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VII - Marzo 2021

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ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i

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IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4

L’in v it o a l s ile n z io p e r c e le b r a re u n e s e m p io . Il r ifi u t o d e ll’in d iff e re n z a p e r re n d e re p re s e n z a u n ’a s s e n z a

d i G ia c o m o L o n g o n i, 5 a a

A T T U A L ITÀ 7

L u c a A t t a n a s io , il r ic o rd o d e lla g e n t ile z z a

d i M y r ia m C e r lia n i, 5 b b , V io la B o n fa n t i, 5 a a

1 4 L u c a e il M a jo : c h e c o s ’è u n a c o m u n it à e d u c a n t e

d e i P ro fe s s o r i B a lla r in o , In c a r b o n e , M a lt in t i, M a r ia n i, M o r i, S o la n o , T a n z illi

2 1 8 M a r z o , G io r n a t a In t e r n a z io n a le d e lla D o n n a

d i V a le n t in a N ie d d u , 5 a a

P O L IT IC A 1 5 T u t t i s a r a n n o i p r im i

d i G io v a n n i C o lo m b o , 4 D

1 7 Il g o v e r n o D r a g h i, t r a c o lo r i g ir a v o lt e e r it o r n i in a t t e s i

d i F r a n c e s c o V a c c a ro , 5 a a

2 3 Il fa ls o M e s s ia

d i L u c a S a ra c h o , 3 F

S T O R IA 2 7 P ie r in o n e ll’A n t ic a R o m a

d i A n d re a S c u r a t t i, 5 c c

E t C e t e r a M a jo r a n a

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IN D IC E MODA 2 9 L a m o d a , u n o s t r u m e n t o p e r c o m u n ic a re

d i V e ro n ic a G u a r is c o , 1 D

A M B IE N T E 3 1 L e a p i, d e lle a m ic h e p re z io s is s im e

d i D a n ie le R is o , 4 c c

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L ’E D I T O R I A L E

L’IN V IT O A L S IL E N Z IO P E R C E L E B R A R E U N E S E M P IO I L R I F I U T O D E L L’I N D I F F E R E N ZA PER REND ERE PRESENZA U N ’A S S E N Z A G IA C O M O L O N G O N I, 5 b b

“E quando gli dissero di andare avanti/troppo lontano si spinse a cercare la verità/ora che è morto la patria si gloria/d’un altro eroe alla memoria”. Prendo in prestito le parole di De Andrè per ricordare la figura del nostro ambasciatore ucciso in Congo. E lo faccio perché riassumono al meglio quello che per me ha rappresentato la morte dei nostri due connazionali. Nel nostro secondo lavoro, quello di liceali che perdono tempo a scrivere saltuariamente articoli per il giornalino scolastico, capitano molti imprevisti a cui far fronte con rapidità ed efficienza. Certo non perché mossi da chissà quale ideale e neppure per ottemperare a quel patto di fedeltà stipulato a suo tempo coi lettori, giacchè lettori nel nostro caso non ve ne sono. E comunque anche se ve ne fossero me li immagino uomini

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e donne forti, abituati a leggere di tutto, individui temerari e oltremodo misericordiosi, pronti a perdonare eventuali mancanze. Così è accaduto anche questa volta. Un imprevisto, qualcosa di non preventivato e che tuttavia è capitato. Nella vita di una redazione studentesca tutto avviene di fretta. E anche le notizie, una volta sentite, in men che non si dica devono trasformarsi in articoli. Così anche in questo caso, appena compresa realmente la gravità della notizia delle morti di Attanasio e Iacovacci, uno dei primi pensieri comuni – credo - in tutta la redazione, ma che certamente ha colto il sottoscritto, è stato questo: “Dobbiamo farci un articoletto!” Perché sì, perché lo si deve fare, perché è cronaca e perché, nella sua immane tragicità, è la notizia del momento. Appunto, un impre-

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visto. Eppure questa volta, pur arrangiando in corso d’opera la disposizione degli articoli nel numero che avete tra le mani, qualcosa di diverso c’è. La morte di tre persone non può definirsi “imprevisto”. Anche se giornalisticamente lo è. Si tratta di un dissidio che non è banale e che, anche se doloroso, vergognosamente irrispettoso e amorale, chiama in causa un po’ tutti. Come reagire ad una tragedia? Come dolersi della perdita di qualcuno che non si conosceva? Un eroe che si spinge a cercare la verità, facendo ben oltre quello che le sue mansioni da ambasciatore richiedono di fare. Un eroe morto e che, tornato a casa, trova tutta la patria pronta a glorificarlo, come peraltro giusto che sia. Eppure quel “si gloria” veicola non un’idea di dolore ma, tuttalpiù, un sentimento di velata ammirazione verso l’eroe, quasi di distacco.

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L ’E D I T O R I A L E Dunque, come si reagisce ad una tragedia? Così ho reagito io: Lunedì 22 febbraio. Sono nella settimana in cui la Didi mi offre lo spasso di starmene a letto fino alle 08:09 e sono all’incirca le 11:15. Mentre aspetto che il prof entri a lezione aggiorno la home di Instagram ma, avendoci passato le precedenti tre ore, non trovo nulla. Dunque istintivamente vado sulla pagina del Corriere per leggere i titoli degli articoli ed ecco che qui mi imbatto in un punto esclamativo rosso recante l’ansiogena espressione “Ultim’ora”. C’è una foto, due anzi. La prima raffigura un uomo che se lo guardi non gli dai più di trentacinque anni, sorridente e ben vestito. La seconda invece riproduce una carta geografica che non mi dice nulla. Solo dopo aver guardato le immagini leggo il titolo: “Agguato in Congo: ucciso l’Ambasciatore italiano”. Sento intanto che il prof è arrivato e inizia a fare l’appello, chiudo la pagina e apro il quaderno di matematica.

ta, indifferenza. Certo, non che potessi fare qualcosa lì per lì ma a ripensarci me ne vergogno. Le lezioni finiscono, mangio e mi butto sul letto per riprendermi un attimo. Apro Instagram e mi ritrovo una storia della pagina del Majo. Scopro allora che quell’ambasciatore ucciso in uno stato di cui conosco solo il nome e suppergiù la collocazione geografica, quel volto anonimo in realtà molto anonimo non è dato che ha passato cinque anni della sua troppo breve vita in quegli stessi corridoi in cui ogni tanto da qualche tempo (e speriamo ancora per poco) metto piede anche io. Realizzo che forse un telegiornale ogni tanto potrei anche guardarlo e il Tg3, l’ultimo nei palinsesti Rai prima delle trasmissioni pomeridiane, mi offre la possibilità di redimermi. Il resto è ormai noto a tutti. In un vile agguato nella regione

congolese del Nord Kivu un gruppo armato ha ucciso l’autista di un convoglio Onu, Mustapha Milambo, su cui viaggiavano due nostri connazionali, l’Ambasciatore italiano a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, il limbiatese Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci, carabiniere dell’Arma preposto alla sicurezza del diplomatico. È a questo punto che scopro di non avere più parole. Non so cosa dire perché ogni cosa risulta essere banale e futile, inutile di fronte all’irreversibilità della morte, nulla di fronte al sacrificio di due giovani vite, niente di fronte al dolore dei cari e allo sconforto di chi ha potuto condividere con i due nostri connazionali tratti della propria esperienza. Eppure il silenzio è di per sé una melodia. Di certo non segnale di indifferenza. Ma nel silenzio scopro di essere

La mia prima reazione alla notizia dell’assassinio dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci (non citato nel titolo della flash-news del mio giornale di fiducia) è proprio ques-

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L ’E D I T O R I A L E ignorante, di non sapere neppure che la Repubblica Italiana avesse un ambasciatore in Congo, di ignorare che, scopro poi guardando vecchie interviste ad Attanasio, in Congo gli italiani hanno iniziato ad emigrare già nei primi anni ’50 per motivi economici, sperando di trovare terreno fertile per le proprie aspettative di vita e trovandolo effettivamente, almeno per qualche decennio. Così una notizia di fronte alla quale mi ero dimostrato indifferente ha assunto un significato ed un colore. Di quel volto ora ho conosciuto la voce. In quel sorriso ho trovato la passione per il ruolo che ricopriva e nei suoi discorsi rintracciabili su YouTube ho colto l’amore profondo per il suo, il nostro, Paese, da tutti molto spesso bistrattato e per il quale il nostro “collega” Luca Attanasio, insieme all’agente Vittorio Iacovacci e ad una serie sterminata di eroi, ha dato la vita. Nessuno ci ha chiesto di dire qualcosa e trovo encomiabile la scelta di stare zitti, demandando ad altri le parole, ovvero a chi lo ha conosciuto e di Attanasio ha potuto apprezzarne lo spessore umano. Vi invito dunque a leggere l’artico-

