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Novembre 2016

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n° 2 novembre2016

EtCetera Majorana Desio

Liceo Majorana Desio

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“il giornalino degli studenti”

Elezioni Rappresentanti degli Studenti

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La lista che vuole sorprendere Salve Majorani! Si avvicina l’elezione dei rappresentanti di istituto e quindi anche noi teniamo a farci conoscere. Siamo ... segreto! Il nome lo annunceremo quando ci presenteremo uffcialmente a scuola... (scoprici a pag. 20)

Elezioni USA Il prossimo 8 Novembre i cittadini americani saranno chiamati a prendere forse una delle decisioni più importanti del 21º secolo. Il candidato repubblicano Donald J. Trump e la candidata democratica Hillary Clinton... (continua a pag. 17)

(continua a pag. 23)

“Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”


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Indice

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Majo-Agenda...............................................................................3 Le macchinette.............................................................................4 La canoa: prima esperienza dei primini.....................................6 Ecce Homo - sulla viltà...............................................................8 Prima udienza del processo contro Verre..................................12 Inferno: perdete ogni speranza o voi che guardate...................14 Elezioni USA.............................................................................17 SemperFidelist...........................................................................20 La lista che vuole sorprendere...................................................23 E’ mortoDario Fo, eterno giullare............................................24 Fuga di cervelli..........................................................................26 Alfred Nobel, un inventore di sogni...........................................30 I fatti di Gorino..........................................................................32 Lasciate ogni speranza, o voi che acquistate............................34 Sport e scuola - intervista ad Alessadnro Cipolla.....................36 Oracolo vs Oroscopo.................................................................38

? u t e h c n a e r a p i c e t Vuoi par a o l o c i t r a o u t l i Inviaci m o .c l i a m g @ a n a r o j a m a r e etcet


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Davide Ferloni, 4A

Majo-Agenda Vuoi sapere quando andrai in gita? Vorresti capire la data della prossima prova comune? Stai cercando l’orario della con-ferenza a cui vorresti assistere? Insomma, non vuoi perderti nessuna attività del Majorana? Da oggi è possibile sincronizzare l’agenda della scuola con quella del tuo telefonino o del tuo tablet! Come fare? Ecco i semplici passaggi da seguire. Prima di tutto è necessario aprire la homepage del sito della scuola ed entrare nella sezione “Agenda”, in alto a sinistra nel banner azzurrino. Da qui è possibile vedere il calendario delle attività offerte dalla scuola. Scorrendo però in basso, pro-prio nell’angolino a destra, all’altezza del mese corrente, vi è una piccola casella con la scritta “Sottoscrivi” (e qui arriva il bello!). Aprendo questa tendi-na le opzioni sono numerose: è infatti possibile aggiungere gli eventi al calendario Apple, ma anche a quello Google o a quello di Timely; in alternativa si

può sincronizzare l’agenda anche con Outlook o esportare il tutto in formato XML. Attenzione però! Se eseguite queste operazioni con iPhone o iPad, inizialmente il dispositivo sembrerà non “reagire”. In realtà sta scaricando tutti i dati “di nascosto”. Dopo qualche secondo infatti apparirà un avviso con la richiesta di conferma dell’iscrizione. Con Google invece viene aperta una nuova scheda del browser e anche qui, una volta effettuato l’accesso, sarà necessa-rio confermare l’iscrizione. Fatto questo, il vostro dispositivo aggiornerà in automatico il calendario, e potrete davvero vivere il Majorana a 360 gradi!


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Elisabetta Palmieri, 1b

Le macchinette:

la passione delle prime A quasi due mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico, abbiamo chiesto ad alcuni nuovi iscritti un parere generale sulla scuola che hanno iniziato a frequentare. La prima a parlare è Sara Santambrogio: “Adoro il fatto che a scuola ci siano le macchinette, trovo che le croccantelle alla pizza siano deliziose. Sanno proprio di pizza! Solo a pensarci mi viene l’acquolina in bocca. Riguardo ai club, beh sinceramente non mi interessano: dato che sono molto impegnata con pallavolo non credo di trovare il tempo anche per frequentare un club, però sarebbe bello se ci fosse un club di cucina o una specie di Bake Off Majo”. Subito tra le ragazze presenti nasce una discussione: alcune affermano che i taralli siano immangiabili, altre invece sostengono che siano meglio delle croccantelle alla pizza. Un’altra primina, Giada, approfitta della distrazione delle sostenitrici delle croccantelle e dei taralli:

“A me come club piace molto il Majocoro, ma sono impossibilitata a frequentarlo a causa della lontananza dalla scuola e anche perché faccio già parte di un coro nella mia città. La cosa che mi piace di più del liceo è il fatto che finalmente non ci trattino più come bambini e che ci diano anche più responsabilità, come i rappresentanti di classe e le riunioni che possiamo scegliere di organizzare. Comunque adoro i panini e le croccantelle alla pizza!”. Sofia dichiara: “Io faccio parte del gruppo di lettura e credo che sia il club migliore: passo interi pomeriggi a leggere, perciò è il club perfetto per me”. Aggiunge “La cosa che apprezzo di più di questa scuola è il fatto che sia sempre disponibile ad aiutare gli studenti con i tutor, i corsi di riallineamento e lo sportello didattico. Mi sto trovando bene sia con i compagni che con le professoresse che hanno una grande attenzione per gli studenti; infatti, non solo ci sostengono da un punto di vista didattico, ma anche da un punto


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di vista emotivo. I professori sono aperti alle diverse idee degli studenti”. Conclude Sofia sempre più entusiasta: “Un’altra caratteristica che ammiro del Majorana è che gli studenti sono molto socievoli e non ho ancora trovato episodi di discriminazione”. Una ragazza che preferisce mantenere l’anonimato ci tiene a precisare che non ci sono solo persone interessate alla cucina, bensì anche alla danza: “Io adoro questa scuola perché, a differenza di altre, la trovo ricca di vitalità. È difficile spiegare la mia affermazione. Per ricca di vitalità intendo dire che è una scuola piena di attività divertenti da realizzare anche in orario extra scolastico, come ad esempio il MajoDanza. Io faccio parte del coro e mi piacerebbe anche far parte del giornalino, però per il momento faccio molta fatica ad organizzarmi per colpa della grande quantità di compiti che riceviamo ogni giorno. Il mio sogno è proprio quello di partecipare al MajoDanza. L’unico punto negativo che posso rilevare è più che altro una questione personale: mi sento infatti molto a disagio con i ragazzi di quinta”.

La rappresentante di classe della 1b Viola Bonfanti afferma: “Il Majo mi piace molto, dato che è una scuola molto attenta al confronto e che ha al suo interno dei ragazzi molto diversi fra loro, ma che sono comunque tutti amici, perché riescono a trovare un punto di incontro. Io sono iscritta a molti club: il MajoCoro, il giornalino, teatro e pensavo di iscrivermi anche al MajoSuona. Gli unici elementi negativi che ho constatato in questa scuola sono l’assenza del bagno e delle macchinette sul piano laboratori. Queste mancanze, a mio parere, fanno sì che si formi molta coda sia in bagno che alle macchinette”.


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La canoa:

Vittoria Baldissarro, 1b

la prima esperienza dei primini Mi avevano detto che le superiori sarebbero state un luogo grazie al quale avrei vissuto moltissime esperienze e cambiamenti, un luogo in cui la monotonia e la tranquillità sono costantemente in conflitto con caos e follia ma che in fondo sono essenziali per creare il proprio essere. La prima esperienza vissuta da tutti i primini, che i veterani del Majorana considerano come l’inizio di questi cinque lunghi anni è… la canoa. Per la mia e per un’altra classe la gita è avvenuta il 29 settembre. Il tutto è cominciato in una fresca mattina in cui un pullman ci ha scortati fino all’Idroscalo. Il viaggio di andata è stato abbastanza lungo perché c’era molto traffico, ma ciò non significa certo che sia stato noioso. Appena arrivati, tre simpatici istruttori ci hanno, a grandi linee, spiegato come utilizzare la pagaia e come stare sulla canoa. Ovviamente la maggior parte di noi non ha seguito, perché eravamo troppo concentrati a giocherellare con il giubbotto-salvagente. Come potete

immaginare, appena saliti a bordo della canoa, dopo esserci allontanati di qualche metro dalla riva, il caos regnava, perché solo pochi avevano realmente compreso come utilizzare correttamente il proprio mezzo. Ma grazie all’aiuto dei pazienti istruttori siamo riusciti a manovrarla, quasi tutti, in modo giusto. La parte più difficile non è stata, però, utilizzare la pagaia in modo da non decapitare i compagni, ma, dalla riva, darsi la spinta per entrare in acqua quando si era già seduti sulla canoa. È successo che anche ragazzi che non si conoscevano si dessero una mano a entrare, ed è stato parecchio divertente perché in quel momento tutti erano imbranati e impacciati. In ogni caso, appena abbiamo preso un po’ la mano con il nuovo mezzo, il caos ha lasciato posto al divertimento più sfrenato. Quello specchio d’acqua era ormai diventato come una pista degli autoscontri e le canoe erano diventate delle macchine che ogni due per tre


