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X - Giugno 2022

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ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i In te r v ista a i M atu rand i

U m ori e p e r fo r m a n ce

A e sta tis C e n to

G i u g n o 2 0 2 2 - N °1 0


IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4

E p ilo g o : d a l re a le a ll’ ir re a le d i L u c a S a ra c h o , 4 F

SCUO LA 7

In t e r v is t a a i M a t u r a n d i

d i S a m u e le N a v a , 3 C ; J a c o p o P a la z z o lo , 3 C

1 3 L a stra d a d i c a sa

d i G io v a n n i C o lo m b o , 5 D

1 6 D is e d u c a z io n e c iv ic a d i L o re n z o B o g o , 5 F F

P O L IT IC A

2 0 D is c r im in a Z io n e d i S t e fa n o R o v e re , 4 D

P O S TA D E L C U O R E 2 2 G iu g n o c a n t a t o re

d i C r is t o fa ro C r is t ia n o , 4 F ; S o fi a Z e n n a t o , 3 c c

C U LT U R A

2 5 In c a n t a (u )t o r i: L ie t o fi n e d i P ie t ro C a t t a n e o , 3 b b

2 9 H u m o r is m a n d it s e ff e c t o n a c a d e m ic p e r fo r m a c e d i L iv e r u s Z o c c o , 4 H

3 2 P ro c r a s t in a z io n e

d i L e t iz ia Z a b a d n e h , 3 b b

3 3 F in a lly , e n t h u s ia s m d i V e ro n ic a G u a r is c o , 2 D

O G G I, N E L L A S T O R IA 3 5 Il 7 g iu g n o

d i L u c a P a r r a v ic in i, 4 D

E t C e t e r a M a jo r a n a

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IN D IC E A N IM A L E D E L M E S E 3 6 Il la m a n t in o

d i A n g e lic a P e lle g r in o , 1 A

N A R R A T IV A

3 8 N e o n - M a r r a c a s h f t . E lis a d i M e lis s a C o lo m b o , 3 I

4 4 Il c lu b in v e s t ig a t iv o e il C a s o d e lla D a m a R o s s a d i Ila r ia S o r re n t in o , 1 c c

P O E S IA

4 8 A e s t a t is C e n t o

d i A le x a n d r i g e n t is b a lo x ia e (A le s s a n d ro B a lo s s i), 4 A

5 1 G e lo s ia

d i A n o n im i

5 6 C in q u e a n n i

d i D a n ie le R is o , 5 c c

5 7 S a g g io d a d a is t a s u lla r iv o lu z io n e p a r t e n o p e a d e l 1 7 8 9 d e l d a d a is t a

E t C e t e r a M a jo r a n a

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L ’E D I T O R I A L E

E P IL O G O D A L R E A L E A L L’IR R E A L E LU C A SA R A C H O , 4F

Ebbene miei strenui lettori e lettrici, compagni e compagne, studenti e studentesse, siamo arrivati alla fine. Le settimane di turbolente ed inarrestabili verifiche, interrogazioni, test su Spark (se ancora qualcuno utilizza la piattaforma) e presentazioni sono ormai un lontano ricordo. Certo, se chiudete gli occhi nel mezzo del silenzio più assoluto sono sicuro che possiate ancora sentire il traumatizzante rumore di penne intente, durante un tema di italiano, a dipingere pagine su pagine di fogli protocollo con incomprensibili geroglifici; il tempestoso e frenetico tuonare delle pagine del Castiglioni-Mariotti nel mezzo dell’ultima versione dell’anno; o ancora il sistematico pigiare dei tasE t C e t e r a M a jo r a n a

ti della calcolatrice in una verifica di fisica. Vi ricorderete poi l’angoscia e la stanchezza accumulata da notti insonni di studio “matto e disperatissimo” di leopardiana memoria. Tuttavia, le vostre intrepide gesta tra i banchi di scuola sono ormai storia. Davanti a noi si prospettano finalmente tre mesi di lunghe e meritate vacanze. Ma prima che il fervente clima estivo, sempre sperando che arrivi quest’anno, trasporti la nostra immaginazione, i nostri sogni, i nostri desideri fuori dai cancelli liceali, vorrei dedicare questi ultimi istanti ad una breve riflessione. Quando iniziò quest’anno, non sapevo veramente cosa mi dovessi aspettare. Ero sì entusiasta di poter guidare ques4

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L ’E D I T O R I A L E ta fantastica redazione verso nuove glorie ed orizzonti, ma allo stesso tempo ero ancora inesperto e, se devo essere totalmente onesto, anche un po’ timoroso di dovermi confrontare con così tanti di voi. Eppure, la mia esperienza da commander in chief non avrebbe potuto essere migliore. Assieme abbiamo dato nuova vita ad una delle istituzioni del nostro liceo, al centro di dibattito, confronto e discussione per eccellenza del nostro microcosmo scolastico. Grazie ad ognuno di voi, miei prodi e mie impavide, che si è preso la briga di stendere un articolo o una recensione, di dare vita a un racconto o di esprimere i propri sentimenti attraverso versi e rime, EtCetera è ritornato ai fasti di un tempo, se non addirittura più in alto. Il mio più grande orgoglio in questo anno da caporedattore è esser riuscito a dare a così tanti e giovani di voi la possibilità di far sentire la propria voce, di far valere le proprie idee e posizioni su tutti i temi, dai terribili conflitti della politica estera ai più sentiti malesseri della nostra comunità. E il mio più grande sogno sarà sempre quello di accogliervi tra noi, che sia per un arE t C e t e r a M a jo r a n a

ticolo, una correzione, una virgola o un sudoku. EtCetera non smetterà mai di essere l’agorà del nostro beneamato Majorana, un luogo in cui perdersi nei racconti degli altri fedeli cittadini del domani o in cui incontrare un irripetibile fauno dal nome di Socrate, chissà. EtCetera dopotutto è questo: scoperta personale e collettiva. Ci sono così tante citazioni che mi ero riproposto di includere nei miei auguri finali che mi trovo paralizzato, direbbe Joyce, nella scelta. Dal più classico “Carpe diem” di echi oraziani, per sollecitarvi a prendere in mano la vita e godere con misura di ogni momento, non abbandonandovi all’accidia in cui le nostre speranze estive spesse volte si tramutano; fino al “Beauty is truth, truth beauty” tratto direttamente dalla “Ode on a Grecian Urn”, in cui il romantico John Keats riuscì magistralmente a dipingere l’inscindibile connubio che lega bellezza e verità, visti come fini a cui tendere, in questi mesi di riposo e nella vita di ognuno di noi, per elevare la nostra esperienza verso qualcosa di divinamente superiore ed incommensurabilmente stupendo. Ma la mia scelta è 5

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L ’E D I T O R I A L E ricaduta altrove. Forse pochi di voi conosceranno Luigi Veronelli, personaggio del secolo scorso riconosciuto come uno tra i massimi protagonisti della valorizzazione della cultura enogastronomica nostrana. Potrebbe sembrare inappropriato affiancare costui ai più grandi pilastri della letteratura mondiale di tutti i tempi, e forse è così, forse è un’eresia quella che sto compiendo. Tuttavia, proprio in questo sacrilego confronto vorrei condividere con voi una delle frasi più profumate in cui mi sia mai capitato di imbattermi: “Il vino è un valore reale che ci dona l’irreale”. È forse questo un invito a godere sregolatamente dei piaceri che solo il nettare di Bacco è in grado di offrirci? Assolutamente no. Il mio è un invito a trovare quel valore reale nella vostra vita che riesca a donarvi il vostro irreale, come diceva Veronelli. Che lo individuiate in un pianoforte, in un pallone, in un quadro o in una poesia, ciò che importa è che scopriate quel frutto miracoloso, quell’ambrosia divina capace di liberarvi dalla monotonia dell’abitudinarietà e di rendere la vostra vita propriamente degna di essere vissuta. E t C e t e r a M a jo r a n a

Detto ciò vorrei ringraziare tutti voi, lettori e lettrici, compagni e compagne, scrittori e scrittrici, per aver reso questo sogno una realtà, per aver tramutato il potenziale in eccezionale azione, per esservi imbarcati insieme a me su questo miracoloso legno che porta il nome di EtCetera. Ci rivediamo a settembre majorani! Luca.

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SC U O LA

IN T E R V IS T A A I M AT U R A N D I S A M U E L E N A VA 3 C ; JA C O P O PA L A Z Z O LO 3 C

Come hai scelto il Majorana? Emanuele Russo: Allora, semplicemente in terza media volevo andare a fare lo scientifico tradizionale e allora ho detto “Majorana Desio perché gira una buona voce” e allora ho scelto il Majo senza seconde scelte.

te la terza media avevano parlato molto bene del Majorana e vedendo anche l’importanza della scuola in quegli anni a livello territoriale decisi di allontanarmi dalla mia zona (Bresso) per le superiori, senza fare alcun open day e non conoscendo nessun ragazzo che sarebbe venuto al Majo ed oggi so di Giorgia Vignando: Similmente io aver fatto una buona scelta. l’ho scelto perchè sentivo sempre parlare delle molteplici attività, patti- Come hai vissuto questi cinque naggio, vela, le giornate a tema etc e anni? rispetto alle mie medie mi sembrava Davide Cannone: Sono stati degli anni molto intensi e in generale mi qualcosa di surreale. La vedevo non come una scuola banale sento soddisfatto perché ho fatto un ma come un luogo dove fare esperien- sacco di esperienze, sia durante l’orario ze che mi facessero apprezzare di più delle lezioni, sia soprattutto nei corsi al pomeriggio e nelle serate. In generla scuola. ale, ho voluto cogliere il lato migliore Giorgio Congedo: Anche a me duran- del Majo, anche se è ovvio che, sopratE t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA tutto nel biennio, sia stato piuttosto pesante per i numerosi impegni e alle volte era davvero opprimente. Ma ho sempre cercato di non vivere la scuola soltanto la mattina. Sin da subito mi ha attirato il coro, sia perché mi è sempre piaciuto cantare, sia perché era chiaro che si trattava di un ambiente molto più informale delle lezioni. È stato amore a prima vista: per tutti i 5 anni non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di smettere e fare altro.

Cosa ti lascia il Majo? Emanuele Russo: Oltre agli aspetti didattici mi ha permesso di fare nuove conoscenze, trovare degli amici. Ho partecipato a quasi tutte le iniziative della scuola, tranne il Majocoro e il Majosuona e ho imparato e sperimentato molte cose. Carola Nava: A me più che altro verrebbe da dire “cosa lascio al Majo?” e la risposta sarebbe sicuramente un pezzo di me e della persona che sono diventata. Però ciò che porterò sempre con me saranno gli incontri speciali che questa scuola mi ha regalato sia con i professori, che sono stati in grado di farmi crescere, sia con i miei compagni i quali hanno reso venire a scuola qualcosa di veramente piacevole e divertente.

