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IX - Maggio 2021

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ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i

M a g g i o 2 0 2 1 - N °9


IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4

P ia z z a , m a fi a e m a n d o lin o . M a i d ir it t i?

d i G ia c o m o L o n g o n i, 5 b b

C U LT U R A 7

Q u e l “p ir la ” d i C a t ilin a in S e n a t o d i A n d re a S c u r a t t i, 5 c c

2 3 V o g lio p a r la r v i d e l R a m a d a n e d e l r u o lo d e i b a m b in i

d i S h e e z a H a b ib , 3 F

SCUO LA 9

D d l Z a n : C h i? , P e rc h è ? , C o m e ? , Q u a n d o ? U n a g u id a p e r o r ie n t a r s i d i E m m a L a u r a L o n g o n i, 3 a a

1 9 T h e d a r k s id e o f t h e M a jo

d e g li a d m in d i @ s b a t t e u n c a z z o .m a jo

2 8 M a jo V o r re i...

d e i M a jo re s

E t C e t e r a M a jo r a n a

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IN D IC E A T T U A L ITÀ 1 2 F a c t c h e c k in g : c o s a d ic e e n o n d ic e il D d l Z a n

d i V e ro n ic a G u a r is c o , 1 D

1 3 D d l Z a n : p e r i d ir it t i n e ll’e p o c a d e i ro v e s c i

d i B e n e d e t t a B e llin o , 2 a a

1 5 L’id e o lo g ia c h e a z -Z a n -n a

d i To m m a s o d i M ic e li, 3 a a

1 7 M e n t e c a t c a llin g

d i G io rg ia T ir a lo n g o , 2 a a e S o fi a M a rc a n t o n i, 2 H

2 1 C o v id -1 9 e c e n s u r a o n lin e : il d e c lin o d e lla d e m o c r a z ia in d ia n a ?

d i E lis a B a s ilic o , 4 b b

SPO RT 2 7 S u p e r le g a

d i M a tte o B o n te m p o , 3 H

E t C e t e r a M a jo r a n a

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L ’E D I T O R I A L E

P IZ Z A , M A F IA E M A N D O L IN O . M A I D IR IT T I? G IA C O M O L O N G O N I, 5 b b Sin dal lontano 1861, quando per la prima volta ci riunimmo sotto un’unica bandiera ed unico governo, noi italiani abbiamo sempre fatto fatica a definirci. Spesso, quasi sempre a dir la verità, abbiamo lasciato agli altri questo arduo compito, salvo poi restarci male quando i francesi o tedeschi di turno ci schernivano a suon di “Pizza, mafia e mandolino” (per i più creativi “pizza, mafia, Berlusconi e mandolino”). Sovente – bisogna riconoscerlo – siamo noi i primi a non dare un’immagine nitida del nostro Paese, sminuendoci più di quanto dovremmo e dimenticandoci delle tante qualità che concorrono, al pari di qualche manchevolezza, a renderci unici ed irripetibili. I giudizi del mondo sono come sempre contrastanti. “Italiani brava gente” è la nota espressione con la quale venivano salutati i nostri connazionali nel corso della campagna di Russia

E t C e t e r a M a jo r a n a

nella Seconda Guerra Mondiale e da lì questa locuzione divenne un mito che, insieme a molti altri, ha concorso a definire il ritratto di noialtri. Tuttavia, spiacerà ricordarlo, la bontà dei nostri soldati veniva esaltata in quell’occasione solo perché paragonata alla durezza dei nostri alleati tedeschi che, ieri come oggi, non godevano certo la fama di essere simpatici. L’espressione poi, nel corso degli anni, assunse molteplici significati e fu addirittura utilizzata da una parte della destra nostalgica per spostare sui “complici” teutonici le responsabilità che erano e sono unicamente da imputare alla nostra coscienza storica nazionale circa i crimini commessi. A onor di cronaca, per bilanciare le cose, è doveroso a questo punto ricordare anche che non è tutto rose e fiori. Bravi sì, ma cornuti. E mazziati. In fin dei conti siamo

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quelli che in tutte e due le guerre mondiali hanno tradito i nostri alleati originari. Addirittura i tedeschi entrambe le volte (se ce lo ricordassimo più spesso capiremmo molto anche della politica europea degli ultimi vent’anni, credo). E questo pesa ancora sulla nostra coscienza agli occhi degli amici europei e non solo. Luci ed ombre, insomma. Bene, ma chi siamo? “Siamo figli di Pitagora e di Casadei, di Machiavelli e di Totò, cresciuti con una morale cattolica e con il rock’n’roll!” cantava Gabry Ponte qualche anno fa. Certo, il suo era il tentativo di definire una categoria specifica, l’italiano che aveva vissuto la sua giovinezza negli anni Novanta, esaltando le sue prodezze e la sua fortuna nel poter vivere da giovane una parentesi tanto gloriosa della storia. Del resto la canzone si chiama

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L ’E D I T O R I A L E “Che ne sanno i 2000”… Tuttavia il buon Gabry Ponte ci offre un’immagine abbastanza completa del nostro essere italiani, evidenziando quelle celebrità che, ciascuna a suo modo, hanno concorso nello svolgersi di vari secoli a formare l’italiano. Seguendo questa logica demenziale possiamo dunque dire di essere figli di chiunque ci ha preceduto e di esser stati temprati dalle tante cose che le generazioni precedenti ci hanno trasmesso e che fanno parte del nostro DNA e che noi trasmetteremo a nostra volta alla nostra prole e quella alla generazione successiva. Ognuno di noi, certo qualcuno molto più di altri, può dunque fare qualcosa e contribuire, sia pure in una parte infinitesimale, a forgiare l’italiano del domani e del domani l’altro. Appurato questo super potere concessoci dal cielo o da chissà cos’altro ci vediamo ora costretti a chiederci come vogliamo farlo questo italiano. Non esiste una ricetta che ci garantisce una relativa tranquillità in cucina. Bisogna “provare e vedere cosa esce”, a tentativi, mettendoci il massimo di noi stessi. Credo, umilmente,

E t C e t e r a M a jo r a n a

facendo comunque i conti con la mia ignoranza, che in una tal delicata mansione si debba partire da quello che non ci piace e che necessita di essere cambiato sin da subito, per evitare che di ciò vi rimanga traccia a lungo nella progenie della nostra stirpe. Per quel che mi riguarda, forte ed oltremodo su di giri per lo Scudetto appena conquistato, porrei al primo posto lo juventinismo ma, in fin dei conti - ma proprio alla fine -, mi rendo conto che vi siano disgrazie più grandi che nascere juventini. Tipo nascere milanisti! Ad ogni modo, interisti, milanisti o juventini che siamo, dobbiamo tutti compiere un’indagine attenta su quanto ci circonda e sulla nostra identità. Che cosa non ci piace? Cosa deve essere assolutamente cambiato? Cosa non vogliamo nell’Italia del domani e nell’italiano che in essa vi abiterà? Si accettano proposte. Il governo ha appena inviato a Bruxelles il PNRR, il “Recovery italiano” da 248 miliardi col quale l’Italia può rinascere economicamente e non solo dopo le cicatrici della recente crisi pandemica e delle molteplici ferite subite nel corso dei decenni che non hanno fatto altro che indebolire il nostro

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Paese e rimarcare le disomogeneità che il Covid ha soltanto evidenziato. Accanto alla sfida del Next Generation UE c’è tuttavia un tema centrale che l’Italia deve affrontare e che non può più rimandare. “Un appuntamento con la storia” si dice solitamente per rimarcare l’irrevocabilità delle scelte e delle azioni dell’oggi. Credo sarebbe meglio definirlo “un appuntamento con sé stessi”. E col proprio futuro. Prerogativa essenziale della ventilata rinascita del nostro Paese deve essere sicuramente la lotta dei diritti. Mi affido ai dati Istat. Nell’ultimo anno, il 2020, in Italia hanno perso il lavoro 444mila lavoratori, 312mila dei quali sono donne. Addirittura nell’ultimo mese del 2020 secondo l’ultimo report dei dati Istat sul lavoro ci sono stati 101mila occupati in meno. Di questi, 99mila donne. Inoltre, i dati di ODM Consulting rilevano che oggi solo il 32% dei dirigenti in Italia sia donna. Come può crescere un paese che non dà a tutti gli stessi diritti e offre a ciascuno le stesse opportunità? Come può crescere un paese in cui sistematicamente giovani nati nelle regioni meridionali devono abbandonare le loro terre per re-

