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Www.EuRossProject.com Www.EuRossModels.com

Citazioni COVER MODEL Tina su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/tinak/ Diana Kaiani - www.kaianipictures.com Sanoto - www.sanoto.nl Gregory Brown - www.gregorybrownphotography.com

MESSO A FUOCO Marco Maria D'Ottavi - www.marcodottavi.com Stana su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/stana/ Gabriele Rigon - www.gabrielerigon.it Gaby su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/gaby/

Glimpse magazine - www.glimpsemagazine.co.uk

RACCONTI DI VIAGGIO L'EVENTO Malizia - it.wikipedia.org/wiki/Malizia

Yanika su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/yanika/ Janette su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/janette/

Laura Antonelli - www.divinacreatura.com Silvia Gerzeli - www.silviagerzeli.com Tina su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/tinak/

MY PROJECT Simone Guida Dora su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/dora/ Aurora Lanfranco Accademia Torinese di Fotografia - www.accademiatf.eu

EUROSSMODELS Martinka su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/ martinka/

BACKSTAGE Helmut Newton - www.helmutnewton.com Edoardo Varotto - www.edoardovarotto.it Stana su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/stana/ Eva su ERM - www.eurossmodels.com/it/model/eva/

L’INTERVISTA Mauro Maratta - www.maratta.it Jeanloup Sieff - www.jeanloupsieff.com Sonia Sieff - www.soniasieff.com

Ilaria Ferrantello - www.ilariaferrantello.com Loic Dorez - www.loicdorez.com Elisa Ghidella, Ivano Invernizzi, Michele Miorelli, Aleardo Trabattoni, Giacomo Albertini, Stefano Dall’Asta, Damiano Durante, Mattia Lottici, Vincenzo Garofalo, Giuseppe Di Biasi, Ettore Collina, Alberto Avveduti


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Cover Model

Ci sono persone che possono piacere oppure passare inosservate, ci sono quelle che capita di incontrare e si dimenticano poco dopo e quelle che rimangono indelebili nella memoria, ci sono ragazze come Tina che creano un vero e proprio terremoto nella tua vita. Perché se guardi le sue foto puoi pensare che sia bella o che sia brutta, che sia brava oppure no, ma sicuramente se hai la fortuna di trascorrerci un po’ di tempo insieme, ti lascia il segno e quando se ne va ne senti la mancanza. Tina è così, un fiume in piena che ti travolge e che non ti può lasciare impassibile di fronte al suo sorriso, alla sua vitalit{ ad uno humor tutt’altro che inglese. Prima di incontrala la prima volta, me la immaginavo un po’...snob, una modella che dopo aver calcato le copertine di Penthouse, si presentava in Italia con l’atteggiamento di chi sapeva il fatto suo, invece rimasi sorpreso dalla sua semplicit{ e dalla sua propensione a mettersi a disposizione degli altri. Ma dietro i suoi occhi di gatto, si poteva osservare la sua tempra di tigre, pronta a sfoderare gli artigli in caso qualcuno o qualcosa non fosse di suo gradimento. La sua personalità dunque è ciò che spicca dai piacevoli momenti di relax tra un servizio e un workshop, giocando alla Wii o mangiando un panino in autogrill. Una donna che non vuole passare inosservata, determinata e dolce allo stesso tempo, che vorrei farvi conoscere attraverso la sua biografia fotografica e una piccola intervista.


Cover Model

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L’esordio

Tina compie i primi passi in una agenzia in Lituania fin dai suoi 16 anni. -Quando è perché hai deciso di fare la modella? -Oh non ho mai deciso di iniziare! Un agente di modelle mi ha scoperta a scuola ed ha creduto nelle mie potenzialità. Io ho semplicemente seguito il suo istinto e devo dire che a distanza di 10 anni… ha avuto ragione! -E la tua prima volta, te la ricordi? -No No, è passato troppo tempo!! Sono vecchia! :)

Questa è Tina a 19 anni, bella e ricciolina


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Cover Model

Le prime copertine

Tina è finalista tra le “Girl next door” sul FHM Lituano

Nel 2007 conquista le copertine di Penthouse USA e Germania


Cover Model

-E ti ricordi almeno il tuo servizio più bello ed eccitante?? -Guarda… ogni servizio è eccitante, perché non è mai lo stesso, è sempre una nuova esperienza, nuove persone, nuove idee. Questo è il motivo principale per cui amo il mio lavoro, non mi annoio mai! -E tra tutti i Paesi e i posti che hai potuto visitare durante i tuoi viaggi di lavoro, ce n’è uno che ti ha particolarmente colpito? Quello in cui un giorno vorresti andare a vivere? -Quel posto probabilmente non esiste, perché noi esseri umani cerchiamo sempre la perfezione. Io credo che il posto ideale sia quello dove la tua anima trova l’armonia e davvero poco importa che sia al Polo Nord o nel deserto del Sahara. -Tornerai presto in Italia grazie ad EuRossProject, cosa pensi degli italiani, del nostro Paese e della fotografia italiana? -Se intendi qual è stata l’impressione che ho avuto quando sono stata in Italia la prima volta, allora ti dico che mi ha colpito il temperamento degli italiani:) “very hot”!! È il Paese con la gente più impulsiva ed estremamente emozionale, e se provieni, come me, da un paese del Nord Europa, puoi rimanere shockata da tanta diversità di comportamento. Poi con il passare del tempo lo shock si trasforma in un elemento positivo e al momento di ripartire ti senti felice dentro e con un bel sorriso in viso per i ricordi che ti hanno lasciato. Per quel che riguarda la fotografia, non c’è dubbio che il vostro paese sia la patria della creativit{ e dell’arte e questo si

Tina viene pubblicata sul famoso quotidiano inglese “Daily Star News”

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Cover Model

La consacrazione Foto di Diana Kaiani in UK.

