rete. Niente e nessuno sfugge alla satira del sito-parodia aggiornato quotidianamente da un collettivo di redattori sparsi in tutta Italia. Due di loro, Davide Paolino e Gianni Zoccheddu, hanno raccolto l'invito di Amref Italia e lo scorso novembre si sono recati in Etiopia per conoscere da vicino il lavoro di chi, gli Africani, li aiuta davvero 'a casa loro'. Ma Davide e Gianni non sono partiti da soli: "Abbiamo portato con noi Primo Italico, ovvero una sagoma di cartone che rappresenta il prototipo del 'leone da tastiera', 'hater' sovranista, disinformato, xenofobo e razzista, per guardare quel mondo attraverso i suoi occhi. Cos'è accaduto ai pregiudizi di Primo Italico una volta arrivato in Africa? Per scoprirlo, seguite la webserie in tre puntate che Repubblica pubblica in esclusiva , ogni mercoledÏ, dal 22 maggio al 5 giugno. In ogni episodio, le granitiche convinzioni di Primo Italico, basate su fake news e stereotipi, si scontrano (e si frantumano) contro la realtà di quel Paese e di quella gente, grazie anche al lavoro quotidiano di Amref e dei suoi operatori.
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I pregiudizi: il sovranista Primo Italico Hater di professione, complottista per piacere, tuttologo laureato all’Università del Nulla, Primo Italico si reca in un Paese dell'Africa, l'Etiopia, "per fermare l'invasione". Persevererà anche lì con il suo "j’accuse" contro gli africani, rei di esasperare la propria condizione per il solo scopo di trasferirsi in Italia e goderne i benefici. Ma Primo intende bloccare le partenze, convinto che in Etiopia vi sia un porto dal quale gli africani si imbarcano per l'Italia. Secondo Primo, infatti, quella secondo cui l'Etiopia non abbia sbocchi sul mare è solo una fake news messa in giro dai "poteri forti". Nelle battute di Primo, scritte da Lercio, si staglia un’Africa che è solo pericolo. Una massa informe di frasi fatte, che fanno montare l’odio e i muri. Con gli autori di Lercio - Davide Paolino e Gianni Zoccheddu - qualche mese fa, Amref ha fatto interagire Primo Italico con la realtà del posto. Proprio davanti a quella realtà - vedremo nella web serie - molti dei suoi pregiudizi saranno messi a dura prova”. Amref Health Africa - Italia
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22 maggio 2019 - 09:57
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'Lercio'in Africa, una webserie con Amref:''Ci siamo portati un sovranista per avere un punto di vista più obiettivo'' 'Lercio' in Africa, una webserie con Amref: ''Ci siamo portati un sovranista per avere un punto di vista più obiettivo'' Che sia politica, cronaca o costume: i titoli alla Lercio sono ormai un classico dei social e della rete. Niente e nessuno sfugge alla satira del sito-parodia aggiornato quotidianamente da un collettivo di redattori sparsi in tutta Italia. Due di loro, Davide Paolino e Gianni Zoccheddu, hanno raccolto l'invito di Amref Italia e lo scorso novembre si sono recati in Etiopia per conoscere da vicino il lavoro di chi, gli Africani, li aiuta davvero'a casa loro'. Ma Davide e Gianni non sono partiti da soli: "Abbiamo portato con noi Primo Italico, ovvero una sagoma di cartone che rappresenta il prototipo del 'leone da tastiera', 'hater' sovranista, disinformato, xenofobo e razzista, per guardare quel mondo attraverso i suoi occhi. Cos'è accaduto ai pregiudizi di Primo Italico una volta arrivato in Africa? Per scoprirlo, seguite la webserie in tre puntate che Repubblica pubblica in esclusiva, ogni mercoledì, dal 22 maggio al 5 giugno. In ogni episodio, le granitiche convinzioni di Primo Italico, basate su fake news e stereotipi, si scontrano (e si frantumano) contro la realtà di quel Paese e di quella gente, grazie anche al lavoro quotidiano di Amref e dei suoi operatori. Intervista di Anna Zippel montaggio Valeria D'Angelo
