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Numero 3 - 2013 Febbraio
Liceo Majorana Desio
etCetera “Il Giornalino degli Studenti!” Cyberbullismo “Sì, è vero, di cyberbullismo in questo periodo si parla tanto, forse troppo, ma ahimè viviamo in una società dove si finge che i problemi non esistano finché non ci scappa il morto. Ebbene, i morti ci sono. Vancouver, 10 ottobre 2012: Amanda Todd, 15 anni, dopo due tentativi di suicidio muore impiccata a causa delle minacce, degli insulti, della solitudine, della depressione, dell'autolesionismo (la sua storia è raccontata nell’articolo seguente) [...continua a pagina 8]
‘’Un giornalino più corto, perchè a volte le dimensioni non contano.’’
The Majorana Tales Un giovedì di qualche settimana fa, finite le mie brave quattro ore, mi attardai in classe per radunare le mie cose più a lungo del solito ed essendo un po' timido decisi di aspettare la fine dell'intervallo per uscirmene indisturbato senza che occhi indagatori indugiassero sulla mia persona. Non appena la campanella ebbe richiamato la massa di studenti nelle rispettive classi, mi avviai lungo il corridoio quando, passando di fianco ad una quarta sentii un ragazzo esclamare a gran voce: “E che diavolo! Adesso dobbiamo rimanercene qui due ore a far nulla perché ancora minorenni? [...continua a pag. 19]
La posta del Quore "Per gli inguaribili romantici, per i malinconici della carta stampata, per chi ha problemi d'amore e di ogni tipo: La Posta del Quore del Majo! Consigli e dediche dei majorani per i majorani" [...continua a pagina 17] Scrivi anche tu alla posta del cuore all’indirizzo : majopostadelcuore@hotmail.it
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‘’Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia’’ Horacio Verbitsky
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Indice 40 Anni di M aj orana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 3 Laudate il M aj o . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 4 C e r ve lli (non) se m pre in f uga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 5 Il passo indietro di Be ne detto XV I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 6 C ybe r Bullism o . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 8 You can call m e Am anda Todd . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 10 La “ prez iosa inutilità” de i c lassic i . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 12 Una re siste nza sile nz iosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 14 Te c hno Lab . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 15 La posta de l Q uore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 17 T he M aj orana Tale s . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 19 Roc k of Age s III . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 21 Sudoku . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag . 23
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40 anni di Majorana Elio Tagliabue Incredibile ma vero, il Majorana compie quarant’anni. Il primo settembre 1973, dopo 5 anni da succursale del Frisi di Monza, il “Liceo Scientifico Statale con annessa sezione Classica” di Desio è diventato indipendente. E un anno dopo venne anche il Liceo Classico (quando si parla del Classico il passato remoto è d’obbligo…). In quarant’anni siamo passati attraverso la contestazione studentesca, i doppi turni della diossina, il pellegrinaggio in duemila succursali, due sedi principali, quattro presidi e tre reggenti, un sacco di studenti diventati famosi (perfino un astronauta!), e qualcuno che, purtroppo, ci ha lasciato: penso ai ragazzi dell’isola d’Elba, a Sabrina e a Emanuela.Ne abbiamo viste di tutti i colori e abbiamo ancora voglia di farne e di vederne.Il prossimo anno scolastico, quindi, sarà un anno di festeggiamenti indicibili: conferenze, eventi sportivi, concorsi… tutto ciò che potrà essere fatto per festeggiare degnamente i nostri primi quarant’anni sarà fatto. E per questo si è già insediato un comitato organizzatore. Ma non credano i nostri studenti di restare fuori dall’evento: abbiamo bisogno di tutto, di idee e di manovalanza ma soprattutto dello “stile Majorana” che rende la nostra scuola unica nel mondo. Chiunque avesse idee o proposte da fare può rivolgersi a me quando vuole. Per adesso può bastare: nei prossimi numeri cercheremo di rendervi edotti riguardo allo sviluppo del lavori.
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Laudate il Majo Benvenuti a casa vostra (spiegazione di un fraintendimento) Riccardo Sala, 3°F -Ho sentito parlare molto bene del Majo. -Infatti, è la scuola migliore che conosca. Probabilmente qualcuno di voi avrà letto, sul precedente numero, un articolo intitolato come “Dissing al Majo”. Se magari qualcuno di voi lo ha letto, potrà aver notato che apparentemente conteneva molti insulti al nostro caro liceo. Ora leggendolo con più attenzione, magari i “primini” che ancora stanno conoscendo la nostra scuola non capiranno, ma si può ben capire (o intuire) che la maggior parte degli insulti non ha un grande fondo di verità, tutte le accuse sono caricature di piccoli episodi che avvengono nel grande Majo. Tutto questo era tenuto insieme da un tono di ironia che molto probabilmente non è arrivato a voi lettori. Ma già dalle prime righe si può notare: viene presentato come un difetto essere più in alto nella graduatoria delle migliori scuole, può essere un’accusa, nel caso voi crediate che il primo atleta che arriva al traguardo sia il peggiore. Si critica la preparazione offerta dalla nostra ottima scuola, si dice che i “Majorani” non faranno mai strada, e di certo non diventeranno astronauti. L’articolo l’ho scritto poco dopo che c’è stato l’incontro con Nespoli, che è appunto un astronauta che ha frequentato il nostro liceo. Questo voleva quindi dire che finita la quinta, si può intraprendere una qualsiasi strada, con la giusta forza di volontà e determinazione, arrivando anche a carriere straordinarie come quella del ex Majorano. Nel corso dell’articolo sono poi sparsi vari riferimenti all’attualità, si parla della ricchezza e della prosperità della Grecia in questo momento, ma vi basta leggere il giornale che ogni giorno arriva nell’atrio della sede per capire che si tratta di ironia, o comunque falsità, come tutta la serie di “insulti” d'altronde. Si ironizzava anche sull’”Elegance-Day” dopo la sfida con lo “Zarro-
Day” di questo anno. Si faceva riferimento allo spegnimento dei caloriferi causato da un problema tecnico, quasi come fosse volontario. Era solo per attirare l’attenzione sulla minaccia della provincia di togliere il riscaldamento nelle scuole dopo i tagli subiti al loro portafogli. Quindi l’articolo, oltre che alla nota ironica, aveva anche uno scopo, diciamo, più pensato, più elaborato: portare l’attenzione di chi lo leggeva su temi più “seri”, tra cui il nome del nostro istituto (io ancora mi chiedo quanti studenti o anche insegnati sappiano chi è stato Ettore Majorana). Forse la cosa che potrebbe dare più fastidio e che è più difficile da leggere ironicamente è la questione del mercatino dei libri. Ogni anno si organizza nella nostra scuola la vendita dei libri usati, ogni studente può vendere o comprare i libri che sono stati usati dai Majorani negli anni precedenti. Ogni anno delle persone si prendono la briga di organizzare e gestire questa iniziativa (come le altre mille che ci sono al Majo) e non è un compito facile. Probabilmente il mio intento non è stato chiaro, posso capirlo. Posso però invitarvi a rileggere con attenzione le ultime righe dell’articolo precedente: “Infatti a voi Majorani adesso mi rivolgo, ribellatevi, non siate vittime del sistema, datevi da fare per migliorare prima di tutto la scuola e poi la nostra società, non fermatevi alle apparenze, ma andate a fondo nelle questioni che vi riguardano.” Questo era un sincero tentativo di spronare chi avesse poi letto l’articolo a darsi da fare in prima persona per migliorare già adesso la nostra scuola. Vi invitavo poi ad andare oltre le apparenze, oltre agli inganni, come anche gli insulti e le accuse del mio articolo, per capire la loro stupidità, la loro finzione. Ecco magari non è stato fatto nel modo giusto, ma l’intento era quello di divertire, non irritare.