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lo che segue, contenente le parole di alcuni suoi amici, compagni di classe e di una docente. Eppure vorrei porre sommessamente una semplice considerazione. La nostra lontananza col Congo e l’ininfluenza di questa notizia nel nostro vissuto quotidiano non possono costituire alibi all’indifferenza che in questo caso il sottoscritto e mi auguro pochi altri hanno manifestato al riguardo. Anzi… “Viene poi il momento in cui ciascuno sta solo, alla presenza del Signore. Finiscono i clamori, tacciono le parole, la gente radunata si disperde e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore. Sono dimenticate le imprese, risultano insignificanti gli onori, i titoli, i riconoscimenti e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore. Perde interesse la cronaca, le parole buone e le parole amare, la retorica e le celebrazioni e ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore.” Così esordisce Mons. Delpini nell’omelia dei funerali di Attanasio, tenutisi sabato scorso a Limbiate. Tutto passa. Forse, è inutile fare gli ipocriti, per molti tra qualche tempo questo tragico evento sarà cancellato persino dalla memoria. Eppure tre vite sono irrimediabilmente spezzate.

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Cosa posso fare? Non esiste antidoto all’oblio, così almeno pare. Tuttavia, forse per espiare il pegno dell’ignoranza e dell’indifferenza manifestata, una cosa posso fare, anche per non rendere vano il sangue ingiustamente versato: prendere l’impegno di informarmi su quella parte del mondo che, non nascondiamolo, da tutti viene ignorata, ad alcuni fa paura, da troppi odiata e da molti, troppi anche inconsapevolmente, sfruttata. Potrebbe essere il modo migliore per celebrare degli uomini che hanno perso la vita, impegno certamente più proficuo di targhe, funerali di Stato o altre celebrazioni che, banalizzando e sminuendo il ben più profondo messaggio dell’Arcivescovo, lasciano il tempo che trovano. Affinchè Luca, Vittorio e Mustapha vivano.

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A T T U A L IT À

L U C A A T T A N A S IO

IL R IC O R D O D E L L A G E N T IL E Z Z A M Y R IA M C E R L IA N I, 5 b b

V IO L A B O N F A N T I, 5 a a

dopo aver frequentato il liceo scientifico nel nostro istituto, Attanasio si laurea nel 2001 con il massimo dei voti all’Università Bocconi di Milano e nel 2003 intraprende la carriera diplomatica. Dopo aver ricoperto alcuni importanti incarichi all’Ambasciata italiana di Berna e in Marocco, nel 2015 diventa primo consigliere all’ambasciata d’Italia ad Abujia, in Nigeria. In seguito Attanasio, che a soli quarant’anni era uno dei più giovani ambasciatori italiani nel mondo, ricopre il grado di consigliere di legazione e diventa capo missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Fortemente sensibile alle varie emergenze sociali del continente africano, insieme alla moglie Zakia Seddiki, faceva parte di numerose UNA VITA TRA LA BRIANZA E associazioni umanitarie tra cui quella fondata dalla moL’AFRICA Nato a Saronno nel 1977, glie stessa, l’associazione “Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani, ma anche contribuire al raggiungimento della pace. La nostra è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio”. Così aveva raccontato lo scorso anno l’ambasciatore Luca Attanasio alla cerimonia di consegna del Premio internazionale Nassiriya per la Pace, ottenuto “per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli”. Queste parole, ad oggi così difficili da ascoltare, testimoniano l’effettiva sensibilità e l’autentica passione che l’ambasciatore Attanasio, estremamente attivo in molti programmi di aiuto promossi nel continente africano, provava nei confronti del suo lavoro.

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“Mama Sofia”, che si adopera per aiutare migliaia di madri e bambine di strada. L’AGGUATO Lo scorso 22 febbraio, l’ambasciatore Attanasio, insieme al carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci e all’autista di una delle vetture, Mustapha Milambo, venne ucciso da quattro colpi all’addome in un agguato avvenuto sulla strada verso il villaggio di Kanya Mahoro, a 25 km dalla città di Goma. La dinamica dell’evento rimane, però, ancora parzialmente confusa. Secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, Attanasio e Iacovacci viaggiavano su due auto blindate in compagnia di altre cinque persone facenti parte del WFP (ovvero lo Word Food Program dell’Onu). Inoltre, i sette viaggiavano senza scorta: infatti la strada che essi stavano M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À percorrendo rientrava nello status “giallo” a rischio moderato, dove volontari e diplomatici possono viaggiare senza l’esigenza di una scorta al seguito. Tuttavia, come afferma il governatore della provincia del North Kivu, da tempo la zona era preda di aggressioni da parte di gruppi armati appartenenti alle FDLR (Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda), principali indiziati nell’indagine sull’omicidio dell’ambasciatore. Grazie alla testimonianza di Rocco Leone, vicedirettore del Programma Alimentare Mondiale in Congo, sopravvissuto all’attentato, è possibile ricostruire in parte la vicenda: verso le ore 10:15, il convoglio era stato fermato da degli ostacoli appositamente posti sul sentiero in modo da rallentare le due vetture. In seguito, i sei assalitori, con la minaccia di aprire il fuoco, avrebbero costretto i passeggeri a scendere dall’auto, con l’obiettivo di rapirli al fine di chiedere poi un cospicuo riscatto. Dopo aver sparato E t C e t e r a M a jo r a n a

a Milambo per convincere il gruppo ad eseguire gli ordini, li avrebbero fatti entrare nella foresta circostante e obbligati a intraprendere un sentiero. Allertati dal rumore degli spari, i ranger della zona, precipitandosi subito sul posto, avrebbero intimato al gruppo di assalitori di deporre le armi. A quel punto essi avrebbero aperto il fuoco su Attanasio e Iacovacci. Attanasio, rimasto ferito, fu abbandonato sul posto mentre Iacovacci fu costretto a proseguire il cammino per un altro chilometro prima di essere ucciso definitivamente dopo che i rapitori si fossero resi conto di essere completamente circondati dai rangers. Attanasio poi, trasportato d’urgenza all’ospedale Monusco di Goma, sarebbe morto per le gravi ferite riportate.

Al Obeidi, imam della moschea di Milano, “Attanasio va considerato a tutti gli effetti un martire secondo la definizione islamica, questo in quanto è stato ucciso da innocente e in quanto ucciso nell’ambito del suo impegno umanitario”.

IL RITRATTO DELL’AMBASCIATORE NELLE PAROLE DEI SUOI COMPAGNI AL MAJO Abbiamo voluto ricordare Luca, persona buona e gentile, attraverso le persone che l’hanno conosciuto, i compagni della 5G 1995/96: Alessandra Bortolotti, Daniela Cerutti, Carla Citterio, Davide Colombo, Massimo Colzani, Silvia Corti, Andrea Galbiati, Matteo Longoni, Davide Mattiacci, Edoardo Mazza, Andrea Mucci, Marta Pizzasegola, Chiara Santambrogio. Li ringraziamo tutti per i riLuca Attanasio, così viva- cordi che hanno voluto conmente appassionato al suo dividere con noi. lavoro, diventa dunque il primo ambasciatore italia- Com’era l’ambasciatore Atno ad essere ucciso nell’a- tanasio da giovane? dempimento delle sue fun- Chiara: “Io ricordo Atta dalle zioni e, come spiega Baraa mille sfaccettature ed è per 8

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A T T U A L IT À Foto della classe 5G, anno scolastico 1995/96. Luca Attanasio è il secondo in alto da sinistra.