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si schiantavano l’una contro l’altra. È stata una buona occasione per conoscere altre persone, ma anche per rafforzare le amicizie che si erano appena create tra i membri della stessa classe. È stato meno divertente, però, rimanere incastrati nelle “foreste” di alghe, in cui rischiavamo di smarrirci più di Dante e Virgilio nella selva oscura. Dopo aver pagaiato per un bel po’, siamo giunti in una specie di insenatura nella quale non c’era molta corrente, e lì ci siamo tuffati. L’acqua era abbastanza gelida ma è stato divertentissimo vedere persone che, dopo essersi tuffate, dovevano recuperare la propria canoa che si era allontanata per i fatti suoi. Ma ancor più divertente è stato aiutare i compagni a risalire sulla canoa, che puntualmente si ribaltava. Si rideva così tanto che era quasi impossibile restare a galla, ma per fortuna a tenerci in superficie c’era il nostro fidato giubbotto-salvagente, la cui funzione ci è parsa chiara solo in quel momento. Il ritorno verso la riva l’abbiamo passato a scherzare con la guida, che ci prendeva in giro ricordandoci che appena tornati a casa avremmo dovuto studiare. Raggiunta la riva abbiamo posato canoa, pagaia e giubbotto-”salvavita”

e abbiamo fatto una doccia bollente. Dopo ci siamo fermati in un piccolo bar posto di fianco agli spogliatoi, dove abbiamo mangiato. Abbiamo salutato le guide e, dopo aver rifatto per l’ennesima volta l’appello, per accertarsi che nessuno fosse annegato, siamo risaliti sul pullman. La gita si è conclusa con il viaggio di ritorno, caratterizzato da una serie di lamenti riguardanti il dolore alle braccia e da molte, fin troppe, risate. Questa gita, da come ci avevano detto i professori, sarebbe servita per lo più per fare gruppo e per stringere nuove amicizie… e così è stato! Obiettivamente, è stata la migliore a cui io abbia preso parte, sia per l’esperienza in sé, sia per la compagnia. Come ci è stato preannunciato, questa è la prima di una lunga serie di esperienze che caratterizzeranno questi cinque anni scolastici e, visto che è andata meravigliosamente, non vedo l’ora di prendere parte alle prossime. Inoltre, spero vivamente che tutti i primini che hanno partecipato a questa gita abbiano, legato ad essa, un ricordo felice e spensierato.


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ECCE HOMO

Vincenzo Guarino, 5I

#2 – Sulla viltà: Viaggio al termine della notte “Se due uomini desiderano la stessa cosa, e tuttavia non possono entrambi goderla, diventano nemici, e sulla via del loro fine (che è principalmente la loro propria conservazione, e talvolta solamente il loro diletto) si sforzano di distruggersi o di sottomettersi l’un l’altro”. Queste parole sono tratte dal Leviatano, principale opera del filosofo britannico Thomas Hobbes. Secondo Hobbes, l’uomo, in un’ipotetica condizione in cui non si trovi ancora associato con altri suoi simili (stato di natura), risulta necessariamente un “lupo” per l’altro uomo, in una situazione inevitabile di “guerra tutti contro tutti”. Perché il cocchiere, dinanzi alla casa di Nietzsche, prende la decisione di sferrare un calcio con

l’intenzione di nuocere ad un’altra cosa, aldilà che quella cosa sia un albero, un uomo o un cavallo? Hobbes risponderebbe all’incirca così: «Perché la natura dell’uomo è egoistica, la sua unica volontà è quella di ottenere ciò a cui ambisce, ciò che è nel suo interesse personale, e al fine di realizzare i propri desideri non si pone scrupolo nel danneggiare qualcosa che sta al di fuori del proprio organismo, che si tratti di un oggetto, un animale o di un suo simile». Ora, un giorno d’aprile del 1932 un giovane editore parigino, in quel periodo con qualche difficoltà economica e con mancanza di liquidità, si ritrovò sul tavolo un dattiloscritto anonimo di novecento pagine; incuriosito, incominciò a leggerlo e non poté che rimanerne sbalordito. Fece di


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tutto per rintracciare l’autore, che alla fine risultò essere un medico trentacinquenne di nome Louis Destouches, il quale si scelse successivamente lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline. Il suo capolavoro si intitola Viaggio al termine della notte, Voyage au bout de la nuit. Sono particolarmente legato a questo autore perché le sue opere vanno a sottolineare, a evidenziare un aspetto meraviglioso della scrittura, forse il più bello, che spesso viene trattato con superficialità, sia dai lettori che dagli scrittori: lo stile. La prosa di Céline è musica, è una nenia dolorosa, perpetua, ritmata, che ci accompagna alla scoperta dei contenuti, che fa da sottofondo alla narrazione, alla storia. Céline riesce in quello che è probabilmente il sogno di ogni scrittore, vale a dire servirsi in modo puramente tecnico della grammatica, della sintassi, del lessico per produrre musica, una musica che vada poi ad intrecciarsi con le idee. Ed è questo, forse, ciò

che principalmente rende grande, indimenticabile, uno scrittore. Detto ciò, perché citare Viaggio al termine della notte? Che cosa ha a che fare Céline con Hobbes? È che spesso la filosofia si intreccia con la letteratura, ed è proprio quando questo avviene che i concetti filosofici, espressi attraverso la letteratura, risultano sorprendentemente chiari, palpabili, vicini. Ora, non credo che Céline scrivendo il suo romanzo pensasse particolarmente al filosofo britannico, tuttavia mi è parso di riconoscere un legame tra i due. Lo scrittore francese porta all’esasperazione l’egoismo, la viltà, la malvagità dell’uomo. In Francia, in Africa, in America, in qualunque zona del mondo il protagonista Ferdinand Bardamu si trova ad avere a che fare con personaggi pronti a fregarlo, a fregarsi tra loro, egli stesso si trova a fare altrettanto. Quello di Céline mi appare chiaramente come il romanzo della “guerra tutti contro


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tutti”, dell’uomo “lupo”. “Con la mia laurea, potevo andarmi a piazzare dovunque, questo era vero… Ma d’altra parte non sarebbe né meglio né peggio… Un po’ migliore un posto quando cominci, per forza, perché ci vuole sempre un po’ di tempo perché la gente arrivi a conoscerti e si dia da fare e trovi il sistema di fregarti. Mentre stanno ancora a cercare il posto dove è più facile farti del male, hai un po’ di tranquillità, ma appena hanno trovato il verso giusto diventa la stessa cosa dappertutto.” La visione di Céline a tratti sembra ancora più atroce di quella di Hobbes: ciò che sembra emergere nel corso del romanzo è che gli uomini non si facciano del male solo per soddisfare uno scopo individuale, ma semplicemente per il gusto che provano nell’osservare la sofferenza altrui. Perché il cocchiere, dinanzi alla casa di Nietzsche, prende la decisione di sferrare un calcio con l’intenzione di nuocere ad un’altra

cosa, aldilà che quella cosa sia un albero, un uomo o un cavallo? Céline risponderebbe all’incirca così: «Per il semplice gusto che prova l’uomo nel vedere la sofferenza altrui». È forse questa, dunque, la natura, l’essenza dell’uomo: crudeltà, malvagità, egoismo, viltà, superbia, ciò che di più barbaro e grottesco ci sia? Se analizzassimo ogni nostro gesto, anche il più insignificante, non troveremmo sempre un pizzico di vanità, di superbia, di egoismo? E dunque, osservando la realtà, potrebbe sorgere una domanda: non è, la vita, che un mero tentativo di nascondere la nostra reale natura, un continuo sforzo per raggiungere un livello morale che la nostra stessa natura non ci permette di raggiungere? L’uomo ha radicato nel suo istinto il fatto di dover andare sempre oltre i propri limiti, sotto ogni punto di vista, forse anche sotto quello morale. È da qui probabilmente che nascono gli ideali. La verità, tuttavia, è che l’ideale che l’uomo


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si impone a livello morale è irraggiungibile perché la sua stessa natura non ha i mezzi per raggiungerlo, e ciò che emerge da tutto questo è una sensazione simile a quella che si prova vedendo e sentendo qualcuno che non ha mai suonato il pianoforte tentare di suonare, con questo strumento, la quinta sinfonia di Beethoven: pena e imbarazzo. “È un po’ umiliante, ma comunque, è proprio pena, non è orgoglio, non è nemmeno gelosia, né scene, è nient’altro che la vera pena del cuore e bisogna ben dirsi che tutto questo ci manca dentro e quanto al piacere di provare della pena siamo a secco. Ci vergogniamo di non essere ricchi di cuore e di tutto e anche d’aver comunque giudicato l’umanità più bassa di quel che in fondo è davvero.” Voyage au bout de la nuit non è solo questo, così come d’altronde l’umanità, così come sicuramente la vita, e più avanti, nel corso di questa nostra passeggiata – della cui probabile inadeguata pretenziosità mi scuso –, ce ne renderemo conto.

“Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall’altra parte della vita.”