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Cervelli (non) sempre in fuga C o n tu tti i tel efo n i , ca n a l i T V, s ma rtp h o n e, tab l et e d i s p o s i ti vi wi rel es s ch e ci s o n o, l e s co p erte i n fatto d i tel eco mu n i caz i o n i a u menta n o a d i s mi s u ra p er p o ter favo ri re u n a mi gl i o re ri cez i o n e d ei s egn a l i . S u u n a s i n go l a f req u en za ci s o n o u n n u mero d i can al i l i mi tati , ma s e es s i a u mentas s ero ? A q u a nto p a re è p o s s i b i l e. L a s co p erta è stata fatta d o p o p arecch i stu d i d a l l ’a stro f i s i co Fab ri z i o Tamb u ri n i , 48 a n n i , ri cerca to re p recari o d el l ’u n i vers i tà d i Pa d ova. L a s u a s en s az i o n al e s co p erta ri gu a rd a u n a n u ova caratteri sti ca d el l e o n d e el ettro magn eti ch e, n o n s o l o i n d i vi d u ate d a u n a f req u en za e d a u n o stato d i p o l a ri z za z i o n e, ma a n ch e d al l a “ vo rti ci tà”, s co p erta trami te l o stu d i o d el l a ro ta z i o n e d ei b u ch i n eri . S e s i sf ru ttan o i d i vers i gra d i d i vo rti ci tà d i u n o n d a , s i h an n o u l teri o ri ca n al i s u i q u al i ri cevere e tra s mettere i nfo rmaz i o n i , u ti l i z za n d o s o l o u n a f req u en za d i t ra s mi s s i o n e. L a n ovi tà n o n è s o l o d a l p u nto d i vi sta tecn o l o gi co, ma an ch e eco n o mi co . L a vo rti ci tà d el l e o n d e i nfatti p o treb b e far d i mi n u i re i co st i d el l e f req u en ze tras mi s s i ve e a u mentare l e i nfo rmazi o n i t ra s mes s e. Fab ri zi o Tamb u ri n i h a o tten u to l a l au rea i n f i s i ca a Pa d ova e h a l avo rato i n In gh i l terra p er i l d o tto rato d i ri cerca . S areb b e ri ma sto l ì , s e n o n fo s s e ch e n el 2003 è d ovu to ri to r-
Alice Barbon, 3°F n a re a Pa d ova p er p ro b l emi fa mi l i a ri , d ove h a a ccettato u n a s o l u z i o n e d i p reca ri ato p res s o l ’Un i vers i tà , co n u n o sti p en d i o d i 1380 € e u n p o sto tu tt ’a ltro ch e f i s s o . Un a s i tu a z i o n e ri d i co l a vi ste l e co mp eten ze e l e co n o s cen ze d el l o s ci en z i ato, a l q u a l e n o n ven go n o d ati fo n d i p er l e s u e ri cerch e, mentre a l tri p a es i fa reb b ero a ga ra p er avere l a s u a p ers o n a n el l e f u tu re ri cerch e. Il ri cercato re h a d eci s o d i ri ma n ere i n Ita l i a n o n o sta nte l e d i ff i co l tà ch e i s u o i stu d i trova n o, h a s cel to d i n o n es s ere “ u n cer vel l o i n f u ga ” co me a l tre mi gl i a i a d i p ers o n e.
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Il passo indietro di Benedetto XVI 'Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'eta' avanzata, non sono piu' adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. (…)nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, e' necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me e' diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacita' di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravita' di questo atto, con piena liberta', dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sara' vacante e dovra' essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice''. Lo scorso 11 febbraio nella mattinata il pontefice ha annunciato, con un discorso in latino, di voler abdicare dal papato. La notizia ha fatto subito il giro del monto occupando le prime pagine, è una notizia sconvolgente e inaspettata. Nei mesi scorsi erano trapelate delle indiscrezioni
Riccardo Sala, 3°F
relative a una dimissione ma erano sempre state smentite. Sarà in carica fino a giovedì 28 febbraio alle 20. (Non c’è nessuno motivo particolare dietro la scelta dell’orario, semplicemente la giornata lavorativa del papa finisce a quell’ora). Ha detto di non riuscire a sopportare il grande peso del papato con l’età che avanza e quindi col tempo, con meno forse, non sarebbe più in grado di gestire bene il ministero a lui affidato. La decisione è stata presa dopo mesi di riflessioni, si è consultato anche con il fratello Georg. Non è quindi una decisione affrettata, ma ben pensata e non è dovuta nemmeno all’intervento di routine per cambiare la batteria del pacemaker del pontefice. Non crede quindi di essere in grado di reggere la pressione di tale incarico e di tale responsabilità in un momento di riforma della chiesa e in un momento storico di crisi sociale ed economica come questo, serve una figura stabile, un papa presente e lucido. Non è il primo caso nella storia, prima di lui ci sono stati altri 6 pontefici che hanno
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m preso questa decisione. Abdicarono per vari motivi San Clemente I, Papa Ponziano, Papa Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI e l’ultimo, il più famoso, San Celestino V presente nella letteratura italiana: in una lode di Jacopone da Todi in cui si chiedeva se sarebbe stato all’altezza dell’incarico e nell’Inferno di Dante perché con la sua dimissione aveva permesso a Bonifacio VIII di divenire papa. « Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto, / vidi e conobbi l'ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto. ». Ma le motivazioni reali furono come nel caso di Benedetto XVI debolezza fisica e poi anche ignoranza del latino e dei costumi del papato. L’anno dopo la sua morte, nel 1313, Celestino V fu canonizzato e quest’anno ricorre il 700° anniversario. Dato che è passato molto tempo dall’ultimo episodio di questo tipo nelle ultime ore teologi e studiosi del Vaticano stanno studiando i testi per comprendere meglio le procedure per una situazione di questo tipo. L’anello del papa sarà probabilmente spezzato o comunque terminato come
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ogni altro oggetto legato personalmente al pontefice. Dal 28 non sarà più chiamato Benedetto XVIII, ma tornerà ad essere Joseph Ratzinger e non verrà più nemmeno chiamato cardinale. Ha deciso di ritirarsi in un piccolo convento di clausura nel Vaticano, che sta subendo dei lavori di ristrutturazione proprio in questo periodo. Non parteciperà, ne influenzerà la Conclave che dovrebbe riunirsi verso la metà di Marzo per l’elezione del nuovo pontefice. Molto probabilmente si avrà un nuovo papa entro Pasqua che quest’anno cade a fine marzo. Fino al 28 febbraio Benedetto XV continuerà a svolgere tutte le sue funzioni e i suoi compiti. Presto quindi avremo un nuovo papa, molti pensano potrebbe essere un ecclesiastico relativamente giovani, altri di colore. Ricordo infine che Giovanni Paolo II ha spesso detto che Gesù non è sceso dalla croce.
