I | Novembre 2019
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Il giornalino degli studenti L’editoriale del Caporedattore
Colpo di scena!
di Giacomo Longoni, 4bb “Order, order!” E’ con questa simpatica espressione, usata come un ritornello nelle sedute del Parlamento, che lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow è diventato famoso agli occhi dei più. Giovedì scorso ha lasciato il ruolo che ricopriva ininterrottamente dal 22 giugno di dieci anni fa e per il quale era stato rieletto ben quattro volte, sostenuto da entrambi gli schieramenti politici dei Labour e dei Tory. Come poteva rimanere del resto, dopo aver constatato, suo malgrado, l’ impossibilità di veder rispettate la Carta e le prerogative del Parlamento stesso, ormai in balia della tempestosa politica del premier Boris Johnson? Così ha lasciato, non prima di aver alzato la voce un’ ultima volta per urlare, quasi invocare insperatamente, l’ ordine, quello con la “o” maiuscola, che dalle parti di Londra sembra ormai scomparso da un po’ di tempo. Speriamo che il Regno non lo rimpianga e non lo capisca troppo tardi! Perchè alla fine, forse, sarà proprio “l’ order” a fare la differenza! Ad majora e buon anno!
La situazione curda, un copione che si ripete Grazie prof Schiatti! La manovra dell’ umiltà
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Indice 2
- La situazione curda...............3 - La manovra dell’ umiltà .....6 - Grazie prof!............................9 -Voto ai sedicenni: un bene o un male?............................12 - Once upon a time in Hollyhood.......................................15 - Parola ai primini..................17
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Attualità 3
Giovanni Colombo, 3D
La situazione curda: cronaca di un un copione che si ripete Ospite al programma televisivo “Che tempo che fa” di domenica 13 ottobre, il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli si è espresso, circa la situazione in Siria, con queste parole: “Viene colpito un popolo a cui noi dobbiamo un pezzo della nostra sicurezza, perché loro hanno combattuto corpo a corpo contro l’Isis, la loro battaglia ha consentito a noi di vivere un po’ meglio, un po’ in pace, di continuare a vivere sicuri. Cosa sarebbe stato se il popolo curdo e l’alleanza contro l’Isis avessero perso? Per i nostri Paesi, per noi, per le nostre città? E quindi io credo che ci sia un senso di gratitudine che debba essere molto forte e avere un forte valore politico. Ecco perché non basta l’indignazione, ma ci vogliono azioni concrete.” Ho scelto di iniziare questo articolo citando un frammento dell’intervista al politico e giornalista italiano Sassoli perché considero la sua riflessione semplice e condivisibile. Approfondendo la storia di questa enorme comunità di esuli, ci si rende
conto del consistente numero di circa 40 milioni di uomini e donne che lo compongono. Il territorio che i Curdi rivendicano si trova tra Turchia, Siria, Iraq, Iran e Armenia, nonostante ciò non tutti i Curdi vivono in Medio Oriente ma ne esiste anche una discreta comunità in Europa, in particolare in Germania. Nel corso della storia sono stati più volte vittime di persecuzioni, ad esempio, dopo la prima guerra mondiale, che vide sconfitto l’Impero Ottomano. Quando furono ridefiniti i confini dei territori medio orientali, nonostante una prima apparente illusione di aver ottenuto qualcosa con trattato di Sevrés del 1920, il trattato di Losanna del 1923 divise il territorio del Kurdistan tra gli stati circostanti, deludendo le speranze di questo popolo. Negli ultimi anni i Curdi hanno combattuto, messo in gioco il proprio futuro, anche per il futuro di tutti noi. Ora che il pericolo costituito dall’Isis sembra essersi attenuato, invece di riconoscere a questi eterni combattenti
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Attualità 4
