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Collalto, principi del Prosecco

di Enzo Russo

Isabella Collalto la principessa del Prosecco

È la più grande cantina familiare del Conegliano-Valdobbiadene. Zonazione e cru i punti di forza

L’ Azienda Agricola Conte Collalto si trova a Susegana nel cuore del Prosecco, ed è la più antica della provincia di Treviso. Il centro aziendale è costituito da una struttura molto spaziosa e piacevole all’occhio. Costruita nel 1904, lo stile architettonico ricorda un po’ quello austroungarico con i suoi colori, giallo ocra e il tipico rosso collaltino . La storica azienda, vista dall’alto, è come un quadrato, chiusa ai quattro lati, con al centro dell’ampio piazzale una fontana, di fronte la grande cantina attrezzata con macchinari di ultima generazione, ampi locali per i vini imbottigliati, interrata la parte storica della cantina con grandi botti antiche e la barricaia dove si respirano profumi unici di vino e quella moderna per la lavorazione dei vini bianchi. Ai lati della fontana barchesse di servizio e la Sala del Vino che ospita manifestazioni, degustazioni e incontri di lavoro e dove fa bella mostra di sé un antico camino che nel periodo invernale è molto gettonato. Infine, all’entrata principale, gli uffici direzionali.

È qui che la principessa Isabella de Croÿ Collalto ci accoglie con un abbigliamento semplice, sportivo elegante, pantaloni e maglietta chiara. Si muove leggera, all’apparenza delicata, sicura.

“Non sono preoccupata”, ci dice quando le chiediamo come vede il futuro, “cerco sempre di essere pronta alla sfida, perché nella vita non è facile avere le opportunità che mi si sono presentate, quindi mi sento fortunata”.

È la Principessa Isabella a farci strada nella storia

della produzione dei vini Collalto, che dal 2007 la vede al vertice dell’azienda per continuare con passione l’opera tracciata dal padre, il Principe Manfredo di Collalto. È una eredità impegnativa sotto tutti gli aspetti. La gestione del castello, della cantina, dei vigneti e commercializzazione dei vini e poi la storia della famiglia Collalto, di origine longobarda che si intreccia con quella della Marca Trevigiana.

“Sentivo il dovere morale di dedicarmi personalmente all’azienda, perché avevo fatto mio il progetto per il futuro che così fortemente aveva voluto mio padre, perché uno dei valori più importanti che mi ha trasmesso è stato il senso di responsabilità nei confronti della terra, della famiglia e di tutte le famiglie che lavorano in azienda”, ci ha detto senza esaltazione , ma con grande serietà Isabella. “ Mi divido tra l’Italia e il Belgio, dove ho conosciuto quello che sarebbe diventato poi mio marito, il Principe Guillaume de Croÿ, dove sono cresciuti i miei due figli Emmanuel e Violette. Ho deciso di impegnarmi direttamente nella conduzione dell’azienda vitivinicola scegliendo di fare la pendolare: dal lunedì al venerdì a Collalto, sabato e domenica a Bruxelles, per essere il più possibile in azienda, senza trascurare al contempo la famiglia. È faticoso , ma lavorare nel mondo del vino è talmente entusiasmante che non fatico a trovare le energie necessarie”. La Cantina Collalto è la più importante realtà vitivinicola della provincia di Treviso a conduzione familiare, 164 ettari di vigneti coltivati, di cui 100 sono dedicati alla produzione di Prosecco Superiore, ricco di profumi, fresco dal gusto rotondo che nasce nelle colline di Susegana. È indubbio che per seguire tutta la produzione e mantenere uno standard qualitativo che consenta di competere sui mercati mondiali ci vuole molta esperienza e preparazione e lei lo sta dimostrando, viste le bottiglie prodotte e la rete di distribuzione.

Ma inizialmente, chi l’ha presa “per mano” per

farle fare una full immersion, imparare e capire tutto l’insieme dell’azienda?