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Federico Corbella, 2A

Prima udienza al processo contro Verre

CLAMOROSA CONCLUSIONE DOPO L’ACTIO PRIMA

Dopo un serrato discorso di appena un’ora, l’abile mossa del giovane avvocato: subito l’escussione dei testimoni. L’avversario rinuncia all’arringa di difesa. ROMA_ “Chi ha tempo non aspetti tempo”: potrebbe essere questo il motto del giovane avvocato Marco Tullio Cicerone, che descrive al meglio la sua ultima impresa. Questa si è conclusa ieri, 20 settembre, con la condanna dell’accusato, Gaio Licinio Verre, all’esilio e ad una multa di 3 milioni di sesterzi. Ricapitoliamo i fatti del processo. Ai primi di gennaio era stata mossa un’accusa contro Verre su invito dei Siciliani, e il pretore Manlio Glabrione ha accettato senza problemi, ma non prima che il promettente avvocato pronunciasse la sua orazione in occasione della divinatio contro l’aspirante accusatore Cecilio Nigro, i cui legami con Verre risultavano quanto mai sospetti. Dopo aver ottenuto l’affidamento della causa, gli sono stati concessi

110 giorni per eseguire l’inquisitio, e Cicerone non ha perso certo tempo: a metà febbraio è sbarcato in Sicilia, raccogliendo le prove in “soli” 50 giorni; ma il processo non poteva ancora iniziare, in quanto l’avvocato dell’accusato, Ortensio Ortalo, cercava di rinviare la seduta d’avvio all’anno successivo, quando egli sarebbe diventato console e avrebbe facilmente avuto il coltello dalla parte del manico. Ma nonostante i tentativi di ostruzionismo e le malignità sparse su Cicerone da parte di Verre, la prima udienza è avvenuta il 5 agosto. Erano presenti anche numerosi siciliani, desiderosi di vedere il loro vessatore condannato. Marco Tullio è partito in quarta con la sua actio, sottolineando come fosse necessario condannare Verre anche per gli stessi giudici, la cui reputazione sarebbe migliorata con la condanna del


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pretore: “Quod erat optandum maxime, iudices, et quod unum ad invidiam vestri ordinis infamamque iudiciorum sedandam maxime pertinebat…”; Verre viene definito un uomo “depeculatorm aerari […] praedonem iuris urbani, labem atque perniciem provinciae Siciliae” (saccheggiatore dell’erario, approfittatore della carica pubblica, rovina e peste della provincia siciliana). Dopo queste affermazioni, Cicerone ha esposto in maniera stringata le prove e tutti i capi d’accusa, che spaziano dai “comuni” de repetundis e peculato fino addirittura a sacrilegio e lesa maestà. Conclusa l’actio dopo appena un’ora, l’avvocato ha rinunciato all’oratio perpetua per passare subito all’escussione dei testimoni. La reazione di tutti è stata quella di forte sorpresa: di soddisfazione per i Siciliani e di profonda preoccupazione per l’accusato, che già si illudeva di vincere il processo. Gli interrogatori sono durati 9 giorni, fino al 13 agosto, ma a partire dal secondo giorno mancava qualcuno in aula: l’avvocato difensore, Ortensio Ortalo, che probabilmente temeva di danneggiare la propria immagine, e

l’indomani anche Verre ha deciso di levare le tende e rifugiarsi a Marsiglia. Oramai Cicerone aveva la vittoria in tasca: la seconda udienza era stata appunto fissata per ieri, 20 settembre, con l’ovvia condanna dell’accusato la cui pena, però, è stata notevolmente mitigata: Verre è stato condannato all’esilio e al pagamento di una multa di 3 milioni di sesterzi. Cicerone si è dichiarato “soddisfatto dell’esito del processo” e ha detto di essere “orgoglioso di essersi battuto per la Repubblica”, mentre Verre e i suoi affiliati mantengono il silenzio stampa. Ma nonostante la vittoria, i Siciliani gridano allo scandalo: “Solo 3 milioni di multa sui 40 chiesti? Non si può certo dire che i giudici non siano stati clementi!”. Questa vicenda fa riflettere, in quanto oltre a denunciare la corruzione dei magistrati della nostra gloriosa res publica dimostra che bisogna tutelare i provinciali, per evitare il ripetersi di episodi analoghi: altrimenti, come potremmo dichiararci “diffusori di equità e giustizia nel mondo”?


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INFERNO:

Alessandro De Marchi, 2a

Perdete ogni speranza o voi che guardate “C’è un interruttore: se lo azioni metà della gente sulla terra morirà, ma se non lo azioni entro cento anni la razza umana sarà estinta” E’ questa la frase con cui si apre l’ultima fatica di Ron Howard che, dopo “Angeli e Demoni” e “Il codice da Vinci” torna a dirigere una trasposizione cinematografica di un best seller di Dan Brown: questa volta tocca ad “Inferno”, romanzo giustamente acclamato e altrettanto criticato che basa gran parte della sua storia sulla Divina Commedia di Dante e che riflette sul problema della sovrappopolazione mondiale. Nel film, come nel libro, Bertrand Zobrist, uno scienziato visionario e fanatico, crea una peste con lo scopo di uccidere i due terzi delle persone sulla terra, poiché è convinto che la crescita esponenziale della popolazione possa portare all’estinzione del genere umano; toccherà ancora una volta al professor Robert Langdon

(interpretato da Tom Hanks) tentare di fermarlo prima che sia troppo tardi e che il virus venga rilasciato. Nelle primissime scene vediamo il protagonista che si risveglia in una stanza di un ospedale fiorentino. Con una ferita da arma da fuoco alla testa si rende conto di non ricordare nulla dei giorni precedenti e senza neppure avere il tempo di capacitarsi della cosa un sicario mandato apposta per lui tenta di ucciderlo. Una volta fuggito con l’aiuto della dottoressa Sienna Brooks inizia ad avere visioni dell’Inferno dantesco e scopre di avere un misterioso codice inserito nella rappresentazione dell’inferno di Botticelli. Braccato da diverse organizzazioni internazionali, il professore deve cercare di risolvere l’enigma lasciato da Zobrist per fermare la diffusione del virus. Questo è l’incipit del film che coinvolge fin da subito lo spettatore per i suoi ritmi serrati e la fotografia che


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sembra avere il preciso scopo di stupire (veramente belle sono le scene in cui vengono rappresentati i supplizi dei dannati dell’Inferno, mostrati grazie all’espediente narrativo delle visioni del protagonista).

e risolti in modo sbrigativo. Il coinvolgimento della Commedia di Dante, inoltre, non risulta così centrale come lo era nel libro; il film appare dunque basato molto più su intrighi internazionali e tradimenti.

Questo film ha inoltre per noi italiani un qualcosa in più proprio perché mostra i meravigliosi scenari di Firenze ed alcuni scorci di Venezia. Nonostante questo vi è, dal mio punto di vista, un’enorme pecca: chiunque di voi abbia letto ed apprezzato il romanzo, da cui il film è tratto, ricorderà sicuramente le pagine mozzafiato, gli inseguimenti, i colpi di scena e la tensione crescente che conducono il lettore ad un finale inaspettato e non avrà neppure scordato la consueta e massiccia presenza di enigmi e nozioni storiche e artistiche che caratterizzano tutti i romanzi di questo autore.

Si sa che parlare di film tratti da libri è sempre molto delicato e che i cambiamenti sono a volte necessari: i registi inseriscono spesso variazioni sulla trama per spingere alla visione del film anche quelli che conoscono già la storia avendo letto il libro.

Purtroppo però chiunque di voi si accomoderà in sala con la speranza di rivivere tramite il grande schermo queste sensazioni rimarrà profondamente deluso. La trasposizione cinematografica dà pochissima importanza ai rompicapi, mentre quelli presenti sono piuttosto blandi

In questa fetta di spettatori, vi sono alcuni che apprezzano più il libro, altri che hanno preferito il film, alcuni che apprezzano le variazioni, altri che le trovano fastidiose e altri ancora che le ritengono necessarie per la buona riuscita della pellicola… in questo caso, mano a mano che si procede con la narrazione, l’attenzione dello spettatore va scemando, ci si perde nei continui e complicati ragionamenti tentando di collegare tutti i pezzi del puzzle e si arriva a scoprire i buchi nella sceneggiatura: il regista ha dovuto condensare le centinaia di pagine del libro in due ore di film dimenticando parti anche importanti (basti pensare alla figura del dottore


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Jonathan Ferris, personaggio fondamentale nel libro) e inventando personaggi inesistenti nel romanzo. In questa fetta di spettatori, vi sono alcuni che apprezzano più il libro, altri che hanno preferito il film, alcuni che apprezzano le variazioni, altri che le trovano fastidiose e altri ancora che le ritengono necessarie per la buona riuscita della pellicola… in questo caso, mano a mano che si procede con la narrazione, l’attenzione dello spettatore va scemando, ci si perde nei continui e complicati ragionamenti tentando di collegare tutti i pezzi del puzzle e si arriva a scoprire i buchi nella sceneggiatura: il regista ha dovuto condensare le centinaia di pagine del libro in due ore di film dimenticando parti anche importanti (basti pensare alla figura del dottore Jonathan Ferris, personaggio fondamentale nel libro) e inventando personaggi inesistenti nel romanzo. Per fortuna c’è l’eterno Tom Hanks che, con la sua recitazione, tiene alto il livello complessivo del film; ma non basta certo solo lui a confortare gli spettatori: ad aiutarlo c’è Felicity Jones che riesce a caratterizzare in maniera convincente il personaggio di Sierra Brooks.

Infine, se aggiungiamo ai difetti citati sopra le scene di dubbia plausibilità , come quando i protagonisti fuggono conoscendo perfettamente i passaggi segreti di tutti i palazzi di Firenze, i riferimenti poco carini all’Italia, le nozioni storiche decisamente errate e le scene marcatamente trash, il quadro è completo. Sicuramente questo film, concepito con la specifica idea di divertire il pubblico, pur riuscendo nel suo scopo (la pellicola ha incassato più di quattro milioni di euro solo nella prima settimana), risulta il meno brillante di tutti quelli tratti dai romanzi di Dan Brown. Si accomodino dunque in sala tutti coloro che, appassionati di Thriller ed action movie, desiderano due ore di divertimento senza troppe pretese sulla trama.


