ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i
ASTA LA VISTA ZELENSKYY
M a r z o 2 0 2 2 - N °7
IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4
S le e p
d i L u c a S a ra c h o , 4 F
P O L IT IC A 6
U c r a in a : è g u e r r a
d i J a c o p o P a la z z o lo , 3 C
1 1 In t e r v is t a a d u n r ifu g ia t o u c r a in o d i A le s s a n d ro B a lo s s i, 4 A
1 4 P u t in b ir ic h in o
d i S t e fa n o R o v e re , 4 D
P O S TA D E L C U O R E 1 7 M a r z o p a z z e re llo d i A n o n im i
C U LT U R A
2 1 In c a n t a (u )t o r i: G e n e r a le , d ie t ro la c o llin a ... d i P ie t ro C a t t a n e o , 3 b b
2 4 L a s t u p id it à c i a p p a r t ie n e d i B e n e d e t t a In v e r n iz z i, 2 c c
2 8 e S w a t in i: t h e p ro m is e d la n d d i V e ro n ic a G u a r is c o , 2 D
M A N IF E S T O
3 1 D e l s a n g u e e d e l m e t a llo d i B e lis a r io C a w l
O G G I, N E L L A S T O R IA 3 4 L’1 1 m a r z o
d i L u c a P a r r a v ic in i, 4 D
E t C e t e r a M a jo r a n a
2
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
IN D IC E A N IM A L E D E L M E S E 3 5 F a r fa lla M a c u lin e a
d i A n g e lic a P e lle g r in o , 1 A
N A R R A T IV A 3 8 Il L ib ro
d i M ic h e le C o lu c c i, 1 L
4 1 L’a r t e d i u c c id e re d i M a t t e o B ia n c h i, 1 c c
4 3 O s s a n e ll’o c e a n o d i L e o n a rd o M a u r i, 4 D
P O E S IA
4 8 D o lo re
d i E lis a Z a c c a g n i, 2 c c
5 0 N a tu ra
d i D a n ie le R is o , 5 c c
5 1 Io
d i A n o n im o
E t C e t e r a M a jo r a n a
3
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
L ’E D I T O R I A L E
SLEEP LU C A SA R A C H O , 4F
Methought I heard a voice cry “Sleep no more! Macbeth does murder sleep”-the innocent sleep, Sleep that knits up the raveled sleave of care, The death of each day’s life, sore labor’s bath, Balm of hurt minds, great nature’s second course, Chief nourisher in life’s feast. (William Shakespeare, Macbeth) “I have done the deed”. Così esordisce Macbeth, facendo la sua prima comparsa nella Scena II dell’Atto II dell’immortale tragedia shakespeariana. “L’atto è compiuto, l’omicidio è avvenuto, io stesso ho ucciso Duncan con queste mie tremanti mani, tinte di sangue”. È impossibile rimanere impassibili di fronte ad un così efferato orrore. È impossibile pensare con leggerezza che la vita di un uomo, di qualunque uomo, amato e rispettato che fosse, si sia potuta concludere in modo così crudele e violento, insensato ed abominevole, tutto a causa di quell’inappagabile ambizione e sete di potere che porta l’uomo a scontrarE t C e t e r a M a jo r a n a
si con il proprio simile, ad infrangere i più sacri giuramenti, ad offendere le stesse leggi della natura. E la natura, prima o poi, si ribella. Non è un caso che, in seguito al brutale assassinio di re Duncan, il cielo diventi oscuro nel mezzo del mattino, un insignificante gufo uccida un possente falco, una violenta tempesta faccia stragi di case e i medesimi cavalli del sovrano, liberatisi dalle stalle, si massacrino l’un l’altro. Similmente, non è un caso che all’omicidio dell’innocente Albatross, nella Ballata del Vecchio Marinaio composta dal romantico inglese Samuel Taylor Coleridge, il cielo diventi di un 4
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
L ’E D I T O R I A L E soffocante color rame, il Sole assuma la medesima tonalità del sangue e i venti cessino di soffiare, immobilizzando il veliero del marinaio “come una nave dipinta su un oceano dipinto”. Né Macbeth né l’Antico Marinaio, da quel momento in poi, riuscirono a prendere sonno. Nessuno di loro, dopo aver commesso le più disumane azioni, poté più godere di quell’innocente sonno a cui avevano posto fine con le loro stesse mani. Di quello stesso innocente sonno che Shakespeare, in una delle enumerazioni più profonde nella storia della letteratura mondiale, definì come “ciò che scioglie la matassa impigliata dell’ansia, la morte di ogni giorno di vita, il bagno dell’amara fatica, il balsamo degli animi infermi, la seconda portata della grande natura, il nutrimento primo nella festa della vita”. Il messaggio insito in queste parole è chiaro: senza il sonno non può esserci vita, e solo gli innocenti possono godere di tale nettare divino. Eppure, come possiamo noi, coscientemente, dare ancora credito a queste parole? Come possiamo noi essere convinti che a non poter dormire siano i malfattori, mentre davanti ai nostri occhi si fanno sempre più numerE t C e t e r a M a jo r a n a
ose le immagini di uomini, donne e bambini privati del sonno a causa del costante terrore di venir annichiliti, in una frazione di secondo, dai colpi di artiglieria russi? Come possiamo noi ritenere che i malfattori vengano lacerati interiormente dalle loro stesse azioni, mentre davanti a noi l’integrità e la sovranità di intere nazioni vengono minacciate con bombe e carri armati, mentre floride capitali vengono messe a ferro e a fuoco per semplice arbitrio umano, mentre la bramosia di qualche autocrate di assicurarsi un posto negli annali della storia miete vittime di ogni lingua e bandiera sulle strade di Kiev, Odessa, Mariupol’, Volnovakha? Possiamo fuggire quanto desideriamo e rifugiarci nei piaceri che solamente la letteratura è capace di offrirci. Tuttavia arriverà il momento in cui la realtà verrà a chiederci il suo spietato conto. Allora sapremo di aver tentato in vano di tardare l’ineluttabile. Allora anche le nostre città saranno in fiamme, e nessuno più dormirà. Al popolo ucraino, che sta sanguinando proprio in queste ore, possiamo dimostrare solamente la nostra più sentita vicinanza. Altre parole non trovo. Soltanto un grido: Слава Україні! Gloria all’Ucraina! 5
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A
U C R A IN A :
È G UERRA JA C O P O PA L A Z Z O LO , 3 C
“E sinceramente anche io penso non si possa scatenare un conflitto aperto…e spero vivamente di avere ragione”, così avevo scritto nel mio articolo dedicato a quella che allora era ancora la crisi Russo-Ucraina nel Donbass. Ebbene il 24 Febbraio 2022 sono stato smentito da un signore di nome Vladimir Vladimirovič Putin, presidente della Federazione Russa, che alle 6 del mattino, ora di Mosca, ha annunciato l’inizio di una, da lui così definita, “специальная военная операция”, “un’operazione militare speciale” con lo scopo di demilitarizzare e denazificare l’Ucraina. Tradotto in un linguaggio più concreto il presidente russo ha annunciato l’inizio di una vera e propria inE t C e t e r a M a jo r a n a
vasione di tutto il territorio Ucraino volta a distruggere tutte le infrastrutture militari e strategiche ucraine rendendo inoffensivo il paese e a rimuovere il governo filo-occidentale del presidente Volodymyr Zelensky. Ma prima di cominciare a raccontare ciò che è successo, e ancora sta succedendo in questi giorni, sono costretto ad avvertirvi di alcune cose: cioè che gli avvenimenti sono tuttora in corso e arrivano nuove notizie ogni minuto, si diffondono un sacco di fake news sui social e non solo, visto che sono in corso delle campagne di disinformazione da parte delle parti in causa. Le fonti e le informazioni sono tantissime e difficilmente verificabili. Premesso questo possiamo cominci6
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A are sempre da quel fatidico 24 Febbraio dove alle 7:30 mi sono svegliato (ovviamente in ritardo), ho fatto colazione ignaro di tutto e solo alle 8, prima di uscire e venire a scuola, un mio amico mi ha scritto che probabilmente stava iniziando la terza guerra mondiale. Le notizie su quello che accadeva in quelle prime ore erano molto confuse e ne arrivavano di nuove in continuazione. Dopo un primo attacco informatico contro la difesa aerea Ucraina e dei primi bombardamenti missilistici, l’esercito Russo, senza bandiere e senza insegne, con i veicoli marchiati solo con delle misteriose Z bianche dipinte a mano, aveva varcato i confini Ucraini da ogni lato: dalla Crimea a sud, dal Donbass e dal territorio russo a est e dalla Bielorussia, fedele alleata di Putin, a nord.
governo e ne avrebbe insediato uno fantoccio e filorusso stile Bielorussia. Per questo ruolo sembra sia stato già contattato da Putin l’ex presidente Ucraino Viktor Janukovič, fuggito in Russia nel 2014 e del quale avevo già parlato nel mio precedente articolo. Diciamo però che, nonostante i Russi lo neghino, non sta andando tutto secondo i piani. Putin pensava di completare la sua “operazione militare speciale” in un paio di giorni, ebbene mentre sto scrivendo questo articolo siamo al dodicesimo giorno di guerra. Putin pensava di trovarsi davanti un paese in crisi che non avrebbe opposto resistenza, ebbene centinaia di migliaia di cittadini Ucraini si sono già arruolati nelle forze volontarie e le principali città come Karkiv, Mariupol, Sumy e la stessa capitale Kiev resistono, asserragliate dagli assalti delle forze di Mosca nonostante i continui bombardamenti anche su obbiettivi civili, abitazioni comprese, e la mancanza di cibo e acqua. Putin pensava di non trovare opposizione interna e di riuscire a nascondere i suoi crimini alla popolazione russa, ebbene dal primo giorno di guerra ci sono migliaia di persone
Quella dal confine Bielorusso a nord è la direttrice più importante di tutta l’invasione perché ci svela l’obiettivo del presidente Russo (che poi era abbastanza chiaro): Putin voleva un’invasione veloce dell’Ucraina con attacchi “chirurgici” sugli obiettivi militari e una presa rapida di Kiev dove avrebbe rimosso l’attuale E t C e t e r a M a jo r a n a
7
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A che scendono in strada nelle principali città del paese sfidando le leggi anti assembramento per gridare “нет войне”, cioè “No alla guerra”, e costringendo il governo ad approvare una nuova legge, per reprimere il dissenso, che punisce fino a 15 anni di carcere per qualsiasi riferimento alla guerra o parola di troppo che ormai è diventato rischioso pronunciare. Da giorni infatti continuano gli arresti di migliaia di persone compresi cinque bambini, che erano andati a deporre dei fiori fuori dall’ambasciata dell’Ucraina a Mosca, e una signora di ottant’anni, famosa per essere una delle poche sopravvissute all’assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale. Ad oggi risulta siano state arrestate 4300 persone e che ne siano state fermate 11000.