Tina è finalista tra le “Girl next door” sul FHM Lituano

vede anche nella vostra fotografia, si può sempre ammirare il vostro buon gusto e la qualità dello stile di vita, nelle immagini che create. -Sei da una decina di anni sulla scena, penso che tu abbia realizzato molti dei tuoi sogni, te n’è rimasto ancora qualcuno da realizzare? -Certamente! Inseguire i propri sogni ti aiuta a vivere; una persona senza sogni è vuota dentro. Non bisogna mai smettere di sognare e di realizzare i tuoi sogni, questo è il vero motore della vita! -Non farai la modella per sempre, immagino, e un giorno deciderai di smettere come hanno fatto altre tue colleghe, hai già pensato a cosa farei “dopo”? -No davvero. Così come non ho deciso di iniziare credo non deciderò di smettere, sarà il destino a decidere. Io cerco di gioire delle cose che mi accadono nel quotidiano e di prendere tutte le cose positive che possono accadere domani! -Per concludere, se dovessi descriverti con 3 parole, quali sceglieresti? -Direi che sono una ragazza con i piedi per terra, positiva e con tanta voglia di vivere!

Foto di Sanoto in Olanda

E se avevate ancora dubbi sul temperamento e la vitalità di Tina, credo che dopo le sue risposte non ne abbiate più. Se un giorno avrete occasione di conoscerla, preparatevi al terremoto e ad un ricordo indimenticabile della vostra carriera fotografica.


Cover Model

Tina nella pubblicità di “Glimpse magazine” in UK

2 foto Gregory Brown in UK

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L’Evento

Nel 1973 uscì un film che celebrò l’inizio della cosiddetta “Commedia sexy italiana” e lanciò un’attrice come simbolo del desiderio di tutti gli italiani. Il film di Salvatore Samperi si chiamava “Malizia” e la straordinaria interprete del ruolo di Angela era Laura Antonelli. Questo evento fotografico vuole rievocare gli anni ‘70 attraverso la rivisitazione di film che hanno sancito un’epoca storica e che hanno lanciato oltre all’attrice istriana, altre attrici italiane e straniere come Gloria Guida, Edwige Fenech, Femi Benussi, Agostina Belli, Barbara Bouchet. Un salto nel passato prossimo per apprezzare costumi, acconciature, accessori di un’epoca che molti di noi hanno vissuto nella propria giovinezza, e rivederli oggi con gli occhi di fotografo in una location davvero particolare ed adatta allo svolgimento di questo nuovo appuntamento EuRossProject in collaborazione con Project Studio di Ferrara.

DOMENICA 17 APRILE

Laura Antonelli nasce a Pola in Istria, nel Novembre del 1941 ed entra nel mondo del cinema nei primi anni ‘60 con piccoli ruoli. Nel 1971 raggiunse una certa notoriet{, recitando nel film “Il merlo maschio”, interpretato accanto a Lando Buzzanca e diretto da Pasquale Festa Campanile, per poi lavorare accanto a Jean-Paul Belmondo e in film diretti da Claude Chabrol e Lucio Fulci. Nel 1973 la svolta con l’interpretazione di Angela in “Malizia”, diventato film culto della commedia erotica italiana, che le permise di vincere diversi premi tra cui il David di Donatello e il Nastro d’Argento. La sua carriera prosegue con le pellicole di Dino Risi, Luchino Visconti, Luigi Comencini, Ettore Scola e vira gli anni ‘80 come attrice di grande successo e popolarit{, fino all’abbandono delle scene per le note vicende giudiziarie che la portano ad un lento declino e agli attuali problemi di salute.

a BOLOGNA


L’Evento

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Protagonista dell’evento la splendida modella lituana Tina K, già Cover Girl di Penthouse (di cui potete leggere la biografia fotografica su questo numero) che sarà truccata da Silvia Gerezeli.

La cucina

La piscina interna

Il salotto con il tavolo da biliardo

La location è una villa in provincia di Bologna, che sorge in collina con 1.500 mq di giardino. Ambienteremo i set nelle diverse sale della villa, caratterizzata da pavimenti di marmo, pilastri di granito, ampie camere da letto, camino, solarium e una grande piscina interna riscaldata. La location è disponibile per produzioni fotografiche, televisive e cinematografiche, per informazioni basta inviare un messaggio dal sito EuRossProject.


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My Project

Uno spazio a vostra disposizione per condividere i progetti che avete creato, raccontando come li avete realizzati.

di Simone Guida Non è passato nemmeno un anno dalla prima volta in cui

e la voglia di ritrovarmi nuovamente su un set divenne smi-

ho trovato il coraggio di partecipare ad un workshop orga-

surata. Ho deciso di iscrivermi ai tutoring di Mauro Maratta

nizzato da EuRossProject. Ero eccitato all'idea di potermi

(sempre organizzati da EuRossProject) per arricchire le mie

confrontare con altri fotografi e avere la possibilità di impa-

conoscenze e chiarire i molti dubbi. Grazie a questi incontri

rare da un insegnante come Sandro Crisà che per l'occasio-

mi è stato possibile capire come allestire un set fotografico,

ne aveva deciso di riprodurre un set dedicato alla fotografi-

quali sono le attrezzature che lo compongono e, cosa mol-

a degli Anni '20.

to importante, in che modo comunicare con le modelle. In

Ricordo che quel giorno mi sentivo spaesato, troppe cose

seguito a queste esperienze, brevi ma formative, ho matu-

nuove: flash, ombrelli, pannelli e modelle. Per fortuna era

rato il desiderio di esprimere la mia creatività dando vita a

un workshop e quindi mi sono limitato a guardare come

qualcosa di totalmente personale ed è stato proprio in

lavorava il Maestro Crisà e a fare qualche scatto.

quell'occasione che ho avuto modo di riflettere su una

Dopo quell'esperienza la mia insicurezza è iniziata a svanire

frase attribuita ad Albert Einstein che mi ha profondamente ispirato

I due capi di stato si stringono la mano, simbolo di rispetto ma anche di accordo. La guerra è un teatrino deciso a tavolino per interessi di pochi.


My Project

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La guerra per chi sta al di sopra è solamente un gioco di strategia, proprio come gli scacchi. La natura rimane inerme ed assiste alla distruzione.

«Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra

giorno venivano a sommarsi nuovi elementi che inevitabil-

mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre».

mente contribuivano a rendere il progetto sempre più arti-

Ho passato settimane pensando a come sviluppare l'idea centrale. La mia intenzione era quella di denunciare la guerra ma senza cadere sul banale, senza contestualizzarla. Non volevo in nessun modo legarmi a vicende storiche pas-

colato e complesso. Le idee erano tante ma la difficile fattibilità e l'alto costo di realizzazione mi hanno costretto a ridimensionare il progetto originale optando per altre soluzioni più semplici ma altrettanto efficaci.

sate e, meno ancora, riferirmi ad avvenimenti del presente.

Al centro della scena vi è Madre Natura che è stato imper-

Ciò che volevo trasparisse dai miei scatti era che la guerra,

sonata da Dora, modella di eccezionale bellezza. Avevo un

combattuta per gli interessi di pochi, porta solo alla deva-

po' di timore a lavorare con una professionista del suo cali-

stazione dell'Umanità e della Natura.

bro la quale, però, si è poi rivelata disponibile e paziente,

Per rappresentare metaforicamente un'ipotetica Terza guerra mondiale ho incentrato tutto sugli scacchi, un gioco strategico antichissi-

“Non so con quali armi verrà combat-

tuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre”

mo basato proprio sullo scontro tra due fazioni, due eserciti. Nella mia storia i pezzi sono stati sostituiti da soldatini di plastica mossi da due capi di stato (i giocatori). Questo è stato il punto di partenza, poi ho pensato al resto: storyboard, altri personaggi, abiti e scenografia. Organizzare il tutto è stato molto impegnativo; di giorno in

Albert Heinstein

soprattutto con il mio inglese. Per gli altri personaggi ho scelto dei miei amici i quali, oltre ad avermi aiutato con consigli e proposte, hanno contribuito a smorzare la tensione e a ricreare un'atmosfera

più familiare sul set. Amo la pittura e da essa ho imparato che in un'opera nulla è casuale. Ogni elemento, ogni dettaglio si carica di un significato simbolico che contribuisce ad amplificare il messaggio dell'opera stessa. Questo è quello che ho tentato di


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Cover My Project Model

Madre Natura osserva lo spargimento di sangue umano

Atena, dea della guerra, impietosita da ciò che ha causato, tiene tra le sue braccia Madre Natura


fare introducendo oggetti non ca-

My Project

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suali ma selezionati allo scopo di rendere il mio lavoro completo sotto ogni aspetto. Mi piace l'idea che questi simboli non siano noti a tutti ma che per qualcuno rimangano celati. Credo che ognuno debba avere la possibilità di dare la propria interpretazione anche se esiste una chiave di lettura che preferisco non rivelare per non privare chi osserverà i miei scatti del piacere di coglierla. Gli scatti sono stati pensati come una sequenza cinematografica, come fossero fotogrammi di una pellicola. Il mio obiettivo, infatti, era quello di narrare il susseguirsi degli avvenimenti, lo svolgersi di una storia. Da questa esperienza ho imparato molto, soprattutto che nulla può essere lasciato al caso ma bisogna pensare a tutto nei minimi particolari. Le difficoltà che si incontrano sul set non sono poche, spesso ci sono imprevisti che per quanto tu possa aver pensato a tutto salteranno sempre fuori e bisognerà gestire. Sulla base della mia esperienza mi sento di suggerire agli altri fotografi che, come me alle prime armi, hanno il desiderio di cimentarsi in un proprio lavoro, di non aver paura di buttarsi. Quando si ha un'idea è fondamentale trasformarla in progetto, è un peccato lasciarla morire per paura di affrontare situazioni

Fotografia, Direzione e Concept: Simone Guida Assistente: Federica Molendi Make Up: Aurora Lanfranco Personaggi: Madre Natura: Dora Capo di stato 1 : Lorenzo De Masi Capo di stato 2 : Charlie Valli Dea Atena : Natalie Zanzarelli Shooting realizzato presso la sala di posa dell'Accademia di Fotografia di Sandro Crisà. La modella Dora di EuRossProject

apparentemente troppo difficili. Di questa serie di scatti realizzerò una mostra a Torino e probabilmente stamperò un libro. In questo momento sto già pensando ad un nuovo progetto ma è troppo presto per parlarne. Per ora c'è l'idea… Simone Guida

Il genere umano forse scomparirà, distrutto dalle proprie scelte ma la Natura rinascerà e riprenderà il controllo


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L’intervista di Mauro Maratta Siamo rintanati in un bistrot in un vicoletto. Fuori piove, una di quelle pioggerelline noiose che non ti inzuppano e tendi a sottovalutare ma che poi ti fanno venire gli accidenti. Non è un caso perché ci eravamo dati appuntamento nel parco dall’altro lato della piazza per l’intervista.

mio ambiente, io preferisco, è vero, l’autunno al sole pieno, ma non l’umidit{, quella mi distrugge. D : eppure i tuoi paesaggi sono spesso ambientati vicino al mare con cieli cupi come se stesse per arrivare il diluvio

D : Sarebbe una di quelle giornate che farebbero la felicità di Izis, non credi ?

R : si è vero, non fare tanto caso a quello che ti dico, il mio umore cambia spesso. Oggi proprio la pioggia non mi va. Avrei preferito passeggiare per la città e guardare le ragazze parigine.

R : Oh, si, lui sarebbe là sotto a cercare un paio di soggetti con l’ombrello o qualche venditore ambulante. Ma non è il

D : ti capisco, anche io. Dimmi una cosa, ti sei sempre scelto da te le tue modelle ?

Foto di Jeanloup Sieff - Kitsch Nude, Parigi, 1956


L’intervista

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Marisa Berenson e Jeanloup Sieff per Vogue, Londra, 1968 R : scherzi ? Di fatto sono poche le modelle che ho fotografato, nella gran parte anche nei nudi si tratta di celebrità. Per il resto erano i soggetti in voga nel tempo, adatti al tipo di fotografia che dovevamo fare. Negli anni ’60 le ragazze erano tutte più belle.

