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Novembre II

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n° 3 |Novembre 2018

EtCetera

il giornalino degli studenti L’editoriale del Caporedattore di Filippo Vergani, 5c Il clima che infiamma la politica Incendi scoppiati in tutta la California hanno incenerito boschi, case e ucciso più di 70 persone. Allo stesso tempo su New York si abbatteva la più grande tempesta di neve degli ultimi 80 anni. Nonostante qualcuno, compreso Donald Trump, lo neghi, la comunità scientifica associa il riscaldamento globale all’aumento dei fenomeni naturali estremi. In Francia intanto il presidente Emmanuel Macron ha eliminato gli incentivi per le auto diesel, facendo aumentare il prezzo del carburante, al fine di favorire l’auto elettrica e il trasporto pubblico. Così sabato 17 novembre quasi 300mila persone munite di giubbotto giallo, hanno bloccato la Francia (compreso il pullman che trasportava me e altri majorani di ritorno da Ginevra). L’ecologia è diventata oggetto di battaglia politica: i ceti privilegiati delle grandi capitali come Parigi, che si spostano in metropolitana, sono attaccati dai lavoratori della provincia che si recano al lavoro in automobile. E’ iniziata una partita fra progresso e sviluppo sostenibile contro passato e arretratezza. Sarà decisiva per il pianeta. Il risultato che l’umanità si può permettere è uno solo.

Cosa pensano i primini del nostro liceo

Chi meglio sopravvive?

Anche quest’anno nuovi primini conosceranno nuove persone, nuovi amori, saranno estasiati di essere finalmente al liceo e avranno la piccola dose di ansia riservata ad ogni studente con qualche piccola crisi nervosa…

Un’Europa agonizzante

Che l’Europa e il progetto europeo di unificazione dei Paesi del continente stia passando un periodo di forte crisi è evidente, e le prove sono numerose e lampanti come l’estrema frammentazione in politica estera ed economica...

LA FILOSOFIA DI HARRY POTTER Se agli occhi dei molti Harry Potter è un semplice romanzo per ragazzi quello che ha permesso all’opera di J. K. Rowling di diventare il fenomeno narrativo che è stato, è il significato più profondo che si cela dietro le semplici magie...

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Indice

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Un’Europa agonizzante............3 MediCinema................................5 Intervista ai primini....................7 Milano tutto è meraviglioso....10 La filosofia di Harry Potter.......13 Il fantasy nel cinema e nella letteratura oggi..................................15 Attacco al (quarto) potere..........16

Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com


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Economia 3

Un’Europa agonizzante Che l’Europa e il progetto europeo di unificazione dei Paesi del continente stia passando un periodo di forte crisi è evidente, e le prove sono numerose e lampanti: la politica delle porte chiuse sul tema immigrazione, lo scarso spessore del ruolo europeo nella geopolitica mondiale e, soprattutto, l’estrema frammentazione in politica estera ed economica. E le conseguenze sono ancora più evidenti; una su tutte, e quella che fa più riflettere, l’ascesa di partiti nazionalisti ed euroscettici in Paesi un tempo fortemente europeisti, tra cui la nostra Italia. Ma non è questo il momento di analizzare la situazione politica del nostro paese, altrimenti questo articolo occuperebbe l’intero giornalino. Ma perché l’Europa si trova in queste condizioni? Il progetto europeo è davvero a rischio? Facciamo qualche passo indietro. Tutto è cominciato in quel fatidico 2008, quando un’enorme crisi finanziaria scaturita negli Stati Uniti (su cui non mi soffermo a parlare) sconvolse l’intero mondo globalizzato e in particolare l’Europa, mettendo a rischio i debiti nazionali. Fin qui nulla di strano: i vari Paesi si adoperarono per salvare le loro banche, e quindi l’economia nazionale, dal fallimento, con un forte periodo di regressione. Ma

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Francesco Vaccari 3aa

il problema principale fu che poco tempo dopo l’allora premier greco Papandreou dichiarò che la Grecia aveva un rapporto deficit-PIL nettamente superiore ai parametri europei (si parla di un 12% a fronte del 3% europeo stabilito dai Parametri di Maastricht) e che quindi il precedente bilancio era stato falsificato per restare nell’Unione: la crisi greca si aggiunse a quella statunitense e mise a serio rischio l’Europa, e, cosa più importante (si legga con ironia) gli interessi economici di Francia e Germania. Fu così che la famosa “troika”, un organismo di natura economica costituito da Commissione europea, BCE (Banca Centrale Europea) e FMI (Fondo Monetario Internazionale) volto a verificare e mantenere la stabilità economica dei singoli Paesi, intervenne e “risanò” la Grecia attraverso una serie di riforme molto aspre e vasti tagli in tutti i settori possibili (sì, anche peggio che in Italia) che acuì una forte crisi sociale in favore delle banche. Questo metodo di intervento ha tutt’oggi il nome “austerity”. In quel caso Francia e Germania agirono per difendere i propri interessi condannando ancora tutt’oggi una nazione intera al ruolo di fanalino di coda dell’Europa. Da quel momento in poi l’intero approc-