cito ucraino, però, sono ormai state quasi completamente distrutte lasciando all’aviazione russa il controllo dei cieli. L’esercito ucraino partiva infatti in grande svantaggio nei confronti delle forze di Mosca; prima di tutto per i numeri: ad esempio l’Ucraina dispone di circa 2500 carri armati mentre la Russia di circa 12500 o parlando di aviazione abbiamo circa 300 mezzi ucraini contro 4000 russi. In secondo luogo per il divario tecnologico: le forze ucraine infatti utilizzano ancora in gran parte mezzi risalenti all’era sovietica mentre quelle russe hanno con il tempo sviluppato armamenti sempre più moderni e soprattutto più letali. Il terzo svantaggio ucraino è quello geografico essendo il paese aggredito quasi totalmente pianeggiante e manPassiamo ora alla vera e propria situcante di difese naturali che ostacolino azione militare sul campo, dove di l’invasore russo. certo l’esercito ucraino non è in una situazione invidiabile ma sta resisten- Una questione invece a cui tengo moldo alle forze di Putin molto meglio to, e che credo debba sempre essere del previsto. citata, è quella dei metodi utilizzati Le sole grandi città cadute in mani dagli eserciti in campo. Tralasciando russe sono Melitopol e Kherson, men- i crimini praticati dalle milizie ultre altre città più grandi sono circon- tranazionaliste ucraine, a cui Putin date ma resistono. tende dare la colpa di qualsiasi cosa L’aviazione e la difesa aerea dell’eser- accada, i veri crimini in questa guerra E t C e t e r a M a jo r a n a
8
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A sono praticati dalle forze dello stesso Putin: attacchi verso i civili in fuga, bombe su scuole, asili, ospedali e orfanotrofi oltre che sulle abitazioni, attacchi ai giornalisti, uso di armi proibite a causa degli effetti terribili che hanno sulle vittime, come le armi termobariche e le bombe a grappolo, e non dimentichiamo le violazioni della libertà e dello stato di diritto nella stessa Russia, di cui ho parlato prima, con restrizioni sempre più grandi alle libertà individuali dei cittadini russi ormai quasi inesistenti. Sono morti ad oggi più di 400 civili di cui 38 bambini. Quasi 2 milioni di persone hanno già lasciato, disperate, il proprio paese; ma solo donne, bambini e anziani hanno potuto farlo poiché gli uomini non possono uscire dal paese così da poter rimanere a combattere.
servizi nella federazione russa. Abbiamo poi la reazione e la dichiarazione di guerra cibernetica al regime di Putin da parte del collettivo di attivisti hacker Anonymous. Numerosissime iniziative sono invece state condotte da parte di associazioni e cittadini, come manifestazioni e raccolte di fondi e aiuti per i profughi. Gli stati della NATO inoltre stanno provvedendo all’invio di armi agli ucraini, essenziali per la resistenza del paese. Ci sono state poi reazioni del tutto opposte come quelle di Bielorussia (ormai ridotta sempre di più a fantoccio di Mosca), Serbia, Corea del Nord e Siria, paesi che sostengono “l’operazione militare speciale” di Putin, o altri comportamenti ambigui di paesi come Cina, Turchia e India che hanno preferito non schierarsi anche per motivi di convenienza.
Per ultima cosa parliamo delle reazioni occidentali e delle conseguenze che tutto questo può avere su di noi. Sono partite immediatamente da parte dei paesi occidentali (anche dalla Svizzera il che è un evento storico) pesantissime sanzioni volte a mettere in ginocchio l’economia russa, e molte aziende europee, americane e non solo hanno deciso di interrompere i loro E t C e t e r a M a jo r a n a
Bene siamo giunti alla fine di questo articolo, questa volta decisamente più lungo ma spero comunque interessante e utile a tutti voi lettori, e come conclusione, oltre a lasciarvi una mappa a fine pagina per capire meglio la situazione (se gli impaginatori questa volta si ricorderanno di metterla,) non posso che esprimere 9
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A la sola speranza che questa guerra si concluda nel minor tempo possibile con la vittoria della Libertà e della Democrazia.
E t C e t e r a M a jo r a n a
10
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A
IN T E R V IS T A A D
U N R IF U G IA T O U C R A IN O A L E S S A N D R O B A L O S S I, 4 A
Ho avuto la possibilità di intervistare Vadym, un mio conoscente di 17 anni che abita in Ucraina. A causa della terribile guerra giunta al culmine con l’invasione del 24 febbraio 2022 da parte dell’esercito russo, è stato costretto ad abbandonare la sua casa, suo padre, e i suoi amici. Ho riportato le sue parole, sincere e schiette, sicuramente caratterizzate dalle emozioni e dai sentimenti che sta provando in questi momenti così tragici.
Ti aspettavi che la Russia invadesse in questo modo l’Ucraina? Siamo in conflitto con la Russia da 8 anni da quando ci hanno aggredito nel 2014, era inevitabile una guerra, non me lo aspettavo proprio ora ed in questo modo, ma era una cosa che sapevamo che sarebbe successa
Cosa hai provato appena hai appreso la notizia? Mi ricordo che era mercoledì mattina, mi ero svegliato un po’ ritardo per scuola, avevo acceso il telefono ed aveInnanzitutto, presentati pure Mi chiamo Vadym, vivo a Vinnytsia in vo visto tra i messaggi che il mio prof Ucraina centrale da 4 anni ormai, sono di storia aveva scritto “GUERRA”, nato qui ed ho la cittadinanza ucraina dopodiché ho aperto la chat scolastica E t C e t e r a M a jo r a n a
11
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A e ci avevano inviato un audio dall’amministrazione scolastica dicendoci di non andare a scuola e di tornare a casa. Ho guardato le news, leggendo delle varie esplosioni nella maggior parte delle città ucraine, sono rimasto così sotto shock che ho preso della birra e sono andato nel balcone a fumarmi una sigaretta, ed a quel punto ho sentito un’esplosione proveniente da nord. Poco dopo ho letto ho letto che avevano bombardato Kalenivka, a 11km da qui, dove c’era un enorme deposito miliare che era saltato in aria. Quindi sì, praticamente ho saputo dell’invasione dopo 2 ore e 30 minuti dal suo inizio ed è stato uno shock incredibile, poi mischiato alla rabbia.
Quali immagini o suoni ti rimarranno per sempre impressi? Beh, suoni sicuramente le sirene che suonano ogni giorno dalle 10 alle 20 volte, i suoni dei caccia e droni che senti ma non vedi, mentre come immagini quelli dei civili massacrati dai bombardamenti da parte delle artiglierie russe. Dopo un po’ ci si abitua alle sirene? O si ha sempre una strana sensazione quando si sentono? No, ti ci abitui e diventano normali, ma danno fastidio quando partono alle 6 del mattino.
Cosa diresti al popolo ucraino? Continuate a combattere, la vittoria è vicina, presto non solo liberemo i territori occupati in queste settimane Col passare dei giorni, cosa hai ma anche Crimea e Donbass provato? Ti sei sentito impotente di Ritieni che l’Occidente abbia fatto fronte agli orrori della guerra? Nei giorni seguenti è cresciuto il pa- tutto ciò in suo potere per aiutare triottismo e a me così come in tutto l’Ucraina? il Paese, soprattutto dopo aver visto Assolutamente no, l’ ”essere europei” come combatte il nostro esercito e è solo sulla carta, molti leader occicome il nostro popolo, seppure svan- dentali si sono rivelati codardi e senza taggiato militarmente e tecnologica- coraggio, Paesi che solitamente venmente, ha tenuto testa e combattuto gono etichettati come antieuropeisti come la Polonia si sono rivelati molto in ogni modo possibile l’invasore. più europeisti di altri. E t C e t e r a M a jo r a n a
12
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A Sei riuscito ad andartene dal Paese? Come lui, moltissime altre persone Me ne sto andando proprio ora verso sono state costrette ad abbandonare la propria casa, salutando mariti, padri, la Polonia, e da lì verso l’Italia. fratelli, figli o nipoti forzati a rimaCosa hai provato nel salutare i tuoi nere nel Paese per difenderlo. Secamici, parenti e la tua terra? ondo l’Agenzia ONU per i rifugiati Con i miei amici sono riuscito sola(UNHCR) in soli 10 giorni di conmente tramite chat, dal vivo non ho flitto sono oltre 1,5 milioni i rifugiafatto in tempo, con i parenti solo con ti: la più grande crisi sin dalla Secmio padre [che per legge, essendo un onda guerra mondiale. Per chiunque uomo tra i 18 e i 60 anni, è costretto a volesse aiutare concretamente queste rimanere in Ucraina N.d.R.]. Mentre persone, si possono effettuare donazicon la terra, beh, l’ultimo giorno che oni a no-profit come la Croce Rossa sono rimasto qui a Vinnytsia sono anUcraina, il Programma alimentare dato in giro per il mio quartiere tratmondiale delle Nazioni Unite o a tenendo le lacrime. Vostok-SOS.
