EtCetera n° 11 | Giugno 2018
il giornalino degli studenti
L’editoriale del Caporedattore
di Nome Cognome
La difficile arte di mantenere le promesse E’ facile promettere, ma non lo è altrettanto mantenere la parola data. A inizio anno tre dei quattro rappresentanti furono eletti sospinti dalla promessa della MajoApp. Esatto, dov’è la Majoapp? Dopo essere servita ad accaparrarsi un po’ di voti è scomparsa. Col senno di poi dispiace che nessuna delle ragazze che si sono candidate con Everlist sia stata eletta perché in campagna e in assemblea le loro proposte sono state ridicolizzate dalla più popolare MajoApp. Dico questo senza voler nulla togliere alle ottime cose che hanno fatto i rappresentanti, come i numerosi sondaggi proposti agli studenti o il miglioramento della raccolta differenziata, alla serietà e all’impegno con cui hanno portato avanti le tradizionali iniziative studentesche. Fuori dalle mura del Majo invece, dopo una lunga fase di stallo si è insediato il Governo “giallo-verde”, chissà se le promesse tanto popolari quanto improbabili della campagna elettorale verranno mantenute. L’anno scolastico finisce qui e anche EtCetera si prende una pausa. Auguri ai maturandi e buone vacanze a tutti!
THE END Intervista ai rappresentanti di istituto Intervista ai maturandi Diario di chi non ha visto il Royal Wedding
“Il 19 maggio si è tenuto il tanto atteso Royal Wedding tra il principe Harry e Meghan Markle” pag. 8
EtCetera | Liceo Majorana Desio
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Indice
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Intervista ai rappresentanti di istituto..........................................3 Diario di chi non ha visto il Royal Wedding............8 Intervista ai Maturandi........10 Lo studente a Maggio..............14 Maggio...............................16 La macchina del tempo #4....18 Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com
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Alessandro De Marchi , 4a
Intervista ai rappresentanti di istituto Per iniziare, forniscimi un bilancio sul tuo operato come rappresentante di istituto Tommaso Pirola: come rappresentante d’istituto ho mantenuto quello che mi ero prefissato. Anche come lista volevamo mettere la comunicazione con gli studenti in primo piano e lo abbiamo fatto perché abbiamo proposto vari sondaggi per numerose motivazioni. Sempre riguardo ai sondaggi abbiamo trasferito la votazione del logo delle magliette di fine anno su google forms piuttosto che sul gruppo facebook in modo tale che soprattutto le classi inferiori o comunque chi facebook non lo usa più potesse votare. Un’altra cosa che abbiamo fatto è sicuramente il calendario delle prove comuni che abbiamo fornito agli studenti all’inizio dell’anno con tutte le prove, escluse ovviamente quelle di quinta, perché non erano prefissate. Davide Mercandalli: contando che quando sono entrato in que-
sta scuola pesavo 96 chili, avevo i capelli lunghi e stavo completamente zitto, arrivare in quinta e riuscire a diventare rappresentante di istituto è un grande obiettivo da parte mia. Dunque devo dire che ho avuto gli altri rappresentanti che davano l’intelligenza. Io sono un cazzone e quindi ho sempre cercato di aiutare alla mia maniera cioè non stando lì a pensare troppo, perché appunto ci sono persone più brave di me a fare questa cosa ma ho cercato di dare più nel concreto cioè andare agli eventi ed altro. L’unico evento che mi sono perso è quello della serata d’addio alla preside però alla fine ho cercato di partecipare a tutte le cose in cui potevamo mettere la faccia noi rappresentanti o dove potevamo servire. Mi sembra di non essere andato poi così tanto male Andrea Galimberti: Credo che il bilancio sia tendenzialmente positivo nel senso che la maggior parte delle proposte che avevamo elencato all’inizio come lista
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siano state rispettate, quelle che non sono state rispettate alcune è perche non c’è stata condivisione da parte degli studenti, non interessavano e pertanto era inutile portarle avanti. Invece forse giusto un paio non sono state fatte per impossibilità, nel senso che o si è opposta la preside per questioni di soldi, principalmente, o per la majoapp, i cui oneri ed onori a Pirola che fornirà le motivazioni. Davide Ferloni: sono sinceramente soddisfatto dell’operato alla fine perché comunque le idee e le cose particolari che ci eravamo proposti ad inizio anno siamo riusciti a realizzarle quasi tutte. In realtà come esperienza penso che sia stata molto importante per la mia formazione nel senso che ho conosciuto realtà e sono stato spinto a fare delle cose che altrimenti non sarei mai riuscito a fare e quindi penso che la scelta che ho fatto ad inizio anno di candidarmi sia stata produttiva. Tommaso, questa domanda è stata pensata appositamente per te ed è un po’ quello che tutti gli studenti si chiedono, ma la Majoapp? Tommaso Pirola. io mi sono occu-