San Pietro la sera del 11 febbraio, giorno in cui il Papa ha annunciato la sua decisione
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CyberBullismo Sì, è vero, di cyberbullismo in questo periodo si parla tanto, forse troppo, ma ahimè viviamo in una società dove si finge che i problemi non esistano finché non ci scappa il morto. Ebbene, i morti ci sono. Vancouver, 10 ottobre 2012: Amanda Todd, 15 anni, dopo due tentativi di suicidio muore impiccata a causa delle minacce, degli insulti, della solitudine, della depressione, dell'autolesionismo (la sua storia è raccontata nell’articolo seguente). Roma, 22 novembre 2012: Andrea, quindicenne gay, si suicida per via dei continui insulti su facebook causati dalla sua omosessualità e dal suo amore per lo smalto rosa. Novara, 4 gennaio 2013: Carolina Picchio, 14 anni, si lancia dalla finestra della sua abitazione. Veniva insultata dai compagni di classe, tra gli altri motivi, per il basso rendimento scolastico causato da un disturbo dell'apprendimento. “Non sono un bullo, con Carolina ho sbagliato, ma non ho fatto il bullo. È vero, qualcuno con lei è andato giù pesante, altri ci hanno preso gusto e io ci sono andato dietro. Con quel suo modo di fare lei mi faceva arrabbiare e le ho dato le spalle. Perché… Perché non lo so nemmeno io il perché, era così e basta. Quando ho capito che avevamo esagerato e le ho chiesto scusa ormai era troppo tardi. Adesso tutto,
Giulia Bianco, 3°b
anche quello che dico, è inutile. Almeno per lei…” Dice uno dei ragazzi della città. Ma il bullismo nella nostra società non si limita a questi casi estremi, è un problema decisamente più concreto. Le statistiche parlano chiaro: in Inghilterra il 25% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni è stato minacciato almeno una volta da un bullo attraverso mezzi informatici. In Italia il 28% dei ragazzi tra gli 8 e i 17 anni dichiara di essere stato vittima di molestie da parte di un cyberbullo, inoltre un quinto dei ragazzi ha trovato su Internet informazioni false su di sé. Da uno studio su quarantuno casi di suicidi adolescenziali è emerso che il 24% sono stati causati da omofobia, ma solo la metà di questi ragazzi erano dichiaratamente omosessuali. Un quarto dei ragazzi che conoscete quindi è tuttora o è stato almeno una volta vittima di cyberbullismo? Così pare. Due cose sono certe: che il cyberbullismo è una realtà e che è molto più diffuso di quanto si creda. La verità è che spesso non siamo in grado di accorgercene perché viene celato da chi lo subisce come qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere. È questo il vero problema del bullismo psicologico: quella che è
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m inizialmente vittima diventa poi il principale artefice del proprio malessere interiore. Spesso a fare male, più che gli insulti in sé, è il giungere progressivamente alla conclusione che ciò che dicono i bulli sia vero. Eh, i cyberbulli, questi mostri crudeli e spietati senza un briciolo di dignità! Dai, chi vogliamo prendere in giro? Sfido chiunque ad ammettere, ad esempio, di non essersi mai fatto sfuggire qualche parola troppo pesante in chat, o di non aver mai usato un profilo falso per punzecchiare qualcuno facendo domande scomode e commenti fastidiosi sul suo aspetto o sulla sua personalità. Se fossi una delle amiche di mia nonna probabilmente commenterei dicendo “Si inizia così e si finisce in galera!”, ma grazie al cielo sono un po' meno moralista. Certamente non è questo che porta a conseguenze estreme, però a volte può far male. Da dietro un computer o un cellulare ci si sente protetti, è facile farsi prendere la mano, sentirsi grandi, e per qualche soggetto già pronto a fare il bullo nella vita reale i mezzi telematici possono diventare armi letali, soprattutto se si agisce in gruppo. Un esempio è il putiferio scoppiato su Twitter per il caso Flora, minacciata di morte da centinaia di ragazzine invidiose, accusata di essere una bimbaminkia, una ladra, una poco di buono solamente per aver vinto dei biglietti per un concerto. Insomma, è palese che molte delle ragazzine che hanno minacciato Flora non avrebbero mai avuto il coraggio di farlo dal vivo (o questa poveraccia non tornerà a casa viva dal prossimo concerto). Che poi può avere la faccia da zozza quanto vogliono, ma a tutto c'è un limite. Per questo motivo,
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qualche settimana fa è comparso tra le tendenze italiane l'hashtag #iostoconFlora. Non ho nessuna intenzione di chiudere l'articolo con sto grigiume, perciò vi racconterò una storia a lieto fine. Jaylen Arnold, dodicenne americano affetto da sindrome di Tourette (i sintomi sono spasmi, tic nervosi e disturbi del linguaggio), è stato preso di mira dai suoi compagni di classe. Ciò ha comportato un peggioramento delle sue condizioni fisiche, tanto da portare spesso il ragazzo a ferirsi involontariamente a causa dei tic incontrollabili. Nonostante i medici insistessero affinché lasciasse temporaneamente la scuola, Jaylen si è sempre rifiutato, continuando a resistere agli insulti dei suoi coetanei e divenendo un'icona della resistenza al bullismo, un esempio da imitare.
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You can call me Amanda Todd “Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno. Mi chiamo Amanda Todd.” AVVERTENZE: Essendo un articolo che parla di una coetanea vittima di bullismo, vi consigliamo di non leggerlo se siete in uno di quei periodi no; a me personalmente ha colpito molto. Questo è un argomento volto alla sensibilizzazione degli studenti, vi invitiamo dunque a prendere atto di come a volte, specialmente ultimamente, il mondo sia crudele ma che ci sarà sempre qualcuno che vi aiuterà, credetemi: non siete soli. Amanda Michelle Todd nasce il 27 novembre 1996 a Port Coquitlam vicino a Vancouver, nella British Columbia nello stato canadese e muore suicida, vittima del cyber-bullismo, il 10 ottobre del 2012 sempre a Port Coquitlam, in casa sua. All'età di 12 anni pubblica un video con alcune sue amiche su un sito, un uomo la contatta e, dopo un certo tempo, le chiede di fotografarsi il seno. Un anno dopo Amanda scopre casualmente su Facebook una pagina dedicata a lei e che ha come immagine del profilo la foto che si era fatta al seno. La ragazza allora viene ricontattata dall'uomo. Purtroppo non mi è possibile, per motivi di spazio, pubblicare l’intare storia che Amanda racconta in un video del 7 settembre del 2010, quasi un mese prima del suicidio. Infatti la ragazza avrebbe pubblicato un video di 9.00 minuti in bianco e nero in cui raccontava la sua esperienza da vittima del cyber-bullismo mostrando settantaquattro flashcards. Potete comunque trovare il video su YouTube digitando proprio “Amanda Todd”. Se questa non è una richiesta di aiuto, un segnale di fumo in una landa deserta, non so cosa sia. Tre anni di continue molestie e persecu-
Sara di Vita, 1°a
zioni fino a che la mattina del 10 ottobre 2012 alle ore 6.00, ora locale, fu trovata impiccata nella sua camera. A chi dare la colpa? Questo caso, come ho già detto, mi ha colpita e girovagando, leggendo i giornali, chiedendo ai miei compaesani, ai miei coetanei, leggendo sui siti e guardano i video mi sono resa conto che molte sono le persone che danno la colpa ai genitori. In effetti sono stati molto fiduciosi a lasciare la figlia senza controllo sul computer, l'adolescenza è l'età della curiosità, della scoperta, l'età dove gli ormoni sono a mille e dove adolescenti e computer diventano un mix esplosivo. La famiglia dovrebbe essere la luce fissa, un punto di riferimento, una capanna dove ripararsi. L'hanno abbandonata. Altri danno la colpa alla società, a quei bulli che sono solo ignoranti e che mostrano così la debolezza, agli insegnanti e agli abitanti delle varie città che hanno solo giudicato restando in casa a guardare da una finestra, ma del resto noi che avremmo fatto? Dovremmo imparare ad essere un po' meno egoisti e un po' più fratelli fra noi. Altri ancora danno la colpa a quell'uomo che l'ha minacciata, lo considerano un essere spietato, senza anima, senza pudore e pronto ad approfittarsi. Possiamo dire questo, anche se non conosciamo i dettagli completamente e abbiamo il suono di una sola campana. Ma ritorniamo a quell'uomo. Pochi giorni dopo un gruppo di attivisti hacker del web, famosi per attacchi a importanti portali di comunicazione, chiamati Anonymous, hanno preso a cuore la vicenda. La FawkesSecurety, che fa parte del gruppo degli Anonymous, ha deciso di rendere giustizia alla piccola Amanda. Ha scovato un
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m uomo: Kody Maxson, di 32 anni che ha spesso frequentato siti pedo-pornografici, abita a New Westminstem a 15 km dalla casa di Amanda. Ha consegnato tutti i dati alle autorità competenti e ha pubblicato un lungo video, ora rimosso, dove si svelava il profilo di Facebook della persona incriminata, le immagini della sua casa su Google Street View, testi con informazioni personali e account personali dei vari siti. Il giorno seguente la smentita da parte della polizia. Al Vancouver Sun Kody rilascia un' intervista dove ammette di aver avuto contatti con Amanda e di essere l'uomo a cui ha chiesto aiuto, ma di non aver nulla a che fare con la vicenda. Il signor Maxson punta il dito su un'altra persona: un 41enne del Wisconsin. Anonymous risponde sotto il video: ''Di solito non ci piace dare una mano alla polizia ma siamo stati costretti a mettere le nostre abilità a favore della protezione dei bambini, ironia della sorte abbiamo qualche buona persona in Vancouver che ha portato questa cosa all'attenzione dei nostri coordinatori. È una storia davvero triste che ci riguarda tutti“ e manda una lettera alla TV canadese, la CTV, che trasmette il video. L' Opinione pubblica dopo il buco nell'acqua dice ''No Anonymous, si a chi di dovere''. E io rispondo ironicamente : ''Ah si vero, siamo tutti perfetti a questo mondo. La giustizia non ha mai commesso errori!''. Ragazzi diciamocelo, un gruppo come Anonymous divulgherebbe informazioni se
non avesse prove schiaccianti? Non mi sembra poi che sono andati a casa sua a picchiarlo. Anonymous ha pubblicato informazioni su quello che non è il colpevole, ma su quello che è comunque un assiduo frequentatore di siti pedo-pornografici, per come la penso io, non si meriterebbe lo stesso la galera? Al momento della morte, Amanda frequentava la CABE di Coquitlam una scuola speciale per ragazzi con problemi sociali. Dopo la sua morte, Christy Clark, il Premier della British Columbia, ha fatto una dichiarazione dove incriminava il cyber-bullismo. Alla Canada House of Commons ha introdotto una mozione per uno studio sul bullismo per sensibilizzare il pubblico all'antibullismo. La madre ha istituito l'Amanda Todd Trust, per ricevere donazioni e sostenere la lotta contro il bullismo. Inoltre ha organizzato una veglia in tutto il Canada e pochi giorni distanti dalla veglia milioni di persone hanno sfilato vestite di rosa per le strade di Vancouver. La madre ha dichiarato in un'intervista che a sua figlia sarebbe senz'altro piaciuto che la sua storia potesse essere d'aiuto ad altre ragazze. Uno dei suoi obbiettivi era, infatti, che il suo messaggio fosse utile. Amanda Todd non è l'unica vittima del cyberbullismo e del bullismo in generale. R.I.P. Amanda Todd.