Carola Nava: Anche per me non sono stati cinque anni sempre facili e il covid non ha aiutato. Nonostante ciò, tralasciando le nottate di studio fatte in vista delle verifiche da dodici pagine di grammatica greca o latina, devo dire che questi sono stati anni felici e spensierati; mi hanno cambiata profondamente e sono davvero contenta di questo.

Davide Cannone: Anche a me lascia dei rapporti di amicizia bellissimi con ragazzi della mia classe e non, che spero possano durare anche dopo essere uscito. E mi lascia anche un grande affetto per questa scuola che è stata una seconda casa per me. La quinta è l’anno in cui, almeno nella mia esperienza, ci si sente davvero parte del motore

Giorgia Vignando: Io ho conosciuto me stessa e moltissime persone, ho avuto una classe fantastica e ho passato momenti indimenticabili. Ho anche imparato ad apprezzare cio che studio e mi sono appassionata ad alcune materie che non avrei mai pensato potessero piacermi (non fisica). E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA della scuola e per me è stato molto stimolante parlare, insieme a molti altri ragazzi, delle principali problematiche dell’istituto direttamente con la dirigenza, proponendo attività che non sarebbero sorte se non avessimo dato la nostra opinione. Perciò invito tutti, e specialmente le future quinte, a non avere paura di esprimere le vostre idee, perché queste saranno ascoltate anche ai piani alti se sarete determinati affinché si avverino. Per finire, spero che questo saluto al Majorana non sia un addio e che in qualche modo possa continuare a partecipare agli eventi organizzati dalla scuola come Major!

erla ogni giorno. Mi auguro che voi tutti comunque non abbiate paura di osare e mettervi in gioco per vivere al meglio la scuola e soprattutto per renderla un posto migliore in cui davvero vi possiate sentire a vostro agio sempre, come è capitato a me.

Cosa ne pensi della maturità di quest’anno? Carola Nava: Domanda di riserva? Va be’ ormai me ne sono fatta una ragione, però non nego che un bel piantino di disperazione appena ho saputo della reintroduzione della seconda prova c’è stato, soprattutto pensando alle mie scarse abilità da traduttrice Giorgio Congedo: Non posso che dal greco e dal latino. essere d’accordo. A me lascia tanto a livello scolastico poiché ho avuto Giorgia Vignando: Io sinceramente molti buoni professori che mi hanno non ho avuto grandi problemi o qualinsegnato tanto facendomi anche ap- cosa su cui ridire, la seconda prova espassionare e facendomi capire che noi sendo di matematica mi è gia andata ragazzi valiamo tantissimo e spesso bene (se fosse stata fisica sarebbe stata non ce ne rendiamo conto. Oltre a ciò la morte). mi lascia senza ombra di dubbio dei In più mi sto divertendo un sacco a bei ricordi che difficilmente dimen- creare collegamenti tra materie: è ticherò: dagli intervalli svolti in cor- diventato un meme ormai. ridoio, ai pomeriggi passati al majo e alle semplici lezioni in classe con i Esperienze interessanti fatte al miei compagni. Mi mancherà molto Majo? semplicemente venire a scuola e viv- Emanuele Russo: Come già dicevo E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA tutto perché ho fatto veramente moltissimo: ho fatto il teatro, ho fatto la radio e mi ricordo che eravamo stati bannati per una serie di battute fatte in uno speciale durante la cogestione; mi ricordo che ho cantato al concerto di natale una canzone di Massimo Pericolo - c’è anche il video sul mio profilo (pubblicità al profilo @ ema.r.adona andate a vederlo) - e poi ho fatto il rappresentante, scelta che mi ha permesso di entrare nella dimensione importante del Majorana. Infine ho partecipato alla live di Natale che è stata l’esperienza più entusiasmante: abbiamo fatto una live da dodici ore con una media di duecento spettatori; per la raccolta fondi avremmo voluto raccogliere mille o millecinquecento euro e ne abbiamo raccolti quattromilasettecento, il che è stato assurdo. Alla fine ero stremato ma contentissimo. Giorgio Congedo: Anch’io potrei parlare per ore delle esperienze che ho fatto al Majo poichè davvero ho vissuto molto bene quasi tutti i momenti al liceo. Sicuramente le molte gite fatte negli anni passati e l’esperienza in vela di quest’anno sono state indimenticabili perchè mi hanno permesso di caE t C e t e r a M a jo r a n a

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pire che questi momenti non sono solo puro divertimento o svago ma servono a creare delle relazioni utili per vivere al meglio la scuola. Senza dubbio però una delle esperienze più belle che ho vissuto al Majo è legata ai Majutanti poiché da quando sono entrato in questo gruppo ho avuto la possibilità di conoscere meglio la scuola e di capire come potevo essere d’aiuto per creare qualcosa di bello al suo interno. A questo si aggiunge il progetto Alter.majo, ovvero un gruppo di studenti che vogliono in qualche modo aiutare la scuola a migliorare la vita degli studenti all’interno di essa - soprattutto dopo due anni di pandemia - e mi auguro che nei prossimi anni venga a crearsi un collettivo studentesco vero e proprio al Majorana per dare più voce a tutti gli studenti e alle loro richieste. Cosa ti aspetti dall’università? Davide Cannone: Domanda complicata, visto che ancora non ho scelto il corso di laurea. Però sicuramente mi aspetto che a differenza del liceo avrò senz’altro molta più libertà nella gestione del tempo di lavoro. Ovviamente non sarà tutto rose e fiori, ma sicuramente sarà molto piú rilassante! G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


SC U O LA Carola Nava: Anch’io non so bene cosa aspettarmi per questo nuovo capitolo della mia vita; spero solo che possa essere ugualmente felice e pieno di persone, vecchie o nuove, con cui condividere nuove esperienze.

dere un po’ di sole… Insomma mi mancherà un po’ tutto.

Giorgia Vignando: Così anche per me. Mi mancherá la classe e l’ambiente, ho conosciuto davvero tante persone che faticherò a lasciare. Però sono Giorgio Congedo: Pure io non lo so. contenta di poter voltare pagina. Mi aspetto un mondo completamente diverso rispetto a quello del liceo dove (Rivolto a Emanule Russo e Giorgia potrò finalmente gestire al meglio il Vignando) mio carico di studio e focalizzarmi Perché avete deciso di candidarvi principalmente su ciò che mi interessa come rappresentanti di istituto (tu davvero. Mi auguro di vivere comun- Emanuele sia in terza che in quarque al meglio questa esperienza, la ta e tu Giorgia in quinta)? quale mi porterà nel mondo del lavoro Emanuele Russo: In terza come alcue mi farà crescere ancora a livello uma- ni sanno mi sono candidato con list. azione con dei miei amici, all’inizio no. c’era anche Biorroiz ed era un po’ una Cosa ti mancherá di più del liceo? lista di personaggi per fare il meme Carola Nava: La cosa che più mi man- anche perché poi avevamo un sacco di cherà è sicuramente l’atmosfera che si roba, un sacco di post di idee stupide respira a scuola, insieme agli amici come per esempio una lista di quindiche ho conosciuto qui e che non potrò ci punti che finivano tutti in “-zione”. più vedere ogni giorno, nonchè ai bei Lì a spingermi è stata la voglia di fare rapporti che ho instaurato anche con i un po’ il personaggio ma poi ho visto che sono arrivato a ben quattro voti miei professori. Mi mancheranno le passeggiate in dall’essere eletto e ho pensato a cosa vicepresidenza dal prof. Tagliabue per avrei fatto e che sarebbe stata un esfargli un saluto e rubare qualche cara- perienza interessate; di conseguenza mella e anche gli intervalli passati in l’anno dopo sono diventato veramente cortile con i miei compagni per pren- rappresentante ed è stato bello ma E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA molto faticoso, sia per il covid e per i consigli di istituto in chiamata che per le nostre proposte difficili da portare avanti siccome anche le apparenti banalità hanno dietro tantissimo lavoro. Per questo non mi sono ricandidato quest anno: dovevo studiare di più e non me la sono sentita, ma ho capito cosa significava fare il rappresentante d’istituto e ci ho messo anima e corpo (ad esempio in alcuni periodi avevo chiamate tutti i giorni, dovevamo fare riunioni e scrivere cose ma la parte più bella e che porterò come pcto all’esame).

per fortuna il mio dito non si è rotto ma lo ho tenuto steccato per due settimane e subito dopo è tornato come prima. Per questo incidente devo ringraziare un ragazzo della 5H contro il quale ho provato a fare un muro a pallavolo in palestra, muro che purtroppo non mi è riuscito al meglio; anzi la sera dopo ho passato quattro ore in pronto soccorso per farmi controllare e farmi poi steccare il dito medio della mano destra. Ovviamente sono cose che possono capitare e l’importante è stato reagire in maniera serena dato che comunque non era stato nulla di grave.

Giorgia Vignando: Le mie motivazioni sono simili; Dato che col covid erano sparite molte attività, soprattutto le giornate a tema e solo noi come classe intraprendevamo queste iniziative, desideravo riportare un po’ questo spirito in tutta la scuola e spero di esserci riuscita almeno un po’; inoltre me lo ha proposto Dany Riso, come fai a dirgli di no? (Rivolto a Giorgio Congedo) Conge racconta come hai fatto a romperti il dito a ginnastica. Giorgio Congedo: Storiella decisamente interessante. Parto col dire che E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA

LA STRAD A D I C ASA G IO V A N N I C O L O M B O , 5 D

Lo storico inglese Hobsbawm scrisse che ricostruire la storia del Novecento è stato diverso rispetto a quella di altre epoche perché si tratta di un periodo che egli aveva in primo luogo vissuto, e per tale ragione, sperimentava quanto fosse difficile valutarne le dinamiche perché ricche di ricordi, di opinioni, di posizioni che inevitabilmente la storia deve riportare a una dimensione più concreta e razionale. E’ così che mi avvicino a tracciare una linea, a saltare un ostacolo, a uscire per l’ultima volta da questa porta e dal quel cancello, insomma, a concludere questa esperienza liceale e ad abbracciare il futuro. E’ molto difficile sforzarsi oggi, prima che l’ultima campana sia suonata, di trarne un bilancio completo; quanto è certo è che lo farò senza preoccuparmi, al contrario di Hobsbawm, di E t C e t e r a M a jo r a n a

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distillare i fatti dalla memoria. Ho pensato molto a quali siano stati i momenti più sereni della mia esperienza liceale, agli aneddoti divertenti e alle vicende più sconfortanti che ho affrontato e, nella notte in cui scrivo, seduto in poltrona, sento che ho prima di tutto amato. Quando sono entrato a scuola l’ho fatto in punta di piedi, osservando, spiegando e spesso anche criticando e proponendo. Ricordo la prima assemblea di istituto passata con alcuni amici in fondo all’aula magna; ai tempi la scelta dei futuri rappresentanti di istituto ci sembrava (o almeno a me) una dinamica di importanza vitale, e dunque, tale sembrava anche una valutazione consapevole di coloro che si proponevano per svolgere questo compito. Sono affezionato ai ricordi degli anni trascorsi a crescere con chi mi G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


