EtCetera n° 2 | Ottobre II 2017
il giornalino degli studenti
L’editoriale del Caporedattore
Halloween
ANCORA UN REFERENDUM Secondo numero di EtCetera e secondo voto da raccontare. Ancora un referendum dopo quello della Catalogna. Questa volta è legale e riguarda i cittadini di Lombardia e Veneto, chiamati a votare per una consultazione sulla richiesta di maggiore autonomia dallo Stato italiano. L’informazione ha parlato pochissimo di questo referendum, fino all’ultimo i titoli di giornali e telegiornali sono stati dedicati ai litigi interni alla sinistra italiana, la sera del 22 ottobre molti dei telegiornali, eccetto il TG La7, proponevano il referendum come terza notizia. Questa situazione grottesca non ha fermato la voglia di partecipazione della gente; infatti i risultati evidenziano la voglia di autonomia e federalismo dei lombardi e soprattutto dei veneti. Ora sta ai politici ascoltare la volontà del popolo e non alimentare quella sfiducia nella politica che da anni c’è in Italia. Intanto anche noi abbiamo votato ed eletto i nuovi rappresentanti d’Istituto: Davide Ferloni (5A), Tommaso Pirola (5I), Andrea Galimberti (4I) e Davide Mercandalli (5I) a cui tutta la Redazione augura un buon lavoro.
“L’orco” di Hollywood
di Filippo Vergani
La notte delle streghe
di Alessandro De Marchi, a pagina 7
Cosa succederebbe se la Terra si fermasse per un solo secondo? Articolo di Giuseppe Merante
La macchina del tempo Dario Arcolin ci parla di Nikola Tesla, a pagina 17
EtCetera | Liceo Majorana Desio
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Indice
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Halloween......................................................3 L’eccezione domina.................................5 “L’orco” di Hollywood............................7 Cosa succederebbe se la terra........12 Now the sky is painted......................14 Lettera ai voti..........................................16 La macchina del tempo......................17 iPhone 8 o iPhone X?.......................25 Trio cerca batterista tra i 15 e i 17 anni, per info: cassandroclara@gmail.com Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com
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Feste 3
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Luca Ronco, 2b
Halloween La notte delle streghe Tutti pronti a vivere la notte più terrificante di questo mese guardando un film horror, facendo dolcetto o scherzetto o andando ad una festa in maschera ecc. ovvero quella di Halloween, ma che cos’è veramente questa festività diventata ormai famosa in tutto il mondo? Halloween è una festività di origine celtica celebrata la notte del il 31 ottobre. La festa è principalmente legata alla morte e all’occulto, di cui è tipico il simbolo della zucca con intagliata una faccia sorridente anche se il più delle volte spaventosa illuminata da una candela o una lampadina piazzata all’interno, derivata dal personaggio di Jack O’Lantern. Ma Halloween fa riferimento anche ai mostri e creature di ogni genere (streghe, fantasmi, lupi mannari ecc…) e inoltre è molto legata a precisi colori ovvero il nero, l’arancione e anche se in secondo piano il viola. TRICK OR TREAT È usanza di Halloween che i bambini vadano mascherati di casa in casa, chiedendo dolciumi e caramelle o con la tipica e famosissima domanda “Dolcetto o scherzetto?”.
La parola “scherzetto” è la traduzione dall’inglese (trick), una sorta di minaccia di fare danni ai padroni di casa o alla loro proprietà, se non viene dato alcun dolcetto (treat). La pratica di mascherarsi risale al Medioevo e si rifà alla pratica dell’elemosina, di quando la gente povera andava porta a porta a Ognissanti il 1º novembre e riceveva cibo in cambio di preghiere per i loro morti il giorno della Commemorazione dei defunti il 2 novembre. LA ZUCCA DI HALLOWEEN La zucca di Halloween, che nei paesi anglofoni viene chiamata col nome di “Jack O’Lantern”, è uno degli oggetti e simboli principali della festività del 31 ottobre. Si tratta di una zucca scavata a mano, sulla cui superficie vengono intagliati i tratti di un volto, solitamente malefico e dal ghigno beffardo. Al suo interno, una volta svuotata della polpa e dei semi, viene riposta nella zucca una candela che, accesa, consente di vedere i tratti intagliati anche in pieno buio. Si ritiene che la tradizione di intagliare zucche sia originaria dell’Irlanda.
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Feste
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LA LEGGENDA DI “ JACK O’ LANTERN” Esistono molte varianti riguardo alla leggenda di “Jack O’Lantern”. La più diffusa e conosciuta è comunque quella di derivazione irlandese: Jack, un fabbro, una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma astutamente Jack chiese al demonio di trasformarsi in una moneta, promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Jack mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché il demonio non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo discendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo litigio i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita Jack commise però così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal Paradiso e presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli
ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa intagliata che aveva con sé.Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. Da allora, nella notte di Halloween, se aguzzate bene la vista, potreste vedrete una fiammella che vaga nell’oscurità alla ricerca della strada per casa: la fiammella di Jack. I COSTUMI DI HALLOWEEN Durante la festività di Halloween è molto radicata nei paesi anglofoni (ma non solo) la tradizione di indossare abiti che si distinguono per una spiccata propensione al macabro e al grottesco. La pratica di indossare costumi la notte di Halloween deriverebbe dalla credenza che, nella notte del 31 ottobre le anime dei morti abbiano la capacità di girovagare per la Terra tra i viventi.