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La “preziosa inutilità” dei classici Mi è capitato sott’occhio, recentemente, un articolo del Corriere la cui lettura mi ha fatto molto riflettere sulla cultura della nostra società e di noi giovani, e sulla nostra concezione di essa. Sostanzialmente, l’autore affermava che l’interesse dei più giovani nei confronti delle materie umanistiche sta calando sempre di più, e che diventa sempre più faticoso trasmettere agli studenti il fascino di filosofi, letterati e poeti ormai troppo distanti – almeno agli occhi dei giovanissimi. E fin qui, purtroppo, si tratta di dati di fatto. Ciò che mi ha fatto pensare, invece, è stato che l’autore dell’articolo presentava tutto ciò sotto una luce positiva, affermando che il mondo cambia, e che è giusto che i giovani preferiscano concentrarsi sul presente, più utile, più interessante, più dinamico di un passato ormai da riporre in cantina. Sono rimasta un po’ in disaccordo con questa opinione, perché non credo che il punto della questione sia tanto il fatto che l’antichità suscita meno interesse: come si spiegherebbe, allora, il crescente entusiasmo di Stati Uniti e addirittura Giappone – stati tra i più all’avanguardia al mondo- nello studio di dipinti, poesie, sculture, riflessioni più distanti rispetto a loro che rispetto a noi Europei, e soprattutto noi Italiani? Sono convinta, dunque, che sia inammissibile anche solo l’ipotesi di sottrarre spazio allo studio della cultura classica e della letteratura italiana solo perché “vecchie” – che poi non è vero, perché
Alessandra Cafiero, 4°b sono spesso portatrici di valori e riflessioni sempre attuali. Solo perché il resto d’Europa affronta molto superficialmente lo studio delle materie umanistiche, noi Italiani, eredi del patrimonio artistico - culturale più ricco e vasto in assoluto, rinunciamo al nostro passato, ciò che ci caratterizza e ci glorifica agli occhi del mondo? Capite bene che è un atteggiamento, quello di sottovalutare materie “inutili”, su cui riflettere. La presunta inutilità di materie come italiano, latino, greco, filosofia, è un altro argomento, abbastanza discutibile, di chi vorrebbe ridurre lo spazio loro dedicato. E se fosse proprio il loro essere immuni da qualsiasi applicazione pratica immediata il motivo del loro valore? Mi spiego: se le materie umanistiche fossero una sorta di antidoto alla ricerca del vantaggio immediato, del tornaconto a tutti i costi? Forse, la ricchezza di letterati e filosofi sta nel fatto che i loro scritti alimentano da secoli il desiderio, da parte di chi li legge, di conoscenza e cultura, cose che essendo poco ripagate stan diventando un po’ fuori moda.. Ma intanto, come ho affermato prima, lo scarso interesse dei giovanissimi nei confronti di materie come italiano, latino, greco, filosofia diventa sempre più reale e diffuso. Credo, tuttavia, che sarebbe più utile e vantaggioso andare in-
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m contro agli studenti non cancellando dal programma certi argomenti o diminuendo le ore dedicate a certe materiepolitica applicata da recenti riforme della scuola per “adeguarsi al resto d’Europa” – ma modificando e aggiornando i mezzi di trasmissione e di istruzione. Alla spiegazione frontale, insomma, si potrebbero sostituire in maggior misura video e mezzi multimediali come la LIM; o, in caso ciò non sia possibile – sappiamo bene che i fondi sono quelli che sono – cercare di rendere la spiegazione meno “induttiva” e più “deduttiva”, e di concentrare l’attenzione non solo sulle tematiche affrontate dall’autore, ma anche su quali fossero le sue idee, le sue preoccupazioni, i suoi desideri. Spesso infatti si affronta lo studio di letterati e filosofi come se fossero stati solo tali, come se fossero esistiti in maniera “astratta”, e non come uomini che oltre a scrivere hanno vissuto, spesso vite tormentate da debiti, dall’avversione del padre alla scelta delle lettere da parte del figlio, e costellate da amicizie, amori, viaggi, e altre cose che segnano la vita di un uomo in ogni epoca. Proprio perché letterati e filosofi sono stati innanzitutto uomini, i valori e i pensieri con i quali costruiscono le loro opere non possono passare di moda: i cosiddetti “classici” sono tali perché parlano dell’essere umano, la cui psiche e indole non cambiano totalmente con il tempo. Modernizzare l’istruzione non significa sminuire argomenti, autori, materie affrontate da studenti di tutti i tempi e di tutti gli indirizzi (mi riferisco specialmente alla letteratura italiana), o addirittura fingere che non servano più a nulla: proprio essendo “classici”, cioè scritti senza tempo, saranno sempre pezzi importanti nella conoscenza delle origini
della nostra cultura, che è qualcosa di attuale. Conoscere la propria cultura, insomma, vuol dire essere cittadini d’Italia, d’Europa e del mondo più consapevoli: solo chi conosce a fondo le proprie radici può permettersi di intraprendere un confronto con le culture altrui, con cui siamo tutti i giorni strettamente a contatto! Vorrei concludere con citazioni da alcuni articoli riguardo all’importanza dei classici che in nostro patrimonio culturale include: spero che questo articolo renda più persone possibili un po’ più contente – o rassegnate, mettetela come volete – nel dedicarsi allo studio dei pilastri della nostra cultura. “I classici, insomma, non sono attuali perché danno risposte ai nostri problemi (come potrebbero, dalla loro siderale distanza?) ma perché inducono a ragionare su di essi. Si potrebbe anche dire di più: perché insegnano a ragionare, tout court.” “Là dove tutta la civiltà è minacciata, la conoscenza delle radici della civiltà diventa essenziale.” A. Momigliano “Non c’è dubbio che, nell’inverno della coscienza che stiamo vivendo, alla letteratura e ai saperi umanistici, a quei lussi ritenuti inutili, spetti sempre più il compito di alimentare la speranza, di trasformare la loro inutilità in un utilissimo strumento di opposizione alla barbarie del presente, in un immenso granaio dove preservare la memoria e quegli avvenimenti ingiustamente destinati all’oblio.”