questo che per creare un suo ritratto è bello buttare giù aggettivi e appellativi a raffica: come un uragano quale era Luca. Travolgentemente simpatico, logorroico nelle descrizioni dei suoi mille aneddoti, riflessivo quanto basta, esuberante ma consapevole dei limiti oltre i quali ci si deve fermare. Questo era Luca: un pochino tamarro con il Booster taroccato (con il quale una volta mi diede E t C e t e r a M a jo r a n a

uno strappo a scuola perché lungo la strada avevo forato una gomma della mia bici… inutile dire che arrivammo in ritardo!) oppure il ciuffo ossigenato biondo per sbaglio e… il ragazzo con la croce di legno al collo. Poi come non parlare della sua mitica Panda rossa.” Massimo: “Di Luca mi accompagnerà sempre la sua vitalità incredibile, la sua capacità di farci ridere, la sua voglia di vivere con gli 9

altri, la sua innata attitudine a creare gruppo e gioia attorno a sé...” Alessandra: “Luca era un compagno di classe divertente ed esuberante, molto diretto e sincero.” Davide M.: “Non si dimenticava mai di nessuno anche nelle ricorrenze e non dava mai nulla per scontato come se ogni avvenimento fosse speciale e unico.” Daniela: “Io amo ricordare il Luca logorroico e casinista M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À che si presentava a casa mia ad orari intempestivi. Passava sempre senza avvisare e se non c’ero chiacchierava con mia madre… Era un gran ritardatario, che venisse in moto o in auto era sempre tra gli ultimi. All’epoca se si arrivava tardi bisognava restare fuori fino alla 2ª ora di lezione. Un anno la nostra classe si trovava al primo piano e lui, in ritardo per l’ennesima volta, entrò dalla finestra!” Marta: “Luca era un amico, un compagno, una persona entusiasta, piena di vita, contagiava tutti con la sua energia ed era un “distributore di risate”, non c’era momento con lui che non fosse contornato da un gran divertimento.

quello che gli passava in testa e per questo a volte faceva cose veramente buffe. Luca da giovane aveva una grande energia, un entusiasmo strabordante ed è stato bello vedere come con la maturità sia riuscito a veicolarlo, a domarlo e a renderlo la forza motrice del suo lavoro e della sua vita.”

Manifestava già il suo interesse per questo tipo di carriera? Tutti: “Diremmo di no. Al liceo non aveva mai condiviso questo tipo di desiderio, ma con il senno di poi alcune caratteristiche personali che lo hanno reso quello che è diventato erano già evidenti come l’altruismo, l’interesse per gli altri, l’infinita energia, l’entusiasmo Quando eri con lui, aveva per la vita...” la capacità di farti sentire importante, si interessava E la sua generosità di cui si sinceramente a quello che parla tanto al telegiornale? ti accadeva e non mancava Alessandra: “Non posso dimai di chiederti con vero menticare un giorno in cui e profondo interesse “Ehi, arrivò molto in ritardo e come stai?”. Non giudica- tutti gli chiedemmo cos’era va gli altri anche se non successo, allora Luca inine condivideva le idee. Era ziò a raccontare che aveva istintivo, lui faceva/diceva assistito ad un incidente e E t C e t e r a M a jo r a n a

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che i due conducenti, che non erano feriti, avevano iniziato a litigare. Io preoccupata gli dissi che doveva stare attento e che forse sarebbe stato meglio chiamare qualcuno o i carabinieri piuttosto che fermarsi e mettersi in mezzo e lui mi rispose prontamente che era quello il momento di intervenire, che il suo aiuto magari qualche minuto dopo non sarebbe più servito a nessuno. È con questo spirito che Atta ha sempre vissuto, lo stesso con il quale ha intrapreso la sua carriera diplomatica perché consapevole che le cose devono essere fatte subito e non dopo. Grazie a questa sua convinzione che oggi posso continuare a raccontare di lui alle generazioni future, attraverso quello che ha fatto e creato in pochi anni perché non ha mai perso un attimo del prezioso tempo che ha avuto a disposizione. È riuscito a diventare un diplomatico, un ambasciatore senza aiuti, senza scorciatoie, senza sconti, con solo la sua determinazione, inM a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À telligenza e capacità.” Chiara: “Per quanto riguarda la generosità, io ricordo la sua cristianità genuina, autentica, concreta e sul campo. Non la cristianità bigotta che puzza di incenso e cera! Nel gruppo oratoriano di Limbiate era coinvolto o promotore di varie iniziative. Sempre su questo filone, ricordo che al Liceo Majorana era stato organizzato un incontro informativo riguardante Taizé al quale Luca aveva partecipato.” Daniela: “Luca era altruista sempre, anche nelle cose piccole. Quando ero malata prima di tornare a casa passava da me e mi portava tutti gli appunti e i compiti, messi in ordine e già fotocopiati. Noi non avevamo WhatsApp, se ti perdevi qualcosa dovevi telefonare e per gli appunti aspettare di tornare a scuola. Una volta mi portò anche una scatola di biscotti: lo ricorderò per sempre, era l’unico che faceva queste cose!”

suno di voi ha dimenticato? Tutti: “Qui siamo tutti d’accordo: l’episodio della barca. Eravamo a lezione di filosofia, la nostra insegnante era la professoressa Faccin. In questi giorni l’abbiamo ricordata come molto brava, ma era davvero severa riguardo alla disciplina. Erano le tipiche lezioni in cui non si sentiva volare una mosca nell’aula, sapevamo che lei non ce lo avrebbe permesso. Ma allo stesso tempo con lei parlavamo spesso di questioni non strettamente inerenti alla lezione, era un po’ la nostra maestra di vita in un certo senso. Con lei esistevano dei limiti e non si poteva sgarrare.

Un giorno Luca cominciò a raccontare di una gita in barca fatta in Liguria. La storia era francamente assurda e lui aveva cominciato dal nulla. Aveva un dubbio e voleva proprio che la prof. gli rispondesse. Raccontò che dalla barca aveva visto dei bagliori nel cielo, Potreste raccontarci un epi- una luce accecante all’osodio significativo, qualche rizzonte e si chiedeva se evento importante che nes- fosse possibile che avesse E t C e t e r a M a jo r a n a

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avvistato un UFO. Si alzò dal banco, senza permesso, andò alla lavagna e cominciò a disegnare per farci capire meglio la situazione. Noi ricordiamo il silenzio di tomba in classe, non avevamo neanche il coraggio di fiatare. Ci aspettavamo tutti che la professoressa da un momento all’altro lo cacciasse dall’aula o lo fulminasse in qualche modo. E invece quando finí la sua storia, dopo una pausa che sembrò eterna, lei cominciò a rispondergli molto seriamente e analizzammo in classe le possibilità di vita nello spazio. Forse alle altre persone non fa molto ridere, ma per noi che l’abbiamo vissuta la situazione è stata davvero esilarante. Solo Luca, e lo diciamo senza nessuna retorica né esagerazione, era capace di fare una cosa del genere e farla sembrare perfettamente normale. Un altro episodio di cui abbiamo parlato un milione di volte riguarda il suo zaino. Arrivato in ritardo come sempre, con l’insegnante M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À già in classe e tutti seduti si alzò di botto ed esclamò: ‘Scusi prof, devo andarmene a casa perché ho dimenticato la cartella. Vado a prenderla e torno subito’. Risate generali della classe, soprattutto perché lo zaino in realtà non lo aveva dimenticato a casa, ma lo aveva solo abbandonato nel cortile di fianco al motorino.” Infine, vorremmo sapere cosa vi raccontava del suo ruolo e dei paesi in cui viveva, se condivideva con voi queste informazioni. Tutti: “Da quando è stato in missione all’estero ci ha sempre resi partecipi della sua vita, chiaramente i contatti di persona non erano più così frequenti ma in questo fortunatamente la tecnologia ci ha aiutato, ci mandava video, messaggi, messaggi vocali in cui descriveva i posti che frequentava e le loro particolarità con il suo solito umorismo. Per esempio, dal Congo ci aveva mandato una foto di un autista con un elmo da centurione E t C e t e r a M a jo r a n a

romano e un’altra foto con un ragazzo con un cappellino con su scritto Milano. Di quando era in Vietnam ricordiamo le storie dei suoi giri in motorino nel traffico. Però, almeno per quanto riguarda il gruppo, non è mai entrato nel dettaglio delle missioni specifiche, ci raccontava più episodi personali, quando ha conosciuto Zakia, quando sono nate le bambine, come si erano organizzati in ambasciata per la vita tutti insieme...ci faceva sentire sempre un po’ con lui. Ci mandava però i video delle sue interviste di lavoro e ci aveva informato dell’associazione che aveva fondato con Zakia, “Mama Sofia” e ci aveva comunicato anche che aveva vinto il premio Nassiriya per la Pace, ne era molto orgoglioso.” Anche la professoressa Patrizia Proserpio, docente nella classe di Attanasio, ha voluto condividere con noi il momento in cui ha appreso la terribile notizia: “Quando al telegiornale ho sentito 12