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Economia

cio europeo cambiò: Francia e Germania assunsero a tutti gli effetti il ruolo di guida dell’Unione anteponendo al progetto di condivisione dei rischi e di unione sociale i propri interessi politico-economici. Ma il caso che più di tutti rese evidente l’eccessiva frammentazione europea fu la crisi migratoria del 2013: dai paesi africani ci fu un vero e proprio boom di migrazioni - complici guerre, terrorismo e povertà - verso i paesi del Mediterraneo, e l’oggetto di questo flusso era in gran parte l’Italia. Certo, l’Italia era solo un paese di transito, si mirava ai ricchi Paesi del Nord, ma è qui che dall’Unione Europea giunse il colpo di grazia: ad uno ad uno, tutti i Paesi del Nord ed Est Europa, e in primis Francia, Germania e il cosiddetto “gruppo di Visegrad” (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), chiusero le loro frontiere, relegando in ogni modo possibile il problema dell’immigrazione alla sola Italia, che in cambio otteneva maggiore flessibilità per quanto riguardava il rientro del deficit italiano (mai quanto quello greco, per carità, però una fonte di preoccupazione per i nostri cugini d’Oltralpe). Ma non si può barattare la solidarietà con i soldi. Tirando un po’ le fila del discorso, fin dagli inizi del XXI secolo l’Europa è stata influenzata, per non dire governata (guarda caso infatti i maggiori esponenti europei sono perlopiù francesi e tedeschi), dall’asse franco-tedesco, che agisce quasi esclusivamente per tutelare i pro-

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pri interessi a discapito soprattutto dei Paesi del Sud, solitamente più arretrati e bisognosi di sostegno. Sostegno che a lungo è stato negato. Risultato: sul lungo periodo il malumore dei cittadini europei per un’Unione Europea che poneva al centro la stabilità dei conti anziché la condivisione dei rischi, nonché una maggior unificazione delle varie nazioni, ha prodotto un’emorragia di nazionalismo alimentato dalla delusione repressa e fomentata che sta portando il continente a una vera e propria sfaldatura. Ma il mondo ha bisogno dell’Unione: l’Europa ha sempre rappresentato un ruolo di mediatore tra le superpotenze mondiali (Stati Uniti, Russia e Cina in primis) e di garante della pace, tanto da ottenere un premio Nobel nel 2012, e ha sempre mostrato un particolare interesse verso i giovani e la ricerca, tanto da dare vita al progetto Erasmus interculturale e da stanziare per la ricerca scientifica 80 miliardi di euro fra il 2014 e il 2020. L’Europa ha perso di vista i suoi ideali fondanti, condivisione, unificazione, solidarietà, e ora sta deragliando. Non possiamo permetterci il fallimento di un progetto sì imperfetto nella sua struttura, ma idealmente fondamentale per la formazione di una civiltà più unita, accogliente e consapevole. Voglio quindi lanciare una sfida: E’ vero che l’Europa uccide il nazionalismo? O siamo noi a usare questa scusa per cercare un capro espiatorio ai nostri problemi


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Cinema 5

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Alessandro De Marchi, 5a

MediCinema, quando il cinema diventa terapia Walt Disney una volta disse: “if you can dream it, you can do it”. Un simbolo di questa celebre frase potrebbe essere concretamente rappresentato da ciò che è accaduto martedì 13 novembre presso il Grande ospedale Metropolitano di Niguarda, Milano. In occasione del 90° anniversario della nascita di Topolino è stata infatti inaugurata nella struttura milanese la prima sala MediCinema in Lombardia, anche grazie alla collaborazione con Disney Italia. Ma, concretamente, in cosa consiste MediCinema? MediCinema è una Onlus (organizzazione no profit) italiana che nasce nel 2013 ispirandosi ad una esperienza analoga attiva nel Regno Unito dal 1996. La particolarità di questa associazione consiste nell’allestire dei veri e propri spazi cinema all’interno delle strutture ospedaliere e delle case di cura italiane, spazi da adibire alla terapia ed al sollievo dei pazienti degenti e dei loro familiari attraverso il medium del cinema. Questi ambienti riproducono la struttura di una sala cinema dotandola però di soluzioni particolari, come la totale accessibilità anche per i pazienti a letto o su carrozzina. I pazienti ricoverati possono usufruire liberamente del servizio MediCinema, che