HAPPY HALLOWEEN
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Riflessioni 5
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Clara Cassandro, 2a
L’eccezione domina L’umano “alternativo” medio è colui che è in grado di camminare da solo, senza sentire il bisogno di seguire qualcuno. Oggi, essere alternativo può rivelarsi un’impresa da non sottovalutare. Tante cose possono rappresentare un ostacolo per la libera espressione, ma in prima posizione troviamo le opinioni altrui. Sì, quelle maledette frecciatine (con tanto di arco) sono tornate, e sono più forti di prima. Ci sono innumerevoli ambiti in cui, nel suo piccolo, la pecora nera può esercitare il suo anticonformismo: la musica, l’abbigliamento, la filosofia di vita, i rapporti con le altre persone e via dicendo: tuttavia, risulta davvero problematico individuare persone che realmente si staccano dalla massa. Un esempio relativo alla musica: quest’anno, nel mese di luglio, è morto Chester Bennington, cantante di un noto gruppo musicale, i Linkin Park. Alla notizia del suicidio, la plebe si è subito divisa in tre macro gruppi: l’insieme delle persone che non aveva idea di chi fosse, il grup-
po dei fan turbati dalla notizia, e tutte quelle persone il cui slogan preferito del periodo è stato: “Eh, adesso che è morto, tutti fan”. Oggi più che mai, le persone tendono a custodire gelosamente le proprie idee, senza prestare la minima attenzione alle parole dette dagli altri, ritenendole solo uno spreco di fiato. Dalla presunzione che la propria opinione sia ineccepibile ai luoghi comuni, il passo è breve. Qualsiasi ramo della vita quotidiana ha dei luoghi comuni, ma i più vicini alla nostra realtà di tutti i giorni sono senz’altro quelli riguardanti gusti musicali e abbigliamento. Per quanto concerne la musica, è chiaro quali luoghi comuni possano esistere. Chiunque ascolti canzoni che anche solo si accostano al ramo del metal (o comunque qualsiasi cosa sia più “cattivo” dei Green Day) si è sentito dire: “Quando trovi il tempo per andare ad assistere ai riti satanici?”, “Questo è solo rumore”, “Non sei in grado di ascoltare altro genere”, “Ah, allora è per quello che sei sem-
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Riflessioni
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pre in un angolo vestito tutto di nero!”. Idem il viceversa, perché in fondo anche il meno convinto dei metallari ritiene che la persona che gli ha fatto quelle critiche sia un ciarlatano privo di cultura musicale che ascolta solo quello che gli viene propinato alla radio. Lo sbaglio non sta nell’avere una propria visione delle cose, ma nell’associare automaticamente qualcosa che vediamo o sentiamo a ciò che dicono gli stereotipi senza prima riflettere, come ad esempio collegare il colore nero alla tristezza, alla fine di tutto, a tutto ciò che c’è di negativo. Troppe volte quelli che si vestono di nero si sono sentiti dire: “Come sei deprimente, su! Un po’ di gioia!”, “Sorridi alla vita ogni tanto”, ma quando hanno tentato di soddisfare le continue e pressanti richieste di vestiti più colorati e si sono presentati con qualcosa di un po’ più allegro, si sono sentiti rispondere: “Una maglia a fiori? Oh, oggi nevica!”, “Come mai tutta questa felicità?”, “Chi ti ha costretto a mettere tutti questi colori?”. È facile intuire che allora non sono quelli vestiti di nero a spegnere la voglia di vivere, ma sono tutti quelli che fanno del luogo comune
una legge. La stessa cosa accade anche agli amanti di colori quali il rosa e il viola, che gli occhi altrui associano a ragazze superficiali e a ragazzi effemminati, il tutto coronato da quell’idea dell’oca giuliva che si ripresenta insensatamente ogni qual volta che una ragazza, mettendo il piede nella fossa, dice: “Il mio colore preferito è il rosa”. L’abbigliamento dà luogo ai più dispaati giudizi: dallo scappato di casa che indossa sempre e solo indumenti di cinque taglie in più della sua, al depresso vestito di nero, dal mongolo “tutto-gioia-niente-testa” che non ha mai indossato nulla di più scuro del giallo, a quello che se la tira perché ama mettersi le camicie e, in certe occasioni, sfodera la giacca con le spalline imbottite. Non ho la minima intenzione di concludere con una frase da Baci Perugina come “sii sempre te stesso”, perché sarebbe un clamoroso cliché, ma una cosa è certa: i luoghi comuni sono per persone comuni. Non essere una persona comune, sii provincia. Ecco, questo era decisamente poco comune.
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Cinema 7
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Alessandro De Marchi , 4a
“L’orco” di Hollywood Il Cinema (si noti gentilmente la “C” maiuscola) è passione e dedizione, è ricerca della perfezione e cura del dettaglio, il Cinema è immanenza nel concreto e trascendenza nelle idee, il Cinema è concetto, il Cinema è azione, il Cinema è contemplazione, il Cinema è poesia in movimento, Il Cinema è colore, luce e suono, il Cinema è capacità di trasformare idee in immagini, il Cinema è capacità di veicolare concetti ed ideologie, il Cinema è satira politica o feroce attacco alla società, il Cinema è arte popolare e fruibile dalle masse, il Cinema è soprattutto amore. Al contrario, il Cinema non è raccomandazione, il Cinema non è violenza reale ma soprattutto il Cinema non è, e non deve essere, stupro. Nello scorso numero avevamo già parlato della violenza sessuale e della società che tende a colpevolizzare la vittima (in un interessante articolo di Beatrice Corti); in questi giorni sono costretto a tornare sull’argomento poiché giungono da oltreocea-
no le notizie di uno scandalo che potrebbe avere dei risvolti molto importanti dal punto di vista sociale e “cinematografico”, le notizie di uno scandalo che sta minando una volta per tutte quell’aurea divina e perfetta che da anni pare a noi europei ammantare lo star system hollywoodiano. In questi ultimi giorni, infatti, se avete bazzicato su un qualche social network, se avete letto un giornale o se, mentre stavate aspettando l’ultima puntata del Grande Fratello V.I.P. , vi siete imbattuti in un telegiornale, avrete sicuramente sentito parlare di Harvey Weinstein e dell’enorme scandalo mediatico venutosi a creare attorno alla sua figura. Innanzitutto la domanda che i più si stanno probabilmente ponendo è: “Ma chi diavolo è questo Harvey Weinstein?”. Procediamo con ordine: Harvey Weinstein, 65 anni, è entrato nell’occhio del ciclone dopo aver spadroneggiato nell’industria cinematografica americana per più di trent’anni. Prima da fondatore della Miramax e poi della The Weinstein Company, ha visto i
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film da lui prodotti ricevere oltre trecento nomination agli Oscar, e vincerne ben settanta. Pellicole del calibro di “Django unchained”, “Pulp Fiction”, “The artist” e “Shakespeare in Love” sono solo alcuni degli innumerevoli film prodotti dal magnate americano. La fine però arriva per tutti, e il declino del superproduttore coincide con uno degli scandali più gravi della storia di Hollywood e del cinema in generale. La “bomba” è scoppiata il 5 ottobre 2017, quando compare nero su bianco sul New York Times un articolo in cui viene affermato chiaramente quello che si vociferava già da anni. Il produttore avrebbe infatti molestato, nel corso della sua carriera, decine di donne: attrici, modelle, segretarie e dipendenti. Il Times, mettendo insieme molte interviste ad attuali ex dipendenti delle case di produzione di Weinstein e diverse email e documenti legali, riporta in particolare l’intervista a due donne: Rose McGowan e Ashley Judd. Quest’ultima rivela di una colazione di lavoro in un hotel di Beverly Hills trasformatasi in un incubo. Weinstein la avrebbe infatti portata nella
