EtCetera n° 10 | Maggio 2018
il giornalino degli studenti
L’editoriale del Caporedattore
di Filippo Vergani, 4c
Illegalità e violenza, ormai un’abitudine Nella notte del 26 aprile, due marocchini clandestini di 28 e 30 anni, che bivaccavano alla stazione Centrale di Milano, hanno ucciso una persona e ne hanno ferite tre per rapinare i loro cellulari e novanta euro. Sbarcati in Italia illegalmente nel 2017, li hanno presi mentre facevano colazione al McDonald’s della stessa stazione Centrale. Uno dei due era stato fermato una settimana prima per furto ma circolava liberamente. Un reato commesso da un clandestino non deve fare più notizia di quello di un italiano. Tuttavia l’indignazione per un fatto del genere è caduta nel vuoto; infatti le politiche italiane sull’immigrazione sono complici di questi fatti. Non si può sperare che individui che non hanno soldi, casa, documenti e che non conoscono l’italiano rispettino la legge. Dunque si sbaglia chi scarica sugli immigrati (anche i non clandestini) tutti i problemi, ma anche chi al grido di “nel mio Paese sono tutti benvenuti” minimizza il problema. In Lombardia ci sono circa centomila clandestini, ombre che vivono al di fuori del recinto della legalità e della democrazia. Non abituiamoci all’illegalità e alla violenza.
Majorun Fun & Fast
Tornare alle urne è inutile
Sono ormai passati più di cinquanta giorni dalle elezioni, e altrettanti sono i giorni di stallo politico in cui ci troviamo...
Loro, il Berlusconi di Sorrentino Una candida e tenera pecorella passeggia su un verde prato della Sardegna, sale alcuni scalini di una villa ed entra
Ideologia Incel Il 23 Aprile 2018, a Toronto, si è consumato quello che potrebbe essere definito l’attacco terroristico via veicolo più mortale della storia dell’intero Canada.
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Indice
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Majorun, fun & fast............3 Tornare alle urne è inutile.......................................5 Loro, il Berlusconi di Sorrentino............................8 Facebook: lo scandalo colpisce Zuckerberg...........12 Ideologia Incel.......................13 Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com
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Stefano Perdicchia, 4I
Majorun, fun & fast La Majorun è la corsa non competitiva organizzata dal nostro liceo. Nata nel 2014 su proposta dei rappresentanti d’istituto dei genitori. Domenica 27 maggio si terrà la sua V edizione. Facciamo un breve resoconto della storia di q u e s t ’ e v e n t o . Prima edizione, 2014 Pur essendo solo la prima edizione la Majorun chiama a sé un gran numero di studenti, circa 300, e le magliette distribuite sono di colore nero. Seconda edizione, 2015 la seconda edizione riscuote più successo, i partecipanti sono circa 500, l’organizzazione migliora grazie al comitato genitori che chiama una band ad intrattenere gli studenti al termine della corsa ed è presente un servizio che prepara salamelle. La neonata Majotivù fa foto e riprese. Le magliette di questa edizione sono di color blu con il logo creato dagli studenti. Terza edizione, 2016 La maglietta è verde come la speranza dei “Majores” di aprire
la Majorun all’esterno della scuola con la creazione della pagina Facebook. Ormai la corsa è una tradizione e viene inclusa nell’offerta formativa del liceo. La festa dopo la corsa è sempre più ricca, viene riconfermata la grigliata. I tavoli vengono spostati sotto gli alberi del giardino della scuola. Oltre alle band che suonano dal vivo, sul palco c’è il quiz a premi “Majocheneso”. Majotivù riprende segue la corsa col suo drone. La giornata è un successone: gli iscritti sono circa 700. Quarta edizione, 2017 L’espansione verso l’esterno continua. I Majores in collaborazione con Majotivù creano la pagina Instagram. Volantini della corsa vengono distribuiti in tutta la città. Il programma dell’anno precedente è confermato. Le magliette sono gialle e gli iscritti più di 700 con un aumento degli esterni. In soli quattro anni la corsa scolastica è diventata così ben organizzata che oltre agli studenti partecipano anche famiglie ed esterni.