“Premesso che non si smette mai di imparare, i miei veri insegnanti sono stati l’enologo Adriano Cenedese, ora in pensione, e l’agronomo Mirco De Pieri, tutt’ora al mio fianco, due colonne portanti dell’azienda che conoscono il vigneto, la cantina e i suoi vini meglio di chiunque altro. Senza dimenticare poi lo storico direttore, il Professor Antonio Giacomini, già insostituibile collaboratore di mio padre, mi ha aiutato moltissimo a capire il mondo del vino e a trasmettermi la passione per il nostro straordinario territorio che io conoscevo solo in modo superficiale. Tutte persone leali, legate alla mia famiglia, che mi sono state vicine e professionalmente mi hanno dato moltissimo”.

Lei è da 11 anni alla guida della sua azienda, iniziale neofita in questi anni ha maturato una serie di esperienze nel settore vinicolo, in particolar modo del Prosecco, un vino dalle caratteristiche organolettiche uniche e Collalto ne è un protagonista di primo piano con bollicine di qualità. Cosa è successo da quando si è insediata saldamente sulla poltrona che è stata di suo padre?

“Nel mondo del vino, il Prosecco rappresenta un bene preziosissimo. In questi anni lo abbiamo valorizzato in numerosi nuovi mercati attraverso la

partecipazione a fiere e iniziative mirate. Mi dispiace quando vedo o sento dire che sui mercati ci sono dei Prosecchi che non fanno onore al vero Prosecco. Da un lato provo un senso di irritazione, dall’altro penso invece in termini positivi, ci distinguiamo grazie all’alta qualità del nostro Prosecco docg, prodotto nella nostra azienda e di cui controlliamo l’intera filiera produttiva. È questa del resto la filosofia che ho sposato fin dal mio arrivo in azienda e che voglio continuare a portare avanti. Fino al 2016 la vendita al pubblico avveniva attraverso il cosiddetto “spaccio”, siamo stati i primi in zona ad aprirne uno, proprio all’interno dell’area di produzione della cantina. È l’occasione per il visitatore di vivere la realtà aziendale, immergendosi nella sua storia e al contempo, ammirare sullo sfondo la vista suggestiva del castello di San Salvatore che domina il territorio circostante dall’alto della collina”.

Quali sono i mercati dove voi siete presenti? “Tradizionalmente quelli europei a partire dalla Germania, Svizzera, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Inghilterra, Irlanda del Nord, fino ai Paesi nordici e i Baltici. Poi ci sono gli Stati Uniti, anche questo un buon mercato per noi e nel quale intendiamo migliorare la nostra presenza, l’America Latina con paesi come la Colombia l’Ecuador, Perù, Brasile che ci stanno dando grandi soddisfazioni. Infine il Sud Est asiatico che curiamo con molto interesse, per ora sono spesso soltanto vendite spot ma siamo fiduciosi in uno sviluppo più continuativo”.

Iniziamo a parlare dei vini della cantina Collalto con l’enologo Andrea Affili che segue da 5 anni le varie fasi del processo di trasformazione, produzione ed

invecchiamento del vino.

“Abbiamo oltre 15 vitigni, di cui almeno 7 autoctoni tra i quali annoveriamo il Verdiso, il Wildbacher ma, soprattutto, gli Incroci Manzoni, di cui possiamo vantarne ben 4: il Manzoni Bianco, un incrocio tra il Riesling Renano e il Pinot Bianco; il Manzoni Rosa, incrocio tra il Trebbiano e il Traminer; il Manzoni Moscato, incrocio tra il Moscato d’Amburgo e il Raboso Piave; il Manzoni Rosso, incrocio tra Cabernet e Glera. L’incrocio Manzoni Moscato è stato riscoperto da pochi anni e sta vivendo una seconda giovinezza, lo vinifichiamo come spumante e possiamo ben dire di essere stati i primi a farlo. L’ultimo nato è una versione in rosa del Manzoni rosso, che abbiamo chiamato Sogno Rossorosa, profumato, fruttato e non molto corposo che si propone al palato con elegante semplicità”.

Parliamo del rinomato Prosecco, fiore all’occhiello dell’Azienda Collalto, un vino profumato, fresco e giovane.