pato dello sviluppo dell’app per iOS, e un ragazzo che ho trovato ed incaricato, insomma un ragazzo della nostra scuola, si sarebbe occupato della versione per Android. La versione per iOS è stata ultimata poche settimane dopo la presentazione, è stata riscritta ed ottimizzata ma da lì e rimasta ferma perché l’altra persona, pur avendomi promesso di essere in grado di farla in realtà non è riuscita a portarla a termine Ora, tutto il mondo dello sviluppo software fa come ho proposto io: si pubblica quella per iOS e poi si va su quella per Android. Gli altri hanno deciso di evitare e di pubblicarle entrambe e purtroppo al momento la Majoapp non c’è. Poi bisogna considerare anche che pubblicare una applicazione costa e quindi prima di spendere quei soldi tutti si sono voluti assicurare che fosse tutto pronto. Su questo noi rappresentanti non siamo d’accordo ma non posso fare niente Quest’anno la preside lascerà il suo incarico, come sarà, secondo te, la scuola senza di lei? Tommaso Pirola: secondo me è una grossa perdita per la nostra scuola perché avendo co-
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nosciuto la preside quest’anno bene la ho veramente apprezzata molto e chi ha partecipato alla serata in cui è stata salutata e chi la conosce bene può assolutamente capire che tutto quello che è stato detto è vero. Andrea Galimberti : L’unica cosa che posso augurarmi è che arrivi una persona altrettanto disposta ad assecondare le volontà degli studenti e che pensi altrettanto al futuro. La cosa importante è che si possa garantire continuità perché la paura più grande è che si ricominci da zero e si butti via tutto quanto si è fatto in questi sei anni, che è tanta roba. Davide Ferloni: sarà una scuola direi che rischia di perdersi perché comunque la preside è un grande punto di riferimento per tutti Davide Mercandalli: io spero semplicemente che la prossima preside o il prossimo preside continui e mantenga il giornalino, la radio e tutte queste attività extrascolastiche che rendono il Majorana per ciò che è, perché alla fine il Majorana è questo, cioè sono gli studenti che si sono appassionati alla scuola e hanno
cercato di fare un di più personale loro per valorizzarla. Tu non sei attaccato al Majorana come scuola in sé o a i banchi in sé, tu sei attaccato al Majorana per le persone che ci sono dentro e questo che fa un po’ la differenza secondo me. Dunque speriamo che il prossimo preside possa capirlo e possa seguire e continuare a portare avanti questa nostra tradizione di ragazzi che vogliono fare e che riescono a fare con le possibilità che hanno. Come giudichi la scarsa partecipazione alla cogestione di quest’anno? Secondo te è dovuta ad una mancata sponsorizzazione adeguata, a problemi di organizzazione o a proposte poco interessanti? Tommaso Pirola: scarsa partecipazione, prima di tutto vorrei far notare che comunque i numeri sono maggiori rispetto a quelli degli anni scorsi. Ora, riguardo alla comunicazione io sicuramente ho qualcosa da dire appunto perché professionalmente mi occupo di comunicazione online e dunque la comunicazione non è stata organizzata al meglio, però non penso di considerarla un fallimento.
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Andrea Galimberti: Secondo me però la cosa che si potrebbe fare l’anno prossimo, perché ormai quest’anno è passata, è cercare in qualche modo di coinvolgere anche i professori dicendo loro di mettere interrogazioni o verifiche subito il giorno dopo cosi che gli studenti non abbiano più scuse per non venire, perché principalmente chi non viene non credo sia una questione di iniziative perché le iniziative quest’anno, quest’anno ma comunque anche gli anni scorsi erano comunque interessanti e chi è venuto le ha apprezzate. Davide Ferloni: Sappiamo che la cogestione è una attività molto particolare, abbiamo rischiato di perderla quest’anno, però ovviamente siamo riusciti ad organizzarla e in fin dei conti non siamo rimasti così insoddisfatti: sia le attività di laboratorio che quelle nelle classi sono riuscite bene. Effettivamente comunque sulla sponsorizzazione si poteva fare un po’ meglio. Davide Mercandalli: non è stata pubblicizzata quasi per nulla perché alla fine noi abbiamo pensato un pochettino che la cogestione alla fine è una cosa che si sa, c’è a scuola al Majorana ed
è fatta solo per noi. Non c’è bisogno di sponsorizzarlo ogni tre per due come facevano sempre. Alla fine chi vuole venire alla cogestione lo sa già dall’inizio dell’anno e da quando mette piede a scuola sa se vuole andarci oppure no. Come giudichi lo svolgimento della settimana di recupero declinata come quella di quest’anno? Tommaso Pirola: a me è piaciuta molto e penso anzi, difficile farlo, si debba proporre qualcosa ancora di più anche in termini di tempo o di fare questa settimana più volte nel corso dell’anno perché secondo me è una cosa molto interessante. Andrea Galimberti: La settimana di recupero quest’anno è stata la prima volta in cui si sperimentava. Spero che l’esperimento possa diventare realtà anche per gli anni prossimi perché l’ho vista molto più partecipata, molto più apprezzata Davide Mercandalli: è stata una settimana scandita a blocchi, quello che ti interessava potevi andare a farlo e se avevi invece appunto una materia sotto dovevi andare nel corso per cercare di
