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Novembre II 2016

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n° 3 novembre2016

EtCetera Majorana Desio

Liceo Majorana Desio

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“il giornalino degli studenti”

Habemus Rappresentanti

Elegance Day VII Sabato 26 novembre il Majorana ha organizzato la la regina delle giornate a tema: l’Elegance Day, che arriva alla sua settima edizione. Armati di vestito, smoking, tacchi, giacca e mostra anche tu il lato elegante del Majo!

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Indice

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Come cambierĂ la Costituzione...................................................3 Omofobia o oscurantismo medievle?..........................................6 Quando la terra trema.................................................................8 Trump ha vinto le elezioni.........................................................10 Cause e possibili benefici della vittoria di Trump.....................12 The Giver....................................................................................14 Logos e Techne..........................................................................17 Caro Majo, sei cambiato...........................................................20 I migliori film con twist narrativo finale...................................22

? u t e h c n a e r a p i c e t Vuoi par a o l o c i t r a o u t l i Inviaci m o .c l i a m g @ a n a r o j a m a r e etcet


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Mario Paola, 5a

Come cambierà la Costituzione Ormai manca davvero poco al referendum costituzionale che chiamerà tutti gli italiani il 4 dicembre a votare per la nuova Costituzione. I partiti si stanno dividendo al loro interno: l’esponente più accanito per il No nella minoranza Pd è Massimo D’Alema, la cui idea è condivisa da Forza Italia e alcuni componenti di Scelta Civica, Lega Nord, Movimento 5 Stelle. Dall’altra parte ci sono: il governo Renzi, il Nuovo Centrodestra, la maggioranza del Pd, e parte della Lega Nord. Lo scontro tra le forze politiche è in merito al contenuto della riforma costituzionale, ritenuta confusa e pasticciata dai sostenitori del No. Cerchiamo di entrare nel merito della riforma costituzionale, in quanto parte degli studenti saranno chiamati a votare. La nuova riforma prevede: il superamento del bicameralismo

paritario o perfetto (attualmente Camera e Senato hanno gli stessi poteri ma non le stesse funzioni e, come descritto da uno dei più grandi costituzionalisti, il professor Zagrebelsky, “nel caso in cui una camera sbagli nella revisione di una riforma, ci penserà l’altra a rimediare all’errore commesso”). Superamento significa che solo la Camera dei deputati avrà potere di votare la fiducia al governo e il Senato non sarà del tutto abolito, bensì si comporrà di cento membri. A differenza dei 315 membri attuali, fra i 100, 95 saranno scelti dalle Regioni, di cui ventuno sindaci e cinque senatori a vita con nomina del Presidente della Repubblica, che avranno durata di sette anni ma senza rinnovo. Il presidente della Repubblica potrà sciogliere solo la Camera e non più il Senato, perché i poteri saranno cambiati: il Senato avrà voce in capitolo sulle riforme, ma solo per proporre modifiche e con tempo


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limitato (al massimo 15 giorni); inoltre, la Camera non sarà obbligata a tenere conto della proposta, con un’eccezione: se si tratta di leggi di bilancio o competenze legislative delle Regioni, la Camera dovrà avere la maggioranza per respingere le proposte volute dal Senato. In questa nuova Costituzione ci sarà l’abolizione delle 107 province che il nostro Paese contiene oggi. È questo il punto di forza che, forse, trova d’accordo opposizione e promotori della riforma, in quanto le province svolgono quasi un ruolo inutile all’interno del territorio italiano. Infatti il loro ruolo, a parte lo svolgimento di vari tecnicismi, è quello di intermediario tra regione e comune. Questo è un lusso che il nostro Paese si potrebbe benissimo risparmiare, in quanto si tratta di un ente che fa spendere soldi allo Stato. Inoltre, con la riforma costituzionale cambieranno i numeri da ottenere dal referendum e si introdurrà un referendum propositivo. Allora muterà solamente il voto, che sarà valido se parteciperà il 50% degli aventi diritto, come oggi, e se il referendum sarà stato richiesto da

almeno 800.000 elettori: il quorum (cioè la soglia minima) scende al 50% dei votanti. Rimangono le leggi di iniziativa popolare, delle quali si parla nell’articolo 71 della Costituzione, ma, a differenza di ora, si alzeranno il numero di firme a 150.000 necessarie, con la certezza, questa volta, che verranno esaminate e discusse alla Camera. Come ultimo punto essenziale della riforma Boschi-Renzi c’è la chiarezza delle competenze tra Stato e Regioni: la riforma dovrebbe chiarire quali compiti saranno a carico dello Stato e quali delle Regioni. La nuova Costituzione vede anche un grande dibattito pubblico, non solo fra le diverse forze politiche, ma anche sulle reti nazionali e radio, basti pensare all’intervista condotta da RaiRadio2 a Matteo Renzi. Lo scontro che ha fatto più scalpore è stato quello tra il premier Renzi e il professor Gustavo Zagrebelsky, che si sono scontrati su La7 nel nuovo programma di Enrico Mentana. I due, più che altro, erano discordi riguardo al concetto di democrazia:


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infatti, Zagrebelsky pensa che “con questa riforma ci siano due rischi: quello di una concentrazione di potere al vertice e quello di passare da una democrazia a un’oligarchia”, Renzi ribatte sostenendo che dando meno potere al Senato si uscirà dalla “palude” e si semplificherà il sistema politico (Huffington post, 30.09.2016). Inoltre, il giurista sostiene che il vero problema della lentezza nell’approvazione delle leggi non sia tanto dovuto al bicameralismo, quanto alla mancanza d’accordo tra le forze politiche. Quello che emerge da questi confronti è che il fronte del No sia reso forte e sostenuto da alcuni costituzionalisti, in quanto altrimenti le forze politiche sembrerebbero solo sostenere il No perché si tratta, per loro, di un “referendum su Renzi”; oltre a questa, sembrano non avere altre motivazioni. Addirittura hanno fatto ricorso al Tar per contestare la scheda del referendum, definendola “propaganda per il Sì”. Invece, sul fronte del Sì, quello più critico nei confronti di Renzi è il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale afferma che il Presidente del Consiglio

abbia sbagliato all’inizio a farne una questione personale, in quanto avrebbe dovuto approfittare del momento per portare sempre più persone a votare Sì. Comunque sia, a parte il dibattito politico, il voto non deve essere condizionato dalla tenuta del governo, ma deve essere di un’altra natura; infatti la modifica costituzionale è sostanziale e durerà per i prossimi trent’anni.