la terribile notizia dell’uccisione dell’ambasciatore del Congo Luca Attanasio, qualcosa mi ha colpito. Non ho grande memoria dei cognomi dei tantissimi alunni che ho conosciuto in questi lunghi anni al Majorana ma questo nome e cognome mi ricordavano un sorriso allegro e cordiale. Un brivido nella schiena e la sicurezza che mi sbagliavo è stata la prima reazione.” E aggiunge: “L’immagine del Tg descriveva un uomo serio, elegante ed impegnato e quindi non poteva essere lui. Non appena ho visto il suo dolce sorriso nelle foto che piano piano apparivano in internet, ho avuto la certezza che fosse quell’alunno un po’ speciale. Già ai tempi del Liceo era convinto che avrebbe raggiunto tutti i suoi obiettivi e lo diceva con semplicità. Interessato a tutto ciò che è discussione e confronto con gli altri, studiava con il piacere di imparare e senza paura, con una determinazione invidiabile. Quando penso al Luca studente mi viene in mente un M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À ragazzo un po’ uomo per la sua voglia di crescere in fretta e lasciare il segno. Quando penso all’ambasciatore Luca vedo un uomo un po’ ragazzo e leggo nei suoi occhi un cuore ancora giovane. L’ho incontrato dopo più di vent’anni al Liceo, mi disse con orgoglio che ce l’aveva fatta, con quell’espressione di chi porta sempre buoni ricordi delle persone che ha incontrato nel suo cammino. Nel mio cuore resta malinconia e un po’ di rabbia ma un ricordo importante di una persona speciale.” Il funerale ha rispecchiato l’affetto che la comunità dell’ambasciatore e i suoi colleghi provavano per lui, tanto che il centro sportivo in via Tolstoj a Limbiate non è riuscito a raccogliere tutti. Alessandra, compagna di classe di Luca, che è insegnante e parla spesso ai suoi studenti dell’ambasciatore con cui ha condiviso gli anni al Majo, ha mandato al gruppo una lettera che si chiude così: “(Luca) E t C e t e r a M a jo r a n a

ha costruito parecchi ponti solidi grazie ai quali potrò raccontare di lui parlandone non al passato, ma al presente e futuro”. Mentre Davide Colombo riassume chi è stato Luca così: “Luca ha avuto la capacità di creare molte cerchie attorno a sé, molte vite, tutte vissute appieno. Questo sarà uno dei ricordi che porterò con me di lui. Assieme al concetto essenziale che non dobbiamo dare per scontato ciò che riceviamo dalla vita.” IL TRIBUTO DEL MAJO AL SUO AMBASCIATORE SCOMPARSO Proprio di questi giorni è la notizia che la nostra nuova palestra, la tensostruttura non ancora inaugurata, porterà il suo nome, omaggio della Provincia per ricordarlo. Noi però, che abbiamo sentito le storie e i ricordi di chi gli voleva bene siamo certi di una cosa: anche senza che il suo nome sia scritto su un’anonima placca, Luca Attanasio sarà sempre ricordato e con lui saranno ricordati la sua 13

gentilezza, la sua generosità e il suo entusiasmo, che metteva in ogni ambito della sua vita, perché ha donato troppo amore per essere dimenticato. IL MESSAGGIO DEI COMPAGNI DI LUCA AI MAJORANI “Vorremmo aggiungere una cosa, anche se non ce l’avete chiesta – aggiungono i compagni di classe di Attanasio - Luca all’epoca del liceo non era il primo della classe. Non era tra gli ultimi, ma neanche tra i primi. Era il tipico ragazzo nella media, con punti di forza e difficoltà, come tutti. Il messaggio che vogliamo mandare ai ragazzi del Liceo E. Majorana di Desio è che Luca era senza dubbio una persona di grandissimo talento, ma il talento viene a galla in modi e tempi insospettati. Molti tra di voi faranno grandi cose, anche se magari in questo momento non le riuscite nemmeno a immaginare.”

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A T T U A L IT À

L U C A E IL M A J O C H E C O S ’È U N A C O M U N I T À ED UCANTE

A N N A B A L L A R IN O M A R C O IN C A R B O N E E L E N A M A LT IN T I J A C O P O M A R IA N I F R A N C E S C O T A N Z IL L I RO BERTO M O RI D A N IE L A S O L A N O

Luca ha passato cinque importanti anni della sua vita al Majorana: ci piace pensare – lo diciamo con umiltà e quasi sottovoce – che in quegli anni Novanta siano stati gettati, con pazienza e passione da parte dei suoi insegnanti, due o tre dei tanti semi che hanno trovato in lui un’anima fertile e che, assieme alle esperienze vissute in famiglia, nell’oratorio della sua Limbiate, all’università e poi in giro per il mondo, lo hanno reso l’uomo che è.

ro gelosamente e facessero fatica e sempre tramite il proprio. confronto: sognate in grande, ragazzi, eventualmente La mano tesa di fronte alle anche di intraprendere la fragilità emerse in ciascu- carriera di ambasciatore, no dei nostri ragazzi negli pensando non all’immagiultimi dodici mesi e al con- ne di donna o uomo di suctempo il rigore con cui quo- cesso che di voi avranno gli tidianamente li invitiamo ad altri, ma a ciò che potrete affrontare le sfide della vita fare per gli altri, come Luca. da liceali hanno solo questo E allora noi insegnanti poobiettivo: renderli donne e tremmo dire di aver vinto la uomini autentici. In questo sfida più difficile di tutte. senso il Majorana continua ad essere quella comunità che si riconosce nei valori che Luca ha fatto propri e che noi speriamo che ognuLavoro serio, impegno civile, no tra queste mura senta attenzione per gli altri sono come parte irrinunciabile di qualità che si imparano an- sé. che e soprattutto sui banchi di scuola: ecco perché Luca, Il modo migliore per ricon la sua storia, rappre- cordarlo è quindi quello di senta un esempio vivo che agire con lo spirito di chi è vorremmo che gli studenti impegnato a costruirsi giordel nostro liceo custodisse- no dopo giorno, a volte con E t C e t e r a M a jo r a n a

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P O L IT IC A

TUTTI SARANNO I P R IM I G IO V A N N I C O L O M B O , 4 D

Quando Matteo Renzi ha ritirato le ministre di Italia Viva, togliendo il suo appoggio parlamentare al governo di Giuseppe Conte, ha compiuto un provocatorio atto politico guidato da un interesse personale: questo è ormai assodato, così come la convinzione che il senatore, ex Presidente del Consiglio, stia giocando gli ultimi passi sulla scacchiera politica tentando un variopinto riposizionamento in qualche scenario, magari europeo.

le. Il Professore dunque, pur avvolto da più di qualche contraddizione per le sue giravolte politiche per essere stato sostenuto da maggioranze diametralmente opposte e aveva un ruolo di garanzia, un uomo da tenere al comando per la sua affidabilità: una gran turismo per le lunghe percorrenze. Ecco però che, di fronte a un

uomo che ormai aveva vissuto un’esperienza mediamente lunga a palazzo, si è affiancata la Formula Uno delle supersportive, Super Mario II, cavaliere senza macchia e senza paura, noto per la battaglia che ha indiscutibilmente salvaguardato la permanenza in Europa del nostro paese e la tenuta stessa della moneta unica.

L’osservatore, in quel momento, ha provato una certa indecisione. Conte non riflette le ambizioni di molti italiani ma ha guidato con una grande attenzione, prudenza, saggezza, equilibrio, il paese durante la pandemia, specialmente se si paragona l’esperienza italiana a quella europea e mondiaE t C e t e r a M a jo r a n a

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P O L IT IC A Subito gran parte dell’opinione pubblica ha difeso il cambio di passo tanto invocato da alcuni e, i partiti, ciascuno guidato dall’interesse del gruppo, si sono recati a rendere omaggio al presidente incaricato portando le loro esigenze “poltronistiche” e in termini di programma alla corte del Quirinale. A governo formato è ormai opportuno chiarire, anche senza citare nomi di ministri e sottosegretari, che se alcuni nomi del precedente governo facevano storcere il naso, quelli di oggi il naso fanno a dir poco venire una bronchitella; un gran riciclone dall’inizio della seconda repubblica ai giorni nostri. Una compagine governativa di spartizione politica che vede protagonisti acerrimi nemici: Berlusconi, con una nuova linfa vitale e vecchie amicizie, Grillo, a governo con l’espediente della transizione ecologica, Salvini, che tutela l’onor di patria, e la sinistra, che, timorosa di rimanere fuori dai giochi, si E t C e t e r a M a jo r a n a

associa con voce flebile.