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recuperarla o almeno per metterti alla pari. Devo dire che è una bella idea questa. Il problema è però un po’ come la hanno realizzata cioè apertura delle iscrizioni alle 7, i corsi migliori che se ne vanno via così e quello è stato secondo me uno sbaglio. secondo me invece di mettere i corsi per tutti dovevano fare i corsi anche specifici per appunto un corso di studio come classico scientifico e applicate o anche solo in base a prima seconda terza o quarta. Non bisogna dare a tutti la possibilità di fare tutto, perché non ha senso che uno di prima va a vedere come si fa programmazione in inglese che tanto programmazione la vede in terza. Chi vedi bene nel ruolo di rappresentante per il prossimo anno? Andrea Galimberti: come per il discorso circa il preside o la preside, non lo so, che verrà il discorso è che secondo me l’importante in questo anno di transizione è garantire continuità. Se ovviamente dovrà farlo il dirigente scolastico dovranno farlo in primis gli studenti e perciò in primis ancora i rappresentanti. Chi vedo bene? Vedo bene sinceramente chi ha già avuto dei ruoli all’interno del-
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le attività della scuola come può essere EtCetera, majotivù, majoradio, majutanti. Più volte ci ho pensato, lo ammetto, che potrebbe essere una soluzione avere due rappresentanti di quinta e due di quarta per esempio, magari i primi riescono a garantire continuità rispetto all’anno precedente nella prima parte dell’anno magari un po’ più liberi e poi dalla seconda parte dell’anno si concentrano soprattutto quelli di quarta che a questo punto non hanno il problema della maturità. Davide Ferloni: bella domanda. Ovviamente spero che Andrea sarà eletto nuovamente perché è sicuramente molto valido. Io vedo molto bene due ragazze di 3C che sono Martina Barbieri e Elisa Colombo, perché le ho viste molto attive durante le attività a cui hanno partecipato come majutanti e sono sicuro che sarebbero delle persone molto responsabili e quindi spero veramente che, se loro vogliono, si candidino e vengano elette perché sono davvero affidabili
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Clara Cassandro, 2a
Diario di chi non ha visto il Royal Wedding Il 19 maggio si è tenuto il tanto atteso Royal Wedding tra il principe Harry e Meghan Markle. Inutile dire che parliamo di milioni di spettatori, milioni di persone che sono rimaste incollate allo schermo per dare il loro “sostegno” all’adorabile coppia reale. I social media impazzano anche a distanza di tempo, senza chiaramente considerare l’accanimento mediatico durante i giorni immediatamente precedenti le nozze. Difficilmente troviamo donne che non sappiano che il matrimonio si è tenuto all’interno del Windsor Castle, che la loro torta nuziale è stata scelta nella pasticceria “Violet Cakes” di Claire Ptak, che c’erano 600 invitati, diventati poi 200 in seguito alla scrematura per la festicciola più intima. Bene, eccone una. Trovo incredibile come un matrimonio tra due esseri umani, certamente bellissimi ed illustrissimi, possa suscitare tanto scalpore o tanto desiderio di conoscere
ogni infimo dettaglio. Sul web possiamo trovare qualsiasi informazione vogliamo. Parliamo ad esempio della torta nuziale: la “royal torta” era un dolce al limone, ai fiori di sambuco arricchito da dolcissime perle di zucchero e ricoperto da una glassa al burro. Come è possibile che tutti siano a conoscenza della ricetta della torta nuziale di Harry e Meghan, quando io, dopo aver infornato una torta, a momenti non ricordo nemmeno se ho aggiunto il lievito. Sono certamente consapevole che non possa esistere alcun paragone sensato tra me e la famosissima coppietta, ma tuttavia trovo decisamente esagerato prendere un matrimonio e trasformarlo in una caccia al tesoro “indovina-chi-sa-più-cosesu-quei-due”, poiché si finisce per snaturare quella che è la semplicità di un gesto d’amore, come sono convinta sia stato tra di loro. Care signore, so che, guardando quel matrimonio, vi siete sen-
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tite delle autentiche principesse, che anche solo per un momento avete sognato di uccidere Meghan per soffiarle il fulvo marito, e anche che alcune di voi si sono commosse nel vedere quei teneri scambi di sguardi. Per quanto possa essere chic un matrimonio reale, non basteranno quei 2 milioni e 240 mila euro per convincermi del fatto che questo matrimonio fosse davvero “imperdibile”. Quello che fa riflettere non è tanto il fatto che il matrimonio di un erede al trono sia sfarzoso e pregno di ospiti, vip e non, in quanto mi pare piuttosto ovvio, ma piuttosto il fatto che qualsiasi (e dico qualsiasi) informazione si voglia acquisire su qualsivoglia aspetto di questo evento è facilmente reperibile. Per scrivere questo articolo, ho consultato svariati siti web, ma uno su tutti ha catturato la mia attenzione grazie all’indice dell’articolo che di lì a poco sarei andata a leggere: per la precisione sono ventuno i punti trattati, tra cui la prima conoscenza di Harry e Meghan, com’è il suo anello di fidanzamento, le inclinazioni religiose dei due e le rispettive giustificazioni, il menù con e senza allergeni vari e, dulcis in fundo,
“la dieta di Meghan prima delle nozze”. Lascia senza fiato immaginare che tutte queste informazioni su una sola persona (o in questo caso due) possano circolare liberamente e siano alla portata di tutti, in ogni momento. Eviterò di toccare la polemica del “questo matrimonio è stato celebrato solo a scopo di lucro” in quanto non mi riterrei totalmente d’accordo, ma sinceramente l’idea che gli inglesi facciano del “royal world” una sorgente di denaro portato dai souvenir di pessimo gusto e dal turismo che gira intorno ad eventi simili non è così lontana dalle mie corde. Io non ho assistito al royal wedding, lo ribadisco, ma certamente trovo l’attaccamento morboso a questa cerimonia decisamente insensato e svilente. Felicemente sposi.