sua stanza e costretta ad osservarlo mentre faceva la doccia. La Judd afferma di essersi sentita in trappola poiché erano molte le cose in ballo. Ed è quest’ultima affermazione quella che accomuna tutte le testimonianze: Weinstein ha sempre avuto il potere di decidere se avresti avuto o meno la parte nel suo film, se saresti diventata qualcuno o saresti rimasta nell’ombra. Passano cinque giorni ed il New Yorker rincara la dose pubblicando un lunghissimo servizio in cui si fanno nuovi nomi, in cui si aggiunge la gravissima accusa di stupro. Adesso a parlare sono tredici donne, tutte vittime, chi di abusi e di violenze, chi di assalti respinti. Spicca tra tutte l’italiana Asia Argento. La figlia del maestro dell’horror Dario racconta per la prima volta di essere stata violentata da Weinstein quando aveva 21 anni, nel 1997. L‘attrice era stata invitata dal produttore nostrano Fabrizio Lombardo ad un finto party della Miramax, ma ad attenderla vi era solo Weinstein che la ha costretta a subire della violenza sessuale. L’attrice afferma: “dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la
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violenza, lui aveva vinto”. Dopo aver raccontato la violenza subita e dopo la smentita di Lombardo, Asia Argento si trova sommersa da insulti sui social e viene attaccata da un articolo di Libero in cui viene accusata di “essersela cercata”. Qualche giorno dopo (e dopo una querela a Libero), la Argento risponde con uno sfogo pubblico in cui dice di ricevere solo parole di ammirazione dal resto del mondo, mentre nel suo paese viene chiamata “tro*a”. A questo punto niente sarà più come prima, le accuse si susseguono, riemergono con un nuovo significato le parole di Courtney Love del 2005 (“non andate ad un party di Weinstein”). Parlano (quasi) tutte le donne di Hollywood: da Angelina Jolie (“Ho ricevuto in gioventù avances non desiderate, e respinte, in una stanza d’albergo. Come risultato, ho scelto di non lavorare più con lui. Questo comportamento verso le donne in qualsiasi campo, in qualsiasi Paese, è inaccettabile”, a Gwyneth Paltrow (“Avevo 22 anni, mi mise le mani addosso, mi spinse verso la camera da letto, in cerca di un massaggio.
Ero una ragazzina, ero pietrificata”), da Léa Seydoux (“Era difficile dire di no perché era potentissimo. Tutte le ragazze avevano paura di lui). Improvvisamente mi saltò addosso e provò a baciarmi. Ho dovuto difendermi. È grande e grosso, ho dovuto fare forza per resistere. Sono uscita dalla sua stanza, completamente disgustata. Da Cara Delevingne (“C’era un’altra donna e pensai di essere al sicuro. Ma lui ci chiese di baciarci. Lo fermai e riuscii a uscire dalla stanza”), a Kate Beckinsale (“Avevo 17 anni. Lui era in accappatoio, mi ha offerto da bere, il giorno dopo dovevo andare a scuola”) a Sophie Dix. Kate Winslet fa sapere: “Quando nel 2009 vinsi l’Oscar (per The Reader) mi dissero: “Assicurati di ringraziare Weinstein, se vinci”, ricordo di aver risposto “No, non lo farò”. Non era per ingratitudine. Se le persone non si comportano bene, perché ringraziarle? È sempre stato prepotente e spiacevole”. George Clooney, nonostante l’amicizia di lunga data, usa l’aggettivo “indifendibile”. Anche Jennifer Lawrence si dice sconvolta: “Il mio cuore è per tutte le donne colpite da queste terribili
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azioni. E voglio ringraziarle per il loro coraggio nell’uscire allo scoperto”. Di “abuso di potere inaccettabile” parla Penelope Cruz, che aggiunge: “Ho bisogno di esprimere il mio sostegno a tutte coloro che hanno avuto queste orribili esperienze. Nel parlare hanno dimostrato un grande un coraggio”. Emma Thompson, invece, ha spiegato di non essere al corrente di ciò che succedeva con Weinstein, ma non ne è stupita : “Non ne sono sorpresa. Non penso si possa definire come una persona dipendente dal sesso, per me è un predatore”. Channing Tatum, dopo lo scandalo, rinuncia all’adattamento per il grande schermo del romanzo Forgive Me, Leonard Peacock (sarebbe stato prodotto proprio dalla Weinstein Company). Lo sceneggiatore che ha lavorato a lungo con Weinstein, Scott Rosenberg, dice la sua attraverso Facebook e rivela che nessuno a Hollywood può definirsi innocente affermando: “Io c’ero. C’ero dal 1994 agli anni 2000. L’età dell’oro. Ognuno di noi sapeva. Non che violentasse, sia chiaro. Ma eravamo tutti consapevoli che il suo compor-
tamento aggressivo fosse terribile. Sapevamo della fame di quell’uomo, del suo fervore, del suo appetito. Come un orco insaziabile uscito dalle favole dei fratelli Grimm. Abbiamo taciuto perché era la nostra gallina dalle uova d’oro. Chiedo scusa alle donne che hanno dovuto subire. Mi scuso, e mi vergogno. Perché, alla fine, sono stato complice. Harvey con me è stato solo una cosa: meraviglioso. Quindi ho incassato i benefici e ho tenuto la mia bocca chiusa. Ma anche voi dovreste scusarvi”. Le parole più attese erano però quelle dell’amico di lunga data di Weinstein, nonché uno dei registi più influenti del cinema internazionale: Quentin Tarantino. La Miramax ha infatti prodotto tutti i film del regista di Knoxville. Solo poche settimane fa, lo stesso Harvey aveva condotto le cerimonie per il fidanzamento di Tarantino con l’attrice israeliana Daniella Pick e aveva regalato al regista una videocamera d’epoca di grande valore. Tarantino ha dunque deciso di rompere il silenzio in un Tweet diffuso dall’attrice Amber Tamblyn in cui si legge : “Nell’ultima settimana sono rimasto sconvolto dalle rive-
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lazioni venute alla luce su Harvey Weinstein, mio amico da 25 anni. Ho il cuore spezzato. Ho bisogno di un po’ di tempo per superare il dolore, l’emozione, la rabbia e i ricordi e poi parlerò in pubblico”. La dichiarazione pubblica di Tarantino arriverà il 20 ottobre, quando il cineasta americano rivelerà: “Sapevo abbastanza da poter fare di più. C’erano più di semplici pettegolezzi, il gossip normale. Non erano di seconda mano. Sapevo che aveva fatto alcune di quelle cose”. Tarantino ha poi aggiunto: “Mi piacerebbe poter dire che mi sono assunto la responsabilità di affrontare quello che avevo sentito. Se avessi fatto ciò che dovevo in quel periodo non avrei dovuto lavorare con lui”. Intanto, Weinstein è stato lasciato dalla moglie, sollevato dalla presidenza della sua compagnia, rimosso dal comitato dell’Accademy Awards e inviato in un centro di recupero in Texas perché provi a disintossicarsi dalla sua dipendenza dal sesso. Il quadro che emerge dalle varie dichiarazioni e dalle accuse, che stanno aumentando in maniera esponenziale di giorno in giorno,
è quello di una consapevolezza più o meno diffusa di ciò che Weinstein facesse. E mentre l’opinione pubblica si divide tra chi addita Weinstein come se fosse un mostro e chi invece incolpa le donne di aver utilizzato il loro corpo per fare carriera, la patina dorata che pareva avvolgere Hollywood si sta sgretolando lentamente, ma sostanzialmente. Dopo questo scandalo, non ancora concluso, Hollywood non sarà più lo stesso, gli anni d’oro dello star system più autoreferenziale del pianeta sembrano essere tramontati del tutto, e fa male a tutti i fan pensare, quando guardano per la centesima volta quei capolavori che sono “Pulp Fiction” o “Django”, che alla produzione di film tanto belli e potenti vi sia un uomo dall’animo e dalle intenzioni così nere.