dell’elezione del Presidente della Repubblica in cui non Di qui i possibili risultati: si può votare e in cui quindi - un governo di tutti, che Mario Draghi rimarrà digniannulli le litigiosità, e che tosamente in sella. porti alle tanto richieste quanto necessarie riforme: Un governo che con un altro un apparato burocratico e presidente sarebbe stato giudiziario sano e snello, tacciato da tutte le parti di che sappia indirizzare i fon- essere composto da impredi del Recovery Fund e atti- sentabili è ad oggi la migliorare gli investitori stranieri, re sintesi per la salvezza. ad esempio. Che bella la retorica, l’arte - un governo che tiri a cam- del ben parlare e soprattutpare, porti il Presidente vi- to del convincere... cino allo sfinimento per liti e avversità mai spente e che non sappia accettare le proposte rendendo dunque improbabile un punto di sintesi. Insomma, come ogni rivoluzione, quando ci si guarda indietro, si scopre che il passato non è poi così passato e che forse, non ne è valsa così tanto la pena. Mi rassicurano la preparazione del presidente, che auspico sappia barcamenarsi nella tempesta politica e mediare con capacità giungendo a risultati confortanti specialmente sul piano economico, e il semestre bianco, periodo prima 16

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P O L IT IC A

IL G O V E R N O DRAGHI

T R A C O L O R I , G I R A V O LT E E R I T O R N I IN A T T E S I FR A N C ESC O VA C C A RO , 5aa

“Pronto? Mario, sei tu?... Ciao Mario, sono Sergio, come stai?... Si, dai, anche io sto bene. Certo, non è facile tenere a bada quei bambini che gridano e frignano in Parlamento, ma se non ci fossi io... Senti Mario, vado dritto al punto: Conte è saltato, Renzi ha fatto di nuovo la crisi di governo... Guarda, non dirlo a me: me lo trovo sempre tra i piedi, ormai abita i miei peggiori incubi... Senti Mario: l’Italia è in un macello e non me la fido a dare il timone del Paese a quelli lì... Lo so che tu non sei fatto per queste cose, ma c’è davvero bisogno di te, sei l’ultimo a cui io possa rivolgermi... Grazie, davvero, ti aspetto Mario. Insieme metteremo al loro E t C e t e r a M a jo r a n a

posto i due Matteo. “ Così mi immagino sia andata la conversazione, prima telefonica e poi in presenza, tra il Presidente della Repubblica Mattarella e il neo-premier Mario Draghi, invocato da tutti, ma proprio tutti (solo la Meloni ha tenuto il broncio), come salvatore del Paese dall’emergenza politica, economica e sanitaria del Covid. Più che dal Covid, Draghi ci dovrebbe salvare dai due Matteo, ma quei due sono delle schegge impazzite, chi li controlla!

tutti, rossi, viola, gialli, blu e verdi. L’unico elemento di continuità è costituito dalla presenza nel governo del Movimento: ormai i grillini sono una giostra valida per tutte le stagioni. Per dirla con le parole di un grande insegnante del nostro Liceo: nuovo giro nuova corsa! Vista la fortuna dei due precedenti esecutivi, che sono durati ben un anno, e la creatività quasi pittorica dei nostri politici, ci sono concrete possibilità che l’anno prossimo nasca il governo Così, dopo il governo gial- rossoverde tra PD e Lega! loverde tra Lega e M5S, e il governo giallorosso tra Draghi ha avuto un incarico PD e M5S, ora abbiamo una molto difficile da Mattarelnovità tutta originale: il go- la: formare un governo che verno multicolor con dentro tenesse conto della pre17

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P O L IT IC A senza di tutti questi partiti e al contempo elaborare un Recovery Plan impeccabile, migliore di quello varato dall’ex-premier Conte (un minuto di silenzio, per favore). Un’impresa ardua, considerando la fame con cui i nostri politici si fiondano per occupare questo piuttosto che quel ministero, e così il banchiere italiano ha deciso di affidarsi alla Bibbia della politica (degenerata) italiana, il cosiddetto manuale Cencelli, un utile opuscolo che ti permette di governare in un Paese... unico come il nostro. Draghi ha adottato la formula dell’esecutivo tecnico-politico: i ministeri più importanti, come quello dell’economia, delle infrastrutture e dell’istruzione (già, è ancora importante a quanto pare), li ha affidati a persone di “alto profilo”; non poteva mica lasciarli a Renzi, Salvini e Zingaretti! Per quanto riguarda l’aspetto politico dell’esecutivo.... Beh, diciamo che il profilo si fa un po’ più basso (...). Dovendo accontentare i partiti e rispettare il loro peso in E t C e t e r a M a jo r a n a

Parlamento, Draghi ha dovuto scorporare quanto più possibile ogni ministero, per arrivare a un esecutivo di ben 23 ministeri. Che dire, il neo-premier non saprà moltiplicare i pani e i pesci, ma la poltrone senz’altro! Bene, dopo questa bella infarinatura generale possiamo fare un’analisi sulle grandi scelte di Draghi per quanto riguarda il versante politico. IL GRANDE RITORNO DELLE BERLUSCA-GIRLS (PIÙ BRUNETTA) Il titolo si commenta da solo: dopo ben 11 anni di astinenza politica, in cui il povero

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Silvio si è dovuto sorbire Renzi, Salvini e Grillo, finalmente può portare Forza Italia a fare di nuovo dann... L’interesse del paese! Berlusconi vanta una storica amicizia con Draghi, che gli ha permesso di avere nell’esecutivo un numero di 3 ministri, uguale a quello del PD e della Lega. C’è solo una nota dolente: i ministri forzisti non hanno portafoglio, quindi non potranno in alcun modo sostenere attivamente le grandi imprese italiane (che solo per pura casualità coincidono con quelle gestite dai Berlusconi). A Silvio va però riconosciuto

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P O L IT IC A il merito di aver portato un po’ di quote rosa con le ministre Gelmini e Carfagna, che comunque in questo esecutivo scarseggiano. Se non l’avesse fatto lui, grande sostenitore delle donne, sarebbe stata la fine di ogni valore! E poi, c’è lui, Renato. Quest’uomo è riuscito a tornare nello stesso ministero che aveva lasciato nel 2011, mostrando agli invidiosi la sua grande perseveranza e la sua alta (lo so cosa starete pensando, ma non posso non farlo) caratura.

basino su numeri e colori) in quota Italia Viva, Elena Bonetti è stata al centro del grande gesto eroico fatto da Renzi a gennaio, e cioè dimettersi e finalmente togliere dai piedi Italia Viva. Nel nuovo esecutivo Draghi, che spero non abbia un bis o un ter ma duri fino alla fine come in qualsiasi altro paese normale, Bonetti è riuscita a sedersi esattamente nello stesso ministero che aveva lasciato. In pratica è uscita dalla porta per rientrare dalla finestra: il maestro stregone Matteo ne sarà davvero orgoglioso!

ELENA BONETTI, CHI NON DUOLE SI RIVEDE L’AVENGER VITTORIO COLAO Un’altra persona che è stata protagonista durante l’era Conte ha trovato posto nel governo del dragone d’Italia, ovvero Vittorio Colao, ex ad di Vodafone. Colao era stato convocato dal precedente esecutivo per dirigere i lavori di un comitato (uno dei tanti) per il rilancio digitale del PaeMinistro alla Famiglia e alle se. Ed effettivamente il suo Pari opportunità del go- lavoro era stato egregio: verno Conte-II (incredibile aveva creato un documento come gli esecutivi italiani si sostanzioso ed interessanE t C e t e r a M a jo r a n a

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te sulle criticità strutturali dell’Italia e sulle soluzioni per superarle. Ma si sa, il Movimento 5 Stelle, nei confronti del quale Conte ha un grande debito, ha una naturale allergia contro il termine infrastrutture, quindi Colao era stato gentilmente accompagnato alla porta e il suo duro progetto bruciato al rogo per eresia. Bene, ora quest’uomo ha ottenuto il Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. Tiè Giuseppi! LA DELEGAZIONE GRILLINA, I TUTTOFARE (O I PIGLIATUTTO) D’ITALIA< Veniamo infine a loro, che con grande coraggio sono riusciti a sopravvivere ai tentativi di Renzi e Salvini di farli fuori. È incredibile comunque la consonanza M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


P O L IT IC A che c’è tra i due Matteo: si amano, è palese, ma ancora non ce la fanno a dichiarare i loro sentimenti. Tornando ai 5 Stelle, è quasi ammirevole la disinvoltura con cui sono riusciti a rimanere al governo dal 2018 ad oggi: sono passati dall’aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ad una alleanza con la Lega, dal mai con il Partito di Bibbiano all’alleanza semi-strutturale con questo e dal “a morte Berlusconi!” all’amicizia con Brunetta e Gelmini. Che

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dire, roba da far impallidire le manovre del fior fiore dei democristiani! Certo, i loro elettori hanno gradito un po’ meno, ma questo e altro per il bene delle potro..... della Repubblica! Sicuramente è stata valorizzata la competenza dei 4 ministri presenti nel nuovo governo. In particolare, Patuanelli è passato dal Ministero dello sviluppo economico a quello dell’agricoltura e Dadone da quello della transizione tecnologica a quello delle

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Politiche giovanili. Un segno di elasticità mentale! Lui però, lui no. È grillino, ma in una forma evoluta tale da ricevere l’apprezzamento di politici di lunga data. Di chi sto parlando? Di Giggino ovviamente. Di Maio, pur non essendo più capo politico, è riuscito ad accompagnare i suoi colleghi sulla retta via della responsabilità e per premiarlo Draghi lo ha lasciato al Ministero degli Affari esteri. L’Italia non ha più bisogno di lui, la sua saggezza è ormai necessaria altrove!