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Giulia Burigotto, 2b Francesca Secchi , 2b
Intervista ai maturandi Ormai giunti alla fine di questo anno scolastico la redazione Etcetera ha intervistato i ragazzi di quinta che devono affrontare l’ esame di maturità. Ecco le migliori risposte: 1)Cosa ti è rimasto dopo questi anni al Majo? Cosa pensi di aver lasciato? Il comunismo. -Ares Minotti, 5G Non penso di aver lasciato qualcosa perché ho cercato di essere il più invisibile possibile. -Riccardo Trifa, 5G Sicuramente sono cresciuto tantissimo in questi anni, ho imparato a gestire l’ ansia e il tempo e a trovare un ritmo e un metodo di studio. Esco con la consapevolezza di ciò che sono. Non penso di aver lasciato molto perché sono stato un fantasma per i primi anni, soltanto negli ultimi due ho conosciuto tante persone. -Moreno Biroli, 5B
Cosa ho lasciato? Un anno . -Luca Crepaldi, 5B Inizialmente si pensa ai voti, ma giunti alla fine si valuta più la crescita personale. Mi resta la vera e propria maturità e l’ amicizia con le bidelle ovviamente. -Filippo Petecchi, 5C A parte la simpatia, abbiamo lasciato i Fendicotteri. -Samuele Falcone e Filippo Petecchi, 5C Il Majo mi ha insegnato che la mia vita non si basa solo su quello che succede la scuola. La mia vita è completamente al di fuori del Majorana. Ho capito che non devo lasciarmi condizionare da una parte della mia vita ma che ho tanto anche oltre a questa. Inoltre penso che Marco Capurso abbia lasciato al Majo l’ esempio che la bocciatura non è sinonimo di abbandono dell’ impegno nello studio. -Giorgia Buosi, 5E 2) Quali sono state le esperienze
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migliori? La piadina: eravamo a Isuledda durante la gita di terza. Le uniche tre regole erano: non si beve alcool, se si fuma il filtro deve essere messo nel posacenere e non si accendono i fornelli. La cuoca, Carlotta, cucinava cibo che per il novanta per cento non piaceva, metteva erba cipollina ovunque. Avevamo deciso di cucinarci di nascosto delle piadine. Dopo averne preparato un paio, qualcuno comincia a dire che si sente puzza di bruciato. Iniziamo a vedere del fumo e, tempo di guardarci negli occhi, è suonato l’ allarme antincendio. Panico. I professori erano nella casetta davanti alla nostra e quindi ci aspettavamo da un momento all’ altro il loro cazziatone. Siamo scappati mentre tutti accorrevano perché avevano sentito l’allarme. Tutti tranne i professori che stavano tranquillamente stendendo, non accorgendosi di tutto quello che stava succedendo. Fortunatamente, un nostro compagno, entrando di nascosto, aveva buttato le padelle nell’ armadio, aveva aperto l’ acqua e aperto le finestre. La prof non ha notato nulla ma
anzi, ci ha fatto pure i complimenti per il buon odore. - Francesca Paletta, 5E “Winchester perché sono capitato in una famiglia stra ricca.” “Io in una povera!” -Moreno Biroli e Luca Crepaldi, 5B Le assemblee di classe: Nonostante spesso ci siamo scontrati e ci siano state molte divergenze ( a volte sono volati pure oggetti), sono stati momenti di confronto e di crescita. -classe 5a
3) Cosa ti aspetti fuori dal Majo? Un futuro da pezzenti dove ti puoi fidare soltanto di pochi e non ci sarà nessuno a curarti ma dovrai imparare a organizzarti da solo. Mi aspetto inoltre un ambiente in cui, se non si hanno idee innovative, si rimane anonimi. -Fabio Sapuppo,5I Mi aspetto di raccogliere i frutti di questi cinque anni. -Samuele Falcone, 5C Mi aspetto un ambiente più libe-
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ro e più stimolante, dove puoi fare ciò che ti interessa e organizzarti da solo. -Riccardo Trifa, 5G 4) Come ti senti in vista della maturità? Non ho ancora iniziato a scrivere la tesina ma non sono troppo in ansia, anche perché non so se arrivo all’ esame. -Veronica Rigamonti, 5A Al momento non siamo molto in ansia, magari quando torneremo dalla gita cominceremo a preoccuparci. Siamo abbastanza calmi, non ci sentiamo molto preparati ma tanto non aspiriamo a un voto alto. -Mattia Gazzetta e Paolo Rossini, 5I Tranquillo perché secondo me non bisogna prendere alla leggera ma neanche andare troppo in ansia perché alla fine è solo un altro esame. -Riccardo Trifa, 5G 5) Hai partecipato a qualche attività in questi anni? Ho fatto parte di Majotv anche se, durante il mio terzo anno, era meglio organizzato e si divideva-
no bene i compiti. In quarta siamo partiti con un bel progetto ci si è persi via. Quest’ anno invece, come l’ anno scorso, siamo partiti bene ma, essendo quasi tutti di quinta, non siamo riusciti a incastrare i vari impegni. Comunque sia, è un’ esperienza che consiglio a tutti in quanto ti insegna a lavorare in gruppo. -Filippo Petecchi, 5C Ho partecipato per cinque anni al laboratorio teatrale. Penso che sia la migliore attività in quanto ha sempre mantenuto la sua integrità ed è sempre stata ciò che voleva essere. -Ares Minotti, 5G Noi praticamente siamo stati i fondatori del coro della scuola. E’ un ambiente in cui viene rimossa tutta la competitività che spesso invece c’è in classe. Rimane solo il bello dei rapporti con le persone. Aiuta poi a combattere la timidezza e a prendere più confidenza con noi stessi. -Giorgia Gazzellini e Alessio Dell’ Orto, 5a 6) Hai dei consigli per chi rimane? Non chiudetevi dietro gli stereo-
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tipi e non abbiate paura di mostrare ciò che siete. Alla maturità avete la possibilità dindi mostrare che siete stati qualcuno in questi cinque anni, anche al di fuori della scuola. Dici ciò perché mi è capitato di arrivare a un momento in cui capisci che non ne vale la pena. -Giorgia Buosi, 5E
momento giusto. -Marco Capurso, 5E
Il mio consiglio, soprattutto verso i ragazzi del biennio che frequentano lo scientifico, è quello di studiare seriamente e con costanza matematica e latino. In particolare non copiate le versioni, io ho fatto e sono arrivata in quinta senza saper fare nulla. -Veronica Rigamonti, 5A
Ringraziamo tutti i maturandi che si sono prestati all’ intervista, sperando di non aver travisato nulla.