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L ’E D I T O R I A L E carsi al Nord in cerca di lavoro? E qui non servono i dati. Guardiamoci attorno, il Majo pullula di giovani (e bravissimi) docenti figli del Meridione e che, molto spesso con estrema sofferenza, sono costretti a trasferirsi nella “velenosa Brianza” - come cantava Battisti - o in qualche altra “grigia” zona del Nord per insegnare. Hanno forse le stesse opportunità dei loro colleghi coetanei di Torino o Bolzano? Non mi pare. E ancora, come può definirsi civile uno stato in cui membri della comunità LGBT+ rischiano di venire pestati, derisi e presi a male parole (nel migliore dei casi nefasti) in virtù del loro orientamento sessuale o delle scelte che hanno fatto liberamente nella loro vita? Come può essere chiamata amante della libertà una nazione in cui si imbavaglia la stampa o perlomeno si tenta di farlo costantemente (l’Italia secondo il World Press Freedom Index redatto da Reporter Without Borders nel 2020 si è collocata al 41esimo posto, dietro ai principali stati europei e ad altri paesi in via di sviluppo) e in cui ancora non si è stati in grado di fare definitivamente i conti col proprio passato?

E t C e t e r a M a jo r a n a

“La libertà senza giustizia sociale non è che una fragile conquista, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame” tuonò una volta l’indimenticato Pertini. Bene, ora che ci siamo riempiti la bocca in maniera oltremodo ipocrita con parole di libertà in occasione della recente ricorrenza della Liberazione sarebbe bene ricordare che la Costituzione non è un romanzo un po’ troppo schematico per vincere il Premio Strega ma un manifesto tutto da attuare. Ogni giorno. Da parte di tutti. Perché se non vi sono le stesse opportunità per tutti e gli stessi diritti per ciascuno ne va della libertà stessa. È l’ora dei diritti. È l’ora della nostra Resistenza.

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C U LT U R A

Q U E L “ P IR L A ” D I C A T IL IN A IN S E N A T O A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Dalla notte dei tempi, ad ognuno di noi che si trova nel proprio piano di studi il latino viene immancabilmente appioppata agli studenti del terzo anno la traduzione dell’incipit della Prima Catilinaria (o Actio prima in Catilinam, per tutti i prof di lettere all’ascolto) di Cicerone: massimo esempio di concinnitas, pathos e altre belle parole presenti nei libri di testo. Per questo motivo, cari amici di Etcetera, per celebrare, in qualche maniera, il mese della Notte nazionale del Liceo Classico, voglio rendervela leggera e divertente, provando ad immaginarmi la scena non all’interno del Senato a Roma, ma bensì all’interno del Domm de Milan. Non voglio che immagiE t C e t e r a M a jo r a n a

niate un Cicerone trent’enne, vestito di Armani che va a “fare ape” con la Chiara e il Fede, scendendo da un Uber mentre controlla se ha raggiunto 1 milione di followers su Instagram dal suo iPhone 12 Pro Max; ma bensì un signore sulla cinquantina, brizzolato, che fuma una sigaretta, che indossa un impermeabile, che scende ogni giorno dal tram, che passa davanti al Teatro alla Scala, che attraversa la Galleria Vittorio Emanuele II e che arriva in Piazza Duomo. Non è il milanese imbruttito lui, ma il vero milanese, quello d’altri tempi, quello di fine Novecento, quello che, sebbene abbia una faida aperta con i meridionali, non lo fa vedere apertamente, perché sa comunque darsi un contegno: è un signore. 7

In milanese, pirlare ha il significato originale di “far ruotare la pirla” (o pirlo, dipende da che zona di Milano provenite), una trottola che veniva fatta girare a colpi di frusta. Ha poi assunto vari significati: “essere un pirla”, con accezione negativa, che vuol dire “essere un deficiente” (con allusione agli ingranaggi del cervello che non “ruotano” adeguatamente); “far pirlare”, anch’esso tutt’altro che positivo, ovvero “far girare in lungo e in largo qualcuno fino a renderlo scemo” (alludendo al continuo ruotare della pirla finché non cade). Ecco poche ed essenziali regole per la lettura: il suono “o” si legge “u” (es. alora, letto alura); “ò” si legge “o” (es. giò, letto gio); “u” si legge “ü” (es. cu, letto cü: M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


C U LT U R A sì, proprio lui); “oeu” si legge “ö” (es. fieou, letto fiö); il suono “c” in fine di parola è dolce (come Ciabatta e non come CalCare) (es. tucc, col suono /ʧ/); “z” si legge “s” (es. piaza, letto piasa); si tende all’apertura delle vocali, soprattutto della e (es. perché, letto perchè);”ci” si legge “chi” (es. vien ci, letto vien chi); le vocali in fine di parola si leggono con un suono lungo e stretto. Ci tengo a precisare che non sono un filologo della “lingua milanesa”, né un cultore d’eccezionale fattura, né un grammaticus che conosce ogni regola sulla scrittura del dialetto, anzi: sono andato un po’ a tentoni, sperando di essere riuscito nel mio intento. E se così non fosse ho la scusa pronta: sono mezzo brianzolo. Inoltre non mi sono del tutto attenuto al testo: non è una traduzione letterale, anzi: prima che a qualche prof venga uno sciopon, mi sono preso qualche libertà poetica.

‘l barlafùs! Ti te se matt, ti che te ghe mandet a Bagg a sonà l’organ! Ti va avanti, che te se ‘n crapomm! Ti ta ghe minga paura de la pula de nòtt, né de tucc i bagai e tosan ci da foera, né di ogni commendatur in Senat, né del Dòmm, né de le facia di tucc. Te capisset nagott! Te pensat che nun sem pirla come ti: ma va a ciapà i ratt! Nun al sem sa te fà la nòtt pasada, bruta fescia, in du’ te s’erat e con chi l’è, ‘sa te decidu’ de fà. Che moment! Che tradizion! T’e vist el Dòmm. Cumenda, fa ballaa l’oeucc! Lu’ al vegn ci, al Dòmm; el diss l’orazion a la Madunina, però però... “amor de’ fradej, amor de’ curtèj”. Par che nun sem bon, se ti te va a ciapà i ratt’...

memorizzare, ma anche un gioco divertente, nel quale ognuno di noi possa dar libero sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Tutte le cose belle, dopotutto, sono inutili. Ecco cosa vi raccomando: cercate sempre l’inutilità delle cose per scoprirne il bello. A cosa serve sapere il latino? A niente - e ve lo dice un futuro studente di lettere classiche -, ma è bello, bellissimo.

Cari amici, cari professori, cari tutti: spero che questo mio (abbastanza fallimentare) tentativo di traduzione vi abbia fatto sorridere e vi abbia fatto comprendere come il latino, così come il greco, l’inglese, lo spagnolo e ogni altra lingua, non sia solo un’insormontabiAlora, Catilina, fa minga le montagna di nozioni da E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA

D D L Z A N : C H I? , P E R C H É ?, C O M E ?, Q UANDO ?