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6 Omofobia o oscurantismo medievale?

Elisabetta Palmieri, 1b

“Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace… Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino”

condanna fermamente qualsiasi atto o espressione malevola nei suoi confronti, ma, al contempo, la Chiesa Cattolica esprime una netta contrarietà a qualunque riconoscimento pubblico delle unioni tra persone dello stesso sesso, il che è, per alcuni critici, evidenza di omofobia ideologica nella tradizione cattolica.

Questa è l’affermazione detta da uno dei conduttori di Radio Maria, il teologo Giovanni Da Norcia, poco dopo il terribile terremoto che ha colpito Norcia e Camerino.

La religione diventa pertanto una delle tante giustificazioni per l’odio nei confronti degli omosessuali: infatti la Chiesa Cattolica afferma di essere contraria alle unioni civili per il solo fatto che la famiglia cristiana sia composta da un uomo e una donna, sposati, e si divide tra quelli che credono che l’omosessualità sia una malattia e chi invece crede addirittura che gli omosessuali siano posseduti dal demonio.

L’ omofobia è l’ avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità. L’ omofobo solitamente è una persona che non riesce ad accettare il diverso, chi non la pensa come lui. La posizione dalla Chiesa Cattolica è attenta alle discriminazioni subite dal singolo omosessuale e

Il giustificare un evento catastrofico, quale il terremoto,


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come punizione di Dio è un comportamento comune in tutte le civiltà del passato. La Bibbia di fatto non fa che rispecchiare il pensiero del tempo in cui è stata scritta, tanto è vero che nessuno oggi mette in dubbio che non sia affatto il sole a girare intorno alla terra, ed è perciò incredibile che, nel 2016, qualcuno che peraltro ha passato molti anni sui libri, possa ancora fare delle osservazioni del genere. Ovviamente questo prete è stato immediatamente condannato, e anche duramente, dal Vaticano, che nega che il castigo di Dio esista; ciononostante, in un’intervista successiva, Giovanni da Norcia ha affermato di non essere affatto pentito delle sue considerazioni e che il castigo divino è narrato nella Bibbia nella storia di Sodoma e Gomorra, due donne castigate appunto per i loro peccati. Il pensiero del teologo si rivela assurdo anche considerando semplicemente che, a causa del terremoto, sono morti bambini, sicuramente innocenti, e persone

sposate e non un centro LGBT che, secondo la logica del teologo, sarebbe oggetto della punizione divina. Io ritengo invece che il teologo non sia folle ma che l’abbia fatto per esercitare del terrorismo psicologico sulla gente, come per dire loro di rifiutare (e ostacolare) le unioni civili e in generale la comunità LGBT per evitare disgrazie.


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Viola Bonfanti, 1b

Quando la terra trema Gli eventi sismici dell’Italia centrale sono caratterizzati da una serie di episodi aventi epicentro tra la Valle del Tronto e i Monti Sibillini. La prima scossa, con magnitudo 6.0, è stata avvertita il 24 agosto 2016 alle 3:36, con ipocentro (ndr il punto da cui realmente le onde si sono propagate, posto sotto la superficie) a soli 4km dal suolo. Infatti, grande caratteristica dei terremoti italiani è la poca profondità che, nonostante una magnitudo più bassa rispetto a quelli nipponici, li rende molto più dannosi e distruttivi: basti pensare che il terremoto giapponese dell’11 marzo 2011 si scatenò ad una profondità di 30km. Dunque, più un terremoto ha un ipocentro in profondità e meno è avvertito in superficie, e viceversa. Tutto ciò è stato provocato dal processo di estensione dell’Appennino da Est verso Ovest che causa perciò una faglia estensionale, simile a quella dell’Aquila nel 2006 e di Colfiorito nel ’97. La stessa faglia ha causato i terremoti del 26 e 30 ottobre, il primo con epicentro al confine umbro-emiliano in provincia

di Macerata di Visso e il secondo, il più forte (magnitudo 6.5) con origine tra Norcia e Preci. Le osservazioni e le analisi hanno fornito un’interpretazione, anche grazie ai dati raccolti negli anni in quell’area. La scossa principale avrebbe causato una rottura della faglia che si è poi propagata in diverse direzioni; non è ancora chiaro se esista continuità tra le due parti di faglia. Già dalla mattina del 24 agosto, a seguito dei primi rilievi condotti sul territorio, sono state scoperte e cartografate alcune fratture superficiali che mostrano una continuità per almeno 1,8 km sul versante del Monte Vettore. Il massimo della deformazione cosismica parrebbe essere riscontrato nei pressi di Accumoli. Secondo i dati elaborati lo spostamento della faglia del 24 agosto avrebbe causato, a livello di superficie, un abbassamento del terreno di 15-20 cm, lungo un’ampia fascia di territorio allungata e parallela alla direzione della faglia.


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Non c’è da stupirsi che sia capitato, essendo l’area Appenninica a forte rischio sismico.

questo il freddo e la neve, che li farà demordere e, tornando a primavera, non troveranno niente.