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20 maggio 2019 - 11:39
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L'Europa è il nostro futuro comune: il convegno della CISL Politica & Istituzioni Cisl del Trentino si prepara al voto di domenica 26 maggio con un confronto fra personalità diverse tutte ugualmente convinte che l'Europa sia l'unico futuro possibile Cosa ci fanno seduti allo stesso tavolo Mario Raffaelli, presidente Amref, l'Imam Breigheche, don Marcello Farina e la senatrice di Forza Italia Donatella Conzatti? Parlano di Europa, ospiti della Cisl, con una convinzione comune In un mondo globale e competitivo - spiega Mario Raffaelli- come quello in cui viviamo adesso, con grandi players internazionali come gli Stati Uniti e la Cina, solo l'Europa può competere Il padrone di casa Lorenzo Pomini ricorda le radici dell'Europa, nata per disinnescare guerre e sovranismi. Quei sovranismi che la crisi economica ha ora rianimato. Per questo l'Europa che uscirà dal 26 maggio avrà tra le sue prime responsabilità il lavoro Ci vuole un'Europa più unita, piu solidale - spiega Pomini - dove il lavoro torni al centro della discussione, perchè non dimentichiamo che la grande crisi ha messo da parte il lavoro, le persone e le famiglie Per un Europa più unita, che sappia gestire il fenomeno migratorio, suggerisce l'imam Breigheche, gli immigrati di seconda e terza generazione potrebbero diventare una risorsa Le comunità musulmane sono radicate ormai nel tessuto sociale culturale ma anche politico per cui il nostro impegno già da molti decenni è quello di rafforzare l'unità europea • Donatella Conzatti • Lorenzo Pomini • Mario Raffaelli • Imam Breigheche • Don Marcello Farina • Elezioni europee • Sede Cisl Trento
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16 maggio 2019 - 12:49
16 Maggio 2019
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Amref , forum di dialogo e confronto
africa-europa
A meno di due settimane dal voto per le europee resta in primo piano , nel cuore del dibattito
politico del vecchio continente , la questione geopolitica
legata all Africa Non solo Libia con la cronaca recente , ma sono tanti i conflitti '
e le tension'
, dal Como d Africa alla questione subsahanana , senza contare le '
questioni legate ai flussi migratori , alla sicurezza e all economia L Africa una risorsa , spiega l Amref l African Medical and Research Foundation , nel corso '
'
'
'
del forum organizzato per parlare del dialogo tra i due continenti ha dubbi , si tratta di una straordinaria opportunità
L Amref non '
sviluppo per tutto
mondo , ma restano gli interrogativi L Africa non è tutta uguale , si deve parlare di Afnche . CI sono delle condizioni economiche all interno perché con '
'
l aiuto dell Europa il continente '
un'
'
africano possa trasformarsi
in
opportunità , anche in termini di non solo evitare i rischi , i conflitti , le
migrazioni incontrollate , ma di creazione di un mercato ampio , col quale l Europa possa avere un rapporto virtuoso . L Europa viene criticata da '
'
osservatori e analisti per aver lasciato campo libero alla Cina in uno scacchiere complesso e da decifrare . E il Mediterraneo , viene sottolineato , deve diventare cerniera tra i due mondi_ All Europa si chiede un processo di '
sviluppo concreto . immigrazione , per esempio , non
un tema dell Europa , '
un tema ancora in capo agli Stati e questo crea molte difficoltà
Bisogna che
le opinioni pubbliche facciano crescere questa convinzione e facciano pressione sui partiti politici perché capiscano , appunto , che avere un rapporto importante
e positivo con l Europa è un interesse di tutti , non è solo '
un fatto di solidarietà.