U N A G U ID A P E R O R IE N TA R S I E M M A L A U R A L O N G O N I, 3 a a

Il 90% della popolazione studentesca del Majorana sa che cos’è l’omotransfobia, l’84% ha idea di cosa si intende con la definizione “misoginia” e (purtroppo) solo il 40% con “abilismo”. Questi i risultati del sondaggio che una settimana fa circa è stato fatto girare dalla redazione di EtCetera tra i gruppi classe, con l’intento di sondare il terreno sulla questione. Le domande successive, inoltre, riguardavano il disegE t C e t e r a M a jo r a n a

no di legge Zan. Ma che cosa c’entra questa proposta legislativa con i tre temi precedentemente citati? Perché questa è così attuale? Quali sono gli eventuali punti di forza e di debolezza? Essendo il tema piuttosto complesso e su proposta di una studentessa della nostra scuola, anche dopo esserci res* conto del fatto che il dibattito politico sulla questione è da tempo molto acceso e confusionario, 9

abbiamo deciso di dedicare questo giornalino proprio ad un approfondimento relativo alla questione, a partire da un’analisi del contenuto della proposta, per poi cercare di fare luce sui diversi aspetti della stessa, smentendo delle dichiarazioni false in merito e dando spazio alle diverse opinioni di alcun* student* della nostra scuola. Tutto questo, per darvi gli strumenti per potervi fare una vostra opinione. M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


SC U O LA

Dunque, consigliamo una lettura integrale di tutti gli articoli a tema, a partire da questo, con il quale si cercherà di offrire una panoramica il più possibile precisa e puntuale sul contenuto del disegno di legge Zan, sul “viaggio” politico che ha fatto affinché si arrivasse alla situazione odierna e, soprattutto, sul suo probabile destino.

di cui si citavano i dati. Dunque, che cos’è l’omotransfobia? Che cosa la misoginia? Che cosa l’abilismo?

tematiche già citate? Semplicemente, si andrebbe ad inserire all’interno di due articoli del Codice Penale (raccolta delle leggi vigenti in Italia), il 604 bis e il 604 ter, relativi alle sanzioni per chi compie atti violenti per finalità di discriminazione, o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, anche le finalità “omotransfobica, misogina ed abilista”.

Sul dizionario Treccani, sono tutte e tre riconosciute come “avversioni ossessive”, l’una nei confronti delle persone facenti parte della comunità LGBT+ e le altre due delle donne o delPartiamo quindi dalle basi: le persone disabili. Sinteticamente: nel caso in il disegno legge prende il cui il DDL Zan dovesse esnome dal Deputato del Par- In pratica, si tratta di com- sere approvato, si punirebtito Democratico Alessan- portamenti malati e dis- bero allo stesso modo in cui dro Zan, primo relatore del- criminanti, che individuano sono puniti ad oggi degli atti la proposta per la Camera come vittime coloro che di matrice razzista/ecc, an(e, cioè, persona incaricata fanno parte di tre categorie che quelli causati dalle tre di introdurre il tema in aula cosiddette “marginalizza- tematiche già citate. Conproprio alla Camera) ed il te”, ovvero in qualche modo cretamente, se una persocontenuto della proposta si discriminate. na LGBT+, una donna o una concentra proprio su quei persona disabile dovessero tre temi, in relazione ai quali E che cosa introdurrebbe essere insultate solo perché è stato fatto il questionario il DDL Zan in relazione alle tali, nel momento in cui deE t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA nuncerebbero l’atto, questo quelle azioni atte ad ostacsarebbe bollato come più olare una proposta politica) grave. del senatore leghista Andrea Ostellari, capogruppo Oltre alle sanzioni penali, della Commissione giustizia si istituirebbe poi un fon- del Senato, all’interno della do, per potenziare i servizi quale si esamina tutto il materritoriali di ascolto ed teriale legislativo da preaccoglienza, come i cen- sentare successivamente tri antidiscriminazione e le in aula, che aveva impedicase rifugio, aperti a tutt* to che il DDL giungesse in coloro che chiederanno lì Senato semplicemente asaccoglienza. Infine, il tes- sentandosi ogni qual volta to prevede anche la tras- si dovesse discutere della formazione della giornata questione (perché una legcontro l’omotransfobia (17 ge sia calendarizzata, serve maggio) in una ricorrenza infatti che sia presente * nazionale, con lo scopo di capogruppo). promuovere nelle scuole la cultura dell’inclusione e del Ad oggi, la proposta è starispetto. ta inserita nell’agenda del Senato e sarà discussa in Il disegno di legge, pre- aula a breve, nonostante sentato alla Camera l’es- sembri che Ostellari intentate scorsa ed approvato in da continuare ad ostacolare aula a fine novembre grazie ciò: il Senatore si è infatti al compatto “Sì” di Parti- nominato relatore della legto Democratico, Movimento ge, proprio come era stato 5 Stelle ed Italia Viva (op- Zan per la Camera, e dunposti Forza Italia, Lega e que parrebbe avere spazio Fratelli d’Italia), si trova ora per ulteriore ostruzionismo. in Senato, dopo un fermo Dunque, la situazione pare di un mese e mezzo circa: molto confusa e, intanto, il questo era stato causato dibattito politico si fa semdall’ostruzionismo (termine pre più furente: infatti, dopo tecnico con cui si indicano l’intervento del rapper FeE t C e t e r a M a jo r a n a

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dez sul palco del concerto in occasione del 1° maggio, in cui si denunciava la situazione corrente, sono stati pubblicati numerosissimi commenti in proposito, sia da persone di spicco della politica, che da singol* cittadin*. E, intanto, il DDL Zan aspetta.

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A T T U A L IT À

F A C T C H E C K IN G

C O S A D IC E E N O N D IC E IL D D L Z A N V E R O N IC A G U A R IS C O , 1 D

L’approvazione del decreto di legge Zan è discussa tanto quanto le fake news che lo riguardano. Per aiutare a fare un po’ di chiarezza, in questo articolo vi proponiamo un fact checking sulle affermazioni che più lasciano dubitare. -“Il DDL Zan dice che sarà punita la semplice istigazione alla discriminazione contro i diritti LGBTQ+, e siccome tra i diritti pretesi ci sono il matrimonio e i figli, chiunque farà propaganda contro il matrimonio gay o l’utero in affitto si beccherà da 2 a 6 anni di reclusione” _ Simone Pillon, Senatore della Repubblica, in una lettera a ‘Che Tempo Che Fa’, 19 aprile 2021 Il disegno di legge non impedisce la libertà di espressione ma inasprisce le pene per coloro i quali compiono atti violenti o discriminatori verso le minoranze quali la comunità LGBTQ+, le donne E t C e t e r a M a jo r a n a

e le persone disabili. Inoltre non si parla né di matrimoni egualitari né di gestazione per altri. -“Il DDL Zan dice che, con la scusa della ‘Giornata Nazionale contro omofobia, bifobia, lesbofobia e transfobia’ bisogna insegnare ai bambini fin dai 3 anni l’ideologia gender”. _ Simone Pillon, Senatore della Repubblica, in una lettera a ‘Che Tempo Che Fa’, 19 aprile 2021 Il decreto prevede che in occasione della Giornata Mondiale contro l’omofobia nelle scuole siano organizzati incontri e ogni altra iniziativa utili a promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Nelle scuole ci sarà dunque un’ora dedicata al rifiuto della discriminazione e non all’insegnamento dell’“ideo12

logia gender”. -“L’Italia non è un Paese omofobo, è un Paese pieno di cretini che pestano dei ragazzi che si baciano per strada. Ma c’è già una legge. Ciò che mi spaventa di questo DDL Zan è la limitazione del concetto di libertà espressiva” _ Platinette, La Zanzara (Radio 24), 24 aprile 2021 Il DDL Zan è un’integrazione della legge Mancino. Come per quanto succede già per ciò che riguarda i reati di matrice razzista e xenofoba e quelli causati da intolleranza religiosa, puniti perché lesivi della dignità della vittima o della sua stessa persona fisica e quindi violenti, non sarà incriminato chi si esprimerà rispettosamente in merito ai diritti LGBT+, i diritti della comunità disabile e i diritti delle donne, ma solo chi lo farà aggressivamente. M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À