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Una resistenza silenziosa Quando parliamo di Resistenza, associamo subito l’immagine dei partigiani che si opponevano alla dittatura fascista con azioni di guerriglia. Ma ci furono altre forme di Resistenza non armata: le Aquile Randagie. Dopo l’istituzione dell’Opera Nazionale Balilla, il programma di educazione della gioventù agli ideali fascisti (“credere, obbedire, combattere”), Mussolini cominciò a perseguitare tutte le altre associazioni giovanili, come gli scout, obbligandone per decreto la chiusura, ad eccezione dell’Azione Cattolica in vista della trattativa per i Patti Lateranensi. Così, a malincuore, l’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani), venne sciolta anche su invito di Pio XI, il papa di Desio, per evitare eventuali violenze che ci furono comunque. Le fiamme, ovvero le bandiere scout, vennero deposte in una cerimonia di commiato in Arcivescovado a Milano. Ma non tutte: mancava quella del gruppo Milano II che, non accettando la legge fascista decise di proseguire le attività clandestinamente. Per non essere scoperti utilizzavano dei nomi di battaglia, nomi in codice come Kelly, Baden, Sparviero del mare, Volpe Azzurra, e si passavano le informazioni sul luogo di ritrovo in biglietti scritti in morse nascosti in una colonna della loggia dei Mercanti, vicino al duomo di Milano. Con le divise negli zaini raggiungevano i luoghi dei loro raduni, svolti al parco delle Groane, nelle campagne della Brianza e, d’estate, nei campeggi allestiti nella quasi irraggiungibile Val Codera. La scelta dei capi era dettata dalla fedeltà alla promessa scout fatta e al desiderio di libertà contro le imposizioni della dittatura. Questa “disobbedienza” durò 17 anni, finché nel 1945 l’Italia venne liberata. Durante questi anni non mancò qualche episodio di aggressione e violenza agli scout scoperti in divisa. Con la dichiarazione di guerra, alcuni di loro dovettero partire per il fronte, chi in Russia, chi in Africa, chi in Grecia, perché sapevano che se
Letizia Bigatti, 3°a avessero disubbidito, le loro famiglie sarebbero state perseguitate. Alcuni non tornarono. Dopo l’8 Settembre 1943, coloro che erano rimasti a Milano fondarono l’OSCAR (Organizzazione Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati) che si occupava di far espatriare in Svizzera e fornire documenti falsi ad ebrei, ricercati politici e renitenti alla leva della Repubblica Sociale di Salò. Di questa organizzazione facevano parte anche numerosi sacerdoti come l’assistente delle Aquile Don Andrea Ghetti, Don Giovanni Barbareschi, Don Aurelio Giussani, Don Aldo Mauri. L’episodio più clamoroso fu il salvataggio di un bambino ebreo destinato alla deportazione. Le Aquile Randagie entrarono di nascosto nell’ospedale di Varese che erano riusciti a far ricoverare con una finta appendicite. Travestiti da medici lo sequestrarono sotto il naso dei fascisti e lo tennero nascosto fino alla fine della guerra. Si calcola che abbiano portato in salvo circa 2000 ricercati, tra questi anche il giornalista Indro Montanelli. L’ultimo salvataggio fu di un soldato tedesco in fuga dopo la resa. Alla fine della guerra le Aquile Randagie collaborarono alla rinascita dell’Associazione Scout ma le loro eroiche imprese vennero volutamente dimenticate poiché i protagonisti hanno sempre sostenuto di aver compiuto il loro dovere, come recita la promessa scout “Aiutare gli altri in ogni circostanza”. Oggi solo cinque Aquile sono rimaste a tramandare la memoria di queste avventure di coraggio e lealtà. CIO’ CHE NOI FUMMO UN DI’ VOI SIETE ADESSO CHI SI SCORDA DI NOI SCORDA SE STESSO! ( Epigrafe presso il cimitero della Val Codera)
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Techno Lab
#1. Scoperto un pianeta terrestre orbitante attorno ad Alfa Centauri Vicino alla nostra cara Terra, a circa 4 anni luce, splende il sistema binario di Alfa Centauri, e lì, orbitante intorno a una delle due stelle, vi è un pianeta roccioso delle stesse dimensioni del nostro, almeno sembra. Benché sia il pianeta extrasolare più vicino mai scoperto, è inabitabile; infatti la sua orbita attorno alla proprio stella dura solamente 3 giorni terrestri, e quindi la superficie di questo pianeta è probabilmente incandescente; è infatti posizionato al di fuori della, cosiddetta, fascia di abitabilità, cioè una zona dove può esistere l'acqua allo stato liquido. Ma l'importanza di una scoperta simile sta nel fatto che, come dice Stephane Udry (Osservatorio di Ginevra), membro dell’equipe di ricercatori che ha effettuato la scoperta, “Potrebbe anche essere uno tra tanti in un sistema planetario, infatti gli altri risultati che abbiamo ottenuto con HARPS (lo spettrografo usato per questa quadriennale ricerca, nda) così come le nuove scoperte di Kepler (sonda spaziale dell'ESA) mostrano chiaramente che la maggioranza dei pianeti di piccola massa si trova in questi sistemi“. È come se una squadra di ricercatori alieni avesse scoperto Mercurio, anche se il nostro
Daniele Viganò, 5°E caro pianetino è ancora più vicino, di circa dieci volte, alla proprio stella di quanto lo sia Mercurio al nostro Sole, e iniziasse a puntare l'attenzione attorno al nostro Sole. La ricerca di pianeti extrasolari è uno dei settori più vivi dell’astronomia moderna. Attualmente si conoscono 843 pianeti intorno ad altre stelle, ed il numero continua a crescere. il problema è che gran parte di questi pianeti sono giganti gassosi simili a Giove, ma esiste una buona percentuale di pianeti rocciosi con dimensioni e massa paragonabili a quelle della Terra. Ma tornando al pianeta di Alfa Centauri, benché questa sfera di roccia orbitante sia posta a "solo" 4 anni luce da noi, è ancora impensabile cercare di raggiungerlo, infatti la distanza che ci separa è immensa. Per renderci meglio conto di queste misure possiamo provare ad immaginare un modello in scala mettendo come distanza Terra- Sole (circa 150 milioni di km) appena un metro. Così facendo potremo posizionare: Marte ad appena mezzo metro di distanza dalla Terra, Saturno ad 8 metri e mezzo, Plutone a 38 metri di distanza, …e per rispettare questa scala il sistema di Alfa Centauri andrebbe posto a 271 km!
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m E, usando i razzi più veloci, si impiegherebbe una cosa come 28 mila anni, un istante, insomma! #2. Il Futuro del Large Hadron Collider Come gran parte di voi sa, durante l'anno passato è stata confermata l'esistenza della particella nota come bosone di Higgs. Ecco fatto, al CERN han tutti brindato alla scoperta, ma poi? Si saranno chiesti, "E mo'? Che famo?" Be', in realtà no, perché lassù in Svizzera si lavora, non si ozia, e dunque han subito pensato a cosa cercare, ora che quello che han cercato per così tanto tempo è comparso all'improvviso. Ecco, probabilmente da ora in poi l'LHC, l'acceleratore di particelle, quello del tunnel Gelmini, sarà usato per capire un po' meglio cos'è e come funziona la forza gravitazionale. Be' semplice, no? Lo sanno tutti che la forza gravitazionale è quella forza che ....(non sto qui a tediarvi anche perché credo che lo facciano già i vostri professori di fisica). In realtà non conosciamo bene la forza G, infatti essa è praticamente minuscola in confronto alle altre forze della natura (circa 10^32 meno della forza elettromagnetica), essa è infatti notevole solo tra grandi masse, come nell'Universo dove le forze elettromagnetiche sono assenti a causa della neutralità dei corpi celesti. Non sappiamo ancora molto bene a cosa è dovuta questa piccolezza, ma c'è una teoria che riguarda dimensioni diverse dalle 4 canoniche (lunghezza, ampiezza, profondità e tempo), infatti, perché ci devono essere solamente 4 dimensioni?
Questa teoria sostiene che la forza G "si sente" non solo nelle dimensioni che conosciamo ma anche in altre, e che quindi si "diluisca", si disperda in tutte le altre dimensioni. Per trovare queste dimensioni, i fisici si aspettano di scovare, grazie al caro LHC, delle particelle del tutto simili alle particelle che conosciamo tranne per il fatto di essere più ricche in massa. Un altro metodo potrebbe essere quello di creare un piccolo buco nero, molto, molto piccolo tale che la sua esistenza sia istantanea e quindi non pericoloso, che produca delle particelle visibili con l'LHC, ma questo buco nero può crearsi solo se le particelle che lo creano sono state avvicinate al punto da poter notare gli effetti della gravità non solo nelle dimensioni canoniche ma anche nelle altre, dove questi effetti non sono percepibili. Questa è un'altra sfida colta al volo dai migliori fisici di tutto il mondo per scoprire una volta di più come funziona questo mondo. Vi aspetto al prossimo articolo, potete contattarmi all’indirizzo dlvpaper@libero.it, Buona tecnologia a tutti.