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Alessandro Taffari, 4A

Elezioni USA, quando non c’è limite al peggio Il prossimo 8 Novembre i cittadini americani saranno chiamati a prendere forse una delle decisioni più importanti del 21º secolo. Il candidato repubblicano Donald J. Trump e la candidata democratica Hillary Clinton, già segretaria di stato ed ex first-lady, si sfideranno alle urne in quel che sarà uno degli scontri presidenziali più discussi nella storia degli Stati Uniti d’America. Sappiamo tutti qual è la posta in gioco, ricoprire la carica della persona più potente e influente del mondo. Ma a chi sta per essere assegnato questo ruolo? A chi verrà data questa responsabilità? Chiunque abbia seguito un minimo di cronaca è oggettivamente consapevole della improponibilità di entrambi i candidati. La scelta si riduce ad un “bad” e ad un “worse”, in cui i candidati sono semplicemente uno peggio dell’altro. E’ forse possibile che, con centinaia di milioni di abitanti, siano questi due i più adatti a ricoprire questo ruolo, a rappresentare gli Stati Uniti d’America?

Lui, imperatore del business dal settore immobiliare agli show televisivi, sembra aver cominciato ad occuparsi di politica per gioco, tanto è vero che all’inizio non gli credette nessuno, né il proprio partito né l’opinione pubblica. Tuttavia Trump pare essere stato capace di dare voce al suo popolo, quello più arrabbiato e stanco, ottenendo una grande fetta di voti. Siamo stati abituati a pensare l’America, infatti, come quella nazione potentissima nella quale bastava solo mettere piede per diventare ricchissimi. Quel paese in cui “Less is Not More”, e il denaro rappresenta lo strumento per mostrare al mondo la grandezza e le possibilità degli States. Eppure gli Stati Uniti detengono un record negativo: tra sprechi, richieste di crediti e azioni di governo sbagliate per tappare buchi di bilancio, il debito pubblico si aggira attorno ai 19.200 miliardi di dollari, se volessimo scriverlo per esteso,19.200.000.000.000. Una cifra assurda considerando le capacità di produzione dello stato (in Italia


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il debito è quasi 10 volte inferiore, ma le possibilità del nostro paese sono ben diverse). Perché allora, anche se sembra strano, la gente dà fiducia a Trump? Al 2007 il debito ammontava “solo” a sei trilioni di dollari e, negli 8 anni di governo di Barack Obama, è aumentato sino alla spaventosa cifra che abbiamo oggi: in pratica si parla di un accrescimento di 3 miliardi e mezzo al giorno. I sostenitori di Trump, praticamente metà dell’elettorato statunitense, hanno paura di consegnare il paese nelle mani di un ulteriore governo democratico, mentre migliaia di lavoratori ogni giorno perdono il lavoro. Non dimentichiamo, inoltre, che la Clinton per anni è stata Segretario di Stato: come mai tutte le promesse che fa ora non le fece in passato, quando aveva i mezzi per realizzarle? Non pensiamo che sia tutto oro quello che luccica, il vero Trump lo conosciamo tutti: esuberante, inappropriato, senza freni, spregiudicato e forse anche un po’ pazzo. Tra le sue proposte c’è quella di costruire un muro al confine con il Messico e di pagarlo, non con i soldi degli americani, ma con quelli dei messicani, in modo tale da fermare

il flusso di immigrati illegali che giungono nel territorio statunitense a piedi. Vuole espatriare immediatamente tutti i cosiddetti “illegal aliens”: coloro che, dopo essere stati arrestati per aver commesso un crimine negli Stati Uniti, vengono rilasciati a piede libero perché immigrati da altre nazioni. Accusa Obama di fare uso di parte del denaro pubblico per accogliere e mantenere un gran numero di stranieri che, ottenuta facilmente la cittadinanza, possano poi votare per mantenere i democratici al potere. In poche parole è un folle, incorruttibile perché miliardario, che ha capito quali siano i problemi della sua nazione e vuole provare a risolverli, di sicuro non passando inosservato. Ovviamente la campagna di Trump non si ferma a questo e mi sembra inutile fare un discorso su ciò che è politicamente corretto (come dice lui stesso) o moralmente lecito. Ad ognuno spetta trarne un proprio giudizio, tenendo conto che i media non sempre mostrano le cose così come stanno. Io personalmente ho avuto la fortuna di essere là, quest’estate, e grazie ad un’esperienza lavorativa sono potuto entrare


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nelle case degli americani, cercando di capire quale fosse davvero il loro parere. Nella mia esperienza in Arizona ho visto con i miei occhi i problemi di quel paese che da fuori sembra indistruttibile ma che da dentro è ormai diventato l’ombra di se stesso. Indubbiamente Trump è male per l’America, ma chi dice che Hillary non sia peggio? Moglie dell’ex-presidente Bill Clinton, è stata coinvolta in numerosi scandali, i quali non ha mai esitato a negare. Ha usato un account privato, e quindi non protetto, per mandare e ricevere e-mail estremamente importanti riguardanti segreti di stato, che sono state prontamente intercettate sia da altri paesi che da hacker privati. Si è schierata dalla parte del marito quando fu accusato di stupro nei confronti di alcune donne, minacciando quest’ultime affinché non rivelassero l’accaduto. Modifica le proprie ideologie e le proprie opinioni a piacimento ogni qual volta le sia d’aiuto per la sua immagine, e la rete è piena di video e notizie in cui viene evidenziata la sua incredibile capacità di mentire davanti al mondo. Non si è fermata neanche di fronte all’uccisione di alcuni diplomatici americani in Libia (Bengasi), scandalo del quale

è ritenuta politicamente responsabile e di cui vi invito a ricercare. Insomma, se ne evince una donna malata di potere che venderebbe l’anima al diavolo, ammesso che non l’abbia già fatto, pur di restare al comando. È a tutti gli effetti una criminale, avendo infranto numerose leggi senza mai essere punita, grazie alla sua vicinanza al partito democratico e al governo. Eppure ha il favore dei media, strumento fondamentale per essere consacrati vincitori in campo mediatico. La situazione è tragica: nessuno dei due candidati è all’altezza del ruolo che sta per essere assegnato, nessuno sta per consegnare all’America quattro anni di tranquillità e sicurezza. Ma è una scelta, e va fatta, cattiva o peggiore che sia. Anche se sembra lontano, in realtà sarà un avvenimento che modificherà radicalmente le politiche internazionali, arrivando a toccare anche la nostra Europa. Consiglio quindi di maturare una propria opinione che sia frutto di uno studio e ricerca precedente, per capire quale sia davvero il male minore per l’America, per il Mondo.


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Matteo Redaelli & Riccardo Galli, 5a

SemperFidelist

solo con noi sei fedele al Majo! Salve a tutti cari amici elettori majorani! Come immagino ben saprete, avendo tutti letto le circolari online (risata ironica), il 21 novembre 2016 ci saranno le elezioni della componente studentesca del consiglio d’istituto. Voi tutti siete chiamati ad esprimere delle preferenze riguardo a chi vorreste vi rappresentasse tra i piani più alti del majo. Ebbene, fatta questa piccola premessa informativa, noi siamo i SemperFidelist! Lista creata sul solco dei vecchi VocaList e The MentaList, che hanno portato avanti una linea di lavoro che si è sempre dimostrata producente e affidabile e che ora noi SemperFidelist vogliamo continuare! Ci presentiamo: siamo Matteo Redaelli e Riccardo Galli di 5a, Emma Itria di 3a e Ginevra Taccagni di 4b! In questo articolo vorremmo esporvi i nostri progetti ma, soprattutto, presentarci, dandovi anche delle info su di noi e su cosa abbiamo fatto, in passato, per il majo! Matteo Redaelli: 18 anni, frequento

il quinto anno, rappresentante uscente dell’anno 15/16 e nell’anno prima ancora responsabile del progetto majutanti! Sono anni che mi impegno per migliorare l’ambiente e i progetti studenteschi del majorana! In particolare, l’anno scorso con Mirko Colombo (ex studente) abbiamo rilanciato l’idea e la realizzazione della cogestione, con gran successo! Riccardo Galli: 18 anni, frequento il quinto anno, sono stato responsabile dei majutanti l’anno passato e ho collaborato con i rappresentanti d’istituto dell’anno scorso! Sono ormai anni che mi do da fare per migliorare il nostro majo! Negli anni scorsi, infatti, ho gestito gran parte delle relazioni, sia a livello diplomatico che economico, con i fornitori di felpe e magliette personalizzate per la nostra scuola! Emma Itria: 16 anni, frequento il terzo anno, grandissima e attivissima majutante negli anni scorsi! Sono ancora giovane, ma sto facendo molta esperienza e inizio a masticare l’ambiente della rappresentanza, essendomi spesso pre-