consiste in incontri settimanali studiati secondo un protocollo mirato ai bisogni specifici di ciascun partecipante. L’attività chiave, nonché scopo ultimo dell’associazione è infatti quella di utilizzare il cinema e le nuove tecnologie come risorse strumentali agli scopi terapeutici, quali processi di cura e recupero sociale. Secondo alcuni studi svolti da alcuni esperti dell’associazione, l’utilizzo del cinema come elemento evasivo e di distrazione diventa una “cura” per alleviare la sofferenza fisica e mentale dei pazienti. L’applicazione, l’utilizzo ed il costante monitoraggio di questo metodo costituiscono un intervento che genera un beneficio, soprattutto in ambito pediatrico, riabilitativo e nelle lunghe degenze. La visione di un film crea inoltre un momento ricreativo e profondamente riabilitativo che comporta un tangibile abbassamento del livello di ansia che spesso accompagna i pazienti ed i loro parenti. Dopo l’esperienza estremamente positiva dell’ospedale Gemelli di Roma, è stata dunque inaugurata a Milano la seconda, coloratissima, sala MediCinema presente in Italia. Si tratta di un ambiente di circa 250 metri quadrati ed è facilmente raggiungibile da ogni parte dell’estesa struttura ospedaliera attra-


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Cinema

verso una fitta rete di corridoi sotterranei illuminati e riscaldati. Questa sala è in grado di accogliere fino a 80 persone, che siano essi pazienti, familiari o caretaker e prossimamente verrà ampliata con l’integrazione di dispositivi impulsivi e vibro-acustici, dispositivi finalizzati ad una migliore riuscita della terapia. All’inaugurazione della sala erano presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha definito il progetto come “uno dei più belli realizzati recentemente a Milano” e la dottoressa Gabriella Bottini, responsabile del centro di Neuropsicologia Cognitiva dell’Ospedale di Niguarda. Quest’ultima ha affermato: “Il cinema è uno strumento culturale potentissimo, sono sicura che questa terapia darà sollievo a tanti pazienti”. Se il trattamento dovesse risultare efficace, MediCinema ha intenzione di ampliare il suo servizio a tutta quanta l’Italia e dotare il maggior numero di strutture ospedaliere possibili di sale analoghe a quelle di Roma e Milano. Quella di MediCinema, a prescindere dalla validità scientifica della terapia proposta, è una iniziativa sicuramente encomiabile e che riconosce al cinema un’enorme importanza soprattutto se si pensa all’implicito paragone che viene posto tra un film ed un farmaco. La terapia inoltre rielabora e rivoluziona in qualche modo il concetto di “art therapy” percorso di appoggio psichico ampiamente riconosciuto. Il cinema è già ritenuto da molte persone come una sorta di ente “magico” e

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miracoloso sotto tanti punti di vista, soprattutto grazie alla sua capacità di intrattenere ma allo stesso tempo stupire, dilettare, allontanare ansie e drammi e far riflettere. Dunque, anche se sicuramente la visione di un film non potrà verosimilmente mai curare concretamente malattie, può sicuramente contribuire, anche in minima parte, a salvare delle vite, e questo, senza dubbio, dà a questa arte meravigliosa uno scopo più nobile e profondo di quello che gli viene solitamente attribuito. Il cinema subisce spesso infatti una pesante e profonda svalutazione in molteplici ambiti, da quello scolastico a quello accademico, da quello artistico a quello della vita di ogni giorno, quando in realtà, se circoscritto alle opere effettivamente valide contenutisticamente ed esteticamente, rappresenta un mezzo di una notevole importanza e profondità. Mi auguro dunque, concludendo, che questa sperimentazione messa in pratica da MediCinema riscontri effettivamente un buon successo ed un adeguato valore medico e terapeutico. E ciò me lo auguro sia in quanto essere umano, dal momento che sarebbe un incredibile passo avanti per la medicina ed un vantaggio in termini economici ed organizzativi riuscire ad utilizzare il cinema in maniera efficace in ambito curativo, sia in quanto appassionato di cinema, poiché in questo modo il cinema arriverebbe ad ottenere finalmente l’importanza che sono certo meriti.


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Scuola 7

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Emma Borgonovo, Giulia Cotroneo 2^bb

Chi meglio sopravvive? intervista ai primini CHI

MEGLIO

SOPRAVVIVE?

Anche quest’anno nuovi primini conosceranno, come è prassi, nuove persone, nuovi amori, saranno estasiati di essere finalmente al liceo e avranno la piccola dose di ansia riservata ad ogni studente, qualche piccola crisi nervosa… Per conoscere meglio i pensieri di questi nuovi colleghi d’avventura confrontiamo lelororeazioniaquestiprimimesidiscuola! RAGAZZI, COME PRIMA DOMANDA VI PONIAMO QUELLA PIÙ NORMALE, SCONTATA MA AL TEMPO STESSO NECESSARIA: “COME VI TROVATE AL MAJORANA?”