SC U O LA ha accompagnato lungo questo cammino umano, intellettuale e anche spirituale. Perché ciò che abbiamo vissuto è stato un percorso alla ricerca di un senso, di un bene e di una felicità che abbiamo trovato, perso e recuperato molte volte lungo il cammino. Dei primi anni ho molti ricordi: le passeggiate per i corridoi della sede agli intervalli, le chacchierate di attualità con il prof. Ermacora, l’angoscia per le molte scadenze e le verifiche, tra le quali meritano una menzione d’onore quelle di matematica della prof.ssa Schiatti, che ci hanno temprato l’anima. Sono state tante le gite in bicicletta con gli amici al parco di Monza, scoprendo sempre gli pneumatici bucati e quindi alla perenne ricerca di un ciclista in nostro soccorso che fosse aperto la Domenica. Calde giornate primaverili e estive rinfrescate da un bel gelato e da quelle confidenze che alleggeriscono l’esistenza di tutti noi e ci fanno sentire, in fondo, la parte di un tutto che vive i nostri drammi e le nostre gioie. Dalla terza sono entrato in redazione e ho iniziato a collaborare a un progetto che, pur con molte innovaziE t C e t e r a M a jo r a n a

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oni, è quello a cui oggi lascio queste righe. Ho conosciuto Giacomo Longoni, Francesco Vaccaro (per tutti Vacci), e tra volti nuovi ho iniziato a scrivere di argomenti diversi: il primo articolo era sulla situazione tragica del popolo dei Curdi. Nelle grandi difficoltà della pandemia non abbiamo avuto scelta se non la possibilità di adeguarci a ciò che la situazione proponeva, confidando che l’avvenire fosse migliore, e oggi, pur rimpiangendo il tempo perduto, non rinnego questa scelta. A questa sfida siamo sopravvissuti e, con nuova energia, ci siamo avvicinati a questa amata quinta, anno di riscatto, in cui il teatro, cura umana di prossimità, ha avuto un ruolo centrale per me e molti amici grazie al suggerimento della prof.ssa Bocchio. Andarci ha significato ogni volta spegnere i telefoni, aguzzare l’ingegno e lasciarsi trasportare dalle vite evocate dagli attori, in cerca di spunti di riflessione, stimoli e qualche risposta. L’ultimo, una sorta di addio, è stato all’Elfo Puccini a inizio Maggio, “Le otto montagne”, tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Cognetti: una storia di amicizia, vita e crescita G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


SC U O LA tra natura e città che mi ha davvero emozionato. Guardando da veterano a questo tratto attraversato trovo che vada attenuandosi il ricordo dell’angoscia con cui forse tutti abbiamo vissuto lunghi pomeriggi di studio e di preoccupazioni personali e collettive e che, invece, la memoria stia esaltando quanto di straordinario c’è stato in questo lustro. Porto con me i volti e le esperienze di chi ha condiviso questa strada diventando amico: di chi, più grande, ha già compiuto il fatidico passo verso il futuro e, di chi, prima piccolo, ora vedo molto cresciuto e saluto con un sorriso nei corridoi. Forse ci vorrà del tempo per decifrare cosa sia stata questa lunga, breve e intensa quinta, ma sono certo di portarla con me nella mia identità, frutto di una grande passione, consapevole che, quando vorrò tornare alle mie radici, potrò ritrovare casa tra queste mura, nel meraviglioso ricordo della tanto amata e, a volte tormentata, vita, vissuta qui.

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SC U O LA

D IS E D U C A Z IO N E C IV IC A LO R E N Z O B O G O , 5F F

“L’educazione civica è una materia di tipo trasversale che comprende la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società.”: così il sito della sezione italiana di Save the Children definisce il percorso di educazione civica che dall’anno scolastico 2019/2020 entra definitivamente a far parte degli insegnamenti presenti in scuole primarie e secondarie. Esso verte principalmente su tre punti: 1. Costituzione, diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà: educare gli studenti allo studio, alla comprensione e all’interpretazione dei valori fondanti della costituzione e dello stato italiani 2. Sviluppo sostenibile, educazione E t C e t e r a M a jo r a n a

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ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio: educare i giovani alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sostenibile 3. Cittadinanza digitale: proporre ai giovani un metodo d’uso cosciente e pensato della rete. Andando quindi a parafrasare e a leggere tra le righe si può vedere come l’obiettivo dell’insegnamento di educazione civica sia sostanzialmente quello di formare dei cittadini con spirito critico, in grado di analizzare e comprendere la realtà in cui si trovano e il proprio contesto storico-sociale. 6 Maggio 2021, sul quotidiano online “PrimaMonza” esce un breve articolo in cui si elogia l’efficienza del nostro G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


SC U O LA istituto nel trasmettere a noi studenti gli insegnamenti di educazione civica: secondo Assogiovani infatti il Liceo Majorana di Desio figura tra le prime 10 scuole superiori, tra le 240 prese in considerazione, per il corretto adempimento degli obiettivi sanciti dal ministero per quanto riguarda, appunto, l’educazione civica. Non ci sono quindi dubbi: il nostro liceo si occupa a 360 gradi della formazione dei suoi studenti in quanto cittadini, grazie alle varie iniziative culturali e ai programmi di educazione civica. Ma ne possiamo essere così sicuri? Due eventi dello scorso mese hanno, a mio parere, mostrato come l’istituto abbia in realtà carenze non trascurabili per quanto riguarda la formazione civica di noi studenti. Partiamo dal primo in ordine cronologico: in vista del 17 maggio, ufficialmente riconosciuta come giornata internazionale contro l’omotransfobia, il ministero rilascia un comunicato col quale invita gli istituti di tutti i gradi e indirizzi a creare momenti di confronto e di dialogo riguardanti il tema delle discriminazioni sulla base di orientamento sessuale e identità di genere. Insieme alla direttiva viene E t C e t e r a M a jo r a n a

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fatta arrivare a tutte le scuole una circolare da distribuire agli studenti che, nuovamente, introduce l’argomento della giornata sprona al dialogo (la si può facilmente trovare sul sito del ministero). Al liceo Ettore Majorana di Desio però non succede niente: in bacheca non si vede nessuna circolare e, a parte rare eccezioni, in quasi tutte le classi si prosegue indisturbati con le lezioni, senza che venga mai sollevato il tema dell’omotransfobia. La direttiva del ministero passa quindi inosservata, e si perde un’importante occasione per creare dibattito e formare dal punto di vista civico gli studenti. Eppure l’informazione e l’educazione sul tema delle discriminazioni rientrerebbe pienamente in quello che è l’insegnamento di educazione civica, essendo specificato nell’articolo 3 della costituzione che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, senza distinzione di condizioni personali e sociali.” 23 maggio: ricorre il trentesimo anniversario della strage di Capaci, in cui il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e parte della loro scorta vennero assassinati dalla mafia. Questa volta non giungono direttive e inviti dal ministero G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


SC U O LA ti nei programmi stessi della materia dell’istruzione, ma essendo la morte di “educazione civica” non sono certo da Falcone uno degli eventi che più han- scartare per quanto rilevanza sociale. no segnato il nostro paese per quanto riguarda la lotta alla mafia mi as- Sarebbe però un errore dal mio punpettavo un qualche tipo di iniziativa to di vista il considerare educazione da parte del nostro liceo; magari non civica come una qualsiasi materia al un’intera conferenza con tanto di es- pari delle altre: benchè la natura inperti al riguardo ma per lo meno una terdisciplinare dell’attuale programcircolare che invitava alla discussione. ma le permette di andare a toccare vaAnche questa volta però non accade rie tematiche molto diverse tra loro, nulla: nelle aule regna quasi sempre il porta inevitabilmente a tralasciarne silenzio e l’argomento della lotta alla alcune che poco si sposano invece alle mafia viene, nonostante l’importante materie prettamente scolastiche che tutti i giorni studiamo, come appunto ricorrenza, ignorato. ho cercato di far notare nei due esemQuesti due esempi che ho appena cita- pi che ho citato. La conseguenza magto rappresentano secondo me delle gra- giore di tutto ciò è che si rischi con vi mancanze da parte del nostro liceo questo andazzo di andare a trattare apper quanto riguarda l’aspetto dell’ed- profonditamente argomenti che poco ucazione civica: non si può pretende- hanno a che fare con la vita quotidiana re di formare socialmente gli studenti dello studente e che di conseguenza senza affrontare quando possibile temi suscitano poco interesse. Parlando per come discriminazioni e opposizione esperienza personale: sempre lo scorso alla criminalità organizzata. mese la mia classe ha tenuto un apQuesto vuol dire che nella nostra scu- profondimento valutato sul tema degola le iniziative socio-culturali offerte li steroidi, che ci ha coinvolti per ben agli studenti sono assolutamente in- sei ore nell’arco di tre settimane, e ha sufficienti e in numero troppo esiguo? ricevuto da parte nostra un interesse e Assolutamente no, anzi: gli interes- un’attenzione praticamente nulli, date santi incontri a tema tenuti da vari es- secondo me dalla ripetitività del laperti non si organizzano sicuramente voro e dalla poca connessione che perda soli, e anche certi argomenti tratta- sonalmente abbiamo con questo tema. E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA Credo quindi di parlare per grande maggioranza degli studenti se affermo che sia molto più produttivo spendere sei lunghissime ore di lezione su argomenti come discriminazioni sociali e lotta alla mafia che non sugli steroidi. Un altro problema può essere il fatto che educazione civica si presenti come una materia che richiede valutazioni: così facendo è quasi inevitabile che buona parte degli studenti affronti le lezioni in maniera totalmente disinteressata, pensando solo al modo più semplice e veloce per ottenere un buon voto. Se questo si configura quindi come l’atteggiamento preponderante da parte di noi studenti, gli obiettivi formativi della materia ovviamente non saranno mai raggiunti.

di senso civico si può essere capaci di polemizzare in maniera costruttiva sui programmi esistenti, richiedendone la modifica col fine di ottenere per noi stessi quella che riteniamo un’educazione migliore. E’ quindi una prerogativa e un dovere anche di noi studenti agire in maniera attiva per proporre quelli che secondo la nostra visione sono miglioramenti per la scuola, intesa sia in quanto istituto, sia in quanto istituzione.