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La majorun è adatta a tutti, si può scegliere tra due percorsi, uno di 5,7km e l’altro di 10km. Durante la corsa vengono toccati diversi luoghi di interesse della città di Desio. Il Majo primo tra tutti la nostra scuola, che è il punto di partenza e di termine della corsa, il luogo nel quale generazioni di giovani hanno studiato diviene per una mattinata un meraviglioso parco nel quale studenti e famiglie, sotto gli alberi del giardino possono mangiare dopo la corsa e assistere alla festa pomeridiana. Il Parco di Villa Tittoni Il parco all’inglese di Villa Cusani Tittoni Traversi con ampiezza di 7,5 ettari circa è concepito con alberi secolari ed imponenti masse arboree che suggeriscono l’idea di una natura incontaminata e selvaggia. Anche grazie al giardino, la villa è considerata una delle residenze nobiliari più monumentali e ricche della Brianza. Basilica di Desio: La Basilica dei Santi Siro e Materno, dove fu battezzato Pio XI, si trova in piazza Conciliazione ed è il cuore pulsante del-
la vita comunitaria dei desiani. Filiale numero 1 del Banco Desio: Poco prima dell’arrivo i percorsi passano per la filiane numero 1 del Banco Desio, sponsor dell’evento. Fondata nel 1909 dall’ingegner Egidio Gavazzi, il Banco Desio è un fiore all’occhiello della città. All’arrivo grigliata e musica. Insomma, la Majorun non è una semplice corsa. Majorun
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Politica 5
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Niccolò Barberio, 5C
Tornare alle urne è inutile Sono ormai passati più di cinquanta giorni dalle elezioni, e altrettanti sono i giorni di stallo politico in cui ci troviamo. I partiti saliti in parlamento sembrano non riuscire ad accordarsi per una maggioranza. Le alternative di coalizione sono tre: M5S e Lega, M5S e centro-sinistra, centro-destra e centro-sinistra. Ahimè, tutte e tre le ipotesi sono da scartare. Se, infatti, il M5S è disposto ad aprire un tavolo di trattative con la Lega, allo stesso tempo si rifiuta di scendere a patti con Forza Italia, partito di Berlusconi; affinché un dialogo del genere sia possibile, la Lega dovrebbe quindi staccarsi dalla coalizione di cui lei stessa sta a capo, il centro destra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia), cosa che Salvini, leader leghista, si rifiuta di fare.
L’alternativa alla destra per il M5S risulta quindi essere il Pd, il quale però si rifiuta a prescindere persino di leggere le carte per aprire una trattativa (anche se però in questi giorni il segretario reggente del partito, Maurizio Martina, ha cominciato a dare segnali di apertura). Infine, Pd e Forza Italia hanno già governato insieme; sicuramente sarebbero pronti a farlo di nuovo. Tuttavia, insieme non hanno i numeri per governare, e pertanto necessitano l’aiuto di uno tra Lega e M5S. Il problema è che il primo rifiuta il Pd, il secondo Forza Italia. Che fare dunque? In molti, tra politici e giornalisti di ogni fazione, blaterano di un possibile ritorno alle urne, magari dopo la formazione di un governo tec-
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nico che cambi la legge elettorale, introducendone una che garantisca la governabilità. Questa sarebbe, come direbbe Paolo Villaggio, “una cagata pazzesca”, fondamentalmente per due ragioni: la prima è che non nascerebbe mai un governo tecnico, in quanto necessiterebbe della fiducia delle due camere, i cui parlamentari proprio non vogliono sentire ragione di accordarsi; la seconda è che, anche se mi sbagliassi sulla prima, al momento, dato che i voti sono distribuiti in modo tripolare, sarebbe impossibile scrivere una legge elettorale che garantisca una maggioranza, per quanto risicata. A dimostrare questa tesi ci sono gli studi del sito internet di youtrend, che ha calcolato, basandosi sui risultati delle elezioni di marzo, i seggi che ciascun partito prenderebbe con altri modelli di legge elettorale in vigore in altri paesi d’Europa. Il modello tedesco, che all’inizio piaceva a Pd e M5S, è un proporzionale molto simile al nostro, con però la soglia di sbarramento al 5% e i seggi su
base regionale. Con questo sistema il M5S avrebbe la maggioranza relativa alla Camera dei Deputati di 250 seggi, ben lontana dalla maggioranza assoluta necessaria (311 seggi). Anche il modello spagnolo (che piaceva a M5S e Forza Italia) non garantirebbe una maggioranza assoluta ad un unico partito: sempre alla Camera, la maggioranza relativa sarebbe dei 5 Stelle, con 266 seggi. Tra le possibili alternative c’é anche quella di un proporzionale con un premio di maggioranza alla lista con la maggioranza relativa, come in Grecia: in tal caso, il M5S vincerebbe 290 seggi, ancora non sufficienti. La destra non avrebbe avuto alcun premio, in quanto coalizione, non lista. Con il modello inglese, maggioritario con collegi uninominali, il centro destra avrebbe la maggioranza solo al senato, ma non alla Camera: si fermerebbe a 301 seggi. Nessun governo nemmeno con il Mattarellum, legge elettorale in vigore nel nostro paese dal 1994 al 2001: il centro-destra si “fermerebbe” a 291 seggi.