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stata ad aiutare progetti di ogni genere! Ginevra Taccagni: 17 anni, frequento il quarto anno, sono majutante e attiva collaboratrice di MajoTivù, sin dalle sue origini! Ho sempre gestito con efficienza il banco torte e ho sempre collaborato attivamente con i rappresentanti d’istituto sin dalla seconda superiore! Partiamo per questa nuova avventura elettorale con conoscenze e esperienze già pregresse che ci aiuteranno nel portare a termine i nostri futuri incarichi e progetti! Oltre a riproporvi quelle che sono diventate irrinunciabili tradizioni del Majorana (giornate a tema, magliette di fine anno, gadgets vari e canottiere per i più temerari) il nostro programma elettorale si fonda su sette punti, novità concrete e assolutamente realizzabili pensate per rendere ancora più piacevole la nostra scuola e la nostra vita tra le sue mura rosse. • Eliminazione rotazione classi Quest’anno, a causa della mancanza di spazi e in particolare di aule, alcune classi sono soggette a rotazione giornaliera della propria aula. Questo è accaduto per una serie di disguidi e mancate promesse fatte dalla provincia che, ben-

ché ci avesse concesso due aule dell’itis che lei stessa avrebbe dovuto sistemare, non ci ha di fatto concesso gli spazi adatti alle esigenze quantitative del nostro istituto. Pertanto, considerando la spiacevole situazione in cui oggi si trovano moltissimi studenti, vorremmo lavorare affinché l’anno prossimo non vengano formate più classi prime di quante ne possano fisicamente contenere le nostre sedi (centrale e succursale). Crediamo infatti sia fondamentale garantire a ciascuna classe un proprio spazio fisso e costante nel tempo. • Chiarezza questione gite Anche quest’anno l’organizzazione delle gite non è stata delle migliori: comunicazioni lente o addirittura assenti, opinioni degli studenti mai concretamente arrivate all’orecchio della presidenza e molte classi non sono riuscite ad andare in gita per svariati motivi. Ora, essendo impossibile a questo punto dell’anno invertire la rotta e mettere a posto la situazione, noi di SemperFidelist vorremmo migliorare le comunicazioni tra i piani alti del liceo e noi studenti negli anni a venire. “Come?”, vi chiederete. Ebbene, consci del fatto che la delibera e le modalità con cui si organizzano le gite sono decise dal Collegio Docenti, vorremmo redigere, insieme ai rappresentanti di classe, un


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documento da consegnare in Presidenza e poi al Collegio Docenti in cui siano espresse nostri, ma soprattutto vostri, pareri, opinioni, consigli e, perché no, anche richieste. • Rinnovo campo da basket Il campo da basket dell’istituto è malconcio: vi sono problemi alla pavimentazione, ai canestri e alle linee del campo. Consapevoli che un rifacimento in toto è economicamente insostenibile, proporremmo rimedi momentanei ma quantomeno repentini per rimettere in sesto il nostro campetto. Utilizzando il fondo studenti, ribatteremo le righe del campo e ci impegneremo nell’acquisto e nel montaggio di un nuovo canestro. • Restyle succursale La sede succursale non è molto decorata e viene talvolta confusa per un poliambulatorio, vista la sua triste monotonia. Noi di SemperFidelist, sentita la Presidenza, vorremmo decorare gli spazi con stencils riportanti frasi o immagini adeguate ad un ambiente scolastico. • Annuario scolastico Vorremmo che sia redatto, a cura di un comitato di studenti, un annuario in cui siano raccolte le foto più significative dell’anno scolastico (instangram, gite,

gite sportive ecc.) così da mettere a disposizione degli studenti un piccolo ricordo in più. • Recycling corner Negli anni precedenti, spesso e volentieri, le aule messe a disposizione come zona pranzo sono state lasciate sporche o piene di spazzatura. Riteniamo sia quindi necessario definire un angolo di raccolta chiaro, capiente ed efficiente nel piano terra della sede centrale, così da rendere agevole la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti. • Aumento posti bici In estate, spesso, i posti nelle rastrelliere delle biciclette non bastano per tutti! Urge quindi aggiungere altro spazio per le nostre bici e nuovi posteggi! Vorremmo infatti procedere all’acquisto di nuove rastrelliere da mettere nel nostro parcheggio! Questo è quanto cari Majorani, speriamo che questo articolo vi abbia dato un’impressione di ciò che siamo noi. Rimaniamo disponibili per qualsiasi tipo di chiarimento/domanda! Grazie infinite della vostra attenzione! A presto e ricordatevi, solo con noi se semper fidelis al Majo!


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Valentina Pancotti, 4a

La lista che vuole sorprendere Salve Majorani! Si avvicina l’elezione dei rappresentanti di istituto e quindi anche noi teniamo a farci conoscere. Siamo ... segreto! Il nome lo annunceremo quando ci presenteremo uffcialmente a scuola,per adesso però è bene che voi sappiate il nome dei componenti. Noi siamo: Valentina Pancotti 4aC, Sveva Galbiati 4aC, Viola Biroli 4I, Paolo Rossini 4I, Luca Crepaldi 4B e Leonardo Brambilla 3H. Il nostro obiettivo di quest’anno è quello di far capire a tutti gli studenti, sia dei primi anni che non, che la scuola non deve essere vista solo come fonte di ansia e tediosa disperazione ma, al contrario, come fonte di svago e un modo per creare dei legami strettissimi e duraturi nel tempo. Proprio per questo tra i punti che presenteremo ci saranno molte attività extra scolastiche come l’organizzazione di vari tornei (basket, calcetto e pallavolo) e feste (il ballo della scuola o serate nelle discoteche preferite dagli studenti).

In questo modo si avrà la possibilità di conoscere nuove persone del nostro liceo in un ambiente diverso da quello dei banchi di scuola, in fondo è più importante essere amici che semplici compagni di classe. Un’iniziativa sempre piaciuta molto al Majorana è quella di avere delle giornate a tema in cui ci possiamo sbizzarrire con gli outfit più strani quindi sarebbe molto bello per noi organizzarne una al mese. I Majorani sono inoltre molto orgogliosi della propria scuola e proprio per questo ci è piaciuto molto in questi anni poter sfoggiare in diverse occasioni vari gadjet della scuola che vorremmo incrementare con la produzione di bracciali oltre che magliette e felpe. Questi sono alcuni dei nostri punti, abbiamo infatti ancora altro da presentare a voi nelle classi tra cui un punto sorpresa, quindi mi raccomando aspettateci!


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Alessandro Bruzzano, 3a

E’ morto Dario Fo, eterno giullare Allegro, geniale, profondo, un artista poliedrico. Questi alcuni degli aggettivi per descrivere il “giullare” della cultura italiana – come amava definirsi lui - che ha innovato il teatro comico italiano. “Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare” ha detto fino all’ultimo Dario Fo, scomparso a 90 anni dopo una vita trascorsa reinventando satira e comicità. 
 Nacque il 24 marzo 1926 a Sangiano in una famiglia intellettualmente vivace. Lasciata architettura, nel ‘51 si propose all’attore Franco Parenti con piccoli monologhi surreali per la radio. Intanto la sua formazione teatrale proseguì con qualche spettacolo di strada e nei varietà delle Sorelle Nava.
 Con lui recitava anche Franca Rame, figlia di una famiglia di teatranti girovaghi. “Aveva fuori dal teatro le macchine di ricconi che l’aspettavano. Io non ero nessuno, ero uno spilungone tutto orecchie,

intimidito dalla sua bellezza e dunque casto. Allora un giorno lei mi prese dalle spalle, mi mise contro un muro e mi baciò. Lì iniziò tutto”. Si sposano nel ‘54 e nel ‘55 nasce il figlio Jacopo. Insieme la coppia fondò la Compagnia Dario Fo-Franca Rame. Ettore Bernabei nel ‘62 affidò alla coppia di artisti Canzonissima, ma, poiché la censura intervenne molto spesso, abbandonarono la trasmissione e si dedicarono al teatro. Nel ‘69 Fo portò per la prima volta in scena “Mistero buffo”, un monologo in grammelot, dove Fo rielabora antiche giullarate, testi popolari e vangeli apocrifi attirando le ire del Vaticano. Fu un successo planetario. Nel ‘73 l’arresto di Fo a Sassari per resistenza a pubblico ufficiale e il rapimento e lo stupro a Franca Rame per opera dei fascisti fecero clamore. Ma l’orribile violenza non li zittì. Per Fo infatti si aprirono anche


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le porte della Scala. La celebrità mondiale culminò nel ‘97 col Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Il fatto provocò scalpore in Italia come all’estero. Dopo il ‘95, quando un ictus rischiò di renderlo cieco, Fo rallentò l’attività teatrale per quella letteraria e pittorica, cui si intrecciò l’impegno politico diretto, di consigliere comunale a Milano nel 2006. Il 29 maggio 2013 morì Franca Rame. Il fatto segnò il più grande dolore della vita di Fo. “Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri”, diceva ripercorrendo una vita straordinaria celebre in ogni parte del pianeta. Con disperato furore e rinnovata vitalità Fo non si dà tregua. Un giorno nel cortile della sua casa era rimasto incantato davanti a una rosa sbocciata all’improvviso, fuori stagione. Si era convinto che fosse stata

Franca a fargli quel dono, come segno di una sua presenza costante. «Lei è sempre accanto a me, ogni volta che non so come trarmi di impaccio, la chiamo e mi risponde».