CLASSICO: in questi primi mesi di scuola ci siamo sentiti accolti da un ambiente positivo, divertente. Abbiamo sentito subito di essere parte della grande famiglia del Majo. Ovviamente l’impatto con il carico dei compiti e lo studio intensivo ci ha un poco sconvolto, però ce la possiamo fare. È completamente diverso dalle medie, perché l’ambiente è più grande, più caotico e sia i professori che gli studenti sono fantastici, ci aiutano se siamo in difficoltà. SCIENTIFICO: ci troviamo bene, molto bene. Prima di tutto c’è una palestra

decente, gli spazi sono organizzati ottimamente e soprattutto gli avvisi e le circolari sono trasmesse in modo fantastico e veloce. Rispetto alle medie siamo più autonomi e più autoritari, tutti sono molto più aperti e accoglienti. SCIENZE APPLICATE: all’inizio c’è stato qualche momento di imbarazzo ma poi tutto è diventato naturale, nelle classi c’è un ambiente sereno e divertente. Le differenze con le scuole medie sono tutte a favore del Majo, ci sono nuove conoscenze e si prendono i mezzi pubblici. Ovviamente il carico di lavoro prima era praticamente inesistente, ma questo non ci scoraggia, noi siamo dello scientifico scienze applicate. Abbiamo notato un problema decisamente diverso rispetto a quello del liceo classico: le ragazze sono in via di estinzione qui da noi! PERFETTO, ORA VENIAMO A DOMANDE PIÙ INTERESSANTI: QUAL È IL VOSTRO SOGNO DA REALIZZARE AL MAJO?

CLASSICO: passare con il 6, non avere debiti! Vorremmo partecipare a molte iniziative come il coro, l’orchestra, i majutanti…


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Scuola

Alcuni di noi vorrebbero candidarsi come rappresentanti di istituto, già creano volantini! (votateli tutti!). Però qui al Majorana vorremmo diventare persone più mature e responsabili, ragazze e ragazzi che possono influire sulla società positivamente. SCIENTIFICO: per alcuni il sogno è diventare rappresentanti di istituto, abbiamo creato anche una lista, ma niente spoiler. Speriamo anche di raggiungere la quinta liceo in cinque anni o di arrivare almeno in terza per andare in gita in Sardegna! Certo le attività proposte sono molto interessanti e sicuramente parteciperemo ad alcune iniziative. Sappiamo che in questo liceo i professori ci formeranno per essere persone e studenti migliori. SCIENZE APPLICATE: Il nostro sogno è essere kebabbari. Seriamente, però, speriamo di diventare degli ottimi alunni per poi essere scienziati della NASA, ingegneri informatici, professori… Vorremmo avere un ruolo importante all’interno della classe e della scuola e crescere anche dal punto di vista personale.

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fetti: mai ore buche e finestre assassine! Ora vi spieghiamo meglio: alcune finestre della succursale hanno il fermo rotto e i poveretti che sono vicini rischiano di essere decapitati. A parte questa iperbole, il resto è perfetto. Pregi: organizzati bene, accoglienza super. SCIENZE APPLICATE: un solo difetto, muri coperti da fogli di carta a causa dei buchi! Però questo non è niente in confronto con l’ambiente entusiasmante e divertente e la classe molto bella. VERSO VATE

QUALI ODIO

MATERIE PROE AMORE?

CLASSICO: Sembrerà strano, ma proviamo odio e amore per greco e latino, ma anche per scienze e matematica! SCIENTIFICO: odio per italiano, fisica, latino e geostoria. Amiamo palestra. SCIENZE APPLICATE: le materie più amate sono quelle scientifiche e soprattutto ginnastica (scienze motorie). Odio per italiano. Ma non amiamo alla pazza gioia matematica.

ORA DITECI PREGI E DIFETTI DEL MAJO, AMMESSO CHE ABBIA DEI DIFETTI…

DEFINITE IN 4 PAROLE I VOSTRI PRIMI MESI DI SCUOLA:

CLASSICO: Difetti? Solo quello della griglia di valutazione. Tra i pregi i più importanti sono l’ambiente unito, molte attività e persone solari. SCIENTIFICO: sono solo due i di-

CLASSICO: E’ meglio E’ STATO UNO STRAZIO o TI SALUTO VITA SOCIALE? A parte gli scherzi, difficile ma molto interessante. SCIENTIFICO: #finestre-


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Scuola 9

assassineallasuccursale - Confusione-preghiere-insufficienze-santini. SCIENZE APPLICATE: Majo-nese e ketchup. Scusate, ci stava troppo. PER FINIRE IN BELLEZZA: SE TORNASTE IN DIETRO NEL TEMPO RIFARESTE LA VOSTRA SCELTA?