un luogo in cui vivere, il ritiro dai territori occupati del contingente americano da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha permesso all’omologo turco Erdogan di procedere con un piano chiamato “Fonte di pace”, che ha sostanzialmente previsto l’invasione dell’area a Nord della Siria, che i Curdi avevano conquistato sottraendolo all’Isis. I recenti sviluppi relativi alla comunità curda si inseriscono nel più ampio quadro del conflitto siriano iniziato a seguito della repressione da parte del leader siriano Assad per contrastare la rivolta interna di larga parte della popolazione civile. Così le grandi potenze mondiali si sono schierate gli uni con Assad (in primis la Russia, che vanta un rapporto privilegiato derivante da una storica presenza militare in Siria), gli altri con i ribelli (in particolare gli Stati Uniti in chiave più anti-russa che filo umanitaria), trasformando un conflitto interno alla Siria in quella che Papa Francesco ha definito “la terza guerra mondiale”. In questo ambito si è inserito anche l’Isis, nel tentativo di costituire un suo stato. Ed è proprio contro l’Isis che si è concentrato lo sforzo militare dei Curdi,
che hanno combattuto con valore e a cui si deve molto del fallimento di questo movimento. Nonostante i meriti dei Curdi in tale conflitto, essi sono stati improvvisamente abbandonati dal ritiro militare statunitense ed esposti al violento attacco turco, durante il quale si pensa siano state usate anche armi chimiche proibite, secondo Amnesty International. A seguito di questo attacco, gli Stati Uniti sono intervenuti diplomaticamente tardivamente, al fine di ottenere un cessate il fuoco di cinque giorni, durante i quali, civili e militari curdi sono sfollati in modo da permettere l’accesso turco al territorio siriano senza altre battaglie. L’area coinvolta a cui aspiravano i Curdi non è di grandi dimensioni, ma la sua conquista da parte dei Turchi sancisce l’ennesima netta sconfitta per la popolazione curda abbandonata a tradimento dalla comunità internazionale. L’evidente indifferenza americana, mitigata dal postumo tentativo di pace e l’impotenza dell’ancora immatura Unione Europea, causata anche dalla mancanza di una difesa comune, hanno consentito alla Turchia di agire indisturbata e di avere un comportamento
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così arrogante e crudele. In questo quadro si è inserita infine anche l’interessata mediazione russa che conferma ancora una volta come il conflitto siriano sia soprattutto terreno per le superpotenze per affermare aree di egemonia secondo la convenienza del momento. La speranza è che questo luogo di scontro possa finalmente trovare una soluzione pacifica per ora difficile da immaginare.
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Attualità 6
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Francesco Vaccaro 4aa
La manovra dell’ umiltà Anno nuovo, governo nuovo, solita storia. Dopo le controverse vicende politiche di agosto che hanno visto Salvini staccare la spina al governo gialloverde e la nascita in tempi fulminei di un nuovo esecutivo il cui premier è sempre Conte, ma a fianco dei 5stelle c’è il PD, LeU e Italia Viva, la nuova creatura di Renzi, il governo si trova a dover varare la manovra 2020. Per farla in breve, la manovra è il documento più importante per la vita politica, economica e sociale di un Paese in quanto va a definire i provvedimenti che il governo intende attuare nell’arco di un anno e soprattutto garantisce la tenuta dei conti pubblici. Il nuovo esecutivo si ritrova in questo nuovo Def (Documento di Economia e Finanze) a dover affrontare uno dei mostri più temuti dagli italiani e che gli è stato per così dire “ereditato” dal precedente esecutivo: l’aumento dell’IVA, che per essere disinnescato necessita di ben 23 miliardi di euro.