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Lorenzo Ferri, 4A

Fuga di cervelli: uno spunto di riflessione Dio ci guardi dagli adulti sui social. Siamo tutti coscienti dei terribili effetti provocati da questo sempre più diffuso genere di utenti, condivisori di “Buongiornissimiii!!1!!11!” conditi da coniglietti e di frasi di intolleranza contro le temibilissime “perzone farzi”, condivisioni molto probabilmente provocate da astinenza da “Kaffèèèè” e da “tremendissimi lunedì mattina”. Davvero, che Dio ce ne guardi. Tuttavia, qualche raro caso di adulto immune alla “sindrome del quarantenne-social” esiste e sono lieto di annunciare che mia madre appartiene a questa categoria, e utilizza il suo profilo per rare e ragionate pubblicazioni. Infatti, qualche giorno fa, scorrendo la mia bacheca su Facebook, mi sono imbattuto in un link da lei condiviso e, incuriosito, l’ho aperto. Il contenuto del post si è rivelato essere un articolo di Panorama, scritto da Marco Ventura e intitolato “Figli all’estero vittime di un delitto perfetto”, nel quale l’autore descrive la sua esperienza personale, o meglio quel-

la delle due figlie, entrambe studentesse in paesi stranieri. Una frequenta il secondo anno di Studi internazionali all’University College di Maastricht in Olanda, il che le garantirà, al termine del percorso all’interno di questa prestigiosa facoltà, di diventare diplomatica o eurocrate. L’università da lei scelta è un piccolo “paradiso terrestre”: una chiesa sconsacrata dove è possibile fare passeggiate durante il tempo libero in un parco tra oche e cerbiatti, e dove il rettore ogni domenica porta i biscotti agli studenti che preparano gli esami. L’altra figlia di Ventura invece studia filosofia e psicologia a St. Andrews, in Scozia, dove è super tutelata e sostenuta, nonché in continuo contatto con un tutor e con l’associazione studentesca che le fornisce sostegno e assistenza per qualsiasi tipo di iniziativa. La sua università, nonostante la Brexit, ha deciso di continuare a non far pagare la retta agli studenti stranieri, che si devono sobbarcare il solo costo di vitto e alloggio.


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Tutto molto bello, quasi utopico, tuttavia reale. Questa situazione evidenzia un paradosso: per un cittadino italiano è oramai più semplice sostenere economicamente un figlio che studia a Maastricht in Olanda o a St. Andrews in Scozia, in due delle Università meglio piazzate nelle graduatorie mondiali, che in una delle costose, sebbene non più eccellenti, Università nostrane. Ma perché si è giunti a questo punto? Per anni il sistema scolastico italiano è stato al passo coi tempi, arrivando ad essere considerato come uno dei migliori a livello mondiale; tuttavia negli ultimi decenni sono state perse diverse occasioni di investire nella pubblica istruzione, preferendo concentrare le risorse in altri ambiti e privando così le scuole dei fondi necessari per mantenersi moderne e autonome. E’ plausibile, dunque, che i vari istituti si vedano costretti a richiedere rette così elevate al fine di garantire ai propri studenti tutte le risorse tecnologiche e tutte le opportunità didattiche necessarie alla loro formazione, avendo l’oneroso compito di doverli preparare a un mondo del

lavoro globalizzato e focalizzato sul progresso e l’innovazione. Ma perché queste occasioni di investimento nella pubblica istruzione, che altro non è se non il futuro del nostro paese, sono andate sprecate? Perché non si è deciso di rinnovare il sistema scolastico concedendogli i fondi che erano necessari, condannandolo così a rimanere arretrato rispetto a quelli di altre nazioni? E’ stata una questione di scelte, di decisioni, di occasioni, di preferenze. Le conseguenze sono gravate, ovviamente, proprio sul sistema scolastico, tutti compresi: presidi, insegnanti e studenti. Già, perché le rette più esose che gravano sulle famiglie degli alunni non sono l’unica conseguenza di queste “occasioni perse”. Basta pensare, infatti, a quanto, sin dalle elementari, ci si concentri sulle propensioni degli studenti, sulla qualità dello studio e sulle competenze realmente acquisite e quanto, invece, ci si focalizzi sulla mole di ore passate sui libri e sulla capacità di sostenere la pressione. Questo perché gli insegnanti, a cui viene imposto il diktat di “finire il programma”,


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spesso si vedono limitati nell’applicazione delle loro metodologie di insegnamento, a tal punto da dover standardizzare le lezioni. L’obiettivo non è più, quindi, insegnare per stimolare le diverse propensioni degli studenti, fornendo loro un’ampia cultura generale di base, ma finire tutto quello che c’è da fare e farlo il più in fretta possibile. In questo modo chi, tra i professori, decide di affiancare alla rigidità del programma delle diverse iniziative o proposte derivanti dalla sua personale concezione dell’insegnamento, rischia involontariamente di sovraccaricare di lavoro i propri studenti. In aggiunta a questo, il mancato rinnovamento ha portato a lezioni settoriali e ripetitive, dove tutti devono sapere le stesse cose allo stesso modo, proprio come le hanno dovute sapere gli studenti dell’anno precedente e quelli dell’anno prima ancora, e come le dovranno sapere quelli degli anni successivi. Il risultato è la creazione di poche categorie di persone che si distinguono a seconda del percorso di studi, ma che al loro interno presentano individui tutti con la stessa preparazione

e le stesse competenze, dove chi ha maggiore propensione per le materie insegnate emerge, e chi invece ha altri talenti rimane schiacciato. Rispetto a una scuola che, come abbiamo detto, è rimasta tutto sommato molto simile a come era 50 anni fa, il mondo del lavoro si è evoluto moltissimo e tutt’oggi è in continua evoluzione. Proprio per questo, se un tempo un’educazione del tipo appena descritto si poteva considerare adatta, in quanto le professioni e le competenze richieste erano ben definite, oggi invece questo tipo di preparazione risulta distante rispetto alle richieste del mercato. Proprio per questo molti paesi nel nord-Europa (tra cui Finlandia, Olanda, Scozia…), i cui sistemi scolastici hanno evidentemente ricevuto l’opportunità di crescere e svilupparsi, hanno deciso di cambiare metodo, di formare i propri studenti fornendo sì loro un’ampia cultura di base, da considerarsi comunque fondamentale in qualsiasi ambito, ma di affiancare a questa altre competenze trasversali, lavorando sulle capacità di adattamento e cooperazione degli studenti. I risultati appaiono ottimi.


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Cosa ha spinto questi stati a investire nell’istruzione? Può forse essere che abbiano compreso che il futuro del loro paese sia strettamente legato alle decisioni prese nel presente? Sicuramente quando in Italia si è deciso di investire in altri ambiti le motivazioni erano più che ragionevoli, nessuno lo mette un dubbio; è anche vero però che se gli studenti oggi influenzano minimamente l’andamento del paese e sono circa il 20% della popolazione, bisogna tenere presente che rappresentano il 100% del futuro italiano, futuro che pian piano sta migrando verso altri lidi, e che comincia a farlo sempre prima, attratto da maggiori opportunità e migliori condizioni. Vale la pena di sacrificare il futuro a vantaggio del presente? In conclusione vi lascio con una frase di Marco Ventura, autore dell’articolo che mi ha ispirato: “Io lo so già, che molto probabilmente Silvia ed Elena non torneranno più, non saranno messe nella condizione di tornare. Vuoi per mancanza di opportunità nella ricerca, vuoi per scarsità di gratificazioni economiche. So che continueranno

ad amare l’Italia, anzi sempre di più, ma sempre più da lontano. Come un sogno, un rifugio, una villeggiatura. Come la terra dei padri. Come da sempre per i nostri migranti in cerca di fortuna. In Italia, la mia generazione e le precedenti hanno rubato il futuro ai nostri, ai miei, figli. E non c’è perdono per questo “delitto perfetto”. Buona riflessione.


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Dario Arcolin, 3D

ALFRED NOBEL, un inventore di Sogni Cari Majorani, anche ottobre è passato, l’inferno appena cominciato e la montagna del purgatorio scolastico appare alta come il K2. Non parliamo poi del paradiso estivo, un miraggio sbiadito… Comunque non è mia intenzione quella di farvi piangere addosso, infatti anuntio vobis gaudium magnum, habeo per voi un articolo che se letto durante le noiose ore mattutine contribuirà a far suonare prima la campanella. Perciò senza tergiversare parliamo un po’ dei premi Nobel. Anzi, sono sicuro che tra voi, miei cari 25 lettori, quasi nessuno conosca Alfred Nobel e i suoi meriti. Sto parlando di un uomo eccezionale, vissuto nel 19esimo secolo(1833-1896), che grazie ai suoi ideali filantropici ha istituito il premio che da lui prende il nome. Ma come gli venne in mente di istituire il Premio? Figlio di un importante proprietario di fabbriche di armamenti, studiò chimica e si applicò alla produzione di nuove formule di esplosivi, in quanto all’epoca si era fermi alla polvere da sparo, e dopo varie messe a punto inven-

tò la nitroglicerina(TNT). Con questa sua invenzione e molte altre riguardanti sempre la sfera bellica, accumulò in breve tempo una fortuna. Accadde poi un fatto decisivo nella vita di Nobel: alla morte del fratello Ludvig, un giornale francese confuse il suo nome con quello del fratello e nel necrologio lo condannava aspramente per l’invenzione della nitroglicerina, che durante l’uso in fase sperimentale aveva ucciso moltissima gente; infatti, al contrario della formula definitiva, quella in via di sviluppo era altamente instabile e tendeva ad esplodere alla minima sollecitazione. Il necrologio citava pressappoco così: ‘‘IL MERCANTE DI MORTE È MORTO’’, per poi continuare con ‘‘ALFRED NOBEL, CHE DIVENNE RICCO TROVANDO IL MODO DI UCCIDERE IL MAGGIOR NUMERO DI PERSONE NEL MODO PIU’ VELOCE POSSIBILE, È MORTO IERI.’’ Ciò obbligò Nobel a farsi un esame di coscienza: quante vite aveva portato via con la sua invenzione? Quante altre persone sarebbero morte per colpa sua? Grazie all’immenso patrimonio accu-