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Scienze e Attualità 12
Giuseppe Merante , 4I
COSA SUCCEDEREBBE SE LA TERRA SI FERMASSE PER UN SOLO SECONDO? Avete mai pensato alle possibili conseguenze se la Terra smettesse improvvisamente di ruotare attorno al proprio asse? Cosa capiterebbe se si fermasse per un solo secondo? Fortunatamente questa non è nemmeno un’ipotesi perché è impossibile che possa succedere, anche in un futuro molto remoto. Supponiamo per assurdo che un evento di qualche tipo possa causare questa “frenata”. Cosa accadrebbe? Una catastrofe senza precedenti, cancellando con molta probabilità ogni forma di vita animale e vegetale esistenti, provocando immensi danni… vediamo perché. Forse non tutti lo sanno ma la Terra ruota attorno al proprio asse a una velocità vertiginosa che varia dai 463 m/s all’equatore fino a un minimo di zero m/s ai due poli. Di conseguenza ogni persona, ogni palazzo e montagna si muove a una velocità di cir-
ca 1670 km/h, persino superiore a quella del suono (1237 km/h). Si tratta comunque del valore meno cospicuo dato che il pianeta, tutto quanto, si sposta intorno al Sole percorrendo ogni anno una circonferenza (più precisamente si tratta di un’ellisse) con raggio medio pari a 150 milioni di km. A conti fatti, si tratta di un valore più di 60 volte superiore a quello precedente, mediamente si parla di 29,8 kilometri al secondo. E anche questo non è il movimento più consistente. Il globo, trascinato dal Sole, partecipa al moto dell’intero Sistema Solare intorno alla galassia, la Via Lattea. Si stima che si possano raggiungere anche i 220km/s. Pertanto un uomo sulla Terra, quando è fermo, è sottoposto ai tre moti sopra menzionati che, sommandosi vettorialmente, possono fargli sfiorare i 250 km/s. Ovviamente non ce ne ac-
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Scienze e Attualità 13
corgiamo siccome tutto quello che ci circonda si muove alla stessa maniera con la medesima direzione e verso. Ora… immaginate se all’improvviso questo valore si portasse a zero. Secondo il principio di inerzia, una persona, palazzo o albero continuerebbe a muoversi con la stessa velocità che possedeva in precedenza. Ne deriva che tutto ciò che è solidale al pianeta si troverebbe “scaraventato” in avanti in maniera incredibile. Una persona all’equatore volerebbe letteralmente verso est a 1600 km/h ovvero 444 m/s. Non solo. Anche grattacieli ed edifici si muoverebbero allo stesso modo creando un’immensa catastrofe. La frenata si ripercuoterebbe sull’atmosfera, generando nei cieli delle tempeste supersoniche di vento e nei mari immensi tsunami che eliminerebbero ogni cosa al loro passaggio raggiugendo persino latitudini polari. Paradossalmente gli unici essere umani in grado di sopravvivere sarebbero gli astronauti a bordo degli ISS (Stazione Spaziale Internazionale, è una stazione spaziale dedicata alla ricerca scientifica che si trova in orbita terrestre
bassa ed è abitata continuativamente dal 2 novembre 2000; l’equipaggio, da allora, è stato sostituito più volte, variando da due a sei astronauti o cosmonauti). Tuttavia, a causa della mancata rotazione si annullerebbe anche il campo magnetico che lascerebbe esposto il pianeta e la possibile ISS alle radiazioni spaziali. In un solo secondo tutto verrebbe distrutto e nessun essere vivente sarebbe in grado di sopravvivere. È incredibile pensare come un solo secondo sia in grado di provocare così tanti danni,ma niente paura: secondo gli scienziati NASA questo evento apocalittico ha probabilità di verificarsi pari a zero nei prossimi miliardi di anni. Quanto avete letto è paragonabile solo a un brutto incubo.
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Giulia Burigotto e Francesca Secchi , 2b
NOW THE SKY IS PAINTED IN A WASH OF INDIE Semicitazione di Strangest Thing The War on Drugs
In voga ormai da mesi in Italia, complici Lo Stato Sociale e i The Giornalisti, l’Indie si differenzia dagli altri generi per essere musica indipendente. In particolare, vorremmo presentare due gruppi poco conosciuti: The War on Drugs ed Eugenio in Via di Gioia.
rendono la traccia piacevole nonostante quasi tutte abbiano una durata di più di cinque minuti, a differenza della maggior parte delle canzoni che siamo soliti ascoltare. Consigliamo specialmente i brani Pain, Strangest thing, Nothing To Find, In Chains, Red Eyes.