E t C e t e r a M a jo r a n a
13
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A
P U T IN B IR IC H IN O S T E FA N O R O V E R E , 4 D
In questi giorni nelle piazze di tutto il mondo si sono organizzate proteste e manifestazioni a sostegno della popolazione ucraina. A Berlino mezzo milione di persone si sono riunite a questo scopo, in Italia si sono organizzate raccolte di oggetti di prima necessità che sono stati spediti a Kyiv, Kharkiv, Odessa e in altre principali città dove si combatte il conflitto. Ma la cosa più impressionante non credo sia il sostegno generale da parte dell’intera Europa, ma il sostegno interno alla Russia verso l’Ucraina. Hanno fatto il giro dei social le immagini proveniente dalla Piazza Rossa, a Mosca, o dalle vie di metropoli quali San Pietroburgo e Volgograd, dove membri di ogni parte della popolazione sono scesi per manifestare contro il conflitto armato e contro questa guerra impopolare, che finora sembra essere di un solo uomo: Vladimir PuE t C e t e r a M a jo r a n a
14
tin. E quali possono essere le ragioni di tale impopolarità? Immedesimiamoci per qualche minuto in un cittadino della capitale della nazione più estesa del mondo. Da un giorno all’altro, a un migliaio di chilometri da me scoppia una guerra. Sempre da un giorno all’altro, vengo a sapere tramite il telegiornale che tutti i più importanti paesi del mondo hanno imposto, sul mio, pesanti sanzioni economiche, che fanno crollare il valore della moneta, il rublo. L’inflazione sale alle stelle. Se ieri con 80 rubli compravo un chilo di pane, oggi me ne servono 160. Corro a prelevare per ritirare più soldi possibili, ma una volta arrivato mi mandano indietro perché non ci sono più soldi da ritirare, e se ce ne sono trovo anche file lunghe centinaia di metri agli sportelli. Come se non bastasse, decine, poi centinaia di brand M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A decidono di non vendere più prodotti nella mia nazione. In televisione, i canali statali, stanno però parlando di un intervento militare specifico, mirato solo ed esclusivamente a demilitarizzare un governo neonazista che da anni tormenta e perseguita delle minoranze. Nonostante ciò, sui social iniziano a girare filmati che riprendono bombardamenti su centri abitati, poi soldati che sparano su ospedali, veivoli con simboli delle forze ucraine che si rivelano essere in realtà russi, e ogni altro genere di crimini di guerra. Finché i social non vengono banditi. È stato infatti approvato dalla Duma (camera bassa del parlamento russo) un provvedimento per cui “diffondere notizie false sugli interventi militari” porterebbe a 15 anni di carcere, e il Cremlino decide di bloccare Facebook, Twitter e Tik Tok perché organi di disinformazione. E i social non sono i soli, in un rapido esodo anche le televisioni private e i giornali indipendenti lasciano la scena pubblica. Le persone, preoccupate dall’invio di giovani soldati verso un fronte sconosciuto, si riuniscono in piazza e protestano, chiedono a un governo non eletto di cessare il fuoco, di evitare una guerra sotto E t C e t e r a M a jo r a n a
15
i loro occhi inutile. Ma, in tutta risposta, le truppe ricevono l’ordine di sopprimere le rivolte. E così, le stesse persone che chiedono la pace per una guerra a centinaia di chilometri di distanza, ricevono una dimostrazione di pace tutta loro: le manganellate. O, dove non si può, gli arresti. Arresti verso chiunque, studenti, lavoratori, anziani o bambini che siano. I numeri non ci sono, con precisione, ma la Farnesina parla di ben 15mila persone arrestate in pochi giorni per proteste pacifiste. Un bel numero. E in tutto questo, le reti nazionali cominciano a malfunzionare. Nel giro di pochi giorni, sono stati trasmessi per più volte filmati di guerra, su tutti i canali. In questi video si vedono soldati russi che, sotto il fuoco nemico, cadono o vengono fatti prigionieri, in un’immagine un po’ diversa da quella propagandata da parte del Cremlino. Cremlino, i cui siti hanno smesso di funzionare ormai da giorni, e del quale non c’è modo di riceverne comunicazioni ufficiali, se non proprio dalla TV. È quindi da chiedersi come sia possibile che la macchina della propaganda russa abbia fallito e stia fallendo M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O L IT IC A così tanto, la stessa a cui si sono appoggiati partiti populisti di tutto il mondo, Italia compresa. Come sia possibile che l’Europa intera si sia schierata compatta contro un membro così rilevante di accordi internazionali di ogni tipo, mettendo d’accordo anche i partiti che più gli sono stati vicini, i cui leader si immolano ora anche in imprese eroiche pur di far dimenticare all’opinione pubblica il loro passato. Che si tratti proprio di Putin, all’apice delle sue marachelle?
E t C e t e r a M a jo r a n a
16
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O S TA D E L C U O R E
M A R Z O PA Z Z E R E LLO A N O N IM I
INTRODUZIONE Rieccoci Majorani con un nuovo strepitoso articolo della Posta del Cuore. Questa volta abbiamo sei domande che trattano diversi temi, da quelli un po’ più generali a questioni decisamente personali e travolgenti. Ricordiamo che a rispondere ai vostri quesiti esistenziali siamo una ragazza (domande 1,2,3) ed un ragazzo (domande 4,5). Speriamo che la lettura possa risultarvi piacevole e che possa coinvolgervi o magari esservi d’aiuto 1 • Siamo amici da 2 anni, entrambi del Majo, vorrei provarci, ma temo di rovinare l’amicizia… Se fossi in te, la vivrei molto più serenamente; perché dovresti rovinare un’amicizia? Non gli/le staresti rivelando nulla di male: credo fermamente che esprimere i propri pensieri e le proprie E t C e t e r a M a jo r a n a
17
emozioni, sempre nel rispetto degli altri, sia la scelta più giusta da fare; in questo modo non potrai rimpiangere di non aver fatto o detto qualcosa. Ti consiglierei di cogliere l’attimo e di dichiarare il tuo interesse, ma in maniera semplice e spontanea, non come se stessi dicendo qualcosa di estremamente importante e drammatico: in questo modo sarà meno imbarazzante per entrambi e, comunque vada, avrai dimostrato di essere una persona sincera e sicura di sé. Se sei abbastanza timid* e non te la senti di esporre subito a parole i tuoi sentimenti, cerca di farli intuire alla persona in questione e osserva la sua reazione. Però, se dopo qualche tempo non ottieni alcun riscontro certo, prendi in mano la situazione e fatti coraggio senza sprechi di tempo. Finché non tenti, non potrai mai sapere se andrà bene o male: chissà, M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O S TA D E L C U O R E magari per la paura di “rovinare” un’amicizia potresti perdere una fantastica opportunità. Buona fortuna :) 2 • Mi piace una ragazza della mia classe, alla quale non capisco se piaccio o no, dal momento che non si sente pronta ad avere qualcosa con me, ma mi continua a piacere. Vorrei sapere come comportarmi: se darle spazio o magari cercare di aprirmi con lei. Da quello che posso comprendere, il fatto che tu sappia che lei non si sente pronta ad avere qualcosa con te presuppone che tu le abbia già parlato del tuo interesse nei suoi confronti; se è così, hai già la risposta al dubbio “non capisco se le piaccio o no”… sarò brutalmente sincera e, se la ragazza in questione ti ha già esposto il suo punto di vista dicendoti che non vorrebbe approfondire il rapporto con te, significa che probabilmente non è interessata per nulla o non abbastanza. In caso io abbia interpretato male ciò che hai scritto e dunque non le hai ancora espresso i tuoi sentimenti, ti consiglio di farlo: solo così potrai davvero sapere se la tua supposizione su ciò che vuole o non vuole è corE t C e t e r a M a jo r a n a
18
retta. Se invece avete già discusso di questa cosa, forse è meglio lasciarle i suoi spazi e accettare la situazione. Non rincorrere qualcuno lasciando te stesso da parte ; ) 3 • Vorrei chiedere: come capire se piaci a qualcuno? Questa è una domanda molto difficile a cui rispondere in quanto credo sia estremamente soggettivo: ci sono persone molto abili nel mascherare le proprie emozioni e i propri sentimenti, ed altri che invece li fanno trasparire al 100% o di proposito o inconsciamente. Il segnale più comune è l’eye contact. Se gli/le piaci probabilmente ti guarda spesso: si tende infatti a guardare la persona che ci attrae, interessa o incuriosisce; i più timidi magari faranno in modo di non incrociare il tuo sguardo, mentre i più coraggiosi lo sosterranno. Se invece vi siete già parlati, se vi conoscete già e avete già un po’ di confidenza, la persona potenzialmente interessata potrà provare a interagire spesso con te magari iniziando una conversazione oppure se siete in gruppo potrebbe tendere a prestare attenzione soprattutto a te e a tutto quello che racconti o fai, cercando di starti vicino… Di M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O S TA D E L C U O R E certo non troverà scuse per andarsene mentre gli/le stai parlando, se è interessat*. Un altro elemento importante è il contatto fisico che, soprattutto se prolungato, è un chiaro segnale di interesse o attrazione: il linguaggio del corpo non mente e per questo motivo credo che quelle citate siano situazioni abbastanza “universali”. Per quanto riguarda invece il comportamento preciso di una persona interessata non saprei darti un’opinione precisa, dato che ciò varia di gran lunga da persona a persona… Fai quindi caso a queste piccole cose e potrai forse capire se la persona coinvolta è interessata o meno; ma ricorda che sono presenti moltissimi fattori da prendere in considerazione e, perciò, non potrai avere la certezza dell’eventuale interesse, a meno che non venga confessato da lui/lei. Bisognerebbe però anche far attenzione a non fraintendere i segnali, che dipendono infatti anche dal vostro grado di confidenza e amicizia: il fatto che qualcuno ti parli spesso o sia spesso casualmente vicino a te, se siete amici, non significa necessariamente che gli piaci. Comunque penso che, se il confronto risulta imbarazzante, la situazione migliore per caE t C e t e r a M a jo r a n a
19
pire se si piace o meno ad una persona è attendere di rimanere da soli con lei il più possibile ed osservare il suo comportamento lontano dagli sguardi altrui. 4 • Cosa ne pensi del catcalling? Negli ultimi tempi si sente spesso parlare dell’espressione anglosassone “catcalling” che sta ad indicare una serie di manifestazioni verbali o gestuali rivolte ad una donna in strada o in un luogo pubblico (spesso in modo volgare) in qualità di apprezzamenti o commenti di stampo sessuale, fischi, versi, colpi di clacson. Ritengo, personalmente, che si tratti di una pratica barbara, disgustosa e anche inefficace. Sorge spontaneo chiedersi come possa un essere maschile pensare che ad una donna possa far piacere ricevere commenti sconci o gesti cafoni e, nonostante sia rimasto a lungo a riflettere su quali possano essere effettivamente i fattori che portano a ritenere il catcalling corretto e apprezzabile, l’unico elemento che può aver senso è l’educazione e, più precisamente, come si è stati educati nel rapporto con le ragazze. Bisogna anche sottolineare che film e libri, del passato e non, sono ricchi M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O S TA D E L C U O R E di commenti a sfondo sessuale rivolti alle donne; inoltre, fino a poco tempo fa non era una pratica così scandalosa. Il catcalling può però provocare anche una serie di danni psicologici nelle vittime: spesso hanno paura ad uscire di casa da sole o di percorrere la strada del ritorno quando si fa tardi; a volte si giunge anche a perdere la fiducia negli individui di genere maschile e a fare di un’erba un fascio. Ciò non significa che non si possa fare un complimento ad una ragazza: se posto nel modo corretto si può anche fermare una giovine per strada e dirle che oggi è proprio carina, un complimento semplice che lascia sicuramente alla diretta interessata un sorriso e un bel ricordo di voi.