Spesso ogni scazzo diventa un dramma e si pensa di essere la vittima designata ma fidatevi,non è così. Ricordatevi che l’ impegno viene sempre premiato, a differenza dell’ atteggiamento strafottente. Il mio consiglio è quindi di non mancare di rispetto verso gli altri e voi stessi. Per ultimo, in questi sei anni, ho capito che si può coniugare il cazzeggio all’ essere un buon studente, basta solo trovare il
Non siate in continuo astio con i professori e, se c’è l’ occasione, scherzateci insieme. -Luca Crepaldi, 5B “MA L’ ELEGANCE DAY?” -classe 5a
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Scuola 14
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Giuseppe Merante , 4I
Lo studente a maggio La cosa che preoccupa più di tutte è l’energia: non si crea e non si distrugge ma si trasforma da una forma all’altra. No, non mi riferisco alla fisica, chimica e a Joule. Sto parlando del fatto che si arriva a casa al pomeriggiocon una fame incredibile e dopo 5/6 ore continue di lezione in cui bisogna stare costantemente attenti e prendere appunti (cogliete l’ironia), si è stanchi morti. L’unica cosa che si ha voglia di fare è uscire oppure godersi una serie TV (i due peggior nemici dello studente a maggio). Purtroppo non ci troviamo in certi Paesi come la Germania in cui, astutamente, a maggio si prendono due settimane di ferie per ricevere la carica in vista dello spaventoso sprint finale che attende tutti. E così i poveri studenti si ritrovano puntualmente sull’orlo di una crisi nervosa che non di rado sconfina nella follia pura. Una volta entrato in classe nel mese di maggio, specie negli ultimi giorni, si respira un’aria di ansie, tremori, incubi e istinti omicidi. Ogni studente convive con un mix di emozioni contrastanti,
in particolare due: il rimorso per non aver fatto granché nei mesi precedenti e l’angoscia al pensiero di quel momento cruciale in cui verranno esposti i tabelloni finali con gli esiti degli scrutini. Ecco quindi che in base al carattere e soprattutto a quello che si è fatto nei mesi precedenti, possiamo distinguere questi diversi tipi di alunni nel fatidico mese. Quello tranquillo: sa di aver fatto tutto bene, di essere a posto con le medie, di non avere interrogazioni di recupero all’orizzonte. Si gode insomma i primi caldi e passa i pomeriggi in relax. Il liceale perfetto potremmo dire. Peccato solo che tale categoria dicono si stia estinguendo e che l’ultimo studente appartenente a questo gruppo registrato dagli scienziati risalga al maggio ’51. Lo studente che potrebbe essere tranquillo ma è agitato lo stesso.I voti vanno bene ma lui no. Il dubbio si insinua, il timore di verifiche a sorpresa o di improvvisi voltagabbana dei prof che gli avevano promesso l’otto lo costringono a un “tour de force” di preoccupazioni e ore di studio. Alla fine,
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fra tutti, è quello che sta peggio. Quello che ha puntato tutto su maggio: da settembre ad aprile ha pensato all’amore, al calcio, al suo gruppo musicale, alla play: tutto pur di non avvicinarsi ad alcun oggetto cartaceo comunemente detto libro. Il suo mantra per tutto questo tempo è stato: ci penserò a maggio. Ora il tempo è arrivato e il suo intento è di portare a termine la titanica impresa di recuperare dieci materie su nove. Abbandona ogni barlume di vita sociale e diventa un tutt’uno con la tazza di caffè. Forse non riuscirà a farsi promuovere, ma almeno avrà imparato un sacco di metodi di studio alternativi. Quello che punta tutto su giugno. Il suo secondo nome è Utopia. Sa che a giugno i prof infilano più compiti e verifiche che le nonne grassi saturi ai pranzi di Natale, e per questo spera di risolvere un’annata pessima in soli dieci giorni. Ha una probabilità di farcela inferiore allo 0.0001 % ma lui ci prova, sicuro che ce la farà. Ancora non sa che i prof hanno già deciso il suo destino, ma non roviniamogli la sorpresa. Lo studente che sa già di essere spacciato.Sa che non c’è
speranza, e per questo almeno trascorre il mese facendo due cose: quel che più lo rende felice (il che stranamente spesso coincide con il farlo al di fuori delle mura scolastiche: insomma, a scuola neanche ci viene), e pensare a come dirlo ai sui genitori. In ogni caso, una frase accomuna tutti gli studenti, ma proprio tutti, e la ripetono ogni giorno davanti allo specchio di questo bel periodo di quasi estate, e cioè: “Il prossimo anno non mi ridurrò all’ultimo come quest’anno!”.