Naturalmente, accanto a questo piccolo conto, ci sono alcune misure su cui il governo sta lavorando e che sono oggetto di forti dibattiti all’interno della maggioranza stessa, e in particolar modo: taglio del cuneo fiscale, investimenti Green e lotta all’evasione. Per quanto riguarda il taglio del cuneo fiscale, il governo ha intenzione di stanziare 3 miliardi di euro per ridurre le tasse sul lavoro riguardo alle classi basse e medio-basse, che si ritroverebbero nel loro stipendio circa 500 euro in più all’anno, 40 al mese. Grande protagonista insieme al taglio del cuneo, le riforme a favore dell’ambiente, alcune contenute nel Decreto Clima, altre in arrivo appunto con il Def, cercano di indirizzare il nostro Paese verso un’economia più verde e soprattutto ecosostenibile. Queste riforme prevedono l’introduzione di una tassa (la cosiddetta “plastic tax”) su tutti i prodotti che contengono alte percentuali di plastica, quindi essenzialmente i prodotti monouso, che peraltro va “a braccet-
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Attualità
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to” con il bonus di 5000 euro per ciascun esercizio commerciale dedicato ai prodotti sfusi e alla spina (che non sono imballati nella plastica) e un buono di circa 2000 euro per la rottamazione di auto fino a EuroIV da spendere in mezzi pubblici e “bike-sharing”. Inoltre il governo si impegna a realizzare un fondo per gli investimenti pubblici e privati in modo da portare anche in Italia un “Green New Deal”. Infine, la lotta all’evasione. Questo punto risulta molto caro e sentito al premier Conte, che ne ha fatto un po’ la sua bandiera politica. Per quanto riguarda quest’ambito, il governo punta a un incentivo della carta elettronica a discapito del contante con l’obiettivo non troppo velato di rendere l’Italia cashless: sono previste detrazioni fiscali per chi paga con bancomat, la reintroduzione della lotteria degli scontrini con premi settimanali per altro detassati e il carcere per i grandi evasori. Ovviamente questi non sono gli unici tre interventi del governo, ad esempio c’è anche il taglio alla sanità del super ticket di 10€ e lo stanziamento di 600 milioni di euro per rendere gli asili nido gratis, ma sicuramente sono questi 3 i punti cardine dell’azione di governo per il prossimo anno. La manovra costerà quindi nel complesso 30 miliardi, con un rapporto deficit-PIL del 2,2% e una flessibilità di 16 miliardi da chiedere alla UE
e prevede un’entrata di circa 7 miliardi grazie alle misure contro l’evasione (una cifra leggermente utopistica, tant’è che il ministro dell’economia Gualtieri afferma che la lotta all’evasione porterà più o meno nelle casse dello Stato solo 3 miliardi di euro). Naturalmente tutto quello che ho affermato finora va preso “con le pinze”, nel senso che i partiti di maggioranza stanno litigando non poco sulle riforme da realizzare effettivamente, e ogni giorno ci sono sempre delle novità che vanno a modificare l’impalcatura generale del Def. Detto ciò, la manovra è ad oggi attaccata sia dall’opposizione di centrodestra che da molti economisti perché considerata troppo debole, fragile, “all’acqua di rose”, non solo per le misure a detta di molti poco incisive ma anche perché le forze di maggioranza risultano molto divise e in polemica tra di loro per le misure da adottare. Secondo me è vero che la manovra non fa molto, ma bisogna considerare che il governo si è ritrovato in poco tempo a dover disinnescare 23 miliardi di IVA frutto delle politiche economiche poco lungimiranti del precedente esecutivo. Bisogna anche dire che questa manovra non è come quella dell’anno scorso, che altro non era se non
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Attualità 8
pura propaganda per sventolare delle bandiere politiche come Quota 100 e Reddito di cittadinanza che sono costate molto e ad oggi non stanno dando i risultati sperati, ma è realista, non urla e pone le basi di quello che il governo farà con più insistenza nei prossimi anni. Ad esempio, come si può dire che 500€ in più all’anno non servono a niente per i lavoratori più fragili, per i quali magari anche solo 20-30 euro in più al mese possono fare la differenza. E poi, questa è la prima manovra dopo tanto tempo che invece di proporre la solita pace fiscale, un vero e proprio condono che aiuta essenzialmente chi evade le tasse, si impegna in una vera e aggressiva lotta all’evasione fiscale i cui introiti potranno essere reinvestiti nelle infrastrutture, nella sanità e nelle scuole, con mio grande rammarico grandi assenti nella attuale manovra. C’è anche spazio per l’ambiente, magari non come molti giovani vorrebbero, ma che costituisce comunque un inizio. La manovra del 2019 urlava tanto ma faceva poco, la manovra del 2020 sta in silenzio ma lavora davvero.