CLASSICO: μάλιστα (certamente) SCIENTIFICO: Sì, why not? SCIENZE APPLICATE: Sì, tutta la vita, ma il classico. Abbiamo intervistato molti ragazzi differenti tra loro e siamo felici di sapere che in pochi si sono pentiti delle loro scelte e che sono entusiasmati dal nostro Majo. Tutti sanno che sarà necessario moltissimo impegno, ma anche che l’ambiente che li circonda li aiuterà ad affrontare ogni problema. Questi ragazzi inizieranno a essere plasmati per diventare gli uomini e le donne che saranno in futuro, proprio tra questi banchi. È un lungo percorso che è appena cominciato, ma emozionante e auguriamo loro che possa essere un ricordo stupendo per tutta la loro vita. Vedremo chi meglio sopravvivrà. In bocca al lupo a tutti i nostri primini!

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Gita 10

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Davide Zampieri 4D

A Milano tutto è meraviglioso Sveglia alle sei e un quarto. Treno alle sette e ventiquattro da Desio. Ce la posso fare. Alle sei e cinquanta sono fuori di casa. Il tragitto non dovrebbe (non può) durare più di quindici minuti a quest’ora. Prendo la superstrada, c’è coda. Calcolo percorso alternativo. Sono le sette in punto. Dovrei farcela. Il percorso alternativo prevede un passaggio a livello. Non dovrebbe (non può) essere chiuso, proprio quando passo io. È chiuso. Passa il treno. Sono le sette e sette, ce la posso ancora fare. Il passaggio ancora non si apre. Non può passare più di un treno, proprio oggi che passo io, proprio oggi che sono in ritardo. Non ne passa solo uno. Né due, né tre. NE PASSANO QUATTRO. Non ce la posso fare. Contro ogni aspettativa, arrivo in stazione in orario: sette e ventitré. Ho persino il tempo per respirare. Guardo il tabellone delle partenze: treno per Rho Fiera delle sette e ventiquattro. Ritardo: venticinque minuti. - _ - _ - _ - _ - _ Scendiamo a Porta Garibaldi, dopo un viaggio eterno, ammassati sul treno neanche fossimo a un concerto rock. Mi-

lano è anche questa: è dinamica, non si ferma mai. Non c’è tempo neanche di dare un’occhiata alla moderna piazza Gae Aulenti, i ritmi sono serrati (causa forza maggiore, ovviamente). Corso Como ci conduce a Porta Garibaldi, da qui Corso Garibaldi ci accompagna fino a Via Tivoli, che ci introduce al Castello Sforzesco, prima tappa del nostro giro per il capoluogo lombardo. Io che scrivo sono uno dei sei accompagnatori di quest’oggi: per un giorno saremo guide turistiche, con il compito di introdurre i ragazzi di un anno più piccoli alle meraviglie di Milano. Il cielo non è esattamente terso, ma poco importa, i mattoni rossi della torre del Filarete generano comunque un netto contrasto col colore plumbeo dell’atmosfera di oggi. Immediatamente sopra l’arco d’ingresso una statua di sant’Ambrogio è affiancata dagli stemmi dei sei duchi di Milano della dinastia sforzesca. Salta all’occhio un simbolo che molti conoscono, ma di cui pochi sanno l’origine: il biscione. Quello che oggi è stato adottato come simbolo da una nota squadra di Milano dai colori nerazzurri (di cui non riesco, giuro, non riesco a scrivere il nome) era in re-


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Gita

altà simbolo della famiglia Visconti. La visita prosegue all’interno, nel Museo di Arte Antica: si possono ammirare i fregi che decoravano Porta Romana, il monumento equestre a Bernabò Visconti e il gonfalone della città, progettato sui disegni di Giuseppe Arcimboldi. Con un terrificante ritardo di un’ora ci spostiamo verso Piazza del Duomo. La tappa intermedia è la piccola Loggia dei Mercanti, cuore della Milano medievale. Quest’area della città è uno straordinario laboratorio di soluzioni architettoniche: gli architetti milanesi sin dal medioevo hanno mantenuto ma ampliato l’antico sistema di cardi e decumani. Finalmente giungiamo al Duomo, simbolo di Milano in tutto il mondo. L’importanza simbolica di questa cattedrale oggi è tale e quale a quella di cinque secoli fa: infatti, quando Gian Galeazzo Visconti si insedia come duca, non fa altro che rispettare il desiderio del popolo di costruire nella propria città una chiesa che, per dimensioni e per bellezza, possa rispecchiare la fede dei cittadini stessi e l’ambizione di Milano, che aspirava a essere annoverata al pari dei maggiori centri europei. Il primo regalo del duca Visconti, dunque, soddisfa una richiesta che proviene dal basso, direttamente dai fedeli. Il progetto originale già c’era, e grosso modo la realizzazione finale lo rispetta. Gian Galeazzo attua però una singola modifica che oggi definiremmo fondamentale: il progetto originale infatti prevedeva che