“Il Prosecco è nato nelle nostre colline molto tempo fa con una tecnica di vinificazione che permetteva di fare un vino fermo che assomigliava a tanti altri. Poi, con la ricerca e la sperimentazione, la tecnica di spumantizzazione si è affinata e continua a migliorare di anno in anno con il risultato di produrre una certa tipologia di vini molto specifica di questa zona. Questo vitigno, specialmente in questa zona, si presta bene ad essere vinificato come base spumante”. Quali sono le tipologie di Prosecco che vengono prodotte?

“Sono tante, iniziamo dal Prosecco tranquillo, molto tradizionale anche se siamo rimasti in pochi

a farlo; il Prosecco frizzante, la versione classica conosciuta da oltre 100 anni, con una gasatura leggera, un vino di facile beva da pasto. Infine il Prosecco Spumante, un vino elegante e raffinato che viene spumantizzato in diverse tipologie. Il Ponte Rosso Brut Nature, molto secco con un grammo e mezzo di zuccheri e una lunga sosta sui lieviti di sei mesi, è l’ultimo nato, si propone a palati molto esigenti; il Brut San Salvatore, un vino classico della famiglia Collalto, ha un notevole corpo, rimane sui lieviti 4 mesi e questo gli permette di mantenere tutte le sue caratteristiche organolettiche per più di un anno; il Gaio extra dry, il più venduto, viene prodotto in una zona più a sud del vigneto, piacevole da bere, fruttato che incontra il gusto di molti palati; il Dame dry, è la versione più dolce, molto robusto, è fruttato e facile da bere, si abbina a tutti i dolci, potremmo chiamarlo il vino delle feste”. Dalla cantina quante bottiglie di Prosecco escono?

“Su un totale di 850 mila bottiglie, più della metà sono Prosecco e le altre sono diverse tipologie di vini. Poi ci sono i vini rossi: l’autoctono Wildbacher, i rossi del Piave che sono vini tradizionali della nostra zona; il Vinciguerra Colli di Conegliano rosso docg, fatto con uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Marzemino”.

A Nicoletta Piovesan, responsabile commerciale e marketing, chiediamo cosa è stato fatto in questi anni per rafforzare la visibilità dell’azienda e del Prosecco.

“Lo scorso anno abbiamo avviato un progetto in campagna con lo scopo di dare una identità ben defi

nita ai nostri prodotti. Siamo partiti dal lavoro nei campi analizzando terreni, creando delle micro parcelle omogenee che poi abbiamo vendemmiato separatamente e dall’analisi delle uve abbiamo definito e identificato i terreni più adatti per ottenere un prodotto con un basso residuo zuccherino o con un residuo un po’ più alto a seconda delle esigenze. È stato un progetto molto importante, lungo e impegnativo che ci ha permesso di individuare quali potevano essere i vigneti più vocati per fare un certo tipo di Prosecco”.

Quindi avete zonato il vigneto? “Esatto, perché ogni terreno ha la propria caratteristica specifica da cui si ottiene un certo tipo di vino. Il passo successivo è stato quello di mettere nell’etichetta il nome del vigneto da cui provengono le uve. Ha già dato ottimi risultati. Dal vigneto di San Salvatore, proprio sotto l’omonimo castello, otteniamo il brut. Poi abbiamo il Ponte Rosso, un Brut Nature, viene dalla zona di Ponte Rosso che ha un’argilla rossa; il vigneto del Gaio extra dry si trova a metà collina, vicino al Bosco del Gaio, dove la temperatura è più alta, c’è meno roccia e più argilla; a sud della collina nasce il Dame Dry. Abbiamo ora in cantiere un nuovo vino, Rive di Collalto, un extra brut con 6 grammi di zucchero residuo, sarà messo in vendita per Natale. Questo Prosecco nasce per valorizzare la produzione dell’azienda”. A chi è venuta l’idea di zonare il vigneto? “È nata un po’ da tutti, si parla, si fanno riunioni, vengono fuori tante idee e da questo brain storming è nato il l’ambizioso progetto, che nella degustazione di un calice di Prosecco lo si possa immediatamente riconoscere: questo è di Collalto!”.