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A T T U A L IT À

8 MARZO

G IO R N A TA IN T E R N A Z IO N A L E D ELLA D O N N A V A L E N T IN A N IE D D U , 5 a a

‘’Male Privilege’’. È questa l’espressione attualmente utilizzata per indicare tutti i vantaggi che determinati individui hanno nella società sulla base del proprio sesso assegnato alla nascita. Molte persone fraintendono il senso di queste parole, pensano che siano solo “un modo delle femministe per mortificare gli uomini di qualcosa su cui non hanno il controllo” e che in realtà questo privilegio non esista, ma non si rendono conto che, in millenni di storia umana, la condizione della donna è riuscita a migliorare solo a partire da settantasei anni fa. Prima del 1945 una donna non poteva votare e fino al 1946 alle donne non fu consentito candidarsi alle eleE t C e t e r a M a jo r a n a

zioni. Prima del 1963 una donna poteva essere licenziata dal luogo di lavoro se si sposava o iniziava una gravidanza, inoltre le donne non potevano entrare in Magistratura. Prima del 1970 a una coppia non era consentito divorziare e, in caso di separazione, la donna veniva segnata a vita e guardata male dal resto della società. Solo da 1975 la moglie non viene più considerata inferiore e sottomessa al marito, ma i coniugi hanno pari diritti davanti alla legge e il tradimento del marito può essere motivo di separazione per la coppia. Prima del 1978 l’aborto era considerato reato e le donne che si volevano sottoporre a ciò dovevano farlo clandestinamente, rischiando spesso la vita. Solo nel 1981 le donne 21

sono ammesse nel corpo di polizia, e lo stesso anno, grazie a Franca Viola, viene abolito il matrimonio riparatore e viene eliminata la legalità del delitto d’onore. Prima del 1999 le donne non potevano essere ammesse nelle forze armate. Dal 2009 lo stalking nei confronti di una donna diventa finalmente reato. Prima del 2010 non esistevano norme legali sulla parità di trattamento di uomini e donne sul lavoro o sanzioni contro le molestie sessuali, né incentivi al lavoro femminile, specialmente dopo la maternità. Dal 2011 viene introdotta la “quota rosa” nelle aziende. E arriviamo così all’ultima riforma a tutela delle donne, risalente a soli 8 anni fa, quando viene emanata una M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


A T T U A L IT À legge che prevede l’arresto ta dell’Uomo non abbia la obbligatorio in caso di mal- stessa rilevanza” ma deditrattamento e stalking. cate un minuto a riflettere su tutte quelle donne che Quindi, quando pensate alla si sono battute per ottenere Giornata della Donna, non gli stessi diritti e opportunilimitatevi a pensare di do- tà degli uomini, a quelle che ver portare le mimose alla invece hanno dovuto subire vostra compagna, o a fare in silenzio i dettami di una gli auguri alle vostre ma- società patriarcale, e sodri, sorelle e amiche. Non prattutto a tutte quelle che lamentatevi dicendo che ancora oggi devono fare i “è ingiusto che la Giorna- conti con uomini che si vo-

gliono imporre, con donne che non mostrano solidarietà nei confronti delle altre, con datori di lavoro che scartano candidati di sesso femminile pensando a una possibile maternità futura, e soprattutto con la misoginia che purtroppo ancora oggi esiste e viene manifestata quotidianamente attraverso i social.

“Uomini in scarpe rosse” a Biella

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P O L IT IC A

IL F A L S O M E S S IA LU C A SA R A C H O , 3F

“Gioite signori e signore, fratelli e sorelle, l’era dell’oscurità è giunta al termine! Il salvatore è finalmente qui tra noi, e lo scorso 20 gennaio è asceso alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. La luce brilla nuovamente dalla Casa Bianca, l’America è stata curata; sia lode a Joseph Robinette Biden Jr!”. Approssimativamente con questi toni è stato accolto l’insediamento dell’ora 46° Presidente degli USA da numerosi dei maggiori esponenti nel mondo giornalistico: dallo scontato elogio degli attivisti che infestano la rete sotto lo pseudonimo di “giornalisti”, all’altrettanto scontato elogio di personalità super establishment quali Chris Wallace su Fox News. Proprio Wallace, affermando di aver seguito i discorsi d’insediamento sin dal 1961 (anno in cui JFK divenne presidente), ha affermato, senza dubbio alcuE t C e t e r a M a jo r a n a

no, che quello di Biden era stato “il miglior discorso inaugurale che io abbia mai sentito”. Van Jones su CNN ha dato la sua versione del discorso, sostenendo che “[Biden] ha parlato dal profondo della sua anima. È stato bellissimo: la bellezza cura. Non c’è stata una parte in quel discorso che non fosse la cura sulla ferita”. La follia non termina qui. Oprah Winfrey su un suo tweet ha innalzato al cielo un profondo “Hallelujah!”, mentre la rivista socialista Jacobin ha persino dedicato a Biden un’intera copertina che lo vede dipinto nelle vesti di Gesù Cristo, non sto scherzando, sovrastato dalle gaudenti figure angeliche di Barak Obama e dei felicissimi coniugi Clinton. A tutte queste illustrissime élites proporrei una citazione shakespeariana: “the 23

sweetest honey is loathsome in his own deliciousness and in the taste confounds the appetite”. Come frate Laurence consigliò al giovane Romeo cautela nel “violento” e precipitoso piacere che lui provava a causa del suo amore per la bellissima Giulietta, io consiglierei loro la medesima cautela nell’interpretare le parole di Biden: il primo assaggio del dolce miele può dare l’illusione di placare il più vorace degli appetiti, ma troppo e potrebbe dare alla nausea. Le parole in sé hanno una natura volubile, particolarmente malleabile, e si consumano nel momento in cui vengono pronunciate, come il bacio tra la polvere da sparo e la scintilla per ritornare alla tragedia di Shakespeare. Peccato che io non abbia scritto questo avvertimento nei mesi scorsi, perché avrebbe risparmiato loro la scoperta della vera natura delle promesse. M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


P O L IT IC A Riporterei innanzitutto alla memoria del lettore come qualche anno fa, esponenti del partito democratico e non solo, avessero condannato l’operato dell’allora Presidente Donald Trump in merito alle condizioni in cui versavano i bambini giunti al confine meridionale degli States. Quanta rabbia di fronte alle immagini di quelle “gabbie”, quanta indignazione da parte di una sinistra iper-immigrazionista quale appunto quella americana! A tali forti sentimenti si potrebbe obbiettare razionalmente innanzitutto il fatto stesso che fossero delle gabbie, ma ciò che stupisce di più in questo momento è che la maggior parte degli stessi moderati democratici ora tace di fronte all’evidenza non solo

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del fatto che non Trump, bensì Obama, fu la “mente malvagia dietro questa deplorevole violazione dei diritti umani”, ma anche del fatto che Biden non ha ancora mosso un dito a riguardo. O per meglio dire, ha fatto tutto il contrario di ciò che aveva promesso, riaprendo un temporaneo centro per minori non accompagnati a Carrizo Springs, in Texas, e un rifugio a Miami, Florida, all’esterno del quale la adesso Vice-presidente Kamala Harris protestò nel, a quanto pare, lontanissimo giungo del 2019. Le uniche voci a sollevarsi contro ciò sono state quelle degli esponenti più “progressisti”, per usare un eufemismo, dello schieramento Dem, prima tra tutti quella di Alexandria Ocasio-Cor-