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19 maggio 2019
QUELLI DELLE
FOTO
Valentina Tamborra Milanese, reporter dallo sguardo trasversale, comunicatrice attenta «Cerco di togliere tutte le etichette e mostrare vite in grado di coinvolgere emotivamente»
«Clic, la mia umanità dall Artico all Africa» di
imanessi cieca oggi, cosa farei? Continuerei a raccontare, usando le parole al posto delle immagini». Valentina Tamborra non fa giri di parole: più importante della l aspetto sua professione è la storia delle persone che si trova di fronte. Milanese classe 1983, autrice impegnata nel reportage sociale, e vincitrice, l anno scorso, del Premio AIF Nuova Fotografia. La incontriamo mentre è in partenza per il Benin, dove segue il lavoro dellaonlusEmergenzaSorrisi. Oggi tutti scattano e documentano: medici delle ong, operai in miniera, pescatori su un isola deserta. C è ancora spazio perillavorodiunafotografa? «Forse ce n èancora di più. Intendiamoci, è molto differente, perché una volta il fotografo serviva a testimoniare luoghi e persone non raggiungibili. Ora invece noi arriviamo per ultimi: il nostro valore aggiunto è l approfondimento,anzi,laprofondità». Comelaraggiunge? «Stando veramente dentro le cose.Creandorapportiumani». «Se non è una bella foto, è perché non ti sei avvicinato abbastanza»,citandoRobertCapa? «Vero, ma non è solo così. Io voglio che prevalga l individuo prima di qualsiasi etichetta: prima di terremotato , prima di pro-
«R
terremotato ,
prima
di
pro-
fugo ,primadi povero ».
il progetto
Questo
diAmref.C èunfilorosso?
però ci allontana dalla Come fa un fotofotod impatto. grafoafarsinotarealpubblico? «Le foto d impatto non ci avvicinano alle storie. Sono quasi pornografiche. Io voglio indagare le persone, chiedere il permesso, mostrare le cose semplici. Faccio un esempio: ho da poco scattato una foto a due sorelle in un paesino italiano nella provincia di Catanzaro. Vengono da una famiglia povera, aiutata da un associazione. Ma non sono vestite con scarpe vecchie o rotte, anzi, hanno abiti colorati. E menomaleche sia così, non voglio fotografarestereotipi». Sta parlando del suo progetto povertà in Poveri noi , sulla Italia, in mostra allo Spazio Interface Hub/Art di Milano fino al prossimo 2 giugno. Come ha lavorato di fronte a un tema cosìdelicato? «Il progetto nasce assieme a L albero della vita e io ho lavorato assieme alla giornalista Monica Triglia che l ha curato. Ci siamo mosse entrambe con il blocco degli appunti, io non ho scattato subito. Poi sono tornata dalle famiglie e ho chiesto: Cosa ne pensate se vi faccio una foto? . E alla fineeranoorgogliosiancheloro». Altri suoi lavori invece hanno affrontato il tema dei migranti e della povertà in Africa, come
Chokora
a fianco
«Le persone prima di tutto: non fotografo mai i dettagli o le grandi scene. Non cerco gli scatti ravvicinati delle mani, né le immagini di ammassi di corpi. Evito i troppi riferimenti che ci separano dalla possibilità di immedesimarci, di sentirci simili a chi abbiamo di fronte. Ho immortalato le famiglie dei migranti a Lesbo nei campi profughi cercando di non mostrare i tendoni blu dietroe,anzi,hocercatodimostrare la bellezza di alcune donne e la forza che avevano ancora a truccarsicongliultimipezzidikajal» Cambiamo totalmente località: è da poco tornata dalle isole Svalbard, Norvegia lontanissima, e gli scatti sono in mostra, sempre a Milano, alla Galleria Après-coup Arte (fino al 7 giugno). Com è finita da quelle parti? «Confesso: volevo partire per il SudSudan,eratuttoorganizzato. Ma i visti non sono arrivati in tempo, così ho accettato un lavoro in Norvegia. Mi sono incuriosita:nonsapevocosaavreitrovato, ma la domanda che mi facevo era: Puòl essereumanomettere
radici in un posto così inospitale, a35gradisottozero? ».