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La posta del Quore Ciao Kitty Vol, bello il nome ahah! Ti scrivo perché ho un problema... Sono stata invitata a una festa di compleanno il mese prossimo da una mia amica, le voglio molto bene, ma diciamo che non abbiamo la stessa idea di divertimento, e la festa dell'anno scorso mi è bastata e avanzata, e poi non abbiamo le stesse amiche quindi mi ritroverei sola... Per lo stesso giorno mi hanno invitata a un evento in discoteca e ci vanno tutte le mie amiche! Ora non so che fare...mi dispiace "bidonare" la mia amica, ma allo stesso tempo non voglio andare là e annoiarmi... Cosa dovrei fare?? E soprattutto che scusa posso inventarmi? Grazie. Anonimo Carissima, mi fa molto piacere che tu mi abbia scritto, capisco perfettamente la tua situazione e trovo molto corretto da parte tua porti questo problema, non volendo ferire la tua amica. Se ti sei annoiata l’anno scorso non vedo il motivo per cui tornarci anche quest’anno, per questo dovresti prendere il coraggio a due mani e dirle la verità. Se è davvero tua amica ti capirà e di certo non vorrà che tu passi una brutta serata. Mentirle potrebbe sembrare la strada più facile, ma non sempre la strada più facile è quella giusta. ( cit. Evangelista Marco ) . La sincerità è la pietra angolare di un rapporto. Vedrai che ti sentirai sollevata. Fammi sapere come va a finire, tanto love da Kitty Vol. Cara Kitty Vol, volevo innanzitutto farti i complimenti per questa bella idea, mancava proprio al Majo una Posta del Quore! Inoltre il nome che hai trovato è davvero originale! Comunque, bando alle ciance, la mia domanda per te è tanto semplice quanto forse è difficile la risposta: cosa ne pensi delle relazioni a distanza?? Diciamo che sto intrattenendo una specie di relazione a distanza, ed è difficile...tutti quelli con cui parlo mi danno la stessa risposta, e avrei bisogno di un parere di una persona che
Kitty Vol
non mi conosce, in modo tale che sia il più sincero possibile. Grazie in anticipo Charlotte Ciao! Vado dritta al punto: non è importante quello che penso io o qualsiasi altra persona, ma quello che sentite tu e il tuo Lui. Una relazione a distanza può essere definita “relazione” solo nel momento in cui tra i due c’è una forte fiducia e un forte legame affettivo. Non metto in dubbio che sia difficile, ma ciò non significa che sia impossibile! L’importante è trovare il tempo e il modo per vedersi almeno una volta ogni tanto, in modo che lo stare insieme non sia solo convenienza e abitudine oppure un amore estivo trascinato anche malinconicamente durante l’inverno. Ti consiglio di ascoltare i profondi testi delle canzoni di Gunther, in particolare “Tutti i frutti summer love”, potresti trovare conforto e ispirazione per affrontare i tuoi drammi. Spero d’esserti stata d’aiuto, tanto summer love da Kitty Vol. P.S. ti consiglio di guardare i video ufficiali su You Tube, per non perderti alcuna sfumatura indispensabile, e di godere del fascino dell’aitante Gunther e dei suoi baffetti stylosi. Cara guru dell'amore, ho dato tutta me stessa ad un ragazzo che poi mi ha voltato le spalle, adesso anche le mie amiche mi danno appellativi poco carini... Che dovrei fare?? Come riprendere queste amicizie? Anastasia Cara fan e amica, sono molto dispiaciuta per la tua situazione, ma, forza! Non lasciarti sopraffare! A quanto
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m pare il ragazzo in questione non è il tuo vero Lui e il tuo destino ti riserva qualcuno sicuramente più maturo pronto ad intraprendere una relazione seria con te, io prima di uscire con un ragazzo invio sempre il mio nome ( per esempio Kitty ) spazio il suo nome ( per esempio Lucertola ) al love calculator dell’abbonamento Jamba (però stai attenta che ti ciucciano i soldi della ricarica!!). Per quanto riguarda le tue “amiche”, non credo sia il termine storico appropriato, come direbbe il saggio professore e maestro di vita Michele Mariano. Fatti valere e sii sicura delle tue decisioni e di quella che sei!! Non credo valga la pena riprendere queste amicizie, che in caso sarebbero solo superficiali e false. Guardati attorno e allarga al tua cerchia di friends, sono sicura che lì fuori ci sono un sacco di persone pronte a conoscere una fantastica ragazza come te! Tienimi aggiornata, tanto love da Kitty Vol. Carissima Kitty Vol, ti scrivo per sfogarmi e per raccontarti questa situazione che mi fa stare proprio male, sperando in uno dei tuoi consigli, come solo tu li sai dare. Prima però volevo farti sapere che ti seguo da sempre e che penso che la tua rubrica sia la migliore del mondo! Allora, in classe mia c'è una tipa che è proprio antipatica e insopportabile. Sembra fare di tutto per farmi arrabbiare e, nonostante io ce la metta tutta per non perdere la calma, mi viene una voglia incontrollabile di staccarle la mandibola a pugni. Il suo atteggiamento sembra provocarmi sempre, non c'è una volta che non mi risponda male e il modo in cui mi tratta, come se lei fosse
la migliore del mondo e io l'ultima delle schifose, mi irrita incredibilmente. Nonostante tutto questo io sono buona e pia e non voglio avere rapporti di odio con nessuno. Ci tengo alla sua amicizia anche se è antipatica, insopportabile e a dirla tutta anche brutta. Che devo fare, Kitty? Picchiarla a sangue non si concilia con il mio essere una signorina e non sarebbe neanche un comportamento molto maturo. Ma non riesco neanche a capire la causa di questo suo modo di trattarmi (visto che non le ho mai fatto nulla di male). Che fare? Come faccio ad instaurare un rapporto normale con questa persona che mi è così avversa senza motivo? Spero tanto che tu possa aiutarmi. Sempre tua, Rossana <3 Ciao Rossana, grazie per i complimenti, anche se sinceramente non capisco come tu possa già sapere che la mia rubrica è la migliore del mondo, comunque grazie per la fiducia! Dal momento che il suo atteggiamento pare provocarti, e dato che noto abbastanza astio da parte tua nei suoi confronti, credo che sarebbe difficile per te ignorarla. Un giorno prendila in disparte e cerca di spiegarle quali sono i tuoi sentimenti, ma mi raccomando, mantieni un tono pacifico e sii aperta al confronto! Se la sua reazione sarà negativa, l’unico rimedio, il più sano e gratificante, sarà staccarle la mascella a pugni come tu hai suggerito! [ ovviamente scherzo! ;) ] Tanto love da Kitty Vol.