non ho abbastanza elementi per dare una risposta dettagliata e sulla questione ho sempre avuto un parere abbastanza negativo in quanto ritengo che un ventunenne abbia un bagaglio di esperienze molto più ampio e diverso rispetto ad una quattordicenne. Molto probabilmente la diversa età riflette una diversa maturità che comporta obiettivi, punti di vista e priorità diverse. Non avendo altre informazioni, non posso far altro che augurarti buona fortuna e facci sapere come si evolve la situazione o i tuoi sentimenti :)
5 • Mi piace un tipo di 21 anni… io ne ho 14 Direi che è una situazione parecchio complessa. Alle ragazze piacciono spesso ragazzi più grandi, probabilmente per una questione di maturità, sicurezza o maggiori opportunità. In questo caso, 7 anni fanno la differenza: la mente di una quattordicenne e di un ventunenne sono diverse e lo sono anche gli ambienti e le compagnie che si frequentano. Ovviamente, E t C e t e r a M a jo r a n a
20
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A I N C A N T A (U )T O R I
G E N E R A L E , D IE T R O L A C O L L I N A ... P IE T R O C A T T A N E O , 3 b b
Guerra, guerra, guerra. L’ultima settimana ha sentito ragioni per un solo argomento: guerra. La guerra che credevamo relegata al sicuro, dentro i telegiornali. La guerra che credevamo tanto estranea, quasi esotica: una storia che riguarda l’Oriente, magari, come quelle de Le Mille e Una Notte. Salvo poi accorgerci del fatto che tanto privilegiati purtroppo non siamo. Difatti, la stessa guerra ora sgretola le nostre sicurezze, come quelle di tutti gli altri. Difatti, la guerra stessa ora ci manda all’aria i piani, e mostra tutte le assurdità di una società che già prima si trovava in bilico. Sono molti i temi E t C e t e r a M a jo r a n a
21
che potrei portare ad esempio: migrazioni, demilitarizzazione, equilibri politici… La guerra stessa ora ci ribalta in fronte la frittata: e se noi, Occidente tanto mitizzato, diventassimo infine vittima? E se noi, Europa tanto cardinale nei libri di storia, non servissimo che da campo di battaglia, da tavolo da ping pong per testate nucleari? In questo calderone di telegiornali e social - giustamente - in allarme, anche il mondo della musica ha speso le proprie parole. Parole scelte e pesate, parole eufoniche, che sono state catapultate con speranza tra tutti gli altri contenuti mediatici. M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A Molte pagine social di artisti, di rilievo o di nicchia, hanno espresso la propria solidarietà, raccolto fondi, esternato riflessioni e molto altro. E questo rimane un indiscutibile bene. Ma nel mondo della musica il tema della guerra non è mai stato assente, e se ora nella scena hip hop prevale come topos per allegorie violente, nel nostro Paese c’è anche chi lo ha trattato con pregnanza e profondità di sguardo. I brani più recenti possono provenire da un Caparezza che nel 2003 scrisse Follie Preferenziali, o dagli Eugenio in Via di Gioia, che nel 2017, insieme a Willie Peyote, trattavano il paradosso di un mondo sempre più militarizzato in Selezione Naturale. Ma anche guardando più indietro i titoli non mancano: continuando sulla scia dell’articolo precedente, mi permetto di citare La Guerra di Piero di Fabrizio de André, utilizzata come sigla introduttiva delle ultime puntate di Che Tempo Che Fa, dedicate alla crisi geopolitica attualmente in corso. Il nome che più di tutti emerge in questa tematica, però, è quello di Francesco de Gregori, che nel ’78 scrisse una canzone intitolata Generale, la cui fama, negli anni a seguire, fu riportata alla luce da più di un riadattamento, E t C e t e r a M a jo r a n a
22
come quello di Vasco Rossi, nel 2002, o quello di Anastasio, nel 2018. Il testo si riferisce agli scontri tra i battaglioni italiani e le armate terroristiche del BAS (Befreiungsausschuss Südtirol), che tra gli anni ’50 e ’60 combatterono sanguinosamente per l’indipendenza altoatesina. Viene immaginato un discorso tenuto dai militari italiani ad un Generale, e nel corso di 4 brevi strofe vengono attraversate tutte le fasi della guerra. Si parla di strofe semplici e sintetiche: chi tra noi è latinista, parlerebbe forse di pura et inlustris brevitas… Ciò che conferisce uno sguardo profondo e disilluso ad una canzone che altrimenti potrebbe parer fin troppo retorica è, però, il suo contenuto autobiografico: lo stesso de Gregori prestò servizio militare nel Battaglione Alpini “Tirano” in Trentino Alto Adige, e, sebbene non abbia fatto in tempo ad esser coinvolto nelle battaglie, il loro lascito segnò profondamente la sua sensibilità. La collina citata è dunque quella di Tarces, che in una notte di giugno del ’61 ospitò un’asprissima battaglia, con incredibili perdite - soprattutto giovanili - su entrambi i fronti. La canzone si apre con questi versi: M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A Generale, dietro la collina ci sta la notte crucca e assassina, e in mezzo al prato c’è una contadina, curva sul tramonto sembra una bambina, di cinquant’anni e di cinque figli, venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora tornati. La guerra è carneficina. La guerra è carneficina di chi ci va, e di chi resta. Generale, li vede quei soldati che combattono per la propria nazione? Per difendere la propria quotidianità? E cosa mi dice, Generale, di chi è rimasto? Cosa mi dice, Generale, di chi, dal confine polacco, pensa al marito lasciato tra le file dell’esercito ucraino? Cosa mi dice di chi a Kiev e Kharkiv sente i missili sfiorare i propri tetti, le deflagrazioni rompere le proprie finestre? Cosa mi dice di chi trova in strada carri armati che abbattono le ambulanze, di chi scappa in metro? Loro cosa sono invece?
Tra due minuti è quasi giorno È quasi casa, è quasi amore. Questi, invece, sono i versi conclusivi. Dopo due strofe che hanno mostrato all’inizio il primo entusiasmo dell’interventismo italiano, e, in seguito, l’euforia ultima per la fine delle atrocità, ci si guarda finalmente indietro. C’è chi torna impreziosito da riconoscimenti militari, c’è chi torna verso un amore promesso, e c’è chi finalmente vede la speranza di un futuro. Ma c’è anche un treno “mezzo vuoto”, e qualcuno che si degna di spendere qualche lacrima in mezzo ai festeggiamenti. E l’altra metà? Dove ha lasciato l’altra metà dei soldati del treno d’andata, Generale? Qual è stata la vittoria, Generale? La solidità della nazione? La rappresentazione di un popolo? Un’annessione? Senza dubbio una squisita vittoria, Generale. La nazione non potrà non essere contenta.
Ed ora dica, Generale: qual è stato il Generale, queste cinque stelle costo? ‘Ste cinque lacrime sulla mia pelle Qual è stato il senso? Che senso hanno dentro al rumore di Qual è, oggi, il senso? questo treno? Che è mezzo vuoto e mezzo pieno E va veloce verso il ritorno E t C e t e r a M a jo r a n a
23
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A
L A S T U P ID IT À C I A P P A R T IE N E B E N E D E T T A IN V E R N IZ Z I, 2 c c
Se provo a riflettere su che cosa sia la stupidità, troppe informazioni, idee e pensieri affollano la mia mente e mi arrendo dopo poco, incapace di trovare un filo conduttore nel gomitolo dei miei pensieri. L’occasione perfetta per sbrogliare questa matassa mi si è presentata approfondendo l’argomento nella lettura de “I promessi sposi”. Ora mi rendo conto di quanto la stupidità di cui ci parla Manzoni non sia poi tanto lontana da quella che viviamo ogni giorno; anzi, probabilmente quella trattata dall’autore, nel tempo, al posto di diminuire, è solo aumentata.