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tez, alla quale deve essere riconosciuto per una volta il fatto di esser rimasta coerente con i propri ideali, per quanto pienamente discutibili. Altro segno di profonda e vile incoerenza da parte delle élites di partito può essere ravvisato riguardo ai recenti bombardamenti avvenuti in Siria per ordine dello stesso Presidente, che hanno portato alla morte di diciassette combattenti filo-iraniani, avvenuti “in risposta ai recenti attacchi contro americani e personale della coalizione in Iraq”, stando alle parole del portavoce del Pentagono John Kirby. Molto potrebbe essere criticato rispetto a questa azione armata, iniziando proprio dal coinvolgimento del gruppo nella sfera d’influenza iraniana: sul New York Times, a riguardo, si legge che “Poco si conosce riguardo al gruppo, incluso se sia supportato dall’Iran o se sia collegato alle organizzazioni che facevano uso delle strutture prese come bersaglio dai raid AmericaM a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


P O L IT IC A ni”, in un articolo dal titolo “Raid americani in Siria bersagliano milizie sostenute dall’Iran che avevano attaccato truppe americane in Iraq”. La contraddizione si allarga tuttavia al pacifista partito di cui Biden fa parte e ai mass media che lo sostengono. Lawrence O’Donnel di MSNBC, per esempio, che nel lontanissimo 2018 prese chiare posizioni contro gli interventi dell’allora Presidente Trump, oggi nel 2021 riporta che Biden aveva ordinato una “risposta proporzionata”. Tracce di indignazione in quest’ultimo tweet non ve ne sono. A quanto pare il fattore discriminante nel condannare o meno azioni di identica entità è la persona seduta nello Studio Ovale, che strano! Se si volesse rimanere poi nel campo della politica estera, particolarmente preoccupante è stata l’opinione di Biden in merito al genocidio della minoranza musulmana degli Uiguri da parte del Partito Comunista Cinese. Secondo un recenE t C e t e r a M a jo r a n a

te report della BBC pubblicato questo 2 febbraio, nei cosiddetti “campi di rieducazione” verrebbero violati i più fondamentali diritti umani, dall’indottrinamento alla tortura, dalla sterilizzazione forzata al sistematico stupro. Non stupisce che dopo la pubblicazione di questo articolo, il 12 febbraio il PCC abbia bannato l’outlet d’informazione britannico dal loro paese. Durante un recente Town Hall tenuto da CNN a Milwaukee in Wisconsin, Biden, confrontato su questo particolare argomento, ha risposto che non si sarebbe pronunciato contro ciò, che “culturalmente vi sono diverse norme che i paesi e i loro leader devono seguire”. È perfino riuscito a contraddirsi dicendo successivamente che gli Stati Uniti si sarebbero “riaffermati come portavoce per i diritti umani presso l’ONU e altre istituzioni che abbiano un impatto sul loro atteggiamento”. E come avrebbe intenzione di mantenere questo ruolo di portavoce se non condannando esplicitamente ciò che sta accaden25

do ed esplicitamente pronunciarsi contro Pechino? Avendo introdotto questo relativismo morale Biden ha ufficialmente negato più di settant’anni di relazioni estere, di un pensiero politico americano. Settant’anni in cui si è sviluppata la nozione di diritti universali basati sugli ideali, in passato fieramente americani, di democrazia e libertà, che, in quanto universali, dovevano essere applicati su tutta la superficie del nostro pianeta: dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Libia al Vietnam. Eppure, se Joseph Biden fosse minimamente vicino al glorioso ritratto creato dai mass media nessuno avrebbe dubbi sulla sua capacità di giudizio. Tuttavia, circa tre dozzine di Rappresentanti democratici alla Camera hanno recentemente firmato una lettera in cui si spinge l’attuale Presidente a rinunciare alla sua autorità di ordinare da solo il lancio di ordigni nucleari, sostenendo che “far ricoprire tale ruolo ad una singola persona comporta M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


P O L IT IC A reali rischi”. A questo punto non si può che non riconoscere un collegamento con la richiesta, avvenuta l’8 gennaio, del Presidente della Camera, Nancy Pelosi, di privare l’allora comandante in capo Trump dell’accesso ai codici nucleari. Il capo dello stato maggiore congiunto Mark Milley allora rispose che né per l’esercito né per il Congresso era possibile intervenire a riguardo, o opporsi. Qual è la definizione di forze armate fuori controllo che si rifiutano di eseguire gli ordini del Presidente in carica se non un vero e proprio coup d’etat? Ma se all’epoca il tentativo proveniva dal partito avversario, ciò che rende più preoccupante l’accaduto è che adesso la sollecitazione proviene da membri dello stesso partito di Biden, i quali evidentemente non lo ritengono pienamente all’altezza del ruolo che è stato chiamato a ricoprire.

sul nostro intero pianeta sia asceso un uomo il cui stesso partito non lo ritiene capace di difendere il popolo americano nei momenti di più grande necessità? Semplice, attraverso la divinizzazione di quest’ultimo e la demonizzazione del suo avversario. Quanto le piazze delle grandi, esorbitanti, soffocanti metropoli avevano celebrato la sua vittoria e la “fine” dell’era Trump! E quanto, dopo neanche un mese, i suoi stessi elettori si sentono traditi nelle promesse ed esprimono il loro disappunto su Twitter!

mento necessario per il paese? La speranza tuttavia è sempre quella che eventi del genere possano risultare in una catarsi generale del sistema politico. Ma niente di ciò avverrà finché il popolo affiderà il proprio destino nelle mani di eloquenti affabulatori. Le parole hanno una consistenza eterea, impalpabile. Le parole di questo falso Messia di consistenza non ne possiedono alcuna.

La sua promessa di zero deportazioni sin dai suoi primi cento giorni in carica, per esempio, pare ormai una barzelletta. In un suo cinguettio, Gravel Institute scrive: “Quando capiremo che non ci possiamo fidare dei Democratici?”. Peccato che la domanda sia stata posta troppo tardi. Non suona di per sé ossimorico credere che un politico di carriera, seduto per 47 lunDunque come può essere ghissimi anni in Congresso, che al più potente scranno possa portare il cambiaE t C e t e r a M a jo r a n a

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S T O R IA

P I E R I N O N E L L ’A N T IC A R O M A A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Questo articolo potrebbe urtare coloro che militano nelle fila del politically correct, se siete troppo impressionabili non leggete. Fare battute oggi è sempre più difficile, a causa del dilagare del politically correct in ogni dove: ci sono un italiano, un egiziano e un cinese... - razzista; quando un cattolico... - intollerante; se tre uomini e una donna... - sessista; due carabinieri... - non porti rispetto alle forze dell’ordine; come quando io... - dai non scherzare su di te... Ragazzi, però dobbiamo metterci d’accordo perché voi siete qua per sentire delle barzellette...

finto buonismo dilagante mi fa schifo, e la mia mamma mi ha sempre detto di non usare la parola “schifo”. Ora, i Romani se ne sfregavano le gonadi del buonismo, se ti dovevano insultare lo facevano davanti a te. Nel V secolo a.C. inizia a diffondersi in giro per i territori dell’impero romano un libricino, il Philogelos, “L’amante del riso”, una raccolta di circa 250 barzellette che non tenevano conto di etnia, genere, orientamento sessuale, età, qualità fisiche, etc... Ma le loro barzellette erano ben diverse dalle nostre e al giorno d’oggi molte potrebbero non far ridere: ve ne propongo qualcuna.

Molto spesso non si tiene conto del contesto e oramai il politically correct viene impugnato a mo’ di spada, tratta a difesa di chiunque. Il

Disclaimer: ogni battuta che riporterò qui di seguito non intende insultare nessuno, viene riportata unicamente a scopo ludico e scientifico

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per mostrare l’evoluzione della battuta. Se vi sentite offesi prendetevela con Ierocle e Filagrio. Sugli intellettuali: Un tizio dice a un giovane intellettuale: “La tua barba sta uscendo!” Questo allora va all’ingresso posteriore per aspettarla. Un altro intellettuale allora gli chiede cosa stia facendo. Dopo aver sentito tutta la storia dice: “Non sono per nulla sorpreso dal fatto che la gente dica che noi manchiamo di senso comune... Come puoi minimamente pensare che la barba uscirà da questa porta e non dall’altra?” Un intellettuale viene a sapere che un suo amico è molto malato e desidera andare a trovarlo; arrivato trova la moglie sull’uscio che gli dice che il marito M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


S T O R IA se n’è andato. Quello allora le chiede di avvisarlo che il suo amico intellettuale è passato a trovarlo.