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The Majorana Tales Cara Redazione di Et-Cetera, sono solo un ragazzo di prima che forse si vergogna un po' e quindi preferisce rimanere nell'anonimato. Ho deciso di dare un apporto seppur umile al nostro amatissimo giornalino inviandovi una serie di racconti sulla nostra scuola più o meno seri, a cavallo tra realtà e leggenda, che mi è capitato di sentire in circostanze molto particolari. Un giovedì di qualche settimana fa, finite le mie brave quattro ore, mi attardai in classe per radunare le mie cose più a lungo del solito ed essendo un po' timido decisi di aspettare la fine dell'intervallo per uscirmene indisturbato senza che occhi indagatori indugiassero sulla mia persona. Non appena la campanella ebbe richiamato la massa di studenti nelle rispettive classi, mi avviai lungo il corridoio quando, passando di fianco ad una quarta sentii un ragazzo esclamare a gran voce: “E che diavolo! Adesso dobbiamo rimanercene qui due ore a far nulla perché ancora minorenni? Mi avete detto che gli anni scorsi potevate andarvene!”. Il ragazzo, che si chiamava X (ho deciso di preservare l'anonimato anche delle altre persone che figureranno in questo "racconto" per evitare di incappare in problemi) venne zittito da una voce femminile, la cui proprietaria chiamerò Y: “Tanto lo sai che è inutile lamentarsi, non ci faranno mai uscire prima. Potresti fingere un malore magari e giuro che se non la smetti di sbraitare non dovrai neanche darti alla recitazione!”. Per quietare la lite intervenne un terzo individuo, che chiamerò Parametro, proponendo di ammazzare il tempo in qualche modo. “Mah, ok, facciamo come vuoi... Allora Beta” disse rivolgendosi ad un'altra ragazza che era rimasta fino a quel momento seduta con gli occhi immersi in un libro che, richiamata all'attenzione, rivolse uno sguardo interrogativo al ragazzo “Tu mica ti vanti di avere molta fantasia? Allora mettila a frutto, che facciamo?”. La ragazza scocciata chiuse il libro, mantenendo comunque il segno della pagina col pollice e, volgendo gli occhi, ormai due fessure, al ragazzo disse: “Ogni tanto potresti usare anche tu il cervellino che ti ritrovi, o il continuare a copiare le mie versioni l'ha completamente atrofizzato? Ti consiglio di controllare se la caduta dal secondo piano possa essere o no letale, potrebbe essere un'attività interessante e formativa. Oppure se non vuoi sfracellarti al suolo, posso raccontarti vari aneddoti che mi sono stati riferiti su questa scuola. Tu sei qui da poco no? Potrebbe interessarti...” “D'accordo, Miss Boccaccio - rispose il ragazzo – Spara”. Al che io, che avevo ascoltato non visto l'intera conversazione,
Geoffrey Chauncer, 1°X mi incuriosii parecchio e, I-phone alla mano, decisi di registrare quello che la ragazza si apprestava a raccontare. Ho registrato parecchie storielle, narrate dai vari individui e ho deciso di riscrivertele e inviartele. Anche se può suonare presuntuoso, potrebbe uscire una cosa interessante. Non credi, cara Redazione? << In questa scuola, fino ad un anno fa, un mostro si aggirava per i corridoi di questo istituto. Non era un mostro che si nascondeva in bui anfratti o che infestava solo determinate zone. Costui camminava impunemente alla luce del sole e si muoveva senza vincoli all'interno delle due strutture. Era un curioso soggetto per alcuni, grottesco per altri. Di forma antropomorfa, possedeva un volto dalle fattezze tipicamente umane, circondato però da una strana peluria. Quel che però saltava subito all' occhio era il corpo. Sul ventre, sull'addome e sul petto aveva immensi rigonfiamenti, che si univano in un unica singola gibbosità che gli donava un'aria assai goffa e sgraziata. La sua pelle era sempre arrossata, tanto che alle volte sembrava ustionata. Era circondato da una strana aura mistica. Più infatti un individuo si avvicinava a tale creatura, più si sentiva intontito: la vista si annebbiava, i riflessi diminuivano, le membra si appesantivano. Questo mostro usava probabilmente una sorta di incantesimo per catturare le proprie prede: gli alunni. Egli infatti si nutriva delle speranze nel futuro che si annidano nei cuori degli studenti. Con la sua lunga lingua affilata egli squarciava il petto di questi poveri sventurati, ne dilaniava le giovani carni e ingollava il loro cuore. Questa operazione non uccideva i malcapitati, ma non li lasciava neanche in vita. Privati delle loro speranze questi studenti si aggiravano con lo sguardo spento, disillusi e senza più speranze nel domani. Poteva impiegare mesi per cibarsi completamente di un individuo e per questo, aiutato da una strega cresciuta nel cotone, si presentava ogni tanto nelle classi per adocchiare le prede che reputava più buone e iniziare quindi questo processo. Nessuno sapeva chi o cosa fosse questo mostro. Si diceva si fosse generato da un incubo e quando passava per i corridoi, alcuni studenti sussurravano un nome: Maloerchìniame. Le sue vittime preferite erano i ragazzi a metà della loro crescita. Diceva infatti che il sapore di speranze appena nate fosse buonissimo. Questo regno di terrore durò per
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molto, ma l'anno scorso si fece la storia. Gli studenti adottavano vari comportamenti per sopravvivere al Maloerchìniame. C'era chi cercava di ingraziarselo, chi cercava di combatterlo senza ottenere però mai veri successi e chi, in realtà i più, accettava passivamente la situazione, sperando di non venire scelti come futuro pasto. Il Maloerchìniame era apertamente osteggiato da due paladini dell'Ordine d'Oro, ma il loro potere era insufficiente. Non erano mai stati in grado di sconfiggerlo. Riuscivano, con grandi sforzi che li lasciavano debilitati per mesi, solo a rallentarlo nella sua opera. L'ultimo anno poi il Maloerchìniame aveva stretto un nuovo patto con la strega del cotone. Ella l'avrebbe protetto coi suoi poteri e in cambio lui avrebbe dovuto consegnarle i corpi non morti degli alunni divorati. Nessuno seppe mai per cosa li usasse. Alcuni ritenevano che, completamente assoggettati, utilizzasse gli studenti come schiavi nelle miniere di Jarmoaan, una leggendaria rete di caverne e cunicoli che si dice si trovino al di sotto della scuola nei quali si pensa siano stati sepolti antichissimi manufatti magici. Alcuni invece dicevano che la strega del cotone stava cercando di creare nuovi Maloerchìniami e che usasse gli alunni come cavie. Furono queste voci a spingere un gruppo di studenti a riunirsi sotto il nome di "Loggia dell'Acacia" per portare avanti una guerra sotterranea contro questo mostro. Questi ragazzi erano, appunto, solo dei ragazzi, spinti però da un grandissima speranza per il futuro e dalla convinzione che la libertà fosse un diritto inalienabile dell'uomo e che nessuna autorità potesse impossessarsene. Veri e propri giusnaturalisti o forse solo romantici, si gettarono nella titanica impresa di soverchiare questa autorità, questo Leviatano che marciava sulla scuola. Poiché non potevano combattere a volto scoperto due nemici così potenti, costoro decisero di impugnare la lama più affilata di cui l'uomo può disporre in una società organizzata: l'opinione pubblica. Con volantini, caricature e facendo largo utilizzo della satira, iniziarono a riunire sempre più persone sotto un unica bandiera. Questo scaldava il cuore di tutti. I poteri del Maloerchìniame non potevano molto contro un fronte unito e, benché aiutato dalla strega del cotone, le vittime delle sua fame calavano drasticamente. Laddove i paladini dell'Ordine d'Oro avevano fallito, la Loggia dell'Acacia ebbe successo e riuscì finalmente a scacciare il Maloerchìniame. Quella che però sembrò una vittoria era invece solo una pausa momentanea. Richiamato dalla strega del cotone il Maloerchìniame ritornò nella scuola. Conscio ormai dell'inefficacia dei suoi poteri, iniziò a indagare sulle cause di questo indebolimento e scoprì l'esistenza di questa organizzazione. Decise di non distruggerla