DDL ZAN

P E R I D I R I T T I N E L L’E P O C A D EI RO VESCI B E N E D E T T A B E L L IN O , 2 a a

In queste ultime settimane sono sempre più accese le polemiche in merito al DDL Zan, proposta di legge che divide l’opinione pubblica e, prima ancora di quest’ultima, la classe dirigente del nostro paese. Io, come tante persone, mi sono fatta un’idea su questa proposta di legge e posso dire di essere favorevole. Ho sempre pensato che l’Italia fosse indietro sul riconoscimento di diritti nei confronti delle persone omosessuali anche rispetto a molti paesi europei, ed ho avuto la conferma di questa mia constatazione vedendo il dibattito anche e soprattutto ideologico che si è scatenato intorno ad essa. Perché sono favorevole? Lo sono, innanzitutto, per una E t C e t e r a M a jo r a n a

questione di buon senso e di rispetto: se già esiste, infatti, la legge Mancino che condanna esplicitamente gli atti violenti causati da antisemitismo e motivazioni etniche/religiose, non vi è tuttavia alcun aggravante contro l’omotransfobia. Quante persone sono state picchiate, discriminate, insultate solo perché omosessuali? A quante persone è stata tolta la dignità solo per la medesima motivazione? Vi rispondo: troppe. Nel 2021, soprattutto, tutto ciò non è accettabile. Occorre garantire protezione a queste persone, dal mio punto di vista, non perché più fragili o diverse ma perché, purtroppo, oggetto di queste discriminazioni. È giusto che persone che incitano all’odio, che utilizza13

no un linguaggio violento e che non rispettano normalmente le persone con un orientamento sessuale diverso siano punite. Oltre ad un aggravante per omotransfobia, la legge prevede anche l’istituzione di una giornata contro quest’ultima e, soprattutto, l’istituzione di un’ora nelle scuole di ogni ordine e grado per educare i bambini e i ragazzi al rispetto. Ebbene sì, al rispetto. Io sono convinta che l’introduzione di questa sia davvero importante poiché è necessario insegnare ai bambini che essere omosessuali non è strano e che tutti devono essere rispettati a prescindere dal proprio orientamento sessuale e dalle proprie scelte di vita, rispetto che dovrebbe stare alla base della convivenza M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À in uno Stato civile e democratico. Con questa proposta, infatti, non si vuole fare il lavaggio al cervello, come molti dicono e sostengono, ma si vuole far capire ai ragazzi che una persona con un orientamento sessuale “diverso” da quello che la società, purtroppo, vuole far passare come “normale” non è strana e merita lo stesso rispetto e atteggiamento delle persone eterosessuali: anche per questo sono favorevole. Collegato a questo, inoltre, dal mio punto di vista non vi è quindi il rischio di diffondere la teoria Gender che, tra l’altro, non esiste: lo scopo non è quello di distruggere la famiglia che alcuni considerano l’unica definibile tale, ma semplicemente di tutelare delle persone che non hanno colpe e che non sono diverse dalle persone eterosessuali. Inoltre, secondo me, è importante approvare questa proposta di legge in quanto, oltre a tutelare le persone omosessuali e transessuali e a non toccare la libertà d’espressione che è sempre E t C e t e r a M a jo r a n a

garantita (non è, quindi, una legge liberticida poiché se una persona ha un’opinione può giustamente esprimerla liberamente) contrasta la misoginia e l’abilismo. Queste ultime, infatti, sono anch’esse molto attuali e, a mio avviso, è fondamentale avere una legge che tuteli le donne e le persone con disabilità ancora oggi oggetto di violenza. Con l’introduzione della misoginia in questa proposta di legge, tra l’altro, non vi è a mio avviso il pericolo di mostrare le donne come persone fragili o di pensare che queste ultime siano una semplice minoranza ma vi è la necessità di tutelarle da una cultura molto maschilista, figlia del patriarcato, che genera sopraffazione e violenza.

non venga utilizzata la scusante del: “Ci sono altre priorità in questo momento”: i diritti civili sono sempre delle priorità e non ci può essere coesione sociale e benessere se non vi è inclusione e difesa delle persone discriminate.

Queste sono le motivazioni per le quali io mi trovo ad essere d’accordo con il DDL Zan e spero davvero che prevalga il buon senso e la razionalità poiché schierarsi dalla parte delle persone discriminate è prima di tutto un dovere di cittadino. Mi auguro, in conclusione, che 14

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A T T U A L IT À

L’ID E O L O G IA C H E A Z -Z A N -N A T O M M A S O D I M IC E L I, 3 a a

L’ennesimo tentativo politico di stringere al collo, con un’ulteriore morsa asfissiante, qualsiasi abbozzato accenno di dissapore: dal momento che, se si soprassiede sulle dichiarazioni di facciata per cui non dovrebbe vedersi abolito il reato d’opinione, tanto più in fondo nel ddl Zan non s’ha da scavare. Perché l’imposizione del confine è palesemente troppo sfumata, palesemente troppo labile, manifestamente immanifesta: un complesso piuttosto corposo, e in realtà altrettanto arrogante, di provvedimenti dichiaratamente atti alla punizione dura e rigida di discriminazioni e aggressioni motivate da un impulso omotransfobico (la cui esistenza anche nella recente cronaca certamente non può essere negata), che pare più di tutto una corsa E t C e t e r a M a jo r a n a

sfrenata alla soddisfazione di poter bollare qualsiasi aggressione come quella fatta ai danni di un soggetto appartenente alla comunità LGBTQ+. E difatti, dove risiede esattamente la facoltà di comprendere quando un gesto abbia la sua profonda ragione in un risentimento omotransfobico, misogino, abilista che sia? E la falla sta innanzitutto in questo approccio pretenzioso, per il quale si vorrebbe avere in pugno la capacità inscalfibile di comminare aggravanti laddove soltanto si scorga il barbaglio di un flebile elemento di possibile retroscena omotransfobico o dei tipi suddetti: qualsiasi aggressione, qualsiasi discriminazione, deprecabile da sé per sua stessa natura, può da ordinamento vigente essere sommata alla cosiddetta aggravante per futili 15

motivi, che rende il gesto penalmente più grave oltre che, nei fatti, più insensato. E non si discute ora della validità strutturale di questo tipo di aggravante, bensì si vuole far notare che una sanzione pesante come quella determinata dall’aggravante (e si badi bene, si arriva ai 4 anni di carcere) debba quantomeno fondarsi su presupposti certi; e sembra anche lecito porre la domanda: quando il presupposto è certo? Perché la punizione dell’aggressione è sacrosanta, l’accusa spesso indimostrabile di averla perpetrata per cause di un tipo piuttosto che di un altro, si conceda, è inaccettabile. Un decreto che peraltro ottiene consensi all’approvazione da fette amplissime del frangente libertino e impregnato d’ideologia dello M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À schieramento delle sinistre, si ha ragione di pensare che non venga applicato quasi con una bramosia viziosa, che cela la decadenza di quel garantismo, la tutela inattaccabile di ogni diritto del cittadino, trionfalmente ostentato dalle medesime forze politiche? La supponenza punitiva sarebbe proporzionalmente simile a quella supponenza impositiva che ormai contraddistingue certe forze politiche e certi movimenti ideologici e che va indorando la pillola col viso dolce, come se l’imposizione di un padrone buono o di un padrone giusto sia quanto di meglio si possa desiderare e sottostargli sia uguale a esser liberi. Capitolo, questo, che apre anche il ventaglio di controversie sulla sezione “libertà” del ddl Zan: non tocca il reato d’opinione e non impedirà campagne in favore della famiglia tradizionale; epperò sopra e sotto queste righe si impegna con inusitato vigore a ribadire come qualsiasi espressione avversa al complesso E t C e t e r a M a jo r a n a