siano fonte principale di stupidità. Autorità che dovrebbero essere un punto di riferimento per il popolo, e farsi notare e ricordare per il proprio carisma e personalità; e invece no. Al giorno d’oggi alcune figure autoritarie della politica, italiana e non, spiccano tra le altre per la loro stupidità, non tanto legata ad una mancata istruzione e cultura, ma ancora peggio alla noncuranza delle azioni che compiono e delle parole che dicono, alle quali spesso e volentieri non danno un peso, come se milioni di persone non pendessero dalle loro labbra, aspettando soluzioni efficaci ai problemi della loro nazione; e invece no: STUPIDA AUTORITÀ dalle loro bocche escono parole non È triste pensare che le autorità stesse ragionate, e nelle loro menti azioni E t C e t e r a M a jo r a n a
24
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A insensate prendono spazio, come se non influissero sull’andamento di un paese intero. Eccolo il “potere stupido” come definito da Giorgio Boratto in un suo articolo, eccolo il potere che appartiene ai nostri giorni. Manzoni però ci insegna che un potere stupido c’era anche nel 1600, e ci presenta la figura del consigliere Antonio Ferrer, esempio perfetto di stupida autorità. Vediamo quest’uomo protagonista di una delle scene più significative del romanzo, “l’assalto ai forni”. Leggendo il capitolo, per un attimo, ho pensato davvero che fosse un uomo per bene, che avesse messo un calmiere al prezzo del pane per il bene del popolo, cosa molto strana nel regime spagnolo del 600, basato su corruzione e atti illeciti a favore dell’aristocrazia; e invece no: Ferrer si è semplicemente dimostrato un povero stupido, che appena si è sentito attaccato dai fornai, ha revocato il calmiere provocando la rivolta della folla. Mi sono dunque resa conto di quanto questo personaggio, spinto da un lato dalla voglia di acclamazione e dall’altro dalla pressione delle autorità spagnole che era stato tenuto a sostituire, sia l’incarnazione perfetta delle figure politiche che vediamo noi oggi: corE t C e t e r a M a jo r a n a
25
ruttibile, populista ed incoerente con le sue stesse decisioni e pensieri, incapace di tenere sotto controllo una folla, vittima principale della sua stupidità. LA FOLLA: UNA MASSA INFORME CONDIZIONATA DALLA STUPIDITÀ Come dicevo, la folla è vittima della stupidità delle autorità e ne è condizionata a tal punto da commettere azioni altrettanto stupide. A parer mio, personaggi come Ferrer si appoggiano proprio alla folla, soprattutto in momenti di confusione generale o di difficoltà, in quanto molto influenzabile ed incapace di ragionare lucidamente poiché presa dalla preoccupazione e dalla frenesia. Forti personalità non hanno certo bisogno di fare ciò per ottenere forza e consenso, a queste basta infatti mostrarsi per quel che sono senza dover ricorrere a certe soluzioni. Certo è che le azioni della folla non possono essere giustificate dalla compassione o dalla pietà. Credo che in una rivolta come può essere “l’assalto ai forni” o l’assalto ai supermercati vissuto durante l’attuale pandemia, molti si siano effettivamente resi conto di quanto fosse sbagliato, M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A irrispettoso, egoista e stupido ciò che stavano facendo, ma che attirati dal vortice della folla, trascinati via da questa massa informe, abbiano preso parte alla rivolta, talvolta convincendosi che fosse corretto. Spesso e volentieri però, questi gruppi dopo aver preso parte alla rivolta generale, ne creano una tutta loro, che va a colpire soggetti fragili come loro stessi erano e sono ancora. LA STUPIDITÀ DEL BULLO Ancora una volta Manzoni ci presenta una realtà facilmente riconducibile a quella attuale, che noi ragazzi nel corso degli anni abbiamo potuto vivere come spettatori o peggio come vittime: il bullismo. Nella scena finale del 14° capitolo, l’autore ci proietta nell’osteria in cui Renzo ha trovato ristoro e riparo per la notte. Qui Renzo, preso da mille pensieri e preoccupazioni comincia a bere, a tal punto da ubriacarsi ed è proprio al culmine della sua ebbrezza che un gruppo di uomini frequentatori dell’osteria cominciano a prendersi gioco di lui privandolo della sua dignità, approfittando della sua condizione. È qui che sta la codardia del bullo, che essendo lui stesso debole, si circonda di E t C e t e r a M a jo r a n a
26
altre persone altrettanto deboli che si fanno forza a vicenda per imporsi su una persona più debole di loro. La debolezza della vittima non sta certo nella poca intelligenza o insicurezza che invece caratterizza il bullo, quanto nell’incapacità circostanziale di reagire, poiché presa sola o in una situazione di disagio come quella di Renzo. Io per i bulli provo pena, sono persone estremamente deboli che potrebbero aiutarsi l’un l’altro a superare insieme le loro debolezze, non a picchiare un povero ragazzino,. Fateci caso, avete mai visto un bullo da solo? Io no. Avete mai visto un bullo scontrarsi con una persona più forte di lui? Io no. Allora chi sono i bulli? Dove sta la loro stupidità? La stupidità del bullo sta nella sua incapacità di affrontare le proprie debolezze per paura di mettersi a nudo con se stesso e con gli altri, per mostrarsi meno forte di quello che vuole far credere. Mi ha colpito una riflessione, sempre di Giorgio Boratto che credo riassuma appieno le considerazioni che ho fatto: “Il potente ha poca energia da dedicare alla sua vita privata, non ha solitamente emozioni da condividere e non riesce a gestire in modo sano i sentimenti e gli affetti”. Penso che M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A scoprire se stessi sia il primo passo per capire gli altri. Nella vita di tutti i giorni, mi capita spesso di immedesimarmi negli altri, prima di compiere una qualche azione o di dire qualcosa, non per paura di esprimere le mie opinioni, ma perché vivo secondo il detto:”Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”. Questo detto non è certamente adatto a tutti, poiché fortunatamente non siamo tutti uguali, ma diversi e speciali a modo nostro, però conoscendo se stessi si riesce molto meglio a capire il prossimo, evitando di compiere azioni che possano crearne il disagio. Alla conclusione di queste considerazioni posso finalmente dire di aver sciolto buona parte dei nodi di quella matassa che ostruiva il mio pensiero e di essere dunque arrivata alla conclusione che per me la stupidità è l’incapacità di immedesimarsi negli altri per la poca conoscenza di se stessi e l’egoismo verso il prossimo, che porta al compimento di azioni sbagliate e per l’appunto stupide.
E t C e t e r a M a jo r a n a
27
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A
E S W A T IN I
T H E P R O M IS E D L A N D V E R O N IC A G U A R IS C O , 2 D
Promises are binding, no doubt about it. I thank Rich, my desk mate, for inspiring me to do these hours and hours of research dedicated to the deepening of my understanding of this fascinating as it is unknown culture, of which you are enjoying the fruits. To better understand the Swati, the inhabitants of the former Kingdom of Swaziland, it is essential to put yourself in their shoes, or better yet, on the plateau of which their entire nation is comprised. Indeed, they live in a landlocked country which covers just over 17,000 km2: as a point of reference, its surface is less than half of that of Switzerland (41,000 km2). It is arguably the smallest country in the Southern hemisphere, situated E t C e t e r a M a jo r a n a
28
between the Republic of South Africa and Mozambique at a latitude of 31º 30’ East of Greenwich, and a longitude of 26º 30’ South of the Equator. The state was often referred to as the Switzerland of Africa, and sometimes it was even confused with it because of the assonance. For this reason, on July 2018, on the occasion of his 50th birthday, king Mswati III changed the country’s name from Swaziland to eSwatini. After all, who wouldn’t? This is only one piece of the revolution he has led throughout his 36 years of regency, regarding both internal and foreign policy. The process was kicked off by his father on September 1968, when Swaziland was granted complete independence from the UK, even though it was still M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A a member of the Commonwealth of Nations. The king Sobhuza II, who had come into power in 1921, became the Head of State. However, he felt that their constitution, a product of the previous British rulers, did not reflect the culture of the Swazi people. In 1973 the previous establishment was suspended, and the new constitution, drawn up and presented 4 years later, made him the absolute ruler of the region. His death in 1982 began a period of regency, during which power was entrusted to one of the king’s wives, Queen Dzeliwe, as the regent’s advisor until the successor designated by the king reached the age of eighteen. Due to some disagreements between her Prime Minister and other members of the Royal Congress, she was discharged in favor of Queen Ntfombi, who was declared the Indlovukazi (a title roughly corresponding to “queen mother”, literally translated as “Great She-Elephant”), the mother of the current ruler. In 1986 the 18-year-old king was crowned as king and took the name of Mswati III. In 2004 Mswati promulgated a new Constitution that guarantees freedom of speech and assembly for both the E t C e t e r a M a jo r a n a
29
media and the public, but retains a series of traditional and authoritarian privileges for the sovereign, which in fact makes the political system of Swaziland a form of absolute monarchy. Moreover, in an effort to mitigate the dramatic impact HIV and AIDS had in 2001, the king used his powers to invoke a consecrated rite, chastity, encouraging Swaziland girls to abstain from sexual intercourse for at least five years. This, together with the antiretroviral treatment, has reduced the number of infections by around a third since 2010. On the other hand, since June 2021 the continent’s last absolute monarchy has been crossed by waves of demonstrators calling for a transition to a democratic regime. According to statistics from 2019, the unemployment rate is 22%, while wandering at around 46% among young people. The percentage of the population living below the poverty line is 51.8%, but experts estimate that, considering the impact of the Covid-19 pandemic, unemployment and poverty will increase further, and the middle classes will also be affected. Such a situation can only be overcome with clever reforms, but it seems that M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
C U LT U R A the will to do so is completely lacking, since Mswati III showed no intention of opening a dialogue with the opposition. Conversely, in early October the king responded by banning public demonstrations, closing high schools - as students were the heart of the protests - and increasing their repression. By the way, do you know why, when people strongly disagree with someone or something, they hang pieces of
E t C e t e r a M a jo r a n a
30
fabric on walls that their oppressors will never see, or stand for hours in a square no one cares about? I don’t. But I like to think that it’s because we want to reach our promised land. Not a religious one, not an actual place. Just the possibility of choosing our destiny and living in peace, in the land where we were born. Is it possible? I don’t know. Do I believe in it? Of course.
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
M A N IF E S T O
D EL SANG UE E D E L M E TA LLO B E L IS A R IO C A W L
Il radioso splendore della tecnologia umana è la sola luce che deve guidare il cammino della nostra specie. Non possiamo limitarci a comportarci come abietti animali ferini. Non possiamo rimetterci al fin troppo semplice giudizio istintivo. La ragione, quel magnificente faro di gloria, sola distinzione tra uomo e belva, deve permetterci di discernere la verità nella pesante nebbia dell’incertezza. Cosa invece accomuna l’uomo dalla sua controparte, ben più vasta, del regno animale? È chiaro, anche solo un ragazzetto potrebbe capirlo: la carne. Quella mutevole e cangiante signora che, assoggettandoci attraverso gli impulsi più bassi e irrefrenabili, limita il grandioso potenziale di quella macchina unica che è il E t C e t e r a M a jo r a n a
31
nostro cervello. Allora ci si potrebbe chiedere: non c’è nulla che possiamo fare, è semplicemente la nostra natura, la si deve accettare, addirittura abbracciare, e continuare sulla propria strada. Che idea immonda. Quale essere dotato di intelletto e capacità di discrezione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sarebbe disposto ad accettare, addirittura di buon grado, un tale soverchiante giogo. Nessuno. Il solo pensiero di non rigettare tale iniquità mi raggela il sangue nelle vene. Purtroppo, devo ammettere che una idea di fondo di tale quesito può essere vista come razionale: ci sono alternative alla carne? No. Questione chiusa. Per quanto, allo stato attuale, la risM a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
M A N IF E S T O posta alla domanda sopra proposta sia corretta; escludere categoricamente la possibilità di una alternativa che permetta la massima espressione della libertà di pensiero e creatività, senza essere ancorati ai vincoli sanguigni del nostro essere, è pessimistico, se non stupido. Se osserviamo il rateo dell’affascinante progresso tecnologico a partire dalla rivoluzione industriale, non si può non notare l’apparente andamento esponenziale dello stesso. Il che significa che ciò che prima sarebbe stato scoperto e/o inventato nel giro di decenni, ora può venire ottenuto in pochi mesi. La travolgente verità del progresso è che esso non ha limite, e tantomeno la sua rapidità. Esso è come un fuoco in grado di alimentarsi con le sue stesse ceneri, che avanza inarrestabile a velocità sempre maggiore. Sono convinto che, in meno di un secolo, una, se non più, grandiose scoperte porteranno la razza umana a rivalutare l’importanza della propria connessione viscerale alla natura che li circonda. Se ciò vi sembra troppo astratto e retorico, ho intenzione di esporvi la mia personale idea di come il progresso potrebbe portare a questa E t C e t e r a M a jo r a n a
32
alternativa: l’ascensione bio-meccanica. Gli strabilianti avanzamenti nel campo degli impianti bionici permetteranno un aumento inconcepibile delle prestazioni e della resilienza delle nostre fallaci membra. Progressivamente tutto ciò che in noi è vivo verrà sostituito con il freddo e affidabile metallo. Per quanto possa sembrare utopico, a mio parere questo è solo l’inizio. Ciò che aprirà le porte alla vera rivoluzione. La capacità dei nostri neuroscienziati arriveranno a tali livelli da permettere di comprendere quasi perfettamente quelle macchine oscure che sono i nostri cervelli. Questo permetterà finalmente all’umanità di rimuovere l’istinto ferino e, personalmente, abominevole, che ci incatena. Finalmente potremo essere liberi di esprimere il nostro vero potenziale. Potrei continuare con ciò che credo accadrà in un futuro più remoto, ma come insegna la storia, le previsioni troppo a lungo termine hanno sempre una scarsa accuratezza. La supremazia del metallo e della ragione sulla carne, sul sangue e sull’istinto è una verità che l’uomo deve arrivare ad abbracciare, solo così esso potrà raggiungere la pace e M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
M A N IF E S T O la verità che agogna così tanto dall’alba dei tempi. Non c’è verità nella carne, solo il tradimento. Non c’è forza nella carne, solo debolezza. Non c’è costanza nella carne, solo decadenza. Non c’è certezza nella carne, se non la morte.