dall'esterno, non voleva rischiare di creare martiri che avrebbero risvegliato ancor più furore negli studenti ma, con sottili giochi retorici e psicologici, aspettava che qualcuno capitolasse. Il timore o la corruzione infine spinsero qualcuno a parlare e costui rivelò per intero la struttura della loggia, le loro attività, i loro fini e i loro mezzi. Il Maloerchìniame si scagliò con furore contro il capo di questi studenti, non intenzionato a divorarlo ma a distruggerlo. Questo eroico ragazzo si erse con coraggio di fronte ai suoi attacchi ma resisteva a malapena. Verso la fine dell'anno il Maloerchìniame si apprestava a completare la sua opera e a distruggerlo o scacciarlo per sempre. Il ragazzo però, addestrato in segreto dai paladini dell'Ordine d'Oro e fattosi depositario delle speranze di tutta la scuola, decise di non darsi alla fuga e di affrontare il proprio destino. Quando il calore ammantò la città, il giorno fatale era ormai giunto. Il ragazzo si stagliava deciso di fronte al Maloerchìniame. Senza dubbi e incertezze incideva determinato verso il nemico deciso a non voltare mai le spalle, qualunque cosa sarebbe successa. Lo scontro si fece difficile fin dall'inizio. Il Maloerchìniame utilizzava la sua lunga lingua affilata come frusta e il ragazzo riusciva a malapena a evitare tali sferzate e più si avvicinava per cercare di colpirlo, più sentiva gli effetti dell'aura magica che, con il calore, sembrava avesse acquistato nuovo vigore. Preso dalla disperazione, con un ultimo guizzo di vitalità, il ragazzo si lanciò sul nemico e lo colpì sulla gamba destra. Il Maloerchìniame, per nulla agile a causa della sua stazza, cadde rovinosamente a terra, più umiliato che dolorante, ma questo sembrava bastasse a indebolirlo. Allora gli altri studenti, che avevano assistito alla battaglia, vedendo il Maloerchìniame in difficoltà, lo attaccarono in gruppo e riuscirono a legarlo. Alcuni studenti della Loggia dell'Acacia avevano capito che il mostro aveva nascosto la propria fonte di potere all'interno della scuola e esplorando le varie strutture trovarono un libro di incantesimi appartenete al Maloerchìniame che venne dato subito alle fiamme. Non appena il tomo si incenerì, l'aura magica perse vigore e la strega del cotone scomparve in una fiammata. Distrutta quindi la vera fonte di potere del Maloerchìniame, gli studenti lo lasciarono libero, e questo fuggì dalla scuola. Da quel giorno non se ne ebbe più notizia. Alcuni dicono di averlo visto girare spaesato per le strade di varie città. Alcuni riportano di averlo persino rivisto nella scuola. In ogni caso, se anche così fosse, il suo potere è andato ormai perduto per sempre e tutto ciò che rimane è solo una povera creatura spaesata.>>
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Rock of Ages III
Pur avendo una data simbolo, il progressive rock non si generò dal nulla. Favorirono il suo sviluppo i Soft Machine, con le loro canzoni quasi jazzistiche e i Procol Harum. Con il loro pop leggermente più complesso composero grandi capolavori generazionali come A Wither Shade of Pale, il cui titolo ai più non rievoca nulla, ma se solo andassero ad ascoltarla capirebbero che è tuttora famosissima. I Procol Harum avranno uno sviluppo che li porterà a comporre una vera e propria suite (In Held Twas In I) degna di essere definita come progressive. Ma cosa può essere definito in tale modo? Il Progressive Rock è caratterizzato da una composizione molto ragionata, il musicista non si fà più trasportare dall'istinto ma suona in modo lucido. Nel Progressive la musica rimane musica allo stato puro. I brani, curatissimi, sono solitamente caratterizzati da una lunga durata, tempi dispari, parti molto complesse e virtuosistiche, richiami alla musica classica e al jazz e, salvo rarissime occasioni, l'assoluto disimpegno sociale (i Genesis per esempio parleranno di una graminacea che in un lontano futuro, mutata geneticamente, conquisterà il mondo). Il genere nacque in Inghilterra e per le sue caratteristich si difuse principalmente nel continente Europeo. La data simbolo è il 1969, anno in cui i King Crimson pubblicano il loro primo album: In The Court of the Krimson King. Con sonorità molto aspre e un approccio jazzistico diviene uno dei più famosi album del Progressive e del Rock in generale. Altra band, forse la più famosa in assoluto, appartenente al progressive sono i Genesis che con capolavori quali
Marco Consonni Elisa Borsoi, 4° D Nursery Crime, Selling Englan by the Pound e soprattuto The Lamb Lies Down on Broadway, caratterizzati da sonorità quasi da favola, sono passati alla storia come band di riferimento del genere. Altra band inglese, gli Yes, forse godono di meno fama dei loro connazionali ma anche loro hanno prodotto grandi capolavori, scrivendo forse le canzoni più complesse del genre che tuttavia risultano trascinanti (basti pensare a Roundabout dell'album Fragile).A questo punto ci sentiamo in dovere di aprire una piccola parentesi sulla nostra penisola. Tra le band che suonano Progressive spiccano soprattutto nomi inglesi, ma il progressive italiano, almeno a nostro avviso, non ha nulla da invidiare a quello britannico che forse supera. Purtroppo questa epoca musicale italiana viene ignorata in primo luogo dagli italiani stessi (paradossale che ci siano probabilmente più fan sudamericani e giapponesi) e, ad esclusione della Premiata Forneria Marconi (o PFM), forse unica band del genere che gode ancora di fama in un pubblico più giovane, nomi come "Le Orme", "Banco del Mutuo Soccorso","Museo Rosenbach", "Reale Accademia di Musica" (e potremmo probabilmente continuare per ore a elencare nomi di band quasi sconosciute ma meritevolissime di essere ascoltate) sono finiti tristemente in un cassetto impolverato. Invitiamo quindi coloro a cui piace questo genere (ma anche a chi non piace, perchè no?) ad ascoltare queste band nostrane. Chiudiamo
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m etCetera Majorana Desio n. 3 m quindi la nostra digressione visto che, non chiamandoci Alessandro Manzoni, non possiamo permetterci di tediare più di tanto i nostri lettori. Non essendo materia di studio, se annoiamo, nessuno ci legge. Riprendiamo la nostra storia.Mentre i suoni del progressive entravano nei brividi e nei cuori degli amanti della musica di tutto il mondo, un altro genere stava nascendo, più istintivo e passionale: l’Hard Rock. Sviluppatosi dagli anni Sessanta in Inghilterra, questo genere nasce dal Rock n’Roll e Blues Rock, ma possiede suoni più aggressivi, spesso enfatizzati con il suono distorto della chitarra elettrica, con un ritmo del basso e della batteria veloce e incalzante, e una voce grafante, quasi urlante. Dai primi gruppi rock britannici come i Rolling Stones, Beatles, Who, e Cream nasce un suono più duro e una voce più aggressiva, che negli anni Settanta riemergerà nei Led Zeppelin e Deep Purple. Essi mischiano il rock dei britannici con l’influenza del rock psichedelico, del blues rock e del progressive: nasce così quel genere che tutti noi chiameremo “Hard Rock” e proprio quei gruppi ne sono considerati i primi esponenti. Il nuovo genere è fatto di musica violenta, essenziale; acquista quella potenza che un tempo si celava nel ritmo sostenuto del rock n'roll nuova voce grafante dei cantanti, che attira il pubblico in manifestazioni dal vivo in luoghi molto più ampi dei semplici club. L’Hard Rock è anche negazione del pensiero in quanto cultura: bisogna vivere, vivere le passioni. L’Hard Rock è quindi la musica che esprime lo spirito dell’adolescente, di colui che impaziente attende di provare nuove esperienze e di superare nuovi limiti: è quindi un genere ormai lontano dalle spinte colte del progressive. I Led Zeppelin furono una delle prime band a sperimentare l’Hard Rock, creando una musica originale e inedita per l’epoca, che influenzerà tutti i gruppi rock sia contemporanei che successivi. Il gruppo, scioltosi nel 1980 dopo la morte di John Bonham, era formato da Jimmy Page alla chitarra, Robert Plant alla voce e John Paul Jones al basso e tastiere. La band pubblicò ben nove dischi che raccolgono veri capolavori come “Star-
way to Heaven”, “Immigrant Song”, “Whole lotta love” e “Kashmir”. I suoni duri delle loro canzoni, e la poesia raccolta nei loro testi hanno permesso alla band di rimanere nel cuore di ogni generazione, anche quelle attuali. Ad oggi, con la vendita di ben 300 milioni di copie dal 1968, i Led Zeppelin sono considerati una delle band più influenti in tutto il mondo. Sempre nel 1968 in Inghilterra si formano i Deep Purple. Questa band può essere considerata una delle più complete, musicalmente parlando, degli anni Settanta, che nella propria musica uniscono generi diferenti, dalla musica classica al Rock n’Roll, unendolo ad elementi di progressive rock. Considerata una delle band più rumorose del mondo, caratteristica fondamentale dell’Hard Rock, i Deep Purple hanno venduto più di 100 milioni di copie nel Mondo, pubblicando ben 18 album, realizzando canzoni indimenticabili come “Burn”, “Highway Star”, “Smoke on the Water” e “Child in time”. Anche i Rush nascono nel 1968, nella città di Toronto, in Canada. Nei primi anni la band ha subito molte trasformazioni, sia per la sostituzione dei membri del gruppo sia dal punto di vista artistico. In questo modo la loro musica si è rinnovata sempre, unendo le tendenze musicali del tempo, seguendo quindi sia l’Hard Rock che il rock progressivo. Dopo la pubblicazione del primo album i Rush, con i loro testi basati su fantascienza e fantasia, entrano a far parte delle nuove grandi band mondiali, ispirando artisti tra cui i Smashing Pumpkins e altre band progressive metal quali i Dream Theater e i Symphony X. Hanno pubblicato 19 dischi, in cui possiamo trovare i grandi successi della band come “Tom Sawyer” e “Closer to the Heart”. Tra i due generi fu comunque l'Hard Rock quello a svilupparsi maggiormente, trasformandosi in heavy metal e nei molti generi derivati. Verso la fine dei '70 e inizio '80 la New Wave aveva spazzato via il progressive rock che venne ripreso poi dal progressive metal dalla metà degli anni 80. [continua...]
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