L’ ultimo terremoto che ha raso al suolo gli insediamenti urbani risale al 1703; nel 1639 ce n’è stato un altro ancora più devastante; infine si giunge a quello del ’79 che ha causato non pochi danni. Che il sisma abbia causato danni irreparabili è certo: si basti pensare alle 295 vite spezzate e a tutti i ricordi di una vita ormai ridotti a un cumulo di macerie. Ma si rivolga anche uno sguardo a Castelluccio di Norcia, piccolo paesino tra i più belli d’ Italia in cui ogni anno, in primavera, si poteva assistere alla fioritura di vari tipi di fiore che, abilmente piantati dagli agricoltori, formavano vere e proprie opere.

Claudio Baglioni, che in quella piazza ci fece i suoi primi concerti, che dedicò tante parole a questa città, si dice afflitto: “Conosco quell’aria, quella gente, e provo una pena infinita. Ancora altre storie colpite e disfatte. Chissà che dolore nell’abbandonare e che paura d’essere poi abbandonati. Poveri cari, persone e animali. Povere cose, le più storiche e belle fino a quelle più anonime e umili. Non ci sono discorsi all’altezza. Giusto qualche parola raccolta di una preghiera semplice e mesta”. Chissà se i cantautori del domani continueranno a rivolgere le loro poesie a questo luogo o se nel ricordo collettivo resterà solo un vago spettro di quello che era. Chissà se gli agricoltori, dopo essersi passati per generazioni le aziende familiari, non si ritroveranno a dover abbandonare per sempre le tradizioni.

Ora non resta più nulla: i turisti e gli abitanti sono stati evacuati, nessuno mette più piede nel borgo sulla collina che è diventato un paese fantasma; si sa, senza persone chi pianterà i fiori? Chi farà nascere opere dai colori vivaci sui versanti di quelle colline? La risposta è: nessuno. Nessuno si occuperà dei fiori e dei campi, nessun turista andrà a far visita a quelle terre. Gli abitanti dicono di voler restare, ma intanto arriva l’inverno e con

Ed intanto ci chiediamo: torneranno i fiori a fiorire, come una fenice che si alza delle sue ceneri, in mille modi e maniere, o questa è stata la loro ultima primavera, come un fuoco d’artificio che esplode in mille colori per poi quietarsi e svanire?


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Luca Ronco, 1b

Trump ha vinto le elezioni, è lui il nuovo Presidente USA L’America ha scelto. Dopo otto anni con Barack Obama, Donald Trump è il nuovo presidente degli USA. Nessuno lo credeva possibile, ma la sua impresa, quella di battere la ex first-lady Hillary Clinton e aggiudicarsi la carica della persona più influente del mondo, è riuscita. La corsa alla Casa Bianca di sicuro non sarà stata facile. Battere Hillary Clinton, che poteva avere il forte vantaggio dei suoi moltissimi sostenitori, dai media allo show business, non è stata la cosa più facile, infatti ci sono stati numerosi dibattiti, nei quali i due candidati si lanciavano accuse su accuse pur di sminuire l’altro e far bella figura sul popolo. Fin da subito Trump ha giocato tutto sulla provocazione. La prima miccia l’ha innescata contro i migranti, dicendo di voler costruire un muro al confine con il Messico per impedire il

loro ingresso illegale negli USA; poi ha preso di mira i musulmani, dicendo di voler bloccare il loro ingresso per ragioni di sicurezza. Tutto ai fini di un obiettivo più grande: “Rifare grande l’America”. Come? Rilanciando l’economia, creando nuovi posti di lavoro, abbassando le tasse, rimettendo in discussione tutti i trattati commerciali che penalizzano gli USA. E in politica estera? Porre fine alla guerra contro l’Isis, stringere dei patti con Putin e molto altro ancora. È Trump la persona migliore per gestire gli Stati Uniti? Non sono d’accordo i media e parte della popolazione americana, che continua a manifestare con forti proteste in alcuni Stati degli USA. Questo, però, non possiamo ancora dirlo, dato che è Presidente da poco tempo, quindi aspettiamo con ansia di vedere che cosa accadrà. Ma la candidata democratica, che è stata definita “fantastica” dal Presi-


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dente uscente e da numerose star della musica, cosa avrebbe fatto per gli Stati Uniti? Forse, da moglie dell’ex presidente Clinton, avrebbe potuto avere le idee più chiare su cosa voglia dire avere un ruolo così determinante non solo per gli USA, ma per il mondo intero. Ma questa è soltanto una delle cose necessarie per la presidenza, perché bisogna osservare anche il programma elettorale che la ex first-lady proponeva per l’America. I punti salienti erano l’uguaglianza sociale, parità dei diritti delle donne di colore, nuovi investimenti in infrastrutture, ricerca scientifica e energia pulita ecc. La candidata democratica promuoveva una riforma che avrebbe protetto i diritti degli immigranti, punto che si trova in contrasto con l’idea di Trump. Un altro ideale a cui la Clinton era a favore è quello delle nozze tra omosessuali, alle quali Trump è assolutamente contrario. Per quanto riguarda l’energia, la candidata promuoveva l’uso delle nuovi fonti di energia rinnovabili, mentre il repubblicano, il quale considera che il fenomeno del surriscaldamento globale sia una bufala, sostiene di voler puntare su combustibili fossili come il petrolio. Proprio per le sue idee, molti ameri-

cani avrebbero preferito la Clinton. Anche io sarei stato dalla sua parte, perché le sue idee mi incoraggiavano di più e mi sembravano migliori rispetto a quelle del repubblicano e anche perché, vedendo alla televisione quello che Trump vuole fare, come ad esempio eliminare l’Obama Care, mi ha fatto ragionare su quello che sta accadendo; ma questo non lo posso affermare con sicurezza, perché sono ancora un ragazzo e non mi intendo di politica. Tuttavia Trump ha vinto perché ha avuto la meglio su una candidata che non è riuscita, nonostante i potenti mezzi, a conquistare l’elettorato americano. Ma questo non significa che la Clinton non sia una donna forte, determinata e in grado di assumersi un ruolo così importante come quello del Presidente di uno Stato, cosa che ci ha dimostrato in questa ardua campagna elettorale. Infatti, lei non si è mai scoraggiata, così come molti dei suoi fans. Per il momento questo è tutto, stiamo a vedere cosa porterà questa scelta negli USA, in Europa e nel resto nel mondo. Al prossimo articolo Majorani.