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Scuola 16
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Viola Bonfanti , 2a
Maggio Maggio, solo sentendo questa parola vengono i brividi a qualsiasi studente. Nell’immaginari comune maggio significa solo due cose: studio e più studio ancora. Se già ci si mette il mese a rendere la scuola un delirio, con l’arrivo di giugno si afferma nei ragazzi del mio anno un’altra consapevolezza: in biennio è praticamente finito, l’anno prossimo siamo in terza. Che tradotto in parole povere significa un’ondata infinita di voci su quanto oscuro e tenebroso sia il triennio. “Quel noto professore è severissimo, ti auguro di non avere lui” – tizio “Auguri con fisica, verrai a implorarmi per le ripetizioni” – persona a caso “Guarda che poi al triennio non si scherza più, resterai sveglia a studiare tutta la notte” – bigliettino anonimo sul banco Questo e molto altro, cose degne del migliore film horror. Ma d’altronde, dicevano le stesse cose sul classico alle medie e se non sono andata a fare scienze della preparazione dei biscotti dall’inizio non vedo come poterei farlo ora (senza nulla toglie-
re ai pasticceri, non sia mai che decidano di non vendermi più brioche la domenica mattina). A parte gli scherzi, la fine del biennio è un passaggio importante, finisce la scuola dell’obbligo (sostanzialmente non potremo più lamentarci per lo studio perché potremmo davvero essere a lavorare come ci ripetono sempre i nonni, la cosa peggiore è che, insomma, la colpa dei nostri deliri mentali sarà solo nostra). Con la fine dell’anno arriva anche il ritiro della nostra amata preside. Sebbene sia in questa scuola solo da due anni, posso confermare che è una splendida persona. Non so se avete mai parlato con lei, se vi siete mai trovata a guardarla negli occhi, ma posso dirvi, con alle spalle il mio piccolo, quasi insignificante, problema, che in ogni modo la si guardi si vede che tiene ai suoi studenti. E avere a cuore 1200 persone ogni anno non è una cosa da poco. Se passate per caso dalla presidenza la troverete sempre impegnata, eppure è sempre pronta ad ascoltare. Perciò anche se non riuscirò
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mai a ringraziarla abbastanza, spero almeno che l’anno prossimo ci sarà qualcuno a prendere il suo posto gentile quanto lei. Che cosa resta di questi anni? Voti? Interrogazioni? Compiti? Programmi? Scartoffie? Note? Tutto questo lo laveranno via le prime settimane di vacanze. Riassumere in poche battute quello che accade nel vorticoso spazio di 400 giorni è impossibile. Basta un anno scolastico perché ogni studente e ogni docente abbia materia sufficiente per uno o due romanzi. Ogni anno è una vita in miniatura. Sinceramente, penso che a settembre andrò avanti ancora fino a dicembre a dire di essere in seconda, non rendendomi conto di aver passato l’anno. Siamo entrati poco più che bambini, i “grandi” ci guardavano lontani, dal prossimo anno saremo noi a guardare le matricole con distacco. Adesso capiremo tutti i pensieri dei ragazzi più grandi, si saranno sicuramente chiesti che di noi sarebbe rimasto, chi avrebbe cambiato strada e che , alla fine, non avrebbe tentato affatto. Ma noi ora l’abbiamo fatta la nostra scelta, qualsiasi sia l’indirizzo, dall’anno prossi-
mo sarà difficile tornare indietro. Tra poche ore, per milioni di studenti italiani, suonerà la campanella più sognata, più desiderata. Quella dell’ultimo giorno di scuola. Il suono della libertà, che profuma di vacanze, di estate, di giochi e relax. Il biennio è finalmente finito, non resta altro da fare che riporre lo zaino di scuola e preparare quello per la piscina con gli amici.