ideologico ostentato dalle nuove tendenze del liberalismo per i diritti sia inaccettabile e degna di gran biasimo. Orbene, a chi gioca sul filo dell’imposizione con il volto farisaico che va imponendo il giusto, farà bene ricordare Cicerone: Libertas, quae non in eo est ut iusto utamur domino, sed ut nullo (Libertà, che non sta nell’avere un giusto padrone, ma nel non averne nessuno.). E con questo non si sta certo dando corda a discriminazioni e quanto di inadeguato possa fare a queste capo, bensì si sta condannando le metodologie di un disegno di legge che nasce nel segno di una volontà illiberale e fallisce miseramente il rattoppo. In chiusura, è bene mettere a nudo anche il carattere tipicamente politico del provvedimento: esiste la legge Mancino che punisce aggressioni di ogni tipo per futili motivi e che sino ad ora ha sempre ricevuto applicazione anche nei contesti supposti dal ddl Zan: perché, se necessario, non emendarla? Perché creare un progetto 16

ad hoc, se non per attirarsi i favori del pubblico attivista nel campo civile e nell’elettorato della Sinistra più inclusiva; perché marchiare di nuovo nome un provvedimento che di nuovo non ha abbastanza per spodestare quelli precedenti? Libera intuizione. Le perplessità ammontano, sollevarle fa discutere, e la repressione inquisitoria delle stesse da parte di personaggi anche di un certo spicco non fa che dar riprova dell’affanno costrittivo dei paladini della libertà: dissentiamo, finché in tempo, dalla repressione di un dissenso che sarà poi prontamente catalogato, inaudita notizia, nelle liste di proscrizione di chi ci farà pensare solo quel che si vorrà che penseremo, come discriminatorio anch’esso. E d’altronde, tutto rischia di diventarlo. Questo non è che un primo passo, ed è in dubbio la possibilità di farne un secondo: si scelga la direzione, per il silenzio o per la libertà. M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À

M EN T EC ATC A L L IN G G IO R G IA T IR A L O N G O , 2 a a

S O F IA M A R C A N T O N I, 2 H

Il termine catcalling, fusione delle parole inglesi “cat” (gatto) e “call” (chiamare), veniva originariamente riferito, a partire dal Settecento, all’atto di fischiare a teatro agli artisti sgraditi per indicare disprezzo e disapprovazione.

dette vengono rivolte. In realtà ancora oggi, secondo l’Accademia della Crusca, questo termine avrebbe significato negativo, ma a differenza del passato, viene utilizzato per riferirsi a tutta quella serie di molestie verbali rivolte prevalentemente a donne ma talvolta anche con connotazione omofoba, etnica, religiosa o riguardanti differenze sociali e disabilità. Ha quindi prettamente uno scopo di denigrazione più che celebrativo e sicuramente alla maggioranza delle donne non fa piacere, facendole sentire sempre più insicure a camminare per strada e a indossare ciò che preferiscono.

Nella società contemporanea, invece, per alcuni, il catcalling assumerebbe addirittura la connotazione di un complimento, ribaltando completamente il significato attribuitogli in passato. Per queste persone, denominate da Luciana Littizzetto “Mentecatcallers”, infatti, gridare frasi a sfondo sessuale, fischiare e strombazzare in luoghi pubblici rivolgendosi ad una donna è perfettamente normale e, nella loro malata visione Questo fenomeno è sempre delle cose, addirittura gra- più in crescita: basti pendita alla persona a cui sud- sare al sondaggio condotto E t C e t e r a M a jo r a n a

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dall’ente delle Nazioni Unite “UN Women UK” dalla campagna “Save Spaces Now”, dal quale risulta che il 97% delle donne inglese tra i 18 e i 24 anni ha subito molestie sessuali. Inoltre, su un campione di mille donne di tutte le età, ben l’80% di queste ha affermato di aver subito avance in spazi pubblici. A ciò si deve aggiungere la scarsa fiducia riposta nelle autorità, che ci fa capire quanto poco ancora si è fatto per la prevenzione di questo fenomeno: solo il 4% delle donne risulta aver denunciato questi fatti, mentre, ancora più grave, il 45% di queste dichiara che anche dopo la denuncia nulla è cambiato. La campagna che ha lanciato questo sondaggio si occupa anche di coinvolgere i proprietari e amministraM a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À tori degli spazi pubblici per ottenere soluzioni concrete, anche grazie all’aiuto fornito da storie e idee di più di mille donne che pretendono una maggiore libertà e sicurezza nella loro vita quotidiana. Per fortuna alcuni paesi si sono attivati per contrastare questo fenomeno: ad esempio in Francia dal 2018 tutti gli atti rientranti nella definizione di catcalling possono essere punibili con multe fino a 750 euro, in Perù le leggi che condannano queste pratiche esistono dal marzo 2015 e negli Stati Uniti soltanto in Illinois si vedono tentativi di lotta giudiziaria. Purtroppo, in Italia per ora non esistono reati che si possono ricondurre alla pratica del catcalling punibili dalla legge.

prezzamenti riconducibili al catcalling durante una sessione di jogging all’aperto. Immediata è stata la reazione del popolo del web: c’è chi si è schierato con Aurora, ma anche le critiche non hanno tardato ad arrivare, anche da parte di donne. Dalle più leggere come “Ma chi ti vede?” e simili, come se per ricevere catcalling bisognasse meritarselo ed essere belle abbastanza, fino alle più pesanti come le aspre accuse di Er Faina. L’ex concorrente di “Temptation Island” è finito nel mirino della bufera in seguito alla sua replica alle parole della Ramazzotti, affermando, proprio come un vero Mentecatcaller, che fischiare non è un’azione denigratoria, ma anzi un vero e proprio complimento e che sarebbe esagerato parlare di catcalling. Ovviamente le sue parole non sono passate inosservate, ma hanno colpito molte persone, scatenando soprattutto reazioni indignate.

Un esempio concreto di questi svariati punti di vista è la situazione creatasi in seguito alla denuncia pubblica perpetrata da Aurora Ramazzotti sui social il mese scorso. La ragazza ha Tra queste, spicca in partidichiarato di aver subito ap- colare la replica della coE t C e t e r a M a jo r a n a

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mica e conduttrice Luciana Littizzetto che durante una puntata di “Che Tempo Che Fa” ha recitato una lettera, scritta da lei, contro il catcalling:

“Ma quanto devi essere disperato per comportarti così? E poi, chi te l’ha insegnato? Non credo tua madre e dubito fortemente che tu l’abbia imparato dai libri (…) E non mi dire: è sempre stato così. Se l’hanno subito le nostre nonne e le nostre mamme, chi se ne frega. Noi non lo vogliamo più. Io sono stanca di avere paura per colpa tua, sono stanca di essere in ansia se torno con l’ultimo treno. Io sono stanca di stare al cellulare con mia figlia quando torna a casa la sera fino a quando non apre la porta di casa. Quindi per piacere, amico, la prossima volta che senti il bisogno di urlare schifezze, fallo rivolto alla luna. Cordialmente, io e tutte le donne italiane.”

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SC U O LA

T H E D A R K S ID E O F T H E M A JO A D M I N D I @ S B A T T E U N C A Z Z O .M A J O

Ogni giorno sentiamo parlare di politically correct ma è davvero questa la soluzione per vivere in un mondo migliore?

che ne “I Simpson” doppiatori bianchi non avrebbero più potuto doppiare personaggi di colore (con tanto di doppiatori costretti a scusarsi per aver offeso intere etnie), con le contestazioni per il nome dato a dei cioccolatini o le discussioni sulla declinazione delle professioni dal maschile al femminile (spesso associando un genere a parole che non ce l’hanno come la parola “artistA”), nonché la decisione presa in queste settimane dalla Rai di proibire il blackface (poi vogliamo vedere quando a “Tale e Quale show” dovranno imitare personaggi come Carlo Conti).