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Filippo Vergani, 3c

Cause e possibili benefici della vittoria di Trump Perché il popolo americano ha votato Donald Trump? E’ stato solo un voto di protesta, di rabbia o qualcosa di più? Gli americani hanno votato per mantenere in vita il loro sogno, che è fatto di responsabilità, lavoro, coraggio e determinazione. Gli americani, ma anche gli europei e gli italiani, sono stanchi di un establishment moderato, che parla alla nazione con toni pacati e che una volta eletto, si occupa solo delle proprie poltrone e del proprio potere. A tal punto che un eccentrico miliardario appare più credibile di Hillary Clinton, simbolo della politica fine a se stessa, che dal 1993, quando divenne first lady, si aggira tra i palazzi di Washington. In questi otto anni di presidenza democratica non si sono visti particolari progressi dal punto di vista economico. Anzi, gli Stati Uniti d’America, che una volta erano

la locomotiva del mondo, hanno rallentato e trascinato nel baratro molti altri Paesi. Gli americani hanno temuto l’europeizzazione, la burocratizzazione, l’italianizzazione. L’American Dream, emblema di libertà e iniziativa personale sta scomparendo e gli americani hanno affidato a Trump il compito di restituire al Paese la possibilità di successo e di realizzazione personale che lui stesso ha avuto. Il programma economico del neo Presidente prevede un taglio delle tasse a tutti i livelli e un piano d’investimenti pari a mille miliardi di dollari per i prossimi dieci anni per rifare le infrastrutture. Questi provvedimenti favoriranno la crescita dei rendimenti degli investimenti privati, che oggi ristagnano. Tale programma può trainare l’economia mondiale. Lo dimostra la Finanza internazionale, le Borse, che dopo l’incertezza delle prime ore, hanno


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rapidamente dato credito a Trump. Alcuni osservatori temono la tendenza al protezionismo. Il Congresso, controllato dai Repubblicani, potrebbe non ratificare il Tpt –Trans-Pacific Partnership, un accordo con 12 Stati asiatici. Il Presidente potrebbe imporre dazi su importazioni da altri Paesi, oppure chiedere alle multinazionali americane di tornare a produrre negli USA. Se l’Europa avrà meno sbocchi commerciali negli USA, sarà costretta a sviluppare un commercio interno, che è fondamentale per un’economia solida. Inoltre Paesi asiatici come il Vietnam o il Bangladesh saranno liberati dalla schiavitù delle multinazionali, che sfruttano gli operai pagandogli stipendi indegni. Essi potranno costruirsi un’economia libera ed indipendente. In ogni caso, un’America più ricca, farà da traino al resto del mondo. Fra i corridoi della scuola in questi giorni ricorre la frase “Che fine faremo con la valigetta atomica nelle mani di Trump?”. Quest’ argomentazione è meno credibile di una barzelletta. Il neo Presidente vuole, infatti, dare fine

all’ossessiva intromissione militare degli USA nel resto del mondo. La valigetta sarebbe stata più pericolosa nelle mani di Hillary, poliziotta del mondo, che insieme a Barack Obama quando era segretaria di Stato ha portato al rovesciamento e all’uccisione di Gheddafi, il che ha fatto cadere la Libia in preda dell’instabilità e della guerriglia tra bande e ha reso il terreno fertile per lo sviluppo di Isis e per la disperata partenza e spesso morte di migranti oppressi da fame e violenza. Chissà che un eccentrico miliardario non sia meglio di una burocratica guerrafondaia.


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Angolo della lettura

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The Giver DESIO, Lunedì 24 ottobre Presso la biblioteca del nostro liceo si è tenuto il tanto atteso incontro proposto dall’Angolo della Lettura. Il libro intorno a cui ci siamo trovati a condividere le nostre riflessioni e considerazioni era “The Giver”, di Lois Lowry, che tutti noi partecipanti avevamo letto durante questi primi mesi di scuola. Si tratta di un romanzo fantascientifico che presenta una comunità perfetta e ben organizzata, nella quale le persone si rispettano reciprocamente e collaborano. Potrebbe quindi sembrare lo stereotipo di una società giusta, in cui tutti vorrebbero vivere; un luogo piacevole, dunque, se non fosse che le persone sono tenute a prendere delle pastiglie per “sopprimere” le proprie emozioni e i propri sentimenti naturali, sminuendo quindi ciò che li caratterizza in quanto esseri umani. Privati di ciò che li rende “uomini”, quindi, questi individui non conoscono sentimenti come l’amore, o come l’odio, perché

Chiara Scandura, 2A

potrebbero compromettere la loro società, in cui tutto è programmato e prevedibile, in cui un solo individuo ha sulle proprie spalle il dolore e la memoria di secoli e secoli di storia: il cosiddetto DONATORE. Si tratta di una figura importante all’interno del libro: l’Accoglitore di Memorie, infatti, svolge un ruolo di primo piano in questa società dalla quale sono banditi i libri e il “peso” del tempo passato non è avvertito che da una sola persona, appunto colui che - dopo averle ricevute – vive e rivive in se stesso tutte le memorie, anche quelle a cui nessuno di noi darebbe valore, le più semplici e quotidiane. Ne sono un esempio i colori dei fiori o della frutta, a cui noi siamo talmente abituati che neanche ce ne accorgiamo: chi si stupisce mai di fronte alle insuperabili e inimitabili sfumature dei petali di certe rose, o di fronte a una bella mela rossa con quelle striature gialle e verdi che più di un pittore si è cimentato ad eguagliare? È proprio vero che ormai, nella nostra vita di tutti i giorni, molto di rado ci fermiamo meravigliati a riflettere sul grande dono che ci è dato, ovvero di poter