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mulato avrebbe potuto vivere una vita tranquilla senza pesi sulla coscienza ma fortunatamente non rimase impassibile alle critiche mosse nei suoi confronti e, preoccupato dell’immagine che avrebbe lasciato di se stesso, decise di prodigarsi per incentivare l’umanità a migliorarsi, grazie a finanziamenti che sarebbero stati ricevuti da tutti coloro che, con il proprio intelletto e genio, fossero riusciti a inventare, scoprire e produrre teorie e invenzioni utili al miglioramento della specie umana. Oggi possiamo dire senza alcun dubbio che Nobel è pienamente riuscito nel suo intento e che, oltre a istituire la più nobile istituzione filantropica (economicamente sostenuta dal suo patrimonio personale), ha fatto di più: ha dato una speranza all’umanità. Comunque vi avevo promesso i premi Nobel, giusto? Eccoli qua: MEDICINA; il premio è andato al giapponese Yoshinori Oshumi, in seguito ai suoi studi su come le cellule riciclino i loro prodotti di scarto. FISICA; il premio è stato assegnato a tre ricercatori britannici di nome David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz. I tre ricercatori hanno inda-

gato con successo riguardo ai comportamenti imprevisti dei solidi. CHIMICA; J.P Savauge (francese), Sir J.Fraser Stoddart (U.S.A) e Bernard L.Feringa (olandese) sono riusciti a creare nanomacchine funzionanti con input di energia corporea, quindi autosufficenti. PACE; il presidente della repubblica colombiana Juan Manuel Santos ha raggiunto con il F.A.R.C. (forze armate rivoluzionarie) un accordo di pace e posto fine ad una guerra civile di oltre 50 anni. ECONOMIA; il britannico Oliver Hart e il finlandese Bengt Holmstrom hanno dato un significativo contributo alla teoria dei contratti (ossia come e perchè le economie moderne non collassano). LETTERATURA; questo premio Nobel è di per sé un caso più unico che raro, oltre che un record, in quanto Bob Dylan è il primo cantautore ad essere insignito del premio. Il motivo: ha creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione musicale americana. Detto ciò, miei cari Majorani, spero di non avervi tediato, ma anzi aiutato a passare più piacevolmente almeno una parte della mattinata. Al prossimo articolo!


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Niccolò Barberio, 4C

I fatti di Gorino I profughi di Gorino non avevano mai sentito parlare di questa cittadina; probabilmente nemmeno la maggior parte di noi lo aveva mai fatto. Eppure ultimamente il nome della frazione della città di Go-ro, provincia di Ferrara, per via degli avvenimenti degli ultimi giorni, è sulla bocca di tutti. Per chi se lo fosse perso —buongiorno! Scusate l’inciso— nella notte tra il 24 e il 25 ottobre un folto gruppo di manifestanti, circa la metà dei seicento abitanti di Gorino, ha improvvisato delle barricate per impedire il passaggio della corriera che avrebbe portato i temutissimi, tantissimi e pericolosissi-mi immigrati all’ostello della cittadina. Alla mezzanotte del medesimo giorno, missione compiuta: non passa lo straniero. Il pullman che trasportava codesti immigrati, si è saputo, li avrebbe portati altrove. Io sto con Gorino. Fermo l’invasione. Non sia mai che dodici donne (di cui una incinta) e otto bam-bini, negri e infedeli, calpestino il sacro suolo di

Gorino. Si, avete capito bene: dodici donne e otto bambini. Di questo si trattava, nulla di più. C’é ben poco da dire, poco da commentare per la pochezza di questo fatto. Mi sono chiesto molte volte, in questi giorni, come ciò sia potuto accadere, come sia stato razionalmente possibile... Niente. Non mi viene in mente nulla, perché ciò che è accaduto lo trovo completamente irrazionale, fuori dalla mia portata, dalla mia ragione. Ma, forse, è così che la paura, l’unica cosa, a mio avviso, che ha potuto spingere gli abitanti di Go-rino a comportarsi in tale maniera, funziona: essa è un sentimento istintivo, si insinua dentro ognuno di noi, rapida e veloce come un ragno a pungere, fuori da ogni logica e da ogni motivazione razio-nale. Si, deve essere per forza così. Ma, di grazia, di cosa avevano paura queste persone? Di una ventina di immigrati (anzi, non con-fondiamoli,


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profughi!), dei quali, ripeto, dodici donne e otto bambini? A quanto pare si. È interessante, a tal proposito, richiamare l’attenzione sulla dichiarazione di uno dei “valorosi” difensori della patria. Questo individuo durante il telegiornale chiedeva se fosse giusto che una persona dovesse ospitar-ne un’altra in casa propria, quando quest’ultima fosse entrata sbattendo maleducatamente la porta e chiedendo da mangiare. Questi immigrati sono davvero dei maleducati: adesso, oltre a vivere negli alberghi a cinque stelle e guadagnare trentacinque euro al giorno, si permettono pure di sbattere le porte. Robe da pazzi. Scherzi a parte, il fatto che esista gente che crede a queste cose è davvero molto preoccupante. Eppure ce n’è, e tanta, per giunta. Tuttavia, nonostante l’aspetto superficiale da carnefici, sono proprio le persone di questo tipo le pri-me vittime: sono vittime della non-ragione, della paura dettata dai mass-media e da alcuni politici che in questa situazione ci sguazzano.

A proposito di porte (queste si che dovrebbero essere sbattute), per concludere, segnalo quella del-la chiesa di Gorino, il giorno dopo le barricate: affisso ad essa, con un cartello, vi era il seguente messaggio: “Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq [...]?”. Un bel messaggio di pace. Ecco, non so per chi legge, ma io penso che una frase del genere sia poco consona alla porta di una chiesa, che dovrebbe insegnarci ad accogliere chi è più sfortunato di noi. Eppure non so, forse ho un déjà vu, ma la storia di una povera donna incinta che cercava vana-mente accoglienza mi pare di averla già sentita, non so dove, da qualche parte.


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Viola Bonfanti, 1b

Lasciate ogni speranza, o voi che acquistate! Alzi la mano chi di voi non ha mai fatto i “capricci” per avere l’ultimo modello di smartphone. Oppure chi di voi non ha quell’amico o amica che farebbe code interminabili per aggiudicarsi prima degli altri il nuovissimo ritrovato della scienza tecnologica e vantarsi delle sue potenzialità “bomba”. Beh, gli utenti che hanno acquistato il Galaxy Note 7 sono stati accontentati nel vero senso della parola. Si, perché il modello in questione semplicemente esplode. Il colosso coreano, al lancio di questa sua ultima creazione, ha fatto un buco nell’acqua usando dei pezzi difettosi. Che li abbiano acquistati in Cina? Certo è che nessuno si sarebbe mai immaginato che un oggetto così tecnologicamente avanzato si sarebbe trasformato in una potente arma incendiaria. I casi ufficiali sembrerebbero essere solamente 35, concentrati maggiormente nella Corea del Sud e nessuno

fortunatamente in Italia. È proprio in Corea del Sud, all’interno di un Burger King di Incheon, nell’ovest del paese, che è stato registrato l’evento davanti ad alcuni clienti: il telefono, appena esploso, emanava un fortissimo fumo e un inserviente, nonostante indossasse i guanti ignifughi, ha avuto qualche difficoltà nel prenderlo dal tavolo dove era seduto il proprietario. Anche nel resto del mondo sono stati diversi i casi simili ed hanno causato non pochi problemi a persone e cose. Non ultimo, un Samsung Galaxy Note 7 è esploso a bordo di un aereo e ha causato l’evacuazione dei passeggeri, che si stavano imbarcando su un volo a Louisville, Kentucky. Il dispositivo difettoso si è surriscaldato e ha emesso fumo in cabina. Un passeggero presente ha dichiarato: “Ero seduto nella parte anteriore dell’aereo e ho notato un assistente di volo correre rapidamente lungo il corridoio dicendo: -c’è fumo a bordo!- Successivamente ci hanno detto che era un Samsung Ga-


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Tecnologia

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laxy”. Non ci sono stati feriti, solo danni alla moquette dell’aeromobile. Il malfunzionamento non è comunque causato, come molti ipotizzano, dalla batteria, o almeno lo è solo in parte: difatti l’esplosione non è dovuta ad una parte difettosa fornita da un produttore esterno ma potrebbe essere stata causata dalla scatola che la contiene, probabilmente troppo piccola e che di conseguenza compromette le normali funzioni di ricarica, o addirittura potrebbe essere stata causata dal software. Sembra inoltre che il tutto sia stato dettato dalla fretta di anticipare Apple sull’uscita di iPhone 7 plus. Le conseguenze per l’ azienda Samsung non si sono fatte aspettare, abbiamo infatti visto calare le sue azioni in borsa di un 17%… ma non sarebbe stata meglio una sana e regolare concorrenza di scelta tra gli “adroid-isti” e “iphone-isti”? Il colosso coreano, correndo ai ripari, ha chiesto di spegnere immediatamente tutti i modelli ancora in funzione… Come se fosse possibile chiedere a un’orda di adolescenti con in mano i loro nuovissimi, bellissimi,

fantasticissimi e super alla moda telefoni, di non guardarli per più di un nanosecondo. Ovviamente il tutto sperando che non arrivino loro tremila messaggi, duecentoventi chiamate importanti e un triliardo di notifiche varie. Pura utopia, insomma. Anche le prese in giro non mancano: come ipotizzato da GTA V nel suo ultimo aggiornamento, il telefono trova nuova vita nell’utilizzo come arma di distruzione di massa, al posto delle granate. Dunque, concludendo, dobbiamo comunque stare tranquilli perché la Samsung ha dichiarato di avere a cuore il benessere dei suoi consumatori più fedeli e, dopo il ritiro definitivo dal mercato del modello Note 7, ha offerto loro un buono sconto per l’acquisto di un nuovo modello tra quelli proposti e un’esclusiva sul modello ancora in fase di progettazione, premiandoli per il coraggio dimostrato e per la loro speranza in un modello che non esploda.