Siamo arrivati a un punto in cui bisogna valutare sempre più attentamente qualsiasi parola venga pronunciata, sempre più spesso si vuole vedere un comportamento discriminatorio anche dove questo non esiste e non si può più scherzare su qualcosa che si viene immediatamente accusati di incitare all’odio. Ci sentiamo tutti in dovere di condannare le azioni degli altri fermandoci alla superficie. Queste non sono altro che le conseguenze dell’affermazione sempre più insistente del Non si tratta di essere schiepolitically correct. rati politicamente a destra o a sinistra e neanche di L’apice di tutta questa ipo- essere dei buzzurri e cafoni crisia arriva con l’ufficializ- che usano la parola “frocio” zazione nel giugno del 2020 o “negro” come niente fosse, E t C e t e r a M a jo r a n a

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tuttavia andare contro tutto ciò che è anche soltanto velatamente “politicamente scorretto” è un comportamento superficiale e ridicolo. Si dovrebbero evitare entrambi questi due estremi e cercare una via di mezzo, un punto di equilibrio, ed è qui che entra in gioco la nostra pagina: “sbatteuncazzo.majo”. Comicità e provocazione creano la giusta miscela esplosiva per far saltare la montagna della dittatura del politically correct, il tutto però senza cadere in comportamenti offensivi. Come ci aspettavamo i primi post hanno destato molta indignazione e molto caos. Le cause? A quanto pare su certi temi come “il neutro” è vietato fare della satira. Ci ha stupito il fatto che gruppi come quelli LGBT che inneggiano tanto alla libertà ed al diritto di espressione si sentano M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


SC U O LA

intoccabili e minacciati da qualsiasi comportamento che non segua le loro idee. Tutto ciò ci ha fatto riflettere ulteriormente: se una comunità che rappresenta una minoranza, invece di ottenere maggior consenso, si mette contro sempre più persone è evidente che qualcosa non vada nel loro modo di porsi. Crediamo che l’uguaglianza non si raggiunga attraverso alcune iniziative superficiali e a nostro parere ridicole, E t C e t e r a M a jo r a n a

come l’uso del neutro che andrebbe a mutilare una lingua secolare come l’italiano. Le persone omosessuali e transgender hanno il sacrosanto diritto di potersi esprimere, lo stesso diritto però non deve essere tolto a tutti coloro che, senza utilizzare insulti e offese, vogliono scherzare su alcuni argomenti e questo clima di chiusura mentale, alimentato da persone che predicano l’esatto opposto, purtroppo è sempre più evidente anche nella 20

nostra scuola. Una pagina di meme viene definita violenta, misogina, transfobica e omofoba. Nonostante ciò, vogliamo scusarci con tutti coloro che si sono sentiti offesi (per ragioni che ancora non riusciamo a comprendere) e concludere con la speranza di lasciare un Majorana migliore. Un luogo dove si possa discutere intelligentemente e dove una persona sia libera di esprimersi.

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A T T U A L IT À

C O V I D -1 9 E C E N S U R A O N L IN E IL DECLINO DELLA DEMOCRAZIA INDIANA? E L IS A B A S IL IC O , 4 b b

L’India, un Paese di 1,4 miliardi di persone, è stata da poco travolta da una seconda ondata della pandemia di coronavirus. Ma anche se il suo sistema sanitario non respira più, i suoi leader si affannano a censurare Internet.

la completa cancellazione. Questi avvenimenti evidenziano un importante calo di consenso nella più grande democrazia del mondo: mentre l’agitazione sociale contro un governo sempre più autoritario cresce, esso ha ristretto l’autonomia sui social media (uno degli ultiLa settimana scorsa, il mi- mi spazi liberi rimasti ai citnistero dell’IT indiano ha tadini per esprimere le loro fatto bloccare più di 53 opinioni). tweet e svariati post o video che avevano anche solo “L’attuale censura Internet una parvenza di critica nei dell’India si lega direttaconfronti del governo. Nel mente alla critica sociale corso delle ultime setti- delle politiche del governo” mane, chi gestisce grup- ha detto Apar Gupta, diretpi WhatsApp per aiutare le tore dell’organizzazione per persone a trovare ossigeno i diritti digitali Internet Fremedico e letti d’ospedale edom Foundation “E nelle ha denunciato alcune mi- ultime settimane c’è stato nacce che ne intimavano un aumento della frequenza E t C e t e r a M a jo r a n a

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e della portata della censura richiesta”. Il ministero dell’IT indiano ha cercato di difendersi dichiarando come sia necessario prendere provvedimenti contro “quegli utenti che stanno abusando dei social media [...] per scopi non etici”. Sono poi stati citati alcuni dei 53 tweet bloccati come esempi di contenuti problematici. Quattro di questi contengono immagini di malati. Uno dei maggiori problemi di questa situazione è la mancanza di trasparenza, sia da parte delle istituzioni sia da parte delle piattaforme, che non hanno voluto commentare. M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


A T T U A L IT À

Non sono infatti state offerte alcune spiegazioni per qualsiasi altro contenuto bannato, mostrando quanto veramente sia sottile la linea tra rimozione della radicalità e censura dell’espressione politica. Un esame attento ha mostrato che almeno alcuni dei tweet rimossi sembravano avanzare critiche legittime al primo ministro Narendra Modi. Uno, per esempio, era dell’Indian National Congress - principale partito di opposizione - che mostra immagini di un raduno religioso indù, durante il quale milioni di persone si sono E t C e t e r a M a jo r a n a

raccolte con il permes- democrazia indiana. so del governo nonostante l’aumento dei casi. Un altro O se si potrà ancora, di fatapparteneva a Moloy Gha- to, chiamarla tale. tak, ministro dello Stato del Bengala, che ha spesso accusato Modi di gestire male la pandemia e di esportare vaccini invece di destinarli alla sua popolazione. “L’India non perdonerà mai il primo ministro” sono le sue parole. Incontrovertibili, invero. Coinvolta in uno dei periodi più incerti della storia, con il confluire di una crisi digitale in quella sanitaria, chissà cosa ne sarà della 22

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C U LT U R A

V O G L IO P A R L A R V I D EL RAM AD AN E D EL R U O L O D E I B A M B IN I S H E E Z A H A B IB , 3 F

Il calendario islamico è fatto da 12 mesi lunari, che durano 29 o 30 giorni ciascuno. Il nono mese si chiama “ramadan”, un nome che significa pressappoco “mese caldo, torrido”. Ciò non vuol dire che sia un tipico mese estivo poiché i giorni dell’anno islamico sono in meno rispetto a quelli dell’anno solare e quindi i mesi “scorrono” lungo l’anno, cadendo ogni volta in periodi diversi. Una cosa che rende molto speciale il Ramadan è che questo mese è l’unico ad essere citato nel Corano, il quale è stato rivelato proprio in questa occasione.

le ore di digiuno cambino a secondo del periodo dell’anno solare in cui cade Ramadan e della collocazione geografica in cui ci si trova. Digiuno significa astenersi dal mangiare, dal bere, dai rapporti sessuali, dal fumo e in generale dai comportamenti ingiusti. Il digiuno è uno dei cinque pilastri dell’Islam. L’obbligo religioso vale per tutti, ma a partire da una certa età e con una serie di esclusioni per motivi di salute, di viaggio o di altre situazioni particolari. Ma, se restringiamo il significato del digiuno islamico a questo senso letterale, commetteremmo un triste Durante tutto il mese è pre- errore. scritto il digiuno dall’alba fino al tramonto. L’indica- Il digiuno va accompagnato zione temporale “dall’alba con l’intenzione, con la preal tramonto” comporta che ghiera, con una preghiera E t C e t e r a M a jo r a n a

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notturna particolare, con il ritiro spirituale in moschea non obbligatorio, con la lettura del Corano, con iniziative particolari di fratellanza e solidarietà con i poveri; si consiglia vivamente di non perdere mai i preziosi momenti del Ramadan in attività inutili e noiose! La vita è molto breve, quindi bisogna approfittare dei suoi momenti preziosi, invece di sprecare il tempo giocando a carte e ascoltando canzoni in nome del “passare il tempo”. Non è un puro atto rituale esteriore, ma un’esperienza di fede profonda, che i musulmani vivono con attesa, gioia e grande intensità. L’Islam non impone il digiuno come mortificazione di M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