R : la storia non è stata molto generosa con noi. Voi italiani poi, ve la siete sempre potuta godere anche nei periodi più brutti. Prova a crescere tu in Polonia, vedrai che generazione dopo generazione quella sensazione fatalista ti resterà impressa e la porterai con te ogni giorno.

D : perché dici così ?

D : d’accordo, ma tu sei nato qui, a Parigi nella Ville Lumiere.

R : non so, avevano una grazia particolare, erano più eteree, più leggere, più semplici. Adesso le vedi, tutte le modelle sono inespressive, contratte, quasi rabbiose. E’ colpa della moda delle modelle dell’est, sono brave, professionali, lavoratrici ma sono tristi, portano in se una malinconia che ti mette addosso una depressione … !

L’intervista impossibile: Mauro Maratta incontra Jeanloup Sieff in un bistrot di Parigi

D : perdonami ma tu stesso provieni da una famiglia dell’Est Europa. Cosa c’è che non va ?

R : oh, si, certo, Parigi. Anche oggi che piove vedi com’è vivace Parigi.

D : è vero e ce ne possiamo accorgere anche da qui, guardando fuori. Senti, spiegami meglio questa cosa del 21 mm. Io l’ho sempre trovato estremo, anche usato bene provoca delle distorsioni e tu ti sei sempre ostinato ad usarlo guardando verso il basso o verso l’altro, cioè come non si dovrebbe mai fare !


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L’intervista

R : questione di punti di vista. Mi spiego meglio, le regole servono per i mediocri che devono appoggiarsi alle proprie certezze. Chi vuole innovare deve farlo offrendo nuovi punti di vista. Il supergrandangolare consente di guidare lo sguardo di chi osserva la foto da un oggetto in primo piano, grande evidente, sino a dove tu vuoi condurlo. Non riesco a spiegartelo meglio, se guardi una delle mie foto, lo capisci subito. D : ma anche nei primi piani, nel ritratto, in una modella già slanciata di suo R : e perché no ? Non è una questione di moda ma di linguaggio. Questo è il mio. D : parliamo adesso dei tuoi autoritratti. C’è sempre un forte umorismo, specie quando appari … in fotografia. R : si, vero ? Non ti sembra più raffinato apparire in foto anziché di persona ? E’ meno ingombrante, non impegna. E’ come se chi ti vede, il protagonista della foto non chi guarderà la fotografia, sentisse solo la mia presenza e io sono contemporaneamente dietro alla foto e dentro alla foto. Ma non con quel modo stucchevole che usa qualche volta Newton. D : sarà ma a me sembra che tu voglia più che altro lasciare un ricordo di un te stesso perplesso, spettatore delle tue stesse opere. R : oh, l’hai capito, allora. Si, in effetti spesso io sono il meno convinto dei miei pasticci ma mi diverto tanto a combinarli e mi piace essere complice di me stesso ! D : non me la racconti tutta ! Andiamo ai nudi allora. Ne hai fatti di straordinari ambientati ma anche di molto raffinati in studio. Con una gestione delle luci alternativa, molto personale, fatta di contrasti secchi ma eleganti. Ma sopra tutti a me vengono in mente i tuoi “derrieres”, quelli che oggi si chiamano “lato b”. Come mai ? R: sai che avrei voluto fare tutto un libro sull’argomento? In generale è difficile trovare soggetti che si prestano, molte modelle detestano voltarsi oppure vogliono essere schermate. E’ più facile che un corpo imperfetto si mostri senza trop-

pe preoccupazioni di fronte, magari in una posa formale ma il di dietro sembra che debba essere perfetto per essere mostrato. D : ma in fondo tu hai sempre fotografato soggetti bellissimi o se non altro molto espressivi. R : si, credo che non riuscirei a fotografare una cosa che non mi piace. Mi si inceppa la macchina (ride) D : dimmi di tua figlia R : è un tesoro di bambina. Anzi, adesso è una brava fotografa, il suo taglio è più commerciale del mio ma usa bene il colore. Del resto i tempi sono cambiati. Non è più il mio tempo. D : perché ? R : forse perché sono morto più di dieci anni fa ? (ancora una risata, ma più amara) D : un’ultima domanda ? Ce l’hai con le governanti ?

Foto di Jeanloup Sieff - Derrière Anglais, Parigi, 1969

R : ma no, perché ? Quella foto voleva solo mettere un


L’intervista po’ in ridicolo quell’immagine della classica governante inglese, pienotta e dispotica che negli anni ’60 stava cedendo il passo alla sexy-segretaria. “Ma ha spesso di piovere", mi dice lui ad un tratto, "andiamo, svelto, conosco un posto qui vicino dove fanno dei meravigliosi croissants". Jeanlup Sieff ha rivoluzionato il mondo della moda dando alle modelle fotografate per Harpers Bazaar oltre ad un corpo un’anima. Luci forti e contrastate, bianco e nero curato in camera oscura, uso di focali estreme e punti di ripresa inconsueti,

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capacità di dare dinamismo a pose statiche. Le sue foto sono immediatamente riconoscibili e un riferimento per tanti fotografi. Non ha avuto discepoli o una sua scuola perché in fondo nel suo mondo c’era posto solo per lui e i suoi cari ma nella fotografia di moda di oggi c’è molta della sua anima e del suo modo di vedere la fotografia, specie del modo di vedere e ritrarre le (belle) donne. Mauro Maratta