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Sport

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Andrea D’Apolito, 5G

SPORT e SCUOLA:

intervista ad Alessandro Cipolla Salve Majo! Come anticipato nello scorso articolo, ho intervistato il nostro ex compagno d’istituto Alessandro Cipolla, che è stato anche mio compagno di squadra per due anni. Ho avuto modo di conoscerlo tramite il basket appunto, scherzarci insieme durante le trasferte più lontane e condividere il campo con lui (per mia fortuna). Ora lui sta vivendo la sua avventura e ci tengo a raccontarvela. Eccovi dunque l’intervista: Parlaci un po’ di quel che fai: qual è la tua situazione per quel che riguarda la pallacanestro e la scuola? “Allora, io vivo e vado a scuola qui a Reggio. Frequento il liceo classico Ariosto, che è affiancato da uno scientifico, esattamente come il Majo. Vivo in foresteria con i miei compagni di squadra e faccio allenamenti di 2-3 ore al giorno, più la partita nel weekend. Durante la settimana ci spostiamo anche in una palestra più attrezzata per fare potenziamento fisico.” Noti delle differenze tra i ritmi attuali e quelli che avevi l’anno scorso? Il tempo

libero è lo stesso? “I ritmi sono più o meno gli stessi. La scuola è difficile, ma devi riuscire a gestirti. Faccio più fatica in termini di autonomia: qui sono “da solo”, nel senso che non ho mamma e papà che mi danno una mano. Il tempo libero c’è e io, come gli altri ragazzi qui con me, posso uscire e svagarmi. Devo però comunicare tutto ciò che faccio al responsabile della foresteria: quando vado via, a che ora tornerò ecc. Nel weekend ho più tempo libero, infatti esco spesso il sabato sera con i miei amici. Qui sono molto organizzati: provvedono loro ai tuoi spostamenti e ti danno una mano quando hai bisogno.” Ora la domanda che più mi interessa come tuo amico ed ex compagno di squadra: cosa ti ha portato a prendere questa decisione? È stato difficile mollare la tua routine avendo davanti a te un’occasione del genere? “Ci ho riflettuto molto e per tanto tempo. Ero già stato contattato da loro a luglio e avevo fatto un allenamento qui; durante l’Europeo U16 in Polonia erano presenti degli allenatori, hanno parlato con il mio


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Sport

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procuratore e dopo l’ok da parte di Desio ho iniziato a far parte ufficialmente di questa squadra. Nel frattempo ne ho parlato anche con i miei ed erano felicissimi dell’offerta, anche se mia mamma mi ha detto: “Se dovessi andare, sappi che piangerò!”. Sapevo già dentro di me che se mi fosse capitata un’occasione del genere l’avrei colta subito, ma al momento ho preferito rifletterci e confrontarmi. Ho quindi scelto di andare a Reggio Emilia perché avevo voglia di crescere come giocatore e come ragazzo, acquisendo più indipendenza. Sono felice anche del fatto che Desio mi abbia lasciato andare e mi abbia concesso l’opportunità di fare questo percorso. Qui a Reggio è tutto molto professionale, sono in una società di serie A che punta molto sui giovani e non esiste condizione migliore.” Cosa ti viene richiesto come atleta e studente? Hai la sensazione di fare sacrifici per qualcosa di importante? “Dare il massimo qui è scontato. Sento molta fiducia nei miei confronti, infatti qui come a Desio ho un buon minutaggio e anche se sono partito con un po’ di pressione addosso, ora sto carburando. Sicuramente sento di dover ripagare la fiducia che mi viene data dall’allenatore e, in un ambiente che ti stimola a dare il 100%, la voglia di farlo non manca. Per quanto riguarda la scuola, qui devi andare bene altrimenti non giochi, è semplice, quindi le due cose devono andare di pari passo.”

Hai mantenuto i contatti con i tuoi ex compagni del Majorana e della squadra? “Certamente! Saluto sicuramente la mia ex classe, la 3C classico, ed AFGA! Sento ovviamente anche i miei compagni di squadra e tengo a sottolineare che loro non sono parte di una mia tappa, ma amici veri!” Quali sono i tuoi obiettivi e progetti? “Il mio obiettivo è quello di diventare un giocatore di basket professionista e il mio sogno è ovviamente l’NBA. Voglio dire una cosa per me importante: non va confusa l’umiltà con il non osare. Bisogna sempre andare in campo con la consapevolezza di essere il migliore, che secondo me non vuol dire essere presuntuoso, sempre nel rispetto del tuo avversario. Questa è una di quelle cose che mi porto dentro.” Che dire, se avessi intervistato un giocatore di Serie A, qualcuno che davvero ce l’ha fatta a realizzare ciò che per molti è un sogno, allora il tono, gli obiettivi e la trasparenza sarebbero stati gli stessi. La voglia di fare, in tutto, non gli manca di certo (posso dirlo con certezza) ed è per questo che gli auguro di prendersi tutte le soddisfazioni e i riconoscimenti che merita! Personalmente, mi ha fatto piacere trattare l’argomento in maniera un po’ diversa e spero che anche ad altri la cosa interessi. Al prossimo articolo popolo!


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Curiosità

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Clara Cassandro, 1a

Oracolo vs Oroscopo Oggi, molte persone si ritengono scettiche riguardo a moltissime cose, come ad esempio le diverse superstizioni popolari. Anche tu, che leggi questo articolo, sai perfettamente che se un gatto nero ti taglia la strada, non significa nulla e non influenzerà in alcun modo la tua giornata. Tuttavia una volta l’uomo non aveva la possibilità di sanare i propri dubbi cercando su Google, ma poteva solamente inventarsi delle spiegazioni più o meno plausibili, oppure poteva interrogare le divinità (senza voto…). E qui entrava in gioco l’oracolo. Il culto oracolare era infatti molto praticato e permetteva al popolo o alla singola persona di mettersi in contatto con la divinità presa in considerazione, attraverso l’interpretazione dei responsi, dati di solito da una sacerdotessa. Queste risposte erano in grado di influenzare, o addirittura capovolgere, qualsiasi tipo di decisione, dalla più inutile alla più importante. Nonostante ciò, non possiamo del tutto affermare che gli antichi fossero solo ed unicamente superstiziosi, perché in fondo non avevano altri mezzi per “misurare” la realtà, ogni cosa girava intorno agli dei e al loro volere. La persona che oggi viene definita superstiziosa, invece, è colui che è consapevole

di poter scegliere di credere in qualcosa di certo e confermato, ma spesso si lascia incuriosire da un modo di leggere i fatti insolito, completamente diverso: l’oroscopo. L’oroscopo per molti è una valida via di fuga dalla realtà. Ad esempio: io non credo a ciò che dice, ma comunque mi piace leggere distrattamente ciò che “le stelle” hanno da dirmi sul mio segno zodiacale, perché in fondo ne sono affascinata. In realtà l’oroscopo non è altro che una statistica, un calcolo matematico, basato sulle caratteristiche generiche di ciascun segno. A chi, del resto, non è mai capitato di leggere il profilo del proprio segno e pensare: “Wow! Questo sono proprio io! Oh vieni a vedere mamma, non sono uguale?”. Spesso si afferma che l’essere umano fatichi a credere nell’indimostrabile. Ma allora, come spiegheremmo l’esistenza della religione? In realtà l’uomo, nonostante sappia che la scienza può dargli la maggior parte delle risposte alle sue domande, sentirà sempre il bisogno di credere in qualcosa di più grande di lui, anche senza delle prove concrete. Questo, secondo me, è un punto in comune che abbiamo con le popolazioni antiche, con la differenza che per gli antichi la fede era l’unica risposta, mentre noi scegliamo di credere a qualcosa di certo... oppure no.


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Giochi

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Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro amato giornale!

Caporedattore: Lorenzo Ferri, 4A Impaginatore: Riccardo Galli, 5a A cura di: Sonia Martinetto & Giorgia Pasqual, 4C Redattori: Vincenzo Guarino 5I, Andrea D’Apolito 5G, Matteo Redaelli 5a, Davide Ferloni 4A, Alessandro Taffari 4A, Niccolò Barberio 4C, Valentina Pancotti 4a, Dario Arcolin 3D, Alessandro Bruzzano 3a, Federico Corbella 2A, Alessandro De Marchi 2a, Clara Cassandro 1a, Elisabetta Palmieri 1b, Vittoria Baldissarro 1b, Viola Bonfanti 1b

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni, ma perché è anche online! Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo su issuu.com/etceteramajorana oppure su studenti.liceodesio.gov.it/etcetera, la risoluzione è migliore e le immagini sono a colori! Inviaci il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com


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Novembre 2016 by Redazione di EtCetera - Issuu