E t C e t e r a M a jo r a n a
33
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
O G G I, N E L L A S T O R IA
L’1 1 M A R Z O L U C A P A R R A V IC IN I, 4 D
1544
Nasce Torquato Tasso, autore del poema “Gerusalemme liberata”.
1818
Mary Shelley pubblica Frankenstein.
1861
Viene adottata la Costituzione della Confederazione degli Stati Americani.
1941
Il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt firma una legge che permette di inviare aiuti militari agli Alleati sotto forma di prestiti.
1985
Michail Gorbačëv diventa leader dell’Unione Sovietica.
1990
La Lituania si dichiara indipendente dall’Unione Sovietica.
2020
L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara la pandemia da Coronavirus.
E t C e t e r a M a jo r a n a
34
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
A N IM A L E D E L M E S E
F A R F A L L A M A C U L IN E A A N G E L IC A P E L L E G R IN O , 1 A
Marzo è il mese che per eccellenza rappresenta l’avvento della primavera e del cambiamento. Con l’equinozio del 20 rifiorisce la vita: gli animali terminano il letargo, gli alberi ritornano ai colori vivi dell’anno precedente e tutte le persone allergiche al polline iniziano la rincorsa ai fazzoletti e agli antistaminici. E t C e t e r a M a jo r a n a
35
Non a caso, per questo mese, ho scelto di narrarvi della farfalla Maculinea. La farfalla è il tipico animale primaverile che porta speranza di un miglioramento stagionale, inoltre è quell’essere che, con la stessa grazia di un’adolescente sprovvisto di merenda a metà mattina, si impossessa dei crisantemi di tua nonM a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
A N IM A L E D E L M E S E na fino a farli marcire. Tuttavia, non vi parlerò del solito insetto della primavera, descriverò una creatura che potremmo definire l’apoteosi della distruzione della freschezza stagionale. La particolarità della Maculinea non è la sua predilezione per le piante di origano per potersi riprodurre, ma il suo comportamento da larva. Infatti, la piccola larva di Maculinea è capace di realizzare un mimetismo chimico. Durante il periodo di schiusa delle uova, le larve, ormai abbandonate dai genitori, sono solite nel calarsi attraverso dei filamenti creati da esse stesse e, con la stessa maestria di Tom Cruise nel film Mission Impossible, adagiarsi a terra. In seguito, le larve iniziano a secernere una sostanza in grado di fargli acquisire un odore simile a quello delle larve di formica, ed esse, sentendo la dolce fragranza delle proprie compagne, accolgono nel formicaio le larve e iniziano a nutrirle. È comune che alcuni esemplari siano in grado di produrre anche le stesse stridulazioni della formica regina, aumentando il carico di attenzioni da parte delle operaie e facendo incrementare notevolmente E t C e t e r a M a jo r a n a
36
le quantità di nutrimento fornito. Questi vermi “scrocconi” possono rimanere all’interno di una colonia anche per più di 18 mesi, fattore che porta a decimare il numero degli esemplari del formicaio. Passati alcuni mesi dalla formazione del bossolo, dalla larva approfittatrice nascerà la splendida e candida farfalla che con tanta grazia infesta i nostri giardini. La farfalla Maculinea è un essere molto affascinante, dalla quale possiamo imparare e apprezzare un valore fondamentale: la pigrizia. La prossima volta che sarete in un parco, con la stessa tenacia di Heidi, cercate questa farfalla tra le piante di origano e osservatela diventare la madre di tanti piccoli contenitori di nullafacenza. Questa specie è a rischio di estinzione a causa dell’estremo inquinamento dell’aria e delle zone verdi
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
A N IM A L E D E L M E S E
Questa è una comparazione tra il segnale acustico emesso dalla formica regina (A), dalla formica operaia (B) e dalla larva di Maculinea (C)
E t C e t e r a M a jo r a n a
37
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A
IL L IB R O M IC H E L E C O L U C C I, 1 L
“Andrea, io esco! Tu rimani a casa a fare i compiti, vero?” “Certo, mamma, stai tranquilla!” Non potevo certo immaginare cosa sarebbe successo quel pomeriggio. Dopo circa un quarto d’ora che se n’era andata avevo iniziato a sentire dei rumori che provenivano dal seminterrato; non ci feci troppo caso poiché era una cosa abituale, la mamma aveva detto che era colpa delle tubature vecchie. Ma il rumore continuava e più passava il tempo più il rumore diventava forte, fino a diventare un urlo straziante di dolore, “un urlo nero”. Allora, impaurito, chiamai la mamma e le chiesi cosa stesse succedendo: <<Mamma! Mamma!>> <<Che c’è, Andrea?>> <<C’è qualcuno che urla nel seminterrato>>. E t C e t e r a M a jo r a n a
38
Lei mi rispose con un tono scocciato e incredulo: << Non dire fesserie, non c’è nessuno di sotto>>, dopo di che mi chiuse il telefono in faccia. In quel momento pensai che avesse ragione, ma più passava il tempo più l’urlo si trasformava in una voce straziante che mi chiamava. Non so cosa mi fosse passato per la testa, ma scesi le scale per arrivare in salotto e poi dirigermi verso la porta del seminterrato che si trovava di fronte alla cucina. Arrivato davanti ad essa l’urlo smise, allora decisi di aprirla: il soffitto era sudicio, sembrava quasi la parete di una caverna e l’aria era umida come se ci fosse un’infestazione di muffa. Le scale di legno oramai marcio erano appiccicose, come se qualcuno ci avesse buttato del miele sopra e la luce era molto fioca; una candela M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A probabilmente ne avrebbe fatta molto di più. Corsi in cucina a prendere la torcia e con uno scatto la raggiunsi nuovamente; scesi giù per le scale e mi ritrovai in una stanza piena di scaffali stracolmi di libri antichissimi.Vagando per la stanza notai una libreria diversa dalle altre, incassata nel muro. Iniziai a leggere i titoli dei libri. Uno in particolare catturò la mia attenzione: era di un rosso intenso con i bordi in oro, e a differenza degli altri non aveva un titolo sul dorso, ma solo il disegno di un albero stilizzato. Lo presi e iniziai a sfogliarlo, le rilegature erano molto fragili e le pagine del libro erano di una carta profumatissima, come una rosa. L’istante dopo aver aperto il libro sentii un tonfo provenire da dietro lo scaffale. Tutto d’un tratto la libreria si girò rivelando una stanza nascosta. Ci entrai. La puzza era insopportabile e la luce della lampada era così fioca che si intravedeva solo una specie di altare fatto con una pietra bianco perla e sopra moltissime candele rosse come quelle che si mettono al cimitero. Mi avvicinai e vidi una croce di legno molto grande girata al contrario. E t C e t e r a M a jo r a n a
39
Non avrei mai potuto immaginare cosa avrei visto di lì a poco. Il corpo di una donna fatta a brandelli sopra di esso… Impaurito corsi fuori dalla stanza, ma la porta si chiuse immediatamente. Iniziai a piangere disperato pensando che non ce l’avrei mai fatta a scappare. Poco dopo, l’urlo rincominciò, però era più chiaro e stavolta riuscivo a capire cosa stesse dicendo: stava pronunciando il mio nome. Si avvicinò a me, fluttuava, aveva un vestito verde bellissimo, una voce soave aveva riempito il mio cuore. Era una banshee, uno spirito preannunciatore di morte che mi disse di scappare per non fare la sua stessa fine. Le chiesi il perché e lei rispose che era stata uccisa da mia madre durante un rito satanico. La banshee mi aprì la porta per farmi scappare, ma mentre cercavo l’uscita vidi una sagoma dirigersi verso di me << Noo!!! Mia madre!!!>>. Aveva uno sguardo minaccioso e occhi rossi, con le pupille dilatate. Mi chiamava per nome, mi voleva, in mano aveva un coltello con la lama ricurva. Cercai di scappare in mezzo agli scaffali, ma lei mi raggiunse facilmente M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A e cominciò a colpirmi ripetutamente strappandomi un pezzo di carne ogni volta che lo tirava fuori dal mio ventre. Così mi lasciò agonizzante sul pavimento, in una pozza di sangue. Al mio risveglio non percepivo alcun dolore, mi guardai intorno e vidi il mio corpo privo di vita per terra. La banshee mi prese per mano e disse: << Vieni, fratello, ora staremo per sempre insieme>>.