Tutoring d’autore su Jeanloup Sieff con Mauro Maratta Sabato 16 Aprile a Milano

La figlia Sonia Sieff fotografata dal padre Jeanloup Sieff nasce a Parigi nel 1933, figlio di genitori polacchi, inizia la professione di fotografo come reporter, negli anni cinquanta, ed ottiene riconoscimenti per il servizio sugli scioperi nelle miniere del Borinage Belga. Passato alla fotografia di moda, collabora con le prestigiose riviste dell'epoca. Nei primi anni sessanta si trasferisce a New York, qui svolge servizi che lo renderanno sempre più popolare e che vedono personaggi del calibro di Alfred Hitchcock posare per lui. Trascorre in questa città pochi anni per poi tornare a Parigi. Il suo nome viene legato alla fotografia di nudo. Anche in questo campo artistico, come negli altri, Sieff fa molto uso dell'obiettivo grandangolare spinto che conferisce un'impronta unica ed inconfondibile al suo stile ironico e mai volgare. Attori, politici ed artisti hanno posato per lui. La luce morbida che illumina il viso, mentre il resto dei dettagli perde importanza, caratterizzano queste immagini. Tipica la vignettatura ottenuta in fase di stampa, procedimento che spesso il fotografo curava in prima persona. A completezza artistica vengono i paesaggi immortalati dall'autore, celebri quelli della Valle della Morte ripresi nel 1977. Dopo la sua dipartita a Parigi nel 2000, la tradizione viene proseguita dalla moglie, Barbara Rix, e dalla figlia Sonia Sieff. [www.jeanloupsieff.com]

Jeanloup Sieff fotografato dalla figlia Sonia


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Messo a fuoco

I fotografi mettono a fuoco i loro soggetti, io “metto a fuoco“ i fotografi, svelando la loro parte meno pubblica

Chissà ‘sti romani…

Marco Maria D’Ottavi by Ross

Non dico di essere arrivato all’incontro “prevenuto” ma dopo tutto quello che sentivo dire sui romani e con esperienze dirette poco simpatiche avute con fotografi della Capitale, quando capitai di fronte a questo omone che fumava il sigaro ho pensato fosse uno dei tanti che parla, parla e conclude poco. Invece Marco D’Ottavi si è rivelato l’opposto delle dicerie ed una delle poche, anzi rare persone che riesci ad apprezzare per l’aspetto umano aldil{ che ti piaccia o meno il suo lavoro. È passato un po’ di tempo da quel Febbraio 2009, quando accompagnai la modella Melissa per un servizio fotografico, ma sembra sia trascorso un decennio, considerando le “avventure” che abbiamo passato insieme. Ho voluto iniziare da Marco questa rubrica del mio magazine, perché in un certo qual senso lo ritengo il mio “fratello maggiore” e sarebbe difficile pensare oggi al mio progetto fotografico senza di lui. “Mettere a fuoco” per primo Marco D’Ottavi è un piccolo segno di riconoscenza nei suoi confronti ma anche un dono ai miei lettori per far scoprire a coloro che non l’hanno conosciuto di persona, chi si cela dietro il fotografo. Ma prima di rivelare il suo lato umano, una parentesi sul D’Ottavi fotografo è d’obbligo e voglio ricordare il momento in cui ho

capito chi realmente fosse, quando cioè abbiamo organizzato un evento pubblico in una discoteca e si stava allestendo il set. In quell’occasione, osservandolo, mi sono reso conto che quello che Marco stava poco a poco creando, era la proiezione di quello che aveva già ben chiaro in mente; prima che la scena fosse preparata, “vedeva” gli effetti delle luci sui soggetti, le prospettive, le sequenza con cui raccontare la storia. Perché Marco D’Ottavi, per me, più che un “fotografo” (inteso come colui che immortala un momento) è un “narratore” di emozioni attraverso le immagini. E le storie più belle le ha raccontate dopo il magico incontro con Stana, la sua musa ispiratrice. Stana

Marco insegna a Stana come impugnare l’archetto durante il servizio alle cave di marmo di Carrara

Nel numero precedente avete avuto la possibilità di ripercorrere la carriera della top model di Praga e due delle pagine sono state dedicate ai racconti fotografici realizzati da Marco D’Ottavi al teatro di Amelia e sui marmi di Carrara, ma l’apogeo si raggiunge a Roma. L’idea nasce dal tram storico del 1929 appena ristrutturato e reso funzionante su una linea non operativa, che è diventato il set viaggiante per una dedica alla sua città. Marco vive una rapporto di amore/odio con Roma, ma con questo servizio fotografi-


Messo a fuoco

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La celeberrima foto di Marco D’Ottavi scattata a Roma a Stana, con il tram storico di sfondo co vuole rendere un omaggio alla bellezza della Capitale con la bellezza di Stana, attraverso un simbolo della storia recente, il tram, che è stato protagonista in diversi film di Pasolini, Totò, Aldo Fabrizi. Romani si nasce, ma... -Sei romano quindi iniziamo proprio dalla tua citt{, cos’è Roma per te? -Roma è una bellissima città da vivere come turista, non per lavorarci, troppo caotica, frenetica, nervosa. I romani sono cambiati da quando ero giovane, negli anni ‘70, avevano più rispetto ed erano più generosi delle generazioni attuali, ora manca una vera educazione civica e non c’è più rispetto per quello che è un patrimonio di tutti. -Ma se non Roma allora in quale posto vorresti vivere? -Io ho avuto la fortuna di girare il mondo per lavoro e tra tutti i Paesi che ho conosciuto, vivrei in quelli in cui le persone hanno ancora la voglia di sorridere e socializzare. Ti racconto un piccolo aneddoto: a Taiwan se ti capita di aprire la mappa per strada, dopo pochi secondi hai almeno due persone che ti si avvicinano per chiederti se hai bisogno d’aiuto; questo manca assolutamente nel nostro mondo occidentale. -Credo che sia il sogno di tutti girare il mondo per lavoro, ma esattamente di cosa ti occupavi?