C U LT U R A sé o come forma di ascetismo, però quando digiuni ti purifichi dalle scorie che hai accumulato lungo l’anno. La purificazione è spirituale e fisica allo stesso tempo, coinvolge il corpo e l’interiorità. I fedeli sono invitati a non cadere in peccati quali la menzogna, la calunnia e la collera, che possono annullare l’efficacia del digiuno. Isolandosi dalle distrazioni, si è più pronti a percepire Allah come l’unica realtà

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suprema: il Ramadan è il tempo in cui si può sperimentare la vicinanza ad Allah. Particolare importanza è riservata ai suoi ultimi giorni. Nel ventisettesimo giorno, infatti, si festeggia la “Notte del Destino”, in ricordo del momento in cui il nostro Profeta ricevette il Corano: quella sera tutti gli angeli scendono dal cielo e si chiudono tutte le porte dell’inferno; quella sera i musulmani non dormono

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e si prega quasi per tutta la notte. Con quelle preghiere chiediamo perdono a Dio perché tutte le porte del paradiso siano aperte. La fine del mese di Ramadan (occorre avvistare la luna nuova che segna l’inizio del mese successivo), dà il via a “Id al-fitr”, una delle due feste più importanti dell’Islam. L’astinenza di Ramadan è frutto di una scelta volontaria, ma sappiamo che nel mondo moltissime persone

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C U LT U R A soffrono fame e privazioni. Questo mese è un tempo propizio per provare in prima persona cosa significa vivere in queste condizioni: Ramadan serve affinché coloro che hanno da mangiare tutti i giorni imparino cosa vuol dire non avere da mangiare. L’aiuto ai poveri è uno dei cinque pilastri dell’Islam, ma nel mese di Ramadan questo obbligo diventa centrale. L’elemosina, ma non solo. La stessa cena notturna, allegra e festosa, è un momento di forte condivisione: si sta insieme con familiari e amici stretti, si preparano piatti in più da poter offrire a chi ne ha bisogno, i poveri ma anche gli stranieri lontani da casa. Si aggiunge poi il ricordo di tutti i cari che sono morti nell’ultimo anno, in memoria dei quali si preparano piatti che vengono poi offerti in beneficenza. Tra quelle persone che non possono fare il digiuno troviamo i bambini piccoli. Quest’anno il Ramadan è iniziato il 13 Aprile e finirà l’11 o il 12 Maggio. Quindi tra E t C e t e r a M a jo r a n a

le persone musulmane che digiunano troviamo anche alcuni bambini e adolescenti che frequentano la scuola. In questo periodo ci sono stati alcuni controversi episodi nelle vicinanze e quindi rivolgiamo la nostra attenzione a Milano, dove sta facendo assai discutere una questione: una preside ha vietato il digiuno a scuola durante il Ramadan. La scuola in questione è l’Istituto Comprensivo “Ermanno Olmi”. Laura Barbirato, il dirigente scolastico, ha emanato una circolare nella quale ha vietato agli studenti di religione musulmana di praticare il digiuno previsto dal Ramadan: “I minori in età scolare sono esentati dal digiuno durante il Ramadan coincidente con la frequenza scolastica” e quindi “la scuola non permette uscite in orario mensa né che gli alunni digiunino a scuola”. Davide Piccardo, un esponente della comunità islamica di Milano, ha definito “un concentrato di aberrazioni sotto il profilo giuri25

dico e delle libertà civili e costituzionali, nonché sotto il profilo dei diritti umani più basilari e sotto quello dottrinale islamico”. Il Consiglio di Istituto, prima di emanare l’ordinanza, ha visionato quanto prescritto nei testi islamici di riferimento per quanto riguarda il digiuno. E proprio nei testi islamici è previsto che siano esentati dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, i malati di mente, i viaggiatori e le donne in stato di gravidanza e le ragazze con il ciclo mestruale. “Nessuno vuole negare la libertà di scelta, tanto è vero che tutte le prescrizioni dietetiche vengono rispettate e che abbiamo la massima cura nel tutelare le culture dei nostri alunni, che vengono da altri Paesi o hanno convinzioni alimentari diverse”, prosegue la dirigente. “Però abbiamo avuto bambini che sono svenuti a scuola a causa del digiuno, altri che non hanno potuto più fare attività sportiva o partecipare alle gite, in quanto, andando verso il caldo, non solo la privazioM a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


C U LT U R A ne del cibo, ma soprattutto quella dell’acqua era un problema che interferiva sul benessere psicofisico dei bambini. Stare otto ore a scuola, senza mangiare dall’alba (a volte poi i bambini ci dicevano che venivano svegliati prima della luce e che non riuscivano a mangiare così presto) è una condizione faticosa per un bambino. Difficilmente un bambino così piccolo può davvero decidere di sua iniziativa di intraprendere questa esperienza, pienamente rispettabile quando interessa persone capaci di fare scelte consapevoli, in un’età più consona”. Essendo io stessa una studentessa musulmana vorrei dire che la preside non ha completamente torto. Ma c’è qualcosa che bisogna considerare: dominare la soddisfazione immediata dei bisogni è una qualità spirituale che il fedele durante il Ramadan sperimenta con gioia e orgoglio. Proprio per questo motivo i bambini inferiori ai dodici anni, quindi non quelli in età puberale (che non sono tenuti al riE t C e t e r a M a jo r a n a

spetto del digiuno), vengono invitati a sperimentarlo comunque, seppur in forme più brevi. E lo fanno volentieri! Ci sono volte in cui la giornata comincia bene e sei più invogliato, altre in cui ti alzi col piede sbagliato e allora dici: “basta, non ce la faccio, voglio smettere!”, però alla fine c’è sempre qualcuno che ti incoraggia. Le prime volte che fai Ramadan sono sempre bellissime, magari i genitori ti dicono: “prova” e tu lo fai, ma devi farlo poi con la giusta intenzione e per tua spontanea volontà, perché tu vuoi il contatto con Allah. Nessuno può obbligare qualcuno a praticare una cosa che non vorrebbe fare col cuore e quindi penso che in fondo i bambini sappiano ciò che stanno facendo e la motivazione che c’è dietro questa decisione; non posso dire che essi devono essere tenuti alla larga da uno dei pilastri della loro religione solamente perché sono piccoli. Neanche i genitori di questi studenti vogliono che i loro figli stiano male o che svengano, nessun genitore 26

è così crudele da pensare ciò; quindi l’unica cosa che può ancora essere detta è che vogliono il bene dei figli e sanno che questi gesti, per esempio copiare gli adulti stando a digiuno li aiuterà molto non appena raggiungeranno l’età obbligatoria. In fondo è una questione di scelta. Vorrei anche aggiungere che al contrario di quanto ha affermato la preside, secondo cui è molto faticoso stare otto ore a scuola, io in primis, essendo stata una bambina che ha digiunato a scuola volontariamente, sono adesso in grado di dire che se non avessi cominciato a farlo in quella fase della mia vita, non sarei mai riuscita a stare a digiuno adesso.

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SPO RT

SU PERLEG A M AT TEO BO N TEM PO , 3H

In queste settimane, esattamente dal 18 aprile, si è scatenata una bufera nel mondo del calcio. La causa è stata la conferma dell’avvenuta creazione della Superlega, una competizione che avrebbe dovuto sostituire l’attuale Champions League. Creata dal presidente del Real Madrid Florentino Perez, consiste in una competizione a girone unico a inviti, alla quale parteciperebbero i migliori club europei. Alcuni hanno visto nella Superlega un’evoluzione positiva per il calcio, ma forse non hanno tenuto conto delle conseguenze negative, in particolare delle conseguenze per i tifosi delle squadre partecipanti vista l’esclusione dalle coppe europee e soprattutto dai campionati nazionali: per quanto possa essere innovativa una competizione come la Superlega, le emozioni, le rivalità e la bellezE t C e t e r a M a jo r a n a

za del proprio campionato nazionale non possono essere sostituite da un’altra competizione. In più vista l’esclusione, si abbasserà il livello delle squadre che parteciperanno alle coppe europee abbassandone di molto il prestigio. Visti i grandi premi per le squadre partecipanti alla Superlega il mercato dei giocatori si sposterebbe in gran parte verso di esse e tutte le altre squadre sarebbero molto svantaggiate. Visto il parere molto contrario dei tifosi delle squadre coinvolte e l’abbandono di quasi tutte le 12 squadre 27

l’anno prossimo la Superlega non si farà. È giusto pensare che il calcio europeo abbia bisogno di cambiamenti, ma di sicuro non bisogna far diventare il calcio qualcosa di totalmente diverso da quello che conosciamo noi oggi.