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Con la legge in vigore in Francia il Movimento 5 Stelle farebbe man bassa al primo turno nella maggioranza dei collegi, tuttavia non è detto che il risultato si ripeterebbe nei ballottaggi. Porcellum e Italicum, scritta la prima da Berlusconi e la seconda da Renzi, darebbero una maggioranza. Il primo al centro-destra, il secondo ai 5 stelle. L’unico inghippo è che entrambe le leggi risultano essere incostituzionali. Da questo studio emerge quindi un dato importante: che non è colpa della legge elettorale se non riusciamo ad avere un governo. Tale “colpa” va semmai affibbiata al sistema politico tripartitico presente in Italia, o al fatto che alcuni parlamentari eletti decidano a priori di non volere accordarsi con altri. Tornare a votare sarebbe dannoso perché prolungherebbe la situazione di stallo. Ma allora che fare? La risposta a questa domanda che mi sono
posto è la seguente: se la democrazia è un campo di calcio (come ha affermato in assemblea il professor Mantegazza) e i partiti i calciatori, allora è tempo che si cominci a giocare. È arrivato il momento in cui coloro che si rifiutano a prescindere di parlare con altri (Pd) si decidano a rimettere la palla in gioco. Per il bene del paese.
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Alessandro De Marchi , 4a
Loro, il Berlusconi di Sorrentino Una candida e tenera pecorella passeggia su un verde prato della Sardegna, sale alcuni scalini di una villa ed entra attraverso la porta-finestra aperta in un immenso salone. La televisione è accesa e trasmette una puntata di un quiz televisivo con Mike Bongiorno. Improvvisamente il condizionatore si accende e la temperatura all’interno della stanza inizia ad abbassarsi fino a raggiungere lo zero. La pecorella inizia a belare disperata finché non crolla a terra morta, uccisa dal repentino abbassamento della temperatura. È questa l’enigmatica scena con cui si apre “Loro”, ultima fatica del regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Nei giorni precedenti all’uscita del film, navigando su vari social mi è capitato di leggere alcuni commenti di alcuni individui che, pur non avendo an-
cora visto il film, lo criticavano perché, e qui cito testualmente “i film di Sorrentino non si capiscono” o perché la pellicola è incentrata sulla figura dell’ex premier Silvio Berlusconi. Per quanto riguarda la critica sulla difficile comprensione delle opere di Sorrentino, mi trovo abbastanza d’accordo, o meglio, spesso il regista partenopeo decide di inserire nelle sue opere alcune scene volutamente ambigue o apparentemente prive di senso. Dopo aver visto praticamente tutti i suoi lavori e dopo aver speso una buona dose del mio tempo a provare ad interpretare queste enigmatiche sequenze, sono giunto alla conclusione che in realtà Sorrentino voglia giocare in qualche modo con lo spettatore inserendo scene assolutamente prive di senso e divertendosi nel vedere come gli pseudo intellettuali, i cinefili della domenica o anche gli
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stessi critici interpretino e provino a dare un senso a queste scene. Mi immagino proprio il buon vecchio Paolo farsi due risate nel leggere i commenti di qualche finto intellettuale che, tra un Manhattan con l’oliva dentro e l’altro, difende le scene sconclusionate e insensate del regista con un sonoro e lapidario “non capite la sua arte”. La seconda critica mossa al film è invece assolutamente infondata dal momento che buona parte di “Loro” non vede in scena il Silvio Berlusconi di Toni Servillo, ma segue le gesta dell’affarista e donnaiolo Raffaele Morra, personaggio modellato su Giampaolo Tarantini, il lenone che procurava all’ex premier le escort che animavano le cene di palazzo Grazioli. Sulla figura di Morra, Sorrentino proietta l’ascendente berlusconiano sull’italiano medio, raccontando un sistema corrotto in cui soldi, droga e sesso pavimentano la via verso il successo personale. Morra, un convincente Riccardo Scamarcio, ha infatti sempre offer-