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Angolo della lettura

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gustare colori, suoni, odori, rumori e mille altre sensazioni di cui mai penseremmo di poter essere privati. E invece... Togliendo ai membri della comunità tutta la loro umanità, d’altra parte, li si priva anche della libertà, della possibilità di scegliere e di ragionare autonomamente. “Ragazzi, nella società ogni membro ha un compito preciso, non vi stupisce che siano presenti tutti i lavori, tranne quello di artisti e poeti?” - così ci ha provocato con il suo intervento una professoressa presente all’incontro, che, appunto, con questa domanda, è stato aperto. In ognuno di noi il libro ha suscitato interrogativi e ha aperto questioni di vario genere, e questo è fondamentale perché dimostra che, per alcune persone, una società potrebbe funzionare anche senza la presenza di forme d’arte. Ma è davvero così? Dovremmo porci ora questa domanda, proiettandola sulle nostre società “moderne”, chiedendoci se è proprio utile che esistano “mestieri” come quelli di musicisti, pittori, e scrittori; ma non solo: dovremmo

anche cercarne le ragioni. Penso che sia molto importante osservare quali contributi, in termini di crescita e valorizzazione dell’uomo in quanto tale, diano queste professioni all’umanità nel suo insieme e al singolo uomo, per capire se siano o meno fondamentali. Secondo me, tutti questi “lavori” sono importantissimi per le persone dotate di coscienza, perché le opere d’arte servono a suscitare in noi domande, alle quali dobbiamo tentare di rispondere, ma servono anche a farci provare sentimenti profondi e unici, come quando ci commuoviamo leggendo una poesia o osservando un quadro o una scultura, di cui ammiriamo con stupore la perfezione. Nel momento in cui una società risulti, invece, formata da persone che non provano emozioni, e che per di più non riescono a riflettere, l’arte perde il suo significato: ecco perché la sua presenza risulta superflua, anzi addirittura pericolosa, dal momento che, inevitabilmente, porterebbe le persone a interpretare l’opera personalmente e con l’originalità che contraddistingue ciascun individuo,


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Angolo della Lettura

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rendendole anche consapevoli dei loro sentimenti. Ne è una prova il romanzo stesso: il libro ha inevitabilmente fatto sorgere queste e altre domande nella mente e nel cuore di noi lettori, e ci siamo ritrovati in biblioteca appunto per cercare di rispondere insieme e di cogliere tutte le sfumature di significato della storia narrata. Un altro interrogativo che ci è stato posto da una professoressa è stato questo: “Anche voi al posto di Jonas - uno dei protagonisti avreste corso il rischio di riportare le emozioni alla comunità perdendo il benessere?”. Può sembrare una scelta difficile, perché riportando in vita le emozioni, Jonas ha dovuto includere sia la gioia sia il dolore, sia l’amore sia l’odio, tutto ciò che costituisce l’umanità di una persona. Da parte mia, preferisco vivere in una società imperfetta ma formata da persone vere e libere, in grado di porsi domande e con il desiderio di trovare le risposte. Sono convinta, infatti, che quando si priva un essere umano di quegli elementi che costituiscono la sua umanità,

tra i quali fondamentali sono la coscienza e la sfera dei sentimenti più profondi, si trasforma la persona in un animale, come si è visto anche nel corso della storia di Jonas e della sua comunità. Questo libro ci fa capire molto bene che è meglio vivere e scegliere liberamente, correndo il rischio di sbagliare e di soffrire, piuttosto che trascorrere l’esistenza nel benessere collettivo e fare sempre la cosa “giusta”… potremmo, infatti, a questo punto, chiederci: “Ma giusta per chi? E perché?”, aprendo così un’altra finestra alla riflessione e alla discussione.


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Filosofia

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Filippo Pisello, 5C

Logos e Techne “Che rapporto c’è tra filosofia e tecnologia?” “Possiamo realmente dire che la filosofia sia ormai superata e inglobata dal progresso di fisica e scienza?” “Quando è nata la tecnologia?” “Esiste l’uomo senza la tecnica?”

o la realizzazione di un breve clip video. Se si supera questa fase eliminatoria si accede alle fasi finali, che comprendono nuove prove tra cui un’esposizione orale di fronte ad una giuria ed agli altri concorrenti, come in un vero e proprio convegno.

A questi e molti altri interrogativi di straordinaria attualità ha provato a rispondere Carlo Sini, nella sua lectio del 4 novembre presso l’Università Cattolica di Milano, che ha aperto il concorso “Romanae disputationes”.

I nostri docenti di filosofia hanno risposto con entusiasmo a questa proposta, portandoci quindi all’apertura di questo evento, lasciando poi all’iniziativa personale la partecipazione alla competizione vera e propria. Se a qualcuno di interessato non fosse stato possibile assistervi, l’intera conferenza è stata pubblicata su YouTube dal canale di Romanae Disputationes.

Innanzitutto: di che si tratta? Questa iniziativa, promossa da numerose università dislocate in tutta Italia, si declina sotto forma di concorso a tema filosofico, che cambia di anno in anno: per questa edizione è stato scelto “logos e techne, rapporto tra filosofia e tecnologia”. La competizione è aperta agli studenti (degli istituti superiori) ed è strutturata su più fasi: in seguito ad un primo momento di informazione e discussione del tema da parte di esperti, tocca ai ragazzi mettersi in gioco tramite la stesura di un saggio

Sicuramente, e qui riprendo il discorso abbandonato all’inizio dell’articolo, se la lezione d’apertura aveva il compito di stimolare le nostre menti di aspiranti pensatori, ha centrato in pieno l’obbiettivo. Infatti il professor Sini, docente emerito di Filosofia e tra le più spiccanti personalità filosofiche italiane della storia moderna, dall’alto