Credo quindi che sia un nostro dovere di studenti quello di far notare le problematiche e le lacune più o meno gravi riscontrate nei programmi di educazione civica e più in generale nelle iniziative e incentivi al dibattito culturale proposti dall’istituto. Se già noi siamo in grado di notare mancanze nella nostra formazione civica vuol dire che gli obiettivi di questa stessa educazione sono già stati raggiunti: solo con una buona dose di capacità critica e E t C e t e r a M a jo r a n a

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D I S C R I M I N AZ I O N E P O L IT IC A

S T E FA N O R O V E R E , 4 D

Cento giorni. Oggi 4 giugno è il centounesimo giorno di guerra russa all’Ucraina, una guerra che ha fatto migliaia di morti, vittime di violenze, stupro, abusi di ogni genere, di ogni età e classe sociale. Ma ecco qui l’inghippo: tutte le vittime, se escludiamo i soldati invasori, si sono identificate con la bandiera azzurro-gialla. Già, perché se i cittadini ucraini si sono visti piombare in casa dei soldati che si sono divertiti ad ammazzare e a stuprare chiunque, in una mattanza senza limiti, nessuna forza armata in “operazione militare speciale” ha messo piede sul suolo russo. Per cui, nel momento in cui ho letto il comunicato dell’ambasciata della Federazione Russa in Italia mi sono sentito un po’ preso in giro, per usare un eufemismo. Per chi non lo avesse presente, il post E t C e t e r a M a jo r a n a

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pubblicato dell’ambasciata su Facebook è un lungo pianto volto a denunciare le incredibili ed inimmaginabili “violazioni dei diritti” dei cittadini russi sul suolo italiano. Nel delirante testo leggiamo come gli atti di “russofobia” comprendano l’imbrattamento della porta della sede dell’Ambasciata russa a Roma con della vernice rossa. E oltre al danno, la beffa, in quanto gli ambasciatori tengono a farci sapere come queste “aggressioni” provengano “principalmente dai membri della comunità ucraina”. Dopotutto, come biasimarli, siamo noi che abbiamo fatto almeno 600 vittime bombardando un teatro, rifugio civile, a Mariupol, giusto? Continuando la lettura del post, si può leggere di come adesso i russi stiano avendo problemi a stipulare nuovi contratti di servizio con Vodafone. G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


P O L IT IC A Infatti, non viene più riconosciuta la carta d’identità diplomatica come permesso di soggiorno, necessario per attivare nuovi contratti con l’azienda. Gravissimo atto di discriminazione e odio razziale, non come le fosse comuni di Bucha o di Borodyanka, o, perché no, a quelle di Manhush, con novemila corpi. Quelle erano colpa degli ucraini. Ma ragazzi, non avete ancora sentito niente: il maledetto governo italiano ha avuto addirittura la maleaugurata idea di limitare l’accesso ai media russi sul nostro suolo, impedendo quindi l’arrivo di “informazioni obiettive” del conflitto, in quanto in occidente siamo tutti sudditi della “campagna anti-russa dei media italiani”. Già, perché secondo l’ambasciata russa in Italia la stampa libera è quella russa. È la stampa direttamente controllata da una dittatura, dittatura che l’ultima volta che ha invaso l’Ucraina ha fatto cambiare il soggetto a Siria nei giornali e l’opinione pubblica lo ha accettato, in un processo terribilmente simile a quello del Ministero della Verità di Orwell. È la stessa stampa che ha aggiustato il tiro, da un giorno all’altro, riguardo l’invasione in Ucraina, prima sostenendo fosse impossibile e poi E t C e t e r a M a jo r a n a

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che fosse inevitabile. Stampa che negli anni ha creato un numero di fake news incredibile, inimmaginabile, manipolando in modo estremamente decisivo le elezioni americane del 2016. Stampa razzista, omofoba, misogina, che basa la propria narrazione sull’odio verso minoranze, stranieri, categorie di persone a rischio. Al contrario, sempre secondo la narrazione russa, tutte le agenzie di stampa occidentali libere, indipendenti, autofinanziate, provenienti da decine di stati, culture e società diversi, sarebbero collegate da un filo invisibile che le schiera tutte contro l’unica paladina della verità & giustizia, la grande madrepatria Russia. Anche quelle che si sono schierate dalla parte degli aggressori in un patetico tentativo di essere al centro dell’attenzione, come il Fatto Quotidiano o le trasmissioni da due soldi su Rete4 o La7. Ma, ancora una volta, cosa saranno mai gli stupri a danni di bambini, infanti, che hanno portato alla morte umani che non avevano più di 12 mesi, quando invece l’Italia cattivona ci ha limitato l’accesso a “giornali” come Russiatoday?

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P O S TA D E L C U O R E

G IU G N O C A N T A T O R E C R IS T O F A R O C R IS T IA N O , 4 F ; S O F IA Z E N N A T O , 3 c c

INTRODUZIONE Salve a tutti majorani, siamo finalmente giunti alla conclusione dell’incubo scolastico, (a meno che siate di quinta), e quale modo migliore di terminarlo se non con un articolo sui vostri problemi esistenziali e sull’amore? “Ho paura di rimanere indietro rispetto ai miei coetanei: quasi tutti i miei amici o amiche hanno già avuto le loro prime esperienze sessuali o le prime relazioni, mentre io no. Questa cosa mi fa sentire inadeguato, perché non posso fare a meno di confrontarmi con la gente che mi sta intorno sotto questi aspetti.” [RAGAZZA] Personalmente credo che la convinzione, spesso diffusa tra i giovani, di E t C e t e r a M a jo r a n a

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sentirsi “superiori” se si hanno già avuto esperienze di questo genere non ha alcun senso: sarebbe meglio lasciare questi ideali ai classici e ripetitivi film ambientati nei college americani. È un’esperienza che sicuramente proverai nella tua vita e la prima volta in cui lo farai non ha alcuna data di scadenza. So che è più facile a dirsi, ma spero davvero che capirai col tempo come non sia assolutamente una cosa per la quale sentirsi inadeguati o inferiori e, se i tuoi amici ti fanno sentire in questo modo, non sono da considerare veri amici. Credo inoltre che tu, come molti altri, abbia la sensazione di “rimanere indietro” anche perché, spesso, noi ragazzi, considerandoci già adulti, spesso bruciamo le tappe, dando per scontate delle esperienze che è normalissimo sia aver fatto che non aver fatto. Cerca dunque di cambiare il tuo mindset, questo puoi farG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


P O S TA D E L C U O R E lo solo tu; in ogni caso sono certa che col tempo troverai le risposte a ciascuna delle tue attuali preoccupazioni e ti accorgerai di quanto sia inutile e soffocante angosciarsi per qualcosa che sicuramente in futuro vivrai con serenità e piacere. [RAGAZZO] Il fatto che i tuoi amici o amiche abbiano avuto questo genere di esperienze prima di te non implica che tu ti trovi in una situazione di inferiorità o che tu sia indietro rispetto a loro. Non esiste un’età precisa in cui si debba necessariamente aver fatto o no qualcosa. Questo sentimento di inadeguatezza può solo generare in te frustrazione, mettendoti fretta e non permettendoti di vivere questo genere di esperienze con serenità, o con la persona giusta. Il mio consiglio personale è, appunto, quello di attendere la persona giusta al momento giusto per vivere esperienze che non riguardano solamente la tua sfera sessuale: una persona, insomma, con la quale ti senti a tuo agio proprio per come sei. Ti assicuro che l’attesa ne varrà la pena.

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[RAGAZZO] “Se ho un’amicizia che continua a flirtare con il mio partner, come dovrei gestirla?” Prima questione da risolvere: sei sicur* che questa persona sia realmente tu* amic*? Risposta secca: no. Come puoi credere che un* tu* amic* possa essere considerat* tale se continua a flirtare con il tuo partner? Credo che non esista comportamento più sbagliato che una persona che consideriamo cara possa assumere, ma bisogna ricordare che il soldato non fa la guerra da solo. Il tuo partner come ha reagito a questi tentativi di flirt? Se ne è discostato o ne ha fatto parte? Direi che è un contesto abbastanza complicato e ovviamente non esiste un unico modo in cui il tutto può essere gestito, ma desidero proporti una soluzione personale. Se questo flirt è reale e non è frutto di un incubo o della follia, dovresti immediatamente confrontare entrambi gli interessati ( l’”amic*” e il “partner”) sulle varie questioni: il contesto necessita di una reazione forte che permetta di chiarire i limiti e delle norme di comportamento (che sarebbero dovute essere già dettate dal buon senso in precedenza). G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


P O S TA D E L C U O R E CONCLUSIONE Essendo l’ultimo articolo dell’anno scolastico, vorremmo occupare alcune righe per ringraziare coloro che hanno partecipato al progetto con domande e pensieri riguardanti il tema, e per ringraziare coloro che ci hanno permesso di scrivere e avviare un processo di riflessione personale tramite l’immedesimazione. Noi due, Cristofaro e Sofia, speriamo di esservi stati d’aiuto, di avervi magari strappato un sorriso e soprattutto di aver innescato in voi una riflessione.

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C U LT U R A I N C A N T A (U )T O R I

L IE T O F IN E P IE T R O C A T T A N E O , 3 b b

Ultimo mese, ultimo numero, ultimo articolo. Anche quest’anno ci apprestiamo ad accomiatarci dalle sudate aule del Majo, a scattare le foto di classe, all’organizzare pizzate e a pregare per il buon esito degli inevitabili scrutini. Anche quest’anno torna, onnipresente, quel pervasivo senso di fine che giugno accompagna, e che d’un tratto ci assale, come aspettasse soltanto di poterci prendere alle spalle. Arriva di colpo, insieme al sollievo dell’ultima interrogazione superata, all’affanno dell’ultimo allenamento, al sospiro tirato dopo l’ultimo applauso di un saggio. Si appiccica alla gola, alle spalle. E insieme arriva la sorpresa di quando volti pagina e t’imbatti in quell’ultimo punto fermo, dopo il quale trovi E t C e t e r a M a jo r a n a

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solo il bianco della carta immacolata. Inaspettata, la fine ci raggiunge come sempre, portando con sé la nostalgia di ciò che si è dato per scontato e l’incertezza di ciò che potrà cambiare. Ed è sempre così: i titoli di coda spiazzano. Si rimane in sala, finché le luci non si riaccendono, recidivi e fuggevoli nei confronti della fine. Facciamo fatica a farci i conti, a metabolizzarla, qualsiasi forma e qualsiasi mutamento comporti. Speriamo sempre in un epilogo. Da questo affascinante ed immortale rapporto che ci troviamo ad avere con la fine si è lasciato ispirare Carlo Corallo, giovanissimo rapper e cantautore siciliano, nello scrivere “Quando le Canzoni Finiscono”, concept album di Marzo 2022 che esplora proprio questa G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A tematica. Carlo Corallo è un esponente emergente nella scena rap underground italiana: ricco di amore per la musica e la lingua italiana, per le polisemie, gli incastri e le allitterazioni, si è fatto strada con l’intento di avvicinare il proprio genere a quello del cantautorato italiano, emancipandosi dalle necessità di un target commerciale spesso giovanissimo e disimpegnato. Dopo aver esordito con l’EP “Dei Comuni” (2018) e l’album “Can’tAutorato” (2019), il giovane artista è riemerso nel post-pandemia con un nuovo progetto, in cui dimostra un’innegabile maturazione di tematiche e stile, nonché un’importante scelta stilistica nella selezione dell’accompagnamento musicale: quest’ultimo, sebbene ancora d’importanza marginale, afferma un nuovo carattere, assumendo tonalità esplicitamente jazz, lontane dalle aspettative e per questo sorprendenti. Tale progetto è il nostro “Quando le Canzoni Finiscono”. Il nuovo album abbraccia in toto la tematica di una fine che sconvolge la quotidianità, declinandola in ogni sua forma ed ogni suo principio, descrivendola e denunciandola senza mai cercare di darle un senso troppo definito o E t C e t e r a M a jo r a n a