La prima è una band statunitense formatasi nel 2005 che, nello specifico, appartiene al genere dell’Indie Rock. Fino ad ora hanno pubblicato quattro album, i più recenti sono Lost in the Dream e A Deeper Understanding, perfetti compagni durante notti insonni passate a pensare a come rigare la macchina dell’insegnante di greco. I testi delle loro canzoni sono molto efficaci e la melodia è coinvolgente, queste caratteristiche
Ci soffermiamo ora sull’altro gruppo, Eugenio in Via di Gioia. Il cantante Eugenio Cesaro, il fisarmonicista Emanuele Via e il batterista Paolo Di Gioia sono tre dei quattro componenti di questa band, il cui particolare nome lascia già trasparire la vena ironica che la caratterizza. Purtroppo non sono però riusciti ad includervi anche il bassista, e così Lorenzo Federici è diventato il titolo del loro primo album, uscito nel 2014. Suonavano già nel
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2012, ma hanno cominciato a riscuotere un discreto successo solo nel 2013, dopo aver vinto il premio Buscaglione. Risultato del loro progresso musicale è stato il loro ultimo album, dal titolo Tutti su per Terra. Si tratta di nove tracce che dipingono una visione del mondo ribaltata e lontana dalle sue origini, messa subito in evidenza dall’immagine di copertina, raffigurante Atlante non più capace di sostenere il peso della Terra sulle sue braccia. Gli stessi componenti, per spiegare i temi trattati nei loro testi, hanno dichiarato: ”Atlante, la figura mitologica rovesciata che schiaccia il mondo è il concetto stesso dell’album. Viviamo in un mondo schiacciato dalla tecnologia, dall’umanità, dal cambiamento climatico e da varie situazioni che lo hanno cambiato e messo a rischio. La nostra visione non è del tutto pessimistica, ma realistica: Tutti su per Terra è un urlo di cambiamento, con la voglia di provare a rialzarsi, senza abbattersi. Riuscire ad arrivare alle persone attraverso l’ironia dei testi e l’allegria musicale di alcuni brani è il nostro scopo: vorrem-
mo far pensare, non ci estraniamo da un mondo dentro il quale siamo anche noi, anzi proviamo a combattere quello che secondo noi non va”. Infine, vi segnaliamo che all’Honky Tonki di Seregno il 18 Novembre e all’ARCI Pintupi di Verderio Inferiore (LC) l’8 Dicembre suonerà un gruppo formato da ragazzi che hanno studiato (e stanno studiando) nella nostra scuola: i Circus Collision. A fine settembre hanno, infatti, pubblicato la loro nuova canzone, East Burns. E’ un brano che personalmente abbiamo molto apprezzato e che consigliamo di aggiungere alla vostra playlist.
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Lettera 16
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Arianna Colucci , 4b
Lettera ai voti Cari voti ,
nel corso della mia (ahimè non ancora terminata) carriera scolastica mi sono sempre domandata questo: che cosa mai trovate di tanto affascinante in fogli e fogli pieni di confuse scritte? Sono certa che dentro di voi , nel profondo, c’è una vocina (non quella della coscienza, perché non ne avete una) che non ne può proprio più di una reputazione tanto pessima presso generazioni e generazioni di alunni . Indubbiamente siete un problema. Però forse questo termine è riduttivo, non rende a sufficienza il dramma quotidiano di ogni studente che si rispetti . Contro tale lenta agonia, ogni tanto si può assistere a un fenomeno più unico che raro: tentativi disperati di rassicurazione compiuti da genitori , insegnanti , perfino compagni di classe . No no, non allarmatevi , il vostro potere rimane indiscusso. Volete una dimostrazione? Basti pensare alle notti insonni e le estati passate sui libri . Tutto per colpa vostra. Io ad esempio rientro nella categoria di studenti che talvolta prima di un’interrogazione o verifica accarezza dolcemente l’idea di un folle volo dalla torre Eiffel . Mi direte: “Problema tuo, risolvilo in solitudine”. Certo, la sottoscritta sbaglia e meriterebbe una padellata in testa (in fondo non siete che minuscole cifre insignificanti), ma di certo non potete dichiararvi innocenti . Fossi in voi , mi sentirei un po’ in colpa. Giusto un pochino. Ma allora, alla fine dei conti , non c’è nessuna speranza per noi , misere anime condannate a cui i cerchi dell’inferno ormai non fanno più paura se non nell’interrogazione su Dante? Ciò che posso dire è questo: dal poco che è rimasto nel mio cervellino dopo le (per me) interminabili lezioni di fisica, so che alcune forze agenti , per poter essere affrontate , talvolta vanno scomposte . Allo stesso modo voi , brutti stalker, dovete essere fronteggiati a muso duro e con razionalità. Bisogna prendervi e scomporvi poco a poco, pezzettino cattivo per pezzettino cattivo, cercando di trovare una direzione nella fitta nebbia causata da aspettative , ansie e sensi vari di inadeguatezza. Alla fine , con una certa eroica rassegnazione , riusciremo a vedervi come granelli di pepe che animano quel campo di battaglia chiamato ‘scuola’.
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n° 2 Ottobre 2017
Dario Arcolin , 4D
La macchina del tempo Carissimi Majorani, buon anno! So bene che è iniziato già da un po’ ma non penso faccia male augurare il meglio a qualcuno anche se con un po’ di ritardo, e senza troppi indugi parliamo di ciò che vi ho promesso sin da quando nell’indice avete letto il titolo di questo articolo, ossia della macchina del tempo. Bene, vi confermo che non è stata ancora inventata, con mio grande e spero condiviso rammarico, anche se ciò non è del tutto vero infatti l’umanità e in particolare illustri esponenti della nostra specie vissuti secoli o addirittura millenni addietro possono essere incrociati passeggiando la sera per il centro della nostra città, visti in metropolitana o sul pullman, addirittura seduti accanto a noi mentre ci godiamo un film in Tv oppure leggiamo un libro, vivi e vegeti nelle cose che loro stessi hanno inventato e creato, pensato e scritto per l’appunto secoli o millenni fa. Certo questa macchina non ci permette di viaggiare nel tempo a nostro piacimento per
incontrare i nostri idoli, grandi personaggi a cui vorremmo stringere una mano oppure con cui fare una chiacchierata. Men che meno per raggiungere e passare del tempo con cari oggi scomparsi; l’unica cosa che li rende vivi è la memoria oltre alle cose che hanno realizzato e che hanno contribuito a plasmare il presente in cui viviamo. In questa rubrica mi ripropongo di parlare dei grandi personaggi senza i quali il mondo oggi sarebbe un posto se non peggiore molto diverso. Per iniziare questa serie di articoli non posso non partire che da un uomo geniale, stravagante e controverso nonché uno dei più grandi fisici della storia: Nikola Tesla «Essere un inventore era tutto quello che volevo essere. Archimede era il mio ideale. Ammiravo le opere degli artisti, ma per me erano solo ombre e apparenze. L’inventore, pensavo, dà al mondo creazioni palpabili, che vivono e funzionano.» cit.