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Viola Bonfanti, 4aa
Grazie prof. Schiatti! Dopo quarant’anni di studio e insegnamento è andata in pensione la professoressa Flavia Schiatti e penso valga la pena ringraziarla. E non basterebbe l’edizione annuale del nostro giornalino per esprimere la nostra gratitudine. Cara prof. Schiatti, vorrei ringraziala molto per tutto quello che ha fatto per noi in questi anni e per la sua infinita pazienza, perché in una classe di adolescenti mezzi annoiati doveva averne davvero tanta. La prima persona che ho incontrato quando ancora non facevo parte del liceo, è stata lei, ricordo ancora il suo discorso di benvenuto, quando disse che la conoscenza è una fiamma che va alimentata e che può essere passata da professore a alunno. Lei quella fiamma non l’ha mai fatta spegnere in noi, anzi la accresceva portandoci frasi, poesie, dipinti per suscitare in noi la sete di verità. Tutti i concerti, le presentazioni , i corsi che ha organizzato, tutti i gruppi nel doposcuola per cui era un riferimento sempre presente, ci insegnavano ad anda
re oltre le cose, oltre l’apparenza e i pregiudizi per vederne l’essenza. Nelle sue lezioni e con la sua schiettezza ci insegnava e ci insegna ancora a scorgere la bellezza nella vita e nelle piccole cose che la vita ha da offrirci, a farle nostre e ad amarle, inseguendo non solo la conoscenza del mondo ma anche di noi stessi. Non so proprio come faremo senza di lei prof, non tanto per il poco che poteva raccontarci in una sola ora, quanto per la sua presenza costante e cordiale sempre pronta ad ascoltare tutti e a spingerci a metterci in gioco. Grazie perché in fondo lei l’ho sempre vista come una di quelle persone ricolme di una pace silenziosa che si radica in piena terra e, insieme, in pieno cielo. Perche è così che bisogna essere: osservatori del mondo e pensatori del domani. Dato che un po’ è mancato il suo foglio di buon inizio anno, oggi voglio lasciarvi io con una poesia di Luigi Pirandello: “E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne biso-
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gno. Finse di morire per un giorno,e di rifiorire alla sera,senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi,ritornò senza essere partito,il tempo moriva e lui restava...” L’amore che diamo e che riceviamo non muore mai, resta sempre lì ad aleggiare come un velo sospeso sulle azioni e sulle cose, ricordandoci sempre che c’è e che potremmo fare di meglio anche noi.
La prof.ssa Flavia Schiatti (archivio)
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Ehi, tu!
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Ehi lettrice! Ehi lettore! Questa pagina è vuota, non perchè ci piaccia sprecare carta, ma perchè questa pagina è tua! Sì, proprio tua!! Cosa aspetti a mandarci il tuo articolo, i tuoi fantastici meme? Cosa aspetti a dirci le tue idee sul futuro (e sul presente!) di EtCetera? Contattaci subito, questa è la nostra mail:
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Attualità 12
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Giulia Burigotto, 4bb
Voto ai sedicenni: un bene o un male? Ultimamente si è sentito molto parlare dell’ estensione del diritto di voto ai sedicenni. L’ idea, già sostenuta dai Grillini da anni, è stata rilanciata dall’ ex presidente del Consiglio Enrico Letta nei giorni successivi alla manifestazione di venerdì 27 settembre contro l’inquinamento ambientale e il cambiamento climatico. Proposta per niente utopistica o ingiustificata: infatti in Scozia i sedicenni, dal 2015, sono consultati per ogni questione politica, in Germania sono coinvolti nell’ elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder , in Norvegia, nel 2011, si è sperimentato permettendo il voto nell’elezioni locali, in Austria la legge vige già dal 2007 e a Malta dal 2016, aggiungendo poi i paesi extraeuropei come Brasile, Ecuador e Argentina. Tuttavia, nonostante i partiti sembrino essere tutti favorevoli, sono gli stessi giovani a mostrare perplessità e disapprovazione. Si è parlato di responsabilizzazione dei giovani,