Risposta? «Certo che può. Non solo. Perché il posto più lontano dalla civiltà è
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anche quello che ne conserva la memoria. Lì ci sono l Arctic World Archive, un archivio mondiale di documenti, libri, film, e il Global Seed Vault, la cassaforte con i semi di tutti fiori e le piante. L Artico sembra un deserto, e inveceèpienodivitaedifuturo». Molte sue foto, infatti, si concentrano sui minatori: che tipi sono? «Non come si potrebbe pensare. Brulicano sotto terra, sotto il ghiaccio, in cunicoli alti sessanta centimetri. Alcuni fanno anche altri mestieri, e lì è così: il maestro di scuola è anche pompiere, di caccia è anche filol istruttore sofoeidraulico». Perché
ha chiamato
sull Artico
Mi
la mostra cosa si-
tular ,
gnifica? «È etrusco, significa il mio confida il mito dell Ultine , e deriva ma Thule, l ultima isola al di là del mondo conosciuto. E il confine lì non esiste, anzi, ce ne è solo uno, quello tra essere umani e orsi. Un principio che dovrebbe valereovunque,anchepiùasud». Dopo i suoi viaggi, dopo aver incontratocosì tante persone vulnerabili o in difficoltà, come fa atornareallanormalità? «Non ci riesco. Ci vuole un periodo di decompressione, soprattutto tornando dall Africa. I primi giorni mi infastidisce tutto, basta un caffè in un bar troppo alla moda per innervosirmi. Il dolore che attraversi e le cose che vedi si stratificano di volta in volta. Mi sono commossa di fronte all abbraccio di mia madre a mio nipote quando lui aveva un semplice raffreddore. Poi, però, bisogna reagire, non indulgere troppo. Sennò non ha senso fare questo mestiere». Da questa settimana il Messaggero ha creato uno spazio per dibattere delle differenze di genere, Mind the gap . Cosa pensa del fatto che ci sono ancora così poche professioniste nella fotografia? «Intanto i nomi ci sono:Diane Arbus, e la considero una maestra, oppure Mary Ellen Mark, Doro-
oppure Mary Ellen Mark, Dorothea Lange, o Vivian Maier. InItalia,LetiziaBattaglia.Noncredoci sia del sessismo in questo settore, però è vero che ci siano difficoltà e pericoli maggiori. Basta pensare a chi fa reportage in luoghi caldi del pianeta. In certe situazioni ho dovuto usare degli altri uomini per fare da tramite conchinonvolevaparlarmi». E allora cosa consiglia alle giovani che si affacciano a questo mestiere? «Intanto, liberarvi dal giudizio degli altri. Poi, mai fare il compitino.Accettareenonvergognarsi di essere più di una cosa: autrici, scrittrici, fotografe, comunicatrici. L importante è la propria voce e il proprio sguardo: bisogna renderlo indispensabile a chi ci circonda». NicolasLozito ©RIPRODUZIONERISERVATA
«CISONO TANTE PROFESSIONISTE DONNE, MAPER NOI LAVORARE AVOLTE È MOLTO PIÙPERICOLOSO» «SEOGGI SCATTANO TUTTI, ILNOSTRO VALORE AGGIUNTO DEVE ESSERE LAPROFONDITÀ»
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della vita e Emergenza Sorriso.
Oggi la protagonista dell intervista domenicale del Messaggero, dedicata ai nuovi grandi fotografi italiani, è la 35enne milanese Valentina Tamborra
Valentina Tamborra, milanese classe 1983, è specializzata in reportage sociali. Nel 2018 vince il premio AIF Nuova Fotografia. Lavora con Amref, L abero
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Sopra, un gruppo di marinai delle isole Svalbard, protagonisti in parte del progetto Mi tular . A sinistra, un minatore norvegese; alcuni adolescenti in un laboratorio di recupero dei rifiuti in Kenya (progetto Chokora per Amref); un bambino vicino alle macerie del terremoto del centro Italia del 2016
A destra, uno scatto della serie per Poveri noi , realizzato l associazione L albero della vita, in mostra fino al prossimo 2 giugno, a Milano, allo Spazio Interface Hub/Art