di Enzo Russo

Salumi Beretta “puri” da più di due secoli

Una doppia linea basata su allevamenti etici, filiera controllata e attenzione ai nuovi bisogni alimentari

Qualità & Genuinità, sono i principali “ingredienti” che hanno contribuito a far conoscere agli amanti della cucina , i gourmet e in generale il mondo della ristorazione e del consumatore, il Salumificio Fratelli Beretta, una bottega diventata azienda, fondata nel 1812 a Barzanò dai fratelli Felice e Mario Beretta. Con la loro maestria artigianale sono riusciti a conquistarsi un posto in “prima fila” nel panorama dei salumi che vengono prodotti quotidianamente. Sono tra i salumi più venduti e conosciuti nel mondo e una delle più importanti realtà nel panorama della lavorazioni delle carni suine. Il suo nome: Salumificio Fratelli Beretta, è una garanzia per tutti, sia in Italia sia all’estero.

Questo primato, faticosamente conquistato nell’arco degli anni è il frutto delle generazioni che si sono succedute che hanno scelto di proseguire sul solco tracciato dal capostipite, sempre alla ricerca della migliore qualità artigianale che è risultata vincente.

La storia del Salumificio Fratelli Beretta è lunga, costellata di successi, strategie, acquisizioni, diversificazioni per competere a livello mondiale. È un’Azienda sempre in anticipo, innovativa che sembra voler dettare regole e cambiamenti in un mercato globalizzato, dove sui banchi di vendita si trova una variegata offerta di prodotti. Dai salumi freschi a quelli stagionati, da quelli saporiti a quelli piccanti, da quello grasso e morbido a quello light. Arrivano dall’Europa, ma anche oltre Oceano. Insomma salumi per tutti i gusti. All’occhio sembrano invitanti, ma della materia prima usata, la filiera produttiva dall’alimentazione al prodotto finito, che cosa ne sappiamo?

Incontriamo Enrico Farina, responsabile marketing del Salumificio Beretta, nella sede di Trezzo sull’Adda (Mi). È molto contento di come è andata la convention per la presentazione delle due nuove linee di prodotti alla forza vendita, buyer e addetti ai lavori.

“Certamente la nostra azienda è una delle più attive nel campo delle innovazioni nell’ambito della salumeria. Questo perchè da una parte siamo un brand presente sul mercato da oltre due secoli, costellati da successi, ma per questo non ci siamo mai seduti sugli allori, ci siamo sempre impegnati nella ricerca della migliore qualità dei salumi tipici igp e dop. Sul mercato ci sono molti “attori” con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. E quindi bisogna rinnovarsi attraverso la ricerca, cercando di interpretare i cambiamenti del consumatore, se non anticiparli”. È su questo fronte che il Salumificio Fratelli Beretta intende rimarcare ulteriormente le sue origini della più autentica salumeria italiana. “Nell’ultimo decennio”, ci dice Farina”, abbiamo dato vita ad una una nuova linea di salumi, un segmento di alta qualità rivolta ai buon gustai, i gourmet, ai globetrotter sempre alla ricerca della qualità, del buon mangiare sano e genuino. Sono arrivati i salamini Beretta, unici nel suo genere.

Anche quest’anno abbiamo confermato questa nostra vocazione lavorando su più fronti. Abbiamo fatto diversi lanci, alcuni della vera salumeria della tradizione e altri, invece, ampliando il nostro portafoglio prodotti con soluzioni innovative, che si rivolgono ad un target specifico che vuole mangiare il buon salume italiano”.

Bene, allora parliamone. “Uno degli elementi, che non riguarda solo la salumeria, ma in generale l’agroalimentare, uno dei trend principali è la ricerca della salubrità e della rassicurazione, così ci siamo mossi per mettere a punto ed identificare le filiere produttive che ci garantissero il proseguimento di questi obbiettivi. Nella pri