di dare loro possibilità di esprimersi e di essere coinvolti in una politica che molto spesso non lascia spazio. Ma è davvero così? Cosa ne pensano i diretti interessati? In un’ indagine svoltasi al Liceo Majorana di Desio tra le classi terze e quarte, è emerso che circa il 70% degli studenti è contrario. Tra le motivazioni la mancanza di consapevolezza e conoscenza politica collegata alla scarsa attenzione data dalle scuole verso l’ educazione civica e l’atteggiamento di estraneità con cui i giovani considerano le tematiche all’ordine del giorno. A ciò si aggiunge la facile manipolazione a cui potrebbero andare incontro da parte dei genitori e del contesto in cui vivono, causata anche dalla forte confusione della situazione italiana attuale e la difficoltà nel comprenderla. Altri invece sottolineano la sostanziale differenza tra i 16 anni e i 18: Alessia Greco, studentessa novese al quinto anno del liceo classico,
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evidenzia come nell’ultimo anno delle superiori vengano trattati argomenti, ad esempio in storia e filosofia, funzionali a capire l’attualità e a plasmare l’ individuo nel mondo lavorativo e universitario; il suo compagno di classe, Giorgio Braccia, limbiatese, ritiene che il voto, in quanto responsabilità del cittadino, deve essere concesso a chi davanti alla legge è garante delle proprie azioni, ovvero i maggiorenni. Altri due studenti desiani, Tommaso Meda e Margherita Olgiati, ammettono di aver partecipato alle votazioni delle Europee senza tuttavia sentirsi preparati in merito e pensano che, pur essendo il voto un modo per dare espressione ai più giovani, i sedicenni non sono né abbastanza informati, né interessati all’ argomento. Anche una professoressa di matematica un’altra docente di scienze si schierano contro questa proposta, sottolineando come spesso manchi consapevolezza politica anche agli stessi adulti. Si difendono dall’ accusa di un’ istruzione spesso non attenta alla formazione politica sostenendo che la scuola insegna ad avere un proprio criterio di giudizio e che molti temi non vengono trattati non solo per la necessità di por-
tare a termine i programmi scolastici in un arco di tempo minore a quello che servirebbe realmente ma anche perchè l’ insegnante troverebbe molta difficoltà a non far trasparire la sua posizione, cosa che potrebbe influire sulle decisioni dell’alunno. Di tutt’altra idea è il 30% degli studenti favorevoli: la maggior parte di loro è convinta che, se i sedicenni venissero istruiti e informati adeguatamente, non solo troverebbero un mezzo attraverso cui potersi esprimere, ma offrirebbero anche un nuovo punto di vista su questioni che riguardano più il loro futuro che quello degli adulti e degli anziani. Alcuni rivendicano la maggiore prontezza e coscienziosità di molti minori rispetto a certi maggiorenni, motivo per cui non ritengono giusto restare esclusi o essere penalizzati. Viene fatta notare poi la tendenza dei diciottenni a informarsi e responsabilizzarsi in vista di votazioni, inclinazione perfettamente applicabile anche nel caso di ragazzi di età inferiore. Una studentessa ha anche proposto di concedere il diritto di voto anticipato solo a chi, attraverso un test, dimostri di avere abbastanza competenza per votare con consapevolezza.
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Appoggia queste tesi anche un professore di storia e di filosofia, affermando che i sedicenni devono poter votare e sono tenuti a farlo poiché le questioni trattate riguardano un avvenire che graverà soprattutto su di loro. Ruolo determinante ha la scuola che da sempre si occupa di formare lo studente come cittadino, non solo con lezioni sull’argomento vero e proprio, ma anche attraverso i vari programmi scolastici, poichè tutto ciò che concerne l’istruzione e l’informazione è educazione civica. Si dichiara inoltre d’accordo nel considerare il voto come strumento di comunicazione e di responsabilizzazione per i giovani, in quanto onore e onere, diritto e dovere. A fronte di queste correnti di pensiero assai distanti tra loro, non ci resta che porci delle domande: come mai gli stessi giovani che si assentano da scuola per manifestare non vogliono poi prendersi la responsabilità di votare? Si tratta veramente di tirarsi indietro o è invece la consapevolezza di non essere informati a sufficienza? La scuola dovrebbe dedicare più spazio a queste tematiche all’interno
del programma o sono invece gli stessi sedicenni a doversi interessare alla realtà che li circonda? Infine, coloro che godono di questo diritto, sono davvero più preparati e responsabili?