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Europa-Africa: così vicini, così lontani Se c'era un dubbio sull'interesse della Politica al tema del rapporto tra Europa ed Africa persino in pieno periodo elettorale, l'incontro organizzato a Roma dalla ong AMREF (African Medical Research Foundation) a due passi dal Parlamento italiano, ha dato una risposta netta. Solo tre partiti presenti(PD con Lia Quartapelle, +Europa-Costanza Hermanin, Europa Verde-Nicoletta Dentico), uno (La Sinistra-Loredana De Petris) "assente giustificato" per improvvisi impegni e un altro (Movimento 5 Stelle-Fabio Massimo Castaldo) ha alla fine inviato un messaggio video dall'automobile in perfetto stile Di Maio-Di Battista. "Due continenti, un futuro. Sfide comuni e questioni aperte”, proclamava l'invito. Sicuramente poco futuro, visto le premesse. La questione povertà - Nella parte iniziale dell'incontro i brevi interventi degli invitati (Yagoub Kibeida di Mosaico Refugees e presidente Associazione Sudanese di Torino; Leila El Houssi, docente a Firenze di Culture del Vicino Oriente; Antonio Raimondi della ong Vides-Donne, Educazione, Sviluppo; Bernando Venturi ricercatore IAI-Affari internazionali) hanno sollevato temi come il conflitto/i e le nuove prospettive in Sudan dopo la caduta di Bashir, l'importanza dell'educazione dei giovani alla transculturalità e in particolare alle culture africane (plurale d'obbligo), l'avanzata cinese nel grande continente, vantaggi, interessi, ruolo dell'Europa sulla base dei principi democratici e dei diritti, apertura al libero scambio con l'avvento del mercato unico africano da questo fine mese. Aid &Trade, aiuto e commercio, con a volte niente aiuto senza commercio. In sottofondo i 17 Obiettivi sostenibili di sviluppo 2030, la cooperazione, il sostegno e il recente utilizzo di fondi orientati o ri-orientati alla sicurezza e al blocco degli immigrati. In questo è stato il ricercatore IAI a riportare dati e porre la centralità del "nodo povertà". Sradicare la povertà è il principio primo dell'aiuto allo sviluppo (primo dei 17 SDGs). Eppure il 43% dei fondi europei va a Paesi africani considerati di medio reddito, solo il 27% ai più poveri (il 26% ai Paesi della fascia sub-Sahariana). E aggiungerei: il cambiamento climatico secondo diverse ricerche - porterà ancor più problemi al Sud del mondo e all'Africa in particolare, aumentando il gap con il Nord. Un progetto - Le ong Vides e Amref hanno raccontato del loro progetto in Sud Sudan, area di Wau, sulla malnutrizione e la formazione di operatori sanitari che appare come un esempio virtuoso. La professoressa El Houssi si è soffermata sugli stereotipi e le "narrazioni e vulgate mediatiche" sull'Africa che oscillano tra una visione esotica/orientalista e lo "scontro di civiltà" come la chiamava il politologo Samuel Huntigton. Di Africa si parla poco (https://www.africarivista.it/niente-africa-nei-tg-italiani/140321/) e male ripete l'Unione Comunità Africane d'Italia (UCAI). Aiuti e sicurezza - «L'Europa- afferma lo studio di ETTG, European Think Tanks group di cui fai parte IAI - non ha raggiunto l'obiettivo del 20% di spesa in aiuti per salute, educazione e sviluppo umano». Tra i primi dieci Paesi che ricevono fondi europei, il primo africano che non sia sulla costa Mediterranea, appare all'ottavo posto, il Mali. Prima di tutti, molto più della cifra del secondo, è la Turchia. Poi Ucraina, Serbia, Bosnia e Palestina, oltre Marocco e Tunisia. È la sicurezza dei confini il nuovo totem, con il nostro governo Lega-M5Stelle che, nel budget del bilancio dei prossimi 7 anni, spinge e fa pressione per alzare la percentuale al 20% dei fondi su questo tema. Mentre c'è ovunque uno slittamento, con forzature nei bilanci, dai fondi per gli aiuti a quelli per la sicurezza, è stato sottolineato. Voci delle seconde generazioni - Le ragioni profonde delle migrazioni restano nell'ombra. Su questo poco o nulla si è detto. Ci sono i rifugiati e chi è in fuga dalle guerre, ma chi scappa dall'Africa è sempre più gente che non viene dai Paesi più poveri ma da quelli a medio-alto reddito. Un paradosso dalle incredibili conseguenze: più le condizioni economiche migliorano più crescono le aspettative e i giovani tentano (e hanno i soldi) di partire. Il Rapporto stilato da Michael Clemens per il Center for Global Development di Washington, basato sulla serie storica