-Ero esperto e responsabile delle luci negli allestimenti per il cinema, la televisione, la fotografia, quindi il mio lavoro era la luce. -In tutti questi anni hai vissuto anche tu la trasformazione tecnologica, come ha inciso sul lavoro e nella fotografia? -Ti faccio un esempio: per lo spettacolo teatrale “La bottega dell’orefice” il palcoscenico era tutto il paese di San Miniato, per realizzare l’allestimento ci vollero 15 giorni, ora probabilmente ne basterebbero 3. Ma quello che è cambiato è soprattutto lo spirito di gruppo; in quegli anni si formavano dei team di lavoro e si aveva la voglia di lavorare insieme, oggi ognuno prepara il compito a casa, si lavora più isolati l’uno dagli altri. La luce e la fotografia -La luce è il leit motiv della tua vita, come è nata questa passione? -Quando ero piccolo, mio padre aveva l’attrezzatura in casa e soprattutto possedeva due lampade solari da 500W, montate con due parabole derivate dalle stufe a gas (per risparmiare), ebbene io le adoravo! Non puoi immaginare cosa significassero quelle luci accese in casa, paragonate a quello che era lo standard di illuminazione delle case negli anni ‘70, molto più “buie” di quelle di oggi. Quando le ho viste accese la prima volta, hanno creato in me un effetto magico e da allora


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Messo a fuoco

ho amato la luce. Poi per restare in tema, alla mia prima comunione mi regalarono una Polaroid e iniziai a fare i primi scatti, rendendomi conto che ogni volta andavo a cercare le persone, anche nei paesaggi o quando fotografavo gli scorci di Roma. Due delle foto che feci, furono pubblicate su una rivista di fotografia dell’epoca, ed avevo solo 15 anni. -Ora hai uno stile definito o continui nella sperimentazione? -Non mi piace parlare di “sperimentazione”, credo che ormai si sia già fatto tutto in fotografia, non resta che prendere quello che c’è e usarlo per esprimere il proprio stato d’animo e raccontare una storia, sia di reportage o di moda, fino al nudo. Io sono diventato professionista dopo aver conosciuto i fotografi glamour/erotici dell’epoca, Mimmo Cattarinich, i fratelli Rocchi, Paolo Tallarigo e per me fotografare un nudo di donna è fare un omaggio alla donna stessa. -Dicono che bisogna innamorarsi dei propri soggetti per poterli fotografare al meglio, vale anche per le modelle allora? -Guarda ci sono due definizioni che odio sentire: “fotografare l’anima delle donne” e “innamorarsi delle modelle”, la prima perché l’anima non si fotografa, la seconda perché è l’esatto contrario! Io fotografo le donne con profondo rispetto e con il timore di deluderle. Facebook -So che non ami particolarmente i social network… -Precisiamo... Facebook è un media e come tutti i media uno strumento democratico e di grande aiuto per ciò che concerne la diffusione del proprio nome. Ma nell'ambito fotografico

può essere dannoso: ognuno di noi diviene editore di se stesso. Scatta la foto, la ritocca e la pubblica senza filtri, che nel lavoro sono rappresentati dal committente, o dall'editore. Si ha solo una quantità enorme di fotografie da visionare a colpi di click, non un aumento della qualità delle immagini. Non solo: il fruitore dell'immagine (l'osservatore) ha sempre meno strumenti per giudicare una bella fotografia da una brutta, anzi, rimane spaesato e confuso dai tanti commenti (in genere proporzionali ai commenti che l'autore / editore stesso rilascerà ai suoi colleghi), e che non rappresentano mai una critica, ma solo uno scambio di "cortesia" per giunta autoreferenziale perché non proviene quasi mai da un osservatore comune ma da un "collega" fotografo. -Concludiamo con una domanda di rito: chi è Marco Maria D’Ottavi e per cosa vuole essere ricordato? -È una persona che pensa che la propria vita dipenda dalla presenza e dal lavoro di tante altre persone, ed è grata a loro di questo. Infatti la cosa che mi fa più piacere sentirmi dire è che sono una persona generosa, vuol dire che ho dato qualcosa a qualcuno, che ho lasciato un segno. Non so per cosa vorrei essere ricordato, ma vorrei che si sapesse che la fotografia è solo uno degli aspetti della mia vita, ho mille altri interessi, come il teatro, il cinema, i libri, i fuoristrada, la bicicletta, la cucina...credo che il mondo sia così pieno di cose belle che sia assurdo occuparsi di una soltanto, perché a me piace il mondo, piace la vita. Non so se sono riuscito in poche righe a darvi l’idea di chi sia Marco D’Ottavi, quindi se volete approfondire la sua conoscenza, non esitate ad invitarlo a cena, è un ottimo cuoco ma direi soprattutto una piacevole forchetta!!

Due maestri della Fotografia contemporanea al lavoro: Marco D’Ottavi e Gabriele Rigon


Messo a fuoco

La modella ungherese Gaby, fotografata da Marco Maria D’Ottavi e il relativo backstage

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Janette e Yanika

Racconti di viaggio Il valore del casting Quando nell’Estate del 2008 ero a Praga per i miei casting, si presentò una ragazza bionda con gli occhi azzurri ed un viso dolcissimo; quella ragazza aveva chiesto un permesso dal lavoro, aveva percorso 150km con il treno ed infine aveva preso la metro per raggiungere il luogo del casting. Queste sono le cose che apprezzo delle modelle e che hanno messo Yanika nella mia lista delle preferite.

Quando le luci si spengono sul set, le modelle, i fotografi, le truccatrici tornano ad essere persone e qui si raccontano.

Sono passati quasi 3 anni e molte cose sono cambiate, ora è sposata,è diventata prima una brava makeup artist ed ora una brava fotografa, ma non è cambiata la sua dolcezza e la sua riservatezza, tipica delle ragazze dell’Est. E oggi è a Milano con Janette, conosciuta durante una sessione fotografica e sua grande amica. Passeggiando tra il Castello e il Duomo, tra un negozio di scarpe e un bar per gustare “il vero caffè italiano”, colgo l’occasione per fare qualche domanda.

Janette, la Playmate

Non poteva mancare la foto con la facciata del Castello Sforzesco a Milano

-Quando hai capito che ti piaceva stare davanti una macchina fotografica e perché ?