Giovanissimi manifestano a Roma in occasione dello sciopero globale del 27 settembre scorso
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Giovanni Chinnici, 2H
Once upon a time in Hollywood Sicuramente il film di questa stagione che più mi ha meravigliato e fatto riflettere su ciò che ora cercherò di esporvi, con grande fatica, senza spoiler. Once upon a time in Hollywood è, nonostante gli alti incassi, forse l’opera di Tarantino più aspramente criticata e giudicata deludente da chi si aspettava esplosioni di violenza e sangue e si è trovata di fronte a gioco sapiente di un regista che, terrorizzato dal canone da lui creato ma con cui non vuole essere per sempre marchiato, cambia totalmente la narrazione esprimendosi il più liberamente possibile. Nel suo ultimo film, come e forse più che nei precedenti, Tarantino racchiude tutta la sua passione per il Cinema, rappresentandolo nel suo momento di massimo splendore: nei magici anni
Sessanta, che ha sicuramente imparato ad amare grazie anche ai registi che cita (Polański, Leone, Corbucci...), ma che forse avrebbe anche voluto vivere in prima persona. Con Once upon a time in Hollywood realizza il suo desiderio. Ricrea fisicamente ogni mattone di ogni palazzo, ogni pneumatico di ogni auto, ogni lampadina di ogni insegna ed ogni tessuto di ogni abito di quella Hollywood andata, riesce a immergere la sala nel piccolo fiabesco mondo del cinema. Quello stesso perduto piccolo fiabesco mondo ucciso dall’uomo in una notte d’Agosto. Tra le insegne luminose, i colori caldi ed i Rolling Stones ciò che Once upon a time in Hollywood racconta è infatti la drammatica e rovinosa rottura della gigantesca cupola di cristallo che proteggeva la città delle stelle. Questa
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Cinema
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malinconica rottura è raccontata seguendo un breve squarcio della vita dell’attore western Rick Dalton (Leonardo Di Caprio) e della sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt). Il primo si è guadagnato la sua villa a Bel Air negli anni di gloria del western classico con la popolare serie televisiva Bounty Hunter e ora vive il suo prematuro declino ritagliandosi qualche parte da cattivo in piccoli film di un genere al tramonto: unico appoggio Cliff, sua controfigura e supporto dentro e fuori dal set. Il parallelo tra Rick Dalton e Hollywood, entrambi stati grandi ed entrambi destinati alla caduta, sarà il malinconico filo conduttore del film insieme al pressante e insistente incombere del massacro di Bel Air. Chi si è appena trasferito a fianco alla villa di Rick Dalton, al 10050 di Cielo Drive, sono infatti proprio Roman Polański (Rafał Zawierucha) e la sua giovane moglie Sharon Tate (Margot Robbie). Charles Manson? Charles Manson c’è e, pur apparendo in una sola breve e raggelante scena, rimarrà una presenza costante e opprimen-
te nella mente dello spettatore che non potrà far altro che vedere negli occhi spensierati, raggianti ed innocenti di Sharon Tate un amaro preludio all’orrore. Once upon a time in Hollywood è un dramma perfetto e nostalgico, amorevolmente attento ai dettagli e passionevolmente generoso di omaggi e citazioni a uno dei modi di essere Cinema che Tarantino ha più nel cuore. Con il finale capirete quanto la malata attesa di un’aspettativa pregiudizievole spesso rovina tutto il percorso per raggiungerla. Un film che vive due volte.