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fossero utilizzati i mattoni rossi, tipici del gotico lombardo; il nuovo signore di Milano, invece, decide di utilizzare il marmo bianco del gotico internazionale, proprio per paragonare la propria opera alle famose cattedrali europee. Il marmo di questa cattedrale proviene dalle cave di Candoglia, ancora oggi di proprietà della Fabbrica del Duomo. Saliamo dunque qualcosa come sei milioni e settecento mila scalini e raggiungiamo le terrazze del Duomo. Da qui si ha una migliore vista della Madonnina, che, grazie al Sole che inizia a farsi strada tra le nuvole, risplende su tutta la città. Giusto il tempo di ammirare la vista lontana della zona nuova e dei dintorni di Milano da questa altezza (e di recuperare il fiato dalla fatica della salita), dopodiché si ripercorrono i sei milioni e settecento scalini per scendere all’interno del duomo. Il tempo incalza, presto dobbiamo prendere la metro, perciò la visita all’interno della chiesa non è lunga: quanto basta per apprezzare i finestroni dell’abside (i più grandi del gotico italiano), analizzare la Statua di San Bartolomeo (rappresentato, come da tradizione, scorticato vivo, mentre sorregge la sua stessa pelle) e individuare nell’abside il grande tabernacolo a forma di croce posto a quaranta metri d’altezza, contenente la reliquia del Sacro Chiodo. Qui si conclude la nostra visita di Mediolanum, dove tutto è meraviglioso. Una città che da sempre, nella storia, ha cercato di stare al passo coi tempi;


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-na, che, grazie al Sole che inizia a farsi strada tra le nuvole, risplende su tutta la città. Giusto il tempo di ammirare la vista lontana della zona nuova e dei dintorni di Milano da questa altezza (e di recuperare il fiato dalla fatica della salita), dopodiché si ripercorrono i sei milioni e settecento scalini per scendere all’interno del duomo. Il tempo incalza, presto dobbiamo prendere la metro, perciò la visita all’interno della chiesa non è lunga: quanto basta per apprezzare i finestroni dell’abside (i più grandi del gotico italiano), analizzare la Statua di San Bartolomeo (rappresentato, come da tradizione, scorticato vivo, mentre sorregge la sua stessa pelle) e individuare nell’abside il grande tabernacolo a forma di croce posto a quaranta metri d’altezza, contenente la reliquia del Sacro Chiodo. Qui si conclude la nostra visita di Mediolanum, dove tutto è meraviglioso. Una città che da sempre, nella storia, ha cercato di stare al passo coi tempi; nell’innovazione, però, si è ricordata delle sue radici. Una città che ha fortemente voluto il Duomo, e l’ha istituito a simbolo della sua forza di volontà, della sua fede, della sua ambizione. Qualità, queste, che erano e sono, ancora oggi, proprie dei cittadini stessi.

Incontri fortuiti in Piazza del Duomo. A cura di: Federico Parisio, Leonardo Petruzzi, Riccardo Volpi, Davide Zanella, Alessandro Nani e Paolo Veronesi.


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Filippo Bretta 5E

La filosofia di Harry Potter Se agli occhi dei molti Harry Potter è un semplice romanzo per ragazzi, fatto di incantesimi e scope volanti, quello che ha permesso all’opera di J. K. Rowling di diventare il fenomeno narrativo che è stato, è il significato più profondo che si cela dietro le semplici magie. Tutta la storia, ed in particolare il settimo libro/film che qui vado a considerare, è consumata dallo scontro titanico tra bene individuale e bene collettivo. La domanda che l’autore implicitamente rivolge ad ogni lettore de “I doni della morte” è semplice: E’ giusto sacrificare la vita di un individuo, sia pure egli nobile e buono di cuore, per un fine più alto? Per dirlo in termini machiavellici, è vero che il fine giustifica i mezzi? Quali sono i legittimi limiti del giusto agire? Una domanda che ha segnato tutta la letteratura, basti pensare al capolavoro di F. Dostoevskij, Delitto e Castigo. Questa linea di pensiero viene portata avanti per tutta la vita dal preside Albus Silente, da sempre in cerca di una vittima da sacrificare per il bene superiore, scelta che ricade prima sui “babbani”, ma alla fine nientemeno che sul giovanissimo Harry Potter. Nella scena chiave del libro, Harry lascia cadere nel Pensatoio le lacrime del defunto professor Piton, che squarciano le bugie del passato e ri-