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SC U O LA

M A J O V O R R E I ... M A JO RES

Molte cose sono cambiate nel corso dell’ultimo anno per colpa della pandemia e tra queste c’è anche il Majo, il nostro amato Majo, con i suoi usi, costumi e tradizioni: dalla Corrida di Natale, quest’anno in versione digitale, alla Majorun, ancora oggi non pervenuta, dalle macchinette con le Croccantelle, che ora sono un mero ricordo, alle uscite didattiche in pullman. E invece vi ricordate del coro e dei tornei sportivi? E dei Majutanti, di MajoTivù e di MajoRadio? Attività fantastiche, tutte gestite da studenti. Alcuni di voi, inoltre, - e ci riferiamo a quelli di prima e seconda - non hanno mai conosciuto davvero il Majo e pensano che sia una scuola come le altre, ma non è così, affatto! In queste ultime settimane vi abbiamo chiesto di compilare un form nella bio della pagina Instagram @ majoranadesio, chiedenE t C e t e r a M a jo r a n a

dovi come immaginate il Majo in un indefinito periodo post-pandemia. Sarà sicuramente un Majo nuovo, arricchito dalla vostra esperienza! Vogliamo dunque “passarvi il testimone”: qualche anno fa eravamo noi a scorrazzare tra i corridoi, a farci delle grasse risate durante gli eventi e a rendere quel luogo la nostra oasi felice. Rendetelo bello com’era prima, di una bellezza tutta vostra, che solo voi saprete dare al Majo. Vi lasciamo, allora, qui di seguito, alcune delle risposte che ci sono giunte! P.S.: Ringraziamo Giovanni Chinnici per la vignetta!

“Libero e pieno di iniziative, senza restrizioni e che sia in grado di farci fare esperienze non solo scolastiche” (Prima) “Un Majorana che fa una roba del tipo Italia’s Got Talent. Però solo di canto. Ad inizio anno chi vuole iscriversi si iscrive, poi ci sono le selezioni e a fine anno rimangono pochi studenti che si sfideranno in una finale” (Prima) “Con le macchinette che ho ancora 10 euro sulla chiavetta che avevo appena comprato” (Seconda) “Un Majo pieno di progetti e iniziative, come al solito, ed attività per farci conoscere al meglio questa scuola in quanto primino” (Prima)

“Il majo pieno di gente anche il pomeriggio, i pranzi al piano terra e tutte le attività bellissime che rendevano la scuola una comunità ” (Quinta) “Più che solo una scuola vorrei che il majo fosse un “Più aperto e più innovativo luogo di divertimento svago di prima” (Prima) e un luogo in cui sia più fa28

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SC U O LA cile entrare in contatto con altre persone che ne fanno parte, conoscere gente di altre classi e di altre età” (Quarta) “Il majo più “interattivo” con tante iniziative e occasioni di arricchimento culturale ma anche di socializzazione come lo era prima ma che includa le “competenze tec-

nologiche” che il covid ci ha solo dai voti, ma dalle chiacpermesso/obbligato a gua- chierate con gli amici dadagnare” (Quarta) vanti a una pizza o davanti alle macchinette. Un posto, “Vorrei che il Majo torni ad in definitiva, dove, staccanessere l’isola felice che per do dagli impegni universitame è sempre stata, con le ri futuri, io possa tornare ed mille attività: la Majorun essere felice!” (Quinta) (con annessa grigliata), i Majutanti, gli sportelli, le “Senza mascherina” (Prima) serate. ... Un Majo in cui la fatica venga ripagata non “VORREI DEI CORSI DI SPORT POMERIDIANI” (Prima) “Io rivoglio solo la mia amata paninare e le macchinette, ho bisogno del mio caffè” (Seconda) “Un majorana che ha imparato nuovi metodi di didattica, attraverso i quali è possibile rendere l’esperienza di studio ancora più comoda per gli studenti. Es. rendere possibile l’utilizzo della didattica a distanza per studenti malati che tuttavia desiderano seguire le lezioni: in questo modo per queste persone sarà possibile non perdere diverse giornate scolastiche (e quindi risparmiare eventuali recuperi delle lezioni o perdite di alcuni argomenti

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SC U O LA trattati) piuttosto che andare a scuola in condizioni che potrebbero risultare faticose e a discapito della loro attenzione.” (Quarta)

“Con più attività pomeridiane e con la possibilità a tutte le classi di partecipare a certe conferenze che vengono tenute solo per le “Un majorana dove è pos- classi III-IV-V. “ (Seconda) sibile richiedere la carriera alias e dove c’è più oggetti- “Più inclusivo, più coinvolvità nei criteri di valutazio- gente anche per student* ne” (Quinta) più piccol*, più attento alla sostenibilità ambienta“Plurale, inclusivo, equo; in le, meno categorizzante * grado di coniugare rigore student* nelle categorie e creatività; aperto al ter- performative su base voti” ritorio e alle sue istituzioni (Terza) culturali e di volontariato.” (Prof) “Vorrei tanto che tutte le classi abbiamo un posto fi“Come prima della pande- sico dove poter fare lezione mia. So che è strano ma a durante tutto l’anno e non me il majo è sempre piaciu- debbano cambiare aula ogni to così com’era. Con i corsi al ora. Vorrei intensificare la pomeriggio, le attività come possibilità di incontri con il coro o teatro, le proposte “lo psicologo della scuola”. di san valentino, i laborato- Vorrei che nei bagni femri di scienze e fisica. Magari minili ci fosse la presenza l’anno prossimo saremo con di assorbenti forniti dalla gel e mascherine, però a me scuola stessa. Desidero che piacerebbe rivedere il majo il Majorana rivoluzionasse che mi ha colpito quando ho completamente il proprio varcato quella soglia la pri- metodo didattico-educativo ma volta” (Seconda) per mostrare agli studenti che ciò che stanno im“Una comunità culturale parando è reale e non solo aperta” (Genitore) un mezzo per competere E t C e t e r a M a jo r a n a

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per un’eccellenza illusoria (magari addirittura stravolgendo completamente il sistema di valutazione), mostrare loro che ogni materia è degna di dignità e merita di essere compresa perché la cultura è l’unico mezzo che può renderci liberi in un’Italia che si è dimenticata di cosa la rende davvero grande” (Quinta) “Vorrei che ci fossero degli eventi sportivi e sociali, come per esempio delle partite di calcio fra più squadre della scuola (magari create in base alle sezioni delle classi e all’annata) oppure, a livello sociale, il ballo di fine anno. Mi piacerebbe vedere aperte le macchinette per poter andarci con gli amici e anche fare nuove amicizie.” (Prima) “Pieno di giornate a tema, iniziative, macchinette, abbracci, foto” (Quarta) “Un Majorana libero, con un po’ più di autogestione. Un Majorana felice. Un Majorana con tanti progetti.” (Prima) M a g g io 2 0 2 1 - N ° 9


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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig ita le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A P O R E D A T T O R E Giacomo Longoni I M P A G I N A T O R E Marco Cesana R E D A T T O R I E C O L L A B O R A T O R I Veronica Guarisco, Andrea Scuratti, Emma Laura Longoni, Giorgia Tiralongo, Sofia Marcantoni, Tommaso di Miceli, Elisa Basilico, Sofia Castiglioni, Sara Santambrogio, Luca Saracho, Matteo Bontempo, Sheeza Habib, Benedetta Bellino, admin di @sbatteuncazzo.majo, Majores


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IX - Maggio 2021 by Redazione di EtCetera - Issuu