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riassuntivo, dacché teorizzare la fine la renderebbe solo un altro principio. Attraverso perifrasi, metafore e storytelling, vediamo inscenati amori, vite, amicizie, estati e canzoni al proprio termine; questo può giungere con ripetitività o teatralità, dopo un lungo logoramento, un eccesso o una mancanza, e può lasciare un vuoto da riempire o da svuotare. Tanti sono i temi incuneati a intarsi nei brani del concept album, variando dall’autobiografia alla vita di Antonio Ligabue, dalla critica sociale alla riflessione astratta. Molte sono le riflessioni interessanti che ci sono suggerite ed ispirate dal valore della fine all’interno del nostro quotidiano vissuto: vale la pena di condividerne alcune. Il fine giustifica i mezzi, la fine li condiziona Talvolta, la fine può rappresentare un traguardo, una direzione prestabilita e decisa a priori. Altre volte, possiamo esserne consapevoli e non sapere come distaccarcene, vedendola avvicinarsi inevitabile. È questo il caso della coppia che Barocco ci racconta: un amore estivo, tra G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A una villeggiante ed una guida turistica. Un amore dal sapore di mare e di strade pavimentate, su cui però incombe un’ombra: una data di scadenza, il termine delll’estate - settembre. Loro non se ne crucciano troppo, sanno come il loro amore sia temporaneo, sanno quanto la loro storia sia effimera: potrebbe terminare ed esser come mai esistita. Gli amori estivi fanno il loro corso Da definire onesto più che senza sforzo Fortunatamente, la storia ha un lieto fine: un aereo che parte per un viaggio di ritorno, e un passeggero in meno del previsto, che dice: “Sono giù: ora vuol dire che sono felice” Ok, e allora? Allora questa è una situazione paradigmatica di mille altre. Una storia di una fine che decide già tutto in partenza, quando se ne conoscono i termini. Berrò il latte oggi anziché domani, pur non volendo, per evitare che scada. Recupererò i voti bassi a maggio, prima che finisca la scuola. Ma mi trovi rimandato a settembre. Cercherò di vivere al massimo, conscio di non essere immortale. Una data fine ci condizionerà senza via di scampo. E t C e t e r a M a jo r a n a

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La fine riscrive l’inizio Antonio Ligabue visse una vita di solitudine e meriti irriconosciuti. Soffrì a lungo di disagi psicofisici, e patì molto la mancanza di un amore che lo supportasse e lo sorreggesse. Solo alla fine, in poco tempo, trovò fama ed un indefinito amore a risollevarlo. Morì infatti subito dopo, a pochi anni da questi eventi. Grazie a questa ironica e tragicomica fine è in parte valso all’affascinante pittore il merito di trovare la propria storia raccontata in Storia di Antonio (feat. Murubutu). È una storia di paesaggi bucolici, incomprensione e solitudine, che al centro vede un uomo che, imperscrutabile nel proprio interno, coglie il pieno significato del proprio intorno, traducendolo in colore. Una storia che, però, termina sulle tristi note di un: E il bisogno d’amore che ne segnava la storia Gli galleggiava piano negli occhi anche quando si spense per sempre Sono queste parole a rivoltare il senso di quelle che le hanno precedute: la fine infatti ha molto spesso una funzione del tutto retroattiva. Una fine non è solo l’ultimo accadimento puntuale al termine di una sequenza: è ciò che G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A dà sfumatura e valore a una storia. L’ultimo capitolo di un romanzo, l’ultima scena di una pellicola, le ultime parole di una vita, sono ciò che in una narrazione possono spiegarne e/o rivoluzionarne il senso. Ne consegue che per questo motivo saremo restii ad abbandonare una lettura, un’esperienza, una serata a metà: chissà mai che non termini tutto per il meglio, cancellando qualsiasi eventuale brutta esperienza precedente. Una data fine è capace di reinventarci. Fine e inizio combaciano e si susseguono Quante volte ci siamo sentiti dire che ogni fine è un nuovo inizio? Quante volte ci siamo accorti come ogni inizio sia necessariamente una nuova fine? È questo uno dei messaggi contenuti tra i sottotesti di Amore, Violenza, Amore, dove si racconta dello scontro come una delle possibili formule per mantenere una relazione amorosa. Si tratta di un brano ricco di metafore militari e di giochi di parole, come ad esempio: Quando ad agosto il caldo torrido è sulla costiera ionica Il fuoco fa scoprire l’uomo come una vendetta storica E t C e t e r a M a jo r a n a

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Ma, freddure a parte, incredibilmente affascinante è il modo in cui questo e altri testi dell’album dimostrino perfettamente la ripetitività di scontri e passione nelle relazioni, lasciando intravedere un’“anaciclosi del sentimento” in cui ogni volta la fine di questo corrisponde all’inizio di avvenimenti che ne comporteranno la rinascita. Forse è la ciclicità di inizio e fine a insegnarci di più in questo album: ogni capitolo altro non è che una tappa, una parte di un percorso più grande e di un ampio respiro. Prenderne atto è una capacità fondamentale: non necessariamente soltanto per potersi “rialzare dopo una caduta”, ma anche per poter avere un più lucido sguardo su noi stessi. Una data fine è anche un dato inizio, e sarà seguita da molte altre fini, ma anche da molti altri inizi. Ed è così che concludiamo questo anno scolastico: dopo aver sognato che finisse, mentre già ne abbiamo nostalgia, prima di accorgerci che ne seguirà un altro. Vi auguro, a malincuore, una buona estate, carico di nostalgia ma anche di euforia, sperando in un settembre normale e senza più gel igienizzante. A presto gente ;) G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A

H U M O R IS M A N D IT S E F F E C T O N A C A D E M IC PERFO RM ANCE L IV E R U S Z O C C O , 4 H

Unfortunately for all jokesters, tricksters, kidders and quipsters, laughs and jokes aren’t going to help your grades, at least not directly. What will instead is learning to correctly balance the four humors described in humoral theory by giants in medicine such as Hippocrates, Galen, Avicenna, Averroes and Paracelsus just to name a few. The humoral theory, also known as Humorism, is a system of medicine that starting from the 1850s, with the advent of the ludicrous germ theory, has stayed woefully underappreciated and ignored. Its main belief is that dyscrasia, or the imbalance of humors, is the origin of all diseases; health instead is a direct result of eucrasia, the correct balance of humors. The other potenE t C e t e r a M a jo r a n a

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tial cause of disease according to Humorism is the so-called “corruption” of humors, potentially caused by many factors, among which dietary changes, environmental circumstances and the

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C U LT U R A inhalation or absorption of harmful vapors. Furthermore, the qualities of the humors influenced the nature of the diseased caused by them. For example, an excess of phlegmatic (phlegm) causes cold diseases and an excess of choleric (yellow bile) causes hot diseases. The humors are also associated to dryness and temperature: the saunguine (blood) is hot and wet, the choleric is hot and dry, the melancholic (black bile) is cold and dry and the phlegmatic is cold and wet, and are also associated to temperaments, which are psychological dispositions. In fact, each person has a unique correct humoral composition that influences their prevalent temperament: according to the anonymous author of ‘On the Constitution of the Universe and of Man’: “The people who have red blood are friendly. They joke and laugh about their bodies, and they are rose tinted, slightly red, and have pretty skin. The people who have yellow bile are bitter, short tempered, and daring. They appear greenish and have yellow skin. The people who are composed of black bile are lazy, fearful, and sickly. They have black hair and black eyes. Those who have phlegm are low spirited, forgetful, and have white hair.” E t C e t e r a M a jo r a n a

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The humors are also associated to the seasons which share the same nature: blood predominates in the spring, yellow bile in the summer, black bile in the fall and phlegm in the winter. Because of this it it recommended to alter one’s habits and regimen according to the season to prevent dyscrasia. The humors are produced in the form of chymous, a mixture of the four humors, in the liver during the hepatic digestion. The first piece of advice to enhance one’s academic performance is to practice proper nutrition: an abnormal chylous, the precursor to chymous, cannot be converted by the liver to a normal chymous, leading to dyscrasia. However, the humors naturally wane and wax, due to a slew of factors, ranging from nutrition to temperature to physical exertion. This small imbalance produces behavioral patterns, and is not a cause of severe disease. This would theoretically allow one to select, to a point, their mental state by changing their regimen to slightly alter the balance. Additionally, the negative qualities previously presented in the quote are only in case of a severe imbalance, and in case of a slighter imbalance the qualities caused by each specific humor aren’t yet corrupted and exaggerG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A ated, but are still their pure qualities: as Galen stated: “Sharpness and intelligence are caused by yellow bile in the soul, perseverance and consistency by the melancholic humor, and simplicity and naivety by blood. But the nature of phlegm has no effect on the character of the soul”. According to his expert and accurate appraisal, the two most important characteristics for academic performance are caused by yellow bile, and by increasing its concentration by a little before tests, exams or oral presentations one can get a better grade. To do so, one might simply consume hot foods that do not have a lot of blood in them, as this increases blood concentration, or heat one’s body up without sweating, as this produces phlegm. Increased phlegm production is to be avoided as it is opposite to yellow bile in both temperature and moisture, and as such it counteracts it perfectly. Blood is to be avoided as it causes simplicity and naivety, both qualities to avoid during a test. To prepare one’s self for a test instead, a very moderate imbalance in black bile might be employed succesfully to increase one’s perseverance and consistency, which would allow for study sessions that are more numerous, E t C e t e r a M a jo r a n a

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longer and better than achievable at perfect eucrasia. However, while yellow bile has relatively tame negative effects at low concentrations, black bile causes cancer and depression even at low concentrations, as long as it is highly concentrated in specific locations. For this reason if one employs black bile imbalances to study they must closely monitor their mental and overall health. Nevertheless, since black bile is cold and dry, one might consume cold and dry foods, or stay in a cold place to produce more of it. And there you’ve got it, if you follow these tips you’ll definitely improve your academic performance, or get cancer, depression, yellow and dry skin, short temper, bitterness and other nice conditions.

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C U LT U R A

P R O C R A S T IN A Z IO N E L E T IZ IA Z A B A D N E H , 3 b b

Scusate ma non ho fatto in tempo.