to donne in cambio di piccoli favori ed è ben consapevole di come le donne, in un periodo in cui, nella visione di Sorrentino, desiderio erotico ed esercizio del potere sono inscindibili, abbiano qualcosa da offrire, di come la mercificazione del corpo femminile sia un caposaldo nella versione sorrentiniana dell’era berlusconiana. Sorrentino dunque dedica buona parte del film ad analizzare la fenomenologia e le implicazioni culturali di questa stessa mercificazione femminile. Per più di un ora Berlusconi non compare, ma è solo evocato. Tutti lo chiamano, lo temono, desiderano conoscerlo, compiacerlo, la sua figura aleggia in maniera quasi spettrale sulla vicenda ed è il motore invisibile delle azioni di tutti i personaggi. Berlusconi inoltre non viene mai chiamato per nome durante tutta la prima parte della pellicola, ma tutti i personaggi si riferiscono a lui chiamandolo appunto “lui” e quando ne ricevono una telefonata è la parola “lui” che compare sul
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display del telefonino. Per ministri, faccendieri, segretari, Lui è la meta, il modello, e per Morra arrivare a Lui significa raggiungere il suo sogno, giungere alla fonte di tutto, così vicino al sole da poter entrare a far parte del suo splendore. E così Morra mette in atto il suo piano aiutato da Kira, una bellezza magnetica che ha una conoscenza particolarmente intima di Lui. In questa prima parte del film Sorrentino racconta dunque come nell’era di Berlusconi la sessualità femminile fosse uno status symbol, una merce cedibile, una proprietà di tutti tranne che della donna stessa. Il regista racconta tutto ciò con una mordace ironia, ma non senza una certa sensibilità. Degna di nota è a riguardo, a mio parere, la sequenza della festa in villa Morena che è una chiarissima citazione a Scorsese e al suo Wolf of Wall Street. Nella seconda parte invece cambiano toni e stile. Se fino a questo punto non si erano
fatti nomi, ecco che in questa parte è tutto un Silvio, e una Veronica, e c’è il Milan, e il celebre vulcano della villa, e si parla della visita di Putin. Ma soprattutto, se fino a questo momento si è parlato solo di corruzione (fisica, morale, materiale), qui c’è una cosa sorprendente, al centro del racconto: c’è il sentimento. Magari nascosto sotto la caricatura del personaggio , e la freddezza del cinismo che racconta, ma mettendo in luce l’uomo Berlusconi e separando il Cavaliere dalla sua ideologia. Infatti, mentre a Roma Morra sta espandendo il suo giro di affari, il centrodestra ha perso le elezioni e Lui si è ritirato nella sua villa in Sardegna, dove cerca di liberarsi dalle abitudini più dure a morire e di riconquistare la sua Veronica. Sorrentino mette in luce un Berlusconi primo attore di un teatrino lussuoso e allo stesso tempo triste, un uomo incapace di mettersi da parte, di invecchiare, un uomo che insegna al nipote come una