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Dario Arcolin , 4D
La macchina del tempo #4 Congedato dall’autista che mi aveva gentilmente portato sino a li mi misi in cammino e dopo aver chiesto indicazioni a qualche passante iniziai a dirigermi a passo sicuro verso lo stadio abbandonato Alonzo Stagg Field dell’Università di Chicago. Fermi e il suo team operavano sotto la tribuna ovest che ospitava un campo da “racquets”, ormai inutilizzato come il resto dello stadio. Arrivato nei pressi di quest’ultimo rimasi deluso, infatti mi aspettavo di trovare la polizia militare intenta a pattugliare il perimetro dello stadio e invece fui accolto dalla sua silenziosa e imponente mole. Avvicinandomi però mi accorsi del fatto che la recinzione che correva tutto intorno all’edificio era stata sostituita di recente e che non vi erano buchi, che spesso vengono fatti dai ragazzini per il gusto di entrare ad esplorare luoghi abbandonati. Continuai a camminare sino a raggiungere un ingresso e qui venni accolto da un secondino
di colore che dopo avermi dato un’occhiata distratta, rimanendo comodamente seduto sulla poltrona all’interno dell’edificio accanto all’ingresso, premette un bottone e mi fece entrare. Mentre percorrevo lo spazio necessario a raggiungere la struttura di ricerca mi venne in mente che come Einstein anche Fermi era un esule, costretto a scappare dall’Italia a causa delle leggi razziali, in quanto sua moglie era ebrea. Aveva sfruttato il viaggio compiuto a Stoccolma per il conferimento del premio Nobel nel dicembre del 1938, e da lì si poi era recato negli Stati Uniti. Come ultimo gesto di sfida all’Italia fascista alla cerimonia di conferimento del premio vestì un semplice frac, non l’uniforme del regime e al posto di fare il saluto fascista strinse normalmente la mano alla commissione. Ciò scatenò un’ondata di sdegno in Italia ma ormai Fermi era in viaggio alla volta del Nuovo Mondo. Bisogna anche dire che non
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fu sempre contro il fascismo, o almeno non lo fu apertamente, infatti quando era nel gruppo di via Panisperma (assieme a Majorana tra l’altro) riuscì a farsi concedere dal regime parecchi fondi per continuare le sue ricerche e ancora prima il 29 marzo 1929 fu nominato da Mussolini in persona membro della Reale Accademia di Italia e si iscrisse al partito fascista. Ma quella era una storia lontana, di altri tempi, mentre in quel momento Fermi era a pochi passi da me, intento a creare il primo reattore a fissione nucleare del mondo. Ormai giunto all’ingresso dello stadio fui scortato da un membro della polizia militare fino al campo da racquets riconvertito a laboratorio. Lo trovai incredibilmente silenzioso, il ronzio dei macchinari si integrava perfettamente a quello delle mine delle matite che abili ricercatori usavano per prendere appunti guardando i monitor. La tensione nell’aria era palpabile e regnava sovrana su tutti l’enorme mola della pila atomica: alta svariati metri raggiungeva quasi l’alto soffitto. Mossi alcuni passi verso di lei no-
tai Fermi in piedi su una scaletta intento ad armeggiare con la pila. Giunto sotto di lui non ebbi il tempo di presentarmi che subito incomincio a dire:” Svelto ragazzo, dammi da scrivere”. Immediatamente frugai nella mia borsa per accontentarlo ma appena mi voltai per consegnarli carta e penna lui era già sceso dalla scala e non appena toccata terra si diresse correndo ad osservare un foglio di carta che veniva continuamente sputato fuori da una macchina, ai piedi della quale vi erano già una decina di metri di carta coperta di strani grafici. In quel momento mi accorsi che l’intero laboratorio si era fermato a fissarlo e nessuno aveva il coraggio di proferire parola. Avrei voluto essere invisibile, o quantomeno un po’ in disparte ma ero li, alle spalle di Fermi e sotto gli occhi di tutti. Sempre dandomi le spalle disse seccamente: “Matita” cacciando verso di me la sua mano. Dopo qualche scritta sul foglio e tracciata una grossa freccia in un punto del grafico trasse un sospiro quasi di sollievo e disse ad alta voce: “Tutto sotto controllo ragazzi, procediamo come stabilito”.
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Allora si girò e per la prima volta lo vidi in faccia, i suoi occhi penetranti mi scrutarono a fondo per un attimo ma fu più che sufficiente a mettermi in soggezione. -E così tu arrivi dal M.I.T. ragazzo, scusa per prima ma la situazione era piuttosto tesa. Ora è tutto sotto controllo comunque.-Mi era sembrato di cogliere un’aria particolare.-Generalmente il clima è come quello di adesso, rilassato e disteso, ma quattro ore fa, precisamente alle 09.47 abbiamo avuto un picco nell’attività della pila e se le barriere di cadmio non fossero state al loro posto a quest’ora probabilmente Chicago non sarebbe stata più la stessa- disse lui quasi ridendo. Sentii un freddo gelido che piano piano piano dilagava nel mio corpo, alle 09.47 io ero arrivato a Chicago con la macchina del tempo. Potenzialmente avrei potuto causare il più grande incidente nucleare nella storia degli Stati Uniti d’America! -Cosa ti prende ragazzo? Sembri pallido- aggiunse lui vedendo la mia reazione. –ma stai tranquillo, da quando stiamo lavorando con la pila non abbiamo