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di dati, segnala che "i paesi con un reddito pro capite fra i 5 e i 10 mila dollari l'anno hanno tassi di emigrazione tre volte superiori a quelli che stanno sotto i 2 mila dollari". Non solo: chi ha tassi di disoccupazione giovanile del 90% è superato in quanto ad emigrazione dai Paesi che ne hanno meno del 70%. Recentemente anche Milena Gabanelli lo ha scoperto (servizio su Dataroom del Corriere della Sera). Tornando al dibattito, dal pubblico sono emerse due voci, non a caso africane, che hanno azzardato: che fare delle seconde generazioni e del diritto di cittadinanza? Quel milione di residenti africani nel Belpaese e dei loro figli nati in Italia, quelli che non voteranno né in Europa né in Africa? «In Italia 200 mila di seconda generazione, un'opportunità che l'Europa sta perdendo», ha detto Sonny Olumati, del programma Nemo di Rai 2. E poi, ha chiesto un altro: che significa parlare di Europa quando ogni Paese europeo in Africa fa di testa sua e spesso in conflitto con altri Paesi dell'Unione, vedi in Libia l'attrito tra Francia e Italia? Tutti europeisti - La "sezione politica" dell'incontro è stata, prevedibilmente, in tono minore. Tutti europeisti (europeiste: erano tutte donne), ma per un'altra Europa, più unita e che possa parlare con una voce sola. Ovviamente. Pochi momenti di dibattito e contrasto. Nicoletta Dentico, grande conoscitrice dei meccanismi degli aiuti internazionali, della salute globale e della cooperazione si è candidata con il partito dove Pippo Civati, capolista, si è ritirato interrompendo la sua campagna elettorale perché nelle liste, si sarebbe scoperto, ci sarebbero esponenti neofascisti. Una coalizione elettorale comunque molto lontana, secondo tutti i sondaggi, dal quorum del 4% necessario per entrare in Europa. L'esperta si è lanciata in una requisitoria contro, non poteva mancare, la cultura neo-liberista "criminogena", invocando la giustizia internazionale e una fiscalità europea che risarcisca l'Africa e "punisca" le multinazionali, metta sotto accusa quei Paesi europei chiamati "nuovi paradisi fiscali". È bastata la realista e ben preparata Costanza Hermanin (+Europa, anche loro in gran difficoltà sulla soglia del 4%) a smontare la retorica internazionalista: il tema fiscalità resta in capo ad ogni singolo Stato europeo, non certo al Parlamento europeo. Sempre Nicoletta Dentico ha voluto polemizzare (in questo alleata alla Hermanin) con il Pd e il "vituperato" accordo "blocca immigrati" con la Libia dell'ex governo Gentiloni-Minniti. Stesso discorso per il "patto con la Turchia". Lia Quartapelle del PD ha sorvolato sulle polemiche ricordando invece la spinta ideale dell'unità europea che già con Robert Schuman vedeva l'orizzonte africano come prospettiva fondante per sviluppo, scambi e benessere reciproci. Gli obiettivi 2030 (i 17 SDGs) coniugando sostenibilità, ambiente e diritti debbono, in questa visione, diventare fulcro della nuova Europa. E la polemica l'ha rivolta verso il governo di Destra Lega-M5S che «ha distrutto la reputazione italiana nel mondo sul tema dell'accoglienza e dell'immigrazione». I due minuti proiettati del messaggio video del Movimento 5 stelle, accolto con ironia dal pubblico, si concentravano su un'idea nuova di Europa e sul fallimento di questa attuale versione. Il finale ha visto il presidente Amref, Mario Raffaelli, politico di lungo corso (dal governo Fanfani a Craxi e De Mita, deputato per 15 anni), ricordare il nesso politica-cooperazione, gli errori europei in Africa (caso Somalia in primis), rivendicando però un primato rispetto agli attuali protagonisti sulle scena geopolitica internazionale. Meglio questo Vecchio Continente che la Russia di Putin, la Cina di Deng, gli Usa di Trump. Europa, oh cara! * * * * * PS- Riflessioni a margine sulle Ong - Una riflessione, IMHO, dovrebbero farlo anche le Ong sullo stato dei rapporti con i partiti, almeno in Italia. Non sorprende la non partecipazione di tutta la Destra all'invito di Amref. Il collegamento Ong/Sinistra (almeno quelle che lavorano con e per l'Africa) sembra scattare ormai immediatamente. Esiste, inutile nasconderlo, un crollo di credibilità/neutralità e capacità comunicativa trasversale su temi