E t C e t e r a M a jo r a n a
40
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A
L ’A R T E D I U C C I D E R E M A T T E O B IA N C H I, 1 c c
«Forza, cammina, ragazzo!» gli intimò Fives, spingendogli ripetutamente la pistola contro il collo. «Abbassa la voce, idiota! Così ci scopriranno!» controbatté Jacobs. «Andiamo, chi vuoi che venga trovarci qui? Non c’è nessuno oltre a… ARGH!» urlò Fives: un serpente l’aveva appena morso alla caviglia, rimasta scoperta. Jake approfittò dell’occasione: si scrollò facilmente da mani di Fives, che aveva allentato la presa, e corse il più velocemente possibile. «Ehi, fermati!» urlò Jacobs, che aveva ucciso il serpente e si era lanciato all’inseguimento, saltando il corpo senza sensi di Fives. Caricò la pistola e cominciò a sparargli. Un proiettile non colpì Jake per un soffio. Alla fine, però, Jacobs riuscì a ferirlo ad E t C e t e r a M a jo r a n a
41
una gamba. Non lo colpì in pieno, ma lo sfiorò, facendogli bruciare quel punto e facendogli perdere l’equilibrio. Mentre sentiva il bruciore del sangue che usciva dal suo corpo e perdeva a poco a poco la vista, riuscì ad intravedere due figure sfocate. Una era senza dubbio Jacobs, inconfondibile con i suoi lunghi capelli neri e la sua pelle pallida, mentre l’altro... un attimo, chi era l’altro? Di sicuro non era Fives, che probabilmente era morto per il veleno iniettatogli dal serpente, che aveva subito fatto effetto, facendo sì che tutte le sue vene fossero visibili attraverso la sua pelle, ora diventata di colore verde pallido. Ormai Jake non era più in grado di vederli, ma poteva sentire che stavano discutendo animatamente. Dopo circa un minuto udì un colpo di pistola, un tonfo a terra, e poi M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A il silenzio. Il ragazzo non sapeva se la vittima fosse Jacobs o l’uomo misterioso, ma, dopo qualche istante, venne caricato in spalla e il suo rapitore si mise in cammino. Jake non poteva muoversi, ma era ancora in grado di ragionare, sebbene il dolore e il terrore gli annebbiassero la mente. Provò di nuovo a pensare a chi potesse essere: tutto ciò che aveva visto di lui era che aveva i capelli scuri, una barba non lunga dello stesso colore, una camicia o una maglia rossa e una corporatura magra. Aveva intenzioni buone o ostili? E soprattutto: come era arrivato
E t C e t e r a M a jo r a n a
42
lì? Avevano camminato per giorni ed era sicuro che nessuno li avrebbe mai trovati. In effetti, però, poteva anche non trattarsi di quell’uomo, perché, per quanto ne sapeva, Jacobs era l’unico ad avere una pistola, e certamente non avrebbe esitato ad usarla se qualcuno avesse anche solo pensato di intralciare la sua strada. Forse era veramente lui il suo rapitore, e forse lo stava portando via per ucciderlo. Jake aveva una paura terribile e si sentiva fradicio per il sudore, tuttavia non uscì una lacrima dai suoi occhi. Gli uomini non piangono.
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A
O S S A N E L L ’O C E A N O L E O N A R D O M A U R I, 4 D
Si era imbarcato ormai una settimana prima, per quella che avrebbe dovuto essere l’ultima, agognata volta. Aveva caricato le provviste, controllato la vela ed i remi, ripulito il ponte ed infine salutato amici e familiari. Non era mai riuscito a congedarsi da sua moglie, che si era sempre preoccupata troppo lui, ma questa volta lei aveva capito e, con le lacrime agli occhi, non gli aveva fatto promettere che sarebbe tornato, come era solita fare. Gli sussurrò solo un “Ti amo”, che lo avrebbe accompagnato per tutto il viaggio, confortandolo nelle notti senza stelle e nei giorni senza vento. Era un ufficiale della marina inglese, in servizio per il re da più di trent’anni, ma aveva avuto un equipaggio ai suoi ordini solamente diciassette anni prima, dopo aver dato sufficiente prova delle proprie abilità da marinaio e da E t C e t e r a M a jo r a n a
43
comandante. Con i suoi uomini, l’equipaggio della Red Rose, aveva solcato i sette mari, affrontato le burrasche più implacabili, raggiunto i porti più esotici e, soprattutto, combattuto i nemici del regno e scortato carichi dal valore inimmaginabile. Nel suo solitario viaggio disponeva di tutto il tempo necessario per ricordare, per riflettere: in fondo era partito anche per questo, per riassaporare un’ultima volta il profumo dell’avventura mentre rammentava dei suoi vecchi compari. Gli sovveniva alla memoria il piccolo Timothy, che, accompagnato dall’armonica a bocca di Connor e dal ritmico battere del resto della ciurma, riusciva con il suo liuto a tranquillizzare nei momenti più inquieti. C’era Greg il Baro, che riusciva sempre per far infuriare Jacobs, e più in generale chiunque giocasse con lui. E M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A poi ancora si ricordava del suo fidato nostromo Charles, di Margaret, unica donna a bordo infiltratasi grazie ad un ottimo camuffamento, del cuoco Gerard, maestro nel cucinare pollo ma non altrettanto bravo con il pesce, di Kyle, di Jake, di Ferdinand e di tutti i suoi amati uomini. Non che fosse sempre filato tutto liscio. Un paio di anni dopo che era diventato comandante un suo uomo aveva provato un ammutinamento: era stato legato mani e piedi e gettato in mare. Quello era stato l’unico episodio realmente grave, anche perché il suo equipaggio lo apprezzava e stimava. Era un marinaio esperto, un amico fedele e un capo giusto, ed amava i suoi uomini tanto quanto loro amavano lui. Più di una volta aveva rischiato la propria vita per salvare un membro della sua ciurma, quando durante una tempesta il vascello si inclina e il legno diventa scivoloso per l’acqua. Più di una volta aveva pianto un defunto, improvviso o preannunciato da un morbo incurabile. Ed innumerevoli volte aveva bevuto e cantato con loro, o ricordato le proprie mogli, o giocato a dadi. Ma non si era imbarcato solo per rivivere il mare e rammentare gioie pasE t C e t e r a M a jo r a n a
44
sate. Era salito su quella piccola barca a vela per tornare dal suo equipaggio, per ricongiungere le loro anime con la sua. Era successo ormai un anno prima, mentre stavano tornando in patria scortando una nave mercantile contenente pietre preziose e spezie indiane. Avevano combattuto contro un veliero di corsari spagnoli, e li avevano respinti procurando loro più danni di quanti ne avevano subiti. Ma questo non significa che navigassero in ottime condizioni, anzi. Necessitavano al più presto di riparazioni, ma ormai distavano dalle bianche spiagge del Re tre, al massimo quattro giorni: se l’erano cavata da situazioni ben peggiori, ed il morale era alto sia per l’imminente ritorno a casa sia per l’ennesima vittoria contro la minaccia ispanica. Era sera, ed i più erano sottocoperta a festeggiare dando fondo all’ultima botte di rum, giocando a dadi e cantando le solite quattro canzoni, ma con un tono alterato dalla felicità e dall’alcol. Il capitano passeggiava sopra coperta, e già gli pareva di notare in lontananza le coste della sua amata patria, e sopra a quelle abitazioni, gremite di persone cordiali, campi coltivati e greggi al pascolo. E poi gli sembraM a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A va quasi di vedere sua moglie, che lo attendeva impaziente e che per il suo rientro aveva fatto preparare il vitello grasso, come se fosse il figliol prodigo che torna da un lungo viaggio. La voce di Fred, il ragazzo che decine di metri più in alto di lui stava alla vedetta, lo fece trasalire e lo distolse dalla sua visione. Erano solo loro due sopra coperta, i suoni festosi provenienti da sotto venivano sovrastati dalle onde che si frangevano sul vascello e Fred era un tipo taciturno: era per questo che si era perso così a lungo a contemplare l’orizzonte. Fred gli urlò solamente “Piove” ed il capitano poté constatare la veridicità delle sue parole grazie all’umidità che gli impregnava i vestiti. Si trattava di una pioggia sottile, quasi invisibile, tuttavia costante e fitta che in poco eliminò l’attrito e rese viscido il pontile. Le casse ed i barili non legati cominciarono a scivolare seguendo le oscillazioni della nave. Il cielo non era da burrasca e non era il caso di disturbare il resto dell’equipaggio: di sicuro non avrebbe interrotto i loro festeggiamenti per qualche goccia. Cominciò a cantare: le casse che sbattevano erano le sue percussioni ed al ritmo del mare ripeté una melodia che aveva sentito E t C e t e r a M a jo r a n a
45
tempo prima, inventandosi al momento le parole. Inizialmente il tutto gli riusciva decentemente, ma andando avanti la qualità della sua performance calò notevolmente. Sul momento non ci fece caso, ma più tardi, ripensando a quel momento, capì che non era una qualche musa ad averlo abbandonato: era il ritmo ad aver accelerato, e lui preso com’era dal canto non se ne era neanche reso conto. Solo quando un’onda lo bagnò da testa a piedi si riprese dal suo incantamento. Fece per andare a chiamare i suoi uomini quando dal mare spuntò un tentacolo, che aggrappò la chiglia. Dopo il primo ne spuntò un altro, e poi la testa. Fred urlò, fino a che il kraken non distrusse l’albero maestro facendolo finire in mare, con le vele che lo costringevano sott’acqua. Un altro braccio del mostro emerse dall’altro lato della nave. Tentò di scendere sotto coperta per radunare i suoi uomini e combattere quella dannata creatura, ma l’istinto di sopravvivenza agì prima di lui: corse a prua e si gettò in mare. Anche con le orecchie tappate dal mare sentiva il legno fracassarsi e le urla dei marinai che venivano afferrati ed inghiottiti, oppure scaraventati in mare con una forza tale da M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A ucciderli all’impatto. Mentre nuotava con tutte le sue forze il più lontano possibile dalla creatura gli sovvenne alla mente un’immagine truce: quella dei suoi uomini che, ubriachi, non riuscivano a salire per quella stretta scala buia e finivano stritolati uno contro l’altro nella stiva, dopo che il mostro serrava la sua morsa sull’intero vascello. Gli sembrò di sentire le grida di assoluta agonia e le ossa che si frantumavano, di vedere il legno della barca penetrare le loro carni e il loro sangue mischiarsi con quello delle altre vittime per poi disperdersi nell’acqua salata. Fu poi tirato in salvo da una bagnarola di pescatori, i quali gli fecero il torto di sottrarlo dall’annegamento certo. Da quel momento in poi non fece altro che chiudersi in sé stesso, nel suo rimorso e nel suo senso di colpa. Si rimproverava di essersi distratto cantando e di essere fuggito quando era arrivato il momento di combattere. Continuava a ripetersi che se lui fosse stato lì con loro, a guidarli contro il mostro, forse si sarebbe potuto salvare qualcun altro, qualcuno la cui vita valeva più della sua. Era un pensiero narcisistico il suo: era consapevole che ci sarebbe stato solamente un morto E t C e t e r a M a jo r a n a
46
in più se avesse esitato anche solo un altro secondo su quella nave, eppure quel senso di colpa lo teneva sveglio la notte. E quando finalmente crollava dopo giorni in cui non riusciva a chiudere occhio i suoi sogni erano un riflesso distorto di quei terribili ricordi: vedeva gli spettri dei suoi compagni e risentiva le loro urla strazianti che gli chiedevano incessantemente perché li avesse abbandonati ad un destino così crudele. E lui avrebbe voluto scappare un’altra volta o chiedere loro perdono, ma le membra gli erano immobili e le labbra sigillate. Per questo si imbarcò un’ultima volta: per tornare da loro. Capì che non era ciò che voleva solo quando era già sommerso dall’acqua salata. Capì che aveva ancora una moglie da amare, che aveva ancora degli amici con cui scherzare, che aveva ancora una patria da servire. In quei venti, interminabili secondi in cui si era lasciato trascinare nell’abisso dalla pietra che si era legato al piede aveva realizzato che la sua morte non avrebbe riportato in vita i morti, e che aveva il dovere di ricordarli. Allora tentò con tutte le forze rimanenti di liberarsi dalla mortale fune, e finalmente, quando oramai i polmoni gli bruciavano e sentiva la testa pulsare, il nodo M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
N A R R A T IV A si sciolse. E proprio in quel momento un tentacolo lo afferrò, finendo ciò che lui era troppo codardo per portare a termine. Riunendo per sempre le sue ossa a quelle dei suoi uomini.