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Filosofia

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dei suoi 83 anni, ha lasciato a bocca aperta la platea con un discorso di una chiarezza e attualità sbalorditiva. La prima parte del suo pensiero si è articolata sulle definizioni di Tecnica e Tecnologia rispetto allo sviluppo umano nella storia: considerando infatti la seconda come insieme degli strumenti che ci permettono di applicare e utilizzare le conoscenze, dobbiamo dare una visione del tutto nuova di questa che noi ci limitiamo a considerare come il cellulare, il computer o i nostri dispositivi appunto “tecnologici”. Dobbiamo risalire infatti fino all’uomo primitivo per trovare il primo esempio di tecnologia: è infatti il linguaggio, che ci permette di comunicare, interagire e descrivere la realtà, il primo vettore delle nostre tecniche. Riporto uno degli esempi fatti, che ci aiutano a capire questa visione, apparentemente tanto lontana: l’uomo primitivo sapeva che giunta la sera avrebbe dovuto ritornare alla caverna per evitare i pericoli, ma per tradurre in pratica questa sua conoscenza doveva dirlo agli altri, chiaramente attraverso il linguaggio. Proprio sul linguaggio si è poi

focalizzata la seconda parte del discorso, arrivando al suo utilizzo nei giorni nostri, mettendolo in rapporto con le scienze. Su questa tematica ha lanciato una forte provocazione, che ritorna al titolo della conferenza: “il mondo, ora che ha la fisica e la chimica, non ha più bisogno della filosofia?”. Sini ha allora spiegato come la matematica, la scienza, la fisica non siano altro che dei linguaggi (bellissimi, fondamentali e necessari, ha tenuto a precisare il filosofo) o, per usare un’altra immagine, delle mappe, nelle quali la realtà viene trascritta e indagata in modo sempre più analitico e infinitesimale: chi ha masticato un minimo di filosofia saprà che “analitico” è ciò che comporta una divisione e separazione in piccole parti e questa è la chiave della riflessione. Le scienze stanno spezzettando e classificando parti sempre più piccole della realtà, dando nome ai granelli più piccoli dell’universo, allontanandosi però e perdendo di vista quella che è l’esperienza principe e fondante dell’esistenza: il tutto, l’esperienza universale, l’esistenza delle cose e non la loro


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Filosofia

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descrizione. Il concetto è stato espresso con un esempio di una chiarezza e semplicità disarmante: “non è infatti cambiato molto con gli anni, quando noi diciamo «l’atomo si trova in questo o in quel posto» è poco diverso da quando i nostri antenati primitivi dicevano «la caverna è a destra»: dobbiamo tenere a mente che la caverna non è l’essere a destra.” Sini risveglia così in noi una consapevolezza sopita dalla sicurezza del nostro conoscere: quando sfruttiamo uno strumento, una mappa per descrivere la realtà, per quanto essa funzioni bene e in modo accuratissimo, dobbiamo tenere a mente che lo strumento non è la realtà stessa. La conclusione è forte, sopratutto se la consideriamo rivolta a noi, platea di studenti e aspiranti filosofi, e se consideriamo il contesto della competizione: è a cavallo tra il monito e l’invito. Ci invita a considerare il mistero della totalità dell’esistenza, il grande interrogativo della vita e del mondo, che, per quanto le nostre scienze

avanzino, ci rimarrà precluso: noi dobbiamo inseguire la conoscenza, senza chiudere gli occhi e rintanarci nel nostro sapere analitico, senza autoconvincerci che con i nostri strumenti stiamo rimpiazzando la realtà, ma anzi tenendo ben presente di fronte a noi questa immensità e prendendo consapevolezza del mistero, senza avere la presunzione di averlo risolto. Forse dovremmo essere come fiori del deserto, senza paura di fronte al mistero ma senza la superbia di averlo risolto: “Non piegato insino allora indarno codardamente supplicando innanzi al futuro oppressor: ma non eretto con forsennato orgoglio inver le stelle, [...]”


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Luca Chiolo, 5G

Caro Majo, sei cambiato Mi sono sorpreso. Eh sì Majo, mi hai stupito. Ho conosciuto una parte di te che ho sempre ignorato, o forse, ho voluto ignorare. Diciamo che per la mia esperienza personale, io e i miei compagni abbiamo sempre avuto una regola non scritta, una legge silenziosa: noi ci bastiamo per vivere bene questa scuola, non abbiamo bisogno di dover per forza entrare a far parte di un gruppo che comprende diverse persone di diverse classi. Ognuno può essere d’accordo o meno su questo, ma arrivato in quinta, posso dire che tra gioie e dolori, bestemmie e imprecazioni, grida di felicità e abbracci spontanei, ho avuto la possibilità di vivere con delle persone meravigliose, di costruirci a vicenda, un po’ come delle pietre che si scalpellano l’un l’altra al fine di diventare meravigliose statue. Questo per dirvi che non abbiamo nulla da invidiare a nessuno, e chi ci conosce bene lo sa.

Ora, vorrei parlare chiaramente di quel piccolo casino che è successo all’inizio dell’anno sul gruppo di Facebook degli studenti del Majorana. La verità? Ho provato pietà per certi “personaggi” della nostra scuola. Eh sì, perché come la chiave di lettura può essere “guarda sto sfigatello, chi si crede di essere?”, può anche essere “però, che coraggio!”. Ma io mi ricordo di un Majo nel quale non esistevano sfigatelli o studenti coraggiosi, perché semplicemente non c’era bisogno che ci fossero. Mi ricordo di un liceo nel quale gli studenti erano un insieme amalgamato, ma in cui ci si poteva distinguere individualmente ed in modo equo. Lo studente meno conosciuto di una prima poteva benissimo parlare in modo confidenziale anche con un rappresentante d’istituto, senza doversi sentire in qualche modo inferiore, poteva addirittura