Un astrologo incompetente dice a un uomo che lui non sarà mai in grado di badare a dei figli. Quello gli rispose che ne aveva ben sette. Sulle persone rozze: “Allora bada meglio a loro!” Un astrologo abbastanza rispose quello. rude prevede il futuro di un ragazzo molto malato. Dopo Sui misogini: aver promesso alla madre Un uomo misogino è molto che sarebbe rimasto in vita malato e la moglie: “Se moper diversi anni le chiese di rirai mi impiccherò!”. Lui, essere pagato. Quando la allora, di tutta risposta: “Ti madre del ragazzo gli dice prego, ti supplico, rendimi di tornare il giorno dopo per felice e fallo mentre sono in essere pagato, lui le rispon- vita.” de “Eh, però se ti muore il ragazzo stanotte io i soldi Un misogino è sulla tomba mica li piglio...” della moglie per darle l’ultimo saluto. Uno passa di lì Sugli incompetenti (ma ab- e gli chiede chi fosse colui bastanza furbi dal mio pun- che stava riposando eterto di vista): namente, “Io ora che sono Un uomo torna da un viag- da solo.” gio all’estero e si reca da un indovino incompetente. Sulle persone con l’alito Gli chiede allora di sapere cattivo: della sua famiglia e quello Un attore è amato da due gli risponde: “A casa tutto donne, una con l’alito cattivo bene, specialmente tuo pa- e una con le ascelle sudadre.” Allora l’uomo gli rispo- te. “Baciami!”, disse la prise che il padre era morto da ma; “Abbracciami!”, urlò la oramai dieci anni e quello seconda. “Povero me, cosa gli rispose: “Ma tu non sai devo fare? Qualsiasi cosa io chi sia tuo padre...” scelga, ci rimetterò!” E t C e t e r a M a jo r a n a

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Un uomo dall’alito cattivo bacia e ribacia la moglie. “Mia Amata, mia Era, mia Afrodite!” “O... Zeus, o... zena!” (per i poco acculturati come me, l’ozena è il nome di un polpo puzzolente) C’è differenza tra raccontare una barzelletta e raccontare una barzelletta con cattiveria, tra fare una battuta per ridere e fare una battuta per prendere in giro, tra un sorriso e un ghigno: comprendere queste differenze significa sapere utilizzare correttamente il politically correct e vi farà sentire come il saggio epicureo narrato da Lucrezio: su un’altura, che guarda dall’alto gli uomini e si fa beffe di loro, poveri sfigati.

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MODA

LA M O D A

U N O STRU M EN TO PER CO M U N IC A R E V E R O N IC A G U A R IS C O , 1 D

Se Magnus Bane, l’affascinante stregone che risiede tra le pagine della saga “Shadowhunters” si presentasse davanti a voi sfoggiando un paio di pantaloni di pelle arcobaleno e gli amati glitter viola tra i capelli corvini, impieghereste un decimo di secondo per ricavare una prima impressione su di lui.

Tanto siamo veloci a emettere giudizi quanto lenti a modificarli, e, per quanto ci si possa dichiarare anticonformisti, è praticamente impossibile non farsi condizionare dai look dei nostri interlocutori. Trovare il proprio stile può essere quindi un mezzo efficace per aiutare le altre persone a comprendere qualcosa di

più sulla nostra personalità. Quale migliore occasione della Milano Fashion Week per trarre un po’ di ispirazione? Durante la settimana che si è appena conclusa sono state mostrate le nuove collezioni donna autunno/ inverno 2021-2022 ai curiosi di tutto il mondo, “ammessi” agli eventi esclusivi della

Secondo diversi studi, infatti, è poco più di un battito di ciglia il tempo che impieghiamo per farci un’idea di una persona e formulare un giudizio su di essa. Il problema è che questi giudizi non sono assolutamente oggettivi, in quanto condizionati da schemi mentali, ricordi, esperienze nonché dall’aspetto fisico, dall’abbigliamento, dall’umore e dalle modalità espressive del “giudicato”. E t C e t e r a M a jo r a n a

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MODA Settimana della Moda grazie alle dirette streaming e ai megaschermi di Urban Vision, che hanno trasmesso gli eventi in diversi punti della città e del Mondo. Le sfilate sono cominciate con un omaggio a Beppe Modenese, presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana scomparso nel novembre 2020, per proseguire con un ampio spazio dedicato alla moda africana, con la rassegna WE ARE MADE IN ITALY (Black Lives Matter in Italian Fashion) di cinque stilisti emergenti provenienti dalle più svariate parti dell’Africa. Un ampio spazio è stato dedicato alla sostenibilità con le collezioni di 6 brand emergenti italiani, “Designer for The Planet”.

di dieci anni. Questa volta il grande assente sarà Versace: Donatella ha spiegato in una nota la scelta di sfilare fuori calendario, il 5 marzo.

Questa prima edizione digitale della Milano Fashion Week ha dimostrato la capacità del mondo della moda di evolversi con la società di oggi e di esserne una parte integrante. E poiché come disse Coco Chanel “la moda passa, lo stile resta”, più che imparare ad abbinare tra loro i vestiti è importante imparare ad essere sé stessi. Perché, si sa, la strada per il successo è l’originalità.

L’edizione si è chiusa con la sfilata di Valentino, che negli ultimi anni aveva preferito le passerelle parigine a quelle milanesi, e quella di Dolce&Gabbana, che dallo scorso settembre è tornata nel calendario dopo più E t C e t e r a M a jo r a n a

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A M B IE N T E

LE API

D E L L E A M IC H E P R E Z IO S IS S IM E D A N IE L E R IS O , 4 c c

In questi giorni mentre usciamo di casa dopo tanti mesi di reclusione, non possiamo che notare con gioia che la Primavera si sta avvicinando. Iniziano ad apparire i primi fiori, ad udirsi i primi cinguettii, a sbocciare i primi amori, a vedersi le prime api… Eh già, le api, quei simpaticissimi esserini di cui tutti ammiriamo la straordinaria operosità, scorgendoli mentre volano da un fiore all’altro, sempre in movimento in un incessante lavoro volto ad arricchire la loro intera società. Ed è proprio la società delle api, il loro modello di organizzazione fondato su un instancabile aiuto reciproco e altruismo ciò che desta un curioso interesse.

delle api come di creature sempre dedite al labor, che si preoccupano della loro famiglia e di tutti i loro compagni senza chiedere nulla in cambio, se non la promessa di impegnarsi reciprocamente a mantenere per tutti un’esistenza serena e pacifica. Il poeta latino prende quindi le api come un modello da seguire e comprendendo la grandezza di questi esseri tanto piccoli, dà minuziose indicazioni sul modo per prendersene cura al meglio. Virgilio dunque aveva forse già compreso l’importanza di questi insetti, al quale è legata la sopravvivenza di moltissime specie vegetali e, di conseguenza, anche

L’ammirazione nei confronti delle api ha origini antiche: lo stesso Virgilio infatti nella quarta georgica ci parla E t C e t e r a M a jo r a n a

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animali. Le api domestiche e selvatiche infatti sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. Purtroppo però per via dell’utilizzo di pesticidi, la destinazione a monoculture di una quantità sempre maggiore di campi e il riscaldamento globale, il numero di api è in continuo calo. È necessario perciò impegnarsi per tutelare questi insetti perché insieme alle api, esseri tanto piccoli, ma dall’importanza tanto grande, rischiamo di perdere non solo un tassello indispensabile per la sopravvivenza di innumerevoli specie, tra cui la nostra, ma anche uno dei migliori modelli di società, da cui l’uomo dovrebbe prendere esempio. M a rzo 2 0 2 1 - N ° 7


M E M E E G IO C H I

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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig ita le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A P O R E D A T T O R E Giacomo Longoni I M P A G I N A T O R E Marco Cesana R E D A T T O R I E C O L L A B O R A T O R I Giovanni Colombo, Francesco Vaccaro, Veronica Guarisco, Andrea Scuratti, Myriam Cerliani, Viola Bonfanti, Valentina Nieddu, Luca Saracho, Daniele Riso, Sara Santambrogio, Sofia Castiglioni, Matteo Bontempo


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VII - Marzo 2021 by Redazione di EtCetera - Issuu