E t C e t e r a M a jo r a n a
47
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O E S IA
D O LO R E E L IS A Z A C C A G N I, 2 c c
Ciò che ci accomuna è il dolore. Abbiamo tutti caratteristiche differenti e qualità uniche. Ma ciò che ci rende simili è il fatto che soffriamo tutti, donne, uomini, bambini e anziani. Soprattutto in questo periodo non è facile essere allegri. La paura di non trovare più la propria casa, la propria famiglia o il proprio amore. Perciò ho voluto dedicare una poesia a tutti quelli che soffrono e hanno paura di trovare il proprio futuro distrutto, come la propria dignità. Ho voluto scrivere brevemente di come gli ucraini, in questo momento difficile, abbiano paura di perdere tutto ciò che di più caro possiedono, immedesimandomi in uno di loro. Ognuno di loro prova paure diverse: “La luce nei loro occhi è sparita. La luce del sole, svanita; sostituita dalla luna. Ma soprattutto la paura di non sapere più amare.” Lacrime, che cadono come pioggia dai miei occhi. Solitudine e tristezza che avvolgono il dolore. Il cuore non batte più all’alba. E t C e t e r a M a jo r a n a
48
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O E S IA Il cervello non pensa più ai sogni. Le ciglia non sbattono più alla luce. Buio: fatto di mille pezzi di anima distrutta. Spine di una rosa senza profumo. Vita in fiamme, incandescente che bruca al tuo addio. Il dolore di perderti cresce sotto un cielo dipinto di nero. I colori svaniscono. Le note muoiono. I miei occhi piangono.
E t C e t e r a M a jo r a n a
49
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O E S IA
N AT U R A D A N IE L E R IS O , 5 c c
Il cuore attraversato da un vento di profumi, canti, ululati, bramiti; Attraversato da ciò che è, Ciò che siamo, Natura
E t C e t e r a M a jo r a n a
50
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
P O E S IA
IO A N O N IM O
Quando cala la notte E copre con lo scuro mantello ogni cosa E tutti cadono nelle braccia di Morfeo Rimango solo E capisco di esserlo da sempre; E allora la mia tristezza prende vita E si muove, si agita e mi divora: ed il silenzio si riempe di lacrime E dai pensieri che mi dicono di andarmene; in questo dolore io so che nessuno mi aiuterà.
E t C e t e r a M a jo r a n a
51
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I
E t C e t e r a M a jo r a n a
52
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I
E t C e t e r a M a jo r a n a
53
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I
E t C e t e r a M a jo r a n a
54
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I FACILE Raggiungi una situazione di vantaggio in 2 mosse
E t C e t e r a M a jo r a n a
55
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I FACILE Raggiungi una situazione di vantaggio in 4 mosse
E t C e t e r a M a jo r a n a
56
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I DIFFICILE Raggiungi una situazione di vantaggio in 3 mosse
E t C e t e r a M a jo r a n a
57
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I
E t C e t e r a M a jo r a n a
58
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I ORIZZONTALI
1 È buono crudo, alla piastra o sott’olio 5 Fianco brullo e scosceso di un monte 11 Incalzante, insistente 19 La TV di Stato italiana 20 Li scrisse Pietro Aretino 21 Federazione Italiana Vela 22 Un difetto della vista 24 Esegue il computo metrico 26 In poesia, la parte finale della strofa della canzone classica 27 Magnifico, strabiliante 30 “Tu sei” (latino) 31 Perdita transitoria della memoria 33 Bruciato vivo 34 Senza ferite 36 Può essere di tre diversi gradi 38 Locale di ingresso 40 Sono usati per la polenta 41 Il “Totò” boss mafioso 42 Simbolo del tecnezio 44 Vi è quello dalle vacanze 45 Il “Solo” di Star Wars 47 Il nome di Capone, gangster americano 48 Una strage militare 51 Al tappeto… 52 Il prefisso del cervello 54 Guadagno personale 57 La plastica usata per produrre le bottiglie 59 Particella che nobilita il cognome 60 Il “Simpson” di un noto caso criminale 61 Il vulcano più alto d’Europa 62 Supportano il governo di Putin 66 Associazione Sportiva Roma 67 Riguardanti la vecchiaia 68 La compagnia petrolifera precedentemente nota come Standard Oil 69 Un caldo tessuto invernale 70 La nostra impronta genetica 71 … Sports. It’s in the game. 72 Strato dell’atmosfera in cui è presente un “buco” 73 Tonalità del marrone 74 È composta da 1000 chilogrammi (abbrev.)
E t C e t e r a M a jo r a n a
59
VERTICALI
1 Abbandonato, dimenticato 2 Un miraggio nel deserto 3 Composti chimici che contengono azoto 4 Strumento musicale suonato in chiesa 5 Evidenzia il testo 6 Achille …, Papa Pio XI, nato a Desio 7 Il pellegrinaggio di Maometto dalla Mecca a Medina 8 La città della torre pendente 9 Gli uomini hanno quello d’Adamo 10 Ossequiare, rispettare 11 Primo Ministro 12 C’era quello delle Due Sicilie 13 Fuggì da Troia con il padre sulle spalle 14 Molti dicono sia scritta dai vincitori 15 La figura retorica che mette a confronto due termini 16 Una nuova forma di “arte” (tutti sanno che è una truffa) 17 Un famoso indovino greco 18 Scappato di prigione 23 Prossimo a rivelarsi 25 Il dio del vento 28 Una bevanda al bar 29 Un atomo con un numero di neutroni maggiore o minore della norma 32 Ente Nazionale 35 È più leggero dell’aria 37 Contenitore per il grano 38 Riferito agli alberi 39 … Break, nel tennis 40 Servono per l’attracco delle barche 43 Blocco di pietra in una struttura muraria 46 Regione dell’Arabia Saudita che confina con lo Yemen 49 La parte nordoccidentale del Peloponneso 50 Iniziali di Troisi 53 La seconda nota 55 Disonora il combattente 56 C’è quello nella manica 58 Il Tony trapper italiano 60 La città con più norvegesi 63 Marina militare degli Stati Uniti (sigla) 64 un po’ di sonno 65 Il peggior nemico di ogni videogiocatore 66 Lo intima il vigile M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I
E t C e t e r a M a jo r a n a
60
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
G IO C H I ORIZZONTALE 3. Indumento che si indossa per ricoprire l’intero viso o una parte di esso, soprattutto durante le festività 7. “Stelle ...” strisce di carta colorata arrotolate su sé stesse in modo tale che possono essere lanciate in aria così da creare variopinte spirali nella caduta. 8. “A carnevale ogni ... vale” 9. Piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone 11. La parola deriva dal latino carnem levare (“eliminare la carne”), poiché indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima
E t C e t e r a M a jo r a n a
61
VERTICALE 1. Sfilano per le strade della città a Carnevale 2. Croccanti e friabili, cosparse di zucchero a velo, immancabili ad ogni carnevale 4. Famosa maschera lombarda, identificata dal suo inconfondibile costume a losanghe di vario colore 5. Nota maschera napoletana e una tra le più popolari italiane: gobbo e allampanato, con camiciotto e calzoni bianchi da facchino 6. Si dice di una festa o ricorrenza che non ha un giorno prefissato nel calendario ma la cui data cambia giorno da un anno all’altro, essendo dipendente da quella di altre ricorrenze o circostanze 10. Il Martedì grasso è il 47° giorno prima della ...
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
S PA M M A J O R IS O T T O Ciao! Sei una persona trans, o in qualunque modo noncis? Se vuoi parlare della tua esperienza a scuola o se hai delle lamentele, delle richieste delle domande; se cerchi consigli o vuoi ringraziare qualcuno; se credi che si possa fare di meglio e hai voglia di raccontarci qualunque cosa (anonimamente o meno), Contattaci! Il tuo contributo, il tuo punto di vista, la tua opinione potrebbero essere utilissimi per una rappresentazione adeguata della nostra condizione scolastica.
Scrivi a @majorisotto su Instagram o a majorisotto@gmail.com
L U C A P A R R A V IC IN I
Per vedere altri lavori vai su:
https://611c23417edcd.site123.me/
E t C e t e r a M a jo r a n a
62
M a rzo 2 0 2 2 - N ° 7
E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig it a le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a
L A R E D A Z IO N E C A PO RED AT TO RE Luca Saracho
RED AT TO RI E C O LLA BO R ATO RI
Jacopo Palazzolo, Alessandro Balossi, Stefano Rovere, Pietro Cattaneo, Benedetta Invernizzi, Veronica Guarisco, Belisario Cawl, Luca Parravicini, Angelica Pellegrino, Michele Colucci, Matteo Bianchi, Leonardo Mauri, Elisa Zaccagni, Daniele Riso, Samuele Nava, Carola Nava, Viola Oliverio, Olier Zocco, Edoardo Turconi, Giovanni Chinnici