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candidarsi e diventare lui stesso rappresentante. Ma a quanto pare le cose sono cambiate: gli studenti che si candidano spesso sono solo quelli più in vista, e sembra che non contino più fattori quali intelligenza, responsabilità ed intraprendenza. In poche parole, da un paio di annetti a questa parte si è come creata una “cupola” di studenti, i più popolari, che pensano di essere i signorotti della nostra scuola, un’autorità derivata dal loro grado di popolarità. Beh bambini, non avete capito proprio niente. A 18 anni (e qualche genio a piede libero anche 19/20), fare gruppo ed attaccare attraverso degli insulti uno studente, non è una cosa degna di studenti del Majorana di Desio, tanto meno se siete rappresentanti d’istituto. Manco i palazzari tredicenni alle giostre di Cinisello si comportano così. Ma si sa, dietro ad una tastiera tutti leoni, ma ad un confronto faccia a faccia, in un combattimento di menti, non è il più bulletto che vince. E sia chiaro, la mia è una critica, una critica nei confronti non delle persone, ma

dei loro atteggiamenti e della loro maniera di comportarsi nella nostra piccola comunità scolastica. Insomma, ripigliatevi. Inoltre, mi sono giunte un paio di “voci” da studenti più o meno vicini a codesta fantomatica “cupola”, che spero davvero siano false: che i ragazzi più popolari del Majorana si siano creati un gruppo Whatsapp tutto loro, perché loro sono vippini e devono comunicare le loro vippinate in intimità, e che giri un certo tipo di materiale digitale su questo gruppo. Ho sentito parlare, per l’appunto, di una fantomatica “lista di Proscrizione”. Incuriosito, sono venuto a sapere certe cose. Essendo informazioni ricevute da terzi, non mi va di riportarle in quanto non certe, ma posso dire una cosa: care Majorane, attente a chi inviate le vostre foto.


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Alessandro De Marchi, 3a

I migliori film con twist narrativo finale Una volta Alfred Hitchcock disse che “La parte fondamentale di un’opera è il suo finale. Perché è con questo che il pubblico torna a casa”. Quante volte, infatti, guardando un film, siamo rimasti sconvolti, stupiti, attoniti di fronte ad un finale a sorpresa? Quante volte ci siamo sentiti presi in giro dal regista, che ci ha spinti in una direzione per tutta la durata del film per poi ribaltare tutto proprio alla fine? In questo articolo (meticolosamente privo di spoiler) mi pongo come obbiettivo quello di stilare la mia personale classifica di quei film che, a mio parere, presentano i migliori e più allucinanti twist narrativi finali. Con twist narrativo si intende una repentina ed inaspettata variazione sulla trama (il consueto colpo di scena) e spesso è proprio lo stupore che il twist provoca sugli spettatori a rendere un’opera cinematografica particolarmente gradevole e famosa. Con questa classifica spero di invogliare tutti coloro che non hanno visto queste pellicole a rimediare al più presto. Purtroppo (o per fortuna) sono molti i film con un colpo di scena finale e ovviamente questa classifica non può comprenderli tutti, ma bando alle ciance, iniziamo

subito con un’atipica top 18: 18) Inception, film del 2010 diretto da Cristopher Nolan. Il film racconta le vicende di Dominic Cobb (interpretato da Leonardo Di Caprio), professionista capace di entrare nei sogni delle persone, che tenta, assieme alla sua squadra, di impiantare ad un giovane imprenditore l’idea di dividere l’impero economico del padre, in cambio del permesso di tornare negli Stati Uniti. 17)The Departed - Il Bene e il Male, film del 2006 diretto da Martin Scorsese. La pellicola narra le vicende di Colin Sullivan (interpretato da Matt Damon), membro della banda del boss della malavita Frank Costello (Jack Nicholson), che si infiltra nella polizia di Boston e di Billy Costigan (Leonardo di Caprio), poliziotto che lavora come agente sotto copertura nella banda del malavitoso. Il film segue dei ritmi piuttosto serrati fino ad un finale che vi farà letteralmente saltare sulla sedia. 16) Orphan, film del 2009 diretto da Jaumet Collet-Serra.


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Il film parla di una famiglia che, distrutta dalla morte di un figlio, decide di adottare una bambina. La coppia viene attratta da Esther, ragazzina all’apparenza dolce e sensibile che nasconde una personalità inquietante e assassina. Lo spettatore segue con terrore lo svolgimento del film fino a scoprire la terribile verità su Esther. 15) The Game - Nessuna regola, film del 1997 diretto da David Fincher. Il film racconta le vicissitudini di Nicholas Van Orton (Michael Douglas), uomo cinico e monotono che riceve in regalo dal fratello una tessera per iscriversi ad un esclusivo club di giochi di ruolo. Ben presto però la sua vita si trasforma in un incubo, poiché inizia a sospettare che la sua attività e la sua reputazione siano messe in pericolo proprio da questa agenzia. 14) Schegge di paura, film del 1996 diretto da Gregory Hoblit. Il film mostra l’avvocato penalista Martin Vain (Richard Gere) che decide di difendere il chierichetto diciannovenne e balbuziente Aaron Stampler (un magnifico Edward Norton), su cui pende l’accusa di avere ucciso a coltellate l’arcivescovo di Chicago. 13) La donna che visse due volte, film del 1958 diretto da Alfred Hitchcock.

Il film racconta le vicende di Scottie (James Stewart), un poliziotto che soffre di acrofobia (ossia che teme le altezze), il quale viene assoldato da un suo ex compagno di studi per tenere d’occhio la moglie Madeleine (Kim Novak) che crede di essere la reincarnazione di una sua ava. La donna, un giorno, presa dalla follia, si butta giù da un campanile. Dopo un periodo di sconforto, Scottie incontra Judy, una donna incredibilmente somigliante a Madeleine. 12) Now you see me, film del 2013 diretto da Louis Leterrier. Il film racconta le investigazioni di un agente dell’F.B.I. (Mark Ruffalo) che tenta di fermare i furti di una particolare banda di ladri. Quest’ultima, infatti, è composta da maghi professionisti che ricorrono alle loro doti di prestigiatori per sottrarre ingenti somme di denaro a banche e ricchi magnati. 11) The Village, film del 2004 diretto da M. Night Shyamalan. In uno sperduto villaggio della Pennsylvania gli anziani hanno stipulato un accordo con le creature innominabili che vivono nei boschi, promettendo di non recarsi nei loro territori e chiedendo in cambio di non invadere il villaggio. Una ragazza, però, infrange questo patto per andare a cercare le medicine necessarie