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C U LT U R A

F IN A L LY, E N T H U S IA S M V E R O N IC A G U A R IS C O , 2 D

From 10.05 of the 8th June onward (maybe even sooner for the luckiest people), the enthusiasm caused by the beginning of summer holidays will surmount every student’s other emotions: stress, tiredness, anxiety, boredom will (hopefully) remain as a distant memory until next September. So far, so good. But would you be able to define this word, and have you ever wondered what “enthusiasm” means exactly? To prevent your brain from overheating, now that we can (partially) avoid it, I’ve carried out some research, or rather, I typed the 10 letters and then copied and pasted the etymology up here. Indeed, the noun comes from the Greek word enthousiasmos, from ἐν (en, “in”), θεός (theós, “god”) and οὐσία (ousía, “essence”), meaning “inspired by [a] god’s essence”. It may come as a surprise to many peoE t C e t e r a M a jo r a n a

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ple, when they first look up the word enthusiasm, to see that its original meaning has to do with passion for religion, rather than passionate or eager interest in general. A brief explanation of the word’s origins should clear this up, considering that enthusiasm entered the English language around the beginning of the 17th century. Applied by the Greeks to manifestations of divine possession, by Apollo (as in the case of the Pythia), or by Dionysus (as in the case of the Bacchantes and Maenads), the term enthusiasm was also used in a transferred or figurative sense. Socrates, for instance, affirmed that poetic inspiration is a form of enthusiasm. From this originated a 4th Century Syrian sect that was known as the Enthusiasts. They believed that “by perpetual prayer, ascetic practices and contemplation, man could become inspired by the Holy G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


C U LT U R A Spirit, in spite of the ruling evil spirit, which the fall had given to him”. During the years that immediately followed the Glorious Revolution, “enthusiasm” was a British pejorative term for advocacy of any political or religious cause in public, i. e. (id est = that is) fanaticism. Such “enthusiasm” was seen in the time around 1700 as the cause of the previous century’s English Civil War and its attendant atrocities, and thus it was an absolute social sin to remind others of the war by engaging in enthusiasm. The Royal Society laws stipulated that any person discussing religion or politics at a Society meeting was to be summarily ejected for being an “enthusiast.” During the 18th century, popular Methodists such as John Wesley or George Whitefield were accused of blind enthusiasm, a charge against which they defended themselves by distinguishing fanaticism from “religion of the heart.” In short, it was originally used in a derogatory sense to describe excessive religious zeal, but today both the religious and derogatory connotations are gone from enthusiasm: only the zeal has survived. In modern usage, enthusiasm refers to intense enjoyment, interest, or approval expressed by a person, often reE t C e t e r a M a jo r a n a

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lated to playfulness, inventiveness, optimism and high energy. Giving the above, that of enthusiasm is not a mindset that is reduced to mere participatory excitement. It’s something much deeper, powerful and massive, the awakening of a force that dominates us through which there is no goal that is not at hand, no obstacle that cannot be broken through, no collectivity that cannot be overwhelmed and involved. It is the active, centered and smiling mood of the mind that opens to the endless fullness of dreams. All this is to greet you: have a great summer my dear readers, I can’t wish you anything better than days full of enthusiasm!

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O G G I, N E L L A S T O R IA

IL 7 G IU G N O L U C A P A R R A V IC IN I, 4 D

1099

Prima crociata, inizia l’assedio di Gerusalemme

1494

Spagna e Portogallo firmano il Trattato di Tordesillas

1654

Gli Stati Uniti e il Regno Unito concordano per la soppressione della tratta degli schiavi

1862

Luigi XIV diventa Re di Francia

1926

La Città del Vaticano diventa uno Stato sovrano

1929

Antoni Gaudì viene investito da un tram

2006

L’esercito USA uccide, con un raid aereo, il leader di Al Qaida

E t C e t e r a M a jo r a n a

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A N IM A L E D E L M E S E

IL L A M A N T IN O A N G E L IC A P E L L E G R IN O , 1 A

L’animale che concluderà il nostro anno scolastico è il lamantino: non c’è essere migliore di questa patata acquatica per iniziare al meglio le vacanze. Inizialmente avevo intenzione di inserire questo animale nella rubrica solamente per il fascino che lo contraddice, anche se ripensandoci il lamantino è una creatura molto partiE t C e t e r a M a jo r a n a

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colare, direi quasi unica. Se desiderate osservare questo animale nel suo habitat naturale, vi basta prenotare un biglietto aereo verso le aeree paludose dell’Africa. Arrivati a destinazione lo troverete a pascolare felicemente, proprio come le adorabili pecorelle del parco delle Cornelle, che ti giudicano masticando quella G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


A N IM A L E D E L M E S E paglia che tu hai tanto faticato a recuperare. Oltre il bazzicare per i bassi fondali marini, la vacca di mare adora il caldo. Numerosi esemplari sono stati avvistati in prossimità di centrali elettriche che, con la propria attività, riscaldano l’acqua. È stato inoltre scoperto che il lamantino possiede un antenato in comune con l’elefante, caratteristica per la quale penso sia bastato osservare i suoi sinuosi movimenti paragonabili a quelli di un autobus che cerca di fare manovra. Di sicuro non va giudicato per il suo peso forma di solamente 450 kg: dagli antichi queste creature sono state più volte scambiate per sirene! Sì, proprio per quelle attraenti donne del mare, la rovina dei più grandi marinai. Possiamo dire che una delle più ardue prove affrontate da Odisseo sia stata contro dei delfini sovrappeso. Insomma, se amate al contempo la mitologia e i polpettoni della bon-roll, il lamantino è il vostro animale da compagnia ideale: necessiterete solamente di una vaschetta da 50 m² e una stufetta sottomarina per la vostra fedele montagna di felicità.

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LO SAPEVI CHE: i lamantini adulti non posseggono né incisivi né canini, ma solo una fila di denti che cresce per tutta la loro vita LO SAPEVI CHE: Nonostante non abbia alcun predatore naturale, il lamantino è ha rischio di estinzione a cause dell’espansione ittica umana LO SAPEVI CHE: Un lamantino adulto magia in media 50kg di piante di mangrovia al giorno

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N A R R A T IV A

NEO N M A R R A C A S H f t. E L IS A M E L IS S A C O L O M B O , 3 I

Mi svegliai di soprassalto, con il respiro irregolare mentre cercavo disperatamente l’interruttore. Finalmente la luce invase la mia enorme stanza da letto. Mi alzai dirigendomi verso la finestra a grandi passi. La spalancai e un venticello fresco mi colpì il viso. Facevo respiri profondi mentre guardavo l’alba all’orizzonte; un nuovo giorno stava iniziando, per fortuna. Ecco quello che succedeva tutte le volte che provavo a dormire di notte. Incubi. Terribili incubi che t’invadono la testa e non hanno intenzione di andarsene. Il peggiore dei casi era quando, durante le notti più buie e senza stelle, sentivo delle urla strazianti. Potevo svegliarmi, potevo respirare, uscire, correre, camminare, stare in silenzio, urlare, tapparmi le E t C e t e r a M a jo r a n a

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orecchie. Le grida rimanevano lì. Solo una cosa fa calmare questo strazio: l’arte. Presi un’ultima boccata di aria fresca e andai in cucina per la colazione. Dopo gli incubi la mia fame diminuiva sempre in modo notevole, quindi presi solo una mela e due biscotti con gocce di cioccolato. La colazione è il pasto più importante della giornata? Lo sapevo benissimo. Ma in quel momento stavo ascoltando ciò che mi diceva il cuore, rispetto a ciò che avrebbe voluto la testa. Salì le scale e andai nel mio posto sicuro: la mansarda. Era lì che le mie creazioni prendevano vita. Ed era grazie a loro se potevo permettermi di vivere da sola. Presi i miei ultimi due dipinti e scesi a cambiarmi. Avevo apG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A puntamento con Poke alle 9 ed erano le 8.45 per cui uscì di casa, incamminandomi verso il luogo dell’incontro. I miei dipinti andavano a ruba, tuttavia non ho mai voluto rivelare di essere l’artista che dava vita a quelle macchie d’inchiostro colorato. Ma i soldi mi servivano per essere indipendente, così avevo trovato un ottimo negoziatore: Poke. All’università eravamo compagni di corso, avevo sempre saputo che avrebbe finito per fare il venditore di quadri. Ce l’aveva nel sangue. «Allora Isabella? Che mi hai portato di bello oggi?» Alzai gli occhi al cielo, sedendomi sulla sedia di fronte al ragazzo dalla pelle scura che mi sorrideva. «Buongiorno Poke. Sì, io sto bene. Grazie per aver chiesto.» Dissi prendendolo in giro mentre ordinavo una spremuta d’arancia al barista. Poi tirai fuori i due dipinti. Nel primo avevo raffigurato un cane e un gatto che giocavano sull’erba. Erano gli animali del mio vicino di casa e raramente andavano d’accordo. Il secondo rappresentava la fobia degli spazi chiusi. Il grigio era il personaggio principale di questo lavoro. «I due animali sono sicuro che piaceranno a una simpatica anziana che E t C e t e r a M a jo r a n a

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verrà oggi all’asta. Quest’altro invece penso incuriosirà molta gente... Posso darti un anticipo di massimo mille euro, non di più. Il resto si vedrà alla fine dell’asta, ma questo già lo sai.» Annui sorridendo mentre lasciavo che prendesse i dipinti e mi mollasse due mazzette al loro posto. «Allora, dove hai passato la notte oggi? Sei andata in quel club che ti ho consigliato la settimana scorsa?» Abbassai leggermente la testa, mentre bevevo la mia spremuta. «Stanotte ero a casa mia... Ho dormito.» Poke smise di sorridere e provò a incatenare i suoi occhi scuri nei miei. Io evitavo il suo sguardo, tenendo le mie iridi color verde prato fisse sul bicchiere. «Stai scherzando, non l’hai fatto veramente.» Non risposi. Lui si sporse sul tavolo e mi fece alzare gli occhi su di lui mettendomi un dito sotto il mento. «Cazzo Isabella ma sei deficiente? Lo sai cosa succede tutte le volte che dormi di notte. Che ti è saltato in mente?» «So benissimo cosa succede, non serve che me lo ricordi. Di solito dormo di giorno, quando c’è la luce del sole e non il buio, ma ieri non sono riuscita. Il pomeriggio ho finito il dipinto per oggi e la sera sono crollata.» Dissi G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A con voce fredda. Il ragazzo di fronte a me torno a sedersi al suo posto normalmente. «Qual è stato l’incubo di stanotte?» Sospirai, mentre iniziavo ad alzarmi per andare via. «Il solito. Già lo sai. Questo pomeriggio dormirò un po’ così stanotte andrò in quel locale. Come hai detto che si chiama?» Anche Poke iniziò a sistemare la sua roba, tirando fuori il portafogli. «Neon. Nella via di fianco alla biblioteca.» Ridacchiai. «Chi chiama un locale notturno “Neon”?» Lui mi abbracciò. «Lo scoprirai. Io ora vado, ci vediamo tra due giorni per il resto dei soldi.» Lo salutai con un cenno del capo e mi diressi verso casa. *** Capì il significato delle parole di Poke solo quando mi trovai davanti all’insegna del locale. C’erano dei tubicini al neon che componevano la scritta del luogo. Riuscì a entrare senza problemi, dirigendomi subito al bancone degli alcolici. Passai tutta la serata seduta lì, a sorseggiare un drink mentre il mio sguardo vagava sulla gente che ballava in pista o stava appartata nei privé. Non avevo esattamente un look da discoteca. Non indossavo vestiti E t C e t e r a M a jo r a n a