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Tesla nacque il 10 luglio 1856 a Smiljan in Serbia ed è principalmente ricordato per il suo lavoro rivoluzionario e i suoi brillanti quanto cruciali lavori nel campo dell’elettromagnetismo di cui è stato un pioniere. Ma in che modo ha rivoluzionato il mondo? In primis ha inventato la corrente alternata, molto spesso indicata dalla sigla AC. Voi direte: cosa ce ne facciamo? Sostanzialmente tutto, ma ora mi spiego meglio. Per capire l’importanza dell’invenzione dobbiamo pensare di essere negli anni 80 del XIX secolo, precisamente nel 1881 all’Expo universale di Parigi quando fu presentata da Thomas Alva Edison la prima lampadina. Nel mondo si iniziarono a costruire centrali elettriche per poter illuminare, grazie all’incandescenza di un filamento di carbonio (oggi si usa il tungsteno), le città e per alimentare i neonati motori elettrici da impiegare nell’industria. Purtroppo però non esistono rose senza spine, o quasi: il problema era che il sistema di distribuzione della corrente di
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Edison consisteva nel costruire GRANDI impianti elettrici e generare elettricità grazie all’utilizzo di GRANDI conduttori metallici, da cui i clienti assorbivano la corrente per la luce e per i motori. Il sistema operava con lo stesso livello di tensione attraverso tutto il circuito. Per esempio, le lampadine di 100V del consumatore erano connesse a un generatore che produceva 110V, questo perché durante il tragitto vi era una caduta di tensione. Il livello di tensione erogata era stato deciso, per convenienzae per fornire e un ottimo rapporto luminosità/costo così da poter essere competitivo rispetto alle vecchie luci a gas, inoltre si pensò che 100V non fossero pericolosi o fatali per l’essere umano. La domanda di elettricità presto condusse al desiderio di costruire centrali elettriche MOOOLTO PIU’ GRANDI, e a porsi il problema del trasporto dell’energia su maggiori distanze. Inoltre, la rapida diffusione di motori elettriciindustriali, provocò una forte domanda verso una tensione ben più elevata dei 110 V, allora utilizzati per l’illuminazione. Il sistema di Edison, che utilizza-
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va la corrente continua (in sigla DC), era poco adeguato per rispondere a tale esigenza perché le tensioni prodotte erano basse per essere compatibili con l’uso diretto per l’illuminazione. Inoltre, il problema del trasporto era ancora più difficile, dato che la trasmissione interurbana di grandi quantità di corrente continua da 110 volt era molto costosa perché soffriva di enormi perdite per dissipazione, sotto forma di calore! Tesla risolse il problema e inventò un modo differente di immagazzinare e trasportare energia che permetteva di coprire grandi distanze senza perdere potenza, la corrente alternata (in sigla AC) per l’appunto. Partendo da una grande tensione iniziale mediante l’uso di trasformatori se ne riduce l’intensità, che è la causa principale della dissipazione d’energia mentre viaggia lungo la linea di distribuzione. La potenza P della corrente è pari al prodotto della tensione (V) per l’intensità (I). Incrementando il voltaggio Tesla riuscì a far diminuire l’intensità mantenendo la potenza intatta. Prima di far arrivare la corrente ad elevata tensione nel-
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le case si faceva scendere il voltaggio a livelli sicuri tramite un altro trasformatore. Come si può ben capire ne scaturì una guerra tra Tesla ed Edison dove ognuna delle parti cercava di dimostrare la netta superiorità del proprio metodo e questo conflitto fu chiamato per l’appunto “Guerra delle Correnti” e che fu alla fine proprio Tesla a vincere. Ah, dimenticavo, Tesla all’inizio della sua carriera si trovava sul libro paga dello stesso Edison, quando si dice allevare una serpe in seno. Successivamente brevettò anche i motori elettrici funzionanti a corrente alternata e così diede un contributo significativo alla nascita della seconda rivoluzione industriale. Ma non è tutto, le correnti di Tesla ed Edison hanno anche ispirato una delle più famose rock band di sempre… Lo sapevate vero?!? Altra grande invenzione di Tesla fu la radio! Ma come? Non l’aveva inventata Guglielmo Marconi? La risposta è ni, infatti come è successo per altre grandi invenzioni due persone lavorando indipendentemente sono
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arrivate agli stessi risultati a distanza di pochi mesi, e questo è anche il caso della prima autovettura brevettata da Karl Benz (si, quello della Mercedes) e quella di Gottlieb Daimler (l’inventore del primo motore a scoppio davvero efficiente) brevettata pochi mesi dopo. Tornando a noi Tesla fu il primo a produrre tramite una bobina di sua invenzione corrente ad alta frequenza e quindi onde sonore di frequenza molto bassa (VLS in sigla). Siamo nel 1891 e in questo periodo riuscì a far illuminare speciali ed innovativi “tubi a vuoto” (gli antenati delle lampade al neon), grazie all’energia trasportata da queste onde. Va anche ricordato che all’Esposizione Universale del 1893 di Chicago per la prima volta fu dedicato un padiglione all’energia elettrica. Fu un evento storico dal momento che Tesla introduceva i visitatori alla potenza della corrente alternata usando per illuminare l’Esposizione i suoi innovativi tubi a vuoto. Continuando ad indagare le onde radio nel 1896 trasmise segnali dal laboratorio di Houston Street a New York sino a West Point, a 30 miglia
di distanza (circa 50 km). Successivamente scrisse un libro sull’argomento chiamato: “Invenzioni, Ricerche e Scritture.” Marconi leggendo questo saggio e studiando il lavoro di Hertz si diede da fare per creare la sua apparecchiatura trasmettente e ricevente, migliorandola e impegnandosi a diffonderla ed installarla su navi portando grandi vantaggi all’umanità e salvando innumerevoli vite. Marconi ha copiato Tesla? Assolutamente no! Il geniale italiano ha effettivamente inventato la radio, ma partendo dal sostanziale ed importantissimo lavoro di Tesla ed Hertz. In ogni caso Marconi e Tesla proprio per questo “piccolo”screzio non furono mai in buoni rapporti e rinunciarono persino al premio Nobel che avrebbero dovuto ricevere assieme in quanto ognuno di loro riteneva il collega indegno di tale titolo. Siamo nel 1915. Il brevetto della radio, riassumendo, fu assegnato dal 1891 al 1897 a Tesla. Fu poi assegnato a Marconi dal 1897 sino al 1943 quando dopo pochi mesi dalla scomparsa di Tesla la corte suprema degli
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Stati Uniti decise che la paternità dei brevetti spettava a Tesla. Oltre alla radio, alla corrente alternata e ai progenitori delle lampade al neon Tesla ha dato un significativo contributo anche nell’inventare la TV, quella a tubo catodico. È però più corretto dire che una sua invenzione, la bobina di Tesla, è stata utilizzata successivamente all’interno delle televisioni. Questa agisce come un trasformatore e permette alle televisioni a tubo catodico di funzionare, anche se quando Tesla progettò la bobina che dai lui prende nome non aveva in mente assolutamente di produrre televisori, ma il suo piano era ben più ambizioso! La bobina in questione è in grado di trasmettere onde elettromagnetiche estremamente potenti nell’aria e Tesla pensò bene di costruirne di enormi in tutto il mondo (il suo progetto prevedeva la costruzione di circa una trentina di torri/bobine), alte quanto palazzi di 5 piani e potentissime. Questo avrebbe permesso di trasmettere energia elettrica senza l’ausilio di tralicci e cavi sfruttando come mezzo