velano la verità su questi due personaggi. Da un lato c’è Severus Piton, che incarna l’eroico individualismo romantico, dall’altro Albus Silente, pronto a tutto per sconfiggere lo storico nemico, Lord Voldemort, credendo di poter decidere dalla vita degli altri come pezzi su una scacchiera. Da un lato c’è la volontà di difendere il bene individuale, dall’altro quella di raggiungere il bene superiore. Il preside di Hogwarts è così convinto nella propria arroganza di detenere la verità assoluta, di aver raggiunto un livello di comprensione superiore alla massa, che è disposto a tutto pur di raggiungere la perfezione. Il vecchio e bonario Silente si rivela quindi essere un freddo calcolatore, un Machiavelli della magia, ben lontano dall’idea comune del saggio maestro che aiuta Harry nella sua strada. Davanti ad un ragazzo solo ed indifeso, in cerca solo di affetto, gli impone sin da subito una via che lo condurrà alla morte, nel modo più subdolo possibile. Dopo tutto, Silente non è così migliore di Voldemort: la comune tendenza alla superiorità porta entrambi a considerarsi giudici del destino di chi gli sta accanto. Ma in tutto ciò, qual è il ruolo del protagonista, di Harry Potter? Ebbene, il giovane si ritrova ad essere quasi una marionetta,


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Cinema

diviso tra le opposte istanze dei due personaggi che hanno determinato tutta la vicenda, che hanno portato a certi eventi ed evitato altri, nella continua tensione tra amore individuale e bene collettivo. Il vero eroe delle saga risulta quindi essere Piton, il personaggio più tragico e commuovente della storia. Solo dopo la morte scopriamo il vero significato delle sue azioni. Severus, da vero eroe romantico, si spende per l’affermazione del bene del singolo più che di quello superiore, che vuole preservare la vita, vista come un fine e non come un mezzo. “Lo vuoi usare come una bestia da macello?” Sono le parole piene di ribrezzo del professore davanti ai piani del preside di Hogwarts. Piton è un personaggio unico, incarna il dramma dell’individuo che si sente oppresso dalle argomentazioni del “bene assoluto”, che si muove per la motivazione più personale possibile: l’amore per Lily, madre di Harry. Dietro alle trame del Signore Oscuro, dietro le macchinazioni di Silente, il vero motore di tutta la storia è l’amore: Harry è in vita per l’amore assoluto della madre, fa quello che fa solo per amore verso chi lo circonda, i propri amici, non certo per sconfiggere un male sconosciuto; ed è proprio grazie all’amore che Harry sopravvive. La morale dell’opera di J.K. Rowling non è però un semplicistico “bisogna amare tutti”, anzi molto spesso i personaggi che amano fanno una brutta fine (vedasi lo stesso Piton). Il suo vero merito è esaltare la grandezza di coloro

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che riconoscono la propria parzialità, l’impossibilità di accedere ad una verità superiore, che esaltano la potenza sovversiva del sentimento e dell’amore. In conclusione invito tutti coloro che hanno apprezzato questo articolo a passare dal blog Mind in Pop che, col suo redattore, l’amico Angelo Andriano, è stato fonte di ispirazione nello scrivere questo articolo.


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Cinema 15

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Giovanni Chinnici 1H

Il fantasy oggi

Il fantasy è probabilmente uno dei generi letterari più trasposti sul grande schermo: basti pensare a fenomeni di massa come Harry Potter, il cui ricavato complessivo ha superato gli otto miliardi di dollari o il Signore degli Anelli, la cui trilogia ha totalizzato quasi tre miliardi di dollari. Questi risultati esorbitanti però non concordano affatto con il riscontro avuto dalle vendite dei libri. Il genere fantasy non arriva al 5% nella classifica delle vendite di Amazon. Il genere giallo rappresenta invece il 13% delle vendite, sebbene anche il film poliziesco più di successo faccia fatica a superare la soglia dei cento milioni dollari. Questo accade probabilmente perché narrazione e descrizione si concentrano esclusivamente su ciò che influirà sul caso mantenendo facilmente l’attenzione del lettore. La disparità di risultati tra film e libri fantasy è facilmente riconducibile al fatto che in pochi hanno il tempo e la voglia di leggere centinaia di pagine che narrano e descrivono ogni minimo dettaglio dell’immenso e spesso stupendo mondo che ogni autore crea, preferendo godersi la storia raccontata visivamente con inquadrature e effetti speciali che interpretano le atmosfere descritte nel libro in un solo paio d’ore. La domanda che mi faccio è quindi: è