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provocanti come la maggior parte delle ragazze in quel posto. I miei jeans neri strappati, la maglia larga verde petrolio e la giacca di pelle sembravano estranei al dress code delle normali discoteche. La cosa di positiva di quel posto era che, per fortuna mia, non aveva quel genere di codice d’abbigliamento. Più di un ragazzo si avvicinò per chiedermi di ballare, ma io rifiutai gentilmente tutti. Alle tre di notte, mentre c’era ancora un sacco di gente, me ne andai. Quel posto aveva iniziato a starmi stretto. Prima di incamminarmi verso casa, mi girai un’altra volta a guardare l’insegna del locale. Quei colori ferivano i miei occhi, che si erano abituati alla poca luce dell’interno. Mi venne un’idea. Un’idea geniale. Purtroppo dovetti aspettare il mattino successivo per attuarla. E così fu. Alle 9 uscì da casa, dopo aver passato le precedenti sei ore a dipingere una nuova tela. Avevo deciso di dipingere una farfalla perché non ne disegnavo una da molti anni e sono sempre state i miei soggetti preferiti da colorare. Il verde si era fuso con il blu, per dare forma a un gioco di colori. Mancava il tocco finale, quello a cui avevo pensato la sera prima. Andai nel negoG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A zio dove acquistavo tutto ciò che mi serviva per dipingere e presi quattro secchi di vernice blu, gialla, rossa e verde. Tornata alla mia mansarda, aprì due dei barattoli, legai i miei capelli neri in una coda per evitare che si sporcassero e finii il mio disegno. Altra vernice si aggiunse a quella ormai secca stesa sulla tela. Quel blu era più acceso e quel verde somigliava al parco vicino casa mia. Impiegai tutto il pomeriggio a fare un semplice disegno su un foglio di carta, mentre aspettavo che la mia farfalla si asciugasse. Quando calò la notte, alzai lo sguardo sul mio capolavoro. Normalmente, con l’oscurità di ottobre e le luci spente, avrei visto una macchia informe su uno sfondo chiaro. Ma con il nuovo tocco che avevo dato quel pomeriggio, riuscì a distinguere chiaramente ogni contorno, ogni colore, ogni venatura delle ali. La vernice fluo faceva risplendere la farfalla così come i tubi al neon facevano risaltare il nome del club della sera prima. Ora arrivava la seconda parte dell’idea: portare la tela in camera mia e dormire. Forse quei colori avrebbero dato un po’ di luce alla mia stanza. Forse poE t C e t e r a M a jo r a n a

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tevo addormentarmi con l’immagine della farfalla e non più con il buio. Forse potevo liberarmi dagli incubi che mi tormentavo da anni. Non potevo crederci. Ma funzionò. Quella notte non feci incubi. Ero libera. *** «Che ne pensi di questo disegno? Ho usato una nuova tecnica, vediamo se riesci a riconoscerla.» Intascai i soldi senza neanche contarli e tirai fuori la tela con la farfalla, curiosa di sapere cosa ne pensava Poke. «Mi sembra normale, dello stesso stile dei tuoi soliti dipinti. Anche se è da tanto che non mi porti una farfalla.» Mi riconsegnò il disegno, mentre io ghignavo leggermente. «E se ti facessi vedere questa foto che ho scattato stanotte?» Il ragazzo fissò la foto che avevo immortalato con il cellulare incredulo. «È semplicemente stupendo. E unico. Come te e tutti i tuoi capolavori.» «L’ho messo in camera mia e sono riuscita a dormire, di notte, senza incubi. Quanto pensi che potrebbe valere all’asta un disegno simile?» Poke si risvegliò dal suo stato di trans, ridandomi il cellulare e fissandomi negli occhi. «Se sei riuscita a dormire alG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A lora è un disegno veramente miracoloso. L’anticipo è sempre di mille ma i compratori potrebbero donare un rene per avere una tua nuova creazione con una nuova tecnica.» Annuii soddisfatta, mentre iniziavo a pensare ad un nuovo soggetto per una nuova creazione. E ora sono qui, al cimitero, dove non avrei mai pensato di tornare. La sua tomba è nel secondo padiglione, terza fila. Mentre cammino guardo le lapidi delle altre persone, piene di fiori e frasi dei parenti. La sua la curo solo io, quando me la sento di venire, ovvero mai. Infatti il custode la pulisce ogni tanto. Ed eccola, davanti ai miei occhi. Nella foto sorride, mi ricordo che c’ero io vicino al fotografo a fare facce buffe pur di farlo sorridere. Aveva un po’ paura dei flash della macchina fotografica. Ci sono dei fiori, finti. Probabilmente li ha messi il custode. «Ciao fratellino, come vanno le cose lì su? Ho un po’ di novità, sai sono passati due anni dall’ultima volta che sono venuta qua da te, ma ti penso ogni giorno. Sto dormendo di notte, tutte le notti. Non dormo più al pomeriggio con la luce del sole a farmi compagnia. Ho imparato a E t C e t e r a M a jo r a n a

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vivere con il buio. E mi ha aiutato un’amica, una bellissima farfalla blu e verde. L’ho dipinta io, con un tocco speciale.» Devo prendere una pausa e fare un respiro profondo. «Mi dispiace per quello che ti è successo. Te l’ho detto un sacco di volte e non smetterò mai di scusarmi. Dovevo esserci io al tuo posto. Mamma e papà litigavano tutte le notti, lo sapevamo entrambi. Ecco perché dormivamo con la luce accesa. Avevamo paura. Quella notte buia e senza stelle non dovevi uscire dalla camera. Era mio compito, compito di tua sorella maggiore, prendersi cura di te e andare in cucina a prenderti l’acqua quella notte. Non sapevi che lì avresti trovato la mamma con un coltello in mano e papà svenuto sul pavimento. Non sapevi che avvicinandoti a loro saresti stato ucciso. Quella era la sorte che toccava a papà, era lui il bersaglio della mamma. Ma tu non potevi saperlo. Dovevo uscire io dalla stanza quella notte.» Apro la mia borsa e tiro fuori un disegno. «Ho una sorpresa per te. Ho fatto questo disegno, l’ho fatto il pomeriggio in cui ho dipinto la farfalla. È per te. Ha quel tocco speciale che ti dicevo prima, è dipinta con vernice fluo. G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A Brilla al buio, spero ti possa aiutare a superare la paura del buio come la farfalla ha aiutato me. È una coppa. Come quella che avresti dovuto vincere il giorno dopo quell’incidente. Perché per me, quella gara di karate, l’hai vinta. Ci vediamo presto campione.»

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N A R R A T IV A

IL C L U B IN V E S T IG A T IV O E

IL C A S O D E L L A D AM A RO SSA IL A R IA S O R R E N T IN O , 1 c c

Capitolo 8 Nella tana dell’Orso

Gli occhi di ghiaccio fissavano impassibili i due ragazzi. Le gambe di Jim si rifiutavano di scappare, tutto il suo corpo restava immobile, eccetto per la mano, che stringeva quella di Jane. -Benvenuti, vi stavo aspettandoLa voce arrivò chiara e tagliente alle orecchie di Jane e le diede la forza di reagire: -Dove sono Beth e Tom? Se gli hai fatto del male...-Calma ragazzina, i tuoi amici stanno bene, per quanto si possa stare bene in una cantina umida e legati a una sedia...E t C e t e r a M a jo r a n a

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-Non ti credo! Voglio vederli! -Prego allora, entrateLa donna si spostò lasciando libero il passaggio, e Jane si precipitò all’interno, non badando agli avvertimenti di Jim alle sue spalle. Jim aveva sentito la mano di Jane abbandonare la sua e aveva visto lei precipitarsi all’interno, senza pensarci due volte. Non gli piaceva quella situazione. Troppo facile. Ma non poteva lasciare Jane da sola e così le andò dietro. La bocca della donna si contrasse in un ghigno spaventoso e chiuse la porta mantenendo lo sguardo fisso sui due ragazzi. G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A -Forza sedetevi intorno al tavolo. Altrimenti finirà male per vostri amiciJane e Jim si sedettero sulle sedie e la donna gli legò le mani, poi la videro scendere delle scale. Restarono da soli in quel salotto dismesso. Tutto parlava di un incendio: tende strappate e annerite, assi nere traballanti e cenere lungo le pareti. Solo il tavolo e le sedie dove erano seduti, erano nuovi. Erano color verde acquamarina ed erano l’unica traccia di colore in quella distesa di grigio. La donna risalì portando con sé altre due figure: Tom e Beth. A Jane scoppiò il cuore. Tutta la tensione di quelle ultime ore era sparita: stavano bene. Ora però restavano due problemi: come uscire di lì? Cosa voleva quella donna da loro? Domande che presto avrebbero avuto una risposta. La madre di Beth era preoccupata per sua figlia. Non la vedeva ormai da troppo tempo e aveva parlato anche con i genitori dei suoi amici: tutti i ragazzi erano spariti. E ora tutti i loro genitori, l’ex club investigativo, era riunito nel suo salotto. Questa situazione fece venire a Susanna nostalgia di quei momenti passati con i suoi amici prima di quell’incendio che E t C e t e r a M a jo r a n a

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aveva cambiato le loro vite. Da allora non si erano più parlati se non per lo stretto necessario, e ora si trovavano tutti lì. Ma non doveva distrarsi, era essenziale ritrovare i ragazzi. Erano tutti seduti attorno a quel tavolo verde, tutti legati saldamente alle sedie, senza alcuna possibilità di fuga. Un silenzio tombale regnava nella stanza, quando fu rotto dal suono del bollitore del tè. La donna se ne versò una tazza e fissò i ragazzi. -Assomigliate proprio ai vostri genitoriJane pensò che quella doveva essere proprio pazza: ora era troppo dovevano fare qualcosa. Stava proprio per decidere cosa fare, quando Beth si rivolse alla donna che stava sorseggiando tranquillamente la sua tazza di tè. -Che ne sai tu? -Io so molte cose ragazzina, e conosco molto bene i vostri genitori. Vi hanno mai raccontato dell’incendio? -E questo che c’entra? -Stupida ragazzina, hanno bruciato proprio questo edificio! Beth stava per ribattere, ma non ce ne fu bisogno, accanto a lei parlò Tom che cercò di mantenere la voce più G iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A calma possibile: -L’edificio era abbandonatoLa donna scoppiò in una risata raccapricciante: -È questo che vi hanno raccontato? Solo bugie! Bugie, bugie e ancora bugie! - Batté il pugno sul tavolo e la tazza traboccò. -Questo edificio era la casa dove mio nonno veniva per cacciare. La chiamavano la Tana dell’Orso. Quella notte lui era qui dentro insieme a mio fratello. Morirono nel sonno, senza possibilità di salvarsi. Tutto per colpa dei vostri genitori! Tutto per colpa vostra! A quel punto Jane non ce la fece più: -Noi non c’entriamo niente! Non siamo stati noi a bruciare questo posto! -Sta zitta! Zitta ho detto! Jane si ritrovò con una pistola puntata sulla fronte e il cuore che le batteva all’impazzata. Jim guardò la pistola a un passo dalla fronte della sua amica. -Sei stata tu a uccidere mio padre... Perché? -Perché è stato lui che ha effettivamente appiccato l’incendio, poi i suoi amici lo hanno semplicemente coperto. Ha avuto quello che si meritava e ora potrai raggiungerlo, tutti voi E t C e t e r a M a jo r a n a