di distribuzione l’etere stessa. Innanzitutto si trasferì a Colorado Springs, nelle immense pianure del Colorado appunto, poiché aveva bisogno di molto spazio per i suoi esperimenti. La bobina di Tesla, per farla facile, proietta onde elettromagnetiche (quindi energia) nell’aria. In questo periodo e con bobine di modeste dimensioni riuscì ad accendere “lampade al neon” lontane qualche metro. Nel 1900 decise di trasferirsi a Wardenclyffe dove iniziò la costruzione della sua torre/bobina alta quanto un palazzo di parecchi piani e dimostrò di poter con essa far funzionare le sue “lampade al neon” ad oltre 300 metri di distanza. Nonostante questo successo iniziale la torre fu smantellata durante la prima guerra mondiale poiché ricca di grandi quantità di rame utili per realizzare armamenti. Così tramonto il sogno di elettricità senza fili per tutti e la Wardenclyffe Tower venne ribattezzata dai giornali la “follia di Tesla da un milione di dollari”… Il genio di Tesla, parecchi anni prima di darsi allo studio e alla
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progettazione del suo impianto di distribuzione globale di energia senza fili, si occupò anche di un’altra forma di energia: i raggi X, utilizzando una variante dei suoi tubi a vuoto. Questi tubi alimentati da una bobina di Tesla emettevano raggi X quando gli elettroni al loro interno venivano spinti con forza dall’intenso campo elettrico della bobina contro il vetro del tubo e l’impatto generava i suddetti raggi. Tesla lavorò a stretto contatto con Wilhelm Röntgen, lo scopritore di questa radiazione. All’inizio della sua ricerca Tesla si rese conto quasi per caso dei raggi osservando le bruciature che aveva sulla pelle dopo aver lavorato per lungo tempo con queste lampade ed inizialmente pensò che tali bruciature fossero da attribuire all’ozono piuttosto che alla radiazione. Eseguì numerosi esperimenti prima della scoperta di Röntgen (compresa la radiografia delle ossa della propria mano; in seguito spedì tali immagini a Röntgen) ma non rese largamente note le sue scoperte; la
maggior parte della sua ricerca è andata perduta nell’incendio del suo laboratorio avvenuto nel marzo del 1895. Tra gli altri suoi meriti va ricordato che nell’agosto 1917 fissò per primo i principi riguardanti le frequenze e i livelli di potenza per la costruzione di primitive unità radar, strumento oggi indispensabile in svariati ambiti. Ci avviciniamo quindi all’ultimo periodo della vita di questo grande uomo che fu segnata da incomprensioni, povertà come anche da successi quali il conferimento di una laurea ad honoris causa oltre che ad altri titoli testimonianti gli sforzi e i successi raggiunti durante la sua vita. L’ultimo brevetto di Tesla riguarda una macchina volante ad atterraggio e decollo verticale ed è datato 1928. Il numero totale dei brevetti ottenuti da Tesla è di 280 in 26 paesi, di cui 109 negli USA. Negli ultimi anni della sua vita Tesla intervenne spesso su quotidiani e periodici, come il New York Times, riguardo alle sue visionarie opinioni sulla tecnologia o in relazione alla guerra in corso in Europa (era un
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convinto pacifista).Morì nel 1943 nell’hotel dove viveva; al suo funerale a New York erano presenti oltre duemila persone, tra cui diversi premi Nobel. A causa della sua personalità eccentrica e delle sue affermazioni talvolta apparentemente bizzarre e incredibili, negli ultimi anni della sua vita Tesla fu ostracizzato e considerato una sorta di “scienziato pazzo” anche se gli furono talora attribuite curiose anticipazioni di sviluppi scientifici successivi. Come detto questo è un periodo particolarmente controverso della vita di Tesla e visto che alla sua morte i servizi segreti statunitensi passarono a setaccio il suo laboratorio per prendere possesso di brevetti, annotazioni, progetti e materiale con la scusa di salvaguardare la sicurezza pubblica dobbiamo e possiamo fidarci solo di quanto Tesla disse in interviste riguardo ai progetti a cui stava lavorando negli ultimi anni della sua vita per sapere su cosa stesse lavorando. Ebbene in questo contesto entra in scena il “raggio della pace”, altre volte detto anche “della morte” e più
neutralmente definito dallo scienziato “Teleforce”. Da quanto disse Tesla esso era costituito da un meccanismo per generare un’enorme differenza di potenziale. Vi era poi un dispositivo in grado di amplificare e moltiplicare la differenza di potenziale generata dal primo meccanismo ed infine un tubo a vuoto in grado di generare un fascio di particelle concentrato, proiettato verso il bersaglio, il che avrebbe reso l’invenzione utilizzabile come arma a tutti gli effetti. Nel 1937, egli compose un trattato che riguardava fasci di particelle cariche che fu pubblicato in seguito alle sue affermazioni per cercare di illustrare una descrizione tecnica di una “super arma che avrebbe messo fine a tutte le guerre nel mondo.” (parole di Tesla). Inutile dire che di questa “arma” non è mai stato trovato nulla. Altro stravagante progetto: nel 1933 alcuni giornali pubblicarono la rappresentazione della bizzarra Thought, camera teorizzata da Tesla: una macchina fotografica dei pensieri! Egli pensava che un pensiero formatosi nel cervello creas-
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se una corrispondente immagine nella retina, e che l’impulso elettrico equivalente all’immagine potesse essere letto e registrato in un dispositivo. L’informazione immagazzinata, sarebbe stata poi elaborata e visualizzata come immagine su uno schermo. Tesla ipotizzò anche come le forze elettriche e magnetiche potessero distorcere, o addirittura modificare, il tempo e lo spazio e studiò procedure con le quali controllare tali energie. Verso la fine della vita rimase affascinato dalla teoria secondo cui la luce è formata sia da particelle elementari sia da onde, un postulato fondamentale della fisica quantistica. Queste ricerche lo portarono a ideare un “muro di luce”, manipolando le onde elettromagnetiche. Questo misterioso muro di luce avrebbe consentito di alterare lo spazio, la gravità e la materia; da questo nacquero una serie di progetti di Tesla che sembrano usciti direttamente dalla fantascienza, come il teletrasporto, il viaggio nel tempo e la propulsione antigravità. Tesla è conosciuto anche per l’invenzione di uno speciale
trasmettitore chiamato “Teslascopio”, progettato con l’intenzione di inviare segnali e “comunicare” con forme di vita extraterrestri di altri pianeti. Ovviamente parlando di questi suoi progetti ed invenzioni siamo entrati senza pensarci due volte nell’ambito della fantascienza e su questo non ci piove, però da qui ad affermare che nell’ultimo periodo della sua vita Tesla avesse perso il dono della ragione è del tutto sbagliato e se non fosse stato per le limitazioni tecnologiche della sua epoca chissà cosa sarebbe riuscito a fare un uomo che ha letteralmente inventato il mondo in cui viviamo noi oggi. Spero che questo articolo vi sia piaciuto e non abbia tradito le vostre aspettative. Ci vedremo sul prossimo numero con un altro Grande della nostra storia!