giusto attribuire tutto il merito del successo del fantasy agli scrittori quando sono stati principalmente il regista e la produzione ad accrescere la popolarità del racconto creando un mondo tangibile attraverso il casting, la scenografia, le luci, il montaggio…? Un’eccezione è sicuramente la saga di Tolkien che, rivoluzionando uno stile, già negli anni della sua pubblicazione riscosse grandissima fama e ancora oggi è un must have per ì chiunque si voglia definire un appassionato del genere. Questo pubblico latente ha permesso ai film di avere subito un grande successo. Penso sia ipotizzabile che la maggior parte di coloro che ora amano il genere sia inizialmente stata affascinata non dalle prolisse descrizioni di luoghi presenti nei libri, ma dalle immagini e dalle scenografie viste nei film. Questo non vuol assolutamente dire che non bisogna riconoscere il merito degli autori, ma si deve dare più spazio a coloro che hanno contribuito maggiormente all’ascesa del fantasy, portandolo sul grande schermo. Oggi che il cinema influenza molto la nostra cultura e il nostro modo di vivere, credo ci sia bisogno di dargli un po’ più di dignità, non considerandolo più unicamente al servizio della letteratura.


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Politica

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16 Attacco al (quarto) potere

Giacomo Longoni 3b

Era il 18 giugno 1946 e in un’Italia martoriata dall’ onta della II Guerra Mondiale e del Ventennio Fascista, veniva sancita la libertà di stampa. Questa stessa liberta venne poi affermata chiaramente nell’ articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero […] La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Nei giorni scorsi abbiamo avuto la dimostrazione che in gran parte dei partiti politici italiani di oggi la Costituzione non viene più considerata lo status quo a cui fare riferimento. Se nei giorni scorsi avete avuto modo di leggere i giornali o di vedere un telegiornale non vi saranno certamente sfuggite le irriverenti parole che membri del governo ed importanti esponenti del Movimento 5 Stelle hanno rivolto ai cronisti dopo la sentenza del caso Raggi, colpevoli di aver svolto egregiamente il proprio mestiere: fare una corretta informazione. Certo, questo episodio seppur grave e abominevole ha molti precedenti; inoltre nel nostro Paese intimidazioni rivolte ai giornalisti sono all’ ordine del giorno specialmente se questi operano nel cosiddetto ” giornalismo d’ inchiesta” (trasmissione Report per esempio). Questo in parte spiega il fatto per cui l’Italia nella classifica mondiale redatta dall’ organizzazione ” Reporters sans frontieres ” si trovi al 46° posto, una posizione che non si addice ad un normale Stato democratico. La domanda sorge spontanea: perché in

Italia ci siano così tante minacce rivolte ai giornalisti? E ancora, perché proprio da quella politica che dovrebbe promuovere la libertà di stampa e l’operato stesso dei cronisti giungono tante volte attacchi ed ostilità? Secondo me, spero di sbagliarmi, attualmente in Italia si ha questa situazione perché i punti su cui fonda la politica odierna non sono sostenibili e la stampa, che opera affinché tutto il popolo sia consapevole e correttamente informato anche dal punto di vista politico, tende a rimarcare questo. Questa presa di posizione da parte del ”quarto potere” – cosi nell’ 800 il card Richeliau definì il potere della stampa affiancandolo agli altri tre - provoca inevitabilmente una risposta-attacco da parte di coloro che hanno tutto l’ interesse ad avere un popolo “ignorante”. In sintesi: la democrazia è una bellissima cosa, non è una forma di governo perfetta (la perfezione non esiste) ma è quella che più si avvicina a tale perfezione; vi è però una condizione imprescindibile: tutti devono essere informati correttamente al fine di avere un popolo consapevole delle proprie scelte e che così si può esprimere liberamente nelle varie chiamate elettorali. Questo compito è affidato ai giornalisti; il loro è lavoro delicato e indispensabile; ecco perché tutti noi dovremmo sostenerli e ringraziarli compresi coloro che ricoprono posizioni di governo.


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3 Novembre n° n° 8 Marzo 20182018

Giochi17 Argomento 17 17

Giuseppe Merante, 5I nome cognome classe

Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-

peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis


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n° 3 Novembre 2018 n° 8 Marzo 2018

Indice Giochi Giochi 18 18

Stefano nome Perdicchia, cognome classe 4I Giuseppe Merante, 5I

Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-

peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis


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La redazione Caporedattore: Filippo Vergani 5c Impaginatore: Giuseppe Merante 5I Redattori: Davide Zampieri 4D, Filippo Beretta 5E, Giovanni Chinnici 1H, Alessandro De Marchi 5a, Emma Borgonovo 2b, Giulia Cotroneo 2b, Francesco Vaccaro 3a, Giacomo Longoni 3b Giochi: Giuseppe Merante 5I

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