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potreteE così, pensò Beth, era finita. Sarebbero finite così le loro vite, le loro avventure... con un unico colpo. Guardò il dito della donna sul grilletto, i suoi occhi gelidi che fissavano Jane e le lacrime rigare il volto della ragazza. Chiuse gli occhi. Preferiva non guardare. Il buio l’avvolse, si preparò al peggio, le passarono per la mente tutti i bei momenti vissuti fino ad ora. Poi un’esplosione e tutto sparì. Jane era... Non osava guardare. Poi un urlo le perforò i timpani. Era la voce di Jane! Aprì gli occhi. Sul pavimento incenerito giaceva il corpo inerte della donna, con la pistola in mano. Si era sparata. Normalmente Beth si sarebbe chiesta perché, ma era troppo occupata a capire come andarsene di lì. Fortunatamente la tazza di tè era caduta rompendosi in tanti frammenti. Con i piedi riuscì a prenderne un pezzo e a passarlo a Jim che cominciò a tagliare le corde. Nel giro di qualche minuto furono tutti liberi. Corsero verso la porta e la spalancarono. L’aria gli sembrava come nuova vita che si insinuava dentro di loro. Erano liberi. Era tutto finito. Poi sentirono dei rumori di ruote sull’asfalG iu g n o 2 0 2 2 - N ° 1 0


N A R R A T IV A to e una macchina si fermò davanti a loro. Beth vide sua madre e cose ad abbracciarla. Le lacrime rigavano le guance di entrambe. Lei era vagamente consapevole di tutto quello che la circondava. C’era solo lei nelle braccia di sua madre. Il giorno dopo Beth e Tom erano seduti su una panchina. Lei era appoggiata alla spalla di lui e guardava i giochi di luce che il sole creava sulla superfice del lago. -E così è tutto finito. Sembra così strano stare seduti qui, senza nessuno che cerca di ucciderci. -Già, è tutto così assurdo-Potresti scriverci un raccontoBeth lo guardò con uno sguardo interrogativo. -Beh, insomma, è una storia così assurda che nessuno ti crederebbe e la prenderebbero tutti come una storia inventata. Il racconto perfetto, no? Si guardarono negli occhi e immediatamente si ritrovarono a ridere entrambi. Osservò i raggi del tramonto sull’acqua e i monti in lontananza. Già era una storia veramente assurda.

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P O E S IA

A E S T A T IS C E N T O A L E X A N D R I G E N T I S B A L O X I A E (A L E S S A N D R O B A L O S S I ), 4 A

Un “centone” dal latino “cento” (un vestito realizzato da molti pezzi di stoffa cuciti assieme) è un componimento poetico costruito attraverso un collage di versi di autori famosi e rinomati. Dopo aver accantonato la folle idea (la metrica è un incubo!) di comporre una poesia in metrica dedicata all’estate, mi sono cimentato nella composizione di un centone, selezionando versi dalle opere del buon Virgilio (Bucoliche, Georgiche, Eneide). Il mio intento è quello di elogiare e descrivere miticamente il mutamento della Natura durante la stagione estiva, attraverso i versi del famoso autore latino. Invito a leggere il brano prima in lingua originale, per coglierne l’armonia e la musicalità, cui merito va in parte alla lingua latina, in parte allo stile virgiliano.

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P O E S IA Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna; molli paulatim flavescet campus arista, incultisque rubens pendebit sentibus uva, et durae quercus sudabunt roscida mella. Nunc etiam pecudes umbras et frigora captant, nunc viridis etiam occultant spineta lacertos. Iamque novom terrae stupeant lucescere solem, altius atque cadant summotis nubibus imbres, incipiant silvae cum primum surgere cumque rara per ignotos errent animalia montis. Muscosi fontes et somno mollior herba et quae vos rara viridis tegit arbutus umbra, solstitium pecori defendite; iam venit aestas torrida, iam lento turgent in palmite gemmae. Stant et iuniperi et castaneae hirsutae, strata iacent passim sua quaeque sub arbore poma, omnia nunc rident; at si formosus Alexis montibus his abeat, videas et flumina sicca. Aret ager, vitio moriens sitit aëris herba, Liber pampineas invidit collibus umbras; Phyllidis adventu nostrae nemus omne virebit, Iuppiter et laeto descendet plurimus imbri. Urit enim lini campum seges, urit avenae, urunt Lethaeo perfusa papavera somno. Illa seges demum votis respondet avari agricolae, bis quae solem, bis frigora sensit; illius immensae ruperunt horrea messes.

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P O E S IA Traduzione La Vergine ormai torna, i regni di Saturno tornano; a poco a poco i campi imbiondiranno per le spighe flessuose e l’uva rosseggiante penderà da cespugli di spine e le querce dure emetteranno miele come rugiada. Ora anche le pecore prendono le ombre e il fresco, ora anche gli spineti nascondono le verdi lucertole. Ed ecco la terra stupita del sole recente che brilla, cadere da nubi sospinte sempre più in alto la pioggia subito gli alberi incominciare a elevarsi, radi animali vagare per ignote montagne. Muscose fontane e del sonno più molli, o erbe, e ombra del verde corbezzolo che rada vi copre, riparate dalla canicola il gregge. Già viene l’estate torrida, già gonfia sul tralcio flessuoso le gemme. Svettano i ginepri e i castani ispidi, abbandonati giacciono qua e là sono ogni albero i suoi frutti, tutto ora sorride. Ma se il bell’Alessi da questi monti fosse assente, vedresti anche i torrenti senz’acqua. Inaridisce il campo, muore di sete l’erba per l’aria ammorbata, Libero ha rifiutato ai colli l’ombra dei pampini; ma all’arrivo della mia Filli tutta la selva verdeggerà, e Giove scenderà abbondante con pioggia feconda. Dissecca il campo la coltivazione del lino, lo dissecca l’avena, lo disseccano, pervasi di sonno leteo, i papaveri. Alla speranza ardente dell’agricoltore risponde solo quel campo che due volte sente il sole, due volte sente il freddo: il suo raccolto gli sfonderà, smisurato, i granai.

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P O E S IA

G E L O S IA A N O N IM I

La gelosia rode il cuore E balla sulla tomba della fiducia È la nuvola che oscura la luna. *** Quando la abbracci, Anche se non te ne accorgi, mi riduci a stracci, distruggi quello che forgi; sento dentro un tonfo, per te è un trionfo? Sono tua anche senza tutto questo E non hai bisogno di alcun pretesto Pr dimostrarti cose che già sai, perché tutto quello che vuoi, hai.

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P O E S IA Infondo odio me Per il potere che do a te, di giocare a decifrarmi e anche a incasinarmi, di incastrare i miei pensieri in un gomitolo di problemi *** GELOSIA contiene, non a caso, il termine “gelo”: tale sentimento Congela la relazione, rendendola piena di dubbi, fredda e vuota. Il contrario della gelosia è la fiducia. Così come la prima fa appassire la relazione, la seconda la accende e ne alimenta la fiamma. Il geloso diventa presto uno stelo avvizzito in mezzo al gelo che ha procurato, il fiducioso invece continua a fornire ceppi di legna al fuoco. *** La gelosia uccide a volte, però non chiederlo a me: chiedilo a chi ne ha uccise molte. come ci si sente dopo che tutto quello che voleva stringere a sé, E t C e t e r a M a jo r a n a

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P O E S IA l’ha portato via pure a te; chiedilo a chi pensava di trovare un nido e invece ha lasciato a noi solo un suo grido; chiedilo a chi l’aveva capito, eppure non veniva ascoltato, solo udito; chiedilo a chi combatte ogni giorno e non ha più nessuno intorno; infine chiedilo a chi per poco l’ha scampata, e ne è rimasta grata, oltre che per la vita segnata. *** Sto zitta In cuor mio so che son tutte falsità Nonostante ciò sento una morsa al petto Che è un pericolosissimo amore uno schianto irreversibile Non farti portare via La paura costante che qualcuno ti attiri a sé Rimanere frantumata Io fremo Tu tremi E t C e t e r a M a jo r a n a

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P O E S IA Sola e persa Richiamami Nessun altro può essere questo Di’ anche tu che quest’amore è follia Ti avvinghia e ti stritola pure ma che resta Insuperabile Noi per sempre inscindibili Sotto un patto di fedeltà Che ci capiamo così tanto guardandoci nelle iridi Esclusivo Questo amore Ti ho riservato il primo posto e dopo di te nessuno Crescimi cullami custodiscimi Sedami cos’ da non sentire lo Strazio

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P O E S IA Invasione del nostro recinto in vista di un saccheggio di cuore Per quanto lo comprenda Ritorno bambina Coi capricci e le pretese Ma se amarti è speciale Per te posso fare tutto Lasciarti a piede libero Ad esplorare la vita E conoscere quello che vuoi Riscopriti Anche se non sarò con te Ci ritroveremo Non voglio rinchiuderti nella mia gabbia E non conosco più altro che questo dolore Non farti portare via Ho sempre riservato il primo posto

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P O E S IA

C IN Q U E A N N I D A N IE L E R IS O , 5 c c

Cinque anni

Cinque anni

di autobus presi e persi,

di esplorazione

di cadute e successi,

di crescita

di felpe majoranesi e zaini colorati,

di emozione.

di banchi roventi e caloriferi congelati,

Cinque anni

di passeggiate nei bagni,

di me,

di risate coi compagni,

di noi,

di maratone sui libri,

di Majo.

di lezioni in palestra da veri sportivi ,

Cinque anni:

di pianti pre interrogazione,

Un pezzo di cuore.

di pisolini a lezione, di confronto post verifica, di esplosioni nel laboratorio di chimica (no questo per fortuna no), di innamoramenti per i corridoi, di caccia alla merenda come avvoltoi, di battute con gli amici, di gare di velocità in bici... E t C e t e r a M a jo r a n a

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P O E S IA S A G G IO D A D A IS T A S U L L A R IV O L U Z IO N E P A R T E N O P E A D EL 1789 IL D A D A IS T A

Ip ip turi turi

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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig it a le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A PO RED AT TO RE Luca Saracho

RED AT TO RI E C O LLA BO R ATO RI

Samuele Nava, Jacopo Palazzolo, Giovanni Colombo, Lorenzo Bogo, Stefano Rovere, Cristofaro Cristiano, Sofia Zaccagni, Pietro Cattaneo, Liverus Zocco, Letizia Zabadneh, Veronica Guarisco, Luca Parravicini, Angelica Pellegrino, Melissa Colombo, Ilaria Sorrentino, Alexandri gentis baloxiae, Daniele Riso, il dadaista, Viola Oliverio, Estelle Veltri, Emma Smiraglia, Giovanni Chinnici


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X - Giugno 2022 by Redazione di EtCetera - Issuu