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bugia possa diventare verità in base al modo in cui è raccontata, un uomo che sceglie quale frame di un discorso utilizzare in base all’impatto tranquillizzante che questo stesso frame può avere su una normale massaia e infine l’uomo che, nella spietata visione di Sorrentino, ha saputo farci credere al miracolo pur incarnando la più assoluta mediocrità. È interessante inoltre la visione di Roma messa in scena da Sorrentino: una Roma cupa, corrotta e barocca e che infatti finisce simbolicamente sotto una pioggia di rifiuti quando, in una scena ai limiti dell’onirico, un camion della nettezza urbana precipita nei fori dopo aver cercato di evitare una pantegana. In conclusione, è difficile giudicare la pellicola dal momento che si tratta soltanto del primo capitolo e che il film si conclude in maniera molto aperta. Considerando che questo primo spezzone dura soltanto 104
minuti non sembrava in ogni caso improponibile presentare direttamente entrambe le parti in un unico film, ma evidentemente le questioni di mercato hanno spinto Sorrentino a separare la storia in due diverse pellicole. “Loro 1” ci conduce dunque fino alla soglia della casa di Berlusconi, scrosta solamente la superfice della storia e ci abbandona all’improvviso senza approfondire appieno la figura dell’ex premier. Attendendo dunque il 10 maggio, ritengo che questa prima parte sia davvero convincente, ben girata, ben fotografata, ben recitata (degni di nota Scamarcio ed Elena Sofia Ricci nei panni di Veronica Lario, un pochino deludente Servillo nei panni di un Berlusconi forse un po’ troppo caricato) e soprattutto in grado di non annoiare neanche per un minuto.
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Tecnologia
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12 Facebook: lo scandalo colpisce Zuckerberg
Tommaso Pirola, 5I
I dati di oltre 50 milioni di utenti sono stati utilizzati illegalmente per influenzare le elezioni del 2016 e intanto il titolo in borsa del social network crolla. La diretta responsabile di questo scandalo è Cambridge Analytica, una società britannica che si occupa di analisi dati. Il caso è partito grazie alle indagini del Guardian e del New York Times, i quali hanno ricostruito la vicenda spiegando che i dati sono stati materialmente raccolti “Thisisyourdigitallife”, un’app che prometteva di predire le abitudini degli utenti che la usavano, facendo il login con Facebook. L’app sarebbe stata scaricata da oltre 270,000 utenti e considerando tutti i loro amici si arriva facilmente a circa 50 milioni di utenti schedati. All’epoca dei fatti, risalenti al 2015, questo tipo di raccolta dati era permesso da Facebook. Quello che invece non era consentito, era la vendita degli stessi, che però è avvenuta. I dati di proprietà dell’applicazione sopra citata sono stati venduti alla società Cambridge Analytica, che li ha utilizzati per scopi commerciali. Cambridge Analytica quando ha scoperto che i dati erano stati ottenuti violando i termini di utilizzo
di Facebook (difficilmente il tutto è avvenuto involontariamente, in quanto loro stessi li hanno acquistati n.d.r.), hanno proceduto ad eliminarli. Pare però che non siano stati distrutti veramente, ed infatti Facebook ha sospeso l’account di Cambridge Analytica. Il tutto però ha preso una piega così negativa quando si è scoperto che è stato direttamente Steve Bannon, all’epoca responsabile della campagna di Donald Trump ad aver richiesto l’ingaggio della società britannica. Con una proposta congiunta tra Repubblicani e Democratici, il Congresso a chiesto al CEO di Facebook, Mark Zuckerberg di presentarsi per un incontro in cui venga spiegata la situazione. Nel frattempo anche le forze dell’ordine britanniche si sono mosse con un mandato di perquisizione dei server di Cambridge Analityca. A seguito della vicenda è stato lanciato l’hashtag #deletefacebook, una campagna portata avanti anche da persone di spicco che propone di cancellare il proprio account Facebook. Elon Musk è proprio uno di questi che recentemente ha cancellato l’account di Space X e di Tesla con diversi milioni di mi piace.