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iPhone 8 o iPhone X? Questo è il dilemma! Quando Apple quest’anno ha presentato la nuova generazione di iPhone, per la prima volta allo Steve Jobs Theater nel nuovo Campus a Cupertino, i modelli svelati sono stati tre: iPhone 8, 8 Plus ed X. I primi due vanno a continuare una linea di design intrapresa nel lontano 2014 con iPhone 6 e 6 Plus, mentre il terzo esplora nuove frontiere del design proponendo un display OLED che copre tutta la superficie frontale del telefono. Viene eliminato il tasto home in favore di gesture più o meno intuitive, mentre la parte superiore si restringe lasciando solo una piccola “isola” che racchiude altoparlante, fotocamera e “proiettore di punti” per lo sblocco facciale, inglobata dallo schermo sui lati. Il retro di iPhone X, come quello di iPhone 8 e 8 Plus è in vetro e garantisce la ricarica wireless. Le cornici invece sono in acciaio inossidabile, forse più esposte ai graffi rispetto a quelle in alluminio anodizzato degli altri due telefoni. Tutti e tre i nuovi smartphone dell’azienda Californiana sono spinti da un processore A11 Bionic che garantisce prestazioni mai
viste prima su uno smartphone e addirittura superiori a quelle di alcuni MacBook Pro di fascia media. La vera differenza quest’anno la fa la fotocamera, almeno sui due più grandi, iPhone 8 Plus e iPhone X, che come l’anno scorso integrano una doppia fotocamera che permette scatti grandangolari e zoom. Migliorata l’esposizione e l’auto focus, ora più precisi, mentre i colori risultano più caldi e reali. La grande introduzione è la funzione Portrait Lighting: un miglioramento dell’ormai conosciuta funzionalità ritratto che permette un effetto sfocato sullo sfondo, con l’aggiunta quest’anno di nuovi effetti di luci e colori. L’escluso da questa funzionalità è iPhone 8 che come negli anni passati possiede una sola fotocamera grandangolare. La funzione più scenografica però la ottiene iPhone X con il suo sblocco facciale 3D, garantito dalla fotocamera TrueDepth in grado di scannerizzare il volto dell’utente attraverso un fascio ad infrarossi. Non si tratta quindi del solito riconoscimento del volto già integrato in passato da altre aziende e facilmente ingannabile con una
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foto del proprietario o poco più, ma si tratta di uno dei sistemi di sicurezza più precisi mai integrati in uno smartphone, con una possibilità di fallimento di uno su un milione (quella del TouchID attuale è di uno su cinquantamila). Fotocamera TrueDepth che consente anche le Animoji, delle emoji animate ed espressive che seguono il nostro volto mappandolo in tutte le sue espressioni. Un altro aspetto di diversità tra i tre flagship della casa di Cupertino riguarda la gestione del tasto home. Se in iPhone 8 e 8 Plus è rimasto anche quest’anno il classico tasto home che conosciamo con il riconoscimento di impronte, su iPhone X il tasto home è stato soppiantato da delle gesture. Scorri dal basso verso l’alto e ottieni la funzionalità del click sul tasto home. Scorri dal basso verso l’alto fermandoti a metà e ottieni la funzionalità del doppio click del tasto home. E per togliere le app dal multitasking? Dato che la solita gesture verso l’alto adesso simula il click del tasto home, ora una volta nel multitasking bisogna tener premuto sull’app da chiudere: appariranno dei “meno” rossi in corrispondenza delle app, con i quali sarà possibile chiuderle. Siri invece è stata spostata sul tasto di accensione. E allora per spegnere il telefono? Semplice: impostazioni, generali,
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spegnimento. Oppure 5 click di fila sul tasto di accensione. E il centro di controllo? Adesso scende dall’alto e si richiama con una gesture dal basso verso l’alto… ma fatto sul lato di destra, e non dal centro, altrimenti invocheremo il centro di notifiche. Ma se tutto ciò vi sembra confusionario è perché… di fatto lo è. Apple sembra non essere molto convinta sulle gesture, che in ogni caso richiederanno un certo periodo di tempo per essere apprese. Tirando le somme, torniamo quindi alla domanda, iPhone 8, 8 Plus o X? Probabilmente la vera sfida è tra 8 Plus e X, perché iPhone 8 non possiede la doppia fotocamera, non ha uno schermo grande come quello degli altri due, ed è perciò indirizzato ad un pubblico differente. La scelta tra il Plus e l’X invece è abbastanza ardua. Il prezzo ad esempio farebbe propendere per l’8 Plus, €949 contro €1189. In quanto al design però, almeno secondo Apple, iPhone X è il futuro della gamma iPhone e comprando l’8 si rischia poi di possedere un telefono con un design vecchio di 4 anni, non in linea con i futuri smartphone. Sicuramente lo sblocco facciale e le Animoji sono delle funzionalità carine, ma forse non sufficienti per giustificare la differenza di prezzo e l’incognita su un telefono totalmente nuovo che abbandona qualsiasi concetto di tasto fisico.
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La redazione
Caporedattore: Filippo Vergani 4c Impaginatore: Davide Ferloni 5A A cura di: Beatrice Corti 4c, Beatrice Seregni 5A, Cecilia Terraneo 5A Redattori: Luca Ronco 2b, Clara Cassandro 2a, Alessandro De Marchi 4a, Giuseppe Merante 4I, Giulia Burigotto 2b, Francesca Secchi 2b, Arianna Colucci 4b, Dario Arcolin 4D, Tommaso Pirola 5I Giochi e vignette: Dario Arcolin 4D, Davide Ferloni 5A
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