Shopping in centro

-La prima volta è stata 7 anni fa, con qualche servizio di moda, poi un paio di anni fa ho iniziato a fare glamour e da poco ho provato a cimentarmi nel nudo e nell’erotico e devo dire che mi piace! A me fare la modella ha aiutato a sentirmi meglio con me stessa, a darmi sicurezza, soprattutto ad essere più confidente con il mio corpo. -In genere si pensa che fare la modella sia semplice, che consigli puoi dare a chi vuole iniziare ora? -Non è facile per nulla! Devi sempre tenerti aggiornata, stare in forma, fare attenzione a quello che mangi, anche se per questo in Italia è sempre molto difficile perché è tutto troppo buono! E poi direi a una ragazza che vuole iniziare, di avere coraggio e “buttarsi”, l’aiuter{ a diventare più forte e sicura di sé. -Cosa ha rappresentato per te essere pubblicata sulla copertina di Playboy? -È un sogno che avevo fin da piccola, insieme a quello di diventare modella. Lavorare per Playboy è stata anche il momento più eccitante e sicuramente il servizio più indimenticabile della mia carriera.


Yanika la timidezza

Racconti di viaggio

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-Ora ti sei sposata, magari tra poco avrai una figlia, vorresti che diventasse anche lei modella? -Non vedo l’ora! Ho sempre sognato di avere una figlia, portarla ai casting e un giorno magari vederla sfilare in tv. -Tutto in famiglia allora, dato che tuo marito è fotografo. È da lui che hai imparato a stare dietro l’obiettivo? -Diciamo che sto ancora imparando come fotografa, e anche con Photoshop sto imparando tutto da sola. Mi piace più che fare la modella adesso, anche se siamo stati ultimamente in Grecia e devo dire che quello con mio marito è stato il servizio più bello che ho fatto. -come fotografa hai già una tua identità? Un tuo stile? Tra tutti i generi preferisco la moda, non mi piace molto il bianco e nero, prediligo gli scatti all’aperto o in location, anzi, se devo dire la verit{, odio proprio scattare in studio. L’Italia Se chiedo ad entrambe cosa piace del nostro Paese e cosa pensano degli italiani, la risposta è uguale per entrambe “il cibo, l’architettura, la natura e la simpatia degli italiani che sono molto simpatici e amichevoli, al contrario dei francesi”. Beh una frecciatina ai cugini d’oltralpe ci sta...

Yanika e Janette di fronte al Duomo


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EuRossModels

Foto del casting

Dall’ultimo casting a Praga, un’esordiente dal promettente futuro

Martinka Colpisce subito per la sua bellezza naturale, anche quando si è presentata al casting senza trucco e appena uscita dall’ufficio. Martinka ha appena 18 anni ma dimostra la sicurezza e la padronanza di una veterana di fronte l’obiettivo. Alta solo 163cm ma ben proporzionata, gli occhi e i capelli neri spiccano sul suo viso dolce e al tempo stesso deciso. Una scommessa di EuRossModels per un futuro di successo in Italia.


EuRossModels

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Backstage di Elisa Ghidella

“Tutte balle! Io amo le donne! Sono solo maldicenze femministe!”, celebre queste frase rivolta da Newton ad una giornalista che lo accusava di essere maschilista; sicuramente era sincero, la donna che emerge dagli scatti del celebre fotografo è forte, emancipata, sicura di sé, sfrontata, sicuramente non succube del maschio.

Il nostro team EuRossProject:

Il 6 marzo scorso, presso lo Studio fotografico Pubbliphoto di Legnano, Edoardo Varotto, fotografo padovano, ha raccontato la vita ed ha analizzato gli scatti più significativi del grande maestro tedesco, soffermandosi in particolare su alcuni, che sono stati discussi con i partecipanti e poi riprodotti in studio grazie all’aiuto delle splendide modelle Stana ed Eva e alla make-up artist Ilaria Ferrantello.

Makeup Artist e Hair Stylist: Ilaria Ferrantello

Docente: Edoardo Varotto Modelle: Stana e Eva

fo professionista, 36 anni, vive Parma, nella vita si occupa di fotografia commerciale, steel life. - Ti ho visto molto attento e attivo durante la spiegazione teorica, vero?

HELMUT NEWTON: nato a Berlino nel 1920, figlio di genitori entrambi ebrei, cresciuto nella buona borghesia Berlinese degli anni '20-'30. Interessato alla fotografia fin da piccolo, lavora con la fotografa tedesca Else Simon, conosciuta come Yva. A seguito delle leggi razziali lascia la Germania nel 1938 rifugiandosi a Singapore e lavorando come fotografo per il Straits Times. Prende servizio nell'esercito australiano durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra lavora come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Dalla fine degli anni cinquanta in poi si concentra sulla fotografia di moda... Ho osservato tutti al lavoro, lo staff, i partecipanti, dapprima assistendo alla parte teorica per farmi anch’io un’idea mia sull’autore e sull’uomo Newton e poi cercando di farmi raccontare da chi era presente impressioni ed emozioni, qualcosa da ricordare, ripensando a questa giornata trascorsa insieme.

che spinge a fare molte cose. Damiano Durante, è di Parma come Stefano, non fa il fotografo di professione ma collabora spesso con professionisti, people, beauty e ritrattistica sono i generi che predilige.

Alcuni dei partecipanti sono fotografi professionisti, come Michele Miorelli, che per lavoro si occupa di produrre cataloghi e brochure.

- Cosa ti ha colpito di Newton? - Adoro Newton, perché osservare le sue foto è come se tu guardassi un film e lo mettessi in pausa, ecco quello è un suo scatto, e tu puoi fantasticare su quello che è successo prima e su quello che sta per compiersi; poi credo sia stato in grado di capire la complicità della psiche femminile.

- Questo genere di fotografia non è quella di cui normalmente ti occupi, come mai sei qua? - Mi piace Newton, quello che mi piace della sua fotografia è che riesce a rendere sempre e comunque la donna sexy, anche magari mentre ha una gamba ingessata; la donna che racconta lui non è il solito “cuscino morto” (adoro questa espressione), sono donne coraggiose, fiere di mostrarsi. Era molto trasgressivo per quegli anni, ma mai volgare. Anche Stefano Dall’Asta, è un fotogra-

- E’ la prima volta che partecipo ad un workshop di EuRossProject, sicuramente sono più interessato alla parte teorica che non a scattare con le modelle, mi interessa molto il confronto, e lo scambio di opinioni tra i vari partecipanti. Newton ama la provocazione ma oggi è banalizzata, manca il concetto del vedo-non vedo, del desiderio, che è il motore

Damiano mi confessa che lui ha bisogno di fotografare per poter comunicare senza parole, quando si parla si utilizza il raziocino, mentre invece la fotografia è istintiva, è un processo fluido.