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Sofia Marcantoni, 1H Giorgia Tiralongo, 1aa
#esperienzeMajo Il liceo visto dai primini ll passaggio dalle medie alle superiori è stato un grande cambiamento. Le emozioni che abbiamo provato sono state molteplici, molto diverse tra loro: curiosità e frenesia per l’inizio di questo nuovo capitolo della nostra vita, ma anche timore e agitazione. L’ opinione di Giorgia: Adattarsi ad un nuovo ambiente non è stato semplice per me: sono una persona estremamente insicura ed è sempre stato difficile per me aprirmi a persone o situazioni nuove. Però ho cercato di rompere questa barriera per una volta, perché, a mio parere, cominciare il liceo è un passo molto importante. Così me lo sono posto come obbiettivo, riuscire a superare la mia timidezza, le incertezze e i dubbi sulla mia scelta di indirizzo e l’apprensione per il grande cambiamento. E’ passato circa un mese e mezzo
dall’inizio della scuola e posso dire di trovarmi molto bene qui al Majorana e che non mi pento della mia scelta. Penso che il fatto di aver scelto un indirizzo che rispecchi i miei interessi mi abbia aiutato molto nel fare amicizia con i nuovi compagni, perché sapere di avere qualcosa in comune con queste persone mi ha in un certo senso sbloccata, e sapere che anche loro erano nella mia stessa situazione mi ha infuso coraggio. Dal punto di vista didattico gli ostacoli non sono stati minori: c’è una bella differenza tra le medie e le superiori, ma anche grazie ai professori (verso cui inizialmente provavo timore) sono riuscita a trovare il giusto ritmo, anche se so che le responsabilità aumenteranno in futuro. Mi piace davvero tanto l’ambiente del Majorana, adoro soprattutto il fatto che ci siano queste attività extra sco-
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Indice Scuola 18
nome cognome classe
Titolo articolo
lastiche che permettono a noi studenti di esprimere quello che abbiamo dentro.
Pudia ipsusdae es reriatquias L’ opinione quatur, es di autSofia: la voluptium quiaItur primirehenimusti giorni di scuola, e precum incertezza inus dolenoccupazione presero il sopravvento: dit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae dai es professori secatios eaudae ero intimorita non conus autnessuno lautemdella as mia adipsant noscevo classe. ut exernatiis ipsapietusam nusae La scuola ai miei occhi era enorme, semcomnisdi essere ea sus,unsant ipsum puntino que brava minuscolo etur apelluptas rerit, temporitis in mezzo a tanti altri. eostotatio totat dis que nea essere as Dopo qualche settimana iniziai et sicura aut milit et ees est, che si dempepiù di me scoprii era estrerovid exceatemqui deliciu nda-con mamente facile instaurare amicizie eptatur reperibus simus maios i miei compagni, nonostante avessimo estrum quis sandiciis inim quiagusti e interessi differenti. erum acepudae velendel maSono passati all’incirca due mesi e sono gnam aut offici nullign imust, que felice aver scelto questa Untibus. scuola: mi nobit di quaes ipsapicae. piace molto riguardo alla parte organizSerunditio. As nus sequia volupiezativa, perché oltreApe alle attività di svago net ullest fuga. de natectus, ciquidunt sono anche attivitàdunti istruttive come eicabore accus per esempio di inglese o gli sporauda nonsei corsi nestrumenis dunt telli per aiutare gli ex che et sono autemassai est,utilitemporepero studenti bereperroin difficoltà. con cones sequam que volori berspel iatibusda sivoGrazie alle attività pomeridiane posluptasinoltre sitatib usaperia del ea-che sono fare nuove conoscenze quate stiorum quibus, omnis donon siano limitate all’interno della claslorent rerum harum dessit atquo se. iusam si dem quam, similias Le materie sono interessanti e le ipleziosunt etur modipitat aceat faceni coinvolgenti, grazie ai professori che pe mi et appaiono experuntini coria non più dolorion così terribili, anzi, volute as il ipsa aditet laut mint. li reputo molto carismatici, comprensiElicabo rempor aut estius re-
vi, severi ma al punto giusto.
In conclusione sono soddisfatta della mia decisione e non tornerei mai indietro.
peliq uoditin verferem cus, Abbiamo inoltre raccoltorem le opinioni omniscia excerum ratquas ilelpridi altri ragazzi che frequentano iunt volupid estior aut quoditam mo anno qui al Majorana: anche loro si rem voloruptio blabore pudaetrovano bene sia all’interno della claspe rchille ndiae. Ape esequi sim se che nell’istituto in generale. volorib ustinto tatusae ribusam Trovanoofficiisi migliore chefacera ci siano velest, ius,il fatto et am due intervalli in cinque pellace arciet distribuiti aut volore, odi-ore, cheomnis fanno apparire lezioni meno sit et anto levolorro ipitio-impegnative. rem sinci nimoditate in plabo. Considerano As quid quile attività cuptat coinvolgenti. debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
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nome cognome classe
Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
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Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
I - Novembre 2019
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Argomento Giochi 21 21
n° 8 Marzo 2018
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Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
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