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Attualità 13
n° 10 Maggio 2018
Beatrice Corti , 4c
Ideologia Incel Il 23 Aprile 2018, a Toronto, si è consumato quello che potrebbe essere definito l’attacco terroristico via veicolo più mortale della storia dell’intero Canada. Alek Minassian, 25 anni, ha infatti invaso Yonge Street, una delle vie più affollate della città, con un furgoncino e ha iniziato poi a puntare i passanti per quello che sembra un tiro a segni mortale. Si parla di 10 morti e almeno 13 feriti gravi.
net si è riunita sotto questo nome.
In un primo momento le autorità avevano considerato l’ideologia del terrorismo islamico come matrice dell’attentato, ma man mano che sono proseguite le indagini si è scoperto che l’attentatore faceva invece parte di un gruppo di stampo fortemente misogino, un gruppo i cui affiliati si fanno chiamare “Incels” (Incel sta per Involuntary Celibate, in pratica quelli single per scelta degli altri). Il termine è nato come una parola innocua, con delle connotazioni decisamente scherzose, ma ha poi assunto un significato molto più oscuro quando un’intera community di Inter-
Gli Incels infatti vorrebbero tornare alla società patriarcale di inizio ‘900, cancellando in un colpo solo tutte le conquiste fatte nei campi dei diritti femminili e della parità di genere. Non concepiscono come una donna possa avere libertà di scelta per quanto riguarda la selezione del proprio partner e incolpano il femminismo di non permettere loro di trovarsi una ragazza. Vorrebbero che le donne tornassero a fare solo le casalinghe e le madri, e mentre fanno questo aspirano a un modello di mascolinità nociva e riduttiva, cercando di raggiungere livelli di virilità
Il fenomeno è infatti natio della rete, dove gruppi di “sfigati” si sono riuniti per lamentarsi a vicenda della loro bruttezza fisica e della loro incapacità di conquistare una ragazza. E fin qui, niente di male. Il problema è che le soluzioni proposte per risolvere i loro problemi non sono esattamente democratiche e incitano anzi alla violenza e alla misoginia.
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Attualità
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improponibili. Con il passare del tempo questo li ha portati ad un allontanamento sempre più marcato dalla realtà, tanto che non provano più neanche ad avvicinare una donna, ma si limitano a parlare tra di loro in comunità chiuse che molto probabilmente potrebbero essere definite sette. All’interno di queste comunità (numerosissime, il social network Reddit ne ha bloccata una il mese scorso che contava 40.000 membri e che pubblicava post in cui si incitava lo stupro e la coercizione contro le donne) esistono anche movimenti più violenti, che premono per un vero e proprio scontro armato. Queste ali violente si ispirano all’operato di Elliot Rodger, un ventiduenne americano che nel 2014 fu l’autore di una sparatoria nel suo campus universitario in California nel quale uccise 6 persone, ne ferì 14 e infine si sparò. Prima di compiere il folle gesto l’americano aveva postato un video su Youtube in cui prometteva di vendicare la propria verginità, mai perduta, e nel quale incitava altri a seguire il suo esempio. Uno di questi fedeli imitatori è stato proprio Alek Minassian,
ma il problema, come al solito, non è limitato solo al Nuovo Continente. Anche in Italia sono presenti gruppi Incel, che si sono detti pronti a seguire l’esempio dei membri americani. Questi avvenimenti sono di sicuro segnali preoccupanti, e mostrano ancora una volta come ci sia un disperato bisogno di femminismo e di educazione alla parità di genere. Da una parte mostrano che la figura della donna come essere umano e non come un’appendice non è stato del tutto sdoganato e reso la “norma”. D’altra parte mostrano che anche negli uomini sono ancora presenti degli standard che non tutti riescono a raggiungere, e chi non ce la fa si chiude sempre di più in gruppi ristretti di propri simili, troncando ogni possibilità di dialogo con il mondo esterno.
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Giochi 15
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Stefano Perdicchia, 4I
Vignette e meme
La redazione
Caporedattore: Filippo Vergani 4c Impaginatore: Davide Ferloni 5A A cura di: Beatrice Corti 4cc, Beatrice Seregni 5A, Cecilia Terraneo 5A Redattori: Stefano Perdicchia 5I, Niccolò Barberio 5C, Alessandro De Marchi 4a, Tommaso Pirola 5I, Beatrice Corti 4c Giochi: Stefano Perdicchia 5I
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