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alla sopravvivenza del suo amato. 10) Gone baby gone, film del 2007 diretto da Ben Affleck. L’investigatore Patrick Kenzie (Casey Affleck) indaga sulla scomparsa della piccola Amanda, 4 anni, rapita mentre si trovava nella propria camera. Commosso dalla disperazione della madre, donna dedita alle droghe e poco affidabile, le promette di restituirle la figlia, ma ben presto si renderà conto che mantenere la parola data sarà molto più difficile del previsto. 9) Donnie Darko, film del 2001 diretto da Richard Kelly. Il film, attraversato da un alone mortifero e portatore di uno sguardo inedito sulle inquietudini dell’adolescenza, narra la storia di Donald, ragazzo schizofrenico con un amico immaginario che gli predice l’imminente fine del mondo. 8) The Prestige, film del 2006 diretto da Cristopher Nolan. Due prestigiatori, nella Londra del secolo scorso, fanno a gara per il numero più spettacolare: il trasporto umano. Uno dei due (Hugh Jackman) cerca di coinvolgere lo scienziato Nikola Tesla, mentre l’altro (Christian Bale) sembra riuscirci senza alcuna tecnologia. Entrambi finiranno in rovina, per vie diverse, a causa dell’ossessione per questo numero, senza poter mai usare il trucco usato dall’avversario.

7) The Others, film del 2001 diretto da Alejandro Amenàbar. Isola di Jersey, 1945: una nuova governante viene accolta a villa Stewart, dove dovrà prendersi cura di due bambini che non possono essere esposti al sole. In una casa enorme e perennemente buia, i bambini trascorreranno un periodo terrificante, convinti che ogni stanza pulluli di fantasmi. 6) Shutter Island, film del 2010 diretto da Martin Scorsese. L’agente Daniels salpa verso Shutter Island dove, in un rinomato ospedale psichiatrico, una paziente è misteriosamente scomparsa. L’atmosfera del manicomio risveglia nel detective una serie di ricordi terribili ed una notte sogna la moglie, morta in un incendio, che gli rivela che Andrew Laeddis, l’uomo che appiccò l’incendio, si trova proprio in quel manicomio. La violenza tanto cara a Scorsese implode sino all’annientamento dell’identità, per poi esplodere nella psiche di un fenomenale Leonardo Di Caprio. 5) Seven, film del 1995 diretto da David Fincher. Due detective, uno giovane e istintivo (Brad Pitt) ed uno anziano e saggio (Morgan Freeman), sono sulle tracce di un raffinato serial killer che uccide le sue vittime con la legge del contrappasso, con lo


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scopo di punire sette peccatori macchiatisi dei sette vizi capitali. 4) Memento, film del 2000 diretto da Cristopher Nolan. In questo film il montaggio è la rappresentazione visiva della mente del protagonista ed ogni scena del film è interrotta dopo 15 minuti e riparte con un’altra cronologicamente opposta. Il film procede così alternando sequenze senza apparente logica, ma mano a mano che si arriva alla parte centrale, lo spettatore inizia a collegare tutti i pezzi del puzzle, assieme al protagonista. Leonard ha un disturbo che gli impedisce di immagazzinare ricordi per più di una quindicina di minuti ed il suo corpo è una mappa piena di tatuaggi, che saranno fondamentali per trovare l’assassino di sua moglie. 3) Fight Club, film del 1999 diretto da David Fincher. Un protagonista dalla vita così insignificante da non meritare nemmeno un nome, alienato e disperso in una grigia routine, trova un senso alle sue giornate in Tyler Durden, uomo sovversivo e nemico giurato dello stile di vita occidentale. Con lui fonderà il Fight Club, in cui tutti gli uomini sono uguali e uniti in uno sfogo collettivo di frustrazione. 2) Il Sesto Senso, film del 1999 diretto da M. Night Shyamalan.

Lo psicologo infantile Malcolm Crowe, interpretato da Bruce Willis, una sera torna a casa e trova un vecchio paziente seminudo e armato che gli spara, dopo averlo accusato di non essere stato in grado di aiutarlo. Mesi dopo Crowe incontra il piccolo Cole, terrorizzato da visioni lugubri, e cerca di aiutarlo per espiare il suo senso di colpa. Quello che scoprirà è davvero sconvolgente. 1) I Soliti Sospetti, film del 1995 diretto da Bryan Singer. Il film viene presentato come la ricostruzione della deposizione di “Verbal” Kint. Questo si era ritrovato inspiegabilmente, qualche mese prima, in un confronto all’americana con altri quattro noti criminali, accusati di aver rubato un camion carico di fucili. I quattro erano stati successivamente ingaggiati dal pericolosissimo e misterioso Kaiser Soze per un colpo che frutterà un’intera nave piena di soldi e cocaina. Il finale di questo film è talmente sconvolgente che non va via, rimane impresso anche dopo anni.


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Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro amato giornale!

Caporedattore: Lorenzo Ferri, 4A Impaginatore: Riccardo Galli, 5a A cura di: Sonia Martinetto & Giorgia Pasqual, 5C Redattori: Mario Paola 5a, Filippo Pisello 5C, Luca Chiolo 5G, Filippo Vergani 3c, Alessandro De Marchi 3a, Chiara Scandura 2A, Elisabetta Palmieri 1b, Viola Bonfanti 1b, Luca Ronco 1b

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni, ma perché è anche online! Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo su issuu.com/etceteramajorana oppure su studenti.liceodesio.gov.it/etcetera, la risoluzione è migliore e le immagini sono a colori! Inviaci il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com


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Novembre II 2016 by Redazione di EtCetera - Issuu