mai avuto nessun evento del genere e probabilmente è stata un’anomalia degli strumenti. -Per fortuna che c’erano le barriere di cadmio- dissi io quasi come in trance ma Fermi non comprese, o non diede segno di aver inteso la mia paura, invece disse: “Ahh, giusto! Ma tu non sai cosa sono e anzi non sai nulla di tutto il progetto dato che è altamente confidenziale, permettimi di spiegarti le cose essenziali, signor…” -Dario, piacere di fare la sua conoscenza. -Piacere mio Dario, e come avrai capito oggi ho molte cose nella mente, quindi nel caso sbagliassi il tuo nome un paio di volte non te la prendere. -Come mai tutto questo fermento?chiesi curioso. -Oggi, in teoria la pila raggiungerà la criticità per la prima volta. È la conclusione del progetto e il coronamento di tanti sforzi! Oggi, 2 dicembre 1942, forse, questa fatica avrà un senso. Ma partiamo con ordine: la pila si basa sulla fissione nucleare a catena controllata, ossia un processo nel quale noi dobbiamo solo dare l’input e poi la reazione procede spontaneamente sino a quando noi la interrom-
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piamo oppure finisce il materiale fissile, che poi è il combustibile. -Che sarebbe? -Uranio, più precisamente uranio unito al suo ossido -Quindi vengono sfruttate le proprietà dell’elemento radioattivo. -Esatto, infatti la reazione a catena inventata dal mio collega Leo Szilard, funziona pressappoco così: un nucleo di Uranio-235 viene bombardato con un neutrone, ciò porta alla rottura dell’atomo e questo causa la liberazione di una grande quantità di energia. Pensa che l’energia complessiva liberata dalla fissione di 1 nucleo di Uranio-235 è pari a 211 MeV (mega elettronvolt)! Una quantità sconsideratamente grande di energia. Però il fenomeno non si esaurisce qui, infatti si liberano altri neutroni che a loro volta colpiranno altri nuclei producendo lo stesso effetto. Questo è ciò che chiamiamo reazione a catena controllata… -…dalle barre di cadmio, infatti se la reazione fosse incontrollata i risultati sarebbero catastrofici.- aggiunsi io provocatorio. Venire dal futuro ha i suoi grandi vantaggi, come quello di sapere che il progetto in questione era parte in integran-
te del progetto Manhattan. -Sei sveglio ragazzo, è vero. Questa tecnologia ha il potere di distruggere il mondo ma devi anche tener conto che ha le potenzialità per salvarlo. Energia quasi inesauribile e pulita… Anche se il governo tira le fila di questo progetto ed è in corso una guerra che non si può perdere confido che l’arma che sarà creata non verrà mai usata ma sfruttata solo come deterrente. So di nutrire un’eccessiva fiducia in un futuro migliore ma non posso fare altro che mettere tutto me stesso in questo progetto e guidarlo al migliore dei suoi possibili sbocchi.Mentre proferiva queste parole vidi una luce brillare nei suoi occhi e sapendo che qualche anno più tardi si sarebbe battuto invano contro l’utilizzo improprio del suo lavoro non potei che sentirmi amareggiato e dispiaciuto per lui. -Tornando a noi- continuò lui dopo un breve attimo di esitazione- la pila contiene ben 6 tonnellate di uranio metallico e altre 45 tonnellate di ossido di uranio. Per tenere sotto controllo la situazione e avere una precisa quantità di neutroni liberi di vagare ed iniziare altre reazioni a catena
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utilizziamo 45000 lastre di grafite ricoperte di cadmio il cui peso complessivo è di altre 360 tonnellate. Pensa che ciò che tu vedi è solo una piccola parte di ciò che prevedeva il progetto originale, infatti la pila doveva avere forma sferica ed essere enormemente più grande anche se siamo riusciti a raggiungere la massa critica con molto meno sforzo. -Scusi se la interrompo ma cos’è la massa critica? - È normale che non tu non sappia cosa sia; in parole povere la massa critica di un materiale fissile è la quantità di materiale necessaria affinché una reazione nucleare a catena possa autosostenersi in maniera autonoma. Se la pila fosse più piccola e contenesse meno combustibile all’interno sarebbe solo un ammasso di grafite, uranio e mattoni... devi anche sapere che oggi…Ma non riuscì a finire la frase perché si avvicinò un assistente. Durante la loro breve conversazione capii solo che il momento era giunto, avrebbero finalmente provato ad ottenere una razione a catena controllata. Adesso l’atmosfera nel laboratorio era sempre tesa ma anche carica di speranze e di aspettative.
Fermi e i suoi tecnici avviarono la pila, erano le 15.25 del giorno 2 dicembre del 1942, e dopo che fu passata circa mezzora la spense, ma erano stati 28 minuti decisivi. Fermi e il suo team avevano raggiunto il loro obbiettivo, avevano compiuto la lor missione! Nell’euforia generale due assistenti portarono un telefono a Fermi che dopo aver chiesto il silenzio, alzata la cornetta e composto un numero disse: “Conant, il navigatore è appena sbarcato nel nuovo mondo”. Nella mia mente pensai alla risposta del Presidente, che reggeva il gioco da Washington, continuando a parlare secondo il protocollo prestabilito: “Compton, i nativi erano amichevoli?” Fermi concluse: “Sì Conant, tutti sono sbarcati salvi e felici.” Non c’era più motivo di rimandare i festeggiamenti, e per quanto mi sarebbe piaciuto restare a discorrere dopo la festa con Fermi un ricercatore mi passò attraverso, guardai le mie mani e vidi che stavano sparendo. Stavo tornando nel mio tempo. Ero solo un’ombra in quel momento, spettatore di un avvenimento che avrebbe per sempre cambiato il mondo.
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Giochi 23
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Vignette e meme
La redazione
Caporedattore: Filippo Vergani 4c Impaginatore: Davide Ferloni 5A A cura di: Beatrice Corti 4cc, Beatrice Seregni 5A, Cecilia Terraneo 5A Redattori: Alessandro De Marchi 4a, Clara Cassandro 2a, Giulia Burigotto 2b, Francesca Secchi 2b, Giuseppe Merante 4I, Viola Bonfanti 2a, Dario Arcolin 4D Giochi: Stefano Perdicchia 5I Vignette: Davide Ferloni 5A
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