Ilaria Ferrantello al makeup di Stana

Ivano Invernizzi, è un fotoamatore che ha partecipato a diversi workshop EuRossProject e trovo che i suoi lavori siano davvero di un buon livello.


Backstage

- Come mai hai scelto la fotografia come hobby?

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- La fotografia è un ottimo antidepressivo, ti aiuta a pensare, a vedere le cose in maniera diversa. Fotografare è facile, il difficile è trovare l’ispirazione, i veri fotografi hanno gi{ l’immagine che voglio ottenere nella loro mente prima di eseguirla, per quello mi piace studiare i grandi maestri. Anche Giacomo Albertini è un giovane architetto veronese, e anche lui mi dice che utilizza la fotografia per esprimere la sua parte creativa. - Cosa ti piace rappresentare nei tuoi scatti? La spiegazione delle opere di Helmut Newton - Modelle, paesaggi naturali, viaggio spesso amo la fotografia creativa, amo sperimentare, una e si è scoperto timido ed ora grazie a questa passione sta fotografia è un ricordo che rimane per sempre, ci permette di riuscendo a superare questo limite. trasmettere la verità che noi non vediamo attraverso i nostri - Come mai è entrata la fotografia nella tua vita? occhi. La chiacchierata con Mattia Lottici mi colpisce molto, intanto per come esordisce: “Sono un fotografo amatore da 20 anni!” e calcolando che è giovanissimo, vuol dire praticamente da sempre.

- Amo le arti visive in generale, amo molto anche il cinema, ma ho bisogno di tempo, la fotografia è riflessiva, hai il tempo di studiare lo scatto, prima nella tua mente e poi cerchi di realizzarlo.

- Hai mai pensato di far diventare questa che è una passione una professione?

Concludo le mie chiacchierate con Vincenzo Garofalo, professionista valdostano. “La fotografia è il mio lavoro, ma mi ritengo comunque un appassionato, fotografo da sempre, da quando avevo 13 anni”.

- E’ una continua battaglia evitare che questo accada, sono convinto che se diventasse una professione poi non la troverei più così bella, ho bisogno di scattare tutti i giorni e poi questa passione mi permette di passare anche del tempo in allegria con altre persone che hanno il mio stesso interesse. Aleardo Trabattoni e tra i più “grandi del gruppo”, mi racconta che ha da poco cominciato a fotografare le persone

- Cosa ti spinge ad essere qui oggi? - La voglia continua di imparare, non bisogna mai pensare di essere arrivati, poi non amo partecipare a workshop dove si va solo per scattare con una bella ragazza, ma mi piace che come oggi si dia spazio alla parte teorica. Per lavoro faccio principalmente matrimoni e ritratti ma per diletto adoro il Glamour. Il risultato di questo giornata è da ricercarsi nella volontà e nella capacità di mettere insieme affermati professionisti del settore, ed un tema sicuramente interessante che ha attirato tra i partecipanti intervistati, anche Giuseppe Di Biasi, Ettore Collina, Alberto Avveduti, tutti con dalla loro una grandissima passione per la Fotografia con la “F” maiuscola. Ho visto unire la didattica al divertimento (che comunque non deve mai mancare) e ritengo, anche da quanto raccontato dai partecipanti, oggi si sia realizzata una giornata di grande successo. Elisa Ghidella

Edoardo Varotto alle prese con il set per Eva


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Backstage

L’ospite internazionale: Loic Dorez In occasione del workshop, abbiamo invitato l’artista francese Loic Dorez, giunto dalla Bretagna per effettuare un servizio con la modella Stana. Il suo stile particolare ed intrigante ben si adatta all’analogia con quello di Newton, di cui è un estimatore; in particolare i contrasti sono la caratteristica delle sue opere, sia nell’utilizzo dei colori, sia nelle prospettive, per realizzare quello che ritiene essere il tema centrale del suo lavoro, il “surrealismo”.

Due opere di Loic Dorez

“Ci sono molte ragioni che mi spingono a fotografare, ho bisogno di esprimere quella che è la mia forma di estetismo, utilizzando quella che è anche la mia formazione da architetto, in questa maniera riesco ad unire la bellezza e i luoghi e gli ambienti che amo. Nel miei scatti c’è quasi una fusione tra le modelle e il luogo in cui si trovano. Mi piace utilizzare il contrasto con colori forti, ad esempio una modella dalla carnagione molto chiara su un tappeto rosso fuoco, ed è presente nella mia fotografia la ricerca del surrealismo, una sorta di viaggio tra sogno e realtà che ci trascina in un mondo fantastico e fantasioso.” Loic, pur essendo giovanissimo (appena 34 anni) utilizza esclusivamente macchine a pellicola, in particolare non si separa mai dalla sua Hasselblad e vederlo lavorare oggi sembra anacronistico, ma ci riporta ai tempi in cui, esposimetro alla mano, si settavano tempi e diaframmi per poi vedere il risultato solo giorni più tardi, senza possibilità di poter “rifare lo scatto”. Una sua fotografia chiamata “la salle de bain” (la sala da bagno), è stata stampata in un formato da 2 mt x 2mt, e sorridendo dice “è così che bisogna vedere le foto”, e questo è un altro nostalgico anacronismo rispetto al mondo di oggi, quando ci si “accontenta” ormai di vedere la propria foto sull’I-Phone. “Ho viaggiato molto, amo le relazioni che si creano così per caso, dal nulla, come noi oggi, è una delle tante magie che riesce a creare la fotografia.” Potete apprezzare i suoi lavori e le sue mostre sul suo sito: “www.loicdorez.com”

Loic Dorez intervistato da Elisa Ghidella


Backstage

Mattia Lottici

Ivano Invernizzi

Damiano Durante

Giacomo Albertini

Aleardo Trabattoni

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EuRossNews 02 2011  

Magazine di EuRossNews numero 2, anno 2011

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