cruciali per il mondo. Non solo la questione immigrati divide e le Ong stentano a farsi comprendere da tutti; esistono le inchieste e comunque i sospetti sempre in agguato di accordi tra Ong e trafficanti di esseri umani; c'è in più una "questione morale", con grandi Ong (Oxfam, Save the children) coinvolte in scandali sessuali. In Italia, in soli sei anni, è accaduto qualcosa che ha cambiato l'immagine delle ong ma anche dell'Africa nel comune sentire della maggioranza. Nel 2013 poco più della metà degli italiani era per una forma di apertura e accoglienza degli immigrati; oggi il 54% sostiene una politica di chiusura. Nel 2017 un sondaggio SWG segnalava che solo il 15% degli italiani si fidava delle Ong nel Mediterraneo, per Demos-Coop era il 26%. Un altro sondaggio (Ixé Agorà) segnalava che solo un italiano su tre si fida delle ong che operano con i migranti. Oggi il 60% è
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per la chiusura dei porti alle imbarcazioni delle Ong; l'European Social Survey 2016 già vedeva l'Italia, con Ungheria e Russia come Paese dove gli immigrati erano visti in maniera più negativa, con un peggioramento drastico dal 2012. Chiudere gli occhi di fronte alla realtà che ci circonda non è un buon segnale di capacità critica o autocritica. Tag: Amref, Bernando Venturi, Costanza Hermanin, Lia Quartapelle, Mario Raffaelli, Nicoletta Dentico, Vides Scritto in Mondo, Ong | Nessun Commento »
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Amref: “L’Africa, il futuro dell’Europa” Questa mattina a Roma l'incontro dal titolo ‘Africa/Europa: due continenti, un futuro. Sfide comuni e questioni aperte, alle soglie delle elezioni europee’. ROMA – Riportare l’Africa al centro di un dibattito che troppo spesso, pur nel toccare temi importanti come lavoro, economia, cambiamento climatico e migrazioni sembra ignorarne il ruolo e la presenza. Questo l’obiettivo dell’incontro organizzato da Amref questa mattina a Roma dal titolo ‘Africa/Europa: due continenti, un futuro. Sfide comuni e questioni aperte, alle soglie delle elezioni europee’. Tra i relatori hanno partecipato Mario Raffaelli, presidente di Amref Health Africa in Italia; Yagoub Kibeida, direttore esecutivo di Mosaico Refugees e presidente dell’Associazione Sudanese di Torino; Antonio Raimondi di Vides, esperto di cooperazione internazionale e docente di Storia della cooperazione e politiche dello sviluppo; Leila El Houssi, docente di Storia delle relazioni internazionali; e Bernardo Venturi, responsabile di ricerca su Africa, gestione civile della crisi, Pesc/Psdc presso l’Istituto degli Affari internazionali. I TEMI AL CENTRO DELL’INCONTRO Un’occasione per parlare di due continenti legati a doppio filo da sfide comuni, tensioni, problematiche irrisolte e uno sguardo verso il futuro. Un incontro tra esperti per ragionare di Africa e Europa, con un focus particolare sugli interventi in Sud Sudan. Un momento di confronto per capire come trasformare l’energia in potenzialità, la distanza in impegno reciproco, ma anche un approfondimento sui vari aspetti legati alla cooperazione italiana ed europea nell’Africa sub-sahariana, per mettere in luce criticità e buone pratiche a partire dal case study simbolico del Sud Sudan. I PROGETTI C’è un progetto, in particolare, nel campo per sfollati interni di Wau, uno dei più sovrappopolati del Sud Sudan con più di 39mila abitanti. Qui l’obiettivo principale è rafforzare gli sforzi del ministero della Salute per far fronte all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione a Wau e nella regione del Greater Baggari. Poveri, sfollati, donne e bambini sono i principali beneficiari di un progetto che mira a creare un team di circa 50 operatori sanitari di comunità, formati per fare da tramite tra la comunità e i dispensari per l’identificazione precoce di casi di malnutrizione e la segnalazione ai servizi sanitari. Oltre a fornire servizi di nutrizione e salute di base, attraverso una combinazione di unità mobili e fisse, al fine di aumentare l’accesso all’assistenza sanitaria e, dunque, ridurre la mortalità e la morbilità materna e infantile nelle aree colpite dal conflitto. Leggi anche:
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Francesco Gambella e la sua nuova avventura nelle acque dell’Isola d’Elba Scritto da Redazione Altro, Eventi, Italia, News, Sport venerdì, maggio 10th, 2019
Isola ‘Elba –Francesco Gambella, campione italiano di kayak, e testimonial azzurro pagaierà nelle acque dell’Isola d’Elba venerdì 10 e sabato 11 maggio 2019. Da tempo testimonial di progetti solidali e a difesa dell’ambiente, ha scelto l’Elba quale isola sensibile a queste tematiche per le sue nuove imprese sportive, l’”Elba Kayak Expedition”, il periplo di 127 KM di tutta l’isola da compiere in due giorni, per sostenere i “Dottori Volanti di Amref”, operatori sanitari che operano nelle aree più remote dell’Africa, e “Italia in Canoa, pagaiando per l’ambiente”, iniziativa della Federazione Italiana Canoa Kayak (Fick). L’evento è patrocinato e sostenuto da molti Enti ed Associazioni; Capitaneria di Porto, che vigilerà insieme ai Carabinieri Forestali alla sicurezza dell’impresa sportiva, ma che soprattutto contribuisce alla sicurezza e protezione dei turisti elemento fondamentale per la scelta delle proprie vacanze e l’Elba è al primo posto in Italia… “Marevivo”, associazione che opera su tutto il territorio nazionale in difesa del nostro mare. L’Elba ha fin da subito sposato un progetto così importante che tocca le tematiche della tutela dell’ambiente alle quali il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, l’Associazione Albergatori Elbani e tutti i comuni dell’isola sono particolarmente sensibili, con l’obiettivo di promuovere il valore di una cultura ecosostenibile. Il progetto Elba plastic free adottato da Comuni ed Associazioni è cominciato da un anno, e Gambella con la sua canoa constaterà già l’attuale purezza del mare,ma diventa strumento per sensibilizzare verso l’importanza della tutela del mare e per combattere ogni forma di inquinamento attraverso la pratica sportiva. La Gestione Associata del Turismo patrocina l’evento quale inizio delle rievocazioni dell’arrivo all’Elba di Cosimo dei Medici; questi che scelse l’Elba come territorio inespugnabile fondò Cosmopoli, l’attuale Portoferraio e la Darsena sono il primo colpo d’occhio allo sbarco dei turisti dal traghetto.. La motivazione più bella della scelta dell’Elba quale sede del nuovo record di Gambella l’ha fornita lui stesso quando ha dichiarato – “pur essendo la più lunga e difficile non sentirà la fatica perché lo scenario è costituito da spiagge, baie, paesi, fortezze, monumenti, boschi che si alternano in successione rapidissima dandogli continuamente nuovi stimoli e curiosità”. Questa è uno degli output più importanti per il turista il quale può scegliere tra oltre 100 spiagge alcune attrezzate per il relax e lo sport altre accessibili solo via mare per ritrovare la sensazione dell’Isola profonda; ma non solo mare offre l’Elba verde essendo coperta al 70 % di boschi, con percorsi naturalistici in mezzo ai resti storici delle sue dominazioni ,alla più grande varietà di minerali in Italia, alle grandissime varietà botaniche presenti tanto da essere Parco Nazionale . L’impresa ha inizio venerdì 10 maggio con partenza alle 9.30 dalla Darsena di Portoferraio e
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dopo 147 chilometri – il giro dell’isola – si conclude sabato 11 maggio nel golfo della Biodola. Gambella sarà il primo degli atleti testimonial della Borsa del Turismo Sportivo che si svolgerà per la prima volta all’Elba dal 3 al 5 di ottobre. Leggi anche: 1. Ardi fra fascino e soddisfazioni è appena partita per una nuova avventura 2. Al via nelle acque di Cervia il Trofeo J24 3. IN REGATA NELLE ACQUE DI MARINA DI GROSSETO CON I SUNFISH 4. AZZURRA BRILLA NELLE ACQUE DI CASA 5. SOCCORSO YACHT NELLE ACQUE ANTISTANTI IL PORTO DI BRINDISI Short URL: http://www.ilnautilus.it/?p=61078 Scritto da Redazione su mag 10 2019. Archiviato come Altro, Eventi, Italia, News, Sport. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Commenti e ping sono attualmente chiusi
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